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L'esercito e la flotta costituiscono, uniti, la potenza militare di un paese. Figli di uno stesso sangue, animati da uno stesso spirito, assorti in uno stesso ideale, entrambi, nel giorno del pericolo, spiegheranno al vento la stessa bandiera. Ad entr ambi adunque deve la patria prodigare, in giusta proporzione, le proprie cure, perchè entrambi siano in grado di raggiungere gli scopi che loro saranno affidati in guerra. E poichè la riccl1ezza nazionale fissa taluni limiti di spesa complessiva, che non si possono senza danno oltrepassare, cosi ne viene che non si può essere prodighi . da un lato senza mostrarsi avari dall'altro e cho non è facile a chi governa ripartire i mezzi disponibili in modo da contentare, sia quelli che vogliono poderoso l'esercito, sia quelli che vogliono potente la flotta. I n Italia la questione ha raggiunto lo stadio acuto in questi giorni, in cui molte voci si sono levate per agitare lo spauracchio della decadenza della nostra marineria ed in·vocare pronto il riparo. E come troppo sovente acc21.de 'nel nostro paese, tanto facile ai soverchi entusiasmi come ai soverchi scoramenti, anche questa volta è accaduto che, per trovare una soluziono corrisponélen te al letto di Procuste delle nostre finanze, altre voci hanno risposto ponendo il quesito : È il caso ct'indebolfre l' ese1·cito per 1·inf01·za1·e la ·/fotta ~
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A questo quesito il maggiore Manfredi, in uno scritto intitolato : Da tena e da ma1·e (1), risponde in questi termini : « Credo l'esercito appena sufficiente al suo còmpito, perchè « la nostra debolezza sul mare gli addossa gran parte di ( !)
llivista ma,·itlima, novembre {900, gennaio 1.901.
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quello dell'armata; credo l'armata molto inferiore al proprio; s' intende che mi riferisco sol tanto alle forze mate« riali. Ma da questa condizione di cose non deduco che « convenga rinforzare l'armata a spese dell'esercito, anche « perchè si creerebbe un dua.lismo, un contrasto di interessi, << una sequela di rancori, che durerebbero chi sa quanto, « con danno politico e materiale incalcolabili ... Si. rompe.« rebbe l'ossatura dell'esercito, che appena adesso comincia « a consolidarsi; e perchè? per una miseria. Si aggraverebbe « immediatamente il còmpito della flotta senza immediato, ~< corrispondente aumento di forza ... Resti dunque all'eser« cito il suo bilancio, ma si riversino su qnello dell'armata « tutte le economie possibili e mtLgari il provento di nuovi « c.espiti. Dirò di più: qualunque modificazione all'ordina(< mento fondamentale dell'esercito, la crederei dannosa, se « fatta. a scopo di economia, insensata, s~ fatta ad altro « scopo. E pensando dopo quanti contrasti, dopo q uant i « stenti, si è finalmente riusciti a stabilire quest'ordina« mento, dico che, se messer Domineddio in persona ve« nisse a presentarci un nuovo progetto, scritto col suo dito « come le T~vole della legge, sarebbe il ca.so di rispondergli : « Grazie, tenetelo per migliore occasione. » Senonchè, dopo questa premessa, della quale accetto pienamente la conclusione, pur ritenendo discutibili taluni punti, l'Autore, volendo dimostrare la enunciata necessità di aumentare la flotta, passa a sostenere questa; tesi : « 1. Il dominio del mare in mano all' Itah a renderebbe « impossibile alla Francia l' invasione della valle del Po (1); « 2. Il dominio del mare in mano alla Fra~cia le rende « si~pe1·fìiw, questa invasione. » Io non dubito che alla maggior parte dei lettori della Rivista marittima, per quanto n aturalmente più versati nell'arte militare navale che in. quella terrestre, questi teoremi saranno subito parsi, come a me, paradossali; semqrano due
bombe, dice lo stesso Autore; ma poichè egli tratta la que~tione con stile brioso ed efficace, cercando di « camminare « diritto, appoggiato al bastone di uomini competenti, » non recherà meraviglia se, pur trattandosi di confutare un evidente paradosso, mi acccingerò alFimpresa aggrappandomi io pure al :6.lo d'Arianna della logica..
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(!l Per avere, senza alleanze, questo dominio , occorrerebbe di spendere più di un miliardo.
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Ed anzitutto porrò una pregiudiziale. L'Autore considera, a titolo puramente accademico, soltan to l'ipotesi di una guerra tra l'Italia e la Francia, come quella, egli dice, in cui l' influenza del dominio del niare sulle operazioni in terra sarebbe massima. Egli fa dunque astrazione dalle possibili alleanze, nè si può dire che abbia tòrto, giacchè il problema della difesa di uno Stato deve essere, preferibilmente, risolto in modo indipendente dalle mutevoli vicende politiche; ma in questo caso, perchè non consi.dernre, sempre .a titolo puramente accademico, anche l'ipotesi di una guerra tra l'Italia e l'1-'.\.ustria? Prevedo. che il Manfredi mi risponderebbe : Perche ivi l'influenza del dominio del mare sarebbe minima, come nel caso di conflitto tra la Germania ·e la Francia; e per conseguenza l'esempio non calzerebbe alla mia tesi. Al che ribatterei subito: Appunto in questo l a tesi comincia a zoppicare; · giacchè anche tenendo per buoni i dati sui quali sono basati i calcoli nell'ipotesi che il Manfredi considera, non tornei-ebbe i:1 conto nell'ipotesi -0he propongo io, a causa del confine orientale aperto sul1' Isonzo. E qui passo oltre e non insisto, chè porterei vasi .i:I, Samo e nottole ad Atene.
Pri ma di en trare direttamente in materia, il Manfredi accenna ai vari sta.di percorsi dalla questione della difesa dello Stato dalla costituzione del Regno in poi. Essenzialmente egli tende a provare che in mezzo ai tentennamenti iniziali e alla confusione generale delle idee, il generale
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Agostino Ricci fu tra i primi che trattarono con larg hezza di vedute la questione; che oltre il punto cui il Ricci era giunto, poco cammino si è fatto, e che anzi sussistono tuttora preconcetti, sofismi e pregiudizi, retaggio del tempo più antico. Non è qui il caso di riprendere in esame le varie fasi del dibattito, che logicamente impostato dal generale Cialdini in un discorso al Parlamento subalpino, si svolse e si allargò oltre alla cerchia. delle apposite Commissioni e interessò tut~i i più eminenti militari del nostro paese (1). In questa lotta di idee, cui presero parte i :M:ezzac'àpo, l' Araldi, il Veroggio, il Dabormida, il Perrucchetti e tanti altri, fu certamente non ultimo il Ricci; ed anzi si può dire che fino ad un certo t empo prevalse il sno concetto della difesa manovrata allo sbocco delle valli alpine, con la rinunzia a contrastare energicamente all'avversario la zona montana. ]\(a col volgere degli anni i co11ce1iti mutarono i con la creazione degli alpini e con la sempre maggiore dimestichezza che anche i fanti di linea andarono prendendo con le nostre Alpi, si fece strada l'idea che la prima fase di un' invasione nemica potesse invece essere molto più validamente contrastata da un'azione attiva di forze campali nella zona montana,, appoggiata agli ostacoli naturali ed agli sbarramenti ; e nello stesso tempo si pose in dubbi.o quella effì.cacia çlella manovra strategica allo sbocco delle valli, che prima era ritenuta sicura, senza calcolarne sufficientemente le difficoltà di front e ad un nemico ben conscio dei rischi che avr ebbedovuto affrontare. Del resto, una cosa non esclude l'altra; come pure non sarebbe difficile il dimostrare che ciò che sembrava perfettamente logico al Ricci nel 1872, non gli apparisse più tale molti anni dopo, allorchè in condizioni differenti, in qualità di comandante della divisi.one di Cuneo,. esercitava con esemplare attività le sue brigate nelle manovre alpine. Non adunque da ciò che scriveva sulla difesa (1) Veggasi la pl'Ofazione all'opora del 0,1oORM f oA, i11 titolata: l a d.if ern della fr on-
tiera occidentale i,~ rela:::i one agli ordinamenti mil itai·i od.ien1i.
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d'Italia nel 1872 (1) noi dobbiamo ripet.ere al R icci la ben meritata fama di scrittore militare, nè dai consimili scritti posteriori, aventi ca.rattere polemico di o~portunità e fors~ non sce~ri di contraddizioni ; bensì clall' impulso che egli dette al rinnovamento degli studi militari su logiche basi, ancora in uso oggidì e per le qua.li egli rimane, in fatto di arte militare, un innovatore ed un apostolo (2), come lo fu , per le scienze storiche, il Marselli. _Non sarà ~uindi ~anca.nza di rispetto verso l'illustre scnttore la mia, se dimostrerò non più completamente accettabili taluni postulati da lui ammessi tren t'anni fa, e se a filo di logica giungerò a conclusioni diverse. Questa mia dichiarazione è necessaria, perchò uno dei postulati su cui si fondano tutt i i ragionamenti del :Manfredi a sostegno della sua tesi, è questa: La portata logistica cli una strada che attraversa una zona montana non è superiore a 50 000 uomini. Tale la calcolava il Da bormida nel 1878, tale ' . . . la calcolava il R icci nel 1872 (3). « Nessuno scnttore m1h« tare » soggiunge il Manfredi « ha mai calcolato al di « sopr11, di tale cifra la portata logistica cli alcuna fra le « strade che attraversano la nostr a frontiera occidentale. » Ora sta di fatto che ìn un manuale di logistica, il quale dal 1886 servì di t esto per vad anni alla n ostra scuola di g.u erra, si trovano dati assai differenti. In vero, nel capitolo che tratta precisamente del passaggio delle zone montane, d opo enumerate tutte le difficoltà inerenti a simili operaz ioni, si legge : « E sce dal campo della logistica il discutere « seI in vista delle bo-randi difficoltà che presenta la guerra « di montagna, convenga meglio aspettare· a.llo sbocco delle « valli nella pianura il nemico ancora diviso e scaglionato « lungo le alte valli, oppure prendere l' iniziativ~ di andarlo « a r icercare e combattere al di là dei mont i. E q'llestione « che risolve la strategia. Ciò che può dirsi è ohe la prima « soluzione ammette sempre implicitamente la seconda (I) l\1 cc1. - Apptm ti sulla difw i d' ltali<i in generntc e ml!a sua ovest in particolare. (2) ll1cc1. - Delt' 111seg11amento <lelt'arle militare, 1863. l3) R1cc1. - Appwiti sttlla difesa d'I talia, e,c., pag. 58.
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affinchè la guerra si traduca in atto; e poichè è necessario che una delle parti prenda l' iniziativa, la logistica mtmcherebbe al suo còmpito se non fornisse i modi di supe« rare le difficoltà» (1). · Ciò posto, dopo avere accennato a taluni provvedimenti necessari in montagna, il 1V.Ianu,ale soggiunge: « L'esercito « che vuol seguire una linea d'operazione attraverso la re« gione alpina, deve anzitutto, con un corpo proporzionato « ai mezzi di spiegamento sempre limitati della valle, vin« cere la resistenza opposta dalla difesa. In questo tempo « raccoglie nella valle i necessari approvvigionamenti for« mando magazzini avanzati. Quando avrà vinto la resi« stenza nemica, comincierà il movimento innanzi delle « unj,tà logist.iche verso lo sbocco in pianura; quivi la prima « unità si arresta per aspettare il successivo arrivo delle « altre unità, fino ad avere le forze sufficienti per sboccare. « Ora è evidente che se dall'ultimo magazzino avanzato « sin oltre al valico la strada è unica, lo sfilamento succes« sivo delle unità logistiche impedirà il rifornimento delle << unità più avanzate; epperò allorquando l'unità logistica. « ch'è in testa esaurisce i viveri che può portare seco, deve « anche cessare l 'affluenza delle truppe per continuare non « interrotto quello dei rifornimenti. Ciò ammesso, alcuni « vogliono attribuire alle strade in montagna due specie di « po1·tata lo,c;istica, l'una 1·elativa, la cui principale misura & << l'entità dell'unità logistica che può percorrerla, ossia la « defluenza giornaliera; l'altra assoluta, che è la quatità di « truppa che da essa può sboccare in pianura: questa è fun« zione della distanza che intercede fra l'ultimo ma.gazzino « nella valle e lo sbocco in pianura, della p ortata logistica « relativa della strada, della distanza con la quale si sue« cedono le unità logistiche, e della quantità dì viveri che « portano seco loro le unità logistiche. « È evidente che, se per i viveri portati dalle unità lo« gistiche si vuole intendere solamente i viv·eri che portano
le truppe stesse e i servizi di 1n linea, la portata logistica assoluta anche delle migliori strade montane sarà « ridotta a poca cosa, con grande vantaggio della di« fesa la quale potrebbe quasi con esattezza ed anticipa« tamente calcolare la quantità di minaccia che in caso di « invasione dovTebbe aspettarsi da ciascun valico. In realtà « però i provvedimenti logistici possono allargare di tanto « i limiti di tale portata assoluta che anche la sua au« ticipata esatta conoscenza. non saprebbe torna.re di alcun « pratico vantaggio » (1). Impostata. così la questione, il M~aniiale ne mostra l'evidenza con un esempio, supponendo che un'armata. italiana di quattro corpi d'armata e una divisione di cavalleria, vale a dire poco meno di 150,000 uomini, debba valicare le Alpi al )yfonginevra per sboccare nell'3.. valle dell' Isère a Grenoble. Non starò a riportare qui l'esempio citato, rimandando chi avesse curiosità di conoscerlo alla fonte originale, ove un ptccolo grafico dà anche maggiore chiarezza alla dimostrazione; concluderò soltanto che quello che risulta possibile per l'itinerario Susa-Grenoble, dove su di un percorso di 170 chilometri sono accumulate difficoltà d'ogni specie, sarebbe a maggior ragione possibile su di un percorso minore, come quello che sepan1 Briançon o Modane da.gli sbocchi nella valle padana e dove sono meno gravi le difficoltà (2). « Saranno ben altr e le ragioni che limite« ranno l'eccessivo agglomeramento di forze allo sbocco della « valle, e fra q neste principalissin'l.a l'azione del nemico. »
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( !) MOR ENO. -
11/aniiale di logistica, (lSS6J, pag. 370.
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*** I calcoli del Ricci e del Dabormida erano dunque sbagliati? mi domanderà il Manfredi. A questa domanda risponderò che nel 1872, non solo gli studi logistici non erano così progrediti da consentire al Ricci di fare un calcolo Op. Cii., pag. 380-381. (2) Sono due tappe da I Moncenisio ad A,•igliana, tre tappe da Cesana a Pinerolo. Per queste due linee vicine tra di loro, r•ossono dunqull in pochi giorn i r iversarsi nelhl pianura del Po i 250,000 uomin i, cui il 1[ANP11Eo1 assegna cinque strade. (!.) Mo11El\O. -
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positivo e pratico come quello che ho pi11 sopra riportato; ma che gli mancavano i dati essenziali per stabilire un calcolo matematico, cioè il solo calcolo che in un argomento di questo genere abbia serio fondamento. Ed invero, tanto l'esercito francese) quanto l'esercito italiano, erano ancora in quel periodo di tra.sformazione, anzi di rifacimento, che seguì il 1870; e poichè neppure si sapeva ancora se la milizia di 2a linea sarebbe stata denominata JJrovinciale, come la chiamava il Ricci, o mobile, come fu detta poi, tanto meno potevano essere fissate le idee sulla costituzione dei servizi e sul loro funzionamento. Per conseguenza, nel libro del Ricci, l'opinione che la ma,ssima portata logistica di ogni strada alpina sia di 50,000 uomini, non venne, nè poteva venire, convalidata da una dimostrazione matematica, che permettesse poi di controlla,rne l'esattezza rispetto agli odierni dati di fatto; ma corrispondeva unicamente ad un apprezzamento personale, basato su un minimo numero di fatti storici. Nè deve recare meraviglia se pochi anni dopo il Dabormida (1), volendo sostenere la tesi dell'opportunità della resistenza nell'interno della zona alpina, in opposizione alla tesi della manovra agli sbocchi sostenuta dal Ricci, ne accettò, senza beneficio d'inventario, i dati fondamentali,, che non aveva bisogno di scalzare per giungere alla desiderata conclusione. Rimangono così di fronte, da una parte un apprezzamento vago e personale, per quanto autorevole, e dall'altra un calcolo matematico ed. obbiettivo; non mi pa,re adunque che possa essere dubbia la scelta.
*** Qui trova posto un'altra considerazione. Il Ricci basò in parte il suo apprezzamento sui passaggi delle .Alpi del 1800 e del 1859; ed il Manfredi, a conferma, rìporta un'interessante descrizione di quella marcia attraverso il Gran San !i) DAoonMrnA. - /,a difesa della nostra fronti era occidentale in relazione agti ordinamenti milita1·i odierni, (i8i8) pag. !2.
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Bernardo e lungo la ,7alle d'Aosta, che condusse Napoleone a Marengo. Escludo subito ogni valore pratico dell'esempio del 1859, poichè, indipendentemente da ognf altro motivo, i mezzi logistici dell'esercito francese d'allora erano ben differenti da quelli dell'esercito odierno. Tutti sanno che oggi i corpi d'armata francesi al nostro confine (XIV e XV) hanno, come unità logistica, la brigata da montagna, largamente provvista di servizi someggiati, tali da consentire, entro certi limiti, movimenti anche all' infuori delle rotabili. Accetto invece, benchè sembri un controsenso, l'esempio del 1800; e mi affretto a dire che esso è t utto a favore deila tesi che sostengo io. Di fatto, che cosa avvenne nel 1800? Un esercito di circa 40,000 uomini, benchè un tratto della strada da percorrere non fosse. nemmeno rotabile e dovesse venir superata la resi~tenza, sia pur debole, di uno sbarramento, riuscì a varcare le .Alpi ed a sboccare nel piano. E l' a1·mata di 1·ise1·va, improvvisata nel 1800, non disponeva certo dei mezzi di cui sono forniti oggidì i corpi francesi. Ne consegue che analogamente oggidì. lo sguardo vigile del difensore dovrebbe essere rivolto anche a quelle comunicazion.i, in gran parte rotabili e solo per breve tratto mulattiere presso t:i. l confine, che per avventura non fossero da ritenersi sufficientemente sbarrate.
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*** Tralascio pel momento di trattare dei complessi problemi navali, cui accenna il Manfredi, riservandomi questo punto per ultimo; ma prima di affrettarmi ad entrare nel vivo della questione principale, mi si offre il destro di combattere un altro pregiudizio. Il Manfredi ricorda che gli alpini hanno per divisa: non si pa8sa,, ed io soggiungo che senza dubbio fu bene ispirato quel generale, dalle cui parole fn tratto il motto. Peraltro, che cosa significa esso? Forse che poche n1igliaia di alpini, disseminati lungo i tr ecento chilometri del confine montano, dovranno bastare a r icacciare l'onda degli invasori ? No certo; sarebbe questo un
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sistema buono solo per un servizio da doganieri e nessuno pensa a tornare alla guerra di cordone; dunque il motto, oramai tradizionale, di cui parliamo, significa solamente ' questo: che laddove un nucleo di alpini si sarà aggrappato per fermare il nemico, questo non passerà che sul corpo dei difensori, si trovino essi sulle .A.lpi Cozie o sulle R etiche, sui colli del Monferrato o sulle giogaje dell'Appenino, tra i boschi della Sila o sulle ambe africane!
E siccome l'avventurarsi in una simile impresa sarebbe cosa da pazzi, così sarebbe da rit enersi impossibile un'invasione francese attraverso le .A.lpi, senza il dominio del mare. Questo è, ridotto ai minimi termini, il ragionamento del Manfredi; l' ho sfrondato di tutto quanto era accessorio per mostrare che, anche così, raggiungerebbe lo scopo che si era prefisso il suo autore, .se i dati di partenza fossero esatti. Ora n on mi oc~orrono più mol te parole per abbattere d'un colpo t utto questo edificio, per quanto bene architettato, dacchè esso manca assolutamente di base. Io ho già dimostrato quanto siano fallaci i calcoli cli chi voglia conoscere con esattezza a p1·i01·i il grado di. minaccia che può provenire da ogni valico e ho dato modo agli increduli di appurare, mediante l'esempio pratico del 111anuale di logistica, la verità del mio asserto, riconoscendo cc~a naturalissima l'aborrire, come dice il Ricci « dal giura.re in ve1·bo rnagisfri, e cla « ogni specie dì feticismo indigeno o d' importazione (1) » . P er conseguenza, non solo è erroneo il prendere come t ermine di paragone quella cifra di 50,000 uomini, che il l\fanfredi accetta giurando in ve1·bo rnagistri; ma lo è del pari l' immaginare che l'invasione debba necessariamente avvenire per tante colonne separate, costrette poi a riunirsi nel piano, cioè entro il territor io nemico. Tralascio di parlare della teoria della seconda gettata, perchè cade naturalmente da sè con la premessa da cui der iva; indicherò invece brevemente e rimanendo nel campo t eorico come si presenti il JJericolo di quella invasione attraverso le Alpi occidentali, che il Manfredi ritiene impossibile. Anzitutto ammetto che il supposto n emico, avendo esuberanza di forze, incolonni dapprima in tutte le cinque strade rotabili cli cui può disporre, e magari anche per i principali valichi mulattieri, tutta la forza che può trovare impiego tattico. Ne seguiranno combattimenti o battaglie su tutto il con.fine, attacchi e difese di posizioni e di fortificaz ioni, in una parola tutto quel logoramento reciproco
Ed ecco:rpi alla prima affermazione del Manfredi: Il dominio clel mare in rnano aU' Italia 1·enclei·ebbe impossibile alla F1·ancia l'invasione della valle del Po. Il suo ragionamento si può riassumere così: Per le cinque strade rotabili che va.licano le Alpi (Piccolo San Bernardo, Moncenisio, Monginevra, Argentera e Tenda) possono riversarsi nella valle del Po 250,000 uomini in ragione di 50,000 uomini l'una; dalla strada della Cornice, sia per via di terra, sia per mezzo di sbarchi, possono pei colli di Nava, di Cadibona ed intermedi aggiungersi ai precedenti altri 150,000 uomini. In questo caso, poichè la F1·ancia am·ebbe il dominio del ma1·e e sarebbe perciò da temersi qualche sbarco nella parte peninsulare dell'Italia, l' esercito ita;liano dovrebbe distrarre una parte delle sue forze verso il Sud e potrebbe forse non avere forz e sufficient i cla opporre all' invasore sulla frontiera occidentale. Se invece la Francia non avesse il dominio del mare, l'invasore non potrebbe approfittare che delle prime cinque strade accennate e nemmeno potrebbe eseguir e sbarchi di alcuna specie. In questo caso l'esercito ita.liano, libero da ogni preoccupazione per la penisola, potrebbe concentrarsi tutto contro i 250,000 F_rancesi, che si presenterebbero separati agli sbocchi delle valli, ed avrebbe la certezza di vincerli, anche senza bisogno di manO'vre napoleoniche. Ed alla Francia nulla varrebbe l'avere in riserva magari un milione d'uomini, perchè non potrebbe fare una seconda gettata di 250,000 uomini, che quando i primi fossero stati distrutti.
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(i) H1cc1. -
Appunli sulla. difesa. dell' lla.lia., ecc., pl g. 5i.
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di forze che corrisponde alla fase della resistenza nella zona mcmtana. Quale ne sarà il risultato .finale? Nessuno lo può prevedere; ma dato il caso sfavorevole alla difesa, che cosa potrà succedere? Evidentemente questo: man mano che l'avanguardia di ogni colonna guadagna terreno, si sposta innanzi l'ultimo magazzino avanzato e si preparano i mezzi per la marcia di umi colonna, sul genere di quella che nell'esempio citato si supponeva in marcia da Susa verso Grenoble; quando poi l'avanguardia abbia raggiunto lo sbocco e vi sia afforzata in attesa del grosso, e questo accada per due, tre, quattro valli, in quale situazione si troverà il difensore? Egli non saprà da qual parte 'g li sovrasti la minaccia maggiore, nè potrà schiacciare le teste di colonna, protette dalle posizioni conquistate ed afforzate; il problema che gli toccherà di risolvere non sarà dunque facile. L'invasore, a sua volta, compiuto l'ammassamento a quello od a quegli sbocchi su cui intende di fare lo sforzo pl'incipale, irromperà nel piano a massa ed a sua scelta di tempo, senza essere stato costretto a violare nessuno dei buoni principì della strategia. Nessuno più di me desidera che una simile ipotesi non debba mai avverarsi; ma sarebbe fo llia l' escluderla e non tenersi pronti alla parata. Ho detto che l'invasore potrà, da uno qualsiasi degli sbocchi conquistati, irrompere a massa nel piano; ciò dipende dal fat to che la ma,ggior parte degli sbocchi si presta meglio alla difesa per chi sta a monte che per chi sta a valle; e -ciò accade specialmente ed in modo caratt eristico dove lo sbocco è coronato da un anfiteatro morenico. È quest~t ·una nozione t eorica che si trova in qualunque trattato di geografia militare e tralascio d'insistervi: solo conchiudo che il nemico sarà perciò ben lungi dal d~vere sboccare secondo l'immagine dantesca, riportata dal Manfredi : Come le pec01·elle escon dal chiuso, ecc. Si potranno bens~ presentare ancora a diversi sbocchi masse separate, che dovranno tendere a riunirsi; ma non saranno più masse mirrnscole; e se il difensore dovrà manovrare per linee interne, dovrà mettere ,t grave cimento il cervello del comandante dell'esercito e le gambe dei soldati.
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Nulla dirò delle conclusioni che il Manfredi t rae da certe manovre d'assedio attorno a Susa, dove, appunto trattandosi di manom·e d'assedio, le forze campali erano in massima parte supposte e quelle vera.mente impiegate servivano essenzialmente a fornire gli ausiliari all'artiglieria. Del pari la dimostrazione già fatta del modo come potrebbe presentarsi un'invasione mi dispensa dallo spiegare come si svilupperebbe entro la pianura padana o per lo meno dal provare che non avrebbe nessuna somiglianza con quella che il Manfredi immagina., nell'intento di concludere che, anche riuscendo a sboccare nella valle del Po, i F rancesi vi morirebbero cli fame. Soltanto accennerò come il Manfredi calcoli, secondo le statistiche ufficiali e per dimostrare che siamo forti, il nostro esercito nella cifra di 800 e più mila uomini cli prima lin~a, 300 mila di seconda (milizia mobile) e due milioni di milizia territoriale; men~re in seguito, a tanta forza materiale, fa corrispondere tanto poca forza morale, da immaginare l'Italia smarrita ed in rivoluzione nel caso di un bombardamento delle citlià matittime ! A me pare che un po' meno di esagerazione, tanto in un senso come nell'altro, non nuocerebbe. E poichè con questo ritengo esa,urientemente confotat~1 la prima parte della tesi sostenuta dal mio avversario, passo alla seconda.
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Il Manfredi scompone quest a seconda parte in tre capi: nel primo vuol dimostrare che il dominio del mare faciliterebbe ai Francesi l'invasione della valle del Po, ma che ciò non ostante l'operazione sarebbe sempre molto difficile; n el secondo accenna che minori difficoltà presenterebbe, a suo avviso, una invasione della penisola mediante uno sbarco; nel terzo infine afferma che sarebbe sufficiente alla Francia
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il blocco delle coste italiane combinato con la difensiva al confine alpino, per obbligare l'Italia a piegare la fronte. Procediamo per ordine. La dimostrazione del primo punto è tutta basata sulla solita premessa che la portata logistica di ogni strada alpina non supera i 50,000 uomini e che perciò col dominio del mare aumenterebbero fino a 350,000 o 400,000 uomini le forze che potrebbero conver~ere nella pianura del Po, mentre senza il dominio del mare non avrebbero potuto ascendere che a 250,000 uomini. L'autore ammette tuttavia che l'esercito italiano sarebbe ancora suftìciente a respingere l'invasione. R iesce superfluo il seguire qui i suoi ragionamenti, i quali, se pure fossero condotti a stretto filo di logica, non gioverebbero a nulla,, essendo errata, come già ho dimostrato, la premessa. Voglio n onpertanto ammettere ciò che risponde alla verità, vale a dire che, essendo ripartita su cli un maggiore arco la minaccia, il difensore si troverebbe più perplesso e la sua ma.novra diventerebbe più difficile; ma, da parte dell'invasore, il problema finale sarebbe sempre lo stesso, quello cioè di irrompere a massa da quello sbocco che presenta le condizioni più favorevoli, o df1 quegli sbocchi che per la loro vicinanza offrono la possibilità di reciproco appoggio.
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Ed eccomi al secondo punto, cioè alla tanto dibattuta e controversa questione degli sbarchi. E d anche qui conviene ragionare su basi concrete, per non perpetuare l'equivoco. Così io mi pongo nettamente il quesito: Qual'è la forza massima che entro certi limiti di tempo la Francia potrebbe imbarcare su navi per gettarla sulle nostre coste? Il Manfredi riporta la seguente opinione espressa dal B onamico nel 1881: « La Francia può, sempre quando lo « vogli~1, gettare quat;tro corpi cl' esercito contemporanea« mente sulle nostre coste, senza punto turbare il suo com« mercio, e potrebbe versare anche forze maggiori, quando « stimasse opportuno disporre di tutti i suoi mezzi »; e
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soggiunge che, a detta del colonnello Fazio, la Francia « prov« vederebbe largamente all'invio di 250,000 uomini in Italia, « impiegando solamente la metà del suo naviglio mercan« tile (cioè mezzo milione di tonnellate), senza tenere cal« colo delle navi militari da trasporto. » Se al lettore non dispiace, faremo insieme qualche piccolo calcolo aritmetico per chè, trattandosi di confuta.r cifre, occorrono cifre. Il Manfredi dice che nel 1898 il naviglio mercantile a vapore della Francia, esclusi i piccoli piroscafi, superava già le 900 mila tonnellate ed oggi si può ritenere che giunga al milione. Egli è certamente caduto in un grosso errore; forse in questa cifra avrà involontariamente inclusa la marina a vela (1); certo è che oggidì, secondo dati esatti (2), il tonnellaggio complessivo dei piroscafi commerciali, di tonnella.ggio superiore a 500 tonnellate, è soltanto di 486,574 tonnellate, ripartit e fra 368 piroscafi. Si noti che per trasporti militari che richiedano una certa durata di navio-azione b ' come quelli che qui consideriamo, occorrerebbe tener conto soltanto dei piroscafi di 800 tonnellate almeno, ma si è accettato il limite di 500 per una maggiore larghezza nel calcolo. A queste sarebbero da aggiungere 61,112 t onnellate, corrispondenti ai 15 trasporti militari che il Manfredi dice che potrebbero essere riservati per migliore occasione; ma le possiamo senz'altro omettere, poichè dalla relazione Pelleta~1 del 1895 a ppare che fin. da quell'anno quasi tutte queste navi erano divenute inservibili (3) . · Rimangono adunque le 4:86,574 tonnellate indicate prima. ?ra una ~arte di queste navi è costantemente in r iparazione, m una nusurn calcolata in ragione del 40 1/o dal Lockroy (4), (I) Nella relaz ione Oè: 1,A Ponn sul bilancio della marina ciel i899 alia Camera dei depu t«ti, si legge a pag. :1.17, elle il tonn ellaggio C1111Jl le.5sivo dei vapori e velieri ascen· dc:a nel 189i a _920,87;! to nnellate, con un a diminniione d , 72,4.20 rispetto al 1886. <_~1. Liste des batim.ents de la mm ine française (gue1'1"e et com.mc1·ce) dressée pa1· le sei vice des mstructions n<mtiqnes 190.0. l3l Rapport fait <iu nom de lit commission du /nutget char(lcie d'exMniner leprojet de loi po·r lant fi,xation du budget (lénéra/. de t' exe1·ctce t896 ( Ministére de ta mcirine), par CA l HLLE PEG(,ETAN, pag, !17-120. (4/ Loci.;11ov. - La marine <le guerre, pag. !,O .
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DALl,E ALPl O DAL MARE'?
DALLE ALl'J O DAL MA !<J;,1
ma che noi valuteremo del 20 °lo, sempre per larghezza di còmputo. Inoltre bisogna dedurre dal tonnellag~io dis.poni.~ bile quello delle navi mercantili armate come rncroc1ato.n ausiliari e che ascende a 129,296 tonnellate (1). Restano 11l complesso 486,574 - 97,315 - 129,296 == 259,963 tonn~llate. Ora alla scuola di guerra in Francia si calcola che 11 trasport; di un. corpo d'armata completo c~n mese di viver~ ed uno scao-lione del parco d'armtita, richieda non meno d1 116 mila t~unellate (2). Ne deriva che adoperando tutto il suo naviglio a vapore, cioè interrompendo completamente il proprio commercio, la Francia può i~barcare poco. p~ù di due corpi d'armata, cioè un massimo éh 70,000 uomm1. Ma questa cifra subirebbe ancora, un'altr~ riduzione. Essa corrisponde ail' ipotesi che ad un tocco d1 bacchetta ma~ gica la Francia possa avere istantaneamente raccolto nei suoi porti tutto il suo naviglio; il che evidentemente non può essere, una g ran parte delle navi t rovan~os~ ~ormalmente assente chi porti d'origine. Occorre qmnd1 ricerca.re l'influenza del tempo sulla r accolta dei mezzi di trasporto; e tale ricerca non può essere basata che sulla statistica. del movimento commerciale. Dallo studio c1'i questo movimento appare che la Francia, sequestrando nei rispettivi porti le n~vi man mano che vi tornano, potrebbe disporre di 140,000 tonnellate dopo 15 giorni) di 214,000 dopo 30 giorni e di 310 000 dopo 60. Naturalmente le prime a tornare s~1rebbero le ~avi di minor tonnellaggio, e le ultime quelle più gr.osse destinate alla navigazione transoceanica. Si vede adunque che non solo i piroscafi più acfatti al trasporto di truppe o·iuugeranno più tardi degli altri, ma che avendo essi fatto 19, più hmga navigazione, avranno, più degli altri, bisogno d i riparazione. A. questa cifra di 310,000 tonnellate v~mno adunque applicate riduzioni propor½ionali a quelle_ gi_à accennate per la cifra di 486,000; la regola del tre c1 da, ar. 310 X 260 . ll t .rotondando le cifre, == 160 mila tonne a e circa, 490
:m
(i) F1.erwY RA vAnrN. -
(2) La
Notre défmse mal"itime et coloniale, pag.
nia.i·ine dans la ouer.,.e mode,·ne, pag. 3i.
mo.
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corrispondenti a corpi d'armata 1 In altri termini, nel giro di due mesi, i 70,000 prima calcolati non giungerebbero a 50,000. Nè si può dire che per mezzo di ordini telegrafici 'si potrebbe accelerare la raccolta del naviglio; le navi che sono al largo, con carico di passeggeri o di merci e coi vincoli dell'Unione post.a.le internazionale non potranno, di massima, abbreviare il loro viaggio; e dato pure che qualche cosa sotto questo rispetto fosse possibile gu~tdagnare, ci6 sarebbe trascurabile in confronto della larghezza usata nei calcoli, a base dei quali si è preiso un tonnellaggio minimo di 500 tonnellate per ogni i-iave, invece che di 800 come sarebbe stato più conforme alla pratica. Il trasporto eseguito, durante la recente guerrn nell'A.fl'ica australe, dall'Inghilterra,· non può essere preso come modello di una spedizione marittima in paese nemico, perchè lo sbarco avveniva nella Colonia del Capo , perchè non si trat tava di reparti organicamente costir.uiti come per una guerra europea e perchè, infine, non fu una sola gra.nde spedizione, ma venne fatta per rrnmdate successive. L ord Brassey invece valuta a 48,000 fucili con 240 cannoni e 1000 sciabole il massimo di forze che all'Inghilterra sarebbe praticamente possibile di imbarcare e di sbarcare, in una volta sola, sopra una costa nemica, ÌJl. ragione della propria potenzialità navale ; e questa è senza dubbio superiore a quella francese (1) . Riassumendo quanto fin qui è stato dimostrato, si può affermare che la ]?rancia, in due mesi di tempo, non potrebbe raccogliere, anche interrompendo interamente il proprio commercio, che il naviglio occorrente per imbarcare un massimo di 50,000 uomini. Questo calcolo trova li conferma in quello del Degouy, il quale indica nei limiti fra 30,000 e 60,000 uomini la forza che la F rancia sarebbe capace d'imbarcare ~1110 scopo di una spedizione ma.rit tima (2). F~1 eccezione na(I) PAT tE1'S. · - La défense nationale et la défense (2) 0 8Go uv. - ltude sur les opérations combinées :i7 -
ANNO XLVL
des còles, pag. 3$. de ten·e et de mer, r~g
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DALLE ALJ?l O JJA L MAllÉ'/
t uralmeute il caso nel quale la traversata fosse brevissima, come sarebbe, ad esempio, quella della Manica. I nfine non sarà male il ricordare, a maggiore conferma delìe mie asserzioni, che la Francia, nonostante i grandiosi mezzi che il Manfredi le attribuisce, per la semplice spedizione del Madagascar si risolvette a noleggiare navi inglesi; e che r ecentemente non potè adoperare per la spedizione in Cina che quattro soli di q uei t rasporti militari di cui già ho parlato ( Vinh-Eong, Nive, Caravane e lVl,Ytlw) e che queste navi, in seguito al naufra,gio della Ga1·avane, sono ora ridotte a tre. L a cifra di 240,000 uomini, che il Manfredi riporta come q uella che la Francia potrebbe agevolmente imba.rcare, si presta ancora ad un'altra considerazione. Evidentemente, non si potrebbe trattare di sette od ottc, corpi d'annata indipendenti, ma essi dovrebbero esseTe ragg rupp&,ti in armate e muniti dei necessari ser vizi. Il colonnello Fazio vorrebbe ridotti questi servizi. Perchè? Forse che nell'Italia peninsulare l'invasore avrebbe minori bisogni che nella valle del Po o potrebbe requisire sul nostro territorio quadrupedi e ca,rri? Comunque, 240,000 uomini, secondo i sistemi in uso in Francia, potrebbero essere riuniti in due armate, composte complessivamente di 7 corpi d'armata e due divisioni di cavalleria. Ora il numero di quadrupedi organicamente ~issegnato ad un tale esercito ascenderebbe a 100,000. Anche riducendolo alla metà della metà, sarebbe sempre enorme. Ho sott'occhio un libro, intitolato R ame et Be1·lin (1), specie d i romanzetto che per la sua natura rassomig lia alla Gue1·1·a del 190 ... di A1·gus e all'Assedio di Rorna del .190 ... del Moderni, congiungendo allo stile facile e brioso del primo le assurdità stravaganti del secondo. I vi, frammezzo a bizzarre invenzioni alla Giulio Verne, si t rovano qua e là dati di una certa ut ilità. Circa l'imbarco dei cavalli, ad esempio, egli novera appunto questa operazione tra le più difficili e · (!) RoPE. - llome et Berti;n. Opémtions mr les c6tes de la Aléd-iterraneè et de la Baltique, ecc., r ag. rnt-152.
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DALLE ALPI O DAL MARis'?
.giudica necessarie sei settimane per imbarcarne 5000, il minimo occorrente, a suo dire, per un corpo d'armata. Che cosa direbbe per 25,000? E non insisto ulteriormente su questo punto, g iacchè non è necessario alla mia dimostrazione, ma serve soltanto da riprova. R idotta alle vere proporzion i di forza la minaccia che ci può venire dal mare, esaminiamo la questione nei riguardi del tempo. Il tempo necessario per la spedizione è la somma di quelli ,che occorrono per la raccolta delle navi, per l'imbarco delle t ruppe e dei servizi, per la traversata e per lo sbarco . Non si tien conto di q uello che occorre pel concentramento delle truppe, perchè può essere compreso in quello della raccolta delle navi, il quale è d'altra parte il maggiore. Il tempo -Occorrente per la traversata sarebbe pure trascurabile, se da esso non derivasse l'entità della sorpresa, il maggiore o minore disagio degli uomini, di cui la maggioranza soffre il mare, la maggiore o minore JJrobabilità di operare lo sbarco con mare calmo avendo approfittato, per la partenza, <li un momento favorevole. Il Manfredi dice che Biserta d ista 8 ore da Marsala 7 da Cagliari; Portovecchio 7 da Civitavecchia, Tolone 10 dalla .costa toscana e che nella buona stagione la traversata si può fare in perfetta bonaccia, quasi tra un soffio di vento e l'altro. · Siccome il tempo è .funzione della d istanza e della velo,cità: ed un convoglio come quello di una g rossa spedizione non può navigare con una velocità maggiore di 8 miglia · all'ora, ho voluto persuadermi d.elle cifre. addotte dal Manfredi (il quale non accenna in qual modo le abbia ricavate) e sono venuto ai seguenti risultati, assa.i diversi diti suoi: )
Biserta-Marsala . d istanza Biserta-Cagliari . . . » Portovecchio-Civitavecchia » Tolone-Livorno »
123 miglia 125 » 110 » 200 »
==
ore 15 » 15 » 14 » 25
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DALLE Af,Pl O DAL )l .\ttE?
D,\1,1.E ALPI O DAL )l,\H~.?
Anche qui dunque i dati di base non sono esatti e_ per conseo-uenza non possono esserlo nemmeno le conclns10111; senza~ontare che, salvo il caso cli sbarchi spicciolati su tut~a l'estensione da Viareggio a Trapani, razionalmente le vane distanze dovrebbero avere, sulla nostra costa, un ~olo punto di riferimento, rispetto al qual~ ~i avrebbero cifre assai maggiorì che nou per le tratte mmune ora accennat~. Comunque, la sorpresa mancherà perchè un_ co~vogho così immenso come q nello di cui si tratta ddfic1lmente potrà passare_inosservato; gli ~omi_ni che ~vra.~no _so ~~rt~ di stomaco gtnngeranno a de:,;tmaz10ne certo _111. pe 00 010r~ condizioni che se avessero ritemprato polmom e garretti in una breve marcia attraverso ai monti; infine nessuno può garantire la spedizione dai capricci cli Eolo.
separate dallo spazio che corre tra gli sbocchi, nel caso che trattiamo ora, si avrebbe un inconveniente non minore a ca.usa di un altro e lemento : il tempo. Il Manfredi calcola in 250,000 uomini la forza che di primo lancio potrebbe invadere per cinque valli la pianura del Po e valuta a poco meno quella che in una sola volta la Francia potrebbe gettare su un punto della nostra costa. Senza ripetere i ragionamenti coi quali ho già dimostrato fallace tanto la prima quanto la seconda parte di questa affermazione, ora dico che i 250,000 uomini cli cui il mio oppositore parla, non potrebbero essere gettati sulla nostra costa che in cinque spedizioni successive; e ciò risulta evidente, dacchè ho matematicamente l?rovato che il navig lio francese non può imbarcare, in una volta sola, pitt di 50,000 uomini. Così al calcolo delle cinque st,rade, che non ha valore pratico per un' invasione da terra, io sostituisco quello dei cinque viaggi, che è inoppugnabile, per un'invasione da mare. E qui sorgo spon tanea la domanda: a qualo intervallo si poti-anno succedere questi viaggi? Nella migliore ipotesi, dato pure che lo sbarco degli uomini si possa eseguire in una sola giorm1ta, assai maggior tempo richiederà lo sbarco dei cavalli e dei materiali. Pur concedendo che in otto giorni i l convoglio possa essere 0ompletamente scaricato, e che in altrettanti giorni possa imba1~care il nuovo carico, aggiungendo a questo t~mpo quello del viaggio d'andata e ritorno, si giunge facilmente a 20 g iorni. Quasi certamente ne occorreranno di piì.l; mrL anche accettando questo minimo, vediamo che tra la prima ~ la quinta spedizione coneranuo non meno di 80 giorni. Non occorre di più J)er dimostra.re, a luce meridiana, che, questa separazione nel tempo è assai più pericolosa che quella separa:òone nello spazio, cui sarebbero soggette le colonne sboccanti dalle valli alpine secondo il piano del Manfredi; e che giustamente si potrebbero ritorcere contro una operazione di questo genere i ragionamenti coi quali il
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E veniamo allo sbarco. Io voglio consentire al }Ianfredi che uno sbarco su spiaggia aperta sia (il che non è) operazion_e semplicissima e facilissim~. Ammetto _pure, perc~1è eon:isponde al caso più probabile, che h~ difesa non giunga m tempo a contrastare lo sbarco o meglio ch_e, anche e~sendo in misura di farlo, so ne astenga, a causa dell'appoggi o che l'invasore troverebbe nel fooco delle navi.. E con q uas t o·? Tutti sanno che è buona regola nou contrastare material· . sbarcatot · mente lo sbarco, ma invece attaccare il nemico appena si allontani un poco ~all~, cos ta per ncacc1ar1o m mare. Si noti che l'invasore potra pm o meno, a seconda d~lle condizioni locali, spiegarsi nel senso della fronte, ma difficilmente rinscirà a conseguire una profondità convenie_nte, senza perdere l'appoggio delle navi. L'aver posto piede sulla costa nemica non solo non significa aver superato le maggiori difficoltà, m~ indi~a ~nve~o i~ punto di partenza. per andare incontro a1 magg10n pericoli. . . . Invero, se il Manfredi considera. come 11 peggiore mconveniente cui dovrebbe sottostare un' invasiouo attraverso alle valli alpine il fatto che le varie colonne rimarrebbero
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DAI.LI~ ALPI O DAL MARE?
mio oppositore voleva dimostrare impossibile una invasione dell'Italia attraverso le Alpi. :j:
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Con quello che ho dotto avrei già confutato a. sufficienza. la proposizione che una grossa spedizione marittima sulle nostre coste riuscirebbe alla Francia. più. facile che il superare la cerchia alpina; ma possono torn are utili ancora le seguenti considerazioni. È evidente che uno sbarco può essere efficace solo se fatto con molte forze. E poichè queste forze non potrebbero oltrepassare in ogni spedizione 50,000 uomini, i quali sarebbero insufficienti a compiere qualcosa di serio quando il nostro esercito fosse in pieno assetto di guerra, ne deriva che uno, sbarco simile sarebbe forse utile aU' avv-ersario se potesse compierlo nei primi quindici giorni delle ostilità per il dist urbo che arrecherebbe alla nostra mobilitazione. Ma la spedizione è a sua volta subordinata alla conquista del dominio del mare, alla mobilitazione e al concentramento delle forze terrestri e alla raccolta del naviglio, la. quale ultima non richiede meno di duo mesi ; lascio a chi legge, la conclusione.
*** Il Manfredi esprime ancora il dubbio che le forze lasciata. a guardia nella penisola non siano sufficienti, o non possano spostar~i con la celeriUt opportuna, per resistere ad operazioni di sbarco ... Ridotta in termini razionali l'entità dell~ m inaccia e visto che tra una prima spedizione ed una seconda non correranno meno di 20 giorni, io immagino che qua-· lunque dubbio sarà sparito anche dall'animo del più p essimista dei miei lettori . Ma dico di più : se il nemico si accinge ad una grossa spedizione, i suoi preparativi non potranno passare inosservati, <lacchè ad essi corrisponderà la paralisi quasi completa del commercio francese. Inolt;re, per quanr.o estese sia.no le coste d'Italia, esse possono divic1ersi in tratti che corrispondono ad obbiettivi ben determina.ti e dai quali
DALLE AU'l O DAL ~!AKE?
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non è possibile di prescindere; per conseguenza il primo corpo che sbarcherà troverà il difensore già pronto, almeno in parte, alla parata, e le sue condizioni potranno diventare gravissimo. Non parlo delle condizioni logistiche ; non a caso alla Scuola di guerra di Parigi il tenente di vascello Ronvier insegnava che i calcoli pel tonnellaggio occorrente ad un corpo d'armata debbono comprendere un mese di viveri· parlo delle condiziOJli strategiche p er cui, mentre la mass~ maggiore dell'esercito avversario starebbe ferma a <YUardare le Alpi o ad aspettare le n avi sulle quali imba1:arsi la . . ' massa mmore rimarrebbe esposta ad essere schiacciata da fo1:z~ prepond~ran~i e non avrebbe speranza cli scampo, perche 11 convoglio 1 avrebbe dovuta. abbandonare per andare alla ricerca dei rinforzi. Ed ora voglio ancora ammettere un miracolo: che tutti i 250,000 uomini di cui parla il Manfredi abbiano potuto metter piede eulle nostre coste. E se quando ciò fosse avvenuto, una delle potenze :fino allora rimaste neutrali rompesse la neutralità e tagliasse loro le comunicazioni marittime, che cosa. accadrebbe? Io non sarei tanto crudele da ammettere che quei 250,000 uomini dovessero morir 'e di fame, come il Manfredi suppone che avverrebbe nella valle del Po; ma certamente dopo la prima battaglia, dato e non concesso che fossero vittoriosi; essi sarebbero privi di munizioni. E allora?
Non ho parlato fin qui delle isole. La Sieilia, saldata al continente per mezzo delle fortificazioni dello stretto di Messina, può essere considerata come un prolungamento del~~ penisola. Certo le comunicazioni non sono delle più facili, ma è lecìl;o sperare che le forze che vi rimarranno potranno bastare a loro stesse anche se isolate, tanto più che la natura del suolo nell'interno dell'isola è tale da favorire una lunga resistenza.
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DALLE ALPl O DA(. MARE?
DALLE ALPl O DJ\l, 'MARE?
La Sardegna è a maggiore distanza dal continente, ma m condizioni analoghe alla S icilia per altri rapporti. E poi sta sempre il fatto ohe le sorti delle isole, come quelle del continente, rimarrebbero fissate dall'esito delle battaglie decisive ohe sarebbero combattute alt,rove.
l'honneu1· est le p1·emie1· cles biens; la fo1·tune et le commerce ne ·sont qite /,e seconét (1). Sarebbe perciò superfluo discutere l'eventualità ammessa dal Manfredi., pur indipendentemente d.all'efficacia del bomba,rdamento o del blocco; ma anche questi sono yani spannwchi.
Son giunto all'ultimo punto della tesi del Manfredi : il dominio marittimo rende al nemico superflua l'invasione, sia dalle A.lpi, sia dal mare. Egli basa la sua affermazione su di un ragionamento ohe si può riassumere così: Il nemico padrone del mare, può bombardare impunemente le città marittime e bloccare le coste, paralizzando con ciò anche la parte continentale del R egno; nello stesso tempo, pochi oorpi d'armata, sulle Alpi, bloccano a.nche da questa parte l' Italia, mentre le poche truppe lasciate in Sardegna sono sopraffatte da uno sbarco. I corpi bsciati nell' Italia peninsulare se ne stanno con l'a,rme al piede, aspettando gli sbarchi ehe non arrivano; quelli nelle Al pi e nella valle del Po aspei;tano le colonne ohe non si avanzano. I n questa situazione l'Italia., serrata alla gola, tormentata lungo le coste, priva di quanto oggi le viene dal mare, impotente all'offesa ed alla di.fesa, paralizzata in ogni ramo della sua attività, non durerebbe a lungo, quando non si t1·attasse assoltdarnente clell' esistenza. Questo ragionamento implica due impor tanti questioni, relative all'efficacia del bombardamento e del blocco, di cui dirò fra breve; ma prima mi. occorre di fare uua dichiarazione. La g uerra è oggidì una lotta di popoli, e coinvolge tanti e così gi·avi interessi, che non s'impegna leggermente. L o prova il fatto che il mantenimento della pace avviene talvolta con grave sacrificio dell'amor proprio nazionale; ne fanno fede gli esempi non lontani di Olmi:it z, Tunisi, Faohoda. Un oaierno conflitto non può dunque aver e altro carattere che quello cli una g uerra a fondo; ora in un caso simile, per un popolo che abbia coscienza della dignità nazionale,
Rignardo al bombardamento, non saprei far di. meglio che riportare l'opinione del generale Borgnis-Desbordes, i·ecentemente morto al Tonchino nello stesso giorno in cui il governo francese lo nominava comandante del corpo di spedizione in Cina: Il grado che egli occupava, la stima _che ·godeva nell'esercito e nell'armata, ne attestano la, competenza; ma non tanto su questa io mi appoggio, quanto sui ca.lcoli p ersuasivi che egli add uce ~t conferma della propria opinione. Ometto qui, per brevità, i calcoli, che ognuno può controllare ricorrendo alla fonte ché indico e che anche si t rovano nelle 'nostre riviste tecniche, e cit o senz'altro le conclusioni: « Il bombardamento èseguito da una squadra contro una « città del litorale~ cittù politica, m,anu/attiwie1·a o com.11ie1·« ciale, non produrrà che rovine materiaii molto meno im« portanti cli quello ohe generalmente si suppone. « Certamente queste rovine cagioneranno un danno reale « alla fortuna dei privati e, per ri11esso, alle finanze dello « Stato, ma non saranno t ali, non dico da determinare, ma « soltanto da affrettare di poco il termine della lotta impe« gnata tra due pot enze continentali. In una parola, contro « le città della costa, politiche o commerciali, o industriali, « il bombardamento, secondo l'espressione di Napoleone, non « deve essere tenuto in conto alcuno. « Contro un porto militare, il bombardamento sarà sem« pre un'operazione cli guerra molto aleatoria e pericolosa per « le navi che ne saranno incaricate. Spesso anzi sarà così. « difficile impresa! che gioverà astenersi dal t entarlo. ( I/ Corr espon1ance de t \',,poléon J, n , 5870.
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DAf,LE ALP I O DAL MARE?
< Per giungere a cagionare g uasti seri, per essere certi di mettere un arsenale, almeno momentaneamente, fuori « servizio, occorrerà un bombardamento molto prolungato, « che richiederà il consumo della maggior parte delle mu« nizioni delle artiglierie di medio e grosso calibro di una « dozzina di navi; e ciò non ostante non si otterrà, il più « sovente, che un risultato mediocre, sproporzionato al grande « sforzo fatto ed ai pericoli corsi. Un simile bombarda« mento, così difficilmente eseguibile, conterà ben poco in « guerra. « Da ciò siamo indotti a conchiudere che, di massima, il « bombardamento è, per una squadra, un'operazione mili« tare di quarto o quinto ordine, capace di produrre più ru« more che effetto, senza importanza reale, senza vera ef.6.« cacia, senza seria influenza sull'esito della, lotta fra due « grandi potenze militari dell'Europa continentale» (1). Prevedo una obbiezione : Ammesso che tale sia l'effetto materiale del bombardamento, noi dobbiamo tuttavia preoccuparci dell'effetto morale anche di una semplice minaccia di esso. A questo proposito dirò che non nego questo effetto, del quale giustamente si preoccupano il Mahan ed il Barone; ma che appunto perciò si deve preparare ad una tale eventualità lo spirito pubblico e tenerci pronti, in caso di guerra, a resistergli, sia pure con la violenza. Si ricordi la eroica difesa dei Francesi in Genova nel 1800, quando l\fassena seppe imporre ad una popolazione ostile, non solo i da,nni, poco serì, del bombardamento, ma anche gli orrori della fame. E tanto meno bisogna lusingare le popolazioni delle città costiere col far loro credere che quando avessimo una {fotta più. forte di c1uella che abbiamo, il pericolo di un bombardamento sarebbe evitato; mentre è noto che sottrarsi in modo assoluto ad un tale evento non sarebbe ugualmente possibile.
DALLE ALPI O DAL MAREY
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(lJ M, D, B. G, - Des opèrations rnaritimes contre les c6les et des débm·que111e11ts, . 1,}~;,. 25-38.
Il blocco delle nostre coste e della front iera delle Alpi occidentali sarebbe ancor meno efficace del bombardamento, rimanendo aperto il confine verso la Svizzera e verso l'Austria. Si noti che secondo gli usi internazionali una dichiarazione di blocco non ha valore se esso non è effettivamente ma,ntenu to; data l'estensione delle nostre coste, si vede subito che l'idea non sarebbe pratica (1). Ma v' ha di più.. Un blocco di una certa durata e di una certa estensione riesce, alla lunga, dannoso anche agli interessi dei neutri, disponendone l' animo ad una mediazione o ad un intervento. Si ricordi che il blocco continentale, stabilito da Napoleone ai danni dell'Inghilterra, fu causa di malcontento pei suoi aHeati e ne rese più facile la defezione a momento opportuno. E poi non è vero che la Francia abbia a sua disposizione, come dice il Manfredi, l' eternità. Il tempo è denaro, specialmente in guerra, stante l'enorme costo giornaliero degli eserciti mobilitati e l' inca,g lio che esso produce nello svolgimento della vita normale; inoltre una grande nazione non può, senzi~ menomare il proprio prestigio, condurre troppo alla lungi1 una guerra, specie q uanclo si tratti di una guerra a fondo. Rilevo ancora che il Manfredi afferma che non v'è nessuno scrittore francese che si occupi dell'eventualità di un passaggio delle Alpi a nostro danno. Ora, anche se ciò fosse vero, significherebbe una cosa sola, cioè che i Francesi si sono preoccupati essenzialmente del caso di unJ1 guerra contro (I.) Vi è Ja tendenza a dare una granii.e importanza anche a I semplice blocco di Genova, per il contraccolpo che la chiusura di questo scalo produrrebbe in Lombarclia: Si ci tano a sostegno di questa tesi gli esempi del tempo di pace, allorche, a causa d1 scioperi' o di delìcienza cl i vagoni, le merci e sopra tulto il ca rbone non possono defluire verso la valle del Po. Questi esempi non calzano pel tempo di guerra, In condizionì normali non si provvede in modo permanente ai rist,~gni, trattandosi di inconven ienti temporanei, cui da un giorno a11',1 ltro può essere m~,so ri paro; mentre nel caso di un blocco d,i ur1;1 certa durata la circolazione si ristabi lirebbe per altra 1•ia, e r1uello che prima affiuiva a Genova potrebbe, ad esempio, dirigersi ad un po rto neutro dell' Atlriatico, donde poi, per la rrontiera aperta, en trerebbe in Italia,
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DAt,l,E ALPI O DAI, MARE'/
DAU,E M.l'l O DAL MAR E1
la tri plice allea.nza ed hanno sopratntto rivolto i loro sguardi al Reno. Di più, se nel romanzetto del Rope si parla di prendere Roma sbarcando a Finmicino tre brigate di fanteria di marina, suppongo che qualora tutto l'esercito francese fosse disponibile contro di noi, l'invasione della -valle del Po sarebbe consideratf1 come una semplice passeggiata militare. Ma in r ealtà non è così. La questione è studiat1i teoricamente nei f;rattati di geografia militare; io ricordo anzi di aver letto, non so p iù dove, che .Briançon est un pistolet chat·gé à bout p01·tant cont1·e 2~i1·in; ma più precisamente trovo in un libro (che sebbene cPautore anonimo, è molto diffuso in l!.,raucia, citato spesso da altri scrittori ed a ttribuito ad un generale) questa affermazione : Si nous avions af!ai?-e aux ItaHens seiils, ce n' est pas non pltts pa1· la voie cle ta Gorniche qiie se p1·ocliti1·ait not?·e mouvement of!'ensif; noits avons de bien meilleu1·s déboucliés en Italie pa1· le mont Genève et le mont Genis, en pleine vallée dii Po (1). E non mi occorre di fare commenti.
Anzitutto, allo stesso modo che snlle A lpi una pa,rto del1' esercito, appoggiato agli. sbarramenti ed alle posizioni naturali prote.o·b0 ·e ed assicum la mobilitazione dal Jato di terra, ' o ' alla flotta t occa un analogo còmpito d~1l lato di mare. E vero che normalmente una grossa spedizione_nei primi giorni non è temibile; ma è bene premunirsi anche contro il pericolo di una piccola spedizione, sebbene esso non sia molto grave, per l'effetto morale che un colpo di mano può produrre nel momen to in cui lo spirito pubblico è maggiormente eccitato dalla dichiarazione di guerra. Di più. una, flotta allo stato potenziale (f/,eet in being) è la più efficace minaccia contro le croci.ere nemiche che volessero distruggere il nostro commercio e contro i tentativi che navi isolate o piccoli. gruppi di navi potessero fare contro i nostri port ì; rende mal sicura, lit raccolta d i navi che il nemico volesse fare rrei porti propri allo scopo cli prepara.re uno sbarco i è di freno alle manovre della squadra nemica, costretta a procedere riguardosa fino al momento in cui una vittoria decisiva n on le abbia assicurato il dominio del mare. Nel fratt empo, le navi. minori, non atte a combattere in linea con le corazzate, corrono il Meditedaneo e l'Atlantico alla caccia delle navi mercantili dell'avversario. Quanto tempo si prolungherà questo stato cli cose? Non si può dire. La guerra dei cento anni fu una guerra marittima; ma le condizioni sono oggi mutate, poichè allora si navigava a vela e il Yento era patrimonio di tutti. Ad ogni modo, mentre la guerra che si combattereb be sulle Alpi per la padronanza delle valli sarebbe certamente il preludio di operazioni maggiori, la guflrra marittima lo sarebbe soltanto qualora lo svolgersi delle operazioni consentisse a chi è padrone del mare ·di combinare le operazioni dell'esercito e della flotta : quando cioè la linea di operazioni corresse in prossimità della costa, o quando al vincitore fossero dalla politica designati obbiettivi speciali. Qualcuno potrà pensare che io appartenga, dopo quanto ho detto, Etlla categoria dei temp01·aggiato1·i, invece che a quella dei f autwi della battaglia navale. A dissipare ogni
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Da tutti gli argomenti che ho fin qui addotti,parmi dunque che emerga 1uminosamente q nesta verità: che il pericolo maggiore si cela per noi dietro la maestosa, elevata, aspra barriera delle Alpi, quello minore dietro l'orizzonte lontano dell'aperto mare. E poich~ l'elegante edificio costruito dal mio oppositm·e con l'arte arguta e briosa del suo dire è andato celeremente disgregandosi, simile ad un padiglione di stucco, sotto il martello della logica, po trebbe qualcuno lasciarsi trascinare, per reazione, a credere che essendo l' esercito sufficiente, anche da solo, a mantenere l'integ rità del paese, riesca super:fluo il possedere una :flotta poderosa. Io sono ben lungi dal sostenere quest' idea, non meno paradossale di quella che mi sono accinto a combattere. Dico soltanto che questa verità deve essere messa in luce, non con argomenti speciosi, ma con buone ragioni; tanto più che queste non mancano, e per trovarle basta esamina.r e i còmpiti che spetterebbero alla :flotta in caso d i guerra. (t /
/,a ·m.cirine dans
les g1iei-;-es
1nodernes, t>ar ... , pag. 52.
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dubbio, io dico che se il temporeggia.re può essere utile e consigliabile ed anzi necessario in certi casi, non meno vantaggiosa od inevitabile può essere in altri la battaglia. Il tenente colonnello Barone ha trattato fra irli altri eP"re' ' o giamente una tale questione nel periodico la Starnpa (1). Io aggiungo soltanto che tra il più forte e il più debole ci potrà essere una di veraa tendenza : il primo naturalmente non cercherà la battaglia se non quando abbia la mao·O'ior ob somma di probabilità favorevoli, il secondo sarà invece tratto a cercarla anche quando tali probabilità siano minori, per il timore di perdere una buona occasione. E molte volte l'ardimento e l'energia potranno supplire al numero.
che risponde all'ideale di una flot.ta poderosissina, come è un'altra Ge1·mania quella per cui oggidì ferve nei cantieri del grande impero la costruzione di nuove e numerose corazzate. Con questa differenza però: la Germania ha prima creato un'immensa flotta mercantile, atta a spandere in tutto il mondo i prodotti della sua industria e si è nello stesso tempo assicurata un vasto impero coloniale ; l'Italia è ancora in infanzia sotto questo rispetto; voler imitare la Germania sarebbe precon-ere i tempi (1). Dirò di più. Essendo la flotta, come ho accennato, uno strumento essenzialmente offensivo, conviene considerarne le fnnzioni in ogni ipotesi di guerra invece che soltanto in una guerra difensiva; in altri termini non si può prescindere dall'ipotesi delle alleanze, se si vuole avere una misura dei vantaggi che la flotta è capace di procacciare. Così lo stesso Manfredi, dopo aver fatto astrazione da questa ipotesi, ci ricade quasi involontariamente allorchè ricorda la divisa della jeune école: .À nos a1·11iées ·l' i:.lllernague, à nos mcwins l ' Italie. L a teoria della jeune école è ormai tramontata in Francia, non per capriccio della fortuna, ma per la forza ine3orabile delle cose e per la naturale prevalenza che :6.nisce sempre per avere il buon senso. Essa è tramontata ufficialmente nei programmi m1vali, e non ha più che pochi fautori nella letteratura militare e marinaresca; ma se anche ciò non fosse, sarebbe possibile alla Francia, nel caso di una g uerra tra la duplice e la triplice e nelle odierne condizioni, porre ad effetto il programma: .4. nos marins l' Italie f Il Ricci seri veva nel 1872 : « Considerando la doppia « base marittima ch e ha la Francia nell'Oceano e nel Medi« terraneo, se vi ha probabilità che possa in dati limiti far « compenso alla n ostra inferiorità di forze, si è quella di « mettere l'iniziativa da parte nostra ed operare prima che « le squadre dei due mari si siano riunite nel Mediterra-
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*** Ho detto che nel caso di una guerra dell' I t alia isolata contro la Francia, la salvezza è riposta essenzialmente nell'esercito e che la partita non dovrebbe considerarsi perduta quando, pur essendo distrutta la flotta, la vittoria pendesse indecisa dal lato di terra. Certamente la lotta marittima si prolungherebbe tanto più, quanto minore fosse la disparità tra le due armate; ma data la forte prevalenza del1' una sull'altra, non credo che sul risultato finale avrebbe grande influenza l'essere il loro rapporto di 1 a 3 come è present emente, oppure di 1 a 2, come taluno propone (2) . Prescindendo dall'enorme spesa che un simile aumento richiederebbe (mezzo miliardo almeno), io ritengo che nello stabilire l'entità nella nostra forza navale si debba partire da un altro concetto. In una gtrnrra difensiva la flotta italiana avrebbe soltanto un'azione secondaria, sia per i ragionamenti già esposti, sia perchè essa è per sua natura uno strumento eminentemente offensivo e per conseguenza si presta sopratutto a scopi aggressivi o di espansione. È un'alt?-a Italia quella E. B. - QlleStioni navali, IV. (2) E. B. - Questioni navali, V. La divergenza di idee può essere qui più ap1}arento ~he real e, ove si consi<Jeri che la squadra del Med iterrnneo è bcnsl un torzo d~lle forze navali complessive della Francia, ma la metà di quelle destinate ai m;1ri di (I)
Europa.
(i) Anche la Lega 1iavate mette in prima linea, nel suo programma, Io sviluppo de lla flotta mercantile.
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neo» (1). Ora io non dico che su questo pensiero, il quale così apertamente espresso rft>cchiunde in sè qualche cosa d'ingenuo, si debba unicamente basare l'azione della nostra flotta, nel caso rli conflitto isolato tra la Francia e l' Itali.a; ma esprimo il parere che il nostro programma navale debba essere quello di possea.ere una flo tta che nguagli o superi le forze che la Francia tiene normalmente a Tolone e Biserta, perchè, allo scoppiare delle ostilità, qm1lora la Francia non possa allontanare dall'.A.tlantico la squadra del , N orcl, o possa soltanto distoglierne una piccol~t parte (come è proba bile), alla squadra italiana unita alla squadra austriaca rimanga la su premazia del Mediterraneo. Un pensiero analogo a questo esprime,,a il 19 febbraio 1802 Napoleone Bonaparte al ministro della marina: P1·étend1·e qne la F1·ance seiile ctit une 1na1·ine égale à celle de l' AngletmTe avant clix ans, e' est 1ine chi1nè1·e ... Ce qu,e nous po1wons expér-e1·, c'e1Jt) a1Jant clix ans, cle lutte·r cmec quelque chances cle succès) la JP1·ance) l' Et1pa,qne, et la HoUancle se froiwant 1·éunies, .. (2). Ora io ritengo che dal segno indicato non saremmo molto lontani il giorno in cui, (oltre alle navi già in costruzione, noi avessimo in mare quelle progettat(ultimamente: Vìtto1-io Emanuele III e Regina Elena, mediante le quali l'Italia riacquisterebbe altresì il primato nelle costruzioni navali. Questo mio convincimento, frutto di molte letture e basato sopra il parallelo delle due flotte, tenendo conto sia del n umero, sia della qualità delle navi (3), potrebbe non essere condiviso da t utti, nè io mi arrogo sufficiente competenza tecnica per intavolare una discussione in proposito; soltan to parmi che si possa affermare che la flotta italiana, pur non essendo ancora oggidì quello che dov rebbe essere, ha già una forza che non può essere trascurata, e tale da r enderne
desiderata l'alleanza e t emuta l'inimicizia. Questa è la vera base del suo prestigio. Se dunque è giusto desiderare un graduale incremen to ed una metodica e razionale riproduzione del naviglio, non dobbiamo nemmeno denigrare oltre misura le nostre navi, perchè si correrebbe il rischio di menomare il prestigio delJa nostra flotta senza raggiungere lo scopo di ottenere un aumento nel bil~mcio della marina. Non dobbiamo imitaTe nè il daino che trema ad ogni stormir d i foo·lia nè la ~ o ' cicogna che cr ede di sfuggire al cacciat ore nascondendo la testa sotto un'ala per non vederlo. 'ranto meno poi do bbiamo tendere a diminuire i mezzi che occorrono all'esercito per rinvigorire il proprio organismo, le cui lacune e le cui debolezze, per essere ignorate dai più, non cessano per questo di esistere; occorre invece procurare di sostenere parallelamente sulla via del progresso tant o l 'esercito' che la flotta , . assicurando prima la difesa e poi l'offes a. E allora potremo g uardare serenamente l'avvenir e. Sopratutto poi è necessario rifuggire dal suscitare gelosie e rivalità fra due istituzioni 1 nate per prestarsi vicendevole appoggio, poichè ne deriverebbe grave danno alle forze morali. Quelle materiali, sparato il primo colpo d i cannone, saranno quelle che saranno, e noi dovremo subirle. Se la perfezione non sarà raggiunta, l'esercito e l'armata potranno consolarsi dicendo: Se Ilfessene .piano-e Sparta n on ride :' o' ma purchè le forze morali non facciano difetto, si potrà sempre sperare nel Dio della guerra e della fortuna. Giova ricordare che su cinquanta battagli e combattute, gli eserciti napoleonici, che pure avevano il peggiore armamento sia di fucili, sia di artiglieria, ne perdett ero sette sole; e che non per numero o qualità 11.i navi Tegethof fu a Lissa il vincitore. « Navi di legno ed uomini di ferro » , d iceva l'ammiraglio F arragut, e a noi è di buon aug urio il pensiero che ap punto di legno era la Stella Pola1·e, mentre di ferro erano gli uomini che la guidavano verso la perigliosa mèta. Solleviamo adunque lo spirito, o fratelli dell'esercito e dell'armata, coi cuori uniti in unii stessa fed e, cogli sguardi
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(il n1cc1, Appunti sulla dif esa d.e ll'ltatia, eec. pag. 23. (2) Coi··respondence de Napoléon, n. 5968. (3) Per maggiori p1trlicolari circa la l,héorie des bateau~; dits chavirables, veggaosi le opere ddl LOCKflOY: L a marine de guen-e, pRg. 44, e La défense navate en t898, pag. 9l.
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rivolti verso la stessa bandiera. E su questa bandiera, nel giorno del pericolo, noi t utti leggeremo, securi della nostra coscienza, un motto simile a quello che Nelson segnalava ai suoi marinai nella g iornata d.i Trafalga.r : L'Italia aspetta che ciascuno faccia il proprio dovere !
L'ARTIGLIEl{[A PER LE TRUPPE DI MONTAGNA
Roma, 15 marzo 1901. ArJBE RTO 0AVACIOCCRI Jllaggio1·;, cli stato maggior e.
Le regioni montuose che costituiscono le frontiere naturali d'Italia, fra i caratteri svariatissimi che ne dist inguono ciascun tratto da tutti g li altri, ne presentano uno comune, cioè che i grandi massicci alpini , più o meno elevati, aspri ed. impervi, sono separati fra loro da striscie, come grandi solchi, di terreno meno difficile, meno ingrato, meno elevato ed aspro. Queste striscia sono, natun.1,lmente, le maggiori vallate della regione, percorse dai più importanti corsi d'acqua. Risalendo queste grandi vallate si mette capo ai grandi valichi alpini, i più facili, i più conosciuti, i più frequentati fino dalla più remota antichità. Le grandi vallate e le grandi depressioni, anche astrazione fatta dalle strade rotabili e dalle ferrovie che in massima parte attualmente .le percorrono, sono e furono le naturali vie di comunicazione fra l'Italia ed i paesi vicini. In esse si trovano, olt re le rotabili e le ferrovie, i maggiori centri ahi· tati e le maggiori risorse della regione alpina. Per conseguenza, le operazioni militari che lungo queste grandi linee si dovessero svolgere, benchè più difficili assai · delle operazioni di pianura e di collina, non presentano però mai, in generale e tranne per piccoli tratti , le rigorose carat· teristiche della guerra a lpina propriamente detta. I grandi massicci montani, interposti a gueste linee di maggiore praticabilità, sono a loro volta solcati da altre linee di praticabilità minore, vallate seco.n darie e minori deprespressioni, percorse da strade mulattiere e dc1, sentieri più o meno difficili, praticabili durante un periodo più o meno lungo dell'anno, che mettono capo a valichi più difficili, meno conosciuti e meno frequentati.
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L ARTI0L1ERIA PER LE TRUPPE DI MONTAGNA
Queste linee di comunicazione secondarie, sono di solito collegate alle principali al di qua e al di là della displuviale o della frontiera politica e costitui~cono così delle vere e proprie succursali della linea principale, colla quale, militarmente considerate, fauno sistema. Sono le operazioni militari che debbono e possono aver luogo attraverso queste regioni e lungo queste linee, che presentano in tutto il suo rigore assoluto il carattere della vera guerra alpina.. Per queste operazioni, l'ordinaria organizzazione delle truppe e delle unità di guerra è insnf':6.cient e; OC· corrono fo rmazioni speciali, speciali mezzi logistici, ed è bene avere truppe l:lpecialmeute preparate ad addestrare allo scopo. Si avrà dunque, d i fatto, nella guerra alpina, una ripartizione di forze e d i mezzi, imposta dal terreno, cioè : grosse colonne, formate dalle grandi unità di guerra, lungo le linee principali di comunicazione; operazioni secondarie e sussidit1.rie attraver so i massicci montani interposti. È generalmente ammesso che nell'interno di una regione di alte montagne non possono aver luogo azioni decisive fra grandi masse armate come quelle che dovrebbero tr ovarsi di fronte in qualunque ipotesi di guerra fra l'Italia ed uno Stato vicino ; perciò i còmpiti che verranno assegnati alle colonne principali, non potranno essere sostanzialmente che ue : 1° passare; 2° impedire al nemico, per un tempo più o meno lungo, di passare. Perchè le partite grosse dovranno essere decise al di là od, alla peggio, al di qua dei monti. I còmpiti delle colonne e delle operazioni secondarie sono più complessi, ma sono in massima subordinati al còmpito generale delle colonne princi pali e possono riassumersi così: facili tare con. ogni mezzo l'azione delle colonne principali proprie ed impedire quella delle colonne avversarie. Perciò : costituire solidi appoggi d'ala; occupare nodi mon· tani importanti o posizioni che minaccino seriamente le posizioni dell'avversario e ne ps.ralizzino le mosse; operare offensivamente sui fianchi e sulle comunicazioni del nemico, anche quando le proprie colonne principali sono sulla difensiva; raggiungere, per vie d ifficili e per giungere inaspettati,
L' AltTIGLIERIA PER LE TROPPE DI MONTAGNA
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punti logisticamente o tatticamente importanti del territorio nemico per operarvi distruzioni, o per impadronirsene ed impedirne l'occupazione o il passaggio all'avversario, par un certo tempo o durante una certa azione tattica; ed altri simili. I~ evidente che le truppe dest inate a queste operazioni devono avere, non solo ]a capacità, ma specialmente la possibilità di marciare, soggiornare, manovrare e combattere per tempo indeterminato nell'alta montagna, lontano dalle strade rotabili e dai principali centri abitati della regione. Le colonne principali invece, destinate a percorrere, a soggiornare, a manovrare ed a combattere nelle parti meno difficili e più prati'3abili della regione montana, in quelle parti cioè ove si svolgono le strade rotabili, possono essere organizzate ed equipaggiate come lo sono tutte le geandi unità. dell'esercito. Solo per eccezione, qualche frazione d i esse che si preveda debba per breve t empo allontanarsi dalla d irettrice di marcia, potrà essere provvista di speciali mezzi logistici ed organizzata in modo speciale. Non solo, ma siccome per queste colonne la guerra di montagna non è lo scopo, ma soltanto un mezzo, una fase inevitabile, p~r la quale debbono passare per giungere ad esplicare l'azione per la quale sono costituite, non è solamente bene che esse siano organizzate ed equipaggiate co me tutte le grandi unità dell'esercito, ma è necessa1"io che lo siano. P erchè è universalmente noto che i mezzi logistici e tutte le organizzazioni speciali alla montagna, non hanno le migliori attitudini per le grandi operazioni fuori delle zone montane. La ripartizione di mezzi e di scopi, cui si è accennato, non è arbitraria nè scolastica. La necessità delle cose la impone; forganizzazione e la preparazione logistica e tattica delle truppe e del terreno la dimostrano vera e reale. Può avvenire nondimeno che i còmpiti secondari da assegnarsi a truppe speciali siano tanti e di tale importanza, da richiedere impiego cli forze assai più considerevoli di quelle che non convenga o non sia possibile organizzare. Ed
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L' ARTHH,lERIA PE R T, E T R UPPE DI MONTAGNA
allora sarà necessario destinare alla esecuzione di còrnpiti da alpini trnppe non alpine, forn endole dei mezzi indisfensabili. Così ad esempio, potrà avvenire che si mandino alcuni, o parecchi, o molti battaglioni di fanteria, poniamo il caso, nella Regione del Mulo od in altra simile. Ma quella fanteria di linea, dovrà avere equipaggiamento e mezzi logist ici da alpini e dovrà manovrare come fanteria al pina, perchè il suo sarà un còmpito di guerra d'alta montagna. Quei soldati, per quella missione, potranno, alla peggio, essere dei mediocri alpini, ma saranno dei veri e propri alpini. Ad essi è applicabile quindi ogni ragionamento che si faccia intorno all'impiego di truppe alpine. Dimostrare la verità di questa affer mazione è superfluo, poichè basta riflettere che qualora l'Italia non avesse nemmeno un battaglione alpino, i còmpiti della guerra alpina sussisterebbero lo stesso e vi si dovrebbero destinare altrettanti bat taglioni di fanteria, equipaggiandoli improv visamente da alpini. Se dunque, ad esempio, ci accadesse di sentir dire o di sapere con certezza che ad un g ruppo di battaglioni di fanteria, dislocato al colle del Mulo o nella conca cli Bondena, od in altra regione simile, saranno assegnate alcune batterie da montagna e che invece non si darà artiglieria, e non converrà darne, ad un battaglione alpino isolato chfl operi in un'altra regione qualsiasi, non potremo ·dedurne la regola generale che : l'artiglieria da montagna si deve assegnare alla fanteria a preferenza che agli alpini; ma semplicemente si potrà concluderne che: dati due còmpiti di guerra alpina, l'artiglieria è meglio assegnarla a quello che richiede impiego di maggiori forze riunite e su terreno che meglio si presti per l'impiego d'a,rtiglieria.
vallo delle ro tabili; 2° studiare se con venga assegnare arti· glieria alle colonne secondarie destinate alla guerra d'alba montagna, cioè agli alpini ( o a chi per essi); 3" qnale organizzazione tali ar tig lierie sembri conveniente abbiano.
Scopo di questo scritto 6: 1° studiare gnale specie d'arliglieria convenga assegnare alle grosse colonne che devono operare nelle regioni meno difficili della montagna ed a ca-
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In primo luogo giova osservare che sarebbe desiderabile al massimo grado che la stessa artiglieria che serve bene alla gu erra di montagna, servisse altrettanto bene in quella di pianura. Ciò è evidente; ma è anche evidente che su terreno aspro e difficile, dove non esiste nemmeno una mediocre carrareccia, dove il solo mezzo di trasporto possi bile è il someggio a dorso di mulo, le artiglierie da campo trainato non possono essere impiegate e nemmeno passare. D'altra parte anche nelle regioni montane solcate da strade rotabili, durante la massima parte del percorso di queste, all'artiglieria trainata sarà difficile e spesso impossibile trovare utile impiego e molte volte perfino uscire dalla strada (1). Potrà sembrar utile dunque che anche le grosse colonne marcianti su quelle rota.bili, siano fornite, almeno in parte, di una speciale artiglieria adatta al terreno sul quale esse devono combattere. lVIa ove si consideri che dopo la fase della guerra di montagna, le Divisioni di fanteria che avessero solo, od in massima parte, artiglieria someggiata, si troverebbero in palese e sensibile condizione d'inferiorità d i fronte ad altre Divi.s ioni aventi la costituzione normale, si vedrà di quanto difficile soluzione sia questo problema. Da lungo tempo in Italia ed altrove si vanno tentando varie soluzioni, senza che una soddisfacente si sia ancora trovata. {{) Di qu esto parere sembra non sia il sig. maggiore FnANZ JNI , il quale nel suo scritto • La nostra artigl ieria da campagna sulla front.iera alp ina , pubblicato nella Rivista à' a·rtigliei·ia e genio <lei feb braio ·1898, sostiene che le attuali batterie da cm. 7 sono molto adatte a servire per le divisioni destinate alla montagna, Jl ur co nfessando che questa sua opinione non è molto conrlivisa dai suoi colleghi <l'arma. In altri scritli poiteriori però, lo stesso sig. maggiore, propugna !"adozione cli un nuovo materiale e di una diversa organizzazione di batter ie, che forse risponderebtier<> assai megli o allo scopo. ·
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L'ARTIGLIERI A PE& LE TROPPE DI MONTAGNA
Gli studi e gli esperimenti tentati e ritentati colle cosidette batterie trasformabili, sono la prova evidente delle preoccupazioni che si nutrono al riguardo. Ma_ le batterie trasformabili, le guali consistevano poi sostanzialmente in un doppio materiale completo, da salma e traino, assegnato ad un unico riparto di uomir.i e di quadru pedi, si rivelarono ben presto insufficienti allo scopo. L'idea fu abbandonata e le batterie trasformabili furono tra.sformate in batterie da montagna completamente e sempre someggiate e non aventi altro materiale oltre quello someo-. b"l "' gm 1 e. Si dovrebbe dunque ritenere che la soluzione da noi adot· tata fosse guesta : alle Divisioni operanti in montagna, in luogo di tutta, o di parte, della artiglieria t rain ata, od oltre a questa, saranno assegnate alcun e batterie da montagna. Solamente che, se la soluzione adottata è questa, è lecito farvi intorno qualche osservazione. L e truppe delle D ivisioni di fanteria andranno a far e la guerra di montagna coll'equipaggiamento e coi mezzi logistici or dinari; tranne qualche reggimento che avrà alcune salmerie che gli permetteranno di rendersi indipendente dalle r ot.abili per una tappa (I), t utto il r esto alle rotabili stesse sarà indissolubilmente legato. A che serve dunque assegnare a tali truppe un'artiglieria che ha per mezzo di locomozione ordinario e quasi unico il someggio? Un'artiglieria che ha tittto il suo materiale some o-. "' g1ato; che ha colonne - munizioni e colonne - viveri portate a dorso di mulo? Un'ar~iglieria che, per averla qual'è si è dovuta sacrificare potenza, gittata, efficacia e mobilità?
Evidentement e, qui bisogna concludere che il concetto dell'organizzatore che alle batterie da montagna da va la forma e le caratteristiche che esse hanno, non fu quello di creare un'artiglieria fatta per marciare sulle rotabili o assieme con r iparti aventi le loro mosse vincolate all'andamento delle rotabili stesse. Sembra assai più probabile che il suo concetto fosse quello di fare un'artiglieria che avesse -sempre in sè e con sè tutti i mezzi necessari per vivere, marciare e combattere in alta montagna, lontano dalle rot abili, precisamente come la fanteria alpina. E nello stesso concetto concordano evidentemente tutt i -coloro che all'addestramento ed all' istrn½ione delle batterie da montagna furono e sono adibiti, poichè allo studio dell'impiego della loro arma nelle regioni d'alta montagna -cioè nelle regioni degli alpini - dedicano le più assidue e lodevoli cure. L'artig lieria da montagna dunque non è l'artiglieria appositamente fatta per le Divisioni di fanteria operanti in montagna. Essa ha caratteri logistici e tattici essenzialmente d iversi da queste. Ma, se questo è vero, bisogna anche venire ad un'altra -conclusione che è questa: le nostre di visioni dest inate alla montagna, non hanno un'artiglieria adatta ai loro còmpiti. In Austria si è risolto il pri:blerna, o si è creduto di ri~olverlo, coll'assegnare alle Divisioni da montagna un'artiglier ia leggera trainata, con affusti senza sedili ed a carreggiata ridotta. Da noi nulla in questo senso è stato fatto, tranne i g ià, accennati tentativi colle batt.erie trasformabili. Può darsi, è lecito sperare che gli stud i ora in corso per il materiale d'artiglieria port,ino anche la soluzione di questo problema? Speriamolo pure. Non so però se sia ugualmente lecito ad un ufficiale di fanteria esprimere il proprio profano parere intorno ai caratteri che una artiglieria fatta a questo scopo potrebbe o dovrebbe avere. ln ogni modo però, chiedendo scusa ai tecnici del mio insano ardire e pregandoli di correggermi e d i illuminarmi dove sbaglio, lo tenterò.
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(l) La _sa\meri:i completa di ~111 reggimento di fan teria di 12 coro]Jagnie, aesti nato ad operare m montagna, consta d1 i 2S muli, più le ordinarie ·18 carrette da. batta" lio nc {V. Istruzione s:;ue scilmerìe dei corpi e r iparli desUnali ad operr.re in mo,itagna· pag. 3r.,). La salmeria di un rci:;g imen to alpino cli ugual forza consta, co rnplessi1'amente. di 472 mu11 e 66 c.1rret~i speciali. (V. Mniziane sulle sal1nerie degl·i a lpvni, pag. 62, 63, (l~). Questa enorme d10ereza 11Hl1ca precisamente che i battaglioni alpini devon o essere completa.mente e sem r1re indipendenti dalle rotabili e che invece i reggimenti di li ne.t non se Ile_possono allontanare che per breve tratto. Ci6 serve 11 da r ragione della div1s10ne dei compiti delineata nella pri,ua parte di questo scrit to.
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Mi sembra che per le Divisioni destinate ad operare in ' montagna si dovrebbe studiare un materiale che avesse per mezzo di locomozione normale il traino, con affusti leggeri ed a carreggiata ridotta e che però lasciasse la possibilità,in casi eccezionali e per brevi tratti, di someggiare i cannoni, gli affusti ed alcuni cofani di munizioni. Tutto il rimanente materiale, pctrebbe essere sempre e solamente trainato. Quindi, tolto d i mezzo il someggio per le colonne viveri, pet· le colonne munizioni e per tutti o gran parte degli accessori di batteria; tolto l'equipaggiamento speciale d'alta montagna per la truppa (uose di lana, cerchi a neve ecc. ), questa artiglieria avrebbe assai maggiore mobilità. che l'at· tuale art iglieria da montag na non abbia; sarebbe di minor ingombro sulle g ià sovracariche e poco produttive rotabili di montagna e potrebbe ancora rendere ottimi servizi quando dalla montagna si fosse usciti, senza troppo manifesta inferiorità sulle altre batterie campali. Non è mia competenza nè mia intenzione sviluppare in_ un progetto queste idee che mi porterebbero ad invadere un campo che non è il mio. Però, meditando sugli studi pubblicati da competenti ufficiali dell'arma (1), a proposito di un nuovo materiale per l'artiglieria da montagna, mentreebbi a riscontrare discordtmti opinioni su vari punti, li trovai tutti concordi in questo: è desiderabile dare maggiore potenza alla bocca da fuoco da montagna e, per dargliela, è possibile aumentarne il peso, malgrado il limiteimposto dal massimo peso utile t rasportabile a dorso di m ulo. Ed. infatti, per persuadersene, basta osservare che, attualmente, mentre un mulo porta-c01·po d'afrusto ha un ca,rico di 171 chilogrammi ed un porta-cofani per munizioni 185 chilog rammi, il mulo porta-cannone non ha che un carico complessivo di 151 chilogrammi dei quali solo 97,15 sono r appresentati dal cannone, compreso l'otturatore, che· a parere di molti, potrebbe anche essere someggiato a parte. (I) V . Rivista d'artiglie1·ia e genio, dicembre !895: Ar.r.ASON. - Artiglieria da montagna; là.. goruHio 1890 : Ducnos. - Conh·ibuto allo stndio del nostro materiale d'artiglieria da montagna; flt., agosto 1900: REVEL!.1. - Cannone da montagna.
T.'AR1'1GLIE1HA PER T,E TROPPE DI ~IONTAGNA
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Anche l'affust,o, sempre secondo il parere ~i u~ci~li del· l'arma, potrebbe essere someggiato da ~ muli anz1che da 2, con vari sistemi di scomposizione di cm non mancano progetti ed anche esempi presso altri e:erciti. . . Dunque, se è possibile dare maggior peso, cioè maggior otenza al cannone da montagna che deve essere s_~mpre ~omeggiato, sarà possibile a maggi?r ragione fare p_rn pesante quello di un'artiglieria destinata al somegg10 solo . . . eventualmente e per brevi percorsi. Intanto però, questa mia troppo ipotetica art1glter1a_ n?n, esiste. Nell'esercito italiano non esiste ch e la normale artiglieria da campo e l'artiglieria da montagna propria~~n_te ~etta. È giocoforza dunque ammettere che, se alle D1:1s1om _op~ranti in montagna si vorrà dare qualche poco di art1gl10r1a che possa. sempre essere impiegata, ~iso_gne~à dar loro alcune batterie da montagna ; le quali, s1 puo anche convenire che, in mancanza di meglio, saranno in questo modo . . benissimo impiegate. Non si potrà mai dire però che per quest'uso ~b?1a~o la migliore oro·anizzazione desiderabile (1) nè le m1ghor1 attitudini e t:nto meno che esse siano state organizzate esclu. sivamente o specialmente a questo scopo. Inoltre, si può anche aggiungere che volendo destinar~ a quest'impiego le batterie da montag n~ ( e_ _n~n s1 _Potra non volerlo), quelle esistenti e quelle d1 m1hz1a mobile da formarsi, non sono affatto sufficienti allo scopo.
L 'artiglieria da montagna, fatta come è, sembra creata, organizzata ed istruita apposta per faro la guerra d'alta montagna., precisamente come la fanteria alpina.
(t ) Chi non ne rosse persuaso, si compiaccia esaminare sul Torno II di mobilitazione, l'eqnipaggiamento geoeralo
?·
I~ composizion? ~ogistica d1 cui le Mtterie ,ono pro,viste O si convincerà subito che chi le fece cosi e non diversamenle, ,·ole,•a di? a,•cssero le caratterislir,he degli alpini e non quellu dell e tn1p110 eh ll~eu. Che po, v1_possa essere chi tuie rormazione a tali caratterisliche non ap1irova, lo s1 c,1p1sco, ma ciò nùn altera menomamente lo stato delle r.ose.
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l;AR'l'IG LIER!A PER LE TRUPPE DI .MONTAGNA
Ma nel_le azioni tattiche che nell'alta montagna si potranno sviluppare, sarà poi conveniente impiegare artiglieria? E se è conveniente, sarà poi possibile? E :finalmente dato che sia conveniente e anche, entro certi limiti, pos~ibile, sarà quello un buon impiego d'artiglieria? Oppure non sarebbe meglio, anche con qualche scapito di queste operazioni secondarie, impiegarla con assai maggiore utilità altrove? Veramente, potrebbe sembrare ozioso rispondere, almeno alle prime due di queste domande; poichè, che sia conveniente impiegare artiglieria nelle operazioni d'alta montagna lo ha dimostrato l'<,rganizzatore che ha dato alle batterie 1~ caratteristiche che esse hanno; che sia possibile lo dimostrano quotidianamente coloro che al comando ed alla istru·zione di esse sono preposti; tutte persone che evidentemente intorno a questo argomento ~d a molti altri. la sanno assai · più lunga dell'umile scrivente. Ma poiche vi è chi queste cose mette in dubbio, converrà -cercare di formarci qualche idea ben chiara in proposito.
Anche nella guerra d'alta montagna vi sono operazioni di diverS[L specie e di varia importanza. . "':"n~he ~elle regioni più. elevate delle Alpi, vi sono pos1z10m e lmee che permettono l'impiego di forze relativamente numerose. Anzi, è sulle operazioni che si compiranno attorno a queste posizioni o lungo queste linee che farà perno tutta la manovra di una zona d'alta montagna. ~ell~ quale manovra, oltre al nucleo od ai nuclei principali, _vi saranno altri piccoli ed anche minimi nuclei, che co_rnp1r~nno operazioni · a rdite, esplorazioni, finti attacchi, mmacc1e attraverso terreni difficilissimi; nuclei che faranno un po' le operazioni del partigiano, la guerriglia ed un poco quello che la cavalleria fa in pianura. · ~\.. _queste ul time _operazioni saranno evidentemente sempre ad1b1 ~e t_ruppe alpme, perchè sono le più difficili, e quelle che nch1edono maggior pratica della montagna. Ma anche a.lle altre dovranno essere adib~te truppe alpine; perchè per
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marciare e combattere in alta montagna e lont ano dalle rotabili, anche se terreno, e scopo permettono l'agglomerazionee la manovra di forze relativamente considerevoli, occorrono speciali equipaggiamenti e mezzi logistici, allenamento e addestramento alpino. In mancanza di truppe alpine, come. g ià si è detto, od in aiuto di queste, se l'ampiezza dell'operaziona lo richiederà, potranno andare battaglioni, reggiment i e magari brigate di fanteria, ma l'operazione rimarrà un'operazione da alpini. Bisogna ancora aggiungere che di quei tali distaccamenti. per le operazioni ardite di cui abbiamo sopra discorso, bisognerà farne sì, ma non tanti però da perdere di vista o da. indebolire soverchiamente le operazioni principali e da sminuzzare soverchiamente la massa - massa relativa al terreno su cui si manovra, s' intende. Perche il principio dell'azione a massa, quantu nque vi sia. chi tenta cavillare al riguardo, non è affatto uua particolarità dell'impiego d'artiglieria. Napoleone proclamò il principio dell' impiego in massa dell'artiglieria e non delle altre armi, unicamente perchè le altre armi erano già impiegate a massa anche prima di Lui e contemporaneamente a Lui. In realtà però, Egli impiegòa massa potenti batterie, forti battaglioni e valanghe di squiidroni. Non fa dunque una gran scope1:ta chi afferma che il principio dell'impiego a massa dell'artiglieria non è che un caso speciale della legge gen:eral~, anzi universale, d'ogni proficuo impiego di forza. Vi è forse qualcuno che voglia sostenere che, mentre l'ar tiglieria ottiene migliori effetti impiegata a massa, la fanteria e la cavalleria li ottengono migliori se impiegate a spizzico? Dunque, mentre da una parte il terreno di montagna impone il relativo frazio namento delle forze, si dovrà dall'altra cercare di coordinare ad uno scopo di guerra alpina le maggiori e le più utili agglomerazioni di forze possibili, per avere semprè la massa relativa, rispetto al terreno e rispetto, al nemico.
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Cori. queste agglomerazioni, con questi n uclei di maggiore importanza, che, come si disse, costituì.ranno i veri perni della manovra e dell'azione tattica alpina, dovranno esser0 le batterie da montagna. Sarebbe semplicemente puerile supporre che vi possa essere un caporale, magari di fanteria, il quale creda o supponga che con ogni plotone e con ogni pattuglia, che vadano svolazzando su per le più eccelse cime, si debba mandare una sezione o un pezzo ! Potrà avvenire che due o tre o più. batterie si trovino riunite assieme a tre o quattro o più battaglioni in una reg ione che lo richieda, ed in tal caso saranno benissimo impiegati gli uni e le altre: ma potrà anche avvenire che un battaglione s0lo abbia la sua brava batteria, se l'operazione o le operazioni che deve compiere lo richiedano. E quella batteria non sarà male impiegata. Ciò non vuol dire per altro che sia proprio necessario costituire permanentemente dei gruppi misti di alpini e di artiglieria, a somiglianza di quanto si è fatto in Francia. Intorno al gruppo alpino francese o ad altra istituzione simile, si possono avere opinioni diverse come su qualsiasi argomento di organica e di tattica; non solo, ma si può senz'altro ammettere che l'istituzione francese, presa integralmente qual'è, mal si adatterebbe &.i nostri ordinamenti. Tuttavia, ammessa l'incompatibilità del gruppo francese coi nostri ordinamenti, per diverse ragioni che qui non è bene enumerare; ammesso anche che non si reputi opportuna l'organizzazione fin dal tempo di pace di riparti misti di diverse armi al disotto della Divisione, sarà però sempre difficile trovare molte persone che dissent ano dal seguente semplicissimo ragionamento: se all'artiglieria da mon,ta.gna si è data organizzazione .espressamente fatta per la guerra d'alta montagna, precisamente come agli alpini; se continuamente essa mira ad adattarsi e ad istruirsi per quella guerra e studia le zone di alta montagna, precisamente come gli alpini;
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è lecito credere, anzi si può dire che è certo, che essa sarà chiamata ad agire in guelle ·stesse zone d'alta montagna, a fianco degli alpini o di chi pe1· essi. . Se dunque alpini e batterie da montagna, salve le esigenze tecniche e le istruzioni speciali alle due armi, invece di fare le escursioni separatamente, di studiare ognuno per conto proprio le stesse zone montane, con criteri che non potranno mai essere uniformi nè ~u:fficientemente coordinati, facessero gran parte di quegli studi assieme, sotto una direzione, una guida ed un criterio unico, i risultati complessivi sarebbero certamente migliori di quelli che attualmente non siano. Questo è il criterio che dovrebbe servire, secondo il modesto avviso dello scrivente, alla costituzione, permanente o periodica, di organismi misti per lo l;tudio e la preparazione della guerra di montagna, senza stare attaccati a nomi od a servile imitazione di quanto altri fanno . Occorre aggiungere, per chi non lo sapesse, che attualmente le due specialità, alpini e artiglieria, operano riunite per 15 giorni all'anno e non più. In tutto il resto, s' incontrano per la via, sullo stesso terreno, vanno a soggiornare nelle stesse località, negli stessi ricoveri alpini, ma uno non sa che cosa l'altro faccia, nè perchè lo faccia, Qui si potrebbe osservare che anche l'artiglieria da campagna è riunita alle truppe di fanteria solamente per un uguale periodo dell'anno; ma questa osservazione non ha nessun valore; poichè mentre lo studio del terreno attorno alle ordinarie g uarnigioni non ha grande importanza, lo studio accurato del terreno vero di guerra delle Alpi ha importanza massima.
Adesso concludo: 1° Quale artig lieria con viene assegnare alle grosse colonne che devono operare a cavallo delle rotabili alpine? Bisognerà lasciar lor o tutta l'artiglieria campale di cui. sono fornite ed aggiungervi, in mancanza di meglio, qual-
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cuna deUe attuali batterie da montagna, sebbene esse non abbiano caratteri organici e tattici molto adatti allo scopo. 2° Conviene assegnare artiglieria alle colonne secondarie destinate alla guerra di alta montagna, cioè agli alpini o a chi per essi? Si, pu~chè si tengano presenti i buoni principii della guerra d1 montagna e del!' impiego delle due specialità. 3• ·Quale organizzazione e quali caratteristiche sembrerebbero convenienti per l'una e per l'altra artiglieria? Per quella destinata agli alpini - ·· cioè all'alta montac:rna l'organizzazione e le caratteristiche logistiche e tattiche che ha l'attuale artiglieria da montagna, solo migliorandone le q~alità ~alistiche e tattiche; ma questo non è più che quist10ne d1 tempo, anzi speriamo, .di pochissimo tempo. Per l'artiglieria destinata alle grosse colonne, ripeterò che mi sembra si dovrebbe studiare un materiale normalmente trai.nato e solo. eccezionalmente, e nella sola parte indispensabile, someggiato (cannoni, affusti e munizioni) o trascinabile in parte su slitte o in truogoli. Un materiale insomma che potesse servire per la montagna non molto difficile, ma che .con::;ervasse la mobilità e la potenza necessarie per poter servire altrettanto bene in pianura. !Ifa questo mate,riale è di là da venire; anzi, non potrei n.ommeno ~o~ sicurezza affermare che le difficoltà d'applicaz10ne grav1ss1me che questa idea presenta siano superabili. Intanto però si potrebbe discretamente supplire con una trasformazione organica delle batterie destinate a far parte delle grosse colonne. · Ma se si vuol destinare artiglieria da montagna all'uno e all'altro còmpito, le attuali 15 batterie sono assolutamente insufficienti. RoBE1v.ro BARBETTA capitano olla sc·uol<t centrale di tbro d.i (antel"'ia.
L'OPERA DI UN lllNOMi\TO SCRlTTORE Dl FORTIFICAZIONE OEL SE COl,0 XVI
E L'ARTE DIFENSIVA ODIERNA
Qualche riflessione critica.
In testa alla grandiosa edizione romana dell'A1·chitellw ·a militare di Francesco de' Marchi appare il ritratto dell'autore riprodotto da quello esistente nella B iblioteca dell'lstitnto di Bologna, colla scri tta : F1·ancesco de' Nfa1·chi bolognese - gentil-iwmo 1·omano principe degli architet!i m ilitari.
I
Questo titolo di altissimo onore attribuito allo scrittore bolognese il quale visse a mezzo del secolo xv1, vale a dire nel periodo del più rigoglioso sviluppo della nuova forti:6.cazione, non può a meno di richiamare l'attem,;ione d i chi si faccia a ricostruire 1a sintesi dell'arte difensiva moderna. Occorre in tale ricostruzione ricordare che i l Marchi fu preceduto di circa due generazioni da Francesco di Giorgio Martini e da Gi uliano Giamberti a~ Sangallo, l'opera dei quali gettò le basi della nuova fortificazione; che poco prima, o contemporanea.mente al Marchi, vissero il vicentino Basilio della Scola,, il viterbese F rancesco l!"'lorenzuoli, Antonio da Sa.ngaJlo il Giovane, Michele Sammicheli, Girolamo Marini, Girolamo Genga, Jacopo Fusti detto il Oastriotto, Francesco Paciotto, oltre ad una vera faìan ge di altri, m inori a confronto dei sunnominati, ma pur sempre valentissimi ingegneri militari. Dopo di che non si può a meno di pensare se una critica informata a criteri corrispouden ti al carattere ed agli intenti dell'arte forti:6.catoria porti a 39 -
A:-INO X l,\' l.
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1.' 0Pf>RA Dl ON ltl NO MATO SCl< ITTOI!)•:, i,:çc;.
riconoscere !;autore del grande trattato d'architettura militare realmente meritevole del supremo tit,olo d'onore elargitogli cl.alla tradizione e dagli scrittori che presero a commentare e ad illustrare l'opera sua. Sono note le lodi di cui fu oggetto, ed anche le controversie cui diede luogo, nei secoli scorsi, il trattato del Marchi. La vita e l'opera di questo scrittore furono ampiamente illustrate dal Targioni (1), dal Fantuzzi (2), dal Tiraboschi (3), da Luigi Marini nella ?iografia premessa alla detta edizione romana, dal Venturi in due successivi libri (4), dal professor Francesco Tognetti (5), dal Lancetti (6), dal Bianconi (7), dal Cantù (8) e, con precisione, fino allora sconosciuta, di particolari, da Amadio Ronchini nel bel discorso preliminare alla stampa delle Cento lettere del Marchi (9). l\foritft infine sopra ogni altro scritto di essere ricordato guanto ebbe a narrare del Marchi il dottissimo Carlo Promis, dapprima nella I dell e cinque classiche Memorie stor·iche (10) e poi, con copia di n uove notizie e con giustezza non comune d i critica, nella J.l!Iiscellanea di storia italiana del 1863 (11). Ciò in quanto alle lodi. Circa alle controversie, il bolognese Ercole Corazzi, abate olivetano, letterato e professore di matematiche nell'Istituto delle scienze di Bologna, riteuendo, forse a tor!io, che il l\fanesson Mallet; ( 12) avesse sprezzan!iemente pa.rlato dei sistemi di fo rtifica:1.ion e del Marchi, (tì Via.ggi in Toscana, voJ. IX. (2) Scrittoi·i bolognesi . (3) Storia del/ci lettei·otiwo. italia.na (1772-82!. (!,) Memoi·ict in torno a lla ·v ita e alle opel'e <lel :lfcirchi. Mila.no, 1St6. - Appendice -0 lla /Jf emoria sul Afa;-ch i. Milano, t8L7 . (5) Bl()gi ,1 rnl Marchi . Ilologu~, 18.f9. (6) Vita del Marchi. Pa<lova, i 8-l,. (7) Del 1n-egio deglt esempla r i a sl.ampa ecL a penna del Marchi. Bologna, ·182\. (8) Slo l'ia tmi-ve,·sale, voi. IX e voi. l V <lei documenti. (9) Cent,, lette,·e d el capitano Francesco :lfa·l 'chi bolognese, conse1·vale nell' a.rchivio -gove1·,1alivo cU l'arma ed ora pei· la p?'ima ·vol/,1 reco.te in luce. Parma, l86,. {W) Vo l nm e Il 1/el 1'rallato di arcilitettani civile e milita·l'e di FnANCBsco 0 1 Gro11c ro lllA!iTl~I. 1'Mino, !81,~. {Hl Gli ingegneri e gli SCl'illori militai·i bolognesi d el XV e XVI secolo . (12J L es lravaux de 1)/ars oti /'01·t de la gue1"1·e rii ALAXO lllANessox ~I ALU:1' inge-
g nere e sergente magg iore d'artiglieria del re rii Portogal lo, p,ncia maesLro ùe ' Pag:;i della piccola scuderia del re di F rancia. Parig i, .f67i.
L'OPERA DI U:-1 RJNO)JA'l'O SCRITTORE , ECC.
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sorse, dopo molti anni, ad impugnarlo (1). Al Corazzi si unirono nell11 pretesa opera di rivendicazione della fama dell'il lustre scrittore, il lVfaffei (2), il frate barnabita Ermenegildo Pini (3) ed il lorenese Fallois di Ieoville, tenente nel reggimento Mercy (4). R ibattè gli attacchi di costoro il Cure!, il quale, secondo il costume del tempo, si fasciò t rascinare fino ,a basse contumelie all'indirizzo del Marchi. Sorse dipoi l'Al· .aarotti a sentenziare essere stato il Marchi maestro a Vauban . t, In tutto questo seri vere ed agitarsi di polemiche, un fatto ben singolare avrà certamente colpito il lettore. Letterati, eruditi, matematici ed anche uomini di chiesa, furono la massima parte di coloro che illustrarono, combatterono, o d ifesero l'opera di Francesco de Marchi ; ed il lettore stesso non può aver mancato di domandarsi se adeguato giudizio siano stati iu grado di pron unciare in materia di fortificazione scrittori, alieni per studi e per tendenze dalle discipline guerresche. Che in diversi periodi, l'arte difensiva sia caduta, con ' suo gravissimo danno, nelle mani dei dottrinari e dei professori di matematica, d imostrano a sufficienza la :;toria e la biblioO'rafia della fortificazione; nè è scopo del presen!ie t, ' scritto di ritornare su ciò. Importa solt,anto riferirsi all'o,; ser vazione testè fatta nell' intento di porre in rilievo l'opportunità di una revisione dei giudizi che furono fino ad ·ora pronunciati sull'opera di Francesco de' Marchi come ar· chitetto militare, considC::lrato che i giudizi stessi sono quasi esclusivamente dovuti, come si di8se, a letterati e ad eru<liti e che furono ti n qui universalmente accettati soltanto perchè non avvenne mai ai competenti in materia di portarvi sopra. la loro attenzione ; ciò che sarebbe stato sommamente utile per la s!ioria dell'arte fortificatoria. '
({) L'a1·chilettru·a militare tli Francesco de' Jlfarchi difesa clalte cl'iliclle cli ,llanes.r on ,lla llet. Oolo~na , 1720. (2) Ve,·onn illustrata, p. lll, c. 5. (3) Dialogo .11,ti'nr chit,Uur a militar,, 1.770. {4-) l?agionam.ento sopl'a alcune invenzioni di architettui·a ·1nilita1·e. Milan o, .f 757.
01::?
!.'OPERA DI UN RIXOMA'fO SCRITTORE, ECC.
L'Ol'EIU DI UN IUXO~ATO SCRITTOR I;, .ECC.
Gli illustratori dell'opera di Francesco de' Marchi hanno sempre ritenuto che pregio principale di quella sia stato la creazione di molteplici sistemi di fortificazione. Il nome dello scrittore bolognese sembra, a loro giudizio, debba avere di· ritto all' ammi razione dei posteri soprattutto perchè egli giunse ad immaginare nientemeno di 161 tracciati bastionati per la fortificazione dei di versi poligoni regolari a cominciar e dal triangolo, ed inoltre di non poche figure più o meno irregolari e stravaganti, come l'ovale, il rombo, i tre, lobi, la figura a cuor e, la cifra 8, ecc. Coll'applicazione di tali disegni (si osser vava) viene prontamtinte a risolversi qualsiasi problema di fortificazione, con inestimabile vantaggio di quegli ingegneri cbe sono poco famigliari nel manegg io della geometria. Si trattava, come si vede, non della fortificazione reale e pratica, ma di una fortificazione geometrica; vale a dire della pianta di serra, coltiva.ta e sviluppata con tanto impegno da una turba di eruditi e di matematici; e frattanto andava infiltrandosi nelle stesse scuole militari lo strano concetto che il problema di organizzare una po:;izione in modo che la trnppa, la quale l'occupa, riesca a resistere contro forze superiori (ciò che notoriamente costituisce lo scopo della fortificazione) potes3e risolversi con operazioni cli geometria e col tracciamento sul terreno di fig ure più o meno bizzarre. P resentemente, sebbene l'influenza delle forme tradizionali tenda ad immobilizzare l'arte forti:6.catoria e trascini tal volta ad adottare partiti che sono la negazione dell'arte stessa, intesa n el suo vero senso largo e pratico, si fa strada la convinzione che sian o, in ciascun caso, da adottarsi disposizioni difensive, indipendent i da qualsiasi tipo o sistema geometrico e suggerite soltanto dalle condizioni di sito, dallo scopo da consegnire e dai mezzi che si posseggono. R icondotta l'arte difensiva al suo vero indirizzo, il O'iudizio sull'opera degli architetti militari e degli scrittorr di
fortificazione non potr ebbe e~sere fond ato sui criteri che finora vennero senza discussione accettati. E pperò vediamo che, non soltanto i manipolatori di tipi e di progetti geo · metrici hanno fa tto il loro tempo, ma che gli scrittori militari odierni, nell'esame delle questioni riflettenti la storia della for tificazione nel loro paese, tendono a scagionare i propri ingegneri militari dall'aver seg uito un indirizzo, il quale, mentre coi vecchi criteri era un vanto, ora costituiTebbe per essi una nota di biasimo. Così gli scrittori mili-tari francesi sostengono attualmente che i tre famosi sistemi attribuiti al Vanban, ed insegnati fino a pochi anni indietro nelle scuole, non ebbero in realtà a scaturire se non dal cervello malato degli allievi, la cui insufficienza tradì le idee del maestro; che questi n on· pensò g iammai a vincolare i suoi progetti colle pastoie di un sistema qualunque, possedendo la vera arte dell'ingegnere militare, che ,è di applicare la fortificazione al terreno (1 ). Quale distanza fra tali apprezzament.i ed i giudizi degli -eruditi del secolo xvm, i quali si accapigliavano ferocemente per la paternità dei sistemi di Vauban ! Dopo le quali considerazioni ~embra resti ampiamente confermata la necessità che, per un giusto orientamento .della storia dell'arte difensiva, sia da r iprendersi in e.:;ame l'oper a di F ranc9sco de' Marchi, come quella ohe tanta influenza ehbe poi ad esercitare sull' indirizzo degli studi di fortificazione.
.. •
L'opera di. uno scrittore è intimamente collegata ai snoi tempi ed alla sua vita; epperò, per ben giudicare del carattere e degli intenti di quella, occorre ricostruire l'ambiente .sociale nel quale essa ebbe a svolgersi ed avere presenti, nella loro verità storica, i particolari più importanti dell'esistenza <lello scrittore stesso. Ol
H ENNEDEnT. -
fr onti frrs dc Fr;incc. Parigi, 1888
L'OPERA 01 UN RlNOMA TO SCRITTORE, J,CC.
Non è perciò fuori cli luogo, in relazione allo scopo cli. queste pagine, di ricordare le fasi principali della vita di Francesco de' Marchi; tanto più che la conoscenza cli nuovi documenti e sopratutto delle sue lettere (1) ha posto in ri- · lievo l'inesattezza delle notizie, le quali, per assoluta man-. canza di critica storica, furono propagate dagli eruditi del seeolo xvm e vennero poi generalmente riprodotte da quanti hanno in seguito preso a trattare della vita e delle opere dello scrittore bolognese. E qui, in omaggio alla verità storica, non si può a meno di ricordare ehe anche la vita scritta da Carlo Promis (2), la quale rappresenta lo studio più completo e diligente fatto su Francesco de' Marchi e riassume perciò e corregge tutte le pubblicazioni precedenti, non giunge a ricostruire secondo l'es~1tta verità storica il carattere dell'ambiente in cui questi visse ed il campo della sua operosità. Il Marchi viene infatti anche dal Promis (come da tutti g li altri suoi biografi, anteriori e posteriori allo scrittore torinese) de.lineato quale uomo dedito alla professione delle armi, mentre, come si vedrà, passò quasi tutti gli anni della sua vita nei s&rvizi di corte.
Della g iovinezza di Francesco de' Marchi (nato in Bologna nel 1504) nulla si sa, tranne che non attese a studi di sorta, essendo a trentadue anni ancora del tutto illetterato (3). Nel 1531 entrò ai servizi di Alessandro de' Medici, signore di Firenze, non come ingegnere militare, secondo è stato-
(·l ) ROi\°CH INt. -
Op. ci l.
12-) ln(Jegneri bolo(Jnesi. (3) , 1'ç,n so quello che vogli a V . S . da uno che aveva trentadu e ann i quan·1o per la • posta imrwrava l'a be, senw mastro che mi mostrasse mai nè libro, né salterio, nti , <la rmi penna, né calamaio in nanz i per impara re. • (Lettera LXXX.VII della Ra,ccoUa. J/onchini). ·
• Q11:1nto al scrivere e al leggere non posso rlar la colpa a li mastri , perché nessuno • m' in5egnò mai né a IPggere né a scri1•ere se non da mc doro che ebbi la barba. • lunga. • (Lettera LI V ili. id.).
1,'0l'EltA DI UN RINOMATO SCRITTOllE, ECC.
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erroneamente scritto (1), nè· come architetto civile, nè con qualsiasi altro ufficio di professionista, ma con mansioni di ordine inferiore. Sembra che fosse addetto alle poste ed alle scuderie della casa Medici, come autorizza a credere quanto eali stesso na.rra (2) e pel fatto bene accertato di essere stato ii" Marchi particolarmente esperto nell'arte di cavalcare e di guidare cavalli. Fu dotato da natura di singolari attitudini in tali esercizi al punto da mantenersi valentissimo cavallerizzo anche in età avanzata. È prova che il :Marchi avesse nel maneggio di cavalli pratica non comune l'essere stato destinato a maestro di equitazione del giovane Ranuccio Farnese, che fo poi cardinale col titolo di S. Lorenzo (3). Della sua destrezza nel cavalcare basti r icordare che egli quando era nelle Fiandre, varcati oaià i 60 a,nni di età, si offerse,. in occasione delle feste celebrate pel matrimonio di Alessandro Farnese duca di Parma colla principessa di Portogallo, a star ritto in piedi sulla sella di un cavallo corrente. (4): Quando per le dette feste si volle in Fiandra fabbricare un cocchio alla foggia italiana fu affidata al Ma,rchi la cura di eseguirlo (6). Egli stesso insegnò il modo di maneggiarlo e fu il primo a con-
(I) CA11w Pnoms (Scrittori bolognesi) dirnostr;i rrr.,nea la notizia, ripo,·tata clai hiograti del 1Lrncoc, che qu~sti sia stato autore, prima della metil del secolo xvr, delle mura, o fortezze di Firenze e cli Pistoia ecl ancor:1 di quelle d i Castro, l'ie.p i, Camerino e persiao di Pe,mro. Qnnnto il Marchi st«sso narra nel la. citata lettera LXXXVII, prova abbast:i nza che non poté ra r professione di architetto, né civile, nè militare, innanz i ali 'anno 4535, poicfl è solamen te ,n quell'anno si pose ad apprendere i pri mi rud:monti delle lett.Crl\ e soltanto qnalche anno dopo cominciù ,Hl acquistare qualche nozione di architetu,ra m ilitare. Tuttavia tutti co loro che, rlopo il Pnoi11s, hanno dato notizie del )[archi, ed a1rcl1e scrittori recentissimi, segui tano a narrare che il Marchi costrni le mura cli Firemc e la rorte7.za di Pistoia. (2) Ved i le dul: citai.e lettere LIV e LXXXVII e la lu11ga clcscrizione che il MAnce, ha L1sciato di Poggio a Cai,rn o presso FirenzA e l'albergare che vi fecero di rno!Li cavalli quando (nel luglio -1533) Caterina de' Me<J ici andò in Francia a marito. (3) • Già una vo lta fui suo mastro per iIHegoargli a volteggiare in Sili cav,1110 •. (Lettera XXII della I/accolta Ronchini). (4) • tutti questi particolari accettano, m1t non il correre in pied i in sulle scllè dei cavalli e voleva essere io il primo a co rrere». (Lettera XXIV dell a Raccali.a Ronchinì). (5) • io seguito a fare che il carro (lei sole sia llero e ricco •. (Lette ra Xl id. id.). P1E1no MAMEllANO in 1Jn carme per le nozze di Ale;san<lro Farnr.se esalta il Marchi JJer avere in qnell'occasione introdo tto in Fiandra i cocch i al l'uso italiano.
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L'OPERA DI UN RINOMATO S CRl'l'TO RIJ:, ECC.
durlo fuori della porta, di Bruxelles (1 ). Nelle sue lettere parla di tratto in tratto di cavalli e delle sue antiche occupazioni, ed una volta (2) sembra invidiare a Francesco da Camerino la compra fatta in Fiandra di quattro bellissimi cavalli. Tolto di vita (6 gennaio 1537) il dnca Alessandro, passò il Marchi al servizio della vedova Margherita d'Austria, in qualità di familiare. Dal 1537 pertanto, addetto al servizio personale della duchessa che fu, come egli nelle lettere continuamente dichiarò, la sua padrona (3), la seguì in tutte le svariate vicende della sua vita: prima a Roma n el 1538, quando, rimaritatasi col duca Ottavio Farnese, vi prese stabile dimora durante tutto il pontificato di Paolo III, il primo e p iù autorevole personaggio di quell;:i, casa allora potente : poi a Parma nel 1551: appresso nelle Fiandre nel 1559: infine all'Aquila nel 1568, dove il Marchi rimase fino alla sua morte avvenuta il 15 febbraio 1576, all'età di 72 anni (4). Senza escludere qualche sua visita a Roma (dove i Medici avevano molte possessioni ed interessi), fi~o dal 1534, il Marchi vi pose pertanto stabile dimora soltanto nel 1538. Da tale anno (35° dell'età sua) hanno origine i suoi studi d i fortificazione. In quel periodo, non poteva t rovarsi ambiente più favo·· revole di Roma per un dilettante, come egli era, d'arte difensiva. Era il tempo degli studi e dei lavori della grandiosa cinta bastionata, dapprima progettata sulle due rive del T evere ed eseguita poi quasi soltanto sulla destra : studi e lavori promossi da Paolo III ed affidati ad Antonio da Sangallo il giovane. La qualità di famigliare dei Faruese, ({) • io andai fuori de fa porta un quarto di miglio con il cocchio ,. (L.ettera XX VII id. id. (~) (Lettern XX IX irl. id.) (3) Vedi te lettere della snind icata raccolta e te indicazioni precise che ha più volle occasione di fare intorno aì tempo in cui entrò al servizio personale di Marg herita d'Austria. (4.) Dall 'iscri7.ione sepolcrale posta al Marchi nella chiesa rii S. France.sco a Palazzo io Aquila.
L'OPERA DI U:S RINOMATO SCRIT'l'OltE, ECC.
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i quali avevano allora in Roma autorità grandissima, do· veva rendere assai facile al Marchi di soddisfare al suo vivissimo desiderio di apprendflre la fortificazione e l'artiglieria, che allora erano una cosa sola. Degli studi compiuti dal Marchi in quel periodo narra con fe.d ele verità storica il Guglielmotti (1), al quale soltanto conviene r iferirsi per non cadere, su qnesto periodo della vità del Marchi, in erronee notizie. Non eseguì il Marchi, in Roma, lavori d i sorta, come qualche suo biografo ha scrittu; ma ebbe ivi occasione di conoscere per la prima volta i più valenti ingegneri militari dell'epoca, convenuti per gli studi della grandiosa cinta e sembra siasi legato di amicizia col più illustre di essi, il nominato Sangallo, che egli dice d i avere aiutato a « tira1· i fili » pel celebre baluardo di Roma, probabilmente l'Ardeatino (2) : ottimo tirocinio fatto dall'esordiente e dal d ilettante d'arte fortificatoria sotto così valente maestro (3) . Nell'agosto del 1546 Francesco de Marchi scriveva m Roma il principio del suo trattato (4). Seguendo Margherita d'Austria ed Ottavio Farnese in Roma, quando questi, divenuto papa nel 1550 Giulio III, dapprima poco benevolo e poi apertamente ostile ai Farnesi, lasciarono Roma nel 1551, il Marchi potè applicare le cognizioni d i ingegneria militare colà acquistat.e, a pro dei suoi padroni, nella così detta guerra di Parma, incominciata (!) L e forti (ica.zioni sulla spiar,gi1t romana . -
(2) Codice 11/agli<1bechiano. -
Lib l'O Vili. - «Le mura di l)Ol'go ,.
Lib. TV, rag. 4>.
(3) CAI\L O Pnoms da que,to fatto eblle a dedurre ché il M,irclli avesse laschlto il S<)I'· vizio dei Jledici e posto sede in Roma fino dal 1534 poichè in que ll'anno, egli osserva, cominciò liL costruzione del !Jaluarrto A rcleatino e l'opera,.ione del tirare i fi li, cioé il 'tracciamento, è in qualsiasi fabbrica la prima, appena compiu to lo scavo e lo spianamento del tel'!'eno (ScrWoi·i òolognesi j . Effettivamente i primissimi lavori t>reparatori per la costruzione rio! baluardo Ardeat ino o degli ,1ltri due baluardi che vennero pul'e incomi nciali insieme sulh sinistra ·del Tevel'e, rlatrno soltanto lfall'autuono del l53i, mentre la loro costruzione si proten<lè lino :.il rn1,2, come si rile va dal Jl,,gistro dei rnc1ndc1l.i rli pagamento che si con.serva nell'Archivio di Stato di //omei. In de tto 1/egistro si leggono, soltan to dal no vembre rlell'anno !537, trascri tte le prime somme p,igate a • il/0 Antonio Sa.ngalto in-
gegniel'o soprct fo (01·tifi~atione de Roma • .
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Questa opera si cominciò dal capitano Francesco rie' ~!archi da flologna ci ttadino romano net mese cli agosto de l'anno mil le cinquecento quarantasei, t546, in Roma •. Libro Il I, Ca po I del 'f'riiUcito. (4)
«
L'OPEllA DI UN HJNOMA'l'O SCRITTOHE, ECC.
nel 1551 e sostenuta da Ottavio Farnese contro le armi collegate di Carlo V e di Giulio III. In questa gnerra, che si protrasse per parecchi anni, ma. che invero si ridusse a poco più che ad un simulacro dell'assedio d i Parma, il familiare di Margherita d'Austria tenne assai bene la carica di commissario d'artiglieria; qualche cosa di simile all'odierno comandante d'artiglieria d i una piazza, oltre a cumulare, secondo l'uso del tempo, nella car ica stessa le mansioni di costruttore delle bocche da fuoco, nonchè quelle d' ingegnere militare. Restituita Piacenza ai Farnese nel 1G56, la duchessa Marg herita vi iniziava la fabbrica del palazzo detto Cittadella Fecchia, alla quale il Marchi ebbe ad assistere quale commissario. Contrariamente a quanto hanno scritto talnni suoi biografi, tale carica, di carattere essenzialmente amministrativo, non è da confondersi con quella d'ingegnere. Nel secolo xvr si usava dare il titolo di commissw·io cli una (ab brica a chi era incaricato dell\unministrazione dei fondi. occorrenti e del pagamen to delle mercedi e dei materiali. A tali servizi ndern.pieva, ad esempio, il ben noto Prospero de Mochis, commissario generale delle fortificazioni cli Roma per oltre un decennio (1538-1549); ed il suo nome r icorre, infatti, con tale qualifica e colle suaccennate attribuzioni nei Registri dei m andati di pagamento relativi a quelle for: tifi.cazioni (1) . A conferma di guanto sopra, è inoltre da ricordare che dei disegni e dei modelli del palazzo Farnese in Piacenza furono incaricati i più. illustri architetti dell'epoca, fra i quali il Paciotto ed il Vignola, come narra lo stesso Marchi (2). Da altro suo manoscritto (3} risulterebbe essere stato egli (1) Verli Archi vio di Staio d·i Rama.. (2/ • Qua r1do madama. volle dar principio a fabbricare l'aveva un Francesco Pac, chio tto rla Urbino archileLLo famoso, il quale rece i l disegno e poi il mod ello ; non • ostante che ella vedesse l'uno e l 'altro, non si vol le fidare e mando per un altro ai·' ch1tetto pu r d1 gran nome e buona fama, i l quale fu il V,gnola , po i un Prancesco 'PDnn igiauo, uu Giovanni nusse l, un Gi:i como Antonio, un Lanzo Piacent in o un Fio' renzo pu r Piacen ti no e fi nalmente volle che ne fosse commissario mag«iore '10 stesso • M,trchi che tale irn riiego tenn e lìuo ul 1559, . Cod. ,lfa.1Jliab., Li b. 1, c:i)o 13. (3) VENTURI. - Op. cit.,
r.'OPE lt.-1. DI U N RINOMATO SCRlT'l'O RE, ECC .
richiesto dalla Duchessa del suo parere, ed essere stato altresi presente alle riunioni degli architetti sopracitati quando si disputava di detta fabbrica. Ma a tali · runioni, o consulti, di tecnici, intervenivano di frequente nelle corti del secolo XVI anche i familiari, soltanto perchè tali, per beneplacito · del principe. Ad esempio il Meleghino, familiar e di Paolo III, e;· malgrado i favor evoli apprezzamenti contenuti a suo riguardo in un dotto st.udio di Ronchini (1), punto ingeguere ed architetto, interveniva alle diete d' ingegneri militari che il papa stesso convocava e talvolta presiedeva per la cinta di Roma, e venue talvolta richiesto dal medesimo del suo parere, con g rande stizza dei veri ingegneri, come il Sangallo (2). Chiamata nel 1558 Margherita d'Austria dal re Filippo II al governo delle Fiandre, trasse colà, come sempre, al suo seguito il Marchi; d'onde la permanenza di questo nella detta regione per cima 8 anni, anzichè per 32, come erroneamente si è scritto e ripetuto (3); dall'autunno del 1559 alla fine del 156'7, quando, colà in viato da Filippo il duca d'Alba per domare la sollevazione, Margherita d'Austria chiese di lasciare la reggenza e si ritirò in Aquila. Della vita del Marchi nel detto periodo si rinvengono notizie estesissime e particolareggia.te nella già citata raccolta delle cento lettere. Dal loro contenuto sono rettificate molte inesattezze che tu tt01:a si seri vouo sull'operato del Marchi durante la sua d imora nei Paesi Bassi. Nel periodo di poco più di otto anui ne' quali, come si disse, rimase colà, il suo servizio, secondo egli stesso ripetutameutè espone nelle ricordate lettere, non fu nella milizia ma, come quasi sempre per tutta la sua vita, in corte. Oltre alle incom· benze di carattere familiare presso la sna padrona; fra le quali era anche quella di assistere al suo pranzo e d' intrattenerla in d iscorsi, venne d[t questa fatto governatore d i t avola e di compagnia della figlia del principe d'Orange, quando, (I) Jacopo ;JJeteghino. - Dagli Atti e m emorie delle regie deputa.z ioni <li Storia. pa' ria per te provincie modenesi e pcirmensi, vol um0 quarto, J868. {2)V,1SAn1. - Vite. (3) Scrillo Jil 11rima volla nella Biag,·afìa {;niversale : ripcl.ulo in stud i recenti.
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L'OPER,I Dl UN RINOMATO SCRITTORE, ECC.
velatamente-come ostaggio, fu chiamata alla corte della reggente (1). Altrove chiamasi coppierEI di madamigella d'O range (2). Occupato in questi servizi di corte, non ebbe occasione il Marchi di prendere parte a verun fatto di guerra; oltrechè, durante la sua permanenza nelle Fiandre, si ebbero fra g li insorgenti riformati e g li Spagnuoli soltanto scontri parziali e di poca importanza; preludio alla. leggendaria lotta sostenuta dai primi contro la prepotenza spagnuola dopo l'arrivo nelle Fiandre del duca d' Alha con forte esercito. In pre,~isione peraltro di gravi avvenimenti, il Marchi supplicava la D uchessa, fino dal 1565, a volerlo destinare all'artiglieria, anche come semplice cannoniere, oppure alle fortificazioni (3); ma fu invano. Egli non lasciò mai il servizio <li corte e la persona di Margherita fino a che questa, nel finire del 156'7, lo ricondusse, come già si disse, insieme cogli .alt,ri familiari, in Italia . Nelle ore che lasciavagli libere il servizio (4), attendeva il Marchi agli studi prediletti al punto da. potere proseguire e compiere il trattato cominciato a Roma. Per la valida protezione della sutt padrona ottenne che l'erario regio sborsasse le considerevoli somme occorrenti per l' incisione dei d isegni che commise in Anversa a sette artisti, mentre faceva esemplare il relativo testo da mano abile (5). Nel no(:l) , V. S. saprà como Madamosella d 'Orange tutta.via. magna in tavola di S. A. lo • sono stato ratto suo governatore in tavo la e di compagnia • . (Da Brusselle al ii 5 cli agosto !565 al segretario G. B. Pico. Lettera XX. VI! della llciccolta). Ed altro,•e : , Ho per bono segnale che la figliuola del pri ncipe d'Orange è tornata a staro in , corte, la quale S. A. di nuovo me l'ha data in governo, cioil a servire in tavola• . {Da 13russelle il di H agosto i5G6 al scg!'etario G. 13 Pico. Lettera LII I della Raccolta). (2) , Tut tavia seguita il mio ufficio di copp iern della ligl iu ola de l prillcì1le d'Orango ». .(Da Brusselle a dì 28 scttcml)re 1565 al scgt·etario G. B. Pico. LeLtera XXII id. id.). (3) , lo stq)plicai S. A. che, venendo cosa nessuna , la mi facesse grazia di volermi « mettere alla ,1rteb ria, sebbene dovessi essere cann0niere privato non mi cu ra\'a, o • alla fortilìcazione• . (Da Brussellt) il gennaio H.ili5 a G. B. Pico. Lettera IX. id. id.J. (4) In un passo riportato nella 1Jfemoria de l VENTa1n il MAnC ijt scri,·e1•a: • aver l'ora • de pu tata a comparire a"anti :i S. A. per fore ìl debito prop ri o; perciò non potere « atten<lere alle fatiche di sua predilei ione come desiderava e con quello studio che si ~
con veni va. ,.
\5) intorno a tale oggetto impo rtanti particolari sono contenuti ne lle lettere del .i\1Anc111.
L ' OPERA PI UN RINOMATO SCL:tTTORE, RCC .
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vembre del 1567 tutto era pronto per la stampa, quando la partenza della Duchessa da Brnsselles il 30 dicembr e di quell'anno deludeva le speranze della pubblicazione della sua opera. Sono da ricordarsi, in r elazione alla storia della fortificazione nel secolo xvc, i proget ti che il Marchi fece per la cittadella che la reggente proponeva a Filippo II di erigere ad An versa, r iconquistata agli insorti nel 1567. I disegni del Marchi, approvati dal Consiglio di Stat o, vennero dalla reggente stessa inviati in Spagna. Filippo II, mentre sembrava dapprima avesse accettato le proposte del Marchi (1), fece poi mancbre ad eseguimento il progetto di Francesco Pacìotto, ceduto a tale scopo da Emanuele Filiberto, che lo aveva al suo servizio, al duca d'Alba e da questo condotto in Spagna in qualità d'ingegnere militare, o di comandante del genio del suo esercito, insieme con Ohiappino Vitelli, quartiermastro generale, e con Gabrio Serbelloni, comandante dell'artiglieria. Mal sopportò il Marchi la inaspettata preferenza accordata al progetto dell'architetto urbinate che aveva conosciuto a Roma ed a Parma e che aveva altre volte qualificato valentissimo nella sua professione. Narrò in tale 00casione essere stato il Paciotto fatto segno in Fiandra ad oltraggi e vituperi (2), lo accusò anche di .plagio a suo carico e ne cri-
({) , So ben che faranno secondo il mio dise(lno e co,i clicorto lor mede$imi che , hanno da rarr. secondo li disegni che ha ri mandato indietro S. ili. di Spat;na: h quali sono tJnelli ctH\ S. A. ed il Consigl io mandarono de li miei. • (Da 13russellc a dì !2 ot· toltre 1567 a G. 13. Vico. - Lettem LXXIV della 1/a ccotta). Del progetto tkl Marchi no n é rimas ta traccia. .. . Higuardo al posto ove do l'eva sorgere la cittadella progettata dal fam1hare eh .Margherita d'Austria, posto assai di1•crso da c1uello in cui venne eretta quella del Pacc1otto , sono contenut.e larghe indicazioni nella dotta mem ori(l. ciel gcne!'ale WAUll' ERIIA NS rntìtolata: L es citcidelles d1i m d 1:t du nor d d' Anvel'S. TJru xcllcs, !880. (2) Vedi le lettere LXXV e LXXVIII delb Raccoltci Ronchi'ni. . . Sem bra a[ atto invProsimilc che un uomo del casato, della fama e della prob1ta del PacioUo, quale si rileva dalla vit·, 1iart.icolarcggiata scrittane da CAH LO Pnolu~;. che uno dei pi ù illustri ingeg neri militari dell'epoca, onorato della stima e ,lc:ll'anucn1a d1 so vrani come Emanuele Fil iberto e F'ìlipr,o Ii, sia sL:Ho fatto seg no alle basse 1ngnm e ecl alle offese etti accenn,1 il MA1tC11 1 nelle lettere sop racitate.
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1, '0PERA DI UN RINO!!A'l'O SCRITTORE,
:i,:cc.
L'OPERA DI UN RINOMATO SCHlTTORE, ECC.
ticò acerbamente l'opera, giudicandola difettosissima per la postura e per l'ordinamento (1). Le osserva.zioni del Marchi intorno alla cittadella d.' Anversa, senza contestazione riconosciuta come un capolavoro della moderna architettura m ilitare, non rivelano nè imparziahtà, nè un'assennattt critica (2), ma r ispecchiano soltanto lo stato di eccitazione dello scrittore per la inaspettata deIusione. Gli elogi fatti dagli ingegneri militari stranieri, e, sopra tutti, dal Vauban (come sarà. in appresso accennato) all'opera <lel Paciotto, confermano la vacuitit delle accuse del l\iarchi. Degli ultimi ann i di vita che il Marchi passò all'Aqu ila, sempre addetto al personale servizio cli Margherita d' Austria, nulla v'ha che merit i speciale menzione. Avvalendosi di notizie e di indicazioni acquistate durante il sodO'iorno bb nelle Fiandre e d i altre in segui to raccolte, prese il Marchi a rifondere la sua opera, aumentandone i capitoli, mutando di posto i libri in modo che quest'ultima compilazione ebbe -effettivamente a costituire un uuovo trattato, il cui autografo,
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c onosciuto col nome di Codice llfogliabechiano, si conserva t uttora alla l\fagliabechiana, ora Nazionale, di l!.,ìrenze (1). Confrontando il manoscritto fiorentino coll'edizione dell'opera del Marchi fatta in Brescia nel 1599 da Gaspare dell'Oglio, il p rimo appare assai pi ù esteso, più completo, più ricco di notizie. Fu però male consigliato il l\farini a riprodurre, nella già ricordata edizione romana del 1810, da lui amorevolmen te commentata, notata ed illustrata, il testo dell'edizione bresciana, il qua.le senza dubbio avrà ritenuto il mi gliore e forse l'unico del Marchi, ed è da lamentare che siagli g iunta o tarda od inesatta notizia del Codice Magliabechiano, che sembra non abbia giudicato meritevole di considerazione. -l'
** Un o sguardo sintetico all'opera del Marchi ce la mostrerà i n corrispondenza colla vitti dello scrittore. F rattanto, consideranao i fatti coi criteri dell'oggi, non potrebbe a meno di destare maraviglia che un uomo il quale eser citò in gioven tù il mestiere di cavallerizzo, di scudiero e d i corriere di posta ed in seguito fu quasi esclusivamente impiegato n ei servizi di corte, abbia potuto intraprendere e condurre a ter mine un trattato vastissimo di fortificazione, ove è raccolto quanto a' suoi tempi conoscevasi dì q nest'arte, coll'ag· giunta d' invenzioni e di trovati suoi. Tutto invece si· spiega quand o si abbia presente l'epoca e l'ambiente in cui il Marchi visse e si tenga inoltre conto delle qualità personali dello :scrittore. Ogni periodo storico ha il suo problema polit ico e sociale -che s' impone e affatica la società nella ricerca di una soluzione la quale allontani i pericoli che quello racchi ude. Il problema politico del secolo xvr consisteva nel trovar modo di arrestare l'invasione musul mana, la quale aveva
(l) , In .~nvcrs.:t lavornno con duemil.:t uom ini e la r~ono (la fortezza) cli tc rr.i, ~li rincresce di ave, e fatta u11a fatic.:t così grande perché quella bestia vizios.:t del P.:tcchiotto ,;e la goda. lo ho fatto li dis~gn i e mostra to il loco dove la ,;i dere r~rc : cl, o l.:t voliano f.11·ci dentro ,tella città e ora la f:inno fuori dove io aveva detto : ma, con tulio il loro sapere non l'hfLllllO saJHl!a porre in loco che la batta la riviem, sicco me pote,ano fare.» (LeLtern L XXV sopra citata). Ed a ltro,·c: • l'otto il mon<to biasimò Pacc lii olto per l'e rrore che l'li:.t f.:ttto a mettere J.:t ror lczza • ·• cosi lontana rlalla ri•ièra. Ifa fa tto un a ltro errore: che nelle case matt.e non vi • puo le stare se non uno pezzo 11'artela r,.1 e ha fatto senza rn erlone il parapetto rncn t1·c • c: he f.:tcdndù io que,to mo,lo ne <l0Ye1·.1 potere stare tre pezz i: e ha fa tto senza pro • porzio ne i balu:u·(li che son troppo app resso e hmto lunghe le corti11e (le facce) de < li ba luardi quanto è l.:t cortia.:t dal l'Luw .:t l'a ltro, o poco rneno. Si trova impicciato • a farli l.:t cam ici,t (il rivest ime nto) , !lisogoa che il terreno c'he l'h.:t po,;to <lo1·c si ha ·• da fare li contrnfor ti , lo lev i via ; sµe,:1 e tempo perso doppi. Bas ta : non è ric,ci to • e ba rora tn in su con le sue buffonerie. , (Da Brusselle il 28 dicembre !5G7 .:t G. B. Pico, segrc tariQ in P.:trma. L.cl. tera LXXX de lla Raccolta ). (2) Non è fo11cl,1to il difet to rinfacciat o dal 1larchi al Pacciott.o io or,Jine .111.:t posi.z iooe rlcll,i citta,!ell:1, come cl)be già al osservare C~nLo P110:1us. Si con;u lti un piano di An versa e si verlrà che la rl is tr,nza <!e lla citt,vlcll.:t dalla Schelcla è un min imo, Nè sono rn.1ggio rmento foncl.:tti gli a pp11nt1 relativi all'orclin.:tmento ecl 1d l(i cos tru zione dell 'oper.1. Art esemp io, il rimprovero cl i ,iverc fatto troppo lunghe le facce <lei lla lu,1rrl i costituisce invece un.1 prova <lella ec·cE'l lenza df'I tracri.:tto ciel Pacciotto, il -qua le volle ell e i hal u.:trd1, veri capisaldi della difesa, avrebbero la massimlL ampi,,zrn possibile. • .. • • •
(I) Forse Mal'c''Antonio <le ' ~larch i, fi glio eri erecle rlello scrittore, porto seco J'ullimo ·suo manoscritto e dicol<JIO in Tos~ana al granduca Francesco I de' Med ici. Copia ,lei Codice ,llugliabechiano del MAIICHI si trova .:tlla Saluzziana, ora Ducale, d i 'Torino .
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J/OPERA DI UN RINOMATO SCH!TTOHE, ECC.
già pm volte' minacciato di straripare in Europa. La nuova fortificazione, nata in Ita.lia, vinse la prova, insegnando il modo che solo si presentava per ostare alla potenza dei Turchi. Non gli eserciti austriaci, nè gli ungheri salvarono infatti nel 1529 la capitale e l'impero d'Austria, non le flo tte veneziane n el 1537, nè quelle d i Spagna e d'Italia nel 1565 difesero Corfù e Malta, sibbene gli ingegneri italiani che seppero creare ed applicare le n uove difese ( 1). Era perciò naturale che la fortificazione fosse nel secolo xvr divenuta la scienza in voga, come ora, che il problema economico e sociale s'impone, lo sono le scienze sociali, e lo sarebbero ancora di più qualora arrivassero a vincere la prova, come riesci alla fortificazione. Così, a mezzo il secolo xvr, lo studio dell'arte difensiva si era generalizzato . Tu!iti i gentiluomini di qualche cont o alle letterarie discipline accoppiavano quella della fort ificazione; mentre i principi, i quali ravvisavano in essa il baluardo de' propri Stati ed anche un'arma sicura per mantener e in freno le popolazioni poco d ocili, ne favorivano in tutti i modi lo studio e colmavano di considerazione e di onori gli ingegneri che ne curavano l'incremento. I più intelligenti ed operosi sovrani si occuparono inoltre persom1lmente di studi e di problemi riflettenti l'arte della difesa. Emanuele Filiberto, ogni qualvolta si trovava libero dalle cure di Stato, r ecavasi in casa del Paciotti, di cui aveva già tradotto alcuni scritti in lingua spagnuola, a disegnare e modellare (2). È nota la singolare benevolen7.a ed auche la confidenza straordinaria accordata al detto ingegnere dall'altero Filippo II (3). Lo stesso sovrano quando si recò in Inghilterra, a Gr eenw ich, per sposare i\1.aria TL1dor, mandò-
(Il La preoccupar.ione di tutti gli ingegneri militari del secolo xvr era di creare piazzo capaci tli resistere alle invasioni musulmane. Ciò si rireva in particolar modo negl i stud i di N ICOLA T Ar<TAGLIA, (2) Relazioni degli am basciatori veneziani. (3) Nella particolareggiata vita di Francesco Paciotto scritta da CA11LO PRmHs (,1/isceUanea di sto1·ia italianci) è l'icordato in proposito un curioso episodio avvenuto alla. co rte cli Madrid, ciel quale furono pro tagon isti il (letto Paciotto ed il re Filippo Il.
L'OPERA DI UN RIN0MA'l'O SCRITTORE, RCC.
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a chiamare il Marchi, che si trovava al seguito dell' inviat o di P arma, g li domandò della sua opera e gliene fece recitare a mente una gran parte, mentre teneva il manoscritto' in mano per vedere se errava. Il giorno successivo, fattolo nuovamente chiamare, volle conoscere le misure del tutto. Tale era nel secolo xvr l'ambiente delle corti d'Europa. Ben lo r iconobbe il Marchi . Possedendo naturale attitudine per gli studi di fortificazione, nei quali era venuto ma.a. mano acquistando una qualche prat ica, comprese la grande utilità che avrebbe potuto ritrarre dalla sua posizione nella corte dei Faruese per proseguire negli studi stessi. La sua qualità di familiare d i quella casa, allora potente gli doveva infatti, come realmente avvenne, offrire occasione di frequentare i più illustri architetti militari, ed uomini di guerra del tempo, che erano in rela.zione coi Farnese. Da questa favorevole condizione di cose riescì poi il Marchi a ritrarre pei suoi studi larghissimo frutto per la sua penetr ante intelligenza, per la sua straordinaria memoria e sopratutto per la saldezza del carattere e per l' invincibile fermezza di propositi. L'intelligenza pronta rese facile a l ui non t ecnico, nè provvisto di coltura, di comprendere il magistero delle n uove for me d ifensive, e di afferrare le relazioni tra i vari organi della fortificazione bastionata . Di grande aiuto nel raccogliere gli elementi pei suoi studi doveva riuscirgli, massime in tempi n e' quali difettavano i mezzi grafici, la memoria che possedeva, come si disse, prodigiosa, tiLnto che riesci a mette:::si in mente tutta la sua opera: che vedemmo recitare alla presenza di F ilippo II. Questi meravigliato ebbe ad osservare ad alcuno dei pr esenti: « Bien parece qu'el ha echo esta obra puesque la tiene toda « en la cabeza ». Ma più che ad altro, deve il Marchi il successo negli studi intrapresi alla saldezza del suo carnttere. Per questa imparò da se stesso a leggere ed a scrivere da adulto, mentre adempieva ad umili uffici e quand o era nelle Fiandre, onde non farsi mancare l'occorrente per scrivere, si rassegnava 40 -
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L'OPERA il! UN IUNOMATO SCRITTORE, ECC .
quasi a privarsi del necessario (1). La pertinacia dei propositi non lo abbandonò neppure in vecchiaia. Negli ultimi anni della sua vita, in Aquila, all'età, di 70 an ni, lavorava ogni giorno non meno di sette ore a seri vere ed a d isegnare (2) per completare ed ampliare il suo trattato al quale atten· deva da quasi 30 anni e che, malgrado i molteplici ostacoli sempre incontrati, si era prefisso di veder pubblicato. · L'incessante desiderio di apprendere, l'indomabile energia di lavoro, che costit,uiscono l'orditura della non breve vita del Marchi, non possono a meno di riscuotere ammirazione e reverenza, e sollevano il cortigiano d i casa F arnese, il familiare di Margherita d'Austria ad una grande altezza morale per la quale la sua memoria merita di essere ricordata ad incitamento e ad esempio.
Antonio da Sangallo il giovane concepì ed applicò sul terreno il partito dei :fianchi doppi, quando nei suoi studi per la cinta dì Civitavecchia (1514), scelti i punti tattici di maggior valor e da occupare . coi baluardi, la distanza fra taluni di questi ebbe a risultare così considerevole che non sarebbe stato altrimenti possibile colle anni da gitto del tempo di portare i fuor.hi dei fianchi fino davanti ai saglienti dei baluardi stessi (1). Eguale partito l'ingegnere fiorentino tornò ad applicare nell' incipiente costruzione della cinta. di Roma sulla sinistra del Tevere (1537- 42), come se ne scorge tut tora traccia nell'esistente baluardo Ardeatino, e lo avrebbe applicato altresì in talune fronti della detta cinta sulla destra del Tevere, come si rileva dagli studi autografi (2), se ave;;se potuto portare a termine quel grandioso lavoro di fortificazione. Il Marchi, pur riconoscendone inventore il Sangallo, elevò a sistema il partito che a quell'architetto fu talora imposto da speciali condizioni d i sito, e fra i tanti tipi d i fortificazione geometrica contenuti nella sua opera ricorre più volte il tmcci ato a p,anchi cli tplicati, che vediamo fin dalle prime tavole applicato alle figure del quadrato e dell'esagono regolare (3) . Trasportato il partito pratico dell' ingegnere militare nel campo astratto à.ella teoria, nulla si opponeva a che considerazioni d'ordine geometrico venissero a dimostrare la convenienza 'di pretesi miglioramenti nella mutua disposizione delle linee. E ciò pure non mancò di fare il Marchi, il quale presenta infatti un tipo del baluardo a fianchi doppi, a suo avviso, perfezionato, ed a cui perviene con una complessa costruzione geometrica (4). Quanto si ebbe ad accennare a proposito del raddoppiamento dei fianchi, si trova ripetuto nell'opera del :i\farchi
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** Sottentra il giudizio sull'opera per la quale d9.gli eruditi del secolo XVIII ven ne, come vedemmo, assegnato a.l suo autore il primo posto fra gli architetti militari italiani. L 'immenso materiale raccolto dal Marchi nelle tavole della sua opera riassume e fissa in disegni geometrici tuttociò che in fatto di fortificazione era stato ideato e proposto sul mezzo circa del secolo xvr. I problemi di difesa che gli in gegneri it aliani erano riescit i praticalmente a risolvere in relazione alle condizioni di sito, desumendo dai concetti fondamentali dell'arte nuova (i l (i,ancheggiamento e la clif'esa radente), le forme e le disposizioni forti:ficatorie più adatte ai singoli casi, il Marchi convertì in t eorie, e le soluzioni corrispondenti elevò a sistemi geometrici. Ciò fece, ad esempio, pel famoso tracciato bastionato a fianchi duplicati. (1) « io lascio moli.e volte di scrive,·c per disagio di arcnr1 o terrn <fa porvi sop r:L • Le penn<·, carta, inclliost1·0 qurdi mancan per l'ordinario, ma non h: lascio man care • perché la camicia, sci1rpc cd il resto ri el vestim~nti porto rotti,. (Da Brns~elles il J.O dicembre J 5Gt. a G·. 13. Pico. Lettera VIII della Raccr,Uci Rrmchini). (2) •Ogni giorn o lavo ro a lmeno sette ore in scrivere· e disegnare• . (Dall'Aquila il
2-1 agosto 15i4 a G. B. Pico segre tario in Parma. Lettera XClll id. id.).
(:l) Ved i gli sch izzi relativi allà cinta di Civitavecchia nr.i rliscgn i origina li di An tonio da San~allo il giov11ne, che si conservano nel la Ut1.tleri<i degli 11 (fizi di Firenze . (2) Verli gli studi rela ti vi alla cinta di Ro ma. l<I. id . id. (3) Vedi i disegni- N. 5 e 7 (Tav. V e VII (lell'cdizionc romana) : come pure i disegni O (Tav. IX); 22 (Tav. XX I!) e 6L (Xl,); nei quali sono presen tati altri modelli di ba~tion i coi llanchi duplicati. (4) Ved i il disegno N. 2~ ('l'av. XXV I[) dell'eclizionc romana.
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per tutti gli elementi della fronte bastionata teorica. In detta, opera si ravvisano infatti geometrizzati e :fissati in tipi i diversi partiti applicati volta a volta sul terreno dagli ingegneri militari dell'epoca per adattare alle speciali condizioni di sito le nuove difese. Donde una vera ridda di cortine rettilinee, concave, a forbice, d 'ordine rinforzato; di fianch i ritirati, rettilinei, concavi, ad uno, due, o tre ordini di fuochi, con orecchioni o spalle di varie :figure; d i bctstioni distaccati o u niti al corpo di piazza, semplici, o doppi; di opere interne: cavalieri circolari, quadrati, rettangolari, poligonali rettilinei, o in forma di bastione; di opere esterne basse: tanaglie a fianchi e saglienti, barbacani, falsabraghe; di opere estern e alte: rivellini, aloni, mezzalune, controguardie, forbicioni, ecc. Tntto ciò costituisce il complesso materiale che figura in q nell'immenso repertorio di fortificazione geometrica, quale è in sostanza il trattato del Marchi. Nella congerie di tale forme difensive teoriche, non poche sono ritenute _invenzioni dell'autore. Ricordiamo ad esempio le contl'oguardie (1), che avrebbero poi servito al Vaubau di modello per le sue piazze a doppio recin to : gli aloni, che sono i tauaglioni dei moderni : la tanaglia, presentata sotto il nome di barbacane (riprodotta poscia dal Tensini colla denominazione di barbacanone), la cui introduzione si attribuisce pure al Vauban : le traverse lungo la cortina (2), che furono credute invenzione di Errare de Bar-le-Due. Carlo Promis (3) esprime la convinzione che i nuovi trovati contenuti nel lipro del Marchi, riflettenti principalmente le co.s ì dette opere esterne o addizionali della fronte bastionata, siano veramente suoi. L'avviso del dotto scrittore può corrispondere alla veriti.1 nel senso che Francesco de' l\farchi fu i'! primo a fissare i n forme geometriche quelle disposizioni difensi ve ed a determinare sulla carta i rapporti n u- . merici colla magistrale bastionata delle opere addizionali ed esterne sopra accennate. An che scrittori militari stranier i, (I) Disegni i27 e 137. (2J Disegno H3. (3) Ingegneri bolo{)nosi.
L'OPERA DI Ut\ RINOMI\..TO SCRITTORE, E,C<.;.
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competenti nella sloria della fortificazi one (1), attribuiscono ' al Marchi l'invenzione delle opere esterne, pur riconoscendo assai discutibile la pratica utilità di queste , e ciò indipendentemente dall'abuso che poi se ne .è fatto dai dottrinari dell'arte nei secoli xvn e xvrn. Non è peraltro irragion evole il dubbio eh~ l'idea dei detti trovati sia stata al Marchi suggerita dall'applicazione fatta sul terreno di partiti analoghi, cui l'ingegnere militare ebbe a ricorrere n ella soluzione dei tanti problemi di difesa che nei vari casi della pratica gli si presentavano. Era il Marchi, più che qualsiasi altro scrittore de' suoi tempi, in grado di conoscere quei partiti. Favorito, come si ebbe già a rilevare, dalla dimestichezza colla casa Farnese, non vi fu _ingegnere o architetto illustre dell'epoca, col quale egli non abbia famigliarmente usato e dei cui lavori non fosse edotto; non vi fu piazza di qualche importanza cli cui non sia riusci to ad avere i piani, come lo attesta egli stesso in alcune delle sue lettere e come lo conferma la copiosa raccolta dei d isegni di fortezze da lui lasciate (2). Così, ad esempio, le controguardie disposte in modo da costituire un secondo recinto davanti al corpo di piazza a semplici cortine e torri bastionate, erano state applicate dal Castriotto nella fortezza di Calais : delle trav.erse sui rampari aveva già dato idea Nicola Tartaglia (3) per ostare ai tiri di rimbalzo, previsti mezzo secolo prima da Francesco di Giorgio l\fartini e da Leonardo da Vinci : l' impiego dei barbacani e delle falsabraghe r i monta fino al detto ]'rancesco di Giorgio. Questi infatti ha lasciato esempi di em brionali t anaglie, come pure di rudimentali opere esterne, fra le quali la mezzaluna, in talune delle fronti bastionate del Codice Maqliabechiano cli macchine e fortificazioni.
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(·I) Cnssr, Rol! DE V1L1,l!N01SY. - E~sai hi•l.orique .s iti· la (oi·ti(tcalion, Parigi ·1869. (2) Pia.nte di cilta e fortezze. - ~lanoscritt.i e f1gurati a lla ~IaglialJcchiana, oggi N'aziona le, di Fi ren,.e, 2 vo lumi. · Copia di que$ta raccolta pci cu i particol.lri può consnlta1·si il GuG1.1HM01·T1 (op . cit. lib. Ili: Cast, t SQ.nt' Angelv) es isto nella Sa lu zzi<1 na, ora Ducale, di Torino . (3) Jnw,ntioni et quesiti.
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È tuttavia indiscutibile essere opera del Marchi la conversione dei partiti ed espedienti pratici della fortificazione del suo tempo in tipi e forme teoriche, geometricamente determinate. Sotto un tale aspetto il Marchi è da .riconoscersi il vero creatore di quella che, per analogia d'idee, potrebbe considerarsi la grammatica della fronte bastionata. Egli è l'autore dei metodi g rafici da seguire per la costruzione geometrica del tracciato bastionato su tutti i poligoni, cominciando dal triangolo (l) ; anche quando tale costruzione inammissibile in pratica, come appunto pel triangolo, non oltrepassa i limiti di uno sterile problf}ma di geometria pura. L'opera del :Marchi rispecchia in conseguenza (come già si disse) la sua vita, che fu d'infaticabile raccoo-litore in r.:, ' mezzo all'adempimento del suo servizio di corte, degli elementi della nuova fortificaz ione, quando questa era giunta nel pieno del suo sviluppo, ed in un'epoca nella guale il pro· blema della sicurezza, degli Stati si risolveva coll'impiego di detta arte, divenuta perciò popolare. I precedenti g iovanili ' dello scrittore, l'ambiente in cui si svolse quasi tutta la sua vita, lungi dalle applicazioni reali dell'arte stessa (contrariamente a quanto inesattamente narrano i suoi biog rafi, che amirno presentarlo quale uomo di guerra) non gli potevano permettere opera diversa. Egli non vide, nè si pro pose, nel suo colossale trattato, altro scopo se non di : accogliere e di perfezionare. gli elementi della nuova fortifica zione, già applicati sul terreno con larghezza di criteri e di forme dai tanti valentissimi architetti militari dell'epoca, trasportando gli elementi stessi nel campo della geometria, convertendoli, in tipi e creando, colla loro combinazione, i sistemi. Tutto perciò è teorico, tutto è convenzionale, tutto è astratto nell'opera del Marchi. Il carattere stesso dei disegni r ivela nello .s crittore quella deficienza di senso pratico che sarebbe inesplicabile in un vero ingegnere. Le tavole del grande trat· tato, quando non rappresentano fortezze esistenti, non com·
prendono mai più che un'idea messa .in carta, e rappresentata geometricamente senza la menoma preoccupazione dei particolari, che sono pure così gran cosa, specialmente in fortificazione. V iene perciò fatto di domandarsi quanti fra i progetti tipici di quelle, tavole si ravviserebbero suscettibili di un'applicazione pratica, anche in terreno piano ed orizzontale, quando alle fig ure geometriche si sostituissero le 1inee ed i particolari d iversi delle opere che rappresentano.
(I) Disegno i (; (veri i Tav. Xl, V\ I ctcll'e<lizioné romana) .
Qualora le precedenti considerazioni siano da riconoscar:;;i di qualche peso, non sembra. fuori di proposito il quesito se il Marchi nelle tavole del colossale trattato abbia fatto realmente della fortificazione; o, almeno, opera utile per lo studio di questa. La for tificazione è t..n'arte pratica la quale si fonda su pochi principi per l,orostessi invariabili, indipendenti cioè dal carattere tecnico dei mezzi d'offesa, e risiede essenzialmente nell'applicazione di quei principi, coordinati ai suddetti mezzi, alle condizioni del terreno ed allo scopo speciale che si tratta di rao·o,iuno-ere dei casi pratici che si preoo ~ . La molteYJlicità .I: sentano iu fortificazione e la grande variabilità dei problemi che g ue;,;ta è chiamata a r isolvere sul terreno, escludono in modo assoluto qualsiasi tipo, o sistema prestabilito, che sarebbe evidentem~nte la negazione dell'arte. I ti pi possono ammettersi, o piuttosto tollerarsi, in fortificazione soltanto come la r appresE1ntazi.one con forme grafiche dei concetti che si propone d i seguire la difesa in corrispondenza al carattere dei mezzi d'offesa ed a i conseguenti procedimenti dell'attacco in un dato periodo storico: mezzi e procedimenti i quali, poichè l'attacco insegna alla difesa, tracciano, nei diversi periodi, colla scorta dei principi invariabili, la via alle manifestazioni pratiche dell'arte fortificatoria. È pertanto ovvio conchiuderne che, non collo studio di tipi o di sistemi prestabiliti, ma bensì con quello dei princip1 direttivi dell'arte suddetta e delle loro applicazioni, deve formarsi il · criterio dell' ingegnere milita~·e. Ma quali sono i principi d iretti vi della fortificaz ione ?
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. Come per gli altri rami dell'arte della guerra, coi quali la fortificazione ha comuni gli intenti, pur essendo caratteristicamente diversi i mezzi di cui dispone per raggiungerli, i detti principì risiedono nel concentramento e n ello sviluppo delle forze. · Nel campo tattico, il primo degli accennati principì si estr inseca coll'ordine profondo o di colonna ; il secondo coll'ordine sottile o lineare. Nel campo della fortificazione, l'applicazione dei detti principi si man ifesta egualmente in concetti ben definiti. Prendendo ad esaminare l'evoluzione dell'arte difensiva ed a ricercare nelle disposizioni fortificatorie, anzitutto e sopratutto, la soddisfazione di reali esigenze, anzichè, come si è fatt,o sempre fino ad ora nelle scuole, l'applicazione di forme geometriche prestabilite, sarà facile ravvisare in quelle disposizi oni, quando l'affermtizione unilaterale, quando . il tentativo di coordinare i due princi pi suaccennati. All'epoca del Marchi, il principio di concentrare la resistenza in punti singolari, i qualì dovevano rappresentare i capisaldi di un recinto difensivo, si era già rivelato agli architetti militari i taliani che intuirono inoltre, nella loro mente altamente sintetica, la necessità di coordinare al detto p rincipio quello dello sviluppo della forza. Coi baluardi sorgenti nei punti di maggiore importanza tattica tradussero in atto il principio del concentramento, come colle interposte cor tine quello dello sviluppo. I caratteri distintivi di questa storica forma fo rtificato ria, la quale p ervenne a risol,;ere felicemente, in relazione ai mezzi di offesa di quel periodo, il problema difensivo e, nell'altern o prevalere dell' atl;acco e della difesa, assicurare per un cer to tempo la superiorità di quest'ul tima, si manifestano nei molteplici studi e lavori di architettura m ilitare che nel periodo del rinascimento fu rono opera degli ingegneri italiani. Sullo scorcio del secolo xv Francesco di Giorgio Martini ri veste per primo con for me grafi.che i principi diretti vi dell'arte difonsi va applicati alla nuova fortificazione, p resentando, n elle tavole dòl già ricordato Coclice Magliabe-
L'OPERA DI UN RINOMATO SCRI'l'~ORE, ECC.
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chiana, i bal uardi come i veri capisaldi di nn recinto, pro· tetti dai f uochi dei :fian chi che fa incrociar e, non avanti alle cortine, ma avanti ai saglienti dei bal uardi stessi. A tale effet to, an zichè perpendicolari alle cortine ( come si ravvisa nei tracciati scolastici, o tipici del secolo XVI ed in tutti i disegni del Marchi) il l\fartini traccia i fianchi. pressochè, perpendicolari alle linee di difesa; disposizione questa che, nelle storie della fortificazione bastionata, è attribui ta al francese Pag,i1;1, che visse un secolo e mezzo dopo l' ingegnere s~nese. Cogl i stessi principì, nella prima metà del secolo XVI, Antonio <la Sangallo il g tovane, studiando sul terreno le già ricordate fortificaz ioni d i Civitavecchia e di RoI+J~ :fissa anzitutto i punti dove ravvisa opportuno -collocare i bal uardi, come con alto i ntuito dell'arte rilevava il mio dotto collega, maO'O'iore del genio Martano Borg atti (1), e sceglie per tale 0 0 ufficio, con apprezzamento delle forme del terreno talmente sicuro, da costit u ire oggetto d i studio anche per gli ingegneri d'oggidì, le posizioni tatticamente più forti . Imma· gina p oi, egualmente s ul terreno, le disposizioni più conve· nient i per incrociare avanti ai baluardi i fuoch i dei :fianchi, disponendo questi normali, o quasi, alle linee d i difesa, come è dato di rilevare nei suoi preziosi disegni inediti (2) ed anche in qu alche modello tuttora esistente ; ricorrendo inol tre al già accennato par tito della dnplicazione dei fianch i; quando, per la distanza risultante tra i baluardi, era questo imposto d11,lla limitata g ittata delle armi. Nella second a metà del secolo xvr lt.,rancesco Paciotto presenta due mirabili applicazioni dell'arte n u ova nelle classich e cittadelle pentagone di T or ino e d i A nversa. Quella di Torino, che fu valido appoggio della memorabile d_ifesa del 1706, è ben nota, sebbene scomparsa dal terreno. E egufilmente scomparsa, colla demolizione dfllla cin ta spagnuola e colla costruzione della g rande ci nta poligonale del generale Brial·
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(i) La forlificazione permanente conten~pornnea teori~a ed applicata. -
':! vol umi iri-8. Vo i. I. cnpo Il, pag 58.
(2) Alla Galleria degli ufiiz i in Pirenze.
Torino !S9S,
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mont, la cittadella di Anversa. Ilfa, come quella di Torino, l'opera eretta nelle Fiandre dall'insigne architetto italiano, cui il duca d'Alba concedeva, a supremo titolo di onore, di apporre. il proprio stemma gentilizio su una delle facce dell'o· pera stessa, occupa sempre un posto princi pale nella storia dell'arte, e non è qui fuori di luogo riportare il tribut o di elogio che le venne rivolto dal più illustre ingegnere militare francese : « La cittadella di Anversa » scriveva Vau_ban ( 1) riferendosi ai criteri deìl'arte dei suoi tempi « è una delle più « antiche opere che siano state costruite dopo che ven nero « stabilite le norme della fortificazione moderna, e tuttavia « è una delle meglio fatte, perchè anche presentemente non « si può a meno di ammirare le" bontà della sua disposizione. « Quest'opera è benissimo collocata, sia che si consideri per « sè stessa, ovvero per l'azione che deve esercitare sulla « città e sulla campagna, perchè non potrebbe essere meglio « orientata. Domina la città con due baluardi, la Schelda « con due altri e la campagna con tre; epperò è come se « avesse sette baluardi, mentre non ne ha che cinque. Con« serva ancora, quanto alla sua configurazione tutti i pregi (< del primo disegno, poichè, tale quale è, non si potrebbe « rimproverarle verun difetto capitale. Essa si presenta assai « bene e tutte le parti sono bnone e ben fiancheggiate. >> Egli è pertanto che le tavole del Martini, gli studì e le opere tuttora esistenti del Sangallo, e quelle del Paciotto, oltre a molte anre importanti prod uzioni degli ingegneri italiani del secolo xvi, che meriterebbero di essere rivend icate dall'obblìo, costituiscono es!:lmpi utili a ricordarsi in t utti i tempi, perchè, indipendentemente dalle for me della fortificazione bastionata cui si riferiscono, rappresentano una ben riuscita applic~izione pratica dei principi invariabili del. l'arte difensiva in determinate condizioni di terreno e di mezzi d'attacco, e possono però ·servire di scuola pratica anche nella soluzione degli odierni problemi di fortificazione. UJ 1lfemol'ia su Anversa..
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R iferendos i infatti agli stessi principi che ispirarono al Mar tini, al Sangallo, al P aciotto la fronte bastionata, considerata nelle sne linee fondamentali, l'ingegnere militare dell'oo-o-i è condotto al concetto dellcl. moderna linea di resiste::a, costituita da forti isolati e da larghi intervalli. I forti d'oggidì non sono che baluardi ingranditi e distaccati dalle cortine, sorgenti nei punti di maggiore importanza tattica della linea. Gli ampi intervalli armati con batterie (1) rappresentano, in relazione alle armi ecl al modo di guerra attuale, le cortine sulle quali gli ingegneri del secolo xvr propo· nevauo cli collocare le artiglierie pel combattimento lontano (2). Le batterie casamattate di rovescio, che nelle odierne linee di difesa vengono suggerite pel :fiancheggiamento degli intervalli, sono informate allo stesso concetto dei fianchi ritirati della fronte bastionata, tanto che i pezzi i quali armano tali batterie sono, anche nei moderni trattati cli fortificazione di penna straniera, con denominazione desunta dall'arte madre italiana, chiamati pezzi trf'aclitori. Quali concetti rappresentano invece le tavole del Marchi e quale influenza hanno potuto i suoi studi esercitare nella storia della fortificazione? Come ebbe già ad accennarsi, il Marchi si propose di rendere possibile l'applicazione sul terreno di tipi e di sistemi di fortificazione geometrica predisposti pei va,ri casi prevedibili in pratica, sebbene le tavole del suo trattato non contengano neppure graficamente (secondo fu anche già rilevato) elementi sufficienti a tale scopo. Essendo peraltro incontestabile che i problemi di difesa devono invece risolversi colla guida dei principi fondamentali dell'arte fortificatoria e co~la loro bene intesa applicazione a.lle condizioni di sito, di mezzi e (·I) Le cosi cleUe l)atterie inter meàie o cl' interval lo, costitui te come lo baLteri e di assed io. (2) li Marchi (Cocl. Magliaheehi3no, lib. l\T, cap . V) narra cl1e trovandosi io Rn1na nel 15,2 <!iscusse con Alessan<Jro Vi tell i ciel modo di difendere te cortine coll'arttghena. li guaio concetto, port,, to nel campo dell a forti ficazione contemporanea, tan lo più v~sto io r ela?.ione al\:i. gi Lt.ata delle octiernc artigii,•rie eri alla m ole degh eserc1t1 0,1,erm, sc traduce in atto coll'ordiuarnento ne lle baLLcn·ic cl' interval lo, destina te a sostenere il combattimento <l'a rtiglieria so tto la proteiione dei punti (l'ap poggio.
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di scopo, è da ritenere che i t ipi ed i sistemi del Marchi. e , quelli contenuti in tutti i trattati congeneri, che sul finire del secolo XVI e nel xvrr per opera degli eruditi e dei matemat ici in vasero il campo dell'architettura militare massime in I talia (1), non soltanto non hanno affatto cout1'.ibuito all'incremento della fort ifi.ca.zione, ma, distrnendola dal suo vero scopo e travisandone il concetto, hanno finito coll'avviarla su fals~ strada, predisponendo la sua decadenza nelle epoche successi ve. ~d infatti, in luogo di r icercare nella larga applicazione dei principi: direttivi i mezzi per conservare alla difesa la superiorità che andava perdendo col progredire dei mezzi di attacco, . gli ingegneri militari paralizzati dall'influenza dei sistemi e delle forme geometriche, non fecero per oltre dne secoli (i_l XVII', il x vm e p~rte del xrx) che rimaneg giare g li elementi della fronte bast10nata, rimescolando ed affollando, nei recinti difensivi, baluardi, controguard ie, rivellini ed altre opere addizionali esterne ed interne con vani tentativi di rimodernare, a furia di espedienti e di piccoli ripieo'hi forme tipiche e disposizioni fortificat.orie, oramai insuffici: n;i a restituire alla difesa il perduto valore (2). Lo spirito d i sistema e la prevalenza dei t ipi geometrici prestabiliti incamminarono in Francia la fortificazione fino al punto in cui (sparito Vauban, il quale riescì a sottrarsi alle influenze dottrinarie) la vediamo giunta nel secolo xvrn per opera del Cormontaigne e del Fourecroy de Ramecourt. Di fronte alle sempre crescenti esigenze della difesa, questi apostoli della fortificazione dottrinaria crederono di non poter fare di meglio che copiare servilmente ed invariabilmente le forme e le dimensioni delle fron ti bastionate che Vauban aveva applicato in talune piazze da lui costruite per soddisfare a condizioni speciali di sito e di destinazione ed . (1) Ve.di La biblioteca degli scrittori di (orlifìcazione del ~L1H1N1, pul)b lkata nell'edizione romana del 1'rallalo del MARCHI (Voi. I). (2) Ved i in proposito le do tte e(! assennate rin essione de l genera le SPoxw, 1, 1 netto studio : Sull'm·te difen.iiva e di lei scat·so progr esso in Eui·opa. rulJlìlicato nell 'Antologici 1nititan napolflanci. Anno V, 4.840.
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inventa,rouo, per colmo, quel famoso metodo di defìlamento <Yrafico che ha costituito per oltre un secolo la più strava:ante catena imposta daìla geometria all'arte della difesa. 0 L'opera di questi pretesi seguaci ed interpreti del Vauban fu, per rapporto agli esempi lasciati da quello che c_hiam.avano, senza averlo compreso, il loro maestro, una riproduzione peggiorata di quanto due secoli prima aveva fatto il Marchi per rapporto agli esempi di fortificazione r eale e pratica offerti dagli ingegneri militari italiani del secolo xvr.
P er le mutate condizioni dell'offesa, che hanno portato, da mezzo secolo, a relegar e irremissibilmente fra le antica<Ylie dell'arte forti:ficatoria le fronti bastionate, le piazze b a recinto continuo e le piccole opere, sembra a primo aspetto non possano aver luogo raffronti di sorta tra gli stud:ì lasciati dal Marchi e le manifestazioni della fortificaz ione odierna. Se ciò può essere vero alla lettera, non lo è nello spirito. Lo spirito di sistema, cui è informata l'opera dello scrittore bolognese, non è ancora bandito dall'arte fort.ificatoria dell'epoca presente. È! sempre la stessa imposizione del t ipo, del sistema prestabilito che rende spesso difficile all1ingeguere militara di disimpegnarsi, nello studio dei progetti di fortificazione, dalle fo rme e dalle disposizioni tradizionali, e che egualmente rende difficile di coordinare, in ogni singolo caso, colla guida dei principi fondamentali, la soh1zione dei problemi di difesa alle condizioni di sito, d i mezzi e di scopo. Donde la tendenza alla immobilità della fortificazione in mezzo al progredire delle altre disciplin e guerresche, che riescirono a, svincolarsi dalle forme teoriche e dottrinarie; tendenza rilevata da notevoli scrittori ed alla quale si ebbe già ad accennare. Epperò se dopo quanto si è detto, non sembra facciano difetto gli elementi per pronunciare un fondato giudizio sull'opera di Francesco de' Marchi e per determinare il posto ohe a
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questo scrittore spetta realmente nella storia della fortificazione, non è, neppure, da ritenersi che tutto ciò manchi al giorno d'oggi di utilità pratica. · . ~oiohè, come già si disse, e come giova ripetere, non nei tipi geometrici deve studiarsi la fortificazione, nè alle forme tradi~io?a~i di q:rnsta deve domandarsi la soluzione dei problemi d1 difesa, importa reagire contro lo spiri to di sistema e contro le sue manifestazioni, per quanto sia illustre nella storia dell'arte (scritta 8econdo i criteri convenzionali coi quali questa venne fino ad ora considerata) il nome deo-li autori di tali manifestazioni. Il giudizio che sull'opera del Marchi conducono a dare criteri più moderni e più pratici dell'arte difensi va non rappresenta perciò il risultato di una critica vana e sterile, come quella che facevano intorno allo scri ttore bolognese i letterati e gli eruditi degli scorsi secoli, ma è da lusingarsi costituisca germe fecondo per un più sano indirizzo degli studi di fortificazione nell'epoca odierna.
Se vogliamo rinnovare l'arte difensiva che fu già nel secolo xvr patrimonio esclusivo delì' ingegno italiano, ed infondere nuova vita negli studi di fortificazione, dobbiamo cominciare ad orientarne ai veri principi la storia. Eppertauto questa rapida corsa attraverso uno dei più brillanti periodi della storia stessii e le brevi riflessioni che si ebbe occasione d~ fare. sul ~iù conosciuto scÌ·ittore e sul p iù grande trattato d1 fortificaz10ne del secolo xvr non sembrano perdute pel progresso di quest'arte.
E. RoccHr l,en ente colonnello del genio.
LA TATTICA DI FANTERIA IN OUKST'U LTIMO QUARTO DI SECOLO E I L CO M B A ·T T I M E N T O D E L L E T R E A R M I
Continuazione e fine. -
l'eili 1Uspensa fil
Combattimento delle tre armi. La grande tattica, ossia la condotta e l'azione armonica delle grandi unità di truppa sul campo di battaglia si collega intimamente da una parte con la strategia e dall'altra con la tattica delle singole armi. lYia dopo avere studiata la sua natura come scienza e come arte, dopo aver cercato di scrutare questi suoi punti di contatto, dopo essersi sforzati' a raffinare la propria percezionE» per i bisogni tattici di ciascun'arma combattente si viene alla conclusione chE» per la azione tattica non è possibile stabilire regole assolute, che trovino esatta applicazione in tutte le svar'iatissime contingenze della guerra. Questa conclusione però, n on molto confortante, e che trovasi qual.e necessaria premessa nell'avvertenza che precede le nostre Norme generali per l'impiego delle tre anni nel combattimento, non ha impedi to che in questa istruzione si raccoglies-;e in meno d i cento paginette un piccolo tesoro d i tattica, che senza togliere al comandante di un corpo di truppa tutta quella libertà d'azione che è inseparabile dalla responsabilità che gl' i ncombe, gli serve di guida nella scelta di quei modi d'azione che meglio conducono al conseguimento dello scopo che si vuol raggiungere. Ma lo studio delle norme non può riuscire efficace, nè istruttiva può essere, almeno nel modo desiderato, ia loro pratica attuazione, se non si hanno ben scolpiti nella m ente
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LA TATTICA DI FANTERIA rn QUEST'UL'rrno QUARTO DI SRCOLO
certi concetti sull'azione collegata delle tre armi, che senza dubbio servirono di fondamento alla compilazione delle Noi·me, ma non poter ono trovarvi posto, almeno esplicitamente, per la forma necessari amente sintetica che si do vette dare all'istruzione stessa. E nei dieci anni circa che son passati dalla pubblicazione dell'ultima edizione delle Norme, i _d etti princip1 si sono maggiormente affermati, essendosi meglio delineati i bisogni odierni del combattimento; e per conseguenza mi pllre uf;ile fare un raoido esame dei pu nti notevoli dell'a;1,ione delle tre ar"mi, es~me che ci metterà in grado di meglio comprendere la natura del combattimento moderno e ci darà pL1re occasione di accennare a qualcuna delle principali questioni che si discutono nella let~eratura militare, relativo al combattimemo stesso. E bene però premettere che qualsiasi considerazione non p_uò _riuscire proficua, praticamente parlando, se non la si nfensca al caso della, battaglia campale, essendo ormai ben tutti ~ersuasi ~~e la piccola guerra e le esercitazioni di pace con piccole u?1ta non p_ossono darci un'idea dell'impiego delle tre armi. Per molti anni sì credette e forse lo si trova ancora oggi ripetuto in qualche testo di tattica. che l' impiego delle tre armi possa dimostrarsi con uu dis~accamento di un battaglione, uuo squadrone e una batteria, concetto che si conservò anche dopo il 18 70-71, per la disposizione g~~erale che si dava alle manovre di pace, imitando su per gru quanto facevano i T edeschi. Non si comprese però che le esercitazioni acceunate servono esclusivamente per l'addestramento dei capi, che si abituano a giudicare date situazioni, a prendere ed attuare risoluzioni, a dare ordini opportuni, tenendo il debito conto del tempo, dello spazio, delle forze d isponibili e simili. In esse l'impiego delle tre armi non può r iuscire conforme alla guerra vera, e si corre inoltre il rischio, che la Il?,ente dei capi, in quelle condizioni ristrette, può essere indotta a crearsi schemi di combattimento, dannosi certamente per l'istruzione, giacchè Ja guerra moderna n on tollera nulla di schematico. E siccome d'altra parte nel primo periodo
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della campagna del 1870-71 :fino a Sédan si combatterono soltanto grandi battaglie e tutto tende a far credere che lo stesso avverrà nelle guerre fu turn, così è dovere clell' inseO'Damento tattico di richiamare la generale attenzione sulla b necessità che il combattimento delle tre armi sia studiato sempre nell' ipotesi della grande battaglia, concetto che in verità è andato sempre più diffondendosi in questi ultimi anni o deve considerarsi come unò dei più efficaci fatt ori del progresso nelle idee tattiche conformi alla natura della guerra. R iferiamoci dunque alla grande battaglia. In essa non può non dar nell"occhio che il fattore decisivo della vittoria è rappresentato dal combattimento della fanteria. È desso che dà alla lotta impulso e direzione, è desso che la risolve, quindi il principio generale che troviamo enunciato nei re golamenti dei vari eserciti sul collegamento dell'azione delle tre armi, perchè essa, riesca compatta, ordinata, potente mi pare possa tradursi praticamente in quest'altro : che il còmpito del comando. e il lavoro delle singole ar·mi devono p1·incipalmente tendere a crear·e f avorevoli cond'izioni al combattimento della fanteria. È perciò che è indispensabile per gli ufficiali di tutte le armi lo studio della tattica di fanteria, è perciò che mi son dilungato ad esporne le r ecenti vicende storiche, allo scopo di indagarne la natura moderna, per chè soltanto così è pos· sibile formarsi un concetto esatto dei suoi bisogni sul campo di batta.g lia. E il principio enunciato ha già acquistato tanta importanza che comincia da qualche tempo a far sentire la sua influenza anche nel periodo preparatorio al combattimento, per quanto si riferisce ai servizi di sicurezza in marcia e degli avamposti, e alla costituzione delle colonne di marcia. Circa i servizi di sicurezza tutti i tattici sono ora generalmente persuasi che la parte principale e più gravosa di essi debba spettare all'arma di cavalleria e che la norma da rispettare debba esser quella di risparmiare più che sia possibile e nel modo più saggio le forze d i fanteria. Un nuovo elemento è entrato, quello dei velocipedisti, che concorre a 4-1 -
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meglio soddisfare questa esigenza. Senza dubbio, tutto il movimento tendente a formare dei velocipedisti, non solo organi di ricognizioni e di trasmissione d'ordini e di notizie, ma· anche, con le dovute restrizioni, truppa combattente, non ha ancora avuto una soluzion e, tanto per ragioni tecniche quanto per ragioni organiche. In ogni caso vi sono tutte le probabilità che velocipedisti bene organizzati fin dal tempo di pace allargheranno in avvenire il loro campo d'azione e riusciranno utili specialmente alla cavalleria, non solo per la trasmissione di notizie ma anche per dar mo· lestia al nemico. Circa la composizione delle colonne di marcia troviamo generalmente la suddivisione in cavalleria esplorante, avanguardia di forza piuttosto considerevole, grosso e retroguardia. Contro questa suddivisione e specialmente contro le grosse avanguardie costituite da forti nuclei di fanteria e di artiglieria si è già manifestata contraria l'opinione di molti tattici, perchè essa, specie nei combattimenti contro nemico schierato già in posizione, toglie la possibilità di operare in azione compatta e simultanea, s:mza contare il pericolo al quale sono esposte le avanguardie, di farsi trascinare in combattimenti parziali ed obbligare il grosso di operare con modo contrario a quello prestabilito dal comandante di tutte le forze. Costituendo invece le avanguardie, dicono i tattici accennati senza assegnarvi artiglieria, ma solo molta cavalleria e buoni velocipedisti, si potrà ottenere che esse adempiano la loro missione principale di vedere e riconoscere, facilitando così l'impiego in massa e simultaneo di tutta l'artiglierift disponibile, creando condizioni favorevoli al combattimento della fanteria, fondato anch' esso sulla potente azione collettiva del fuoco di fucileria. La guistione continna ad essere contr astata e secondo il mio parere rimessivo non si risolverà mai, per una ragione molto semplice. I fautori delle avanguardie sostengono che il combattimento d'incontro debba considerarsi come fondamen tale per lo studio dell'impiego delle tre armi e per con-
E IL COMBATTIMENTO DELLE TRE ARM I
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seguenza ciò che avverrà nella maggi?r par~e dei casi _sarà il passaggio diretto dalla colonna d1 :11ar01a a~l~ sch~erarnento. Il concentramento delle forze s1 conseguira cosi sul oampo di battaglia e in parte durante lo stesso. combatt_imento, come fecero i Tedeschi nelle prime grandi battaglie della campagna del 1870-"71. In tali condizioni non si può negare il vantaggio che hanno le ~van_g uar~ie for~ate . come vo()"liono in genere i regolamenti dei van eserc1t1, d1 concedere cioè al grosso il tempo necessario di orientarsi e quindi di schierarsi nel modo più conveniente rich~esto dal!~ circostanze; vantaggio che diventa più noteYole m terrem difficili e coperti, nei quali spesso non è possibile formarsi subito un concetto esatto della situazione. Gli avversari delle avanguardie sostengono invece che la legge fondamentale di ogni azione combattente è quella di impieo·are le masse com patte e con unità di condotta, legge che n~n può essere soddisfatta, schierandosi direttamente dalla colonna di marcia. L'avanguardia può urtare contro nemico energico e preparato a combattere, si mischia allora in un'azione, dalla quale non può più ritirarsi, nella quale anzi può soccombere prima che giunga il grosso, pro_vocar~ insomma una battaglia che potrebbe essere contraria agh intendimenti di chi comanda.. Le stesse grandi battaglie della campagna franco-prussiana, che si presentano come esempi a favore delle teorie delle avanguardie possono ugualmente essere ricordate contro di essa, poichè se a Worth, a Spicheren, Colombey-Nouilly, a 1\1.ars-la-Tour ecc., i Francesi avessero saputo, come avrebbero potuto saperlo, se comandi e servizi di ricognizione fossero stati organizzati a dovere, che le forze dalle quali furono attaccati erano di sole avanguardie, molto probabilmente quelle g iornate campali non sarebbero state registrate con lettere d'oro nella storia militare tedesca. E se il tipo di battaglia non deve essere quello d'incontro, ma quello progettato, ecco che sorge la necessità per meglio assicurare l'azione compatta delle tre armi collegate, di stabilire formazioni ammassate, adatte, nel periodo che · precede lo schieramento.
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LA TATT IC,\ Dl 'FANTERIA IN QUEST'ULTD!O QUA RTO l)l SECOLO
Ora se è vero da una parte che la battaglia progettata soddisfa meglio quella certa tendenza di posit i vis mo che qualifica questa fine di secolo e si fa sentire anche neo·li b eserciti e nella tattica, non si può negare dall'altra che in una gnerra futura non ostante tutta la buona volontà di voler combattere con le forze preparate e schierate si potrà essere pure costretti ad accettare un combattimento di incontro. Il nostro regolamento d'esercizi per la fanteria dice molto saggiamente a questo proposito (§ 213) : « Lo schieramento di un corpo costituito da più battaglieni « può farsi o direttamente dalla formazione di marcia ov« vero d opo avere ammassate le truppe in un'acconcia po« sizione, sottratta al fuoco e possibilmente alla vista del « nemico. « Nel primo modo lo sch ieramento riesce più sollecit,o, « ma può indurre ad un impiego a spizzico delle forze e « quindi a un'azione slegata ; nel secondo, esso richiede « bensì maggior tempo, ma r ende meglio possibile l'impiego « delle forze con quella unità di concetto e quella simulta« neità d'azione che accrescono vigore al combattimento. « Dalle circostanze, in cui il combattimento s'impegna, di« pende la necessità di eseguire lo schieramen~o nel primo « modo o la possibilità di eseguirlo nel secondo ». Era l'unica via di risolvere praticamente la quistione, e sarebbe bene che la soluzione fosse esplicitamente accolta anche dalle norme per l'impiego delle t re armi. In quanto poi alla costituzione delle avanguardie con corpi di cavalleria, dubito che essa possa essere praticamente risolta, giacchè si urta contro l'inconveniente di dover aumentare in modo considerevole la cavalleria ora esistente, e per non pochi eserciti vi si oppongono le ragioni finanziarie. A ogni modo è bene che la quistioue sia stata sollevata, perchè essa ha richiamato l'attenzione generale sull' importanza di risparmiare qn,a nto è possibile le forze della fanteria e di studiare il modo di preparare a quell'arma fin da principio favorevoli condizioni di combattimento. ·
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* * E se ora passiamo sul camp_o di battaglia troviamo che la prima arma, alla quale spetta di fare omaggio al principio accennato, è l'artiglieria da campagna, la quale non solo compie la parte principale nel.periodo preparatorio del .combattimento, ma ha una parte non meno importante .anche nel seguit o della lotta. E siccome va sempre pi1ì diffondendosi il concetto che l'esecuzione del combattimento .6 la riuscita di esso dipendono in massima dalla conveniente preparazione, così si viene a stabilire d irettamente ed ind irettamente l' importanza dell'artiglieria, giacchè è questa arma, che prepara la lotta con quell'azione in massa, potente che da più di 25 anni è in testa alle abitudini tattiche' nel combattimento delle tre armi e che om si tende .a farla accettare anche come fondamento della tattica di fanteria. Ciò ricordo, nou certamente per esporre un'idea nuova, ma perchè di tanto in tanto si è inteso e si sente ripetere che la cresciuta importanza della fanteria, che fonda il suo combattimento non più sull'urto meccanico, ma sull'impiego intelligente del fuoco di masse di provetti tiratori abbia potuto dimin uire l' importanza dell 'artiglieria. Invece, no; solo è avvenuto l'opposto, ma quanto può dirsi -senza tema di sbagliarsi, che se è cresciuta l'importanza della fanteria, quella dell'art iglieria è aumentata in propor· zione maggiore; anche dopo l'adozione dei fucili moderni il còmpito della fanteria, tanto nell'attacco quanto nella d_ifesa, resta g randemente facihtato dall'appoggio della propria artiglieria in una proporzione che, molto probabilmente, ~on s'immag ina, ed esempi si potr:3bbero citare di attacchi d1 fanteria che senza il considerevole concorso del cannone fallirono contro deboli fronti di fanteria solo per l'opera efficace del fuoco avversario d'artiglieria. L'azione delle due armi è intimamente connessa, ma è fuor i discussione che, se si. vuole spianare la via al lavoro vittorioso della fanteria, è e resta premessa indispensabile l'efficacia sitperiore della
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LA TATT;CA DI FA"NTERJ.\ IX QUEST'ULTIMO QUARTO DT SECOLO
p1·opria a1·tiglieria. Forse questa norma non la tro\'iamo esposta nei vari regolamenti con quella precisione che nel1' interesse tattico generale sarebbe desiderabile, ma. in ogni caso essa rappresenta 'itna delle più importanti conquiste COl/.seguite dalla scien:;a per l' acco,·do tattico fra le due a1·mi. Da questa norma. nasce conseguenza non meno importante nell'interesse tattico della fanteria. Se l'artiglieria deve operare in massa, con azione potente, fin dal principio; se è vero, come nessun tattico più dubita, che essa rappresenta l'ossatura del campo di battaglia, diventa necessariamente importantissima e principale cura del comando, di collocarla in modo conveniente; e quindi nella scelta del terreno di combattimento, tanto pel difensore quanto per lo schieramento dell'attaccante, non possono più influire in modo decisivo, come una volta, le particolarità tattiche della fanteria, ma sibbene devono predominare in genere quelle dell'artiglieria. Sembra strano che di fronte a. questo contrasto d'interessi delle due armi, si debba. accordare la maggiore considerazione a quelli dell'artiglieria. Ma il contrasto non · è che apparente. Favorendo tatticamente l'artiglieria, le si facilita il còmpito . di ridurre al silenzio l'art iglieria avversaria, prima che cominci l'attacco di fanteria, procedimento che non lede alcun interesse tattico della fanteria, anzi favorisce quest'arma perchè le prepara buone condizioni di combattimento. Con ciò non voglio intendere per conseguenza che la cresciuta importanza dell'artiglieria e la necessità del suo concorso potente tendono a diminuire in modo alcuno quella supremazia che spetta e spetterà. sempre alla regina delle battaglie. Ma nel ponderare le condizioni relative di spazio, bisognerà assolutamente che la fanteria si abitui a restringere la sua sovranità nel senso che essa deve rispettare la così detta ossatura del campo di ba.ttaglia, assumendo fo rmazioni elastiche e non temendo all'occorrenza di combattere e d'avanzare mentre al di sopra di essa fischiano i proietti della propria artiglieria.
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Da questa fusione d'interessi tattici delle due armi nascono i capisaldi necessari per formar,,i nn concetto della parte che spetta al terreno nella battaglia campale. Ora, se per l'artiglieria si richiede come condizione indispensabile ampio campo di tiro, è da supporsi che chi si accinge a difendere una data posizione non vorrà rinun· ziare a ·I assicurarsi tale vantaggio. Ohi attacca allora avd una scelta molto ristretLa di terreno da fare, per avvicinarsi al coperto. Tranne i corpi d'ala, quelli inquadrat,i non potranno necessariamente muoversi che sopra u no spazio più che determinato. Fa.meria e artiglieria si t rovera~uo quindi spesso in condizioni di dover superare tratti di terreno più o meno pianeggianti, senza che nè la fanteriit possa dichiatrare di nou poter avanzare, nè l'adiglieria possa fare analoga dichiarazione per deficienza di posizioni. Ecco dunque c.½.e il procedimento della lotta non può fon darsi sull'aiuto del terreno, per tjnauto questo sia desiderabile. Miglior fondamento si avrà, faceudo a:;trazione dalle fa. vorevoli condizioni del terreno, con la scorta del principio che tanto la fo,nteria quanto l'artiglieria devono pen:;are prima ad agire poi a coprirsi, E questa considerazione c'induce a dare uuo sguardo a ciò che avviene nella battaglia dopo il duello fra le due artiglierie. Se l'artiglieria dell'attaccante rimase superiore, allora l'attaccaoto acq uista pure grande probabilità di conseguire con la sua fanteria il secondo scopo principale del combattimento : la superiori~ nel fuoco d i fucileria. E qui appare in modo così chiaro e palpabile l'azione reciproca della fanteria e dell'artiglieria, come nelle esercitazioni di pace non si può d isgraziatamente vedere che in modo imperfetto. Dobbiamo ricorrere ai fatti storici, perchè il nostro lavoro di riflessione tattica sia in armonia con le esigenze della guerra vera. Ma se l'artiglieria dell'a.tlaccante non trionfa sull'avversaria? L'attaccante si troverà nella posizione precaria di avere a fronte a.rtiglieria e fanteria non scosse e, nel senso rigoroso della parola, di non poter fare assegnamento su u11
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concorso conveniente della propria artiglieria. Dovrà allora la fanteria da sò sola cercare il modo, esclusi vamente coi propri mezzi tattici, di risolvere il difficile problema che le si presenta? Questo problema è stato molto d iscusso, ma aspetta ancora dai tattici o dai r egolamenti una parola di soluzione. P robabilmente però la risposta si farà sempre più aspettare, giacchè, per la natura della guerra moderna, masse di fanteria attaccanti non riusciranno mai, tranne forse casi eccezionali, a strappar e la vittoria, se il cannone non abbia preparato_ l'attacco e non offra la s ua potente cooperazione anche nel momento risolutivo, quando cioè le due fanterie cercano di sopraffarsi a vicenda nel combattimento a fuoco. L'arte della guerra si fonda sul concetto dell'azione armonica delle armi tatticamente collegate e, se una d i queste si elimina, la lotta diventa monca e l'arte resta muta d inanzi ai quesiti che la fantasia dei tattici vorrebbe veder risolti. Unica deduzione tattica, che si può t rarre in conformità della g uerra, è che a parità di valore fra le due fant erie avver,,arie, la miglior garanzia di vittoria è data. dalla superiorità dell'artiglieria. È bene però r icordare, a questo proposi1;o, che le grandi. differenze di valore, esistenti al tempo della guerra del 1870-71, fra le due artiglierie, sono da escludersi per l'av\'enire. Le artiglierie dei: principali eserciti sono presso che uguali per forza numerica e valore tecnico. Se quin di escludiamo la, superiorità tecnica e numerica dell'artiglieria, bisognerà allora cercarla nell'impiego tattico dell'arma, nella sapiente combinazione di essa con l'azione della fanteria . Ecco quindi che se si vogliono creare alla fanteria favorevoli condizioni di combattimento si deve impiegar bene l'artiglieria, ciò che mette nuovamen te in mostra la cresciuta importanza di quest'arma, con la palese necessità per ogni tattico e per conseguenza per tutti g li ufficiali superiori e g enerali di fanteria di essere perfettamente a giorno dello impiego d'artiglieria e della potenza balistica delle sue bocche da fuoco, perchè soltanto così essi possono acquistare quella fi ne percezione delle su e particolarità tattiche, indispensab ile per sapersene saggiamente servire.
E lL CO~IBAT1'1MEN T O DELLE TRE AIU!l
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Nella d ifensiva il procedimen to tattico si presenta in modo più semplice che per l'attaccante. Non si tratta che di sceg liere una posizior,e sola, tranne che non si sia fautori dell'occupazione di posizioni avanzate, per le quali il progresso d elle idee si è andato sempre più dimostrando contrario. Inoltre le condizioni della difosa sono tecnicamente e balisticamente così favorevo li, che anche nell'ipotesi d i condizioni svantaggiose di terreno bastano sulla fronte p rincipale d i combattimento i mezzi tattici più semplici. Il concetto principale però, del quale bisogna tener conto, è quello di -essere forti per quanto è possibile sui fianchi, giacchè questi rappresentano il punto debole del difensore. P er una difesa normale vale generalmente il principio di impiegare subito tutta l'artiglieria d ispon ibile, ma d i fare entrare in azione la fanteria soltanto quando si sia riconosciuta la direzione genera.le d'attacco della fanteria avversaria. Si vuole inoltre che il difensore costituisca forti riserve e collochi a lle ali la cavalleria. Circa alle r iserve, se il difensore pensa di costituirne, lo attaccante sarà logicamente obbligato ad adottare lo stesso procedimento e cercherà, di conseguire la decisione dell'attacco operando con le sue riserve di fianco e in modo avvolgente. Il capitolo delle riser ve è uno dei più impor tanti e più difficili della « grande tattica >l e fino a poco più di dicci anni or sono era ancora regolato dal concet.to antiquato del Clausewitz, degli ordini profondi, dell'impiego graduale delle forze, concetto che nelle condizioni della g uerra moderna non può servire d i modello. S i rammenti che ogni riserva potrà dare il suo concorso ~fficace nel combattimento soltanto nel momento in cui cessa
d'esser 'riserva. In ogni modo è già un progresso notevole l'aver riconosciu to oggi i pericoli, ai quali si va incontro con un'ecces-
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siva propensione per le riserve, nè i tattici escludono che un comandante in capo dell'avvenire, di alto ingegno, ritorni alle disposizioni di Epaminonda e sappia tatticamente conseguire gli stessi risultati maravigiiosi che ottenne Federico il Grande col suo ordine obliquo di battaglia. Ben considerati, i procedimenti tattici dei due grandi generali non consistono in altro che nel fare entrare subito in azione le loro riserve, contrariamente a qua,nto si ha l'f1bitudine cli fare con le riserve moderne, le quali in parte si adoperano << a poco a poco », durante il combattimento, e in parte nell'ultimo periodo di esi,o. Se questo concetto riuscisse col tempo a diffondersi, il principio fondamentale tattico del combattimento andrebbe incontro ad una mutazione radicale. L 'arma che in ogni modo sarebbe meno toccata dalla mu· tazione è la cavalleria, l'azione della qualfl nel combattimento dipenàe, molto più che per lo passato, dal lavoro preparatorio delle altre due armi. Essa resta fedele alla teoria delle riserve fino al momento, nel quale l'opera dell'artiO'lieria e della fanter ia le renda possibile di sfoggiare senza l:> ' preoccupazioni la sua poderosa attività combattente. E bene ricordare però, a questo proposito, che ora si manifesta da alcuni tattici la tendenza di collocare tanto nell'attacco, qu~nto nella difesa una parte di cavalleria anche sulla fronte di battaglia, quando naturalmente il terreno lo consenta, per eseguire attacchi di sorpresa. Per masse di cavalleria è difficile che vi sia spazio. La polvere senza fumo fu considerata come un ostacolo a questo procedimento, ma giudicando spassionatamente la quistioue, non pare che vi debba essere alcuna difficoltà a che la cavalleria e la fanteria siano un po' più collegate sulla fronte stessa di battaglia di quanto non richieggano in genere i va.ri regolamenti, e senza che la cavalleria abbia da conformare le sue particolarità tattiche a quelle della fanteria. Progresso anzi sano e notevole della tattica di cavalleria. è che non ostante i perfezionamenti introdotti nelle armi da fuoco, non ostante i vantaggi non dubbi che spesso si
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-sono oonseO'uire con opportuni appiedamenti, essa è ripO:, l:> 1. . asta ben lontana dal manifestare una tendenza qua s1as1 m . verso i dragoni di una volta, i quali miravano all'attuazione di un ideale presso ohe assurdo, la fusione nello stesso soldato del cavaliere e del fante. Se però in massima non si vede fra la c~valle~ia ~ le altre armi quell'intimo collegamento, quella fns1one d1 ~z10ne tattica che esiste invece fra l'artiglieria e la fanteria, almeno :fino al momento nel quale ar tiglieria e fanteria non abbiano preparata alla consorella belligera larga messe da raccogliere, non si può non affermare dall'altra che fino a quel momento è dovere della cavalleria di mantenersi a contatto perr.oanente con lo svolgersi della lotta. . Nelle guerre passate questa importantissima esigenza ta_ttica fu poco o nulla soddisfatta ed _è inutile_, ora investi: garne le ragioni più d i quanto 1-d tri, certo p~u compet~nt1, hanno già fatto; ma l' inconveniente, è bene ricordare, ~iede occasione ad alcuni tattici di manifestare i lor o dubbi sull'utilità della cavalleria come arma di battaglia, esagerazione che fu per intero ed egregiamente confutata. Il concetto che troviamo nei vari regolamenti e che è svolto così bene in parecchi paragrafi delle nostre 1Vorme pel combattimento delle tre armi è che la cav~l!eria n on si apparti dal campo di battaglia per presentarvisi soltanto quando le altre armi abbiano compiuto il loro lavoro sanguinoso. E ssa deve essere già a posto quando giung~ quel momento psicologico favorevole alla sua azione, per giovar· sene vigorosamente e con la rapidità del fulmine.. Com~ abbia da regolarsi è <lessa ohe deve saperlo, ~a ID o_g rn caso essa vi potrà riuscire soltanto, quando si tro~1 dal primo colpo di cannone fino alla soluzione del combatt1m:11:t o, no~ materialmente riunita alle altre armi - sono passati i tempi, nei quali ciò era possibile - ma con esse tatticamente collegata.
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65i LA T ATTICA DI FAN'l'ERIA, ECC,
E così mi pare di avere accennato quei punti principali del combattimento delle tre armi, che merita,no di attrarre l'attenzione generale. A. voler trattare a fondo la quistione si sar ebbero dovute almeno riepilogare le molteplici e certo importanti considerazioni che sono state pubblicate in questi ultimi venticinque anni, tenendo ben conto di tutti quegli elementi imponderabili, dei fattori morali ed intellettuali, <legli espedienti che può creare una condotta geniale delle operazioni, elementi che tanto influiscono sul combattimento delle tre armi e che rendono, se non impossibile, arrischiato certamente, il voler dedurre sia pure il germe di una dottrina tattica di valore positivo permanente, tanto più che non si hanno fino ad ora altre grandi esperienze di guerra oltre quella del 70-71. Il lavoro sarebbe anche uscito dai sqoi limiti modesti; ciò non toglie però che esso sia deO'no . t:, d 1 es:;ere additato agli studiosi, come fonte inesauribile di considerazioni scientifiche e pratiche, le quali, quando siano convenientemente armonizzate, non possono .che aumentare in modo efficace il valore tecnico degli ufficiali. ALFREDO
CA.SELLA
mt1g9iore d'nrli(Jlieria.
LA CARRIERA DEGLI UFFICIALI D ELL'ESERCITO AUSTRO-UNGARICO
PREMESSA.. Secondo urnt prescrizione della legge d'avanzamento in vigore in Austria-Ungheria, le promozioni in quell'esercito hanno luogo in massima due volte alPanno, verso la fine d i aprile cioè e ver;;o la fi ne di ottobre, mediante due grandi bollettini che sogliousi denominare il primo grande bollettino di primavera, il secondo grande bollettino di autunno . Oonseo·uenza immediata di siffatto sistema è il gran nuo mero di ufficiali di ogni arma e corpo che vengono volta, a volta promossi simultaneamente al grado superiorè per colmare i vuoti prodotti.si nel semestre precede.ate ; epperò sempre quando ricorre la pubblicazione di uno di tali bollettini, la legge sull'avanzamento trova la sua completa esplicazione in qmtsi tutti i suoi paragrafi; mentre d'altra parte ciascun bollettino offre modo, a chi lo studia con la scorta. degli annuari, di formarsi una idea quasi esatta delle condi-· e.ioni di carriera degli ufiìciali delle varie armi e dei vari servizi. Tale circostanza e la possibilità di attingere alle fonti ufficiali che sono rese di pubblica ragione, mi hanno indotto a fare un esame particolareggiato dei tre ultimi g randi bollettini dell'esercito austro-ungarico, quello cioè autunnale del 1899, quello primaverile e quello autunnale del decorso annot allo scopo di indagare come sieno state risolte in AustriaUngheria alcune delle più importanti quistioni concernenti
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DELL'ESERCITO AUSTRO-UXGARICO
LA CARRIERA. DEGLI OFFICIALI
l'avanzamento, e quale sia att nalment e la 0arriera clegli ufoo-gidì alficiali di quell'esercito. Se si considora che, specie o ' cune di tali quistioni agitano la mente di numerosi ufficiali di ogni grado e campeggiano con insolita insistenza e nelle 1·iviste prettamante militari e nei giornali di carattere politico, non si può non convenire che l'argomento è, come suol clirsi, palpitante di attualità. D'altra parte le considerazioni che si possono fare e che in parte sono qui svolte sui dati degli specchi guaduali e numerici <l.elle tre grandi promozioni summenzionate, specchi che sono annessi al presente lavoro, nonchè la conoscenza della legge di avanzamento, la quale, interessando al sommo grado lo scopo che mi son0 prefisso, ho crecluto opportuno di riportare abbastanza diffusamente, porranno in grado il lettore di formarsi una idea approssimativa della capacità che si può prosumere abbiano specialmente gli ufficiali superiori dell'esercito del vicino impero, desumendola per via indiretta sia <lal numero dei promossi a scelta e dalla estesa graduazione di vantaggi che da essa deriva loro, sia dalla percentuale dei saltati nelle promozioni ad anzianità. Certo questi elementi di giudizio, per q uauto importanti, non sono i soli che bisogna avere presente nel formulare un apprezzamento sul valore di un intero corpo di ufficiali; tuttavia, rappresentando essi la esplicazione cli un rigoroso criterio di selezione, rivelano quale sia l'importanza che in Austria-Ungheria si attribuisce ai gradi superiori dell'esercito; e oiò, a parer mio, costituisce già un solido elemento di giudizio per quanto altri possa ritenerlo troppo generico . Per la entità del valore che può essere ::.ttribuito alle cifre degli specchi e alle considerazioni che su di esse si basano stimo opportuno dichiarare : 1° che i calcoli furono eseguiti con scrupolosa e direi quasi meticolosa diligenza; opperò, quando mi si presentò CJ. ualche difficoltà che H,ltri forse avrebbe diversamente risolta, aggiunsi in apposite note le ragioni giustificanti il mio modo di vedere. Queste note precedono gli specchi e ne richiamano alcune colonne. Ad esse seguono brevi cenni )
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spiegativi delle iniziali indicanti negli specchi le varie armi ed i servizi che si sono consiclerliti. 'l'ali cenni, riferendosi a.Il'ordinamento gerarchico dell'esercito aust1:o-ungarico ed alle prescrizioni della legge sull'avanzamento, porranno in grado il lettore di fare un esame comparativo col sistema di avanzamento vigente in altri eserciti, dal quale esame, in massima, deliberatamente questo studio si è tenuto lontano; 2° coloro che leggono a quando a quando lo notizie concernenti gli eserciti esteri, ri cordando la legge di recente votata alle delegazioni austro-ung~iriche relativa all'aumento degli stipendi degli ufficiali, poti-ebbero forse obbietttiro che i tre grandi bollettini esamimLti non possono prendersi a ba.se di giudizio per dedurne dei criteri che non sieno esplicitamente sanciti. dalla logge d'avanzamento, nè rivelano lo stato di fatto della carriera degli ufficiali quale essa è normalmente. Ciò perchò i detti bqllottini, ocl. almeno il primo ed. il secondo, corrispondono a due momenti eccezionali in cui si trovarono gli ufficiali dell'esercito austro-ungarico. Ed invero, come la JUvista milita1·e notava commentando brevemente il grande bollettino del novembre 1899 (l ), le promozioni autunnali di quell'anno furono scarse in tutti i gradi pel fatto che, essendo in vista la discussione della nuova legge sugli stipendi che proponeva di. aumentarli, molti ufficiali che avrebbero dovuto o voluto abbandonare il servizio inclugiarono a ciò fare (nè il ministero per una spiegabile longanimità volle costringerveli) che fossero votati gli aumenti. .A.pprova.ta che fn la legge sui primi dall'anno corrente (2), gli ora.detti ufficiali uscirono dall'esercito; quindi il grande bollettino di primavera del decorso anno ha dovuto provvedere a colmare, oltrech.è i vuoti prodottisi per il naturale svolgimento delle cose, anche gli altri dovuti al ritardato sfollamento derivante dalla suesposta circostanza della pub(I) Vedi il rascicolo (lei 30 no,·t•mbre 189'.>, pag. 21i0, Ved i Rivista m.Wta,·e del 1G rllcomtwe lS99, pai;: ':!247 che riporta.va il relativo Progetto, il 11uale poi In intcgralmcnt!l approvato dalle dologazionì e dai parlamenti <lcll:l monarchi,, (1)
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LA CARRIERA DEGLI U'F l'lCIAl,l
DEL L' ESEitCITO . A·1JS'Nta·- UNGARlCO
blicazion.e della nuova legge. Si potrebbe pertanto osservare che mentre il bollettino autunnale del 1899, pecc~LTido per un eccesso di limitazione nel numero dei promossi, segna una, sosta straordinaria nei singoli gradi, q uello primaverile del 1900, peccando per l'eccesso opposto, segna uno straordinario acceleramento. Questo squilibrio anormale, che del resto è perfettamente noto ai più nelle sue cause come nei suoi effetti, non influisce nè punto nè poco sul valore delle considerazioni che si possono fare sui dati degli specchi, 0 nemmeno sul valore delle cifre rappresentant i la somma dei promossi. Non influisce per la ragione che tosto balza agli occhi dell'importanza delle medie. Il giudizio dev'essere formulato in base ai risultati di tutti e tre i bollettini esaminati e non di uno soltanto; e poichè dal 1894 in poi nessuna disposizione organica è sopraggiunta. nell' ese1·cito com,wne austro-ungarico (1) che abbia notevolmente alterato il rapporto esistente tra il numero degli uffici~Lli cli un grado e quelli del grado immediatamente superiore, necessariamente deve derivare che le varie somme dei promossi nei tre bollettini in ogni arma ed in. ogni grado divise per t re dieno le medie normali dei vuoti per grado ed arma ad ogni semestre; come pure sommando e dividendo per tre gli anni di permanenza resultanti dai tre specchi in ciascun grado si ha la durata media cli. permanenza nei vari gradi, la. quale dà un' idea del normale ascendere degli ufficiali verso l'alto della gerarchia. Questo ragionamento trova la più ampia conferma nellè cifre r iepilogative dei precedenti bollettini riportate dalla .Rivista milita1·e sotto la rubri01.1 N otizie milita1·i este1·e dei fascicoli del 16 maggio 1899 1 16 novembre 1898 e 16 giugno 1898. Ohe se ciò non fosse io avrei basato i l mio edifizio snll'a,rena, esponendo q uesto lavoro al pericolo di una troppo facile critica demolitrice.
3° i dati riepilogati negli specchi non rappl'esentano tutti gli elementi che sarebbe necessario conoscere per approfondire in modo esauriente le questioni tutte relative alla carriera; nè credo sia facile cosa ra.:.:coglierli da chi, come me, vive lontano dall'esercito austro-ungarico e non ·possiede una completa raccolta di anuùari militari al corrente e di bollettini. Così pure nessun elemento vi si trova concernente l'età degli ufficiali; imperocchè l'annuario austro-ungarico non contiene, come il nostro, l'estratto degli atti di nascita cli coloro che vi sono inscritti, nè che io s~ppia, esiste al riguardo altra pubblicazione all'infuori di quella dello Svoboda, (1) la quale però menziona solo gli allievi delle armi di linea e viene alla luce cli tratto in tratto a volumi staccati . ' l'ultiino dei quali è solo del 1897. La ragione della mancanza della registrazione della età nei documenti ufficiali, credo risieda nel fatto che in Austria-Ungheria non esiste alcuna legge sui limiti di età come non ne esiste in Germania; invece ·vige il concetto che l' idoneità al servizio debba risultare e1;clusivamente dalla effettiva prestazione di esso; e su tale idoneità si pronunziano a tempo· debito le commissioni prescritte dai regolamenti. Giudice supremo in questo come in tutto quanto concerne l'esercito è S . M. l'imperatore e re, il quale esercita sempre una influenza perfettamente èosciente, e perciò giustamente decisiva ed in ogni circostanza bene accetta, · in tutte le · questioni che il ministro della g uerra gli sottopone e la cancelleria militare sua propria analizza, spiega, commenta nella sua qualità di organo·· mi-, litare e personale di S. l\lL Nonostante le accennate defìciénze però gli specchi· servono tuttavia a fornire argomento a p'a recchie ed importanti· considerazioni, alcune delle quali ho tentato cli esporre nella ultima parte del presente lavoro. 1
{l) Die 1'hertsianische 1l/ililcfr-Ak<1demie z u 1Vie11er-Neusl<1dt
(1/ Per ese,.cito comune s' intende quello che è a carico dei bilanci comuni a i due stati della monarchia; non comp re nde pe1•ci6 le due landwehren, la cisleica na cioè e la ungherese (ori llo nvedJ, lo qua li sono a carico ri spetti1•amentc dei bilanci p ropri dell'Austria, e dei bilanci <lell' Ungheria.
JOHANN SVOBODA.
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A~NO XLV I .
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u;td ihre Zfiglinge\oo .
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LA CARRIEtU DEGLI UFFJCIAL I
DELL'ESELtCIT O AUS'l'RO-UNGARICO
Note alle colonne degli specchi.
mediante date mensili che differiscono l'una dall'altra di uno o più giorni. Ciò spiega, in massima, perchè si trovino negli specchi di·verse date di anzianità sebbene le promozioni abbiano luogo solo due volte all'anno.
N ota gene1·ale. - Gli specchi A, B e O comprendono, per le promozioni da sottotenente fino al grado di colonnello, solamente gli ufficiali dell' ese1·cito comune. Sono qtiindi -esclusi gli ufficiali delle due landweln·en ad eccezione di quelli che prestavano in qneste servizio di stato maggiore all'epoca della pubblicazione del secondo e terzo bollettino, i quali ufficiali per effetto di una disposizione imperiale del febbraio del 1900, essendo stati incorporati nello stesso ruolo degli ufficiali di stato maggiore dell'ese1·cito comune ed essendo stati a questi p erfettamente equiparati, fecero turno con essi. Perciò i bollettini dell'aprile e del novembre 1900 (spe~chi .Be 0), che sono posteriori all'accennata disposizione, cons1deran 0 gli ufficiali di stato maggiore in servizio nelle ·due landweh1·en proprio come fossero appartenenti al ruolo degli ufficiali di stato maggiore dell' esenito com.ime e ne me11zionano i promossi (1). Per le promozioni da maggiore generale in su t utte e tre gli speechi compren::lo:no anehe i promossi delle due landwelt1·en. ·
I. Data di anzianità. - Per gli ufficiali promossi collo stes~o bollettino allo stesso grado viene stabilita, col bollettino me.d_es:imo, la loro data di anzianità nel nuovo grado dando a ciascuno un numero d'ordine successivamente crescente di .:i.ma unità a partire dai più anziani Per gli ufficiali generali ·e pei promossi al grado di colonnello l'anzianità è fissata
.<!) La. riforma di .cui qui è cenno ha. avuto per iscor,o ci i dare, in armon ia con l'impiego che avranno 1n guerra i rer1arti di land.wehr, un ,tà d' indirizzo, nel la istruzione ·e ne ll,1 pratica. del servizio, a. tutLi gli um,iiali di stato m:1gg iore. Fino al feb braio del decorso an no,. le due landwe(i1·en non ave vano ufficiali di stato maggiore propriamente dct11, ma uflic.1ah delle varie arm, che presso i comandi cd 111lici della rispettiva l.anctwe~r no _d ,s1_mpegnavano y servizio indipendentemente o quasi, specie per gli urf1c1ali t1ansle1tarn, dal capo d1 stato maggioro dell'esercito comune.
2. Promozioni a scelta e ad cinzianitù,. - Per la grandissima importanza di questo argomento e per dare a.gio al lettore di fare i commenti che crede e controllare le considerazioni che al riguardo questo studio espone anzichè citare paragrafi staccati si è stimato opportuno riportare in succinto le principali prescrizioni della legge sull'avanzamento, limitatamente a ciò che concerne gli ufficiali che sono sotto le armi. Nel corpo di stato maggiore e nello stato maggiore del genio (1) l'avanzamento ha luogo esclusivamente per turno di anzianità. Per conseguire il grado di maggiore, i capitani di questi due corpi, come del resto i capitani di qualsiasi arma, devono superare nn esame, al quale sono chiamati quando entrano nel 1° quarto del proprio ruolo di anzianità. Possono concorrere a detto esame, quando entrano nei limiti di anzianità or orn accennati, anche i capitani delle altre armi; questi però non acquistano il diritto al trasferimento nel corpo di stato maggiore o nello stato maggiore del gen io, essendochè tale trasferimento è subordinato alla condizione indispensabile di avere superato con successo i corsi della scuola di guerra o quello superiore del genio, che ,è alla detta scuola equiparato. L'avanzamento a scelta ha pure luogo, per gli ufficiali che non sono di stato maggiore, nella promozione al grado di tenente · colonnello, e ne godono i maggiori stessi che superarono con successo la scuola di guerra od il corso superiore del genio, ·O che furono promossi a scelta al grado cli maggiore per .avere superato gli esami prescritti pei capitani di statò maggiore o dello stato maggiore del genio. Questa seconda
Ct) Ci rca il corpo di stato maggiore del genio, il qua le non ha riscontro nel no.stro esercito, e,! il corso superiore del genio che bisogna avere superato per entrarvi, vedi JI cenno spiegativo alle iniziali SMG.
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LA CARRIEllA DEGU UFFICIALI
DELL'ESERCITO AUSTRO-UNGARlCO
scelta è subordinata inoltre alla condizione di avere disimpegnato benissimo i doveri inerenti al grado di maggiore, ed ha luogo contemporaneamente alla promozione dei colleghi di pari anzianità appartenenti al corpo di stato maggiore. In nessun ruolo possono aver luogo promozioni a scelta senza che sieno in pari tempo promossi gli ufficiali di stato maggiore di ugual grado ed anzianità. Le promozioni ai gradi di colonnello e di maggiore generale non hanno mai luogo a scelta; quella invece da maggior generale in su, nonchè la nomina a comandante di reggimento e di brigata non sono vincolate al turno di anzianità (1). Anche per i capitani delle varie armi promovibili ad anzianità la promozione a maggiore è subordinata sempre al risultato di un esame teorico e pratico : alPuopo essi sono chiamati per turno di anzianità annualmente a dar prova della loro idoneità davanti ad una commissione, a disposizione della quale restano per ben 1;ei settimane. Oltre questi capitani che sono chiamati all'esperimento teorico dal ministero per turno d'anzianità, i comandanti di corpo possono proporne, per subire i detti esami teorici in anticipo, anche altri meno anziani che ne sieno meritevoli quando entrano nella prima metà del rispettivo ruolo; riuscendo felicemente nella prova costoro vengono poi promossi a scelta (2). Anche i tenenti possono esser e promossi a scelta al grado di capitano di 2n classe senza a.vere frequentato la scuola di guerra; ma non già superandone gli esami finali, ciò che fino
a poco fa, era ammesso, bensì rivelando meriti speciali presso i corpi di truppa e durante i 6 mesi di corso che annualmente hanno luogo nelle scuole di corpo d'armata. Queste scuole sono istituite, in ragione di una per corpo d'armata, per tutte le armi combattenti e pel treno, e sono frequentate da non più di 40 tenenti per corso scelti, in base alle note caratteristiche, dai comandanti di corpo d'armata fra quelli che già compirono un servizio non minore di 3 anni presso le truppe e furono dichiarati idonei a conseguire il grado di capitano (1). I capitani che suporarono con successo la scuola di. guerra od il corso superiore del genio, ma non ottennero il trasferimento nel corpo di stato maggiore o nello stato maggiore del genio, sono dispensati dagli esami teorici prescritti pei promovibili ad anzianHà al grado di maggiore; i t enenti che si trovano nello stosse condizioni degli oradotti capitani sono dispensati dal frequentare le scuole di corpo d'armata. Circa l'entità del vantaggio che godono i promossi a scelta e circa la proporziono tra i promovibili a scelta e i promovibili ad anzianità, non è stabilita alcuna prescrizione tassativa. All'infuori dei limiti suaccennati di anzianità pei concorrenti agli esami d'avanzamento a scelta al grado di maggiore e della durata minima di 3 anni di servizio pei tenenti chiamati alle scuole di corpo d'armata, la legge non dice altro. E quanto all'anzianità. dogli aspiranti alla scuola di guerra, la legge stessa fissa il limite minimo di 3 anni di servizio che i concorrenti devono avere prestato pres::;o le truppe, soggiungendo che coloro ch e sono dichiarati idonei pel corpo di stato maggiore non possono esservi trasferiti (quindi la promozione a. capitano di 1" classe, che è il grado meno elevato del corpo di stato ma.ggiore, non può aver luogo) se non dopo un periodo di assegnazione (zittlteilung), che va.r ia du. un anno e mezzo a tre, ad uno degli impieghi che
(t) i'\otisi a questo riguardo che in Austria-Ungheria il gl'ado è atr<1tto distinto dalla carica: i battaglioni dl fanteria ad esempio, posso no essere comandati da maggiori,
tenenti colonnelli o colonnelli; in alcuni reggimenti vi sono perfino 3 colonnelli. Ora st1.11clo alla legge d'avanzamento, la nomina a comandante di reggimento o cli brigata non implica la promozione a colonnollo o maggiore generale: quella può essere conces~:1 a scelta, questa invece 1111 luogo esclusivamente per turno cl i anzianità, salvo bene inteso la el iminazione dei non idonei la quale, como si rileva dagli specchi, non é punto trascurabile. · (2) Ved i ciò che.al riguardo pub lJlicò la llivista militt:ll'e nella puntata ùel t6 luglio t900, pai;. t3i9.
(tJ L.1. Rivista •nititare del 30 novembre t899 diede un cenno sull'ordinamento ,li queste ~cuoio, e nella nota (I) a pag. 2171 espose in succinto il giudi1.io d1 .,utorevoli giornali della monarchia austro-ungarica circa il sistema di concedere la scelta In blse ai risultati dei corsi semestrali che in esse si svolg·>no ogni anno.
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LA CARRIERA DEGI,l U~'FICIALl
souo di competenza di ufficiali di stato maggiore. Mancando pertanto una prescrizione tassativa a tale riguardo, e risultando dai bollettini che il vantaggio della scelta oscilla da pochi posti a moltissimi, si può inferire che dall'epoca in cui l'ufficiale superò i corsi della scuola di guerra o i l corso superiore del genio, o gli esami a scelta prescri tti per lo stato maggiore, o quelli stabiliti pei capitani · promovibili ad anzianità, od infine gli esami finali delle scuole cli .corpo d'armata, come pnre dalla sua data d' anzian ità, nonchè dalla maggiore o minore durata del suddetto periodo di assegnazione, dipenda l'entità del vanta,g gio ch e all'ufficiale stesso deriva dalla scelta. I numerosi elemen ti adunque coi quali è iu relazione codesto vantaggio costituiscono la causa della grande disparità nel numero di posti guadagnabili. Queste sono in succinto le prescri;-:ioni più importanti cJella legge sull'avanzamento dell'esercito austro-ungarico. Quanto alle osservazioni resultanti da un esame comparativo colla legge nostra, il lettore ne leggerà qualcuna nelle considerazioni che seguono ai dati dei tre specchi riepigolativi; le rimanenti sono lasciate alla iniziativa di chi ne ha il t.empo e la voglia. Il numero dei posti guadagnati dai promossi a scelta coi tre bollettini esamiuati è stato computato a partire dall'ultimo dei promossi ad anzianità. Non si è quindi ten.uto conto degli ufficiali più anziani che furono saltati dalla promozione; come pure non si sono di:ffalcati, perchè se ne ignorava il numero, i morti e coloro che per ragioni varie uscirono dal molo nel frattempo che corse dai primi giorni del 1899 e del 1900, date degli annuari consnltati, all'epoca della pubblicazione d~i bollett,ini. Per ciò fare occorreva che gli annuari fossero stati al corrente con le variazioni avvenute in t utti i gradi delle varie armi, il che non era. Del resto, se si tien conto di quello che analogamente avviene da noi al riguardo, si può affermare. che se anche si fosse tenuto conto di tutto ciò i risultati finali dei · computi non sarebbero stati gran fatto diversi.
l)Er.1.'&SE;RCJTO AUSTRO-UNOAll JCO
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3. Nume1·0 dei .saltati. - In questo numero sono compresi, per le ra.gioni or ora dette, i morti e coloro che uscirono dai ruoli. Non vi sono invece compresi coloro che sebbene fossero in testa al ruolo del proprio grado non furono tuttavia promossi. Lo includerveli sarebbe stato facile ma si avrebbe contribuito ad accrescere la percentuale dei' saltati, la qual cosa poteva parere ingiusta considerando che questi ufficia li, trovandosi molto probabilmente nelle condi½ioni stesse in cui sono parecchi dei nostri capitani inscritti in testa al loro ruolo, furono in massima parte già altra volta saltati, e quindi sarebbero entrati nel computo delle percentuali più di una volta. A l'igore di termini, veramente, questo fatto non avrebbe dovuto consigliarne la esclusione, e ciò perchè tali ufficiali, checcM si dica, rappresentano pur sempre uno scar to, della quale circostanza forse avrebbe tenuto conto per comprenderli nel numero dei saltati chi avesse iniziato lo studio col preconcetto di dare mao-0 gior risalto al criterio della selezione dei non idonei e no n . ' rrsultasse che, anche prescindendo da essi, tale selezione è già di per sè tanto forte da .c ostituire indirettamente nel sistema d'avanzamento dell' esercito austro-ungarico una vera e propria forma di scelta, che si risolve a vantao·o·io di tutti i promossi. bb 4. Niimeri sottolineati. - Questi numeri indicano gli ufficiali che furono promossi tra quelli che sono in testa al ruolo del loro grado, ed ai quali si è accennato nella nota precedente. Letter e convenzionali indicanti le varie armi ed i ser vizi menzionati negli specchi, e note spiegat ive.
SM. Stato maggio1·e. - Il grado meno elevato è quello di capitano di l" classe. Vi sono trasferiti i capitani di 2a classe delle varie armi che superarono con successo i due anni di corso della scuola di guerra e furono dichiarat,i idonei al
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LA CAR!!IERA DEGLI Uli'FJCIALl
DELL'.ESERCITO AUSTRO-UNGARICO
termin.e del prescri tto periodo di assegnazione (ZU,t/i.eilung) che,dura da un anno e me.zzo. a due, ad uno degli uffici di competenza dello stato maggiore. I vantaggi di carriera che ~odono ~li uffic~ali di stato maggiore risultano da quanto si e detto circa la legge di avanzamento e dagli specchi.
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C. CavaUe1·ici. Ac. .tl.1-tiglie1·ia da campagna. ruolo a sè.
Gli ufficiali formano
Af. Artigliei·ia da f01·tezzq,. - Gli ufficiali formano ruolo a sè . ..S.M:G. Stato maggiore del genio. - È una speciale ìstituz10ne, dell' esercito austro-ungarico. Gli ufficiali studiano tutto quanto ha tratto a costruzioni di ca.rattere fortifica.to~·io ed .opere affini, come corpi di gua rdia, condut ture acqua, polveriere, strade militari, ecc. i mentre le opere di c~ratt~re ~~n for ti:ficatorio sono affidate ad un corpo di impiegati militari detto degli ingegneri. P er far parte dello stato · maggiore del genio bisogna avere frequentato con successo .i due am~i ~el ..corso superiore del genio. Vi possono aspirare uflic1ah di tutte le anni : non di rado vi entrano ufficia.li di fanteria, generalmente però sono in grande magg19ranza i provenienti dai pionieri e dai ferrovieri-telegrafisti (che corrispondono agli zappatori e ai ferrovieri e telegrafisti del nostro genio). 11 grado meno elevato nello stato ·maggiore del genio è q nello di capitano di 1a classe. ~u.es·~o corpo fa ruolo a parte per l'avanzamento, e gli ufficiali godono degli stessi vantaggi di . carriera che sono concessi agli ufficiali cli stato maggiore.
di
· F . Fcintmia e tntppe tecniche. - Per tru,ppe tecniche s' intendono i pionieri ed i ferrovieri-telegrafisti. Gli ufficiali ~~Ile tru~pe tecniche formano ruolo unico con gli ufficiali cli fan teria. Qnesti però, insieme agli u:ffìcittli di cavalleria. provengono o dalle scuole cadetti (quattro anni di corso): o dalFaccademia Teresiana di Viener-Neustadt (tre anni di corso); quelli in vece, insieme agli ufficiali di artiglieria, provengono o dalle scuole cadetti, ovvero dall'accademia tecnica ' di Vienna (pure 3 anni di corso) (1).
T. T1·eno. - Il treno nell'esercito austro-ungarico ha una speciale importanza. V'è un apposito generale che ha la carica cli ispettore generale del treno: quegli che attualmente la copr e ha il grado nientemeno di luogotenente mf1Tesciallo. I sottotenenti ricevono una istruzione apposita e provengono dalla scuola cadetti di fanteria di Praga, nella quale è istituito uno speciale reparto treno. In AustriaUngheria esiste anc:.he una scuola sul ·modo di condurre. che fino a poco fa era tutt'uno con la scuola pei mitestri di equitazione di cavalleria che è a. Vienna., ora essa costituisce un istituto a sè che ha sede a Schlosshof, presso Marchegg. Il grado più elevato nel treno è quello di colonnello . S. Ti·uppe di sanitù. - Gli ufficiali delle truppe di sanità non sono da confondersi con gli ufficiali del corpo sanitario, imperocchè essi non hanno attribuzioni tecniche di ca,rattere scientifico, ma attribuzioni disciplinari sul personale delle sezioni cli sanità che comandano. I sottotenenti provengono dall'apposito reparto istituito presso la scuola cadetti di fanteria di Pressburg. Il grado più elevato è quello di colonnello, il qua.I.e por ta il titolo cli comandante delle truppe di sanità. As. A1·meestand. - Sono ufficiali in ser v1z10 sedentario permanente provenienti, in seguito a domanda od a trasferimento d'autorità per menomate condizioni fisiche, dai
- · -- --·-· -· (IJ Come si è dello, i corsi di studi che si svolgono all'accademia Teresiana cli .Vienc.r- Ne11stadt P.c r le armi di linea, ccl all'accademia tecnica <li Vienna per l'artiglieria e le t ruppe ·tecniche han no" ta stessa durata di tre anni. In A1istria-Un'gheri à
t utti gli ufJiciali proven ien ti <lai.le ac~aclem ie ne P.sco no col grado di sottotenente e -non esiste per le armi s1>eciali un'apposita scuola di ·aJ)plicazione come esis te da ~oi Per conseguire il grado di tenente. Not1si che gli ufficiali pro,•cnienli dalle accademie sono in media appena la quarl.a parte di quelli che· pr ovengono dalle scuote cadetti.
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LA CA ltltllJ:!tA DEGLI UF FlCIALI
corpi di truppa. '1.1utt' insieme costituiscono un proprio ruolo per. l'avauza1:1ento ! però. il ruolo è suddiviso in tre gruppi, a ciascuno dei quah corrispondono determinati impieghi che la legge stabilmente descrive. Ogni gruppo a sua volta form a ruolo a sè per le promozioni, e queste sono regolate in modo che gli ufficiali del 3° gruppo non sopravanzino nella carriera quelli di pari grado ed anzianità del 2° o-ruppo che cdi ufficia!~ d~l grupfo non. sopravanz.iuo quelli di pa~i grado ed anziamta del 1 . Tutti e tre poi sono pretermessi nell'avanzamento agli ufficiali delle armi combattenti in servizio attivo presso i corpi. La carriera degli ufficiali dei 3° g1:u~po si t~1Testa a capitano di l " classe; quella degli u:ffic1ah del 2° a tenente colonnello; quella degli uffic iali del 1° a colonnello. Tale diversità è dovuta al fatto che questi ultimi disimpegnano incarichi speciali di fiducia o che richiedono peculiari cognizioni scientifiche, mentre quelli del 2° hanno mansioni alquanto più modeste, e quelli del 3• incarichi puramente di ordine (1).
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l\1:. J.lfed-ici. - Il grado meno elevato di coloro che disimpegnano le attribuzioni di medico presso i corpi d i truppa è quello di tenente, il più elevato è quello di maggiore generale medico. I medici appartengono alla categoria deo-li 0 assimilati per grado e stipendio ai combattenti.
Con. Contabili. ·- Il grado meno elevato è quello di sottotenente; il più elevato quello di capitano (H.auptmann-Rechnungsfilluw·). Anche i contabili dei corpi di truppa appartengono alla categoria degli assimilati per grado e stipendio a1 combattenti. I contabili in vece che non sono presso i corpi di truppa fanno parte degl' impiegati militari assi- · milati solo per lo stipendio ai combattenti.
(!.i La Rivista militare nella sua puntata del i6 giugno !900 pubblicò un artico!<> dello ste$S0 autore del presente studio in titolato: Gli ufficiali in servizio sedentario nel ltuale è ripor tata la traduzione quasi letterale corredata di numerose considera~ 210111 delle disposizioni organiche ufficiali concernenti l' Armeestana.
DEI,L'ESEROl'l'O AUSTRO-UNGA'(UCO
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I. Intendenti. - Corrispondono ai nostri ufficiali commissari, ma in Austria-Ungheria sono in testa alla categoria degl' impiegati militari assimilati per stipendio ai gndi della gerarchia dell'esercito. Di regola gP intendenti provengono dagli ufficiali inferiori delle varie armi, eccezionalmente dagl' impiegati militari assimilati a tenente o capitano. Il grado meno elevato è assimilato per stipendio a. capitano, quello più elevato è assimilato per stipendio a maggior generale: il primo ha il titolo di sotto intendente, il secondo di intendente generale.
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LA CARRIERA DEGLI UFFICIALl
SPECCHIO
Luogotenente maresciallo
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Data di anzianità Numero tlei da ten.- maresciall, .:raltati ( I)
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Pi·omoz~ al grado di e o I on ne 11 o Maggior generale
Designazione delle varie armi Data di anzianita. Num~ro e dei da d ea. I rnagg. generale saltati j serv izi
Proventcn ti dalle varie armi Arciduchi Nov. f895 Apr. f896
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Seg ue: P romozifl.
a scelta (2/ con trasror. nello SM, o SMG.
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Nov . 1892 Mait. t 893
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672
SPECORto
Riassunto del gran~ bollettino di primavera in data 27 aprile 1900.
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==~-~==~~=========== ==-,~===-~==~l;;..:,:.,1·;01:i_~ ;; al grcido cli Generale di corpo d 'armata
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L'OCCUl'AZIO:SE MILlTAltte. ROSSA DE!,LA ?IIA:'s'CIURIA
Nfli combattimenti di Sakhalian e di Aigun i Russi si impadronirono di 4 cannoni d'acciaio, di 18 cannoni di bronzo ad avaucarioa, di 30 falconetti da 254 millimetri a 330 millimetri di calibro, di 2 metragliatrici Nordenfelt a 10 canne, di 900 fucili (CJuasi tutti Mauser), di 3000 pucl (490 quintali) di polvere a grossi graui, di 81 casse di polvere da fucileria, di grande quant,ità di gninate oblnnghe, grana.tè sferiche, pallette da mitraglia e pallottole da fucile, di 60 casse d~ cartucce di vario modello, di grande quantità di guidoni e d1 50 bandiere, 4 delle quali dei boxers col motto Il Gran Pitgno, oltre a ciò di molti spuntoni, alabarde, picche, ascie, fre:::cie, ecc. Sino al 29 luglio (11 agosto) si sotterrarono ed abbruciarono 700 cadaveri cinesi. Sakhalian ecl Aigun, in punizione del bombardamento di Blagovestscensk vennero rnteramente abbruciate, restando in quest" ultimo paese soltanto le mura del forte cinese impari fl) e quelle dei magazzini di polvere, in pietra,, che furono adattati pei bisogni delle trnppe russe.
L'OCCUPAZIONE MILITARE RUSSA DELLA MANCIURIA C,mtinua:;ione. -
68 1
Vedi disprma lii
Il 22 luglio (4 agosto) le truppe russe, agli ordini del generale Subbotic, cominciarono ad avanzare contro Aigun. Alle 2 pomeridiane s'iniziò l'attacco della forte posizione con un gagliardo fuoco d'artiglieria. Da ambedue le parti erano truppe delle tre armi, e queste durante la giornata furono tutte impiegate. Il combattimento durò ostinat0 fino alle 9 di sera. Il rapporto del generale Snbbotic riferiscA che i Cinesi (quasi tutti armati di fucili Mauser ed abbondantemente prov veduti di munizioni di fanteria e d"artiglieria), sloggiati da quattro successive posizi oni fortificate, si difenélevano ostinatamente dietro le loro trincee, lanciando masse di proietti; ma che il fuoco della loro artiglieria si dimostrò inefficace, principalmente a cagione della inesatta valutazione delle distanze. Battuti ad Aigun, i Cinesi si ritirarono, una parte lungo l'Amur, dove nuovamente attaccati (colonnello Vrubleuski), furono dispersi, e la parte maggiore sulla strada che, pei villaggi di Tu-cgian e E lj -cgian , conduce a Merghen e Zizikar, evidentemente per riunirsi alle altre truppe cinesi. Per l'inseguimento dt-11 nemico che si ritirava sulla strada di Zizikar, nella notte dal 22 al 23 luglio (4 a 5 agosto) fu d istaccata la colonna del colonnello Servianov ed alcune sotnie cosacche. Queste truppe, di cui assunse il comando il generale Rennenkampf, raggiunsero la. retroguardia cinese che si rit,irava ed impegnarono con essa vari combattimenti durante tutta la giornata, sloggiandole dai villaggi, dalle case, dalle boscaglie, ecc., dove esse opponevano ostinata resistenza. Alla mezzanotte dal 23 al 24 luglio (5 a 6 agosto) il generale Rennenkampf fece ritorno a Blagovestscensk con 2 mitragliatrici e 9 bandiere prese al nemico.
Operazioni al confine orientale verso la baia di Possiet. Colonna clel generale Amus'l'oV (detta di« Novokievshoe »): 5°, 15° e 16° reggimento cacciatori della Siberia 6 battaglioni Orientale . 6 pezzi 6" batteria da montagna . 6 pezzi 2' batteria da mortai . 1 sotnia Cosacchi del 1° reggimento di Cita 1 sotnia Cosacchi della divisione cosacca dell'Ussuri '/, .compagnia. Zappatori. (l.) Quasi ogni citl.i della 1hnci uria è munita del suo impan. Queste opere ~arattcristiche di fortificazione, specie (l i c.1,wrme fortificate, adattate ordinariamente ciascun~ per una lilmza (!000 so ldati), sono co,truitc tutte seconclo un mc,1esimo tipo. Ogni impan co n, prendo un terrapieno cl cl i'arca cli SO X 50 .~a,oene /170 X i06 metri ), cint~ da un p:1rapctto cl i argilla, avente 5 ,wscln (3,55 metri) d'a ltezza, 2 saqene (4,28 motn) cli grossezza in basso e t sagena (4,13 metri) in .Jlto. li parapetto e,Lrrnamonte è 11uasi ,·erticale e internamente ò munito cli hanch ina. Agli angoli dell'impan sono collo<,a h i can11onÌ; internamente all'opera sono coslruile le caserme d'argill1L, ov,·ero le (a 11 sa (specie di baracche altor,i iate da recinto) per la guarnigione. Al centro dell'i111JJ111t trovasi In (an sa del co11rn1Hli,nto rlolla lilmza con unn piccola tol'rC. Torri consìrui li talvolta si elevano agli angoli dell'impm, .
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682
683
r)oCCUPAZlONE MiLITAllE RUSSA DRLLA }fANClURlA
L'ocCUl'AZTONE MJLJTARE RUSSA OELLA MANCIURIA
Alla fine di luglio il 5° e 15° reggimento cacciatori della Siberia Orientale furono mandati a Vladinostok ed imbarcati per Taku. Sicchè la forza della colonna restò di 2 battaglioni, 12 pezzi, 2 sotnie e G compagnia zappatori.
piantagioni che le mascherano alla vista. Gli altri due impan si trovano disposti a sud di Khun-ciun, contiguamente ai forti e servono a ricoverare le rispettive guarnigioni. Inoltre, circa 5 chilometri a sud di Khun-ciun, nel luogo dove la strada éhe conduce ai confini russi si addentra nei monti, trovasi un posto militare cinese, consistente in costruzioni circondate da muro di argilla.
Occupazione clella fortezza di Khun-ciun. - Le agitazioni della popolazione del cìistretto di Ninguta e i pericoli sovrastanti al tratto orientale della ferrovia mancese (KharbiuNikolsk sull'Ussuri), specialmente nel caso che i Russi fossero stati costretti a togliere dal confine del Primore una parte delle truppe per iniziare, come se ne aveva idea, una azione energica nella regione di Ninguta, determinarono la autorità militare russa a sbarazzarsi delle numerose truppe cinesi state riunite a Savelovka e nella fortezza di Khun-ciun, le quali rappresentavano una seria minaccia al confine russo. La fortezza di Khun-ciun fu costruita alla fine del 1880 (al tempo della vertenza russo-cinese del Knldgia) nella vallata paludosa dello stesso nome, a 18 chilometri dal posto militare russo di confine. Khun-ciun trovasi all'ala destra della linea San-Sin-Ninguta-Khun-ciun, ohe i Cinesi forti:6.cttrono, tanto come base per un'azione difensiva ai confini russi, quanto per premunirsi dalle offese russe. Situata a 30 chilometri oirca dalla baia di Possiet, Khun-ciuu si presta come punto di :r,art,enza dal quale ì Cinesi possono aprirsi uno sbocco àl mare dalla parte della Manciuria. Il governo cinese mise speciale cura nella costruzione di Khun-ciun, la quale perciò si distingue dalle altre città della Manciuria e della Cina. La città non è molto grande (circa 5000 abitanti). Essa è cinta da un muro ordinario di argilla,, sviluppantesi in forma di pentagono irregolare. Le sue opere di difesa consistono in 5 impan e in 2 forti staccati. Tre impan si trovano sulla grande strade che mette a Ninguta, rispettivan1ente alla distanza di 1100 sagene (2350 metri), 1500 sagene 3200 metri) e 2000 sagene (4268 metri) da Khun-ciun. Queste opere sono circondate da
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Ambedue i forti staccati sono costruiti secondo un unico tipo e consistono in opere di argilla, a pianta avente forma pressochè ovale. Essi si compongono di una larghissima banchina, con un muro merlato e tre piattaforme sporgenti, ri· volt.e a sud-E\st, a sud ed a sud-ovest. Lo sviluppo della banchina è di 300 arscin (215 metri) . Sotto la banchina sono costruite gallerie, sosten ute da ritti di legname, per ripostigli
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L'OCCOPAZ!ONJ,; MILITARE RUSSA DELLA n[ANC! URIA
L'OCCOl'.IZlONE M(Ll1'A ltE HUSSA DELLA lIANCIU!llA
e per ricovero. Il muro merlato ha altezza superiore alla statura d'uomo, ed è munito di feritoie e di aperture circolari per i cannoni. Ogni piattaforma ha le installazioni necessarie per adattarvi un cannone da 15 centimetri ed è blindata con legname ed argilla. Le pareti interne ed e~te;ne dei forti sono intonacate con leggero r ivestimento. Per aumentare la solidità delle piattaforme b loro scarpa esterna è rivestita di mattoni d'argilla cruda. I forti, ad eccezione delle scarpe delle piattaforme sono intonacate con calce e si distinguono dalle altre costruzioni pel loro colore bianco. La for tezza di Khun-ciun è armata con cannoni cerchiàti K rupp. Per la spedizione di K hun-ciun fu destinata la colonna del generale Aigus tov, sopra descrit ta (6 battaglioni, 12 pezzi, 2 sotnie, '/ 1. compagnia zappatori e 1 piccolo parco d'artig lieria). La presa della forbezza di Khuu-ciun è descritta assai sommariamente. Il rapporto del generale Grodekov, comandente della circoscrizione militare del Priamur, dice: « La « colonna russa partiva da N ovokievskoie (baia di Possiet) « il 16/29 luglio, pernottava nel villaggio Novoi e alle 8 « pomeridiane del 17/ 30 luglio s'impadroniva di Khun-ciun. « La marcia su Khun-ciun ebbe luogo di notte e le opera « zioni d'attacco cominciarono alle 5 aut. La resistenza fo « ostinata. Dalla parte nostra si eb bero 2 ufficiali morti ed « 1 ferito, 6 uomini di truppa uccisi e 4 feriti. Le perdite « del nemico furono molto maggiori. Si presero cannoni nelle « opere della piazza e durant!:l l' inseguimento. Lo sgomento « dei Cinesi fu così forte che nessun abitante restò nella « città e nei d intorni; molti fuggirono quasi nudi. Le truppe « di Savelovka, senza attendere lo scontro fin dal 14/27 luo-lio « si erano ritirate su Khun- ciun. La caduta d1 questa fortezza, « presidiata da una guarnigione composta delle migliori « truppe e provveduta delle artiO"lierie più perfette ' ha bo-ranJ::'J « dissima imporcanza per l'andamento delle operazioni nel « teatro della Manciuria settentrionale, e3sendo essa stata « sempre un baluardo avanzato dei Cinesi contro di noi» .
Da alcune lettere sequestrate a mercanti cinesi di Vladivostok, sarebbe risultato che i Cinesi, come a Blagovestscensk, anche VE)rso questa parte del confine russo avevano intenzione di prendere l'offensiva, facendo avanzare le truppe di Hirin e di Ninguta verso Khun-ciun per dare battaglia ai Russi sotto la protezione di questa fortezza. Ammesso ciò, chiude il rapporto del generale Grodekov, « l' aHsalto di « Khun-ciun, eseguito dalle truppe russe tanto brillante« mente, fu oltremodo opportuno ». A presidiare Khun-ciun fu lasciato il colonnello Orlov con 2 battaglioni, 2 sotnie, 8 cannoni e 1/ 2 compabJ'ia zappatori.
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Operazioni nel nacino del Sungari.
( Generali
Oi:i.r,ov, RENN"E~KA,fPF C1cuGov, e lJOi A!GUSTOV) .
SAKHAtwv,
Coll'espugnazione della città fortificata di A igun al confine settentrionale e di quella d i Khun-ciun al confine orientale della Manciuria, le truppe russe avevano, fin dai primi momenti delle ostilità, paralizzato i tentati vi dei Cinesi di agire offensivamente sul territorio russo. Assicuratisi in tal modo due basi per le ulteriori operazioni nella Manciuria e due sbocchi sicuri per le truppe da inviarsi dalle provincie dell'Amur e dell'Ussuri, i Russi stabiliron.o di rispondere alle provocazioni ostili dei Cinesi, penetrando risolutamente nel territorio mancese per seda.ro, coll'occupazione dei centri principali, definitivamente la . rivolta, per liberare i piccoli distaccamenti russi che, allo scoppio dei disordini, si erano asser ragliati in alcuni punti del territorio nemico, e per riacquistare il possesso delht ferrovia russo- cinese, allora quasi tutta nelle mani dei ribelli e delle truppe cinesi. Ciò conseguitosi, essi potevano procedere di nuovo al proseguimento della sollecita costruzione d i questa importante arteria, che costò già alla Russia tanti sacrifici, e la quale
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L' OCCUPAZIONE MJl,l'l'All.!s RUSSA DELT,A MANClùti!A
r,'occurA'l.IOKE MILl 'l'ARE UOSSA DELLA MANCIURIA
deve aprirle la via delle ulteriori espansioni nell'Estremo Oriente. Per l'occupazione della Manciuria settentrionale, le truppe russe (quasi esclusivamente costituite di elementi indigeni deHe regioni limitrofe a quel territorio cinese), dai confini· del 'ransbaikal dell'Amur, del P1·imo1·e, e dell'Usuri, penetrarono nel bacino del Sungari in quattro colonne (generali Orlov, Renuenkampf, Sakharov e Ciciagov), avanzando concentricamente su tre punti della ferrovia della Manciuria settentrionale : Kharbin al centro; Ztzikar ad ovest ; Ninguta ad est. Inoltre un fort e nucleo di truppe (detto « distaccamen to « Nikolsk » ) , costituitosi a Nikolsk-Ussurski, e del quale aveva il comando il generale Aig ustov, avanzando verso ovest, restò fermo per oltre un mese, in osservazione nella valle del .M:ndan-dsian, ove da due posizioni fortificate appoggia va la colonna avanzata del generale Ciciagov, g uardava i confini russi dell'Ussuri dalle eventuali irruzioni dei Cinesi e proteggeva la ferrovia d0lla parte d i Ek-ho e d i Minguta. Liberazione di Kharbin. Colonna del generale
SAKFIARO v
(detta di « Kha1°bi n »):
17° reggimento cacciatori della Si beria Orientale . 2 battaglioni 3° e 4'' battaglione di frontiera della S iberia 2 battaglioni Orientale . l" bat teria della 1• brigata d'artiglieria della S iberù. Orientalò 8 pezzi 1" batteria della 2' brigata d'artiglieria della Siberia Orientaìe 8 pezzi 10 pezzi cannoni da posizione cosacchi dell' Amur 3 sotnie cosacchi dell'U;snr 3 sot nie Inoltre : 1 drappello zappator i, 1 sezione teleg rafisti, 1 infermeria ed 1 ospedale mobile.
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Fin d~lla prima metà di giugno i r ibelli e le truppe cinesi scorazzavano le rive del fiume Sungari da terra e dalle giunche, e infastidivano i vapori destinati al tra.sporto del materiale ferroviario. Il generale Sakharov alla testa delle truppe sopra indicate, 4 bat taglioni e 4 sotnie con 26 pezzi (10 dei quali da posizione), ebbe l'incarico di rendere libera la navigazione d i quel corso d'acqua e di portarsi in soccorso del Kharbin, dove le poche persone addette al servizio ferrovia.rio erano assediate dai Cinesi. La colonna costituitasi a Khabarovsk partì sui vapori da questa città e, passando avanti a MikhailoSemenovskèiia, di fronte all' imboccatura del _8ungari, cominciò di q ua a rimontare questo fiume coi vapori ar mati ad essa addetti: Amwr, Hasimur e ]{ilok, i due primi per fare il servizio di esploratori quando la colonna era in cammino e come sentinelle quando si fermava, il vapore Kilok per esercitare il servizio di crociera lungo il fiume. Anche il vapore .Jngenier fu armato con 2 cannoni ed ebbe l'incarico di battere i distaccamenti armati cinesi sui fi umi Ussuri e Nor. Il 30 giugno (13 luglio) la colonna passava avanti Fugdin, senza incontrare opposizione. L' 8 (21) luglio, arrivata al v illaggio Vau- li-khotan, lo incendiò per punire i suoi abitanti che avevano dannegg iato il vapore Odessa; ed il giorno seguente (22) i?i presentò avanti il posto fortificato cinese Lansci, sulla riva sinistra del S un gari, difeso da 200 Cinesi, che pure avevano preso parte alla. pirateria dello stesso vapore. Battuto dall'artiglieria del vapor e d'avang uardia Hasimur, il posto fu poi attaccato dai soldati russi sbarcati, i quali misero in fuga il presidio cinese e d istrussero l'opera d i fortificazione (i m,pan), preo.dendo molte armi. L' 11- 24 lug lio, la colonna del generale Sakharov si presentò davant i la for tezza di B aian- tun, munita di campo trincerato, con un presidio di 2000 Cinesi. I Russi proposero di parlamentare, ma non essendosi av uta risposta, il
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L'OCOUl'AZIONE lll!LITARE RU.SSA Dl•:LJ.A lfA NCIURJA
giorno seguente (25) avanzarono, e, tanto la fanteria e l'artiglieria da terra, quanto l'artig lieria dei vapori dal Sungari, aprirono il fuoco contro la fortezza. I Cinesi, dopo 2 ore di resistenza abbandonarono in disordine il campo trincerato e in. seguito le fortezza, dove furono trovati 5 cannoni lunghi Krupp da millimetri 152, 4 cannoni da sbarco, grande quantità di proietti e di materiale pel tiro d'artiglieria. Il 13 26, la colonna era giunta a San-sin, città occupata da 4000 soldati cinesi, e forte per la sua giacitura, essendo da due lati protetta dai fiumi Sungari e Mudan-dziau, na-
Le truppe russe, la sera del 14 27 occuparono una posizione che fronteggiava la parte set tentrionale ed orientale di San-sin, ed alle 9 aut. del giorno susseguente cominciarono a bombardare la città. Il fuoco dell'artiglieria russa durò intenso fino alle 1 poro . Verso il mezzogiorno, quando si cominciava a vedere gli effetti del bumbardamento, si fece passare a guado il torrente Volken, contemporaneamente dalla. fanteria. e dai cosacchi, che, coll'acqua fino al collo, poterono con grande fatica arri vare alla riva opposta e riuscirono ad attaccare i difensori della città. 1 C~nesi, tenendosi al coperto, opposero ostinata resistenza, e col fuoco dell'artiglieria seguitarono a contrastare l'avanzata delle truppe russe, ma finalmente sgombrarono la posizione e si diedero alla foga . I Russi occuparono San-sin, dove s'impadronirono di 24 cannoni, tra cui 14 Hotchkis, e di una grande quantità di fucili e di munizioni da guerra. Le truppe russe ebbero 1 morto e 7 feriti. Presa San-sin la colonna proseguì con grande celeri tà la. marcia lungo il Sungari per arrivitre presto in soccorso di Kharbin, allora attorniata da ogni parte da numerosi nemici. Il 18 31 luglio, ossia tre giorni dopo la partenza. da San: sin, la colonna aveva percorso mo verste. Kharbin. - A Kharbiu, come fu detto, fin dai primi momenti dell'agitazione si era venut,o riunendo gran parte del personale del tratto medio della ferrovie mancese, come pure il distaccamento d i Te-lin 5/8 lug lio, decimato durante la lunga marcia attraverso le provincie di Mukclon e di Hirin, e gli uomini restanti del distaccamento di Hirin (9,22 luglio). Fin dal 9/22 luglio l'ingegnere Yugovic, direttore ge· nera.le dei lavori della ferro via russo-cinese, aveva ricev~to un dispaccio dal governatore di Zizikar, in cui questi gh annunziava l'imminente apertura delle ostilità contro Kharbin, e lo informava eh' egli avrebbe frattanto dato libero transito sul S ungari ai vapori che avessero trasportato donne, fanciulli e uomini disarmati. Stretto dalle circostanze, l'ingegnere Yugovie, dispose perchè fossero allontanate da K harbin t utte le persone inutili alla difesa. Così l' 11/ 24 lùglio s'imbarcavano 2600 fra ~ecchi, donne, fan-
viga.bili, e dal terzo lato del torrente Volken a ripe erte, guadabile soltanto in alcuni punti, ma molto profondi ed angusti, guardati fortemente dalle truppe cinesi e protetti da opere di fortificazione e di trincee armate di cannoni.
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ciulli, malati, ecc., restando a Kharbin il direttore generale dei la·vori, il personale ferroviario necessario per poter riprendere i lavori, appena la linea fosse stata libera dai nemici, e la piccola guarnigione comandata dal generale Horngross (3000 fucili e 5 piccoli cannoni di bronzo). · Frattanto il 13; 26 luglio truppe cinesi, avanzando dalla parte di Khulan-cen, di Zizikar e di Age-Khe, circondarono Kharbin da tut te le parti e cominciarono a bombardare con 5 cannoni i magazzini dell'esterno della città dove era tutto il materiale ferroviario (tra cui 700 vagoni e 43 locomotive) e ad attaccarne i difensori russi. I Russi cercarono rompere la cerchia che li stringeva da ogni parte, eseguendo due ·sortite, il 13/ 26 e 17; 30 luglio, nelle quali presero ai Cinesi 3 cannoni, ma nei due fatti ebbero 58 uccisi (tra cui 1 ufficiale) e 93 feriti. La condizione di Kherbin era assai pericolosa, giaechè cominciavano pure a mancare le cartucce e le munizioni d'artiglieria. Per fortuna degli eroici difensori di Karbin un primo · rinforzo cominciava ad avvicinarsi. Il colonnello Denisov, partito 1'8-21 della valle del Mudan-dzian (dove stanziava la colonna di « Nikolsk ») con alcune sotnie della scorta ferroviaria, la notte dal 20 al 21 luglio (2 a 3 agosto) faceva il suo ingresso a Kbarbin. Alle 4 '/2 ant. dello stesso giorno (21 luglio) si cominciarono a scorgere i fumaiuoli del vapore Ratimur, d' avanguardia della colonna di Sakharov, il quale 3 ore dopo gettava l'àncora nello scalo di Kharbin, seguito poco dopo dalle altre navi della colonna. Col sopraggiungere dei due rinforzi, Kharbin, veniva liberata da un grande pericolo; giacchè appunto il 21 luglio (3 agosto) pare fosse stato fissato per un nuovo assalto ge· nerale da parte di non meno di 10,000 Cinesi. (Continita)
o.
CERROTI,
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Da vari periodici inglesi, e specialmente dall' United Ser'Vice Magazine, rileviamo che le polemiche sulla milizia e sui volontari continuano acri, violente, con un crescendo che minaccia di farsi una questione assai grossa. La milizia - questo è ben n oto - è stata sempre considerata da quella nazione come un vero e proprio sussicl.io all'esercito di linea, sia in tempo di pace e sia in tempo di guerra. In tempo di pace l'adempimento delle sue funzioni ha vari obiettivi. In primo luogo l'iscrizione al servizio militare di giovani che non hanno ancora l'età prescritta dalla legge o che non raggiungono la statura necessaria per poter essere arruolati nell'esercito; secondariamente l'arruolamento di soldati i quali s'inscrivono nella milizia quasi per prova, e per vedere se potranno in seguito d~dicarsi alla vera carriera militare nell'esercito regolare. E sotto tali con:l.izioni che la milizia contribuisce annualmente a fornire un buon contingente di reclute all'esercito stesso, nè sembra vi possano essere delle valide ragioni perchè tale assetto di .cose debba subire mutamenti. In tempo di guerra la riserva della milizia può essere - e nella campagna presente è stata infatti - chiamata a prestar servizio insieme con i battaglioni di linea, o a riempire i vuoti necessariamente lasciati da morte, malattia od altro, durante il progredire delle operazioni nel teatro della guerra : e, diciamolo subito, in Africa essa ha fatto spesso buona prova di sè. Ma g iova tener presente che fu questa la prima volta in cui la riserva della milizia venne chiamata a prestar servizio attivo nell'esercito e può riuscire
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quindi utile esaminare se dal servizio prestato essa abbia ritratto quel compenso morale o materiale che di diritto le competeva. A quanto pare, nell' e$ercito si è formata una corrente ostile alla riserva della milizia. La ragione di tale ostilità, ancorchè molto complessa, non è difficile a ricercarsi, perchè consist e, principalmente, nel mod o in cui viene trattato e rio-uardato il soldato della riserva stessa. E sso, quando ne o sia il caso, vien preso senza d iscernimento alcuno, qua e là e adibito ad un lavoro che egli generalmente appena conosce, fra compagni che non ha mai veduto, in un reggimento di cui 99 volte su 100 non ha mai sentito parlare. Imbarcato come · un sacco di mercanzia sovra un piroscafo, non tarda a diventare l'oggetto dello scherno dei propri compagni, che lo deridono col nome di « sudicio soldato di milizia )) e fra l'antipatia d'un ftmbiente che lo irrita e lo avvilisce, giunge al luogo di destinazione con un cumulo d'od io nell'anima, che lo fa sin da principio distinguere per un mmwais bonnet. Che cosa potrà attendersi da costui in seguito? Nè si creda che al male provveda l'esprit de co1·ps sollevando il morale del soldato dallo stato di abbattimento in cui egli è caduto . Tutt'altro ! poichè n ulla giova a infond~re fiducia e sentimento nel proprio dovere, in chi ha la coscienza di aver dovut o, anche una sola volta, sacrificare il suo personale decoro. Ed è così che i reggimenti di cui egli indossa l' uniforme vengor..o vilipesi e trascurat i, ed è così che gli osp'i.tali si r iempiono di soldati, nei qnali l'avvilimento e l'abbrutimento hanno indotto un generale males.,. sere. Non g ià che la percentuale dei malati nei regg imenti della milizia che ha prestato servizio attivo sia, nel cm:nplesso, superiore a quelltL data dai volontari, ma questi ultimi hanno il grandissimo vantaggio d i godere della stima e del rispetto altrui, e perciò in essi il morale è sempre elevatìssimo; e ciò contribuisce a farne dei validi soldati. In principio, e durante parecchi an ni, ai s oldati della mili?,ia che fossero passati alla visita medica e avessero subìto
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felicemente le prove d'un esame pratico di esercitazioni, era stata assegnata un'indennità di servizio. Ora F indennità è ·stata tolta, e l' istruzione r idotta a così povera cosa, che il soldato della milizia . non ha t empo nè modo d' impél.rar nulla, mentre nulla contribuisce a tener vivo nel suo spirito il concetto che egli alla fin fine è soldato, e che, tale .6 ssendo, ha l'obbligo di prestare servizio come lo prestano tutti gli altri. Se lo Stato adottasse il sistema d'introdurre in ciascun battaglione una o due compagnie di riservisti con provetti ufficiali che sapessero istruirli e fra soldati che avessero fatto un lungo e completo t irocinio di eser citazioni, con pochissimo sacrificio dell'erario e in un tempo relativamente breve, potrebbe ottene re dalla riserva una forza sulla quale pot er veramente fare assegnamento; ma resta bene inteso ,che siffatta istruzione dovrebbe essere tale da porre il riservista in grado d i prendere ad ogni istante il campo. Così, o in verun altro modo, la milizia avrà quella ragion d'essere che ora assolutamente le manca. Per quanto riguarda quei reggimenti di milizia che sono ·s tati o possono essere chiamati a prest ar servizio fuori della madre patria, vi è poco da aggiungere, fuorchè essi sono poveri di contingente e del pari deficienti della necessaria istruzione militare. In una guerra lunga come è quella che com.b atte ora, l' Inghilterra nell'Africa del Sud, tale difet to si cura da sè stesso, e, d'altra parte, è soltanto in una lunga campagna che la milizia viene chiamata; ma, giova dirlo francamente, qualora non si tratti del caso ora accennato, la milizia, com'è _organizzata ora, riesce pressochè inutile, se pur non serve d' ingombro.
Senonchè, oltre al d ifetto nella organizzazione, altro ve n'ha e non meno grave, il quale consiste più particolarmente nella natura propria del soldato, che, da. quant o ne scrivono gli stessi ing lesi, è assolutamente sfornito d' iniziativa per-
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sanale e ciò, più che altro, per colpa della stessa educazione che riceve . .Si senta quello che dice uno scrittore inglese - che preferisce l'anonimo -- su tale argomento: « In Inghilterra al soldato non s'insegna praticamente nulla: o, meglio, gli s'insegna a non far mai affidamento se non sull'appoggio altrni. La recluta non deve pensare col p1·oprio cervello, ma con quello di chi la guida in ogni emergen.rn della vita. Se alla mattina è presa dal sonno, spetta al caporale a tirarla fuori delle lenzuola; se ha un mal di capo, è il caporale che deve condurla dal medico; se le occorre far rattoppare un paio di scarpe, è sempre il 0aporale che la conduce dal calzolaio; essa, in una parola, non fa e non può far nulla, senza che qualcuno le stia ai fianchi, le impartisca degli ordini, la guidi e le insegni come deve comportarsi. Così essendo, ne consegue che in brevissimo andare di tempo la recluta diventa la indolenza fatta persona. » L'anonimo prosegue: « Chi scrive queste linee trova vasi a Paardeberg. Il sudicio e melmoso fiume Modder portava sulle sue acque le carcasse di cavalli, di muli e di buoi che i Boeri vi avevano gittato dal loro campo per inquinare le acque. Il tanfo che manda· vano quelle carogne avrebbe fatto rivoltare lo stomaco ad un Ka:ffiro. Una di quelle carcasse s'era ancorata in un punto ove il fiume fac(:jva gomito, cagionando una putrida iridescenza e una densa schiuma nauseabonda. Al fiume venne un soldato inglese con l'elmetto gittato sulla nuca, la tunica sbott011ata, canterellando allegramente e facendo dondolare una mezza dozzina di bottiglie vuote che èLveva legate all'estremità d'una cinghia. Egli s'accoccolò propt·io accanto alla carcassa e cominciò ad empire tranquillamente le bottiglie con quell'acqua putrida. Avviciuatomi a lui, in poche e secche parole gli dissi quello che meritava gli dicessi, e soltanto allora ~li andò ad attinger la sua acqua più oltre, ma con un'aria così imbambolata, da far comprendere che· obbediva, ma che non aveva ancora capito il perchè.
« Un'altra volta a Springfield, presso Bloemfontein - prosegue lo scrittore inglese - verso il tramonto, la mia brigata era rientrata nelle trincee. Il luogo ove si sarebbe potuto provvedere dell'acqua potabile era situato a circa 300 metri dal nostro campo. Verso l'imbrunire un Highlander, che probabilmente era rimasto nella retroguardia, mi si fece da presso e mi chiese ove fosse possibile trovare dell'acqna. Io gli indicai il luogo, che era, del resto, visibilissimo pel chiarore delle acque rispecchianti il plenilunio, ed egli, ringraziandomi, si allontanò. All'alba del giorno dopo io camminavo per un sentiero paludoso e deserto, allorchè, g iunto appena ad un miglio di distanza, m'incontrai in un solitario Highlander la cui faccia non mi sembrava sconosciuta. Gli chiesi che cosa facesse colà, ed egli mi narrò che la sera innanzi, dopo aver bevuto, si era dimenticato la strada del ritorno e che aveva dovuto vagare tutta la notte à Za belle étoile I » Ancora: « Le legna da ardere sono nello Stat o Libero a· Orange notoriamente scarse, e accadeva freg uentemente che i nostri soldati, in ispecie durante la notte, soffrissero fortemente il freddo, come accadeva che si dovessero mettere spesso in marcia senza prender nulla di caldo, appunto per mancanza di combustibile. Or bene, chi scrive ha veduto una brigata, in una delle parti più desolate del paese, passar oltre ad una magnifica quercia già da tempo abbattuta e completemente secca. E non soltanto passò oltre tutta la brigata, ma, incredibile a dirsi, passarono oltre anche i carri di trasporto, senza che a nessuno, fra tanto bisogno di legna, venisse in mente di adagiare la quercia sui carri per servirsene poi di combustibile! Per buona fortuna alla retroguardia venivano due c·a.nnoui da i7, e su quelli feci trasportare l'albero, che in cinque minuti fu fatto in pezzi! )> « Rammento ancora che un giorno in cui avevo il comando in una di coteste stazioni, due soldati di cavalleria vennero a me dicendomi d'aver avuto l'ordine di raggiungere la loro compagnia, condu?eudo seco loro dei cavalli
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d i rimonta. In pari tempo mi chiedevano quale di rezione avrebbero dovuto prendere, trattandosi di dover percorrere circa 40 chilometri e d i traversare un bosco per giu nta. D ate che ebbi loro chiare e minuziose spiegazioni, mi salutarono e presero il sen tiero da me indicato. « Senonchè, conoscendo la natura imprevidente e indolente del soldato, mandai loro la voce gridando : - Portate le v ostre razioni ? - No, signore. - E dove andate a prenderle? - Non sappiamo, signor e: non avevamo pensato a nulla. E costoro si preparavano a _partire all'istante! E non una, ma mille volte si ripeton o cose di questo genere· t utt i i g iorni! Una piccola compagnia ebbe una volta l' ordine di occupare una certa fatt oria allo spuntare del giorno. Tutti, nei dintorni, sapevano che il paese era i nfestato dai Boeri; anzi, i soldati, che erano stati ivi precedentemente, sapevano di certa scienza che dentro alla fattoria eransi nascosti parecchi nemici. Or bene, in onta di tutto ciò, essi si avanzarono verso la porta in colonna serrata, senza pensare a, n ulla, senza p rendere la ben0hè minima precauzione. R isultato, un uomo morto e tre feriti, dei quali due mortalmente ! Colpa dell'ufficiale, dirà alcuno. No, non è colpa dell' ufficiale: ma in parte de.Il' innata e passiva stupidità del soldato, ed in p~trte del sistema il quale di questo soldato fa u n automa irresponsabile, privo di qualsivoglia iniziati va personale. Voi potete insegnare al soldato una dozzina di volte il R egolamento militare, dargli cento volte tutte le possibili istruzioni, arricchendo l'insegnamento con tutti gli esempi pratici che sapete e potete escogitare; nulla impedisce che avvenga un caso a cui non a,-evate dato con la mente, e che tutta la vostra fatica riesca opera vana. »
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VOLOXTA R! INGLESI
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Non cosi 1 volontari, e, fa d'uopo convenirne, essi furono ,gpesse volte, nel bollore delle polemiche, troppo ingiustamente trattati. P erocchè, alla :fin fine, il volontario inglese non è migliore nè peggiore di quello che s ia il soldato delle altre armi. I volontari, come i regolari, bene osserva il signor C. W. Campbell Hyslop, sono quali i loro superiori vogliono che siano, o meglio, come essi stessi li formano. Che cosa si può pretendere, del resto, da una forza in cni non esiste n ulla che provveda a incoraggiare il vero merito -e a stimolare i meno volonterosi nell'adempimento del dovere ? E il male almeno si limitasse a questo, ma non è cosi. Molti fra i vecchi ufficial i sono addirittura inferiori al grado che occupano e al còmpito loro affidato; e ciò pel fatto che la forza dei volontari ha subìto un'evoluzione progrediente laddove la più gran parte dei vecchi u fficiali è cresci uta percorrendo tutta la t rafila dei gradi militari dal caporale in su. Brava gente, senza dubbio, ma assolutamente destituita di coltura. T ale evoluzione trae la sua origine dallo svegliarsi, nei giovani, d'altri ideali, dal ridestarsi in essi del concet to d ella ;personale responsabilità e da quello della loro rciison d'él1·e , che è quanto dire della necessità della loro riorganizzazione. E questa r iorganizzazione essi dimandano ad a.lta voce, e ·chiedono che se essa non potrà attuarsi, meglio sarà abolire addirittura l'istituzione del volontariato. Presentemente il giovane soldato ha mente e spirito pronti. Egli può arruolarsi ad un corpo per patriottismo o per capriccio, ma non è disposto a p erdere il suo tempo nel corpo dei volontari, quando s'accorge che in esso tutto è vacuità e disord ine. L'inglese non ama le chiacchiere inutili: la sua razza, generalmente, non sa com portare lo scherzo, quando la propria responsabilità sia in giuoco; ed è così che i soldati della p resente g enerazione, assai più positivi di quelli d'una volta, vedono e pensano del tutto diversamente
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da _quello che vedevano e pensavano i giovani deHa generazione pa.ssata; divei·samente, ripetiamo, sia per il concetto che_ ha_nno della serietà, sia per quello della capacità militare, e _s~a mfine per il modo di concepire gli orizzonti della vita militare. La condizione sociale del volontario può essere, forse, attualmente meno considerata di quel che fosse altre volte, ma è cert_o che i_giovani d'oggidì sono migliori soldati di quelli dì altri tempi. Senonchè, anche tra i volontari, il soldato ama e vuole essere comandato da gentiluomini, ciò che avviene rarament~, .app~nt~ ~er_il fatto a cui sì è accennato più sopra e che, c10e, gli ufficiali sono be.ne spesso inferiori intellettualmente e civilmente ai loro subalterni. Nè con ciò intendiamo d'affermare che l'organizzazione attuale dei volontari sia com'essa dovrebb'€ssere: tutt'altro e siam~ i primi a riconoscere che essi non hanno perizia alcu~a nel tiro, che pessimo è il modo con cui eseguìscono le varie evoluzioni nelle grandi manovre, nelle quali regna un disordine nello spiegamento delle forze, quale non esiste in alc!{n altro c_orpo delle altre nazioni europee, che le compagnie di faute:1a sono organizzate in una maniera impossibile ad un esercito moderno, che la cavalleria è - se ciò è possibile _ in assai peggiori condizioni della stessa fanteria. .. ma che perciò? Resta sempre incontestabile il fatto che il volontario inglese ha tutte le buone qualità di qualunque tiltro soldato del continente e che di esso non sarebbe d ifficile formare un esercito in cui la disciplina e il controllo delle autorità ~otrebb~ro regnare sovrani. Ma come raggiungere questo ideale smo a tanto che lo stato delle cose rimane quale esso è al presente? ... « Se volete avere una forza di volontari che veramente risponda ai bisogni della patria - scrive il maggior generale B . Tulloch - riorganizzatela e, anzitutto, pagatela bene; dell'un provvedimento e dell'altrotro_verete _esemp! e lezioni in Australia, ove le paghe sono tah, quali a noi . sEtm~rerebbero quasi inverosimili. Pagatela bene, ed ev1tatl il caso - tra noi frequentissimo _ che le spese alle quali deve necessariamente andar incontro-
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la posizione d'un ufficiale, impedisca a molti giovani di dedicarsi alla carriera del volontariato. Se il compenso per i serviCTi prestati fosse, non pari a quello stabilito in Australia,0ma adeguato ai bisogni, oltre ad avere dei buoni ufficiali, il governo potrebbe da essi pretendere un altis::;im~ grado dì cognizioni e di esperienze, ciò che al dì d'oggi non può pretendere. )) . La stessa cosa potrebbe dirsi per quanto riguarda la milizia. Se essa godesse d'un emolumento pari a quello assegnato all'esercito, le sue file s'ingrosserebbero rapidamente e lo Stato vi guadagnerebbe il novanta per cento. Ma vi è forse alcuno al Ministero della guerra o al Ministero degli esteri che nella assoluta deficenza del proprio cervello comprenda la verità di tali asserzioni? « Le così elette riforme - - soggiunge il signor Stewart Murray - altro non sono, nella sostanza, se non il solito orpello, col quale si ricopre la vieta, · stranissima organizzazione del nostro esercito. Tu tti fanno un gran d iscorrere di riforme, di scuole d'esercitazioni, di miglioramento nei battaglioni e nelle batterie, di nuovi studi tattici e strategici, di riduzione nelle spese dell'esercito, di letture serali pei soldati e dì mille altre belle cose; ma quando se ne è ciarlato ben bene non si fa nulla di nulla. Oh, non è così che avrebbe agito il compianto L ord Strafford ! Ma purtroppo il mondo è fatto così, e non è calunniarlo dicendo che è fatto male ! Da quant o si legge nei giornali quotidiani, e si 8a dai d iscorsi degli uomini di Stato o dai membri del Parlamento, si può arguire ciò che ne pensa il pubblico di queste famose riforme : ed è triste il pensarvi, perchè fa riflettere alla verità del detto biblico: Quos cleus viill perdere p1·i'lts clementat, e all'altro: Oculos habent sed non videbunt )>. « Si spera invano in un ridestarsi della pubblica opinione, il quale dimostri che il paese si è messo veramente ed onestamente pel sentiero d'un lavoro benefico e proficuo: si spera invano in un segnale che accenni alla volontà assoluta nella nazione di fare dei sacrifici per il benessere comune : si cerca invano un indizio il qt!ale dimostri che,
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MILIZIA E VOLONTARI INGLESI
l';.ng~i~terra. ha compreso che oggi la vita non si vive più d 10d1v1duahsmo, ma di organizzazione collettiva. Parole, parole, null'altro che parole; patriottismo senza il sentimento del dovere dalle classi medie alle più elevate, anzi, fra queste, non più parole, ma ciarle. Ciechi che conducono altri ciechi. » Queste le gravi considerazioni dello Stewart .ù'Iurray. Ma pur ~ale e~s~ndo lo stato delle cose, noi siamo di parere che 1 de~tm1 del vastissimo impero non ne possano in alcuna guisa essere compromessi e che esso saprà, come ha sempre fatto, provvedere iu tempo ai propri urgenti bisogni. Et de hoc satis. A.
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BtSOONTLNI.
LETTERA'fURA :M.ILIT ARE LO STUDIO DEL MA.RSELLI
Nelle pagine di questa Rivista ha veduto testè la luc& uno studio diligente e pregevole su Nicola l\farselli (lJ, studio che riassume ropera scientifica e militare di quell'uomo, che fu onore e vanto del nostro esercito e che ha lasciato ai suoi commilitoni El concittadini qualcosa di ben più utile della consueta larga eredita di affetti; ha lasciato in retaggio i gloriosi frutti dell'elettissimo suo ingegno, i palpiti del grande suo cuore di soldato italiano. E poichè siamo profondamente convinti che lo studio del pensiero marselliano ·s ia per riuscire salutare maggiormente oggi, in cui la prosa della vita tende ad attutire i battiti più generosi del cuore, in cui ci opprime uu disagio che è maggiormente doloroso in quanto im pera più nel ca~po delle elevate idealità, che non iu quello della economia ;· così riteniamo molto opportuno richiamare l'attenzione dei militari su altro stndio anteriore rel.ativo al generale Marselli, pqco noto certamente agli ufficiali dell'esercito. che non ebbero la ventura di udirlo esposto dal suo autore nel salone del Circolo milita.re della Capitale od a lmeno di leggerlo, alquanto r iassunto, nelle colonne della Nuova Antologia (2). Purtroppo non tutti i nostt·i colleghi banno l"opportu11ità ed il tempo di leggere le riviste scientifiche non militari, e riteniamo che (t} C. Sosso, mnggio•e d'artiglieria. - .V1cola .Jfa,.t elli e l e sue ope,·e. - (llit•isla milila>"e italiana), ,u; gennaio ·l!l01. (21 C,111 1,0 OsvAr.no PAGANI - Per Nico/11 ,llai·selli nel ,n-imo 11nnit• ersario della SU{t morte. Nv.01;1i Antolonfr,, t• ott,obr\l t900
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LETTEltATURA 3!11,l'l'ARE
LETTERATURA MILITATIE
-ci saranno grati se troveremo modo di dare ad essi si~ pure soltanto un'idea molto pallida del sagace ed erudito lavoro che sulla vita e le opere del ì\farselli ha compiuto il tenente colonnello commissario Pagani, il quale con ver"o sentimento d'artista ha saputo far rivivere alla presenzà degli uditori o nella immaginazione dei le-ttori la elevata e bO'en iale figura del Marselli, dimostrando di averne bene scrutato e scoperto l'intimo pensiero, di avere ben compresa quella mente che ha dettato alla penna lagrimata opere così elevate, scientifiche e militari. Nicola Marselli - d ice il colonnello Pagani - figlio di un uomo dotato d i carattere militarmente adamantino, aveva mente e cuore capace di fare tesoro degli insegnamenti che, con animo d'italiano, Francesco De Sari.ctis dettava a' suoi allievi nel collegio militare della Nunziatella; egli s L1bi quel fascino arcano che esercitano gli spiriti eletti su chi è suscettibile di nobili sentimenti. La sua mente, che vedeva attorno a sè in patria una così oscura « notte dei tempi », fu attratta dalla viva luce che veniva dalla Germani~i e si volse allo studio della :filosofia hegeliana, i frutti della quale si vedono già nell'opera giovanile, la Storia clell' architettura. « Strano lavoro, dice il colonnello Pagani: i nvece « di parlarvi di colonne, di capitelli, di piedritti, di volte, « l'autore accenna ai più ardui problemi dGJla scienza, della « storia e dell'arte &. Quanta elevata poesia in quelle poche pagine! « Oh! benedetta la poesia! d iremo col Nievo; eco « armoniosa e non fugace di quanto l'umanità sente di più « grande ed immagina di più bello!... Alba vergine e ri<< splendente dell'umana ragione!... tramonto vaporoso ed . « infocato della divinità nella mente inspirata del genio!. .. » Ed al culto della scienza e dell'arte si unisce ben presto nel l\farselli il culto della più santa poesia : quell'affetto, che, nell'a lbore della vita, ne mantenne il ,:more Puro e disposto a salire alle stelle. 1),N r1-:,
Purgatorio .
Marselli amava Guglielmina Walter, e ad essa, che certamente ne ispirava le pagine migliori e che « l'infinito
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della melodia » gli raffigurava, egli dedicò il suo libro sulla musica, nel quale pose in rilievo la funzione sociale dell'arte, che educa ed ingentilisce. Nicola Marselli, che già a 16 anni aveva domandato di andare a combattere con Pepe sui campi deìla Lombardia, rimase nel 1860 al suo posto, perchè ivi, secondo il pensiero ,del Cavour, la presenza di ufficiali patrioti poteva riuscire ·molto utile alla causa italiana. Nel 1866 militò nelle fila nazionali e nel 1867 andò ad occupare per primo la cattedra di storia gen erale e militare nella Scuola di guerra di Torino, e colle sue opere maggiori: La scienza della storia e La guerra e la sua storia, si affermò definitivamente come ingegno superiore. Di mostrò essere la storia un mezzo potente di moralità e di progresso, un elemento conso.latore, che prova come l'umanità abbia sempre progredi to. Egli ravvisa i fattori dell'incivilimento nella scienza e nella storia, nell'indagine positiva dei fatti naturali. <~ Se « la storia generale, scrive il Pagani, è riguardata dal Mar« selli in senso scientifico, la storia militare è da lui con·« siderata in connessione colla civiltà. E anche qui risale « ai principi dimostrando doverBi coordinare i fatti salienti -~ della storia militare con quelli della storia generale in ·« modo che dagli uni e dagli altri, insieme considerati, sca« turiscano le leggi della loro evoluzione e le reciproche « influenze. Così viene a stabilire la necessità di collegare « g li studi militari cogli studi generali e di co.nsiclerare « l'esercito come funzione della società civile, il che signi« fica sollevarlo a istrumento efficacissimo di civ iltà ». Ed è in questo campo che dovrebbero oggi cogliere larga mèsse i più eletti ingegni, poichè la società attuale ha p iù che mai vivo il bisogno di rinvigorire le sue fibre coll'educazione all'esercizio di quelle virtù militar i, che sole possono darle forza di raggiungere la meta, perchè esse non sono altro che la somma, la sintesi, il perfezionamento delle maggiori v irtù civili, delle quali nella grande massa dei popoli -Odier ni è quasi smarrito il senso, perchè ne è venuto meno il principio fondamentale: la disciplina.
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LETTERATURA MILlTAllE
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E mentre per indurre il popolo al dispregio deUe maschie virtù e per abbattere una barriera, che si sa insormontabile e che si oppone al raggiungimento di mal celati intenti, si coltivano in esso generose utopie, il Marselli lancia il motto: « la guerra fu e può essere ancora svifoppo « e difesa di civiltà » ; « motto, dice il colonnello Pagani, « che sembra un paradosso ed è uno sprazzo di luce ». Marselli si dimost rò ben presto uomo politico di larghe vedute ; ed elevato nel 1874 alla deputazione, dedicò ad essa l'eletto multiforme suo ingegno e seppe tosto guadagnarsi un posto eminente fra i colleghi. Il Pagani ricorda il Raccogliamoci e gli Italiani del Me zzogiorno, opere inspirate dai più nobili sentimenti patriottici, dettate dal più aouto senso politico; cosicchè può dire che « considerato sotto qualunque aspetto, Nicola ì\farselli « apparisce un italiano completo ». E come tale esso non poteva che idolatrare quell'esercito, del quale era gloria vivente. « Chi ha letto l'ammìrabile libro L a vita clel 1•eggi« mento - scrive il Pagani - sa bene quale anima avesse quecc sto soldato-filosofo, che dalle più alte vette del pensiero « su cui spazia con ali d'a.quila, discende tranquillamente ai « Cì:Lmpi fioriti della cara intimità militare. »
dare gui un brevissimo cenno di tale lavoro (1), sicuri che i nostri lettori sentiranno il bisogno di conoscerlo nella sua integrità ed originalità, il che darà ad essi positivi ed importanti elementi di giudizio su una questione, che è degna del più profondo esame e della più larga discussione, perchè interessa al massimo grado l'avvenire della patria. · L'autore riassume brevemente gli avvenimenti che si svolsero in Italia dal 1859 al 1870, anno nel quale, ammaestrato dagli avvenimanti stessi, il Marselli si fa per la prima volta propugnatore dell'amicizia colle potenze centrali. Posto in rilievo il dissidio tra le simpatie (non disinteressate) di Napoleone III verso l'Italia ed i sentimenti avversi del popolo francese, illustrata l'opposizione dello stesso Napoleone e del suo popolo alle aspirazioni d i Cav-0ur e dell'Italia su Roma; esamina·te le cause e le conseguenze della Convenzione del settembre 1864 e del moto garibaldino del 1867, il colonnello Pagani ci conduce sin o al tentativo di un'alleanza italo-austro-francese, allo scoppio della guerra franco-germanica del 1870 ed all'occupazione di Roma per parte delle truppe nazionali,suprema·aspirazione di ogni anima veramente italiana. Salvatasi per miracolo da un'alleanza francese, da Napoleone III tardivamente sollecitata nel momento del pericolo, l'Italia potè conseguire il suo eterno ideale, malgrado il famoso jamais del Rouher e quello non meno doloroso dell' 01livier. Di fronte a queste ostilità francesi l'autore pone in rilievo l'azione pressochè costante della Prussia e specialmente quella dell' Anstria favorevoli a.lle nostre aspirazioni su Roma. Nell'opera : Gli a'l)Venimenli del i87 0-7i, il l\farselli indagava le cause delle vittorie t edesche e, valendosi anehe della personale sua conoscenza delll'} condizioni interne dell'Austria, si preparava ad accogliere nella mente il concetto di un'amicizia colle potenze centrali, mentre si manifestava avverso all'alleanza italo-austro-francese diretta contro la Prussia, che mirava all'unità germanica in base agli stessi prin-
Come scienziato e come soldato, quindi, Nicola M:arselli passa alla storia. Ma oggidì, una part e dell'attività intellettuale di lui meritava una speciale illustrazione : quella riguardante la sua opera politica come p1·imo apostolo della. triplice alleanza, sulla quale è ora così viva nella stampa la discussione. Ed il colonnello Pagani in un secondo stu.dio, dettato da un fine acume politico, fa un esame particolareggiato e documentato del pensiero e dell'azione del Marselli nei riguardi dell'!:!.lleanza fra le potenze centrali. Noi, mantenendoci nel campo sereno dell'esame obbiettivo dello studio ~el Pagani, e senza quindi entrare affatto nel merito della questione che oggi si dibatte, reputiamo utile
{t) CAnLO OsvA1.oo P,\l, ANr. - Jt p1·imo avostolo della triplice a1.leanza. (Rivista 11olilica e tettenu·ia, l.5 d icembre l.900 o i5 ma.rzo l.90!}. 1,5 -
ANNO
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LETTERATUJtA Mll,lTARE
LET'l'E II A'l' UltA ~IILl'l'A ilE
c1p11 sui quali s1 basava l'incompiuto edi ficio dell'unità italiana. Il colonnello P agani ricorda, non senza colorirle, le condizioni dell'opinione pubblica italiana in quei momenti decisivi per il nostro avven ire. G li amici della Francia erano tuttora potenti; loro interprete autorevole Carlo Buoncompagoi, valentemente combattuto dal Marselli, la cui recente opera e la polemica col Buoncompagni richiamarono l'attenzione degli uomini illuminati d'Austria e di Germania. Ed intanto la Francia repubblicana governata dai clericali non smentiva il suo passato a nostro riguardo. Si giunse così ai viaggi di Vittorio Emanuele II a Vienna ~da Berlino ed a quelli degli imperatori d'Austria e di Germania a Venezia ed a Milano rispettivamente; viaggi questi ultimi conclusi tra un amoreggiamento e l'altro dell'Italia colla Francia.
le poten:;,;e centrali la sicurezza di un avvenire migliore; e -0iò accadeva mentre in Italia si diffondeva l'agitazione ir,redentista, che per poco non compromise la pace. Nell'ottobre 1879 si strinse la prima alleanza fra la Germania e l'Aust ria diretta a garantirsi contro un attacco italorusso; nel 1880 l'Austria meditò e preparò seriamente un 'invasione dell'Italia. .Marselli allora, mentre il governo si -disponeva tardi va mente alla difesa, con un mirabile discorso lo incitava a scegliere, sulla base dei veri interessi nazionali, ,gli alleati; e la scelta doveva cadere sulle potenze già alleate: Austria e Germania, o su guelle destinate ad allearsi in avvenire : Francia e Russia. Il generale M:1rselli vide chiaro fin d'allo:::·a fatalmente inevitabile un'intesa franco -russa, solo da pochi::1simi anni realizzatasi. Dovemmo all'avvento al potere del partito libarale inglese se ci fu r isparmiata una guerra disastrosa coll'Austria ed il Marselli fu l'unico uomo cbe ebbe netta la visione del pericolo, a l qua,le l'incerta nostra politica interna ed estera ci aveva condotti. Il colonnello Pagani con molta esattezza storica ci dà ragione di quell'altro gravissimo fatto, che tanto ha agitato il nostro paese, purtroppo incline all'apatia quando si tratta di prepararsi agli eventi, e faci le ad infiammarsi quando il danno è irreparabile. Intendiamo parlare dell'occupazione di 'l'nnisi, la più grossa offesa, che, dopo Mentana, la Francia potesse arrecare all'Italia. Sorvoliamo su qnesto triste periodo della nostra cecità diplomatica e debolezza militare. Il trattato del Bardo fu la naturale conseguenza della nostra equivoca politica e della nostrà impotenza militare. .Purtroppo noi siamo così fatti, che lavoriamo a tutt'uomo ad indebolirci perchè, a dif'.. ferenza di quanto accade in molt,i a ltri paesi, i nostri partiti interni non sono concordi nel sentimento della dignità nazionale e nella convinzione che tale dignità deve, nell'attuale momento storico, più che mai pogg iare sulla forza delle armi ; e poi, quando raccogliamo il f~ntto amaro della nostra ingenuità e della nostra debolezza, ci limitiamo ad
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Nel 1876 saliva al potere in Italia la Sinistra parlamentare, ciò che non cambiava però l'atteggiamento del governo italiano verso quello francese, che, malgrado gli incitàmenti interni,assumeva un contegno abbastanza soddisfacente verso l'Italia. . L"autore r iassume le varie mutazioni avvenute nei ministeri francesi e pone in rilievo i risultati pressochè n egativi del viaggio dell'on. Crispi (1877) a Parig i, Lvndra, Vienna e Berlino, tendente a stringere più intimi legami colla Germania e ad impedire che, per effetto della gnerra turcorussa, si alterasse senza. nostro vantaggio l'assetto territo· riale europeo. Ma la speranza di poter rivendicare a libertà un altro brano di terra italiana doveva presto svanire, tanto piu che il nostro governo voll~ attenersi ad una politica che fu denommata delle mani nette, ma che altro non era che politica incosciente, la quale ci fruttò umiliazione sia dalla Francia, sia dalla Germania. Si pubblicò allora il Raccogliamoci del Marselli, che volle dare ragione aE' Italia dei risultati per essa negativr-'d el Congresso di B e.rlino ed incitarla a cercare nell'alleanza con
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uno sforzo di poco d ignitosa retorica, per ricadere ben presto . nella primitiva inazione, dimentichi, che non coi fulmini della parola, ma colla costante preparazione dell,i forza arm.ata e colla saggia azione politica i nspirata non g ià da i11gen1~0 sentimentalismo (come quella delle mani nelle), ma dai positivi interessi della patria, si possono ottenere r isultati degni di una grande nazione. 'l'unisi ci distaccò allora definitivamente dalla Francia; facemmo, dopo il danno e la vergogna, quanto avremmo dovuto far e per impedire l' u no ed evitar e l'altra. E così, previo u? v iaggio di R e Umb0rto a 'Vienna el a Berlino, e dopo non pochi tentennamenti, che ci fruttarono un'allettata tenerezza della Germania luterana verso il P apa infallibil~, si giunse nel 1882 all'alleanza colle potenze centrali, come si g iunse pure a d ecretare un aumento delle nostre forze militari per evitare alla patria il rinnovamento di dolorose umiliazioni. Fn allora che la Carnera italiana ebb,e per un momento n etta la visione dei bisogni della nostra difesa, ed anzichè affannarsi, come di consueto, per indebolire la compagine militare, ricordò le virtù del Parlamento subalpino e volle costituiti permanentemente quei due corpi d'armata che il governo domandava soltanto pel tempo di guerra. Sen onchè nella triplice la nostra debolezza non ci aveva fatti entrare in condizioni di uguaglianza rispetto ag1i altri alleati, come ce lo provò l' accordo segreto fra i tre imperatori di Germania, Austria e Russia; soltanto nel 1887 per opera del generale Robilant le condizioni mutarono decisamente a nostro favore, come ci fu del pari possibile conch iudere un cordiale accordo coll'Inghilterra. Il colonnello Pagani esamina con molta maestria e largamente documenta lo svolgersi dei fatti in qu esto periodo della storia europea; periodo, che, qualunque sia per essere il futuro orientamento della nostra politi(;a, sta a dimostrare come occorra sopratu tto esser e forti , perchè la politica non si fa col sentimento ; ed essere avvedu ti, perchè la politica non favorisce gli ingeni.1i e gli in decisi. Oggi più che mai nece'°"' sita che tutta l'azione governativa e parlamentare tenda a
renderci potenti e temuti pel giorno in cui dovremo scegliere le nostre amicizie, che saranno tanto più utili alla patria, quanto più ricercate; che dovranno sopratutto esserci designate dagli interessi reali del paese, il quale non può aspirare a vita umile, inerte ed infeconda, mentre si stende fra quei mari che furono il campo glorioso della secolare sua grandezza. L'autore chiude molto opportunamente il dotto e sagace suo studio politico col notare come a torto, dopo gli esempi dei La Marmora, dei Menabrea, dei Robilant, dei Cialdini e dei Marselli, si deplori da molti l'assunzione dei militari ad alte cariche politiche. Se in gener e essi non sono per studi e per educazione adatti alla vita pubblica, è tuttavia certo che possono, al pari di ogni altro ordine di cittadini, portarv i il con· tributo di un ingegno, che sa assurgere alla comprensione dei più elevati problemi che interessino la vita d i u n a nazione; è poi assolutamente incontestabile, ciò che ha una speciale importanza, che essi portano nella vita politica quel largo -0outributo di autorevolezza, · di energia e di onestà, che è -0apace di elevare molto spesso a migliori ideali la fnnzione dei pubblici poteri. Così il colonnello Pagani, co' suoi pregevolissimi studi, rende all'esercito un segnalato servigio, dimostrando coi fatti come anch'esso abbia dato, e possa dare anche per l'avvenire, all'Italia uomini capaci di assicurarle gloriosi destini non soltanto come soldati, m'a ben anche come uomini di Stato. Non potremmo perciò richiamare con sufficiente insistenza l'attenzione dei lettori di questa Rivista sui due studì originali, qui molto brevemente riassnnti, poichè siamo intimamente convinti che essi non soltanto onorano il lono autore, ma giovano molto a chi li medita.
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
NOTE BIBLIOGRAFICHE MassA, capitano. - La prima guerra in Italia net secolo xx. Un colpo di mano sulla Sicil ia nell'anno 191... Appunti e documenti. Con 7 tavole cromolitografiche. Trani, 1901.
EuGENIO
Gettato uno sguardo al t itolo del libro, ritenemmo che l'attuale pubblicazione fosse uno dei soliti roma.nzi, quali comparvero in questi ultimi tempi, in cui la conclusione è la disfatta del nostro es e rei to, risultante dell' insufficienza delle nostre forze marittime. Ci siamo ingannati e ne siamo lieti. La F rancia, approfittando delle difficili condizioni della maggior parte degli Stati europei, tenta un colpo d i mano sulla Sicilia. Riesce a sbarcare un corpo d'armata di 30,000 uomini delle ttuppe dell'Algeria, ma dopo alcuni primi successi di lieve momento i soldati francesi sono battuti, rigettati al mare, e il loro comandante non ha altro scampo all' infuori di quello di celerement,e riprendere imbarco e ritornarsene in Africa. Ottimo il concetto di far vincere i nostri soldati, in luogo - come hanno fatto altri - di far loro compiere prodigi di valore e nella definitiva, di far loro subir e una catastrofe; ma che volle provare l'autore con questo immagi· nari o col po di mano sulla Si ci li a? È mai possibile che oggidì si tent i impadronirsi d i quell'isola con un solo corpo d'armata? Ammesso vi fosse un nemico così co mpiacente di commettere quell'errore, il risultato delle operazioni quale è ritratto dal Massa, è pienamente razionale, ma non occorre essere profeti per predire che il caso da lui immaginato-.. n on si verificherà mai. Lo scritto del Massa è un romanzo, ma i r omanv.i in cose di guerra provan o cer to assai poco, se propr io non vogliamo dire che provano nulla.
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Tuttavia sono poche pagine -- e precisamente le ultime che sono consacrate alla narrazione dell' azione militare contro la n ostra isola principale; la maggior parte del libro vuol render conto delle discussioni avven ute n ella sta.mpa, nel Parlamento, nel Consiglio dei · Ministri, nella Commissione suprema di difesa dello Stato per la costruzione delle opere di for tificazione di Biserta e della minacciata occupazione del Marocco. L'autore dimostra non poca abilità ed immaginazione, ed invero si leggono con non poco diletto le non poche pagine dedicate a cotesta parte del suo immaginario racconto. A paragone di altre pubblicazioni cha veJono sempre tutto male nelle nostre cose e specialmente in quelle militari, e che per provar molto, :finiscono esse pure - cattivi auguri di sventure e catastrofi - a provar nulla per la manifesta esagerazione de' loro pensieri, preferiamo, senza tit ubare e di gran lunga, l'opuscolo del Massa. Se non altro la lettura ne è piacevole, è scritto bene, ed ha il merito incontrastabile di richiamare l'attenzione sopra uno dei più vitali argomenti rig uardanti la difesa del paese.
PosTEMPSKI PA oLo. - La campag .1a antimalarica compiuta dalla Croce Rossa italiana nell'Agro Romano nel 1900. Roma, 1901. Nonostante l'amorevole interessamento per parte delle autorità comunali e dei privati, il servizio sanitario della campagna romana, durante il periodo delle febbri, eras1 sempre dimostrato insufficiente. Lo scorso anno nella seduta del 9 aprile del consiglio comunale di Roma, si pensò d' instituire un soccorso sanitario mobile e corrispondente ai bisogni del servizio e delle nuove teorie. Quattro erano i problemi da risolversi: 1° aumento del personale di assistenza medico-chirurgica ;
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2° soccorso sollecito ed efficace; 3° profilassi contro la malaria sopra una larga scala; 4° migliorare il trasporto dei malati negli ospedali di Roma. Le condizioni però del bilancio comunale di Roma non avrebbero per messo per l'anno 1900 lo stanziamento d i una somma corrispondente al bisogno; all'egregio dottore · Postempski, ispettore medico della Croce Rossa, venne a llora l' idea di far contribuire in quel servizio quell'associazione, ed in proposito ne interpellò il presidente. La proposta fu subito accona favorevolmente; ma anche qui andavasi ad urtare contro lo scog lio della spesa, quando intervenne l'iniziativa del mai abbastanza compianto Re Umberto, il quale di suo motu-p1·op1·io faceva tenere alla Croce Rossa lire 17,000 e toglieva così di mezzo ogni difficoltà. Il Postempski, in questo suo Rapporto al P1·esiclente dr+ l'Associazione, rende appunto 0outo particolareggiato di ciò che fu fatto ne.lla scorsa estate dalla Croce Rossa a vantaggio de' malarici dell'Agro Romano. È opuscolo interessante dalla prima ali' ultima pagina, per l'importanza dell'argomento svolto, e per la copia di notizie fornite. Eccone alcune poche, fra le più notevoli, non per mettendoci la specialità del tema e lo spazio concessoci di dilun~ garci maggiormente. La campagna ant,imalarica ·della Croce Rossa ebbe la durata d i 117 giorni, e precisamente dal 30 g iugno al 24 ottobre, periodo che rappresenta quello dei lavori campestri e della malaria. T 117 g iorni furono divisi in 5 periodi di 23 g iorni ognuno (1). L e ambulanze furon o :fissate nel numero di 8 , sicchè occorsero per ogni periodo 8 medici e 8 informieri. Dei medici subalterni assistenti d i 1a e 2" classe, appartenenti alla Cr oce Rossa residenti nella circoscrizione del sottocomitato di Roma, ed invitati a d ichiarare per iscritto (-1) I due giorni in pi ù fu rono calcolati per l'an data in campagna Pd il ritorno .
NO'!'.E BIBLIOGRA~'ICH I~
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se intendevano partecipare al servizio sanitario delPAgro Romano, r isposero affermativamente n. 42. L'egregio autore dell'opuscolo fu incaricato della direzione del servizio. Gli infermi assistiti dai medici della Croce Rossa furono: Malarici . 3751 762 Non malarici ; Totale. 4513 Di essi 306 furono condotti negli osped&.li d i Rema, sia con le ambulanze, sia con la ferrovia. P er. la cura dei 3751 malarici furono impiegati 17,457 chilogrammi d i chinina, la maggior parte in tabloidi di bisolfa to e solfato, oltre a parecchi chilogrammi di mistura antimalarica di Baccelli, d i qualche grammo di bicloridrato di chinina per iniezione ipodermica e di parecchie bottiglie d i euchinina per i bambini. L'autor e nota che il personale medico non mancò in ogni circostanza di far propaganda delle nuove teorie sulla cause della febbre nuJ.larica. « Siamo convinti, egli scrive, che più « d i ogni arg0mentaziooe, la prova dei fatti avrà prodotto « l'effetto desiderato, e questi effetti si compendiano nella << constatazione del perfetto benessere del nostro personale « che seppe ed ebbe mezzi sufficient i per difendersi dalla « puntura delle zanzare e conservò integra la salute ». Il Postempski mette quindi in rilievo la necessità di difendere tutti i luoghi dov·e albergano i lavoratori e g li agricoltori con le reti metalliche « ormai da tutti ricono« sciute efficacissime ad evitare la puntura dell' anopheles « e con questa la febbr e». All'esimio dottore P ostempski i nostri vivi elogi per il bel lavoro compilato e assai maggiori per la nobile idea avuta e per l'opera intelligente e preziosa da lui prestata, insieme a' suoi validi coadiutori, a vantaggio di tanti poveri derelitti. Ci auguriamo che a questo primo passo, tentato come esperimento e r iuscito così bene, altri ne seguano, apportatori di identici, e, se possibile, di maggiori benefici risultati.
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NOTE 8!DLI00RA FICIIE
NOTE DIIIUOGIUFIC!IE
Il volume è stampato su bella carta e con nitidi ca.ratteri ed è adorno di molti disegni e ritratti, ciò che ne aumenta ancora il pregio.
GrovA~Nr CADOLINr. - Gu erra difensiva. Estratto dalla N uova Antologia, iascicolo 16 febbraio 1901. - Roma, 1901. L 'articolista ricorda come in Italia da non pochi si ripeta che l'esercito italiano, insieme con l'armata, se non è sufficiente per intraprendere una guerra offensiva contro uno dei potenti suoi vicini, è però certamente bastevole a soste· nere una guerra offensiva. « Siffatti criteri e concetti, egli soggiunge, i quali esclu« dono per così dire la necessità dell'azione offensiva, tro« varono eco anche nelle aule legislative, e la trovano ancora « nelle colonne di autorevoli g iornali; » epperò l'autore intende d imostrare quant;'essi sieno erronei. Il Oadolini non ha alcuna pretesa di scrivere per ·i militari, per i guaii ammette egli stesso che voler d imostrare la necessità ed importanza dell'offensiva sarebbe intendere a sforzare una porta aperta. È mestieri quindi nel giudicare l'articolo, tener presente cotesta circostanza. Tuttavia, ammesso l' intendimento del.I' autore di raddrizzare l'erroneo preconcetto tanto diffuso fra coloro che ben poca cognizione hanno delle cose militari, ci sembra che il Cadolini abbia esaminato il quesito troppo dall'alto. Egli fa appello, a dimostrazione della, sua tesi, ai prin cipi della gran guerra dettati dall'Iomini, ed a spiegarli brevemente pit.rla dell'offensiva e della difensiva senza distinguere nettamente sia per l'offensiva, sia per la difensiva, l'azione strategica o tattica; il che cerbo non giova a porgere un chiaro ed esatto concetto dell'importante argomento svolto. Nè gli esempi storici, tratti dalle guerre del secolo passato, che si r iducono a poco più di semplici citazioni, non valgono a chiarir meglio il suo pern;iero, senza dire che per
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taluno di ess1 e pure assai d iscutibile se risponda al tema.. che si intende illustrare. II Cadolini fu mosso a scrivere l'articolo dal nobile intendimento di persuadere i non militari che la_difensiva no_n p~ò avere se non uno scopo momentaneo, ma che la vittoria.. sorride soltanto all'audace ed all'abile che impiega l'offen· siva sia nel campo strategico, sia nel tattico. Giustissimo è pertanto il suo concetto, ma dubiti~mo forte gli si.a r~uscito convincere il borghese della sua giustezza, e qumd1 della . impre::lcindibile necessità di preparare un esercito non solo ba· stevole per la difensiva, ma atto ancora a prendere l'o~ensi va. Forse era assai d ifficile far meglio di quanto abbia fatto l'egregio autore, imperocchè l'argomento è essenzial~en~e militare e volerlo svolO'ere senza entrare in lunghe d1squ1o d. sizioni strategiobe e ta.ttiche, presenta, senza dubbio, gran ~ difficoltà. Il Oadolini, in ogni modo, merita lode per essersL occupato di un quesito che si può dire d'attualità e tanto im-portante per l'esercito e per il paese.
E.
LA. J ONQUIÈRE, capitai ne d'artillerie breveté. - L'expé-· dition d' Egypte 1798-180 I, Tome IL - P aris 1901.
DE
Nel primo volume di cui abbiamo r eso conto a suo .tempo?~r· il capitano de la J onquière aveva studiato in maniera on~1:nale e assai particolareggiata i preliminari e~ i preparativi di quellà gra.nde spedizione ed aveva seguito Bonaparte sino alla presa di Malta. . Il secondo volume, testò pubblicato, presenta un mteresse, ancora più vivo, a motivo degli avvenimenti impor~a~ti e, · in generale, poco conosciuti, che in esso sono_desc~1tt1. La.. narrazione abbraccia i primi atti della conq tusta d1 Bun~parte : lo sbarco sulla costa egiziana nei pressi di .A.lessandna,._ la presa di q uesL'ultima città, le marcie faticose delle truppe, (i) Vedi rascico lu del 16 settembre 1900.
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NOTE llTBLIOGRAFICHE
:francesi nel deserto, le vittorie di Chobrakhit, delle Piramidi, di Salahieh. Diffusamente poi vi si parla del disastro ~avale di Aboukir e delle gravi sue conseguenze per la marrna francese e per la spedizione. L 'autore studia a. fondo l'importante aro·omento con q· uelle t:, ' . ·.qua11tà di imparzialità e di senso critico di cui ha dato bella prova nel primo volume. La na~~azion_e ~· s_i può_ ~ire, interamente b&.sata sopra -documenu ufficrah, rrmast1 mediti fino ·ad ora; ed è tale la loro abbondanza ed importanza da rimaner titubanti se· deb·basi tributar maggior lode all'autore per la pazienza' e ia.tica ·sopportate per ricercare e vagliare così ingente numero di documenti o per l' intelligente ed abile uso che di essi ,seppe fare. . ~i uscì così al J onquii>re di tracciare il quadro più vi_vo e :p_rn completo dei fat ti di quella spedizione e che senza dubbio :rrtrae, per quanto è possibile, la verità. C~me sempre, allorchè trattasi di Napoleone, si resta sor·pres1 ed ammirati, nel rilevare come nulla a lui sfogo-a a ·tutto pensi, a tutto provveda, e specialmente come :bbia ·1ma nozione così esatta e profonda delle condizioni e costumi -di ~uel pa~se e d:' st~~i abital.'ti così differenti dalle europee, "e ~1 esse tenga 1_1 pm stretto conto per le sue disposizioni. 1:faremmo t,ratti troppo lungi, se volessimo prendere a minuta disamina l' iutiero libro; tuttavia voo-liamo rilevare :~lcune notizie spicciole che ci sembra presen~ino partil!Olare mteresse anche oggidì ed occuparci della versione che il de .la J onquière dà delle cause del disastro di Aboukìr, in op· posizione a quella fornita da Napoleone. Impadronitosi a viva forza di Alessandria, fu detto e ri:p:t~to eh~ le truppe_fr~ncesi passarono a fil di spada le guar.:mg10ue di quella 01tta e ohe questa fu abbandonata a l sac,cheggio per tre ore ( 1). ~i ) Nella sua \lita ili Napoleone,. WAJ,TE R ScoTT rl ice che , la guarn igione fu passata a .. /il cl i spada e la c,ua abbandona ta al saccht'g:gio per tre ore ». ·
NOT E B1BL10GRA FICHE
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Il capitano de la J onquière riporta parecchie relazioni sulle, eseguite operazioni dei comandanti le truppe e degli ufficiali.. del genio che parteci parono all'assalto di quella fortezza. In esse non si trova una sola parola che accenni a fotti così obbrobriosi, sicchè l'autore si crede in diritto di dichiarare quella asserzione assolutamente falsa. Nel fatto egli non tratta a fondo la questione, che pure per l'onore de1le armi francesi, sarebbe meritevole d'essere minutamente analizza,ta, e si limita in una nota a piè di pagma in cui sono riportate parole del "Walter Scott, a dire chaoiò è assolutamente falso. Tuttavia se dagli ordini del generale in capo ap'par e evidente il suo fermo proposito di repri- mere ogni procedimento arbitrario, e di impadronirsi invece con regole fisse - perchè ne aveva urgente bisogno - di . tutte le risorse in viveri e denaro, cavalli ecc. esistenti nel paese, non è men vero che dagli ordini stessi è lecito dedurre e la poca disciplina della truppa e la tendenza a far man bassa sulla roba altrui e su quella perfino dell'amministra zione militare. Il 3 luglio (1798) il capo d i stato maggiore B erthier scrive · ai generali comandanti le di visioni, e fra l' altro prescrive loro: di far r ileggere l'ordine del generale da capo relativo al sacchegg io e a coloro 'Che v iolano, e di far fucilare i contravventori. « È della massima importanza - vi è detto « che il soldato paghi tutto ciò che prende nella città e che « i Turchi non sieno nè rubati, nè insultati >> . In un ordine all'armata (01·dre du jourl' del' ar·mee) del 6 lu- · glio Berthier scrive : <e Il generale comandante ordina che ogni qualvolta si fanno « distribuzioni alle truppe vi sia presente un ufficiale dello (< stato maggiore della di visione, allo scopo di evitare lo sper« pero che si fa malgrado le guardie poste ai magazzeni di « distribuzione. « È rigor osamente proibito di prendere alcunchè dai ma« gazzini senza esservi autorizzati e senza. darne ricevuta. « Ogni ufficiaÌe' che si permetta di far prendere oggetti dai « magazzeni colla forza senza l'autorizzazione dell'ordinatore ,
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
NOTE BIBLIOGRAF ICHE
in capo (01·donnateur en chef) incaricato del riparto delle « distribuzioni ordinate dal generale comandante in capo, « sarà destituito ».
-rere del disastro navale di Aboukir e vi consacra apposito
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Mentre Bonaparte, marcia sopra il Cairo, un cannoniere è assassinato il 13 luglio ad Alessandria a colpi di stile ed un ltltro è gettato in mare e K leber comandante di quella piazza, in un proclama diretto alla guarnigione avverte i soldati che essi saranno esposti a siffatti avvenimenti fino a che non si atterranno agli ordini del comandante in capo, fino a che, cioè non rispetteranno le proprietà degli abitanti, i loro usi, il loro culto. Ed ordina perciò : « Art. 1° Ohi si introdurrà nell'harem di un Musulmano « sarà considerato come provocatore di torbidi e d'assassinio « e punito di morte; « Art. 2° Ohi darà la scalata al muro della casa di un Mu« sulmano o di qualsiasi altro, per qualunque pretesto ciò « avvenga, sarà considerato come ladro e punito di morte ; « Art. 3° Ohi caccierà nell'interno della città tirando colpi « d i fucile sui colombi, a rischio di uccidere o ferire ahi« tanti, sarà considerato come assassino e punito di morte; « Art. 4° Chi recherà fastidio ai Musulmani sia nell'eser· « cizio dei loro culti, sia nelle case di bagni ove fanno le loro « abluzioni, sarà considerato come provocatore di assassinio « e di morte, e punito di morte ,1 . Questi ordini gettano una luce abbastanza oscura sulla disciplina di quelle truppe, e sopra usi e costumi soldateschi, che ora, almeno nelle. guerre europee, sono affatto sconosciuti. Bonaparte da più che due anni coma~dava a quei soldati; con essi aveva fatto le campagne d'Italia, aveva saputo gui~ darli alla vittoria ma non infrenarne l'avidità e i licenziosi costumi e condurre fra loro una salda disciplina. E queste circostanze di fatto abbiamo voluto notare, perchè · dimostrano alla più chiara luce del sol0 quale enorme diffe. renza corra tra gli eserciti odierni e quelli di cento anni fa e quale grande cammino si sia percorso sulla via del pro"gresso.
Napoleone nelle sue Memorie si estende molto nel disc~rcapitolo. . . . , . . ~ La squadra francese, egli scrive, ricevette 1 ordine d1 « entrare ad Alessandria; essa era necessaria all'esercito 0d « ai progetti ulteriori del comandante in capo. La sorpresa « fu grande, allorchè i piloti turchi dichiararono che n on « potevano far entrare nel porto vecchio vascelli di 7 1:I: can« noni ed a maggior ragione quelli di 80. Il capitano Barré « ufficiale d i marina assai distinto, in0aricato della verifica « dichiarò il contrario. I vascelli di 64 e le fregate entrarono « senza difficoltà, ma l'ammiraglio e parecchi ufficiali persi« stettero nel pensare che era n ecessario di far altra verifica, « prima di esporvi tutta la squadra. « Siccome le navi di guerra a-;evano a bordo l'artiglieria « e le munizioni dell'armata, e che il vento di mare era assai « for!;e, l'ammiraglio propose di sbarcare il tutto a Aboukir « dichiarando che per ciò basterebbero trentasei ore; mentre « abbisognerebbero cinque o sei giorni, rimanendo alla vela. << Napoleone partendo da Alessandria per marciare contro « i Mamalucchi, reit~rò all'ammiraglio l'ordine di entrare « nel porto di Alessandria, e, nel caso lo credesse iropos« sibile, di portarsi a Corfù, dove riceverebbe da Costanti« nopoli, ordini del ministro francese Talleyrand, e di là « di recarsi a Tolone se quegli ordini tardassero molto . a « pervenirgli ». Nàpoleone prosegue, dicendo cbe anche le grandi fregate avrebbero potuto e1~trare nel por to vecch io di Alessandria e indica, anzi, i mezzi che si avrebbe dovuto im piegare per ~·endere quel porto suscettibile di accogliere le navi magg ior i. Ma ciò non entra nella qnestione, la quale è: Napoleone ha realmente ordinato di reca1::ii solo pel momento a A.boukir, e poi, ultimato lo sbarco del materiale, non potendo entrar e nel porto vecchio di Alessandria, di recarsi senza indugio a Corfù e d11 qui a Tolone? L'ammiraglio Brueys ha realmente d isobbedito agli ordini di Napoleone dì trasferirsi o ad Alessandria o a Corfù, ed è perciò re-
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NOTE l!IBl,I0GRAF1CHE
sponsabile del disastro di Aboukir, com.e Napoleone gliene fa formale addebito in un rapporto al Direttorio e nelle sue 1vlemo1'ie ? Il capitano de la Jonquière si sforza d' impugnare od almeno di attenuare le afft1rmazioni di Napoleone e di assolvere il Brueys dalle g ravi imputazioni mossegl i; ma non ci pare che il quesito sia compiutamente chiarito. Che Napoleone intendesse che la squadn. si trasferisse a Corfù, ove non potesse entrare nel porto di Alessandria o non potesse difendersi tenendosi nella rada di Aboukir, risulta nettamente da un ordine di Napoleone indirizzato all'ammiraglio e riportato dal J onquière, ma contro q nesto ordine sta la risposta al medesimo dello stesso Brueys a Bonaparte in cui è detto : « Pel momento non vedo altro « luogo per la squadra che la rada di Aboukir, la quale « assicura almeno un ripare contro i venti d'estate, il cui « f'ondo è assai buono, e in cui potrei, a mio giudizio, « prendere una posizione mili tare che mi mettesse in grado « di resistere ad un attacco del nemico ». B onaparte alla fine d i luglio, essendo al Cairo, apprende - - egli dice con molta sorpresa - che il Brueys è ancora ad Aboukir, e tosto gli spedisce il suo aiutante di campo, capitano J ulien, coll'ord ine di t osto par tire per Oi)rfù.; anzi il Julien è avvertito che deve assistere alla presenza della squadra. Il J ulien, però,· è assassinato durante il viaggio, e d'altra parte non sarebbe giunto in tempo, poicnè la battaglia d'Aboukir è del 1° agosto; ma delle altre lettere di cui era latore il Julien si conserva copia negli archivi della guerra, mentre di quella all'ammiraglio Brueys non vi è traccia , nè negli archivi della marina nè in quelli della guerra. Il documento per tanto che risolverebbe il quesito non si tr ova, e d'altra parte l'ammiraglio Brueys, essendo gloriosamente morto ad Aboukir, non ha potuto rispondere alle mossegli accuse. Il de la Jonquière dice in definitiva : che il Brueys non ha mai r icevnto un ordine formale di entrare nel porto di
NOTE Bil.lLIO O!tAFICHE
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Alessandria, ordine che, in considerazione dei seri pericoli di quella operazione, poteva essere dato soltanto dal generale in capo; « e che allora, non volendo assumersi la respon« sabilità di un' impresa che giudicava svantaggiosa dal « punto di vista marittimo, egli ha cercato almeno di rispet« tare religiosamente la prima intenzione di Bonaparte », che sarebbe stata quella di subordinare la partenza per Corfù · all'annunzio di una vittoria decisiva. La controversia non è certo definita, ma i molti documenti portati dallo scrittore e i raffronti fatti di essi, se non distruggono, infirmano indubbiamente le asserzioni di Bonaparte. In maniera esauriente ci pare invece sieno confutati gli altri appunti mossi da Bonaparte: d i aver accettato l' attacco degli Inglesi tenendosi all' àncora e di non aver impartito ai marinai una sufficiente istruzione; dimostrando che gran numero di marinai furono arruolati per la spedizione e che da due mesi non si fanno soldati abili nelle manovr e delle navi e del cannone, e ciò tanto più quando frammezzo ad essi regna sovrana l'indisciplina, e indisciplinati sono pure non pochi ufficiali. Assai interessante ed istruttiva è pure la parte che il J onquière dedica alle misure amministrative prese da Napoleone e anche da K leber, comandante in Alessandria, pel governo delle provincie conquistate! Ben s'intende, tengono il primo posto le disposizioni per aver denaro e per fornire viveri alla truppa, ma non poche e intelligenti sono quelle adottate per tranquillizzare il paese e dare regolare assetto _a ll'amministrazione civile. Sotto l'aspetto militare a notarsi una prescrizione contemplata dai regolamenti odierni degli eserciti europei : quella cioè relativa ai quadrupedi presi al nemico i quali debbono essere consegnati alle autorità militari per essere venduti o distribuiti ai corpi secondo i bisogni. Ma Napoleone adottò siffatto procedimento nel 1797, e gli eserciti attuali quasi un secolo dopo. 46 -
ANNO Xl.\' J .
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NOTE BlllLIOGRA L'ICJJE
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. Assai interessanti é un vero -modello del genere, sono poi le numerose disposizioni prese da Napoleone per assicurare un governo regolare del paese, per la difesa delle coste, per la protezione delle vie di comunicazione dell'armata; ecc. , . Anche dal poco che ne abbiamo detto, è dato rilevare la grande importanza di questo lavoro; sicchè aspettiamo con impazienza la prossima pubblicazione annunciata degli ultimi due volumi dell'opera. Gli studiosi della storia, e in ispecie della militare, debbono essere assai grati allo stato maggiore francese pel nobile intendimento di far conoscere al pubblico i tesori de1 suoi archivi, ed al capitano de la Jonquière per la cura e il savio criterio, con cui seppe vagliare ed ordinare sì grande ·copia d i documenti, e formare con essi un'opera di grande .valore storico e militare. B. D.
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NOTE STATISTICHE
RELi\ZlONE SULLE VICENDE SANITARIE dell'impo1·iale e regio ese.rcito austriaco nell'anno 1899
La terza sezione dell'Istituto tecnico militare ha testè pubblicato il consueto rapporto annuale intorno alle vicende sanitll,rie della truppa durante l'armo 1899. Dal medesimo e dai numerosi stati che lo corredano, è dato rilevare l' iutiero movimento di spedalità, delle infermerie e degli stabilimenti di bagni e ciò non solo nel complesso, ma a seconda dei corpi d'armata., delle diverse guarnigioni, delle varie armi, dei vari mesi, ecc. Fra questa grande copia di notizie, spigoliamo le più interessanti. La forza media della truppa, compresa la fanteria della Bosnia-Erzegovina, fu nel 1899 di 295,992. Il numero degli ammalati ammontò a 202,862, donde si ha rispettivamente un per /oo di 683,3 degli ammalati e di 338,1 deg li entrati negli stabilimenti di cura . . Nei due anni precedenti avevansiavuto: nel 1897 - 212,142 ammalati e nel 1898 - 204,720, dei quali entrati nei luoghi di cura 100,495 nel 1897 e 99,437 nel 1898. Di qui rilevasi che nel 1899, ri::1petto all'anno precedente, il numero degli ammalati diminuì e precisamente, r iferendosi sempre alla forza media sotto le armi, del 5,2 °/ 00 , mentre ·iu vece aumentò' il numero degli entrati negli stabilimenti di cura del 2,7 °/ 00 ; ciò che dimostra anche un aumento d'intensità nelle malattie.
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~OTE STATISTICHE
Il numero degli ammalati oscillò nei diversi corpi d'armata fra 539,3 °f.0 della forza media presso il 15° corpo d'armata e 935,9 °/0 0 presso il 13°. Rispetto alle varie armi il minor numero di ammalati si verificò nel 1899 presso il reggimento ferrovieri e telegrafisti con 518,4 °/. e in seguito presso le truppe tecniche di artiglieria con 550,3 °/ 00 ed il maggior numero nei pionieri con 995,7 °/ 00 e nell'artiglieria dì campagna con 782,4 °/••. 0
Le giornate di malaUia ammontarono: per i curati presso i corpi a . per i curati negli stabilimenti di cura a. Totale giornate
1,033,635 · 2,833,365 3,8~7,000
Donde si ha ohe sulla forza media di 295,992, spettano ad ogni individuo 13 giornate di ammalati, mentre nel 1898 ne spettavano 12, 9 e nel 1897 13,0. Di quella media di 13 giornate 3,5 riferisconsi agli ammamala ti presso i corpi e 9,5 per i curati negli stabilimenti cli cura. ' Il numero totale degli ammalati e presso i corpi e negli ospedali, rappr~senta il numero degli uomini indisponibili per malattia, numero che diviso per 365 dà iu media 10,594, ossia il 35,8 °/ 00 , ammalati giornalieri, dei quali 2,832 == 9,6 °/ 0 ~ . ammalati presso i corpi e 7,762 == 26,2 °/00 nei ::>tabilimenti di cura. In confronto all'anno precedente il numero medio giornaliero degli amma~ati è aument-3.to di 13 uomini, ossia di 0,04 °/00 • La seguente tabella indica il numero medio giornaliero degli ammalati per mesi. e per corpo d'armata.
- ·- Numero medio giornaliero degli ammalati nel mese di
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NOTE STA. TISTICHE
NOTE S'l.' AT!STICHE
Le malattie nei curati presso i corpi che importarono il maggior numero di giornate di cura furono :
Enl?·ati nel 1899.
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Militari del persouale permanente Milita;i di truppa .
1,367 107,143
'rotale
108,510
. giornate 218,276 Ascessi, postami, foruncoli, antraci: Catarro bronchiale acuto, infiammazione catarrale dei polmoni . » 95,299 Contusioni, piaghe per contusioni e ferite per morsicature '. » 83,303 Catarro dello stomaco, catarro acuto in- . testinale, itterizia catarrale . » 57,795 In:fiammazione dei tessuti sottooutanei 51,662 » Malattie delle dit,a )) 50,966
èd inoltre individui non appartenent i all'esercito (1) 11el numero di 22,9?6.
Totale giornate 557,301
107,846
e c10e 539, 1 °/o., ossia più della metà del totale giornate di malattie curate presso i corpi. P resso gli stabilimenti di sanità, le malattie che richiesero un maggior numero di giornate si compendiano nelle seguenti: Gonorrea uretrale, ulceri e sifilide generale; in totale . giornate 730,391 Catarro bronchiale acuto, infiammazione catarrale dei polmoni . )) 167,277 Ascessi, postami, foruncoli antraci . » 136,392 Catarro dello stomaco, catarro acuto intestinale, itterizia catarrale . 112,670 >> Totale giornate 1,146,730 ossia 404, 7 °/00 che è più di "/~ del totale giornate di ma~ lattia curate negli stabilimenti di sanità. Mo1;imento degli ammalati negli stabilimenti di sanif.à. Il movimento degli ammalati curati negli stabilimenti di sanità, negli ospedali civili e nell'ospedale della marina in Pola, non compresi quelli degli stabilimenti di bagni, si può così riassumere : · Rimasti in cura negli ospedali al termine dell' anno 1898: 8,616:
Usciti nel 1899.
. 1,357 106,489
Militari del personale permanente . Militari di truppa 'rotale
e individui non appartenenti all'eseroito 22,903. Alla fine del 1899 rimasero in cura negli ospedali 8,899 persone. . Sul totale degli usciti, 130.749, ne uscirono: Guariti, idonei al servizio 101,490 == 776,2 ( Per morte. . . . . . 1,141 == 8,7 In altra maniera . . 28,118 == 215,1
0 /
dell'in~ tero numero.
00
Dei 107,846 effettivamente usciti appartenenti all'esercito, uscirono: 85,362 == 791,5 ) 0 / 00 dell'inGuariti 851 == 7.9 , tero nuPer morte 21,633 == 200:6 \ mero. In altra maniera Infine dei 22,903 non appartenenti all'esercito, uscirono: 16,128 == 704,2 I O/ 00 dell' inGuariti 290 == 12,7 \ tero nuPer morte 6,485 == 283,1 ; mero. In altra maniera I risultati ottenuti nella cura. di questi ultimi, sono, come di solito, meno favorevoli di quelii ottenuti nella cura del personale dell'esercito; ciò che si comprende di leggieri, poichè trattasi di individui vecchi e logori. (I) Vecchi militari invalidi e pensionati.
728
720
NOT E STATISTICH E ~OT.R STA TIST!CHE
E r iferendosi al tempo di ser vizio si ha il segue.nt e numero totale delle perdite:
Inviati in licenza per malattia, riformati e mm·ti per tutto l'esercito. Degli individui sotto le armi, fur ono : Inviati in licenza fino a tre mesi e più per temporanea invalidità 11,272 == 37,0 ) Congedati per riforma. 12,786 := 42,0 \ 1,029 == 3,4 Morirono
0
Inviati in licenza
della forza media ~otto le arm1.
/ 00
Nei casi di mor te sono compresi : 810 casi di individui presenti sotto le armi; 219 casi di individui sotto le armi, ma non portati nella forza presente e cioè di individui trovantisi in licenza per malattia od isolati in viaggio, ecc. Riferendo le perdite sopramenzionate alle varie armi e servizi, si ha la seguente tabella che ne dà la percentoale:
I!'anteria. Cacciatori Cava lleria Artiglieria da campagna Artiglieria da fortezza . Artiglieria tecnica 'l'ruppa del genio Reggimento ferrovieri e telegrafisti . 'l'ruppe di sanità . Treno . Altri stabilimenti l\tiedia per l'esercito austriaco .l!'anteria della Bosnia ed Erzegovina Media t otale
In viati in licenza
Congedati
37,0 42,0 33,5 39,4 42,4 30,9 42,2
44,0 52,0 37,6 39,3 46,2 9,4 44,6
3,2 2,3 6,4 3,6 3,8 2,7 2,5
84,2 96,3 77,5 82,3 92,4 43,0 89,3
25,7 17,5 30,7 19,6
53,9 39,6 47,1 14,4
2,5 2,8 5,0 3,3
82,0· 59,9 82,8 37,3
36,3
42,2
3,2
81,'7
67,6 37,0
31,9 42,0
8,3 3,4
107,8 82,4
Morti · Totale
Volontari di un anno A.rruolati nel 1899 n el 1898 >) }) nel 1897 nel 1896 » Di leve anteriori .
25 33 416 294 187 45
congedati
42 473 283 111 70 21
O
/oodel
Morti
9 84 360 273 196 78
Totale
33 260 346 200 127 34
Negli individui in congedo si verificarono le seguenti perdite: 9,314 Congedati per rifor ma 6,055 Morti. La perdita tot ale deìl'esercito austriaco negli individui di truppa sotto le armi e in congedo .fu, pertanto, nel .1899 di 29,184 uomini, e precisamente. di 22,10? congeda.ti _P~r completa inabilità al servizio militar e e di 7,084 morti 10 seguito a malattia. Le malattie che maggiormente concorsero a produrre tali perdite fnrono le seguenti: Perdita
totale
Congedati
560 3,432 T ubercolosi . 3,154 3,171 Malattie intestinali 2,695 2,673 Gracilità, anemia., 1,390 1,387 Malattie dell.e orecchie 1,286 1,286 Conseguenze di disgrazie Catarro bronchiale acuto e en· 1,108 1,079 :fìsema polmonare 947 1,070 Malattie del cuore 28 828 Polmonite crupale. 726 728 Slar gamento delle vene.' . ·. . 688 688 Diminuzioni delle facolta v1s1ve T otali
16,396 12,518
11orti
2,882 17 22 3 ))
29 123 800 2 ))
3,078
730
NOTE STATISTICHE
Dalle quali cifre si ricava che alle 10 forme di malattie s?pra espo.ste spetta il 562 %. della perdita totale, e precisamente il 566 /"00 del totale dei congedamenti e il 547 1/ del totale dei casi di morte sopra !'iutiero esercito. • J!lortalità per malattia. - I casi di morte verificatisi nel 18.99 - esclusi i suicidi che furono 295 e 77 disgra:r.ie con es1to .leta~e -:- f~rono 44 presso i corpi e 766 negli stabilimenti sa~1tan : m tot~le 810, corrispondente al 2,73 0 degli ammalati, mentre ne1 due anni precedenta la modalità era stata rispettivamente di 3,06 e di 3,47 •;.•. ~egli ultimi 20 anni la mortalità della forza media sotto le armi fu:
°/:
Nel 1898 » 1897 » 1896 » 189ò )) 1894 » 1893 )) 1892 » 1891 » 1890 » 1889 )) 1888 » 1887 )) 1886 » 1885 » 1884 »
))
1883
1882 » 1881 » 1880 » 1879
del » )) ))
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NOTI> STAT1S1'ICIIE
731
Nel 1899 la mortalità presso i singoli corpi d'armata oscillò fra 1'1,85 °/o. e il 2,12 °/ 00 degli ammalati dell'VIII e XIV corpo d'armata e il 4,841/., e 3,42 ¼o presso il comando militare di Zara e l'XI corpo d'armata. E la mortalità fra le varie armi fu la più elevata presso la fanteria della Bosnia-Erzegovina, come già si ver ificò nei cinque anni precedenti con 7,25 i'~. degli ammalati e presso le truppe del treno con 3,38 °/ 00 ; la minore, per contro, presso il reggimento ferrovieri e telegrafisti con 1,32 °/00 e presso l'artiglieria tecnica con 1,68 °/0 0 • 0
)
B. D.
3,06 3 471
' °/00 degli am3 46 3;67 \ malati.
3,67 / 3,9 4,5 4,0 4,9 4,5 4,9 5,1 5,3 , 6,0 6,3 6,7 8,0
I•
1•• della
fo.-za
present e sotto le armi.
6,6 8,9 12,5
Donde deducòsi che la mortalità uell' esercito austriaco dall'anno 1882 fino al 1893 è andata gradatamente diminuendo, eccetto gli anni 1890 e 1892 in cui vi fu un lieve regresso.
\
732 733
RASSEGNA MILITARE ESTEUA
RASSEGNA .MILITARE ESTERA NOTIZIE
AUSTRIA -UNGHERIA .
CmcA LO ALLEGGEnIMEN'i' O DEL C.\ll!CO DE L SOLDATO . - Il giornale Pester Lloyd del 17 marzo corren te anno pubblici, al riguardò un ar- · ticolo che si è creduto opportuno riassume re qui di seguito: L'ammin istrazione austrù-ungarica della guerra, dice il citato giornale, si è occapata , in questi ultimi tem pi specia lmente, del pro.blema che costituiva già da tempo oggeLto di studi negli altri eserciti, del!~ riduzione del peso del!' equ ipaggiamento de l so ldato a piedi, allo ·scopo essenzialmente dì poterne aumentare la dotazione di munizioni. Il peso complessivo dell 'equipaggiamento :1ttuale del soldato di fan teria, compreso l'armamento e le munizioni, b di 26 a 27 chilogrnmmi in AustriaUngherìa, da 25 a 27 in Germania, da 27 a 28 in Ita lia e da 24 a 25 iu Francia ( 1). Quello adunque del $Olda to austro-ungarico non è. gran fatto diverso dal peso dell'equipaggiamento portato dai soldllti tedesco e ital iano, tuttavia è pur sempre così considerevole da non potere essere per varie r,1gioni ulteriormente annienta to, mentrn le esigenze della guerra moderna impongono assolutamente una più abbondante dotazione di munizioni. Egli è per ciò che in occasione delle esercitazioni che, .ivranno luogo nella prossima estate al campo di Bruck an der Leitha saranno esperimenta te diverse proposte, tra le qua li, prescindendo affatto dall'idea di alleggerire la stoffa del la uniforme, esped iente questo che tornerebbe poi a scapito della cl urata degli oggetti del vestiario, quelle che più d'ùgni 11 ltro doHanno richiamare l'attenzione generaìe so no le 1
(1)
L'articolista, forse, non ha tenuto conto degli atLrezzi da zappatore, imperocchè
i dati riportati dal giorn:tle sono inferiori cli l. o 2 chilogramrni circa a quelli che risultano cornputando anche il peso di tali attrezzi.
proposte relative allo alleggerimento di alc~ni oggett~ dell'equ_ipnggi~mento ed in ispecie dello zaino. Ciò perchè r1 peso d1 qu_esto e esorb_1tante rispetto al peso degli oggetti che vi son_o conten_ut, . Numerosi, esperti nffi1:iali più volte rivelarono tale grave mconven'.ente e o_ prop_o· sero la completa abolizione dello zaino, o proposero d1 costnurlo 1n modo beo diverso da quello che per tradizione, forse, ~ncora è atlu:_-ilmente. Sarauno anche fatti esperimenti con gavettr:-marmitte e tazze da !;ere di alluminio. Senonchè l'esperieoia di altri eserciti cbe adottarono tale metallo dimostra ('he esso non soddisfa nella misura che credevasi a tutte le cond izion i. GRAND I MANOVRE PBL 490·1 E DAI, ,j 890 IN POI. - A parziale modificazione di quanto è detto a pagina 3/i-3 della puntnta di febbraio di quest'anno del la Rfoi:sta mil-itare, i corpi d'armata che prenderanno parte alle Ò'randi manovre, nel venturo settembre, sono 2 e non l, ecioò il l\' (Bud:pest) e il XIU (Agram), più 3 reggi~enti . de_l V ~o'.·po d'. armaw (Pressburg) e ,\. battaglioni fanteria di regg1mcnt1 d1vers1, r quah hanno attualmente sede nella B0sni11-Erzegovina . Nou sono note le cause che hauoo indotto il mrn,stero_ austroungarico della guerrn a derog~re questa volt~ da una mass1~a, molti ano i segn ita, di far partecipare al le _g rand i _manovre, ben J coi p1 d'armata orroi anoo oltre le divisioui di cavallena, per modo che dal 1892 in poi, in un ~eriodo di quattro anni, non solo tutti i pri~1i H ~or?.' d'armata vi poterono intervenire almeno una volta, m~ mcomrnc10 eziandio un altro turno coo due di essi. Il XV corpo, che e quello dlllla Bo:rnia-Erzegovina, non partecipò mai a ~raneli manovre, avendo un~ organizzazione affatto speciale ~on r~parn _d", r~onta~na, la qu~le e molto dissim ile da quell:i degh altn corpr d a1ma1a, le sue t'.upp~ però, come del resto ogni anno avviene auc~ie ~er le trn~~e degl'. alt~1 corpi d'armata, presero parte a rna~ov_re ~r mmore. ent,ta c~e si possono paragonare a quelle che da 001 s, ch1~mano d1 campa~ua. Il seguente specchietto, desunto dalle not1z1e che voi ta a , olta puhbltcò la Rivista militare dal 4890 in poi, mentre conferma che la disposizione di limitare la partecipazione alle grandi manovre del corrente anno a solo poco più dì 2 corpi d'Hmata ra ppresen~a una eccezione al la reoola da tempo segui ta, porge anche modo dt fare delle considerazioni: sul numero delle volte che ciascun corpo d'armata pl'ese parte nel tempo decorso dal 1890 in poi ali~ grandi manovre e sulle località in cui queste si svolsero più. o meno d1 frequente: 1
~er
734
ANNO
RASSEGNA Mll, ITAl!E ESTER.A
I
Regioni in cui ebbero luoi;o le granùi m;inovre <li armat,1 o corpi d'armala contrapposti
Dcsignaiione dei corpi d'annata che presero parto nlle grandi manovro
I_
Numero ed anzianità dei capitani che sara1mo cktarnati del corso del 1.901. agli esami teo1·ici per cons,:gui re la promozione al g1·ado di maggiore.
---
I
1891 1892 »
1893
V (Pressburgj . Vll (Temesvar) . Il (Vienna) - Vlll (Prag) . IV (Budapest) · XIII (Agram)
Ungheria sud-occide·ntale.
X (Przemysl) - Xl (Lemberg·).
Galizia orientale.
lil (Graz) - X IIT (AgramJ .
1894
I (Krakau) - IX (Josefstadt)
1895
Moravia.
JI (Vienna.) - V (Pl'essburg)
•
»
Ungheria (G rosswardei n).
IV (Budapest} -
/ Ungheria (presso Qtins) Manovre di armate conI t rapposte.
1
Boemia.
1896
X (Przemys l) - X I (Lemberg).
Galizia .
» 1897 • 1898
lii (Graz) - Xlll (Agram) .
,i
1900
1901
IV (Budapest) - V (Pressburg}
Carinzia. e Carniola. . Ungheria.
I (Krakau) - II {Yienna) .
Moravia .
VI (Kaschauj - Corpo combinato
Galizia . .:·
.
Doe'Iftr i Carinzi a.
Ili {Graz) - XIV (Ionsbruck) .
I (Kralrnu) - VI (Kaschau). · (fra J as Io e Tr · ì{ Ga i·1z1a ~rosno l Corpo combinato - X (Przemysl) -, Manovre di arma te conX l (Lemberg). J trapposte. IV (Budapest) - XIII (Agram) .
·
Cavalleria
I gruppo Il id. lll id.
I
Ungheria sud-occidentale (presso Fiinfkirchen).
• Le mano,•re a c_orpi d'armata contrapposti tra il VI e il corpo combinato nel t898 erano state bens1 predispos te, ma in 1·caltà non ebbero luogo a causa del lutto imp rovvisamente sopraggiunto in seguito alla uccision e della imperatrice Elisabetta.
id. id,
29 29
'
-88
. ( gruppo Artiglieria ùa cam- li id. pagna lii . id.
4
I ~I
id. i(l.
(~ioè pionieri e ferrovieri--Lelegralisti) fonnano ruo lo unico.
1
71!• novemb. i89-! a-1° novemb. :18921 7 ,1
id. id.
1
(i -1 •
maggio t89 J
6
i!I.
6
id.
-
:ì t• maggio i893 !,
iO
·18
I gruppo Artiglieria da !or- Il id. tezza III id.
311• novcmb. -1892 Lat rupfanteria .e hlee pe t ecnic I
111
Banato
VII (Temesvar ) - XII (B.ermannstadt) VIII Prag) - XI (Josefstadt)
Da.ta di promoOata (li promozioneacapitano N. zione a capitano N. del ctel meno an· meno anziano ziano
esame
I gruppo Fanteria e truppe Il id. tecniche. . • • lii id.
Ungheria. Vll ('l'emesvar) - XII (Her1n.mnstadt) Transilvania. VIIT (Prag·, · X[V (lnnsbruck)
di
I
vr (I{aschiiu)
I
A scelta (sono comp resi nella prima m otà dP\ ri spcttivo ruo lo dianI ziauiLà).
Annotazion i
I I I
Moravia.
,i
1899
delle varie armi
Per turno cli anz ianità
Gruppi
. ÙESIGN.AZIONE
1890
735
RASSEGNA MILl'l'ARE l>STERA
~+.•
-
5
id.
6
Totali omplessivi i33 1• ma ggio l.892
V '.\rtiglieria da «~a-mpagna e que lla d,t ror-
tf)zza formano d ue ruoli di· stinti.
-
2 -1° maggio !892 2
I
oovem tJ. i89/ 2 ,t• novemb. !893 { t• maggio :1.892
2! t• maggio t89i -
id.
-
-
-
I
2G 1• no,·eml). ·1893\
La · Rivista mihtare. del 16 luglio del decorso anno (pag . ·1319) pubblicò i.:.no specch io numerico analogo al precedente relativo ai ca· pitani che furono ch iamati nel •1900 a subire gli .esami di promozione a maggiore A. c1uel lo specchio faqno seguito alcuni scbiarimenti aventi per isc~po di illuminare il lettore circa il sistema vigente nell'esercito 3tlstl"O·llllgarico nelle promozioni :il grado di maggiore per tu rno di anzianità ed ~ scelta, abbiano o no i promossi a scelta frequentata la scuola di guerra o superati gli esami special i prescritti pei capitani di stato maggiore. Poichè nulla è vll riato al riguardo dal l'anuo scorso a~ oggi, quegli schiarimenti v:ilgono ad illustrare ezian dio lo specchio di diet1·0 ripo'rlato.
RASSKGNA MILITARE .ESTERA
736
RASSEGNA l llLITARE ESTERA
8 .H'J'ERIE DI l'ROVA DI CANNONI DA )!Oi'\TAGNA E Olll CI DA CA M PAGNA. -
Oltre alle tre batterie di cannoni a til'o rapido <:he già da qua lche ternpo so no in esperimento presso i reggimenti di artiglieria delle guarnigioni di Yienna, Budapest e Przemysl (1), trova osi io prova e prenderanno parte alle manovre estive e alle grii ndi m:rnovre del corrente :mno eziandio due al tre batterie, le qua li, secondo quanto afferma il giorna le Die Re'ichs11;ehr di Vienna del 2!~ corrente marzo, sarebbero una di cannoni a tiro celere da montagna del calibro di centimetri 7 .~, r altra <li obici da c:im pagnn del calibro di centimetri 10.5. La Neuc Freie P1•es.~e del 23 marzo, trnttando dello stesso argomento, dice cho occorrerauno non meno di 3000 bocche a fuo co di nuovo modello, comprese 300 di riserva; o che la spesa compl es~iva, tenuto conto della somma di recente stata votata dal Rundesr:ith svizzero. il quale per 500 pezzi ha concesso 17 milioni di frau cbi, a,cenderà rei 3000 pezzi austro-un garici a ·1 00 o 120 mi Iioni di corone (ogni coroua è pari n ci rca L. 1.'I O). Qualorn pe~ò fosse adottato il bronzo- acciaio che prod uce l'arsenale di Vienna, si potrebbero forse risparmiare ~li tale ~omm:i da 16 a 20 milioni di corone. FRANCIA.
I.-.Tmwn&TI M1L11AR1. - Con logge del 18 febbra io c. a. gl' ioterpreli mil itari sono stati costi tui ti in un corpo composto di ufficia li interpreti ed interpreti stagiaires. L'organico del corpo, la sua gerarchia e la corrispondenza dei gradi con quelli mil it:ui souo rrui riassn11 ti : 1
Organico
GERARCHI A
I Jnterprete (st.agiaire) . . . . l:flìciale interprete di 3° classe ))
"
I
!
))
))
principale .
I
({) Vedi Rivista milita,·e del rn gennaio corrento dello sicsso r:e nnaio, pag. 99.
gLierfo e aen io
Corrispondenza COI gradi delta 8era r chia m1Iitare
( '·
Aiutante. 38
Sottotenente. Tenente.
20 ,1
a 1111 (),
Capita no. M agg iore.
pag. '151, e 1/ivisla <li a,·li·
\
737
Questi ur6ciali godono dei benefici della logge •I 9 maggio 1834- sullo stato degli uf6ciali. LA SOPPRESSIONE Oli:LLE ISl'Ii:ZJONI GENERA l, J. Un decreto del 27 fe bbraio c. a . ha soppresso le ispezioni generali annuali. Delle i5pezioni sp~riali permanenti o temporanee potranno essere or• dinate dal miuistro per tenerlo in formato del funziouamen to di alcuni servizi o su tutte quel le particolari qutstioni sulle qua li giudica necessario essere informato. Questo decrnto era preceduto da un rapporto del miuistro nel quale dimo5tra vansi che lo ispezioni genernli non hanno più ragione di e$Sere ora che i corpi ct'a rrnata sono provvisti in ogni tempo dei loro organi essenziali, esprimendosi presso a poco nel modo seguente: e [I vero ispeuore generale dP.lle truppe è il proprio comandante; a lui compete di vegliare perchè esse siano sempre in ottime condizioni per entrare iu campagnn. « Ammesso uu tale principio non si comprende la n,3ccs.,;ità di dover dare un incarico temporaneo a chi per elfotto stesso della sua carica esercita tali funzioni. Le ispezioni generali periodiche ed annuali, quali erano prescritte dai regolamenti di un'altra epoca non hanno più ragione di esistere oggidì. Sa rà fatta eccezione per la gendarmerin, a ragioue della s11a speciale missionr, per l'esercito coloniale e per alcuni sta bi limenti e servizi che, ai termini della legge dipendono direttamente dal mioistl'O della guerra , . Con una circolare che facevi\ seguito a quel decreto il ministro ordinava che tutte lo operazioni, ali' infuori di quelle concernenti l'avaozamento, finora prescritte dall'istruzione sulle ispezioni generali annuali dovessero esser considerate quali operazioni del servizio corrente ; per l'avanzamento sarebbero date uuove dis posizioni . EsERCITO coLO~IALE (-1). - Le truppe di fanteria dell'esercito colonia le residenti io Francia vennero raggruppate in 2 divisioni fino alla costituzione dei due reggimenti che per effetto del decreto 28 dicembre 1900 debbon,) ancora esser creati. VJ due divisioni furono costituite nel modo cbe segue: 4• divisione fanteria coloniale. Quanier generalo a Brest; ia brigata, stato maggiore a Cherbou rg, ·1° e 5° reggimentn fan teria colonia le; 2n brigata, stnto maggiore il Brest, 2°, 6° e 2·1° reggimento fan teria coloniale: (i) Ved i dispensa [Il del {6 marzo i90l.
47 -
ANNO XLV I.
738
RASSEGNA MILITARE ESTERA
RASS!sGNA MILITARE ESTEltA
divisione fanteria coloniale. Quartier generale a Tolone; 3a brigata, stato maggiore a Rochefort, 3° e 7° reggimento fa uteri a coloniale; 4-a brigata , stato maggiore a Tolone, 4°, 8° e 22° reggimento fanteria coloniale. La composizione degli stati maggiori di queste division i è fissata per ciascuna divisione: ·I maggiore o tenente colonnello, ~ capitano ed ·1 capitano o tenente uffìciale d'ordì oa nza. Le due div i,;ioni di fanteria coloniale sono co llocate sotto la chreita dipendenza degli ufficiali generali delle truppe colon iali che le comandano e sotto l'autorità de i comandanti di corpo d'armata nel cui territorio esse sono dislocate, nelle stesse condizioni stabilite per il comando, delle divisioni di cavalleria. Il comando della brigata d'artiglieria colonia le continuerà ad essere esercitato come precedentemente; ma per tutto quaoto si riferisce alla disciplina interna le ba tterie d'artiglieria coloniale di guarnigione a Tolone dipendono gerarchicamente dai generali comanda nti delia 4a brigata e della 2a divisione di fanteria coloniale e dal generale comandante il XV corpo d'armata. COMPAGNIA 0&1 C1PA11lS o&r.r.'INf>IA. Per decreto dell' I1 marzo c. a. la compagn ia dei C1pahis dell'India non compresa nel decreto del 28 dicembre 1900 nell'esercito colonia le, è stata nuovamente inclusa nel numero dei corpi di fanteria indigena delle Colonie. La sua costituzione è la segnente:
739
2,a
1
Stato maggiore : Capitano comandante delln com pagnia. Tenente contabil" Medico aiutan te maggiore.
1
1 ,j
Effettivo del la compagnia: · Tene o te europeo . . Ufficiali ~ Teneote indigeno . . Sottotenente indigeno.
I
·I
:l 5
~ecgeote magg;o,·e
Sergenti . . . . ·sergente furiere .
Tru~pa (indigeni) / Ca poca I;. Tamburini Soldati .
! I
3
3
·160 ·12
GERMANIA. GRANDI ESERCIT.;ZIONI m TRUPf> A NEL. L'ANNO ·1901 . Dal le disposi,zioni pubblicate dai giornali militari ufficiali intorno alle graodi esercitazioni di tru ppe che, oltre alle esercitazioni prescri tte dal regola1Mnto sul servizio io guerra (·1), avranno luogo eutrn l'anno in corso, si rieava quan to segue: ,1°· I corpi d'armata I (Kònigsberg) e XVII (Oanr.ig) eseguiranno, <ruali co rpi d'armata contrapposti, le manovre imperia li (2); 2° Il XVlI corpo sarà rinforzato da uoa brigata di fanteria, da • reggioieoto di cava lleria e da un reggimento d'artiglieria da ~am,pagna; 3° La formazione di guena, dLJrante le manovre im periali, dei corpi .d'armata I e XVI(, sarà progettata dal capo di stato maggiore de\l'eser• ·Cito e sottopo,;ta all'approvai,ooe imperiale _; 0 (t. Presso i corpi d'anuata I, XVH, IV (Magdebn rg) e VII (~fonster) sa ranno fo rmate ri:;pettivam·ente le divisioni di cava lleria A., B, Ce D. Ogni divisione di caval leri a sarà su 3 brigate di due reg'limen ti e disporrà pure di una brigata di batterie a cavallo. Alle divisioni 11 e R sarà inoltre a:;,egnato uo reparto di piooieri; • o0 A ciascuno dei corpi d'armata [ e X.VII sarà assegnato un reparto areostieri · 6° A ~raono Iuogo del le esercitazioni di attacco contro posizioni for·tifica te; 7° Grandi esercit11zioni di pionieri avranno luogo lungo la catena ·dei laghi della Maso ria ( Prussia orieu tale) e tra 1·E lba e la Sa aie; 8° Presso il XIX corpo d'11rmata (2. 0 sas;one-Leipzig) sarà formata una divisiooe di c(lvalleria su 3 briga te di due reggimeuti ciascuna, con una brigata di 2 batterie d'artiglieria a cav:illo e uo rPparto di piooieri; 9° Sotto la.direzione del comandante di questa divisione di cavalleria di rnanovra, avrà luogo un viaggio d' istruzione tattica pei generali e nflfo iali superiori di cavalleria e d'artigl ieria del la divisione stessa; ·I 0° l\nche in Baviera avr/1 Iuogo uo viaggio d' i:;truzione tattica ,pei generali e uffit;iali su periori di ca val lel'ia e dell'artiglierià a cavallo;
2. 139
Totale
. ,J66
{1) Rivista 1nilitare italiana . fl ispcnsa VI, ~6 giugno i900. (2) s~eon lo i µ;ioruali, a:k manovre imperiali di que,t'anno, J)l'enderà parte anche la 11nari na da guerra.
740
RASSEGNA MILITARE E STERA
11 ° Presso
rn corpi d'armala
avrà luogo il consueto viaggio d' istrn-
zione per la cavalleria; 12° Presso il II corpo d',mnata bavarese (Wurzburg) sarà formata una divisione di cava lleria di manovra. Anche questa divisione avrà 3 brigate di 2 reggimenti ciascuna, una brigata di 2 batterie a caval lo e un reparto di pionieri; 13° Nella scelta del terreno e nella esecuzione delle esercitazioni, si dovrà tener presente di limitare i d:rnni alla col tivazione; '1ft.o Le truppe do vranno essere di ritcrno ne lle guarnigioni non più, tardi del 30 settembre, ultimo giorno del congedamento della classe. CANNONI P ER STI MARE LE D1S'l'ANZ!i: NEL FUOCO DI FUCILEHIA. - fo, uno studio sui telemetri, pubblicato dal 111ilitàr Wochent,latt, il lenente Hol lweg di mostra, con assai buoni argomenti, come diffici lmente si riescirà a costru ire un telemetro che possa essere di pratico impiego in guerra, e come non si possa fare sicuro assegnamento sull'occhio esercitato dello stima tore. Partendo dall'assioma, che per utilizzare interamente, anche alle distanze superiori alle piccole, la grande preci-aione di tiro delle arm i moderne, occorre non soltanto abilità nel tiro ma anche l'alzo convenieole, dunque una stima sicura della disi.anza,. faci lmente il tenente Ilollweg viene alla conclusione, che anche per la fanteria il miglior. sistema pra tico per stimare le distanze dovrebbe· essere quella dell n force ll a. E poichè il proiettile della fu cileria non basta a tale scopo, propone l'adozione di una speciale bocca da fuoco del cal ibro 3 cm. e mezzo. La difficoltà, scrive l'aur.ore, sta nel trasporto e nel la complicazione che tali iuoovazioni hanno per conseguenza. 1\fa così'fu e sa rà per le mit.ragliatrici, che ciò malgrado nessun esercito potrà fare ;i meno di, adollare. INGHILTERRA.
ridiooale, una in ciascuuo dei seguenti distretti : Eastern, Home, NorthEastern North-Western, Scottisb, Southern, Western. I dis;retti Thames e Soulh-Eastern forn iranno ciascuno metà di una ~om pagnia che, riunir.a, assumerà il nome di « Compagnia Kent e Sussex ». Ogni compagnia si comporrà di: ·1
capitano;
/i. subalterni;
1 sergente istruttore foozionaute da furi ere; /i. sergeoti; 2 trom bettieri ; 5 caporali; ,io,1 soldati (compreso il numero regolamentare di appuntati); - ~ porta-feri ti. Totale •120
SPESE l'BR I.A MARINA DA GlJEI\RA NELL'ANNO FINANZIARIO 1898-99. L'ammontare delle spese in detto e,;ercizio finanzi ario nscese a lire sterline 26,000,000. L'India contribuì per la somma di lire sterline 303,969, comprese le spese di mantenimento delle navi inglesi di stazione nell'India ori@tale. La contribuzione dell'Austra li a fu di lire sterline '180,4-53, comprese le speso <li mantenimento delle navi inglesi che vi si trovano di stazione. Il Natal non p~ga contribuzioni, ma fornisce alla ma rina inglese ,12,000 tonnellate di carbone, valutate circa lire sterline 20,000. L:, co lonia del Capo paga gl'interessi nel prezzo di costo di una nave 1:la guerra di 1a classe (lire sterline 30,000). . . . I l Canadà e la Colonia di Terrnnova non pagano contribuz10n1. BILANCIOSUPPLBillE:N'TARE l>ER LA MARINA. - Ne lla prima settimana di marzo è stato richiesto un àurnento di persona le (600 uomini) ed un maoaiore assegno di fond i per la marina da guerra . E~umento di fondi richiesto è di lire sterline 1,250,000 ed è ripartito nei seguenti tiLoli : Lire sterline 500 Assegui per ufficia li , 8i,000 Viveri e vestiario . !)35,000 Costruzioni di navi 230,000 Servizi vari . . . . :o BcLANcio DELLA MAnJNA . - Il 42 marzo è staio presen tato il bi lancio -preventivo del la marina da guerrn per l'esercizio finanziario '190 I -·I 902. Il totale delle spese io esso previste ammonta a lire 30,875,0?0 c~n .un aumento cioè di lire 2,083,600 sul l'am montare totale del bilancio 1
1
Nuovo REGGJMEN'rO !'EL SERVIZIO Di GUARNIGIONE. - Con decreto del 23 febbra io p. p. è stata oédinata la fo rmazione d'un reggimento speciide di fanteria che sarà impiegato pel servizio di guarnigione nelle stBzioni del Meditenaneo ed io alcune altre stazioni non tropical i, sarà costituito da uom ini attua lmente io senrizio nei battaglioni di riserva d~ fantei·ia (guard ia a piedi e linea) ed assumt1rà il nome di « Roya l Garrisou regiment » . Si comporrà di 8 ba ttaglioni. 8 NUOVE COMPAGNIE VOLONTAlll CICLISTI. - Un decreto del 6 marzo p. p. ordina la formazione di 8 com pagnie volon tari cit:listi per l'Africa me-
741
RASSEGNA MILITARE E STERA
742
RASSEGNA MILlTARE ESTERA
dell'anno in corso (bilancio originale e bilancio addizionale votato neP· luglio ,1900). La fo rza totale bilanciata (uffìc iali, marinai, mozzi, guarda-coste e truppe da sbarco) è di ·I 18,635 uomini , con un aumento cioè di 37t5 . Quest'aumento, necessario per far fronte ai bisogni della Ootta, comprende: 287 ufficiali ; ·1 ·150 marinai; 500 fuoch isti ; 398 caricbe diverse; 3 1O operai ( compreso ·I 00 elettricisti) ; ,1000 uomini di truppa da sbarco; 100 apprendisti (carp,mtieri e calafati) .
Ser'oi.z·i non effettivi. 13. Pagbe,grati ficazion i e pensioni al personale di riserva ed agli impiegati civili . L. st.
Totale generale .
Totale 37Mi MARINA P ER
r.' ESERCI ZIO
FINANZIAHI0-
1901 -02.: Diminuz>one relati vi al bilan cio procedente
---Aumento
Forza bilanciata·( ufficia Ii, mnrinai mozz.i, guardacoste e truppe da sbarco) .
1 18,620
1 1
3,74-5
:-,,
>·
Ser·vi:ti effettiv'Ì. 1. Assegni ufficiali e truppa . 2. Viveri e vestiario 3. Servizio sanitario
L. st. 5,760,000 2il3,000 » ·1,89 ·1,000 177,000 )) 110.200 2<19,200 4. Giustizia mil itiire 26,20.0 2,900 " o. Scuole. p 100,600 8,300 6. Servizi scientifici » 65,800 )) 7. Riserve navali .. )) 292, 100 21,000 8. Cost.rnzioni, ( Sez. I. Personale » 2,684,000 ,(6,1,000 riparnzio n i, » II. Materiale » 5,306,500 1,,167,4-00 conservazio- ( » I II. L11vori a ne, ecc. contratto. » 6,685,500 » 9. Armamenti nava li 3,9•19,700 16·1,800 1 O. L11vori,costrnziou i, riparazioni D ,j ,023,,100 ·137,300 )) 11 . Servizi effettivi vari 35\J,500 88,300 ·12.. Ufficio dell'11mrniragl iato. » 279,600 12,500 1
))
),,
> » »,!,I 0(), l>)),
•,-'
53,500· ))
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2,'271 ,HOO
17,800
1
Ser Di.zi relativi alle colonie. H. Pel servizio navale in Austral ia
1
ESTRATTO DEL Blf, ANC!O DELLA
743
RASSEGNA MILl'l' ARE ESTERA
)) ,, - --L. st. 30,875,500 2,198,500
))
60,300
·----------,----
.,' 2,083,1-ìOO
·1·14,900
Fto·r rA AUSILIARf..\. - È stnta stipulata una nuova convenzione con quasi tutte le grnodi compagnie di navigazione le quali terranno a ~isposizione dell'ammiragliato, quandv ne siano richieste, le, loro navi migliori che saranno impiegate come incrociatori ar?1ati. E ~tabil i~a nn~ sovvenzione per ,18 dei più grandi e ra pidi trasporti per passeggen ; altri 30 vapori satanoo tenuti a disposizione senza compenso. . NAv1 DA GUERRA. - Nel mese di marzo sono state varate le navi di battagl ia di ,1a classe Montaau, Alberma1'le, Russell e Diinkan e gli in· crociatori corazzati di 1• classe Dralce, Kent, Good-Hope e Bacchante. Queste 8 navi, allorchè sarnnoo completate, rappresenteranno nn va. !ore di 8,000,000 di lire sterline ed il loro dislocamento tota le sarà di oltre ·I 00,000 tonnellate, molto superiore cioè a quello dell'intera flotta di Nelson a Trafalgnr. Alla metà di marzo nei vari arsenali di costruzione si trovavano le navi seguenti : . . 29 navi da battaglia ('I completata, 2 111 corso di prova, 3 varate, ~3 tuttora sugl i scali ) ; 20 incrociatori cor,izzati (dei quali 5 ultimati) ; 2 incrociatori protetti di 2a classe; ,1 incroci11tcire protetLO di 3a classe 8 sloops (corvette); 9 cannoniere; 1ii: caccia-torpediniere; t,. torpediniere. Pel nuovo anno fioanz.iario ,190·1- 02 è stata progeuatn la costruz10ne delle seguenti: 3 navi da b:,ttaglia; 6 incrocia tori corazzn ti; 2 incrociatori di 2a classe;
.,,
744
RA SSEGNA MILITARE ESTERA
1O caccin-torpediniere;
5 torpediniere; 2 sloop (corvette); 5 batte lli sottomarin i. La. so~1ma stanziata nel bilancio del nuovo anno finanziario per le costruz1001 navalt ascende a lire sterline !l,003,256, delle quali 8,!~65,406 da assegn~rsi alle costruzioni già in corso ed ai sottomarini e 537,850 alle nuove costruzioni. RICH IESTA Dr FONDI PETI (,,\ GUEl111A . -:- Il 28 febbraio p. p. è statà presentala una terza richiesta di fond i per spese straordinarie di guerra ascendenti a lire sterl ine 3,000,000 e così ripartita: per acquisto di cava.lii: 2,000,000, per foraggi ed altre forniture : ,1,000,000. Per conseguenza l'ammontare totale del bilancio della guerra nell'esercizio finanziario in corso ascende ora alla somma di lire sterline 9·1,999,400. BILANC IO DEL MINJS1'EHO DELLA GU ERRA PER r.' ANNO 101 NANZIAl1IO •1 90-1-0~. - Il 1° marzo è stato pubbl icato il bilancio preventivo pel nuovo eser<.:izio finanz iario. · L'ammonta re complessivo è di lire sterl ine 87,9,J5,000 così ripartite : pel' la guerra d'Africll lire ster lioe 56,070,000 ; per la Cina lire sterline 2,,f 60,000 ; per servizi ordinari lire sterline 29,685,000. La forza !Jilanciiita comp lessiva ascende a 450,000 liomiui. E STTIATrO DEL lllLANCIO OELt,,\, GUF:RRA PER r:ESERC{ZIO ,J901-02 : OiminuZinne ~b1J;rncio precedente Aumen Lo
Forza bilanciata . )) ldS0,000 20,000 ·1. Paghe, ecc., all'esercito regolare . . L.st.2·1,657,MO 3,207,500 2, Servizi di sanità . i> ·1,088,600 ·183,600 )) 3. Milizia : paghe, indennità, ecc. » 2,662,000 374-,000 » 4. Yeomanry » 375,000 )) 231,000 5. Volontari. ·1,230,000 » ti00,000 15,977,000 . 6, Tra~porti e rimonte » 3,823,050 7. Vi veri, foraggi, ecc. » 18,782,000 582,000 )) 8. Vestiario, ecc. » 4,825,000 )) 705,000 !l. Magazzini mi litari ed approvvigionamenti . 13,4-50,000 250,000 ))
))
1
745
RASSEGN A MILITARE ESTERA
1
~
O. Lllvori, fabb ricati e ripa razion i . L. st. 3,28 1,000 11. Istituti militari d' educa119,200 » ziooe . 12. Ser vizi vari , addetti mìl i)) 2·18,200 tari, servizio rel igioso, ecc.. )) 305,000 13 . .Mi uistero della guer ra . 1
»
·1,4-49,700
5,400
»
11,300 30,000
J)
))
------------
L. st. 83,970,500 1,602,900
Totale servizi dl'ett1vi
·rotale titoli H,45 e 16 dei servizi non effettivi (pensioni, mezze paghe, gratificazioni, ecc.) . L. st. 1
L.
Totale generale
st.
3,9H,!:>00 81,9,15,000
RIORDINAMENTO DEL L ESE1\CITO. - n progetto per le rifo rme militari, presentato 1'8 marzo p. p. dal mioistro del la guerra si info rma al concetto di ampliare il sistema atmale piu1tostochè creare un esercito spe.ciale per l'India o ricorrere ,,Ila coscrizione per la difesa <lei territorio nazionale. . La Gran Bretaona e l'Irlimdà saranno divise in 6 circoscrizioni di. corpo d'armata, ciascuna delle qua li forni rà le truppe di tutte le ar mt occorrenti per la costituzione del corpo d'armata rispettivo. I prim i tre corpi d'armata (A ldershot, Salisburg- P l,ìin ed frland~) sa·ranno formati esclU:sivamente da truppe regolari e potranoo essere all'occorrrenza inviati all'est.ero. Gli nltii tre (Colchcster, York e Scozia) compren deranno anche truppe di mi lizia e volontari (60 battaglioni e 2I batterie d'artigliei·ia da campagna). Le truppe regolari saranno portate a Hi5,000 uom ini, aumentandole -solo di 1 ·1 ,500; però la formazione di otto bat1aglioni special i pel servizio di guarnigione nelle stazion i dt:JI Med iterraneo, l'impiego in idtre stazioni di cinque hattagliooi iudiani e.d il trasferimento alla manna delle stazioni carbonifere minori permetteranno di disporre di 18 battaglioni in più per la costituzione dei 6 corpi dell'esercito attivn, di cui 89 battaglioni (compresa la guardia) rimarranno io fogbi lterra e 77 sasaranno destinati all'India e alle altre colonie. La riserva del l'esercito regolare curnprenderà 90 ,000 uomini . La milizi a sarà portata da '100 a '150,000 uom ini formando una nserva di 5~000 con vecch i soldati del la milizi a e della marina. 1
~
1
746
747
RASSEGNA MILITARE ES1'ERA
JtASSEGNA MILITARI<.: ESTlmA
L'Yeomanry è trnsfurmata in fa nteria montat:1 col nome di lmperial Yeornr,nry e portata da ,1O a 35,000 uomini. l volonrnri rester~nno costituiti come so00 attu;1lml'nte. 25 battaglioni e •15 batterie d'i1rtiglieria d~ campa;:(na saranno specialmente esercitati per prestar servizio nei corpi d'armata e 40 batterie pesanti per presidiare i forti attorno a Loniirn. Complessivamente si avrà un aumento di Hl6,500 nomini con una. maggiore spesa di circa 2 milioni di sterline. Le forze inglesi comprenderanrH, : Truppe regolari . ·155,000 uomin i Riserva 90,000 )) Milizia . ,100,000 » Yeomanry. 35,000 » Volontari . 250,000 »
I promos,i a scelta avevano un'anziirni Là media nel grado di capitano di 6 auni e mezzo, i promos:;i per anziauitil di •I O anni e mezzo . Da questi dati, che si riprodncouo quasi nnirormi da vari anni perle promozioni a tenente colonnello risulta: 1° che l'età media dei promossi è di ,\.5 ·anni e mezzo, il che ind ica una lu nga permanenza nei gradi inferiori, data la permanenza relativame11 te breve nel grado di capitano; '2° la gr:inde proporzione degl i avanzamenti a scelta, la qualeè superiore alla metà dei posti vacanti; 3° il vantaggio abbastanza sen-· tito di questa scelta, la quale abbrevia di t~ auni la permanenza nel ~rado di ca pita no. AVAKZAMENTO DEGU t;FFICIALI SGBALTl,:UNI. I gradi degli ullì.ciali suballer;i in Ilussia sono tre : sottotenente, tenen te e ca pita no in 2. 0 • I sottotenenti venivano sinora promossi tenenti dopo 4- anni di gradoindistintamen te in tutte le armi; pei tenenti e capitan i in 2°, l'avanzamento era per corpo e poteva avvenfre in base a tre dilferonti criteri: per merito speciale, per anzianità , in ragione dei posti vacanti. Ma questi cri teri, es,eodo applicati in misure assai diverse, anche per gli ufficiali della stessa arma, ne veni,•a no delle differenze di carriera notevolissime, dovute quasi esclusiva mente al caso. In pratici, si vedeva che mentre alcuni ufficiali, più favor11i dalle circostanze, potevano raggiungere il grado di capitano dopo soli 10 anoi di spalline, altri, ugualmente meritevoli ma più sfortunati, ne impiegnvaoo lìno a 22. Ad evitare siffatta sperequazione per gl i ufficia li di fanteria e di cnval · leria (la gendarmeria compresa) provvide la nuova legge d'avanzamento testè andata in vigore, la quale stabilisce che: I sottotenenti siano promossi tenenti e que6ti capitani in 2° quaodo hanno compinLO esattamente .i anoi di servizio nei rispettivi gradi ; che i capit3ni in 20 abbiano diritto alla promoziooe a capitano ddl giorno io cui compiono 4 anni di grado. La promozione però nùn potrà aver luogo se non si farnnno vacanzenégl'impieghi che. la legge ste;;sa prescrive siano riserl'ati ai ca pitan i. Da ciò risulta che la promozione a capitano può effenivamente lardare, ma però, .:iualunque sia la data di essa, l'anzianità del nuovo grado incomincia dal giorno in cui il capitano in 2° compie i 4 anni di grlldo. Evidentemente questa misura ha carattere transitorio, e non avrà più. ragione di essere il giorno in cui potranno essere promos:;i tutti i capitani in 2° con 4 o più anni di grado i quali non hanno potuto esserecompresi in una sola promozione per il loro grande numero. Le stesse norme d'avauzame11lo sono applicate, lievemente moclilìcate,.. anche 11gli ufficiali d'arLiglieria e geni<'.
Totale. e saranno così ripartite: E~ercilo campa le. Trnppepel servizio diguarnigiooein patria Volontari per la difesa di Londra Stati maggiori
680,0uO
»
260,000 uom ini ·196,000 » ,100,000 >) 4,000
,:,
1
Reclute e non va lori
560,000 ,120,000
»
680,000
»
»
RUSSIA. PROMOZIONI DI CAl'ITAi'iI A 'l'EliE)IT I COLONNEl,U NEL Fli:JlORAIO •190·1. Il numero dei capitan i di fa nteria e cava lleria del l'esercito russo, è di 1720 secondo l'organico, di 43,1O secondo gli effettivi. Di questi, 760 erano inscritti sul quadro di avanzamento d 26 febbraio u. s.; le promozioni al grndo di tenente colounello ( quello di magg-iore non esiste nell'e~ercito russo) furono però solamente ,187, in base al numero dei posti vacanti. Di questi, 89 vennero promossi per anziani~à, 92 a scelta, 6 a scelta per meriti speciali, ed erano dell 'età : dai 35 ai 40 anni, promossi per anzianità O, a scelta 6, dai ,\.O ai !~!:, » » ,I7, » 49, dai f~o ai 50 » D 72, D 43.
748
RASSEGNA 11lLITARR
RASSEGNA lllLITARE ESTEHA
La scella è riservala ai soli ulTicia li che frerrueotarono con buon esiio le accademie mi litari . La nuova legge d' avaozameolo russa segua dunque un vero progre~so perchè : ~01'.pr~sso l'avauzamento per corpo, ha eliminato un a delle causo maggior , d1 qnel la srerequazione di carriern che era io nalia pel passato al sol~ ~:iso, aS$1Curnudo ~gl i uffi<;iali s11 ba ltm1i la promozione dopo 4 an~1. d,_grado; ha regolartzzato e stabili10 uua cerla rrogressione nelle coud1z1on1 economiche stesse del giovane ufficiale . . Assic~rand.o infì11e a tutti il grndo di capi tano dopo 12 anni di spalline, ha evttalo il daouo che uffi cir1li distinti, ma poco fortuuati, passino gran ~art~ della_ loro cu~iera uei gradi subalterni per poi, o essere escl11s1 dai gr:id1 superiori per i limiti di etù, 0 0uiungervi stanchi vecch i e sfiduciati. ' Gli nfGc i:ili subal terni de ll'esercito russo, in grazia della uuova Jecrge su ll'avanz11ment-0, si trovano dunque io condizioni abbastanza buone nod alm~oo con _garanzia di sicura carriera, il che è per essi un orao ~•antagg,?, srec1e ~ve si _co~siderino le condizioni di ca rriera trop;o soventi malsicure degli ufRcwl1 d1 altri eserci ti. FACl:1'1'~7.101'1 l'EII \'(AGG I IN l'EBRO\'JA .\GLI UF.l'ICIALI ll'i CONGEDO. - Le facihtazi on1 di viaggio per ferro\•1a agli ufficiali rnssi in sen·izio allivo consistono n~I poter viaggiare in classe superio1·e al prezzo di tariffa comune del IHglietto del la classe immediatamente inferiore. N~l ·l?OO erasi concesso qoes1n focil itazioae a una piccoln parte deol i uffic1a l. 1'.1 conge_d~ (generali e ufficiali decora11 per ferite o malattie contrate '.n serv1z10); ora 111 facilita1.ione stessa venne este~a ~ tutti gli :uffìcrnlt JIJ congedo ind istinrnmeote. Le tariffe delle ferrovie r us$e sono c11lcolate a zone dalle 300 verste (la ,·er~1a ~ di metri I 067) in su, e sono forse tra le meuo elevate delle alt~e fe'.-ro.vie eur')~ee. Così ad e,empio : per un viaggio di 500 verste la tM1lfa e.d, _~8 li re 1111 a clas;e, di '.2 1 in 2•, di H io 3.,, per ,J5·10 verste !tre 82.60 IIJ •I• classe , 62 in -0,, , ·'i-·I ·30 1·0 3n ,· olire ,alie ·I"u I o ver, te s,· paJa, olire ~i prezzi s~i udicati, lire 1, 18 per In f a clnsse, 0.8 1 perla2•, 0.o4 per la 3a per ugn1 50 ,•erste in più. Di~odocl!ò, quantunque le fac rlitazioo i concesse in Russinogli ufficiali non sian.o .d , grande ent,til, queste stesse facilit:iziooi, unite alla modicità delle la'.·111~, permet~ono ~gli nffJcial i russi di viaggiare a prl'zzo abbastanza ltmuato, specie po, per le ,irrandi dis1anze, così comu ni io Russia. VARIANTI NELL'OROlt\"AMENTO DELL'.ESERC)TO. - Con decreto del 27 di-eernbre t900 ( 1O ge11n:i i') •I 90·1) , l.1 divisione di nrtiglieria dei cacciatori
in-
1
'
ES'fERA
749
del Caoc11so, veuiv:i organicamente riunita nlla brigata di artiglieria della divisione ~rnnaticri del C11 ocnso . Co11 altro decreto dell'8 (2·1) fehbraio, VP.11 iva costituit a una divisione di cav:illeria i,utoooma compo,La tiella 58 e 63 sotnia del :Jo reggimento Cosacchi di Orenhurg, alla d1penrleoza del capo della circoscrizione militarA dl'llll Finl:rnd ia. Uu decreto del :rn gennaio (,1·1 fob brnio) confermava le disposizioni prese dal comandante della circoscrizione 111ili1are del Priamur circa a l. cune formaz!oni di reparti di truppa pel tempo iu cni couliouano le operazioni di guenn all'Estremo Orieote, e cioè: 1o) di 3 b:1t1erie di arliglierie amouorne, una sn 6 pezzi leggera, una su 6 pezzi da montago:i, ed una terza su 8 pezzi pes:inte. 2°) di non sezione n cavnllo da montai o11 di z pezzi . 3°) di un parco di artiglieri:1 da assedio. ,~ 0 ) di un comnndo di 11rtiglieria da fo rtezza. 50) di un parco del genio con due sezioni, uno per ciascun corpo d'armata. 6°) di due magazzeni di artiglieria. 7°) di pan ifici di tappa. 8°) di 4- Lauaglioni di fanteria di complemento. 0 EMOB1LITAZ10NR 01 fiEP.\RTI 01 TRUPPA NEI.LA Srn1m1.\ EO ALL'EsTRE.\10 On1ENTE. - Nei mesi di settPmbre, ottobre e novembre 1900, venivano demobilitati il r~o, ii0 , 6°, 7° , 8°, 9° reggimento cavallerin cosacch i dell a Siberia, i battaglion i a piedi dei cosacch i de l Transbaikn l, i bauaglioni di fanteria di riserva di Ciw, di flla govie$Cen k e di Strietensk, ed i battaglioni di complemento di Kh:iboro,•sk e di .\',kolskoie. Veu iva pure sopp resso il comando del corpo d'armata di sbarco e della divisione caval leri:1 Cosacchi della Siberia; in breve dovrebbe essere ultimata la demobilìtaziooe anche del 3° corpo d'armata della Siberia,
~
750
RI VIS'l'A DEI PERIODICI
RIVIS'.I1A DEI PEI{IODIC[ La Rivista di fanteria.
.Anno X, fascicolo, 11, 28 gennaio '1901. fanteria .
Il caiJalto ai capitani di
li ministro della guerl'a annunciò nel prendere comiato dai nostri fratelli partenti per la Cina che i capitani di fanteria avrebbero riavuto il ca:allo: Pr_e,to il fatto segui le parole colla proposta di montare, pe1· intanto, ·1 cap1tarn co_n quattro :mai di grado, ma la commissione parl:1mentare, se le g:nzette dicono 1J vero, vonebbe in vece la concessione del cavallo fosse limitata ai capitani con sci anni di grado. L'autol'e esamina il quesito sono i vari suoi aspetti. Ammesso come giusto il principio di 1~ettere a cavallo Ì capitani e come nessuna spesa maggiore ne venga al brlanc10 percbè questo è consolidato nella somma di '239 milioni, la proposta della comm issione è inconcepibile. Eal i considera le due ragioni: l'una di vantaggio delle persone e l'altrn di v:ut:igaio ciel servizio, che consigl iano di dare il cavnllo al capi tano di fanteria, ~edimostra che pe1· le s_pecia)i condizioni del nostro uvanzamento, cotesta pl'oposta _« manca d1 ogni fondamento anche da l punto di vista della pura e -semplice comodi tà individuale. Essa infatti dà il cavallo ai capitani odierni -che hanno 4'1 anno di età e lo rifiuta ai venturi fiochè non ne. abbi;1 no 45. " Da l punto di vista del servizio, si avranno due tipi di compagnie, l'uno buono e l'altro cattivo, o almeno meno buono. La proposta della commissione pa rlamenta re è una di quelle che si chia.mano mezze misure le quali, « sempre ebbero per caratteristica di sommare gli inconvenienti e di annulla re i vantaggi dei partiti estrem i che vol lero conciliare. » È pen,iero fondamenta le dello scrittore che debbono essere rimessi a cavallo tutti i capitani comand:mti effettivi del le compagnie, e non tutti quell i de~crit.ti nel rnolo, ed i comand i delle compagnie dovrebbero spett,1 re ai più anziani. . ~ quindi ~ccettahi le la proposta del ministro, perché ammette il prin-. c1 pw d1 darn 11 cavallo ai capitani; pel momento ne limita la concessione
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soltanto per ragioni di bilancio, e pel'mette di mettere a cavallo i comandanti effettivi delle compagnie. La proposta per contro della commissione parlamentare scaturisce da ·un principio durevoli), ha insito il cal'attere della stabi lità e non si può non rifi utarla. Dobb •a mo dire che l'autore ba svolto assai bene il quesito, eri in ciò -che ne dice ha, a nostro parere, pienamente ragione.
La critto_grafia militare. Continuazione e fine del bellissimo studio. La, diçciplinci militare è in decadenza? Con giusta ragione si ricorda essere gran male che, per un funesto pre: giudizio tutta la nostra educazione e la nostra coltura ·siano fai.te d1 gl':rnd1 esempi di vi rtù e cti grnndezze passate. Così siamo poi tratti a più _e ~iù lamentare la miseria presen te. Nè differentemente avviene per la d1sc1phM mili tare. Rispetto a quest'ultima, per vedere se realmente siamo in decadenza, bisogna necessariamente l'icorrere ai confronti. Così lo scrittore ritenendo essere « m"'glio sviscerare un'età che delibarne dieci » prende ad esame l' intima essenza e la vita dell'esercito francese ai terupi del maresciallo di Sassonia, in base alle abbondanti notizie fornite in p1'oposito dalla Revue .d' Histoire in una sua recente pubblicazioM. L'articolo è senza dubbio interessante, ed è compilato con gal'bo. Resta -però a vedere se per la grande cliffe1·enza fra gli ordinamenti presenti e quelli considerati, non sa rebbe stato più conveniente prendere a disamina un'età a noi più vicina. Il modello 59. Fu il quadro dei contrasse,gni personali, matrimoni e ·vedovanze che specialmente indus,e lo s r itt.ore a intrap rendere questo studio. Egli vorrebbe ci si giova,se del prezioso contributo che mette a nostra disposi.zione la scienza per sempre meglio conoscere q nesto primo elemento di guerra che è l'uomo colle sue fono morali, poicbè quanlo più si conosceranno a fondo i nostri subordinati, tanto più agevole riuscirà l'azione del ,comando. L'egregio autore fautore, iiiustamente, dell'antrop,)logia, propone, pei ·Contra~segni, 34- qnesit.i che dice d'ordine 01·ganico, la di cui ri,posta farebbe conoscere a fondo l'individuo. La sua idea sa rebbe stata, anzi, di inserire nel foglio m,ltricola re un foglietto antropologico. Lamenta poi ,che nell'esercito non sono molti a cui sono famigl iari le scieuze anLropol ogiche e propone che gli ufficiali medici dei corpi te~gano conferenze al
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ril!'ua rdo es' iatrod t1c"'" nelle sct1ole m1·1·1tari· Jo stud.10 de Ila pedagogia e v delln antropologia. Eccellen1e il concetto che informa il breve studio_ come assennata'.11ente os~erva la stessa Rivista - ma difficile sicuramente il tradurlo rn atto.
A.vansco71erta, pel tenente colonnello D1wwrrno SA r,vo .
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Rivista di cavalle ria.
Anno I V, fa_scicolo Ili,_ m~rzo 1901. - Fasti e vicende di un reggimento dt c,wallena 1taluma dal 1798 al 1814, pel cap itano ErGE~to DE Rossi. Con questo . . arlicolo il capitano De Rossi termina il suo notevole st Ud.IO. l 1~ esso e assa_i bene narr:itnla battaglia dì Roverbella (8 febb raio ,t8i 4), nella quale I onore della giornata spettò ai ca valieri italiani . « Gra;:ie a quei prodi, dice ass:ii hene l'a utore, un' uhima frouda d'alloro ornò le bandiere del morituro esercito ed un nimbo di o[oria ci nse la steli d'T tnlia che tramontava» . i,, a l i •:eggi rnento ~ egi~a rad~nossi, appiedato ed in armi , per l' ul ima volta lil òlanto,·a il 2o maggio 1814 per salutare i vecchi 0<>loriosi stendnrdi da rimettersi all'arsenale. Però « gli stendardi del reggimento Regina non furono ceduti; in presenza delle !ruppe austriache schierate su i bastioni il colonnello N _ ar bom. arse ~q111.1e, drappi ed aste, e ne destribuì le ceneri ai dragoni che le. t1:3ngugwr.0110 ?opo aver spezr.ate le propriù sciabole e strappale lecnniel'() dagli elt111 » .
. Cessò così ?i esistere ~uel _glorioso reggimenlo, e purtroppo disparve sin la. memorni ~egl'. atti fa tti, .scritti col sa ngue de' suoi componenti nel Libro della Stom, all? pagm.e segnate coi nomi di: Magnano, Modena, Borgofor te, La_ Trebbia, Nov1, Marengo, Trento, Stralsunda, Piarn, Gemona, Raab, Wagram, Weresniewo, Borodino, l\1alojaroslawetz, DrescJa, Lut1.en, Bau tzen, Hanau, noverbeJla. L'eg regio a~tore di questo bellissimo studio lo 1,ermiua lamentando che nes_suno_dei noslr.i reggimenti s'intitoli dal glorioso predecessore. , In memoria dei vr1loros1 che furono, io faccio voti - scrive il De Rossi __ c~e .od uno dei nostri più recenti reggimen ti sia cambi:ito il nome e sia imposto quello ?ià chiaro per gli atti fau i che rammenta, e per l'augusla persona che ricorda, il nome, dico, di DnAGON t TIELLA ReGtNA ». Saremmo ben Jie.ti che il voto del capitano .De Rossi fosse esaudito.
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~~ un lavoro che promette assai, perchè, se non c'inganniamo, il Snlvo intende tr:ittare l' importante argomento, tenendosi essenzia lmente nel campo pratico. In questo primo ar ticolo sono presi in rap ido es(l me le nostre prescrizioni su ll'avanscoperta che man mano si seguirono l'una all'ahra, da quella dell'ammaestramento tallico sino alle ultime della recente edizione del Reyolamento .m l sen;izio in guerra. Ciò premosso, viene a parlare dei dive1·si incar ichi spellanti alle truppe in avanscoperl a. 1 ·egrogio scrittore lermiua con poche par,>le intorno ali' mi;:ialiva, che im porta rilevare. I.I Salvo non alllmeue assolutameate che un ordine dato possa essere modificato, « 11 comr111 dan1e - egli scrive - dà nn ordine buonissimo in un dato mo mento; ca mbi:i la situ:izione, egli non muta l'ordìne ma pretende che l' inì1.iativa dei subordinati supplisca; ciò nou è, e non dev'essere perchè uno solo ~ il comandaote e t.utLi gli altri devono cooperare a che quanto egli si propone posga avere effello ». E perciò egli vorrebbe si dessero solo direuive e ~erbando gli ordini per i soli casi nei quali non 6 possibile fn rnc ammeno, cioè, in quello nei quali 11na dat~ opcrnzioM cleve effettuarsi in u~a data nrnuiera ». Non divid iamo affatto questo concetto limitatissimo del!' iniziativn espresso da l Sah·o, e si~mo dolenti non sia qui il posto di discuterne a fond o. Diremo solo, che mentre è a nostro giudizio giustissimo che il servizio di avanscoperta debba essere diretto pi ù con direttive che con ordini tassativi, riteniamo, per contro, assolutamente erroneo il concetto che un ord ine dato non possa, in seguito a mutate condizioni, essere modincato od anclre totalmente cambiato dall' iniziativa del subordinato. Soggiungiamo anzi essere appunto in questi casi che deve esplic;irsi l'iniziativa intelligente del subordinato.
La, 1:0.1'ç1Ueria del 8ecolo n v, per X. Vi si tratta dell'impiego della cavalleria sotto Napoleone e poi del periodo ·1816-1 866, du rante il quale In cavallel'i~ fu o male o asgai poco impiegata nel le varie carnpngne, eccetto l'americana nella guerra di srcessione.
Una visitci alla scuola mngistmle d' equitaz-ione di Viemui e a lfoliez, pel tenente colonnello CA NTON r. · È uno scritto rimarchevole, non solo per le interessanti notizie fornite intorno a quelle due scuole mn nltresì pe r· gli ottimi pensieri cavalleristici in esso espressi. 48 -
A :il\O ~L\'f.
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RIVISTA DEI PERIODICI
RIVIS'rA DEI PERIODICI
Nel Sud-Africa durante la guerra anglo-boern, pel tenente G1 usEPPE GAnt.1Joc.n1-FAmNA . (Continuazione e fine). La Sicilia ippica, pel genei·ale J. GuArTA, parte Il. (Continuazione): Le staffe, pel tenente RAllOGN1N1.
. Si esprime l'opinione che in generale noi abusiamo di far cavalcare il solda to sen;,:a staffe.
'Tre lntti nella cavalleria, L. Crescio, [,. Esengl'ini, l. Rosriles, pel co.lon- · nello Pt:LLÈ. Journal de Sciences militaires.
Fascicolo di. marzo 1901. Lri guerra e l' a1·mata, pel generale · DERR RCAGAJX.
L'esim io generale continua a -prendere in esame il combattimento e ,precisamente i due atti che secondo Clausewi1.z lo costituiscono: l'alto 'd i ~istruzione che si ottien,e col fuoco; l'atto di decisione cbe comprende l attacco colla bn1ortetta e la presa del la posizione. ~uesta di:isi_o~e del combattimento in due alt.i immaginata da l Clausew_1t.'.I, ,ti prrnc!fHO del ~ecolo è pur sempre vera. La sua appl icazione, pero, deve subire, per l effetto distruttore delle armi, rnodificizioni che servono di base ai diversi cambiamenti delle regole tattiche. L'autore analizza cotesti atti con molto acume e dimostrando una pereezione chiarissim~ -:- ciò che è assai raro - del l' odierna battaglia. ( In nassunto,_ egli d~ce, il principio che domina nello sviluppo a t- . ~'.ia le del combattnnento e qu_ello del la distrnzione certa d'ogni truppa che s1 espone all a vista del nemico. La sua applicazione si aggrava dal follo c~e Il soldato non sa più da qual punto viene la palla ~he lo colpisCP,. D1 conseguenza, aumento enorme della potenza di distruzione e invisibilità del nemico che l'esercita; tale ù il carattere dominante del moderno comba ttimento ». ~ecessitano ~-uindi solda ti piì1 aggueniti che nei tempi pas~ati ed un ordmamento p1u perfetto, un'iniziativa più sviluppata e una durata di servizio prolungato sino al completamento dell'educazione individuale e morale dell'uomo di guerra. Passa poscia a dire dell'impiego delle forze nel combattimento che importa sia retto dalla condizione fondamenta le della ~imultaneità 'degli sfoni. ·
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Questa discussione è magistrale e mette in evidenza la necessità di avere sul terreno della lotia la maggior quantità di forze possibile, di impiegarne sim ultaneamente la massa la più considerevole e di disporre nel senso della profondità il maggior numero possibile di riserve. li valore tattico di questi princip'ì non fu punto alterato dai cambiamenti introdottisi nella composizione degli eserriti e nel loro armamènto,. ma )'impiego successivo dei riparti tattici nel eombaltirnento, pel perfezionamento delle armi e per la fu lminea rapidità dei loro effetti, ha assunto un' impo rtanza rinrnrchevole. Notando poi l'influenza del terreno lo scrittore rileva che a prima· vista sembra debba risultarne una superiorità per la difesi. , Egli, però, pur ammettendo che la òil'ensiva ha vantaggi incontestabili, è di avviso che l'offensiva ò semp re l' un ico partito a prendel'si per il capo che voglia vincere. . Comunque, sia ptr l'offen,;iva sia per In difensiva, è in<lisp.ensahile ,che la fanteria approfitti del tempo di pace per spingere sino all' ultimo limite l'istruzione del tiro, la pratica dei lavori di campagna, lo studio pratico, sopra ogni sorta di terreno, degli effetti di radenza, di portata e di penetrazione dei proietti. Occorre pure che la fanteria crei ed istruisca distaccamenti di partigiani, incaricati al principio del r,ornbattimento, di esplorare il terreno, di scoprire il nemico e di raccogliere le notizie necessa rie per l'attacco. Ma questo è soltanto il principio ·d'una nuovo tattica che andrà sempre più perfezionandosi sino a che abbia trovato procedimenti intieramente adatti agli effetti di distruzione attuali. In questi cambiamenti l'iniziativa dell'uomo dovrà essere tanto più sviluppata quanto più il suo armamento sarà più potente e il suo fuoco sarà più invisibile. Il generale francese nota con molta ragione che i procedimenti tattici delle ultime guerre non convengono già più alle lotte future . Adottando la nuova via, nelle quali ci si è messi da crualche tempo, non si è fatto che un primo passo. Esso sarà seguito da pa re.echi altri e, fra poco sicuramente si sarà condotti a cambiamenti completi. · « L'invisibilità dei fuochi, la tensione della traiettoria, la forza della penelrazione insieme alla portala dei proietti, la potenza del tiro dell'artiglieria, avranno conseguenze tattiche d'una portata tale che si esita a misurarnHl'estensione. « Ma colui ehe sapt·à applicarle per il primo, ne ritrarrà certo grandi vantaggi ». Le guerre future esigono pertanto soldati allenati, una fo rte disciplina, e truppe agguerrite. Si dovr~bbe prendere in esame l'ordinamento mili-
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RIVISTA DEI PERIODICI
tam e ver~cre se esso risponda alle condizioni richieste da lle lolte dell'avve_nire. S1 trove1:eb!!e al_loi:a c_he adottandolo si è battuto un falso cam~-mo; che I suoi d1fetl! richiedono una seria riforma, e che fra essi 1·.rnsufficenza delle tru ppe cli prima linea nel caso di orruerra , è 11 no· de1'. . . p1u 1rnpor1ant1. In siITaLla situ~zion~, _non è questo il momento di ridurre ancora Ja durata del tempo d1serv1z10. Segna liamo ~i ~ostri lell~ri l'im portante studio del generale francese, che_ senza dubbio e uno dei migliori fra i molti che trattarono di questo capitale argomeni_o. A nlcv:i rsi in singolar modo il cenno alla fal sa strnda che s1 baLle, ed ai cambiamenti che fo rzatamente si verranno ad intl'o· durrtl nella tattica odierna in seguito ad un più esatto apprezzamento degli effetti del fuoco. il gran Federico, pel colonnoll,i BouRo&.\U (Continuazione). Saggio su, Claiisewitz. La twnpagna del 1790 in flatia, pel maggiore CAMON.
Cavalleria e fanterin montat<i, pcl maggiore PtcA no. fn_ ~ucsto primo_ articolo l'autore si limita a posare chia1·amente i term1n1 della quest10ne. Ci ri;:crbiamo un'esame abbastanza dettaglialo del lavoro, che promeue di essere interessante, allorchè sarà terminato. Revue militair? des a rmée s étr angeres, R edigé e à l'Etat -major de l'a.rmée.
N. 8~0, marzo 490L- Comprende pareccbi studi, tuui assai interessanti: Studio sutla _guerra sud-a(ricnnn 1899-/900. - (Continuazione). Vi è roinutamento descritto il toatl'O della guerra. Notiaruo, a mcl'ilo d~ll'autore, ch'esso è forse il primo, fra i non pochi scrittori della storia di q'.1estr1 carnpagn:1_, che metta ~ene in rilievo l'enorme ostensione di quel tealJ o d1 guerra e l 1nlluenza eh essa uon potè a meno di esercitare sulla condotta della. campagna, specio da parie degli [nglesi. Gti avvenimenti militari in Cina 1900-1901. , L'autore descl'ive diffusamente le operazioni dei Russi nella ~fonciuria. E fo rse .I.i 11anaziono la più com pleta di quegli avvenimenti venuta sino
ad ora in luce, poichè si avv:mwggia di qoaolo r.r ià fu scritto intorno ad essi. Gli elementi dello studio sono unicamoute a~tinte alle fonti ufficiali l'usse :. l'Invalido rnsso, il Vorenyi Sbomik, il Messaggero iifficicile.
Le manovre nustro-nn_gariche nel ,1900. Le riionwte del 14 119osto 1870, secondo CARDINAL, von W100En!S. Questo articolo termina il riassunto pregevole del noto libro del Car diual' van Widdcl'n, ed è anche quello che ne tratta la parte fol'se più im portante, ossia l'inlervenlO cli S1einmetz e le disposizioni da lui emanalo. la C'lndotta dei comandanti <lei 7° od 8° corpo d'11rma1a, general i von Zu · strow e von Mante11ITel, e l'ulifoio disimpegnalo dal tenente colonnello <li stato nrnggiore YOn Brandeostein, inviato da MolLkc per orientare i capi tielle grandi unità sulla situazione, studiare sul posto le disposizioni prese e riferirn e in tempo uti le. La giornata <lei 111 ago$tO, se parla non molto a favore del comandante la ta armata, generale von Steinmctz, mette per contro in chiaro la splendida figura dei generali von Zastrow e vo n ManteuIT~l; in ispecie del primo che non teme di arri~cbiare un couniLto col suo generalo in capo. 1 questo riassunto è così bene compilato che dispensa dal leggel'e il libro ciel Widdem. /_,' espC1nsione nissa in Siberiu. R evue d' Histoire. Rédigée
à,
l'Etat-ma.jor de l'armée.
3a anno, n. 3, ma rzo 1901. - Lrt ccimpa9na nel 1703 ndl'Atsazia e nel Palati11ato. (ConLinuaziono). L'articolo rimarchevole per la grande r,opia di dati ufficiali riportati lo si può considerare come abbracciante tre parti distinte. Nella prima è analizzato il servizio amministrativo delle armate o sono contenute notizie di grande interesse specie sul servizio dei viveri. La seconda parte riporta gli ol'dini di battaglia partico lareggiati delle armate del Reno e della ~losella alla metà dell'agosto e la loro dislocazione; le informazioni che si avevano sulle truppe austriache nonchè la composizione dell'armata prussiana . La terza parte innne narra estesamente le ope1·azioni mi: litari svoltesi fra l'armala della ì\'lo$olla al comando di Schauenburg o la prussiana capitanata dal Brunnswick, dalla mP,tà di agosto ai primi giol'ni <lei settembre 1793. È la dovi;,;ia <lei documenti ufficiali che dà allo studio un pl'egio affallo singolare. Lei ytteri'a <lel 1870-71. Lei 9iornata del ,Jo a9osto. Nel le prime pagine si accenna sommariamente alle note trallativecor3e fra Napoleone o l'A ustria e l' I1alio per una eventun le par tee ipazione al la
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RIVIS'l'A DEI PERIODICI
RIVISTA DEI PEKIODICI
guerra contro la Germania; trattati ve che furono troncate pel rifiuto opposto da Napoleone alla richiesta della risol uzione della questione romaM e per le viuorie prussi:me dei primi giorni d'agosto. Lungamc111e si discorre poi della preparzione dell'operazione di Saarbri.ick da effettuarsi il dì seguente. È riportato il prolisso ordine del comandante il :2° corpo d'armata per quell'operazione; ordine severamente giudicato dallo scrittore, che fra l'altro dice: « Nessuno sa ove si potr~ tl'Ovare durante l'azione il comandante del corpo d'armata, l'ordine è muto al riguardo. PtJr contro esso entra in particolari d'esecuzione quali sono di spettanza e di iniziatil'a dei capi in sott.'ordine. Tutto è regolato in preccdenzn, come si trattasse di un'esercitazione del 1empo di paco, ora per orn, punto per punto astrazione fatta della volontà del nemico. » Sono pure riassunti gli ordini emanati dai c:1pi del 3°, 50 e 4° corpo d'armata. L'artico lista os~orva in seguito che nella credenza fossero riuni ti a Out· tweiler a]m()no lt0,000 Prnssiaui - come dalle informazioni ricevute ritenevasi che l'attacco di Saa;-briicJ.. avrebbe condotto ad un scrio combattimento. Fu perciò che l'Imperatore volle assistervi perchè era pel'suaso che .i tre corpi d'armata vi sarebbero impegnati e av1:ebboro dovuto fronteggiare ragguardevoli forze nemiche. « Questa convinzione dell'imperatore, nota lo scrittore, rende inesplicabile il rnnnl,enimento della guard ia imperiale n Metz. » Gli ord ini sopramenzionati, diramati per l:i giornata del 2 agosto inducono l'autore a considerazioni che importa rilevare. Egli osserva che quegli ordini richiedevano un còmpito nettamente· offensivo. JI 2° corpo d'armata deve impadronirsi delle alture dominanti la sponda sinistra della Snn r, il ;{o e ti 0 corpo d'armata sono incaricati di assecondarlo con dimostrnzioni offensive a valle ed a monte di Saarbruck. Nel fatto quei corpi d'armata, invece di esplicare un'azione offensiva si limitano .id una presa di posiziono, ciò che si riprod uce anche nel seguito· della campagna. L'autore vuole spieg:ire perchò sembri càe le truppe francesi avessero rinumiato alle loro preziose qualità offensive, e ne trova la ragione nelleObservations sur l'instruction sommaire pow· le com.bat, aggiunte nel {867 al Regolamento del 3 maggio .f832 sul servizio delle armate in campagnn , le quali fra l'a lt:·o faceva no notare la preponderanza del fuoco e la supe· riorità che ne derivava alla difesa. « Così si fecero delle applic:izioni riel regolamento poco in armonia ~olle speciali attitudini della nostra ra7,za assai più porl3ta ad un'a udace offensiva che a un inel'te difensiva e cosi si doveV11 pa 1·aliuare lo slancio e l'iniziativa del nostro soldato , .
Gli allegati all'articolo - quasi cento pagine di fitta scrittu ra - . compreodono la col'rispon<lenza ufficiale e gli ordini emu~ati del . 1° agost~ tratti dnl .Tournat de m(ll'Ch c del comando supremo, de, singoli comaod, di corpo d'armata e dei servizi <l'intendenza, d'artiglieria, eM. • Non occorre certo notare la grande importanza di questi documenti, .che formano un inesauribile matel'iale per gli :;tudiosi della guerra del 1870.
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Neue militarische Blatter.
Fast:icoli 6° e 70, 1.G marzo e 1° aprile '190 1. -
Circa t'esercito francese.
È un breve studio nel quale sono ricordati ed esamioati alcuoi quesiti e fatti principali riguardanti l'escl'cito francese e che è scri tto con piena cogniiione dell'argo mento e 111olta serenità di giudi~i~. . .. . Ad un breve cenno intorno allo attuai, condwon1 polit,co-mterne della Fr:mci:i, fa seguito una imparziale discussione della dibattuta questione della riduzione del la forma a due anni e persino ad un anno chiesta da uomini d'ogni partito ed anche da rniliLari . Lo scrittore tedesco non comprende come la Francia possa pensare a ridurre ancora la durnla del rervizio, poichè due sole classi, e tanto più una sola non sarebbero in grado di fornire il cont,iugenle necessario a mantenere l'attuale ordi namento. Pel nessun aumento della popo lazione, riduzione della fo rma sionifica riduzione della forzn sotto le armi. Kè egli sa capire, come militari e non militari, propongano seriamente la costituzione di un forte ,esercilo di 300,000 11omrni, da formarsi con elementi riassoldaLi, dopo la in felice prova del 1870, e senw tener conto della possiLilitit di trovare così grande numero di soldati cùe acconsenlano a prendere ln rafferma e dell'ingente spesa che ne c\eriverehbe. Acc~nna quindi alla condotta del ministro della guena, generale Andn:, il quale tende dritto allo st:opo prelissosi ui democratizzare l'esercito e uomo di polso e di tenace volontà seppe ac.lottare le opportune disposizioni al riguardo, È scrittura interessante perchè in puche pagine rendlJ conto esatLo delle condizioni interne dell'esercito fr:ince5e.
Dett'allnrgcimentn dell'istruzione dell'ufficiate ted1?sco, per E, THi.iM&L, capitano di fanteria e aiutante della 85• brigata.
11 tema chn il capitano tedesco volle svolgere è sicuramente di grande i111por1,nnza, ed epl i seppe trattarlo con molta cornpetenzn.
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l<JV ISTA T>E J
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Il concetto dell'autore; che si puù riassumere in poclrn parole, è questo: il regolamento di esercizi ci dà soltanto i principì da seguire nt\1 comba ttimento, ma per l'applica1.ione pratica ed un ifo rme di codesti principì manca all'ufficiale l'indispensabile preparazione ed istrnzione. L'autore approva pienamante il metodo seguito dal regolamento, il quale in difini tiv a esige l'azione concorde dei capi in sott'ol'dine chiama,i ad agire di propria iniziativa e sotto la loro respmm1bilitò. Ma la massa degli ullìciali non è all'altezza del difficile cò mpito loro addossato (~ così ne viene l' interven to del superiore. Ma tale interven to, se è possibile in pace, non lo è più in guerra , e d'altra parte inceppa, e tende n uccidern anzichè a promuovere, l'iniziati va individuale. Ad ovviare a questi iucon venienti, l'autore propone l'istituzione di Accademie militari, alle quali dovrnhbero essere chiamati tutti i giovani uflìr.iali delle varie armi pri ma della loro promozione a tenente. fl corso avrebbe la durata di duc anni: l'insegnamento abbraccierebbe la storia mi litnre P. IA lingue. G!i allievi parteciperebbern alle grandi manovre · in un'arma diver3a dalla propria, ecc. Non sappiamo qu::ile accoglienza sia l'iserbata alla proposta del Thi.i.mcl, ma non è difficile prevederla. Essa, a nostro giudizio, rivela uoa vera tendenza ad esagerare il fabbisogno dell'istruzione nei subalterni. Che oggidì il conedo d'istruzione dell' ufficiale su balterno debba essere assai più elevato di quello che gli bastava nei tempi passati, è fuo ri dubbio, ma anche qni è d' uopo non oltrepassa re certi limiti. Com unque è scriuo notevole e che merita di essere conosciuto.
ALCUNE CONSIDERAZIONI SUL VALORE DEL TERRENO NEL COMBATTIMENTO ODIERNO
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L'impiego de·i, colombi viaggiatori a scopo militare ne_qh Stati principali, pel ~apitano BRA UN. Come si rilen dal titolo è uno st.udio riassunti vo di c1uanto fu fa tto nei princip~li eserciti circa questa nuova istituzione militare, dei colombi viaggia tori . Il cap itano Braun con chiaro criterio, non si perde in inutili dettagli, e così gli riesce in poche pagine di mettere il lettore al corrente dell'in teressante argomenlo. B. D. Per la Dire:tio.ne Lo oo vrco CrsoTT I Colontiello R. A•; incaricMu
- - ~·qc;- DEMARCHI CA.RLO ,
gerenz e.
t
Il generale Paris dell'esercito tedesco nel suo noto T1·attato di tattica applicata scrive che il terreno è il grande alleato della fanteria; ed è sommamente vero, perchè la fanteria più della cavalleria e dell'artiglieria potrà nel combattimento av valersi del terreno come arma per aumentare l'efficacia de' propr1 fuochi , come schermo per diminuire gli effetti del tiro nemico. Ma con ciò non si considera che una determinata influ enza del terreno, non si abbracciano tutte le facce di questo gran prisma, il quale, rispetto idl'esercito, r apprese~1ta _q~ello che la terra fu per Anteo, il grande lottatore d1 L ibia. E d invero l' elemento terreno noi vediamo che incomincia ad esercitare influenza sulh~ prevalenza numerica di un'arma più che delle alt re, e sul sistema di comporre · le unità costituenti l' esercito, giacchè dalla struttura geografi.ca dello Stato dipende in p~trte non piccola l'ave_re i corpi reclutati col sistema territoriale, nazionale . ~ rn~sto. La. natura del suolo influisce poscia sulla mob1htaz1one e sulla r adunata, favorendo o contrariando il movimento delle truppe, dando maggiore o minore sicu~·ezza,. a se~ond~ del valore della frontiera politica., durante 11 periodo in cm si devono compiere le suddette operazioni. . Ed il valore di questa influenza è oggidì assai magg10re che pel p assato, perchè le colossali masse degli eserciti at~ tuali e gli sterminati mezzi da essi adoprati rendono assai più delicate e per icolose l a mobilitazione e la radunata. Quando poi la politica ha indicato lo scopo ~upremo ~a raggiungere con le armi, si presenta all'uomo d1 guerra 11 g ra~ quadro del terreno su cui le operazioni dovranno svolgersi. 49 -
ANNO XLV(.
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ALCUNE CONSIDE RAZION I
Potrà l'uomo di guerra col suo genio, col suo studio rendere minori o maggiori, a seconda dei casi, gli effetti che una sp~ciale struttura del terreno può produrre sull'impiego dei mezzi che a lu i sono affidati per la conquista del deterrniriato scopo i ma se, ad esempio, gli sarà possibile con rapidi mezzi di comunicazione rendere logisticamente breve una va.Ile geometricamente lunga, non potrà certa.mente far convergere due valli divergenti. Dovrà perciò subire il terreno e ad esso informare l e operazioni, le quali tanto più condurr anno a felici risultati, quanto più esse sa.ranno legate al terreno, cioè quando le operazioni di guerra saranno dirette verso quei centri che la natura ha fatto vitali per la nazione nemica. Da ciò emerge che la prima azione della mente dello stratega trova il suo fondamento nel terreno. Ciò, a prima vista, sembra in opposizione con la massima che se il terreno ha incontestabile importanza su tutti gli atti della guerra e specialmente sul combattimento, più del terreno è importante il nemico: quello è pa.ssivo, questo è·· attivo. Ma l'opposizione è apparente, perchè se è indubitato che con la conquista di una det erminata posizione non sempre si possono raccogliere i frutti di decisiva vittoria, mentre invece con la distruzione dell'esercito nemico, specialmente oggidì che una nazione non può farne sorgere un altro, la vittoria è infallibilmente raggiunta, pure non è possibile considerare l' esercito nemico indipendentemente dal terreno, e questo essenzialmente cogli immensi eserciti odierni i quali, più di qu.elli delle epoche passate, sono strettamente vincolati al terreno retrostante con infinite arterie per mezzo delle quali da.I paese a:tlluisce all'esercito il sangue vivificatore. Cercare la principale massa nemica ed attaccarla ovunque la si trovi, fu l'idea a cui s'informò la strategia del generale Moltke. Ma quale direttiva il generale dava per attaccare la massa nemica? Spingerla verso il nord : cioè strappare il legame che univa la Francia del mezzogiorno, ricca di risorse, con l'esercito, distaccare questo da Parigi, obbiettivo decisivo.
SUL VALORE DEL TERRENO NEL COMBATTDIENTO ODIERNO
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È Ercole, per continuare la mia similitu~ine, il quale avendo scoperto che la forza di Anteo provem va dalla terra, lo solleva in aria e lo soffoca fra le braccia. Lo strat ega perciò, pur mirando all'esercito nemico, .no~1 può allontanare lo sguardo dallo scacchiere del.le operaz10-~1. Se noi, tanto nella grande, quanto nella piccola guena, togliamo la questione locale, il concetto te1'1·eno, no:1' a:remo più scienza militare i reste.remo nelle va,g he astraz10m, no~ formuleremo in modo preciso e concreto le norme per ben dirigere l'azione. , Sia che si manovri con molta o con poca truppa; e sempre dal terreno che' traggono principale consiglio l'attacco e la difesa i e dalle relazioni che corrono fra lo svolgi~1ento d ~lle operazioni di guerra e la natura. del .t erre~o, den:an.o 1 importanza ed i caratteri del.le basi e _lmee ope~·az~o1.u tanto principali quanto secondarie, non che degl_i ob.biett1v1 e subbiettivi di esse operazioni. . . . . . Dalla quale disamina, insieme all'ide~ delle. pos1z10m militari, ne emerge il carattere loro speciale d1 .presen_tare ~a possibilità sia di utilmente man,.~v~·are contro. 11 nemrno, . si.a d'impedire le costui manovre; c1oe p~r~ettere o tut~la~ e 11 concentramento della massima poss1b1le potenza d azione contro la parte vulnerabile del nemico, ovvero imp.ec:irgli che concentri la massa ed agisca con preponderanza d1 forze. È sempre il principio fondamentale del coordinare Dn~inor danno proprio col mao-o-iore del nemico, che come. aleggial su bb tutte le operazioni militari, così dà maggior o mmor. va or~ al t erreno seco·na.o che agevola o pur nò l' applicazione di ·esso principio. Donde risulta che il saper apprezzare il valore del terreno non solo in ~e stesso, ma essenzialmente rispetto alle disposizioni del nemico ed ai mezzi disponibili per l'attacco o per la difesa; l'occupare a tempo con rapidità .ed efficacia, di azione una posizione, saperla mantenere tenacement~ finchè è necessario sono condizioni che preparano e non eh rado assicurano la ' vittoria. È dalla relazione che esiste fra lo scopo da conseguire e la strnt tura del terreno da attra1
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ALCUNE CONSIDERAZIONI
versare che ne deriva· l' ordine di marcia, la disposizione delle t~·u)?pe sul campo di battaglia, disposizione che deve essere m rappor to con i movimenti del nemico lo .sviluppo dell'azio~1e ed ogni altra seconda.ria operazion~ militare. Se no1 consult iamo la storia vediamo che allorqu& do · . ·~dll . n i prm?ip1 . ~ ~ scuola lmeare presiedevano alla costituzione ~egh 01:dm1 ~i battaglia ed allo svolgersi del combattimento, 1 campi ~c~lti per la lotta erano sempre pianure, nelle quali ~ra po~s1b1le mantenere la rigidezza delle linee e far agire l esercito come un sol t utto. All~ra gli ost~c~li del terreno non rappresentavano quella parte 1mportant1ss1111a che a loro ha attribuita l'arte att tiale. era cosa secondaria l'averne qualcuno sul fronte; ed il ge~ ner~le che doveva farlo attraversare dalla sua linea di bat taglia avrebbe preferito che non esistesse, a meno che l'ostacolo non rappresentasse un appoggi.o ai fianchi. L'attacco e la difesa delle località erano considerate imprese d~ partigiani, ed in una battaglia quei punti speciali non attuavano molto l'attenzione dei condottieri. Ap~ena a~l~ s~uola lineare subentra la perpendicolare e · che.gh eserc~tr drvent~no pi~ elastici e maneggevoli, allora vediamo le diverse parti degh eserciti acquistare una certa indipendenza, s:olgere la loro azione attorno a certi punti per modo che ~g.m ~tto t enda a raggiungere lo scopo generale . . Le..locahta fl. . diventano . teatro di parziali episodi, l'esito d ei· ·qua1i m msce sull'esito complessivo. N~lle.batt~glie .del Consolato e dell'Impero vediamo villaggi, piccoli corsi d'acqua, fabbricati isolati aro·ini alture insignificanti, la cui presen~a n~lla zona della 1itta 'rappre- _ senta un grave peso nella b1lanc1a della vittoria . . Ricor~iamo gli argini nella battaglia di Arcole, Castel Ceriolo. ed 11 Fontanone di Marengo, l'altura di Pratzen ad Aust~rhtz, Hassen~ausen 11 J ena, Friedland alla battaglia di Fnedland, la Haie-Sainte a ·waterloo. D?p.o _le guer~e dell'I mpero si cominciaro119 a manifestare sensibili perfez10namenti nelle armi che obbligarono la tattica ad allontanarsi sempre più dalla· scuola lineare 1 spin,
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gendo agli estremi le conseguenze di quella perpendicolare; e l'attacco e la difesa delle località divennero operazioni essenziali, dalla somma delle quali dipese il risultato generale della bat taglia . Che cosa è Sadowa se non il complesso dei numerosi combattimenti che si svolsero attorno e nell'interno dei villagi di Benatck, Horenowes, Racitz, Lipa, Problus, i tre Prim, ecc.; all'intorno e nell' interno dei boschi di Maslowed, Lipa, Sadowa, Popowitz, ecc.; attorno ai fabbricati isolati quali sono la masseria di Bor, la fabbrica di zolfanelli sulla strada di Sadowa, il cascinale di Briza;. attorno e sulle al ture di Horenowes, Maslowed, Clum e Problus; sulle sponde dei fiumi la ~ristritz e la Trotina? · ("E non è solo la battaglia di Sadowa che pre$enta questo c'àrattere, ma anche i combattimenti di Mùnchengratz, Podol, Gitschin, Trautenau, Soor, Nachod, Scalitz, e tutti gli altri che si diedero nel teatro d'operazione occident ale, nei bacini cioè del W eser e del Reno. · E lo stesso carattere lo vediamo nel 1870-71, ove i nomi di Geisberg, Worth, E lsasshausen, Froschviller, Sainte Marie, Saint Privat, Bonrget e molti e molti altri i quali fanno testimonianza della parte importantissima di quei combattimenti nell'esito generale delle battaglie. Quali fatti hanno influito a far assumere questo speciale carattere alle moderne battaglie? Essenzialmente i perfezionamenti delle armi da fuoco che ne hanno accresciuta l'efficacia; in modo non secondario la industria e l'agricoltura che hanno ovunque ·aumentate le accidentalità del terreno. Il primo fatto, la .maggior efficacia del tiro, ha consigliato, anzi imposto alle truppe manovranti di a·vvalersi degli ostacoli sia come masse defilanti, sia per fare miglior uso del fuoco, e da ciò la necessità, prima di procedere innanzi, di vincere la resistenza che nei vari ostacoli viene opposta. Inoltre la potenza delle attuali armi ha sensibilmente aumentato la forza difensiva che si può attuare sopra un dato ostacolo.
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AI.CUNE CONSIDERAZIONI
SUL VAt,URE DEL TERRENO NEL COllil,\TT!MENTO ODIERNO
· Il secondo fatto, le maggiori accidentalità create dall' industria e dall'agricoltura, ha reso necessario l'adattare evolùzioni e combattimenti a quegli ostacoli. Da ciò deriva la grande importanza del terreno nello svolgimento delle operazioni militari, e senza una chiara idea del terreno non si potranno ben proporzionare i mezzi allo scopo, non si saprà tradurre in fatto il concetto della velocità, che è rapporto fra spazio e tempo, nè operare con quella spiccata energia che è richiesta negli odierni combattimenti. Oltre alla maggiore importanza acquistata dal terreno per effetto della cresciuta potenza delle armi, giova osservare che anche per l'adozione della polvere senza fumo le forme del terreno influiranno in modo più sensibile che nel passato sulle ricognizioni che saranno rese più difficili, sulle sorprese le quali saranno più frequenti e facili, sull'orientamento tattico che sarà reso pi!'.1 lento e difficile. Il fumo rivela.udo la presenza delle truppe distruggeva in pa,rte il vantaggio che ad esse offriva il terre.no, mentre ora le più insignificanti coperture della vegetazione potranno . anche da vicino nascondere una sorprnsa. Il terreno in genere, e specialmente il pianeggiante, è diventato sommamente insidioso e rende la condotta delle truppe assai più difficile ora che per il passato. Da ciò l'importanza somma di sa.per rettamente e con prontezza rilevare i caratteri tattici del terreno, sia per in.t uire· la più logica e più probabile disposizione del nemico, sia per comprendere i vantaggi che esso terreno può presentare ed avvalersene a seconda degli scopi da raggiungere per attaccare o per difendere, e disporre rapidamente, senza tentennare, gli elementi del corpo di truppa che si comanda in relazione alle peculiari condizioni di sito. I più splendidi risultati, come i più grandi disastri, che la storia militare registra, sono spesso dipesi dall'aver saputo giustamente valutare o dall'aver negletta ht importante quistione del terreno. Senza esaminare in modo particolareggiato l'influenza dei vari ostacoli del terreno sul combattimento odierno mi li-
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mi·t ero' a ricordare che la scherma del terreno va. conside. rata sott o due aspetti: del defilamento delle truppe rn marcia e dell'appostamento di esse durante l'azione col fuoco.. . Circa il defilament o bisogna saper adottare le formaziom più atte al movimento al coperto, lungo ed attrav.erso alle accidentalità, senza perder di mira lo scopo ed evitando le località più espost e. . Circa l'appostamento durante l'azione col fuoco b1~ogna dar la preferenza a quelle posizioni che permettono .di fare il migliore uso delle armi e che metto~? ,l'avversario nelle più sfavorevoli condizioni di vul~1~r~bih~a e m~novra, _nel mentre diminuiscono la vulnerab1hta d.e1 nostn reparti. Non di rado avverrà che questi requisiti non si potrann~ trovare riuniti in uno st~ss-6'a.p~~stan:~nto; ~el qual caso s~ra data la preferenza a qlJel reqms1to plll corrispondente allazione tattica del momento ed alla pa.rte affidata alla truppa. L a cat ena dovrà sempre dare la preferenza a quegli osta~ coli che favoriscono lo sviluppo del fuoco, anche se essi siano meno protettori di un altro che non abbi_a gran campo di tiro. Di contro le truppe in riserva, specrn,hnente alle maggiqri distanze, quando, cioè, non sarà necessa.rio che queste tr uppe rafforzino la catena, dovranno .dare. la prefe~ renza a quegli ostacoli che presentano maggior riparo dai fuochi nemici. Nelle posizioni dominanti sarà opportuno, come consigliano le no1·1ne· pe1· l'ùnpiego delle tre a1·1ni, non occn~~r~ con l~ linea di fuoco la cresta, ma bensì di spingerla pm mnanz~, sia per avere un maggior campo di tiro e fuochi più ~·adenti, sia per poter collocare più linee di fuoco le une d1et~o le altr~. Inoltre con una tale occupazione, nel mentre s1 aumenterà lo sviluppo del nostro fuoco, si diminuirà l'effetto del tiro nemico, perchè le truppe che occupano la vetta del~e alture sono assai più visibili e diventano spiccato bersaglio dei cannoni e fucili nemici. Ma questa tendenza alla ricerca del dominio è ~ifficile sradicarla. Generalmente nelle nostre manovre vediamo la fanteria attirata dalle vette più alte, e da molti si crede
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ALCUNE CONS1DERAZ10NI
che una posizione per esser buona bisogna che sia dominante, ,e tanto più è buona quanto più domina. Ciò poteva essr.>re vero pel passato quando coi fucil i a corta gittata la battaglia si risolveva in un'azione vicinal a corpo a corpo. Allora mettersi in alto equivaleva per la difesa ad opporre un ostacolo all'aggressore, ostacolo che rendeva meno impetuoso e meno vigoroso l'attacco: Ma oggi, con le armi attuali, il vero e più potente attacco lo si esegue col fuoco, o per lo meno l'attacco non potrà effettuarsi se non dopo aver molto scosso l'avversario col fuoco, quindi la ragione ostacolo, che era la principale per consigliare il dominio, non esiste più, perchè il reale valore del terreno nel combattimento odierno consiste nel permet- . t ere il più efficace impiego delle nuove armi. Ora la caratteristica spiccata delle nuove armi è la radenza della. traiettoria, dalla quale radenza ne conseO'ue che lo b spazio battuto tanto più diminuisce quanto più il terreno è inclinato rispetto alla linea di mira; e perciò il dominio distrugge in gran parte i vantaggi di tiro derivanti dalla radenza della traiettoria. Se innanzi ad un'altura si stende un terreno orizzontale pel quale debba muovere chi voglia attaccare l'altura, il difensore trarrà maggior vantaggio dal suo tiro occupando l'altura a mezza costa che non alla cresta tanto più che l'attaccante, giunto al piede dell'altura, sari meno battuto dal fuoco della difesa, e l o sarà tanto meno quanto più ripido sarà il pendio dell'altura stessa. Vantaggi inerenti ali' occupazione della cresta delle al ture sono il maggior campo di vista e la possibilità di eseo·uire 0 fuochi a grandi distanze. A parte l'effetto dei tiri a grandi distanze, bisogna non dimenticare i còmpiti delle varie armi nel combattimento· e . . ncor . dare ch e J' artiglieria svolge la sua azione da lon) ' eroe, tano, mentre la fanteria è potente nell'azione vicina. Perchè l'artiglieria possa efficacemente svolgere la sua azione da lungi è necessario che non sia molestata dal tiro della fucileria avversaria, e perciò la fanteria amica dovrà proteggerla spingendosi innanzi.
SUL VALORIJ: DEL TERRE NO N EL COMBATT!MEN'rO ODIERNO
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Questo è il dispositivo logico, razionale derivante dalla necessità delle azioni concomitanti ed efficaci delle due armi fanteria ed artiglieria. · Se invece, attratti sempre dal dominio, occuperemo con la fanteria la cresta delle alture, cadremo, in generale, nel peg.:rior dispositivo pel combattimento, e cioè àvremo la fan;eria sulla stessa linea dell'artiglieria, non potendo l'artiD'lieria collocarsi dietro la cresta. 0 Affinchè l'artiglieria possa con efficacia svolgere la sua azione da lontano le è necessario un lungo campo di t iro e, conseO'uentemente, di vista, perciò all'artiglieria sono utili l e P?;izioni dominanti ment1f la fa? teria_~otrà far migli.~r impiego del suo fuoco, e con~so impedne che la fantena avversaria molesti l'artiglieria, tenendosi al basso delle alture. È indubitato che la persistente tendenza al dominio trova base non secondaria nel morale più forte che si sviluppa in chi dall'alto aspetta un nemico proveniente dal basso, tanto più ch e èhi sta in alto meglio vede ciò che avviene in basso e non è punto continuamente dall'assillo della sorpresa e dell'insidia. Ma contro questa tendenza bisogna reagire con la ragione; e la raD"ione ci dice che la maggior efficacia del fuoco di fucileria ~i ottiene quando tiratori e bersagli trovansi nello stesso orizzonte. . Perciò l'avida ricerca del dominio, che quasi sempre vediamo nelle nostre esercitazioni di combattimento, è dannosa, e bisogna proscriverla per genera.re invece in tu~ti la con~ vinzione che nel combattimento odierno nella ricerca di una posizione la considerazione tattica principale riflette il vantàggio che il terreno può dare al nostro tiro. E d è sempre per effetto del fuoco, che è la causa prevalente nel combattimento odierno, che hanno perduto d' importanza, rispetto al passato, quei gruppi di case o q~ei grossi edifici isolati nei quali la difes~t trovava appoggio. Sono bersagli molto visibili, ed in genere per permettere un buon impiego del fuoco richiedono lavori pei quali non sempre si ha tempo e mezzi disponibili.
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ALCUNE CONSIDERAZIONI
Inoltre occupando questi abitati la truppa perde la coesione, sfogge al comando del capo eà. essenzialmente perde la caratteristiéa della controffens iva. Con ciò non dico che non ci si debba avvalere in alcune circostanze di simili appigli tattici: - dico solo che negli odierni combattimenti il loro valore è alquanto, se non molto, scemato; e che il più delle volte a questi fabbricati saranno preferibili ostacoli meno appariscenti, come, ad esempio, fossi, siepi, ecc. Nelle armi da fuoco devesi distinguere la gittata teorica dalla pratica. La prima è data dalle qualità tecniche delle armi, la seconda dipende dalla maggiore o minore possibilità di usufruire di quelle qualità, e cioè quanto maggiore sarà il campo di vista, tanto più l ungo sarà il tratto di gittata teorica del quale potremo servirci. Da ciò se ne deduce che l'influenza delle nuove armi, le quali hanno una gittata tecnica assai maggiore di quelle precedenti, sarà oggidì. più sensibile in quei terreni. che offrendo 'largo campo di vista permettono di utilizzare questa gittata tecnica nel maggior modo possibile. Qaindi nella guerra di montagna più che in quella di pianura si faranno sentire gli effetti dei perfezionamenti tecnologici delle armi. La lunga gittata e la rapidità di tiro dànno a coloro cbe pei primi occupano una posizione, una superiorità assai maggiore oggi che pel passato; e perciò nella guerra di montagna, forse più che in pianura, il buon risultato sarà, come già accennai, quasi sempre assicurato a colui che conoscendo bene il terreno saprà occupare co11 intelligenza i punti favorevoli all' attacco, alla difesa ed alla controffesa, ed avrà una truppa resa famigliare con tutte le difficoltà che si oppongono ai movimenti rapidi ed ai soggiorni prolungati sopra altitudini considerevoli. Con le nuovo armi si è ottenuta maggior radenza e giustezza di tiro ed una maggiore probabilità di colpire da lontano; i noltre si ebbe un qualche alleggerimento nel fucile ed uno sensibile nelle munizioni in seguito alla riduzione dei
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calibri ed all'adozione della polvere senza fumo, la quale sviluppando una maggior potenza balistica, permette di usare una carica minore di quella necessaria con l'antica polvere. Da ciò ne derivano due fatti importanti essenzialmente per la guerra di montagna, e cioè: 1° Che potendo oggi far maggior assegnamento cho pel passato sull'impiego dei fuochi a grandi distanze, viene ad essere mutato il valore delle posizioni rispetto alle circostanti, perchè se con le armi di minor gittata una data località era al sicuro dai fuochi fatti da un'altra posizione, ora non lo potrà più essere. È oggidì maggiormente notevole il fatto che nella guerra di montagna basta che una ventina d'uomini arditi abbiano superato ,qualche passaggio sconosciuto o ritenuto i;npraticabile dal nemico, e di là sbuchino alle spalle di__ lui e, profittando delle attuali armi, gli mandino dei proiettili per far perdere la testa ai soldati più agguerriti, tanto più che con la polvere senza fumo e con la lieve detonazione prodotta dagli spari, non sarà facile scorgere subitò la precisa posizione di questo drappello celato fra le rocce e le pieghe del terreno dietro le quali sparerà. Ciò naturalmente richiede che tutti i soldati destinati in modo speciale alla gue1Ta di montagna siano abili tiratori e molto esercitati nei tiri alle grandi distanze, se si vuol sperare d'avere qualche utile risultato. Fortunatamente fra i nostri alpini, fra. quei baldi montanari dalle anime temprate in corpi di ferro, sonvi molti cacciatori cli camosci i quali di rado sbagliano il colpo. 2° L'alleggorimento dell' arma, il minor peso delle cartucce permettono di aumentare il munizionamento individnale senza accrescere il peso che il soldato deve portare. E questo fatto se ha importanza per qualsia.si truppa, ne ha una capitalissima per quella destinata ad operare in montagna, e ciò sia perchè attraverso a quelle zone è assai più difficile il rifornimento delle munizioni, e sia perchè nello svolgimento delle operazioni in terreni montani è più frequente il caso che piccoli reparti rimangano per qualche tempo isolati e nella necessità cli far uso delle armi.
SOL VALORE DEL TERRENO NEL COMBATTIMENTO ODIERNO
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ALCUNE CONSIDEltAZIONI
Dalle poche considerazioni fatte parmi si possa logica. mente dedurre che in seguito ai perfezionamenti delle armi i terreni montani, rotti, frastagliati, comunque accìdentati hanno oggidì acquistato un' importanza assai maggiore di quella che avevano pel passato, e ciò perchè la fanteria facendo del fuoco il suo principale mezzo di offesa e di difesa, cercherà, finchè le sarà possibile, di portare il combattimento nei suddetti terreni, per potere, avvalendosi delle snodabili ed elastiche sue formazioni, trarre da essi tutto il maggior profitto sia come riparo, sia, ed assai più, come mezzo per scoprire le mosse dell'avversario e batterle col fuoco. Un'ultima considerazione circa l'influenza del terreno nei combattimenti moderni mi viene suggerita dall'impiego dei grossi eserciti attuali in certe determinate operazioni, ed essenzialmente nel passaggio dei fiumi, nel valico dei mollti. Il g(lnerale Paris, nel suo trattato che ho già ricordato, osserva che la storia delle guerre non ci dà esempio che un fiume abbia trattenuto un aggressore energico il quale abbia operato con prudenza, fermezza, rapidità. E di questo fatto dà ragioni le quali se sono convincenti per ciò che riguarda il passato, non dol pari rassicuranti mi sembrano per Pavvenire. Innanzi tutto nella campagna del 1870·71, ove scesero in campo grosse masse d 1 armati, non vi furono passaggi di fiumi contrastati. Anzi i Francesi ritirandosi non fecero il più delle volte saltare i ponti. Dicasi : a nemico che fugge ponti d 1oro; ma nel '70 avvenne l'opposto. Ohi fuggiva lasciò i ponti intatti sui fiumi, veri ponti d'oro per l'attaccante, mentre !>aggressore incalzando, avviluppando, soffocando, sbaragliando il nemico diede a questi dei ponti di vetro. Dunque quella guerra non ci offre nessun consiglio circa i passaggi dei fiumi. Bisogna perciò risalire molto più indietro nel consultare la storia, giacchè nemmeno la campagna di Boemia nel 1866 non c1illumina gran che in proposito. Di conseguenza si cade in epoche in cui gli eserciti
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assai minori deali attuali, e quindi le ragioni esposte eran0 b f a· . cato dal enerale Paris per spiegare il atto 1 non m_a1 man go- · di fiumo per chi lo tentò con energia, perdono passa0 g10 · · 11 molto di valore rispetto a simili operaz1om ne e guerre future. . . A parte qualsiasi consider~zione sulla m~gg1ore ~.m1~~r~ ·b·1·t). per Pao-gressore eh potere con d1mostraz1om 111 poss1 1 1 "' o . · di annare il difensore sulla scelta ~el pu~~o d1 pa~sagg1? g fi me sta il fatto che con gh eserc1t1 attuali, a d~:ffeun u , · ·1 uanto facevasi in passat o, una s1m1 e operazione . a· l ·1 renza eli q ai dovrà effettuare o con maggior numero 1 co ~nne se 1. passa.gg1·0 81· oper·a in più .punt i., o con molto ma.gg1or tempo ·1 d. · i! ·n un punto solo NelJ>uno o nell'altro caso 1 se si 1a i · . . d 1fensor e ha ora una mag~ior probabilità d'1m~ed_ire o ren ere fatale il passaggio agendo con forze supenor~ o con~ro le masse separate dall'avversario, o contro l'esercito che e pas-
·a· sato in parte. Quindi i fiumi, per effetto delle grandi ~asse che oggi _1 · ·egate in <TUerra hanno acq_mstato un valore b , •• vengono 1mp1 difensivo assai superiore a quello che avevano nelle guerre
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passate. . . . . . . . Analogamente dicasi per 11 vahco dei monti. O~er_a~1om con come queIl.a d el 180 . 0 non sono assolutamente esegmbih . . .. gli eserciti odierni, i qua.li dovranno romp6rs1 m pm masse . . . . e seguire diverse strade. Inoltre gli accresciuti mezzi d1 sorvegh~nza e comum cazione rendono impossibili le sorprese totali come quella_d~l . S . B ernar·do, e cli minore conseguenza quelle . parziali. d Gran La necessità di separare in più masse l'esercito che . eve attraversare una zona mont ana da. maggior valore alla difesa, la quale, con una radunata p:·even~ivamente ben calc~lat~ e ben preparata rispetto alle lmee d1 spostaroen~o, potra va. lidamente contrapporsi alle diverse ~asse 1:emiche, non d1 rado separate da grandi ostacoli che impediranno lo comunicazioni fra di loro. ., . La ma<To-ior potenza delle nuove armi tenendo prn imbo pegnata la truppa, porta come conseguenza u n bo-ran fra,
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ALCUNE CONSIDERAZIONI
zionamento sul fronte dell'azione, o quindi la necessità di formazioni tattiche snodate, elastiche che permettano di trarro il mJi,ssimo profitto dal terreno non solo come riparo, ma anche per poter eseguire un miglior fuoco. E d ognun vede come oggidì sia di gr an lunga aumentato il valore di un giusto apprezzamento dei caratteri tattici del terreno, e ciò non solo per poter rioonoscere l'influenza che un dato terreno eserciterà sull'avversario ed intuire le disposizioni ed i movimenti di lui: ma anche perchè le condizioni. del terreno agiscono in modo diverso sugli atti tattici or favorendo, or ostacolando l'impiego dell'arma, l'osservazione, gli approcci, ecc. ecc. Siccome è aumentata l'importanza di tali condizioni e la necessità di usufruirle opportunamente, nel mentre che sono accresciut e le difficoltà di orientamento tattico, di collega.mento, di sicurezza, così è evidente che è aumentato il valore di sapere con prontezza e giust.ezza rilevare le qualità tattiche del t erreno. E noi ci pot remo mettere in grado di risponder e a questa esigenza della g uerra. moderna esclusivamente con un'assidua, accurata istruzione. E l'impor tanza della pron ta conoscenza del terreno se è aumentata pei comandanti di ogni grado, non meno aumentata è quelJa per il soldato di sapersi avvalere dei vari ostacoli che il terreno presenta. Ed anche in ciò è necessario che gli uffi.ciali insistano con opportuna e replicata istruzione . Affinchè però non nasca nel soldato troppa affezione agli ostacoli del terreno, devesi all'istruzione un ire l'educazione, che in questo ca.so si compenetr ano, perchè quando noi insegniamo ai nostri soldati il miglior modo di servirsi del terreno per coprirsi o per meglio far uso del fucile, noi parliamo alla mente, all'intolligenza; ma quando noi ci affrettiamo ad insist ontement o aggiungere che questi ostacoli devono servire por cop1·i1·si e no11 per nascondm·si, giacchè il soldato che si nasconde è un vile, noi parliamo al cuore, richiamiamo i soldati alla più bella sintesi dell'educazione militare.
Dalle poche riflessioni esposte parmi si .13ossa c~ncludere : 10 che il perfezionamento delle. ar~1, ~o s:11luppo nu. · ' eserciti rendono assai prn d1:ffic1le, 11 valumen co deo·li b t tare diligentemente, giusta.mante e prontamente 1 e1emen o terreno · . 2• ~he il valore del t erreno nel combattimento odierno · te tant o nell'ostacolo che può presentare· l'al ff camnon cons1s · mino da.li' aggressore quanto, e mag~~or ~ente, 1:el o :·ire condizioni topogra,fiche favorevoli all 1rop1ego dei fuochi. L . AM ADASI · Cmt nle colon n ello 11tl 64° fanter ia.
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ESPERIMENTI SULLA NEVE ESEGUITI NEL - TERRITORIO DEL I CORPO D'ARMA TA IN QUESTI ULTIMI ANNI
PREMESSA.. Nei decorsi .i nver~i ! m·ono eseguiti importanti esperimenti sulla neve nei pres1d1 d'alta. montagna situati nel territorio del I corpo d'armata. Essi riguardavano:
. I:
G_ost1·uzione di pa1·apetti di neve e tfri di fucile1·ia e di artiglieria da campo confro cli essi; II. 1l1a1·ce e manom·e nella neve)· III. Bivacchi nella neve )· IV. Uso de,qli slci (lì. Riass~1mere i risultati ottenuti in queste esperienze, è lo scop.o d1 .que~to lavoro; persuaso che tali risultati possano ~e1:vi~·e d1 utile e ~ratica guida. a ?hi sia chiamato ad opernie m m?nta.gna m quelle reg10m in cui essa è permanentem~nte ricoperta da neve, e in quei mesi in cui la neve ne ricopre ancora una buona parte.
I.
Parapetti di neve e tiri contro di essi.
ESPERJME:s'TI SULLA NEVE, E CC.
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In seguito era lasciata facoltà ai direttori delle esperienze di far costruire quei trinceramenti che meglio si ritenessero rispondenti allo scopo. L e esperienze di tiro contro i parapetti di neve portavano alla esecuzione delle lezioni di tiro individuale di campagna e de' tiri collettivi indicati dalla Istruzione S'U,l tfro pe1· la . fante1·ia, alle distanze tra 100 e 800 metri. Da altre esperienze era già. risultato che le penetrazioni sono maggiori o minori a seconda che i parapetti sono costruiti con neve sampli.cemente accumulata, oppLu·e con neve pigiata. Per tanto, solo a scopo comparativo, venne mantenuta tale distinzione anche nelle esperienze eseguite in questi ultimi anni, sebbene per la ricerca delle dimensioni da dare ai parapetti convenga cli più, in montagna, considerare il parapetto di neve pigiata, sia perchè dà le minori penetrazioni, sia perchè ·è la natLtrale conseguenza del lavoro . manuale che si fa colla neve allorchè la si accumula e le si vuol dar forma di parapetto; neve la quale, o ò indurita e si deve paleggiare a blocchi, o è farinosa e va battuta coi badili o pestata coi piedi per farla stare insieme. Si può anzi dire che il vero parapetto di neve che si costruisce preferibilmente in montagna, è quello semi pigiato, cioè quello elevato nella generalità dei casi nel seguente mo<lo (fig. l "): fJ.11 PO
NORMALE
])!
PAR A.l'ET'.l.'0 DI N.1,;VE.
COSTRUZIONE DI PARAPETTI DI ;EVE PER FUCILERI A.
i ~~ istruzion~ ~m~art~te por tavano a sperimentare prima tnncerament1 md1cati nell' Isti-uzione Stti Zavo1·i da zappato1·e pe1· la (ante1·ia. Fig. t•. ( l l Quanto r iguar~a l'uso negli shi . venne giil pu bblicato nel la nos tra Rivi t Il 5 a ne a puntata del mese cl1 marzo, anno i9JO. Veg~asi a lt.r esi • Gli sk i e i nost ri alpini , flivtsta del ctub Alpino ltat· _p • tata d1 marzo, l901. tano. un
Si tagliano dei blocchi di neve, piu o meno cubici, pm o meno grossi, a seconda delle dimensioni del parapetlo da costruire, e con essi si forma il rivestimento o scheletro del parapetto. Tale rivestimento viene poscia colmato inso - A:'iNO Xl.VI.
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778
ESPER.lllENT! S ULLA NEVE, ECC.
ternamente colla neve farinosa o polverosa che, in generale, si trova sotto allo strato d i n_eve indurita che è alla superficie. Per cui, in sostanza> la vera differenza che corre tra i parapetti di neve pigiata e quelli di neve semipigiata, così costruiti, consiste nel pigiamento più o meno forte che si fa, cogli strumenti o coi piedi, del nocciolo interno. I parapetti di neve polverosa o farinosa semplicemente accumulata, non resistono all'azione violenta dei venti, che in alta montagna spirano insistentemente; quelli di neve fresca od umida o diventano presto induriti per effetto del gelo, oppure si deformano prestissimo sotto l'azione dei venti. L'esperienza ha dunque permesso di concretare i due tipi sopraccennati - pa1·aJ?etti di neve pigiata e parapetti di .neve semipigiata - come i più caratteristici per la monta,gna. Dall'esame dei dati rigu~1rdanti i parapetti di neve costruit i presso i vari presidi, possiamo ricavare alcuni criteri generali molto importanti, che riassumiamo brevemente. T1·acciato . - I tracciati furono il più sovente d i limitato .3viluppo. Generalmente oscillarono tra i 4 e i 10 metri di sviluppo, e furono rettilinei. In qualche esercizio speciale furono esperimentate estese linee di trinceramenti, di lunghezza, ciascuna, fino a 125 metri. Furono a,nche costrnite piccole opere campali : ridotte, lunette, denti; ma i pochi esperimenti fatti non consentono di trarre criteri definitivi. P1·ofilo. - Il profilo per uomini a terra è da proscriversi. Oltre ai difetti comuni col parapetto analogo di terra, questo parapetto è perfettamente penetrabile da qualsiasi p roiettile di fucileria, senza che perda quasi della sua efficacia; mentre obbliga la truppa ad una posizione penosissima sulla neve gelata, o mezzo sciolta. Anche il pro.filo per uomini in ginocchio è da qualcuno poco raccomandato. Dando pure un maggiore spessore sì all'uno che all'altro profilo, non si verr ebbe ad ottenere la necessaria consistenza
F.,Sf'ERIMENTl SULLA NEVE, ECC.
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nella massa coprente per resistere al lavoro demolitore del fuo co e all'azione violentissima dei venti. Di profili per uomini in piedi, senza banch_i~a e con banchina se ne costrussero una grande qua.nt1ta. Ebbe, per altro,' grande prevalenza il parapetto a pa:·eti ~ert~cali. Questo fatto, il _q uale spiega le limi~~t~ d~me~s1om del tracciato, si dovette alla maggiore f~c1hkL d1 misurare la penetrazione dei proiettili; perchè nei p~rap~tt~ a sc~rpa esterna inclinata ed. a piovente, non è fac ile d1 rintracciare il punto di entrata del proiettile nella massicciata, nè di seguirlo lungo il suo percorso. Inoltre: per conoscere la vera penetrazione, occorre d i rilevare bene a quale altezz~L il proiettile sia entrato nella ma~sicci~t~, cosa ~on s~~pr_~ facil e a farsi. Così pure per hL d1spos1z1one de1 parapett1 su terreni sovente inclinati rispetto alla linea di tiro, e per la formazione con piovente, molti proiettili penetra~10 yer"-il piovente stesso e vengono ad occupare nella massic~iata ( una posizione corrispondente ad u na forte penet1:az1one, mentre invece, per esservi entrati nella parL~ super~ore tra la scarpa esterna ed il piovente, la penetrazione viene ad essere notevolmente ridotta. · Generalmente lo spessore del parapetto venne d~t~rn::i~ nato in base alla penetrazione riscontrata dopo i primi t1r1 eseo-uiti contro parapetti di spessore variabile . fra 1 m~tro e 2° metri : così che là dove si riscontrò che nessun proie~tile aveva, attraversato il parapetto dello spessore di 2 metri, si mantenne costante t ale spessore; lo si aumentò invece, portaU:dolo successivament.e verso i 3 met ri, e talvolta anche oltre quando si verificò che il parapetto era stato attraversat~. L'frnmento dello spessore del parapett? non_ fL~ uniforme presso i vari presidi, di modo eh~ le dirnens10111 estreme del :profilo ritenuto il più conveniente,_ non concordano presso i vari presidi. Ciò s~ deve alla _diversa densità fisica della neve e all'opera dei lavoratori. Nelle figure 2\ 3", 4', 5", 6", 7\ 8> ~\ .10~ e il\ ins~rt~ nella Tav. 1 a, sono concretati alcum t1p1 d1 parapetti d1 neve stud iati secondo alcune altezze della ne·ve.
880
ESPERIMENTI SÙLl,A NEVE 1 ECC.
Tutte le quote degli .annessi disegni sono . contate non di1l livello della neve, ma dal terreno naturale. La pendenza di 1/ 6 della scarpa interna dei profili non rappresenta un massimo di ripidezza, potendosi sovente, con neve ben pigiata, t enere la scarpa interna perfettamente verticale. Colla poca inclinazione del piovente, cioè di 1/ 10 dello spessore, si cercò di ottenere un diedro al ciglio di fuoco di sufficiente spessore contro la, penet razione. Il piovente poco inc.linato è anche raccomandato per i parapetti esposti al tiro dell'artiglieria. I nfine colla pendenza di 1/ 10 al piovente, l'angolo morto, su t eneno pianeggiante, stante il poco rilievo della massa coprente sul piano nevoso, è di pochi metri. Le banchine e le rarn.pe che si ricavano ritagliai;i.dole nello scavo, sono quasi sempre molto fragili; bisognerà_perciò rivestirle, o per lo meno ba.gnare questa parte di parapetto, la sera1 onde possa gelare nella notte. L'altezza del parapetto, e in conseguenza tutti gli altri particolari del profilo, vanno calcolati tenendo conto del calo o cedùnento della massicciata del parapetto, sia per l'as- · sodamento successivo del parapetto dopo la sua costruzione, sia per effetto dei cambiamenti di temperatura dovuti a.i venti sciroccali, sia per effet to dell'azione stessa del sole nelle buone giornate. Come dato medio ricavato da osservazioni fatte in parapetti di versi, questo calo è di circa 10 centimetri nel primo giorno alla temperatura di 8° a 10° centigradi, per altit udini uguali o di poco superiori ai 1000 metri. Diminuisce sensibilmente nei giorni successivi fino a diventltre quasi stazionario, dopo di che aumenta rapidamente, ed è quando al calore che avvolge la superficie del parapetto si aggiunge quello irradia,nte della terra. Y olendo applicare questo dato sperimentale, con un criterio pratico sufficientemente esatto, si dovrebbe aumentare l'altezza del parapetto, in media, da 10 a 20 centimetri, a seconda delle località, e le altre dimensioni in relazione. Striinienti. - Gli ordinari strumenti da zappatore in distribuzione alla truppa, bastano per la costruzione dei pa-
ESPERIMENTI SULLA NEVE, ECC.
78 1
rapetti di neve. Il badile è sempre lo st~u1:1ento per eccellenza; ma spesso esso deve essere sussidiato dalla gra. vina (1). Computo dei lavo1·at01·i e del tempo. - 1° Lo sbracc10 del paleggiatore può estendersi sino a metri 3-_3 1/ 2 ~er_ un: soldato di fanteria ; e a metri 4 per un soldato d1 art1ghena od un terrainolo di professione. . 2° Un lavoratore, in un'ora, può paleggiare da 2 a 2 ' / 2 metn cubi di neve, se di fanteria; 3 metri cubi se d'artiglieri_a. 3° Lo scompartimento di 1 metro, è il più convemente praticamente, perchè, nella maggior parte dei casi, il solo badile basta per la costruzione; e quando la neve è_ molt? dura basta una gravina per ogni due o tre scompartimenti. L o s~azio di 1 metro permette ai pa1eggiatori di lavorare liberamente. 4• La disposizione normi.ile dei lavoratori può anch e essere quella accennata nelle figure. Volendo ottenere_ l'.n par apetto di neve l)igiata, conviene aggiungere un pigiatore ogni due o tre scompartimenti. 5° Il lavoro si inizia e procede nel modo stesso sta.bilito per le analoghe costruzioni di terra._ E cioè, il la:voratore alla scarpa interna (per i trinceramenti a solo sc1.iv~ mterno)'. i due lavoratori alla scarpa interna ed esterna (se si tratta eh trinceramenti a doppio scavo) formano la massicciata con la neve ch e viene forni ta <falle righe di paleggiatori che loro stann~ dietro. Cosi:cchè il calcolo del tempo si fa sull'uomo alla scarpa interna, se vi è un solo scavo; e sui due uomini alfe due séii,rpe, se vi è doppio scavo. . 6° A.l tempo indicato come occorrente per la costruzione di un parapetto dato, conviene aggiungere quello necessario per la. ricognizione della, località., assaggio della neve, tracciamento dell'openL, ecc. 7° Per fare un parapetto di neve pigiata coi badili e coi piedi, occorre a un dipresso una volta e mezzo il tempo (1) l grossi blocchi di nc1•e J)el' ri ves limenLo, s i traspor t,u10 o colle mani inguantate, o sui man ich i dell e gravine o dei bad ili, o sugli alpenstoch, a barella.
782
ESPERIMENTI BULLA NEVE, ECC.
per un parapetto di uguali dimensioni di neve accumulata; qualche volta anche meno. Àvve1·tenze. - La neve dura o farinosa non aumenta, divolume come la terra; perciò la cubatura dello scavo e della massicciata si corrispondono. La neve molle e plastica, nel massiccio, diminuisce circa di 1/10 del suo vqlume. Se la neve è in via di scioglimento, lo scavo non dà che 1 i '/ 5 o i % del volume, che, secondo il calcolo, dovrebbe essere dato dallo scavo. Ccn tale qualità di neve, bisogna affrettare il lavoro e aumentare i paleggiatori, ponendoli anche a 0,80 di intervallo fra di loro. Il parapetto di neve pigiata coi badili e coi piedi, richiede uno scavo di neve superiore di 1/i circa al volume della massicciata, se la neve è molle; un po' meno, se la neve è dura. · Il parapetto a solo scavo interno è preferibile, perchè meno visibile, e perchè non oppone ostacolo al contrattacco e, se esposto al tiro d'artiglieria da montagna, è anche meno' visibile. Con neve ·bassa, che si debba rica·va.re su vasta superficie, se non si hanno disponibiìi molti lavoratori, è giuocoforz~ ricorrere ai due fossi. A.llorchè lo strato cli neve è di 1 metro, il parapetto di 1.30 sovrasta poco o nulla sul piano della neve, e quindi conviene rinunciare a.I tipo A, ossia ad avere i tiratori coi piedi sul terreno vivo; e bisogna ricorrere al tipo B con banchina, pigiando bene questa ed il fondo del foss~ interno. Con neve più alta di 1 metro, anche il tipo B dovrà essere modificato, facendo lo scavo interno tanto meno profondo quanto più la neve è alta, in modo da ottenere in ogni caso una linea di fuoco abbastanza elevata sul terreno. Quando i parapetti avessero davanti alle loro scarpe esterne pendii o valloni, non si dovrà batterli dal parapetto aumentando l'inclinazione del piovente, ma bensì batterli da posizioni laterali.
ESPERIMENTI SULLA NEVE, ECC.
783
Se si devono battere alture un po' lontano, e più o meno a livello col parapetto, o fal de di alture laterali, o fondi di
valli lontane, sarà conveniente di dare al parapetto anche inclinazione minore di 1/ 10 • Conviene badare che non sia mai commista terra alla neve gittata sulla scarpa esterna e sul piov~nte, perc~1~ ~l~ trimenti i trinceramenti diventano più facilmente v1s1bih da lontano. TIRI DI FUCILEIH.A. CONTRO PARAPETTI DI NEVE.
Gli scopi da raggiungere dalle · esperienze erano i se-
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guenti: · . . .. i. 0 Ricerca della penet?-azfone massima clei p1·oiettili nei pa1·apetti di neve; . 2° .Rice1·ca clella massima ·resistenza dei pa1·apetti di neve; 3° Complemento alla raccolta di questi dati essenz iali era l'osservazione dei fenomeni p1·incipali diwante lo svolge1·si clelle espe1·ienze. . 1 . .Rice1·ca della penefraz-ione massùna clei p1·oiettili. - Per prendere ad esame i risultati delle proprie esperienze, la Commissfone che funzionò nell'inverno 1896-97 si propose un sistema di metodo, sistema che venne seguito dalle susseguenti commissioni per armonia di processo. Questo sistema aveva per base: a) la ricerca della media aritmetica, delle penetrazioni . . (massime e minime); b) la costruzione dei noccioli grafici contenenti la nugliore parte dei colpi 'penetrati; . . e) la determinazione della penetrazione massima alle varie distanze. Il sistema della media aritmetica, ottenuta moltiplicando il numero dei proiettili per le penetrazioni relative e di~ videndo la somma di questi prodotti pel numero totale dei proiettili rinvenuti nel parapetto, può ess~re ~pplicabil.e p~r determinare la graduazione delle penetraz1om alle vane d1-
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784
ESl?RRU!E NTl SULLA N&VE, E CC.
stanze, ma non può essere preso come misura della penetrazione per fissare la grossezza dei parapetti alle varie distanze. I n ricorca di tale fatto non si possono trascurare i colpi che dànno le penetrazioni. massime, per quanto sia risultato comprovato che molti proieLtili dovevano la loro forte penetrazione all'avere percorso nella massicciata del parapetto gli interstizi provenienti da una imperfet ta costruzione. Sembrerebbo quindi che per avere un' idea esatta delle penetrazioni, anzichè alle medie aritmetiche, sarebbo meglio di riconere al sistema di proiettare tutti i colpi sopra una sezione verticale-trasversale (profilo) del para.petto, o determinare su questa sezione il rettangolo contenente la miglio1·e p a1·te di qiiesti colpi, e ciò per essere certi che .detto rettangolo contenga tutti i proiettili i quali rappresentano una penetrazione effetti.va attraverso la massicciata del parapetto, scar tando quelli che, por essero lontani da questo nocciolo, è presumibile rappresentino o rimbalzi o proiettili che, nel parapetto, hanno percorso in parte interstizi, oppure possono anche far supporre grossolani errori commessi nella ricerca. Tali noccioli rappresentano la vera penetrazione dei proiettili alle varie distanze, ma non possono essore presi come dati per fissare lo spessore da darsi al parapetto, perchè si r iferiscoJ10 ad un parapetto di neve omogeneo che in pratica non esisterà mai. Lo spessore da darsi ai parapetti invece può essere determinato in modo più sicuro, e con risultato più pratico, esaminando le penetrazioni massime attendibili raggiunte nello varie esperienze, scartando quelle poche che, per il loro numero esiguo, di fronte ai proielitili r invenuti e studiati, possono in modo esatto ritenersi inattendibili. Lasciando da parte il sistema dei noccioli grafici , e applicando invece gli altri duo sistemi, per portare il ragionamento sui dati più diligentemente raccolti, riassumiamo nello specchi o che segue gli elementi necessari per ricavare il valoro delle pen etrazioni dell' ultimo triennio di esperienze 1897-98-99.
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786
Da tali dati si rileverebbe che la penetrazione media nello inverno 1898-99, a 100 metri, in parapetto di neve accumulata, è di metri l.71, perciò superiore a quella dei due anni precedenti. Il quale fatto, considerato numericamente, ci potrebbe permettere di formulare un criterio assai attendibile rjguardo allo spessore da darsi ai parapetti di neve, e cioè che u,n pa1·apetto di neve di 2 metri di spe.çs01·e, è sufficiente 1·ipa1·0,pe1· i tù-ato1·i che vi stanno diet1·0, dai tù-i di fi1,cile1'ia p1'ovenienti dalla distanza di 100 niefri. E ragionando sui dati trascritti nello specchio a un dipresso come precedentemente si è fatto, si verrebbe alla. conclusione che il parapetto di 2 metri di spessore, sia esso cost ituì ·to da neve semplicemente accumulata, ovvero di neve pigiata, è sufficiente riparo ai tiri di fucileria per qualsiasi distanza compresa tra 100 e· 800 metri. Però se noi portiamo la nostra attenzione anzichè sui dati di penetrazione media, su quelli della penetrazione massima, potremo raggiungere un dato più positivo che abbracci tuttavia ogni caso e dia un criterio più lato, ma più sicuro, più esatto, senza pericolo di inconvenienti. P rendendo per base la penetrazione massima, dalle esperienze eseguite nello inverno 1898-99, si ricaverebbe (vedi specchio a pagina seguente) che su 2820 pallottole rinvenute nei diversi parapetti costruiti, 1'8,43 °~ ebbero penetrazione uguale o superiore ai 2 metri, ma sempre inferiore ai 3 metri.
787
ESPEll!MENTl SULLA NEVE, ECC.
ESPERn!EN'I'I SULLA NSVE 1 ECC.
Q-aantitativo m,me,.ico di vallottole di fucileria rinve91ut.e .1iei. pa~apett~
di neve alla penetrazione di 2 metri e supeno1·e ai 2 metri negli esperimenti eseguiti 11el 189 9.
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QuantiLi1 cli. pallotlolc riu,• enul~ a. penetrazioni di 2 metri e superiori Neve pigiata
Neve accum11lala
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Penetrazione
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Penetrazione
N.8. _ Oltre i 400 meLri non si ebbero pallottole con penotrazione eguale o $ li· periore oi 2 metri.
Da esso si rie ava : a.) pa1·apetti d'i neue accwm:ulata: . a 100 metri il 17,35 °/0 di p allottole con penet.raz1011e di 2 metri O superiore ai 2 metri ma inferiore ai 3 metri ! a 200 metri il 9,81 °lo di pallottole con penetra~10ne di 2 metri o superiore ai 2 metri ma inferiore ai '3 metri! a 300 metri il 4,67 1/. di pallottole c:on penetra~1one di 2 metri o superiore ai 2 metri ma inferiore ai 3 metri; /'.•.
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ESl'ERIMENTl SULLA NEVE, ECC ,
·ESPERlllfEN'l'l SULLA. KEVE, ECC.
.. a ~00 metri il 4,43 °/0 di pallottole con penetrazione d1 2 metri o superiore ai 2 metri ma inferiore ai 3 metri· b) pa1·apetti di neve pigiata: · ' .. a 1?0 metri_il 2,0_6 1/0 di pallottole con penetrazione dl 2 metn e superiore a1 2 metri ma inferiore ai 3 metri. In complesso si ha che su 2820 pa,llottole rinvemite nei par~p~tti .si~ d~ .neve accumulata che ~i neve pigiata esamin_at;1, l 8,4~ / 0 d~ ess~ han~o penetraz10ne eguale o superiore a1 2 metri ma m for10xe a1 3 metri. Ora., i dati del triennio in esame ci fanno rilevare al riguardo (vedi specchio et pag. 78!5): nell'inverno 1896-97 la penetrazione massima fu, di metri 2,60 a 100 metri in parapetto di neve accumulata ; nell'inverno 1897-98 la penetrazione ma.ssima fu di metri 2,55 a 100 metri in parapetto di neve accumulata. 11eìl' inverno 1898-99 la penetrazione massima fo di metri 2,80 a 100 metri in parapetto di neve accumulata . . Pren.dendo_ per elemento di studio la penetrazione massima d1 metn 2,80, e tenendo conto del calo dei parapetti, parrebbe che uno spessore di metri 3 dato a un parapetto di neve accumulata dovrebbe essere sicuro schermo ai tiratori appostativi dietro. Sapendosi già che le penetrazioni nei parapetti di neve pigiata sono inferiori, lo spessore da darsi ai p_a:rapetti di neve pigiata, deve essere min~re. L'espe1·ienza ha dimost1·ato bastw·e qneUo di rnet1'i 2.50. Nel volume 2° (parte per gli uftìciali) dell' Lstmzione sidle a'J"n~i ~ sul tùo p~1· la /'ante1·ia, a pagina 55, sono riportati dei dati d1 penetrazione massima del proiettile del nostro fueile modell_o ~891 assai significanti. Era troppo naturale che la Comm1ssrnne delle esperienze, tenendo conto di t ali datj ufficiali, 11e cercasse la conferma, negli esperi menti in c~rso. A tal uopo ordinò apposite esperienze ai riparti staccati al Moncenisio, i quali eseguirono codesto studio nei mesi di marzo e di aprile dell'anno 1899. Nello specchio che segue sono registrati i risultati ottenuti.
789
Specchio dei risultati ottenuti negli e.s1~e~·irne:nti specfali .di tiro c~nfro para· petti di 1ieve costruiti colle modalita i_-ndi~ate d~ll i st1 uzione sulle ~m~ e si6t ti?'o della fa,iteria {voi. 2°. Per g h uffic1 a h, 24 maggio 1899 pa..,. 5,J). l),;li su i parapetti DISTANZE
di ne1·e dell' istrnzion,~ Sllile arm i e su l tiro per la fa11t1' r1a
vol. 2r\ pag-. 55 ,
colonna 8•.
LouliLà e data dell'esperimento Mnneenisio (,i) marzo -189~ 1)1•netrazione massima in metri
Moncenbio 12) :q-.rile 1899 pcnetr~ziono
ma.~s1ma in 1llCLl'i
3,36 2,60 (3 pallottole) 3,75 100 metri 3,30 id. 2,50 (3 l 2,75 200 » 3,00 id. 2,60 (2 l 2,30 )) 300 2,71 id. ) 2,20 (1 2,30 400 )) .. (i} r tiri vennero ese;;u iti at l'ap1)0!2:gio eia N. 6 .tiratori alnl1 ,.tem.Po li~;lo, ~emperatura + 2• cent. itll itudine (quoti, -102i}. - 12J I tm vennero .e,r'.1101t1 ali appo.,710 da N. 4, tiratori abi li, tempo coperto, temperatura. + 2° cent. Att ,tuclme (quo ta i92•J.
Non si tenne nessun conto delle penetrazioni dei 11roiettili che nell'interno del mezzo presentarono corpi estranei, vuoti o strati d i densità anormale. . Dal confronto dei dati clell'.lst?·uzione con quelli ricavati dalle esperienze eseguite al Moncenisio, si rilevano differenze ass~i notevoli. Non sapremmo spiegarcene la ragione, se non . riferendoci alla diversa confezione dei parapetti, per qua.nto non debba mettersi da parte il criterio della diversa temperatura e dell'alt itudine alle diverse stazioni di tiro. Certo le esperienze eseguite nell'alta montagna farebbero ritenere eccessivi i dat i dell' Ist1·iizione, i quali propenderebbero per uno spessore di 4 metri, mentre quello di 2,50 d~ noi accennato il più delle volte si adclimostrò anche eccessivo, Forse ques~o particolare potrebbe suggerire di a.ggiungere ne~lo sp~c~h1~ inserto nell'Ist1·uzione t1ltri. dati per aumentare 1 ternum d1 studio, ed i criteri pratici circa le dimensioni massime da tenersi presenti nella costruzione dei parapetti dì neve. 2. Rice1·ca cletla massirnci ,·esistenza clei pcwapetti. - Le esperienze eseguite, considerate attentamente sotto q~esto unico punto di vista, hanno pienamente dimostrato che 1 parapetti di neve sono resistentissimi contro il tiro anche prolungato della fucileria. . . . . Nello specchio a pagina segMente sono nportat1 alcum ~ e1 dati più interessanti all'uopo raccolti, che credemmo utile di tr~scrivere, per quanto la storia delle guerre d'inve~n,o combattute in montagna abbia comprovato tale venta.
700
ESPERlMBN'l'l BOLL A NEVE, ECC.
ESPERIMENTI S0LLA NEVE , ECC.
Come dato speciale si aggiunge il seguente. Nell'inverno
R esistenza dei parapetti di 11eve confro tiri di fucileria
1897-98 nel presidio di Aosta venne costrutto un parapetto
alquanto p1·olu11gati p
f
di neve, costituito tut t o di blocchi, di 2 metri di spessore per 2 di altezza e 2,60 di lunghezza. Sottoposto ad un tiro continuativo fino alla demolizione, esso franò dopo avere ricevuto 451 pallottole alla distanza di 200 metri. I proiettili più raggruppati si t rovarono nel rettangolo compl'eso tra le ordinate di metri 1,05 e metri 1,30 rispetto all'altezza totale del parapetto, e presso a poco corrispondentemente al centro del parapetto. Non si sono raccolti dati circa la resistenza di trinceramenti di una certa estensione, per esempio, per una compagnia sul piede di guerra, sebbene si siano fatte esperien1.e speciali al riguardo dal presidio militare del Moncenisio, alla distanza di 20 metri, perchè i proiettili che colpirono in pieno i parapett i costruiti furono pochissimi, o moltissimi sfiorarono il ciglio di fuoco che venne di molto smussato. 3. Fenonieni osservati du1·ante le espe1·ienze. - Assai interessante sarebbe l'esposizione o la discussione dei fenomeni osservati durante le esperienze di tiro. Noi dobbiamo, per ragione di spazio, restringerci a dare un cenno solamente dei principali: a) Pe1·corso dei p1·oiettili cli fticitei·ia nella mcissicciata clel pampetto. I proiettili dura.nte il loro tragitto attraverso alla massa del parapetto scavano una galleria di circa 2 centimetri e 1/~ di diametro, qualche volta pil'.L. Con neve pigiata e indurita il foro è solo 1 volta e ½ o 2 il diametro del proiettile. Kella neve molle-farinosa-accumulata, la galleria è quasi sgombra; nella neve indurita-pigiata, si nota del ghiaccio polverizzato. Tutti i proiettili presentano attorno all'incamiciatura dei ghiaccioli :finissimi, dovt1ti, molto probabilmente, ad un nuovo orientamento delle mollecole di neve, orientamento che ne produce la cristallizzazione. ·Questo involucro di ghiaccio tenderebbe a diminuire consiclerevolmente la penetrazione del proiettile. I proiettili si trovarono allogati in camerette talora del diametro quattro volte superiore a quello dei proiettili - a
pessore rkl parapcl lì 1·0111ro , '111:111 ven1wro ese"U1ti i Uri a lotlo l,, rlma,t1.1 nei parapeltl St ,Lo rio, pan,peÌLìn dopo il L1ro 0
l'\evc accumulata 01STAN?.F.
Spessore 11cl parnpeLto
t.umcro 11clle pnllottole
che
co l piro no il
parapetto
Neve pigiata
Slalo riel parapetto clopo il Liro
l'iumero 11clle pall oito!e che colpiro no 11 parapetto
Spessore rl el parapetto
· Stato del parapetto 11opo il tiro
Dati generali ri ferentisi a t iri senza obbiettivo d i studiare la resistenza dei parapetti. 215 100 metri ottimo S,00 2,50 325 ottimo 2.27 id. 2,00 200 )) .2,00 226 id. 300
"
400
»
"
500
4S2
id.
1,20
11::i
id.
2,50
180
1S3
265
id. id.
2,00
1,80
1,80
45
id. id.
3,00
»
.2,50
22:3
id.
1,50
82
id.
700
»
.2,10
133
id.
1,80
31
id.
800
))
2,00
25
id.
2,00
102
id.
600
Dati speciali riferentisi a tiri eseguiti per determinare la resistenza dei parapetti. 511
200 metri
su 998(1) sparate e poi ancora
1,30
buono
202 su 498(2)
sparate
I
(
1 12 300
buono
2,50
»
su 1008 sparate (3) . ..
1,50
791
5,:5
I··
I
\
i
1002 /spa:~fti ('')) buono
su 4 98 sparate (5)
<~>_c~oe 115i o;.. - (2) Cioè il 50,6 o;.. - (3) Cioo il ,o•/•. - (4)Cìoè il 53 s9 •/ _ ' •· (5) C1oe 11 4~,5 •/ 0 • ·"'
793
ESPERlMENTl SULLA NEVE, ECC .
792
2° ESERCIZIO.
ESPERIMENTI SULLA NEVE, ECC.
pareti indurite-ghiacciate. All'esame minuto delle gallerie, si notò che il proiettile, dal punto in cui penetra nel parapetto, tenderebbe a sollevarsi verso gli strati superiori. Questo fenomeno è molto caratteristico nei parapetti di neve accumulata. · • Irr esperienze eseguite presso il presidio milit~.re di Exilles nell'inverno 1898-99, si rilevò che contro un pa.rapetto di neve accumulata; al to 2 metri, spesso 2 metri, lungo 5 metri, nel quale, su 24:0 cartucce a selenite sparate, penetrarono 227 pa.llottole (puntamento in una striscia di carta colorita in nero posta a 0,25 dal piede del parapetto), si trovaron o 226 pallottole nel rettangolo compreso trit 1 metro e 2 m~tri dell'altezza t otale del parapetto. Contro un parapetto di neve pigiata, delle stesse dimensioni, su 240 cartucce a, selenite sparate, penetrarono 215 pallottole le quali furono t utte rintracciat e nel rettangolo compreso tra metri 0,75 dalla base e metri 1,7o dell'altez:ta totale del parapetto. b) Giacifo,rn clei p1·oiettili. Un fatto molto caratt eristico e molto comune r ilevato, quello si fu che, alla ricerca delle pallottole nella massa del parapetto, si riscontrò una quan- · tità rilevantissima di. esse rovesciate. Quasi tutte poi avevano posizione diversissima da quella della direzione del t iro. Nei due esperimenti ora accennati, si rilevarono i dati seguenti: 1° Esrrnorzro.
Tiro ci 200 metri contro parapetto cli neve acciimiilata.
Su 227 pallottole rintracciate dopo il tiro sul parapetto, si rilevò : 71 pallottole completamente rovesciate cioè il 37,27 °/0 42 » disposte in senso trasver18,50 )) » sale . 10,13 » » » coll'ogiva in basso . 23 12,81 » » coll'ogiva in alto a destra. 29 » 7,93 » » coll'ogiva in alto a sinistra 18 » coll'ogiva volta avanti, in 39 17)8 » senso normale. ))
))
Tiro a 200 1net1-i confro pa1·apetto di neve pigiata. Su 215 pallottole rintracciate dopo il t iro nel parapetto, si rilevò: 4:7 pallottole compl~tamente rovesciate, 0ioè il 21,86 % . » disposte in senso trasver53 » 24,65 » sale . 7,44 » » » coll'ogiva in basso . 16 » 11,16 » coll'ogiva in alto a destra . 24 9, 76 » coll'ogiva in a.lto a sinistra 21 » coll'ogiva in avanti, in 54 (1) » senso normale. » 25, 11 » Il parapetto costruito ad Exilles non fn attraversato in alcuno esperimento da alcun proiettile. La massima penetrazione riscontrata nel parapetto di neve accumulata fu di metri 1,90 (un proiettile); quella riscontrata nel parapetto di neve pigiata fu di metri 1,70 (un proiettile). ))
))
*
**
L'attento esame del fenomeno del rovesciamento dei proiettili, permette di fare alcune considerazioni. La ricerca dei proiettili nella; massicciata del parapetto è sempre un'operazione lunghissima e molto laboriosa, anche quando la si eseguisce subito dopo il t iro. La posizione del proiettile al momento in cui lo si ritrova, è dubbio se . possa ancora essere quella che effettivament e aveva al momento in cui, per avere perduto la sua forza viva, si arrestò. È facile invece presupporre che, per effetto dei calore, del peso, e de' continui cambiamenti intermolecolar i che avvengon o nella massa della neve, i proiettili prendano diversi adagiamenti in momenti successivi, i quali ci spiegano in parte le svariatissime giaciture che si riscontrano. Ad ogni modo il fenomeno del rovesciamento del proiettile, non è '.trnovo, ed è essenzialmente dovuto alla diversa resistenza del mezzo, e alla diversa sua omogeneità, per· cui il (il Di queste ti4 ultime pallottole, 5 erano smussale, 2 deformale, i spezzata. 5:l -
ANNO XLVJ.
794
ESPERUIBN1'I SÙLLA NEVE,
ESPERIMENTI SULLA. NEVE, ECC.
proiettile non si muove in un mezzo perfettamente omo.geneo, e perciò diversamente resistente ne' suoi vari punti. Certo è che Pazione eccentrica di questa resistenza dà luogo ad una coppia perturbatrice di movimento assai maggiore di quella che il proiettile subisce nell 1aria, e che perciò è capace di farlo rovesciare. Quest'azione essando tanto più rilevante, quanto più grande è la velocità con cui il proiettile penetra nel mezzo, si comprende come con la pallottola modello 1891 il fenomeno debba presentarsi assai più frequentemente di quanto potesse avvenire col fucile Wetterli modello 1870-78. Se la penetraxionedurasse molto tempo, il proiettile dovrebbe seguitare a girare per ritornare colla punta in avanti, cioè dopo aver compiuto un giro intero di 360°, e incomincerebbe un secondo giro se la penetrazione durasse ancora. Questo rovesciamento ha per effetto di aumentare il diametro del canale di percorso, e il diametro del foro d'uscita del proiettile che è da quattro a cinque volte maggiore del foro d'ingresso. c) Fo1·za viva 1·estante al p1·oiettile. Il fare apprezzamenti in merito contrasterebbe col principio che i parapetti sono fatti per anestare i proiettili e non per favorirne il percorso. Tuttavia quanto si accennerà in appresso può valere a dimostrare come, anche parapetti di limitato spessore, siano un riparo efficace per tiratori appostativi dietro, e che la neve è un mezzo molto resistente. In tm esperimento cli t iro eseguito ad Exilles alla distanza di 100 metri contro pa,rapetto di neve accumulata - alto 2 metri) sposso metri 1,50, lungo 5 metri - si spararono contro di esso 288 colpi. Tutte le pallottole attraversarono il parapetto. Si rilevò che sopra 130 pallottole che avevano colpito le sagome : N. 7 pallottole avevano colpito le sagome retrostanti (1) di lancio (6,38 °/0) ; N. 92 pallottole avevano colpito le sagome di piatto perforandole (70, 76 °/.) ; N. 22 pallottole avevano colpito le sagome senza perforarle (16,92 °/0) . (i) La sagome ~ia in questo che in tutti gli anal oghi esperimenti rurono collocate alla distanza di 0,50 centimetri dal parapetto.
ta:cc.
795
Tutte le altre pallottole1 comprese quelle che non avevano perforato le sagome, furono rinvenute per terra tra il parapetto e le sagome. , . Nel presidio di Aosta si eseguì a 300 metn un tiro con~ro un parapetto di neve pigiata lungo m. 10, spesso metri~, alto 1,30. Si spararono 960 colpi, temperatura+ 5°, bersaglio visibile. Colpirono il parapetto 115 pallottole. L o attraversarono solo 3 colpendo le sagome retrostanti. Le sagome ebbero . solo lacerata, la carta.1 por il che il direttore dell~. espene~z~ espresse parere che quei 3 proiettili sarebbe~o stati inoffens1 v_1. A La Thuile si costruì un parapetto d1 neve accunrnlat~ lungo 4 metri, spesso 2 metri, alto metri 1,40. A 700 ~e~1 si spararono 198 cartucce; temperatura+ 3° - bersaglio _illuminato dal sole. Colpirono il parapetto 37 pallottole. Lo attraversarono 6 colpendo le sagome retrostanti, e 2 non colpendole. I n una nota spie~ativa in~erta nell_o sp~cc~i,etto di tiro il direttore delPespenenza scrisse : « dei p1·oiettili che ' « colpfrono le sagome, nessiina le perfo1·ò : tutte batte1·ono cont1·0 « di esse con inclinazione p1·eszi1nibil1nente vm·ia ». Le 2 pallo~tole rinvenute a terra, si ritrovarono nell'intervallo tra 11 parapetto e le sagome. . Infine in un esperimento di tiro eseguito a Bardon~c~h1a alla distanza di 800 metri contro parapetto di neve p1g1ata spesso 2 metri, alto metri 1,65 all~ base. e 0, 60 alla sommità (1) si spararono contro 410 colpi. Colpirono 102 pall_ottole. Lo attraversa,rono 7 colpendo le sagome retrostanti, e 2 non colpendole. Si osser vò che le pallottol~ non forarono completamente le sagome, e attraver3arono 11 parapetto a spessore inferiore di metri 1,50 circa, e non lo attraversarono a spessore superiore (2). )
+
11 parapetto era lunao tO metri, temperatura 5t, bersaglio ,•isibile. . Tratl;ndosi cli uno ;iudio, pare utile vertere quale possa esser,i t a rdela1.1don,e tra 1 , :•ta, •11 1:,rola ;ie11 e~r~~ione umssim,t data dal proieLtil e d~I. fucile ,moct. i89i o ciue.la iettilì dei principali rucili esteri. - Alt "uopo s1 e col!lp,Jnto lo specch10 1nse1to,a p~g.,n~ seguenti, il quale, per quanto inco mpleto, è tullav,a sulllc1ente per dare un iuoa up prossimativa della relazione in parola. . li ti tt I Da esso rilevasi abbastanza evidentemente la maggiore penetrazione dc e pa O ode del nostro fucilo mod. 9t..Cìti potrebbe anche permetLcr~, senza t~·opra esita~ion e, . 1 scen~ero ancora di qualche cen timet ro ai diso tto dello cltmens ,om cinto clall,, nos li ~ I struzione su! tiro pe,'. la (anleria (Voi. 2°. Per gl ( umciali,_ pag. ~5). quat1cto ?ti~: avessero altri dati sperimentali, esscodo le penetrazioni mass1mt. dct proiettili de uc esteri in e,~ame assai minori. (! )
(Q)
=====F = =====;'=====r=======;=======,;::= =='===--
FUCILE
CALIBRO
Hisultati ottenu- . . . Parapetti di neve li da tiri esr- Parnf)ello cr, neve p tt d. , ·· · • fortemente pigiata, ,,.rape o . ' nel'e g u1t1 contro pa asciutta e poll'eru- 11.tluralmeute ot~e, di rapett1 d1 neve lenta nell'intern o nutoscavando trina 100 m. , 400 (lel 'larapetto cer nella neve. va ria natura m. e 600 m. ,, .
797
ESPEl(J~ENTl SULLA . NEVE, ECC.
ESPERiMEN1'_C SULLA :NEVE, J1.:CC.
Lastre
di
L
ghiaccio
-
VcLterli svizzero mm. ·I0,50 proietto Spes sore su flinon ri vesti to. ciente a IUO 111 .
Neve rimasi.a di- Neve caduta di vers i giorni e- recente ed amNeve ammon tica I gelo mon ticchiata 2 Neve non con- sposta ciliata (-1) . Para11e1.to ed alla pioggia ore !)rima del gel,,ta e a11cora e poi ammon- ti ro, parapetto molle. Neve ammootic- Annoia i ioni di neve batttita ti cc hia ta in de llo spesso re cbiata con printrincea 24 ore di 5 metri con Strato superiore prima del tiro cipio di disgelo esterna leggermente (2). co ngelato. eseguito dopo scarpa a pendenza naalcune ore di turale. pioggia.
I
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
·1,!iO.
S p es soro suffi· cien le 4ù0 ro. -1,!,.0,
,t
S r>es sore sufficiente a 600 m. 0,90
)
Ruhin - Schrnidl mm. i ,50 proietto <li svi1.zero piombo inrtu rito ritmoct. :!S89) vestito sulla punta di acciaio nichelato e quindi cli ca rta.
-
Penetraz ione med ia Penetrazione media in tutte le et pcrien- in tutte le espeze Ili Li ro eseguite ricnze rii tiro esealle distanze di -100, gu ite alla distanza 200, 600, soo ru., ai mo e 300 m., m. i,70. m. .f,60.
l.0 • Tutte le palrottole ad ec cezione di un a
sola, fu r o n o trova te c\isposteintraverso. 2°. Massima penetraziono m. 2, 30, minima m. :1,rn. 3°. Si conci1il1se che un parapetto ili neve grosso rn. 2,50 costituìsce un ri paro ~icuro contm il tiro di fuci · leria. !,.• E che una tru ripa che dispongadi l)oco tempo e eh 1111 piccolo strato di ne\'e ù protet ta ctlkacemente da un parapetto grosso m. Il giacché i pochi pro ietti che l'attraver,ano avranno elfotto 11\l il O.
I
I
I
I
798
r
ESPERIMENTI SULLA NEVE, ECC.
1
FUCILE
CALT13RO
Ri.s ultati.o.ttenu- Parapetto di neve ti !1? tJrL esc- rortemente pigiata, gu1t1 con tro pa- asc-iutla e polverurapell1 d1 11twe 1:nta nel!' interno ~- t~060½\1.400 ,l~ I 'parapetto.
.
Para1letto cl i neve P:i ra petti di neve 1 naturalrnP11 Le ol.t.e· di nuto scavando tn11cee nella neve. varia natura
I
I~
799
ESPERIMENTI SULLA NEVE, ECC .
Neve_ri rn_asta di- Neve caduta di versi giorni e- recente ed aroNeve non conap\ mon ticch;atad 2 Parapetto . ' 0 "" ' ore prrnrn el gelata e ancora 0 ~ i~~111 tiro, parapetto <li neve battuta mo lle. . • , . rlello sprssore /• ?1.e di 5 metri con leggermente Strato superiore tnncea prima_ cl tu o ,carpa es1erna congelato. esPgm to dopo a 1iende nza naal.cune ore d1 turale.
~H0!\i,'l 7.:\~ t~1~ ?~
Lastre di gh iaccio
Neve ammor1 Licciliata (i) . Neve ;1mmonticcilia ta con pri11cipio <li disgelo (2) ·
Annota.z ioni
-
La · pénetraz;one· mas s 1ma nella. ter ra Il nella sabb ia raggiunge il massimo alle clist..1.1ize comi1 rose i 250 e 300 m. - Essa non supe r a 111<1.i i 90 cent.im etri.
JJlOggia..
Lebel francese mm. 8 proietto cl i (mod . i886-93} piom bo rivestito di Maillecllort.
-
I
-
-
Ewerieme a 50 m. hanno dato l.t pe netrazion e me dia di m. t ,75.
-
-
-
' ,
il
Nell'abe te pen ot ra1. ionc mus.,inm da 90 a iOO centimetr i. In altri l eirnami da 60 a . .JO;J centimetri.
!I '>
- - -- - - Ma uso r s p a- mm. 7 proietto di gnuolo piombo i n <I uri to
(mod. :l893J
con antimonio rivestilo di acciaio nichelato.
Jar rnan norve- mm. 10-:15 prorntto gese non rivesti to. (mod. !885)
-
-
Alla distanza da 7 a 12 metri,
m.
t ,60
versato.
-
-
. .
-
-
-
-
attra-
r a li ottole completamente deforµiate ..
(l.J
(:l) A 33 m. di di· stanza da m. (2) :l,U3 a m. l.,25.
PalloÙole non deformate.
(2)
A 33 m. di di· stanza da m. l.,50 a i,65.
i
Si conchius e che uno spessore cli m. 2,50 dato al para petto ha tutte le condizioni desiderabili di resistenza (2J . No to però che un parapetto <li 3 rn. ru at tra versato da alcune pa llot tole.
800
FUCILE
llisu llati ottenu. ti da tiri ese- Par~pctto di. 1!eve guitl con~o pa- ~~~\~rr~n~ep~)~~~: ra1>ett1 d1 neve lenta uell' interno ~- j ~ del parap,:itto.
C\ LIB llO
oo~·rn.'00
I
I
Pa rapetto d i neve Parapetti di neve j\ naturalmente ottedi nutoscavando tnnce.e nolla nero. varia natura
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Lastre di ghiaccio
Neve _rim.asta di- Neve caduta di versi g1orn 1 e- recente e(I amN nt· s11osLa :i\ gelo monticchiala e,·e ammo 1cNevo non con- ecl al_la p1ogg1a orn prima del2 Parapetto chiata_!_I). gelala o ancora o poi ammon- t· , · ticchiala in iro. para peno di neve batLuta Ne1'eammool1cmolle. trincca •ll\• ore cl~llo sp~ssore chiala con prio· clol tiro di 5 meLr• con leggermente cipio cl i disgelo Strato sunerior prima . '. d sc,irpa. estPrna (2) coug,· lato. osegn1to op~ a pene.lenza na• alc~n~ ore d1 turale. p10,,gJt1.
-I
1Penetrazione Penetrazione
Fucilo italiano mm. 10-35 proiottoj (mod. !870·87) di piombo rh•estito di ottone. . J\loschotto1talia· 1mm. G-5 proietto cli no da cavalleria piombo rivestito cli (mod. !891} Maillechr rt.
I
- - -- - .--- - -- -'.- - - - -- !- - - - -- ' Fnci le austriac) mm. 8 proietto di1 (r/Jod. !888-90) I piombo induri to risistema llannli-, vestilo di acciaio. cber.
I - -----
.
Penetrazione Penetrazione massima a massima a 100 200 m., n1. 3,75.
I
I I
I
A1111olazio11i
1001 e m., m. 1,40.
Fucilo ilalian)mm. 6·5 proietto dii (mod. ! 891) piombo rh,estilo di Maillcch ort.
l
801
ESPERIMENTI SULLA NEVE, ECC,
ESPERUJENTI SULLA NEVE, ECC.
ma.ssima a !00\ massim~ a 1001 m., m. {,t.O. m., m. ,.,so.
IPenetrazione ronetr.izionc
massima .i 100 ma~sima a 100
I
m, m.
m., m. 3,20.
l,loO.
----·----1
!______ ------ -----
1
IA 7u m.,ll50crn. l A u;o m.,240cm. A 2--2:i m., 225cm.
·1 _ _ 1_
- ~ - - - - -- - -- -
IA H m.,!G3cm.l Alfilltl).,2{0 C!YI • A 2i3 m., 212 cm.
Fucile russo mm. 7.62 proietto dii . (mod. 189!) piombo indur iLo Sistema Moss1ne con an timonio ri· vestito di Maille-l chort.
( 852m, 1icJ11. _ _ _ _ _ _
- - --- -·--- - - - :
- - -- - :-- - - - - '
I
Fucile belga mm. 7 65 proietto di (mod. !889) riiombo rives tito dii Sistema Ma user l\iaillcchort.
_
l______
1
1
IA 50m<.,>14.9 cm. IAmo m.. 12ocm. (2)
A !00 m., H3cm.
1A 150
m.. 160cm.
A ! 00 m., 139cm. A 300 m., 130cm.
1
I 1
802
ESPERIMENTl SULLA KEV E, ECC ,
*** Cos·rRUZIONE DI PA.RAPETTI DI NEVE PER ARTIG LIERIA.
P rima dell'inverno 1898-99 non erano maì state esegu_ite esperienze di. tiro col cannone da cm. 9 da campa,g na contro parapetti di neve. 'l'utte le analoghe esperienze si erano eseguite col cannone da centimetri 7 da monta.gna. Nell'inverno ora: accennato furono eseguite esperienze colle due bocche a, fuoco sopradette. Quelle col cannone da, campagoa da centimetri 9 furono eseguite nei dintorni del forte di Champlas Seguin (sbarramento del Monginevra.); quelle col cannone da montagna da centimetri 7 furono_eseguite nella piam~ del Moncenisio. Nell'at tuazione prati.ca delle esperienze dell'inverno 189899, non si t enne affatto conto dei risultati degli anni precedenti col cannone da montagna, perchè il numero esiguo di colpi sparati nei singoli esper imenti dei precedenti inverni, non aveva permesso di giungere a conclusioni che potessero servire di solida base a nuove ricerche. I dati che presentiamo si riferiscono alle esperienze pertanto eseguite nell'~nverno 1898-99.
ESPERHIEN'l'J SUuLA NEVE, ECC.
803
Il numero dei colpi da spararsi venne fissato, per le esperienze 1898-99, per ogni distanza. Si disponeva anche él.i una piccola riserva per ripetere qualche esercizio non riusci to, o per prolungare, caso mai, qualc11e tiro di demolizione (1). Dato il numero di colpi e data la distanza, l'altezza ed il fronte del parapetto dovevano essere t ali che la probabilità di colpire fosse sufficiente. La dimensione del fronte aveva solo per conseguenza un aument o cli lavoro; ma quella dell'altezza traeva seco il bisogno di abbandonare in parte le formaz ioni ordinarie dei parapetti. I parapetti destinati al tiro del cannone da centimetri 9, per la maggiore precisione della bocca a fuoco, poteva.no mantenersi di poco superiori all'a,ltezza di 2 metri; ment re quelli sottoposti al tiro del cannone da montagna raggiunsero 5 metri. Furono bensì per quest'ultima bocca a fuoco costruiti parapetti di forma trapezia, ma in seguito agli effetti disastrosi dei -primi colpi, si abbandonò quell' idea, e si costrussero parapetti a gradin.i del tipo indicato nella figura 12a qui sotto riportata.
(I) ecco le prescrizioni emanate a l riguardo .
PROC ESSO DELLA. COSTRUZIONE DEI P.A.RAl'ET'.rI DATI DI COSTRUZIONE -
TEMPO IMPIEGATO.
Si dovevano anche per queste esperienze costruire parapetti di neve accumulata e di neve pigiata. Le -dimensioni si dovevano determinare volta per volta a seconda dei risultati ottenuti dopo l'esecuzione delle prime serie di tiro. Come dato concreto sperimentale era stato indicato che i parapetti contro i quali si erano negli inverni precedenti eseguit i i tiri col cannone da montagna, avevano a un dipr esso le dimensioni seguenti: lunghezza, da metri 12 a metri 15; spessore, da metri 4 a metri 5: altezza, metri 4. ,
Artiglie1·ia. da. monta.rrnci. a) Serie di 40. 60, 80 col pi a percus, io ne rispettiva mente alle distanze di ~000, l.500, 2000 metri con tro pa rapet ti di nevP. 11CCL10rnla t.a. co n ripet izione della stessa serie contro parapetti di neve pigiata ; b) Serie cli 40, 60, 80 co lpi a tempo come sop riL, contro sngome ,il r iparo di pa· rapett i di ner e ~ccumu lala, da ri 11eterc contro par;1pctti di neve pigiata.
Al'liglieria. da cainpogna., a) Serie di 20, 24, 30, 36 tiri a graniLla , rispettivamente alle distanze cli !000, {500 2000, 2500 metri, co nt ro parapetti di neve accumula la, con ripetizione <\ella stessa seri e contro parapetti di neve pigiata; b) S1wie <li 20, 24, 30, 40 ti ri a percussione come sopra, sia con tro par ape ll i di neve accumulata, sia contro par:1petl i fii neve 11igiata ; cì Serie di 20, 2/o., 30, 1,0 tiri a tempo co nti·o sagome al ri paro di parapetti fatti sia con neve accumu lata, sia con neve pigiata. Oltre ai proiett i per le serie per eiascuna ar tiglieria indic1Lte, erano a disposizio ne del direttore delle eserci tazioni col c:inno ne da montagna altri 50 shrap nels per dare, caso mai, maggiore es tensione ai ti ri che non avessero forniti dati definitiYi; e del direttore delle esercit.azioni col cannone da campa.gna altre 25 granate e 50 shrapnels da impiegMsi per dare maggiore estensione a quei t iri dai quali non si fossero rica,·1Lti dati deflniliYi.
80!
ESPER IMENTI SOLI.A NEVE, ECC.
TIPO DI PARAPETTO COSTRUITO AL MONCENISIO PER I ".l.'IRI COL CANNONE DA
7
D A llfONTAGNA.
Lo spessore dato di metri 2,80 alla base e di metri 2,50 alla sommità per un'altezza cli metri 4,75 si era dimostrato di tanto insufficiente, che ~e non si fosse aumentato successivamente lo spessore, si sarebbero ···· ·· ·· ··-·m.4,So. _____ _____ : consumati i colpi delle serie, senza giungere ad un risultato. Mantenendo la torma trapezia si sarebbero avnti spessori ~cl altezze conducenti a masse di ·neve ;.., talmente voluminose, che gli effetti di · demolizione e dì" peneFig. 2'. - Parape tto a. gr<1dini. trazione non sarebbero stati più attendibili per i parapetti normali. La forma a gradini concede invece di costrurre, per così dire, più parapetti l'uno sovrapposto all'altro. Tale forma ha l'inconveniente però di non concedere che dal tempo impiegato nella costruzione si ricavino dati molto esatti per i parapetti normali, bastando solo ricordare come lo sbraccio verticale per inna.lzare la neve richiede un tempo ed un lavoro maggiore che non se si t rattasse di ammucchiare neve a poca altezza dal suolo. Non furono costrutti parapetti, a scopo compa,rativo, di forme regolari e delle dimensioni riconosciute necessarie dopo i tiri esegniti. A Ohamplas Seguin , allo scopo di determinare la penetrazione della granata. da centimetri 9, si costrussero, per i primi esercizi, tre parapetti. attigui rispettivamente dello spessore di 2, 4 e 6 metri. Si fece cioè in senso orizzontale quello che per il cannone da montagna si era fatto in senso verticale. Certamente la soluzione era migliore, ma era anche fattibile bastando un'altezza di 2 metri. Per la costruzione dei parapetti si seguirono le norme seguenti.
_________
~
•••• • .. • tr...,f.J(l • • .• . . • • • . • •• ..,;
ESPlmlMENTl SULLA NEVE, ECC.
805
Tracciata la base, si disponevano i lavoratori lungo i la.ti a circa 2 metri l'uno dall'altr o. Giunta la massa nevosa ad un'altezza di poco più di 1 metro, una parte dei lavor atori saliva sul parapetto. · A.l Moncenisio si adoperò neve polverosa, resa asciutta dal vento freddo che vi domina, leggermente ghiacciata alla su· si Per.6.cie , e nella massa di nessuna aderenza. Per ' quanto . tentasse di ammucchiarla, non vi si riuscì, e si dovette ncor· rere al ripiego di formare il rivestimento con piccoli blocchi di neve, ·disposti come le zolle. Si volle rompere i blocchi per togliere gli interstizi, ma la neve si polverizzava; si potè solo levigare un po' le pareti esterne. . I parapetti di neve pigiata si formarono con egua~e rivestimento esterno, e colmati con n eve battuta ogni strato di O,30 a O 40 di altezza coirli strumenti e coi piedi. L'altezza dei parapetti al Moncenisio richiedeva che ad un certo punto del lavoro, gli uomini salissero sui parapetti, i quali venivano, anche quando erano di neve accumt~lata, ad essere alquanto pigiati. Egual fatto, sebbene con mm.ore proporzione, si verificò a Ohamplas Seguin nella costruzione dei parapetti pel cannone da centimetri 9. I parapetti furono costruiti ora sul terreno naturale, ora sulla neve pr eesistente. Nello specchio inserito alle pagine seguenti sono t r ascritti i dati che rio-uardano i parapetti costruiti a.l Monceo . . nisio ed a Ohamplas Seguin per i t iri d'artiglieria esegmt1 nel 1899 dati che stimiamo utile riportare, a differenza di quant~ si fece per i parapetti di neve costruiti per i _tir~ di fu cileria, essendo conveniente ch e essi sian.o conosc1Uti per l'esatta interpretazione dei relativi dati di tiro, e s~pratutto perchè in una prima pubblicazione del gen~re, s1 ~bbiano dat i ampi sulle esperienze così importanti esegmte coll'artiglieria da campo. )
~
807
ESPE (tlillENTI SULLA NEVE, ECC.
806
ESPE RlMENTI SULLA NlWE, ECC.
Parapetti di neve costruiti nella regione di Mo11unisio per tfri col cannone da 7 da montagna. Dimension i <lei pa1·a1wt to
01s1!ìm I parapetto dalla_ bat teria
I <Jcl lo esperimento
Lunghezza m ett"i
metri
Come
venne impiegata (se accuu1ulata
Condizioni
Da ta
!Oi5
i9 febbraio :1899
toi 5
20
itl .
l5
t 575
'11
id.
i9
1900
2~
ic1.
iG
H OO
25
id.
:12
{550
25
icl.
15
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21'
id.
16
l.5
I
Spessore
lI 2,80 alla base
AILezza
I
I
dollrno,o imp[oi\
4,75
Ascintt,1 polveros.'
5,00
Id .
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~,00
Id.
a gradin i I jI 4,0J 5,00 a Ila baso alla somrnilit
a gmd ini I lI 2·,50 7.00 alla base alla sommi ta ! I 5,60 aalfa" ra<tase lini I j 3,70 alla somm ità ! a "rarl ini I lI5,25 a 1t1 base 3,00 r,lla sommi tà ! dini I lI 4,00 aaallaIgrn la !Jasc s<, mrni là I 2 ,50
Tem r,o impiega to
Strumenti im piegati
l
metr i
l Il 5,50 aalla~radini I llase 1,,50 alla so mm ità ! 2.50 al la sommi tà
o pigiala)
:iumero dei lavo ratori
li
4,110
Id .
3,60
hl.
!1-,60
Id.
4,60
Id.
A nnotCtzioni
or0
3,30
~
Cos trutto sul terreno natura le.
Aeeumulata
50
40 badi li
Id.
M
40
id.
4,30
. lei.
Id.
cG
40
id.
5-
La neve Vil'in a era alt:1 met ri -l.
Id.
l1-9
38
id.
6-
La neve era a lla metr i t,01, . Fu as,ai diflìcile la. costru r.i one de l parar,e tt.o; gli si dovette dare una ba.se <·lS"ai hirga .
l ;_
Pigiata
39
{9
id.
5,30
La neve era alta melri {,0'>.
Id.
36
20
id.
5-
La neve ern alla metri I.
33
33
id.
5, t5
La neve era alta metr i ·1,20.
Id .
I
Pa1·apetti di neve cosfruiti nellct 1·egione di Cltamplai Seguin per tiri col cannone da cm. 9 da campagna. ~500
19 febbra io
2500
23
2000
rnoo
ic1.
3 marzo
·1899
2.00
i5
4.00 6,00
2,00
Farinosa
1.5
2.00 &.,00 6,00
2,!5
Umid:i.
t,.50
2,00
Molto umida
,15
6,50
2000
22
id.
12
6,50
2,00
Gra:1ulosa
HJOO
24
id .
iO
7.00
2,30
ld .
l.500
24
id.
10
7,00
d,1 2 a 2,30
Gl'anulosa·gel~ta
2>40
Um ida
(1a 2 a 2,80
Granulosa um ida
l.000
27
icl.
9,50
8,00
i OOO
28
id .
9
da 7,50 a 8,00
Accumulala
40
28 badili
6,30
Neve alta met ri 0,50.
Pigiata
57
20 i<l . ¼O m;., zzoli
5,30
Neve alta mel ri 0,35.
Accumu lata
5t
28 badil i
5,45
i'\e1•e alta metri 0,40.
Pigia ta
50
I a23 grav id. . ine.
'· -
Nere alta metri 0,30.
I ,.. it5
Neve alt;t metr i 0,30.
Accumulata
l,-5
I
lI 306 "badili . ra1•ill<l I
Pigiata
5!
Accumulata
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Pigiata
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I
4 g1·a,·irH~ 6 mazzoli
.
I J 30 badili .
l
I ~·.
6 mazzoli
4 grav ine .
26 baòi li .
6 mazzoli
I
:l
I
ì
:}
-
Neve alla rnetri 0,30.
3,30
Nel'e alla metri 0,30.
4
I
: l!
! I
!i -
Neve _alta met r i 0,30, _paraJ)elto co stru,to su ,Il un prano inclmato verso la batteria.
ESPERIMENTI SULLA NEVE, ECC. 808 Da questi dati risulta che la costruzione dei parapetti di neve per artiglieria, sebbene più laboriosa, non presenta, tuttavia, straordinarie difficoltà. Risultò comprovato che, a parità di condizioni, i parapetti di neve pigiata sono più resistenti di quelli di neve accumulata, e i risultati anormali si debbono considerare come conseguenza dell'essere qualche parapetto di neve accumulata riescit o _più denso di altri di neve pigiata. · Nei pa1;apetti di dimensioni considerevoli, più che l'azione meccanica della pigiatura, ha influenza, sulla dens1tà, lo stato della neve e la temperatura del giorno in cui si costruiscono. Così un parapetto di neve umida, accumulata in località di bassa altitudine, riescirà assai più denso di un altro di'neve pigiata neile alte regioni alpine. Sullo stato della neve, h!), notevole influenza la temperatura ed ,i l vento, quindi per località di quota diversa i risultati di perforazione e di ·resist enza alla demolizione debbono essere diversi. Non vi è dubbio che, sempre quando possibile, conviene costruire parapetti di densit à uniforme, senza vani interni ; quindi non ado1)erare blocchi, o, adoperandoli, frantumarli; ma, in pratica, nelle alte regioni alpine, è assai diffi.cile di trovare neve plastica. Da quanto si potè giudicare, pare che contro il cannone convenga costruire parapetti con scarpe ~dquanto inclinate, perchè, per quanto si cerchi di costruire in modo uniforme i parapetti, succederà pur sempre che nella massa nevosa rimarranno dei vani che col gelo e disgelo produrra.nno dei blocchi più o meno grandi, per cui si avranno degli strati aderenti che sotto l'azione di mina dei proietti d'artiglieria potranno franare , e franeranno tanto più facilmente se la scarpa esterna sarà verticale, o prossima alla vertica.le.
ESPE!UMENT I SULLA. NEVE, ECC.
809
*
**
I
r
['rnr n' ARTIGLIERIA CONTRO l'ARAPETTI DI NEVE,
Colle serie di colpi a granata ed a shrapnels a percussione si ricavò la penetrazione massima ·dei proietti ed il loro effetto di demolizione per stabilire le dimensioni più convenienti da darsi ai parapetti. Colle serie a tempo si potè determinare g,uale possa essere la protezione offerta dai parapetti di neve per una truppa riparata dietro. I risultati ottenuti colle due boccha a fuoco sono riportati negli specchi a pagine seguenti.
,.,
52 -
AN>'./0 XLVI.
810
ESPERD!ENTI SULLA NEVE, ECC.
811
ESPEHDlENTI SULLA NEVE, ECC.
Tiri colla granata da 9. Tiro collo shrapnel da 9 a diaframma sparato a percussione .
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Modo di formazione dei parapetti e loro spessore
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Penetrazion e
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Modo di formazione dei pa rapetti e loro s pesso re
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Annotazioni
minima
massima
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ci
metri Neve accumulata 2~00
spessore 2 m.
3
m.
2
m. 3,60
G m.
5
m. 4-,00
.
. '
'
.I.
oltrepassarono il parapetto
l
m. 2,60 m. 3,o.,
Le deformazioni riscontrate a tiro ultimato nei para petti non ne comprom~tle\\;ino la resistenza. ·
metri Neve accumulata spesso re 2 m. 2500
. .
Neve pigiata
. . . .
2500
spessore 2 m.
7
,t m.
l.0
(i)
m. 3,00
6 m.
l.O
m. 5,00
m. 3,00
oltrepassato da tutti i col pi (:l)
Fu oltrepassato.
.,
Neve accumu lata
.
2ù00
spessore m. 4,50
8
(i }
m. 3,00
(i)
l<'u oltrepassa to.
6,50
7
(i}
m. 3,60
(l.)
Fu oltrepassato.
'
.
2l.
m. G,40
m. 3,50
>
,1, O'l.
6
m. 3,80
,.
6 lll.
G
m.
3,50
I
Nessu n danno nel parapetto.
m. 2,70
Poco rJanncggiato.
m. 2,60
Poco danneggiato.
Neve pigiala
. . . .
2500
attraversa rono il parapetto
s1>essore 2 m.
8
m.
8
m . 3,80
6 m.
7
m. 3,70
.t
I
m. 2,l.O
Alq uanto rfannei;:giato il parapetto.
m 2,00
Nessun danno.
Neve accumulata
. . .
2000 spessor<:> m. r.,50
Neve pigiata 2000 spessore m. 6,50
ol trepassarono il parapetto
3
6,50
La scarpa esterna franata per l. m. di spessore alla sommità.
2000
F11 oltrepassato - Rimase molto da11neggiato.
!500
spessore m. 7
rnoo
spessore m. 7
G
H
·oltrepassato
m. 2,80
Alq uanto dannegg iato.
m. 6,00
m. 4,00
!'ies;un danno.
111. 5,70
rn. ,,~o
Alquanto rlan ncggi:,to.
oll repassato
m. 1.,50
SpP.ssore insulllciente. Poco d~nuo.
IO. 1,,20
Poco danno.
I
Neve [li giala. spessori! m. 6,50 . l.6
Neve accumulata 1500
spessore m. 7
14
(l.)
m. 5.50
Neve acCllmu lat,1
f,t)
16
Nove pigiata !500
spessore m. 7
l.6
m. 7,00
m. 5,00
Schegge al fondo della scarpa interna. - llanni poco notevoli.
. I
Neve pigiata )
!8 s pessore del parapet.to
Neve accumulata l.000
spessore m. 8
!6
m. 7,50
Neve accum ulata
m 5,80 !000
Neve pigiata l.000 spessc,re m. 8 alla base. m. 7,50 alla.
sommitil
i2
m. 6,80
lll.
spessore m. 8
20
m. 7,80
a 18
m. 7,20
m. 6,1,0
Neve pigiata
5,50 {000
spessore m.
rn.
7,5.
8
m. I
a,oo
Qualche danno.
813
ESPERl~tENTI SULLA N&VE, ÈCC.
812
ESPER l ~F;NTJ SULLA NEVE , ECC,
Tmo
Tfro collo shrapnel da cent. 7 da montagna adoperato a percussione. A TEMPO,
Collo shrapnel da 9 e da 7 a diaframma si sparano serie di tfri contro parapetti, per qgnì distanza, di neve acwmiilata e di neve pigiata.
Modo di formar.ione
ShrapnP.l da 9. Fronte
...
del
"' ;;;
parapetto
rl
Q
o
Colpi sparatì
Numero dei punti colpiti
Numero delle sa.go1ne colpil e
metri 2500
45,0~
40
400
{I,
1000
t5,00
30
230
5
'gg Penetl'azitlne d, ,. , _ __ __ __ _ __ _ _ ,
1~ <U:'.:
dft
o·-e
pa rapetto
~·E.
~
o.e:
Annotazion·i
n1assima
~~
:i Annotazioni
metri Neve accumulata
.
I
i075 :;pessol'Cda m. 2,80 a m. 2 ,50.
.
8
oltrepa, sato il parapcllo
10,00
2,
i25
25
{000
S,50
20
32
14
{5
2500
45,00
40
120
{500
i0,00
24
95
20
!000
9,00
20
25
!fi,
i0i5 spessored am. 5,50 29 a m. 4,50.
(I)
m.
4,50
m. i,20
(i) La parte di sp_es sore m. 4,50 ru passata. Parapetto intatto.
m.
l ,26
('!) La parte di spos sore n1. 1, fu r1assa1 a Parapettò in parte (ranato.
Ne,·e accumulata
I
1575 base m. 5 sommi- 21 tà m. 4.
l
(2)
m.
4
Neve pigi,1ta. Neve ,1ct~U1nulata
Le penetrazioni delle pallottole degli shrapnels nella ne"e varia ria m. 0,20 a m. 1,30. !900 base m. 7 sommi· tà. m. ~,50.
H
t31
m.
z,80
m . i,15
(3) La parte di spes so re m. 2,50 fu perfo rata. Parapetto intatto
!6
(4)
m.
3,70
m. t,20
(4) La parte di s1les sore m. 3,iO fu perfo rata. Parapetto intatto
Shrapnel da 7 da montagna. metri !075
ia,00
,10
!i
j4
!075
19,00
GO
48
21
BOO
{6,00
30
28
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I
Neve pigiata
l
HOO
i;l,00
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15,00
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{950
16,00
80
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ni. 5,50 a m. 3,iO
Nevo accumulata.
,.
)
Neve pigiata 1550
HOO
Parapcllo intatto.
Neve accumulata Neve accumulata.
rnoo
minima
(5)
m.
3
rn.
1 ,10
(5) La parte di spes sore m. 3,50 fu porro rata.
(6)
m.
3
m. 0,90
(6) Le parti di spes sore di m. 3 e 2,50 fu rono perrorate.
Neve pigiata !950
La penetrazione delle pallottole variò da m. O a m. 0,40.
m. 5,25 a m. 3
m.
,I.
a m. 2,50·
l 8i4
ESPER!l\lEN'r! SOLLA NEVE, ECC.
ESPÉllllllENTI SÙLLA NE VE, ÈCC.
Esaminando attentamente i dati trascritti negli specchi ora riportati, si ricavano alcune nozioni importanti che riassumiamo: 1° Le penetrazioni ottenute colla granata da 9 sono, in massima, superiori a quelle ottenute collo shrapnel da 9 dello stesso calibro; ma le differenze sono poco sensibili; in qualche caso la penetrazione dello shrapnel fu anche supei·iore a quella della granata. La penetrazione è minore nei parapetti di neve pigiata; ma non molto diversa da quella che si ottiene nei parapetti così detti di neve accumulata, i quali in sostanza, come già si disse, riescono invece di neve semipigiata. Per il canll:one da 9, a qualche distanza, non potè . stabilirsi lo spessore minimo necessario, essendo stati oltrepassati i parapetti di spessore massimo costrutti, ma può tuttavia ,r ritenersi che: contro la granata da 9, occorre uno spessore che essendo di 8 metri a 1000 metri, si può ridurre a metri 5,50 a 2500 metri; contro lo shrapnel occorre uno spessore che essendo di 8 metri a 1000 metri, si può ridurre a metri 4,30 a 2500 metri. Pel cannone da montagna: a 1000 metri per neve accumulata, spessore metri_3,50 per neve pigiata spessore metri 4,30 ; a 1500 metri per neve accumulata, spessore metri 4,50 per neve pigiata spessore metri 4; a 2000 metri per neve accumulata, spessore metri 4 per neve pigiata spessore metri 4. 2° In ordine alla protezione dei parapetti contro il tiro a tempo, si rilevò che le sagome erano colpite in massima nella parte più alta, ciò che indica che i parapetti di neve costituiscono un buon riparo contro tale tiro, non dovendosi dimenticare che se, in genere, i punti colpiti furono molti, lo si deve al fatto che la distanza era perfettamente conosciuta, per essere stata precedentemente determinata da almeno un tiro a percussione, e che i colpi sparati furono sempre in numero considerevole rispetto all'estensione del bersaglio.
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3° Il tiro di demolizione, tanto con neve pigiata che accumulata, dette pochi risultati col cannone da 9, nulli si può dire col cannone da montagna. Nei tiri fatti con quest'ultimo cannone, un certo numero di proietti non scoppiarono. Il fatto v:a verosimilmente ricercato nella piccola velocità d'arrivo dello shrapnel, e nel trovare questi nella neve un mezzo soffice che ne arresta, senza urti violenti, la corsa; e di conseguenza la spoletta a percussione non può funzionare. Per trovare con sicurezza la causa di scoppi mancati a percussione, bisognerebbe sparare proietti privi della carica interna, raccoglierli dopo lo sparo e rilevare come si è comportata la spoletta. Per questo sembrerebbe indispensabile un poligono, perchè nel terreno naturale della montagna, il rimbalzo fa spesso smarrire il proietto, portandolo, specialmente d'inverno, in località dove non si può raccogliere. Oertame:iite nel caso che si considera, la causa dello scoppio mancato, è dovuta al concorso di due circostanze che sono in tutti i casi causa di scoppio mancato; cioè: poca resistenza dell'ostacolo,·e incontro di questo sotto piccolo angolo, che manca nella considerazione precedente. In verità poi, per quanto risultò dalle esperienze, il numero degli scoppi mancati nel tiro a percussione, aumenta bensì sul terreno coperto dalla neve, ma ciò che aumenta assai più è il numero dei colpi che rimangono ince1·ti all'osservazione; e questo può condurre a far preferire, pari essendo tutte le altre circostanze, il tù·o a ternpo al tù·o a pe1·ciissione, nella determinazione della distanza. 3° Dall'esame fatto dei parapetti, pot è stabilirsi che la via seguita dai proietti che s'internano nella neve, non è rettilinea, ma una spezzata; e ciò per la diversa densità dei vari strati, e quindi per la diversa resistenza che presentano al cammino dei proietti e delle schegge. Quando lo spessore non era sufficiente a trattenere il proietto, esso scoppiava alla sua uscita dal parapetto. Già abbiamo accennato alle difficoltà di osservazione dei risultati dei tiri.
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ESPEì~IMENTI SUUA NE VE, ECC.
ESPER!MEN'l'l S ULLA NEVE, ECC.
Sebbene nell'inverno 1899 esse non siano riuscite mai tali da costituire un serio ostacolo all'esecuzi'one del fuoco risulta dagli esperimenti degli anni precedenti che tali dif-' ficoltà sono tnttavia grandissime, quandb spira il vènto, tempo, si conperchè la nuvoletta dello scoppio, nel tiro fonde facilmente 091 pulviscolo sollevato dalla tormenta. La neve umida, formando massa più compatta; presenta maggiore resistenza alla penetrazione a alla deìholizione. 4° Si può ritenere oramai sufficientemente provato che, nei limiti della pratica, non occorrono modificazioni. alle Norme per la condotta del fuoco, per il caso di terreno coper to da neve. Quanto alla circostanza dell'altezza di scoppio nel tiro a tempo, in pratica non si potrà mai, c·ol cannone òa montagna, comandare a questo elemento di tiro in qùe1lli . misura che sarebbe necessaria per constatare le differenze che teoricamente sarebbero forse desiderabili. Per constatare siffatte differenze, che sono indubbiamente piccole, bisognerebbe eseguire prove prolungate con tutte quelle cautele, con quelle precauzioni; con quella precisiòne che sono possibili soltanto in tm ifoligono d'esperienze1 ma per giungere a che cosa poi? a stabilire il lusso teorico di una verità che nella pratica del tiro non ha possibile applicazione. La Commissione delle esperiènze non stimò opportuno 'di accettare, in analogia, la proposta del direttore dei tiri fatti col cannone da 9, di variare èioè le norme pel tiro a tempo, avvicinando i punti di scoppio al ciglio della massa coprente, e manifestò il parere che non convenisse accettare tai~ proposta, ritenendosi i parapetti di neve pari a quelli di t erra; e per il tiro contro questì ultimi la recente istruzione sui t iro abolisce appunto fa regola èhe si voàebbe introdurre, e che in prec'e denti istruzioni esisteva per i parapetti di terra. · Sarebbe cioè un ritornare a ciò che si è ritenuto di abolire.
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*** IMPIEGO '!'ATTICO DEI PARA.PETTI DI NEVE.
Stùdi propriamente detti sull'impiego tattico delle costruziòni di neve, non ne vennero fatti in proporzione ancora all'impoi·tanza anche maggiore dell'usuale che acquista il fuoco quando il terreno è ricoperto dalla neve. Ciò avrebbe tratto di conseguenza a determinare i vantaggi dello impiego dei parapetti di neve sia p·e r rafforzare posizioni, sia per pre:. parare l'attacco; 0 la facilit à di lavor? che presenta I~ ~eve, avrebbe permesso di attuare molte d1 quelle costruz1_om, al~ meno in parte, che nello studio dell'attacco o della d1fesa d~ una data località, si fosse visto che sarebbe stato il caso d1 fare in guerra vera. . Da quant o tuttavia si fece, si possono trarre alcuni dati preziosi. In generale; e molto opportunamente, si adoperarono i parapetti di neve - anche costruiti a scopo di sole esperienze di tiro - per collegare piccoli gruppi di case supposte sistemate a difesa, per sbarrare strade o sent ieri, per coronare poggi, perprolungare difese esistenti. Non risulta che si sia mai studiato l'uso della neve per aumentare la resistenza di muri troppo sottili o di palancate e tavolati per sè soli insufficienti contro hi grande potenza di penetnizione dei proiettili degli odierni fucili. . Fu fatto qualche eserczio di costruzione di trinceramenti di neve di ridotte, ecc., in posizioni da cni intendevasi col fuoco vigoroso di battere punti obbligati di pa~saggio de~ nemico, preparando resistenze tenaci, o momenti favorevoli per controattacchi, o per attacchi. . Così non si esperimentò molto l'efficacia deJla protezione di parapetti speditivi costruiti durante l'avanzata verso posizioni sistemate a difesa contr o trinceramenti di neve. Per quanto vi possa essere chi combatta quest'idea, tutt avia l'esperienza ricavata dalle molte manovre eseguite sulla
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ESPERIMENTI SULLA: NEVE, ECC.
neve, per det erminare il processo d'attacco di una posizione attraverso ad una forte distesa di essa., ha dato ragione ai trinceramenti speditivi costrutti dall'attaccante durante la sua avanzatEt. Gli studi applicativi di questi trinceramenti di neve, sono tutt'altro che semplici, e sebbene storicamente non siano molti gli esempi di combattimenti che si svolsero mercè l'ausilio di lavori di neve, pure, pensando alle molte guerre combattute sulle nostre Alpi ne' secoli passati e nel secolo presente, e alla guerra spicciola sui Balcani nell'ultima fase della guerra russo-turca del 1878, è lecito arguire che moltissime volte si dovettero costruire trinceramenti di neve, di paglia o terra mista a neve, e simili, de' quali, pur troppo, non sempre è stato tenuto gran conto. Non è a cre.dere che l'applicazione loro in pratica possa riuscire molto facile; poichè, le condizioni nelle quali si trovano le truppe nella guerra d'inverno (e fra le Alpi per molti mesi dell'anno - 7 od 8 almeno), sono così diverse da quelle normali, per le quali sono compilate tante istruzioni, che molte norme, le quali ordinariamente hanno un valore; non . ne avrebbero quasi punto in quelle condizioni speciali, e viceversa . .E per citare un esempio, mentre in montagna. con neve alta, si potrà in moltissimi casi trascurare del tutto o quasi la preparazione di ostacoli accessori, si dovrà invece preoccuparsi grandemente di preparare presso i trinceramenti di neve, ricoveri dove la truppa che deve guernire per più ore di seguito i t rinceramenti stessi, possa trovare riparo e ristoro contro le inclemenze del clima. Così pure, avendo tempo e personale, si dovranno preparare le vie d'accesso per le truppe di sostegno che dalle posizioni retrostanti debbono portarsi sul fronte o sui fianchi per contrattaccare; si dovranno preparare le comunicazioni nell' interno della posizione e quelle per le pattuglie spinte sui fianchi e sul fronte, a:ffinchè gli avvisi di quelle possano giungere in tempo malgrado l'ostacolo della neve. Quanto all'impiego dei parapetti di neve contro l' ar tiglieria quasi quasi stiamo per dire che la fanteria non do-
ES1'ER1MENT1 SULLA NEVE, ECC .
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vrebbe preoccuparsi eccessivament e delle offese di ~uel~a, e specialmente da montagna, perchè un parapetto di 3_ m 4 metri' è sufficiente contro tali offese, senza contare le risorse . che restano alla fanteria e le difficoltà che incontra l'artiglieria nel puntamento e nel tiro. . Vi sono località di montagna dove la fanteria, se per la neve non può manovrare largament e, può appostarsi ecoprirsi con parapetti cli neve, senza che l'artiglieria da mo3:1tao-n a abbia modo di avvicinarla. Oltre di che li;, fantena eh: si copre con parapetti, potrà sovente spingere piccoli nuclei di buoni tiratori in luoghi sottratti al tiro delle batterie, e impedire a questi di avvicinE1,rsi a tiro c?rt_o. In~n_e non è da trascurare che la neve offre una grandissima facilità di riparare ai guasti che fossero fatti ai parapetti dai proietti d'artiglieria. Nè sono da trascurare le difficoltà che incontra l'artiglieria nel suo tiro. Si sa di esperienze - eseguite anni sono - in cui su 180 colpi sparati dall'artiglieria da montagna, a distanza fra 500 e 1000 metr~ e in condizioni certo favorevoli risultò che solo 60 proietti colpirono nel bersag1io. Quali risultati si può domandare, si avranno in guerra a lle distanze ' metri contro parapetti, che quando la neve e' un oltre i 1000 po' alta (50, 60, 80 cent imetri), di poco sovrastano sul piano della neve stessa · e presentano bersagli così sottili, così poco visibili, che l'esattezza indispensabile per l'efficacia del t iro riesce difficilissima? Non si può negare che là dove si avranno combattimenti di importanza in montagna, la neve non sarà sempre t anto alta da impedire che i parapetti emergano abbastanza sulla neve. Ma il tiro contro fanteria appostatE~ dietro un parapetto, per esigenze di tempo e di tattica, resterà per lo_pi:\ un desiderio insoddisfatto dell'artiglieria; ed alle grandi distanze, contro bersagli tuttavia sott ili, i risultati del tiro saranno incerti e poco efficaci. P er diminuire poi ancora gli effetti del tiro d'artiglier ia, si consiglia di tenere la truppa in località vicina, sia per lasciare all' artiglieria difficoltà nel precisare il puntamento,
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E SPEl.tlMEl:'ì'rI SULLA NEVE 1 ECC. ESl'.IIRIMENTI SU LLA NE VE, ECC.
quando deve regolarsi sul semplice parapetto di neve, sia per _non_ es~orre la ~r~ppa, se nou al momento opportuno, al d1sag10 d1 una pos1z1one molto incomoda per l'inclemenza d~l tempo. Naturalmente vi dovranno essere, in località predisposte, osservatori incaricati di vigilare sull'artiglieria per poterla battere subito col fuoco nel caso si avvicinasse a breve distanza, o si lasciasse impigliare in qualche mal passo a portata. Converrà infine tenere a portata dei tiratori sempre O'li str umenti da zappatore per profittare delle soste di fuo~o dei momenti di nebbia, del cader della sera e di altre con~ simili buone occasioni, per . riattare i parapetti durante il combattimento stesso e nella notte.
II. Marce e manovre sulla neve. MARCE SULLA XlWE .
. Ciò che rende _lenta, faticosa e difficile la marcia di un riparto nella neve, non è tanto la quantità di essa quanto la sua qitalità, la qua.le ci dà l'affondamento. ' Pertant?, l'accertamento del tempo necessario a compiere una .marcia sulla neve, è il primo dato da determinarsi. In segmto potra interessare di considerare ancora le nonne di condotta della marcia., ed altri particolari. . ~elle ~sperienze di marce sulla neve eseguite in questi ultimi anm, fur?no ~·accolti preziosi dati, per cui si potè, con molta appross1maz1one, venite alla detenninazioue del tempo sovradetto. . ~tante però la grande varietà di stati fis ici della neve, e pm che altr~ la g.ran~~ quantità di voci adoperate per esprimere c?~est1 ~t~t1 fìs1c1, per espone con maggiore chiarezza e . prec1~10ne 1 r1sul ta.ti delle esperienze, parve conveniente d1 scegliere tra codesta congerie di voci, quelle che meglio
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valessero ad esprimere la misura dell'affondamento - per noi - essenzialissimo a considerarsi. Perciò i da.t i forniti dalle esperienze sono riferiti alle seguenti voci: a) neve f1·esca od umida: neve da poco caduta, o, vecchia, già allo stato avanzato di fusione. Questa neve non dà molto affondamento, pe1,chè si assoda subito sotto la pressione del piede o della racchetta; b) neve polve1·osci o fa1·inosa : neve che si asciuga rapidamente sotto l'azione di forti venti freddi. Si lascia trasporta.re facilmente dal vento, e perciò la si trova talvolta a strati imponenti. Questa neve non regge affatto al peso dell'uomo. Qualche volta presenta una leggera crosta superficiale alquanto indurita, la quale specialmente al mat~ino, regge ancora al peso dell'uomo; ma, il più spesso, cede improvvisamente, e fa affondare moltissimo. ' e) neve indiwita o gelata: neve che, già allo stato di fusione, si indurisce o congela rapidameute per subiti abbassamenti di temperatura; oppure quella che, esposta al sole, si assoda successivamente per effetto del rigelo. Questa neve non dà affondamento. - Neve cli 'oalanghe, di nevai: la si trova anche nell'estate avanzata sni più elevati monti, nei versanti poco soleggiati. Praticamente è assai difficile ricavare da esperienze un coefficiente il quale, applicato al tempo che si impiega normalmente a percorrere un dato iratto di terreno sgombro di neve, dia il tempo effettivo per percorrerfl lo stesso tratto di terreno r.icoperto dalla neve. Per ottenere questo coeffici~nte, bisognerebbe che la. qualità della neve fosse uniforme per lunghe disteso di terreno ; mentre ciò non si verifica che per brevissimi tratti. Il più spesso anzi avviene che un piede poggi in neve indurita -o gelata che regge pefettameute, mentre l'altro piede affonda mezzo metro su neve polverosa. Inoltre, e questo si ritiene importi moltissimo, le condizioni di resistenza della neve al poso dell'uomo, mutano in t empo relativamente assai breve, dipendentemente dalla temperatura, daU>orientamento della valle, dalla forza e direzione dei venti .
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ESPERIMENTI SULLA NEVE 1 ECC.
Una pista tracciata faticosamen te al mattino, può essere, nella stessa giornata, talmente ricoperta da nevischio trasportatovi dal vento, da non potersi più rintracciare. P er contro, delle piste tracciat e una sola volta, permangono per parecchi giorni. · P erciò le norme suggerite dalle esperienze rimangono, è vero, buon t esoro; ma esse vanno applicate volta per volt a con discernimento e con prudenza.. Ciò premesso ecco i risultati delle esperienze eseguite nell'inverno 1897-98, che sono i più attendibili. a) neve fresca ocl itrnida. Affondamento relativamente forte pel drarpollo in testa, insignificante per il grosso della colonna. Il ritardo nella marcia è di poco conto in terreno piano, ed anche leggermente inclinato. In salita, con pendenza tra il 15 e il 20 °/., il ritardo è di '/a superiore del tempo occorrente per compiere la marcia nelle condizioni norma li. Quando la pendenza è superiore il ritardo è del doppio. b) neve polverosa o farinosa. Affondamento massimo. In t erreno piano o leggerment e inclinato, se la neve non supera i 30 centimetri, si ha un ritardo di 1/ ~ del tempo necessario per eseguire la marcia. Con pendenza t ra 15 e 20 °lo si ha un ritardo di '/s· Nelle pendenze superiori il ritardo è del doppio, e anche di più. Se la neve è alta 40 centimetri il ritardo è di '/, di più, ed anche del doppio e più, a seconda della pendenza. Se la neve supera i 40 centimetri il ritardo è sempre molto sensibile. In t ale caso bisogna ricorrere sempre alle racchette. c) neve ind1wita o gelata. Regge perfettamente a.l peso dell'uomo. Non esercita azione ritardatrice; anzi qualche volta rende la marcia più celere, usando la scarpa ferrata. Talora permette per tratti la corsa. Ma nel terreno molto inclinato richiede che si scavino gradini, e talora si formino le cordate. In tal caso la marcia viene di molto ritardata. Condotta della ma1·cia. - Con affondamento minimo, la ·marcia può essere condotta colle stesse norme di una marcia
ESPERIMENTI SU!.LA ::SEYE, EéC.
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ordinaria. Q,nando l'affondamento fa sentire la sua ini1uenza r itardatrice, conviene usare l'ordine di marcia per mio .(a la fila indiana). Questa si può anche usare facendo cammmare dne filo alla pari, intervallate da 8 a 10 passi , ma solo per brevi tratti. Se l'affondamento è molto forte, bisogna dividere la colonna in scaglioni. I n testa un drappello munito di racchett_e per aprire la strada e segnare _la pista. Ogni tanto dar e 11 cambio a questo drappello. Ogni soldato che.segue deve met~ tare il piede nell'orma impressa dal soldato che precede. S1 ha così marcia meno faticosa, più regolare, o più celere. Camminare s0rrati in og11i drappello. Ciò solleva il morale, e evita disguidi. Quando la neve è molto alta_, e c'è p~r\colo di valanghe, spezzare la colonna in drapp~lh staccati l_uno dall'altro di 50 metri, ed evitare suoni, gnda o rumon._ Qnesta precauzione è essenziale nello marce per canaloni, o sotto pa1·eti di neve strapiombanti. . . . I niziare la marcia appena è gi.orno, e percorrer e 1 versanti possibilmente a levante. Fare alt brevi (non più di 5') . e frequenti. . . . . . . P ortare sempre dietro le ch1av1 do1 ncoven che s1 trovan~ sulle direttrici di marcia. Lasciare indicazioni precise, a chi rimane intorno all'itinerario che s'intende di seguire. Com· binare \n precedenza segnali d'allarmi o di soccorso_. Non distaccare mai individui isolati. Proibire la corsa nelle discese. Distribuiré sempre un rancio caldissimo prima di partire; portare sempre gli attrezzamenti da montagna e gli st~umenti da zappatore, e i viveri di riserva. Aver e al segmto cordiali medicinali barelle snodate, ecc. ' ' far entrare subito · la truppa n~11' ~cArrivati alla tappa, cantonamento; avere molta cura della calzatura. Distnb~ire un rancio caldissimo, o almeno, subito, una buona raz10ne di caffè. Velo cità di ma1·cici. - I dati medi ricavati sono i seguenti: a) con neve fresca od umicla: 3 chilometri all'ora p~r il drappello in testa; 3 '/4 per il grosso - neve alta oltre 1 40 centimetri;
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ESPERBIEN'l'l SULLA NEVE, ECC.
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b) nella neve molle o fa1·inosa, una squadra cli 16 uomini precede la colonna, e colle racchette pesta bene la. neve; oppure sgombra la strada fin o a raggiungere lo stratodi neve più resistente. Bisogna però, in questo caso, distribuire il lavoro per modo che la marcia dei muli non ·venga interrot ta. Nella marcia su neve molle o farinosa, i quadrupedi scarichi marciano in testa. c) nella marcia su neve ·indiwita o gelata, ad ogni mulo, oltre al conducente, va dato un soldato in accompagm1mento. Non bisogna essere avari nel concedere tale ausilio, pere hè spesso con pochi uomini di rinforzo si s'llvano i muli. La ricognizione preliminare della strada che deve perco~·rere una colonna rnnli sulla, neve, s'impone in modo assoluto; q nesta deve essere fatta diligentemente e sempre.
ESPERIMENTl SULLA NEVt:, ECC .
b) con neve polverosa o fa1·inosa: con affondamento superiore ai 40 centimetri, 2 chilometri all'ora per il dJ:appello in t esta; 2 ¼ per il grosso. Calcolando la velocità in tempo: a) con neve f1·esca od umida : 300 metri, 250 metri -di dislivello all'ora ; b) con neve f a1·inosa o poli:e1·osa: 250 metri per affondamento di 40 centimetri - 200, 150 metri per affondamento superiore. 1v[a1·cia dei quadmpedi. - Nelle strade con pista tracciata dal passaggio delle slitte, o dal transito giornaliero d~i pedoni, la nev~ rimane assodata e permette abbastanza bene la marcia dei quadrupedi muniti dei chiodi per f e1'1·atiwa da ghiaccio. La marcia sulla neve molle o farinosa riesce sempre difficile e faticosissima, perchè si forma sotto allo zoccolo del mulo un nocciolo di neve indurita., il quale gli rende instabile la posa dei piedi. Be questo inconveniente perdura per molto tempo, il mulo si stanca e si avvilisce, e o si pianta o si c.orica. Liberandolo ogni tanto da tale disturbo, si può ancora farlo avanzare per qualche tempo. Tuttavia sono sempre limitate le marce che possono eseguire i quadrupedi sulla neve. Come dati al riguardo ricavati da.lle esperienze, possiamo citare i seguen ti : a) nella neve f1·esca od umida, quando l'altezza non supera i 50-60 centimetri, il mulo cammina ancora senza grandi difficoltà. b) nella neve polvei·osa o fa1·inosa il mulo, sebbene cammini stentatamente, percorre tu ttavia tratti di 400-500 metri di terreno ricoperto da neve anche più alta di 1 metro; c) nella neve indu1·ita o gelata il mulo, anche munito di chiodi, marcia con difficoltà e l)er brevissimi t ratti, con con tinuo pericolo di cadere. La marcia dev'esser e condotta con le norme seguenti: a) nella neve· f1·esca ocl itrnida, molto alta, una squadra di 8 a 10 uomini, muniti di racchette, precede per uno la colonna muli e apr e la strada assodando la neve per bene;
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1\tA.:NO\'J:tE SULLA :NEVE.
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In montagna,, in presenza del nemico, gli ordini di marcia si trasformano in ordini cli manovra. Ciò tanto più quando la montagna è rico _l.Jerta dalla neve. Solamente che non sempre dove si marcia si può manovrare. Base di qualsivoglia operazione, in montagna d'inverno, sono le località di alloggiamento della truppa, considerate anche in relazione colle rispet tive linee di rifornimento. L'attacco e la difesa si debbono forzatamente appoggial'e a. questi centri di esistenza, i quali saranno rappresentati dai depositi e maga.zzini scaglionati lungo le vallate, dagli abitati che sono lungo il fondo delle valli stesse, o sui fianchi dei contrafforti, o dai ricoveri alpini nelle più elevate regioni. Nel fondo delle valli secondarie, la neve è sempre molto abbondante, perchè, a quella caduta, si aggiunge quella precipitata a vf.11le dalle valanghe e quella ammucchiatavi dai venti. Le valanghe ostruiscono talora per lunghissimi tratti il fondo delle valli . Non saranno mai queste le località prescelte per la manovra, se non per quel tanto che all a difesa possono servirer jJ -
ANNO XLVI.
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BSP.ERUIENTI SULLA NEVS:, ECC .
ESPERIMENTI SULLA NEVE, ECC.
con fronte talora ristrettissima. In generale si cercherà di uscirne al più presto per raggiungere i fianchi e le creste. Sui fianchi dei contrafforti la neve è diversamente distribuita a seconda dell'orientamento della vallo. A.d ogni modo, nei burroni che frequentemente li intagliano, la neve è sempre molto abbondante, molle e poco por tante. Per di più s'incontra molto di frequente il bosuo, il quale se permette di eseguire i movimenti al coperto, li rende difficili e lenti perchè h~ neve è molle e affondante. 'l\1ttavia sui fianchi dei contnifforti si incontrano buone posizioni nei pianori e sui cigli degli speroni che costringono le valli in strette, e molti appigli tattici nel dettaglio del terrenoi buoni centri o gruppi ùi abitati per alloggiarvi la truppa, situati in posizioni forti, vere rocche, d'onde con poca truppa si può fare tenace difesa, o movere al coperto, per breve via, a repentini contrattacchi sui fianchi delle colonne nemiche. Sulle dorsali e sulle creste, la neve o vi è spazzata via dai venti che continuarne.o.te le dominano, o vi è fimmucchiata, specialmente ai passi, in grande quantita. Ivi si incontrano spesso estesi cornicioni di neve e di ghiaccio, strapiombanti nel vuoto. Pure sulle dorsali è dove sono j passi principali e i più importanti, per i quali l'aziono militare acquista libertà ùi manovra. in va.rie direzioni. Per contro lungo le dorsali sono scarsi i ricoveri, l 'acqua e la legna o mancano affatto o sono abba.s tanza discosti, o insufficienti, e la tormenta vi batte violentissima. In conclusione: riduzione nell'impiego della truppa; rid uzione nel terreno utile per la manovra, e per i movimenti; caratteri particolari impressi a.Ila manovra e ai movimenti. Un primo fatto che si osserva, quello si è di non potere sempre in precedenza determinare esattamente la portata di qualsi~1si movimento, per la svariatissima natura della neve e per l'influenza della temperatura. Il calcolo del tem po diventa quasi sempre illusorio; e a poco valgono i dati delle carte itinerarie. In linea generalo la manovra eseguita alla larga, per piombare sul fianco o sulle comunicazioni dell'avversario, g ià dif-
-ficile nelle condizioni di terreno favorevole, diventa di \ d ifficili3simo eseguimento, come anche la storia delle guerre del passato dimostrò; e così pure diventa tale la manovra di più colonne convergenti su uno stesso punto, anche se le colonne non sono separate tra di loro da molto spazio. La manovra temporeggiante, t endente a guadagnar tempo per permettere l'avviluppamento con altre colonne, non avrà nuscita che in eccezionalissime e favorevolissime condizioni. Non si può tenere a lungo la truppa ferma sulla neve; perciò, -0 rinunziare all'azione temporeggiante, o decidersi ad attaccare innanzi tempo. Da ultimo, per l'affondamento e l'influenza della luce fortissima, i bersagli si muovono più lentamente, si disegnano più nettameute; per cui la v ulnerabilita sarà maggiore. Per tutte queste ragioni, se pure potrà coordinarsi l'avanzata di colonne verso un obbiettivo, lentamente, con segnali -0d altro, in più ristretta fronte; pare nel fatto che si farà strada in ogni colonna la t endenza a muovere d ritto, per la via più breve, all'occupazione scalare di successivi punti, raggiunto ognuno dei quali la truppa si ferma, si cuopre con parapetti di neve, si riordina sotto la protezione di quello schermo, batte con fuoco vivo l'avversario :6.no a debcl· larlo, e avanza all'occupazione di altro punto importante, e cosi via. Cioè : manovra bensì coordinata, convergente anco; ma attacchi scalari, successi·vi e decisivi nel dettaglio. Noll'inl'insieme una grande preoccupazione nell'avanzata, molta perdita di tempo, che richiederanno una grande disciplina del fooco, per la difficoltfl. del rifornimento delle munizioni., molto consumo di forze, poco o nessun appoggio dall'arti.glieria, e una rigorosissima disciplina. Infine pare che per essere la. manovra oracletta assai gra'Vida di difficoltà se com pinta cli giornc, contro nemico in buona posizione, sia. da darsi ia preferenza alle azioni di sorpresa, come sempre, di notte; o di giorno col favor della nebbia, tentate da piccoli distaccamenti costituiti da truppe speciali da montagna, o allenate alla montagna1 portate sui
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ESPERD!EN'l'l SULLA NE VE, ECC,
ESPERIMENTI SULLA NEVE, ECC .
r icoveri, sui magazzini, sulle linee di comunicazione, più che diretti all'attacco immediato delle posizioni, salvo poche circostanze. Distrutti i ricoveri, i magazzini, g uastate le comunicazioni, bloccatala difesa nella neve, non c'è più scampo; la resistenza deve forzatamente cedere. --- . Questi, in linea generale, gli ammaestramenti t ratti dalle esperienze eseguite. ·, Ciò premesso ecco alcuni dati numerici ricavati dalle esperienze esegnite nei clue inverni 1897-1898.
b) Dati nume1·ici 1·ife1·iti a te1-reno conpendenzaviaZ 25 al 30 °/0
con a/fondamento da 30 a 40 centi1net1·i.
DE'l'ERMINAZIONE DEL '.l.'EMPO OCCORRENTE P}JR,
COMPIERE I
MOVIMENTI
(neve farinosa).
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a) Dati nu·niei·ici 1·if'e1·iti a tm·i·eno con pendenza gradatamente 0 c1·escente dal 12 al 30 p. / 0 con affondamento di 25 centimeti·i.
- Il tempo necessario per eseguire la marcia di avvicinamento di un riparto isolato (plotone) di fianco, per uno, colle misure di sicurezza, aumenta di 1/ 3 ed anche del doppio di quello che si impiega in terreno sgombro dalla neve. :_ Il t empo necessario per stendere il plotone in catena all'altezza delle pattuglie che lo precedono, aumenta nelle stesse proporzioni. - Il tempo necessario per fa.re uno sbalzo avanti di 100 xnetri è doppio del normale. Perciò sono raccomandati gli sbalzi d i 50 ·metri. - Il tempo necessario per fare lo sbalzo colle squadre di fianco aumenta di 1/ 3 del normale. Perciò è molto raccomandata l'avanzata dei riparti per fianc o. - Il tempo per cessare il fuoco, fare uno sbalzo avanti di 70 metri e aprire il fooco, è più del doppio del normale. - Il tempo necessario per percorrere 70 metri di corsa, movendo all'assalto di cm·sa, è tre volte superiore al normale; però molti cadono, e la truppa arriva esausta di forze, ecl in disordine.
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- Il tempo n eeessario per la marcia di avvicinamento <li una compagnia di fianco, per uno, colle misure di sicurezza, è due ed anche tre volte superio're al normale. Questo fatto assai caratteristico porterebbe alla proposta o di aumentare la forza dell'avanguardia, o di muovere colla compagnia senz'altro riunita, facendosi precedere da numerose pattuglie. - Il tempo necessario per stendere il plotone d i avanguardia all'altezza delle pattuglie di punta, è doppio del normale. - Il tempo necessario per affiancare i plotoni della compagnia da fermo è di 1/~, in marcia è di '.13 superiore al normale. - il tempo necessario per stendere la compagnia (3 plotoni), in catena, da fermo, è due e a.nche tre volte superiorei .avanzando di 100 passi è tre volte superiore al normale. I dat i sovraesposti permettono di trarre alcune conclusioni sul procedimento del combattimento offensivo e difensivo. Cioè vengono a suggerire che, nell'attacco, le distanze tra i vari elementi della 1"' schiera e tra q uesta e le retrostanti, dovranno per massima essere ridotte. Ridncenàole, si dovranno sopprimere i sostegni nell'avanschiera, per dare subito all'attacco un'intensità di fuoco decisiva. La maggioranza si mostrò favorevole a tale proposta; oltrechè a quella di tenere la 2" schiera più ravvicinata alla prima; lasciando la 3a schiera in posizione opportuna, apprestata a difesa con parapetti di neve, per raccogliere le schiere antistanti in caso d'insuccesso. Nella zona del fuoco si mostrò di assai .difficile eseguimento la marcia in linea di fronte. Questa risulterebbe piì;i. spedita e più ordinata se eseguit a a gruppi, a squadre, e coi riparti di fianco. Nel procedere innanzi sembrano consigliati sbalzi brevi, ma fatti con la massima lena. Qui, più che
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altrove, è raccomandato che glì ufficiali, do:po aver ben ponderato quale via convenga tenere nel procedere innanzi . avanzino essi con ardimento a scrutare dove il passao·O'io si~ p~ssibile. Qui, p\ù che alt rove, converrà spingere a' ~:alche distanza sul fronte e sui fianchi pattuglie di scoperta. Nell'av_a~zata di fianco si devono porre in testa gli uomini pitt arditi e robusti, sulle battute dei quali il resto della squadra. marcerà più facilmente e spedita. Così pure s1 consiglia che, nei percorsi coperti la truppa. ma~ci coi plotoni d i fianco per quattro, o per due,' o per ·uno; e grn~.ta la testa in luogo opport uno, si formi al piu presto~n pnmo nucleo cogli uomin i di testa, i quali a.prano subit o 11 fuoco, mentre gh altri, che giungeranno successivamente in linea, aumenteranno l'intensità del fooco . La difesa, se ha mezzi e tempo a disposizione si troverà. sempre in migli~ri ~ondizioni dell'attaccante. Bi~ogna' però, t~~er conto_c~e 11 difensore deve appoggiarsi sempre a locahta _d~ve_ v1 siano accantonamenti e risorse. L'imperiosa necessita d1 tenere la truppa al riparo dal freddo intenso co-· stringerà la difesa quasi sempre a guardare la posizione' con po~a truppa (po~ti d'osservazione, pattuglie), e questi riparti all occorrenza bivaccheranno. Il grosso dovrà forzatamenterimanere dove il riparo è possibile. Questa condizione di cose agevola. la sorpresfl.. Ad ogni modo il grosso n ella sistemazione della difesa, dovrà non dimenticare il t~·acciamento e !a co~se~·vazione di buone piste, per .accorrere sui punti mmacciat1. Se tutto ciò non è preparato in precedenza. si: troverà a perdere un gran tempo al momento più opport~no. ~ 'at~o ?on~roffensivo_, cotanto caratteristico in_montagna, sara d1 ch:ffic1le esecuzione sempre. Quella celerità di mossa. che gli occorre, sarà di molto ridotta dall'affondamento. Non sem~re_si ~ot~à contare sulla sua riuscita: pare pertanto più consigliabile 11 contrattacco operato da posizioni sui fianchi preparate in precedenza, per gli effetti che produce su truppa. impigliata nella neve alta. . In fine, per l'attacco e per la difesa sarà illusorio lo . . msegmmento; e desso cesserà sempre col cessare dello )
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impiego immediat o del fuoco; perchè la difficolt à di superare la neve, per l'affondamento, non permette di dare a quest 'atto tattico, così importante i n montagna, e ta.lora decisivo, l'int ensità voluta. Occorrerebbe avere preparate in precedenza buone e comode piste per portare rapidamente r iparti nei punti essenziali della ritirata del ne~ mi·co, piste che in montagna rappresentano le sole direttrici di minore disagio per superare la, neve, e di sicurezza per mettersi in salvo.
III. Bivacchi sulla neve. P er gli scopi militari, la distribuzione dei ricoveri al pini, eretti n elle più elevate regioni montane e al disopra d'ogni abitazione d'alta montagna, è fatta in ordine alla occupazione a difesa certa, possibile o probtibile delle regioni stesse. Ma, evidentemente, per quanto prestudiate, non tutte le event ualità possono essere commisurate al punto da a.vere un riparo dovunque una truppa, d'inverno specialmente, possa essere impiegata: o sia obbligata a sostare. Certamente la capacità dei gruppi di ricoveri alpini non può essere che in relazione ad una limitata occupazione, la quale è anche in relazione alle grandi difficoltà che la montagna oppone, all'im piego di numerose forze, specialmente d'ordine logistico. Anche tenendo conto dei mezzi sussidiari di accant onamento, baracche, capanne, ecc., non è fuor di luogo il prevedere che taluna volta, per varie ragioni, occorre radunare in determinate località molta più truppa di quanto consenta la capacità dei mezzi raccolti . Per conseguenza, per questa e per altre ragioni, in montagna non è da escludersi la necessità., e talora la convenienza, di ricorrere al bivacco siilla neve.
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Ciò avverrà più specialm ente : a) quando occorra assicurarsi il possesso di pos1z1oui coperte ancora dalla neve, e sprovviste di ricoveri e di .abitazioni; oppure di limitata capacità; b) quando un riparto in marcia, nella montagna, sia sorpreso da copiosa nevicata, o da violenta bufera; e) per mettere al riparo tmppa durante la notte; per inattese difficoltà, o perchè, incaricata di speciali lavori (sgombro o riattamento di strade, trasporti di materiali, sistemazione a difesa di località, impianto di linee telefon.iche o telegrafiche, ecc.), è costretta a sostare in località r icoperte da neve. Nei primi due casi, il bivacco avrebbe un certo carattere di stabilità, ne~l'ult;imo invece sarebbe affatto provvisprio. I nemici contro i quali bisogna premunirsi sono essenzialmente il freddo ed il disagio. Le esperienze eseguite, hanno dimostrato che si può combatterli : a) se le condizioni atmosferiche e climatologiche non sono proprio eccezionalmente cattive; b) se la truppa è fornita di oggetti e d i speciali indumenti di lana (cappotti, guanti, uose, calze, cappucci, co~ perte) ; e) se vi ha modo di procurarsi del combustibile per accendere buoni fuochi, e tenerli alimentati durante la notte; cl) se si può fornire alla truppa un'alimentazione buona ed abbondante. Si affimette poi ch e il bivacco sia impossibile, od almeno p roblematico, nei seguenti casi: a) se domina la tormenta; b) se perdura con insistenza la caduta della neve; e) in pieno inverno, quando l' imperversare e il succedersi delle bufere siano tali da non potersi affrontare il bivacco senza esporsi a disastrosi sinistri.
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Gli elementi principali da considerarsi per l'imp ianto <li un bivacco sono i seguenti: ' 1. Forza che deve bivaccare; 2. Scelta della localita per bivaccare; 3. Modalità del bivacco; 4 . Norme di condotta del bivacco e misure igieniche ; 5. Vettovagliamento della truppa. 1. I bivacchi esperimentati furono sempre di forza piuttosto limitata; non su periore ai 56 ucraini di truppa. P er quanto si ammetti1 come principio che sarà sempre una parte della truppa che biva,ccherà, mentre la parte più grossa sarà messa a riparo nei ricoveri, o in grange, o in trune; tuttavia n on è da escludersi il bivacco per un rip~trto di forza abbastanza rilevante. Per t rùppe alpine, non è da escludersi il bivacco, in tempo di guerra, di cpalche compagrna. 2. Nel fare la scelta della località per bivaccare, giova tenere presenti le seguenti avvertenze: a) celarsi alla v ista del nemico; b) mettersi al riparo dal vento dominante, che in monfagna, spira quasi sempre, per ogni località, in direzione costante; e) evitare le località esposte a tramontana; d) evi tare di mettersi sotto falde ripide o rocciose; e) scegliere la località, per quanto possibile, nei versanti ove si trovi il bosco. 3. I tipi di bivacco esperimentati furono . molti e svariati. Lasciando da par te quelli per i quali occorrono materia.li speciali, che non sempre in alta montagna si possono avere (quali tavole e in genere a.Itri legnami preparati, matt on i, pali di ferro, ecc.), e considera.udo solo . qu elli per i quali bastano i mezzi che i l. soldato ha con sè od a sua immediata disposizione, o quelli che può avere a portata colle salmerie, i tipi che, nelle prove eseguite, diedero i più sod-
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disfacenti risultati sono quelli presentati dalle figure 13" a 21 nelle 'l'av. 2", 3a e 4a_ D~.i ~ip~ rappresentati nelle figure e dai particolar~ ann~~si, si ,n_leva che, in sostanza, i bivacchi più comuni e prn pratici possono essere: o cost~niti s~1l 1?iano naturale del t erreno, con tende regolamentari a teh semplici o doppi, circondate tutto intorno da un muricciolo di neve; o costruiti in trincea di neve, con pareti di neve, e copertura, di teli a tenda; · o scavati totalmente nella neve, e chiusi sul davanti con teli a tenda. Il s~egliere e l'adottare l'uno più che l'altro tipo dipende essenz_ialm~nte d~U'.altez~a .della neve. Le varietà sono pert'.rnto m:fimte. Nei chsegm riportati sono le dimensioni esperimentate nel 1897, e confermate nell'inverno del successivo a.nn~. Ciò ci dis~e;nsa. _dal~'entrare in più minuti particolari. 4 N~llo _stabilire 11 bivacco, tenere p resenti le seguenti. precauziom : procedere subito ed alacremente ad un primo assetto aenerale del bivacco. L e ulteriori migliorìe si faranno succe:Siva.meute. I bi'va~chi t_e~clono a migliorare qua.nto più t empo la truppa ha a dispos1z1one; ~ipa~·tire c,pportunamen te il lavoro fra i soldati in base al . criterio che lo stare inoperosi al freddo ed alla neve costitmsce una sofferenza continua per l'oraanismo · t:, ' d are la preferenza ai ricoveri piccoli numerosi e vicini auzichè ai ricoveri spaziosi e dispersi; ' ' r non accendere fuochi nell' interno dei ricoveri, per quanto storicamente vi siano esempi di capanne costrutte nelle spedizioni p0lari d entro alle quali si accesero fuochi . . Acce~dere invene fuoch i all'esterno, al centro dei ricoveri disposti preferibilmente a semicerchio. Se s'inte~de bivaccare sul terreno naturale, bisogna sgombrare bene 11 terreno dalla neve, e quindi accendere un buon fuoco e ten erlo alimentato per un paio d'ore per farlo asciugare bene, guindi spazzar via le ceneri e impiantMe le tende.
Se il bivacco è in vicinanza di qualche ricovero o abitato, fac ilitare le comunicazioni con sentieri o piste; lo stesso si farà per mett ere in comunicazione le varie parti del bivacco tra di loro, coi posti avanzati, e coi trinceramen ti. Si dovrà altresì migliorare al più presto la praticabilità d ella strada per la quale ~i effettua il rifornimento dei viveri; assicurare le tende con picchetti o sassi o con blocchi di neve sul lembo inferiore ; appoggiare i tetti formati di tende sovra funicelle disposte in croce, e curare la chiusura perfetta dei teli a t enda unendone i lembi con spilli, o meglio, cucendoli; quando· nei ricoveri scavati nella neve, si verificasse stillicidio, distendere in aito un telo da t enda t enuto a sito con picchetti conficcati nelle pareti ; impedire l'ingombro delle corsie centrali in caso di torment a o di forti nevicate, con coperture di tende; fissare nelle pareti picchetti per appendervi gli oggetti; per il g iaciglio degli uomini servirsi di paglia, di arbusti o di rododendri, o delle coperte in più ; addossare i ricoveri alla montagna, dove ciò sia possibile, a risparmio di lavoro; us&..ndo teli da tenda sovrapposti a strati, per costruzione di tende doppie, o per coprire nicchie o corsie, conviene lasciare fra i teli una certa distanza da riempirsi con paglia per impedire la dispersione del calore; per sostegni, servirsi dei bastoni. da tenda riuniti, o di alp enstock conficcati nella neve o nel terreno, o di pali se nelle vicinanze v'è bosco in abbondanza; quando si preveda di bivaccare in località ove non si trovi legna, portarla subito dal posto più vicino, e continuare a provvedersene. Come misura igienica, avere presenti queste avvertenze: non tenere la t ruppa molte ore di seguito senza mangiare. L'uomo tanto meglio resiste alle influenze nocive del freddo, quant o p iù il sr,o orga.n ismo è in buone condizioni di nu trizione;
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iu caso di temperatura molto rigida, fare anche distribuzioni di acquavite, o, meglio ancora, di caffè bollente con qualche goccia di ruhm; tenere sempre alimentati i fuochi; prima di entrare nei ricoveri, far asciugare bene gli abiti presso le fiammate, e far riscaldare bene specialmente le estremità. Nei ricoveri, di notte, non tenere calzate le scarpe, e avvolgere bene i piedi nelle coperte, o coprirli con paglia o introdurli anche nello zaino; non rimanere per molte ore rannicchiati nei ricoveri ; t.enere la trnppa occupata in lavori moderati tendenti a mi.gliorare sempre le condizioni del bivacco ; in caso di temperatura molto bassa nei ricoveri', far uscire la truppa, farle eseguire un po' di ginnastica o farl a riscaldare alle fiammate; non avvicinaJ.·si al fuoco quando si abbiano le estremità quasi insensibilizzate dal freddo. Manifestandos i casi di congelamenti, strofinare delicatamente le parti congelate con neve e pezzuole imbevute di acqua fredda, con :flanella e panni asciutti, prima freddi, poi leggermente riscaldat1, e aiutarsi col moto e la ginnastica quali preventivi molto efficaci. I n caso di assideramento generale (che si manifesta con la prostrazione delle forze, coll' abbattimento morale, colla tendenza irresistibile al sonno) trasportare l'infermo in sito riparato, ma non riscaldato, e praticare fregagioni come sopra. Somministrargli qualche bevanda aromatica tiepida, ma astenersi assolutamente dal dargli bevande spiritose. 5° In alta montagna il bisogno di cibG si fa sentire imperiosamente ed il soldato mal regge al freddo ed ai disagi senza un'abbondante nutrizione. Si dovranno pertanto prendere per tempo le necessarie precauzioni perchè il vettovagliamento sia assicurato. Colla montagna ricoperta dalla neve, poco assegnamento si può fa.re sui quadrupedi, perchè questi dovranno arrestarsi il più spesso molto in basso. Si rimedia ai trasporti coll'im-. piego delle slitte, o con portatori. Per agevol~.re i sernz1, allorchè è sentita la distanza tra la località ove la truppa
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bivacca e i maga.zzini principali d i rifornimento, si ricorre all'impianto di depositi intermedi avanzati, facendo il rifornimento mediante posti di ricambio. Non d imenticare mai i viveri di riserv~t. CONCLUSIONE. Una campagn~1 d'inverno sulle nostre Alpi, può, per tante ragioni, non essere desiderata. È però non da escludersi; nè impossibile può essere che, anche scoppiando nella primavera avanzata) quelle truppe le quali sono preposte alla difesa avanzata nelle più eleva te regioni, si JlQSsano trovare nella eventualitii di. operare in regioni ricoperte da, neve abbonda.nte. A vere nozioni un po' concrete al riguardo sia per le marce, che per le soste ed il combattimento, può essere utile. A tale intento mirarono gli esperimenti eseguiti nei decorsi anni sulle nostre Alpi, de' quali, se non è possibile a noi d~1re completo ragguaglio, qui devesi essenzialmente alla ristrettezza dello spazio a,ccorda,toci. Del resto riteniamo che i particolari esposti siano sufficienti per dimostrare almeno due cose : 1° che una guerra d'inverno sulle nostre Alpi .è una cosa nuova per g li eserciti de' tempi nostri, data la loro mole, oggigiorno; 2° che uno studio accurato della parte logistica e tattica che riguardi l'impiego delle truppe nella montagna ricoperta dalla neve, è una cosa anche nuova e che va fatta ancora. Oulx, 1901.
o. ZAVAT'l'ARI tenente colonnello s 0 olpini.
Errata-co rrige alle tavole annesse. figura ·16" - sec,)ndo alinea ove dice: Larghezza d'ogn i nicchia ID()tri 1,80 circa - Altezza metri L - dev e dire: Altezza. metri ·1 ,iO. TAVOI, A 4• - figura {8' - u ltima linea ove dice: si ricaveranno twclici metri da una corsia lung:i. metri t,50 - deve dire: si r icaveranrto undici nicchie eia una cors,a lunga metri :lt,50. TAVOLA 3" -
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VENEZIA
VENEZIA (DA BONAPARTE A MANIN)
CO,w8R&NZA n :N UTA AL CntCOLO MILITARE DI ROMA NilLLA SH!tA D f:,L
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1901 (\)
Dal 1797 al 1849 Venezia offre di sè un grandioso spettacolo. Venezia tradita e venduta all'Austria nel 1797, ripresa dalla Francia e incorporata al regn~ italico dopo Austerlitz, t ornata austriaca nel 1814; ecco 11 prologo: ~ la cacciata degli Austriaci, diciassette mesi di \otta disperata in un terribile assedio; ecco il dramma: - la caduta dell'eroica città fra le stragi, la d isperazione e le lacrime ; ecco l'epilogo. Triste epilogo nel quale la repubblica esala la seconda volta l'anima grande e il suo corpo si ricompone nella stessa tomba in cui lo aveva deposto la pace di Campoformio. Una risurrezione, una sfida, una catastrofe, uRa morte gloriosa: tutto ciò fu degno d'Italia. . . Il delitto politico consumato da Napoleone era necessario ? Il Daru e il Thiers cercarono di scusarlo e fu carità per la patria francese e per l'uomo che dava a lei .t~nta m~sse di g loria, ma osarono anche dire che fu benefìc10 e questa fu ingiuria atroce a Venezia e ~11· inter~ pa~ria _italiana. Vero è invece che Bonaparte uccise la hberta d1 un popolo inerme, consegnò allo straniero un territorio non suo annientò uno Stato che poteva essere il nudeo travedut~ dal Varchi di un'Italia futura grande e forte ch'egli avrebbe potuto comporre a nazione e che tale non pensò o, piuttosto, non volle. (il La preòente co nfereuza fu ripe Ln ta al Circolo Militare e al Circolo Filologico di
Torino nelle sere del 2i·2S :iprile i90!.
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« La storia è storia e la storia di Dio non si cancella». Così dice il poeta ed è giusta sentenza. Napoleone sacrificò Venezia perchè era nel suo pensiero placare così le ire del1' Austria acuite da tante sconfitte e ottenere la pace. La F rancia aveva conquistato abbastanza altrove e dall' Italia aveva ricevuto milioni ed opere d'arte inestimabili. Stravincere avrebbe umiliato soverchiamente l'imperatore austriaco ancora potente e una battaglia sfortunata poteva mettere in forse il già tolto. Eppoi Bonaparte che in dieci mesi aveva cacciata l'Austria dalla penisola era ormai troppo graade perchè il Governo non lo avesse in sospetto, e pe1:ò non aiutato, non incoraggiato, tenuto d'occhio da una spia del Direttorio, colla prospettiva di minare la propria fortuna ossessionato dall'idea della guerra contro gl' Ingl,.esi guer~a di cui ambiva essere ad un tempo anima e spada; egli, minacciando dalle Alpi noriche di correr su Vienna, costringeva il nemico ai preliminari di Loeben. Ah quel giardino di Loeben profumato dagli effluvi delle cardenie, neutralizzato puerilmente per la circostanza insieme col padiglione che vi si ergeva nel mezzo ad accogliere i legati dell' i mperatore e il condottiero francese, udì ben super be parole e vide il principio di un bsn turpe mercato! Ed èI a ben bo-uardare, colle offerte liberticide di Loeben che . si rinnegano per la prima volta i principì dell"89 e per la prima volta si muove il piede verso un ritorno alle tirannie del passat o. Soffocate col ferro e col fuoco le provocate è disperate insurrezioni che, a somiglianza dei Vespri Siciliani, si chia· marono le « Pasqne veronesi» Napoleone, men.tre trattava la pace coll'Austria promettendole il Veneto ancora non suo, manda va un generale a Venezia per proporre alla repubblica la pace o la g uerra. Venezia, secondo ki, aveva commesso peccato di fellonia osando armare, neutrale, le sue genti a difesa; perciò disarmasse. Nello stesso tempo, alle popolazioni di terraferma, dipingeva il Senato come degno di disprezzo e di odio dicendolo indifferente alle sciagure e ai dolori del popolo. Invano i legati della repubblica, Donà
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e Giustiniani accorsi a Gratz protestavano, in nome di questa, lealtà ed amicizia. « Sarò un .Attila per Venezia », rispondeva Bonaparte senza riflettere, a quanto pare, che Attila non aveva distrutta. Venezia ma le aveva dato le .origini. Del resto, il soffio rivoluzionario era penetrato anche nella laguna a sconvolgervi anime e idee. Sentivano molti colà che il loro governo era fradicio fino alla midolla e si lasciavano illude.:.-e dalla menzognera e rumorosa libertà francese mentre il Comitato di un partito democratico sorto fra banchetti, le mascherate e le danze, manteneva segrete intelligenze coi rivoluzionari di fuori. Era il tempo in cui Ugo Foscolo, democratico ardente, con aria di uomo superiore _ e lo era infatti - mostrava con ostentata disinvoltura 'il suo logoro e rattoppato soprabito nei saloni della Isabella Teutochi Marin, che fu poi Albrizzi, senza che il cambiare di nome significasse cambiar di costumi. Allo squisito poeta, il brutto viso, il r osso pelo e il vestito consunto non tolsero i sorrisi e i favori della bella greca inspiratrice più tardi, con altre beltà, di quell'Jacopo Ortis sulle cui pagine malsane hanno pianto copiosamente le fanciulle d'Italia; ma l'alto ingegno tolse a lui bensì di vedere che la libertà francese altro non avrebbe fat to che sostituire una ferrea t irannide straniera a una blanda tirannide indigena e ne fu pu· nito colla più crudele disillusione. È noto come Bonaparte ebbe Venezia. Una nave senza. bandiera si avvicina a poca distanza dal Lido per penetrare nella laguna. Le s'ingiunge, come d'uso, di far:,;i conoscere o di allontanarsi. Si risponde col cannone. Allora alcune palle lanciate dai Veneziani contro la incognita nave uccidono cinque Francesi. Ce n'è d'avanzo perchè sia dichiarata ufficialmente la guerra, perchò si sequestrino tutti i legni della repubblica nei porti di Trieste e di Ancona, perchè si abbattano in ogni dove gli stemmi di San Marco. Spaurito il governo veneto, manda legati a Milano ed essi ne tornano col fa. moso trattato che, pieno di bugiarde promesse, dava Venezia. piedi e mani legate al Bonaparte, e a lui consegnava l'arsenale perchè lo derubasse, e a lui assicurava tesori d'arte
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perchè ne abbellisse i musei e le biblioteche di Parigi e a lui abbandona.va l'onor di Venezia, perchè lo esponesse al disprezzo del mondo. Fu così che, dopo il pauroso abbandono di ogni potere per parte del Governo della repubblica, entrati i !francesi in città, si for mò un Governo provvisorio a celebrare il quale e onorare ad un tempo i nuovi padroni, i rivoluzionari fe cero feste straordinarie quanto furono straordinarie le pazzie e le sciocchezze. Intorno all'albero della libertà cancaneggiarono sulla piazza di San Marco, vacchi, donne, fanci ulli, sacerdoti e magistrati. E intanto i Francesi scrostavano il Bucintm·o, questo simbolo prezioso della. maestà e della potenza della r epubblica, dell'oro di cui era copert o e bruciavano la nave in mezzo alle grida forsennate di quella gente ubriaca; intanto i q nadri e le statue t olte alle chiese, ai musei, a.i palazzi dei pri vati pigliavano la strada di Francia, e il popolo, eccitato dai r ivoluzionari, cantava, rideva e ballava. P oco tempo dopo, Napoleone, spezzato a Campoformio innanzi ai plenipotenziari dell'imperatore il candelabro di porcellana, immagine dell'Austria eh' ei minacciava in egual modo d'infrangere se troppo esigente, firmata la. convenzione che dava Venezia agli Austriaci, parte per Parigi, parla innanzi all'assemblea, giustifica i patti conclusL in onta agli ordini del Direttorio. ~; allora che si portano in giro per le vie della capitale francese le spoglie ar tistiche di V Emezia e la gloria dei più illustri Italiani quando, sopra un drappo d'or o recato attorno come tr ofeo, il popolo parigino può leggere, insi eme col n umero delle prede e delle vittorie, i nomi divini di Michelangelo, di Raffaello, del Tiziano, del Correggio, del T iepolo. Ingiuria che il Thiers deplora ma che Venezia e l'Italia non potrebbero dimenticare.
V'è egli chi non sappia che Venezia dovette le sue sciagure a quella corruzione che, cresciuta man mano in particolar modo nel secolo xvm, era divenuta ne~li ult imi anni della repubblica la piaga putrida e dissolvente del suo forte 5', -
ANNO XLVI.
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organismo ? E v'è forse chi ignora che la neutralità disar. mata decisa dal Senato in occasione dell'offerta alleanza per parte d i Austria e di Francia, fu causa non ultima è fatale della occupazione francese e. della successiva domi3:azione austriaca? Par di ascoltarlo l'illustrissimo senatore Valleresso a propugnare nel 1792 una tale neutralità avvalorando la sua tesi con una quantità di sofismi per poi farla trionfare coll'op· posizione di un sol voto; par di vederlo, due anni più tardi, quel popolo di decrepiti mettere insieme a mala pena 7000 uomini per affermare la neutralità armata propugnata ,dal fiero patriottismo di Francesco Pesaro e decisa a mftlincuore dall'assemblea tentennante fra opposti propositi. Muòve a sdegno anche oggi quel Senato di degenerati che piega sem- , pre e dovunque innanzi alle prepotenze francesi, m~ntre quasi provoca il riso quel Niccolò Foscarini che, accettato con lacrime e smorfie il mandato di procuratore di terra: ferma, spaurito prima ancora di presentarsi al Buonaparte, dopo breve discussione cede Verona confessando la impotenza . della repubblica e la pochezza di sè stesso. E pare ancora di sognare quando si ricorda quel buon doge Lodovico Manin a cui la paura fa udire gli spari immaginari delle artiglierie; quell'eccellente doge che trema all'idea di non poter dormire la notte seguente nel proprio letto, e piange pensando alle sue pingui campagne sulle <1uali può scoraz· zare il nemico, e ai 9 di maggio del 97, balbettando, si dichiara pronto a deporre le insegne dogali, e ai 12 cade col suo governo ; scuola la viltà del Senato alla viltà cittadina. Vili non tutti, imperocchè taluni volevano si cadesse virilmente o, quanto meno, protestavano che la libertà e la indipendenza della patria dovevano restare inviolate. Non pensavano che di fronte all'invasore nulla va.le l'animo se la mano è disarmata e che, per un popolo, il disarmo è suicidio. Come aveva potuto Venezia perdere tanto dell'antica fierezza da rinunciare alla sua libertà e alla sua esistenza come Stato senza resistere, senza combattere, senza che :fall' intero esser suo scaturisse la forza frèmente che già tante
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volte le aveva fatto rintuzzare le offese col proprio valore? A questo proposito consentitemi, signori, eh' io riassuma brevemente le condizioni progressive di Venezia sino alla fine del settecento. Certo vi troveremo la ragione per la quale l'anima veneziana fu così priva di energie nel 1797, per scat· tare poi improvvisa e irresistibile nel 1848 al vecchio e fatidico grido di « Viva San Marco. )> . Noi non possiamo negare la filosofia della stona, e com(;) frutto degli studi e dei tempi, dobbiamo adottare il metodo positivo nel considerare gli avvenimenti. Lasciando la poetica leggenda descritta. nella cronaca del1'Altinate secondo h quale le origini della città si rannodano alla discesa di Attila e la gente fuggiasca dalle città di terraferma cerca un rifugio, per voce discesa dal cielo, nel deserto delle lagune; è fatto accertato che gli abitatori delle isole, cento anni dopo il doloroso esodo dalla patria, vive· vano operosi e forti sfidando le tempeste del mare, intenti al lavoro delle saline, che per loro era vita e ricchezza, vivendo uniti senza distinzione di ricchi e di poveri, anelant,i soltanto di lotta e di gloria. Passata dal reggimento dei tribuni marittimi al governo dei doo·i cominciano le discordie, Je vendette e le stragi. Dal 717 all'800 cioè in poco più di 80 anni, sette fra dogi e patriarchi sono uccisi o accecati. Il figl io di Carlo Magno con buon numero. di legni minaccia Malarnocco ed ecco i Veneziani rifugiati a Rialto per consiglio di Agnello Partecipazio, resistere e vincere. Venezia abbandonata dai Franchi passa all'impero di Oriente, ma Bisanzio, volgente a ruina, non ha ormai che l'ombra dell'antica potenza. Tranquilli nella sicura esistenza della patria i Veneziani rivolgono il pensiero a Dio e sorge San Marco. La loro mente si eleva al concetto della dignità dello Stato e si gettano le fondamenta del palazzo ducale. Non più il greco patrono Teodoro ma l'ardente evangelista a cui la leggenda fa apparire l'angelo profetizzante pace alle sue ossa quando queste potranno cullarsi sulle onde della laguna; l'angelo che a Marco rivolge il dolce saluto: Pa.x tibi Marce e~,angelista meus. Sicchè
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il libro santo e il leone simbolico del belligero amico di Cristo diventano l'emblema della repubblica sfolgorante ne' suoi stendardi al sole che illumina il libero Adriatico. N ell'855 Lodovico II dei Carolingi si reca, come arpico ed eguale, a visitare il doge Tradonico - segno questo di prosperità e di forza per la repubblica; ma non per questo cessano le intestine discordie. I Gradenigo, i Candiano, i Falier, i . Caloprini, i Morosini, tutte le più illustri famiglie di Venezia, insomma, . si straziano in atroci contese. Ed ecco Ottone II, profittando di quei disordini, assediare la città ·che ancora una volta resiste e trionfa, giacchè, quand o lo straniero minaccia, le discordie cessano e Venezia si d ifende come fosse una sola spada e un sol uomo. ' La dolce leggenda delle spose veneziane rapite dai pirati , slavi nella chiesa di Olivola e ad essi immediatamente ri.tolte, la soave festa delle M:arie inneggianti gratitudine in Santa Maria Formosa, il fantastico sposalizio col mare di quel doge Orseolo che conquistò le città della costa dalmata e liberò l'Adriatico dai Saraceni, sono eco ed immagine di quell'xr secolo in cui si afferma la signoria di Venezia e si pongono le fondamenta di quell'arsenale, per lungo tempo uuicoa l mondo, che i Veneziani resero famoso colle vittorie delle loro galee e Dante co' suoi versi immortali. Quando Venezia prendeva tanta parte alla prima Lega lomba.rda; quando con Enrico Dandolo alleato, neUa quarta crociata, coi più potenti signori d i Europa, faceva sventolare lo stendardo di San Marco sulle mura di Costantinopoli e trasportava sulla laguna i quattro cavalli di bronzo che ornano oggi il pronao della superba basilica; quando puniva la ferocia di Ezzelino da Romano; quando sapeva conservare la propria supremazia sull'Adriatico a. prezzo di sa,ngue, Venezia trionfava nel fragore delle armi e nello splendore degli ardimenti. Meravigliosa per il suo espandersi come potenza guerriera e ci vile e pel mirabile incremento de' suoi traffici, ricca d'arti e d'inclnstrie per cui fu celebre nel xm secolo la processione delle arti veneziane fatta per l'incoronazione del doge Lorenzo
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Tiepolo; forte per le sue squadre di navigli che solcavano i mari più popolosi e i più remoti ; Venezia faceva più che trionfare : Venezia giganteggia va e imperava. Emule non desiderate ma non temute, Genova e Pisa le attraversavano il passo, ed ecco i fieri dissidi a le terribili lot te. Spezzata la potenza pisana alla Meloria, restava Genova le cui genti L orenzo Tiepolo doveva nel 1256 sbaragliare una volta a Tiro, due volte ad Acri per essere punite poi un'altra volta nelle acque di Trapani, reo il loro governo di avere voluto r ialzare il trono greco di Costantinopoli contro il voler di Venezia. Tutto il secolo xm è un inno alla grandezza veneziana. Già alla :fine del xn secolo erasi costituito guel governo democratico che col Consiglio Maggiore teneva in debito conto l'autorità popolare, mentre impediva ad un tempo la t irannia della folla e quella di un solo. Era questa una solida base politica e la città prosperava. Tuttavia ai Veneziani fatti ricchi e potenti parve squallida e angusta la patria e pensarono trasferire lo Stato a Bisanzio in un trionfo d i colori e di luce, di méssi e di gemme. O simpatica figura di Angelo Falier procura.tor di San Marco, grazie a te in cui la poesia della patria potè pi ù forte che la prosa utilitaria del doge Ziani ! grazie a te, che col tuo voto, per il quale soltanto fu deciso di restare dove i padri stavan sepolti, serbast i all'Italia la tua Venezia resa dopo più splendida dall'arte e dalla poesia dei ricordi ! Chiuso il periodo del governo democratico colla legge Gradenigo, che ne escludeva per l'avvenir e l'elemento po · polare, si fa dei patrizi una casta separata dal popolo ; ragione di forza allora; motivo di perdizione più tardi. Ma la città è seria e forte. Non canti, non suoni, non versi d i trovatori, non amori idilliaci al chiaro di luna, ma affetti e propositi saldi. I Veneziani non capivano il latino e neppur l'italiano come Dante racconta, ma il molle dialetto fatto per le sdolcinature d'amore si eleva a dignità di lingua diplomatica nelle note degli ambasciatori. Non poeti, altro che pochi ed oscuri ai quali nessuno bada; però Venezia
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accogìie con feste il Petrarca che v1 sospira sulla laguna la canzone d'amore. Sfilano nel :x.rv secolo i congiurati contro la chiusa oligar. chia patrizia : ecco Marino Bocconio, Baiamonte Tièpolo e Marin Faliero che pagano l'audacia colla vita. Il popolo appena vi bada: il popolo accarezzato, adulato dai nobili, contento nella sua agiatezza, si compiace di g iuochi vigorosi come le lotte al pugno sui ponti · senza riparo e le regate fortificatrici del braccio e dell'animo. E intanto numerosi navigli portano per il mondo milioni di ducati di mercanzie, talchè più che la metà della popolazione maschile è composta di marinai. E cresce lo sfarzo delle vesti, lo sfoggio dei colori, lo scintillare dei diamanti, il biancheggiar~ degli ermellini, ma già si accenna ad abitudini meno rigide, a. moralità men severa. Però rimane intatto l'antico valore, come lo dimostra quella meravigliosa guerra di Chioggia contro i Genovesi che illumina di luce ancora non spenta le figure di Andrea Contarini e di Vettor Pisani. Vene1/oia trionfa allora un'altra volta in un alto inno di grazie, in un turbinìo di stendardi, di . sete, di velluti, di broccati, di ricami; in un confondersi di baldi guerrieri chiedenti mercè alle belle innamorate, ài opulenti beltà femminili frementi nei baci donati nell'ebrezza della vittoria. Tra così luminosa fantasmagoria di colori, fra tanta giocondità di movimento in cui già da tempo si compiace Venezia, nasce al cominciare del 400 l'arte paesana insofferente più oltre delle importazioni di quell'arte bizantina chePompeo Molmenti chiama g iustamente arte romana ringiovanita dallo spirit.o greco; arte che diede anche a Venezia i suoi capolavori prima e dopo essersi ingentilita colle inspirazioni dell'arte occidentale. L'ar te nuova va superba de' suoi pittori del xv secolo il cui pennello pare intriso di poesia. Guardate, signori, le tele dei Bellini, del Carpaccio, del Cima da Coneg liano. I volti casti e pensosi delle loro figure vi pongono una grande pace nel cuore, vi assurgono senza volerlo alla contemplazione dell'ideale, vi fanno scorrere nelle vene un fremito di vita sana e pura, qnale forse non fu più vissuta in Italia dopo il d ivino Trecento .
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Sempre nel xv secolo, l'architettura veneziana _dà_ i suo~ primi sorrisi associata alla pittura in quella meravigliosa Ca d'Oro che noi anche oggi guardiamo estatici, pur fatta dal tempo ombra di sè stessa. Il secolo dell'arte è anche per Ve~ nezia il secolo dell' opulenza. Sulla piazza e piazzetta d1 San Marco i lunghi strascichi delle gentildonne mandano riflessi d'oro e d'argento, i patrizi fanno pompa dei loro ricchi paludamenti e il popo\o se ne compiace ed ammira. Strane ricette - dice lo stesso l\folmenti mirabile ricostruttore dell'antica vita veneziana - servono a tingere d'oro le chiome delle belle veneziane zoppicanti sugli alti zoccoli alle quali i cavalieri porgono la mano lungo la via per sorre~ge:le su~ fragili piedestalli. Di stupefacente munificenza i nc~v1men~1 fatti a principi e a sovrani. Drappi finamente tessu~1, arazz~, argenterie, specchi, armi risplendenti entro i superbi pa_lazz1: nei banchetti e nei tornei. Venezia non si accorge che i suoi commerci decadono, non si cura che la scoperta dell'America e il Capo di Buona Speranza le portino via bu_on~ _parte dei suoi traffici: Venezia deve risplendere, essere m v1d1ata e godere. Nessuna meraviglia se in tanta esuberanza di vita spensieratamente gioconda sorgono e si affermano nel cielo dell'arte cinquecentista Tiziano, Paolo Veronese e il 'rintoretto. Invano voi cercate, signori, nelle opere loro la ineffabile espressione dei pittori del 400. C'è in esse non la poesia ma il godimento dell'esistenza; la mondanità che soffoca 1~ spiritualità. Li precorre il Giorgione prestando alla mer~:1· gliosa madonna di Castelfranco il bel viso della sua_ Cecilia, della donna anima della sua anima, ma creatura d1 questo mondo e tale la seppe, oltre di lui, il Morto da Feltre e forse altri ancora. I suoi emuli vanno più oltre riproducendo negli affreschi e nelle tele la bellezza provocante e l~sciva delle cortigiane passeggianti a San Marco o cullantesi s_ulla. laguna nelle barche coperte di aurei tessuti. Morti q_uesti artisti sovrani della forma e del colore, l'arte veneziana del Rinascimento scende nella sua tomba d'oro lieta, come l'anima umana, d'esser rimasta immortale.
848 Il xvr secolo nasconde, insomma, lo sfacelo del bel corpo repubblicano: è il secolo che rappresenta per Venezia la febbre della vita, la eccessività della vita. Tuttavia dopo Cambrai, Venezia benchè stremata di forze, di denari e di arn'.i.i, g iustamente orgogliosa di aver resistito da sola contro tutta Europa, brilla ancora per virtù di statisti e di soldati; ~irtù che rifulgeranno ancora più tardi quando, contempoi·an·eamente, un nuovo raggio d'arte, sprigionato non si sa come . ' illuminerà di gaia luce il miserando e progressivo sfiaccolamento intellettuale e morale del seicento e del settecento: In quei due secoli Venezia ha ancora lampi e folgori quando sfida la curia di Roma e sì ride dell' intedetto, quando vince i pirati dalmati, quando sventa le congiure di Spagna, quando lotta e trionfa nei ventitrè anni della · guerra di Candia. Venezia sa ancora meravigliare il mondo collo splendore delle sue ambascerie come quella affidata nel 1666 al doge Silvestro Valier per recarsi incontro a Margherita Teresa imperatrice d' Austria rimasta ammirata dello sfarzo mai più visto dei ricevimenti e del cort~gg io e forse più a,ncora del fino acume del nobile ambasciatore della Serenissima. Fiero ambasciatore, il quale, n otato che l'imperatrice restava seduta quand'egli giungeva, ne muoveva lagnanza dicendo: che se la figlia d i Filippo IV rappresentava r impero egli, patrizio veneto, rappresentava la repubblica d i San Marco; questa, non inferiore a quello. Ma intanto i nobili consumano negli sciali e nelle orgie le loro enormi fortune; le donne, abbandonati "'a li alti zoccoli , corrono più libere e veloci ai convegni d'amore; cresce il lusso sfrenato delle loro vesti e dei loro gioielli, mentre l'ingresso nel Consiglio Maggiore di popolani doviziosi che comprano la loro iscrizione sul libro d'oro di n ull'altro desiderosi che di emulare nei vizi i vecehi nobili, reca alla repubblica nuovi elementi di dissoluzione. Nello stesso tempo si accentua sempre più la decadenza delle arti. P erò l'architettura, benchè di venuta barocca, è piena di originalità e di vigore, e la pittura, pure esagerando le licenziosità e le forme dei grandi maestri del Ri-
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nascimento, sprigiona ancora con Gio. Battista Tiepolo raggi divini. Alla fine del settecento, mentre Antonio Uanova riconduce la scultura alle pure fonti del classicismo g reco e Carlo Gozzi e Carlo Goldoni si contendono il campo dell'arte drammatica e van disputando, nemici fierissimi, se convenga o no portare sul teatro la realtà della vita; la repubblica, priva cli statisti e quel eh' è peggio di soldati, nonostante mezza Europa sia in fiamme, anzichè trasformarsi nella visione dell'avvenire, si muro.mifì.ca nella contemplazione del passato ; essa perde di vista la ragione d'essere e gli scopi dello Stato e si accascia miseramente nella pubblica indifferenza perchè si sente senza nervi e senz'anima. È in questo stato lacrimevole che essa, colta dalla qufera napoleonica, vede poco tempo dopo l'Austria far serenare i suoi battaglioni sulla lagnna. Sul suolo sacro di Venezia dove mai, fino dalle origini della città, si era accampata gente forestiera, si pianta da padrone l'austriaco e innanzi al venerando palazzo che vide tante volte trionfatori i suoi dogi, sulla piazza super.ba dove aveva celebrate le sue cento vittorie, nel suo bel San Marco in cui fra i tripudi e gl'incensi, tante generazioni avevano inalzate laudi di ringra· ziamento al Dio delle battaglie; il popolo veneziano vedeva passeggiare un nemico che gli toglieva ogni suo bene più caro; un nem ico che col piede insudiciato di fango straniero gl' imbrattava i marmi comprati col sangue e gli cancellava brutalmente le pagine della sua storia.
Io credo, signori, che questa digressione vi sarà parsa abbastanza lunga ma, d'altronde, a me premeva chiarire che la decadenza politica e la decadenza dell'arte forono anche a Venezia la conseguenza naturale del decader dei costumi; che politica ed arte seguirono anche là la stessa parabola discendente e si può dir parallela, tanta è l'influenza deleteria che le eccessive raffinatezze della ci viltà, la smania delle rie-
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chezze e l'aborrimento dalle armi esercitarono sempre e dovunque sulla vita e sull'avvenire dei popoli. Volev.o dimostrare, finalmente, come dopo 14 secoli d' indipendenza, di libertà, di potenza e di gloria, la vergogna della schiavitù. dovette percuotere così forte l'anima veneziana che questa, dopo pochi anni di raccoglimento, doveva dalla inesorabile fatalità della legge storica esser tratta ad erompere in un irresistibile impeto di ribellione contro la dominazione straniera. Ma n on precorriamo gli avvenimenti. A meglio garantirsi i suoi nuovi possessi, l'Austria volle mitigare il suo sistema di governo e lnnsingare nellq stesso tempo l'amor proprio dei sudditi, restaurando qualche ordinamento dell'antica oligarchia repubblicana. Il popolo nonabboccò all'amo e rimase nemico, finchè nel 1815 il governo, fatto più generoso, emanava leggi costitutive mercè le quali s' instituivano quelle congregazioni centrali lombarda e veneta che dovevano avere tanta parte nell' inizio della futura riscossa. Con tali leggi si prometteva che il governo del Veneto sarebbe stato italiano conforme all'indole e alle abitndi ni del paese, che il popolo avrebbe avuto nelle congregazioni i propri rappresentanti eletti col suo voto, che il sentimento d'italianità sarebbe stato rispettato sempre e dovunque. 'l'utto questo, s' intende, era scritto sulla carta ma, nel fatto, il sentimento nazionale era considerato come sedizioso, il governo non era affatto italiano, la stampa era fortemente imbrigliata da una censura preventiva stupida e austera. E quanto ai deputati delle congregazioni, essi erano ridotti allo stato di semplici comparse, dimentichi, cioè, che ad essi la legge commetteva di proporre ciò che poteva essere utile per Venezia e per le provincie venete di terraferma. La qual cosa sembrava naturale ben sapendosi che in alt:o non si voleva affatto preso sul serio un meccanismo di governo di cui l'Austria vedeva tutti i pericoli. Dal 1815 al 1847 non una parola si era pronunciata contro un tale stato di cose: il popolo taceva, odiava e aspettava.
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Per 32 anni Venezia aveva passati momenti terribili di accasciamento e di miseria. Nel 1817 la città aveva sofferto la fame ed il tifo e il governo austriaco aveva saziata la prima col pane ammuffito del carcere. Nel 21 il proce~so dei Carbonari del Polesine si chiudeva colla condanna d1 ventidue patriotti alla pena di morte commutata col carcere colle catene ai polsi ed ai piedi.M La senduro , ao-gravato o . teuza veniva letta agli imputati in piazza San 'arco innanzi al popolo triste, silenzioso, abbattuto, dopo di che i condannati venivano trasportati allo Spielberg dove l'Oroboni ed il Villa morivano di fa.me e di dolore; il Villa che, essendo calvo e avendo chiesto l'uso di una parrucca, riceveva il permesso di portare il berretto di lana del galeotto, ed essendogli questo troppo pesante, di coprirsi il cap? co~ una parrucca fatta con peli di cane. Delizie austriache d1 quei tempi nefasti. . . Dopo quell'epoca, quiete plumbea per 24 an~1, ~~ella quiete che faèeva sdegnare Silvio Pellico e che, a gmdiz10 del_la polizi&. era calma rassegnazione politica con un fondo di mal' . . . . ., contento. Ma già fino dal 1840, a Venezia, gli uomm1 pm stimati per ingeo-no discutevano di cose pubbliche con sen' più nei caffè, ma nelle assemblee m. timenti nazionali"' non dustriali e commerciali, usando libera parola e mal nascosti intendimenti. Gl'Italiani avevano capito che colle sette, colle carceri e coi patiboli non si sarebbe fatta l'Italia, che era necessario organizzare la lotta e che questa lotta doveva essere . legale perchè di venisse formidabile. ·Ma per organizzare questa lotta, per drizzarla al suo s~opo, per combattere a viso aperto, era necessario un uomo 1_ntegerrimo, stimato, ardito, nel quale la cittadina~za venez1an.a potesse riporre intiera fiducia. Quest' uomo, voi lo sapete signori, fo Daniele Manin. . Chi potrebbe dire per quali fila misteriose il destmo, do~o la prova infelice dell'ultimo doge, ab_bia prescelto un Manin a rivendicatore di Venezia 1 Questi, è vero, ripeteva tal nome non dal padre, che era un Fonseca, bensì dal padrino fratello a Lodovico, ma non per questo apparisce meu strano che un
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Manin abbia riassunta in sè tutta la reazione popolare contro le paurose abdicazioni dell'ultimo periodo repubblicano. Daniele Manin sentì ohe Venezia, nonostante le sue sciagure, sopravviveva a sè stessa; ohe quindi era possibil'e scuoterla dal suo torpore e renderle la coscienza dei suoi diritti e della sua forza. Venezia, in questo, uguale al resto d'Italia poichè - come nota acutamente il Barrili - « è un fatto « che il sentimento di questa sopravvivenza dell'anima nazi.o« nale anche nei tempi più tristi e desolati della nostra storia, « lasciò incolume la parte migliore di noi: la coscienza, èioè, « del nostro essere come popolo, la coscienza che l'Italia ·do« veva un giorno essere degl'Italiani. » Manin cominciò g iusto nel 1840, mirabilmente secondato da Valentino Pasini, a perorare in favore della ferrovia Ve- · nezia-Milano, la quale avrebbe affratellato Veneti e Lombardi, e ciò contro il parere del governo che la voleva soltanto continuata fino a Bergamo. Nell'assemblea degli azionisti, Lombardi e Veneti s'intesero a meraviglia, concordi evidentemente in uno stesso pensiero politico. Il commissario di polizia presente all'adunanza inferociva, e avendo imposto silenzio al Manin, questi rispondeva:« È consiglio o comando? Nel primo « caso non lo accetto, nel secondo non mi piegherò che alla « forza. » Cominciava la lotta e il popolo se ne compiaceva. Nel g iugno '47 Manin, intuendo che a commuovere efficacemente lo spirito pubblico era necessario il risveglio degli interessi economici, prununciava all'Ateneo un discorso sui mezzi atti a ridonare a Venezia la prosperità nei commerci e nelle industrie, e concludeva con queste memorande parole: « Spero che il nostro non sia letargo di morte ma ad ogni « modo credo dovere e gloria prolungare la nostra agonia ». Nello stesso mese si dava un banchetto a Riccardo Cobden, le cui libere t eorie economiche erano avversate dall'Austria e l'economista inglese confessava di essere stato seriamente impressionato dall'odio mortale che Venezia nutri va per lo _straniero. P oi, nel settembre, si era inaugurato il congresso dei dotti, che ebbe anch'esso intento politico; poi vennero le con· ferenze agrarie la cui idea l\fauin pubblicamente augurava
potesse divenir nazionale fincbè, nel dicembre dello stesso anno, egli compi l'atto suo audace di presentare alla congregazione centrale veneta una propria istanza colla quale, r ecla· mando arditam@nte le libertà concesse colle leggi del 1815, s'invitava la congregazione a rendersi interprete del desiderio fOpolare presso il governo di Vienna. Cont,emporaneamente un a.ltro illustre patriotta, Niccolò Tommaseo, leggeva applauditissimo all'Ateneo-un suo discorso sullo stato delle lettere italiane, osando domandare l'abolizione della censura. E ai lo gennaio del 1848 dirigeva una sua lettera ai vescovi affincbè questi, ricordando di essere cristiani e italiani, eccitassero il Governo a mantenere le promesse del '15. Così lo spirito pubbl ico veneziano veniva eccitato ad una lotta sempre più viva, acuendo con ogni mezzo in tutte le classi della cittadinanza il desiderio di libertà e d'indipendenza. Ma la polizia, inquieta, vegliava e a i 18 gennaio del '48, dopo una minuta perquisizione domiciliare, Manin e Tommaseo venivano arresta,ti, condotti alle carceri criminali imputati di perturbazione della tranquillità interna dello Stato e sottoposti a processo. Processo colmo di dolori per i due patriotti di cui giudici cortesi ma rigidissimi frugavano coi loro interrogatori le pieghe più riposte dell'intelletto e dell'animo. La notizia dell'arresto prodt1sse in città una impressione enorme. Tutta Ven1:izia protestava. Le signore vestite a lutto andavano alla questua per i feriti di ì\1:ilano, gli uomini si astenevano dal fumare, portavano cappelli e guanti neri, disertavano le mascherate ed i balli. Il 6 febbraio, si rappresentava alla « Fenice » il 111achbet e il ballo la Siciliana, che rammentava la costituzione di Napoli. Al famoso coro yerdiano « La patria tradita domanda vendetta » un fremito corre per la platea e per le logge e il pubblico prorompe in un grido di commozione. Quando nel ballo compare la Cerri to vestita di abiti tricolori, la si copre di fiori e di applausi. In un attimo s'intreccia dai palchi, coi fazzoletti, una grande
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catena tricolore. È un delirio. Il pubblico grida, gestisce mina.cciando verso il palco del governatore. Allora una compagnia di soldati che già prima aveva circondato il teatro fa sgombrare immediatamente la sala. Tale Ja ripercussion~ dell'arresto di Manin e del Tommaseo nell'animo dei Venez1an1. Invano si minaccia di chiudere il caffè Florian che . rimane deserto, come deserta è lasciata piazza San Marco quando vi suona la musica militar e; nessuna famiglia veneziana riceve gli Austriaci, le muraglie delle case si ·trovano coperte ogni mattina d' inscrizioni che maledicono lo straniero. Invano si proibiscono i cappelli e i guanti neri e le ~bb_ie lucenti; invano s' inibisce cantare canzoni e p9es·ie patnott1che, applaudire o fischiare nei teatri, scegliere . determinati punti per darsi convegno. Invano, finalmente si applica il giudizio statario. Ai 10 marzo del '48 un fanci~llo seguito dal popolo acclamante, porta per la prima volta in San Marco la bandiera tricolore. Ai 16 un vapore del Lloyd reca da 'l'rieste la notizia delle barricate di Vienna e deila fuga d i Metternick. A i 17 la folla si rovescia in piazza San Marco chiedendo ad alte grida la liberazione di Manin e di Tommaseo e il governatore Palffy, sbigottito, l'accorda. Il popolo corre al carcere, ne strappa i prigionieri e li porta in trionfo. Manin è per la lotta immediata colle arini, Tommaseo è per l'attesa. Ai 18 la gente accorre a San Marco colle bandiere tricolori, ma gli Austriaci che c~stodiscono la gran guardia fanno fuoco senza pietà. Il popolo si difende come può, va in cerca di armi, getta nei canali quanti soldati incontra, mentre Manin, saputa favorevole la marina, si recava al municipio per chiedere la istituzione di una guardia civica alla quale doveva essere affidato immediataniente il mantenimento dell'ordine pubblico. La guardia civica è concessa e i cittadini si armano. È anzi la Civica che salva la vita agli ufficiali austriaci. Manin assume subito la direzione del mo'Vimento, ma quando g iunge al 19 la notizia che l'imperatore ha concessa la costituzione e al 20 si sa che Milano è insorta; l'agitazione avvampa,
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ct'esce, dilaga, vorrebbe imporsi, ma egli la domina con mano e con viso di ferro. Il 21 marzo una strana voce circolava in città. Si diceva che il governo avesse fatto raccoglier e dei razzi sulla nave Confienza per mezzo del comandante dell'arsenale colonnello Marinovich - un dalmata odiato dagli arsenalotti per i suoi modi rigidi e bruschi - e che con questo mezzo si volesse dar fuoco a Venezia. Gli operai avevano già decisa la morte del comandante, ma la Civica, intervenuta a tempo, era riuscita a calmarli. Man in decide allora d'impadronirsi dell'arsenale. « Io conosco il mio popolo, - egli dice - esso mi seguirà. » Alla sera, in casa di Manin si parla, si d iscute, si propone e finalmente si conviene che il tentativo sia fatto l'indomani al grido di : Vi va San Marco! Alle 10 ant. del 22 marzo, .M:auin riceve notizia che il colonnello ì\farinovich è stato ucciso dagli operai. Invano costui aveva cercato salvarsi salendo sulla torre dell'arsenale. Inseguito e raggiun to, era stato precipitato nel cortile vittima della propria imprudenza. Il delitto era orribile e non necessario, ma i dirigenti del movimento non ne avevano ombra di colpa. 'ruttavia era evidente che non .c'era un momento da perdere. Verso mezzogiorno, la porta detta « della campagna » era già occupata da un drappello dell~ Civica quando vi giunge Manin seguito dal popolo e con un centinaio di guardie intimando di cedere subito · le artiglierie e l'arsenale. Chiamato un battaglione di truppa, questo fra ternizza col popolo. Intanto la deputazione municipale recavasi dal governatore il q uale, sapendo perduto l'arsenale, rimetteva i suoi poteri al comandante militare geuerale Zichy . Zichy vuol resistere, ma il marchese A. vesani lo dichiara responsabile di ciò che accadrà. « Ebbene, ci batteremo » esclama il comandante. « Ci batteremo », risponde Avesani. Ma intanto, essendo giunto sulla piazza il Manin seguito da onde enormi di popolo e con un forte numero di armati, Zichy, compresa la inutilità d'ogni resistenza, tanto più. che, tolto l'elemento italiano favorevole agli insorti, la forza mili-
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tare austriaca disponibile era di 3000 uomini appena; firmava quella capitolazione che a lui costò una .sentenza di morte commutata nel carcere perpetuo e rese Venezia libera dei propri destini. Manin voleva la repubblica come quella che poteva ricondurre alle antiche glorie; una repubblica che, nel suo pensiero, doveva far parte più tardi di una federazione .italiana; la vecchia repubblica di San Marco, insomma, come egli la faceva risorgere nella mente del popolo e quale il popolo la intendeva. Governava intanto la deputazione municipale che aveva :firmata la resa, ma nella uotte dal 22 al 23 marzo taluno dei più influenti cittadini riuniti al ca,ffè Florian, secondati daEa Civica, ne chiedevano le dimissioni q_oncesse senza esitare. Intanto però, per un imperdonabile errorn della deputazione, la flotta austriaca ancorata a Pola, ~ervita quasi tutta da marinai. italiani che sarebbero stati felici di accorrere alla difesa di Venezia, non avvertita in tempo di quanto succedeva nella laguna, rimaneva nelle mani del1'.Austria. Il 23 di marzo gli .Austriaci sgombravano dalla città e da Chioggia nonchè dai forti di Marghera, di San Felice e del Brondolo mentre si restaurava il governo r epubblicano presieduto da Manin coadiuvato, fra gli altri, efficacemente dal Tommaseo . Il popolo pareva pazzo di gioia. Da per tutto si gridava« Viva San Marco ! »,«Viva. Manin ! » Duegr1di che riassumevano la gioia della liberazione e la riconoscenza per un uomo a cui la patria doveva tutta sè stesi:;a.
teva fronteggiare largamente le spese ; l' entusiasmo delle popolazioni era al colmo; la :fiducia nel successo incrollabile. È noto che a i 27 marzo Carlo .Alberto aveva passato il Ticino e ch'egli, benchè avesse sottomano una forza sufficiente a schiacciare il nemico, irresoluto, aveva perduta la occasione di portarsi rapidamente sull'Adige e tagliare così le comunicazioni dell'esercito austriaco col territorio della monarchia. Nonostante, i combattimenti fortunati di Goito, di Monzambano e di Pastrengo avevano riaccesa. la fede nelle armi sarde. Ma, intanto, mal trattenuto dalla frontiera, alla fine di aprile giungeva sulla Piave un corpo nemico di 13,000 uomini. 'l'axis che lo comandava, dopo varie vicende, il 19 di maggio attacca Vicenza e vi è respinto dal generale Durando, ma intanto la congiunzione del corpo austriaco di soccorso colle truppe di Radet7.ky era un fatto compiuto le cni conseguenze dovevano essere incalcolabili. Ai 30 di maggio Carlo .Alberto vince gli .Austriaci a Goito, ultimi bagliori, questi, della fortuna d' Italia. Allora Radetzky comprende l'assoluta necessità di ottenere in brevissimo tempo la completa sottomissione c:lel Veneto, sia per assfcurarsi una comunicazione con Vienna, sia per dare una ricca base di operazioni al suo esercito. D'un sol colpo, il 6 g iugno, passa l'Adige a Legnago, piomba con forze superiori su Vicenza e, nonostante l'eroica lotta, l' 11, la costringe alla resa. Dopo pochi giorni tutto il Veneto era in possesso degli Austriaci tranne il fort e d i Osoppo, Venezia e le sue lagune. Venezia restava così completamente bloccata dalla parte di terra.. Invano, intanto, i Cadorini di Pietro Calvi cercavano trattenere gli .Austriaci attaccanti da .Ampezzo il Cadore per assicurarsi la strada della Carinzia. Vinti dal numero, avevano dovuto piegare davanti al nemico, difendendo tenacemente quella vallata gloriosa seminata oggi di pietre sepolcrali innanzi alle quali si arresta il viaggiatore commosso per leggervi i mesti ricordi di tanto eroismo . .Ardente era appunto in quei giorni la questione se Venezia doveva o no decretare la. propria ·fusione col Piemonte.
Cosi cadeva il governo austriaco a Venezia, mentre a Verona ed a Mantova restavano, vicina minaccia, gli .Austriaci, dacchè, dopo la rotta di Milano, Radetzky concentrava tutte le sue forze sulla linea dell'.Adige e del Mincio. Urgeva soprattutto a Venezia di organizzare una forza armata e si formarono subito tre legioni di guardia civica ; poi dieci battaglioni di volontari, un corpo d'artiglieria e un altro di cavalleria. L'erario, in eccellenti condizioni, po·
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Manin, al pari del Tommaseo, vi era contrario volendo riserbata ogni decisione al termine del.la guerra. Già ai 29 di marzo, rispondendo al governo provvisorio di Milano che lo esorlrava a non dimenticare l'unità e l'indipendenza della penisola, aveva risposto colle fiere parole: «Noi non colti« viamo sentimenti municipali; siamo soprattutto I t~liani e « l'insegna di San Marco sta sulla bandiera tricolore. » .Ma voleva che la fusione non fosse precipitata. Certo in cuor suo preferiva la federazione all'unificazione, ma quando vide che l'assemblea si divideva in due parti quasi eguali, · una favorevole, l'altra contraria all'unione col Piemonte è g li· balenò il pensiero che l'eccitare la discordia potesse l).Uocere alla causa della patria; sublime nella sua eloquenza, 'Manin, nella seduta del 4 luglio, dopo aver detto « Noi non s i.amo « parziali nè di repubblica nè di re, ma siamo Italiani », po· neva ai vot i il partito della fusione che veniva accettato in mezzo all'entusiasmo dei deputati e del popolo. Fu questa l' ultima gioia concessa a Carlo Alberto la cui fortuna precipitava a Custoza, a 'Volta, a Milano insieme colla fortuna d'Italia. Il 5 aO'osto arrivavano in Venezia il conte Cibrario e il t, generale Colli commissari pel re e s'inalberava la bandiera sabauda. Ironia del destino! il giorno seguente i reggimenti sardi, finita la disgraziata campagna, ripassavano il Ticino e al 9 il vVelden informa.va i commissari del re che l'armistizio concluso comprendeva l'abbandono della Venezia. Di ciò corsero voci vaghe in città nei due giorni seguenti. Subito si gridò al tradimento e il popolo si rovesciò ·sulla piazza di San Marco tumultuando. Allora Mordini, Sirtori e Da,ll'Ougaro impongono ai commissari sardi di abbandonare il potere. Colli resiste; poi, fattosi alla finestra, domanda: « Popolo di Venezia, dobbiamo dimetterci? » Si, risponde la folla con un urlo immenso. Poco dopo arriva Manin il quale, arringato il popolo, es0la.:ma: « Dopo domani si radunerà « l'assemblea per nominare il nuovo governo ». - « E chi << governa intanto?» - domanda una voce. - « Per quaran« totto ore governo ·io! » - r isponde Manin con un fremito
indescrivibile nella voce - « ora, andate ». E il popolo senza una protesta, senza un lamento, ossequioso, silenzioso, obbedi va. L 'assemblea confermava subito la dittatura a l\fanin dandogli però a compagni due cittadini per gli affari della guerra e della marina. Bisognava organizzare meglio la difesa; assicurare gli approvvigionamen ti; trovare nuovi mezzi per far fronte alle spese. I tre eletti vi si accingono con energia. . Si apre un prestito di dieci milioni di lire dando in ipoteca il palazzo ducale co' suoi tesori d'arte e il palazzo delle nuove Procuratie; nelle chiese, nelle case, per le vie si questua in nome della patria; si decreta il corso forzoso per tre milioni di biglietti governativi. Quanto all'esercito, le forze disponibili non avevano nulla di regolare. Erano uomini accorsi a d ifender Venezia; pronti a morire per essa ma senza seria organizzazione. In tutto 16,000 Veneti, 2000 Napoletani, un migliaio d i Lombardi e di Bolognesi e 4000 Romani. Li comandava il generale napoletano Guglielmo _P epe, che aveva avuto larga parte nei moti napoletani del 1820, nomo pieno di patriottismo, di talenti militari mediocri, secondo alcuni, ma pieno ancora di giovanile energia e desideroso di mostrare quanta parte prendesse Napoli alla causrt di 'Venezia. Erano con lui ufficiali napoletani colti, capaci e coraggiosi come Ulloa, Carlo e Luigi Mezzacapo ed Enrico Cosenz; un valoroso lombardo, il Sirtori', e altri molti. Ai 17 agosto l'esercito veniva, organir,zato in cinque legioni; scarso per tanta di-fesa. Esso infatti doveva proteggere un gran numero di forti e di fortini in un territorio dominato dalla febbre malarica; impresa difficilissima con elementi più che altro raccogliticci e in quelle condizioni disastrose. Manin, benchè volesse Venezia pronta a difesa, sperava tuttavia che Francia e Inghilterra si sarebbero fatte mediatrici per serbarle la sua indipendenza. l\fa la Francia prometteva più che non desse e l'Inghilterra, dopo esc;ersi adoprata più che non avesse promesso, di fronte alla pertinacia dell'Austria, aveva finito ai 16 ottobre col consigliare il dit-
VffiNRZTA 860 tatore ad entrare in trattative dirette col Governo di Vienna. Allora Manin comprese che a Venezia altro non ·restava che sperare in sè stessa.
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Osoppo era caduto il 13 ottobre dopo cinque mesi d'eroica resistenza al comando del modenese Licurgo Zannini. Sva· nita ogni speranza nell'opera della diplomazia, era ne~essari~ usciré dalla calma prudente per consacrare alla difesa d1 Venezia oo-ni facoltà del braccio e dell'anima. Agire, agir presto: er: questo un bisogno prepotente dopo la qui~te mal tollerata degli ullimi mesi. , Perciò consenziente Manin, dopo la brillante sortita dal. . forte Tre porti nella q nale subito rifulse il valore di Enrico Cosenz veni va decisa quella opera¼ione riuscita così gloriosa p~r i difensori di Venezia e registrata dalla storia col nome di « Sortita di Mestre. » Si trattava infatti d'impadronirsi di Mestre; città çhe concentrava in sè le strade di Padova e di Treviso e la diretta linea ferroviaria Vicenza-Venezia, tanto più. che a Treviso trovavasi allora il quartiere generale degli Austriaci. Si voleva mostrare al mondo quanta vitalità restasse ancora ad un popolo che l'Europa abbandonava così miseramente al suo triste destino. Il piano era semplice: si doveva tener distratto il nemic~ con finti assalti nei punti estremi della linea di difes~, poi marciare divisi in tre colonne all'attacco di Mestl'e, mentre una ricognizione, spinta su Brondolo, avrebbe impedito l'arrivo di rinforzi nemici. Alla mezzanotte del 26 ottobre le tre colonne si mettono in marcia; quella di sinistra per Fusina, quelle del centro e di destra da Marghera. La folta nebbia favoriva l'avanzata mentre la bassa marea faceva ritardare alla prima colonna coll'artiglieria da campagna il suo arrivo a Fusina. Perciò invano gli altri aspettavano di udire di là prima dell'alba il rumore del cannone. Era una fatalità. Ancora mezz'ora )
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e il sole, diradando la nebbia, avrebbe scoperti gli assalitori e resa inutile la operazione. · Allora Guglielmo Pepe, deciso a tutto osare, dà ai battaglioni impazienti l'ordine per l'attacco. L'avanguardia del centro, da prima dispersa al tuonare del cannone, rianimatasi coll'arrivo del grosso della colonna di Ulloa, si slancia arditamente sulle barricate, passa il ponte sul canale di Mestre e guidata da Sirtori, Rossaroll e Cat· tabene, penetra in città, combatte i 1500 Austriaci che vi si afforzano snidandoli di via in via, di casa in casa, mentre la colonna di destra col Cosenz, il Fontana e l'Orsini avanza altrettanto audace a cacciare il nemico dalle sue fortificazioni. Gli Austriaci, premuti dalle baionette, difendono palmo a palmo il terreno, si barricano nelle case, fanno fuoco dalle finestre seminando la morte. La colonna dei nostri si arresta, esita, vacilla , si scompone, ma alla voce del generale in capo che grida: «Avanti! quei cannoni sono nostri, Viva , l'Italial )> si rincuora, si riordina, avanza, ricaccia i nemici suJla piazza maggiore dove si dispongono a difesa. Bisogna vincere ad ogni costo; ma per arrivare alla piazza conviene passare il ponte sul fiume Oselino ed è su quel punto che gli Auscriaci puntano i loro cannoni mentre da alcune case vicine i fucilieri tempestano, decimandoli, i più valorosi fra gli assalitori. Il momento è terribile, ma. ecco sopraggiungere da una strada trasversale prossima. al ponte la colonna ·vittoriosa di Ulloa. Le due schiere si fondono in un grido di entusiasmo; avanzano insieme; re:spinte, tornano furiose all'attacco finchè, vinti dall'impeto irresistibile dei nostri, gli Austriaci, tormentati anche dalla popolazione insorta, fuggono in disordine in direzione di 'l'reviso. Popolo e soldati si stringono in un abbraccio a celebrare la loro vittoria; le campane suonano a festa, sulla piazza maggiore s' inalza la bandiera tricolore. Ahimè I per poco ancora. L a sera stessa le schiere vittoriose, non potendosi mantenere in quella posizione avanzata, rientrano a Marghera e a Venezia.
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Tutti si batterono come eroi. E a Mestre cadeva sorridente e sereno Alessandro Poerio, fiore napoletano di patrfot~ismo e di gentil ezza. Fratello a Carlo Poerio, il martire venerato, aveva combattuto a Rieti nel '21, poi aveva seguito ìl padre nell'esilio. Nel '47, mentre Carlo scontava nel carcere il sno odio contro i Borboni, Alessandro aveva osato cantare nelle sale di F lorestano Pepe que' suoi celebr:i versi ché hanno scossi tanti petti italiani:
Gentile cavaliere d'Italia, a 50 anni di d istanza a te fiori, a te inni, a te il memore saluto di coloro che vestono orgogliosi la divisa di quell'esercito che t u certo volevi uno come la patria con una sola fede e una sola bandiera!
Non fio ri, non carmi Degli a.vi sull'ossa. !Via il suono sia d'ann i Ma i serti sien l'opre Ma tutta. sia. scossa. Da. guerra la t erra Che quelle ricopre. Sia. g uerra t remenda Sia. guerra che scuota. La rea servi tù Agli a.v i rimonta Ai posteri scenda La nostra virtù.
Dalla fine di ottobre del '48 alla metà di marzo del '49 si ritorna alle trattati ve diplomatiche per una mediazione, mentre, d'altra parte, tutti gli sforzi del ~verno sono diretti ad assicurare il vettovagliamento della popolazione e dell'esercito. È appunto da quell'ottobre che comincia il periodo piu glorioso della r esistenza veneziana. Purissima virtù di popolo che soffre, piange, combatte, si dispera, si rianima, spoglia sè stesso d'ogni cosa; sfida il piombo, il colèra, il freddo, la fame; tutto, purchè si resista, purchè lo straniero non torni a profanare la patria. Mirabili quei 192 ricchi citt~dini che garantiscono spen· sieratamente milioni per lo Stato, quei soldati e quegl'impiegati che rinunciano al loro stipendio e non han pane da mangiare, quella vecchìetta del popolò che rifiuta il prezzo delle monete ch'essa porta al cambio dicendo non doversi speculare sulle miserie della patria. Tarita era salda la fede in l\fanin, nel padre ìVIanin come il popolo lo chiamava, che questi avrebbe potuto chiedere qualunque cosa; tutto gli sarebbe stato concesso. Quando, in novembre, fu ammalato, la gente ne fo sbigottita e corse alle chiese a pregar salute per lui perchè lui soltanto poteva dar salute a Venezia. Il 15 febbraio, riunita u.na nuova assemblea, questa re · spinge una proposta tendente ad accordare a l\fanin pieni poteri. A vutane notizia, il popolo tumultuando grida furiosamente: « S i dieno i pieni poteri a Manin ! Viva Manin !, » e fa impeto per entrare nel palazzo. Man in allora, uscito sulla por ta, in veste la folla esclamando: « Non passerete che sul « cadavere mio e su quello di mio figlio. Se mi amate e siete
Andato a Venezia con Guglielmo Pepe quale capitano di stato maggiore, debole, malat iccio, miope e quasi sordo, non sogna che combattere per la libertà italiana. Gli nascondono per commiserazione la sortita da Treporti ed egli ne piange di dolore. A Mestre, messosi a fianco cli Ulloa, si trova all'assalto della stazione. Una palla lo fer isce al g inocchio ed egli grida: « Viva l'Italia, avanti! )>, poi, agli amici che s'interessano per la sua ferita, risponde: « Ora che la trincea « è superata sto meglio. )> I compagni che lo circondano, eccitati dalla sua presenza e dal suo valore, ripetono a coro come inno di guerr8' Non fiori non car mi Si pugni si muoia
e Alessandro moriva dopo che un'altra palla gli aveva frantumato un ginocchio; moriva a Venezia, dopo aver subìta l'amputazione della gamba e avere scritto alla madre per confortarla, dicendosi lieto di dare la sua vita alla patria.
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« Italiani, sgombrate. » E il popolo si ferma, · tace, indietreggia, si disperde come ai cenni di un Dio. Fino dal dicembre era g iunta notizia che re Carlo Alberto avrebbe tentata nuovamente la fortuna delle armi. Ca voce era corsa in città a rianimare gli animi e già era preparato un piano di operazioni d'accordo col governo Sardo; quando, al 1° aprile, giunse terribile l'annuncio della .sconfitta di Novara. Fu l'ultima delusione. Non più aiuti, non .più speranze, più nulla. Venezia restava sola contro l'Austria; pigmeo contro un gigante. Manin allora· convocò l'assemblea per il 2 aprile. La riu; nione, tenuta là nella grande sala del palazzo ducàle testi mone di tante glorie secolari, aveva qualche cosa d'infinitamente solenne. In. mezzo a un silenzio di sepolcro u n deputato si alza per chiedere che il governo proponga. A tale richiesta, lY.fanin pall{do, commosso, domanda: - « L'assemblea vuol'essa resistere al nemico? » -- Tutti si alzano in piedi con un sol grido: - • Sì » - « -- Ad ogni costo? » - << - Ad ogni costo! i, - « - Pensate voi ai sacrifici? » - « - Li faremo ». - E allora, accordati al Manin i pieni poteri, l'assemblea adotta il famoso decreto che resterà eternamente scolpito a caratteri d'oro nelle tavole della storia.
e in questa risoluzione calma, fredda, riflessiva nel suo ar· dente entusiasmo, l'assemblea era secondata dal popolo intero. Nel decreto, non rettorica vnota, non frasi piagnucolose, ma un indomito pensiero espresso con indomite parole. Terribile il pericolo; degno di Venezia e d'Italia il proposito di sfidarlo. Venezia, sicura dalla parte di mare per l' insufficienza della flotta nemica, era stretta dalla parte di terra da 30,000 Au• striaci con 150 cannoni. Haynau, avuta notizia della delibe· razione dell'assemblea, decideva di cominciare subito l'assedio di Venezia con un attacco al forte di Marghera. Perciò verso il mezzogiorno del 4 maggio, alla presenza di 4 arciduchi, 47 bocche da fuoco tuonano contro il forte. Accorre Guglielmo Pepe e i difensori rispondono con tiri formidabili e ben diretti meravigliando il nemico. Il 5 maggio Radetzky intima la resa al Manin il quale risponde potersi trattare soltanto quando si assicuri a Venezia un governo nazionale. Dal 5 al 6 maggio gli Austriaci aprono il fuoco dalla se· conda parallela. Seguono delle sortite p·e r parte degli assediati ma con scarso effetto. Il 24 il fuoco infernale di 150 cannoni ·rove~cia su Margbera una pioggia di proiettili che r,ovinano le opere, straziano i fianchi dei bastioni e diradano 1~ file dei difensori. Sessanta ore di fuoco durante le quali la resistenza fu eroica. Le palle abbattevano le bandiere tricolori innalzate sulle opere e subito accorreva chi, fra una grandine di proiettili, esponeva la vita perchè tornassero a sventolare sulle antenne simbolo della patria. Ma ormai la caduta di Marghera era segnata dal destino. La popolazione di Venezia, intanto, affollata nelle chiese e nelle piazze o arrampicata s ui tetti aspettava l'esito di quel bombardamento terribile, pregando, implorando una vittoria che sapeva impossibile. Marghera, ridotta un cumulo di macerie, cedeva all'Austriaco e i difensori rientravano a Venezia dove la sventura non aveva ancora uccisa la fede. Il 31 maggio l'assemblea, decisa più che mai a resistere, rinnovava al cospetto del mondo il suo decreto immortale.
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L' ;\ SSEMBLEA. DEI RAPPRESEN'l'AN'l'I DELLO STATO DI VENEZIA. IN N OME DI DIO E DEL POPOLO UNANIMEMENTE DECRETA:
« VENEZIA
RESISTERÀ. AL L' A.US'l 'RIAOO AD OGNI COSTO.
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La evocate voi a questo punto, signori, la seduta del 12 maggio 1797 quando Lodovico Manin esterrefatto, smarrito, implorando con sl;erili lacrime l'aiuto della Vergine deponeva le insegne del suo grado e l'assemblea all'unanimità meno un voto decideva in mezzo alla pubblica indifferenza la resa incondizionata ai l!,rancesi? Questa volta, invece, se Venezia doveva morire si voleva almeno salvo il suo onore
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Tutta la difesa era ormai concentrata sul ponte tagliato e minato della ferrovia Mestre-Venezia. Comandava il Cosenz succeduto ad Ulloa. È là che ai 23 di giugno muore Cesare Rossaroll, il prode napoletano predestinato al martido. Condannato a morte nel '33, commutatagli la pena in 15 anni di ferri mentre saliva il patibolo, ferito a Curtatone, morto per la libertà di Venezia, egli fu degno emulo di Alessandro Poerio. Là dove terminava il ponte tagliato che s·i allargava a guisa di piazza e dov'era appunto la batteria detta « del piazzale » che vide la morte del Rossaroll, si apprestarono nuovi parapetti, batterie e ba.rricate. E in quel . p~nto, di-· feso per due mesi con impareggiabile coraggio, furono compiuti freddamente da oscuri eroi atti di valore degni di essere tramandati alla posterità. Cosenz irrequieto, febbrile, era da per tutto, fiero de' suoi uomini che fermi come rupi ai mortai, ai cannoni aspettavano serenamente la morte neppur rallegrati dalla speranza della vittoria. In una buia notte - la notte del 6 luglio - alcuni soldati austriaci, traversata la laguna, penetrano arditamente nella batteria del piazzale mettendo lo scompiglio nei difensori . Riuscito il colpo, Venezia era perduta. Ma Cosenz vegliava . Cosenz accorre - narra il colonnello Cecilio Fabris - e gettata la sigaretta che teneva sempre fra le labbra, sguaina la sciabola, si getta sull'ufficiale austriaco che coraggiosamente si difende e l'uccide. Cosenz combattè per Venezia con quello stesso coraggio col quale, vestita più tardi la gloriosa camicia rossa del garibaldino, si battè a San Fermo, a 'rre Ponti, a Milazzo, baldo, intelligente, sereno come, anche negli uffici del comando, lo vide tanta parte di noi quand'egli onorava, indossandola, la divisa del soldato italiano. Questi Napoletani difensori di Venezia erano pur degli eroi! e nessuno si accorse dai loro caratteri etnici che fossero inferiori agli altri, tanto erau grandi! Intanto il popolo di Venezia soffri va atrocemente per l'assedio dacchè la marina, scarsa e debole, bloccata dall'austriaca,
era impotente a soccorrerlo di viveri La fame straziava specialmente i bamb'i ni strappando lacrime e singhiozzi alle madri. E infuriava il colèra. Ai 25 di luglio un diluvio di palle infuocate si rovesciava sulla città. I Veneziani, sgombrando le case, cercavano ricovero a San Marco, sulla r iva degli Schiavoni, a Castello, al Lido, sotto i ponti, correndo gli adulti a spengere gl' incendi, gettandosi i ragazzi sulle bombe per raccoglierle e portarle all'ai-senale affinchè, trasformate, fossero rimandate al nemico messaggere di vendetta. Manin avrebbe voluto resistere fino agli estremi; altri volevano la leva in massa per rompere il blocco; alcuni pochi inclinaYano alla resa. Dimostratasi impossibile la leva in massa, il dittatore comprese non esservi scampo. Perciò l' 11 agosto ripigliava a Mestre le trattative col De Bruck. Due g iorni dopo convocava a San Marco la guardia civica e le parlava. Accolto con entusiasmo da una folla immensa, benchè da tutti si sapesse prossima la capitolazione, dopo aver pronunciate le famose parole « Popolo, r icordati ohe « di me potrai dire che fui ingannato ma non eh' io ti « abbia ingannato mai >>, cadeva in deliquio; poi, riavutosi, prorompeva in lacrime disperate. « È t remendo dover ca« dere con un . popolo come questo » gridava smaniando, e tutti piangevano, tutti inviavano un saluto a quell' uomo, condannato ormai all'esilio, che per 17 mesi era stato soldato, generale, diplomatico, uomo di Stato ed eroe, trascinando con sè l' anima della folla scossa, piegata, sublimata dall'anima sua. Triste giorno il · 28 agosto ; esso vedeva rientrare nella laguna i battaglioni croati mentre dalle antenne di San Marco la bandiera tricolore scendeva lenta lenta nel glorioso sepolcro. Un solo conforto. restava: Venezia vinta dalla fame più che dal piombo, si manteneva degna di sè stessa e d'Italia. Un pan cbiedea. Venezia.
E niuno un pan le diè
aveva cantato Mame"li e Arnaldo Fusiuato, l' intrepido sol-
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dato della difesa, scriveva più tardi quei versi che sono uno schianto di dolore :
nuovo e mirabile slancio di concordia, di valore e di fede, certo non presaga allora che in tempo sì breve i suoi cosmopoliti l'avrebbero rinr.egata per farla oggetto di attentati matricidi e di rabbie iconoclaste. Non questo, non questo sognarono i nostri martiri pei quali oggi « è gran ventura « non vedere, non udire » come la Notte addormentata sul sepolcro dei Medici sotto le carezze dello scalpello di Michelangiolo. Ah sì; l'affetto per l'umanità è stupenda cosa ma l'affetto per il paese in cui siamo nati è più bello e più umano; ad ogni modo bisogna sentir questo per concepir quello. Non si può spasimare d'amore per l'umanità e sorridere, a un t empo, beffardamente al nome d i patria, imperocchè non si può amare la madre degli altri se prima non si ama la propria. Noi non spaventa il sole dell'avvenire e vogliamo al pari d'ogni altro rasciutte le lacrime e mitigati i dolori degli uomini, ma teniamo però l'occhio e il pensiero fissi alla storia perchè essa ci narra ciò che fummo e ciò che soffrimmo, ci dice da quali vergogne dovemmo redimerci, ci ammonisce che il desiderio di un futuro migliore non può, non deve significare oblio delle nostre secolari miserie. Questa la ragione per cui ho evocate memorie che sono di rimprovero e anche di eccitamento al presente. Non per nulla la storia è scuola di pensiero e di azione. A voi signore, a voi per cui ogni nobile missione è pane dell'anima, diffondere tra i vostri figliuoli la conoscenza della storia, di quella storia del nostro risorgimento che è la fede di nascita della nuova Italia. Insegnate con quante lacrime e quanto sangue si è fatta la patria affinchè i figli possano amarla e proteggerla. Ohe se taluno mi domandasse perchè ho preferito parlare delle lotte e dei dolori di Venezia piuttosto che di a ltre lotte e di altri dolori italiani, dovrei dire: non so. Forse mi è sembrato che il nome di Venezia fascinatrice avrebbe meglio commosso i vostri cuori risvegliati alle carezze di dolci ricordi; e, forse, mi ha sorriso il pensiero che le soavi parole: Pa{):; tibi iVlarce evangelista meus scritte nelle aperte
Ma il morbo infuria Il pan ci manca Sul pon te svent ola Bandiera bianca.......
In quegli ultimi giorni di martirio, una fanciulla il cui sangue non tralignava assisteva piangente vicino al padre agli ultimi aneliti della libertà veneziana. Era Te1;esa Manin la cui mente dovette certo evocare i ricordi del 24 marzo 1848 quand'essa, nella quiete della sua stanza., scrivev~: « Ieri « sotto le volte maestose di San Marco, nel vedere il babbo « libl'lra tor e si può dire di Venezia e delle provincie, occupar: « il primo posto; nel pensare che siamo liberi e ·indipen« denti, avrei dovuto provare una ineffabile gioia. E non era « così. Un peso continuo mi aggrava il cuore; mi sembra « rimorso e non so dir di che cosa. » Cara e disgraziata figliuola! Forse nell'intimo dell'anima sua presentiva la caducità di quel trionfo; forse intuiva i dolori che l'avvenire riserbava all'uomo che alla patria aveva sacrato tutto sè stesso. Oggi, passando di fianco alla basilica di San Marco, si vede all'esterno un nero mausoleo sempre coperto di corone e di fiori. Là riposano le spoglie d i Daniele Manin. Ohi serba nel cuore sentimento di patria si ferma, si scopre il capo riverente e ricorda: ricorda la virtù, il valore, il carattere, la fede invitta dell'pomo e pensa: « Eppure, circondati così dall'adorazione di un popolo, si deve dormir bene là sotto. >> '
Signore e signm·i : La difesa di Venezia del 1848-49 non è che una parte del grande dramma italiano che ebbe in quegli anni e in tutta la penisola scene di delirio, di orrori, di battaglie, di virtù e di eroismi. Caduta allora, l' Italia trionfò più tardi in un
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pagine del vangelo di Cristo che l'unghia del leone di San Marco stringe e protegge, possano tradursi in augurio gen tile per la patria nostra. « Pace a t e, Italia, prediletta mia, « pace nei secoli. » Sì, o siguori. Conscia dei tempi, pace invoca, pace desidera l'anima nostra. Ma se lo straniero invadesse la patria,. possa il ricordo delle nostre g uerre d'indipendenza far rinnovare gli antichi prodigi e provare al mondo che l'Italia dell'oggi come la Venezia del '49 non piega e non muore. A te allora o di vino Carducci lanciare innanzi· ai ba_tta glioni frementi la strofa tua alata che grida:
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L'AZIONE DI GIOACCHINO MURAT NELLA CAMPA GNA DEL l8lL.1: IN ITALIA
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In faccia allo stranier cbe armato accampas i Sul nostro suol, tuonate : Italia, Ital ia, Italia! C,HtLO OSVALDO-PAGANI.
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I
I I,..
La stella napoleonica, che per quasi vent'anni aveva fulgidamente brillato sugli orizzonti d'Europa, mandando i suoi bagliori fino alle mistiche sponde del Nilo cominciava ad impallidire. I popoli si sentivano ormai sazii di battaglie, snervati da quel succedersi lugubre di stragi, da quella convulsione di guerre, da quella febbré d' armamenti che di continuo a guisa di opprimente giogo inceppava e logorava il libero svolgersi dei commerci, delle industrie, delle arti, dell'agricoltura. Numerose speranze di libertà, d' indipendenza concepite in grembo alla grande rivoluzione, germo! gliate in molti popoli grazie al genio militare e politico dell'impareggiabilè Corso, si erano spente, uccise dalla sempre crescente ambizione di lui. Alle dissanguanti, fierissime resistenze di Spagna. avevano fatto seguito spaventosamente precipitose, in una cupa ridda di sciagure le sconfortanti iatture di Russia ed i fulminei insuccessi campali di Germania. I u Italia, più che altrove, sul declinare del 1813 e sull'inizio del 1814 le condizioni politiche e sociali presentavano sintomi desolanti; all'entusiasmo gagliardo, all'onda guerresca che la luminosa meteora napoleonica aveva suscitato negli animi subentrava lentamente, ma in guisa ineluttabile, siccome lue che non perdona, lo scetticismo, l'apatid., l'egoismo gretto ed infecondo. Le elettrizzanti promesse di regimi unitari e liberi, troppo adoperate dai francasi e non mai mantenute, infondevano vigore e coraggio ai sostenitori dei
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vecchi ord ini, accrescevano a dismisura il numero dei malcontenti, rendendo insostenibili i governi creati da Napoleone. Ed i regnanti bonapartiani della penisola, ,nell'ora procellosa che volgeva, lontani dal duce supremo, accerchiato come preda sfrenatamente agognata dalle potenze alleate, minacciati essi stessi dall'Austria e dall'Inghilterra, n0n.troppo benevisi dai soggetti italiani, dovevano scegliere fra il partito d'abbandonare, almeno provvisoriamente il potere, e recarsi colle loro truppe a rinforzare l'esercito francese, oppure accettare la d isonesta alleanza che loro offri va l'Austria .. Tanto Eugenio di Beauharnais, qnanto Gioacchino Murll,t com.preser o le difficoltà molto complesse della situàzione ; entrambi ne misnrarono esattamente i pericoli e le conseg uenze perniciosissime, ch'essa tendeva a tra,scinare seco. Il primo, ligio ai sentimenti del dovere e dell'onore; devoto all' imperatore sino al sacrificio, conscio degli obblighi delicati che gli incombevano siccome capo di un popolo, illudendosi forse nella sper anza che, battendo la via del coraggio e della rettitudine, avrebbe avuto l'ausilio degli Italiani, non volle nè ritirarsi, nè cedere alle lusinghe del nemico (1). L'altro, invece, r oso da un'ambizione fierissima, dotato di sentimenti meno rigidi di quelli che abbellivano l'animo di Eugenio, disperando della sorte dell' imperiale cognato, porgeva orecchio alle insiuuanti promesse dell'Austria, e con essa scendeva a patti, che macchiarono per sempre la sua splendida fama di soldato, e che egli doveva poi espiare crudelmente un anno dopo sui dirupi ·del Pizzo.
(.f) È noto che il 2'.l novern hre ·1813 il prin,:ipc fi:ugenio rice1•ew:i. a Verona il priocir>e La Tour Tax i, , già suo ufficialo, latore cli una lettera e di una not,i dello suocero, re di Bavie,ra 11 conten uto di lali scritti e ror,e il significato dello pt·es,ioni che il La Tour eserci tò su Eugenio ri l11rasi sia in una lettera a Napolconn, nella quale il viceré afferma. che gli era stata offerta una sorte vantaggiosa in Italia, sia nelle lettere ai parenti in data 23 e 29 novembr~, ove maoifesta che le potenze alleate gli avevano proposta la co rona((' Italia, col patto di unirsi a(( esse per cornl,attere gl i alleati. I sen timenti ili Eugen io io proposito spiccano lum inosamente dalla frase « piuLtosto privato che traditore• , da lui scritta in una lettera alla sorelh Ortensia, e nella missiva <101 ·17 gennaio all a moglie: , per salire al trono esigono ing ratitudine e tradimento; io non sar6 ma.i re"·
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.È interessante seguire lo svolgimento psicologico, accent uatosi con malsana violenza in re Gioacchino, la lotta aspra che in lui ruggiva fra l'amore per la patria francese, non ancora del tutto soffocato nel suo cuore e la sfrenata cupidigia di potere, che gli faceva paventare affannosamente di precipitare dal trono per un eventuale disastro napoleonico. Nella vampa di questo spirito turbolento soffiavano per bramosie personali i cortigiani, e, anche la stessa regina di Napoli, la sorella di Napoleone. Sorto da umili natali, affabile nei modi, leggiadro d'aspetto, circonfuso da un'aureola di gloria militare, che gli aveva guadagnato il soprannome di Achille, il M urat suscitò presto nei suoi sudditi una ammirazione fervida. Schiavo, fin nelle più oscure fibre del cuore, alla vanita, si mostrava al popolo ed alla milizia, nella reggia e sui campi di battaglia in abiti sfarzosamente teatrali. Quello stesso esagerato amor proprio, che lo spingeva ad abbellire pomposamente la sua persona, faceva sì uh'egli non sentisse affatto di passare per un re da commedia; e spesso lagna vasi coi cortigiani dell~ in tollerabile su~ dipendenza dalla Francia, e degli aspri modi dell'imperiale cognato. Nelle pratiche del governo, onde rendere più solida la sua posizione ed accattivarsi l'animo dei Napoletani, concedeva spesso più favore a costoro che ai F rancesi, alienandosi così questi ultimi, e non di rado irritando lo stesso imperatore. Un decreto del 14 giugno 1811, nel quale Gioacchino statuiva che ogni impiegato straniero, civile o militare, se bramava conservare l'ufficio, doveva acquistare la cittadinanza napoletana, destò sì furibondo sdegno nell'imperatore, che il 6 luglio 1811 lo ann ullò con un oi;dine, nel quale considerando che il regno di Napoli faceva parte del grande impero e che il princi pe regnante, uscito dall'esercito francese era stato posto sul trono per opera e per il sangue dei figli di Francia, dichiarava essere tutti i Francesi cittadini di diritto del regno delle Due Sicilie. Narrasi ancora che, in un'~ltra 56 -
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L'AZIONE DI GIOA CCJ:I INO J!IURAT
consimile imbarazzante circostanza, Murat volgendosi alla mog lie Carolina, dicesse concitato: « Non farete di me un Baciocchi » alludendo al governo continuamente sotto tutela della regina d'Etruria. Ed al ministro Zurlo, che proponevagli qualche provvedimento di edilizia cittadina, rispondeva: « Prima di abbellire la casa, bisogna farla siimra ». Ed infatti la casa minacciava rovina, se dobbiamo prestar fede alle voci spar:;e in diverse occasioni negli ultimi anni della dominazione Murattiana, ma più specialmente dopo la nascita del re di Roma (20 gennaio 1811). Si mormorava cioè . che si pensasse ad istituire l'intera penisola in secondogenitura imperiale, oppure a riunirla in un solo Stato sotto il governo del principe Eugenio. Sebbene tali disegni venissero sempre smentiti nel modo il più. esplicito dal ministro francese agli interni, Maret, tuttavia turbarono la serenità di re Gioacchino, rinfocolando ad ogni piè sospinto dissidii e suscitando nuovi timori : << On prétend - scriveva il conte Mier, rappresentante austriaco in Napoli, al principe di Metternich, il 20 settembre 1811 - qu'outre une somme très« forte qu'il exige, Napoléon vent joindre au gouveruement << de Rome les deux Abruzzes et une partie de la Terra di « Lavoro ... Il est à prevoir que chaque jour amenera de nou« velles exigences, et que ce pa.ys se trou vant dans l'impos« sibilité de les exécuter aura la sort de la Hollande ~- Ed in un'altra lettera del medesimo diplomatico al Metternich, in data 27 marzo 1812, si legge: .i: Le gouvernement français « fait tout pour dégouter le Roi de la place qu' il occupe ». Per tali spiacevoli contingenze e per la sensibilità spirituale di Murat, si comprende, per quanto non si giustifichi, nome egli porgess:J colpevole ascolto alle proposte seducenti dei nemici d i Napoleone. Ma invitato da costui ad assumere il comando della cavalleria nella poderosa guerr a, che stava per scoppiare colla Russia, il re Gioacchino, dopo aver passati alcuni giorni in frementi agitazioni, rispose come gli suggeriva. la sua indole di prode, e il suo carattere temprato al fuoco di cento battaglie. E raggiunta la grande armata, superò primo il Niemen il 23 giugno del 1812, poi
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ad Ostrowno, a Smolensko, a Wilna, sulla Moscova s1 coprì nuovamente di gloria. D urante la celebre e luttuosa ritirata., Napoleone gli affidò la condotta dell'esercito, ma il Murat (1} malcontento, sempre col dubbio nel cuore che l' imperatore volesse togliergli lo S t ato, sebbene anche allora gli avesse dato una prova di fid ucia nominando (5 dicembre 1812) principe dì .Pontecorvo un di lui, :figliuolo (2) , 1'8 gennaio del 1813, senza ottenerne licenza, pretestando avviso di pericoli nel regno, mandando all'imperatore una lettera da Posen, con strano -esempio di indisciplina e di egoismo, partiva per Napoli, dove arrivava il 5 febbraio, accolto entusiasticamente, e da dove richiamava dalla Germania i resti dei suoi tre reggimenti, che Eugenio gli rifiutava. Già le potenze alleate contro Napoleone ponevano gli occhi addosso a tutti coloro che avessero potuto aiutarle, e come già si era fatto con Bernadotte e Massimiliano di Baviera, si pensò ora, per opera preci pua dell'Austria, di comportarsi col Mnrat. Costui, rit ornato a Napoli, trovò la moglie, (donna culta e di tenace carattere, già tentata dal Metternich ohe l'aveva conosciuta a Parigi) non solo propensa all'alleanza austriaca, dicono gli storici tedeschi, secondo le affermazioni d i Castelreagh, ma entrata in negoziati confidenziali. Anche Pignatelli Strongoli (3) afferma che la regina era pienamente favorevole all'alleanza del Murat coll'Austria. Tuttavia Carolina comprendeva l'opportunità di guadag nare tempo; aveva visto eon dispiacere l'abbandono del comando e trattenne il marito da. nuovi passi avventati. Napoleone scriveva allora del Murat alla sorella: « il manque .
(,1) A Kowno, riun iti i generali, avrebbe declamato contro l'imperatore, che per ambizione li avea pre,~ipitati nell'abisso, cosi che il Davoust lo avrebbe redarguito tacciandolo d'ingrati tudine, rammentan(logli che andava debitore del trono a Napoleone. (T1v ARONc. L'Italia durante il dominio francese. Tomo ([, pag. 270). PcG!\ATELLC Sr110Nc,ou afferma (1fle1norie, I, 93), che Gioacchino durante la campagna di Russia, confido ad un generale, che Napoleo ne non volesse 1Jiù farlo ritornare nel regno, anche se Caroli na vi fosse rimasta. (2) Luciano-Carlo-Napoleone, secondogenito di Murat. (3) Tenente generale F11ANcrasco ST11oxG0Lc. (1!lemo1·ie intorno alla storia del regno ili Napoli dall'anno 1805 al 18Ni; l, pag. %) .
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NELLA CAMPAGNA DEL
L'AZIONE DI GIOACCHINO MURA 1'
« de combinaison et de courage moral : » -- « è più debole «· di una donna e di un frate, quando non è in battaglia; « egli non ha coraggio civile. » •
Per la biasimevole, improvvisa partenza di Gioacchino Murat dall'esercito napoleonico vi fu tra l'imperatore e il re . di Napoli uno scambio di lettere (1), severe per ·parté di N apoleone, giustificative dal canto di Mur.a t; l'uno lanciava minaccie e rimproveri, l'altro si umiliava in iscµse, ma usciva anche talvolta in amare recriminazioni. Paventando di restare soccombente nella pace, che pareva prossima, Gioacchino · nel febbraio del 1813, pensò di premunirsi contro sgradevoli sorprese, ed inviò il principe di Cariati a Vienna in .qualità di legato straordinario nel marzo di quello stesso anno. « Il m'a dit - scriveva alludendo all'ambasciatore napo« letano, il Metternich al nEer il 2 aprile - que le roi ne « desirait que la conservation du trone de Naples; qu'il re« noncerait à ses prétentions sur la Sicile, et ne viserait à « nulles acquisitions ... ìl desirait avoir une garantie qui lui « assuràt son existence future; que cette garantie ne pou« vait lui etre donnée que par l' Autriche et que le roi était « pret par contre à soutenir notre marche s'il le fallait, par << toutes ses forces militaires » (2). Per indurre il re a staccarsi da Napoleone e ad integrare l'Italia, 0oncorrevano anche numerosi patriotti, che attendevano ansiosamente un pretesto per insorgere e si abbandona vano nell'agitazione e nell'incoscienza proprie agli infelici, a tutti quei potenti che a loro si fossero volti con aspetto benigno, pronti a prestare cieca fede ad ogni promessa, anche se destituita di qualsiasi fondamento o garanzia. Il Murat in (i) Napo leone ricevendo la lettera da Posen, con cui Gioacch ino gli annunci:i l'al>bandono del coma ndo, scrive ad Eugenio: • Je l:rouve la conduite du roi de Naplcs , extravagante et telle qu'il ne s'en faut de rien que je ne le rasse arrèter pour , l'exemplo. C'est un brave horome su r le charnp de b:itaille, ma is il manque do com' binaisons et de sens mora!. , E sul ,lloniteur del 2i gennaio i8:l3 Napoleono fa inseri ro la seguente nota assai poco lusi nghiera per il re Gioacchino: , Le roi dc Naples etant indispose a du guitter le , commandement de l'armèe, lJU'il a remis clans les mains clu vice-roi. Ce dernier a , plus d'hab itudo d'une grande adrniuistration; il a la conflauce entière de l'Empereur. • (2) Von Hi,t.FERT . - Joachiin 1Jf ttrat. - Anhaog i , pag. t34..
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IN ITALIA.
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tanto turbinare di sentimenti,' in tanta confusione cli aspirazioni, si confidò con lord \Villiam Bentinck, ministro d'Inghilterra in Sicilia, e ricevette a gravi patti assicurazioni di aiuto. A Ponza ebbe luogo il convegno fra lord Bentinck ed i rappresentanti del re di Napoli, l'inglese Roberto J ones e Maceroni. l\forat chiedeva tutta l'Italia; Bentinck rifiuta va la Sicilia, voleva una garanzia al trattato colla occupazion e inglese di Gaeta, ed il comando d i 25,000 Inglesi, che avrebbero aiutato l\forat a liberarsi da Napoleone, nelle mani di un generale inglese. Il duca di Campochiaro, ministro degli ~steri, recatosi a Ponza, faceva cedere Bentinck su Gaeta. Tali pratiche anglo-napoletane venivano annunziate all'Europa dal Jltlm·ning Chronicle del giugno 1813. Alcuni scrittori, fra i quali il Colletta (1), riportarono del Murat una vivacissima, irriverente lettera a Napoleone per i rimproveri ricevuti; il periodo · che trascrivo può dare una idea del resto della missiva: « Quando si ha l'onore, Ella « dice, di appartenere alla sua illm,tre famiglia, nulla deve « farsi che ne arrischi l'interesse o ne adombri lo splendore. « ed io, Sire, le dico in risposta eh~ la. sua famiglia ha rice« vuto da me tanto onore, quanto me ne ha dato collegan« domi in matrimonio alla Carolina. » . L' H elfert dubita della realtà di questa lettera perchè a quell'epoca Napoleone aveva interrotta ogni corrispondenza col Murat. Essa infatti suonerebbe troppo aspra per il tempo in cui sarebbe stata scritta, quando cioè Gioacchino non si era ucora palesemente schierat,o contro Napoleone e in contraddizione con altre assai meno altere redatte nel 1814, quando già il Murat si era stretto all'Austria. Infatti il Lumhroso nella sua recentissima pubblicazione sulla Révue de P(J.:l'is (1898), riproduce uno sàitto di Murat all'imperatore (da Napoli, il 13 aprile del 1813), scritto che comincia colle seguenti espressioni: \( Après la lettre de Votre Majesté en date dn 26 jan« vier, après l'article publié dans le Moniteur le 2"7 au sujet « de mon retonr à Naples, je crus devoir m'imposer un s1(1) COLl,BTTA. -
s.to·r ia del 1·eanie di Napoli,
libro
VII,
pag.
479.
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L'AZIONE DI GIOACCHINO MU RAT
Revue de Paris, J.898. - Lettt·es inéct.ites di A.
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le incoerenze, i patimenti, le tumultuose battaglie travaglianti senza tregua quest'anima bizzarra ed incontentabile. Tuttavia, quantunque si sentisse pronto ad esporre ogni giorno la vita per l'imperatore; il Murat ( continua a dichiarare nella lettera citata) volle risparmiare il sangue de' suoi soldati e le più vive preghiere non lo poterono costringeré a far muovere il suo esercito, eh' egli bramava conservare integro e gagliardo, per indurre, anche colle armi, l'imperatore a smettere la sua politica guerresca (1). I Napoletani stessi d'altronde si sentivano stanchi dei bagni di sangue napoleonici ; essi disertavano numerosi per non prendere parte alla g uerra·; ciò addolorava Napoleone, che scriveva ad Eugenio: « le truppe austriache n on val,( gono i Napoletani », mostrando una opinione as3ai con traria di quanto disse a Sant' E lena, alludendo alla campagna del 1814: tt I Napoletani sono poltroni anche per « terra, ma a ciò si può rimediare con buOni ufficiali e con « una saggia disciplina; )> arwhe « questi Napoletani sono la ~< più vile canaglia del mondo » (2). A. rendere più scabrosa la posizione del r e Gioacchino, ,:ioncorreva anche l'infaticabile lavorìu delle sètte·; la carboneria, appendice della massoneria, nel 1813 prendeva attivamen te piede nel reame di Napoli; essa veniva costituita da tutti coloro i quali n utrivano l'alta convinzione che con qualunque reggimento, con qualsiasi principe, vuoi col Murat · vuoi coi Borboni si dovesse esigere ed ottenere innanzitutto una garanzia costituzionale; aderivano a questi liberali principii, che andavano con vigore affermandosi nella coscienza degli Italiani, e che dovevano essere in seguito occasione di lotte accanite, fonte · di sangue, d'angoscie, di sacrifici, di eroismi, i più insigni per nascita, censo ed ingeg!lo, e quasi tutti gli alti impiegati di ogni ramo, giovani di medio ceto e della piccola nobiltà, 'favoriti dapprima dal governo di
« lence absolu. i> Quindi cade la veridicità della · letter·a riprodotta dal Colletta, della quale quest'ultimo non segna la data; ma che essendo una risposta alle invettive di Na'l_)oleone scritte a Carolina, ad E ugenio, sul Moniteur a · carico di Mnrat, avrebbe dov uto risultare vergata in gennR.io od in febbraio. Nella missiva suaccennata, edifa, dal Lumbroso, il Murat continua esprimendo molto rispettosamente il suo rammarico per il biasimo pubblico inflittogli da Napoleone, e dopo alcnne proteste di fedeltà, dipinge la difficile situazione d'Italia con frasi che crediamo utile riportare test1J.almente: <r L'opinion publique en Italie, n'est pas satisfi!,isante. Il « y a du mécontement et du mouvement dans les esprits. << Beaucoup d'hommes ardents se li-vrent à des projets de « republique et d'indépendance. Des émissaires ennemis ré« paudent sans cesse de faux bruits et s'efforcent d'inspirer " la haine d'une domination étrangère . . . . . . . . . . . . « Meme dans mon Royaume, où je me suis concilié l'amour << de la nation, parce que je me suis fait Napolitain antant. « que je le pouvait en restant très bon Français, je ne puis « pas me dissimular qu'il existe des germes de désordre. )) Mentre l\forat si dibatteva fra il timore, il rimorso e l'ambizione, scoppiò la . guerra dell'anno 1813, e re Gioacchino, cedendo alle vi ve preghiere di N ey e di Fouché, alla metà di agosto volò al campo di Dresda; lord Bentinck allora, sdegnato, ruppe gli iniziati accordi. In una lettera al principe di Metternich, scritta da Modena, il 4 ~ arzo del 1814 (1), Murat asserisce come, durante l'armistizio che precedette la dichiarazione ostile dell'Austria contro la Francia, egli avesse sentito la necessità di separare le sue armi da quelle dell' imperatore, ma che la spe· ranza di determinare costui alla pace lo facesse accorrere a Dresda, ove, trovandosi sul teatro della lotta, si vide costretto a schierarsi sotto le bandiere napoleonìche. Strana logica, che dimostra sempre più nitidamente le agitazioni, (i) Cfr.
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(l) Queste pratiche per sospingere Napoleone alla pace, risultano anche da una lettera, che Gioacchino scrisse ali' imperàtore, da l'\apoli il l.3 gecrnaio !81.4. - Vedi llevtte de Paris , l.898. (2/ O' MBA CIB. - ,1/èmorial de Sainte-Héténe, Il, 4.
LuMBROSo.
I .....
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1) AZIONE DI GIOACCHINO J\IORAT
NEf,LA CAMPAGNA DEL
Giuseppe e di Gioacchino, ma poi malcontenti di vederlo immobilizzato in una sola persona. Murat, in principio li aveva incoraggiati, secondo Pignatelli (1), vantando •loro ed ai massoni che era perseguitato da Napoleone, perchè voleva rendere il governo nazionale ed indipendente. Ma !ord Bent.inck nel 1813 lusingava egli pure la carboner:ia promettendo, qualora Napoli avesse rovesciato il 1\forat, di far accordare dai Borboni una costituzione simile alla siciliana del 1812. Per la carboneria adunque, una parte della quale avrebbe desiderato Murat, un'altra i Borboni, una terza la repubblica, la costituzione rappresentava la necessità pil\ urgente ; e Murat non si decideva a concederla; allora la setta approfittò dell'epoca in cui il re trovavasi a guerreggiare in Sassonia per tentare di insorgere. Ma il g enerale Manhés, uomo che aveva già dato prove d'un carattere energico in una feroce repressione del brigantaggio, soffocò il moto appena sorto, mandando al patibolo il 28 settembre 1813, l'organizzatore principale, Vincenzo Federici, detto Capobianqo. P erò le violenze adoperate contro i briganti non si potevano impiegare verso i carbonari, poichè « il brigantaggio - dice il Colletta - esercitava misfatti, la setta chiedeva leggi »; tuttavia Murat, malgrado i consigli dei suoi più. devoti, infierì contro la carboneria e la massoueria, rendendosele nemiche nei suoi Stati, mentre al di fuori, servendosene per il raggiungimento delle ambiziose sue mire, ìe accarezzava. Infatti ritornando dalla Sassonia passava per Milano, ove le loggie massoniche e varii generali disgustati dal governo di E ugenio, desideravano eleggere Gioacchino re d'Italia. In quella città il Murat manifestò agli amici le sue intenzioni ; di concluder e cioè la pace coll'Inghilterra, che mi11acciava i di lui Stati e salvare l'Italia dall' ingordigia degli stranieri. Con Eugenio si abboccò a Guastalla, cercando di indurlo ad occupare di conserva l' intiera Italia, dividersene il dominio e difenderla, dagli Austriaci. (!) Memoria into1·no alla sloi·ia del Regno di l\fapoti dall'anno 1805 ,1 l 1815,
generale
F1tANCBSCO PlGN.H F.L l.t- STROKGOLf,
rag. 97-98.
.
del
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IN !TALIA
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E11<Yenio nel ritorno da Guastalla disse ai suoi segretarii l:> riferendo i colloquii avuti col Murat : « Non si può far nulla « con costui; egli non vuol capire che la caduta del tronco « trae dietro necessariamente quella dei rami. » Il vicerè, ligio a rigidissimi principii di fedeltà, e poco amante del Murat (1), scrisse delle mene di lui a Napoleone, il quale gli consigliò di intavolare le trattative, non t occando a Genova ed al Piemonte, e guardandosi bene di concludere qualche cosa, limitando l'opera sua al tenere a bada quel focoso ed imprudente. Ma il 1\1:urat, vista la irresolutezza del Beauharnais, tentò di sbarazzarsene, e cospirò col generale Pino, allora comandante di Bologna, al fine di sollevare tumulti nel reame italico, e più agevolmente impadronirsene; quand'ecco ad un tratto il_ Pino venne rimosso da Bologna, ed il tentativo abortì. Il diRegno che il Murat accarezzava da lungo tempo era, se non di costituire un unico Stato italiano, di formare per lo meno due regni aventi per capitali Milano e Roma. Ciò era favorito alacremente dallo scaltrissimo Metternich, il quale non solo largheggiava in promesse col re, ma cercava d'affascinare sempre più la stessa r egina. Ad accrescere il eaos, che regnava nel cervello di re Gioacchino in novembre arrivò a Napoli il Fouché, duca d'Otranto, mandato dall' imperatore colla delicata missione di rimettere il re sul sentiero del1'0nore, e di richiamarlo al suo dovere di francese, di gran dignitario dell'impero, d'uomo che doveva la sua posizione alla munificenza del cognato; ma s'ignora quale parte il Fonchè, persona avvedutissima ed intrigante sostenesse in questa losca commedia. Thier~ asserisce (2) che il Murat si lagnò col Fouché di Napoleone, come colui che cerca un pretesto per attaccare briga, e mise per condizione di infrangibile amicizia coll'imperatore, di venire da costui (!) Al dnca d'Otranto nel febbraio !SU, Gioacchino scriveva: • Est-il étonnant :n1• jourd'hlli que le Vice-Roi soit con tre moi, qu:md il me considòrc et m'a touj ou rs con• sidéré comme un obs~:1cle à ses projet.s en Italie et en Fran.ce, et quand la mere mc • reproche le divorse? • (2) Jlistoi1·e àt~ Consulat et de l' Empire. - Tome Neu vième, pag. 7·1.
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L'AZIONE DI GIOACCHINO MURAT
riconosciuto re di tutta l'Italia; il Colletta dipinge foscamente il duca d'Otranto (1), sostenendo che la sua doppiezza sospinse vieppiù Gioacchino sulla china del tradim;ento. Il barone L urnbroso invece tenta scagionarlo, dimostrando alla luce di documenti, come il Fouché non dissimulasse mai nulla in ouesta faccenda a Napoleone, e che, questi, colle numerose 'spie di cui si circondava perfino nell':iutimità della famiglia avrebbe conosciuto ogni atto losco del duca d'Otranto, e non l'avrebbe in seguito scelto per rappresentante in un trattato per la cessione dei forti e delle piazze forti degli Stati romani e tanto meno lo avrebbe ricompensato diciotto mesi dopo col nominarlo suo ministro di polizia (2). Otto giorni dopo l'arrivo del Fouché a Napoli, Miollis, goYernatore di R oma, ricevette dal duca d'Otranto un dispaccio che dava poca speranza sulle buone intenzioni del Murat; ed il. Fouchè stesso, abbandonata il 15 dicembre 1813 la corte di Napoli e trasferitosi a Roma, dichiarò apertamente al generale Miollis, ch'egli nutriva una assai debole fiducia che Gioacchino volesse stringersi a Napoleone contro il quale l'aveva trovato indignatissimo. Il 27 dicembre il duca d'Otranto diresse all' imperatore una lettera, in cui g li dava notizia dell'esito della sua missione a Napoli; e di quello scritto ci sembrano degni di menzione i passi che trascriviamo: « On <lit sans cessa au Roi: Si, pour conserver l'Italie à « l'Empereur, vous dégarnissez votre Royaume de troupes, « les Anglais vont y opérer des débarquements et y exciter « des séditions d'autant plus dangereuses, que les Napoli« tains se plaignent hautement de l'influence de la Franca.... « Songez à vous, lui écrit-on de Paris, ne comptez que sur « vous-meme; l'Empereur ne peut plus r ien meme pour la
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« France; comment garantirait-il vos États? .... D'un'autre
« còté ~os ennemis opposons (sic) au tableau de la situa« tìon de la France, celui des avantages immenses que pré-
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(1) Cosi il Col.letta esprime il suo giudizio sul duca d'Otranto : • Mandato da Bona' parte a spiare in segreto l'animo d1 Gioacchino ed a mantenerlo nelle parti della • F rancia, egl i, simulando la modesti,t e la coll era di un disgraziato, diceva di essere • vennt!) a diporto; ma in privato a Gioacchino per servizio ed amore di lui., Libro VJJ, pag. \l09-2J.O, op. citata. (2) LUMBl\OSO. - 1lluraUiana, pag. 26.
« sente au Roi son accession à la Coalition .... Ce Prill':ie con« solide son throne, aggrandit ses États; au lieu de faire « à l'Empereur le sacrifice in utile de sa gloire et de sa aou« ronne, il va répandre sur l'une et l'autre l'éclat les plus « brillant en se proclamant le défenseur de l'Italie, le garant « de son indipendance. Se déclare-t-il pour Votre Majesté, « son armée l'abandonne, son peuple se soulève. Sépare-t-il « sa cause de celle de la France, l'Italie toute entière accourt « sous ses drapeaux. Tel est le langage que parlent au Roi « des hommes, qui tiennent de près à Votre gouvernement. )> Questa lettera, le dichiarazioni fat te al Miollis, e lo svolgimento stesso dei fatti, contrastano poi bizzarramente con un'altra missiva, diretta dal Fouché a S. A. I. il principe Borghese, governatore generale del Piemonte, datata da Napoli 1'8 dicembre 1813, e n ella quale si esprimono le più rosee speranze sul re Gioacchino: « N os affaires vont bien « dans l' Italie méridionale; les ~llarmes se dissipent, les « hommes pusillanimes reprennent courage » (1). La parola pusillanimes naturalmente nasconde il re di Napoli, e coloro che come lui bramavano staccarsi dalla causa napoleonica; ma perchè il duca d'Otranto, ehe pure fino dal principio dei suoi colloquii col Murat, doveva, mercè l'acutezza del suo intuito diplomatico, essersi formato una netta idea delle tendenze di costui, nutriva ancora qualche speranza sulla felice riuscita delle sue manovre conciliative, o non voleva svelare ogni cosa al Borghese, che pure come governatore d'una provincia italiana aveva il diritto di conoscere quanto macchinava il re di Napoli ? Era forse il l!.,ouché realmente in malafede? Mancano finora dati saldi, inoppugnabili per formulare un giudizio sicuro in proposito ed è da augurarsi che qualche diligente investigatore di archivii pubblici o
(!.) LUMIIROSO . -
l
1)Jurattiana, 11ag. !$9.
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"NELLA CAMPAGNA DEL
privati rinvenga p1;esi;o qualche documento, che, dissipi le tenebre, e riveli incontestabilmente come si svolse il lavorio dell'enigmatico duca d'Otranto. •.
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« far ammettere e sanzionare dal Santo Padre e dagli altri
« alleati questa concessione. » In atto separato il plenipotenziario di Murat assicurava che il conte Neipperg aveva a nome dell'imperatore dichiarato che avrebbe impiegato tutti i mezzi e - « se ve n'è bisogno anche la forza», - per indurre il re di Sicilia a rinunciare al regno di Napoli, riconoscendo un conforme articolo delle istruzioni dell'imperatore al Neipperg, che il duca del Gallo, affermava a lui comunicato dal re stesso (1). Pochi g iorni prima di questo trattato il generale Millet, comandante della guardia reale, aveva fatto leggere alle sue truppe una specie di manifesto in forma d'~rd\ne del giorno. Questo documento, che cominciava collo giustificare la c~mdotta del re di Napoli, e spiegava le cause dell'animosità che lo rodeva verso l'imperatore, finiva coll'annunciare esplicitamente l'intenzione di entrare in negoziati colle potenze alleate. Egli aveva offerto a Napoleone, è detto nel proclama, di incaricarsi della difesa e della conservazione d'Italia; (2) ma viste accolte con freddezza le sue proposte si rivolse alle potenze alleate, che gli promisero la pace e 1' indi pendenza. La felicità dei suoi sudditi e la cura delìa loro conservazione l'obbligavano adunque a cedere alla violenza delle circostanze, ed
II. Partito il Fouché, Murat riprende le trattative cogli alleati. Il 3 gennaio 1814 giunse alla corte di Napoli il generale conte Adamo di N eipperg (1), ambasciatore austriaco, che abboccatosi col duca del Gallo, ministro del reame napolitano, strinse 1'11 gennaio 1814 UTJ.a lega fra i due Stati. Era scopo di essa la continuazione della guerra contro la Francia per il ristabilimento in Europa dell'equilibri; politico; ed a raggiungerlo l'Austria disponeva di centocinquantamila soldati, dei quali sessantamila in Italia; Napoli a su~ volta doveva concorrere con trentamila uomini (2), e q_ualor~ questi non fossero giudicati sufficienti, ambo le parti s1 obbligava.no ad impiegare altre truppe. Al re di Napoli sarebbe spettato il supremo coma~do delle milizie aìleate, e nella d i lui assenza, l'esercito avrebbe obbedito al più. anziano degli ufficiali g enerali Austriaci. Gli alleati riconobbero:- l'autorità dell' imperatore d'Austria, le antiche pretese dell'Austria. sugli Stati d'Italia, l'autorità del re di Napoli, Gioacchino Murat, e la sovranità sugli Stati d_a lui in. quel tempo posseduti. In un articolo segreto poi s1 convemva: « S. M. I. R. assicura a S. M. napoletana un « acquisto calcolato collo scalo di 400,000 abitanti da pren« dere sullo Stato romano e secondo la mutua convenienza « dei due Stati; S. M. I. R. presterà i suoi buoni uffici per
(I) On r,oH. - ,lfém.oires mr le royai,me de N,iples, II, _pagg. 39_e.40._ ., , Napo leone nel dicembre del 18!3 scrisse al Mura.t orJ,nancloglt ,j inviare s~l P1a\e tutto l'esercito cte: che il re il 2G dicembre dello stesso anno si schermi colle se"uenu parole , « Trent~-cinq mille hommcs et un train <l'artillerie cl~ cinquante p,eccs de • canon sont on marche ponr Florence et F:1no. Cette. arm6c fa1t toute la. force d,spo• nible de mon Royaume et je n'ai ·pas _hésite il la por_ter au déla cles -~PC?'~S.,_Pa rc_e • que ,te la Rornagnc j'exerce sur mcs Etats 13 mème ,nnuence que s1J éta1s a Napleo, • parce q,10 pac une contrem(lrche je puis me porter en peu de .1 our·s, sur _los (>ornts • menacés de :non Roya.ume; pa.r·ce que de Bologne je contiens toutes l lta he mendLO· , nate et que je suis puissan t contre tonte agrcssion étrangère et con:re tou_te tenta• tive de mouvcment révolutionnaire; parce que j e vo,1s sers en n1eme tern~s que , j'arrète Jes· opérations cle vos ennemis sur Milan et Turin ... Mais au.1 ou_rd;1m ;.otre , Majesté ex •ge de moi de nouve;rnx sacrilìces; elle dema~de qao_1non a.trn,':O pa,,_~ le , Pò et se pnrte sur Je Piave; elle outJlie sans doutc que.1 a, la'.sse mo~ flo),rnme sa.ns , dèfensc et que la Reine et roes enfants n'o nt d'autre sùrete que l amour de m?s , sujets. CePJ,ndant Jes Anglais pctivent., qu:ind ils vo?drout, porter (a g~crr~ au se~1 , dc rnes Etat~, détruire. In tranquillitè de mos pro".1nces , et venir .1ete1 des __tJomb~s dans ma ca ~il:alc et jusque ctans mon proprc pala1s •. (Dalla Revue ile Pm 1s, !898, Leitres inedite~ par A. LU!lDROSO, N. IV). • (2)
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({) Fu poi il marito morganatico di Maria Luigia, duche,sa di Parma. (2) Queste cifre sono da.te dal Colletta; invece Henry Houssaye noi suo dottissimo
studio sul_18t4, _a.ttrib_uisce all'esercito austriaco in Italia 74,000 uomini. - (Vedi pag. 60, documenti tratti dagli arcluv,, naz,ona.Je e della guerra., francesi). Il T1,,1noN1 (L'Italia d-u.i-a.nte il dominio francese, tomo IC, pag. 278) attribuisce all'esercito napoletano 22,000 uomini. HMurat nelle lettere recentemente pubblicate dal Lumbroso e più sopra accennate, circe III una (25 dicembr~ i8i5) che i suoi soldati ammontano a 25,000. Fra tutti lJues ti varii numeri riteniamo che il più attendibile sia quello dato dal il:Iurat, che come comandante in capo dove1·a conoscere la forza delle sue milizie.
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NlILLA CAMPAGNA DEL
L'AZIOKE DI GIOACCJi i lW MURAT
a separarsi da una patria, ch'egli pèrò sperava di servire nuo7 vamente in tempi più lieti. · Ma il trattato coll'Austria non era ancora firmato ~ questa allocuzione parve intempestiva e non riuscì ad altro che ad alienare dalla causa regia l'animo dì nuruerosi ufficiali fran· cesi, i quali anzichè sguainare la spada contro connazionali preferirono dimettersi. Il documento quindi venne soppresso, ed i giornali ufficiali del regno lo biasimarono, siccome contenente delle idee, contrarie alle intenzioni del governo. Il Murat inoltre .per smentire od almeno attenuare le dicerie che si andavano spargendo e che potevano compromettere il segreto lavorio diplomatico, ~ece diffondere la voce eh' egli pur non essendo schiavo, era tutt'ora amico di Napoleone; che voleva il bene dell'imperatore e dell'Italia ad un tempo, e che preferiva la morte anzichè spargere sangue francese. Dopo esserai assicurata l'Austria Gioacchino ~i rivolse all'Inghilterra; per questa potenza trattava il generale Wilson e sir Thomas Gran, mentre Bentinck, diffidentissimo di Gioacchino, lavorava di sottacqmt per un'impresa a'nglo-sicula contro Napoli. Il Murat scriveva all'imperatore per far decidere l'Inghilterra e mandava Oampochiaro al quartiere generale degli alleati (1). Il 3 1 gennaio Bentinck vide Neipperg e W ilson; il 3 febbraio concluse con Gallo un armistizio, che stabiliva la libertà reciproca degli approdi marittimi, immediata cessazione di ogni ostilità fra i due Stati, libero commercio, accordo comune con l'Austria per far la guerra in Italia. Il Murat che, appena giunto a Napoli il diplomatico austriaco, ne dava l'avviso a Napoleone colle seguenti fras i
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(-1) li duca cli Campo chiaro parti da Napoli il 22 gennaio rntr., latore (Ji una I e ti.era di Murat per l'imperatore d'Austria. Questo scritto è caratteristico per fa conclusione, , t,;n faisant un traité avec Elle (l'i·mpei·atore J! A1istria) il m'a élé doux lle pcnser que • je m'alliais au père de l'[mpéra.trice des l~rançais, et qu'il n"y avait pas moins cl'ac• cord dans uos sentimonts pcrsonnels pour la maison dc France, que d~ns !es vnes rie • no tre politique •. Quostc espressioni provano cl1e Napoleone non erra.va quando af· , fermava del Murat : • U n'a. pas Cl'll me faire un grand tort en se sép~rant de moi la • première fois ... Il calcula quc je serais obligé de ceder l'ltalie et quelques antreti « pays; mais il n'a ,iamais en,'isagé ma ruine entière ,. (O' Mrr.AnA, t.!/11, pag. i6J.
1814
IS l'l'ALlA
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(3 gennaio): « Si tratta di scegliere; io vedo da un lato 'la « perdita inevitabile dei miei Stati, della mia famiglia, forse « della mia gloria: dall'altr o degli impegni contrarii al mio « eterno affetto per Vostra Maestà, alla mia inalterabile de« vozione per la Francia » (1) - ora mentre le pratiche diplomatiche si stanno svolgendo sente lacerarsi dal rimorso; e ciò - risulta dalle parole, che nella crisi tempestosa inforiante in lui, dirige al conte Mier, ambasciatore austriaco, col quale era vano portare una maschera di patriottismo (2) : << Non vi nascondo che mi riesce penoso dovermi battere « contro i Francesi. Il vostro sovrano non potrebbe avere « una buona opinione del mio carattere se non fosse così. « Ma io conosco gli interessi del mio popolo; agisco come « re di Napoli e faccio tacere tutte le altre considerazioni < secondarie ». 'l 'uttavia, malgrado le oramai palesi e non· dubbie macchinazioni di re Gioacchino, Napoleone nutre ancora qualche speranza sulle di lui intenzioni; e ad Eugenio scrive: « Il re di Napoli informa che presto sarà a Bologna. « Procedete col re nel miglior modo possibile; usategli ogni << cortesia onde potere cavarne il miglior partito; sarà per « me una gran consolazione il non aver più nulla a temere « per l'Italia. » E l'imperatore tanto si cullò in questa illusione che quando il Murat si avanzò verso la valJ.e Padana, dicendo che andava a riunirsi all'armata d'Italia e chiedendo di poter approfittare dei magazzini di viveri e di munizioni, nonchè di ottenere il libero ingresso nelle fortezze dellt:t. penisola, dal ministro della guerra dell'impero . francese si -permise ai comandanti dei dipartimenti romani e tos•.mni di acconsentire a tali domande; ed un ordine analogo emise il principe Eugenio il 3 dicembre del 1813 per le piazze d'Italia; nn ufficiale superiore, il caposqua drone Zu.nzi Giacomo, aiutante di campo del generale Balabio fu mandato nei dipartimenti romani per accompagnare
(i) Revue cn,e Paris, i898, lettres inédites. - A. Lu:11u110so, N. V. (t\11plcs, te 3 jan-
Vier
i814) . \ (\t) Dispacciò\ di 11/ier a ,lfetternich, ·16
I K.
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gennaio !814,, voì'\ Il1>èFEI\T, pag. tu, Anhang.
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L'AZIONE D I GIOACCf!INO . i\IURAT, ECC .
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le· truppe napoletane nella loro marcia e scandagliarne le mosse (1). Il commissario di guerra Severoli Pietro, . fratello del prode generale F ilippo ebbe la missione di accompagnare sul t erritorio del regno d' Italia l'esercito di :M:urat e regolare il servizio delle sussistenze.
L'OCCUPAZIONE MILITARE RUSSA DELLA MANC!URfA Continuazione. -
( Continiia).
Vedi dispensn I Y
G. CAPPELLO Tenente ài fantei·ia alla scuola militare. (0 Ecco il testo dell'ordine tritsmesso in proposito cla Eugenio al ministro della guerra : , Monsieur le ministre de la guerre du royaume I .re désire quc vous envoyez , un de vos aides de camp au-devant de ia colo nne des troupes napolitaines, qui dé« banche par le Tronto; cet omcier se présentera au generai comandant cette colonne: , il lui feni les oll'rcis dc service quc !es ci rcos tances indiquent: il s'assurcra que Ics « troupes soient convenablcmcnt trai lécs sous le rapport des subsistances et du Joge_ « ment: il pourra marcher avec la colonne on la devancer d'un jour, et i\ se mcttra on , correspondançe avec vous pou r VOllS venir au ~onrant des nouvelles. , Verone, 3 décembre 1813. "EUGÈNE NAPOLÉON •.
Dallo
ZANOLJ .
- Siilla milizia cisalpina i/.aliana . Docomento XLVll.
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Disposizioni del gene1·ale Sakharov. - Arrivato a Kharbin il generale Sakharov prese snbito varie disposizioni per assicurare la libera navigazione del Sungari, per garantire la città e riprendere. i lavori della ferrovia. · Ripetute aggressioni contro i vapori russi naviganti nel Sungari ,si erano verificate nel termine di tre g iorni (23, 24 e 25 luglio) per parte dei Cinesi, che si tenevano al coperto dietro le trincee costruite ad immediata vicinanza dello . scalo di Bajan-su-su. Il vapore Hasimur, che allora era stato destinato pel servizio di crociera a valle cli Kharbin, si portò sollecitamente a Bajan-su-su, e col fuoco sloggiò i Cinesi: i quali si diedero alla fuga, lasciando sul posto 2 cannoni di bronzo. Frat· tanto il generale Sakharov, per prevenire ulteriori tentativi di pirateria da quello scalo, fece partire alla sua volta (29 luglio) il 4° reggimento cacciatori della Siberia Orientale, recentemente arrivato da Khabarovsk: il quale, assaliti 800 soldati cinesi che occupavano una seconda posizione fortificata alle spalle dello scalo, li mise in fuga e .distrusse 3 caserme fortificate (imJ)an) . - I Cinesi si r itirarono sui monti verso il villaggio di Bajan-su-su (14 verste lontano dal Sungari), lasciando molti morti. Il generale Sakbarov, fece stabilire posti di tappa a Lakhusu, a Su-su e a Bajan-tun, e dispose pure percr_è alcuni vapori armati di cannoni ed equipaggiati con drappelli di tiratori scelti, prestassero il servizio permanente di crociera lungo quel corso d'acqua.
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ANNO XLYI.
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L'OCCUPAZI ONE 3IJ LITA RE RUSS.\ DELLA MANCIURIA
L' OCCU1'A7.I0NE ll!JL!TARE ROSSA Dl,;Lf. A )JANCIURIA
Age-khe e Kkulan-cen rappresentavano sempre un pericolo per il presidio di Kharbin, la prima intercetta'n do le comunicazioni verso est colla colonna russa ~i« Nikolsk », stabilita sul 1\fodan-dsian, e la seconda intercettando le comunicazioni verso ovest, con Z izikar. Quindi il generale Sakharov decise d i sbarazzarsene. Contro A.ge- khe egli fece avanzare le truppe ai suoi ordini, le quali dopo aver battuto le trappe ch10si in due scontri il 4 e 5 (17 e 18) agosto, occuparono il pàese, dove s'impadronirono di 7 cannoni, di molte provvigioni da guerra e di grandi depositi di vettovaglie. Da Age-k he, il 14/ 27 settembre venirn distaccata una co lonna, agli ordini del coìonnello Rutkovski, composta di 2 battaglioni, 6 cannoni e 1 sotnia, la quale occupò la città di Lalin-cen, 40 ve1·ste a sud di Age-khe. Da Lalin-cen il colonnello si congiunse alla colonna di « Nikolsk », della quale allora aveva ass.unto il comando il generale Aigustov . Ma soprattutto urgeva stabilire il contatto colla colonna del generale Orlov, che dai confini occidentali s'avvici,uava a Zizikar, ed assicurare le comunicazioni da quella parte mediante . l'occupazione dell' importante città di Kùlan-cen (60,000 abitanti). Al primo scopo il 19 agosto (1° set tembre) partiva da Khei:bin in direzione della ferr ovia di Zizikar, un distaccamento di truppe, seguito da un treno con viveri e ma_teriali ferroviari. La ferrovia ed il telegraf 0 furono trovati quasi intatti. Il 20 agosto, la cavalleria avanzata fu accolta dal fuoco dei Cinesi che occupavano un'opera (imrpan) difesa dai Cinesi, i quali però al sopravvenire della notte scavatisi un passaggio sotto le mura riuscirono a fuggire. Il 23 agosto (5 settembre) il distaccamento, avendo stabilito il contatto ool d istaccamento del generale Orlov, fu richiamato dal generale Sakharov a Kharbin. Per l'occupazione di Khulan-cen , presidiata da circa 5000 Cinesi il generale Sakharov partiva il 30 agosto (12 settembre) alla testa di 26 compagnie, 18 cannoni e 3 sotuie di cosacchi. Per eseguire l'assalto della città, un distaccamento, ,di 2 battaglioni con 6 pezzi e 1 sotnia, doveva fare una dimostrazione
d i fronte a Khulan-cen, nel tempo che il gro-;so della colonna, formato di 18 compagnie con 12 pezzi e 2 sotnie, scendendo sui vapori il S uugari fino alla confluenza del fiume Khulan, -che passa per quella città, avrebbe attaccato da quella parte. In un villaggio a 4 verste dalla città l'avanguardia russa incontrò un distaccamento di circa 400 Cinesi. Questi dopo poche fucilate si ritirarono, e con essi pure la guarnigione <li Khulan-cen, nella quale città il generale Sakharov, dietro accordo col governatore cinese, entrava liberamente colle sua t ruppe il g iorno seguente (1°/14 settembre).
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Occupazione di Khailar e marcia su Zizikar. Colonna del generale 0.1ir.ov (detta cli « Khailar ))) : 3°, 4°, 5° e 6° battaglione cosacchi a piedi (brigatit cosacca) . 4 battaglioni 3° reggimento cosacchi di Verkhnendinsk. 6 sotnie 3• batteria di cosacchi del Transbaikal . 6 cannoni. Ed agli ultimi di luglio (primi di agosto) ancora: 2° battaglione fanteria di Cita. 1 battaglione 3° )) )) Stretiensk 1 )) Inoltre: 1 ospedale da c::i,mpo e 1 parco del genio.
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* * Ai primi di luglio, quando gli operai del tratto occidentale della ferrovia come si disse, furono obbligati a cercare rifugio sul territorio russo del Transbaikal, ivi, sotto il comando del generale Orlov, si costituiva la colonna sopra detta di 4 battaglioni e 6 sotnie con 6 pezzi (agli'ultimi di luglio rinforzata ancora con 2 battaglioni). Quella colonna doveva passare sul t erritorio della Manciuria per proteggere la ferrovia e far 1·iprendere i lavori, spingendosi verso Khailar, e pel passo del Grande K hingan fin a Zizikar: contro quest'ultima città si avanzava contemporaneamente la colonna del generale Rennenkampf, scendendo dal fiume Nonni .
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L'OCCOPAZ IONI!: MILITARE RUSSA DEL LA )IANClURIA
Il generale Orlov passava il 13/26 luglio il confine ad Abahaitui, dirigendosi su Dalai-nor. . · _II 17/ 30 luglio il grosso della colonna incòntrò presso A1gun (106 ve1·ste dal confine) un forte nucleo di truppe cinesi (òOOO uomini circa tra cui 6 squadroni e 2 pezzi), che, presa posizione, si voleva opporre alla sua av~nzata: ma Je truppe cinesi furono respinte ed inseguite per oitre 18 verste dalle truppe del generale Orlov, le quali s'impadronirono di 1 cannone d'acciaio, di 8 bandiere, di 7 carri, di molti fucili e cartucce. I Cinesi ebbero più di 200 mor ti, tra cui il proprio capo. Il generale Orl.ov, nel suo rapporto rileva che le truppe cinesi tiravano con esattezza e manovravano ordinatamente valendosi con abilità del terreno e scavando buche per tira~ tori. I Russi fecero ritorno ad Aigun. Il giorno stesso, il generale Orlov mandava ver so Khaìlar un nucleo di cavalleggieri cosacchi, il quale, approfittando del panico della. popolazione prevenendo i Cinesi battuti nella giornata, penetrò nella città, dove fece 8 prigionieri e prese 8 bandiere. In rinforzo di quel primo nucleo partirono subito 3 sotnie (2 delle quali a piedi montate su carrette) con una batteria; mentre il grosso stesso parti il 20 luglio (2 agosto) da Aigun per Khailar, dove giunse la mattina del 22 luglio (3 agosto). Le truppe cinesi, senza aspettare l'attacco dei R ussi, sì ritirarono frettolosamente in direzione di Zizikar. A Khailar furono trovati dai R ussi depositi di farina d'avena e altre provvigioni, munizioni d'artiglieria., cartucce e 4 bandiere. Durante l'inseguimento furono da essi catturati 18 carri . Contemporaneamente a tergo della colonna venivano spediti operai per riparare i guasti della ferrovia e proseguire i Jav0ri di costruzione. A Kbailar furono spediti 500 lavoratori per la costruzione del ponte sul fiume Khailar. Intanto i cosacchi d'avanguardia (1 reggimento colla batteria), proseguendo ad avanzare verso Zizikar, il 22 luglio (3 agosto) arrivarono alla stazione di Dgemerte (225 verste dal confine russo), e il 29 luglio (11 agosto) raggiunsero il nemico alla stazione di Jaksci (310 ve1·s~e dal con.fine). I Cinesi
L'OOOOPAZIO:-.E MILITARE RUSSA DELLA MANCIURIA
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però (7000 uomini e 4 cannoni) presero il 31 luglio (13 .agosto) l'offensiva, minacciando di sopraffare l'avanguardia russa. Il generale Orlov, visto il pericolo fece avanzare da Dgemer te (1/ 14 agosto) la brigata cosacca a piedi, la g uale dopo una marcia faticosissima di 38 verste su terreno arido ,e senza acqua, gil1nse stanca ed assetata sulla destra della posizione di J aksci, occupata dalla cavalleria, dove già. era impegnato il combattimento da 4 ore. Questo si proseguì ·COn ostinazione da ambe le parti) :fino a che i Russi, approfittando di un forte temporale sopravvenuto, con un assalto generale improvvisamente furono addosso ai Cinesi : i quali -sorpresi dall'inaspettato scontro, si disordinarono e doverono ritirarsi. Benchè sopraffatti dalla fatica, i Russi la sera stessa occuparono la stretta di J aksci; dopo aver avuto nella giornata 3 uccisi e 9 feriti; essi s'impadroniscono di 1 cannone rigato d'acciaio e di 2 bandiere. Le perdite· dei Cinesi furono molto maggiori; tra i morti pare vi fosse il generale cinese Pa-o. Essi ripiegarono verso i monti del Grande .Khingan, e ne occuparono il colle. Proseguendo la sua marcia verso Zizikar, la colonna del generale Orlov si por tò il 10/ 23 agosto alla sta~ione d'Iretke, dis ponen1osi a forzare l'indomani il colle del Grande Khingan. Alla 2 antimeridiane dell'l:!./ 24 agosto le truppe russe cominciarono ad avanzare co.::itro la posizione occupata dai Cinesi. Alle 7 ant. una parte delle truppe cinesi, sostenuta dal fuoco dell'artiglieria prese l'offensiva, portandosi contro la destra dei Ru,;si, ma battuta di fronte dall'artiglieria russa, -che presto ridusse al silenzio quella dell'avversario, e ber-sagliata improvvisamente dal fuoco di un battaglione russo che si era portato sul suo fianco mentre avanzava, questa porzione di t ruppe, cominciò a disordinarsi. Il generale Orlov -ordinò allora l'assalto generale. l Cinesi, non potendo so·stenere l'urto, si ritirarono in disordine oltre il colle, abbandonando nella foga, molti carri, 6 cannoni d'acciaio rigati .cogli avantreni, 20 bandiere, una delle quali del loro comandante in capo. In questa giornata i Russi ebbero 3 uccisi e 9 feriti.
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L'OCCUPAZIONE MILITARE RUSSA D .B LLA MANCIURIA.
.~a colonna del generale Orlov seguitò la sua marcia su ~1z1kar. Il 13/ 26 agosto essa arrivò alla stazione di J al, ed 1 1 16/ 19 agosto le sue pattuglie avanzate di cavalleria si trovavano. a .contatto c.o1:1 quelle che il generale Rennenkampf aveva mvrate da Z1z1kar (da lui occupata il 15/ 19 agosto) sulla destra del N onm per stabilire il contatto. Colla cavalleria ~'avanguardia furono mandati ingegneri, i qnafi ripararono 11 ponte sul Nonni. . !l 20 agosto (2 settembre) il generale Orlov col grosso si spinse fi~o all.a stazione di Fuliardi {30 verste da Zizikar) avendo fatto m 12 g iorni più di 300 verste, e si riunì alle truppe mandategli incontro dal generale Rennenkampf.
Occupazione di Merghen e di Zizikar. Colonna del generale
RENNENKAMPF.
Da principio formata di sole 4 ¼ sotnie con 2 pezzi, successivamente venne rinforzata per modo che in agosto aveva la seguente forza: 1°, 2° e 4° battaglione del reggimento fanteria di Str etiensk . . . . 1°, 3° e 4° battaglione del reggimento fanteria di Cita . . . Reggimento di cosacchi dell' Amur. Cosacchi di Nercinsk (1° reggimento) Cosacchi di Argun (I.° reggimento) 1~ e 2• batteria del T ransbaikal . . . . 1/. .batteria della 2" brigata d'artiglieria della Siberia Orientale . . . . . .
3 battaglioni 3 baUaglioni 3 sotnie 2 sotnie ¼ sotni/3 16 pezzi 4 pezzi.
** Come f~ gi~ acc~nnato, il generale Rennenkampf, dopo la presa dr A1gun da parte dei R ussi, inseguì i Cinesi, e la notte del 24 luglio (6 agosto) fecedtorno a Blagovests-
L'OCCUPAZION,f:: MILITARE RUSSA DELLA MANCIURIA
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censk. Ripartitone subito (24 luglio) per completare l'inseguimento, alla testa della sua cavalleria (4 ¼ sotnie e 2 pezzi d'artiglieria a cavallo), il generale Rennenkampf raggiunse il 25 luglio (7 agosto) la retroguardia cinese, composta di 800 uomini di fanteria, 300 cavalieri e 10 cannoni, l'attaccò con impeto es' impadronì di 2 pezzi; ma poco dopo, essendo sopraggiunte tru ppe cinesi in rinforzo, la retro auardia stessa si arrestò repentinamente presso il villaggio Eiur e passò all'offensiva, con 300() fanti e 400 cavalieri. Dopo un accanito combattimento, la cavalleria cosacca, con ardita mossa aggirante, riuscì a respingere il nemico e ad occupare E iur. . . R isalendo il versante orientale del Piccolo Khrngan, 1 cosacchi del generale Rennenkampf arrivarono il 26 luglio (8 a()'osto) al villaggio E lj-dgiau, il 27 luglio (9 agosto) al vil1:ggio San-cian ed il 28 luglio alla pagoda Liao-mia.o (64? metri sul livello del mare), presso il colle che traversa 11 Piccolo Khingan, di fronte ad una forte posizione occupata da 4000 soldati di fanteria cinese con 12 cannoni, sostenuti da 5000 cavalieri. MalO'rado la forza così superiore dell'avversario, il geherale Rennenkampf decise prendere l'offensiva. L'attacco fu eseguito con grande ardire dai cosacchi, assalendo .l'avver~ sario di fronte con 2 sotnie, sostenute dal fuoco dei 2 pezzi di cui disponevano; nel tempo stesso che le restanti 2 ¼ sotuie, girando in largo ed al coperto, senza esser vedute, lo assalivano improvvisamente sul :fianco destro. L'ala destra dei Cinesi eseguì un cambiamento di fronte a destra per opporsi all'assalto delle sotnie aggiranti, ma le 2 sotnie d~l centro, avanzando r isolutamente di fronte, penetrarono in mezzo all'intervallo risultante allora fra il centro e l'ala destra dei Cinesi, e assalirono questa alle spalle. Le truppe cinesi cominciarono a disordinarsi ed a ripiegare. In questo momento i 2 cannoni dei cosacchi di galoppo avanzarono :fino a 800 sagene {1700 metri) e con un vivo fuoco a mitraglia costrinsero anche i -12 pezzi dell'artiglieria cinese a retrocedere, dopo aver messo foori di sèr-
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L'OCC·U PAZIONE MILITARE RUSSA DELLA MANCIURIA
v1z10 2 dei suoi cannoni. I Ci~esi credendo allora aver di tronte una forza superiore e sgomentati ·dall'energia e dalla risolutezza degli attacchi, furono costretti a sgombrare la posizione per andarne a.cl occupare una più. indietro. La situazione dei cosacchi di Rennenkampf si faceva assai pericolosa perchè molte delle truppe cinesi disp&se nei combattimenti precedenti veniva riunendosi alle loro spalle. Il generale Rennenkampf non potè godere il frutto dei vantaggi conseguiti, e dovè rimandare l'occupazione definitiv,L del colle del Piccolo Khingan, fino all'arrivo delle truppe di rinforzo, inviate da Blagovestscensk nei giorni 26 e 27 luglio (8 e 9 agosto). Il 30 luglio (12 agosto) giungevano i primi rinforzi. Il generale Rennenkampf si dispose a riprendere l'offensiva per sloggiare i Cinesi dalla loro seconda posizione di Si-cianoo, sul colle del Piccolo Khingan, e quindi scendere nel bacino del Sungari, fino a Zizikar. Non si hanno particolari circa la forza impegnata nel' co~battimento di Si-ciang e le fasi di questo; si sa soltanto che il 2/10 agosto le truppe russe avanzarono contro la posizione occupata dai Cinesi e che, durante la notte, ripetendo la manovra con tanto successo esperimentata nel precedente combattimento, con un largo giro assalirono di fianco e da tergo i difensori del colle del Pic~olo Khingan, e ne lo slèwgiarono, dopo lungo ed ostinato combattimento; 3 uffici:li russi rimasero uccisi. Ai Cinesi furono presi 8 cannoni, 4; dei quali Kru pp da 67 millimetri a tiro rapido; inoltre molte armi, ed una grande quantità di munizioni d'artiglieria. Aperta così la via di Mergheu, il generale Renuenkampf vi si incamminava il giorno stesso del combattimento, alla testa dei suoi cosacchi, mentre la colonna pernottò nel villaggio di Si-ciang. Presso Mona-khe, i cosacchi incontrarono di nuovo 1~ truppe cinesi, che facilmente respinsero, e uel mattino del 4/ 17 agosto, oltrepassato il villaggio d i Korol-gian, inaspet-
L 'OCCUPAZ!OKE bll(.,l'l'AltE RUSSA DELLA )!AN CHJRIA
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tatamente comparvero avanti la città di Merghen (1) dalla parte d i Zizikar. La fortezza, consistente in una palizzata'. e la città erano occupate dalla fanteria cinese. I 2 cannom dei cosacchi. aprirono il fuoco dalla distanza di 400-500 sagene (850-1000 metri) e dopo due ore d~ combattimer~to la -città fu presa. Nel combattimento e qumd1 nella palizzata e nella città i Russi s'impadronirono di 11 cannoni (2 da montagna, 1 a tiro rapido, gli altri da campagna) di ·700 fucili, di un grande deposito di cartuccie, e uno di polvere, di grande quantità di armi bianche. Il 6/19 agosto, la cavalleria d'avanguard ia del generale Rennenkampfgiungeva al villaggiodi Nan-nian-cgian,mentre il rimanente della colonna usciva da Merghen, dopo avervi lasciato nna p{ccola guarnigioni~. L'avanguardia del grosso della colonna il 10/23 agosto eseguì una ricognizione verso il villaggio d i Bordo-cgian, dove si costruì un passaggio nel fiume Nemer. Il giorno seguente tutta la colonna passava quel fiume e nel villaggio di Bordo-cgian trovava abbandonati 10 cannoni, circa 1000 pud di polvere (16,380 chilogrammi} e molti fucili. L a colonna proseguiva poi per Nan-nian-cgian giungendovi il 13;26 agosto. Da qui, il generale R ennenkampf, alla testa della sua . avanguardia, composta di 460 cosacchi a cavallo, con u'.ia batteria cosacca precedendo il grosso, seguitava la sua murcra, e il 15 (28 agosto) si presentava avanti Zizikar (2), dalla parte (!) Merghen, si tuata nella parte settentrionale della pro vincia mancese dell'Atnur, , Ho-Lun"·Kiancr , , ossia Fiume del Drago nero, come i Cinesi chiamano l'Amllr, "iace sull; riva ~in istra del fiume Non ni, all'altezza di 960 pierli (295 metri) sul livello mare ed a. 215 verste (250 chilometri) da 1/.izilcar, capoluogo della provincia stessa Ho-1.uog'. l{iaog. La cit tà abbr.iccia una vasta area, ci nta da palizzata con tre porte torriate, scolpite con ~icercatezza e dipint.e a colori smaglianti, e mun iLe di cannoniere e feritoie. Essa comp rende circa 500 {ansa (;tl}itazioni cinesi), co n un totale dr 3000 abr· taoti. Oltre agli edifici governativi, Merghen ha una pagoda, una scuola e le caserme. Essa è <lircsa da un'oJ)era speciale (impan). (2) La città di Zi7.ikar (Bul.ui-tosg), capo luogo della provincia mancese. s Ho-L ungKian"' ,, si trova sulla riva sinistra. del fiume Nonni e cont.i 100,000 al)ltant,, 60,000 dei ;ua.li indigeni. Essa è mu11ita cli doppie murn (l' interna è piLL !·,assa dell'e~terna), di arailla per la metà inferiore, di mattoni cotti per la met.a Sttperi ore, con sci porte, murii~e di piccole to rri, sulle quali sven tohrn0 gli stendard i cinesi. Le abitazioni sono
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L'OCCUPAZIONE )[1LlTAR8 RUSSA DELLA MANCIURIA
di Kharbin, evitando così la fronte nord della città, difesa da forti trinceramenti muniti d'artiglieria.' M9:, avvicinatosi alle mura, nel tempo che egli stava parlamentando col governatore (dzian-dziun) di Zizikar e col capo di stato maggiore delle truppe cinesi, gueste (circa 2700 uomini) , coperte dai fabbricati cominciarono ad uscire dalla città dirigendosi verso sud. L'artiglieria russa aprì subito il fuoco contro di loro, mentre i cosacchi a cavallo si avanzarono per intercettare ad essé la strada. Le truppe cinesi opposero debole resistenza e seguitarono a ritirarsi verso sud. I Russi s'impadron irono di 43 cannoni e di grande numero di bandiere: essi ebbero 5 morti. La mattina del 16/29 agosto, come fu detto, le pattuglie inviate sulla destra del fiume Nonni del generale Rennenkampf, si misero in relazione con quelle della colonna del generale Orlov, e le colonne dei due generali si riunirono il 20 alla stazione di Fuliardi. Colle truppe riunite presso Zizikar si cougiunsero pure il 23 agosto (ò settembr e) quelle dell~ colonna del generale Sakharov, stabilita a Kharbin. Raggiunti dal grosso della sua colonna il generale Rennenkampf s'accingeva a continuare l'inseguimento delle truppe cinesi sulla strada di Hizin, e concorrere, come vedremo alle operazioni della Manciuria meridionale.
NOT:E BIBLIOGR,_L\FICHE
E.
Lettere di Benedek. ( Benedeks nachgelas-
sene Briefe und zu einer Biographie verarbeitet von). Lipsia, Grii.bel e Sommerlatte, 1901. Ad apprezzare convenientemente il valore dell'odierna pubblicazione, è mestieri aver presente ch'essa è una specie di continuazione dell'apprezzato lavoro dello stesso autore: Der Kampfum clie Vorherrscha/Z in Deutschlancl 1859 bis 1866, venuto in luce pochi anni or sono, giunto alla quarta edizione e di cui si preannunzia già la quinta. I n quella storia il Friedjung non mirò essenzialmente a giustificare il Be· nedek dai gravi appunti mossigli in seguito alla disgra.ziata campagna del 1866, da lui condotta, ma a stabilire la verità storica. E questo intento egli ha senza dubbio raggiunto nel limite del possibile, poichè parecchi punti dei rapporti personali del Benedek colla Corte e col governo rimangono tuttora oscuri e lo rimarranno chi sa fino a quando, avendo il generale austriaco abbruciate tutte le carte riflettenti 1,a guerra del 1866. MalgraJo ciò non sono pochi gli sprazzi di luce che vengono a rischiarare il retroscena di quella campagna; sprazzi di luce che mettono in rilievo la nobile figura di Benedek, se non quale condottiero d'eserciti, come uomo e soldato. Ad uguale intento mira il Friedjung col suo bel lavoro odierno, ma adoperando alti:i mezzi e scegliendo fra essi i più adatti a far risaltare le grandi doti, di cuore, di carattere e di valore, del suo eroe. Cosi egli ne tesse la biografia,
( Continua).
0.
FmEDJ UNG. -
0EltROTI.
in gran parte d'argilla. Gli erliflci più considerevoli sono : il palazzo del dzian-dziun,. <1uelli della clirezione doganale, della direzione della polizia provinciale, del generale mancese comandante le truppe della provincia (che ha la direzione dell'istruzione clelletruppe della Manciuria e dal quale dipende il • Zung-tu, o governatore di Mukden) e la moschea musu lmana con cupola inargentata. A Zizikar vengono esiliati i Mandarini colpe1•01i di trasgressioni amministrative. L'importanza economico-politica di Zizikar sarà aumentata tlalki strada ferrata attualmente in costruzione.
L
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N OTE BlBLIOGltAFICHE
NOTE BlllLIOGJtAFlCHE
riportando per ogni periodo della vita del genèrale austriaco le lettere da lui scritte alla moglie e quelle · ricevute dalle più alte autorità militari, come l'arciduca Alberto, Radetzky, 1 Giulaj, Hainau, Hess, Schonhals, ecc. Questa pubblicazione reca nuovo contrib.uto a chiarire fatti poco o mal conosciuti, o r ivela cose n ùove? Nè l'una nè l'altra cosa: ciò che riporta in proposito il Friedj uug lo ha già detto nella precedente sna opera; tutt' al più si può affermare che qui r ibadisce quanto ha g ià esposto e che effettivamente è assai importante. Le lettere riprodotte non hanno per la maggior parte valore storico; servono solo a far conoscere bene e ad apprezzare sempre più il Benedek tanto nell'apogèo della sua fortuna quanto nei tristi g iorni della sna, forse immeritata, disgrazia. Quelle direttegli da' suoi superiori attestano degli amiche· voli rapporti coi quali era coi personaggi militari più elevati, della grande stima eh' essi aveano per il Benedek, e rivelano soltanto qualche particolare di cose militari più o meno note. E le lettere dirette alla moglie fino al 1866 fanno fede del grande e inalterabile affetto che ad essa lo univa, della pro· fonda sua devozione al Sovrano, ed anche di un intimo sentimento di superbia pel suo valore militare e di grande credenza nella sua fortuna . Egli, in complesso, appare un uomo alquanto fatalista: solamente preoccupato, innanzi tutto dei suoi doveri militari, poi della moglie e del Sovrano. Delle operazioni militari cui partecipò, di solito non vi sono che pochissimi cenni e così ben di rado esprime g iudizi sull'an· <lamento della guerra. Di politica non parla mai affatto, nè intende che a lui se ne parli. Queste lettere fino al 1866 ritraggono però al vivo l'uomo di cuore e il soldato, ma, eccetto rari casi, come . vedremo in seguito, non ill ustrano la storia, n emmeno ·pei fatti principali ne' quali particolarmente si distinse l'illustre generale. !.,e lettere per contro dirette a lla moglie subito dopo la catastrofe di Sadowa dimostrano in Benedek tale grandezza d'animo e tale elevatezza di carattere da costringere till'ammirazione. Egli era il comandante; è giusto che a lui
spetti la responsabilità dell'accaduto. Ha dato la sua parola di tacere e la manterrà ad ogni costo, come infatti la mantenne. Certamente uno studio così accurato, come il presente, del F riedj ung che è un monumento innalzato alle più elette virtù civili e militari del suo eroe, basterebbe per questo solo titolo di attrarre la nostra attenzione; ma vi è ben altro. La rinomanza militare acquistata dal Benedek egli la guadagnò sui campi d'Italia, e il Friedjnng compilando la biografia del generale austriaco, fa la storia delle nostre campagne per l'indipendenza. Si capisce che il Friedjung scriva dal punto di vista austriaco e da quello persona le di Benedek: Malgrado ciò e lo studio del Friedjung e le lettere d1 Benedek alla moglie sono assai importanti per noi, perchè si toccano da vicino e perchè interessano qualsiasi studioso e qualunque uomo di cuore. Procuriamo quindi di farne un rendiconto abbastanza esteso.
Lodovico Augusto von Benedek nacgne il 14 luglio 1804 a Oedenburg ove trovavasi il conte Radetzky quale comandante la divisione e fu col suo appoggio che malgrado fosse protestante, potè entrare all'accademia di Wiener -Neustadt nel maggio del 1818. Il 29 ottobre 1822 il B enedek ne uscì e fu destinato come alfiere (Fcihnrich) al 27° reggimento fanteria. Nell'anno 1825 eg li è nominato sottotenente nel 47° reggimento, e neì 1831 tenente, nel qual grado, nel 1833, fu trasferito allo stato maggiore. D\Lllora sino al 1840, eccetto una breve dimora in Ungheria, fo sempre addetto al comando di Milano agli ordini diretti di Radetzky, ove divenne capitano (1835) e maggiore (1840). Fu allora traslocato come capo di stato magofore al crran comando di Lemberg, e fu ivi che conobbe la :iovane ~edova Giulia von W oyna colla quale si :fidanzò il 22 maggio 1841, e che sposò poi, dopo molti contrasti colla di lei famiglia, il 19 ottobre 1843. Nel maggio 1844 il Benedek è promosso tenente colonnello, ed è in questo grado che ha luogo la sua prima azio~ militare.
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NOTE BI8LI0G&AFICHE
Nell'inverno del 1846 nella Galizia' ocoide~tale insorse il partito della nobiltà e si rivolse ai contadini affinchè lo appoggiassero nella rivolta; ma questi invece si schierarono contro e posero a ferro e fuoco tutto il paese. Da ~na parte pertanto l'insurrezion e della nobiltà, dall'aJtra quella d~i contadini; le au torità civili e militari sorprese dal movimento e disponenti di poche forze indugiano e nou ·sanno prendere opportun e e immediate disposizioni. A Lemberg corrono le voci più esagerate e il Benedek chiede d'essere inviato per vedere come effettivamente stieno le cose. Alla testa di 4 compagnie e di 5 plotoni di cavalleggieri, circa 400 uomini, seguiti da alcune centinaia di contadini armati di falci e di forche da letame, mosse il Benedek contro gli insorti. Il 26 febbraio li incontrò presso Gdow : Benedek li attaccò risolutamente e in seguito a breve mischia li fugò completamente. Allora si precipitarono avanti i contaq.ini e fecero di quei disgraziati orrendo macello. Benedek ed i suoi ufficiali si adoperarono, promettendo anche denaro, contro quell'inumano procedere, ma solo riuscirono a salvare pochi fanciulli. . L'insurrezione fu così domata: Benedek, spiegando iniziativa e vigorosa audacia era riusçito con breve scaramuccia a ridare la quiete al paese. Il governatore della Galizia, arciduca Ferdinando d'Este propose il Benedek per la croce di Maria 'reresa ossia per l_; maggiore onorificenza militare austriaca, ma il governo gli -0oncesse soltanto la croce dell'ordine di S. Leopoldo. E qui interviene un fatto notevole. Benedek respinge la croce di S. Leopoldo, e, come è prescritto, presenta formale domanda per ottenere quella di iVIaria Teresa dichiarando di essere obbligato a cotesto passo dal suo onore militare e dalla sua ambizione. Ministri e generali i più influenti dovettero esercitare tutta la loro influenza per comporre l' incidente, e ottennero lo scopo con molta fatica, dimo·s trando - il feldmaresciallo Zanini - al Benedek come fosse impossibile di intentare un processo all'Imperatore.
NOTE BIBL!OG&AFICHE
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Per dargli una certa soddisfazione, di lì a poco, e precisamente il 17 aprile 1846, il Benedek fu promosso a scelta colonnello. E questi fatti abbiamo voluto ricordare, perchè mettono in chiara evidenza il carattere del Benedek.
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L'anno 1848 trova il Benedek alla testa del 33• reggimento Gyulai e di guarnigione a Pavia. Redetzky, costretto .ad abbandonare Milano e portarsi a Verona, ordina a Benedek di ritirarsi a Mantov a. Giunto a Pizzighettone il Benedek apprende che a Cremona tre battaglioni austriaci composti da Italiani si sono uniti agli insorti e che il presidio di Pizzighettone ha consegnato 13 cannoni al go· verno provvisorio di Cremon a. Benedek, adirato per « l' infame capitolazione » punì gli ufficiali che vi avevano aderito e richiese ai Cremonesi la restituzione dei cannoni. Nel frattempo giunge a Pizzighettone il presidio di Pia.cenza al comando di un colonnello-brigadiere e quindi più anziano del Benedek, e questi ~a.lgrado le sue più ener.giche 'insistenze, non vuol saperne del progetto di Benedek di marciare sopra Cremona, e quest'ultimo deve chinare la testa. Ma Benedek non sa inghiottire l'amara pillola, e appena giunto a Mantova, riferisce tutto al maresciallo Radetzky, e la sua lingua non ha freno nel biasimare il suo superiore. Fra l'altro vi si legge: « Soltanto il riguardo di non offrire alle truppe riunite un « pericoloso esempio di insubordinazione, mi ha trattenuto « dal rifiutare obbedienza al brigadiere ...... « Così, per un concetto di un brigadiere incapace, ba« sato, a mio giudizio, sopra la viltà, una colonna delle « truppe di V. E., forte di 5000 uomini e 18 pezzi, ha do« vuto prendere una strada che l'allontanasse da Cremona. « Io dovetti, nella più stretta obbedienza, sottomettermi « ed io e le m ie brave truppe dovemmo sopportare l'umi« liazione, inflittaci da un brigadiere incapace, senza energia « e vile. »
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NOTE BJBLIOGRAFJCHE
NOTE 1l1BLI0GRAFICHE
Questo linguaggio, rispetto ad un sùperiore è senza dubbio fatto per sorprendere; ma dato il momento difficilissimo, dato il carattere in:flessibile dell'uomo quale già si appalesò nei fatti sopramen zionati di Gdow e dell'onori:ffcenza di Maria Teresa, lo si comprende benissimo, _come non sorprende che Radetzky lo abbia tollerato, ed abbia, anzi, voluto ricompensare il valoroso colonnello per la condotta spiegata durante la ritira.ta su Mantova, facendogli ottenere la commenda leopoldiana. · Benedek; trattenuto sempre in Mantova, non prese .molta parte alla campagna del 1848: il suo nome è però unito alla sorpresa di Marcaria, eseguita nella notte · del 6 al 7 aprile e alla giornata cli Ourtatone e Montanara (29 maggio). Secondo il Friedjung, avutosi sentore in Mantova che le truppe piemontesi erano giunte sull'Oglio, sarebbe sfatto lo stesso Benedek che avrebbe sollecitato dal comandante della fortezza 11 permesso di eseguire una scorreria verso il nemico ' e ciè> egli conferma in una lettera a sua moglie del giorno' seguente, nella quale la informa del colpo d i mano tentato su Mantova. Il Benedek però vi consacra poche ri<Yhe lao ' menta l'infame combattimento per le strade durato un'ora ed afferma d i aver fatto prigionieri 10 soldati e 13 cavalli di Genova cavalleria; e di esser e rientrato a Mantova senza aver sofierto alcuna perdita, ;< con molta rabbia di ·tutti gli « I tali ani. » Forse tornerebbe conto rilevare la narrazione del Friedjung intorno an'effetto. prodotto da quella sorpresa notturna sullè truppe che trovavansi ,nei pressi dii Mantova, ma dobbiamo limitarci ad osservare eh' essa nou è interamente conforme al vero, rimandando pei particolari all'accuratissima opera, del colonnello Fabbris (1). Nella giornata del 29 maggio il Benedek ebbe parte import ante ed indipendente, avendo ricevuto l'incarico di impossessarsi di Ourtatone. Tre attacchi furono san<Yuinosament e t:> (1) (;li a1J venimenti mititm·i del 1848 e 1840. Par te t•, lt 1848. Vol~mo primo· Fino allo. r esa di Pescltierci, pel colonnello Ci;:c1L10 FAonru s.
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respinti, il quarto :finalmente riuscì e Benedek ne fu ricompensato colla tanto agognata Croce dell'Ordine di Maria Teresa. Alla battaglia di Goito partecipò pure il Benedek, vi pugnò valorosamente, ma inquadrato nel corpo d'armata e senza aver occasione di distinguersi singolarmente. Nelle sue lettere alla moglie non entra in alcnn dettaglio, anzi poche righe sono dedicate a quei combattimenti. È largo di elogi alle truppe da lui dipendenti che dice essere da bardare, ricorda la sua fortuna ed .è lieto della onorificenza conferitagli per Lei (sua moglie), perchè, nel caso morisse, lo Stato dovrebbe pagarle 300 fiorini di pensione per l'Ordine e 500 :fiorini per la pensione spettantegli quale vedova di colonnello. l\fa siccome per gli statuti dell'Ordine di Maria Teresa come già accennammo - il proposto per l'onoritìcenza deve inoltrare domanda nella quale in modo particolareggiato sia descritta l'azione compiuta per la quale si crede aver diritto a q nella onorificimza - domanda che vuol essere :firmata da ufficiali di minor grado del petente, i quali come testimoni attestano della verità dell'esposto -- così in quella domanda riportata per intero, si ha un doc~mento importante e per così d ire ufficioso riguardante il combattimento di Curtatone. In cotesto documento, che è in così stridente contrasto con la riservata modestia con cui di solito parla d i se stesso nelle lettere alla moglie, il B enedek deve, forzatamente, mettere in rilievo quanto ha operato ed ampiamente illustrarlo, al :fine di ben stabilire il suo diritto a quella croce. Il Benedek però non entra in alcun dettaglio dell'operazione eseguita, rimandando, al riguardo, al r apporto già present.ato al comando del I corpo d'armata, ricorda soltanto che ebbe a soffrire una perdita di 20 ufficiali e 300 uomini. Circa la manovra di Goito, il Benedek, contro il solito, esprime un g iudizio e che non le è favorevole. Egli avrebbe voluto che Radetzky avesse preso « il t oro per le corna », ossia che invece della manovra dì fianco compiuta, avesse marciato diritto contro il nemico che assed iava Peschiera per liberarla. « Io sono, egli scrive, uno stratega troppo poco sa« pientemente arrogante ; concepisco la condotta della guerra 58 -
ANNO XL\' l.
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KOTE BIBLIOGRAFICHE
« secon~o priucipì affatto semplici, sono per niente amico di
« com~hcate combinazioni, e perciò non avrei ordinato il movirnento di fianco intrapreso dal maresciallo. >> In complesso il Benedek, anche nel giugno, non è· molto favor_evol_e al gran comando. « 'l'utto deve pi:esto terminare, « egli scrive da Mantova il 12 giugno. Si richiede solo in alto « una volontà ferma e inflessibile. L'esercito è da baciare «. ma vuol essere comandato. » E ·a proposito .di Vienna sog'. grnnge: « Per gli stupidi viennesi vorrei che Vienna cessasse « di essere la res~deuza imperiale, e, per mio conto, potesse « e~sere. saccheg~1ata, se n ulla accadesse a te (sua moglie) e « a tuoi. Se fossi alla testa dell'esercito, vorrei mostrare io « alla monarchia come la licenza e la mancami~ d'onore pos« sano essere compresse. Senza di.ritto e leggi anche il pro« gresso è un male. » Parole che ben caratterizzano l'uomo. P_e: finire colla guerra del 1848, vogliamo riportare alcune nobili e generose parole del Benedek, le quali, giustissime nel luglio_ 1848 iu cui furono scritte, non lo sono meno oggidì. Egli avverte la moglie che, come accadde per il mese di g~ugno,_così anche per l'avvenire difficilmente sarà in g rado d1 spedirle danaro, perchè non può far &. meno di soccorrere i suoi feriti. « Sono il padre de' miei soldati, e li amo con « tutto il cuore. Sa lo Stato premiare i servizi e il sangue « del ?ov~ro soldato? Se in un tumulto è ucciso un borghese, « tutti gridano pel sangue cittadino versato, e il caldo sangue « del povero soldato scorre a torrenti senza nemmeno rice« vere il ben meritato premio. Se il colonnello non fosse ii" « suo Dio, egli starebbe ben male. « Noi. ufficiali stimola l'onore, ecc.; ma che cosa può ani« mare 11 povero soldato a portare al mercato le sue ossa ? ~< eppure vi si sacrifica. » «
. Benedek, sin dalla giornata di Curtatone, pur conservando ~l com~ndo del proprio reggimento Gyulai n. 33, fungeva 10 pari tempo da brigadiere, e tale ufficio egli conservò sino allo scoppiar della guerra nel marzo 1849, in cui il suo reg-
NOTE BIBLIOGRAFICHE
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o-imento passò a far parte della brigata Stadion della divi:ione Arciduca Alberto. Lo Stadion era suo amico ed uno dei migliori soldati dell'esercito; comunque - giustamente osserva il Friedj ung - colpisce questa diminuzione di rango applicata ad un Benedek dopo le splend~de prove for~ite, e proprio mentre aspettava la sua promozione a maggior ge· nerale. L a parte presa dal Benedek al combattimento di Mortara e alla battaglia di Novara è universalmente nota. A Mortara penetrato la sera nella città egli dovette solo al suo sangue freddo, alla sua audacia e, anzitutto, all'oscurità che impedì ai Piemontesi d i rilevare le poche forze che lo seguivano, se potè trarsi da una situazione quasi disperata. · . « Egli ~arebbe stato vittima della sua ardita avanzata, scrive « l'autore se la sua intrepidezza non avesse imposto al nemico ,i: la s:a superba richiesta di deporre le armi impose e gli « procurò numerosi prigionieri e ricco bottino. » . . Il Friedjung riporta la testuale r alazione scritta dal Benedek su quel combattimento con pretto linguaggio milit~ire il 26 del mese da Vignale. In essa in poche parole Egli accenna a quell'episodio. Mentre e~asi spinto sino allo sbocco della città nella direzione di Vercelli, riparti nemici uhi usi e a suon di tamburo erano penetrati in Mortara per strade laterali e veni vano a prenderlo alle spalle. « Nell'oscurità della « notte furono scambiati alcuni colpi, e il nemico non p0teva « accoro·ersi delle piccole forze cli cui disponevo, , mi portai b d . « loro incontro fino a 50 passi, intimai loro di arren · ers1 e « tosto da 700 a 800 nemici in perfetto ordine deposero le « armi. » Nella stessa relazione il Benedek afferma aver preso 5 CH.nnoni e uno smontato e 12 carri e molti cavalli, e fatti prio-ionieri 6 ufficiali superiori, circa 50 altri nfliciali. e 1500 b . . soldati, oltre a una grande quantità di fucili tolti a1 pngwnieri ed a molte casse d'armi trovate nella città e specia.lmente nell'ospitale. Alla battaglia di Novara, Benedek combattè valorosamente ma inquadrato nella sna brigata di contro alla Bicocca, ove
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NOTE BIBLIOG&AFICR8
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mandata dall'IIaynau. La brigata Benedek a~detta ~14° corpo d'armata combattè valorosamente a :8'aab 1~ 28 giugno, ad modo, alla 0 -S zo·· ny il 2 luglio ove si distinse m particolar 1 l'. t ·e batta lia di Komorn 1'11 luglio per la qna_e impera or nomi:ò il Benedek proprietario del 28° r eg~1mento, e fìnaldi u1·· -Szégedrn del 3. agosto e1 men t e ai· d n e comba~timenti ' . ··re<T ·1 5 a<Tosto nei quali il suo capo fu ferito, ne a S zo b 1 b ' . • bbl" l primo leggermente e nel secondo in mamera da o 1gar o al letto per l'ulteriore durata della campa~na. Numerose sono le lettere dirette alla moglie durante questo · do. la nota dominante è sempre la stessa : quella della per~o . ' d e~sere presto riunito a lei, e di vi vere quindi asp1raz10ne a ::i • • fi .·t in pace con lei e per lei. E riguardo ~Ua sua gr~ve en a , le scri · ve ·- « Essa rimane un bel ricordo; i! cosi ho tutto· OOSl , • << ciò che abbisogna ad un brnvo soldato, la 1enta non m1
il corpo d'armata del generale D'Aspra dove(;te limitarsi a lunga e t~nace lotta per contrastare l'avanzata nemica sino all'arrivo dell'altro corpo d'armata (Thun) ch'era.si diretto alla volta di Vercelli. Il reggiment;o del Benedek prima riuscì ad impadronirsi di alcuni cascinali prossimi allo:r posizioni-nemiche ma poi fu respinto e subì gravi perdite. Nella lettera scritta alla moglie il 25 mar.zo, Benedek le dice che « la fortuna è sempre con lui e che l'angelo della <e sua vita lo protegge meravigliosamente. » Poche righe dedica alla giornata di Mortara concludendo: una fortuna insolente (testualmente una fortuna da pagano, Reidengluck) - qualche cosa d'incredibile ! Rispetto alla battaglia di Noyara dice soltanto che vi si combattè continuamente dal mezzodì fino alla sera; che la fu una dura battaglia, che il suo reggimento ebbe 18 ufficiali feriti, il capitano Wagenbauer morto, il sottotenente Diftrich morente. « La mia fortuna è qualche cosa di favoloso! >> E così termina: « Ringrazio il Signore che mi protegge « così visibilmente e non mj separa per sempre dalla mia « Giulia. Per me venga ora la pace, abbastanza ho meritato « di gloria e distinzioni! Ora non ho altro desiderio che di te, <• di te e poi ancora di te. Iddio con te mia cara moglie. » In quei giorni però avvenne per Benedek un fatto spiacevole. A Mortara erano caduti nelle sue mani quattro superbi stalloni del duca di S.tvoia e da 1ui prediletti. Nelle trattati ve fra le due parti - così il F riedjung - Vittorio Emanuele, divenuto allora Re di Sardegna, richiese la restituzione dei suoi quattro bei cavalli. Il Benedek ne aveva tennto uno per sè, e gli altri aveva distribuito a' suoi ufficiali superiori, onde oppose alla domanda un formale diniego. Il generale D' Aspre lo pose agli arresti, e la cosa fu poi accomodata mercè l'intervento dell'arciduca Alberto, il quale, per dare a Benedek una certa soddisfazione, gli regalò la sciabola che portava alla battaglia di Aspern l'arciduca Carlo, con preghiera di scambiarla colla sua. Il 3 aprile 1849 Bauedek fu promosso maggior generale e nello stesso tempo destinato presso l'armata d'Ungheria co-
« è mancata. »
. . . Il generale Haynau prima di morir~ v~lle ncordars1 .di B dek e nel setterobe 1862 gli spediva m regalo un oroS . l ser ene logio sul quale erano incise le parole: ouveni1· pour es · dces 'renclues dans la campagne de 1. 84 9 du géneral e_n che( Haynau pou,· le brave général Benedek, con preghiera di accettarlo e portarlo.
..." Per le campagne del 1848 e 1849 il Benedek era salito ~n gran fama nell'esercito e nel paese, _e dal 14 ,ottobre 1~49 r_u destinato quale capo di stato magg10re dell ar:11ata d Ital:: presso Radetzky . Promosso tenente generale nel_l ottobre l8b"" conservò il suo posto sino al collocamento a riposo del maresciallo Radetzky avvenuto il 28 febbraio 1857 .. Fu allora rilevato dalle sue funzioni di capo di stat? magg1or_e e nominato comandante il II corpo d'armatf.t in Cracovia .. Il lungo tempo passato in Italia (a Veron~) a fianco ~~ Radetzky offrì agio al Benedek di addes_t.rars1 se~pre pm_ nel maneggio delle truppe sotto la sc~1ola del vecchio rna~esciallo e di prendere ampia conoscenza di quel terreno su cui doveva .....
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NOTE BI llLIOOR A FICUE
poi combattere del 1859 , a li a . • nella susseguente c::i.mpao-na a qua 1e par tecipo alla testa dell'8° corpo d'armata. In questa campagna così disgraziata per 1e·armi au~triache il Benedek non p~ese parte che alla battaglia del 24 giugn~ (a Mele?nano eglt non era presente), ove sulle a lture di S. l\fa.rt1no fronteggio c_oll'8'' corpo per l'iutera giornata ltl. maggior parto delle truppe piemontesi. Per cagione ~i brevità dobbiamo restringerci a quanto riflette la bat tag lia di S. Martino, sebbene molto materiale interessante sarebbe a spigolare nelle numerose lettere del ne. nede~ ~Ila moglie, nelle quali, peraltro, all'infu or i di qualche brev1ss1mo accenno a ll'andameuto generale della 0;,.uerra non parl~ che della vita materiale ch'egli fa a l campo, de' su~i cavall1, del cane che è sem pre con lui, della sua bnoua salute ecc. E ~pnre _sono lettere importanti, perchè svelano uno ~tato psicol.og~co del~' individuo abbastanza caratteristico. « 1'n « capira i, le scrive il 7 g iugno, perchè nulla ti dico dell . . . . T · N e cose « m1 1tan._ e1le grandi calamita bisogna avere resigaazione. )) Il Fred,1 tm g d iscorre a lungo della battaglia di S . .Martino, che ~roclama la g~orn~ta d'ono1·e (Ehrentag) del generale austn aco per la. v1ttona da lui conseguita sui P iemontesi. Il Bencdek, dal cauto suo, e nei due rap1)or ti uffici·a1·1, e 111 · . l parecch. 1e ~tter~ a!la moglie, nelle quali contrariamente alla sua a b1tudme s1 drt~·oude a parlare di quella battaglia, trova « che fo ben duro d1 a trer dovuto ritirarsi essendo vincito Q d ·1 F · · re. » uecon .o I I nedJ un~ le 6 briga te agli ordini di Benedek avevano in totale una fo rza di 26-27,000 uomini con 70 pe ·. t tt . d . . . "" ZZl , 11 av1a . 1 questi solo 23-24,000 avrebbero p ugnato contro 4:3,?~ Piem_ontesi i 1), respingendo sempre i loro vivi attacchi, e. nt1randos1 a ll'ot·d·1ne · . , soltanto a notte inoltrata , in seo·uito a mviato dall Imperatore s in dalle or e 16. del 26 giuo-no alle or e 3 , a ppena 0 , · Il Benedek, S · il mattino . g mnto a a ilonze scrive alla moglie in stile teleo·rafico la seguente lettera, di cui il Friedjung ripor ta il fa/sim ile. ({} Il Pric<Jj ung calco la la foria rotal e dell'esercito piemonLcse in 6i,ooo nomini, com11resi 9000 di cavalleria. campagna a
Sll
NOT.E: lll8LIOGRAFICIIE
« Salionze, sabato 2ò giugno, ore 3 del mattino.
« 19 ore a cavallo, 14 ore di combattimento valoroso e « tenace, sempre vincitore, e pertanto è. duro, per disgrazie « avvenute altrove, dover abbandonare il campo di battaglia « e portarsi altra volta dietro il Mincio. « Come Dio vuole ! Riconosco pero umilmente che l'angelo « della mia vita mi ha conservato miracolosamente. Fu un <( fuoco terribile che cl urò 14 ore in ti ere. Il nemico che mi « fronteggia.va (sino a sera soltanto Piemontesi) portò avanti « sempre nuove truppe fresche; alle ore 4 ricevetti l'or dine « per la ritirata ed io mi r itirai soltanto alle ore 9 A di not te. « L'8° cor po d' armata ha combattuto da baciarlo (Zum « kiissen). Non sono diviso da te e non sono neppure ferito: « cristianamente n e ringr azio il mio Dio. Giovedì alle 8 po« meridiane partito da Verona con va.lescente e recatomi a < Pozzolengo, venerdì. alle 1 1/ , del mattino giunto al corpo (< d'ar mata, a cavallo dalle 7 1/ . sino all' 1 dopo mezzanotte, « ed ancora sano, malgrado gli. strapazzi fisici e morali. È « invero abbastanza,. « Ora buona notte. « Queste r ighe saranno spedite al quartiere generale in« sieme al mio primo breve R àppor to. « Così, tu sarai tranquilla per me; ma per la disgrazia del« l'Austria bisognerà, devoti a Dio, r imet tersene a ll'avvenire. « Come ti voglio bene, te lo possano dire queste righe. «
Tuo Lumr. »
Nella succitata Relazione compilata alle 2 './4 di notte del 25 il Benedek dice che 1'8° corpo d'armata mantenne l'intiera giornata la posizione di S. Ma rtino contro i Piemontesi che man ma.no andarono rinforzandosi, portando in linea nuove truppe fresche, trasportate a.nche colla fe rrovia o n uove batterie, e che si r itirò soltanto a tarda ora, quando ne fu minacciato il fianco sinistro e persino le spalle e fu cannoneggiato dalle batterie nemiche, raggiungando Pozzo· lengo alle 10 di notte.
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NOTE BIBLIOGRAl!'ICHE
NOTE 8IBLIOGRAFlCUE
Il Benedek nota che le truppe piemontesi si sono battute a~sai be~e (recht gut), e devon aver sofferto ·gravissime perdite; poi con molta nobiltà d'ani mo elogia il talento e il calmo valore del suo capo di stato maggiore, -tenente colonnello ~itzel.ho~en, ed ascrive per la ma.ggior parte « a suo ' - me_nto prmc1pale se 1'8° c:orpo d'armata potè compiere cosi « felicemente la sua difficile ritirata. » . In altra l~tte~·a alla ~oglie. da Verona il 29 giugno 1859, 11 Benedek s1 diffonde 10 particolari merit,evoli di essere 00 . nosciuti. « 60,0?0 Piemontesi erano contro di me, io aveva 6 bri« gate (circa 26-~7,000_ uomi~i al massimo, forse appena 25,000) « e con queste h ho d1 contrnuo respinti. L'atto finale era sin« golarmente teatrale. Allorchè divenne oscuro ed avevo 0O'ià « r~tira~o i miei. e.annoni, i Piemontesi mi caunoneggiarono « d1 sbie~o da sm1stra e una batteria francese alle spalle ma « senza risultato, e truppe di Piemontesi mi attaccaron;o nel « fianco sinistro . Con grida indiavolate, con « urrà. » ed « « Evviva all'Imperatore'> anche quest'ultimo ~tssalto fu re« spinto (Don Miguel e Sassoni) e il nemico fu inseguito « colla baionetta alle spalle per 1000 passi; indi feci suonare 1 « a.lt, e per /j ora battere e sùonare a raccolta, fino a che « nent.raro~? tutti. coloro che si erano spinti a,,anti, impe« gnati nell mseguimento e sparpagliati. Quando tutto fu in « ordine, tranquillamente si iniziò la marcia senza essere in« seguiti. Il nemico ne aveva abbastanza. I pezzi continua« rono ancora a far fuoco nelì'oscurità, ma senza successo. l< Alle 10 o al_le. 10 '1 9 l'ultima palla fischiò sopra la mia « testa, ne nngrazia1 I ddio, e con infinito amore pensai a te. « Eppure sarebbe stato fatale che i Piemontesi mi avessero « battuto. Essi avevano almeno una forza doppia della mia! « Il nostro Iddio era coll' 8° corpo d'armata, e fo anche una « fortuna per l' 8° corpo che io, ancora mezzo ammalato sia « arrivato all' 1 di not;te per la battaglia. ' « Ma basta di cose militari. » Ora, eccetto l'errore circa la quantità delle forze che furono impiegate contro l' 8° corpo d'armata, ciò che scrive
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il Benedek sotto l' immediata impressione della battaglia, è, si può dire, esattissimo; ma il vero attacco finale non è quello tratteggiato dal Benedek nella lettera sopra m~n~ zionata ma quello bensì eseguito più tardi e che porto 1 bravi s~ldati piemontesi alla conquista delle alture di S . Martino; e di questo non è fatto alcun cenno. Contro l' 8" corpo d'armata austriaco pugua.rono solo la 3• divisione Mollard, la 5" Cucchiari e la brigata Aosta giunta sul campo di. battaglia dopo lo quattro pomeridiane, cioè una for~a di circa 800 uffici ali, 25,000 uomini di truppa e 48 cannoni. Il rimanente delle forze piemontesi : la la di.visione Durando combattè a Madonna della Scoperta, collegando l'ala sinistra francese alla destra piemontese; nelle ore pomeridiane venne mandata in sostegno delle ~ruppe che si battevano a 8. Martino, ma giunse a cose fìmte; la bricrata Piemonte (seconda della 2• divisione Fanti) combat~è nel pomeriggio nella valle del Redone respingendo passo passo le truppe che gli contrastavano il suo avanzare verso Pozzolengo. La , battaglia di S. Martino si p~ò dividere in cinque momenti: 1.9 Momento -
dalle 6 ant. alle 9.
Combattimento della colonna di ricognizione capitanata dal tenente colonnello Cadorna dello stato maggiore. Vi presero parte: . Truppe piemontesi: 4 battaglioni e 'I. squadrone d1 Saluzz0 e una sezione della 7• batteria. Tri,ppe austriache: 10 battaglioni e 2 batterie. 2° Momento -
dalle 9 alle 1.0.
Att,acco della brigata Cuneo, cui partecipano: T 1·uppe piemontesi: 10 battaglioni, 2 sqaadroni, 2 batt erie. Truppe au,st1·iache : 14: battaglioni, · 3 batterie.
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NOTE BIBLIOGRAFlCUE
NOTE JHBLIOG RA FlCIIE
sporre di 72 pezzi contro 48, e sovratutto che i~ nemi~o, contro le di lui truppe riunite, impiegò le propne a sp1zsico }oo-orandole in attacchi successivi. ' N'iun~ saprà mai dire con precisione quale influenza abbia realmente esercitato sulla ritirata di Benedek l'ordine pervenut,ogli sin dalle 4 pom., di ritirarsi ; ma dallo s~esso. suo primo rapporto ufficiale risulta chiaro ?he la sua s1tuaz10ne sul campo di battaglia la sera del 24 grng~o non era quell~ di un vincitore, se tributa così vivi elogi al suo capo d1 stato maggiore per le disposizioni prese per la difficile 1·itirata dell' go corpo d'armata. Di fronte ad un nemico respinto, e inseguito dopo l'ultimo attacco per più di 1000 metri, la ri tirata non è ~ert~. dif~cile. Comunque, se le truppe piemontesi hanno_ 11 prn giusto motivo di andar gloriose del valore, dell'ardire e della tenacia di cui fornirono così splendida prov~1 in quella lunga · e sanguinosa lotta, le brave truppe ~ustriache e il loro strenuo comandante à buon diritto andarono superbe della brillante resistenza opposta. La verità storica è che contro un nemico di pari valore e press'a poco di ugual forza, ma _dispone~~e. di ~inor ~u~ mero di cannoni e condotto con rumore abilita, gli Austnac1 con Benedek seppero fino alla sera mantenersi sulla posizione di S . Martino. Alla fine e per l'ordine già ricevuto e perchè sopraffatti n'ell'ultimo attacco, dovettero ritirarsi. Soltanto il favore della notte, la grande stanchezza delle truppe, la lonbnanza dal campo di batt,1glia della ca.val· leria, · impedirono ai Piemontesi l'inseguimento . . La battaglia di S . Martino fu pertanto giornata onorifica, - come dice il Friedjung - e per Benedek e per l' go corpo d'armata, ma in definiti va fu vittoria italiana.
3° Momento - dalle i O alle 2 porn. Attacco della 5a divisione: Truppe piemontesi: 17 battaglioni, 1 sqùadrone 3 bat. ' tene . 1htppe aust?"iache : 19 battaglioni, 4 batterie. 4° lvfomento - dalle 5 alle 8 pom.
Attacco delle brigate Aosta e Pinerolo. Vi presero parte: J!ruppe piemontesi: 18 battaglion i (8 batt~glioni della brigata Aosta, 8 della brigata Pinerolo, 1° e 2° battacrlione 0 bersaglieri e 3 batterie, 5", 6' e 15" con 18 pezzi). Truppe aust?·iache: 20 battaglioni: brigate Daubert, Lippert e Berger e 4 batterie. Questo attacco, rappresentato dal Benedek come l'ultimo ebbe dapprima successo. Le truppe giunsero sino al cul~ mine delle alture; di poi furono respinte dalla mitrao-lia austriaca e si r iordinarono ai piedi delle alture pr:sso .l.\fonata.
o:
5° J1tfomento -
dalle 8 alle 9
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Ultimo assalto cui concorrono: 1'ruppe piemontesi: la brigata Aosta e le divisioni 3" e 5" con 33 battaglioni, 1 squadrone, 4 batterie. Truppe austriache: 39 battaglioni, 9 batterie, 4 squadroni. L'attacco ha favorevole successo, e gli Austriaci sono re· spin~i dal pianoro di S. Martino. L'ultimo atto di quella lotta durata l'intera giornata è compiuto da un·o squadrone dei cavalleggeri Monferrato guidato dal capitano Avogadro, che irrompe in un quadrato austriaco e lo disperde. Come si rileva di leggieri, non solo l' 8° corpo austriaco non combattè contro forze di gran lunga. superiori alle sue, m~ in ogni atta~co la superiorità numerica fu dalla sua parte. Fu fortuna d1 Benedek l'avere tutte le sue forze sotto mano sul la posizione che imprese a difendere, di poter di-
'l'erminata la campagna, Benedek affranto moralmente e fisicamente, intendeva curare la propria s&.lute e rit irarsi dal servizio attivo, epperò facilmente si lasciò persuadere a continuare la sua carriera. Frattanto la di lui· condotta a San
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NOTE BlJ3LlOGRAFICHE
Martino gli frnttò onori e alte cariche. Il comandante della 2• armat~ geue~ale conte Schlick voleva proporlo per la commenda d1 Mana Teresa, ma Benedek ne lo rincrraziò vivamente, ma si rifiutò di farne la prescritta 'dom:nda « non « comprendendo come il giudizio del Capitolo dell' Ordi « v~lesse più di quello del suo comandante d'armata e d~~ « l'imperat?re. :> Questi lo nominò Feldzeugmeister ad hono1·em e di poi capo di stato maggiore deJl'esercito in rimp_iazzo dell'Hess ritiratosi, e contemporaneamente comandante 01vile e militare (Statthalter) dell'Ungheria. Il 20 ottobre del 1860, accordata la costituzione all'Ungheria, Benedek fu sollevato da quella difficile carica _ quel~a d.i capo di s~ato ~aggiore dell'esercito fu puramente nommat1va e da lm mai coperta - e nominato comandante mili tare in Italia. . Nell'alto posto conferitogli ilBenedek adoperò tutta la sua mstancabile .attività a preparare le truppe dipendenti alla guerra prossima preveduta, profondamente convinto ch'eali ne sarebbe stato il condottiero. Non fu, quindi, poca la s~a sorpresa, q uando nel 1866, essendo imminente la guerra fu chiamato a Vienna dall'imperatore e gli fu proposto il'comando dell'armata del Nord. Egli sentì che non era all'alte~za d~ un. c..:oman~o di sì grande importanza ; così sulle prim~ rifiuto ma poi malauguratamente per lui, per l'esercito austriaco e pel suo paese, la sua illimitata devozione al Sovrano, e il profondo sentimento di disciplina in lui dominante, gli fecero considerare come suo dovere mihtare di aderire alla preghiera dell' Imperatore ed accettare quel comando. Dopo la sua morte fu rin venuta la lettera dell'arciduca Alberto ~he lo c~iamava a Vienna per presentarsi all'imperatore: e m _ma.rgme alla quale il Benedek aveva scritto : « E io « asino v1 sono andato! è d'allora che principiar'ono. le mie « disgrazie ! » Il Friedjung con ragione si dilunga molto nella narrazione degli _avvenimenti militari svoltisi in Boemia e nelle considera~1oni s~i 1:11edesimi. Noi, sebbene sia spiacevole, dobbiamo restrmger01 a1 punti essenziali.
NO'ri, BlOLlOGRAF JCHE
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Il Friedj ung . mette in evidenza : che il piano di Benedek era quello di lasciare contro l'armata prussiana del principe reale due corpi d'armata e colle restanti forze portarsi contro il principe Federico e unitamente al corpo di Clam-Gallas già postato sull'Iser e ai Sassoni dargli battaglia campale. A. questo piano si mantenne ostinatarndnte fedele anche quando le circostanze avrebbe richiesto altre decisioni. Non fu sua colpa se i corpi d'armata del Gobleuz, del R amming, dell'arciduca Ernesto, di Oarn-GalhLs ed i Sassoni si lasciarono battere. All'arciduca Ernesto il Benedek aveva dì persona formalmente ordinato di non impegnarsi; invece accettò la battaglia e fu da Steinmetz aspramente sconfitto. Ai Sassoni ed a Olam- Gallas aveva spedito l'ordine di ritirarsi sul grosso dell'esercito, evitando il combattimento, ma per negligenza dell'ufficiale di stato maggiore latore dell'ordine, questo pervenne loro qnando Olam-Gallas e i Sassoni erano già stati sconfitti. Tutti questi sgraziati eventi e contrattempi influirono seriamente sulla compagine dell'eserc,ito e sul morale di Benedek. Venne poi la catastrofe di Koniggratz. Nelle disposizioni emana.te da Benedek per quest'ultima battaglia i due corpi d'armata d9ll'ala destra dovevano fare fronte a nord : invece si lasciarono attrarre dal combattimento del bosco di Swiep e così accadde che la Guardia prussiana potè con poco sforzo · penetrare fino alla principale posizione austriaca di Ohlum e impossessarsene. Di qui la mossa indietro del centro austriaco e poscia, per l' avanzare delle due ali nemiche, il timor panico impadronitosi delle t ruppe e la disordinatissima ritirata e fuga fino all'E lba. In quei supremi momenti il Benedek dimenticò di essere il generale in capo e in luogo di occuparsi della ri tirata divenuta inevitabile, a stento seguito dal suo stato maggiore, al gran galoppo si getta qud. e là nel più fitto della mischia, e dove era più grave il pericolo, per incuorare i soldati alla resistenza.
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NOTE BIBLIOGRAFICllE
NOTE BIOLIOGRAFJCHE
Ma mvano. Al suo seguito - di cui uno morì e altri furono p1G. o meno gravemente feriti od ebbero il çavallo fe. rito - sembrò che coll'esporsi in tal maniera, il lor o d uce cercasse la morte. Anzi durante la notte il capo di stato mao-giore Banmgarten, che sempre g li era stato vicino, lo ·iute;. pellò in proposito, e Benedek gli rispose - come scrisse anche più tardi alla moglie - che mai tale idea gli era passata per la testa e solo aveva pensato ai suoi soldati. Storicamente assai importante è quanto afferma il Friedjung intorno al consiglio di guerra tenut,osi il mattino del 1° luglio a Neu-Kouiggra tz ov'era il quartiere generale, cui prese parte l'inviato dell'imperatore, allora arrivato, tenente colonnello vou Beck. « La ritirata sembrò inevitabile, seri ve il Friedjung, e il <.{ tenente colonnello von Beck svi luppò il concetto che al << più presto possibile, e perciò nel mattino del 2 luglio, si « dovesse condurre l'esercito dietro l'Elba. I presen ti ·concor· « darono nel disegno che l'esercito prendesse posizione nella « zona Pardubitz-Kollin. Nel caso che auche qui• i Prussiani « incalzassero con successo, il Beck era d'avviso di conti« 11uare l' ulteriore ritirata, non sopra Olmiitz ma sopra « V ienna. Circa la direzione della ritirata dall'E lba, i pareri « non forono concordi. « Già durante il consiglio Benedek richiese l' i nviato del· « l'imperatore di telegrafare al Sovrano che ad oo-ni costo t:, « couchiudesse la pace. Beek però dichiarò che non gli era « abbastanza nota la situazione perch'egli potesse consigliare « un partito così grave di responsabilità. Soltanto il cornan « dante in capo poteva assumersi tale r.e sponsabilità. Benedek « si dichiarò pronto a ciò e Back scrisse e cifrò, se; ondo le « di lui indicazioni, il seguente telegramma che partì alle « dodici e mezza: << Prego vivamente Vostra Maestà di con· « chiudere ad ogni costo la pace. Inevitabile la catastrofe « Il tenente colonnello von Beck riparte. » Il Beck infatti partì immediatamente per Vienna ne1la persuasione che l'esercito inizierebbe il mattino seguente i l movimento di ritirata.
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L'imperatore rispose al Benedekcol seguente telegramma: « I mpossibile con~hiudere pace. Se ritirata necessaria, la si « effettui», cui l'aiutante generale conte Crenneville aggiunse le parole: « Ha avuto luogo una battaglia? » Il 2 luglio il Benedeck cambiò di parere e alle :!.1 e 25 minuti dal suo capo di stato maggiore fece telegrafare all'aiutante generale dell'imperatore: « Tenente colonnello Beck << sarà ritornato con nera impressione, egli giunse proprio << nel momento più. sfavorevole. Ricco apprestamento di vi« veri ha sollevato lo spirit,o delle truppe e resa una r itirata « dell'esercito non necessaria. >> Il Friedj ung soggiunge: « Questa narrazione degli avve« nimenti del 1° e 2 luglio - da noi riassunta - .si scosta « in circostanze importanti da quella dell'opera dello stato « maggiore austriaco. Essa nulla sa del consiglio di guerra « tenutosi a Neu-Koniggratz... » Non sarebbe in consegaenza conforme al vero ciò che dice detta opera che Benedek abbia telegrafato all'imperatore di conchiudere la pace ad ogni costo senza che nessuno ne sapesse niente, e il lfriedj ung assicura della assoluta esattezza della sua esposizione. Le lettère scritte dal Benedek dal 28 giugno in poi vorrebbero essere tutte se non riportatè, almeno ricordate. Non potendolo fare, valgano taluni brani di esse fra i più importanti. Nel pomeriggio del 30 giugno Egli le scrive : « Forse ti parlo ogr,i per l'ultima volta. Nella conferenzc:1. « coll'imperatore ed a quattro occhi gli ho detto sinceramente « che - se voleva - gli sacrificavo anche il mio onore civile « e militare - e questo è avvenuto. « Come e perchè l'esercito, i di cui r iparti aveano sino al« lora dimostrato il massimo valore, sia pervenuto ad uno « stato così disperato, avrai letto e udito le mille volte: vero « o falso, io non dico su ciò una sola parola.
« Possibile anche che fra due ore abbia luogo una grossa « battaglia. Possibile, che io ti riveda ancora. Tuttavia sa-
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NOTE BIDLIOGltAl"ICHE
NOTE BIBLIOGRAli'lCllE
« rebbe meglio che una palla mi colpisse, ma vorrej anche
« due non possiamo arrestare la ruota del destino, ma vo« gliamo dimostrare che abbiamo coraggio morale e resi« gnazione. »
« sopravvivere all' ignominia, se con ciò potessi dar prova « all'imperator~ e all'esercito di LlU ultimo sèrvizio. « Ti bacio in profondo cordoglio, e però sono tranquillo.
« BENEDEK FZM. » E da Olmiitz il 9 luglio la informa di esservi giunto in quel giorno e poi dettogli che di salute sta bene, soggiunge: « Dello stato del mio animo e cuore lascia che taccia. In « ogni caso per me sarebbe stato ben meglio che una palla ,< mi avesse colpito; però sia come Dio vuole.
« Perchè io abbia avuto disgrazia, non spetta a me di« scutere. Ma tu, cara Giulia, perdonami di aver avuto di« sgraz1a. » E pure da Olmti.tz 1'11 luglio: « La mia salute è buona. Sono padrone de' miei nervi, « delle mie forze intellettuali, del mio animo, e in pieno pos« sesso della mia forza morale. Le ciarle dei giornali, il giu« dizio del mondo, tutto, tutto mi è indifferente. Solo il mio « sentimento del dovere e la mia illimitata devozione all'im« peratore e alla patria determinano la mia intiera condotta. « Un'ora fa ho ricevuto l'ordine imperiale, col quale l'arei« duca Alberto assume il comando dell'armata del Nord; io « però debbo frattanto continuare a t enerne il comando ad
inte1·im. « Già sin da 10-12 giorni ho dichiarato all'imperatore che « per me è giusta qualunque sua disposizione a mio riguardo. « Giudizio di guerra, fortezza, dimissione, rinvio dal servizio « - oppure un comando di corpo d'armata ed anche di bri<< gata sotto qualsiasi comandante di armata in breve ciò « che l'imperatore vuole. Sino a che sono mezzo sano - e « mi sento, almeno sino ad ora, di esserlo completamente « sarebbe una viltà che io volontariamente abbandonassi il (( servizio. Ciò che sarà di me, non so; appena sarà presa la « decisione, te ne informerò subito. Sino allora non mi chie« dere altro, padroneggia la tua amorevole impazienza. Noi
E finalmente, il 13 luglio pure da Olmiitz: « ... Ora ti debbo pregare di non adossare agli altri un « giudizio troppo severo: non tutti possedono sentimenti « così elevati come i tuoi, e inoltre tu non puoi pretendere « che il mondo giudichi me e la mia situazione eome co« mandante dell'armata del Nord, in modo, neppure appros« simativamente, equo. Allorchè malgrado tutte le mie moti« vate obbiezioni mi si sforzò ad assumere quel coròando, « io dichiarai forte ed esplicito che noi giuocavamo a va « banque, che ero pronto a sacrificare all'imperatore il mio « onore di cittadino e di soldato, e che solo mi auguravo « non avesse poi a pentirsi di avermi affidato quel comando. « Ho detto letteralmente che pel teatri) di guerra tedesco io « era un asino, mentre in Italia avrei forse potuto essere di « qualche utilità. « Dopo quanto è accaduto null'altro ormai mi rimane ~ in « accordo co' miei sentimenti, col rn'. io cuore, col mio carat« tere e coll'illimitata devozione che ho per il mio povero « Sovrano, così duramente provato - che di rassegnarmi « con calma e tacendo, alla condanna che il mondo a voce e « in iscritto pronunzierà contro di me. « Non voglio accusare nessuno, uon voglio neppure difen« dermi, nulla voglio scrivere, nulla voglio dire a mia di« scolpf1. Solo al niio Sovrano, se mi riuscirà e s'Egli lo de« sidera, dirò tutto, che so e credo. Sono in :;>erfetta regola « meco stesso, colla mia coscienza e con Dio; sono un sol« dato devoto a Dio. « Da queste mie risoluzioni, che sono certo le migliori, (< non devi distogliermi; devi padroneggiare la tua testolina « riscaldata, non devi distur bare la mia grande tranquillità « d'animo; e tu, mia cara, buona e devota Giulia! tu devi « perdonarmi, se da te chiedo tanto. » 59 -
ANNO .'(!,\'(.
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KOTE BIBLIOGRAFICHE
Il Benedek fu chiamato innanzi ad una còmmissione d'inchiesta che si radunò a Wiener-Neustadt, innanzi alla quale nulla volle dire se non chè egli solo doveva essere tenuto responsabile dell'accaduto. Collocato a riposo il l° novembre 1866 si ritirò a Gratz, ove condusse vita ritiratissima, e dove morì il 27 aprile 1881. Egli volle che i suoi funerali fossero solo ci Yili ed essere posto nella bara vestito da borghese. Così ebbe termine la vita di questo bravo e ·leale soldato.
Abbiamo ecceduto nello spazio concesso di solito ad una r ecensione; eppure non siamo riusciti che a dare ~n' idea. molto sommaria di questo pregevolissimo lavoro del Fri-edjung. Certamente non tutti i suoi apprezzamenti sono accettabili, non tutti i dati da lui riportati sono esatti, ma sono piccoli nèi di fronte all"importanza dell'argomento svolto, e all'intento cui mirava, da lui perfettamente raggiunto. Non tessiamo elogi che ci sembrano inutili: esprimiamo solo il desiderio che l'opera del Friedj nng sia sul tavolo di studio di tutti gli ufficiali i quali conoscono l'idioma tedesco. Vi a,pprenderanno molte e interessanti notizie sulle nostre gnerre del 1848-49 e 59 nonchè sn quella del 1866 in Boemia, e sopratutto impareranno a conoscere nel generale Benedek l'uomo dotato delle più eminenti. qualità di soldato, di carattere, di cuore. B. D.
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RASSEGNA MILITARE ESTEHA NOTIZIE
AUSTRIA-UNGHERIA. ESERCITAZIONE
o'ATTACCO CON M U1'11ZION I DI
t: UEIIH A.
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Il Pester
Lloyd del ·19 decorso aprile puhblic11 a I rigua rdo u~~ ~otizia, che s! crede opportuno riassumere. Ecco adunque qoanto dice il giorna le d1
Budapest: Le grandi manovre austro-u ngariche che av ranno luogo questo anno rra il l V corpo (Iludapest} ed il XIII (A gram) nella 1.ona compresa tra Pécs e Kaposvàr (Ungheria sud-occidenta le) avranno~~ in: teresse speciale per un genere di esercit.azioue che, stante la entlla dei reparti che vi concorreranno, può ritener~i affatto nuov? . . . /)i tratta di una eserc.itazione di tiro combrnato da esegu irsi da grossi reparti di fan teria e di artiglieria con mun ìiion_i a yaila . .Siffatte eser: citazion i hanno bensì luogo ogni .iuno in Anstna-lJnglieria, ma quasi m:ii i reparti che le eseguiscono superarono il ba ttagl.ione o la batteria'. invece, secondo quanto è stato prc,gettato, in occas1one_ del le gran~1 manovre del venturo settembre, prenderanno parte al tiro con mumzioni di guerra le truppe di una intera divisione di fa nteria, compres~ il proprio reggimento d'artiglieria divisionale ed un gru ppu mobile di batterie di assedio. Le truppe a piedi della divisione formeranno una sola brigata della forza di ouerra; l'arti "lieria divisionale vi concorrerà adoperando 1 nuovi pe:zi a tiro cele~'e che sono in e.sperimen to, dei quali sarà dimostrata l'efficacia in modo pratico. L'esercitazione consisterà in un attacco di una brig~ta di fanteria sostenuta da b,Hterie.
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RASSEGNA MILITARE EST E RA
Ta le esercitazione desterà senza dubbio un grande iotere,5se, non solo in Austria-Ungheri:i, ma in tutta l'Europa, anche perchè dovranno essere diligeutemente curati tutti i particolari di esecuzione. Ha da to luoio al la progettala esercitazione il fatto che nelle sfere militari si è andato sempre pi ù diffo ndendo l'idea che, con l'adozione delle nuove armi da fuoco, l'attacco nou potrà procedere che a stento e che, giunto ad un certo punto, il quale si ritiene possa essere il lim ite massimo delle piccole distanze, e cioè intorno ai 500 o 600 passi, solo al lora potrà prosegu ire in avanti qnando avrà ottenuto la preponderanza del fuo co sull'avversario. Occwreva che una sì importante quist.ion,i fosse, nel li mite del possibi le, illustrata con esperimenti pratici, impieg;1ndo di fronte all'attacco, da c-0odursi seco-ndo un piano prestabilito, bersagli corrispondenti alle varie situazioni del combattimento. La storia mi litare forn isce alcuni da ti relativi alle perdite cui va iocootro un attaccante uel corso di nn certo tempo; se si tieo conto di tali dati, opportunamen te modifica ti per effetto della maggior efficacia delle moderne arm i da fuoco, e del le perdite che l'aLtaccan,te in fl igge al difensore, si avrà un 'idea per determinare se ed in quanto tempo qnello può ottenere su questo la preponderan za del fuoco ('I). I bersag li rnppresenlanti il difensore saranno co llocati usufruendo delle coperture natura li che offre la sua posizione e di quelle :1rtificiali che potranno essere praticate; a tale sro po le truppe stesse che costi tu iranno l'attaccante sistemeranno a difesa iI giorno precedente la posizione, che poi dovranno att.ac,:are il giorno rngueote. Alla detta esercitazione d'attacco prenderauno parte, come ~i è detto, l'a rtigl ieria a tiro celere e g!i obici da campagna, che attualmente souo aocli'essi io prova presso le trnppe ; inoltre si avrà per la prima volta io una manovra combinata eziandio la cooperazione dei pezzi di un gruppo mobile d'artiglieria d'assedio, gi11cchè è pure sta bi lito che t:i li batterie prendera nno parte all a accennn ta e,e rcìtnione di attacco. Saranno prese rigorose dispo~iziou i atte ad evitare pericoli tanto facili a succedere in esercitazioni di tal geuere e sn zona di terreno estesissima, In quale pare che sarà il gran poligono d'artiglieria di recen te riada tlato che trovasi presso Vessprèm (a nord del lago l:3a· latou) . (4) Si é ripo rta to quas i tes tualmen te ciò che dic,1 il giornale di Bnd«pest, ma, el'i· dentemcnte, qu es to modo di calcolare le perdite o la durat,i app rossima tiva della preparaziona rlell'assalto rima11e ,emp1·c nel campo deile ricerche teoriche, dipendendo i termini che entrano in gio,·.o ()a conclizioni che non é asso lutamente possib ile rap pre• se11t:1re in pace,
RASSEGNA M!Ll'l'ARE .l::S'l'EttA
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BELGIO. CARTUCC IA P.E(l LE fi!SETICITAZIONI DI TIRO. -- Venne fabb ricata una cartuccia per le esercitazioni di tiro con carica a polvere nera invece che a polvere bianca. . Le prove fa tte al campo di Bererloo diedero buoni l'isultati; la velocità iniziale è ridotta a HO metri, rm il tiro riesce mollo regolare.
BULGARIA .
ScuotA PREPARATOHIA l'El\ lJ[,'F!ClA L1 DI COM PLEMEl\'l'O. - uIl recente decreto h11 tra,formata la scuola per sottufficial i di Sofia in scuola prep11ratoria per ufficiali di com plemento. Vi sono ammessi quei giovani cbe nvendo compinto gli studi presso le scuole superiori e medie, devono servire nell'esercito per fatto di leva e non hanno diritto a diminuzìone di fer ma('!). 11 numero delle arnmi$sioni è fissato aunualmente dal ministro della guerra. . Il corso dura ,1·I mesi (dal ,f O fobbra io al 3·1 dicembre), e per esservi ammessi bisogna aver servito almeno 4: rn,esi presso i corpi. . Gli studi sono teorici e pratici. La parte teorica com prende la tattica , la conta bi lità, la fortificazione, a lcuoe nozion i su llc armi portati li, sulla topografia, sulla geografia miliwre della penisola ba lcanica, sulle leg~\i militari, su lle ferrovie e snlla costituzione politica dello Stato . L11 parte pratica consiste in eserci tazioni di piazza d'armi ed in campagna ed in la vori pratici di topografia e di forti fi cazione. . All11 fine del corso vi è un esa me per tutti. I giovan i che fnrono ammessi alla scuola con diploma cli studi superiori, se sono dichiarati idonei, sono seuz':'i ltro congedati, e dopo no anno vengono rich iamati per un peri.odo d'istruzione di 3 mesi , alla fine del quale sono nominati sottotenenti d1 complemento; gli altri (con diploma di studi medi) sono promossi _sottufficiali e con questo grado ri tornano ai ccrpi, ove disimpegnano, pnrna le funzioni di sergente di compagnia, poi quelle di ufficiale. Congedandosi sono nominati tenen ti di complemento. (i} In Bulgari<L i giornni che hanno compiuti gli stndi presso le scuole superiori hanno diritto ()i servire nell'eser.cito ,oltanto per un anno, purchc superino gli esami di ufficiale di complemento e nelki loro famiglia nessu n altro abbia già. god.uto di questo vantaggio. l gJovani che hanno compiuti gji studi presso le scuole medie non hanno diri tto ad alcuna ridLIZione di ferma.
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RASSEGNA M!Ll'l'ARE ESTERA
RASSEGNA ltll LITARE ES'rERA
I veterinari pr incipali di 1a classe sono i direttori territoria li del servizio veterinario. All'artiglieria ed alla scuola d'applicazione di cava lleria sono destinati i veterinar i principali di 2• classe. I veterinari in prima, quel li in 2,a e gli aiuto-veterinari sonù assegnati ai reggimenti di cavalleria. Con una nota min isteriale del ·16 marzo il territorio dello Stato fu diviso in 1,1 regioni pel ~ervizio veter inario e cioè : 1a regione - Am iens, comprende : ,1°, 2° e 3° corpo d'armata; 2.a J> Parigi, com prende: Governo militare di Parigi e 5° corpo d'annata ; 3a - Le Ma us, comprende : 4° e ·I 0° corpo d'armata; 4a » - Chàlons-sur-Marne, comprende: G0 corpo d'armata; 5a. » - Tours, comprende: 9° e H O corpo d'armata; 6a » - Besançon, comprenc.le :·1~ e 20° corpo d'armata; 7a » - Ciermont· Ferrand, comprende : 8° e 13° corpo d'armata ; so » - Lyon, comprende: ,111- 0 e 15° corpo d'armata; 90 J> Bordeaux., com prende: ,12° e '18° corpo d'armata; ,t oo v Tou louse, comprende: ,t6° e '17° corpo d'armata; ,J;to » - Alger, comprende: ,10° corpo d'!ffmata e Tunisia . LA STATURA PEL SERVIZIO )IILITAHE. - Il 2 aprile c. a. fn promu lgata la legge elle modifica gli articoli 'J,7 e 59 della legge sul reclutamento. E;sa stabilisce che la deficienza tl'altezza ·nou impedirà ai giovani di essere clllssificati nei servizi armati. La debolezza '.li complessione sarà sola mente presa in considerazione. . CHEAZIONE Dl UNA SCUOLA. DE I, GENIO AD ALGERI. - Dal ·1° aprile ,190,1 è stata creata una scuola del ge.nio ad Algeri, presso il comando del ~45° battaglione del genio. Delta scuola funzi ona dal punto rli vista am· ministrativo, come le scnole istituite presso i reggimenti delJ'arma. Ne è direttore il comandante del 26 lrnungl ione. CHEAZ(O,'(E DI UN BATTAGLIONE D{ [?ANTElll.A COLON (Af.E. - Per porwre al numero prescritto dalla iegge e dai successivi decreti le unità <li fa nteria dell'esercito co lon iale, un nuovo battaglione di quest'arma è s tato creato nello scorso marzo, ta lchè dei 36 dell'organico, attualmente ve ne sono 35 già costituiti . In conseguenza, le trnppe distaccate a Canclia fo rmarono un battaglione coll'effettivo previsto dal decreto ed assegnato per l'amministrazione ~I fi: 0 reooirnenlo che com prenderà [Jrovvisori amen te 4- battaglioni in vece d I tre. Oc> ' fooltre le compagnie del (ì 0 reggimento e quelle rlel l'8° att.ualrncmte a Candia, e che formarono il battaglione dianzi detto, saranno r icostituite nei rispettivi reggiment i.
I dichiarati non idooei, all a fi ne del corso, sono rimandati ai 9o rpi come soldati semplici e seguono, per quanto r ignarda le promozioni, le regole comuni a tutti. FRANCIA.
VIAGGI 0 1 STATO )!AGGIOUE .NEL ,1901. - Durante l'anno avrà luogo, in ciascnu corpo d'arma ta e nel a-overno mi li tare di Parioi v o , un· viaoojo eo di staio mag2iore di cor[)O d'a rmata. Nel la ,14" e 15a rnoione i viaoaj o di corpo d'armata snranuo sostituiti da viaggi speciali , che verranno regolati con ulteriori istruzioni. , MANovru;: COI QUAOHI. - In tut.ti i cor pi d'arma:a, eccettuato nel 60 e 70, .1vranno luogo due manovre coi quadri di divisione .rniva ed una manovra coi quadri di rii visione di riserva; nel 10° corpo vi sarà inoitre una manovra con c1u:,dri di fortezza. In ciascuno dei corpi d'armata 6° e 7°, saranno eseguite tre mano vre * con quadri di divisione attiva ed una di divisione di riser va. . Le brigata region.i lc di Lione farà una manovra con qulldri di brigata. I comandanti di corpo d'armata potranno organizzare una manovra coi quadri di corpo d'arma ta, rife rendone preventivamente al ministro. Nel 19° cor po (Algeria) avranno luon0 o tre manovre di brioa la con 0 quadri e nella divisione d'occupazi.one <lella Tun isia una. Le sette divisioni di cavalleri a e i sci circondari d'ispezione permancmti di cavalleria, eseguiranno, ognuna, una man,>vra con quadri dt divisione. CONFERENZE SUI o.i:N.NI DEr.r,'Ar.CQOLIStllO. - Con circolare del 3 maggio 1900 il miuistro della g1rnrra proib ìva la vendita nel le caser me di liquori a base d'alcool e di ttllli i preparati conosciuti sollo il nome di aperitivi. Ad impedire l'abuso di bevande~ alcooliche da parte dei soldati , anche fuo ri delle caserme, con a ltr/\ circolare del Hi ,aennaio ·19().f e il ministro ordìoava che, oltre alle conferenze regolamentari soli' igiene, fatte dagl i ufficiali e dai medici mi li tari, venissero fatte conferenze sugli effetti e i danni dell'alcoolismo e ne stabil iva il programma. ORGANICO DEL CORPO DE( VETERINAil\ .MILITAHI. - Colla legge promulgata il "5 marzo il quadro dei ,eterinari militari è stato fissa to nel modo seguente: Veteri nari principali di ,Ja classe. )) .t di G)" ... » ,1 a .t ID » in 23 ) . 2.50 Ain'o-vcterinari ( •
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RASSEGNA mLITARE ESTERA.
. UJ?FIGIAL I AmU:SSI ALI,,\ SCUO LA D{ GUERHA. G-li ufficial i ~rn mes~i alla scuola superiore di guerra in segui to agli esami de1 ,190·1 sono in numero di s,1 ripartiti nel modo seguente: Fanteria . Capitani 8 Tenenti 32 Cavalleria . _ » 3 Artigl ieria . 8 » Fanteria coloniale » 2 » Artiglieria coloniale. » ATTHll3UZ!ON( DE I PIIEE'E'f'fl i\fAHITT(M(. - A c,1usa delle · modi ficazioni portate dalla nuova organizzazione delle truppe co loniali il Presidente dell11 repubbl ica ha firmato un , decreto col ,Juale i prefetti marittimi sono governatori della piazza di guerra capoluogo del circ9ndario marittimo a capo del gu:ile et1-si sono destinati; direndouo per tale titolo, dal geHerale comandante il corpo d'armata, per quanto riguarda la difesa verso terra della piazza, come pure per le truppe e gli stabilimenti militori alla dipendenza del ministero della guerra. Essi sono comandanti di presidio, ed hanno la precedenza sui_generaii di divisione comandanti di corpo d'armata negli stabilimenti e sui terreni del minislero della marina. LE PENE coneoUALt. - Una circolare del ministro del la guerra prescrisse receutemente che le pene corporali, già abolite nella marina, debbo.no esser~ aboli te an(·.he nei corpi disciplinari, che prima dipendevano da l ministero della marin~ ed ora sono alla dipendenza del ministero del la guerr3 .
GERMANIA.
Moo1F1CAZIONI ACL' ORDINAMENTO OELL' ESERCl'l'O. - Trn le disposizi@i, pubbl icale dai giorna li mi lit~ri ufficia li, relative alle mod ilic;izio.ui all'ordinamento degli eserciti prussinno, bnva rl:lse e sassone, notiamo le scgucuti: Prussia.
4. Vennero costituiti il 4° aprile ,190,1 : ci) Un reparto per esperienze, presso le truppe 11ddette al :.erv izio delJ,e comun icazioni (ferrovieri, telegrafisti, areostieri). Questo reparto, od ufficio, venne posto alla dipendenza dell'ispettore. delle dette truppe, e dovrà occuparsi di tn tto ciò che le interessa nel campo tecnico. Esso dovrà perciò: seguire i progressi della tecnica, espc-
RASSEGNA nI ILl'fARE ESTERA
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ri mentare le invenzioni ed i perfezionamen ti che sembreranno utili a scopi militai\ studiare la lettera tura tecn ica nazionale ed estera, tenersi in relazione con coloro che si occupano di scienze tecniche, essere a conoscenza della capaci tà di produzione delle fa bbriche di materiali per ferrov ieri, telegrafisti ed areostieri, esegui re esperimenti vari. Corrispondentemente alle tre specialità che abbraccia, il reparto cl'espe· rienze si divide nei sollorepa rti per ferrovieri, per telegrafisti e per areostieri. Il reparto ha sede in Berlino ed è costitui lo dn: ,1 ca po reparto (ufiìciale superiore) con rango, competenze e diritli di comandante di reggimento, 5 capitani, 2 tenenti, 5 sottufficia li. b) Un comitato scientifico presso l'accademia medico-militare imperatore Gugl ielmo. Questo com ita to venne instituito allo sco po di assistere, quale autorità consulente, il ca po del corpo sanitario dell'esercito, in tutte le questioni d' i11dole medico-scientifica . Esso si com pone : del generale medico ca po del corpo sanitario, presidente, di un vice-presid<mte e di ·15 memb ri ordinari. Su proposta del presidente, al comitato possono essere aggiunti dei membri straordinari. '.2. Saranno costituiti il ·1° ottobre '1901: a) 5 reparti di mitragliatrici da campagna e cioè: il reparto mi tragliatrici della Gm,rdia, presso il corpo d'armata della Gn~rdia (flerlino), con Stlde in .Potsdam, assegnato· al battagl ione cacciatori della G-uardia; il reparto mitrag liatrici N. ,1, presso il I corpo d'armata (Kéin igsberg), con sede in Ortelsburg (Prussia orientale), ass~guato al battaglione cncciatori N. ,1; i reparti mitragli ~trici N. 2 e 3, presso il XV corpo d'armata (Strassburg), con sede in Bi tsch (Pru$sia occidentale), assegnando il reparto N. 2 al battaglione cacciatori N. ·~ ,\., il reparto ~- 3 al battaglione cacciatori N. ,1O; il reparto mitragliatrici N. li, presso il XVII cor po d'ari~rnta (Danzig), con sede in Culm (Prussia orienta le) assegaato al !ia ttagl10ne cacciatori N. 2. L'organico per un reparto di mitragl iatrici sarà di: ·I cDpitano, 2 ufiìciali subn lterni, 67 uomini di truppa, dei quali 9 sottufficial i, ii-3 cavalli di truppll, dei quali 3/i da tiro e 9 da sella.
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RASSEGNA ~trLITARE EST.ERA
RASSEGNA lUILITARE ESTERA.
Il personale sarà tratto da i battaglioni cacciatori (serven ti) eJ dall'artiglieria da campagua (conducenti). I cavalli saranno c;duti dalle armi a· ca vallo, treno escluso. /;I) 5 squadroni di cacciatori a cavallo (I). Alla formazione dei 5 squadron i di cacciatori a caval lo concorreranno, cedendo personale e cavall i di tru ppa, •I 3 corpi d'armala. Ogni squadrone avrà la forza di: ·1 capitano, 11 tenente, 3 sottotenenti, •139 uomini di truppa (dei quali ·16 sottufficia li) e 132 cavalli di truppa: e) I l •I 3° reggimento d'arliglieria a piedi, assegnato al XV corpo d'armata (S tri1ssburg). Tale reggimento avrà il I battaglione costitnito dal già esistente ,13° battagiione d'artiglieria a piedi e il II battaglione di nuova formazioue. Lo stato maggiore del reggimento e il I battaglione avranno sede in Ulm, il II ba ttaglione in Altbreisach. d) Il 21 ° battaglione di pionieri, con sede in Mainz. Sarà assegnato al XVIII corpo d'armata (Fiankfurt). e) Una cornp~gnia·di areostieri . Con la costituzione di questa com pagni11, il già esistente reparto Lii areostieri si trasformerà in bauaglione di areostieri di 2 compagnie, con sede in Berlino. Il battaglione suddetto avrà la forza di: ,1 ullkiale superiorè, 4, capitan i, 2 tenenti, ti sottotenenti, ,1 tenen te o sottotenente medico, 3 impiegati milita ri, 302 uom ini di tru ppa. • () Una sezione traino pel battagl ione di areostieri, con sede in Berlino. Tale ser.ione sarà :iggiunta al battagl ione treno del corpo d'armata della Guardia ed avrà la forza di : 1 tenente, 68 nomini di trnppD, 1i cavall i da sella e 4.fi. caval li da tiro. 1
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Con la costituzi one dei suddetti comandi e unità d'artiglieria eia cnmpagna, qoest~, come le altre armi, saril di rettamente sottoposta alle divisioni (·1) che avranno ciaseuua una brigata di dnè regg imenti d'artigl ieri a da campagna . Ogoi reggimento avrà due gruppi di ba tterie, dei quali uno su 3 e l'altro su 2 batterie; un reggimento soltanto avrà 3 gru ppi di ba tterie dei qual i -2 fo rma ti come i precedenti e ,1 di 2 batterie a cava llo. Le batterie avranno la fo rza di : 1 <\api ta no, 3 uOfoiali ::;ubaltern i, ·120 uomini di trop pa e •129 cava ll i per le batterie a cavallo su organico rin fo rznto (6 pezzi e 2 cassoni), H 2 uomini cli truppn e 61 cavalli pe r le ba tterie montate su orga nico rnPdio (6 pezzi), ,100 uomini di tru ppa e 4-5 cavalli per le b3Uerie montate su orgnnico ridotto (4- pezzi). La compagnia treno di nuova formaz ione costituirà la 3" compagnia del ·I O bauaglione treno. I l I e II corpo d'armata bavarese avn1nno quindi ciascuno ·1 battaglione treno sn trn compagnie (•I i ufficia li, 2 medici, 2 impiegati, 3'27 uomini di truppa, ·195 cavalli) e il III corpo d'armata ·1 battnglione treno su due compagnie (1 O ufficiali, 2 medici, 2 impiegati , 2'19 uomini di trup pa, ,13·1 cava!li) e una sezione traino bocche da fuoco dell'artiglieri:i a piedi (1 tenente, 11-9 uom ini di truppa e ti7 cava lh). La compaguia telegrafisti di nuova formaz iorie (96 uomini di truppa), comprenderà pure una scuola di telegrafisti per la cavalleria. La scuola militare di telegrafia già esistente sarà sciolta. Così pure cesserà presso i pionieri, che avevano anche l'incarico del sc:rvizio telegrafico, l'istruzione nella telegrnfìa. 1
Sassonia.
1
Baviera.
Il ,1° ottobre ·190 I saranno costitu iti: 3 comandi di brigata d'artiglieria da campagna; /~ comandi di reggimento d'artiglieria da campagna ; 5 comandi di gruppo d'artiglieria da cam pagna; 6 batterie montate ; ,1 compagnia treno ; •1 compagnia telegraG~.ti . (1r Come è noto disirnpcgn,tno il servizio cli corriere e di guida. Meno i suddetti 5 squadroni che saran no tutti riuni ti in Poscn, i rimanenti squadroni di cacciatori a cavallo (8 in Prus~ia, 2 in B,tviera e 1 in Sassonia) sono assegm,ti in più dell'organir,o (5 squad roni) a determinati reggimenti <l i cavalleria.
111 ° ottobre ,190,1 saranno costituiti: 2 comandi di brigata dell'ar tiglieria da ca mpagna )) » cli reggimento )) » di gruppo 2
6 batterie montale. Anche in Sassonia con la costituzione dei suudetti comandi e unità, l'artiglieria da campagna sarà, come le al tre arm i, direttamente sottoposta alle divisioni che aHanno ciascuna ·1 brigata di 2 reggimenti d'artigliP.ria da campagna . . Ogni reggimento avrà due gru ppi di 3 Laueria ciascuno; un solo reggimento avrà un terzQ gruppo di 2 batterie a cava llo. (ll Circa la dip.e ndcnza dell'artigl ieria d,t ,:ampagna dai comandi di corpo d',i rmata e di divisione si veda la Ri·vist.a 1nilitare italiane,, fascicolo ! agosto {890.
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RASSEGNA nf!U'l'ARE ESTERA
GIAPPONE. BILANCJO DELLA GUERRA 11\JO•I -902 E OROJNMTENTO DELL'EslmCJTO. 11 bi lancio della guerra pel ·190•1-902 in Giappone è di 88,/430, 000 yèu ('I) su un bilancio generale di 2M,OOO,OOO yèn di spesa e di 498,000,000 di eutrata. · l i de(iàt di i.i6,000,000 s11rà copeno in parte da lla contribuzione d1 guerra della Ci na (23,000,000 di yèu), io parte (33,000,000) con uu pt'esti to. Il bilancio de.Ila gne rra in Giappone rnppresenta dunque' circa il 35 per cento del bilancio generale dello Stato. Degli 88, ,i30,000 yèa, 50, ,110,000 sono destinati per l' esercito (;38, 030, 000 parte ordinaria e ,12, 080, 000 parte straordina ria) e 38,320,000 per la marina da guerra (20,'H.0,000 parte ordinaria è ,18,080, 000 parte straord inaria) . Con un tale bi l~ncio il G·ia ppone potrà tenere un esercito di: ,156 battagiioai di fanteria (52 reggimenti), 5,1 squad roni ('17 reggimenti), H r~ batterie (su 6 pezzi) d'artiglieria da campagna e da montagna (Hl reggimenti), 6 reggimenti e 2 battaglioni indipendenti di artiglierin da fortezza, '13 battaglioni z~ ppa tori, ·1 battaglione ferrovieri, ,13 battaglioni treno, e 13 sezioni gendarmi. Tulle queste rorze saraouo raggruppate in ·13 division i (di cui uua della guardia). Ogni divisione si formerà con 4 reggimenti fan teria, ·1 reggimen to caval leria, ·1 reggimento artigl ieria, 1 bot.taglioI)e z:ippa tori, 1 battagl; oue treno, •I sezione gendarmi. Alla ·I a divisione ed alla divisione della guardia invece di un solo reggimento di cavalleria e di un so lo reggimento d'aniglieria saranno assegnate nna brig;ua di cavalleria (.3 reggimenti) cd una briga ta di artiglieria (4 reggi menti). La forza numerica dell'esercito giapponese è di: 81 Hi ufficiali e impiegati; ·I 35,533 militari di truppa; 18,880 caYal li; 456 cannoni. (Ogni ·1000 uomini, 60 uflìciali e 3,3 cannoni) . 1
(I) Il valore attualo dell'yén è di circa lire 2,70.
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In tempo di gui.>rrn, colla ch iamata delle truppe di complemento e territori~li, l'esercito giapponese potrà form~re: 327 battagl ion i; 94 squadroni ; •I85 liatterie ('I 098 pezzi), coo una forza numeri ca <li : 9,1-88 uffic ia/i; 382.756 nomini di truppa . (O"ni ,1000 uomini , 21.i ufficia li e 2, 9 cannoni). (N'~n si tien conto della miliz.ia nazionale e della poc::i milizia dell'isola Tsiu-san, nonch~ della guarnigione della Fonnosa). L'organizzazione più sopra accennata nou è l' attnale, ma ad essa si oiuo oerà iri un tétn[JO relativamente breve. Ultimamente fu formata la 7• divisione. Della contribuzione di guerra pagata da lla Cioa aJ Gia ppone (365,000,000 di yèn) ben 226,000,000, cioè 1'8~. 0/o furono impiegati per l'a umento dell 'esercito e della Oo1ta. Una parte considerevole del bi lancio militare per il ·'190·1-90·2 è destinata al riarmamento della fanteria e del l'artiglieria ed alla formazione di nuov i rep,lrli. La fanteria ver rà armata con un fucile del calibro 6,5 mill imetri con serbatoio per 5 cartucce, in sosti tuzione dell'attuale fucile sistema .l\forata del cal ibro 7,1) mil limetri. Gli attuali cannon i di bronzo del calibro 7,5 centimetri verranno sostituiti con cannoni a tiro celere del calibro 75 mi liimetri con carica unica ed a freno idraulico. I nuovi cannoni e fucili saranno fabbr icati in Giappone, meno pochi cannoni che furono ordinati alla casa Krnpp ed alcnni affusti che furono ordinati in Francia. bopo la guerra del 489!~ \l5 si esperimentarono vari tipi di tende da campo per provvederne le truppe. Il ti po che fn prescelto ò ora iu esperiniento definiti vo presso i reparti della 7• divisione. Alle truppe di fanteria saranno date le trombe ed i pifferi. Una buooa pa rte della somma assegnata al Ministero del la marina sar:1 impiegata nella costruzione di una nuova acciaieria a Kiu-ziù e nell'ingrandimento dei cantieri del porto mi litare di Kure. I l Governo giapponese si è prefisso di dare all'industria nazionale un tale sviluppo ·da poter provvedere, sen1.a ricorrere all'estero, a tutti i bisogn i dell'esercito e della Ootta. l:')
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RASSEGNA MILIT ARE ~$TERA
RASSIWNA MILITARE ESTERA
Al 1o gcnn:iio ·190 1 l'esercito di tel'ra giap ponese cont:,va 32.3,973 uomini, e 2.3,96,i. uom ini l:i noua. Facevano parte dell'eserci to di terra 99 genernli, 8397 ufficial i, 35,2,i.8 grad uati, 273,283 soldati e 69/i9 operai, ecc. nddetti all'esercito. Nel_la flotta vi ernno ,i-6 ammirng li, ·1828 ufficiali , 2543 graduati, '19,H.9 marinai e 398 mozzi .
Forza delle fruppe i1iglesi 1tell' Africa me1·idionale.
SITUAZIONE NUMElìlC1\ OELL' ESEHC ITO E DELLA MAll l NA. -
INGHILTERRA.
·1900. - La relazione dell'ispettore gencrn le ciel reclutamento constllta .che nell'anno 1900, il reclu tamento stesso ha segnato nc.:I Regno Unito, ad eccezione del l'Irlanda , un notevole aumento. Il maggior nn rnero di reci nte, dopo l'in troduzione del sistema di ferma breve, fu ottenu to nel 118U9, nel qua le anno se ne arruolarono ,\-2, ìOO . .\'ell'anuo decor$o questo numero fu più clic duplica to. Si arrnolarono ,\.9,260 uomini nelL'esercito rego lare, 2,i ,H9 nell'Yeomanry e nei corpi volontari, 2!~, ·130 nella riscrv:i e ripresero serv izio 522 solda ti congedati . Un totale cioè di 98,36 ·1 uorni11i . · Ma lgrado però l' ardore dovuto alla gue rra, il recl utameo10 della fanteria non rriggi uase In cifrn stabilila e questa preferenza data dalle rnclute alle altre armi, costituisce un serio ostaco lo per la realizzazione del progetto di riordinamen to dell 'esercito, proposto dal mi11 istro della guerra, e dimostra qll ali difficoltà potrit incontrare l'au mento di pcn,onnle rich iesto dal progetto stesso. Il nu rnerù di reclute arruo late nel la fa nteria nel 1900 fu, ·ma lgrado la guerra, infe riore di 2,~·I a quelle arrnolate nel ·1899. Anche il reclutamen to della milizia non ha raggi un to la cifra ottc11uta l'anno precedente. Si sono avu ti 37,85.3 uomini, in confron to di ,i.0,603 avuti nel ·18fl9. DELAZIONE SUI RISU LTATI DEL llECLUTAMENTO NELL'ANNO
SotLufficiali ed uomin i di trup1ia FOHlA O~ LLll TllUP>'E
Forza delle truppe di guarn igione al 1• agosto iS99 . . . . . • n info rzi iriunti dal i 0 agosto ,,ti 'i'1 ottobre ,ì'g99 (principio <lelle ost1l1ta): dall' lll"h ilterrn . . , · : · · da ll' tndia (alcun i, di queS LI n~n giunsero 1r, AfrtCa cho dopo t apertura delle os t,11ta) . · · •
1~
i0351 6l28
H2i
280
-
74-3
'l\50
1564
539
1561,
5620
1032
9622
9940
-
6363
6643
633 34,27 5(114, 5903 t39GI 90 1, i - _:- 12007 ·l~li46
Hin[o rzi giunti dall' H ottobre !899 alla fine di luglio I900 :
Tr uppe regolan : . ctall ' Ingh ilterra e dalle colonie . dall'I ndia . . . . , · · · ·
Truppe co loniali: . proven ienti da altre cofon,.e . . rec lutate nell'A[ri ea me n d,onalo .
5i4S 41qo3 HH5 U0292 H3i7 {i,97Si l.55535 132 7i3 376 670 t759 189,t
,~so
1
H 7Hl ii,.5:H H 0962 ,l/o,3t,7 15fo46 15,4.26
5501 2S7 :l378 19.17 ~
-
692
- - - - - -692 --
Imperia! Yeomanry .· · · · · •. ·
'36 b, 342
267 11034 / i?S~ 28932 ~ !)786 ~ 39966 H903 9788
-
--
l.OJ.95 :1.0731
358 "'34 ·10787 H: l119 Volontari provenienti (lai Regno Un ito 617 1!1753 256 ~ 0626 2tt,57 Milizia . . . . . , · · . ~ !•'orza totale dello truppe qi,tu~\~ le m11 1 i1wi:rte e rec intate ne,t Aln<.J. mo11dionJ le lino a l 1• agosto i900 comprese le c:uarnigiooi ivi cs1steot1 al _3 _ -_ _ _ _ _ _-_ '_25_,,_t,9 ~5W! 10 agosto 1899 . . . . . · · · _J0_38 Rinforzi ~iunti success ivamente, <lai ! 0 agos to !900 al . 3! geona10 190! : 870 3U3 656 10i39 975 15279 46099 Trnppc regol:in. . . . , .
Milizia . . . . . .
- ... .
Ammoutare delle penlitc al 3i gen naio
7 -l.12l(l
-=--
n 99,,5
-
1
HH I H.\ HIS - -- - - ' '7116" Qo~3sn
-=- -=- -=--=- "_'._, ~ -
-
-
·1901 :
Mo r ti . . , · · · · · · · · · Feriti . . . · · . ·. · · · · : · Morti in seguito a t0r1te o malattie . Dispers i o con~còat1 : · · · · · · Negli ospcdaHal 28 dicembre rnoo (ultima rel;wone) . · Lasciarono · l'Africa mePidionale: . . Di reLLi in lo~ hil tcrra (non por mot1v1 di SJlULC} . ,. , , · · .· · . : Di retti in tn . •h iltena (ammalali, fonll e mori., durante la _traver,ata) . Hitornati dlfettamente ,n lnd(a : · • , nelle Coloni e: Truppe rego lari compresi due batta. glion i cli Ceylan . . . . . Truppe co lonial1 . . . . . . Forze presenti al 1.0 febb raio 1901: Trnpp c re!fol~1·i: . . · · · ·
• co10nw h . . . . . . rmrerial Yeomnnry Vo lont,u·i . . . . . . . • . Milizia .
3346 3680 ,11,911, i Wl6 9008 9309 5231
5530
!37'16 WH
- -- -- -
- --- -
1211,
Ui09 12323
1703
39095 t,0798
20
98
ii7
-
-:30,I 0
·19600
'.'... 1·• : 3• } 9.1 ..% -0 00 7115 -
~~ooo :_
70
90
20H 3384
2139 3561
99700 12ss5 137185 Hi490 _ _ 27000 ':28339
_
_
-· -
-
_
-
-
-=- -=- -=-I-=-
1000 7500
7995 7700
18700 l.94.25
l 70GI t97885 20491,9 • Non comprese le truppe co l0111·a1·, ree lut't" " e ct·, 1·ece11te delle c1uali non è ancora stato indicato il numero.
936
.RA SSEGNA MILITARE ESTERA
RASSEGNA MlI,lTARE ESTERA
f
937
RUSSIA.
ROMANIA.
90,1-·1092 r,; MODII'ICAZiONI ALL'OHD!N.\· Il bilancio della guerra pel ,, 90·1-H>02 è di 4-5,395,596 franch i, con una dim inuzione sul bi lancio dell'anno precedente di 555,003 franchi. · Nel corso dell' anno finanziario avranno luogo alcune modificazioni nell'organizz~zione, ~el!'eserci to :. sarà formato un battaglione zappatori da fo '.·tezza cou uthcia.h _e uomini d1 truppa tolti dagli altri repHti zappa tori; sarnn r~o aboliti, i laboratori vestiario ora esistenti presso i corpi ed 10 proporzione verra aumentata la sfern d'azione e Ja potenzialità del laborato1:io cen~r~ le, . ~e} labo1:atori di circoscrizione e dei depositi; la forz;,1 dei depos1t1 dei 3 .1: reggimen ti di fanteria territoriale sarà portata a 267 '.wmiui, come pure sarii aumentato il numero dei raffermati ; saranno moltre aumentate le spese per l'artiglieria e per il aenio e dimi~uita la, ~ag.a dei. militari. di tr'.1ppa iu .ragione di 5 bani (c;ntesimi) per 1 sottuffic,ah e cli 2 bam per I solda tr, colla quale riduzione si otterrà una economia di ,t ,200,000 franch i ; infine s:E·à ridotto il numero delle amm issioni nelle scuole mi litari. Furono assegnati ,t 66, 92·1 franch i per le ma novre di campa •rna e per le ~rn ndi manovre da farsi ne ll'an n0. a GnAND1 MANOVR E NEL ,t 90·1. Le grandi manovre del 1901 alle quali ~ssisterà il re, si svolgeranno nel terri torio compreso fra Bt;zeo c Tekuci e durernnno 5 giorn i. · Vi prendernnno paiie tutte le iruppe del ur·corpo e cioè la 5" e la 6a. di.visione di fanteria, la 3a briga ta ca larasci, il 3° reggimen to di artiglieria, (un tot:1h~ di 25 battagl ioni, ·12 squadron i e 45 batterie 90 cannoni), il conrnndo del corpo di Galatz e le due bri"ate rosciori (6 recr11imenti di cava lleria). ti t>l;) Il parti~o Nord s~rà_ f~rmato. dalla 6a divisionti fa nteria (4 reggimenti) e.dalla. bngata ro.mon; il pa rtito s.uc~, dal la 5a divisione fa nteria(!~ reggimenti) e da lla 3a bn ~ata calarasc1 (:3 reggimenti di cavalleria). RH.ANC!O DELLA GUERRA l'EL ,j
MENTO DELL'ESERCITO . -
1
I
Ci-IT.UIATA ALL E AR~II oi THUPPR DI COMP LEMENTO. - Con decreto del ·IO (2,\.) marzo venne stabilita la ch iamata all_e armi pel corrente anno delle truppe in congedo (di complemento) di fanter.ia, di artiglieria da campagna e da fortezza nella Russia europea e ntil Caucaso , nonchè delle trnppe in congedo di so la fanter ia per gli indigeni del C,rncaso. Le due classi che saranno chiamate nel corso dell'anno sono la classe del ,1896 e quella del ,(891 . Della classe ,1896 verranno richiamati alle armi i militari di truppa di fan teria e di artiglieria da fortezza che servirono meno di 3 ann i nell'esercito permanente· ed i volon tari condizionati di 2a categoria; della classe 11891 verranno richiamati tutti i militari di truppa delle suindicate armi che gi1i servirono nell'esercito permanente per un periodo maggiore o minore di 3 anni, quelli cl'artiglieria da campagna che furono ai corpi per più di 3 anni ed i volont.ari condizionati di 2° categoria. I l periodo d'istruzione sarà di : · 28 giorni per l'artiglieria da fortezza; 2,t giorni per gli uomini di fanteria che furono sotto le armi meno di 3 anni, e per l'artig lieria da campagna e gli indigeni del Caucaso; 4,~ giorni per gli uomini di fonteria che furono sotto le armi più di 3 anni. È lasciata facoltà ai comandanti di circoscrizione militare di trattenere per altri 7 giorni al massimo quegli uomini che prestarono servizio fra i non combatten ti o che al termine del periodo suindicato non daranno prova di sufficiente istruzioue. I l p<•riodo di istruzione incomincierà : ,,;t 20 agosto (2 settembre) nelle ci rcoscrizioni miliwri di Pietroburgo, Finl,iodia e Cancaso; iI ,t 5 (28) settembre nel governo di Voroneg ( circoscriz:one militare di ~losca) e nella circoscrizione mili tare di Kiew; il 1° (H.) settembre nei rimanen ti governi della circoscrizione militare di Mosca; il ,1O(23) settembre nelle circoscrizioni militari di Vilna e Varsavia; il ,f O ('t !~) ottobre nelle circoscrizioni mil itari del Caucaso e di Odessa . CHlA~I ATA ALLE ,\ lUll PE R JSTl\lJZlO:SE Dl MAIIINAl IN CONGEDO. Con decreto del 24- ma rzo (i apri le) sono stati ch i11 rnati alle armi per un periodo d'istruzione di 6 settimane (il viaggio di andata e ritorno compreso) i mari nai delle classi congedatesi il ,t O (·14) gennaio ,1900 e ,f 90·1 appar60 -
J.Nl\O XLVI.
938
ltASSEGNA MILITARE ESTERA
tenenti :li distretti di Chersou e Odessa (governo'di Gherson), Berdiansk, Dnieper, Feodosia, Jalta (governo della Tauride) ed ai circoli del voisko del Don: Ccrkask, Rostov, Ust-Medviedinskaia , -1° e 2° del po n, Salsk, Taganrog e Donetz. I richiamati dovranqo partire dai rispettivi distretti il 10 ('li) novembre 1900 e raggiungere Sebastopoli ove saranno imbarcati sulle navi da guerra ivi ancorate. Scuo LE MAN1sc ., LCHI NE I REPARTI o'ARTIGLIERIA . - Con decreto del H. (27) marzo fu stabilito che in ogni brigata d'a!'tiglieria (comprese quel le di riserva e di complemento), in ogni reggimento di mortai, nel reggimento d'artiglieria de lla Finla ndia, iu ogni divisione d'art:glieria a cavallo, sia istituita una fucin a-scuola manisealchi diretta dall'ufficiale veterinario del corpo. Il corso è della durarn di un anno. Ogni batteria e parco volante deve co mandarvi due uomini (le batterie a cavallo, 3 uomini) scegliendoli fra quell i di anziani tà non maggiore di un anno e, possibi lmente, già prn tic i del mestiere. AIla fine del corso, all'epoca dell'ispezione del comandante l'àrtiglieria, gli allievi vengono sottoposti ad un esame da apposita çommissione, ed i migliori sono citali all'ordine del giorno. Terminata la fe rma, vien fatta ap posita annotazione sul foglio di congedo di tutti coloro che frequentarono il corso con profitto. MATRIMONIO DEGLI UF F1 c1..1.L1. Con decrc:lo del 19 marzo (2 aprile) fu stabililo che per ot.tenere il consenso di contrarre matrimonio, gli ufficiali in servizio debbano avere almeno 23 anni di età ed essere da due ann i nel corpo presso cui inoltrano la domanda di matrimonio (sono esenti da questa seconda condizione gli ufficiali con stipendio uguale o superiore ai 1200 rubli). Che gli. ufficial i con stipendio inferiore a ·1200 rubli (in .questa cifra sono compresi soltanto lo stipendio e l'indennità di tavola) debbono vincolare beni immobili per una rendita nella annua non inferiore ai 300 rubli, oppure depositare in una vvl ta la somma rli 5000 rubli. Cbe ugu3li garanzie finanz iarie sieoo fornite dagli ufficial i che, avendo contratto matrimonio essendo in congedo, en trino in servizio dell'amministrazione della guerra (in tempo di pace) con uno stipendio inferiore ai ,f 200 rubli o vi siano trasferiti da altre amministrazioni governative. Le nuove disposizioni circa i matrimoni degli ufficiali and ranno in vigore col ,1° gennaio ·I 902. RI SU LTATI DELLA. LEVA DEL 1900. - Il contingente di leva del ,1900 per l'esercito e per la marin a doveva essere di 291,,100 reclute.
RASSEGNA
MILITARE E STERA
939
Gli inscritti di leva dell 'età di anni 21, nati tra il 1 ° ottobre ·1879 ed il 1° ottobre 1880 erano 1,033,230, più 97,658 rimandati dalle leve .anteceden ti; 1,130,888 in tota le, dei qno Ii vennero : a) rimandati alle future leve per incompleto sviluppo fisico . 89,006 b) sottoposti ad osservazione . 2i,4 ·18 6.t,,HO e) escl usi dal servizio, pcrchè inabili . d) assegnati alla « Opolceni6 » di 2c turno per defi cenza 8,\.,781 òi stn tura o per altre imperfezioni fisiche . e) assegnati alla « Opolcenié » di ·1° turno 24.3,39 ·1 () non si preséntarono alla leva senza motivi !egittimi fi.-1,HO g) esclusi . 4,786
Totale degli esentati dal servizio, assegnati al la oc Opol·Cenié 11 e renitenti. 5M,782 Vennero assunt.i in servizio . 295, 16/i. Vennero esentati totalmente dal servizio senza visita di leva o assegnali alla « Opolceni6 » di 2° turno per motivi di 210,9t2 famiglia o p~r condizioni varie. 1
Per tal modo degli 805,506 inscritt.i sottoposti a visita di leva, vennero esclusi dal servizio o assegnati alla « Opolcenié » di 2° turno per imperfezioni fisiche, H8,89 1 inscritti, pari al ·18 p. 100 circa. Dei renitenti di leva la quarta parte erano ebrei. 1
STATÌ UNITI. NAVI DA Gt:ERnA IN COSTRU ZIONE . Al ,1° ottobre p p. si trovavano in costrnzione nei vari cantieri privati deg\; Stati Uniti le seguenti navi da guerra, alcune delle quali sono ·già state varate ed altre hanno anche -com piuto il viaggio di esperimento: 6 navi da battagli a; 6 incrociatori coraizati; 4. monilors; 4ti cacciatorpediniere ; 15 torpediniere; 6 battelli sottomarini .
9-10
f!.~SSEGNA )111.ITARE E$'rF.RA
SVEZIA.
RASSEGXA MILlTARE ESTERA
:,
RJOllGANIZZAZION& OBLL' ESEl{ClTO. )lel settembrè scorso il capo di stato maggiore dell'esercito svedese ave,·a presentato al mm,stro della guerra un progetto per aumentare il periodo d' istruzione deali individui apparlen,;inti al Bevoring ( 1) e· il numero delle uoità del l'eser~ito. permanente. Tale progetto venne esaminato da un'apposita commrss1one, nominata da S. ) f. il Re e composta dai sei comundant i di divisione, dall' ispettore o gran maestro dell'artiglier ia, dall'ispettore della cavalleria, duca Carlo di \\"estgothland, dal medico-capo e di ,tlcuni uffi cial i di stato maggiore. La commissione, prcsiadnta dal generale Hamilton, incominciò a tenere le sue sedute il 10 ottobre a Stoccolma. Parallelamente ad essa venne pure nominata un'altra commissione per stabilire ~li obbligh i di leva della marina in armonia a quelli progettati per l'esercito. li parere della commissione essendo stato favorevole al progetto, questo venue presentalo alle Camere (2) per la sua approvazione. Per meglio comprendere l'importanza del progeuato riordinamento, sa rà opportuno ricorda re che l'atluale orgauizzazioue mi litare del la Svezia è basata su l sistema delle truppe-quadri, truppe cioè e quadri composti unicamente di volontari , che formano l'esercito permanente e costituiscc;no il nucleo attorno al qua le si rnggruppano, in caso di mobilitazione, tutti gli individui obbligati al servizio mil itare. ossia le· iruppe di coscri;;ione. Queste si suddividono in 13evoring e Landstu rm; il Bevòring in ,1° e 2° ba ndo. Il ·IO bando è destinato n portare l'esercito rermaneote sul piede di guerrn, il 2, 0 bando costituisce la riserva.
Ct ) Uomini obbligati per leva al servizio mi lit.ire ( IV,irnpliktige). (il) !.a Oieta s.-edese si rompone di due CCLmere; quella superiore o t• Camera com11.ost~ di !50. m~mbri ol~tti dai • Landsthing:; • o consig li provinciali e delle corpora-
z1on1 mumc1pah del lo c1tta di Stoccolma, Giiteborg, Wor rkoping o )lalmii, quella in fcr1cre O 2• Camera com1>osta di i?~O membri, 56 dei <1 uali sono eletti dalle città e ; rimanenu dai distretti rurali: l membri della ,. Camera de,·ono a,·ere 35 anni, pos,e<lero s tab1h per un valore d1 80,000 coro ne; sta11110 in t,arica 9 nnui e non riccvo 110 compensi_ pecun iari. J membri doli ;( 2• Camera sono clcLti per 3 an ni, nelle grandi città a scrutinio d, primo grado, nelle piccolP, città o nei distrelli rurali a scrutinio diretto o indiretto; ha uno un compenso lls,o e ricovono un· indenni lii per spese di viag"io. La logge el,mornle ò una delle pii'1 restrittivo d' l~uropa ed è popolare l' idea ct/"nn allargamento di essa. N~ I luglio {898 è sta ta present.ala a l Re una vibra la 11eLizione in, questo senso.
941
L'obbl igo al servizio militare per le tru ppe di coscr izione incom incia al 24° :inno e dura fino al ,1.0° compiuto, ossia 20 anni, cosi ripartiti: 8 anni al 1° bando del Bevoring 20 » 4 )) 8 , al Lands1urm . Attualmente gli individu i del Bevoring ricernno uo' istruzione di ·90 giorni; in cav:illeria tntta nel 1° anno, nelle altre armi iu 2 anni , cioè 68 giorni nel 1°, 22 nel 2°. I l nuovo progetto porta il periodo d'istruzione a 365 giorni cosi ripartiti : Gli uomini appar1enen1i alla fanteria, all'artiglieria da fortezza e a certe speciali tà del genio, ricevernnno un' istruzione di 245 giorni ; nel 3°, t• e 5° anno saronuo rich iamati, presso il corpo di truppa ove ricevettero la prima istruzione, per un periodo di 35 giorni; nel 9° anno p6r 15 giorni. Gli uomini appa rtenenti alla cavalleria e ai telegrafisti riceveranno un' istruzione di 281 giorni nel 1° anno, di 42 giorni nel 2° e nel i 0 • Quelli ns~egnati alle compagnie di san ità, di sussistenza e al treno riceveranno tutta l' istruzione n91 ·1° anno e non saranno più richiamati. Le giornate di richiamo verranno impiegate per l'istruzione di compagnia, di battaglione e di reggimento, per esercitazioni di tiro e per manovre delle tre armi. Si otterrà perciò una maggiore coesione del le grandi unità, una maggiore istruzione generale dell'esercito e col tempo si potrà, sebbene il J}rogetto non lo dichiari io modo esplicito, ~bolirc le truppe-quadri, il che fu sempre negli intenti del partito militare svedese. L' istruzione :inn uale inco mincierà per tutti in novembre, i richiami ~vranno luogo in seuembre e in ottobre. Stando sempre a quanto r iferiscono i giornal i tedesch i e france.si, con .le modifi cazioni proposte si avrà il seguen te ordinameoto: Le sei attuali divisioni saranno trasformate in allrettanli corpi di ~rrnata. Fanteria. - Vi saranno 29 reggimenti di fante ria, attualmente soao 26, cioè i per corpo d'armala e 5 per il presidio delle piam~ ·forti . Il reggimento è su tre battagl ioni. La forza del battaglione è di 20 ufficiali e 520 uomini di tru ppa. Cavalleria. - Alla cavalleria non saranno apportate modificazioni. Essa comprende 8 reggimenti, cioè 6 assegnati all e divisioni (ai futuri 1
942
RASSI.IGNA lllLITARE ESTERA
RA SSEGNA MILITARE ESTERA
corpi d'armata nel nuovo progetto), 2 destinati a costituire una divisione di cavnlleria indipendente. I primi sono su 5 squadroni, gli altri su 10 squacfro11i e perciò la di,·isionc di cavalleria è di 20 squadroni . Ogni squadrone ha la forza di ,i. ufficiali, 108 uom ini e 100 cav11 lli. Artig~ieria .. -:- Attualmente ogni divisione di fanteria ha un reggimento d art1gheria da campagna su 2 gruppi di 3 ba tterie ciascuno . Le batterie sono su 4- pezzi io pace, su 6 pezzi in guerra. Alla divisione cl i caval leria sono assegnate 2 batterio a càvn llo. Secondo il progeuo si dovrebbero fo rmare le seguenti nuove unità: reogimento d'arti. .undgruppo di 2 batterie di obici, 8 obici, io ocrni l'l e g11er1a a campagna ; u~t reggimento d'artiglieria di posizione su 6 batterie, le quali in caso d1 guerra dovrebbero trasformarsi in 6 gruppi (probabilmente uno per corpo d'armata) di 2 batterio çiascuno; . u.n reggim~nto d'a.rtiglieria da fortezza, 1O compagnie, inc:11·icato di pres1?1are le piazze d1 Baden (6 compagn ie) e di Karbkrona (,i. compngme). Attualmente ~i son~~ ba ttaglioni, 6 compagnie in totale, d'a i:,tiglieria da fortezza per il pres1d10 delle p:azze for1i di 1erraferma, 1 compagnia per l'isola di Gotland . Tanto nei reggimenti d'artigl ieria quanto io quelli di cavalleria verrà anme?tato il num_ero dei volontari delle truppe·quadri per avere un maggior numero d1 gradu11 1i. Ge.nio. :--- Attualmente vi sono 2 bauaglioni del genio, io rotale 9 compagnie. D1 queste, 6 sono assegnate, io caso di 011uerra alle divisioni una per divisione, 3 sono destinate al servizio delle piazz; forti . ' Secondo il proget~o si rlovre!,bero creare 2 reggimenti del genio, ciascuno su 6 compagrne e un reparto, la cu i forza non si conosce, per il servizio delle pinzze forti. . 1're~10. ~ I i battaglioni attuali, 8 cornpngnie, sar.lnno port~ti a 6. S1 avra cosi un ba1tagl1oue treno per ogni corpo d'arma ta. Stato maggiore. - Lo stato maggiore dovrà essere aumentato e dovranno costituirsi gl i stati maggiori di sei corpi d'armata. Per la completa auuazione del progetto, si prevede cbe occorrerà un periodo di '12 anni. Tale periodo venà suddiviso in due, ciascuno di (j anni, per ragioni finnnziarie e per aver tempo di costruire ouove caserme, ampliare quelle esistenti ecc. Durante il primo periodo gli individui obbliaati al servizio militare riceveranno un'istruzione della dur~ta di soli ·I9°7 o-iorui in luogo di 365 Essa sarà così ripartita: <> •
943
·IO anno: fanteria 11 2 giorni ; ca va lleria H 3 giorni ; 2° e 30 anno: fanteria 3o giorni; ca vnlleria ,1.2 gioroi; 9° aono: fanteria 15 giorni . Alla fine del primo periodo il ministro della guerra compileri1 un ra p porto sui risultati avuti nel sosst>nuio e in base ad essi si provvederà alla completa attuazione del progetto nel secondo periodo {1907-1913). Le spese ordinarie per l'esercito fissate pel ·1902 in 33 ,765,000 corone(<!) - nel 1899 erano di solo 27, ,16•1,078 corone - saranno gradatomente aumentate in modo da raggi ungere nel '19·13 la .Gifra di 45,838,000 corone, ossia vi sarà un anniento di 1·! '/2 milioni di corone pari a çirca 1ti milioni ùi lire italiane. Lo spese straordinarie erano nel ,i 899 di 6,390,372 corone. Per la costrnzione di caserme, il n:nno vamento del materiale d'artiglieria, la fabbt·icazione dei fucili ecc. si spenderauno, uel periodo 1904--1913, 7 1 mi lioni di corone così ripartiti: caserme . 48,000,000 materiale d'artiglieria (oltre cii i2 milioni già stamiati) . Ii,000,000 armi pori.atili 8,:i00,0 00 materiale del genio. ::360,000 ri monte strnordinnric 300 ,000 C..a spesa per la costruzione, l'ampliamento ecc. delle caserme - spesa c:he co me si è visto asso1·be i 'l./3 del bilancio straordinario - verrà, causa la sua urgenza, nel primo sessennio sostenuta in 4 anni ('1902-1905) 1111ziçhè in 6, spe11dendo cioè annualmente 6 mili oni in luogo di 4. Per poter far fronte alle spese previste dal progetto, il ministro delle fin anze ha presentato a.Ila Dieta un progetto di legge per aumentare l'imposta fondiaria, la tassa di ricchezza mobi le, i dazi d'entrata ecc. L'imposta fond iaria sarebbe aumentata del 100 °lo, la ricchezza mobile sarebbe pure aumentata, però le entrate fìu o a ·1800 corone sarebbero interamente o pnrzialmente esenti da imposta . .Da ques~i due cespiti si avrebbe un maggior introito di G,300,000 corone. D11lla riforma della legge sulle imposte si spera un maggior introito di 4,:200,000 corone; da un' imposta su.lla le va o00,000 corone, dall'numento della tassa sul L,ollo 1,500 .000 corone. 1
1
1
1
1
(I) 1,:1.
corona equivale a 100 i.ire= L .
1,39
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RASSEGNA 111IL1TARE ESTER.A
RASSEGKA MILITARE ESTERA
Si propone un aumento di ,15 ore per chilogramma per, tutti i prodotti d'orzo, escluse le bibite non spiritose e di 'IO /ire per litro sulJ'.::nlcool. Dal primo si spern un maggior introito di 4,500 ,000 corone, dal secondo di 3,000, 000 Ioo ltre il ministro domanda che degli introiti della banca 3 milioni e 1/ 4 siano devoluti allo Stato, poichè gli introiti della banca dovranno certamente aumentare in seguito al monopolio statole concesso della circolazione cartacea. Si av rebbe in tota le un maggior introito di 22,300,000 corone. Nel caso che le anzidette forni di entrata non bastassero; si progetta un aumento snl dazio del caffè da 14 a 25 ore per chilogramrna, aumento che darebbe un maggior inrroito di 2 milioni e 1/, come pure un aumento su l tabacco e sul vino, dai quali si attende un maggior introito di ·1 milione e 1/ 2 e inoltre un aumento del dazio dello zucchero per la somma di 1 milione. Nili caso che la Dieta approvasse il progetto di riord inamento dell'esercito - progetto che sarà discusso ai primi di aprile - la Svezia potra mobili tare, stando ai giorna li tedeschi (1), 500,000 uomini armati colle più perfezionate armi moderne. La rio rganizzazione dell'esercito - dicono i giornal i sopra citati costerà gravi sacrifìzi alla nazione, ma ii popolo vi si presterà volentieri se il governo in com penso accorderà il suffragio universale o almeno un diritto di voto più largo dell'attuale, che, come venne accennato, è assai ristretto. La ·1" Camera non è favorevole a questi desideri, ma la 2• è decisa ad approvare il progetto se i desideri del popolo, circa il diritto di voto, saranno esauditi. È parere della stampa che, come. avvenne in altre simili circostanze, negli anni ,1885 e ·I 8!l2, il governo fa rà del le concessioni e che quindi il progetto sarà approvato, tanto più che il principe ereditario - fìoora poco favorevo le alle idee liberali - si è recentemente pronunziato in senso favorevole all'a llargamento dell a legge elettorale, il che fa supporre che nelle altissime sfere si sia formata la convinr.ione che J' importante riordinamento dell'esercito non si sarebbe potuto rlìggiungere senza esaudire i voti de l p,ipolo. La Svezia, che possiede già un ottimo fucil e a piccolo ca libro, avrà anche (vedi nuovo armamento dell'artiglieria da campagna) un ottimo cannone a tiro rapido, uo forte esercito e potrà d, nuovo far sentire la sua voce nelle questioni europee. ( li Allgemeine Zeit1mg, Post,
ecc.
!L NUOVO
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AR1IAMENT O DELL' AllT!GLIERIA 0,\MPALE SV EDE SE E NORV E·
Anche nel la Svezia e nel la Norvegia si stanno facendo delle esperienze per adottare un cannone a tiro rapido per le batterie da campagna e a cavallo. . Attualmente la Svezia ha due calibri: quell o da centimetn 8 (mod.81, sistema Kru pp) per le batterie da campagoa e quello da centimetri 7 (mod. 87, sistema De Bauge) per le batterie a cavnllo. La Norvegia ha un cannone da centimetri s,r~ (sistema De Ba uge) per le batterie da campagna dell'esercito permanente; cannoni da centimetri 9,6 e7,6 di vecchi~ modello per quelle della Landwehr e della Lan dsturm . Al lo scopo d1 elim inare o almeno attenuare più che fosse possibile gl i inconven ienti derivanti da tale molteplicità di calibri, la commissione mista svedonorvegese ha sta bilito che, qualora i due Stati non adottassero lo stesso materiale, il proietto do,resse asrnl ntamente a vere la ste5sa forma, lo stesso peso e le stesse dimensioni. I l proietto stato scelto d,,IJa commissione ha il calibro di centimetri 7,5 il peso di ch ilogrammi 6,5, velocità iniziale di 500 metri. L'artigli eria a cavallo svedese (2 batterie) sarà armata col nuovo materiale nel correute anno; dopo verrà armata quella da campagna 9 da montagna, ossia 36 bauerie svedesi, 14 norvegesi. delle quali due da monrngoa.
GEsE. -
SVIZZER~. M ANOV RE o' AUTVNN O. Alle manovre d'autunno, che avi:auno luogo quest'anno dal 2 al ,19 settembre, interverrà il II corpo d'armata (colonnello Fahì-lii.nder), composto della sa divisione (colonnello Hiihlmon) e della o' divisione (colonnello Scherz) . Le esercitazioni da eseguirsi sHanno : ,1 di battaglione 2 di reggimento 3 di brigata 3 di divisione 2 di corpo d'armata. A .queste due ultime esercitazioni, direlle dal colonnello Kunzl i, co mandante il IV corpo d'armata, interverrà pure una divisic,ne di manovra composta della ,1• e della 4-a brigata (I corpo). Terreno di manovra: Sursee, Langnau, Berne, Lyss, Soleure, Zofingue, Sursee.
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RIVISTA OKI PElUOl>ICl )
RIVISrrA DEI PERIODICI La Rivista di fanteria.
Anno X, fascico lo III, 3,1 marzo ,f 90·1. - Annibale. È un rnpido sguardo gettalo al la grande figurn del generale cartaginese, studiata non solo sotto l'aspe tto mi litare ma ancora sotto quello psi.: cologico. Lo scritto è denso di pensieri e cousiderazioni che tutte nou si possono accettare senza riserva, ma che dmotano nel l'autore una soda coltura e una speciale attitudintl a' lavori di questo JiiTicile genere.
La discipl·ina mihtare è in decadenza? (Continuazione e fine). Colla scorta sempre dei dati forniti dal bel lavoro pubblicato dàlla Revue d' flistoire, l'autore prende ora a disamina l'istruzione, i regolamenti, la condotta delle truppe in guerra ecc., e con chiude: « non ('erto occorrono molte parole per dimostrare come la disciplina che noi conosciamo oggi negli eserciti nostri sia infinitamente migliore di quella che abbiamo ora imparata a conoscere nell'esercito francese di 1·50 a~ni fa e eh ' era ali' incirca egtwle in tutti gli eserciti del tempo, eccettuato solo il prussiano di Federico lf. » Sfogliando im vecchio regolamento. Sono riportati oou pochi brnn i del rego lamento di disciplina dato da re Carlo Alberto nel ·184-0 e si osserva « come da queste spigolature em::ini un singolare profumo di buona e sana modernità. » L'autore espone qui due giustissime osservazioni; la prima: eh•·: noi dobbiamo lavorare, e qualche volta battagliare, perchè siano piene nel fatto le idee che Carlo Alberto tradusse in ordini precisi sicchè non ancora siamo noi interamente quali nel •I 8,W dovevano essere, secondo il regolamento, i nostri maggiori. La seconda : che qnesto deve spiegarci come avvenga che non basti un regolamento novo perchè d'un subito si riJ.inovino gli usi, i costumi, le idee, le tendenze, le opere. Nel fatto è proprio vero che quasi tutte le novità che ora si sostengono e si desiderano sono molto vecch ie.
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La cavalleria contro la fanteria. Idee russe e idee nostre. li colonnel lo Dronjinioe professore di tnttica alla scuola russa _di cavalleria, così riassumf\ l'azione tipica di cavalleria nel combatt1m~nto contro ]a fanteria: « la cavai leria arriva al ga loppo _alla catena n~1mca, la oltrepassa senza farle male, si precipita coot:o le nser;e _che sub1sc?no qualche danno ma l'arrestan? col fuoco .e COSI finisce I elle~to ma~enale del la carica con effetti morali qnas1 nulli. » Il colonnel lo n~:,SO vo1rebbe invece che la cav3Jleria non spingesse la carica a fondo sino alle riserve, ma si arrestasse da sè all'altezza della catena per sciabolarla e sgominarla. La cavalleria dovrebbe, insomma, impegnare il combattimento corp_o a corpo colla catena. Non la carica de.ve dar_e la vitt_oria, ma il combattimento reso possibile dalla carica . Cosi la pnma schiera della massa caricante, mentre com batterà colla catena dei fami nemici, da una parte sarà una specie di parapetto vivente proteggente l'avanzata delle successive schiere e dall'alt1:a non dovrà temere il fuoco delle linee retrostanti del la fanteria nemica. Iufal.li il fuoco della catena contro le seconde sch iere caricanti sarà im pedito dalla preoccupazione del combattimento vicino, e que\lo. dei sostegni, dei grossi, delle riserve sar_à imp~dito dal la preoccupazw~e di non colpire insieme colla cavallena nemica, anche la catena am ica alle prese con quella. . . L'articolist~, sebbene riconosca che l'idea è geniale, dimostra come l'ipotesi sulla qua le principa lmente s· impernia l'argom~o'.azi?ne_ d_ello scrittore russo, non regge ad un esame raziona le. Egli e d op1rno~e che contro fanteria che non trema, l'attacco non può dare la vittoria alla cavallerin come non gliela diede mai anche nei tempi passati. La cava lleria invece trionferà e dei ft:,cili e delle mitragl iatrici quando verrà meno l'animo ai fanti ed ai serventi; « e il modo dell.a vittoria sarà quel!' unico, classico, che sempre fti buono e sempre sara'. cioè la impetuosa foga dei caval li accorrenti, tempestivamente lanc1at1 e tempestosamente giungenti. )> • Tuttavia l'autore è d'avviso che in luogo d' immolare la cava lleria sul campo di battaglia, essa trnverebbe più conveniente impiego in scorrerie sol tergo dei nemico. « Codesto ufficio sarebbe bene appropriato alle qualità che sono proprie della_cavalleria,. perchè vuole gente, fu lminea ad irrompere, pronta a sottrarsi , cu i poco Importi , o nulla, d1 tentare in un luogo per ritentare dieci chilometri più lontan•l . » L' idea non e:. nuova , ma non vi è dubbio eh' essa è buona, e che bene attuata, può dare ottimi risultati.
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KIV!STA DJ::l PER!ODJUJ ;
Rivista di cavalleria.
Aooo IV, fa,c ico lo [V, apri le 190,1 . (Con tinuazione), per X.
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ltlVISTA DEI PERIODICI
La car,alleria net secolo xix.
scendo Je sue prerogative di velocilà e resistenza alle celeri andature piegando a questo concetto anche l'equitazione. . ·, .· Il Varini ha, a nostro avviso, pienamente ragione, ma guard1amoc1 dalle esagerazioni. Tempi niw·vi, esigenze nuove, pel sottotenente P. G. VeNrNo.
È preso a disamina il periodo 1867-1870, e vi si discorre principa lmentP. del le due scritture di Moltke: Memoria a S. JJ. il Re del 25 luglio 1868 sugli insegnanienti a trarsi dalla yiierra det .1866, e l'Isiruzione pei generali del 24 gfagno 1869, compilata ùi base alle proposte contenute nella memoria presentata al Re e da lui approvata, per quaotù ha tra ilo alla caval leria.
Ci è impossibi le riassumere questa belli::sima sai tt.ura.; ma diciamolo tosto O fn, ncamente: mai ci saremmo aspettato da un giovane ufficiale qualP. è il Venino un linguaggio smagliaote ed efficace ed ~na '.naturit~ di giudizio così profonda nello stigmatizza re e nel render.si ragt0 ne de't tempi niwvi, delle nuove esigenze. Per qua nto valgano, sabb ia 1autore i nostri più vivi elogi.
le ragioni dell'allenamento; per un lPronLo.
La giubba di campagna, pel capitano
È ottimo lavoro, nel quale con cbiaro ragionamento si spiega la fisio logia dell'allenamento. L'autore, senza dubbio un colto veterinariò, nou poteva svolger meglio e con tanta copia di dottrina l'importante argomento.
Nel suo complesso, non sembra all'autore che la nuova .giubba sia poi tanto meritevole di censura. Egli però lamenta la soppressione deUe ~a~ nopo le di colore e vorrebbe che i gallon i sul bavero fo:se~o, anzich~ d1 arcrento, di tinta poco dissimile dal fo ndo della giubba. Cosi, pur con:;erva~clo il formato e il disegno io vigore, i gallo ni potrebbero essere, per esem pio, bleu alquanto chiaro pei ca~orali i d.ello stesso colore m~sto ad un filo d'acciaio scuro pei sottuffìciah; tutti d1 questo metallo dal ~otto tenente in su.
Avanscoperta; pel tenente colonnello Dr Suvo. (Continuazione),
Vi si discute dei diversi repani nei quali si scindono le truppe in avan:;coperta: pattuglie di ricognizione e di scoperta, e dello sq uadrone esplorante. · L'autore discorre abbastanza a lungo e bene dello squadrone es.plorante e mette in chiaro ·quanto sarà difficile in guerra un comando di tal genere, e quali e quante doti di animo e di mente, accompagnate ad una energia fisica non comune, vi occorreranno per disimpegnarlo. Considerazioni sull'equitazione, pel ca pitaoo E.
VARlNJ.
L'autore combatte l'affermazione cie l Caprilli che dopo 15 giorni di solo maneggio le rer.lute ::;ieno in grado d'intraprandere l'equitazione di campagna e vuole che le reclute acquistino pnma in maneggio un saldo assetto in sella. La dura ta del tempo a ciò necessaria spetta al cap itano di fissarla, m<1 sarà certo maggiore di ·15 giorni. Il Varini in altro punto discorda pur•~ intieramente dal Caprill i, il qua le vorrebbe che il cava liere usasse so lo delle redini destre per girare a destra e delle sinistre per girare a sin istra, cedendo d'altrettanto le redini opposte. Il sistema io uso è Cflrto migliore. Dice da ullirno che è assolutamente necessario dare alla Cdvalleria un nuovo indirizzo, accre-
1
AmGNENTE .
Revue militaire des arm.ées étrangères. Redigée à, l' Etat-major de l'armée.
N. 881, aprile ,1901 . (Cvo t.iou a.zione).
Stildio sulla guerra siul-a{ricanci 1899-/900 .
È uno studio particolareggia to e compil;ito con molta cura delle istituzioni mi litari dei Boeri e degl i Inglesi. Circa i Boeri la loro forz~ non avrebbe mai superato i 30,000 uomioi. Anche i volonta~i strarneri non avrebbero fornito grosso contingente. Al riguardo l'art1c:ohsta r1porta uno stato, tolto dall'opera dell'Hillegas - il corrispo.ndente .amer~c;ino .d~I J'leic-Yorlc World - dal qu;i le risulterf.'bbe un el1et11vo d1 8670 u.om.m1, così divisi: ·1650 nei eorpi speciali di strnnieri - di cui ,100 Italiam - e 7025 nei comandi - ·100 Italiani. . ·L'articolista avverte che una teoria seducente so,tieoe essere la leva m ma ssa d'uu popolo guidato dall'entusiasmo patriot-tico, . suffìc.iente a proteggere la propria indipendenza ed a difendere il propno territorio contro
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RIVISTA DEI PERIODICI
l'invasione. « Se vi è un caso, egli seri ve, in cui essa avrebb'e dovuto trovare la sua giustificazione, è proprio questo delle Repubbliche sudafricane, dove ogoi agricoltore è un soldato, megl io esercitato, pi ù allenato, più energico di qualsiasi degli uomini costituen ti le nostre armate permanenti, e dove gli Ingles i urtarono contro difficol tà materiali che non presenteranno mai gli scacchieri dell 'Europa centrale. « Lo studio degli avvenimenti proverà iovece la debolezza di codesta teoria, e porrà in evidenza l'inferiorità delle milizie e la loro incapacità a fare la guerra di manovra o di offensiva, la sola che può dare risultati positivi. >>
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La guerra del 18i0-71. (Continuazione).
Sono ·13,1 pagine fit te, fra n11rrazi,)Oe ed alleg:,ti, riferen tisi alla giornata del 2 agosto. Certamente si deve esser grati al lo st~t~ maggiore franc%e di voler fornire tanta dovizia di dati e di notJZ1e, pre;iosi per lo studioso di quella guerra, ma ci si affaccia il dubbio che continuando nel sistema segui to fin qui di render conto, giorno per giorno, di tutto quan to riflette i singoli corpi d'armata, si vada troppo per le lunghe. Beiheft zum Militar-Wochenblatt.
Le manovre austro-ungariche nel 1900. (Conti n11azione). Gli avveni,menoi militari ·in China. È uno studio dettagliatissimo sulla mobilitazione delle truppe russe per
la guerra contro la China . Giusta una comunicazione uf6cia le dell'I~-va lido Russo, le forze russe, concentrate, alla data del 24 novem bre scorso, nel Petchili, nella Manciurii,, nella circoscrizione della Siberi,1 e nella provincia di Sémirietchensk, ammontavano a 3900 ufficiali e 'I 73,000 uomini. Il de Witte, invece, nel suo rapporto sul bi lancio del 190,1, le stima a più di 220,000 uomini. L'espansione russa in Siberia.
Revue d'Histoire. Rédigèe à l'État-major de l'armée.
Anno 3°, N. •~. apri le 1901. Quest'importante fascico lo comprende: La cam,pagna del rnaresciaUo di Sassonia. (Continuazione). Il compilatore vi ha raccollo grande copia di notizie assa i importanti sni vari servizi amministrativi: dei viveri, dei foraggi, di sanità, delle poste, ecc. Studi sulla campagna del 1799 . (Continuazione). L'intero articolo è consacrato a'1 un accura to e minuzioso esame delle condizioni generali del l'esercito francese al •1° giorno dell'anno VII (22 settembre ,1798).
··1 o,
2° e 3° fascicolo del •I90•1.
Il primo fascicolo contiene uno studio interessantissi mo_ del mag~iore von FRIEDERtCH, e cioè la conferenza da lui tenuta al C1rcolo·mil1tare di Berlino il ,14- novembre ·1900 $ulla : Sit1rnz"ione strategica di Napoleone cii termùie dell' arnifstiz·i.o d~ Po'ischwù_z. L'autore _mett~ in rilievo quanto possa riusci re vantagg10so lo studio d, quella s1tuaz10ne strategie.a, in cui Napoleone si trovè> alle prese colla guerra dt armate, la guerra appunto dell'avvenire. Eoli dimostra che Napoleone la sera , del 13 agosto aveva ben ragion: di dire al suo seguito: « lo ho tu_tto calcola~o, il _restante dipende dal destino» . Ma il dest.ino, coochmd~ il conlerenz,ere, _dovev~ essere contro di lui , per il bene della Prus6ia , della Germama, anzi di tu tta l'Eu ropa . Al tro ))l"eve articolo del maggiore generale a disposizione WoLF, tratta -con molta dottrina del dibattuto quesi to della località ove Cesare avrebbe -costruito i suoi ponti sul Reno. L'autore ritiene per fermo, con Na poleone, che quei ponti erano a Colon ia . . Il 20 fascicolo comprende due studi storico-militari di notevole nnportanza. Il tenente colonnel lo, nddetto al grandP. stato maggiore, von Duv.enNOY, in base a' documenti del!' Archivio della guerra, sxolge le: Idee di Fe· -derico il Grande sulla giierra di, fortezza prima della guerra dei Sette anni. La minuta descrizione di parecchie manovre, nelle quali il G·ran Re intendeva ad istruire le sue truppe nella gherra di fortezz~, è oltremodo interessante e riesce pure assaì istruttiva . Il secondo studio è del maggiore BALCK del grande stato maggiore, jl quale con singolare competenza esa mina la battaglia napoleonica. Non
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RIVISTA DEI PERIODICI
è esatto quanto di solito si afferma ddla battaglia strategica di'1Napo-
leone. Napoleone non seguì mai un principio fisso, e tHnto meno uno schema. Anche i principi di guerra en unciati nelle sue opere, furono talvolta da lui violati, secondochè richiedevano le circostanze. Invano si cercherebbe nel disegno e nella condotta della battaglia napoleonica un sistema prestabilito; è sempre in base al la situazione del momento ch'egli prende le sue pronte decisioni. Se spesso riunì le sue forze il giorno precedente alla battaglia, non poche vo lte le fece giungere sul campo dell a lotta durante la battagl ia, secondo la nìanovra ordinata. [11 nessun modo apJJare una specialità dellQ stnitegia di 1l:foltke il marcùire separati e 1;l combattere 1·iunili. Ci pare ,;uperfluo, d•>po quanto fu svo lto in questi ultimi. tempi intorno ;dia strategia di Napoleone e di Moltke, dì porre io rilievo l' im- . portnnza di questo studio, che compilato da un professore della accademia di guerra, fu letto, il 12 dicembre 1900, in una conferenza presso la Società mi litare. E non meno rimarchevole è il contenuto del terzo fascicolo, interamente dedicato alla fantoria tedesca. l l tenente genera le a disposizione vox J AN SON vi discorre dell'anno· d'istritz'ione della fanteria; iI colonnello a disposizione voN ZANTlllER della nostra fanteria. Ambedue questi studì partono da uno stesso concotto; quello di analizzare i mezzi migliori per trarre il maggior profitto possibile dall'annuale istruzione - dall'istruzione delle reclute alle grandi esercitazioni ria ca mpagna - ed attenuare così gli inconvenienti della breve durata della ferma. 1
1
B. D.
Per la Direzione Lonovxco CrsoTTI Colomaello IL A., incat'icato
DEMARCHT CARLO .
gerente.
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REQUIS1ZI0Nf IN TERRITORIO NEMICO INTRODUZIONE. A. riguardo del grande numero di armati, che nelle futur e guerre europee ~arà messo in campo, è ormai fra gli scrittori di arte militare opinione diffusa che: « n'est pas seulement ; ~ du combat dont il faut se préocuuper, il faut aussi se « préoccuper du soin de le faire vivre, et il y a :Ùaturelle« ment avantage à tirer de plus loin et de plus de points << à la fois les subsistances >> (1). In conseguenza, all'importanza, che g iustamente viene data allo sfruttamento delle r isorse locali, fa riscoutro da un lato la cura dei vari Stàti nel disciplinare con leggi e regolamenti le requisizioni mililari e lo studio dei giuristi nel defin ire entro quali limiti siano ammissibili nei rapporti del diritto internazionale pubblico le r equisizioni in territorio nemico, e da.Il' altro lato l'indagine, per parte dei cultori della logistica, tendente a stabilire quale calcolo si possa fare s~ll' effettivo rendimento delle risorse locali in relazione ai bisogni degli è'Sercitied- a determina re quali sianoÌe)nodà1ità- pfaticlie-mig1iori per l' at~~~one delle requisizioni. Q;uanto riguarda la legislazione in materia di requisizioni, specialmente pel nostro paese, che non ha ancor a sapq~o risolvere l'impor tantissimo problema, ha for mato oggetto di un pregievolissimo studio del maggiore commissario Arturo Barocelli, e noi vorremmo che quel brillante scritto, il quale specialmente per noi è sempre di attualità, fosse ben ponderato nell'esercito e fuori di esso (2). (J) E. Il. Gu1ze. (2) l/eq1dsizioni. 61 -
A~NO Xi.VI.
Le mìlilaris1ne en Europe, pag. , Hi vista milital'C italia11,1 • l.895.
170.
%4
Rl!Q,UISJ ZlON l IN TERRlTORW NEMICO
Perciò che riflette il probabile rendimento delle risorse locali, m olto si è scritto e si serive all'estero, e noi p ure abbiamo portato allo studio della questione un modestìssimo contributo (1), che costituisce, si può dire, la premessa e la base della presente memoria. I n questa breve scrittura non ritorniamo perciò su quanto in via teorica e generale può dirsi circa le req~isizion i, ma ci prefiggiamo invece uno scopo essenzialmeilt~ pratico, quello di dedurre da esempi storici tipici degli insegnamenti positivi circa l'esecuzione delle requisizioni in territorio nemico, tenendo presente che chi requisisce, p ure procurando di soddisfare in modo possibilmen te comp1eto ai bisogni delle truppe, deve danneggiare il meno possibile gli interessi dBlle popolazion i e rispettare i principi più generalmente accettati del giure internazionale. Per conseguire, almeno in parte, n ella misura delle nostre forze, lo scopo, senza eccedere i limit i impostici dalla natura di questo scritto, noi prenderemo in esame due esempi di r equisizione fra di loro sostanzialmente diversi, sia per il periodo della campagna nel quale le requisizioni si sono operate, sia per il terreno sfruttato, sia per gli organi requirenti, sia infine per i procedi menti seguiti. Studieremo cioè prima le ·requisizion i effettuate dall'esercitò au~triaco in Piemonte durante la campagna del 1859, nel periodo dell'offensiva austriaca (col quale la guerra fu iniziata), in un territorio ricchissimo non ancora sfruttato, a cura spe· cialmente delle truppe di prima linea, con procedimenti molto sommari e violenti non scompagnati da frequ enti atti d i rapina e d i saccheggio; esamineremo poi le requisizioni eseguite dall'esercito germanico i n Francia, nel dipartimento dell'Aube, durante la campagna del 1870-71, nel secondo periodo della guerra ( operazioni contro le armate r epubblicane), quando la lotta si doveva ritenere irrevocabilmente già decisa; requisizion i operate per lo p iù (1) Le 1·isJrse locali deL vettovrigliamento. - « flivi,L;, mili lare italiana, 1899. Vedas i rure: R u EJ.Lié. - Guida a.tto ,tadio della logi., tica.
R EQ,UISlZION I IN 'l'ERRITORlO NE MICO
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in seconda linea, in massima par te dall'intendenza militare e da' suoi ausiliari, con metodo militarmen te regolare e severo, in un territorio naturalmente povero, che risen tiva inoltre i danni indiretti di una guerra disastrosa, che dura va da parecchi mesi. Avremo in tal modo agio d i fare osservazioni e confronti, ,c he ci consentiran no conclusiol'.li non prive d i qualche utilità pratica. Certamente non pretendiamo di stabilire regole applicabili ad ogni requisizione in territorio nemico, perchè ogni paese ed ogni situazione d i g uerra esig e p rocediment i suoi propri:, che strettamente si collegano n on soltanto col1' ordinamento e colle condizioni materiali. e morali dell'esercito r equirente, ma anche con quelle materiali, moraJ.i e p olitiche del paese da sfruttarsi. 'ruttavia l'esame di quanto h anno operato altri eserci ti e dei risultati ch e hanno conse- . guiti, non potrà che essere proficuo, ed è in tale fiducia che preghiamo il cortese lettore di seguirci colla sua benevolenza. PARTE I.
Requisizioni austriache del 1859 in Piemonte. Giova premettere che non è nostra intenzione di esporre la completa cronistoria, di quanto, in fatto d i requisizioni, panno operato gli Austriaci in P iemonte. A noi basta di raccogliere dati di fatto , che siano sufficienti a dare un'idea generale possi bilmente esatta di quan to riguarda l'oggetto del nostro studio, e che perciò costituiscano una base sufficiente per le nostre osservazioni e conclusioni. Ci terremo pertanto paghi ' delle dettagliate relazioni u fficiali dei municipi, dei magistrati locali e delle giunte provv isorie d'inten denza, e di quelle private di au torevoli cittadini riferit e dal deputato avv. Pier Carlo B oggio nella sua Stm·ia politico-milila1·e della guerr·a dell'indipenclen,;a italiana (1859-1860), ed in oltre delle notizie raccolte d al cavaiier Giuria nella sua Storia aneddott'ica clell'occi1,pa,;ione aust1·iaca della pi:vvincia cli Voghera, materiale che ci consen-
R EçiUISIZlOl:\l IN TERRITORIO NEMICO
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REQUISIZIONI IN TERRITORIO NEMICO
t irà di riassumere con una relativa approssimazione quant o,. in materia di sfruttamento locale, operarono in Piemonte gli Austriaci dal 29 aprile aì 5 giugno 1859. E qui ci occorre di fare un'avvertenza. Il conte di Cavour, ministro piemontese per gli affari esteri durante la guerra, con nota diretta alle regie legazioni all'estero 1'8 maggi9 1859, quando cioè l' ese~cito austriaco aveva già dato i primi saggi del modo col quale intendeva valersi delle requisizioni, significava, fra l'altro, ai Governi europei quanto segue: « J e ne «. crois pas dépasser la mesure du vrai en affirmant qu.e par « ses procédés sauvages l'Autriche ne fait plus la guerre au << Piémont, mais qu'elle exerce un brigandage organisé parmi (\ les populations paisibles et désarmées. » Chi adunque desideri di formarsi un'idea esatta dei saccheggi, delle spogliazioni, delle rapine, delle prepotenze, delle dilapidazioni, degli ineendi, delle distruzioni, degli assassinii, dei più vituperevoli misfatti d'ogni risma perpetrati dagli Austriaci in P iemonte, non ha che da consultare le citate storie. Da esse apprenderà ancora meglio quali e quanti do· lori sia costato alla gloriosa generazione, che sta scomparendo, l'odierno assetto della patria libera, una ed indipendente, assetto che invano pochi sconsigliati, per utopie politico-religiose od economico-sociali, cercano di rendere inviso a quella parte del popolo, che ignora o non sa capire le più splendide pagine della storia italiana. La conoscenza di q uelle pagine, che narrano il totale sacrificio di sè e delle proprie ricchezze fatto dal popolo per la causa santa della patria divinata dall'Alighieri, non potrà a meno di riuscire salutare a . chi abbia ancora sano il cuore, equilibrata la mente, sincera e disinteressata la volontà. Noi quindi non rifaremo qui all'armata di Giulay quel processo che la storia nell'alta su.a imparzia.lità ha già chiuso con severa sentenza. Ci limiteremo a distinguere dalle rapine e dai saccheggi tutto ciò che abbia l'impronta più o meno netta di requisizione, ed al resto non accenneremo qua e là se non quando vi saremo costretti per riassumere l' ammontare dei danni.
CAPITOLO
.)
I. -
Operazioni militari.
Per rendere chiara l'esposizione di quanto riflette le requisizioni austriache è necessario accennare brevemente alle ope· razioni militari che vi si riconnettono. · L'esercito piemontese (5 divisioni miste ed 1 divi~ione. di ,cavalleria), secondo gli accordi presi dal Governo d1 Tonno .col generale Niel, avrebbe dovuto pr endere posizi~ne coll~ sinistra dietro la Dora Baltea per coprire Torino e gh sbocchi .alpini, col centro sulla linea Alessandria-Valenza-Casale per trattenere gli Austriaci sulla destra del Po, e colla des~ra ,d ietro la Scrivia per guardare g li sbocchi dell' Appenmno ligure. Però, in seguito a consiglio del ma~·esciallo ~anrobert, si erano riunite fra Valenza, Alessandrra e Bass1gnana le .5 divisioni miste, e si erano mandati dietro la Dora Baltea la divisione di cavalleria ed i Cacciatori delle Alpi (garibaldini). Allo sciopo poi di rendere al nemico difficile l'avanzata, .era stata innondata tutta la regione coltivata a riso sten.dentesi tra il basso Ticino, il Po e la Sesia, mentre, per non .dare agli Austriaci pretesto di incrudelire contr? le popolazioni abbandonate alla loro invasione, si era disarmata la guardia nazionale e disposto che fossero senza resistenze soddisfatte le esigenze nemiche. I Francesi stavano penetrando in Piemonte per mare, sbarcando a Genova, e per terra, valicando il Moncenisio, e 3 ·.delle loro divisioni, ancora incomplete, erano giunte ad Ales-saudria, quando, in seguito al rifiuto opposto il 26 aprile. dal Piemonte alle ingiunzioni contenute nell'ultimatum austriaco del 22 stesso mese, il feld-maresciallo conte Francesco Giulay, comandante la 2• armata di Sua Maestà Apostolica, il 29 successivo passava il Ticino a Buffalora., Vigevano, Bereguardo e Pavia con circa 92,000 uomini (corpi d'armata: 2°, Liechtenstein; 3°, Schwartzenberg; 5°, Stadion e 7°, Zobel), lasciand_o .1'8° corpo, Benedek, in riserva tra Pavia e Piacenza e la divisione Urban sparsa nella Lombardia; truppe queste che .durante il periodo dell'offensiva austriaca passarono pure sul
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territorio sardo, portando così la forza dell'esercito invasore a circa. 130,000 uomini. Obbiettivo principale degli Austriaci doveva essere d' impedire il congiungimento degli alleati Franco-Piemontesi; ma l'indecisione di Giulay, la diversità di opinioni tra il detto generale e la Cancelleria militare imperiale di Vienna e fors'anche alcune trattative diplomatiche fecero dapprima perdere alla 2" armata tre giorni preziosissimi, e ne ·r~sero poscia incerte le mosse offensive. Giulay si diresse verso la. Sesia, occupando Vercelli (29 aprile-2 maggio); poi con un cambiamento di fronte si volse al Po per rompere la linea nemica fra Casale e Valenza (3-5 maggio) ; indi mossé verso· la Dora Baltea per operare contro Torino (5-10 maggioj; ritentò in seguito le operazioni sulla destra del Po, spi ngendo truppe a Casteggio ed a Bobbio; dopo di che si r itirò attorno a Mortara; e ritentò infine una ricognizione sulla. destra del nemico con alcune truppe raccolte il 18 a Stradella e battute dagli alleati il 20 maggio a Montebello. Per effetto poi della grande manovra laterale dell'esercito alleato per Vercelli e Novara e dei rmmbattimenti d i Palestroe di Vinzaglio (30- 31 maggio) il generale Giulay ripassò il Ticino. L'occupazione austriaca in Piemonte era pertanto durata. dal 29 aprile al 5 giugno. CaPIToLo II. -
Tet·ritoi·io sfruttato.
Sopportarono il maggiore peso delle requisizioni nemiche le antiche provincie di Novara, della Lomellina, di Voghera, di Tortona e di Vercelli; non ebbero invece che br evi incursioni quelle di Biella e d i Pallanza. Il territorio N ovaresa è quasi dappertutto ferace; la pianura tra la Sesia e il Ticino è fecondissima, mentr e le sponde dei due fiumi sono :fiancheggiate da deposit i di ghiaia. Nelle elevazioni soprastanti predomina l'argilla. Il Vercellese, nella massima parte pianeggiante, è pure molto fertile; vi sono striscie ghiaiose costituite dagli antichi
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REQUtSJZTONI 1:-. TERRITORIO NE)!ICO
REQUJSIZI 0è'H IN TERRITORIO NElllICO
alvei del Cervo e dell'Elvo; come pure presso Oigliano, lungo la riva sinistra della Dora Baltea, il terreno è sassoso e quasi sterile. Il suolo della Lomellina è costituito essenzialmente da. sabbia e da argilla; la prima si stende in larghe strisce tra l'Agogna ed il 'rerdoppio, mentre vicino al Po ed al Ticino vi sono frequenti strati di ghiaia. Nel Tortonese e nel Vogherasco i terreni pianeggianti sono forti, perchè poco silicei; nelle colline vi sono strati calcarei, che, frammischiandosi al disfacimento delle rocce arenarie, dànno un suolo adatto alla coltivazione della vite. Per la loro posizione topografica e per la natura dei loro pingui terreni per la massima parte pianeggianti e largamente irrigati, queste provincie erano, all'epoca alla quale si riferisce la nostra storia, essenzialmente agricole, ricche ed ubertose, con densa popolazione; in esse n on v'era guasi terreno fertile che non fosse coltivato. Perciò erano capaci di offrire all'esercito invasore lal'ghissime risorse. Il riso era pure allora la derrata più estesamente coltivata nelle pianure adiacenti alla riva sinistra del Po. La· Lomellina produceva in abbondanza anche frumento, legumi, avena, superiori di gran lunga ai bisogni della popolazione. Per l'estensione dei prati naturali ed artificiali avevano un notevole sviluppo non soltanto la produzione del :fieno, ma anche l'allevamento del bestiame bovino da lavoro e da frutto e conseguentemente l'industria del caseificio. Si può in via largamente approssimativa ritenere che esistessero nelle dette provincie le sottoindicate quantità minime d i bestie: ==-=-= -
-
-~~=--
---Caprini
Ov ini
Suini
Equini
flovin i
Novara .
6,000
35,000
800
7,000
10,000
VerceJ;i
5,000
30,000
1,500
:35,000
12,000
Lomellina.
4,;l00
25,000
100
2,000
18,000
900
8,000
1,800
1 1,000
f'nov1Ncrn
Tortona Voghera
12,000
1,200 4,100
960
REQUISI ZION I IN TE RRlTORIO NEMlCO
REQUISIZION I l N TERRITORIO NEMICO
Il commercio di importazione ed esportazione era press' a poco il seguente: Il Novarese esporta va seta, riso e vino ; importava coloniali, oggetti di lusso, lanerie, tessuti di cotone e formaggi; il Vercellese esportava riso e seta ed importava coloniali, vino, oggetti di lusso, stoffe, ecc. ; - la Lomellina esportava' grandi quantità di granaglie, specialmente riso, e notevoli quantità di vino ; importava coloniali e tessuti; - il Tortonese èsporta va frutta e vinci di ogni qualità ed in molta copia; e così pure grano, meliga, fave ed altre legumi, fieno e seta; importava riso, formaggio, olio, coloniali, agrumi, tessuti; -:- il Vogherasco infine esporta va frumento ed al tre granagli-e, seta, fieno e frutta; importava coloniali, lino, canapa, stoffe, riso, formaggi, ecc. · L o sviluppo del commercio e dell'agricoltura era favorito, oltrechè dalle comunicazioni acquee, anche da una fitta rete di strade ordinar ie e da una rete ferroviaria che, per quei tempi, si può ritenere molto notevole (1). Infine « troveremo in t utte le provincie centrali del Pie« monte, giacenti fra g li Appennini, le Alpi e il Ticino, una « popolazione vegeta e robusta; di svelte forme muscolari; « di forte espressione nei lineamenti della faccia; di colorito (!J Specchio delle ferrovie r•iemontesi nel l'anno 1850 (V. p~ginc I.I,{): i. Linea di Genova . . . , . , 2, cl i Alessand ria ed Arona .
di d i Pinerolo . , • .
5.
di Vigevano . . . d i Voltri . . . . . J i Cuneo e Saiuzzo di Bra. , . . . . di Novara . . . ri i Biella, . . . . di C,isale e Valeoza Vitto ri o Emanuele . da Al essandriR a Novi e Stradella . da Novara a Buffalora. di Acqui. di Ivrea , . . . .
6.
,. 8, 9.
:12.
! 3. :14. 1.5. 1.6.
Op. cit. vo i. t•, chilo mètri 166 !O!
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3. 4.
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Oltre ch ilom etri 36 in Sa,·oia.
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33 Tota le citilomctri 0~7
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« tendente al bruno; di energica attitudine nei più laboriosi « esercizi, ma principalmente in quello dell'armi in cui si mo·« strò sempre assai prode e valorosa. Sono queste le principali « qualità fisiche dei Piemontesi : ma del loro carattere moraìe « dovremmo per giustizia far tale encomio, da renderci forse ·« sospetti di parzialità nazionale presso gli stranieri;» (1) dov:;:-emmo dire che i Piemontesi costituivano un piccolo, ma potente popolo convinto che « il lavoro è figlio del carattere « e, a sua volta, lo ritempra! )> (2}. C APITOLO
III. - Amministrazione pubblica.
Il regolare funzionamento dell'amministrazione pubblica .ha molta importanza in guerra, non soltanto per la tutela dell'ordine e degli interessi dei cittadini, ma anche per il soddi·sfacimento dei bisogni deg li eserciti belligeranti. Ora le autorità politiche piemontesi avevano, in previsione .dell'arrivo delle truppe nemiche, seguìto le autorità militari nel decretato abbandono del territorio delle provincie sopra ricordate. Rimasero in carica soltanto le autorità giudiziarie -B quelle municipali, le quali ultime dovettero provvedere, ~el modo che . ad esse riuscì migliore, alla tutela dell' ord me ·pubblico, alla custodia delle carceri, al fun zionamento dei pubblici servizi ed inoltre all'esecuzione delle requisizioni ordinate dagli Austriaci. · Parecchi giorni dopo la 1" occupazione, e cioè il 12 maggio, il comandant e della 2' armata, conte Giulay , istituiva in Mort ara una O'iunta provvisoria d'intendenza per la provincia .della Lom:llina, presieduta dal sindaco della città e costituita .da altri 5 cittadini. Ecco il relativo decreto: ,< Affinchè non abbia, in seguito al ritir o delle autorità ·« regie sarde, a rimanere assolutamente sospesa nelle at·« tuali circostanze eccezionali l'amministrazione pubblica ·« nella provincia della Lomellina, viene istituita una Giunta (·l ) z u ccAGN1-0n 1.ANlllNL - Co reografi.a. {ìsica , st01·ica e stat.istica dell'Italia e delle .~ue isole, voi. 2°, pag. Ho. {2) MA RSE ~LI . - Lei guerra e ti, sua sto1·ia, voi. 2°, pag. 3 4.
962
REQUISIZIONI IN 'rERRJ'I'OlllO NEMICO
REQUISIZIONI IN 'l'ERRl'fORIO NEMlr.O
dienza; c10 che dimostra la buona educazione politica del popolo piemontese. In tutte le altre lMalità le autor ità municipali dei capo · luoghi si sostit uiron o di propria lodevole iniziativa alle autorità politiche della rispettiva circoscrizione ed in tal modo, ai eta te dalla disciplina civile delle popolazioni, assicurarono senza turbamenti il funzionamento dei vari servizi pubblici. Queste aut orità prestarono, durante l'occupazione, un servizio preziosissimo e n on badarono a pericoli e sacrifici · personali e materiali per conciliare le esigenze delle truppe cogli interessi morali e materiali dei propri amm inistrati. Non venne mai men o anche nelle più u mili borgate quell'elevato sentimento di · patria, che fece tollerare int imidazioni e violenze indegne dell'esercito di un popolo civile. Noteremo anche che al seguito dell'ar mata austriaca venne importata in P iemonte una grande quantità di, _funz~onar~ di polizia, ai quali, fra l'altro, fu affidato anche l 1uca~ico d1 accertare l'entità delle risorse del paese per potere m tal modo cont rollare severamente l'operato delle autorità civili locali in materia di requisizioni; chJ infine si ritirarono agli .abitanti tutte le armi, non più restituite.
« provvisoria d' intendenza composta dei signori : (seguono « i nomi).
« R estano affidate alla m edesima pel territorio componente « la provincia di L omellina tutte le att,ribuzioni in materi1:1. « amministrativa, che erano proprie dell'intend ente provin« ciale (1), con facoltà anche di sceglier e e mandare ad ese<< cnzione in caso d'urgenza quei provvedimenti, che si ren« dessero necessari pei bisogni straordinari della provincia « o pel servizio delle I. L RR. . truppe ivi stanziate. « Iu materia di polizia la Giunta dipende daH'I. R. Co« mando milit are di città: « L 'amm inistrazione della giustizia contin uerà ad essere « regolarmente disimpegnata dalle attual i au torità giudi« ziarie in base alle vigenti leggi. . « La Giunta provvisor ia dovrà costituirsi ed entrare in « attività dal momento della intimazione al signor sindaco « di Mortara del presente decreto, del quale verrà disposta « tosto la regolare p ubblicazione. « Quartiere generale. « Il comandante della II armata, genei·ale d'artiglieria (j
CONTE GIUL AY
».
(Continua). La stessa cosa si operò per la provincia di No vara, per la quale con decreto del generale Giulay, eguale al precedente, fo il 13 maggio costituita una Giunta provvisoria. d' intendenza di 6 persone, presieduta dal sindaco della città. Ne erano membri gli stessi cittadini che facevano parte del municipio civico di Novara. Anche in Vigevano, benchè facesse parte della Lomellina, fo istituita una Giunta provvisoria di 6 cittadini, incaricata del reparto delle requisizioni tra i comuni viciniori. Ris ulta tuttavia che l'autorità locale di Vigevano corrispose sempre, a lle richieste della Giunta di Mortara, prestandole obbe(i )
Attuale prefetto.
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A vv.
LUIGI Gnrrn capit,ano com.m.i.;srn·io.
I
'-
964 Il, PASSAGGIO DEL DANUBIO, ECC .
IL PASSAGGIO DEL DANUBIO NELLA GUERRA 'l'URCO-RUSSA DEL 1877
Teatro della guerra in Europa. Il teatro della guerra turco-russa del 1877 in Europa, abbracciava: Il principato tributario della Rumènia ; La. Bulgaria (Vilayet del Danubio); La Rumelia (Vilayet d'Adrianopoli) ; aveva per limite a nord, a. nord-ovest e all'ovest gli Stati neutrali dell'Austria- Ungheria e della Serbia, a sud-ovest le montagne dell'Albania e della Tessa.glia: al sud e al sud-est il mare Egeo, il mar di J\if armara ed il Mar Nero; confinava colla Russia col fiume Prouth. Questo teatro, percorso da due linee parallele fortissime di difesa, il Danubio e i Balcani, si divideva in tre parti : Ru menia-B ulgaria-Rumelia. Non fuori di luogo riuscir~ il rammentare gli affluenti di sinistra, del medio e basso Danubio, perchè alcuni servirono al trasporto del materiale occorrente al gettamento del ponte sul Danubio stesso come in seguito descriveremo : L o Schyl, che scorrendo dal nord all'ovest traversa tutta la piccola Valacchia e si getta nel Danubio in fac:iia alla fortezza turca di Rahova. L'Aiuta, corso d'acqua importante come arteria commerciale perchè navigabile, il quale sbocca nel Danubio a monte della fortezza di Nicopoli, dopo aver attraversato tutta la grande Valacchia e bagnato Slatina . Il W ed, che sbocca in faccia all'affluente di destra della Jantra.
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L' Argis, in cui si riversa a sinistra la Dimbovitsa che passa a Bucarest, e sbocca . nel Danubio verso Oltenitza. Il Sereth, che si getta nel Danubio fra Galatz e Braila, il suo corso inferiore è seguito dalla ferrovia Yassi-RomanFoksani, che lo attraversa presso Barboche su di un ponte in fo rro lungo 220 metri, ove si biforcano la linea di Ga.latz e quella Braila-Bucarest. Il Pruth, che costituisce per un gran tratto la frontiera russa-moldava. L'Jalpnch forma la frontiera russa-moldava fino a Bolgrad, ove si getta dapprima nel lago di J alpnch, poi in quello d i Gug urlui, infine muore nel Danubio ad Ismail. Sulla riva destra acceuniamò il fiume Jantra che attraversa Biela e si g etta a valle di Sistova nel Danubio in faccia al Wed.
1
P igro e scarso era stato l'apparecchio a guerra della Russia, quantunque non 1'3 fosse mancato il tempo. Dopo lungo esitare l'imperatore s'era indotto nel novembre 18·76 ad ordinare la mobilitazione dell'armata del Caucaso (7 divisioni di fanteria, 2 di cava.lleria, milizie cosacche, circasse, ecc.), e di sei corpi d'armata nelle provincie sud-occidentali del1' impero (7°, 8°, 9°, 10°, 11°, 12<'), quattro dei quali si raccolsero nella Bessarabia a costituire un' arma.ta d'operazione sotto il comando del g randuca Nicolò, fratello dell'imperatore, che pose il suo quartier generale in Kiscene:ff, capitale della Bessarabia; e gli altri due furono destinati ad assicurare Aher. man, Odessa, la foce del Bug e la Crimea. L a mobilitazione, fu compiuta, si dice, in sol i 17 giorni, ma era stata preparata da tempo, mentre poi la radunata tra il Bug (Podolid) e il Pruth norl; potè essere finita che in capo a sette settimane, a motivo dell'inclemenza della stag ione e della debole potenzialità della rete ferroviaria i n quella regione (esistevano poche linee ad un unico binario; una sola correva· tra Dniester e Pruth per Kisceneff ; si disponeva di uno
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I!, P,ISSJ\GGIO DEL 0Ai:\UBI0
scarso materiale mobile e si lamentavano distanze troppo grandi tra le stazioni). In sostanza, sul finire di dicembre del 1876, le minaccia della Russia contro la T urchia si concretavano e si riducevano in Europa a quattro corpi d' armata di 2 d ivisioni di fauteria ed 1 di cavalleria, e poche altre truppe; al mas simo ·120,000 combattenti accennanti al Danubio. Nel maggio del )877, appena indetta la guer~a, fu ordinata la mobilitazione d i altri 3 corpi d'armata (4°, 13• e 14 ') sul teatro europeo. Le forze con le guali la lotta fu cominciata da parte della Rnssia erano così esigue pel bisogno, specialmente in Europa, da far credere che lo stato maggiore e il governo rnsso o non avessero intenzione di passare il Danubio o tenessero in sommo dispregio l'esercito e le risorse della dinamica nazionale tnrca. L'armata russa al principio della campagna si presentava ordinata come segue: Comandante: granduca Nicolò Nicolaievicc ;" Capo di stato maggiore: aiutante generale N ecopoiscizki ; 7° Corpo d'armata: tenente generale principe Barclay de Tolly- W eirnarn ; 15" e 36' divisione di faùteria e 7" di cavalleria·> 8° corpo d'armata: tenente generale Radetzky; 9" e 14' di visione di fanteria e 8'1 di cavalleria; 9° corpo d' armata: tenente generale Kru.dener; 5" e a1• divisione di fanteria e 9" di cavalleria; 10° corpo d'armata: tenente generale principe Voronzoff; 1 13' e 36· divisione di fanteria e 10a di cavalleria·> 11° corpo d'armata : tenente generale principe Sciacofscòi; 11• e 32" divisione di fanteria e 11" di cavalleria·> 12° corpo d'armata: tenente generale Vannofski; 12• e 33" divisione di fanteria e 12" di cavalleria. P iù: Un corpo di esploratori (tenente generale Scobeleff), composto di 4 reggimenti di cosacchi con 3 batterie, a cui furono aggiunti una brigata di tiratori (4•) e due batterie da
NELLA GUEltRA TOR.CO - RUSSA DEL
1867
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montagna (di 8 cannoni ciascuna), altri reggimenti di cosacchi furono divisi tra i corpi d'armata ecc., ed infine un grosso parco di 350 o 400 pezzi. I corpi 7° e 10° rimanevano a guardia del litorale e della Crimea. Le divisioni di cavalleria furono spesso separate sin dal principio dai rispetti vi corpi d'armata, sia per eseguire scorrerie pel paese, sia per ingannare il nemico. Per ordine del comandante in capo fu formata in ciascun corpo d'armata una brigata d'artig lieria d i 4 batterie (due da 4 libbre e due da 9) togliendone 2 dalle 6 di ciascuna delle brigate addette alle due divisioni di fanteria; L'armata turca del Danubio al principio delle ostilità ap· pari va così ordinata : Comanclante : Il seraschiere (Serda!'-Ekrem) Abd-ul K erim pascià. A Viddino: Osman pascià, 2 di visioni circa 40,000 uom. A Rusciuc : Eskref pascià, 1 divisione » 24,000 >> A S ilistri,i : S~la.mi pascià, 1 » >> 20,000 » A Varna : Rassin pascià, 1 » » 12,000 » A Sciumla: Abd·ul-Kerim p. 3 divisioni ;; 44,000 » NsllaDobruscia: Alì pascià, 1 divisione >> 16,000 » Disponibiliin riserva nei Balcani e più. ind. 30,000 »
eioè 9 grosse divisioni disuguali di circa
186,000 uom.
I R umeni avevano mobilitato parte delle loro truppe sin dall'o.ttobre 1876 col pretesto delle g randi manovre autunnali; poi, per ordine del governo rumeno del 18 aprile 1877, completi1.to da altro del 10 maggio, all'a\ranzar d~i RÙssi verso il Danubio, le raccolsero nella Valaochia occidentale (piccola Valacchia) ad ovest dell'Aluta, in istato di nentralit~ armata, ma osservando verso Viddiuo. 'rrovavansi disposti su 2 corpi d'armata alla dipendenza del principe Carlo di Rumenia. La front e dell'armata russa sùl Pruth era di 180 chilometri da Bolgrad (sinistra) a Ungheni (destra). Nell' avan-
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II, PASSAG GIO DEL DA N UH IO
NELLA GUE RRA T URCO- RUSS.\ DEL
zare dovea restringersi a meno della me'tà (75 chilometri} sul Sereth tra Galaz e Focsani. . Quale primo suo atto strategico le era stato ingiunto di eseguire uno schieramento per conversione a sinistra da effettuarsi mediante lunghissima marcia attraverso a paese ove, passato il Sereth non esisteva che una sola buona strada (Focsani-Ploiesti-Bucarest) e una sola ferrovi;;. ~Galaz-Bucarest) povera di materiale mobile e inaccessibile al materiale russo troppo largo di carreg giata.
A quest'epoca le truppe del genio in Russia si d_i'videvano in 5 brigate di zappatori; ma dopo un ordin e del Ministero della guerra in data 30 gennaio 1877 esse, ad eccezione delle brigate del Caucaso, ricevettero due battaglioni pontieri di modo che al principio delle ostilità compr endevano 15 battaglioni zappatori, 8 battaglioni pontieri a 2 compagnie ciascuno, 1 compagnia zappatori del Caucaso ed 110a. di elettricisti. Facevano parte dell'armata d'operazione in Europa la . 3" brigata zappatori che risiedeva a Kiew, al comando del magg iore generale Richeter (3 battaglioni zappato~i, 4 battaglioni pontieri, 4 parchi d'assedio del genio, due pa>.:chi telegrafisti , L battaglione ferrovieri).
Materiale da ponte regolamentare .
...
Prima del 1876 i pontieri russi usavano nei loro equipag g i due corpi di sostegno gallE1ggianti, la barca in legno e la barca di tela di vela; nell'aprile del 1876 invece pare che fosse adottata la barca in lamina di ferro dello spessore di millimetri 1.5. Ciascul!- battello era formato, come il nostro materiale Birago, di 2 pezzi di prora· e di poppa. Avea una forza di 8000 chilogrammi.
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1877
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Il ca.vallet to era del sistema Birago modificato ; non si conoscono le dimensioni, si sa però che il peso della banchina era di circa 100 chilogrammi ; aveva 3 specie di gambe lunghe metri 2,58 ; 3,58; 5,10; le più corte s'adoperavano i,:;ola tan'Ìente con falsa gamba ; le altre s'impiegavano a 2 ft 2. L a barca aveva un'àncora speciale con le marre mobili arrestate, quando funz ionavano, da uno speciale t raversino in fer ro per modo che le marre facessero col fusto un angolo di 30°. S'ignora la lunghezza della travicella, d'impalcata, però :,;i sa che quella di ghindarnent o era di metri 6,60. L 'equipaggio er a assegnato· a mezzo battaglione del genio (una compagnia) ed era addetto al corpo d'armata. Cons_tava di 62 carri; trasportava 38 corpi di sosteg.n o gallegg1ant1 e 12 cavalletti, inoltre travicelle e tavole per 42 impalcate. P oteva gettare un ponte lnngo 210 metri. Da quanto risulta leggendo gli storici della guerra turco-russa, molta cura ed a ttenzione il Ministro della guerra russo l\feloutine aveva messo nella or ganizzazione del corpo e del materiale dei pontieri. Dicono, rna no u so invero rendermene ragione, giacchè gli storici d1 quegli eventi _n on spiegano la natura, e lunghezza dei ponti, che si fosse riuscito dai Russi all' inizio della campagna a concentrare sul Pruth. il materiale occorr ente a 200 ponti. Per ò malgrado l'enorme quantità di tale materiale, esso r iuscì insufficien:te per gettare il ponte sugli affluenti di sinistra del Danubio specialmente a causa delle numerose e continue piogg ie che li aveva a quell'epoca enormemente ingros8ati e accresciuta l'ampiezza collo s'tra,ripa,rnento. Così per esempio il Pruth non po tè essere passato a L eowo, perchè appunto in quel sito esso che aveva. normalmente da 30 a 40 metri di larghezza, ai primi di' marzo del 1877, a causa delle pioggie intense misuravc1, più di tJ: chilometri. FL1 gì~o.cofo rza quindi ammassare il materiale presso tale locahta e . perdere molto tempo prezioso prima d i poterlo inviare sul sito opporhìno.
970
lL PASSAGGIO DEL DANUBIO NSLLA GUE RRA T URCO-RUSSA DEL
Del resto nessun dato preciso è indicato nelle varie opere -da me consultate, sul materiale da ponte impiegato dai Russi nella g uerra del 1877. Sembra che oltre a quello d'equipaggio avessero impiegati battelli regolament~ri ~atti di tela d i vela, barche del commercio, mulini gallegg1ant1 e zattere. Certo o-li scrittori di quella campagna si trovano concordi · nell'asserire che le .truppe tecniche furono scarse rispetto al lavoro considerevole che esse dovettero eseguire. Difatti ebbero da riparare strade ferrate, da elevare batterie, da ~o· struire ponti provvisori e cla crearne 2 o 3 sul Danub10. Gli storici concludono col dire che i Russi furono mqlto fortunati perchè ebbero di fronte nel principio della campagna un nemico assol utamente passivo, ~l quale non _si diede alcuna pena, come diremo in seguito, d1 ostacolare 1 prepa· rativi dell'avversario. * :;:
L'esercito russo per marciare su Costantinopoli; suo obbiettivo principale, doveva forzare o gi'!'are gli ostacoli importanti che proteo·o-ono al nord la Turchia con due barriere Ob naturali fortissime, di cui la prima è la linea del Danubio colle sue piazze forti; la seconda la catena dei monti Balcani sensibilmente parallela alla l inea fl. u viale danubiana. Ciascuna delle due linee di difesa ricordate, rappresentò una parte importante nelle operazioni della guerra russoturca del 1877, sopra tutto per le fortezze su esse stabilite e per i lavori di fortificaz ione eseguiti al momento del _b isogno. Ci limiteremo all'esame della linea del Danubio, come quella che più vivamente interessa l'ulteriore svolgimento di questo studio. . . . .. La Bulgaria relativamente alle sue cond1z1on1 politiche del 1877 possedeva una missione strat egica di prim? ordi~e pe~ la sicurezza della Turchia, perchè internandosi a guisa d1 cuneo fra la Serbia e la Rumenia impediva a questì Stati mezzi sovrani d ipendenti dalla Turchia, di darsi la mano per conquistare la. loro ind ipendenza. ,
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Inoltre la posizione e le linee di difesa della Buìgaria opp onevano a qualunque attacco pro, eniente dal nord, delle posizioni di fianco che il nemico non poteva trascurare. Di fatti nel caso di una azione minacciante dalla R nmania, la Dobruscia costit uiva una gagliarda zona fiancheg :giante, e se l'offensiva si pronunciava dalla Serbia era la linea vVidino-Belgrado-Nisch che si presentava come fian·Cheo-giamento strategico assai pericoloso per gli attaccanti : ad impedire il passaggio nella Dobruscia, si ergeva la forte Silistria e dopo la caduta di quest.a piazza restava ancora .Ruschtschuk a disturbare seriameu te la marci-a. innanzi del · 1'ao-o-ressore. Ciò che r endeva ancor più importante il carattere d i baluardo attribuito alla Bulgaria, era che la larga striscia di terreno compreso fra il Danubio ed i Balcani, offri va relati. ·va.mente poche risorse; mediocri strade mettevano capo al Danubio ed in deplorevoli condizioni erano quelle attraver· s anti il massiccio balcanico ed i noltre numerose e robuste for· t ificazioni guarnivano tutti i p unti importanti. A questi vantaggi della difesa turca si aggiungeva il terTeno argilloso, che stemperantesi ad ogni minima pioggia, rendeva impraticabili le strade, costantemente trascurate dall'apatico governo tnrco. Infine, le valli anguste profondamente incassate, aspre e poco percorribili ostacolavano l'inoltrarsi dell:i1,was_ore t~nto più che fruivano dei ponti soltanto rar~ l~cah_ta pnv1leg1ate. La ·reo·ione della Dobruscia, una stn.,,;c1a dl terreno bassa. o e melmosa, compresa tra il Danubio e le coste del Mar Nero ,su tre lati , e, limitata al s ud da un contraffor te deì Balcani, trovasi separata dalla Bulgaria propriamente_ deU_a, da u n~ .antica fortificaz ione dell' epoca dei Romam, chiamata 11 Vallo di 'l'raiano, che parte dal litorale e fin isce a 'l'schernaowda. Le condizioni climatiche di questa regione sono assoluta. mente infelici, a causa dei terreni paludosi che rinserra, e le fortificazioni che Yi eran0 state elevate costituì vauo della Dobruscia una regione non certo facile a superarsi.
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IL PASSAGG IO DE L DANUB IO
Le nozioni suesposte fanno dunque risaltare l'indiscnt,ibile valore del Danubio come prima linea di difesa della Bulgaria alla quale esso serve di confine per ben 830 chilometri. Una delle particolarità più vètntaggiose del Danubio come ostacolo contro un'azione offensiva proveniente dal nord è la,. differenza di livello intercedente fra le due sponde: la destra (Bnlgaria) si presenta dovunque più alta a partire da Vvidino, e d iscende in balzi e pendii r ipidi che dominano quella sinistra (Rumenia) e che cadono sòvente a picco sul fiL1me. Presso Turtukai la riva sinistra, sempre bassa si rinserra a~pramente sul fiume, la cui corrente in questo sito viene divi;::;a cla piccole isole. Nella Dobruscia lnngo il braccio del Danubio chiamato Bortiva., la riva sinistra presenta. il medesimo aspetto, ma numerose isole formano in questo punto delle depressioni melmose d i parecchi chilometri di larghezza, eccettuato però ad .Hirsowa ove la valle si restringe. A partire da Bntila anche Ja riva sinis~ra si innalza e si rompe in burroni perpendicolari al Danubio, ma continua tutt,avia ad essere dominata da lla riva destra. A l disotto d i Isaktschi il :6.ume si div ide in tre braccia di cni quèllo di mezzo soltanto (La Sulina) 1\roane navigabile. 'rutto io spazio ocr.upato dal delta del .Danubio forma un. basso-fondo melmoso, copei-to di canne filte ed alte. La larghezza ordinaria del Danubio è di 700 metri, essa arriva in certe località fino a 1200 metri, e discende, al contrario, presso le isole a 450 metri. La Sulina non ha che circ:a 150 metri di larghezza. La profonditi1 del fi ume fino a Braila, varia da 4 ai 7 metri, e a valle d i questa località da 8 a 16 metri. S i è potuto pu.a, in alcuni punti, sca ndagliare delle profondità che s'inabissano fino a 22 metri. La velocità della c-orrent e è di 1 lt 3 metri al secondo. Da vVidino a Tultscha la navigazione tlnviale non presenta al cuna diffico ltà; inoltre si ebbe cura di migliorare
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<:on oppot·tuni lavori il braccio della Su lina, per permettere .ai navigli di guerra da arrivare fino a Braila. La compagnia di navigazione sul Danubio disponeva all'epoca della guerra, di circa 100 battelli a vapore e di 400 chi~tte di cui i Turchi avrebbero potuto trarre partito, se .avessero avuto l'accortezza di requisirle per tempo. Non e~isteva allora a lcun ponte sul Danubio; soltanto a Kladovo rimanevano ancora le pile ed una torre, avanzi di un ponte costruito dai Romani durante l'impero di 'rraiano. L'unica locali tà ove sarebbe stato possibile di gettar e un ponte di cavallett i era TLlltscba al principio del delta del Danubio, in cui un gran banco di sabbia non permette la navigazione che per un canale da 400 a 500 metri di larghezza, ma l'accesso della riva sinistra era ostrùita da stagni e d3< isole coperte di canne e d'altra: p?.rte le colline sorgenti -sulla riva destra offrivano solide posizioni per ostacolare qualsiasi tentativo di passaggio. Ristilta dall'ora fatto esame che il passaggio dalla riva destra alla riva sinistra presentavasi possibile dappertutto, mentre la manovra inversa affaccia.vasi irta di serie difficoltà e poteva solo effettuarsi in qualche punto come Rahowa, 'r urtukai, H irsowa, Braila e Galatz; nè si poteyano allaceiare le due sponde altrimenti che con ponti su sostegui galleg-. gianti, a causa della grande profondità del nume e della velocità della corrente. È duopo aggiungere aucora ai va,ntaggi · difensivi già enumerati, il fatto che in tutti i punti di passaggio favorevoli esistevano fortificèl.zioni turche, o almeno delle posizioni favorevoli ad essere munite. Infine, bisogna far rilevare che il uoghi principali di difesa godevano il beneficio cli possedere delle comunicazioni quasi sempre praticabili e de.lle linee telegrafiche costeggianti il D anubio, cosicchè le strade perpendicolari al fiume, collegavano questo ~11le linee di difesa più vicine. L'ostilità però della Rumenia, impedendo ai Turchi di va lersi della riva sinistra del Danubio, aveva evidentemente indebolito il valore di q aesta linea. Per proteggere la linea
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Jl, PASSAGGIO DEL llANlJBIO
del Danubio contro l'offensiva dei Russi che i 'l'urchi non . c~rcarono per nulla di attenuare, sarebbe stato faci le orgamzzare delle doppie teste di ponte foss'anche d i carattern passeggero, a W·idino, Silistria e Hirsowa. Occorreva pure di ristaurare le fortificaz ioni di l\fatschin Isaktsc~i e_Tultscha, così come quella di Turtukai, punto di. passaggio favorevole pei Russi.
. La ma.ggior part~ delle fortezze turche che erano lungo11 Danubio furono distrutte parecchie volte dalla.Russia nelle numerose guerre contro Ja 'l 'urchia, ma i 'l'urchi le ricostruirono press' a poco sul medesimo tipo e negli stessi modi che· per lo innanzi. E sse consistevano geu'eralmente in una debole cinta bastionata .c~n fossi asciutti, rivestiti, poco profondi e poc(). larghi, d1 lmee troppo lunghe, facili ad essere infilate e molto spesso dominate, e dove non :vi era alcu:q. ricovero 11è pel personale, nè pel materiale. .princip.a li s\.consideravano "W'idino o 'Widdiu posta a. 28 chilometri al aisotto della foce del Timok. Nico polis situata in faccia all'imboccatura dell' Aluta al con~uente dell' ~...,s.una. Turnu-Magurelli, fortezza di non 'grande· 1rnport,anza. ;:;1stova, da dove una buona rotabile conduce a. Tirnova, nodo di · parecchie strade che traversano i Balcani. Da Nicopolis a R uschtschuk il Danubio continua a scor· rere verso il nord-est; la sua riva sinistra presenta quasi dappertutto l'aspetto di una vasta maremma, e le difficoltà. ~he avrebbero incontrate i Russi per superare questi terreni mondati ed il fiume, sarebbero ancora state accresciute dalla, vicinanza d i Rusch tschak. Rnschtschuk forma con Silistria, Varna e Schumla il famoso quadrilatero contro il quale nel corrente secolo andarono più volte a cozzare i1nano gli esercit;i russi. La piazza forte di R uschtschuk, posta al confluente del Lom forma il nodo delle comunicazioni fra Varna, Schumla,
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Tirnova e Bucarest, fra le quali corrono le linee ferrate VarnaSchumla; Bucarest-Plojesti-Galatz, ·e la strada che accompagna il Danubio per tutto il suo percorso dopo , Vidin ; in Ruschtschuk potevano. raccogliersi circa 8000 combattenti. Giurgevo, a 70 chilometri da Bucarest, benchè testa di ponte, presentava scarsa importanza. A 40 chilometri da Ruschtschuk si drizza Turtukai in faccia dell' imboccatnra dell' Argis, quasi a metà strada fra Ruschtschuk e Silistria. Sarebbe stato il pun to più favorevole al passaggio dei Russi perchè le r ive del Danubio ivi appaiono facilmente accessibili e il fiume non trovasi diviso da alcuna isola; di faccia a Turtukai sulla riva rnmena si scorge la città di Oltenitza. Dopo aver bagnato R uschtschuk il Danubio compie t ortuosità sens ibilissime e arriva a Silistria, che allora si considerava come la fortezza meglio mantenuta e più potente di tutte le altre del Danubio ; da Silistria il finn1e continua serpeggiando sino a Rassowa la quale r inforza il punto in cui il grande corso d'acqua cangia la sna direzione ovest-est per rivolgersi verso il nord sino a Galat7., dopo del che riprende la direzione primitiva. > Tschernawoda giace all'imboccatura di uno dei bracci del Danubio, formava il punto d'appoggio dell'ala destra del Vallo di Traiano lungo il quale si svolge una via ferrata costrutta coi materiali ricavati da que::;ta fortificazione romana. Da Rassowa in poi la vallata si allarga notevolmente ed i bracci del fiume si moltiplicano nello stesso tempo che la celerità della corrente s'indebolisce. Il passaggio riesce q nasi impossibile, salvo in due punti in cui le rive si ravvicinano a Gura-Jolomitza di fronte a H irsowa, e a Braila. In sostanza sbarravano la linea del Danubio 16 fortezze, che quasi tutte situate sulla destra del fiume (Bnlgaria) possedevano la loro testa dì pont e sulla sponda sinistra (Rumenia) ad eccezione di B raila e di Ismail, che situate sulla riva sinistra l'avevano sulla destra (Matschin e T ultscha) . Però la sponda sinistra del Danubio non essendo in potere dei 'l'urchi, le teste di po~te delle varie fortezze per-
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II, PA SSAGGIO DEL DA NUBIO
dettero molto della loro impor tanza, direi quasi che non ne ebbero affatt o. Onde accrescere la potenza difensiva dell'ostacolo danubiano i 'rurchi compierono degli sforzi supremi veramente titanici, benchè tardivi, e qualche mese primà d~llo ~coppio _dell'ostilità provvidero di numerose artiglierie d1 ultimo modello le varie piazze. Inoltre arruolarono al loro servizio ufficiali del genio d i altri eserciti allo scopo di mettere, con criteri e tipi moderni, le fo rtezze stesse in stato di difesa, e di completare accortamente il loro armamento. Concentrazioni di truppe si eseguirono anche a Tschernawoda, ]\'fatschin, Isakstcha e Tultscha, probabilmente per meO'lio g uarnire le vecchie fortificazioni, e, per avervi così un \obusto appoggio strategico. 1 I'orua opportuno però di osservare che se le fortez ze si stendevauo numerose lungo il Danubio, pur tuttavia esse si ·m ostravano insufficienti ad impedire all'esercito. russo di sboccare in Bulgarla, giacchè g li aditi pei quali poteva pen etrare erano troppi per essere tutti efficacemente sorvegliati. Quattro strade si presentavano ai R ussi per invadere la Turchia : · 1° Irrompere nella Dobruscia, costeggiando il Mar Nero; 2° Gettarsi nell'interno del quadrilatero e marciare su Schumla ; 3° Passare il Danubio a Ruschtschuk e prendere per obiettivo Tirnova ; · 4° Passare fra ,Vidino e Nicopoli e marciare su Sofia. Per contro i Turchi potevano lanciarsi sulla riva rumena, sia per prendere l'offensiva e minacciare Bucarest, sia per crearsi delle teste di ponte a Kalafat, Turnu, Giurgevo e Oltenitza, disput ando in tale modo ai loro avversari il possesso della Rumenia. I Turchi inoltre possedevano all'aprirsi dell'ostilità, lungo il D anubio una flottiglia considere;role, la quale doveva avere un' importanza eccezionale nella guerra che si combatteva. :Era composta di 7 bastimenti corazzati e · circa altrettanti non coraz;ati con un totale di 62 cannoni da 12 centimetri ed altri di calibri inferiori, ai quali si
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-devono aggiuno·ere 3 vapori mercant ili della compagnia turca di navigazion:, nonchè n umerosi cau~tti in ferro armati d i artiglieria leggem. Di più erano sussidiati da 20 g randi corazzate della flo tta del ~far Nero, armate di 160 cannoni rigat.i, di grosso calibro e di 40 d i piccolo calibro. La :flottiglia presentava.si costituita da legni leggeri di poca pescagione, i quali potevano rimontal'El il Danubio sino all_e Porte di ]'erro, mentre la flotta poteva giungere sino a 81listria, e solo nelle piene spingersi a Turtukai. I Russi invece dapprincipio opponevano a questi legni la sola e piccola flotta_ rumena che ormeggiava aUe foci del P routh, composta di 3 vapori e 10 torpediniere.
Se i Turchi colla :flotta e flottiglia non trovavausi assolutamente iu grado di interdire ai. Russi la signoria della linea danubiana potevano però immensamente ostacolarla .col taO'liar al nemico le vie di comunicazione ; col distruggere f:rrovie e strade, col far saltare sul S ereth il ponte di Barboche (lungo 220 m. e in forro) giacchè dava il passaggio all'unice., ferrovia rnmeua Galatz-Bucarest-Slatina, coll'occupare Braila e Galatz e infine coll'impedire di ~rige_r~ ba tterie e opere for tificate in punti strategici della n va s1mstra. Ma invece d i adoperarsi attivamente in queste operazioni, assistettero con inesplicabile apatia a tutti i preparati vi dei loro avversari, contentandosi di osservarne con indifferenza i movimenti e lanciare tratto tratto alcune bombe ed obici sulle piazze della riva r umena occnpa.te dal nemico. L ' unico motivo, forse, che si possa addurre a d is,~olpa di questa deplorevolissima inazione, panni poss~ consist~re n~lla risoluzione sposata dai Turchi di mantenersi sulla d1fens1va, -e di non battersi con un finme alle spalle. I Russi, che dapprima si credèvano in presenza di avversari attivi, accortisi <lell' inerzia turca ne approfittarono subito per lavorare alacr emente a preparare con tutte le precanzioni possibili ed
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JT, l'ASSAGGlO D&L DANUB IO
N~LLA GUERRA TUltCO -l!OSSA DEL
·immaginabili i mezzi necessari per e:ffettuare il passaggio del fiume e lanciarsi ad un'ardita offensiva. In poche settimane s'impadronirono della riva rumena ed elevarono in ogni punto di questa potenti batterie nel duplice intento di · combattere gagliardamente le piazze forti turche e distru,1g er~ ~a flottiglia. Inoltre una :flottiglia russa composta di to~p~drn1~re ed eq uipaggiata da provetti marinai, ebbe tempo d1 vemre dal Baltico, e gettata nel fiume, lo seminò di torpedini. Troppo lungo e d'nltronde ozioso perchè ·assai noto riuscirebbe il narra,re la brillante e gloriosa lotta comb:ttuta lun~o i~ Dan~1bio, fra le aniglierie delle rive, le piaz~e forti e 1 leg111 corazzati ; ricordiamo soltanto che i Russi furono estremamente fortunati g iacchè alla fine del mese giugno, in grazia delle loro ardimentose iniziative, inutilizz~r~u.o 1~ ~ottiglia avversaria, distruggendone colle torpecl m~ 1 m1~ltori suoi legni, e costringendola, demoralizzata, a r1parars1 nelle fortezze di N icopoli-Ruschtschuk. In tal modo i R ussi ebbero campo di aggrapparsi tena,cemente ali~ ~ponda rumena e cli prendere le posizioni per i prepar at1v1 del passaggio del fiume cou molta calma e senza ricevere alcnna molestia.
di
L'esercito r~sso impiegò due mesi per stendersi gradatamente dal Dn1ester e dal Pruth lungo il o-io-antesco fosso della dife$a turca. I due belligeranti si trov:i.;no finalmente al 1° g iugno 1877 l'uno in faccia all'altro, solo separati dal Danubio. Dalla parte russa il generale Zimormann con circa 60 000 uomin~ c~m_Peggiava alla sinistra a Braila e a Galatz, pr~nto a trasfenrs! n ella deserta Dobruscia per protego-ere il :fìau . . d ll' o CO ~101str~ e op.orazi~ne offensiva, per attirare da quella parte 1 1 nemico e distoglierlo dall'azione principale che si doveva svolgere nel medio Danubio. Aveva seco il 14° corpo d'armata, metà, del 7°, una divisione d i cosacchi del Don e la
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3a brigata di cacciatori delrs~ corpo. All'ala opposta si schierava r esercito principale composto di circa 140,000 Russi coll'imperatore, pronti. a forzare N icopoli e S istova, per dividere l'esercito turco e prendere a rovescio il quadrilatero. V'erano inoltre fra l'Aluta ed il Wed da 'ruTnu-Magur elli a Siminitza da S!obesia ad Alexanchia in 2" linea ed agli ord ini del granduca Nicola il 9" corpo, il 12\ 1'8° (generale Radetsky) parte dell'll e gli esploratori. Congiungeva la 2" estremità il 4° corpo distendendo lungo la sinistra del Danubio un cordone forte di 40,000 uomini; 40,000 erano inoltre iu marcia per raggiungere il Danubio Opponevansi all'operazione del generale 'zimermanu 15,000 Turchi disseminati nella Dobruscia agli ordini di Alì pascià; occupava il quadr ilatero l'inetto generale Abdul K errin con 100,000 uomini ed un sottile cordone guar dava. la riva destra del Danubio d a Lom-Palanka a Sistova. Chiaro appariva il piano dei Rnssi : operazione principale sul medio Danubio, dimostrazione efficace e di versione sul basso Danubio, osservazione delle fortezze intermedie. Il passaggio del Danubio nel 1877 si compone pertanto d i 2 operazioni distinte : un passaggio principale, un passaggio secondario. Il primo si foce col grosso delle forze concentrate fra Flamundu e Turnu Magurelli, il secondo nella Dobruscia ; qu est'ultimo comprendeva un'operazione imposta non solo dall'utilità di agire d imostrati va.mente, ma ancora dalla neces- . sità di coprire le comunicazioni più importanti fra la madre patria e l'armata d'operazione. Siccome fra i due passa.ggi quello che ha presentato maggior difficoltà dal lato tecnico è s ta to q uello del medio Da-. nubio, così senza trascurare l'azione della Dobruscia, daremo del primo più minuziosi particolari. 0
Come abbiamo notato, al generale Zimermann incombeva la missione di superare il Basso Danubio ed invadere la Dobruscia. Per disimpegnare questo non facile còmpito era
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stato messo alla sua dipendenza tutto il 14° corpo d'arm ata e una porzione .del 7°. I Turchi contavauo invece sull'azione della flotta, della flottig lia, n onch'è sull'tùuto delle forr,ezze di Matcbin, Tnscha. e Isakstcha, per interdire il passaggio; ma all'atto pratico· i monitori turchi si mantenn ero inattivi e non impedirono u eppnre ai loro av1rersari di occupare i porti di Braila e di Galatz, ove stavano raccolte copiose risorse in viveri e in materiali da guerra. Le due città di Braila e di Galatz sono riunite da una strada ferrata ch e attraversa il Sereth sul pon te di Barboche. L a distr:uzione di qnesto ponte, facilissima da eseguirsi da.i 'l'urchi, avrebbe considerevolmente imbarazzato i Russi perchè li privava dell'unica ferrovia che conduce in Rumenia, forzandoli o a ritirarsi o a costruire una nuova diramazione: ma essi appena aperte le _o stilità, non lasciarono tempo in mezzo, e, a marce forzate s'impadron irono dell'importante e delicato passo fluviale. L'occupazione del ponte effettuatasi senza resistenza, facilitò lo spiegamento dell'armata russa, la quale potè in capo ad alcuni giorni irrompere senza colpo ferire a Reni, Galatz, Barboche e Braila, le sole località ove era pos~ibile di tentare un passaggio di viva forza per sboccare nella Dobruscia. Difatti al disopra di Ismail i rami del fiume, i canali e le paludi s'incontrano . con tanta frequenza da ritenersi impossibile ogni tentativo di passaggio per un eser cito n umeroso. S ino dalla fine del mese d i a.gosto 1877 i Russi erano i n tal guisa riuscit i senza soffrire molestie dai T urchi a spiegare 60,000 uomini per . copr ire il Basso Danubio, e, immediatamente fecero costruire d elle opere di fortificazion e passeggere per p roteggere il p onte di Barboche e le due città ch e esso rilega; armarono queste trincee con pezzi di posizione destiuati a com battere la g r ossa artig lier ia dei monitori T urchi, ed immersero nello stesso tempo nel fiume delle torpe::lini per mettere Galatz e Braila al sicuro da un bombardamen to. Nè limitando a ciò le loro precauzioni e la loro attività, innalzarono altresì una serie d'opere fortificate da Galatz a Braila e a valle sino a Sa-
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turnovo in faccia a Isahatscha. L'artiglieria da campagna, provvisoriamente installata sulle opere, fo rimpiazzata da cannoni di grosso calibro condotti sino · a Galatz per la strada ferrata, e, 0tto giorni dopo la dichiarazione di guerrn, il letto del Danubio era sb,a rrato in faccia di Reni da parecchie linee d i torpedini, che rendevano il passaggio impossibile ai monitori tur chi e la lunata che fa il fiume attorno alla Dobruscia si trovava circondata da una linea di fortificazioni campali, le quali garantivano per il resto della campagna la perfetta sicurezza delle comunicazioni all'armata d'operazione. Verso la fine d'aprile i Russi occupavano tutti i punti strategici della riva sinistra del Danubio. Il 3 maggio il comandante di un distaccamento russo che guarniva Braila, appreso come due monitori turchi si inoltrassero nel canale della Snlina, sospettò che si portassern a Galatz, ove si eseguivano importanti lavori di fortificazioni. Un'ac-:anita lotta allora si impegnò fra alcuni pezzi di campagna russa ed i monitori, ma costoro non sapendo o non riescendo a r egolare il loro tiro, non danneggiarono gli avversari, che li forzarono aritirarsi con perdite. I monitori turchi in seguito a q uesto liern insuccesso non apparvero più nel b raccio di Matschin. I Russ i ne a ppr ofittarono per costruire delle batterie armate d i p<)zzi di gro~so calibro, le quali furon'o inalzate in due giorni dal 7° battaglione degli zappatori, aiutato da alcune compagnie di fanteria. I lavori continuarono t;enza alcun disturbo sino al 9 maggio; e procederon o con tanta celerità che allorquando il giorno 11 comparvero nel braccio di l\fatschin qmittro corazzate turche, le batterie aprirono il fuoco su di esse che non risposero, ed al trentesimo proiettile una si sfasciò; questo disastro demoralizzò a tal segno la flotta turca, che 110n osò più tentare alcun attacco, mentre i Russi diventat i audaci, lanciavano i loro battelli torpedinieri perfino nei porti ove i leo-ni corazzati turchi eransi rifug iati. ::, Agevolati quindi dalla fiacchezza i mperdonabile della Sulina (del ·Basso Danub io), i Russi p oterono colla massima quiete .stabilire un ponte a Braila: tanto più che Abdul-
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Kerirn, generalissimo turco, aveva rinunciato a difendere la Dobruscia ritirandosi nel qnadrilaterJ bulgaro. Per conseguenza gli invasori, senza essere disturbati, fecero tutti i preparativi necessari per gettare un ponte fra Braila e l'isola. di Ghedeet, 0he si trovava fra il letto principale e il braccio di Matschin. Truppe cosacche con due batterie furono mediante galleg· gia.nti sciolti gettate sulla riva destra e senza trovare la menoma re~istenza s'impossessarono del villaggio turco Ghedeet. Resisi pertanto padroni di questa posizione, cominciarono la. costruzione del ponte contemporaneamente sullo due sponde e in alcuni giorni il genio russo (zappatori; pare che non vi fossero battaglioni pon tieri; agli zappatori del genio erano un iti: cos.1.cchi del Don e marinai) eseguì un ponte ammirevole. Si componeva d i 3 parti : dapprima vi era.no cavalletti per una lunghezza. di 600 metri collocati nelle paludi della riva rumena; poi in piena corrente, una parte galleggiante (900 metri) sostenuta. da zattere, mfine, sulla riva turca un trai to di un chilometro su altri ca.valletti. I d ue tratti fissi furono fatt i per i primi: i cavalleUi, co· stituiti d~ tavole robustissimo, era.no alti circa 3 metri: vennero collocati gli uni accanto agli altri o si unirono con delle robuste tra.verse, sopra le qua.li s'inchiodarono dei tavoloni alti 10 centimet;ri, formanti un tavolato re:;istentissimo. I corpi di sostegno galleggianti erano costituiti da. zattere -0Uenute con grosse travi. Ti ponte presentava una. carreggiata di 5 metri e vi si impiegarono 13,500 metri cubi d i legna.me : si può ritenere che i Russi abbian.o per quest'opera tagliato sui Cs.rpazi delle inLere foreste ! Il ~l giugno il colossale lavoro era c<.,mpiuto, ma il crescere delle a.eque avendo prodotto inondazioni sulle rive, impedì di approfittare del nuovo passaggio. Tuttavia. il generale Zimerma.nn avendo preveduto questo caso, aveva. fatto r equisire per il trasporto delle truppe, tutti i bastimenti mercantili riuniti a Bra.ila ed a Galatz.
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I Russi avevano avuta. l'ingegnosa idea di rivestire la carena con delle botti vuote ben chiuse, che permettevano al bastimento di galleggiare anche quando fosse colpita da un proiettile al di sotto della sua linea di pescagione. Per proteggere poi gli uomini avevano formato lungo i piattabordi un para.petto di 2 metri d'altezza composto d i un cuscino di terra di metri 0,10 posto fra due ordini di pali a.venti ugualmente ciascuno metri 0,10 di spessore; il tutto poi venne rivestito di una la.stra di lamiera; e su q nesti parapetti improvvisati era.no stati intagliati piccoli merli per permettere il tiro della focileria ; un cannone di piccolo calibro piazzato alla prora d'ogni bastimento, completava l'assetto di guerra. Nella notte dal 21 al 22 giugno, un primo distaccamento attraversò il fiume sopra galleggianti di questo genere; esso comprendevil. d ieci compagnie di fanteria, dno squadroni di cosacchi ed una batteria leggera.; complessivamente 2000 uomini. Il passaggio si effettuò senza lotta, poi gli uomini, tosto che furono sbarcati, marciarono tutta la notte nelle lande inondate al fine di arrivare per l'alba a Mantschin. Il passa.ggio del 14° corpo incominciato la sera del 21, fo continuato nei giorni successivi sul ponf-.e di Braila: sicchè i Turchi assaliti e sorpresi, abbandonarono Matschin, Isatchscha. e Hir.3ova, riparandosi dietro il Vallo di Traiano, permettendo così che i R ussi in pochi giorni (ai primi di luglio) si fosser.o impadroniti della. Dobrnscia, senza quasi colpo ferire.
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Al grande stato maggiore russo, Sistova. parve il punto più vantaggioso per tentare il passaggio del medio Danubio, perchè cla questa località. si poteva. entrare nella Turchia girando il quadrilatero e pure di là cominciava la strada più breve per superare i Balcani. ·Ma gonfiatosi enormemente il Danubio, i dintorni di Siminitza (sulla riva. rumena di fronLe a Sistova) furono talmente inondati che fo giuocoforza abbandonare il disegno.
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Furono date allora disposizioni per il passaggio a Nico poli, gia.cchè il Danuhio correndo in questo punto in uu letto solo, poteva e.;sere facilmente superato. Successi vamente le acque ritiratesi e divenute perciò favorevoli le circostanze, fu emanato l'ordine che il tragitto si sa rebbe nuovamente effettuato a Siminitza di fi.:.onte a Sistova. Del resto le truppe furono scaglionate in modo che rie: sci va possibile di decidere anche all'ultimo momento il punto preciso ove il passaggio si sarebbe effettuato. La concentrazione fu ordinata fra Turnu-Magurelli e Flemunda, non facendo conoscere alle truppe il punto vero del passaggio. Durante la marcia di raccoglimento però? a causa degli ,impedimenti frapposti al trasporto dei parchi da ponte, i corpi dovettero fermarsi lungo la linea del '\Ved ritardando così di tre giorni l'operazione del passaggio. In questo frattempo (dal 20 al 24 giugno) i Russi r iconobbero le rive del fiume e le sbarrarono con buona copia di torpedini per modo da rendere sicura la linea del passaggio stesso d~ un__ probabile colpo di mano che avrebbero potuto tentare i monitori turchi , rintanati nelle fortezze di Nicopoli e Rnschtschuk. Questi sbarramenti, che consistevano in più ordini di torpedini, situate attraverso il fiume, furono collocati da una, flottiglia di 10 torpediniere trasporta.te dalla Russia per strada ferrata fino a Slatina sulla Aluta e a Fratesti, e di qui su appositi carri per via ordinaria parte a Flemunda (a monte di Turnu-Magurelli) e parte a Malow de J oss al disopra di Gurgevo : vennero messe all'acqua il 20 giugno. Gli sbarramenti fu rono gettati l'uno a Para.pan (a 20 chilometri a valle dello sbocco dell' Jantra) e l'altro poco a valle di Turnu-Magurelli a Korabià; in tal modo i Russi si garantirono dalle imbarcazioni turche, che potevano ostacolare il passaggto progettato a Sistova. Indipendentemen te dai 4 equipaggi da ponte che entravano nella composizione dell'armata di operazione, altri galleggianti erano stati allestiti per le operaz1om del pas-
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saggio nel Bereth e a Galatz e a Slatina sull' A.Iuta; i cavalletti, le travicelle, le àncore e l' altro materiale occorr ente, erasi costruito esclusivamente a Slatina. sull'Aluta. I pontoni costrntti a Galatz erano stati condotti a Slatina per ferrovia. T utto questo materiale poi era stato concentràto in prossimità della foce dell' Aluta per farlo navigare sino a Siminitza, sfidando così la fortificazione di Nicopoli. I parchi dei pont;ieri in vece si trasferirono per via ferrata sino alla stazionè di Bénéassa, fra Bucarest e Gurgevo, e di là per st,rada ordinaria sino a Béia, villaggio in prossimità del ·sito di passaggio. A distogliere l'attenzione del nemico dal vero punto di passaggio i Russi eseguirono delle dimostrazioni su Nicopoli e su Ruschtschuk, procedendo al loro bombardamento, mentre lungo il Danubio tra Giurgevo e Nicopoli la lotta dell'artiglieria russa colla turca fervette così cruenta, così rabbiosamente accanita, da produrre la quasi totale distruzione di Giurgevo e Rnschtschuk. Inoltre i Turchi vedendo le truppe russe ammassate davanti a Nicopoli, e sapendo che i materiali da ponte si tro- · vavano a Slatina credettero che il vero passaggio avvenisse a Nicopoli e sorvegliarono Sistova solamente 0011 un piccolo post o situato presso lo sbocco del vallone detto Tehir-Dorè (vedi carta di disegno annessa, figura n. 1).
Il passaggio di un gran {iume in presenza dell'inimico rappresenta una operazione molto delicata, che deve sempre avere, perchè ben riesca, il carattere d' una sorpresa.; naturalmente per effettuarla bisogna curare le condizioni necessarie perchè la sorpresa non sia vana e cioè averne la sicurtà, tenere il segreto dei preparati vi e ottenere la celerità dell'operazione. ·Le -disposizioni prese dai R ussi in questa impresa memorabile soddisfecero alle suesposte condizioni in ogni loro più minuto particolare. 63 -
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Difatti l'operazione fu svolta di sorpresa della guarnigione turca., giacchè come abbiamo veduto, questa era stata ingannata sul vero punto di passaggio; si effettuò inoltre di notte, e, colla massima celerità. La divisione incaricata. del pa.s· saggio fu la 1,,lt (comandante generale Dragomirow) che apparteneva. all'8° corpo cl"armata · (generalti Radetsky); essa venne a riunirsi a Béia, compiendo la marcia di nottetempo onde non suscitare sospetti nel nemico. Le truppe della divisione abbandonarono Béia nella notte dal 25 al 26 giugno e s'installarono a Simnitza favorite dal più gran segreto e dal più lodevole ordine. I battaglioni pontieri che presero parte al passaggio portaYano i numeri 3, 4, 5 e 6 ed erano comandati dal colonnello Oaponascki, il più anziano fra gli altri comandanti dei pontieri. La sera del 25 giugno gli equipaggi furono parca.ti per disposizione del capo di stato maggiore della divisione, nei dintorni di Simnitza. in modo da essere sottratti alla vista del nemico, coll'ordine rigoroso che nessuna vettura fosso collocata sulle strade. Le altre trnppe della 14" divisione ri. . cevettero analoghe istruzioni. Il 26 giugno 1877 alle cinque del mattino il generale Dragomirow, riuniti tutti i comandanti delle truppe della 14• divisione, fece loro conoscere che il passaggio era stato fissato per la notte dal 26 al 27 giugno a Simnitza e ohe l'onore di tocca.re per il primo di tutti la riva turca era spettato al reggimento n. 53, il di cui proprietario era .il principe ereditario Ni0olas Nicola,iewitoh. Condotti in seguito gli ufficiali in riva al fiume, mostrò loro il punto di sbarco sulla sponda opposta cioè l' imboccatura del Tekir-Dorè, la sola località ove era stato possibile di trovare una scarpata accessibile; ed espose inoltre con calde parole che lo scopo dell'impresa consisteva nel1' impossessarsi della posizione di Sistova, per poi dar tempo alle rimanenti truppe di ell'ettuare il getta.mento del ponte. Furono impartiti ordini perchè la. truppa nella traversata conservasse il massimo silenzio, e se a.nche bersagliata dai Turchi non dovesse usare delle armi.
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Verso le cinque di sera il generale Dragomirow stesso, -suddivise in :flottiglie le truppe concentrate pel passaggio: ogni flottiglia aveva un comandante (ufficiale superiore), il quale ricevette gli ordini dal comandante di tutti gli equipaggi dei pontieri circa al modo di comportarsi nella traversata. La 14• divisione colle truppe addette, colle sue artiglierie fu scissa in 7 scaglioni o flottiglie. La prima flottiglia portò: 3 compagnie tiragliatori, 2 sotnie di cosacchi, altri 60 cosacchi del Don, una batteria d·artiglieria da campagna e una da montagna. Qui torna opportuno fare una considerazione sull'impiego utilissimo dell'artiglieria da montagna nelle traversate di viva forza di un liume. Essa a tali operazioni si presta molto bene, giacchè essendo facilmente smontabile, monti;\:bile, trainabile da uomini, e molto leggera, può essere caricata e scaricata con molta facilità anche in semplici barche di equipaggio. Ciò rappresenta m~turalmente un vantaggio nella celerità d'operazione e quindi costituisce un fattore per il raggiungimento del fine a. cui si tende. Il 3°, 4° e 5° battaglione dei pontieri passarono su barche sciolte: la fanteria (sei compagnie), l'artiglieria (6 pe:&zi da montagna e 6 da campagna); 8 cavalli d"ufficiali, e 60 cosacchi attraversarono il fiume sopra. portiere formate con galleggia.n ti del 6° battaglione. I pontoni sotto gli occhi del generale comandante 1'8° corpo, di S. A. I. Nicolas Nicolajewitch, e del generale Richter comandante la 3" brigata zappatori, presero il largo, ma la tra.versata non fu molto veloce e, benchè fosse stato osser- . vato il massimo silenzio e proibito ai soldati di sparare, pur tuttavia gl' invasori furono segnalati dai 1'urchi, i quali li fulminarono colle batterie che avevano a Sìstova. Il 1° scaglione potè senza gravi perdite guadagnare la riva turca. Non a vvenue lo stesso per gli altri perchè i Turchi avvertiti del passaggio occuparono delle forti posizioni sulle colline attorno al punto di sbarco ed accolsero gli attaccanti -con un fuoco violentissimo d'artiglieria e fucileria.
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I Russi per proteggere la traversata dovettero allora aprire il fuoco con 5 batterie da campagna da 9 per ridurre al silenzio le artiglierie turche che danneggiavano le imbarcazioni e la riva di sbarco; tuttavia 3 barche ed una portiera vennero affondate . La protezione delle batterie russe permise di seguitare il passaggio e così tutta la 14" divisione di fanteria si ammucchiò sulla riva del Danubio verso le due ore del mattino susseguente: alle 9 vi si trovava la fanteria del 9° corpo. Il passaggio inoltre fu facilitato il g iorr,o 2'7 anche da un vapore greco denominato Annette che arrivò a S imnitza con 5 rimorchiatori. I Russi con sforzi sovrumani e con atti di eroismo eccezionali, riuscirono così a far sloggiare i 'l'urchi dalle loro posizioni, s'impadronirono di Sisto va, mentre il nemico si rifugiava parte in Nicopolì e parte ripiegava su Tìrnova. In complesso il passaggio si compiè con molto criterio e con un ordine meraviglioso; i Russi vi dettero prova di una disciplina di ferro. Il tragitto continuò nella notte del 27 giugno e nel successivo 28, per modo che il 30 un intero corpo . d'armata occupava la riva destra del Danubio. Non appena i Russi si videro in possesso di Sistova, si affrettarono per riunire a Simnitza tutto il materiale da µonte, che avevano sull' Aluta. L'impresa presentavasi molto ardua, giacchè, come si è indicato, dovevano le imbarcazioni sfilare sotto il fuoco di Nicopoli. I materiali necessari per la costruzione del tavolato (tavole, travicelli e accessori) vennero imbarcati sopra zattere~ le corde, i ferr i sopra i pontoni : i trasporti furono divisi in 3 flottiglie che dovevano partire a 24 ore d'intervallo l'una dall'altra. La prima flottiglia composta d i 100 pontoni alla cui testa era il generale del genio dell'armata. D iepp, si mise in moto la notte del passaggio, cioè dal 26 al 27 giugno, navigò indisturbato sotto i poco vigili cannoni di Nicopoli e arrivò
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senza incon.venienti, nella successi va notte a Simnitza. In questa ultima notte (dal 27 al 28 giugno) la seconda flottiglia, forte di 50 pontoni e 34 zattere, cominciò la naviga.zione discendente, ma non appena fu in presenza della for tezza di Nicopoli, i Turehi, che il combattimento delia vigilia a Sistova, aveva finalmente messo in guardia, fecero fuoco addosso alla piccola squadra con tutti i loro pezzi, e gettarono lo scompiglio nel convoglio fluviale. I Russi a.vendo sofferto la perdita di molti piloti, si videro costretti ad ormeggiare i galleggianti sulla riva sinistra, .ed a riordinare la squadriglia sotto la furiosa gragnuola dei proiettili nemici. Nuovamente riorganizzati però s'inoltrarono con un'ar·ditezza ed un sangue freddo ammirabili, ed affrontarono il vivissimo fuoco · turco giungendo a Simnitza. La 3• flottiglia formata da 30 zattere ~i staccò dalla riva, nella notte dal 28 al 29 giugno, e riuscì senza alcuna perdita a raggiungere le a ltre due. Tutto il mater iale da ponte arrivò pertar,to a Simnitza n ella notte del 29 per essere impiegato nel giorno successivo, 30 giugno, nella costruzione dei ponti che dovevano numre la riva rumena alla bulga.ra.
Il Danubio (vedi tavola di disegno annessa) rimpetto a Simnitza ha una larghezza ·di 3200 metri; la riv:.. destra domina la sinistra; il braccio principale del :fiume scorre lungo la riva destra; talvolta, però, durante le piene della prima. vera, l'acqua arriva fino ai piedi delle celline sulle qua.li si asside Simnitza. In tempi ordinari le parti di riva segnate con Z (figura 1°) non erano coperte dall'acqua, ma soltanto attraversate da qualche ruscello. Il braccio a a corre parallelamente al fiume poco lungi dalla città e di fronte ad essa si notano le isole di Buscheresko e Ada. A.Il' epoca in cui i Russi effettuarono il passaggio, le acque si erano abbassate, però nei siti della riva segnati colla let-
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tera s1 vedevano dei pan tani lasciati dalle piene della primavera. Sopra il braccio a a costruirono un pon te in barche e più tardi gettarono su questo sito due ponti di cavalletti e finalmente vi ristabilirono un antico ponte in muratura ad · un arco, che non era stato distrutto che a metà. Il braccio b ò aveva il vantaggio di permettere ai Russi d i far passare i loro pontoni per acqua, da Simnitza fino al fiume: lo stesso braccio facilitò l'imbarco delle flottiglie delle truppe e più tardi agevolò pure i lavori, che s ~ dovettero fare per la protezione del ponte. Alcuni anni prima della dichiarazione della guerra gli abitanti di Simnitza avevano costrutto la diga i i, ed il ponte ad un arco solo m; ma la piena del 1876 li d istrusse entrambi. La riva destra del Danubio si drizzava a Simnitza . alta e scoscesa e i Russi n on vi trovarono che cinque soli punti facili per lo sbarco, punti che ho indicati nel disegno coi numeri 1, 2, 3, 4 e 5. La velocità dell'acqua oscillava fra metri 1,50 e metri 2,10: le massime piene vi erano n ella prima vera; le magre al principio dell'autunno. Il 1° ponte gettato dai Russi sul Danubio è. indicato nella tavola di disegno annessa (fig. l ") colle let tere CC', e e'; il se· condo ff', gg' e hh; progettarono inoltre iu i 4, uu ponte in ferro. Le condizioni fondamentali che si proposero per la costru zione del ponte si possono così riassumere : F rnire d i un accesso facile venendo da S i mnitza, un brev e svil uppo del ponte e un punt o di facile sbarco sulla riva destra : nel passaggio utilizzarono anche la parte più bassa dell' isola Ada. La 1unghezza d el ponte e e' erc:L di met ri 648,00; quella del ponte e e' metri 554,00. Le figure 211, e 3a dànno il profilo del fi u me in e e' ed in e e'. Per il ponte e e', e e' i Russi avevano da t empo costruttodei barcon i con tutto il lo:ro allestimento a Galatz, ove a vevano i ca.n tieri, e li avevano condott i come abbiamo g ià detto colla fer rovia a Slatina, eppoi p<:1r v ia :fluv iale da Sla-
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tina al Danubio passando sotto Nicopoli. Così pure il materiale dei ponti / /', g g', hh' fu portato da monte di Nicopoli. Oltre i barconi allestiti a Galatz che misuravano 9 metri di lunghezza, 2 di larghezza e 1 metro di altezza, i Russi avevano condotto aneli.e a Simnitza mol te barche del commercio, che trovandosi nell' Aluta, dette bacs, erano più piccole e molto più deboli di quelle uscite dai cantieri di Galatz, e servivano u nicamente al trasporto. Dagli arsenali di Galatz vennero le tavole, le àncore, le corde, le catene, ecc. ; ed il mattino del 30 giugno si iniziò la costruzione del ponte: i Russi potevano disporre: 1° Il materiale di 4 battaglioni di pontieri (ad eccezione di 15 barche impiegate al trasporto) che dava un po' più di 640 metri di ponte ; 2° Circa 150 barconi costruiti a Galatz; 3° Alcuni battelli dell' Aluta; .4° Un vaporino r.. ruote della forza di 50 cavalli, con due rimorchiatori in ferro e 3 piccoli battelli da trasporto ; 5" In caso di bisogno potevano servirsi d i barche turche che si trovavano a W idin a circa 5 chilometri a valle di Sistova. Il generale del genio Richter, che dirig eva il lavor o designò un battaglione di pontieri col suo materiale per continuare il trasporto delle truppe; 2 battaglioni di pontieri dovevano col proprio materiale e coi battelli fatti a Galatz cominciare la costruzione del ponte fra la r iva sinistra e l' isola Ada, partendo contemporaneamente dalle due rive. Sopra l'isola Ada dovettero costruire un p iccolo ponte fatto con galleggianti rivestiti di tela di vela. Al 4° battaglione spettava di g ettare il ponte fra l' isola di Ada e la riva destra (turca). I pontieri costru.irono col materiale regolamentare pron.: tamente il ponte, le portiere però formate con i battelli di Galatz presen tarono qualche difficoltà perchè dovettero essere r imorchiate da vaporini alla testa del ponte stesso. Il 30 a sera il ponte era pronto, salvo un' apertura di 170 metri n el mezzo; invece la costruzione del ponte e e'
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andava molto a rilento. Il 30 giugno verso 10 ore di sera si alzò un violentissimo vento, il quale per una lunghezza di circa 200 metri sfasciò addirittura il ponte; l'altro tratto di esso invece non soffrì alcun danno perchè riparato dalla parte alta dell'isola Ada. . . All' ~n~omani, al posto delle barche d'equipaggio sfasciate, 1 pontieri russi collocarono i barconi r icevuti àa Galatz. Il 1° giugno alle ore 11 di sera il ponte era nuovamente costruito. Ciascun corpo di sostegno galleggiante, era ancorato a monte e per ogni 2 bastava un'àncora da valle. Le ancore v~nute da Galatz pesavano in media 200 chilogrammi, le trav rnelle furono impalcate con caviglie. Il ponte misurava in complesso 1075 metri, la carreggiata (larghezza del tavolato fra le travicelle di ghindamento) era di 3 metri. D urante i primi 8 giorni il ponte servì di passaO'O'iO ai 14 reggimenti di fanteria con i loro carreggi, di una di~isione d~ _cavalleria, di 5 brigate d'artiglieria, d i 25 batterie isolate, d1 2 parchi d'artiglieria. Dal 22 luglio a.l 26 dicembre, cioè durante 6 mesi il pas~ saggio fu sospeso solamente per qualche ora.
Costruzione del ponte
f't', g g' e hh' Dalla fine d i giugno a metà luglio, i Russi servendosi del1'Alut~,. av_evano potutq condurre a Simnitza una grande
quant1ta d1 materiale. Doveva servire alla costruzione delle ste;ca~~ rrotettrici de_i pon~i e ad erigere i ponti lf', g g' e h h. S1 componeva d1 trav1celle lunghe 6 metri aventi una squadratura variabile fra 0,04 e 0,06, di catene di 4 centimetri e di imcore di 200 a 300 chili, d i materiali in ferro e di barconi; il materiale, quando fu a;:icatastato sulla riva, occupava una lunghezza di 3 chilometri. Il ponte fl', aveva
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una lnughezza di 180 metri, il ponte g g' 560 metri, e il ponte hh' 556 (figura l8), in tot.ala 1296. Il profilo fra l'isola Ada e la riva destra ò simile al profilo e e' della :figura 3°; la massima profondità è di metri 10,60. S ' impie,garono per la costruzione dei tre tratti di ponte i seguenti materiali : 1° Z attere; 2° Supporti da mulini galleg gianti; 3° Barche requisite sull'Aiuta. Le zattere si riunivano in due specie distinte, a seconda del differente legname che avevano a disposizione. La maggior parte si componeva di travi di 6 metri (figure 6° e 7• ) riunite 2 a 2, e 3 a 3 con caviglie. P er utilizzare poi la grande quantità di staffe e bnloni in ferro che avevano condotti da Galatz, i 1;?,ussi confezionarouq anche zattere strette com· poste da due strati di travi lunghe 6 metri e improvvisarono ancora altre zattere con fusti d'albero non squadrati, della lunghezza di 17 metri. I galleggianti dei mulini variavano moltissimo nelle loro dimensioni presentando serie difficoltà per essere utilizzati. Al fine d'impiegarli i Russi si videro costretti a rifarvi la metà dei bordi (fig ura 8", galleggiante del mulino; figura 9°, galleggiante preparato per il ponte). I barconi dell' Aluta, impiegati dapprima come barche da trasporto, vennero poi utilizzati co.rne corpi di sostegno accoppiandoli a 2 a 2, e ciò pe1' tutta la hrghezza ·ael fiume, meno che nei luoghi poco profondi, ove invece si piantarono dei cavalletti. 'l'uttavia, malgrado l'ora descritta disforrnità dei corpi di sostegno, tra ]e travicelle di ghindamento intercedeva -una larghezza che variava da 3,60 a 4 metri. Fermava ogni galleggiante un'àncora a monte ed una per ogni coppia, a valle. Il ponte (/(' ), cominciato alla riva sinistra il 14 luglio, giungeva il 27 (luglio) all'iso la di Bnscheresko, era sostenuto · da un gallegg iante da mulino, da 12 portiere formate da galleggianti dell' Aluta e da 3 cavalletti. Una gomena di 20 centimetri di diametro si manteneva tesa da una riva all'altra e serviva a collegare maggiormente le varie parti
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del ponte fra di loro. Fra le due isole vi si notavano: due grossi galleggianti di mulini; 7 portiere formate con barche dell'Aiuta; 49 zattere. IL ponte incominciato più tardi venne finito l' 11 agosto. Per proteggere i piccoli battelli dell'Aiuta, dalle onde che formava il vento dell'ovest, avevano stabilito a monte del fiume una semplice steccata di 85 metri di lunghezza. La portiera d'apertura era ancb'e&sa formata oon zattere, ed era a causa della posizione del fiume, in pros-. simità della riva destra. Il ponte h h' contava partendo dalla riva sinistra 5 cavalletti piccoli e grandi e 108 galleggianti di mulini; possedeva una portiera d'apertura larga metri 15,50, collocata in mezzo al fiume: il tavolato non era riuscito allo stesso livello per i troppo diffe1·enti corpi di sostegno impiegati. A cominciare dal 1° agosto 1877, il primo ponte servì a passare da Simnitza verso Sistova, e il secondo al passaggio inverso. S iccome il secondo ponte aveva maggior carreggiata del primo, così servi anche al passaggio di alcune artiglierie d'assedio, ma però non senza difficoltà. Le spese di costruzione ascesero a circa 8000 franchi solamente per l'acquisto di torce a vento, chiodi, tela cli vela, gio1·nate d'operai, ecc. D i notte i ponti erano illuminati per tutta la loro lunghezza. I Russi, oltre alla costruzione dei ponti indicati, eseguirono altri lavori, alcuni dei quali rifletterono i mezzi atti a conservare i ponti stessi, altri alla sistemazione delle strade d'accesso. Per proteggere i ponti i Russi progettarono di gettare a valle ed a monte 6 successive lince di difesa. La l" doveva essere costituita da una robustissima rete, formata con funi e tenuta sul fondo da una catena pesante; la 2• da una steccaia rinforzata; la 3• da una steccaia semplice; la 4" da una rete da pescatori; le due ultime da linee di torpedini. La steccaia semplice doveva essere formata come indica la figura 10" (vedi tavola di disegno annessa) ed essere
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robustamente tenuta a posto da àncore pesanti 160 chilogrammi, disposte fra loro ad intervalli di 50 in 60 metri. La fig. 11" indica la steccaia rinforzata, la quale doveva. essere composta da tanti elementi costituiti da 4 travi lunghe 6 metri collegate con staffe ed avviuti con catene di ferr o: àncore pesanti 320 chilogrammi immobilizzavano quest'ultima steccaia. Però le linee di difesa non si poterono erigere per defi. cenza di materiali ed i Russi si dovettero accontentare di porre una steccaia semplice e principiare il o-etto di quella . ~ o nn!orzata. La semplice venne fissata a 5 chilometri a monte del ponte, la r inforzata a 500 metri a valle della semplice. Il lavoro per costruire la steccaia rinforzata riesci molto malagevole ed i pontieri russi do,·ettero ricorrere al piroscafo Annette per tenderla àttraverso il fiume. La costruzione procedeva in questa maniera (vedi .fig. 12'): I pontieri fissavano con àncore sulla riva in 1, l'estremità della steo· caia e la lasciavano abbandonandola alla corrente, quindi attaccando al rimorchiatore successivamente la steccaia stessa in b'', e", d" la conducevano a monte. I pontieri gettavano le àncore nei punti prestabiliti e per ·effetto della corrente il punto d'attacco delle funi d'àncora b'· veniva in b', il e'' in e', il cl'. in d' ottenendo cosi la steccaia nella voluta. direzione. ·Ai primi di dicemdre 1877, a causa dei voluminosi blocchi di ghiaccio trasportati dal Danubio, i ponti vennero infranti ed il passaggio continuò medianta il vapore Annette. Ma anche tale mezzo di comunicazione dovette cessare ai primi di gennaio 1878 perchè aumentando considerevolmente le masse gelate travolte dalla corrente si rese ineluttabilmente pericolosa la traversata anche su galleggianti sciolti. Ai Russi ora non restava altra speranza per proseguire il tragitto se non che il fiume gelasse completamente, ed anzi avevano raccolta una enorme quantità di sale grosso per spargerlo sulla superficie e dargli cosi maggior resistenza col facilitare e aumentare il congelamento, ma la delusione subentr ò alla speranza perchè ìl fiume non presentò mai una crosta
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unita e sicura. Cessata la congelazione delle acque ai primi di febbraio del 1878, le comunicazioni furono nuovamente riattivate coi vapori, e verso la metà dello stesso mese il genio russo ebbe la possibilità di cominciare la costruzione dei ponti in / /', g g', e h h', utilizzando il matNiale dEii ponti e e' ed e e', e di altri pontoni in ferro, permettendo alle truppe di ricominciare il transito il 21 febbraio. A,.llorèhè i Turchi cedettero la città di Ruschtschuk ai Russi, costoro vi trasportarono tutto il loro materiale da ponte, ed alla metà di maggio del 1878 non r imasero più a Simnitza che 2 piccoli vapori pe1· continuare il passaggio.
L'AZ[ONE DI GIOACCHINO MURAT NELLA CAMPAGNA DEL 1814 IN ITALIA
III. UlmERTO FELLONI copi/ano.
Alla fine di novembre del 1813 il generale Miollis, governatore di Roma, annunciava al vicerè l'imminente arrivo di un corpo di Napoleone, che doveva recarsi nell'alta Italia. Questo nucleo faceva parte dell'esercito, marciante verso il nord, e che, composto di due divisioni di fanteria, e di una della guardia, procedeva nel seguente ordine: 1° La prima divisione, comandata dal luogotenente generale Oarascosa, constava di quattro reggimenti di fanteria, due reggimenti di cavalleria e sedici pezzi. Essa muoveva direttamente su Roma, ove doveva pervenire fra il 25 no · vembre ed il 2 dicembre; 2° La seconda divisione, comandata dal lnogotenente generale D' Ambrosie, comprendeva otto battaglioni di fanteria con otto cannoni; si dirigeva per gli Abruzzi sopra Roma, ove doveva arrivare fra il 2 ed il 4 dicembre. La prima brigata di questa divisione dipendeva del valoroso genera.le Gugliehno Pepe, una. delle più simps,tiche e cavalleresche figure italiane del nostro secolo; 3° La divisione della guardia, comandata dal luogotenente generale Millet, constava di cinque battaglioni, otto squadroni e sedici pezzi. Essa marciava su Roma, ove doveva arrivare 3ubito dopo la divisione Oarascosa. Ma appena le truppe della guardia si trovarono nell'eterna città,
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vi giunse pure, fra lo stupore generale, una terza divisione da nessuno aspettata, perchè non compresa nella prima tabella di movimento; era condotta dal luogotenente generale Pignatelli-Cerchiara, e si componeva esclusivamente di otto battaglioni di fanteria. L'esercito versava in condizioni tutt'altro cho liete; soffriva di un'intensa demoralizzazione, perchè gli ufficiali e soldati disapprovavano che si dovesse < combattere contro la << propria patria » e che « un re assoluto, reggitore di un « popolo, del cui sangue e delle cui sostanze disponeva a suo « t~ilento, e di cui vantavasi padre, potesse operare coutro i « più alti destini di questo (1). » I generali, parte napoletani e parte francesi, si mostravano gelosi fra essi, non solo per le consuete rivalità originate dall'ambizione, ma altresì per antipatia di nazionalità; ed anche dal punto di vista logistico la situazione appariva desolante, poichè mancavano magazzini stabili di viveri, casse militari, servizio di trasporti; i commissarii di guerra, più d'una volta nel corso della campagna lasciarono la truppa digiuna, ed i soldati per nou mor ire di fame d~vevano esercitare la busca, le conseguenze della quale erano funestissime, sciogliendo i vincoli della disciplina ed attirando sui combattenti l'odio delle popolazioni. Il Mur~t aveva appresa questa maniera di condurre la guerra senza assicurarsi dei magazzini e degli approvvigionamenti alla scuola dei Francesi. Al principio della ri vol uzioue l'Italia, che da molto tempo non aveva subìti i danni dell'invasione straniera, aveva abbandonati tutti i suoi tesori al vincitore; ma allorchè essa vide che il conquistatore inghiotti va ogni grazia di Dio senza riuscire a soddisfare la sua feroce cupidità, imparò a nascondere le sue ricchezze, e da allora divenne assai difficile levare dal nostro paese i balzelli di guerra necessari per far sussistere un esercito. Non v'era quindi per le truppe altra risorsa che la fertilitc'i della r egione, la quale poteva facilitare alle colonne il modo di diminuire l'imbarazzante carreggio di viveri che è il ro
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.lfemol'ie inlm·,10 aliti sua vitri. rap. XIX, pni;:. 2H .
~EL LA CAMPAGNA UEL
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vero - impellimenta belli - di tutti gli eserciti . Ma se per sventura anche il territorio è sfruttato. esau-sto, allora le milizie si trovano in condizioni disastrose, ciò che avvenne qualche volta nella campagna del 1814 (1) ed assai spesso in quella del 1815 (2) in Italia. La fanteria napolitana costituiva il nucleo più addestrato e disciplinato clell' esercito; la cavalleria invece era mediocrissima, e P artiglieria ed il genio poco esperti delle loro attribuzioni; la colpa dì questa incuria militare scaturiva dal fahto cha era assai difficile che si avessero a Napoli, dove nulla dopo il 1808 aveva carattere di stabilità, delle provette milizie, specialmente nelle armi che esigono molto esercizio e lunga pratica. Il 4° leggero, il 9° ed il 10" di ,linea furono all'atto della loro fondazione costituiti con forzati e prigionieri, i quali non dimenticarono mai i difetti della loro origine. Vi era una grande quantità di Francesi, sia soldati che ufficiali in t.ntti i corpi e specialmente nella Guardia. Lo stato maggiore, meno qualche rara eccezione era generalmente malissimo composto; esso contava in abbondanza ufficiali che si erano riconosciuti incapaci a servire nelle armi cli linea; quindi è ovvio a,sserire che il corpo non si trovava all' altezza delle funzioni che deve svolgere in guerra. La marcia delle truppe si effettuava lentamente ed il passaggio per Roma si protrasse durante tutto il mese di dicembre. Il re di Napoli, che bramava la ratifica delle trattati ve coll'Austria e coll'Inghilterra non volendo avventurare il suo esercito alla cieca stabilì lunghi soggiorni nella marcia delle varie colonne e considerevoli intervalli fra l'una e l'altra di esse. Nè soddisfatto di utilizzare un sì elementare e comune mezzo per temporeggiare. impartì ancora ai suoi generali l'istruzione segreta di rallentare il movimento in tutti (tl Ve(li le illem.orie del generai~ Guc r,,su10 P1,~ll a pag. 22'•. (2) L 11 ngamen to e (!iudir. iosamente p,1.rJa su qnes to ar{(omcnto un OP Ltscolo rcccnteme.nte 1>11bblicato dal bnron<l Lumbroso, co i ti11i del Carnet h.islorigiic ui Parigi (1899). Il 1nano.,critto ano11i1110 che forma materia del detto. interossautissimo volumetto, è dal Lumhroso altribuilo al ge nera le d'Ambrosio.
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i modi, che a loro riescivano possibili; quindi essi mendica· rono pretesti su pretesti per prolungare la stazione delle milizie in ogni città. La guardia reale napoletana e la di visione Carascosa, dopo aver soggiornato qualche tempo a Roma, proseguirono la avanzata in tre colonne; Ja prima si diresse ·per Macerata su Ancona ; la seconda per il passo del F urlo sopra Fossombrone e Fano; la terza per Viterbo su Firenze. La d ivision e d'Ambrosio si trasferì tutta ad Ancona; la Pignatell i r imase a Roma. Questi quattro corpi, che formavano un totale di trenta battaglioni e sedici sg uadroni con cinquanta pezzi, raggiungevano un effettivo di circa trentaquattro mila UO\lllnl.
11 15 dicembre il feld-maresciallo conte di Bellegarde, nominato comandante in capo dell'esercito austriaco (operante sull'Adige) in sostituzione del gl::nerale Hiller, giungeva a Vicenza. Questo cambiamento che, secondo le notizie oo·iunte al vicerè, doveva essere seguito dall'arrivo d' un gagiiardo rinforzo, e l'intenzione, che il maresciallo di Bellegarde palesava alteramente, di voler forzare l'esercito franco·italiano nella sua "linea dell'Adige, lasciavano ·supporre al principe Eugenio di dover contrastare ben presto ad un attacco frontale dell' A. ;_1stria. Le milizie napoletane, che, come vedemmo erano già ad Ancona ed a Rorr.a, minacciavano di avvicinarsi sempre più. e con loro la soluzione di un importante problema, quello cioè del partito che avrebbe alfine abbracciato l'enigmatico ed irresoluto re ì\1.urat. Il 22 dicembre Eugenio scriveva al Darnay : « Da giorni « non mi sono fatto vivo, perchè ho da occuparmi fin sopra « gli occhi, massime per tener d'occhio questi Lazzaroni. Ci « capite voi nulla? Un aiutante di campo si presenta a Forlì . « ai nostri posti, chiedendo il passo onde parlamentare col « nemico; insistette, e finì confessando che portava una lettera « del suo padrone pel generale austriaco. Il colonnello Ar<< mandi stette fermo a negarglielo, ed egli tornò indietro; « all' Ar~andi attestai la mia soddisfazione e diedi ordini « severissimi per l' avvenire. » Lo Zanoli racconta invece
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quest 'episodio in un modo diverso ; egli dice : « Primo a « dar sentore delle trattative d i Murat coi contrari fu il « colonnello A rmandi (comandante a Forti), il qua le ebbe « ad accorgersi che un corriere napolitano, sotto pretesto di « recarsi presso il vicerè, era riuscito a passare a Comacchio, « facendosi condurre da un pescator e a bordo di un legno « inglese, che stava a vista sulla costa di Cesenatico. » lf.
** Il 20 dicembre il generale N ngent, dopo di avere agevolmente con un corpo austriaco occu pata Ravenna, emanava ai popoli italiani un proclama, col quale egli li richiama"a alla loro antica fo rma di governo, esor tandoli a sottrar si al g iogo, che loro duramen te era stato imposto colla creazione del regno d'Italia,. Questo proclama produsse l'effetto di suscitare, r iunire od accrescere i malcontenti n umerosi sotto ogni fo rma di governo, ma n umerosissimi nel febb rile periodo napoleonico, ricco di fu lgide spera.nze non meno cho di desolanti, improvvise disillusioni; e scosse, oltre i malcontenti anche molti spiriti affannosi, che pur non soffrendo sotto il governo che li guida, credono e sperano trovar e in ogni mutazione di regime un miglioramento alla loro sorte ; tutti costoro insorser o appassionatamente a favore degli austriaci, infestando con rivolte, scorrerie e saccheggi le mon tag ne che :fiancheggiano a sud la via Emilia, fra Rimini e Faenza. Il 25 Nugent si avviò per terminare l'occu· pazione della costa dell'A.driatico, poi.chè egli aveva per scopo precipuo d i allaccia rsi al più presto alle truppe napoletane. Il medesimo giorno 25 occupò a forza F orlì, ricacciando su Bologna i colonnelli Scot ti ed Armandi, che perdettero cento uomini mor ti, quattrocento prigi onieri, due cannoni ed un cassone di muuizioni. Pure il 25 le solda tesche della d i1(isione Carascosa arrivavano a Rimini spingendo distaccamenti sino ad I mola ; la e;ongiunzione bramata dagli alleati era dunque avvenuta. 64 -
A;,iNO XLV[.
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Al priucipe E ugenio produsse una penosissima impr~ssione, r ibadendo i suoi sospetti sulle subdole tendenze dei napoletani, il fatto che costoro, stabiliti da più di ventidue g iorni nelle adiacenze delle località ove si trovavano gli Austriaci non fecero avanzare un solo battaglione per risparmiare dal saccheggio le città di F orlì, Ravenna, Faenza, Cesena. « L e < beau pays de Roma.gne scrive egli il 28 dicembre al « ministro della oo-uerra - va etre envabi, et les Napolitains, . « ces préteudus libérateurs de l' Italia, voiont cela d'un oe1l « indiffé1·ent ! Car c' est sous leurs yeux q ue tout cela se « passe. (1) » Il aenerale Barbou, che comandava la fortezza. di Ancona, non :veva tardato a concepire dei sospetti sulle intenzioni dei Napolitani; egli aveva ,perciò accuratamente munita 1~ cittadella e vi si era rinchiuso con 1500 uomini; altrettanti ne attendeva dai presidi sparsi fra Macerata e Fermo; al tempo stesso non ostendeva al di là della città l'ordine vicl3reale, che apr iva ai soldati del Murat le fortezze . . Macdo: nald (2), che era arrivato ad Ancona con una bn~ata d1 riserva, chiese arditamente la cittadella, allegando 11 poco serio pretesto che essa g li era nec~ssari.a per acq'ua~tierarv~ le truppe, onde aver un mezzo d1 arresta:rne le frequenti diserzioni; ma Barbou, subodorando l'insidia, si rifiutò di accondiscendere alla richiesta. Cominciò allora l'assedio della piazza; forono collocate a varie distanze (la minore era_ di mille metri) poche batterie di cannoni, molte di mortai_~ di obici; i lavori di approccio ferverono; vennero costru1t1 ed armati alcuni fortini senza che i difensori dessero alcuna molestia. Agli attaccanti non mancar ono nè artiglierie, nò munizioni prese da alcuni forti caduti in loro potere; non si attendeva che il segnale di. cominciare il fuoco.
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Il 27 gennaio i prefetti del Tronto, del Meta.uro e del .:Musone avendo abbandonate le loro residenze, il generale Macdonald si impadronì delle casse pubbliche, sciolse gli .a.ttruppamenti poco favorevoli ai Napoletani ed i distaccamenti italici situati fra Fermo e Macerata e proclamò ovunque il re di Napoli quale angelo tutelare d'Italia ( l). Questa condotta più che equivoca, che gli ottimistici ordini dell'imperatore Napoleone obbligavano a tollerare, inquietava vivamente il principe Eugenio. Non potendo egli ancora agire in senso ostile, non volle per ò trascurare alcune indispensabili misure precauzionali, onde trovarsi pronto a respingere un attacco, che poteva essere imminente. Fece perciò sollecitare la costruzione di una testa di fronte a Borgoforte e l'arma1I1e~to completo della fortezza di P iaoenza per premunirsi contro le minaccie sul suo fianco destro o sui suoi rovesci; i detti lavori erano già stati ordinati sino dal principio della ca mpagna contro l'Austria. Il 30 dicembre del 1813 la brigata napoletana, comandata dal generale Filangeri (2) (divisione Carascosa) entrò in Bologna. Eugenio, bramando di non compromettere inutilmente le truppe, che aveva ancora nel dipar timento del Reno, lasciandole in mezzo ai Napoletani, or dinò loro che ripiegas· -sero, ma.no mano eh~ i soldati del Murat avanzavano. Per conseguenza il generale Fontana, ohe capitanava la guarnigione di Bologna, fece partire alla volta di Mantova e di Milano le milizie e i depositi, che si trovavano in quella .Piazza. ed egli si ritirò a Modena.
(t) fl. Archivio cli Stato di Napo li. rncartamnn lo n. .[056. Scz. Guerra. Leltcr:1 rlel gu11. u'A mbrosio al min istro clclla guerra. (flimini, ~7 gen naio ·181/i).
(I) ZA:so~,. - Op. citata, documento 1,1, pag. 377.
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PJ 11 ~~nerale 1-'r.mcesco MncrlonaM. na.polct:ino, non ha nulla d1 comuno colla
fa-
mi"lia ~ol maresciallo inwer1ale, duca di Taranto. li generale _sposò SCl!retanU'nt,• ca;olina Mural (divPDula contessa ,li 1.ipona. - ana~r:ulllna di_JSap_oh) allorch~ _c,11:, i•issc e~iliata in Austria. Lo figlie della r('gina lo ,uoav;rno molto; Lu1~a l\asp_on, s 111caricò della i~cri1.io11c da collocare sulla tomln ,1,•t genornle. Cfr. f,e ro1 Joachm1 .Jt1,n1t et sa cour, ,li A. l.t:llDRO~O. Cahor:;, 7 (arma, 1899.
(2) Questo generale ora lìglio di quel ramoso Gaeta no Filangeri che noi i7SO disegnava i dirilli e<I i doveri dello Stato moderno destando l'ammirnionc dei contemporaooi per la. largllc1.1.a delle sue idee. Cal'lo l'ilangcri. veniva considerato come uno dei migliori generali rl'avanguarclin, che si rossero formati alla scuol:i. napoleonica; Ilo po essere si:., Lo l1enevo1mcnte tratta Lo dal!' imperatore, rn da questi inv iato al Mu1·at, per un <luollo .avuto in Jspagna. - Vccl i Lu;,iorwso. - Campagn<L det 1815.
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Il re di Napoli, dopo aver firmato il trattato dell'll gennaio, non poteva astenersi di farlo conoscere al suo popolo; il 17 gennaio perciò fece p ubblicare un breve proclama, col quale notificava la sua separazione· dalla Francia ed annunciava che prenderebbe possesso, in nome degli alleati, dell'Italia meridionale fino al Po. Le truppe napoletane, cheavevano sospeso la marcia dopo l'arrivo del generale Filangeri a Bologna, si ri misero in movimento, e le dimostrazioni ostili cominciarono ovunque, sebbené la guerra non fossestata ancora ufficialmente dichiarata. Il principe Piguatelli si recò il 18 gennaio al quartiere g enerale austriaco in Vicenza per annunciare al maresciallo Bellegarde l'adesione del suo sovrano alla coalizione contro la Francia. Pure il 18 il generale Carascosa pervenne a Bologna colla seconda brigata della sua divisione; ed il 20 fu ra.gginuto dalla divisione della guru·dia, forte di settemila uomm1.
Per i movimenti delle milizie napoletane il disordine a Roma crebbe a tal segno che i principali abitanti della cit,tà decisero d'inviare una deputazione al re di Napoli per pregarlo di prendere regolare possesso dell'ex-dominio pontificio e di introdurvi un governo provvisorio. La deputazione composta dei principi Sciarra, Barberini e del Potenziani ginnse a Napoli il giorno 11 gennaio e narrò che gli ordini del generale Miollis, governatore di Roma, non poterano più contenere g li impeti della plebaglia, e che gli impiegati francesi correvano il rischio di venire massacrati da un momento all'altro; aggiunse che lo spirito d'insurrezione aveva già guadagnate le campagne adiacenti, e v'era da attendersi una sollevazione generale del basso popolo, il quale col pretesto d i cacciare i Francesi, avrebbe saccheggiato le case dei ricchi proprietal.'i. Il re di fronte a queste allarmanti notizie diede
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<ordine alle trnppe napoletane, che fino allora avevano dovuto astenersi dal partecipare agli avvenimenti delle città in cui esse dimoravano di prendere ufficialmente possesso -di Roma (1) . Il 19 gennaio, ott-emperando agli ordini reali, il generale napoletano La Vaugoyon penetrava in Roma, sostituendo ai posti francesi altrettanti napoletani e dichiarandosi coman·dante supremo degli Italo-romani. Miollis con milleottocento uomini, in gran parte coscritti, e quasi senza viveri (2) si Titirò in Castel S. Angelo dove restò bloccato. Nel me:desimo giorno 19, il barone Daru, intendente della corona imperiale francese a Roma, riceveva la seguente dichiarazione -dai Napoletani: « Oggi, 19 gennaio 18.14, noi sottoscritti ci siamo recati -« per ordine del signor 1uogotenente de La Vaugoyon, co« mandante superiore degli Stati Romani, al palazzo del ·« Quirinale ed all'ufficio dell'Intendenza della Corona per ·« prenderne possesso, ed abbiamo in conseguenza dichiarato « al signor Daru, intendenLe della Corona che l'amministra« zione, di cui egli è incaricato passa d'ora in nanzi agli ·« agenti del governo napoletano.
« G. LERosr e
·« «
-« « «
·«
GA..LLIANI. »
Il Daru nspose: « La trahison et l'ingratitude étant l~s seuls fondaments de cette déclaration, je déclare à mon tour gue, loin de me prèter à ce que préteud faire le gouvernement napolitain, je m'y refuse entièrement et m'y refuserai toujours comme à une làche usurpation, et comme devaient le faire attendre de moi ma fidélité à l'Empereur et ma recori.naissance. « Sigmi : M. DAnu » (3) .
(-1) J,eltera- di ilfie1· a 1'lettemich, n. 13 , pag. i42, voN IIELFEflT. (2) L'approvvig ionamento della fortezza si r iduceva a. quindici buoi e ad un:~ mediocre -(J nantità di graoo non macinato; abbisognò quindi costruire mulini a br,iccia e far di1>tri b11ire l a carne cli cavallo, onde, risparm iare i buoi per gli ammalati. (3) Luuunoso. - ,!luraltiana, pag. 20.
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La for za delle truppe francesi nella 30a divisione militare, (~oma) n?~ raggiungeva a quest 'epoca che la cifra di quattromila uom1m, dei quali, solo duemilacinquecento combattenti. Queste . milizie si componevano dei quadri del terzo e quarto battaglione del 6° reggimento di linea; dei depositi del 14<>e _22° legge1:i, e del 2° reggimento straniero, d'un battaglione d1 volontan r omani, tre di gendarmeria e due d i cannonieri g ~arda-cost~. Esse erano ripart ite fra il Castel S. Angelo, C1v1tav_eccb a ed alcuni piccoli presidi della costa. Le truppe francesi, sparse pel dipartimanto del Trasimeno e sulla sinis~r~ del T_e~ere ripararono in Toscana; Lavc1,lette, che pres1d1ava C1 vita vecchia con millequattrocento soldati ebbetempo di approvvig ionarsi prima che i Napoletani lo bloccassero.
Il 23 gennaio ~Iurat partiva da Napoli, lasciando la reg-· genza nelle m~m _della regina Carolina (1). Il 24 eg li entrava fra entusiastiche acclamazioni in Roma; si sentiva org?glio~o di t:·ovarvisi d_a re e con qualche speranza di aggregar& a1 suoi Stati la sacra città. In questa occasione per propiziarsi 1~ benevo!enza del popolo i Napoletani danno feste grand10se e d1stnbu1scqno in abbondanza doni e decorazioni. I
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patrizi romani corrispondono a queste munificenze invocando il dominio d'un sovrano laico, e facendo voti fervidissimi che costui sia Murat; questi frattanto in ogni luogo fa ab: batt ere gli stemmi italici, rispettare gli imperiali onde fingersi ancora devoto a Napoleone. Come già fece Ferdinando nel 1798, costituisce un consiglio generale d'amministrazione tutto napoletano, nominando presidente il cav. Luigi Macedonio, membri il duca di Canzano, David 'i\Tinspeare, d'Onofrio e l'avvocato Poerio. Intimato al Miollis di cedere Castel Sant'Angelo e la vicina Civitavecchia, egli energicamente rifiutò. Cominciarono anche a Civitavecchia, come già ad Ancona, le ricognizioni eseguite con molta tranqnillità ed indifferenza perchè gli italici non opponevano violenta resistenza; gli ingegneri militari andavano senza precauzione attorno ai forti segnando sul terreno le trincee e gli approcci. Soltanto quando le truppe della difesa scorsero fra gli attaccanti il generale La Vau· guion, governatore di Roma, ed il generale Colletta, direttor e supremo del genio, odiati entrambi, l'uno perchè francese, l'altro perchè noto istigatore di Gioacchino a quella guerra; lo sdegno ebbe il sopravvento sulla prudenza, e le batterie della fortezza aprirono il fuoco contro gli assedianti, in special modo nei luoghi ove apparivano i due generali. Però nella notte del 28 gennaio i Napoletani partirono ripiegando tutti sµ Roma.
(4) Uno dei primi atti della regina è il seguente ordine, col q\lale ella dimostrava la sua ostil1ta ver,o , Francesi : , Monsieur le Ministre I "otJùd Viens cle Ben~ · ; ven t, p t a'orclonner la· .priso clo possession défin itive dcs (>rinciJla\lte·s , e on ccorvo, 1a sa1s1e dc tous !es biltiments frauç~-iis cl.e guerr e ou ctu commerce
, e .
qui sont rlans n_os ports, on pourra1ent y aborder, le reuvoi à Corfou ou en Frane • de tous les omc,ers ou agens du gouveruement français en n; ission à Otrantc ou dan: " aucnn e d~ nos illacc,, la rup ture de toutc commuaicati on entre le (loyaume de Na·· • ples et l'll:mp,re lrança,s, et enfln l'apposition dcs scellés sur toutes !es caisses a1;. , partenantcs au méme gouvernement. . • _En _vous do nn~nt conn,1iss,ince rio ccs clispositions, mon de, ir est que vous me pro• pos1e7. le ~om r1Ictement de toutes les a\l trcs mesures qui sont une suite nécessai re· • de notrc etat de guerre avec la France. • Sur ce j e prio O_ieu etc. ' CAIIOLl1'E • • • Le 12 fèv ricr Dall'HELL'EIIT, pag. i42. - Caroline ,!luriit an isre 11/iniS/er. «
Il generale Minutolo, il quale era stato distaccato verso la Toscana, giunto a Fi~·enze il 31 gennaio, prende possesso della. città in nome di Gioacchino Napoleone Re delle Due Sicilie, con numerosa fanteria napoletana. L'indomani, alle nove e mezzo del mattino la principessa E lisa, il principe Felice Baciocchi e tutte le autorità civili. par tirono da Firenze per recarsi a Lucca, dove già si aveva spedito la p·.cincipessa figlia e di nottetempo parecchi carri pieni di argenterie e di cose
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preziose (1). Le truppe che formavano la guarnigione di Firenze, si ritirarono a Livorno, dopo aver lasciato un piccolo presidio nella fortezza da Basso od in quella di B elvedere. L'opera di :\:I.urat si svolge lenta, ma sicura, più per impulso cl i strane e fortunose vicende, che per volere degli uomini ; procede come un polipo immane, muovendo verso la valle del P o i suoi terribili teutacoli. Il 5 febbraio entra in Firenze il generale Giuseppe Lechi (2), che pubblica un proclama, promettente. ai popoli di Toscana indipendenza, felicità e un governo italiano conforme ai loro desideri; lascia sperare una pace duratura quoJ, er·at in votis, garantita dalle potenze alleate, e riesce il 23 febbraio, dopo un blocco di diciotto giorni a far evacuare dalle fortezze da Basso e di Belvedere le guarnigioni francesi rimastevi. L'Italia tuttavia assistev::i indifferente all' impresa del re di Napoli; nessun fremito scuote.va i nostri popoli, nulla li incitava a seguire quelruomo, cho per ottenere l' indipendenza della penisola si allea va coi nostri più temuti dominatori, cogli Austriaci. Un unico, isolato, ed inascoltato episodio di sollevazione lo rin veniamo nel dicembre del 18 13 nelle provincie del Patrimonio, ove Felice Battaglia aveva· rad unato per alcuni giorni una piccola banda con vessillo italiano.
(I) Per aver un"idea della stran~zz:i o della incostanza dt qu~i tempi, basti ricordare c he l 'unico rogl io politico f)ttl,blicato allora in F irenzo, soltanlo in una sol ti mana del robhraio i8V, trtut:t tre vol te il t itolo, o da Gior na.fe del dipc11·1imento .de/.t'Anio come si ch iamava Il 3 febbraio, ctivent.a il 5 fobbraio Glo1·1111te ;politico cli Fire11::;e e il lO Ga::;::etla cli Ffre1ize. - cr. OtAGt. - Politica e bel mondo, 11ag. 80. (il) Giuseppe Lechi, nel ii66 allievo del Ter csia110 e poi ufliciale nell'cs<:rcito aus triaco , fll ti p rimo e 11iù ollìcace a.g it:t Lo re brcscia no nel 1797; valoroso so ldato sul ,;:1111p o cli bo.Uaglia, mostravasi invece poco onesto nelle p ratiche am min is trative. In Spagna dilapidò fe rocemente si che venne chiamato il Ven·e novello, per cui sebbene cfifendesse validamente Bar~llona., Naooleone, che pure avom lasciato rubare tanto in Italia, voleva, porlo sotto consiglio di guerra, da l qual e lo salvò .\lurat, chiamaudolo a l suo se rvi zio a Napo li. Il Leciti si t1 ffezi onò mol to al r e, Lau to ch e J<.: ugen io , rifere ndo m un a lettera a Na r oleonc ,lol 20 d icembre 4813 le pre tese di Gioacch ino , di • aver tutta l'autorità an1ministrati,·a o militare fino al Po , , e segnala ndo ali' imporalore il cattivo spirito, che dominava i.\"a1101i, aggiungeva: , - li re passeggia solo ed • in cal~sse col generale Lech i, uscito n llimameute di galera (era stato rinchiuso a Vin• cenncs) - Il quale lo ass icurò cl1e non ha che a presentarsi in Tt;<lia., e r. il e ci co nta. , un g ra ndissimo part ito • . (Du CASSE. - Alémoit·os d11 Prince Bugèn e, VIII , 18:i).
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Il 22 gennaio alcune trnppe della divisione d'A mbrosio occuparono F errara, annodandosi alla br igata austriaca del generale Stahremberg, lit stanziata. La divisione Carascosa pro·segui il movimento su Modena, e l?, occnpò il 30 gennaio. Il generale N ugent colle truppe austriache penetrava il 28 gennaio i.n Dologna. seguito dalle restu.nti milizie della d i visione d"A.mbrosio, ed il 1° di febbraio il re di Napoli stabiliva il quartier generale in quella ci.tt:'L. Da documenti dell'epoca (1) si apprende che le caserme di Modena DOn basta.vano per raccogliere i nuovi, non molto graditi, ospiti; par te di essi perciò venner o alloggiati nelle case private, e parte di.spersi per i villaggi del contado. A Modena pure, il Carascosa, appena giunto, fece occupare dai soldati. la piazza e le porte della città ; costituì un governo militare, rett o da ufficiali napoletani, che dichiararono decad ute dal loro ufficio tutte le autorità cittadine del regno d' Italia, e s'impadronirono delle pubbliche casse, ponendovi a guardia militi napoletani . La dichiarazione di guerra dal Murat non era stata ancora lanciata., ma ciononostante gli ·atti ostili si succedevano con una spaventevole frequenza. Alla scnola militare di :M:cidena, v enne richiesta l' immediata consegna d i tutte le armi e le munizioni; e poichè il comandante dell' istituto, colonnello Caccianino, conscio dei suoi doveri e risoluto di adempierli fino all'ultimo, rifi. utò di accondiscendere al la burbanzosa domanda, il governo militare ottenne ciò che desiderava mediante la forza. Il primo giorno di febbraio alcuni soldati dispensarono fra la popolazione modenese, ed affissero alle cantonate, n umer ose copie di un proclama, impresso in ::)fodena dalla stam· peria Soliani, ('} fi rmato dal Carascosa. R iproduco solo quelle frasi, che meglio mi sembrano scol pire il pensiero del Murat, ispiratore del manifesto, le espressioni, che più esatta.mente (i ) crr. Storia di ,lfil<le11a, d i A. N., t ipog. cli Angelo Namias, ·189'. , pagg. 664-665.
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ne delineano i malcerti intendimenti, lumeggiando gli aspelli principali di quell'anima irrequieta, mobilissima, proteiforme: « Italiani! - è :finalmente giunto il tanto sospirato mo<( mento, in cui un grido patrio ci riunisce tutti sotto gli « stessi stendardi. Dopo tanti secoli di divisione, di debolezza, << spunta per noi il fortunato giorno, in cui combattendo « per gli stessi interessi, difendendo la stessa patria, pu« g nando pel bene comune, non abbiamo che a riunirci in << torno al magnanimo re, che tutto ciò ci garantisce, per es« sere sicuri di conseguire questi preziosi beni e di arrivare « di vittoria in vittoria, al placido e tranquillo possesso di '< essi ........ ..... ........ .. Italiani, venite dunque , « confondetevi con noi nelle nostre righe; abbandonate quelle « de'vostri oppressori, e non c:ate all'Europa le spettacolo la· << ·grimevole, che offrirebbe il vedere gli Italiani del mezzo« giorno combattere quelli d'oltre Po, nel momento in cni « un appello magnanimo li chiama egualmente all'onore, « _alla gloria, alla felicità. >> • Ma pare che queste altisonanti parole, lungi dall'incitare l'animo dei popoli clel reame italico .i n . favore di i\forat, producessero pochissimo entusiasmo anche negli spiriti dei Napoletani; un indizio di questo fenomeno lo troviamo nel con tinno succedersi delle diserzioni; le cronache modenesi riferiscono che nella sola giornata del 7 febbraio furono fucilati nella piazza d'armi della città sette solda!,i disertori; ma l'esempio sanguinoso fruttò assai poco, e nel corso di questo studio troveremo altre prove dell'i mpopolari là, che la causa assunta dal l\forat, inuontrava nel di lui stesso esercito .
Il 7 febbrnio le soldatesche austriache cominciarono ad entrare baldan zosamente in Modena; esse comprendevano due squadroni d' Ungheresi con cannoni e carriaggi (1), e quattromila Austriaci, che sono alloggiati nella vasta e:biern (i) Questo nucleo nel Rrggio.
giorno stesso, clopo breve sos1,1 in Mc dm,,,
1 ro<egue ]lt &
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di San Pietr o. Il giorno dopo ginugeva un altro scaglione che veniva acquartierato nel tempio di San Domenico, accanto al palazzo ducale (ora sede della scuola militare). Gli u fficial~ mangiavano negli alberghi a spese del comune, il quale m due soli giorni sborsò esclusivamente per questo genere di somministrazioni lire mille. Frattanto a Bologna il barone Giuseppe Poerio, commissario di Murat, pubblica per la città un proclama, in cui abbondano le solite frasi di indipendenza e libertà, alle quali or mai nessuno più presta fede (1 ). Altro proclama sul medesimo tenore, firmato dal mar esciallo di Bellegarde, viene distribuito l' 8 febbraio in Modena; fra gli altri doni che nel manifesto si promettono, piacemi ricordare i seguenti, e trascrivere totalmente le frasi che ad essi accennano, espressio ni che rivelano in modo non dubbio e con molta integrità le intenzioni degli Austriaci : - « Vedrete rifiorire tra Voi quell'antica casa d'Este, le di « cui nobili e brillanti memorie appartengono aì tempi più « 1uminosi della vostra istoria. » - (2) In tale guisa sotto gli orpelli della libertà si apparec· chiava il sanguinoso terreno ai martiri del '21 e del '31 ed alle ignoninie di Francesco IV. · ' Il 7 febbraio a Bologna fra il generale barone di Livron, rappresentante il re di Napoli, ed il genera.le conte di Nugent, delegato del Bellegarde (3) veniva stipulata una convenzione, in virtù della quale si disponeva una linea militare di confine fra i due eserciti alleati, af:finchè le risorse dei paesi già occupati o da occuparsi da essi potessero venire sfruttate in modo regolare e conveniente, e nel tt>mpo stesso le truppe trovassero uno scambievole soccorso nelle operazioni guerresche·. In base a questo duplice concetto logistico e strategico, la linea di separazione do.vea seguire il corso del Primaro
O) Archivio del museo del nisorgimento iu Bo logna. (2) R. Arch ivio di Stato di Modena. hicartarnenlo 1814. (3)
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KELLA CAMPAGNA DEL
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<la Rosetta presso Bastia sino al Traghetto e di là il .Reno lungo i confini dei territorii di Cento e Crevalcore, occupati dagli Austriaci sino a Buomporto; di poi il confine si doveva prolungare, rimontando la sommità degli Appennini. Il territorio a sud-est cli questa linea spettava ai Napoletani, quelle a nord-ovest agli Austriaci; però la via Emilia e le sue più immediate adiacenze dovevano far parte della zona d'operazione delle milizie napoletane. Le città di Modena e Reggio che, secondo la menzionata convenzione entravano nell'orbita del territorio a mministrato dall'esercito austriaco, nominarono una reggenza com posta del conte Giuseppe Munarini, del marchese Filippo Molza e del conte Luigi G uicciardi, che dovea funzionare :fino all'arrivo in quella città delle superiori disposizioni di Sua Altezza Reale l'arciduca Francesco IV d'Este (1). E quasi l'accecamento politico ed il servilismo collettivo in questi momenti non fossero già pervenuti ad un grado oltre ogni dire vergognosi, la detta reggenza appena assunta il potere si contamina con due atti che le cronache del tempo tristameute registrano. II primo consiste nella pLlbblicazione di un nuovo proclama {purtroppo quello era il tempo dei proclami, bene spef-so ciarlataneschi, saturi delle più ripugnanti lusinghe, delle più basse falsità) nel quale si dimostra l'esultanza, (che ben presto ct,Vrà a cangiarsi in amaro cordoglio) per l'avvento della casa d' Este al potere, e la riconoscenza alle ar mi delle « alte potenze « alleate per il prezioso dono! » (2). Il secondo passo degradante lo si compie coll'inviare a Vienna una deputazione per sottomettere alle LL. AA., Francesco IV e Maria Beatrice, gli omaggi dei popoli modenese e reggiano. Se è dolorn»o constatare questi voltafaccia, se essi eccitano vivissimi il nostro disprezzo ed il nostro biasimo, trovano però un'attenuante ed una spiegazione nell'essere i ({) H. Arch ivio di Stato di ~!odena. Jnca1·tainento f81 4. (2)
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popoli della spontla destra del Po d isillusi, snervati, dissanguati da tante spogliazioni loro inflitte sempre per l' effimero pretesto del bene d'Italia, ( quel bene che poco tempo dopo il desiderarlo divenne atrocissimo delitto) dal giacobino e dal reazionario, dal francese e dal tedesco, ed agognanti ardentemente un principe, anche despota e straniero, ma che li governasse direttamente e si rivelasse capace di accordare qualche tregua alle agitazioni tormentos; ed implacabili di quel tempo. (Conthmci).
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Teriente ài fanteri a alla scuola mi/ilare_
1014 L'AVANSCO PERT A E IL CICL!SlIO MI LITARE
L'AVANSCOPERTA E JL CICUSMO MILITARE L 'impiego nel campo strategico di grandi masse di ca valleria, coma l'intendono tutti gli scrittori militari odierni non. trova risc~ntro preciso nella storia delle guerre passa te'. F.ino ~ Fedenc~ II, la cavalleria, impiegata solo nel campo tatt 100, .fu essenzialmen te arma di battaglia, non potendosi c~r.attenzzare come .avansc.o ~erta l'esplorazione che essa pratico sul fronte d~gh eserc1t1, a poca distanza dalle test f:\ di colonna di fanteria. O.o n .~apoleone I, cominciò a prender corpo quella che oggi dwiamo avanscoperta; tuttavia la cavalleria non coprì, neanche allora, sistemati va.mente la fronte dell'esercito si t enne sempre più o meno le.gata alla fanteria retrostante ~on si occupò di mantenere in permanenza il contatto coll'a~versario, ebb~ compiti speciali e determinati volta per volta. Dopo N apoleone I e fino al 1870, le masse d i cavalleria tornarono a prender posto alla coda delle armate disinteTessandosi da tutto quello che accade va sul fronte dell'esercito, fino al giorno della battaglia. Nel 1866, il 2 luglio mattina vio-ilièl. d i Sadowa i Prussiani, che avevano perduto 11 co:tatto col nemic~, nulla sapevano del suo concentramento a 7 chilometri da essi: solo la sera la cavalleria divisionale recò la notizia che o·li Austriaci avevano preao posizione sulle alture di Sado;a. N el medesimo anno, la mattina stessa della battao-lia cli Custoza, le colonne austriache ed italiane si muov:vano alla ?ieca sulla regione collinosa fra Mincio e Adige, senza avere 11 benchè m inimo sentore dello scontro imminente. ~el 2° periodo della campagna 1870·71, invece, la cavalleria tedesca, precedendo di 2 o 3 giornate di marcia Ja propria fante~ia, .eseguì quelle grandi e meravigliose scorr-ene sul terntono francese, le quali forn irono, in massima 1
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parte, gli elementi alla teoria dell'odierna avanscoperta. E <la allora in poi la cavalleria ha ricominciato ad essere cons iderata, come dice il Goltz, l'occhio col quale l'esercito vede. Se non che, essa si trovò in condizioni eccezionalissime pel disimpegno del proprio mandato, dappoichè la cavalleria francese, benchè fio rente e desiderosa di distinguersi, relegata alla coda delle colonne, nessnno ostacolo presentò 3ll'intelligente ed intraprendente attività di quella. Questo stato ecce.zionale di cose, che non si verificherà mai più nelle guerre dell'avvenire, e che permise alla ca valleria tedesca di scorazzare a sua posta, distruggendo magazzini, ferrovie e telegrafi, molestando marcie d' interi corpi d'ar mata, dette risultati quali nessuna cavalleria potrà ripromattersi nelle guerre future. Questo poter procedere indisturbata nelle sue corse, per l'assenza di cavalleria nemica, r ese possibile alla tedesca, .compiere la doppia missione di fornire notizie e insieme sicurezza alle armate, mediante un fitto velo di pattuglie esploranti disteso innanzi al proprio fronte . Oggi invece la cavalleria, avendo, come primo ostacolo -da superare, la resistenza che ad essa presenterà l'avversaria, dovrà, non più frazionarsi in piccoli e molti nuclei, non più dissolversi nel fitto velo di pattuglie, come fece nel 1870, ma tenersi raccolta il più che le sarà possibile, per affronta r l'urto col grosso della ca, alleria nemica, nelle migliori condizioni di forza. Oltracciò, la cavalleria in avanscoperta non dovrà più preoccuparsi della sicurezza. delle colonne di fanteria retrosta.n Li, la quale rimarrà affidata unicamente alla cavalleria di corpo d'armata e di divisione. La differenza, pertanto, fra le condizioni di fatto in cui si svolse l'avanscoperta del 1870 e quelle in cui si svolgerà l'avanscoperta delle future guerre, mentre, come ho accen~ nato, rende necessario che alquanto diverse siano le modalità d'esecuzione, la mancanza di termini sicuri di confronto rende indeterminati i principi da cui queste diverso modalità debbono scaturire. 1...-essuno può oggi, infatti, prevedere, por mancanza di perfetta analogia fra il passato ed il futuro,
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r,'AYANSCOPERTA E IL CICLISMO MILITAllF:
quali risultati potrà dare l'avanscoperta in avvenire, e quale, sarà il modo migliore onde questi risultati si potranno conseguire. E che questa incertezza esista, ce lo dice, per esempio, la considerazione che, mentre nessnn fatto nuovo è sopravvenuto, pure il nostro Regolamento sul se1·vizio in gi,erra ultimo (edizione 1896) dà norme, per l'esecuzione dell'avanscoperta, che sono alquanto diverse da quelle contenute nel vecchio regolamento del 1882. Questo, per esempiò, suggeriva due forme d'avanscoperta, da adattarsi a due diversi tipi di terreno, quello non parla che dell'avanscoperta in generale ; il secondo parlava ancora della linea sottile di. pattuglie, il primo afferma che le pattuglie di scoperta debbono essere poche .ma abilmente guidate. E non cito che un esempio. Nè può preoccupare questa indeterminatezza di criteri clie è destinata a spari re durante la campagna, appena, cioè, i primi fatti compiuti e i primi risultati avranno dettato la loro legge. Così, nei regolamenti tedeschi anteriori al 1870, non si parlava, se non vagamente e qua e là, di avanscoperta (la parola non era neppure nominata): non era ancora prevista la importanza somma che la grande esplorazione, nel campo :;trategico, avrebbe assunto. Fu, durante la campagna, che quel servizio venne mano mano delineandosi, appena quando, dopo le prime prove incomplete, si comprese quale grande profi tto se ne sarebbe potL1.to ricavare. È a ritenersi, pertanto, che i prìncìpt sicuri e irrevocabili, che fisseranno la teoria dell'avanscoperta, scaturiranno dall'esperienza che gli studiosi competenti acquisteranno dalle guerre dell'avvenire. Per ora si può solo affermare, in linea molto generale, che un corpo di cavalleria in avanscoperta costituirà un grosso della massima forza possibile, preceduto a distanza da pvchi squadroni esploranti, i quali, a loro volta, spingeranno innanzi poche pattuglie di scoperta. Tutti i regolamenti in vigore presso i principali eserciti si accordano nell' assegnare alla cavalleria in avanscoperta. il compito di cercare il nemico, procurare di mettersi a con·
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tatto colle sue colonne di fant9ria, fornire il massimo numero possibile di dati sulla forza, snlla situazione e sui movimenti del nemico, mantenere il contatto con questo, appena tr.ovatolo; impedire, infine, respingendola, ohe la cavalleria nemica faccia altrettanto. Ora, domandiamo, le divisioni di cavalleria, alle quali la. avanscoperta è devoluta, sono provviste di tutti i mezzi necessari a rimuo"vere gli ostacoli ohe si opporral.'.lno al conseguimento del d ifficile compito? La divisione di cavalleria in Italia comprende: 2 brigate di cavalleria (4 reggimenti, 24 squadroni); una brigata di 2 batterie a cavallo da centimetri 7 (12 pezzi) . In Francia: 3 brigate di cavalleria (6 reggimenti, 24 squadroni) 2 batterie a cavallo da centimetri 8 (rn pezzi). In Germania: 3 brigate di .cavalleria (6 reggimenti, 24 squadroni) 2 batterie a cavallo da 9 (12 pezzi). In Russia: _2 brigate di cavaUeria (4 r eggimenti, 24 squadroni) 1 gruppo di 2 batterie a cavallo da 9 (12 pezzi) . Tutte hanno al seiguito l'occorrente pei servizi di sanità e Sè!.ssistenza; l~ francese ha una sezione telegrafica leggiera, la tedesca un distaccamento pionieri. Così costituite, le d iverse divisioni di cavalleria presen· tano le seguenti principali caratteristiche, ohe interessano sp&cialmente il nostro punto di vista : a) Quella italiana e la russa non hanno al loro seguito reparti del genio ; b) I servizì di sanità e di sussistenza ~ono in genere organizzati cogli stessi mezzi, a parte la proporzione numE'rioa d i questi, che funzionano al seguito delle divisioni di fan te ria ; cl Nessuna comprende, nella sua costituzione organica, riparti di fanteria. A nalizziam~ brevemente queste caratteristiche e consideriamo in . quale misura esse rispondono alle necessità pratiche della guerra. Non v' ha dubbio che riparti del genio, eventualmente destinati al seguito delle di visioni di cavalleria, riuscireb65 -
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bero di utilità incontestabile nel disimpegno di quei servizi pei quali occorre uno sperimentato tecnicismo. Distruggere o riattare strade ordinarie, ferrovie, telegrafi, passaggi su corsi d'acqua, ecc., sono altrettante operazioni che la nostra cavalleria dovrà compiere in guerra, utilizzando quella parte del proprio personale, che dovrebbe avere, teoricamente, e non ha, in pratica, la necessaria compete~za. Il tempo in cui il soldato di cavalleria r imane in servizio attivo è ormai così breve, che è ritenuto appena sufficiente all'acquisto della necessaria attitudine nel cavalcare. Quando si dovesse, dunque, anche da noi provvedere alla costi~uzione di· qualche riparto tecnico al seguito delle di visioni di cavalleria, esso, per poter effettivamente seguire le unità in avanscoperta, dovrebbe esser fornito della necessaria mobilità, senza la quale il suo impiego efficace in guerra sarebbe da mettersi in dubbio. Il servizio sanitario e quello di vettovagliamento, così come sono attualmente organizzati, è dubbio che possano funzionare con efficacia al seguito dei grandi reparti di cavalleria. Essi dovranno funzionare, in sostanza, cogli stessi mezzi, a parte il quantitativo, con cui funzionano gli analoghi servizi al seguito delle grandi uuità di fanteria. Osserviamo, però, che materiale pesante ed uomini a piedi non rispondono alle esigenze più elementari di truppe, la cui caratteristica è la. mobilità. Occorrerebbe, dunque, diversamente provvedere ed organ izzare. L'utilità di assegnare alle divisioni di cavalleria in avanscoperta riparti di fanteria costituisce un tema che, per gli interessi che abbraccia e l'importanza che riveste, meriterebbe un'ampia, ed esauriente discussione. Qui ci limiteremo ad accennare come, iu ogni tempo, cavalleria e fanteria furono accoppiate per ardite ed importanti operazioni lontane. Nelle campagne napoleoniche del 1805, 1809 e 1813, tro· via.mo frequenti esempì di questo accoppiame1:i.to. Durante l'ultima guerra franco-prussiana, la 6" divisione di cavalleria, in marcia su Parigi, sussidiata da un battaglione cac-
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ciatori prese Laon. Nella stessa campagna, il principe Al·b erto di Prussia, che comandava la 4" divisione di cavalleria prussiana, molestato in un terreno insidioso, mentre marciava verso Orléans, da tiratori francesi, fu obbligato a sostare per aspettare 2 battaglioni bavaresi a lui spediti in rinforzo. Malgrado però questi esempi e i molti altri che si potrebbero citare, esiste e dura la diffidenza, legittima del resto, per la quale si ritiène che, obbligando ad agire di conserva due armi provviste éli mobilità e proprietà così diverse, si finisca per paralizzare le caratteristiche di ciascuna. Tuttavia, in questi ultimi anni, l'idea di assegnare unità di fanteria alla cavalleria in avanscoperta comincia nuovamente a farsi strada, giacchè si considera che gli ostacoli i ,quali si presenteranno alla· seconda, nell' esplicazione del proprio mandato, non di rado saranno d'importanza così rilevante, da, non poter essere r imossi senza il concorso della prima. A tal riguardo, il nostro Regolamento sul servi.zio in guerra in vigore afferma che « quando ad un corpo in avan« scoperta sia assegnato un reparto di fanteria, questo, as<< sicurando il possesso di alcuni punti specialmente impor« tanti a tergo della cavalleria, le può dar spesso il mezzo « di operare con maggior ardimento . « La cavalleria deve però sempre considerarsi come affatto « indipendente dall'altra arma e non subordinar menoma« mente le proprie masse alla minor velocità di questa. « E perciò, nella generalità dei casi, i punti da occuparsi « dalla fanteria non potranno essere c~e a gran distanza « dietro la cavalleria ». Ultimamente, l'Austria Ungheria, entrando risolutamente in questo ordine di idee, ha assegnato a ciascuna divisione di cavalleria alcuni battaglioni di cacciatori. Il regolamento· francese prevede, pur esso, il caso in cui alle divisioni di cavalleria possano essere assegnati distaccamenti di fanteria. Il regolamento tedesco tace. Benchè il moschetto dia alla cavalleria la possibilità di ,combattere a piedi, ritengo che non vi sia ufficiale dell'arma
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il quale non giudichi limitata l'efficacia di un tal o·enere di combattimento e che n on pensi corne il forzar: una stretta preparata e difesa in vece di girarla, prevenire il nemico in luogo importante e mantenervisi, arrestare il ne~ico .in ritirata, proteggere altra cavalleria che si ritiri attraverso una stretta ecc., compiti che il nostro regolamento d'esercizi per la cavalleria (§ 208, tomo 2°) . vuole siano conseguiti coll'appiedamento, meglio si potrebbero esplicare· da reparti di fanteria. Senza approfondire maggiormente la questione, ciò che sarebbe contrario all'indole del presente breve studio mi limiterò ad osservare che parmi in un caso solo la fan;eria possa seguire effettivamente la cavalleria, in un caso solo possa esserle utile e fedele compagna, nel caso, cioè, in cui ~a ~obil_ità dell~, du.e armi .sorelle sia uguale. In tutti gli altn casi, le umta d1 fanteria saranno obbligate a rimanere molto indietro, esplicando la propria azione nei modi ad e~se ?onsentiti, ma sempre a grande distanza dal luogo ove s1 sviluppa la vera e propria a,vanscoperta. Nè è da mettere in dubbio, per tal modo, l'utilità che i reparti di fanteria dotati di una straordinaria mobilità potrebbero recare in tutti i rami in cui si svolge l'azione dell'avanscoperta. Og_g~ le industrie meccaniche mettono a disposizione degli esero1t1 un mezzo semplice per concedere qnesta mobilità ad elementi che finora non l'ebbno: sarebbe stoltezza non approfittarne. Ed io procurerò di dimostrare, come questo mezzo semplice sia quello che solo consente: a) di migliorare ed assicurare il f'unziouamen to dei servizi logistici al seguito della cavalleria; b) di sottrarre a quest'arma attribuzioni nelle quali essa ha poco o nessuna competenza; e) di dare a tutti i rami del servizio di esplorazione la massima attività.
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Ne.s sun organismo ha la facoltà di assimilare, in modo così pronto e completo, come l'esercito, tutto ciò che le industrie, le arti e le scienze, col loro progressivo sviluppo, mettono a disposizione delltL società civile. Le ferrovie, il telegrafo, il telefono, l'areostatica, sono diventati altrettanti elementi essenziali, senza di cui non sa.rebbe possibile mobilitare, radunare e guidare comunque le . grandi masse che costituiscono gli eserciti odierni. I colombi viaggiatori, gli.automobili, le biciclette e perfino i cani sono .diventati e più ancora diventeranno anche essi elc::menti di cui non poco saprà giovarsi qualsiasi comandante in guerra. Il ciclismo ha assunto uria funzione importantissima nel vivere civile, da quando l'industria meccanica ha cominciato a produrre un motore che, per la sua semplicità, pel suo modesto prezzo di costo, per la sua facilità d'impiego, risponde in modo meraviglioso al bisogno che la civiltà odierna ha potente di avvicinare, cioè, t.ra loro uomini e cose. Il ciclismo ·è così diventato uno degli ingranaggi che regolano i movimenti della società ci vile. Non doveva l'esercito far suo questo ultimo trovato? Non istarò qui a rammentar e i molti pregi ed i pochi in,convenienti che presenta fa, moderna bicicletta, giacchè tale argomento è stato già r ipetutamente trattato e sminuzzato in tutti i particolari; segnaler ò soltanto, che non parmi lec ito parlare d' inconvenienti in materia i cui molti pregi compensano ad usure i pochi difetti. Ormai fra i mezzi di cui dispongono gli eserciti, per imprimere moto ai loro elementi, trova posto la bicicletta : fa. · .cile profeta, aggiungo che col t empo questo posto diventerà via via più degno. Nè pot.rà accadere diversamente. Il moto, -è fattore essenziale, è anima della guerra : la bicicletta, ohe -è strumento meraviglioso di moto, come potrebbe non diventar mezzo di guerra? Vinte le prime diffidenze, ormai non ·v' ha più persona di senno, entro e fuori l'esercito, la quale
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L' AV ANSCO PE1tTA E IL CICLIS11 0 MILITARE
dubiti ancora che con la bicicletta si miri a sostituire il ca:al!o. Il cava!lo per la cavalleria è arma e mezzo di trasporto ~n~rn~e ; !a ?icicletta è semplicemente mezzo di trasporto. Ma e m\1tile ms1stere sul confronto, che finirebbe per uon reo-g~rsi, dal 1:10.men~o che cavallo e bicicletta hanno caratteristiche spec1al.1, spiccatissime, senza possibilità. di potersele usurpare a vicenda. Oggi, dunque, tutti gli eserci ti utilizzano la bictcletta come mezz~ atto ad imprimere una straordinaria mobilità. ad elementi, che per loro natura, non potrebbero approfittar e di altro mezzo per averne. Oou maggiore o min~re risolutezza si fanno ancora le prime prove, s~perate le_ qu.ah, non è dubbio che il ciclismi) militare assumera proporz10n1 sempre pi~ grandiose . L imit~ndo le ~ostre considerazioni all'avanscoperta, a ness~no puo. sfuggire com~ es.sa raggiungerà. il massimo grado d~ _efil~ao~a, quand~ tutti gh elementi che compongono le divis1?m d1 cavallemL saranno provviste della stessa mobilità dell'uomo a cavallo. Ora, poichè alcuni di questi elementi che non debbono combattere ma che pure recauo il l.oro con~ corso alla buona riuscita delle operazioni non potra nn · . . d' . . . , . o mai, per ragwm . opportun1ta pratica e per ragioni economiche esser m~ntati a cavallo, è ovvio ammettere come per essi: mezzo d1 trasporto debba essere la bicicletta. Ho detto ~er ragioni d'opportunità pratica: e infatti per fare un mediocre cavaliere occorrono parecchi mesi : ; i diventa bravo_ ciclista in pochi giorni. Ma chi potrebbe, comunque, seriamente parlare di fanteria, 0 zappatori del o-enio 0 o trupl,)e di sussistenza a cavallo? Per rlJ,gioni ~conomiche: il mantenimento del più. modesto cavallo costa, 10 un anno, più del valore della migliore biciclett_a.. Ammesso, dunque, che una bicicletta possa fare utile serv1z10 un anno solo (cosa che nessuno potrà loo'icamente ammettere) il capitale bicicletta, che si mantiene s:nza altra spe~a, verrebbe sempre a costar mono del mantenimento del capitale cavallo. A danno del cavallo vi sarebbe perciò l'impol'to del capitale (bardatura compresa) ed il resto.
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r: AVANSCOPERTA E IL CICLISMO lllLITARE
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E non solo; ma la bicicletta consente di assegnare al segui to delle divisioni di cavalleria quei reparti di fanteria, ai quali abbiamo accennato, ed il cui concorso, nol conseguimento dello scopo comune, non può essere che prezioso. In conclusione, la bicicletta permette d i provvedere a quelle deficienze, che ora si riscontrano nella costituzione organica della di visione di cavalleria. Procuriamo di dimostrar meglio tutto questo.
... Ho già detto come non parini possa mettersi in dubbio l'utilità che un piccolo riparto del genio recherebbe ad una divisione <li cavalleria in avanscoperta, divisione la quale d_ovrebbe avere iu sè tutti gli elementi per affrontare e sup.erare con rapidità le svariate traversie che la guerra le può presentare. Abbiamo anche visto come, a differenza di qu/lnto in Italia ed altrove è disposto, in Francia e Germania riparti rispettivamente di telegrafisti e pionieri del genio sono assegnati alle divisioni di cavalleria. In Italia, dunque, si continua a ritenere, contraddicendo al principio della divisione del lavoro, eh.e le unità di cavalleria debbono a tutto provvedere, s-:-nza il concorso di speciali truppe tecniche. Ora, in qual modo uu soldato, che passa in servizio attivo soltanto 3 anni, possa riescire ad essere un perfetto cavaliere ed insieme un uomo tecnico, non si capisce bene. Avranno, in campagna, gli 8 zappatori ed il caporale zappatore di uno squadrone la necessaria abilità per ovviare a tutte le svariate difficoltà materiali che si potranno opporre alla marcia del proprio ripar to? È possibile, iu tempo di pace, presso i reggimenti di cavalleria impartire un'istruzione tecnicamente così importante a 48 zappatori frazionati nei di versi squadroni. essendo questi, il più delle volte, stanziati iu diversi presid1? Con quanta efficacia. pratica potrà impartirsi questa istruzione? Riattare o guastare strade ordinarie e fe rrovie, cosLruire ponticelli, maneggiare gli esplosivi, interrom pere o distruggere linee
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telegrafiche o servirsi di quelle abbandonate dal nemico riattandole sollecitamente, sono altrettante operazioni che dovrebbero essere e non credo che, in pratica, siano alla_ portata degli zappatori di ·cavalleria. · Fonti importanti di notizia non di rado possono essere in guerra gli uffici telegrafi0i, che il nemico, ritirandosi, potrà non aver avuto il tempo di distruggere. Nella campagna della Loire il registro dei telegrammi trovato in un ufficio telegrafico fornì al comando in capo della II armata nume· rose ed importanti informazioni. È vero che ogni ufficiale di cavalleria dovrebbe essere in grado d'interpretare qualsiasi telegramma: ma in pratica avviene codesto? Riattare è rimettere in grado di funzionare una linea telegrafica è operazione così semplice, da poter essere compiuta anche da chi non vi è in modo speciale addestrato? In conclusione, parmi non si pretenda troppo non si miri a mutare radicalmente l'organizzazione dell'esercito, chiedendo che si dia ad una grande unità di guerra autonoma così importante, come è la divisione di cavall~ria, una modesta aliquota di zappatori telegrafisti del genio montata, ben inteso, su bicicletta. Questa aliquota potrebbe essere, a mio parer e un plotone, di cui una metà andrebbe suddivisa fra gli squadroni esploranti e l'altra metà, riunita, resterebbe col grosso della divisione, colla cui ava,nguardia marcerebbe. Non ha la divisione di fanteria, unità che il più delle volte sarà inquadrata, una compagnia zappatori del genio? Per quale ragione una divisione di cavalleria, che in nessun caso potrà fare assegnamento su altre risorse che non siano le proprie e che prima dovrà calcare il terreno abbandonato e guastato dal nemico, non deve comprendere, nella sna composizione organica, un riparto di quelle. truppe? Colla bicicletta, si risolverebbe in modo più che soddisfacente il problema della mobilità, il quale si deve ritenere sia stato :finora l'unico che abbia trattenuto l'organizzatore dall'assegnare un riparto di truppe del genio alla di visione di cavalleria.
L'AVANSCOPERTA E IL CfCLISMO MU, lTARE
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In quanto all'istruzione speciale ciclista dei riparti occorrenti, si potrebbe provvedere perchè essa fosse impartita presso uno dei 2 reggimenti zappatori del genio o presso il reggimento telegrafisti, a seconda dell'opportunità e dell'indirizzo tecnico che si vorrebbe maggiormente coltivare. Si tratterebbe di costituire, in conclusione, una compagnia ciclista del genio su tre plotoni, da ripartire, all'atto della mobilitazione, fra le tre divisioni di cavalleria mobilitate. Nell'esercito francese, del resto, paro si sia già entrati in questo ordine di 'idee, poichè l'attuale ministro della guerra ha testè ordinato che alcuni reparti del genio costituiscano, a titolo di esperimento, piccoli d istaccamenti ciclisti, i quali sarebbero destinati a sostituire appunto gli attuali zappatori cavalieri. Comunque, non credo che questa idea sia di un'arditezza tale da farmi considerare poco meno che un rivoluzionario; parmi anzi che essa scaturisca dall'ordine naturale delle cose. Si comprende perfettamente, che fino a quando il riparto del genio non poteva che esser e appiedato, si esitasse ad assegnarlo alla, divisione di cavalleria; ma oggi che il problema della sua mobilità si può agevolmente risolvere, è lecito sperare che lo si risolva nel modo soddisfacente al quale ho accennato.
Il problema del vettovagliamento è stato sempre, in tutti i tempi e presso tutti gli eserciti mobilitati, di difficile soluzione, malgrado le cure ad esso dedicate dai più sapienti organiz~atori. Il problema dell'alimentazione degli uomini in guerra richiede cure così incessanti, uno studio così minuto di particolari, una previdenza così illuminata di casi possibili a realizzarsi, che non si potrà mai sperare di risolverlo in modo perfetto. La storia dimostra che, anche quando le menti più illuminate presiedettero all'orga;nizzazione degli eserciti ed alla costituzione dei relativi servizi logistici, sempre, nel corso
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di una campagna, vi furono giornate in cui intere unità pa· tirono la fame. Eppure il vigore :fisico dei combatt,enti è un fattore così importante di successo, da spingere a non trascu· rare alcun mezzo perchè esso si mantenga inalterato, fra i tanti elementi di dissoluzione che presenta la guerra. È convenuto che la divisione di cavalleria in avanscoperta debba, per regola generale, provvedere ai bisogni della pròpria esistenza, sfrnttando le risorse che ad essa offre il paese in cui opera,. Infatti, poichè è priva di organi che la colleghino alle grandi tmità retrostanti dell'esercito, solo in v ia eccezionale e con modi non previsti, ma da designarsi volta per volta, essa potrà ricevere per afftuenza vettovaglie o rifornimenti di qualsiasi genere. L e unità di cavalleria in avanscoperta, dunque, debbono vivere sul paese e, perchè ciò possano agevolmente fare, hanno a loro disposizione, oltre che gli ufficiali di vettovagliamento dei corpi, una sezione di sussistenza, come organo incaricato di provvedere all' incst.ta ed alla distribuzione dei viveri. La sezione sussistenza di cavalleria, si compone, analogamente a quella di fanteria meno il quantitativo dei mezzi, di un drap· pello del treno d'artiglieria con 2 carri, di 3 ufficiali contabili e di 35 uomini del personale delle sussistenze. Senza occuparmi degli squadroni esploranti, pei quaii, tanuto conto dell'esiguità relativa della forza, il vettovagliamento non sarà problema di difficilissima soluzione, mi fermerò a considerare come possa avvenire il vettovagliamento del grosso delht di visione, vale a dire di parecchie migliaia d'uomin i. Quegli elementi appiedati, dunque, ai quali ho accennato, marcianti col grosso careggio alla coda del grosso della divisione, debbono, giungendo alla tappa (quanto tempo dopo i corpi, ognuno può calcolare) essere in grado di macellare buoi, distribuire ai corpi stessi i viveri incettati il giorno innanzi. e trasportati sui carri, la cam e macellata nella giornata ed infine acquistare vettovaglie pel giorno successivo. Noti.si, che la carne dovrebbe essere distribuita almeno 6 ore dopo la ma· cellazione. rl'L1tto questo è pratico, assicura il funzionamento del servizio? Senza esitare, rispondo che no.
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Poichè la tappa media della cavalleria si può ritener_e ~i almeno 35-40 chilometri, se si vuole che il servizio funz10m, bisognerà ricorrere ad espedienti, facendo muovere il perso~ale in ferrovia, o su carri requisiti, o inviandolo alla tappa la sera precedente al giorno in cui dovrà giungervi la C?· lonna. Ma tutto questo si potrà sempre fare? Le ferrovie saranno sempre a nostra disposizione? In vicinanza del nemico, sarà prudente spedire innanzi il personale della sezione . . 1 sussistenza? Di quante preoccupaz10m non saranno causa ne.1 comando di ciascuna di visione, le misure transitorie da dovere giorno per giorno adottare a questo riguardo ? In conclusione, parmi non occorra molto acume per vedere, c?me lasciando le cose come sono, il più delle volte, la sezione sussistenza resterà ·indietro, o giungerà alla tappa quando e come potrà I cprpi dovranno a~lora, tralas~iando ogni a.l~ra cura, provvedere all'incetta viveri per proprio conto, prescindendo dalla sezione sussistenza, la quale, dal momento che c'è, a qualche cosa dovrebbe servire. . L'autonomia clella divisione di cavalleria non s1 desume dal fatto materiale della sua lontananza dalle altre unità dell'esercito, ma. piuttosto dal perchè t utto deve concorrere in essa ad assicurare il retto funzionamento dei servizi logistici, senza dipendenze da eccezionali e favorevoli condizioni di cose. Quando il servizio di vettovagliamento non dovesse regolarmente funzionare, tutti i comandi, da guello di divisione a guello di reggimento, si vedrebbero per necessità distratti dal prodigare quasi unicamente le proprie cure alla buona riuscita dell'avanscoperta. Occorre, dunque, che anche la sezione sussistenza, come ogni elemento al seguito di una divisione di cavalleria, sia provvista della necessaria mobilita per potere con efficacia disimpegnare il difficile quanto importante servizio di vettovaglia.mento. Mezzo per dare questa mobilità a chi fìuora non l'ha goduta, è, perchè può essere, la bicicletta. E poichè la spesa sarebbe senza dubbio trascurabile,_quale altra difficoltà potrebbe 5eriamente opporsi a che la nforma
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accennata fosse adotta.ta? Basterebbe organizzare all'uopo piccoli riparti ciclisti presso quelle delle compagnie sussistenza che debbono costituire, all'atto della mobilitazione, le relative sezioni delle divisioni di cavalleria. Collo sviluppo che ha preso oggi il ciclismo, si può ammettere che molti degli uomini che compongono le compagnie sussistenze, per la massima parte operai e gente di città già prati(Ja nel montare in bicicletta, non avrebbe bisogno di un lungo tirocinio. Ma anche senza istituire in tempo di pace codesti speciali riparti ciclisti, ritengo cbe basterebbe, presso le compagnie di sussistenza interessate, tener nota degli uomini, sotto le armi ed in congedo, già pratici di ciclismo, per potere con essi, all'atto della mobilitazione, costituire le sezioni da destinare al seguito delle divisioni di cavalleria. Per questi uomini, la bicicletta non essendo che un modestissimo m~zzo di trasporto, non occorrerebbe certo quell'addestramento tecnico che è invece iudispensahile a coloro i quali costituiscono i riparti ciclisti veri e propri. Ripeto: tutto ciò che può giovare a dare mobilità ed indipendenza ai riparti di cavalleria deve essere studiato a tempo opportuno con cura indefessa, p.erchè, all'atto pratico, quelle caratteristiche non rest ino semplicemente uominali, ma effettive e reali.
Sempre in omaggio alla mobilit.à, qualche cosa si potrebbe pure fare pel migliora mento del servizio di sanità, il quale anch'esso è organiz~ato cogli stessi mezzi dell'analogo al seguito delle divisioni di fanteria. I quattro carri per feriti gravi della sezione sanità di cavalleria debbono, è vero, caricare una parte del personale di sanità e marciare col grosso della divisione, ma si troveranno essi presenti il giorno in cui avverrà l'urto formidabile fra le due cavallerie ? Non è più ovvio ritenere che essi invece saranno rimasti indietro ? L 'azione tattica della cavalleria risolvendosi rapidament.e, il numero dei feriti sarà grande e si produrrà in un tempo brevissimo, contrariamente a quanto accade nel combattimento di fanteria, in cui la lotta durerà sempre a lungo
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e avrà un carattere d' intensità crescente dal principio alla fine. Nei combattimenti d i cavalleria contro cavalleria, la maggior parte dei ferit i cadendo quasi contemporaneamente, l'opera dei sanitar'ì è efficace se è pronta ed immed iata. È prev-edibile che questa condizione si verificherà negli scontri dell'avvenire? Non credo che, dubitandone, si dia prova di esagerato pessimismo. Si. mettano dunque su biciclette medici e personale di sanità coll'occorrente per le prime cure, e almeno questi, se non i carri, si trovino pronti per la prima ricerca ed assistenza dei fer iti . Le idee umanitarie che governano la società presente mentre consigliano a non indugiare nella ricerca di tutti i mezzi atti a migliorare il ser vizio sanitario in genere, dànno ancora maggior vigore al principio, che nulla si debba risparmùire per assicurare cure e assistenza a chi per la patria espone ad ogni piè sospinto la propria vita.
F in qui abbiamo veduto in qual modo il ciclismo possa venire in soccorso di alcuni servizi logistici pericolanti al seguito delle divisioni di cavalleria; ma uu altro campo più vasto e, se vogliamo, più iuteressant.e dal punto di vista delle operazioni militari, . si schi ude al ciclismo nell'a vanscoperta. Collegare i vari elementi fra loro e coi comandi delle armate, rendere più atti va e vigilante l'esplorazione, offrire il potente ausilio del fuoco · di focileria a reparti che hanno co'me mezzo pr incipale di combattimento l'urto: ecco la sintesi delle contribuzioni che può recare all'avanscoperta un reparto ciclisti. Si è già ,accennato avanti che coll'accoppiare, per l'avan- . scoperta, cavalleria e fanteria, mentre si potrebbe in pratica ed in determinate circostan ze, realizzare util issimi risultati, tuttavia avuto riguardo alla difficoltà di conciliare le esigenze della diversa mobilità delle dne armi, :finora non si è creduto di dover modificare la costituzione della divisione di cavalleria.
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Oggi la bicicletta, risolvendo in modo meraviglioso il problema della mobilità,, dà alla fanteria il. mezzo di rivaleggiare sicura, in determinate circostanze, di risultare vincitrice, in celerità, colla cavalleria. B'anteria montata, su strade mediocri e senza eccezionali pendenze, sfida in celerità qualunque cavalleria, senza che con ciò si intenda dire che la prima possa generalmente sostituire la seconda. Ho già detto che cavallo e bicicletta h_a~uo_ caratteristiche proprie, speciali, che rendono imposs1b1le 11 paragone. Sono elementi che non si sostituiscono a vicenda, ma piuttosto si completano. La bicicletta, dunque, rende possibile la desiderata unione della cavalleria colla fanteria, senza che nessuna delle due armi debba rinunziare alle caratteristiche proprie. Ancora una volta, il fuoco e l'urto, elementi essenzitt!i della lotta trovano modo di accoppiarsi. · ' Lo sviluppo del ciclismo militare è in un crescendo continuo presso tut ti gli eserciti cl' E~lropa e d' Ame;ica. . . I~ I~al_ia tu~ti i comandi, in pace e in guerra, dispongono d1 ciclisti, ed 11 comando e le unità di oaui divisione di 0 cavalleria dispongono in guerra di un t~tale di 36 biciclette. Oltracciò, p_ress~ 4 re~gimenti bersaglieri (1°, 7°, 2° e 9") si so_no orgamzzat1 o s1 vanno organizzando nuclei ciclisti q~ah c~ntri di formazione di a ltrettante compagnie che sul piede d1 guerra, conteranno ciascuna 7 ufficiali e 120 biciclette di truppa. ~i- ha ~a~·ione di presumere, che ad ognuna delle nostre tre d1v1s10m d1 cavalleria si assegnerà in guerra almeno una compagnia ciclisti. Il dibattito fra i sostenitori della bicicletta rigida e della pieghevole si è chiuso ormai con una conclusione in pieno fav?re della . s~co_nda, ~a q~ale, se non è ritenuta indispensabile per c10hst1 destmat1 al servizio di corrispondenza, è tale per quelli costituenti nucìei attivi, i quali si troveranno spesso nel caso di dover adoperare il fucile. Colla bicicletta rigida alla mano, non è possibile attraversare terreni, anche non d ifficili, se non con straordinaria lentezza: s'impiegarono fino a 10 minuti per fare 400 metri
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di percorso. In manovra, essendosi presentato sovente il caso d i dover lasciare le strade per percorrere lunghi tratti in terreno vario, si fu obbligati a depositare le biciclette rigide e si potette più tardi riprenderle perchè il nemico, che non faceva sul serio, ... lo permise. Colla bicicletta ripiegata e trasportata a spalle uso zaino, invece, il soldato va dove può andare il più svelto pedone, trasportando volentieri quel peso che più t ardi, gli renderà inestimabile servizio, mentre altrettanto non potrebbe con sicurezza accadere quando, per camminare più spedito o per altra causa, si fosse ridotto ad abbandonare la propria bicicletta. Il capitano Gérard dell'esercito francese, strenno e convinto apostolo del ciclismo militare nel suo studio: Fanteria cicl'ista in cam;pagna a questo proposito affer ma : « Facciamo ,< portare la bicicletta dal ciclista, dove la bicicletta non pnò « portare il ciclista. }> E messosi all'opera, il Gérard ha fatto costruire un tipo di bicicletta che forse risponde meno della nostra Carraro (l'attuale bicicletta d'ordinanza per le compagnie ciclisti) alle esigenze di una macchina da guerra. Colla Carraro, si ha una macchina sufficentemente leggera (chilogrammi 12,500), robustissima, con un congegno semplicissimo, che richiede pochi secondi per la completa operazione di ripiegamento. , Premessi questi cenni sommari nello stato attuale del ciclismo militare m Italia, diciamo del suo impiego nell'avanscoperta. In due modi, il ciclismo soccorre la cavalleria nelle operazioni di vera e propria avanscoperta: a) S0stit\1endola in tutti quei servizi di dettaglio nei quali esso ha spiccatissime attitudini, permettendole, in tal. modo, di mantenersi il più raccolta possibile, per affrontare l'urto nemi,co nelle migliori condizioni di forza ; b) Operando a reparti raccolti in maniera da riuscire di valido aiuto alla propria cavalleria, sia risparmiandole di ricorrere all'appiedamento, sia disturbando, in tutti i modi possibili, la cavalleria nemica.
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Non è impresa che meriti poco studio quella di tener collegati fra loro e col comando dell'armata, mediante un ben inteso servizio di corrispondenza, i varì elementi che costituiscono la divisione di cavalleria. Se è vero, come non par dubbio, ohe l'esercito vede per mezzo della sua cavalleria, è chiaro che per esercitare questa funzione del vedere esso debba essere oontinuamante a giorno di quanto accade innanzi al suo fronte. Le notizie che le varie unità in avan· scop erta raccolgono, vagliate e confrontate, vanno trasmesse al comando dell'armata o dell'esercito nel modo più sollecito possibile, per subire quivi nuova cernita e nuovo confronto con quelle attinte ad altre fonti. Quando non possa servire il telegrafo a collegare il comandante dell'avanscoperta con quelle, dell'armata o delre- · sercito ed, in ogni caso, alla trasmissione di notizie fra il comandante del grosso e gli squadroni esploranti, servono mirabilmente i ciclisti. Escluso dunque il telegrafo, questi rappresentano sempre il mezzo più celere, oltre che più semplice e comodo, per trasmettere notizie od ordini. Un buon ciclista fa in una giornata 100 chilometri e più, pur essendo in grado di farne altrettanti l' indomani. Il cava.Ho d'acciaio non si stanca mai e non ha d'uopo di troppi riguardi. Quando ogni squadr one esplorante avesse a disposizione propria uno o due ciclisti, potrebbero corrispondere col g rosso dell'avanscoperta parecchie volte, di giorno e di notte, r isparmiando cavalli e cavalieri, le cui forze, messe a frutto, non mancherebbero di rendere più tardi ad usura. I 7 ciclisti di cui dispone un reggimento. di cavalleria addetti ad una divisione dì qùest'arma possono essere suffioenti a tale unico scopo, ma sono invece pochi, se ad essi si vogliono pure affidati altri importanti incarichi di cui or ora parleremo. Nè è consigliabile impiegar e in servizi iso· lati gli uomini . delle compagnie ciclisti: queste avendo missioni per le quali è uopo che operino riun ite, non gioverebbe diminuirne la forza in un modo qualsiasi.
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Ugualmente, i post i di corrispondenza , di cui parla il nostro regolamento sul servizio in guerra a l paragrafo 75, quali mezzi di collegamento fra il g rosso dell'avanscoperta ed il comandante dell'armata o dell'esercito, potrebbero essere costituiti da ciclisti. I posti di cicli3ti, più distanziati fra loro che gli analoghi composti di cavalieri, mauterreb· bero più attivo e continuo il collegamento. Insomma, il principio dovrebbe essere quello di permettere al cavallo di essere essenzialmente arma, affidando ai ciclisti quelle missioni per le quali non si richiede se non la celerità di movimento.
Il ciclista isolato ha sul cavaliere isolato parecchi vantaggi, e primo fra tutti quello di potere, in una sola giornata, su strade anche non ottime, percorrere con grande velocità un n uinero straordinario di chilometri (tre volte quanti ne percorre un cavallo}, senza che, a lavoro compiut o, gli occorra di riposare più di q uanto riposi normalmente una. persona sana e vigorosa. In questo senso, ciclista e biciclet ta sono in g rado di compiel:'e, per un numero quasi indefinito di giorni consecutivi, un lavoro, che sarebbe da considerarsi eccessivo per qualsiasi cavallo e qualsiasi cavaliere. Dopo un lavoro anche non superiore al normale, il cavallo ha bisogno di ricovero, di governo, di foraggio; la bicicletta non abbisogna che di qualche ora di cura giornaliera. Di notte, il cavallo cammina sospettoso, s'adombra, nitrisce scoprendosi con molta facilità; in ogni caso, di notte, il cavaliere deve procedere molto guard ingo. La bicicletta, su buone strade, anche senza lume, a meno che la nott e non sia eccezionalmente scura, s'inoltra meravigliosamente, percorrendo parecchi chilometri all'ora. Di giorno o'di notte, il cavaliere si scopre più facilmente del ciclista. Il ciclista può, con molta faci lità, scendere d~dla macchina o rimontarvi; lasciar questa al sicuro per arrampicarsi su 66 -
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alture, o comignoli di case, o campanili, allo scopo di scoprire il terreno attorno: il caval iere isolato che volesse far tq.tto questo, il più delle volte, si troverebbe in serio imbarazzo. Sul cavaliere, il ciclista ha l'altro vantaggio di potere, in pochi secondi, scendere dalla macchina per adoperar.e il moschetto. E così fa il ciclista, il quali?, attaccato, non vede per sè altra via di scampo. Il ciclista, colla bicicletta in ispalla, può uscire dalla strada e mettersi, coll'arma in pugno, in condizione di non esser avvicinato da nessun cavaliere. Sempre senza scompagnarsi dalla bicicletta, esso si .nasconde facilmente, scende o sale per scale, attraversa siepi e boschi, salta dall'alto di muri, attraversa su barca i corsi d'acqua ecc. ecc. Per questi motivi e per altri àucora, il ciclista, se può sembrare più del cavaliere legato alle strade, ha in sè tali elementi d'autonomia e d'indipendenza, da poter superare molti di quegli ostacoli, al cospetto dei quali qualunque ca· valiere deve dichiararsi impotente. Il ciclista, quando non può, perchè non VllOle o perchè colto fra due fuochi, dare macchina in'1ietro, si carica la bicicletta sulle spalle, e si rifugia in una casa, in un fosso, o dovunque può andare un uomo a piedi. E poichè queste prerogative del ciclista isolato si adattano, per analogia, al gruppo, alla pattuglia di ciclisti, si può ritenere che la bicicletta, meglio del cavallo, è l'elemento primo dell'esplorazione lontana. Sicchè, anche allo scopo di mantenersi sempre fedeli al principio di tener la cavalleria il più possibile raccolta per averla pronta nel momento dell'urto, ritengo che, nella maggior parte dei casi, convenga affidare quasi completamente a pattuglie di ciclisti l'esplorazione vera e prop;ia. Nè ha gran forza l'obiezione che si potrebbe muovere, che, cioè, le pattuglie ciclisti non esplorerebbero che strade, giacchè è sempre su queste, nei nostri terreni specialmente, che, nella maggior parte dei casi, ci si potrà muovere. Del resto, conviene tener presente che l'avanscoperta non mira a fruO'are come b ' d icesi, il terreno per scoprire se ogni piega di esso nasconda
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un soldato nemico, ma come piuttosto essa si prefigga la raccolta di dati positivi sul nemico e la ricerca di notizie sulla ubicazione delle grandi unita dell'esercito avversario. È perciò sempre sulle strade, a cavallo delle quali si tro · vano le località abitate, che occorrerà muoversi per vedere, interrogare e comunque investigare. E le caratteristiche del ciclista, che mi sono studiato di mettere in rilievo, permettono mi sembra, al massimo gi;ado, di esercitare questa ricerca in modo continno e proficuo, sì di giorno che di notte. Durante le ultime manovre del V corpo d'armata nel Veneto, in una notte pi9vosa, mentre mi trovavo nella mia compagnia agli avampost~, dovetti constatare che, malgrado un plotone di cavalleria esercitasse anch'esso un'attiva vigilanza sul ·fronte, pure, se qualche notizia si potette raccogliere .sulle mosse ·e sulle intenzioni del nemico, questa sempre dai ciclisti ci fu recata. Malgrado la notte fosse scura e piovosa e le strade fossero coperte di fango, i ciclif,ti del reggimento stettero in mot.o dall'avemaria all'alba, instancabili, arditi, come la circostanza consigliava. Nè, in questo caso, la deficienza della cavalleria, al confronto della sufficienza dei ciclisti, potè attribuirsi ad ignavia -od a malvolere di uomini, sì bene alla condizione stessa delle cose, la quale permetteva ai secondi di 11,vanzarsi non visti nè sospettati, nel buio della notte, sino a trovare il contatto colle colonne nemiche, seguirle per lunghi tratti e quindi ritirar,,i rapidamente. La celerità del movimento, la facilità di procedere inos~ servato ed, all'occorrenza, di nasconder.si, specie di notte, fauno del ciclista il vero tipo dell'esploratore. Nei limiti di spazio e di tempo in cui può muoversi, in una giornata, una pattuglia. di scoperta formata di cavalieri, è a ritenersi che, mentre questa abbia bisogno, a servizio ultimato, di lungo riposo, una pattuglia di ciclisti, inveee, dopo qualche ora, sia ' tuttora in g;ado di produrre utile e lungo lavoro. Quando tutto il sistema dell'avanscoperta ha compiuto lo spostamento stabilito per la giornata i cavalli, perchè siano pronti e vigorosi l'indomani, hanno bisogno di essere curati,
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governati, foraggiati. Il ciclista che, seguendo uno squadrone esplorante, abbia percorsa la stessa strada, è invece, in quel momento ancora in forze; e se trova modo di riposare qualche ora durante la giornata, può rimettersi in moto la notte, per dare carattere di continuità a queìl'esplorazione che, se eseguita da soli cavalli, deve pur sempre subire, la notte stessa, una necessaria interruzione. Per tutto questo, credo di essere nel vero affermando e ripetendo che, nella maggior parte dei casi, quando, cioè, assolutamente il terreno non imponga di fare di versa.mente, le pattuglie di scoperta potrebbero essere, con molta opportunità praticti., costituite da ciclisti. Un comandante di squadrone esplorante il quale avesse a sua disposizione,_per questo scopo'. 10 o 12 ciclisti, svelti, provetti, intelligenti, potrebbe con essi costituire, se non tutte, almeno una parte delle pattuglie di scoperta, le quali, per la loro indipendenza, per la ·rapid ità del loro moto, potrebbero distanziarsi sul fronte molto più di quanto non facciano di solito le pattuglie analoghe di cavalieri. In tal modo, mentre si sopprimerebbe, in gran parte, la preoctmpazione di stancare e sciupare i cavalli, si consentirebbe di evitare quel fra:,;ionamen to e quella dispersione di forze, che è dannosissima alla cavalleria, arma destinata ad operare in massa. Di notte, specialmente quando tutto il sistema deve riposare e l'esplorazione dei cavalieri è pressochè inefficace, per l'evidenza delle cose ora dette, risplenderebbe la utilità di queste pattuglie, le più appropriate a percorrere molti chilometri non viste e non notate. Quando, però, si dovesse entrare risolutamente in questo ordine di idee, è evidente come non potrebbero più essere sufficienti allo scopo i 7 ciclisti di cui dispone un reggimento di cavalleria addetto ad una divisione della stessa arma. Occorrerebbe allora aumentare questo numero e portarlo ad una cifra tale da potere, con tutti i ciclisti disponibile del r eggimento, far fronte ai bisogni del servizio dì collegamento e della scoperta. La somma dei vantaggi che si raccoglierebbero sarebbe pur sempre rappresentato dal risparmio di cavalli e dalla maggior a ttività che si verrebbe ad imprimere al servizio d'esplorazione.
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..·•., Ogg i si suol fare grande assegnamento sulle_informa~ioni .ohe un piccolo gruppo di cavalieri ben montati, sotto gh ordini dì un ufficiale ardito ed intelligente, può raccogliere, girando al largo intorno alle ali avversarie o attraversando comunque la linea d'esplorazione nemica. Durante la campagna del 1870-71, si ebb~ro frequenti ~se_mpi ~i. pr_eziose notizie raccolte a mezzo di tal genere d1 ncogmz10m; ma, per togliere molte generose illusioni, è mesti~ri ricor~~re come · Telativamente facile fu per i Tedeschi compiere tali imprese, <lal momento che la cavalleria francese, inerte, nessuna azione spiegò per impedirle. Girare le ali della cavalleria _avver~aria, .avvicinare le grandi unità di fanteria retrostanti, studiarne la forza e le intenzioni sarà impresa che richiederà, molto più che pel passato, accorgimento ed ardire, quand? si avrà di fronte un nemico che, procurando a sua volta d1 fare al· trettanto, si sforzerà di attraversare tutti i nostri \fisegni. Malgrado queste maggiori difficoltà, non è dubbio p~rò eh~ le ricoO'nizioni di ufficiali isolati avranno Ja loro rag10ne d1 essere : saranno tentate da t utte le cavallerie, anche perchè sono le difficoltà e i pericoli che spronano ed incoraggiano g li arditi a tentare le più temerarie imprese. Se non che, le cose dette mi autorizzano a sostenere che, nella maggior parte dei casi, più facilmente potrà raggi~n.gere lo scopo un ardito ciclista, anzichè un provetto e a~1~e cavaliere. Per dimostrare questa, che a me sembra una venta, dovrei ripetermi, cos~ che farò il meno possibile. ., Nelle ricognizioni di cui qui parliamo, occorre, molto pm che pel servizio d'esplorazione in genere, la celerità d~ mo~ vimento e Ja possibilità di percorrere in due o tre giorni .qualohe centinaio di chilometri; quale mezzo di trasporto. è dunque più proprio della bicicletta? Se, per mala ventura m un.a di queste imprese lontane, un cavallo dovesse non essere più in condizioni di portare sè e il cavaliere, l'imrresa stessa sarebbe quasi certamente compromessa. Un ottimo ~avallo da sella, da sostituire a quello diventato inetto, non s1 trova
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ad o~ni. piè sospinto, mentre una buona bicicletta, al giorno ~'oggi, è facile requisirla in qualsiasi borgata di paese civile. Sen~a contare .che, nella Valle del Po, per esempio, ad ogni p~s.so, sulle buone strade, si trova modo di far riparare una bicicletta, quando questa abbia subìta uu'avarìa, sia pure di non .lieve conto. ' ' Anche per le ricognizioni lontane, dunque, il mezzo di trasporto più sicuro, più celere, più appropriato·, come quello che più affida di far raggiungere lo scopo, è sempre la bicicletta. Come si vede, tutto soccorre e a tutto provvede il ciclismo.
Ma saranno specialmente i reparti organici di fanteria mon_tata quelli che daranno, alla futura avanscoperta, uno speciale carattere di arditezza e di intraprendenza, di che invano si cercherebbero le traccie nella storia della g uerra passata. Risolto in modo più che soddisfacente e come forse non non sarebbe sembrato lecito sperare, il problema d'aver fanteria mobile quanto la cavalleria, ancora una volt~ la com. binazione delle tre armi si afferma come la pil\ adatta a conseguire in guerra risultati positivi. L'artiglieria a cavallo e la fanteria montata danno alla cavalleria forza di resistenza, e insieme indipendenza, rendendole possibile raggiungere obbiettivi contro i quali da sola potrebbe forse inutilmente logorarsi. 1\fa, mentre l'artigl~eria non soccorre la cavalleria se non nel rapido campo tattico, nel momento, cioè, dell'urto, la fanteria montata è in grado d i esercitare azione continua e pro:ficua fin dal1' inizio dell'avanscoperta; quella è legata alla cavaller ia e, n?n se_ ne y uò staccare senza conveniente scorta, questa gode piena mdi pendenza ed è, in ogni circostanza, padrona dei propri movimenti e della propria iniziativa. Mentre, dunque, la fanteria offre a.Ila cavalleria il soccorso potente e disinteressato del fuoco di fucileria, nulla. chiede per sè, trovando essa, nel proprio moschetto e nel
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rapido motore, il mezzo migliore per uscire da qualunque intrigata situazione. È dunque reale e positivo il concorso che la fanteria montata reca alla cavalleria in avanscoperta. I reparti cidisti costituiti in Italia presso i reggimenti bersaglieri, negli ultimi due anni, parteciparouo alle ma. novre di unità di cavalleria, con risultato veramente soddisfacente. Dop·o le grandi manovre del 1899, anzi, a proposito del concorso che una compagnia ciclisti arrecò alla divisione di cavalleria cui era addetta, un competente ebbe ad. esprimere l'augu.r io che, col tempo, siano costituite non una compagnia ciclisti per divisione, ma sì una per ogni reggimento_di cavallei'ia. Un riparto di ciclisti, pertanto, sarà sempre d'inciampo ai movimenti della proprìa cavalleria, se marcerà sulla stessa strada e poco avanti alla testa di colonna di quella. Quando, perciò, l'opportunità di spingersi molto innanzi nori fosse evidente, per evitare l'inconveniente accennato, sarà preferibile la marcia su strada laterale e parallela, in modo da guardare anche il fianco della cavalleria. A maggior ragione, un reparto ciclisti non marcia mai intercalato fra le unità che costituiscono la colonna rii cavalleria: se così facesse, mentre rinunzierebbe alla propria libertà d'azione, intralcerebbe anche gli aventuali movimenti dell'arma. Da ciò consegue che, in marcia, il posto normale di un reparto ciclisti è molto avanti alla testa di colonna o sul fianco di questa, su strada, cioè, parallela alla diretti va di marcia.. Esso procura di rendersi utile alla propria cavalleria intervenendo, col fuoco, specialmente in quei casi, nei quali quest'arma, se fosse sola, per difendersi dovrebbe ricorrere all'appiedamento. · _ « Un superbo squadrone, quando appieda, dice il Goltz, « non rappresenta che un mediocre riparto di fanteria » : il riparto éicli.sti deve intervenire appunto perchè questa diminutio capitis non avvenga. Mettendo a pro:fitto la loro straordinaria velocità, i ciclisti, pertanto, precederanno la cavalleria, rischiarandole
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L ' AVANSCOPERT A E IL ClCLISl!O MILITARE
la strada, prevenendola e proteggendola in quei punti, il passaggio dei quali rappresenta per essa un momento di crisi. Assicurandosi il possesso di punti tattici importanti oltre una stretta, un riparto ciclisti, qual testa di ponte mobile, vi si mantiene, fino al completo sfilamento della intera colonna di cavalleria. Distrugge strade, ferrovie, telegrafi, passaggi su corsi _d'acqua, sempre q uando occorra intralciare la marcia della cavaller ia avversaria: viceversa, corre a ristabilire comunicazioni comunque interrotte dal nemico, quando sia necessario favorire lo spostamento avanti della propria cavalleria. Compagni dei ciclisti combattenti, in queste ultime imprese, dovrebbero essere i ciclisti del genio ai quali ho accennato avanti. Utilizzando la sua straordinaria mobilità, un riparto ciclisti rende penosa la marcia del grosso della cavalleria avversaria, se, con largo giro gli appare all' improvviso sul fianco, mette, col fuoco di moschetteria, il panico nella colonna, quindi si ritira, per ricomparire nuovamente più tardi su altro punto della st.rada. Il quale scopo non sembrerà molto difficile poter raggiungere, quando si pensi, che un riparto ciclisti può scegliere una posizione, anche relativamente lontana dalla strada ma inaccessibile ai cavalli, e appostarvisi, per attendere al v arco la cavalleria nemica. Sulla strada su cui marcia uno squadrone esplorante avversario, i ciclisti cercano parimenti una località opportuna, vi si afforzano, aspettando lo squadrone stesso, lo accolgono col fuoco, obbligandolo coll'appiedamento a perder tempo. Durante le fermate, il reparto si trasporta avanti al sistema e, con opportune disposizioni di sicurezza, rende più sicuro e tranquillo il riposo della cavalleria. Nell'azione tattica, i cicli sti, insieme all'artiglieria, pren· dendo posizione sopra un fianco della linea, preparano col fuoco e rendono più agevole la carica della propria cavalleria. Nè meno prezioso è l'azione d'un reparto ciclisti nell' inseguimento dopo una carica r iuscita, col prendere successive posizioni alle spalle del nemico, per rendere a questo, col fuoc o, più disastrosa la rit.irata.
Parimenti, se la carica non riesce, il riparto prende po-sizioni successive più · indietro allo scopo di proteggere col -fuoco e raccogliere la propria cavalleria in ritirata. Da tutto ciò si vede, che un glorioso campo d'azione si .apre al cicli~mo milit;i,re, nel quale l'iniziativa, il colpo d'occhio sicuro, l'ardire, saranno i naturali trionfatori. Ricco d'àllori è quel campo, non mietuti finora, e purchè, -si voglia e si sappia, · larga messe se ne potrà raccogliere; ma perchè ci\') sia possibile, occorre, da una parte, che un ,comandante di riparto ciclisti sia fornito di doti non comuni, dall'altra che· egli non riceva se non semplici direttive, e nel resto sia lascjato libero d'agire, guidato dal proprio criterio e dalla propria iniziativa.
Il _ciclismo militaré trovasi ancora alle sne prime prove, ma, dato il principio che incarna e l' interesse che ha in tutti destato, non è possibile che un prossimo _glorioso avvenire non gli sia serbato. Tutte le forze onde la, guerra si produce e si sviluppa si compendiano nella nozione del moto. Il moto è l'anima della guerra, la quale non è che movimento di pensieri, d i uomini, di cavalli, di armi, di proiettili. · .M:uove nella mente del condottiero l'idea che deve diri:gere l'azione delle masse, muove il fantoccino quando di corsa si slancia alla baionetta. Il futuro ·appartiene pertanto al ciclismo che, esprimendo ""il movimento nella sua più semplice e rapida esplicazione, si direbbe che quasi tenda a sopprimere l'immobilità. Affermando ciò, si può anche soggiungere essere ormai ·facilmente prevedibile che, nella futura guerra, i primi proiettil i che colpiranno bersagli umani saranno lanciati da .armi di ciclisti. BLOISE ALESSANDRO ca1iita110.
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« extabat. Id sicut in pilo, qt1adratt1m, sfuppa circumliga1 « bant, lin~bantque pìce. Ferrum ante tres m longum habebat « pedes, ut cum armis transfigere corpum posset. « Sed id maxin,ie, etiam si haesissit in sento, nec pene « trasset in corpus, pavorem faciebat; quod cum medium ac« censuro mitteretur, concepturoque ipso motu multo ma« iol'em ignem ferret, arma omitti cogebat, uudumq ue militem « ad insequentes ictus praebebat. l> Tranne quest'ultima,· che rappresenta un pe~fezioname1~to rilevante le altre armi avevano vantaggi precan; se ne estmgt1eva il 'fuoco con acqua abbondant~ ~ con sab?ia, e ,no~ si potevano lanciare con grande velocità, per evitare 1azione refri<Yerante dell'aria· sul miscuglio resinoso. L: scoperta del (11,000 g1·eoo fece scomparire quasi totalmente questi inconvenienti; da ciò e dal segreto col quale si volle circondare la sua intima essenza derivarono le fan· tastiche descrizioni dei suoi effetti. T erribile contro navi, torri, macchine poliorcetiche - in <Yenere contro tutte le costruzioni in legno - era sen7.a. :zionc contro le costruzioni in pietra e di nessun effe~to sui guerrieri coperti di ferro, come risulta dalla Sto1·ia delle Cro· ciaie. La composizione del fuoco greco oggi non è più un se· greto e, salvo errori provenienti dalle dosi v&.rie e dalla pul'ezza dubbia dei componenti, possiamo affermare che era un miscu<Ylio di salnitro, zolfo e corpi resinosi. La :coperta del salnitro e delle sue prol?rietà servi di punto di partenza.. Le efflorescenze sali~e che si.for~an? alla superficie di certe rocoie erano conoscmte dagli ant1ch1, che se no servirono come materia medicamentosa. Dioscoride e Plinio parlano di questi fiori di pietra; e la. neve della China e il baraud (grandine) arabo sembrano aver avuto per principale componente l'azotato di potas_sa. La conoscenza della proprietà corrosiva del sa.ln1tro - domanda Berthelot ·- ha condotto, per successione d'idee, alla scoperta delle proprietà comburenti? O questo fu scoperto per caso?
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Storia.
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L"origine incerta, gli scritti oscuri degli alchimisti, la catt; va interpretazione dei codici dell'età di mezzo, han potuto far credere a qualche scrittore di cose militari e scientifiche che l'invenzione della polvere rimonti a un'epoca quasi preistorica. Si dice che la legge degli Indù, contemporanea a quella. mosaica, proibisse l'uso delle a1·mi cla fiwoo; e, se vogliamo credere a. un passo di Q. Curzio Rufo, Alessandro il Grande ne trov6 armati i popoli dell'India, paese clelle me,·aviglie. Anche Filostrato, nella .Vita d'Apollonia cla 11yano, dice: « Gli Oxidrachi - abitanti delle regioni comprese fra l'Ifasi « e il Gange - sbaragliavano i valorosi guerrieri di Ales<< sandro lanciando su di essi la tempesta e la folgore. » Per quanto veridici possano essere tali racconti, pure ci vt1ole molta immaginazione per affermare che i proietti incendiari degli antichi fossero basati sulla potenza esplosiva della polvere. Torcie accese, pezzi di legno infiammati, tali furono da principio questi proietti, presto modificati coli' impiego delle resine e dello zolfo, materie di facile combustione. Tito Livio, nel libro XXI delle sue storie, descrive una di queste armi da getto incendiarie, adoperata dai Saguntini : la falarica. « Falarica. erat Saguntinis missile telum, hastili abiegno, :< et coetera tereti, praeterquam ad extremum, unde ferrum (i) Più che la storia deUagliat.1 degli esplo,i,-i, elle si può trovare io molti lratt,ati, ho cercato di mmiri• qui <1uei documenti, rnri o s11eci~Ji, che rl illlcilmente gli ~Ludios~ possono procurar$i. (.\'ola dell'A.).
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La risposta è dubbia; in ogni modo possiamo accertare che nè i Greci, nè i R omani conobbero tali proprietà caratteristiche. Si crede invece che fossero i Chinesi. Ma, al soli to, alle descrizioni vaghe o male interpretate, si aggiunse la fantasia dei copisti, e non si può stabilire l'epoca di questa scoperta. È difficile pure affermare con precisione se nella China o nell'Occidente si applicò prima all'arte della guerra. Però, malgrado una tradizione costante che attribuisce ai Chinesi la scoperta delle composizioni incendiarie a base di salnitro, essi con molta probabilità ne ignorarono la forza espansi va, e documenti autentici ci conducono a non ammettere che la polvere propriamente detta debba attribuirsi a loro. E cco alcuni di questi documenti: « L'anno 969 dell' era cristiana ( l), secondo del regno di << Ta1-Tsou, fondatore della dinastia dei Song, fo presentata « a questo principe un miscuglio che accendeva le freccie e « le portava. lontano. » « L'anno 1002, sotto il suo successore Tchin-Tsong si usa« rono tubi che lanciavano g lobi di fu oco... » « Nel 1259 si fabbricò un'arma chiamata tho -ho- tsiang « (lancia a fuoco impetuoso). Si introduceva un cartoccio di « materie esplosive in un lungo tubo di bambou; dato fuoco « a questo cartoecio, usciva rumorosamente dal tubo una « lunga :fiamma. » « Nel 1232 i Mongoli assediarono Kai-foung-fou e usarono « una macchina da g uerra, conosciuta col nome di ho-pao. » « Molti scrittori hanno in traveduto in questa macchina « l'origine del cannone ; essa deve invece considerarsi come « una macchina da getto, che lanciava vasi ripieni di ma« terie incendiarie. » Però altri documenti ci dimostrano che tali artifici da guerra furono usati nelle stesse epoche anche in Occidente. Anzi, nell'assedio di Siang-yang fatto dai soldati di Kou({) H1llXAUD
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et r, Av 1::.
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Du feti grèr,eois etc., tSr.5 .
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blai-Kan nel 1271, le macchine d'attacco furono costruite da Italiani e Arabi; ciò che dimostra che i Chinesi non pos· sedevano, allora come oggi, il genio delle invenzioni meccaniche. Fu nel 673 che il fooco greco appar ve per la prima volta nella storia, ~ se ne attribuisce l' invenzione a Callimaco (battaglia di Oyzico); e per qualche secolo assicurò ai Bizantini la vittoria contro le flotte arabe e russe. L'imperatore Leone il filosofo ne descrive l' impiego, e parla anche di tubi ~ mano (chirosifoni) pieni di composizione pirica, che si lan_ciavano sulla faccia del nemico. Le proprietà caratteristiche del fuoco greco, quale quella di bi"uciare sotl' acqua, e di poterne dirigere la "(ìamma in tiitti i sensi, anche dall'alto in basso, sbalordirono gli s.tessi Greci e spaventarono i loro nemici. Per molto tempo potè mantenersi il segreto della sua , composizione, che si diceva insegnato ~a un a~gelo all'i~peratore Costantino. Ma, malgrado gh anatemi, per trad1~ mento o per corruzione 1 questo segreto fu scoperto, e 1 Mussulmani coltivarono molto questo ramo dell'arte della guerra, applicando la scoperta a tutte le macchine e armi di attacco. J oinville (1) racconta che in Egitto furono lanciate contro l'esercito di S. Luigi grosse botti r ipiene di fuo co. « UnO' soir advint que les 'rurcs amenèrent ung engin « qu'ilze, appeloient la perrière, ung t~rrible engin, à ~a.l « faire ... par lequel engin, il nous getto1ent le feu gregeo1s a « planté, qui estoit la plus horrible chose que oncques jamès « j e veisse ... Il faisoit tel bruit à venir, qu'il sembloit que ce « fust fouldre qui cheust du ciel et me sembloit d'un grant « draO'on vollant par l'air... et gettoit si grant clarté qu' il « fes;t aussi cler dedans notre host, comme le jour ... )> A poco a poco il fuoco divenne l'agente generale d' attacco. Marco Greco, Ruggero Bacone, Alberto il Grande danno numerose formule di composizioni inct,ndiarie, formule che si avvicinano molto a quelle della polvere nera. Si (i) Jo1;,;v1 LLI! , -
Jlìstoi1·e d1.t roy Saint-Loys.
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cominciò presto a trar partito del rumore per spaventare gli avversari. Finalmente, sul principio del xm secolo ap· pare chiara la nozione della forza propulsirn di questi miscugli a base di salnitro, e si costruirono le armi da fuoco propriamente dette. R esta così sfatata la leggenda di Ber toldo Schwartz, vissuto nella seconda metà del secolo xxv, e se proprio si vuol attribuire qualche merito al monaco nero, possiamo affermare che ha solo saputo interpretare scientemente i codici degli alchimisti. In quest'ultimo secolo la scoperta di Sobrero e r impulso dato agli studi chimici, hanno portato alla conoscenza di un numero immenso di esplosivi, più o meno adatti all'arte della g uerra e alle industrie. Con le recenti esperienze sull'aria liquida par sì voglia entrare in un nuovo campo di studi e di applicazioni. Definizione e classificazione degli esplosivi.
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Ogni sistema di corpi capace di svi luppare dei gas permanenti, o di materie che assumono lo stato gazoso durante la reazione, può costituire un agente esplosivo. Questi corpi possono dividersi in ott0 g ruppi. 1° Gas esplosivi. 2° Miscugli gazosi detonanti. 3° Composti minerali esplosi vi, corpi definiti, liquidi o solidi, suscettibili alla detonaY.ione per urto, confrica.zione o r iscaldamento. 4° Composti o,·ganici esplosivi, corpi definiti, solidi o liquidi, suscettibili alla detonazione per urto, confricazione o riscaldamento. 5° Miscugli di composti esplosivi definiti con corpi inerti. 6° Miscugli formati da un composto ossidabile esplosivo e un corpo ossidante non esplosivo, destinato a completare la combustione del primo. (1 ) o~:nrni:LOT. -
S11r la force des 111.aLié1·e~ explosives.
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·7° Miscugli a base ossidante esplosiva. 8° Miscugli formati da corpi ossidabili e da corpi ossidanti, solidi o liquidi, che presi isolatamente non sono esplosivi. Potenza delle materie esplosive. (t>
Si chiama forza di una materia esplosi va la pressione per unità di su per:6.cie che eserciterebbero i gas prodotti per unità di peso della sostanza se, alla temperatura di combustione, essi occupassero l'unità di volume. Si chiama ene1·gia potenziale il lavoro massimo che l'unità di peso di detta sostanza è capace di effettuare nel caso di una gazeifìcazione c9m pleta. . L'effetto utile di un esplosivo dipende m generale dalla natura, dal volume e dalla temperatura. dei gas formati e dalla velocità della reazione esplosiva . Se si considera questo.effetto u tile, occorre dividerlo in due fasi essenziali: prima, la sua intensità statica, periodo in cui ciascuna unità di superfice di contatto dovrà sopportare uno sforzo dato; senza tener conto però delle condizioni durante le quali si è sviluppata tale pressione; in secondo luogo si calcolerà la rapidità di trasform azione dell'esplosivo, liquido o solido, in gassoso, rapidità che permette di concentl"are lo sforzo dirompente in uno spazio ddterminato, prima che le forze messe in azione abbiano tempo di propagarsi lontano. Secondo, che la prima o la seconda di queste due fasi si troverà caratterizzata in modo particolare in una polvere, essa sarà più o meno forte o più o meno dit'ompente: sarebbe però impossibile stabilire una divisione rig<.rosa. Si dimostra facilmente che il potenziale di una sostanza . esplosiva si ottiene moltiplicando il suo calore assoluto di comb11stione per l'equivalente meccani-30 del calore. Però, questa quantità di calore teorico non è quello che regola la pres~ioue sviluppata. al momento dell'esplosione. ({; SA11ro110
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Nitro-exvtosites.
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Quest'ultima infatti corrisponde alla formazione dei cum· posti .che esistono effettivamente alla temperatura e nelle condizioni dell'esplosione ed è inoltre sub0rdiuata alla dissociazione. Se dunque, alla temperatura dell'e8plosione, uno o più dei composti prodotti teoricamente si trova parzialmente o totalmente dissociato, bisognerà togliere dal calore assoluto di combustione quello che è stato assorbito dalla dìssociazione. Riassumendo, la nozione del potenziale è pu.ramente convenzionale; là quantità di lavoro che definisce, rappresenta un limite che non è mai raggiunto in pratica. Offre tuttavia il vantaggio di poter servire come termine assoluto di paragone fra di verse sostanze esplosive. Il rendimento effettivo di un esplosivo, cioè il rapporto del numero di chilogrammetri realmente utilizzati col valore della sua energia potenziale, può esser considerato come compreso, in generale, fra il 14 e il 33 per 100. Fra le circostanze che riducono questo valore si possono citare, non tenendo conto delle perdite dovute alla decomposizione incompleta dell'esplosivo, l'energia impiegata a comprimere e a scaldare la camera. d'esplosione, i gas che fuggono senza avere azione utile, le reazioni chimiche che si producono fra i prodotti dell'esplosione.
la glicerina, la benzina, l'amido, la iuta, lo zucchero, il legno , la paglia, ·1a melassa, ecc. I più important i di questi prodotti. sono la, nitroglicerina e la nitrocellulosa. La prima entra nella composizione di tutte le dinamiti e di parecchie polveri senza fumo; la seconda in quella del fulmicotone, del cotone-collodio, del fulmilegno e dell~ maggior parte delle polveri senza forno, che si compongono in generale di una cellulosa nitrata mista a nitrati metallici o a nitroglicerina. Nitroglicerina. - Come principio, la fabbricazione di questo esplosivo consiste nel versare a poco ft poco della glicerina in un miscuglio d'acido azotico e d'acido solfori00; e comprende tre fasi: l° miscuglio; 2° separazione; 3° lavaggio. La prima fase dell'operazione si effettua in uu tino, foderato all'interno di piombo, e m~1ntenuto a temperatura costante mediante appositi serpentini, in cui circola l'acqua. Ciò che importa principalmente di non perdere d'occhio durante questa operazione è: 1° la temperatura indicata da appositi termometri che non debbono mai segnare più di 18°; 2° il colore dei vapori nitrosi; 3° la pressione dell'aria al suo ingresso nel tino; 4° il tubo di livello che indica la quantità di glicerina da introdursi. Neìla seconda fase, in casse mnnite di tubi a sifone, si separa la nitroglicerina dell'eccesso di miscuglio acido. In ultimo si filtra a traverso quadri di flanella e si lava. Prima di cominciare la fabbricazione occcrre assicurarsi in modo .scrupoloso della purezza delle materie prime, perchè la minima impurità darebbe luogo ad inconvenienti laboriosissimi durante la fabb ricazione. L'eccesso di acidi che sorte dall'apparecchio di separazione contiene circa 67 parti di acido solforico, 11 d'acido nitrico, 21 d 'acqua, 2 di prodotti ossiazotici e una quantità variabile
Fabbricazione. La fabbricazione degli esplosivi ha subito, in questi ultimi tempi, dei perfezionamenti notevoli. Questi prodotti sostituiscono a poco a poco gli agenti esplosivi già in uso, sia nelle applicazioni industriali, sia nell'arte della guerra. Si ottengono con l'azione immediata dell'acido azotlc~ (solo o mescolato con acido solforico) sulle sostanze organiche, miste o no ad altri prodotti. Si comprende facilmente come il numero di queste sostanze debba esser e molto esteso. Fra le materie principali sottoposte all'azione dell'acido nitrico c'è la cellulosa sotto diverse forme (cotone, fibre, ecc.}
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di nitroglicerina. È indispensabile eliminare questa fino alle ultime traccie, essendo molto pericoloso abbandonare un miscuglio contenente tale esplosivo . Nitrocellulosa. - Disseccato il cotone, si immerge in vasi di ghisa, contenenti il miscuglio acido e si mescola cinque o sei minuti. Dopo si distende su di una griglia di ferro, si comprimo leggermente e si rinchiude in vasi di g1·ès ben cop~rti per evitare l"assorbimento dell'umidità atmosferica. L à si lascia riposare per quarantotto ore. Terminata così la nitratazione, si toglie r eccec;so d'acido con un idro-estrattore che abbia la velocità di 1000-1500 giri per minuto. La nitrocellulosa tolta con precauzione dalle turbine, per evitare casi di esplosione spontanea, vien lavata in vasche di legno, poi fatta bollire con un eccesso d'acqua in caldaia di ferro. Quest'acqua va cambiat<.1 di tanto in tanto :finchè non presenti alcuna traccia d'acido. Poi, con apparecchi speciali (Hollander) vien ridotto in polpa e compresso. . . Dinamite. - Calcinato il Kieselguhr in forni a riverbero, si mescola con la nitroglicerina. Occorre che questa sia lim· pida, scevra d'acqua e abbia soggiornato un me~e almeno nel laboratorio di precipitazione. Il miscug lio si fa in vasi di piombo. Siccome il potere assolvente del Kieselgnhr è molto considerevole, si aggiunge di tanto in tanto Ullè.1, soluzione dell'l di solfato di bario. La dinamite così ottenuta deve essere secca, pulverulent~L e d' una tinta uniforme . Gelatine esplosive. - Si ottengono mescolando nitrogli·cerina con cellulosa nuova e dinitrica. IL dissolvente usato per la gelatinizzazione a freddo può essere l'acetone, l'etere acetico l'alcool metilico o etilico. Bru;iano all'aria libera senza esplodere e la combustione è pressochè completa. Le sostanze che si aggiungono in piccola quantità alle gelatine esplosive ne riducono la potenza, ma le rendono meno pericolose . 0
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Descrizione e com1>0sizione delle principali polveri senza fumo. Le principali polveri in uso per le armi da guerra sono: La cordite, la melinite, la polvere francese B. N., e la -polvere· tedesca. Non è qui il caso <li citare la balistite, t roppo conosciuta in Italia. . . Quelle poi qhe possono usarsi promiscuamente nelle armi da guerra. e da caccia, sono : La Schultze, la polvere E . C., S. R. e S . V., la rifleite, la Walsrode, la cannonite, la Cooppal, l'amberite, la plastomenite, ecc. Cordite. - ·w una gelatina esplosiva. Si compone di 37 parti di nitrocellulosa, 58 di nitroglicerina e 5 di vaselina. ·Come dissolvente si usa. l'acetone. Quando si è ottenuta una. pasta omogenea, una macchina. speciale la trasforma in fili, -ohe vengono arrotolati in un tamburo metallico. Se n~ fanno poi delle corde di sci lignoli di tre fili ciascuno. E usata in Inghilterra. Polvere Schull~e. - Contiene legno nitrato, solubile e in· -solubile, nitrati d i bario e di potassio e paraffina. R,a forma di piccoli grani irregolari di color giallo paglia. E molto usata per caccia. Polvere E. G. - Nitrocellulosa purissima bagnata con etere -e alcool, ciò che gela tinizza i grani alla superficie. Di color arancio pallido. Per caccia. , La polvere E . O. n. 2 contiene un po' di canfora. E più sta.bile e imprime al proietto una velocità maggiore senza .aumenti di pressione nella camera ·d'esplosione. Indu1·ite. - :fulmicotone rammollito col vapore e' mesco laLo con nitrobenzina. Polvere Vieille. - Nitrocellulosa e tannin o mescolati con .azotato di potassa e barite. La detonazione è accompagnata da un leggerissimo fumo bluastro che si dissipa rapidamente.
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Rifleite. - Legno nitrato sciolto in nitrobenzina. Grani minutissimi color cenere, odore caratteristico aromatico. La rifleite ha numerosi vantaggi: sicurezza di fabbricazione, trasporto e impiego, regolarità di pressione e di velocità, assenza di polverino, gran velocità iniziale, assenza totale di fumo il gio1 no e di fiamnu d i notte. . Cannonite. - Il fulm icotone, che costituisce la base di questa polvere, è disseccato, trattato con dissolventi, poi compresso e r idotto in fili. Si evapora in seguito il dissolvente . e si pestano i fili allo scopo di ridurli in grani, che si sbarazzano del polverino e si grafitano. Polvere }Valsrocle. - Nitrocellulosa chimicament e pura, gelatinizzata con l'acido acetico. È di color grigio chiaro. Dà buoni risultati a cac0ia. Polvere Cooppal. - Iuta nitrata mescolata o no con nitrati.. Ne esistono molte specie. Amberite. - È un miscuglio di nitrocellulosa, paraffina, vaselina, grafite e nitrati di potassio o di bario. Grani dur i di color arancio chiaro. Serve pel fucile l\fartini- Henry e per caccia. Poli,ere Greiner. - Miscuglio di nitrocellulosa, nitrobenzina, grafite e nero fumo. Polver·e von Forster. - Nitrocellulosa gelatinizzata e una piccola quantità di carbonato calcico. Pagliette irregohtri: di color grigio. Massimite. - Nitrocellulose solubili e insolubili, nitroglicerina e carbonato cli soda. Polve1·e Hengst. - Paglia nitrata ridotttL in polpa. Polvere Ryves. - Nitroglicerina, nitrocellulosa, olio di ca storo, polpa di carta e carbonato di magnesio. Plastomenite Giittler. - Miscuglio di pirossiti con idroeiarburi aromatici nitrati. Si adopera sola o mista con picrati, clorati, nitrati, ecc. Grani color giallo sporco. È necessario un innesco speciale.
L'aria liquida come esplosivo.
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Nella , oo·alleria che si sta traforando attraverso al Sempiope, dalla parte di Briga, il prof L inde aveva istallato due macchine del suo sistema, per studiare sul posto l'applicazione su vasta scala dell'aria liquefatta alk fabbrica zione delle cartucce esplodenti. Queste venivano fatte originariamente con un impasto di sabbia silicea e petrolio, contenuto in astucci di carta traforata. Più tardi venne sostituita alla sabbia la farina di grano. Al momento di adoperarla le cartuccie venivano immerse per alcuni minuti nell'aria liquefatta, e rapidamente si collocavano al posto, per essere accese mediante miccia o scintilla elettrica. L 'esplosione produceva effetti considerevoli quando avveniva immediatamente dopo la saturazione coli' ossigeno . li·quefatto. Appena però erano trascorsi alcuni istanti dalla preparazione, nell'ambiente molto caldo della roccia la massima parte dell'aria liquida si vaporizzava, e la cartuccia -perdeva. quasi completamente fa, sua potenza. Gli esperimenti di Linde furono perciò interrotti, non consentendo l'urgenza dei lavori alcuna d ilazione nell'avanzata della galleria. È però desiderabile che prove simili . vengano r ifatte e proseguite altrove, attesa l' importanza che il nuovo esplosivo potrebbe avere, non tanto per la sua efficacia, quanto per la minor pr oduzione da esw occasionata di gas nocivi nell'ambiente ristretto delle minier e, -dove la r innovazione dell'aria r iesce per solito tanto difficile. Nelle miniere di carbone a Peusburg, in Baviera, l'aria liquida venne a questo intento utilizzata già per vari .mesi con successo.
(l) Oalla • Rivis ta
tecnic:t, , fase. 1°.
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Non è còmpito di gueste note, che a grandi tratti accennano alla storia e alla fabbricazione degli esplosi vi, di parhire della teoria termo-chimica nè dell'onda esplosiva. Solo a menti eccelse, come a quella di Berthelot, fu concesso di parla,rne con cognizione vera e profonda. Mi permetto intanto di raccomandare 'Io studio degli esplosivi ai miei colleghi d i fanteria, fra i quali è forse un po' negletto. Questo studio, pieno di nozioni n uove e puramente scientifiche, ci farà conoscere le nostre industrie, i. nostri prodotti, e la potenza e la bontà dell'arma nostra.~ il fucile. · Ezro
OuNE1'1'I tenenle
IMPIEGO DEGLI SPECIALISTI DEL GENIO IN GUERRA(l) PREMESSA. Comprenderemo fra gli specialisti, riferendoci ftll'ordinamento di queste trupi:ie del genio presso il nostro esercito : gli aereostieri, gli elettricisti, i fotografi. Premesso un cenno storico sull'aereonautica, sulle macchine foto-elettriche e sulla fotografia applicate all'arte militare, tratteremo successivamente dell'impiego delle tre specialità del genio sopradistinte prima nella guerra di campagna e poi nella guerra di fortezza, analogamente a ciò che abbiam? fatto ne' due studi precedenti sui pontieri e sui telegrafisti.
CENNI STORICI. a) -
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AEREONAUTIOA.
La prima idea di sollevarsi n ell'aria per la differenza di peso specifico è attribuita al gesuita Lana,_vissuto _nel s~colo xvn, il quale, in una sua opera pubblicata a Brescia (i) li presente studio fa seguito ai seguenti altri giiJ pubblicati in questa Rivista: :1° L'arma del genio e le sue svciriate SJJCcialità (d icembre iS96); :i• hnpiego degli zappatori nella guerrn d.i cmn11agna (settem bre 1.807); 30 fmJ)iego degl i zcippatori ·nella guerrn di foi·tezza (novembre l.898); 4° hnpiego dei minatoi·i in gnerra (marzo !899); 5° Jinpiego deipontict·i in guerm (settemb re :LS99); 5° I mpiego dei telegm(isli in guerm (agos to-novembre 1.900). (2) Veggasi : a) Gti cierostat.i nella gueri-a. llivista Militar e, t869; . . . .. bJ Notizia di a lcuni fra i prim.i rnllori ·i taliani dell'aeronau t-ica. Riv ista d1 artiglierict e genio, tS87 (1'01. IV);
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lMPJEGO DEGLI SPECI AL1STI .DEL GENIO IN GUE RRA
nel 1670, descri-rn una parca volante di sua invenzione sospesa a quattro globi formati di lastre metalliche e nei quali si sia fatto il vuoto per renderli più leggeri di un peso cli aria atmosferica corrispondente al loro volmi1e. Nel Jou1·nal des Savants del 1676 trovasi poi fatto cenno di una macchina per volare inventata da Besnier a cui seguì M. Desforges, canonico d':lttampes, che annunciò in alcuni scritt i pubblicati nel l 772 un cab1·iolet volant. Oltre ai sopranominati, altri studiosi tentarono o con sc11itti o con esperimenti di risolvere il problema riguardante il modo di sollevarsi nell'atmosfera utilizzando un gas più leggero dell'aTia. Fra questi merita menzione il dottor B lack, professore di fisi ca ad Edimburgo, il quale ne' suoi corsi pubblici del 1767 e 1768 assicurò che se una vescica fosse pien<1> di gas idrogeno (di c_ui il celebre Cavendish aveva fat,ta conoscere la grande leggerezza) formerebbe una massa meno pesante di. un egual volu me di. a.ria atmosferica e qui.udi potTebbe sollevarsi e sostenersi in aria. .. Tutti gli studi e le prove sopra accennati non avevano però varcato le soglie dei gabinetti e delle aule accademiche. e il merito di aver fatto entrare l'aereonautica nel domini~ del pubblico spetta ai fratelli Stefano e G-iuseppeMontgolfier, negozianti cli cartone in A.nnonay, a.i quali del resto pare che non fossero noti gli studi de' loro predecessori. I fratelli :M:ontgol:fier provarono dapprima a riempire pall~ni _di carta o di tela con idrogeno, ma sia perchè questo gas richiedeva ancora una difficile e costosa preparazione, sia per chè sfuggiva troppo rapidamente dall' involucro dei palloni, cambiarono sistema. Provarono cioè 1.1 gonfiare l' involucro col fu mo prodotto dalla combustione di paglia leggere) Sc~ence.1 ap11liquées à t' cirt 11tititai1·e. - Paris, H. Cha rgrasse flls, éditeur; d) Applicazi oni scientifiche, Lezioni litografate per gli utuciali allievi della scuola <l'applicazione rl'artiglicria e genio (,1889-90) del maggiore del genio z. FINAno,; .e> Les aerostates ctcms leur iitilisation -mil'itafre, par M,wru ci,: Drnos, capitai ne d u gén1e territoria le, .fournal des sciences inititaires, {893 ; fJ nlessaqe etti Conseit fèdérate à L'asseinblèe fédém le suisse concei·nant la ci·éalion d'wne compagnie d'aèi·ostier s (du 2i mai {897); g) / tentativi dell'aereonautica d i G. Co1.oirno. Nuova antol ogia llel !6 luglio {899.
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1T1ente inumid ita e di pezzetti di lana, e ottennero che l'ap parecchio salisse rapi.damente. Ben presto poi compresero che l'ascensione era dovuta alla dilatazione dell'aria riscaldata, e -che il fumo prodotto dalla combustione della lana e della pltglia, anzichè possedere le proprietà elettriche, a cui essi ..attribuivano il potere ascensionale, non faceva che accrescere il peso dell'aria calda, e per conseguenza la lana fu soppressa, ed i pallon?. vennero gonnati colla combustione della sola paglia. . .. Da essi venne il nome di rrnongolfim·e ai palloni aereostatic1 .ad aria c~1lda. Dopo alcune felici esperienze, eseguite verso h fine d~l 1782 con piccoli palloni ed in privato, i Mont gol:5.er decisero di farne una in pubblico, con un pallone di tela d'imballaggio rivestita di carta, di forma pressochè sferica e del ·volume di 20 metri cnbi circa. Quest'esperienza ebbe luogo il 4 giugno :L 783 in una, delle piazze di A.nnonay ~1lla presenza dell'intera popolazione élella città. Accesa la paglia al disotto del pallone, questo a poco a poco si gonfiò, e, lasciato libero, salì rapidamente a 500 met ri d'altezza fra le acclamrizioni degli s11ettatori. Siècome però, stante la permeabilità dell'involucro. l'aria calda sfuggiva attraverso a quest'ultimo, così i.l pallone cominciò tosto a discendere lentamente verso terra. A llon1uando la notizia di q uesto straordinario avvenimento f u cono~ciuta a Parigi, si volle r ipetere lo stesso tentativo. Fu all'uopo aperta una sottoscrizione; i fratelli Robert, abili .costruttori di strumenti di matematica e cli fisica, furono incaricf1ti del confezionamento del pallone sotto la direzione .J.el professore Charles. Questi volle impiegare il gas idrogeno, invece dell'aria calda, per riempire il pallone e, trattandosi · - .di dover produrre 4:0 metri cu bi di detto gas, ch è tale era il v olume dell'aereostato, dovette su perare g ravi difficoltà per r iuscirvi, poichè fin.o allora l' idrogeno era stato prep.rtrato soltanto ne' laboratori ed in picco]e quantità. Dopo vtm tentati vi egli vi riuscì trattando la limatura di ferro con acido solforico.
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Si comprese ~tllora che soltanto gli aereostati a gas idrogeno (detti anche semplicemente ae1·eostati) potevano offri re la sicurezza e la comodità indispensabili all'esecuzione dei v iaggi aerei. Ecl è perciò che pochi giorni dopo, e precisamente il 1° dicembre 1783, Charles e Robert s'innalzarono nel g iardino delle Tuilleries con un pallone a gas idrogeno. Questa ascensione, che ebbe pure una felice riuscita, fu una, delle più celebri perchè Oharles vi applicò tutti i mezzi (navicella, rete, valvola, ancora, zavorra, intonaco di caoutchouc) ed usò tutte le precawiioni che costituiscono anche l'aereonautica moderna. D'allora in poi fu quasi sempre usato il gas idrogeno. Ma l'ascensione più. importante fu eseguita sul principio del 1785 da Blancha.rd e Je.ffries; i quali riuscirono coll'aiuto del vento ed in mezzo ai più. gravi pericoli a traversare la Manica in pallone. · Il lo g iugno dello stesso anno tentarono pure di effettuare tale traversata Pila.tre de Rozier già nominato e un certo Romain, noto fabbricante di palloni, però essa ebbe un esito fatale. La partenza ayvenne dalla costa di Boulogne : il pa.1lone si sollevò rapid,1,mente, ma, giun to a 500 metri circa di altezza, si sgonfiò e precipitò al suolo, presso la riva del mare. P ililtre rimase morto sul colpo, e il suo infelice compagno non gli sopravvisse che dieci minuti. Contemporaneamente in Italia gli studi aereostatici venivano coltivati specialmente da.I padre Serafino SeITati, monaco cassinense delht badia d'i Firenze : egli contribuì a divulgare l'utilità dell'impiego dell'idrogeno nei p~1lloni volanti e feèe conoscere il modo di estrarre questo gas dall'a.lcool, insegnò inoltre la maniera di costruire e rendere impermeabile il tessutt> dei palloni. Ciò risulta da una lettera. che il Serrati di rigeva ad un suo amico il 4 novembre 1787. La prima ascensione in Italia fu felicemente compiuta dal cav. Andreani, partendo dalla sua villa di Moncucco presso Milano.
Il 27 agosto 1787 il pallone, riempito per due terzi, fu portato al campo di i\farte, ed ivi venne compiuto il go~fiamento. A lle o di sera, ad un segnale prestabilito consistente in un colpo cli cannone, esso fu lasciato libero e .s alì rapidamente accompagnato dai battimani e dalle grida entusiastiche di 300 mila SP'ettatori. In pochi minuti raggiunse i 2000 metri d'altezza e si perdè poi nelle nubi. · Abbiamo visto quali furono gl'°inventori degli aereostati. Vediamo ora quali sono stati i primi aereonauti . . Il 19 settembre 1783 Stefano Montgol:fier, in seguito ad invito ricevuto dall'Accademia delle scienze di Parigi, ripeteva l'esperienza di Annonay, la,nciando dalla gran corte del castello di Versailles un pallone ad aria calda. a cui era sospesa un a gabbia contenente un montone, un' gallo ed una anitra, i quali discesero sani e salvi ad una lega di distanza. Quei tre animali furono così i primi aereonauti. Il 15 ottobre dello stesso anno, P ila.tre de Rozier fece la prima ascensione frenata pure con un pallone ad aria calda (o· mongolfiera), senza che avvenisse alcun spiacevole incidente_ Il 21 novembre successivo, lo stesso Pila.tre de Rozier ecl. il marchese d' Arlandes partivano dal bosco dì Boulogne su un. pallone colossale, del volume di circa 2100 metri cubi co. ' strutto da Stefano Montgoliìer, facendo un viaggio aereo senza inconvenienti, guantunque non fossero provvisti di tutti quegli accessori che l'esperienza ha poi dimostrato essere necessari agli aereonautì per rendere più difficili, se· non impossibili, le disgrazie. . Qu~sto viaggio, nel mentre dimostrò una grande audacia. m chi lo compì, insegnò che una mongolfiera non poteva rendere che limitati servizi dal punto di vista dei viaggi aerei e della scienza. Di fatto, non era possibile sollevarsi a grande altezza stante il peso piuttosto considerevole del combustibile c~1.e la mongolfiera doveva trasportare seco e stante la piccola d_1fferenza fra la densità dell'aria ordinaria e quella dell'aria nscaldata. Inoltre, per la continua attenzione richiesta dall' alimentazione del fuoco, agli aereonanti non rimaneva che pochissimi ritagli di tempo per fare le osservazioni.
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Sino al 1793 le ascensioni. aereostatiche non servirono eh e a soddisfare la pubblica curiosità. Si fu in detto ·a.nno che Guyton de Morveau, chimico distinto, esperto aereonauta, rappresentante del popolo alla Convenzione nazionale e membro della commissione istituita per a,pplicare agl' interessi dello Stato le scoperte della scienza, propose l'impiego di aereostati frenati allo scopo di osser vare i movimenti. del nemico durani,e gli assedi ed i combattimenti. 'l'ale proposta fu accetta,ta, alla condizione però di non servirsi dell'acido solforico nella preparazione delhdrogeno, e ciò perchè a quell'epoca la Francia1 incontranclo serie difficoltà a rifornirsi di zolfo, tutte le provviste di questa materia che ancora possedeva dovevano essere riservate alla fabbricazione della polvere. Si applicò allora- il metodo di produzione detto a secco - ossia ottenevasi l'idrogeno decomponendo l'acqua ,col ferro rovente - metodo che era stato poco prima ideato dal Lavoisier. In seguito a suggerimento dello stesso Guyton de Morveau, il Comitato di. salute pubblica incaricò i fisici Coutelle e Cont é di procedere ~dle relative esperienze e mise a loro disposizione il piccolo castello di Meudon. Avendo le esperienze dato buoni risultati, il 2 aprile 1794 il predetto Comitato decretava la formazione di una compagnia di ae1·eostie1·i, affidandone il comando al Coutelle col grado di capitano. Un mese dopo questa compagnia partiva per Maubeuge, che era minacciata dagli Austriaci e che fu poi effettivamente da essi assediata. Dopo non poche difficoltà d' istallazione del laboratorio per la produzione dell' idrogeno, l'aereostato .Ent1·ep1·enant il 2 giugno fu gonfoLto e si. sollevò, tratten uto a terra da due funi. Dalla navicella di esso, il Coutelle potè dare al generale comandante della piazza prez10se indicazioni sul.la marcia e sm. lavori dell' attac,cant e.
V Ent1·ep1·enant, sempre gonfiato, venne più tard i trasportato sotto la piazza di Charleroi, a 12 leghe di distanza,. p er ordine del generale J ourdan, e la sua apparizione produsse sulla guarnigione di quelht piazza un effetto morale così grande, che jl governatore chiese di capitolare, dispera.udo, diceva egli; di nascondere le cattive condizioni in cui si trovava ad un nemico che possedeva un simile mezzo. di osservazione. Il 26 giugno 1794, alla batta.glia di Fleurus, l'Ent1·ep1·e-· nant venne cli nuovo impiegato e contribuì all'esito favorevole che detta battaglia ebbe per le truppe francesi comandate dal generale J ourdan. L'aereostato era rimasto librato nell'aria per ben 8 ore, e il Jourdan fu sempre informato dei movimenti del nemico a mano a mano che questi li effettuava, in grazia delle utili e rapide informazion i che egli riceveva dal suo capo di stato maggiore, il generale Morlot, che si trovava nella navicella. Il 6 luglio seguente l' Ent1·ep1·enant fu squarciato da un uragano . Questo pallone era dunque stato gonfio più di un mese, conservando sempre una foxza ascensionale sufficiente per servire quale osservatorio. Frattanto il Comitato di ·salute pubblica, soddisfatto dei risultati ottenuti coi palloni nelle operazioni militari, con decreto 23 giugno 17fl4, aveva creato una seconda compagnia aereostieri, e nell'ottobre dell'anno seguente fondava la scuola aereostatica di l\foudon 1 di cui fu nominato direttore il ConM. Le due compagnie aereostieri seguirono poi le armate cli Pichegru, di l\foreau e di I:T.oche, operanti in Germania. La prinfa di dette compagnie, dopo aver fatto diverse ricognizioni davanti Ehrenbreitstein e Wiirzburg, si ridusse in quest' llltima ì_)Ìazza, in seguito alla precipitosa ritfrata dei Francesi, e vi fu fatta prigioniera con t utto il suo materiale. Nella spedizione d'Egitto, Bonaparte portò S6CO una com~ pagnia aereostieri comandata dal Conté, m11 non potè farne alcun impiego perchè tutto il materiale aereostatico fu clistrutto. alla battaglia di Aboukir col bastimento che lo portava.
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Bonaparte pare non fosse troppo persuaso dell'utilità di questo servizio, poichè, non appena ritornato in .l!"'rancia (1798), fece sciogliere il corpo dogli aereostieri, chiudere la scuola di Meudon e vendere tutto il materialo aereoi,tatico. · E l'opinione dì qnel sommo capitano non era mal fondata, malgrado i successi conseguiti dall' Bnt1'ep1·enant a l\Iau beuge, a Charloroi ed a Ji'leurus, pel fatto che a quell'epoéa il metodo impiegato per il gonfiamento del pallone, essendo piuttosto complicato, era necessario procedere a tale operazione nell'intorno del proprio territorio, o quantomeno alla base di operazione, e quindi si doveva trasportare il pa.llone gonfiato, attraverso a mi Ile difficoltà, sul teatro de1la. gnerrE,,. Detto servizio, cioè, se poteva da.re qualche buon risultato nelle guerre all'interno del paese e specialmente nella difesa delle piazze, non potern fare altrettanto al seguito delle armate francesi che operavano al di là del Reno, delle Alpi e dei P irenei, od oltre' mare, per soddisfare la grande ambizione di Bonaparte.
mente per la felice combinazione fatta, in molti casi, del servizio aereostatico col servizio telegra,fico e con quello fotografico. Valga.no all'uopo i seguenti esempi. Nol 1861, il professor Lowe a Washington riuscì ad inyiaro dalla sua stazione aerea un lungo clis1,accio t elegra iìco al presidente Lìncoln, lungo il filo elettrico avvolto attorno alla gomena dell'aereostato. Un altro aereost ato venne lanciato dal campo dell'Unione sul Potomac, nel settembre del lo stesso anno, per esplorare il campo confederato; nella navicella si trovava l'aereonauta La Mont~~in, acldetto al quartier generale di i\fac Clellan. 11 pa.llone, dapprima frenato, passò sopra Vlashington, poi, pl.'lrchè l'aereonauta potesse abbracciare un campo di vista più vasto, fu lasciato libero e si elevò a 1500 mefri di altezza. Esso venne così a trovarsi sopra le linee nemichf;), sulle quali Paereonauta potè fare importanti osserva.zioni e trasmetterle, non t~ppena sceso a terra (nel Maryland), nl generale Mac Clellan. ~ol maggio 1862 gli Unionisti, accampati davanti a Richmond, innalzarono un pallone frenato, nella cui 11avicella si trovava una macchina fotografica che permise di rilevare la zona cli terreno sottoposta, da Manchester a Chikahominy. Di questo rilievo fotografico furono tirate <lue copi.e, le quali, convenientemente quadrettato e tenute l'una dall'aereonauta. e l'altra dal generale Mac Clellan, permisero a quest'ultimo di essere continuamente informato, mediante il t elegrafo che lo riuniva al pallone, di tutti i movimenti del nemico i così che, dovunque gli assediati tèntarono un attacco, ivi ritrovarono forze alle loro supe.r iori che li respinsero. Nonostante questi successi d'America, la questione rela- . tiva all'impiego degli aereostati in guerra era ancora ben lontana èlal potersi dire risoluLa. Un altro passo importante fece tale questiono durante la guerra franco-prussiana. Allo scoppiare di questa guerra alcuni aereonauti offrirono i loro servizi al governo imperiale francese, il quale non credette di accettarli.
Nei primi sessant'anni del secolo x1x gli aereostati furono ancora impiegati in operazioni militari, ma però ad intervalli di tempo piuttosto lunghi o su piccola scala. Così : nel 1814, cluranto l'assedio d i .Anversa, il generale Car not fece eseguire alcune ricognizioni mediante palloni che erano stati me:;si a sua disposizione; nel 1849, all'assedio di Venezia, gli Austriaci, approfittando del vento favorevole, lanciarono verso la città 200 piccoli palloni 1 a ciascuno de' quali era attaccata una bomba colla miccia accesa, se non che, cambiatosi tosto il vento, i palloni ritornarono soprn. .il campo austriaco produeendo,i in parte il male che essi dovevano arrecaro agli assediati; durante la campagna del 1859 in Italia, Goda.rd, n.oreonautn, di Napoleone III, eseguì alcune ascensioni il giorno precedente la battaglia di Solferino. Dove, irivece, l"aereostazione militare cominciò ad essere impiegata su larga scala ed a rendere importanti serv1z1, fu nella, guerra di secessione d'America (1861-65), special-
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Quando però, dopo Sédan, Parigi fu minacciata dal.le, truppe tedesche, si pensò di ricorrere ai palloni frenati per stabilire alti osservatori dai quali sorvegliare i movimenti del nemico. A tale uopo vennero incaricati gli aer eonanti Nadar, E. Godard e Fouvielle, i quali organizzarono tre di ta.li osservatori rispettivamente sulla piazza St-Pierre, sÌ.11 Boulevard d' Italie e all' Officina Vaugirard. Una volta poi che Ja capitale francese fu completamente accerchiata, venne deciso di servirsi dei palloni liberi per mantenere la città in relazione cogli eserciti di soccorso che si andavano organizzando nel nord e nel sud delh Francia. Dapprima partirono alcuni aereostati già esistenti n ella piazza, carichi di sole corrispondenze, e poi vi si aggiunsero anche colombi viaggiatori. Il successo ottenuto con tali aereostati decise il direttore delle poste ad organizzare un servizio regolare postale per via aerea. Si dovette perciò pensare a costrurre nuovi palloni ed a istruire nuovi aereonauti. A tal :fine, si impiantarono due officine, che confezionarono prima pochi palloni da 1200 metri cubi e poi tutti gli altri '.li 2000 metri ctrbi, e furono istituite due scuole d'aereostieri, prendendo gli allievi dalla scuola di ginnastica e principalmente dai riparti di marinai che s1 trovavano nella piazza. Dura.nte l'assedio uscirono da Parigi 64 aereostati (4 in. settembre, 15 in ottobre, 13 in novembre, 18 in dicembre, 14 in gennaio), i quali trasportarono in provincia 96 passeggeri, oltre i 64 aereonauti, 363 piccioni viaggiatori e 9000 chilogra.mmi di corrispondenza. Due di tali palloni andarono perduti in mare, uno ritornò a terra in Norvegia, uno in I>rnssia, uno in Baviern, 5 in Olanda,. 6 nel Belgio e tutti g li altri caddero su territorio francese. Il nemico non riuscì che ad impadronirsi di 5 soli di essi .. I Francesi organizzarono pure un servizio cli palloni frenati presso l'armata della Loira, per osservrtre i movimenti del nemico, ma con risultati poco favorevoli a motivo, dell'insufficiente preparazione e della ma.ncanza di personale· convenientemente istruito.
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Essi, {niine, impiegarono piccoli palloni pe1·duti, di carta, aventi la capacità di 500 litri ciascuno, per traspor tare dispacci all'esterno di Metz durante l'assedio di questa piazza. Ne furono lanciati 14, di cui 8 si crede che siano giunti a destinazione. Nella st essa guerra che consideriamo i Tedeschi tentarono d'impiegare un pallone fren ato come osservatorio sotto Strasburgo, ma senza successo, perchè non poterono elevarlo che a soli 100 metri circa di altezza, stante la sua poca stabilità derivante dalla limitata forza ascensionale di cui era provvisto. Sotto Parigi il tentativo non fu rinnovato, tanto più che le alture che sorgono all'esterno della città somministrava.no buoni osservatori.
Dall'impiego degli aereostati fatto durante la guerra del 1870-71 i Francesi si convinsero dell'impossibilità di improvvisare al momento di una guerra il materiale aereostatico, il quale invece ha bisogno di essere studiato ed allestito colla massima cura ed in tutti i suoi particolari fin dtil tempo di pace. Conseguentemente, dopo quella guerra, il Governo francese riaprì la scuola aereonautica di Ohalais-Meudon, collo scopo non solo di istruire il personale occorrente per il servizio dei palloni sia frenati che liberi, ma ancora per confezionare tutto il materiale relativo a questo servizio e per studiare tutl;e le questioni che ad esso si riferiscono. La forma prescelta per gli aereostati frenati fu quella sferoidale di circa 540 metri cubi per sollevare due persone e di circa 260 metri cubi per sollevare una persona sola. L'involucro venne (ormato di stoffa dì seta, e sulle due faccie di esso si applicarono pa.recchi strati di una vernice speciale per renderlo impermeabile al gas (1). (!) l palloni avcnli un diametro superiore ai '10 o :12 metri si fanno a più strati di stom1. Finora gli acrcostati, sia frenati Sia liberi, Furono tutti co11fe,donati di seta oppure di bauclruche (pellicola d' intestini di bue). Soltanto nel I897 (3 novembre) veune esperi mentato in Germania un pallone d'allnm inio ideato da certo Scl1wa1-z e nel {900 un altro pallone pure di al lum inio progettato dal generale Zeppelin, ma gli esperimenti non riuscirono, cou1e accennere,no più innanii.
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Per sollevare e riabbassare il pallone venne studiato un apposito carro con macchina a vapore ed un verricel10 1 dal quale viene svolta o nel quale viene ravvolta la gomena o cavo di ritegno, lunga per lo più 500 metri. La preparazione dell'idrogeno occorrente l_)el gonfiamento dei palloni si otteneva per via umida (tornitura di ferro o di ziuoo e acido solforico), per mezzo di un apparecchio collocato sopra un secondo carro, se per la guerra di campagna, oppure di un apparecchio .fisso se il pallone doveva servire in una forter.za. Lungo il cavo di ritegno veniva sempro stabilita una linea telefonica. Questi palloni furono, con buon successo, esperimentati nelle grandi manovre eseguite in Francia negli anni 1880, 1881, 1882 e vennero pure impiegati nella campagna del Tonchino, come vcèb:emo più innanzi. Fino al 1886 il servizio aereostatico in Fra.noia era. stato impiantato in modo provvisorio. .i.\fa dall'oradctto anno1 su proposta del generale .l3oula.nger, iu quel tempo ministro della guerra, tale servizio venne con decreto presidenziale orga.nizza.to regolarmente, e la scuola di Chalais-1\Ieudon assunse il titolo di Stabilimento cent1·ale di aenostazione 1nilita1·e. Crearonsi allora 4 compagnie di aoreostieri, assegnate una a ciascuno dei primi 4 reggimenti del genio (zappatori-minatori), coi rispettivi parchi aereostatici da campagna o leggeri, nou che alcLmi parchi aereostatici da fortezza o pesauti, in talune piazze forti determinate dal ministro della guerra. Iu ogni parco, sia dell'una o dell'altra spocie, il pallone è manovrato mediante uu carro a verricello. Ciascun parco) in guerra, è servito da una sezione aereostieri, costituita da 3 ufficiali e 90 uomini di truppa, oltre l'occorrente personale di zappatori conducenti (treno). La differenza principale fra le dt1e specie di parchi sta in ciò, che quelli da campagna comprendouo un apposito carro col generatore d'idrogeno, mentre in quelli da fortezza manca questo carro e l'idrogeno viene somministrato da un apparecchio .fisso. In tal modo un parco aereostatico da campagna acquistò la mobilità occorrente per seguire i grandi riparti dell'eser-
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cito nolle loro operazioni campali, e così si ovviò all' inconveniente, che si verificava al tempo di Bonaparte, di dover trasportare i palloni gonfi per lunghi tratti di strada,. Un nuovo perfezionamento venne poi introdotto alcuni anni or sono nel servizio aereostatico, consi stente nel trasport9 dell'idrogeno compresso a più di 100 atmosfere, in cilindri di acciaio, trasportabili su appositi carri, ciò che permette cli gonfiare il pallone più rapidamente. 1rentre col generatore d'idrogeno,> fisso o mobile, uon occorrono meno di 4 o 5 orn per r iempire un pallone di 540 metri cubi di voluine, coi cilindri di gas compresso bastano per tale operazione da 30 a 40 minuti. Aggiungeremo che in tempo di guerra pare che, in Franr.ia, ad ogni corpo d'armata mobilitato sarà assegnato un parco aereostatico. *
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Lo sviluppo dato al serv1z10 aereostatico in Francia indusse tosto le altre principali nazioni d'Europa a segnirne l'esempio. Accenneremo, in proposito, a quanto fu fatto in Germitnia, in Austria-Ungheria ed in Italia. In Germania, n el maggio 1884, venne formata, una sezione di aereostieri costituita di uu capitano del reggimento ferrovieri, 3 tenenti o 33 uomini di tmppa, a cui fu aggiunto un a.ereonauta di professione, e fu insediato nella stazione dell'est a Berlino. Tale sezione, che venne posta alla dipendenza d~lla brigata ferrovieri, fu aumentata a piu riprese: nel 1897 la sua forza aveva raggiunto il nnmero cli 6 ufficiati e di 141 tra sottufficiali e soldati. Una seconda sezione di a,ereostieri venne creata nel 1890 a Monaco con un effettivo di 3 ufficiali e 30 uomini di truppa. Nel 1899 le due sezioni preaccennate vennero trasformate in 2 con1pagnie. La composizione dei parchi assegnati a tali sezioni e il loro numero in tempo di guerra non sono conosciuti. Ci consta soltanto che gli aereostieri tedeschi hanno adottati palloni cli forma allungata., anzichè sferica, detti palloni a
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d1·ago, perchè nel loro aspetto generale somicrliano a quel favo loso animale. e In Aus tria, il ministro della guerra dell'impero ha esi tato lungo tempo prima di introdurre il ser vi.zio aereostatico nell':sercito, ma poi vi si decise, nel 1893, creando una stazione d1 studi_ che fec~ dell'impiego del pallone in guerra l'oggetto eh una s_e ne· ben ordinata di esperienze. Il personal e permanente d1 questa stazione comprendeva 2 ufficiali e 6 l~omini di trnppa, ~d es~a era inolt'"i-e incaricata d' impart1re, durante 6 mesi ogni anno, dell'istruzione sul servizio aereostatico ad un certo numero di ufficiali e di soldati di tutte le armi. Di guisa che a.lle manovre imperiali di Boemia del 1895 potè essere impiegato con successo un distaccamento di aereostieri. Non ci consta se in seguito a tale successo l'esercito austriaeo abbia proceduto all' organizzazione defi niti,;a dei parchi aereostatici, ma è probabile che· vi si sia deciso in vista specialmente dello sviluppo dato allo stesso servizio presso i principali eserciti europei. Ci risulta soltanto che la for11;a a~ottata ~)er_,i pall?ni è queUa allungata, od a d1·ago. L Italia comm c10 ad mtrodurre il ser vizio aereostatico nel suo esercito nel 1885 coll'acquisto dalla Casa Yon di Parigi di alcuni palloni e relativi accessori, con cui si fecero es~er i_e nze e s' i~pratichì il personale occorrente per costituire ~l nucleo d1 una compagnia specialisti, alla quale affidare 11 predetto servizio. Questa compagnia ven ne effettivamente formata in Roma nel 1887, incaricandola inoltre del servizio foto elettrico, e fu .posta alla di pendenza del 3° reggimento genio. · Ne~ ~89_2 alla l a fu aggiunta una 2a compagnia aereostierielettn c1st1, costituendosi una brigata pure alla dipendenza del predetto reggimento. · Il materiale, in origine, era d i t.re tipi: 1 ° pesan te o da for tez:i:;a ; 2° leggero o da campa,g na; 3° leggerissimo o da montagna (someggiabile). Quest'ultimo tipo è poi stato abbandonato.
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I parchi aereostatici pesanti e quelli leggeri non differivano, fino a poco tempo fa, gran che dai corrispondenti parchi dell' esercito francese, poichè il relativo mat eriale veniva fornito in massima parte dalla Casa Yon di Parigi . In questi ultimi anni però i parchi stessi subirono import anti modificazioni e perfezionamenti per cura degli ufficiali della brigata specialisti, tanto da non t emere oggidì il confro nto degli analoghi. parchi degli altr i principali. eserciti cl' E uropa. Quasi tutto il materiale viene allestito nei laboratori della brigata. I palloni, confeziona.ti con seta italiana,, ha,nno generalmeJ,1.te il volume di circa 540 met ri cubi e ciascuno d i quest i può sollevare nella navicella llue o tre persone. L ' idrogeno è ottenuto per via umida o mediante l'elettro, lisi dell'acqu a e viene compresso in cilindri cli acciaio a 125 atmosfere, ed anche p iù per diminuire il n umero cli essi occorrente a gonfiare un pallone, e quindi il numero dei carri occorrente al loro trasporto. Prima delle ultime modificazioni apportate ai nostri parchi aereostatici, essi, come risulta dalle pubblicazioni non riservate, erano così costi tuiti. Pcwco am·eostatico cla fo1'tezza : nn ca,1-ro pel materùtle, u n carro manovra od a, verricello (1), un carro col generi:,tore dell'idrogeno, una carretta da battaglione. Pat·co ae1·eostatico cla campagnci : un carro pel mat eriale, un carro-manovra od a verricell o, i carri per cilindri con idrogeno compresso, un carro da traspor to . L'uno e l'altro parco erano serviti da un personale tecnico composto di 2 ufficiali e 52 uom ini di t.rupp,1., oltre l'occorrente personale del treno .
Gli aereostati dei varì parchi, oltre che servire qua.li osservatori frenati, sono provvist.i d i t utti gli accessori occorrenti per essere anche impiegati a.Ho stato libero . I palloni (! )
A vapore, od a braceia.
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HIP!EGO DEGLI SPECIALlS'fl DET, GENIO IN GUERIU
UIPIEGO DEt;Ll SPJ,:CIALIS1'1 DEL GltNJO IN GUERHA
liberi richiedono una forza a.,;cens-ionale (1) alquanto miuorc di _quel!,~ necessaria ad un pallone frenato . .A questo proposito diremo che la forza a.'fcentsionale cli un ctereostato frenato ~ov'essere tale che, quando l'aereostato ha raggiunto la massima altezza a cui si vuol faro salire e che può ra<Y~ giungere i 500, i 700 e persino i 1000 metri se0ondo i parchi, non solo es5a faccia equilibrio al peso di tutto il materiale sollevato, compreso il cavo di ritegno, e delle persone di cui può caricarsi la navicella, ma presenti inoltre una notevole eccedenza. Questa eccedenza e.li forza, la quale varia ordinariamente da sesto ad un decimo dello, forza totale, è necessaria anzitutto per vicere gli attriti del meccanismo che serve a svolgere il cavo, e poi pel' impedire che il pallone oscìlli troppo noi caso che l'ascensione si faccia mentre spira un forte vento. È bene avvertire però che non conviene èse<Yuire ascensioni frenate quando la velocità del vento sup:ra i 10 od i 1:2 metri al secondo, poichè le oscillazioni del pallone sarebbero troppo grand i. :fu appunto per ottenere, anche con un limitato volume dei palloui, la forza ascensionale occoncnte a,ct eso<Yuire as~onsioui frenate che s'impiega l'idrogeno nel gon.fia:ento dei palloni stessi. Infatti l'idrogeno puro, a parità di volume, pesa 14 volte e mezzo circa meno dell'aria, e si,;come il peso di 1 metro cubo di questa è di kg. 1,293, così la forza asce11sionale di 1 metro cubo d' idrogeno risulta di circa kg. 1,200, che in pratica si riduce a kg. 1,100 circa non potendosi mai ottenere l' idrogeno chimicamente puro. a disposizione) si . Talvolta, non potendo avere idro<Yeno o ncorre al gas illmninante pel gonfi.amento dei palloni, ma in questo caso la forza ascensionale si riduce in media a
:1u
..
(l) 1A for:t'. ascen::ionale di w1 pallone riem11ito di uo g~s di poso specillco minore del Peso s11oc1llco dcli' aria atmosferica, è eguale alla di fferenza tra il peso clell'aria spostn.La clal pallone 1•(1 il peso dell' involucro di questo o reJ;1tivi accessori non ctie del ~as in esso contenuto. Tale rona è appunto quella che spingo in allo il pallone se hbcro o che tende a so ne,arlo se frenato.
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chilogrammi 0,6ò per ogni metro cubo di gas (i limit i sono da chilogrammi 0,55 a O; 75 secondo la gua1ità del gas impiegato), poichè detto gas ha un peso specifico che è appena la metà di quello clell'al'ia atmosferica. Ne deriva quindi che la forz a ascensionale di un aereostato qualunque ripieno di idrogeno è circa doppia di quella dello stesso pallone gonfio di gas illuminante. Per mod~fìcare la forza ascensionale di un pallone, l'aereonauta può disporre di una valvola posta in sommità del pallone e che si apre mediante una funicella dall'esterno verso ]'interno, e della zavorra (o lest) che esso porta con sè nella navicella, racchiusa iu appositi sacchetti. Aprendo la valvola su detta,, sfogge gas e la, forza ascensionale diminuisce, per cui il pallone, i:;e è libero, discendo. Gettando invece zavorra., il peso portato dal pallone diminuisce e la forza ascensionale aumenta, ossia il pallone, se libero, si solleva. Ogni pallone è munito inoltre di una valvola posta all'estremità inferiore e che si ai:ire automaticEtmente dall' interno verso l'esterno (o mediante funicella nel caso la valvola non funzionasse bene) allorchè la pressione interna del gas supem un certo limite permesso dalla resistenza dell' involucro, in conseguenza del riscaldamento de' raggi solari o del rarefamento dell'atmosfera (1). Lf.t forza ascensionale si misura con un dinamometro in::;orito nel cavo cli ritegno. Completano gli accessori di nn aereostato moderno: un'ànco1·C1, colla rispettiva fune per facilitare la discesa nelle ascensioni libere, gli 01·meggi, o funi attaccate alla rete che avvolge il pallone e che servono ad impedire le oscillazioni qnando il pallone deve rimanere gonfio a terra pronto a fare ascensioni; il cavo 1nocle1·ato1·e (o guide-1·op)i fune lunga 50 o 60 metri, fissata al cerchio di sospensione della navicella e che, nelle ascensioni libere, si lascia pendere libe(i) La valvola ill[eriorc ()uò an che essere allo li t.a, lascianclo però noi 1>aliona un foro corris1iondente. In <ruesto c.aso la pressione cJel gas si manti<•ne semp re eguale alla pressione dell'aria esterna.
I (
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D!PIEGO DEGl,I SPECIA US'l'l DEL GENIO IN GUERR A
ramente perchè strisci sul suolo quando il pallone si trova a breve distanza dal suolo stesso; due telefoni col rispettivo filo conduttore per comunicare tra la navicella del pallone quand' è frenato e la terra; uno o più cannoccltiali, un ba1·ornet?·o; un te1·momet1·0, due co1·nette, ca1·te topog1·aficlte, ecc. Alcuni dei predetti accessori occorrono soltanto nelle a scensioni frena.te, così come alcuni altri sono necessari solo in ·quelle libere. Questi ultimi però, come venne altrove accennato, è bene che non manchino mai nei palloni frenati pel caso sia pme poco probabile che, rompendosi il cavo di ritegno, essi divengano liberi.
(Continua) . B.
ZANOT'l'I maggiore .
L'OCCUPAZIONE MILITARE RUSSA DELLA MANCIURIA Contin 11a=.ione e fine. -
Vedi ilisp cma
r
La_colonna del generale Rennenkampf in tre settimane, di continui combattimenti (da Aigun a Zizikar) aveva percorso più di 450 chilometri, impadronendosi di 73 cannoni e di 3 mitragliere, e cioè : 2 mitragliatrici ad Aigun ; 2 cannoni ad Eiur; 8 al colle dal Piccolo Khingan; 10 cannoni e 1 mitrag).iatrice a Merghen; 10 cannoni a Bordo-cgian e 43 a Zizikar. Occupazione di Ninguta.
Gene1·ali OrcuGov e AmusTov Colonna del generale Orc1AGov (delta di « Niko lsk »): Fanteria, l '/, battaglione; Cavalleria, 2 '/ 2 squadroni ; Artiglieria da montagna, 6 pezzi. L e truppe del generale Oiciagov (avanguardia de l distaccamento d'osservazione del generale Aigustov), fin dai primi momenti della rivolta mancese, da Nikolsk-Ussurski erano state inviate nella valle del Mudau-dsian a guardia della ferrovia e del confine della regione russa dell' Ussuri. Il g iorno 5; 18 luglio; le truppe cinesi, uscite dalle fortificazioni di Ek-ho incamminandosi verso la frontiera russa, s'imbatterono nelle truppe del generale o ·i ciagov. Dopo un primo combattimento i Cinesi doverono ripiegare e mettersi
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· sotto la protezione delle fortificazioni di Ek-ho, dove i Russi li attaccarono nuovamente e li misero in fuga. Il forte di Ek-ho fu incendiato, si fecero saltare i magazzini di polver e e le munizioni d'artiglieria e si misero fuori d' uso i cannoni. Nelle due giornate del 5 e 6 (18 e 19) luglio 1 Ciuesi per· derono più di 200 u omini.
L'OCCU!'AZIONE MILITARE RUSSA DELLA MANCIURrlA
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pm tardi da truppe mandate dalla riserva in loro rinforzo (1 compagnia di fanteria con 2 pezzi), riuscirono a respingere i Cinesi, i quali doverono ritirarsi con sensibili perdite verso Ninguta. Frattanto, considerata l'importanza di Ninguta, città po· polosa e_ricca, situata sulla strada di :Mukden, i Russi stabilirono d' impadronirsene. Innanzi tutto occorreva però di far rinforzare la colonna del generale Oiciagov, giacchè in quei giorni alla gnarnigione di Ninguta si erano pure riunite le truppe cinesi fuggite da Khun -ciun e da San-sin . Ma le pioggie torrenziali cadute durante il mese di luglio nella valle del )\fodan-dzian fecero ritardare i rinforzi inviati da Nikolsk sull' Ussuri. Giunti quest i, la colonna detta pure di ~< Nikolsk », raggiunse la forza seguente: 13° e 14° reggimento cacciatori della
Siberia Orientale . . eava11ena. }I dragoni h. cosacc 1 . A t" r . ) cannoni . r ig ier1a mortai . Il 20 luglio (2 agosto) il generale Ciciagov faceva riconoscere la strada di Ninguta da 2 squadroni di dragoni; ma questi furono attaccati presso Ek-ho da 1000 fanti e 250 cavali~ri cinesi con 2 cannoni. Rinforzati in tempo da 2 compagnie cacciatori con 2 pezzi e 1 squadrone, i dragoni riuscirono a respingere gli assalitori, i quali, ritirandosi, occuparono le alture a sud di Ek-ho, in prossimità della strada d i Ninguta, da dove aprirono nuovamente il fuoco. Intanto, mentre la fan teria russa si ~ivvicinava al sito del combattimento, i Cinesi, fingendo ritirarsi, ad un tratto avvolsero l'ala sinistra dei Russi (lasciata scoperta dai dragoni che dovevano r ipiegare) e, da d ietro le boscaglie, aprirono contro di essa un vivo fuoco. Allora i dragoni 1 (2 / 2 squadroni), eseguito un cambiamento di fronte, attaccarono i Cinesi impegnati in quell'aggiramento e sostenuti
Zappatori 'l'elegrafisti
4 4 3 28 1 1 1
battaglioni, squadroni ; sotnie; cannoni; mortaio; sezione; sezione.
Il generale Aigustov, che già aveva brillantemente cooperato alla presa della for tezza d i Khun-ciun, assunse il comando in capo di queste truppe, le quali, il 15-28 ago-:ito, si avviar ono in direzione di Ninguta. Giunte a 3 chilometri da Ek-ho, esse s'imbat ter ono nelle truppe cinesi (1000 uomini di fanteria, 1 li anza di cavalleria e 5 pezzi), le quali fecero avanzare la loro artiglieria ; ma dopo breve resistenza si ritirarono sulla sinistra del :M:udandzian. Nel!' inseguimento i Russi s'impadronirono di 3 cannoni. P iù tudi la colonna russa passò sulla riva sinistra del Mudan-dzian, mediante zattere requisite nei dintorni. Il 16/ 29 la cava.lleria russa d'avanguardia attaccava la retroguardia cinese sotto Ninguta, e dopo poca resistenza la
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L'OCCUPAZIONE MILITARE R,USSA DELLA MANCI URIA
metteva in fuga. Alle 10 ant. i Russi entrarono in Ning uta (1), dove si portava in seguito il comandante in capo della colonna, generale Aigustov. Nelle due g iornate 15 e 16 (28 e 29) agosto le truppe russe s' impadronirono di 10 cannoni ( 6 dei quali presi dalla cavalleria), di grande quantità di munizioni d'artig lieri a e di cartucce. Saputosi che il comandante (Fudutun) di Ninguta, alla testa di 2000 uomini, con 2 cannoni, g ià prima del passaggio delle truppe russe sulla sinistra del Mudan- dzian, si era dat o a precipitosa foga, trasportando i soldati su carri tolti alla popolazione, il general e Krisgianovski con tutta la cavalleria della colonna russa (4 squadroni d i dragoni e 1 reggimento di cosacchi) e 2 sezioni d'artiglieria a cavallo, fu fatto partire da Ning uta il giorno stesso della occu pazione 16,i29 agosto) per inseguire i fuggiasch i sulla strada di Omoso . Durante l' insegnirnento la cavalleria s1 impadronì di 6 cannoni abbandonati dai fugg iaschi.
Dai rapporti ufficiali risulta che nei vari combattimenti nella Manciuria settentrionale, durante il mese di agosto, le truppe russe s' impadronirono di 144 cannoni di vari sistemi, d i 1200 pud (1965 gu.intali) di polvere e di 26 bandiere. (il La città di Ninguta (30,000 abitan ti, la maggior parte musulmani), nell a provincia di Ghirin, trovasi sulla riva sinistra del fi ume Mudan -dzian, ali' nltez1.a di !390 piedi ("2!, metri) sul livello del ma~e ed, a 2 i O verste (290 chilome tri) dalla citta Hiri n, capoluogo della provincia. Ninguta li no al lSiG fu centro principato amminis trativo dell a Manciuria settentrionale. La ciIlà è circon(lata da mura, ina non ha ,ilcuu' opera d i fortificazione, Lo abitazio ni sono in massima parte (li argilln. Al cen tro della città trovasi un grande spazio, ci nto da ltna alta p,i lizzata con pi cco le to n·i fan tastiche agli angoli; nel lillezzo dello sterrato ò il mercato (baza·r ) e l'ed Hicio dei vari serviz i governativi. L' indlts tria del la caccia rende celebre Ninguta pel suo commercio di pelliccet'ie, Ni nguta è pu re nota iu Cin.1 per gli s tab il im enti do,•e s i fabbricano figure di cartone, di nomini a piedi e a cavall o, gra11di a l vero rl ipinie con colori smaglianti, le quali dopo over serv ito nel corteo dei funerali solenni, vengono abbrucia te sulla tomba dell'estinto.
L'OCCUPAZIONE M1Ll1'AR,E RUSSA DELLA AIANCIURIA
II
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P ERIODO.
Durante il mese di agosto, colla sottomissione dei centri principali della Manciuria settentrionale: Kharbin (2 agosto), K hailar (3), Merghen (18), Zizikar (28) e Ninguta (29), la occupazione di quella regione da parte dei Russi era un fatto compiuto, e la relativa ferrovia in tutta la sua estensione di 1380 verste ( guasi 1500 chilometri), da Abagaitui al nord-ovest, a 'Pogranicnaia a sud-est, era nuo·vamente nel completo possesso della Russia. Restava ad effettuarsi l'occupazione della M.anciuria centrale e meridionale. A ciò dovevano concorrere tanto le truppe che avevano preso parte alle operazioni a nord e nei pres:::i della ferrovia sopra detta (colonne dei generali Aigustov, Orlov e Rennenkampf), facendole scendere verso snd per impadronirsi del paese fino oltre Hirin, quanto quelle inviate dalla penisola del Liaotung, facendole a,·anzare verso nord, per occupare il terri torio fino a :M.ukden (colonne dei colonnelli Khorungenkov e Dombrovski e del generale l!'leischer, e quindi generale Subbotic). Occupazione di Omoso, Badune , Kuan-cen-zi e di Hirin. ( IJ La cavalleria del generale Krisgianovski · (composta di 4 squadroni di dragoni, 1 reggimento di cosacchi, 1 batteria cosacca e 2 sezioni d'artiglieria a cavallo) che precedeva la colonna del generale Aignstov, proseguendc, l' inseguimento delle truppe cìnesi fuggite da Ninguta sulla strada d i Hirin, il giorno 25 agosto (2 settembre) si presentava; avanti ad Omoso, (2) che occupava dopo alcuni colpi di ca.n(i) Vedere lo schizzo n. I. . . (2) La città di Omoso, dell:J prQvincia di Hirin ti s ituata a i_50 verste (circa !60 eh,_ lometri) a nord-es t di Hi ri n, Ocnoso rlf\vo la sua nore.ute condizione econonuca ~Ile min iere rii carbon fossile che si trovano nelle vicinanze della ci ttò. La sua popolaz ione è di ci r•:a ·10,000 abitanti, quasi tutti Cinesi.
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L'OCCUPAZIONE ll!UTARE RUSSA DELLA )IANCIURJA
none, impadronendosi di 200 pud (33 quintali circa) di polvere, di molti fucili e cli vari cannoni di sistemi antichi. Intanto il grosso della colonna seguiva da vicino la ca· vallerie, d'avanscoperta clel generale Krisgianovski nella sua marcia verso Hirin. Il 26 agosto (8 settembre) arrivava ad ?moso un reggimento cacciatori (14°) inviato da Ninguta 11 17-30 agosto, da dove pure s'inviava un altro scaglione (fanteria ad artiglieria) il 26 detto. Oo~temporaneamente alla cavalleria del generale Krisgianovsk1, convergevano pure su Hirin la cavalleria del oo-enorale Rennenkampf e la colonna del generale Orlov, provenienti da Zizikar. Il generale Rennenkampf, che lasciammo sotto Zizikar mentre insegui va le trnppo cinesi, il 24 agosto (6 settembre) ne ripartiva alla testa della sua cavalleria composta di4 sotnie dei cosacchi di Verkhneudinsk. 3 di Nercinsk e 3 dell'Amur, con 1 batteria dei cosacchi del Transbaikal, in tutto 1028 cavalieri, dirigendosi a sud-est verso Boduue e Hirin, appoggiato nella sua marcia dal generale Orlov, che il 26 agosto (8 setliembre) partiva pure da Zizikar, e lo seguiva alla testa di una brigata di cosacchi a p iedi e di quasi un' intt\ra brigata di fanteria. regolare. A Zizikar restava una piccola guarnigione (alcuni reparti di fanteria coi cannoni presi ai Cinesi) . Il 29 agosto (11 settembre) l'a...-anguardia del generale Renneukampf si presentava avanti la città. Bodnne, dove il g iorno seguente giungeva la colonna del generale Orlov, alla quale Bodune si arrendeva senza alcuna resistenza. I 1800 soldati, circa, della guarnigione, deposero le armi e furono mandati, sotto scorta, a Kharbi n, per i lavori della ferrovia. A Bodune i Russi s'impadronirono di 1610 fucili , 130 moschetti e di 2 cannoni rigati . Il concentramento delle truppe russe a .13odune dmò vari giorni, a cagione del passaggio del fiume Nonni, ritardando così la partenza delle truppe. Intanto l'avanguardia del generale H.ennenkampf (41/,. sotnie con 2 pezzi d;artiglieria a ca.vallo) riprendeva il 6 19 settembre la sua marcia per Hirin,
L'OCCOPAZIO:-IE 11111,lTARE RUSSA DELLA MANCIURIA
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e 1'8-21 settembre si presentava avanti Kuan- cen-zi e l'occupava, senza resistenza; giacchè le truppe cinesi, che presidiavano la città, t1000 soldati), ne erano partiti il 6119 per H irin, chiamatevi d'urgenza per difenderla. Senza frapporre t empo, il generale Rennenkampf, lasciato il g rosso della sua cavalleria in riserva a Kuan-cen-zi, ripartiva subito in ricognizione alla volta di Hirin, alla testa di 2 sotnie. Durante la marcia i cosacchi. ebbero due scontri: uno, il 19/ 22 settembre presso una cascina pr eparata a difesa, dove accolti dal fuoco dei Cinesi uccisero 28 dei difensori e presero 42 fucili Ma.user; (1) raltro a.ll'alba del giorno seguente, incontrando a 10 verste da Hirin 490 soldati di fanteria (una lian:;a), armati di fucili .Ma.user. che si ritiravano su .Mukden e che furono costretti ad arrendersi ed a consegnare fucil i e cartucce (27 per ogni soldato). Alle 7 ant. del giorno stesso (10-23 settembre) il generale Rennenkampf colle 2 sotnie, dopo aver percorso 130 ver·ste in 25 ore, arrivava ad Hirin (2). Incontro alle sotnie venne un parlamentare, mandato dal governatore perchò esse non entrassero in città, ma il generale Rennenkampf, messo al trotto i suoi cosacchi, si portava senz'altro al palazzo del governatore (guardato da 220 cavalieri che furono subito (t ) In questa occas iono l"ardito gonernle corse gravo pericolo, e fu salvo por la 11rontozza e l'ah negazio no d'un cosacco, il quale, vMo uno dei dirensori ctolla ca~c:na i::ettarsi colla lancia in pugno con tro il generale nennenkampr, al lonlanalo con risolutezza il generale, prese il col(lO su di sé, rì1>ortandone una ferita alla spalla; per ((uest'alto generoso il cosacco fu 1lccorato della rnedaglia al valore militare. (2) La 1;lttà cli Hi rin, situata sulla riva sinistra ciel liLuno ~un gari , al l'a llez1.a rii 2!0 metri su l livello ci el rnare, è il c~ntro amministrativo llclla vasta e ricca provl11c1a omon ima. Fondata nel 16i3. liirin conta attualmeol~ 420,000 abitanti, rssa è cinta, da tre parti da mura, mentre la (JUarta s'appoggia al fiume. L'edificio detto De-sce1l-l1ai serve di sog~iorno t empornnco (lei Tsung-tui di liuk<len, durante la ~u:i. permanenza ,ul Hi rin in q uali tà di viceré dell a M:rnci uri::i. La cittiJ co nta negoii , IOCILntle, fondach i, magazzini i11 quantili\ considere,•o lc•. come puro pagode, lo più bello o ricche della )lauciuria. Ne i dintorni della città si trovano fabhriche d'armi e cli polvere, inoltre un cantiere per le costruzioni della flottiglia militare ,lei $ungari e dell'Anrnr. lJa <1uesto cantiere deriva il nome cinese cli Ciua«-cian o som1>licementf di Cian, dato Hirin. Alle sorgenti del liume S11ng:ll'i si prep:ira in grando ((uan tita il legname oc·corre11 te alla fcrn>via mancese in costruzione, prr opera di squ:idre di legnaiuoli russi, elio colle Jorc> rarnigiie formano, noi sobborghi di Hirio, una numerosa colonia. A Hirin il governo russo ba aperto una ,;cuoia per i !igh dei Russi o Cinesi addetti a l servizio della ferrovia, ed ha inaugurato (1,/17 giugno) la pic,o la chiesa cli San Giorgio Vittorioso. Fra Ilirin e Kha1·bin J'urono s tabilito rci;olnri corse di rapo ri lungo il Sungari.
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L'OCCUPAZIONE ì\1[1,ITARE RUSSA DELLA lll'.ANCIURIA
disarmati delle loro carabine Winchester), e insediandovisi, procedeva subito al disarmo generale dei soldati cinesi che erano in Hirin, facendo rompere e gettare le armi nel fiume Sungari. I 1500 soldati di fanteria disarmati venivano assegnati per lavori della ferrovia. In quel giorno, e nel giorno seguente (11/24). il generale Rennenkampf faceva occupare dai suoi cosacchi i 3 forti della città, la fabbrica d i cartucce, la zecca ed il polverificio. Due dei forti (uno armato di 7 cannoni Krupp, d'acciaio, l'altro di 5) furono occ11pati senza resistenza, il terzo forte (con 4 cannoni Krupp, 1 dei quali da costa di grosso calibro) lo fu di sorpresa. Contemporaneamente mandava un nucleo di cavalieri verso Omoso pel collegamento colla cavalleria del generale Krisgianovski (avanguardia del generale Aigustov) che si trovava a 80 verste da H irin, e inoltre mohi viveri per quella colonna. In Hirin furono trovate 69 bocche da fuoco : 1 grosso cannone da costa, 21 cannoni Krupp da campagna, 2 cannoni a tiro rapido da . marina ( dei quali era armata una cannoniera del Snugari), 1 cannone a tiro rapido d'acciaio e 44 mitragliatrici di vari sistemi. Intanto il giorno 11/24 settembre arrivava a Hiriu un piccolo riparto di dragoni che precedeva la colonna del generale Aigustov. Quei pochi cavalieri (30) uniti ad una delle due sotnie cosacche, occupavano dopo ostinato combattimento la fabbrica di cartucce, difesa da 200 Cinesi. La zecca cadde in potere dei cosacchi senza resistenza. Nelle tre polveriere del polverificio (situato sulla riva destra del Sungari) si trovarono circa 3000 pud (49,140 chilogrammi) di polvere. I cosacchi gettarono nel Suugari più di 5000 fucili di vari sistemi e 1,000,000 di cartucce, impiegandovi tre giorni. Il 13/ 26 settembre, mentre da Omoso giungeva a Hirin la cavalleria del generale Krisgianovski (4 squadroni di dragoni, 1 reggimento di c:osacchi, 1 batteria cosacca e 1 sezione d'artiglieria a cavallo), il generale R enuenkampf n&
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L'OCCUPAZIONE MILITARE RUSSA DELLA MAè\'C !URlA
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usciva colle 2 sotnie, per unirsi al grosso della sua cavalleria, lasciata · a Kuan-cen-zi e quindi dirigersi su Mukden, alla · cui volt~t marciav~mo contemporaneamente anche le truppe russe inviatevi da In-Kou, poi riunite sotto il comando del generale Subbotic. Due giorni dopo il 15/28 il grosso della cavalleria del generale Rennenkampf, partita il 9/22 settembre da Kuancen-zi, sostenendo alcuni scontri con soldati cinesi sbandati in una località (Da-Hu-Scian) a due marce da Hirin, si riuniva al suo generale. Il 23 settembre (5 ottobre) una sotnil.l d'estrema avanguardia della colonna del generale Rennenkampf si trovava già a Te-lin, saccheggiata e messa in fiamme dagli sbandati Cinesi, fuggiti da l\fokden. Occupazione di Khai-cen, Liao-jan e di Mukden.
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Verso i primi di luglio, quando insorti e soldati cinesi scorazzavano tutta la Manciuria meridionale, devastavano le opere della ferrovia in costruzione da Te-lin, Mukden a Dascizao, e i piccoli drappelli russi di scorta su quel tratto di ferrovia erano stati costretti a sgombrare la linea, ed a ripiegare su quest'ultima stazione, per far argine momentaneamente a quella minacciosa invasione, si costituirono, come fu detto, due grossi distaccamenti uno ad In-kon (colonnello Mistscensko), l'altro alla stazione di Dascizao (colonnello Dombrovski). Ben presto la rivolta si estese anche alla zona neutrale della penisola di Liao-tung, dove numerose bande di bo.urs e di truppe cinesi invasero la linea ferroviaria, occuparono la città di Sen- iu-cen e incendiarono la stazione di Haidgioi (13/26 luglio) minacciando così di tagliare le comunicazioni con Dascìzao, occupata dal colonnello Dombrovski cogli uomini della scorta ferroviaria. (l) Vedere lo sch izzo n . ·L
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ANNO XLVI.
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L'OCCUPAZIONE MlJ,!TARI> ltUSSA DEr.T,A MANCIURIA
L'OCCUPAZIONE :Mil,ITARE RUSSA DELLA llANC!UKIA
Por respingere le truppe cinesi dalla penisola Liao-tung, i Russi vi inviarono alcune colonne di truppe delle tre armi. Una di queste (5 battaglioni, 2 sotnie, 18 oanr..oni e 1 sezione di zappatori) comandata dal generale Fleischer si portava in rinforzo dei difensori di In-kou. Un'altra (2 battaglioni, '/, sotnia e 8 cannoni) oom~mdata dal colonnello Khorungenkov s'impadroniva il 14 27 luglio della fortezza di San-iu- cen, e quindi (19 luglio) marciava su Hai-cgioi (a sud di Dascizao, che dopo vivo combattimento fo. sgombra~a dai Cinesi, abbandonando nella fuga 12 cannoni. Anche la città di Khai- cen (30 verste a nord di Hai- ogioi) veniva occupata il 30 luglio ( 12 agosto) dalle truppe del gene'l:al~ Fleischer (appoaaiate da quelle del colonnello Dombrovski), ac-. ce corsevi da In-kou, le qnali dopo 3 giornate di combattimenti (28, 29 e 30 luglio) erano riuscite a sloggiare i 5000 Cinesi ohe la difendevano. Allontanati i pericoli ohe minacciavano Dasoizao e In-kou, punti importanti per la difesa della ferrovia, i Russi stabilirono di aprirsi risolutamente la via di lUukden (180 verste da In-kou e 120 verste da Khai- oen) formando a tal fine una colonna speciale. L' 11/24 settembre sulla linea In-kou-Khaicen si riunirono 11 battaglioni, 2 sotnie di cosacchi e 4 sotnie della scorta ferroviaria, truppe il cui comando in capo fu assunto dal generale Subbotio. L'll/24 settembre il generale Snbbotio faceva avanzare le colonne del O'enerale Fleisober (6 battaglioni, 2 sotnie e 10 cannoni) con~ro Niu- oiuan, vecchio, difesa da 6000 Cinesi (con artiglieria) comandati dal generale Soiu, i quali'. dopo ostinata. resistenza, furono respinti verso nord. I Russi s'impadronirono d'un cannone e d'una bandiera. In quel giorno stesso fu eseguita una ricognizi.one verso An-scian-cgian (nord di K.hai-cen), dalla. quale risultò ohe i Cinesi, con circa 14,000 uomini e 30 cannoni, occupavano una posizione a sud della città, che si este~deva ~er oltre chilometri. Essa era rafforzata con spallegg1ament1 per arti· glieria, con trincee e buche per tiratori, e si app0ggiava, a dostra ad un'altura munita di opere campali ed a sinistra ad
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una pagoda . preparata a difesa; al centro un'altura si spingeva innanzi, costituendo la chiave Lattica della posizione. Il giorno 13/26 settembre, il generale Subbotio dispose per attaccare il nemico nel1a sua forte posizione con in totale 11 '. ! battaglioni, -.I: sotnie, '/i compagnia zappatori e 40 cannon i. Queste truppe avanzar ono in tre colonne : la destra (2 sotnie della scorta ferroviaria, 2 sotnie cosacche e 4 pezzi d'artiglieria a cavallo) comandata dal colonnello Mistsoenko; la sinistra (6 battaglioni, 1 sotnia e 3 plotoni di cosacchi a cavallo. 10 cannoni e 1.. compagnia zappatori) dal generale Fleisoher; la colonna centrale (5 battaglioni, 1 plotone di cosacchi a ca.vallo e 26 pezzi) dal colonnello Artaroonov. La colonna del generale Fleisoher muovendo da Niu-oiuan, vecchio, doveva girare l'ala destra del nemico, e prendere a tergo la posizione; la colonna del colonnello Mistsoenko aveva l'incarico di aggirare l'ala sin istra dell'avversario cd attaccare a tergo la stazione di An-Soian-ogian; infine la colonna del colonnello Artamonov doveva attaccare il nemico sull'altura centrale. La colonna del generale Fleisoher aveva avanti a sè le truppe cinesi ohe si ritiravano da Niu-oiuan vecchio e ohe egli, energicamente avanzando, seguitava a battere. Anche la colonna del colonnello Mistsoenko presto impegnava il combattimento. La colonna del centro aprì il fuoco contro la posizione nemimi soltanto alle 9 aut. ; pertanto si potè riconoscere ohe i Cinesi la venivano sgombrando, e ripiegavano sulle ali. Proseguendo ad avanzare energicamente, la colonna del generale .l:!'lejsoher costringeva i Cinesi ad abbandonare le alture dA. essi occupate ed a ritirarsi verso nora . Il nemico tentò di arrestare l'avanzata del colonnello Mistscenko, facendo muovere incontro ad essa dense catene con artiglieria, ma senza risultato; ed anche questa parte di trnppo oine:;i dovè ritirarsi verso nord . La colonna del colonnello Artamouov, eseguita la ricognizione della posizione centrale col fuoco della sua ar tiglieria, si portò avanti senza incontr ar resistenza. Nella sera An- scian-cgian fu occupata dalle colonne russe. I Cinesi,
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L'OCOUP.\ZIONE MILITARE RUSSA DELLA ::U,\NOIUIIIA
L ' occUPAZIO~E llILITARL, UUSSà DELLA )!A:NCIURJA
in ritirata su L iao-jan, durante le giornata del 14;'27 setsembre furono inseguiti dalle truppe dei due coloimelli, quelle del generale Fleischer furono lasciate riposare dalla marcia for zata di tre giorni da esse eseguita. Il 14/27 stesso, mentre le truppe del generale Subbotic seguitavano ad avanzare verso Mukden, i Cinesi, con 30 lianza (battaglioni) e 20 cannoni (Krnpp e .i.\faxim) si pro· paravano a contrastar loro la marcia da una posizione, presso la stazione Scia-khe (a nord di An-scian·cgian), occupando l'argine della ferrovia e le alture che erano sulla destra. Alle 9 o.nt. i Cinesi presero l'offensiva, attaccan<lo le truppe del colonnello Mistscenko, cho precedeva il grosso. Sopraggiunta poco dopo (10 '/,) l'avanguardia della colonna del colonnello Artamonov, anche questa veni va attaccata dai Cinesi, saliti sul fianco delle alture. Anche la cavalleria cinese, verso le 3 pom., con reiterati assalti, cercava girare l'ala sinistra delle truppe russe, per portarsi alle loro spalle, ma era ogni volta respinta. Intanto pl'eparatosi l'attacco col fuoco dell'artiglieria, tutto le truppe russe si slanciarono all'assalto ed alle 4.1: pom. i Cinesi erano in piena ritirù.ta. La colonna del generale Fleischer, che non potè prender parto al combattimento, perchè lasciata riposare, giungeYa sul far della sera. I Russi s'impadronirono di l cannone di r ecente costruzione. Il giorno seguente (15, 28 settembre1 le truppe del gener ale Subbotic, mentre si avanzavano sn Liao-jan, s' imbatterono colle truppe cinesi, le quali di nuovo si erano prepa· rate a sbarrar loro la via, occupando una forte posizione avami questo paese. Alle 6 '/. a.nt. i Russi si avanzarono divisi in tre colonne: quella di destra, comandata dal colonnello Mistscenko; quella del centro dal colonnello .~rtamonov; quella di sinistra dal generale Fleischer. Alle 10 tUH . rartiglieria cinose cominciava a tacere. Allora h~ colonna centrale, sotto l'azione dell'artiglieria della colonna di si· nistra, eseguì l'attacco, contrastato dal solo fuoco della fucileria cinese. Alle 12 la colonna centrale, dopo debole resistenza, occupava la posizione dei Cinesi, dove questi avevano
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lasciato gr~nde q uantì tà. di vi veri e di cartucce. I Russi s' impadronirono di 3 cannoni (2 Krnpp e 1 Maxim) . Alle 2 1/2 pom. Liao-jan fu occupata dai reparti avanzati della colonna del generale Fleischer, mentre il colonnello Mistscenko, che aveva incontrato viva resistenza, arrivò a L iaoja.n soltanto alle 5 pom. Il 17/30 settembre il generale Snbbotic, levava il campo da Lia,o-jan per seg uitare la sua marcia su Mukden. Al suo avvicinarsi, le truppe cinesi devastando e saccheggiando le abitazioni della campagna, in grande disordine si ritiravano, parte verso ovest, parte verso est ed il resto ver so Mukden. L a, sera del 18 settembre (1° ottobre), l'avanguardia russa (3 reggimenti fanteria con artiglieria) metteva il campo in un villaggio (Bai- Ta-Pu) a 10-12 chilometri da Mukden, dove mercanti di :M:ukden e cristiani venner o a pregare il generale Subbotic di sollecitare l'occupazione della città, in balì a alla completa anarchia, essendo stata abbandonata dalle autorità. F rattanto il colonnello Artamonov colle truppe del co· lonnello Mistscenko (5 battaglioni, 1 plot@e di cosacchi e 26 cannoni), rinforzate di 4 sotnie, ed 1 batteria a ca.vallo e di 1 drappello d'esploratori, fu incaricato della ricognizione cli Mukden (1). Alle 4 poro. quella colonna entrò nella c ittà, accolta da debole fuoco da parte dei Cinesi, i quali si diedero subito a fuggire per le strade della città, sparando qualche fucilata e facendo esplodere le mine e le fogate pre· viamente preparate. Ricevuta la notizia di ciò all 'accampa· mento russo, furono subito spedite 6 compagnie, le quali di notte passarono a guado il largo e rapido fiume KhunK he ed ent rarono nella città. Il colonnello Ar tamonov fece subito occupare il palazzo imperiale e la porta della città interna.
(,t) Mukdcn ca()oluogo d<Jlla JH'O\'incia Scen·tsin e città industriale dovo é concentrato LL\tto il co1nn1ercio o la lavorazi one dei cuo iami, conta 200,000 abitan ti. La cit ta di MLtkd en, costruita noi xv11 seco lo, e cinta da so lide m ura i n pietra; i n e;sa t rovasi unJ c~lcbre accademia, fondata l'an no 1680.
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L 'OCC!Jl'AZIONE ll11L!'l'AR8 RUSSA D E LLA MANC!ORI A
Il rn settembre (2 ottobre) il generale Subbotic facen, il suo ingresso in Mukden alla testa dell'avanguardia, la quale, traversata tutta la città, si stabili. esternamente a nord della medesima. Il grosso si fermò a sud pure esternamente alla cinta, colle truppe, parte sulla riva destra, parte sulla riva sinistra del fiume Khun-kbe. Durante l'entrata in Mukden delle truppe russe, la città . era in fiamme iu molti punti ; le case signorili, il palazzo del go~ernator e, la tesoreria ed altri edifici erariali erano stati devastati; il palazzo imperiale fu trovato sa.echeggiato e preparato per appiccarvi il fuoco; tutti gli edifici Q.egli europei e le case dei cristiani erano distrutte. L'incendio venne spento dai soldati russi, col concorso degli abitanti. Nel palazzo imperiale fu possibile salvare il trono della dinastia ma.nciù e la ricca biblioteca, contenente numerosi manoscritti e quadri. Il colonnello Artamonov assunse il comando di Mnkclen ed il suo reggimento fo destinato a presidiare la città. Si diedero disposizioni per far sgombrare le vicinanze della . città dalle bande di predoni e di soldati cinesi sbandati, e per guardare le fortificazioni delle tombe imperiali con una speciale g uarnigione. P er l'amministrazione ci vile, la città fu divisa in quattro regioni di polizia, dirette da ufficiali appartenenti alle truppe d'occupazione. Si spedirono due fort i distaccamenti, uno (colonnello Mistscenko) verso nord (a 'l'e-lin) e uno (colonnello Kondratovic), seguendo Khun khe, ,,erso sud- ovest, lungo la valle del Liao-khe, diretto a Niu-ciuang ed In-kou, per guardar la ferrov ia e riprendere i lavori sollecitamente. Una commissione speciale fo incaricata della ricerca degli oggetti più preziosi e d'interesse archeologico e scientifico, guastati e saccheggiati dai soldati cinesi. Quasi tutti gli edifici, g ià occupati dalle truppe cinesi, erano stati preparati per farli saltare in aria, ed in alcuni si trovarono g ià collocate le mine, pTOvvedute di fili elett rici. Disposizioni furono prese per sgombrare la grande polveriera nell'esterno della città e per distruggere le pol-
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veri e ali esplosivi, sommergendole nel fiume. Negli edifici erarialted in quelli dei particolari situati nella città imp~r iale e nei sobborghi si trovarono grandi depositi c:li . mum· zioni da guerra con mine e fogate. Tutto era stato d1sp.osto dai Cinesi per far perire l'ultimo baluardo d~lla loro difesa in Manciuria. Soltanto la rapida occupazione russa di Mukden, salvò quella città dalla sua distruzione totale . A l\fokcl~n i Russi s'impadronirono di 50 cannoni (in massi~ a parte Krupp e l\faxim); 8000 proietti d'a~tiglieria, 700~ fucili (metà dei quali .M:auser a ripetizione), d1 20,.000,~00 d1 cartucce (molte delle quali con pallottole esplodenti) e eh altre 10,000 pnd (163,800 chilogrammi) di polvere. 'f,
** Il 23 settembre (6 ottobre) la colonna del colonnello :M:istscenko si riunì a Te-lin colla sotnia di punta della cavalleria del aenerale Rennenkampf. In tal modo le truppe russe che avevbano operato nelle c:lue regioni opposte, settentrionale e meridionale, della ferrovia Porto-Artur-Kharbin, s1 mcon · trarono ad uno stesso tempo a Te-lin, e:ioè nel sito dove passa la linea di demarcazione che divide la regione settentrionale mancese, affidata alla direzione del comandante le truppe della circoscrizione militare del Priamur, generale Grodekov, dal raggio d'azione delle truppe étvanzatesi dalla parte del Kvantuug, subordinate all'ammiraglio Alexejev. Nello stesso tempo anche tutto il tratto di ferrovia soprade.tta: pe~corsa dalle truppe russe, fu interamente liberato dai ribelli. Si chiudono questi cenni con alcuni dati. Durante le operazioni militari in :Manciuria e nella pro · vincia del Pe-ci-li, i Russi ebbero :fino al 1° novembre : 23 . ufficiali e 257 uomini di truppa uccisi e 6'7 ufficiali e 1305 uomini di truppa feriti. Al 1° (14) ottobrè le t ruppe russe risultavano dislocate nella Manciuria e nella provincia del Pe-ci-li, come pure nella circoscrizione militare della Siberia e nella provincia del Semirecensk, nel modo seguente:
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L'OCCUPAZIONE ~IILITAHE RUSSA DELLA MANCIURlA
Battaglioni
L"OCCUPAZIOKE MI LITARE RUSSA DELLA MANC IURIA
Squadroni
e
Slltnic
Nella provincia di Zizikar .
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A tergo di queste truppe in riserva
(3° corpo d'armata della Siberia) 8 Nella provincia di Eirin 26 .A terg o di queste truppe in riserva (5" brigata cacciatori e 6· brigata della Siberia Orientale) . 13 Nella regione delìa .Manciuria meridionale (colle trnppe della provincia K van tung) 2L e 2 battag. artigl. da fortezza. Nella regione del Pe-ci-li . 12 e 8 mitragliatrici. P er la difesa dei confini delle circoscri26 zioni del Priamur e della Siberia. e 2 battag. artigl. da for tezza. Colonna nel Semirecensk contro Kuld· gia . 8 Scorte consolari ad Urga e Kuldgia Totale
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gione della stagione invernale 0he rende difficile il movimento delle truppe, specialmente dopo che i geli impedirono la navigazione sui fium i Amur e Scilka. Per garantire la ferrov ia russo-cinese e mantenere l'ordine nella :Manciuria di fronte alle eventuali aggressioni dei box ers, dei soldati cinesi sbandati e dei predoni, l'autorita russa ha preso accordi coi governatori delle provincie mancesi perchè essi ricostituiscano la polizia locale a piedi e a cavallo. Queste t ruppe di polizia, · cinese, sbsterranno quelle r usse, di sorveglianza della .ferrovia. Inoltre devono restare durante l'inverno nella Manciuria le brigate 1", 4• e 5" cacciatori della Siberia Orientale, col dovuto nu mero di reparti di truppe delle altri armi. Sembra che verso la metà del corr ente anno una di quelle brigate sarà ritirata dalla Manciuria. O.
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4 battaglioni artiglieria da fortezza e 8 mitragliatrici.
La forza dei sopra indicati reparti, coi comandi e stabili· menti, era di 3900 ufficiali e 1'73,000 uomini di truppa. Dal principio delle ostilita fino al 1°/ 14 ottobre furono inviati nella provincia del Trausbaikal colla ferrovia della Siberia 54,410 uomini e 11,407 cavalli. Dalla R ussia europea furono inviati per mare a Vladivostok 10,107 uomini e a Porto Artur 9709 uomini. Subito dopo l'occupazione di Mukden fu emanato l'ordine (20 settembre-3 ottobre) per ridLlrre la forza delle truppe mobilitate nelle circoscrizioni miiitari asiatiche. In quella della Siberia al 1°/ 14 dicembre la demobilitazione era quasi compiuta. Nelle altre r egioni essa fu ritardata alquanto a ca-
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Cmt1t01'I.
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
NOTE BIBLIOGRAFICHE ALBERTO PoLLIO, maggior generale. - Napoleone I. Co,ife1·enze di presidio tenute in Livorno il 1 ea il 14 mar;;o 1901. - Livorno, Debatte, 1901. « Napoleone I. Ecco un soggetto sul quale si sono saritti « tanti libri da empirno una biblioteca!
« Trattare di Napoleone nei ristretti limiti di due confa« renze di presidio è atto quasi irriverente. Mi valgano
« per farmelo perdonare, da lor signori, il lungo stitclio erl « il
g,·ande a,nm·e >>.
Così principia il geniale autore la sua scrittura. Nel fatto non è atto irriverente, ma è uno sforzo titanico quello di dire e di dir bene di Napoleone I in poche pagine; eppure eO'li ha sciolto il difficile còmpito in modo ammireYole,. o perchè sonza fronzoli, lasciando da parte - ed ha fatto assai bene - ogni pensiero di obiettività, ha scritto ciò che gli dettava la mente ed il cuore, ha scritto come sentiva, e come non possono a meno di sentire l'uomo intelligente, il militare, i quali lungamente abbiano studiato Napoleone e le sue opere. All'infuori di chi abbia perduto il bene dell' intelletto per livore personale o politico, a niuno è dato sottrarsi al fascino del genio napoleonico e delle sue eccelse manifestazioni ; ma ben s' intende, ò impossibile afferrare la grande figura di Napoleone - come generale, uomo di Stato e scienziato - senza lungo e approfondito studio de' suoi scritti e delle campagne. È appunto, come si rileva da ogni pagina, « il lungo studio e il grande amore » che hanno reso il Pollio fervente estimatore di Napoleone e l' hanno messo in grado di tratta.re così egregiamente e m breve disamina di così importante soggetto.
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L 'autore non scrive nè una biografia, nè una descrizione delle campagne del grande imperatore: egli non fa - sono le sue parole - che una rapida sintesi della sua vita polit ico-militan,. l{icordato i giudizi così disparati portati su Napoleone, Egli opina che questa. immensa diversità di giudizio deriva da tre ragioni principali: . La prima proviene dall'epoca in cui Napoleone ha vissuto e dall' inJluenza massima che egli ha esercitato nella storia del mondo ; La seconda - corollario della prima - è che Egli ha fatto molto, anzi troppo nel campo politico e nel militare; La terza, infine, sta nel fatto che Napoleone non è riuscito. L 'esame di queste ragioni doveva presentarsi oltremodo difficile volendo contenerlo in poche pagine. Il Pallio con molta ~bilità ha superato le difficoltà, . non ommettendo, sia pure con semplici accenni, alcuno dei fatti e degli scritti più importanti e più appropriati a chia.riro. la liE:si discussa. EO'li mette in luce il fatto che « le memorie dei contempo« ";.a.nei sono piene di striden ti contradJizioni e che se voles« simo basarci soltanto su di 03se, dovremmo rinunciare « assolutamente a farci una grossa idea del valore morale « dell' uomo. )> L o stesso autore non si sente, tuttavia, di esprimere decisamente un parere sulla fisionomia morale dell'uomo; per lui, considerata tutta la sua vita, non è generoso quanto è grande, ma è certo migliore della sua fama, e una prova della sua generosità la vede nella fiducia colla quale si consegnò da se stesso .al capitano Maitland a bordo del Bellerophon, nella rada di Rochefort. In ogni modo sono più degne di ~tud~o alcune. d~lle innegabili qualità dell' imperatore, .la d1 cui caratteristica era quella « di poter istantaneamente concentrare tutte le sue
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l\OTE BIBLIOGRA'FJCHF:
NOTE B!BLIOGRA FICHE
« facoltà su ciò che nel momento era più importante, e questo « senza sforzo apparente, ma con una. tale intensità. e pene« trazione, da vederne subito la cosa sotto tutti gli aspetti « e di giungere con una. rapidissima analisi a trovare la. so« luzione pratica di ogni questione. » Ma a. questo dono naturale egli aggiunse una profonda coltura quasi universale. Fu lo studio cbe gli procurò quelle cognizioni di diritto, di storia civile, di scienze sociali, che fecero stupire i contemporanei e per le quali poLè creare quei codici « che sono « aucora e rimarranno, chi sa per quanto tempo, la base. del « vi vere civile. » Non ci è dato seguire passo per pas;;o l'esimio generale nelracuta e fine analisi della figura psichicadelrimperatore ma ci pare di esprimerne con sufficiente fedeltà il pensiero dicendo ch'egli compendia le grandi doti di Napoleone in questo: genio ed energia, cui fanno contrasto una sconfinata ambizione di far grande la Francia e sè stesso, l'ambizione persona.le superando, però, quella ch'egli poteva avere come imperatore dei Francesi.
maresciallo Vorwarts, quasi tanto grande quanto Napoleone. Per noi è indiscutibile che senza la sov-rumana energia dell'imperatore - come con incisiva parola la caratterizza il Pollio - le opere del suo genio non avrebbero avuto i risultati conseguiti, mr~ ci pare pure certo che gli straordinari successi furono quasi tutti preparati dal sno genio. Le grandi vittorie di Ulma, A.usterlitz, J ena, Friedland, per accennare solo alle maggiori, sono il prodotto del genio; nelle campagne del 1796 e 1797 e del 1814 concorrono in parti uguali, se così è dato esprimersi, e il genio e l'energia. È innegabile che la formidabile energia eh. Napoleone spiegata sempre ma segnatamente noi giorni nefasti, non può non costringere alla più sconfinata ammirazione. Malgrado ciò a noi pare che il genio abbia la preponderanza sul carattere. Dice benissimo il Pollio: « parecchi generali possono fare « eccellenti piani; pochissimi, forse, hanno tanto vigore e « tanta. energia per attuarli pienamente, superando ogni dif« fìcoltà ed ogni ostacolo »; ma è Napoleone che ha creato l'odierna strategia è, per le lezioni strategiche da lui impartite e cogli scritti e colla spada, e cioè grazie al suo genio che ora non pochi sono posti in grado di formulare eccellenti p1an1.
Assai interessante è la discussione che fa rautore intorno a Napoleone come generale. « Secondo il mio modesto parere, egli scrive, non è tanto « il genio che ha fatto :N"apoleone grandissimo fra i generali << ma è l'energia. Il soldato ardente e pronto sempre a com« battere mi ispira ancora più ammirazione del generale e « dell'organizzatore. » Iu ausilio di questa opinione si ricorda l'energia spiegata a Eylau, a Essling, durante la 1·itirata di Russia, dopo la catastrofe di Lipsia, nelle campagne del 1814 e del 1815. Tutt.avia, sebbene caldissimi ammiratori della fermezza d'animo ed energia del grande capitano, se con,'eniamo che Napoleone, pur col suo genio, « sarebbe « impossibile senza. una sovrumana energia » noi non sapremmo condividere il suo giudizio. Ci assale il timore ohe a questa stregua. taluno potrebbe rappresentarci Bhlcher, il
L'autore si dilunga abbastanza nell'esaminare gli errori gravissimi commessi da Napoleone. Prima però di enumerarli, ci piace di riportare le parole premesse dal Pollio a.Ila critica, perchè dinotano un esatto criterio e un senso pratico ammirevoli e che purtroppo fanno difetto a molti quando prendono a giudicare delle opera-· zioni militari e specialmente di quelle dt=1i grandi capitani. « .~:: possibile, egli scrive, dopo un secolo, di sapere tutte le « ragioni che hanno consigliato Napoleone ad eseguire una « operazione piuttosto che un'altra, di attaccare la destra « piuttosto che la sinistra nemica in un dato giorno di bat« taglia?
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NOTE UIBLIOGRA F.lOHE
« Sappiamo noi lo st11l.to della viabilità, le condizioni del ,( suolo, lo stato delle tnlppe, le convenienze personali, le « esigenze politiche che possono aver guidato quel generale in « un modo piutLosto che in un altro~ » E queste p'a role vorremmo fossero mai dimenticate da chi si accinge alla critica militare, e specie a quella di Napoleone. Noi in questa Rivista, abbiamo altre volte osservato che in via generale la critica è assai facile quando la si fa, stando seduto con tutta tranquillità al proprio tavolo di studio, conoscendo minutamente le posizioni e gli atti dei due partiti e muniti di una bnon9, carta. J\fa le deduzioni saranno nella pluralità dei casi erronee. Il Pòllio - e fece assai bene - si è perciò ristretto a rilevare quegli errori che più saltano agli occhi e che in parte furono ammessi da Napoleone stesso. A di lui parere, l'errore più grave di Napoleone, fu quello di aver voluto trovare al nord, la soluzione della grande questione che era invece al sud, in Spagna; di essei:si, cioè, ingolfato in Ritssia, mentre ciò che più premeva era di definire le cose in Spagna. Ohe la guerra di Spagna abbia g ravemente pesato sulla catastrofe napoleonica non vi è dubbio. È in quella malaugurata guerra che andarono distrutte le più salde truppe dell'imperatore. Napoleone ha osservato a questo riguardo, ch'egli non poteva trattenersi in Spagna di fronte alle minaccie delle potenze del nord. A noi pare che emergono due casi ben distinti: Napoleone, pur volendolo aveva il tempo di assoggettare compiutamente la Spagna 1 ed essendovi riuscito, quando fosse impegnato al nord, la Spagna, sollecitata dall'Inghilterra e per quello spirito di patriottismo di cui diede così fulgide prove, non sarebbe insorta alle sue spalle? La risposta, certo, non è facile, e bisognerebbe conoscere ciò che in proposito sapeva o credeva di sapt:ire Napoleone. Comunque, ben a ragione annovera il Pollio la guerra di Spagna fra i più gravi ·- e forse il principale - errori di Napoleone. Errori capitali furono poi: quello d'ingolfarsi in Russia, e l'altro, che lo stesso Napoleone chiama « il più grande
NOTE BIBLIOGRAFICHE
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« della sua v ita » di essere rimasto a Mosca dal 14 settembre al 19 ottobre - 35 giorni! Ma Napoleone non volle ritirarsi più presto perchè ciò « equivaleva a una prova di « impotenza, sperava la pace: quasichè potesse aspettarsela « da nemici che, bruciando Mosca, la cittiL santa, gli aveva.no « provato che erano determinati a resist~rgli con o?ni mez.z~. ~ Al Pollio sembra pure poco giusto dire, come 1 paneg1n st1 ad oJYni costo, che Napoleone non abbia commesso errori nell: campagna del 12, nemmeno a Borodino il 7 settembre. I vi << la causa per la quale non ebbe completa vittoria fu sera« plicemente la ripngnanza a gettare nella mischia, alle 11 del « mattino, l'ultima sua riserva: la guardia imperiale. » Notevole è ciò che dice il Pollio del disastro di Kulm, cui si rimprovera a Napoleone, come grave errore militare, per averlo preparato colle incomplete disposizioni, dat~ per. l'in:· seguimento del grande esercito alleato, dopo la vittoria d1 Dresda. « Io ho studiato a fondo, soggiunge il Pollio, le operazioni « che si sono svolte dopo il 27 agosto e confesso, non ho ca« pito bene a chi debba risalire la responsabilità dì quel « sastro. Furono ordini mal concepiti dall'imperatore? Ordm1 « mal dati da Berthier? Fu l'ardire stravagante di Van« damme che voleva ad ogni costo diventare maresciallo? ... « Si ha t~n bel consultare gli ordini. Ma questi si sa in che <.< giorno e spesso in che ora furono spediti. Ma: quando « furono ricevuti ? Chi lo sa! « Allorchè avviene una catastrofe come quella di Kulm, « oo·nuno cerca di scagiona:csì e, se dice la verità, difficilmente « dice tutta la verità. » E queste parole ab biam voluto riportare, perchè suonano un savio ammonimento ai faci li censori e attestano in pari tempo, della massima ponderatezza del Pollio nel difficile ufficio di critico. Per il Pollio la manovra di Ratisbona è la più bella eseguita da Napoleone. È in quelle famose cinque gior~ate ch_e « si vede con meravigliosa evidenza che valore abbia la d1« razione nella o·uerra e di quale importanza sia, per la b . « gloria di uno Stato, avere un generale piuttosto che un
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NOTE BIBLJOGRAT!'I CUE
NOTE BlBf,JOGRAFlOHE
« altro alla tosta di u.n esercito. Quasi certamente i Francesi , « avrebbero sofferto un disastro con Berthier, e in cinque « giorni, conseguirono, invece, meravigliosi successi. >) La campagna del 1815, secondo l'avviso del Pollio « dal « punto di vista dell'arte, è forse 1 la più bella campagna che « sia stata combattuta », ed è questa la sola campagna ch'egli prende ad esame abbastanza particolareggiato. « La giornata del 16 giugno (battaglia di Ligny) è per me « (per il Pollio) una di quelle in cui il genio napoleonico « ha brillato di più viva luce : fu l'ultima ma abbagliante. « L'unico errore, forse, di Napoleone in questa campagna « fu commesso il 17 allorchè distaccò Grouchy. » Sia che i Prussiani si ritirassero verso il Reno, sia tendessero a riunirsi agli Inglesi, bastava osservarli con un corpo di cavalleria, « e tenere tutte le forze riunite, per correre au plus p1·esse, « cioè a combattere contro gli Inglesi. » Secondo noi, se fu errore il distaccare Grouchy il 1'7, furono la di lui condotta e quella della cavalleria in quel giorno ch'ebbero le più funeste conseguenze sulla disfatta di Waterloo. La cavalleria doveva nelle prime ore del mattino mettere in sodo in qual direzione erasi ritirato il grosso delle forze prussiane battute a L igny, ed allora anche Grouchy sarebbesi comportato ben differ entemente. Anche come si svolsero gli avvenimenti nel 17, il tuonar del cannone di Waterloo che Grouchy udì benissimo durante la sua marcia su Wavre, poteva e doveva richiamarlo sul campo di battaglia. Certamente considerando i fatti compiutisi, l'appunto del P ollio è senza dubbio g iustificato; appare però err ore assai leggiero. Napoleone aveva urgente bisogno dì stravincere, ed è perciò, forse, che distaccò Grouchy con grosso nerbo di truppe per dar l'ultimo colpo ai P russiani, ritenendosi abbastanza forte, colle truppe che aveva sotto mano, riunite a quelle di Ney a Quatre-Bras, di battere gli Inglesi. Un cumulo di eventi disgraziati fecero fallire tutti i calcoli dell'imperatore: Bhi.cher sfugge a Grouchy, quest·ultimo non riceve gli ordini inviatigli di ritornare sui suoi passi, l'acquazzone della notte del 17 impedisce al mattino seguente di
ingaggiare la battaglia di buon'ora, ecc., ecc., e così avviene che mentre Grouchy attacca Wavre difeso dalla rètroguardia dei Prussiani, il loro grosso decide, a pochi chilometri di distanza, delle sorti dell'imperatore e della Francia. Il P ollio ha ragione di notare l'err.ore commesso da Napoleone, ma bisogna pur convenire che esso non è in alcuna proporzione colle immense conseguenze che arrecò, e però giustamente mette in rilievo quanto di grande ha operato Napoleone nel giorno 17, riuscendo a riunire 70,000 uomini in ristretto spazio di fronte agli Inglesi. L'autore, infine, ad attenuare la colpa di Grouchy, dice chE> egli non accondiscese alla rimostranza del Gérard di accorrere al cannone perchè aveva l'ordine di marciare su Wavre. « Era la lett era dell'ordine, ma non ne era lo spirito » osserva il Pollio, e soggiunge: <r I luogotenenti di Napoleone « erano stati abituati ad un'obbedienza passiva, e Grouchy << obbedì passivamente. )) :lt singolare che quasi tutti coloro che scrissero di Napoleone lo rappresentino come solit,o ad esigere dai suoi generali una passiva obbedienza ai suoi ordini. A noi ciò appare in evidente contrasto coi fatti, i quali ci mostrano che Napoleone, persino durante le operazioni strategiche, quasi mai ha diretto ai suoi generali, comandanti le grandi unità, ordini tassativi, ma norme direttive, nelle quali spiegava ad essi il suo concetto e limitavasi ad accennare il loro còmpito. Grouchy, pertanto, secondo noi, generale di cavalleria da lungo tempo abituato ad agire, secondo le circostanze, di propria iniziativa, ci pare proprio che, il giorno diciotto, abbia mancato al suo dovere. Il Pollio infine giudica la campagna del 1813 (la seconda parte) come la più debole di Napoleone. I fatti certo gli danno ragione: alla vittoria di Dresda, ove comanda in persona l'imperatore, tengon dietro le sconfitte sulla Katzbach, di Dennewitz, e i disastri di Kulm e di Lipsia dove, eccettochè a Lipsia, comandarono i suoi luogotenenti. Sul piano adottato da Napoleone allo scadere dell'armistizio di Poisswitz, ci sarebbe da scrivere un volume, pro e
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A :'iNO X L\' J.
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contro. Il maggiore tedesco von Friederich (1), pur notandone taluni difetti, lo designa come un modello per la g uerra d'armata dell'avvenire. Lo stesso Pollio crede per primo che « se « Napoleone avesse potuto dirigere ogni cosa, comandare in « ogni battag lia, come aveva fatto nel 1796 in Italia: sarebbe « riuscito e sarebbe rimasto sul trono. » E così pensiamo pur nor. :::*:::
Saremmo tratti troppo lontano esaminando gli altri appunti che l'autore muove all'imperatore. Del resto, anche da ciò che ne abbiamo detto, r isulta evidente il grande valore del geniale lavoro che caldamente raccomandiamo ai nostri ufficiali. Come porta l'indole di queste scritture, il Pollio ha dovuto ammettere nei presenti alle · conferenze e nei lettori del suo libro la piena conoscenza della storia napoleonica. Ciò, naturalmente, non è nè potrebbe essere, ma le sue con· ferenze recheranno quest'altro vantaggio d'invogliare gli ufficiali ad un maggior studio delle guerre del Gran capitano. Noi ci siamo permessi di discutere qualcuna delle opinioni espresse dall' esimio generale. Egli, senza dubbio, ci scuserà. Non sono appunti che abbiamo formulato. Anche per noi, se il Sovrano, l'uomo di Stato è un folle, Napo· leone, generale, è un Dio. Le sue campagne, i suoi scritti costituiscono la nostra più diletta occupazione, e quando ci si presenta l'occasione, non sappiamo tenerci dal discutere, imperocchè tutto ciò che concerne Napoleone è per noi il soggetto più bello, più interessante, più importante. (-1) Vedi -1a punta ta. -1001 dol Beiheft zttin ,1/iliti.ir Wochenblal: Die slrategische Lage
Na.poleons ani ScMv,sse des Wa/fenstill.;ta.ndes von Poischwitzs.
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Gm.rnsr cav. Lume, tenente colonnello di stato maggiore. -
Conferenze su argomenti di coltura generale militare e sociale. - Vercelli, Gallardi e Ugo, 1901. L'antore ha raccolto in questo libro tre delle conferenze da lui svolte in questi ultimi anni, intorno ad argomenti di coltura generale militare e sociale. La prima conferenza: Della educazione intellettuale degli ufficiali « parla - son parole dello stesso Ghersi - della « coltura generale attuale degli ufficiali e della necessità « di elevarla sempre più, affine di avere non solo abili co« mandanti di truppe, ma anche uomini capaci di reggere « il oO'Overno dello Stato. » Di tale conferenza però è ommessa, per ragioni di opportunità, la prima parte. Nella trattazione della seconda parte, integralmente pubblicata, l'autore si giovò della lezione del prof. Carle sulla « Vita del Diritto » e di ciò che, da parecchi anni, comparve nelle Rfoiste militat·i, a pl'oposito della coltura classica per gli ufficiali. Diciamo subito e francamente che restammo lietamente sorpresi della profondità delle vedute e della densità dei pensieri svolti dall'egregio colonnello. Certamente sono molti coloro che si rendono esatto conto dell'evoluzione sociale che si va ogni g iorno compiendo sotto i nostri occhi; pochi, per contro, ne r ilevano l'intimo nesso colle istituzioni militari . Il Ghersi pertanto ha un grande merito: quello di vedere da lontano, notando la conseguenza che: « le milizie « tenderanno a divenire la nazione armata nel senso ~mili« tare e non demagogico della espressione ; che il periodo « attuale degli organismi militari è di transizione, e ch'essi. « sono avviati, per l' incalzare dello spirito democratico, t..< verso nuove forme, vincolate da nuovi legami e da nuove « forze » . A.l legislatore militare spetta di regolare tale processo : frattanto il Ghersi proclama netto e tondo l'impellent e necessità di elevare la coltura degli ufficiali affinchè infondano
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nelle masse l'indispensabile fiducia; e le avvincano alle loro volontà fisicamente, moralmente ed intellettualmente più forti. · Perciò la disciplina, a più chiara significazione delle forze morali da cui deriva, dovrebbe oggidì chiamarsi fiducia. Da un concetto giustissimo, quello cioè della preponderanza odierna delle forze morali, ci pare che il Ghersi ne t ragga illazioni troppo assolute. Ciò ch'egli dice della fiducia è sempre stato: Napoleone e Garibaldi, s~nza il fàscino che esercitarono sui loro dipendenti, non avrebbero compiuto le cose meravigliose eseguite. L'unica differenza, oggidì, è questa : pel passato non tenevasi sufficiente conto della fiducia che inspirava nel soldato la coltura, pochi, per tale titolo, erano in grado d'inspirarla, nè era sentito quel bisogno di essa ora assolutamente indispensabile; ma l'ufficiale avrebbe, sempre, dovuto imporsi al soldato per le sue doti fisiche, morali, intellettuali. La disciplina, nello stretto senso militare, tanto necessaria pel passato, Io è pure oggidì. Sul campo di battaglia, innanzi alla morte, il soldato è quale natura l'ha fatto co' suoi difetti, colle sue virtù. Il vigliacco, il poco co_raggioso non andranno per fermo avanti per solo spirito del dovere e per seguire i loro capi, tanto più ora che la potenza sterminatrice delle armi da fuoco è cresciuta a mille doppi da ciò ch'era nel passato. Mai più come oggi vi fu bisogno di una ferrea disciplina, che trasformi l'uomo, per così dire, in una specie di automa dipendente dalla volonti\ del superiore. Caduti tutti i capi immediati ch'egli solo conosce, da se stesso deve porsi sotto il comando del primo graduato che trovi; epperò non è più. questione solo di fiducia ma della più salda di,;;ciplina. A infondere quest'ultima concorrono oggidì su vasta scala i mezzi morali; serviamocene ·al possibile, come del resto si pratica ormai in tutti gli eserciti, senza dimenticare, per altro, che la disciplina riposa pure su altre basi. Il Ghersi crede non sia lontano il giorno in cui al vincolo disciplinare sorto sulla forza si sarà completamente sostit uito quello fondato sulla fiducia che gli ufficiali sapranno
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inspirare alle masse; noi - vorremmo ingannarci - non ci sentiamo di dividere la sua opinione. Egli è obbligato a fare assegnamento sullo spirito di ob· bedienza e di sottomissione che la recluta avrà appreso nella famiglia; a noi pare invece che i legami della fam iglia vanno, purtroppo, allentandosi ogni giorno. Il Ghersi si estende qui molto - e detta invero pagine bellissime - nell'esporre le sue idee e le sue proposte intorno agli ufficiali. Notiamo fra le principali: abolizione dei collegi militari; istruzione ed educazione per tutti nei licei; un solo istituto militare, Accademia militare da fondarsi in Roma. La scuola di g uerr/3,, elevata ad Università militare, gli alti comandi nelle guarnigioni e il corpo di stato maggiore concorrenti a formare gli ufficiali destinati ai comandi. Sono specialmente raccomandati gli stndi filosofi.ci e sociali, la letteratura classica e moderna, per formare molte menti « dal larghissimo « criterio ed immaginazione, dalla rapidità ed esattezza di « concezione>> necessarie per l'esecuzione degli atti di iniziativa e di offensiva che oggi si richiedono. Ma tutto questo che noi abbiamo detto in poche righe, l'autore lo discute, lo analizza in molte e molte pagine e non si può a meno di essere soggiogati dalla nobiltà e acutezztL dei suoi pensieri, e dalla sua fede in tempi assai migliori degli attuali. Tuttavia non si può nou obiettare ch'egli si è lasciato trascinare alquanto dalla fantasia; mtL il. fondo dei suoi ragionamenti, delle sue proposte è giustissimo. Bisogna guardare in faccia al vasto problema della pre·s ente evoluzione sociale nei suoi rapporti cogli istituti militari; bisogna assolutamente elevare la coltura intellettual~ · .degli u-fiìciali.
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:t,;OT E lllBLIOGRA FI CI-rn
La seconda conferen;a: Bismarck e 1lfoltke, riguarda appunto quelle due grandi figure. L'una è posta in rilievo per mezzo degli stessi Pensieri e ric01·di del grande statista· la seconda è particolarmente ritratta dalla Corrispondenz~ mi~itare della gu,erra del 1866. ~ c~n seria disamina dei loro scritti e con acute argomentaz1om che l'autore pone nella più. fulgida luce la O"randezza politica di Bismarck e le doti di eminente strate:a, di ec~ celso organizzatore della vittoria che formarono di Moltkeuno dei più grandi condottieri di eserciti. Nella terza conferenza infine : Dissertazione c1·itica sui regolamenti di servizio in guerra dell'esercito tedesco, f,·ancese e italiano, si esaminano i sovradetti tre regolamenti nell'intento di provare la necessità di rinnovarli. ' In questa scrittura il Ghersi tratta dei più alti e delicati quesiti della condotta della guerra. Le sue· considerazioni intorno agli ordini e direttive, alla avanscoperta, all' avanguardia, all'offensiva, alla difensiva e all'iniziativa, e sopratutto quelle sulle nostre Norme di combattimento delle tre a1·mi sono_ inspirate da molta dottrina ed informate a largo senso p~at1c~ dell~ guerra. E geniale e meritevole di particolare d1samma c1 sembra la sua proposta, che il supremo nostro consesso militare, presieduto dal comandante in capo, provveda a fondare la dottrina della guerra (Servizio in gu~rra), e c~e il comandante d'armata provveda alla preparazione tattica, alla guerra delle truppe da lui dipendenti emanando lui le norme generali sul combattimento. ,. In complesso ci pare assai difficile trovare un libro come questo, di circa 200 pagine che contenga tanta materia di studio, svolta con mano così sicura e maestra. Si potrà non dividere tutte le idee del Ghersi ; talune di esse saranno accolte soltanto con ampia riserva, ma ciò nulla toglie al grande merito del Ghersi, e al valore rimarchevole del suo libro.
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ALRER'.ro PucENTINI, colonnello. - Sguardo riassuntivo agli ultimi avvenimenti nell'Estremo Oriente, 1894-1900 (con tavola annessa). - Roma, E . Voghera, 1901. Non fu facile còmpito quello assuntosi dal colonnello P iacentini di riassumere brevemente la guerra cino-giapponese del 1894 le vicende politiche e territoriali che ne seguirono, nei rapp~rti della Cina colle principali potenz~ europee.' f'in~ surrezione dei boxer, e finalmente gli avvenimenti m1htan sino al termine del 1900, che condussero alla presa ed occupazione di Pechino e di una parte del territorio della ·Cina da parte degli alleati. Il Piacentini vi è riuscito in modo egregio; la narrazione è chiara, fatta con garbo e scritta bene ; le notizie, giustamente, sono ristrette alle accertate. II pregevole lavoro non solo sarà apprezzato dagl~ u:fficial~ dem 84° reggimento fanteria cui è dedicato quale ncordo d1 conferenze, ma pure da tutti coloro che intendono conoscere l'andamento generale degli avvenimenti politici e militari svoltisi in Cina in questi ultimi anni.
BALCK, maggiore nel grande stato maggiore e professore nell'Accademia cli guerra. - Raccolta dei dati più impor·
tanti sull' impiego tattico, arredamento, armamento, ecc., degli eserciti tedesco , austriaco, italiano, francese e russo (1). -
Berlino, Eisenschmidt, 1901. -
Prezzo marchi 2,50.
Il maggiore Balck, con molta diligenza e cura, ha riunito . in molti quadri le principali notizie rignardanti i cinqu13 eserciti della triplice e della duplice alleanza. I quadri sono divisi in tante colonne quanti sono gli eserciti oltre ad altra (1) Zttsammenstell1tn{I cter wichlichsleti Angaben ¾ber die talllische Verwendung, Aus,·ii.stm1g und Betva/l1mng "· s. w. der deutschen, osler,·eichiscilen, ilalienischen, franziisischen und niss·ischen An,iee.
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a sinistra nella quale è notata la materia cui si riferiscono i dati. Questi ultimi concernono le tre armi: fanteria, cavalleria, artiglieria; la fortificazione campale, il materiale da ponte, la formazione di guerra del corpo d'armata e di una divisione di cavalleria, gli ordini di marcia, i sistemi di avamposti. Compilato con molta cura ed esattezza, è lavoro non solo utile, ma diremmo quasi indispensabile ad ogni militare studioso, e g li risparmia la fatica, il tempo e le difficoltà di rintracciare e compulsare i molti regolamenti dei vari eserciti. Gli ufficiali non mancheranno certo dì appre_zzare convenientemente la pregevole pubblicazione, della quale è g iusto esser grati al maggiore Balck. L'edizione ne è nitida, quasi elegante.
B. D.
RASSEGNA MILITARE ESTERA LE MANOVRE DI M.ONTA.GNA IN SYIZZERA
(t >
Nell'autunno scorso ebbero luogo in Svizzera manovre di montagna al Gottardo ed al S . Bernardo . Le manovre al Gottardo si svolsero il 7 ed 8 settembre nell' aìta -valle della Reuss da Jiospental al Passo del la Furka, col le seguenti fo rze : PARTITO O\' JtST.
Comandante Tenente colonnello BnuGGER. 30° reggimento fanteria (ba ttaglioni 87, 88 e 89); •1,1° ~quadrone di dragoo,; 0 ~ gruppo del reggimento d'aniglieria da montagna (batterie 3• e 4-"). PAl\TITO EST.
Comandante Tenente colonnello 0EGr.ER. 47° IJauaglione di fanteria; 4-a e 5" compagnia d'artiglieria da fortezza; 7a e 8• compagnia d'artiglieria da posizione; com pagnie, d'osservatori N. 1, di mitragl iatori N. 1, di zappatori <l a fortezza N. •I. Situazione generale. - Una divisione Ovest risa le la valle del .Rodano, avendo per obbiettivo il Gottardo: la sera del 6 un battaglione dell'avangu:mlia occupa il forte della Furk a. una divisione Est si riunisce nella regione del Gottardo : un distacGamenlo è diretto sulla Furka per opporsi eoergicameote all'av:rnzata del nemico. Le marce <li concentramento iucorninciarono il. giorno 4. Alla sera del 6 il 'partito ovest era riu nito a Gletscb, con un hattagl :one, 1'87°, al colle della Furka ; il partito est era sull' Ochsen-Alp. 1
(1) V. Carta della Svizzera Durou r at 100,000. (Fogli N. 4i0, 1,u, 4-14, 505, 506).
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Carta della Svizzera al 50,000.
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RASSEGN,\ MILlTARE ESTERA
Giornata del 7. - Il comandante del partito ovest ebbe l' onl ine dal proprio comandante di divisione di attaccare !e forze nemiche, che si riunivano al!' Ochscn- Alp e di proseguire la m:1rcia per le alture che dominano la strada, nella direzione del Btitzberg. I l comandante del pnrtito est ebbe l'ordine di resistere sull'Or hsea-A.lp all'avanzata del nemico. L'occupazione dell ' Ochsen-.Alp da parte del partito est fu stabilita nel mc,do seguen te : Una compagnia del 4-7° battaglione sullo sperone avanzato, lo Steck, che domina il burrone del Tiefenbach ; pi ù in alto a ,100-120 metri la Enea principa le, formata di due compagnie del 47° battaglione e '-2 mitragl iatrici; la 4-a compagnia del 1-70, 8 mi tragli11trici, le compagnie ossefl'atori e zappatori da for tezza, in riserva al Gspenderboden; all'estrema sinistra della posizione, su di un piccolo ripiano al di sopra della strada, una batteria da posizione di !J, pezzi da centimetri 8. Il resto delle truppe ciel partito non pre~e parte ali ' azione di questa giornata. Alle ore 9 t;2 tutte le truppe del partito ovest erano riunite al Colle della Fnrlrn , l' 87° battaglione e l'artiglieria da montagna ebbero l' inMrico di attaccare la posizione di fronle, partendo allfl ore 1,1; 1'88° battaglione, partendo al le ·I O 1;2 , doveva superare il pendìo su lla sua sinistra, passare il Siedenbach nel punto più alto, costeggiare la parete rocciosa del Bùh leostock e passare sul Tiefengletscher per giungere sul fianco destro della po,it.ione avversaria; l' 89° battaglione doveva restare al col le fiuo a nuovo ordine; 1· ,1,1° squadrone agi re sulla strada, Alle ore ,1,1,'.25 aprivano il fuoco da una parte e da ll'àltra le dne artiglierie. I ~ovimenti dell'attaccante fu rono ri tardati per le diffico ltà che incontrò nella marcia il J.iattagl ioue di sinistra (1'88°). All' ·l,,to pom. soltan to questo era al Bti.hlenstock; 1'87° b11ttaglionc, presa posizione avan ti alla dorsale della Hell i-Alp, impegnnva col nernic.;o un fuo co di fucileria alla distanza di '1200 -1300 metri e uel1' intervallo tra i due battagl ioni erano chiùmate in linea tre compagnie· cieli' 89° ba ttaglione. Poco dopo il dife usore faceva entrare in lin ea i so::;tegn i e mandava 6 mitragliil trici su lla dc:;;tra per prendere d'iulìl3ta il burrone Jel Tienfenbach . Alle 3 I' 870 ba ttaglione dell 'attaccante, seguito poco dopo dall' 89" aveva attraversato ti Tienfenbach e presa posizione al disotto dello Steck ; 1'88° hatwg lione a sinistra, aveva 1:11ggiunto il Tiesen 01. ed aperto, con una compagnin, il fuoco a ,1,i,00 metri . A questo punto, per J' ora tarda, la manovra venne sospesa.
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Giornata dell'B - Nella notte dal 7 all'8 il partito ovest bivaccò sull'Ocbsen-Alp; il partito est sul Rossmettlcn. Gli ordini per il giorno 8 furono: al partito ovest di continuare la marcia nella direzione di Btitzberg : al partito est di riprendere l'offensiva, essendogli giunti· in rinforzo un battaglione di fan teria (2 compagnie dell'87° battaolione e z se"nate) due c:1nnoui da ceutimetri 8, sei mortai da ,12 e due cannoni da 112 (dell'artiglieria da posizione, che non aveva presa parte il giorno 7), infi ne l'artiglieria dei forti Bi.ihl e Hiitzberg. Le disposizion i della difesa furono Je seguenti: due compagnie sul fronte della posizione del Rossmettleo, dietro trinceramenti, poco più. indietro 3 cannoni da centimetri 8, ,l. e 3 mortai da 12 centimetri co perti da un:i piega del terreno, alla sommità del la posizione i 2 cannoni da 12 centimetri. Alla destra, al Blackenstafel, 4- compagnie di fanteria e la compagnia mitragl iatori. A.Ila sin istr:i , nella val lata avanti ad IIospentbal, 3 cannoni da 8,4, a mortai da 12 ed 1 comp:ignia di fonteria . Il resto delle truppe, una compagnia di fan teria , una . compagnia osservatori e una znppatori, in riserva dietro al centro . Intenzione del comandante il partito era di lasciare che il nemico avanza;:se sino al Richterenthback , e nel momento iu cui si preparava a passarlo, procedere ad un vigoroso attacco. Il partito ovest si mise in marcia alle 8 l./2 circa in una sola colonna, i battagl ioni colle compagnie affiancate per uno a sinistra del la stn1da. Contro questi aprivano subito il fu oco i due cannoni da ·12. del Rossmettlen, e dopo 2 ore i cannoni da 8,4, e le flrtiglierie dei forti . Solo un po' dopo del mezzogiorno 1'87° battaglione che costitu iva l'avaugn11rdia dell'atwccan te raggiu11:;e il Richtereuthbac, si spiegò ed aprì il fuoco a ,1300 metri, I' 89° battag lione venne a prolungare la linea a destra. All',1 pom. l',1twcc:1ote spiegò il suo terzo battaglione (88) e accelerò il fuoco : la difesa procedette con tutte le sue forze al contrattacco che si oiudicò riuscito . All',I ,30' cessò la manovrn . ~ . Le manovre del Bernardino, meno importanti, ebbero luogo 11 24- e 25 settembre nell'alta valle del Reno dal coll e S. Bernardino alla Rofua. Vi presero parte : ç)
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PARTITO NORD .
31 reggi mento fanteria (battagl ioni 9,1, 92, 93), compagnia guide e ,1 batteria da montagna segnata . 1 /,,.
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PARTITO
St.:o.
32 reggimento fanteria (battaglion i 9!~, 90, 96 e un ùattaglionP. segnato), '/2 compagn ia guide. Situazione : Un corpo del nord che s'avanza sul Gottardo, manda per la valle del Reno superiore un distaccamento (parti to nord) ad impedire a truppe avver:;11;ie il passaggio del S. Bernardino. Un corpo del sud manda da Bel liuzona uu distaccamento (partito sud) a tentare i I passaggio del S. Bernardino per riun irsi ad altro distaccamento, sLìpposto, prov;eniente dal lo Splugen . Giornata del 24. - Il p11rtito nord, accantonato a Nufenen e nei dintorni, mandò alle 8 del mattino la cavalleria in direzione del S. Bernardino e fece mettere in stato di difesa le alture a nord di Hmterreim, occu pandone il fronte col 9·1° ba ttaglione; il 92° battaglione e la batteria da montagna dietro l'ala destra ed il 93° battaglione in riserva a Nufenen. Il parti to snd alle ,1Oera riunito a S . Bernardino: ali' I 1/z pom . giunse al coìle. Alle 3 pom. circa il battaglione d'~vauguardia, sul quale l'arti glieria dell'av1,ersario aveva già aperto il fuoco, passò di corsa il ponte sul Reno, e spiegatosi sulla riva sinistra marciò verso il nemico; poco dopo il ·I O battaglione drl grosso si piegò sulla riva destra, I' uItimo battaglione passò il Reno e venue a formarsi in riserva dietro il battagl ione di sinistra, con incarico di risalire poi le alture e attaccare l'ala destra delJ'a vversario. Essendo però l'ora tarda (,~ i/2) la manovra venne sospesa . Gfornata del 25. - I l partit,> nord, interrotta alla Rofna la strada che scende per la valle del Reno posteriore, intraprese la ritirata per la antica strada che da Sufers per i monti della r iva sinistra, raggiunge i prati di Lai da Vons e des Pasciaglias e discende su Andeer o Zi llis. Giunto a Pasciaglias ricevette l'ordine, essendogli arrivati rinforzi, di impadronirsi nuovamente a poco a poco dei passaggi che conducono a Sufers . I l partito sud, che inseguiva, era già ·arrivato a Lai da Vons. A ciascun partilo era stato assegnato, in più delle forze effettive, una batteria da montagna segnata; al partilo sud inoltre un battaglione e mezzo, ancbe segnati. Il comandante del partito nord fece occupare le colline del Pasciaglias da un battaglione in ,1• linea ed uno in riserva, mandò sulla destra un battaglione e mezzo ai Roter Turm, e più a destra ancora uu altro battaglione che avanzando per il contrafforte del Piz Calandari doveva avviluppare l'ala sinistra dell 'avversario. Dall a parte del partito sud un battagl ione e mer,zo prese posizione sulle colline del Lai da Vons, fron te
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alle Pasciag!ias con un battaglione e mezzo in riserva, mentre un battagl ione él sinistra avanzava per il pendio del Roter Turrn. Mosse all'attacco il partito nord con tutte le sue forze . Il partito sud spiegò i suoi tre battaglioni cli fronte, respingendo col fuoco l'avversario, ma il battagl ione di sinistra al Roter Turm fu costrette, a ripiegare per la superiorità delle forze cb_e aveva di fronte. La manovra venne sospesa. Osservaz'ioni . .- Le marce cli concentramento furono eseguite con ordine e disciplina. Ogni soldato portava, in più dell'ordinario equipaggiamento, la coperta da campo e 111 tendc1, ed al Gottardo anche 3 pezzi di Jegnc1 per la confezione del rancio, in tutto 40 chilogrammi circa. La lunghezza delle marce fu sempre considerevole, alcune r.iggiunsero i 35 chilometri. Circa l'impiego delle diverse armi si osserva: La cavalleri a al Gottardo, riunita tutta in un partito, non potè trovare un impiego serio; due tentativi di combattimento col fuoco riuscirono infruttuosi; essa avrebbe dovuto limi tarsi a tener d'occhio i movimenti dell'avversario. Al Bernardino, divisa fra i due partiti, eseguì il 1° giorno un ottimo servizio di esplorazione, ma nel 2° giorno, avendo la fanteria abbandonato la valla ta, essa dovette rinunziare ad ogni movimento. L'artiglieria da moutagna si mostrò alquanto lenta nei movimenti a causa del terreno molto accidentato, le due batterie presero per altro con diligenza le loro disposizioni; !a distanza, a cui al!e volte fu aperto il tiro, sembrò soverchiamente gr:rnde perchè i piccoli proietrili dei cannoni da montagna avessero sufficiente ei'fìcacia. Per la fanteria si notò la tendenza di alcuni reparti, incaricati di movimenti aggiranti, di elevarsi a grandi alti tudini, come il ,fo giorno al Gottardo e specialmente il .2° giorno al Bernardino, causando con ciò sciupìo di tempo e di forze e perdita di conta tto colle altre truppe, senza vantaggi per il tiro. Si notò inoltre che per la comodità di avanzare in colonna per uno si ritardò spesso il passaggio da ll'ordine di marcia a quello di combattimento. L'impiego delle mitragliere venne fatto in modo inappuntabile. La stampa in genere constata i grandi progr1~ssi fatti da lle varie armi nelle loro speciali istruzioni. La recente relazione del diparti mento militare sulla gestione del ,J 900 dice infine a proposito di queste manovre « che le truppe diedero prova di una notevole attitudine alle marce e si distinsero per resistenza ed abilità nel superare i numerosi ostacoli, che nell'alta montagna intralciano i movimenti e l'impiego delle forze)>. A.
SEvERJNI.
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RASSEGN A. MlI,I'l'ARE ESTERA
N OTIZIE AUSTRIA - UNGHERIA. So-rt GFFI CIAL! RAl.'FERMATI E SO'l;TUFFJCIALI JN ATTESA n'!MPIEGO.
Nella puntata del 16 marzo corrente anno di questa Riv'ista, pag. 538 e seg., furon o pubblica te alcune notizie concernenti i sottuffic.iali raffermati del l'esereìto austro-ungarico. A complemen to ed a parr,i:ile mod ificazione di quanto in allora si disse si aggiungono i dati riporta ti nel seguente specchietto, compilato in base a notizie fornite da autorevoli giornali austriaci ed ungheresi, tra i quaìi è da annovera rsi il periodico Die Vedette di Vienna (n. 276 del "90,J), ispirato spesso alle sfere ufficiali e da ritenersi perciò bene informato. Converrà anzi tutto rm'\metlerc che nell'esercito austro- ungarico anche i ca poral i con forma tem poranea appn rtengooo ~Ila categoria dei sottufficiali, e che, contraendo l'obbligo di rimanere in servizio pec un al tro anno, ricevono anch'essi un premio di rafferma . Numero dei sottufficiali (bilanciati)
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Come può rilevarsi dalle cifre dell'ultima colonna, il numero dei sottufficia li ai _quali" fu concesso un impiego od un posto di servizio è andato gradatamente decrescendo dal ·1898 in poi . Ciò ha destato qualche preoccupazione io parte della stampa militare, tra cui la Mi-
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litdr Zeitung e la l'edette re1rocilata , la quale, attri buendo il fatto aliti insufficiente abilità dei souuffìciali in genere per occupare uu im piego, reclam a dal Ministero gli opportuni provvedi menti, ed anche ha avanzato la proposta d' istitu ire in ogni guarnigione scuole serali, nell'autunno, dopo cioè le manovrn. Sarebbe questa una misura provvidenziale, .dice la Vedette, specialmente per qnei sottufficial i non di contabi lità (Frontuntero(ficiere), i quali, sebbene per la natura del servizio che pmstano sieno pi ù meritori di quelli occupati negli uffici, tuttavia si trovano rispetto a questi in una condizione d'infer iorità durante il periodo di esperimento prntico, cui tutti devono sottostare prima di conseguire l'impiego. Nell'esercito tedesco, ~aggiunge opportunamente e giustamente la Vedette, prov vedono a tale biso;.'.nll le scuole dei capitolanti ( Capitiilantenschulen), cioè di quegli uom ini di truppa che hanno eontratto mn1 rafferma eri aspettano la promozione a sottufiìcia le. Esse sono di due categorie: quelle di primo grado sono obl;Jigatorie e (come i nostri plotoni allievi sergenti) servono a completare le cognizioni scolastiche in rnodo da reudere i rafferniati perfettamente idonei .al servizio di sottufficiale; quelle di secondo sono invece facoltative ed impartiscono un insegnamento adatto per disiropegnare certi speciali impiegh i militari com e ari es. quel lo di furiere, eri inoltre am pliano le cognizioni indi 6pensabili pel consegni mento di un impiego civile. Infine nello stesso e.;ercito sono istitui ti in parecchie gu:irnigioni corsi preparatori per militari in attesa d'impiego (M·ilitèi,ranwiirter) ai quali corsi possono partecipare, per 3 mesi e talvolta anche più, pure sottufficiali aspira nti ad un impiego prima di presentarsi ai prescri tti esami ed al prescritto periodo di esperimento. A tale proposito conviene rilevare che qua lche cosa di analogo, ma non io esecuzione di prescrizioni uflÌciali, 11vvienc ancb e in Austria limitatamente a quanto pare, alla sola guarnigione di Vienna; giacchè, secondo la Reichswehr del 2.5 ,aprile corr. anno è stato riaperto fin dal la metà dell'oradetto mese, in una delle caserme di quella città e col consenso dal Ministero della guerra, un corso d'insegnamento gratuito per sottnfficial i anzinni, aveute per isco po di forn ire loro cognizioni scientifi che utilizzabi li sia dlll'ante il servizio militil!'e medesim o. sia dopo il congedameuto per conseguire un impiego. Qucstl'l corso venne fonda to ed annnalmente svolto fin dal ·1894- da un insegnante di discipline co mme rciali, e diede sempre risultati molto soddisfacenti ; giacchè nei sei anni di vita sua fu freq11entato da !~80 souuf6 ciali di · cui ¾90 poterono poi essere provveduti del certificato d'idoneità per con-
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RASSEGNA MILITARE ESTERA
RASSEGNA MILITARE ESTERA
correre ad uu impiego. Nel solo '1900 vi parteciparono ben •H3 sottuffkia li dei quali 72 già possedevano il dttto certificato: Esso pertanto rappresenta una istituzione meritoria dovuta alla iniziativa di un privato, il quale la fondò e la attua per solo spirito patriottico, rifuggenfo nel contempo da qualsiasi man ifestazione di lode; ciò spiega essenzialmente, dice la ReichsweM, perchè l'esistenza di quella istituzione sia da molti ignorata. Le autorità mi litari però, consapevoli della grande benemerenza sua, non mancarono di dimostrare per essa in ogni circo~tanza il più ca ldo interesse e di promuoverla con ogni loro forza. BELGIO. RIORDINAMEl\TO DELL'ESERCITO. Nel novembr6 scorso venne nominata una commissione, composta di ,16 militari e ~O tra deputati e senatori col l'incarico di studiare le question i inerenti alla situazione mi litare del paese e segnalare le modificaz ion i da introdursi. La commissione tenne 18 sedute venendo alle conclusioni seguenti : 1
(Seditta àel l6 gennaio 1901) .
La neutra lità del Belgio, nell'interesse della nazione, e per lo spiritodei trattati deve essere armata. Il sistema militare del paese deve essere essenzialmente difensivo. I[ Belgio lo regola nella sua piena indipendenza. (Sed1ita del 16 aprile). •I o
Essendo la posizione di Anversa la principale fortezza del Belgio,
è urgente compierne la linee di difesa esterna, tanto sulla riva destra che
sulla sinistra dell'Escaut e nel Bas-Escaut. 20 La cinta potrà essere abba ttuta dopo che questa linea sarà compiuta e che si sarà organizzata .una seconda linea di difesa al l'altezza dei forti dell'antico campo trincerato. 30 Quest~ seconda linea sarà continua, almeno sulla riva destra. 3'0 Le piazze di Liège e di Namur rispondono allo scopo strategico, per il quale furono costru ite. ,j,v Termonde non deve essere riunita al la posizione di Anversa, non essendo le dimensioni di questa piazza, così ingrandita, in armon ia coi mezzi di difesa di cu i il Belgio può disporre. 5° Per Tcrrnonde, basterà completare la linea delle batterie esistenti e rinforzar'le: la cinta potrà allora essere demolita. 50 Il forte di Diest non è più necessario per la difesa del. p~ese.
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(Sednta del 30 ap1·ile).
·I. Il reclutamento dell'esercito è fatto con arruolamenti volontari e con chiamate annuali. II. Il governo provvederà: ,t O afavori re gli arruolamenti volontari e i riassoldamenti in modo da alimentare, il più che è possibile, con questi mezzi l'esercito e specialmente le armi con lungo servizio e formare buoni quadri ; 20 a propagare nella gioventù l'amore e lo studio della ginnastica e degli esercizi del corpo, che costituiscono una preparazione al servizio militare; · 3° a creare dei qua'.lri sufficienti r:li ufficiali di riserva. III. I cittadini chiamati dalla sorte a far pal"!e del contingente devono servire in persona, sa lvo le immunità che saranno giudicate necessarie. Nessuno può essere di,peusato, mediante pagamento, dal servizio militare. IV. La durata effettiva del servizio sotto le armi sarà ridotta a quella necessaria per educare il so ldato. Il governo provvederà a migliorare tale educazione riducendo, per quanto è possibile, il numero degli uomini distolti dal servizio nella propria arma. V. La forza attuale dell'esercito su l piede di pace sa rà mantenuta; la riduzione della durata del servizio wtto le armi sarà com pensata da un aumento del contingente. VI. La durata totale del servizio resta fissata in ,t 3 anni, tanto per i volontari che per i soldati di leva . La forza dell'esercito sul piede di guerra è di •I 80,000 uomini. Su tali conclu sioni iJ governo compi lerà un progetto di le~ge per il riordinamento dell'eserci to, che potrà essere discusso dalla Camera nel1' anno correnle. FRANCIA. ESERCITAZIONI DEf, SERVIZIO DI SANIT,Ì. IN CAMPAG NA. Il ministro della guerra ha stabilito che speciali esercitazioni ciel servizio di sanità in campagna abbiano luogo quest'anno, secondo le disposizioni dell'istruzioue 20 febbraio ,t892: Al campo di Chàlons, per il ·120, 6° e 20° corpo d'armata; A Parigi, per il governo militare cli Parigi, il 3°, 4° e 5° corpo; ;\ Hennes, per il 9°, ,10° e ,t 11° corpo;
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ANNO XLV I.
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RASSEGNA. MILITARE ESTERA
RASSEGNA MILITARE ,EST.B&A
A Lyon, per il governo militare di Lyoo, il '1•, ·I e 1o corpo; A Clermont-Ferraod pilr 1'80, 13° e 116° corpo. A Lione tali esercitnzioni dovranno essere eseguite in epoca differente da quella stabilita per le manovre nelle Alpi. EsMClTAZIONI DI 1'JUO. - Cou legge del 17 aprile, u. s. venne modificato come segue l'articolo ~8 della legge 24: Juglio '18'73, sull'ordinamento generale dell'esercito. . . << L'istruzione progressiva e rego,lare delle truppe di tutte le armi comprende esercitazioni di tiro, sia in campi di tiro preparati, sia in terreni varii, e termina ogni anno con marce, manovre e operazioni d'insieme. « Per eseguire le esercitazioni di tiro l'autorità militare ha il diritto di occupare temporaneamente le proprietà private ad eccezione dell e cuse, stabilimenti, corsi e giardini é\tlinenti e d'impedirne J'aGcesw durante i tiri. » L'articolo 5t della legge 3 lugl io 1877 sulle requisizioni militari , che stabil isce i casi in cui vengono assegnate indennità per i danni che provengono dall'esecuzione di manovr,} o tli tiri e il modo di valutare e pagare queste indennità, venne in conseguenza modificato. BANDIERA DELLA. SCUOLA POLITECNICA. - Venne recentemente consegnata alla Scuola politecnica una nuova bandiera, la quale ha da u~ la to l'iscrizione che portava l'aulica bandiera data le da Napoleone nel ·1890 e ritirata all'epoca della restaurazione « Pour la Patrie, les Sciences et la Gioire» e dall'ultro lato l'isctizione : « Défense de Paris, 18Hi,. , ETÀ PER L' Aml!SSIONE ALLA SCUOLA POLITECNICA. - Il ministro della guerra lrn presentato un progetto di legge che modifica il lim_ite d'età per l'ammissione alla scuola politecnica; come per la scuola Sa1nt-Cyr ; ·tàle limite sarebb~ ridotto a 20 anni, a partire dal ,1903 . ScuoLA DI VimsAJLLES. - Secondo riferisce qualche giornale il ministro della iruerra avrebbe stabilito che la scuola di Versailles ammetta come ; Ilievi-ufficiali nell a sezione del genio, nel 11902 e 1903, 25 sottufficiali di fanteria, di cav.alleria e d'artiglieria. Questa misura avrebbe lo scopo di provvedere alla mancanza di circa 50 uflìciali uei quadri del genio, alla quale non è .possibi_le provvedere coi sottufficiali de.ll'arrna amm('lssi alla scuola d1 Versailles e neppu re coi giovani ufficiali I)rovenienti dalla scuola politecnica e di Fonta inebleau. UFFICIALI FRANCBSI CHE sr RisCANO IN Ge1mANJA. - Il ministro della gaerra ha deciso che in avvenire, per reciprocità verso il governo germanico, gli ufficiali che si recano in ·Germania dovranno, al loro 4- 0
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·=arrivo in nna Ci tta di guarnigione o in una piazza di guerra, dare il loro nome ed indirizzo al comandante della piazza o all'urficiale più an_ziano fra quelli di grado più elevato. Queste comunicazioni saranno fatJe verbalmente o per iscritto nelle prime ventiquattro ore dopo l'a rrivo. Se nella località, dove si reca l'ufficia le, non risiedono autorità militari, egl i deve pregentarsi all'autorità civi le. Tali disposizioni non sono però applicabili ull' Alsazia- Loreoa, per cui restano in vigore le disposizioni anteriori. GERMANIA.
MUTAMENTI NELL'.u,TO PE(ISONALE OF.LL'ESERCITO. - Tra i mutamenti ·più importanti avvenuti in questi ultimi tempi nell'ulto personale del•l'eserci to notiamo i seguenti : barone Schott v. Schotteustcin, generale di fantet·ia e ministro di ·Stato wuruemberghese per la guerra, io seguito a sua domanda e avuto ,riauardo alle sue cood iziùni di salute, riconoscendo i suoi· lungh i, fe10 cieli ed eccellenti servizi, prestati in guerra e in pace, esonerato dall'ufficio di ministro della guerra e col locato a disposizione cou pensione (servizio ausiliario) ; v. Schu(irlen, tenente generale comandante della 26a divisione, comandato n prestare servizio presso il ministero della guerra, nominato ministro di Sta to ,voruemberghe,e per la guerra; v. Habnke, colonneHo generale, aiutante generule e r.:ipo ciel gabi netto milit.are di S. Jlf. l'Imperatore, esouerato dalla carica di ca po del G::ibinetto mi litare u nom inato cornandante super1ore della ~forca (Brandeburgo) e governatore di Berlino; conte v. H ulsen-Haeseler, maggior geneni!c}, già comandante della ~a brigat" di fan teria del corpo d'armata della Guardia, generale à la suite di S. M., comandato a prestare servizio presso il G-abinetlo militare di S. lii., nominato aiutante genera le e capo del Gabinetto militare di S. M. barone v. Dissing, teuen1.e generale e comandante della 29a di~•isione, nominato comandan te del VII corpo d'armata (:Wiin ster) (in so=Stituzione del tenente generale barone v. Bulow, morto il '10 maggio).
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GIAPPONE.
Attualmente la flotta da guerra del Giapponesi compone di 4- corazzate di 1a classe, 2 di 2a classe, ,i incrociatori di1a classe, 9 di 2a classe e o di 3a classe, 1O navi per la difesa delle coste, ·17 cannoniere, 5 trasporti, 8 torpediniere con un totale di 2·10-220 mila· tonnellate. Secondo il programma di nnove costruzi~ni che fu ~pprovato : cl_1e & già in via di attuazione, nel 1906 la flotta giapponese s1 comporra d1: MARINA DA GUER RA. -
5 corazzate di 1a classe (da '1:2.,500 a -15,200 tonnellate ognuna); 2 corazzate di 2" classe (da 3,700 a 7,300 tonnellate); 6 incrociatori di 1a classe (9000 tonnellate); 9 incrociatori di 2a classe (3700 a 4-900 tonnellate); 7 • 3a » (24-50 a 3200 tonnellate) ; ,1O navi per la difesa costiera di 3a. classe (11370 a 2100 tonnel late); 2 cannoniere di ·1a classe (,1370 a 2·100 tonnell~te); 14» di 2a. classe (!~90 a 926 tonnellate); 3 avvisi (·1800 tonnel late); 3 torpediniere (1200 tonnellate); 112 caccia. torpediniere (2.7 a 5306 tonnellate) ; 100 (circa) torpediniere da costa (54- a '190 tonnellate); Alcune navi-scuola artiglieri e torpedin(eri. I piroscafi di alcune società di navigazinne, in tempo cli guerra, saranno trasformati in incrociatori. Come si vede il Giappone non pensa soltanto ad aumentare le sue forze di terra, ma mette ogni cura per ~ssicurarsi una potente n.otta, a\l'nopo spendendo circa il H °lo del bilancio del la ~ifesa nazionale e circa il •16 o; del bilancio generale dello Stato. È bene ric~rdare che all'epoca della gnerra Cino -giapponese il tonnellaggio totale della flotta giapponese era di sole 60 a 65_ mi la tonlnellate e che OM Ì come oià si disse, raggiunge le 2,1O a 22.0 mila tonne1ate. Po:~; 11nuT:1rn. - Comunicano alla Koln:ische Zàtwng che a Mutsnmae si lavora alacremente per trasformare quel porto in porto militare. IJ nuovo porto mi litare si trov11 nel l'isola di leso a 650 verste da Vladivostok.
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INGHILTERRA. FORZA DELLE 1'RUPPE INGLESI NELL'A l~RICA MERIDIONALE, -
g io 1190·1 si trovavano in Africa le forze seguenti :
Truppe regolari . Truppe· coloniali . Imperia! Yeomanry. Volontari Milizia Totale
Al 1° mag-
Ufficiali
Truppa
Totale
4-,183 2,478 800 24-4 763
·133,8119 56,343 22,30(1, 9,H4 ·19,34'1
138,002 58,8~11 23,104 9,380 20, ·104
8,4.68
24-0,9/i8
21~9,4·16
Le truppe regolari com prendono: Cavalleria Artiglieria Fanteria e, fanteria montata Servizi . vari
14,000 uomini )) 1-1,500 )) 95 ,700 '12,6·19 » '133,8"9 uomini
0
SJ>ESE PER LA GUEUlìA D AFI110A E LA SPEOJ1, IONE rn CINA. -Al la cbiu-sura del decorso anno finanziario (30 aprile 190·1) l'importo delle spese :ascendeva: per la guerra d'Africa a . Lire sterline 142,807,000 per le operazioni in Cina . )) 5,660,000 che unitamente agli interessi del debito di guerra in )) 4,850,000 formano un totale di . .
Lire sterline Hi3,3·17,000
,pari a lire italiane 3,832,9S5,000. Parte di questa somma, cioè lire sterline 45,27,1,4-00, sarà reinte,grata con aumenti di imposte e le rimanenti lire sterline ·108, 046,000 ·saranno procurate mediante prestiti. R10RGAN1zzAz10NE DEtL'YEOMANRY. Un decreto del 17 aprile 190 1 stabilisce che l'Yeomaory, col titolo di Iioperial Yeomanry, sarà orga·nizzata in reggimenti a 4 squadrons, con uno stato maggiore di reggimento ed una sezione di mitragliatrici. Qualora un reggimento, dopo che sia decorso un certo tempo dalla sua formaz ione, si trovasse ad avere per due anni consec:utivi meno di .mo uomini atti al servizio, 1
1
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RASSEGNA MILITARE ESTERA
RASSEGNA MILITA RE ESTERA
od u_no squadron ~i trovasse ad averne meno di I 00 e non potessèro,, raggiungere dette dre, pot.ranuo essere disciohi. Sono considerati ani al servizio gli ufficia li ed uomini che ogni anno si trovano sotto le armi al 1° ottobre ed hanno pre~o parte nei precedenti ,12 mesi ad un ~e1:iod~ d_i non meno di ,1.~ giorni di istruzioni campali, oon compresi 1 g1orn1 dt marcia per recarsi ,al sito dell'accampamento e per ritornarne, e che hanno eseguito le prescritte esercitazion i di tiro. . Gl_i uf_Uciali che si trovino presenti durante l'intero periodo delle eserc1taz1on1 ann uali dei rispettivi reggimenti, riceveranno i seguenti assegni, giornalieri:
Nei giorni delle esercitazioni di tiro (non più di tre ogni anno) gli ufficiali ed uomini di truppa riceveranno 3 scellini al giorno di indennità ed a coloro che risu lteranno abil i, verrà pagata una indennità di viaggio non eccedente 6 scellini a!l 'anno, qualora il tiro non possa eseguirsi a distanza minore di due migl ia dalla residenza del proprio squadrone. Annualmente ad ogni ufficiale ed uomo di truppa che soddisfi a tutte le condizioni stabilite dal regolamento per esser dichiarato abile al servizio ed al personale permanente dello stato maggiore, verrà corrisposta un'indennità di 3 lire ster line che sarà ridotta a 2 od ·1 qualora una o più delle prescritte condizioni non siano pienamente conseguite. Ai corpi di nuova forrrllìzione sarà corrisposto per un anno un assegno speciale di equipaggiamento di lire sterline 5 per ogni uomo arrnolato . Ad ogni squadrone sarà annualmente assegnata la somma di lire sterline 20 per provviste di viveri. Quando un solo squadrone si trovi alla sede del reggimento, l'assegno sarà di lire sterline 30. Gli aiutanti maggiori di squadrone ed i sergenti maggiori dello stato maggiore permanente dell'Imperia l Yeomanry riceveranno gli assegn i stabiliti per i rispettivi gradi nei corpi regolari. A decorrere dal 3,1 ottobre prossimo venturo i corpi volontari di cavalleggeri e di fanteria montata saranno disciolli od incorporati neil' Yeomanry.
Tenente colonnello . i'lfaggiore Capitano. Tenente Secondo tenente Ufficiale medico ) veterinario . )) 11uartiermastro .
Lire sterline
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1. 6 ,(6 -
,,3 _ 7. 8 6. 8 Hi·18. 8 ,J O. 6
Sarii conisposta a tuLti un'indennità di 1O sterl ine al giorno per l'intero periodo d'istruzione, e per una giornata in più quale indennità di marcia per l'andata a I campo e pc! ritorno. Al personale di truppa sarà corrisposta la paga giorna:iera seguente colla quale dovrà provvedertl al vitto. Sotto fficia le fnnzionante da quartiermastro . . Lire sterline Sergente maggiore di reggimento » Sergente quartiermastro Ji reggimento, sergente maggiore di squadrone o sergente quartiermastro di squadrone. » )) Sergente . Caporale . Trombettiere. » ) Soldato
·1O. 6 9. 6
8.·f o 2 6
8. 7. 5. 5.
8
6
Sarà corrisposta a tutti un'indennità per le spese di viaggio incontrate per recarsi al sito di radunata . Agli uffìciali ed uomini di trnppa che non vengono provvisti di un, caval lo di s@nizio, verrà corrisposta un'indenni tà di lire sterline 5.
R !ASSUNTO DELLE PERDITE SUBITE DALLE TRUPPE INGLESI l\ELL' AFRICA ì\IERIDJONALE DA L PRINCIPIO DEI,LA GUERRA A TUTTO IL 30 APRILE ,190,1. (Secondo i dati pubblicati dal M°inistero della
Giterra ing/e.~e ).
I
(?eri li ~o rti Mancanti Totale . . morti, f e r I t 1 (non compresi in seguito a fee mancanti e priquelJi . caduti rile (cornpreprigionieri). si fra i feriti). prigionieri gionieri. colonna 1, 2 e 4 2 3
Morti FATTI D'All!lE
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-g;. I
._________________________ II ! I 23 novembi-e 1899 Belmont . 15 dicembre » Colenso 10 marzo 1900 Driefontei n 20 ottobre 1899 Dundee 21 ,. » E landslaagte 25 novemb re » Tuslin . Farquhar' s Farme / » 30 ottobre Nicholsou ' s Nek I Johannesb urg e presa di Pretoria 1900 29 marzo Karee presso Brand fort » dal 19 al 2'7 febbra io Liberazione di Ladysmith. 11 dicembre 1899 Margersfontein . 16- 18 febb!'aio 1900 Monte Christo (Colenso) 28 novem bre 18D9 Modder River 13 d icembre 1900 Nooitgedacht 16-2'7 fe bbraio >> Paarderberg. )) 5 .7 » Petgeiter' s Drift )) 11 -12 giugno Pretoria (est) » 3-4 aprile Reddersburg
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Rietfontein 31 Sanna' s Post 29 Senekal 1'7-24 Spion Kop ·e cc 10 Btormberg· 11 Uitval' s Nek 23 Willow Grange. Durante l'i nves t imento di Ladysmith : Battaglia del 6 gennaio 1900 Altre perdite Du ran te l'invest imento di E:imberley )) di Mafeking ))
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544 117 1655 699 255 85
303 I 1341 620
3
4
2
1
25 29
;.I
405 12
20
186 8
10
2
4ì
2
453 352
738
42 1 3 18 1 41 16 174 48'76 1014
25'1 ~ 13180 ;
15876 I 115 1230
:l4l 8830 2029
283'7'3
4
9
'74
12
163
:,;i
! i;::
Dei mancanti o prigionieri (col. 4) sono stati restit uiti o son r iusciti ad endere 330 ufficiali e '7964 uomini di t ruppa 8 e son mo rti durante la prigionia 4 ufficiali e 92 uomini. ~ Sono stati rimpatriati per ferite o malat tie 1977 ufficiali e 45'162 uomin i. Di questi ultimi 31'1 sono morti 2493 sono ~ stati d ispensati dal servizio perchè divenuti inabili e 924 si trovano tuttora negli ospedali. Degli uffic iali ne sono ~o r ti 4. t:rJ Tenendo quindi conto anche delle perdite dovute a malattie o disgrazie, la diminuzione definitiva delle forze inglesi tl al 30 aprile 1901 è la segu ente: ;:J UJUciali Truppit ~ Morti in combattimento (col, ll . in seguito a ferite (col. 3). duran te la prigionia. . . di malattie . . . . • . per cause accidenta li
355
Totale morti in Africa Mancanti o prigionieri . . . • . . . . • Mo rti in ]?llt,ria in seguito a ferite o malattie . Dispensati dal servizio perchè divenuti ina bili .
714 4
:14264 77l., 3l4
Tol,tle .
725
l.7845
3667
H5
1'230
232 8
92 89.~9 326
4
2493
1122
RASSEGNA MILITARE ESTERA
OLANDA.
NuoYE LEGGI MILITARI - La seconda Camera degli Stati generali ha, dopo lunga ed animata discussione, adottato un progetto di legge· presentato dal ministro della guerra, che modifica la legge del 486·1 sulla milizia nazionale. Per effetto della nuova legge il contingen te annuo sarà portato da H, 000 a ,17,500 nom ini ; la dura t,) del servizio sarà di 8 anni anzichè di 7 ; il primo periodo di servizio sotto le armi sarà di 8 412. mes i pBr la fanteria, e di 118 mesi per la cavalleria, l'artigl ieria, ecc.; parto della milizia sarà destinat,1 a com pletare \'esercito permanente; tutti i militar i dovranno, per alcune settimane ogni anno, prender parte· ad esercitazioni; un risarcimento sarà accordato alle famiglie di quei militari che ne sono l'unico sostegno; dovranno figurare nelle liste d'estrazione anche i Ggli unici; figureranno pu re nelle liste di estrazione rruegl i stranieri, da oltre •I 8 mesi domiciliati nei Paesi Bassi, i quali non provino di ,app~rtenere ad uno Stato nel quale i sudditi neerlandesi non sono sottoposti al servizio militare obbligatorio, oppure ad uno Stato ehe, in quanto al servizio militare, ha adottato il princì pio della reciprociti1. Sono queste le principali dis posizioni della nuova legge che sarà fra giorni sottoposta anche al la approvazione della prima Camera La seconda Carnera ha . pure votato in questi giorni una legge che sopprime la guardia civic,1, e -vi sostitu isce Ja landwehr, composta di antid1i militari e volontari ; la durata de! servizio nella landwehr sarà cli 7 anni. Si ca lcola che, in virtù di queste leggi, il totale dell'esercito neerlandese (comprese la landwehr e il landsttmn) potrà in tempo di guerra ascendere a 2.00,000 nomini. RUSSIA.
COMPAGNIE Dl FANTEHIACON M11'RAGLIATH{Cl. - Con decreto del 23 marzo(o aprile) venne ordinata la formazione di cinque compagnie di fanteria con mitragliatrici da assegnarsi alla 4a, 6", s• e 16a divisione di fan-
teria (tutte dislocate in Polonia) ed alla 3a brigata cacciatori del la Siberia Orientale; le prime quattro .su l piede di pa('e, l'ul tima sul piede di guerra.
RASSEGNA MILITARE ESTERA
1123
3° 1·eggimento cosacchi della Siberia. - Qnesto reggimento, con decreto del 16-29 aprile veuoe tolto da ll'organico della 3a brigata cavalleria cosacchi de lla Siberi a occidentale e posto agli ordin i del coman dante generale delle truppe della provinci:i di Semiriesciensk. DOTAZIONE DI MATEI\IALE DE!, GENIO PR&:SSO LE T RUPPE . - Il d"lcreto n. 198 del 1900 prescrive: a) Che ogni corpo d'armata sul piede di guerra ::i bbia assegnata una sezione di parco del genio da campagna pel traspo rto di una prima r iserva di utensi li e di materiale, e precisamente: 2700 badi li grandi e piccoli, 552 piccozze di diversi modelli, 72 gravioe, 16 seghe, ·12.0 picconi, alcune tanaglie, fu nicella per tracciamento, ecc., per tutt.e le armi in genere ; e per le trnppe del gen io alcun i strumenti topografici; più utensili varii (piccozze, succhiell i, sacchi a terra , fi lo di ferro, ecc.)," materiale da ponte (ancore, corde, ganci, ecc.), materiale esplosivo e strumenti da rniua. La sezione porta inoltre alcuni apparecchi telegrafici, pi le, apparecchi ottici e di segnalazione, isola tori, fi lo ed utensili vari per i bisogni della sezione. b) Che ognuna delle due prime compagn ie del battaglione del genio (compagnie divisionarie) sia dotata di un equipaggio legg1cro da ponte di metri 2·1,35. Sei carri a !1 cava lli trasportl)no tutto il ma teriale dell a sezione. CORSO Pl\A'l'ICO nr TIRO DI GUERRA o' ARTJGLIEl\lA PER I GENEilAl.f DI FANTERIA E Dl CAVALLERIA E PER I CAPI or S1'ATO )IAGGIORE DI CORPO DI ARMATA E DI DIVISIONE. - Con decreto àel •13/;l.6 aprile venne stabi lito, che a cominciare dall'anno in corso, i generali di fan teria e di cavalleria ed i capi di stato maggiore di corpo d'armata e cli divisione vengano comanda ti presso i poligoni d'artiglieria per un corso pra tico di tiro. · Dovranno frequentare detto corso: i generali comandanti di divisione e di brigata autonoma, i comandanti delle brigate facenti parte delle divisioni di fanteria e di cavalleria ed i capi di stato maggiore dei corpi d'armata e di divisione. Q11nuno rii questi uftìciali dovrà essere comandato al pol igono possi"" non meno di una volta ogui /J. anni. A ciò provvederanno i bilmente comandanti delle circoscrizioni militari i <JlWli terranno per norma, che devono esservi comanda ti per primi i coma ndanti dl divisione di fanteria e di brigata autonoma di fan teria, poi quelli di cavai Ieri~, e che dei comandanti di briga ta debbono esservi comandati prima coloro che sono pros,imi alla promozione a conrnndau ti di divisione o di brigata autonoma . 1
1124
RASSEGNA MILITARE ESTERA
RASSEGNA ntlLITARE ESTERA
La durata del corso, cbe dovrà avere carattere eminentemente pratico, -è di 3 settimane e coincide coll'epoca in cui le batterie compiono il tiro di scuola . Nuovo CORPO Dt CADETTI. - È stata decisa la trasformazione della scuola preparatoria di Taschk.ent. in corpo di cadetti. La costruzione dell' immobil~ esigerà la spesa di circa 900,000 rubli ed i lavori di adat.tamento incomiucieranno nel pross:mo autunno. GRANDI MANO\THE ED ESEHCl'l'AZIONI NEL ,1901. - Nel corrente auno avranno luogo in Russia le seguenti grandi manovre ed esercitazioni: Nella circoscrizione militare di Piet1·oburgo. - ,1. Al campo di l(rasnoe-Selò si concentreranno il corpo d'armata della guardia e due division i dell'esercito (una divisione io più degli anni passa ti). Però questa 2• divisione (la 3i") non resterà al campo di Kn1snoe Selò che dal 19 luglio al •13 agosto. Si avranno così 2 corpi d'armata completi con un totale di 72 '/ , battagl ioni, 50 squad roni o sotnie, 4·1 batterie. 2. Tutte le truppe della circoscrizione militare di Pietroburgo, libere dal servizio di guarnigione, più il 1 ° reggi mento cacciatori di Fin landia, il 7° e 1'8° battagl ione cacciatori di Finlandia (in totale 98 1/ , battaglioni, 50 sqm1droni o sotnie e 5'2 batterie) prenderanno parte ad una manovra di sbarco che si esi::guirà dal •I 4 al 2tl agosto nel tratto di costa del golfo di Finlandia com preso fra Revel e Vyborg. La manovra sarà diretta da l granduca Vladi miro, comandante delle lruppe della guardia e dell a circoscrizione mi litare di Pietroburgo. Il programma particolareggiato di questa interessante manovra non si conosce ancora. Nella circoscrizione milita1·e, di Vilna . - 1. Tutta la cavalleria della circoscrizione (48 squadroni o sotnie, 24. cannoni) si riunirà presso Oraui per un peri ode, di manovre speciali dal •I 9 al 23 settembre. 2. Le truppe che sono ai campi di Grodno, Oran i, Vilna, Skobelev (presso Baranovici) e cioè: la 26 4 , 27", 30• e it3a divisione fanteria, la 2a divisione di cavalleria, il 3° reggimento cosacchi del Don (6'2 battagl ioni, 30 squadroni o sotnie, 33 batterie) term ineranno il periodo della marce-manovre (2 setti mane) con 5 giorni di grandi ma novre (dal 2 al 6 settembre). Nella circoscrizione. militare d!i Varsavia . - ·1. In ognuno dei tre campi speciali di caialleria presso Varsavia, Brest-Litovski e Groitzi si riuniranno 2. divi~ioni di caval ldria. 2. Grandi manovre per la durata di 6 giorni (dal 6 ali' ·I ·I settembre) avranno luogo fra Varsavia e Siedletz. Vi prenderanno parte: il 60, H 0 , 1
1
1125
45° e ·19° corpi d'armata completi , la 46«, ,na 'e 48a brioata di riserva , l'.> la 13• e 15a divisione di cavalleria ed i reparti corrispondenti di artiglieria e del genio. Un totale cioè di ·162 battaglioni e '/1 , ·I 34 squadroni o sotnie, 556 cannoni. I l tema sarà il seguente: Il partito Ovest (88 3/ , battaglioni, 69 squadroni, 310 cannoni) avrà l'incarico di coprire dalla parte est l'investimento clella zona fortificata di Varsavia. A tale scopo esso avanzerà sulla linea Siedletz-Lukov contro il partito Est (64 3/ , battaglion i, 65 squadron i, 2,\.6 cannoni) il q11ale avrà l'incarico di rompere da est l' investimento della piazza forte di Varsavia. La manovra di q-uest'anno non è altro che la continuazione delle manovre dei due anrii precedenti. Infatti nel ·1899 il partito Ovest, che si supponeva partito da Thoru e da Ila Posnania, marciò sull a Visto la e dette battaglia a Sokacev. L'tinoo successivo forzò il passaggio della Vistola fra Varsavia tJd il confluente della Pil itza, allo scopo di u1gliare le comunicazioni fra Varsavia-Brest-Li tovski e Bielostok. Dopo la battaglia di Kolbel il partito Est aveva dovuto ripiegare su Varsavia. Nella circoscrizione militare di K'iev. - 1. La 3a brigata cacciatori; recentemente tornata dall'Estremo Oriente, non eseguirà in quest'anno manovre di campagna. 2.11 9°, ·1·1° e •12° corpo d'armata (106 battaglioni, 86 squadron i o $Otnie, 57 batterie) chiuderanno il periodo delle marcie- manovre con 6 giorni di grand i manovre (dal 6 a·IJ' 1·1 settembre). Nella circoscrizione rnilitare di Odessa. - Le truppe dei campi di Odessa (40 battaglioni, 27 squadroni o sotn ie, 24 batterie) ch iuderanno il periodo delle marce- manovre con 5 giorni (dal 7 ali' 1,1 settembre) di grandi manovre nei dintorni di Beuder, con passaggio del Dniester. Nella circoscrizione mil-itare di Mosca. - le truppe del ,13° corpo d'armata (29 battaglioni, ·12 squadron i o sotnie, ,14 batterie) eseguiranno delle marce-manovre, muove odo le une contro le aItre da Smolensk e da Ore!. Nella circoscrizione militare del Caiicaso. - 1. Dal 6 al 28 agosto avrà luogo un solo campo speciale di ca valleria . al quale prenderauno parte quasi tutti i reparti dell'arma che souo di~lo.cati nel territprjo della circoscrizione (67 sq uadroni o sotnie, 1(l cannoni). Negli anni precedenti i campi speciali di cavdleria si facevano pei: divisione. . 2. Quasi tutt,~ le truppe riunite ai campi di Alessandrepol e di Tifl is. (46 battaglioni, 43 squadroni, '.26 batterie) muovendo incontro le une al le altre, eseguiranno per 6 giorni · (dal 23 a) 28 settembre) delle ma. uovre d' insieme nel le vicinanze di Tifiis. 1
1
1
1126
RASSEGNA MILITARE E3'1'ERA
'Queste stesse truppe prenderanno parte alle feste che si faranno in occasione del centenario àeJl'annessione della Grusia (25 settembre). Nella c·ircoscrizione militare della Siberia. - Le truppe disponibili saranno riunite nei due campi di Omsk e Krasnojarsk. Non sono note le disposizioni riflettenti le esercitazioni d'estate delle truppe delle circoscrizioni militari della Finlandia e del Turkestan. Prendendo iu esame le cifre inqicanti il numero dei reparti ell e presero parte ad esercitazioni con unità delle 3 armi negli ultimi 4 anni, si nota che i °lo andarono semp re crescendo così che mentre per: la fanteria nel 1898 fu del1'85 °/ 0 nel 1.90t sarà del l'89 °io; la cavalleria » 88 °lo » 94 °/o; l'artiglieria » 94 °; 0 » 98 °/0 • Infine esaminando i dati contenuti nella tabella riportata nella pagina seguente si potrà rendersi cont.o della atti vità sempre crescente con cui si provvede in Russia alla istruzione di campagna delle truppe. Medaglia cornmemot·ati·va della campagna in O~na. - Con decreto del 6 ('I 9 maggio u. s.) fu stabilita la creazione di una medaglia commemorati va dell'attuale cam pa·gna in Cioa. La medaglia sàrà d'argento p,ff tutti coloro, mil itari e non mil itari, .che presero parte e!Teui va a fatti d' arme; e sarà di bronzo per tutti gli .ilti:i.
NELLF. CLRC0SCIIL7.J0NI Mll, lTA RI
di
$QOAO!t0Nl O S0'1'.'II E
I I I
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31 721 871 94
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1 11 1
111 4
rno 116 127
75 109 1191156 I 13716'"i ]31 ,169 1 56 19 o 57 61 57 O 29
I
Odessa. :Mosca . Casan .
8
I
101 113 103 135 33 46 55 69 I 111 123 83116 '731 91 '70 92
1
of so o,
29! 6 12 38 38
o
34 O 14
11 o1 si 2 5 4 o 58 1l 21 o, 45
5
6
20 56
o
Turkestan
19 20 33 35 _14 151 301 301
60 10 461
49 ¾ ,33,8 ¼ ·1 7,2 ¼
Vennero incorporate n. Hi,301 reclute dell'anuo precedente, così divise per armi: 12,556
Fanteria . Cavalleria Artiglieria Genio. Truppe di fortezza . » sanitarie d'amministrazione
567 1,6,\0
1
558 354,
483 143
La forza delle vane unità di guerra al ,1 ° gennaio '190 ·1 era la se~uenLe:
I
(\!
35 '7 28 28
'16,234 "'1,Hì5 5,1·11
Atte al servizio Inabili Rimandate .
1
2 o. o 4 o o O 60 581 54 O 78 54 6'7
1
1
47 491 50: 14 47 54 52
Caucaso
Totale .
8
s o
HELAZlONE SULLA GES't'lONE DEL DI PARTIMENTO ;nLITARE NEL ·190 0. 'Dalla relazione annua le del Consiglio federale svizzero sulla gestione del dipartimento militare nell'anno 1900 si riportano le ·notizie seguenti: Rec/;uta1nento . - Nell'ottobre furono visitate n. 33,,t,t 6 reclute della ..classe ,188 1 e anteriori, delle quali vennero dichiarate:
Totale BATTERIE
nel nel nlll nnl nl'\I J nPI nel n~l I nel nel f nel J nel 1$98 t899 1.900 1901 JS98 1899 <1900 ,t90t i1898 i899 4900 190
Pietroburgo .
SVIZZERA.
))
Eseguirono manovre di campagna 8A'J"J'AGLi0l(l
1127
RASSEGNA AIILITARE ESTERA
9111
15 14
407 67(5 503(1391308,442,330 485,20613;\01253 391
Elite
Landwehr
l bando
5'71
89
I corpo d'armata
35,642
9,435
II
))
36,826
9,'1'71
III
))
36 636
TV
))
·Quartieri generali .
Presidio del Gottardo ))
di S. Maurizio .
Truppe disponibili Totale
32:86'1 4,0'12
I
I Il llando I Totale Landwehr
I
. 6(50 45,07'1 46,59'1
9,493
46,129
11,422
H,289
6,5'78
2,540
2,082
3,10'7
1,360
6,549
3,0'70
18,889
20,309
3'7,218
151,'766
63,'734
- ---24,209
13,190
---
239,'709
1128
La fo rza del Landsturrn era : per quello ar mato di 47, ,t87 uomini, per quello non armato di 23 1,069. L'effettivo del corpo degli istruttori era il seguente : 1
·126 istrnttor i
Fanteria . C:iva lleria Artiglieria Genio Truppe sani larie Amministrazione Fortezza.
·13
...
» ))
2·18 istruttori
Istruzione. - Dei 155, 999 giovanetti dai 1 O ai 15 anni, appartenenti alle varie scuole, 79,863 frequentarono le lezioni di ginnastica tutto l'anno, 68,fi.48 per una parte dell'anno, 576i non le frequentarono affatto e 119124 ne fu rono dispensati per ragioni fisiche . L' istruzione lnilitare preparatoria venne impartita a 6,t 35 giovani di età superiore ai ,t 6 anni. I cor pi dei cadetti furono !~6 con 5779 allievi. Le società di tiro sus· sidiate furono 31:l'I 8, con un numer,) complessivo di 204,836 soci: i sussidi ascesero a 315,057 lire. I cors; d' istruzione delle truppe e le scuole ebbero luogo secondo il programma pubblicato ìn principio dell'anno . La relazione parla in modo particolareggiato del le manovre d'autunno eseguite dal III coi·po d'armata, esprimendo in proposito i seguenti giudizi : La mobilitazione del corpo d'armata (la cui forza era di 11 or~ ufficiali e 25,509 uomini di truppa) si effettuò con rapidità ed in modo soddisfacente. Gli ufficiali in gene re adempirono bene i propri còmpiti. .La fan teria ~ l'arma che ha mi'Lggiormente progredito; i battaglioni però non si dimostrarono tutti egua:rnente istruitiJ nei cap i subalterni manca butorità sufficiente; la discipl ina del fuoco e il servizio di sicurezza lasciano alquan to a desiderare. La caval leria dimostrò anche in queste manovre d'aver acquistato un certo grado d'istruzione e di attitudine nel ser vizio di campagna . Per l'artiglieria si osservò meno che negli anni precedenti la mancanza di accordo colle altre arm i nel combattimento, in molti casi però non si ebbe un giusto criterio della situazione e spesso si notò incertezza nelle evoluzioni dell e batterie. 1
1'129
RASSEGNA MILITARE ES'l'ERA
RASSEGNA MILITARE ESTERA
1
Il gen io ebbe molte vollfl occasione di dimostrare perfetta conoscenza del!e istruzioni tecniche e miiitari . Il servizio _sanitario, hen diretto, corrispose bene al proprio mandato. Lo stato san1tar10 delle troppe fu in generale buono. Anche il servizio veterinario venne fatto bene . Vi furono 800 cava lli ammalati, la maggior parte per fe rite prodotte dalla sella O dai finim~nti. Gli· alloggiamenti furono io genere buoni; le truppe bivaccarono raram<rnte, sicchè spesso furono costrette a ,percorrere cousiderevoli distanze per raggiungere gli accautonamenti. Per il servizio di sussistenze un nuovo ed interessante esperi mento venne_. fatto dall,a VII_ divisione, consistente nell'a limentare la truppa , esclusivamente colle riso rse del paese in cni si trovava ; il risultato fo mo lto soddisfacente. La posta da campo funzionò benissimo . Per le_truppe che presero parte alle manovre di montagna la relazione dit e che esse diedero notevo le prova di attitudine alle marce e che s~distin~~ro per mol ta resistenza ed abilità nel su perare gl' inuurne·· revol1 ostacoli che, nel l'alta montagna, intralciano i movimenti e l'impiego delle forze. Ca1Jalli. - Al 1° gennaio ,1900 il deposito del le rimonte di cava lleria aveva: Cavalli.
863
11umenti' nell'anno :
Per acquisti al l'estero . 793 nella Svizzera . . ,t ·I Restituiti da caval ieri e ufficia li passati nella landwehr, r iforma ti, ecc. 34,7 Diminuzion·i per :
Cessione :1 uffici;i li, cavalieri, reclute, ecc. . 84,5 · ab battu ti, ecc. . R1l'armati, 23·2 Differenza in più . Al 3·1 dicembre 1900 il deposito aveva cavalli .
l
1071
1
74
N.
937
Con decreto del Consigl io federale del 3 1 marzo ,1 900 il veter inario capo fu incarica lo del censimento dei cava lli atti al servizio mi litare. Il p~ese venne diviso in ft.6 circoscrizion,i, ad ognuna clelle quali si assegno una commissione, nominata da l Consiglio federale. 1
72· -
ANNO XL,'I,
1130
Le verso Fu presi Ne
RASSEGNA l\I[LIT ARE ESTERA
1131
operazioni di censimento incominciate il 30 aprile ebbero termine la metà di maggio. constatata l'esistenza in Svizzera di ·103,578 cavalli, non comquelli di cavalleria. fu rono giudicati atti al servizio 65,19,)., così distin.ti :
RIVISrrA DEI PERIODICI
Cavalli da sella :
972 Ca valli d'ufficiali incorporati >> addestra ti ) che possono essere adde1,6'17 destrati 1,837 Caval li di sottnfficial i, addestrati . » , che possono essere adde3,627 strati. Cavalli da tiro :
Per le batterie da campagna . Per il tren·o f
. 23,897 . 29,7·19
La Svizzera dispone inoltre di 16·13 muletti che possono servire da basto. Dei cavalli giudicati .aon atti al servizio, ~8,547 possono essere utilizzati in caso di urgenza. 1
La regia dei cavalli acquistò nel 1.900 :
4:2 cavalli dalla Germania del Nord. ,\.2 >> irlandesi. 2·1 » del paese. Totale 105.
Rivista di fant eria.
.Anno X, rascicolo IV, 30 aprile ·1901. -
f
l1rniti di età.
Improvvisa è sorta una questione secondaria ma però importantis·sirna, relativa alla nostra legge di avamameoto: quella cioè di un aumento, generale o parziale, dei limiti di età ora vigenti. L'autore la prende a trattare compiutamen te sotto questi a~peui : del!' interesse Dnanziario del bilancio, dell' interesse generale dell'esercito, di q nello particolare degli ufficia li. In seguito a non breve disam ina e a non pochi dati riportati, l'articolista viene alle seguenti conclusion i : che un aumento dei limi ti di età, purcbè sieno gli stessi per tutti , -combattenti e non combatten ti, non recherà danno nè all'esercito, nè agl i uffìcial i ; che invece riuscirà danno$O od al meno inutile alla fi nanza dello ·Sta to, mentre è per l'a ppun to a suo henefìcio cbe lo si è immaginato. Certamente que~te conclusioni non possono non sorprendere. Del resto noi le accogliamo con riserva, ma richiamiamo l'attenzione dei colleghi sull' interess::rnte articolo. Conversazioni ta ttiche.
Alla fine dell'anno aveva 555 cavalli.
Di rado abbiamo letto articoli circa la · tattica odierna informati a idee così sane, a buon senso così pratico come rruesto. La fan teria che essenzialmente decide col suo fuoco ; la cavalleria, la di cui azione è modificata , ma uon ha perduto della sua importanza; l'artiglieria che sola può spianare la via all'avaoza ta della fanter ia; il genio che rafforza le posizioni io nostro vantaggio, l'accordo, possibi lmente, delle tre -arm i nella battaglia, l' importanza della difens iva, l'eno rme difficoltà dell'attacco di fanteri ~, la tattica che ha la preminenza sulla strategia {noi cred iamo sin sempre stato così), la tattica del fuoco, principale ,oggetto dei nostri stuJi sotto il punto di vista morale e materiale, ecc.;
1132
RIVISTA DEI PERIODICI
RIVIST A DEI PE RIODICl
sono i molti assiomi messi io evidenza, e svolti a3sai bene e con ap propriati ragionamenti .
Noticina crittografica che si legge con mo lto interesse . Problemi mili:tarì da risolvere. La Ri1,ista riprende la pu bblicazione, come ha fatto lo scorso an no, di problemi mili tari che propone per la soluzione ai suoi lettori. Proposito lodevol issimo : però i vantaggi da ritrarsi da questi studt sarebbero addirittu ra centu plicati se i tem i fossero applica ti ad un terreno rea le determinato e non ad uno ipotetico descritto sol tanto nelle sue linee e ca-ratteristiche general issime. L'esperienza fa tta e più il rnusiglio dei colleghi, osserva l:1 Direzione della Rivista, la co nfort:i no a con tin uare nell':idottato sistema. Nulla ce!·to abbiamo ad obbiettare, ma è lo stesso interesse che guida la Direzioue della R'ivista, che ci ha spi nto ad e3primere quel lieve app unto. Rivist a d i c a valleria .
Anno IV, fascico lo V, maggio ·190 1. (Continuazione e fine), per X.
Lacavallerianel secolo
, ix.
Vi è es:iminato il periodo ,t87·1-1 900, e vi si discorre som mariamente degli insegnamenti cbe fu rono tratti dalla guerra del ,t870 e dei cam biamenti e modifi cazioni int rodotti nell'ordinamen to e nell' istruzione della cava lleria. Si accenna infi ne ad alcune questioni su lle quali sarebbe a~sai utile vi fosse maggiore unità di vod nte, e all'i mpiego della caval leria nelle guerre russo- turca del ,1877-78 ed nn1rlo-hoera · che tuttora si com,ba ue. E insomma bi·evemente tratteggiato il periodo di bri llante risorgimento della cavalleria negl i ultimi 30 anni del secolo testé tram~n tato. '
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-scoperta in generale, lrn pure svolto coo ga rbo non poche idee pra tiche che interessano i particolari. Qui ha vo lll'lo accennare alla dibattuta questione dell a lo tta inizi.i le efra le due cal'allerie. oc In oggi, egli scrive, si vorrebbt1 quasi im poiTe di sfuggire .a questo urlo (scontro col grosso della cavalleria avversaria) e l'idea è logica, però ta le risulta to è difllcile da ottenere perché occorre mantenere in scacco l'avversario per imped irgli di cadere col grosso sulle truppe retrostanti. » In defioi tiva l' idea è logica, ma nella maggioranza dei casi è inattua bi le e « potrebbe indune il comandante in grave errore. » k un'o pin ione come un'a ltra; ma tanto valf:\v~ schierarsi dalla pane di coloro che prima di attendere all'esplorazione vogl iono si combatta la cav,dleria nem ica; al postutto é questo il suo concetto, e allora era forse meglio esporlo senza alcuna restrizione, e dimostrn rne v,i I ida men te l' esauezza. L'a utore spezza po i una lancia in fovore dei ripartì bersaglieri ciclisti da assegnare alle division i di cava lleria, e giustamente rileva la necessi tà di cambiare il nostro carreggio, per metterlo in grado ri i seguire le mos,e riel!~ c:m,lleria .
Il Vicerè Eugenio. Note e considerazion·i sul.fa corrispondenza d1: Na.poleone l col prinMpe Eugenio il.i Beauharnais. Conferenza d~I capitano FELISSENT . È scrittura interessan te e compilata con gHbo. Osserv iamo solo che nelle lettere di Napoleone al vice.rè d' Irn lia ve ne sono non pocbe riguar· -dan ti l'ordinamento e l'istruzione della cav:illeria italiana . Ci sem bra -ch'esse dovevano in particolar modo rich i~mare l'nttenzione del Feli,·sent, mentre io questo pri mo llrticolo non ne è riportala nemmeno una.
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Due altre 71a1:ole sull'equitazione di campagna, pel tenente Ci\Pu1 ur. Sono poche rrngine, ii1 cui l'autore risponde ai poch i appunti mossi da l capitano Va ri ni al suo primo articolo, di cui abbiamo riferito a suo tem po.
A van.scoperta, pel tenen te colonnello SALVO. L'egregio autore ter mi na con questo artico lo il suo pregevole lavoro~ nel quale, 'sebbene intendesse soltanto discu tere del servizio di avan-
1!ncora e sempre non esageriamo; pel tenente colonnello EnBA. I l tenen te colòonello Erba reca la nota git1st<1 , intorno al lavoro del ,tenente Capri lli snll'equi tazione di cam pagna. oc Lo scopo vero, lo scop'o ,unico, dice egli benissimo, al quale teo de presso tutti gli eserciti l'equitazione milita re, è quello di fo rmare un combattente a ca'Vallo, ossia di plasmare in pochi mesi un cavaliere capace di esplicare qualsiasi allo individuale e collettivo in guerra, é il fìne iiltimo di tutte le caval lerie ò quello di esplorare, manovrare e combattere a cavallo. « Non è rrni nrli scopo dell'equitazione milit;ire l' andar bene in ca m· .pagna, e il fine ultimo dell'arma di cava lleria non è l'equ itazioneomonima. _La equi tnione di campagna sarà la più importante ausiliaria per raggi un-
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RIVISTA DEI PERIODICI
RlVlSTA DEI PERIODICI
g_ere lo scopo voluto, ma nu lla più che un'ausiliaria dell'equitazioDe mi1,ta,re. E pertanto: non esageriamo! >> E superfluo aggiungere che l'Erba ha ragioni da vendere, come ne ha p_u re per tutte le seguenti considerazion i sul sa,ltn, sulla posizione delle· n~an•, _sulla _neces:ità di un'andatura uniforme dei cavalli, ècc.; su quelle· d1sc1phue grnnast,che e Oessioni , insomma, che sole possono formare il, cava llo mi litare e fore del nostro cavaliere un combaueote a cavallo.
Le Spectateur militaire.
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voro utile agli ufficiali che, relativamente, in poche pagine trovano riassunta quella campagna. Talune osservilzioni sono abbastanza vivaci, ma al valoh italiano è tributato il dovuto elogio .
Il combattimento di Peltre sotto Metz (27 settemb1·e 1870); per UN
UF-
FICIALE DELL'ARMA'!'.\ DEL RENO ,
L' anonimo autore ha fa tto assai bene a voler render conto dell'audacissimo colpo di mano tenta to e che per poco uon riuscì compiutamente . Il 26 settembre si seppe nel campo francese che un treno carico di viveri era giunto alla stazione di Conrcelles-sur-Nied, ' e che un parco di bestiame assa i im portante era stato condotto nel villaggio di Peltre, che sapevasi occupato da 1()00 Tedeschi . L'ingegnere in capo delle ferrovie dell'Est, signor Dietz, si dimostrò pronto a partire dalla stazione di Metz sopra una locomotiva blindata , ed a recarsi a tutta velocità a Courcelles, per attaccarvi il.treno tedescfl e condurlo nelle lince frnncesi. Il Dietz .combinò il piano col generale Lapnsset, la di cui brig~ta, col consenso su periore, dovevn concorrervi, impadronendosi dei villaggi di .Peltre e di .l\fercy, occupati e fortificati dal nemico . E di questa brillante e arditissima operazione che è data una particolareggiata descrizione. I Francesi riuscirono a impadronirsi di Mercy e di Pel tre, ma l'ingegnere Dietz i vi giunto, trovò che i Tedeschi - i quali da una spia avevano avuto sentore della divisata impresa - avevano recato guasti al binario, impedendogli così di spingersi sino a Cou rcelles, sicchè dovette retrocedere su Metz. Il colpo di mano in ogni modo ebbe buon i risullati, irnperocchù nei due villaggi sopracletti i Francesi poterono irnpadron irsi cli un centinaio di prigionieri e di buon numero di buoi, mon toni e maiali, che trassero seco a Metz. La scrittura non è solo interessante per l'audace impresa di cui tratta, ma è anche istruttiva per l'esposizione degl i ordini dati per eseguirla, e dell'intelligente maniera con cui furono posti in atto. 1
Fascicoli dal H> febb raio al 15 apri le 1901. - La guerra del 1866 in· Ital'ia; per C. ReNBMOXT. 1
Esaminato l'ordinamento e la formazione di guerra del corpo volontari di Garibaldi, il Renémont descrive poi le operazioni eseguite da quei corpo, e dal la divisione del generale Medici per impossessarsi del Tirolo, e quindi le operazioni marittime. Le uniche fonti cui ha attinto l'autore sono le due Relazioni sulla campagua compi late dagl i stati maggiori austriaco e italiano. La narrar.ione è sobria nei p::irticolari, ma ch iara; le· considerazioni critiche non sooo mo lte, ed espresse, genera lmente, con parola assai misurata. Tutlavia il giudizio sulle operar.ioni di Garibaldi è abbastanza severo, sebbene si ammetta ch'esse non provaoo se non un sol fatto : quello cioè che mi li zie improvvisate, sieno pure guidate da un capo abile c0rne Garibaldi, non sono in grado di affrontare truppe rego• lari .ben istru ite e disciplinate. Egli nota ancora rhe le truppe austriache era oo beoissimo coma oda te dal generale Kn bne, e che aIle sue a bi Ii ma· novre deve l'Austria di aver conservato il T irolo merid ionale. Riguardo al generale Medici, il Renémont dice che « certamen te le sue operazioni furono megl io condotte di quelle di Gari baldi.» Riporta quindi la frase della relazione italiana « ma il generale Medici seppe approfittare con abilità e vigo,·e dei f avori del caso >, e dando ad essa un significato che non ha, soggiunge: « Queste parole ne dicono abbastanza, perchè sia utile d' insistere. » Le operazioni marittime sono brevemente narrate; non nna sola os-· servazione sulla baLtag lia di Lissa, all' infuori di quelle della relnioue ital iana . Questa storia della nostra campagna del 1866 costituisce, per l'ordinata esposiz.ione dei fa tti, e per le consideraz ioni critiche dei medesimi specie per quanto ha tratto alle giornate del 23 e 2.i giugno - un la-
Negli stessiJascicoli sono pure rimarchevoli gli articoli che trattano del,Ia Gue·rra nel. TranS'Oaal e dell a Campagna del 1809 in Germania . -
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RlVIS'l'A DEI PERIODICI
Journal des Sciences militaires.
M,1~gio 190,1. - La battaglù1 d' Adua (,1° ' marzo 1806), pel tenente colonnello P ETE'l'I N (·1 ).
In questo articolo, con cu i si termina questo pregevole studio tattico, lo scrittore francese descrive le due battaglie d'Adua da lui immaginate, l'una offensiva, l'a ltra difensiva. L'esposizione ne è concisa, chiara, ma per quanto succinta, vi abbondano i particolari riguardanti le mosse dt!l le quattro brigate, diguisachè mal si presta ad ess1we riassunta. Per 111 battaglia offensiva, le brigate si mettono in marcin il mattiuo de l ·IO marzo alle ore 6, dirette alla vallata l\lariam-Sciavi tù. Da mezzogiorno alle 2,30 pomeridiane esse occupa vano i posti loro assegnati ; la brigata Ari mondi in testa ,. la brigai.a Dahorm ida scaglionata a destra dietro quella ; la brigata Albertone immedi11tamente alla coda della brigata Arimondi; la brigata Elena, quale riservc1 , prossima al!' entrata di Mariam-Sciavitù. L' hvanguardia del genera le Arimondi, ,giunta alle ,12,55, al primo gomi to del torrente Hub~ja- A.ssa scorgeva innanzi a sè i vasti accampamenti 11bissini, dùve d'ogni parte i soldati correvano alle armi. Alle ,t2,30 vi era stato d,1to l'al larme; .llfenelik dapprim11 ne è sorpreso, ma po i, ben conscio del!' inferiorità numerica degl i I taliani, decide d'avvi lupparli per le due ali, limitandosi sul fronte a contenerli. Costitu isce perciò una forte riserva a Uaa bit, e forma quattro grosse colonne che tosto lancia all'attacco : la ,1a radunatasi fra ·Adn :1 e AdiAbun , si posterà sul fhinco dP.stro nemico ; la 2a partendo dall'AmbaScellod:i è diretta al monte l\iariam - Sciavitù; la 3a, shoccando dal]' End11-Chidane-Meret, prende per direzione l'entrata est della valle di Mariarn-Sciavitù ; la 4° infine, discendendo dai monti di AbbaGarrima dovrà gettarsi alle spalle del nemico pel colle di ChidaneMeret. In conclusione alle brigate italia ne riesce di respingere, o almeno di con tenere, col fuoco e colla baionetta, le prime tre colonne abis• sine; la i• è travolta dal mov imento dei fuggi tivi, rinunzia al suo movimento e ripiega verso i monti Semajata; però il generale, pel (i) Vecli il riassun to della [)rima. parte nel fascicolo dello scorso aprile del la Rivista ,1/ilitare Italiana.
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-successo così incerto di fronte a qudlle grosse masse e temendo per la sua ritirata, ordina alle 5 1/2 di interrompere la pugna e per scaglioni di ritirarsi verso i monti Esciascio. (< I l corpo italiano potè r itrarsi senza difficoltà dal la vallata di Mal'iam-Sciavitù, di cu i continuò ad occnpare lo sbocco.' La giornata restò .adu nque indecisa. » Per la battaglia difensiva, il mattino del i 0 rnario ha luogo la marcia di avvit.:inamen to : le brig,,te, giunte sulle fi $sate posizioni, impiegano la restante giornata a rafforzarle. La battaglia ba luogo il 2 marzo; gli Abissini auaccano con quattro co lonne : la ,1a ('15,000 uomini circll) per la vall ata di Mar1am-Sciavitù; la 2a (6000 circa) per l'Amba-Scelloda a sud, avanzanclo per Mai-Quala; la 3" (8000 uomini circa) per l' Jfoda,Chidane-Meret verso l'Amba-Raio ; la 4" (30,000 uomini) da sud del -colle di Chidane-.Merct. Gli Abissini sono respinti su tutta la linea, soffrono perdite ingenti, fuggono verso Adua e cercano uno scampo uel le loro montagne. L'autore nota che per la marcia di notte esegu ita dagli Italian i il 29 ,fe bbraio, lo stato maggiore italiano ha commesso un errore, facendo eseguire di notte un movimento complicato su tre colonne, in un paese di montogna particolarmente diffici le e poco conosciuto. Commise inoltre un errore tecn ico, omettendo di impartire minute prescrizioni per l'esecuzione dell a marcia. Era importante l i col legare le varie colonne fra loro e col quartiere generale, poichè ogni errore di direzione doveva esse re fata Ie. Non possiamo estenderci di più, percbè oltrepasserem mo i limiti impostici: epperò notiamo cbe questo lavoro dell' ufficiale francese come studio logistico e tattico è certamente istruttivo e particolarmente in-. teressante per noi I taliani. Koo è la nostra battaglia d' Adua cbe è discussa; però, malgr:ido ciò, l'llutore ci muove appuuto per la preparazione e condott11 dell ::i marcia del111 notte del ~9 fe bbraio. Ma come si fa ad impartire particolareggiate prescrizioni , quando ci si tro va in paese di montagnci partù;ola1·mente difficile e poco conosciiito ? Gli ordini per la marcia ch'egli ha compilati zeppi di particolari basantisi -sul terreno, cui va unita una tabella di marcia per ogn i colonna - lo • ripetiamo - possono formare utile materia di stndio, ma non è certo a credersi che di analoghi se ne po3sano redigere in campagoa e tanto più in paese sconosciuto e senza carte.
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Jf.
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Il fasc icolo contiene inoltre la continuazione dello studio del colonnello BounoEAU sn l Grande Federico e di quell i sulla Legione Klapka nel 1866, del Morvan nella difesa tiella .Francfo e del !lfarocco. Il capi~ t:rno LAMOUCHE princi pia un lavoro sug li Esercit·,; della peniso/,a balca nica, che presenta del!' interesse.
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teatro di guerra le loro truppe, e i mezzi impiegati per superarle, offrono ricca materia di utili insegnamenti. Le mano vre aiistro-unga1·iche nel 1900.
Sono assai interessanti le osservazioni fina li, le quali riassumono quanto in proposito ha nno scritto i giornali mi litari cli Vienna, nonchè l<~ principal i gazzette politiche austriache e ungheresi: il Freinden Blatt, la Neue. 1?reie Presse, il Peste1· Loyd, ecc.
Gli a.·vvenimenti m1:litari in China, .J900-l90f. (f:ont.imrnzione) . Revue militaire des armées étrangères. Redigée à l'Etat-major de l'armée .
Traila delle operazioni russe nella '.\-lanciuria. L'espa.ns'ione 1·1t.ssa nella Siberia.
Anno 30, N. 88~. Maggio 1901. - La giornata tlel 16 agosto 1870,. secondo recenti pubblicci.zioni t.edesche. Nei fascicoli precedenti, da l gennaio al marzo, furono presi n disamina gli avven imenti del •I 4- agosto, al fine di rilevarne lo spirito che t·egnava, nel ,t 870 nell'esercilo tedesco, e si traduceva per gli uffiziali d'ogni grado, in un'at.tivi tà d'ogni momento, e in un' iniziativa spinta tal volta ol tre i limiti della disciplina. È oggetto del pre$ente studio di tratteggiare la crisi di Vion ville (4 o agosto), seguendo passo passo l'evoluzione del pensiero dei genera li tedeschi, prima e durante la battaglia. Le recenti pubblicazioni tedesche, e special mente la nota opera d~I C A RDINAL VON WwoBHN, Kritische Tage e il ,18° fascicolo del !e monografie redatte da lla sezione sto rica del grande stato maggiore tedesco, offrooo al riguardo il più prezioso materiale distud io. Qui sono esaminali la situazione generale della ·1 a e 2a armata la sera del ·1 ft., e gl i ordini impartiti il •15 per fa giornata del ,16 agosto . I l com pilatore ha molta abi lità nel rintracci3re e mettere in ri lievo i punti più s~ilienti : sicchè anche questo studio dell\l stato maggiore francese promette di riuscire as~ai istruttivo . St'tidi sulla. 91ierr,1, sud-africana l899-1900.
Lo studio, minuto e ricchissimo di dati, conceroe la mobil itazione e· ii trasporto nell'Africa del Sud delle forze ingl esi. L'articolo tratta in modo particolareggiato dell' invio de' pri mi rinforzi nel Transvaal, e della mobilitazi one e de l trasporto del •I O corpo d'armata. Le difficoltà iocontrnte dagli Inglesi pe!· m0bilit.1re e port3re su}
Revue d' Histoire. Redigée à l'Etat-major de l'armée.
La battagl'ia di Jemappes . La bau.aglia di Jemappes segna il punto di partenza di quelle tappe vittoriose che il vessi llo tricolore dorante vent'anni, percorse attraverso tutta l'Europa. Val my aveva rivelato la fo rza difensiva riel nuove, esercito; Jemappes fu il primo e brill:mte successo offensivo ch'ebbe iarga influenza mora le e in Francia e in tut.ta l'Europa. In questa prima parte, in base ai molti documenti ufficiali , specie a lettere ed ordini di Dumouriez, è esaminato il progetto di carn p,,gna per l'invasione del Belgio. · E per l' importirnte mo mento storico e pei documenti che gli vanno uniti, è uno studio di massi mo interesse.
La campagna del ./793 in Alsazia e nel Pcdatinato. Vi sono narra ti gl i avvenimenti dalla metà d'agosto ai primi dell'ottobre 1793; ma non sono le operazioni militari, che furono di ben poca entità, ma gli innumerevoli documenti, i qual i corredano lo studio e fo rmano di esso la maggior parte, cbe ne costituiscono il gran pregio. 1
Stiidi sul/ci campagna del 1799 . · Vi si difcorre a lungo dello stato interno dell'esercito al primo giorno dell'anno VII (22 settembre 0 98), e in particolar modo della sua am mi• nistraz1one le di cui cond izioni sono messe in rilievo da parecchi allega ti.
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RIVISTA DEI PERIODICI
RIVISTA DEI l'ERIODJCl
Organ der militar- wis senschaftlis chen Vereine.
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puntata 11901. - li pallone fl'enato in giierra; per un Uiw1c1ALE
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Son qneste le principali considerazioni svol te, ma molte altre, specie riflettenti l'artiglieria a cavallo addetta alle divisioni di cavalleria, son() parimenti esposte con molta competenza e sicurezza . In via generale non sono, invero, idee nuove, ma non è inopportuno il ricordarle, tanto spesso le vediamo dimenticate nella pratica.
DI S1'A'l'O MAGGlOl\E.
Presso tutti gli eserciti si ra assegnamento sui pa lloni fre nati per avere lf> più e,atte e ampie informnzion i, e general mente si ammette che della -osservazione debbano essere incom benzati gli ufficiali di stato maaaiore 00 come quell i che possedono il corredo di cognizioni a ciò necessario. xla non s' improvvisano ufficial i che siano in grado di osservare dal pallone; occo rre per contro una adeguata preparazione. 'Oggidì si fanne, <:orsi d' istruzic;ne della durata di 1li giorni, ma sarebbe van taggioso di portarne la durata ad un mese. Poch i giorn i bastano per la prepa razione teorica : per gli esercizi pratici conviene progred ire dal facile al di ffi cile e cioè aumentare grada tatnente l'altezza cui perven ire dai 100 sino ai 600 metri, e dal le sal ite con vento cidmo arrivare a quelle con fortissimo vento. L'a utore discorre qu indi diffusamente riel modo di orientarsi e di osservare essendo nel pallone, di ciò che si deve osservare e della trasmissione delle raccolte informazioni . E termina coll'esprimere la speranza che le considerazion i teoriche da lu i esposte sieno provate nell'occasione delle grandi manovre, onde confortare la teoria col la pra tica. ~
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Impiego dell'art'igliel'ia in guerra. L'artiglieria è arma ausiliaria del la fa nteria e della cavalleria, e perciò -deve adattarsi alla particolarità di codeste armi. È l'artiglieria che schiude ln strada alla vittoria : così negli scontri improvvisi spetta ali' artiglieria dell'avirnguardia di ap poggiarla sino a!l'estremo nel disimpegno de' suoi svariati còmpiti. È però necessario di assicurare l'artiglieria comro il fuoco del la fuci leria avvers:i ria, divenuto suo terribile nemico. Nel la battaglia il grosso dell'artiglieria deve controbn ttere l'artiglie ri a nemica, cannoneggiare la posizione che si vuole attaccare, e fi nalmente appoggiare la propria fan teria nei prevedibil i comblJ ttimeuti , eri è questo fo rse il còmpito più importante. L'artiglieria deve evi tare il cambio di posizione, e ciò otterrà scegliendone una adatta sin dal principio, a non grande distanza da l nemico, tenendo conto dei vari suo i nflì ci, e non sollanto dell'artiglieria nemica.
Jnteress'i, marittirni e pohtica marittima. (I succ,> dell'artico lo è il seguente: chi vuol fare della po litica nrnrittima, bisogna anzitutto possieda una forte flottn. Di questa appunto abbisogna l'Austria. Le spese occorrenti rappresentano un premio di assicurazione che pagano tutti i cittadini e che li garantisce dalle conseguenze di una sfortunata c~mpagna di mare . Ogn i individuo paga in Genrninia annualmente 2 '/2 nrnrchi (2,9,i- corone) per la flotta e H marchi (13 corone) per l'esercito; in Austria-Ungheria invece si pagano rispettivamente 0,64. corone e 8,4-0 per la !lotta e per l'esercito. [I bilancio della marina assorbe in Germania 1/.; dell' intiera somma che irnporLano le spese militari , in Austria- Ungheria soltanto 1/12 • Oggidi è inammissibile la posizione di grande po tenza senza una forte flotta mi li tare e commerciale da l momentCI che anche i grossi quesiti del commercio mondia le e per conseguenza quelli della potenza econom ica si decideranno anche per mare.
Un contributo al futuro ord·inammto dell<i nostra artiglieria a cavallo. Attua lmente la divisione di cavalleria dispone di due batterie a 6 pezzi : in totale qnindi di •12 pezzi . L'autore analizza l'impiego dell'artigl ieria _addetta alle divisioni di cavalleria e propone per essa il seguente ordinamento : 1. uno stato maggiore di divisione; :2 . un riparto di esplorazione ; 3. tre batterie a 4- pezzi con 8 carri di munizioni; 4. un ripai'to del trl:'no. Il riparto di esplorazione consterebbe di 1/ , squadrone= 7f> cavalieri d'artigl ieria; formerebbe la scorta dell'artiglieria e forn irebbe gli art iglieri necessari per l'esplorazione. 1
Uno sgunrdo retrospelti·uo alla prima ·parte della guerra francesetedesca del 1870, per CAR L O voN HonsETZKY.
Le operazioni del la prima pa rte del la guerra hannCI una specia le impronta derivànte dalla grande su periorità numerica delle forze tedesche. Fu questa grande superiorità che permise ad esse di marciare su larga
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RIVISTA DEI PERIODICI
fronte, ripartite in molte colonne. Non fn l'applicazione di alcun nuovo sistema, fo bensi l'im piego appropriato dei principi del la tect1ica della marcia che condusse alla lotta con fronte rovesciato, all'accerchiamento delle ali nem iche, ai successi strepitosi riportati. E se a prima vista non appare, pure il principio di riunire maggiori forze del nemico su l punto dedsivo, fu sempre osser vato da Moltke e dallo stato maggiore tedesco. Disponendo di una schiacciante superiori tà munerica, e dovendo perciò marciare su larga fronte, importava solamente di conserv3re quelln superiori tà anche sul campo di battaglia; il che fu fatto . Le battagl ie, in cui i Francesi portarono in li nea maggiori forze, furono battaglie ,che si ingaggiarono contro le intenzioui del comando superiore, come Saarbrucken, Colombe)', Mars-la-Tour, ne lle quali la vittoria è dovuta al valore delle truppe e non alla direzione superiore. • Altra caratteristiCll è quella che i Tedeschi a1tacc3rono quasi sempre, mentre i Francesi si limitarono alla difesa delle posizioni occupate. Ciò non deriva soltanto dall.a superiorità delle forze, ma ancora dall 'elevato spirito morale che animava lo truppe. Clii è più forte, evidentemente è maggiormente disposto ad osare, poichè anche nel caso d' insuccesso, le consegueuze non possono essere molto grnvi. La storia c'insegna che non il solo numero è garanzia di snccesso, ma quando la su periorit~ numerica va unita alle altre virtù militari, l'es!lrcito è posto in grado di aspirare a,, qualunc1ue impresa, e di giuugere, come nel la guerrn del 1870, alla completa disfaua del uemico. Ch i esam ina l'andamento generale della battagl ia, rileva che singoli ripllrti di com pagnie, ba ttaglioni, combattono qullsi di propria iniziativa. Le uuità che si trovano in prima linea sono mano mano rinforzate da compagnie, battaglion i seguentisi; le truppe insomma sfuggon() qullsi sem pre all 'azione e direzione superiore. La battagl ia non presenta alcuna analogia colla teoria: attacchi esegu iti con grosse uu ilà ebbero luogo quasi mai; quel li compiuti a Grave lotte dalle brigate della Guardia e d11I •I '2° corpo sassone guidato dallo stesso comandante sono eccezioni. L' Horsetzkv illu stra il suo detto con una rapida disam ina de' singoli ,combattimentt e battaglie della prima parte della guerra, da Weissenbnrg a Sédan. Le couclusioni final i sull' iniziativa, sugli al!acch i della fanteria, sul1' impiego del le masse di cav:1lleria e di artiglieria, eci;. sono rimnrchevo li e saranno lette con profillo. 1
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RIVISTA DEI PERI OD ICI
Neue militarische Blatter.
.P untale 3°-8", •IO mnrzo-15 aprile ·190·1. - Lo stato militare del Afessico ; pel maggiore ConGEL. È una deuagliata analisi dell'ordinamento militare messicano, il quale ·s'accosta interamente a quello degli eserciti europei. Sorprende di rilevare elle al centro delle due Americhe esiste un esdrcito regolare permanente, ordina to, istrnito, ammin istrato, secondo le norme ed i principi presso noi vigtmti, o giù di lì. Il servizio vi è obbl iga torio per tutti dai 20 a i 50 anni, ma è più nominale che di fa llo, tanti sono i motivi legali e non legali che dispensano dal servizio. È però in preparazione una nuova legge di re·Clutamento. Frattauto la rlurata del servizio sotto le armi è di 5 anni. Il Messico, attualmente, non com presi la guardia nazionale e altri elementi sLlssidia rì, può mobilitrire almeuo 3,600 uffizial i, 160, 000 uomini di truppa, dei qual i 9,000 di cava lleria. 1
.La cavalleria inglese nell'Africa del Sud; per H. v. B. L'llrtic.;olista fornisce imeressanli notizie intorno alle condizioni, nelle quali venne a trova rsi la cavalleria ing lese trasportala su quel lontano teatro di gnerra, per la sua istruzione, pel suo armamento, pel materiale cavalli, ecc. Egli dice che dall'impiego che di essa si seppe o si avrebbe dovuto fare, emergeranno senza dubbio i più utili insegnamenti. Ora è troppo presto di volerne trarre deduzioni: cc,nviene aspet:tare fino a che si avranno al rig-uardo esatie e particolareggiate notizie. Un solo quesito r ichiama già sin d'ora l'attenzione dell'ordinatore militare, quello della (anteria montcita, che fra breve costituirà assai facil mente la quarta arma. Ciò che vi è detto in proposito è certo assai r imarchevo le, e merita di essere conosciuto.
L'o; diname,nto delle compagnie montate di mit1·agt,iere nella S·oiz:tera, per F. Esercito e democrazia soe'iale. Lo scrittore si propone l'esame di una receute pubblicazione cc La democrazia socia le nell'esercito, per ut1 ,ufficiale» della quale fa molti elogi; e però lo fa seguire da notevoli considerazioni. Malgr:,do la nostra bnona volontà non ci è dato r iassumere il lungo articolo denso
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RIVISTA DEI PERIODICI
di idee e cli argomentazioni. Tuttavin il concetto fondamentale è questo: sta bene avere piena fiducia nell'esercito e nutrire la sicurezza ch'esso, come poi passato, si manterrà alieno dalla politica, ma in ogni modo è tempo di guardal'e in facc ia risolutnmento nl ne'mico. Nell'esercito tedesco, considerato come un membro non politico dello Stato, si usa non parlare mai di socialismo, come uoo esi~tess;,, : non solo debbonsi impeg°'are tutti i mezzi che forn isce l'educazione mora le per elevare il sentimento del dovere e patriottico del soldato e per impedire ogni propaganda sovversiva, ma gioverà pure io date circostanze e quando se ne presenti l'occasiono, d;scorrere di socialismo per dimostrare l'inanità Ji <ruelle insane teorie e il danuo che ne può derivare ali' individuo e alla patria . Por gli individui in •congedo sono le società militari che debbono assumel'c que~to incarico. Non si dimentichi però ehe la di:;ciplina ,·uol essere maateouta ferrea come pel passato, e l'obbedienza cieca e assoluta verso qualunque superiore. S'aggiunga elle il corpo degli ulfìziali deve essere pienamente al corrente delle questioni sociali, e che tutto deve por:;i in opera per avere nel corpo u.oi sottulnciali capaci e beu intenzionati cooperatori . 8. D.
__
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Per la Direzion~ Lonovrco Crso '.l'TI CoUmneUo R, A,, it1coricflU1
OEMARCJU CARLO.
gerence .
Parapetto tipo A. Con nove alta 1 metro o più. ' I avoratori: tre per scompartimento di 1• linen . . per la nrnssicciata. SO' · . : b) Tempo occorrente: { per l'iute.ro scavo 1 h 80' .
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Con neve alta 0,80 o più.
Fig. Sz
. a) L~voratori: tre per scompai-t im cnto tli n n motro di tracciato, Ìi)
por i.. rni.ssicciatn 50' · 'l'em po occonentc: { per l'inter o scavo 1h 40' .
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Temno
Con ne-vo alta 0,60 o più. a) La·,orn~ori: per ogni scompartim~n t~ di un m ; ~l'O l ineare n.
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por l i, massicciata 1 b) Tempo occo:i:rent e; { per· .!'intero scMo 1 h 50' .. · .
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·Fig. 4a
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Con neve o.lta 0,40 o più.
Fig. 5:1. + 1,'òo
a) Ln,vor1,tori : 4 ~Imeno per ogni scompn.r tirnonto cli .1 ~;, · 1 htvoro.toro al fosso est erno Oh 3J · b) 'l'empo oocorront e: ( 3 lavoratori o.I fosso i nterno 2 h.
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Te ,·,·eno
Fig. 6•.
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Con neve o.lta ~,20 o più.. a) I,r,vor:ttori : 7 per ogm scompartimento. b) 'fempo di lavoro : 2h 45' ·
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Altezw cleì/ft ne·v e
o.os Base della massicciata
l.-1\borat.orio rolo-lito~rnflc
Tav. J.a
Parapetto tipo B.
Con neve alta 1 met ro o più..
J!'ig. 7a
a) Lavora,tori. Per ogni scompar t iment o di 1 m etro di tracciato n. 3. b) 1'empo di lavoro effettivo, per ogni s compartimento d11 metro lh 45'.
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o.ss .Base deipa,·apetto
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Fig, sa
Con neve altà 0,80 o più.
+ i.so
a) Lavoratori : 4 por. ogni metro l inear e d i t rnc(lil!:to! p_iù un quinto, i,,l fosso v1ccolo. />) Tempo occorrente r 2 h 15', .
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o.so
1.5 0
O.i~
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J .50
CQn neve alta 0,60 o più. a) Lu vorat01,l i : allo scavo esterno 2; allo sca'l[p internl) 1, . { allo scavo esterno di>' . ò} T empo e ll'vo r o offet t1 vo' c,llo scavo i n tel'J}O 2 h 15<, :
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J.65
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--. o.so
Con neve alta, 0,40 o
+ 0;60
, ,so
o.so
f.So
Altezza della neve
)(o.45 Base <lel paru,petto (;) .
,Fig. 10:: f?Ì Ù.
'.l'er·reno
+1,90
a}"Lavorato ri: 6 per ogn i scompar t imento - 1 metro d i t riicciat o.
b)
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.Fig. lP
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Con neve alta 0,20 o più.
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a) ~ avorato r i: 1$, cioè 7 al fosso interno, 6 all'ester no..
:
b} Tempo di lavoro effettivo : 2h cout1~to su due uomin i cJ1e s ono allo scarpe di terra. interne e ·a 1 11iede della scarpa es torna . . . +0.5'0
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1. S<
0, 80 _ _ _....,_ _____ _
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3. 50
20.00
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Tende semplici disposte a semicerchio. ~ig, 13a Scala <li 1: ioo·
. :....--
//~------· Scala cli 1: &00 / /
S isten:ui molt.o spiccio,
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/
/
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d,:i, adottarsi quando la, neve non s uper~ l'altez. Z!l,
di .in. 1,30,
Si spazza il terreno dalla nove, sì accontle un ·buon fuocc per forlo ·a· scingar.c, si p:ant1.rno le t ende sn\ t erreno natu- · rl\le e-si acc umula. la. neve intorno per ripararlo dal vonto. -In ogni tenda. si a.llogauo ila. 7.ad s. mini. -Proforibilo il t r ac. cinto a semicerchio.- In o si t,iouo a.Ùmenhito un · buon faoco dul'ant6 ht notte.
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J.. aboraior.i<> fòt,c, ,JiLot;ru.fìto ci.ti Ministero dt:11• GnenA
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Tende con teli doppi. -Fig.14:1 Scala. di 1 : 50
; il che elo u11..<t
tabora.torio fotc
Tav. o"
Nicchie scavate nella nev~. Fig. 15a Scal<J di 1: 100
Prospetto
Disposizione cli nicchie a semicerchio Fig. ma ai L : 200
Scala
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f-li:ografìc.o del,Mini:Jtero della GutrrA
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7,0() ... _ ~ ----~
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Intagli1,re lo st.rato naturale della no·v., che dev'e,ss.cro, possibi!'mente indurito e alto · almeno 2 m. S cavare lo nicchie. Per impedire che in CJJ,So d i nevicata si \ngombri h• soglia delle nicchie, fare l 'inti,glio frontale Al3 . alquanto inclinato sul dava,ù i, e allestire una specio di tetto sopra l'ingr~sso delle niceh io, confi.c.c ando orizzontalmente sulla nove rami e bastoni e so vrapponendovi teli da tenda con spago o nl di ferro.· Scavare d inanzi allo nicchio u n fosso per lo scolo dell'ac,1ua. · Larghezza d 'ogni nicchht m. 1 80 circii. - Altezza m . 1. - Profondità, lD. 2,00. - F ra due nicchie successivo un pilastrino di sostegno di m. 0,4.0. S econilo la disp osizione dell a fig. 16' si possono ricovorare circa 30 uomini (clu 3 :, 5 uomini )?er nicchit<) .
Bnche o tane nella neve. .Fig. 17"
Fig. 1s:. Scala cli 1 : lOO /
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LiM a della neve
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Si possono praticar o allpr chò ia n eve r"'ggiunge o sup er a i 8 m. A tal uopo con-vionc : " ·· . _.,,,, .•.. , 1'. l'ratica.r o, media n tb s c,,.wo, u na corsilL cen t ral e l ungo i la ti d ella q ,rnle si s ca '(or ,tun o l e buc h e. 2' Cop ri r o la cor sia con t oli da t ond:, per impedire l' i ngom bro della cor,sfa. . D:inùo u.. queste buch e lf cliru ension i indicat e p er le nicch ie, o in t agliandol e i ungo cluo lati dellp. corsrn, s , 1·1ca ,· er a n no u ndici metri da unu. corsia l unga m. 4,5-0.
Tav. .1a
Baracche ·{gourbis). Fig. 19:1
p;g.20&
Capanne 6 trune con pareti di pietra. Fig. 2P Scala di i , 50
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Labornto rio foto -Htr.,gu tico dtl Ministl' rO ùcUa ù uert:i
Occorr e : l'. S gombrare l,i neve fi no a, ·scoprire i l terre;,o; praticare in esso uno scavo della profonditi, c1i c irca rn. 0,50. Inton10 allo scavo erigere un mu r o a secco, o fare riporto di neve scn.vnta o èli blocch i d i n eve fino a. -r~ggiun gere l 'nl tozza di m. 1,50 ci rca. 2•. ·se po.3sii>ile. sni teli .-1.,. t qnda d i co pr. ,·turn,, s t 0.nder o s trato di pag lia, covoni o z0'1lo,
RUSSI SUL
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Ta,. 1"-
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PONT T GET T AT I DAI RUSSI SU P rofilo de O"'
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Fig. 3' - J>rofilo do! finnio
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J,i' ig. 5a - - Cavallet to.
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IL DAN UBIO A
SIMNI~1A.
l fium3 in cc' ~
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~~~~~~~~~~~~~~~~~~~i~fffi'..,.-~, 30
5()
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t..__J_.)__J__~
40
F ig. G"' -
Zat.tera con fusti.
. . . f . •.. ' . . .. .. "/9.2
.Fig, 7~
PONTI
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Fig. 10'
Fig. 11"
GETT ATI DAI RUSSI SUL DANUBIO . A SI1v1NIT7 A, F ig. 9a - Impiego del mulino galleggiante.
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II
d !b!l
? Fig. 12~-
Lo.bol'~torio fo t-o•litogt:i.fl eo t:el ?tllnis tero dell:"a G\lerra