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RIVISTA_ MILITARE
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DISPENSA I. -
16 G ENNAIO 1901
ROMA VOGHERA
ENRICO
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IL MATRIMONIO E GLI UFFICIALI
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Dacchè ho l'onore di portare le spalline - ed è già qualche anno! -"- nei così detti circoli militari non mi è capitato che assai raramente di sentir discutere sul matrimonio degli ufficiali. Quelle poche volte però che ne intesi parlare, mi parve sempre che la discussione si' mantenes:-1e in un campo sereno e si limitasse alla convenienza che aveva più o meno un ufficiale nell'ammogliarsi ; convenienza da considerare in rapporto agli obblighi. e alle esigenze che Fufficiale, in genere, ha di fronte alla società ci vile. Intesi sempre tirare in ballo l'eterna questione della dote : chi voleva diminuirla, chi abolirla, chi aumentarla; ma, come ripeto, tutta la discusssione si aggirava tra qnesti soli tre capisaldi che, d'altronde, sono di una importanza capitale. Da qualche tempo a questa parte, invece, la discussione sul matrimonio degli u:ffièiali prende un nuovo indirizzo che, uscendo dai limiti modesti delle sale d.i convegno, fa capolino 'su per le colonne di giornali, anche militari, dando luogo a dibattiti, a piccole polemiche, a botte e risposte, apprezzamenti e conclusioni così diverse, cosi disparate, le quali, prolungandosi, oltre ad assumere un qualcosa di antipatico, potrebbero perfino minacciare quel fortissimo spirito .. di cameratismo che è, indubbiamente, una delle più belle emanazioni della vita militare, e una spiccatissima caratteristica dell'esernito italiano.
,,. ** Senza molto dilungarmi su ciò che lessi o intesi dire in questi ultimi. tempi sul matrimonio degli ufficiali, accennerò soltanto alle considerazioni più sa~nti fatte su tale proposito.
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IL MATR,IMONIO E GLI UF FICIA LI
ll, MA'l'RJMONIO E GI, l UF~'I CJAL1
Si scrisse, o si disse, che un ufficiale ammogliato non può affrontare i sacrifizi della vita militare che a malincuore, concludendone che il matrimonio deve esercitare una influenza dannosa al carattere ed all'avvenire dell'ufficiale stesso; si scrisse, o si disse, che questa influenza è ancora più. deleteria per l'ufficiale di stato maggiore il quale, nei momenti criti-ci, ha bisogno di serenità d'animo... ecc. Ora, io, nello scrivere queste righe, non intendo discutere se sia più. conveniente che l'ufficiale sia scapolo o no; semplicemente è mio intendimento dimostrare che d: fronte agli obblighi imposti dal vivere soldatesi::o, tutti gli ufficiali dell'esercito italiano sono eguali: la storia di tutti i tempi ce lo dimostra, e guai se_dovessi qui citare i luminosi esempi di scapoli o di ammogliiiti che affrontarono i pericoli. serenamente, e magari perdettero la vita sul campo del dovere! che· filastrocca di nomi1 Dio mio! Ma non occorre insistere su un concetto che porterebbe a chiacchere disgustose e, diciamolo pure, anche inutili. Inutili, poichè tali discussioni lasciano il tempo che trovano; disgustose perchè possono creare degli equi voci e dei malintesi, mentre invece, io ne sono intimamente persuaso, chi parla dell'influenza deleteria del matrimonio su gli ufficiali muove da un principio, o meglio da un criterio tutt'altro che- irriverente verso la classe di quei nostri colleghi che hanno pronunziato il famoso sì innanzi al sindaco.
P rima che io mi provi a dimostrare che un ufficiale, pe1· quanto ammogliato, non può essere da meno di qualunque dei suoi colleghi scapoli, mi sia permesso esaminare il cri· terio da cui partono coloro che, accennando al matrimonio degli ufficiali lo considerano, in certo qual modo, deleterio. Chi soprattutto influisce a. cr eare ·questa opinione è l'ele mento borgh13se ; infatti, nelle classi civili, si accarezza l'idea che per . essere buoni soldati bisogna avere il cuore, non dico inaccessibile, ma per lo meno molto resistente agli affetti .
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Da ciò ne deriva in molti l'opinione che un ufficiale dovrebbe vivere in un ambiente a sè, quasi alF infuori delle passioni umane, rinunciando a tutti quei diritti che Giacosa chiamèrebbe dell'anima. Buona bD'amba, buona. salute, una cassetta d'ordinanza sempre allestita, un'amante da potersi sostituire alla prima tappa... ecco i requisiti, che, secondo alcuni, sono indispensabili ad un ufficiale acciocchè sia sempre · prop.to a partire per la guerra senza preoccupazioni e risolutamente sereno. Chi ama, chi soffre, chi è legato alla vita ·da tutti quegli affetti, che comunque .si esplichino, costituis~ono la soddisfazione del cuore, non può essere, secondo taluni, un buon soldato! Ma, non sa, chi così la pensa, cl?-e al giorno d'oggi, negli eserciti moderni un ufficiale tutto può essere tranne che un apata? Da tutti i regolamenti militari emana una bontà, direi quasi una dolcezza, che intendere non la può chi non ha cuore. Tutta la mçigìa del comando, tutta l'opera educativa che deve applicarsi sulle masse dei combattenti, trova la sua prima ragione negli affetti umani: al giorno d'oggi, in cui il segreto della vittoria va ricerca.to più. nell'animo dei soldati che non nel perfezionamento delle loro armi, conie si . può discuterl sul!' insensibilità degli ufficiali? Come si può pretendere ch'essi sieno una specie di avventurieri ];>ramosi soli di gloria e così fatti, per di dentro, da non avere preoccupazioni solo che abbiano buona gamba, buona salute, la cassetta pronta e quella tale amante da cambiarsi alla prima tappa?! \<
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Ho detto che questa idea si manifesta più particolarmente nell'elemento borghese che non tra di noi, che sappiamo · tutti quanti come nell'esercizio del nostro còmpito abbiano ampia parte i sentimenti del cuore. Ma pur tuttavia, quell'idea · serpeggia tra i militari, e vi produce il suo effetto, che è una specie di restrizione~l
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più naturale dei sentimenti; restrizione che si può sintetizzare così: niente amore, niente matrimonio ! Come si vede, nel punto di parteuza di formazione di qùesta opinione non v'ha nulla di irriverente. L'opinione infatti, ha tutta l'apparenza della logica. , ' Sì, lo scapolo, in confronto dell'ammogliato ha meno doveri, meno preoccupazioni: ma questo fatto non si verifica mica soltanto nella società militare. Gli obblighi che la legge civile impone agli ammogliati è comune a tutti_gli uomini, in tutte le classi sociali. Quindi, se si dirà che l'ufficiale ammogliato è un uomo che di fronte a questa, legge ha. dei doveri, e quindi delle preoccupazioni maggiori che non- l'ufficiale scapolo, saremo perfett~mente d'a..ccordo. Ma da questo a trarne la conseguenza che l'ufficiale ammogliato, per effetto dei suoi doveri di fronte alla legge civile non possa più esplicare con la massima intensità i suoi doveri di fronte alla legge militare, ci corre! A questa stregua si potrebbe dire che il monopolio del dovere, in · tutte le classi sociali, sia riservato agli scapoli! Quando la voce del dovere parla chi ha cuore l'ascolta! E l'ascolta tanto più l'ufficiale inquantochè, per abitudine, per tradizione vive in un ambiente spe·ciale il quale, rispetto a qualsiasi altro impiegato dello Stato, gli permette, 'per dir così, lo sdoppiamento d.el proprio io. Nessuno, in- . fatti, più dei militari va soggetto a questo sdoppiamento di fronte al dovere. Dall'ambiente sereno delle pareti domestiche, dalle intime gioie della famiglia, dai convegni g1oiosi con gli amici possono - i _militari - da un m0mento all'altro ,essere strappati per esercitare speciali ed improvvise missioni che li costringono a far violenza sui loro cuori nel sacro nome della legge e del dovere. , Ora, quando ciò che strapperà alle usanze quotidiane della vita sarà lo squillo di allarmi, la voce immensa deUa patria in pe:icolo, si potrà supporre che l' ufficiale, che h.a m:oglie e figli, possa non sdoppiarsi, non ridiventare solo ed esc'lusi vamente ufficiale?
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Si potrà supporre che egli. non debba accorrere alle frontiere cori. lo stesso . entusiasmo, con lo stesso fremito con cui vi accori·e lo scapolo? , Gl{ affetti domestici quanto più sono intensi, tanto più acuiscono l'amor .di patria; quindi un ufficiale che abbia scelto la vita militare per elezione, che serbi intatta e gagliarda la fede del viver soldatesco , dall'amore della donna che egli ha scelto per compagna dei suoi giorni, dall'affetto dei suoi :figli, trarrà una ragione di più per compiere :fino all'ultimo il suo dovere: iuquantochè è cosa specialissima alle anime nobili - (e gli. ufficiali, solo perchè sono tali, hanno tutti anima nobile) - ricavare dal maggior numero dei sacrifizi, che una data condizione impone, un motivo d'esaltazione più grande, più generosa! :::*:::
Quindi, io ritengo che tra due ufficiali dotati degli stessi sentimenti nobilissimi, uno amnioglia.to e l'altro no, il primo, non ad onta, ma per effetto degli affetti della famiglia a..ffronterà gli eventi di una guerra con un entusiasmo che se non sarà superiore sarà per lo meno identico a .quello di quel tale sc.apolo ... , .~L'~f;ficialt ammogliato, .s ui campi di batta.glia, non potrà cJJ...; . esaltarsi al pensiero della famiglia e ricavarne uno sti..:P1R~9. al ~naggiore compimento del suo . dovere. Oltre al -9-~Jid.~r.io' di gloria comune a tutti coloro che fanno professione d'armi . egli avrà il desiderio, nobilissimo, di produrre, ' col proprio sacrifizio, l'orgoglio dei suoi cari i quali, da quel sacrifi.zio, oltre all'orgoglio stesso, che sarà ragione di conforto, ritrarranno vantaggi materiali per parte dello Stato che protegge sempre la moglie o i figli di chi cade per la Patria. Ma un'altra consid.e1:azioue si deve _fare sull'ufficiale am,· mogliato per dedurre come il matrimonio, se esercita una influenza, . non solo non è deleteria ma benefica. . In . tempo di guerra i soldati che ci affluiscono alle caserme sono, pei nove decimi, o poco meno, ammogliati.
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Strappati essi improvvisamente dalle loro terre, dai deschi famigliari, chiamati forse ad· una guerra di cui non comprendono la ragione; questi nostri soldati di limitata educazione morale, potranno al pensiero della fam iglia abbandonata, sentirsi il cuore vacillante nei. momenti del pericolo..... Or bene, chi meglio e più dell' ufficiale ammogliato potrà trovare per essi la parola del conforto, l'espressione atta a rincorare i loro petti? Quando l'ufficiale che è marito e padre rievocherà il ricordo della moglie e dei figli lontani e farà comprendere ai suoi dipendenti che anche lui li ha do.vuti lasciare uel santo nome della Patria; quando quest'ufficiale, nell'esaltazione che gli produrrà quel ricordo, si sJancierà all'estremo attacco, si può essere sicuri che anche ·quei soldati, che sono mariti e padri, ne seguiranno l'esempio fondendo insieme, quasi inconsapevolmente, le due idee più sublimi: l'idea della famiglia e l'idea della Patria!
Da t utto quanto ho fin qui _detto potrebbe, a qualcuno, sembrare che io sia sfegatalo pel matrimonio degli ufficiali 1 Potrei essere, tra le altre cose, giudicato come un abolizionista della dote militare. Tutt'altro, invece! Io comprendo perfettamente che con le esigenze del giorno d'oggi, con le difficoltà che si incontrano alla risoluzione del grande problema della vita, con le esigenze che il decoro della uniforme impone, un ufficiale non può e non deve prender moglie se non è sicuro d i avere una certa larghezza pecuniaria.. Quindi io, modestamente, mi schiero t ra coloro che sono contrari alla r ecente di~posizione del governo francese che abolì la dote militare per gli ufficiali . E mi schiero dalla· parte dei contrnri non perchè io tema che dalla possibilità di un numero maggiore di ufficiali francesi ammogliati possa derivare, in essi, una diminuzione di spirito militare ma per considerazioni d i ordine tutt'affatto diverso e sulle quali credo.inutile d ilun garmi.
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Piuttosto, ritornando a bomba, d irò ancora che havvi, forse, una ragione materiale che determinò, tra di noi, il divulgarsi dell'idea che il matrimonio possa riuscire deleterio allo spirito militare dell'ufficiale che lo contrae. Questa ragione stà forse nell'abolizione di una certa usanza. Senza volerne indagare la causa sta il fatto che quando quest'usanza vigeva mai si parlava del matrimonio come un coefficiente negativo alle qualità dell'ufficiale. L'usanza era questa. Quando alcuno dei nostri compagni d'armi prendeva moglie si festeggiavano, nei r eggimenti, -le nozze offrendo alla sposa del collega un mazzo di fio{i con una funzione assai caratteristica e tutt'a:ffatto militare. In molti reggimenti ciò è ancora in uso, ma la festa, o meglio, la funzioncella della consegna di questo mazzo alla donna che l'amato collega sceglieva. a compagna della sua vita, ha perduto tutta la sua caratteristica e, diciamolo pure, tutto il nobilissimo, cavalleresco scopo cui la funzioncella stessa s'ispirava. Al giorno d'oggi è consuetudine - ove la consuetudine vige - d'incaricare, all'annunzio del matrimonio d'un collega, la commissione della sala di convegno di acquistari i fiori e di farli recapitare alla sposa. E, difatti, avviene proprio cosi: un bel giorno mentre l'ottimo collega nell'intimità del suo nuovo ambiente domestico assapora le dolcezze Òhe su di lui effondono i raggi della luna di miele ecco stridere, nell'anticamera, la voce dell'attendente: - È permesso ? Dopo qualche minut,0 l'attendente entra e presenta agli sposi un bel mazzo di fiori, portato su nell'appartamentino dal portinaio, a nome del direttore della sala di convegno del reggimento. Una volta, invece, usava molto diversamente. Appena il collega sposo ritornava dal suo viàggetto di nozze, i compagni e i superiori l'attorniavano; e lì, alla buona, tra un augnrio e l'altro, l'invitavano a presentare la sposina. Egli, lo sposo, commosso, accettava: e, alla sera, Rella sala di
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çonvegno, ìllumip.ata per l'occasione, convenivano tutti o·li uf.6.ciafi_ oon le rispettive mogli, e nell'ambiente r eggimentale, tutto v1brante di camera tismo, tra i brindisi e gli evviva il sottotenente più giovane del reggimento, a nome dei co:n.pagnj d'armi, alla sposa novella pre~entava un mazzo di fiori magari modestissimo, deponendo, contemporaneamente sull~ rronte ~i l.ei un bacio ... Poi la riunione si scioglieva Iasdiando m tutti, per çlirla con _la frc}se più volgare, la più gradita impressione.
L'usanza antica, quella·che '.si. potrebbe chiamare del bacio "" in confronto della moderna, aveva un significato altament~ ~or~le e non poteva. che . ~erivare da un patrimonio di spinto .cavalleresco. lasc1atQ5Jl l~ ,retaggio da quei compagni di armi che t~·a ~e durezze della vita militar e, spesso condite dalle emoz10n: delle _b_at~aglie,,.}fQ,Ylyano il tempo di dare una prova dei loro sent1ment1 verso un colleO'a nel oO'iorno . . . o 1u cui questi scioglieva il yoto del proprio cuore. L'omaggio mc,desto dei :fiori, present~to dal più O'Ìovane degli ufficiali, l'incarico delicato di posare sulla fron%e della sp~s~ ~repidante _un bacio riverente in presenza di tutti gli uffic1ah del regg imento, suonava precisamente così all'orecchio dello sposo novello: - 'l\1, compagno, ci hai presentato la tua sposa; d~ questo momento essa entra a far parte della nostra famiglia, inquantochè il suo nome è messo a ~·uolo, .come l~ sa~~ il ~ome dei tuoi .6.g li; ebbene, compagno, 11 bao10 che 11 pm giovane di noi ha dato sulla fronte della ~ua sposa, s~gpifica stima, affetto e protezione per lei e per 1 tuoi futuri. :figli;. se un giorno, snl campo di battaO'lia tu o ' ' mortal me~te ferito, avrai una raccomandazione da farci, noi la ~acco?h~re~o a ma.nterremo_ta, p:omessa di riportare ai tuoi car~ 1 ultimo tuo saluto; 1 tion che noi doniamo alla tua spo~a sign~fìcano che noi partecipiamo alPintima gioia tuo cuore, e vi partecipiamo con l'entusiasmo e la oO'adel . 1ezza che solo il cameratismo soldatesqo possono produrre...
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Non certo nell'aver tirato in ballo questa vecchia t radizione, intendo rimetterla a galla. Dio me ne guardi ! Se ne parlai fu unicamente porchè mi parve che in quella tradizione vi fosse insito, che so io ? un qualcosa di nobile, di generoso, una specie di nota, altamente sonante, di cameratismo da cui derivava nella massa degl i ufficiali, uu concetto _ben diverso da quello attuale, sui colleghi ammogliati. Ai tempi di quella tradizione non mi capitò mai 'infatti di leggere su pei giornali militari delle piccole polem1che sul valore o sulla serenità d'animo degli ufficiali ammogliati in confronto agli scapoli. Giunto a questo punto della, mia non breve chiacchierata, mi piglia un irresistibile prurito di. scavare nella mia me· moria il nome . di qualcuno dei nostri colleghi ammogliati che nelle vicende d'una guerra non lontana, han dato· prova di saldez7,a e serenità d'animo. Ma 11;ella rievocazione, la mente mi si conturba tant'è la ridda dei nomi che le si affacciano; e sono t:utti nomi di giovani gagliardi che col sorriso sulle. labbra iuconti·arono la mor te, o sfidarono i più dolorosi perigli ; sono tutti nomi di giovani fieri, resi ancor più fieri dal rico;:do supremo _d ella famiglia nel supremo momento! Sono. tutti :r;,.omi :a i colleghi carissimi e giovani, e vecchi, e scapoli, e ammogliati che, come ingloriosa visione, mi appaiono innanzi, nello stermi· nato campo d{ una .battaglia, perduta con le armi, ma vinta con i cuori ... Pur tuttavia vorrei scrivere q 1:talche nome, non fosse altro che per rendere un tenue conforto alle famiglie di amati colleghi, ma preferisco tacere, perchè in questo momento il soggiorno nella città ove io, col mio bel reggimento, dimoro, mi richiama alla mente il nome d' uno dei più bei soldati della storia: certo Pietro Micca, a:,nmog liato con ~gli. L UIGI NASI ci,.31it1mo 1•
,·cgoimento bersaglieri.
DUE Q,UESl'IONI DI ART.E MILITA!t E
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DUE QUESTIONI DI ARTE MILITARE · = I. Dall'adozione dell'arma da fuoco portatile, la ricerca della formazione tattica più. opportuna per la fanteria dipese tutta dalla risoluzione di questo problema: trovare la giusta proporzione tra i suoi due mezzi di azione, fuoco ed urto, relativamente all'efficacia di ciascuno di essi. Ma costantemente si verificò questo fatto : Dopo ogni campagna la maggior parte dei cnltori di arte militare, ricercando nello studio di essa la soluzione di questo problema tattico, tra i complessi fattori della vittoria :finirono quasi sempre per dare un'importanza eccezionale ai me!l'lzi di azione delle truppe, e. spec~almente a quello fra essi che sembrò il determinante del successo. P erciò le nuove forme tattiche, trascurando .in generale l'elemento più importante della guer:ra, l'uomo, sancirono una nuova proporzione fra il fuoco e l'urto, dando a quello, ritenuto di maggior effieacia, una preponderanza maggiore di quella che effettivamente richiedessero le condizioni di fatto. L'elemento quasi sempre favorito fu il fuoco, giacchè i coutinui progressi delle armi portatili colpivano più di ogni altra cosa lo spirito umano, impressionandolo coi loro micidiali effetti. Infatti, le vittorie di Federico II, anzi che al genio . del capitano ed alla disciplina, all'attitudine manovriera ed alla coesione morale delle sue truppe, sono af;tribuite alla forma lineare, ossia alla preponderanza del fuoco; e dopo la guerra dei sette anni tutti gli Stati di Europa adottano quella forma di combattimentq. Ohi più sagace o meno impressionato dal successo, come il Menil Durand, ne pone in mostra i grandi e pericolosi difetti, non è ascoltato; ed i vecchi eserciti si sfasciano
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innanzi ·al fante della rivoluzione francese; il quale non co· piando, come alcuni vogliono, dalla lontana America, ma seguendo il proprio istinto, il proprio slancio individuale, trova la formazione tattìca più opportuna per conciliare il fuoco e l'urto. Dopo la campagna del 1859, nella quale l'esercito francese ponendo da parte i dettami r egolamentari, che, contrari alla sua natura, s'inspiravano ancora alla vecchia tat'tica lineare, aveva collo slancio · delle sue colonne di mezzo battaglione e di battaglione sgominato le fila austriache, ri· sorse in onore l'urto. Da.ciò furono indotti nel '66 gli Austriaci a cadere nell'esagerazione opposta, agli assalti di profonde colonne con poca o nessuna preparazione di 'fuoco. Dopo Sadowa numerose furono le discussioni nella letteratL1ra militare dei vari paesi, massime in Francia ed in Russia per stabilire- la formazione di combattimento della fanteria e la prevalenza dell'offesa o della difesa. È opportuno ricordare per quali funesti ragionamenti i ·Francesi fosser·o indotti a quella condotta tattica, che doveva poi essere una delle principali ·cause dei loro disastrosi insuccessi, perchè oggidì si vanno ripetendo e con insistenza per giungere quasi alle identiche conclusioni. In Francra gli scacchi· dell'offensi'v a irriflessiva austriaca furono completamente ·attribuiti alla potenz·a del fucile ad ago; e si citavano a sostegno della tesi specialmente il fatto del generale Franséky, che resistette nel bosco di Swìp con 14 battaglioni contro 58 battaglioni austriaci e 1'28 pezzi; e quello dell'attacco di Olum, dove il I corpo austriaco perdette in poco tempo 10,000 uomini, 300 ufficiali, 23 cannoni. Laonde l'lsti·uzione pel combattimento del 1867 stabiliva questi principt: « Assalire di fronte allo scoperto fanteria non scossa, e « specie se coperta, fu sempre pericoloso; oggi sopra tutto « colle armi nuove il vantaggio è per la difesa. Ohi percorre « 300 o 400 metri sotto il fuoco, per quanto sia valoroso, si « espone ad essere distrutto prima di arrivare al punto de« cisivo ».
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DU~ Q,UESTJONI DI ARTE ~llLl'l'AR E
DUE Q,UESTION I DI ARTE )fI LtTARE
Le conseguenze di questa 'f unesta dottrina ·si videro nelle giornate di Worth, di Spicheren, di Borny, di Mats-la-Tour . ' di Gravelotte-Saint Privat ! Da parte dei Prussiani invece le discussioni non · fu rono meno vivaci; ma finirono col riaffermare la superiorità del-· l'offensiva: ; ed il regolamento dichiarava che « scopo princi« pale della tattica era quello di dar e la ·vittoria ad un attacco « di fanteria ». Ebbene, a più di 30 anni di distanza, malgrado i progressi della scienza militare, e specialmente della par te psfoologica di essa, ogg idì molti ricadono quasi nello stesso errore, per forza è!1 un ragion':tmento del tutto identico a quello ' dei tattici francesi di quella epoca. . Gli ultimi progressi delle armi scossero quella fede potente nell'o.ffensiva, sentita e pròclamata · in tutti gli eserciti dopo la campagna del 1870; e certo fu un bene, giacchè e'ra caduti da Ùn-a esageracome quasi sempre avviene, zione all'altra. · .. Ma sopraggiunta la guerra del Transwaal, gli studiosi di cose militari sono stat1 colpiti dalla tattica boera e dagli inaspettati suoi successi nel primo periodo della campagna. Ap · profittare sapientemente degli ostacoli naturali ed artificiali dei ter~enò per coprisi alla vista del nemico ; permettergli l'avanzata fino al di sotto dei 500 metri, sorgere quindi ·e fulminarlo con una pioggia di proiettili: ecco in ultima analisi il lorò modo di azione. l)llprovvisamente arrestate,. non poche volte 1~ linee inglesi non riuscirono a superare quelle poche centinaia di metri, st1lle quali r egnava sovranà la morte, e furono costrette a retrocedere con gr~vissime perdite. E bbene da questi fatti non pochi, sia in Italia che all'estero, sono stati indotti non solo a diéhiare un errore l'offensiva ad oltranza, il ·che del resto era g'ià stato riconosciuto antecedentemente, ma anche a riten·e.re erronee le norme fin qui sancite da tntti 1 r egolamenti r iguardo la condotta tattica della d{ fens1va. E ssendo sulla ·difesa, essi dicono, seguiamo l'esempio dei Boeri; lasciamo che l'attacco si avvicini alle minime di-
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stanze di fucileria per arrestarlo colà con una valanga di proiettili. Anzitutto essi non considerano che la guerra anglo-boera, per le condizioni speciali del suo teatro e delle qualità dei combattenti, non potrà dare molte norme applicabili ai nostri eserciti. Il Boero, ottimo cavaliere. ed ottimo tiratore nello stesso tempo, personifica un tipo di soldato non paragonabile con alcuno degli eserciti europei. Egli, avendo fin dall'infanzia abituato il braccio a sorreggere un fucile e l'occhio a dirigere la mira, poteva in quei primi scontri lasciare al nemico il vantaggio del'avanzata, tanto più che allora questi non aveva che limitata superiorità numerica e nessuna superiorità morale. Ma chi ardirebbe ordinare altrettanto alle nostre truppe, là.sciando all'attaccante la possibilità di . ottenere con certezza e senza perdite il suo primo scopo, che è di avvicinarsi alla difesa alle distanze piccole di fucileria, per ivi preparare l'assalto ponendo in --s.zione la sua superiorità materiale o morale? Del resto se i Boeri avessero adottato la nostra condotta tattica, e cercato di arrestare il nemico fin dalle medie distanze, avrebbero forse ottenuto gli stessi risultati e con minori perdite. Simile azione, a mio avviso, sarebbe solo consigliabile 1 nel caso di deficienza di munizioni, e per parte di truppe abili nel tiro quanto i Transwaaliani. Se le vittorie boere non dettero tutto .il frutto che avrebbero dovuto dare, fu appunto perchè l'abitudine alla difensiva poco attiva non permise lo sfruttamento della vittoria.. F orse la loro deficienza d{ slancio deve in parte attribuirsi al non essere essi forniti di baionetta; di quell'arma tanto discussa, e che alcuni giunsero a dichiarare arma da tempo di pace, ed a proporne persino l'abolizione. Anche sotto questo riguardo i successi boeri potranno con· tribuire rafforzare l'opinione che l'atto finale degli attacchi, l'assalto alla baionetta, sia oggidì più che mai problematico. Giunti alle minime distanze, si dic·e, chi si sente inferiore il pit delle volte si sottrarrà alla lotta senza aspettare l'atrio decisivo. Ma il combattimento odierno non è più una linea,
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pm o meno continua, che avanza o retrocede. Essa su di una fr onte d i parecchi chilometri si scinde in numerosi episodi parziali, tutti coordinati da un unico concetto, ma che ciò non ostante non cessano di avere ciascuno svolgimento e fis ionomia propri; nei quali numerose potranno essere le occasioni di assalti alla baionetta, massime nell'attacco o difesa di località. Quanto più le armi da fuoco saranno micidiali e quanto più le truppe saranno disciplinate, tanto più si dovrà sentire il bisogno di quest'atto supremo. Una truppa. di forte coesione morale che trovasi a breve distanza dal nemico, forse pur r icouos~ndo la sua inferiori,tà, difficilmente si deciderà ad uscire dall'appostamento per ritirarsi, sia per la speranza di immediati soccorsi, sia per la coscienza che la ritirata sarebbe ancora più micidiale. Ed allora quale mezzo resta all'avversario pe, decidernelo? La baionetta, la suprema affermazione della propria superiorità materiale e morale. Inol&re appunto per l'aumentata efficacia delle anni da fuoco oggidì tutti ammettono la necessità di corr ere di fr~q uente ralea delle operazioni notturne; ed in queste l'arma sovrana è la baionetta. Di più, nelle att,uali condizioni della politica europea, la quale fa sì che le grandi nazioni siano spinte ad esplicare la propria attività, la propria vitalità non più in , lotte fra d i loro, sì bene nell'espansione coloniale, la bd.ionetta si rende più che mai indispensabile, perche utilissima in simili imprese. Sarebbe q uindi opportuno che i regolamenti e gl'istruttori rafforzassero nel fantaccino la. fiducia in quest'arma, infiltrando nel suo animo la convinzione che solo la irruzione all'arma bianca decid~ la lotta, per tener e vivo più che mai lo spirito offensivo. Ed è appunto per questa ragione che in Russia è prescritto che, tranne nelle marcie essa sia sempre innastata sul fuciie. Ma oltre tutto ciò, la guerra ang lo-boera ha anche fatto risorgere le discussioni _riguardo la formazione di combattimento per la fanteria.
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Dopo il 1870 i tattici furono impressio_n ati ~agli efl'ett.i micidiali del fu oco, che in vari combatt1ment1 avevti pm volte e sano-uinosamente rintuzzati gli attacchi nemici. Essi, o 1· colpiti dalle perdite dE'i Tedeschi nelle prime battag 1e, e specialmente del corpo_della Guardia a Saint Privat, anzi che attribuirle a difetto di condotta, vollero solo vedervi l'on. nipotenza del fuoco . Prese così il sopravvento quella scuola, che assen esser e il fuoco tutto, l'urto nulla; e che quindi scopo principale sia dell'attaccante che del difensore dovesse essere di coprire l'avversario con una pioggia di fuoco, per indurlo alla ritirata. prima dell'assalto finale, assumendo una formazione di combattimento che, pur permettendo il voluto sviluppo di fuoco, presentasse la minore vulnerabilità. Tutti i regolamenti europei s' informarono a questi principi; donde nacquero ordini sottili, radi, senza consistenza, di difficile mobilità. e comandabilità.. Il nostro regolamento di esercizi dol 1876 prescrivev,'\ per le truppe in catena un intervallo tra fila a fila da 2 a 6 passi, e di 6 passi fra le squadriglie ; di modo che il plotone finiva per assumere una fronte che varia va all'incirca fra i 70 ed i 160 passi, con tendenza ad avvicinarsi al limite massimo. Inoltre si giunse alla glorificazione del riparo, e la tatt ica divenne l'ar te di muovere e fare agire q ueste fragili linee di cacciatori in modo da conquistare il sopravvento $Ul fuoco nemico. Gl' insuccessi sanguinosi dei Russi sotto Plewna. sembra.r.ono confermare simili dettami, e si giunse a dichiarare lo slancio, l'offensiva, troppo pericolosi, e che tutta la tattica. dovesse consistere nell'utilizzare le proprietà. balistiche del fucile. Ma ben presto sopravvenne una. salutare reazione, che nacque nella stessa Russia., e per opera d i due degni seguaci delle teorie del Suvarow, lo S kob~leff ed il Dragomiroff, i quali si scagliarono contro quelle troppo prudenti formazioni, dimostrando come esse non rispondessero neppure allo scopo di ottenere grande efficacia di fuoco giacchè quelle
DUE QUES1'l0l'<! DI ARTE M!Ll'l'ARE
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catene a larghi intervalli, se permettevano la massima efficacia individuale del tiro, rendevano però molto difficile la disciplina di esso. I nuovi regolamenti sancirono tutti il nuovo indirizzo, cercando di conciliare i due mezzi di azione della fanteria, e ritenendo che l'urto sia sempre il solo mezzo per rompere la forza difensiva di un avversario disciplinato ed energico. Quelle idee sembravano dunque tramontate per sempre, quand'ecco sopravvenire la guerra del Transwaal, che induce molti a proclamare di nuovo l'onnipotenza del fuoco, e ad ~scogitare nuove formazion i ed ardite concezioni, onde la fanteria possa portarsi alle più. brevi distanze dal nemice colle minori perdite, concezioni che talvolta toccano il limite dell'originu.lità, come quella degli scudi portatili del Coumés, citata dal tenente colonnello Lang nel suo articolo Di alcune questioni di tattica moderna (1). Ma ciò che più interessa è la tendenza a ritornare alle forme rade e sottili, tendenza che si rivela anche nel citato scritto, nel quale l'egregio autore invoca esperiel}Ze della n uova formazione d i combattimento proposta dal generale De Giorgis in un articolo coipparso tempo fa sulla Rivista d' a1·tiglie,·a e genio (2). Mi siano permesse alcune brevi considerazioni riguardo questo pregevole · studio, ricco di argomenti teorici e di esperienze, non per atteggiarmi a critico, non avendone le q ualità, ma perchè trattasi di una questione di attualità e della massima importanza, sperando che altri più competente sia invogliato ad esaminarla in modo più profondo . In esso si propongono le seguenti principali modificazioni alle odierne teorie: 1° Formazione organica della compagnia come l'attuale, costituendo però le :-;quadre in modo da avere ciascuna di esse tiratori di abilità presso a poco uguale;
2° In combattimento avanzata delle squadre in linea di file, con inter vallo tale fra di loro, che i tiri puntati su di ima "(ila colpiscano di"fficilmente qitelle laterali; 3° Impiego successivo dei tiratori sulla linea di fuoeo, cominciando dai migliori, )imitandone il numero per ciascuna squadra al puro indispensabile, per ottenere dai loro fucili, impiegati al massimo della loro efficacia, l'effetto desiderato. La formazione della compagnia si basa d unque sull'abilità del t iro, da segnarsi sui li bretti personali. Ora è indubitato che questa abilità vada col volgere degli anni man mano diminuendo nelle classi in congedo, per mancanza di esercizio; onde credo si possa r itenere, senza tema di essere molto lungi dal vero, che gran parte dei migliori tiratori delle classi in congedo, almeno per i primi tempi, varranno quant o quelli mediocri delle classi sotto le armi. Tale inconveniente non è disprezzabile, se si considera che cogli attuali effettivi la co_m pagnia si mobilita al minimo per tre quarti con richiamati. Ma pur trascurandolo, perchè eliminabile con qualche espediente, ne resta un altro ben più grave. Quando la truppa avrà avuto coscienza del princ1p10 informatore d i questa formazione, ed avrà conosciuto che le squadre com~oste dei migliori tiratori sono destinate ad entrare per le prime in linea, non credo di poter essere tacciato di pessimismo, affermando che non sarebbero pochi coloro che rinunzierebbero volentieri all'onore di essere dichiarati molto abili nel tiro, per non correre rischi maggiori degli altri. Inoltre, in tesi generale, si deve ammettere che una truppa che sta al fuoco più di un'altra sia suscettibile di maggiori perdite; quindi dopo pochi combattimenti la compagnia si troverebbe depauperata dei migliori elementi, con grave suo dan~o ma~er~ale e_ m,or~e. _ . . , . S1 consiglia poi 1 avanzata rn lmea d1 file fino all ultimo appostamento. Ciò si fa anche attualment_e nelle prime fasi del combattimento, per ottenere minore vulnerabilità e maggiore facilità d i movimento. Ma giunti ad 1}.na certa d istanza
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8ivista militare i talùmc,. A.nno -1900, dis1>cns3 Xl. (2) (;en. n11 G10RG1S. - Il tiro e l'avanzala delta fanteria nel combattimento . llivista à'111·tigUeria e 9enio. Anno i898, voi. lii e IV . (i)
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dal nemico, all'incirca verso il limite minimo delle medie distanze, è universalmente ammesso che l'orgasmo della lotta sarà tale, da non potere ottenere altri movimenti dagli individui della linea di fuoco, che avanzare o retrocedere. Se a ciò si aggiunge che verso questo limite anche i grossi entrano in linea, l'inevitabile frammischiam ento che avviene, deve rendere impraticabile il metodo consigliato. Gl' intervalli fra .le :file, questione di capitale importanza secondo l'autore, stabiliti in base ai dati del poligono, variano da 30 passi per la distanza di 2000 metri a 5 passi per quella di 275, i mmettendo che gli uomini marcino perfettamente coperti, il che è ben difficile ottenere in terreno vario. Ma essi sono studiati in base ai tiri mirati su ciascuna :fila; ora è poco probabile che alle piccole distanze di fucileria l'avversario abbia la calma di far ciò; mentre in generale si può ritenere che esso punterà invece al centro della linea di file, e quindi verrà a mancare la base di tutta la teoria L'autore ammette che i sostegni ed anche i grossi, per diminuire la propria vulnerabilità possano adottare la formazione · delle squadre intervallate in linea di file, e che in questa stessa formazione, e per lo più successivamente, si effettui la loro entrata sulla linea di combattimento. Ma in tal modo- verrebbe a mancare t t1tto l'impulso morale che si r ichiede a qu este truppe di rincalzo per trasci· nare avanti la lin ea di fuoco . I nuovi regolamenti hanno appunto sancito che i grossi, e talvolta anche i sostegni, entrino in linea in ordine chiuso, per evitare la passata tendenza a tutto distendere, ed ottenere la potente influenza morale d ella massa, senza la quale sarà ben difficile indurre la linea di combattimento ad abbandona.re gli ultimi appo stamenti per at traversare la zona ove signoreggia l a morte. Infine ~on lo sparpagliamento voluto da questo metodo, non solo si r ende difficile l'azione del comando, ma fin dal1' inizio del combattimento sono rotti i legami organici, e l'unità plotone sparisce. Riguardo poi la direzione e condotta del fuoco, in ogni squadra solo una parte dei tiratori dovrebbe far fuoco,
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mentre gli altri resterebbero appiattati a circa 50 metri dietro. "Ma questi non sempre troveranno un ostacolo coprente, quindi per quanto ben coperti sul capofil"' ed a terra, per presentare il minimo bersaglio, pu:çe saranno esposti al fuo co nemico, senza prender par te all'azione. Quale sarà l'ef~ fetto materiale e specialmen te morale di una tale situazione? È indubitato ch e l'uomo quando trovasi in lotta, e può contrapporre la sua arma a quella del nemico, finisce per eccitarsi in modo da perdere in tutto '?d in parte la co· scienza del pericolo, la quale è invece è più potente che mai quand'egli è costretto a stare inattivo. Ed è più per questa ragione morale, che per altro, che in Francia furono aboliti i sostegni, e che noi riteniamo quale buona regola tattica portare subito questi in linea, quando dovessero essere esposti al fuoco nemico. « Le squadre· debbono essere educate al mantenimento « dell'intervallo, dice ]'autore, ed a fare ad un dato segnale _« rapidamente posto, nella loro avanzata alle nuove file, che « successivamente vengono dal sos,t egno a rinforzare l'avan« schiera ». Quindi J.'attenzione del caposquadra non deve essere solo rivolta al nemico ed al terreno, ma anche, ed in special mod~, a questi segnali, giacchè hauno una grande importanza nel sistema, il che mi pare sia chieder troppo ad un graàuato di truppa. Quindi, secondo il mio debole avviso, questa teoria, basata su esperienze di poligono, non è convincente, giacchè tiene ben poco conto del principale fattore del combattimento, del fattore morale; e preoccupandosi solo di ottenere l'avanzata colle minori perdite, trascura del tutto i bisogni dell'altro mezzo d'azione della fanteria, l'urto. Inoltre è notevole i l fatto che altri, pur basandosi su iden tiche esperienze, sia venuto a conclusioni diametralmente opposte. · « Il generale austriaco Rohne, in un suo studio sul « tiro d i combattimento della fanteria~ dell'artiglieria da « campagna, calcola che di due linee di cacciatori, a distanza « di 500 metri, una fit ta di 100 fucili, l'altra rada di 50, « ammessa uguale abilità nel tiro, il rapporto iniziale di forza
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DUE QUESTI ON I DI AllTE i\JlLITA'RE
« di 2 a 1 diventa dopo 5 minuti di fuoco di 5 a 1, a favore
« della linea fitta» (1). Del resto quando si parla delle perdite che possono produrre le armi attuali, sì è troppo spesso por tati a stimarle superior i alla realtà. Infatti se si osservano i risultati dei tiri collettivi di guerra, e si tien conto non solo del grande . coefficiente di riduzione a cui essi debbono sottoporsi per avvicinarsi il più possibile alla realtà, ma an'.)he del fatto che nei poligoni nella postazione dei bersagli per lo più non si tien calcolo dell'adattamento al terreno, si vede che la vulnerabilità di una truppa in catena, e ben appostata, non è poi tanto sensibile. Essa aumenta invece sentitamente quando la linea di combattimento marcia, e quando negli ultimi appo stamenti diventa più densa per il rincalzo delle truppe re· trostanti. Al primo caso si può in par te porre riparo, abituando le truppe a fare gli sbalzi il più velocemente possibÙe; ma il secondo a me sembra u n male inevitabile, giacchè unico rimedio sarebbe la diminuzione della densità; ed allora tanto varrebbe rinunziare ad ogni azione offensiva, e riporre in vigore i principi dei tattici francesi del 1870. Ma le grandi perdite avvengono quando una truppa, per· duta ogni :fiducia in sè stessa e nei suoi capi, abbandona il combattimento rom.pendo ogni vincolo organico. Allora sì che le nuove armi faranno sentire tutta la loro potenza distruttrice; ma lo scampo contro questo pericolo non va cercato nelle forme tattiche, ma bensì nelreducazione disciplinare e morale della truppa.
II. Un'altra importante questione, tattica e logistica nello stesso tempo, tanto discussa dopo il 1870 da tutte le letterature militari, è stata dall'articolo del tenente colonnello Lang risollevata, quella cioè riguardante la forza, la composizione e l'azione delle avanguardie. (i) A. CAS~:t1.A. - Il combattimento delle tre arnii. anno !890, lt e Ili dispensa.
llivisia initilare italiana,
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Nel primo periodo della guerra franco·germanica alcuni comandanti di avanguardie si lasciarono trascinare dal loro spirito eminentemente offensivo ad impegnarsi in combattimenti a fondo, obbligando così i comandanti superiori ad accettare la lotta in condizioni talvolta critiche e contrariamente alle loro intenzioni. A \.Vorth il generale von Walther, comandante una brigata in avamposti, che quindi può considerarsi in una situazione quasi simile a quella di un comandante di avanguardia, ordina una ricognizione offensiva, che provoca la grande battaglia, contrariamente agli ordini ed alle intenzioni del comando dell'armata. Il generale von Kameke a Spicheren impegna la sua di· visione contro tutto il II corpo francese, per un falso ap· prezzamento della situazione, credendo il nemico in ritirata, e provoca una battaglia contro le intenzioni del comando ed ed in condizioni oltremodo critiche, giacchè i Tedeschi dovettero all'eccessiva inàzione francese se sfuggirono ad una sconfitta. A Borny il generale von der Goltz, comandante una brigata in avamposti, si slancia in una ricognizione offensiva, ed accende la battaglia, sebbene sapesse chiaramente che il comandante' in capo non la voleva. Nè il grande successo strategico, che da essa si ottenne; può ascriversi a suo merito, come alcuni fanno, giacchè ben difficilmente egli poteva conoscere con esattezza le condizioni strategiche del momento, di un esercito di 10 corpi d'armata, disteso il 14 agosto su di una fronte di 50 chilometri, su due o tre linee di pro· fondità. Dopo la campagna succeduto al tumulto delle battaglie lo studio sereno del critico, la condotta di questi comandanti fu molto discussa ; ed il von der Goltz nella sua Nazione a1·mata la spiega con queste parole: « In un esercito che ha potente spirito d'iniziativa, non . « sarà mai congedato dopo la guerra nessun comandante, del , « quale si dica che è veramente ardito ed intraprendente, ma < che una certa volta si è mostrato sconsiderato ...
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DUE QUES'l'JOKI Dl ARTE M!Ll'l'A RE
« Se egli allora (il comandante l'avanguardia) oltre la sua, cavalleria ed artiglieria, avrà con sè anche un intero reg« gimento o addirittura una intera brigate di fanteria, sen« tira g ià l'imperiosa necessità di tentare con essa le sor ti « del combattimento. Ohi vorrebbe far dire di sè che alla « testa di una tal forza, si è fatto ingannare e trattenere da « un paio di palle insolenti del nemico, o si è fatta sfuggire la « occasione di una battaglia fortunata? Meglio l'audacia !» (1) L'opinione del Goltz è molto discutibile. g iacchè la condotta di quéi comandanti di avanguardie più che alla forza che avevano a propria disposizione, si dovette al loro eccessivo spirito d'iniziativa, al non giusto concetto che essi avevano di questa virtù militare, difetto generale dell'esercito prussiano· in quella campagna, e che rivelossi in molte altre occas10n1. Partendo da quelle premesse, era naturale, che il von der Goltz giungesse alla conclusione d i proporre che l' avan-;guardia fosse composta di sola cavalleria ed artiglieria con poco o niente fanteria. Ed a questi stessi concetti s'inspirò il generale Lewal nel suo studio Strategie de combat, citato dall' egregio autore dell'articolo Di alcune questioni di tattica mode1·na. Gli argomenti ad.dotti dall'illustre ganerale a sostegno della sua tesi, e da questo articolo riportati ed ap provati, sono però molto discutibili. In esso è detto che, secondo il Lewal, « non si può am« mettere in tesi assoluta che l'avanguardia possa arrestare « l'avversario, poichè ciò varrebbe quanto dire che la difen« siva è superiore all'offensiva, ovvero che un debole riparto << in posizione possa paralizzare gli sforzi di un assalitore « molto più numeraso. Quindi pur ammettendo che ciò possa « avvenire in taluni casi eccezionali. tale ipotesi può definirsi « come un ·paradosso dell'arte militare ». Nel modo · come sono stabiliti i termini della quistione, è indiscutibile che. l'autore voglia considerare il caso di un com-
battimento d'incontro. Ora in questi combattimenti ambo gli avversari ben poco sanno della forza del nemico e delle sue intenzioni, anche dopo lo scontro delle cavallerie esploranti; e perciò la lotta delle avanguardie assume il carattere di una vera ricognizione offensiva. A meno che quindi uno di essi non abbia precedentemente, e per altre fonti, avuto le cercate informazioni, ovvero per sentito squilibrio di forze ben presto si riconosca superiore, sembra che sia ovvio ammettere che nei primi momenti dello scontro nessuno penserà « a spingersi risolutamente innanzi marciando sull' a van« guardia nemica colle maggiori forze possibili ». L'incontro delle avanguardie dovrà necessariamente provocare una sosta nei grossi, sosta che sarà minore per quel partito la di cui avanguardia, per abilità o per superiorità numerica, sarà più presto riusnita nel suo scopo. . Con ciò cade anche l'altra argomentazione « che la resi« stenza dell'anvanguardia non permetterà sempre al grosso « di spiegarsi liberamente, giacchè qualora il nemico abbia « buon nerbo di forze sotto mano, potrà agevolmente farle « agire e compromettere così lo schieramento ». Ciò po.trà avvenire, ripeto, . nei soli casi eccezionali su accennati. « Ciò sar1 tanto più vero, dice l'autore, quanto più l'avan. « guardia sarà forte, esse!1do in tal caso portata a tenersi « molto innanzi ». Ed a sostegno della tesi riporta l'esempio della nostra colonna di sinistra alla battaglia di Abba-Garima. Ma questa colonna in quella sfortunata giornata non fu indotta dalla sua forza a distaccarsi di tanto dal grosso, sì bene da un errato calcolo della velocità di marcia delle sue truppe rispetto alle altre, e dal fatale equivoco riguardo la località da occupare. Inoltre si chiama illogico e d'impossibile esecuzione l'altro còmpito dell'avanguardia di scoprire le disposizioni dell'avversario, respingendolo se di forza inferiore, ovvero obbligandolo ad uno spiegamento rilevante; giacchè, si dice, « il « nemico non si lascierà ingan.nare, e se debole, si appiglierà « agli ostacoli del terreno rafforzandosi con lavori speditivi
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(I) VON o~;~ Gotn. - La nazione annata, pag. 234, della traduzione ital iana.
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DUE QUE STIONI DL ARTE MILITARE
« di fortificazione; se forte, schiererà le sole truppe che ere« derà, contin uando pur sempre a progredire )). Lasciando stare che è molto problematico che una truppa attaccata possa all'istante costruire lavori di fortificazione, per quanto speditivi, pure se il debole nemico, coll'aiuto del terreno e della fortificazione riuscirà a resistere all'avanguardia, e quindi obbligherà parte del grosso ad entrare in linea, ciò non infirma il còmpito asseg nato all'avanguardia stessa, la quale avrà risposto pienamente ad esso. Nel second-o caso, perchè il nemico possa subito avere chiara coscienza della sua superiorità, e schierare le truppe che dovranno permettere al resto di continuare a progredire, dovrà necessariamente impiegare forze rilevantemente superiori a quelle che ha di fronte,e quindi l'avanguardia avrà soddisfatto il suo scopo. Si aggiunge che l'avanguardia non assictira la libertà di azione del comandante la colonna, giacchè piu sarà forte e piu spesso trascinerà il comandante ad agire contro sua voglia. « Quando intendasi conservare l'iniziativa delle opera« zioni ed agire risolutamente, occorre che l'avanguardia sia « molto ravvicinata, debole, quasi n ulla )) . Ciò sta bene in tutti quei casi nei quali un comandante sappia con esattezza ove miri, cioè conosca con molta approssimazione la forza e le disposizioni del nemico, come per esempio quando si marcia contro una posizione difensiva g ià riconosciuta. Ma questi sono casi eccezionali. Il piu delle volte in vece si marcerà contro il nemico senza conoscere, talvolta neppure approssimativamente, ove, come e quando lo si potrà incontrare ; ed in questi casi occorre tutt'altra avanguardia. È vero che Napoleone I raccomandava d i assegnarle poca fauteria; ma ai suoi tempi l'efficacia delle armi non era tale da permettere a piccoli reparti di fanteria bene appostati di respingere anche grossi reparti di cavalleria, nè vi era la polvere senza fumo che rende tanto più facili e pericolose le sorpr ese. ;
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Infine si contesta all'avanguardia anche il còmpito d' impossessarsi dei punti di appoggio, che possono favorire l'attacco, mettendoli in istato d i resistenza fino all'arrivo del grosso; e si dichiara assurda la pretesa ehe colle stesse truppe si possa contemporaneamente attaccare e trincerarsi. Ma non è forse questa la condotta che ogni buona fan t eria deve sempre tenere, cioè di trincerarsi appena scacciato il nemico da una posizione che importa tenere? Nè è lecito supporre che nella generalità dei casi ciò si possa fare con truppe non ancora impegnate, giacchè se la resistenza nemica fu tenace, certamente esse furono messe quasi t utte in azione, e quindi esse stesse dovranno procedere ai lavor i di terra dopo di avere attaccato. Il rimedio proposto dal von der Goltz e dal Lewal, di assegnare all'avanguardia poca fanteria, oltre a togliere ogni possibilità di riconoscere le forze e le intenzioni del nemico, :finirebbe per privare le colonne marcianti di ogni protezione, e forse non eliminerebbe del tutto i difetti che si at tribuiscono alle attuali avanguardie. Infatti, quando il 16 agosto 1870 il generale A.lvenslebeu II, procedendo alla testa deÌla II armata tedesca, mentre questa convergeva verso nord, urtò contro il fianco nemico, venine a trovarsi quasi come un comandante di avang uardia quale lo vorrebbe il Goltz, avendo moltissima cavalleria e d ue sole divisioni di fanteria separate da largo intervallo. I soccorsi erano lontani, di fronte 4 corpi d'armata francesi; tutto quindi avrebbe dovuto consigliarlo di evitare l'urto. Egli invece s' impegnò in una lotta eroica, ben sapendo di operare secondo gl' intendiment i del comando ; e così farebbe ogni avveduto comandante d i avanguardia ,i n casi analoghi. I difetti quindi notati dal Goltz, dal Lewal e dai loro seguaci, sulla scorta degli esempi del 1870, non debbono ritenersi insiti alla natura delle attuali avanguardie, sì bene d ipendenti da errori individuali, da falso spirito d'iniziativa, da temerario spirito offensivo e talvolta da debolezza di
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carattere, temendo di poter essere tacciati di pusillanimità per un'azione prudente ed oculata. L e idee del Goltz riguardo le avanguardie suscitarono viva reazione nella letteratura militare, specialmente nella stessa Germania, e per opera dei migliori cultori di arte militare, che pure avevano preso parte alla campagna del 1870. Il Cardinal von Viddern dopo di aver raccomandato al CO· mandante l'avanguardia di non lasciarsi trascinare ad imprese che potrebbero contrariare, precipitandole, le decisioni del generale - in capo, dice: « Quando egli crede di non poter rompere la resistenza « senza fare grandi sacrifizi di uomini, si porterà, cercando « di gL1adagnare · quelle zone di tetreno che sono atte a ma« scherare lo schieramento del corpo principale, in una posi« zione difensiva, della quale oc0uperà i punti di appoggio, ~ e che egli rinforzerà con l'aiuto della fortificazione >> (1). Il Verdy du Vernois dopo di avere accennato all'inconveniente di un comandante che si lasci trascinare dall'azione della propria avanguardia ad impegnare le sue forze alla spicciolata., conchiude: « Cosicchè sarebbe da consigliare, nella maggior parte dei « casi, di prescrivere all'avanguardia d i conservare attitudine « difensiva fino a tanto che il grosso delle truppe in marcia « abbia potuto spìegarsi. » E lo Scherff: « Ordinando ad una testa di avanguardia che incontra il « nemico improvvisamente, di rimanere sulla difensiva, noi (< non infirmiamo per nulla l'energia dell'offensiva, poichè la « parola offensiva non vuol punto dire andare diritto innanzi « a sè ad ogni costo. » E più oltre: « L'estrema avanguardia di una colonna che si trova in <( marcia senza espressa intenzione di corubattere, incontrando « il nemico, deve condursi dimostrativamente in forma di« fensiva; il che vuol dire che sarebbe ·un assoluto errore se
« essa precipitosamente e senza aspettare ordini superiori « prendesse l'offensiva in modo decisivo, e così vi trascinasse
..iv
( I ) CAIIDlliAL VON VIDDEIIN. -
11/anuel dc la cond11ite, ile~ tt·ottpe$. Vo i. 11, pag. {29.
« anche la susseguente colonna » (1). Il Meckel infine, dopo di avere :fissato i còmpiti dell'avanguardia, conchiude : « L'avanguardia non deve assumersi il còmpito di pro« nunciare un attacco indipendente ed a.gire per conto pro« prio; simile condotta non potrebbe giustificarsi che in ~ circostanze affatto speciali, le quaii richiedono una presa « di possesso rapida ed immediata. « L'avanguardia è un organo di sicurezza e non una for« mazione di combattimento» (2) . Adunque i principali scrittori dell'arte militare contemporanea, ai quali si devono in gran parte i più preziosi dettami della tattica moderna, contrariamente al von der Goltz, restringono la questione delle avanguardie nei suoi giusti limiti, dettando chiaramente ai comandanti di esse la condotta da tenere; ed i loro precetti sono fedelmente consacrati dalle nostre Norme generali sitll' impiego delle tre ar·mi. Tutti riconoscono le difficoltà del còmpito che incombe a questo reparto, ma da ciò a ritenerlo assurdo e d'impossibile attuazione corre molto; mentre d'altra parte forse a ben più grandi :aericoli si andrebbe incontro se le idee propugnate dal Goltz, dal Le,val e dal Kein, dovessero prevalere. Ed a questo proposito ò opportuno notare come sarebbe di grande utilità per il nostro ammaestramento tattico che i direttori delle manovre, nelle varie esercitazioni di combattimento, portassero la loro attenzione, più di quanto in generale non si faccia, all'azione d i questo reparto di sicurezza, di cui la difficoltà della condotta. è riconosciuta e sancita dagli stessi nostri regolamenti. FERRAll.O LouENZO capilmw 93 fanteria. (l) VoN Sc1rn11n·. -
(2)
MECKK1•• -
Stud·i per l a 1wova lattica della fante1·ia. Ptu' te Il, p~g. Gi. ·
Les élème11I$ de la tactique, ·pa~. 295.
NICOLA MARSl•:l.l,l E LE SUE OPERE
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1.
NICOLA MARSELLI E LE SUE OPERE
Nato nel 1832, a Xapoli, egli non appartenne alla genera7,ioue che fece il 184:81 ma a quella che tenne subito dietro ali' anno dei po1·tenti (1). Educato nel collegio della Nunziatella, vi ebbe a maestro di belle lettere, e nol tempo istesso di patr iottismo, come dice lui stesso (2), F rancesco De Sanctis, che senza proferir mai la parola libertà, assolutamente vietata in quei tempi: senza mai manifestar chiaramente il disprezzo per le misere condizioni cli allora, con la sola lettura dei c lassici, specialmente di Dante, dell' Al:6.ori e del Leopardi, ispirava nei giovani l'amore alla libertà e l'aborrimento per la opprimente servitù. « Ll collegio militare di « Napoli - scrive il Marselli (3) - negli anni memorabiìi « che precedettero o seguirono immediatamente il 1848. era « come un piccolo mondo in cui si ripercuoteva l'eco di tutti « ho·li avvenimenti che di foori si svolQ:evano. Il movimento « letterario che apparecchiò la rivoluzione politica penetrava « fra quelle mura per opera dei professori e dei parenti degli « alunni. » E con le let tere o con l'arte, vi penetr ava il patr iottismo, onde nel giorno infaustamente memorabile del ] 5 maggio, g_uel collegio dovette esser guardato dai soldati e minacciato dai cannoni perchè i giovani non ne useissero a combatLere sulle barricate. · · Il Marselli, qui11di, co' suoi compagni amò la patria, e fu chiuso in cella per aver letto il Gioberti) fu malmenato dal padre perchè sotto la giubba nascondeva i fogli del C:e.s1.iita moderno i nondimeno, dopo la giornata fatale del .1 5 maggio, seguendo il consiglio dol De Sanctis si seppellì in se stesso, r iserbandosi a tempi migliori (4). J[a quel silenzio d-i 11un-te che regnò, a Kapoli, in quella . notte de' tempi, durata dal 15 maggio 1848 al 7 settembre
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, ..... ad un esercito, per~hé operi con unità, com balta con fermezza e riesca a strappare la vittoria, non basta il valor natur~ le dei suoi componenti : ci vuolo <'Ziandio un forte or,Jinamento mi liLare e politico : ci vuole quel sentirsi sor retto da l concorso o al meno dalle simpatie dei cilladini, quel sentirsi trascinato dall'esempio di una dinaslia nazionale e guerriera•. N. MAIISEl, LJ, - Gl' Italiani del 1Jfc~zo{/I01'1!0, cap. I.
~
A parlare convenientemente di Nicola Marselli e delle sue opere (2), ben altro ingegno occorrerebbe che il mio, modestissimo, ben altro tempo che quello, brevissimo, con cessomi dalle occupazioni del mio g rado . Nondimeno, in quella guisa che ~e mie forze e la brevità del tempo me lo hanno consentito, io cercherò di riprodurre questa no bilo figura di soldato, cli pensatore e di poeta. E se a qualcuno panà eh' io sconfini dal tema assegnatomi, quello, cioè, di parlar deJle sue opere soltanto, io mi giustificherò, ricordando che l'istesso JYiarselli stimò i ndispensabile parlar di sè, per chè il mcconto delle sue metamorfosi gettasse luce sui suoi libri (3). Io dividerò, quindi, in due par ti questo mio studio: « L'uomo ed i suoi tempi ; L6 sue opere. »
({) Confcrcnia lettc1 agli ufO ciall dei presidio di Bolog na iI ?S ap n le !900. (2) Mi si consenta di ringrai iare crui , pubblicamen te,. il colon nello cav. Do Luigi, il Piemollll'. (:?) Gt' Italiani det .llezzogiorno, cap. I. (3) l vi. (t,1 Otl. cit.
quale suggerendomi ques10 tema, mi 11:t' offerto ti modo di ri;tudiare le opere del ~I.\RSELL1 e di farne una hre,•e sintesi 11er poterla es11orrc ai corlcsi ascollatori. (3) Le fasi det pensier o storico. - Ap pendice.
1{) CARDUCCI. -
3 -;,,-
A;<l'òO XL\'J,
3i-)
NICOLA MARSELLI E LE SUE OI'ERf<:
NICOLA J\fARSELLI E LE SUE OPJ;;RE
1860, continuò ad ardere la segreta face degli studi~ i quali si volsero principalmente all'esame del pensiero della forte Germania. Allora la lingua e le opere di quella nazione furono studiate con ardore, e mentre il Persico (1) volgeva in versi italiani una parte deì Faiist, il Turcbiarulo traducev.a la « Filosofia del diritto dell'H.egel. » Così, fra tante congiure segrete, che si erano invano tentate contro il Borbone, ne sorgeva ora una, efficacissima, alla chiara luce del sole : la congiu1·a s1Jontanea delle lette1·e e delle scienze cont1·o ; la tù-annide politica e sace1·dotale (2). Ed i g iovani più valorosi, come il Colecchi, il Cusani, il Gatti, l'Aiello, si dedicavano interamente alle speculazioni della filosofia Hegeliana, p,erocchò in tempi avversi ad ogni libera manifestazione esteriore, non rimaneva altro conforto che l'attività del sentimento e del pensiero : così, gli uomini ardenti di li~ bertà si vendicavano della oppressione coltivando lo spirito, che, giunto poi al momento della irrefrenabile esplosione, doveva atterrare per sempre la t irannide. Nicola Marselli, adunque, fu Hegeliano, ed egli stesso più tardi confessava (3), che, quantunque emancipatosi dalle ·dottrine dell'Hegel, non poteva leggere quelle immense pagine senza sentirsi preso da quella stessa febbre che altra volta lo aveva travagliato davanti alla gagliarda e ricca sintesi, a cui il :filosofo tedesco erasi levato. y edremo più innanzi se questa emancipazione del pensiero Marselliano fu completa, o se piuttosto il nostro autore non riprodnca in se stesso, direi quasi inconsciamente, la evoluzione dell'idea Hegeliana, non rimanga in cer to mocl.o, starei per dire, idear lista anche quando è positivista. Per ora, intanto, accettiamo la sua confessione, e notiamo che di questa prima
fase del pensiero del Marselli furono frutto tre opere: L' .,frerhitettti1·ci ·in 1·elazione con la sto1·ia del rnonclo; i Saggi di c1·itica sto1·ica e le Ragioni deUa rniis·i ca moderna. Venne il 1860 ed il Marselli, che aveva pensato sempre italia.namcnte, che aveva diviso le gioie ed i dolori degli I taliani, pur non parteci pando col braccio alla redenzione della patria, es ultò allo spettacolo radioso della patria unita e libera. Egli abbandonò il principe che non aveva saputo diventar principe italiano, ed entrò col grado di capitano, nel genio dell'esercito nazionale: qui comincia la seconda fase della sua vita e del suo pensi.ero. Infatti, come soldato, .egli volle prender parte alla campagna del 1866, nella quale si segnalò in difficili ricognizioni ed in lavori pericolosi in faccia al nemico, tanto da, esser proposto per la Croce del Merito militare di Savoia; e, come scrittore, nelle sue opere: ll p1·oblerna rnìlìtcwe dell'indipendenza nazionale (1) e il .Discono del gene1·ale Jondni, (2) egli iniziò il rinnovamento intellettuale dell'esercito, di cui aJ.lora era sentito vivissimament e il bisogno. Nel medesimo tempo, quale professore di storia generale e di storia militare nella Scuola Superiore d i Guerra, di recente istituita, diè oper~ a questo rinnovamento, che formò poi il pensiero costante di tutta la sua vita, come l in seguito vedr<:lmO. Il Marselli istesso, riferendosi a quest o periodo della . sua attività mentale, dice: « pubblicai alcuni lavori militari, nei quali se v'ha, novità, .« questa consiste nell'avere con l'aiut o degli studi generali, « tentato di allargare l'orizzonte degli studi militari » (3). E questo a me pare il merito principalissimo del Marselli, la innovazione arrecata nella colt ura dell'esercito, nella quale, mercè sua, all' empirismo di cui si faceva largamente uso, venne sostituto la scienza e la vera arte militare. E siamo giunti al 1870, in cui il Marselli, con la sua pubblicazione sugli .Avvenimenti clell 8 70-71) entra nella terza ~ definitiva fase del suo pensiero entra, cioè, nel campo spe-
({) t'iel rilrano brevemente la vita intellettuale uapole\ana clel periodo che segni il l8t.S, mi é riuscito sopratutto caro il ricorda re ì' opera cl i F1so&n1co Pe11s1co, pr•rché l'arma di artiglioria ha la fortuna di contarn tra' suoi più stimati ulflcial i il figlio del traduttore del Faust, il cap itano Alessanrl ro p,,r,ico (che Fu 1>resontc alla co rlferonza), il quale segue con onore, nel campo cl~IIP. disciplino dell 'arma, le nohili tradizioni paterne. (2) (}l' ltalim1i del Jlezzouiorno. (3) L e fosi del pensiel'O stol'ico. ~ AP1>endic;e.
(i) !867- 68-69.
(2) 6 aprile i869.
(3) Fa.si deJ pensie1·0 storico. - Appendice.
NICOLA }JARSELLI E LI!: SUE OPERE 36 rimentale. È il momento, in cui il nostro autore, dopo le lotte combattut e interiormente coll' idealismo Hegeliano, spezza, come dice lui, o crede di spezzare, come a me pare più probabile, il telaio dell'Hegel, e dice : « voglio pensare col mio « capo, sentire col mio cuore, parìare col mio stile, cioè, « come detta dent ro. » Queste sono le sue parole; però mi sia permesso, col più grande rispetto per le dichiarazioni dell'illustre scr ittore, mi sia permesso di far notare che appunto dentl'O di lui c'era l'Hegel, e che egli, quindi, non riuscì mai a sottrarglisi completamente, a.nche quando credette d'averlo fatto. Non è certo mio intendimento di entrare in un campo di studi · che non mi appartiene; nondimeno mi si conceda di fermarmi un breve momento sopra qnesto concetto . .A chiunque abbia anche una superficiale cnltura filosofìca, è nota la tri pa,rtizione dell'idea nel cammino del sapere, secondo il sistema dell'Hegel; l'idea si presenta, si può dire, come in tre momenti : nel primo momento, come idea in sè e per sè, chè si svolge nelle sue astratte e pure determinazioni (la prima fase del. nostro autore); nel secondo momento si. fa natura e si svolge per gradi ascendenti sino alle più alte forme naturali (la seconda fase del nostro autorA) ; in ultimo ritorna in sè e per sè, nella foTma, di coscienza, e divieU:e spirito, prima subbiettivo, poi obbiettivo, ed infine assoluto (e questa a rne pare 1a terza fase del pensiero del nostro autore). ·Da quest'epoca cominciò il periodo più fecondo dell'attività di Nicola Marselli : pensatore, scrive La scienza clelta Sto1·ia e La guen·a e la siia sto1·ia; uomo politico, poichè nel 1874 fu eletto deputato di P escina, scrive e parla sulla Politica este1'Ci e Sulle spese rnilita1·i, spinge il paeso alla espansione coloniaie, ed entra a far parte del Governo (novembre 1884) in qualità di segretario generale del ministero della guerra; generale, infine, comanda la brigata Modena, poi la divisione militare di Oatammro, e, dopo di essere stato Sottocapo di stato maggiore coi due illustri capi Cosenz e Primerano, perviene all'alto g rado_ di comandante del corpo d'armata
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di Bologna. Tutta questa attività però, ·ch e s1 manifesta sotto forme molteplici, ma si riconnette a due soli principali informatori della vita del Marselli, il miglioramento intellettuale dell'esercito e la formazione di una cultur11 nuova (1), affatto italiana; tutta questa attività stancò la forte fibra dell'uomo, che già, venti anni prima, a-vevà detto in una sua opera: io sono stanco per le passate lotte interiori, e per conseguire questi fini ci vogliono vergini ter.a. pre ! E jl suo intelletto, già sì poderoso, prima vagò .nell'indeterminato, non afferrando più il pensiero, che dianzi così lucido gli balenava alla mente; poi si fermò sopra un'i.deR., una triste idea : la sua inutilità al mondo! E questo fece l'illustre uomo ingiusto contra sè giusto . .All'animo operosissimo di Nicola Marselli dovette sembrare indecoroso il sopravvivere oziosamente a1la morte del suo pensiero, e pose fine anzitempo alla sua nobile e virtuosa esistenza.
IL ' Mentre andavo leggendo e studiando le opere di Nicola Marselli (2), e pigliando appunti dei con cetti fondamentali, e di quelli che più efficacemente dimostrano lo sviluppo del pensiero Mahelliano, ho provato più volte una grande tentazione: quella, cioè, c1i presentarmi a voi, egregi ascoltatori, non con un lavoro scritto, ma con le sole opere del nostro autore, e di leggervene questo o quell'altro brano, riconnettendoli fra di loro, e dandovi così, con l'aiuto dell'autore stesso, la sintesi del suo pensiero . Perocchè, io credo che non vi sia scrittore, il quale, più del Marselli, si preoccupi di additare al lettore il fine a ~ui mira nelle sue opere ed in ciascuna parte di esse, ed i mezzi co' quali intende (i) • . . . . . noi, Ogli, di una nuova Italia, dobbiamo conoscere e stucl iarc le co lture • forestiere; ma dobbiamo far uscire dal nostro gen io una cultura nostra e nuova , . (Le fasi dei pensier o storico. - Appendice). . (2) Sento il dovere, ed il bisogno nel tempo istesso, di manifestare la mia gratitudine all'egregio cav. l!rancesco De Luigi, direttore de l giornale L' B.,ercito che mi ru largo di co rtese accoglienz:i, di suggerimenti e di aiuti, oncl'io potessi rius"cire nell'intento di parlare della vita e delle opere cli Nicola Marsell i.
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di conseguirlo. E però, se io ho respinta la tenta.zione di cui dicevo dianzi, non posso sottrarmi al bisogno di citare qua e là le parole testuali del nostro autore, dalle quali più luminosamente scaturisce il suo concetto. Dicendo ciò, mi pare d'aver già tracciato il programma che, in questa conferenza, io mi propongo: quello, cioè, di non far e una rapida esposizione di tutte le opere del Marselli, che a ciò, invero, mancherebbe a me il t empo, a voi, forse, la. pazienza di ascoltarmi, ma raggruppaa.-le intorno ai principii fondamentali che le informano e di esporle per quel tanto che è necessario a far vedere in qual modo questi principii il nostro autore vada sviluppando nelle diverse sue opere. E, contemporaneamente, non perderò di_mira un altro scopo : quello di dimostrare che, anche nelle ricerche scientifiche, il Marselli non abbandona del tutto il suo idealismo, c?me ho già detto nella prima parte di questa conferenza; alla, quale dimostrazione mi par che gio,,i meravigliosamente questo brano della prefazione alla Scienza della St01·ia (l'opera della 3" fase) là dove Egli parla della n uova coltura italiana. « Se la detta coltura dovrà .assorbire dal crist ianesimo il « senti1110nto morale che allargherà a seconda delle condi« zioni, in cui versa la moderna società; deve dalla meta« fisica ritenere l 'aspirazione a risolvere i grandi problemi « dell'umanità, l'aspirazione a intravedere gli ideali verso « cui procedere; ma i medesimi problemi deve adoperarsi « a risolvere con maggiore studio del fatto, in migliore ar<< monia con le discipline naturali e storiche, con i loro pro« cessi, con le loro scoperte e deduzioni... E infine l' arte, « l'arte che è natura del genio italiano, venga a vivificare « siffatto contenuto e ne sia, conduttrice e propagatrice ». Questa, o Signori, è la prova più evidente che il l\farselli anche agli studi positivi vuole innestare da una parte la Met afisica (l'antico Hegeliano !), dall'altra PArte! Ben aragione, dunque, il colonnello Rocchi, nel suo pregevole studio sul nostro autore, diceva: « il pensie~·o di Nicola Ma.rselli, « anche se rivolto ~1llà ricerca dei veri scientifici, appa,re
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sempre irradiato dal sorriso dell'arte. Nelle sue opere... rifulge costantementé l'intelletto d'artista, che riesce a dar « vita ed anìma alle relazioni tra i fatti e le idee ». E, ben a ragione, altresì, io ho detto in principio che il Marselli fu soldato, pensatore e p ~eta. · Ma io non voglio lasciarmi trascinare da. questo che chiamerò uno scopo seconda.rio, e ritorno, quindi, allo scopo principale. I concetti fondamentali delle opere del Marselli sono due : la creazione di una nuova coltura italiana, ed il miglioramento intellettuale dell'esercit o. La prima egli crede si debba conseguire principalmente per mezzo dello studio della Storia, la quale riassumendo l'esperienza del passato, è uno dei più potenti fattori del progresso umano : il secondo egli vuol conseguire elevando a scienza tutto ciò che riguarda la guerra ecl il modo di prepararla e di farla. A parte, dunque, le 01)ere che il Marselli scrisse o per diletto, o per ragione del suo mandato politico, a noi interessano principalmente le sue opere storiche e militari; e di esse verrò parlando, senza ris1)ettare più l'ordine cronologico. ma seguendo l'ordine della loro importanza nei due campi accennati . Quindi, •prima fra tutte ci si pr esenta, per vastità di s~1pere e per poderosità di pensiero La Scienza della Sto1·ia. Con essa il nostro a utore si propone di :portare un contributo alla nuova coltura, la quale è indispensabile per un paese che, come il nostro, dagli ultimi i.·ivolgimenti politi0i, è uscito completamente rinnova.to. È cexto o Signori che chi oggi voglia considerare l'Italia 11uova come la continua,trice di quella Roma che dominò il mondo, s 1ingf1nna affatto, e mal riesce a provvedere ai suoi bisogni. L 'Italia nostra, bella per sorriso di cielo, grande per tradizioni nobili, ricca di sentimento e di fanta.s ia, è - mi si permetta il paragone - come una vaga fanciulla in sul primo sbocciare della giovinezza, riscaldata dall'affetto di nobili genitori ed inorgoglita dal fasto di ricche parentele. Ma, · se questa fanciulla non saprà con le virtù dell'animo « «
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suo, e con le doti della sna mente conquistare la stima e l'affetto di coloro che la circondano e che estasiati l'ammirano, la bellezza sfiorirà cogli anni, il fasto rimarrà un vano ricordo, e la fancinlla, diventata donna, terminerà la sua vita senza lasciare rimpianto di sè ! La grande Italia del passato o è romana, ed appartiene a,d una fase che non può ripetersi; o è papale, e, guai a noi se quella fase si ripetesse! L'Italia nuova, quale la fece la gr ande rivoluzione politica, quale la fecero coloro che cogli scritti e colle azioni, nell'esilio e nelle prigioni, sul patibolo, sulle barricate, sul campo di battaglia., apparecchiarono e compirono il mimcoloso edifizio della patria libera, indipendente ed una; l'Italia nuova., deve formarsi una nuova coltura ed un!!, nuova virtù, deve, in una parola, entrare in una fase di completo rinnovamento. Ma si può dire, o Signori, che a ciò abbian provveduto scrittori e governanti? Si può dire che l'esempio del 1\farselli, il quale volle dalla storia cominciare il movimento, sia stato poi seguito da altri ed in altri campi? Si può dire che questa nuova virtù, tutta fatta di sacrifizio e di abnegazione, sia sorta davvero nei quarant'anni di vita libera ed indipendente che l'Italia ha vissuti? Risponda altri per me : io torno alla s~ienza della storia moderna di Nicola Marselli. « La società moderna - egli « dice - ha suprema necessità di curare un certo malessere << che la travaglia. Il gelido e gretto egoismo individuale, ge« nerato dal predominio di una certa riflessione, l' inclifferen« tismo prodotto dal vuoto di una mezza coltura, la febbre « del moltiplicar quattrini senza scrupoli ; ecco tre piaghe che « potrebbero corredare le nazioni moderne e distruggere ogni « progre~so della nostra societ à, se questa non avesse ancora « in sè una vitalità, che per molti segni manifestasi po« tente; e se essa non ritrovasse nella diffusione della coltura « una forza, che, al pari della libertà, prima sprigiona i « mali accumulati e poi così li guarisce, » Dunque, unico r imedio a questi mali la creazione della coltura, la quale ci facci~t uscire da questo periodo di crisi,
da questo periodo di transizione fra la società che tramonta e quella che si va elaborando. Non già che la coltura possa 'far miracolo"samente sparire, ad un tratto, tutti i mali: no, certa.mente, come la medicina non può farci acquistare l'immortalità; ma il male potrà andare scem.anclo, e questa diminuzione sarà tanto· maggiore quanto pii\ sparsa sarà l'azione ricostruttrice e · la mor ale educatrice che ne deriva. Il nostro autore, però, ~on s'a.ccontenta di affermare e di dimostrare la necessità della nuova coltura; egli vuol peranche esaminare di qual natura essa debba essere, e dichiara che vuole una coltura liberissima, moralizzatrice, indipendent e da qualunque circoscritta forma religiosa; una coltura pratica ed ideale nel tempo stesso, la qua.le ritragga dalla religione · cristiana non i sistemi ipercosmiai, ma il puro sentimento di abnegazione dell'individuo nell' amore dell'umanità, senza negare però all'individuo quelle soddisfazioni che lo affermano e che si conciliano con l' amore al1a umanità, nel quale comprendesi eziandio quello alla patria. Ecco, adunque, come il lYfarselli rompe la cattiva abitudine dei sottintesi e dei compromessi, manifesta apertamente il suo pensiero, si mostra libero pensatore, e si propone con Ila nuova coltura di riempire la coscienza di coloro che, senza avere assistito e p artecipato ad un potente movimento scientifico, hanno oltrepassato e la forma cattolica e la protestante, e qualunque forma religiosa. Con t ali intendiment i, egli scrive : La Scienza della Sto1·ia e divide la sua opera in tre grandi parti. Nella prima intitolata Le fasi del pensie1·0 storico egli fa, per così dire, la genesi dell'attuale scienza storica, mostrando in qual modo il pensiero si è a poco a poco sollevato al concetto scientifico della storia, ed esaminando i principali sistemi storici, in guisa che dall'essere critico di essi risultino i principii fondamentali della s ua opera. L~ seconda parte, a cui si potrebbe dare il nome cli P1·elim,ina1·i · della ,scienza sto1·ica è divisa in tre monografie : 1° La natiwa e l' incivilimento nella quale il nostro ,,.- ·
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autore dimostra come la natura modelli l'incivilimento e questo trasformi quella; come il solo modo di comandare alla natura stia nell'obbedire allo sue leggi eterne, e come' nel ·daggio ascendente dell'umanità esista un cerchio più elevato di quello da cui si gode delle vittorie dell' uomo sulla natura: il cerchio in cui ruomo riposa nell'armonia della natura. 2° l..e 01·igini dell'umanità, in rluesta mono~ grafia l'autore affronta il grande problema delle origini della specie umana, perchè « non è possibile -- egli dice « a11alizzare le forme corporee degli attori della storia, « senza chiedere prima : chi siete voi, donde venite; che « cosa facevate nella vostra patria originaria? » E il suo concetto si può esporre in due parole: egli è, in quest'opera, darwiniano puro; anzi, in certo qual modo, biasima, starei per dire, il Darwin istesso, allorchò dopo la pubblicazione dello opere del Kiigeli e del Broca., modificò alquanto la sua teoria, riconoscendo di aver forse esagerata l' azione della scelta naturale e della sopravvivenza degli individui meglio provveduti . 3° Le g,·cindi mzze dell'umanità . In fronte a questa monografia il nostro autore pone una massima, che chiama evangelica - di un nuovo vangelo, intendiamoci, qnello della umanità, - : Gli uomini. non possono dare alle loro azioni un fine più alto del conoscere, amare e servire l'umanità. E questo a me pare egli dica come per giustificare il suo tentativo di addentrarsi nella setva velvaggict ecl ct.Sp1·a e fò1·te delle classificazioni dell'um a.nitit, una selva della quale invano spera di 1,rovar la via d'uscita chi vi è ·e ntrato senza un largo corredo di cognizioni ,antropologiche e :filologiche. A ciuesta seconda parte, composta, come abbiam visto, di t re.monografie, doveva seguire, e sventurata.mente non seguì, una terza parte, in cui principalmente dovevano incarnarsi i principi.i fondamentali del pensiero del nostro autore: questa terza parte doveva riguardare lo svolgimento storico dell'umanità nell'antichità, nel medio-evo, e nell'età. moderna; doveva essere, 'insomma un corso completo di filosofia della storia,.
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L'opera a.dunque, non è compiuta, ma di essa si può dire quello st;sso che il MarselÌi nelle Fasi cle~ pe1~sie1'o st01·ic~ dice del Buckle, a cui mancò, con la vita, 11 tempo d1 · compiere la storia dell' incivilimento in Inghilte1:·a, . e pervenne a scrivere solo la ~ntrodu~ione. in t~·enta cap1toh ... l'opera che rimane, sebbene mcompmta, e un opera ; la quale è sufficiente a farci comprendere il pensiero dell'autore, ... ecl a farci argomentare tutto quello che dall'ingegno, dalla dottrina, dal sentimonto dell'autore avremmo potuto aspettarc1.
**::= Come, nel campo storico, la Scienza. detla Sto1·ia è ~'~pera princi pale di Nicola Marselli; così, nel campo ~ 11~tare, l'opet·a più importante è La Giierra e l~i Sto~·ia ~l · cui fine precipuo consiste nel porre gli a~v~n~ment1 militari in relazione collo svolgimento della civ1lta, nel coordinare cioè1 nella scienza e nella storia, qnello che nella vita è uno. Quest'opera mira direttamente al miglioramento intellettual e dell'esercito, chè, come abbiamo visto, al Marselli stava tanto a cuore i miglioramento ch'egli vorrebb.e conseguire principalmente col riavvicinare. 1~ .società mJhtare a.Ila s~cietà ci vile, col rnndere access1b1h a tutta la crioventù gli studi militari, e col diffondere tra i militari la ~oltura generale, e quolla storica in ~ar~icol.are. In br~v~, egli avrebbe voluto, da una parte, la 1st1tuz1one nelle versità. di una cattedra di Sto1·ia mi.litare, come esplicitamente dice nella Prefazione a quest'opera, e, dall'altra, la istituzione di una Università militare, idea che non solo h o trovato brevemente accennata in qualcuno dei suoi libri (1), ma. che largamente mi venne esposta da chi ebbe la fortuna di avvicinar e l'Wustre scrittore. Non venne attuato nessuno dei suoi desideri, anzi il secondo fu snaturato; e, poichè il suo disegno s'imperniava
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, ({) Gl' fl.rtliattl del 11/ezzogiorno, pag. 455, 156, 15i. Confronta pure la Gi·ande istitu· .::ione, nel la. Vita del I1egyi111c1<to, pag. ! 60,
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sulla t rasformazione della Reggia di Caserta (1), già sede del dispotismo borbonico, in una nobile palestra di altissimi studi militari, gli uomini di governo, scambiando la idea geniale del pensatore con i così detti interessi locali, istituirono nella Reggia di Caserta, una scuola, det;ta dei sottufficiali ; una, specie di mostrjcciattolo dalla testa grossa e gonfia, il guale, perchè nato non vitale, morì dopo sette anni soltanto, non lasciando di sè altro ricordo che il miìione speso dall~ Stato per la sua installazione! Quanto alla cattedra universitaria di Storia militare, se ne fece ancor meno. Ed era naturale ! Si seguì, in ciò l'istesso sistema che, per tante altre cose, si segue i:n Italia, quello della incer tezza, o, mi si pennetta di dire più francamente quello della opportunità unico scopo, ca11Je1·e cliem, anche a costo di compro.messi e di transazioni; unica base di ogni azione, l'equilibrio del bilancio. Di guisa che, se questo non si sposta per le poche migliaia che si spendono per insegnare all'esercito le nozioni agricole, va.da pure per l'agricoltura; ma, se esso può anche lievemente essere turbato per il mantenimento di collegi militari e di convitti militarizzati, i quali, acl un tempo preparano buoni ufficiali e diffondono la coltura militare tra giovani che si danno ad altre professioni; morte ai collegi ed ai convitti, e gli ufficiali si improvvisino o si ricerchino fra giovani lungamente addestrati nell'arte di ribellarsi ad ogni disciplina ! (2). Ma io non voglio fuorviare dal mio argomento, e sopratutto non voglio pigliare occasione dalle opere d i Nicola Marselli, per esporvi le mie idee; ritorno quindi a lui, e solo vi chieggo licenza di chiudere questa breve disgressione, r iportando testualmente un brano del nostro autore, che clovrebb'essere come il Vangelo della nuova generazione mìlitare.
Come la guerra non . può scompagnarsi dalla civiltà, « così l'esercito non dalla società, e gli studi militari n~n da <.: • quelli speciali. « All'anello che tali elementi congiunge, mi sono sempre « afferrato con predilezione, parendomi che ai dì nostri sia « più che mai necessario che il paese si militarizzi e l'eser« cito allarghi l'orizzonte dei suoi' studi. La prima condi« zione è indispensabile alle nazioni che vogliono serbare la « loro indipendenza, massime a quelle che, portando, coi:ue « la nostra, la bandiera delle idee moderne, sono molte esposte « ai colpi d i chi vorrebbe distruggere queste col ferirle a « morte. Onore altissimo, ohe c'impone obblighi pari! OHre « di ciò, è da osservare che le nazioni, le quali solo da pochi « anni conquistarono la loro personalità, debbono imparare « a cansare così la fiacchezz a dell'antica servitù, come le « intemperanze della nuova liber tà . La colta. gioventù, ora « che accorre più numerosa nelle file dell'esercito, deve ac« quistare quella disciplina, quell'amore all'ordine che ai « paesi liberi è sopratutto necessario; e deve svegliare in « lei il gusto dell'arte, della sto1:ia e della geografia mili« ta1:e... D'altra parte, i militari di professione provano og« g iclì il bisogno d'accrescere il patrimo1'iio delle loro co« gnizioni, ~ non più si appagano di quelle speciali... La « istruzione tecnica è necessaria agli eserciti, ma non ba.sta. « È anche necessario sollevarsi a comprendere i rapporti « fra la societ à e l'ese,rcito che è sua espressione, sua parte, « suo istr umen to: è necessario temprare la mente nello studio · « dei fatti complessi e delle ragioni prime, per acquistare « l'abito a pensar e con larghezza e con profondità. La mente « che è usata ad analizzare, a porre ordine nelle cognizioni, « a trovare i :O:essi fra cose diverse, a poggiare all'unità sin« tetica, si trarrà con maggiore franchezza dalla'difficoltà di <.: connettere più Corpi in un vasto movimento logistico e « di menarli ben coordinati al conseguimento di un domi« nante scopo strategico: « Pensare e poi p ensare! Le cognizioni generali non par« vero superflue ai grandi, e parrebbero superflue a noi? Ci
(i) Op. CiL (2) « •• noi Italiani non pure non isdegniamo, ma am iamo una frant.L parola, ..... ab• biamo la p1·ima condizi one per progredil'e : riconoscere ciò;che a noi radi tetto: a dir• fcren1.a ct· irragionovo·l i itt,•rici , che trasi>or tauo negli oggetti ester ni il giallo che vela , i loro occhi come lit loro men te !• - N. M AHSELl.l. - Gli avveninienH det l8i0-71. Avvcrtcnza a lla 3• eclizionc.
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conforta il vedere che nell'animo della gioventù militare « italiana sia penetrato il vivo desiderio così di studiare, <i: come di studiare con .larghezza. Non perda essa mai l'a« more alla specialità, e faccia della seria conoscenza tecnica .: e pratica il principale obbietto della sua attività : ma si « persuada pur sempre più che l'ufficiale moderno non può « isolarsi dal moto della coltura. Trovi essa nell'arte la « ideale parola ,che riscalda il cuore e desta nobili aspira« zioni; nella scienza la palestra che corrobora l'ingegno; « nella storia la magica potenza che evoca il passato, insegna « a comprendere il presente e f~ 'ì,ivere l'individuo quanto « l' umanità; nella coltura insomma trovi la sorgente in « cui attingere l'acqua che battezza l'uomo civile!' » L'opera del Marselli è composta di 7 libri, che formano come altrettante monografie, e di cui mi sforzerò di fare una esatta, per quanto rapida esposizione. Nel I libro, esposte le varie forme della storia militare, e stabilito il principio che bisogna guardarsi dalle èsa.gerazioni degli idealisti nebulosi e de' posi ti visti triviali: e seguire u11a via di mezzo, che, negli studi, guardi alla prafaca, e, in questa, alla ragione, l' autore si pone il grave problema se la guerra sia un'arte o una scienza. Ed esamimtte le varie opinioni, viene alla conclusione che essa è scienza ed arte nel medesimo tempo : è scienza, come teo1·ia, ed è a rte, come fa1·e; però il passaggio dalla scienza all'arte è difficilissimo, dovendo il buon capitano essere uomo di pensiero e di azione, rapido e giusto calcolatore, ricco <l'espedienti ed un cm·atte1'e; quindi l'autore conclude èol dire che non basta lo studiò, il quale può solo spianare la via1 ma ci vuole il genio dell'arte . Indi pass~i alla classificazione delle scienze militari e le divide in due grtindi categorie : 01·ganicct e Scienza dellct giier·m, e quest' ultima suddivide in Politica della gue1·1·a, Strntegia, Logisf:ica e Tatt-ica: poi vi aggiunge la geografia militare, come studio della natura relativamente all'aziono militare. Infine esamina la posizione che ha la scienza storica della g uerra, e il metodo che si deve seguire nello studio di essa. Al qual proposito egli pone
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fuor di dubbio che si debba seguire il metodo sperimentale'. partire, cioè, dai fatti, trovarne i rappor_ti, _ossia scovrirne if, ,\,\ M~ J;t C\ le leggi, poggiare ai principii per disce.ndere di nuovo ai I· I {) 1,, J fatti e verificare la verità cli quei principii per sanzionarli o per abbandonarli. E perciò i fatti debbono essere sottoposti . ad una critica pos_itiva e scienti.fica, non esclusiva o ristretta, ad una critica, insomma, che consista nella ricerca delle cause complesse. Nel II libro, il nostro autore studia la guerra per rispetto alla civiltà; e afferma anzitutto che non è questa una relazione tra forze l'una all'altra estranea, perchè la guerra è uno strumento necessario della civiltà, un fenome~10 della attività umana, un fattore, infine, di progresso. l"~ La quale verità egli dimostra coll'esempio delle conquiste, di cui ci fa vedere la missione istmica. E, pigliando di qui le mosse, l'autore segue lo svolgersi dei grandi avvenimenti g uerreschi dell'epoca moderna, prende in esame le paci che a quelle guerre seguirono, e ci fa vedere come ognuna di esse rappresenti il succedere di uno squilibrio minore ad uno maggiore, il che si chiama fLUche eq_itilib1·io ,~ viene, !•, ,HO ~ I~ 1 1 quindi, a questa conclusione. « Se ogni tappa nel cammino « della civiltà è contrassegnata da una grande guerra sto« rica; se iltprogresso è stato sancito dalle battaglie, e la « liber tà e la indipendenza sono state conquistate col sangue; « se le guerre hanno moltiplicato i contatti. fra i popolì; se « nel regno morale come in quello fisico, i for ti urti si tra« sformano in calore vitale e questo in moto- accelerato, in « guisa che al domani di una guerra abbiamo vl:}duto le « nazioni infiacchite e decadenti rialzarsi vigorosamente, « depurare il loro sangue corrotto, ripigliare il lor0 posto « nel lavoro sociale, ed abbiamo veduto ,le genti assorbire ,<le nuove idee ccn una capillarità tanto più prodigiosa, « quanto maggiore era la loro anteriore forza di attiva e « passiva resistenza ; se tutto ciò è vero, com' è verissimo, « allora noi siamo nel diritto di conchiudere il nostro « ragionamento con questa form'nla: L' assoliita cessazione « della gue1·1·a sa1·ebbesi t1·adotta in 1·istagnamento della
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NICOLA MA11SELLI E LE SUE.OPERE
NICOLA MARSELLl B LE SUE OPERE
« civiltà» (1). E qui, l'autore, naturalmente, si doma.in.da, se quello che non è avvenuto sinora possa avvenire in segi1ito; specie ora che il conseguito principio di nazionalità ha fatto aprire gli animi alla speranza che esso riesca a rendere Ì\' \)~ stabile la pace sulla terra (2) . Alla quale domanda;, .egli • \ ; \l stesso r isponde che, se tutto c'induce a sperare che .col tempo scemi nelle questioni interne l'appello alla riv:oluzione, e nelle e;iterne l'appello alla guerra, nulla c1 induce però a credere che le tempeste queteranno per sempre e che il fulmine venga incatenato pei secoli dei secoli. « La « pace egli soggiunge - domerà la guerra, nel senso « che le soluzioni della forza diverranno l'eccezione, anzichè « la regola; ma non è possibile ammettere l'assoluta cessa« zione delle morbose passioni » (3). Nel III libro J.l nostro autore tratta dell'esercito, di questa speciale società organica, com'egli la chiama, nella quale vi è un cervello che pensa, un cuore che batte, particolari membra di locomozione e di percussione, nervi che trasmettono il pensiero e la volontà dal centro alla periferia, e le reazioni da questo a quello, insomma un vero sistema di circolazione della vita, iin a1·monico sistema cli movimènti pensanti (4)). Egli esamina anzitutto i vari metodi di reclutamento nelPantichità, nel medio-evo e nel mondo moderno, e finisce, naturalmente, col dar la preferenza al sistema del!' obbligo generale e vero al servizio militare, con breve permanenza sotto le armi; sistema che egli dimostra essere il più adatto a diffondere l' istrnzione nella massa dell'eser- · cito.{E quanto alla durata di questa permanenza., la fa oscillare fra un massimo di cinque anni, ad un minimo di tre, perocchè una permanenza maggiore di cinque anni riuscirebbe nociva alle attività pacifiche ed alla stessa bontà dell'esercito, mentre una permanenza inferiore ai tre anni, non sa.rebbe sufficiente a formare nn buon soldato : fra i due
limiti estremi, cinque e tre: sono decisive le temporanee ragioni del bilancio e la ragione 11011 temporanea di avere . un esercito numeroso ed istruito. Questa trattazione del sistema di reclutamento, che in Italia è stata tanto dibattuta, e che per noi I t aliaui ha un interesse eccezionale, a cttusa · dei nostri precedenti storici, politici e militari, il nostro autore chiude 0011 le seguenti parole, che a me · piace di riportare testualmente, perchè rappresentano, in compendio, una intera teoria su tale importantissimo argomento. << Avere « in guerra - egli dice - una forza, armata che sia propor« zionata alla popolazione, ai mezzi, alla politica del propri.o « Stato ed al modo con cui nei tempi nostri si fa la guerra ; « comporre questa forza in pace mediante classi poche, ma « ciascuna quanto più numerosa è possibile, in guisa da ot<< tenere ia maggior diffusione dell'istruzione militare nel « minor t empo per formare un buon soldato; apparecchiare « tutti i cittadini validi, così che possano associare in guerra « l'opera loro a quella dell'esercito permanente, prima col « rendergli possibile di portarsi tutto sul campo di battaglia, « poi col fornirgli i riuovi elementi per riparare alle per» dite che avvengono e per rialzare all'occasione le sorti della « guerra: ecco i desicle1·ata dell'odierno sistema di r ecluta« mento'» (19, ];>assa, quindi, il nostro autore ad esaminare la corrispondenza che v'è fra ciascuna forma militare e la forma politica, e fa una rassegna critica delle forme militari non solo dell'E uropa ma anche dell'America. :Poscia tratta del miglior mo.do di far la leva, ed infine espone l'ordinamento tattico dell'esercito, che riassume in questa efficacissima in11nagine : « il generale sta al vertice di una piramide, la cui base è « formata dai corpi tattici, i puntelli da quelli t ecnici ed « amministrativi ed i fili di comunicazione dal vertice alle « parti da quello logistico » (2).
( I) Pag. 130.
(2J Pag. J.34. (3) Png. !39. (t.)
Pag. ·lS2.
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(!) Pag. 23L
(2) lo stato maggiore. -
4 -
ANNO Xl,VI.
I vi.
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NICOLA !llARSEl,Ll E LE SUE OPERE
Il nostro autore fa anzitutto un esame stol'ico del signìficato ch'ebbe la parola sfrategia, la quale da prima significò l'arte di comandare gli eserciti nei loro tre momenti : mm·cia1·e, combatte1·e e 1·iposa1'8i; poi, a poco _a poc?, si trovò respinta fuori del campo di battagli~ e contr~ppos_ta alla tattica. In altri termini, la facoltà d1 abbracciare 11 complesso del teatro fii guerra, fu separata da quella che ~i restrino·e al campo di battaglia e l'una fu detta st?-ategica e l'alfa: tattica. E la tattica si :,;trinse alla logistica, parola che il nostro autore vuol derivare dal greco, e far significare: a.rte di calc;olare ... sottintendendo marce e riposi. Ma _ sempre col debito rìspetto pel nostro autore - questa etimoloo-ia roi pare un po' sforzata, e mi par preferibile quella del J~mini che la fa derivare dal Maréchal des logis. Definita la strategia: la scienza che studia il modo pe1· f a1·e il piano gene1·ale) il quale 1·egola e co01·dina le OJJe1·azioni m~litm·i Stil teat1·0 di guen·a) il nostro autore prende a.cl esanu-
nare se sia possibile una teoria positiva della guerra, e, seo·uendo anche in questo, una via di mezzo, tra gli scettici ed dominatici ammette la possibilità di una teoria scientifica ' . e modesta, parca nelle formule assolute, pronta a nconoscere l'importanza della pratica e la difficoltà di passare dalla teoria alla pratica della guerra reale, la quale racchiude un problema da doversi risolvere spesso senza dati sufficie11ti. Stabilita la possibilità di una t eoria positiva della guerra, egli passa a tracciarne le linee principali, e il primo principio che si presenta al suo esame critico è quello della Màssa) di cui egli riconosce, sì, il ·valore, ma non vuole che si esageri, come fanno coloro che della massa fanno l'anima informatrice della guerra, il segreto che dispensa le vittorie. Napoleòne aggiunse all'idea della massa quello della velocità, quando affermò che « la forza di un esercito si misura « con la massa moltiplicata per la velocità», e il uostro autore vuole che questa forza sia misurata pure dalle qualità del carattere e dall'istruzione tecnica dei combattenti. « Il « supremo principio dell'arte della guerra - egli dice - è < che si debbano preparare ed adoperare le armi in guisa da
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NICO L A )!A(lSEL~t E LE SUE OPEllE
rebbe in Val d.' Arno; egli sostiene Popinione ehe di' un vero e proprio ridotto non vi sia bisogno; che se _il bisogno ve ne fosse, esso si dovrebbe collocare sull'Appennmo, tra ·Bologna e la conca .Aquilana; ma che; sopratutto, bisogna forti:fi.care la capitale,· e farne una Parigi milita.re, più adatta forse della stessa Parigi ~111' ultima difesa., quando il Tevere fosse convenientemente difeso. E conchiucle questa parte del suo poderoso lavoro con queste pà-role che rivelano l'àlti~sima mente e l'a,nimo elevato del nostro autore : « Perseveriamo, « adunque, riguardo all' ordinamento dell' esercito , nella « via in cui siamo entrati, cioè · quella · che ci conduce a « versare nella 'modellata forma dell'esercito tutta la parte. << valida della 'nazione; perseveriamo, rispetto alla difesa « dello Stato, nel concetto di fortificare prima la, periferia, « poi l'interno; ma quando ve~Tà l'ora di por mano a questo, « guardiamo il problema con mente larga e con idee sem~ « plici. I punti rossi, indicanti le grandi fortezze, non deb« bono tempestare la carta d'Italia,, ma essere pochi, pochis« simi; il triangolo Piacenza-Manto,,a-Bologna nella valle « del Po e la nostra Capitale. R imarrebbe a studia.re se e « dove convenga cre~re mùdtra grande piazza nell'Italia « meridiomLle. Con i fortì. di sbarramento, le batterie co« stiere, le o/ dinarie teste di ponte e pochi piani fortificati; « col nostro naviglio rimodernato, il bilancio pareggiato e « l'uomo italiano rno1·almente rinnovato, l'Itafo1 potrà seguire « la politica delle grandi nazioni, e l'esercito essere in grado « di sostenerla » ·(l). Ed eccoci al V libro, il più lungo ed il più importa.nte cli tutta l'opera: La teo1·ia clella g1·ande g1ie1·1·a, in cui svolge i principii generali della strateg~a in sè ed in :rapporto al t er~ reno (o-eoo-ra.:fia militare)' della ttaslazione delle truppe. (alti1 t:, t, . logistica) e dell'urto (grande tattica). Di questo libro, per la sua grande importanza sarò costretto a fare una men rapida esposizione.
{i) Voi. Il , pag. 58.
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Ques~i primi tre li~ri, dei quali ho esposto brevissimamente 11 coritenuto, formano il l volume della grande opera del nostro autore. Il 2° contiene il IV ed il V libro il 3'' infine il VI libro ed il VII. ' . I~ IV libro intitolato La politica cleUa, guen·a è un rigoros1ss1mo esame del modo in cui si pone in azione l'esercito e dell' i~fluenza. cJ1e, su questa azione esercita la politica: Perocche non s1 puo negare che Ja guerra, essendo istrumento della politica, dipende, come t ale, da essa: ma è vero altresì che, avendo una individualità propria, questa va rispettata: alla politica, quindi, rimane il còmpito di indica.re lo scopo . supremo e i limiti generali dell'azione militare: alla guerra la scelta dei mezzi e la libe!'tà dei mo~rimenti nei limiti segnati. E qui l'autore ci dà una serie di ma.s sime_ ch'e~li chiama ~terne, sulla politica della guerra, le quah meriterebbero di essere tutte riportate; ne citerò qualcuna per da.n1e un sa.ggio. · « Misura il colpo iu guisa, che nè il perdere uè il vincere « ti squilibrino }>. « Non avventurarti in lontane spedizioni se non costretto « da necessità assoluta». ' « "?~a nazio~e non costituita deve far guerra per costi<< tmrs~; ma por, non dev~ offendere che per difendersi ». « Pnma che sugli altri, riposa sulla tua potenza ». 1 « 'l re111a _di far guerra contro lo spirito dei tempi, e spera « se la farai a seconda di essi }> (J ). egli applica alla difesa dell'Italia i principì esposti éh pohtic::1 della guerra; ed esaminate le opinioni di coloro che vorrebbero trasformare la posizione di Piacenza-Stra~ell_a-Bobb~o in un grnnde ed ultimo ridotto dell'esercito italiano, d1 coloro che tal ridotto vorrebbero stabilire nel q_uadril~tero ;_di quel~i che_ l_o vorrebbero a Bologna, noc01010 . d1 un sistema d1 forti 111 pianura e sulle alture; e di qnelh che Bo!ogna_ consid.era.110 soltanto come testa di ponte, sbocco offensivo d1 un ndotto il cui centro di gravità saO
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(IJ Voi. 1r, 11Jg. 26 , 21.
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essere pm forti sul campo di battaglia, il che si ottiene con la quantità e la qualità degli uomini. armati; con la « massa, il 1noto e l'urto, animati dall'ingegno, da.Il' istru« zione e dal carattere. Questa è la stella polare, questa la ·« finalità di tutti gli atti dell'arte di ordinare ed adoperare « gli esercì ti » (1). Entrato poscia a parlare della grave questione delle comunicazioni1 egli sostiene che, su questo argomento,· t~n sol principio generale si possa affermare, cio'è· eh~ la supe1·io1·itèi delta fo1·za, pe1· 1·i1.iscfre in so•1nmo g1·aclo efficace, dev'essere applicata secondo quella direzione che nurna un esercito sulla linea di ritirata deU'altro (2). Il quale scopo può un generale conseguire o col mantenere comunicazioni assicurate o coll'abbandonarle affatto, o contentandosi di comunicazioni mediocri. Dalla strategia l'autore passa alla geogra'fia, sostenendo che questa debba segnire e non precedere lo studio di quella, perchè bisogna far l'esame èlel1~1 terra, sapendo prima con quali intendimenti esso s'abbia a fare, e che cosa della terra si vogli&, conoscere. Egli dimostra che gli eserciti clebbo110 fidare in sè stessi e dei luoghi farsi soltanto puntello; che si • ag·oTeo·ano e si disfanno nei terreni aperti ) e g li eser<'iti ; o o che i monti separano le parti degli eserciti; discute il modo di guerreggia.re per monti e per valli, e stabilisce il principio che l'assalitore deve affrettarsi ad uscire dai monti, ma il difensore non deve impedirglielo sparpagliando il proprio esercito per entro ad essi, in ·guisa che si logori lentamente e gli manchi nel giorno decisivo. Infine esamina la configurazione geografica e la struttm;a topografi.ca delle nostre Alpi, per trarne la conclusione che, se l'esercito italiano sarà comanda,to da uno di quei caratteri energici cha sprezzano le diversioni, le minacce di aggiramento inefficaci, i lontani e deboli sbarchi, noi potremo vedere arridere la. « «
(1) Pag. 339. (2)
La st.rategia, pag. 99.
NICOLA M ARSELLI E LE SUE OPERB
N ICOLA MARSE!"'.'L! E LE S OE OPERE
vittoria alle nostre armi" nella valle del Po, contro un esercito imrasore (1) . Prima di venire a parlare della grande tattica,, il nostro au tore si occupa della traslazione d'una massa d'uomini in un dato tempo, da un punto all'altro, da un ~1 linea all'altra; si occupa dèlla logistica, che egli chiama il veicolo per cui il pensiero del gener ale arriva all'azione tattica delle truppe. La logist ica - egli dice - con frase artistica, studia il come debba porsi in orehestra il motivo strategico; e q nesto come egli s' ingegna di ricerca.re, per quanto, in questa materia più. che in ogni altra, la pratica sia ribelle alla teoria. Egli esamina i movimenti ed i riposi delle truppe, e consacra un capitolo al vettov'agliam ento di esse, un capitolo in cui vi sono dei brani addirittura lirici. Sentite : « l\farcifi male -e « combatte peggio quel soldato che è malamen te nudrit o. « Q1.rn.nte resistenze eroiche, quanti slanci sublimi non di« pendono pure da una corroborante ed eccitante alimenta« zione ! Povera forza morale ove ten vai, quando il corpo è « scarno e fiacco? Puoi dare di tanto in tanto qualche con« vulsa scossa, prodotta dalle contrazioni di un sistema ner« voso stimolato da nobili idee e da inesorabile disciplina; « ma non puoi soppòrtare uno stato di costante tensione, ~ non puoi durare nella lotta che il soldato deve sostener~ « coi venti, le pioggie, le nevi , il gelo, il sonno, la stan« chezza, le disfatte, la morte. Gli stessi t uoi moti subitanei « e febbrili si logorano, ti spossano di poi, ti accasciano in « fine; sì che il soldato più coraggioso può diventar ,,ile « vile però come la lampada che· si spegne per difetto di olio. « Ohi inveisse contro di esso, sarebbe pari al fanciullo, che, « per dispetto, rompesse la lampa,da che non lo rischiara. « Versate, versate olio in quella pov~ra lampada, accende« tela con una grande idea, ed essa fiammeggerà! » . Io ho voluto ripor tare questo brano principalmente per far vedere in qua.I modo il nostro a utore sappia sposar l'arte alla
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scienza, e si mostri, poeta., anche d~1vanti ai più gravi problemi dell'esercito e della guerra. E siamo giunti, o signori, alla parte culminante di questo V libro, alla grande t attica, alla scienza della battaglia, dell'azione per eccellenza, ciel sole della guerra. La strategia è quella che, nel campo della meccanica,. i~dica la direzione in cui deve spingersi uu grave ; la logistica ne calcola le resistenze lungo il viaggio, e la .tattica assegna le leggi dello ·scontro con un altro grave. E poichè più è decisivo lo scontro, e più presto finisce la guerra, il Marselli c_h ia~a ben~(att01·e dell'umanità il generale che vince una battaglia dec1s1va, e vuole che gli si tributi la corona civica e militare, e che egl~ la porti a fronte alta quantunque sia t i~ta cl~ sangue. .E qm il nostro autore, con una foga tutta g1ovam le, descrive la battaglia, esamina lo stato psicologico del soldato; rileva l'effetto della educazione militare : studia, insomma., tutte le qualità del combattente e tutti i coefficienti della vittoria. Oh come sarei tentato, qui più ehe altrove, di leggervi, o sig~ori, delle pagine intere di questo libro, in cui non si sa se si debba ammirare più il generale o l'artista; ma la via lunga ne sospinge, ed io sono costretto orama i a raccorre le vele, cioè~ per uscir di metafora, a riassumere quanto più sollecitamente m'è possibile l'opera stupenda dell'illustre scrittore. Distinta, la tattica in mwa (o elementa're, o f'01·male come la chiamano i Tedeschi) ·ed applicata egli enuncia la legge di evoluzione della scienza tattica: i fattori aritmetici, g eometrici, topografici , psicologici, componenti la scienza tat~ t ica moderna, sono stati successivamente analizzati e posti in rilievo, prima quelli est eriori e poi quelli interiori, prim~ quelli che riguardano il valore del numero dei combattenti e le forme del combattimento in sè, poi in rapporto al terreno infine in rapporto allo spirito umano, che è l'unità sost~nziale, la superna forza della tattiea, della guerra, della società. Di questa legge egli dimostra la verità con la guida della storia; poi viene a,d esaminare con quali regole trovi
(l} Pag. HS .
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NICOLA )IAHSEU,l E LE SUE OPERE
applicazione nella battaglia il principio della forza, determinando in che consiste il così detto . pLmto decisivo, sia sotto l'aspetto strategico che sotto l'aspetto tattico, e con.fermando la sua teoria ·con una pleiade di esempi storici. Infine tratta dello impiego delle varie armi nella ):)attaglia difensiva, nella o:ffenswa, ed in quella che presenta ambedue i caratteri. Nel VI libro il nostro autore fa l'applicazione dei principi esposti studiando le campagne di Federico II, di Napoleone e di Moltke, le quali egli riduce a tipi strategici. E nel VII libro, infine, studia la legge dello svolgimento storico dell'arte militare, legge a cui dà il nome del co1·so e del 1·ico1·so, tra.endone la prima ispirazione dall'opera immorta.Ie cli Giambattista Vico, ·ma sviluppandola in modo alquanto diverso. Secondo· il Vico, ogni civiltà passa per tre età : divina, eroica, umtina; e le percorsero infatti la civiltà greca e latina (c01·so); la civiltà _europea poi rifece lo stesso cammino (1·ico1'80) . Secondo il nostro autore invece il co1·so fo compiuto dalle tre civiltà antiche: orientale, greca e romana; il 1·ico1·so, con progresso, dalla civiltà eui·opea. Nè il Marselli s'accontenta di riconoscere il fatto, egli, da vero :filosofo della storia, 11e vuol ricercare le cause, e lo fa. da par suo. . Io vi chiedo venia, o sjgnori, d'avervi intrattenuto un po' più lungamente su quest'opera del nostro autore, i:na, come ho già detto, a ciò mi obbligava la- grande importanz~~ di essa, e la sua natura tu tt'affatto militare. E se non son riuscito a darvene una idea - per quanto sommaria chia.ra almeno, ho la coscienza che non da mancanza di volontà ciò è dipeso, ma dalla pochezza del mio ingegno: spero, nondimeno di aver fatto nascere nell'animo dei mie·i ascoltatori, i quali JJer avventura, non l'abbiano avuto, il ,desiderio di studiare profondamente questa che io non esito a chiamare la più grande opera che vanti la moderna letteratura militare. )
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Ed ora io vi parlerò cli un altro libro di Nicola Marselli, dì un libro che mi sei.nbra si possa collocare di mezzo alle due opere dì cui vi ho espost o il contenuto, perchè partecipa della µatura dell'uno e dell'altro, e perchè, con le due anzidette, costituisce la triade gloriosa, onde, a parer mio, emana completo e lucido il pensiero marsellìano; voglio dire : Gli avvenimenti del 1870-71 . Su quest'opera splendono tutte le faccette del prisma marselliano; in essa noi ved·iamo il pensatore, il generale, l'uomo politico. Il pensat01·e, gettando uno sguardo d'aquila nella storia dei due popoli che, nel 1870, si a:fl:rontarono, il Francese ed il Prussiano, ricerca le ra.gioni del cozzo fatale fra i due Stati, ragioni di antagonismo e cli preminenza, quali furono già quelle tra Francia ed Austria, ai tempi di Francesco I e Carlo V; e sfata quindi la leggenda del dovere che sentiva la Francia di impedire che un Hohenzollern salisse sul trono di Spagna:- Se mai una causa concomitante fu il bisogno egoistico di Napo leone III di rafforzare le basi della pericolante tlinastia. Continuando il suo esame critico, con vista acutissima, ii nostro autore rileva· come la Francia si. presentasse al gran conflitto con minori simpatie della pubblica opinioné che la Prussia, perocchè la prima rappresentava il principio di autorità; la seconda il principio di nazionalità: per questo riguardo, quindi, egli prevede la vittoria della Prussia. Il gene1·ale studia la composizione e la· preparazi.one dei due eserciti, non limitandosi aJJ.a parte pura.mente formale, ma esaminandone le qualità morali , lo spirito, le tri.idizioni, t utti quei fattori, insomma, che valgano a · farci conoscere completrimen~e un esercito: e, a.n che per questo riguardo, egli 'prevede la vittoria della, Prussia. « La Prussia - egli « dice - non ostante alcune viete tradizioni che il soffio « liberale e germa.nico spazzerà,, ha risoluto meglio di 0gnì
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altra potenza il problema di metter su un esercito n ume« roso, istruito, disciplinato, nazionale ed economico, rela« tivamente al numero di uomini che può levare in armi « nell'ora dell'azione. È la vera nazione armata ed organata. « Questo esercito, avendo il paese dietro di sè, non poteva « non portar e nelle S'ue fil e la viUoi:ia. » L'uomo politico, infine, dai disastri della Francia, dallo studio delle cause che li produssero, tra.e occa&ione ad ammonire il proprio paese e getta, cosi, le basi di un vero programma di partito. Su questa terza parte mi piace di fermarmi un pochino di più, perchP dell' uomo politico non ho avuto occasione di parlare sinora, in q nesta .breve rassegna delle principali Sl~è opere. Il Marselli, mi affretto a dirlo, è uno di quegli uomini che amano la liber tà senza sottintesi, e che ripongono nella libertà il più saldo presidio di un popolo. Sia, quindi, a proposito dei mali della Francia, sia nello studio delle condizioni dell' I talia, egli biasima coloro che imprecano alla libertà{: « Come farete - egli esclama, risentito - come farete « a d istrug gere la liber tà, senza far ripiombare lo spirito « umano nella notte clell' ignoranza e dell'incoscienza cli « sè? » (1). Dimostra, poscia, ch e non della libertà s' ha a temere sì bene della licenza; ma, come il pericolo di cader e in un fosso non ci ha da far ripudiar e le gambe, così il pericolo della licenza, non ci deve far ripudiare la libertà : occorre, a.dunque, che i buoni si stringano fra cli loro per impedire che essa degeneri. Sulla base della libertà va posto il problema politico, sulla medesima base quello sociale, sulla medesima quello internazionale, nel senso che ciascuna nazione sia libera di costituirsi. Ma la libertà vuol essere ordinata ed armonica, come il progresso vuol essere calmo e ragionevole. Il nostro autore, inoltre, appartiene alla schiera di quei grandi che, come il Mamiani, l'Indelli, il Mancini, ecc., non «
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àmmettono nessuna transazione dello Stato con la Chiesa, e quindi giudica severamente la legge delle Guarentigie: forse questa sua intransigenl!.a lo rende pit'.1 sevoro verso la F rancia, cui non sa perdonare di essersi fatta la sentinella del Papato. Loda , perciò, quegli uomini di governo che, per nostra fortuna, si astennero dall'alleanza colla Francia nel 1870 e dimostra tutti ì mali che da questa alleanl!.a sarebbero potuti nascere : in vece, accenna, sebbene timidamente, a<l una possibile alleanza dell'Italia con la Germania; doll' Italia, alla quale consiglia di abbandonare le velleità di fratellanza latina, con la Germania, la quale egli esorta a smettere le orgogliosità della razza germanica. E che ! - egli dice a' Tedeschi - lo chez nous vorrebbe trasmettere l'eredità al bei uns? (1) . Quanto poi alla politica interna, egli prevede l'avvento della sinistra al potere; mit vuole una distinzione recisa dei partiti; vuole, come in Inghilterra, da una parte i conservatori, e dall'altra i progressisti, nettamente separati e delineati da un programma chiaro ed esplicito. Esorta. perciò g li Italiani a far buon uso del diritto del voto : volete un Governo forte, giusto, progressivo ed onesto; ma questo Governo donde vie11e? Dalla Camera. E questa? Dagli elettori. Gridare, dunque, soggiunge, contro il Governo e la Camera, è gridare contro noi, contro il paese. Il quale paga cogli oneri delle responsabilità gli onori del suffragio e deve col senno nello elezioni riparare a.i ma.li della patria (2). Quanto all'esercito, infine, egli lo vuole forte, disciplinato, nazionale e soprattutto colto. « Anch' io vagheggio - dice « un'età, nella quale, smessi i poderosi armamenti, noi po· « tremo rivolgere tutta la nostra attività a sviluppare le « arti dolla pace e i legami fra i popoli. L' E uropa ha bi« sogno che questa felice età affretti la sua venuta. l\Ia. « ora ella è carca di n ubi, e coperta cli armi : ora. ella va (I) Voi Il, pag. ~05, nota.
(I) Voi. Il , pug. 169.
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Voi. I, pag. 10.
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compiendo faticosa.mente la sna trasformazione. E per noi « Italiani può sorgere in poco tempo la possibilità cli guerra. « Disarniansi è swicicla1·si. Adottiamo adunque tutti quegli « ordinament.i militari che possono conciliare il numero con « le qualità, e queste clcte cose con l' economia; procediamo « arditamente nelle riforme amministrative, ma non ci cul« liamo nella speranza che possiamo esser pronti a difen« derci, mentre non lo siamo a spendere » (l). E qui il nostro autore espone una serie di riforme da introclursi nel nostro esercito, riforme che, fortunatamente, oggi sono, per la maggior parte, un fatto e;ompiuto; ma avverte, nel tempo istesso, i governanti di guardarsi dall'errore di imitare tutto dall'esercito prussiano, solo· perchè questo ha riportato una grande vittoria : bìsogna imitare quello soltanto che si confà con le uostre condizioni : « Non « vi esagerate - dice - il valore dei sistemi militari, come « dei politici, come di qualunque sistema. Non è solo il si« stema militare prussia.no che ha vinto il francese, ma, tutta « la civiltà germanica. che h~i vinta tutta la francese. » E però io soggiungo : non crediate che si sarà tutto fatto col -votare delle leggi. Non avremo fatto nulla. È mestieri fare la più grande delle nostre riforme; è mestieri ecl-uca1·e ed illivrnina1·e lei pianta iwmoj è, mestie•ri 1·ialzcwe il nw1·ale clell' ese1·cito , temp1·a1·e lei clisciplina ecl ejmrare il su.o pei·1,onale (2). Ecco, o Signori, come parla dell'esercito un nomo che ad esso ha consacrato t utta la sua vita; ecco come andrebbero discussi i gravi problemi dell'esercito, il quale - checchè si dica - rimane sempre il più saldo presidio del paese : queste discussioni riescon o utili, e devono essere ammirate, non le . sciocche tirate cli coloro che parlano per preconcetto o ·per amor di popolarità, di coloro che mancano d'ogni co. gnizione necessaria .ad. a:ffrontare problemi di simile impor-
N ICOLA AI ARSEUI E LE SUE OPERE
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(I) Vo i. I, jlag. 136. r, 1>ag. 11,4,
(2) Vo i.
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tanza. I o non sono e non posso essere di quelli che dogniaticamente affermano : l'ese.rcito n on si discute. No, · io amo la discussione, ma ·serena e senza preconcetti., e soprattutto fatta da persone éonipet enti che alla grave questione si sianò preparat i di l unga ma.no: studiando da vieino l'esercito, vivendo in mezzo ad esso. Io amo la discussione, ma non so capire come si debbano sottoporre ad una grett a questione di bilancio quelle rifo rme che mirano a porre il nostro esercito in grado di stare a fronte f1gli esercit i delle altr e nazioni. O l'Italia è uua grande Nazione, e deve dare al suo esercito lo sviluppo e la forza che occorrono, o n on· lo è; e a.llora faccia a meno di tante spese, e si rassegni a div'en- · tare la Cenerentola clell' Europa. Io comprendo che uno si fabbrichi, coi mezzi di cui dispone, una piccola casa d'un sol piano, adatta ai propri bisogni; ma non comprendo chi fabbrica un, gran palazzo, ~t molti piani, e non lo copre p oi di tetto per mancanza di mezzi : il palazzo rimarrà inabitabile ed in breve le intemperie avranno ragione dei fastosi muri! Certo, dal tempo in cui il Marselli scrisse le parole che ho citate, iusino ad •oggi, molto cammino si è percorso, ma molto ne r esta ancora a percorrere, e, sotto un certo aspetto, quel che si' è fatto non è stato tutt o utile. Mi -si perdoni l'insistenza sopra una idea che ho già esposta, ma io credo poco buono il sistema di creare ufficiali che non abbi ano avut a un a sufficiente educazione militare : non nego ai giovani provenienti dalle universit à e dai licei la coltura e l'at titudine ad apprender e le discipline militari ; nego ad essi - parlando in gener~tle, s'intende - l'abito alla disciplina ed all'abnegazione. P erocchè - non è a dubitarne - nella enorme quantità di bisogni fit tizi che la moderna società ha creat i, molti ve ne sono a cui un ufficiale deve rinunziare i ebbeue, se non si è animati da una for te virtù ·abnegati va, difficilmente si ha il coraggio cli rassegnarsi a t al sacrifi.zio ; e, se non si è avuta una lunga educazione militare, se non si è acquistato per l'esercito quell'affetto che pone al cli sopra cli ogni ben e il bene di esso, non si potrà
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NICOLA llARSELl,I E LE SUE OPBRE
NICOLA ~tARSELLI E LE SUE OPERE
avere quella virtù. Si ritorni, dunque al sistema dei colleo-i ' o militari, e dei convitti militarizzati che fecero tanta buona prova; si cerchi di di:ffondere l' educazione militare fra' giovani anche quando non debbano poi intraprendere la carriera delle armi, e si avr:nno ufficiali ben preparati, ed uomini capaci di apprezza,re le virtù dell'esercito.
a.ll'Italia nel concerto delle Nazioni. Nicola Marselli, parlando, come per visione, di quel giorno, profetizza così la vittoria: « Il giorno in cui i paladini del passato intimarono guerra « all'Italia, questa pronunziò pure il suo 1riobilisi1'en, e, in « meno di quindici dì, l'esercito fu schierato sotto la dire« zione di un abile capo, che da lungo tempo aveva medi« tato sulle possibili contingenze della guerra, e il comando « di un valoroso principe che tutti avevano imparato ad « amare. I nervi dell'immane corpo si tesero per l'azione « della vigorosa unità. Porsi in movimento nel modo più « raccolto, dirigersi verso l'inimico per la via più breve, e « nel modo più veloce, urtarlo come· catapulta nel punto più « debole, vincerlo in un primo scontro furono atti che si « seguirono con meravigliosa rapidità. Ma più meravigliosa « fu la costanza che gli Italiani dimostrarono in alcuni « giorni sinistri. Pensarono ai rimedi, non accrebbero i mali « coll' incolparsi ; posero in moto le veterane riserve, non gli « schiamazzatori della licenza; per il che meritarono di rial« zarsi e di atterrare l'inimico. Virtù vinse fortuna, Una « pace gloriosa e solida coronò i nostri sforzi : conquistammo « la stima che si prodiga ai vincitoij, la nostra amicizia « cercossi a gara, la nostra voce fu ascoltata e potemmo ab· « bandonarci con sicurezza a svolgere ogni maniera di pa« cifi.che attività » (1). E dopo d'aver sentito questo brano, mi neghi chi può, o signori, che Nicola Marselli, dopo di esser diventato da Hegeliano, positivista e Darwiniano, è tornato ad essere, quasi inconsapevolmente, e cedendo alla sua anima., alla sua natura, un grande idealista ! Ma noi, o Signori, educhiamoci per diventare quel nuovo popolo che il Marselli voleva; fortifichiamoci per conseguire quella vittoria che il Marselli profetizzava; e quando il nostro esercito e la nostra flotta avranno rese sicure le Alpi ed i
Io parlo per ver dire Non per odio d'al trui, nè per disprezzo.
E mi par tempo, o Signori, di por fine a questo mio discorso, col quale ho già troppo abusato della vostra beneyola attenzione. Se non rni lusinga vano en·01·e, dirò continuando col Petrarca, a me pare di avervi mostrato sotto tutti i suoi aspetti i_l pensiero marselliano, mercè le principali sue opere, che lo smtetizzano. Non parlerò, quindi, delle opere minori, quali L' elogio del generale J ornini, Gl' Italiani del .Mézzogio1·1io, e la Vita del 1·eggirnento, la. quale ultima di ·natU:ra tutt'affatto militare, meriterebbe uno studio a parte comEi merita un posto · sempre nella· biblioteca di ciascun ufficiale; e non parlerò neppure degli articoli politici del nostro Autore, di cui è largamente disseminata la Nuova Antologia, che fu nobilissima palestra agli studi del Marselli, come di tanti altri valent'uomini. Riassumendo quanto son venuto dicendo sinora, io credo che il Marselli abbia fatto un gran bene all'esercito, sia onorandolo con le sue opere che riscossero il plauso universale, sia migliorandone effettivame1tte la coltura con le parole e con gli scritti. Sia lode, adunque, all'uomo che col sapere e con le virtù seppe erigere a se stesso un monumento più degno e più duraturo di quelli che le presenti generazi~ni così facilmente elevano ai morti; sia lode a lui, e non manchi in noi la virtù di seguirne i precetti e l'esempio. Perchè solo così noi potremo prepararci alla vittoria pel giorno in cui saremo chiamati a difendere, per la patria, con le armi alla mano, non forse la integrità del t erritorio, ma il diri tto a quel posto che il sangue dei nostri genitori assic.u rò
(I) La g11e1·1·a e la wa sloria, voi. 1r, Conchtsione, pag. 359.
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NICOLA MARSELL ! E LE SU E OPERE
mari d'Italia, allora, come dice il nostro grande poèt~ vivente, allora andremo a chiedere al Cadore l'anima cli Tiziano Vecellio, p erchè Nel Carnpidog;lio di spoglie fulgido, nel Campidoglio di leggi splend ido, ei pioga il t rionfo d'Italia assunta novella fra le genti.
SAGGI TATTICI E STRATEGICI Dr MOLTKE A PROPOSITO
DI UNA RECENTE PUBBLICAZIONE DEL GRANDE STATO AJAGGIORE PRUSSIHO Continuazione e fine. -
Vedi dispensa Xli del 1900
CARLO Sosso m.c1.9 giore nel S' a,·1.i gl'ieria.
La cavalleria. Assai severo è il giudizio che il maresciallo esprime intorno all'operato della cavalleria nella campagna del 1866. « L'influenza di quest'arma fu relativamente minima e « grande fo il numero dei rjparti che non vennero a con« tatto col nemico. « I combattimenti di cavalleria furono per la maggior « parte condotti da singoli squadroni. << Intieri reggimenti attaccarono soltanto in dieci casi: « A K ~niggra.t,z: « il reggimento 1° dragoni della Guardia; « i reggimenti ussari 4°, 5° 12°; « i reggimenti ulani 4° e 11° (1). « A Biskupi:tz: « il 1° reggimento corazzieri. · « A Tobiscbau: « il 5° reggimento corazz1en. « A Rokeni tz : « il 2° reggimento ussari della landwehr. « A Oswiecim: , « il 2° reggimen to ulani della landwéhr. (i) Ques ti reggimenti, er.ccLto il 4° ussari, presero parte al grande combattime nto di cavalleria presso Streseti tz.
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SAGG! TATTICI E STRATEGICI DI MOLTKE
« Un solo caso è a notarsi in cui un'intiera brigata attaccò
il nemico: quello, splendido, della brigata combinata von « vVnuck a Nachod, la quale dapprima caricò la cavalleria « nemica, poi la fanteria , battuta e finalmente l'artiglieria « mentre stava ritirandosi ». Il Moltke rileva quindi non pochi casi ne' quali la cavalleria avrebbe trovato opportuno impiego e in cui, per contro, rimase inattiva; e rispetto alla battaglia di Koniggratz egli finalmente osserva che « con una forza di 10,000 cavalli le « perdite furono di 8 ufficiali, 101 uomini e 103 cavalli, « mentre a '\Vaterloo la cavalleria del duca di '\Vellington, « di poco più. numerosa (rn,ooo cavalli) perdette: 150 uffi« ciali, 2,300 uomini e 2600 cavalli » . Ma se la cavalleria poco partecipò alle operazioni e alla battaglia, ciò non dipese dal suo materiale, bensì, principalmente e anzitutto, dal comando e in seguito, in parte, per il suo ordinamento e la sua ripartizione. Il generale ì\foltke ritiene che pei perfezionamenti delle armi da fuoco (e questo scriveva più. di trent'anni fa) le masse di cavalleria potranno difficilmente decidere le battaglie, come ai tempi di Napoleone I; della vittoria invece dovranno trarre profitto. Durante la battaglia sarà loro dato di osservare ravvicinarsi di truppe nemiche e ritardarne la marcia, e così pure d'intervenire quando si presentino circostanze specialmente favorevoli come, a mo' d'esempio, allorchè l'attacco nemico sia stato respinto. Ma l'azione vera della cavalleria, comincierà assai più. che per il passato, dopo la decisione della battaglia. « Nell'inseguimento però gli attaèchi « d{ singoli reggimenti non otterranno un gran risultato, e « perciò la riserva. di cavalleria deve essere mantenuta riu« nita ed essere risparmiata sino al termine della battaglia ». Il Moltke s'eleva contro il detto che la cavalleria non deve esporsi inutilmente al cannone. Converrebbe allora, per la grande portata degli odierni cannoni, tenerla lontana dalla fanteria da 5000 a 7000 passi, ~ così. distante nnn sarebbe mai in grado di giovare alla fanteria, intervenendo a momento opportuno. La cavalleria pertanto deve sopportare il «
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fuo co dell'artiglieria, come le altre armi, e cercar riparo contro di esso a mezzo del movimento e utilizzando il terreno, ma non col portarsi indietro, fuori del suo raggio di azione. Le riserve di cavalleria poi non disimpegnarono affatto il loro còmpito dell'esplorazione; ciò che deve attribuirsi ai ·comandi d'armata. << In ogni modo la grande importanza della cavalleria ri« mane invariata per le operazioni ». Alla cavalleria di visionale spetta l'osservazione del nemico a breve distanza, e pel restante di operare in stretta unione colla propria divisione di fanteria. La divisione di cavalleria è inutile, anzi di peso ai corpi d'armata di seconda linea : quelli invece, che agiscono indipendenti hanno bisogno di più di una divisione. Il comando supremo, al principio della -campagna, deve avere a propria disposizione co,·pi di cavaller·ia per l'esplorazione lontana. Ma a raggiungere questi scopi, è mestieri che la cavalleria riceva adatta formazione di guerra. , ~
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Nessun principio, osserva il Moltke, regolò la formazione di guerra della cavalleria nella campagna del 1866. La 1" armata disponeva di un corpo di cavalleria di 49 squadroni; la 2a armata di una divisione di cavalleria di 24 squadroni; i singoli corpi d'armata poi erano dotati di cavalleria in maniera assai differente. Il Moltke, che si dimostra caldissimo ammiratore e grande titudioso delle idee e delle gesta di Napoleone s'accosta appunto all'ordinamento che Napoleone diede alla sua cavalleria, come divide il suo pensiero intorno all'impiego strategico e tattico della medesima. « La cavalerie - lasciò scritto Napoleone - est destinée « a JOuer deux rdles bien differents, Elle doit, dans les mar« ohes, se disperser pou1· pa1·courir le pays, reconnaitre et
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poursui1,'?"e; dans les batailles au contraire, elle ne peut
« produire un g1·and e(Tet, qu'en donnant tout à coup en «
masse su1· tes points a(TaibJis et battus en bréche des lignes
« ennemies. »
E Moltke riconos0e ohe il carattere affatto differente di questi due còmpiti si riscontra appunto in tutte le campagne di questo secolo, nelle quali siasi fatto grande uso della cavalleria. Nessun generalissimo però seppe trarre dall a sua cavalleria tanti vantaggi quanto Napoleone, grazie all'abilissimo impiego che ne seppe fare, grazie all'ordinamento impartitogli. E qui il Moltke si estende di molto nello studiare la formazione di guerra della cavalleria napoleonica nelle principali campagne dell' impero, e si sofferma particolarmente nel metter e in rilievo la grande massa di cavalieri che costituì va la così detta Riserva di cavalle1·ia. Non c' indugieremo su questo tema che è abbastanza noto; epperò vuol essere notata la giustissima deduzione dell' illustre maresciallo: e cioè che ad ogni 10,000 uomini di fanteria erano addetti in media 1100 cavalli, e che tutta la restante cavalleria formava la riserva. Riserva così imporfante che mai fu meno di 1/3 dell' intiera cavalleria, e spesse volte " 3/ d l. I/ / 'l SlnO a / 1, E qui il Moltke passa allo studio del servizio strategico della lontana esplorazione ; studio di capitale importanza nell'epoca in cui fu scritto, nella quale erasi affatto dimenticata qualsiasi nozione intorno a quel servizio ma che anche oggidì, dopo trent'anni che non si fa che seri vere dell'avanscoperta, va tuttavia annoverato fra quanto di meglio fu dettato intorno a quell'importante ufficio dell'arma a cavallo. Diciamo subito che l'illustre scrittore accetta compiutamente il concetto napoleonico di una grossa massa di cavalleria, indipendente e rinforzata da artiglieria e fanteria, a disposizione del comandante in capo e che sin dall'inizio delle operazioni si porti innanzi per attingere informazioni sul nemico.
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Possiamo quindi affermare che se Napoleone fu l' inventore del servizio strategico della cavalleria innanzi al fronte dell'esercito nel lato senso che ora gli si attribuisce, è al Moltke che si è debitori di averlo richiamato in vigore dopo ohe nel lungo periodo di pace trascorso lo si era compiutamente dimenticato. Due cose però sorprendono. Perchè, dopo aver ammirato l'ordinamento della cavalleria napoleonica ed aver espresso il concetto - giustissimo del resto - che il suo impiego dipende in gran parte dalla sua formazione di guerra e çlal suo assegnamento alle grandi unità, perchè, ripetiamo, il Moltke si limita nelle sue proposte a delle mezze misure? Per la divisione di fanteria egli propone di destinarle un reggimento di cavalleria, e pei corpi d'armata una divisione di cavalleria di due brigate a due reggimenti. Queste divisioni dei corpi d'armata debbono poi, nel caso di bisogno, essere riunite in un corpo di cavalleria, come, a mo' di esempio, al principio della campagna per l'e'splorazione lontana o al termine della battaglia per l'inseguimento, nel caso di felice successo o per opporsi alla cavalleria avver saria nel caso di una disfatta. Cessato il bisogno esse rientrano ai loro corpi d'armata, come agli stessi fanno passaggio durlnte la batta.glia. E a quest'uopo egli vuole che presso il comando dell'armata si trovi il comandante del corpo di cavalleria, col suo stato maggiore. Senza dubbio è superfluo rilevare i difetti e gli inconvenienti di un'eventuale formazione del corpo di cavalleria, ma, per contro, non possiamo a meno di notare la semplicità di ordinamento della Riserva di cavalleria napoleonica. Stà bene che Napoleone uon tenesse sempr e l' intiera riserva di cavalleria riunita e talvolta ne distraesse una ed anche più divisioni, por rinforzare questo o q uell'altro corpo d'armata che stimava avere momentaneamente bisogno di maggior dotazione dell'arma a cavallo; ma ciò, come è chiarissimo, non portava alcun inconveniente. La riser va di cavalleria rimaneva sempre fortemente costituita.
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Sembra quasi che il ~oltke abbia voluto, con altri mezzi, ottenere su per giù lo stesso intento, ma in questo caso ci pare che la trovata non foJelice. Noi però siamo indotti a credere che il Moltke era più che consapevole dei difetti della sua proposta, ma che si attenne a quel mezzo termine per non arrecare radicali cambiamenti alla prescritta formazione di guerra e fors'anche per la deficienza numerica della cavalleria. Nel fatto poi, nel 1870, le divisioni di cavalleria - di forza però assai differente l'una dall'altra - furono addette alle armate e non una sola, eccetto quella della Guardia e del Corpo sassone, ai corpi d'armata, tranne, eccezionalmente - durante talune giornate di operazione e talvolta durante la battaglia. L'altro punto che ci arrecò qualche meraviglia è il seguente: Come .m ai, il Moltke, che pure ha così chiara visione del servizio d'avanscoperta e della sua capitale importanza, ammette poi una discontinuità di questo servizio sul fronte dell'esercito o delle armate? E qui frèl.ncamente confessiamo che non sappiamo spiegarci il pensiero di Moltke. Tuttavia il concetto primo ed informatore di tutto l'articolo sulla cavalleria di Moltke, che per un opportuno im piego della cavalleria, oltre ad un abile comando, si richieda un adatto ordinamento, è inoppugnabile e vuol essere tenuto nella massima considerazione.
nei pochi giorni delle manovre e che i comandanti delle altre armi non avevano dimestichezza coll'artiglieria. Eg li quindi propone la soppressione della riserva generale d'artiglieria e il riparto di tutta l'artiglieria fra i corpi di armata, assegnandone una parte in via permanente alle divisioni di fanteria e formando colla restante la riserva del corpo d'armata da chiamarsi artiglieria del corpo d'armata. L'ordinamento pertanto che presso quasi tutti gli eserciti europei fu dato all'artiglieria dopo il 1870 come deduziÒne di quella campagna, il .Moltke invece lo ritrasse dagli insegnamenti della g uerra, del 1866. E non solo fu per opera di lui che l'artiglieria tedesca ricevette quell'ordinamento con cui entrò in campagna nel 1870, ma fu pure Moltke che, già in questa Memoria, le tracciò la via per il suo impiego tattico. « All'artiglieria, egli scrive, spetta, per la lunga portata « del suo fuoco, di aprire iì combattimento e di mantenerlo « fino a che si faccia sentire l'efficacia, delle altre armi. Una « parte di essa deve perciò trovarsi presso la testa delle co« lonne marcianti verso il nemico. La precede soltanto la << cavalleria, la guale investiga intorno al nemico e la fan« teria occorrente per assicurare la marcia e la messa in po« sizione de1l'artiglieria. Ma anche la massa dell'artiglieria « non deve per principio aver posto alla coda della colonna, « a menochè prevalgano criteri di comodità, laddove nella « marcia sia esclusa la possibilità d'incontrare il nemico. « B importante, g ià nella prima fase del combattimento, « di parteciparvi con un n umero di pezzi superiore, impe« rocchè è appunto in questa fase che spesso l'artiglieria può « aver efficacia; è dessa soltanto che procura un punto d'ap· « poggio per lo schieramento delle altre armi e che distoglie « da esse il fuoco nemico. Le batterie quindi marcianti col« l'avanguardia debbono celeremente essere rinforzate da « quelle del grosso, ciò ch e in molti casi sarebbe impossibile, « se esse marciassero alla coda della fanteria. « Nella pl uralità dei casi, l'ordine della marcia sarà perciò << regolato in tal modo da permettere che l'artiglieria possa
Artiglieria. Il Moltke afferma che l'ar tiglieria prussiana, nella campagna del 1866, si dimostrò superiore all'austriaca; però riconosce che non diede, tutto quel frutto che poteva dare e che le armi sorell8 si lamentarono talvolta con ragione del poco appoggio che ne r icevettero. Le cause di gueste manchevoì.ezze voglionsi ricercare: nel1' ordinamento e nel fatto che l'artiglieria viveva separata dalle altre armi e non aveva contatto colle medesime se non
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« portarsi avanti, tostochè ha luogo lo scontro col nemico. » Il Moltke si preoccupa a che l'artiglieria sia sempre agli ordini dei suoi capi diretti, e vuole siano essi che informati a tempo dello scopo a ragg\ungersi, impartiscano gli ordini alle batterie e ne sorveglino l'esecuzione. A quest'uopo: « I comandanti dell'artiglieria si trattengono all'inizio del « combattimento presso i capi delle grandi unità. Nel corso « del medesimo il capo dell' Abtheilung E'i porta là dove si « trova più di una delle sue batterie, il comandante di rog(< gimento dove sta al fuoco l'artiglieria di corpo d'armata, « il comandante di brigata di arLiglieria dove agiscono in« sieme artiglieri.e di divisione e di corpo d'armata, il gene« rale d'artiglieria dove combattono batterie di differenti « corpi d'armata. « Principio direttivo è pertanto, che il combattimento di « artiglieria debba mai mancare di essere diretto; così si « eviterà il funzionamento delle singole batterie, l'impiego « a massa diventerà la regola, l'azione di una sola batteria « l'eccezione. »
offrono agio di coprirsi. In ogni modo, sempre prima della cura del coprirsi, devesi tener conto dell'efficacia del fuoc0. In poche pagine pertanto è tracciato tutto quanto riflette l'ordinamento e la tattica dell'artiglieria, che rispondono completamente alle idee odierne, con questa enorme differenza ch'esse, per gli altri eserciti rappresentano il risultato delle deduzioni tratte dalla guerra del 1870-71, mentre Moltke le formulò e concretò dopo la campagna del 1866 e le fece applicare nella guerra contro la Francia, nella quale non poco contribuirono agli straordinari successi r iportati dalle armi tedesche. Anche le idee intorno all'ordinamento oggi prevalenti di adibire tutta l'artigfieria alle divisioni di fanteria, sopprimençlo quella di corpo d'armata, se ben si riflette non sono altro se non un applicazione più. ampia del concetto espresso da Moltke intorno all'impiego di quell'arma.
« Per la preparazione clell' assalto decisivo, se possibile, « s'impiegherà tutta l'artiglieria. Non sembra conveniente « trattenere indietro in riserva alcune batterie pel caso di « insuccesso, poichè l'artiglieria giunge sempre più celere« mente della fanteria alla posizione d'accolta scelta in« dietro. « Per questo attacco principale l'artiglieria deve avvici« narsi al nemico, p. es., a 2000 passi ed anche meno, af« fine d'esercitare potente efficacia a breve distanza. » Le batterie poi entrate nella lotta non debbono per alcun motivo esserne ritratte, eccetto il caso in cui l'autorità superiore ordini l'abbandono della posizione. I soli pez:1;i smontati debbono, se dossibile, essere inviati indietro. Il :Molr.ke ricorda ancora che le_ posizioni più vantaggiose per l'artiglieria non sono sempre le più elevate; ma quelle laterali alle medesime, dove spesso le ondulazioni del terreno
Un capitolo speciale è dedicato all'ordinamento e alla formazione cli marcia delle grandi unità. Il :.Uoltke si dimostra partigiano delle pic.::ole armate composte di 4 sino a 6 divisioni di fanteria e di 2 o 3 divisioni cl i cavalleria. Può recaré sorpresa ch'egli non è favorevole alla conservazione del corpo d'armata, e ritenga più vantaggioso l'avere divisioni di fanteria dipendenti direttamente dal comandante l'armata, perchè, a suo parere, gli ordini giungerebbero ai comandanti di esse più celeremente e sarebbero eseguiti in maniera più completa e più energicamente. Egli però si limita alla manifestazione di questo suo concetto, non credend@ opportuno di proporre l'abolizione di quella unità fino a che ò conservata negli altri eserciti. Notiamo a questo riguardo che anche Napoleone lasciò scritto : « Lorsqi,e l'ìnfanterie d'ime armee n'est que de soi« :.cante mille hommes, il va'Ltt mìeu.c n'avoir q ue cles dinisions. » Di veramente importante è la parte riflettente la formazione di marcia e l'esposizione dei princip:i che regolar debbono le marcie; che sono poi i principi seguiti dall'esercito
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tedesco nella campagna del 1870 e introdotto, dopo di essa, con leggere varianti nei regolamenti degli altri eserciti. Non è possibile, secondo il v. Moltke, dettare prescrizioni tassative per la formazione ' di marcia delle grandi unità: t uttavia nelle circostanze ordinarie una formazione normale può servire quale guida. E una formazione normale per la divisione presenta infat,ti il Moltke siccome allegato. I principi in ogni modo da aver presenti nello stabilire l'ordine di marcia sono i seguenti : Che, appena sia possibile, si assegni ad ogni di visione una stra<la a sè, e che il carreggio segua la strada migliore; Che la fanteria non ha bisogno di formare nna. riserva; Che alla cavalleria spetta l'esplorazione; Che rartiglieria deve entrare nel combattimento al più presto possibile. E q ui ha t ermine l'importan tissima Memoria per la quale S . M . il Re non mancò di esprimere al generale v. Moltke la sua riconoscenza e i propri r ingraziamenti.
di capitale impor tanza e che, insieme alla lv.lemoria, vorremmo vedere volgarizzata e diffusa fr,t i. nostri ufficiali, imperocchè contiene oltre a molti principi e massime, norme particolareggiate per le principali operazioni della g uerra, esposte poi con tale chiarezza da escludere qualsiasi erronea interpretazione, diguisachè lo studio di questo solo libro sarebbe più chesufficiente a formare una soda coltura teorica della guer ra. Non possiamo però fare a meno di notare qualche punto che ci sembra singolarmente rimarchèvole. Nelle Generalità troviamo espressi concetti intorno all'ufficio della strategia o alla separazione e riunione delle forze che importa di rilevare. « La strategia, dice il v . :\foltke, a malappena si può chia« mare una scienza : il suo valore consiste quasi intieramente « nell'uso concr~to che se no fa. Si tratta di abbracciare con « giusto tatto la situazione che in ogni momento assume diffe« ronte aspetto, e poscia con decisiono e intelligenza di aLtuare « il partito più semplice e più naturale. La guerra così diviene « un'ar te, tale però cui servono molte scienze. Queste ultime « non fan no ancora, e di gran lunga, l'uomo di guerra, ma « quelle che al medesimo fanno difetto, debbono essere rim« piazzate da altre. » E art e definì la guerra Napoleone, i di cui principi (les pdncipes de la gue1·re) « sont coux qui ont dirigé les grands« capitaines : Ale:x:andre, Annibal, César, Gustave- Adolphe, (< T uren ne, le prince E ugèue, F rédéric -le- Grand. » Moltke, adunque, come Napoleone, pensa che la g uerra è un'arte; non accenna. per ò a' princip:ì di essa che debbansi rit rarre dalle campagne dei grandi capitani, ma per contro ne form ula taluni che risultano dalle g uerre napoleoniche. Egli chiama una calamita il tener riunite grosse masse d i truppe. « Un'armata concentrata su di un punto difficilmente « può essere nutrita e mai alloggiata, non è in grado nè di « marciare nè di operare, soprattutto non può a lungo sussi« stere, può soltanto combattere. « È perciò un errore il t~nere riunite tutte le forze senza « uno scopo determinato, e quando non tratt isi della decisione.
Dall'Istruzione per i comandanti di tr·1,1.,ppe p iù elevati del 24 giugno 1.869.
In base alla 1vlemoria r imessa a S. M. fo quindi compilata presso il g rande stato maggiore un'Istruzione pei generali, scritta per la maggior parte di pugno stesso del generale v . Moltke. L'interessante lavoro nell'odierna pubblicazione è riportato per iutiero, eccetto i capitoli II, III, IV e X D. Non ci sembra opportuno, al fine di evitare inutili ripetizioni, l'indug iarci l ungamente su di esso, imperocchè, sebbene espressi in forma più decisa, i concetti dell'Istru,;ione sono gli stessi identici della Jfemoria, e in parte furono introdotti nel R egolamento tedesco sul servizio in guerra. Ma, g iova il ripeterlo, è un'Istruzione
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« Per questa decisione invece, non si è mai abbastanza forti, e « perciò devesi aver cura di trarre sul campo di battaglia sino « all'ultimo battaglione. Colui però che prontamente vuol « raggiungere il nemico non d'ave voler avanzare concentrato « sopra una o poche strade. « Il còmpito della condotta d i grosse masse risiede : nel « mantenerle separate durante le operazioni, e nel riuuirl~ a « tempo per la decisione. » Non sappiamo di preciso se sono queste parole di :M:oltke che spinse talun scrittore tedesco a proclamare che l'illustre maresciallo seguisse nella condotta della guerra priucipì, circa la riunione delle forze, diametralmente opposti a quelli napoleonici. L'opinione qui espressa dal l\folt,ke che è un errore marciare concentrati durante le operazioni, e che importa soltanto esser6 concentrati sino all'ultimo battaglione sul campo di battaglia, risponde invece compiutaneamente a quanto operò ed a quanto scrisse Napoleone. « Règle générale, dice Napoleone: Quand vous voulez « li1Yl'er 1,tne bataille, rassemblez toutes vos furces, n'en nég ligez « auc:une; un bataillon quelque fois décide d'une journee. » E chi più di Napoleone mise in atto il sistema d i marciare con colonne separate, giungendo spesse volte sino al puntò di lasciare ai comandanti d i corpo d'armata di sta,bilire le singole tappe? Ohe se poi vuolsi trovare una differenza d i idee e di principi fra Napoleone e Moltke riguard·o al concentramento delle forze per la battaglia, si erra pure di grosso. Se Napoleone am;i.va concentrare le proprie forze prima della battaglia, non è men vero che in molte ba.ttaglie la r iunione ebbe luogo sul campo della lotta; così, fra l'altro, nei combattimenti della prima fase della campagna del l 796, poi a Oastiglione, a J ena, a Eylau, a Dresda, a Bautzen, e così via. Il che significa chiaramente ch'egli non aveva che un principio : quello sopra riportato. Ohe poi avesse tutte le forze sotto mano la sera prima della battaglia, - come a mo' d'esempio ad Austerlitz, -- battaglill. del resto difensiva -offensiva - o
SAGGI TA'l'TlCI E STRATEGICI l) l MOJ.TKE
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gli g iungessero a tempo durante ia giornata campale, non si può infer ire nè dalle sue opere nè dai suoi scritti che gli fosse different e. E i principì di Moltke sono quindi intieramente identici ai napoleonici. Soggiungeremo anzi che non sono se non una diretta derivazione dello studio profondo delle guerre di Napoleone. Il gran quesito odierno, per contro, potrebbe esser questo; colle attuali enormi masse, sarà sempre fattibile di osservare la massima : marciare separati, riunirsi per combattere ·?· Sopra qual teatro d i operazione si troveranno tante strade da asseg narne una - non diciamo ad ogni divisione, come vorrebbe Moltke e come spesso fecero i Tedeschi nel 1870 ad og ni corpo d'armata, senza pregiudizio del concentramento sul campo di battaglia? Questo è l'arduo quesito che la condotta della guerra dovrà ora risolvere, e pel quale gioveranno e le massime di Napoleone, e quelle di Moltke. Che le varie armate debbano concorrere alla battaglia è inoppugnabile; ma non è men vero che enormi difficoltà si dovranno superare per raggiungere tale scopo. E , g iacchè ne avevamo il destro, a questo importantissimo quesito abbiamo voluto accennare, perchè ci par e - e vorremmo ertare - che in gen erale si tenga troppo poco conto dello stato di cose attuali - eserciti numericamente colossali , nuove armi, ecc., - affatto differente da quello in cui ebbero luogo le guerre passate. Ci accontentiamo ancora delle deduzioni strategiche e tattiche delle guerre napoleoniche e della campagna del 1870-71, e non ponderiamo abbastanza che le condizioni sono affatto cambiate. E niuno certo vorrà n egare che il tema delle marcie e dell'alimentazione delle truppe non vada studiato, e studiato a fondo, con criteri adeg uati ai mezzi nuovi. Originale e meritevole d'essere notato è poi quant o il Moltke scrive intorno all'esecuzione dell'avanscoperta. Egli ammette che sono due le strade a seguirsi per attuare l'esplorazione: si possono, cioè, impiegare singoli cavalieri
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SAGGI TATTICI E STRATEGICI 01 MOL'rl{E
o piccoli reparti che iuossei'vati procurino di formarsi celeremente un concetto delle condizioni del nemico, oppure raggiungere lo stesso scopo con grossi reparti che ricorrano, nel caso, alla forza e al com.battimento. Moltke preforisce e raccomanda la prima maniera, poichè presenta i vantaggi di richiedere poche forze e di non svegliare l'attenzione del nemico. E la si può impiegare anche quando si abbiano innanzi alla fronte delle armate grosse masse di cavalleria, inviando avanti e sui fianchi ufficiali adatti - anche di stato maggiore - incaricati di vedere. « Così si otterranno in modo facile buone e attendibili cc notizie: e talvolta, specie nel proprio paese, è da raccoman« darsi cli.e ufficiali intelligenti si mantengano sui fianchi « dell'avversario. A questi ufficiali riuscirà di avere cogni« zione dei movimenti interni del nemico, dei numeri dei « corpi d'armata presenti, dei ieggimenti, ecc. Non hanno « bisogno di preoccuparsi troppo pel loro collegamento colle « proprie truppe, spediscono, nel caso, le loro notizie me« diante un giro e ritornano a loro beneplacito, allorchè ri« conoscono che il trattenen:i lontano non risponde ad al« cuna utilità. » Ma quando per l'attenzione del nemico e la densità delle sue truppe avanzate, tale met odo di condotta non sia possibile, il ì\foltke riconosce la necessità di usare la forza. « In questo caso, egli scrive, è necessario d'impiegarvi un « numero di forze_ tale, che assicuri il raggiungimento dello « scopo, poichè un t,entativo rintnzzato indurrebbe il nemico, « fatto attento, ad adottare contromisure ed a rinforza;e le « truppe avanzate. « Siffatte intraprese pertanto sono giustificate solo nel « caso, in cui si voglia e si sia in condizione di dar loio « un seguito immediato, mettendo a profitto ciò che si è (< conosciuto, poichè la situazione oggi posta in chiaro può « domani essere un'altra. « I combattimenti d i ricognizione soventi sanguinosi e « accompagnati da grosse perdite, senza uno scopo diretto, « sono da evitarsi.
SAGGI 'l' ATTlùl E STRATEG!Cf DI MOLTKE
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« Ricognizioni con grosse masse di cavalleria, appoggiate eventualmente da fanteria, spinte innanzi all'armata di pa« recchie giornate di marcia, possono essere necessarie, spe« cialmente al principio di una campagna, al fine di chiarire « la situazione generale di guerra; debbono però essere esclu<< sivamente ordinate dal comando supremo. » Queste righe sembrano scritte ieri e non più di trent'anni fa e prima della campagna del 1870. È a queste prescrizioni e norme che dev.esi il servizio d'avanscoperta attnato durante quella campagna dai cavalieri tedeschi, e che oggidì costituisce l'ufficio principale della cavalleria, prescritto dal Regolamento sul servizio in guerra. Le idee enunciate dal Moltke sull'esecuzione dell'esplorazione si presterebbero in vero a lunga discussione, ma accingendovici saremmo tratti troppo lontani. Nella campagna del 1870 coteste idee non trovarono completa applicazione, essenzialmente per due motivi: l'uno che la (1avalleria francese avversaria non pensò mai a contrastare il passo alla cavalleria tedesca, diguisachè fu possibile di attenersi alle ricognizioni di ufficiali, raccomandate dal v. Moltjre; l'altro che la cavalleria tedesca fu chiamata a disimpegnare cotesto servizio, quando non vi era ancora sufficientemente preparata. Oggidì fra\tanto, che non poco si d iscute intorno ai principi cui dovrebbe informarsi l'avanscoperta A che in proposito si fanno udire correnti di idee quasi diametralmente opposte, ci _I.lare che le parole di Moltke assumano uno speciale carattere d'importanza e vogliano essere studiate ed apprezzate. Nè meno interessante è il capitolo relativo all' inseguimento. Anche qui, come nella ivlemoria , si accenna allo inseguimento immediato dell' iutiero esercito, ma l'assegnamento sicuro per tale operazione lo si fa sulla riserva di cavalleria, il cui generale deve tenerla pronta e possibil mente non impegnarla prima della decisione della battaglia. Rileviamo ancora per ciò che ha tratto all'impiego della artiglieria, la sentenza che non si deve nutrire preoccupazione di perdere i pezzi: concetto questo da tutti ora accettato come assioma, ma che nel 1869 era quasi un'eresia. «
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SAGG I T ATTICI E STRATEGICI DI MOLTKE
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*"* Gli altri articoli rig uarda110 i viaggi d i stat o maggiore; nei quali l'illustre scrittore s'occupa a fondo della profondità di marcia delle colonne e dell'emanazione degli ordini per l'esercito : articoli generalmente br evi, ma densi di pensieri e d i pratiche considerazioni. Sono quindi r iportati tr e articoli, già noti, perchè pubblicat i precedentemente in g iornali o riviste militari tedesche : sulle posizioni di :fianco, sulla strategia - in parte contenuta nella Storia della guerra dei i 87 0- 71 redatta dal grande stat o maggiore prnssiano e riprodotta più tardi e per intero nel 13° fascicolo dei Jfriegsgeschichtlichen Einzelschriften - ; .e finalmente la risposta di Moltke alla critica del suo piano di gnerra per la campag na del 1866 che fu stampata n ell' autorevole r ivista austr iaca dello Stre(/ieur. Giunti a l fine di questo breve e sommar io esame dell' impor tante opera, ci pare proprio superfluo ~ilungarci ul~eriormente nel mettere in rilievo il gran pregio e valore d1 essa. Lo stato mag giore prussiano fo feli0emente inspirato nel decidersi ad onorare von Moltke col pu bblicare quest,i suoi scritti. L' illustre maresciallo appare ancora più grande: fin · ora lo si era sempre considerato soltanto come stratega, da q~i in avanti lo si dovrà pure considerare come organizzatore di ar mate e come tattico, e maggiormente si dovrà apprezzare la parte spett anteg li nei successi conseguiti dalle armi tedesche nel 1870-71.
B. D.
L'lSTRUZIONE EL'E DUCAZIONE DELLAFANTEBlAFBANCESE H.
B OKNAb, -
Infanterie - 1lféthodcs de commanclcmcnt, cVéd·« cation et <l'instr uctior, Paris, Cb apelot et C. 1900, frcs
È un libro dedicato soprattutto agli ufficiali di fanteria dell'esercito francese, è un libro che può e dovrebbe esser letto dagli ufficiali della stessa arma. degli altri eserciti sia per imparare a conoscere come viene educa to ed is truito il soldato di fanteria francese, sia per apprender e utili nozioni per lo svolgimento dell'opera loro presso i reggimenti. L'au· tore, presentemente generale, espone il metodo seguito per l' istruzione e l'educazione del reggimento di fanteria che, fino a poco tempo fa., ha comandato per tre anni consecutivi. Mio sco po non è q uello di esaminarlo profondamente e ricavarne conseguenze, deduzioni, osser va?:ioni che troppo ardire sarebbe il mio; solo voglio più che altro esporre brevemen te le idee del!' autore nella speranza di fare cosa gradita e nor! interamente inutile a chi è impossibilitato di leggere il libro. e invogliare alla lettura coìoro coloro che tale impedimento non hanno. · Indispensabile è per ogni esercito la formazione d' una buona fanteria, di quest'arma che ne costitusce la parte principale e che tale necessità. sia ravvisata da i più lo mostra la quantità non indifferente di libri e d' opuscoli riferentisi al suo impiego e al suo addestramento ven uti alla lnce dopo l'ult ima grande campagna. Però va notata la tendenza d'argomentare troppo sui dati dei tiri di poligono che, trasportati poi sul terreno e nel momento del combat timento, appaiono ben diversi: la preoecupazione di scemare le perdite durante la marcia d'avvicinamento donde un sdiluimeuto in sottili linee mentre che si combatte, principio inalterato attraverso i secoli, colla massa. È ben vero che 6 -
ANNO XLI'!.
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x,' lSTIWZlONE E L'EOUCAZIONE PELI.A
FAN'l'.E ltJA FR,\NCESE
bisogna abbracciare nell'insieme anche gli altri fattori importantissimi pel risultato della lotta, quali : l'azione del comando, l'istruzione tattica delle truppe, il loro morale, gli errori dell'avversario, .. ]a cooperazione dello tre armi; ma non bisogna dimenticare il progresso rapidissimo delle armi attuali, l'efficacia loro assai aumentata per non andare incontro a sorprese di cattivo genere quali ad esempio la guerra nell'Africa Australe ci ha dato più d'una volta. La fanteria ha dunque da possedere una grandissima abilità manovriera e data la efficacia dell'armamento suo e d i quello dell'artiglieria è più che m.a.i necessttrio, come fattore di successo sul campo di battaglia avvenire, l'intima combinazione delle due armi per acquistare al momento precedente i grandi attacchi umi superiorità di fooco schiacciante su certe partì del campo d i battaglia senza di che gli attacchi saranno assolutam~nte vani. I preliminari delle battaglie futwe si prolungheranno più. che pel passato per le nuove difficoltà di ricognizione e d'avvicinamento risultante dal progresso dell'armamento, le azioni decisive però riprenderanno il carattere di grandezza, violenza e brevità che hanno rivestit,o al tempo di Napoleone. E siccome la storia delle campagne antiche e moderne di.mostra in modo sorprendente come Ja qualità delle truppe esercita un' azi0ne dispotica sulle risoluzionì dell'alto comando l'educatore e l'istruttore delle reclute ha dunque il diritto di pensare che formando de' buoni soldati porta la sua pietra alla costruz ione del piedestallo sul quale si ele· verà un g iorno il monumento strategico della vittoria.
*** La guerra ora ha cambiato la sua essenza stessa e, abbracciando tutte le risorse di un paese, di politica è divenuta nazionale; donde l' influenza che esercita su di essa l'opinione pubblica. Fra i numerosi fatliori che contribuiscono alla preparazivne della guerra due superano tutti gli altri: il Oomando e le truppe.
1,'1STR UZIONE E L'EDUCàZIONE DELLA FAXTERIA. FRA:SCESE
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Il comando va suddiviso in: 1° A lto comando (Ufficiali generali e Stati maggiori). 2° Comando immediato (Comandante di corpo ed ufficiali dipendenti). Il primo non è della natura del libro, non così il secondo che comporta la direzione degli esercizi militari nei corpi di truppa sia in pace sia in guerra e in fanteria è nel suo più. alto grado e~ercitato dal colonnello. Tre gradi essenziali t roviamo in un reggimento di fanteria: il Colonnello, il Comandante di battaglione e il Capitano coadiuvato questo dai subalterni e avente come au· siliari i Sotto ·ufficiali. Il Colonnello avendo di mira la preparazione alla guerra del suo reggimento, oltre ad ispirare agli ufiìciali . l'amore alla. carriera, dirigere la loro istruzione sviluppandone praticamente il senso tattico per mezzo di manovre sulla carta e coi quadri e costituire un corpo scelto di Sotto-ufficiali, disciplina i soldati sviluppandone le varie attitudini e riunisce questi diversi elementi in un tutto omogeneo. Il Colonnello così gode d i grande potenza, di grande iniziativa. Una delle sue più importan~i prerogative è quella di decidere sulle punizioni, arma delicatissima e fragilissima nelle mani umanJ. Egli dirige dall'alto l'istruzione della truppa e deve pr efiggersi un sano metodo per l' istruzione dei reparti da lui dipendenti esaminandoli nei suoi vari particolari e facendo ripetere le istruzioni antecedentemente svolte affinchè non si dimentichino troppo facilmente. Depositari del suo pensiero sono i Comandanti di battaglione che debbono particolarmente sviluppare l' istruzione teorico pratica dei propri ufficiali. I Capitani sono i veri educatori del soldato, mantengono la disciplina il che devesi ottenere senza ricorrere alle punizioni e a quest'uopo l' antore lamenta la larghezza del ' regolamento nel concedere facoltà a tutti i graduati di punire, e ciò (avvenendo anche da noi) può certo dare occasione ad inconvenienti talvolta non lievi; m.a allora e più che necessario che gli ufficiali sappiano mantenere . intatta
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L'IS'l'R OZIONE E r/ED0CAZI0Nil: DE LLA FANTERIA Ff!ANCESE
l'autorità del graduato, il che, pur troppo non sempre su0cedendo, si ripercuote grandemente sul buon funzionamento del comando. Il Capitano dirige l' istruzione del soldato in modo pratico variando gli cl;ercizi, insistendo su . quelle individuali e sui più necessari, sulla g in·nastica e ne educa l'animo ai più nobili sentimenti. In questa sua opera è aiutato dai subalterni che sorvegliano più direttamente le istruzioni tecniche dei soldati, pur lasciando ai graduati di truppa la scelta del metodo meccanico come l'insegnamento dei particolari del servizio, e ciò lascia intravedere un a cerfa indipendenza ed una certa responsabilità ed iniziativa lasciata ai graduati d i truppa, ottimo principio in sè stesso e per concedere all'ufficiale più tempo e più agio per applicarsi. La cura che l'ufficiale ha del soldato si può misurare dal numero dei malati come la disciplina d'un r eparto si misura, da quello dei puniti, cosa che viene, sembi-ami, troppo spesso ripetuta e osservat~ in un senso troppo ristretto per deduzioni. giuste e vere. Circa il lavoro giornaliero del soldato, lavoro che va aumentando prog ressivamente, si può tenere come nor ma una durata media di 4 o 5 ore, metà cioè di quella del contadino il quale, lavorando in lentezza, mentre il soldato lavora in celerità, ha un minore sciupìo d'energia. I graduati vanno formati nelle proprie compagnie e l'autore si mostra contrario, come fi11 da parecchi anni fa, ai plotoni allievi-caporali « istituzione autimilitare, t utta al « più buona per educare dei pappagalli e ormai non esistente « che allo stato di ricordo nella maggior parte dei reggi« menti di fanteria » parole delle quali dovremmo anche noi trarre profitto. Però lamenta la mancanza d' un battaglione d'istruzione che, come in Russia e in Germania, serva ad esperimentare i met odi migliori dinanzi ad ufficiali delegati dai vari reggimenti per divulgare quelli ritenuti migliori. Non sarà certo inutile che riferisca come l'autore crede più conveniente . lo svolgimento delle facoltà intellettuali
r,' JS1'R.UZ10N0 E t'EDÙCAZIONE DEt,LA F ANTEftI A FRA NCESE
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dell'ufficiale. Nei primi anni deve soprattutto apprendere il suo mestiere, saper bene comandare un plotone e talvolta una compagnia e, senza elevarsi agli alti studi militari, sviluppare le proprie energie fisiche, il proprio colpo d'oc· chio, la pronta decisione, il comando, approfondirsi nello studio dei regolamenti della propria e altrui arma senza per ciò tralasciare la lettura dei migliori libri di storia, arte e scienza e specialmente delle sciienze.biologiche (e particolarmente della psicologia) per poi aspirare alla scuola di guerra, della quale lamenta l'elevatezza degli esami di ammissione e il poco conto che si tiene del carattere, dell'attività fisica e del comando dell'aspirante. Si dà poi agli studi d'ordine superiore sviluppando la propria personalità, è l'ora in cui può produrre e, passati i 40 anni, tramontata l'epoca d'imparare, non resta. che a mantenersi in buone condizioni intellettuali : ed è perciò che i generali in capo, entrando in campagna, non dovrebbero avere oltrepassato di molto la cinquantina. ,jf
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Ed eccoci all'altro fattore della preparazione alla guerra del soldato lll cui educazione militare va suddivis8, in morale, tecnica, fisica. E mentre colla prima sì insegna il còmpito del soldato nella na7,ione e si eecitano gli animi a nobili sentimenti istillandovi il culto della patria, della bandiera, colla seconda lo si addestra nelle· varie branche delle esigenze militari e a suo necessario com plemento ha l'educazione fisica per mezzo della quale si rende il giovane venuto sotto le armi più agile abituandolo a superare con ardimento e destrezza gli ostacoli, a sopportare le fatiche imposte dalla vita militare. E a · tale scopo l'autore dà un questionario dettagliato di ciò che il soldato deve sapere e mi sia lecito di rilevare la troppa importanza che viene data alla nomenclatura del fucile che sembrami si riduca in perdita inutile di tempo. E confrontando questo questionario col programma d'istruzione per le reclute che appare nel libro: Education
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L'ISTRUZIONE E L.EDUCAZlONB OELLA FANTERIA FRANCESE
de l'infantei·ie fi·ançaise che il Bonnal sotto il pseudonimo di Le Flètres, dette alla luce nel 1887 rileviamo come tutta Ja parte grandemente dettagliat.a (qufodi non confacente alla intelligenza limitata de] soldato) riguardante la storia della Francia ed in ispecial modo della guerra del 1870-71 è stata completamente tolta in questo nuovo e completo rifacimento delropera anteriore il che ci mostra da guesto lato un indirizzo più pratico nell' istruzione del soldato. L 'autore vede nei Cant.i militari un mezzo per moralizzare il soldato sviluppando in lui il senso estetico e vanno per ciò insegnate a bella posta ispirandosi al metodo fonetico escludendo il solfeggio e così pure crede indispensabile le musiche sia in pace che in guerra; ma al patto che siano buone e perciò dà un orario-programma per uua istruzione d'una durata giornaliera. di sei ore. Sulla ginnastica l'autore s' intrattiene piuttosto lunaamente e ciò dimostra l' imtiortanza che egli vi ~nuette, p:rò sembrami soverchio il tempo che sponde pei i movimenti elementari con o senza arme, i quali non dovrebbero avere altro scopo che quello cli vincere la rigidezza che aeneralmente s' incontra nelle reclute e di familiarizzarle coll'arme, chè il troppo insistervi genera noia e stanchezza; così sembrami non risponde troppo allo scopo richiesto Ja simultaneità e regolarità d'esecuzione e la gran copia di comandi che si riscontrano. Dai movimenti elementari, dagli esercizi col boxe e col bastone si passa agli esercizi aali attrezzi alla ginnastica di reparto, alla corsa d'allenam~nto sì ne~ cessa.ria. negli odierni combattimenti. Anche da noi la ain. h b nast1ca a preso certo maggior sviluppo, per quanto non sempre forse in senso veramente pratico, e Io dimostrano le recenti disposizioni in proposito che però, contrariamente a quanto spesso si ode, non impongono un nuovo metodo d'istruzione che così verrebbe ad ostacolare l'iniziat.iva dei comandanti cli compagnia.
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L 1STRUZI0NE 1; !.'EDUCAZIONI-: DELLA l'AXTERIA FRA)(CESE
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L' istruzione militare del soldato va impartita prima individualmente e poi collettivamente. L'istruzione individuale ha grando influenza sul valore dello truppe ed esige attenzione e cure particolari ed il responsabile è esclusivamente il capitano che per dirigerla ha la più graude iniziativa. Le reclute d'ogni compagnia formano un sezione d' istrmàone divisa in due mezze sezioui e ognuna di queste in due squadre. Oltre che essere le squadre di r eclute poco nume· rose, debbono essere anche composte di uomini di attitudini quasi equi valenti il che, se pnò essere dannoso per q nl'l.lche rispetto, è utile però indubbiamente per la progressione dell'istruzione, l'intelligenza minore degli uni non andando a danno dell'istruzione degli altri. L'istruttore ha da essere paziente, attento, rifless ivo. il soldato suflicientemente nutrito, non soverchiamente affaticato (5 o 6 ore) lasciandogli un paio di pomeriggi per settimana per la, pulizia e riviste. Nel primo periodo d'istruzione s'inizia la recluta alla vita militare insegnandole i segni esteriori di rispetto, i primi doveri, i prim1 esorcizì elementari senz'arme, la marcia a diiferenti aJJ.dature (che in Francia si usano parecchie specie di passi, metodo certo contrario alla semplicità), il maneggio del fucile, il t iro, gli esercizi per il combattimento, i doveri delle sentinelle. delle vedette, delle pattuglie. Si nota nella marcia la tendeuza generale, e non d'adesso soltanto, di diminuire la lunghezza del passo e accelerare la ca~enza, contribuendo ciò ad atrofizzare i muscoli. Xel manoggio dell'arme si nota una teudenza nell'autore, e probabilmente quindi nella fanteria francese, alla troppa perfetta simultaneità., precisione e rigidezza tanto che per cinq tie settimane, durante l' istruzione indi vicinale, dura il maneggio d'armo e allorchè si fa collettivamente lo si ripete individualmente al principio dell'istruzione. A complemento della ginnastica si addestra la recluta alla scherma di baiouetta nella quale si esige troppa simultaneità nei vari tempi e vi si insiste
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forse un po' troppo; però propone vantaggiosamente due montanti con una striscia orizzontali con 6 o 8 manichini vestiti di oggetti fuori uso che serva;no come bersagli per abituare gli uomini alle puntate. Quando la recluta sa eseguire gli esercizi preparatori dél tiro deve essere non a lungo, ma continuamente esercita;ta al maneggio dell'otturatore e alla carica che, specie cogli attuali fucili a ripetizione, debbono essere eseguite celermente. I doveri delle sentinelle, da insegnarsi sia di giorno che di n otte, è quanto va insegnato al soldato circa il servizio territoriale abituando la guardia ad adunarsi celermente, le sentinelle ad imporsi in ogni circostanza col contegno corretto e marziale. Gli esercizi per il combattimen t o e il servizio di vedetta e pattuglia vengono insegnati alle r eclute da un subalterno. Causa la mancanza di tempo non si può insegnare ciò praticamente a ciascu1~ soldato ; ma data la importanza innegabile di questa istruzione, che trova la sua applicazione pit\ i mmediata sul campo di battao-lia . b , m un esercito che chiama le reclute in n ovembre e per 14 settimane impartisce loro una speciale istruzione, si potrebbe t~ovare il m odo di sacrificare a vantaggio di quella un po' d1 tempo volto ad istruzioni meno necessarie. Le reclute in gruppo manovrano contro un parti to nemico rappresentato da qualche soldat,o anziano mentre quelle che non sono comprese nel gruppo che si esercita osservano le diverse fasi del~a ma~?vra facendo domande; dopo si formano due piccoli part1t1 contrapposti con qualche cartuccia a salve. Per il servizio di vedetta agli avamposti le p rescrizioni circa il riconoscimento degli individui che debbono attraversare la linea dei piccoli p ost i, la parola d'ordine, la foga di cl iser· tori, l'arrivo di disertori nemici, il passaggio d i ronde, di patt~glie possono essere insegnate in cortile, le altre rigua.rd ant1 l'osservasione del nemico e la sicurezza delle truppe, rn campagna. Quando le reclute sono bene istruite individualmente si riuniscono per squadra, mezza sezione- e sezione e se l' istruzione indiv iduale .è stata ben fatta la colletti va darà dei
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EDUCAZI0NE DELLA FANT ERI A FRANCESE
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risultati sorprendenti. E ·qui per qualche pagina l'autore tratta dei comandi e degli intervalli che debbono seperare nell'emissione le varie loro parti dando p erfin o un quadro figurativo, non sò però con quanta utilità pratica pur com. preso dell'efficacia del comando sull'esecuz10ne. L'istruzione di sezione (cioè a dire del nostro plotone) s1 inizia alla 10" settimana. Si fanno ' esercizi d'ordine rigido (man eggio d'arme, fuochi, allineamenti, marce, ecc.),_evoluzioni rapide per squadra (rompere le righe, a~u~ar~1, pre~dere la posizione di g inocchio e a terra e eserc1z1 d1 marcia speciale) , esercizi per il combattimento p er squadra (d~lla 2• settimana senz'arme per familiarizzare le truppe all'ordme sparso), p er 1/. sezione, evoluzioni rapide (a_llinea:11~nt~ celeri, colonne per 1/. sezioni o per squadre, mov1ment~ m linea da fermo . e in marcia) ed esercizi per il combattimento della sez10ne. Gli esercizi per il combattimento della sezione consistono nel farla stendere in catena e, contrariamente a noi, si fa esegui.re dapprima marciando perchè più facile; l a sezione su due righe è ese:-citata all'attacc9 e all'assalto, come truppe d'urto (anche senz'arme - il ch e non è però troppo del carattere dell'azione anche per istruzione). L a sezioné in cat ena giunta a 400 metri da un n emico segnato è esercitata all'attacco con u na serie di_ sbalzi di corsa non inferiore ai 30 metri ciascuno (contrariamente a quanto suggeriscono oggi i cultori dell'arte militare), dO_PO di che, dopo uno di 80 a 100 m etri, va all'assalto. segmto dall'adunata. La sezione in catena e sostegno gmnta a 400 metri d a un nemico segnato è esercitata all' attacco e all'assalto nel modo seguente: Il sostegno - che veramen te mi sembra non aver ragione d'essere in nn'unità così piccola serra sulla catena in ginocchio (positura poco conveniente per la v ulnerabilità delle armi attuali) e su due r ighe in pie.cli eseguisce dei fnochi: per andare all'assalto si innastauo le baionette, si eseguisce il fooco accelerato e poi con sbalzi di 30 metri ci si porta a 250 metri dal nemico sopra il quale ci si lancia eseguendo infine dei fuochi d'inseguimento e
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J.'ISTRUZIONE E L EOUCAZIO!\E DELLA t'.\NTERlA FRANC~SE
riadunandosi. A ciascun alt solo la catena fa fuoco, il che certo è contrario a quanto avverrà in guerra. Dalla 10" settimana si fanno 6 o 8 e~rcizi riguardanti il servizio dei piccoli posti, delle ronde, del ricevimento di di· sertori e parlamentari, il servizio di sicurezza in marcia e in stazione. Questi esercizi si fanno anche con nemico rappresentato mettendo di fronte le reclute di due compagnie consecutive. Però ricorrendo ai soldati anziani della propria compagnia, sembrami che l'autonomia, il metodo d' istruzione sarebbero più rispettati. Par l'insegnamento del servizio di sicurezza in marcia, staccata una squadra d'avanguardia a 150 metri dal grosso, questa si fa precedere da due esploratori seguiti da un uomo di collegamento e si fa sorvegliare sui fianchi a 100 metri da fiancheggiatori. Anche per sola istruzione i fiancheggiatori dovrebbero esplorare il terreno (secondo cui varia la distanza loro dall'avanguardia) molto più lontano, così l'uomo di collegamento la maggior parte delle volte è inutile data la piccola distanza tra punta e avanguardia. Nelle misure d'ordine da seguire durante le marce v'ha notata una certa pedanteria nel fare adunare i soldati, indos· sa.re gli zaini, porre il fucile a brace'arm dopo i vari alt eseguendo tutto a vari colpi di fischietto e per poi riporsi in marcia, il comandante del battaglione fa un segno col braccio seguìto da quattro colpi di fischietto dei comandanti di compagnia (di cui l'autore niente di meno dà la durata) dopo di che la truppa incomincia la marcia. Analogamente per arrestare la colonna. Prima di dar termine all'istruzione delle reclute si debbono fare 2 o 3 marce di guerra con simulacro di combat· timento provocato da un gruppo di soldati anziani. Segue un tipo di progressione d'esercizi delle reclute in 14 settimane (21 novembre - 2 febbraio) indicando troppo dettagliatamente la successione e la durata delle varie istruzioni. È dato maggiore sviluppo per quantità di tempo naturalmente all' istruzione pratica individuale e collettiva, e poi alla ginnastica (un'ora circa al giorno). Per l'istruzione
teorica giustamente l'autore non impiega molto tempo specie nelle prime settimane. Si nota una grande varietà nelle istruzioni, principio questo che s'impone se non vogliamo stancare ed annoiare la truppa, principio che da molti anni deve essere in esecuzione chè anche nel 1887 l'autore dà un riparto d'istruzione consimile. Dolle marce però, tolto l'accenno di cui sopra, nè qui nè altrove si parla, il che può lasciar credere che tale ramo d'istruzione sia trascurat? alquanto; ma se ci riferiamo a quanto lo stesso autore scriveva a questo proposito nel 1887 (che cioè le marce per sè stesse, como si usava eseguire allora. una volta alla settimana, erano un'inutilità vera e propria non servendo all'allena· mento necessario e si augurava che ben presto venisse tolta questa abitudine e che piuttosto si facessero marce progres· sive da 18 a 40 chilometri negli ultimi giorni di aprile, maggio, giugno, luglio, agosto) si scorge che, comandante egli di reggimento, il suo desiderio è stato esaudito bastando le manovre varie a servire come allena.mento a ben marciare. Al termine dell'istruzione delle reclute il colonnello, assistito dagli ufficiali s11peri,ori del reggimento, le esamina in ragione d'un paio di _compagnie al giorno, al mattino, sulla oo-innastica e le istruzioni teoriche e nel pomeriggio sull' i· struzione militare pratica secondo un dettagliato programma dato in antecedenza, il che mostra, come pure nei seguenti esperimenti di compagnia e di battaglione, la tendenza a voler insistere sui minimi particolari, a dare grande importanza (secondo l'aL1tore per l'emulazione che sorge fra gli ufficiali e le compagnie) a questi esperimenti, quasi che un comandante non possa e non debba assicurarsi del grado d'istruzione della truppa senza bisogno di esaminarla in ore e giorni stabiliti, ed esaminarla soprattutto così detta· gliatamente. Di più il colonnello fa la classificazione dando un punto per ogni varia istruzione e, senza pnbblicarla, fa però conoscere le due compagnie meglio giudicate. Mentre le reclute attendono alla loro particola.re istruzione dal 1° dicembre al 15 marzo, una o due volte per set' ci.all'una alle 5, i soldati anziani riconosciuti atti. al timana,
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servizio d'eclaireiw vengono esercitati al còmpito loro spe· ciale sotto la direzione d'un ufficiale col concorso d'un sottufficiale e qualche caporale. Questa. istruzione consiste soprattutto in un buon servizio di pattuglia per riconoscere gli appostamenti delle vedette e dei posti nem101; viene quindi eseguito sempre (ottimo principio) a doppia azione con qualche cartuccia a salve; 1 soldati sono senza zaino e ciò contribuisce certo a fare imparare meglio quest'importantissima istruzione, senz'affaticare soverchiamente. I temi de' var:ì esercizi sono stabiliti dal comandante di battaglione tenendo prima un partito fermo che deve venire riconosciuto dalla pattuglia avversaria e poi facendo incontrare due pattuglie in marcia; se la pattuglia di ricognizione è segnalata da una vedetta del piccolo posto con un colpo d i fucile a meno di 200 metri, la pattuglia non è riuscita nel suo intento inversamente quando questa a meno d i 100 metri fa fuoco sul posto avversario avente ancora i fasci d'arme. Lo stesso criterio è seguito per le due pattuglie in marcia.
Incorporate le reclute 0ogli anziani si dà principio all'istruzione di compagnia; però per quanto è possibile quotidianamente bisogna esercitare i soldati sempre all' istruzione individuale e di squadra per non far perder loro le qualità di vivacità e d"attenzione acquistata. Tutto l'a,nno i soldati, sotto la direzione del capitano, sono esercitati alla· ginnastica, alla scherma di baionetta che l'autore vorrebbe a doppia azione con baionetta simulata, come già fece nel 1882 alla scuola di J oinville dove non potendosi usare baionette di balena perchè troppo facili a rompersi s'adoperarono bastoni muniti di un tampone in legno coperto di stoffa e pelle e salvaguardando possibilmente il collo ed il viso con un fazzoletto ed una maschera. E questa scherma che deve sviluppare nel soldato il colpo d'occhio, il sangue freddo, l"agilità necessaria nel combattime11to a corpo a corpo e che così fatta certo, oltre a poter dare migliori risultati di quella
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ohe attualmente si fa, non sempre con profitto, sembrami annoierebbe assai meno il soldato che così non pone nessuna energia, nessuna buona volontà. stancandosi assai più, specie quando quest'istruzione va prolungata troppo oltre. L'autore indica partiuolarmente vari esercizi da eseguire. Quale necessario complemento alla ginnastica va considerata la corsa d'a llenamento eseguita una o due volte per settimana e condotta dal capitano a cavallo cominciando con un percorso di 1066 metri con velocità di 133 metri al minuto, senza zaino per terminare coll'8° esercizio con un percorso di '1566 metri, collo zaino con un peso d i 4 chilogrammi, e con velocità d i 130 metri al minuto alternando il passo ginnastico al passo di sttada (de route). La maggior parte delle volte la corsa ha luogo in colonna di compagnia, possibilmente su terreno vario, ed è bene term inarla con un rapido spiegamento in linea seguìto da fuochi sim'ulati. ! l capitano passa poi rapidamente dinanzi alle sue compagme per g iudicare dello stato fisiologico dei soldati. . Dal 1• ma.rzo alla fine dell'anno d'istruzione og111 compagnia si esercita una volta per settimana nel servizio in campagna dietro un tema del comandante di. battaglione. ~ mi ;;ia. lecito far notare, qui come altrove, l' ingerenza degli ufficiali superiori che qualche volta potrebbe parere eccessiva. Una delle istruzioni che trova svolgimento nella compa· gnia sono le operazioni notturne delle quali gifL la Rivista di fanteria ha dato un largo riassunto, ma, data l'import.anza loro e il poco sviluppo presso di noi, credo utile tornarvi sopra. Ben diversamente che pel passato ora vengono considerate come utili e direi quasi indispensabili per la crescente potenza delle armi da fuoco, principalmente dei cannoni a tiro rapido, per la vastità degli odierni campi di battaglia e la presente campagna che non ancora è definitivamente chiusa può ammaestrarci anche su 0iò ; necessario però è nna seria e ::iolida preparazione da parte degli ufficiali e della truppa. Le marce notturne sono più difficili delle ordinarie per l'orientamento, il collegamento e il necessario mantenimento
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dell'ordine e del silenzio nelle righe. Le distanze tra le varie parti delle colonne ridotte a meno della metà, e numerosi gli uomini (accoppiati sempre) di collsgamento, proibizione naturalmente di fumare e accender fuochi in prossimità del nemico, di dare i comandi ad alta voce; evitare l'urt o tra le armi e gli oggetti d'equipaggiamento, Ottimo esercizio di marcia consiste nel seguire un itinerario difficile segnato sulla carta facendo dirigere la punta dell'avanguardia da un ufficiale munito di carta, bussola e lanterna cieca. La formazione di marcia variabile secondo la larghezza della strada e le esigenze della situazione; per trasportare rapidamente numerose truppe su strade buone e larghe è conveniente la colonna di squadre o di mezze sezioni a distanza più o meno serrata. La celerità è certo minore di notte che di giorno e dai 4800 metri all'ora si passà ai 3600; il più grande nemico del soldato di notte, è il sonno, specie allo spuntare dell'alba. Le evoluzioni debbono essere semplici e familiari ai soldati, la più importante è quella di passare dalla formazione di marcia a quella d'ammassamento il che r ichiede d isposizioni speciali del comando per evitare confusione; ·ogni compagnia, per mezzo d'un ufficiale riconosce il posto che deve occupare nell'ammassamento; necessaria la continuit,à di movimento perchè tutto riesca con rapidità e ordine. Le altre evoluzioni più utili di notte riguardano i mo vimenti e la marcia delle unità in formazione d'ammassa-mento e bisogna badare a che il r eparto prima di iniziare l'avanzata sia sempre perpendicolarmente alla direzione da · seguire. L 'avanzata d'un reggimento di fanteria esige misure speciali, va preceduto da un pait> d'ufficiali muniti di carta, bussola e lanterna cieca. I combattimenti notturni possono dare buoni risultati principalmente: 1° alla vigilia d'una batt1iglia quando le posizioni che noi dobbiamo occupare per impegnare efficacemente il combattimento sono occupate dagli avamposti nemici; 2° la sera d'una prima giornata di battaglia quando per il proseguimento del comb1ittimento all'indomani necessita
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attraversare una zona di terreno fino ad allora battuta ef. ficacemeute dall'artiglieria avversaria; 3° quando si debba sorprendere il passaggio d'un corso d'acqua e facilitare lo spiegamento di grandi forze sulla riva nemica nel mattino dopo;' 4° nella guerra di fortezza, sia per d istruggere i lavori dell'attaccante, sia per impadronirsi di punti d'appoggio importanti della difesa. Generalmente un attacco notturno avrà per obbiettivo, sorprendendo e ricacciando gli avamposti avversari e seminando il d isordine nelle truppe retrostanti, di conquistare · una certa estensione di terreno utile l' indomani mattina. L'attacco, per il quale possibilmente si sceglie un terreno scoperto e le cui direttrici vanno possibilmente riconosciute in antecedenza, deve consistere in un certo numero d i attacchi parziali ad intervalli tra di loro d i 1000 a 1500 metri e aver luogo in massa senza far fuoco . La formazione più adatta è una prima linea d i colonne di compagnia ad intervalli poco considerevoli, una seconda di minor forza a poco distanza dalla 1a e seguita da vicino da una riserva ; particolare cura va posta nel colleO'amento a seconda della visibilità della notte t, della quale ogni comandante deve tener conto. L'attacco è precE)duto da un paio d'ufficiali colle necessarie istruzioni; i soldati colla baionetta iun1istata, g li ufficiali dinanzi al fron te del proprio reparto; proibizione di correre per non far succedere disordine, vietato allontanarsi dalle righe Giunta la l" linea in vicinanza di n uclei importa,nti del nemico al segnale dell'assa,lto le truppe continuano ad avanzare di passo e, conquistato che . si abbia sufficiente terreno, ci si arresta e si spingono avanti degli avamposti ravvicinati ed in certi casi la 1a linea si spiega e costruisce trincee per essere coperta all'alba. Passando poi dal caso generale a casi particolari, se il nemico occupa coi suoi avamposti i punti di passaggio d'un corso d'acqua ed è necessario che l'indomani mattina le forze principali l'attraversino, l'attacco procederà m formazione profonda, quale la colonna di sezioni.
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Nei combattimenti nottnrni le colonne d'attacco conseguono grandi risultati più che dalla lotta in sè stèssa dall'effetto morale dovuto alla sorpresa ed all'oscurità. L'attacco notturno non riesce però sempre, chè un d ifensore abile sa fÙ intervenire le sue riserve· e le dirige, potendo su uno dei fianchi delle colonne avversarie ed allora la vittoria arride alle truppe meglio disciplinate e meglio condotte. Ad evitare sorprese è buona precauzione per l'attaccante di far portare alle truppe un segnale bianco ben appariscente quale ad esempio le copertine da chepì. Come ogni altra istruzione, anche questa ha il suo primo sviluppo nella compagnia e l'autore indica 6 esercizi da svolgere più volte preceduti da un'istruzione sull'nso deÌla bussola per g li ufficiali e sottufficiali. Nel 1° esercizio la compagnia attraversa la piazza d'armi in colonna di sezioni e a rrestatasi ad un punto preventivamente scelto e formati i fasci d'arme viene esercitata dal capitano sulla posizione della stella polare e sull'orientament0 di vari ostacoli prossimi alla piazza. d'armi ove saranno stati mandati antecedentemente dei caporali e dei soldati anziani; verso i quali si fanno marciare, affinchè si sappiano orientare, i soldati ad uno ad uno distanti fra di loro in modo da non vedersi e regolarsi l'uno sull'altro ; indi si fanno le correzioni. Nel 2° esercizio la compagnia manovra in piazza d'armi applicando i principii generali d'ordine per ogni operazione notturna; le baionette non sono innastate; col favore di una, notte chiara possono eseguirsi anche dei fuochi in ordine chiuso. Il 3° esercizio è una r ipetizione del precedente con compagnie accoppiate e di più la t ruppa viene esercitata ·alla difesa contro cavalleria. Nel 4° esercizio le compagnie accoppiate sono contrapposte l'una all'altra e postesi in gran guardia d istaccano dei piccoli posti con vedette doppie e si esercitano al cambio dei piccoli posti e delle vedet te, a tentativi d i sorpresa e di cattura di questi per mezzo di pattuglie.
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Il. 5° esercizio vien fatto dalle compagnie organiche per insegnare le misure d'ordine da osservarsi da una t ruppa, di fanteria durante una marcia n otturna; si pongono l'a va.a · guard ia e gli uomini di collegamento, ma non viene eseguito il servizio d'esplorazione essendo scopo di questo esercizio l' insegnamento esclusivo del modo di marciare, di fermarsi, di passare da una formazione ad un'altra. È di grande utilità per l'ufficiale che conduce la punta se l'itinerario scelto è un po' complicato. Lunghezza della marcia: 12 chilometri circa.; si tiene conto della celerità. Il 6° esercizio, eseguito pure da compagnie organiche, serve per insegnare le misure di sicurezza in marcia: la punta, le pattuglie fiancheggianti sono es~rcitate a riconoscere varie località, a tendere un' imboscata a supposta truppa nemica. 1 rale istruzione poi viene fatta per battaglioni di manovra accoppiati che sono prima esercitati sepa.ratamente in piazza d'armi allH. marcia, a cambiamenti di formazione, alla difesa contr o cavalleria, ad attacchi e contr'àttacchi e poi ad azioni contrapposte secondo un tema verbale dato dal colonnello sul terreno. Secondo l'autore al minimo tale istruzione va ripetuta 18 volte in t utto ; una volta i primi due esercizi, un paio 5° e 6°, quattro il 4° e quattro il battaglione di volte il isolato e 2 il reggimento impiegandovi in totale una sessant ina d'ore. La compagnia va esercitata anche nei lavori da zappatore; il soldato basta che sappia zappare· e palleggiare la. terra e fare delle r itort e, il _sottufficiale invece deve essere esercitato a dirigere la -costruzione di trincee, di passerelle di cucine, di latrine ecc., devesi dare maggiore importanza alle misure d'ordine che precedono la costruzione d'una trincea. Vengono fatte delle istruzioni teoriche ai graduati dal tenente del battaglione incaricato, delle esercitazioni per compagnie organiche e accoppiate per la costruzione di trincerament i e lavori da campo, istruzioni speciali per gli zappatori per abbattere alberi, distrnggere rotaie, costruire passerelle unprovvisate.
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ANNO XLVI.
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Vediamo ora come combatte la coi;npagnia e come viene istruita a questo scopo. Scopo di ogni istruzione di guerra è la vittoria e i mezzi di cui dispono la fanteria souo: movimento, fuoco e urto (baionetta). L'attitudine alle grandi marce è una delle qualità principali della fanteria e per esse si possono opporre al nemico considerevole forze ne' punti voluti e sotto questo rapporto Napoleone è stato il maestro de' maestri. L'attitudine alle marce è utile sopratut&o alla strategia; sul campo di battaglia è meno necessaria, nonpertanto la fanteria deve so·vente fare lunghi percorsi prima d'impegnarsi col nemico ed è necessario che non giunga estenuata. S ul campo di battaglia le compagnie, sia d'avanschiera, sia di riserva, debbono sapere marciare e manovraro rapidamente alla voce e al gesto del capitano e, approfittando anche dei ripari, senza però r ompere l'armonia del dispositivo generale di oui fanno parte, evitano anche inutile perdite. Fino a che le circostanze lo permettono la colonna di compagnia è la migliore formazione perchè così la truppa r esta in mano al comandante. (Però forse la più conveniente è quella con sezioni affiancate). Fuori della portata efficace del fuoco nemico (metri 50002500 dall'artiglieria avversaria) delle pattuglie di combattimento precedono le colonne e le scortano sui fianchi, ma tale precauzione è insufficiente ; i capitani quindi che sono a cavallo precedono la truppa e spingendosi innanzi rapidamente riconoscono i ripari successivamente utilizzabili. L'avanzata sarà interrotta da soste più o meno lunghe dietro i ripari del terreno, durante le quali le unità si riordineranno; ma per portarsi da un ostacolo all'altro le compagnie debbono marciare rapidamente senza disun irsi, scemando così il n umero delle perdite più colla celerità che colle formazioni sott,ili. Sotto un fuoco efficace d'artiglieria e poi di fanteria e prima d' impegnarsi essa stessa nell'azione a fuoco, la compagnia d istesa su una riga e colle sezioni affiancate con o senza sostegno deve avanzare colla massima celerità com·
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portabile col mantenimento dell'ordin~ ed ~ allora che si raccoglieranno i frutti di una buona 1struz10~e. . Chiaramente appare la preoccupazione dell autore d1 non lasciar sfu<YO' i re dalla mano dei capi le truppe, laJ! tendenza, bb • • dimostrata fin dalle prime pagine, d'opporsi alle rormaz1on1 troppo sottili e prese troppo presto e, pur convenendo che bisogna per quanto è possibile mantenere l'ord ine e la com· pattezza anche forse con qualche perdi~~ di più,_non è però da dimenticarsi quanto ci insegnano le pm recenti campagne, chè allora per mantenere troppo l'ordine si finisce per ottenere il massimo disordine. Ma oltre il movimento rapido e ordinato, fattore essenziale del successo alle marce di avvicimimedo delle grandi unità, è l'arrivo in momento opportuno nei punti necessari delle riserve che, durante il percorso, debbono approfittare del terreno e adattarsi ai vari suoi ripari per sottrarsi. il più possibile alla vista e al fuoco nemico. E dovendo queste dare il colpo decisivo debbono aver formazione densa, donde la necessità per la colonna della maggiore mobilità e manovrabilità. Il capitano è il direttore del fuoco per eccellenza essendo la compagnia la vera unità d'azione, essendo il titolo d'unità tattica inferiore r iservato al battaglione. La compagnia assume la fo rmazione più adatta a seconda delle informazioni che ha sul nemico e sulla sua posizione e sulla probabilità. di esserne stato o no scorto. Il fuoco non va aperto a g rande distanza che quesfè proprio della fanteria cattiva e l'ideale sarebbe di poter eseguire un fuoco v iolento verso i 500-400 metri ; ma essendo gli attuali fucili efficaci a d istanze supuriori e non essendo possibile avanzare in terreno scoperto sino alle piccole distanze contro un nemico che fa uso delle armi, la distanza media verso la quale si inizierà il fooco sarà tra i 1000 e gli 800 metri, limite che però non tanto spesso, sembrami, si potrà raggiungere senza far uso delle armi. D eciso di far fuoco è necessario stimare con esattezza la distanza e, la maggior parte delle volte questa dovendo
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esser fatta a vista., è di prima necessità per l'ufficiale il continuo esercizio della stima delle distanze comprese. tra i 1200 e i 400 metri. Supponiamo che per i ripari del terreno, per una grande forza morale la compagnia inquadrata abbia potuto avan· zare in catena e senza tirare sino a 1000-800 metri dalPavversario: si tratta di andare avanti sino ai 4-500 metri dal nemico, il che non potrà fa.re son7.a soffrire enor mi perdite se non combattendo contro un nemico scosso o mediocre, sicchè necessita acquistare l.a superiorità del fuoco e, solo dopo, la compagnia potriL lanciarsi avanti. E per ottenere la superiorità del fuoco è necessario un rinforzo di truppe prese dal grosso, rinforzo momentaneo per non raffittire troppo la catena e quindi renderla troppo vulnerabile, poco maneggevole e facile a disordinarsi. La compagnia di riserva quindi, verso i 700-600 metri, verrà a disporsi dietro la compagnia di l" linea su due righe coi plotoni ad intervalli, e entrambi eseguiranno un tiro a raffiche sino ad ottenere la superiorità del fuoco, dopo di che la compagnia in catena, con uno sbalzo, si porterà innanzi d'un centinaio di metri, mentre l'altra rimarrà ferma. Ma nell'odierno combattimento ciò che l'autore stesso crede difficile ad eseguirsi talvolta, a me pare addirittura impossibile ed inu tile per giunta, che le perdite per la 2~ compagnia fer ma dopo lo sbalzo della 1• sono q nasi le stessa e per di più e impedita di far fuoco. Talvolta. sarà necessario un altro r incalzo della compagnia di 2" linea per chè la catena possa portarsi 100 metri avanti e giunta allora verso i 500-400 metri, cessati i rinforzi temporanei, le due compagn ie insieme fuse si preparano all'attacco decisivo al quale vengono spinte da altre truppe di riserva. Innastate le baionette, dopo un fuoco accelerato la linea di combattimento avanza a sbalzi molti corti alternati con fuochi e giunta verso i 200 metri -si lancia all'assalto seguito dai fuochi d'inseguimento, il quale inseguimento viene assicurato poi colle gambe dalle truppe eosì dette d' urto.
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Una compagnia isolata usa procedimento analogo per acquistare e conservare la superiorità del fuoco ponend o in riserva. un paio di sezioni. Il numero massimo de· fucili sulla linea di combattimento, conservando rordine delle unità impegnate, e sicuramente il fattore essenziale delle Ru periori.tà del fuoco; ma altri fat. tori non hanno meno valore quali: la scelta della. prima posizione e delle successive e de' mezzi coi quali rendere più agevole l'avanzata. Il combattimento viene impegnato dalravanguardia di fanteria provvista di artigl ieria e cavalleria nel mentre, mediante ricognizioni di ufficiali a ciò resi pratici coll'esercizio, si sceglie la prima posizione per la fanteria del grosso e deve possibilmente essere a meno di 1000 metri dall'avversario, essere accessibile e al coperto e dare al tiro la possibilità di essere il più possibile radente e capace di colpire anche le riserve. Nell'avanzata vanno ntilizzati intelligentemente gli avvallamenti, i fossi, i boschi, i fabbricati, tutte le coper ture in generale. Lo spiegamento si eseguirà sul rovescio della posizione per dare alle truppe, appena giunte sulla posizione, la possibilità di aprire subito il fuoco producendo così. un affetto di sor presa a tutto vantaggio nostro. La scelta delle successive posizioni non è cert,o libera trovando in ciò ostacolo nello sforzo del nemico d'impedirci l'avanzata, tuttavia, fin che si potrà, si sceglieranno coi criteri suaccennati per la scelta della. prima posizione e la celeri tà maggiore durante i vari sbalzi deve compensare in par te la mancanza o le difficoltà di approfittare delle coperture del terreno. La difesa può ispirarsi a queste considerazioni riguardanti roffensiva tenendo i,erò conto della differ enza delle sit,uazioni. Se una compagnia deve difendere una linea cli terreno ben determinata., stende dapprima in catena. pochi uomini e, solo giunto il nemico a circa 800 metri, i sostegni entrano in linea e, con tutti i fucili disponibili, si eseguisce
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fuoco e raffiche, fuoco che deve raggiungere la massima intensità quando il nemico giunge a 400-500 metri dalla posizione difensiva. Se però questa è battu.ta dal fuoco d'artiglieria avv~rsaria la compagnia della difesa dovrà stendere tutta la compagnia solo quando il nemico si è avvicinato a 4-500 metri. Se la fanteria attaccante, respinta dal fooco accelerato, cerche1·à di riordinarsi più indietro per rinnovare l'attacco, la difesa ricostituirà dei sostegni per essere in grado di riprendere nuovamente la lotta nelle condizioni del primo a ttacco. La compagnia della difesa, se deve combattere in ritirata, retrocede tutta intera con sbalzi successivi intramezzati da fuochi per arrestare il nemico e, giungendo in p·rossimità d'una posizione di raccolta occupata da truppe amiche, deve appoggiare lateralmente per non impedire a questa l'esecuzione del fnoco, dopo di che, oltrepassa tale pos jzion~ sia per proseguire la ritirata, sia per andare ad occupare una posizione più. indietro. In questa guisa procederà la compagnia avente l'incarico di raccogliere truppe amiche r itirantisi e sostenère la rit irata. Durante la difesa, convenendo un ritorno offensivo, questo va eseguito da tuta la compa.gnia in catena fitta e può essere momentaneo o continuo. Le truppe (sia del 2° o del 3° scaglione) aventi per iscopo di spinger e la linea di combattimento all'azione finale, all'assalto si dicono tr uppe d'urto la quale denominazione indica appunto la necessità di respingere colla baionetta il nemico quando il fuoco non è stato sufficiente. Durante il combattimento vengono tenute al coperto o almeno spiegate coricate a terra ; a,l momento dell'attacco si riuniscono avan zando (cosa non troppo facile alle brevi distanze), si formano in una o più linee cli colonne di compagnia ad intervalli generalmente abbastanza piccoli e l'appoggio morale che fin o ad ora h'l.nno dato alle truppe direttamente impegnate, appoggio reclamato dalla psicologia delle masse armate o
dalla storia delle guerr e recenti, si cang ia in appoggio veramente materiale per completare la disorganizzazione dell'avversario e assicurare la vittor.ia. L'istruzione di compagnia ha per iscopo di procurare a quest'importante unità certe qualità proprie che, la rendano capace di far fronte rapidamente e bene alle varie circostanze di guerra. E a ciò fare il capitano dispone di evoluzioni rigide, evoluzioni 1·apide, esercizi per il combattimento. Mentre le prime sono lente e poco pratiche sul campo di battaglia, ma per la precisione che esigono concorrono ad assicurare nella compagnia una buona disciplina e una grande coesione secondo l'autore, le seconde sono sempHci, rapide, proprie del campo di battaglia. Quest~ tre branche dell'istruzione della compagnia sono fra di loro connesse e non vanno insegnate separate e dedicando tutt' un' istruzione ad una di esse soltanto. In vista dell' impiego dalla compagnia sul campo di battaglia è importante che manovri coll'effettivo di guerra (200 uomini) e a tale scopo si accoppiano fra di loro le compagnie immediatamente susseguenti; ma per non rompere i vincoli organici e togliere al capitano il comando de' propri soldati, nel primo periodo di quest'istruzione, naturalmente la più lunga•e la più importante, vengono addestrate le compagnie organicamente costituite su 2 sezioni (plotoni). La compagnia-plotone viene esercitata così nelle evoluzioni rigide (allineamenti, aprire e serrare le righe, maneggio dell'arme, fuochi, spiegamenti e ripiegamenti, marcia obliqua, ecc.) come nelle evoluzioni rapide che vengono anche insegnate con vantaggio ai soldati senz'arme e consistenti in spiegamenti e ripiegamenti rapidi e nell'esecuz.ione celere cli fuochi. Chè in caso d'incontro improvviso di due reparti di fanteria il primo che apre il fooco senza perdere il sangue freddo, mette generalmente l'altro in disor dine se non in fuga. E al comando : Pow· les f'eux -halt, la truppa s'arresta e carica le armi; se la compagnia è in marcia in colonna si fa precedere a questo comando lo spiegamento preceduto a sua volta da una conversione se il nemico appare lateralmente il che
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potrebbesi fare, sembrami, più rapidamente facendo prima di tutto ar restare o convergere e far aprire il fu oco subito dalla sezione di testa. mentre si eseguisce lo spiegamento. . Si eseguiscono anche fuochi su 4 rig he dalla compagnia m colonna per plotoni, fuochi - secondo l'aut ore ripor tandosi ad un episodio di una compagnia prussiana a P odol . nel '66 dice esercitare azione delle più decisive - e a tal uopo è apposito comando. Per le formazioni d'avvicinamento quella meno vulnerabile è consigliabile cli tenere le squadre affiancate su 2 file a 24 passi d'intervallo e facendo serrare il più possibile i soldati nelle Yarie file. Negli esercizi di com battimento indica il modo di stendersi e il sostegno se v'è si tiene a 100 a. 150 metri dalla catena (distanza forse insufficiente). . L a compagnia-plotone viene poi esercitata all'attacco in catena, in · catena e soGtegno e come truppa d'urto in linea o in colonna, alle a dunate da fermo e in marcia e alla difesa contro cavaller ia colla particolarità che gli uomini delJa squadra in catena se hanno inter vallo maggiore di un passo si avvicinano e ciò non troppo faci lmente pi.1Ò eseguirsi se battuti da fooco avversario, senza contare che pt1ò essere inutile perdita di tc~mpo. L'istruzione di · compagnia entra poi nel secondo periodo : la compagnia allora dell'effettivo di guerra è su 4 sezioni e viene esercitata alle varie evoluzioni. Nella difesa con tro cavalleria della colonna di compagnia, che r ientra poco a proposito nelle evoluzioni rigide, si scorge una certa pesantezza contraria al carattere del momento. Vient:i anche esercitata. a difendersi da un attacco di cavalleria nelle altre formazioni colla par ticolarità che se la 0ompagni~ marciando su una stra.da è caricata dalla cavaller~a, al comando del capitano gli uomini si gettano fuori dalla '3trada, se è possibile, o almeno nel fosso dal lato iudicato, pronti a far fuoco al passaggio della cavalleria. Verso la fine di maggio con due sedute giornaliere per battaglione. consacrando quella del mattino agli esercizi di
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a innastica e quella del pomeriggio agli esercizt pr at ici di ;ompa.gnia, le compagnie vengono esaminate dagli uffici~ii superiori del reggimento secondo un prog~a.mma . dettaghat issirno anteceden temente reso noto ; non s1 pubblica la classificazione; ma si indica.no la compagnia migliore del reggimento e la migliore dei vari battaglioni. 'f.
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** Il batta()'lione è un organismo dota to di vita propria e, come tale~ solo per le sue proporzioni più ristrette di:ffe. r isce dalle grandi unità ; naturalmente più modesto è il suo còmpito se inquadrato. Durante il periodo d'istruzione di battaglione e di reggimento viene ripetuta qualche volta alla settimana l' istruzione di compagnia e di battaglione. L 'autore indica le evoluzioni rigide e rapide del battaglione, le sue varie fo r mazioni e al passaggio dall'un~ all'altra viene esercitato. S'indugia. l'autore un po' sulla difesa contro un attacco cl i cavalleria a seconda delle varie formazioni '1al che s'argomenta quant' importanza si attribuisce a ciò e ·tuanta cura si ponga a che ognuno sappia quello che deve L:re anche se talvolta si potesse avere, sebbene fosse a. soap: to di num~ro di fucili in linea, una maggiore celerità. Un battaglione inquadrato di 1• o 2" linea, dovendo attraversare una zoo.a di terreno scoperto ba.ttnta dal fuoco nemico sia d'artiglieria, sia di fant eria per por tarsi da un ostacolo all'altro o per raggiungere la prima posizione di tiro preventivamente scelta, avanza rapidamente su 4 linee, in una o due righe o colle squadre, per due. affiancate a 24 passi d'intervallo, distanti le linee fra. di loro di 2?0 metri.' atteso che è riconosciuta. tale distanza come n ecessan a parche il fascio che colpisce una linea non colpisca la seguente. A ttraversata così la zona di terreno scoperto ci si riordina o si inizia il fuoco a seconda del proprio còmpito. Quaud o le s13zioni delle varie linee sono su due righe di fronte, nell"avanzata. la linea seguente deve porsi coi propri riparti negli intervalli di quelli della precedent e.
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1.'JSTRUZ!ONE r,; L'EDUC AZIONE O.E LLA FANTERIA I'RANCESE
L'ISTRUZIONE E L'EDUCAZIONE DELLA ,FANTERIA FRANCESE
In una marcia d'avvicinamento in terreno scoperto debbono essere evitate come pericolose le fermate che permettono all'artiglieria avversaria di regolare il tiro in modo preciso. I movimenti laterali d'una. linea di squadre affiancate durante l'avanzata debbono eseguirsi con degli obliqui individuali ed il meno possibile con cambiamenti di direzione successivi. Se la linea di squadre deve spostarsi lateralmente, senz'avanzare direttamente, eseguisce il movimento facendo fronte da quella parte, risultando così una colonna di squaàre a 24 passi di distanza. E perchè tutto possa riuscire è ,necessario, più che mai, in questo momento la :fiducia del soldato nei suoi capi, ìl suo addestramento fi:=:ico, l'iniziativa degli ufficiali e dei sotto ufficiali mancando, come è probabile in queste circostanze, gli ordini particolari e più che mai si rende necessaria la pi.ù salda disciplina che trae la sorgente sua nella esaltazione delle più nobili passioni. La compagnia d'avanguardia d'un battaglione isolato, coperta almeno con tre pattuglie sul fronte e sui fianchi, restando in colonna finchè il combattimento non è imminente , impegnatasi col nemico viene rinforzata da una seconda. compagnia preventivamente destinata dal comandante del battaglione , mentre una delle rimanenti compagnie resta in 2" linea e l'altra costituisce la truppa d'urto o di manovra e~ nel tempo stesso, la riserva generale. La compagnia di 2" linea, dietro ordine, rinforza a suo tempo la 1· linea e a 400 metri dall'avversario anche la 4a compagnia entra in azione marciando in linea spiegata per scemare le perdite e formandosi in colonna alì'assalto. Il meccanismo dell'attacco dell'assalto e dell'inseguimento d'un battaglione isolato è' simile a quello indicato per la compagnia. Dovendo per caso rompere il combattimento per prepararsi alla ritirata, la compagnia di 2a linea retrocede per occupare una posizione di raccolta, mentre la compagnia di riserva eseguisce un contr' attacco contro l' ala nemica disimpegnando la catena, che vivamente si ripiega indietro
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seguìta da presso dalla compagnia già di riserva, . ~ostenuti dalla compagnia in posizione, e cosi procede la ritirata per
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scaglioni. , . . Il battaglione isolato avente per compito d1 contenere_ u~ nemico superiore, per dar tempo alle truppe retrostanti _di intervenire efficacemente, deve costringere il nemico a spiegarsi, e far uso della sua ar~iglieri~, a ~arci.a 1:e in form,azione di combattimento, non lasciandosi mai avvicinare dall avversario a meno di 500-600 metri portando inoltre particolare attenzione ai movimenti nemici contro i fianchi. Si ritira per scaglioni, d'una compagtia al~eno, éli posizio~1e ~n _po: sizione: le regioni boschive male gh convengono; 1 m1ghon terreni sono quelli che presentano una successione di creste a debole dominio perpendicolari alla direzione di »i tirata : i combattimenti di questa natura redamano una grande proporzione d'artiglieria. Se uu battao-lione isolato o d'ala, in for mazione d'attesa o 0 di combattimento, è caricato dalla cavalleria: la catena, formandosi in linea se non lo è di già, non si muove ripiegando però le ali ; le compagnie di riserva appoggiano ai lati per :fiancheggiare la catena se l'attacco è diretto sul fronte, ma se è laterale si dispongono scaglionate pronte a far fuoco. Il battaglfone inquadrato di 1· linea, per ottenere la superiorità d i fuoco, verso i 500 metri, sarà. già tutto s~lla linea di combattimento ; ma per avanzare ancora magg10rmente e, passare così all'atto decisivo, la 2• linea dovrà, s~ieo-ata venire a rinforzare la P e così si potrà giungere sino o , d' a 400 metri e questo è il momento per la truppa, urto, generalmente in linea di colonne di compagnia a interval~i variabili d'avvicinarsi a suono di tamburo, provocare 11 fuoco a;celerato, l'ulteriore avanzata e l'assalto e inseguire colle gambe il nemico quando è fuori della portata_ del_ fu_oco efficace d'inseguimento mentre le altre compagnie s1 .riordinano in riserva. Il battaglione d'avanguardia ~bitualmente coperto da 'lln distaccamento di cava1leria esplorante, si fa precedere da pattuglie di fanteria sul fronte e sui fianchi. Impegnandosi fa
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L'ISTIWZIONE E L'ED UCAZIONE DELLA FANTERIA FRANCES K
occupare i punti d'appoggiò del terreno (ponti, cascine, bo· schi, alture) sicchè generalmente le sue compagnie saranno intervallate considerevolmente e l'inconveniente però è compensato dai vantaggi procurati al g rosso delle forze dal fatto dell'occupazione assicurata di punti importanti. La presenza del comandante della colonna presso l'avanguardia garantisce la necessaria unità di direzione. Se il battaglione è di retroguardia le disposizioni sono simili. a quelle d'un battaglione che combatte in ritirata per rallentare i progressi del nemico superiore o per attirarlo in una direzione pericolosa eseguendo però più rapidamente i · movimenti per scaglioni regolando la durata delle fermate sulla marcia del grosso. Il battaglione ohe occupa un settore d'avamposti guarda un fronte di 3 chilometri circa mediante 2 o 3 compagnie di gra.n guardia ed il resto di riserva di settor e, mentre la riserva generale è formata dalle rimanenti truppe della brigata. Salvo ordini contrari, la resistenza è fatta sulla linea delle gran g uardie. La riserva di settore ordinariamen te non è destinata a raccogliere le gran guardie attaccate da forze superiori; ma deve considerarsi come riserva mobile, truppa di manovra e d'urto, pronta a portarsi sui punti più minacciati per ristabilire il combattimento. Che gli avamposti proprio possano arrestare lungamente l'avversario è smentito dalle guerre di tutto il secolo; ordinariamente non possono che rallentare i progressi d'un nemico molto superiore, per cui non possono avere una linea di resistenza propriamente detta dovendo c.i ascuno degli elementi che li compongono, combattere per ritardare l'avanzata del nemico e permettere lo spiegamento del. grosso. L'essenziale per le granguardie e le riserve parziali è di saper lottare di posizione in posizione con tutti i fucili disponibili senza lasciarsi avviluppare, nè tagliare dal corpo principale e avranno pienamente adempito al loro còmpito se impiegano tre ore a retrocedere di una lega. La necessità e il metodo da impiegarsi per la preparazione dell'ufficiale di fanteria francese alla condotta del fuoco
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L'EDUCAZIONE DELLA FANTERIA FRANCESE
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appare dalla circolare ministeriale del 25 novembr~ 1896 eh~ prescrive che ogni ufficiale, messo in presenza d1 bersagh rappresentanti formazioni diverse in varie direzioni o di re· parti di truppe in movimento deve essere esercitato a risolvere i diversi problemi che gli si presenterebbero se avesse effettivamente da dirigere il proprio fuoco contro tali formazioni; indi lo stesso esercizio sarà eseguito col concorso della truppa munita di cartucce a salve e ciò, oltre a ser· vire alla preparazione indispensabile della truppa alla buona esecuzione del fuoco, costituisce essenzialmente la vera scuola della condotta del fuoco per l'ufficiale formando il suo colpo d'occhio e abituandolo alle rapide decisioni. E a ciò fare, l'ufficiale isolato e indi comandante di un reparto, posto di fronte a truppe di fanteria in varie formazioni, ferma prima ed in movimento dopo, deve indicare la forma7.ione che assumerebbe il suo reparto, la distanza che lo separa dall'avversario, la specie di fuoco, se è deciso di aprirlo, e i mezzi atti ad acquistarne la auperiorità. Questi esercizi dei quali vengono date le modalità d'esecuzione sono ripetuti più volte, in totale 28 all'anno, in terreni diversi e diretti dal comandante di battaglione. I tiri collettivi dovrebbero essere eseguiti nelle condizioni più prossime a quelle del campo di batta~lia; ma a ciò pur troppo non si prestano tutti i poligoni di tiro. E per essere utili devono porre t.utti i direttori del tiro, dal comandante di battaglione al subalterno, nella circostanza di prendere rapide decisioni nel corso d'un combattimento simulato, debbono eseguirsi possibilmente su terreno accidentato per pot,ere valutare l'efficacia del fuoco dipendentemente dal sito e contro bersagli rappresentanti i reali obbiettivi di guerra e appariscenti improvvisamente sia sulla fronte sia sul fianco. Alla scuola d i tiro di fanteria di Wallenstadt queste condizioni alle quali debbono rispondere i bersagli sono re~1lizzr1te. Il reggimento del colonnello Bonnal dal 24 aprile al 6 marzo 1898 al campo di Auvours esegL1ì, oltre le 6 lezioni regolamentari, dei t,iri comparativi di compagnie accoppiate e due esercitazioni tattiche di battaglioni rinforzati (800 uomini).
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L'ISTRUZIONE E L'EDUCAZIONE DEl,LE FANTERIA FRA NCESE
Per i tiri comparativi le due compagnie d'ogni battaglione (risultanti dalla solita riunione. delle compagnie organiche) disposte in catena e sostegno a 1000 metri dal nemico, rap-· presentato da bersagli sagomati, eseguirono dei fuochi ad un primo appostamento fra 1000 e 800 metri, ad un secondo fra 800 e 600, ad un terzo (catena e sostegno fusi insieme) fra 600 e 400 e tt tre successive fermate durante l'assalto, sparando ogni soldato 20 cartucce. Dopo ognuna dalle quatt ro fasi si rilevarono i risultati di tiro abbattendo le sagome colpite e fac<:mdo uscire dalle righe di uno dei due plotoni ( compagnie organiche), che eseguivano il fuoco, tanti soldati e graduat i, quanto erano state le perdite subite dal bersaglio contro cui aveva sparato l'altro e viceversa. Al termine dell'esercizio era vincitore quel plotone (compagnia organica) che. aveva subìto meno perdite; ma a tali r isultati non devesi attribuire importanza esagerata perchè coll'intervento di altri fattori in guerra le cose potrebbero andare diversamente. Tali t iri non hanno dato però i risultati sperati perchè le compagnie organiche (ploton i di guerra) per evitare disgrazie, dovendosi tenere sempre alla medesima altezza, non lasciavano la libertà necefòsaria ai comandanti circa la scelta delle posizioni di tiro, e di più perchè le perdite erano enormi tanto da ridurre i plotoni di 120 uomini a soli 40 a 400 metri con evidente effetto demoralizzante mentre che in guerra le perdite si riducono ad 1; ;0 e se tale calcolo avrebbesi p otuto fare per i soldati messi fuori di combattimento, non era più possibile per gli ufficiali e graduati. I risultati per di più fra le varie compagnie differirono tra di loro di molto poco. Le due esercitazioni tattiche di tiro furono eseguite con un battaglione (1° e 2° la prima volta e 3° e 4° la seconda) in 1• schiera e uno (3°. e 4° e 1-2° r ispettivamente) in 2" supponendoli facenti parte d'una divisione di fanteria svolgendo un combattimento offensivo passante per quattr o varie fasi. i" fase: la compagnia d' avangur1,rdia a 1200 metri apre il fuoco e viene rinforzata da una 2• compagnia: mentre le altre due stanno a 300 metri dietro. Con sbalzi si portano
a 900 metri. 2• fase: continua l'avanzata del battaglione di l8 schiera sino a 600 metri. 3" fase: occupazione dell' ap'postamento del fuoco prep.aratorio all'attacco (tra 500 e 400 metri); entrata in linea delle comp.a gnie di riserva spiegate colle sezioni in ordine chiuso ad intervalli occupando tutto il fronte segnato dalla catena. Esecuzione di tre fu ochi da parte di tutto il battaglione di 1• schiera. 4•fase: innastate le baionette, dopo tre sbalzi di 50 metri, assalto seguito da fuochi simulati d'inseg uimento con tro il nemico supposto in ritirata. Il ba.ttaglione di 2• schiera che ha seguito i movimenti di quello di 1°, senza far fuoco, lo ol trepassa simulando l'inseguimento del nemico. Vengono sparate 70 cartucce per soldato dalle compagnie in catena durante le varie fasi e 30 dalle compagnie del grosso durante il fuoco preparatorio all'attacco. Si dovevano eseguire altre due esercitazioni tattiche rispettivamente svolgendo l'azione di un battaglione d'avan· guardia e di r1:,troguardia e delle quali l'autore dà i temi, ma non furono eseguiti per ragioni di sicurezza del .poligono di tiro . Ai primi d'agosto i battaglioni sono esaminati da.I comandante di brigata al mattino sugli esercizi e manovre del battaglione e :&el pomeriggio sulla ginnastica secondo al solito, un programma dettagliato. Si eseguiscono anche due manovre contro nemico segnato.
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Il reggimento viene esercitato ad assumere le varie formazioni delle quali accenna le caratteristiche principali. La divisione di fanteria può schierar si per ala (brigate affiancate) o per linea (brigate una dietro l'altra); nel primo caso i reggimenti in ogni brigata possono essere affiancati o uno dietro l'altro. Le formazioni di combattimento del reggimento variano a seconda del còmpito suo par ticolare. Supponiamo il reggimento~di prima schiera di una divisione avente dietro di sè altre due schiere di un reggimento
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L'ISTRUZIONE E L'EDUCAZIONE DcLT.A FA NTERI A FRANC!>SE
l'una, più una riserva generale. Durante la marcia d'avvicinamento le compagnie d'avanschiera si sono spiegate continuando l'avanzat,t in questa formazione o affiancando le sezioni; il fuoco è aperto il più tardi possibile, ad esempio ad 800 metri, necessita acqnistare subito la superiorità dipendente da più fattori o superiorità parziali cioè: superiorità del numero cli fucili messi in azione, superiorità della posizione di tiro, della direzione e giustezza di tiro le quali difficilmente potranno ottenersi tutte e quante; ma il fattore più potente della superiorità del fuoco essendo il numero dei fucili impiegati, sarà necessario talvolta rinforzar·e le compagnie di prima linea con altre del grosso. Acquistata la superiorità, che si scorge dall'indebolimento del fuoco nemico, si conquista terreno in avanti con sbalzi successi vi e tale avanzata deve risultar e da un'intenzione del qomando nettamente definita. La catena viene rinforzata verso i 500-400 metri dalla seconda schiera, il fuoco diventa violento per fare ritirare il nemico e intervengono le truppe di urto il cui còmpito consiste non solo nello spingere all'attacco e all'assalto la fitta catena di tiratori, ma anche nel prender possesso del terreno e assicurare il successo. Le truppe d'urto debbono essere lanciate in tempo utile, nè troppo presto per non far loro soffrire t roppe perdite, nè troppo tardi per non snervare la catena e renderla incapace all'assalto. Il reggimento di riserva generale della divisione sarà mantenuto al coperto, durante l'attacco, per raccogliere le truppe in caso d' insuccesso (cosa da noi non ammessa) o, date le circostanze favorevoli, per esser d iretto contro un fianco del nemico e in questo caso agirà come se fosse isolato senza passare per tutte le fasi dell'offensiva del grosso della divisione, ma con azione snbitanea piuttosto e quindi, generalmente, farà a meno d i una seconda schiera, spiegando subito due battaglioni in prima schiera e tenendone due in riserva o come truppe d'urto. Nello schieramento per linea il comando dei colonnelli esercitandosi in larghezza è ,poco favorevole ad una. lunga successione di sforzi e conviene soprattutto ad un'offensiva
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rapida. Se l'azione invece promette d'esser lunga il coma,ndante della di visione adotterà lo schieramento per ala nella brigata di testa ponendo due battaglioni di ciascuno ·de' due reggimenti in prima schiera e formando coll'altra brigata la terza schiera e la riserva generale. L'azione dei colonnelli della brigata di testa si esercita in profondità e larghezza su metà fronte di combattimento, tuttavia questo dispositivo non procura alle prime due schiere l'unità di comando che si ottiene col primo. Il reggimento isolato si regola secondo le norme date per il battaglione. Così pure il reggimento d'avanguardia d' una divisione in marcia e, salvo eccezioni, conserva un battaglione in riserva. Se formo, fornisce gli avamposti e la, riserva genen1le e, att~1ccato del nemico, cerca di ritardarne l'avanzata o, seguendo le istruzioni ricevute, lo attira in una falsa direzione e passa in riserva quando la divisione è pronta al combattimento. Se di retroguardia avrà generalmente la maggior parte d'artiglieria e quasi tutta la cavalleria e si ritirerà per scaglioni Difficilmente un reggimento combatterà senza la cooperazione delle altre armi: necessita allora tenere la cavalleria raggruppata non lungi dall'avanguardia e che l'artiglieria non t rascuri sia fanteria avversaria per battere l'artiglieria chè nove volte su dieci il successo di un combiittimento delle tre armi dipende dal successo della fanteria; deve quindi sostenere la sua avanzata, contribuire alla preparazione dell'attacco decisivo col fuoco rapido quando la fanteria è a 500-400 metri dall'avversario e lo prosegue sino al momento dell'assalto. Ogni ritorno offensivo del nemico od ogni tentativo della sua artiglieria per rimettersi in · batteria deve essere impedito da fuoco rapido dei cannoni. La cavalleria, anche un solo squadrone, deve partecipare all'a.ttacco decisivo preparato dal fuoco d'a rtiglieria e fanteria, scorta l'attacco sul fianco esterno o sul più scoperto tenendosi un po' indietro per lanciarsi al galoppo al momento dell'assalto sul fianco nemico. 8 -
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Il libro termina con 20 ma1·ce-manovre a doppia azione eseguite tra. il 3 marzo e il 30 agosto. Mi sia concesso aggiungere, a pro\~a dell'importanza che si annette all' istruzione del soldato al tiro al bersaglio, che, come appare dagli orari e r eparti annessi in fine al volume, è assegnato, dal 15 novembre al 25 agosto, un giorno alla settimana per og ni battaglione (da 5 a 7 or'e) pel tiro ridotto e che ciascuna compagnia deve fare 16 esercizi al tiro al bersaglio.
E Mrr,ro PoGNISr sottotenente 60° fanlct·ia
ESERCITO EDUOMINI DI GOVERNOl~GLES[1 D.\GLI INGLESI GICDlCATI L
(A PROPOSl'l'O DELLA <W ERRA ANGLO-BOERA)
La gL1erra anglo-boera che - a parte qualsivoglia opinione - ha destato in tutto il mondo un così alto senso d'ammirazione per quel pugno di gagliardi rimasti così tenacemente a difesa della loro patria, continua ~iltresì a destare in Inghilterra violente discussioni e polemiche intorno alla organizzazione militare di quel paese. Si è voluto far credere - Rcrive in un recente fascicolo del1' United Service Magazine un « Outsider» - si è voluto far credere che il Ministero della guerra ignorasse la potenzialità dell'artiglieria boera; i nostri generali son scesi persino a scusare i loro errori con l'assoluta iusuf:6.cenza d' informazioni. Or bene, nulla di più falso. Il numero, il calibro, il peso dei proiettili, i più insignificanti particolari sui cannoni boeri erano nt n soltanto not i, ma altresì accuratamente e precedentemente stati registrati in un elenco, per cura del Ministero della guerra, ~id intelligenza del nostro esercito, insieme alle informazioni date da numerosissimi ufficiali nostri, i quali avevano dovuto passare lunghi mesi nel Transwaal e nello Stato L ibero d'Orange prima che fossero scorpiate le ostilità. E tali informazioni erano chiare, precise, e contenevano indicazioni minute sulla possibilità offensiva e , difensiva di molti lnoghi, sulla viabilità., sui ponti, sul modo di provvedere al rifornimento dei viveri, sul genere e sull'abbondanza delle acque e via dicendo. E non solamente si era informati d'ogni cosa che riguardasse l'artiglieria nemica, ma si conoscevano per aoco le condizioni generali nelle qnali si sarebbe potuta e dovuta iniziare e proseguire la guerra. Le nostre autorità erano perfettamente a conoscenza
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della superiori~ d~i cannoni boeri di fronte ai nostri: sapevano che form1dabile artiglieria fosse appuntata contro di noi, tutto sapevano ins?mma; e malgrado ciò, non seppero far nulla per la formazwne d'un esercito che potesse validam~nte te~er testa . al. nemico; e solamente tardi, troppo tardi, alc~n~ can~on~ d1 grosso calibro, tolti a prestito in fretta e furi a all ultimo momento dalle navi, poterono a ~ala pena giungere in tempo per salvarci da un completo disastro. Q,uale meraviglia dunque se la follia cieca e disor?aniz_zatric~ che p~esiecle va al Ministero della gnarra portò 1 suoi frutt1 fun~st1 su tutto il complesso dell'intricato problema? E non s1 cr eda che l'esperienza dovesse mancare: tutt'a~tro ! Molti fra i ?iù noti e notavo li ufficiali di g rado superiore avevaula anz1 - e due lunghi anni - dovuta fare personalmente percorrendo l'Africa del Sud, nè potevano quindi ignorare il sistema di guerriglie, il carattere indipendente, la tenacità di resist;enza del nemico che andavano a combattere. C iò fa persino sospettare che, giunto il momento del pericolo, essi temessero di esprimere apertamente le loro opinioni, o che non ne avessero punte, il che sarebbe enorme ~ddiri~tu~a. Com~nque, è certo che, pur nulla ìguorando, si passo d errore m errore, con una incoscienza che ~uoverebbe le ris~ se non provocasse lo sdegno. In luogo dr opporre al nemwo una fo r te cavalleria, si mandò della fanteria pesante che arrivava sompre in r itardo; ora, ch i non sa che in tutte le guerre, e specialmente nelle guerre presenti, la rapidità dei movimenti è il miglior veicolo che possa condurre ad un esito felice? Un'offensiva che costrino-a il nemico ad attaccar e in posizione SYantaggiosa può condur~e alla vittoria; e l'esperienza fatta dai Boeri contro l'esercito inglese, è là a provare la verità di tale principio. Fn fortuna per l'Inghilte~ra che d i essa i Boeri non mostrassero di comprendere la g rande importanza, e che, per conseguenza., non sapessero approfittare delle loro vittorie: mentre l'esercito inglese, anche nei momenti for tunati, appunto per di~etto ~i cavalleria, non potè mai eseguire un vero e proprio msegurmento.
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T utto sommato, non v·è dubbio che con altro eser cito ed altra artiglieria, la guerra avrebbe potuto essere condotta a termine in brevissim0 tempo, e che l'Inghilterra non sarebbe ora costretta a ricordare le innumerevoli sconfitte subite. Si il piano strategico della campagna, che la formazione dell'esercito, rappresentarono dunque un errore madornale, derivante da una causa comune. Le autorità, del resto, cui incombeva il dovere di provvedere, mostrarono sempre di disinteressarsi di qualsivoglia allestimento g uerresco adeguato alla natura del!' impreHa, dando a vedere d"ignorare pers ino le modalità con cui si sal'ebbe dichiarata la g uerra, e d'esser prive di qualsiasi concetto sul nemico cui si preparavano a combattere. Ma per fare della buona guerra, è d'uopo anzitutto otte· nere il vantaggio dell'iniziativa: ed è appunto per ottenere tutto questo, che conviene aver e un conce&to chiaro limpido della campagna che si sta per intraprendere, sì c1:e appen~ aperte le ostilità sia eseguibile e fac ilo il danno contro i principali e più. vitali interessi del nemico, per difendere i quali aedi . o sia costretto a spendere tutta la sua migliore e maggiore energia. Ma l'Inghilterra non aveva nè un vE>ro e proprio piano di battailia, nè un esercito ad essa adeguato. *
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Si conceda, per un momento, che le au torità superior i a.b· biano avuto il pensiero d'una marcia nello Stato Libero e conseguentemente su Pretoria. : ebbene, esse mancarono com· pletamente allo scop0. L'invasione nel Nata! da parte dei Boeri era cosa che niuuo avr ebbe osato mettere in dubbio : ~ come tale era da tutti naturalmente considerata. Scegliere 11 Natal quale teatro d'operazione con Pretoria per obiettivo, v~leva quanto dire : passaggio dell'esercito traverso nn paese diffici lissimo, che esponeva l'Inghilterra a g ravi pericoli prima ch'~ssa pote-.se giungere alla Colonia del Capo. Fu quindi decisa la difesa del Nata! e l'invasione dello Stato Libero l~ngo la linea di frontiera del Capo ; ma, per contro, non fu data alcuna preventiva d isposizione nè allora nè poi !
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ESERCITO ED UOMINI Dl GOVERNO INGLESI
Ma v1 e di più e di peggio. A Ladysmith si fece un imm~nso e inconsulto deposito di armi e di vettovaglie: cluunque crederebbe per conseguenza che il luogo fosse stato messo in istato di perfetta difesa. Or bene : nulla di tutto ciò; e fra ttanto le poche forze del Natal si andavano vie più disseminando qua e là senza criterio, senza concetto alcuno. Contemporaneamente a Londra pressioni politiche impedirono la scelta della forte linea del Tugela e fu data la pre.ferenza alle posizioni pericolose ed esposte a nord di quel fiume, trascurando affatto di fortificare i principali posti avanzati, o almeno di provvedere in modo che quelle truppe, le quali pressioni politiche avevano così pazzamente scaraventate all'estremo pericol o, potessero agevolmente e sicuramente, se il bisogno lo richiedesse, ritirarsi a tempo e sotto valida protezione. La difesa di Ladysm ith, ov'erano impegnati circa 10,000 soldati, mancò poco non compromettesse tutta la fortuna della gnerra. Se Ladysmith fosso stata provveduta di fortificazioni inoludenti il Bulwana, la piazza si sarebbe potuta non solo di.fendere con fortuna, ma altresì, giovandosi dei lavori stessi, si sarebbe potuto operare vigorosamente contro il nemico, mentre fu appena possibile una pura e passiva difesa. Quando poi Ladysmith fu accerchiata ed in vestita dal nemico, allora soltanto si pensò a chieder e d'urgenza rinforzi sulla linea del Tugela: e così appena giuntavi, una gran parte dell'esercito di Buller dovè divergere, abbandonando sin da principio tutto il piano prestabilito, che era quello di agire sulla fronti era della Colonia del Capo. Frattanto in Inghi.lterra si preparavano rinforzi su rinforzi, per provvedere alle condizioni fattesi ormai disastrose· ma è da chiedersi: quel nuovo contingente cli riserve no~ doveva, non avrebbe dovuto essere già allestito e pronto sin ~a~ principio della guerra? Ragioni, o meglio, pressioni po· lttic~e possono aver ritardato la formazione dei corpi d'esercito, ma soltanto l'incoscienza e la scioccagine sono responsabili d' aver negl etto la formaz ione a tempo della riserva.
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Ne conseguì, fra l'altro, questo: che le forze sbandate nella Colonia del Capo furon rese inutili; e che, per conseguenza, sino all'avanzata, in febbraio, di lord Roberts, ,vi fu una generale e vergognosa, forse colpevole, inerzia. .Ma dai disastri nel Nata! è meglio non discorrere perchè il discorrerne ò penoso. Una cosa apparisce evidente, questa: che se Red vers Buller si fosse avanzato con la sua destra contro Monte Cristo nel giorno della sua rotta a Colenso, la liberazione di Ladysmith si sarebbe potuta effettuare in brevissimo tempo. L'avvento al comando di lord Roberts, seguito immediatamente dal giungere di g randi rinforzi, mutò faccia alle cose. Bloemfonteiu diventò ancora una volta la base delle operazioni: Kimberley fu liberata da French, e il 27 di feb braio Cronj e fn circondato a P aardcberg. Ma chi potrà mai ridire il disordine, la confusione, che regnavano nell'esercito inglese ? Gli incidenti spiacevoli - com'era in voga allora di chiamarli - e che così spesso si susseguirono sulle linee di comunicazioni, ebbero troppo spesso, e tr oppo facilmente la loro scusa nel!' immensa distanza che separava le comunicazioni stesse; per a lcune il pretesto ha un valore: ma il disastro di Reit River non ne avrà mai alcuno, giacchè esso avvenne entro il circuito del quartiere generale. Parrebbe fosse dovuLo bastare e non bastò. L'enormità sta in ciò : che durante questo tempo nessuna ambulanza, nessun trasporto era stato messo in grado cli ricongiungersi al proprio reggimento, al proprio battaglione! Guai se i generali boeri si fossero mostrati pari in strategia qua li essi erano in valore! Lasciando delle forze sufficienti per tenere al suo posto Clements, eglino avrebbero potuto impadronirsi del vettovagliamento di lord Rober ts, o, nella peggiore ipotesi, mandare un Comando direttamente contro De Aar: movimento questo che s'anco f?sse in parte mancato allo scopo, sarebbe tuttavia riuscito a sollevare viè maggiormente l'insurrezione coloniale. Altro gravissimo errore fu quello di non lanciare una colonna volante sull'ala destra contro Norval's Pont, mentre
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J,srrncITo
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l'esercito si avanzava su Paardeberg. Se si fosse provveduto a ciò, molto probabilmente il Comando di Colesberoo si sarebbe ritirato subito al di là del fiume, mentre, qua.Iora esso non fosse giunto a tempo di eseguire tale movimento, la sua cattura e la sua sconfitta sarebbero state certe. Comunque, essa colonna avrebbe potuto inseguire il nemico che ripiegava, ed occupare Fauresmith o Wepener, mentre il corpo principale dell'esercito, appunto per mancanza di r inforzi,dovè rimanere inattivo a Bloemfontein Quando finalmente a Dio piacque, parve che cotesta gente si scuotesse dal suo torpore; se non che, inveee di avanzarsi contro il nemico e di spazzarlo via addirittura, pren· clendolo di fronte, da tutta la linea, fece le cose in· modo che parecchi Comandos boeri ebbero tutto l'agio possibile di accamparsi ai fianchi e dietro la nostra retroguardia, ciò che diede per risultato che quando gli Inglesi giunsero a Pretoria, lo Stato d'Orange era nuovamente diventato un formidabile pericolo! E frattanto a Londra si credeva che con Foccupazione di Pretoria la guerra fosse finita: senza tener conto che la perdita di Pretoria valeva pei Boeri quanto se essi avessero perduto Parigi o Pechino ! Ma giova forse discorrere di ciò che si credeva a Londra, mentre colà procedevasi per pressioni politiche e innanzi tutto si pensava a mettere in salvo le miniere dell'oro? Se non che, mentre a Londra erano occupati e· preoccupati delle miniere, !aggi ù, in Africa, il corpo principale di esercito s'ingolfava sulla linea più disastrosa, que11a del centro, lasciando le colonne dei :fianchi senza soccorso, isolate, esposte ad ogni pericolo. Ne conseguirono naturalmente attacchi improvvisi, treni saltati in aria, linee telegrafiche distrutte e tutto quello che doveva conseguirne, servendo ad esilarare per molto tempo tutto il mondo alle spalle della Grande nazione prepotente, invadente e sconfitta.
OAGLI
nmu.:sr GIUDICAT I
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Appena cominciat~i la grande avanzata, 1.\ fafeking avrebbe dovuto - non foss'altro a scopo di salvarvi la piccola guarnio-ione ivi rimasta - essere liberata senza indugio. Proo . . prio sulla sua via era un comanclo boero che fu sloggiato senza difficoltà da Hunter e che se l\fathuen avesse agito di concerto con lui, si sarebbe potuto distruggere. Comunque, la linea su 1\fafeking era dunque rimasta assolutamente libera; or bene, incredibile a dirsi, ma vero, Hunter ebbe appunto allora ordine d'andare a Maribogo, e così. le truppe al suo comando rimasero per lunghissimo tempo senza un capo e quindi inattive ed inutili! Da allora gli spropositi non si contano più, e una serie di spiacevoli incidenti si segue ininterrottamente; ma la questione è una sola, questa: si sarebbero essi potuti evitare? Sì, qualora a Londra, prima della campagna, si fosse avuto un regolare piano cli guerra e si avesse avuto un concetto qualsiasi di ciò che si stava per intraprendere. Nulla invece di tutto ciò. Hunter avrebbe dovuto avanzarsi da Ii'ourteen Streams o da Vr:5~burl per accamparsi traverso la ferrovia Pretoria. Pietersburg, punto cui avrebbe potuto raggiungere qua.udo il comandante in capo marciava da J ohannesburg su Pretoria, Mathuen, da sud di Vaal, per Hoopstad, avrebbe dovuto giungere a Rustenburg: altre colonne potevano liberare il paese dal nemico e spingerlo nel Transwaal, e mentre il restante delle forze convergeva per via Villiersdorp sulla linel), del corpo principale d'esercito, la colonna di destra, movendo per Vrede, avrebbe dovuto tenere di vista il Natal in guisa da impedire al nemico qualsiasi modo di tornare addietro più minaccioso di prima. Finalmente sir Redvers Buller avrebbe dovuto spedire, a qualunque costo e con qualsiasi sacrificio, una forte colonna su Middelburg, giacchè l'essenziale era, che prima che Ro· berts giungesse a Pretoria, egli, Buller, si trovasse già sulla
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ltSERCIT O ED UO llllNI Dl GOVEltNO INGLESI
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linea Pretoria-Delagoa in marcia ad ovest, per mettersi a contatto a sud col generale in capo e a nord con Huut;er. Ma perchè tutto ciò fosse stato possibile era d'uopo di una forte e sana organizzazione, la quale, in caso di bisogno permettesse di operare un movimento aggirante capace di far sloggiare il nemico accampato sulla linea di un'altra colonna qualsiasi. A che cosa invece si poteva provvedere fra quello scompiglio generale, che non ammetteva nessun accordo, nessuna, compattezza e, insomma, assoluta· mente nulla, appunto perchè mancava una direzione ed un controllo centrale? Oh, sarebbe stato assai meglio se lord Ki!i· chener invecè di correre in qua e in là per comandare questa o quella colonna con immenso danno della sua riputazione e, quel che più importa, della stessa campagna, si fosse limitato al suo ufficio di capo di stato maggiore e avesse impiegato il suo tempo a studiare il piano di guerra e a leggere i rapporti che quotidianamente gli pervenivano! Ma a Londra si riguardava il capo di un esercito come un galop pino qualunque, il cui ufficio fosse appunto quello di trovarsi m tutti i luoghi del combatfonento per essere presente alle varie fasi di esso ed infiammare gli animi alla pugna!
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altro scrittore militare , il signor T. M:iller Maguire. Io scrivo - egli prosegue - negli ultimi giorni di settembre, e cioè ment re la resistenza boera, dopo an anno di disperata ed eroica difesa, comincia a venir meno, e in cui gli spaventosi pericoli a cui siamo andati incontro hanno messo in evidenza la educazione su per.ficiale, l'intollerabile orgoglio, la fiacchezza dei propositi, la prevaricazione inveterata e i piccoli, gretti, miseri espedienti di 1u9Sta gente che r egge le sorti della Grande Nazione da Downing Street (1). Or bene, io non esito un istante a proclamare che i nostri 1Vlanuarini sono molto, ma molto meno intelligenti, hanno meno spirito, minor tenacità e certamente minor tatto diplomatico dei Mandarini di Pechino! Questi nostri perdono il loro tempo a studiare Orazio, Ovidio, Euripide, come i Mandarini cinesi perdono il loro a studiare i libri di Confucio: ma q nali · uomini di bo-uerra possono produrre i poeti greci e latini? .i libri di Oonfocio hanno almeno il vantaggio d'essere morali, persino troppo morali per gente che ha da fare con i Russi e con gli Yankees ! Son già lunghi anni ch'io vado ripetendo su tutte le riviste che i nostri Mandarini sono perfettamente incoscienti dei nostri bisogni militari: sin da un anno fa noi avevamo un esercito assai ihferiore a quello della Svizzera ed un' armata inane a proteggere il commercio e a difendere le coste della p_atria. Mi si indichi, se è possibile, un solo atto, una sola idea di cotesti alti graduati, che attesti'no del loro ingegno, della loro previdenza, della loro buona fede, e provino che cotesta ge1ite è meritevole dello stipendio che percepisce. In Cina con gente cotale si ricorre a metodi spicci : ivi in simili casi si adopra la mannaia; tra noi, naturalmente, nessuno di cotestoro sarà diminuito dell'ornamento delle spalle; al contrario si profonderanno loro lodi, verranno pensionati, o creati Pari d'Inghilterra. Si lodino dunque, si facciano Pari d'Inghilterra, ma, anzitutto, si mandino in pensione! Il cap itano Mahan fin dal 1897 ha scritto che se non ci decidiamo a 0
Ohe cosa dire degli errori di tattica? Il loro nome è legione e ciascuno .di essi trae il suo effetto dalla medesima causa. I generali ivi mandati - e a una cotal guerra - non ebbero mai in loro stessi un momento d'idealità pari al mandato che era ad essi stato affidato, nè furon mai nulla di più se non comandanti di quella mostruosa impostura che è una grande manovra inglese. Essi stimavano che la sola cosa a farsi per combattere un nemico fosse quella di trar profitto del terreno lasciato libero dal nernico stesso, e che sino ,t tanto che, così progredendo, non venisse il tempo in cui l'avversario credesse opportuno andarsene per conto proprio, fosse perfet. tamente inutile pensare ad un assalto o a qualcosa di simile. E intanto che laggiù si succedevano tali spropositi, che cosa facevano i nostri Mandarini di Londra? si chiede un
H) 01•'e il i\lìoistero della guerra. ~ -
DAGLI llìGLESI GlUOJC A1'I
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ESERCITO ED UOMINI DI GOVEl\NO INGLESI
liberarci da cotesti esseri preistorid, ci troveremo un g iorno o l'altro in una spaventosa crisi nazionale. Lo stesso Balfour si è accorto delle gesta de' suoi onorevoli colleghi: un po' tardi del resto ! Il Times e la Mòrning Post, i membri stessi del Parlamento, vanno da dieci anni ammonendo su quanto di enorme si compie a Downing Street. Se Balfour avesse dedicato due ore al giorno a leggere guanto si è pubblicato su tale argomento, egli avrebbe saputo tre anni innanzi ciò che tre anni dopo ci ha insegnato la guerra sud-africana. Perchè tutto ciò che è avvenuto dipoi doveva necessariamente avvenire, era prevedibile e così ben preveduto, che nessuno ne rimase meravigliato, fuorchè i 1vfandarini di Downing Street ! Nella realtà, dunque, nulla di nuovo hanno insegnato gli avvenimenti svoltisi nell'Africa del Sud: tutti erano a conoscenza della scarsità della cavalleria e della inanità. della nostra artialieria. La sola lezione è stata questa : che una nazione . t, la quale voglia vincere dev'essere anzit utto preparata al combattimento. I Mandarini del Minister o della guerra dovrebbero almeno a ver imparato da' loro classici il motto: si vis pacem aut vict.oriam, para bell-um. Ma essi che non erano preparati alla guerra nel 1899, non vi sono ora, e per quanto sta in loro, non vi saranno mai. T utti i loro progetti di riorganizzazione hanno provocato le risa alla Corte : quelli sui riservisti, sulla milizia, sui volontari, hanno invece provocato lo sdegno e il disprezzo degli ufficiali e dei liberi cittadini. Il nome di cotesti Mandarini - prosegue il signor Maguir e - mi sta dinanzi. Sono persone che andando in pensione percepirebbero non meno di 4 o 5 mila lire annue così che lo stato verrebbe a guadagnare dieci tanti. Se costorÒ non volessero andarvi, un piccolo atto del Parlamanto ve li potrebbe costringere. A che si esita dunque? Se in una cartiera, in un'azienda qualunque, degìi individui si rendono inutili o perniciosi che cosa fanno i proprietari ? se ne liberano. Così e non altrimenti dovrebbe fare lord Salisbury ...
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E una volta avviatosi per questo sentiero, il signor Maguire prosegue per un buon tratto sul medesimo tono : ma noi non lo seguiremo, anche per non tediare i nostri let tori. I quali, da questi cenni si saranno formata un' idea dello scontento generale che regna in tutta l'ufficialità intelligente di quel paese, e della disorganizzazione dolorosa in cui sembra sia piombato l'esercito. Noi abbiamo sott'occhio molti altri studi di scrittori militari inglesi e tutti sono concordi nel dimandare urgenti e . radicali riforme. Uno di essi propone nuovi metodi d'educazione navale degli ufficiali: un altro - il signor Giorgio Nugent Bankes -- vorrebbe l'applicazione del servizio militare obbligatorio: un terzo - il luogotenente colonnello W. Hill Climo - accennando agli ufficiali medici, giunge a confessar questo: ·« Tra le penose sorprese della guerra sudafricana, nessuna fu più dolorosa dello scorgere l'enorme numero di malati, la terribile media di mortalità, l'abominevole servizio degli ospitali, la mancanza totale di zelo, d' intelligenza, d' umanità: e tutto ciò ha fatto com· prendere cbe un tale stato di cose non può assolutamente continuare, o, se continuerà, sarà fonte, un giorno o l'altro ii qualche spaventoso disastro alla nostra nazione )) . In tutti, insomma, spira quello sgomento che rivela veramente l'esistenza d'un male che, se trascurato, può diventare incurabile. ì1fa lo st~sso ardimento con cui si osa mettere la mano rude sulla piaga, sta a d imostra.re che l' Inghilterra vuole uscire, ed uscirà certamente vittoriosa dalla crisi che ora traversa.
A. B.
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N'OTR ST ORICHE
NOTE STORICI-I 'E OSOPPO 2!, MARW • {;) 0TTORlll/ l$!i8
(Nar,·a.zioiie compilata con la scorta dei doc tPn , nti)
Co11tinuazione. -
Vedi clispensa Xl, i!IOO
IX. Sulla fine di luglio (24. ?) fece ritorno nella fortezza il capitano Enrico Francia, condottovi da un ardito capo-barca di Pinzano : in Venezia, dove era rimasto dopo la prima missiva recatavi per ordine dello Zannini, il capitano dei pontifici: aveva reso buoni servigi nella difesa dell'estuario. Turnato in Osoppo egli portò le notizie dell' eroica difesa di Venezia che rianimarono ed esaltarono; e recò insieme le migliori promesse di soccorso da parte del Consiglio di difesa, presieduto dal Cavedalis, unitamente alla .novella di un assegno di 11,000 lire sulla guarnigione della fortezza. La fama dei combattimenti cui prese parte in campo aperto attorno a Mestre ed a Cavanella d'Adige, quel fare manieroso e remissivo del capitano pontificio. che simulava una modestia che in realtà .non esisteva, conciliarono ben presto in suo favore la stima e la simpaLia della guarnigione. I più ferventi partigiani di lui correvano persino con. la mente ad anteporlo allo stesso tenente-colonnello Zanuini, i cui modi rigidamente militari, severi spesso oltre la misura, dato l'ambiente delle milizie raccogliticce sulle quali era
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chiamato ad esercitare il suo comando) parevano talvolta arbitrio, vessazione e tirannide. Enrico F rancia, da Lugo, aveva allora poco più di 30 anni: sortito da ricca famiglia era studente in legge quando, allo scoppio della rivoluzione, nel marzo 1848, entrò negli Stati veneti alla testa di una colonna di corpi franchi della quale egli stesso si proclamò il capitano. Solava girare per i campi tutto cinto di rosarì e di agnus-dei, inquar tati tra le braccia deìla grande croce da crociato che gli ornava il petto: affettava contrizione e compunzione religiosa eccessiva ed umiltà « spinta fino all'eccesso >> osserva l'anonimo diarista. Voleva, ben di frequente, fare pompa di erudizione militare affine di soverchiare il vecchio ed esperto soldato Licurgo Zannini, consumat o nel lungo servizio nelle file dell'esercito del duca di Modena: ma tante cognizioni, malamente ed in tumulto attinte ai regolamenti napolitani, sardi e francesi, gli procacciarono nella mente una faraggine di t eorie dalle quali ben di frequente non si sapeva, districare. Per non darsi vinto, censurava allora ogni ordine emanato da altr i, criticava opera,zioni e condotta di guerra con pretenzione grande e con fine ironia. M:a non subito queste ignobili qualità del capitano pontificio si mani festarono evidenti tra i colleghi. Anzi, grazie a quel grande sentimento di simpatia che egli si aveva di subito accaparra to, ben sperava lo Zannini di ricavarn e profitto e vantaggio affine di sollevare lo spirito della guarnigione assediata. Il 1° agosto scriveva infatti il comandante ài Osoppo al colonnello Cavedalis: « Ricevo notizie dal bravo capitano << Francia il quale, in verità, è arrivato molto opportuno per « sostenere il morale delle truppe mancanti da un lungo « mese di notizie. A me, però, fu particolarmente caro il di << lui ritorno al forte perchè mi occorreva un uomo suo « pari· per" cor"aggio. « Ora, col capitano Audervolti e lui, posso veramente sen« tirmi tranquillo. Debbo però, per giustizia, fare tutti gli « elogi per la prudenza ed il valore dell'ottimo Andervolti:
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NOTE STO&JC Jrn
NOTE STOlUOllE
« egli si renrle sempr e più degno di quella stima che uni« versalmente gode ». Intanto, la promessa tratta delle 11,000 lire austriache an · nunziate dal governo d i Venezia alla guarnigione di Osoppo, per mezzo del capitano Francia, tardava a venire. Lo Zannini, impazientito, commise ad un'ordinanza di recarsi dai patriotti Vittore Fabris e Vincenzo Andervolti, in San Daniele, per in vi tarli ad interporre i loro buoni uffici affine di ottenere l'immediato pagamento dell'assegno. Ma l'emissario, uscito a notte alta dal forte di Osoppo, fu catturato dalle scolte austriache e ferito a morte nella viva resistenza che oppose ai nemici. Sequestrate le carte che il soldato di Osoppo a veva indosso, i r;ittadini Fabris e Vincenzo Andervolt,i furono imprigionati, ed il danaro promesso dal Francia più non giunse ad alleviare i disagi e le angustie degli assediati. Cominciò allora ad inasprirsi l' animo di questi e della popolazione, e più dure apparvero le disposizioni dello Zannini intese a tutto economizzare e risparmiare; e di questo stato degli animi trasse subito partito il Francia che era in verità il primo colpevole del perduto assegno a fa.vere del for te di Osoppo. « Il paese è ora ridotto in grande miseria - seri veva lo « Zannini a mezzo agosto - essendovi molte famiglie che si « cibano di sola sèmmola e di erbaggi dei campi: però si dà « bastevolmente coragg io ed è sempre ferm o nel volersi di<< fendere, come difende con molto valore la sua proprietà , « mentre il nemico aveva già cominciato a tagliar le piante « di sorgoturco, i gelsi e le viti. Ma sorpreso da pattuglie « civiche, guidate da sottufficiali civici, fu r espinto e più non « osò ripetere il tentativo di distruzione. Nel dire però del « paese, intendo di parlare della pluralità degli abitanti : « pur troppo ci sono alcuni miserabili i <1ual i informano il « nemico di ogni nostra deliberazione e si dimostrano sempre « malcontenti, e tra questi primi certi De Toma e Zongaro, « che sono da qualche tempo in carcere per mio ordine : « inoltre la famiglia. di un certo Fischer, che emigrò e si
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« mantenne in relazione con la famiglia Christ di Osopp.o « mi dà sospetto. Uno di questa famiglia è sacerdote ed 11 « 19 luo-lio suscitò una sedizione in paese spargendo la falsa << novella dell'arrivo in Halia di 80,000 Ungheresi, della « fuga del re Carlo Alberto, e molte altre .invenzi~ni an« cora. Allora foci arrestare il prete e lo foci porre m car« ceri appositamente preparate ». . Cos1 il tenente-colonnello Zannini manteneva alta la disciplina e vegliava con occhio assiduo sulla sicurezza e ~.un~ fedeltà della popola:bione di Osoppo, ad. o~ta che. gi a ~1 addensassero sul suo capo i primi l'\egni for1 en della d1scord1a intestina tra la guarnigione. Egli presenziava ad ogni rivista ed a~u.nata del~e_truppe per le sortite ordinarie, come per il quot1d1ano ~erv1.z10 delle guardie e delle scolte sulla cinta del forte e~ alle uscite. verso il paese. Puniva ogni trascuranza o negligC1nza specie nell'uniforme, e molte e svariate dovevano esser e attesa la deficenza del vestiario ed il logorìo che se ne era fatto, senza possibilità di porvi rimedio con soccorsi d~ll'es:erno . « E v'era della o-uarnigione taluno - scrive l anonimo « che gli sdruscitt'avanzi delle scarpe aveva quasi _a mo' di « coturno alhLcciati con una fun icella attorno al piede; ep « pure lo Z linnini esigeva che i soldati, nè movess~ro la~ni'. « nè mostrassero di avvertire il miserando stato m cui s1 « trovavano ». « Vi glorierete, ripeteva, un dì, delle severe discipline cui « vi costringo, allorquando desterete l'ammirazion~ dei vo« stri compagni del ili fuori i quali vorranno da voi appren · « dere ad essere forti )>. Nè soltanto lo Zannini si prendeva cura della disciplina e dello spirito delle truppe, ma si occupava a.l~resì ~el. migliorare la coltura e l'educazione militare degh ufficiali: e, mentrfl nello stesso tempo, in Venezia, uomini della tempra di Carlo Mezza.capo e di Enrico Cosenz tenevano pubbliche cattedr e di arte milita.re, lo Zannini, in Osoppo, raccoglieva i suoi ufficiali ed insegnava loro la tattica e la disciplina del fuoco, l' impiego delle armi por tatili e delle artiglierie. 9 -
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AXNO XL\'L,
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NOTE S'l'OR,lOHE
Per cJueste intellettuali occupazioni il tenente-colonnello Zannini aveva modo di scrutare nell'animo dei suoi ufficiali e di valutarne la fede ed il carattere. In questi trattenimenti egli ebbe modo di 1ntuire il carattere del Francia, e di colpire a segno su quale dei suoi dipendenti meglio gli convenisse di mantener vigile ed attento lo sguardo. Ai primi di agosto inviò pertanto, latore di lettere al Governo .provvisorio di Venezia, il sottotenente Francesco Sartori, uno tra i più sospetti. In calce ad una relazione inviata al colonnello Cavedalis, si legge infatti a riguardo di questo ufficiale il seguente ap· prezzamento, aggiunto di pugno dello Zanni'ni: « Il portatore della presente è il sottotenente Sartori « Francesco.: lo spedisco a Venezia, per levarlo dal forte « avendo conosciuto essere una testa un poco sventatella e « pericolosa. Gli Ebrei si stancarono della manna e la gio« ventù ora si stanca del blocco. Procuri, signor colonnello, « di non rilllandarmelo più: il vero motivo glielo dirò a suo « tempo ... Se non avessi meco uomini della tempra del ca« pita.no L eònardo Andervolti !. .. » Il sottotenente Sartori si fece, a sua volta, in Venezia il portavoce del malcontento della guarnigione di Osoppo : egli recò ixtfatti alla città assediata più lettere, che ci rimangono in tutta la loro {nterezza, e sulle quali è possibile fondare consano ed obiettivo giudizio la critica storica. Tra le altre non mancò una lettera manierosa del Francia al colonnello Cavedalis: « Osoppo è ancora in potere dei « valorosi soldati - essa dice - ... Sartori, Le dirà molte e « molte cose ed io vivo tranquillo nella perspicacia e nel << senno della S. V. perchè non abbia a temere del coraggio « nostro ... Aud ervolti è più fermo e deciso a resistere ai ne« miei che non la roccia su cui cammina. Egli veramente è « un valoroso ». Un'altra lettera, forse del Franceschinis, entra senz'altro iu .materia: « lvii è di grande dispiacere - essa dice -- di non « potere a viva voce seco Lei conferire sulle cose che sarà per « d irle il porgitore della presente lettera. Mal' idea che l'unirmi
NOTE S'IORICHE
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« ad e,sso renda meno facile il passaggio me ne distolse... Creda « pure a tutto ciò che sarà per dirle il Sarto1:i. Ci s~amo tro« vati in ben pericolose contingenze, per la 1mprev1denza, la « ostinazione ed il dispotismo del superiore comandante (1) ».
X. E poichè g li avvenimenti cui si ~ccenna in quest' ultima lettera, i quali vengono rappresentati come gran~emente lesivi la disciplina della guarnigione di Osoppo, r~:A.ettono tempo anteriore alla venuta del Gapitano .Enrico Fr~ncia, è giusto di esaminarli nel rapporto sommano che sull ac.ca,duto redasse lo Zanuini, in una sua lettera del 2 agosto, immediatamente successiva a -quella inviata a Venezia a me~zo del sottotenente Sartori. «Dopopranzo del 18 luglio - dice il rapporto - l'uf~cia« lità del presidio discese in paese e trovò che la popo!az1 one << era inquieta e turbolenta, in parte, sebbene la magg10ranza « facesse di tutto per quietarla. Il sottoscritto era a letto con « febbre, e l' ufficialità guidata da quella leggerezza che è frutto « dell'inesperienza, senza curarsi di investigare le ragioni del << malcontento, ritornò al forte imprecando al paese, e propo · << nendosi di ~e parar la causa della fortezza da quella del pa~se « stesso trattandolo da nemico. La mattina seguente (19 luglw) « il capitano N od ari, che oltre ai tanti suoi torti .ha quell~ di « percepire la paga del suo impiego da Udine, se 10 non gliela << avessi sequestrata nei tre mesi decorsi, essendo ~ervenu~e « nelle mie mani, a sua insaputa, le ricevute... cm tuttavia « serbai per mia bontà grado ed attribuzioni ... il capitimo « Nodari, dico, assistito dal cassiere Franceschinis promos« sero una sedizione tra gli ufficiali giovani e li persuasero, « ad onta dell'opin ione contraria del capit,imo L eonardo « Andervolti, a presentarmi una domanda imperalivà, c~e « custodisco, e nella quale si pretendevano le cose seguenti :
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(~) Govemo p,·ovvisorio di Venezia - Carlegyio Zannini - Busta 308 1·io di St,~to dei F'rar·i.
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n. Arch i ·
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NOTE STORI CHE
« 1° ritirare
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NOTE STORICHE
dal paese la forza che lo protegge ed ab-
« desideravano e per far coraggio a lla trupp.a ed ai cittadini. « Ne tornava alle 2 di notte, ma nell'intermezzo la sedizione « aveva fatto passi da gigante: gli ufficiali, eccitati dal mal « animo dei due nominati ufficiali, e preceduti dallo stesso ca« pita.no Nodari, si portarono dall' Andervolti dicendogli che « volevano impadronirsi della persona del comandante del « for te. Andervolti :finse di assecondarli, e li persuase, per << allora, ad andar a letto rimettendo le controversie alla di« mane (28). « T utti si acquetarouo, non così il S imonetti ed il Sartori « che vagarono per il forte, insultando le donne ed i fanciulli « r icoverati ... Degli ufficiali faz iosi, Sartori spero liberarmene « in definitivo col tenerlo a Venezia... circa il Simonetti « sono ben deciso a disfarmene alla prima mancanza che « egli compia ... Quanto al Nodari, non procederò a mis ure « contro di lui in vista delta sua famiglia e perchè, sebbene « maligno, è però uno stordito incapace di fare del male ... Mi « tengo t u ttavia in ottime relazioni con An.dervolti e Francia; « il primo fu sempre tenuto da me informato di quanto « io abbia operato nel tempo di mia dimora nel forte, e spero « che quando E lla, signor Colonnello, lo interrogherà lo sen« tirà rispondere della mia lealtà e della mia schiettezza : (< spero ancora che la mia amministrazione potrà incontrare « la piena sua appr ovazione, e di qualunque sarà inviato a « rivederla, potendo io dar conto di ogni più. piccola fra« zione ... Del l!.,rancia che cosa dirò?.. . Crede Ella che resterà <( a lungo nel forte? Mi pare annoiato a quest'ora : la vita « del bloccato non è fatta per i giovani ardent i, cui abbiso« guano sempre delle cose nuove. Qui, all'opposto, occorre (< freddezza massima e pa~ienza. Non vi é che Audervolti e « Romano, Miccoli e Spilimbergo che conservino sempre pa« zienza, e siano oguora eguali a se medesimi: gli altri tutti « ci stanno per puntiglio. Intanto io penso bene che il ca« pitano Francia cercherà presto un·occasione per tornare a « Venezia: egli è un valoroso, ma non fallo per un forte. « Gli ho offerto di comandare una sortita, ma non ne parve « persuaso: la g uiderò invece io stesso perchè così è neces-
« bandonarlo alla sua sorte, privo di presidio;
« 2° requisire 50 buoi, arbitrariamente; « 3° tassare il signor Rossi per lire austriache 4500; « 4° vendere 1000 passi di legna me a lire 6 il passo; « 5° requisire tutte le argenterie che sono nella chiesa, « per farne danaro da dividersi tra la g uarnigione. « A me parvero strane ed ingiuste le pretese suddette, « primo perchè il paese di Osoppo è italiano e noi dobbiamo « conservare, sino che si può, quel suolo libero e sacr o; se« condo perchè il mal contento di pochi non deve giammai « pregiudicare i molti... Io chiamai allora gli ufficiali a me « e li persuasi dell'errore; solo Sartori e Franceschinis persi« stettero. Ciò dipendeva dalle mene di quel tale prete Christ << che io qui feci imprigion are e ben guardare nella fo r te1.za ... « Il g iorno 27, ver,;o sera, vennaro da mo il parroco ed il « presidente del Comitato di ordine pubblico, riferendomi una « notizia avuta da Gemona che il nemico voleva incendiare « in quella sera e nella successiva il paese, avendo già pre« parato all'uopo fascine incatramate, presso al casal Picco « detto anche di Bros. Gli abitanti mi richiesero in pari « tempo di dare loro ricetto dentro a l forte per le donne ed « i fanciulli... Deci~o a non ricusare il soccorso ai deboli, in « caricai persone a raccogliere quegli infelici che muovevano « a compassione. Ricordai a questo proposito ciò che fu fatto « negli ultimi assedi; raccolsi quindi la popolazione, la cir« circondai di sentinelle per impedire che vagassero per il « forte ed imbarazzasser o i soldat i nelle loro operazioni. Ma « quegli ufficiali g iovani, temendo tradimento ovunqL1e,senza « pensare che trad imenti non si affidano a donne ed a fan « ciulli, disapprovarono quest'atto grandemente umanitario. (< Tra i più acerbi er~no il Sartori ed il Simonetti, l'ultimo « dei quali, snudata la sciabola, spaventò quelle innocenti « creature ed impedi loro il passo nel forte. « Il Sartori poi, ad alta voce, minacciò di armare i suoi ber« saglieri ed opporsi con la forza. Alle 11 di sera io scesi al « paese, per ordinare il passagg_io al for te di coloro ch e lo
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sario, e farò come tutte le altre volte, da poclestà di Sini« gaglia. Intanto, se ha occasione di venire a Venezia il « Francia, non me lo rimandi più . « Ho limitato da q nalche g iorno la razione di pane... e il « F rancia vi pare decisamente contrario, dicendo che il sol<< dato deve anzitutto mangiare molto: io gli ho detto che « nelle fortezze molte volte si riduce la razione alla i;netà, e « sono sicuro che la guarnigione vi sì adatterebbe, ma il « Francia insiste ed io, per non cercare diversità di opinioni~ « cederò. Dureremo nella difesa, fiuchè dureremo. « Se faccio tutto ciò lo è unicamente per giustificare la <( mia condotta, e perchè stimo mio d overe informare piena~ ,< mente il superiore che fn tanto generoso con me, offrendomi « ed onorandomi di rimpiazzarlo. Questo sol~ t itolo baste« rebbe per legarmi interamente a Lei, se non avesse altri « titoli infiniti alla mia riconoscenza ». Nè gli avvenimenti sono diversamente narrati dall'anonimo diarista, il quale aggiunge del slio qualche alti-o particolare. Grossi nuclei di A ustriaci si erano accostati al g omito della strada di S. Daniele e sui colli di Guima e di Vergnal, sull'ultimo dei quali essi aveano piazzata una sezione di racchette. A notte si sparse la voce che gli Austriaci avrebbero a ttaccato il paese di sorpresa: « era una notte buia e piovosa « - scrive l'anonimo - che cresceva il terrore agli abitanti: « la tristezza desolante di quei vecchi, delle donne e dei fan« èiulli, del pianto di tanti che echeggiava tra le rocce del « forte, :dispersi o raggruppati sotto ai tigli, consunti dalla « fame, contraffatti dalla paura, rompeva il cuore ». « Gli ufficiali, seguita lo scritto, vollero scegliere i n quella « n otte il momento opportuno per liberarsi dello Zannini, « che odiavano come un flagello. Alla v ista di quei miseri « paesani snudarono le sciabole e circondarono il .capitano « Andervolti, proclamandolo loro comandante. « Sedato quel primo impeto, Andervolti, profittando della « fede che in lui avevano riposta gli ufficiali, li condusse « seco ad esaminare lo stato delle cose, ed anzitutto i v ecchi « le donne ed i fanciulli ebbero ricetto nel forte. Poscia « l' Andervolti tenne agli ufficiali un lu11go discorso ». <<
NOTE STORICHE
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La sciagurata contesa ebbe cosi termine, non però ch e qual · che dubbio c, infondata ragione di sospetto non rimauesse nell'animo dello Zannini circa la lealtà della condot ta del1'A.ndervolti: « Una sera - n arra il manoscritto - mentre « i due v~ilorosi risalivano da ·soli la rampa del forte, disse « Zannini al compagno : Io mi so, oramai, che la mia pre « senza qui può essere cagione di gravi dissidi e pure com.« prendo di. essere inutile, che anzi di essere inviso ed ab<r barrito dalla guarnigione; d'altronde io so ancora ch i « essa desidera a suo comandante, e voi potete assai beJae « sostituirmi. Non vi sorprenderete adunq1~e se, in una notte, « io mi evada dal forte e tenti altrove la mia ventura ». L' Andervolti t roncò ogni indugio ed aggi unse: « Voi ci (< foste dato a comandante del presidio e mio, e tale sorti,, rete l'infausto giorno che avremo a cedere questo sasso>>. A sera i due ufficiali sedettero lieti e :fiduciosi alla medesima mensa « dove il pan n ero e la mal condita cico1·ea « costituiva l'unico pasto dei v alorosi ».
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XL Il 2 agosto §li lanciarono contro Osoppo delle nuove bombe, nè l'esperimento fu migliore di quello fatto nei g iorni precedenti: di una decina di proiettili lanciati dagli Austriaci, quello che1arrivò più vicino al forte cadde ai piedi del colle. Nessuna bomba prese fuoco: « ... se il nemico desidera di « farci giungere le sue bombe - scriveva lo Zannini al Ca« vedalis - deve stabilire le batterie più avanti e così ci « parleremo più davvicino » . I soldati di Osoppo davano la baia agli Austriaci ad ogni colpo fallito. « I fischi, osservava lo Zanniui, non. sono di « buona regola militare .. ma cosa f3:re ?... Una nostra bomba « pare abbia danneggiata la batteria nemica >>. . Quest'ultima sorgeva a levante del forte, non molto lung1 , dalla strada di Gemona, verso le alture: il tentativo di bom· bardamento non fu rinnovato nei giorni seguenti, attenden-
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NOTE STORICHE
dosi nuove munizioni da Palmanova. Pare che la polvere usata nelle bombe impiegate fino allorà non fosse di buona qualità, e questo difetto fu altresì notato dallo Zannini « Nessuna « bomba prese fuoco - egli scrisse nel Diario - e di queste « ne fu raccolta una di calibro i nferiore alle nostre da 60, « poco caricata, e tale da sembrare scarto di magazzino». E la vita monotona dell"assediato continuò: la mancanza di n umerario si era gi~L fatta sentire assai viva nei g iorni passati, e lo Zannini e l' Andervolti avevano pensato ad attùtirla al possibile. L ' Andervoltisi studiò dapprima di raccogliere sul suo credito personale la più grande somma possibile fra tutti gli assediati del paese messi assieme: n ullameuo, non gli fu fatto di incettare più d i 4000 lire austriache, levate in tenuissime contribuzioni, talvolta di pochi soldi appena. Il patriottismo aveva trionfato di ogni men generoso sen timento, di ogni viltà singola: versata alla cassa del forte, la somma fu divisa tra la g uarnigione non tenendosi conto delle paghe arretrate. « Il morale del presidio si sollevò assai con questa largi« zione - osserva l'anonimo diarista - abbenchè n on sapes« sero i soldati in che spendere quella m ercede causa il blocco '< del n emico. Ma il danaro ha per le molt itudini un allet« tamento suo proprio, a ll'infuori dei van taggi e dei piaceri « che esso può procacciare ». . Fu forse con questo intendimento, che alla fin e venne emessa n el forte una carta-moneta speciale del tipo degli assegnati. Il primo fondo di cassa di 24,000 lire austriache si era esaurito da molto tempo: altre 7000 lire per vennero da Venezia; le annunciate dal capitano Francia non g iunsero m ai nello sventurato forte. Intanto, nell'aprile e nel magg io le spese er ano state assai notevoli: il cassiere G_iaciuto Franceschinis pagò in quel torno d i tempo al solo colonnello Cavep.alis, per anticipi fatti in ristauri e provvigioni varie, oltre 15,000 lire austriache. Da q uell'epoca in poi si rimediò con il credito personale, con le incette volontarie o forzate e con i buoni : a tutto agosto la spesa generale incontrata dalla for tezza saliva alla
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cifra di 62,369 lire austriache. (1) Il comune d i Osoppo, col benefizio ecclesiastico d i cui dispone_va, potè offrire 2500 lire : il presti to dei fratelli Antonio e Domenico L eoncini ammontò a 5000 fran chi. A ltre 9000 lire, d ietro richiesta del coman dante del forte fatta a mezzo di coraggiosi contrabbandieri, fu rono raccolte mercè gli uffici dell'ardimentoso patriotta Alessandro Uria, che recò la somma fel icemente i n Osoppo. Da u ltimo, alla fine di agosto, fu emessa la carta-moneta: questa carta, rappresentante il valore di 6180 lire, era for mata in biglietti di millimetri 158 di lunghezza e 72 di altez'?la. (2) Erano scritti a mano ed in forma di bollettino a madre e figlia, progressivamente enumerati : il loro valore era diviso in 4 serie; da lire 6, 3, 1 e 50 centesimi, allo scopo di facilitare la circolazione della moneta spicciola. La somma fu garantita sopra fondi e redditi del comune di Osoppo, ed i biglietti rec:.wano i timbri e le firme della deputazione comunale, del comando del forte, del comando dell'artiglieria e dell'ufficiale pagatore. Frattanto i viveri n el forte andavano scemando ogni g iorno più: le ronde raddoppiate, le guardie fornite ogni notte, n on solo in paese, ma ancora verso gli accessi dalla campagna lo scarso vestiario, la mancanza assoluta di vino e di tabacco, aveano resa tla vita aspra e difficile. U no spaventoso u.ragano distrusse, per colmo di disgri'l,zia, la campagna prometten te assai: ogni traccia di veg etazione scomparve, i p iù vecchi. tigli furono schiantati insieme ai più superbi ed annosi platani del forte. Sul colle Napoleon e - triste presagio per la guarnigione della fortezza - fu di velto dalle radici un pi no robusto, sotto il q nale, diceva la leggenda, che Napo leone si fosse assiso alquante volte per osser vare il terreno circostante. (·1) Lo pl'lnc:i pali spese erano cos·1 r iparli te : Aprile Maggio Giugno Luglio Agosto
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Armamen to (I vcsUario L. 7170 5H i lG i ,H Provviste da bocca H.25 Artiglieria e· t ren o 292l Paghe trn ppa - Varie » 12,'.!42 H,7:i2 H,4GO (2) 8e no conservano alcun i esemp lari all'Archivio ri i Stato clei ~·rari, allegate ad un rapporto del tenente-colon nello Zannini al Consig li o di difesa di Venezia .
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NO'l'l~ 31'0RlCHE
Per le devastate campagne si presentò allora trno spettacolo lacrimevole: i miseri abitanti si contendevano le erbe selvatiche che affioravano tra le fenditùre delle rocce: madri desolate e piangenti supplicavano di cambiare l'avena immatura con la crusca che macinavasi nel forte. A tanto giunse la disperazione da costringere le donne ~id avanzarsi verso gli avamposti austriaci, implorando pane per i propri :figliuoli. Una poveretta, madre di sei fanciulli, si rivolse verso · un picchetto di fanteria croata: la sentinella mostrò alla misera donna un pezzo di pan nero sulla punta della baionetta e glielo porse. Rincorata, essa si avvicinò al tristo con due . figli affamati e piangenti a mano, ma oofonta la famigliuola in vicinanza del croato questi spogliò i fanciulli dei fazzoletti che avevano in capo e, ritrattosi di pochi passi, spianò l'arma e trapassò il cuore alla misera madre (1). In queste congiunture tristissime di carestia nelle vettovaglie, con venne dar licenza alla guarnigione di uscire a razziare: dovevansi quindi respingere attacchi alla spicciolata., congra.ve danno della disciplina e della coesione delle truppe « perchè l'uomo, e peggio ancora il soldato - afferma il dia« rista - quando si accinge ad imprese immorali e degra« danti, rinuncia insieme al suo onore ed al suo decoro, e si « avvilisce agli occhi di ognuno. >>
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NOTE S'fOHICJJE
Il 14 agosto, proveniente da Gemona, s'accostò alla fortezza una vettura recando al fianco una bandiera bianca da parlamentario: a mezzo chilometro dal paese ne scesero tre ufficiali preceduti da un tamburino. Erano due ufficiali austriaci, ed il capitano del genio piemontese Brignone, incaricati di notificare alla fortezza di Osoppo la clausola del-
l'armistizio di Salasco che la.rifletteva (1). Lo Zannini rispose che, di pendendo da Venezia, Osoppo non doveva cedere se non quando Venezia stessa lo avesse imposto; in quanto all'Austria, rispose unanime il Consiglio degli ufficiali della o-uarnigione italiana, che se voleva il forte conveniva a lei di ;renderselo di vi va forza. I parlamentari furono poscia condotti alle linee degli avamposti nemici, temendosi di qualche insidia degli Austriaci, ed anche, come lasciò scritto il diarista, dell'identità delle persone che erano state ricevute. Il tempo degli ardimenti eroici era giunto per Venezia e per Osoppo: Venezia aveva giurato di resistere ad ogni costo, da sola; Osoppo, giada tempo, avea posto in atto il glorioso proposito. Dopo le giornate di Milano, l'ass~mblea veneta dei deputati, 1'11 agosto, aveva nominato comandante in capo Guglielmo Pepe. Il colonnello Cavedalis raccomandava i conterranei dì Osoppo ai cittadini di Venezia in una orazione che rimarra memorabile. « Un punto, un·a rocca si mantiene ancora nel Friulì-· disse « il Cavedalis nelle sale del palazzo Ducale - e su di essa « sventola la bandiera d'Italia. Noi vegliamo e soccorriamo a « quei prodi, che imperter riti sfidano pericoli, disagi e priva« zioni. Io ne lasciai colà 600, ed ora sono appena r idotti al « leggendari@novero dei difensori delle Termopili. Chi che « un'egual sorte non li attenda !... Di questi giorni essi sono « da ingenti forze circondati, assaliti, stretti da assedio e « fulminati da potenti batterie di razzi e di mortai. Il po« vero paese distrutto è già forse come Messina ... Soldati ed « abitatori non cedono, e non cederanno sì tosto, io spero. « Noi ·ricorderemo i superstiti, le loro famiglie ed i loro pa« renti... Sono Italiani! ... A voi li raccomando, sono vostri « frat elli. » E facendogli groppo alla gola il pianto, il Cave· dalis soggiunse : « Scusatemi!. .. Sono i miei figliuoli! ... » Come scintilla elettrica, racconta la Gazzetta di Venezia, la commozione che aveva vinto la parola del colonnello
(t) Lettera de I Lenente-colou nello Z~nnini al cok,irnello Cave(lalis, in data 6 agosto. Voggas i anche la bella lirica dal titolo lJonna di Osoppo, di CA-rn111KA PEnCOTo.
(il L'articolo 2• dell'armistizio diceva: « Le fùr tezzc di Peschiera, Rocca d'Anfo ed Osoppo s.a ranno consogoate alle truppe austria,che. •
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NOTF. STORICHE
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friulano, si diffuse ed invase l'animo cli tutti gli astanti della Veneta Assemblea: uno scroscio· di applausi alti e prolungati salutò la resistenza di Osoppo così fortemente commemorata. E d al paterno entusiamo del Cavedalis e del Manin corrispondeva, in Venezia, un senso di ammirazione universale per i valorosi difensori della rocca friulana.
NOTE BIBLTOGRAFICFIE ( Uao PEsc, .
(Continua).
Il Re Martire. La vita e regno di Umberto I.
Date, aneddoti, dcordi (:[844-1900). - Bologna, Ditta Nicola Zanichelli, 1901. Prezzo L. 4. EUGENIO BAllBARICH
'l'enmte 7 3° fan/e,-ia.
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L'Ugo Pesci fu assai bene inspirato nel voler scrivere la biografia del Re Martire, al fine di sempre più far conoscere - e specialmente alla gioventù, - le preclari doti di mente e di cuore ohe adornavano il nostro a mato Sovrano, caduto così tragicamente nella scorsa estate a .Monza. In quindici capitoli l'autor e e.i conduce dalla nascita di Umberto alla tragedia di Monza e non si accenna soltanto a date ed aneddoti e ricordi, ma vi narra nel modo il più parti- . colareggiato quanto ha tratto alla vita del defunto Re. Il Pesci, come ci dice egli stesso, si giovò di moltì egregi uomini che gli par teciparono molte notizie, e così gli fn dato di compiere un lavoro che può dirsi completo. Se i fatti salienti della vita del Re Umberto sono generalmente conosciuti, non lo stesso può dirsi di quei molti, più intimi che sfuggono o non possono essere noti a coloro i quali non hanno avuto la fortu na di avvicina~e il compianto Sovrano. E il Pesci assai bene fece a mettere in rilievo moltissimi di questi fatti, che servono a dimostrare le grandi virtù di Umberto : come uomo di cuore che nulla tralasciò per asciugare una lagrima, lenire un dolore; come soldato che niuno più di lui si dimostrò valoroso; come Re infine che amò più di sè stesso la Patria poichè ad essa Egli consacrò e sagrificò la propria vita. Il Pesci col compilare un ottimo libro, compiè pure una buona azione. Ci auguriamo che il suo pregevole lavoro trovi nel pubblico quella accoglienza che merita, e singolarmente la più larga diffusione nella gioventù.
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NOT.E lllBLIOGRAFICHI,
NOTE BIBUOORAFJCHE
CRESCENTINO CAvEGLIA, colonnello del genio. - Sulla teoria
Egli sviscern a fondò l'argomentQ, analizzando quanto ebbero specialmente a dire in proposito i deputati Imbriani e Marazzi per la soppressione della dote militare e il generale Afan de Rivera pel mantenimento d i essa, n.ella discus sione, svoltasi alla Camera dei deputati, della legge attuale del 1896. Oltre alla principale quest ione della dote, l'autore accenna a non pochi altri q nesiti, secondari sì ma pure importanti e . non vi è dubbio che intorno a taluno di essi egli dice idee giustissime e meritevoli d'essere prese in considerazione. Così, a mo' d'esempio, in ciò eh' egli sc;rive, circa le informazioni relative alla sposa, ci pare ch'egli abbia ragione da vendere. Non si può negare, infatti, che il controllo sul· tonorabilità della donna, che un ufficiale ami ed abbia scelta a compagna, non sia particolare della massima delicatezza e come tale, debba essere considerato, trattato. E perciò il Caretta vorrebbe fosse l'ufficiale stesso, nel!' atto in cui presenta la domanda di matrimonio al proprio comandante di corpo, che in pari tempo gli forniss e tutte le informazioni occorrenti ai superiori. Ben s' intende che qualora nell'animo del comandante del corpo o del capo di servizio sorgesse fondato . dubbio sul vero stato délle cose, si dovrebbero assumere quelle mag. giori informazioni ritenute necessa;·ie. Nel caso invece, in cui dalle somministrate informazioni emergesse ineccepibile l'onorabilità della sposa e della famigli a sua, dovrebbe esser dato corso, senz'altro, alla domanda con parere favorevole. Altro punto, invero assai delicato, che tocca l'autore, è quello delle ricche doti. Anche qui, non si può non convenire che il Caretta non dica qualche verità; ma sono fritti isolati; è l'eccezione, non la regola. Tuttavia non ci pare fuori posto ciò cl-.e vuole lo ·scrittore, e cioè l' onorabilità tassativa della sposa e della sua famiglia « quella non « sia, che una minoranza, assottigliantesi ogni giorno, ri« conosce e ripone essenzialmente nel · possesso della rie« chezza, ma quella bensì che ha la sua base, la sua ra« gione suprema di essere, nell'onestà, nella rettitudine
delle travi e dei lastroni · di cemento armato caricati eia pesi. - Roma, tipografia Enrico Voghera, 1900. L'autore accenna dapprima agli studi pubblicati in proposito dal compiap.to tenente colonnello del genio Figari e dal francese Lefort, ed ai risultati cui vennero. Di poi, in sei distinti capitoli, svolge l'importante argomento della resistenza delle costruzioni a base d i cemen to, ordinato nelle seguenti parti: l° equazioni fondamentali; 2° determinazione degli sforzi unitari di sicurezza 'e dei limiti di elasticità; l 3• verifica o determinazione delle dimensioni .d ella sezione di un solido soggetto a sforzi determi nati ; 4• momento inflettente da impiegarsi nella verifica della stabilità o nel calcolo delle dimensioni dei solidi soggetti e flessione semplice; · 5• verifi cazioni di condizioni secondarie di stabilità· 6" esame delle condizioni di stabilità di taluni tipi ~ sistemi di composizioni di cemento a.rmato. È pregevole lavoro il quale prova l'alta competenza dell'autore e ai tecnici riuscirà assai gradito.
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CARETTA ENRICO, colonnello. - Il matrimonio degli ufficiali nelle condizioni sociali odierne. - Torino, editori fratelli Bocca, 1901. Noi non siamo nè prò nè contro il matrimonio degli uffi ciali; opperò ci sembra ci si possa contentar e delle, innovazioni recate coll'ultima legge alle precedenti prescrizioni regolanti il matrimonio degli ufficiali. Il colonnello Caretta non è del nostro parere : egli non· vuole restrizioni alcuna al matrimonio degli ufficiali, all'infuori dell'onorabilità della sposa e della sua famiglia.
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
« degli intendimenti, nell' onestà., nella rettitudine delle « opere. )> Cose pur giuste scrive il Caretta circa hi dote per le :figlie di m ilitari, per la quale vorrebbe si usasser o facilitazioni come avviene in Francia. I vi, per disposizione ministeriale in data 17 giugno 1847, posson o essere autorizzati a con· trarre matrimonio senza obbligo di rendita quegli ufficiali superiori o capitani che intendano sposare una figlia di uf. :6.ciale insignito della Legione d'onore. Al Caretta pare qhe tale riguardo potrebbe per intanto essere adottato nell'esercito italiano, applicandolo agli ufficiali insigniti della medaglia d'oro o d'argento al valor militaro o civile, dell'Or dine militare di Savoia, dei Santi Maurizio e Lazzaro. l Non ci pare il caso d'indugiarci maggiormente nell'esame dell'opuscolo, non perchè non ne sia meritevole, ma per_la nostra profonda convinzione che oggidì, allo stato attuale delle cose, nell'esercito non è affatto sentito il bisogno di una nt10va legge nell'in tento di sopprimere per tutti la dote militare. . Comprendiamo benissimo, e le apprezziamo, le ragioni sociali e del cuore che militano a fa...-ore della soppressione della dote militare; ma sta di fatt9 ch'essa costituirebbe un' incoraggiamento alla creazione di famiglie per le quali poi. mancherebbero i mezzi di sostentarle. E non ci dilun ghiamo di più, perchè sono cose note a tutti, trite e ritrite. Comunque, l'opuscolo del colonnello Caretta, scritt o col cuore e nell' intima persuasione di giovare all'esercito, mer ita d'esser letto, anche per formarsi un concette complesso dell'important e argomento, poichè tutti i svariati quesiti ad esso attinenti si può dire vi sieno ampiamente svolt i a fondo e con non comune abilità.
NOT,E) flTBLIOGRAFlCHE
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Grammatica della lingua azzurra Bolak. Lingua internazionale pratica adattata ad uso degli italiani dal pr1Jfessore Zanzani. - Parigi, Bolak-Ditort 1900.
LEONE BoLLAK. -
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È ·incontestabile che oggidì un linguaggio internazionale che permettesse a tutti i popoli della terra di comunicare fra loro riuscirebbe di massima utilità. È per soddisfare a questo bisogno che il Bolak si accinse a trovare un nuovo linguaggio atto a servire d.' interprete fra i diversi popoli cui l'inventore pose il nome di lingua azzurra o Bolak. A detta dell'autor e la grammatica del nuovo idioma è fa. cilissima, l'alfabeto è. breve - solo 19 lettere - non vi sono eccezioni, diguisachè questo linguaggio sarebbe d'un incredibile facilità, bastando: tre minuti per saper decifrare, tre ore per saper trad urre, tre settimane per saper servirsi della nuova lingua. Lo scopo cui si mira è indubbiamente bello e perciò auguriamo all'inventore un favorevole successo, ma sebbene sia sentito il bisogno di un linguaggio internazionale, ci pare si sia ancor lontani dalla volontà di adottarne uno. t
VAN
BEvEn.,
beige. -
colonnello. - Projet de recrutement de l'armée B ruxelles, Lebègue et C.ic, Éditeur, 1900.
È un opuscoletto dì sole 56 pagine, ma interassante per l'originalità del concetto che informa il progetto proposto. Il lavoro comprende due parti distinte. Nella prima parte sono brevemente esaminati i sistemi di reclutamento dell'Inghilterra, della Svizzera, della Francia, della Germania, dell'Olanda, del Belgio; essa è invero assai succinta ma è molto chiara e riassume con abilità i punti essenziali della legge di reclutamento dei singoli paesi. La seconda parte contiene l'esposizione particolareggiata del nuovo sistema, preceduta da molte considerazioni e proposte per rendere l'esercito maggiormente atto al suo vero 10 -
ANNO XLVI.
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NOTE BIBLIOGRAFICHE
ufficio di combattente e ad aumentarne pure la forza combattente, non solo senza aggravio ma anzi con diminuzione di spesa. A quest'uopo il van Bever vorrebbe affidata al comandante del reggimento od almeno a quello del battaglione l'amministrazione delle singole unità, propone inoltre l'abo· lizione dei grandi magazzin i, rimpiazzandoli colla stipulazione di contratti colle grandi case industriali pel tempo di pace e pel caso di mobilitazione, e che gl' impieghi presso il ministero della guèrra sieno per la maggior partè coperti · da ufficiali pensionati o da borghesi; e così via. Quanto al progetto di reclutamento bisogna aver presente che oggidì nel Belgio è ammesso il r impie,zzo. L 'autore vuole li invece sia adottato strettamente l'obbligo personale del servizio militare. La ferma sarebbe di otto anni, dei quali due da passare sotto le armi per le varie armi, eccet~o la caval leria che ne passerebbe tre. In. luogo del rimpiazzo, l'autore propone la sostituzione fra uomini della l:. categoria (cui appartengono gli inscritti aventi estratto un numero basso e chiamati a prestar servizio sotto le armi) e quelli di 2• categoria (inscritti e lasciati alle loro case ma destinati, pel numero estratto, a colmare i vuoti della 1• categoria). Nel caso di guerra però - ed è qui che si presenta la · differenza fra r impiazzo e sostituzione anche i sostituiti sarebbero obbligati a prestare servizio. A superare poi le difficoltà, risultanti dalla breve durata del tempo da passare sotto le armi, per la formazione dei graduati di truppa il colonnello belga non vede altro mezzo se non quello di favorire il volontariato nell'esercito. E per ciò propone si decreti per legge: che nessuno sarà ammesso come operaio od impiegato in un'amministrazione dello Stato, della provincia o del comune, e così pure negli stabilimenti sorvegliati o sussidiati da quelle amministrazioni, se non giustifichi, oltre alle cognizioni necessarie, di aver passato sotto le armi, 5 anni consecutivi come volontario, e di aver ottenuto un certificato di buona condotta. Dal punto vi vista militare la proposta sembra eccellente; ma non occorre essere profeta, per assicurare ch'essa rimarrà
NOTE lll!lLIOGRA FICHE
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sempre un pio desiderio, poichè non si troverà mai un Parlamente che voti una simile legge. Comunque, è proposta così originale che merita di essere conosciuta, e va elogiato il suo autore, il quale dimostra chiaramente di non avere altro pensiero all'infuori di quello del bene dell'esercito,
L'armée roumaine en 1900. - Notice publiée pour l' Ex position u1ìiverselle de Paris, par la Commmission militaire roumaine. - Anger:3, Germain et Grassin, Imprimenrslibraires, 1900.
È un grosso volumo di 340 pagine, nel quale nella mamaniera più particolareggiata possibile è descritto l'ordinamento militare della Rumania. Composto pel nobile scopo d'inviare la monografia all'Esposizione di Parigi, il lavoro ha la principale qualità, di cui sempre dovrebbero essere forniti i lavori di questo genere ma che invece fa spesso difetto: quella dell'esattezza, poichè compilato negli nffici stessi del ministero della guerra. Il quale ha ben ragione di voler far conoscere l'ordinamento militare del suo paese, poichè con verl sorpresa si rileva com'esso sia completo e possa rivaleggiare co' migliori dei grandi Stati europei. La tirannia dello spazio non ci consente di prendere in minuta disamina tntta l'opera, e dobbiamo restringerci a pochi punti, i qùali presentano per noi maggior interesse. L'ordinamento militare è basato sopra questi due princip1 fondamentali: 1° Il servizio militare è obbligatorio e personale; 2° L'ordinamento dell'esercito, in tempo di pace differi:3ce il meno possibile da quello di guerra. Le forze militari si compongono di tre elementi distinti: esercito attivo, milizia, leva in massa. L'obbligo del servizio militare dura dai 21 anni ai 46 ; dai 21 ai 30 gli uomini sono ascritti all'esercito attivo, dai 30 ai 36 alla milizia, dai 36 ai 46 alla leva in massa.
NOTE BIBL!O<!!tAn1.:.ru,
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NOTE: BIBLIOGRAl!' fCH E
Dei 9 anni da passare nell'esercito attivo 7 aum s1 compiono sotto le armi o in congedo, gli altri due anni nella 1·iserva. Riguardo al tempo da passare sotto le armi, che normalmente è di tre anni, è a notarsi una speciale particolarità dell'ordinamento rumeno. Per una parte degli uomini della fanteria e della caval· leria e per tutti quelli delle altre armi, il servizio è perma· nente, cioè non interrotto; il restante dei fantaccini e dei ca· valieri compiono il servizio detto periodico o alter·nativ·o (cu schimbul). Questi ultimi sono dapprima chiamati sotto I'e armi durante certo tempo (in generale 90 giorni nella fanter ia e dai 60 ai 70 nella cavalleria) per ricevere la prima istruzione I come reclute. In seguito, sono ripartiti jn quattro parti uguali chiamati titrni, ogni turno essendo chiamato una settimana per il servizio e lasciato libero alle proprie case per tre sett.imane, durante le quali attende alle sue occupazioni ordinarie. Questo vantaggio è co1npensato da una durata più lunga del tempo da passare nell'esercito attivo ed anche, per i cavalieri, dall'obbligo di prncurarsi un cavano a proprie spese. E questa particolarità del reclutamento ·si ripercuote, naturalmente, sulla composizione del reggimento di fanteria e di cavalleria. Nel reggimento di fanteria, i primi due battaglioni si compongono principalmente di elementi permanenti, il terzo battaglione, per contro, ha in ogni compagnia 11 graduati permanenti e tutti gli altri uomini appartengono al servizio periodico. Nella cavalleria, nei 6 reggimenti di rosiori quattro squadroni hanno elementi permanenti ed uno squadrone soldati con servizio periodico. Degli 11 reggimenti di calarasi due hanno la stessa formaz ioue dei reggimenti di 1·osiori, otto hanno uno squadrone permanente e quattro, detti territoriali, composti, cioè, · con uomini del servizio periodico; il reggimento infine addetto alla divisione della Dobrogea è composto di 2 squadroni permanenti e di due territoriali.. Evidentemente è un ordinamento affatto caratteristico, e che ripete la sua ragione d'essere d.a speciali condizioni del paese. In particolar modo per la cavalleria è sistema assai
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vantaggioso, permettendo di disporre pel caso di guerra di molti squadroni, con spesa relativamente piccola nel tempo di pace. Fra le molte particolarità dell'ordinamento rumeno notiamo le seguenti: il ministro della guerra ha sotto la sua dipendenza la amministrazione dalla marina. Essa però ha per la parte tecnica il suo comi.ndante; la direzione d~lla cavalleria presso il Ministero della guerra ha nelle sue attribuzioni non solo la rimonta, ma ancora le razze cavalli e i depositi stalloni, ciò che è un inestimabile vantaggio; i direttori generali presso il Ministero della guerra non coprono soltanto un ufficio amministrativo, ma sono gli ispettori generali delle differ enti armi, e perciò sono in continuo contatto colle truppe. Certamente non è sistema attuabile nei grandi eserciti, ma nei piccoli non può se non riuscire di molta utilità. Fra le molte scuole militari - tante quante ne ha l'Italia e press'a poco con identiche attribuzioni - notiamo le due Scuole, una a Jassi, l'altra a Craiova, dei figli di milita1·i. Sono scuole di preparazione - come i nostri collegi militari - le qua!i hanno lo scopo: di provvedere alFeducazione e all'istruzione dei figli di militari, e di dare a giovani di famiglie non militari, che desiderano abbracciare la carrier~ delle armi, la coltura generale necessaria per essere ammessi nelle scuole di ufficiali e nell'Istituto medico militare . I figli dei militari non pagano alcuna r etta ; gli altri allievi pagano una retta di lire 400 a.unne, ma possono godere di intere e di mezze pensioni se le loro famiglie sono sprovviste di mezzi, purchè figurino fra i primi della loro classe. Ad ovviare all'inconveniente di ammettere poi nell'esercito individui che non possiedano le attitudini fisiche e morali necessarie, le quali non si possono constatare quando gli allievi entrano nelle scuole, i programmi dell'istruzione sono stati messi in accordo con quelli dei licei, diguisachè gli
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allievi non riconosciuti atti a proseguire nel servizio militare, possano continuare i loro studi in un'altra direzione. Gli stipendi degli ufficiali, sebbene gravati di forte rite· nuta (il 10 °/ per la cassa delle pensioni e il 51/ a profitto del tesoro) sono elevati, specie nei gradi inferiori. Lo stipendio mensile, netto d'ogni ritpnuta è il seguente: 0
Generale di divisione. Generale di brigata Colonnello. 'l'enente colonnello. Maggiore Capitano Tenente Sottotenente .
RASSEGNA MILITARE ESTERA
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1216. 00 997. 50 779. 00 608. 00 479.75 358. 15 288.80 263. 15
NOTIZIE AUSTRIA -UNGHERIA.
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Le pensioni pure sono elevate e sono poi particolarmente favorevoli alle vedove. Se hanno fig li, esse hanno diritto fino alla maggiorità del più giovane alla stessa pensione del marito, e alla metà quando la vedova non abbia figli, o non ne abbia più alcuno minorenne. Interessantissime le notizie intorno all'Istituto geografico ed a' suoi lavori cartografici, di cui sono uniti non pochi modelli pregevolissimi. A notarsi la particolarità, assai utile sotto l'aspetto militare, che nelle carte topografiche al 50 e al 100,000, sulle strade e sulle ferrovie più importanti sono notate le distanze in chilometri. Queste le particolarità che maggiormente ci hanno colpito riferendole al nostro ordinamento, ma ogni parte del libro meriterebbe d'essere singolarmente ricordata. Segna· liamo pertanto ai nostri lettori l'importante pubblicazione del ministero della guerra rumeno, cui tributiamo i nostri elogi per la grande cura con cui attese alla compilazione dell'opera, la quale non solo ci fa conoscere ed apprezzare r ordinamento militare rumeno, ma · presenta ancora molti lati assai istruttivi . B. D.
Circa ·i cannoni a tiro celere <la camJJagna in ùtuclio ·i n Aust1·iaUngheria. - Il Pester· lloyd (Abendblatt) del o dicembre rnoo pubblica un articolo, che qua lche giorna le di Berlino e parecd1i di Vienna riportano in riassuuto e ritengono inspirato dalle srerc ufficiali, concernente la quistione dei cannon i a tiro celere in Austria-Ungheria. Poichè il periodico suddetto effettivamente spesso rispecchia le idee prnvalenti nel ministero della guerr:i dell'impero, è molto aul.ùrevole e sovèuti dimostra una particolare competen za in argomen ti di carattere militare, si è creduto conveuiente fare la traduzione qu:i$i integrd e dell'articolo . Ecco aduuq ue clb che il diffuso periodico rli Budapest dice al riguardo. Il modollo di c11nnone da ca mpagrrn ::lllualmeute :rn corn in uso nel·l'esercito au~tro-ungarico è io fe rior(} a quello del le potenze estere e non corrisponde alle esigenze dei cannoni moderni. Nell'interesse della difesa dell'im perl e della sua potenzialità militare è necessario adottarne uno nuovo a tiro celere. Io sostanza le qnistioni più importanti si compendiano attualmen te nelle seguenti domande : quando si preuderà una decisione defi nitiva al ri guardo? e di qunle materiale consterà il nuovo cannone ? Attualmen te nè oll'u11a nè all'altra domanda si può dare una risposta sicura ; da quan to però risulta da osservazioni falle e da informazioni assunte parrebbe che difficilmente si oddi, e1Tà ad una decisione defiDitiva prima della fine delle gl'audi manone del 1901 ; ma questa sarebbe presa molto probabilmente subito dopo tali manovre. L' indugio è derivat.o dal fatto che fino ad ora oou furon o ancora eseguite coi nuovi canDoni esperienze sn vasta scala presso le tru ppe ; tali esperienze furono iniziate solo poco fa assegnando 3 batterie ciascuna di 6 pezzi di bronio fuc inalo del ca libro di centimetri 7,5 e costruiti nell'asenale di Vienna ~i reggimenti d'artiglieria delle guarnigioni di Przemysl, Graz e Budapest. 1
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Gli esperimenti di tiro della batteria di Budapest sono già incominciati, quelli delle due ali.re batterie comincieranno tosto ; sì gli uni che gli altri dureranno fino all'epoca delle grandi manone e saranno eseguiti nelle più svariate condizioni di cl ima e di temperatLira, facendo partico lare attenzione al grado di resistenza e di conservazione ciei nuovi cannoni, allo scopo di avere un criterio sicuro nella sc.elta della materia prima. Come è noto, è riu scito agli uomini tecnici austro-ungarici di avere u ua qua lità di bronzo-acciaio notevolme11te migliore di quella degli attuali cannoni io uso nell'esercito, e di anme.n tare ancora considerevolmente quelle proprietà di tale bronzo che sono analogbe a quelle dell'acciaio. Tale specie di bronzo cosiddetto fucinato (Schmiedcbronze), del quale constano le 3 batterie di prova, ha dato ottimi risu ltali nelle esperienze di tiro fatte eseguire da una commissione di tecnici e pare che, secondo ,a opinione di eminenti personalità competenti, esso risponda perfettamente alle esigenze cui deve soddisfare il cannone a tiro rapido moderno da carnp::igna. Tuttavia avanti di emanare un giudizio sicuro in defìoitiva, · tutto ciò dovrà essere confermato anche dalle esperienze attualmente in corso con le 3 batterie di prova . Al lo scopo poi di avere risultali assolutamente esaurienti, l'ammiuistrnzione della guerra ha stabililo che s'imprendano e»perienze anche con ca1tnoni di act:iaio-nilcel che dovrà forn ire l' industria privnta. Dallo studio comparativo dei risultati di questi c:mnoui e di qnelli di bronzo fucinato emergerà quale dei due metall i risponde meglio allo scopo. Secondo il parere ~ià espresso da persone tecniche, il bronzo fucinato sotto parecchi riguardi eq uivarrebbe all'acciaio -nikel, ma dal punto di vista della tenaci :a e resistenza ali' in (l uenza atmosferica sarebbe a q ueslo superiore, tuttochè debbasi convenire indubbiamente che \' accia io-nickel presenti parecchi vantaggi non alfatto secondari. Comunque si a non saranno alcune di !Terenze più o meno note voi i tra le due leghe (giacchè anche l'accia io-nikei è una lega) quelle che decideranno sull a scelta: il punto essenziale da assodare è questo: il bronzo.acciaio fucinato riunisce tutte quelle qua lit.il che deve possedere la materia prima di un cannone da campagna moderno che risponda completamento a tutte le esigenze? Se la ri sposta a ta le quesito è sicurarnenLe affermativa non vi sarà alcun motivo per appigliarsi all'acciaio-nikel, specie considerando che l'arsenale austro-ungarico di artiglieria, non sòlo è completamente avviato nella produzione del bronzo da eaunone, ma lrn anche i'u ciò ra""iunto :,o • una perfezione difficilmenle sorpass,ìbile. Che l'impiego del bron7.0 rappresenterebbe anche un vantaggio economico, la cosa è secondaria,
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giacchè questo vanwggio, si comprende, non può influire nella scelta della materia prima . Fu rimprover11to all'amministrazione della guerra aU$lro-ungarica, e specialmente alla suprern~ direzione tecnica di artigl ieria, che gli esperimenti non hanno mai fine e che l'Austria-Ungheria non ancora possiede un modello di cannone, mentre la Germania già pensa all'adozione di un nuovo cannone a tiro celere più perfezionato. Questo rimprovero è non solo a[atto infondato, ma giustifica il modo di procedere della :-uprema autorità militare, L'Austria-Ungheria non è purtroppo nella condir.ione fonunata di potere produrre ad ogni o-6 an ni un nuovo modello di cannone; quando questo sarà alla fine adottato dovrà rimanere per un qual'lo di secolo; ed è appunto per ciò che il cosciente, rigoroso e riguardoso modo di procedere di chi sta in alto appare completamente gi ustificato e merita piena riconoscenza. Anche la quistione dell'epoca in cui comincerà 111 produzione dei nuovi cannoni è d'interesse gener2le; e poichè la decisione sulla scelta, come si disse, avverrà in autunno, così la pròduzione sarà iniziata nel ,1902. Epperò, probabilmente, anche la ,1a rata della somma da spendnrsi per la rinnovazione del materiale d'artigl ieria sarà richiesta col bilancio del •I902. Forse le Delegazioni si riunir:rnno nel 190•1 prima che siasi addivenuti alla decisione sulla scelta del nuovo modello, ma tale,contrattempo non arrecherà ri levanti conseguenze giacchè la differenza sulla spesa derivante dalla scelta dell'acciaio-nikel o del bronzo fucinato non sarà gran fatto notevole, ed il credito complessivo sarà richiesto a rate annuali. Ci1w i forn~trainabili da campo. - li Peslet Lloyd del 13 novembre scorso, dopo di aver r ilevato come la forza numerica degli eserciti odierni, l'attivi tà e la rapidità cui è informata oggidì la condotta delle operazion i militari, abbiano reso molto più difficile il problema del vettovagliamento di tali enormi masse di armati - problema all a cui soluzione le supreme direzioni clegli eserciti di tutti i grandi Stati rivolgoho la più viva attenzione e il niassimo intere,se - , osserva come il pane sia il principale elemento della nutrizione e il cibo al quale il soldato rinunzia più a malincuore, e come peral tro, a causa della sua limitata durata di conservazione, del suo peso e volnrne, poco si presti ai lungh i trasporti. Il citato giornale continua: E quindi da escludersi il pensiero di portarsi dietro il pane, ed al trettan to dicasi del procurarsene per requisizione su l teatro d'operazion i. Se il bestiame da macello, il grano, il foraggio ed altri mezzi di nutrimento. possono quasi sempre essere requ isiti su I teatro d'oper.1zioni, in quanti tà maggiore o minore a seconda delle sue condizioni, non è neppure da pensnre ~Ila recruisiziÒne
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del pane per gr:indi masse di truppe. L'esercito, per la produzione del pane, deve fare assegnamento quasi esciusivo, quando non esciusivo del tutto, sui forn i da campo cue sono in dotazione agli stabi limenti da campo di _vellovngliameoto. Questi debbono conrezionare il pane occorrellle alle truppe, e somministrarlo o direttamen te, o indiret.tamente rifornendo le colonne vettovagliamento. L'elemento principale dei panifici da campo sono naturn lrnente i forni, poichè dn ll a loro produttività di pende anzitu tto la quantità di pa ue che si può confezionare in un giorno. I requ isiti che debbono richiedersi ai forn i da campo perchò in ogni circostanza rispondano allo scopo sono; ·I O Minimo peso pos5ibile per poter essere trasportati sollecitamente e senza grande impiego di materiale da tniino; 2° Un ti po di costruzic,ne che permeua il rapido impianto e la rapida scom posi1.ioue; .3° Massima poten zialità di produzione senza che ne scap iti la qnal il.it del prodotto; 4- 0 Massima fo cil i1à di servizio. Se si prende in esa me se e in quanto gli attu3li fomi da ca mpo adottati dall'esercito 3l1Stro-nngarico - sistema Peyer 1818 - rispondano ai snddeui requisiti , si viene al risultato che essi nou sono sufficienti agli odierni bisogni e sono aoti<Juati . Certamente al tempo della loro adozione costituivaDo ìl mìglic,r modello che esistesse del aeneré e l'amministrazione austro-ungarica della guerra ebbe la soddi;fazioo~ di vederli adottati anche da eserci ti stranieri - tra gli altri anche dall'esercito russo-; ma ciò .non toglie che le cose siano oggi molto di verse. Il forno da Ci!mpo Peyer si ·compone di parti io ferro che si ca rica no su carreggio requisito sul posto, si mon tano e si murano sul I uogo ove il forno deve fuuzionnre; poi questo si 1·iscalda e soltanto dopo ciò esso è .servibile. Si perde così un'orn di tempo innanzi che il primo pane sia collo. Un uguale perdita di tempo si ha per la scompo$izioM e per il carico <lei materiale. Ol tre a ciò, per causa della pioggia o della neve, il fu nzionam ento dei forni va soggetto a pertnrbazioni . Ora se tali inconvenìen1i sono già gravi per sè stessi, lo diverra1~uo in grado conside.-evolmeo te maggiore nel caso di una guerra avvenire, per la grande quanlità di pane occon en1e, come pure in considerazione della moderna condot.ta della guerra che richiede la massi ma mobili1à delle truppe e la maggior p()ssibile indipendenza loro dalle esigenze del vettovagliamento. ~ iconosceudo ed apprezzando ::ti suo ginslo valore questo stato di cose, l'amministrazione della guerr:,i austro- ungarica, seguendo l'esempio 1
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delle su preme direzioni degli eserci ti delle altre potenze, si è occupata già da anni per procurarsi un modello di forni da campagna meglio rispondente aIle odierne C$igenze. Il punto sal iente della questione stil oell'ottf\Ilere che i rorni da cam po non debbano essere composti nel luogo ove saranno impiegati, ma che, essendo sempre pronti, mon ta!i e fissi su apposi ti carri, riu niscano in sè tu tti i vantaggi dei forni stabili possano essere ad· ogni momen to mandati da un luogo ad un altro, e permettano in fine la panificazione subito dopo il loro arri vo al la tappa e perfiuo durante il viaggio. Il vantaggio di tali forni sugli auuali è ev idente : sarebbe infatti risparmiato il tempo occorren te al l' impianto ed alla scomposizione dei forni , che importa dalle H idle ·18 ore, cìoè un tempo spesse volte maggiore di quello del la permanenza dei forni stessi in uno stesso luogo . Mentre duran1e t.ale tempo il for no attuale nou può funzionare e le tru ppe debbono rimanere senza pane, il forno trainabile può essern continuameu tc in attivitù. Un ultimo vantaggio dei forni trainabi li consiste in ~iò : che esseodo più produttivi ne occorrono di meno, ue segue quindi una dimionr.iooe della profondità dei trnini. In Francia, Italia e Gcrma11 in, osservn il Pester Lloyd, furono già da ,•:iri anni inlrodoLti forni da campo trainabili, mentre in AustriaUngheria nou si è ancora usciti dallo stadio delle esperie::ize. Se siamo bene inl'ormaLi, aggiunge l'au torevo le giorna le, in Aus1ria-Uogheria, furono nel corso dell'anno provali sotto tuui i punti di \•ista, non meno di dodici modell i di tali foro i, alcuni dei quali erano di produzione nazionale, altri a°'1uis1ati all'estero, e nel bilancio per il ·1899 furon o assegnati anche ·I 6,000 fio rini ('I) perchè da una commissione all'uopo nomi nata si procedesse all'acquisto di un certo numero di l'orni da campo, del modello riconosciuto più conveniente, allo scopo di eseguire esperi menti sn più vasta scala. I forni r!Cqnistali con tale cred ilo furono impiegati e sperimen lati anche in occasione delle graudi manovre di quest'anno presso Jaslo, e furono oggetto del più vivo interesse e di diligente studio per porte di tutti gl i addet.ti militari stran ieri, che ne riconobbero una, nimemente e senza restrizioni i grand i van1aggi . QLiesto forno da campo tra iuabile deve essere invenzione di un industriale ungheresi) : consiste in un piccolo carro del peso complessivo inferiore ai 1500 chilogrammi al cui traino sono su fficieu ti due cavalli.; forni sce oltre a ·3000 razioni cli pa ne nelle 2A ore seuza andare soggeLto all'influenza dei fenomeni atmosrerici. Oltre a ciò, per il servizio di ta li 1
(i) 11 norino
cr1nivale a lire 2,20
di nostra mone La.
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f,irni , non . si rich iedono forna i precedentemente a<idestnHi, vantaggio questo, che in _campagn~ non sarà ma i abbastanz11 11pprezzato. Per queste qna_l1ta e pe'.· I vantaggi Cbe offre, il forn o d/l campo proposto sorpassa tu.tu _gl_1 altt'1 d_el genere che sono stati ideati finora, ed è appena amm1ss1bile che m un tempo non lontano, ne possa venir inventato uno migliore. . Ma se non si può non approvare, dice il Pester Lloyd, \'11rurninistraz10ne della gnerra austro- ungarica per avere seguito il princip io di tutto pl'O'.'are per attenersi al megVio, e di aver proceduto con circospez1.oue, ev 11aodo qua lunqtrn _prec1 p1tazioue, nella decisione in proposito, d altra parte gl i esper1 111eo t1 debbono pure avere un termine e èondurrn a risultati pra tici positivi, poichè non sarebbe opportuno continuare'a teuer r:ovvisto .l'~sercito di un ma1erialù di forni da campo che in tutti glt a_l ~r1. e~erc1tt fu abbandonato come insufficiente e antiquato. Urge r erc10 d1_molvere prontamente la questione; un più lungo ritardo non e con:en_1en te qua ndo da una parte, l'acquisto del proposto materiale non nch1ede una spesa rilevante, e dall'altra devesi tener r resente che t. ra uasi di un inrnresse altissimo, e cioè del pane quotidi:ino del nostro solda to. Trasferimento d:i congedati JJer /acilitare il 1·ù:hiarno in se1·viz'io. Secondo quanto rilevasi dai giornali austro-ungarici, il M-in istero della guer.ra. dell 'im~ero ha emanato di recente alcune disposizioni coucernent1 11 trasferimento da un reggimento all'altro dei solda ti congedii ti , allo scopo cli rendere più faci le il loro rich iamo alle armi. Le principali prnscrizioni dell'ord inanza ministeriale sono: 1° I reggimenti di fanteria, cacciatori, cavalleria e artiglier ia da campa~na devo~o trasferire gli uomini in· congedo (di riserva e quelli della merva d1 complemento), che non l1anno sede stabile nella circoscrizione tenitoria_le dalla quale i reggimenti stess i trnggono il loro r~cl.uta m~nto, rispett1v:imente per la fanteria e cacciH tori ai reggì mentì d1 fanteria che traggono le loro reclute da l circolo di reclutamento in cu i )ta sta bi lmente dimora il congeda to, e per le altre rirmi ai reggimenti del l arma stessa la sede del quadro di complemento dei quali sta nello stesso _c_ircolo mi Vitare territoriale (nostri circol i di corpo d'armata) ove trovasi Ii luogo di dimora del congeda to od è a questo molto vicino. 0 . 2. Son_o da consi_der~rsi C',ome non stabilmente dimoranti nel proprio ~1rcolo m il itare terntor1ale quei congedati cl1 e ban no la loro dimora Juor1 d1 esso da almeno due ann i. 3° Dalle prescrizioni di cni è cenno al n. ,1 sono esclusi: coloro che per ragioni di servizio furono de,tinati dal Ministero della guerr~
a riman(lre o ad essere l!'asferi t.i in tiu determinato corpo, e ciò fino a tanto che perdurano le ragioni della loro speciale destiuazione; tutti i volontarì dì un anno; gl i cx volontari di un anno che aspirano ad essere nominati cadetti dì riserva; tutti i congedati che nell'anno corren te dovranno essere trasreriti nella landwehr. Dalla prescrizione di cui è cenno al u. 2 sono eccettuati i riservisti cli complemento appartenenti ad alcuni pochi e determinati circol i dì reclutamen to . I tr(l sfcri meutì dei congedati del corrente anno de\'ono aver luogo pel 3·1 dicemore, quell i deg li anni successivi pel ,1° otto bre:. Peì riservisti di complemento richiamati per i prescritti periodi d'istruzione il trilsferi meoto dc\'e aver luogo nel giorno del loro passaggio al servizio non attivo. Dei congedati di riserva e di riserva di complemento che hanno dimora stabile nel territorio di occupnzione (Bosnia e Erzegovina) , quel li di fanteria e cacciatori devono essern trasfehti ai reggimen ti fante ria bosno-erzegovese nel cui circolo di reclutamento gli uomini hanno dimora , quell i di cavalleria e delle trnppe del treno .11la divisione treno n. :li.i, la quale è destinata a fornire i serv izi del XV corpo d'armata, che è appunto quello elle ha stanza uella Bosn ia-Erzegoviua. Mod'ifìcazioni · concernenti 'il reggimento (errovicri- telegrafisti. Dal giornale Pcster lloyd (Abendblatt) del 29 uovembre ultimo decorso rileviamo le seguenti notizie concernenti il rnggimento ferrovieri -telegrafisti : · · f Col principio de l ouovo anno saranno attua te pnrecchie disposizioni tendenti a promuovere I' isl.ruzione, la produtt.ivit.ìJ e I' impiegabi litil del reggimen lo oradetto . Le più imponauti di t.ili disposizioni sono: 1 1° Aumento di 2.000 corone del la quota annua da spendersi per l'insegnamento eh(\ s' impartisce 11ella scuola di telegrafia che è isti tuita presso il reggimento. In tal modo sarà possibile eseguire due volte al mese le eser.;i taziooi da campagna di al lestimento ed esercizio d, linee telegrafiche. Sarà perciò iuscritta nel bi lancio la somma di 6000 corone ansichè quella di tOOO (ogni corona vale lire 1, 1O circa). 2° La dmata del periodo d'istruzione pei freqnentnnti la scuola di telegrafia sarà prolungata di due mesi allo sco po di conseguire un ammaestramento più intensivo e raziona le. Epperò i corsi dureranno non più smo alla lìne di settembre, ma anche n:li mesi di ouobre e novembre. 3° Modificazioue agl i organic i, e cioè aumento di !i sergenti e 5 caporali, e diminuzione di ~ O soldati , allo scopo di abilitare i primi
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dieci a disimpegoareTurllcio cli coadiutore nell ' insegnamento, e imp iega rli sia nei corsi di ri petizione che hanno luogo alla scuola stessa del reggimento pei volontari di un anno, sia come istruttori presso i ri.,erv isti e riservisti di complemento nelle esucitazioni armate, e ciò senza distogli ere come aVl'euivn fìnorn altri souulliciali delle cornpa<>nic è) ' la qual cosa nuoceva non poco al servizio. · 4- 0 La qnota annuale da spendersi pel materiale da esercitbzione in dotazione al reggimento ferrovieri- telegrafisti sarà aumentata di ,1000 corone allo scopo di migliorare la manntonzione e provvedere a che tuie materiale, il quale, in causa del gran numerC' di rich iamati dal congedo che annualmente prendono parte alle esercitazioni, va soggetto a notevolH logorarnento, sia sempre in condizione dn potere essere im piegato.
degli urfìciali d'ammini strazione del servizio d'intendenza e del servizio di sani tà: ·I o Gli uflìciali <l'amministrniot1e di 3a classe si reclutano esclu sivamente frn i sotturficiali all ievi della scuola militare di Vincennes che superano gli esam i fin al i di quel Cùrso di studi. 20 Gli uffìciali d'amministrazione di '2 ° classe provengono da quelli di 3a classe dopo due anni di.grado. Quelli di 1• classe si reclutano per metà a scelta e per metà ad auzianitù fra gli nffìciali d'amm inistrazione di 2• classe che contino almeno 4, anni di anziaoi1à nel grado. Gl i ufficiali d'am ministrazione principali provengono esclusivarncote a scelta da quelli de lla P· classe che contino almeoo fi. ano i di aozinoità nel grado. Servizio degli ti{fìc-1:ali in im'anna di've1·sci dalla proprùt . - Si riassumono le principali prescrizioni ministeriali colle quali fu stabilito, ed in seguito ampliato, il serviiio degli ufnciali superiori e cn pitan i in un'a rma diver.,;a dalla propri:i. Col la circola re del 12. giugno 11899 il ministro della gnerra, signor Krantz stabilì che fosse concesso ad :ilcuni teuenti colonuel li di compiere, su loro domandn, un periodo di servizio in un'arma diversa dallfl propria. Se11ziJ. deumninare in modo assoluto il lim ite d'età dei tenenti colon nelli ai quali veniva falla questa coDcessione, il min istro stabilì. che fossero destinati a prest:i re tale servizio i tenenti colonnell i promossi avanti il ·1° gennaio dell'anno nel qua le compirono il 50° anno di etù, e cioè pel ,1899-'I900• potetterù essere acceltate le domande di quelli oati nel ·1850 o dopo. Nelle istruzioni che facevano seguito n quella circolare ero detto che si dovessero scegliere quei tenenti . c•J lonnell i che, per ctù e per le loro atti tudini, dessero affidamento di poter raggi ungere gli elevati gradi della gerarchia militare. Le domande dovevano es;ere presentate durante l'ispezione generale, annotate e vistate dalle varie autorità gerarchiche e trasmesse da ll' ispettore generale alla direzione di ciascun'arma, presso il Ministero per il successivo inoltro al ministro della guerra. Oltre ai tenenti colonnelli, furono pure autorizzati i maggiori, iscrilli sul quadro d'avanzamento, a presentare io anticipazione la domandn per un tale servizio, in attesa di esservi destinati all'atlo del la loro promozione. Il Ministero si riservò la designazione dei tentinti colo11nelli scelti per il servizio di cu[ trattasi, ed i corpi presso i quali dovevano compierlo.
FRANCIA.
Jlfanovre d'assedio . - Dnl 2i> luglio [!J ,1O agosto ebbero luogo al campo di Chùlons manovre di assed io sotto la di rezione del generale Grils, presidente del comitato di 11rtiglieria. Presero parte a ta li manovre. sette battaglioni d'artiglieria a p:edi, repa rti di ferrov ieri, sezioni dei parco areostatico, due batter;e pesan ti da fo5 corto e un pa rco mun izioni . Duran te le manovre venne proibito a tutti d, entrare nella piazza asserl iata . Viaggio di stato maqg·iore. - Dal ,3,1 luglio a11 '8 agosto ,~bbe luogo ùo viaggio di stato maggiore sotto la direzione del generale de Lacroix, sotto ca po dello stato ma~giore generale dell'esercito. Gli 11/'rtciaii che presero parte a questo viaggio costituirono uno stato maggiore d'armata e lo stato maggiore di 4 corpi d'armata, la cui dislocazione iniziale fu la seguente: Chùtenurenard per il ·1° corpo d'armata. Gicu per il '2. 0 eorpo d'armata. Clarnecy per il 3° corpo d'armaw. Cosue per il /4. 0 corpo d'armnta. Avanzamento degli iif'fiàali d'amrninistrazione del .~M''vizio d'·inten · denza e del serv'iz'io di scinùà. - La legge del 28 apri lHcorrente anno, (che unificando i due corpi di ufficiali d'amrninistrnzione ciel servizio dcli' intendenza e del servizio di saoiti1 preludiò a quel la del 2 lugli~ colla quale fu riordinato tutto i I personale dell'ammin istrazione dell'esercito), stabilisce le $Cguen ti norme per il recl utam ento e l'ava nzamento
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RASSEGNA MILITARE E ST ERA
Il periodo di servizio venne fi ssato a I O mesi, cioè dall'arri vo della
classe alla fine delle manovre nutunnali, da com piel'$i nei duo anni successivi alla promozione. Il programma l'u staliilito nelle seguenti linee generali: 1° Periodo inr;ernale: esercizi sulla carta, lavori e studi speciali, conferenze, manovre coi quadri, specialmente frequenti durante la scuola del soldato e l'i struzione delle unitù miuori. 20 Periodo estivo: partecipazione attivissima a tutte le esercitazioni e manovre della truppa. Ai colonnelli fa asseguato il còmpi to di rendere qnesti periodi di servizio fruttuosi al massimo possibile pei tenenti colonnelli aggregnti al proprio reggimento, e d911.i loro pre~enza si doveva inoltre trarTe partito per l'istruzione generale degli ullichili del corpo stesso. Fu prescritto purn che qui:sti tenenti colonnelli fossero ispezionnti dall' ispettore genende del corpo nl qua le nppartcnevn no e da quello del corpo nel qua le compivano il periodo di ser vi7.iO, conforme alle speciali i5truzioni che verrebbero date ogn i anno. In base a tali uorme si iniziarono questi periodi d' istrnr.ione, il cni scopo è ùi allargare le cogoi7.ioni mil itari ùegli ul'Gciali in quiwto riguarda specialmente l'im piego tattico delle diver,e arm i. In seguito, per evitare qualsiasi inconveniente che potesse n~,;ccr~ circa il di ritto al comando o all'ammini strazione, e per rispondere ai freriueoti quesiti che su tale proposito gl i venivano rivolti dalle nn toritit mil itari, il min istro Gall ifet, con circolare del 119 aprile 11900, prescrisse che questi ufftciali superiori essendo aggregati ad al tri corpi per il solo scopo della loro istruzione personale, non dovevano ingerirsi delle c1uesti oui riOettenti In responsabilità che in materia di comaodo, d' istruzioue o d'ammiuistrnione, ap partiene esclusivarneule al c•1m:rndante del co rpo cd in sua assenza all' uffi ciale superiore del corpo più elevato in grado o più am:iano. Inoltre fu dispo,to cbe essi non potessero esercitare alcuna direziono teffellivi, negli esercizi e nelle manovre so non col consenso del comandante del corpo, ri maoen:16 esclusi dall'intervenire nelle quesLiooi riOenenti il personale e l'amministrar.ione del corpo stesso. l~ ocrià ;passato un anno dall'applicazione di queste disposizioni e . sembra che i risultati siano stati soddisl'aoenti perchè con una circolare del ,12 settembre corrente 11nuo, il ministro attnale, generale André, ba estesa la fa co lt:i di compiere un analogo periodo di servizio, ai maggiori ed 11i c:ipitani che abbiano esercitato per ,i. anni almeno il comando conispondente al loro grado nell a proprill nrm;i.
Per questi però, a differenza dei tenenti colonnelli, è stalo dal miDÌ$tro stesso disposto che essi prendano il comando dell'unità alla quale sono addeLti, qnaudo il titolore se no assenta. Inoltre i comandanti di corpo d'armata rurooo ora autorizzati a fare le desigo~zioni nei corpi da loro di pendenti in modo da molti plicare Per ocrli ufficiali di cu i tratt.isi, le .occasioni iu cui possono co::rnndare un irà di armi diverse da ll a propria . AI 111 inistro <\ riservato cl i decidere suIle desti nnzioni per le 'Inal i l'ufficiale designato deve porlnrsi fuori del corpo d'armata al quale appartiene. . . . . . . i Se si consider:i che oltre a1 tenenti colonnelli, maggiori e c::ip1tan così designati vi sono anche gli ufficiali dello. scuola superiore di guerra che compiono un periodo di servizio nelle armi di,·erso da lla propri a, (I ) se ne deduco il Jar.{O s,1 ilo ppo dato all'applicazione del primiti vo con celio allo scopo di fare ae11u istare acrli uflìciali destinati a raggiungere il gr~do di generale, una pcrfeua \ognizione uou solo dell'impiego tallico delle divcr,e armi, sia isolatamente cbe fra esse combinate, ma ancora una suffi ciente conoscenza dei metodi in ciascuna di esso adottali per l'istruzione della truppa e degli urnciali. Norme da sc9ttir.s'i per l'acquisto di dermte in pace. - In alcune regioni si dovette constatare che poco prima o dopo della mietitura, allorchè vennero :rnnnnciate dello forniture di viveri o fora ggi colla clausola di non ammeuere che le derrate del precedente raccolto, trovandosi al lora il merca t,) sprovvisto di uno stok proporzionato nl bi~ogno, le aste andarnno deserJo o si ebbero dei fornitori poco onesti che tentarono di rare ammettere le derrate del nuovo raccolto. Per evitare in secruito simili inconvenienti il ministro della guerrn ha 0 proscritto cbe i direttori dell'intendenza dovrnnuo ogni• ann~, aIl'appl'os ~ simarsi del raccolto, assumoi·e informaiioni presso le più nur.orevoh fonti (comitati di vettovagliamento, camere di commercio. e di .ogri~ol-: tura, sindacati agricoli, principali agricoltori e negozianti) ~ut residui del precedente rar.collo, sullo previ sioni che si fanoo p~r il nuo~ro, e sullo cause che potranno avere influenza sul l'nndarnonto de1 mel'cat1 . . Questo notizie serviranno loro per st:ihilirc l'epora in cni i mercati non potranno avere più vecchie derrate, o quella a partire dall a quale le nuove dovr:11100 11ssere cscl11sivameute donrnodato. (I) Gli ufficiali ammessi alla scuola di guerra compiono due 11criodi di servizio ~i. 2 mesi ciascuno nelle armi di1•ersc dntln propria; quelli del genio preslano tale ser1•1z 10 in cavalleria ed artiglieria.
H -
ANNO XLI' ),
RASSEGNA MILITARE ESTELtA
Condi;;ioni di ammissione alla scuola di ope1·ai meccanici di Lo rient. - Sono srnte regol:1 te le condizioa i di ammissione alla scuola degl i operai meccanici stabi lila a Lorient. La scuola riceverà giovani dell'età di 1li anni e mezzo. Gl i allievi apprenderanno una de lle professioni di tornitore, ca lderaio, fa bbro, fo nditore ecc. Dopo due anni e mezzo di sLUdi saranno nominati operai meccanici della flotta . li soggiorno nella scuola sarà ~ratuiw, gl i allieYi riceveranno 50 centesimi al giorno di paga. Età richiesta pel sen,izio alle colonie. - Con disposizione ministeriale 7 lugl io 1900 è stato ordinato che nessun militare pos,rn essere designato per le colonie se non ha compiuto 2·1 anno e se non ha per lo meno 6 mesi di servizio sotto le armi. Pareggiamento di gradi. - Un decreto del 9 giugno pa reggiò gl'is pettori generali dei servizi ammiuistrativi della marina, del genio marittimo, del commissariato e del servizio sanitario della marina al grado cli vice-ammiraglio. Porto della barba. - Il ministero della marina ha esteso a tutta la marina, ufficiali e soldati, la faco ltà di por tare la barba . Marina mercantile. - Il 3,1 marzo ò stato varato nei cantieri del la compagnia Transatlantica il pirosc:ifo Satoici. Dati principal i: 117 metri di lunghezza, larghezza 18 metri , pescagione ,12 metri - in acciaio ,, comparLimenti stagni. Due macchine a tri plice espansione capaci di 22,000 cavalli di fo rza , 16 caldnie a ,\. foco lai. Potrà ricevere 378 passeggieri di 1a classe, 118 di 28 e 398 di 3a_ Velocità 22 nodi. Nel caso che il Savoùt fosse destinalo alla difesa nnzionale in qua lità di incrocia tore ausiliario, riceverebbe 9 cannoni da 138 millimetri a tiro rapido e 8 ca nnoni revolvers da n millimetri. Cara tteristiche della Lorrainc transa tlantico : Lunghezza '170 metri, larghezza metri 18,20, a 5 ponti, due macchine a triplice espansione a 4- cil indri, ap parecchi ausilinri, indipendenti. Capacità delle carboniere 3000 tooucllate. Sedici scompartimenti stagni. Tonnellaggio 8893 tonnellate. Capacità 59 passeggieri di gran lusso . » 378 , di I a classe. J ·118 » di 2a » » 398 » di 3a J Equipag~io : 22 ufficiali, mario:ii 192, per5onale civile ·158 . Veloc1tà 22 nodi . Potenza SYilnppata 22 cavalli. In caso di guerra avrà: 9 cannoni da 138, 6 millimetri a tiro rapido, 8 cannon i da 4-7 millimetri a tiro rapido. 1
163
RASSEO:NA MILITARE ESTERA
GERMANIA.
Personale delln.marina 'imperiale comandato :illct s~uo,l_a di tiro. d·i /ìtn~ . . · _ Un ordine imperiale determina che 01 corsi cl t0formaz10ne, di tena. . . d' f · · s istruzione e d'e::;ercitazione presso la scuola d1 tiro I aoteri:1 10 pa 11 <lan·Ruhleben, prenda parte ,moua lmente il seguento personale della marina: . a) ai corsi d'io fo rmazioni per comandanti di reggimento: 1 capitano di vascello o di fregata; . . b) a ogni corso d'informazione per tenenti colonnelli e maggiori 1
delle tru ppe a piedi: I capitano di corvetta (comandante di una brigata marinai, mozzi , ecc.) ; e) al 20, 3° e i 0 corso cl' istrnzione : . . . . . . a cia~cuno di questi corsi 2 tenenti o sottotenenll d1 vascello, inoltre al 20 co 1·so, ,t uffi ciale cl i fa nteria di marina; d) ai corsi d'esercitazione per souuf6ciali di _fanteria; 6 sottufficia li (furieri).
Pensioni militari. Anche in Germania il nu mero delle pensioni dell'esercito e della marina va annualmente ;iumeotando. La seauente tabella che ricaviamo dall'Allegemeine Zeituny di Monaco, dà il nul')mero deg;li ufficiali iu pensionù al ,t O luglio degl i anni 11898, ·1S!J\l e 1900 . Anno ·1898
An no 1899
Anno :l!lOO
l'Rl S$1A
Ufficia li generali Comandanti di reggimento. )) di bauaglionn Ca pitani di 1a classe )) di 2" l) Tenenti. Sottotenenti Uffìciali medici 1
Totale
5;3,1 530 •l::i96 1508 614 890 658 1
56:3
;$7~
57,i
588 ,1725 ,16·1!~ 669 930
·I 665
·155ll, 689 923 681
432
,1.:n
749 MiO
6819
7086
7210
164
RASSRGNA MI LITARE R5TERA
RASSEGNA MILITARE ESTERA
SASSONIA.
Uffi ciali genera li. superiori » » inferiori . Ufficiali medici
46 193
315 1~0
Tota le
5\H
44·206 323
,\.6
:i,2
2·13 327 42.
615
628
WURTTE,ll OERG.
Ufficiali genera li. • superiori )) inferiori. Ufficiali medici
01'
".W 112,i, 1197 23
·126 2•13 '.iH
26 00 2·13 24-
370
388
393
-v
stato impossibile o al meno assai diffici le trova re il personale su fficiente per equipaggiare le nuove nari da guerra con individui non completamente nuovi al mare. [ giornali tede_sch i, favoreroli ai progettati aument.i, ~i accinsero su bito a dimostrare, coll a statistica alla mnno, che tale timore era infondato, poichè la popolazione del!'impero segnava un continuo e progressivo aumento. La statistica infatti registra nel: 40,997,000 abitanti 45/~28,000 , 4-9,2,} 1,000 » 5·1,339,000 » 5·2,00,1,000 iS2,735,000 » t)3,,j,Ii\.,000 5-l)l1 i\.,OOO [')5,•I:i-a,000 »
18711. 1881. ,1890. 189,\.. 1895. 1896. 1897. ·1898. 1899.
1
1
Totale
In totale il numero delle pensioni dell'eserci to da 7783, che era nel 1898, salì dunque a 8089 nel ,189\l e a 829·1 nel 1900.
1
Gl i uom ini ui truppa io pensione erano: Nel •1899 : in Prussia . in Sassonia nel Wùrttern berg. nel ,1900 : in Prussia. in Sassonia del Wùrttembcrg
77,986 5,043
3, 94;3 8·1,684 5,753
1
nuss1A ( euro pea).
:\ ,1Vi
Nella marina vi erano in pensione: 593 fra nffìcia li, medici e ufficial i di coperta nel 1898; 6M nel 1899 e 720 nel 1900. Tra gli uffìcial i di nrnrina in pensione vi sono w~ ammirngl i (vice-ammiragl i e contrammiragli) e fi.3 capitani di vascello. G·li uomini di tru ppa della rnnrina che percepiscono la pensione aumen tarono da 3507 a 3833 . Confron tendo le ci fre di cui ~o pra col numero di ufficial i i:om batten ti e medici in attività di serrizio al ·1° luglio 1900 (circa 26 ,020 per l'esercito, ·l 3rn per la ma ri na), si ha che qnesti ra ppreseu t~no rispettivamente poco pi ù del triplo (esercito) e un po' meno del doppio (m:i rina) . Aumento della. popotaz,ione. - Nell'3 discussion i dHi progetti relativi alla marina da guerra germanica, venne esp resso il uubb io che sarel.Jbe 1
L'aumento fu pertanto cii !~ milioni nel decennio 1881-1890, ossia del 9 °/ 0 ; di 5,8 milioni nel decennio 1800-1899, ossia del 12. ¼ e fu massimo nell'ultimo quioquannio. L'aumento totale della popolazione da lla proclamazione dell'impero alla metà del 1899, fu di H mil ioni di abitanti, ossia del 34 o;.. Confrontando ta le aumento con quello delle altre grand i potenze, si ha che la sola Russ~a ha avuto negli ultimi trent'anni un aumento di popo· )azione superiore alla Germania; tutte le altre potenze le restarono inferiori. Anno 1870 . » ·1897.
popolazione 73,500,000 Ì , I » 106,'100,000 ) A.umeuto ho o INGHJ LTERRA .
Anno 1S71 . )) ,189·1 . > 1898 ·
popolazione 3-1,G30,000 • 37,890,000
•
.to, ·t no,ooo
!
Aumento27¾
AUSTR lA- UNGllERJA.
Anno 1870 . ·1890 . > 1897 . 1
popolaziorie »
35,900,000 f ~ ,1,360,001) ( Aumento '.23 ¼ U,2.88,000 )
166
RASSEGNA MILITARE ESTERA
.f 6 agosto , con tema da lu i dato ebbe luogo una mauovr~ cui presero
popolnione 26,800,000 30,980,000 Aumento H-,4, % 3·1 ,670,000
parte o!Lre 25, 000 nomini ; nella conferenza che tenue d_1etro_ alla ma~ novra egli espresse COLI parole. roventi la sua poca sodd1sfaz1one. P,u volte durante rpwste esercitazioni, sia per l'eccessiva L(\mperatura, srn per Je mancanza di precauzioni igieniche si ebbero casi d' insolaziou_e e l'·I ,1 <1iu<rno durante una manovra ed Aldershot se ne ebbe ro oltre 300 casi, ~:li ~ui un centinaio gravi e !~ mortali. In seguito a tale fott') venne cambiato il copricapo, sostituendo il berretto coll'elmetto.
FRANC IA,
Anno 1872. » 1890. » 1898. 1
167
in capo dell'esercito inglese si recò ad Aldershot ed in sua pre_senza, il
l
ITALIA,
Anno ·1871 . » ·1890. )) 1898 .
RASSEGNA llllLITARE ESTERA
popolazione 36, 100,000 ) , 38,~l ~,000 , Aumento 6, 7 O/o. D 38,0 1/ ,000 / 1
1
** *
L'elemento uomo nou fa dunque difetto aJJa Germ&o ia la ·quale potrebbe accresceni ancora più l'esercito e la marina, senza dover ricorrere a gravose dispo~izioni di reclutamento e senza dover rinunziare ad un elemento scelto. JNGHIL TERRA. Campi d' ist·1·uzione. - Grandi manovre non ebbero luogo quest'anno in Ingh ilterra, però fin o dal mese di aprile, stante la ch iamata alle armi di tu tti i reparti di mil izia e la successiva chiamata per un mese dei battaglioni di volontari, i tre campi permanen ti di Aldershot, Sa lisbury Plaiu e Curragh furono sem p,rc occupati da un buon nerbo di truppa di qiieste due categorie., noncbè da qualche raro reparto del l'esercito regolare, per lo più di formazione nuova o provvisoria. Gli ordini emanati dal comando su premo prescrivevano si dovesse sopratutto attendere al l'istruzione del soldato nel tiro e nel le formazioni leggere di comba ttimento in terreno vasto ed accidentato. Alla prima parte fu atteso fin troppo, tanto è che la pianura di Salisbury è trasformata in un immenso poligono di tiro con 256 bersagli, anche ad Aldershot furono eretti nuovi cam pi di tiro . Il risultato ne fu che essendo occupato tutto il terreno e, non permettendo le leggi inglesi di esercitare la troppa in terreni non appartenenti al governo e da esso adibiti a tale scopo, la seconda parte importante quanto la prima, non potè essere svolta a pieno. Si videro reparti che, non avendo, si può dire, ultimata l' istruzione per la campagna nel combattimento, furono ammessi a prender parte a manovre non solo di battagl ione ma anche di più brigate. Il generale Montgomery, comandante del corpo di Aldershot, 1'8 agosto, dopo una di queste manovre ebbe parole di biasimo e per gli ufficial i e per la truppa; avendo un tal fatto suscitato un po' di fermento il comandante
.
.
I.,
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Il 3 4 e 5 aO'osto furono fatte a tito lo di esperimento manovre di volont;ri ciclisLi ~ei pressi d1 Brighton suila costa meridi?nale d;!l' Inghiiteùa; le dirigeva il maggiore generale sir E. Manr1ce e _v mtervennero circa .2000 ciclisti. Il tema er:i: truppa mandata speditamente da Londra deve opporsi all'avanzata sulla capitale d' un corpo invadente sbarcato sulla co~ta di Sussex. L'avanguardia del nemico rappresentata dal r~o battaglione Middlesex llegt, con alcuni pezzi d'artiglieria trovò occu~ata dai ciclisti una ;iosizione fortissima e fal lì_ n_el su~ att~cco . genera le Maurice si dimostrò assai soddisfatto de1_nsuhat.1 dell esperimento, specialmente della rapidità colla quale 1 van reparu s1 concentrarono e della disciplina ed intelligenza dimostrata dalla truppa.
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168
RIVISTA DEI PERIODICI
169
Seguono quindi le conclusioni, le quali si compendiano io questo : « si tenga conto di questa fonda· mentale veri tà - in cui noi conveniamo pienamente - : nel giorno della battaglia navale se una torpediniera mancherà a r:iggiuogere la vittoria non ne compenseranno lo mnucnoza cento bauaglioni; ma se pel giorno della battaglia lerrestre mancherà uu battaglione rt raggiungere la vittoria, non varranno mille navi vittoriose sul mare a impedire la nostra soonfit.ta. »
occo1·rono battag/.ioni e navi. l'erò
RIVIS'I1A DEI PERIODICI Rivis t a di fan teria.
An no XI, fascicolo XI, 30 novem bre 1900. dinamento dell'artiglùwia.
Le condizioni e l'or-
L'articol ist~ , con mollo acume prende a disamina l'opuscolo 1es1è veliuto in luce del sig. colonnello Al lason. Egl i giudica deua scrittura degna di attenzione e manifestamen te opera di buona fede, ma vi riscontra idee alle quali non può assen ti re e giudizi e proposte che gli sembra no sicuramente errati. E taluni di questi giudizi e proposte sono oppugnali, dal suo puuto di visll1, ci pare, con stringente logica e nH,lta competenza . Del resto l'au1ore r iconosce necessario anzi indispensabile ed urgente il riordinamen to dell'artiglieria, epperò si limi ta ad esporre il suo.pensiero fondamentale intorno al medesimo . . Egli pensa : che bisogn a porre in ogni corpo d'a rmala un ufficiale generale d'artiglieria che ria,:suma in sè, sotto l'autorità e la guid a del comandante del corpo d'armata, tutta la parte che ri l1ette le tru ppe e i servizi dell'arma; che bisogna ridurre gli i~pet.torati alla loro funzione logica di autorevoli consiglieri del min istero nelle question i pertinenti all'arma. Questa, secondo lo scrittore, « sarebbe la traccia di un vero ecl eflkace ordinamento dell'artiglieria, den tro del quale le condizioni dell'arma che ora siano non buone sicuramente migliorerebbero e faci lmen te. » Questo suo pensiero co nsidera l'artiglieria per quello che veramen te è ossia una parte dell'esercito, invece il libretto dell'A ll asoo sem bra all'11utore consideri l'artiglieria come se fosse, essa sola, l'esercito .
La tesi del Ccilwell. È l'ultimo articolo del pregevole studio. .ln esw è lunga men te esaminata l'u ltima guerra 18\l4--\l5 fra Cinesi e Giap ponesi e con preciso ragionamento confuta la deduzione del Calwell che il dominio dtil mare è stato « la.causa principale » della vittoria giapponese. 1
L'irnpor·tanza ilei subaltcrn'i della f'ante1:ia. In una gazzeu.a politica di Napoli fu stampata la frase seguente « nell'arma di fonteria, per la natura e l'impiego di quest'arma, l'nfficialP. subalterno ha on' imporianza minore che non nelie altre armi. & L'anonimo autore, giu:;tarneote irritato, vuol dirnostrai·e invece che l'ullìcia le snballerno di fan1eria ba un còmpito maggiore e più importan te dell'uliìciale subalterne del le altre armi. L'argomento è invero assai delicatq ; lo scrittore però lo svolge con molta abilità e, diciamolo pure con grande vigoria e competenza. Noi, per nostro conto, diciamo francamente che non sappiamo distinguere superiori tà d'importanza fra i subaltern i delle varie arm i. Ciascuno nella sua propria sfera d'nzione, ha traeciatr> il suo còmpito per l'istruzione ed educazione dei proprii soldati : còmpito che può essere alqu:mto differente da arma ad arma, secondo la speci:ile caratteristica d'ognuna di esse, ma la di cui differenza è im ponderabi lé. Del resto, conie ufficiale di fanter i:i, e per la Rivista d·i fanteria l'autore ha fat to benissimo a scrivere come h:1 scritto.
Rivist a di cavalle ria.
Anno III,_fa scicolo XII, dicembre ,1900. - Fasti e v'icendl', di 1tn 1·eggi1nento di cavallerùi italicma dal 1798 al 1814, pel capitano E. DE Hos:;1 ( continuazione). Collo solita abili tà, il Rossi continua a narrare l.:i storia del reggi· mento Regina, e cioè per essere più esal.ti , dell'armata d'Italia, cou particola re riguardc, alla cavalleria addcttale e in ispecie :il reggimento Regina . L'articolo s'occupa della vita di guaru igione dal ritorno del reggi mento in Italia dopo la campagna del 1809 al principio della guerra
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RIVISTA DEI PERIODfCI
RIVISTA DEI PERIODICI
del •18"'2 . J,'autore sa scegliere e riunire molte notizie veramente interessanti. Fra l'altro egli riporta dall'opern Fasti e vi:cendr, dei popoli 1:taliani del Langier, un r.pisod io geueralmcute sconosci uto e che mette in luce non fav,)revo)e il principe Eugenio. Il H luglio 18"2 a Dokszice una di visione francese ed una itnliana trova rono un magazzino di biscotti . I soldati di am bo le nazioni vi penetrarono, ma sopraggiunti alcuni ullìciali frnnces i pretesero scacciarne gli italiani. Questi ne domandavano un giusto riparto, e il generale 'l:eodoro Lechi, passato per caso, udi il contrasto, calmò la rissa nascente e si trasferì cou alcuni ufficia li superiori da l Principe onde renderlo giudice. Il Principe frangeudo ad un tratto ed in modo inatleso la cousueta sua modernioue l'interruppe dicendo : « Eb ! f . . .• ! signori, ciò che pretendete è impossibile. Se non ne siete contenti tl)rn:i te pure in I tal i:i che a me nulla preme nè di Lei nè di voi: e:: sappiate una volta per sempre, che non temo le vostre spade più che i vostri stilelli ! ! , . E questa fra se assai imprudente nou sarebbe stata dime11ticata dall'arm~ta ital iana che conobbe l'accaduto.
1
1
Articolo serino con molt.o garbo e dimoslrnnte nell'autore non poca coltura. fn questa pn ma pa rte è svolto il quesito del!' imprescindibi le necessità per le masse di cavalleria precedenti le armate. di provvedere al loro sostenta menLo da sè stessi.
Metodo di avanscoperta. Presente o passato ? pel colonnello (continuazione).
D'OTTONE
Ne parleremo in mcdo particolareggiato a lavoro ultimato.
In questo articolo l'autore discorre del sno soggiorno a Cape- Town, della su:i escursione a Kimberley e a Blomefontein, e finalmente del ~no imbarco a Port Elisabeth pel ri torno in Eu ropu. Molti e in teressan ti disegni fo tografici illustrano il testo. ' ,
pel colonne!lo M.
nIANCm
n' Ano.,.
La cavalleria di Federico II fu tutta sua opera, sua compiuta creazione, e l'au tore dice brevemente dei mezzi impiegati dal gran Re per ordinarla, istruirla, prepararla al la guerrn.
L'autore non scrive cose nuove, ma CO$e che è benB sieno di tanto in tanto ricordate e che con profitto sar:inno lette dai giovani ufficiali. Egli s'occupa pure del quesito: se pei cavalli sin prefP.ribile I' accnmpamento o l'accantonamento, e non si perita di accorda re la preferenza all'accampamento, suffragando la sua ·opinione con ottime ragioni . Il Nelli però parte, a nostro pa rere, da una premessa erronea: quella cioè di ammeltere che t.otte le scuderie di cui <:i si serve :ii campi e nelle grandi manovre sieuo in pessime cond izioni di aerazione, di sporcizia e cosi via. Naturalmente egli pure consente che è preferibi le l'accan ton.i mento · ove si !rovino buone scuderie, ma è d'avviso, queste è quasi impossibile di trov:irle. Noi siamo invece di parere diametralmente opposto. Profondumente convinti, per Jung::1 esperienza, dell'enorme danno · che il bivacco reca ai cavalli, riteniamo debba sempre preferirsi l'accantonamento all'accampamento.
Nnova proposta., pel tenente VENINJ. Con mo lto garJJo e dimostrando una gra nde passione per l'arma e per lo spor~ - di cui è giusto tenergli cooto - il Venini ritorna sul tema del cavali.:> già di s'.lrvizio escluso da lle corse mil itnri e propone elle alla corsa •militare possano concorrere « cavalli iscritti di servizio o ritenuti tali di proprietà degli ufficiali che ·li montano o li a_bbiano montati da tre mesi almeno duran te la loro proprietà e quahficati di caccia » .
Questioni ·vecchie, per Note di 1>iaggio Febbrafo-rnagg'io 1900, pel tenente G. GA1111JoLn 1- F ,uHNA (continuazione) .
Nel Siid Africa ditrante la. guerra anglo-boera. -
rr,
Note ippiche, pel tenente veterinario dott. N. NEu1.
A
la ca1:alle1·ia ed il 1;ett..o vaglù111iento degl1; eserciti , pel C3pìtano commissario L. Gmrn.
La ca'Valleria di Fede1·ico
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A.
L.
È un largo riassunto di uno studio sull'importanza della cavalleria e del I' inOuenza della personalità del suo comandante, pubblicai.o nel ,j O fascicolo del ~ 900 dei Jahrbiicher /1.i,r die dents che Arrnee nnd Mai·ine di G. von Bismarck. È realmente una scrittura interessante ma insieme a idee giustissime, come tutte <Juelle svo lte sull'influenza delle qualità di un comi1ndante di cavalleria, ve ne sono altre che si pos· sono accett.are soltanto con benefizi o largo d'io ventaho e precisamente l' intiera parte rilletten te le gesta di Seydlitz.
172
RlVISTA DEI PERIODICl
R l VISTA DEI l'ERIODI CJ
Le Spectate ur militaire.
Fascicoli '245 e 246, 1° e 15 dicembre 1900. - Campagna clel ·1866 ùi .Ttal'ia., per C. DE R ENÉMON'l' (continuazione) . In cruesti due articoli sì discorre prima del comando su premo dei due eserciti avversari: si fa notare che « quello italiano, sebbene rappresentato dal re, non aveva la ch iarezza che lo caratterizza e non possedeva interamente l'uni tà necessaria. Si sente che il capo di stato mag· giore dovrà fare atto di generalissimo, e, infatti il generale Lamarmora, nel ,f 866, come von M.oltke nel ·1870, esercitò il comando supremo sollo l'autorità del re. >> L'esercito austriaco del Sud invece, aveva nell'arciduca Alberto, un capo unico, conosciuto dalle truppe, e la di cui reputazione erasi affermata sui campi di battaglia di Mortara e di N0vara. Si esaminano quindi I~ operazioni sul Mincio sino al i3 giugno . « I corpi ita liani, osserva lo scrittore francese, sono assai vicini al Mincio, e non hanno avanti a sè che pochi ca valieri, elle non attraversano il corso d'acqua, e perciò l'esercito non era al sicuro nè di ~na sorpresa strategica, nè di una sorpresa tattica. Nelle dispos:zioni prese, non vi è alcun riflesso dei veri principì della guerra, nè di quell i che detta la strategia, nè di quelli che indica la tattica . L'esercito italiano era cieco e frazionato >>. Si passa poi ai preliminari e alla narrazione della prima fase della battaglia di Custoza dalle 3 alle 8 antim. in base alle storie com pilate dagl i stati maggiori austriaco ed italiano. Il critico francese, se non è tenero per gli Italiani, di cui però riconosce il valore, n@ lo è nemmeno per gli Austriacì. Il generale Lamarmora fa astrazione da li'avyersario ; vuole occupare belle posizioni, e, di conseguenza, dimentica che il vero obiettivo d'un esercito, è il nemico. Mantiene h1 sua caval leria nei pressi di Quaderni, cioè dietro il III corpo d'armato , e non gli prescrive di spingere pa ttuglie o ricogn izioni sulla linea Peschiera-Verona e sull'A dige. Di qu i la sorpresa tattica. Nè il Renémont comprende perch.è le divisioni debbano allinearsi sulla linea Son a e Vi llafranca. Queste posizion i potevano ess~re occupate dalle truppe ita liane fra le ore 9 e 1O, e su pponendo che l'esercito austriaco avesse ritardato di alcune ore il suo movimento, ne sarebbe venuto che agli Italiani sarebbe riuscito im possibile di fronteggiare l'arciduca. il quale si sarebbe allora trovato sul loro fianco destro e alle spalle. Se realmente, per un motivo qualsiasi, avf,sse avuto luogo co•
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testo rita rdo, gli Ita liani avrebbero subito, non più una disfatta, ma un disastro irreparabi le. Contemporaneamente avrebbero dovuto entrare in linea Garibaldi, Persano od almeno Cialdini, dal momento che aveasi ammesso di costituire codeste fr azion i. Dell'arciduca Alberto, i I llonémont critica la disposizione dell~ tru ppe, specie quella relativa alla riserva di una .sol~ brigai~ - e. i.I concetto della battaglia per aver alfidato lo sforzo principale ali ala s11mtra, anzichè alla destra, puntando dritto al Mincio per impadroni rsi dei ponti sul fiume. Son questi i soliti grandi piani cii battagl ie strategiche che si concepiscono..... dopo la battaglia. Nel fatto l'arèiduca Albel'tO riteneva erronea mente - che le truppe italiane fossero in marcia alla volta dell'Adige, e il suo piano era, con ragio1ie, informato al concetto di cader loro sul fianco sinistro. g qnesto. l'autore francese non ha veduto o non ha voluto vedere. L'arciduca Alberto mirava ad una ripetizione dell,1 battaglia di Magnano : quella invece real men te comballuta fu una battaglia di incontro per am bedue gli P.Serciti . Di qui la manchevolezza delle prese disposizioni. Son pure continuati due pregeYoli lavori: sulla ,g1ierra sud-a(ricanct per B., e sulla campagna del 1809, di C. nE REN1h10NT.
Journal des Sciences militaires.
160 anno, 10Jo 8°, dicembre '1900. - Le mano1;1·e d'.armata nella Becmce. - Settembre 1900. Sono notevo li considerazion i sulle grandi manovre frances i dello scorso anno. Gli appunti principali riguardano la poca cura che in generale si ha del servizio di sicurezza e del tuttora difettoso accordo delle varie armi, sebbene da tutti ammesso ed apprezzato. La cavalleria, per la vici nanza dei due pa rtiti non ebbe campo per forn irn un servizio di esplorazione; prese, per· con tro, larga parte·al la hatt:aglia. E l'autore trova ch'ella ebbe r:igione, po ichè, checchè si dici1, l'azio ne di cavalleria si esplicherà nelle battaglie drll'avvenire tanto e fors'anche più che nel· passato. Notevole la conchiusione, « Noi tutti, caval ieri,· artiglieri, fanti, non lasciamoci mai impressionare dai progressi dell'armamento. (Eù è giustissimo, ma bisogna tenerne conto) . Polvere sema fumo, cannoni a tiro rapido e fucili a ripetizione possono modifica re la tattica, ma non cam0
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RIVI STA DEI PERIODICI
R I VISTA DEI PERIODIÒI
biano i gr~ndi_ principì della guerra, consacrati dal l'esperienza del passato. La vi ttoria ha sempre appartenuto a chi ha agito, ed ha cercato di imporre la sua volontii al suo avversario ; in una parola, a chi ha preso l'ol~ensi_va.·:·:· Più che mai rcstiam,) adunque fedeli a questa massima, 11 d1 c111 sp1r1to traspare da ogni pagina dei nostri regolamenti: « L'ol~ Censiva sola permette di ottenere risultati decisivi » , la cruale è così confo rme alle nostre tradizioni, al nostro tempera mento » . Ma basta voler prender l'offensiva, per au.uarla ren lmente'l È qui il nodo serio del qùesito.
Il ilfon,an nell1i d·i/'esa della Franc-ia (continuazione), pel tenente colonnello BrnTros . In questo l'autore prende a minuta disam ina i progetti per la difesa della Froncia elaborati dal Van der Velde, dal Brialmont, dal maggiore Ferron e dal genern le P ierron . Una brigata. tedesca di fanteria nel com/Jattùncnto, pel capitano GnA:-;GE.
La briga ta è la 3a della 2~ di divisione del ·1° corpo <l'armata, J« armata di fan. ,e cbe componevasi nella guerra del ·1870-7 1 dei rerwimenti en tena 'f e ,i. .\. al comando del generale von Memeny, e prese parie alle batt<.1glie di Borny, Noissville, Villers-l3rettoneux e Saint-Quentin. L'autore, n,nrata la parte presa dalla brìgata a ciascuna delle sopradette ba ttagli e intende anal iuare in dettagl io le disposizioni tatti che da essa impiegate. Nell'articolo è diffusamente descritta la partecipaziouc della brigata all11 giorn11ta di Borny. . È lavoro che promette <l'essere ponderoso e assai istruttivo e lo segnaliamo 11 i nostri umcinli , specie di fan teria. Il fascicolo contiene altri tre articoli, assai rinrnrchcvol i e interessanti l'arma di fanteria: 1
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Delle m'itragl·iere e del loro impiego da parte della fanteria nell'ofl'ensiva, pel capitano DE Mo:-;nn1soN.
Lei compagnia e il battagl-ione. Loro movimenti in 'Vista del combattimento, pel capitano Z. Esame del regolamento per le manovre della fanterin, pel capitono G.
Por,rEz.
Beiheft zum Militar-Wochenbla tt.
.Fascicolo VIII, ,1900. - Citul-iz·i nissi sull'esercito tedesco; pcl capitano A. v. DnrGALSKI. È un riassunto ben fatto dì parecchie corrispondcnz~ inviate alla nota rivista: l'Inralido ntsso; su ll'esercito tedesco; e precisamente sulla fanteri11 e l'artiglieriu del tenente N. Po potow, sulla cavalleria di un anonimo B, B. e infine pocbe considerazion i su l corpo degli ufficiali dello stesso B. B. I giudizi espressi sono lusinghieri per l'escl'cito tedesco, ma in complesso non vi è detta alcuna cosa che già non sia nota. I pochi appunti che vi si leggono riguardano pnrticolari affatto secondari oppure fotti non generali, ma dipendenti da eveutual i circostanze. Il Drigalski fece però beni ssimo a rilevare codeste scritture degli ufficiali russi e il suo articolo riesce interessante per l'importan te argomento di cui trntta.
l'attacco della /èmteria tedesca, francese e r us.ça . Confere nza tenuta dal tenente AllNOLD Monr., del ,19o reggi mento fanteria Re Vittorio Eman uele Ill d'Ital ia. L'autore assai bene e in modo particola reggiato - lasciando da parte i principi che regolano il combattimento de' piccoli repa rti - prende a disami na l'attacco nella hatt.aglia secondo le vigenti disposizioni regolamentari, della rat tcri a tede$C3, francese e russa, appoggiata d'ambo i lati ad altre truppe, contro una forle posizione, innanzi al cui fronte unila si trovi che p0ssa avvanta ggiare l'a1tacc-a1lle . A 4uest'uopo egli analizza l'attacco uel le tre fasi distinte, contempla~c dai vari regolamen ti: 1° Marcia in aYanti sino all'apertura del fuo co; 2° Marcia in avan ti dalla prima posizione ciel fuoco sino alla stazione principale del fuoco, la f]u alHseb bene non sia designata con questo nome, puro ò riconosc1bi le, s1icondo lo spirito, in tntti e tre ì regolamenti ; 3° L'esecuzione dell'attacco, Nell'esame delle varie prescrizioni riflettenti la condotta dell' attacco, l'autore, non di rado, 1rova che quelle del regolamento tedesco sono le più adatte ; s'affretta però a dich iarare ch'egli è beu lontano dall'accordare minor valore alle fanterie francese e russa rispet.to al ln tedesca. 1
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RIVISTA DEI PERIODICI
L'autore termina il rimarchevole suo studio col dedica re alcune righe al diballul,O quesito della possibililà o meno dell'attacco frontale. Egli ricorda anr.itutto che il regol:in.ento tedesco così si esprime in proposito : « La nostra fanteria, bene istrnita nel tiro è in grado di respingere qualsiasi 11Ltacco fronble col suo fuoco. L'attaccante soffrirù perdite co~ì oravi da rimanerne profondamente scosso e un11 volta respinto, ben t, diffici lmente ripeterà il teut:itivo. » Nota quindi che i regolamenti esteri nulla contengono di consimi le, e però è d'avviso che malgrado le ingenti perdjtc che senza dubbio oe deriveranno, sarà pur sempre _gioC'O· fo rza ricorrere di sovente t1 ll'a ttacco fronta le. Non è col combauim,rnto temporeggiante, nè colla minaccia dell 'attacco che si costringerà il 0 1:-mico ad abbandonare la posizione. Ad ottenere tale scopo è senza dubbio indispensabile l'attacco deciso eseguito da mol te forze. Certamente si avranno molte perdite, e in taluni punti l'attacco sarù anche respinto ma è mestieri non dimenticare che grandi risu ltati 0 011 si oltengono in guerra senza grandi sacriuci. Come pel passato, così nell'avvenire, si <lovrà ricorrere all'attacco frontalP., anche sopra terreno ·sf,,vorevolc e sempre riuscirà quando lo si intraprenda colla piena decisione di giungere sino al nemico.
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Per la Direzione Looovrco CrsoTTI Colom,~llo
DEMARCHI CARLO ,
gereme.
n. A.·> iuMrica to
IL PENSIERO DI MOLTKE NELL'INVASIONE DELL' ALSAZIA E DELLA LORENA
..
(1870)
Il generale von der Goltz nella sua Condotta della guer1·a ha espresso l'opinione che il maresciallo Moltke debba considerarsi come l' inauguratore di nuovi sistemi in antitesi di quelli napoleoni~i ; e più specialmente che egli sia il rap· presentante del principio della riu nione sullo stesso campo di battaglia di colonne che abbiano marciato separate fino allora, mentre Napoleone è fautore del principio di far m assa prima di giunge1·e sul campo di batta.c;lia (1). A ribattere questo parere del von der Goltz si è recentemente levato il tenente colonnello Barone (2), il quale ha trovato, negli scritti postumi dell'illustre maresciallo, abbondant i prove che valgono a confutare irrefragabilmente, per ciò che riguarda l' invasione della Boemia nel 1866, l'asserzione cìel critico tedesco ed ha potuto d i mostrare che· gli orçlin i di J\foltke ernno appunto fondati sul presupposto che, operando risolutamente, non era punto probabile, data la separazione iniziale degli Austriaci in profondità e la d istanza della loro testa dalla zona di concentramento, che essi contrapponessero forze superiori ad una delle due masse prussiane prima dell'arrivo dell'altra. N el.l'esecuzioue della manovra, a causa di ritardi di varia natura e indipendenti dalla volontà del comando supremo, la situazione cambiò; invece di quanto il generale l\foltke voleva e sperava, le due masse prussiane si trovarono di fronte al nemico riunito: situazione pericolosa di cui Benedeck non seppe approfittare, (i) CO~M,,n VON DER GOLTZ. - Condotta. della gueiTa, trad uz. MJ:: O~!ARTINO, H6-H9-. (2) E. BAHONE . - Studi mll(t condQl.la della (ltle?Ta, ·1 866, Il, l2i -13L 12 -
ANN,O
.nn.
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IL PENSIEUO DI MOLTKE
ma che non deve, solo per questa favor evole insperata combinazione, essere presa come modello e tanto meno servi~e di base alla creazione di nuove teorie strategiche opposte a quelle napoleoniche. Senonchè il von d.er Goltz, dopo aver citato - a torto il caso del 1866 come favorevol e alla sua tesi, soggiunge : « La stessa condotta da parte degli eserciti prussiani si r i« pete nel 1870 e 71, a Worth, Orléans, le Mans ». Ora il critico tedesco gode, a buon d iritto, di t roppa fama, perchè si possa sorvolare su questa seconda parte della sua affermazione e ritenere sufficiente la confutazione della prima ; egli ci offre così l'occasione di approfondire, dal medesimo pLtnto di vista, anche il caso dell'ultima campagna francogermanica e di mettere in luce tutte le circostanze, sia favorevoli, sia contrarie, alla tesi da l ui sostenuta.
I. J1 piano di campagna, formulato in apposita Mem01·ia dal Capo di Stato maggiore nel 1868-69 ed approvato dal Re di Prussia, « aveva preso come obbiettivo, sin da prin« cipio, la conquista della metropoli nemica, la quale, in « F rancia, ha molto maggiore importanza che in altri paesi. << S ulla via verso la capitale francese le forze dell'avversario « dovevano venir tagliate possibilmente dal mezzogiorno « ricco di ris0rse e ricacciate verso le provincie del Nord. « Prevaleva a tutto poi il proposito di attaccare immedia« tamente il nemico, dovunque lo s'incontrasse, e di tenere << riunite le forze in modo che ciò potesse avvenire con su« perioritù, di n umero » (1). Nella r elazione ufficiale si tace l'obbiettivo territoriale, forse per t imore delia critica; ed a torto, perchè Parigi segnava bensì la d irezione generale da seguire, ma l'obbiettivo principale rimaneva sempre quello di cercare e di
NE!.,L1 1NVAS10NE DE LL'ALSAZlA E DE LLA LOR ENA
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battere la massa principale del nemico e spingerla a sett entrione. Secondo la citata Memoria, si riteneva probabile che i F rancesi avrebbero fatto la loro prima radunata sulla linea Metz-Strassbnrg e che volendo trarre il massimo p&.rtito dal loro sistema ferroviario per affrettare la raccolta di tutte le loro forze, sarebbero venuti per necessità a formarsi in due grandi g ruppi presso Strassburg e Metz, separati dai Vosgi e di cui quello d'Alsazia sarebbe stato il minore. In questo caso l'esercito ger manico, raccolto nel Palatinato, si sarebbe trovato in posizione interna rispetto ai due gruppi nemici e avrebbe potuto volgersi contro l'uno o contro l'altro, ed anche, dato che venisse a trovarsi forte abbastanza, contro ambedue ad uu tempo. Inoltre la radunata di tutte le forze nel Palatinato avrebbe coperto il basso e l'alto Reno e c:onsentito tale offensiva nel paese nemico che, intrapresa a tempo, avr ebbe prevenuto probabilmente qualunque invasione francese sul territorio germanico (1). Appare dunque in modo chiaro ed esplicito il co ncetto iniziale di una unica massa> la quale poteva operare per linee interne contro il nemico separalo ed attaccare l'nno o l'altro dei due gruppi; solo in linea secondaria era ammesso che si potessero s3,ttaccare entrambi ad un tempo, ma ciò era subordinato alle rispettive condizioni di forza . In altri termini, il piano generale di campagna era. basato sul medesimo concetto seguito nel 1866, con la sola differenza ehe qui nessuna considerazione politica impediva di radunar e in una sola regione tutto l' esercito, mentre allora si stimò opportuno di radunarlo in diverse regioni, sia per evitare perdite di tempo, sia per coprire direttamente taluni obbiettivi territoriali. Per conseguenza, il piano del 1870 sembra più perfetto di quello precedente, iuquantochè anche la protezione necessaria degii S tati meridicnali della Confederazione era ottenuta indù·ettarnente dalla posizione di raccolta nel Palatinato, senza separare le forze.
(!ì Mo r, TKE . - Storia ,Lella guerra (ranco -germani cc1 del 1870- 71 , versione ital iana,
pag. i -8.
(1) Relazione dello Staio mci ggioi ·e (versione italiana), I, pag. 70-7!. -
mttttare del maresciaU.o .lloll.l,:e, n. iS.
Corrispondenza
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IL l'RNSJERO DI MOT/ l'KE
II. Vediamo ora come a questo concetto, del tutto conforme ai principi nl\!)oleonici, i quali altro non sono che gli immutabili principi dell'arte della guerra., abbia corrisposto l'esecuzione. L'esercito germanico, destinato a radunarsi nel Palatinato, formava una massa di oltre 300,000 uomini e non poteva naturalmente rimanere raccolto in ispazio ristretto, dovendosi per la radunata t enor conto sia della rete ferroviaria e stradale, sia della necessità di scindere la massa in grandi unità capaci di prestarsi mutuo appoggio e atte a dare alla massa medesima conveniente elasticità. Volendo sopra ogni cosa assicurare la rapidità della radunata, Moltke aveva deciso la formazione di quattro nuclei nel seguente modo : 1 Armata- ala destra - comprendeva i due corpi d'armata VIII e VII più prossimi al confine. Centro di radunata: Wittlich (sulla Mosella presso Treviri). Forza 60,000 uomini. I[ Armala- centro - III, I V, X corpo d'armata e guardia; zona di radunata Neunkirchen-Homburg. Forza 131,000 uomini. III Armata - ala sinistra - V e XI corpo d' arml:t.ta, corpo wurtemberghese-badese, I e II corpo bavarese; verso L andau e Rastatt. Forza : 130,000 uomini. Riserva - IX e X II corpo d'armata a Magonza. Forza 63,000 uomini . In complesso 384,000 uomi>1i (oppure 353,000, nel caso in cui i due corpi bavaresi non raggiungessero la III armata). La marcia delle truppe francesi non ancora mobilitate sembrando avere per ìscopo di sorprendere, con le forze subito disponibili e quindi forse con una superiorità numerica momentanea, l'esercito tedesco, la cni mobilita:7.ione si compieva metodicamente ed il cui schieramento stava appena svolgendosi, indus;;e il comando supremo ad arrestare sul
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Reno i trasporti ferroviari e a far proseguire a piedi oltre il :fiume la marcia dei vari scaglioni. Così sul finire di luglio si ebbe questa situazione: I A1·mata : Nella zona Treviri-Wadern-Wittlich-Birkenfeld, tra la l\Iosel!a e la Nahe, su un fronte di 40 chilometri e una profondità di due o tre marcie; 1~ teste di c?lonna distano due marcie dal confine francese; d1s(,accament1 avanzati sulla Saar. II A.rm.ala e riserva: Due corpi, discesi alle stazioni sul Reno, si. sono già avanzati di una tappa nella regione di riva sinistra (III a Worrstadt, IV a Durkheim}, preceduti dalla 5• e 6" divisione di cavalleria. Fronte 40 chilometri, a distanza di cinque o sei marcie dal confine. Gli altri corpi si vanno radunando attorno :1i punti di sbarco loro assegnati sul Reno nella medesima zona. III Armata : Le truppe prussiane e le bavaresi, che giuno-ono man mano sulla riva sinistra del fiume, si adunano fra Landau e Gemersheim ; le wurtemberghesi e le badesi sulla r iva destra, presso il ponte di Maxau. III. Da parte ft:ancese, il piano di guerra di Napoleone III consisteva nel radunare 150,000 uomini a Metz, 100,000 a Strassburg e 50,000 a Ohalons, in guisa che il nemico rimanesse incerto sulle sue intenzioni e temesse piuttosto un'irruzione nel Palatinato che nel Granducato di Baden; compiuta la radunata, spostare rapidamente in Alsa~ia, l'armata di Lorena e con una massa cli 250,000 uomini passare il Reno a Maxau, lasciando a destra la forter.z a di Ra.statt e a sinistra quella. di Gemersheim. Passato il Reno, l'esercito francese avrebbe obbligato gli Stati della Germania del Sud a mantenEirsi neutra li e si sarebbe rivolto contro l'esercito prussiano, di cui si riteneva lenta, non tanGO la mobilitazione (2 settimane), quanto la radunata (1 settimana per il trasporto in ferrovia di ogni corpo d'armata sino a~ confine). Nel frattempo l'armata di Ohalons si sarebbe diretta
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IL PENSIERO
or
MOL'l'KE
su Metz per proteggere il tergo dell'armata principale e sorvegliare la frontiera nord-est; mentre la flotta francese, incrociando nel Baltico, avrebbe, con la minaccia di uno sbarco, trattenuto nel settentrione della Germania una parte delle forze avversarie. Questo piano di guerra era stato suggerito dall'arciduca Alberto d'Austria, nell'ipotesi che all'offensiva della Francia avrebbe poi dovuto seguire anche quella dell'Austria, e dell'Italia e che le prime operazioni avrebbero dovnto essere iniziate il 14° giorno di mobilitazione (1). A differenza dell'esercito germanico, in cui la mobilitazione precedeva la radunata, nell'esercito francese le due operazioni dovevano avvenire contemporaneamente; si sperava con ciò di acquistare una precedenza di tempo sull'avversario, sufficiente a consentire la divisata offensiva strategica. Senonchè il precipitato raccoglimento produsse una incompleta formazione delle truppe e dei servizi e paralizzò ogni attività. Al principio d'agosto, la situazi.ou3 da parte frances e era la seguente : il IV corpo tra Boulay, Teterchen e Bouzouville; il III corpo t ra St. Avold, Boucheporn, Ham sous Warsberg, Bening e Haut-Hombourg; il II corpo trn Forbach, Spicheren ed Oetingen; il V cor po tra Saargemiind e Bitsch; la guardia imperiale a Metz; il I corpo fra Strassburg, Hagenau, R 3ichshofen, '\Veissenburg e Brumath; il VII corpo tra Belfort, Colmar, Mùhlhausen e Lione ; il VI corpo a Cbàlons e Parigi. Non tenendo conto di quest'ultimo corpo (circa 25,000 uomini), erano in Lorena circa 130,000 e in Alsazia circa 70,000 uomini; in complesso ~00,000 nomini, cioè presso a poco la metà della forza sulla quale si faceva assegnamento quando tutte le unità fossero state al completo.
(!} LE5nu~. -
Sotivenirs milUai res, 1iag . 9i e seguenti.
NELL'INVASIONE DELL'ALSAZIA E DEl,LA T.ORENA
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Hì;j
Nel campo tedesco si avevano informazioni quasi esatte circa la forza e la dislocazione del nemico. Al 3 d'agosto rimaneva soltanto da appurare se le forze raccolte a Strassburg appartenessero al I o al VII corpo d'armata e non si avevano notizie del VI corpo. Nel campo francese si era invece completamente all'oscuro circa la dislocazione del nemico e circa lo stadio della sua mobilitazione. Prevaleva tuttora l'opinione che l'avversario non fosse in grado di prendere l'iniziativa e divisasse di aspettare l'urto dell'esercito francese in una posizion e difensiva presso Magonza. Paragonando le situazioni delle due parti, si vede che l'esercito francese era bensì disteso sopra un cerchio di 280 chilometri dal confine del Lussemburgo a quello svizzero, ma che mentre la massa di Alsazia aveva ancora le sue forze sparpagliate (I e VII corpo), la massa di Lorena (IV, III, II, V corpo e g uardia imperiale) era raccolta su 45 chilometri di fronte da Bonzonville a Saargemii.nd e 40 di profondità (esclusa una divisione del V corpo a Bitsch); e che l'esercito tedesco si trovava nel Palatinato schierato su un fronte di 150 chilometri e ripartito in tre nuclei nel seguente modo: Al centro la massa principale (II armata) costituiva uno scaglione_ritil ato di 5 o 6 marcie dal confine; mentre le due ali erano avanzate ed avevano il fianco esterno fortemente appoggiato, la I armat,a al confine del Lussemburgo e la III alle fortezze d i Gemersheim e di Rastatt. I Tedeschi avevano dunque una maggiore facilità a radunare in una sola massa tutto l'esercito che non i Francesi · ' per contro la massa principale di questi era a sole due marci e d~ distanza dal minore dei tre nuclei in cui era ripartito l'esercito germanico. Quest"l. situazione proveniva da due cause. In primo luogo dalla determinazione presa dal comando supremo tedesco di ~rrestare sul R eno i trasporti ferroviari della II armata; in senondo luogo da.Ila natura del terreno, per cui la II armata, volendo portarsi a pari delle altre due e rao-giunCTere 1 1· o o a rnea Neunkirchen-Homburg in origine prescelta per lo
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IL PlmSIERO DI 1,(QLTKE
schieramento, doveva attraversare la zona boscosa di Kaiserlautern, ossia superare un momento di crisi. Snperato questo, la I e la II armata si sarebbero trovate a stretto contatto; ma volendo poi procedere innanzi convergendo a destra come richiedeva il piano generale di guerra, ne veniva che fra la III armata e le altre dne sarebbe rimasta temporaneamente interposta la regione montuosa del Hardt e soltanto sulla Saar le t re armate avrebbero potuto nuovamente riunirsi in una sola massa. La riunione della I e della II armata doveva perciò essere eseguita con speciali cautele; e il movimento della III essere subordinato alla certezza che non sarebbe stata attaccata da forze superiori. Da parte francese era giunto il momento di accentuare la la minaccia di un'irruzione nel Palatinato, per poi fare sfilare rapidamente la massa principale dalla Lorena in Alsazia e a forze riunite puntare sul Reno ; in altri termini, era tempo che i Francesi raddrizbassero essi pure il loro schieramento strategico, all'inizio pensatamente difettoso per ingannare il nemico e trarre il massimo utile dalle ferrovie, e aflerra.ssero quella iniziativa che stava per fuggir loro di mano. Ilfa perchè il comando supremo francese avesse potuto prendere una decisione razionale, sarebbe stato necessario che il servizio delle informazioni fosse stato ben predisposto, come lo era quello avversario, e che la bella e fiorente cavalleria francese fosse stata, fino dai primi giorni, lanciata in massa oltre il confine ad assumere notizie, a prendere stretto contatto col nemico, a interromperne le comunicazioni, a disturbarne la mobilitazione, a molestarlo in ogni modo, spargendo ovunque il terrore; come nemmeno fece la cavaller ia prussiana. Allora i vantaggi d i una irruzione nel Pal~itinato ai primi d'agosto sarebbero apparsi evidenti; poichè, o la I armata tedesca si indugiava a ripiegare verso la II, e in questo caso poteva essere attaccata a fondo e messa fuori causa, prima che la II le arrecasse soccorso; oppure sfuggiva all'urto, <:1 in questo caso anche lo sbocco della II armata dalla zona di K aiserlautern sarebbe stato r itardato, producendo
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probabilmente un analogo arresto nei movimenti della III; di guisa che tutta l'offensiva prussiana avrebbe potuto essere all'inizio paralizzata. Successivamente potevano rimanere dinanzi alla I e alla II armata solamente le forze necessarie per uno scopo dimostrativo. e sotto la protezione di queste esser compiuto il definitivo concentramento delle forze francesi in Alsazi~t. Che cosa avvenne invece? Il 28 luglio Napoleone III giungeva a Metz. Era il 14° giorno di mobilitazione, quello appunto ·in cui, secondo il primit,ivo concetto, dovevano essere iniziate le operazioni. Ma i ri tardi della mobilitazione e il disordine dei servizi, la mancanza di molte cose e la confusione derivante dall'ansia di sollecitamente provvedere quando ciò non era possibile, indussero l'Imperatore a sospendere il divisato movimento. Il parere della maggioranza dei comandanti dei corpi d'armata di L orena, riuniti il 29 luglio a conferenza in St. Avold, lo confermò in questo pro· posito. Il piano di guerra non venne mutato; l'esecuzione ne fu soltanto ritardata di qualche giorno; intanto, poichè lo spirito pubblico in Francia era impaziente di aver l'annuncio di qualche vittoria, si decise di accennare quella finta verso il Palatinato, che pur entrava n"el piano generale. Anzi doveva questo essere un mezzo di acquistare sullt:1 posizioni, sulla forza e sulle intenzioni del nemico quelle notizie di cni si era privi. Ne seguì l'impresa di Saarbrucken, la quale, per il modo come fu condotta, non raggiunse nè lo scopo della finta, nè quello della ricognizione. Di fatto invece che un' imponente irruzione a massa oltre ' la Saar, l'operazione non fu che un breve movimento in, nanzi del II corpo d'armata (Frossard), sostenuto da una divisione del III e da una del V corpo; in totale 5 divisioni francesi contr o il piccolo distaccamento Gneisenau, forte di un reggimento di fanteria, quattro squadroui e una, batteria. Nonostante questa sproporzione di forze, il II corpo fra ncese non si spinse oltre la Saar, e le divisioni del III e del V corpo, dopo essersi avanzate rispettivamente verso V olklingen
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lL PENSIERO DI MOLTKE
e verso Klein-Blittersd orf, tornarono indietro; sicchè riuscì evidente la nessuna volontà di spingersi a fondo, e alla sera del 2 agosto non si avevano sul nemico maggiori o più si:cure notizie di quelle che si avessero al mattino. Lo spirito pubblico in Francia potè per un momento cul1arsi nell'illusione di una vittoria; ma i T edeschi definirono l'operazione di Frossard ·una manov·ra cont1·0 nemico segnalo. Certamente, nelle condizioni in cui si trovava, il coma.udo supremo francese non era in grado di valutare a priori le conseguenze di una puntata energica nel Palatinato; ed anche conoscendo la dislocazione iniziale del nemico, sarebbe stato logico attribuirgli il progetto più razionale e più cauto, come pure non vi erano sufficienti dati per fare sopra un possibile atto temerario del generale Steinmetz quell'assegnamento· che Napoleone I foce spesso rispetto a Bhi.cher, Soltanto ora, a fatt i compi11ti, tenendo conto degli ordini dati dal comandante della 16" divisione prussiana. prima, dal comandante dell'VIII corpo poi, ed approvati dal comandante della I" armata, secondo i quali si doveva sostenere il distaccamento Gneisenau e ricercare il perduto contatto col nemico (1), si può vedere che molto probabilmente i Francesi non avrebbero dato uaa puntata nel vuoto e, forse, si sarebbe loro presentata l'opportunità di mettere fu ori causa fin dal principio della campagna, mediante la loro schiacciante superiorità numerica (130,000 uontro 50,000), un' intiera armata avversaria, risultato materiale e morale di grandissima importanza. Il 3 agosto dunque il comando supremo francese, già scosso nei primitivi propositi ed incerto dell'avvenire, pensa di tentare col IV corpo qualche cosa di simile a quanto ha fatto il II e ordina pel 4 agosto una grande ricognizione su Saarlouis. Nello stesso giorno le forze del VII corpo, che si trovavano a Belfort, dovevano spostarsi a Mùhlhausen e Colmar, mentre Mao l\fahon avvicinava le sue divisioni al confine settentrionale dell' Alsazia, In altri termini, s' insisteva nella (1) Relaiione ullicia.le, I, 136.
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finta verso il Palatinato e si incominciava a colorire il disegno di un concentramento verso Hagenau. . . . . Ma il 3 agosto medesimo, il commissario d1 pohz1a d1 Thionville segnalava il passaggio per 'rreviri di 40,000 Tedeschi diretti verso il Sud (frazioni del VII e dell'VIII corp~ prussiano che raggiungevano la loro zona di radunata);_ .~1 temette allora che la mossa del IV corpo fosse troppo a1nschiata e non solo fu dato il contrordine, ma il IV corpo fu indott; a spostarsi verso Sierk, il I II a serrare verso il I~ e la guardia fu chiamata da Metz a Boulay, a soste~~o d1 entrambi; in complesso avvenne uno spostamento d1 forze verso nord·ovest, mentre il concentramento in Alsazia a.vrebbe richiesto un movimento in opposta direzione. Del pari il VII corpo francese era trattenuto sull'alto Reno dalla minaccia della colonna mobile wurtemberghese della Selva Nera. Il 4 aO'osto il comando supremo francese riprende il primitiv0 ;rogetto e dirama ordini ad esso corrisp.ond~~t_i; cioè: il II ed il IV corpo non muovano; la guardia, g1a m marcia verso Boulay e richiamata a Metz, si rechi a Cour~ celles-Chaussy; il V si concentri presso Bitsch; il III sposti le sue divisioni verso oriente, a Saargemù.nd, Puttelange, Marienthal e Saint Avold. · Ma la sera1del 4, l'annuncio che la divisione Douay è stata schiacciata a Weissenburg produce una crisi nel comando supremo francese. Il V corpo vien posto sotto _gli or~ini di Mac-Mahon, che già aveva alla sua dipendenza 11 I ed 11 VII; il II ed il IV sono posti sotto gli ordini di Bazaine, che già aveva il comando del III; la guardia, la riserva d'artiglieria e una divisione di cavalleria rimangono a disposizione del comando in capo, Il generale Frossard, ritenendosi tropp? esposto, chiede ed ottiene di ritrarre il II corpo, dalle pos1 · zionì avanzate verso la Saar, alquanto indietro verso Forbach e Spicheren. . Alla sera del 5 l'armata di Bazaine risulta distesa da Bouzonville a Saaro-~mùud (45 chilometri di fronte su 23 di profondità ); l'ar.:na~a di M:ac-Mahon ha il I corpo, una divisione del VII e una divisione di cavalleria attorno a Worth; ha
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NELL'INVAS IONE DELL' •.\LSAZIA E DELLA LORENA
IL PENSCBHO DI )!OLTKE
il V corpo disteso su una lunghezza di 30 chilometri tra Saargemiind e Bitsch; le altre divisioni del VII corpo sono ·tutt'ora, una in marcia da Belfort verso Oolmar e l'altra a Lion~. La gu~rd_ia im~eriale è in riserva a. Oourcelles Ohaussy, 40 chilometri dietro 11 fronte dell'armata di Bazaine. ~l mattino ~el 6 agosto, prima che giungano le notizie di Sp1cheren e d1 vVorth, il comando supremo teleù'rafa al mab resciallo Bazaine: « È intenzione del comando di collegarsi con le forze del « ~a~esciall_o Mac-Mahon e di raccogliere i corpi d'armata « m formaz10ne compatta, cioè il II su Bitsch, il III su Saar« gemiind, il IV su Haut-H omburg, la guardia su S. Avold. « Il movimento comincierà il 7 agosto. » Ma l'offensiva tedesca e le battaglie di Worth e di Spicheren, troncarono fin dall'inizio l'offensiva dell'avversario ~I q_uale, ~tante la lentezza con cui voleva porre ad effett~ 11_ piano d1visato, sarebbe stato necessario di poter disporre d1 altri due giorni.
Ì'
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poichè i t imori che avevano influito sulla decisione del comando supremo tedesco, cioè di una immediata irruzione del nemico nel Palatinato, non si erano avverati, non parve nemmeno opportuno di aspettare che il nemico desse corso alla seconda eventualità t emuta, cioè ad un movimento innanzi a massa verso la fine di luglio, e fu naturalmente ripreso il concetto primitivo di compiere lo schieramento di tutto l' ese-l'cito sitlla Saar. Il pensiero di Moltke appare dal seguente documento scritto a Berlino il 28 luglio 1870 (Oorr. n. 71) : « MEMORIA. Il 30 luglio, al mattino, sarannl> pronti a combattere e ad entrare in azione:
I A1·mata :
,.
IV. Questi c_enni sommari su quanto avveniva nel campo francese sono indispensabili per poter fissare le idee e comprendere guanto avveniva contemporaneamente nel campo tedesco. Non erano sfuggiti al maresciallo l\foltke i pericoli cui esponeva l'esercito il distacco avvenuto tra la I e la II ar~ata per_ effetto della decisione pi·esa di non spingere oltre 11 Reno 1 trasporti ferroviari; pericoli che tuttavia non conviene esagerare, sia perchè subito dopo la dichiarazione di guerra nemmeno i Francesi potevano essere immediatamente pronti, si_a p~rchè la I armata, « la cui marcia era protetta « da _terntor10 neutrale e dalle guarnigioni di Treviri, Saar« loms e Saarbritcken, lasciate lungo la Saar come avan« guardia>>, non sembrava seriamente minacciata (1). Ora, (i) Mollke. -
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La guc1-ra fi·anco-germanica, 9. ~
\
VII corpo in marcia su Treviri, con le sue forze principali a una o due tappe da questo punto. VIII corpo in marcia su Saarlouis, con le sue forze principali all'altezza di Mohrbach (2 miglia a sud di Bernkastel). 30. divisione di cavalleria, in parte spinta avanti per osservare la frontiera, in parte in marcia coi corpi. II A1·raata e r·isen:.e: III corpo (esclusa, l'artiglieria di corpo), ad est della linea Bingen-Kreuznach. IV corpo, ~ cavallo della strada Manheim-Di.i.rkheim. IX corpo (esclusa l' artigliera di corpo), tra. Magonza e Worms. 5" e 6" divisione di cavalleria (compresi i reggimenti del X corpo) nelle zone del III e del IV corpo d'armata. La . guardia, il X e il XII corpo sta.uno per arrivare per quattro strade ferrate snlla linea Bingen .Magonza-Manheim. Per assicurare a questi ultimi corpi uno spazio sufficiente ai loro accantonamenti, ed anche per. agevola.re le disposizioni relative alle sussistenze, è desiderabile di spingere le masse del III e del IV corpo fino alla linea Alsenz-GollheimGrunstadt, coprendoli mediante avanguardie sulla linea Lanterecken-K~iserlautern. Le· divisioui di cavalleria, da formarsi durante questo movimento, sarebbero spinte ancor più Vicino al confine. Quartier generale della II armata, Alzey.
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N E LL'1NVASI0NB DEL!;ALSAZIA E DE LLA LORENA
I L PENSIERO DI MOLTKE
D 'altra parte sembra opportuno, data la posizione ritratta della II armata, di lascim·e la 1 sulla linea Treàr'i- Wadei·n e di non spingerla, isolata fino al confine. Alla sorveglianza di questo, provvederebbero le t ruppe avanzate e la 3• divisione di cavalleria. Non vi sarebbe ragione d i modificare, per ora, le indicazioni fin qui date alla III armata. I nfine, è necessa.rio di fissare la situazione nel caso in cui l'esercito francese passasse da oggi il confine con forze consider evoli. Il punto capitale è la situazione della II armata, che si. trova al centro, e quella delle riserve. Se queste frazioni rimangono sul p osto o si radunano sulla linea Alsenz-GollheimGrù.nstadt, linea che può essere raggiunta dal nemico prima del 5 agosto, anche a costo di marcie straordinarie, si avrà a questa data : La guardia. III corpo d'armata IV id. id. id. X id. id. IX id. XII ' id. id. I id . id. id. '/~ VI id . Ossia in totale.
29,000 u omini di fanteria 25,000 id. id. 25,000 id. id. 25,000 id. id. 23,000 id. id. 29,000 id. id. 25,000 id. id. id. 13,000 id. 194,000 uomini di fanteria
raccolti in buona posizione per piombare sulle teste d i colonna nemiche al m omento i n cui. sboccassero dai monti. Il nemico non potrebbe aver là ch e : il III corpo d'armata, Bazaine il II id. id. F rossard Failly il V id. id. la guardia Bourbaki la 1;iserva Oanrobert.
In totale.
36,000 uominì di fanteria 27,000 id. id. 27,000 id. id. 18,000 id . icl. 25,000 id. id. . 133,000 u omini di fanteria
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Sulle sue ali il nemico dispone: All'ala destra: Del I corpo, JYiac-lVIahon, 44,000 uomin i di fan teria, al quale la III armata può fin d'ora opporre : L 'XI cor po d'armata. X V id. id . D ivision e badese . Division e wurtemberghese Una divisione bavarese. T otale.
25,000 uomini di fanteria id. 13,000 id. id. 12,000 id. id. 15,000 id. id. 12,000 id. 77,000 uom1m d i fanteria
che di qui al 5 agosto saranno rinforzati da : V corpo d'armata . 2 3 divisioni bavar esi .
12,000 uomini di fanteria id. 36,000 id.
Totale. ossia in complesso .
48,000 uomini di fanteria 125,000 id. id.
1 /
All'ala sinistra, i1 nemico. d ispone soltanto : Del IV corpo, Ladmirault. 27,000 uomini di fanteria ai quali la I armata può opporre 50,000 id. id. D unque il 5 agosto :
1 annafa
II armaia e riserva
lll armala
50,000 fanti contr o 27,000 fanti
194,000 fanti contro 133,000 fanti
126,000 fanti cont ro 44,000 fanti. »
Come conseguenza dei. concetti espressi in questa 1V.l emoria, sono diramati il 29 g li ordini perchè la I armata non olt repassi, per il momento, la linea Saarburg-Wadern e la II armata spinga il III e IV corpo sulla linea Alsenz-Gollheim Griinstadt (Oorr., n . 72 e 73). Alla III armata non v ien data alcuna nuova istruzione. Ma poichè il nemico continua a r imanere inoperoso ·e l'occupazione della linea Alsenz-Grùnnstadt non segna che un primo passo, con verrà che la II armata si serri dappr ima
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~utta. sulla medesima linea, e si sposti gradatamente innanzi, guisa da a ttraversare la stretta di Kaiserlautern in formazione tale da essere sempre pronta a ricevere, in buone condizioni difensive, l'urto del nemico. La minaccia che la I armat~t eserciterebbe contro il fianco sinistro di un 'armata francese che si avanzazze contro la II, agevolerebbe il compito di questa. I movimenti eseguiti dalla II armata tedesca , secondo il concetto ora indicato, possono formare oggetto di nno studio molto istruttivo e vanno considerati come un modello del genere; ma non occorre, per lo scopo che qui c'interessa esaminarli nei particolari. Importa invece mettere in rela~ione i movimenti della I e della II armata con quelli della, III e analizzare i criteri che li determinarono. Il 30 luglio veniva spedito da Berlino al comandante della III" armata, principe F ederico Guglielmo, a Spira, il seguente telegramma (Corr. n 82): « Sua Maestà ritiene vantaggioso che la III armata to« stochè sia stata ragginnta dalla divisione badese e ~vur« temberghese, si avanzi verso Sud per la riva sinistra del « Reno, per cercare il nemico ed attaccarlo. « ~i impedirà così il gettamento di un ponte a Lauterburg « e s1 proteggerà nel modo più efficace tutta la Germania « meridionale. >> , Questo t~legram~a va particola;mente ricordato, perchè e la base d1 quel distacco della III armata dalle altre due che, in apparenza, sembra dia ragione a coloro che sostengono essere stato il Moltke un fautore delle linee di operazione multiple. Il principe ereditario di Prussia rispose al mattino del 31 luglio che l'offensiva ordinatagli non poteva essere immediatamente iniziata, perchè tutte le truppe della III a.rmata non erano ancora in grado di marciare. E siccome soltanto il 3 agosto si calcolava che tutti i corpi avrebbero avuto un numero sufficiente di traiui, così quel giorno venne scelto per l'inizio delle operazioni. Intanto è bene notare che nella Cor,•isponden:::a militare del maresciallo Moltke, troviamo qui un progetto di tabella 1n
1
IL PENSIE RO DI MOLTKE
N EI..L INVASI0N 1, DELI,' A i,SAZIA E DELLA LORBN A \lOIUJ
HIJ
di marcia delle tre armate (n. 88, data probabile del 31 luglio), secondo il quale 1'8 di agosto esse sarebbero schierate sulla Saar, la I tra Rehlingen e Saarlouis, la II tra Saarlouis e Saergemiind, la IH tra Saargemii.nd e Fénétrange. Il 3 agosto, il ritardo del movimento innarn:i dei I:i"'rancesi fa presumere che la II armata potrà. il giorno 6 eH!:lere riunita innanzi alla zona delle foreste di Kaiserlautern. Qualora, peraltro, u nii. rapida offensiva del nemico, non po tesse venire impedita, la II armat.a si dovrebbe eventualmente concentrare dietro la Lauter. Entrambe le armate dovrebbero concorrere alla battaglia, la I armata venendo da Saint Wendell o da Baumholder. Il 4 agosto la I e la II armata debbono marciare verso Tholey e Ja III passare il confine presso '\Veissenburg, in vista di uu' offensiva generale (Corr., n. 94, 95, 96). Il cò mpito assegnato alla III armata appare chiaramente dalle seguenti istruzioni inviate da }[agonza al genera.le von Blnmentbal lo stesso giorno (Corr. n . 101): « Alla III armata è lasciata piena libertà nell'esecuzione « del suo mandato. Una cooperazione diretta con la II ar« mata non è possibile a cagione dei monti del Hardt. L'ac« cordo delle opera~ioui non si può ottenere che dal comando « in capo, tenendo conto delle misure prese dal nemico. « Sarebbe desiderabile che S . A. R. prendesse al più presto « possibile contatto col corpo di Mac l\fahon ed, eveutual« mente, con quello di Failly. Ad Hagenau, al più tardi, si « vedrà se queste truppe francesi sono state esse pure dirette « sulla linea S . Avold Saargemiind. In questo caso, spingersi « più al SLld sarebbe dare un colpo di spada nell'acqua e un « cambiamento di direzione -verso la Saar superiore, sembre« rebbe opportuno ... « Sembra che il nemico abbia l'intenzione di tenersi s1,i,lla « difensiva in ·una fo1·te posizione diei?·o la Saar con tulle « le /or·ze clisponibili. L' attqcco di fronte della II armata «
sarà allor·a sostenuto in modo essen~iale dall' offensiva
« clella I II a-r mata; ed affiuchè questa possa usufruire di tutte « le strade possibili, il suo movimento dovrà essere eseguito '13 -
ANNO
nv,.
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IL PENSIEHO DI MOLTKE
« tanto al largo guanto lo permetterà la v1cmanza del ne« mico. « L'assegnazione del VI corpo all'una o all'altra armata ri« mane per ora sospesa; tuttavia questo corpo sarà dapprima « a disposizione della III armata. Quando questa si avanzerà « verso 0vest, quel corpo costituirà sull~ strada di Pirmasens, « il miglior collegamento tra la II e la III armata ed impe« d irà eventualmente al nemico di venire da Bitsch ad insi« nuarsi fra esse. « L'ent1·are in linea simultaneo delle tre armate nella bat« taglia decisiva è lo scopo desiderato e con questo intendi« mento si cercherà d i regolarne di qui i movimenti... » Per comprendere le disposizioni date dal comando supremo tedesco, bisogna tener conto che i movimenti eseguiti dai Francesi il g iorno 3 agosto, per cui le loro forze rifluirono verso occidente, furono interpretati come un accenno a momentanea ritirata per concentrare le loro forze e rimediare agli svantaggi del primitivo schieramento strategico \1). E poichè un erroneo apprezzamento delle intenzioni del nemico faceva supporre che il concentramento si. facesse dietro la Saar, potevono darsi tre casi: o Mac-:Mahon, serrando su Failly vi concorreva, e allora la III armata, premendoli da vicino, sarebbe entrata in linea con le altre armate per attaccare, con una notevole preponderanza numerica complessiva, l'esercito francese riunito sulla Saar; o Mac-Mahon si opponeva alla marcia della III armata sin dall'inizio del movimento, e allora si esponeva ad essere schiacciato da forze triple; oppure infine l'esercito francese continuava a rimaner diviso in due masse, una principale in Lorena, l'altra secon· daria in A lsazia, e allora la III armata « se dopo aver rag« g iunto Hagenau non avesse incontrato forze nemiche im« portanti, si sarebbe volta verso la Saar a monte di Saar« gemiind, coprendo il suo fianco sinistro guel tanto che (1 1 Il Rouss1n nel suo lihro fes ma'ih·es (le la guerre dice che il piano di Moltke era basato sopra il preconcetto che il nemico non rlovcsse incontrar,i che mila Saar, (pag. 2H). La circostanz:t ora <letta e le ca utele usate nella mmcia della Il e (!el la Ili arma ta confutano questa a;scrzione.
!'IELI)JNVASIONE DET,L'.USAZIA E DELLA LORENA
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« sarebbe stato necessario » ( Corr. n . 100). In questo caso la maggiore preponderanza numerica dei Tedeschi contro la massa principale fran0ese doveva rendere ancor più sicuro e decisivo il r isultato della battaglia. Riassumendo il pensiero di Moltke per quanto riguarda la III armata, vediamo adunque che non era esclusa l'eventualità che nel momentaneo d istacco dalle altre due armate, cagionato dal terreno, essa potesse incontrare il nemico; ma per le informazioni che si avevano si era certi che sarebbe stato in grado di schiacciarlo e di riacquistare così, anche con la forza, il collegamento con le altre armate in vista di. quella battagl ia decisiva, che era lo scopo desiderato. Se poi la massa nemica minore fosse rimasta separata dalla principale, allora sarebbe stato posto in atto il concetto della manovra per linee interne, prima contro un nucleo e poi cont,ro l'altro; concetto già accennato nella 1vfemo1·ia del 1868- 69. Perciò Weissenburg e Worth, nel pensiero di 1\foltke, non avrebbero dovuto essere che i preli~inari di una più grande e decisiva battaglia sulla Saar, che fu evitata per il precipitare degli avvenimenti sul fronte della I e della II armata. J
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In vero il concetto di un'offensiva generale r ichiedeva bensì. che entrambe si avanzassero verso il confine, ma con quelle modalità che la prudenza consigliava. A tal fine nelle istruzioni del 4 agosto, inviate al gene, rale Steinmetz1 era <letto : « La III armata prende oggi l'of(( fensiva nella direzione snd verso Hagenau, per volgersi « poi eventualmen te verso la Saar superiore; la II armata « continua il suo movimento verso la line,'.. N eunkircheu« Homburg; la I armata riceverà ulteriori ordini per soste« nerla o per operare sul fianco sinistro del nemico. 1.Von si « ha intenzione di passare la Saar prima del 9 agosto. Sem« bra che l'avversario voglia rimanere sulla d ifensiva dietro « questo fiume » (Corr. n. 103).
Nll:LL'INVA S!ONE DE!,I}ALSAZIA E DELLA LOREN A
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IL PENSIE RO DI MOLTKE:
E qui comincia quel dissidio tra i g enerali l\foltke e Steinmetz, che fu sul punto di produrre gravissime conseguenze. Il generale S teinmetz telegrafa il 4 agosto al capo di stato maggiore : « In seguito ad ordine del Re, mi sono t ecato « oggi con la I armata n ella regione di 'l' holey; ma ben « più volentieri mi sarei trattenuto sulla Saar, dove la mia, « armata formava un fianco offensivo rispetto alla IL La « I armata poteva avervi un'azione più efficace che n ella po« sizione di Saint- W endel o an che di Baumholder, dove essa « non faceva che prolungare il fronte della II. Non capisco, « per conseguenza, il concetto strategico che fa abbandonare « la Saar, senza esservi obbligati dalla situazione. Deside« rerei dunque avere schiarimenti, allo scopo di potermi ben « regolare in seguito. Se il Prineipe ereditario è il 6 agosto « a \\Teissenburg, questo movimento e quello della II e della « III armata su Nancy e Lunéville obbligherebbero il nemico << disseminato su vasta fronte ad abbandonare la Saar; la « I armata vi troverebbe l'occasione di una fortunata of« fensi va. » Come si vede, il generale S teinmetz non scorge il pericolo di un concentramento del n emico e i mmagina larghi movimenti delle armate, duran te i quali ciascuna opererebbe isohta, dando a quelle vicine soltanto un appoggio virtuale. È il rovescio deU'operare a massa. A queste osservazioni i\foltke, riconoscendo l'importanza che ha per i comandanti d'armata il sapere esattamente i criteri cui s' ispira il comando supremo, forn isce il 5 agosto le seguenti spiegazioni : « Il còm« pito previsto per la I armata, oltre ad assicurare la prote« zione della Prussia renana, consiste in un attacco decisivo, « diretto, durante 1ft battaglia, contro il fianco sinistro del « nemico. Questo attacco non deve, n aturalmente, avvenire « isolatamente, ma soltanto d i concerto con la II armata. « Il punto dove potrà accadere dipende non solo da questa « ultima, ma anche dai movimenti del nemico. « Al momento in cui fu prescritto il concentramento presso « Wadern, la II armata era ancora tanto indietro che uno « scontr o innanzi a Kaiserlautern sembrava non solo possi-
« bile, ma persino probabile. Bisognav a per conseguenza as« sicurarsi la possibilità di volgere la I armata su Baum« holder i n vista del combattimen to. << Ancora oggi può essere che l'urto avveno·a sulla linea b « Ottweiler-Homburg. La I armata si trova dunque, a 'rholey, « al suo vero posto. Soltanto ailorchè la II armata si sarà -« a·vvicinata alla Saar, giungerà per la I il momento d i passar « questo fi ume. « Un'offensiva parziale esegu,ita contro im nemico che sem« bra avere strettamente concentrato tu,tte le sue forz e non « potrebbB condurre che ad un disast?·o. « La cooperazione delle tre armate non può esser e regolata « che da Sua Maestà e la piena libertà d'azione di ciascuna « di esse, in vista della esecuzione degli ordini dati a qu esto << scopo, non sarà limitata » (Corr. n. 105). Contemporaneamente il generale St einmetz aveva telegra· fat o al Re di Prussia che egli non sapeva con ciliare l'idea d i un'offensiva gen erale con l'ordine di rimanere fermo nella posizione di 'rholey, Ottweiler, Lebach ; che in seauito all'avanzarsi della II armata pel gio,J.'no 6 su NeuukirchenZweibriicken, la I armata rimaneva indietro e che egli, n on .avendo ricevuto alcuna direttiva per l'ulteriore offens iva, mancava di og,ni base per potere oppor tunamente operare. A questo telegramma rispondeva il Moltke il giorno 5 oss~rvando che sebbene le teste di colonna della II armata raggrnngessero il 6 agosto la lin ea Neun kirchen-Z weibri.ick en, pur e il concentramento non sarebbe terminato che il 7 · che il giorno 8 era necessario concedere riposo; che per c~nsegu~nza era opportuno che la I armata sostasse, di massima, nei luoghi occupati, e che poscia il giorno 7 si mettesse in marcia per le strade Lebach·Saarlouis ed Illingen-Yolklingen. Pur evitando di attirare inutilmente l'attenzione del nemico , . ~ssa si avvicinerebbe così abbastanza alla Saar da esser pronta a passare questo fiume a dak1re dal 9 a<Yosto tra ~aarlouis e Volklingen e a prendere eventualment: l'offensiva contro il fianco sinistro d el nemico, che la II armata attaccherebbe di fronte. Il Re si riser vava esplicitamente di
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dare gli ordini per l'esecuzione di questa operazione, perchè il modo di avviarla e la direzione da imprimerle dipendevano dalla piega che gli avvenimenti avrebbero preso riguardo alla III armata. Nello stesso tempo, poichè era avvenuto un attrito t ra, la I e la II armata circa l' uso della strada Saint-W endel Ottweiler-Neunkirchen, il comando supremo decideva che la medesima rimanesse a disposizione della II armata e che la l la sgombrasse. Il generale S tèinmetz ricevette il giorno 5 il telegramma con cui gli veniva dato quest'ultimo ordine (Corr. n. 106) e non ricevette che più tardi la lettera contenente le diretti ve da esso insisten temente invocate. Cedendo perciò al suo carattere impetuoso e temendo di rimanere in seconda linea, qualora si fosse trattenuto più a lungo nell'H undsruck, egli emanò alla sera del 5 l'ordine pel quale la I ar mata doveva il dì seguente spostarsi verso sud-ovest, cioè verso la Saar; le estreme avanguar die dovevano spingersi sino a Volklingen e Saarbri.icken. Il generale Steinmetz cercò poi d ì giustificare la sua condotta con una lettera diretta il 6 agosto al generale Moltke, in cui egli accenna alla necessità in cui si era trovato di spingersi verso il sud per far posto al I corpo d'armata allora allora assegnato alla I armata e alla impossib ilità di eseguire spostamenti verso ovest senza invader e zone già assegnate ad altri corpi, ma dalla· quale essenzialmen te viene accentuata e confermata la divergenza di vedut0 strategiche dei due generali e il timore dello Steinmetz di essere ridotto ad un còmpito secondario. Comunque sia, i movimenti ord inati alla I armata produssero il giorno 6 la battag lia di Spicheren; la vittoria, per una somma di errori commessi da parte francese e per ·un esemplare spirito di continuità e di cameratismo da parte tedesca,, arrise alle armi prussiane; ma ciò non ostante il generale 1\foltke, dopo la battaglia, progettava ancora di scrivere una lettera di biasimo al generale S teinmetz perchè, « nonostante gli ordini ricevuti, aveva preso per Guichen« bach e ]J'ischbach la direzione di Saarbrùcken-Forbach,
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« esponendosi così, nel caso di prosecuzi~ne del movi~en~o, ·« ad esser preso di fronto dalle forze nemiche ancora numte « verso Boulay » (Oorr. n. 125). . . Rimane con ciò dimostrato all'evidenza che la battaglia d1 Spicheren non era nelle intenzioni del comando s:1~rem~ prussiano ed anzi avvenne contro la volontà esphmta d1 esso· e poichè in antecedenza R.i era già veduto che 11 Moltke rite~eva che il nemico avrebbe concentrato le sue forze sulla Saar e che a tal fine intendeva di coordinare i movimenti delle tre armate in g uisa da passare questo fi ume in massa il 9 ao-osto, r ima.ne pure chiaramente dimostrato che il suo pensi:ro era quello di riunire ie sue forze p1~ima della b~ttaglia decisiva, conforme al principio ordinariamente segmto da Napoleone. Egli riteneva che a questo concen tramento potesse concorrere, senza dar battaglia, anche la III armat~ ; ma poichè, a causa della conformazione del ter~eno e della s1~ tuazione del nemico, uno scontro poteva tutta via accadere, egli aveva predisposto le cose in modo da assicurare a quell'armata una schiacciante superiorità numerica rispetto alle forze di Mac-Mahon. È aduuque un calcòlo auaìogo a quello fatto nel 1866, secondo il quale non era da presupporsi che gli Austriaci contrapponessero ad una delle due masse prussiane sboccanti in Boemia forze superiori prima dell'arrivo dell'altra. Anche nel 1870, nell'esecuzione della manovra ci fu l'imprevisto e la situazione derivante dalle battaglie del G agosto, assai diversa da quella preveduta pel giorno 9, richiese nuove combinazioni ; ma ciò non ha influenza sulla tesi qui sostenuta e che riguarda soltanto la genesi 0 l'essen za del pensiero di Moltke. VI. Resterebbero ora da esaminare le operazioni attorno ad Orléans e a Le Mans, che il von der Goltz cita, con quella di Worth, fra le favorevoli alla sua opinione. t::; ta di fatto che alla vigilia della battaglia di LoignyPoupry, fra la II armata, agli ordini del principe Federico
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resti dell'armata francese rotta ad Orléans, e poscia quello .di attaccare a fondo l' armata della Loira; e qui pure ha tutta la libertà d'azione che gli compete, pur di mettere ad esecuzione il concetto generale di Moltke, il quale si riassume semplicemente ne11a direttiva d'inseguire e disperdere le forze nemiche, che avevano toccato ad Orléans una prima sconfitta. Non troveremmo adunque nemmeno qui argomento adatto alla nostra tesi; ma pur volendo dare uno sguardo anche alle operazioni di questa armata prussiana, noi la ;vedremmo, di fatto, avanzare su larga fronte e su varie co· lonne, ma non perchè ciò fosse tatticamente utile, bensì per necessità logistiche rese gravi dalle condizioni di clima e di stagione e dal contegno del nemico, che manteneva -continua l'incertezza sulla definitiva linea di resistenza che avrebbe scelto. Nè credo che i pericoli corsi dai Prussiani si possano citare per sostenere l'opportunità di un tal modo di procedere, anche nei casi in cui sia possibile tenere una formazione più concentrata; sembra invece che ne derivi la conferma di ciò che abbiamo g ià avuto occasione di osservare a proposito d i Orléans, vale dire che il contegno dei Prussiani non riuscì loro fatale soltanto a causa della poca .attitudine manovriera delle truppe di .Chanzy. Ne abbiamo la prova nel4a stessa battaglia di Le Mans, àove « l'esercito « più .debole per n umero attaccò il più forte in modo avvi« luppante su le due ali e condusse a termine felicemente la « impresa, benchè le sue colonne, separate da vasto spazio, « fossero debolissimamente collegate fra di loro e non potes<< sero appoggiarsi reciprocamente, se non in modo mediato, « avanzando » (1). Mi accorgo che a poco a poco da un discorso di strategia sono passato ad un discorso di tattica ; anzi, osservando che il von der Goltz raggruppa in un sol fascio, citandole ad ~sempio di un sistema unico, le battaglie ili ViTorth, di Orléans e di Le Mans, non posso dissimulare il dubbio che egli pure abbia voluto r iferirsi meno ai precedent,i strategici
Carlo, e quella del granduca di Meklemburgo intercedeva un vuoto e che perciò le forze non potevano dirsi riunite; ma è pur vero che l'ordine per un'impresa offensiva da compiersi il 2 'd icembre, diramato dal Granduca, non riuscì gradito al Principe, il quale per prima cosa procurò di spostare le sue forze in modo da colmare il vuoto esistente fra le due armate ed in ciò venne favorito dall'inazione della destra francsse; come pure è vero che se anche il granduca d i Medkemburgo non avesse avuto intenzione di attaccare, la battaglia sarebbe ugualmente avvenuta, sulla sinistra francese, per l'iniziati va del generale Chanzy. Nelle giornate poi del 3 e del 4: dicembre, che condussero i Francesi alla rotta di Orléans, è pure indubitato che i Tedeschi mossero all'attacco partendo da una vasta cerchia e dando ai loro corpi d irezioni concentriche. Ma con questo, che cosa si prova? Si prova soltanto che è perìcoloso non tenere le forze raggruppate quando si è in vìcinanza di un nemico riunito; che tuttavia il pericolo può non essere grave, quando le truppe disseminate sono solide e lo sono invece poco quelle riunite; che infine gli attacchi concentrici, quando riescono, sono fecondi di grandi risuìtati e che i pericoli inerenti · ad essi sono tanto minori, quanto minore è l'abilità manovriera del difensore. Sono cose note, che lo stesso von der Goltz conferma nel suo libro, ma che non urtano contro a nessuna massima napoleonica. Quanto poi alla parte avuta da Moltke in questa operazione, essa si r iduce all'ordine telegrafico sp~dito il 2 dicembre al principe Federico Carlo di attaccare Orléans, dopo fallito il grande tentat ivo di sortita fatto dai difensori di Parigi (battaglia di Champigny, 30 novembre - 2 dicembre). I particolari furonò lasciati all'arbitrio del comandante dell'armata e perciò escirebbe dal campo delle ricerche che qui c'interessano il fissarvi la nostra attenzione. Nelle operazioni successi ve, che si chiudono con la batbaglia di Le Ilfans, incombe al principe Federico Carlo dapptima il còmpito d{ manovrare per linee interne tra i
a
(!.) CotitAII VON JJBR Go~-rz. -
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Op. cit ., 139.
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IL PENSIERO DI MOL'I'KE
che alle modalità di esecuzione tattica delle battaglie medesime. Se così fosse, Ia questione sarebbe naturalmente spostata; Ia tesi originaria verrebbe a mancare di base e noi saremmo partiti, come Don Ohisciotte, con Ia lancia in resta contro un mulino a vento. VII. Ma i saggi storici di l\foltke ci offrono un altro aro-oo mento, del tutto decisivo, a sostegno della nostra opinione. Invero, se ragionando sui fatti compiuti non è difffcile talvolta farli apparire come rispondenti a concetti che in realtà n on erano punto nella mente di chi comandava, non è invece possibile divagare quando si trath di giudilf.i esplicitamente e chiaramente espressi in istudi t eorici. Nel 1859, quando già era capo di S tato Maggiore dell'esercito prussian?, quegh che doveva pochi anni dopo vincere le due pi ù. grandi campagne dei nostri tempi scrisse una breve critica della campagna napoleonica del 1809 in Baviera. Allorquando l'imperatore Napoleone raggiunse l'esercito in Donauworth (17 aprile), « egli trovò », dice il ì.\ioltke, « i Francesi in tre nuclei separati. l\fassena era presso Aug« sburg; Davout era in marcia nell'opposta direzione di « R egensburg, ove già si trovava il Bellegarde; il debole « centro frammezzo ai due marescialli si componeva dei « soli alleati, i quali alla sera del 16 aprile si trovavano in « ritirata su Vohburg; mentre di contro a questo centro « stava l' arciduca Carlo sull' Isar con 100,000 uomini, i « qua li in due marcie potevano essere riuniti sul Danu bio. « Il panegirico che il generale Peiet fa di Napoleone per « l'avviamento di questa campagna è del tutto immeritato. « La ve:·i~à. è. che 1' Imperatore fu completamente sorpreso _« ~alla m_1ziativa del_suo avversario. J:i~gli stesso comprese « 1mmantmente tutti g li svantaggi della sua situazione. « Vous ne pouvez vous figurer·, disse egli ad uno dei suoi « ministri, dans quel ètal se trouvait l' arrnèe et à combien de
NELt,'INVAS!ONE DELL' ALS,'ÌZJA E DELLA LOirnNA
(1870)
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« malheurs nous étions exposés si on avait eu affai1·e à un en« nemi entreprenant. On ne me su,rp1·end/f'a plus ainsi. » « L'essenziale era di riunirsi p1·ima dell'attacco dell'Arei« duca. Ciò poteva farsi solo per la sponda sinistra del « Danubio, sia presso Ingolstadt, sia presso Donauworth. « Napoleone ordinò al contrario la riunione per la sponda « destra. « I fatti gli dettero ragione ; ma la critica non può aste« nersi dall' indicare questa determinazione come un atto « temerario, che rimase impunito solo per un grave errore « del nemico. )> (1) . A questa osservazione si può obbiettare che la lunghezza della marcia per la sinistra del Danubio, il cattivo stato dell'unica strada percGrribile, le strette da oltrepassare in vicinanza di Ratisbona, la presenza del I e del II corpo austriaco sotLo il fuoco delle cui batterie i Francesi già ' . avevano dovuto attraversare il ponte nelle giornate del 17 e del 18 aprile, e che certamente avrebbero attaccato la lunga colonna del maresciallo Davout, rendevano poco sicuro un tale movimento. Gli ste;;si inconvenienti già segnalati dal Davout il 14 aprile al maresciallo Berthier, allorquando questi ordinò che il III corpo tornasse da Ingolstadt verso Rat,isbona, dovevano evidentemente presentarsi pi1ì gravi quattro giorni dopo. Inoltre i calcoli del generale Moltke sulla possibilità che Davout venisse attaccato, durante la marcia da Ratisbona verso l'Abens, da una massa preponderante di 100,000 uomini , sono perfettamente esatti, perchè basati sulla precisa conoscenza della situazione ; ma tale conoscenza Napoleone non aveva e solo gli appariva urgente di riunire l'ala sinistra al centro per la via più breve. Invero, non gli era nota in modo preciso la dislocazione delle forze dì Davout, ma gli era chiaro il dissemina.ment o delle forze dell'intiera armata su troppo larga fronte; quanto al nemico, nou ne conosceva le intenzioni, perchè la entrata di J ellachich a Monaco, la presa di Landshut, gli (i) Dei· Felc/.zug 1809 in Bay~rn -
ilfoltl,es niitità.1·isclte, Werl.:e, fil, 2, 6-7.
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lL PENSIERO DI MOL'l'KE
NIU.. 1,'1:0-VASI ONE DELL'ALSAZIA E DELLA LORENA
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scorridori della brigata Vecsey e del IV corpo spinti fino verso Ratisbona per la destra del Danubio, mentre Kollowrath minacciava la città per la sinistra, non davano indizi
dello scopo prefissato, e Gross-Beeren (1~13)_, dove il_ divisato movimento concentrico di Davout, d1 G~rard e_ d1 Ondinot su B erlino condusse l'armata. del duca d1 Reggio ad un
SlCUrl,
disastro.
In queste condizioni, parve a Napoleone di dovere applicare a mali estremi, estremi rimedi. Gli ordini che ne derivarono furono piuttosto effetto di un intuito che di un calcolo matematico; Napoleone non ignorava che la manovra era pericolosa, ma solo a fatti compiuti si poteva dire se essa lo fosse a tal punto da meritare la taccia di temeraria. Si aggiunga che l'Imperatore supponeva che Davout potesse iniziare la sua marcia il 18 invece che il 1!) aprile, come avvenne, e aveva ideato un concentramento dietro l' Ilm. L a fortuna che soccorre g li audaci, nello stesso modo che più tardi condusse i Prussiani alla vittoria di Spichèren, fruttò il 19 aprile 1809 ai Francesi la vittoria di Thann; fu possibile in questo modo di conseguire uno degli scopi che in guerra, a detta del l\foltke, sono più. difficili, quello cioè di riparare agli errori del primo schieramento strategico. Ma la manovra dovè necessariamente svolgersi in guisa che la riunione delle forze francesi avvenne sullo stesso campo di battaglia, cioè secondo il siste ma che il von der Goltz afferma essere il preferito di di Moltke, invece che avvenire prima della battaglia, secondo le consuetudini napoleon.iche. Ora, il fatto che il generale prussiano biasima senza riserve questa manovra, anche se compiuta in circostanze straordinarie, è la più bella prova della nessuna divergenza di vedut.e teoriche fra i d ue sommi condottieri (1). D el resto, qualche volta anche Napoleone, pur non essendovi costretto come a Ratisbona e avendo facoltà di operare diversamente, adottò il sistema di cui il von der Goltz attribuisce a l\foltke quasi il monopolio; e ciò fu nei momenti meno felici della sua vita militare. Ne tan no fede Pultusk (1806), dove il danno si limitò al mancato conseg uimento O) Per maggiori particolari circa le i?iorna.te di. Ratisbona, ve~gasi la recente p11b1Jlica.1.ione: !809 - l!atìsbona-H.,sling· \Vagrn1n dello stesso auLore del presente scriuo.
VIII. E con ciò avremmo data al von der Goltz una esauriente risposta. Senonchè la sua tesi ci_ con~uce auc~ra a fare un~ osservazione d' indole generale circa 1 parallel~, eh~ no?' d1 rado ricorrono sui libri, fra le gesta di grandi cap1tan_1 ?he vissero in differenti età. Questi paralleli, essendo qua~1 1~possibile riscontrare nei varì ca~i ide~tità od ~Imeno s:mil_1: tudine di scopi, di mezzi e d1 amb1ente, r~escono 11 p1~ delle volte inconcludenti e solo possono servire come artificio retorico atto a mettere in r ilievo essenzialmente le ~u~lità morali e intellettuali di ciascuno, prescindendo dai ri-
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sultati ottenuti. . Ad esempio l' York von '\:Vartenburg, paragonando 1~ situazione dell'esercito francese nell'invasione della Russia al 4 ottobre 1812 con quella dell'esercito francese nell' invasione della Francia a metà novembre 1870, dice: « Dopo « tre mesi e mezzo di campagna: l'Imperatore tiene circa « 230 000 chilometr i quadrati con 213,000 uomini, mentr e « i T~deschi non ne tengono che 70,000 con 425,000 uo~1m: « Passando il confine, Napoleone aveva iniziato le operaz10n: « con 422,000 uomini, i •redescJ:ii con 372,000. Si sco~·ge d1 << qui cho non solo la co::;tituzione organica dol~'eserc1to te· « desco del 1870 ò superiore a quella dell'esercito napoleo« nico, ma che essa sola risponde alle neces~ìtà_ dell~ guer~a. « Mediante una saggia predisposizione dei r1f~rn1ment1 e « dei trasporti, furono ridotte al minimo le yerd1te ~he qua: << lunque esercito invasore è costretto a subll'O a cag_1one de1 « combattimenti, delle malattie ed anche pel s~mph_ce ~atto « del suo progredire; sicchè per mezzo della ncost1tuz10ne
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IL l'lsNSIERO DI nTOLTK E
(li YonK ,·on \V AHTe;,.n_un,:. -
!Vc1poleo1l als Felùlltrr, li, t87 (traduz. frane.). (:!I Bouss>:T. - l es ma,h·es etc ta guen·e, !20. (3J Ho,m;-;Lo"'. - Siraiegische lli·iefe, l, mo (traci u1.. frane.).
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quello che sarebbe accaduto, se il 28 luglio 1870, invece che Napoleone III, fosse giunto a Metz, per assumere il comando dell'esercito francese, Napoleone I , o se il 17 aprile 1809 il maresciallo Moltke avesse avuto il comando dell'esercito austriaco al posto dell'arciduca Carlo. Ond'è che la critica serena, sollevandosi al di sopra delle piccole rivalità, si contenta di ricercare il nesso fra le cause e gli effetti per indurne o confermarne i principi dell'arte della guerra, i quali, come l'arciduca Carlo ci avverte, « fu« rono, sono e saranno sempre i medesimi, perchè si basano « su verità matematiche, incontestabili ; e sono anche pochi, « perchè tali verità sono poche» (1). E d a questa conclusione appunto ci ha condotti, una volta di più, l'avere appurato che nessuna antitesi esiste fra il pensiero di J'.Loltke ed il pensiero napoleonico.
« metodica delle forze perdu te, fu possibile r aO"O'ÌunO"ere con 00 « effettivi sufficienti la mèta prefissa.» (1) . b Ora, poichè il l'York non tiene conto di un fatto essenz!a~e, cioè che i_ Prussiani nel 1870 avevano a loro dispos1z10ne le ferrovie, mentre non le ebber o i Francesi nel 1812 è chiaro che il paragone citato manca di base e può anzi condurre a falsare lò idee; basta invero considerar e la creaJ zione del n uovo esercito francese del 1813 per ribadire la convinzione che Napoleone non era secondo a nessuno anche in quell'importante ramo dell'arte militare che si denomina.: organica. Altro ~sempio: Il. t enente colonnello Ifousset, dopo aver cercato d1 scoprire 11 punto debole della strategia di Moltke e <le~urne la sua g rande inferiorità rispetto a Napoleone per riguardo al concetto, co11chiude che, ancora per lungo tempo, « la condotta della guerra esigera, in mancanza di « genio, sopratutto buon senso e sapere; epperò Moltke ri« ~arrà, in ~atto d i strategia, un maestro che bisogna stu~~ d1are, seglllre e generalmente imitare >> (2). Per contro 11 ~enerale_~ o~enlohe ~!ce che la strategia di Moltke « è più « riflessa, p1u risoluta, pm netta d i quella di Napoleone I» (3). Adunque dal Rou;;set, che riconosce il genio di Federico II e di Napoleone e nega quello cli Moltko, si va fino a Hohenlohe, ~he m~tte .la strategia d i Moltke al disopra di quella napole~mca ; s1~che da questo d isaccordo una cosa soprattutto risulta evidente ed è la rivalità di nazione o di razza c~e _imp:disce l'obbiettività del giudizio. Nè qui è il caso dt napnre la discussione, giacchè certamente se la stessa persona si fosse trovata ad operare nelle tre diverse età avrebbe adottato ogni volta sistemi diversi, a caO'ione del~ l'indissolubile rapporto che lega fra loro le istitu:ioni militari e quelle sociali. Epperò, per confrontar e tra di loro i tre condott ier i, sarebbe stato necessario vederli a fronte · senza di che ora nessuno può, ad esempio, dire con certezz~
(1870)
Roma,
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novembre 1900. ALBERTO ÙAV ACIOCCHI r,icigyiore di stato maggiore.
(i). AnCtDUCA CARLO. -
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Gnmd.jiitze dei· hu/iercn [(riegs/;un~t, I, ~ 6.
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E II, COI.\ILIA'fTl}IENTO DELLE T&E ARMI
LA TATTICA IHFA~TERIAINQUEST'ULTIMO QUARTO DI SECOI.O E IL COMBATTIMENTO DELLE TRE ARM ~
Tattica di fanteria. Lo svolgimento storico della tattica di fanteria in quest'ultimo quarto di secolo presenta qualità distintive veram ente speciali. Mai per lo passato essa è andata soggetta a tante vicende come in quest'ultimi venticinque anni, mai la, storia degli eserciti registra un periodo di tempo, nel quale siano stati mutati così frequentemente i regolamenti di tattica; mai si è verificato il fatto che negli Stati principali si sia costituita a poco a poco una pari uniformità di concetti sulle quistioni più importanti, dimodochè essen do i due elementi fondamenta.li della tattica, u omini ed armi, press'a poco gli stessi dappertutto, la tattic1L è diventata in sostanza internazionale, almeno per quanto si riferisce alla sua natura didattica. Il movimento è stato lento, se si vuole, perchè non poche gnistioni furono vivamente contrastate e tardarono a risolversi in questo o in quello esercito, ma lentamente progressivo e non a salti, giacchè nè la polvere senza fumo, nè la guerra russo-turca, nè il fucile a ripetizione di piccolo calibro, nè il cannone a tiro rapido o accelerato che si voglia, gli hanno impresso una direzione speciale nel vero senso della parola, come avvenne per esempio prima del 1870 per l' adozione delle armi a retrocarica. Il fatto più n otevole però, che più dà negli occhi, non è rappresentato nè dalle novità introdotte in piazza d'armi nelle manovre, nè dalle innovazioni dipendenti da progressi tecnici, ma dalla lolla intellettuale, che si è combattuta, e che non può dirsi ancora ul timata, per liberare la tattica
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cli fanteria da qualsiasi concetto unilaterale o puramente meccanico, da tutte quelle velleità che non mancano mai nei lungh i periodi di pace, per conformarsi invece all' intima e v era natura del combattimento moderno, senza rendersi schiava n è di forme esteriori, nè della tradizion e e neppure di concetti ufficiali, quando questi non siano rettamente fondati sulla psicologia della lotta e s ulla balistica. Il regolamento tedesco del 1888 è stato il primo che ha dato al combattimento e all'istruzione tattica della fanteria la sua impronta moderna; è stato il p rimo a sancire ufficialmente che la formazione principale d i combatti mento per l a fanteria è quella in cacciatori, massima che ora è generalmente accettata come · fondame.uto incrollabile, come simbolo della tattica di fanteria. Il 1888 rappresenta quindi u n ann o notevole n ella storia generale della tattica di fanteria, tanto più ch e nell'istesso tempo all'incirca fo adottata la polvere senza fumo e il fucile a ripetizione di piccolo calibro. Questo ultimo quarto di secolo ci si presenta così diviso in due periodi distinti e conviene perciò esaminare separatamente le principali vicende tattiche che si seguirono in ciascuno di essi. t
Periodo anteriore al 1888. Dopo le campagne del 64, 66, 70-71 era naturale che i Tedeschi dettassero la legge nelle quistioni militari e quindi anche in tattica. Specie dopo l'u ltima guerra, la letteratura militare abbonda di pubblicazioni pregevoli, molte delle quali provano chiaramente come i loro autori, i llumin ati dalla scienza, avessero esatta coscienza dei bisogni ·reri della tattica del tempo. Noto per esempio Le deduzioni tattiche della g'uerra del 7' 0-71, del Boguslawski ; gli Studi sulla condotta delle t1·uppe del v. Verdy; gli Studi sulla manom·a tattica di fanteria dello Scherft; la Disciplina del fuoco dell'Ho:ffmann ed altri ed alt ri ancora. H -
ANNO XLVI.
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E IL COM!!ATTIMENTO DELLE TRE AltMI
LA TATTICA DI FANTERIA IN QUEST'OLTlnTO QUARTO DI SECOLO
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del regolamento del 1845 e vi si accenna appena che oltre i battaglioni di cacciatori anche quelli di fucilieri e la terza riga di tutta la fanteria debbono utilizzarsi più spesso per il combattimento in ordine sparso. Nel 1875 si sente la necessità di pubblicare prescrizioni complementari al regolamento, ma non si tiene conto della cresciuta efficacia delle armi. Nel 1876 si ristampa l'intero regolamento, ma si conserva la formazione fondamentale su tre righe, si conserva tutta l'esecuzione del combattimento a fuoco del battaglione in ordine chiuso e sotto il comando diretto del proprio 0apo, si conserva il quadrato di battaglione in tutta la sua impossibilità guerresca. E la scuola tattica della fantel'ia tedesca procede così nel primo decennio dopo 'la gran guerra, non ostante che quasi tutti gli ufficiali riconoscessero antiquato il loro regolamento in molti punti importanti della tecnica del combattimento, non ostante che scrittori eminenti dimostrassero l'imperiosa necessità che la fanteria deve esercitarsi a manovrare in pace nello stesso modo che deve combattere in guerra e che il regolamento d' esercizi deve apparire alla truppa ed agli ufficiali come segnacolo in vessillo, che porti scritto : << Con questo vincerai ! i> Questa contiottà più che riservata della Germania non poteva non influ ire sugli altri eserciti, che aspettavano riverenti il verbo tattico dai vincitori di Sédan. Il regolamento francese del 1875 contiene la norma che le linee dei cacciatori si debbono battere solo da 300 a 400 metri, ciò che fa subito scorgere quanto il procedimento tattico sia poco conforme alla vera natura della guerra. Stabilisce inoltre norme tassative per la condott,a e la esecuzione del combattimento; non c'era quindi che un passo da fare per stabilire un vero schema di lotta e sopprimere ogni autonomia nei capi d'ogni g rado, passo pt)ricoloso, poichè la condotta e l'esecuzione del combattimento, a .causa dello scopo e della natura di esso, del terreno, dello stato d'animo dei combattenti, e per una lunga serie di altri fattori, dipendendo da circostanze t roppo variabili, non tolle-
Nell'opera su citata del Boguslawski il combattirùento della fanteria è così descritto: « Non fuochi a salve, pochi <( o rarissimi assalti di unità in ordine chiuso ; ma, se av·« ·-rengono, sono eseguiti da piccole unità, mai da una « colonna di battaglione. Grande uso di ordine sparso. << Combattimento col fuoco, lentamente progressivo, spesso (< ondeggiante. In fine uno degli avver~ari è circondato o « sfinito e l'altro avanza e assalta con fitti stormi di cac<< ciatori, che ad ogni costo cercano di scacciare il nemico <, dalle sue posizioni, ben sapenrlo che l'esitare o il retroce<1 dere significa sterminio. Ordini di combattimento molto (< radi, che accrescono le difficoltà del comando. » Questa descrizione era tolta dalla guerra vera e riassumeva in poche parole i concetti che avrebbero dovuto predominare nei regolamenti di tattica della fauteriàl in oma<Y<YÌO Ot:> non solo dell'esperienza di guerre sanguinose, ma dei progressi balistici che rapidamente s' introducevano dopo la campagna del 70-71 nelle artiglierie e nelle armi portatili di tutti gli eserciti. Ma intanto che cosa si fa in pratica per dieci o quindici anni ancora d opo la campagna franco-prussiana? Che cosa dicono i regolamenti e gli scritti letterari ufficiosi ? Come si istruisce la truppa in piazza d'armi e nelle manovre? Gli stormi di cacciatori sono appena tollerati, la colonna di battaglione conserva dappertutto 1., sua importanza; formazione normale di combattimento è la colonna di compagnia preceduta da catena rada; la decisione della lotta non si aspetta dai cacciatori, ma dalla seconda schiera che avanza tutta ammassata; in conclusione la tattica regolamentare di fanteria si fonda ancora sull'unione del combattimento in ordine chiuso con quello in ordine sparso, ossia sopra un concetto che era in contradizione con l'esperienza delle guerre e con la balistica. L'esercito tedesco per il primo ci dà l'esempio di questa specie di ostinazione nel non volere mutare radicalmente l' istruzione del tempo di pace in conformità delle esigenze della guerra. Nel 1873 fu pubblicata un'edizione riveduta ~
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LA TATTICA Dl FANTElìIA IN QUEST'ULTIMO QUARTO DI SECOLO
rano a,:ffatto prescrizioni tassative ; come la restrizione male intesa dell'autonomia dei capi t oglie al combat timento impeto ed innervazione, elementi di vittoria importantissimi. Ugualmente il n uovo regolamento del 1875 per la fanteria russa si trova, nei pnuti più importanti, in contradizione con la scienza tattica, perchè in omaggio alla tradizione fu modellato su altro regolamento interamente antiquato. Con esso la fanteria russa ebbe il risultato che tutti ricordiamo di fronte ai Turchi, ma ciò non ostante il regolamento succes8Ìvo del 1881 provi. come neppure a proprie spese si era capita la vera natura della tattica o~ierna, giacchè esso non riconosce ancora, sempre in omaggio alla tradizione, alle pretese t endenze nazionali per O'li ordini chiusi e per l'assalto con la baionetta, che lo ston;:;.o di cacciatori dovesse già allora considerarsi come forma esclusiva di combattimento per la fanteria. In Austria il regolamento del 1874 rappresenta senza dubbio un progresso rispetto al precedente del 1868, ma prescrive che il fuoco , da tiratori poco provetti, debba essere cominciato appena a 240 metri, e, contro n emico coperto, anche provetti tiratori. devono cominciarlo a 160 metri. Anacronismi tattici, se mi si consente l'espressione, piwchè le qualità balistiche dei fucili a retrocarica di quel tempo dimostravano già che l'essenza vera d i tutta la lotta di fanteria era costituita dal combattimento dei cacciatori a distanze ben diverse e molto· superiori a quelle prescritte. Anche in Italia l'istruzione tattica procede ugualmente per quanto si riferisce alla marcia dell'attaccante, all'apertura del fuoco, all'impiego di unità in ordine chiuso esp~ste ai tiri nemici più efficaci, all' impiego delle riserve e via dicendo. Insomma la tattica di fanteria aveva tratto dappertutto pochi vantaggi dall'esperienza della g uerra del 1870- 71, perchè in tutti gli eserciti, iu omaggio ad una fallace teoria di piazza d'armi, continuarono a vivere abitudini tattiche inattuab ili nel caso vero, sul quale soltanto, e a buon diritto, deve fondarsi l' istruzione di combattimento della
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fanteria. Eppure l'elemento utile, che poteva servire per chiarire le idee e fare introdurre nei procedimenti tattici riforme radicali, esisteva ed era rappresentato dall'efficacia delle armi. Ma per parecchi anni fu trascurato un concetto così altamente pratico. Se consultiamo le istruzioni sul tiro dei vari eserciti troviamo che tutte dànno al tiro d' insegnamento alle piccole distanze una parte che già più non gli spettava dopo l'esperienza della guerra franco-prussiana. Pur volendo acconsentire, che il risultato decisivo del combattimento si avesse fra i 300 e 400 metri, come volevano i r egolamenti ed alcuni scrittori dì tattica, ciò che era contrario ai risultati balistici delle armi d'allora, si sarebbe dovuto dar la maggiore importanza ai tiri alle dette distanze. Ma le istruzioni non ne facevano cenno alcuno. Ma quali cause si opponevano ad un sano progresso della tattica di fanteria e della sua istr uzione nel tiro? Prima di tutto la tendenza di voler dare, per ragiòni puramente meccaniche, una parte importante al combattimento in ordine chiuso. Segue: l'ignoranza d i dati di fatto, storici e balistici, col pretesto che essi ra:ppresentavano argomenti scientifici di valore pratico indeterminato; la smania inestirpabile d i voler riprodurre in pace immagini esatte del combattimento; l'aver trascurata la verità fondamentale che in guerra tntto è semplice e che i raggiri e le pedanterie sono segni d'istruzione artificiosa e non di vera forza militare; finalmente il timore di mutare da cima a fondo i concetti tattici, favorito dalla tradizione che ricorda i buoni risultati conseguiti anche c011 antichi procedimenti, nonchè la massima allora in voga che non le forme di combattimento hanno importanza decisiva per l'azione tattica, ma lo spirito delle prescrizioni, dimenticando così che spirito e forme del metodo d'istruzione devono essere sempre organicamente armonizzati. Ecco le ragioni principali per le qua.li la fanteria dopo il 1870 continua.va a fare evoluzioni di masse e di colonne, conversioni senza fine, movimenti artificiosi di battaglioni, reggimenti e persino di brigate, esercitandosi nel tiro alle
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LA TAT'l'ICA DI F ANTERIA IN QOEST'UL'rrno QUARTO DI SECOLO
sole piccole distanze, mentre g ià la pratica della guerra aveva insegnato che le truppe devono schierarsi in ordine sparso a,l limite delìa zona di combattimento e non fare in seguito che una marcia diretta e che il combattimento col fuoco si ~ecideva a distanze molto superiori a quelle regolamentari. Con questo non s'intende che debbano bandirsi dall'istruzione di pace il tiro d'insegnamento e le evoluzioni ma l'uno e la altre sono mezzi per lo scopo e non di più. ' Nel periodo di tempo, al quale accenniamo, essi ricevettero invece l'impronta del concetto meccanico che si aveva dall'azio~e della fanteria e, diventando di scopo a sè stessi, furono dr grave nocumento all' istruzione di quest'arma. E simile presentimento esisteva nei vari eserciti; e quasi a voler mascherare la r ovina che minacciava il metodo di combattere prescritto dai regolamenti apparvero dappertutto S upplementi, Istruzioni di corabattimento, Prescrizic>ni per le manov1·e, raccomandando in teoria un nuovo procedi~ento tattico d i fronte alla cresciuta efficacia delle armi mentre che nella. pratica dell'istruzione di pace non se ne'scorgeva accenno alcuno. In altri termini s'intuiva il nuovo spirito tattico ma lo si ~e~eva, e per renderlo innocuo lo s'imprigionava ;ra vecchie_ forme, conservando metodi astrusi d'istruzione ; giacchè tatticamente parlando è astruso tutto ciò che non possa attuarsi quando :fioccano le palle. D i fronte ai detti inconvenienti, certo non lievi, vi fu però nel periodo di tempo in parola qualche innovazione degna di nota. Il sistema prussiano delle colonne di compagnia fn accettato da tutti gli eserciti ; progresso indiscutibile rispetto alle _pesanti fo rmazioni di battaglione. Si trascurò però di · considerare che contro i tiri radenti dei fucili a retrocarica d'all~r_a la stessa colonna di compagnia non poteva impiegarsi m terreno scoperto alle distanze fra 800 e 1000 metri. Formazione comoda e . maneggevole fino al momento nel quale s'inizia il combat timento a fuoco, ma da quel momento in poi deve cedere il posto a qua.lsiasi schieramento
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lineare per ragioni di t ecnica del fuoco e di tattica di cacciatori. Nel tiro, se non vi furono progressi tatticamente soddisfacenti, si stabilì tuttavia il fondamento per una condotta di fuoco ragionevole, unà t ecnica, intelligente e una severa disciplina del fuoco, l'importanza dell e quali è d'allora in poi diventata sempre più proprietà comune tattica di tutti i grandi eserciti e costituisce il fond amento indispensabile per l' efficace esecuzione del combattimento col fuoco in tutti i suoi stadi. Verso la metà del decennio 1870-1880 si cominciò ad assegnare al soldato alcune cartucce pel t iro di combattimento e a curare quest'ultimo con maggiore premura. Nel 1879 fu ordinato per la prima volta in Germania, cbe il regolam~nto accogliesse la norma che i principii generali dati nell' istru zione snl tiro per l' impiego del fucile dovessero servire di guida anche in piazza d'armi. Nello stesso anno lo Scb.lichting, allora colonnello, nel suo studio Sul combattimento della fanteria, impugnò opp'ortunamente e in modo ben det erminato le teorie ufficiali contemporanee, : mettendo bE'ne in mostra quale dovesse essere il vero impiego della fanteria e dando spéciale importanza ai principii seguenti: · 1° la fa-r,teria non combatte che in ordine sparso; 2° è obbligata. a schierarsi presto; 3° dopo schierata, il combattimento si svolge con mar cia diretta. Non vi poteva esser e pubblicazione più autorevole per dimostrare il danno che produceva la fals~t tattica delle evoluzioni, che non era eonforme alle esigenze pratiche della ·g uerra vera, la quale vuole una tattica fop.data sul fuoco, e per conseguenza gli elementi del buon successo tattico sono in prima linea da cercarsi nella su periorità del tiro e determinano in mo.do decisivo la struttura tattica di tutto il com_ battimento della fanteria. Occorre quindi pure che fin dal tempo di pace il tiro sia fondato su concetti tattici razionali. Veri progressi nell'attuazione prat ica d i questi concetti non si ebbero però che dopo il 1888 e presso che unifor mi
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E IL COMBATTIMENTO DELLE TRE AR)lI
in tutti gli eserciti. Ciò non toglie però che sarebbe stato obbligatorio già venti anni or sono il riconoscere che fra il fuoco e la tattica esiste un legame indissolubile, decisivo pel combattimento, come lo fu or sono dodici anni e come lo è oggi ancor più che per lo passato . E la tenacia o meglio l'ostinazione di non voler ricono· scere ufficialmente questo legame, di non voler riconoscere che il consegLlimento della superiorità nel fuoco dovesse considerarsi come scopo ultimo di qualsiasi azione combattente della fanteria, fece sì che pure nel secondo decennio dopo il 1870, continuò a considerarsi quasi in tutti i regolamenti l'assalto con la baionetta come l'atto tattico più importante della fanter ia. Ohe il soldato. debba essere educato a non temere di af. frontare un combattimento con l'arma bianca non ha bisogno di dimostrazione, e tutti gli eserciti hanno in sommo pregio lo spirito offensivo e cercano tutti i modi di coltivarlo. È vero che qnalche esercito rivendica come qualità tradizionale propria questo spirito oflensivo, ma ciò non può non fa.re singolare impressione almeno a chi ha un'idea dei vari regolamenti, giacchè in realtà la tendenza offensiva non può essere attributo speciale di questo o di quello esercito, in modo da dedurne per esso la voglia irresistibile di risolvere il combattimento con la baionetta; massime a i nostri tempi che la palla non è più foll e come diceva Suwarow, ma raggruppa intorno a sè l'essenza di tutta la tattica moderna. L'assalto con la baionetta si farà quando il nemico sia stato scosso fisicamente e moralmente, ossia quando la palla abbia già fatto il suo dovere. Una fanteria, che senza essere stata scossa, ma per mancanza di cartucce, sgombra la posizione quando il nemico passa all'assalto, non è truppa valorosa. E voler fondare disposizioni e conclusioni tattiche sopra fanteria poco solida è procedimento erroneo, poichè la vera tattica deve e può immaginarsi il combattimento nelle circostanze normali, ossia in condizioni difficili e fon. dare su di esse i suoi insegnamenti. E l'inseg namento più importante è che il fuoco rappresenta non solo tutto il contenuto, ma anche il coronamento d i
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qualsiasi azione combattente, cosicchè l'assalto con la baionetta non apparisce più come l'ultimo atto del dramma belligero, ma passa in seconda. linea. almeno teoricamente parlando ; nè esso richiede una speciale teoria, non potendosi stabilire con precisione il modo di eseguirlo, le for me e le circostanze nelle quali debba eseguirsi. Nè bisogna farsi deviare dalla considerazi one dei fattori morali in omaggio di una tattica eroica, che può soltanto offuscare i concetti della tattica reale, non ostante le belle pagine dettate in suo favore dall'alto ingegno del generale Dragomirow. Lo svolgimento della tattica dal 1866 in poi dimostra chia1·amente che essa tende sempre più a liberarsi dai concetti meccanici e a risolvere i suoi problemi con analisi psicologica. E la psicologia del combattimento moderno insegna che pr oprio i fattori morali soffrono maggiormente e ciò conduce in modo rapidissimo all' annullamento del valore della truppa, quando questa si esponga senza giudizio all'azione distruttiva delle armi da fuoco. A che cosa servì nel 1866 agli Austriaci ed ai Russi a Plewna, tutto il sentimento di sacrificio personale, l'ardente desiderio di vittoria, l'irresistibile attrazione per la mischia, insomma tutto ciò che ordinariamente si riassume in belle frasi per dimostrare che i fattori morali decidono il combattimento? Ciò non abbisogna di dimostrazione quando gli .avversari sono in pari condizioni d'armamento, di comando e di istruzione. l\:Ia una vera tattica di guerra, senza corteggiara concetti soprannaturali. a spese della sana r agione e ~ della realtà deve additare il modo e la via per conservare lungamente ed effi.ct1.oemente il valore della truppa appunto per non abbandonare i fattori mora.li ad immatura dissoluzione. Si faccian quindi pure tutti gli sforzi porchè il solclato di fanteria. sia forte e resistente e abbia nel cuore tutti gl'impeti generosi che possa destare il sacro entusiac:mo pel re e per la patria, ma non si scordi che il soldato dev'essere anche pr ovetto tiratore, se non si vuole che il poetico edificio creato in tempo di pace crolli in g uerra per mancanza di fo ndameni,a.
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LA TATTICA DI FANTERI A JN QUES1' UL'r1MO QUA RTO DI SECOLO
E il n on essere persuasi che tattica e fuoco sono oramai fusi insieme, il non voler :ciconoscere l'importanza del fuoco, intendo fino al punto che avrebbe meritato, contribuì n on poco ad accrescere il numero di coloro che si schierarono contro l'adozion e del fucile a ripetizione. Molti degli avversari della nuova arma, pure ammirandone i vantaggi, non trovavano che essi erano t~ili da compensare le grandi spese, la difficoltà del tempo di transizione e gli altri inconvenienti del cambio d'armamento di tutto un esercito. Chi per poco conosca però la storia della. fanteria sa che le stesse ragioni si mettono innanzi, a favore dello statu (J'LtO, ogni qualvolta si tratta di un nuovo progresso tecnico-tattico. Così avYenne 1 pel fucile a percussione, pel fuciJe ad ago, per la ripetizione e per il piccolo calibro. E così in tattica dal << tiragliatore », che faceva semplicemente orrore ai soldati del 1805 fino allo stormo di cacciatori d. oggigiorno. Se quindi un certo spirito conservatore n ell'esercito ha i suoi vantaggi, è p~r lo meno prudente non lasciarsi da esso troppo allettare, dimostrando la storia della t attica di fanteria in genere, specie poi quella di questi ultimi venticinque anni, c~e ~l trascurare a. tempo debito un dato progresso danneggia 11 valore dell~ truppa, non potendo in gL1erra essere c?mpensa~o da altr~ fattori. Don de la necessità di essere a giorno dei progress1 che si attuano nei grandi Stati, la necessità degli studi tattici, per evitare l'inconveniente che g li ufficiali in ~enere, quelli d i fanteria in ispecie, per l'andamento metodico de~ servizio di pace, per le piccole miserie contabili e quelle d1 caserma facci ano passare in seconda linea la cosa più importante , che è rappresentata dall'istruzione pel combattimento. Nou ostante tutte le querimonie finanziarie, la Germania, precedendo tutte le altre nazioni, si decise per l'adozione del fucile a ripetizione modello 1881, aumentando così notevolmente, circa la tecnica del combatti.mento, la differenza fra la pratica regolamentare e quella della guerra vera. Il regolamento ancora in vigore in Germania nel secondo decennio dopo la guerra e prima del 1888 era in fondo sempre quello del 1845, non ostante tutti i rappezzamenti avuti,
E IL COll LlA 'I"l'rnENTO DELLE TRE ARMI
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mentre nel periodo di tempo fra il 1845 e il 1887 erano avvenute n ella tecnica dollo armi mutazioni maggiori e più. radicali di quanto non si fosse vorificato negli u ltimi due secoli. I>a quanto apparisce dalla letteratura militare fn lungo e ostinato il contrasto delle idee per oLtenere un regolamento per la fauteria che fosse in armonia con tutto ciò che allora potesse q ualifi.carsi come prodotto internazionale di progressi tattici ; furono notevoli e senza. dubbio degni di lode gli sforzi deg li ufficiali perchè l'istruzione pel combattimento della truppa riuticisse conforme alle esigenze dei tempi. Il regolamento provvisorio di servizio in guerra del 1886 appianò tutta.via moltissimo queste differenze in quanto a concetti tattici, stabilendo in modo esemplare il servizio degli avamposti, di sicurezza in marcia, degli accampamenti, a bbandonando ogni pedante sofisticheria; regolamento che servì a poco a poco di modello anche alle altr e nazioni. Gli scritti del Bogus lawski e la tattica d el Mekel contribuirono senza dubbio a spianare la VÌfL a concetti sa,ni, sia nella condotta, sia nell' istruzione delle truppe, essendo tatticamente parlando innanzi in parecchi punti a tutti i regolamenti del tempo. Negli altri eser citi continuarouo generalmente ad essere inconvenierlti comuni: le numerose formazioni di piazza d'armi, n on poche delle quali inattuabili sul campo di battaglia; n el combattimento : l'apertura del fuoco stabilita a breve distanza; alle grandi e m edie distauze il tiro eseguito da singoli cacciatori; dimenticando oosì cho la g uardia prussiana a Saint-Priva.t e i Russi a Plewna soffrirono, come è stato dimostrato, le maggiori perdite fra 1000 e 500 metri e che la vera tattica del fuoco esigeva azione a massa di proietti e non tiri di sin goli individui. Il regolamento che merita meno questi appunti è forsè quello austriaco del 1880, sia per le formazioni tattiche, sia per le prescrizioni circa il modo di dare gli ordini, sia perchè mette in v ista dappertutto l'importanza di conseguire nel combattimento la superiorità del fuoco, facendo pa.ssare in seconda linea l'assalto con la baionetta.
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LA 'l'ATTlCA Dl FANTERJA 1N Qu:r::s•r'ULTIMO QU..\RTO DI SECOLO
Il reo-olamento francese del 1884 e l' Inslruclion de combat b del 1886. sono pure degni di nota e forse in quanto a tattica formale sono i più avanzati del tempo, avendo accolti quasi tutti quei miglioramenti che come riforme tattiche rappresentavano un desiderio ge1~erale. Per l'at~~cco è pres:ritto lo schieramento a 1500 metri, a 800 metri 11 passaggio all'ordine sparso, fra 600 e 700 metri. ì'apertura del fuoco'. quindi avanzata con sbalzi, prima variabili da 80 a 100 m.etr~ poscia di 50 metri. A 400 metri i so~tegni devono_ es~ere fu~1 con la catena. Delle due compagme, che mette m riserva 11 batt}Lglione, una rafforza la linea di cacciatori, l'altra si porta a 200 metri dalla linea stessa per avanzare poi in ordine chiuso e dare impulso all'assalto, che si esegue a 200 metri dal nemico. Grande importanza dà il regolamento alla severa disciplina del fuoco , all'energica offensiva, alla compattezza ~ei movimenti d'attacco. Ristretto in modo n0tevole lo scaglionamento in profon:liti1, conser vate invece le distanze esatte fra la catena, i sostegni e la riserva. Per la clifesa il regolamento raccomanda di giovarsi con cura rlel terreno; consiglia fronti relativamente più ampie che per l'attacco, principio quest'ultimo più assennato di quello del difensore ammassato, che si e~pone a. facili accerchiamenti; infine l'occupazione di punti avanzati, particolarità tattica specialmente francese, per la quale in verità le tendenze d'ogo-i giorno si sono mostrate sfavorevoli del tutto, poichè essa nè causa di sparpagliamento di forze, d'inevitabili disfatte ·parziali e diflìcilmente raggiunge lo scopo di far schierare innanzi t empo un accorto avversario. L'aver stabilito l'inizio del fuoco a 600 metri, se non rappresenta l'omaggio dovuto all'efficacia delle armi, è p_er lo meno un progresso di fronte ai partigiani del tiro a piccole distanze, che volevano il principio del fuoco generale a 400 metri. D'altra parte però il regolamento sancisce anch'esso la norma errata che alle grandi e medie distanze è consentito far fuoco a soli singoli tiratori e stabilisce troppi vincoli circa l'impiego delle forme tattiche, le distanze e
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simili, prescrizior:i tassative, che non si armonizzano con la vera natura dalla guerra. Non ostante quindi i nuovi progressi avven uti nella costruzione delle armi si continua a persistere a non volerne trarre le dovute conseguenze per la tattica. E a volerlo provare maggiormente ricorderò come nel decennio 1889-90 si d im0strò una generale tendenza esageratamente sfavorevole alla forma difensiva di combattimento, ossia proprio negli anni, nei quali la forma stessa acquistava maggiore importanza, per le armi più efficaci adottate, essendo innegabile che ogni progresso tecnico nelle armi riesce relativamente più favorevole alla difensiva che all'offensiva. Tendenza sindacabile sotto l'aspetto tattico, specie quando si manifesta, come nel tempo accennato, sotto forma di aforismi che condannano in termini generali la difensiva . .A questo proposito fu scritto sagacemente negli annali del Lobell del 1887 quanto segue : « La battaglia consiste oggi come una volta nella vivace « alternativa di ambo le forme di lotta; solo in caso parti« colare, secondo il tempo, il luogo e le circostanze si può « stabilire a quale di esse si possa dare la precedenza. Ne « ~egue che la fanteria, la quale sostiene la parte principale << del combattimento, dev'essere ugualmente atta ed eserci<< tata a sa~ersi giovare di entrambe le forme. Nella storia, « militare non è nuovo il fatto di una preferenza parziale « per u na delle due forme. Dopo il 1859 l'avanzare ener« gicamente, sprezzando il fuoco, fu considerato tatticamente « come il segreto della vittoria . Dopo il 1866 finì il culto « della baionetta e si attribuirono le vittorie prussiane al . « fncile a retrocarica e non si esitò a dichiarare la difensiva « come la forma più efficace del combattimento. Ma dopo « la campagna del 1870-71 ecco una nuova modificazione, e « si tiene per fermo che solo l'offensiva promette grandi « risultati. Ma non è il caso, nè utile discutere di supre« mazia fondamentale dell'una forma sull'altra, quantunque « vi siano disposizioni regoliJ.mentari in contrario, poichè « anche la difensiva bene intesa, ossia la, difensiva attiva, « vuole rispettati i suoi diritti. »
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Queste considerazioni non possono non trovarsi giuste, pure essendo tutti intimamente persuasi della necessità di coltivare con zelo lo spirito offensivo della fanteria. E siccome nelle battaglie puramente offensive dell'ultima grande guerra l'attaccante fu ripetutamente costretto a lunga difesa, così non si possono non disconoscere le conseguenze che ne derivano circa la convenienza, già vista da Napoleone, di dare al soldato di fanteria uno strumento da guastatore. Da quanto appa,risce però dalla letteratura militare internazionale non sembra che si sia acquistato generalmente un concetto esatto dei lavori da zappatori e del modo di gi,o varsene tattica.mente, non ostante l'adozione in parecchi eserciti della vanga e l'esistenza di numerose istruzioni regolamentari. Nè il fatto che nella guerra franco prussiana la vanga non ebbe p11rte importante come nella guerra di secessione d'America e a Plewna costituisce valido argomel'l.to contro l'utilità tattica di rafforzamento artificiali del terreno. Se i combattimenti futuri, come viene profetizzato qua e là dovessero assumere piuttosto la foggia di guerra di posizione, bisognerebbe provvedere in tempo a stabilire il metodo tattico per giovar~i, sotto grandi aspetti, dell'attività della fan:teria nei lavori in terra, tanto nell'offensiva quanto nella difensiva. Ciò pro va quanto s'ingannino coloro, che, fautori dell'offensiva assoluta, credono di poter dimostrare l' inutilità di una tattica, impicciata dalla fortificazione campale. I due più grandi capitani partig iani dell'offensiva, che la storia conosca, Federico e Napoleone, avevano opinione ben differente da questa ed erano convinti dell'intimo nesso esistente fra la tatticar e la fortificazione del campo di battaglia, sia di grande come di piccolo stile. E la ragione è molto semplice; l'esperienza aveva loro insegnato che in una lunga campagna tutti gli espedienti guerreschi devono essere familiari alle truppe, specie alla fanteria. (Continua). ALFREDO CASELLA illaggiore d'a,·Uglieria.
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L'UNIONE :WIILYrARE
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L'onornvole Luigi. Luzzatti, considerato l'apostolo ed il padre della cooperazione italiana, pronunciava le seguenti. parole alla Camera dei deputati, nella seduta dell' 11 dicembre 1899: < Prima che sorgesse questa Istituzione, per molti degli < acquisti che si facevano per gli uffi.cialì, panni, giubbe, ecc., « si ricorreva all'estero. L'Unione ?ililitare con materna cura « con nazionale orgoglio, si è volta a sostituire la produzione << domestica alla forestiera e oggi ha raggiunto questo in« tento: su una somma di 5 milioni di acquisti annui, tranne « per 690 mila lire di acquisti all'estero (che cerca cli sosti:"- tuire nel modo che dirò), tutto è provvisto in casa. Vi « sono delle difficoltà a eliminar.e q nesti ultimi residui di • ~mportazioui forestiere, espressione della impotenza della « produzione nazionale rispetto all'estero; ml;!, si veda con « qual cur~ ansiosa, degna delle migliori tradizioni del « nostro paese, questo Istituto ha cercato di provvedere. « Yi è un'industria, quella dei fili d'oro e d'argento che il « nostro paese non ha mai saputo appropriarsi, e con pa« triottica esultanza annuncio oggi alla Camera che anche ~ questa difficoltà è tolta, perchè l'Unione Militare, fra « breve, istituirà qui in Roma, una fabbrica, per produrre « i fili d'oro e d'argento, che sinora attestf1,vano un vano « desiderio e un vano tentativo. » · L'annunzio dato alla Camera dall'on. Ltp?;zatti è ora un fatto compiuto. L'Unione Militare ) }Jer festeo·o·iare il primo ' bb d ecennio di sua vita, il giorno 9 febbraio corrente ha solen_nemente inaugurato un grandioso sttbilimento industriale per la trafileria dei metalli. fini, impiantato in Roma al Viale della Regina. )
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In tale occasione vennero distribuiti una medaglia commemorati va ed un libro, in cui è esposta la storia documentata della Istituzione e splendidamente illustrata con ricordi personali dei benemeriti fondatori, dei presidenti che si successero col tempo, dei d irettori, e con disegni rappresentanti tutti gli Stabilimenti della Società, i laboratoi ecl i riparti cli vendita. Questa storia documentata dimostra a qual grado di pot enzà economica è giunta nel breve periodo cli 10 anni l'Unione Militare e quanti ·benefìcì abbia prodotto, non solo agli uf:6.cia.li dell'esercito, ma al .pubblico, all'economia ed alla industria nazionrile; e dimostra eziandjo che quando una istituzione, fin dalla prima sua origine, sorge sulle basi dell'onore e della disciplina, su cli un apprezzamento razionale e preciso dello scopo che si vuol raggiungere, e con la guida clei buoni esempi altrui e dei fatti dell'esperienza, l'esito è sempre sicuro se vi contribuiscono la. volontà ferma e l'attività instancabile dei fondatori e di tutti coloro che sono successivamente chiamati a r eggerne le sorti. Quanto ciò sia vero, rispetto all'Unione Militare, ne troviamo con legittima . compiacenza la prova luminosa nelle pagine stesse cli questa Rivi8ta. Al principio dell'anno 1889 il tenente 'l'ito Molinari, con arditezza pari alle sue profonde convinzioni, a mezzo della stampa militare lancia e svolge l'idea della costituzione di una grande società cooperativa fra tutti gli ufficiali del· l'esercito e dell'armata. A questa idea egli consacra tutte le forze del suo intelle.tto e non si arresta cli fronte ad alcuna obbiezione e difficolt,à, fìnchè non raggiunge il suo alto obbiettivo. Egli da principio è secondato da, pochi, ma valenti fautori, fra i quali meritano ricordo speciale il maggiore generale Felice Racagnì e il capitano cli stato maggiore }felice De Chaurand De St. Eustache. Il Ministero della guerra vide dì buon occhio l'intento di far soro·ere una società che mirava al benessero degli b . ufficiali conseguito coi mezzi degli ufficiali stess1 e per sola forza clell' associazione. Nel giugno dello stesso anno 1889
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L'UrHoNE )1! LITA hl-:
L'UNlONE MILITAR.E
nominò una commissione per studiare la proposta .di istituire la cooperativa militare; e questa commissione, dopo accurati studi, rassegnava una elaborata relazione nella \i.uale erano esposti i criteri secondo i quali ritèneva opportuno organizzare l' ideata 8ocietà. Il Ministero della guerra, prima di autorizzare l' istituzione della Società, volle sentire il parere dell'on. Luzzatti e mandare all'estero una Commissione per studiare il fitnzionamento delle cooperative militari. . Furono quindi mandati all'estero il capitano di stato maggwre De Chaurancl ed il tenente Molinari. che al ritorno presentarono un'accurata e diffusa relazio~e che conchiu' dalle coo.deva con un inno agli splendidi risultati ottenuti perative militari tedesche ecl inglesi. I risultati di questi studi furono condens~tti ed esposti con molta chiarezza e precisione dallo stesso capitano De Ohaurand nella nostra Rivista. La Commissione sopra accennata e i bravi ufficiali che avevano preso parte agli studi ed ai lavori preparatori, ebbero Una intuizione COSÌ· chiara e ,precisa dello scopo e dei criteri secondo i quali doveva fondarsi e quiridi funzionare la nu~va istituzione, che le basi da essi segnate sono quelle s~1 cm l' Uni,one ·Militare sorse, su cui si sviluppò, su cui s1 rese prospera e potente, e rirnangono oggi fali e quali vennero proposte e caldamente propugnate in uno scritto pubblicato nel novembre 1889 nella nostra Rivistci col titolo: La coope1·azione nel canipo economico) suoi p1·i1icipi) ,me applicazioni nelle socùtà milita1·i. Un Comitato di ufficiali rappresentanti delle varie armi clell'_esercito e dell'armata, sotto la presidenza del generale Enrico Oosenz, capo di stato maggiore dell'esercito, proce. dette alla costituzione legale della Società.. ~l 15 dicembre 1889, epoca della prima istituzione, la Unione Militare contava 12,437 aderenti 11 962 azioni sottoscritte ed un capitale versato o sottoscr/tto L. 1,016,595. Un ~11110 appresso, nel febbraio 1890, la nostra Rivi,?ta potè pubblicare la storia della origine e dei primi risultati in uno,
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ANNO.'((.\ ' !.
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L'UNIONE MILITARE
1.'UNIONE MILITARE
1 ilita1·e scritto : L'U1iione 1lI Carne sia s01·ta - Qiiale ne sa1·à Z' a,1.,'Veni're; e predicevamo fin d'allora uno sviluppo largo e fecondo, Oggi la previsione si è avverata, come lo provano i risultati che riassumiamo dalla pubblicazione testè fatta per festeggiare il decennio di vita della istituzione.
bero dei beneficì della cooperazione coloro che ne hanno maggiormente bisogno, cioè coloro che non hanno i mezzi per c~mpera:·si_ ~n'azione, e si venebbe meno a quei senti- , menti altrms~1c1 . c~e costituis?ono l'essenza, la grandezza e l la_bas~ del pr1~c~p10 cooperativo. Senza la vendita al pub- '\' bhco 1 magazzm1 cooperativi non potranno mai conseguire grande_fortuna, e l'esperienza conferma che le cooperative le quah per ragioni speciali debbono limitare la vendita ai soli soci, se non hanno carattere patronale, o conducono in generale vita stentata e rachitica o finiscono col perire miseramente. La limita,zione della vendita ai soli soci per- le cooperative che non godono alcun privilegio o sussidio dal Go:e1110'. toglierebbe a.Ila cooperazione la smt grande prerog~~1va eh_servire da calmiere moderno, ed avrebbe per effetto d1 1mped1re ad uomini ricchi e generosi di fare disinteressatamentB il bene dei poveri e degli umili. Il sistema di vendita ai prezzi più miti del mercato fu ~dottato :_ 1~ per non ferire i legittimi interessi degli onesti mtermed1an; 2° per favorire il risparmio e contribuire a.lla propaganda di quelle abitudini di (!'rdine e di previdenza che assai giovano al benessere dell'individuo e molto aggiungono alla prosperità pubblica. Poichè l'U~ione Militare vende ai più miti prezzi correnti del mercato, gli intermediari non hanno alcuna rao·ione di temerla. L'Unione aborre dalla concorrenza e lasciabcoi suoi ~rezzi di vendita un margine di guadagno lecito e discreto, in modo _ che il commerciante serio ed ìntelligent.e possa sempre vivere e prosperare accanto ad essa. Si dolgono, è -ver~, coloro che non possono più vendere a prezzi molto elevati,. ma nel compiere l'ufficio di calmù1·e sta appunto la grandezza e la bontà della coopemzione. L a ricchezza accumulata nelle cooperative con intendi~eu~i n.on egoistici, amministrata con larghezza di vedute, ~.1stnbu1ta co~ equità, non può che essere fonte di maggiore ncchezza e d1 benessere generale. Ciò è tanto vero che a Lo~dra, parallelam~nte allo sviluppo di sei colossali cooperatrve che hanno conquistato quel grande mercato, i com-
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*** L'Unione Militare ha preso posto tra le più fiorenti cooperati ve mondiali, ed il suo esempio ha contribuito non poco a diffondere la cooperazione militare in diversi paesi: al Brasile, in Grecia, nella Spagna, nel Portogallo, in Romania. ecc. L 'U~ione Militare è nata, si sviluppò e va sempre più allaro-ando la sfera della smt azione, con una organizzazione b basata sui seguenh criteri: Essa è divisa in du; rami: uno per l'esercizio del credito, l'a,ltro per l'esercizio di magazzini di vendita, funzionanti in modo autonomo, entrambi però a,mministrati da un solo Consiglio. Col primo si propone di far risparmiare ai consumatori, soci e non soci, il compenso prelevato dai numerosi intermediari che si frappongono tra produttore e consumatore, col secondo di procacciare il credito col mezzo della mutualità e del rispi:t,rmio. I magazzini di vendita sono aperti non solo ai soci, ma a1tche al pubblico. Per tutti i consumatori, soci e non soci si è adottato il sistema dei prezzi più miti del mercato . L'utile risulta.nte alla fine d'a.nno, dopo pagate le spese, viene restituito a tutti i consumatori indistintamente, a seconda degli acquisti. La vendita al pubblico corrisponde pienamente al carattere essenziale di una cooperativa, la quale deve rappresentare un'unione di persone che si rendano un mutuo e fratellevole aiuto e non un'unione di capitali. Se per fa:·e acquisti presso un magazzino cooperativo di -consumo fosse indispensabile essere azionista, si privereb-
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mercianti si sono aumentati in 10 anni di circa 30,000; ed anche a Roma, di pari passo con la prosperità delF Unione Militare e di altre importanti cooperative, i dettaglianti si sono aumentati in modo sensibilissimo. L'Unione :Militare, in omaggio al suo programma di favorire tutto ciò che ha di mira l' incremento commerciale ed economico delle città do·ve ha una propria sede, ha prestato il suo concorso alla migliore riuscita delle Esposizioni che si sono tenute nel 1900 a Verona, a Roma ed a Napoli. Nell'adempiere all'ufficio di calmiere, le cooperative vengono per na-turale conseguenza ad impedire i sindacati per il rincaro dei generi, ed a rompere quei monopoli artificiali che qualche volta si manifestano per'·mancanza di concorrenza. Per persuadersi di quanto l'Unione Militare ha fatto per ridurre a giusti limiti i prezzi degli articoli militari, basterà procurarsi e consultare il prospetto nel quale i prezzi di questi articoli pagati dagli ufficiali prima della costituzione della Società sono messi in confronto con quelli successiva,' . mente stabiliti dall'Unione Militare nei suoi cataloghi. È da notare clie di pari passo 0011 la riduzione dei prezzi si è migliorata la. qua.lit~. degli articoli, . p~~- mod~ che oggi ( si acquista all'Umone Militare quanto d1 pm fino e prodotto ' dall' industria nazionale ed estera. Nè qui l'Unione si è ar 11 restata, giacchè pervenuta come cooperativa di consumo ad un grado elevato di potenza è di prosperità, si a,ppresta 1.t divenire cooperativa di produzione precisamente per quegli articoli di uso militare che oggi si è costretti a procurarsi dall'estero perchè l' industria nazionale non li ha prodotti ancora con quel gTado di perfezione ·ch'è desiderabile.
**:J: Come g ià s1 e detto, gli utili netti risultanti alla fine di ogni esercizio, prelevato un equo interesse da corrispondersi al capitale sociale ed una quota per il fondo di riserva, sono restituiti a tutti i compratori, soci e nou soci, in propor!;ione degli acquisti fatti.
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Non tutti i compratori si curano di esigere le loro quote di risparmi, e con le quote nou r itirate la Società ha potuto compiere parecchie opere di beneficenza. Essa fece una prima elargizione a favore dell'Istituto delle Figlie dei 1.ltfilita1·i in Torino, assegnandogli la somma di lire 9049. 40 Col provento di questa somma, convertita in rendita, il Comitato direttivo di q uell'Istituto creò un posto gratuito nella Casa professionale denominandolo : Posto di fondazione dell'Unione JY[ilita1·e « perchè resti - così si espri« meva il Presidente dell'Istituto - perenne memoria del<< l'atto benefico da essa compiuto, e tale atto abbia da « essere in modo particolare benedetto sempre da quelle ..: giovanette figlie di militari che via via saranno nominate « a compiere qui gratuitamente la loro educazione. » Altre due elargizioni, di lire 5000 ciascuna, l'Unione Militare fece alla Casa Umòe1·to I pei veterani ed invalidi delle guerre nazionali, ìn Turate, ed all' Oi'(anot?-ofi.o Mili.tare cli Napol-i . NelFintento di dare ai risparmi sugli acquisti (che il più ·delle ·volte vengono spesi al momento stesso in cui si esi.gono) una destinazione più elevata e più conforme f1l benessere degli ufficiali, l'Unione Militare ha, concluso nel 1890 -con la Società i},i P1·evfdenza t1·a gli utficiali una convenzione, in virtù della quale i soci devolvendo a favore della Società di Previdenza gli interessi delle azioni che possiedono e i risparmi sui loro acquisti, possono costituirsi o un'assicurazione sulla vita in caso di morte, o una pensione supplementare a quella dello Stato, la quale compensi in parte la differenza di trattamento fra il servizio attivo e la posizione ausiliaria od il riposo. Per godere dell'assicurazione basta che l'ufficiale faccia pervenire alla Società di previ<lenza una dichiarazione dalla, quale risulti il suo intendimento di assicurarsi e la forma di assicurazione da lui preferita, se cioè desidera, assicurare alla famiglia una somma in easo di sua morte, o se preferisce la forma della pensione. In tal modo l'ufficiale, pel fatto solo di esser socio dell'Unione
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Militare e di fare i suoi acquisti nei magazzini sociali, comperando merce ottima ed a giusto prezzo, si assicura una somma pel giorno del bisogno.
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Mira costante dell' Unione Militare è di emanciparsi dall'estero per tutti i prodotti che alle medesime condizioni si possono avere in Italia. Sono continue le cure e le insistenze per spingere i fabbricanti nazionali ad emulare le fabbriche· estere nell'industria laniera ed in altri rami della produzione. L' iniziativa da essa presa di produrre direttamente alcuni degli articoli che finora sono stati di esclusiva fabbricazione dell'estero, ha dato risultati soddisfacenti. L'Unione Militare, oltre che dar vita nel proprio seno a parecchie industrie, ha potuto, nello svolgimento della sua azione, favorire per ispirito di solidariet à molte piccole cooperative di lavoro e di produzione. A Roma le cooperative dei tipografi, dei legatcri di libri, dei cappellai, dei sarti, ebbero tutti aiuti e consigli: e lavoro ebbero pure le cooperative dei muratori, dei falegnami, dei pittori, dei costruttori di paviment i che pmv'videro alla sistem>tzione di due fabbricati in Roma acquistati per uso degli opifici e laboratori sociali. A Bologna l'Unione rilevò la Cooperativa operaia dei guantai, assicurando così il lavoro a parecchie famiglie di quella città. Dell' aiuto dato alle cooperative l'Unione ebbe a rimanere pienamente soddisfatta. I lavori riuscirono sempre perfetti, eseguiti con coscienza, ed a pr ezzi miti e vantaggiosi. La F ederazione delle cooperative di Roma e provincia, nella seduta del 25 novembre 1899, in merito all'aiuto dato dall'Unione Militare votava il seguente ordine del giorno: Constatato che l'Unione Militare affida g ran parte dei lavori che le abòisoguano alle cooperative di produzione e lavoro, mentre addita all'en· comio dei cooperatori tutti la benemerita istituzione, fa voti che l'esempio veoga da altri seguito.
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L'Unione Militare non gode di alcun privilegio fiscale. Le cooperative, se hanno un capitale modesto, non superiore alle 30. mila lire, possono usufruire nel primo quinquennio della loro fondazione, di alc1me facilitazioni di non grande rilievo; ma le g randi cooperative che vendono anche . ai non soci non godono di alcuna facilitazione e pagano le tasse a norma di legge come qualsiasi negoziante, con questa differenza che non un centesimo del reddito d'una cooperativa può sfuggire al fisco, perchè l'accertamento si fa sui bilanci resi d i pubblica ragione e l'agente delle tasse può ispezionare i registri. I negozia.nti invece non sono obbligati a lasciar vedere i loro registri e son o esenti da alcune tasse a cui le cooperative sono soggette. L'Unione Militare, come t utte le grandi cooperative, paga la tassa di ricchezza mobile: a) sugli stipendi del personale; b) sugli interessi passivi ; e) sulle guote d'ammortamento delle spese d'impianto; d.) sulla quota degli utili devoluta al fondo di riserva; e) sulla quota degli utili che si corrisponde come interesse alle azioni; f) sul sopraprezzo delle azioni~; g) sulla quota erogata a favore della Cassa di previdenza del per sonale; lt) sulla quota utile spettante ai consum.atori in ragione degli acquisti. Paga ·inoltre la tassa di circolazione, la tassa -ìi esercizio, la tassa mostre e vetrine, la tassa pesi e misure, la tassa Camera di commercio, ed altre tasse locali diverse. Per 8pese di dazi e cli dogana sulle merci nazionali ed estere la Società ha pagato nel decennio L. 3,830,015. 23 . L'Unione non ha nessun interesse ad assumere forniture, poichè se realizza degli utili li restituisce a chi li ha prodotti. Ha concorso negli a.ppalti quandò fu invitata o ne ba. ravvisato l'opportunità unicamente per impedire coalizioni a danno dell'Erario pubblico. Così ha assunto la fornitura di 55,000 zaini dal Ministero della guerra al prezzo fissato nell'asta andata deser ta; ha
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concorso alla fornitura del vino per le truppe della. Colonia Eritrea, rimanendone deliberataria per aver presentato campione migliore ed a prez2,o più basso, ecc., ecc. La presenza dell'Unione Militare nelle aste è la miglioregaranzia pei contribuenti; poichè è merito grande della cooperazione di fare non soltanto il bene che si vede, ma di farne uno molto maggiore, quale calmiere in tutte le transazioni commerciali.
L e filiali e le agenzie dell'Unione Militare, sono di grande utilità per gli ufficiali che dimorano fuori della capitale, ma obbligano la Società a sacrifici non lievi pe1: le maggiori spese di locali e di personale e per l'impiego di maggiori capitali. La Società. peraltro riconosce che le sedi attualmente esistenti non sono sufficienti a soddisfare tutti i bisogni dei soci, disseminati nelle numerose guarnigioni del Regno1 e si propone di estenderne gradatamente il numero, man mano che le condizioni sociali lo permetteranno. Ogni sede provvede pertanto a mandare due volte all'anno nelle città vicine speciali viaggiatori por raccogliere ordinazioni e per provvedere alle confezioni su misura. Presso ogni filiale esiste una Commissione di vigilanza composta di cinque ufficiali soci, la guale vigila sul regolare funzionamento dell'azienda, si tiene in corrispondenza col Consiglio d'amministrazione e con la Direzione generale, studia i bisogni locali, prende in esame i desiderì dej soci e rassegna al Consiglio quelle proposte che giudica vantaggiose ai soci ed alle società. L e Commissioni di vigilanza vengono nominate annualmente dalle assemblee parziali dei soci. Presso le agenzie le funzioni di queste Commissioni vengono disimpegnate da un Commissario di vigilanza (nominato dal Consiglio d'amministra:tiorm) sostituito in caso d'impedimento da un vicecommissario di vigilanza. V Unione non solo procura, di. ossei· sollecita dei bisogni dei soci delle guarnigioni del Regno, ma cura con pari sollecitudine i bisogni di coloro che risiedono fuori dei confini in servizio del Paese. Cosi quando ne ravvisò l'opportunità si volse con occhio materno agli uffici.ali dei presicli delln, Colonia Eritrea, i quali per l' inospitalità del clima e per le gravissime difficoltà di vettovagliamento sentivano vivamente il bisogno della sua opera benefica. L'Unione impiantò a :lYfassaua una. succursa.le, fornita di qnanto poteva occorrere in oggetti di vestiario ed in commestibili e vini agli ufficiali delle truppe d'Africa ed alla popolazione di quella città e funzionò da provvido calmiere, mantenendo tranquillo e discreto il rr1;ercato.
:::** L'Unione Militare possiede magazzini di vendita -presso la sua sede in Roma, presso le filiali di Torino, Napoli, Spezia, Milano, Palermo, Firenze, Bologna e Genova e presso le agenzie di Verona, Ancona e Modena. In ogni magazzino le merci sono raggruppate in riparti. Il riparto vini e generi alimentari non esiste presso le agenzie. 'I'utte le sedi hanno inoltre un numero di laboratori proporzionato all'importanza ed ai bisogni rispettivi . Gli articoli in vendita nei detti magazzini sono di sartoria militare e civile, forniture militari, selleria, maglieria, biancheria, cappelleria, orologeria, profumeria, valigeria, posat eria, porcellane, armi, guanti, stoffe per signora, calzature, cravatte, vini e liquori, droghe, generi alimentari. Comprendono gli ogget'ti più svariati, dai commestibili ai minimi accessori dell'uso domestico. Le merci acquistate nei magazzini dell'Unione si recapitano à domicilio con furgoni speciali. La Società ha adottato un tipo di furgone automobile elettrico ad accumulatori per il servizio rapido a domicilio. Le merci sono acquistate presso le primarie case produitrici nazionali e dell'estero ; la Società peraltro procura, per quanto le è possibile, di produrle da sè, per far godere al consumatore un doppio utile, quello commerciale e quel.lo indu striale, su L. 31 1704,759. 19 di merci ni genere vendute nel decennio, L. 12,902,182. 68 sono state prodotte nei laboratori della Società. Presso tutte le sedi vi sono laboratorì di sartoria civile e militare, di berretti e cli . biancheria.
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N è si limitò ad impedire la speculazione a danno dei consumatori; essa volle intervenire anch e a tutela degli i nteressi dello Stato, che sono gli interessi dei contribuenti. Essendosi ind etta un'asta pubblica a J\fassaua per la fornitura del vino alle truppe, l'Unione Militare mandò un suo agente per trattaTe, e fra i vari concorren ti fu quella che offerse condizioni p iù v antaggiose sia per qualità che per prezzo, restando così deliberataria della fornitura. Quando sopravennero i n oti avvenimenti del 1896, le richieste di v in o oltrepassarono di gran lunga la misura stabilita nel contratto, e l'Unione, anzichè ritirarsi, facendo valere ch e i prezzi dei vini erano in aumen to sensibilissimo (come risultava dalle mercu riali), considerò come debito d'onore verso l'Esercito e verso il Paese di soddisfare sollecitamen te tali richieste, senza pretese di compensi e senza alterazione del prezzo precedentemente convenuto. Per disimpegnare in modo degno, duranta la guerra., questo servizio di approvvigionamento che altra volta, all't;poca della spedizione San Mar zano, iweva fruttato tesori alla speculazione privata, essa improvvisò un organismo grandioso, senza badare a sacrifici e senza preoccuparsi del risu ltato economico dell'impresa ; in pochissimo tempo impia.ntò a Casa.Inuovo, presso Napoli, un grande stabilimento vinicolo e provv ide ad una fabbricazione speciale di bariloni e bariletti da trasporto a dorso di cammelli e di mùli, acq uistando considerevoli quantità di legnami in Slavonia e Croazia. Nè l'Unione Militare si adoperò meno per la R. Marina, quando per condizioni eccezionali si. manifestò n ecessario uno speciale servizio di vettovagliamento e cli rifornimento. Verso la metà del 1898, avuta notizia che g li ufficiali ed i marin ai della nostra Divisione Navale, in stazione nelle acque della Colombia, erano costretti a r ifornirsi in quei paraggi a prezzi esorbitanti, l'Unione Militare improvvisò una J?iliale Mobile, imbarcando sul piroscafo Bisagno un sua agen te e _800 colli di merci che andarono a raggiun-
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gere la Divisione Nava.le italiana. Una spedizione consimile rinnovò n el 1899 per la Divisione Navale dell'Estremo Oriente, ottenen do, come nella prima, l'ambìto risul tato di provvedere ag li ufficiali ed agìi equipaggi della n ostra Marina in regioni lontane, generi di ottima qualità agli stessi prezzi che usa fare in Italia. . Per dimostrare l'utilità dei servizi che l' Unione Militare può rendere all'Esercito nell'event ualità di una m obilitazione, la Società istituisce in occasione delle grandi man ovre e delle manovre di campagna, presso i 'vari riparti di truppa, delle Sezioni di approvvigionamento, largamente provviste di generi di più . comune consumo e di celeri mezzi di t rasporto per recapitarli p ronta.mente do-ve vengono richiesti. Il comandan te della Divisione Militare di Palermo, che diresse le manovre in Sicilia, in una lettera indirizzata al presidente del Consiglio d'amministrazione dell'Unione, :così si esprimeva in merito al servizio prestato da q.ueste Sezioni : « Il servizio riuscì di somma utilità agli ufficiali ed alla t ruppa. È quind.i con vero compiacimento che segnalo alla S. V. il modo inappun tabile con cui l'Unione rispose alle varie esigenze del non facile servizio ». In vistal dei risultati ottenuti a vantaggio degli ufficiali e delle t ruppe operanti in campagmt, l'Union e Militare si propone di fare in seguito più largo impiego di qu esto servizio; ed intanto ha già predisposto un proprio p iano di mobilitazione per poter segnire, in caso di guerra, con colonn e mobili di campagna, i v ari riparti dell'Esercito mobilitato e disimpegnare presso i medesimi un pronto servizio. di vettovagliamento. ~:
** Per formarsi un'idea della vita economica della istituzione, riferiamo i dati complessiv i. L'aumento dei soci è stato sempre costante e sarebbe stato maggiore se per effetto di modificazioni introdotte nello
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Statuto sociale non si fossero dovute eliminare alcune categorie di persone che prima potevano possedere azioni. Il numero dei soci usciti per tale ragione è stato di 1062. I 15,472 soci risultanti al 31 dicembre 1899 sono così distinti: Soci ufficiali R . Esercito:
In servizio attivo . permanente N . . 11,476 ) In congedo. 2 ,744 (14,250 » Circoli, gabinetti di lettura, sale di con. .» 30) vegno . S oci u,'(ficiali R . Ma1·i1w:
In servizio attivo perma.nente N . 1,067 \ In co"'gedo . » 154 I 1,222 Circoli, gabinetti di lettura, sale di. con~ 1, vegno .
)
Totde N. 15,472
I mobili acquistati durante il decennio ammontano complessivamente alla somma di L . 401,570. 15; essi per effetto degli ammortamenti fatti nei diversi bilanci nella cifra complessiva di L . 155,940. 25 son o esposti nell'nltimo conto consuntivo per L. 245,629. 90; cioè al 61. 16 % del loro valore. Il bottame ed il materiale di cantina esistente è esposto nell'ultimo bilancio per L. 306,778. 62, corrispondente a circa il 50 °/ del suo valore. Le spese complessive per gli impiEmti fatte in dieci anni sommano a L. 318,893.07; esse sono state ammortizzate nella loro quasi totalità, non rimanendo che L. 18,932. 93 da ammortizzare nel prossimo bilancio. La somma di L. 318,893. 07, quantunque non contabilizzata come attività, rappresenta quel valore che neHe aziende commerciali si chiama val01·e di a?YViarnento. 0
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Dall'anno 1896 tutte le spese per nuovi impianti sono inscritte tra le spese di esercizio, e quindi ammortizzate nell'anno stesso in cui sono fatte. Le riserve sono prova della forza e della solidità di una azienda; quelle dell'Unione, in proporzione al capitale sociale, sono ass&,i rilevan ti. Le riserve del ramo consumo ammontano complessivamen te a L. 673,707 . 07. :Per effetto di disposizioni statutarie le riserve aumenteranno annualmente in avvenire di circa duecento mila lire. È facile da ciò prevedere periodi. di sempre maggiore prosperità dell'istituzione a vanta.ggio dei singoli soci, di tutti i consumatori e del principio ç.ella cooperazione. Il profitto lordo tota.le del decennio è stato di 8,353,297. 93 lire e venne prodotto da L. 43,660,752. 35 di vendite effettuELtesi. Delle lire 43,660,752,35 di vendite, lire 31,704,759. 19 sono di merci in genere (delle quali lire 12,902,182. 68 rappresentano merci prodotte nei laboratori sociali) e lire 11,955,993. 16 sono vendite di vini e generi alimentari. I mporta osservare che mentr(é/ le vendite a credito si sono sempre mantenute stazionarie nella cifra annua di circa due milioni e mezzo, le vendite complessive hanno raggiunto nel 1900 liJ somma di circa 7,500,000, con un aumento quindi di cinque milioni, aumento tutto di vendita a pronti cont anti. Ciò prova come la società con la .garantita qualità delle sue merci e coi suoi prezzi giusti abbia saputo con, servarsi la fiducia dei soci ed accaparrarsi in modo sensibile quella del pubblico. Le spese totali ammontarono a lire 6,785,669. 31 per cui l'utile netto complessivo è risultato di lire 1,567,628. 62. Se all'utile netto del ramo consumo in lire 1,567,628. 62 si aggiunge l'utile netto complessivo del ramo credito in lire 295,917. 54 si ha che l'utile netto totale della Società è stato di Jìre 1,863,546. 16. In questo riassunto non entriamo in maggiori particolari; e rimandia.mo alla pubblicazione fatta a ricordo del decennio di vita per quanto riguarda alla parte importautis-
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sima avuta dall'Unione per l' incremento dell'agricoltura nazionale, specialmente per la produzione ed il commercio del vino; così per altri particolari risguardanti il ramo credito, il personale, le facilitazioni assicurate ai soci, ecc. Dovremmo però rammentare i nomi dei benemeriti, che concorsero in quest'opera veramente grande della cooperat i va militare, ufficiali di terra e di mMe che nel consiglio di amministrazione e nei comitati dei sindaci e dei probi.viri adempirono il loro ma,ndato con scrupolosa coscienza e con un'attività superiore ad ogni encomio . In questi brevi cenni ci limiteremo a ricordare i presidenti che si succedettera dall'origine ad oggi : il compianto teuente generale Enrico Oosenz dal dicembre 1889 al marzo .J.891; il tenente generale Felice Racagni dal marzo al maggio 1891 ; il tenente generale Alberto Oerruti dal maggio 1891 al settembre 1893 ; il t enente generale Nicola H eusch dal settembre 1893 all'aprile 1895; il t enente generale Felice Sismondo dall'aprile 1895, tuttora in carica, al quale si deve l'idea d'impiantare in Italia l' industria delb trafileria dei rnetRlli preziosi e di dare sviluppo a tutte le altre industrie che ad essa si collegano, e fu l'attuazione di questa idea il capos11klo del suo programma nell' assumere la carica. Per debito di giustizia e di gratitudine, al nome già ricordato, e che resterà indelebile nella storia d,e ll'Unione militare, del primo direttore generale capitano Tito 1folinari, associamo quello dell'attuale direttore Lorenzo Ponti, che fino dal luglio 1891 si adoperò per dare saldo ed ampio sviluppo alla istituzione, sul terreno dei più sani e fecondi principi economici, con larghezza di idee, con arditezza e con ingegno applicando le conquiste moderne della scienza e delle arti.
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La fondazione, inaugurata il gjorno 9 febbraio, del nuovo grandioso stabilimento industriale fu salutata dalla stampa della capitale con plauso v_ivissimo e generale. A.ccenna,ndo a tale inaugurazione, ed ai risultati conseguiti dall'Unione militare in un decennio di vita, un giornale popolare di. Roma esclamò : « Vita di continui trionfi, consacrati ancora una volta « splendidamente e nobilmente nello stabilimento inaugu« rato che segna una vittoria singolare contro tutti gli « ostacoli che impedirono costantemente a Roma di affar« marsi solennemente citta industriale ».
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NOTE GEOGRAFICHE LA V ALLE D'AOSTA DESCRIZIONE GEOGRAFICA INTRODUZIONE . Lo studio che sott o questo titolo presento vorrebbe essere un'applicazione del metodo di descrizione geografica, oggidì seguito nell'insegnamento superiore della geografia, specialmente alla nostra scuola di guerra, e la di cui teoria trovasi m11gistralmente esposta nell'opera del colonnello Porro: Guida allo studio della geog1·a-(i,a 1nilitan (1). Il generale Riva Palazzi in una sua pregiata memoria: Pe1· la conclusione sull'indfrizzo degli studi di geog1·a'(ia 1nilita1·e (2), lamenta la deficienza di tali applicazioni, atte, più che la teoria, a dare un'idea precisa e concreta del valore di questo metodo di studio. Ho pertanto cercato' di concorrere, secondo le mie forze, al ripianamento di questa lacuna, nel desiderio di portare il mio contributo alla diffusione del metodo (3). Ho scelto, per la mia applicazione, la valle d'Aosta, per l'amore che porto a quella regione delle Alpi, cui si collegano i più cari ricordi della mia vita militare. Forse una altra sarebbe stata più adatta per mettere in evidenza la stretta dipendenza dei caratteri geografici cli un paese dalla (I) Torioo, Unione tipograllca editrice, {898. (~) Rivista 1niUtare italiana, 1898.
(3) Frn le applicaz ioni del metodo cu i si accenna, va segnalato lo studio del capitano A1.11n 1cc1 sul!' Anfiteatro -morenico del lago di Garda. - (Ritiis ta militare italiana , 1897) .
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NOTE GEOGR,H'ICHE
sua st oria fisica e dalla sua natura geologica; t uttavia, ma.1grado la minore efficacia dell'esempio prescelto e la mia inesperienza, spero di essere riuscit o a dimostrare la superioritit del procedimento seguito, sugli altri, nel r iprodurre la :6.sonomia geografica di una regione. Nella esposizione dei varii argomenti ho cercato, per quanto mi fu possibile, di n0n adoperare parole che non sono in uso nel linguaggio comune; non ho potuto tuttavia fare a meno dal ricorrere qualche volta ad espressioni scientifiche ed in questi casi il lettore che non le ha famigliari, potrà consultare l'opera su citata del colonnello P orro nella quale troverà ampie e precise spiegazioni dei · termini adoperati. Nel capitolo che tratta del te1·1·eno ho inoltre evitato di parlare della cronologia delle varie formaz ioni, trattandosi di una questione ancora molto dibattuta fra i geologi ed intorno alla quale fervono vivissime dispute (1); del resto, sotto il punto di vista geogra,fico non mi sembra indispensabile il sapere se una data roccia appartenga a questo piuttosto che a quell'orizzonte g0ologic9, ben più ci interessa invece conoscerne i cara,tt.eri petrografici e giacitura, inquantochè questi sono gli elementi che hanno parte importantissima nell' imprimere una speciale :6.sonomia al paesaggio 1.2). Così pure, l)er altre ragioni, ho evitato di far seguire al ca pi tolo del terreno le considerazioni mili tari; ciò mi avrebbe portato a discutere concetti strateo·ici a de. b ' scrivere strade costrutte. a scopo militare, ad indicare i punti
1;
<t) Lir car ta geogno,tica che accompagna questo lavoro (tav. Il) è tratta dalle carte finora pabbllcate ; però in essa sono s tate introdotte .ilcunc rett.i(ìche ,tarz ia li in scgu, to ai risult;tti del rilevamen to del la valle d'Aosta attualmen te in corso per opera del R. U(li,c·io geologico, dal quale gen 1:ilmentc mi vennéro comunicati. (2) A chi desiderasse ad,lentrarsi nelle questioni cronolog iche, ciò che cos ti tuisce uno studio dei pi(1attraenti , consiglio la lei.tu ra dogli ultimi lavori (lei GAS'f AJ.m, del BAni,TT r, dello ZACCAGNA, del Ku,u:,r, del ÙUPAnc e del FIIANCH!. Noterò soltanto eome le ,.1ues tioni magg iormente discusse siano (Jltelle chcl riguardano: l'età da assegnarsi alle rocce che formano !a zona delle pietre verdi, ai calce,icisli ed al tre rocce della zona Brianzonese, 31 'P01·{ìd·i del M. Chetif e del M. della Sa.xe ; la disposizione relativa delle rocce del ca,·bonifero ; inlìnc l'origine del protogino del Monte Ilianco che i geo logi ita li ani, che finora se ne sono occl!p;iti, cunsiderano come uno s11ecialo modo d i presentarsi ((acies) dello gneiss primit.ivo, mentre crne lli stranieri, fra i quali GERLACH, Ahcu~:L LÉVY e DoPAnc, ritengono essere una roccia erutti·v a. i6 -
ANNO XLVI.
NOT E GEOGRAFICHE 242 · · o1:>portuni per l'oro-anizzazione difensiva della valle, ad pm i: b 1 1· . . . esam inare posizioni tattiche e ad enumerare le oca 1ta pm. atte per il concentramento e la stazione .de~le trupp~; tutt~ argomenti, come si vede, che, trattandosi d1 una reg1on~ d1 frontiera ed importante come questa, hanno carattere riservato e 1~on troverebbero quindi il loro posto in una pubblicazione che può cadere nelle mani di tutti. ~on mi nascondo che ciò segna una lacuna nel lavoro ; ch1 legge potrà però colmarla facendo per pr~prio conto quelle ded uzioui di c~~rattere militare che clenvano natnralmente da quanto è stato premesso nella descri~ione ~eo~r~fica. . Nel porre termine a questi pochi cenm d1 mtrod~z1one rincrrazio le gentili persone che mi coadiuvarono coi loro co~~igli e mi facilitarono la riproduzione delle car te.
C..1.P1TOL-O
I . - Il terreno.
PLANnlETRIA .
1~_,..,i.'~ -
:~11~
~ione a~!!:.~ ~ e c~nfi:;i· -; La d'.~\.o.sta ~ ast.ronomicamente limitata fra 1 4o0 28 e 45 o9 40 d1 lat1tudme b'oreale e fra i 4° 30' 4G" e 5° 39' di longitudine occidentalfl dal meridiano di Roma, i punti estremi corrispondenti a questi dati essendo : a sud la Punta ~i -~alisia (1) a . nord la Tete Blanche (2), ad est la Punta cle1 rre Ves~ov1 e ad ovest l' A.iguille du Glacier. I suoi confini geografici che corrispondono a quelli politici ed amministrativi son~: , A.cl ovest ed a nord il tratto dello spru:t1acque che corre fra la Punta di Galisia od il monte Rosa dividendo il bacino montano della Dora, Baltea da quelli dell'Isère, Juve ed Alto Rodano e quindi, politicamente, per 76 chilometri circa l'Italia dalla F rancia (Tarantasia e Faucigny) (I) La Punta di Galisia si trorn immedhtamente a nord del pass.o omonimo. (2/ La TèLC Bianche oe<:upa. 1·e~trcmitfl del soliente el1e il coo!inc 1talo-sv1z1.ero forma ad est (lel collo di M. Colon.
N OTE GEOG RA 'FICHE
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sino al monte Dolent, indi, per 81 chilometri dalla SvizzerR. (cantone del Vallese) sino al monte Rosa (1). A.cl est la linea di monti che, separando la valle di Gressoney (o del Lys) da quelle della Sesia e del Biellese, si sviluppa a sud del monte Rosa e termina sopra Borgofranco col Mombarone. A sud -i l gruppo del Gran Paradiso, il quale formando spartiacque fra le valli di Savaranche, Cogne e Champorcher e quelle dell'Orco, della Soana e della Chiusella, dal monte Marzo degrada verso la Dora e, insieme alle ultime pr opaggini del Mombarone, ne rinserra la valle costituendone lo sbocco nell'anfiteatro morenico d'Ivrea.
Fig2~1·a. - Un poligono di cinq ne lati che ha per vertici : l'Aiguille du Glacier, il monte Dolent, il monte RosR,, il Mombarone e la v unta di Galisia racchiude, dunque, allo incirca tutta l'aroa occupata dalla ,allo d'Aosta area che misurata fra questi lati, risulta di 3230 chilometri' quadrati.' Se con delle ré"tte, però, si- riuniscono i1ivece i punti culminanti del ~o.te-Bi-a.neo, del moITt"e-R~ del Gran Paradiso, si ottiene la figura d-i--,ffi- triangolo che, pure non comprendendo l'inciera r~iém-e, offre il va,ntaggio di ripro. durre la forma tipica del bacino di raccoglimento della Dora Baltea,, bacino paragonabile (2) ad un truogolo triangolare, avente i bordi rialzati verso i tre colossi al pini, nel centro di figura del quale si trova Aosta e questa città, appunto per la sua posizione, può anche antropicamente considerarsi come il cuore dell'intiera regione. Nella vasta area occupata dalla valle d'Aosta, nettamente circoscritta da altissimi monti, sogregata. dalla pianura da
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{I) 11 confino italo-francese in corrisponctenz.i del colle del Piccolo S, nrrnard o d is_ceMo per i clli lomet.ro circa sul vc•r,m11te uel lD. va lle ctoll'lsèrn com1)renden.to un:i l111gua di terreno s ulla qua le sono costrutti i rabbricati dell'ospizio ed è tracciata la strada nazionale. (2) ZACCAGXA. - Sulla (JP.OLogia delle Alpi Occiàenl-alì, geologico, serie li, voi. lii, n. H o 12), Roma t887.
( Bollcltino d~t Comitato
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KOTE GEOG&AFICUE
NOTE GEO GRAFICHE
un seguito di successive gole~ facile comunic~per mezzo dei pa.ssi del Grànde e del Piccolo San Bernardo, colle - - - - - regro:rrrcl:oìtr'"A.lpe,ha potuto, come giustamente osserva il Novarese (1), svilupparsi uno di quegli individui corografici minori che, caratteristici della regione alpina, hanno rap. _ _ _ porti pressochè uguali con i due versanti della catena; le vicende storich-e che -1a valle d' A.osta ebbe per otto secoli comuni con quelle della Savoia e la diffusione della lingua francese nella nostra zona, rispeccl1iano questa sua speciale autonomia geografica. Nella tavola I sono segnate le distanze che intercedono fra Ivrea ed Aosta e fra Aosta ed i più importanti colli di frontiera, nonchè tutti quegli altri dati planimetrici che possono presentare qualche interesse; prima di passare ad altro argomento farò quindi soltanto notare, avendo t ale f~tto una grande importanza militare, come la distanza che corre fra il monte Bianco e Ivrea (88 chilometri) sia superiore a quella esistente, fra il monte .Bianco e Ginevra (70 chilometri), cho cioè, contrariamente a gu~to si verifica nelle altre vallate delle A.lpi piemontesi, il versante interno, in corrispondenza della valle d'Aosta, è più lungo dell'esterno. \ ~ " ' _____,
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Premessa sulla genesi del sistem,a alpino. - La storia fìsiùa della valle d'Aosta si confonde talmente con quella delle altre regioni delle Alpi occidentali, che diventa ~cessari~ una. breve digressione intorno alla genesi del sistema alpino per richiamare alla memoria alcuni punti che dovranno servire di base a quanto si dirà, in seguito. Le Alpi appartengono alhL categoria delle montagne piegate (2), sono cioè il risultato di quel corrugamento della crosta terrestre che la maggior parto dei geologi considera (!} Nov., nEss. - le ÀlJ>i P~m ontesi (.l/e11101·ic della Societic geog1·a.fica italiana, ,·olume IX). noma, i900. (2) Vedi C. Po11110. - O(J. cit. ([11tl'oduzione allo stiiàio della !Jeografia militare.
pug. :!57).
245
come dovuto al lento raffreddarsi e quindi alla contrazione del nostro pianeta. È noto che le catene montane più alte e sviluppate non sono le più antiche; così le .Alpi, quantunque non ripetano la loro origine da un unico processo genetico, bensì da successi ve deformazioni ed oscillazioni del suolo. alcune delle quali manifestatesi in epoche geologiche i~ss~i remote (1), sembra possano considerarsi come in gran parte dovute ad un ultimo, poderoso sollevamento verificatosi nella sezione ~edia del pe1·iodo terzia1·io (miocene), cioè in un'epoca geolog1camente recente. Questo sollevamento: che per le Alpi occidentali è il più importante di tutti, fu determinato da spinte orizzontali (tangenziali) provenienti dalla regione padano-adriatica e dirette da sud-est a nord-ovest, spinte che avrebbero detenninate le pieghe a succedersi in questa direzione se a ciò non si fossero opposte, a guisa. di saldi pilastri, alcuno regioni d.el continente europeo già sistemato da ere antichissime (2); s1 produssero così delle controspinte che obbligarono le pieg~e formatesi a costiparsi le une contro le altre (3), a deviare dalla pri mitiva direzione, ad inflettersi e spesso a rovesciarsi. Tali fenomeni si verificarono colla massima intensità. nella sezio.ne occidentale delle A.lpi dove le piegh e, increspandosi su d1 uno spazio angusto, subirono l'in:fiueuza dei massicci dei Vosgi e Selva Nera, dell'Altipiano centrale della Francia e forse anche del massiccio Corso ; con minore energi~i verso (I) La puddinga del carbonifero, roccia formata da grossi ciottoli arrowndali e fortemente cementati, frequente in va.rie localilà delle Al1ii occidentali e, fra le altre nell,'alt~ rnlle. d'Aosta, ci dimos tra l'esistenza, non luugi dall'arca occupata oggi dal!; Alp i, eh mc,nL, antichissimi o di impetuoso correnLi. · . (2) Tali zo1~e cor.ris~ondono ~gl i Ho1:ste del Surm . nome elle può essrre r;so in italiano colle_ e,pres~10m d1 mass1ce10 o pilastro sta.bile, di muraglia, spuntone, pinnacolo. (In pr~>Pos1to vod, Ponno. - Op. eit., pagg. 4~, -136, 158). (3) E stato calcolato cl10 se gli strati rra Basilea e Milano , fossero distesi in un piano come lo. emno In origine, occuperebMro 200 miglia invece delle i30, che corrono fr; lo due c1t.ta; il ra.ccorciamento della crosta terrestre fu quindi, in corrispondenza di Questa sezione, di 70 miglia. lliw.1 ritiene 11oi che la totale compressione delle Al1,i sia di ·120,000 metri al mi 11 imum
(Mechanismus àer Gebirgsbitduny, v . li ).
246
nord-est, clove il D1assiccio Boemo, pure influenzando il sollevamento, sta,nte lf1 sua lontananza, permise alle pieghe di espandersi più liberamente. L ' intero sistema alpino si può perciò considerare diviso in due archi , dei quali l'occidentale è fortemente incurvato, mentre quello orientale gradatamente t ende, in parte, alb forma r ettilinea ; a questi due archi corrisponde la divisione delle A.lpi in occidentali ed 01·ientali, la sola che sia scientific amente accettabile. Se dopo aver esaminato J'andamento generale delle catene alpine, scendiamo ora a considerarne l'intima struttura, a prima vista ci sembra èli aver innanzi un caos di. pieghe in mi.lle guise contorte e talvolta rovesciate in modo tale che gl i strati formati dalle rocce più antiche si sono ripiegati su quelli di zone più recenti ; e questo caos ci sembra inestricabile. Tuttavia i geologi riuscirono ad orientarvisi cogliendo delle analogie sia nella struttura degli strati (tett9nica), come nel modo di presentarsi (fa.cies) delle rocce di cui questi sono formati, e poterono così raggruppare le varie pieghe in un certo n umero di wne che si s11ccedono paralleh1n1ente ed a stabilire in tal modo una suddivisione del sistema a.lpino nel senso della profondità. Questa suddivisione va r icordata per quanto si riferisce alle A.l pi occidentali (1) (fig. la). Il Diener, al quale si deve un ordinamento delle pieghe alpine (2) che, quantunque soggetto a critiche, è oggi generalmente acc.ettato, distingue nelle A.lpi occident a.li sei zone 01·otettoniche) quattro delle quali, che sono appunt o quelle per noi maggiormente interessanti, sono quasi concentriche e si sviluppano su di un grande a:rco che, compreso, all' incirca, fr~1 il mar 'rirreno ed il solco 'ricino-Lago Maggiore (3) ha fa concavità rivolta alla valle del Po. (O A clhi volesse interessar, i della s1ruttura del le Alp i orientali, addito ìl recc:,nte studio del DIENEJ\. - Grundl~nien der st·n tklu1· der Osl alpeii 11ei Pellermanns ,llitteiltlingen. Gotha, ·1899. (li) Dm NE u. - Der Gebii·gsba:n dei· Westatpen. Vienna, l89J.. Si r iferisco no allo stesso argornento gli anterio ri lavori del D1is0J\ (Dcw Gerbi?"gsbau der Alpen. Wiesbaden , :L865J, del LonY (E~sai sw· l'orogmphi e des Alpes ocddental es . Paris et Grenoble, 18i8) e del SACCO (La géo -t-ectonique de l a /!aule Jtalie occidentale. Bruxelles, !890). (3) Questa linea segna, secondo il FrscHER, la molto discuss,'i div isione fra le Alpi occidentali ed orientali.
247
NOTE GEOGRAFICHE
NO'l'E GEOGRAFICH E
La più interna di queste zone, la sola che si sviluppi in gran parte sul versante italiano delle A.l pi occidentali, consta di una grande cupola cli rocce cristalline (scisti c1·istallini o p i etrY:- ve1·di secondo il Gastaldi) (1), attraverso alla quale, per lacerazione d ovuta all' intensità del sollevamento e per la profonda erosione subita, sbocciano a guisa di immensi bottoni delle masse potenti di rocce gneissiche che, dalla loro . forma allungatf.l e posizione vennero chiamate coi nomi di ellissoidi) di massicci o nuclei cent?-ali o di massicci arnigclaloidi j uno di tali ellissoidi essendo ~nello de~ ~ 2 . . } i t ale zona fn detta Zona clel monte Rosa (3). Procedendo sempre verso l'esterno, a q uest a zona succede un avvallamento (sinclincile) occupato da ~ largQ nastro di _---rocce sedimentarie energicamente ripiegate ed in parte met amorfosate (4) , che costituisce la Zona clel B1·ianwnese (5), zona alla quale fa seguito una seconda cresta (anticlinale formata da un seguit o cli ellissoidi isolati, nei quali la roccia predominante è una va.rietfi di granito detta protogino (6) spesso st?-atificata a ventaglio (7) e :fiancheggiata da rocce sedimentari; tale allineament o è dett o Zona clel 111onte Bi anco (8). Quest,f1 zona è, infine, alla sua ·volta fasciata esternamente dalle montagne della Svizzera, della Savoia, del Delfinato
•
Vecli GASTALD1. - St1idi geologici mlle Alpi occi(lentaU. Firenze-Roma, :187:l·i4. altri ellissoidi (:he si incontrano in ques ta zona sono quelli di Antigorio o del Ticin >, dei Wschabe l, deJJa Oen t Bianche, elci ~lont- Pourri, della Vanoise, del Gran Pa· rartiso, delle Al1li Cozie (Oora-Val-Maira) e clel Savonese. (Vedi Nov,1 nEs;:. - Op. cit., pagina 31). (3> Que; ta zona si dice anche Zona cristallil111 interna; il DEso11 la chiamò: Zona (:1)
(2J Gli
I )
del Piemonte. (4.) Il metamo rfismo di tal i rorce, secondo il Brs n'rnAND, va crescendo da occidente verso oriente; predominano quelle carbonife,·e, pcrnii ane, triassiche A giur atiassiche.
(5i Questa iona incomincia so ttilissi ma nel Vallese, attraversa l'alta valle cl i Aosta. forma la testata della valle di Susa, si allarga nei dinto rn i Il i Briançon, ind i si restringe nuovamen te pe r riallargarsi nelle Alpi lig uri ed immcrger·si nel Tirreno fra Savona e Albbnga. (6) Intorno alla corn1iosizione del prot,Jgfaio, vedas i Po11. 110. - Op. cit ., pag. 20s. (7) Sul signill cato di questa esp ressione, consultare la stes,a opera. dei Pouuo, pagina 4!.
a
La zona del Monte B'anco, chiamata anche Zona cri stallina esterna, è formata dagli ellissoidi del Snn Gottardo, del!'Aar (Al1>i beroesi) di Arpille, delle Aiguilles Rouges, del Monte Oianco, di Ilelledonne, delle Alpi ~forittirno o 1Iercantour. Di tutta questa zona soltanto in parte gli ellissoidi del Monte Bianco e delle Alp i Marittime, giacciono sul versante interno delle .\ lpi. (8)
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NOTE GEOGRAFICHE
e della Provenza, costit uite da rocce secondarie e te1·zia1·fo in prevalenza calcaree, che vennero raggruppate in un'ultima zona sotto il nome di Zonci calca•rea settent1·ionale (1). · Le due anticlinali rappresentate dalle zone del nionte Bianco e del monte R osa e, fra queste, la sinclinale occupata dai terreni della zona b1·ianzonese, costituiscono la 1·egione alpina propriamente detta, mentre la zona calca1·ea settentrionale, sviluppata soltanto all'esterno, forma in questa direzione la 1·egione p1·ealpina. Notiamo, quindi, una asimmetria nella distribuzione delle zone la quale, con molt11 probabilità, è dovuta in gran parte allo sprofondamento della zona calcwrea interna (2) delle Alpi occidentali nascosta oggi sotto le formazioni detritiche che, in seguito, colmarono la valle del Po; tale asimmetria ci dà inoltre ragione del brusco passaggio che in questo versante si ha fra la pianura e la vera montagna, e lo sprofondamento in esso verificatosi sp~ega la sua maggiore ripidezza, l'abbondanza delle valli t rasversali d'erosione e la sua poca profondità. Abbiamo visto la spinta. orogenetica propagarsi dall'interno verso l'esterno, gli strati sollevarsi a guisa di onde in pieghe successive; ci è quindi agevole il concepire come si siano delineate le valli longitudùwli. Per le valli t1·asve1·sali la spiegazione è più d Hfic:ile, perchè di solito, in molti casi, non si riesce a decidere se, specialmente quelle fra tali valli, che si presentano come profonde spaccature, siano dovute a f1·att1i1·e preesistenti, ed ~1llargate dall'azione erosiva delle acque, oppure siano state incise addirittura dall'erosione.
(!) Alle zono sunnominate se ne debbo no aggiungere altre (lue elle si sviluppano sulla sinistra clella Do ra Baitea ; esse sono: t0 I.a Zona am{ibotiticri d' lvi·ea , fascia di rocce basiche idioriU, eu,fotiài. serpent.ine, I\CC.) che abll racci:t verso sud-est la zona del monte Rosa e dalla valle dell'Adcla, passando a no rd del Lago Maggiore, si distende si no ad Ivrea, con una profondità di iO a 20 chilometri. 2° La Z ona della Valtellina, formata da rocce cristalline e ricca di graniti (Baveno) e por/idi, proviene dalla V«ltl'llina e termina, sempre seguendo a sud-es t la precedente, presso Andorno. (21 Questa zona ca.lcarea ·interna che è invece svil uppata nelle Alpi orientali, pare non cossi com J)letamente ad ovest del Lago Maggiore poiché se ne trovano tracce presso il Lago d'Orta e nel Canavese.
Fig. 1a
-SCHIZZO DELLE ZONE OROTETTONICHE DELLE ALPI OCCIDENTALI
+++++
Confine politico. Zona della V a ltellina.
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Z on a nmfibolitica d'Ivrea.
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Zona dol M. Rosi~.
Nucl ei centrali ( o eliss o i cli) della. zonn clel ~r. Rosa..
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elissoide del Ticino o di Antigorio. » d e i Mischa.bels (1) ,. del M . Rosa. della D en t Bianch e. ,. d e l G ran P 1n:adjso. » del Mont IJo n r ri (4) . » della. Van4>ise (5) . ,. delle Alpi Cozie o Dora Ma.i ri~ clel Savonese (6). ,.
Zona del Brianzones e. Nuclei centra.li della zona d e l Monte Bianco.
C onfini delle z one.
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NB. Ques to schi::=o, salvo qnalche m.ocUflcazion.e pe1· i segni c o nvenzion al i, stato tolto clallo st,.cZio d ell' I ng. No,,aresc S1<-lle Alpi Piemon tes i.
elissoi do del Gottn.rdo. ,. delle Alpi Berne si o d e ll'.Anr. » cli Arpillo (2) . ,. dello Aiguilles Roug'C. (3) ,. di Belledonne. ,. d e lle Alpi Marittime.
NOTE GEOGRAFICHE
l-1
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Certo la forza che sollevò le Alpi componendosi con quella di resistenza, opposta dalle masse r occiose, deve aver dato luogo a delle risultanti spesso tangenti agli archi di piegamento, generando nell'interno di questi delle sinclinali e, lad,dove le roccie erano meno plastiche, delle lrattu1·e aventi la direzione dei raggi degli archi stessi e che sono rappresentate dalle valli tra.sver sali; per molte di queste valli, però, è necessario ammettere l'ipotesi di una origine esclusivamente .epigenetiw (1). Si pensi al sollevamento delle pieghe alpine verificatosi in un periodo di t empo straordinariamente lungo, durante il quale gli agenti esterni esercitarouo sempre la loro opera livellatrice ; alle impetuose correnti preglacjali; .alla successiva, enorme, estensione dei ghiac.ciai, e non si troyerà azzardato il ricorrere a questa ipotesi anche nel caso ,çli valli che sembrano spaccature aperte fra rocce durissime. L e Alpi, inoltre grazie all'erosione, mai non raggiunsero -quella sublime altezza che si otterrebbe ripristinando la parte demolita delle pieghe (2), e tali quali oggi si presentano esse ci mostrano, come dice il Neumayr (3) l'eccesso del lavoro prodotto dalle forze orogen.iqhe sul lavoro dell'erosione .
•
. Genesi della 11alle d' Aosta. - Dopo quanto è stato pre- ~ messo pochi cenni basteranno a tracciare. la genesi della valle ' .., ( 1. <l'Aosta; essa si può riassumere nelh1 formazione di pieghe dovute al corrugamen to della crosta terrestre e nell'energica azione che gli agenti degradatori esercitarono, ed esercitano t uttora , sebbene in minor g rado, su tali pieghe, determinando le form e attuali del suolo. . l L'impalcatura della regione è essenzialmente formata dy ' L ~ ®..· t re delle zone orotettoniche ricorcfate; muovendo infatti dallo } t "~ ~~.,--""
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Hl Vale a dire ronni,tesi snp ra ossia per oper a dell'erosione.
la
superficie indipenùentemcn te dalle forze orogenichc
(2) 11 monte Bianco, secondo LusoocK, raggiungerebbe cosi un 'allezza di So 9000 metri. (Luonoc, . - Le bellezze delle, Sviz:::em, p. 28G, Hocipli, Mii.ano !900). (3) N1iuuu11. - Storie, delta 'I'er·m , V. I, p. 339. (Trad. italiana, edita da ll a Soc. 'l'i p.
Editrice, 'l'orino, ·1896).
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250
NOTE GEOGRAFICHE
NOTE GEOGRAFICHE
sbocco verso le origini e tagliata la zona arnfibolitica d'Ivrea nella quale l'anti.co ghiacciaio scavò alcuni pittoreschi laghetti, la ·valle d'Aosta incide dapprima gli scisti c1·is'tallini della zona del rnonte Rosa, sempre attraversando tali rocce si insinua fra gli ellissoicli del rnonte .Rosa e clel G1·an Pa1·adiso, poco a mont.e di V illeneuve penetra nei terreni della zona Brianzonese, i quali formano un a striscia che attraversa la valle fra il Grande ed il.Piccolo S. Bernardo, e termina ai piedi della ellissoide clel rnonte .Bianco con un solco (1) corrispondente ad una sinclinale nelle rocce sedimentarie che fiancheggiano verso sud-est questo massiccio della zona clet monte Bianco. Le linee principali della tettonica sono, dunque, date: da clMe grandi anticlinali formate da rocce cristalline e dirette da sud-ovest a nord-est. da iina sinclinale longitiid·inale compresa fra di esse ed occupata da un seguito di p~eg!!:e fortemente stipate~e_t:ad~ zzate costituite dai t erreni della zona brian.zonese infine dà u nct m wlinale frasver8ale alF andamento ' . . della zona del monte Rosa compresa fra questo mass1cc10 e quello del Gran Paradiso e corrispondente, all'incirca, all'attuale tratto di vallata che va da V illeneuve a Chati.llon. L 'erosione modellò questo rigido abbozzo creato dal processo genetico, qui, distruggendo per là costrurre, e mentrEl i suoi acrenti meteorici foggiarono le vette ed i colli in va1:io' o modo e quelli acquei, or secondando l'andamento degli strati ed or battendoli in breccia per aprirsi il varco, · delinearono le valli attuali. nuoyi elementi morfologici coinparvero sotto forma di detriti provenienti dallo sfacelo dei monti, di nio'rene, conoidi ed altri depositi glaciali od alluviaU che, ugu~gliando in gran parte le a!':perità dei versanti e colmando 11 fondo delle valli, finirono per imprimere al paesagg io l'aspetto che ha oggidì (2) ,
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Fig. 2•. - Il gruppo del monte Bia nco dal montt~ Fortin. (A sinistra de l punto culm inante scisti cristallini, a <1cstra,proto9'i11.o).
MORFOLOGIA.
Gli ellissoidi. - In virtù dell'allineamento delle due anticlinali cristalline, dirette da sud-ovest a nord-est, della posizione che in esse occupano i nuclei. ce11trali e della resistenza che le rocce di cui tali nuclei sono formati opposero al.l'azione degli agenti degradatori, gli ellissoidi del monte Bianco, del monte Rosa e del Gran Paradiso (1), posti ai vertici del bacino triangolare sul fondo del qua.le si rar:colgono le acque d_e~la Dora Baltea costituiscono come i capi saldi sui quali ~1 impernia l'orografia della valle cl' Aosta e, per altezza ed imyonenza, per asperità di rupi ed estensione di ghiacciai spiccano fra gli altri monti che formano la regione presenta.udo un paesaggio dei più caratteristici. Gli ellissoidi del monte Rosa e del Gran Paradiso constano essenzialmente di gneiss po1··fh-oide (2), il monte B ianco è
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cl(!)
(il Il solco ò segoato dalle vall i di Veni e di Ferret nelle quali scor rono i due rami
Nella valle <i'Aosta, fra le valli di Va lpellina e d i Ollomont termina l'ellissoide
ella Dent Bianche formando l':ispra e diruta cresta del monte Morion (3:i20 m.). Il (Geologia della Pi·ovincili di To·i-ino, Torino, t893), lo chiama • Ellissoide di a JJell ma • e ci dice che é formato da una l'ariPtà anfibotic(i del pi·otogino in cui é accennata la st1·uttu1·a a ventaglio; in tlUesto ellissoide si incontran o bell issime ,•ette simili
!A~ET,:1
ori''inari clella Uora Baltea. (;) Nell o schizzo geognost-ico (t-w. li) che accompagna questo studio, scom riare la netta distinzione fra la zona del Brianzonese e quelle del -monl.e Bianco e del 11ionte Rosa poiché, in tale schiu.o, vennflro distinti con un segno speciale i calcescisti, le quali rocce si incon trano anche nella zona deL 1nonte /Iosa .
a quella della Parte protoginica dol monte Dianco. (2) Vedi Pollllo. - Op. cit., pa.g. 217.
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I
252
NOTE GEOGRAH CHE
invece formato dal p1·otogino (1) ed è in parte ammantato da scisti c1·istaUini. Tanto la composizione come la struttura di questi massicci non è però così semplice come apparir ebbe dall'esame di um1 carta geologica; il monte Bianco, specialmente, come tutti gli ellissoidi della zona alla quale appartiene, è petrografìcamente e tettonicamente assai complicato (2).
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--
Fig. 3". - Il monte Rosa da Zermatt (gneiss centrale).
Le vette (8) degli ellissoidi, ora si presentano come colossali muraglie che, corazzate da scintillanti ghiacciai, si elevano (l ) Vedi Ponno. - Op . cit., pag. 208. Intorno alla stru ttu ra del monte Bianco riesce assai in teress_ante consulta re lo
NOTE GEOGRAFICHE
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1
quasi d'u n sol tratto dalle valli sottostanti e t ermin.ano con calotte o)l esili creste di neve (monte Bianco, monte Rosa e Gran Paradiso visti da Courmayeur, lYiacugnaga e Ceresole); ora, invece, come successive terrazze ttlternate con cascate di oO'h iaccio e limitate da costoloni rocciosi che si innalzano sino a raggiungere le supreme altezze (monte Rosa da Zerma,tt e da Gressoney, Gran Paradiso da valsavaranche e Cogne, parte sud-ovest del monte Bianco da Chamonix) . La strutt ura a picchi e a denti che può già osservarsi in qualche vetta del gruppo del Gran Paradiso (Becchi della Tribolazione, P unte cli Broglio) è più generale in quello del monte Bianco nel quale g li agenti meteorici, attaccando gli strati forte~ mente raddrizzati del p1·otogino, hanno impresso alla montagna le forme più strane. Mentre a sud-ovest del punto culminante di q nesto massiccio, infatti, le cime formate dagli scisti cristallini che, specialmente in questa direzione, ne rivestono il n ucleo, assomigliano a lruelle del monte Rosa e del Gran Paradiso, appena incomincia il p1·otogino che, coi suoi strati a covone (come dice il. Duparc) predomina nella parte nord-orientale dèl gruppo (1),; il paesaggio cambia d'un tratto e le creste appaiono irte da una selva di guglie straordinariamente ardite, cli rado termina,nti in piccole calotte cli ghiaccio (A.ig).lille Blanche du Pétéret, Aiguille V' erte, Grandes Jorasses), più spesso1 invece, così aguzze da sembrare lame di spade puntate verso il cielo (Dent du Géant, A iguille di Charmoz, del Grepon, Dames Anglaises, ecc.). La grande frastagliatura delle creste r ipetendosi nei dettagli, queste presentano una quantità di spuntoni ttlti anche pochi metri ma spesso così lisci e difficili ad essere superati, che le guide diedero loro il nome cli ,qenda1Yni, appunto perchè stanno come a guardia delle vette più alte (bellissimi i
(7.)
studio di L. D0P,111c e L. M11,1z~;ç in titolato: Recherches Geologiques et Pet.rogra;phiques sw· le Massi/ llu monl Blanc . Ginevra ·l 89S. . . (3) Le es pressioni più co munemente adopernte nella valle d'Aosta per 1nd:care le vette so no quelle di : aiguille, becca, becco, bec, pnnta, lélc; raramente quelle d1: aigle, cima, dent, corno , <16me, horn, to?'l'e, tour, spitz; l'aggetlil'O grnnde, grnnd s1appl1ea di solito alle vette più importan ti. Per indicare i colli s i adoperano le espressioni di : colle, col, {ìnest.ra, fen étre, pa.sso, 11as; di rado: bocchetta, joch.
(1) Intorno ai confini del protogino si tro veranno dettagli nella eitata opera di DuP.U\C e M11A7.EC . Accenno soltanto cl1e la NLI Ott>l di ghiaccio formante la. vetta del monte Bianco è ap r,oggia.ta sugli scisti cristallini il 1wologino non cominciando a compari re che nelle vette dell'Innominata, ctcll'Aignilles Bianche du Petoret e delle Damcs Ang\aises per poi svilupparsi magg iormente verso nord-est.
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NOT E GEOGRAFICHE
NOTE GEOGRAFICHE,
monoliti della Tour Ronde e delle Aiguilles Marbr~es presso il colle del Gigante) . In tutti e tre gli ellissoidi sono rarissime le punte d'altezza inferiore ai 3000 metri. e varie cime del monte Bianco superano i 4000, quota che, appena raggiunta dal punto culminante del Gran Paradiso, è quasi normale per le vette del mon te Rosa.
I ghiacciai raggiungono negli ellissoidi una ragguardevole estensione ed i candidi campi di neve e le azzurre cascate dei semcchi, contrastando col grigio cupo delle rocce gigantesche, molto con tribuiscono ad imprimere a questi massicci un aspetto di selvaggia maestà resa ancor più solen ne dall'alto silenzio turbato soltanto ad intervalli dallo scrosciare delle rotolanti valanghe.
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Gli scisti c1·istallini o piet?-e ve1•di. - · Agli ellissoidi del monte Rosa e del Gran Paradiso si appoggia tutto all'intorno l' ampio mantello degli scisti cristallini il quale, a nord-ovest dell'allinei:iamento segnato da questi due massicci, si inflette sotto i terreni della zona brianzonese. F ra tutte le rocce che vanno comprese sotto il nome generico di scisti c1·istaUini o di p iet1·e ve1'Cli due tipi sono per noi interessanti in modo particolare : le 1·occe ve1·di propriamente dette, p erchè in g enere di color verde, ed i calcescisti (1).
t
Fig.
1,•. - Le
aigu illes cl i Chamonix dalla V iergc (vette formate dal t)rotogino).
Fra le cime s'aprono coll i formati da selle nevose più o meno ampie o, come è assai frequen te nella par te prot oginica del gruppo del monte Bianco, da strette e rocciose finestre (col Dolent, colle cl.es Grandes J orasses) alle quali fanno capo le gole occupate dai ghiacciai ecl i nevai raccolti negli alti circhi, ora con chine nevose, ora in vece con pareti di roccia o con ripidi canaloni rivestiti di ghiaccio; questi colli sono, in genere, molto elevati e quasi sempre sorpassano i 3000 metri; nel gruppo del ~11onte Rosa, anzi la loro altezza si aggira intorno ai 4:000 metri.
Le 1·occe ve,r di. - Le rocce ve1,d·i (2) in causa della resistenza grandissima che oppongono all'azione disgreO"ante . b degli agenti degraclatori, a paragone degli scisti facilmente erodibili nei quali _sono intercalate, si presentano con marcatissimi caratteri morfologici che possono servire d i vero orientamento nello studio del terreno. Nelle creste infa tti ' le vette di rocce verdi si distinguono per il cupo colore e per l'imponenza della mole, esse si presentano come colossali e, nello stesso tempo, ardite piramidi .sorgenti in mezzo ad un corteo di cime minori formate dagli scisti incassanti, )
. (t) Ve<li NovA 111,s1.,. - Op. ciL., pag. 41 e seguenti; ed anche FiscnEn.- La Penisola ital iana, in corso d i pubbl icaz ione, pag. i55. (2) Serpentine, am.f ibotiti, pmsiniti, dioriti, enfotidi. V. Ponno. - Op. cit. , pag. 209. e 21.8.
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·NOTE GEOGRAFICHE
.NOTE GEOG RAFICHE
oppure come alte pareti dai :fianchi precipitosi qualche volta sormontate da picchi acuminati. Il Cervino (1) (o Matterhorn) la Grivola e la Tersiva sono esempi classici. di vette isolate formate da queste rocce le quali costituiscono anche le ripide giogaie che d ividono l'uno dall'altro i valloni di S. Marcel, Fenis, Ponton e Champ de Praz.
degli erti canaloni occnpati talora da piccoli ed insidiosi ghiacciai, titanici massi si distendono in quei disordinati ed enormi accumuli di rottami chiamati localmente col nome di clappey, mentre nelle regioni inferiori le rocce verdi formano le aride balze che possiamo osservare nei fianchi della stretta di l\fontjovet, allo sbocco dei valloni di S. Marcel, Fenis e Champ de Praz, lungo i versanti che formano la intiera valle Tournanche e la parte inferiore d i quella di Ohallant, ed in molte altre loca-lità della regione. Sul fondo delle valli qùes.t e rocce : opponendosi al corso delle acque, costri.nsero i torrenti a deviare, oppure offrendo loro un angusto passaggio, 11('.l .rinserrarono il letto fra a.lte pareti, in gole profonde e t ortuose presso l'uscita delle quali si hanno sempre delle rapide o delle cascate. Bellissimi esempi di tali gole ci offrono il goic/fre des Busseraille e 1'01·rido di Gnillemore; il primo è un vero antro lungo cento metri ed alto trenta, scavato dalla Marmore (1) (nell:?. sm-pentina), in fondo al quale mugghia il torrente formando cascate e vortici cui sono dovute bellissime rnarmitte; il secondo è un profondo baratro, che,' corrisponde ad una diga di rocce verdi sbarrante la valle di Gressoney poco a monte di F ontainemore, allo sbocco del quale il Lys forma una bella cascata. Eseinpi meno rimarchevoli, del resto, se ne hanno in tutte le valli scavate nella, zona delle pietre verdi nelle quali tale fenomeno è comunissimo; anzi ht loro configurazione a gradini, configurazione che venne poi accentuata dall'azione glaciale e dal deporsi delle alluvioni nei successivi ripiani, è appunto dovuta all'alternarsi, lungo il thalweg, di rocce verdi con scisti, ecc. Nella valle d'Aosta tàli rocce hanno grande sviluppo in nna zona che corre fra l'ellissoide del monte Rosa e quello del Gran Paradiso ed acquistano un assoluto predominio su tutte le altre, nel t ratto della valle principale che va cla Aosta a Verres ed in tutte le valli ed i valloni dei torrenti
Vig. 5•. - Il Cer vino dal pianoro del Breithorn (,·etta fo rmitta dalle rocce verdi).
I colli piuttosto elevati e di accesso difficile se incisi nelle alte creste di rocce verdi $Ono, invece a basso livello, rispetto alle cime, e più praticiibili quando corrispondono alle linee di contatto di tali rocce con altre in maggior g rado erodibili ; così fra il colle di Mesoncles e la vicina Grivola corrono circa 900 metri di dislivello e 1200 metri fra il colle della ~.,orca ed il Cervino. Lungo i fianchi della montagna, ai piedi delle ripide e scure pa.reti che formano le creste, e (i) Intorno alla costitnzi onc goulogica rtel Cervino esisto una monog raOa rlell'ingcgnere G10111JAXO che ne fece la prima ascensione alpinistica dal versante iLaliauo: Sulla orografia e sulla geologica costituzione del gi-an Cervino, Atti della n. Accademia dello scienze di Torino, voi. IV, u. H , e Bolle/tino del C. A. f. per il 1868. I.e rocce verdi formano soltanto la base della piramide del Cervino, la quale è costituita da eufotide, la veLta invece co nsta cli gneiss .
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(I) Si chiama Ma rmore il torrente che scorre nella valle Tournanche ; il Gou ffre è Poco a monte di Va ltournanche.
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ANNO XL Vt.
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NOTE GEOGRAFICHE
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che in gnesto tratto affluiscono alla Dora; a norc1-.ovest ed a sud-est d i questa zona si incontrano ancora, ma con minor frequenza (1), sempre, però, per dar luogo a forme aspre e selvagge.
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I calcescisti. - Fra gli scisti la roccia veramente tipica ci è data d~l calcescisto o scisto calca1·eo micaceo (2); in opposizione a·gnanto accade per quelle di color verde, questri roccia e per
Fig. 7•. - La Tète du '\'ieux ecl il Cn101mont rJal monte Nix (vette formate dai calcescist.i).
la struttura .lamellare e per la presenza dell'elemento cal,careo s.olubile, eede con grande facilità all'azione disgregante delle meteore, talchè appare superficialmente sfogliatii in ,schegge e lastroni e così rot ta e sconquassata da meritare il
O) Si. "iote1Ìde esclusa dalla valle d'Aosta la zoria a·mfiboUtim di Ivrea, la quale è 'interamente formata da rocce verdi. , (2) Vedi , Po~ t\o. - Op. citata, pag. 2 l7. · In questa roccia il calcare, tal vo lta, è cosi atbondante t.la roi·mare delle lenti che spess0 si. utilizzano corno pietra da· calce ; talora 0
invece scarsissimo ed i calcescisli passano -ai-11iicascisti.
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N.OTE GEOGRAY.'ICHE
nome di piet1·a 1na1·cia (pé1·a rna1·sa, pie1·re p ou1·1·ie), datole dagli alpig iani. Le creste formate dai calcescist i raramente presentano belle vette isolate c~nne il Monte Berio Blanc e la Grande Rochère, anzi per la rarità di queste, per il loro colore grigio rossiccio e per una certa monotonia di forme, contrastano con quelle costituite dalle rocce verdi e dagli gneiss degli ellissoidi; in tali creste, come del resto in tutte le parti della montagna formata dalle r occe scistose, in genere, è evidente l'andamento delle linee tettoniche ed è appunto in ragione della maggiore o minore inclinazione degli strati che le vette ed i colli possono essere facilmente raggiunt i o diventare addirittura inaccessibili. . I colli si trovano spesso fra la testata di una pila di strati ed il piano di quelli successivi, come, ad esempio, il colle del Ber io Blanc, e così le creste vengono ad avere un profilo a denti di sega, c~iratteristico per queste rocce; a volte invece sono scavati dall'erosione nel piano stesso degli strati e mentre da un lato si salgono per un dolce pendio dalPoppost o, come si può vedere nei colli della B assa Serra, delle Scale di Ohavannes, cli Youla, di Liconi e di Malatrà, sono assai ripidi. L ' aspetto dei versanti va.ria molto ~L seconda che questi seguono il p iano degli strati o ne presentano jl fianco o le testate; nel primo caso il pend io è uniforme; e, ciò che appare bene evidente lungo il versante sinistro della valle cli La Thuile e lungo quello destro del vallone di P lanava!, sopra Morgex, superfici continue, a guisa di immensi lastroni, ora ricoper ti di scarsa vegetazione, ora invece brulli e lucenti, si spingono in alto con pendenze più o m eno for ti a seconda del raddrizzamento subito, Slll0 a formare le '\7 ette; nel Secondo Caso, invece, gli alti versanti sono tutti squarciati sì da sembrare m ura diroccate che, in pr eda ad un continuo sfacelo, han no la base fasciata da grandi distese di minuti e mobili detriti i qua.li nelle regioni più basse si consolidano rivestend)si di vegetazione. Versanti di tale aspet to si possono osservare lungo ìl fianco destro della valle di Veni e della ':Phuile, nelle falde
NOTE GEOGRAFICHE
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del colle di Ohavannes, del 1\font Fortin del monte Berio .Blanc e della 'resta d' Arpy ; e sul lato sinistro della valle di Ferret, specialmente lungo le pendici della Grande Rochère, del colle di Malatrà e del Grande Golliaz. Se nelle regioni più elevate la montagna è più o meno praticabile a seconda della inclinazione degli strati e del loro modo di pr esentarsi, ai piedi delle rocce, laddove poterono 'accumularsi e consolidarsi gli abbondanti e fertili detriti dei calcescisti, i versanti ed il fondo delìe ·valli si coprirono di verdura e formarono zone talora assai estese di pascoli, nelle quali si incontra qualche casolare e non mancano buone comunica,zioni rappresentate d~dle mulattiere e dai sentieri che vi adducono .
Le alfre 1·occe della zona del rnonte R osa. - Insieme agli gneiss, alle 1·occe ve1·di, ed ai calcescisti, nella zona del monte Rosa, si incontrano ·varie altre rocçe senza però che nessuna dia luogo a delle forme veramente t ipiche, od acquisti una tale estensione da meritare di essere considerata in modo speciale (1); fra queste le più abbondanti, il micascisto e lo gneiss 1·ecente, hanno forme simili a q,uelle del calcescisto ma essendo cli questa roccia assai più resistenti alPerosione, in certi casi, specialmente quando portate a grande altezza, costituiscono delle vette e delle creste t anto rimarchevoli quanto quelle deg li ellisoidi. La Grande Rousse (fra la Val Grisanche e la Val di R hèmes), il Grande Assaly (Rutor) ed il formidabile bastione che, sotto il nome di Grandes (i) Di ques te rocce più rare sono formate le Pyramides Calcaires (calcari cr istallini) l)resso il Colle de lkt Scigne, la Tour:assa (qr,:arz1te e dolomite) presso il Piccolo San Bernardo, la Granta Parei <calcare dolo·niitico) in valle di Rh,]mes, la Roisetta (cal• care cristallino) nolla valle Tournancho e varie altre; tutte queste vette hanno forme rimarchevoli che si allontanano, dai tipi consirlerati. La abbastanza frequente in lerca.la1.ione di calcari cl'istallini nei calcescisti ha poi spesso determinato delle del'iazioni nel corso dei torrenti o delle brecce sul fondo valle. È a questa roccia, più resistente del calcescis to, che si deve ìl magnifico orrido di Pl'è St. Didier. ;
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NOTE GEOGRAFICHE
NO'l'E GEOGRA FI CHE
Murailles, divide la valle Tournanche d11 quella di Valpellina con un seguito di eccelse cime famose nelle storia dell'alpinismo, ce ne o:ff.rono splendidi esempi.
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F ra le balze di puddinga ricorderò: quella dalla quale precipita la Ruitorine. formando una delle più belle cascate delle A l pi, fra i cla,ppey; quello immenso che si distende . intorno al la.go cli Pierre rouge nell'alto vallone di Trava a sud di Morgex.
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Le 1·occe della zona brianzonese. - Nella valle d'Aosta lo scisto calca1·eo non si in contra soltanto nel mantello delle pietre verdi ma compare anche nella zona del Briimzonese dove, anzi, acquista grande sviluppo costituendovi, insieme ad altre rocce che hanno analoghi caratteri morfologi.ci, i monti che, fronteggiando verso sud-est il gruppo del monte Bianco, ne formano l'f.mticatena. Questa, che si distende su una lunghezza di circa 25 chilometri fra la punta Lechand ed il Grande Golliaz con una profondità di 8 chilometri circa,, ha grande importanza militare, sia perchè rappresenta 'una zona a livello piuttosto basso (1), e relativamente assai praticabile, posta innanzi all' impervia giogaia del monte Bianco; sia, anche perchè attraverso ad essa si svolgono g li arroccamenti per manovrare fra la valle di Veni e quella del Piccolo S. Bernardo. Una roccia, che, nella zon:a bria.nzonese merita di essere considerata è la puddinga quarzosa del carbonifero · (2), questa roccia che si sviluppa specialmente nei valloni di Travà, cl'En ha.ut e nell'alto vallone del Rutor, molto resistente a paragone degli scisti ne1·i e delle cwenm·ie, forma creste rimarchevoli per la loro asperità, come quella fra l'alto vallone d'En haut e l'alto vallone di '11 ra\7a (3) (passo d'Ameran) e dà luogo a balze grandiose ed immensi clappey.
(!) Co nviene ricordare che le formazioni che costituiscono questa zona, quantnnqus forternente stipa te e raddri zzate, occupano un'area di depressione fra le due 1.0ne cristalline; <la ciò deriva, ol treché dalla natura <lcl le rocce facilmente oroditili, la minore altezza delle vette e dei colli che. vi si t rovano. (2) Le roc~e del carbo nifero ct,e si incontrano nella valle d'Aosta sono gli scisii neri ad antracite, le arenarie ·micacee grigie e la puddinga quarzos1i. (3) I due vallon i di 'l'rnva e d' En haut si aprono sulla destra dell;L valle principale, il primo a Morgex, il secondo a circa 5 chilometri più a valle.
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Le vaUi. - Negli ellissoidi, piuttosto che valli, esistono soltanto alti circhi e gole profonde, quasi spaccature, dovute specialmente a.ll'erosione glaciale: le vere valli sono, invece incise negli scisti cristallini e nei terreni della zona bria.nzonese. Osservando la tavola n. III si vede q uali siano le valli longituclinali e qnali le frasversali; si può, così, notare che la valle principale è trasversale da Entreves a V illeneuve, longitudinale da questo paese tL Ohat illon indi n uovamente trasversale da Ohatillon ad Ivrea e che, mentre sulla destra della Dora le valli degli affluenti sono in massima longitudinali, sulla sinistra predominanp quelle trasversali. Occorre qui aggiungere che, fatta eccezione per le valli di Veni e Ferret, per il tratto longitudinale. della valle prin ci· pale, e per q,ualche vallone di secondf1ria importanza, corrispondente 1.1 pieghe sinclinali, tutte le valli debbono considerarsi come specialmente dovute all'erosione, la tettonica avendo influito sul loro andamento soltanto segnando depressioni e fratture che le correnti acquee seguirono, e predisponendo la successione di terreni più o meno facilmente erodibili.
Fo1·rne cleUe Mlli domde all' e1·osione glaciale. - Da.Ila parte rilevante che ·l'erosione ebbe nel foggiare le valli attuali, deriva una grande importanza agli elementi morfologici lasciati da.Ile acque correnti e dai ghiacciai, elementi ai quali è specialmente dovuto l'aspett o del paesaggio nelle regioni
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NOTE GEOGRAFICHE
medie ed infe1;iori· della montagna. L'f.mfi.teatro mor.enico éli Ivrea (1), uno fra i più grandiosi che si conosca.no, e le numerose tracce dell'attività, degli antichi ghiacciai stanno a testimoni del loro immenso sviluppo nell'interno e fnori della Valle d'Aosta (2). Tali tracce, interessanti per il geologo che col loro aiuto potè ritessere la storia della regione durante il periodo glaciale e segnare i limiti delle gelide correnti, che par.e vi abbif.tllO. raggiunto una larcrhezza, di 2 . o a, 3 chilometri ed uno spessore di circa 800 metri, costituiscono in molti casi, insieme ai depositi alluviali, le forme più dolci della montagna.' Le rocce potentemente levigate e a1·1·otondate, i cfrchi che formano la testata di molte valli le ' conclu{ che nell'interno di queste, si succedono alternandosi con gole selvagge, infìue i 1·ives#menti m01·enici che 11.e ammantano le pendici, formando te1·1·a.zze che interrompono la ripidezza dei . versanti con dolci e fe.rtili declivi . sca.o·lion.a ti o a varia altezza, vanno riferiti in gran parte all'azione glaciale. Vediamo la distribuzione di queste forme nella valle d'Aosta. Dalle falde del monte Bianco, scendendo giù lungo la valle il grande ghiacciaio, rinserrato ±ra il monte Chetif ed il monte della Saxe ne limò i versanti che guardano la Dora in modo tale che le due montagne (3) cadenti quasi a picco sul t halweg, :viste da Courmayeur sembrano le quinte di un.o scenario che ha per sfondo una, spiendida giogaia di scintillanti ghiacciai; il fenomen o si è ripetuto alla P ierre Taillée, a Mont,j ovet, a Bard ed allo sbecco nella pianura d'Ivrea cioè in tutti i tratti più angusti della, vallata, dove i versan ti pure presentando talora, come sopra Montj ovet , delle forme tondeggianti, vennero resi così lisci da diventare su larghi tratti inaccessibili. . · (~) Intorno· ali 'Anfi teatro morenico di l1•rea ha nno scritto specialmente ·il BAIIETTI il il MARCO, il SACCO e lo S TOPPANI. , . (2) Cons ul tisi B1t uNo . - Sti1dio inl.01·no.al (enomeno glaciale nella vallata della Dor a
,BIIUNO, ii GASTA L OI,
Baltea. - (l/ivista Geografica Italiana., 1897). · · {3) ·La spaccatura fr11 i l monte Chetif Od il ·monte del la Saxe è con molta probabilità dov uta a fra tttu·a, come sostiene il AA IIE'ITI {Geolor,i a della Provincia. di 1'01·ino) .
NOTE GEOGilAF'lCl!E
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A MOnt jovet e a Bard il ghiacciaio, incontrnndo lungo il thalweg un intoppo al suo progredire nelle dure rocce sulle q uali oggi sorgono i ruderi. del Ciistello di St. Germaiu e lo storico forte di. Bard, le spianò foggiandole a larghe gobbe ,ed in segnito, col suo abbassarsi, depose probabilmente contro <li esse il materiale della nio1·ena mediana. Si formarono iri. t al modo delle nio1·ene di ostacolo o di 1·ivestimento, ossia dei iril1evi più dolcemente inclinati, e quindi più. fac ilmente ac,cessibili da monte che non da v alle (1), e si ebbero così due posizioni di sbarramento, delle quali sino da tempi ant ichiss imi venne riconosciuta l'importanza. · Di roccie lisciate ed arrotondate se ne incontrano in tutta 1a regione, e sempre si vedono in prevalenza laddove, le ·r occe stesse, grazie alla loro d urezza, poterono mantenere le forme ed il polimento impresso dal ghiacciaio; splendidi arrotonda.menti g laciali si hanno perciò, ad esempio : nelle gneiss por(froide dell'alta Valsavarauche (e specialmente n ella balza rocciosa, della Croix de la Roley); e nel po1·(iclo del monte Chetif e del monte dellr.i Saxe presso Courmayeur. Ma dove veramente abbondano è : nella Vftl.le Tournanche dove se n e scorgono di bellissimi sopra il ricordato orrido di Buserailles ~ presso lo sbocco, nella valle di Challant, e in tutta J.a zona nella quale d,'issi predominare le rocce di color verde . . I ci1·chi più v~isti; fra i qu~Lli molti sono ancora in parte occu pati dagli ultimi residui degli antichi g hiacciai, cui è d ovuta la loro escavazione, sono quelli che si trovano compresi negli ellissoidi ed alle testate delle valli di La T huile, di R hemes, cli Cogne, <li Champorcher, di Valtourna.nche, di -:V alpellina e di Ollomont. Fra tali ci?-chi sono assai import anti, sotto il· punto di vista militare, quelli di· Dondena e di J?eratzà che tl'Ovandosi alle testate della valle d i Cham' . 'porcher e del vallone di Urtier (valle di Cogne), permettono la raccolta d i forze ragguardevoli per la difesa della parte inferiore della ·valle d'Aosta, di cui la Finestra di Champorcher è uno dei perni . (I) POl(I\O. -
OIJ. cit.
83.
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NOTE GEOGRAFICHE
N OTE GEOGRAFICHE
Lungo le valli a.Ila formazione delle conche, o bacini, spesso contribuirono tanto i ghiacciai, come le acque correnti; i più rimarchevoli, per ampiezza ed abbondanza di rivestimenti morenici, sono quelli di Courmayeur, di Morgex, di Aosta e di Chatillon nella valle principale; quelli di La Thuile, di Cogne e di Valtournanche nelle valli omonime, di Planava!, di Pont, Issime, Brusson ed Ètroub}e, nelle valli Grisanche, Savaranche, Gressoney, Ohallant e del Buthier. I n queste conche i depositi glaciali si presentano come placche pianeggianti, allineate lungo i versanti, sono sempre di poco elevati sopra il thalweg e formano in tal modo le te1·1·azze inferi ori, quelle cioè di bassa montagna. Le te1·1·azze di media montagna, dovute anch'esse a.l fenomeno glaciale e specialmente a morene late1·ali od a mo1·ene insinuaté che i ghiacciai deposero lungo i versanti durante il periodo della loro maggiore espansione, si sviluppano sino a 700 od 800 metri d'altezza al disopra del fondo valle, e co- . stit uiscono degli elementi morfologici di sommo interesse. Queste terrazze moreniche, infatti, formano lungo i :fianchi delle valli, zone ta.lora molto estese nelle quali si incontrano i campi ed i casali superiori, prima di entrare nella r egione dei veri pascoli alpini; ed in esse si svolgono buone comunicazioni. ed è possibile soggiornare e manovrare con repa.cti di truppa di una certa entità. L'importanza militare di tali terrazze è poi massima quando, come si riscontra assai di frequente, esse si trovano in corrispondenza dello sbocco delle valli laterali in quella della Dora, od a.I disopra delle strette che sbarrano il fondo-valle; nel primo caso costituendo delle posizioni tattiche di sbocco, nel secondo, formando la parte più importante delle posizioni di sbarramento delle vallate. Fra le terrazze di media montagna maggiormente estese ricordo: quelle che si sviluppano al disopra di Morgex. e sino allo sbocco della valle Grisanche, sulla destra della Dora, e quelle al disopra della Balle, di Avise (St. Nicolas) e di Sarre (Ville sur Sarre) sulla sinistra. Vaste terrazze si incontrano anche presso gli sbocchi delle valli di Valgri-
sanche, · di Rhèmes, di valsavaranche, del Buthier, di Valtournanche e di Gressoney e nell'interno delle valli laterali. Nelle valli di La. Tuile e di Grisanche, ad esempio, la ridotta di Plan Pra, i trinceramenti del Principe Tommaso, (valle di La Thuile) e quelli di Maison Forte (valle Grisanche) sorgono appunto su t errazze moreniche: le quali. hanno anche una estensione raggnardevole nella valle Tournanche dove formano, sui due lati della valle, larghi gradini su cui sta.uno i villaggi di Torgnon, cli Chamois, di Antey e di Promiod.
F01·1ne clelle valli dovute all' e1·osione delle acque co1·1·enti. L'erosione delle acque correnti ha preceduta quella dei ghiacciai ed è certo che a tale genere cli erosione si debba per lo meno l'abbozzo di molte fra le valli attuali il di cui andamento non venne segnato in precedenza dalla tettonica con fratture o pieghe; tuttavia nella regione aostana non si rinvengono depositi che si possa.no attribuire alle alliivioni 2n·eglaciaU mentre sono ass~1i frequenti quelli dell' aUiivione '1·ecente. Evidentemente nel periodo che precedette quello della espansione glaciale, grandi fiumane discesero lungo le valli attuali convogliando ingenti masse di materiali rocciosi che deposero sul loro percorso e se in nessun luogo della valle di Aosta si possono osservare tali depositi, ciò è dovuto all'azione successiva dei ghiacciai. che riescavarono il fondo delle valli g ià colmate dal cliluviwn, distrussero le antiche conoidi di deiezione ed ai materiali diluviali sovrapposero quelli morenici. F u sul declinare del periodo glaciale che l'alluvione cominciò il suo lavoro, dapprima gli impetuosi torrenti di scarico dei ghiacciai dilagarono distruggendo in gran parte le morene che incontrarono sul loro passaggio e trascinandone a valle i materiali, poi: poco alla v olta, causa il lento retrocedere delle correnti glaciali, le acque assunsero un corso più regolare, talchè deposero i detriti di c~i erano cariche
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NOTE GEOGRA FICHE
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N OTE GEOGRAFICHE
,anche nell'interno delle valli, nei tratti meno inclinati, uguag liandone il fondo e colmando e proscjugando i bacini lacustri. Si formarono così nel cuore della montagna dei tratti pianeggianti ed allo sbocco delle valli e dei valloni si costituirono delle conoidi; pia.nure e conoidi, sulla maggior parte delle quali i corsi d'acqua assumendo l'attuale regime, definitivamente sistemaron.o il loro lett o. Sopra questi terreni alluvionali l'uomo trovò nel suolo fertile per gli svariati elementi di cui è composto e nel clima reso relativamente mite dal riparo offerto dai monti circostanti, le condizioni favorevoli ad una stabile dimora ; fu quindi attratto a :fissarvi la sua sede ed è così che gli abitanti della regione si andarono agglomerando in quei paesi e villa,ggi che incontriamo sparsi sul fondo delle valli od all'apice delle conoidi, nei quali si sviluppa la vita e si accumulano le risorse.
furono favoriti dalla natura, ed al punto di congiunzione delle strade del Grande e del Piccolo S. Bernardo seguite da secoli dal commercio e dagli eserciti. Il thalweg si raccorda alla base dei versanti coi brevi e dolci declivi d~ te1·1·azze di bassa monta~_a,_.alle-':!_uali- lro·- - già acce-nnato e che di solito sono depositi morenici, ma che possono 'anche essere terrazze fluviali oppure dei talus di frana; più in alto i fianchi della vallata diventano assai ripidi e soltanto a qualche centinaio di metri dal fondo-valle si vanno accentuando le te1·1·azze di media montagna che, dovute anch'esse a rivestimenti glaciali-;-e disposte gradinata, formano una regione nella quale, come dissi, s' incontrano zone di campi e di pascoli, buone comunicazioni e frequenti abitati che spesso servono di permanente dimora agli alpigiani; qui, in queste terrazze, si riproducono, su p iù piccola scala, bene inteso, i caratteri di praticabilità del fondovalle ed esse in tal modo vengono a rappresentare come una t appa per chi dal thalweg ascende alle più alte regioni; questa zona a terrazze, non continua, ma più o meno interrotta, va accentuandosi speciaJmente in corrispondenza dello sbocco dei · valloni laterali e delle strette. Elevandosi ancora il versante diventa nuovamente ripido, sino a che si raccorda al piede delle creste colle ten·azze d' a.lta..JJ1,0JJ.tag-n a-i le quali, dovute allo sfacelo delle rocce soprastanti, ora sono occupate dai clappey, ora invece sono in. gran parte r ivestite di pascoli che nella stagione esti va danno asilo a numerose mandrie d\trmenti. Le valli dei torrenti tributari della Dora molto si rassomigliano l'un l'altra e ri petono press' a poco i caratteri della valle principale presentando però, data la relativa brevità del loro percorso e la maggiore pendenza, più accentuata la struttura a gradini alìa quale già ho accennato parlando delle rocce verdi. La t estata di queste valli varia d.' aspetto poichè in alcune, come in quella della .l)ora Baltea, corrisponde alla confluenza di due o più valloni, ciò che accade ad esempio per quelle del Buthier, di La 'l'huile e di Cogne, mentre
a
Aspetto delle valli 1:n gene1·ale. - Il forte dislivello esistente fra il fondo della valle e le vette dei monti che la racchiudono, la ripidezza che i versanti presentano nelle zone inferiori, la pendenza piuttosto mite del thalweg, dànno alla Valle d'Aosta l'aspetto di un lungo corridoio ora rinserrato fra alte pareti, ora allargantesi in bacini più o meno ampi nei quali si distendono le pianiwe alliwionali di Morgex, di Aosta, di Verres e di Pont St. Martin, l' una dall' altro, separate dalle gole selvagge di Pierre Tailléa,_ :Montjovet ~ ard. '---1,.a,I1-ge i :fianclùa'èila vallata, ad ogni confluire di torrente corrisponde una conoide di deiezione, ed è, come si è detto, di preferenza su tali conoidi che si incontrano le borgate più importanti della regione; così, mentre Pont St. Martin, Verres e Chatillon sorgono sulle conoidi del Lys, delFEvançon e della 1\farmore, l'antichissima .A.osta venne costrutta laddove le alluvioni del Buthier si riversano su quelle della Dora, in uno dei siti çhe, nelle Alpi, meglio
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NO'l' E GEOGRAFICHE
NOTE GEOGRAFICHE
,in altre, come la valle Tournanche, la valle di Rhemes e quella di Gressoney, è formata da un unico circo glaciale. Il thalweg è pure costituito da una striscia di alluvione che, mancando in corrispondenza dei gradini rocciosi. si -a~larga in_ .una o più conche pianeggianti, assai di frequ~nte · n spondentl al fondo 'di antichi laghi, nelle quali s' incontran.o i più grossi villaggi. Si n0ta fra quelle di queste valli, che sono long itudinali, una for te differenza nei versanti a seconda che essi corrispondono alle testate od al piano degli strati ; tali differenze sono sensibilissime nelle vall~ ~i. Rhemes _ e . di Grisanche. Anche in tutte queste valli .c1 e da~o. d1 osservare lungo i versanti larghi rivestimenti morenici e belle terrazze, le quali però naturalmente ·sono interrotte in corrispondenza dei valloni laterali e vanno sfumando verso le testate dove si ' confondono col thal.weg. ~o ·s~occo delle valli laterali su quella princip~de ·a~~iene ~1 so:1to con ripide pareti lisciate dal grande ghiacciai.o . e ~·1vest1te a.Ila base e superiormente da depositi morenici; e appunto per questa circostanza che le strade che adducono nel loro interno, poco dopo essersi distaccate dalla ro~abile che percorre la Valle cl' Aosta, quasi sempre s1 rnerp1cano serpeggiando su ripidi pendii o su alte muragli.e n~lle quali spesso sono tagliate a colpi di mina, per ·po1, g 1~nte ad una certa altezza, proseguire lungo il torrente risalendolo ora a mezza costa sopra il thahveg, ed ·9ra a livello delle sue rive. CONCLUSIONE.
Ria.ssumendo quanto è stato detto nelle pagine precedenti si può ri petere che la Valle d'Aosta la di cui· intima ·struttura è dovuta ai successivi processi genetici che diedero _o rigine. a~le Alpi Occidentali venne assumendo l'aspetto che ha ogg1d1 attraverso ad n n lunghissimo periodo di tempo durante il quale, per opera delle con·enti p1'eglaciali, si a"udarono dapprima accentuando le depressioni segnate dalla tettonica o addirittura si formarono delle valli epigenetiche,
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indi si estesero i ghiacciai scolpendo i versanti ed il fondo ,delle valli e deponendo morene, poi l' atluvione riordinò in -parte i materiali glaciali e lasciò i suoi depositi, senza che mai l'e,·osione m,eteo1·ica abbia cessato di demolire le creste accumulando ingenti masse di detriti. Il paesaggio ~tttuale insomma integra i tre fattori rap•presentati dalla tettonica, dalla natu1·a delle 1·occe e dalla .e1·osione, fattori che vennero snccessivamente esa,minati nelle l oro manifestazioni.
CAPITOLO
II. - Le acque.
ID ROGRAF IA S OTTERRA N E A.
.
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Sm·genti. - L e acque mebeoriche o di fusione delle nevi ,e dei ghiacci, filtrando attraverso ai manti detritici prove'llienti dall'alterazione super:6.ci.ale delle rocce, alle frane ed ,a i depositi morenici ed alluviali ; e scorrendo fra questi e .le masse rocciose sottostant i, fopnano veli acquiferi che ..alimentano numerose sorgenti. Di queste la valle d'Aosta ,è così ricca, che oltre all'esservi adoperate per gli usi do.mestici e p~r l' alimentazione del bestiame, sono spesso ,utilizzate per l' irrigazione, non solo nelle zone inferiori, ma anche, e specialmente, nella regione dei pascoli alpini, ,dove se ne trae profitto derivandole, per mezzo di complicate .Teti di piccoli canali, sino a condurle ad irrigare estese praierie . che senza di ciò inaridirebbero. I pascoli dei vallon1 .di Ohavannes e di Youla presso la Thuile, e quellì di Planaval e Vertosan sopra Morgex ed Avise, che si trovano in regioni povere di nevi e di ghiacciai, sono appunto in .gran parte irrigati con acque di torrentelli ch e scaturiscono .dal suolo ed a tale sistema di coltivazione debbono la loro fertilità. Le fonti più copiose, pertanto, si incontrano nelle vici'nanze dei grandi ghiacciai e sono prodotte dalla infiltra.zione delle acque di questi attraverso ai detriti morenici;
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NOTE GEOGRAFICHE
così moltissime ne zampillano alle falde del monte Bianco1 dove fra le altre, ricorderò quelle veramente notevoli di Frébouzie, di Prà Sec e d i Petèret (1), ed in tutte le regioni. nelle quali abbondano masse glaciali, come nei pressi del Ru tor, del monte Rosa e del Gran Paradiso. La Valle d'Aosta è inoltre rinomata per le sue sorgenti minerali, alcune delle quali si vuole fossero già conosciute dai Romani, ed è appunto l'esistenza di tali sorgenti cong iunta coll'amenità dei siti, che ha rese celebri le frequentatissime stazioni alpine di Courmayeur, di Pré St. Didier e di St. V incent (2). IDROGRAFIA SUPERFICIALE.
.I ghiacciai. - Poche regioni delle 'Alp~ possono competere con quella che qui si considera per numero ed estensione di ghiacciai, alcuni dei quali presentano apparati così perfettir da servire mirabilmente allo studio delh1 dinamica glacia.le e da essere spesso ricorda.ti nei trattati di fisica terrestre comeesempi tipici; non molti, purtroppo, al]' infuori dei piLl grandi, trovarono illustratori e piuttosto scarse sono le notizie che si hanno intorno alle loro oscillazioni (3). Secondo il Baretti (4) l'area occupata dai ghiacciai ascende, nella valle cl' Aosta, a circa 298 chilometri quadrati, dei quali la più grande porzione spetta ai gruppi del monte Bianco e del Gran Paradiso ed alla valle del Buthier; è da notarsi come solo una piccola parte dei ghiacciai del monte Rosa si trovi in territorio valdostano dove, in com1>enso, è rappresentata; nella valle di Gressoney, dal magnifico ghiacciaio del Lys, ed in quella di Challant, dai ghiacciai di Verra e della
Ventina (1). Oltre a questi del monte Rosa, ·fra i ghiacciai più importanti, ricordo: quello clell'Allée ~lanche, i d~ cui seracchi, in altri tempi, cadendo nel lago cli Oombal, v1 gal~ leggiavano a guisa di icebe1·gs in miniatura, simili a quelli che oggi si vedono sul lago di :M:erjelen presso l'A.letsch nella Svizzera; il ghiacciaio di Miage (2) che, formato da quattro' correnti, ha una superficie. totale d i ~o. chilometri quadrati ed è rivestito e fiancheggiato da bellissime morene sulle quali stanno incastonati piccoli laghett i e ~orgono macchie di conifere e rovine di antichi trinceramenti; la Brenwa, o-hiacciaio che, soggetto a forti variazioni, e molto cono;ciuto perchè vicinissimo agli abitati, forma nella sua _parte media una grandiosa cascata d i seracchi dalla quale eh co~tinuo precipitano valanghe (3) ; i ghiacciai di Frébouzie, di Triolet e di Pré de Bard, tutti nel gruppo del monte .Bianco e, da questo, scendenti sino al thalweg delle valli di Veni e Ferret che, in parte, percorrono tuttora od occuparono in epoche 11011 n'lolto remote, come ~ dim~strato dalle numerose e ben conservate morene che vi lasciarono. All'infuori del o-ruppo del ·m ont.e B ianco, pel versante italiano del quale si ha uno sviluppo cli 55 chilometri quadrati di bo-hiacci ) sono specialmente n otevoli : i ghiacciai di Money,. . di Gran Crcmx e della Tribolazione, che, insieme ad alt n minori, coprono, nel gruppo del Gran Paradiso, u~a superficie di 30 chilometl'i quadrati, forinando un fefro cl1 cavallo racchiudente il selvaggio vallone di Valnontey (4), asilo favorito degli ultimi stambecchi; i ghiacciai di Moncorvé, del Gran Paradiso, di Lavaciù, di l\fontandeyne e dell' Herbetet, ri) e
.mo lil:ri d'acqua a l secondo. Notizie into rno alle acque minerali della valle d'Aosta si hanno nella Guida 'illusti·ata detlci valle d'Aosta, cli RA·ni e CASAl'.OVA e nei Brevi cenni sulle acque 111ine1·ali ed in pa·r ticotm·e su.Ile acc1ue di Courmaywr e di Pté St. Didiel', del dottore V. SANTANERA (Torino, {879) . (3l Vedasi i11 p roposito la relaz ione del prof. F. Pon110. - Sttll'oJ)[)ortmiilà che le va(i) La sorgente <Ji Pétéret dà a n efflusso di
(2)
1·iazioni dei ghiacciai italiani siano Ms(ematicàmente st1.ulir1te e sulle ricfrche iniziate a tcite scopo, negli atli del Il Congresso geografico. Roma, l.895. (,',,) Geotogiii della provincia di Torino.
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NOTE GEOGRA lì'JCJJB
Per le descrizioni di qu es ti glt it,cciai vedans i :
n. VALLINO, Biella iS90,
e
di~·
,!/onl,e llosn e Gressoney, S ELL A I ghiacciai cli Vena e della Vent-rrw, d 1 MA l\ n.1.1.1. To-
rino, {887. . · · d l (2) Intorno a l ghiacciaio cli ~liage vedasi lo studio del BA n1>TT1. - 1l O111actia.,o e ,lliagc. Torino, ·1880. . ti , , (a) Del "hiacciaio della Drenwa trattarono il FounEs ( Occasionai 71apers on ie 11ieoi·y or Glaciets) ed il AÌAIIENGO (~fonografia del ghiactiaio delta Bnmwn) nel Bollettino del
c. A. I. del
188i.
l' .
vallone di Valuon tey forma oggetto di uno studio de l prof. Vnw,1.11> ( .ormo, t890). 1ghiacciai tutti del Gran Paradiso vennero, poi, sist.ematicamente stud,at, i.~ d.ne (4) 11
campagne glaciologiche dei professori PoRRO e DRU!i:TTt, t dt cui r,sul tat, sono , ,re, nei Bollettini del Club alpino italiano del .tS96 e {897. !8 -
ANNO x1.n.
,t,
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NOTE GEOGRAFICHE
NOTE GROGRAFJCHE
che rivestono i fianchi del Gran Paradiso verso Valsavaranche (l); il Rutor (2), largo e facile ghiacciaio che con un seguito di dolci pendii e pianori si distende fra la valle della Thuile e quella di Grisanche; infine, l'alto e basso ghiacciaio di Za de Zan e guello delle Grancles Murailles che. fiancheggiati dalle arditissime vette dei. Jumeaux. della Dent d' Hérens e del monte Brulé chiudono, con circo imponente, il bacino di Prarayer nell'alta Valpellina (vi:tlle di Bionaz) (3). Un considerevole sviluppo cli ghiacciai si ha anche nelle valli di Grisa.nche, di Rhemes e di Tournanche, dove essi raggiungon o una grande estensione, specialmente verso le testate di queste valli. Per dare un'idea dell'importanza idrografica dei ghia,eciai della valle d' A.osta riporto alcuni da ti forni ti dal B11.retti (4), dati sui quali mi riservo cli ritornare più ii1nanzi: . . Superficie totale dei ghiacciai kmq. 298,n Massa glaciale calcolata sulla base di un medio spessore di 40 metri . mc. 11940 milioni Ablazione an nua per uno spessore di 3 met,ri . » 895,500,000 Alimentazione acq uee.t media al secondo » 28)397 Ablazione giornaliera estiva in base a metù 0,07 al g iorno. » 20,895,000 _A limentazione estiva per secondo » 241,826
ui;
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, I lcighi. - Quasi tutti di origine glaciale, i laghi aostani, data la loro piccola estensione, non esercitano una grande influenza . sul regime delle correnti, se si eccettuano quelli di dombal (1) e del Rutor (2) soggetti, per la loro dipendenza da grandi ghiacciai, a. considerevoli cambiamenti ed, il secondo, causa di terribili inondazioni che devastarono la valle di La 'rhuile; non hanno ne1nmeno importanza militare (3), . ma tanto contribuiscono a rendere attraente il paesaggio col terso specchio delle Joro acque dai colori C'ang ia.nti, che credo oppor tuno di almeno menzionare i principali. Seguendo la classificazione proposta dal prof. O. Marinelli (4) noto che scarsissimi sono i laghi vallivi, fatle essendo soltanto quello di Comba.1 che, formato da sbarramento morenico, è in gran parte ridotto ad una melmosa palude; abbondarono invece tali laghi in passato, ma scomparvero in seguito al colmataggio operato da.lle ·alluvioni, come oo·ii~ ebbi oceasione di accennar e. I laghi che si possono ascrivere alla categoria dei laghi di ci1'Co sono invece n umerosi e Rm i più belli ricordo quelli di Verney e del R ut or nella valle della 'rlmile, di Licone e di P ierre Rouge, .a nord ed a sud di Morgex, di S. Grato in Y algrisanche, di Rossetto e del Nivolet in valsavarnnche, vari laghetti intorno al Mont,e Emilius, il lago Miserin nella valle di Champorcher, quello del Gran S . Bernardo sul coJle omonimo di Fruclrière nella valle di Challant, tralasciando di parlare eh tutti i laghi più piccoli sparsi sino ad altezze )
(IJ Una. trnona descrizione) <lei grnppo de l Gran Paradiso e dei suoi ghiacciai , è dovuta al VAcc,1noN1, e venne [JUhblicata in occasione del !?6° Congrns,;o alpino (Gni11po del Gran Paradiso, 'l'orino, !894). (2) Sulle variar. ioni del ghiacci,iio del llutor consu ltisi lo scri tto rtel BAM't'TJ (Il lago del fl,i.tor, To rino, !880) ed intorno al la descriziom~ alpinistica, il lavoro del BoDBA (In Valgi·isanche, Torino, !89!). , (3) Questa in tcre.Ntntissitlla regione forma o::rnettofl i u na bella monog-rafìa cnmpilata ,:lai signori- CAN1.io, V1GN,1 e M<>N n1N1 (ved i Bollettfno del Club alpino ilali,mo pel i899: -Jn Valpellina) accompagnat,c da una cart(l. al 50,000 e da numerose fotografie. (t.) Geologia della 1wovincia tli To1·ino, parte Il
r.
(i) Vedasi il càJ) ilolo VII de llo studio del llAHETT• snl gh iacciaio del Mia~e e quanto 1o stesso au tore rif!lrisce a pag. 5->8 della (;eotogic, <letla provinci a <li 'l'orino. (2) V . BAIIETTJ . - Op. cit. sul Layo del 1/-utoi·. (3) 11 lago cli Combal pare ~bbia serv ito a sbarrare mil itanM ntc la valle di Ven i, ed a tale scopo ne ,,en ne elevato il li vello con una diga. (4) O. MAHJNELL!. - Sull'opp o1·lunità di stabilire ima c/.assi{ìcazione g~nernle ed -una relativa numencl atara dei l agh.i , basata m c·l "iieri geogr afici. Atti <lei li Coni:: resso Geografico Ita liano. Roma, !.895. Questa classi fì cHzione è ri por ta ta a pagina 285 -dell'opera citata del colonnello Po,1110.
:!\OTE GEOGllAFJCHE
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NOTE GEOGRAFICHE .
L a rete ichografica della Valle d'Aosta comprende un ramo principale, o collettore delle acque, rappresentato dalla Dora Baltea, e vari rawi secondari che sono i suoi affluenti e sub-affluenti. Alcune di questo correnti hanno origine da un solo corso d'ac-iua, che in genere ~ un torrente di scarico di qualche ghiacciaio, altre, invece, sono formate dal concorrere delle acque di torrenti che scendono da due o più valloni; è quest'ultimo caso il più frequente, e si verifica per la stessa Dora Ba.ltea formata dai due rami che si riuniscono ad Entrèves dopo avere raccolte le acque dei ghiacciai del Monte Bianco. L'andamento generale dell'alveo della l)ora è da ovest ad est sino a Chatillon, indi da nord-ovest a sud-est fra questa città e lo sbocco nell'anfiteatro d'Ivrea. Da Entrèves sino a Villeneuve la valle è ristretta e l'alveo è talora rinserrato fra pareti quasi verticali come alla Pierre-Taillée e presso Avise; l'unico tratto abbastanza ampio è quello compreso_ fra Morgex e La Salle. Da Villeneuve, sino a Chatillon, la valle si allarga e raggiunge nel fondo un'ampiezza massima di 2 chilometri in corrispondenza di Aosta, e la corrente, per la presenza delle conoidi che si trovano allo sbocc0 delle valli laterali assume un andamento sinuoso e racchiude delle isole. Da Ohatillon la Dora entra schiumeggiando nella gola di Montjovet, l'attraversa e, sceso il gradino di rocce verdi che qui notammo, percorre la pianura di Montjovet-Honei si incanala nella stretta breccia sbarrata dal forte di Bard per passare, dopo breve tratto) nel bacino ad imbuto che preludia alla pianura intramorenioa di Ivrea. Il fondo dell'alveo è costituito da gra.ndi massi fino a Pré S. Dic1ier; indi diventa ghiaioso nei tratti larghi e pianeggianti, e roccioso e fortemente inclinato nelle strette dove dà luogo a rapide i Ja sna larghezza varia da un minimo di 10 metri ad un massimo di 100; la lunghezza è cli chilometri 85,7, fra Entrèves e Pont S. Martin; la pendenza media, fra questi due punti, è dell' ll. 28 per mille, la massima del 46. 54: per mille fra Entrèvcs .e Pl·é St-Didier, la minima del 3. 33 per mille fra Montjovet e Bard.
cho, come per quelli nominati, si aggirano fra i 2000 ed i 2800 metri, ed in tale quantità da portare la somma dei laghi valdostani a 140. Ai laghi che il Marinelli chiama nio1·enici appartengono quelli dell'anfiteatro di Ivrea, fra i quali, quantunque sortano dai limiti della regione che qui si considera, debbono specialmente notarsi i laghi int1·a1n01·enici di Candia e di Azeglio, residui di un unico lago occupante tutta la zona, intramorenica. (1), e quelli di Campagna, Sirio e S. Michele che l'erosione glaciale scavò a nord-est d'Ivrea, nella diga amfìbolitica che in questa direzione sbarrava ·il grande ghiacciaio di Valle d'Aosta. :{:
** Le con·enti. - La parte grandissima avuta dall'érosione nel foggiare i monti e le valli spiega perchè nella nostra. regione, come del resto accade per molte altre valli dello Alpi Occidentali, lo spartiacque non cona parallelamen te alla direzione dell'asse tettonico delle catene, ma passi dall'una all'altra. delle zone del Diene1·, ora seguendone l'andamento, più di frequente, invece, tagliandole quasi normalmente. Così possiamo notare che mentre la linea spartiacque fra la Valle d'Aosta e quella dell'Orco ha la stessa direzione dell' asse del Gran Paradiso, questa condizione si ripete, lungo lo spartiacque principale, soltanto in corrispondenza: del nfonte Bianco, fra le valli di Veni e Ferret e quella dell'Arve, dell'ellissoide della Dent Blanche, fra la Valpellina e la valle di Bagnes e di quello del G. Paradiso, fra. le valli di Gressoney e di Zermatt. Questo fatto, che è reso evidente n ella cartina delle zone oro tettoniche (fìg. 1n) fa sì che la Dora Baltea, ·1a quale ha origine da un ellissoide della zona del Monte Bianco, incida succe.ssivamente le zone del Brianzonese, del Monte R osa e quella am:fìbolitica d'Ivrea. ( t) Vedi MA11co. -
D escrizio11e dell'anfiteatro more11ico d.' I vrea .
277
t
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NOT E GEOGRAFJOHE
Le variazioni nelle dimensioni della corrente non sono 11 .·_ . , Jevan t 1, pero, essendo questa alimentata da O'hiacciai. f · _ "b 'l· o , 1e . quen t 1 .e sensi 1 1 sono lo varianti del suo volume d'acq · , ua n el le d1v~rse ore del giorno, a seconda della maggiore O minore _fond1ta delle nevi; inoltre nei periodi di piena il finme straripa nel tratto conispondente alla pianura Aosta-St-Marc~l, formandovi_t erreni acquitrinosi nei quali è sviluppatissima la vegetazione arbustacea; in tali peTiodi l'altezza. dell'acq na sul pelo di ~nagra, è cli metri 2. 52 (1). L a ~orta~a me~ia annuale della con en te ò di mc. 215, la medw. estiva di mc. 250, la media invernale di mc. 50 la portata di massima piena di mc. 2000. Confrontan<l~ questi dati con quelli p iù sopra esposti relativi a.Il' ablazione glaciale, si vede che la media portata estiva 250 metri cubi si. avvi~ina alquanto all'alimentazione estiv~ di 241,826 mo~ tn cubi per secondo, si potrà quindi osservare, col Ba.retti che t~le portat~ si avvicina assai a quella dipendente dall~ sem~ltce ablaz10n~ g lacial~ e che quindi sì devo disperdere, specrn._Ii;1ent c per mfiltra.z10ne, la massima parte di quella qua~t1ta d'acqua. che si ha dalle precipitazioni meteoriche fuon delle zone occupate dai ghiacciai. _Le _piene più importan ti corrispondono all'epoca dello s~~oghme~to d~l~e nevi ; i periodi di magra principa.Ie ai mesi pm freddi dell inverno, quando l'ablazione O'laciale è minima ed i torrenti nelle alte valli sono congel;ti; in primavera ed autunno hanno luogo le magre secondarie. L a D ~ _se~pr e inguadabile, salvo in qualche punto tletta'parte supenore del suo corso e nel tratto compreso fra St-Marcel ed .Aosta, d ove, ramificandosi, ha minore velociti1 · molti ponti: però, mettono in comunicazione le r ive del fium~ special1:nente i_n corr~spondenza dei villaggi sparsi lungh'esso; parto d1 q uesti ponti sono in m uratura, parte in leo·no · di ferro tutti quelli attraversati dalla ferrovia Ivr ea-Ao~ta.' La
NOTE GEOGl! A FWITE
\
1.
~I) Qu~sli? ed _i _seguenti_ dati idrografici vennPro dcilotti dal gPomctra l, Brnno con os~en•az1~n r .ag!• 1<lrometrr del canale Cavo ur ed al ponte di Rondissonc. cioé a rochi ct11l omc1,·, d i distanza dalla confl uenza rlcll n Dora nel Po; avrehllcro quin di biSO"llo n, essere con trollati rn·c;so lo shocco rtclla Valle d'Aosta. "
,l
DoTa non è navigabile, le sue acque però rappresentano una vera risorsa, poìchè servono ad usi svariati, come alla irrigazione dei l;èneni, a, da.re .la forza motrice occorren te a molini, segherie, opifici, stabilimenti metallurgici ed impianti ùi illuminazione elettrica; inoltre in tutto il suo corso il fi Llme è r icco di pesci e, specialmente) di trote eccellenti. Le valli degli affi.uen,ti della Dora sono normali, o quasi, alla valle principale; fanno eccezione quelle di Cogne, di Champorcher e di Valpellina cLe, rispetto a questa, hanno andamento assai inclinato ed in a lcuni. tratti, quasi parallelo; del roRtO le particolarità t ettoniche di queste valli, all(;l quali ho già accennato, sono indicate dalla tav. IIJ, e veune pnrc messa in rilievo la loro stn1ttura a ()'radi nata,_ ciò eh~ tatt icamente è assai interessante. I torrenti t ributari della Dora r ipetono ueJla forma e nell'andamento dell'alveo gli stessi caratteri osservati per la corrente principale; il fondo è a grossi macigni nella parte superiore, ghiaioso nel le conche, roccioso in corrispondenza <lei gradini; la larghezza dell'_alveo varia fra un minimo di 2 metri, 11elle strette, ed un massimo di 20 nei tratti pianeg gianti; la conente, lenta in questi ultimi, degenera. in rapida nei punti più ristrett i della vallata, qualche volta formandovi delle cascate. Il t orrente presso alla sua con fluenza nella Dora è per lo più rinserrato fra alte pareti in slret ti corridoi, all'uscita dei quali corrisponde l'apice della conoide cli t1 eiezione che esso forma. Questi corsi d'acqna, qua.s i sem pre inguadabili, possono essere attraversati con qualche facile ripiego nei tratti di valle pianeggiante dove, d i solito abbondano anche i mezzi occorr en ti per la costruzione d i ponti occasionali; i ponti fissi sono oO'eneralmente in legname, nell'interno delle val-. late, in muratura. invece presso il loro sbocco, laddove molti c1ei torrenti tributari sono attraversati dalla grande l'Otab1le che segue la Dora. L e acque dei torrenti servono agli stessi usi indicati per quelle della Dor a e sino dai tempi più. remoti vennero specialmente utilizzate per l'irriga zione e come forza motrice;
280
21,1
NOTE GEOGRAFICHE
NOTE GEOGRAFICH E
pa.re infatti che i Salassi, primi abitatori della regione, derivassero le acque dalla valle di Cogne per trattare il minerale di ferro di una miniera che si trova a Gressan presso Aosta; dei Romani rimangono i bellissimi acquedotti di Pont d'Ael e di Porossan; del Medio evo quelli che dalla valle 'l'ournanche portavano le acque della Marmore a, fertilizzare le pendici di St-Denis, Verrayes, Chatìllon e St-Vincent. Il più notevole acquedotto della valle d'Aosta si trova nella valle di Challant, deriva le acque che scendono dal vallon e delle Cime Bianche ad un'altezza di 2050 metri, scende con una pendenza del 2. 50 °/0 sino al colle di Joux, lo attraversa per irrigare il territorio d i. St-Vincent sviluppandosi su cli una lunghezza di 20 chi lometri.
pelli capaci di ardite scorrerie. Tale necess~tà, ~he è g~ne: rale per quasi tutta la frontiera delle Alpi occidentali, s1 manif e(>ta al massimo grado per la regione aostana, nella quale il confine politico corre assai di frequente su altissime creste dominanti lunghi e difficili g hiacciai.
CAPI 'l'OLO
Il clima.
Osservato·ri mete01·ologici. - La raccolta dei dati meteorologici è nella valle d'.A.osta eseguita specialmente per cura degli osservato1·1, che si trovano al Grande ed al Piccolo San Bernardo, a Cogne, ad Aosta e ad Ivrea, e di circa 20 stazioni pl1wiornet1·iche; esistono inoltre due capanne-osse1·vatorio situate a grandi altezze sul monte Bianco e sul monte Rosa, e sono: la Capanna Yallot allE? Bosses du Dromadaire (metri 4365), e la Capanna Regina Margherita, sulla Pnnta Gnifetti (metri 4559); la prima, costrutta per cura dello scienziato francese Vallot (1), la seconda dal Club alpino italiano (2). Oertame!1te i dati che saranno raccolti in questi altissimi rifugi della scienza, coordinati con quelli forniti dalle
**,;:
Mentre la direzione dei corsi d'acqua segna quella delle migliori vie di comunica.zione attraverso all'ostacolo alpino, l'elemento idrografico per sè stesso rappresenta un serio intoppo al procedimento delle operazioni militari, sia che queste si svolgano sul fondo delle valli, dove torrenti impetuosi e spesso profondamente incassati separano le forze che agiscono sugli opposti versanti, sia che esse abbiano luogo nelle alte regioni dove i ghiacciai sbarrando i colli, oppongono gravi difficoltà al valico · delle creste per parte di grossi corpi di truppa. Per superare l'ostacolo opposto dai ghiacciai occorre procedere con cautele che costringono le colonne ad allungarsi enormemente, di più sul ghiacciaio i movimenti sono ristretti al massimo grado dall'esistenza di crepacci o di seracchi ; si può dunque dire che qualsiasi reparto, nel traversare un ghiacciaio, trascorre un periodo critico durante il quale non può svolgere con effieacia la sua azione tattica; da ciò la necessità di avere nelle stesse truppe alpine degli elementi scelti, abituati con speciale allenamento, a percorrere ghiacciai e rocce difficili, sì da potere all'evenienza servire da guida, oppure a fornire drap-
III. -
.:..
(I) Nell'osservatorio d! lle Bosses, s i procede dai signori VA LLOT, ad una serie di stu.-li meteorologici, fisici, glacio logici e topografici che rormano oggetto della interes,ante pubb lica1.ione, Annales de l'observatoire mètém·ologique etc . dii mont JJlanc recentemente premiata dall'Accademia delle scienze di Pa,·igi. Sull a stessa v~tta de l monte Bianco venne ino ltl'C costrutto nn osservatorio astronomico destinato a ricevere degli apparecch i che serviranno specialrnen Le alle ricerche spettroscop iche. (Vedi Annuaire dn Club alpin frança.is, Parigi , 1891-92-93·94). (!) L'o,servàtorio , Regina iforgherita • ha già serv ito agli stud i fisiologici del proressore A. Mosso pubblicati col titolo Fisiologia deU'uo1no siille Alpi (2" edizione, Torino, 1898), a quelli chimici e l)atterio logici del prof. G1AC0SA , Indagini s..Ut. acq1,e e sulle nevi delle alle regioni (Bollettino Club alpino italiano, i89i> -96), alle misure asso lute del calore solare, eseguite dal prof. l\1zzo (!897), e verrà, quanto prima, fornito d i tutto il materiale occorrente pe,· le osservazioni meteorologiche. Intorno ali' importanza cli tale osser l'iitorio vedasi l'articolo del prof. Ponno ne l Bollettino del Cbrib alpi110 italiano del !890. Un osservatol'io venne inoltre rondato, sino dal {871, al colle di V,1.ldol>bia{2479 met.r i) fra la valle di Grcssoney e La Valsesia, per cura della sezione d i Varai lo del Club alpi1,o ilaliano · "li utllciali delle truppe Alpine poi, nelle escurs ioni, prendo no nota dello stato 'ciel ' cielo e della. temperatu ra, i rifug i rii mont(tgna sono fornit i di termo1netri a massima e minima e nei forti di sbarramento d.ella frontiera occidentale, ,·enne, o stab ilitb delle stazioni term()-pluv iometriche.
282
NOTE GEOGRAFICHE
NOTE GEOCRAFICHE
3° Non sempre il forte e rapido elevarsi del barometro indica bel tempo, chè spesso, anzi, quando ciò avviene dopo una stagione calda od umida, questo movi mento può indicare pioggia o neve; 4° Il salire lento e normale del barometro indica tempo migliore. I venti del nord-ovest sono quelli che maggiormente investono la nosta zona; essi urtando contro b barriera alpina si abbassano, si infrangbno e, deviando nelle valli ~ nei valloni incontrandosi e rimbalzando contro le pareti della mont~gna, degenerano in bufere ed uragani tetribili, causa non infrequente di disastri; sui colli tali venti, alzando turbini di neve, formano la tormenta. Per oo·ni valle o vallone la direzione del vento rimane pressochè. costante e la sua violenza,, mentre è p~co ~eusibile nelle conche riparate, diventa t alora straordmana nelle strette ed allo sbocco, dove spesso si formano delle vere trombe. Al Grande ed al Piccolo San Bernardo dominano i venti del primo e del terzo quadra.nte: ~ssendo tali colli aperti verso nord-est e verso sud-ovest; a Cogne: la vallata, SJ. apre verso il nord-ovest, quindi domivano i venti. del nord-ovest e del sud-est ~ .A.osta, aperta verso l'est e verso l'ovest, ~ sotto l' influenza del levante e d0l ponente: mentre gh altn venti correndo nelle alte regioni vi mantengono l'atmosfera libera dai vapori; a Ivrea sono frequenti i venti del quart~ quadrante ed i più violenti soffiano appunto dalla valle d1 A.osta.
stazioni _iùJeriori, permetteranno in seguito di trarre n uove deduzioni intorno alla meteorologia alpina in generale, ed a quella della valle· d'Aosta in particolare; per ora però l 'unico lavoro concreto che si pa intorno a.I clima di questa regione è quello del padre Denz a sulla Cliniatologia Valclostanct, edito nel 1877 e basato su cli osservazioni esegui te nel quinquennio. 1871-75; a tale lavoro m i riferiseo trattando questo argomento.
P1·essione e ·-cent-i. - . Le correnti bufrascosè proveni enti dall'Oceano Atlantico e dirette dall'ovest e dal nord-over:;t, verso il sud-.e st, attraversata: l'Inghilterra e · la Francia., prima cli entrare in Italia, urtano contro la barriera delle Alpi e vi perdono assai della loro forza e velocità; questo urto è in gran pltrte ·sopportato dai monti che formano la valle d'Aosta e le stazioni meteorologiche che vi si trovano, data la loro posizione, sono quindi le prime ad avver tirei degli uragani che minacciano la Penisola. Questi venti impetuosi spirano di preferenza durante i mesi dell'inverno e, nella regione aostana, sono le st azioni pi.ù alte del nord e dell'ovest che ne risentono in maggio1· grado la vìolenza; ivi perciò la colonna barometrica è più fortemente agitata che n~:m nelle ·regioni inferiori, le quali. ne rimangono ript1rate; nell'estate, invece, predomin:ano le r.orrenti del sud e del nord-est e così le regioni del nordovest, in _tale stagione,' restano tranquille; le medie baromoti'iche più alte si hanno, quindi, nei mesi estivi e le più basse nell'in verno, e la differenza delle medie fra le varie stazioni cresce coll'al tezza. Pert.anto dalle osservazioni fatte nelle · stazioni valdostane si potè dedurre che, come del resto accade in a.ltri sit i: · 1° Un vento più o ~eno impetuoso ' è annunziato dai forti e rapidi abbassamenti del · barometro; 2° La neve, la pioggia o ìl cambiame~to di stagione, sono indicati dal · lento e continuo abbassarsi della colonna barometrica;
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Tem,pe1·at1.wa. - - La temperatura di una regione, dipendendo oltrechè dalla sua posizione geografica, d1.i circostanze ' . . . ' locali assai complesse fra cui principalissima l'esposrn1one, e noto come in t aluni siti delle Alpi il clima sia assai menò rigido di quello clrn l'altezza e la latitudine farebbero pr~vedere. Fra questi paesi favoriti è la valle d'Aosta, o meglio sono quelle regioni di essa che, giacendo sulla sinistra riva
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NO'rE GEOGRAFICHE NOTE GEOGRAFICHE
della Dora, mentre sono rivolte a sud, restano riparate dai rigidi venti boreali. Il dicembre è il mese più freddo per le stazioni più elevate; si ha spesso, però, una tale recrudescenza di freddo nel mese di febbraio, che la media termica di questo mese diventa talora inferiore a quella dei precedenti; per Ivrea e per Aosta il mese più rigido è il gennaio. Dal mese di marzo il termometro sale fino al luglio, con una interruzione che corrisponde al mese di maggio; nel luglio si ha il maxirnMrn della temperatura, la qmtle scende con forte diminuzione fra l'estate e l'autunno. Le stazioni più fredd e sono le più elevate del Grande S. Bernardo, del Piccolo S. Bernardo e di Qogne. Al Grande S .. Bernardo il t ermometro scende sotto lo zero in tutti i mesi dell'anno e il lago, che trovasi presso FOspizio, non disgela che n el luglio; anche al Piccolo S. Bernardo il clima è assai rigido, la media della temperatura annuale essendovi sotto lo zero; e, in complesso, lo stess~ fatto si rimarca in tutte le valli degli affluenti di destra della Dora, dove la temperatura è più bassa di quella che comunemente si ha, a tali altezze, nelle nostre latitudini; fatto questo che, oltre ad essere dovuto all'esposizione, per alcuni siti deve anche dipendere dalla vicinanza delle potenti masse di ghiaccio che scendono dalle alte giogaie del Monte Bianco e del Gran Paradiso. La favo1·evole posizione della quale gode il bacino di Aosta procura a questa città un clima mite, mentre il freddo invernale n on vi si fa sentire maggiormente che a Torino e ad Alessandria.
Urniclità, pioggia e neve. - La distribuzione dell'umidità nell'atmosfera varia nelle diverse stazioni in modo assai notevole ; mentre il clima può dirsi asciutto pel Piccolo San Bernardo ed Aosta, è umido ad Ivrea ed al Gran S. Bernardo dove sono frequenti le nebbie.
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A_nche la pi?ggia ~ distrib;1~ta irregolarmente; si ha infatt1 una media massima nell mverno p er il Piccolo S. Bernardo, in autunno al Gran S. Bernardo ed a Cogne, in primavera ad Aosta; SLl tutta la zona poi, i giorni più piovosi sono dal maggio al luglio e dall'ottobre al novembre. Circa la quantità di neve caduta sappiamo quanto difficile riesca il determinarla con esattezza e quanto i risultati variino fra luoghi tra loro vicinissimi, in causa dei venti che l'accumulano in questa od in quella direzione; a ciò è da attribnirsi l'incertezza dei dati che si hanno e la poca attendibilità di certi apprezzamenti che se ne deducono. Rimane però constatato che la maggiore quantità di neve cade al Piccolo S. Bernardo, e che sui versanti esp~sti al nord e ad ovest sparisce più tardi che non su quelli rivolti a sud e ad est, sui quali perciò sono anche più frequenti le valanghe. Al Gran S. Bernardo n evica in tutti i mesi dell'anno l al Piccolo S. Ber.nardo le nevicate sono rare nel luglio e nell'agosto, ad Aosta non cominciano che in novembre per finire in maggio, ad Ivrea hanno qualche volta principio in ottobre. Si può pertanto ritenere che nella .nostra regione, come per altre delle Alpi, i valichi ,siano ricoperti di neve da sei ad otto mesi, per le altezze comprese fra i 1800 e i 2400 metri, e da otto a dieci• mesi per quelle comprese fra i 2400 e i 2800 metri. ***
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Ternpo1·ali e g1·andine. - « I temporali si preparano in montagna per sfogarsi in pianura» dice il Denza, ma quando scoppiano sui monti sono grandiosamente imponenti: le sca~·iche elettriche si succedono con una rapidità straordinaria, 11 vento soffia cou grande violenza sollevando turbini di neve e: sugli alti colli e sui ghiacciai, o nel bel mezzo di una scalata di rocce, chi ne p, sorpreso per la prima volta, per quanto co_raggioso, prova un'impressione di vero terrore. Pure questi temporali di montagna non sono così terribili, fanno più rumore che male e i valligiani, ben sapendolo, poco se ne
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NOTE GEOGl!AFICIU,:
curano, guarda.ndosi bene tuttavia da.l salire sulle più alte vette dove il pericolo esiste realmente, come è provato dalle tracce lasciatevi dal fulmine (f'olgo1·iti) . Abbastanztt frequenti nelle adiacenze del Monte Bianco e nelle valli degli affluenti di destra della Dora., specialmente al1o sbocco di quella principale: i temporali diventano assai rari nelle altre regioni. La grandine cade specialmente ad · Ivrea, mentre nell' in.terno della zona è poco frequen te e poco copiosa.
specialmente nelle regioni del nord-ovest, qualche giornata piovosa, disturbano ma non impediscono le escursioni. Verso la fine di settembre, in alto, intorno ai 2o00 metri, cominciano le nevicate, in novembre la neve .ha preso piede e la montagna assume un aspetto cli desolazione. le comunicazioni ordina.rie si limitano a quelle sul fondo d;lle valli, quando pure le valanghe non le interrompono, e an. che le grandi strade del Grande e del Piccolo S. Bernardo non sono praticate che dai pedoni. In questa sta2:ione., al disagio del freddo si ao·o-iuno-ono 0 0 o le difficoltà logistiche, la breve durata del giorno ed il pericolo di essere colti dalla tormenta, e le più facili escursioni diventano serie imprese. Non bisogna però credere che l'inverno sia il periodo peggiore per la montagna; spesso accade, anzi, ohe nei mesi di gennaio e febbraio l'atmosfera ·s i conservi limpida J)er molti giorni di seguito, cosa rara d'estate, la neve sia resistente, ed il freddo, per il fenomeno della inversione della temperatura, minore in alto che non sul fondo delle valli, ecl ecco perchè nella storia si hanno tanti esempi di operazioni militari brillantemente svoltesi in questa stagione e come diventa possibile agli alpinisti di raggiungere nel cuore dell'inverno le più alte e difficili vette (1). Coloro che percorrono la montagna in tutte le stagioni e che.. quindi ebbero occasione di fare dei confronti, sanno c?me ben peggiori dell'inverno sia.no l'autunno, per il cattrvo stato della neve e l' incostanza del tempo, e la primavera per la frequenza delle valanghe; del resto: per quanto cattive siano le condizioni della roontao·na o , tutto possono l'allenamento e l'esperienza (2) ; l'impiego delle racchette; o cerchi da neve, al quale forse un giorno s1 · ~
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NO'l'8 GEOGRAFlCHg
Stato del cielo . - Come in quasi tutti i pa.esi delle Alpi, così nella valle cl' A osta, le giornate sono prevalentemente serene nell'inverno e coperte nell'autunno, mentre in primi.ivera ed estate il numero dei g iorni sereni è pressochè uguale a quello dei coperti. Lo stato del cielo può qualche volta servire di guida nella previsione del tempo, ma l'osservazione non ha valore se non si è ad una certa altezza, poichè spesso accade che, specie nella stagione calda, sul fondo delle valli stazionino dense . nubi che poi rapidamente si dileguano .appena il sole è un po' alto sull'orizzonte i altre volte le più alte vette emergono da un mare di nubi in un cielo limpidissimo che coll' inoltrarsi della giornata, di solito si intorbida per il sollevarsi di queste. Dovendo intraprendere un'escursione converrà sempre partire ass~ti per tempo, anche a costo di marciare per qualche ora della notte; si è così sicuri di trovarsi alla fine della salita prima che i raggi del sole, acquistando forza, abbiano disfatta la neve o sollevate le nebbie.
D'estate il clima non oppone alcun ostacolo allo svolgimento delle operazioni militari; è questo il periodo migliore per la montagna e va dalla fine di giugno, .epoca nella quale la neve comincia ad abbandonare gli alti colli, sino verso la metà di ottobre; la nebbia, qualche temporale ed· anche,
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(I) Verlansi a QtHis to llrOPOsi t.o lo stud io dol c,1µitano o" n oss1. - La guer;·a d'invemo sulle Alpi (Rivista Nilitarr. Italiana. {898) Pd i capitoli I X e Xl ilei: Pericoli q_eWalpinfamo dei signori 1•'101110 e RATT I (/Jollettino del Clir/J Alpino Italiano, Tormo, ·l$8SJ. (2) Maggiore u. li TNA . - Memoi·iale ver t'uf/ìcia.le sulle Alpi. Torino, 1900.
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NOTE GEOGRAFICHE
aggiungerà quello degli !ilei (1), un buon equipaggiamento ed una igiene scrupolosa nella nutrizione, possono permettere di. compiere marcie assai rapide anche nei mesi peggiori e con tempo cattivo. · Resta il pericolo delle valanghe e già qualche catastrofe è registrata negli annali delle Truppe Alpine; nia se disgraziatamente qualche drappello di arditi fu travolto (2), ciò n on valse nè a scuotere nei nostri soldati. il sentimento della loro forza, nè a far rinunziare alle escursioni invernali, che sono la migliore scuola delle truppe di montagna, scuola di abnegazione e di coraggio dalla quale dobbiamo aspettarci i migliori risultati per l'avvenire. Un'altra questione che si riferisce al clima. è quella del soggiorno nelle regioni elevate; comunemente se ne esagera l' inconveniente col credere impossibili g li accampa.menti od i bivacchi ad una certa altezza. Senza ricorrere ai numerosi esempi che si hanno di alpinisti che pernottarono sulle vette più alte, dirò come spesso accada nelle nostre escursioni di passare intiere settimane senza scendere al disotto dei 2000 metri e non rare siano le occasioni in cui ci troviamo a dover piantare le tende sopra i 2500 metri senza soffrirne affatto; la temperatura, d'estate, scende di poco sotto lo zero a quest'altezza e ritengo fermamente che in questa stagione non solo gli Alpini, ma qualsiasi truppa possa in pochi giorni abituarsi ad una lunga permanenza nell'alta montagna. Il clima, più che ostacolo, può dunque costituire un disagio al quale occorre temprarsi coll'abitudine di percorrere la montagna in tutte le stagioni, acquistando così quella confidenza in sè stessi tanto necessaria per c!i.i deve vivere una vita di continua lotta cogli elementi. Ostacolo diventa realmente alle grandi. operazioni guerresche, ciò che può anche costituire un prezioso alleato quando lo si sappia volgere, nella piccola guer ra, a nostro van h1ggio . . {1)
A. IIEss. - Gli
Maggiore O.
•si.i• norvegesi (Bollettino del C!itb Alpino Italiano. Torino , 4899) .
Gtì • sl,i • nella guerra à'in-ver110 sulle nostre Alpi. (Rivista Alilitare ltaUana. Roma, !900). Z AVAT'fARf. -
\2) Tenente G. ST1cc.A - Non si passa i Torino, i900.
CAPITOLO
IV. - La vegetazione.
In una regione nella quale la montagna ha versanti ripidi, sconvolti dalle frane, pres~nta_i:-ude ro~ce ed in non piccola parte è ricoperta da gluaccia1 e nevi et~1'Ile, _dov_e torrenti impetuosi percorrono il fondo delle valli ed 11 no-iclo e luno-o inverno non permette all'uomo di lavorare la t erra in guakhe mese dell'anno, desta meraviglia il trovare non solo grandi distese di prati e di boschi, ma anche larghe zone coltivate a campi, ad orti, a vigneti assai produttivi. La valle d'Aosta passa a ragione per una delle più fertili e ricche contrade delle A.lpi e deve que~ta farna, oltrechè alle sue speciali condizioni climatologrnhe, alla grande attività dei suoi abitanti che, a ciò eccitati dal possesso del suolo, hanno saputo strappare alla terra tutto quanto poteva dare, fermandosi nell'aspra lotta _imp_egn~t_a contro la selvaggia natura soltanto al piede dei ghiacc1a1, di macerie incoerenti, o di rocce' inaccessibili.
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Flora. - La flora ~valdostana è molto rinomata per le rare sue pi! nte, a.lcnne delle quali difficilmente è dato di trovare altrove (1); per facilitarne lo studio, ed a proteggerle dalla distruzione, è stato da qualche anno stabilito un giardino bot a:nico (2) presso l'ospizio del Piccolo S .. Ber.n ardo, nel quale le piante alpine sono raccolte e coltivate con grande vantaggio della scienza.
1ntomo all a no ra della valle d 'Aos ta hanno scri tto: CARR E1., ConnE:vo N, _Ji:cHA r,Lou, VA~c.uu, T1ss1ÉRE e<I altri ; vedansi a questo riropos1to specialmente la Notice botani11ue, nella Guide illustré de la. 1Jaltee <l' Ao.1te cli Go11RET e _B1cu (Torino t87i), Ja Fto,·a di Cogne del Sum (Torino, l 894.) ed il Catalogo delle piante sponta,;ee e coltivate nel 1897 alla Chanoitsia di VACCARI e PAVAntlsO (Aosta, !897)._ (2) A questo giardino botanico venne imposto, il nome cli _ch~1_iousia come ?m~gg1 0 al benemerito rettore dell'Ospizio, abate C.•·• C.hanoux, ali 1mz1at1va ect attmt.a del quale è dovuto. (t)
PAHI.ATOn~, SANTI,
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ANNO Xl,Y I..
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f'IU'J'JJ: OEOGl<AFICHE
Pascoli e p1·ati. - I pascoli, come già accennai, occupano specialmente le terrazze d'alta montagna e la parte superiore dei valloni (1). Coi pascoli confinano, in basso, i boschi, in alto, le sterili regioni di clappey, rocce e ghiacciai ; ma non sempre questo passaggio avviene bruscamente; spesso anzi acca,d e eh~ una zona di vegetazione arbustacea, di rododendri, mirtilli e pini nani, si interponga fra, il pascolo e le regioni limi trofe; mentre altre volte con disposizione a gradinata i boschi si alternano alle praterie e, al disopra dei pascoli., radi gruppi di tisiche conifere, abbarbicando le radici agli enormi macigni dei clappey, raggiungono quasi il limite delle nevi, spingendosi oltre quello della vegetazione arborea. Nella valle d'Aosta non vi sono che prati naturali ed i fieni dànno tre, due ed anche un solo taglio a seconda dell'altezza e dell'esposizione; i foraggi bastano appena alla nutrizione del bestiame raccolto nella regione, e si può ritenere che tutta la provvi sta ne sia esaurita quando le mandrie salgono ai pascoli, cioè al principiare dell'estate.
Bosclti. - Alla regione dei pasooli succede, inferiormente, quella dei boschi; il passaggio, ripeto, non è netto ma graduale talchè il bosco viene quasi sempre ad avere un contorno dentellato verso le creste, contorno che spesso assume la forma triangolare col vertice in alto, tale essendo la struttura dei talu,.s di frana, nei quali le radici, potendosi estendere, piì1 facilmente trovano alimento. L'abete resinoso, l'abete comune, il larice ed il pino, coprono 1'85 °lo dell'area occupata dai boschi (circa 40,000 et(I) La
dìstrrbuziono altiU1etrica dolla vegeta r.ione nella Valle <l'Aosl.a è la ~eg uente: golso . . . . . . . . . sino a 500 metri 800-900
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iOOO
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castagno. » 900-9a0 betulle . . da ;oo a {800 faggi . . . . . . . • . da 900 a ! 600 quercia sino a 1200 larice e pino . . . . . . ila 900 a 1.700 Al di,opra dei HOO metri pascoli cd arbusti.
, • •
Vito . . . . . . . . , . pomo, pero , ciliegio, pioppo
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.NOTE GEOGRAFICHE
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tari); il 15 °fo è dato dai faggi, dalle querce e da altre piante, fra le quali predominano gli ontani e gli aceri. I boschi si estendono specialmente sui versanti esposti a nord e ad ovest, mentre fanno difetto su quelli rivolti a sud e ad est, sui qua.li dal pascolo si passa quasi direttamente alla zona coltivata: un'estensione assai maggiore dell'attuale i boschi dovevano avero in passato,se si considera che i minerali della valle d'Aosta erano trattati sul luogo esclusivamente con legname ricavato dalle foreste locali. I boschi appartengono parte ai comuni, parte ai privati od a consorzi; fra le foreste più grandi va ricordata quella di Derby e di Morgex, la quale, quasi ininterrotta si estende sulla destra della Dora fra lo sbocco di Valgrisanche sino alla testa d' Arpy (sopra Pré St- Didier) che circonda. scendendo verso la Balme, nella valle della Thuile. Coltivi. - Qualche radura coltivata a segale, ad orzo ed a patate si incontra già nella regione doi boschi, ma dov~ i coltivi si estendono maggiormente è sul fondo delle valli e lungo i versanti meglio esposti; quivi non è raro incontrare la vite, che si trova persino a 1800 metri d'altezza sulle pe\lclici tra St-Pierre e St-Nicolas, ed i campi si alternano ad orti, a vigneti, a piantagioni di alberi fruttiferi. ora cinti da muricciuoli ed ora intersecati da una :fitta ret~ di cauali; la segala, l'orzo e le patate sono le piante da campo più coltivate, scarsamente inveco, e solo nella bassa valle, il frumen to, il mais e la canapa. I cereali in complesso non bastano ai bisogni della popolazione e perciò se ne importa una considerevole quantità.
*** Si può osservare come lo sviluppo della vegetazione nella valle d'Aosta non opponga speciali difficoltà allo svolgimento di operazioni militari poichè anche nella zona boschiva la praticabilità è resa facile da.i numerosi sentieri che l'attraversano.
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NOTF, GEOGRAFI CUE
NOTE GEOGRAFICHE
~e ~erò _1~ ve~etazione non rappresenta ostacolo alle operaz10:m rmh tar1, non è uepl_)ure, logisticamehte, acl esse di valido aiuto ed infatti, se si eccettua la ricchezza in leo-name la scarsità degli altri prodotti del snolo, specie dei :erea.li è tale da non permettere di provvedere colle risorse loc,ili alla vita dei grossi reparti .
ponti gettati sugl' impetuosi torrenti, nei tagli arditissimi praticati nella roccia per dar passaggio alle strade che adcl ucevano all'Alpe G1·aia ed al .Mons Jovis, ai colli cioè del Grande e del Piccolo S. Bernardo. Man mano che si sale, così como il paesaggio, gli uomini diventano pitL belli, e nelle alto regioni troviamo una razza affatto diversa da quella che popola il fondo-valle; qui predomina il tipo biondo, dal colorito:llorido e dalle membra vigorose, mentre l'intelletto è più vivace e pitt morigerati sono i costumi. Queste differenze di caratteri fisici, intellettuali e morali certamente hanno ragioni etniche e storiche, ma molto debbono anche dipendere dalla diversità dell'ambiente nel quale gli uomini vivono, diversità. che si riflef;te sulle loro occupazioni ed abitudini . D'indole buona, tonaci e perseveranti nei propositi, resistenti a.i disagi ed alle fatiche, conoscitori del1a montagna e dei suoi pericoli che con freddo coraggio sanno affrontare, i Yaldosta,ni, e specialmente quelli delle regioni più elevate, danno alle compagnie alpine ottimi soldati, iill'alpinismo guide fra le più intrepide che il mondo conosca.
CAP1-roco V. -
Elementi antropici.
GLI ABIT AKTI.
Cm·atle1·e degti abitanti. - Ohiunq ue percorra la valle di Aosta rima.n~ colpito dalla differenza dei tipi che incontra (1). Bruni di viso e di capelli e piuttosto gracili di forme, gli abitanti delle parti inferiori delle valli, ricordano la razza meridionale e fanno pensare alla fusione dell'elemento aborigeno dei Salassi con i Romani invasori che nell'anno 23° a. C., dopo accanite lotte, domati i fieri abi-' tatori, si resero padroni della regione assoggettandola ad un duro serva.ggio. Testimone dell'ultima vittoria si eleva in Aosta l'arco di Augusto, e nella città, e in tutta la valle, s'incontrano le vestigia del popolo conquistatore nei grandiosi acquedotti, 11eì (!) Nello SJ)ecchio seguenl~ sono contenuti a lcun i dati antropomnlrici relalivi ai mandamPntì della Valle di Aosta. Quesli dati vennero ricavati dall'opern: Antropometi·ia ·m,ltta,·e del dottore Il. I.IVI, -1ld ottenuti dallo spoglio dei fogli sa1,itari dei militari delle classi 1859-63 :
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I menodil,60 / dH,70 e piu biondo misto / hruno misto Aosta Cfl atil lon Oonoa1.. Gignod .
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Lingiia e dialetti. - L'origine gallica dei primi abitatori, il lungo dominio che Franchi e Borgognoni ebbero sulla valle d'Aosta nel periodo durante il quale nelle altre parti d'Italia si anelava formando la nostra lingua, l'essere questa. regione completamente segregata clalla pianura, sono le cause cho maggiormente influirono sull'adozione del francese come linguaggio della contrada, mentre l'attaccamento che i montanari in genere hanno per le vecchie abitudini, la resistenza che essi oppongono alle novità., ci spiegano il perchè la lingua francese seguiti ad essere adoperata. malgrado la conoscenza che oramai i Valdostani hanno del nostro.idioma(:i.).
(I) Uno dei piu ferventi 1>ro11ug11atori !lell':11>olizionc del france,e nclln ,alle d'Ao,ta, e stato il Vi-:oi;i1.1 RuscALLA che, nel 1861, pubhlico un opuscolo nel quale dopo a\'ere dimostrnla l'italianità dei territori di Pinerolo, Susa ec! Aosta. proponeva alcuni mezzi per a.brogaro la ling1w. frnnc~so in CJLleste rogi()n i. (Cfr. V1rn1m.1 Rusc,\1.1,A, - niritto e
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NOTE GEOG&.U'ICHJ.,;
NOTE GEOGRAFI CHE
i quali la montagna si mantiene sgombra dalle nevi, generalmente accade che gli abitanti si diano a mestieri diversi a seconda della stagione; del bisogno o delle loro speciali attitudini; una conseguenza di ciò è l'emigrazione temporanea che si ha su scala piuttosto vasta nella popolazione delPalta valle, che è diretta verso la Francia, e che dura, di solito, dal principio dell'inverno alla fine della primavera.
Più che ìl francese però, nella valle d'Aosta si parlano dialetti che il Carducci ascri ve al gruppo i talo-p1·oven.wle, l'Ascoli al franco-p1•0,venzale ed il Brunot ai dialetti della, lingua dell; « oc» cioè al p1·ovenzale; i patois della Valdigne (1) assomigliano a quelli della Savoia, mentre nella, parte inferiore della vallata abbondano le parole piemontesi ; a Gressoney che è abitata da una colonia germanica si parla il tedesco (2). Dati statistici. - Secondo i calcoli fatti in base all'aumento verificatosi fra il censimento del 1881 e quello del 1871, al 31 dicembre 1899 la popolazione del circondario di Aosta doveva ascendere a 83,873 anime ed avere una densitiL di 25,68 abitanti per chilometro quadrato, essendo la superficie totale di chilometri quadrati 3266. Tale popolazion e è divisa in 73 comuni che formano 7 mandamenti. I maggiori accentiamenti di popolazione si hanno nei paesi che trovansi nella valle principale e, specialmente nei comuni di: Aosta (7373 abitanti), Chatillon (2903 abitanti), S'. Vincent (2403 abitanti), La Salle (2385 abitanti), Qua.rt (2364 abitanti) e Nus (2186 abitan ti). In genere le valli che si trovano sulla sinistra della Dora sono più popolose di quelle che giacciono sulla destra del fiume e questo fatto molto probabilmente è da attribuirsi alle migliori condizioni climatiche di cui esse godono e, per alcune, anche alla loro maggiore praticabilità. Occupazioni degli abitanti. - L 'agricoltura e la pastorizia, occupazioni principali della popolazione, non potendo essere esercitate che in quei mesi dell'anno durante neces~ilà di ,,/!rogare it francese come ting·ua ufficiale in alctme vatti d-etla provincia ili Torino) . Intorno ai di;tletti della valle d'Aos ta vedasi la Noti ce philotogique che fa oarte de lla Gt,ide de la. vallèe d'Aoste di A. GollnET e U1cn (Tor ino -lS77), in essa si troveran no esemp i cJei diversi vatois ed idee diverg1nti eia quelle del CAnoucc1, dclJ'AscoL1 e del
c.
B11uxor, into rno all'origine di questi diale tti. (t) Ch iamas i Valdigne iJ tratto superiore della valle ili Aosta a monte della Pierrc Taillée. (2) Coosultal'c l'ope ra / Tedeschi sul ve,·sante me,·idionate delle Alpi del prof. A. G..1LANT1 (Roma, {885).
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.Ag1·icoltiwa e past01·izia. - La proprietà è estremamente divisa ed il prezzo dei terreni è molto elevato; di modo che il loro reddito si aggira intorno al 21/. e raramente raggiunge il 2 ½; questo fatto trova ragione nell'attacca.mento che i montanari hanno per il loro paese, onde assai di frequente accade che risparmi fatti all'estero a forv.a di dure privazioni, siano poi spesi in patria per l'acquisto di terre a prezzi favolosi. Questo frav.ionament o della proprietà molto contribuisco a mantenere fiorente Pagricoltura, e quantunque i cereali non siano sufficienti per il consumo locale ed anche il vino non basti al · bisogno della popolazione, si fa una discreta esportazione., di a.ltri prodotti a.gricoli, come patate, frutta nonchè buonissimi e rinomati vini. La ricchezza principale della valle è però rappresentata dalla pastorizia, ed i formaggi, il burro, il bestiame e le pelli formano il• più importante ramo del commercio di esportazione. La razza bovina, che comprende circa 40,000 capi, assomiglia assai a quella della Svizzera, e come questa dà eccellenti prodotti i di solito ogni fattoria possiede da 4 a 6 vacche, un11 dozzina fra pecore e capre, qualche suino e, raramente, un mulo. L'alpeggio incomincia alla metà di giugno e dura sino alla fine di settembre, e per l'alpeggio i pascoli, che sono proprietà di comuni, di consorzi o di privati, vengono divisi in appezzamenti chiamati rnontagnes, la maggior parte dei quali sono dati. in affitto per tutta la dnrata della stagione estiva. Accade per la, valle di. Aosta, come per a l tre regioni montuose, che, a cominciare dalla metà di settembre e per la
NO'l'Ji: GEOG.RAl'lCHE
NOTE GEOGnAFICHE
durata di sette od otto mesi, le risorse agricole si trovano riu~i_te n~gli abi tati del fondo dell~1 valle dove, in questo periodo, e anche agglomerato il bestiame. Ooll' inoltrarsi della primavera la popolazione, avendo esaurito il raccolto dell'estate precedente, deve ricorrere ai prodotti che si importano dalla pianura e le greggi sono avviate ai medi e quindi agli alti pascoli. Ne deriva che, proprio nel periodo durante il quale con maggiore probabilità si effettueranno operazioni militari in montagna, sul fondo delle valli fa.ranno difetto le risorse locali, mentre su di queste si potrebbe fare maggiore assegn~1mento nei mesi nei quali il clima impedisce ai grandi reparti di operare sulle Alpi (1) .
Indiist?-ie. - Le industrie, se si eccettua quella metal1urgica, non hanno nè ebbero mai speciale importanza nell'economia del paese, e gli stabilimenti principali si riducono a quello per la produzione del carburo di calcio a St.-Marcel ed alla fabbrica di bossoli dr.. cartucce a Donnaz. L'industria metallurgica fu invece fiorente in passato quando si coltivavano le miniere di rame di Ollomont, St.-1\farcel e Fenis, e quella di ferro di Cogne i cui prodotti erano e sono tuttora assai pregiati (2). Oggi di miniere abbandonate se ne incontrano un po' dappertutto, gli alti forni sono spenti, gli stabilimenti metallurgici restano per la maggior parte inoperosi ed alcuni sono addirittura caduti in rovina. L'industria metallurgica della valle, dopo un periodo di lotta nel quale si sperpernrono molti capitali dovette cedere
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Ponno. - Op. cit., pag. 375 e 376. (2} Intorno alle min iere della valle d'Aosta consu ltare : v. BAnBLL1. - Cenni di statisti~a m.inerùlo_gica degU Stati di.S. M. it J/e di Sai·degna (Torino, i835); G. ,TE" vis. _ I teson sotterranet delt-Jta.lia. (parte prima: Regionz ilelle Alpi). 'forino. i873; M. BA (t) Cfr.
nF.1'1'1.-:- Studi geologici sul (Jru1)po àet Gran Pa1·ad1so, Studi geologici s~lle Alpi Cri·aie settent1·1onali i.l Oeotogia della 1n·ovincia d-i 1'oi·ino.
Le rocce maggiormente ricche di min erali utili sono quelle che fanno parte della z~na delle pietre. verdi; in esse si trovano: la galena, la pi·1·ite, Ja calcopirite, Ja stibina, la tett·aerlnte o panabase, la magnelite, l'em1itite, la braunite, la 1)irolusite, la mangani te.
...
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davanti alla concorrenza degli stabilimenti assai maggiormente prodntti vi di altre parti d'Italia e dell'estero. Ormai le sole miniere ancora sfruttate sono quelle di antracite che si trovano nei pressi eh L a Thuile e che forniscono un buon minerale adoperato nella valle ed esportato nel Piemonte (1), quelle cli pirite e pirite cuprifera di Champ de Praz (2) e, soltanto ad inter valli, a, seconda delle r ichieste di minerale, la miniera di ossido cli mang~mese di St.Marcel (3) . Non molto sviluppate sono nella vallata le piccole industrie alpine, alle quali, però, in questi ultimi anni venne dato un forte impulso ; i lavori che si eseguiscono in questo ramo consistono in oggetti di legno scolpito ed intrecciato, in merletti ed in recipienti di vimini. GLI ABITATI.
Belle case si hanno ad Aosta ed in tutti i più importanti centri della vallata, ricca anche, come è noto, di torri e di vetusti ca.stelli alcuni dei quali i:l.ssai ben conservati (4) . La maggior parte delle abita.zioni sono costrutte in pietra cementata e ricoperte di ardesia con materiali ricavati dalla montagn:; il granito, gli gneiss e le roccie verdi forniscono
(!} lntoroo ai giacimenti antracitiferi della valle d'Aost.i conrron tare: M BARllTT 1. Studi {Jeologici sulle Alpi 01·aie seLtentrionali (Roma iSiO), I giacimenti antracili{eri della, valle d'Aosta (Torino !8$0) dello sLesso auto re, ell il 1/a.pJJort sur le bassin (111-· lhnidti{ère ae lii 1'huile rlam ta Vallèe d' Aoste del SANTKLLl {Inca -i8S9J. (i) I minerali di ChamJ) de Praz sono aclopern Li specialmente per la prepa razion e dcl-
l'aciclo solforico e del sotrato di rame. Sulla miniera di Champ cle Praz esiste uuo studio del Dott Vrnr,1L10. - Cenno geognostico mineralogico sulla. m iniera cuf)ri{era di ChamJJ àe Praz in Valle d' Aosla (Torino, 1879). (3) li 10inerale maogancsirero di St.-Marc.ol (/Jraunite ) é speciahnent,e adoperato nell e vetriere di Venezia. (1,) Oltre ;1 qua nto è detto nelle diverse guide dell a valle d'Aosta più innanzi ricordate (vedi nota a pag. 59), si hanno notizie intorno alle aulichitit romaoe e del medio evo nel le opere scgLienti ; C. Pnoi11s. - /,e antic/iilò, (!' Aosta (Torino, !862); E. AuDERT. - La vallée d 'Aosle (Paris, !866); E. BRAARI). -AnUquilt!s 1·011wines et iLu mo!leniige dans la vallée il'Aoste (Torino !882) ; G. G1ACOSA." - I castelli delln vntle <l'Aosta e ciel Canavese ('l'orin o, l.89iJ.
298
NOTE GEOGRAFICHE
buone pietre da costruzione, le lenti calcaree ed i gessi ottimi cementi, mentre gli scisti dann o larghe lose che servono come materiale coprente. Le case rurali che formano i villaggi, sparsi nel fondo delle valli ed a mezza costa sulla montagna, con.stano di solito di un pianterreno occupato dalla stalla e di un piano superiore che serve in parte da abitazione ed in parte da fienile. Fra queste abitazioni alcune son.o ancora in .legname, specialmente in alcune valli laterali a quella della Dora, e nel tipo dei cltalets della Svizzera, altre in muratura. I pascoli sono cosparsi di casolari dei quali alcuni servono da stalla ed altri da abitazione dei pastori, alla manipolazione dei formaggi o come magazzino; queste case alle quali si danno, nella valle d' A.osta, i nomi di alps, chalets, g1·anges, t?-emailles, mayen, cabanes o clomiciles, a seconda dei siti o dell'a.ltezza alla quale si trovano, sono costrutte in pietra a secco e ricoperte di scisti; in alcune il materi~tle coprente consiste in legname tenuto fermo da grosse pietre e, di questo legname, al finire della stagione dell'alpeggio sì formano cataste, acciò il vento non lo disperda, lasciando i recinti di murat ura in bal,ìa delle nevi; piuttosto ràri sono invece i casolari dal soffitto a volta, simili alle t?-une che si trovano in altre parti del Piemonte. LA RETE STRADALE (1).
A. differenza di quanto generalmente si verifica nella zona, alpina1 in cui. le vie di comunicazione sono per lo più 11ssai scarse) nella valle d'Aosta le strade hanno uno sviluppo considerevole gra~ie all)esistenza di centri rebtivamente importanti situati nelle valli laterali ed alle relazioni (l. ) Dei particolari i ntorno agli it inerari della valle r!'A osta si trovano, srecialmente, nella Guida delle Alpi occidentali di G. BouuA ed L. VACC,11101rn (vol ume Il , p,1rte 2• , Torino, i896) . Olt re a questa gu ida che sotto il t>unto di v ista ton,.islico ecl nlpinistico, è, si no ad oggi, Ja più comp leta, potranno cons11 ltarsi: la Guid,e de la v,illèe d'Aoste cli A. GoHHET e C. 81cH (To ri 110, 1877), le Notizie v11rip, 1·elattve alle località da vi.ii/,arsi (dagli allievi dell'Accademia militare) 11el ·v iaggio d'istruzione 1lell'anno 1877 del cop. A. MoaE1,L> 01 POPOLO (l'orino, i 87i, il Maimet de l ' cil,r,iniste et cle L'e:vc iu·sion-
NOTE GEOGRA FI CHF:
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commerciali che riuniscono la nostra regione alla Francia ed alla Svizzera; inoltre le ,7 ie costrntte per il taglio dei boschi e l 'escavazione delle miniere, e quelle di caccia e militari contribuiscono a raffittire alguanto la rete stradale. Da Ivrea, punto di convergenza di tutte le comunicazioni che dall' alta pianura Padana attraverso ai cordoni mor enici laterali e frontali mettono nell' interno del grande anfiteatro, una sola grande rotabile s' inoltra nella valle d'Aosta; le è compagna nel suo tragitto, sino ad A.osta, la ferrovia proveniente da Chivasso, ed è sussidiata, in qualche tratt o, da carrerecce, mulattiere e sentieri che per lo più, della Dora Baltea, segu~no la riva opposta a quella sulla quale corre la rotabile; questa rotabile giunta ad Aosta si biforca, e con un ramo si arresta a St. Remy a piedi del Gran S. Bernardo mentre l'altro prosegue sino al Piccolo S. Bernardo che valica, e scende in Tarant,asia. Dell'antica strada romana rimane ancora in qualche sito · il tracciato, specie nei luoghi dove è tagliata nella viva roccia; ad ogni passo del resto se n e incontrano le vestigia facilmente riconoscibili. La strada attuale ha ottimo fondo, pendenze non troppo forti, belle opere d'arte consistenti in ponti, paravalanghe e viadotti, è soggetta però in qualche punto ad intr rruzioni dovute specialmente a frane di conoidi non ancora sistemate (l). Anche lungo i versanti che formano la vallata si sviluppano buone strade; sono in genere mulattiere che adducono ai villaggi sparsi a mezza costa nelle terrazze cli media niste· dnns La willée <l "Aoste di G. COllOl'iA (Roma, 4880·81), la G11idc, illusl1·ala della valle d'Aosta di HAT'l'l o CHANOl'A (Tor ino, iS93 e 4900) . Esistono, i nol tre, mo lte mo nogr alio de'ile varie vaHatc e gru1)Pi di nionti o co~i, acl esempio, (tbbiamo: de l L. Krnz: una guida rlclla catena del monte Bianco. del 8nocH1rnE1., l a guida di Courmayeur e dintorni, del Bonu,1 : una <lescrizioue rlell e ·valli di Rht' mes e di Valgri ,:tnche, dell'Y,;Lo r CooLinc;t: la guida dei monti cli Cog-ne (in inglcsPJ, d i CANZ IO e ~fo;,io1N1: nna m o1Jografia della ,·alle di St.- Barthclemy, rii G. CAnnuL: una descrizione ciel la valle Tournanche, di GonuET e VAnA 1.1s : la guida dell a valle rii Cballnn t ; Je guide del lì.H1, e del Co:-rw AY Lratt:mo p11re cliffnsamente dei monti cho racch iudono la ,·alle d' Aosta sopra i c1uali mo l to è stato scritto e si scrive, specialmente nelle pnbblicazion i delle società al pinistiche i tal iane eri es tere. (i) Conr,·. L . V,,ccAnOl'(E. - Le v i e delle Alpi occi<tentcili n•gli cinNchi tempi ('Po rino, l.884) .
300
montagna, o che, attraverso alle ultime digitazioni dei contrnfforti, dalfa valle della Dora Baltca mettono a p~iesi che si trovano nella parte inferiore delle valli laterali. À~..lla grande rotabile di valle d'Aosta (Ivrea-Piccolo S. Bernardo) fanno capo tutte le ~trade che risalgono le valli tributarie; alcune di queste sono canerecce, altre in parte carrarecce ed in parte mulattiere, altre, infine, praticabili solo a piccoli carri od interamente mulattiere; di questo strade alcune si a.rrestano alla testata delle valli later ali ai piedi. di pareti rocciose od al limitare doi ghiacciai, altre attraversano le creste terminali e conducono nei paesi limitrofi. Fra queste ultime le p~ù importanti sono quelle che passando per i colli della Seigne e clu Mont mettono in Savoia, le strade dei colli di Ferret e del Gran San Bernardo che riuniscono la valle d'Aosta alla Svizzera., e quelle che, per i colli del Nivolet, della Vecchìa, della Mologna, di Valdobbia e di Olen, fanno comunicar e la regione aostana colle valli dell' Orco, del Biellesete della Sesia. Oltre a queste comunicazioni se ne hanno varie altre ineno facili o meno frequentate; quanto ai colli che si trovano in corrispondenza del monte Bianco, dell'ellissoide cli Valpellina, del monte Rosa e del Gran P aradiso, essi possono considerarsi come praticabili solta.nto da truppe molto avvezze a,lla montagna e, talvolta, a.nche solo da dr~ppelli dì pochi uomini scelti, od accompagnati cla guide. Le strade che riuniscono una valle a.ll'altra non sono molto frequenti e di solito difettano specialmente nella parte media dei contrafforti divisori ; notevoli sono : sulla sinistra della Dora q nella, cho dalla valle di Gressoney per i colli cli Dondeuil, dolla Ranzola o di Bettaforca mettono nella valle di Challant, e da questa per i colli di Portola., di Nana e delle Cime Bianche nella valle Ton manche; sulla destra, le mulattiere ed i sentieri facili che per la finestra di Champorcher, i.l colle di Lauson, il colle di Entrelore e la Finestra cli 'l'ey dalla valle cli Champorcher conducono successivamente in quella di Cogne, di Valsavaranche, di Rhèmes e di Valgrisanche, dalla quale per il
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N OTE GEOGRAFICUE
NOTI,; GEOGR AFICHE
facilissimo ghia.ccia io del Rutor si possono raggiungere la valle di La Thuile ed il colle del Piccolo S. Bernardo.
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Fen·ovict. - L a ferrovia dit Ivrea ad /\.osta, venne posta in studio :fin dal 1879 ma non si aprì all'esercizio che nel 1886. È ad un solo bi;1ario e si svolge per G6 chilometri dei quali 400 in rettifilo e 26 iu curvit di raggio :aria.bile da 4~ a 1800 metri; percorre in piano un' estensione totale eh rn chilometri superando, nel rimanente del percorso, pen0 denze cho raggiungono l' 11 ° /w Essa corre alterna,tiva.mente sulle duo rive della. Dors.., ora internandosi nella montagna in brevi gallerie, ora scava lcando torrenti per mezzo di opere d'arte veramente grandiose, mentre a proteggere il percorso da possibili frane si erigono a lti muri c1i sostegno. . L e stazioni frequentissime nel percorso della hnea, sono tutte munito di binari di scambio e di piccoli piani ca.ncatori utili questi sotto il punto cli vista militare. La 'vei·a importanza della linea con iste in una discreta produttività dovuta alla fac_ilit~, ~el perc?rso, ~osa che con poca frequenza può rintracc1ars1 m una lmea eh montagna.
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ALBE.&'l'O P RLLOGX tenente ,11•gli alpini.
NOTA CA RTOGRAFI CA.
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~lolle delle o)lerc ricortlate nelle pa gine che prece(lo110 so110 illu~ Lrnl() da_ carlc geo: 1ogiche, geClgrallche, corograll che e topogranc~1e, n~1~cM d~ prollli e da ri prod uz,on~ di f(ltografìo. Ollrc a ,1ues tc c.~rte. rr:1 le quali assai mt?rc,~a nt1 ~ono quelle clic com pon~ono l" Aitante annesso alla (;eolo:,w de/lei P rovhu:1a d1 Tonno del BAIIETTt , aocenno alle seguenti : carta goolo;:ica d'Italia. (fl. ulJicio geologico) scala I: 1,000,000. carte aéolo"iquo d'l France (p ubblicazione unlcialc) scala I: 1,000.0:10. 0 Geologische uebersichtsk:lrte der Al pen (tli Noi;) scala I : I ,l)00,000. Geo lo"ische knrte cler Schweiz (di A. lllm1 e C. ScHM Wrl ~eala ·l : 500,000. .. 0 Car ta goologica della parte centrai~ clclle Al11i Graie (Ili D. ZACCAGNA) ocala I : 2an,ooo. Carta geologica dolio Alpi Pennine (di G eRLACII) se.ila ~: i00,?0(l. . Carte des parties de la s:ivoie. du Pii•mont et de la su,~se ,01sines ,111 )lont lllanc (eh A. F,1 \ "I\ K) sr.n la I : 150,0000. Geologi~cho kar tc rler Scliwciz (fogli 22 e 23) scnla ·l: I00 ,000.
302
NOTE GE OGRAHCHg
Carte géologique de France (fogli della mna della frontiera franco-italiana) scala :! : 80,000.
Carta corogrnfìca del Regno cl' Ita lia (ls tituto geografico militare) (fogli 7 e Hl scala l.: 500,000.
Carta ipsometrica d'Italia (Is tituto geografico militare) scala i: 500,000. Da questa carta venne tolta la tavola IV elle illustra questo studio. C(1rt,i degli Stati di S. M. Sai·da in Terraferma (Istituto geografico milita're) scala di l. : 500,000.
Carta itinoraria del Regno d' Jtalia (Istituto geografico militare) foglio ,! , scala cii i : 300,000,
Carta degli Stati di S. :\I. Sarda in terraferma (Istituto geografico militare) (fogli l. e 3) scal.i l. : 250,000. Karte clcr Schweizcr Alrien (WPst liches Blattl di H. RAVENSTEIN, scala i: 250,000. C:irta topografica d' Italia (Istituto geografi cv militare) (fogli 2ì, 28, 29, 44., .1.2) scala ·1 : l.00,000.
Carte de la !<'rance dressée pa r le sen•ice vicinal (regione alpina) scala l. : :!00,000. Carte dc la France ((lu dèp(lt géoéral de la guerre) fogli del confino franco-italiano, scala i : 80,000. Map of the chain or Mont Blanc (di :\. RElLLY) scala i : 80,000. Carta topografìc.l d' Italia (l,Ututo geo,;rafico militare) (fogli 27, 28, 29, 41, 4-2) scala i: 75,000.
Carta topografica d' Italia (tavolette di campagno) (Is tituto geogralìco militare) fogli : Monte Bianco, ~l orgex, Gran San Bernardo, Ollomont, Valtournanche, Monte Rosa, Aosta, Chatillon, Gressoney, Valgrisar1che, Gran Parad iso, Cham porcher, scala { : 50,000.
Relief du Mont Blanc (del Dnrn,T) scala i : 50,000. Carte dc la chaine du Mont Blanc (l~IPKLD e Kunz) scala i: 50,000. Rilievo fototopograf1co del gruppo del Gran !'aradi;o (dcli' lngegnore
PAGANlN1)
scala
i: 50,00Q.
Évolena-Zermatt-ilfonte Rosa (c~rta del Club Alpi no S1izzero) scala i : 50,000. Topographischer Atlas der Schweii (Siegfriedatlas) frontiera italo-svizzera, scala l : 50,000.
Carta topografica degli Stati di S. M. il Re cli Sardegna io Terraferma, scala i Carte du Massif d11 Mont nranc (levé par le cap. MrnuLrlT) scala di ! : 1,0,000. Carte cl u Massif du ~Iont Blan.: (par V10LLET-LF:- Ouc) scala cli { : 40,000.
:
50,000.
Fra le ved ute pano ramiche ricordo <1uelle, della Catena del Monte Biauco (p rese dal BALr)urNo e dal Oesso), il panorama della 13ecca di Nona (del CAl\ l\ ~r.) quello cl~l Grande To urnalin (del Oossor.1), i panorami del Gn,n Pararl iso o del Monte Rosa (rloll' lstìtuto geograllro militare), quelli della testata <fi V:tl di Rhcmes e del Rutor (<lel Bou11A). Si hanno ino ltre molte rotograne del l'alta monta~na e dei castelli clella valle d"Aosta specialmente del S11t r.A, dei fratelli Or11GON1 e del BEsso. ~li astengo da l dare una llibliogra na deg li scritti che si riforiscono, <li retta.mente od indirettameote, alla regione esaminata perclrè i più im11ortanti, sotto il punto di vista geograll co, vennero ricordati in nota man roano che se ne presentò l'occasione.
NOTE STORICHE OSOPPO 21, M ARZO-l.3 0TTOUllB 1$18
(NatTazio;ie compilata co•• la scoria doi clocumenti)
C01llùuia.zi-011e. -
VP.di dispe11 sa I
Correvano in quel tempo, nella città delle lagune, le novelle di Osoppo come delle Termopili italiane; i bollet· tini accendevano le fantasie con le notizie icf(iciali, i generosi ,impulsi del cuore eccitavano e suggestionavano i più tiepidi con l' imagine cara dellr patria difesa a tutti i costi nei più perigliosi eventi di guerra. Nello scoramento generale di città rese, di presidi nemici riaccettati entro il giro delle muira cittadine, di battaglie perdute, di supreme speranze fallite le quali poggiavano sull'entusiamo di una vita nova apertasi anzi tempo al palpito di un'immatura primavera di guerra e di sangue, quella pertinacia, quella resistenza eroica di Osoppo suonava incoraggiamento, fede, promJssa certa di vittoria avvenire. Fu in quel momento psicologico e solenne della resistenza di Venezia che Daniele Manin propose ai suoi concittadini la dittatura, perchè' rievocava l'esempio della virtù e della fede del Campidoglio e di Roma. La flotta Sarçla abbandonava Venezia al suo destino: fu in quel giorno solenne di esaltazione, di speranza, di fede inconcussa ed invitta nel futuro, che Manin salito alla tribuna dell'Assemblea, il 12 agosto, pronunziò le seguenti parole:
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NOTE STORICl1E 304 « Avanti d i separ arci, concittadini, noi abbiamo un dovere « da compiere. L'esercito piemontese ha versato per noi il « suo saugne; dei veri fiumi di sang ue. Ci~ . ~he è più « ancora, esso ha sopportato delle sofferenze ornb1h .. D urant~ « trent'un ore, sen za pane, senza scarpe, mal vestito. quasi « nudo, esposto alle intemperie, esso si è b~ttuto. eroica« mente. Altri Piemontesi, in grande numero, impedirono al « nemico di avvicinarsi alle nostre marine. Egli è un dovere « oggidì, meglio di qualsiasi altro momento, di esprimere « la profonda gratitudine n ostra ELl R e Carlo Al berto ed « al popolo subalpino » . . . . . . Il colonnello Cavedalis, scelto tra 1 d ittatori, con 11 1.VIanm e l' ammiraglio Graziani, pubblicava a stampa le notizie di Osoppo ed estratti di lettere dei suoi ~e.nsori : . . « Nel for te le cose vanno a meravig lia: resistere, e resi« stere, sempre resistere; questo è il palpito di og~i cuore, ~ « il giuramento che sulle nostre ~pad.e ~oi rinnoviamo ogn~ « O'iorno. Qui venga chiunque desideri d1 apprendere come d1 « : loria e di speranza si viva, e vedrà ~ol~ati a.~e~r~ tr~ g li (< stenti, come a festa, privi di stipendio, 1gnud1 1 p1ed1, lo: « gore le vesti che sino dai primi gforni ~dossa~ono; h « vedrà combattere, far sortite contro 11 nemico e sfidare le (( bufere di questa elevat issima rocca italiana >> (1). Le novelle del bombardamento del 2 agosto erano ampliate e bellamente descritte dalla Gazzella cli Venezia, ~ Francesco Andreola, il tipografo del Governo provvisorio della Repubblica di Venezia, ne curava gli estratti che divulgavausi t ra la popolazione ed oltre il ponte della lag~i:.a (2). . Frattanto, in Osoppo, era ritornat o un lembo d1 sereno: 11 tenente-colonnello Zannini provvedeva a sollevare il morale della o-uarniO'ione con promozioni e r icompense. Il 24 agosto o o d' egli inviava al governo Veneto una lista di p~oposte 1 ava~· zamento, sagacemente intese allo scopo dt mantenere il comando nelle mig liori condizioni di eser cie:io, e di neutra-
(I)
Gazzetta di Venezia, IO agosto iS48. dell'Andreola, voi. lii, pag 369.
t~) f/11Ccolta
NOTE S'J'ORJCIIB
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lizzare al possibile le malevolenze da parte di taluno dei subordinati ufficiali. Egli propose il capitano Leonardo .'\n.dervolti al grado di maggiore, associandolo nel comando della fortez:-1a con il grado d i comandante in 2°; il capitano di linea Girolaiµo Nodari fo esonerato dal comando efr'ett.ivo delle truppe e nominato aiutante maggiore; misura. insieme avveduta e previdente, dappoichè mentre toglieva al comando nn ufficiale dimostratosi alquante volte inetto, non lo feriva nell'amor proprio, ma anzi lo lusingava con la parvenza di una. promozione. Il capitano Enrico Francia surrogò il Nodari nel comando della 2' compagnia di linea, ed il cassiere Giacinto Franceschiuis fu elevato a parit;\ di g rado di capitano. Altre promozioni si riferivano e.i gradi minori: il sergente maggiore Candido Morassi fu promosso tenente del genio, e sottotenenti nella linea i sergenti Secco Stefano, Piccoli Git1seppe, Bor tolotti Angelo e 'l'arussio Giuseppe. Questi gràdi furono po::icia. ratificati dal Governo provvisorio d i Venez ia sulla fine di agosto, ed il 7 settembre ne giungeva partecipazione al forte . I bollettini di Osoppo correvano anche per le campagne di Udine, ma scaltramente dettati dagli Austriaci allo scopo di scorag~iare la popolazione nella resistenza: essi parlavano di imiiginarie dedizioni della fortezza e di calamità. occorse alla sua guarnigione. Ander volti volle rispondere .con uno scherzo a tanta malafede d i nemici. F ece attaccare agli alberi, sulla linea degli avamposti - scrive il diarista un avviso co~cepito come appr esso : <( Notizie ufficiali : Gli Austriaci che occuparono la for· « tazza di Osoppo, come dicono i bollettini della guerra, « ieri inalberarono lo stendardo della Rivoluzione; epperciò « in fretta si spedirono numerose trnppe imperiali e reali « e quanto materia.le da guerra è possibile per il nuovo « assedio. Il fuoco delle batterie continua da. tutte due le (< parti, ma in breve i perfidi, sottomessi, dovranno scontare « la. pena dell'inaudito tradimento ». I:,a fine ironia dell'Ander volti sorprese gli .A.ustriaci; ed i falsi bollettini di guerra, sul conto di Osoppo, cessarono dal :lO -
A:INO XLVI.
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N OTE STOlUCHE
circolare per le campagne friulane. Ma ai primi di settembre, il tarlo roditore del Francia aveva ben avanzata l'opera sua, tentando di aizzare la guarnigione del forte contro il su0 comandante. Passata la metà d i settembre, lo Zannini si era, reso pienamente conto delle intenzioni del capitano pontificio, e delle sue arti oblique e sleali. << Cittadino dittatore - scriveva egli intorno a quel tempo « al Oavedalis in Venezia..... - sempre le istesse cattiverie, « ma sono sempre meno temibili, dappoichè il capitano « F rancia si scredita ogni giorno più e tutti si ricredono « sul mo conto, meno Simonetti, Vatri e Dal Buono che « per un puntiglio continuano, ma non fanno proséliti. « E'rancia credeva che si potesse fare un partito regalando « zigari agli ufficiali e soldati; era certamentB un dono pro« zioso questo uell'attuc1le penuria; li portava perfino alle « sentinelle! ..... Ciò però non ha servito che a caricare di « debiti lui e segnaci, perchè i zigari qui si pagano fino a « 30 centesimi l' nno. Ma i soldati, come il popolo, sono gin« dici rigorosi e non si corrompono. Essi hanno g iudicato « il capitano Francia iu due sortite, e la statua di Nabuco· « donosor è precipitata! ..... In quella del 24 settembre si « sbandò, con 25 uomini che gli avevo affidati, ed egli volle « rimanere al sicuro dalle palle. Ieri (26} abbandonò una « posizione coperta e sicura, per ritrarsi cou i suoi ad un « capitello anche più sicuro, e rimase là spettatore della zuffa << che si accese sotto ai suoi occhi..... L a sua con.dotta paurosa « ed inesperta gli attirano la uni versale disapprovazione; uf« .fi.ciali e soldati non fanno che censurarlo. L'Andervolti è « sbuffante di sdegno. Ora è finito il prestigio delle sue lezioni « (di arte militare} e nessuno gli crede più !..... ». Al mal animo del Francia non erano estranee le promozioni e le ricompense di recente proposte dallo Zannini e ratificate dal Governo di Venezia: « egli ambi va il comaµdo « in secondo del forte - scrive l'Anonimo - in luogo del « maggiore Andervolti; e ciò per i suoi disegni e clan de« stini maneggi ». E più oltre: « Il F rancia era come la « serpe che umilmente strisciando, insidia ; egli vagheggiava
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. « il posto dell'Audervolti onde opporsi all'autorità dello « Zannini; ma la nomina dell'Audervolti a comandante in « secondo gli tolse ogni speranza. Il Francia ?.ffermava ad « alta voce che la promozione spettava alni, quale capitano « assai più anziano dell'Andervolti; ma la poca autorità del « Francia r ese il movimento effimero» . Tuttavia, per buona ventura di Osoppo, il mc,ra.le delle truppe si manteneva ancora alto e sereno, e lo dimostrarono i suoi soldati nelle belle fazioni della fine di settembre.
XIII.
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« La giornata di ieri (23) - è scritto nel Libi·o degli Ordini in data del 24 settembre « è stata una delle più belle « giornate che mai si passarono in questo forte. Fu una vera « compiacenza per me il vedere l'ottimo spirito che inva« deva ciascun.o di questa bra,·a guarnigione; e meritano « tutta la mia gratitudin~, non solo l'ordine. l'intrepidezza « e la bravura dell'artiglieria e della truppa che sortì dal « forte, ma ben auco il generosò $entimento di armarsi per « espellere dalle campagne dei fedeli e bra.vi Osoppiani il « nemico, che già le aveva invase con pericolo cli apportare « loro l'ultima e la più funesta devastazione )>. Era il pomeriggio del 23 settembre: i bravi contadini di Buja, che tanti volontari e valorosi aveano forniti alle colonne dei crociati. di Domenico Bthnaba, di Buja appunto, avevano ottenuto dal comandante delle truppe austriache di blocco di condurre al pascolo i loro armenti nel territorio di Osoppo. Due carri di fieno, ben colmi, con i buoi aggiogati rimasero abbandonati nelle' adiacenze della fortezza; epperciò il tenente colonnello Zannini, allo scopo di rompere la monotonia della vita giornaliera di guardia e di scolta ai rampàri, ordino una sortita, affine cli impadronirsi di quell'esca appetitosa che così d' improvviso si parava innanzi agli ·Occhi degli assediati. Alla testa di cinquanta uomini egli attaccò dapprima un picchetto austriaco : suddivise perciò la piccola truppa in tre
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NOTE STORlCHE
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pugni di uomini ; uuò mandò da fronte e due altri sui fianchi dell'avversario. A quella mossa il nemico si ritirò verso Buja, Tomba e Gemona, abbandonando il carro nelle mani degli Osoppiani. Tra i primi a metter mano alla preda fu il t enente<:olon nello Zannini : il fieno fu incendiato sul posto e gli animali tratti in fortezza, con giubilo immenso della popolazione. Fu allora che g li Austriaci aumentarono le loro truppe di blocco, aggregando alle medesime anche della cavalleria. Ma ~'ardimento dei volontari di Osoppo non si arrestò perguesi;o. Il 26 settembre si tentò una nuova sortita, quindi appresso un'altra ne fu condotta il 1° ottobr e. « ... Alle 2 e '/ , antirneridian.e - dice il Libro degli Or clini a proposito di quest'ultima azione - il nemico comiaciò « a lanciare i suoi razzi dal colle di San Rocco e dal colle \< Gnima, nonchè dai prati verso B uja, tanto sul forte come « sul paese, senza però arrecare gravi danni ... alle o.re 6 '/, « dalla r osta della vecchia roggia ci hanno mandato le prime « bombe da sessanta . Solo poche case furono danneggiate dal «fuoco.Noi abbiamo casamatte, ma vi sono punti tali in cui « sotto la roccia si p\1ò tenere al coperto la guarnigione ; ma « il male è che per il suo ardore e coraggio non vnole ap« profittarne ». L'artiglieria di Osoppo rispose tosto con discreto esito: a mezzogiorno il fooco della batteria nemica si tacque. Allora una parte della g uarnigione fece una sortita per la quale s'impegnò breve scaramuccia. Una compagnia di Croati, allo schermo delle altt1re di S. Rocco, si era avanzata durante il bombardamento fino alla cappella dello stesso nome e vi aveva appiccato il fuoco: nel contempo altre compagnie, protette dai colli trasversali di Guima e di Vergnat, stavano in posizione d'aspetto pronte a lanciarsi all'attacco, qualora l'esito del duello delle artig lierie si fosse chiarito favorevole agli imperiali . All' improvviso attacco delle milizie di Osoppo i Croati scambiarono qualche . colpo di fucil e, poscia si ritrassero a g uardia della propria batteria: si distinsero assai in questa sortita clel 1° ottobre
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il sergente di artiglieria Giuseppe Tarussio e:i i] sergente del g~nio A.ngelo Morgante. Nondimj<mo, il breve scambio cli cannonate dimostrò alquanti d ifetti da parte del presidio e dell'artiglieria di Osoppo : le bocche da fuoco, ormai logol'e, sfuggivano alle più necessarie regole della celerità e della precisione nel servizio e nel tiro. « Sui colli cli Gtlima e di Vergnat - 'Seri ve l'Anonimo - si « tentò di far pervenire qualche bomba, ma invano, perchè « le bocche da. fuoco del forte erano di cattiva costruzione, « rimpetto alle moderne e perfezionate degli Austriaci : in· « vano si sperimentarono quelle vecchie bocche da fuoco con « tutt e le inclinazioni e con tutte le cariche possibili, perfino « le più arrischiate; ma da tutto ciò nessun vantaggio fo « possibile di ricavare, nè arrischiar nesst1na impresa al di « fuori, cinti tutto intorno dalla cavalleria e dal raddoppiato « n umero della fanteria austriaca. Il capitano Francia, che « per parer dotto nelle cose della guerra delle più strane « visioni farneticava, sparse nel presidio la supposizione che « potessimo essere presi d'assalto di notte e, traendo a sè « molti altri, indicava certi luoghi èome i più .facili ad es« ser e presidiati e d ifesi, ed erano invece quasi tutti inac« cessibili ad uomini armati )) . Il presidio, crednlo, volle guarnire anche quei posti ed il disagio del servi:r.io s'accreb be a dismisura. Se a ciò si aggiunge il ripetersi fr equente delle scaramt:.cce e delle avvisaglie che preludevauo omai l'l1ltima fase dell'attacco di viva fo rza cli Oso[}po, ne emerge chiaro che il presidio era giunto, ai primi di ottobre, a tal segno di stanchezza che no::ique assai ~ill'ulteriore sviluppo di nna attiva ed oculata resistenza. Gli scontri si rinnovarono il 6 ed il 7 ottobre: il 6 alquante pattuglie tentarono di entrare in paese, come .per riconoscere gli accessi della fortezza. Era passata la mezzanotte, ed il posto di Porta Nuova fo sorpreso ed attaccato alla 'baio· netta dagli .A.ustriaci: si distinsero nel t·espingere l'improvviso assalto il caporale Tren ed il coinime 'l'odon : un soldato
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austriaco del reggimento Hrabowsky (N. 14) rimase gravemente ferito e fu ricoverato e soccorso nel paese. Anche il tempo congiurava insieme con i nemici ai danni dei valorosi difensori della rocca: ai primi di ottobre cominciarono a ca,dere forti piogge e ad infierire impetuosi venti da tramontana, che intirizzivano le membra alle scolte seminude. Si adoperavano allora le coltrici onde riparare alla meglio le sentìneHe sugli spalti: per le calzature si diè mano agli zoccoli di legno, alla maniera friulana; ma per i dirupi e le rocce scoscese questa, calzatura era cagione di cadute freq uenti e di spiacevoli casi tra la guarnigione assediata. Alla raddoppiata attività degli Austriaci rispose, alla megl io, da parte degli assediati un raddoppiato servizio di ronda: ogni notte usciva il solito manipolo di 50 bersaglieri a riconoscere le adiacenze del paese. Non si potevano spinger pit\ quelle arnite punte sino al colle di 8. Rocco, come un tempo si faceva, ma limitavansi poco oltre alle porte del paese fino al grande deposito di legname del Leoncini, per la cui guardia il proprietario retribuiva i soldati di Osoppo di una certa merced~ che dividevasi poscia tra la guarnigione. II bombardamento seguitato ad intervalli dal l°) ottobre, arrecava grave danno al paese: le bombe non scoppiavano quasi mai, ma l e ra0chette e le granA,te erano il flagello della misera guarnigione. Sfondavano i tetti ed i ripari eretti mttlamente: gli Osoppiani, con le loro batterie, rispondevano, ma più per rinfrancar l'animo dei difensori che nella speranza di nuocere al nemico. I paesani, i mpauriti, si rifugiavano nelle caverne. L'Anonimo autore del Diario di Osoppo ne descrive una, a tinte fosche e tremende : « Sopra gli orti del paese, ad un quarto della roccia, un « piccolo cespuglio nascondeva un crepaccio per il quale si « discendeva in u na caverna vastissima. È questa scabra, « oscura, selvaggia ed umida, per le acque che dal sommo del « for te vi si infiltrano: Paria è difficile, soffocante, malsana. « In questa ,bolgia infernale si riducevano gli abitatori di
NOTE STORICHE
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« Osoppo, ogni notté: qui vi la terribile eco di tante arti« glierie, spaventosamente rintronando, portava un tormento « più duro che la morte a quei miseri ed infelici. Era in-<< fatti orribile a sentirsi colà il gemito dei v ecchi, il pianto « dei bambini, i sospiri ed i singhiozzi delle madri dispe · « rate che pregava.no, e le bestemmie del disperato padre con (< i suoi cari condannati al sepolcro prima che alla morte. « L'acceso tronco di un pino, n el centro della caverna, di « sua luce fosca l'orrida scena tingeva, ed il denso fumo ere« sceva il terrore e l'affanno di <1nella orribile scena. Ogni << famiglia sedeva intorno alle salvate masserizie e suppel« lettili, nelle posizioni le più disperate e commoventi.. . » Gli Austriaci bombardavano da tre punti distinti, verso -oriente del forte . Aveano ricevuto un nuovo comandante in ·sieme a rinforzi d i cavalleria e di artiglieria: il maggiore Tomaselli aveva ceduto il posto al tenente-colonnello Van .d.er Niill, fiammingo di nascita, uomo di propositi arditi e di buona riputazione militare.
XIV. « Spinto da. dura ueecessità - scriveva il 1° ottobre· il t en ente-colonnello Zaunini al dittatore Cavedalis - ho cacciato « dal forte gli ufficiali Simonetti e Dal Buono : un pari tra,t« tamento riserbo al Francia, Vatri e Merluzzi, se non cam« biano. Ho emulata fino ad ora la pazienza di D io; ma ho « dovuta romperla finalmente ... Gli affari si fanno assai ser1 « ed io non voglio nemici dentro al forte : bastano quelli che « sono al di fuori ». ' E l'Anonimo del Diario aggiunge da sua parte : « Alla perfine lo Zannini, adirato, delibera di cacciare -<( il capitano Francia dal forte: ne desistette ancora, pregato « dall'Andervolti, per non dar triste esempio di discordia al « n emico ». Tale la situazione interna della guarnigione di Osoppo mentre si avvicinava a grandi passi la crisi risolutiva; mentre
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i proiettili nem1c1 piovevano sulla rocca assediata e 1~ colonne nemiche battevano alle porte della fortezza. Si fortificarono dagli Austriaci le sponde del Tagliamento: due altri cannoni fu rono impostati al colle di San Rocco. Uu solo colpo di mitraglia tirato felicemente dal forte ne li smontò, sfracellandone gli affusti, sicchè rimasero morti un' uffì.ciale e cinque soldati di 1:1.rtiglieria. Nella notte da.Il' 8 al 9 ottobre, il paese di Osoppo fu assaltato, saccheggiato e distrutto: gli Austriaci aveano formate tre colonne che procedevano da Ospedaletto, Cassone e 'l'agliamento. Lanciaro1l0 molte bombe e spinsero le teste delle colonne di assalto fin sotto l'angolo morto dei pezzi del forte : qui vi, alla meglio, con legname raccolto tutt'attorno per le ghiaie del fiu me si eressero dei ricoveri casamatta.ti. Il forte non rispose che dalla parte rivolta al Tagliamento: iu dne o.re caddero 24 bombe sul terrapieno del for te, e tre di esse ai piedi della bandiera, senza però arrecare danno di sorta ai difensori. Causa la notte assai oscura era difficile discernere le principali direzioni di attacco degli Austriaci: « Era uno « spettacolo infernale - scrive il Diarista - in quella t eno« brìa il vedere le strisce di fuoco dei razzi in ogni senso « incrociantisi sopra il forte: tante bombe e tante granate « daJl'altissima parabola, rassomigliar si potevano ad infauste « comete spiccate dal cielo: i nostri cannonieri, puntando « là dove il fovco nemico si diparti,a, tiravano alla cieca e « con beu poco vantaggio. Era la mezzanotte: primi ad al« lentare il fuoco furono gli Austriaci, poscia gli Osoppiani. v Successe allora un profondo silenzio: le scolte tendevano ansiosamente lo sguardo e l'orecchio in quelle fitte tenebre, come per interrogare la grande incognita che loro si faceva dinnanzi intorno alravvenire dell'amata rocca. T utti carezzavano nel cuore la speran za che agli Austriaci mai sarebbe riuscito di tentare la scalata della fortezza cosi erta ed inaccessibile. Ma qualche giorno avanti, disperati dalla fame, erausi presentati agli avamposti austriaci alcuni villici, a far preda
NOTE STORICIIE
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di qualche radice di cicorea o tozzo di pane. Sorpresi, dovevano fucilarsi, ma ebbero sah·a la vita a patto che si ac· conciassero a diventare guide alle colonne austriache attraverso i sentieri men facili per penetrare nel paese di Osoppo. Condotti adunque da questi sciagurati villici, gli Austriaci, senza che i nostri alle porte del paese se ne avvedessero, dopo la mezzauotte dell' 8 al 9 ottobre occuparono tntti gli orti, scalarono i muri ed in numero soverchiante vennero ad apparecchiarsi a dar l'assalto al paese, a breve intervallo da esso. · Erano vicine le ore due dopo mezzanotte quando due razzi illuminarono le tenebre fitte: d'improvviso, un rullar di tamburi risuonò per la pianura e segno il momento opportuno alle colonne austriache per slanciarsi all' assalto. Procedeva una catena rada di cacciatori recando fascine infiammate, intrise di materie bituminose : un'obice, venuto dalla strada di Gemona, fu puntato contro la porta di Osoppo che si intitola da Gemoua appunLo, ed in breve essa fu rovesciata. D'un balzo gli AtlStriaci, appiattati negli orti, si slanciarono da quella parte e vi si affollarono in un batter d'occhio. Gli abitanti di Osoppo allora, colti da spavento, si rifugiarono in massa dentro al forte, là dove salirono in breve le grida acute. e selvagge della soldatesca austriaca che si abbandonava nel paese ad uno sfrenato saccheggio. Cosi deseri ve la scena il Diarista: « Ben presto l'orribile spettacolo fu rischiarato dagli ap<c piccati incend1 alle migliori delle case; grida, scintille, « fiamme e fuoco giunsero dal sottoposto paese a contri« starci l'anima, impotenti a frenare quell'orrido inferocire « delle passioni. .( cannonieri non potevano battere un così « grande angolo morto, e poi si teme,·a di cogliere insieme « fratelli e nemici. Si udiva per le strade uno scempio dì « grida; poi ,m muoversi dì carri carichi più di vergogna .. che delle requisite spoglia ai poveri assediati del paese << di Osoppo. Il primo albore tingova l'orizzonte quando il << sacco cessò. Sette dei miseri abitanti, cui la vecchiaia aveva « impedito di trovare rifugio nella caverna o dentro il forte,
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NOTE STORICHE
NOTE STORICHE
« forono trovati uccisi, con le viscere aperte. Ad un t al Cera,
Comunque sia, poichè la critica storica n on può decidere in merito ai motivi che spinsero il comandante d<>.l cor po austriaco di blocco a tentar quella crudele camiciata notturna contro il misexando paese, nella notte dell' 8 al 9 ottobre, non rimane che a valutarli nelle loro conseguenze.
« vecchio moribondo di inanizione, fu appiccato il fuoco al letto « e così miseramente morì : ben 25 case furono date preda « alle fiamme, in molte altre il fuoco rovinò tetti e masserizie. « Tra le caso bruciate si contarono quella del parroco, del « Leo~cini, del De Rossi, del Venturini, del Fabris, do\'e al« loggiò l'imperatore Napoleone, e la locan<la: in piazz1t, anda« rono in fiamme la bella casa di Pompilio Trombetta, chi« rurgo del forte, del Venturini capitano della Civica, la casa « comunale dove vi arsero le memorie storiche dei signori « di Savorgnan, una bandiera e molti stendardi da guerra, « più un prezioso manoscritto di grande importanza circa l"o<< rigine e la storia dal Comune e della fortezza di Osoppo. » In sostanza, poichè ebbero distrutto ogni cosa, le colonne nemiche dei Croati si ritrassero dal paese. dopo aver invano tentato d i scalare le mura del fo rte; t entativo che riusci inutile e fu soltanto dovuto alla su bitanea esaltazione delle soldatesche, eccitate in quella fatale notte di sangue, di feno e di fuoco . Gravissime fu rono le conseguenze di questa azione. \( Non bisogna scordare, serive lo Jager (1), che le relazioni « di interesse e di sentimento tra la guarnigione del forte « e gli abitanti di Osoppo erano tali, che la sorte degli uni << non poteva essere senza molta influenza sopra quella degli << altri. E 3iò riesce ancora più facile a comprendersi, quando « si pensi che la maggior parte degli artiglieri alla difesa « del forte erano Osoppiani. E certo adunque che l' I. R. « comandante delle trnppe di blocco, tenente-colonnello Fe(( derico Van der N-iill, avendo sperimentato essere grande « la difficoltà di espugnare il forte direttamente, sia per la « sua for tnuata posizione, sia, e forse più ancora, per l'osti« nata resistenza apposta da chi vi era entro, pensò raggiun« gere Jo scopo, impiegando un mezzo obliquo, sebbene; a « dir il vero, poco umano. » ·
xv. Mentre alla prima luce del giorno la guarnigione della fortezza, al bagliore triste degli incend:t, l'animo affra.nto dalle grida di disperazione e di ang!)scia dei conterranei, si acci ngeva con lena affannosa ad infrenare · 1e fiamme e limitarne i danni, grazie all'abbondante derivazione di acqua del canale del Nuovo Molino, tracciato dallo Zannini, il parroco di Osoppo, Pasquale della Stua, avviavasi al campo austriaco per trattar della resa del paese. N'ebbe preventivo consenso dallo Z annini medesimo, omai persuaso che la resistenza del miserando paese era giunta agli estremi, e che era irragionevole richiedere altri sforzi agli abitatori infelici ed estenuati dalle fatiche, dagli stenti e dalla fame. Aspra fu dapprima l'accoglienza fatta dal tenente-colonnello Van der Null al sacerdote osoppiano ad ai con terranei che si erano rec3tti con l uL a parlamentare al campo· di Buja : alla fine, osserva l'anonimo autore, di fronte alle lacrime ed alle snppliche, alla vist;a delle case fumanti, il comandante austriaco cedette. P oco dopo il mezzogiorno del 9 ottobre, il Van der Nùll pubblicava dal campo di B uja un proclama agli Osoppiani, affer mando di avere benignamente accolta la loro dirnanda « di perdono » e che in quella medesima sera « egli si sarebbe " r ecato fra loro, cl i persona, quale affettuoso protettore uni« t amente alla valorosa sua trnppa. » Verso sera di quel giorno tristissimo, mentra le prime ombre del crepuscolo tingevano di .mestiziJ:t la campagna e le rovine fumanti, sull'alto della torre parrocchiale che i Savorgnani aveano eretta con la gloria inconcussa delle armi, si dispiegò al vento la bandiera bianca.
O} 8. J;.:c;i;;R, - Stor ia doc1une11tala d.ei Corpi Mili/ari Feneli e cti atç,mi alleati negli anni 1848- 49. - Vcnczi,1, n. c,11nri, 1880, p . H.
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Quella vista ebbe un'eco dolorosa e tremenda tra la guarnigione della fortezza. La poca fede rimasta crollò d'un colpo; la parola tradimento corse come un fremito tra le file della guarnigione di Osoppo che impavida, per tanto tempo. avea sostenuto vittoriosa l'urto degli assalti nemici. In guesti frangenti, il sacerdote Pa~quale della Stua spediva su per l'erta rampa che conduce al forte un messaggero, lawre allo Zannini delle proposte di resa da parte del comandante delle truppe di blocco : lo Zannini spiccò tosto il capitano N odari, per assumere più precise e sicure informazioni, c questi riportò nella medesima ser;i la ...-oce cha un armistizio di tre giorni si era concluso, durante il qual tempo si sarebbero poscia concretate buone condizioni di 1·esa. Gli eventi precipitavano: mancava nello Zaunini quella :fiducia che rende forti e sicuri delle proprie deeisior.i, qual.Ido si sa che coadiutori arditi e volonterosi sono prouti a tradurle in atto; mancava la fiducia nei comandanti 10inori e nelle truppe. Ai difensori del forte sovrastava la dura necessità, se volevano continuar pertinaci nella loro difesa, di minare gli accessi del forte e di insidiare i fratelli nelle loro medesime case. Non pertanto, la. maggioranza della guarnigione si dichiarò ancora cl isposta a difendersi sino all'estremo: rincuoraYa i meno animosi il maggiore Andervolti, ed unitamen~e allo ½annini tentava di sollevarne l'animo depresso ed incerto tra il cedere, ed il portar la g~erra nelle case dei fratelli, qualora, gli Austriaci si fossero decisi ad occuparle per scalare di colÌI. i rampari della fortezza. Era già notte, quando il sacerdote Pasquale della Stua, cou altri deputati del paese, chiesero ed ottennero dal tenentecolonnello Zanniui « il permesso di recarsi al campo nemico << anche la mattina successiva » e che « nel contempo le osti· « lità si fossero sospese, fino al ritorno della deputazione, la « quale doveva concretare i patti di accordo, relativamente « al paese soltanto ». E lo Zannini credette <- dover facili«- tare agli Osoppiani, con una sospensione delle ostilità, la
« c0nclusione di un accordo che r endesse meno pregiudiche· « vole la già inevitabile occupazione del paese ».
Indi. concessa la chiesta. autorizzazione, lo Zannini ordinò la raccolta. della guarnigione sotto le armi sul grande piazzale, a notte già alta. <~ Con brevi parole, scrive l'anonimo, i.l comandante del « forte ne espose la situazione del paese e della fortezza e « chiese qual mai fosse la intenzione della guarnigione. Fu (< questo veramente un momento solenne. I patimenti a.g« gravatisi sopra la soldatesca la avevano r esa più eroica: « 0oncorde e senza esitanza, fo la risposta: resistere fino al « punto estremo, qu:ndi seppellirsi tutti sotto le rovine della « fortezza, incendiando la polveriera. Questa risposta, accoro« pagna.ta dal fermo e risoluto coutcgno di ogntrno, aveva « davvero del feroce e dello spaventevole: le file si sciolsero <• in religioso silenzio. << Lo Zannini, rimasto solo con Audervolti e con gli altri « ufficiali, additò loro il valoroso presidio e compreso di « ammirazione per cosi sublime eroismo li richiese di un « parere, mentre una lagrima, quasi con meraYiglia e vergogna, veniva presto asciugata stille guance abbronzate « del valoroso soldato >>. Incerti e di versi furono i pareri tlell'ufficialità: prevalse quello di risparmiare inutili sforzi alla guarnigione., omai votata a resa certissima, trov.care tra essa lo sviluppo di ogni maligno germe di indisciplina e di demoralizzamento; germi che potevano avere funesti epiloghi a comune danno qualora non fossero infreuati a tempo. Il 10 mattino, si presentò in Osoppo un messo austriaco, con l'intimazione di abbandonare il paese entro ,·entiquat:.tro ore. Fu allora. un rinnovarsi d i un quadro tristissimo tra i tristi: « A tale annunzio tremendo, quelli che si compia\( cevano delle salvate case e masserizie si fecero più tristi « e lagrimosi di quelli che, l' incendio e la rovina delle « 101·0, aveva già al dolore rassegnati. Tra il pianto uni:< versale, fu un presto af:taccendarsi a caricare masserizie « insieme a fanciuUi e vecchi, che anch'essi pur gemevano (<
NOTE STORIGlli,
sotto spropositati carichi, per avviarsi senza sapere bene d'onda >> . Tutta la mattina del 10 passò così nelle convulsioni di un fermento generale : verso le 3 pomeridiane, si scorse dal for te un drappello di Austriaci, di circa sessanta uomini, avanzarsi dai casali di Buja a tamburo battente alla volta del paese per occuparlo. Poco stante, altri tre nuclei cli fanteria austriaca avanzarono ratti nella medesima direzione. Il tenente G-autier corse allora alla batteria n. 13 per bersagliare quelle colonne nemiche con fuoco celere di artiglier ia ; rna ne lo impedì il tenente-colonnello Zannini per l'impeo-no ' b assunto con il parroco della Stua, di sospendere le ostilita mentre questi, con i deputati di Osoppo, erano al campo di Buja per trattare della resa. Ne nacque tosto un fer mento indicibile tra la guarnigione, che a mala pena lo Zannini e~ il tenente conte Spilimbergo riuscirono a chetare, persuadendola che non conveniva infrangere la parola data e « perchè poi il paese sarebbe s tato « egualmente occupato poche ore dopo, e la vendetta austriaca •< sarebbesi esercitata sugli a vanzi del paese e s:.illa·deputa<( zioue che era in loro mano » . Cos.t gli A.us~ri aci. traendo partito delle trattati ve in corso al campo di Buja tra i depntati di Osoppo ed il tenentecolonnello Van del Nii.ll, nonche della sospensione delle osti· lità promessa dal fo rte durante questo intervallo occuparono di sorpresa. il paese, appro:fìttc1,udo della lealtiL della parola data dal tenente-colonnello ½annini. Quest'atto di mancata fede precipitò gli avvenimenti: il divieto di far fuoco con le artiglierie contro le colonne a nstriache fece nuovamente correre la fatale parola di tradimento, così frequente e funesta in quelle milizie improvvisate. Il ca· pitano Enrico Francia arringò i suoi e corse con la l '· compa· gnia di Linea a guarnire la cinta della fortezza, deciso di far fuoco sull'avversario ad onta del formale divieto del comandan te. Era già notte quando la deputazione di Osoppo fece ritorno al paese, e con essa si era accompagnato un ufficiale austriaco incaricato dal tenente-colonnello Van der N iHl di « «
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invitare a colloquio in Buja il tenente-colonnello Zarmini. Que;;t'ultimo, senza indug io, si recò al fissato convegno nella medesima notte unitamente all' Andervolti, al :B'rancia, al Nodari e ad altri ufficiali della fortezza, scortati cla una pattuglia di Linea. Il comandante austriaco propose una capitolazione: fece grandi elogi per il valore addimoi!trato dalla guarnigione italiana: gli fu risposto dallo Zannini che era necessario in vi are un messo a Venezia per aver l'approvazione della resa, dipendendo la for tezza di Osoppo da quel Governo provvisorio. Le trattative forono perciò momentaneam...ente sospese. All'alba dell' 11, tornata nel forte la commissioncl degli uf. fìciali guidata dallo Zannini, si diffose tosto nella. guarnì· gione la voce che fosse un artifizio l'indugio opposto dal comandante d i invia.re un messo a Venezia, a ll'esempio di Palmanova, che pattuì due rese differenti una per gli ufficiali, l'altra per la truppa . il messo inviato da Palmanova. a. Venezia, si diceva, più non avesse fatto ritorno nella fortezza e gli ufficiali avessero così. pattuito una rèsa pElr sè soli. Eccitata per queste insane dicerie la guarnigione si abbandonò tosto allo sconfor to ed alla esasperazione, e manifestò subito ad alte voci il desiderio di capitolare a. qualunque costo, immediatamente. I magnanimi, propositi del giorno innanzi fallirono, crollarono come per incanto davanti alla bufera dello sconforto che annienta ed atterra le milizie improvvisate e non assuefatte abbastanza con l'idea dell'abnegazione, della fiducia nei comandanti, del dovere. 11 fortissimo strumento della difesa della piazza di Osoppo, che aveva offerto esempi mira.bili di valore, di devozione e di eroismi era diventato fragile come cristallo. Tumulti e risse violente scoppiarono all'albeggiare dell' 11 ottobre : il caporale V a.lentino Comino, del la. Linea, fu ucciso dal comune Ang~li; vittima innocente che si immola perchè si sappia e si apprenda quanto mai V'algano la disciplina, la concordia e la fede. Subito il tenente-colonnello Zannini riunì un consiglio di guerra : furono convocati tutti gli ufficiali presenti nella fortezza e richiesti del loro parere. Discusse le opinioni e le
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proposte, il collegio degli ufficiali di Osoppo si chiarì concorde nello accettare una capitohzioue, e tolse sovra se medesimo l'incarico di con vincere i soldati dei prudenti e var~ motivi che la consigliavano, eccitandoli a rimettersi con fiducia in chi, avanti ogni altra cosa, poneva l'onore delle armi italiane, cioè nel tenente-colonnello Zannini : <e Essendo ornai ridotta la guarnigione del for te a sole « 340 teste, dice il verbale della radunanza degli ufficiali di « Osoppo, tutte le armi comprese, in caso di assalto essi non « sarebbero capaci di d ifendere che per una scarsa parte il pe<< rirnetro della fortezza medesima, esponendo il rimanente « senza difesa ... Considerato che neppure i nostri più pros« simi amici hanno il coraggio di prestarsi per noi, oude « evitare g li effetti della legge marziale... Considerato che, « per le nostr e scarse provvigioni e l'incertezza di un pro· (< ficuo avvenire siamo intimamente persuasi che non sia più « tempo per noi di a ttendere l'esito del r isorgimento delle (( armi italiane ... Cousiderata la nudità in cui siamo l' im' << perversare con tinuo della stagione,' la mancanza assoluta (( di n umerario, la scarsità di vi veri, l'impossibilità assoluta cc di poterne avere dal paese... Per tutti li anzidetti motivi, (( l'ufficialità del fo rte di Osoppo, coil. sommo sno cordoglio, « e con le lagrime agli occhi, pensò che fosse necessario di « accettare le proposte di resa che venivano offerte, discen« dendo alle trattati ve delle medesime. »
XVI. \
Nel pomeriggio dell' 11 ottobre il magg iore Andervolt i ed il capitano Francia r imettevano, in Buja, uno schema d i capitolazione (concretato nel forte in quella medesima matti· nata) al capitano del genio austriaco Copetzky, incaricato di ricevere gli ufficiali di Osoppo. Due ore appr esso il tenente-colonnello Van-der-Niill rimetteva ai medesimi inviati una controproposta di resa, del tutto differente da quella redatta sotto la guida dello Zannini, ed assai poco onorevole per la guarnigione italiana.
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NOTE S1'0RfCRE
NOTE STO RICHE
Lo schema della controproposta austriaca fu immediatamente comunicata alla truppa raccolta in armi; ed i sospetti, le scene di tumulto e di indisciplina si rinnovarono più violenti che mai: « Il tenente-colonnello Zannini, scrive l'Anonimo, imii« stette allora nel non precipitare gli avvenimenti, ma la guar« nigione avea perduta la testa... tutti uscirono dalle caserme << armati, volendo mettere delle sentinelle all'alloggio del « maggiore Andervolti e di quegli altri ufficiali che paz7,a« mente t:>o-iudicavano traditori: si cominciò a pattugliare ad « arbitrio e sen7,a alcun ordine ». • Nondimeno, in questa crescente marea di ire, di recriminazioni, di inaudite violenze, le trattative continuarono. Convenne alla fine il nemico che dovevasi concedere al valoroso presidio l'onore delle armi, poscia che fosse ass~nto dall' I~pero austriaco il debito della piazza, consolidato m 18:0?0 hr~ di valuta austriaca, a titolo di paghe arretrate al pres1d10 e ~1 indennità di viaggio, e che infine fosse concesso ad ognuno 11 libero passaggio a Venezia. Il pnnto pi-.;. controverso fu !'amni· stia da concedersi ai disertori austr~aci. Anche quest a fu con· cessa, alla fine, riducendo però l'indennizzo a 6000 lire au· striache da prelevarsi sulle pubbliche casse. Nel mattino del 12 il tenente-colonnello Zannini, con l'animo angosciato dalla vista dello sfac.elo morale delle sue truppe, decise di rassegnarsi al passo estremo. Una commissione degli stessi ufficiali era venut a a solle· citare ed intimar quasi la resa al sno comandante: la guidava l'uomo infausto dei tumulti che erano seguiti nel forte alla resa di Palmanova, alla fine del giugno passato, il capitano Nodari. Ììludersi più oltre sulla resistenza del presidio era follia. Nondimeno, nell'inesauribile energia della sua volontà, lo Zannini volle tentare ancora un passo estremo verso il vinci · tore, a vantaggio dei diser tori austriaci che avevano militato in Osoppo all'ombra della bandiera d'Italia. E quest'ultima domanda, che quei disertori avessero licenza di dimorare nelle loro case senza molestia veruna, recata al tenente-colonnello 2~ -
A;-;NO XLV I,
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~01'E s ·roRICHE
NOTE STOltlCFIJo:
« 8° Sarà concessa la libertà a tutti i prigionieri per
Wan-der-Niill dal tenente l\forgante fu del pari esaudita, dopo un breve colloquio tra i due ufficiali. Cosi giunse l'ultima ora dell'eroica resistenza del forte di Osoppo: il 13 mattino le condizioni di resa furono stipulate e ratificate da ambo le parti. nel protocollo che segue:
<< cao-ione di spionaggio, corrispondenza col forte, contra.b« bando, ecc. , come pure sarà concessa piena amnistia a quei « civili che avessero in qualunque modo favorita la difesa , del forte, e rimessi nei primitivi loro diritti e privilegi. << 9• Nella marcia i signori ufficiali saranno trattati come « o-li ufficiali I. I. R. R. t:> •< 10• In quanto ai debiti per il mantenimento di questa « fortezza, si recherà presso l'I. I. R. R. Governo Lombardo« Veneto, con apposito ufficio onde sia autorizzata,la I. I.R. R. • Delegazione di Udine a legal~zzare i debiti stessi; come ~ pure quello incontrato dal Comune di Osoppo ~er cart~1< moneta emessa a favore della fortezza, dietro ordme del n « spettivo comando. i< 11° I feriti saranno fatti curare, trasportare e mante« nere sino alla loro guarigione, a spese del Governo di i:)
« Capitolazione: tra l' I. R. tenente-colonnello, comandante « le truppe di blocco del forte di Osoppo, Federico \Van-der« N iill, ed il comandante del forte medesimo: « 1° Le ostilità cessano da questo momento. « 2° Le persone, le proprietà di ciascuno, sono garanii te « e messe sotto la salvaguardia dello I. R. Governo. « 3° Tutti i materiali di dotazione di guerra già appar tc« nentiall'Austria, vale a dire tutti i pezzi di artiglieria, anni, ~< munizioni e mobilia di qualsiasi genere, nonohè tutGi i do« cumenti, carte e piani relativi alla fortezza, saranno r esti« tuiti e rilasciati nella medesima, Gli estremi avanzi delle « provvigioni del forte resteranno e benefizio della guarni« gione cedente. e 4° Alle ore 10 antimeridiane del giorno 14 ottobre, « anno corrente, la guarnigione del forte, in considerazione « della sua coraggiosa e costante difesa, sortirà con gli onori « di guerra ; essendo le I. I. R. R. Truppe al possesso delle « porte del forte medesimo. « 5° I signori ufficiali resteranno nel libero p0ssesso delle « loro spade, fucili e pistole di privata proprietà sino oltre « al confine degli altri Stati I. I. R. R. La truppa giunta al « cordone di blocco, sulla spianata, rinuncerà alle armi che « saranno prese in consegna da appositi commissari. « 6° I signori ufficiali, e così la truppa estera, saranno « accompagnati e muniti con itinerario fino al confine degli « I. I. R. R. Stati, con i mezzi da trasporto soliti' pel militare. « 7° Gli individui appartenenti alla I. I. R. R. Truppe « saranno trattati a norma del generale perdono pubblicato ·« da S . E . il F. Z. l\lL conte Radetzky, e senza soffrir pre« giudizio per ciò che riguarda la durata della loro capito« lazi~ne; liberi di recarsi o rimanere ai loro domicili muniti « di legale passaporto.
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S. M. I.R.
u 12· Saranno nominati dei commissari per la regolare « consegna e ricevimento delle armi A di tutti gli altri og« getti citati all'art. 3. . « Fatto in quadruplo originale, sottoscritto dalle parti con~< traenti. ,< Dal Comune di Osoppo, li 18 ottobre 18J8 (1).
XVII. 1< Il 1-1, alle 10 del mattino, scrive l'An0nimo, la guar« nigione italiana di Osoppo usci. dal forte. Ricomposte in « bell'ordine le file, precedute dalla banda, i tamburi bat« tenti, le bandier~ spiegate, i cannoni carichi con le ~ice~ « accese, il prode presidio scese in paese con contegno d1gm· « toso, e tale d1:1. non distinguere tra vincitori e vinti. >
(I) Il documento è sottoscròllo come se:::ue: l'CclP,rico \Van-der-:Xull - I. 11. tenente colonnello cornan<la nte del bl occo - Li~urgo Zannin i, tenrnto-w tonnello cQmanclante del Corto - Luonardo Anclen•olli , moggioro di arli:;lioria e co rnandante in 2°.
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XOTE STORICH E
NOTE S'l'OKICUI!:
Gli Austrìaci, che attendevano di salire alla spianata del forte, resero alla guarnigione di Osoppo gli onori militari : erano 340 uomini appena: ultimi il vg.loroso Leonardo Andervolti ed i commissario di guerraFranceschinis abbandonarono la rocca. A mezzodì la bandiera gialla a bruna sventolava. sul Colle Napoleone. Dei gloriosi superstiti rifugiatisi in Venezia, l' 11 novembre, con decreto provvisorio fu formata una legione friulana, cui si aggiunsero gli avanzi dei presidt di P almanova ed i coscritti dell'alto e basso Friuli che aveano abbandonato le file dell'Austriaco.
viO'oroso e robusto e lo condusse in breve alla fine, con l' insidia di una malattia letale che non perdona giammai. Osservazione questa di grande rilievo, e che emerge da tutta quanta l'istoria dei corpi armati volontari sorti nel corso della campagna del 1848-49. Suscitati al mattino di un giorno roseo di speranze e di fortuna, essi vissflro una vita. breve; .come chè in quel subitaneo tripudio di forza ignorata, di entusiasmi senza confini, la stes3a. gioia intensa di vivere li avesse consunti ed atterrati. IL capitano Enrico Francia, venuto con milizie volontarie da quella Romagna che ha dato in ogni tempo soldati forti, valorosi e buoni, non sa vincere le ambizioni sfrenate del suo spirito: posto a fronte al tenente-colonnello Zannini, il soldato regolare disciplinato ed inflessibile, il Francia diventa poco a poco lo strumento più pericoloso per l'esistenza dell'eroica. guarnigione friulana. E quando i'educazione e la preparazione necessaria al compimento di un atto così solenne, quale è quello dell'esercizio cosciente delle armi a difesa della patria fanno difetto, i dissidi ingigantiscono, i sospetti ~:;orbitano d'un colpo e prorompono alla fatale parola di tradimento: le divergenze di opinione li trasformano in odì, in livori implacabili ohe accendono ed annientano ogni attività. Quando h guarnigione di Osoppo si arrese essa disponeva ancora di vi veri per circa trenta giorni.
E d ora principia uu nuovo capitolo tristissimo che segna l'epilogo della gloriosa difesa. di Osoppo; capitolo pressochè iO'norato e che si svolse a Venezia dinanzi all'Auditorato di t::, guarnigione della pia:c:za. I risulta.ti di quella inchiesta illustrano la difesa, la illuminano, e portano il contributo di particolari di grande interesso circa le persone che a quella difesa parteciparono. Il carteggio, raccolto accuratamente dall' Auditorato di guarnigione della piazza di Venezia, comprende tutti i documenti e gli atti offerti dal tenente-colonnello Zannini al giudizio dei suoi compatriotti ed all'ammirazione degli Italiani (1). V'è il Libro degli Ordini del giorno, un povero quadernetto sgualcito ed ingiallito dal tempo, vergato pressochè per iutiero dallo stesso Zannioi: esso comprende gli ordini e le istruzioni, a datare dal 26 maggio fino all'll settembre. Un'appendice alle<Yata al quadernetto degli ordini narra le vicende della gua;nigione di Osoppo, fino alla sua resa. Ed a corredo di questi documenti stanno deposizioni, ve~·bali, me~.ori~ d' 11~dole varia, citazioni a giudizio, rapporti e depos1z1om test1mouia.li di non dubbio interesse. Tutte queste carw provano ad esuberanza. il fatto che, più forte dell'esempio di memorabile valore addimost~~to dalla O'Uaruigione italiana, v inse il germe corruttore d1 in disciplina e dissolvimento che si impadronì di quel corpo
(Continua) . E.
BARDAR!ClI
t.ene11.te
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(1) Govei·no provvis11riv di \11:n.r.zir.t 1848-49. Filiii n. 201. - llubri?rl n. _H,OiJ ' C~~ JJitola~ione di Osoppo i ,t danno de/I' llnlia, co11tro il tenenle-coto1111ello Z a11111111 e qttc{J , 11(/ldnli elle compo11e1•a110 l a 011a, 11igio11e. •
r
net
1.1• fàrileritt
NO'l'E BlllLIOGRAFICHE
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NOTE BIBLTOGRAFIC:HE
DoMENrco GuERRINr, capitano. - Il dQminio del mare. Esame critico del libro del CalweU intitolato: Gti effetti del dominio clel m cwe sziUe ope1•azioni milita1·i cla Wate1·looin poi. Ci troviamo innanzi ad uno studio ponderoso, di non minor valore, di certo, del noto libro del Calwell che minutamente p1·ende a disamina, e che riscosse tanti elogi. Meriterebbe perciò ne rendessimo conto nella maniera la più particolareggiata, ma la ricchezza della materia svolta, la. densità dei ragionamenti ci condurrebbero troppo lungi, sicchè dobbiamo limit arci ad una modesta recensione, sforzandosi di mettere in rilievo le idee principali del geniale autore. Il Oalwell, dopo avere annoverato taluni vantaggi che derivano dal dominio del mare, conclude: ({ La preponde< ranza sul mare ... può quindi esimere dal bisogno di un « esercito colossale per assalire il territorio di una gr ande « potenza militare, g iacchè essa deve compensare l' insuffi« cenza dei battag lioni »; donde la conseguente illazione che devesi spendere più. per la marina che per l'esercito, e magari sottrarre denaro a quest'ultimo per darlo all'altra. Il Oalwel è inglese ed ha scritto p er l' Inghilterra, d1.1l punto di vista inglese, ed egli stesso ammette che ha tratto da considerazioni di dominio marittimo « principi p iù a,datti « alle condizioni presenti dell'impero inglese, di qualsiasi. « altro dedotto alle battaglie di K oniggratz e d i Grave« lotte ». Il Guerrini nota ciò e giustamente dice che il Oalwell non ha poi grande torto, mentre invece l'hanno coloro che
vogliono adatta.re all'Italia un abito tagliato per l' Inghilterra, dimenticano le parecchie cent,inaìa cli chilometri delle frontiere terrestri e vanno gridando pii1 navi e meno battaglioni. :H'u il ra.giorn1mento del Calwell sopradetto - che il dominio del ma1·e compensi la deficienza di battaglioni che in:dusse il Guerrini a scrivere ci uesto st10 bellissimo studio, per dimostrare che per l'Italia desso è una. vera eresia. E questo abbiamo voluto premettere, a:ffinchè si abbia un esatto criterio ller apprezzare al giusto valore l'opera del G·uerrini, il quale, ben lontano dal non riconoscere i vantaggi di una forte marin;:i, non può per altTO ammettere come non ammettiamo uè ammetteremo mai neppur noi che l'esser forti sul mare possa dispensarci dal dover essere forti per terra.
Il primo capitolo, a gu-isci cli p1·eambolo è particolarmente rimarchevole, poichè in esso si confuta magistralmente la teorica del Oalwell. Il Guerrini nella maniera la più esaur iente dimostra che in clefinitiv~ quando i clne avversa.ri hanno forze terrestri uguali, ma l'nuo ha il dominio del mare pieno, sicuro e dnrevole, e l'altro si tiene sulle difese, i vanta.ggi che il Cal well ascrive al dominio del mare risultano invece dall'offensiva. Ed infatti c11i fa guerra offensiva avanza con tutte le sue forze riunite e potrà avere la. superiorità, sul punto decisivo, poichè l'altro per d~fendersi, non sapendo da qual 1)arte venga il nemico: disperde le proprie forze per parare dovunque. Il dominio del mare porta per conseguenza un allargamento del teatro d'operazione; è ov~io quindi che non sarà il caso di diminuire ma di aumentare il numero dei battaglioni, dal momento che si è acquistato più ampio teatro di operazioni.
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NOTE BlBLIOGRAFJCHE
NOTE BIIILlOGftAFICIIE
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Nel terzo caso, infine, se lo spazio è esuberante r ispetto alle forze, valgono le considerazioni sopra dette, e perciò è chiaro che cbi ha il dominio del mare « non può approfittarne senza « pericolo gravissimo ... e si aggiunge un'impor tante ragione « perchè ad ogni modo non debba neanche aver l'idea di « utilizzarlo per imprese di sbarco. » Il Guerrini si astiene dall' esaminare poi il caso in cui quello clei due belligeranti padrone del mare abbia le forze terrestri inferiori a, quelle dell'avversario, perchè dovrebbe ripetere i ragionamenti precedenti; epperò conchiude « che il « dominio del rriare ha per chi lo acquista vantaggiosa in« iiuenza sulle sorte della guerra terrestre nel solo ed unico « caso della esuberanz~t delle forze terrestri rispetto allo spazio << terrestre disponibile. » Sappiamo benissimo che in Italia non tutti dividono l'opinione del geniale autore: sta di fatto che nell'ipotesi di un conflitto italo-fra.ncese non son pochi coloro i quali annettono al dominio del mare una capitale importanza ed opinano, · perfino, che la difesa, non solo delle coste, ma dell'Italia spetta e deve essenzialmente spettare alla marina. Noi non facciamo sì ampio assegnamento sulla ma.r ina per la difesa delle nostre coste, ma siamo profonclament.e convinti che, come c'in~egna la storia., è unicamente la battaglia terrestre la <1nale decide della sorte della guerra, e perciò ci associamo intieramente alle idee del Guerrini.
La verità è che a parità di forze terrestri è più for te « colui che anche ha forze navali mentre l 'avversario suo « non ne ha, o colui, almeno che ha più forze navali del« l'avversario solo »; e meglio, ci pare, non si potrebbe di.re. S'intende da sè che, a, parità di forze terrestri, il dominio del mare avrà maggiore o minore importanza, secondo la proporzione che passa fra forze disponibili e l'ampiezza del teatro d'operazioni. Tre casi, dice il Guerrini, sono da considerare. O il teatro d'o,perazioni è suffieiente a t utte q\101le forze; oppure è soverchia.nte d'ampiezza alle forze: oppure è esuberante la, forza all'ampiezza del tea.tra d'operazioni. E riferendosi ad un'ipotesi di guerra italo-francese l'autore concreta i tre casi in tre numeri, e dice cioè che quelle forze possono essere cli 10,000 uomini per p~1rte (spazio esuberante al le forze) o di 500,000 uomini per parte (spazio giusto alle forz e) o cli 1,000,000 di uomini per parte (spazio deficiente alle forze). Il Guerrini esamina padicolarmente i tre casi. e con stringente logica viene alle seguenti conclusioni : · « Quando le forze sono così numerose che non possono « essere utilmente spiegate tutte, il dominio del mare con« cede a chi lo ha il vantaggio di potere in realtà agire << offensivamente con forze effettivamente superiori contro « forze virtualmente eguali: questo vantaggio è Ja vittoria: « per lo mano è metà della vittoria ». Quando il teatr o cl,operazioni è in giusta proporzione colle forze, mentre « il padrone del mare apparecchia una spe« dizione marittima, l'altro diventa padrone della terra, e « giusto nel tempo che il padrone del mare impiega ai suoi « apparecchi, l'altro ha modo di vincere per Lerra senza « manco curarsi di bada.re alla futura minaccia dal mare »: ossia, in altri termini, il nemico per mandar gente ad un; impresa di sbarco, devo indebolixsi, e cosi « dà agio a noi « di sopraffarlo nello scacchiere terrestre nel tempo che il « nemico deve pure impiegare prima di arrivare ci fondo « co)]a impresa. di sbarco ,,_ «
Fin qui l'autore ha combattuto il Oal well, opponendo apprezzamenti ed argomentazioni ai ragionamenti teorici dello scrittore .inglese. Nei capitoli seguenti egli en.tra in campo J'.liù vasto, ed ove hft l'agio di trar profitto della sua grande coltura e delle sue preclari doti di eloqu ente ingegno e di a.bile polemista. ~ Sono dieci lunghi capitoli, in cui, seguendo minutamente il libro del Calwell passo per ·passo, sono presi in particolareggiata disamina le varie campagne di guen-a. di questo secolo
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NOTrì BIULIOG RA FICHE
da V,,T aterloo in poi, e con un rapido sguardo a.lle preced.enti. Il Guerrini non solo r iesce quasi sempre ad oppugnare in modo ammirabile le conclusioni del Calwell, ma compila così un compendio storico di alto valore, tanto più che un certo n umero delle guerre esa,minate o sono poco conosciute od almeno ne sono poco noti i particolari. Lasciando pur da parte la questione del dominio del mare, sebbene maestrevolmente svolta sott o i numerosi suoi aspetti, se si consideri l'opera del Guerri11i anche solo come lavoro storico, non si può se non raccomandarla caldamente a tutti gli studiosi. Tutte queste pagine sono interessanti ed istruttive, e non solo perchè nella maniera la più esauriente è d imostrata l'esagerazione della tesi del Calwell, ma ancora, e specialmente, per la chiara esposizione dei fatti e le assennate deduzioni da essi tratte. I l capitolo VI nel q uale si discorre delle nostre guerre nazionali, ha p er noi singolare importanza. Tanti sono gli errori di date o di fatti che il Calwell ha accumulato serivendo di esse, che il G uen:ini ebbe facile e buon giuoco per ridurre le cose alla lor o realtà; ma quanta cura e quanto ore di sudato lavoro deve aver impiegato per la ricerca e lo studio dei particolari, e quale rara percezione nel rilevare poi il con.trasto fra le asserzioni del Calwell e i fatti come realmente ebbero luogo. E questo ohe abbiamo detto per le nostre guerre vale 1mre per tutte le altre esaminate, ed è perciò che lo studio critico del Guerrini ha gmnde importanza specialmente come la voro storico.
Nel XVI e ultimo capitolo e:;pone brevi conclusioni, ma rimarchevoli perchè tracciano l'ufficio delle nostre forze marittime e mettono bene in <:hiaro i rapporti fra, l' esercito e 1~ marina. Nat1mdmente queste conclusioni sono la logica deduzione dei molti ragionamenti svolti nel libro: epperò le riportiamo
NOTE UJULTOGP.AFICHI~
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testualmente nelle parti essenziali, perohè pur scrivendo molte pagine, non sapremmo mai dire così bene e così chiaramente ciò che dice il Guerrini in poche parole : « Il dominio sul mare è utile, anzi necessario a coloro che « hanno vitalità esuberanti di espanderne fuori batta" o-lioni nel tempo di g uerra, prodotti industriali nel tempo di « ;ace. - Ma chi vuole acquistare il dominio d~l mare " prima di averne il bisogno che ho detto, mette 11 carro « davanti ai buoi. » E pertan to : « il dominio del mare è utile in guerra, n?n « per compensare l 'inferiorità, ma per u tilizzare la supeno« rità dei battaglioni. » .. . « La forza na·va.le ha due uffici nella difesa dello Stato. « Il primo le v iene dal fatto ohe è la sola che possa essere « opposta alla forza navale del nemico, chè i bat~aglioni ~on~ « impotenti contro le navi, come le navi contro 1 battaghom . « Il secondo le viene dal fatto che è la sola che possa dar « modo agli esuberanti battaglioni di trovare spazio do ve « tradurre in atto la propr ia energia virtuale. » « Rispetto al primo uf6.cio, è logico ap par ec~hiare .forze « navali anche quando l'apparecchio t errestre sia tutt·altro « che completo: ma in tal caso non si deve dire che _occor« rono n avi 11perchè poi serviranno a compensare l' rnsuffi« cienza dei battag~ioni, ma bisogna invece dire che oocor< rono per pareggiare e, potendo, soverchiare la forza navale « del nemico ». « Rispetto al secondo ufficio è solo logico l'apparecchi ~ « navale qua.ud.o l'apparecchio terrestre sia completo, anzi « esuberante». Nel determina.r e il primo ufficio della marina militare, il Guerrini ha chiaramente espresso il suo concetto intorno al nost ro ordinamento militare; concetto che si esplica compiutamente nelle ultime parole del libro : « Assumendo il non piacevole~ufficio di com battere ooloro « che hanno post o come segnacolo in vessillo il motto: .Jl. !leno « battcigUoni e più navi! noi non siamo scesi in campo gri« dando : JJ1eno nav·i e più battaglioni! ». La nostra impresa è invece: Battagli oni e ncwi !
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NOTE BIBf,IOGRAFlCHE
NOTE B!BLlOGRAFlCl:JE
mezzo, s1 ricordano due articoli di due nostri ufficiali, il maggiore del genio Mirandoli e Luigi Segato. L'opuscolo è adorno di 20 disegni che non solo illustrano il testo ma ne facilitano l' intelligenza. È lavoro coscienzioso, che sviscera l'argomento a fondo e riuscirà di somma utilità ai militari studiosi dell' importante tema e ai t ecnici. B. D.
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'l'esser e elogi al capitano (ora maggiore) Guerriui per questo suo poderoso lavoro, in cui, la vigoria della mente e del~o studio, appaion o, per così dire, a,el ogni riga, ci pare proprio superfluo. E sprimiamo invece il voto che il suo lavoro trovi molti ~ett~ri e studiosi, affinchè si diffonda sempre più nell'Italia 11 gms to pensiero del Guerrini - e che è il nostro - che è di navi e battaglioni che abbiamo bisogno, e di tutti e dut.1 nel maggior numero possibile.
LAYRrz, tenente colonnello a disposizione. - Considerazioni sull'avvenire del traino meccanico per i trasporti sulle strade e specialmente sul suo impiego in guerra.
PIE'l'RO Gn,\Ma:s;Tnm.r, capitano ne11'87° fanteria. Fuoco unico per la fanteria. Prezzo: lire una a favore della Società « Dante Alighieri ».
0:rFRIED
I trasporti in guerra, specie quelli fra le stazioni ferroviarie cli t_ermi~1e e le località di stanza delle truppe, sono della massima impor tanza. Premesso questo principio indiscutibile, l'autore stima sia conveniente ser virsi di tutti i mezzi d i cui si possa disporre, e quindi del traino meccanico, oggidì così sviluppato, e che insieme al traino a cavalli è iJi grado di prestare in guerra il più utile ser vizio. Il traino meccanico è anzi divenuto un vero bisogno. A quest'uopo il Layriz analizza minutamente i differenti mezzi di traino meccan ico: da.Jla locomotiva stradale _ che ritiene utilissima pel trasporto dei grossi pesi e la cui velocità ritiene sufficiente per gli scopi militari - all'automobile solo o trascinante dei carri. Parimenti sono sottopost_i a ~iligente disamina i differenti motori. Nella pa.rte storica s1 accenna pure agli esperimenti fatti in Italia colle locomot ive stradali dal 1873 al 1883 e in proposito al bisogno per l'Italia, deficiente di cavalli, di ricorrere a cotesto
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Il capitano Grama.ntieri fin dal novembre 1895, in altro suo scritto intitolato : La cete1·i tà del fiwco pe1· la fante1·ia, ha propugua,to l'idea che il fuoco normale della fanteria debba essere il fuoco celere. E la stessa idea fu di poi am·piamente svolta, chl punto di vista tecnico e pratico dal ca11itano Ca.scino nel suo libro: La celp·ità del tù·o e a niunizionarnento clella / ante1·ia, eh cui a suo tempo abbiamo reso conto (1). Il Gramantieri pertanto, mentre t ributa larghi elogi al Casci:ao 1 ritiene e non a torto, di aver avuto pel primo cotesto pensiero, e vi r itorna sopra,, profondamente convinto come è di essere dalla, parte della ragione, e che l'adozione delle sue proposte ridonderebbe a grande vantaggio della fanteria. Le questioni quindi trattate dall'autore sono due: la prima che la fanteria. non deve far uso che cli un fuoco solo; la seconda ch e qu~sto fuoco non può e non dev'essere che quello celere. Sono queste due quistioni così capitali ed importanti che sarebbe stato necessario approfondirle1 a.ssai più di quello che '·faccia l'autore. Egli doveva mirare, per ottenere il suo intento cli guadagnar proseliti alla sua tesi, a con vincere \ (I) Veclasi : Rivisto, mil itm·e, au uo .t890 , pn.g. 206$.
NOTE HIIILIOORAFJCHE 334 gli avversari della giustezza e convenienza delle idee da, lui così. caldamente pr opugna.te : 1,er contro egli si lirn ifa ad apprezzamenti ed opinioni sue, e si ribell~Le contro gli avversari - che pur riconosce essere la maggior parte degli ufficiali di fanteria, - e contro i regolamenti, senza oppone, per contro ragioni esaurienti ed indiscutibili. Interessante è senza dubbio Fesercitazione di u n battaglione di fanLeria da lui minutamente descritta e ch'ebbe luogo al poligono di tiro di Cesenatico, per l'esecuzione della 7" sezione cli tiro collettivo. Rimarchevoli le osserva.zioni e consic1era7,ioni svolte dal Gramantieri intorno a.l fuo co a.ccelerato impiega to dalla 4• compagn ia - l e altre tre compagnie fecero nso clel tiro ordinario - ; ma pet· tm p roblema così vasto e, per così dire, fondamentale, che cosa può provare un fa.tto solo e di una sola compagn ia? Noi del resto ammiriamo la convinzione dell'egregio ca pita.no e riconosci a.mo di buon grado che molto di buono vi è nel suo opuscoletto, ma è l a forma ch e essenzialmente gli nuoce. Rispetto alle due importa11ti questioni da Ju i Mcernrn,te, non possiamo che ripetere ciò che abbiamo scritto pel libro del capitano Cassino. Conveniamo, cioè, che in guerra il fuoco accelerato sarà qu ello cli uso l}ÌÙ comune, ma non ci ]}are che ciò basti per proscrivere i l fuoco lento ec1 a salvo che in non p oche delle così s,-rariate circosta.nze del combattimento riuscirà di g rande vantaggio. Del res to l'autore scrive : « educh iamo i nostri sol da,ti a « sparare 12, colpi al minuto in qual unque posizione, coJ1ho « qualunque bersaglio, perchò qu estfL è la celerità, che dà « fooco p iù efficace, ma se non la potremo sempre eseguire « nel combattimento, non sarà questo g ran ma.le ». E infatti poch e righe prima, egli ammette ch e n on sarà, possibil e ottenere la celerità di 12 colpi al m inuto a 800-1000 metri, se vogliamo che il soldato p unti colpo per colpo, e soggiunge : « ma è appunto questo che si vzwle: im ( i6oco imico, quello che 1·azionalmente si cleve f a1·e pe1·chè ineluttabilrnente si f m ·à nel combattimento; e cioè qiiel fuoco più 1itile che fa e
i:\OT E l\J B LI OGRA FICH lt
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che f arà un 1·epai·to di tnippa lasciato Z.ibe1·0 di spa1·cwe con lo- cele1·ità che gli t01'na più comoda. » E qui vera.mente non ci raccapezziamo p iù. Passando dal campo teorico al pratico, al s0111plice accenno ad uu fatto consueto - quello di sparare a 800-1000 metri -- il Graroantieri non pretende più il tiro celere, ma gli basta q,ueJlo ch e tornerà p iù · comodo al repar to che fa fuoco; dice anzi che è quer:;to ch'egli v uole. Non vi sarà proprio contraclclizione nei termini fra la tesi sostenuta e ciò che qui sopra è detto; ma è fuori dubbio che il principio del fuo co unico e celere ne resta vulnerato. E a cotesta, del resto razionale conclusione, l'autore ha clovuto venire per la disamina di un sol fatto. Ohe avverrebbe poi, s'egli analizzasse minu tamente le varie fasi cli un grosso combattimento e un dato numero delle differenti situazioni nelle quali possono trovarsi i va.rì repar ti clurante quelle fasi? Per avventura, non sarebbe egli tratto a fare nuovi strappi al suo p rincipi.o fon damenta.le e ad a,mmettere ch e poi non hanno tutto il torto i sostenitori del fuoco lento, del fuoco ordinario, e perfino di quello a salve? E l'autore deve ben per suaclersi non essere senza fondate xag ioni ch e il principio da lui così ga.gliarcla,mente propugnato incontt"a nnmerosi oppositori, imperocchè esso non risponde interamente alle svariate sit uazioni del eombattimento. Il Gramantieri poi, incidenta.lmente, si di mostra fiero avversario del tiro a grandi distanze, ch e - sono sue parole - non cleve fa1·si m,ai o qtta8i mai. Certamente nei n ostri terreni è assurdo - se non in qualche caso eccezi.onale parlare dì sparare a grandi distanze, ma sui vasti e nudi campi di gran p ar te della Francia e della Germania è raziona.le proscrivere assolutamente cotesto t iro anche i n quei casi, il di chi impiego riuscirebbe opportuno e vantaggioso? E questo diciamo, non per farne un appunto al capitano Graman.tieri, ma per dimostra1·e sempre più. l a verità della nostra asserzione che i l quesito del fuoco della fanteria è dei più comp lessi e va, studiato colle più larghe vedute.
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NOTE BlllLTOGRAFJCBE
NOTE BIRJ.IOGRAFICII&
Il Gr~tmantieri, infine « lJer mottero d'accordo la ~ua con« vinzion~ sul fuoco unico celere con la necessità, evidente « d'~~ere 1_11 . mano la trupp~ alle brevi distanze e dopo un.t « crisi », si e domandato se 1l fuoco celere fosse il fuoco a ca1·icato1·e. « Data, la domanda, la risposta fu favorevolo » . E perciò propone formalmente l 'adozione del fuoco uni<'o col seguoute comando : · '
Del resto tenga pure per fermo il Gramantieri che il fuoco celere sarà quello comunemente impiegato, sicchè non sarà mai nè fiato nè tempo sprecato quello usato ad insegnare al soldato a sparare 12 colpi al minuto. Certo non accadrà come ai tempi di Federico II, in cui il gTan Re esigeva dalla sua fanteria ch'essa fosse particolarmente abile nello sparare con grande celerità - o la celerità di tiro ottene· vasi allora nell'eseguire celeremente la complicata operazione di caricare l'arma - e poi le proibiva di far fuoco nel muovere all'assalto.
Alzo .... niefri.
u·no... due ... tre... ca1·icatori. Questo per noi è null'altro che un' Lnutile con1plicazione. Inoltre, se si è nel caso di far fnoco a brevi distanze ci~> vuol dire che si è nel pit'.t vivo tumulto del combatt,imento e allora nella pluralità d.ei casi il credere i-.; i possano impartire e far eseguire comandi a voce è una vera illusi0l1e E ovvio poi che al quesito del tiro celere è intimament~ legato quello del consumo delle munizioni. Il Casci no. infatti, che come abbiamo già detto, trattò a fondo qdesto stesso tema, si è occupa.to diffusamente della q uestione ed ha formulato parecchid proposte per le quali, a suo parere, verrebbe facilmente e considerevolmente aumentata la. clotazione-cartuccie d'ogni combattente. Il Gramantieri accett:t tutte le varie proposte del Cascino, tuttavia crede che la, dotazione attuale sia sufficiente. E anche guesta sna o:pinione non ci pa.re stia in stretta correlazione colla sua tesi. •~.bbiamo già espresso il nostro _pensiero sulle due importanti questioni: aggiungeremo ancora che in fondo il principio del Grama.ntieri è giusto, poichè sarebbe assurdo uou trarre profitto dalla principale qualità del fucile che si ha p or le mani; ma egli vuol spingere la cosa, all'esagero,zio11e e proscrivore tutti gli altri fuochi che pure indubbiamente riusciranno utili in molte circostanze. È perciò suo gran merito di mantener viva una di:-;cu::;sione di argomenti così importanti e di adoperarsi a tutt'uomo per l'adozione delle sue idee, da lui, per profonda uonvinzione, ritenute le sole g iuste e le solo praticamente effic~ . · )
commandant, lauréat de l' I nstitut. - Notre armée. Essai de Psyclwlogie militafre.
' ÉMil,Ji) ìVIANOll:Au,
Numerose e seguentisi l'una all'altra sono in Francia le pubblicazioni militari - articoli di riviste e opuscoli - e specialmente in questi ultimi anni, riguardanti l'ordinamento dell'esercito. La maggior par te, però, degli scrittori non mira tanto a criticare il presente ordinamento, quanto a rinforzarlo con grossi quadri di truppa permanenti per darali quella coe· ' ' ' o s10ne e consistenza compromesse, a I.oro giudizio, da.lla breve ferma di tre anni e che andrebbero a fascio ove interve. ' russe un'ulteriore ridu.z ione della medesima . L'opuscolo che abbiamo sott'occhio, scritto, indubbiamente da ufficiale competente, particolarmente edotto delle condizioni interue dell'esercito francese e dalle la.rahe vedute . ' o ' s1 prefisse ben altro intento. Il maggiore Manceau non si culla in vane illusioni1 nè si ind~gia in inutili richiami ai tempi passati sepolti e ben sepolti per sempre. Egli ha una chiara visione di ciò che f~r?no_ gli eserciti passati, e di ciò che, per le mutate condizioni della società, sono - e non possono essere altrimenti gli eserciti odierni. Egli sa benissimo che la volontà del paese che impose già la. ferma sotto le armi a tre anni, non tarderà 22 -
,ll'INO :<l,\"f.
N OTE BlBLlOGR/\ l'!OHE
NOTE BIBLI00RA FICIIE
molto ad esigere alt.ra riduzione che sarà giuocoforza accordare; nè se ne sgomenta perchè cosi vogliono i tempi e sarebbe vano voler andar a ritroso dei medesimi. Tuttavia il valore del grosso volume non sta tanto nolle modificazioni proposte all'attuale ordinamento svolte in poche pagine, quanto nell' analisi profondu - una vera, vivisezione - delle condizioni intime dell'esercito francese m eritevole di richiamare l'attenzione non solo del militare' francese ma a.ncora degli studiosi degli altri eserciti. Molte delle manchevolezze poste in rilievo dall'egregio scrittol'c, sono, indubbiamente, particolari all'esercito francese, ma di non poche certo, in maggiore o minore misura, non vanno esenti pure gli a.ltri eserciti. Non abbiamo sott'occhi soltanto saggi di psicologia militare, come modestamente li chiama l'autore, ma il suo libro è la più minuta disamina psicologica. che si possa deside· rare e potrebbe servire di testo. Ctsrtamente le tinte sono talvolta a.lquanto caricate ; la propensione all'esagerazione è manifesta - e lo stesso Manceau se ne avverte poi nell'ultima pagina - ma malgrado ciò, l'interesse e il gran pregio del libro non ne rimangono alterati. Per noi l' impor tanza di questo rimarchevole lavoro risiede solo in parte nelle mende e nei difetti r iscontrati noll'esercito francese, ma specialmente nelle larghe considerazioni, negli elevati pensieri e nelle molte verità espresse dall'autore sugli ordinamenti militari odierni, i quali intoressano gli studiosi d'ogni paese. Malauguratamente un esame minuzioso del libro ci trascinerebbe troppo lontano, e perciò dobbiamo restringerci ad accennare ai vari capitoli nei quali si àivide l'opera od a taluna delle principali questioni trattate. Nel primo capitolo: Le nosfre istituzioni rnilita1·i, il Manceau pone in rilievo come dopo il 1870 non si fece che copiare l'ordinamento prussiano, accordando il primato alla quantità senza. tenere debito conto della qualità, ed essenzialmente della differenza di condizioni della Francia e della Prussia. Nè ciò basta: chè anche di poi non si pensò meno-
mamente a modificare i principi del sistema tedesco'. e ad .accomodarli al temperamento nazionale, come non s1 ebbe alcuna cura cli adattare i regolamenti al nuovo ordinamento. Un grande esercito, vi è detto, ha bisogno di una grande indipendenza, del massimo decentramento; ma questo ~ecen~ tramento non è possibile, se il comando non ha :fiducHI. ne: suoi subordinati. I regolamenti francesi per contro non s1 ispirano che alla diffidenza, ed è ~e:c~ò- c~e regna so_vrano l'accentramento. Si parla molto d1 1mz1at1va, se ne riconoscono i oTandi vantaggi, ma nel fcttto non è possibile farne uso poich è tutto è regolamenta.rizzato fino ai minimi particolari. In conclusione, l'opinione dell'autore si può così riass~mere in poche parole : l'esercito ha avuto un nno-vo ordinamento ma le istituzioni militari francesi sono rette tuLtora dalle ve;chio norme, dai vecchi principi, i quali nulla hanno a che fare col nuovo ordinamento. Negli altri capitoli - I nosfrì it(/iciali; _I nost?·i sottff/JciaU; I nost?-i soldati - il Manceau svolge ampiamente tutti 1 q nesiti si può dire riflettenti l'ordinamento militare; è una ' ' veraI e propria diagnosi anatomica di quell'esercito . M .l" ano mano si procede n ella lettura dell'opuscolo, s~l ta sempre più agli occlµ come le osser vazioni dell'~utorc. s1~no costan: temente informate ad un sen timento d1 pess1m1smo, ma 1 molti dati di fatto allegati lascia.no comprendere che nelle asserzioni e 1·agionamenti dell'autore vi dev'essere un gran fondo di verità. Notevole il pensiero fondamentale del :Manceau int~rno agli ufficiali. Posto in sodo che gli ufB.ciali sono 1~ clnave dell'edificio militare, egli dice chiaramente che l'ufficiale fran~ese non risponde ai bisogni odierni. Il suo reclutamento ~ sbaaliato importa assolutamente di cambiarlo, al fine d1 ave;e uuifor~iti.t di istruzione e di educazione. È la proscrizione insomma del vecchio t?-0t~pie1·. È un apprezza' ma non possiamo a meno d1. notare mento come un altro, .che esso è in aperta contraddizione colle idee cos~ lar~amente diffuse nell'esercito francese. L 'autore non s1 penta
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di dire che il corpo degli ufficiali deve costituire l'aristocrazia militare, e ciò nel momento propri.o in cui il Ministro della. guerra proclama altamente la necessità di democratizzare detto corpo. Il Manceau afferma an:zi che l'adozione della sua proposta basterebbe da sola a mettere l'esercito francese nel posto che gli spetta. Natmalmente queste idee prevalgono poi nel discorso intorno ai sottufficiali, ma qui l'autore - che giunge al punto di voler lasciare la maggior parte dei sottufficiali al deposito pel tempo di guerra - va talmente fuori carreggiata e formula proposte così strane che non è il caso d'occuparsene. Rimarchevole, per contro, è ciò che l'autore scrive intornoalla ferma, e non poche delle pagine in cui si discorre, dei riassoldati, delle buone q11alità dell'inscritto, della necessità del numero, dell'importanza e necessità di avere per servizi. ausiliari uomini numerosi o intelligenti e, infine del breye tempo necessario ad istruire il soldato, meriterebbero cli essoro riportate per intioro. È poi da q nesti ragionamenti che il Manceau è condotto a formulare le sue proposte principali. Anche il Mancea..n è preoccupato della poca consistenza del colossale esercito campale; ma non è questa la sola sua preoccupazione, e, anzi tutto, egli si commuove per la deplorevole situazione in cui verrebbe a trovarsi il paese pel richiamo alle armi di tutta la gioventù valida,. Egli muove dal principio che un anno è sufficiente per tràsforma.re l'inscritto in utile soldato. Colle l unghe fermo del passato si aveva tempo più che sufficiente per istruire ecl educare il soldato. oggidì bisogna restringersi al còmpito di istruirlo, pur non ommettendo di educarlo tutte volte sia possibile, ma è nella famiglia, nella scuola, negli esercizi ginnastici e di tiro, che il giovane deve essere preparato ed educato alla vita militare. E ben tratteggiato è il concetto che la quautita può andare di pari passo colla qualità, quando si adottino opportuni temperamenti e sia impartita l'occorrente istruzione.
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Il Manceau pertanto vorr~bb~ una !er'.n~ di :l:8 mes~, .1~a effettiva ed a cui nessuno dei riconosciuti 1done1 al s~rv1z;~ militare potesse sottrarsi, e colla chia.~ata all~ aruu de~ 1 · ·tt·1 al 1° aprile· I primi t re mesi. - aprile, magg10,. 1nscri · dedicati alla istruzione delle reclute, 1• gmgno - sarebber·o e luo-lio ao-osto , settembre - sarebbero passati . tre seguen t1 o , o . . . . _ nelle esercitazioni all'aperto, at campi e alle gran.~1 , ma novre· nei sei mesi seguenti si attenderebbe al perfez1onament~ dell'istruzione ricevnta, di guisachè qne~ta ~l _ter~ mine di un anno sarebbe completa. Cosi per gli ultum se1 mesi si disporrebbe di nn soldato fatto . . Ma l' ideale del ManceaL1 è quello che l'eserc1~0 deb?~ e ssere permanentemente co.stituito, all' inf~ori. dei se~·vizi ausiliari, snlla. sua forza d1 guerra: e:Ppero gh b.asterebb~ avere una ventina di corpi d'armata in luogo dei 24 o 2~ attuali e che le compagnie fossero cli 200 uomini inv~ce di 250. Allo scoppiare della guerra gli nomini .del~a riserva .andrebbero ai depositi, ivi sarebbe con tL1tto agio nnf~·escata la loro istruzione e servirebbero a colmare le pe1·d1te che man mano si verificherebbero nei loro corpi. . Nelle ultime pagine del suo lungo scritto, p er .n.on n~Lrodurre modificazioni, ritenendo che il primo reqtn~ito di u.n ordinamento militare è la sto,bilità, il Manceau s1 acconci~ al manteniment o clella forma attual e cli tre anni. Di .qnest~ i primi 18 mesi sarebbero passati sotto le a.i:mi, dopo 1 quah gli nomini sarebbero inviati alle loro case nman.cndo, qual.e prima riserva, a disposizione del gover~o autonzzato .a richiamarli alle armi quante volte lo stimasse necessario: Della spesa, naturalmente, l'autore non si _occupa, ntenendo la Francia abbastanza r icca por sopperue alla mag. ,. hi.ama l'at· giore spesa che ne potesse derivare ; eppero· nc . t o, ch ' egl1 afferma tenzione sull'ordinamento da 1m· propos . essere quello stato ultimamente adottato dalla G~rmam~. Non è nostro còmpito di discutere le proposte ardite e o~iginali dello scrittore francese, proposte ctù è troppo facile muovere lunga serie di appunti.
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E il· libro del Manceau che noi raccomandiamo pe . hè . · h · , 10 siamo
convinti . e ~ il fond~ d~lle sue idee è giustissimo. Scaifate le esageraz10111, resta md1scutibile il fatto eh' 1· J 1 ·, hi · . . eg 1 1a a piu e ara mtmz1one del problena militai·e odierno. 1 , . e sue pro. ·t proposte per la risoluzione del medesimo non po"so "d' a· : ; no, ce1 O sper~re ?gg: i 1 essere accolte, ma ciò non toglie che il studio sia rnnarchevole. Il problema militare, ove più ove meno s'impone , . · t tt · · · , 01 a 111 quasi u i i paesi al militare e all'uomo d1' Stato ., h l . . , e c10 c e a. p1e~ente appare d'impossibile attuazione può col tempo divenire la realtà. '
RASSEGNA MILITARE ESTERA
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NOTIZIE
AUST RIA-UNGHERIA.
B. D.
C IIICA LE GRA1'iD I ~IANOVl\E AUST HO-UNGAHICHE
CHE A\"RANNO
LUOGO
190 1. -· Rilevasi <lai j!Ìoroali austro-uagal'ici che le grandi manovre (Ka isermanover) nel "90 I avranno luogo in Ungheria e preci»amente nella zona compresa tra Funfkirchen, J\fohàcs e Villùny (a nord della confluenza della Drava nel Danubio). Il capo di stato maggiore Feldzeugmeister v. Beck ha già riconosciuto La le zona etl lrn già stabilìto le idee generali e lo svolgimento generico cbe le manovre avranno. Sono anche iniziati gli stud i prepara Lori per il trnsporto ed i $er vizi delle trappe. Saranno costituite due armate contra pposte: quella dell'Est consterà dei corpi d'armàta lV (Budapest) e \"II (Temesvar); quella dell'Ovest dei corpi d'a rmata III (Ornz) e XIII (Agram). Po,sihilmen Le prenderà pa rte alle manovre anche la nottiglia danubian a. NEL
BEL GIO.
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~hTRAGLIERE HoTcuKrss. - l.,'inteniatio,wle Rev1,e riferisce che in seguito ad esperienze fa tte nelle ulti me grandi rn noovre, ecl a pamre favorevole di una commissione spe1:iale d'artiglieria, il governo ha deciso l'acquisto di 8 miirngliern Hotchkiss per l'artiglieria belga . Secondo una corrispondenza però da Rruxelles alla Revue .Militaire Suisse, il governo belv avrebbe preso per suo con to le 8 mitragliere che erano state orJioatc alla società Hotchkiss per il battaglione dei volontari in Cina, mn non le avrebbe adottate, poichè pur avendo dato queste mitragliere, nel complesso, buoni risultati , l'affusto si è dimostrato difettoso .
RASSEGNA MILITARE ESTERA
FRANCIA.
• · · " CHUMA TE . ALC.E A11llll. PER ISTRUZIONE - ""E[, 190J · - Satanno e f11amatt ~Olto l_e armi nel prnss1mo aono 190 1 per un periodo d'istruzione o di manovre le seguenti classi di riservisti: Individui d~~pon·ibitì dell'esercito att-ivo. - n) Quelli di cui all'iirt. 23 della legge fo luglio ·1889 appartenenti alla classe ·1897. b) Qnelli di ~ui agli Hticoli '21 e 22 della stessa legge e della classe 11897 che avranno fo lto_rn~oscere prim?. del 1° aprile ·1901 al generale CO· man_dante _la sudd1v1s1one cli regione del proprio domici lio la loro iutenz1one di rr· · Ie d.I riserva · . . .concorrere in segu ito per il o<rrado d., u1ucia . . Riservisti. - Gli individui di tutte le armi e di tutti i servizi cieli·0 nserva dell'esercito attivo delle classi 189·1 e 1! 894. I( periodo di convocazione per le m:rnovre d'au tunno è fissato dal lnnech ·26 agosto a domeoic.a 22 settembre. ~~erC'ito .territoriale. - a) Individui delle classi 1884-1885 delle untta la ?~' convocazione fissata pel -1900 fu rinviata al ·1901. b) Ind1v1clui della classe 1885 appartenenti: ;il treno degli equipa1,1gi; alle sez_ion~ dei commessi ed operai militari d\1mministrazione · al le sez1on1 d' rnfermieri · ' al la gendarme1·ia; ' alle cancellet·ie dei tri-buuali mil itari. Riserva dell'esercito territoriale e servizi ansilùiri. - Saranno convocati per una rivista d'appello : . gl i_ uom ini_ del la classe 1880 appartenenti ali.i riserva del l'esercito terntona le e gli individui dei servizi ausiliari delJe classi 1898-1894-~ 880-1885 _e ·18?0, Tale. convoc_azione avrà 1uogo in primaver<1, du. 1ante il penodo ID cui s1t>dono 1 consigli di revisione. ~orsica. ~ ll_ generale comandante il ·15° corpo d'armata deterrninern le classi de, r iservisti e territoria li da convocarsi nel ·190·1. Disposi~ioni speciali per l' Al.r,erici e lei T1misia, - Rism·vist·i . - Sar~nno chia mati alle armi nel ·190··1 i riservisti di tuUe le armi del con· lrngente algeri no e lllnisino delle dassi 1891 e 1896. . E_sei-c·ito territoriale, rise1:va rlell' esercito territoriale e servizi rms·i· l~an. ~ Le disposizioni swbilite per gl i individui appartenenti all'esermto terntor1~.le, al la sua riserva ed ai servizi ausiliari in Francia sono appl icabili al contingen te algerino. 1
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RASSEGNA lllLlTARE ESTERA
Le date per la convocazioot: sa ranno fissate coms segue: per l'Algeria , dal generale comandante il 19° corpo d'accordo col governauire izenerale del l'Algeria; per la Tunisia dal generale comandante la divisione d'occupazione d'accordo col residente generale di Frnocia iu Tun isia. Truppe colonùil·i e rnarinci. - Saranno chiamati alle armi: a) della fa nteria di marina, nrtiglieria di marin:i ed armai uoli délla marina : 1° gli uomini di cui all'art. 23 della legge 15 luglio 1889 della dasse ,f 897; 2° i riservisti delle classi ·I 890 e ·189,1:; b) i rise1·vi:;ti degli equipaggi della flotta appartenenti alle classi 1890 e 189!L Il periodo di convocazione dei riservisti degli equi paggi della !lotta è fissato dal lunedi 1° luglio a domenica 28 luglio. MATRIMON IO oi::GLI uFr1c1,\l.1. Una circolare del Ministro della guerra in data 1° ottobre il\')00 ha abrovte tutte le precedenti disposizioni ha tolto ogoi vincolo dota le, e stabilisce nel modo elle segue le concfoiooi che debbono re&,?olare il matrimonio degli nn:iciali. Gli ufficiali, fuoiionari militari ed assi milati di qualunque grado che desiderano contrarre matrimonio dovranno rivoll!ere domanda al governatore militare o al geuernle comaudante della regione in cui risiedono. I governatori militari od i cornandauti di corpo d'armata accordano direuamente, e ,per delegazione del Ministro, le autori zzazioni di matrimonio donrnndate dagli nffìciali o assimilati loro dipendenti fioo al grado di colonnello ioclmo . Le domande degli ufGciali generali ed assimilati saranno trasmesse al Ministero (gabineuo-11rficio della corrispondeo:rn generale). Tuue il:! domande per le quali i governatori militari o comandanti di corpo d'armata non (:redono di dare la lor/) approvazione debbono essere trasmesse al ~linistro occompagoate d:1 uo rapporto in cui se ne espongono le ragioni ed il parere delle autorità militari interessate. Questo diritto di accordare l'autorizzazione per i matrimoni appartiene all'autorità militare territoria le e perciò ad essa debbono esse re ri volte .le domande. di tuui gli ufficiali dislocati uel rispettivo territorio anche se vi si trovano distaccati da altri corpi d'a 1·m ata. Per gli tiffi ciali di gendarmeria e per quel li del servizio di reclutamento, qualora il matrimonio debba aver luogo per i primi nel circondario ove trova usi dislocati e per i secondi nella sud di visione di 1
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HASSBGNA AllLl'r.~RE ESTERA
regione in cui e5ercitano le loro runzioni, i generali incaricati di accordare l'au torizz3ziooe dovranno fa r couoscere al Ministero ~e il matrimonio progettato è di natura tu ie da poter nuocere alla indipendenza d'aziooe del l'uflicialc e conseguentemente se occorre il trasferimeoto dell'ufficiale interessato. Le domande ,;aranno accompagnate da un certificato ri lnscialo dnl sindaco e approvato da l sottoprefeLto del circondario, in cu i risiede la futura sposa, nel qua le sia specificala la situazioue finanziaria della fidanzala e quella dei genitori, noncbè la reputazione godnta da lei e dal la sua famiglia. I comandanti di corpo, capi di servizio ed i generali dovrauno nelh} domande sempre indicare il loro pa rere motivato sul la mora le dellt1 fidanzata e sulla con\·enieoza del progeuato matrimonio. A tale effetto essi ra<.:cogliera nno per mezze, dell'autorità 111ilitare dd luogo dovo risiede la futura sposa informaziooi 110.,doghe a quelle raccolte rla lle autorità civili. Le domande degl i ufficiali c9n1:1udati provvisoriamente in uo ser,,izio speciale saranno accom paguatE- dal parere del capo servizio, e corrednte da quello del comandante del corpo a cui l'ufficiale è effettivo, al qnale l'incanamento deve essere comunicato. Per procurarsi le notizie necessarie l'autorità militare potrà valersi della gendarmeria, servendosi però unicamente degli ufficiali <li quell'a rma e solo ecceziona lmente cooliderà un cosi delicato iucancato a quei sotturlìciali, i;he per la lo,.o istrnzione ijcl e<lncazioue offrono la massima g.1 ranzia di ri servateua e discruzione. Queste ricerche nou debbono mai a\·ere carattere ufficiale bensì mantenersi ~trcuamente coufidenziali. Tutti i documen ti nvuti dal l'au torità mi litare saranno 1rasmessi al genernle comandante del co rpo d'arma ta (o al Ministero secondo i <'asi) unitamente alla domanda dell'ufficiale. Nel mese della celebrazione del matrimonio il consiglio d'amministrazinne <lei corpo dirige al .l\finistbro il certifi cato di matrimonio secondo il modello annesso al la circcdarc del :J luglio 18/~ 0. I permessi di matrimonio saranno valevoli per sei mesi a partire dalla loro data, sai vo la faco ltà uel titolare di òomandarne il rinnovame:::to, se occorre, per via gerarchica e nel le forme indicate prei;cclentemente. SER\.IZIO DEGLr (;ff'ICl.\ ll SUPERIORI E CAPITA~! li\ ARMA DIVERSA DALLA
Una ci rcolare dell'8 01tobre diretta d:il iiinistro della guerra 11i governatori mil iL:1ri ed ai comati danti di corpo d'armata, stabilisi:e PROPR1.1.. -
RASSEO)(A MILlTAHE ESTERA
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che per gli ufficiali superiori e capitani di stato maggiore hre~ettati I~ concessione di compiere il servizio iu nrma diversa cln lla propria dovra essere data secondo det11rminate condizioni. Jn genere tale autorizzazione non dovrà accordarsi ngli ufficiali urevett:iti del servizio di stato maggioro: solo in casi particolari ed eccezionalmente sarà concessa a quelli fra essi che, iscriui sul quadro di iivanzameoto al momento in cu i l'aniorizznzioue è concessa, vi occup:rno un posto tnle da far ritenere che la promozione, secflndo le ordionrie previsioni. debba aver luogo verso la fine del periodo di servizio. lo questi speciali casi i governatori militari e comaudaoti di cor po d'armHa raranno anche conoscere al MinistNo lo loro proposte, af!i11chè a questi urfìci:ili venga evitato un doppio cambio di residenza a q11alche anno d'intervallo, se la promozione oou dovesse aver luogo prima della lìoe del servir.io di coi trauasi. 01101NA MENTO DELl,A scuor.A Sl'EC! t\LE ) IILITARE. Un recente De· creto stabiliscA un nuovo onlinomento della scuola speciale cni litare. :Xella relazione che precede il Decreto sono indic..110 le principali mo , dificazioni alle disposizioni sinora io vigore. È dala ampin foco ltà al Ministro di scogliere gl' istruttori o profe5sori militari fra tuui gli ufli ciali dell'esercito, senza Jistiozione di orinioe: mentre prima tale scelta non poteva essere foua che tra gli ~rficiali proposti ,!agli ispettori genernli o d"i comitati dell'artiglieria e gonio, o come uffi cia li istruttori dovevano preferirsi gli antichi all ie,•1 della scuola . Gli allievi aspiranti alla ca,•nlleria non 5aranno più assegnati nd una sezione speciale due mesi dopo la loro entr:it(l alla scuola, ma riceveranno 1111 iosegoameuto co mune a quelli aspi ranti alla rnntcria durante tutto il primo aouo di corso. Infine gli allievi assisteranno, nei cor pi di truppa e per unità costituite, alle m:111ovre d'autunno. AMMISSIONE ALLA SCl,;OLA DI :Hlè<T·C\'l't NF.1. ·1901. Il Jo1m1al officiet del fo dicembre pubblica l'istrnzione per l'ammissione alla scuola speciale militare nel HJ01. Le principali di ll'ereuze rispello n fj'nella dt:ll'nnno scorso sono: IO Ai titoli da presentarsi dai candidati devono aggiungersi i di plomi delle scienze e dell' iosegnamento secondario speciale; . 2° La seconda composizione scritta potrà comprendere nu t,:ma di geogrnfia; 3° La ciuà di Orléaos è nggiuota alla lista <lolle sedi di esami per le composizioni scriue, che aYtanno lnogo nei giorni ,i, 0, 6 e 7 giugno 490·1.
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RASSEGNA
RASSB:GNA MILITARE ESTERA
Nessun candidato sarà autorizzato, per ,Jualsiasi motivo a sostenere detti esam i in epoca differente da quella stabilita. ' Sono indicate le città in cui avranno luogo gli esami orali (di 10 e di 2° grado). Iu se_guito a decisione del 9 dicembre, il numero degli all ievi da ammettersi nel •1901 alla scuola specia le militare è fissato a HO. Questi allievi saranno ripartiti al la loro uscita dal la scuola nel modo seguente: Fanteria dell'esercito di terra. Fan teria co looia le . Cavalleria
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mo 80 Totale
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LR CAHTUT:lN~ l'OS1'AI.[ P.En LA CHIA~fATA ALLE ARMI. - L'esperienza per la trascn1:;s1,me per cartolina posta le dell'ordine individuale di ch ia~ata d~i r ise~·visti e. territoriali, fa tta ne l 1900 su larga scala, ha dato rrsultat1 so~d1s_facen11 p_e~ciò tale mezzo continuerà r,d essere adottato per le ~~nvo?zwnr normali 10 tempo di pace, servendosi di un modello defirntr:o dr cal'tolina nel q uale si è tenuto conto delle osservazioni inserite ner diversi raµporti pervenuti al Ministero . • AT'l'RJOUZIONI llEI TENENTI COLONNELLI E MAGGIO!\[ COMANDANTL I 8,1'1'TAGLJONI orsnccATr. - Con Decreto del 7 ottobre ,f 900 furono t 1· fi · es ese ag_ I 1111~1ali superiori COmanda?ti i ba ltaglion i j,;ofaLi o gruppi di battagironi drstaccau dal conLrnente 10 Algeria, in Tunisia o in c.-,rsica e recipro~.i m~nt~, le disposizioni dei decreti ,3,1 m11ggio 1898, che tratta delle at~r1~uz1001 degli ufficiali superiori comandanti i grnppi di battaglron~ da fo~·tezza e ?el 20 ottobre 1892, modificato da quelli del H ottob, e ,f 89.J e 2·1 dicembre ·I897, su l regolamento di servizio intern o delle truppe di fanteria. DEPOSITO DI TELEG!\AFIA A MT VAtÉRIEN. - Colla data del ,fo novembre .4900 fu crea to un deposito di telegrafia militare a i'l:[t. Valérien cbt' ~unzrooa ~mcni!1i;;trativamente come le scuole del genio istituite presso 1egg1meut1 deJJ arma con Decreto del 16 selternbre ,1900. Questo stabi limento avrà l'incarico di amministrare e conservare il materiale per l'istruzione tecn ica del battagl ione telegraGsti, di regolare le spese e tratta re tutte le que,tioni amm ini$trative riflettenti tale istruzione. 11 personale addettovi comprende: 1 maggiore (comandante del b/Jttaglione telegrafisti), direttore;
MJLITAltE
ESTERA
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capitano del lo stato maggiore particolare del genio, incaricato dell'amministrazione del deposito; ~ nfficiale d'amministrazione del serviz:o del genio, amministratore ed inca ricato della contabil ità. CoMmssroNE DEL GENIO. - La commissione istitnita con determinazione ministeriale del 4 luglio •I 899 prese, con una sua decisione, il uome di « Commissione per gli studi delle macchine e dei metodi impiegati dal servizio del genio nel la guerra d'assedio e di campagna. • ScuoLA m GE1\0AJ.rnERIA. - Con Decretc, del 3 gennaio '1901 è stata creata una scuola per i sottuffic.iali ed allievi ufficiali di gendarmeria. Al Decreto è annesso il regolamento su ll'ammissione a della scuola. La gendarmeria è la sola arma nella rpiale un sottufficiale possa arrivare al grado di u!lìciale senza aver seguito dei corsi o subìto le prove di un concorso. Perciò il Ministro della guerra in vista drl buon reclutamento degli ufficiali ha creato questa sc;uola, che riuscirà certo vantaggiosa per l'arnrn, permettendo agli allievi u ffkiali di acquistare, seguendone i corsi, quella istruzione speciale che non possono interamente apprendere nelle loro ordinarie residenze. 8cuOLA SUPERIORE DI GUBRRA. - Qualche giornale riferisce cbP. allo stato mao-o-i ore e.leil'esercito ;i sta attualmente studia odo un progetto di 1'>0 . d. decreto per un completo riorqinamento della scuola superiore r guerr~. Al Ministero della guerra si assicura, secondo il Temps, che ta le not1z1a è per lo meno premarnra.
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......
Gl i ufficiali n~citi recentemente dalla scuola di guerra col brevetto dr. stato mao-o-iore sono cosi divisi •)er arma e per grado : ;:;,y t Fanteria '17 capitani e 31 tenenti; Ca villleria 3 » 6 »; ». Artiglieria ·18 » Genio 12 » Faoieria di marina: maggiore e ;3 capitani; Artiglieria di marina: 4 capitano. PR11'ANEO 1111LJTARE E scuoLE PREPARArOil!E. - Circa l'intenzione, a~tribuitagli da lla stam pa, di voler sopprimer".' il Pritaneo Militare, il Ministro della guerra rispondeva nel modo seguente al deputato d'Estonrnelles, che tempo fo lo interrogava in proposito: « Dalla mia entrata al Ministero mi sono preoccupato della situazione del Pritaneo. Non sembrandomi che i risultati di questa scuola corrispondano ai sacritìzi che essa costa al paese, ho deciso non di sop· )
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RASSE G~A MILIT ARE ESTER A
RASSEG~A MILITARE ESTERA
primerla, ma di cerca1·e quali riforme convenga apportarvi nell' interesse dell'esercito e della repubblica . Nel caso solo che tali riforme r iescano ioefficnci o insufficienti, mi r isolverò, con vivissi mo rincrescimento, a non conservare più uoa istituzione, di cui nessuno più di me rispett.:i il glorioso p,1ssalo e riconosce i servizi resi ali' eserei Lo ei.l <1lla patria. » Secondo la Patrie del 29 novembre, la questione del .Prita neo è collegata n quel la delle scuo le preparatorie, di cui si starebbe studiando al Ministero della guerra un r iordiuamen to generale. Nell:1 relazione sul bilancio dell a guerra il signor Haibert os~erva chtl degli allievi :1mmessi in queste scuole solo il '23 °lo vengono arruolati come sotturticia li; egli proporreb be quiudi di soppri rnede, accordando in vece, senza che ciò aumenti la spesa, il diriuo d'ammissione nei licei e collegi dello Stato :i tutti i lìgli di ufficiali, come ai fi gli di professori d'insegnamento secondario, focendo imr:irtire agli altri enfants de troupe l'educazione generale dai •I 3 :i i '16 anni nel le scuo le pri marie e primarie superiori, e l'educlliioue militare dai '16 :1i 18 anni nelle scuole cli sotturficia li. Io ogui modo, la qu estione uon sarebbe risolta cbe fra parecchi mesi. Nuovo ItRGOLA.,.\lENTO DI MAN'OYRA l'.8R LA l"ANTERIA, - Da -qualche tempo i giorna li parlano dei la prossima pubblicazione di un regola meoto di manovra per la fante ria, che avrebbe lo· scopo di semplificare mo l'imenti frno ad oggi iu uso. La France 11ilitaire del 15 settembre assicura di avere da bnooa fonte i seguenti particolari: È convocata presso il Ministero uoa comm i,,sioue, presieduta dal generale Lucas e composta dei ge1rnrali Hartschm idt, Uonua l, del cumaudante della scuola norma le di tiro, d'un ufficiale di cavalleria e di nn uffkia le di artiglieria. Questa commissione ha l' incarico di comp ilare il nuovo regolamento di mnnovra per la f;interia. In ciascun COff)O d'armata è stato desi11nato " un reggimento per esperi mentare quanto viene deliberato da lla commi::.siooe, lu quale terminerà i suùi lavori prossimamente. Co t1SI DI STENOGRAFIA NELl,'ESEf\C!TO. fo molte guarnigioni gli Ciali, sottu ffi cia li e solda ti seguono nelle o.re di li bertà corsi di stcnognifia. Anche a Par igi la società Pol itecnic:i militare ha aggiunto al suo insegnamento un cor,o di stenografia, inaugurato con una conferenz:1 del signo r Pani Pellettier, ufficiale d'ammi nistrazione, il c1tia le ha ricor· dato che a Nancy iI corso cli stenografia è frequentato da circa 130 milita ri e quello di Mézières da 80.
CoNFERENZ!i: Ar.R1CoLE AL MH.lTARr. .:_ I l Ministero tl'agricoltura ba messo a disposizione di quello della guerra i professori di partimenta li di agricolttora, perchè alla sera facciano nelle caserme conferenze allo scopo d' instradare i soldati nello studiò del suolo e dei prodotti di ciasctrna regione. Queste conferenze saran no seguit.e in prima vera da visite pratiche nei campi.
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RUSSIA. VARJ,\NTI 80 A U~IEK'L I N ELL' .es 1mcrro RUSS() NELL' ULTIMO SE) !EoTBE':
1900.
- Indichiamo rrui in ordine cronologico le va rianti e gli aumenti :ivvenuti nel l'eserci to rtBSO negli ultimi 6 mesi del 1900, :iventi ca rauere permanente nel la costituzione di quell'esercito, accennando pure brevemente ai provvedimenti :iven ti cara ttt-re temporaneo e determinati dagli avvenimenti dell'Estremo Oriente. I. Riordinlirnento delle truppe del Turkestlin. - - Coo Decreto N. ·197 dell'S-2•1 giugno venne disposto che il bcittagl'ione zappatori genio del Transcaspfo fosse costa ntemente sul piede di gnerra. Con Decreto N. 221~ del 27 giugno (·1O luglio) vennero portate le seguenli imporwnti modifìc:izioni all'ordinamento delle trupp(.> dell'Asia Centrale: 1° Al comandante del le trnppe della ,provincia di Semiriecensk, le sole non comprese nell'organico del 1 e II corpo d'armata del Tnrkestan, vennero conferiti i diritti di comandan te di corpo d'armata, mettendo alla ~ ia dipendenza anche la briga ta di artigl ieria della Siberia Occidentale ; 2° I battagl ion i fanteria di linea del Turkestan assumeranno quindi innanzi la denominazione cl i battaglioni caccùilori, ed i ba tt:iglion i quadro di fanteria assumer.lnno '[ut:lla di battagl ioni cli riserva. La nuov:i loro denominazione e numerazione ed il loro raggrùpp:imento in corpo d'armata sarà il seguente : LI I corpo d' armata del Torkestan $i comporrà : a) della 1a briga ta cacciatori del Turkestan (•I O, 20, 3° e >i- 0 ba uaglione) corrispondente alla an tica bri gata cacciatori del Turkestan ; b) della 2a brigata cacciatori del Turkestan (5°, 60, 7° e 8° battaglione cacciatori, corrispondenti agli antichi •120, 60, 17° e 8° battaglione di linea); e) del la 3" brigata cacciatori del TurkestHn (90, 10°, 1 1° e 12° battaglione caccia tori , corri,; ponci enti agi i an tichi '2°, to, H>0 e 18° battaglione di linea) ; 1
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RASSEGNA MILIT ARE ESTERA
d) della 4• brigata cacciàtori del Tu rkestan (13°, H 0 , 15° e Ht bHt1aglione cacciatori, corrispondenti agli antichi 13°, 7°, ,19° J,attagl ione di linea; il 16° è di nuova formazione); e) della 1a brigata di riserva del Turkestan ( •I O battaglione di riserva « Taschkent », 2° battaglione « Khodgient », 3° battaglione < Zarabulak • corrispondenti al ·1°, 10° e il1 ° battagl ion~ cruadro di fan teria); f) del ~ 0 battaglione cli riserva « Aodigian » (corrispondente al 20° battaglione, q•1adro di flln teria), e dei comandi locali d, Kazaliosk, Perovsk, del 1\ukestan, di Karmacki e di Aulieati , già preesistenti. Il II corpo d'armata del Turkestao si comporri1 : a) della 5a brigata cac<:iatori del T1nkestan (17°, 1so, '19° e ~w<· battaglione cacciatori, corrispondenti al 3°, 5°, 9° e 4!i-0 battaglione di linen); b) della 5• brigata cacciatori del Turkestan ('I 0 , 2°, 3° e l 0 ba ttagl ione c.icciatori del Traascaspio già preesistenti); e) della 7° brigata cacciatori del Turkestan (5°, 6°, 7° e 8° bat· tagl ione cacciatori del Transcaspio già preesistenti); d) della 2a brigata di riserva del Turkestan (5° bauaglioue di riserva • Kuschk , , 6° « Geok-Tesié », 7° oc Merv », 8° « Krasnovodsk , , corrispondenti ai ba ttagl ioni di riserva di Kuschk e GeokTesié, al 16° battaglione quadro di fante ri,1, essendo il battaglione • Krasuovod5k » di nuova formazione). La brigata fanteria di linea della Siberia Occidentale ( provincia ùi Semiriecensk), pur rimanendo autonoma, prende il nome di sa brigata cacciatori del Turkestan (2°, 3°, 4° e 5° battaglione cacciatori del la Siberia Occidentale). 3° .li 16° battaglione cacciatori di nuova formaz ione avrà la sua sede a 'rermez, dove dovrà pure stabi lirsi il 14° battaglione cacciatori. Un battaglione della 7a brigata cacciatori si recberà da llierv al posto cli Kuschk (confine afgano); 4- 0 Il battaglione di riserva di Krasoovoclsk di nuova formazione avrà l'organico di 36 ufficiali, Hl~O uomini di truppa, 5 caval li); 5° I battaglioni di riserva dislocati a Khodgent, Ura-Tiube e Gizak (provincia di Samarkanda) saranno trasferiti a 11'.lerv, facendo poi presidiare quelle loca lità da compagnie cli uno dei battaglioni cacciatori stabiliti a Samarbnda ; 6° Tutti i battagl ioni di riserva saranno ognuno mobilitati in reg gim~nti di 5 battaglioni, a 4 compagnie;
7• Il ·I o reggimento cosacchi del Semirieceusk ~.arà trasferito da lla provincia di Semiriecensk in quella di Fergaua; 8° Nel I corpo d'nrmata ùel Turkestan dovrà essere formata pure pel ,190,1 la ,Jn divisione cosacchi del Turkestan (1a brigata composta ùel 2,o reggimento cosacchi dell 'Ural e del i 0 di_ Orenburg, i• brigata del 50 e 6° reggimento cosacchi di Oren burg e del ·1 ° di Sem iriecenk che sa rà tolto dall'organico della brigata cosaccli i della Siberia Occidenta le, la ·la brigata con sede a Sama rkandn e la 2a a Novo-Metghelan) ; 9° Per l'nntunno del •I 901 nella 2a brigata artiglieri a del Turkestnn dovrà essere formata un'altra batteria leggera. La 1a e 2" batteria del Transcaspio , la 3a batteria dn montagna del Transcaspio e la 6a batteria leggera dalla 4" brigata artiglieria del Tnrkestan (facente ora parte della 2" brigata) si denomineranno rispettiva mente 1a e 2" b:ittHria legg~ra, 5a da montagna e 3a batteria leggera della ;2• brigata artiglieria del Turkestan; la batterin di nuova formazione sarà là 43 ; ,10° Per l'autunno del 1.90·1 dovrà essere pure formata la direzione di artiglieria di Knschk, e la compagnia di artiglieria da fortezza di Kuscbk si trasformerà in nn battaglione di 3 compagnie sul piede di pace rinforzato. Questo ,mportnnte decreto , oltre :id un nuovo consolidamento dell'ordinamento militare dell'Asia Centrale ()d nd un mnggiol'e addensamento di truppe verso la frontiera Afgana, porta la formazione di uua nuova divisione di cavalleria ( la 2~· dell'esercito russo), la nuova costituzione di ·I ~attaglione di cacciatori, di ·1 batteria d.i campagna, di 1 battaglione artiglieria d'assedio e sopratutto l'aumento di 2.8 battagl ioni di fanteria di riserva in caso di mobilitazione, ossia in complesso 30,000 uomini in più per l'esercito dell'Asia Centrale in caso di mobilitazione. IL Parco volnnte cvi artiglieria a c1wallo da montagna. - Il Decreto N. 230 del 28 giugno ('I ·I luglio) abolisce il parco volante di artiglieria da montagna del tempo di pace, noncbè la sezione parco da montagna cli 12 cofani pel tempo di guerra ed il parco locale di artiglieria da montagna. Lo stesso decreto ordina invece la formazione di un « quadro di parco volante di artigliel'ia a cavallo da montagna >ì da formarsi presso la divisione di artiglieria a cava llo da montagna per assicurarne il rifornimento delle munizioni in guerra. Presso i parchi locali di artiglieria della circoscrizione militare di Kiev dovrà essere riunito e conservato il materiale e le munizioni per la divisione di artiglieria snin· 1
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ANNO XLVI.
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dicat;i. li quadro di parco oradetto flovrà formare ìn guerra il 1° e ~o parco volnnte autonomo di artiglieria a cavallo da mont.igna. Il 13° parco volante d'.irtiglioria, assegnato alla brigata di stanza a Sebastopoli ed avente foe batterie da montagna, dovrà poi formare in caso di mobi li tazione una brigata di 3 parclii per artiglieria eia campagna, 2 parchi per artiglieri a da montagna. III. 5 8 brigata cacciatori della Siberia Orientale. - Con Decreto n. 2Bli del 4- 17 luglio venne ordi0t1ta la formazione di mm o• brigata cacciatori deUa Siberia Orientale, composta del "7° reggimento cacciatori della Siberia Orien tale, o del 3°, 8° e mo battaglione di fonteria di linea della Siberia Orientale, tulLi e tre trasformati in reggimentì a 2 hauagl ioni e colla denominazione di 18, 0 19° e 20° reggimenti cacciatori della Siberia Orientale. Per tal modo vennero :ntmentate di altri tre battaglioni le truppe della Circoscrizione militare del P riamur. Rimane abolita la 1• brigata fanteria di frontiera della Siberia Orientale. IV. Cosacchi mobilitati in Siberia. - Con Decreto n. ii3 del !J-'ì2 luglitJ venne ordiuato che i reggimenti cosacchi della Siberia 4.• e ti 0 ùi ~0 bando e 7° e 8° di 3° b,1ndo, mobilizzati insieme u tutte le truppe tiella Siberia Orieutale, venissero riuniti in una divisione di 2 hrigatc. li punto di formazione del Comnndo di divisione è stato Omsk. Con altro Decreto n. 254 del 13-26 luglio veuiva disposto che il :3°, 4- 0 , 5° e 6° battaglione cosacchi a piedi del Transbaikal di 2° e 3° turno, pure mobilitati venissero l'iuniti in una brigata, avente ceotl'o di formazione a Citu. V. Reggirnent-0 fanteria da fortezza a Port-Arthur. - Il Decreto n. 24-7 del 11-2,~ luglio ordinava la fonna1.ione a Port-Arthur di 1 reggimento d-i fanteria da fortezz[t a 4, battaglioni sul piede di guerra dell'organico di 6.'I. ufficiali, 7 impiegati, 3960 uomini di truppa. Questo reggimento dovca essere formato con riparti di fanteria di fortezza costituiti presso i batta· glioni di fortezza della Russia gnropea e poi inviati nel Kuan-tung. VI. N uovo re,qgimento cosacchi del Traniibaikal. - Il Decreto n. 265 del 20 luglio - 2 11gosto, ordinava l' immediata formazione di un nuovo reggimento di cavalleria cosacchi del Trausbaikal su 6 sotnie, con centro di formazione a Schelopugiuskiia. VII. Formazione di 4. corpi d' Arrnata della Siberia. - li Decreto n. 268 del 25 luglio - 7 agosto, ordinava che il corpo d'armilla della Si· beria di recente formazioue assumesse la denominazione di I Corpo di armata della Siberia, e che contemporaneamente venisse formato un
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RASSEGNA 11111.ITARE ESTERA
RASSEGNA MILITARFJ ESTERA
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Corpo d'imnnta dell:l Siberia, di cuì però non venne pubblicato l'or: gaoico di formazione (1 ) . Il centro di rormazione del Comando d1 questo II Corpo d'armata era Khabarovsk. . . . È questo il 29 Cor po d'armata della Russia, cost1tu1to permanente·
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1Dente in tempo dì pace. . . . Lo stesso Decreto ordinava la formnion e di una 6• brigata cacciatori ·della Siberia Orientale co n cen1ro dì formnio~e d.el Comando a .Kh:barovsk e della ,t • brigata ùi fanteria della S1b~r1a con centro d1 fo1·mazione del Comando a Cita. . I l successivo Decreto n. 269 del 26 luglio - 8 agosto , ordmavn che di tutte le troppe inviate in rinforzo al I e II Corpo. d'i-~rmata della 'Siberia venissero formali altri '2 Corpi d'armata, e c10~ ti TU Corpo .d,'armata della Siberia, ed il Corpo d'annota d:i sbarco, il 1° con ce.n.tro di formazione a Cita, ed il 20 a Vladivo~tok. Lo stesso Decl'eto ~tabiliva cbe i centri di formazione della. 'lt, 3• o ,ia brigata di fo~teria della ·Siberia fossero rispettivamente lrkustk, Tomsk .o Om.sk: Nulla v~~ne indicato circa i riparti componenti questi 2 nuovi Corpt d 11rma1a ù1 lormazione temporanea ed oramai CfU11Si disciolti. VIII. e• brigai.ci cacciCLtori della Siberict Or~entale. -. Il ~ecreto n: 2~ 4 -0el 27 luglio_ 9 agosto ordinava che la 611 brigata cacciatori della Stb.ena 0 -Orientale di nuova forma zione fosse com posw del 20, ,\. .e .6° batt~glione ·fanteria di frontiera della Siberia Orientale, trasformali m r~ggimeo 11 . t . G) bat•orr(1'oni e denominati 2,1° 22° o 23° battag,10ne caci:a.CCl3 Ort SU .- , ><•i, , • • -ciatori della Siberia Orientale. Il 24.0 verrebbe formato ed mv1nto a de-stinazione dnlla~Russia Europeo. . . Mediante questo decreto viene totalmente abolita la r:rnter.1a ~t rrnntiera dell'esercito russo, che pochi anni fa conrnva 36 battaglioni e .che -era sparsa oell' Asia Centrale o nel Pri:nnur; tutti .i su~i battaghont ,vennero trasformati io battaglioni e reggimenti cacc1aton . Lo stesso decreto ordinava cho alla fortezza di Nikol11ievsk, alla foce ,dell' Amur, rimasta quasi senza guarni~ione, venisse i. nviato un batta· glione di fanteria da formarsi n~ll.i Russia_E~ropea, ti ~1ua_l~ :is~um~lfehbe la denominazione di battnghone Contena di fo rtezza dt N1kola1evsk, coll'organico cli un battaglione di riserva autonomo . . IX. Parco per mortai nella Siberia. - Il Decreto n. 287 del 3:1 lu~ltorn agosto ordinava la fo rmnzione dì un parco volante per mortai coli or1
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(t ) Secondo dati attendibili questo li Corpo d'armata sarellbe formato co!la 5• e~· .brigata cacciatori, col reggimento cavalleria cosacchi dell' Amur, coli~ i • briga~ ar~1-
,gttorio. della Silleria Oriontale e col~ llattagliono wp()ntori del genio della S11>cr1a. -Orientale.
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R ASSEGN A lllL ITARE ES'1'E8.A
ganico di guerra per la 1• brigata di artiglieria del la Siberia Orientale, la quale ha 2 batterie di mortai. Il Decreto n. 317 del 15-is agosto stabi liva che il parco volante pei· mortai presso la ,1• brigat11 artiglieria della Siberi11 Orientale si denominasse « parco volante di artiglieria di mortai della Siberia Orientale» e fosse permanrmtemeate costituito fin dal tempo di pace. In tempo di guerra esso dovrà formare • la brigata di parchi per mortai del la Si· beria Orientala » composta di due parchi volanti colla formni one di guerra, con un « parco locale per mortai della Sibt1ria Orient"3 le », quale deposito di munizioni, parco locale che avrà un quadro di formazione anche in tempo di pace. X. Nuovi battaglioni fanterici di riserva in Siberùi. - Con Decreto n. 378 del 2.i settembre - ·10 ottobre si ordinava la formazione di '2 nuovi battaglioni di fanteria di riserva nella circoscrizione mi litare del Priamur, uno a Nercinsk e l'altro a Ve1·klmeudinsk, e quell a di nn altro battaglione, quello • del!' Ienissei », nella circoscrizione militare dell'a Siberia. Questi 3 battaglioni daranno in tt3mpo di guerra un aumento di ,1;> hattaglioni alle truppe di fanteria di riserva dr.Ila Siberia. XI. Nuovo battaglione zappatori genio in Siberia. - Lo stes~o decreto stabiliva, che colle compagnie del 13° e ·17° battaglione zappatori del genio(Mosca) e del 1J. 0 battnglione pontieri, distaccate nell'Estremo Orien te, si formasse uu battaglione zappatori del genio di 3 compagnie sul piede di pace, comprendendolo nell'organico del II corpo d'armata della Siberia col nome di « 2° battaglione zappatori genio della Siberia Orientale ». I l battaglione zappatori del genio già esistente ed assegnato al I corpo d'armata, dovrà prendere il nome di •1° battaglione zappatori genio della Siberia Orie!ltale. XII. Truppe da fortezza a Kovno. - Coi Decreti N. 2.24- e 4.J! ,1 venivano trasferiti a Kovno i due battaglioni fanteria da fortezza che erano a Kiev; per tal modo la fortezza di Kovno ha ora 3 battaglioni fanteria di fortezza e Kiev ne rimane priva. Iu complesso, a p~.rte tutt.e le formazioni aventi carattere temporaneo,. in questi ultimi 6 mesi, l'esercito rnsso ebbe i seguenti aumenti: ti) in grandi unità: ·1 corpo d'armata (il II della Siberia ed il 29° in numtlro progressivo della Russia); 1 divisione di ('a va lIeri a (quell11 del Tnrkestan e la ':Ha io nu mero progressivo). La divisione ca,1 alleria cosacchi dell11 Siberia, benché sembri di temporanea formaz ion<>, permane tuttora. Essa sarebbe fa 25a divisione della caval leria russa. 0
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RASSEGNA MILITARE ESTERA
b) i1t riparti di trnppa:
9 b,auaglìoni cacci11tori (1 nel Turl...estan ed 8 nella Siberia Orientale); 1 reggimento cavalleria cosacchi del Transbaikal su 6 sotnie (•I); 1 batteria artiglieria da campagna nel Turkestan; ,1 battaglione zappatori genio nella Siberia Orientale; ba ttaglione artigliel'ia da fortezza su 3 com p11gnie nel Turke-stan; ,f reggimento fanteria da fortezza su 4 battaglioni a Port-Arthur; 4 battaglione fanteria da fortezza su ,~ com pagnie a Nikoloiev:a;k; 4 battaglioni fanteria di riserva, con un aumento di bea 43 batta:glioni di fanteria di riserva iu caso di mobilitazione; 1 parco di artigli'3 ria a cavallo da montagna a Kiev; ·I parco per mortai nella Siberia Orientale.
SitMzione generale dell'esercito t'usso al 1° gennai,0 I 901. - A I 1° :gennaio 190•1 l'esercito russo com prendeva 29 corpi d'annata (23 nella .Russia Europea, 2 nel Caucaso, 4 nell'Asia Centrale e Siberia, non compresi i 2 corpi d'armata ora in \•ia di scioglimento) più 2 cor pi d'armata di cavalleria, e 5~ divisioni di fouter ia e 25 di cavalleria ·(compresa la divisione cosacchi della Siberia, la quale forse verrit sciolta col tempo). Il numero dei ba Ltagl iooi, squadroni e batterie era il seguente :
•
Battaglioni Squadroni cli fanteria e sotnie di e caccia lori cavalleria
Russia. Europea.
. ·Caucaso . . . .
S32
Asia Centrale e Siberia.
!)~!
.Totali
'18
Sl
l
533 90
e I Batteri dì
artiglieria
I
111 '160
I
Pezzi trainali
--
ll9 39
24SS
36
2'12
494
2!l'74
1
21'1,
Più 53 battaglioni del genio. A ciò bisogna aggiungere le truppe di fortezza consistenti in 6;1 balla-glioni di fanteri a, 64.- bauaglioui di artiglieria, 1 battagl ioni del genio. Il totale dell'esercito russo in pnce si pnò attualmente calcolare a 1, 100,000 uom ini. 1
1
O) Gli altri 5 reggimenti con :!4 sol·11ie ranno pa rte della divisione rnvalleria cosacchi
<!ella Siberia sopracitata.
058
RASSEGNA MILlTAUE ESTERA
RA SSEGNA MILITARE !Wl'ERA
Mobilitcizione russa verso l'Estremo Oriente nel 1900. - L'Invalido1·usso fornisctl al riguardo i seguenti dati : Ma lgrado l'immensa distanza del teatro di operazion i, la porertà delle regioni quasi disabita le a nord clelln Cina, la grande deficcnzn di viveri e di foraggi, 16 settimane dopo l'ordine di mobilitazione del le truppe del la Siberia gran parte della Manciuri:i ern già occupa la dalle truppe russe e gli sco pi principali delle operazioni di guerra si potevano considerare come ormai raggiunti. Degli uom ini in congedo della Siberia vennero chiamati alle armi più di ·100,000, cli cui del resto solo una parte partecipò alle operazioni con tro la Cina. Al •lj,I 1- ottobre nel Pe- ci- li, nella Manciuria, e nelle provincie dell'Amur e di Semiriecensk la Russia avea concentrati 1.26 Jrnttaglion i, 1•I 8 squadroni e sotnie, 344 pezzi di artigl ieria e 4- ballaglioni di artiglieria da fortezza con un totale di 3900 ufficiali e ,113, 000 uomini di truppa. Dall'inizio delle operazioni fino al •I / H ottobre vennero in viati nll''Estremo Oriente: per mezzo della ferrovia transiberiana 54,4-•1Ouomini di .truppa e 15,407 cava lli; per via di mare ·I0, 107 uomini n \'ladivostok e 9709 a Port- Arth ur, 7fi.,226 nomin i in totale. Nei mesi di lugl io, agosto e settembre si trasportarono per via di terra 3000 tonellate di materiale da guerra e di provviste varie, e •I7,300 tonnellate per vi:i di mare; a!tre 20,000 tonnellate ve onero cootemporaneamente concentrate nel Irkustk. Bilanci militari della Ritssia pel 1901. ·- Il bil:mcio /,tenerale del l'Impero pel •1901 è di ruhli 1,788,482,006 (L. 4,82.8,90 ·1,H6, calcolando il rublo a L. 2,70 in oro) di entrata, ed nltrettan ti in us~ ila. Il bilancio della guerra e di rubl i 32tk,02l,87f (L. 87it,8G7,;,,t 5), inferiore di rubl i 318,8 15 al bi lancio del •1900; cruello della mari ua è di rubl i 93,597,66(i (L. 252,743 ,6fl8) superiore di ru bli 6 969 G5·1 (L. 18,8•18,057) al bilancio del •I 900. ' ' Per tal modo il bilancio della guerra rappresenta a11' inci rca il ,f 8 "/ delle spese totali, un po' di più del 5 °/. quello della marina; in complesso i due bilanci militari costi1.uiscono il 23,35 ¼ delle spese totali. · Contingente di leva del l900. - Secondo il rescritto imperia le del •10-23 giugno 4900 questo contingente di leva venne fissato in 297,000 uomini . 1
1
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0
SVIZZERA. LEGGE COMPLEMENTARJ;; A QUELI.A SUI.LA T ASSA MIL IT ARR. L'H dicembre venne discussa ed approvata dal consiglio nazionale la seguente proposta di legge, che completa la legge sulla ta~sa _milit:ire ~er <ruaoto riflette le punizioni da infliggersi a coloro, che s1 nfiutMo eh pagare la tassa militare. « Colui che, per sua colpa e dopo due intimnzioni successive dell'autorità militare, non avrà pagato la tassa di esen1.iooe dal serv izio militare è punito dal giudice penale con uno a dieci giorni di arresti di polizia. < Oltre alla detta pena il giudice può stabili re la privazione dei diritti civili 6uo ad uu massimo di due anni. « La procedura appartiene ai cantoni. • MANCANZA DI OU Al\"flERMASTnl NEI UATT ,\ GLION! DI FANT ERIA, Il capo dell'arma di fanteria, rilevando cbe 6 I battaglioni mancano del qn:,irtiermastro, invita con recente circolare i comnndanli di battaglione a volersi interessnre per il rnclutarnento di nfuciali capaci di occupare tale caricn .
Anm
PER GLl UM!I I\ I OEL LANDS'rlHUJ. r,:
l'EH I T.lllEll ,\Tl OAf, SEU-
Per disposizione del ,;apo del dipartimento militare del -I O ottobre u. s., gli nomini di Landwehr passeranno d'ora innauzi nel Landstnrm col fucil e mod. ·1889. Gli nomini liberati da l SPrvizio possono conservare la pl'opria armo., mediante il pagarne1llo dì: Lire 5 pu Vettori i mo<l. 1869/7·1, senza baionetta; » -IO » » ~ 818/8 I , » , » 1 per revolver mod. 11872/ 18; > t\ per sciabola di cav11 llr,ria con dragona di antico model lo. 'fEN'I'.Es-A1rn1s. - Avendo il consiglio fet.l.ernle domandal1J un credito di 873,000 lire per provvedt!re di Tentes-Abris la fanteri a dell 'élite e della landwehr, l'artigliet·ia ria montagna, il genio e i tclegraftsti, il consi,•lio nazionale ' in ~eguito a parere della sna commiss ione, decise b nell' ultima sessione tli dicemhre tli far primn un 11sperimcoto di queste tente con le truppe del Gottardo e di S. l\faurizio e con la fanteria, mezzo battaglione del genio ~ i telegrafisti d'un corpo d'armata , votando a tal uopo, un credito parziale di 'zn7,000 lire. I.I consiglio degli Stati aderì a tale decisione. VIZIO. -
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RIV1ST..I. ORI PERIODICI
RIVISTA DEI PERIODICI
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Soggiungeremo infi ne - poichè siamo tratti a dirlo - che :1 moti vo principale pel quale osteggiamo e osteggieremo sempre le guamigioni tisse, pur riconoscendo loro molti vantaggi, è il seguente: noi paventiamo che l'u!Uciale miri anzitutto al suo benessere: paventiamo che l'ufficiale stanziato nella località o presso la localitit ove ha la somma dei suoi interessi, sia tratto a curarsi principalmente di essi, piuttostocliè del suo mestiere. Avremo, forsn, il torto cli essere troppo pessimisti; ma il dubbio solo cli avere ragione ci rende convinti avversari delle sedi fisse. La dott1·ina m-ilitare !faribcildina. (Concor,o della Rivista).
Rivista di fanteria.
Anno IX. Fascicolo •I 2°; 31 dicembre 11900. ficiali.
Che cosa siamo noi uf-
Gli ufficiali sono la parte più eletta della nazione, e l'anonimo scrittore lo dimostru co' più elevati pensieri. Ma ciò nou ba asserito per port:1r alimen to all'orgoglio: « suo scopo era di rendere, se è possibile, più acCAn tuate .Je vil'tu che gli ufficiali debbono possedere e di rendere anertiti i tiepidi e gli sterili che la divisa è bella, quando copre rruei tesori 1~orali pei quali il Vange lo dice: « Nè la ruggine li corrode, nè li porli• via » . Seguono quindi le conseguenti deduzioni ed ottimi consigli. Nobile argomento, svolto assai bene. Guarnigioni mobili o fisse ? Lo scriuore è profondamente convinto del l'u tile grandissimo chi' arri i uOiciali tutti, e specialmente all'esercito, apporterebbe il sistema deJlc guarnigioni fisse, e perciù intende replicare alla critica mossa da Pietroburgo al suo primo scritto in fa vore delle guarnigioni fisse, e a quanto noi abbiamo dello in proposito rendendo conto di qu,~ll'articolo. E con garbo e brio risponde agli appunti fotti. La Direzoine della Rivista volle poi riassumere la discussione e istituisce un perspicace raffronto fra i vantaggi e svantagO"i dei due $istomi - guarnigioni fisse e mobili - , concludendo a fa~•ore delle sedi fisse. Noi, nou soliti a lanciare un'opinione alla brava, non troviamo di modificare una parola di ciò che abbiamo scritto. Tanto !"articolista quanto la Di rezione della Ri-visv.i sfondano poi una pona aperta, se hanno avuto l'intenzione di insegnarci che si possono avere fm aruigioni fisse anche con ordina mento n:iziona le.
La Rivi.sin di fante1'ia bandisce un concorso per uno studio sulle imprese di gnena e la dottrina militare di Garibaldi. Sono ammcs~i a ccmcorrere tutti gli ufficiali inferiori dell'arm:i di fanteria (esercito permanente) inscritti oell'Aouuario del ,f 90·1. Possono. e:-sere prese ad argomento tutte le campagne gariba ldine, o uoa sola d'esse, oppure la tauica garibaldina, o l'ordinamento, o la cJi, sciplina, ecc. I manoscri tti dovr:iuno essere spediti alla Direzione della Rivist<i in Ravenna non pili. tardi del 3•1 dicembre 1904. Sono assegnt11i i seguenti premi per le monogrnfi,~ che saranno giudicate migliori : ·I O premio lire liOO; 2° )) )I 330 ; 30 » • 300; i0 i ) 250; 5° » » 200. Non possiamo che elogiare i I bel pensiero della Rivista.
La q·ueslione dei szibalterni. L'articolista dice che non l-J tratta di proporre mezzi ed espedienti per risolvere la questione : importa, invece, di conMntrare tutte le energie verso l'u nico scopo di dimostrare che una solnzione è necessaria, e Insciare a chi ne ha il dovere, ed aoche il diritto di proporre In sol uzione. 1 noi crediamo che lo scrittore l1a pienamente ragione. (l
colonnello del 95°
wi ranteria.
Si priocipia a narrare la storia immaginaria di un colonnello nuovo promosso che giunge al reggimento. L'autore si dimostra assai competente e in possesso di molto buon senso pratico militare, sicchè il suo scritto reca diletto e profitto.
RIVISTA DEI PERIODICI
RIVISTA DEI PERIODICI
grwmn·i d.ella m,arina ... sono i milioni. « [ programmi quindi devono essere unicamente fìuanziari ed essere compi lati dopo l'esame e l'a pprovazione del tipo di nave corazzata , incrociatore, esploratore o sommergibile che si può mettere immediat.amente in cnntiere, coi fond'i più o meno limitati, disponibili oggi, e non già cou quelli sper:ibi li in fnturo ». Ci auguriamo che l'importante scriuura trovi molti lettori in Italia.
Rivista di cavalleria.
Anno lV. Fascicolo 1°; gennaio •I 90 11. - Fasti e vicende di un reggimento d'i cavalleria italiana dal 1798 at 1814 (continuazione), pel capitano E. DE Rossr. Continua la interessante narrazione della camp3gna di Russia, e vi si discorre deJl'entrat.a io Mosca del reggimento Regina e dell:.l susseguente ritirata, durante la quale il reggimento brillantemente caricò nel combattimento di Wiazma.
La 11ia1'inct nel secolo XIX; pel prof. C.
Il Grilli tenniua cou <1 uesto articolo il suo pregevole studio nel quale, con molt<1 erudizione, sono esamiu:ite le questioni più. importanti che si r.iferiscono alla cooperaiione dei cava lieri nel vettovagliamento. Pr1tikao, per L. Lrn1u. E trn riassunto, compilato assai bene, della campagna del 11860 in Cina. L'autore vi ha innestato non poch~ notizie sulla cavalleria dei due partiti, che riescono sommamente iuteressanti .
Rivista marittima.
Anno XXXIV. Fascicolo 11° gennaio 1190!. - Programmi navali u tipi cli navi, per l'ingegnere V. E. CuNWERTI. Vorremmo non aver :.llcun legame di spazio, per render conto dilfosamente di q nesto rimarcl1evo le studio. In conclusione il competeotissimo scrittore ricorda il detto dell'ammirag lio Di Saint-Bon, che i pro•
~!ANrnoNJ.
Lavoro di pol~o, nel quale si passa in rapida rivista quanto ha fotto e l'influenza ch'ebbe la marina sugli avvenimenti politici nel seco lo te&tè morto. Certamente qualchf\ tinta è troppo carica; così a mo' d'esem1)io, non molti converranno coil'autore che la marina inglese - e non l'oro inglese - abbiano esercitato grande inllucnza stilla catastrofe che travolse il grande Napoleone. Com unque, nell' insieme è studio as~a i beo fatto e di grnnde interesse.
La. cavalleria ed il vettovaoliamento degli eserciti, pel capitano commissario Gn1n·1.
Lei Sicilùi ìppiw (continuazione), pel generale 1. GuAJTA . Metodo di avanscoperta. Presente o f)(tSsato ~ pel colonnello F. D' OrroNE. li D'Ottone termina il suo lungo studio sull' importante ,trgomcnto, dil'eudendo a spada tì'attn le norm e regolamentari riflettenti I' ~v11nsco_pena e ammonendo del!' impossibile ritorno al passato. Per l' equila.zione di campagn<i, ùel tenente CAPlll LLI. Il ten<~ute Co.prilli comincia un suo studio sull'eq uitaiion.e, che prnmette riuscire importante. Attraverso it mondo ippico, pel maggiore veterinario F. L uPTNAccr. Sono note scritte con molto brio e che si leggono ben volentieri.
,:)l)i)
Det terra e tfo mare; per C.
,!
MAN~·1\ED1.
Nel primo articolo - cli cui abbiamo reso conto nel fasc:icolo dello scorso dicembre - il Manfredi volle dimostraro che il domin io del mare in mano all'Italia reude impossibile alla .Francia l' invasione della Valle del Po. 1u questo secondo articolo il ìllanfredi suppone il dominio del mare in mano alla Francia e prende a lunga e minuta distlmina due casi ; il 1° dell'invasione clell'ltalia oltre che pei cinque passi alpi ni occiJeotali considerati nel primo articolo, anche per gl i altri due delle Alpi marittime (offesa fronte e sul fiauco sinistro); il 2° di uno sbarco sulle nostre coste; per venire alla tosi che s' cm prefisso di svolgere: che la Francia padrona del mare non ha più bisogno d'invadere la Valle del Po. Ai Francesi, secoudo le idee del :Manfredi, non convitme invadere ln Val le del Po, pur avendo il dominio dèl mare, per la dilncoltù di fa r sboccare contemporaneamente le sette colonne, mentre per noi è facile opporsi ad esse manovrando per linee interne e perchè sboccati nel piano si troverebbero coli' Alpi alle spalle. Inoltre possono vincere come possono perdere, m;1 unn scoufitta cond urrebbe ad un immenso disastro. ~ Gli entrati non uscirebbero più, giacchè per uscire bisogna spezzarsi io varie coloune come per emrare. Un esercito quale è oggidì necessario per vincere l'[talia, battuto nella Valle del .Po, non ha ritirata ». Collo sbarco l'attaccante ha un vantaggio certo e costante; tutto le difficoltà da snperarsi pel passaggio delle Alpi sono el iminate. Lo sbarco pertanto coi. mezzi di trasj)orto di cui dispone la .li'raocia, presenta tali
sol
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RlVlSTA. DEI PEltlODICl
condizioni di facilità e di sicurezza in confronto a uu' invasione dalle Alpi, da escludere affatto ogoi probabilità di quest'ultima. Malgrado ciò il Manfredi opina che la Francia non ha bisogno d'invadere il nostro territorio per costringerci a chiedere la pace. I blocchi, i cannoneggiamenti, sono a suo avviso, più che sufficienti. I l bombardamento delle città aperte e non aperte site lungo la gran distesa delle nostre coste e il blocco di Genova, che vorrebbe dire blocco dell:1 Valle ùel Po, avrebbero tali effelli disastrosi da renderci impossibile la continuazione della guerra. Cosi il I\ianf,·edi ritiene di aver dimostralo in modo esauriente clte l,i padronanza del mare in mano al nemico gli rende supc.:rllua, in ogni caso, l'invasione da tena e cbe, nella genera lità dei casi , gli rende supernua ancht\ l' invasione da marè, bastandogli l'npplicaziouc purn e semplice della formola : rl nos marins l'Jlal·ie. Il Manfredi ritiene come vangelo che il piano di guerra francese sia informato al dello: à 1ws soldats l'Allenuigne, rì nos 'l?Uu-ins l'Itatie! ma a noi pare che egli dimentichi un dato di fa tto abbastanza importante. Non è per ipotesi ch'egli considera la Francia padrc,na elci mare, egli ritieue per fermo che ciò sia un follo reale. Noi invece non .:immettiamo affatto che la nostra tlolta si trovi sola di fronte alla francese, e perciò uou ammettiamo il dominio del mare certo e durevole in mano dei Francesi nè lo sbarco di parecchie centiuaia di migliaia di uomini, quante sono indispeos11bili p:ir aver r:igiooe dell'ltalia. Circa ai danni poi che, secondo la tesi del Manl'redi il hlocco rii Genova e della riviera ligure - dato ma non concesso - cagionerebbe alle industrie e al commercio della Va llo del Po e all'iollueor.a che cotesti danni avrebbero sull'aodamen1.o della guerra, ricorderemo l'esempio di Parigi nel ·1870. Era opinione generale elle la cap itale francese non avrebbe resistito a rimanere isolata dal moudo se non per brevissimo tempo. Parigi per contro so pportò fieramente gli orrori dell'asscidio per oltre quattro mesi e cedc1te solo alle esigen1.e della forza . Non dubitiamo menomamenLe del patriottismo nostro pari a quello di Parigi, e siamo certi che nel caso previsto da l Manfredi, non saranno corto i blocchi ed i cannoneggiamenti pel mare cbe ci ohbligherebbero alla resa . Epperò ammiriamo IP. convinzioni dell'autore e la somma abilità colla quale bri ll antemente le sostiene.
RIVISTA DEI PERIODICI
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Bollettino della Società geografica italiana.
N. 2, febbra io ,19(14. - LI), spedizione iulliana nel mare Artico s11,lla « Stetla Polare », conferenza tenuta in Roma sotto gli auspicì della Società geogruJìca italiana da S. A. R. il Duca clegìi Abruzzi e dal comandante Cago i, con carte ed illustrazioni. E surerlluo ri levare l' importan1.o cli rp1.:sta pubblicuzionc: crediamo invece opportuno avvertire i nostri leuori che di essa fu fatto un estratto, vendibile presso i principali librai al prezzo di lire due. Le Spectateur militaire.
Puntata ~H 7 e 2118, •IO a 16 gennaio 190'1. - La guerrn i n ltalia nel /8{]{} (continuazione), per C. DE RENÈMON'r. $i termina la narrazione della battaglia di Custoza; si esamina la situazione deriva tane ai due partiti e si principi.i a discorrere della ritirata delle truppe italiane sull'Olio. Lo scrittore francese, fra lo non poche considerazioni sullo svo lgimento delle singole fasi della battaglia, move i soliti appunti al genera le Lamarmora per avere nel nrnttino scorazzato Ji qua e di là per il campo di battoglia e poi per essersi portuto a Goito, in luogo di stabilirsi in un punto dal quale potesse sorvegliare e dirigere la battaglia. llileva inol tre l'immobiliti1 delle divisioni Bix io e principe Umbeno e della divisiooé' di cavn lleri~ presso Villafranca , in luogo di puntare sopra Sommacampagna, movimento che probabilmente nvrebbo <lato la vittoria agli Italiani. Nota infine cbe il soldMo ital iano si è battuto con molto coraggio, a conf~ssiooe dello stesso avversario.
La ferrovia transsahm-ianaJ pel capitauo del genio E. BoNNBFON. L'autore termina il suo lungo studio sulla ferrovia Attraverso il Sahara completando lo con molti dati; relativi al personale e al materiale occorrente per la sua costruzione, e alla sposa che ne conseguirebbe. Le quattro linee proposto sono le seguenti : Ayadés - Biskra, iu cifra rotonda 2400 chilometri » - Zinder » 500 » » Mao » ,1000 » » - Say » 900 » Totale. 1800 chilometri.
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RIVISTA DEI PERIODICI
RIVISTA DEI PERIODICI
. Quella fe'.-rovia, colle sue quattro dirnmaziooi, che potrebbe compiersi m nove anni col leglierebbe i possedimenti africani francesi, metterebbe la Prancia in grado di intraprendere la lotta economica e milit,ire coi possedimenti europei vicini e le permetterebbe di contare sulla stabi lità, sicurezza e sull'avvenire del suo impero l'lfricano, senza aver più alcun timore cli un nuovo Fachoda.
La giwrra del 1809 in Germcinia, per C.
DE HENÈ1110NT.
E interessante per i molti particolari e r,ei molti schizzi intercalali nel testo. Le nuoce lo spirito di avversione contro gli Inglesi elle traspare da ogni pagina.
Revue milita.ire des armées étrangères. Redigée à l' Eta.t-major de l'armée. ,J 901 .
Re \•ue d' Histoire. Redigée à l'Etat-major de l'armée (Section historique).
N. 1, gennaio 190 1. 1
L'antica rinomata Revue militaire de l'Étranger nell'aprile del 18()!) assunse il titolo di Reviw m-ilitaire, ed ogni fascicolo comprendeva due parti affatto distinte: la prima: Esel'citi stranieri, dedicata alle notizie estere; la seconda: Archivi storici, riserbata aali studi storici e serrn ~ I!> 11 tamente a far conoscere i preziosi documenti delle 0'.' uerre francesi conservati negli archivi della guerra. Il . concetto, per sè stesso ottimo, era però òJ7Uastato dal fatto che per non mgrossar di troppo la mole del volume, troppo poco spazio ,,eniva ad essere concesso alla parte storica, non potendo soprassedere nella pubblicazione delle più importanti notizie estere. L'attuale ministro della guerra, generale André, decise perciò che lo stato maggiore francese pubblicasse dal 1° "ennaio del ,J901 due Riviste, che presero i titoli sopranotati: la prim: rimj)iazzante l'antica Revue mititaire de l'étranger, e la seconda esclusivamen te consacrala agli studi storici al fìoe di accordar loro tutta l'estensione conveuiente. Gli studiosi tutti, che tanto apprezzavano già la vecchia Rivista, saranno ben lieti della decisione pre5a dal gene;ale André.
La Revue militaire puJJblica cosi l'importante studio dell'opera di Cardinal voo \Viddcrn: Giorni critici. Prende in cleuagliata e intelligen te analisi la battaglia del I i agosto 1870. È lavoro che riesce di sommo interesse per tutti coloro che si dilettano di studi della storia mil itare. Altri due articoli assai pregevoli riguardano : L'espansione nissa in Siberici; Gl'i uflicia.li di complemento ne1l' esercito italiano; La rete ferroviaria delt' Alsazia· Lonma nel H/00. L'articolo sulla SiL,eria coutiene una particolareggiata descrizione cli quell'immenso tenitorio, poco noto e che ora va giornalmente acquistando importanza. La Revue d'Histoi1·e, grosso volume di 224- pagine, nell'Int,l'oduzione espone i principali intendimenti cui mira e che sono quelli di J'ar conoscere le campagne francesi del xv111 e xix secolo, e primo fra tutti di compilare la storia della guerra ciel ·1870 « con ferma volontà tli scriverla dal punto di vista str~ttaruente militare e racenclo astrazione da ogni questione personale. » L'odierno fascicolo contiene la continuazione delle Campagne del maresc1;a.llo de Saxe, la conLinuazione del Diario della campagna del 1809 - armata d'Italia (per noi Italiani di particolare interesse) - e finalmente la _guel'ra del 1870-71, g1·ornata del 30 luglio. Documenti ufficiali di gran pregio ed interesse corredano ciascun articolo. 1
La guerra sud-nji·icana, per B.
N. 878, gennaio
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Revue du Cercle militaire.
N. ·I, 2, 3 e 4 del 5, 12, 19 e 26 gennaio ·190•1. - La guerra del Trnns· ioaal pel capi tano V .uNv1A e tenente co lonnello FRoCARD. 1
1
Sono narrate le operazioni per l'assedio e la liberazione di Mafeking (15 ottobre ·I899, 17 maggio ,1900), e quelle cbe condussero gli Inglesi da Kroonstadt a Pretoria (22 maggio-i> giugno 1900). I l tenente colonnello Frocard vi discorre della strategia e della tattica inglese. È interessante e sotto l'aspetto militare istruttiva la narrazione di un episodio poco noto riguardante un colpo di mano tentato nel la notte dd 12 maggio da Jarel Eloff, nipote del presidente Kriiger, per impadronirsi di Mafekin g. Alla testa di 350 str;,inieri gli riuscì, col fa vore della nou.e, di attraversare la linea degli avamposti inglesi e di rendersi padrone di Poi ice Fort, presicli3to di pochi uomini - 4 ufficiali e 53 soldati - che furono fatti prigionieri insieme al loro comandante colonnello Hore. Ma
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RIVISTA DEI PERIOD!OI
dato l'allal'me, gli Inglesi mossero alla risco:;sa e dopo viva lotta intorno al forte che durò l'intera giorrwta, tutto il distaccamento boero dovette cedere le armi. L' insuccesso della brillante impresa è attribuito all'incapacità e mollezza del capo dei Boeri Snyman che nqu appoggiò il movimento e non l'ece eseguire l'inteso falso attacco , all'est.
IL TIRO A SEGNO E LA NAZIONE ARMATA
Ln campagna 1·ussa nella Mancitit·ia pel capitano Bo1c1r&R1'. È scrittura non sprovvista di pregio, inquantocllè rende conto di molti particolari Guo ad ora poco noti, desunti da fonte russa sui <inali per alt.ro non è forse inopportuno far qualche riserva. L'autore poi, al termine del suo lavoro, volle dare una capatina nel campo pol itico, ma non seppe conservare quella serenità cli spirito e quell'imparzialità di giudizio che dovrebbero certamente governare i lavori storici. Tutto ciò che i Russi hanno fatto fu ben fatto; nota con compiacenza che i Russi sono padroni della 'i\fanciuria e non dubita che l'occupazione non sia per essere durevole, poichè oggidì protettorato ed occupazione sono sinonimi di possesso. E non manca la punta contro l'Inghilterra ohe attualmente trovasi iu difficile situazione nel sud- africano e perciò impotente a far valere le sne ragioni nella Cinn .
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- --~<- -
Per la Direzione LODOVICO
C1SOTT I
Colonn,llo R. A .• i11caricoro
DEMARCHI CARLO,
gerente.
La guerra del Trans waal ha posto ancor più. in luce, per l'uso fattone dai Boeri, ]a importanza e 1' efficacia del t,iro col fucile moderno. Senza tener conto delle speciali condizioni di quella lotta., che segnatamente all'inizio non ha presentato alcun carattere cli una vera gaerra campale, se ne trassero le più esagerate deduzioni affermando che la precisione del tiro sia. il primo ecl esclusivo fattore del combattimento e che basti sa.per colpire il nemico e sottrarsi ai suoi colpi per conseguire la vittoria. In Italia, i primi che raccolsero queste deduzioni - la cosf1 va cla sè - furono i numerosi tiratori che frequentano i poligoni del tiro a segno nazionale. Poi - ed anche questo si comprende - i democratici radicali se ne valsero come argomento esauribnte per battere in breccia gli iserciti permanenti e quindi per giungere ~tlla nazione armata intesa secondo i loro criter'i:. A costoro si associano disgraziatamente fino ad m1 certo punto uomini politici cli altre scuole, finanzieri ed economisti, i quali sia per amore del pareggio aritmetico del bilancio, sia per rivolgere le economie a sgravio dei tributi, se non l'abolizione delle forze permanenti., propugnano però una sensibile diminuzione delle spese militari. Questo accordo sulla questione militare, sia pure accidentale, tra uomini ligi alle leggi costituzionali e i demolitori radicali, costituisce indubbiamente un pericolo. Sotto altro aspetto, sta infatti che l'eco dei successi boeri si ripercosse con non poca sorpresa anche nel mondo militare; e che l'attenzione vi fu maggiormente .,.; · '1iam~1ta sugli importantissimi quesiti della potenza del fuoco odierno 2ft -
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ANNO XLV I.
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TL TIRO A SEGt\'O E LA NAZIONE A RMA TA
e d.i una possibile prevalenza nel combattimento della condott a difensi, a sulla offensiva. Nell'opinione pubblica poi, e più n elle classi popolari, si è propagata l'idea che combattenti improvvisati, quando sieno abili tiratori, bastino a difendere il territorio d0lh1 pa,tria e a distruggere l' invasore; ed~ ciò la m~~g\ore im: portanza attribuita agli esercizi del tiro, esegmt1 in ogm tempo e dovunque sia possibile da tutti i cittadini validi alle armi per mezzo di una grande istituzione popolare, come si vorrebbe che fosse la nostra del tiro a segno naziomile. In verità non ci vuol molto acume per comprendere che per vincere sul campo cli battaglia ed in. g uerra sia 1.~tile lo sparare bene ed il colpir giusto. Ma ciò :non basta; bisogna anche sterminare l'avversario, ridurlo cioè alla impotenza non solo passeggera ma assoluta. E siccome l'avversario non si contenterà cli far da. bersaglio immobile e passivo, così anch e il saper tirare bene e colpire giusto non varrà più quando esso si si1rà sottratto al tir?, pe1: m_ano:71·are e costringere il nemico ad abbandonare 1 suoi npan e ad impegnare il combattimento in condizioni svantaggiose; poichè la manovra e l'offensiva avranno se~?re un s~pravvento materialmente e moralmente, sulla chfesa passiva. La' erronea e frettolosa interpretazione degli eventi à.i guerra è stat a ~empre causa di gravi danni. Si dice :_ la tattica dei boeri ha vinto; essa è basata tutta sul buon unpiego del tiro, e sull'escliisivo impiego del t iro, dunque il saper colpire giusto basta a vincere, e naturalmente g li esagerati per partito politico o per miopia economica si fe~ma1:o sull'esclusivo e aggiungono: dunqne è inutile l'esercito in pace e può essere mutato in una grande società di tiro a segno. A.da.gio nelle decluzioni. Vedia.mo i Boeri all'atto. Lasciamo a parte le sorprese con cui dispersero le marce notturne fatte dagli Iiiglesi coU~ prudenza, delle scimmie. Quelle sorprese furono poche per 1 Boeri: d 1altronc1e sono operazion i secondarie, l'esito delle quali 'non dipendeva dalla maggiore o minore efficacia del 7
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fuoco, ma dal fatto stesso della soqJresa. (~uincl i per il nostro soggetto non è il caso cli occupars011e. ]3Jsse non ebbero altro effetto che di ritardare le operazioni. Guardiamo le babtagJie vere e decisive. Gli Inglesi seguivano poche linee di ma.rcia e ben precise, quelle segnate dalla ferrovia, e per le loro abitudini assai comode cli guerra non se ne scostavano: dovevano passare per punti ben determinati, e lì gli aspettavano i Boel'i come i cacciatori attendono la belva. Generalmente ciò avvenne s ul i\foclder e sul 'J:ugela, ovunque insomma un fiume traversava la strada. A lcune gallerie erano inta,g liate nella collina e a metà la pendice : nelle inferiori erano i.mbucati i tiratori più dest ri e spuntavano le carabine da feritoie longitudinali; nelle altre il rimanente delle bande armate più o meno esposte ai colpi dell'avversario. Gli uni e gh altri ben coperti, r intanati entro tena, e resi meno visibili dEtll'uso delle polveri senza fumo. Gli Inglesi, com.e a Malplagnet, lenta.me1~te e maestosamente si avvicinav~mo nel J?rimo giorno, si prepa,nwano alla battaglia nel secondo, si schieravano nel t0rzo e marciavano innanzi con battaglioni e compagnie ad intervalli ma in ordine serrato, con molto coraggio e poca. opportuni ti'.t di manovra. A l momento opportuno una grandine di proietti colpiva queste masse, le fermava, le obbligava a gittarsi a terra, le richiamava, . a ciuell'obbligo se tentavano cli rialzarsi; e così passr1va, la giornata fiuc.hè a sera gli Inglesi col calar delle tenebre uscivano da,lhi ineomoda sit ua.zione e tornavano ai loro campi. Era partita rimessR, ma la guerra non progrediva, e si allungò smisumtamente in modo da annoiare quanti se ne interessavano sul principio, e da sominare equivoci ed apprezzamenti erronei a mucchio. Un bel giomo arrivò nelP Africa australe il ma.r esciallo Roberts, lasciò che i Boeri lo attendessero nei loro a.ggua,ti, fece raccogliere parecchie migliaia cli buoi e di carri, provvide con essi ai bisogni non comuni del suo esercito, e, abba.ndonate le ferrovie, manovrò al largo, in modo da cade.re alle spalle dei Boeri. Il povero Cronje ne pagò le spi?se. Se
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i Boeri prima che arrivasse Roberts, nei g iorni in cui i battaglioni inglesi, per inesperienza dei capi e per l' incapacità loro di far manovrare le truppe, stavano fermi sotto la grandine delle Ior palle, fossero parzialmente usciti dalle gallerie di tiro, e cadntì stù fianco di quei battaglioni li avessero dispersi, la partita invece che rimessa sarebbe stata vinta e Oronje invece che a S. Elena sarebbe forse oggi dittatore di Pretoria. **$ La manovra completa il tiro; e la manovra si impara nell'esercito con tutto il contorno delle altre istruzioni, che l'accompagn'.ano sotto le armi. Dnnque, sebl,ene i.o sia fautore dell'eseroitazioni popolari a,l tiro al bersaglio, ed anche convinto che neJle società del tiro nazionale s'impara a tirar molto bene; t 11tta,1 ia non credo all'esclusiva potenza del fooco individuale, nè alla superiorit,à assolnta di chi meglio sa colpire ed uccidere po~ nendosi in agguato e mascherandosi dietro ripari a.rtifi.ciah o naturali. Dacchè esiste la g uerra., le vittorie finali e complete furono sempre e saranno date dall'azione offensiva ispirata da capi intelligenti ed eseguita da ufficiali e soldati fortemente temprati fisicamente e moralmente e decisi agli estremi sacrifici imposti dalla disciplina e dal dovere: le doti che si sviluppano nell'esercito. Ciò premesso ammetto, e non mi occorre gra.n fatica ad ammetterlo, che tra le istrnzioni del soldato la prima e principale è q L1ella che lo rende ca.pace di usare bene la propria arma, ed anzi aggiungo che tale istruzione diverrà tan to più importante e difficile quanto più sarà perfezionato il fucile, e quindi ammet to che il saper tirar bene deve essere ~na delle primarie doti del soldato, il quale vi deve essere abituato :fino da giovinetto, e che anzi il sentimento che si genera in lui da questa abitudine può divenire fonte eh egregia e feconda educazion e militare. Questa educazione manca; è tempo ormai d 1 incominciare a farla, con l'esercito e per l'esercito, con le istituzioni
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popolari preparatorie e complementari della milizia, e fra queste col tiro a segno nazionale, che non deve essere soltanto un tirocinio per sapere col pire un bersaglio, ma bensì un'alta scuola educativa del corpo e dello spirito, cli forza, di salute e di carattere. Appunto perciò il tiro a segno nazionale deve essere la scuola deJle masse e non dei singoli individui, ai quali giova però lasciar mezzi e tempo di perfezionarsi, di diventar ottimi tiratori ed efficace esempio di emulazione. R isponde a tale scopo la istituzione per la legge fondamenta.le clel 2 luglio 1882? L'articolo 1 di questa legge suona così: « È istituito nel Regno il tiro a segno nazionale, allo « scopo di preparare la giovent ù al s3rvi zio militare e di « promuovere e conservare la prat ica nelle armi in tntti « coloro ohe fanno par te dell'esercito permanente e delle « milizie. » La determinazione dello scopo non poteva essere nè più precisa, nè più completa. Bntta.nclo in un fosso t ntti i pregiudizi e le prevenzioni> non era clif.6.C'1ile farne scaturire razionalmente e con senso veramente pratico ogni altra d isposizione della legge: i tempi d'altronde non pote vano essere più propizi. • Eravamo al 1° luglio 1883, quando cioè lo sviluppo dell'esercito sulle basi, gittate iìno dall'anno 1871, del servizio generale obbligatorio t occava il suo massimo apogeo economicamente possibile con ]'ordinamento dell'esercito pennanente su dodici corpi d'armata e con un ordinamento più largo della mili7,Ìa mobile e della milizia territoriale. L 'Italia faceva uno sforzo per formarsi anch'essa uno stato militare con-ispondente alle esigenze odi erne, per prepararsi anch'essa, come tutte le altre potenze militari di Europa, un grande esercit o per ci.uanto possibile numeroso ed agguerrito. ~a i grandi eserciti odierni, rispetto a quelli del passato, non sono soltanto radicali trasformazioni organiche nel reclutamento e nell'ordinamento delle unità combattenti ; sono
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istituzioni che, per Ja loro essenza e potenza, debbono mettere a contributo tutti i fattori morali, intellettuali e materiali della nazione. Non basta che una gran parte dei cittadini atti alle armi passi nelle file dell'esercito per un tirocinio più o meno l ungo; bisogna che l'efficacia mornle intellettua.le, e fisica della forz~1 che vi portano si prepari nella famiglia, nella scuola, nell'abituale adempimento cli quei doveri che sono imposti ad ogni libero cittadino r ispetto alla società ed a sè stesso. Le vittorie, così preparate nei costumi e nell'educazione del popolo, si assicurano poi con l'istruzione tecnica e con la disciplina professionale. Il tirocinio di questa istruzione ed educazione disciplina.re non può a, meno di esser breve. Per quanto ricco si.a uno Stato, esso non può mantenere in pace sotto le armi centinaia di migliaia d'uomini senza sconvolgere l'economia generale del paese. In conseguenza si mantiene in pace un esercito limita,to in ragione del ùanaro che vi si può spendere; lo si aumenta smisuratamente per la guerra con soldati richiamati dal congedo e eon le milizie. Conviene aclunque cercare che il breve tirocinio militare, r idotto oggi ti tre, a due e perfino ad un anno, sia reso il più profittevole possibile per gli scopi militari con una istruzione intensa ed un elevatissimo spirito di abnegazione e di operosità nei capi e negli istruttori. Nulla si dovrebbe essere costretti ad insegnare nell'esercito che si possa altrimenti ottene:re nel seno della nazione stessa. Se giova che il soldato sappia leggere e scrivere, lo impari alla scuola del suo villaggio. Se importa che egli conosca i suoi doveri di cittadino e ami la sua patria,, lo si educhi nella scuola, e in ogni altro consorzio della vita civile. Se deve essere sano e robusto e allenato alle fatiche, vi provvedtrno le disposizioni igieniche municipali, gli esercizi ginnastici diffusi dovunque sia possibile.
Se è utile che g iunga nell'esercito col sentimento del dovere e che conosca, gli elementi delle discipline militari e l'uso delle armi da guerra, si istruisca ed educhi nelle scuole del tiro a segno n azionale.
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Nessuno teoricamente oserebbe negare che ai sistemi militari odierni non sian o utili altre istituzioni popolari a compenso del troppo breve tirocinio nell'esercito e a compimento dell'educazione militare. Ciò fu riconosciuto, e anche posi;o in pratica,, presso nazioni molto più potenti e più ricche dell'Italia,; le quali nazioni p ur mantengono alle armi in tempo di pace più cli l)lezzo milione di nomini, ed hanno le loro mili:?.ie (Landwher o esercito terri toriale) ordiJ1ate in modo che possono per la guerra, entrare organi.camen te complete in prima linei1. L 'Italia i:r;.vece, la più povera, la p i1ì gelosa per il pareggio del suo bilancio :finanzia.rio, la più dimessa nelle aspirazioni di essere o valere qualche cosa fra i popoli, o a.Imeno di non esser soffocata e di poter respirar~ fra essi che la prem.ono da ogni parte, l'Italia con i suoi trentadue milioni di arhit anti si limita a mantenere in pace un esercito, relativamente minimo, di 2,00 mila uomini; e, per poter far passare a tt raverso a questo esercito con un tirocinio di un anno a trentatre mesi il maggior n umero d'uomini, ricorre ad ogni. sorta di ripieghi, ai sistema della forza massi.ma e minima, a.i numerosi congedi anticipati, e tiene organizzata incompletamente la sua milizia mobile, destinata inevitabilmente ad entra.re subi to iu campagna, e :via d icendo. Ed invece, più di qualsiasi altra nazione, l' Italia nel trasforna.re e sviluppare il suo stato militi:tre1 aveva bisogno cli valersi di tutte le risorse della rn1zione, doveva far sorgere e coordinare in un complesso armonico tutte le istituzioni che sono preparatorie e complementa.ri alla milizia. Ciò non avvenne per cause molteplici.
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Poteva prendeme l'iniziativa il ministero della gu.erra, ma... i tempi non erano maturi . .Anzitutto l'amministrazione della guerra, costretta a com.battere esercizio per esercizio, legge per legge, per ottenere da.I Parlamento il soldo puramente e strettamente necessario al ma11.tenimeuto dell'esercito ed ai provvedimenti di mobilitazione, e per opere di difesa, non poteva concorrere a vantaggio di i.stituzioni che avrebbero richiesto un aumento di spesa non indifferente per farle funzionare bene e in corrispondenza allo scopo. Sarebbe stato tuttavia utile il l)ensarvi fin da quel tempo, e sarebbe un errore non farlo adesso. Si tratta. di sapere come trarre il massimo partito da un sistema che ci avrebbe dato un esercito con una forza a ruolo complessiva di 3,200,000 uomini con 30,000 ufficiali; e doveva impensierire fin d'allora il fatto che i numeri di quella forza si sarebbero and~ti dileguando sotto le strettoie del bilancio, fino a ridursi a poco più. di 200,000 uomini di forza media tenuta in armi per il necessario tirocinio. lVIettiamo a parte per poco i due milioni d'uomini appartenenti alla milizia territoriale, una parte dei quali bisogna pure istruire se si vogliono aver pronti dei ' reparti per le gua,rnigioni allo scoppiar della guerra, quando tutto l'esercito permanente e la milizia mobile debbono concentrarsi e prendere i loro posti di operazione contro il nemico. Ci rimangono 300 mila uomini della milizia mobile e 600 milH, dell'esercito permanente in congedo illimitato, ai quali si rinfresca la istruzione ad intervalli e con richiami alle armi limitati per numero e per la loro durata. E tutta quella immensa massa di uomini destinati a combattere in prima linea, r imanendo per molti anni in congedo illimitato, se possono conservare nell'animo il sentimento del dovere e l'influsso delle discipline militari, vanno però perdendo l'abilità professionale1 e specialmente l'abilità del tiro al bersaglio. Ma perchè - è lecito domandare - non accettare senza prevenzioni un'istituzione popolare, purchè regolata dalle
autorità militari e con un funzionamento semplice ed economico. coordinata e compresa nel sistema militare, per mezzo della quale, per quanto è possibile, sarà conservata la pratica nelle armi in una grau parte, se non in tutto, di quell'ingente numero d'uomini? Perchè non va.lersi per questa istituzione dei 15 mila ufficiali in congedo, la maggior parte dei quali desiderano di vedersi offerto il modo di prestare qualche servizio del grado rispettivo e che si riconosca la loro importanza nel sistema militare odierno? Vecchi e provetti ufficiali in servizio ausiliario; giovani uffi.ciali di complemento ansiosi di far vedere che valgono pur qua.lche cosa e sanno portar-e degnamente la divisa; ufficiali di milizia territoriale che anch'essi vorrebbero almeno fare tanto quanto facevano quelli dell'antica guardia nazionale; tutti questi sono elementi preziosi per il funzionamento di istituzioni preparatorie e complementari alla milizia. F u proposta a.nche da, persone competentissime, la milit arizzazione del t iro a segno liazio:µale, affidandone la dire· zione ai comandi di reggimento e di presidio e l'istruzione agli ufficiali dell'esercito permanente. Oltrec1hè lf\ cosa non è possibile, per l'estensione e il frazionamento territoriale della istituzione> per il disturbo che recherebbe all'esercito permanente, per la spesa di mo·vimenti e inèlennità, la proposta non è nè giustificata, nè conveniente. Se gli ufficiali ju congedo, nell'attuale ordina· mento delle nostre forze militari, si presumono capaci di condurre in campagna ed al fuoco un plotone ed una compagnia, si dovrà pure ammettere ch'essi sieno capaci nello stato di pace di dirigere le istruzioni militari, nel proprio comune, di giovani studenti e di soldati della mili.zia territoriale, e le esercitazioni del t iro a bersaglio per qnelli e per i soldati in congedo. La militarizzazione della istituzione del tiro a segno nazionale non f tl ancora fatta, in ragione del sno scopo in modo così preciso determinato dalla legge; ma ci sono cose
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che si fa,nno strada per inevitabile n ecessjtà,, ed oggi, come si dirà poi, le società di tiro a segno nazionale esegniscono .le loro esercitazioni sot to la direzione di ufficiali, cli soUuffi.cia.li o anche di ca.pora) i maggiori in congedo . Tuttavia il. funzionamento è confuso e!$ incompleto, per un peccato di origine della legge, che generò una istituzione complicata e ma!1cante di una base economica che acl essa assicuri solida e florida esist enza.
Dove ed a chi r isale l'origine della 1stitu7,io11e quale è nsorta in ,,es te moderna e democratica? Un po' cli storia c'illumini. Nel 1861, con decreto del 1° aprile, furono permesse le associazioni del tiro a, segno. Poi si fecero alcune grandi riunioni per bersaglio nel 1863 a Torino, nel 1864 a Milano, nel 1.865 a J!'irenze, nel J.8G7 a Y enezia ; furono grandi feste delle armi inspirate da un entusiasmo fraterno cli tutti gli Itabani 11or tato fino al clelirio dall'augusta presenza del gran P1.idre della p~~tria Yittorio Ema.nuele II. Sorsero quindi varie società riconosciute p er decreto rea.le e coordinate coll' istitnzione nella guardia naziona.le. Assorbita questa nel riordinamento dell'esercito col servizio generale obbligatorio, rimasero in piedi alcune poche società di tiro che, ]asciate alle loro sole forze, durarono vita stentata,. In quel periodo glorioso della grande epopea nazionale fra le più sante emozioni ed aspirazioni subìimi , Gar ibaldi predi.cava agli Italian i il culto della santa ccwabina. Precursori e fautori dell'idea del t iro a segno nazion~lc furono, per ra.gione stori ca, per convinzioni profonde cli patriottismo, per la fede nella f'onm del popolo, quasi tutti color o che avevano combattuto volontari nelle guerre d' indipendenza, o uomini di Stato, che avevano preso parte, in nn m odo o nell'altro, all'opera inunensa e sublime della, indipendenza e dell' nnità della patria. L'iniziativa della prima istituzione fu presa clall' 011 orevole Zanarclelh che, in base a studi di commissioni competenti,
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compilò il primo disegno che d iede vita, essendo ministri l'on. Depretis e il generale Ferrero, alhi legge 2 luglio 1882 sul tiro a segno nazionale ed al regolamento per la sua esecuzione, del 15 aprile 1883. Alla commissione della c~m1era non era sfuggito, nè poteva sfuggire, il nesso che dove,•a legare la istituzione del tiro a segno nazionale alle istituzioni militari; ma le sue proposte, approvat e dal Parlamento, non furono in logica, connessione colle premesse. Nell a relazione per la legge, oltre a portar e l'esempio della Svizzera e dei Landesschiitzen t irolRsi che, rimanendo in congedo alle loro case, si esercitano al tiro al bersaglio militarmente orclinati, si citava una pagina molto significante della nostra storia patria come riscontro al sistemtL moderno. Fino dall'anno 1560 Emanuele F iliber to istituiva la guardia paesa,rn, corrispondente alla guardia nazionale di ieri ed alla milizia territoriale cli oggi. Essa ebbe rigogli.osa vita in Piemonte dove contribui. non poco a suscitare lo spirito militare. I militi. si ra.ccoglievano n ej giorni di festa per compagnie e si recavano a tra,rre al tavolazzo ed erano poi passati in rivista dal capitano. « M1itatis- nmtanclis - esclama testualmente la relazione « parlamenta.Jìe - l'ordinament o militare p iemontese d'allora « non era molto diverso d~ L quello italiano d'oggidì, fondan« dosi e'3SO pure sopra un largo ar mamento nazionale. » Con t ali promesse, qual ca.r attere si sarebbe do-ruto dare alla istituzione del tiro a segno? Qnello di una grande istituzione ru1zionale, ordinata e cliretta da discipline militari, ma su di una base così larga che pot,esse dar posto a tutti i cittadini fornendo loro i mezzi cli addestr arsi alle arm i e cl~ dar libero sfogo ad un patriott ico spirito di enrnlazio1;i.e. Invece, fin dall'origine, si battè fo rte sopra un chiodo, poi ribattuto le cento volte : quello che la istituzione doveva avere e conservare un ca1·atte1·e eminentemente cit>ile. Il senso comune dice se sia possibile dare carattere eminen t emente civile -ad una istituzione che per legge ha lo scopo di prepara.re la gioventù al servizio militare, e di promuovere e
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conservare la pratica nelle armi in tutti coloro che fanno parte dell'esercito permanente e delle milizie; ad um1 istituzione il cui funzionamento pratico si svolge con l'applicazione di istruzioni e regolamenti esclusivamente militari. Per conservare a.Ila istituzione il carattere civile, mentre lasciavasi al ministero della guerra la debita ingerenza per la parte tecnica, si affidava al minist~ro dell'interno la p·arte direttiva ed amministrativa e presso quest'ultimo si istituiva un ufficio di seg4eteria centrale del t iro, il quale ufficio accentrava in sè tutte le pratiche 11er il funzionam ento clella istituzione. Promulgata la legge, s'incontrarono mo.lte difficoltà. La st,ampa applaudiva al go·verno ed ai legislatori; basta l)erò sfogliare i giornali di quei tempi per constatare come le popolazioni non giunsero a comprendere la importanza della istituzione e, salvo qmilche lodevolissima eccezione, si durò molta fatica a far sorgere qualche decina cli società. Le aut orità governative poco o punto se ne cura.rono ; le direzioni provinciali si costituirono, ma la maggior pa,rto soltanto p1·0 f'<n·ma; lo stesso ministero dell'interno non fn molto caldo nell'eccitare la solJ ecita applicazione della legge. Esso infatti non aveva un interesse diretto ad aggravare il proprio bilancio per il tiro a segno nazionale, che avrebbe costituito per i suoi ll'~ìci un incarico non indifferente, m1 soprappiù che sapeva non spettargli per ragione di competenza. Il concorso delle p rovincie si ottenne scarso e a gran fatica, anche perch è i consigli pro,,inciali si di.mostrarono alieni dall'accordare SLtssicli su calcoli punto precisi. Il concorso dei comuni poi nella maggior pa.rt;e dei casi trovò ripngnanze. L'applicazione della legge manifestò fì.n da pr incipio uno de' suoi vizi foncfamentali, il difetto d i una solida e ben determinata base economica. Solo il ministero della guerra; con l'accordare largamente i vantaggi della legge, con l'ec·Citare le autorità, con l'iniziare esso meclesimo il tiro a segno nazionale presso le sedi delle compagnie alpine, col-
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l'adempiere, n e1 primi tempi, anche una parte dell'opera che spettava al ministero dell'interno, favorì la fondazione di non poche società e riuscì a ma,ntenere in vita, sebbeue stentata, la ist,ituzione nell'aspettativa cli tempi migliori. Parve che quest,i tempi fossero giunti quanclo, nel 1889, l'onorevole Crispi, il cui. ardente patriottismo nessuno potrebbe mettere in clnbbio, pose mano anche a risollevare questa istituzione. L'opera fu ripresa in perfetto accordo col ministero della guerni. Si modificò l'orga,nico del ministero dell'interno, in troducendovi )'ufficio di segreteria centrale del tir o a segno nazionale, si costituì una direzione cent,rale, nominando suo presidente uno dei p iù operosi faut ori dell'educazione fisica iu generale e del tiro a segno in ispecie, il generale Luigi Pelloux. In breve le sorti del tiro a seo-no risorgevano a nuova vita. o d. Così nel luglio di quell'anno sorsero oltre GOO società 1 tiro con 127 mila inscritti. Per dare maggior impulso itlla istituzione, il governo dell'onorevole Crispi volle ridestare i sen timenti patriottici e l'entusiasmo popolare, chiamando , gl' Italiani in Roma acl una g ran festa delle armi ; e nel maggio del 1890 in Roma con solennità grande, e con concorso numerosissimo, con esito splendido, ebbe luogo la prima gara generale di tiro a seo-uo nazionale ) sotto l'alto patrocinio del B,e e della Reo gina, sempre primi grnmdo si tratta della grandezza e del bene della patria. Queste grandi feste delle armi, delle quali nei seguenti anni altre due ebbero luogo, la seconda a Roma e la terza a Torino, giovano certamente a mantenere vivo il sacro fuoco del patriottismo ; ma più che una influenza duratura sulle sorti della istituzione hanno un'importanza politica per l'affratellamento dei tiratori d'ogni parte d'Italia e per le patriottiche dimostrazioni delle provincie e dei comuni. L'impulso dtito al tù:o a segno dalle gra.ndi gare generali e l'opera energica e patriottica di questo o quel ministro produssero certo del bene, ma pur troppo transitorio. L a sicurezza del funzionamento di una ist.ituzione deve pog-
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giare più sul sistema che sulle persone e :,ugli avvenimenti occasionali. Ora il sistema, col segnirsi degli anni, dimostrò sempre più le sue imperfezioni; nè po teva essere altrimenti. J)el grave argomento più volte ebbe ad occuparsi la Camera dei dep 11tati, specia.lmente in occasione della discussione delle leggi sul recl ntamento e sulla leva annuale; e più volte il Go-verno prese impegno di presentare urnL 11uova legge. Nell'anno 1892 infatti) passato per una prima volta il tiro a segno alla dipendenza c1el ministero della guerra, fu da questo, in accordo col <ministro della pubblica istru?:ione e con quello dell'interno, compilato un progetto im portante e abbastarnm radicale, che fu reso di pubblica ragione (1) e del quale dovremo occuparci . Ma da quel tempo nessuna riforma legislativa ebbe seguito. Sì preferì tirare innanzi con una somma di lire GOO mila inscritta nel bilancio dello Stato per le spese dei poligo11i, per sussidi alle società e per le gare generalj, e col concorso e i sussidì delle provincie e dei comuni. E dacchè i principali elementi d i esistenza e di fonzionameuto del tiro a segno, qua.li i progetti dei poligoni, le armi, i direttori, gli istruttori, ecc., sono dati dall'amministrazione militare, la istituzione do po di esseTe passata per due volte da un ministero all'altro, rimase infine, per decreto del :l9 aprile 1896, a.Ila dipendenza del ministero della gnerra per i ser vizi riuniti, tecnico ed amministrativo. Si è stabilito quindi un uf· :fì.cio del tiro a segno autonomo e dipendente diret-tamente dal segretaria,to generale. Dopo tante peripezie della istituzione, con mezzi economici affatto insufficienti, il ministero della guerra, senza rinunziare al proposito di presentitre una n uova legge, prese l'unico partito possibile : quello cli applicare la legge vigente nel modo migliore e più proficuo, e di por rimedio a molti inconvenienti dimostrati dall'esperienza, col modificare
qualche pa.rte del regola.mento, ove fosse consentito, con decreti reali o anche con semplici atti ministeriali. Così mentre ha cercato di facilitare la costruzione cli nuovi campi di tiro, concesso un prezzo minimo delle cartucce, dati numerosi premi per le gare, autorizzate 10 ~rntorità militari a largheggiare nella concessione alle società di tiro di ufficiali, sottufficiali, zappatori e segnatori, e talvolta anche materiali: il ministero della g uerra si accinse ad ordinare seriament e la parte tecnica dell a istituzione. Ciò fu fatto :fino dall'anno 18\)6 con un atto ministeriale col quale fnrono istituiti gl' ispettori 1:>rovinciali del t iro a seo-no nazionale st abilite relazioni di uffìcio e di dipendenza"' cli essi con i' prefetti delle rispettive provincie e con i comandanti delle rispettive divisioni militari, e determinati i criteri del principio gerarchico fondamenta.le, per cui il funzionamento tecnico delle società è regolato dai direttori del tiro, membri delle r>residenze, e subordinatamente dai vice-direttori e commissari all a dipendenza e sotto la vigilanza degli ispettori. Oggi si può affermare che il fonzionamento tecnico del tiro a segno è disciplinato militarmen te ed esercitato da milit ar i in congedo. Questo funzionamento è controllato per mezzo delle ispezioni, per effetto delle quali le autorità militari e il m in istero della guerra sono completamente e minutamente informati sullo stato delle singole società e sui risultati dell~L istituzione. Non dipende quindi dal fnnzionamento t ecnico se la istit uzione non progredisce. L'anemia della istituzione proviene da alcune cause principali e da molt iplici mmse speciali che possono impedire ad una società di funzionare o cli progredire.
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(·l) Ved i
Nnova
An!ologia., an no ! S92, pag, 526.
Ciascuna società di t iro in qualche cosa è r.l iversa dall e altre ed ha, per così dire, una fisonomia l)ropria secondo la l~calità e l'ambiente in cui si t rova. D'altra parte vi ha.nnÒ differenze sostanziab nel modo cli essere e cli funzionare fra le società che hanno la sede nei ca.pilnogl1i di 1,rovincia. od in
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IL TÌRO A SEGNO E ì,A NAZION E A&~IA'l'A 384 città importanti e le piccole società mandamentali o comunali che si trovano in condizioni dispa.ratissime. L'esame delle accennate cause e differenze è il prodotto di una esp erienza di diciassette anni fatta di per;;ona sui luoghi nella provincia di Roma. Questo esempjo ha un'importanza di ordine oo-enerale p erch è forn ito da una lunga serie di anni, . su un territorio vastissimo e in una provincia che pe1: numero di società di tiro e per risultati comples\ i vi ottenut i si trova alla testa di ttltf;e le provincie del Regno. Nella provincia di Roma infatti, con una popolazione di 1,035,731 abit ant i; funzionano 58 società di tiro a seg110 nazionale sopra una superficie di 11,917 chilometri quadrati. Si ha quindi una società •di t iro ogni 17,55~b abitanti e per ogni 202 chilometri quadrati ; mentre in t utte le altre 69 provincie del Regno si trovano costituite complessiv~unen te 800 società, delle quali soltanto 600 funzionano. Ponendo in mpporto il numero e l'ubicazione delle società di tiro esistenti con la superficie del territorio, si riléva che nella sola provincia di Roma (salvo per un tratto di territorio fra Viterbo, Acquapendente ed Orte), tutti i cittailiui hanno la possibilità materiale di recarsi ad un campo di tiro. N nlla osta, che anche sotto l'impero della im perfettissima legge vigente nelle altre provincie del R egno pure si raggiungano, se non altro per il n umero delle società, quelle condizioni favorevoli che si hanno nella, nostra, Anzi ciò si · sarebbe già ot tenuto se i capi delle provincie, gli enti morali e i cittadini interessati avessero fin dall'origine assecondato l'applicazione della legge. Vi ha qualche provincia in cui non si è costituita che una sola società, poi qualche altra che funziona stentatamente. R isultati ben diversi si sarebbero ottenuti se le autoritt'I. polit iche e comunali si fossero curate c1i promuovere la costituzione di dette associazioni, come tassa,tivamen.te prescrive la legge (art. 11 e 12). Nè vi fu soltm1to trascuratezza, ma anche decisa contrarietà al t iro a segno nazionale, considera to da alcune auto· rità o come un pericolo nei rapporti dell'ordine pubblico,
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o come uno spo1·t di cni non valeva la, pena che si occupassero seriamente il c·apo e il principale ufficio della provincia. Ma la legge doveva pur essere applicata. Ad una sezione delle prefetture si affidarono le pra.ticbe amministrative del tiro a segno, cioè ad un consigliere e ad un segretari.o, sopraccarichi di altri lavori, i quali, come è ovvio comprendere, non hanno nè voglia, nè tempo, nè competenza per occuparsi cli campi di tiro, di armi e di colpi sparati. Non parlo delle Jodevoli eccezioni, che pur ci sono e non poche. La trattazione e l'evasione di dette pratiche procedettero e procedono quindi lente e confoi,e, producendo ~onseguenze abbastanza serie per l'esistenza ed il funzionamento delle società. Sopra tutto gl' inconvenienti si veTificano nella revisione e nell'approvazione dei bibnci, che sono la ragione principale della competenza delle prefetture e delle direzioni provinciali. Nè queste, uè quelle conoscono lo stato preciso delle singole società di tiro, e quindi non hanno modo di misurare in g iusta proporzione i fondi da accordarsi alle so0ietà stesse. Vero è però che il difetto capi.tale sta nella legge. In seguito alle sne disposizioni è obbligat01·io il concorso del governo, delle provincie e dei comuni, soltanto per le spese di c&truzione e sistemazione dei campi di t iro e del primo impianto; invece i sussidi da accordarsi per il funz ionamento delle società sono facoltativi. Lo Stato accetta quasi sempre e pagi.1 la quota proposfa dalle direzioni provinciali, mentre non fanno altrettanto le provincie ed i com.uni. P oche provincie approvano e dispongono per il pagamento del sussidio loro assegnato; altre non concedono cbe somme inferiori a quelle proposte dalle direzioni provinciali; infine qualche. consiglio provinciale si oppone e n ulla concede. Rispetto ai comuni la. quest ione è molto più g rave. Pochi comuni, capoluoghi di mandamento, pagano per iutiero la quota del sussidio; altri ue riducono l'ammontare alla metà, ad un terzo e anche meno; i11fine parecchi · consigli comunali, tenendo conto delle condizioni finanziarie del commrn, 25 -
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r espingono del tutto la quota di sussidio e possono farlo trattandosi di spesa non obbligatoria. Talvolta. il rifiuto è prodotto da lotte locali di partito, quando a capo del comu ne trovansi avversari della istituzione o delle · persone che hanno la presidenza della società. In tale stato di cose a parecchie società vengono a mancare gran parte clei mezzi necessari al loro funzionamento ; le altre si trasciJrnno innanzi e funzionano impiegan do alla meglio i sussidi dello Stato e della provincia. Il difetto fondameutaledella legge vigente consiste adnnq no in ciò : che avendo stabìliLo i snssidi come spesa pm·amente facoltativa, e questi sussic1i essendo assolutamente necessari per l'esistenza dello società, c1uando ,,engano a mancare in parte od in tutto, la istituzione o funzio na male ed iucompletamonte o si sfascia.
Non è a. stupirsi che la patriottica istituzione de l tiro a segno. se da una parte ebbe ed ha tuttavia caldissimi fautori, da un'al tra parte, per effetto del modo con cui venne introdotta e per gli inconvenienti che presenta neU' attuale suo funzionament o, abbia trovato e !;rovi tuLtavia avversari non meno decisi e punto disposti a recedere dalla loro opposizione. Giova valutare le ragioni degli uni e <legJi altri. Fra i fautori primeggia uua personalità cl.te tienfì un'alta posizion e nell'esercito nazionale e che fu più volte ministro e presidente del Consiglio dei ministri, il generale Luigi Pe1loux Qualunque sia l'opinione degli uni e degli altri sui principi e sull'opera politica cli lui, nessuno può contestargli grande competenza militare e larghezza d'idee nei rapporti fra lo stato m ilitare e lo stato sociale. Le sue convinzioni per l'argomento che ora c'interessa hanno un valore tanto più significante i:iorchè il generale Luigi Pelloux obbe una gran parte nell'ordimtmento o nell'ampliamento dell1esorcito.
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Egli, rivolgendosi ai suoi elettori or fanno parecchi ,mni, esplicitamente ha cbchiarato che riconosceva, l'assolu ta n ecessità che i g iovani t utti si clovessol'O p resenta.re alla leva con un certo corredo di preparazione militare; che si trovasse mo(l o di daro in tutLi g li ist.ituti scolastici dd regno una prima istrnzione miliLare a.i giovani cho vi souo inscritti; e che tutti gli altri giovani fossero costretti a frequentare la istitt1zione educativa d el tiro a sogno. 11 genero.le Pelloux 1 por la seconda volta nominato ministro della guerra, ebbe occasiono di affermare più precisamente le sue idee, clisc utonclosi la legge annuale JJer la leva alla Camera rlei deputati nelle sedute dal 14 al Hl apri le dell'anno 1891 : Il ministro si esprimeva cosi : « Io non insisterò mai abbastanza imlb ne0essità assoluta « di curare l'educazione dell11, gioventù sia colla ooinnastica , « sia col tiro a segno. « Del resto questo argom ento ha assai rna.ggiore relazione « di quello 0he non sembri col tema che si dtscute oggi . Esso « è intimamente collega.Lo con la riduzione> possibile della « ferma, poichè quando ai consid erino la ginnastica ed il « tiro a seguo come istituzioni verami:,nto educative e non « come un semplice passatempo; q naudo si considerino come « istituzioni, per le quali i giovani, oltre a ricevere i primi « rudimenti dell'istruzione militare, oltre e prepararsi in « certo modo alla vita militare, imparano a conoscere l'arma, « a maneggiarla, a servirsene, ad aver :fiducia i 11 essa, impa« rano nello stesso tempo che cosa sia ordi no, disciplina., la « obbedienza, il rispotto ai superiori; credetelo, questi gio« vani, venendo sotto le armi così preparati, potrarwo in « minor t empo diventare èl ei buoni o cle~li o!itimi soldati.» (Brai;o ! Bene! - Ap1J1·ocazioni). Proseguendo quiudi a parlare della leva e della clurato. del tirocinio SO'bto le anni, il ministro .Polloux d imostrò come, per rimanere nei limiti assegnati al bilancio della guerra, fosse uecessal'io inviare in congedo anticipato circa 40 mila nomini ogni anno. Aocounanclo ai criteri diversi pel' procc-
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clere al loro congedo, egli si espresse in questi precisi termini: « • . . . . credo che si µossa accettare questo concetto, « che l'aver frequentato u.tilmenfie il tiro a segno con certe « modalità, prirn ,1 di venire sottc le armi, possa a,ncho esser « preso come uno dei coeffLcient:i. per stabilire q uali possono « essere congedati antici patamente. » Queste dichiarazioni hanno nna singolare importanza. Conviene da,r loro la vera interpreta.zione, non travisarle, come fu fatto anch~ da persone dotte che vollero a,ttribuire al ministro della g uerra cli servirsi del tir o a segno nazion ale come causa determinante la riduzione del t irocinio militare sotto le armi. No, non è così. Viva o non viva la istit uzione del tiro a segno, le ferme pi.ì1 brevi per una parte <lel coritingonto di leva, eèl i congedi anticipati si concederanno pur sempre, perchè così impongono i limiti insupernbili del bilancio della guerra consolirla,t o, entro i quali deve proporziona.tamente contenersi. J.a, forza media sotto le armi. Obbiezioni serie non mancano contro i vantaggi accordati dalla vigente legge a, coloro che frequenta.no, in determinate condizioni, il tiro a segno na.zionale. Si dice che questo criterio non è applica,bile e non sia giusto per determinare una riduzione di ferma, cioè, l'assegnazione al servizio di soli d ne anni sotto le armi, perchè essendo scarso il n umero di società di tiro che funz ionano, segnatamente in alcune provincie, a.lla maggior parte dei cittadini ma.nca i l mezzo d i frequentare i poligoni e di procura.rsi quindi il vantaggio di abbrevia.r e il tirocinio delle armi. Ora., salvo le eccezioni per gli interessi sociali o per inabiliLà fisica, nel soddisfare gli obblighi del servizio militare le condizioni e la misura debbono essere uguali per t utti i cittadini. L'o bbie:1;ione è q uindì, allo st~to attuale delle cose, inconfutabile i ma non è detto ch e con una legge n on si possa a.nnientarla, come cercherò dimostrare, e sostituirla invece con un'utile applicazione del principio. Alla proposta dell'a,ssegnazione al servizio di due a,1111i, si presenta un'altra obbiezione a.bbastanza seria n el campo deo-li legge all'itsP interessi militari. Concesso il diritto per .
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seD'nazione al servizio cli soli due anni. con gli 11cce11nati t> criteri, i g iovani più istruiti ed educati1 si affretteranno tutti, o quasi, a frequentare il tiro a segno nazionale per procurarsi quel diritto; così verrebbero a mancare all'esercito i migliori elementi che forniscono i graduati di truppa e specialmente i caporali maggiori. Se la istituzione del tiro a segno continuasse a funzionare com'è att mLlmente, quella, obbiezione avrebbe un valore decisivo. Ma quando la istituzione sia. riordinata in modo che presso le società si facciano regola.rmente le istruzioni militari prescritte dal Compendio (1), e si stabiliscano norme sicure per constatare l' idoneità dei soci che IJer due anni abbiano frequentato le scuole cli tiro, l'obbiezione cadrà non solo, ma si saranno preparati per l'esercHo degli ottimi elementi che potranno esser promossi caporali, se non subi to dopo il loro arrivo ai corpi , certamente dopo un periodo di tempo brevissimo. Non sarebbe cosa difficile d'altronde stabilire che, al termine dei due anni d i frequenz~L alle scuole del tiro a segno) i giovani che concorrono alla leva vengano sottoposti ad un esperimento per essere ammessi a,l servizio di due anni e per essere classificati idonei ~1ll'avanzamento. Circa poi •alla esecuzione parziale o totale dai richiami alle armi per istruzione di coloro che hanno frequentato il tiro a segno nelle condizioni prescritte, si dice che l'esercizio del tiro al bersaglio è ben poca cosa, che non pnò surroo-are effLcacemente un periodo cl' istruzioni nelle esercio tazioni campali. Certo è poco, ed anzi nulla, per i soldati che debbono essere richiamat,i nelle armi spec1ali , perchè il t iro al bersaglio ha nulla chi che fare colle manovre del cannone, con la istruzione dello zappatore, dell'aereostiere, del ferroviere, ecc.; ma per il fantaccino è molto, e più che non appaia, perchè con le esercitazioni presso le società di t iro i soldati in congedo mantengono ed anzi l)erfezionano (1) Co1npendio di Istru;,ioni niilitai·i per li! soci etii (li Ur o a segno nazionale, d el
t5 dicembre i900.
l i, 'l'JUO ,1 SE,GKO J,; LÀ NAZIONE A RhlATÀ
la loro abilità ne] Liro, cho altrìmonti 1 corno già notai, perdono rimanendo per parecchi anni alle case loro e c he n on possono riacquistare con i colpi in bianco sparati a lle grandi manovre. Del n 1sto anche in ques ta parte una nuova legge dovrebbe stA,bilire presso le società di tiro un1 istruzione militare più .effictLce e sicure garanzie nel concedere ai tiratori vantaggi di fronte agli obblighi del sei·vizio militare. Una riforma sosto.nziale della istituzione ormai da, btti è riconosciuta nocessaria.. ::\fa si dovrà perciò sconvolgere tutto ciò che esiste a rischio di edificare un nuovo edificio molto imperfetto e poco sicuro, dacchè all'uopo ma.ncano per ora e maucherauno per parecchio tempo ancora i mezzi indispensabili?
Il. TIRO A SEG NO 1,; 1,A N AZIONE AR'MA'l' A
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**:;: L'onorevole lYiarazzi, nellR. sua relazione snJ bilancio della guerra (esercizio 1900-901), nella quale sono esposte brevi ma assennate considerazioni sul t iro a seO' n o nazionale ' parb lando dei distretti militai·i esclama: « Non sa,rebbe forse av« ventata l'idea di collega.re in un solo istituto il tiro a « segno nazionale e la milizia territoriale " · Qt1esta idea scaturisce dai ricordi della vecchia 6o·uardia nazionale: organ izzata in unità organiche su tutta la, superficie del Rogno, e che per mezzo dei suoi comandanti e dei suoi quadri dirigeva e faceva fonzionare le società di tiro. ad essa intimamente coordi11ate, cou esercitazioni regolari e con gare periodiche. In quei tempi, anterior i all'anno 1871, molti propugnar ono J'abolizione della guardia nazionale e la sua trasformazione in una vera riserva militare, e ciò perchè essa era principalmente una istituzioue cli carattere politico che piLL non aveva ragione di essere : perchè in molt i luoghi essa altro non era divenuta che una lustra e in parecchi altri aveva dato luogo a disordini o ad abusi. La gtiardia nazion r~le però aveva anche reso dei grandi servigi al paese, sia
...
col contribuire al mantenimento dell'ordine in ,)ccasione di gravi torbidi, sia con la parte presa dai suoi battaglioni mobili neJla r epressione del brigantaggio, sia costantement e nel tempo di pace col fornire posti di guardia. nel servizio territorialo, o col sostituir e in tale servizio le truppe quando erano chi amate ai campi d'istruzione. Confesso che sotto questo riguardo ci troviamo in regresso perchè la milizia territoriale, come è ordinata oggidì, non potrebbe prestare quei serviz1. Non intendo solle,are, chè qui sarebbe fuor di luogo, una nuova questione; mi basti constatare che l'attuale organizzazione della miliz ia territoriale non si presta ad un coordinamento in essa clel tiro a segno .11azionale ed al suo funzionamento in tutti i mandamenti del Regno i perchè la legge sull'ordinamento dell'eser cito prevede e stabilisce la formazione soltan to di un determinato numero di battaglioni in determinate località1 nel numero cioè e nei luoghi in cui sono n ecessarì per sostituire, nel caso di una mobilitazione generale, l'eser cito permanente e Ja milizia mobile nel :3ervi.zio territoriale e per concorrere alla difesa, uell' interno del paese. Certo sarebbe possibile, facendo capo ai distretti militari, organizzare la milizia territoriale cou quadri e unità organiche su tutto il territorio dello Stato, e quindi comprendere in talo organizzazione j ] tiro a segno na,1ionalo. Ma ciò richiederebbe un lavoro lnngo, molto laborioso e complesso, e con esso una nuova spesa non indifferente, per lo meno non inferiore a quella che costava l'antica g L1ardia nazionale. Convengo però cJ1e questa. proposta porterebbe alla soluzione più razionale del problema del tiro a segno, e uel t empo stesso avrebbe un eireUo molto importante per le possibili contingenze della difesa nazionale, impartendo ai due milioni d'uomini apparten enti alla milizia tenit onale una istruzione militare rndimenta,le, e per la conoscen za acquistata dell'arma e per la. pratica del tiro, ponendoli in grado di prestare utili serviz1. Mentre col sistema at tuale la maggior
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parte èli quellà massa d'uomini non fu mai sotto le armi e non ha mai preso un fucile in mano. Aspettando temp i e circostanze più propizie delle presenti si è costret ti a rinunzit1re alla idea con molta riservatezza accennata dall'onorevole Marazzi; per ora, rispetto al tiro a, segno, una instaiwatio ab imis fundamentis non mi sembra possibile, e conviene invece limitarsi r1 ricercare la m igliore sol uzione patica e attenervisi. Considerando la· configurazione g eografica e topogritfica della nostra penisola con le· su e isole io rapporto acl alcune parti speciali dell'ordinamento dell'esercito, si rileva che, se sarebbe d ifficilissimo e per ora inopportuno il coordinamento dell' istitnzione del tiro a segue nazionale con la milizia t erritoriale, si presenta all'opposto u l;ile, opportuno e relativamente facile un coordinamento parziale delle società di tiro a seguo sulle A l pi e lu ngo il littorale rispettivamente con le compagnie alpi ne di milizia territoriale e con i battaglioni. e compagnie da costa d ella milizia stessa. Per g li al pini tale concetto ebbe un principio d'attuazione fin dall'orig in e, nell'anno 1883, quando il Ministro clella guerra, nell' i ntent o d i prom uovere e man tenere vivo lo spirito militare nelle p opolazioni alpine, in attesa che la ist,ituzione del t iro nazionale prendesse con ven iente sviluppo, h a determinato che in alcuni. giorni festivi avessero lu ogo, in via di esperimento, alcune gare di tiro al bersaglio per gli uomini in congedo illimi tato ascritti alle truppe alpine. L'esperimento si esegui presso quasi tutti i battaglioni alpini con buon esito, ma n on por tò frutti duraturi, perch è non valse a fa1: sorgere, salvo qualche caso parziale, le ;:;ocietà di tiro in tut ti i mandament i alpini. A ciò p rovvederebbe la n uova legge, col rendere obbliga.toria, come dirò, l'istituzione di una società i n tutti i m andamenti del Regno. A lle società di tiro sul mare non poteva sfug gire la importanza di esercitare gli uomini in congedo1 e specialmente quelli delle co1111)a.gnie costiere di milizia territoriale; e eh addest:rarli al tiro a mare contro bersag li gallegg ia.nti.
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A nche di ciò si fece un esperimento, per iniziativa della società di tiro di Savona, che negli ultimi due anni organizzò a q uello scopo ed eseguì con soddisfacenti risultati esercitazioni e g are lungo la, costa, e contro bersagli galleggianti. S ull'esempio di Savona, n ella provincia cli Roma furono iniziate pratiche per l'organizzazione di quei tiri a mare dalle società di Civitavecchia, di Nettuno e di rl'erracina; e si pu ò sperare che g iungeranno col tempo ad ottenerla.
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Ripren dendo la questione generale, è mio avviso che con v enga conservar e una parte clelle d isposizioni della legge vigente, con· la quale si è pur determin~1t o in modo così p reciso e razionale lo scopo dell'isti tuzione. Con altre disposizioni poi da introdursi nella nuova legge dovrebbesi mirare alla seguente soluzion e: rendere obbligatoria la isti tuzione e i L funzion amento deJle società di tiro in tutti i capoluoghi cli m andamento e, quando occorra, anche in altre località, in modo che tutti i cittadini possano recarsi alle istruzioni militari ed alle esercitazioni d i t iro presso la r ispettiva società mandamen tale; determinare per J.egge categoricamente i mezzi finanziari necessari al funz ionamento delle società, con equa distribui ione dei m edesimi senza aggravare soverchiamen t~ i tre enti interessati, go·\7erno, provincie e comuni, e sopratutto senza r ichiedere un aumento di spesa tale che non sarebbe consentito nelle attuali nostre condizioni finan zia.rie . Un passo notevole verso questa soluzione si sar ebbe g ià fatto se le proposte, rtlle quali g ià accennai, concretate fino dall'anno 1892 dal m inistro della guerra in accordo coi min istri dell'interno e clelfa pubblica istruzione, fossero state man tenu te e sottoposte all'approvazione del Parlamento. È importan tissimo oggi. esumare quelle propost.e e rammentarne integral mente le principali: « La istituzione del tiro a segno nazion ale ha lo scopo « di preparare la g ioventù al servizio militare con eserci« tazion i ginnastico-militari e col tiro al bersaglio, e di con<i serva.re la pratica delle armi nei militari in congedo. »
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Poche pf.1role, ma chiare son queste, nelle quali è compreso tutto un nuovo sistema. . Stabilito il principio che la preparazione al serv1z10 militare si deve ottenere non col tiro al bersaglio soltanto, rna anche con le esercitazioni ginnastiche e con la istruzione militare, scaturiscono da, esso logicamente nell'applicazione queste altre disposizioni sostanziali, che erano comprese nelle proposte ministeriali : « In oo·nì mimdamento• dovrà funzionare una società cli <:> « tiro a segno nazionale. « I o·iovani anche al disotto del 16° anno di età potranno b << essere inscritti nelle società di tiro. « Gli studenti delle scuole governative, pareggiate ed. an« torizzat e in determinati limiti cli età non potranno essere ' rispett ivi corsi, se non comproveranno a·1 ap<< inscritti nei « vartenere ad una società di t iro e non presenteranno il cer« tificato di frequenza ... » Altre proposte erano le seguenti : « Sarà in facoltà del ministro della guerra di richiamare « all'istruzione militare presso le società di tiro anche nei « soli giorni festivi, l)er mandamenti, per classi e per cate« o·orie i militari in congedo illimitato. <:> ) • • • • • « In tal caso il ministro delh1 guerra, destmera m serv1z10 « presso le società di t iro il per.sona~e militare o~cor~·en_te. « Gli ufficiali in congedo delegati presso le duez10m pro« vinciali o presso le società come direttori ed istruttori delle « esercitazioni saranno considerati, nell'esercizio delle loro « fonzioni, in effettivo servizio senza assegni. « Samnno pure considerati come ric.'.l.iamati in serv1z1~ « senza assegni i militari in congedo illimitato insm:itt~ « nelle società di tìro a segno nei giorni delle esercitaz10111 « e delle gare. » Con tali disposizioni la istituzione clel t iro a seg.uo _na: zionale si renderebbe generale ed obbligatoria, e le soc1eta dovrebbero funzionare in tutti i mandamenti, poichè anche là dove non fosse temporaneamente possibile il tiro al bersaglio per mancanza deJl poligono, si eseguirebbero le istruzioni ecl esercitazioni ginnastico~militari.
Jr, 'l' IHO A SBGNO
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LA NAZ!OK.i, ARMA 'l'A
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1n quelle disposizioni però la riforma da introdun:i colla
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nuova legge era designata a grandi t ratti, non completa in tutti i particolari. Così, per assicurare veramente la possibilità a tutti i cittadini cli frequentare·il tiro a segno nazionale, è necessario stabilire per legge che in ogni singolo mandamento la distanza massima da percorrersi per recarsi al poligono non sia, mai in medi1.1 superiore ai 10 chilometri ; nel caso poi che, con l'istituzione di una società in ogni mandamento, quel limite di 10 chilometri risultasse superiore si dovrà per decreto reale istituire una altra società int ermedia nella località più adatta. Attuandosi queste proposte, le società cli tiro avrebbero assunto il carattere di vere scuole preparatorie e complementari alla milizia. Veniamo ora alla parte economica. Le proposte del governo del 1892 erano le seguenti: « I campi di tiro sono considerati come opere mili.tari 1 a « cui sono applicabili le disposizioni sulle espropriazioni per « causa militare. « I terreni occorrenti per l'impianto sono esenti dall'im· « posta sui terreni e sui fabbrica.ti. « I campi cli tiro sono costrutti o mautenuti a spesa ed a « ctu:a dello St ato. « Lo Stato· somministra pure le armi e gli accessori occor« renti per l'esercizio del tiro. « Alla residenza ecl alle spese della direzione provinciaJe, « provvede l'amministrazione della provincia. « Alla residenza della società provvedono i comuni che « sono sedi di società di tiro. « Alle spese di esercizio le società provvedono direttamente: « colle tasse d'iscrizione, colle offerte clei cittadini, coi pro« venti delle gare, coi contributi provinciali e comunali. « Il contributo da pagarsi dalla provincia e dai comuni è « stabilito ogni anno, e per ciascuna società, dalle direzioni « provinciali. « Esso è ripartito per un qual'to a carico della provincia « e per tre g_narti a carico clel comune.
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« Fra i comun i componenti uno stesso mandamento il riparto della q uota comunale è fatto in ragione dei soci in« seritti. » L o Stato si sarebbe adunque addossata la spesa maggiore, quella dei campi cli tiro e del primo impianto; ma ciò non r enderebbe necessario un aumento alla somma inscritta nel bilancio della g uerra per il tiro a segno 1:iazionale, imperocchè si tratta di una spesa transitoria e che si può ripartire in diversi eser cizi; aggiungo ora che i campi di tiro più costosi dei capoluoghi d i provincia e nelle città più impor tanti forono già quasi tutti costruiti e sist emati. Perciò d'ora in poi tornerà molto più facile ripartire le spese, relati vamente molto minori, occorrenti per la sistemazione dei poligoni delle piccole società di provincia. Le proposte del 1892 avrebbero r eso obbligatorio per legge anche il contributo da pagarsi dalìe provincie e dai comuni per coprire le spese cli funzionamento delle società. Sta bene; ciò sar ebbe neeessario se si vuole assicura.re la esistenza della istituzione; quelle proposte tuttavia non assicuravano una solida ba.se economica al funzionamento delle società. I nfatti i tre q uarti del contributo assegnat o ai cornuni r ica.drebbero nella maggior pa,rte dei. casi sul solo comune in cui ha sede la società, poichè fi nchè non divenga obbligat oria l'iscrizione del tiro a segno) pochi e perfino nessuno sa,ranno g l'iscritt,i degli a.ltri comuni del mandamento e quindi scarso o nullo il concorso pecuniario di questi. È vero che1 addossate allo S tato t utte le spese per la sistemazione dei campi cli tiro e per il primo impianto, verrebbero a diminuirsi per i com uni, segnatamente per quelli delle grandi città, le spese per il t irt5 a segno; ma resterebbero pur sempre })E.Il' il comune del capoluogo d i mandamento un aggravio insoppor tabile. A rne pare t nttavia che si presenti una soluv.ione della questione r azionale e giusta. Resa obbligatoria la, istituzione del tiro a seg no nazionale in ogni mandamento; stabilito il limite della percorrenza massima, per l'accesso al poligono; stabilite insomma per legge t utte le condizioni necessarie per assicurare a t utti «
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i cit tadini la possibilità rJ.i recarsi alle istruzioni militari ed alle esercil;azioni del tiro al bersa2:lio · è loo·ico e giusto ) ~ ' b anche per l'interesse dei loro amministrati. che tutti i comuni dello stesso ma.n dameuto con.corrano ·nell e spese per il funzionamento della società manda.mentale. Credo anzi che il contributo così r ipartito tornando di lieve aggravio ai singoli com uni, e tanto più lieve quanto questi, sono meno impor tanti per numer o di popolazione essi finirebbero col pagare di buon grado la loro aliquota quando fosse assicurato per legge ehe coloro che frequentano, nelle con.dizioni determinate dal rf-lgolamento, le istruzioni e le esercita.zioni presso la rispettiva società cli tiro sieno di pien cli?-itto ecl all'atto delta leva, assegnati al servizio di due anni sotto le f1rmi. Questo è un pun to sostanziale delle riforme da introdursi, al quale se non m'inganno, non può opporsi alcurui ragione seria, p oichè tut,ti i cittadini verrebbero a tro\1arsi in condizioni perfe ttamente ugnali di fronte all'applicazione della · legge sul tiro a segno nazionale. P er le dette ~onsiderazioni, l'ultima delle pro_poste del 1892 ora ricordate dovrebbe essere emenda.ta e modificata così: « Il contributo da pagarsi dalla provincia e dai comuni è « stabilito ogni anno, e per ciascuna società., dalle direzioni « provinciali. « Esso è ripartito per un quarto a carico della provincia e « per tre qua.rti a carico dei com1111i. « Fra t utti i comuni compone11ti uno stesso mandamento « il r i parto della quota comunale è fatto in ragione del nu « mero degli abitanti. >> R isolto il problema econornico1 poste a carico dello Stato tutte le spese dei poligoni e per il primo impianto, reso obbligatorio il con l;ributo per il fnn zionameuto delle società e _ripartito r azionalment e in modo da renderlo sopportabile a1 comuni; l'opera delle direzioni provinciali sarebbe r esa pi i\ facile e sicura, perchè avi·ebbero modo di regolare le s~~se e i contributi nei bilanci delle societiLsu criteri prec1s1 e categoricamente rleterminati dalla l egge.
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Del resto con la nuova legge si può anche modificare la composizione e la procedura delle. direzioni 1~rovincial.i. Cos~ converrebbe che ne facesse parte 11 provveditore degli stuch e i provvedimenti necessari per la frequenza Per la vio·ilanza o 1 . clegli studenti alle istruzioni militari ed a tiro a segno.
Agli inscritl;i nel reparto libero dovrebbe essere i1nposta una· tassa specjale e pi1'.l elevata, e dovrebbe essere ammessa la facoltà d'inscriversi in esso anche agli appartenenti ai due riparti delle scuole e della milizia, senza cessare di a.pp1irtenere a quest'ultimi, per dar loro il modo di eseguire esercitazioni volontarie e di prender parte a lle gare libere e speciali. I t iratori del rip1u-to libero e i t iratori scelti dei riparti scl1ole e milizia infondono anima e vita, materialmente e moralmente, alla istit nzione ; sono essi che senza eccezio:ui pagano le tasse e le munizioni e contribuiscono del proprio per assicurare il buon esito :finanzja,rio e tecnico delle gare comunali e provinciali, e per opera loro principalmente si organizzano le gare straordin arie, le quali talvolta assumono un carattere di importanza singolare, di splendore e cli patriottismo. I tiratori liberi e i. tiratori scelti portano sui carn:pi di tiro la nota geniale e lo spirito di fratellanza e di emula.zione. Conviene ac1nng_ne tenere questi preziosi elementi in mollia considerazione. Per ta,l i ragioni credo che sarebbe utile nella nuova legge, non solo accorda.re una certa autonomia a quel riparto libero che comprenda un gruppo abbasta.nza n umeroso ed importante di tiratori, ma anche stabilire tassativamente che nella compo~zione degli uffici di presidenza entrino come membri in una det~rminata J)ropoTZi.one numerica i rappresentanti del riparto stesso. Dico subito senza esitanza che io vorrei conservate l'attuale sistema delle elezioni per la costituzione degli uffici di presidenza, purchè il diritto elettorale fosse limitato ai soci che hanno compiuto il 21"' anno di età, imperocchè coi:1 l'attuazione delle accennate proposte per la nuova legge saa:ebbero eliminate le cause principali degli inconvenienti che talvolta oggi si sono avverati per alcune società. Principalmente la disposizione che rende obbligatorio per i comuni il contributo per il funzionamento delle società avrebbe l'effetto immediato di togliere la, causa maggiore degli attriti tra il presidente e la società di tiro a segno da umL parte ed. il sindaco ecl il Consiglio comunale dall'altra.
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Le accennate riforme farebbero scomparire i principali e più gravi inconvenienti che ora, si ve~·i:fic~.n o nel fnnzimrnmento delle società. Nella loro ap1)hcaz10ne eonverrebbe inoltre imprimere con opportune disposizioni un cat·attere essenzialmente più milit are ai due riparti delle scuole ~ della milizia,, e consern.ndo il riparto dei liberi tiratori daro1i una certa antonomia. s~ bene che taluni considerano i liberi tiratori come causa principale per cui la istituzione del. tiro .a segno vien~ sviata dal suo scopo, che consiste nell'istruire ed esercitare le masse; poichè essi, ~nzichè dell'~sercit,~zioni reg~l~mentari, promuovono le gare, fonte .a1. lai:~h1 com~ens1 1~1 ~an aro di medacrlie cli valore, e d1 ricchi oggetti offerti s1ccom; premi. Per cui appunto da molti si è detto e si ~ipet~ che il tiro f1 segno è divenuto uno spo1·'t a solo beneficio dei tiratori scelti e provetti. Ciò non è assolutamente vero per le piccole soci.età di lJro,,iucia. Quanto alle societ à di grandi centri, mentre in es~e i riparti scuole e mili?:ia sono pur se.mp~·e i piii nu~1er~s1 e veno·ono regolarmente istruiti ed eserc1tatl sotto la direzione di l~fficiali nominati dall'aut,orità militare, prospera anche un grnppo di t iratori nel i:iparto libero, a,l. q uale ~i asso: ciano nelle gare i tira.tori scelti degli a,ltn re1)~Lrt1. _Ed e bene che sia così, anzi tutto perchè, nello stato soc1al: ~ militare de' tempi nostri, g iova che nelle istituzioni ~film alla milizia, ed anzi nelle stesse istituzioni militari, gli ele~ menti militare e civile si confondano in unità di sentimenti 0 di propositi, in una eclucazione forte .e ri vil.e inspirnta unicamente al bene del Re e cl ella Patna; poi per moltE.1 altre ragioni.
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Il, 'l'IRO A SEGNO E L A NAZIONE A R:IHTA
Taluno obbietterà che col sistema delle elezioni non si potnmuo sempre e dovunque evitare a'5pre lotte e contrasti, JJOÌchè in certe località lo elezioni del tiro a segno si considerano come mezzo di preparazione, e quindi di lotta., per le elezioni amministrative o talvolta anche per le elezioni politi che. L a cosa sembrerà anzi tanto più grave in qmrn to che, con un a. n nova legge informata alle accennate proposte, le società di tiro a segno saranno pnr sempre un,L istituzione a base eminentemente popolare e democratica.. Che nelle ele~ioni del tiro a segno per una ragione o per l'alt.r11, siavi lotta anche viva, a me _pa,re sia piuttosto 1m bene che un male. Il male maggiore per le istituzioni, e nell'esercizio cloi proprì diritti nella vjta pubblica, è l' indifferenza, h1patia, l'a.stensione; ecl è un male minore, e sempre r imediabile, la lotta anche se produce disordini o giunge ad offendere la legge: poichè in tal caso interviene l'autorità, annulla le elezioni, scioglie l'ufficio di presidenza ed anche, se è necessario, decreta lo st:ioglìmento della soci.età. Una esperienza d i diciassette ano.i ha però dimostrato che quelle preoccupazioni e quei timori non hanno fondamen to nella realtit delle cose. In tutl;o il Regno sono costituite 800 societ~t, delle qm1li 600 funzionano. Il numero di esse che durante quel lungo periodo cli tempo furono sciolte per ragione d'ordine pubblico si con tano sulle dita. Gli 1:wversarì ecl i critici del tiro a segno 11a;1,iouale la11ciano, per la maggior parte, i loro giudizi senza un'esatta conoscenza clolle co,:;e e giudicano da alcuni fatti parziali. Basterebbe uno sguardo su cli una car ta geografica di Italia, su cui graficamente fossero segnate le località in cui funziona una società di tiro a segno, e vi corrispondessero a margine alcune annotazioni brevi ma precise sulla frequenza dei tira.tori e sulla situa,zione economi ca di ogni società, per formarsi un'idea esatta ciel funzionamento doJ tiro a segno nazionale. L'attenzione sa1:ebbo subito colpita dalla notevole differenza, nel numero delle società che funzionano, fra una provincia e l'altra.
401 Si rileverebbe che .Roma st,a alla testa con 58 società · la seguono a dista.nza Broscia con 31 ; Perugia con 29; Cu~eo con 28; Torino con 27; .Ancona e Como con. 23 ; .Alessandria con 22;· G-cuova, Salerno e Verona con 20; A.scoli con 19· Aquila, Milano e Siracusa con 17; Bologna, Firenzo o No~ vara con .1 6; :i.\fo.cerata con 15; Forlì, Messina) P isa e Udine con 12; A.rezzo, Bergamo c :Modena co n 11 ; Bari, Caserta Palermo, Cagliari, Grosseto, Lecce, :\Iantova e Vicenza cias~una con 10 società; e via via, discendendo grada.Lamento1 fino alle pr~vincie nelle quali funz ionano soltanto due o t ro società. ]i: un po' difficile spiegarsi il fenomeno di quelle diffe renze; io credo sbaglierebbe di grosso chi volesse at.tribuirne la ca,usa principale allo spirito dello popolazioni o alld conclizioni del territorio. La statistica dimostra che si hanno soci.età i~ nume1:o apprezzabjle tanto nello provincie del nord, come m quello del sud, del centro e persino dell'isola di S~cil!a. Il fa ~to cho si_ hanno poche società in alcune provmc10 che SL trovano rncastrate fra provinci.e in condizioni generali presso a . poco identiche e nelle qufili pur il tiro a segno nazionale è discretamente freouentato dimostra ol1e . '1 ' v 1 sono a ltre cause negative, fo1·se l'indifl'orcnza dello autorità politiclie e l'inonria dei sindaci. Rivolgian:i,p di nuovo lo sgnarùo alla nostra carta dimo~trativa., e rileveremo che la istituzione fnnzioua. bene quasi m tutti i gtancli centri, con numeroso concorso di tiratori : a Roma, a 1'oriuo, a, Milano, a Genova, a Fir enze, a Ntt110Ii, a Palermo, a Verona, e via dicendo; ed ormai le cifre, non dei soli frequentatori, ma di quelli che hanno ottenuto la idoneità por aver frequenta,to i l liro nelle condizioni e con i risultati stabiliti dal regolamento, si sono elevate al punto che le autorità militari sono impensierite delle conseguenze, per il nuruero proporzionatamonto elevato delle esenzioni dai. richifuni alle armi per istru~ione, che si debbono accordare per logge. . Adagio dunque nel presentare il tiro a segno nazionale, sia ptu·e imperfetto il sno orclin,~meuto odierno, come una istituzione in piena clocaùonza ccl inutile rispetto all' edulL TIRO A SllGNO g I.A NAZIONE Alt MAl'A
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IL TIRO A SEGNO E LA )<AZ IONEJ ARMA T,\
IL 'l'In0 A SEGNO E LA NA.ZIONÉ All\lL\'.l'A
e,azi.one civile e militare del paese. Siamo sopratutto prudenti nelFattribuire la causa di cruelli!, decadenv.a, ohe nm1 vi è, o della limitata e scarsa diffusione, ciò che è in alcune regioni, allo spirito delle popolazioni.. Per apprezzare lo spirito delle popobzioni, specialmente delle popolazioni rurali, bisogna studiarlo bene ponendosi a non breve contatto con esse; conviene tener conto dello condizioni locali, passate e pr esenti, politich e, sociali , economiche. B isogna pensare che parecchie sono le. istituzioni che non sorgono o non attecchiscono in causa p'rinci1nilmente della ignoranza delle popolazioni rura.li. Ma chi le illumina? chi loro fa conoscere i vantaggi delle patrie leggi? chi le spinge a procurarseli? Lo spirito delle popolazioni mrali, nelle quali è più profondo il sentimento monarchico e l'ossequio alla legge, troprlo spesso è mal compreso. Si potrebbero citare dei fa,tti abbastanza significanti e generalmente ignorati per dimostrare i benefici effetti prodotti in talune popolazioni dalla istit uzione del tiro nazionale. La provincia él.i Roma ne offre un esempio molto singolare. Il territorio della così detta ciocia1·ia, celebre nella storia del brigantaggio, è coperto da una rete abbastanza densa di società di t iro a segno, le quali fnnzionano regòlarmente con un numero di tiratori relativa.mente apprev.zabile nelle attuali condizioni de11' istituzione. Or; bene, fra i fatto ri che concorsero a trasformare una popohizìoue abbrutita e cleélita a,l delitto anche il tiro a segno ebbe la sua par te. Per tutta una strisciata di paesi, in passato orribili per lo stato delle cose e delle p ersone, sì sono nmltìplicatì ì poligoni, ai quali molti g iovani vengono alle esercitazioni portando le ciocie tradizionali, ma chi li vede e l ' interroga non l)otrehbe mai supporre ohe sono figli o nipoti dei famosi zmnpitti e che forse n ella loro genealogia figura il nome di qualche celebre brigante . . D el resto in tutte le 58 società dì questa provincia sì è sviluppato e radicato il più sincero ed elevato spirito monarchico e patriottico, contribuendovi varie circost anze, prì-
m1Ss1ma fra le quali quella, dell'impressione vivissimtL lasciata in t utte queste società dalla sacra memoria del Re d'Italia Umberto I, il quale nella capitale del Regno è sempre inter venu to alle gare ed ~ille feste clel tiro, co.me amantissimo dell' istitu½ione e tiratore provetto Egli stesso. I tiratori di questa provincia, moltissimi dei quali ricordava personalmente, rammentano sempre comA Egli si confondesse con loro, largo di premì e di encomi ai \ incitori, sorridente e :fidente fra centinttia cli cìtbadìni :ii:mati, ben sicuro che dalle ca.nne di quei fncìli non sarebbe mai uscita una palla se non per difendere, o per impa.rar e a difendere la loro Patria ecl il Re. Coloro che vogliono sopprimere il t iro a segno, non pensano neppure ai benefici effetti psioolo5 i.ci, sociali ed anche politici di questa istituzione. Essi non vedono che alcuni giovinotti, in qualche grande città, che vanno col tram al tiro del bersa.glio e si addestrano tra una siga.retta e l'altra a sparare il fucile (1 ). }\::[a, vadano a studiare gli effetti della istituzione nelle campagne, e si accorgeranno che si sono ingan na.ti e di molto nelle loro impressioni e n ei loro giudizi. 7
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Ooncludenio: alla istituzione del tiro a segno nazion~Lle sì può da,re quello sviluppo che è necessario affinchè tntti i cittadi:fo sieno in grado dì concorrervi, assicurarne il funzionamento su basi economiche IJJ.'ecisameute determinate, e r enderla veramente efficace per Feducazione civile e militare della nazione, senza sconvolgere l' imperfetto sistema vigente, ma con l'emendarlo e col perfezionarlo. A raggiungere tale intento, a mjo parere, basterebbe che da una nuova legge fossero stabilite le poch e ma sostanziali proposte acce1:nate in questo scritto. , E generale e vivissimo il voto ohe il Governo affretti la p:esentazion e di questa legge al Parlamento. C. M. (I) A. ~tosso, L'J, ri{ol"nia iiel./'e1!tirnzione. -
Milano, ecliLore Trc\'es, i898.
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1 NUOVI CO DICI MIL! T:.Rl
militar i 1 serv1ra a sempre maggiormente affermare nella coscienza delle persone colte ed illuminate, che le istituzioni militari non sono affatto refrattarie all' in:fl.uenza dei principi di un sano progresso, e che anche in esse è preferibile saper mettere coraggiosamente jl ferro rovente sulla piaga, anzichè affannarsi con deplorevole bigottismo a nasconderla, perchè all'ombra incancrenisca (1).
I NUOVI CODICI MIL['l'ARI • . . . . . cerchi il vero, e trovato che l'abbia, lo el ica iqH, rtamen,te e liberamen te . " D'AZEGLI O.
I. Il progetto di Codice penale ora sottoposto all'esame del Senato differisce ben poco da quello approvato dal Senato stesso nella seduta del 13 marzo 1894. Esso comprende tanto
In un nostro r ecente studio (1) abbiamo reso conto dei precedenti parlamentari del progetto di nn n uovo Codù.:e penale mili tare presentato al Senato del Regno dal ministro della guerra, senatore Ponza di S. Martino, il 23 novembre 1900, ed abbiamo promesso di fare un succinto esame dei progetti di riforma della g iustizia penale militare che ora sono davanti alla Camera A.lta, perchè i.l pubblico militare possa formarsi un'idea esatta del grave problema, che tanto lo interessa. Adempiamo ora in parte alla nostra promessa, procurando di esporre col minore possibile numer9 di parole in che consista essenzialmente la progettr.ta riforma clei codici e quali siano le principali questioni, che, a proposito di essa, potranno essere discusse dal Parlamento, riservando ad un'altra volta l'esame delle question i relative al progetto di legge sull'ordinamento giudiziario. Ci proponi.amo di essere serenamente obb iettivi, senza perciò imporci di celare il nostro pensiero, che si inspira sopra.tutto al concetto liberale di accordare le g iuste esigenze del progresso civile e g iuridico del nostro paese 0011 quelle essenzialissime della di:,;ciplina militare, la quale di ogni progresso è presidi o supremo. E, come dimostreremo, noi crediamo che alla tutela della disciplina militare non nuoccia, anzi giovi moltissimo una certa larghezza di vedute, una liberalità di principi che è consona allo spirito della società moderna e che, se accolt,, anche negli ordini giudiziarì (·I) Rivista -mili/are italiana, anno ·1900. -
, li l)rogcLl.o tl i Codi~e pena.le n1ilitare. ,
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({} R<!putia.mo nLile cd opportuno dare qui alcuni cenni sornmarr sugl i ordinamenti procedurali che cli recente furono J.dottati in Genna11ia. e ne l Belgio, allo scopo di for1ìirc, se non elementi, a lme1to uo in(:it:1,01ent<> allo studio di quel di ritto pe nale mì· lit.are comparato, che potrohl>e rruttare larga coJ>ia di inscgnmnenLi nel momento attuale a.I legislatore; i11st'gnamenti non tllLti J)ositivi di certo, ma a nzi in JrnonJ. parte ded Ltcibili in forma migativa, e ciò non perta nto meno utili, percl1è giova pur molto imparare che cosa d()l:,ba evitarsi, che cosa sia cl:, JJ"esperienza dimostra lo dam ,oso, affinché ris ulli più faci le qucllJ. c:oncil iazio11a fra i princ:pl del la scienza giuridica e le esigenze della militare d isciplina, che auspica.no tutti col oro, i quali, non guidati da prccoucelti, cl es irlerano di l'edero aumentato e soliclameote stabilito il prestigio tiella. gius ti zia militare fra tutte IA pr.rso ne ilh1mìnat,e e s11;issionaLe, ch<l so le potrnn nc trasfondere nel popolo IJ. loro sicura e ferma convinzione cho la gius lizia militare bene risponrla ad uu a llo interesse dell o Stato senz;i pcr~iù orrcndero ì diritti dei cittad ini. GKRMANJA. Nvn <JSts tc unJ. i il,ntzùme pretintinare ( Vornnt-oi·suchi1,na), mJ. io s uo lu<lgo v'è una v1·oce1!ura di invesligrizione ( R-rmillèlungsverfahren). In lwse a lle de· nuncie dei 1n il itari, flella polizia e ciel pu l)bl ico minisl.r.ro , so no riferisce a.I Ger ichlshe1·1·, il qua le allidJ. le opportnne investi:;nion i ad un Gericllt~o/lìzie1· o a un Consigliere del consigl io di guerra. (Jf.ri egsgerioh.tstrntli). Que, l.a procerlura, clc llo s t;:ito dell;1 <1u:ile il Ge1·ichtsheri· può semp re prendere co noscenza e nella quale può intervenirn modi;rn ts ordinanze , ha lo s~opo di ch iarire se convcngfl o meno ùi intentare l'acw sa e tArmina co ll'ib tcrrog·iLo rio ,Jr.ll'im put:1 to. li Gerichtshel"?" pn6 ordin.are J'arrnsto preventivo clell'imJ)utato, come p ure, prima del suo ordino cl i arres to, possono prcucle:e er:uale rrovvedimen lo i superiori gerJ.rchici. Quando il g1ndicahil~ si1L sorpl'Cso in fragrante reato <li crimine o cli delitto (d istin · zione non più i n uso nella scienza e nel no~tro corl ice penale comu ne) e vi sia timore della suJ fuga, cl,iun(Juc pu0 arres ta.re l'indiv iduo sotto posto alla giurisdizione militare. Pero l'ipole.,i che egli rJossa fuggire non è :lmmessa pe1· chi allhia rango di 111Ticial0 e , •esta IJ. divisa, non vole ndosi perm ettere che il Kiinigs-Bock s ia o!Teso neppu re se in dossato cla d u co mmett,1 un delitto. ln nennan ia il scnt,imento militare i>. lan to radicato, che una disposir.ione simile è rl h•onuta Jeggr. del lo Sta to, m,1lgrado lo consuete declamazion i di tribuni popolàri contro il prtvilegio; e non v'è rlubbio che un JJaese, c11e lanto onorn. IJ. ,livisa mi litare, abbia. in se un'inesauribile foate di fol'zà. In base al rrq)porto verliale o scri tt.o òf)II ' incaricato nell ' istruttoria, il Geri,hlsh.err chiude la proced ura rl' investigazione. È in sua raco ltà di prosciogliere l' im putato, nel (JL1:,l caso ii querelant e o hl J)ar te les:i puù ricorrcni a l Gerichlsl!er-r ,upcriore, e,
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I NUOVI CODICI J\IILlTARI
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le sanzioni relative all'esercito, quanto quelle riflettenti la marina e costituisce un codice completo ed autonomo, nel quale il giudice militare trova tutte le norme generali alle quali si informa il codice penale comune, esposte con jdentico dettato allo scopo di escludere possibili dubbi e controversie. Le relati ve questioni vennero già trattate nel precedente studio sopra citato, al quale perciò rimaudia.mo il lettore. Il progetto attuale (diviso in tre libri : I . Dei reati e delle pene in generale; II. Dei r·ecdi in ispecie : HL Disposi;:;ioni speciali per il tempo cli giierra; in totale 371 articoli) differisce da quello approvato dal Senato nell'anno 1894 per le seguenti disposizioni:
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1. Viene ristabilita nella scala penale la pena dell'ero-astolo o della reclusione a vita già esistente . nel progetto o P elloux del 28 novembre 1892, non essendosi il Governo persuaso delle ragioni per le quali il Senato ha creduto di sopprimerla. Non ritiene il Governo che possa ostare alla sanzione di tale pena la considerazione che, essendovi la pena di morte, non si possa comprendere l'esistenza di un'altra pena estrema come 1a perpetua, perchè la storia della leg islazione fornisce esempi di codici (come quello penale sa,rdo che ebbe vigore in quasi tutta Italia sino al 1890) nei quali era od è mantenuta tutl;'ora la pena di morte e viene subito dopo nella scala penale la pena perpetua, la quale, secondo la relazione ministeriale, « vale, come pena « intermedia, a rendere meno enorme la distanza che separa « la pena capitale da qnella temporanea per quanto di lunga << durata» (massimo previsto di 35 anni) ; 2. Non si commina più la pena di. morte per alcuni reati militari derivanti da negligenza, come quello imputabile al comandante di una piazza o di un forte, o di una o più navi, che non provveda al loro approvvigionamento in viveri, armi, ecc., in modo da causarne la resa o la perdita, rispettivamente; quello imputabile al militare collocato in sentinella o ved$)tta, che sia còlto addormentato e con ciò abbia compromessa la sicurezza del posto, della nave o di militari. Ciò perchè si è reputato antigiuridico l'infliggere la massima pena per reati involontarì. S i è pnre esclusa la pena di morte per l'omicidio di persona nemica o di un abitante del paese nemico commesso con prodizione, essendosi ritenuto che, per. quanto fosse nobile il sentimento che dettava una pena tanto severa, non bisognava dimenticare che si trattava di un fatto che può essere consumato solt anto in g uerra, quando cio?, quello stesso omicidio commesso senza la prodizione e durante la rniachia sarebbe p ienamente g iustificato.
quando il ricorso sia respinto, ,i l tri bunale mil itare su1i remo. Può i11vece pronu11c1are l'accusa e rinv i1tre l'imp utato innanzi al consig lio di guarnigione o di g uerra . Nel ,·aso poi cil r, l'accusa riguarcl i una semp lice c<,ntravve nzioue, il Ge>·iclltllsen- pu6 inl11gg<re sino a !5 grorni di arres to od un'a mmenda, senza processo, con semp li~e onlin:ima (Sttalver {ii.gwt/J). Di massima la 1iroccd ura cJ:wanti al trihunale è orale e pnbhl ica; la pnbb licilb subisce tLLttavia ao tevol i eccezioni nel!' io tere;so de ll 'o rdi nc pub blico, ,Lella disciplina milita re, della sicu rezza dello Stato e dei buoui costumi. La colpabili tà dev'essere pronunciata con rlue terzi dei 1•0Li ; le rlecisioni in l'ecc cirr.a la limitaziono della pnùb li cità dei dibattime nti si prtnclono soltnn to a maggioranza assoluta. L':,ssistenzn del rli fensore non è ammessa che dopo chiusa Ja proced ura di in ve, Ligazione; in nessun caso davanti ai StnndgcnchlP, (consigli di ;:;nal'nigiour•). Quan, lo si tratta d i un cri mine, il Ue>·ichtsherr designa d'ullic io il fli l'tmsore fra gli urTi,!ial i in attività, i co11sig li cri ,lei consig lio ,Ji guena, gli irupiegati milil:nri s11periol'i (11 Ò11 giu dici) prev i,Lautorizzazione dell 'a ut.orità mili tare, e fra gli ulllciali in congP.do, senza ta le auto rizzazion o. È a mmesso il ricorso (nechtsbescltw,wde) contro i decreti a le ordinanze; l'aJ' pello (Berufung) contro le sentenze dei consigli di disciplina o contro quelle rese in 11rilna. is tanza clai consigli d i guerra; infi ne e ammessa. la 1·evisio11e contro i consig li di o-uprra soptriori per \'iolaz ione di legg-o o pel caso in cu i la sentenza c<ml rarJd i,;,1 ari l~1a decisione im1iet·1ale circa l'interpretazi on e rii una prescrizione o rogo.ID. cli ser vi1.io milit~rn. Prima di essere esecutive, le sentenze devo110 essere rivesti te della ratifi cazione dd· l' imperatore o del capo dello Stato, 1:ome segno visib ile clell',,utorità. militare della quale Esso ò investito. 'l'alo onl in e può attenuare J.1 pena. JI ricorso, l'appell o e la rc\"isione uon sono ;unmess i in ~uerra ed a bordo· vi ,', sostituito il diritto di anrn1 ll amcnLo (aufhelmti!)l co ncesso all' imperato re od ;i capi ria. esso delegati, oltro r1uello di ratifiCiL (Bestéili!)1t?tg$Orde1·). Tlm.,ao. - V' è un' infor matione prepcii·atm·ia aUribui l.a ad un::i. commissione giuuiziaria istitu ita prc,so ogni consiglio cli gLlerrn e costituita dall'udi tore (p ubbli co ruinistero, incarical o cli dirigere I' istruUorl a) e eia nn capi t~no ed un tenente. Terminala l' is lrutt.oria, si rinv ia. la cari,« ad un consig lio cli :;ncrrn. Esisto per i giu rlica.Li clai giudicati dei consigli cli guerra l'appello alla Corte mili tare; pe rò, essend o soltmto questa com petente:, giudica1·e gl i ufficia li superiori, per co,toro l'appello non ò ammesso.
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II. Completamente nuovo per i l Parlamento è il progetto di legge sul Codice cli procedura penale militare il qnale, come quello del codice penale, è comune all'esercito ed alla marina. Per la discussione il Governo domanda. che si segua il sist~ma già adottato per la discussione del codice, pena.le comune e del progetto di codice penale militare ora ritornato innanzi al Senatb {per il qualB pure si ripropone l' identico sistema di discussione) che, cioè, sia concessa al ·potere esecutivo con una breve legge la facoltà di promulgare il codice di procedu ra allegato alla legge stessa previe modificazioni da farsi in base ai voti espressi dalle due Camere; e ciò per evidenti considerazioni d i op portunità, trattandosi di leggi fra loro intimamente collegate e che non potrebbero essere sottoposte ad una dis0ussione t-} deliberazione articolo per articolo senza correre il gravissimo pericolo, difficilmente evitabile e più difficilmente ancora riparabile, di ottenere una legislazione sconnessa e fors'anco contradditoria. Esamineremo il progetto cl.i Codice di procedw·a, esponendo brevemente quali innovazioni esso apporti alla vigente legislazione.
La riforma si inspira al concetto di modifica.re l'attuale procedura militare in relazione alle modificazioni introdott e nel cod.ice di procedura penale comune col Regio decreto 20 novem bre 1865, N . 2598 ; cl.i limitare le innovazioni a quel .tanto che risulti richiesto dalla lunga esperienza, dai variati ordinamenti militari e dai nuovi principi del progetto di codice penale militare, procurando nel medesimo tempo dì rendere più sollecita, che ora non sia, l'amministrazione della giustizia militare nell'interesse della disciplina. F urono inoltre tenute nella voluta considerazione le risposte date dfLlla commissione reale incaricata del progetto
I NUO\'J COD ICI MILlTARl
del nuovo codice penale militar e ad alcuni quesiti del Ministero della guerra circa la procedura e le proposte fatte dall'ex-presidente del Tribnnale supremo di guerra e marina, generale Mezzacapo, con lettera 20 giugno 1891. Si propone cioè : a) di introdurre la procedura per mezzo della citazione diretta; b) di sopprimere l' istituto dell'ufficiale istrnttore fisso; e) di conservare il tribunale supr emo. Il progetto si divide in due libri (I Della procedura in tempo di pace, II Della procedura in tempo cli guerra) comprendenti in totale 293 articoli. Esso apporta le seguenti principali innovazioni alla vigente legislazione : 1. Si fa una più. netta distinzione t ra la giurisdizione dei tribunali militari marittimi G quella dei consigli di guerra, per evitare dubbi e questioni e per restringere ai soli casi di assoluta necessità la competenza dei secondi, che offrono minore garanzie agli imputati; 2. Si sancisce la competenza dei tribunali militari per i reati militari commessi da militari iu congedo mentre ve stano la divisa o per cause inerenti · al servizio militare prestato (1) ; , · 3. Nei casi di. complicità o connessità in uno o più reati di indole esclusivamente militare, « il rigore dei principi, « dice la relazione ministeriale, impor terebbe che la persona « estranea alla milizia seguisse il militare innanzi alla giu« risdizione militare. » Ma invece il progetto contravviene a tale logico principio e deferisce nei detti casi (che possono essere freq uentemente i più gravi) i non m ilit.ari alla giurisdizione ordinaria ed i militari a quella speciale, pure n on dissimulandosi le d iffic.oltà che potrebbero derivare da una contraddizione dei giudicati. Noi, francam ente parlaudo, r iteniamo che la soluzione proposta contraddica in un modo (l) Jl detto pri ncipio <i con crnalcilc lim itazione ammesso anche in G.ermania e co n maggior larghezza nel llelgio, r1er effetto delle recenti riforme della loro legis lazione penale m ii itare, alle quali si ò in una precedente no ta accennat.o.
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I N UO VI CODICI MILITARI
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assoluto agli insegnamenti della scienza e della pratica e ron r ispon da all'interesse della giustizia. Scindere in due gindizì una causa che coll' unità del reato impone l'unità del procedimento, e scinderla coll'argomento apparentemente liberale, che non si vnole assoggettare alla giurisdizione militare il cittadino non militare, vale quanto riconoscere implicitamente a questa giurisdizione quel carattere extrastatutario che a torto e con fini partigiani le si attribuisce da, taluni; si rende cioè - pur volendo il contrario - un cattivo servizio al prestigio della g iustizia m ilitare. ' Ma, lo vogliamo ripetere anche qui, simile transazione coi principi della scienza giuridica trae la sua origine dalla costituzione attuale molto discussa dei tribunali militari, la quale n e fa ritenere, sia pure nel maggior numero di casi a torto, pericolosi pel cittadino i giudicati. Di ciò avremo occasione ài occuparci quando, in altro studio, esamineremo il progetto di legge sull'ordinamento giudiziario. Eviden temente in questo caso, organizzati i tribunali su basi p iù consone alle prescrizioni statutarie ed ai portati della scienza, d ovrebbe sulla giurisdizione ordinaria prevalere la militar e, innanzi alla quale sarebbe tenuto a comparire qualunque cittadino incolpato di reati militari commessi in concorso di militari; ciò n ell' interesse stesso della serietà della funzione giudiziaria; 4. Riforma meritevole dei maggiori encomi è q nella che introduce nella procedura penale il sistema spicà:1.tivo della citazione clirfJlta, simile alla citazione direttissima della g iustizia comune; ciò allo scopo di rendere, nell'interesse della disciplina, più. immediata la repressione, che attual mente non lo sia col solo procedimento formale, per i reati suscettibili di pronta e facile prova, Non del pari incondizionato è il n ostro consenso per l'abolizione delle cariche :fisse di u fficiali is tmttori effettivi, sostituti ed aggiunti, poichè, malgrado le semplificazioni derivanti dalhi citazione diretta, dubitiamo for temente che debba restar pur sempre, specie a causa dell' allargamento della giurisdizione militare e cl.ella introduzione nel codice penale mili-
tare dei principì fondamentali di quello comune, un largo e non agevole campo di lavor o da attribuirsi a chi abbia non solo la necessaria pratica della vita mili tare, ma anehe lavoluta coltura giuridica ; lavoro che non ci sembra affidabile ad ufficiali in servizio biennale, come è proposto, perchè la breve durata dell'esercizio d elle difficili funzioni non permetterebbe ad essi di conseguire quella pratica, che è condiziona essenziale per un buono ed utile disimpegno del loro còmp ito. Sfumerà forse, a parer nostro, il miraggio di quell'economia che la l'elazione ministeriale fa intravedere : cosa che, se non piacerà all'amministratore, sarà cer tamente gradita al giurista, il quale non può ammettere ohe la soluzion e di g ravissimi problemi essenzialmente giuridici possa anche lontanamente essere in:flnenzata da questioni di bilancio. La giustizia tocca troppo intimamente la disciplina militare ed i diritti della libertà civile perchè possa piegarsi a considerazioni di :finanza, la quale peraltro risentirebbe un trascurabile vantaggio; e, mentre riconosciamo che per certo la progettata riforma non si inspira nel concetto di chi l'ha studiata ad un criterio di :finanza, t uttavia vedremmo volentieri sparire anche il lontano accenno ad un'economia perchè oggidì è facile che il toriterio economico t enda a prevalere su ogni altr o in P arlamento, e, una volta ammesso, possa servire di arma pericolosa a chi sa v alersene per ben altri scopi. 5. Si limita la detenzione preventiva ai casi nei g uali il reato importi una pena r estrittiva della libertà personale; 6. Si stabilisce l'obbligo, pure esistente nella procedura comune, di specificare i fatti e le circostanze sui quali devono essere esaminati i testimon i o periti non ancora sentiti nell'istruzione preparatoria o formale; come pure si dà al presidente del tribunale facoltà di r idurre le liste dei testimoni a difesa troppo estese e di ammettere per essi la citazione a spese dell'erario; facoltà che dovrebbe avere una relazione cli effetto a causa colla colt ura giu ridica e colla prat ica g iudiziaria dei p residenti stessi non bastando sempre su questa difficile materia un illuminato buon senso; e ciò
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afiluchè non possa verificarsi un'influenza preponderante del pubblico ministero, il quale, benchè sempre inspir.tto ai piì:t elevat,i concetti del giure penale ed all'interesse dell'esercito, pnò, per la fallibilità dell'umana natura, subire alla sua volta la pressione, non a.vvertita, dello spirito di corpo e delle sue personali tendenze determinate del non mai interrotto ufficio di accusatore, che facilmente induce anche la mente più equilibrata e l'animo più imparziale a vedere in ogni prevenuto un reo. 7. Molto sentita era la necessità di restringere per ( militari la pubblicità dei dibattimenti, che costitniscono nella massima parte una vera e propria scuola cl'applicazione di indisciplina militare. Il progetto vi provvede in modo abbastanza efficace, benchè a nostro parere sarebb~ più utile fare un passo decisivo in av~tnti e stabilire senz'aHro che nessun inferiore possa (non esclusi gli angeli custodi rlell' imputato) presenziare il processo a carico del suo superiore e che in ogui caso nessun caporale o soldato possa. assistere alle sedute dei tribunali militari (1). La custodia dell'imputato in pubblica udienza dovrebb'essere affidata ai suoi egnali, tenuto conto che, sino a constatazione legale (mediante sentenza} della sua reità, egli conserva il grado, del quale riveste le onorate insegne. Libero il pubblico di .intervenire, ma non libero chi riveste un grado militare di assistere, prima della condanna, che può anche non essere pronunziata, alla d iscussione dell'operato cli un suo superiore; non libero in ogni caso chi, come di massima il militare di leva, ha un limitato discernimento, di frequentare un gratnito corso di mariuoleria; 8. Il progetto, conformemente a.lla vigente legislazione militare ed in difformità da q_uelh1 comune, fi.mmette che, annullata la sentenza sopra ricorso del solo condannalo, il tribunale militare, al quale la causa viene rinviata, possa anche (I) Qu1!sto principio cì stato sancilo anche clal nuovo Codice penale niiiiiare !lermanico, il quale tassativamente prescrive quanto noi propugniamo, elle cioè il mili tare in alli vitit d i serviz io non possa assistern nlle ud ienze rlel tribunale mi litare se non a condizione c1i non essere inrcriore io grnrlo ali' irnpul:ito.
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aggravare la pena (esclusa soltanto la facoltà di infliggere la penct di morte prima non decretata). Non sappiamo indovinare quali esigenze specialissime e seriissime d'ordine militare possano ginsti:6.care una così grave deroga al diritto comune; un principio fondamentale di logica e di equità osta, a nostro debole parere, alla deroga stessa: quello cioè che nessuno può agire scientemente contro il proprio interesse e richiamarsi ad una suprema magistratura per conseguire un danno maggiore. Un principio di diritto, che vale per i l)eggiori delinquenti e che in n ulla, a quanto appare, ferisce la disciplina, non dovrebbe venire disconosciuto a carico del militare (1); 9. Si estende, per evidenti motivi d'interesse militare, al comandante di nua truppa in guerra la facoltà, attualmente concessa al comandante di una nave, di punire o far pLmire senziL processo il colpevole di codardia ed il reo cli un reato militare compromett.mte la sicurezza della truppa. Ciò è in perfetta armonia colle esigenze dello stato di guerra. Quando è giunto il momento di agire Cl)lltro il nemico, di estrinsecare quelle doti militari, che devono essere il frutto dell'edncazione ricevuta, un solo volere deve risultare onnipotente: il volere del comandante, arbitro assoluto della situazione. t Chiunque in qualsiasi modo e per qualsiasi motivo si opponga all'esercizio del suo comando; chiunque dimentichi i propri supremi doveri, dev'essere all'istante esemplarmente punito, perchè un rigore cosi assoluto è condizione essenziale,
(l.J Ancl10 il già ci talo corlicc ge nnanico stalìilisce che l'ap pPllo (,fa noi si tralla in vece di rinv io, non potendosi contcniplare il caso di appello percb<i non sussi.,tc) interposto dal l'i ncolpato, nel suo in teresse, non possa concl 11rrc alla conclan11a at1 una pena più severa ct i qt1ella, cbe fu pronu11ziata 111 prima i,;tanza. Citiamo Yulen ticri l'esempio de lla Germania, pcrcbe l,t sun lcgi;;Ia21one. militare non può certamente f?Ssere consider;1la come dannosa alht disciplina. No i vo1Temmo in ve ro che in qucst.:i no,lra Ital ia, cu lla della scienza giuridica, Lem 1 reconda 1lelle più elevate e gen iali procJozioni de l di ritto, la ver ilà scaturisse limµida da lla semplice logica clel prrnsicro; ma ciò non rii rrn,no, a scanso di equivoci !Of\lto faci li in questa tlelicau1 materia, ci a<lattiarno ben vo lentieri, and1c in considerazione della nostra incompetenza, a co rroborare le nostre opinioni coll'esempio dato dal paosc più mi litare cl'Ettropa.
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è esigenza imprescindibile della compattezza delle truppe sul campo di battagfat, ove tutto dev'essere sacrificato allo scopo finale. .:!:,
I Il nuovo codice di procedura (art. 162) mantiene, in conseguenza dell'invariata composizione dei tribunali, la prescrizione che i giudici, terminato il dibattimento, si ritirino in ca,mera di consiglio per deliberare accompagnati dal segi-elar·io. Non bisogna dimenticare che questo segretario è un inferiore gerarchico, che iu tutto dipende 'dal pubblico ministero. In camera di consiglio esso diventa il consulent e legale di giudici militari non togati , deve spesso spiegare la portata di discussioni giuridiche sostanziali o formalisvolt esi tra pubblico ministero e difesa; e chi avrà tanta e così illimitata fìdncia nella impeccabilità umana da cancellare a p1"iori dal proprio animo il timore che questo segretario possa propendere verso le ragioni dell' accusa, anche per abitudine contratta nel quotidiano esercizio delle sue funzioni? Si tratta indubbiamente più spesso di apparenza che non di sostanza; ma anche le apparenze hanno, specìalmente pel pubblico, una grave portata. In ogni modo la cosa è sotto il punto di vista teorico ed ancÌle in pratica grave, come è militarmente indifferente che si cerchi una soluzione meno contraddicente alle buone regole procedurali. Anche nel Belgio vigeva per lo addietro una disposizione simile e più grave ancora: l'uditore (pubblico ministero) si ritirava personalmente in camera di consiglio col tribunale ed aveva quindi il mezzo di dire ivi, di propria bocca (e non per interposta persona) la sna opinione. La difesa aveva parlato per ultima soltanto per il pubblico. La necessità di allontanare dai giudici questo consnlente legale si è imposta anche nel Belgio; ed il problema; che consisteva nel mettere in qualche modo a lato di essi un giurista, fu risoluto nel modo più logico, mediante cioè la costituzione mista dei tribunali.
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Riassnmendo, poche sono le questioni impor'tanti che po· tranno essere sollevate innanzi alle Camere su questo progetto e noi auguriamo che vengano risolte in modo che siano conciliate le esigenze giuridiche con quelle della disciplina militare. Il progetto, nel suo complesso considerato, senza tentare giustamente più radicali riforme non ancora esperimentate in I talia nella giustizia penale comune, tende sopratutto a meglio raggiungere una pronta ed efficace repressione dei reati commessi dai militari, senza diminuire le garanzie sino ad ora ai medesimi concesse; ciò ohe sarà indubbiamente vantaggioso per la disciplina. Notiamo in ultimo che manca nell'attuale ordinamento giudiziario e nella vigente procedura militare, come manca del pari nel progetto in esame l'istituto dell'appello. In ciò indubbiamente la legislazione militare è più progredita della comune. L 'appello, che si fonda essenzialmente sopra un concetto di autorità e di capacità diversa tra il giudice di primo e qnello di secondo grado, nnoce al credito della giustizia ed al prestigio dei giudici; contraddice al principio fondamentale dell'oralità del dibattimento ; paralizza il corso della giustizia e diminuisce l'efficacia dell'azione repressiva della legge, dilazionando l'applicazione della pena; ciò che nuocerebbe in modo specia,le all'esercito. È quindi da augnrarsi che il Parlamento, non senza ap portare al progetto i miglioramenti che si possono attendere dalla sua competenzit, gli dia presto il ohiesto suffragio, che servirà, insieme all'approvazione del nuovo codice penale militare, a dare al nostro esercito un posto eminente fra quelli europei in questa difficile materia, posto rispondente a quello che il nostro paese occupa nel mondo per la sua legislazione penale com.une e per il progresso delle scienze giuridiche.
L. G.
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non era più discussa nel paese ; q uando venne il voto della Camera dei deputa.ti, del 25 novembre 1900, col quale s' in ·vitava i1 Governo a propone un disegno di legge per l'abolizione clell' anzidetto istituto. Non s-embrami, pertant o, ingiustificata la qualificazione cli voto di so1')J1·esa data a quel voto. Come medico militare e come antico insegnante presso la scuola, potrei essere tentato a domandare la parola , come suol dirsi, p e1· un fatto pe1·sonale; ma non è mia intenzione fare della, polemica. Sette anni pass~tti all' istituto di F irenze, m'hanno fatto sentire quasi il dovere di studiare anch'io l'importante argomento, ed espongo le mie poche idee, tenendomi in un campo, quanto più mi è J)Ossibile, obbiet tivo.
LA SCUOLA D'APPLICAZIONE 01 SANlTA MILITARE Allorchè nel 1883 fn istituita a Firenze la Scuola d'applicazione cli sitnità militare, il suo scopo era unicamente quello di fornire ufficia.li medici cli eomplemento al ·corpo sanitario dell'esercito. Però, non si tardò molto a comprendere che il nuovo istituto, per esser vitale e per potersi convenientemente perfezionare esviluppa:re, non avrebbe dov11to avere un còmpito così limitato, ma doveva anche, e principalmente, niirare all' istrnzione militare e tecnica degli ufficiali medici effettivi. In base a questo concetto, furono man mano adottati diversi provvediment i: vennero emanate disposizioni affinchè il reclutamento degli ufficiali medici di can·ie1·a si facesse in massima parte fra gli ex-allievi del.la Scuola, ponendo g iushmente agli aspir2.nti non provenienti da questa la condizione di dover sostenere un esame di concorso su programmi analoghi a quelli della Scuola e presso la medesima commissione esaminatrice degli allievi; si stabilì che annualmente fossero chiamati presso la Scuola stes;;a alcuni ctipitani medici anziani - nel 1900 furono 30 - acl·un corso pratico d'igiene militare e di batteriologia, e furono instituiti dei corsi preparatori per gli ufficiali medici anziani, chiamati agli esami di promozione ~il grado superiore. In relazione colla maggiore estensione ed importanza del suo mandato, la Scuola moltiplicò le materie d'insegnamento ed accrebbe il personale insegnante; aggiunse a quelli che già possedev~1, nuovi laboratori e nuovi gabinetti; modificò, allargandoli, i programmi degli studi, m ffermando così semprepiù il suo indirizzo pratico. Pareva quindi, che la, g uestione della conservazione o della soppressione clell' istituto medico-militare di Firenze non do·vesse essere pi11 discussa nel .Par lamento, come da tempo
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Dopo quanto è stato eletto a favore della Scuola., in opuscoli ed in a,rticoli di giornali; clopochè, proprio n el tempo in cui la Camera italiana invitava il governo a presentare un progetto di abolizione del nostro istituto, se ne fondava uno consimile a V ienna per il corpo1 sanitario militare austroungarico, il solo fra tutti i corpi sanitari militari bene osganizzati che n e fosse ancora sfomito ; dopochè in.fine le benemerenze s.e la necessità della nostra Scuola furono validamente propugnate in Senato dall'on. Cardarelli, coll'approvazione unanime dell'assemblea, non occorreva dR>vvero che io afzassi la mia debole voce per patrocinare una causa che ha avuto tanti e così strenui ed autorevoli difensori e che può dirsi ormai vinta. Se;onchè, un articolo in sostegno dell'abolizione della Scuola, comparso di recente sul giornale: Il Policlinico (1), m' impone l 'obbligo cli fare qua.lche considerazione in . merito alla vessata questione. E dico m' imJJone l 'obbligo, non perchè quell'articolo contenga argomenti . nuovi a favore (I) L'abolizione della Scuola d/a.pplicaz:ione di sanit,i, mililm·e a·i clinfoo (supplemento setti manal e, fasc icolo i 2 gennaio ·190t). ~7 -
ANNO XL'VJ,
Firenze. -
li Pnli-
dellà tesi che vuol difendere (chè, davvero, in una forma spigliata ed elegante, non fa che rendersi l'eco di vecchie accuse, già tante volte ripetut e) ; ma per il riguardo che devo allo stimabile e stimat o periodico scientifico in cui l\irticolo è stato pubblicato. Ciò premesso, conviene a,nzitutto dichiarare che la buona iniziativa d'inviare ufficiali medici alle cliniche universitarie, non è ven uta « man mano intristendo ed esaurendosi»; perciocchè i dodici ufficiali medici, che furono dest inati il primo tmno, ossia nel 1894-96, quali assistenti onorari aJle varie cliniche, si i;ono mantenuti allo stesso numero tuttj gli anni successivi, tra1me l'anno seolastico corrente, nel g_uale, unicamente per ragioni attinenti al servizio, sono nove, non compresovi imo, addetto al laboratorio cl' igiene presso la Direzione della sanità pubblica. L'autor e dell'articolo sul Policlinico esprime il desiderio che i difensori della Scuola di F irenze sorgano a dichiarare quali servizi essa ha reso a.ll'esercito ed alla scienza. Qua11tò ai servizi alla scienza, si }ìOtrebbe notare che il nostro istitnto non ha nè pret ende di avere una così alta missione. Il suo còmpito è non meno impor tante, ma più moclesto: è quello di agevolare agli allievi l'esercizio pro· fessionale nell'esercito e di raffermare nelFanimo loro i principi d'ordine e cli disciplina., che sono il fondamento del· l'educazione militare. Del resto, se l'autore, prima di surivere l'articolo, avesse volnto prendersi la cura di dare uno sguardo ad una recente, coscienziosa pubblicazione del colonnello medico .A.stegiano (1) e di legger e negli .Atti par· lamenta,ri quel che a riguardo della Scuola fu det to in Senato nella tornata cle.l 14 dicembre 1900, avrebbe veduto che anche per la ~cienza qualche cosa si è fatto e si fa, specie dagli ufficiali medici che alla Scuola lavorano. Rispett o poi ~i:i servigi resi all'esercito, e si può dire anche al paese, non occorre che alcun difensore li enumeri : li ha (t) Aoti zie sulla Cooperativa, i901.
l)p4ofli
<L'<1pplica:::ione <li sanitci militare. -
Fi renze, t ipogr,illa
messi abbastanza in evidenza il colon nello medico .A.stegiano nel suo opusc0lo succitato; li hann o affermati con eloquenti e lusinghiere parole in Senato, il prof. Cardarelli, il senatore Taverna, il ministro della g uerra; e soprattutto l'hanno dimostrati i fatti; e questi fatti, sono che gli ufficiali medici provenienti dalla nostra Scuola hanno adempiuto sempre lodevolmente il loro dovere di medi.ci e cli soldati, così in pace nome in guerra. Ora, io domando, che cosa si v uole di più cla un modesto istit uto, sorto da pochi anni e turbato sempre nella sua vit a e nel suo sviluppo da un' opposizione altret · tanto infondata, quanto accanita? Si pretende forse che gli insegnanti del-l a Scuola abbiano il potere di farsi ascoltare anche da coloro che non vogliono sentire? O che inoculino in cinque o sei mesi, nel cer vello di t aluni, quella scienza che non ha potuto penetrarvi in sei anni -tl'uuiversità ? l\fa, è meglio no~ fermirsi più oltre su questo punto. Nè mi fermerò lungamente a dimostrare la necessit,i, degli insegnamenti tecnici. Sembra che gli oppositori della Scuola non abbiano sen· tiLo il bisogno di conoscerne i programmi d'insegnamento, prima di dare e di ripetere con ta•nt;a insistenza cer ti giudizi. Che se avessero presa cognizione di tali programmi, avrebbero visto che alla n ostra Scuoh si studiano : la medicina legale militare; l' igiene applicata al vitto, al vestiario, alle abit azioni, al lavoro del soldato ; le malattie e le epidemie più frequenti u egli eserciti ; l a chimica e la microbiologia applicate ai bisogni dell' igiene e della medicina militare; la chirurgia di gnerra, ed i mez?:i cli soccorso e cli trasporto più opportuni in campagna; il servizio sanitario in tempo di pace e d i guerra. Ora, si può mettere in dubbio la necessità che ha il medico militare d i conoscere queste materie, ed il fatto che su di esse tacciono completamen te le nostre UniversitiL? E se tutto ciò è vero, la q uestione essenziale è sciolta col seguente semplicissimo dilemma: o impartire l'insegnamento delle suaccennate materie nelle Università (il che per talune di esse non sarebbe poi t anto inopportuno, visto che cogli ordinamenti militari atbuali,
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:u.a~i ~utti \ medi.ci; in caso di guerr~, sarebbero chiamati al ::;er v~z10 dell esercito); oppme consentu·e che quelle istruzioni tecruche sieno date ai giovani medici dopo la loro chiamat 1 alle armi. 'l ut.to il resto è guestione di modalità di forma 81 e le . obbiezioni che vi si riferiscono) hanno poca i:nportanza. , e osi p. es. si ~ice : è. tr?ppo breve la durata dei corsi per poter .consegmro quei risultati cho in sei anni di università non s1 ottennero. E 11011 si pensa cho i corsi di cui si tratta aJle Università non si fanno, e che, dopo tutto, non si pretendere, e non è necessario, che gli allievi siano istruiti alla perfezione in tutte quel.le ma~erie. Non si comprende, soggiunge lo scrittore del l'oliclinico « perchè l'insegnamento di tali discipline perderebbe di « fì.caciai se fosse impartito ad ufficiali, anzichè ad allievi «soldati» . Ma chi ha mt~i detto ciò? Se i giovani ritardatari laureati in medicina non sono ammessi alla Scuola dj Ficome ufficiali, è solo perchè vi si oppone la lecrO'e su1rrenze ~ o b 0 '~vanzam:nt? nel R. Esercito. I fautori di quel provvochmento s1 rivolgano al Pa,rlamento per far modi:fical'e la l~gge, piuttosto che gridare contro la Scuola, per il cui funzionamento sarebbe affatto indifferente che 0crli allievi fossero ufficiali invece di sclclati. N è pia felice è l'altra idoa di frazionare i neo-sottotenenti medici presso gli ospedali militari, creando cosi tante pr~· ~·odie del~'att~ale ~c~1ola. Senza contare le difficoltà e gli 111:~nvem,e_nti !'e!at1v1 al servi.zio d~gli ospedali, alla difformita dell istruzione, al maggiore dispendio, che ne deriverebb~ro, se~bra assai strano che proprio da parte di chi trova che 1 pochi ufficiali medici insegnanti alla Scuola so11o « spesso i.nferior~ ~l loro còmpito » si. voglia moltiplicare il numero d1 questi msegnanti. Noto, a tale proposito, che sarebbe ormai tempo di mettere ùall'accusare gl' insegnanti della Scuola di Firenze: di essere inferio.ri al. cò.mpito loro affidato ; di ripeter male q.u~l c.he gli alhev1 hanno bene appreso nelle Univers1ta; d1 essere profossori improvvisa.ti del Ministro della guerra, ecc.
può el
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Credere o voler far credere che per i 700 ufficia.Ii medici dell'esercito non sianvene 6 o 7 che possano convenientemente disimpegnare l'ufficio d'insegnanti a.lla Scuola, è un'offesa, uon solo per il corpo sanitario militare, ma per lo Università, fra i cui migliori allievi sono r eclutati gli ufficiali medici ; per le cliniche universitarie1 fra i cui assi stenti onorari che ogni anno vi manda il Ministero della guerra, sono a preferenza scelti gl' insegnanti della Scuola; por il Consiglio superiore ed il Ministero dell'istruzione pubblica da cui fu conferito ad altri insegnanti della Scuola stessa il titolo di liberi docenti. Dopo tutto, dato e non concesso che qualche insegnante non risponda pienamente al suo incarico, sarebbe razionale e giusto il domandarne il caro bio; ma non è logico, di certo, pretendere, per questo, che sia ad.iirittura soppresso l'istituto. Ed ora de vo far menzione di un'altra accusa - la quale per verità, non. è riportata nell'articolo del Polichinico ed è che gli allievi passano seUe mesi alla, Scuola senza vèdere ma.lati, proprio quando, usciti appena dall'Università, sentono più vivo e legittimo il bisogno ed il desiderio della pratica clinica,. In primo luogo, si potrebbe rispondere non essere esatto che gli allievi non vedono malati; che anzi, ne esaminano parecchie cenLi naia durante il corso, e ne vedranno e studieranno a.nche di pit1 in seguito, se cesserà una, bnona volta la guerra ingiusta che si è fatta al nostro istituto, e lo si lascerà libero di svolgersi e perfezionarsi. Il regolamento p er la Scuola prescrive che, durante il corso, siano posti a disposizione dell'insegnante della medicina legale militare, tutti i ricoverati nell'ospedale militare di Firenze, che si ritengono più adatti per l'istruzione pratica cl~gli allievi in tale materia. Con,,errebbe che l'accenm1ta prescrizione fosse estesa pure agli altri rami dell'insegnamento e sopratutto alla traumatologia, ; converrebbe cioè che si mettessero a disposizione del relativo insegnante i cn,si -più import[mti e che, senza danno, potessero essere oggetto di studio clinico per gli allievi.
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LA SCUOLù D' APPLI CAZ IO N 8 DI SA l;\ 11'.\ MI LITA RE
t,A SCUOLA o'APl'I.ICAZlONB DI SA~IT:\ J\1lLlTAllE
E poi, lo scibiJe medico è così vasto e l'ammalato è un libro così d ifficile, che i sei an ni di studi universitari non possono bastare per imparare a leggerlo ben e e speditamente. Ta,nto è ciò vero, che assai di frequente i giovani medi ci sponta.neamenfa - seu:m avere g li obblighi di leva che hanno i nostri alli evi - si allonta.nauo, e non per breve tempo, dalle sale delle cliniche e clegli ospedali, per perfoziona:re ed accrescere le loro cognizioni in altri rami della, scienza . Chi sa quante volte, dice\0 a il prof. Palmieri, il sa.gr est~mo del duomo di Pisa ha visto dondola,re ]a, fa,mosa lampada, nrn ci voleva Galileo Galilei per scoprire le leggi del pendolo t Con ciò, io sono ben lon(·,11no dal pensare ohe gli allievi , della Scuola cli Firenze siano èht paragonarsi al sagrestano d el duomo di Pisa. Ma è certo che, se anche per alcuni mesi non si vedono malati, si possono apprendere, "volendo, tan te cose che ne renderanno poi più facile lo studio e più profit tevole per il medico e per i mitlati stessi. Veniamo ora alla, questione dell'istruzione mili tare. Premetto che questa consiste : nella semola del solda,to senz'arme; iu poche nozioni elementari circa il maneggio delle armi e le evolu zioni di plotone e él.i compagnia, e nelle prirne cinque lezioni di tiro al bersaglio; tutto in poco più di un mese. Poi, una volta per set timana,, o u na breve esercitazione in piazz<1, d' arme o, più di frequente, una passeggi ata militare; e ciò qtrnsi sempre nelle ore pomeridiane, invece delle esercifatzioni pratiche in sala ~matomica e n ei laboratori di microbiologia, di medicina l egale, ecc. Vi ha infine un corso di lezioni di scherm a, al qua.le ciascun allievo prende parte tre volte per settimana, e negli ultimi due mesi, un corso cli equitazione per coloro che ne fanno don::ancla. e che ne posseggono l'at titudine fisica. Ecco il « lungo tiro« cinio cla troupiei· » cui sono conda,nnati gli allievi, ed ecco in qual modo « si stanca.no in pia,zza d'anni» prima cli recarsi alle lezioni tecniche! Gli oppositori delle istruzioni militari in ta.l guisft limitate allo stretto bisogno, sarebbero molto più logici se proponessero addirittura la S1nitita1·izzcizione del corpo sanitario del
l'esercito, e quindi che il medico segnisse le tru1)pe in abito borghese. lif.a se, come è ormai universalmente riconosciL1to, si ritiene indispensabile nell'interesse dell'esercito, che il medico milibare sia anche ufficia.le e ne vesta la divisa, s'impone, in modo imprescindibile, il bisogno ohe egli riceva un'istruzione militare. Il medico, per la serietà d ella sua stessa professione e per le gravi e sevère fm1zio11i chegl'incombono nell'esercito, ha bisogno di tenere sempre alto il suo decoro ed il suo pxestigio ; o perciò, non solo come ufficiale, ma altresì come medico, ha il d overe di_ 11011 esporre mai d ridicolo sè e la divisa che indossa. In conseguenza, non sono ma.le impiegate le poche ore d el giorno, nel breve giro di quattro o cinque settima.ne, per imparare a por tarn con compostezza e disinvol t um l'un iforme; per apprendere il salut;o milita.re ed il modo di presentar.;i ai :rnperiori.; per acquistare anche l'abilità e valersi, occorrendo, dell'arma cli ctù è cinto. D'altra parte> non è for.,e utile ecl opporhmo cbe il medico militai·e conosca un po' anche per pratica personale, quali sono le esercitazioni e le fatiche che il soldato deve sostenere, per poter cfare più illuminati od equi gindizi ci.rea la maggiore o minore attit ndiue di lui a queste esercitazioni e fatiJhe? Non è utile ed opportuno che abbia delle cognizioni pratiche intorno alle armi procluUrici delle le.sioni che egli è chiamato a cumro e sulle qua.li sovente deve esprimere il. suo paxere medicolegale? V onorevole Carda.rolli, certo non sospetto di eccessivo militarismo, disse in Senato ch e il medico militarn de v'essere « qualche cosa a,nche nol prestigio dell'apparemrn, »; ecl io che ho passati 34 anni noll' eserci to, non posso non con venire con 1ui. Oggi il medico è riescito ad emanciparsi da certì vieti pregiudizi; la società è meno severa verso t1i lui, poichè ha compreso che non è punto incom patjbile colle gravi funzioni del suo u manitario u fficio, la partecipazione a certe occupazioni ed anche, se vnolsi, a cer ti svaghi, che son propri della vita moderna. E noi vediamo dei medici che,
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L A SCUOLA D'APPLICAZIONE 01 SA Nl'r.\ MILITAR E
LA SCUOLA D APJ?LJ CAZIONE Dl SAN IT À M ILIT AR E
pur esercitan do con decoro e cou lode la loro professione, si dànno ad esercizì ginnastici e spo1·tivi ; mostra,ndo così, anche coll'esempio, che l' educazione fisica non può e non dove anda,r disgiun ta da quella intellettuale e morale. O, perchè proprio i medici che sono par te dell'esercito, cioè di quella ist ituzione nella quale l'educazione iìsica ha il più ampio svolgiment o, dovrebbero rimanere estranei perfino agli esercizi militari più elementari? Nè è giusto il dire che al medico milifatre non occorre apprendere il roa.neggio delle armi, perchè « in g uerra non devo combattere. » Che la missione del medico non si concili coll' ufficio di combattente, è cosa sulla q nale non p uò cader dnbbio ; ma che, in determinate circostanze, gli debba esse;re perfin.o n egato il diritto délla legittima difesa, è, per lo meno, una en orme esagerazione. Orbene, a pa,rte il fatto dimostrato nelle ultime grandi g uerre, che no11 sempre la Croce Rossa è efficace presidio del personale sanitario, le guerre coloniali, in cui la Convenzione di Ginevra nou ha va,lore, e che sono oggi cosi freq uent.i, rendono troppo spesso necessario che il medico deponga per il momento gl'istrum.enti di chirurgia ecl impugni la sciabola ocl il fucile, per difenclere sè ed i ferit i cont ro la ferocia di barbari nemici. Ed a tal proposito, non p osso lasciare senza qualche osservazione Ja seguente frase dell'ar t,icolo del P oliélinico, più volte l'icordato « la morte eroica del medico militare, gli « ott o mesi passati a Firenze non l' insegnano. » · Certo, la nostra Scuola non potrebbe prefigger si lo scopo di convertire un coniglio in leone, come non si può prefiggere e non si prefigge quello cli convertire in sette mesi un giovane medico appena, uscito dall'TJniver sità, in un Larrey, in un P ercy od in un Pirogoff. Ma, non le frasi più o meno t orn ite, bensì i fatti nella loro schietta n udità., sono lì a mostrare come gli ufficiali medici provenienti clal1' istituto cli Firenze, abbiano sempre dato prova di saper pienamente adempiere i loro doveri sul campo di battaglia, e di saper incon l;rare non soltanto « la morte oscura del
« medico curvo sul corpo del fer ito » ma anche la morte
gloriosa del soldato combattente. 1\fa, continuando a b~ittere il chiodo delle istruzioni militari, si dice: è umiliant e per i giovani r itardatari: laureati i11 medicina, la posizione di allievi, che li mette alla, dipendenza di un sot tufficiale istruttore; sarebbe molto più equo concedere loro la nomina immediata a sottoten ente medico di complemento. Quanto all'essere comandati d,1 sottu:fficia.li, non è lecito din1enticare che, con la legge sul servizio militare obbligatorio, tutti i cittadini chiamati alle armi, senza distinzione di classe, di ceto, di posizione sociale, devono sottostare alle esigenze della gerarchia e della disciplina. Non si comprende, quindi, perchè solo i latueati in medicina e chirurgia dovrebbero sentirsi umiliati di ricevere l'istruzione militare da sottufficia,li loro superiori. La disciplina militare è una grande livellatrice; e di ciò dovrebbero essere con.t enti i democratici avversari clelht Scuola di F irenze. Circa poi la nomina immediat a ,ad ufficiali, come ho già notato, vi si oppone la legge, la quale stabilisce ch e i giovani ritardatari laureati in medicina, non possono essere nominati sottot~nenti medici di complemento, se non previo un corso d' istruzione militare. Eél io, per qna,nto, come medièo, desideri di vedere attuato l' invocato provvedimento, non credo che Governo e Parlamento sarebbero disposti a, prenderlo in considerazione; giacchè sarebbe, in realtà, un privilegio per i lameati in medicina, i quali, in confronto degli altri ritardatari, hanno già il vantaggio di essere nominati ufficiali di complemento, dopo soli set te mesi di istruzione. Nè, per ragion i ovvie, il provvedimento di cui si tratta, potrebbe essere adot tato a favore di tutti i ritardatari. Le argomentazioni poi che fa lo scrittore del Policlinico, non hanno vàlore; dappoichè gli esempi c1a lui addotti si riferiscono tutti al reclutamento di ufficiali effettivi, non già di complemento; ecl i sottoten enti ·veterinari di complemento non sonò nominalii « senza nessun preventivo ti« rocinio di soldato » sì bene, dopo sette mesi cli istruzione, alla Scuola di cavalleria di Pinerolo.
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LA SCUOLA D'APPLICAZIONE DI SANll'À n!ILITARE
LA scuor,,1 o' APPLICAZlOi:\E Dl SANl'l'À MILITA RB
Vi sarebbe iIJ.fì.ne la questione economica, che pure dataluno si volle mettere in campo. Ma, dai calcoli. esposti alla Camera dei deputa.ti c1all'on. Pais, in una relazione stù bilancio della, guerra, e da quelli riportati ultimamente con scrupolosa esattezza dal colonnello medico A.stegiano (1), emerge che la Scuola gravita con uua spesa relativamente piccola, sul bilancio dello Stato. Pernltro se gli avversari della Scuola, arrche volendo guardare il solo lato economico - il quale, di certo, non è il pj lL important e - considerassero i vanta,ggi che un buon servizio. sanitario l)UÒ procurare all'erario dello Stato colla non accettazione e colla eliminazione degli ine,bili al servizio militare opportunamente e diligentemente praticate; col trattamento curativo degli infermi convenielltementé eseguito ecc.; non lamenterebbero le poche decine di migliaia di lire che costa, annualmente l'istruzione complementare degli ufficiali medici nell'istituto di Firenze. Se poi si considera, che gli allievi vi r ima.ngono sem1)re col grado e colla paga del soldato, mentre, se fossero riuniti in plotoni presso le compagnie di sa.nità, dopo tre mesi dovrebbero avere il grado e la. paga di caporale e dopo sei, di sergente, e se si tien conto delle spese che occorrerebbero per le istruzioni, le esercitazioni pratiche ecc., si vedrà che queste spese non sarebbero d i molto inferiori a tp1elle che costa il mantenimento della Scuola. Dal fin qui detto è confermato che la Scuola d'applicazione di sanità militare è necessa1·ia, per l'istruzione tecnica complementare e per l'educazione militare degli ufficiali medici, e che il suo mantenimento, mentre non è di un note vole aggravio al bilancio dello Stato, è vantaggioso all'esercito ed a,l paese. Dopo il voto rlella Camera, del 25 p . p. novembre, sono state richiamate in vita altre vecchie e morte accuse, dalle quali si ò voluto concludere che la Scuola « non è soltanto inutile, ma cla.nnosa, per la perdita dì tempo che porta ai
giovani, per la perdita cli energia che porta al servizio sanitario, per la perdita cli denaro che porta all'erario» . Non val la pena di raccogliere quelle accuse nè cli ribattere questa conclusione. Del resto le une e l'altra restano jncontroversibilmente confuta.te dalle considerazioni fin qni esposte.
(t) V.
Ma, perchè il nostro istituto possa dare risultati pienamente corrispondenti al lavoro che vi si impiega ecl aj fini cui mira, è necessario che cessi per sempre l' incertezza sulla sua sorte del domani) e che le scosse periodiche, le quali finora ne hanno tnrbata Ja vita e il funz ionamento, non più si ripetano. Una istituzione nuova,, complessrt ne.I suo organismo e richiedente, per il suo retto funzionamento, b coopera.zione armonica di diversi elementi, era difficile che, sin dal suo esordire, fosse immun"El da men.de. D'altra parte, non essendone ancorn da tutti ben conosci~1to lo scopo, non poteva non suscitare animosità e diffidenze, specie in chi vi era direttamente interessato ed in chi vi potevf.1 scorgere come una velata 1;iretesa a voler controllare e perfeziona.re l'opeJ • rato di altri istituti. ben più elevati e merita.mente reputati. Però, in diciotto anni di vita, la Semola deve avere avuto il tempo cli correggere i suoi difetti di · fonzion~1mento, e di sventare le accuse che potevano derivare dalh inesatta, cognizione dei suoi fini . Perchè mai, dunque) la guerra che le si faceva da principio) è tuttora persistente? Si è in vocata, una ragione politica, pensando che i partiti estrem i debbano avversare un isliituto, nel quale i giovani medici - a,ssai bene adi1ttì per la loro stessa professione alla propaga,nda - ricevono un'.eclucazione militare intesa a ravvivar.e nel loro animo la devozione alle patri.e istituzioni, e che perciò nell'esercito prima, e poi nel paese, piut tosto che rendersi apostoli di idee sovversive, concorrano effi.caoemente ad infondere ecl a rinvigorire nell'animo del soldato e del contadino l'amore verso le istituzioni stesse.
Opuscolo citato. ,.(1
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LA SCUOLA o'APPLIC.IZIONE DI SANIT.\ mLJ1'Al!E
A me non pare che questo possa essere il solo e nemmeno i l piÌl g rave movente - per qnanto non ne disconosca il valoTe - dell'aspra guerra che si è fatta e si fa ad un modesto istituto, il quale, mentre non può dar ombra a nessuno, è tanto utile al corpo sanitario militare ed all'esercito; e non mi paro, sia perchò a t ale istituto non sono ammessi giovani affiliati a partiti contrari alle nostre istituzioni, sia ancho perchè gli avversari della Scuola non si trovano soltanto fra gli uomini politici militanti nei partiti estremi. È d'uopo, quindi, cercare altrove « il Yivaio in cui trovansi « le radici delle erbe deleterie per l'ambiente della Scuola « di Firenze » come argutamente si esprimeva un articolo inserito l1ella Gazzetta di To1·ino (1) . Ed è mio conv.incimèJ,to che le 1·adici cli q_uetle erbe si trovino nella Scuola stessa. Più volte e da molti si è fatto cenno di una specie di peccato 01·iginale - mi sia lecito chiama.r lo così - del nostro istituto, attinente al reclutamento dei suoi. allievi. Ma nessuno, che io sappia, lo ha rivelato in tutta la sua nudità, senza perifrasi e senza reticenze! La Scuol a è alimentata anche oggi, come nella sua origine, da allievi i quali nella loro gra,ndissima maggioranza vi accorrono allo scopo di scontc,.,.vi, col mi1101·e incomodo poi:;sibite, il tenipo del se1·vizio milita1·e obbtigat01·io, non g ià con l' intento cli a.ppreudervi qualche cosa. Giovani usciti ap· pena dagli studi, col vivo ricordo dei loro professori universitari, non sono certo i meglio djsposti a seguire dei corsi obbligatori, tenuti da modesti ed oscuri insegnanti. Si aggiunga - il cho è più importante - che questi giovani, salvo una piccola minoranza, non sono spinti ad interessarsi degli insegnamenti cho loro si impartiscono, da una utilità immediata: su du ecento allievi, uon più di trenta o trentacinque possono aspirare acl essere ammessi in servizio attivo permanente; tutti gli altri, o non vogliono, o, volendo, non potrebbero rimanere nell'esercito corno ufficiali (i l Gazzetta lii 1'c rino, n. 335 del 4·5 dicembre
rnoo.
medici effettivi. A che cosa valgono per costoro la medicina leaale e l' iaieue militare, la chirurgia di guerra, la conoo o . . . a· ? scenza del servizio e del materiale sa111tar10 1 campagna ecc .. È bensì vero che saranno obbligati a prestare a lcuni mesi di servizio in qualità di soLtotenenti medici di complemenlo 1 ma tale servizio in tempo di pace e con un grado che h pone sempre in una posizione subordin~ta,. non ri~~iede, ,i~ realt.à, che una piccola parte delle uoz1om 0he s1 1ropart,-Lscono alla Scuola; nè, in caso di guerra, sarebbe necess~na. tutta quella somma di conoscenze ad un sempli~e ufficiale medico subalterno. Egli ò perciò che chi è stato m seguante al nostro istitnto, ha potuto vedere come gli allievi., in mas· sirna - pur riservandosi cli protestar~ in ~e_guito - pr~stano maggiore attenzione a quelle parti degli 111s~gnament:, le quali }1 anno attinenz:.,i. con l'esercizio pr~~ess~onale ord1nario, anzichè alle f~ltre ch9 riguardano prn chrettarnente l'esercizio medico militare. Essendo così, qual meraviglia se, ad onta. della buona volontà, dolla p~rizia, delle fatiche c1ell' agricoltore, n~n sempre si oUiene un a,bbondanto raccolto_? E~ p.er nscn·~ dalla metafora, qual meraviglia, se molti al~1en1 ~ou~he serbare un buon ricordo ed un sentimento d1 grat1tud:ne per la Scuola., se n e rendono i più rumorosi d:etratton e talora anche i più acri avversari? . . Sj aggiunga poi : il rapido passaggio dalla v1t~ ~1b~ra universitaria a quella di. un istituto retto dalla c11sc1plma militare; l'influenza perturbatrice, per non dir e cl~ssol v~nte, che, nella vita in comune, gli eleme1:ti .meno .disposti all'ordine e alla disciplina e meno stud1os11 es~r~1tano .ne.ces~ sariamente sugli altri; la burbanza di talulll 1 .quali, for ti della laurea conseguita - e sono sempre quelli c~e men~ la meritavano_ sdegnano di dover sedere ancor~ su.1 banchi della scuola; l'irritazione di quelli, che non nuscuouo acl avere una media cli punt.i bastevoli a far lo~o ?ttene~·e la clcsLìnazione desiderata i la delusione di altn, 1 q nah per non esseI'0 stati classificati fra i primi, non poterono passare ufficiali medici effetti-vi; si aggiunga tutto questo, e
si ved.rà quante trombe si spargeranno ogni anno in tutte le parti d'Italia, per so11are forte contro quella povera Scuola di Firenze, la quale ebbe il sòlo torto di non far senti.J:e abbastanza ai suoi allievi il peso dello zaino, delle. marce e delle altre esercitazioni e servizi del soldato . 1fa, se la preci pna causa dell'opposizione che si fa a,lla Scuola e dei danni che ne derivano alla sua vit.a ed al suo incremento, sta nel modo di reclutare gli alEe·vi, come eliminare, o, per lo meno, attenua.re tale suo vizio orga.nico? D provvedimento che subito si presenta come il pit\ logico, sarebbe quello di destinare la Scuola unicamente alla istruzione degli u:ffici~1li medici cli CMriem. Sarebbe il rimedio radicale, propugnato da molti che si occupano, con intelletto d'amore, del nostro istituto. Senonchè, con tale riforma, gli allievi si ridurrebbero a non più di trenta o (l.J.laranta per ogni corso, numero troppo esiguo per giustificare l'impiego del personale occorrente e la spesa che costerebbe l' istituto; in ciò sono pienamente d'accordo coll'Astegian~ (1). Ed anzi ritengo assai difficile r,he, date le nostre strettezze :finanziarie, Governo e Parlamento consentirebbero ad una simile riforma, quando anche, oltre il corso per i sottotenenti medici di nuova nomina1 se ne facessero altri per gli anziani. Taluno vorrebbe r endere il nostro istituto comnne ai neoufficùLli medici del R. 0 Esercito e della R .a Marina. Ma questa a mio avviso, sarebbe una misura, la qua.le, ·n on chè risolvere la questione, la renderebbe più intricc:1,ta. I pochi ufficiali medici di cui 0 0crni anno abbisoo·na la marina ao·criunti b o ::, a quelli che occorrono a,ll'esercito, neppure vanebbero a dare sufficiente alimento alla scuola. D'altra par te, le esigenze clel ser vizio sanitario del.l'armata sono in molti punti così di.verse da quelle dell'esercito, ohe un istituto scientifico unico per l' ,mo e per l'altro corpo ,mni tario riuscirebbe di un fuuziornLmeuto troppo complicato e ditiicoltoso. Quando si credesse necessario impa.rtire anche ai g iovani ufficiali medi.ci di marina una speciale istruzione comple(4) V.
loc. ci t.
mentare, sarebbe assa.i meglio istituire un a Scuola a sè, come in Inghilterra ecl in Francia. Il nostro corpo sanitario militare marittimo possiede, jn gran n umero, ufficiali medici valenti, che terrebbero il posto d'insegnante con molto decoro e con brillante success0 . ***
Per l'esercito, conviene considerare che vi lrn bi sogno cli un certo numero di sottotenenti medici di complemento i quali, in conformità della legge, facciano servi.zio per un periodo di tempo più o meno lungo in cambio éli a.ltrettanti uffi ciali subalt~rni meclici effettivi . Importa quindi che tali ufficiali medici di complemento, prima della loro nomina, abbiano ricevuto una con-veniente istruzione tecnica, e militare. E0co dunque un'altra ragione per non escludere dalla scuola i ritardatari laureati in medicina e ch irurgia. OoerentE,,mente però alle considerazioni esposte innanzi, reputo della più O'rande importanza che ne sia 1·esa più difficile (a1nmissione o . e ne sia 1·idotto it niime1·0 . .Al presente, nella grande magg,i.oranza dei reggimen ti .di fanteria cli linea e cli bersaglieri ed in molti di cavallona, non vi hanno ufficiali medici subalterni in servizio attivo })ermanente ;tvi sono invece due sott ote.nenti medici di comcli fanteria ed uno in quelli di caoo I)lemento nei reo·aimenti. valleria, t utti provenienti dalla Scuola d'applirnzio11e dt sanità militare (1). Deri va da ciò, che nelle assenze non infreq ucnti del capi bano medico, per servizio, per licenza o per malattia,, le funzioni di capo del servizio sanitario del corpo sono esercitate da un sottotenente medico di. complemento éli nuova nomina ; il quale per quanta perizia e buona volontà abbia, non può possedere tutta quella pra,tica del servizio e n~n può ispirare tutta, quella fiducia, che sarebbero necessane, (IJ Uno dei sottotenen li medici di complemento e in sostilnzione nell' uflir.ia le medico subalterno, stabililo ,:!alle talle/le gradu.citi e numericlt;J clei corpi.
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sopra.ttutto nel disimpegno di talune importa.nti e delicate incombenze, come p. es., gli atti medbo-legalì. Di qui la convenienza, e si potrebbe forse anche dire il bisogno, che presso ogni reggimento siavi almeno un nfficiale suba.ltemo medico effett-ivo. Coll'attuazione di tale provvedimento - desiderato, per quanto a me consta., sia dai comandanti ùi corpo, sia dai direttori di si~11ità - l'annuale fa-bisogno di sottotenenti medici di complemento 1:>er il servizio sanitario c1ei corpi, sarebbe di 120 a 130. dato che si continuerà. ad assegnare, come parmi indispe~sabile, due ufficiali medici subalterni ad ogni reggimento di fanteria. E così, i r itardatari laureati. in medicina e chirurgia da ammettersi ogni anno alla Scuola dì Firenze, non dovrebbero superare l'oradetto numero. Però, affinchè l'ammissione, ridotta in tali limiti, potesse corrispondere allo scopo di eliminare dall'istituto gli elem enti pert urbatori e meno meritevoli dei vantaggi che esso offre, occorrerebbe fosse fatta ju seguito ad una opportuna selezione. Quanto poi alla maniera eh effettuare la selezione, la più semplice e facile sarebbe quella già adottata per !>ammissione degli a.11ievi ufficiali veterinari di complemento alb Scuola di P inerolo, cioè di fonc1are la cerna sui titoli presentati dagli aspiranti, e specialmente sui punti di merito ottenuti negli esami universi t;ari. Ma, poichè con q nesto sistema gli elementi di giudizio, per quanto di un incontestabile valore assoluto, pure provenendo da fonti varie, J)Oi;rebbero avere un diverso valore relativo, e poichè, nel n os(;ro caso, convien prendere in considerazione, oltre la cultnra scientifica, anche altri coefficienti, io crederei preferibile un sistema misto, in cui si tenesse conto e dei titoli e del risultato di un esame da sostenersi dai concorrenti dopo un periodo d'istruzione sotto le armi. E cco in breve le mio idee in proposito. Si dovrebbero costituire presso tre o quattro compagnie di sanità, da designarsi in rapporto colla ripartizione regionale del r egno, altrettanti plotoni allievi ufficiali medici di complemento.
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Presso le compagnie suddette, analogamente a quanto si prntica per le reclute ordinarie, gli allievi riceverebbero l' istrnzione militare e, nello stesso tempo, alcnne nozioni generali circa il servizio sanitario in pace ed in guerra, l' igiene e la medicina legale militare, ecc. Ammesso che la chiamata alle armi per ì ritardatari laurea ti in medicina si coutinuerù, a fare il 1 ° dicembre, essi nella prima metà di febbraio, ossia dopo circa due mesi d'istruzione, .s arebbero sottoposti ad un esame su quel che fu loro insegnat o durante il per iodo dell' istruzione, ed anche sn1la cultma tecnica precedente ìn quanto abbia attinenza col servizio medico militare. Per ciascun riparto potrebb' essere nominata una commissione esaminatrice; ma. per l'uniformità dei giudizi, converrebbe meglio formare, possibilmente, una commissione unica per tutti i plotoni. In base ai titoli precedenti, al risultato dell'esame, alle qualità militari dimostra.te ed alla condotta t enuta durante il periodo del1' istruzione, si farebbe la classificazione per l' a.mmissioue o no alla Scuola. Gli allievi non ammessi rimarrebbero presso la stessa compagnia dì saHità, ove continuerebbero a ricevere un' istruzione analoga a quella., che ora viene impartita ai volontari di un anno laurtati o studenti in medicina e chirurgia. Al termine dei prescritti sei mesi, sarebbero n ominati sergenti e ripar titi ai va.ri ospedali militari, per essere poi, a tempo debito, promossi sottotenenti medici di complemento e per compiere, come tali, o presso gli ospedali o presso i corpi, il periodo di servizio stabilito dalle vigenti disposizioni : in breve, i non ammessi alla Scuola correrebbero la sor te di t ut ti gli altri àlhevi ufficiali cli complemento . Invece, gli ammessi alla Scuola vi compirebbero il corso d' istruzioni militari (scherma, equitazione, esercitazioni. di marcia) e vi riceverebbero un'istruzione tecnica, con programmi limitati alle nozioni strettamente n ecessarie agli ufficiali medici sub,ilterni. Il corso, così modificato, durerebbe circa tr e mesi e mezzo ossia, sino alla fin e di maggio; e quindi, esami in giugno e 2$ -
ANNO XL VI.
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I,A SCUOLA D APl'L\CAZIONE Dl SAN'lT.\ N ! LITARE 434 successivo invio in licenza illimitata sin o alla nomina a sottot enenti medici di complemento e relativa assegnazione ai corpi, come al presente. Esclusivamente poi dagli ufficiali medici d.i complemento provenienti dalla Scuola dovrebbero esser t ratti gli ufficiali medici effettivi; i quali, ottenuta la nomina, dovrebbero alla loro volta, essere chiamati alla Scuola stessa, dal primo ottobre alla metà di febbraio, per un corso complementare su q nelle parti dei programmi cl' insegnam~nto che non fossero state svolte nel corso fatto come allievi. In tal modo, presso 11 nostro istituto avrebbero lnogo ogni anno due corsi ordina.ri uno più breve per gli allievi ufficiali medici di complemen to l'altro più esteso per i sottotenenti medici in ser' . . .. vizio attivo permanente, d1 nuova nomma, e 010, senza contare i corsi straordinari per gli ufficiali medici anziani. Queste riforme presenterebbero, a me pare, non pochi vantao·o·i : 1° colla opportuna selezione degli allievi più meritevoli. sarebbero evitati, o per lo meno ridotti al minimo, gli inc~nvenienti finora lamentati; 2° col fissare in vari abilmente il numero degli ammissibili, sarebbe eliminato l'altro inconveniente J che aumenta di anno in anno, cl.i dover r.imaudare molti aspiranti per insufficienza di locali; 3° con l'istruzione del doppio corso annnale, si potrebbero meglio coordinare i sino·oli inseo·nament, i al bisogno degli allievi, o o . . nello stesso ., tempo che, nel loro insieme, gl'insegnamenti eh verrebbero _prn completi; 4° :fi.nalmente, in ragione del minor numero degli allievi, le esercitazioni pratiche diventerebbero più profittevoli. Nè si opporrebbe la ragione economica; poichè le poche ma.ggiori spese, per l'aumento d.j paga agli allievi che !i.ma,rrelJbero presso le compagnie di sanità, a causa della promozione a caporali ed a sergenti, per via.ggi ecc., sarebbero compensat_e dal minor costo del mantenimento di questi allievi e dal nspannio che, utilizzando il loro servizio, si potrebbe fare nel . personale degli aiuta.n ti di ::ianità. Con ciò, sono ben lontano dal crecl.ere che le mie proposte siano im~uni. da difetti. Ho voluto tuttavia esporle, nella considerazione che se si volesse ricercare la perfezione in
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ogni cosa, non si farebbe mai nulla, e nella speranza che, anche quando esse non sieno accettate così come sono state fatte, valga.no per lo meno a provocare una seria e serena discussione, la quale non potrebbe n.on riuscire feconda di utili risultati. Non mi dissimulo, intanto, talune obbiezioni. S~ potrebbe dubitare che la Scuola, presto o tardi1 dovesse monre, pe~: dir così, di tisi; e ciò perchè gli allievi, piuttosto che esporsi ad un esame per andar poi incontro al disturbo di allontanarsi cl alla loro regione senza un adeguato vantao·o-io 0 potrebbero preferire eh correre la sorte degli altri allievi uf~ fi~i~li di complemento, restando l)resso la compagnia di samta alla quale furono assegnati. Ma, contro tale dubbi.o sta il fatto che la plet01·a sempre crescente di medici nel nostro paese, rende ognora pÌLL ambito il l)osto di ufficiale medico di ca~·1·ie1·a, al q uale l)Osto non si potrebbe aspirare, giusta la mia proposta, se:o.za passare per il tramite della scuola. N è è da trascurare il vantaggio di rimaner e solo sette mesi invece di nn anno, sotto le armi come allievi ufficiali medici di complemento. U~'a~tra o?i~zione potrebb'essc;·e questa : l'aumento degli ufficiali mechm suba.lterni in servizio attivo permanente por tere?be, ~ome necessaria conseguenza, un ritardo nell~ promoz10ne da tenente a capitano medico. Ciò è vero: ma, senz~ entrare qui n ella spinosa questione delht e;arriera d~~h ~linciali medici, un semplice e rapido esame delle conch z1_01:1 del_ no~tro ser~i:6io basterebbe a mostrare l'opportumta ed ?1sog~o d1 un allargamento dei quadri, specie nel grado cle1 capitani medici ; e con tale allargamento verrebbe natural11:-ente att~nuato in proporzione ]o svantaggio nella loro carnera, derivante da,ll'aumeuto dei subalterni. 1 D ~l~ronde, i progressi incessanti delle mediche discipline e 1 1mp~r~anza _eno'.:meme~te aumentata ai nostri tempi, de~ serv1z1~, ~amtano 11egh eserciti, rendono assai più diffic1~e la m~s~~on~ del medico militare e molto più. gravi i Suoi doven. E gmsto, quindi, che gl' interessi morali e materiali del corpo sanitario sieno convenientemente curati·
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tanto più che, tenendo conto di questi interessi, si tutelano gl' interessi dell' esercito ed anche quelli della ns.zione, la quale affida al medico militare la salute della sua parte più eletta. Dopo tutto, non è l'allargamento dei quadri che può esercitare un'influenza dnrevole e veramente efficace sulla carriera., se non vi conc;orre un sistema di elimina,zione dei non valo1·i, e dei dubbi valo1·i fatta con giusta e costante fermezza. Concludendo: far precedere l'ammjssione clegli allievi u:ITiciali medici di complemento, alla scuola di F irenze da un corso d'istruzione presso determinate compagnie di sanità; regolare l;ale ammissione mediante opportuna scelta degli al lievi più meritevoli, lasciando che gli aHri compiano il corso d'istruzione presso le stesse compa,gnie cli sanità, come gli allievi ufficiali cli complemento cleO'li altri corpi ed armi·, re. o clutare gli ufficiali medici effettivi esclusivamente da quelli cli complemento provenienti dalla Scuola; infine, istituire presso la Scuola stessa, due corsi 01·dina1·i, uno per gli allievi ufficiali medici di complemento, l'altro per i sottotenenti medici in servizio attivo permanente, di nuova 11.omina, oltre ad altri eventuali corsi st1·ao1·dincwi per gli ufficiali medici anziani: ecco le riforme che io reputerei necessa,rie alla Scuola d'applicazione cli sanità militare per fortificarne l'organismo e per assicurarle una vita prospera e feconda.
P. I MBH.IA CO Colonnello m etUco.
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IL]ATTAGl1JONEINQUADRATO NELL'ATTACCO
La battaglia .
L 'azione più importante di qualsiasi guerra è, come tutti sanno, la battaglia. Come dice il von der Goltz la battaglia è e sarà · come il punto cardinale, attorno a cui si aggirano le varie vicende degli avvenimenti di una g uerra; con ogni battaglia comincia sempre una nuova fase della campagna e spesso un'nnica grande battaglia ha risoluto totalmente il problema di guerra. Non vi è insomma nessun'arte militare, che possa far consegnire la vittoria senza la battaglia decisiva. P er a.vere un' idea di quello che potranno essere le batt aglie future, basta che ci facciamo a riflettere che se in talune delle battaglie gi~, avvenute in Europa si ebbero da ambo le parti da.i 100 ai 200 mila nomini, o poco più, nella battaglia delle future gnerre potranno starsi a fronte eserciti d i ben (600 mila combattenti. È notorio infatti che le grandi potenze metteranno i.a campo una trentina d i corpi di armata e forse più. In uno studio che io fec i nel 1892 sull'esercito francese , e che apparve su questa Rivista, venivo alla conclusione, ~on documenti alla mano, che la Francia avrebbe potuto mquadrare 2,100,000 uomini e che inoltre aveva d isponibili altri 2 milioni d'uomini fra complementi dell'esercito attivo ~d el ementi territoriali. Questa forza si sarebbe inquadrata m parte nei 21 corpi d'armata che la Francia ha permanentemente costituiti e in parte in altri 21 detti corpi d'a:l'mata bis, di cui allora si riteneva probabile la costitnzione. Siccome per ò anche allora sembrava d ifficile poter costituire tntti gli stati maggiori e tutti i quadTi occorrenti pei comandi di sì numerose grandi unità, e pareva, da taluni in-
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BA'r1'AÒLI0N_F: INQU ADRATO NE U'A 'Ì''I'A d c o
dizi, che si fosse per adottare in caso di guerra la formazione dei corpi d'armata a tre divisioni, due attive ed una mista (che è forse quella adottata davvero) ; così io conchiudevo che anche con quest'altro sistema di raggruppamento delle sue forze, la Francia era in grado di mettere in campo ben 28 corpi d'armata a tre divisioni. La Germania ha un totale di forza bilanciata in tempo di pace di quasi 600 mila uomini. Non si esagera, anzi si rimane al di sotto del vero, supponendo che in guerra questa forza venga raddoppiata. I corpi d'armata..,germanici permanenti sooo 20 e in tempo di guerra potranno certo venir e almeno raddoppiati. Con forze adunque così colossali, come si avranno dalle grandi potenze europee che venissero in lotta, si può ritenere che la maggior parte di esse dovranno incontrarsi su quei campi, nei quali in un giorno sarà decisa la sorte delle nazioni. Nessuna delle maggiori battaglie av venute finora potrà dare un'idea cli quello che sarà per essere un campo di battaglia in que1le future circostanze. Non saranno più corpi d'armata, ma intere e numerose armate che combatteranno una accanto all'altra, sopra linee di parecchi e parecchi chilometri di fronte. E non sarà soltanto il numero dei combattenti che eserciterà in modo diverso la sua influenza, ma bensì e più ancora, « la grande potenza delle nuove armi « da fuoco e la nuova tattica che ha origine dalle medesime ». Oonclndo anch' io col 'VOn der Goltz: « Questa futura bat« ~aglia di popoli è per n oi ancora una sfinge g ravida dei più « msolubili enigmi ».
Il combattimento inquadrato come regola: Se dunque la battaglia è l'atto principale della guerra e se le battaglie avverranno con forze così enormi riunite è . dedurne che il battaglione, parte cosi minuscola 'in l ogico tanto esercito, dovrà combattere incastrato fra gli altri battaglioni o, come suol dirsi, inquadrato. Dobbiamo per ciò ritenere che per il battaglione il combattimento inquadrato
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sarà la regola e quello autonomo sarà una rara eccezione; che vi saranno cioè novantanove probabilità su cento o, forse meglio, novecentonovantano·ve su mille · che ogni battaglione abbia a combattere inquadrato anzichè isolatamente. Sarebbe quindi logico che in tempo di pace noi ci esercitassimo nelle modalità del combattimento inquadrato assai più di quanto per solito avviene. Io vedo che ben di rado i battaglioni hanno occasione di manovrare inquadrati. Negli esercizi formali per il combattimento, sia che si facciano in piazza d'armi, sia sul terreno vario, non si è ancora presa l'abitudine di supporre le truppe inquadrate. Nelle esercitazioni poi di combattimento - tanto nel periodo delle istruzioni di battaglion e quando facciamo esercitare il battaglione contro nemico segnato, quanto nel periodo delle istruzioni di r eggimento allorchè mettiamo di fronte un battaglione contro l'altro - è an cora più raro il caso di vedere che il tèma supponga le truppe dei due par tit i incastrate in mezzo ac1 altre truppe. Avviene solamente a'Lle manovre, di campagna allorchè nell'ultimo periodo si fanno quelle poche, pochissime esercitazioni di reggimenti contrapposti, che i battaglioni hanno occai:;,ione di ESsercitarsi a combattere affiancati; anche allora però, essendo per lo più dne battaglioni in prima schiera ed uno in seconda, anzichè inquadrati, i battaglioni manovrano come se fossero ad un'ala del combattimento. E ppure, a mio giudizio, sarebbe assai più logico, assai più naturale, per la preparazione alla vera guerra, che sempre, o quasi sempre, i battaglioni venissero esercitati nel combattimento inquadrato. Basterebbe che una, due o al più. poche altre esercitazioni durante l'anno fossero fatte supponendo il battaglione in combattimento autonomo, come preparazione a quel rarissimo caso che in guerra gli potesse capitare di trovarsi a combattere isolato; ma in tutte le altre eserc-itazioni il battaglione dovrebbe essere realmente inquadrato o almeno, per supposto, considerato come tale. Del resto non può essere difficile anche di inquadrare e:ffet-
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i L BaT'l'AGLlONS 1NQtJADt1A1'0 N EL!,' A'l'TACCO
tivamente il battaglione fra altre truppe quando si prenda l'abitudine di segnare queste ultime con piccoli reparti sui fianchi del bii.,ttaglione stesso.
Le tre schiere. Ma come avverrà questo combattimento inquadrato ? Per farcf:lne un' idea il più che possibile conforme al vero, è necessario pr emettere un r apido cenno intorno allo schiera· mento delle grosse unità di guerra ed al còmpito di ciascuna schiera nell'azione tattica complessa del corpo di battaglia e quindi esaminare più partitamente l'azione che dovrà svolgere il battaglione nelle tre situazioni in cui potrà trovarsi, cioè di 1", di 211 , di 3" schiera e tutto ciò tenendo conto delle mutate condizioni a causa dei grandissimi perfezionamenti delle armi moderne. · Le grandi unità di guerra, nel prepararsi al combattimento si dispongono in tr e schiere ed il battaglione diviene l'elemento costitutivo di ogni schiera, tantochè per il numero dei battaglioni di ciascuna di esse, si suol designare la rispettiva loro forza. La l" schiera è destinata ad iniziare il combattimento e, per il passato, essa doveva anche normalmente compiere in tutte le sue fasi il primo attacco, a meno che circostanze tutt'affatto speciali non avessero reso assolutamente necessario il concorso parziale o totale della 2• schiera sul quale concorso poteva contare. Ma, di fronte ' ai · micidialissimi effetti del fuoco cli un di~ fensore armato dei moderni fucili, bisogna ritenere che quelle circostanze speciali, per cui dapprima il concorso della 2" schiera nel primo attacco era eventuale, d'ora in poi si avvereranno quasi sempre. La resistenza infatti del difensore e gli effetti del suo fooco, specialmente in terreno a lui favorevole, non potranno a meno di infliggere, alla 1• ·schiera attaccante delle gravi perdite, sì da smorzarne lo slancio e renderl; poco atta a proseguire da sola l'attacco.
IL llA'l''l'AGr,tO.NÈ li'i'QOAL1R;tTO N~LL'ATTACOO
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Se dunque la 1• schiera dovrà t uttavia fare ogni sforzo per riescire a compiere l'attacco in tutte le sue fasi, è da r itenersi però che, almeno nell'ultimo periodo, l'intervento della 2" schiera sarà inevitabile. La 2" schiera serve ad in.fluire, come ha sempre in:fl.nito, per tenere alto il morale delle truppe di 1" schiera, dando loro la sicurezza di immediato appoggio; ma, mentre per il passato era più specialmente destinata a svolgere col concorso della 3• schiera le operazioni, che fanno seguito al primo attacco, cioè l'inseguimento del nemico e l'eventuale svolO'io mento di un nuovo attacco contro una retrostante posizione nemica, pur potendo talvolta anche in avvenire essere impiegata in tal modo, si deve invece ritenere, come ho g ià detto, che normalmente essa concorrera con la l" schiera nell'attacco. La 3" schiera poi, mentre giova essa pure, come truppa di rincalzo, a t enere alto il morale delle truppe antistanti ed a sostituire la 2• schiera quando questa sarà entrata in azione colla l", normalmente non si intende chiamata a concorr ere al primo attacco. Se questo non ri~sce, di massima la 3• schiera sarebbe impiegata nell'arrestare l'inseguimento del nemico. Quando l'attacco fosse riuscito, essa eseguirà invece le operazioni che fanno seguito all'attacco stesso. In quale 1•apporto dovranno essere distribuiti i battaglioni nelle diverse schiere? Qua.udo si partiva dal criterio di ritenere e di rendere an~i più che fosse possibile eventuale l'intervento della 2'' schiera nel primo attacco, la 1• schiera veniva di solito costituita più solidamente che le altre due; e di massima queste ultime d ue avevano, sommate insieme, un numero di battaglioni uguale al numero dei battaglioni di 1" schiera. Ora invece, giacchè a causa delle nuove . armi, si ritiene che la l" schiera, per quanto solida, non possa in massima svolgere da sola l'attacco (specialmente quando l'attaccante debba procedere in terreno assai favorevole all'efficacia del fuoco della difesa), non è più logico costit.uire debolmente la 2" schiera, la quale in tal modo non sarebbe in grado di dare alla 1", arrestata o respinta, il necessario rinforzo materiale per progredire nell'attacco o per rinnovarlo.
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IL llAT'l'AGf,10:-ils JNQUADR.\1'0 NBLL ATTACCO
J[, HA1'TAGLlONE INQ.ÙADRATO !SlsLL ATTAC:CO
Sembra dunque miglior consiglio quello di costituire le tre schiere con egual numero di battaglìoni. Dev'essere pertanto stato ispirato da queste riflessioni ciò che è detto nelle Norme generali pe1· l'impiego delle tre armi al n. 17, che cioe « quando si debba svolgere la massima « intensità d'azione, conviene che le schiere siano di forza « pressochè uguale e, se invece si deve svolgere azione pu· « ramante dimostrativa, si può assegnare un maggior nu« mero ùi battaglioni alla l" schiera, facendo più deboli le « schiere retrostanti. » Ciò prova appnnto come per la buona riuscita dell'attacco debba ritenersi come normale la costi· tuzione delle tre schiere egnali e conseguentemente anche il concorso della 2" nell'attacco. Tuttavia &. tale riguardo non vi è nulla di assoluto; lo scopo da raggiungere, la situazione rispetto al nemico, e la natura del terreno d'attacco, come pure il fronte assegnato alla divi· sione, saranno di guida nel decidere intorno allo schiera· mento. Ma, oltre alle tre schiere, le grandi unità. di guerra dispon· gono anche di riserve, il cui còmpito è : o di salvare le tre schiere da nn disastro in caso d'insuccesso, o di assicur are la riuscita del primo attacco concorrendo con la 3:\ schiera a respingere le successive resistenze, o di provvedere all'imprevedibile, o infine d.i servil'e come mezzo per attuare quei concetti tattici ohe il comandante superiore avesse già in animo di eseguire o che gli fossero suggeriti dallo svolgimento della battaglia, sempre allo scopo di agevolare l'azione delle tre schiere od a meglio sfruttarne i successi ottenuti. La distribuzione però delle riserve in rapporto alle altre schiere non può essere in alcun modo preventivata. Basterà quindi che consideriamo il battaglione nello schic· ramento della divisione, nella quale esso potrà trovarsi in 1\ in 2" od in 3• schiera. In tal caso la 3• schiera funziona da riserva ed il corpo d'attacco s'intende più propriamente ri· dotto a sue schiere. Ciò non ò contrario a quanto si è detto prima circa il còmpito delle varie schierd, poichè, col diminuire dell'importanza del corpo di truppa, vengono anche a limitarsi le p obabili operazioni successive al primo atta.eco.
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BATTAGLIONE DI l" SCHIERA.
Cominciamo adunque a vedere il battaglione di 1• schiera. Nel corpo di battaglia il battaglione ha rappresentato fino ad ora l'infimo dei reparti tattici, che fosse in grado di svol· gere nelle sue fasi un'azione tattica offensiva o difensiva. Esso era ed in date circostanze può essere tuttora, per le sue condizioni cli forza e di costituzione organica. il più piccolo reparto che potesse disporsi su tre linee e queste costituire in modo da poter graduare l'impiego delle truppe e dare al combattimento il necessario carattere di crescente intensità, tenendo le truppe, non impegnato nel fuoco, tanto più indietro quanto più tardi sarà necessario il loro impiego. Ma coll'anmenr.ata potenza delle armi attuali potrà ciò es· sere ancora in avvenire? Ho giit accennato alle difficoltà perchè questo abbia a verificarsi; ma la cosa ci verrà meglio chiarita nel discutere che faremo le varie questioai che ci si affacceranno trattando del battaglione nelle sue diverse fasi del combattimonto. E cominciamo innanzi tutto della questione del fronte d'attacco.
L'intensità d'azione di una determinata truppa, per legge meccanica, dovrebbe assero in ragione inversa dell'estension<>. del tratto di fronte su cui tale azione si esplica. A norma. di questa legge dovrebbe quindi venir assegnato al battaglione il fronte più ristretto che possibile. Ma si comprende benissimo come essa non possa essere accettata in modo così assoluto come legge tattica, dovendosi tener conto del modo di impiego della truppa e delle armi di cui essa è fornita. L'esperienza ha dimostrato, come verità assiomatica, che l'attacco può riuscire solamente- quando la necessaria prevalenza del fuoco dell'assalitore abbia acquistato e conservi un tale carattere d'impulso e di violenza che l'avversario nerisulti in modo rilevaute soverchiato.
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IL BATTAGUON E J NQUA D!V,TO NE t,L'A'l'TA CCO
4,J.4
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BA1"l'A0t.IONE lNQ,l:JA DRA't' O Ner.r,' ATT,H)C:O
Ne derivano due conseguenze : 1° che l'attacco dovrà sempre essere eseguito con t utte le forze del battaglione; 2• che il fronte da assegnarsi al battaglione dev' essere sempre tale che la truppa possa venit·vi efficacemente impiegata nel fuoco. Sarà quindi opportuno che il battaglione abbia un fronte non inferiore alla estensione del battaglione stesso in linea; e ciò perchè il fuo co eseguito con una profondità maggiore di due uomini per passo non proàuce effetti pr oporzionali all'aumento della truppa impiegatavi ed alle maggiori perdite cui questa dovrebbe sottostare, non solo per causa della sL1a maggiore densi~à, ma anche perchè le righe retrostanti alla 2" dovrebbero necessariamente far fuoco dalle posizi.oni in ginocchio o dritti presentando un bersaglio assai più vulnerabile di quello presentato dalla t ruppa in due righe, che può far fuoco a terra. Calcolando che il battaglione possa avere in guerra da 800 a 1000 fucili utili, si avrebbe per esso, m linea, un fronte che varierebbe da 400 a 500 passi, vale a dire dai 300 ai 375 metri. Questo fronte del battaglione è in armonia con quello che le Nm·me generali pe1· l'impiego delle t,·e armi indicano per la divisione. Esse appunto dicono che quando, per avere la massima intensit a d'azione si stabiliscono le tre schiere di egual forza, il fronte di una divisione non dovra eccedere i 1500 o 2000 passi. Ciò corrisponde precisamente a limitare il fronte del battaglione dai 375 ai 500 passi, press' a poco insomma fra 300 e 375 metri come ho detto sopra. Il r egolamento d' esercizi invece, sebbene dica che « la « fronte conveniente ad un battaglione inquadrato varia se« condo le circostanze », suggerisce come criterio generale una fronte ragguagliata ad una densità di 3 uomini per passo, che corrisponde pel battaglione dai 266 ai 333 passi ossia da.i 200 ai 250 metri. Se da una par te un fr onte più ristretto può essere preferito dalla considerazione delle perdite che avverranno durante l'attacco, d'altra parte però la maggiore densità sarà anche
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causa di maggiori perdite, specialmente contro le armi micidiali del giorno d'oggi ed io riterrei perciò preferibile il fr onte indicato dalle Norme molto più che concederebbe un miglior impiego del fuoco.
Marcia tattica d'avvicinamento.
Lo schieramento deve avvenire in massima lontano dai tiri nemici, quindi fuori anche da quello dell'artiglieria avversaria. Avverrà però a distanza maggiore o minore dal fronte nemico a seconda delle forme del terreno e della vegetazione. In terreno completamente scoperto dovrebbe effettuarsi oltre i 3000 metri. Dal fronte di schieramento il bat taglione d i 1 a schiera deve avanzare, eseguendo una ma,·cia tattica d'avvicinamento fino al punto oltre il quale non gli sa.rà possibile subire passivamente le offese della fanteria n emica.. I vi termina la marcia tattica d'avvicinamento ed ha principio un periodo di vero combattimento, che può chiamarsi avvicinamento col (u,oco. Il battaglione dovrà per tanto superare (senza far fuoco) un tratto di t erreno tanto più lungo quanto più il terreno stesso sarà scoperl;o ed unito e cioè in ragione della distanza a cui si sarà schierato dal nemico; e in tale marcia tattica di avvicinamento il battaglione sarà normalmente soggetto a tiri d'artig lieria ed eventual mente a fuo chi a massa a grande distanza dalla fanteria nemica. Ma prima di avaI].zare, il comandante del battaglione deve far conoscere ai dipendenti comandi di compagnia il còmpito as.;egnato al battaglione, la direzione da seguirsi, stabilire quali compagnie dovranno poi passare in avanschiera e quali restare al grosso ; indicar e sopratutto il r ipar to base, sul quale si deve mantener e il collegamento e regolare l'avanzata, tutte insomma quelle indicazioni spiegate anche n el Regolamento d'esercizi al n. 186, afilnchè tutti siano in grado di cooperare nel modo più efficace al mandato stesso.
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Il battaglione inizierà quindi la marcia tattica d'avvicinamento formato normalmente in linea di colonne di compagni.a. ad intervallo di spiegamento, le quali saranno per lo più. coi plotoni affiancati. Questa fo~ma_di lin~a di colonne è_la meno vulnerabile fra quelle dell ordme chiuso e la megho adatta alle mosse in terreno accidentato. L e compagnie destinate all'avanschiera spingeranno innanzi delle pattuglie di combattimento. Ma il battaglione, proseguendo nel suo movimento d'avanzata entra nella zona più efficacemente battuta dall'artiglieria e dai tiri in massa a gran distanza della fauteria, al di sotto cioè dei 2000 metri ed allora si trasforma in due linee. Le compagnie già destinate in avan schiera pros.eguir~nno .1~ marcia e fra di esse il comandante del battaglione npart1ra il fronte assegn:ito al baUaglione stesso. Tali compagnie, precedute sempre dalle pattuglie di combattimento, proceder anno curando il collegamento coi battaglioni di 1• schiera laterali, allargando gli intervalli tra'i. plotoni; e fra questi si tenà il comandante di compagnia in posizione centrale. ~e compagnie destinate al grosso s~ arre_sta~o e se?uono poi a conveniente distanza, Ja quale si aggirera tra 1 300 e 400 metri. Il comandante di battaglione si tiene tra la 1• e la 2" linea in posizione possibilmente centrale e d'onde meglio gli riesca di osser vare il fronte nemico, di orientarsi rispetto al terreno d'attacco e dirigere la marcia in relazione col proprio mandato, coi battaglioni laterali, e colla conoscenza che ~an mano verrà acquistando sulla posizione, sulle forze nemiche e sul terreno. Dovrà quindi il battaglione continuare a procedere ~u questa formazione? Prima di rispondere a ciò, _è nece~sario esaminare due questioni importanti che qui s1 affacciano: 1• la questione dei sostegni ; 2° quella della vulnerabilità dello formazioni. 1. _ La questione dei sostegni in due parole è questa. Conviene che le compagnie d'ayanschiera si suddividano ancora come per il passato in due linee, cioè con una parte dei plo-
IL BATTAGLlON'E INQUAOltATO NELL'A'l'TACCO
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toni in catena e l'altra in sostegno? Oppure non sarà meglio che le compagnie d' avanschiera quando sono costrette al fuoco mettano tutti i plotoni in catena? L'azione dei sostegni, che seguono immediatamente la linea dei cacciatori per rinforzarla, quando orcorre, è considera ta da molti tattici poco felice. Si capisce bensì la nece1?sitiLdi rinforzare la catena e tutti convengono in ciò; ma vi è di . vergenza di idee sul modo con cui tale rinforzo debba avvenire. Taluni vorrebber o che i sostegni fossero piccoli perchè potessero meglio approfittare del terreno o rest<ir vicinissimi alla catena per rafforzarla rapidamente. Altri dicono che la catena dovrebbe anzi ad ogni sbalzo traspor tar con sè anche i sostegni. Ma. altri soggiungono che l'utilizzazione del terreno pt:'r parte dei sostegni è nella maggior parte dei casi illusoria, almeno per l'attaccante. Difatti, per esser pronti a rinfo rzare la catena dovrebbero stare a tale vicinanza che , colla radenza delle atGuali armi, sarebbero sempre sotto il fuoco nemico, senza poter agire, non funzionando così che come fermapalle. Si comprende quindi come il loro morale S':1.· r ebbè presto depresso e come si renderebbero, dopo poco tempo, inadatti a portar e un efficace rinforzo. Inoltre, per essere meno colpiti dai proiettili diretti sulla catena, sono costretti a stare alle ali e quindi meno a portata della parte di catena dove sarebbe necessario il loro intervento e dove non si potrebbe dirigerli, perchè sotto il fuoco efficace del nemico è impossibile lanciare i sostegni sui punti della linea antistante che non si troYano sulla loro direzione di marcia. L'esperienza delle ultime guerre ha dimostrato elio i so· stagni dietro la catena soffrirono enormi perdite dal fuoco cui era esposta la linea dei cacciatori. Accade anche che proprio nel momento del pericolo l'attenzione del capitano resta divisa fra la catena ed i sostegni. Sembra ino.ltre dimostrato che la direzione e l'efficacia del fuoco di una compagnia senza sostegni dia risultati migliori di quando la compagnia marcia frazionata. C~rto l'influenza del capitano sulla disciplina del fooco è meglio assicurata fin dal prin-
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Il, llATTAGLlO:SE lNQ.UADR.ATO NllLI.'ATTACCO
cipio dell'azione e più a lungo continuata nel primo caso che nel secondo. Nel battaglione francese i sostegni furono già aboliLi fin dal 1894, e così non vi restò che la linea dei cacciatori seguìta dalla r iserva di battaglione. R imangono p13r tal modo semplificati il meccanismo e la. direzione generale del combattimento, non che il frazionamento nel senso della profondità; ed anche l'efficacia dei proietti nemici, specie degli shrapuels, resta limitata, trovando essi minori zone occupa.te da truppe. E non ò a dire che tanto lo spiegamento guanto l'avanzata di grandi linee di cacciator i sia più difficile di quello che fosse il maneggio di innumerevoli riserve parziali quali er ano appunto i sostegni. In conclusione, tatticamente parlando, bisogna convenire che prevalgono le ragioni per l'abolizione dei sostegni e eh~ questa è una conseguenza logica della potenza delle attuali armi. 2. - La questione della. vu ìnerabilità delle fo rmazioni noi la possiamo risolvere esaminando i dati che ci sono forniti dalle esperienze avute alla nostra Scuola di tiro per mezzo degli studi fatti sul tiro collettivo con fucili mod. Questi dati sono riassunti nella tabella delle vulnerab1hta della compagnia nelle sue varie formaz ioni a pag. 84 del1' JslrLt:::ione sulle armi e sul tiro, volume secondo, e nel grafico della pagina successiva. . Da essi ricaviamo che la formazione meno vulnerabile per tutte le distanze è quella dei plotoni affiancati con l'inter· vallo di 15 passi tra i plotoni. Poi viene la compagnia in linea, la quale è meno vulnerabile della compagnia coi plo· toni affiancati a soli 6 passi nelle maggiori distanze, ossia fino a 1300 metri ; ma diventa invece assai più vulnerabile alle distanze minori. La formazione più vulnerabile di tutte è la colonna di compagnia. Da ciò deriva che quando le compagnie marciano sotto il fuoco nemico, dovrebbero sempre tenere i plotoni affiancati con intervalli larghi tra i plotoni. Vi è però da fare una
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osservazione: che cioè contro i tiri obliqui, che in guerra non saranno infrequenti, in ispecie alle grandi distanze, e contro i tiri d'artiglieria, la formazione in linea sottile diviene meno vulnerabile anche di quella dei plotoni affiancati a 15 passi. In tali casi potrà con venire cli a van.zare in linea quand'anche non si debba. o non si possa impiegare il fuo00. E questa linea per essere meno vulnerabile potrà divenire anche una riga sola (1). Se dunque avverrà (come io fermamente ritengo) che i sostegni dovranno essere f·usi di primo acchito nella catena, giunte le compagnie di avanschiera verso il limitare delle medie distanze, intorno cioè ai 1200 metri, - sia per la maggiore probabilità di potere e dover agire col fuoco, sia perchè l'artiglieria nemica farà ogni sforzo onde a tali distanze (da cui questa ha t utto da temere) esse non giungano, - tutti i plotoni di questa prima linea si stenderanno. La prima schiera verrà cosi ad essere costituita da una catena, che occuperà precisamente l'intero fronte assegnato al battaglione. Il grosso del battaglione avrà pure, a conveniente distanza, assunto una formazione meno vulnerabile, o allargando gli intervalli tra i plotoni affiancati, o forse anche, secondo il caso, addottando la formazione dei plotoni su di una sola riga; e se il terreno è assai coperto, dovrà diminuire anche la distanza. In questa formazione il battaglione prosegue con andatura lesta la marcia tattica d'avvicinamento ; tutti i r eparti del battaglione, specialmente i plotoni e le squadre in cat ena, cercheranno di ridurre il più possibile gli effetti del fuoco nemico, traendo il massimo profitto dagli ostacoli, mettendosi, secondo i casi, or cl i fianco, or di fronte ed il comandante dal battaglione curerà che si manteugano inalterate le relazioni nell'ordine di combattimento e si conservi
(l.J !..a fanteria rr:mcese e in certi ca;i anche la russa, h:rnno riconosciuto cho la po· lenza delle attuali ~rrn i obb ligano a rendere sempre più so ttili le lìnec che si avanzano, ed irnt)i,•gano gi(1 rornrnzioni su ri i Ltna. sol.i riga anche ror rar avanwro repat'lf in ordino chiuso n~lla zona del fLrnco nomi~o.
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il necessario collegamento coi battaglioni laterali. Cosi si procederà :fino a che, in base ai criteri già espressi, non divenga opportuno o necessario di aprire il fuoco.
Avvicinamento col fuoco. Dal momento in cni la catena apre il fuoco, comincia un altro periodo dell'azione dell'a ttacco, che chiameremo avvi-
cinamento col (uoco . Per for marci un· idea esatta del modo come probabilmente si andrà svolgendo in avvenire questo periodo, conviene pr ima di farne una descrizione, accenrnwe ad alcune importanti questioni, che si discutono fra i tatt ici, le quali, se pure non ancora risolte, potranno dare un'idea delle più probabili modificazioni che saranno per apportare in avvenire gli ultimi perfezionament i ùelle armi . 1° Ini:JiO clei tiri. - E innanzi tutto: a r;ua le distan~a una fanteria deve aprù·e il fuoco in un attacco frontale? Taluni sostengono che l' attaccaute dovr ebbe avvicinarsi il più che possibile, utiliz;:ando il terreno in tutti i modi per non soffrire perdite e giungere alla distanza di 500 o 600 metri, d' onde poi aprire uo fuoco di sorpresa e potente. T ale teoria però è assai combattuta da altri tattici; i quali la ritengono assolutamente inapplicabile nel maggior numero dei casi, per chè assegna al difensore un contegno in aperta contraddizione con tutti gli insegnamenti che si rifer iscano alla difesa. Certo che se il difensor e si comporta in modo da favor ire l'attaccante e permettergli di avanzare fino a distanza efficacissima di tiro e di eseguire un fuoco di sorpr esa e po· t entissimo, sarà tanto peggio per lui. Ma il difensore invece, se vorrà impiegar beno l' artiglieria, farà tutto il possibile per impedire all'attaccante di avvicinar si alle distanze tra. i 1400 e i 1200 metri, alle quali rartiglieria della difesa può già essere consider evolmente danneggiata da lla fanteria dell'attacco. E gli inoltre batterà l'attaccante col fuoco di foci-
I L llA'l' T AGL IO!SB INQUA IJHA T O N.ELL ATTACCO
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le1ria. alle medie distanze (dai 1200 agli 800 metri) appunto per impedirgli di g iungere alle piccole. Ora, se l'attaccante sarà costretto prima dall'artig lieria e poi dalla fanteria avversaria a passare successivamente dalle for mazion i in massa a quelle in linea ed a linee _sempre più sottili (sia di fianco o sia di fronte secondo i casi), dovrà poi in queste formazi oni pensar e soltanto ad avanzare, senza far fuoco, iìno a 500 o 600 metri dal nemico? E in quali condizioni vi giungerebbe (se pur vi giungesse ) rispetto alla difesa? Gli effetti delle attuali armi non possono certamente rendere plausibile questo procedi mento dell'attacco; senza dire che sarebbe un impiego assai deficente del fucile moderno anche da p11.rte dell'attacco. 1n base alle t avole di tiro, alle esperienze dei poligoni, e fatte quindi le massime deduzioni percentuali che si vogliano, per accostarci il più che possibile, al caso vero di guerra, sembra poco probabil'3 che l'attaccante possa giungere a quelle piccole distanze, senza aver prima danneO'O'iata ob la difesa per diminuire gli effetti del tiro di essa; o, se a nche vi arrivasse, sarebbe in condizioni così deplorevoli e per numer o e per morale, che a l difensore non occorrerebbe gran fatics. per metterlo fu ori combattimento; molto più che questo, non avendo subito delle perdite e vedendo invece qu elle dell'attaccante, sarebbe anche tanto più elevato d i morale. Non si comprende dunque percb.è, solo cosi per pi·incipio, l'attaccante uon debba tener conto della grande efficacia delle armi moderne e non farne un ut ile impiego fin dalle medie distanze di combatt.im6nto. Ammet tere che truppe armate di un ottimo fucile possano continuare a marciare su· bendo continue per dite, senza r ispondere al fuoco nemico, sar ebbe ammettere un assurdo. Il vero criterio giusto sarà quello di far fuoco sempre quando il nostro tiro possa a vera efficacia e giovare in qualche modo allo scopo cui esso tende. 2• Tirn alle grandi dislan:;e. - Ma. in opposizione a coloro che vorrebbero si facessa fuoco solo da v icino, vi sono
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invece quelli che propug1iauo il ti1·0 fatto anche alle grandi clistanze, appoggiandosi essi pure a talune esperienze delle guerre passate, come in quella dei Francesi nel 70 e dei Turchi nel 77- 78. Certo che rinunciare per preconcetto deliberato al fuoco lontano, qnando gli attuali fucili a piccolo calibro permettono di a vere ottimi risultati anche a distanze assai notevoli, sarebbe illogico ; molto più che se si considerano anche i risultati delle esperienze in tempo di pace, non si potrà far a meno di riconoscere l' importanza che in avvenire sarà per acquistare il fuoco alle grandi distanze. È però vero che d'ordinario sarà più facile che appariscano bersagli lontani da battere alle truppe della difesa, che sono in posizione; ma non si deve escluder e che ciò possa avvenire anche alle truppe attaccanti. E vi saranno circostanze anzi in cui il fuoco alle grandi distanze potrà essere molto utilmente impiegato; come ad esempio per coadiuvare l'artiglieria, per sostenere altre truppe che avanzano e simili. In conclusione si può dire che il tiro alle grandi distanze non sarà da. proscri versi, ma da eseguirsi solo quando l'opportnniti~ lo consigli ; ed a giudicare da questa molti fa ttor i contribuiranno, come ad esempio il terreno, le condizioni di luce, l'entità e la visibilità dei bersagli, l' importanza, dell'obbiettivo, il numero di cartucce disponibili, ecc. Alle distanze medie invece il tiro sarà inevitabile, rna si dovrà regolarlo in maniera da ricavarne i massimi risultati ed evitando pnre ogni spr eco di cartucce nell'intento di giungere alle diste.nze piccole in condizione da poter prevalere sul nemico. 3° Specie dei fuochi. - Anche sn altre questioni 1~ opin ioni sono molto discordi; ad esempio : se alle niedie e grandi distanz e sieno prefer·ibili le salve cii fucileria oppure il tiro a volontà. I Tedeschi sono per quest'ultimo, i Fran· cesi, i Ru::-si, gli Austriaci dànno invece la prevalenza alle salve, come qnelle che permettono di disciplinare e regolare meglio il fooco. La nostra istruzione sul tiro (volume II) dice che: « le esperienze di poligon o banno dimostrato che
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« il fuoco a salve, eseguito con celerità non superiore a « quella del fuoco ordinario, dà risultati percentuali sensi« bilmente eguali a quelli del fuoco a 1;olontà ordina1·io, « tanto a distanza esatta di alzo quanto a distanza errata; « eseguito, invece, con celerità superiore a quella del fuoco :< ordinar io, dà risultati percentuali sensibilmente inferiori
« a quelli del fuoco a volontà accelerato. » Il che in altre parole significa dar la pr eferenza al tiro a volontà. Anche il nostro regolamento d'esercizi considera come eccezionale, e solo per le grandi distanze, il fuoco a, sal ~,e. Veramente il fuoco a comando (o, com e diciamo noi, a salve) può essere utile per regolare il consumo di munizioni, per ottenere effetto morale, l)er far sparare con precisione d'alzo, per aggiustare il tiro con l'osservazione del punto di caduta dei proietti e specialmente utile sarà nei tiri :fissi da posizioni già preparate. In ogni caso è possibile solo da lont.ano e cioè con truppa calma, ordina.ta e purchè eseguito da riparti non tanto grandi e inter vallati. Ma del resto il fuoco normalmente non s~rà eseguito che a volontà, sia perchè il soldato tende già per natura cli preferenza a questo tiro anzichè a quello a comando e sia ancora perchè è effetti varnente risultato che anche dà lontano trovandosi il tiratore pit1 libero nel puntamento e nello sparo, il fascio delle traiettorie sì addensa in una zona più. ristretta. 4° Celerità cli li?·o. - Vi è anche la questione della ce· lerità del tù·o, la quale è molto dibattuta. Per le piccole distanze si p uò tenerla come risolta, giacchè in generale tutti concordano nell'ammettere, in ta.l caso, la massima celerità compatibile con un buon puntamento. Ma per le grandi d istanze la cosa è diversa. Da una parte si d ice che, essendo appunto in tal caso miuore l'efficacia del tiro, occorre nna celerità tanto più gra.nde, affine di ottenere col maggior numero di p~lle lanciate nel tempo stesso quel r isultato che la d iminuita esattezza, radenza e precisione difficilmente permetterebbero di ottenere con tiro anche più a,c curato e lento. Dall'altra s'impugna la questione del munizionamento, che viene portata come ragione
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per non eseguire il tiro alle grandi distanze, ritenendolo non solo poco efficace, ma dannoso per il consumo delle munizioni. Da taluno poi si vorrebbe, oltre eh~ u~a sola specie di fuoco, qnello a volontà, anche 1:rna sola celerità di tiro, quella del li1·0 accelera/o. Costoro propugnano cioè il cosi der.to fuoco unico. sia per maggiore semplicità di istruzione del soldato e sia perchè, non ammettendo che come ecceziouale il tiro alle g randi e medie d istanze, ritengono inop· portuno conservare varie specie di fuochi e varie celerità di tiro, non solo per l'inntile compl icanza d'istruzione, ma più ancora pel conseguente maggior danno morale nel mo mento d 'esecuzione del tiro celere in guerra, qualora in pace lo si conser vasse solo come t iro di ultima decisione, mentre al caso vero la truppa vi sarà, secondo essi, fin dapprincipio costretta. La nostra Istruzione si,lle armi e ti?·o (parte 2·, pag. 63) dice : « Quando si spara collettframente con celerità supe« riore ad un certo limile, dipendente dal tipo d'armamento « e dall'abilità media della trnppa nel cai;icare, puntare, « mirare e scattare con sollecitudine, s· ingenera orgasmo « nei tiratori e si rendono più sensibili i loro difetti. onde u cresce la disper sione del tiro. Dalla media di mol.ti tiri « eseguiti al poligono con fucil i mod . 1891, e con tiratori « di co mu ne abilità risulta : « l" ch e a d istanza esatta di alzo, la celerità di 12 a 14 « colpi al minuto fa ottenere, in media, due terzi del <' per cento di lancio dato dalla celerità di 5 a 6 colpi al «minuto; ,, 2° che a d istanza errata di 100 metri in più o in « meno, il fuoco accelerato suindicato dà, in med ia, un « per cento di lan:::io quasi uguale a quello del fuoco or« dinario; « 3° che a d ista112a errata di 200 metr i in più o in « meno il fuoco accelerato suddetto fa conseguire, in media, « un per cento di lancio qna5i doppio di quello del fuoco « ordinario.
IL B.\T1'AOLIOXE INQUADRATO NEI.L'/\TTACCO
(( E merge da ciò ch e, a paritit di tempo, il tiro rapido « infligge al nemico perdite maggiori del tiro lento ~,. L a conclusione sarebbe adunque che alle medio e grandi distanze con venga o astenersi di eseguire il fnoco quando si creda di non potere o di non dover consumare la quan· tità di cartucce occorrente per ottenere raffetto desiderato, oppure eseguirlo esch1sivamente con celerità.. È bensì v ero che la celeriM. del tiro ingenera orgasmo e rende più sensibili i difetti dei tiratori, onde cresce la, di spersione dei proietti, t,a.lchè ne risulta, come dalle esperienze fatte, una diminuzione del per cento dei tfri utili; ma questa d iminu~ione si r ife d sce allo stesso numero di palle lanciate. Che se in vece nello stesso tempo si spara un numer o indeterminato di colpi, tale diminuzione negli effetti del tiro più uou esiste, giacchè sopra lo stesso bersaglio e nello stesso tempo raffetto, benchè diminuito, di quel numero di palle lanciate, viene talmente ripetuto dall'aumento di celerità del tiro, che Ja somma di tutti g li effetti può anzi superare i risultati di un t.it·o lento. La stessa incertezza della distanza, come apparo da c10 che ho riferi to dal!' Ist1·uzione sul tù·o, consiglia il tÌl'o rapido. L o consiglia.no inoltre altre ragioni, come sarebbero : l'effetto mor.;ale, per le numerose -perdite che cagiona in tempo breve, talvolta la defi,!ienza di numero e di abilità dei tiratori, tal altrn il bisogno d i compensare la diminuita intensità di fuoco qttando si adoperano più alzi per battere una zona estesa e simili. Ad ogni modo però il tiro rapido deve avere 11ecessariamente anche certi limiti nel grado stesso di celerità, e le esperienze dimostrano come non convenga per le distanze grandi aumentare la celerità oltre 7 od 8 colpi al minuto ed oltre 12 o 14 colpi pe~ le distanze più piccole. Comunque dev·essere sempre uua celerità tale che non comprometta il puntamento e la disciplina del fuoco. 6° Lunghe:r:ra degli sbal:ri. - Un'altra questione che si r iferisce a questo periodo del combattimento ò quella clella lunghe.:r::a degli sbal.:ri. Alcuni li vorrebbero corti, di circa
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50 metri, allegando la ragione che il soldato, già. carico dello zaino, non abbia a giungere trafelato sulla nuova linea, ma possa arrivarvi in buone condizioni per eseguire senza indugio un buon tiro. Altri invece credono che l'unico sbalzo possibile sia quello di 100 metri o poco meno affinchè dia per risultato una vera avanzata. E per verità gli sbalzi della lunghezza dì poche decine di metri o renderebbero l'avanzata troppo lenta, oppure dovrebbero essere sì frequentemente ripetuti che riuscirebbero di maggior disturbo al soldato di quello che non siano g li slanci lunghi da 80 a 100 metri. D'altra parte le condizioni del terreno influiranno molto sulla maggiore o minor lunghezza degli sbalzi, e vi potranno pure influire altre circostanze, come, ad esempio, le condizioni morali della truppa, gli effetti del fnoco avversario, la maggiore o minor distanza del nemico, la maggiore o minore padronanza che avranno i comandanti stessi sui loro r eparti ed altri simili.
Il fuoco e l'avanzata nella zona delle medie distanze. Dopo l'esa me di tutte queste questioni, ritorniamo al nostro battaglione, che avevamo lasciato al limite massimo delle medie distanze, quando la catena non può più subire passivamente le offese nemiche e deve aprire il fuoco. Da quel momento il comandante del battaglione deve essenzialmente mirare a raggiungere con sollecitudine quel limite di distanza dal nemico, da cui la prevalenza numerica delle proprie truppe possa tradursi in decisiva prevalenza di fuoco. Giova infatti non dimenticare che solo alle brevi distanze il fuoco dell' attaccante potrà di venire in modo assoluto prevalente. Ma, prima che l'attaccante vi possa arrivare, il difensore pon mancherà di infliggergli gravi perdite, specialmente perchè le condizioni del tiro della difesa, fatto da buoni appostamenti, a distanze note, con più calma, saran no assai
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457 migljori di quelle del tiro dell'assalitore, e anche migliori adesso coi nuovi fucili che non per l'addietro. Quest'ultimo, adunque, dovrà aprire il fuoco da una prima sosta, la quale sarà più. o meno lunga secondo il maggiore o minor bisogno pel comandante del battaglione di orientarsi e di completare gli ordini ai dipendenti comandanti di compagnia, a:ffinchè ulteriormente l'attacco si svolga ordinato per disposizioni da.te. Così d'allora in poi l'autorità del maggiore non avrà più da esplicarsi che come forza moderatrice, specialmente per coordinare la marcia avanti delle truppe con l'avanzata dei battaglioni laterali e con l'azione dell'artiglieria, cui spetta a.ppuuto in guasto periodo, di ottenere sulla difesa quegli effetti che la fanteria non può conseguire durante l'avvicinamento col fuoco. Ava nzandosi il battaglione a sbalzi per scaglioni di compagnia, dall'appostamento, da cui avrà aperto il fuoco, dovrà cercar;e di raggiungere il limitare della zona decisiva, rassegnato a sottostare iu tal periodo a danni maggiori di quelli inflitti al nemico. :M:a per ciò il fuoco che l'attaccante andrà eseguendo nelle varie soste dovrà appunto mirare a contenere tali danni in limiti tollerabili. Però l'avanzata della fanteria sarà in questo periodo resa possibile non %auto dal fuoco della fanteria stessa quanto da quello delle artiglierie, le quali av ranno di mira sopratutto di neutralizzare l'azione del fuoco della difesa per permettere precisamente l'attacco alle truppe di fanteria. IL BATTAGLIONE l NQ,UADRATO NELL AT'l'.ICCO
Rinforzo dato dal grosso. Durante gli sbalzi della caten[-1,,, come ho g ià detto il o-rosso ' t, che la deve rinforzare dovrà seguire a conveniente distanza. Ma vi è una condizione di massima, dalla quale non conviene derogare per non avere i rinforzi alla catena già decimati e scossi moralmente prima che siano impegnati: che, cioe, nessun reparto di truppa dovrebbe essere assoggettato al tiro
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se non possa rispondervi col proprio fuoco. Ora, consultando le tabelle delle zone dominate dai tiri di guerra, si viene a conclude.re che le truppe r etrost.:'tnti della catena, fino alla dist9.m1a di circa 1000 metri dai tiri del nemico, potranno essere poco battute se si troveranno d istanti almeno 300 metri dalla prima linea che fa fuoco. Ma però al disotto di tale limite i riparti del grosso, per non essere troppo battuti effi. cacemeute dal tiro diretto sulla prima linea, dovrebbero allontanarsi sempre di più, ciò che non permetterebbe loro di ess_er pront,i a rinforzare la catena quando ne sarà il bisogno. E bensì vero che le condizioni del terreno inflniranno moltissimo sulla distanza a cui potrà serbarsi il grosso dietro la catena anche nella, zona più vicina al nemico, e che saranno tal volta appunto quelle condizioni cho potranno agevolare lo avvicinamento della, catena col fuoco e l'avanzata dei rinforzi sempre a buona portata di aiuto; ma qnando il te.rreno non sia cosi favorevole, il grosso si troverebbe innanzi a queste t re sol uzioni: o di allontanarsi per essere r i parato, ma senza sicurezza cli giungere in tempo a dar sostegno alla catena; oppure di avvicinarsi subendo delle perdite gravi, e demoralizzandosi così da perdere ogni probabilità di poterle poi recare utile rinforzo; o infine di entrare addirittura iu linea colla catena, assoggettandosi bensì al fooco, ma poten· dovi però rispondere. Si comprende facilmente come quest'ultima sia la sola so· lnzione logica e da adottarsi qnand' anche la prima catena non si trovi ancora in condizione d'avere urgente bisogno di rinforzo. Adunque tra i 1000 metri e i 900 al più, in terreno sco. perto, i grossi devono entrare in linea colla catena. A vretno così fin d'allora una caten~ rinforzata con quella densità di due uomini per passo che già dissi essere la più opportuna all'azione di fuoco dell'attaccante. È da ritenersi che questa robusta li11ea combattente potrà . procedere nella sua azione press'a poco fino al limite superiore deHe piccole distanze, cl.ove, per il continno logorio ehe avrà subito e per la conseguente necessità cli apportarvi
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nuovo r incalzo e nuova potenza di fu oco, occorrerà l' inter· vento di altr e t ruppe, quelle della 2• schiera, che conducano il combatt.imento alla decisione.
Fuoco decisivo. Questa decisione è oramai generalmente ammesso che dovrà avvenir e col fooco . Si va pure generalizzando l'idea che il fuo co delle attuali a.rmi acquisterà potenza decisi va fino dai 600 metri lontano daì nemico. Si avrà aUora il momento risolutivo dell'attacco; mentre l'artiglieria continuerà a percuotere la difesa, la linea avanzata dei battaO'lioni di l" schiera' b rinforzata per lo più da quelli di ~a, che avra.nno raffittita la catena, eseguirà il tiro con la possibile celerità. utile. Questo fuoco decisivo contrassegnerà certo un periodo di crisi. L a difesa fara pure il suo più energico e più violento sforzo di resistenza. In qualche punto l'attaccante fallirà nel1' impresa segnando il sno appostamento con molti cadaveri sul luogo: ma è supponibile che nella maggior parte dei casi, la superiorità dell'attaccante abbia la prevalenza. E allora mentre u na strage desolatrice avrà fatto' sgombrare o quasi la posizione dei difensori, un impeto direi quasi, di nuova giove\tù, una smania di vittoria avviverà la ca.tena dell'attaccante per l' imminente ri.avanzarsi. Qui però bisogna chiarire una costL. La decisione avvenuta non è cer to la finale. Altre resistenze e ritorni. controt~ fensivi bisogna sgominare prima di veder chiusa la battaglia e celebrare la sanguinosa vitt.oria. Procedere all'assalto traversando d'un fiat o 600 metri di terreno sarebbe una follia.
Riordinamento. Si a vrà frattanto un momei,to d i tregua , mentre il d ifensore ritiratosi, s~ riannoda, e si va defilando per opporre una seconda resistenza e mentre la l' schiera dell'attacco. stremata per le perdite snbìte, si andrà essa pure riordi~ando alla lesta.
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Questo intermezzo di riordinamento dev'essere mo lto breve (qualche minuto) onde non svapori l'entusiasmo del vincere e non guadagni il nemico troppo tempo per r imettersi a difesa. In quel momento, se anche la l" schiera fosse sommamente decimata, vi sarà pure la 2" schiera la quale, giunta da poco sulla linea ~ pur avendo preso parte al fuoco decisivo, sarà ancora in grado di proseguir e l'attacco, e potrà quindi tra:-:cinare con sè gli avanzi della l" e riceverà inoltre l'appogg io della 3• schiera. Avremo così un ultimo periodo di fnoco e di avanzata dell'attacco, allo scopo di riconfermare la vittoria e di irrompere nella posizione nemica, periodo che esaminerò sùbito trattando della 2• e della 3• schiera. BATTAGLIONE DI 2" SCHIERA. Come ho già detto, la 2" schLera cle·ve infl·i~ir·e costantemente sul morale delle tritppe cli i" schiera, danclo loro sicurez.za cl' immecliato appoggio. Deve pertanto seguire la l" schiera più vicino che sia possibile, ma pero a distanza tale da esser sottratta agli effetti dei tiri diretti contro la prima. Queste condizioni peraltro, se potranno esser soddisfatte contemporaneamente quando la linea di fooco attaccante è lontana dal nemico, non potranno più esserlo allorchè questa gli si avvicina. In tal uaso dovrà evidentemente darsi la precedenza a quella di assicurare il pronto appoggio della 1• schiera. Si ritiene normale quindi dapprincipio per la 2'· schiera la distanza di 300 metri dietro il grosso della 1·. Ma quando quest'ultimo sia entrato sulla linea di fuoco, dovrà essa pure man mano avvicinarsi nella formazione meno vulnerabile possibile. Il comandante del battaglione d i 2" schiera dovrà tenersi verso il centro della linea occupata dalle proprie trnppe, seguire attentamente lo svolger:.i dell'azione sul fronte del battaglione antistante e prestare attenzione ai cenni del co-
mandante il reggimento, il quale, tenendosi più da presso alla l a schiera, ne conoscerà meglio i bisogni. Essendo altresì còmpito del battaglione di 2• schiera di 1·inf'orzare la 1.• quando qiiesta si a1·1·esti e no 1i possa pro-
seg'ltire nell'attacco, e specialmente nel momento del fiwco decisi-Dv, il suo comandante dovrà tenersi sempre in grado di far accorrere sul fronte la propria truppa nel modo più opportuno e farvela entrare prontamente _in azione sì da cooperare efficacemente e senza esitazione allo scopo comune. Diwante l'avvicinamento col fiioco, la 2a schie,·a dovrà
profittare delle fa·um·evoli condizioni del terreno e cl&i bersagli offerti ctal nemico per eseguire qitei fuochi imp?'Ovvisi e cele1·i a grand·i clislanze che rillscissero veramente utili e che giovassero speC'ialmente a facilila1·e l'avanzata clella in schiera. Tali fuochi saranno più. adatti, quando il terreno li agevoli, per la 2" che non per la l" schiera, la fJUale dovrà invece più preoccuparsi del suo avanzare che non di arrestarsi per eseguire dei foochi a grandi distanze.
Al momento del fiwco decisivo dell'attacco la 2 ' schiero J dovrà normalmente entrare in linea con la i", concm·rendo con essa a renclere ·il fuoco clell'atlcicco così. prevalente ecl in modo assoluto cosi micidiale da obbligare il cli('ensore a sguerni?·e la posizione occupata. In tutti questi periodi quali saranno le forme e le manovre del batttlglione di 2" schiera? Quando sta per entrare nella zona del tiro lontano d'artiglieria (verso 3000 metri) si disporrà in linea di colonne di compagnie, preferibilmente coi plotoni affiancati, i quali andranno man mano allargando gl'intervalli. Nel successivo avanzare potrà ricorrere a.gli esredienti già consigliati al battaglione di l a schiera, assottigliando sempre più. le sue formazioni, per diminuire le perdite ed agevolare l'avanzata, e riconducendosi all'ultimo momento a tante linee sottili di fianco o ad una linea sottile di fronte per poter essere di pronto ed ntile impiego nella antistante catena; e la sottigliezza di queste linee potrà e dovrà anzi ridursi ad una
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semplice riga come quella che gi~1 vedemmo essere la meno vulnerabile contro .le attuali armi. L'andat,ura della 2' schiera sarà per 11.orma il passo; ricorrerà tuttavia alla corsa, sia per entrare i n azione colla In, sia per traversare trntti di terreno sco1Jer ti e battuti dal fuoco nèmico. Di massima il battaglione di 2• schiera dovrà mantenersi centrato rispetto a quello di l", cui serve di rincalzo, ma. in determinate circostanze ed in previsione del suo più probabile impiego potrà gravitare di preferenza verso l' una o l'altra ala. Quando abbia concorw colla 1" schiera n el fuoco decisivo, intorno ai 600 metri o poco m~mo, i l battaglione d i 2• schiera dovrà, come h o g ià detto, eseguire quell'avanzata che sarà necessaria per raccogliere i l fr utto della prevalenza di fuoco; ma n on potrà, come pure già dissi, correre per 600 metri all'assal to. Bisogna pensare che il nemico non si lascierà sfuggire ogni mezzo per rompere la compattezza dell'attacco, ed organizzandosi dietro una seconda lin ea di resistenz~1, cerch erà col fucile e col cannone dì soverchiare l'attaccante, di strappargli la vittoria, affidandosi fors'anche, dopo breve tiro intenso, ad un audace contrattacco. Si manifesta quindi la. convenienza di avanzarsi con mod erato impeto e d i contin uare il fuoco, in nna nuova lotta, ohe v ien detta DI 1tteONFEB,MA, poichè trattasi di rinuovare la prova di superior ità, disorganizzando gli estremi sforzi del difensore e per sempre. Vi dovrà concorrere mol to fuoco dell'artiglieria dell'attacco, che si sarà avanzata, e v i dovrà concorrere, dopo nuovi sbalzi, il fuoco preponderante della fan teria. Solamente in questo modo si potrà metter piede sicuro nella posizione nemica. Avremo così l'ultimo momento della battaglia ossia iiuzIO NE. A. questo punto del combattimento hL contiguiLà delle linee sarà rotta da.ppertutto, l'azione si risolverà in epi· sodi isolati. Sarà impossibile dirigere questa lotta accanita e frammentaria se non col riparare all' imprevedu to per mezzo
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delle terze schiere e delle riserve intatte che si avessero sottomano. Tali minacce impreviste saranno specialmente di contrattacchi sui :fianch i od il fu lmineo assaHo della cavalleria. Le terze schiere o le riserve hanno appnnto il còmpito cli salvare la linea attaccante da tali disastri. E frattanto come av verrà questa irruzione sulla posizione nemica? Sarà il vecchio ASSALTO o il fuoco cost det to d'nnw z roNE? I p iù moderni tattici convengono col dire che sarà un approssimarsi combattendo, fino ad arrivàre a quel la sosta, da cui si riuscirà a rendsre il tiro v eramente distrut tore sulla difesa e sui rinfor zi che essa avrà av uto. Allora si avrà bensì- l'assalto sulle insanguinate zolle nemiche, ma non sarà l'urto in massa, l'assalto antico leggendar io, la mischia corpo a corpo. ~arà i nvece l'esplosione di u na frenetica g ioia pel t rionfo compiuto; non g ià l'urto colle baionette, ma la conquista della posizione nemica avvenuta col fuoco . E allora si avrà di n uovo e sùbito un fuoco accelerato d'insegui mento, col concorso dell'artiglieria e della cavalleria, ma, specialm ente della 3a schiera.
J3A'rT.A.GLI0NE DI 3a SCHIERA. Poche parole adunque ane;he del battaglione dì 3" schiera. Questa, come ho già detto, conc01·re, carne tritppa cli 1·in· calzo, a tenere alto il mor·ale clelle truppe antislanli. L 'appoggio però della 3' schiera non dev'essere immediato come quello della 2• e quindi potrà estendersi a maggior d istanza, fino a 500 m etri , tanto più che di soltto essa è sottratta alla diretta influenza del comandante il reggimento, poichè questo regola l'azione delle truppe di l " e 2• schiera. La 3" schiera sostituisce poi la 2" quando queste, siasi fgsa con la i". Per ciò il comandant,e del bat taglione d i 3'' schiera deve seguir e lo svolgersi dell'azione sul fron te per sapersi regolare.
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Nel caso di un attacco arrestato, dipenderà da un comandante superiore di brigata. o di divisione il decidere se, in r elazione al mandato avuto, convenga lanciare innanzi questa nuova 2" schiera per proseguire nell'attacco o se convenga destinarla a proteggere la ritirata clelle al tre due, oppure se possa essere destinata ad attaccare in fianco il difensore che ancora resiste. Quando invece trattisi di attacco respinto, il suo impiego naturale sarà quello di opporsi all' inseguimento del nemico, permettendo alle due prime schiere di raccogliersi e riordinarsi e di disporsi a resistenza, quanc1o ne sia il caso, in una retrostante posizione. Ma quando il primo a ttacco si sia svolto con buon esito come ho supposto descrivendo l'azione dei battaglioni di 1a e 2• schiera, la 3\ raggiungendo le altre nella conquista della posizione nemica, eseguirà sùbito un vivissimo fuoco d' inseguimento, ma dopo di esso dovrà immediatamente avanzare e premere da presso il nemico per impedirgli di riordinarsi o di sistemarsi ancora in un' altra posizione retrostante, e sarà poscia sostenuta dalla 2" schiera appena avrà potuto riordinarsi. Riguardo alle forme e manovre del battaglione di 3" schiera, finchè esso non debba sostituire quello di 2" sarà opportuno tenerlo formato in linea di colonne di compagnia a intervalli più o meno ristretti, ed adottando al caso i ripieghi meglio adatti a ridurre la vulnerabilità e ad agevolarne la marcia. Quando poi sia passato in 2" schiera, valgono le norme già dette per questa e così pure valgono gli stessi criteri già esposti per la marcia e per il suo entrare in azione, nel qual caso essa agis'Je come le altre due schiere solamente però che nell' incalzare il nemico che si ritira, le soste per far fuoco saranno sempre brevissime e il fuoco sempre accelerato.
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Conclusione. Questa che ho cercato di descriver e, dovrebbe essere la :6.sonomia del combattimento inquadrato dell'avvenire. Non l'ho svolta già di mia immaginazione, ma desumendola da.gli studi fatti da altri più valenti di me, e dalle pubblicazioni di eminenti tattici Quello di cui mi sono intimamente persuaso, nello studio di questa nostra arte tattica, è che veramente le nostre armi avranno un'influenza marcatissima nell'ob bligare e modificare le modalità del combattimento in avvenire; che quindi sarebbe dann,)sO trovarci in una futura guerra a combattere come per il passato. Se i sommi principì tattici sono fissi ed assoluti, la loro pratica applicazione cambia coi nuovi progressi. B isogna avere il coraggio di modificare la tattì©a secondo i nuovi ammaestraménti, di adottare per t empo i mezzi che lo studio e l'esperienza considerano come necessari, di prevenire insomma l'avversario con cui dovessimo trovarci di fronte . Solamente così potremmo sperare di produrre in lai q nelle tristi sorprese r;ehe non vorremmo certamente esser costretti a subire da. lui. ANGELO
ScaEN"ONr
lcnenle colonneìlo -nel 57° {a1tlcria .
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Af>NO XLV[.
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LA TATTICA Dl FAN1'Elt!A1 ECC.
LA T1\TTICA DI FANTKRIAIN OUKST'ULTrno QUARTO DI SECOLO E I L CO MBATTIMEN T O DELLE TR E ARMI
(Co11U1111a:;;io11e. -
l'edi <lispe11sa //)
Dal 1888 in poi.
Non erano ancora appianate le differenze d'opinioni circa l'influenza che avrebbe avuto il fucile a ripetizione snlla tecnica del combattimento, anzi non erano ancora finiti gli attacchi contro la nuova ar ma per lo spr eco di munizioni che le s'imputava, guando nell'agosto 1888 apparve il nuovo rego· lamento d'esercizi per la fanteria tedesca, stato così ostinata· mente richiesto, così ostinatamente contrastato. E:;so ha una grande importanza per lo svolgimento della tattica odierna di fanteria, perchè ebbe il merito di consacrare ufficialmente riforme tattiche che da anni si discutevano nella letteratura militare, da anni si domandavano come indispensabili per mettere in armonia l' istruzione de l tempo di pace con le esigenze della guerra moderna. I principii fondamentali del regolamento possono riepilogarsi in poche parole. La forma principale di combattimento per la fanteria è lo stormo di cacciatori. In guerra tutto ciò che è semplice promette buoni risultati, quindi non si devono insegnare alla truppa nè forma· zioni nè evoluz ioni, che non sian o attuabili sul campo di battaglia. Chiarezza e precisione nella determinazione degli scopi del combattimento conforme alla vera guerra, come delle esigenze di esso alle quali devono soddisfare truppe e comandanti .
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Il risultato decisivo della lotta dipende dall'aver consegnito in precedenza la superiorità del fuoco. Grande autonomia concessa ai capi d'ogni grado. Vietato ogni specie d'attacco foggiato su schema prestabilito; unici dati per le fronti di combattimento, di 100 metri circa per la compagnia, da 1000 a 1200 metri circa quella di una brigata su sei batt.aglioni. Proibite le esorci· tazioni di combattimento cou svolgimento determinato, colpo mortale, dato almeno ufficialmente, a tutte quelle manovre di parata, nelle quali la trnppa non acquista che concetti falsi sulla vera natura della guerra. Il regolamento tedesco dimostrò così come fosse possibile distrigare 1a tattica della fanteria dalle rigide formole, sem· pli:fìcandone l'istruzione, facendole fare un passo innanzi notevole verso la meta, che le ha segnata la guerra moderna, di essere principalmente psicologica. Questo concetto servì di fondamento per la rinnovazione dei regolamenti di tutti gli eserciti europei compreso quello della Gran Brettagna non ostante l'esistenza delle svariatissime sue truppe coloniali. Si è conseguita così in quest'_ultimo decennio del secolo una specie di grande uniformità nell'istruzione puramente tattica della fanteria. Per conseguenza un esaJlle particolareggiato dei vari regolamenti ora in vigore non servirebbe molto per approfondire il presente studio. Tuttavia un rapido sguardo al più recente di essi, al regolamento per la fanteria russa del 1898, pubblicato quindi dopo radozione del piccolo calibro a ripetizione, può dar ci occasione di ricordare ciò che è diventato patrimonio comune, in quanto a tattica formale della fanteria in questa fine di secolo, di accennare a quei punti, sui quali le opinioni non sono concordi e di esporre infine qualche modesta considerazione sul r egolamento della nostra fanteria. Formazione fondamentale del battaglione russo è la eolonna di riserva, che somiglia alla nostra colonna doppia. Passando all'ordine di combattimento il battaglione si divido in massima in due schiere. La prima è costituita fin dal principio da due o tre compagnie tu tte in ordine sparso,
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LA, 'l'A1'1'1CA DI FANTERIA lN QUEST,U!.l'l ~!O QUARTO DI SECOLO
la seconda costituisce la riserva. È uu procedimento analogo a guell o adottato peì battaglione francese: mentre che negli altri eserciti il modo di schieramento, se si debbono cioè stendere subito oppur no intere compagnie in cacciatoò , è subordinato alle circostanze del momento. Come nel regolamento francese anche nel russo sono aboliti i sostegni. Con queste disposizioni sembra che si siano volute evitare le fronti ristrette col conseguente agglomeramento di sca· glioni, in omaggio al concetto tattico che la fanter ia deve oggi cerc~1r e di sopraffare il nemico col fuoco e non aspettare la smt salvezza dagli ordini profond i. Per l'attacco il regolamento stabilisce un procedimento d i mezzo fra quello fondato sull'autonomia dei comandanti in sott·ordin e del regolamento tedesco, seguìto in parte da quello austriaco e italiano, e quello normale del r egolamento francese. La fanteria, preceduta da esploratori si schiera fra 2000 e 2500 metri iu terreno scoperto e l'attacco si svolge in due periodi d istinti : l'' Marcia avanzante :fino alla posizione del fuoco de· cisivo; 2• Assalto della posizione nemica. Da. 1600 metri in po i si stendono le liuee di cacciatori. A 1000 metri apertura generale del fnoco, nel quale le sal ve hanno ancora una certa importanza. L e riserve marciano su di uua riga intervallata o su di una riga per plotoni. La stazione principale del fuoco s'immagina fra 3 a 400 metri dal nemico ; la marcia per giungervi si eseguisce al passo. Quindi cacciatori e le riserve sopraggiunte si scag liano all'assaìto col concorso, se possibile, di fu ochi :fiancheggianti di fuci leria, d i riparti disposti alle a li e chiamati batterie di f'ucili. P er la d ifesa il procedimento è quello generalmente adottato negli altri eserciti ; ma, come in F rancia, si dà g rande impor tanza all'occupazione di posizioni avanzate e al rafforzamento del terreno con fortificaz ioni campali.
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Non si possono or.a non fare due gravi appunti alle disposizioni accennate. Non è possibile che tanto le linee di cacciatori, quanto le truppe, che seguono, marcino tranquilla~e~te al_ passo fi~o alla stazione principale del fuoco, prescrizione matt uab1le durante il percorso delle distanze medie di combattimento, di fronte all'odierna efficacia del fuoco d'artiglieria e di fanteria. L 'immaginare poi la stazione principale del fnoco fra 3 e 400 metri dal nemico dimostra un ottimismo che non sembra molto in armonia con la pratica dei fatti, la quale indica forse come più razionale una distanza fra i 500 e i 600 metri. ] 'atte queste due eccezioni, certamente non spiegabili in un reo-olamento pubblicato in un t empo, quando la psicoloo-ia : la balistica hanno specialmente affermati i lor o diritti, le rimanenti disposizioni, specie quelle relative· alle formazioni, allo schieramento, fin dal principio dell'azione, d'intere compagnie, all'apertura del fuoco fra gli 800 e i 1000 metri, sono senza dubbio affaltezza dei concetti mo· derni sullo svolgimento del combattimento. P r ovvida è l'abolizione dei sostegni, piccolo e molesto retaggio, che an· cora rimane negli altri eserciti, della tattica così detta ~conomica del Clausewitz, la qua.le consiglia l'impiego iniziale di linee sottili di fuoco e che a poco a poco si rafforzano fino a raggiungere la massima intensità di fuoco. Concetto oggi molto contrastato, e che ha per conseguenza un combattimento graduale, un accumolo di molti scaglioni, che le regole balistico- tattiche proscrivono in modo a::;solut.o, di fron te alle grandi gittate delle ar mi. da fuoco moderne. Aggiungasi che esperienze esegnite con cartucce a pallottola hanno provato che le linee sottili di cacciatori soffrono perdite molto maggiori di quelle fitte di pari lunghezza ; e l'idea che rafforzandole g radatamente coi sostegni si riesca
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LA TATTIC,1
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FANTERIA 111 QUF:ST UI.T!MO QUARTO DI SECOLO
a conservare loro in modo continuo la voluta intensità di fuoco e semplicemente illusoria.. In piazza d'armi forse non apparisce la fallacia del sistema, perchè la forza iniziale delle linee rade si calcola. sempre presente. Nel caso vero però essa sarà così decimata dalle linee :fitte del difensore che i rinfor~i addizion_ali saranno probabilmente obbligati a sostenere 11 combattimento quasi con le loro sole forze ciò che rende impossibile cl.i conseguire la superiorità del fuoco, che oggi giorno si considera come scopo ultimo di qualsiasi azione combattente della fanteria. I sostegni inoltre r endono più diffic~lo l'uni tà di condotta della compagnia e, se non trovano ripari adatti nel terreno soffrono, come ha.uno tlimost:ate esp~rieuze di tiro con venienti, su per giù le stesse perdite a cm sono esposte le linee de' cacciatori, e ~ualch~ volta auche di p iù, perchè raccolgono buona parte der col~1 che oltrepassano le liuee antistanti. I sostegni in conclusLOne rappresentano nn ostacolo per la buona esecuzione e il conveniente impiego del fuoco di fanteria, elementi indispensabili, perchè nella lotta l'azione delrarma principale riesca decisiva e potente. Lodevoli sono infine nel regolamento russo le disposizioni relative al meccanismo di comando, tendenti a stabilire, iu c~nformità di concetti moderni, che si vanno sempre più d1:!foudendo, quelle norme che valgono a non far sfuggire 1~ truppe dalle mani dei capi, inconveniente grave, ma facile. a .ve1:ificarsi, siu .perchè oggi è più difficile guidarle per rag10111 d1 tempo e d1 spazio, sia perchè l'azione dissolvanto del combattimento a fuoco è molto più potente che per lo passato. Il regolamento proscrive che l'ordine di un comandante di reggimento contenga.: lo scopo generale la suddivisione dei battaglioni nelle varie schiere, lo ;pazio nel quale .ciascuno di essi deve combatt~re, il battaglione di b.ase, il posto del comandante di reggimento, quello della riserva, dei carri per cartucce e la prima posizione d'adunata delle truppe. Norme ugualmente e forse più determinate dà il regolamento austriaco, e anche per la nostra fanteria si è proceduto
F. IL COl!BATTL\ffiNTO DELI.E 'rRB A lt~ll
in modo presso che simile, se si considerano fuse insieme le disposizioni del regolamento d'esercIBii del 1892 e quelle del regolamento di ser vi,1io in guerra del 1896. Circa però il problema dell'attacco i regolamenti austriaco e italiano seguono piuttosto quello tedesco, che sancisce il principio di assegnare di preferenza dati incarichi ai comandanti in sott'ordine, anziche dar loro ordini tassativi, per conservare intatta la loro autonomia, in opposizione al procedimento normale stabilito dal regolamento francese, al quale si approssima in parte quello per la fanteria russa. Forse dipende dalla difficoltà di stabilire un fondamen to tattico sicuro ed incondizionato e conseguenti regole fisse per la lotta di grandi masse, che uella tattica di fanteria, considerata sotto l'aspetto dell'istruzi one di pace, non regna quell'accordo tecnico che si riscontra nelle altre armi. Nel. l'artiglieria da campagna e nella cavalleria non si conosce, circa all'istruzione tecnica della truppa, un procedimento così detto libero e quindi non si ba idea del grande disaccordo che si è manitesf;a.to specie in quest"ultimo decennio nelle teorie dei tattici pet' l'istrnzione della fant~ria. r' fautori del principio sancito dal regolamento tedesco dell'ampia autonomia concessa ai comandanti in sott"ordine, con a capo il generale von Schlichtiug, si aspettano la pratica attuazione dell'assioma accennato dall'armonico concorso di tutte le forze della fanteria nell'ultimo periodo della lotta. E per le grandi differenze del terreno, di resistenza locai.e, nella qualità. delle trnppe ecc., essi non sono favorevoli all'adozione di un procedimento normale per l'attacco di fanteria, tanto più che cosi facendo si corre il rischio di voler risolver~ quistioni tattiche con ricett e belle e fatte, la quali restringerebbero l'autonomia dei aomandanti di ogni grado in modo tale, che non sarebbe più in armonia con le esigenze rlel combattimento moderno. Gli avversari del regolamento tedesco, con a capo il generale von Scherff -vorrebbero invece un procedimento di attacco, cho in modo sistematico e senza rosta.colo di considerazione alcuna, mira.sse al conseguimento dell' unità d'azione·
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LA 'l'A TTICA 1ll FANTEltIA TN QUES'r' OL'l'DIO Q!JA !tTO DI SECOLO
e compattezza delle forze. Essi riprovano, non sotto l'aspetto tattico, ma sotto l'aspetto tecnico del.la lotta, la grande libertà d'azione dei comandanti in sott'ordine, perchè essa favoris ce la tendem:a di questi ultimi a combaUere per proprio conto e quindi è causa di attacchi parziali. E in quanto al terreno, nella considerazione che le masse di fanteria, anche in un corpo d'armata, banno spazio determinato per combattere, e non potendo reggimenti e brigate rimpiattarsi, devono resistere anche nei tratti di terreno esposti al fuoco più micidiale ed essere in grado di avanzare con fitti stormi di cacciatori con rinforzi e con riserve, cosi il procedimento d'attacco, secondo i tattici accennati, dovrebbe, in omaggio al principio di prima << agire e poi coprirsi », essere stu· cl.iato per il caso del terreno scoperto, fondando formazioni, suddivisione e distanze delle schiere, sLli dati balistici del· l'efficacia degli shrapnel, dei coni di dispersione dei fucili , delle probabilità di colpire, del per cento delle perdite ecc., su esperienze medie tolte ad un tempo dalla teoria e dalla pratica della gnerra. · Non è certamente il caso di schierarsi da una parte o dall'altra. Si pensi pur come si vuole, ciò che importa per gli ufficiali di fanteria è di produrre tatticamente un lavoro po· siti vo sia in piazza d"armi che in terreno vario, come nelle conferenze e nelle manovre con la truppa o coi quadri. Naturalmente nell'ottemperare a questi doveri bisogna fondarsi su determinati principii tattici, fra i guali si comprendono in prima linea quelli dei propri regolamenti. E se a questo proposito volgiamo uno sguardo a quelli del nostro esercito non possiamo non compiacerci per l'indirizzo moderno che ad essi fu dato in quanto si riferisce all' istruzione della fanteria, specie dopo la pubblicazione del regolamento di servizio in guerra, degno e necessario complemento del regolamento d'esercizi, delle N orme per l'impiego delle tre armi, delle istruzioni sul tiro e sul combattimento della fanteria.
E JL COllBAT1'IMENTO D E LLJ•: l'Rg ARm
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Forse nel regolamento d'esercizi sarebbe stato desiderabile di mettere meglio in mostra i due concetti fondamentali della t attica odierna di fanteria: 1° che unica, formazione .di combattimento è per essa lo stormo di cacciatori ; 2° che tutti gli sforzi devono essere diretti al conseguimento della supremazia del fuoco, dai quali principii soltanto dipendono le sorti del combattimento. È bene però ricordare che il regolamento fu pubblicato nel 1891, .quando cioè non ostante l'apparizione nel 1888 del regolamento tedesco, nou era ancora cessata l'impressione lasciata da teorie francesi ed anstriache contrarie alla tattica del fuoco, quando l'eco dei concetti paradossali del Wolotzkoy, fondati sul principio assurdo che il soldato in guerra non punta, turbava ancora la mente di molti tattici, quando non si aveva ancora la sicurezza assoluta sulla grande efficacia dei focili a ripetizione di piccolo calibro, dei vantaggi tecnici, che la difensiva acquistava con essi e con la polvere senza fumo; guaudo la tattica eroi.ca del DragomirOìv scoteva maggiormente le fantas ie latine, al punto che innanzi al culto dei fattori morali e al nobile sprezzo del fuoco pareva si dovesse dimenticare l' insegnamento positivo, se pur non poetico della balistica, che con. le armi moderne a poco giova l'eroismo personale, quando agli impeti generosi del cuore non facciano degno riscontro la mente calma, il braccio immobile e la mira sicura del freddo tiratore. Ricordo questi particolari per togliere alle mie rimessive osserva.zioni anche la parvenza del biasimo, essendo ben convinto dell' intima eccellenza del nostro re golamento che segna un vero ed indiscutibile progresso nello svolgimento della tattica della nostra fanteria. Ma un regolamento non può conser varsi per molti anni in pari coi bisogni che mano mano presenta la teoria del combattimento, per ·sua natura internazionale, e così potrà' r iuscire praticamente utile di esaminare brevemente alcuno dei couceUi fondamentali del nostro regolamento rispetto a quell i che si sono maggiormente diffosi. in questa fine di secolo circa lo svolgimento dell'attacco e della difésa di masse di fanteria.
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1 LA TATTICA D I FANTERI A 1N Q,OEST \JL1' IMO Q,O A R'l'O DI SECOLO
Il paragrafo 215 nel dare le norme per lo schieramento e la marcia d'avvicinamento nell'attacco di una unità inquadrata di più battaglioni richiama il princi pio stabilito pel combattimento del battaglione al § 185 il quale dice: « Nell'azione offensiva importa di continuare la marcia « non interrotta anche nella zona del fuoco di fucileria ne· « mica., :fino a che questo non infligga tali perdite da CO· « stringere ad aprire il . fu oco con parte delle t r uppe; alle « quali spetta d i rendere possibile l'avanzata fino al limite « delle piccole distanze, dove al battaglione inquadrato con« viene mettere in azione tutte le sue forze per soverchiare « l'avversario con un fuoco intenso ». Ora che ogni attaccante abbia ed avrà sempre il desiderio di avvicinarsi al nemico più che si~ possibile fin dal mo· mento dell'apertura del fuoco non ha bisogno di essere dimost,rato . .M:a r attuazione pratica di questo desiderio costi· tuisce uno dei pnnti più notevoli della tattica di fanteria, la quale si semplificherebbe di molto se fosse per es. possibile di avanzare senza fare uso delle armi fino alle distanze del fuoco decisivo. Simile tentativo, di fronte alla potenza balistica dei fucili moderni, condurrebbe necessariamente alla semi distruzione dellB truppe attaccanti, come avvenne nella campagna del 1866 alle truppe austriache e tedesche del sud, che nei loro assalti ripetuti non vollero tener conto del fuoco dei fuciii a r etrocarica. L'idea sostenu ta allora ufficialmente e n ella letteratura militare, non accettata più dai regolamenti odierni, 0he si dovesse cioè attraversare nel modo più rapido possibile la zona battuta dal fuoco più pericoloso, si palesò in pratica come vera illusione, come si verificherebbe ora pel tentativo di voler avanzare senza far fuoco fino a 5 o 600 metri da un avversario che disponesse sulla fronte di libero campo di tiro. Il nostro regolamento prescrive è vero di aprire il fuoco con parte dt:1lle truppe e lascia in seguito libertà d'azione circa il numero di compagnie da assegnare in avanschiera, secondo le circostanze, ma con questo non sembra che si sia provveduto abbastanza al caso più difficile e forse anche
Il IL COMJJATTI MENTO DE C.LE TR~, AlUI \
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più frequente nella guerra d i grandi masse combattenti, di dover pr ocedere all'attacco d.i posizioni preparate senza trovare quella protezione nel terreno che consenta di avvicinarsi fino al limite delle piccole distanze. In questo caso occorre prima di tutto preparazione accuratissima dell'attacco e se possibile ricognizione accurat issima della posizione nemica, poichè se il difensore può manovrare d i fianco o in modo ayvolgente, l'attacco di fanteria fallirà nella illaggior partB dei casi. E l'efficacia del fuoco d'artig lieria nemica potrà g ià a distanza fra 2500 e 3000 metri obbligare l'attaccante a prender e formazioni elastiche, per lo più lineari, modificandole convenientemente col progredire dell'avanzata, evita0:do lo ac·cumolo di più linee e r iducendo al minimo il numero delle schiere. E se è vero c.:he oggidì l'azione deve gravitare sulle ali, bisognerà già alle d is tanze accennate provveder e all'opportuna suddivisione delle forze, ricord ando che nelle condizioni odierne di u n combattimento in terreno presso che scoperto, la fanter ia da 2000 metri in ~oi no~ potrà in mass-ima eseguire nè spostamenti, nè camb1ament,1 di fronte, ma semplicemente una marcia dirett a. E sempre in omaggio alla balistica e alla psicologia della lotta, l'at tac~ante sarà spessissimo obbligato a prendere c0n la prima schiera ordine di combattimento in cacciatori fra 1500 e 1600 metri. Ciò ammettendo si comprende di guanta u tilitit possano essere gli esploratori adottati dai r egolamenti francese e r usso che, precedendo la truppa, riconoscano il terreno, evitino inutili fermate, segnino la linea generale dell'avanzat a e più ta.r di quella della prima stazione della catena dei cacciatori. D i questa n uova disposizione esiste il germe nel nostro regolamento nelle pattuglie di combat timen to e non si avrebbe, volendo, che a svilupparlo. E come pur dice il nostro regolamento, alle grandi dista~ ze, ed i~ agg iungo, nel caso che si considera, fra 1200 e ~bO? ~etn, conviene incomincia.re il fooco a salve, quello md1v1duale fra 1000 e 800 metri, schierando subito, per le ragioni gia precedentemente indicate, fitti stormi di cacciatori. Una mo-
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LA TA1'TJC:A DI FANTERIA IX Q,UES'l' Uf,Tlll0 QUARTO Il! SEvOLO
dificazione in qtiesto senso alle prescrizioni accennate non mi pare quindi che sarebbe inopportuna. Nel resto del procedimento sagge sono le norme del nostro regolamento; solo è opinione quasi generale che la sta· zione principale del fuoco sarà spesso fra i 500 e 600 metri e forse anche fra 500 e 700 metri, quindi a distanze un po· superiore a quella che immagina, senza dirlo è vero, il regolamento stesso. Avanzata a sbalzi, circa i quali inutile mi sembra la discussione se convenga lo sbalzo lungo, come quello cli 80 metri del nuovo regolamento per .la fanteria olandese o quello corto da 40 a 60 metri del regolamento austriaco. Il nostro regolamento risolve la quistione in modo razionale, dicendo che « l'itmpiezza dPglì sbalzi dipende dal « terr eno, dalle circostanze del combattimento e dallo stato « :fisico e morale delle truppe; nell'istrnzione è di un cen« tinaio dì passi circa » (§ 195). In quanto alle schiere di rincalzo sarebbe bene che il regolamento prescrivesse esplicitamente che esse avanzano sulla fronte di combattimento, a sbalzi, in formazioni elastiche, spicciole di e preferenza lineari e che in ogni caso si debba provvedere a che tutta la trnppa designata a prendere parte al combattimento giunga realmente sulla stazione prineipale in ordine sparso. L'arrivo ulteriore di cacciatori mancherebbe allo scopo e viena generalmente tassat.o d'errore. Solo la riserva designata a strappare la vittoria negli ultimi momenti dev' essere trattenuta indietro a distanza conveniente e possibilmente intatta. Essa potrà giungere sulla, fronte di combattimento solo quando si sia conseguita la superiorità del fuoco. L'arrivo in precedenza di riparti anche per metà in ordine chiuso esporrebbe guest'nltimi a distruzione qun.si sicura. Questo concetto pure dovrebbe forse apparire nel nostro regolamento meglio determinato, nello stesso modo che fo determinato il principio, che una volta giunte le riserve e dato l'ordine per l'assalto, si vada avanti ad ogni costo, g iacchè in questo periodo del combattimento tutto dipende dalla potente efficacia dell'ultimo impulso che tutto trascina. Se sì arrestasse per disgrazia il
E lL C03!BA'l'TDfENTO DELLE TR!l: ARm
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movimento, la forza dell'attaccante sarebbe spezzata. Donde Fimportanza grandissima del saper riconoscere il momento opportuno per l'assalto e di sapersene giovare, e la necessità per gli ufficiali di fan!;eria di acquistare un giudizio tattico così sicuro. Quello che è certo è che dalla stazione principale del fooco n on si può passare all'assalto con uno sbalzo solo, senza altra azione del fuoco. Questa idea manifestata da qualcuno si fonda sul principio erroneo che la stazione accennata s i trovi a 300 metri e for.se meno dal nemico. Molti consigliano in questo periodo il fuoco marciando, i l nostro regolamento prescrive invece, ed è preferibile, brevi e ripetute stazioni di fuoco, le quali permettono di far fuoco quanto basta per mantenere l'acquistata preponderanza, dì far tacere quello nemico che cerchi di pigliar nuova vita e di raggiungere un appostamento prossimo al nemico, dal quale sia possibile scaglia.rsi all'assalto dopo un ultimo fuoco di breve durata ma di massima intensità. Per la 'difesa, la quale considerata sotto l'aspetto puramente tecnico della lotta, rappresenta forse oggi la forma di combattimento più efficace, il procedimento si fonda sopra semplici norme, generalmente approvate, fra le quali notiamo la scelta accurata del terreno antistante sotto l'aspetto balistico, apedura del fuoco con linee fitte di caccia_tori. Il procedimento opposto di opporre cioè all'attaccante un fuoco gradatamente crescente si fonda sopra un concetto tattico antiquato clell' impiego economico delle forze combattenti. Ora chi riesce ad acquistare la prepouderan;~tt nel fuoco fin dal pr incipio difficilmente se la lascia strappare in seguito. Ed è su questo concetto che dev'essere fondato qualsiasi procedimento tattico tanto per l'itttacco quanto per la difesa. Ed è questo concetto che in verità oggi serve di base ai vari regolamenti e se non apparisce in tutti con quella chiarezza che sarebbe desiderabile per la natura odierna del combattimento di fanteria, presentando cioè differenze di gradazioni, ciò dipende dallo svolgimento storico differente che ebbe la tattica di fanteria nei vari eserciti.
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LA TATTICA DI FANTEllJJ 1 ECC.
In conclusione non ostante gli ostacoli creati dalle fibitudini tradizionali del t.empo di pace e della piazza d'armi, la tattica è diventata in quest'ultimi venliicinque anni sempre più vera tattica di guerra, in opposizione di quella della fine del secolo passato, che nelle sue linee generali non era riuscita a liberarsi dalle forme sopravvissute dell'antica tattica lineare. Ma è pure d iventata tattica di guerra di fronte a quella degli anni fra il 1859 e-il 1866, la quale, tranne forse in Prussia, cercava la sua salvezza nell'urto. Ed anche, in certo modo, rispetto a quella degli anni fra il 1866 e il 1870 nel senso che essa ha ostina,tamente lottitto per dimostrare che il solo procedimento in armonia con la natura della guerra moderna è quello che si fonda sul conseguimento della preponderanza del fooco e sullo stormo di cacciatori quali principi: fondamentali pel combattimento della fanteria. ( Continiia). AU'REDO CASELLA Maggiore d' artiglieria.
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I jA PREVIDENZA E L'AYVENIRE ECONOMICO DEGLI UFFICIALI
Con forenza tenuta a l Ci rcolo milita,·e d i Rom,t nella scr:t del 7 gennaio 1901
(~uando il generale Cortese, benemerito presidente él.ella Società di previdenza fra gli ufficiali del R. esercito e della R . marina, mi pregò, a nome del consiglio da lui presieduto, di tenere in questo circolo militare una co1Jferenza sulla società st essa, io mi domandai subito se la scarsa abilità della mia parola, e l'astrnsità stessa della materia che avrei dovuto trattare, avrebbero consentito quel successo che certamente era nel pensiero e nelle speranze dei promotori della conferenza. Ma da un lato il desiderio di far cosa grata a.I generale Cortese, dall'altro il pensiero di dover parlare in~anzi a una così eletta rappresentanza di quell'esercito in mezzo al quale io ho passato i più begli anni della mia gioventù, e nel quale, a malgrado io ne sia assente da oltre 11 al"lni, conser\To ancora amicizie e ricordi carissimi; quel pensiero d ico, mi ringiovanì di almeno 4 lustri e con baldanza, e con audacia tutt'affatto giovanile, senz'oltre riflettere accettai l'onorevole incarico. E l'accettai fiducioso che la benevolenza degli uditori avrebbe trovato nello scopo cui mira questa conferenza, quella scusa e quell' attenuante che invano si cercherebbe in. qualunque altra ragioni:\ uon esclusa Ja baldanza e la audacia cui ho testè aècennato.
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LA pR,E;Vll)RNZA
(' Conscio che un discorso, per quanto interessan te possa esser e l'argomento svolto nel medesimo, non può attrarre la attenzione del pubblico, anche il più benevolo, oltre uno spazio di tempo che sta frt1 i tre quarti d' om e l'ora, io por quanta, abbondante. sia la mai;eria che dovrò _tr~ttare: cercherò, anzi resterò senza fallo entro questo hm1te d1 tempo. E poic]1è è della pr e,o/idenza in rapporto a.ll'avvenire economico degli ufficiali che io debbo parlarvi, e poichè questa, previdenza si estrinseca o col risparmio o coU:assicurazioue. così tenuto conto degli. scopi che si propone la nostm So~ietà, è appunto dell'assicurazione che io vi parlerò. E per dare fin d'ora un ordine ben preciso, ben determinato alla mia. parola, vi preannunzio ohe la conferenza si dividerà, in 3 parti : Pm·te 1". - Cenno generale sull'assicurazione. Pm·te 2' . - Cenno brevissimo snl congegno matematico dell'~tssicurazione stessa. Pm·te 3a_ - Origin e, scopo e :fiue della nostra società di previdenza.
E L'AVVEN IRE E CONOMI CO DEGLI OFFICJALl
/ **,j: Ed entro in argomento. Prima di ogni cosa im1:iorta farsi subito un' idea chiara dell'assicurazione imperochè a.o.che le società di m ut uo soccorso a base larga come la nostra società di previdenza fra gli ufficiali: estrinsecano la loro azione uniformandosi ai criteri giuridico-matematici delle compagnie d'assicurazione. L'assicurazione, adunque, non è altro che l'operazione inversa del mutuo; e come tutte, o quasi tutte le operazioni inverse, è più difficile e· più complicata dell'operazione diretta. Il disfare un nodo è più difficile che farlo. Estrarre la r adice quadrata di un numero è più difficile che moltiplicare questo n umero per se stesso. Nell'operazione di mutuo, il mutuatario mediante il pagamento di una somma annua costante, che si chiama anniuilità estingue un debito; - nell'operazione invece di assicurazione l'assicurato mediant e il pagamento di una somma annua costante che si chiama Jwemio si crea un credito. Facciamo un esempio. Pagando per 10 anni consecutivi ~n'anm1,i alità costante di L. 123. 29 (posto che lo in teresse sia del 4 °/ il mutuatario estingue, in detto periodo cli tempo, un debito di L . 1000. Un assicurato invece, dell'età, p. es., di 30 anni, pagando 10 premi annui consecutivi di circa 60 lire; s'assicura per la sua morte un'indennità di L . 1000. · . L'an nualità del mutuo si compone di due p a!'ti: una parte inter essi e una parte capitale. Queste due parti procedono in senso inverso; cioè una diminuisce e l'altra aumenta e di quanto diminuisce l'una., di tanto aumenta l'altra. Il premio d'assicurazione si compone pure degli stessi elementi - capitale ed int eressi - ma q1,1esti due elementi sono integrati con un terzo elem ento che si chiama tavola di mortalità. P iù innanzi dirò brevemente che cosa sia una tavola di mortalità; ~ come gnest' elemento s' in0
E prima d'entrare in argomento ho il dovere di farvi conoscere che, per l'indole stessa della nmteria che dovrò trattare, la parola decesso o niorte uscirà spesso da,l mio labbro. Confido, o sjgnori, che questa mesta parola, così frequentemente usata da,lla scienza attuariale, non suonerà a! vostro orecchio presa.gio cli cattivo augurio. Chè a.nzi, ricordando che siam~ ancor a all'alba del n uovo anno e del nuovo secolo sono lieto cli cogliere la fortunata occasione per fare a voi tutti il migliore degli auguri; - 1)'3r fare alP esercito e all'annata, di. cui voi siete così nobile e fu lgida rappre· sentanza, l'augurio fervidissimo che sull' uno e sull'altra aleggi sempre il genio beneti.co della g loria e della for tuna.
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ANNO XL\'I.
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I, L'AVVEN IRE ECONOMICO DEGLI UFFl CIAT.l
LA PREV!DEN7,A.
t egri cogli altri due; per ora è opportuno far precedere \ due parole sull'origine e sulla funzione economico-socialo 1, dell'assicurazione. *
** L'assicurazione sulla vita dell'uomo cosi come si presenta. oggi giorno sembra. un portato della scienza odierna, ed infatti i precetti rigorogam.ente scientifici sui quali si basa orn l'assicurazione uon datano che dal primo qua.rto del secolo testè finito. Ma l'assicurazione considerata semplicemente nella sua funziono economico-sociale di ripartire il rischio sulla collettività e di riparare a un danno senza mai costituire un u tile è antica quanto il tempo lontano. .Ad esempio, si legge nel Talmud che quando nelle carovane condotte dagli ebrei attraverso il deserto moriva un animale da soma senza negligenza o <:!olpa del proprietario, questi ne riceveva un altro dello stesso valore a spese èLella massa comune. Nella storia antica della Grecia si trovano t raccie di assicurazioni embrionali; sotto la repubblica romana vigevano già i contratti vitalizi - sotto il basso i mpero vi erano numerose società di mutuo soccorso che a.rieggiavano in qualche modo l'assicurazione · un'altra forma embrionale d'assicurazione la si trova in Inghilterra in u ua. società (Casualty .A.ssurance) fondata nel 1300 allo scopo di provvedere al riscatto dei marinai caduti prigionieri dPi turchi. Verso la fine dol secolo xv si cominciò a praticare l'assicurazione marittima; insomma senza che io v' intrat tenga ulteriormente con citazioni storiche, l'idea di ripartire il rischio di una data cosa fra tutti coloro i quali possono sottostare a questo rischio è antichissima, e la scienza moderna più che inventa.re non ha fatto che perfezionare l'idea sottoponendola a regole e precetti rigorosamente scientifici. In antico l)erò e anche in tempi relativamente vicini a noi l'assicurazione sulla vita è stata spesso considerata come uoa scommessa, come un giuoco d'azzardo. )
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In realtà non si può escludere che la scommessa non c'entri; ma è facile anche persuadersi che l'utile della scommessa ridondando tutto a danno del giuocatoro resta eliminato di per sè il lato più periglioso e più malefico del giuoco, per dar luogo soltanto ad un atto che si può definire senza esagerazione : im atto di sapiente previdenza. Infatti la persona che si assicura in caso di morte dovrebbe, per vincere il massimo della scommessa, morire il giorno dopo alla contratta assicurazione; come del pari il proprietario che assicura il suo campo contro la grandine o la sua casa contro l'incendio dovrebbe vedersi, il giorno snccessi vo alla contratta assicurazione, il campo flagellato dalla tempesta e la ca-sa preda alle fiamme per poter dire d'aver vinta la scommessa. Ora si comprende facilmente che apref erenza di vincere una simile scommessa ognuno s'augur~ di pagare non 5, non 10, ma 201 so; 50 premi pur di vivere più a lungo che può, e pur di non vedere la sua casa distrutta d alle :fiamme o il suo campo rovinato dalla grandine. Per questo motivo l'istituto dell'assicurazione ha tutti i -caratteri della previdenza; ma per essere giusti giova confess~ue che chi compie specialmente opera cli previdenza non è già la società assicuratrice, ma la persona cho si assicura. Le compagnie cli assicurazioni sono organi utilissimi in quanto vendono una merce utile, precisamente come sono utili i fornai i quali vendono al pubblico una merce di prima necessità; ma le compagnie d'assicurazioni, come i fornai, esercitano semplicemente un'industria, la quale come tutte le altre industrie, devono dare una rimunera,zione. Sotto questo punto di vista è doveroso altresì riconoscere che l'assicurazione come il pane vei.du to dal fornaio costa più di quello che realmente vale; e se la persona che si assicura avesse la certezza di vivere per tutta la sua vita p1·obabile, cli cui dirò più tardi che cosa s'intenda, trover ebbe che il totale delle somme pagate per premi e relativi interessi composti è maggiore della somma che la Società gli assicura come indennità. Ma il semplice fatto che la me1'ce assiciwa.zione costa più di quel che vale non menoma punto
1,A l'kEVIOB:-'ZA
l'utilità pratica dell' I stituto; tanto vero che tutti se ne giÒvano: come tutti si giovano del fornaio, pur sapendo che il pane fatto in casa costerebbe meno. Interessando però allo Stato di gener alizzare e diffondere nel maggiore modo possibile lo spil:ito e il sentimento della previdenza pensò, con saggio avviso, di cont:rapporre all'Istituto pretta.mente industriale delle assicurazioni, altri minori ist ituti i quali favoriti da leggi e disposizioni particolari potessero entro determinati limiti di somme, mettere a disposizione non solo delle classi meno abbienti ma anche di quelle classi nelle quali la carriera è più ricca cli onori e di gloria che di censo, la merce assicurazione a un prezzo molto, ma molto modesto; a un prezzo che rasenta il prezzo di costo. Questi istituti sono noti sotto il nome cli societa cli mntno soccorso o di previdenza; e fra questi io sono lieto di pot ervi fin d'ora dichiarar e che la nostra società cli previdenza, della quale vi parlerò fra non molto, occupa per vir tù, zelo e sapere dei vostri colleghi che se ne sono interessati e che se 1H~ interessano, uno dei primi e più autorevoli posti ; tanto vero che nell'ultima Esposizione universale cli Parigi fu (unica fra tutte le società di mutuo soccorso) premiata con medaglìa d'oro. E dopo questi brevi cenni io credo cli potermi addentrare nella parte seconda della mia conferenza. Sotto un certo punto di vista è, o dovrebb'essere la parte più importan te, ma io vi dichiaro lealmente che è anche la parte più arida o, nella miglior ipotesi, la parte meno dilettevole. ì\fa io metterò ogni studio per compensare l'aridità colla maggior possibile brevW1.
Quando ho paragonato l'assicurazione al mu tuo ho detto che i due elementi costitut ivi dell'annuaìità., interesse e capitale, entrano pure come elementi costitutivi del premio d'assicurazione; ma che questi due elementi sono integrati con un terzo, che si chiama tavola di mo1'talità.
E L'AVVENIRE ECONOMICO DEGLI UF F10IALI
485
Si chiama tavola di mortalità uno specchio che indica, rispetto a un determinato gruppo d i per sone, il numero dei sopr avviventi per ogni singola età. Da questo specchio è facile poi dedurre due cose : 1° il numero dei decessi che si verifica ogni anno ne.I gruppo che si considera ; 2° la vita probabile cli ogni singola età. L e tavole di mortalità sono di due specie : quelle costrutte su capi scelfa, cioè a dire sopra una data classe di persona, .come sar ebbe acl esempio, la classe degli impiegati, degli ufficiali, dei professionisti e via dicendo; e quelle costrutte per gnippi di popolazione che, come dice lo stesso nome, prescindono da ogni conside;razione relativa a.Ua condizione, alla professione, alla nutrizi.o;ie, all'igiene, ecc., ecc. V ediamo ora praticamente com'è costrutta una tavola.di mortalità. Vi presento qui uno specchio abbreviato: Et/J.
Sopravviven ti
Decessi
20 22
96,223 95:614 94,9~1
609 643
65 6(i
49,297 47,156
2141
94 95 96 97
274 135 49 9
98
o
21
•
•
139
86 40 9
La· prima colonna indica l'età, la seconda il numero dei sopravviven ti ad ogni singola età, la terza il numero dei decessi che si verifica per ogni anno di età. H o eletto che dalla tavoh1 cli mortalità si desume, olt rechè il numero annuo dei decessi, anche la vita ~J1·obabile di ogni singola età. P er vita probabile s'intende quel numero di anni dopo il quale non rimane più che , la metà delle persone del
4PG
LA PllEVIOF:NZA
gruppo che_si consid~ra. E ciò è evidente: perchè quando il numero d01 sopravvrventi a 21 anni sarà ridotto a t' . b b' l ' . . . . me a, l a, J)lO a 1 1.tà d.1 ~ssere v1v1 sara uguale alla probabilità di ess,ere morti, p~·ec1samente come mettendo due pallino in un urn.a, u~a bianca ed una nera, la probabilità di estrane la p~llrn a bumca. sarà uguale alla probabilità di estrarre la. pallma nera. L'ese.mpi.o pr~tico gioverà. più. di qualunque spiegazione. Cons1der1amo 11 gruppo dei sopravviventi all'età di 21 anni. Esso è, come si vede dH,llo specchio, di 95,G14. Dividiamo per due questo numero ~)f>,614 ==47,807 2
Difficilmente si troverà sulla tavola di mortalità un numero identico al 47,807, ma ne tìroveremo certamente due t~a i quali ~otromo interpolare i l. numero stesso. InfaUi ve· fdiamo · che 11 .47,807 . è. compreso fra il 49,297 e il 4.7156 , , ossu.1, 1:a. 1 sop1~avv1~ent1 d1 6:"'i e 66 anni. cli et~. Prendiamo per brev1ta anm G5 /. . La vita probabile dei giovani di 21 anni sari~ perciò G5
1 / 1 -
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== 44 1/..
.Qui però giova f~re una considerazione molto importante. ~icend? che Ja vita probabile di un uomo cli 21 anni, è di anm 44 1/. non si vuol già intendere che a G5 auni e n:ezzo .quest'u~mo sarà morto. Mi affretto a dire, a conforto cl.1 tt~t~1: che c1ò non è, perchè la vita probabile è sompro n ferib1l~ all'eth presente dell'uomo che si considera . talchè se un giovane di 21 anni arriva in buone condizioitl di salute. a 66 anni egli ha. ancora una vita probabile di quasi 10 ~nm; e se ~upera a.nche questa età., se cioè egli a.rriv,t feh~~mente. a1 76 u:iim .no lrn ancora u, per averne altri 3 /2 se arnva. agh 81, e via dwendo fino all'esl.remo limite d e11a v1·t a. Sp1eg~to cosi che cosa. s'intenda per tavola cli mort,diti'b e per vita probabile passiamo ora ,t dire qualche çosa ~ml come sono formate le ta1·iffe de!le compagnie d'assicurazione.
1( LAVV~C\Ute
l!.\,,V~UL'Jn,v .a.,.u.v .... , "'" ... .... - ......
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**
Avendo avuto sotto gli occhi una tariffa d'una compagnia d'assicurazione vi sarà. più volte accaduto di domandarvi per via. di quali calcoli sono ottenute le cifre indicate nelle tar iffe stesse o anche nei libretti ohe dispensa l a nostra Società di previdenza. Or bene q neste cifre sono desunte da opportuni calcoli come fra poco avrete occasiono di constatare: intanto, per quel poco che vi ho detto, vi sarete già accorti cho l'en ~ità del premio cl'assicurazione è in ragione inversa c1ell1-1. vita probabile d'ogni as;;icurato e che perciò, a parità di somma assicurata, il premio è taùto più tenue quanto più giovane è colui che si assicura e viceversa a parità di premio la somma assicurata è tanto più piccola quanto più è avanzata l'età della persona che si assicura.. Quindi, per quanto nel loro complesso gli sforzi si eguaglino certo è che questi sforzi sono tanto meno sensibili, quanto più presto uno h a la previdente cura. di assicurarsi . Ma prima di dirvi. come si oétengono q nesti premi è necessario sappiate quali specie d'assicurazioni si possono contrarre tanto più cbe quelle che io vi accennerò sono appimto le medesime che voi tut.ti potete contrarre colla nostra Società di previdenza. J. 0 Assicurazione di una somma in caso di morLe mediante pagamento di un premio unico o di un premjo annuo vitalizio; 2° Assicurazione della stessa somma mediante pagamento di premi an~uali, limitatamente però a un certo numero di auni che si chiama assicurazione in caso di morte a promi temporanei; 3~ Assicurazione temporanea, ossia assicura.?.ione di detta somma per un determinato numero di anni corrispondenti a quello pei quali l'assicurato paga i premi che a loro volta possono essere convertiti in un premio unico; 4° Assicurnzionemista1 ossia assicurazione di una somma da pa,garsi alla morte dell'assicnrato, o all'assicurat o stesso
E LA VVENIRE ECONOMICO DEGLI UFFICIALI
se ~rasco~so il numero d egli anni pei quali fu pat tuita la, ass1curaz1one è ancora i n vita, medi.ante pagamento di un premio un ico o di un premio annuale; 5° Assicurazione di un capitale differito ossia di un capitale da pagarsi . all'assicurato, se ancora in vita, dopo trascorso nn determmato numero di anni · 6° .Assicurazione di una pensione (rendita differita) da percepirsi da,ll'assicurato, se anc01;a in vita, a comincia1·e dall'anno di età stabili.te dall'assicurato stesso. Come avete senti to, tranne l'assicurazione in caso cli morte a -premi t empo1:anei, gli altri 5 tipi di assicurazione si possono contrarre sia pagando una volta t anto una determinata somma che in linguaggio tecnico prende il nome di p1·emio ~nico, sia suddividendo il pagamento di questo premio unico m tante rate temporanee o vitalizie, a secon.da dei casi, che prendono il nome di 1wemio annitctle. Indaghiamo ora per via di quaJi calcoli si arrivi a det erminare il montare d ei premi d'assicurazione. .Mi permetto dì soffermar1ni brevemente su questa ricerca sol perchè sono convinto, intimamente convinto, che la cognizione, anche embriona.le, di una data cosa coopera potentemente alla sua riuscita, al suo trionfo. )
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** Ma prima d'entrare nel campo delle cifre .io debbo ricordarvi il significato cli due vocaboli i quali appartenendo strettamente alla scien za attuariale potrebbero essere sfuo·. . a 11a vostra memoria. ° g1t1 II primo di questi vocaboli è il valo1·e attuale cli unci somma. Per valore abtuale di uni:). somma s'intende quel capitale che occorre pagare oggi per estinguere u n debito od una obbligazione scadente dopo un certo numero d'anni. tenuto conto degl'interessi composti. ' lVIi spiegherò meglio con un esempio. - Supponete che in dipendenza di uno speciale contratto io sia tenuto a pagare fra 10 anni, la somma di lire 100 a un Tizio qualsiasi. Io
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desidero di liberarmi da questa, obbligazione e dico al mio Tizio: Io vi dò subito nna somma t ale che lasci~ta in deposito fruttifero alla Cassa di risparmio vi darà ~ra 10 ~nn~ ]a somma, di cui vi sono debitore. E posto che 11. saggio d1 interesse della Cassa di risparmio sia del 3 % io trovo, sviluppand o una certa formula, o ricorrendo ad apposite tàvole fatte che questa somma ascende a lire 74.4,0. Ora queste lire '74.40 rappresentano appunto il valore attu~1le cli lire 100 pagabili fra 10 anni all'interesse del 3 1/0 • Secondo vocabolo: Anmtatitù vitcili.zfo. Per annualità vitalizia s'intende il valore attuale di una serie di lire pagabili la prima tra, un anu·o, .J.a seconda t ra due, la terza fra tr~, e così successivamente fino a che ]a detta person a continuerà ad essere in vita. .Anche per questo gioverà meglio l'esempio. Supponete che io debba, in dipendenza sempre di uno speciale contratto, pagare annual mente ad u~a terza ~erso~a una lira fino a che sarò in vita. Desidero hberarm1 subito da questa obbligazione e all'uopo sono disposto a pagare la somma occorrente. Quale sarà questa somma? Se la vita probabile fosse assolut a, il problema sarebbe di facile soluzione imperocchè basterebbe, nel caso di un giovane di 21 anno> cercare il valore attuale dell'annual_ità di 1 lira a 44 1/ , anni, ma la vita probabile es~enclo relativa e non assoluta occorre nece's sari.amente, per risolvere il problema, far capo alla tavola di mortalità e, cominciando dall'estremo limite della vita, ragionare così: .A 9'7 anni non vi sono p iù che 9 superstiti, agli eredi dei ql\ali o agli aventi diritto dovrà essere pagata 1 lira . Al pagamento di questa lfra devono natu~·alme~te ~rov:edere i 49 sopravviventi dell'età eh 96 an m. E 1~oiche la lu'.a non· dev'essere pagata che fra un anno bastera prendere 11 valore attuale di una lira al saggio convenuto, supponiamo del 3 °/., e moltip licarla per 9. Valore attuale di 1 lira ad un anno al 3 % lire 0.9708'7379 X 9=8.74.
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LA PREVIDENZA
E poichè queste lire 8.74 devono essere pagate da 49 persone, la parte spettante a ciascuna sarà: 8 ·74 O 1,..,.8 't 1·1zia . a 96 anm.. ,M) r =:a11' ann ua l'1t a' v1,a
= .
Ripetiamo lo stesso ragionamento per i 49 superstiti a 96 anni le cui lire dovranno essere pagate da.i 135 superstiti clei 95 anni lire 0.970.87379 X 49 =:47.57 e
4'7.57 135
= 0.352.
Ma voi o signori, vi siete già accorti, che a carico dei 135 sopravviventi a 95 anni, stanno non soltanto i 49 sopravviventi di 96 anni, ma anche i 9 sopravviventi di 97. Onde per avere l'annualità vitalizia a 95 anni si dovrà alle lire 0.352 di cui sopra integrare l'annualità vitalizia precedente. Per integrare una quantità nel1 1altra basta aggiungere uno al primo fattore e quindi moltiplicarli assieme: così 0.352 X 1.178 0.415 == all'annualità viba.lizia all'età cli 95 anni. Ripetendo l'operazione cli cui sopra per ogni singola età, ed integrando i rispettivi quozienti coll'annualità vitalizia precedentemente ritrova,ta si hann o le annualità vitalizi e delle varie età da 97 a 20 anni. Trovata l'annualità vitalizia è facile trovare il premio unico e il premio annuale. . Per premio unico s'intende la somma che l1assicurat o paga in una sol volta per t1ssicurarsi una determinata indennith alla sua morte. Ora supponete che un giovane di 30 anni voglia assicurarsi 1000 lire alla sua morte. Se questo gio,o/ane pagasse alla società assicuratrice lire 1000 pagherebbe evidentemente in più tutto l'interesse di cui è suscettibile questa somma fino a che egli resta in vita. Dunque il premio u:ç.i.co è uguale alla somma di cui uno si assicura meno l'interesse vitalizio.
=
E L'AVVEN IRE ECONOMICO DEGLI CJFFlCIALl
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Abbiamo visto che l'annualità vitalizia è il valor attuale di una serie cli lire pao-abili la prima fra nn anno, la seconda . o fra due. la terza fra tre ecc. fino a che uuo continuerà acl essere i~ vita. Or a se io moltiplico l'annualità vitalizia pPr ·l 'interesse convenuto, il prodotto m'indicherà l'interesse vitalizio di una lira all'età corrispondente a quell'annua-lità vitalizia. Ricerchiamo il premio unico d i un giovane cli 30 anni che vuol assicurarsi lire 1000. La sua annualità vitalizia è di lire 19.87 e supposto che il saggio d'interesse sia del 3 1/ l'interesse vitalizio sarà: 19.87 X 0.03 ==0.5961. Se egli si fosse assicurato per 1 lira il suo premio trnico sarebbe 1-0.5961=0.4039 0,
e per lire mille sarà di lire 403,90. _ .. E poichè si suppone sempre, o quasi sempre, che hndenniti1 si paghi al termine dell'anno in cui avviene il decesso, si dovrà ricondurre la suddetta somma al valore attuale di un anno sia col moltiplica.re il valore attua.le di 1 lira ad un anno; così 0.97087379 X 403.90= 392.13
'
od anche, che è la stessaJ cosa, div.iclendo il premio per il tasso d'interesse più uno; cioè:
403.90 _ 399. l 0" 1.03 ""· Quindi il premio unico di• un ..giovane di 30 anni che si assicura per lire· 1000 sarà, supposto il saggio di capitalizzazione al 31/ di lire 392.13. -Volendo poi trasformare il premio unico in premio annuale non vi è da fare che q uesto semplice r agionamento: Se pagando in una sol volta lire 19.87 mi levo il debito di una lira all'anno che_ dovrei paga.re per tutta la mia vita, co11 lire 392.13 che debito vitaltzio mi levo? 19.87 : 1 =392.13: x ossia 0
,
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L A PREVIDENZA
donde :
_ 392.13 X 1 X- ---r-9.8'7e poichè il. ~remio nnico, come il premio annuo si pagano sempre anticipatamente, e le annualità vitalizie sono inveue calcolate in base a pagamenti posticipati bisoo·uerà per ragguagliare i termini, aggiungere l all'annualitt vita~ li zia, ossia fare:
392.13 X 1 20.87 := 18 ·79 o in altri termini : il p1·ernio annuale è ,u.quale al p1·ernio itnico di'IYiso pm· l'annualità vitalizia aivrnentat~ d' 11,no. Le somme che le compagnie d'assicurazioni come la nostra so~ietà ~ pr~v~denza_ raccolgono in tal modo per mezzo dei p:·em1 umc1 e cle1 premi annuali che pagano gli assicura.ti, ve~~ono. re~e ~ruttifere per mezzo di opportuni investimenti m titoli d1 assoluta fiducia e servono a fare fronte agli impegni assunti dalla s,)cietà. Queste somme così accumulate prendono il nome di riserva matematica. Per riscontrare poi se le somme accumulate bastano a far fronte a detti impegni le cofilpagnie d'assicurazioni come la n~stra so~ietà cli previdenza, compilano general~ ~ente. ogm 5 anm, poichè il calcolo è piuttosto lungo, un b1lanc10, detto bilancio tecnico, dal quale emero·e fino all'ultimo centesimo se le somme accantonate bas~,a no a fa1. fronte agl' impegni contratt{ cogli assicurati. L e compagnie cl'assicurazioni però hanno anche un mezzo più semplice e più spedito per assicurarsi anno per anno dell'esattezza della loro situazione e questo mezzo consiste nel confrontare la mortalità presunta colla mortalità effettiva. Se. voi dividete il numero dei decessi fra due poste consecutive della tavola cli mortalità, per il numero dei sopravviventi dell'età immediatamente superiore avrete un quoziente che si chiama tasso di mortalità. '
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E L'AVVENIRE ECON OMICO DEGLI U.F'F!CIALl
Per esempio fra 66 e 66 anni vi sono 2141 decessi : pravviventi a 65 anni sono 49,297; per cui:
1
so-
2140 .... 49,297 =- 0.0404
il che vuol dire che clei sopravviventi a 65 anni ne muoiono 4.34°/o, Le società hanno tutti i loro assicurati ,raggruppati. per età, per cui moltiplicando questi vari gruppi d'assicurati per il tasso di mortalità si vede se la mortalità reale è superiore, inferiore ocl eguale a quella presunta dalla tavola di mortalità. Supponete p . es. che una società abbia 150 assicurati dell'età di 65 anni. Giusto la tavola di mortalità, di questi 150 assicurati ne dovrebl>ero morire: 150 X 4.34 _ 100 - 6. 51
ossia 6 1/ 4 assicurati. Se ne muoiono 8 la Società è in perdita, se ne muoiono 5 è in utile; ma giova appena accennare che le varie età si possono compensare fra cli loro; come la maggior mortalità di un , anno si può compensare con quella minore dell'anno successivo o dell'anno antecedente, imperocchè.quando si entra nella legge dei grandi muneri, gli effetti delle cifre vanno sempre considerati alla stregua dei loro r isultati gen erali e mai di quelli parzia.li. E con ciò per quanto sommaria ed affrettata sia stata la mia spiegazione spero di aver,,i almeno tnisfusa la convinzione che nulla vi è di cervellotico o di empirico nelle cifre che voi leggete nei libretti che vi ha dispensato o che vi dispenserà la nostra Società cli previdenza. Tutto invece è matematicamente calcolato, onde potete avere la certezza assoluta che quello che si promette sarà mantenuto. E questo ve lo dice e ve lo assicura l)iù che il conferenziere il tecnico della materia. I
E
LA PREVIDENZA
E con ciò eccomi giunto alla terza ed ultima par te. L'esordio della Società d i previdenza passò a ttraverso una vera luna di miele . I promotori di questa società nei quali, giova confessarlo fin d'ora, vi era cer tamente una pi ù larga dose d'entusiasmo e di belle speranze che di competenza tecnica, lanciarono sui primi del 1800 uno statuto che s'intitolava: Statltto della società di p1·eviclenza 11e1· l e p ensioni degli ufficiavi in congedo dell'esercito e detl'a1·rnata nel regno d'Italia. Come si rileva dal titolo le operazioni sociali erano limi~ tate ai soli ufficiali in congedo; ma anche g li ufficiali in attività. di servizio erano ammessi nel sodalizio in q ualità di soci aggregati. Il contributo mensile così dei soci effettivi come dei soci aggregati era fissato in lire 3. Il montare delle pensioni non era determinato e dipendeva dal capitale accumulato, la cui rendita doveva in tutto od in parte essere divisa fra i soci in congedo che avessero 50 anni compiuti di. età, e 10 anni almeno di appartenenza alla Società. Erano tuttavia fissati due limiti a tale pensiono : uno massimo d i lire 1500 ed uno minimo di lire 500. Insomma, per essere breve, dirò che l'orùinamento ideato dai promotori e fondat ori della società di previdenza di prima maniera era, sotto molti aspetti, analogo a quello che regge le casse pensioni da 1 lira mensile che la scienza ha già condannate e che il Governo sta p or condannare con un progetto di legge che dovrà esse1'e quanto prima discusso dal P arlamento nazionale. A titolo d'interesse storico e critico è bene che voi conosciate le parole testuali coUe quali i promotori intendevano di rendere attuabili le loro rosee previsioni. P er ciò fare non ho che cla leggere 11 n brano della relazione in data 18 marzo 1900 resa di pubblica ra.gione dai promotori stessi:
« «
t.' AVVJ-~'-ll<E
ECONOYICO DEOU UFFIC I AL\
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« Prevedendo però le obbiezioni a cui taluna dell~ pi.ù essenziali disposizioni statutarie yo~rà ~ar ~uo~o, tro~1amo opportuno esporvi fin d'ora i pnnc1pah criteri che c1 con-
« dnssero a stabilirlo.
. d'o<Yni a ltra si presenta quella che cinamer emo · « P rima o . . . . . ~ il caposaldo dell'istituzione, la detennma~10ne, cioe, m « L. 500 del minimo, ed in L. 1500 del massimo delle pen « sioni vitali.zie ai soci. « L'ar<Yomento, come facilmente comprenderete, fu og« getto di lL1nghi e maturi ~tudi, ~pe~~alme~te /e~· qu~nt~ « ha relazione alla ricerca dei mezzi pm appropnat1 e sicuri « onde costituire il fondo pensioni. . . « All'effetto si ricorse dapprima all'esperienza di quanto . fece, in Francia ove da oltre tre anni è sorta una so« Si I · cl. « cietà quasi identica a quella che noi intendiamo . i co« stituire, e che s'intitola : Gaisse de 1·et1·aite cles officte1·.s de « 1·ése1·ce et de l' a1·mée ten·ito1·iale. « Quel sodalizio, la cni azione è circoscritta a~ solo . ~i.·ti· mento della Senna colle contribuzioni dei soci m « par I 1 . ' 1. « L. 5 men.sili, e coi proventi straordinari d~ e argiz10~ : « doni, feste, sovvenzioni governative, occ., dispone ogg1d1 « d'un patrimonio di circa noce milioni. . « L o stess&> sistema, ridotto per rapporto a~ contn~uto « dei soci a sole lire t1·e mensili, ci parve mentevole. eh es« sere seguito come quello ohe più agevol~ente puo con« d L1rci alla costituzione del fondo n ecessario al pagamento delle pensioni. . . . « Ecl eccovi in forza di quali argomentaz1on1 siamo per« venuti a formarci tale persuasione. « Prese per base le più recenti statistiche, rilevammo eh~ « oltre 20 mila ufficiali dell'esercito e dell' armata ,t ro:7a_ns~ « in posizione di congeclo. Se~za, tener ~onto degh ~ffi01ah « in attività di sel·vizio, che, 1sp1randosi acl un. sent111;e~t~ « cli giudiziosa previdenz~i, ,-rorranno procurarsi_fin d oia _ 1 nefici della. societli. inscrivendosi come soci agg1·egati, « be I • h « non crediamo di allontanarci d3'l vero nel ritenere c e
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almeno una quarta parte degli ufficiali in congedo entrerà « a far parte della società. « Ne consegue che il solo contributo mensile assicurerà « al sodalizio un annuo introito di L. 180 mila, il qualo « nel lasso di dieci anni, coll'interesse composto, costituirà « un capitale di circa tre milioni >. E qui mi permetto di aprire una breve parentesi. P er potere, come dice la relazione, accumulare cun 10 annualità di 180 mila lire ciascuna, un capitale di 3 milioni, le annualità stesse avrebbero dovute essere impiegate nientemeno che all'interesse dell'll 0/ 0 - un interesse da vera repubblica Argentina imperocchè mai in I talia, nemm eno nei suoi periodi più critici, nemmeno nel 1866 quando la rendita discese perfino di 40 e 50 punti sotto la par i, mai dico, i capitali italiani fruttarono un simile interesse. « A questa somma aggiungendo poi i proventi straordi« nari delle lotterie, elargizioni, doni, feste, beneficiate, sov« venzioni governative, ecc., che si possono presumere nel « decennio non inferiori ai dtie milioni, è evidente che il « sodalizio, all'epoca in cui comin cierà a decorrere l'obbligo « del pagamento delle pensioni, potrà disporre d'una ren« dita di L . 250,000, sufficiente a provveder e 500 soci del~a « pensione annua di L. 500. « Come vedete dunque le nostre previsioni non sono nè « cervellotiche, nè esagerate. « Ma, ammesso pur anche che l'esperienza dei primi esor« cizi annuali dimostrasse la fallacia dei nostri calcoli, « avremo sempre la risorsa a cui è già ricorsa l'associazione « della Croce R oss&., ed a cui ricorrerà in breve la socieLà « dei giornalisti, l'emissione cioè di un prestito a premi « garantito dal Governo. « L e simpatie che la nostra società desterà certamente ~ nel paese e l'interesse indiscutibile che i l Governo, non « è lecito dubitarne, prenderà al suo consolidamento ci « danno motivo a sperare che, ricorrendo nel bisogno a questo « ultimo mezzo, il fondo per le pensioni sarà in ogni caso « assicurato » . «
1-; L'AVVENIRE ECO!SO~llCO DEG!,l UVFJClAl.1
LA PREVIDE:,/7.A
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Come poi codesti promotori sperasser~ di rica".'aro due milioni fra lotterie, elargizioni, feste, don1, beneficiato ecc., non è detto: e meno ancora è detto q ualo twrebbe dovuto essere il pi~no d'ammortamento del prestito. a pre1:1i, quali le modalità dell'emissione, quali quelle relative al runborso, qua.le infine l'utile che essi si ripromette~ano d~ ricavarne; ma da t utto il contesto cli questo brano d1 relazione emerge nel modo il più evidente e il più lampante, che la fan_t~sia galoppava a più non posso nel campo sconfinato dell· illu. . sione e dell'utopia. P er buona fortuna di tut,ti, così dei soci come dei promotori stessi, l'opportuno e pw:vido ~nt~rven:o cli per~~ue \ competenti in materia, aprì gh occhi; rms~v1 le menu, ~ tutto l'edi:6.cio crollò, come or non ha gnan sono crollati ai primi colpi di piccone i palazzi di stucco e cartono della g rande esposizione di Parigi. . . I nuovi intervenuti ) fra i qua.li ,,anno annoverati a titolo . di speciale onore, il compianto ingegnei.'e Boggio, ~ap1tano d'artiglieria. nella milizia territoriale, ~ _l'~ngegnere ~1s_m~n<lo colonnello d'ar tio·lieria nella stessa milizia cho la Societa ha 0 ancora il bene e la fortuna di avere fra, i suoi amministratori, si misero tosto al lavoro; corressoro e modifìc~rono lo Statuto della società che da quel momento prese 11 nome di Societèb di p1·evidenza f1·a yli ufficicili del 1·er;io esercito e della regia ma~·ina riel regno cl' Italia, e sopratutto_ si ilie~lcr~ a, costruire, così per le pensioni. come per _le assicuraz~om, tabelle calcolate in base ai dettami. della sc1euza attuaru1le; ed è giusto ri conoscere che la loro opera fu opera veramente meritoria e degna di plauso. L a Società assegna sussidì temporanei in caso di constatato bisogno dei soci; concede i:;ovvenzioni alle vedove e~ aO'li orfani bisoO'nosi dei soci defunti; istituisce borse d1 studio a favore d~i :fiO'li dei soci ; procura facilitazioni, rende o . . .' onoranze funebri, ecc., ecc. ; ma le cluc operazioni prn importanti che la Società compie e per ~o ~uah. ess~ si rende veramente benemerita sono le pensioni e le assicurazioni. 32 -
ANNO Xl.Xl,
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LA PREVID ENZA
.A.ll' uo110 la Società ha conser vato fer mo il contribul;o fisso mensile di lire 3. Con tale contributo ogni socio pnò assicurarsi un capi tA.le in caso dì morte, o una rendita vitalizia raggiunto che abbi,i una certa età; e può anche se vuole contrarre l'una e l'altra assicurazione pagando naturalmente . doppio contributo, ossia lire 6 al mese. E dopo quanto ho detto nella parte II della mia conferenza, è appena necessario che io vi dica, uhe il capitale o la rendita assicurata sono in ragione inversa del~' età alla quale il socio s'inserì ve nella Società. . . Per esempio se un ufficiale s'inscrive a 18 anni asslCura alla sua morto un capitale di lire 2400; se a 30 anni lire 1830 ; se a, 40 lire 1285 ; se a 50 lire 857 ccc. Se invece egli preferisce una rendita vitalizia, e supposto che egli. voglia fruirl a a cominciare dal 55<> anno cli età, l a, pension e annua sarà cli lire 665.70 se l'ufficiale s' inscriv~ a 18 anni, di lire 219.09 se s'inscrivo a 30, di 89.70 se s1 inserì ve a tlO. Inoltre la Società. per allargaxe dirò così la sfera della sua a.zione e per rendersi nel tempo stesso pii1 efficacemente utile ai soci che s'inscrivono nel suo seno, ha costruite altre d ue tabelle m.ercè le quali i soci pagando un ulteriore contributo, denominato conli·ibido volonta1·io, e determinato sempre in baso all'età di ciascuno di essi, possono assicurarsi un capitale o una rendi ta supplettiva a q uella cui ho testè accennata. P er esempio se un socio o) tre la somma cui gli dà diritto il cont1·ib1ito obbligato1·io di lire 3, v uole assicurare altre liro 1000 dovr à pagare un supplemento mensile di lire 1.20 so ha, 18 ,1,nni di età; lire 1.64 se ne h ~1. 30 i 2-.33 se ne ha 40; 3.50 se ne ha 50. Per contro se il socio desidera cl'assi curarsi un supple· mento cli pensione, per esempio, di lire 100 oltre quella cui gli dà diritto il conti·ibitto ohbligcit01·io, dovrà pagare lire 0.08 al mese se ha 18 anni i 1.50 se ne ha 30 : 3. 68 se ne ha 40; supposto sempre, come ho eletto nell'esempio procedente, che la pensione debba decorrere dal 55° anno di età.
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E L AVVE.'.'< IRE
eCONOlllCe
U.EOLI UFFI CI ALI
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I con tributi facoltativi di cui ho testè parlato devono essere natnralmente moltiplicati per :2, 3, 4 o 5 se si vuol duplicare, triplicare, qnadmplicare e quintnplimire (massimo cui si può anivare) il capitalo o la pensioue snpplettiva che uno vuole assicnrarsj. Unica modalità per l'assicurazione cli nn capitale : la visita medi ca ; una restrizione per incassa.re il cn,pitale assicLu·ato : essere inscritti nella Società eia almeno J.8 mesi. I nsomma la Società cli previdenza si può definire, rispetto alla sua fonzione più im1>orta,nte, il vero complemento della pensione di Stato; imperocchè la pensione stessa, opportunamente snssidiata, dalP indennità vitalizia assicnrata dall a Società pllÒ nella maggior parte dei casi, formare un tutto uguale, o quasi uguale allo stipendio fruito dall'ufficiale n ell'ultimo grado della sua carriera. La Società eretta in ente mor a.le fin dal 1892 è amministrata g1·atu.itamente da un consiglio d'amministrazione composto interamente di ufficiali soci, da una gi1mta amministrativa e da un ispettore tecnico il quale ha la sopraintendenza degli uffici o la direziono tecnica c.lell'amministraziono. Come già vi è noto è presidente del consiglio d'amminist.razione il generale Cortese, nome troppo noto fra noi l)Orchè la mia modesta parola di conferenziere possa aggiungere pregio e valore; - e ispettore Lecnico della Società il colonnello ing. Falangola, della ctù attività e competenza amo tacere per tema soltanto che la mia parola possa scemare anzichè acc1·escere la benemerenza cni egli ha diritto. E per non esorbitare dai limiti imposti da una conferenza, non m'indugio su altri detbtgJi ch e Lutti possono avere r ivolgendosi direttamente alla Società e m' affrett.o a concludere. *
** Mi lusingo cho dal poco che il breve tempo mi l1a permesso di dirvi vi sarete formata la convinz ione che la nostra 80cielà di previdenza è costituita sopra, basi sicure, precise, scientifiche, tali insomma da dare largo e sicuro affidamento
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I.A PREV l l>EliZA
del suo àvvenire. 11 provvido Istituto creato e sorretto dal buon volere, dall a, tenacia e starei per dire cla, quel sentimento d'innata poesia che tanta parte ha sempre avuto nel bene e nell'avvenire clP.l nostro paese, merita, ve lo assic uro con tral1 quilla coscienza, merita tutta la vostra. attenzione l tutta la vost·ra considerazione. È g1oria del secolo t estè declinato il progresso considerevole, rapidissimo delle scienze :fisico-matematiche; - sa1·à gloria del secolo appena sorto il progresso delle scienze economico-:fim1-Uziarie. I nostri nepoti che vedranno la :6ne del secolo presente sorrideranno spesso, molto spesso, del modo empirico ed e.ntiscientifìco col c:tuale i loro antenati provvedevano a sistema.re l'avvenire delle persone eh.e avevano consacrata la loro opera e i loro servigi in se1·vizio tlello Stato e delle pubblich e amministrazioni . Ond'è mio convincimento ch e da questo J)tmto di vista la Società di previdenza meriti altresì l'attenzione del Governo. Poichè, o io m i sbiiglio, o il modesto Istituto del c1uale ho avuto l'onore di parlarvi testè, sa.rà la gtùda su11a quale gli statisti dell'avve1ùre troveranno forse la soluzione del grave e complicato problema delle pension i ; problema che da oltre un ventennio affa,tica invano Stato e comuni, imperocchè, val meglio confessarlo subito, non ancora si è trovata la via che sappia ad un tempo provvedere agli equi e legittimi. interessi dei funzionari e all'imprescindibile stabihtii. della pubbìica finanza. Ma frattanto, voi signori, non vincolati., non impediti da prudenza di govemo o da esigenze l)Olitiche e fu1anziarie che sempre s'impongono, sempre riliardano, sempre ostacoht,uo·il cammino dell'uomo di Stato anche il più illuminato, anche il pil'.1 avveduto, voi dico, signori, saprete senza dubbio nella c]1iara,, libera e sagace int uizione del vostro avvenire economico precedere gli uomini e i tempi, e clare sa.ggio del nostro ben inteso spirito cli previdenz~t. Nè questa mia esortazione vi sembri disadatta alF ambiente n el quale viene pronunziata. Certo, io lo immagino; a
taluno di voi recherà sorpresa, che un uomo educato militarmente come voi e che come voi ha passato la, mig1ior parte della sua vit:t nel bel mezzo del nostro esercito, venga qui con accento inspirato di profeta, e quasi oblioso de' suoi doveri e della sua vita di soldato, venga. qui dico a raccomandar vi con p~trticolare zelo la cura e ]a salvaguardia di quel-. l'av\7enire che le leggi e il dovere c'impongono di tenere anzitutto a disposizione del Re e della Patria. Ma no, o signori; io non ho dimenticato null a della, mia vita e de' miei doveri di solcfato. Io pure come voi e al pari di voi nei baldi a,rn i della mia gioventù, quand'era mio unico sogno, mio unico orgoglio, il piumeUo del bersagliere, mai, ve l'assicuro, mai passò dinanzi agli occhi miei la più lontana iclea di previdenza. Ma quando gnest:1 parola mi venn e sussurrata per la prima volta a,l l'orecchio, quando m'è venuto di pensa.re alla strana e speciale strutt ura det nostro congegno sociale, per il quale, il funziona.rio specialmente si vede assottigliato il peeulio allora appunto che l'età reclama il sussidio di maggiori e più intensi co11forti; quando infine le vicencle c1ellft vita mi fecero alterMti\7alllente testimonio ' or delle amare e tardive lagrim e irriganti le gote dell'imprevidente, or del lieto e tranquillo sorriso sfiorante il labbro del previdente, allora m i persuasi anch'io che la previdenza è una fonJVl, speciale Ji eroismo che, simile all'eroismo marziale ci aiuta a strappare dalle ma,ni cli un nemico non mello temuto la ba.ndiera della nostra indipendenza; la bandiera della sicma: tranci uilla e dignitosa esistenza del nostro tardo avvenir e.
Tr.ro MoLINARr ca711l11110
i., V\,'-Ut'Jl/,iVL~J;
L'OCCUPAZIONE MILITARE RUSSA DELLA MANClURIN1'
INTRODUZIONE.
Nelle dispensa X - 16 ottobl'e 1900 - della nos tra Rivista abbiamo pubblicato un0 studio dal titolo La 11fanciu1·ia e lr1, sua occupazione pe1• parte delta .Russia, col quale, oltre acl una rapida descrizione di quella reg ione e di quel terreno, si esponevano a grar,di tratti le pi-incipali operazioni pet l' ooc11pazione della Manciuria settentrionale. Crediamo ora uti.le dar posto ad altro lavoro, il quale, redatto su dati poRieri<>l'i, ci descrive con maggiori dettagli tutte le operazioni, comprendendovi anche quelle della Manciuria Centrale e Meridionale, seguendo gli avvenimenti fino all'occupazione di Mukdeu. Per questo nuovo lavoro, cbe è corredato di schiz;d particolari, ser ve la carta generale della Manciuria, data nella nostra dispensa sopracitata.
Poco dopo che nelle provincie centrali dell'Impero Celeste e nelle vicinanze della sua capitale si manifesta.va.no i primi sintomi del vespro giallo per scacciarne gli stranieri, nella Manciuria la popolazione, ben presto appoggiata dalle truppe regolari cines~ insorgeva per scacciar11:e i Rus~i. O~sì, verso il giugno ultimo, mentre le truppe mternaz1onah (tra le quali anche quelle russe) erano intente alla espugnazione di Takn e di Tien-tsin, ed alla possibile occupazione della capitale dell'Impero Celeste, i Russi inoltre, per proprio conto, impegnavano da soli una guerra più a nord, nella lVIanciuria. I primi fatti militari svoltisi in questa regione (i prodromi delle ostil'ità), non furono la consegutlnza di piani stu-
.ll l L I TA~t,; ltUS~A DBLLA lllANC!OltlA
5U;i
diati in precedenza da.i belligeranti, ma bensì la conseguenza di circostanze impreviste, create dal desiderio dei ribelli e delle truppe cinesi di colpire, ove meglio ne capitasse il destro, le opere e i lavoratori della ferrovia che si sta costruendo in Manciuria. Attorno a questo asse si esplicò appunto, fin dai primordi, la brutale ridda dalle barbarie cinese e l'azjone valorosa delle poche truppe russe (generalmente reparti di cosacchi e di riservisti), assegnate alla difesa immediata della ferrovia. Collo svolgersi degli avvenimenti cominciarono a delinearsi più chiaramente gli obiettivi dell'azione russa la quale, col concorso cli colonne considerevoli di truppe attive (quasi tutte indigene delle regioni siberiane), si estrinsecò. in due periodi.
I. Il primo periodo comprende: le operazioni militari a1 confine settentrionale, sull'Amur (cannoneggiamento della città russa di Blagovestsceusk, occupazione della città cinese di Aigun) . Operazioni al con.fine orientale, verso fa baia di Possiet (presa della fortezza di Rhun-aiun). Operazioni nel bacino del S ungari (liberazione di Kharbin, occupazione di Khailar, d i Merghen di Zizikar, di Ninguta, ecc.).
II. Il secondo Periodo abbraccia. le operazioni per l'occupazione dei principali centri della Manciuria centrale e .meridionale (Omoso, Bodune, K uan-cen-zì, Hirin, nella Manciuria centrale; Khai-cen, Liao-jan e Mukden, in quella meridionale).
I prodromi delle ostilità militari. (i) fi'oNT c: Le notizie <Li Pietrob11,1·go (l'eterbw ·gsliiia Viedoinosti); Le no!'i zie Russe (lhtsst,iia l'iedoinosti); l nvcitùLo Russo (llusst,i lnvalid); Rivista Militare ( Vojenm
Sborni/,) , TnAscniz10N!l. Le parole sono lrascri tte (e vanno pronunziate) secondo il suono del· l'alfabeto ital iano. Solt.r,nlo si :nlollò l'ortografia illi\leso di si& per l's Hr1uirlo (il eh francese) avant.i con, onanti, e di l,h per l'h gutturale (il eh teclesco), come nelle Ta/Jellri ili
costitnzione
clell' ese1·ci lo
1·usso delto slat,o maggiore.
Irruzione degli insoi·ti contro la, ferrovia in cost1·uzione. Verso la metà di giugno lungo la zona della ferrovia, che i Russi stanno costrneudo nella Manciuria, dominava relativamente la tranquillità. Nel tratto meridionale di tale
vV±
L Ul;UUl'AUl U l'\l!: ~11L L'l ' J-\!t!'., ttU:S!!iA l)b;LLA 1\IA N VlUK.1 A
l."OCCUPA<ITONE MLLJ'l'ARE RUSSA DELLA MANCIUltlA
strada (K.harbin-Porto- Artur) si erano segnalati alcuni indizi di agitazione, ma questa fn subito repressa. A Mukden gl'insorti si erano impadroniti dei depositi di munizione,
Mukden) che incendiarono, parte contro la stazione di Telin (63 verste a nord di Mnkden). Frattanto i R ussi stabilirono un grosso distaccamento (colonnello Dombrovskt) alla stazione di Dascizao (punto dove si diramano le ferrovie in costruzione di Pekino e di PortoArtur), pronto ad accorrere dove fosse necessario, mentre un altro grosso distaccamento ( colonnello Mistscenko) occupò In-kou (Niu-ciuan), dove si fortificò per difendere questa città e il materiale ferroviario. Aumentando i disordini, i cosacchi della scorta ferroviaria doverono sgombrare Mukden e ripiegare su Liao-jan (12/25 giugno) e Dascizao (1/14 luglio), sempre combattendo per aprirsi un varco fra i numerosi nemici (5000 Cinesi, con cavalleria). Così pure la scorta ferroviaria della stazione di Telin (200 uomini) il 20 giugno (2 luglio) fo assalita da una grossa banda di ri belli, guidata dal governatore (dzian-dziun) di Mukden; esso dovè r ipiegare su Kharbin (distante più di 500 verste), so stenendo reiterati combattimenti per aprirsi la via fra nemici sempre più n umerçisi (si vuole :fino a 15,000 uomini), molti dei quali delle truppe regolari, vestiti in abito borghese. Lo stato delle cose andava sempi·e più aggravandosi. Tutto il tratto meridionale della ferrovia, da Te-lin, M ukden a Dascizao, agli ultimi d i giugno, era completamente distrutto, anche i ponl i in ferro più robusti erano stati guastati, e si erano distrutti i depositi, i 1-,elegrafi, 14 locomotive e il gran magazzino cli carbone di J an-'I'ai (nord d i Liao-jan). A .i\fokden era stata distrutta la missione cattolica, abbruciata la chiesa e si erano messi a sacco i negozi dei mercanti russi. A Hirin ed a Zizikar, incominciati i disordini, era stata ordinata la mobilitazione delle truppe e queste avevano ricevuto l'ordine (intercettato dai Russi) di unirsi ai boa;ers. Nel tratto orientale della ferrovia (Kharb in-Pogranicnaia) scorazzavano bande di insorti e di soldati cinesi, che sacchegg iarono e rais.ero a fooco qualche stazione, tra cui quella di Ek,ho, dove fecero esplodere i depositi di polvere e di mun izioni d'artiglieria, assalirono i drappelli russi che andavano ritirandosi ièlu Kharbin, e ruppero le comunicazioni telegrafiche con questo importante centro.
ma ne fnrono sloggiati con gravi perdite (500 morti) dai co· sacchi della scorta ferroviaria russa. Gl'insorti sì riversarono parte contro la stazione di Liao-jan (60 verste (1) a sud di (LJ La ve1·.ita corr isponcle a ·1067 metri.
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Anche nel tratto occidentale della linea (Kharbin-Ha giartui) la situazione diveniva i;empre più critica. Verso i primi di luglio la maggior parte degli edifici delle stazioni, compresa quella di Khailar, erano stati saccheggiati ed incendiati dai Cinesi, e gli addetti ai lavori della ferrovia erano stati costretti a ripiegare su Staro-Zurukaitui (territorio russo). In fine, il 25 giugno (8 luglio) lo stesso ingegnere Yugovic, direttore in capo . dei lavori ferroviari, r iceveva. a K harbin (sede della direzione genera.le dei lavori ferroviari) una comunicazione del governatore di Hirin, che lo invitava, anche a nome degli altri due governatori della Manciuria, di consegnare la linea ed il materiale alle autorità cinesi e di ritirarsi al di là della frontiera della Manciuria, dicendo che le autorità cinesi non erano in grado di proteggere più oltre la vita e g li averi degli stranieri. L'ingegnere rispose con un r eciso rifiuto. La gravità dei fatti costrinse però la direzione superiore dei lavori a mettere in salvo g li uomini destinati alla protezione della linea (compagnie di riservis.ti e sotnie cosacche) ordinando, a quell_i addetti alla sezione centra.le e meridionale della ferrovia, di riunirsi a Kharbin, ed a quelli delle sezioni occidentale e orientale di ri{iegare verso le stazioni del respettivo confine russo.
I.
P ERIODO
Operazioni al confine settentrionale, sull'Amur.
le prime ostilità ed il cannoneggiamento cli Blagovestscensk. - Sui primi di lug lio, i Cinesi stabilirono di prendere decisamente l'offensiva verso il confine settentrionale, facendo passare nuclei di truppa sulla riva opposta dell'Amur, assalendo i vapori russi che navigavano nell'Amur e r ivolgendo improvvisamente il fuoco contro la città russa di Blagovestscensk, posta sulla riva sinistra di quel corso di acqua.
Senza discutere sulla opportunità militare e politica della deliberazione presa dai Cinesi, di aprire per i primi le ostilità contro un potente a·vversario, per soprappiù difeso da un grosso corso d'acqua, senza essersi preparati prima i mezzi necessa ri, resta il fatto ch'essi misero con ciò le mani in un vero vespaio. Dunque, il 1/14 luglio, mentre il vapore Mikhail (1), della società ferroviaria, proveniente da K habarovsk, risaliva l' Amur, diretto a B lagovestscensk, rimorchiando 5 barconi con materiale d'artiglieria, arrivato sotto la città cinese di Aigun (2), fu improvvisamente dai Cinesi accolto dal fuoco d'artiglieria e di fucileria, e gli fo dato il segnale di abbassare la bandiera. Contemporaneamente dal comandante locale (amban) di Aigun f'u notificato che, d'allora in poi, era interdetta la navigazione dei vapori russi sul1'Amur. Sopraggiunto poco dopo il « Commissario di frontiera » (un colonnello russo di stato maggiore) col vapore Selenga, ed ordinatosi da questi ai vapori di proseguire la rotta su Blagovestscensk, i Cinesi aprirono di nuovo un fuoco d i fucileria e d'artiglieria, che f~rì alcune persone (tra cui il Commissario russo) e produsse qualche danno sulle due navi. Il giorno seguente (2/15 luglio) il generale Gribski (comandante la .t5rovincia dell'Amur), (3) in persona, con 2 compagnie, 1 sotnia e 3 sezioni d'artiglieria, partì per Aigun (23 1Jerste a valle di Blagovestscensk) allo scopo d i avere spiegazioni e di ristabilire le comunicazioni sull' Amur. Il distaccamento seguiva la riva sinistra del fiume, mentre il (i} Per la navigazione dell'Arnur esistono clue compagn ie, che rl ispongono in comp lesso di •os vapori. Sul $ ungari poi [)res tano ser vizio HO vapori della societil. delle ferrov ie. Alcun i rii ques ti vapori (i l Selenga, Kilol,, Inr,enier, 1Jasim1w e llam.azar) fu rono armati con cannoni ,1 Li ro celere, e provvc!luli cl1;l necessario personale d'artiglieria, come pu re di <lrappèlli cosacchi di sco rta ; essi presero u tile parte, come vedremo, alle operazioni mi litari in ~Janciuria. (2) Aigun, çome città ri i conlìne, è presid iata da ci rca 3000 sol clati ed è munita di una specie d i fortezza o caserma forlili,:ata i<h:tta impan) . Questa ba. la forma quadrat.i ed r: ci n 1,1 tla para pctLi ri i terra e da pa lizzate alte 2 sagene (r.,30 metri circa). (3) ~·accntc p!Lrle del la Circosc:rizion~ militare del Priarnm. Qnesta cin:oscrizione comrmlnde le pro1•incic (obtasl) 1loll' Amur, ciel Transbaikal e <le l PrimortJ (lito,·anea), 11 circondario del Ussuri e l' isola <l i Snkhalin.
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vapore Selenga (armato di dne cannoni) unitosi al distaccamento, lo fiancheggiava, tenendosi alla sua altezza., e il vapore Mikhail lo seguiva più indietro. . . . . Non appena quella colonna ebbe fatto alcum ch1lometr1, 1 Cinesi, coperti dietro le trincee costruite lungo la riva per una lunghezza, che fu valutata di ' 12 1;erste, a partire da Aigun, aprirono un vivo fuoco di fucileria ed artigli~ria: Secondo il rapporto del generale Gribski, le truppe cmes1 schierate lungo la linea Aiguu-Sakhalian ascendevano a 18,000 soldati con 45 cannoni. I proietti cuoprirono letteralmente i vapori. La batteria russa dall'altra riva, ridusse al silenzio alcuni cannoni del nemico. Vista l' impossibilità d i avanzare e di sbarcare ad Aigun, ed essendosi uditi colpi di cannone da Blagovestscensk, il disbancamento tornò indietro. Sul vapore Selenga vi furon o 3 uccisi e 5 feriti, e si riscontrarono danni nella macchina. Il vapore 1vlikhail ebbe i fianchi forati da una granata. Intanto che ciò avveniva verso Aigun, inaspettatamente dal villaggio cinese . di Sakhalian, situato d i front e a Blagovestscensk, i soldati cinesi (circa 8000 uomini armati di fucile ~auser, con 8 cannoni), ivi accorsi da Zizikar e da altre città della Manciuria set tentrionale, il g iorno stesso (2 luglio) aprirono inaspettatamente contro q uesta città, un fuoco di fucileria e d'artiglieria. Il cannoneggiamento ed il fuoco di fucileria contro la città ed il campo trincera.to di Blagovestscensk si ripeterono anche il giorno seguente e continuarono giornalmente, più o meno vivi per 18 giorni, cioè fino al 20 luglio (2 agosto}, giorno nel quale, come ve· dremo i Russi presero l'offensiva, passando sulla ri·.ra destra dell'Amur. La guarnigione russa di Blagovestscensk e dintorni (comprendEJndosi il distaccamento del generale Gril;Jski, non ancora rientrato ad A.igun) consisteva il giorno (2/15 luglio) in 2 1/,. battaglioni (5 compagnie cacciatori e 4 di frontier a), 1 drappello di truppe locali; 1 1/ 2 batteria (12 cannoni) d'artiglieria leggera e 2 cannoni da scialuppa (del vapore Se-
1.'occoPA.ZlONE
AJJ LJ TAJ{E Jt'lJSSA DELLA ~.! ANClURIA
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lenga); 5 sotnie cosacche. Facevano in oltre ~a~'te della. di: fesa, un battaglione di milizia di 480 uomm1, armati d1 fucili Krnka, e 670 volontari cittadini. . . Frattanto questi pochi difensori di Blagovestscensk, assaht1 così improvvisamente, dovettero cer care d'impedire che la città cadesse in mano del nemico; ciò che poteva essere grandemente facilitato dall'eventuale concorso cli oltre 3000 operai e mercanti cinesi che abitavano a Blagovestscensk, e da più di 30,000 Manciù stabiliti oltre l'A.mur, nel .territori~ compreso fra questo fiume ed il suo. affiue~te ,Ze1a, dove.~ Cinesi avevano g ià fa tto passare vari reparti d1 truppa. 010 considerato si provvide p erchè la guarnigione di B lagovestscensk fosse rinforzata, facendovi convergere t ruppe da oves t e da est, cioè da Stretiensk e da Khabarovsk. Da Khabarovsk, il 5/18 luglio sì fece partire nna colo~na, a.gli ordini del genera.le Servianov, composta di 3 battaglioni, l sotnia, 8 cannoni e 2 mortai, cioè :
14• reggimento della Siberia Orientale . 2 battaglioni 10° battaglione di frontiera, della Si beria Orientale . 1 battaglione Cosacchi dell' Amur . 1 sotnia 4• batteria della la brigata della Siberif~ Orientale 8 pezzi ~~ . 2~fil Da S tretiensk furono inviate due colonne, u na comandata dal colonnello Schve1·in, formata di 3 compagnie e 12 cannoni, cioè: Del 1° battaglione di Cita e del 1° battaglione di Stretiensk . 1 '/, batteria della divisione d'artiglieria del Transbaikal .
3 compagnie 12 pezzi
Un'altra colonna comandata dal generale Rennenkampf; forte di 4 battaglioni, 2 sotnie e 6 pezzi, ossia: 3° e 4° battaglione del reggimento fanteria di S tretiensk. 2 battaglioni
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L' ocCUl'AZION.8 JILLl'l'ARI': ROSS.\ IJELL.\ )JA::-C1l1R1A
3° e 1° battaglione del reggimento fanteria di Cita. Cosacchi del reggimento Argun. 3a batteria a cavallo del Transbaikal. A questa colonna furono inoltre assegnati bronzo.
2 battaglioni 2 sotnie 6 pezzi 12 cannoni dì
Il 6/ 19 luglio, vale a dire prima che fossero giunti i rinforzi, le truppe di Blagovestscensk erano gii~ riuscite a far sgombrare la regione fra il fiume Zei e l'Amur. Durante il periodo del cannoneggiamento, coll'aiuto dei vapori armati dell'Amur, si erano esegnite tre ardite sortite sulla destra di quel corso d'acq ua, prendendo al nemico armi e munizioni, e inoltre una brillant.e ricognizione, la notte dal 16 '19 al 17.,30 luglio, nella quale il clrappello esploratori (1) del r eggimento cos:techi dell'A.mur (3 ufficiali e 60 soldati), guid~iti da un ufficiale di stato maggiore, avanzandosi nell'oscurità, silenzioso e senza far fuoco contro una p0sizio11e, pure sulla destra del!'Amur, occupata da numerose truppe cinesi, con improvviso assalto alfa, baionetta s' impadronirono d i 2 loro cannoni d'acciaio. Il 20 luglio (2 agosto), cioè dopo 18 giorni che Blagovestscensk era g iornalmente cannoneggiata dai Cinesi stabiliti sull'opposta riva dell'Amur, arrivò (alla mezzanotte) l'ultima parte dei rinforzi inviati da Kabarovsk, ed i Russi decisero di prender subito l'offensiva per sloggiare il nemico dalle sue posizioni di Sakhalian e d'Aigun. Combattimento di Aigu,n. - P erciò in que l giorno stesso (2 agosto) coll'aiuto dei vapori Selenga e Mikhail, i Russi, ('I) Co me i: noto, oi;pii reggi mento 1·usso delle v.irio 1H·mi ha nn drn1}Pello spc,:i1Lle di esplora tori. ~sso è riel Lo , drappello di cacciato,·i • ( 0/,/iotni/;iJ perché i so lclati (aSs(<~nali al <lrappello in r:1giuntl di 4 per compagnia) vi sono esercilali alla caccia delle liere (orsi, ti!:ri, ecc.). Quesli solclali che e:;eguiscono inoltre c3ercl1.i d1 noto, di passaggi corsi c1·acqua su mezzi improvvi,ati, di scheqrm, giouas!kn, marce cli rcsiSlènz:i, operozioni di piccol~ guer ra notturna o sulle nevi, sono destinati ad elTettual'e sorprdso, agg,.1:1Li, agg irarnenti ili posizioni, ,q,r:1:ialmeote fii no tte. evitnnLlo cosi r,oss ibil mc nto il fuoco dell'avversario e preparando l'azione del corpo di tru1>pa cui appartongono.
L'OCCUPAZIONE MILITARE RU.SS,I DliLl,A ) I ANClURIA
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di cui assunse il comando in capo il generale Subbotic, sbarcarono sulla riva cinese, di visi in due colonne (colonnelli Sch verin e Servianov), appoggiate nel loro attacco contro Sakhalian, da un distaccamento (colonnello J3'otenhaur) che, stando sulla riva sinistra dell'Amur, coi 2 mortai da campagna, aprì il fuoco contro Aigun, in unione all'artiglieria · d~l vapor e Selenga. Sakhalian fu presa; dalla parte dei Russi v_1 furono 6 uccisi (tra cui 1 l'ufficiale) e 16 feriti (1 ufficiale). Sul vapore Selenga si ebbe 1 artigliere ucciso e 5 soldati feriti. Il 21 luglio (3 agosto) le truppe russe seguitarono la loro ma~cia in direzione di Aigun attaccando e sloggiando i Cinesi nelle loro posizioni fortificate lungo la riva destra dell'Amur e prendendo loro 2 cannon i. d'acciaio. Nelle abitazioni e. casolari situati lungo la stI-ada, i Russi s'impadronirono d1 molte munizioni da guerra. Durante la giornata i mortai continuarono dalla riva sinistra dell'Amur il loro fuoco contro Aigun, che cominciò ad incendiarsi. I L'occupazione di A igun era per i Russi una necessità ass?lut~. Da questa importante po;;izione strategica le truppe c10es1 della Manciuria dominavano le due rive dell'Amnr infastidivano la navigazione lungo questo corso d'acqua ; sbanavano la via di Zizikar ai Russi: i quali non avrebbero potuto mai inol trarsi nella Manciuria lasciandosi alle spalle A i gun. (Continua)
O. CmmoTr.
NO'l'.E STORICHE
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« ... Feci sforzi sovrumani per ricondurre le truppe che « da me dipendevano ad un constante abito di disciplina -
NOTE STOR·ICHE OSOPPO 21, M,111zo - i3 0T'l'00 11B 1S,8
( Na?'raziotte com pilala con ia scorta. <lei docwmenti)
Conlinna zione e fine. -
\'P.di dispensa Il
Nel cozzar fitto di titli passioni, sul capo intemerato dello Zannini si addensarono sospetti di ogni speeie, come nuvolaglia den::ia e scura in una giornata di estate :fiacca e sfibrante. Egli fu tacciato di inesperienza e di errori nella difesa della fortezza di Owppo, accusato di tradimento e perfino di malversazione del povero peculio cast.rense della eroica guarnigione. Sdegnoso, l'integerrimo soldato domandò il giudizio di un Consiglio di guerra. Così fu, che il 26 ottobre il capitano auditore del presidio di Venezia, Giovanni Maggi, ricevette l'ordine dal colonnello Fontana, comandante del Dipartimento fanteria e cavalleria di « aprire un'accurata ed attenta investigazione snl fatto « dell'avvenuta cessione del forte di Osoppo, par procedere « poscia ad una regolare inquisiizione ». Qun.ttro giorni appreeso, il 30 ottobre, il tenente colonnello Licurgo Zannini, che era stato posto nel contempo a disposizione del Governo provvisorio di Venezia, veniva assunto per la prima volta a domicilio, nella casa del suo amico Bar ozzi che l'ospitava alla Giudecca.
« depose lo Zaunini - ma non riuscii mai nel mio intento. « Il solo sottotenente Romano era un avanzo dell'armata « italiana ed aveva militato sotto Napoleone: all' infuori di « lui, nessnn altro ufficiale aveva idea snl comando delle « truppe... Nondimeno posi tutto il mio impegno nella difesa « e nella resistenza, per amor della gloria e per la causa santa « della nostrn liberazione ... Alla fine, liberata la guarnigione << dai più cattivi soggetti e ridetta la truppa alla subordi.nazione « militare ebbi il grande dolore di accertarmi che lo spirito tur« bolento si annidava in alcuni nffiziali del presidio ... primo « il Francia, che tornò al forte geloso dell' ouore che face« vasi la guarnigione di Osoppo, e dispiacente di essere stato, « per tre mesi, lasciato senza impiego dal governo di Ve« nezia che forse lo aveva bene giudicato. Il Francia si mise <( alla testa di un club detto del Terrore, fonte di ogni in« subordinazione tra i militari della piazza..... Alla :fine, il « 30 settembre, mi trovai nella dura necessità di dover cac<< ciare i più riottosi dal forte ». Ed alle testimonianze dello Zanuini seguirono quelle degli ufficiali assunti subito dopo. Il 28 noveml!>re arrivò a Yenezia il comandante in 2° del forte, il cittadin o L@onardo Andervolti: subito in vitato a testimo'niare, egli dichiarò alto che << la capitolazione del 13 ottobre « fu una necess'ità insu,perabile, e che nessun comandante « avrebbe saputo seguitare nella resistenza oltre al tempo <~ in cui realmente la capitolazione stessa avvenne. Forse, « aggiunse l'Andervolti, un maggiore accorgimento ed un « carattere meno risentito avrebbero evitato diffidenza e « sfiducia nella guaruigione, che era del resto tutta e comcc pletamente nuova alle armi ed alla guerra» . Deposero poscia, caricando le tinte a danno dello Zannini, i tenenti Vatri, Simonetti, Bassi, Romano, e sopra t utti il capitano Francia. Quest'ultimo dichiarò che « la definiti va idea della capito« lazione venne determinata da una deliberazione dello Zan-
aa -
ANNO XLV J.
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nini, di nou usare ostilità al nemico quando questi, trau« quillament e, e di giorno, a tamburo battente, entTò in « paese il 10; che anzi ordinò e represse l'energia cl ella re« sistenza della guarnig ione, ciò che originò l'idea del tra« dimento e la conseguente diffidenza d i tutti i superiori verso (< il comandante». Da ultimo, in pubblica udienza, si portò contro lo Zannini l'accusa di malversazione di fondi e di peculato << delle « 13,000 lire austriache promesse alla guarnigione del forte « dal tenente-colonnello W an der Niill, come compenso di « paghe arretrate, poichè in effetto non ne furono sborsate « che 7000 soltanto ». Di fronte a queste accuse insane l'opinione pubblica si ribell ò, talchè l'auditore Maggi concluse, per il momento : « ..... che essendo la capitolazione firmata da tutti gli « ufficiali, q uesti con ciò dimostravano di assentire con lui « che erano convinti della necessità della resa... che il fuoco « non fo fatto sul paese dietro impegno preso con il parroco << della Stna che erasi recato al campo nemico per trattare, « affine di evitare le stragi della notte precedente. <s. Tutto considerato ... si esprime la con viuzioue che la ca« pitolazione del forte di Osoppo sia stata conseguenza di una « decisa necessità; e che non si abbia fondamento a ritenere « che il comandante Licmgo Zannini, nè altri, abbiano punto « violato le leggi dell'onore militare ». Ma la cosa non ebbe termine, chè gli animi esacerbati dalle passioni, accecati dallo spirito di parte non concedevano quartiere: gli atti processuali redatti da.I capitano Magg i furono allora ri vedu ti dall' Auditornto generale, nella prima metà del gennaio 1849. « Visti g li atti processuali emessi dall' Auditorato di guarnì« gioue di Venezia, intorno all i:i. ces3ione della piazza for te « di Osoppo: vista la relazione dell' Auditorato generale fatta << al co.o.siglio di difesa: considerato trattarsi di un processo « della massima importanza che altamente interessa. lo Stato; « dacchè per la cessione di questa piazza ne conseguì il fatto <<
. NO'rE STORICHE
NOTE STORICJIE
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« compiuto che le province Venete e di terraferma sono « tutte riuadute in material.e possesso del n emico: «
Consideralo adunque: « 1° Essere dovere del comandante di una fortezza quello
« di non cederla, senza aver impiegati tntti gli estremi mezzi di difesa; << 2° Che tale dovere è imposto ai comandanti di fortezza. << a tenore dell'art. 14 del Codice d i Guerra; « 3° Che l'investigazione offre il legf'l,le convinciment o « che non si siano impiegati tutti g li estremi mezzi di di« fesa, prima di ricorrere alh capitolazione del forte; « 4° Che la resa si manifestò necessaria in forza del solo << scoraggiamento della guIJ,rnigione ; « 5° Che questo scoraggiamento è imputabile al solo « comandante, per aver vietato alla guarnigioni di opporsi « con la forza all'entrata del nemico nel sottoposto paese; << 6" Che la resistenza di Osoppo era possibile all' in« fuori di q uesto, per qualche tempo ancora (si trovarono (< viveri per pil\ di un mese) ; ~ 7° Che perciò tutta la responsabilità ricade sul coman« dante, tenente-colonnello Licurgo Zannini, a meno che la « proibizione da lui data di opporsi alla occupazione del << paese, per pd'rte del nemico, non sia ritenuta par regolare; « 8° Ohe per quest'ultimo argomento, a senso del De~ creto Aulico del 19 novembre 1807, e 2 luglio 18.LO, deve « pronunziarsi una commissione tecnica militare in parere « di tattica. (< P1·opongo: Che prima di passare alla definitiva delibera« zione, sia la Dittatura pregata di nominare una Oommis« sione militare di tre membri, dalla quale l'Au ditore gene« rale possa ritrarre il necessario parere in materia di « tattica, sui punti che sono indispensabili a stabilire la « responsabilità del tenente colonnello Licurgo Zannini 11 . E poichè, per le speciali condizioni in cui versava allora Venezia, cinta tutt'intorno da investimento, non era possibile avere d irette e complete comunicazioni con i paesi di ~erra.ferma, affine di ricavarne gli element i di giudizio in<<
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NOTE S'l'OR!CHE
NOT),; STORICH.8
dispensabili per stabilire uua responsabilità definiti ~ra e concreta circa il corso degli avvenimenti militari d i Osoppo, dal marzo all'ottobre 1848, così la Commissione inquirente, il 15 gennaio 1849 stabilì : « di sospendere ogni ulteriore de« liberazione in merito, salvo a riordinare la riassunzione « regolare del processo Zannini, quando le comunicazioni « con la terraferma saranno tali da dar corso alle libere « pratiche della puniti va giustizia, al qual uopo, a suo tempo, « sarà delegata un'apposita commissione ». X VIII. Così fu rinviato il proce::;so cimtro lo Zannini, ed il difensore di Osoppo non si ebbe più, per forza degli eventi successi vi, dai tribunali di guerra di Venezia quella soddisfazione cui egli avea pieno ed illimitato diritto per la sua condotta valorosa. L'opinione pubblica, esaltata, voleva un compenso a ll'amor proprio offeso: assorta da indefinite e vaghe idealità, da sentimento d i fede sproporzionato, erasi trascinata ad incrudelire contro colui che avera reso all'Austriaco le Termopili Venete. E come nei corpi morbosi e malaticci, le malattie dello spirito fanno di sovente maO"o·ior <::>b breccia che quelle tangibili che ledono il cor.po, così la passione traviò il retto giudizio sugli uomini e sulle cose ed inciprignì la ferita fino a renderla malvagia. « Si parlò in Venezia di tradimento - scrive il .Radaelli « testimonio degli avvenimenti - e che un uffiziale del pre~ « sidio fosse in corrispondenza col nemico. Io non ripeterò « le accuse, dappoichè il giudizio umano erra sovente quando « la sventura lo coglie : obliamo il passato e non si ride« stino le diffidenze e le vili calunnie che resero deboli gli « Italiani del 1848 » (1). Così, mentre si combatteva a Mestre, a Marghera e sul ponte della. Laguna per l'es trema difesa di Venezia, il te(I) C. A. R,10,1i;L1, 1. - Storitt dell'asseilio di Venezir1, negli anni 18,18-4 9, pag 21i3· 2Gt.. Vcnozi:.1, Antonell i, t875.
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nente colonnello Zannini, il soldato disciplinato, e valoroso, rimaneva inattivo con la spada spezzata nel pugno. I Bollettini della Guerr·a ricordavano i begli atti di valore della Legione Friulana, ma era destino che egli non avesse a co mandare più. i suoi Roldati di un tempo. L'angoscia di quell'anima erompe da un breve epistolario scambiato con il fido amico il maggiore Leonardo Andervolti: « I're mesi e mezzo sono ormai passati, ed ho pazientato « nello attendere giustizia: ora non sono proprio dispo~to « a pazientare di più. Le occasioni mi sfuggono. Non dal « governo di Venezia, ma dall'Italia tutta attendo la mia « giustificazione !... » (1). E saldo della propria coscienza intemerata, r imase nella città delle lagune a reclamar g iustizia .fino all'ultimo, mentre · l'animo g li sanguinava per il rifiuto di valersi dell'opera sua in un comando qualunque, avuto dal Governo provvisorio; m6ntre gli giungeva l'eco delle infinite speranze, degli entusiasmi dei suoi amici valorosi che, da Venezia, erano accorsi in Piemonte per veder poscia infrangersi un edifizio così bello e carezzato sui campi sventurati di Novara. Lodovico Fontana, il condottiero dei Modauesi a Governolo, gli scriveva da Torino: « Mi rallegro teco p<3rchè ti « sei fat to 0110re, éd hai onorata la comune patria: io cerco « di imitarti >>. E con il Fontana, modanese, erano accorsi molti Veneti : essi appresero per la prima volta, inquadrati nelle disciplinate .file delle milizie d i Piemonte, quanto valga la disciplina e quanto debole, instabile, fallace, sia la resistenza delle truppe volontarie che a quel tirocinio non si assoggettano. Alla mente di gnei vàlorosi, dopo la caduta di Venezia, anelanti d i porre ri paro agli antichi errori, deve essere riL tornata mille volte l'imagine della folla dei combattenti per le verdi convalli di Sorio e di Montebello, il tumulto delle g iornate di Cornuda e di Treviso, la sbandata tre(t)
Lettera di L. Zann ini a. L. Am1crvolt.i. Cartella 380, Governo Pro vvisorio di Ve
nezia, 1848- 49.
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V.lV
N OTE STO ll l ù HE
menda di Cà-Strette, l' eroismo sventurato dei difensori dalla rocca di Osoppo. Essi ascoltarono le parole che Cesare Correnti rivolgeva loro all'Associazione Italiana degli emigr:ati : « Non sono a « dirsi infeconde le nostre sciagure; anzi, nè straordinarie, nè « imprevedute. Ricordiamo quanto hanno penato per risoat « tarsi in libertà gli altri popoli... Questo, per ora, ci appren« dano le nostre sciag ure: come nelle 1·ivotuzioni vuolsi au« dacia, ed ancora audacia, così nelle gu,er,·e nazionali, vù·tù « prima è la costanz:a; an :;i, lasciatemi dù·e, è l'ostinazione. « E questa ostinazione esplicatela nell'esercizio delle armi, « questione di vita, questione di dovere, questione di onore. « E sul campo di battaglia, concordi, voi dovete dare i voti « per cui verrà decisa la sorte della Patria nostra ». Ed a quell' imagine cara della patria lontana, tuttora schiava, non per mancato valore dei suoi figli, ma per difetto di unità di sforzi, di intendimenti, di educazione militare, il desideri~ di riparare al passato deve essere stato prepotente ed immenso. Ben lo dimostrarono alla prima occasione i Veneti. volontari nel 1859, e poscia nelle file della Brigata Bologna, a Pieve Pélago e Monte Polito, sotto le mura di Ancona, alla fine di settembre del 1860.
E.
B.A.RBAR!CH 1 enente nel 7 3° (anterirl,
NOTE ST ATIST'IOHE
Leva marittbna sui giovani nati nel ·J.878 . e si!tm1.ione del Corpo Reali Er[uipaggi al 31 dicembre 1899
Abbia.mo ricevuto la relazione clella leva marittima sull a classe 1878 e della situazione del Cor1)0 Reale Equipaggi al 31 dicembre 1899, pubb)icata in questi giorni dal Ministero della Marina (Direzione generale del ser vizio militare). Cre diamo utile riassumerne i dati principali per completare le notizie sul reclutamento di te:L"ra e di mare (1). Il numero degli inscritti., nel momento della chiamata Jella leva d1 terra sui nati nel 1878, ascendeva a 9G72, ma sulle liste della leva di mare ne furono effettivamente riport ati soltanto 8709 perchè gli altri 963 vennero mmcellati dalle note preparatorie per motivi diversi. Agli 8709 vennero aggiunt i: 960 perchè già al ser vizio milita.re; 2100 rimandati df.1 precedenti leve; 58 renitent i cli leve preced enti presentatisi nell'anno 1898 ; in totale 3118. Il numero per tanto di coloro che presero parte alla leva del 1899 fu di 11,827 uomini, eon un aumento di 20 Lin confronto ti quelli che concorsero alla leva dell'anno precedente sui nati del 1877 e che furono in totale 11,42(). (·! ) Ve,J i nella Rivi~la ,JJiW.cwe ciel rn oUObr<l 1900: Delta
e s~guito.
leva rni [Jiovani nal.i nel 1878
s\'O'l'J; l;'fATISTICHE
NOTE STATISTICHE
Gli. 11,827 inscritti nelle liste per la leva dell'anno 1899, dopo compiute tutte le operazioni, si trovarono nelle seguenti posizioni:
Degli 11,827 mscritti della leva, dopo la chiamata., come si è not~1to, ne furono cancellati 105 per morte e altre cause. Dal numero degli inscritti detratti coloro che non furono visitati, vale a dire i cancellati, i rima.ndati perchè legalmente impediti, i renitenti, gli arruolati figurativamente in 2a od in 3n categoria, ed i volontari sia ufficiali che militari cli truppa, il numero degli inscritti sottoposti a visita sanitaria dinanzi a,i consigli di leva fu cli 10,182; ne furono r iformati 11.53 ossia 11. 32 °/ 0 e rimandati per difetti fisici 2153 ossia 21.. 14 °fo. La media più alta degli inscritti riformati si ebbe ne1 compartimenti marittimi di: ·Maddalena 17.64 Catania 16.57 Cagliari . 15.21
Cancellati dopo la chiamata della leva . 105 Riformati. 1,153 Rimandati ad altra leva . 2,193 1" categoria 5,715 2a » 57 3" » 2,326 · Renitenti . 278 Totale
ossia O. 88 ° i 0 » 9. 74 » » 18.M» » 48. 32 » » 0.48» » 19. 66 » » 2. 08»
11,827
Deducendo 2158 inscritti di classi anteriori, si hanno 9G69 inscritti della classe chiamata, i c1uaJi secondo la professione marittima da loro esercitata erano: 2748 marinai; 56 macchinisti, fuochisti e &1clcletti al servizio delle macchine a vapore; 374 7 pescatori ; 1118 barm1inoli e battellanti; 230 maestri d'ascia,; ~,1 calafati; 745 addetti alle costrnzioni na\o/ali iu ferro; 126 studenti di nautica, di costruzioni navali e di macchine a vapore; 858 volontari nel Corpo Reale equipaggi. Confrontando questi dati della classe 1878 con quelli analoghi della classe 1877, si hanno nella prima le seguenti ' diffexenze : In più : 42 marina.i; 151 pescatori; 61 barcaiuoli e battellanti; 16 calafati. In meno: 61 macchinisti, fuochisti ecc.; 24 maestri cli ascia; 19 addetti alle costruzioni navali in ferro · 9 studenti ' . di nautica, di coshuz~oni navali e macchine a vapore ; 234 volontarì nel corpo reale equipaggi.
e la più bassa nei compartimenti marittimi di: Gaeta. 6.06 Ancona . 7.00 Genova . 8.10 La media percentuale più elevata d' inscritti mandati rivedibili si ebbe nei compartimenti ma,rittimi di: Cagliari 40.55 Messim1 . 38.69 . 28.79 Cat ania la media, invece, meno elevata, nei compartimenti marittimi di: Civitavecchia 2.29 7.40 Portoferraio , Ancona . 7.95 Guardando ora alla media complessiva degli inscritti riformati e di quelli rivedibili si trova che la più alta si ebbe nei compartimenti marittimi di: 55.76 Oaglia,ri . 55.36 Messina . 44.69 Maddalena
NO'l'li: STA'l'JS'1'10J:ll,;
NO'l' E STAT IST!Gllls
e la più bassa, all'opposto, nei compartimenti marittimi di:
L a loro r ipartizione per compartimento marittimo è la seguente : 2 Gaeta. 1 Napoli 6 Bari 3 Ancona 4 Catania . 16 ':l'otale
Ancona . Gaeta. Civitavecchia
14.95 15.65 17.23,
Il maggior numero dei riformati come nelle leve dei passati anni, lo furono per malattie oculari, per ernia e per gracilità, e debolezza cli costituzione. Gl' inscritti della classe 1878 che, per trovarsi in alcune delle condizioni stabilite dalla legge sulla leva di mare, furono assegnati alla 3" categoria, ascendono a 2326. La loro percentuale sul numero degl' iscritti nelle liste di leva è di 20.39. Nella leva precedente questa era stata di 19.52. Il maggior numero delle assegnazioni alla 3n categoria, in rapporto al numero clegl' inscritti nelle rispettive l'iste di leva, si Rbbe nei compartimenti marittimi di: Gaeta. VEmezia P izzo .
Bl.33 28.22 28.03
Il minor numero, invece, nei compartimenti marittimi di: Maddalena Taranto Catania .
. 10.28 11.72 . 13.67
Ventidue inscritti, 19 del.la classe chiamata e 4 cli classi anterioi:i, facendo uso della facoltà loro concessa dall'art. 67 della legge sulla leva di mare, si fecero sostituire da fratelli nell'obbligo del servizio di 1° ca,tegoria. Gl' inscritti che per libera elezione chiesero d'appai-tenere alla l" categoria, malgrado non dovessero esservi assegnati, sono 16 : di essi 12 appartengono alla classe chiamata e 4 a classi precedenti.
Coloro che dai consigli cli Leva fonmo designati nella 1 \ nella 3a ed anche nella 2" categoria se provenienti da leve anteriori, nelle quali per ragioni del numero estratto avrebbero dovuto appartenere alla categoria medesima; e vennero quindi arruolati dai capitani di porto in base all'art. 7~ della legge sulla leva di mare, ascendono al numero cli 7098 e cioè: Assegnati alla 1' categoria n . 4715, ossia il 39.86 °/ rispetto al totale degl' inscritti nelle liste di leva; Asseo·nati alla 2" categoria n. 57, ossia 0.48 °/0 ; Asse:nati alla 3° categoria n. 2326, ossia il 19.66 %:, . Gl'inscritti i quali, prima del loro concorso alla leva gia ~1 trovavano sott~ le armi - nelle regia, marina o nel regio esercito - in qualità di ufficiali o di militari di !;ruppa, ascendono al numero di. 1000, e cioè: 49 Ufficiali nella regia marina. 905 Volontari ordinari ne} corpo Reale Equipaggi 5 d'un anno . » 34 ordinari nel regio esercito. » 7 d'un annb nel regio esercito » 0
Tota.le.
. 1000
La loro proporzione percentuale rispetto al totale clegl'inscritti nelle liste di leva è di 8 . 45. Nella precedente leva dell'anno 1898 tale proporzione fu del 9.56 °/0 • Gl'inscritti della leva dell'anno 1890 i quali, a norma dell'art. 43 della legge sulla leva di mare, furono ammessi a
524:
NOTE S'l'A'rlST ICJJ e
ritardare la loro presentazione sotto le armi perchè studenti d'università o d'istitut i e scuole di nautica o presso professori pri vati, debitamente riconosciuti ed autorizztiti 1Jer l'insegnamento delle discipline nautiche, ovvero percl1è allievi della R. Accademia navale, forono 16. E ssi sono ripartiti fra i seg uenti compartimenti mari ttimi: Savona Genova . Livorno . Napoli Castellammare Bari. Messina . Palermo
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4
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... i.)
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Totale
525
NO'rit S'l'A 1' 1ST JCflE
16
Nella leva dell'anno precedente ess i erano stati 18. Non tutti però gl'inscritti ammessi a ritardare il servizio si Lrovavano in tale posizione alJa chiusnra della leva, perchè per taluni di ossi, essendo cessata la ragione r1el ritardo, forono avviati sotto le armi. In virtù della legge 3 aprilo 1886, gl'inscritti di leva marittima, i qnali, p r ima del 101·0 concorso alla leva o de.Ila loro presentazione sotto le armi abhiano contratto a,i:ruolamen to volontario nel Corpo delle guardie di finanza, fìnchè rimangono nel Corpo stesso, sono dispensati dal servizio che dovrebbero presta.re sotto le armi, nel Corpo Reale Equipaggi. Gl'inscritti che nella leva dell'anno 1899 si trovarono in tale condizione furono 53. Nella precedente leva dell'a nno 1898 sui nati nel 1877 essi furnno 38. Non è inutile di ricordare che, con la legge 17 luglio 1898, venne aboli.ta la 2" categor ia, essendosi <letermi.nato con essn, che tutti gl'inscritti idonei alle a,rmi, non aventi diritto all'assognazione alla 3\ dovessero venire designati al servizio di l " categoria.
D ella leva dell'anno 1899 perLanto alla 2" categoria, ginsta la di::,posizione della legge cita.ta, vennero assegnati s~ltanto éoloro che, rimandati da precedenti love; avrebber o m_esse avuto diritt o, per ragione del numero estratto a sorte, d1 ap· partenere alln. categoria medesima. Giova accennare cl1e il provvedimento adottato con la detta leO'o-o provvedimento, del resto, già preso da. qualche bi:> ' · · . de11a 1eva anno dal Ministero della guerra per g 1'mscntt1 di tena, ha riparato ~LI g rave inconveniente, lamentato specialmente nella leva dell'am10 1898 sui nati nel 1877, pel quale mentre in talnni compartimenti marittimi si Yeri:ficava una deficienza nel coll'tingente fissato tl'i L:' categoria, di O'UÌsa che non tutti gl'inscritti idonei a.IlE" armi e non aventi diritto all'asse<Ynazione in 3n categoria, venrvano avviati sotto ]e a.r mi, n~a il loro nmnero era aucora insufficiente ai bisoO'ui del servizio; in taluni altri, invece, parecchi inscrìtti rimanevano senz'altro in congedo illimitato perchè arruolati in 2~ categoria, essendo il loro nume~·o eccedente a quello riehiesto per fomire la quota de.i con~mgente di 1" categoria assegnata ai rispettivi compart11nent1. Ciò premesso, nella leva dell'ann o 1899 a formare lo -~re cate<Yorie concorsero 8008 uomini. R ispetto al toLale degh no . scritti nelle Liste di leva, essi stanno nella propon11one del GS.47 pel' cento . . Dell a leva dell'anno precedente gl'ìnscritti. apparton e11~1 allo tre categorie furono 8910, ossia 70.61 per cento di fronte al totale di Ll,626 inscritti nelle liste di leva. Gl'inscritti compone11ti lo tre catego1·ie si di sti ngnono cos~: D eRignati al servizio dai consigli di leva, 7098 ossia GO,O.l 1/o ; Ufficiali e militari di truppa già in servizio, 1000, ossia 8.45 1/.,. La, l tt categoria è così composta: l:)
•
Desigun,t;i al ser vizio dai consigli. cli leva. Ufficiali e militari di truppa già in servizio. Totale.
,
•
4715 1000
5715
526
52 7
~OTE STATISTJOHE
N0 1'E STA TISTICHE
vale a dire il 49.32 per cento sul totale degl'inscritti nelle liste eh leva. Dei 4715 insuritti designati al servizio di 1n cat egoria dai Consigli di leva., 431G appartenevano alla classe chiamata e 4:00 a cJassi anteriori. Nella leva dell'anno precedente g l'inscritti che composero la 1° categoria, fnrono 4899, cioè 3788 designati dai Consigli cli leva e 1111 già in sel'\7 izio quali ufficiali o militari cli trLlppa con una percentuale del Jl.28, sul tofale dei concorrenti alla leva.. · Gl'inscritti assegnati alla ;;• categoria furono appena 57, e tutti, come si è più sopra accennato, a,ppartenenti a classi anteriori. D i fronte al totale degl'inscritti essi stanno nella proporzione 0 .48 "/o, Di essi 52 forono arrnolati l)ersonalmente dai capitani di porto per essersi presenta.ti dinanzi ai consigli di leva : gli altri 5 lo furono :figurativamente in base all'art. 34 della legge sulla leva di mare, perchè regolarmente 1'6SÌdentì all'estero. Gl'inscrìtti assegnati alla 3• ca.tegoria f tu ono 2326 ossia 19.66 1/o sul totale clegl'inscritti che presero parte alla leva; di 46 furono assegnati temporaneamente a quella categor ia giusta l'a-rt. 63 della legge sulla leva cli mare; gl i altri 2310 vi furono assegnati definitiva.mente. Di tutti gli arruolati in 3~ cè1tegoria, 2109 lo furono personalmente e 217 :figurativamente, secondo l'art. 38 della legge sulla leva di mare. Degli a.rruolati n ella 3" categoria,, infine, 2155 appar teneva.n o alla classe chiamata e 171 a classi precedenti. Nella leva dell'anno precedente gli assegnati alla 3" cat egoria erano stati 2269, eioè il 19.52 °/ del numero t otale deg l'inscri Ui nelle liste di leva. Gl'inscritti che, senza un legittimo motivo, non sì presentarono durante le operazioni. d i leva dimmzi ai consigli di leva,, nè si curarono di farsi rappresent a.re nel modo prescritto con l'art . 38 della, legge sulla leva di mare, e furono quindi dichiara.t i renitenti a norma dell'ar t . 126 della legge 0
stessa, ammon tano a, 278, dei qua.li 267 appar tenevano alla classe chiamat a, e 11 a cla,ssi anteriori. R ispetto al totale dei concorrenti alla leva e:,si stanno nella p roporzione del 2.08 °/ Tale proporzione nella leva dell'anno precedente era sta.ta del 2.04 °/ ~· Ebbero la percentua le più elevf.ita, dei renitenti i compart imenti marittimi di : 5.86 Palermo . 4.80 Castellamma.re cli Stabia 4..67 P izzo . 0
•
la men.o elevata quelli cli: R imini Venezia Catania
0.34 0.3G 0.82
Non ebbe affatto renil;en t,i jl solo eompa,rtimento marittimo cli OivitaveJchia.
Durante le operazioni della lev<'I, dell'anno 1899 si presentarono a i consigli cli leva 42 inscritti che in leve precedenti erano sfati dichiar ati renitenti.; cli essi 35 si presentarono spontaneamente e 7 in istato c1'a,rresto. Come fu accennato fino dal principio, a.lla formazione delle liste cli leva dell'anno 1899 concorsero anche 2 158 inscritti dì classi precedenti. Sopra gli 1 1,827 inscritti concorrenti a lla levtt dell'anno 1899 4114 dimostrarono di saper leggere e scrivere, e 291 soltanto l eggere. In tot ale sono adunque 4455 inscritti che hanno un grado cli coltura oltre ai 1000 già. in servizio quali ufficiali o mi litari di truppa. La pro porzione dei 5405 sul totale degl' ì11scritti dì leva è del 45.70 per cen to. Nella l eva del preceden te anno 189~ la percentuale corrispondente fu di 49.96. L e spese per la, leva rnarittinrn dell'anno 1899 ammo11.t a rono a L . 45,277.03. Chiudiamo c1uesti cenni col riportare il pr ospetto genersle numerico clei militari del Corpo R. Equipaggi sotto le a.rmi,
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NOTE STA TIST ICHE
in licenza illimitata, in congedo illimitato, non ancora trasferì ti alla riserva navale, e degli ·ascritti a lla riserva navale al 31 dicemb11e 1899 : Sotto le armi . 22,496 Non giu nti perchè incorporati nèll e guardie di finanza od ammessi a ritardare il servizio :fino al 26° anno di età 320 In licenza illimitata. 3,575 I n congedo illimitato non ancora trasferi lii a.Ila riserva navale 33,952 Ascritti alla riserva navale 46,936 TOTA! ,E
GENERALE .
NOTE BIBLTOGRA.FICI-IE G-. D' .A.NGELo, capitano. - Impressioni militari di un viaggio al Gia1)pone,. - Livorno, Ortalli, 1901.
107,279
F.
Il capitano D'Angelo nel 1899 intraprese un via.ggio nel G-iappone 1 e ebbe la fortuna di poter vedere da vicino quello esercito. A Osaka vide un reggimento di fanteria nella, sua caserma, e potè visitare l'arsenale di artiglieria; a Tokio gli fu permesso di visitare la caserma di un reggimento di cavalleria e d'uno di artiglieria, e la fo,bbrica d'armi. I n questo opuscolo egli rende conto delle impressioni ricevu te: « semplici impressioni e che, come tali, hanno un' im« pronta tutta individuale, tutta soggettiva, nell' apprezza« mento ili cose e di persone)>. Ma il fatto è 0h'egli ha avuto l'agio di veder molto e, a quanto pare, cli veder bene, e che i suoi giudizi ed apprezzamenti non sono affatto campati in aria, ma sono la logica deduzione di quanto riferisce aver visto. U fficiale di fanteria, il D'Angelo ebbe la buona ventura che proprio nella caserma dell'8° reggimento di fanteria gli fu dato vedere tutto quanto può essere mostrato in un. quart iere, ma in un quartiere giapponese dis1)onente di parecchi cortili ampi come piccole piazJe cl'armi. Ricevuto dal colonnello colla massima gentilezza e da lui pTesentato a.l corpo degli ufficiali, nella sala di convegno, gli fu in segnito fatto visitare l'intiero quartiere - camerate, sale d'istruzione, di bagni (una per battaglione), di punizione, le cucine, ecc. poi nei vari cortili differenti compagnie eseguirono alla sua presenza evoluzioni, la scherma di baionetta. e l'istruzione cli sfilamento in parata per uno. Nella palestra di ginnastica poi, due compagnie si addestrarono nei più svariati esercizi. « V idi cose da s balordixe, seri.ve il D' A~ge] o, cose da veri ~1. -
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NOTE BIBLI OGlU F I Cl·IE
ginnasti da circo. Salti di pertica da sette ad otto metri di lunghezza, salti in lungo e in alto da noi _m ai praticati. Mi maravigliò grandemente il modo col quale i soldati si but« tavano giù dai m<i.1 ri, colla testa sotto, facendo il salto mor« tale, come se invece di slan ciarsi su della sabbia si doves« sero slanciare nell'acqua profonda »; e dal maggiore dal quale dipendeva la truppa la quale faceva ginnastica, fu assicura.to che i soldati, armati di t utto punto, posson o correre anche mezz'ora senza sforzo eccessivo. ' Lo stesso giorno il D'Angelo si recò all'arsenale d'artiglieria, ove l'ispettore di quel stabiliment o, tenente colonnello Watonale, gli fece gli onori di casa. Questo arsenale è opera, per così dire, del nostro maggiore Grillo - ora mao-o·ior o-enerale - e non si mancò di avvertirlo che quanto t:,t:, t:, avrebbe veduto era stato iniziato da un ufficiale italiano. L'arsenale di Osaka lasciò l'autore entusiasmato da quanto aveva v eduto, ma più che altro stupito che in così breve spazio di tempo i Giapponesi siano giunti ad emulare i lavori delle migliori officine europee. E ottima impressione ricevette dal colonnello il quale gli parlò assai bene dell'Italia, del maggiore Braccialini e del suo telemetro - del quale sono forniti tutti i forti marittimi del Giappone e infine condottalo nella stanza del generale direttore, gli mostrò uno scnclo :6.namente lavorato, portante l'iscrizione: Ricordo della visita fatta alla B . .llonde1·ia di :J.1orino dalla Missione G-iapp onese il 29 ap1·ile 1884, dicendogli: Anche noi possediamo un lavoro artistico italiano. di cavalleria visitato a Tokio, poco in-. Nel reo-gimento o vece fu dato di vedere all'egregio autore. G-li squadroni erano fuori all'istruzi.one; epperò visitò Ja caserma, fornita anche questa come quella d'Osaka d'ogni comodit à, e in uno dei due maneggi e al campò degli ostacoli - lungo 400 metri - potè vedere una istruzione di equitazione impart ita ad una sezione di reclute, e parecchi cavalli che venivano esercitati n ei salti. L'autore riferisce poi minutamente delle sue visite al reggimento d'artiglieria, alla fabbrica d'armi, al tempio dei « « «
-0aduti in battaglia, al museo storico militare cli Tokio. S))iacenti di non poterlo seguire nel suo interessante rac-conto, dobbiamo limitarci a rilevare che in complesso il D '.A.ngelo si dimostra caldo ammfratore dell'esercito giapponese, all'infuori cle.lla cavalleria, eh' egli giudica abba:stauza severamente. Gli appunt i, però, non si riferiscono soltanto all'esercito. I l D'Angelo, in forma succinta ma sufficiente a porgere 1m chiaro concetto dello stato delle cose, fornisce inoltre notizie sulle industrie, sul commercio, sulle scuole e, in:fi.ne , sulla marina, le quali p resentano un r eale e grande interesse. R ispetto alle scuole, notiamo che la statistica del 1897 ne registra 28,453 fra elementari, primarie e secondarie con -4,168,717 studenti sopra nna popolazione di 46,010,853. Notiamo ancora che tutti gli studenti, compresi quelli -delle scÙole elementari, portano un berretto militare, ·collo stemma- imperiale, che in tutte le scuole si dà ampio svolgimento alla ginnastica e alle istruzioni militari, e che negli istituti tecnici e nella scuole superiori, l'istruzione mili.tare è impar t ita da ufficiali clell' esercito, sicchè l'autore ha ben ragione cli dire « che al Giappone « le scuole militarizzate non sono un semplice sogno come « in molti paesi europei. » Per la marina poi « non c'è che una sola parola : mfraco·« losa. Quando si pensiche trent'anni·fa essaconstava di due -« vapori e di una -vecchia carcassa da gne1Ta comprata a caro « prezzo dagli Stati-Uniti d'America, e ch e 11ella campagna « contro la Cina il Giappone mise in m.are una flotta di navi « modernissime, comand~1te coi migliori criteri .moderni, bi« sogna davvero gridare al miracolo» . Cosi osser va il D'A.n.gelo e nelle sue parole non vi è pro1n·io alcuna esagerazione; epperò soggiunge : eh' essa per numero ora occupa il sesto posto, ma fra breve probabilmente t errà il terzo, quando -saranno terminate le 117,~)47 tonnellate di navi attualmente -in costruzione ; « e ciò malgrado i grandi sfor zi fatti dalle « potenze, pel momento avanti il Giappon e, per accrescere -<< il loro naviglio » .
NO'l',t,; llHlLlOG&Al"IGH ~;
A formare abili ufficiali di marina vi è il collegio imperiale di Etajima, nel quale parecchie centinaia di g iovani giapponesi i quali ,i sono addestrati in tutto ciò che occorre ad ufficiale moderno di mare, ossia in ogni ramo di umano sapere. D i questa scuola l'addetto navale russo a Tokio ebbe a dire all'autore ch'essa è la perfezione del genere, e il commendatore D iosy, ex-ufficiale della marina, inglese, gli assicurò che i11 nessuna, marina del mondo, tranne in quella inglese, si può giungere a, tanta perfezione nelle, esercitazioni di bordo, specialmente in quelle del cannone. E la flotta mercantile non è meno ammirabile di quella. di guen:a, e il D' .Angelo fornisce in proposito t ali dati che dimostrano essere il suo detto per nulla esa,gerato. Noi vorremmo che l'opuscolo del capitane D'Angelo trovasse molti lettori nell'esercito e fuori di esso, poichè in poche pagine e con pochissima spesa, imparerebbero a cono~ scere un11 nazione ' « bellicosa. intelligente sobria e lavora, ' « trice », che in trent' anni ha realizzato tali progressi da richiamare su di essa, l'tittenzione del mondo. . E al capitano D'Angelo si deve essere grati per la pubblicazione di questi snoi ricordi di viaggio, nella quale si dimostra ufficiale intelligente e dotato dì ·vasta coltura.
RuBIN colonel directeur de la fabrique féclérale de munitions à, Thonne. - L'armement de I' infanterie. - Lausanne, Corbaz, 1901. Il consigliere cli mato russo de Bloch intendeva organizzare all'esposizione di Parigi d_ello scorso anno un riparto speciale il quale fornisse nn q nadro della guerra nel passato., nel presente e nell'avvenire. Una sezione doveva essere particolarmente consacrata allo sviluppo dell'armamento della fanteria, e l'ordinamento di questa sezione era stato affidato al colonnello svizzero signor Rubin. Questo progetto non potè effettuarsi ; epperò l' egregio colonnello descrisse in quest0 suo scritto la collezione che
NO'l'E B!B.LIOGRAF! CHE
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'intendevasi esporre e tesse la storia, dei progressi successivamente realizzatisi nell'armamento della fanteria. L 'autore prende dapprima Ìb. rapido esame la storia delle armi portatili sino al momento in cui i varii Stati adottano pei. loro soldati armi pressochè uguali, dette d' ordinanza; di poi passa in rivista i diversi fucili adottati sino ad ora, sviluppando e approfondendo maggiormente quanto ha tratto all'armamento svizzero. Il lavoro è illustrato da cinque belle tavole autotipiche, -corrispondenti a cinque grandi periodi dell'armamento della fanteria, e mostranti i vari fucili cl' ogni periodo, le loro palle, la penetrazione di queste ultime nel legno e nell'argilla molle, ecc. I cinque periodi presi in esame sono i seguenti : 1 ° periodo : dal 1777 al 181,2, 2° » dal 1841 a..l 1871, 3° » d11l 1856 al 1886, 4° » da,l 1886 al 5° » le cartucce di 6 millimetri, pallottole ·s istema .Rubin del peso cli 9 grammi.
rnoo,
È lavoro a~sai pregevole, specie per molti dati rignar,d anti le armi del passato e attuali clella Svizzera, che può rendere utili. servizi, e che interessa in singolar modo tutti -coloro i quali s'occupano dello studio e della cognizione dell'armamento della fanteria, nonchè delle importanti questioni riflettenti il tiro e l'armamento.
.J. OoLrn, c~tpitaine d'artilletie breveté à la section historique de l'état-maj or de l' armée. - L' éducation militaire de Napoléon. - Paris, Chapelot, 1900. G-li studi intorno a Napoleone sono all'ordine clel gioruo in Germania e in Francia. In quest' ultima lo stato magg iore, traendo profitto del ricco e prezioso materiale di documenti per la maggior parte inediti conser vati negli B
,NOTE 131BLI()GRAFICHE
NOTE BIBLIOGRAFIC!iE ·
·archivi dello Stato e specie in quello della guerra., va pubblicando . da qualche tempo in qua pregevoli scritti, e fra quèsti notevole posto prende quello del capitano Oolin sull'educazione militare di Napoleone. Come si è formato il metodo di guerra impiegato da NapoleoneJ Nè la guerra di é nndé nè quelle di Federico Il sebbene, per loro temperamento proprio, sieno i due .grandi uomini che più si accostino a Napoleone, hanno potuto dar.gliene l'esempio, e ta.uto meno poi le guerre condotte dagli altri generali del passato. Sta bene che Napoleone possedesse il genio della guerra; ma anche il genio più vasto non può con cepire da sè t ut to ciò ch e ha tratto aUa guerr a. Secondo il Colin, studi ando bene lo stato della. scienza militare in. Franciti alla :6 ne del secolo xvnr, si r ileva che la tattica della rivohrnione e la nap oleonica succedettero con un'insensibile transizione a quella di Guihert e di Gribeauval. L a stessa strategia di Napoleone sarebbe nata da quella tattica, ed i tra,tti del suo genio, in apparenza i più spont anei, rnrebbero il prodotto di un a dottrina immutabile, sintesi cli alcuni concepimenti vaghi, appena accennati da' suoi maestri. Il Oolin pertanto éomincia il suo lavoro con uno sguardo sommario mti preciso ai metodi di guerra del xvrn seco]Qc per r intracciare quale nozione dell'armata, della battaglia .e della guerra Napoleone abbia potuto formarsi ·prima del l 793, e cioè negli otto anni di servizio militare precedenti la sua prima campagna. L'a.nalisi. minuta che fa il Ooliu di taluni brani degli scritti del 'G ribeauval, di G-uibert, del Loyd e del Bonrcet, n ei quali sono svolte idee che più o meno possono confermare la sua asserzione, è condotta con molto acume e non poca .abilità. Effettivamente· non si può negare che n elle citazion i riportate non sia adombrato alcunchè del sistema di guerra, attuato poi da Napoleone; in ogni modo l 'esposizione di talune idee monche, appena abbozzate non ci pare abbiano potuto in:fl.uire cli molto a formare le nozioni così precise e complete sulla guerra e sulla battaglia del g~an Capitano.
Il Oolin discorre quindi degli anni di studio di :Napoleone, e anche qui viene alla conchiusione che i suoi maggiori maestri furono il du 'J~eil, il Gnibert e il Bourcet, ed anzi non si perita di affermare che Egli si è formato alla loro scuola. Evidentemente sono queste delle induzioni; induzioni che sembrano assai verosimili, ma che lo stesso autore qualifica cli ipotetiche perchè non basate sn alcun documento formale . Il Colin però ò fisso nella sua idea, e a 'dimostrarne l'esattezza in modo esauriente intende seguire Bonaparte nei primi anni c1ella sua vita attiva per esaminare davvicino i suoi atti ed i suoi scritti e per trovarvi la · traccia formale dei suoi studi militari. E vi troveremo, scrive il Colin, « citazioni o imitazioni di Feuquières e di Guibert, massime « di guerra formulate con sicurezza, in-fine e sovra.tutto una « st1p0riorità tecnica affermata sin dai primi istanti, prima « cho la minima, esperienza abbia potuto venire in aiuto al « genio naturale di Napoleone; tutto p1·overà ch'Egli si è « preparato collo studio al comando delle armate ». Ed è questa seconda parte del libro - senza per altro disconoscere il grande merito della prima parte - e che ne è anche, insieme ai molti documenti annessi, la parte 1m.1,ggiore, quella che costituisce il notevole valore di questo singolare interesse per noi. Lasciando da par te la questione - realmente d'importanza affatto secondaria - relativa agli studi militari di Napoleone, ciò che per noi è cli capitale importanza è cho il Colin, oltre la storia dell'assedio cli Tolone colla parte particolareggiata che vi prese Napoleone. ci presenta quella documentata delle campagne de.ll' armab d' Italia clegli studio, e riesce di anni ·1794 e 1796. Dall'esame minuto non tanto delle operazioni eseguite che del resto sono ben note e Napoleone stesso nelle sue 111emo1·ie descrisse diffusamente - quanto dei piani di operazione compilati clai Commissari della Convensione delegati presso l'armata d'Italia - e per essi da Napoleone e dalla corrispondenza scambiatasi fra i sopra.detti rappresentanti
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NOT E Il!BLIOGRAFICHE
- R obespierre il giovine, R icord e Saliceti - e il Direttorio stesso di cui, per la parte milita,r e, Carnot è l'anima, vien fo.ori un materiale di doémnenti o nuovi o conosciuti soltanto in parte r iguardanti le operazioni dei Francesi per l'invasione del Piemonte, che per noi è cli un preo·io incal0 colabile'."" Napoleone nelle sue :B!lerno1·ie scrive esplicitamente che i piani d'operazione furono da lui 60mpilati, ma di quella sua asserzione egli n on fornisce prove, e porciò :fino ad ora si sono sempre elevati molti d ubbì in proposito . .Ma oggidì, dopo questo rimarchevole studio del Oolin, ci sembra non si possa più mebtere in dubbio essere stato Napoleone il vero e solo ispirator e e compilatore dei piani di quelle campagne. Del resto la 001-respondance de Napoléon ci ha già fatto conoscere non pochi e dei più impor tanti clei documenti riportati dal capit;ano Colin. Siamo spiacenti che i limiti imposti ad unti semplice recensione non ci consentono di scendere ad una minuziosa analisi di. questa seconda parte del libro eh.e, l'a,bbiamo già detto e lo ripetiamo ci offre ricchissima mat0ria di studio. L'indole del libro non si presta ad alcnn riasstmto diguisachè non possiamo se non r ichiamare l'attenzione degli studiosi sopra quest'importante pubblicazione. Ris11etto poi alla t esi che il Colin erasi prefisso di dimostrare non è certo il caso di indugiarvisi sopra. Ohe Napoleane, come vorrebbero ta,luni siasi prepltrato al comando delle armate col solo studio delle matematiche, della storia e della, :6.loso:6.a, è affermazione così poco seria che non merita di essere discussa. Non si crea un sistema nuovo di guerra e un sistema come quello di Napoleone, basato sopra principi e regole generali ma fissi e inflessibilmente ben detenninati, senza un largo e profondo corredo di studì militari. Il genio poi, col suo fuoco divino li completa, facendo scaturire norme e principi generali e sistematici, portanti l'impronta personale dell'uomo di genio che li ha dedotti. Ohe Napoleone abbia studiat o e profondamente ~ ed_itato sopra le opere dei più rinomati scrittori militari del secolo
NO'l'E Il1BL10GRAFJCEIE
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quali sono quelli ricordati dal Colin, si può ammettere con quasi certezza, ma se Napoleone s'inspirò soltanto a codest~ opere il suo genio appare ancora più g rande. Il Colin poi non vuole ammettere che le campagne di Federico II ed i su.oi scrit ti abbiano potuto giovare ft Napoleone. Noi però non di vidiamo i l suo parere: sta bene che le relazioni su quelle campagne di cui avrebbe potuto disporre Napoleone non contenessero tutti q uei particolari, specialmente delle battaglie, che ora so.no a noi noti, ma le li~ee genera~i di quelle g uerre vi sono sufficientemente descritte, perche, se Napoleone ne avesse bisogno, ne potesse trarre profitto. Non per niente Napoleone si mostra nelle .sue 1lfem01·i~ gran~~ ammiratore di q uel grande maestro d1 g nerra, e nmno p m di lui ha, :fino ad ora, così sapientemente commentato quelle guerre, com'egli seppe fare ne' suoi Précis des gue1·1·es cle Fréclé1·ic II. , Del resto, tutto questo è una questione bizantina. ComDrendiamo benissimo che t utto ciò che riguarda Napoleone, interessa di molto, ma, al postutto, sono le opere immortali da lui compiute, sono i suoi scritti in cni la scienza militare è sparsa a la:tga mano, che costituiscono il materiale più essenziale di profittevole studio. Il Colin ha un grande merito : nell'esame di un t1uesito particolare e, ripetiamolo pure, di secondaria importanza, fu tratto inesorabilment e alla vera fonte di studio, a quella degli scritti e delle opere del g ran Capitano ed h a così compilato un libro di grande valore.
B. D.
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ltASSEGN 1\ 1l1ILIT AIIE ESTER.A
RASSEGNA MrLITARE ESTER A
risullat.o questo senza dubuio notevolissimo e che deve ascri versi al m11g~ oiore numero di domande bene accolte di souurficiali che chiesero dt l) continuare il servizio per nn altro aooo ancor:i. Dunqne i provvedimenti ai quali si accennò nelle puntate del 16 genna io e 16 marzo 1898 rlella R-i-v'ista militare dimostrano che il ministero a ustro-u ug:,rico segu ì un felice cousiglio nel risoIvere la questione dei sottufficial i che da tempo s'i mponeva io Aust ria-Ungheria non meno che altrove, dipendentemente dn quel complesso di condizioni di carn uere ma teriale, morale e anche sociale che tenclouo ad allontanare dalle file dell'esercito i migliori elementi ed a stornare dal proposito di entrarvi coloro ehe ri usci1·ehbero dei buoni sottufficiali . È opportuno però far rileva re che gli effetti della insufficienza numerica dei so1wffici,ili e delle deficien ti qualità loro rie~co110 forse all'esercito 11ustro- nog;irico più <lelcteri che in qu:ilunque altro esercito più omogeneo; ed info 1ti colli ogni reggirneoto pa rla la_liagua d~llan~zion_a~ lìtit cni appa rtengono i snoi componenli, ed è 110101·10 che tait nnzlùna l11;,1 sono molleplici; quindi più elle altrove ò necessario che numerosi sieno co loro che aspìr,ìno a diventare o rimanere sottuffi ciale, perchè a sufricìoaza se no trovino che parlino la li ngua del reg~imento, nella qua le lingua sono impanitc le i~truzioui, pur essendo la lingua officialo generale quel la Led esca. . È bensi vero che a ali ufficiali è fatto l'obbligo che dopo due anni dcb~ . d bono essere in grado di parlare, con quel grado di perfezione cbe n spon e alle esigenze del servizio, la lingua del corpo cui appartengono (·I ); ma 1ale prescrizione ha una efficncia limi tata dipendentemente dalle poche relazioni dirette che corrono tra l'u ffi ciale ed il soldato, mentre è indispensabile che il s~ttufficiale conosca a l'ond_o le abi_tudini, gli usi, _i costumi. il modo di pensare e di concepire dei soldatt, e cbe ue parh l>euissimo nuche la liugna . Tali peculiari circostanze che formano dcli' es~rcito anstro-u~ga ri co un organismo militare poliglotto, devono avere indotto quel_~rntster~ della guerra a preoccu p.irsi grau<lemente uon appena la t'jt11st1~nc dei sottufficiali cominciava a costituire per l'esercito 1111 eleme11 to d1 debolezza· ed all'uopo non ha esitato ad atLingere alle casse dello Stato i mczzl ncce5sari per risolverla, e I.o Stato non solo non glieli lesinò, 1na per bocca dei suoi rappresentanti e della stam pa, pla udi alla dispen1
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NOTIZIE
AUSTRIA-UNGHERIA.
S0TTUFF1C1ALT RAFFERMATI. - La R-foista militare nella puntata del 16 genna io '1898 (pag. 178) pubb licò in smcinto le notizie, che in 111lora correvano pei giornali, di una importante riforma concernente i premi di rn[erma dei sottufficia li , riforma che effettivamente ebbe luogo nell'anno medesimo riscuotendo il plauso generale della stampa politica o di quella mil itare. Nella puntarn poi del ·16 marzo del lo stesso anno ·1898 (a pag. 540), la B/.v·ista aggiu nse altri particolari ufficialmente sanciti rel ativi allo stesso argome11to, noncliò alle faci litazion i di caratterè disciplinare che d'allora io poi Jurono concesse ai $Oli so t.tuffrciali riaffermati , ai qual i per tal modo venne crea ta uni, posizione ma teriale e morale che di fro nte a quella che avevano goduto pel passato era notc,,olmente migliore. I n relaz10ne all'accennata innovazione concernente i premi di rafferme, fu :rnmentata in bil ancio la somma destinata a tale scopo, e così mentre nel bilancio del ,1897 essa ascendeva a 4,000,000 di corone (ogni corona è pa ri a Jire ·J, ,10) nel bilancio del 1898 sali a 4,400,000 corone e nei tre anni successivi, compreso cioè anche il c;orrente 11nno 190,1, essa è sempre sta ta di 5,320,000 corone. Ora occorre norare cbe ogni anno il ministero della guerra stabilisce grado per grado il numero di rafferme che possono essere concesse nell'anno ai sottufficiali delJe varie armi e corpi dell'esercito; questo numero, secondo quanto rilevasi d.1i giornali, è andato aumental){lo notevolmente dal 11898 in poi, ed anche pel 1190,1 esso segna uu aumento di J)en 11,00 premi rispetto alla cifra stabil ita per lo scorso anno. Cosicchè som mando quest'ultima cifrarli 400 agli aumen ti, consta tati negli anni !900 e ,1899 si lia un aumen to complessivo di ben HiOO premi, 1
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(1) Nfl ÌO s'cuole mili lari s'in$egoa. ol treché la lmgua Led<JSc:i ~ l_a fra.nc,ese'. a~c~e un'.1 delle lingoe czeca, m~giara. o polacca, a seconda dulia DnhlD(.l11a c111 I alhe,o app:11· ti ene.
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l tA;;::S ii:GNA Mll.l'l'AR.E E STERA RASSl!:GNA MILl'l' AltE ESTERA
diosa risoluzìone, luttochè I~ lìnao1.e della monarchia non erano allora nè sieno tuttora gran fat to noride. Senonchè nemmeno adesso pare che il' problema sia stato definitiva mente risolto; e sebbene, indi penden temen te da i premi di rafferma, un vantaggio grandissimo godano i sottuflìciali austro-ungarici pel fatto che rlopo rn anni di servizio è loro può dirsi assoi1ttmnente assicuralo 110 impiego, stante la grande quantità di posli clie le amministrazioni del lo Stato, in obbedienza alle prescrizioni legali vigenti, ad essi riserbano , p~r: si farà un altro passo innanzi verso la meta clie qualche giornale militare e politico prefigge, cli formare cioè dei sottufficiali nn corpo di ottimi elementi ai qua li sia riservata una carriera analooameote a quan to avviene per gli uflìciali. l o altri termini si vorrebbe a quanto pare che anche pei sottufficiali fosse s1abi lito in bilancio il capit,olo pensioni . Solo in allora, si dice, sarà delìniti varneute sistemata la quisLionc dei sott11fl:ìciali, ed è questo perciò che il ministero deve tendere a couseguire. Citi conosce la tenacità dei propositi che regoa nelle sfere mil itari dirigenti del vicitlO impero per lutto ciò che ha tratto al progresso dell'organismo mili tare nel suo complesso come nei singoli elementi, ed il lento ma incessante arauzarsi di questo verso uo ideale perfetto, e perfettamente dotato dei necessari mezzi di azione, sa che anche questo altro pnsso prima o poi sa1·à compinto. FoRNlTURe ~HUTARJ. - ~Jerita di essere rileva ta una l'iforma d,1 poco introdoLta in Aust1·ia- Ungheria nel sistema di far partecipare la piccola industria al rifornimento degli oggeui di cuoio del vestiario e dell'equipaggiamento mi litare, la quale secoado il giornale Pester Lloyd di Budapest pare abbia dato risultali molto sodd isfacenti. Prima dell'acccnuatn riforma i piccoli indu~triali, dopo ricevuto la opportu oa com unicazione relativa al concorso, dovevano fare pervenire le loro offerte, per la confezioae di quella cena q11nntiti1 di oggetti iid essi nservata, al le intenJenze di corpo d'armai.a, le qual i poi comunicavano al Ministel'o della guerra il nu mero dei concorren ti del la rispeuiva circoscrizione. In base a queste cifre ed alla qua ntità e al "aenere deali O""etti oce oe correLJti, il ]\[inistero ripartiva tra i concorrenti il numero delle scarpe, oggelli di selleria e di cuoiame, ecc. e partecipava alle intendenze di corpo d'armata ta le ripartizione, le qunli a lor volta disponevauo per le ordinazioni ai concorren ti designati. · Siffatto sistema provocava spesso recriminaiioni e proteste, accuse di favoritismo, per concorrenti di questa o quella nazionalitit, accuse di predilezione pei fabbricanti ali' ingrosso da pane di piccoli industriali •
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e reclami di quelli rivolti co1ltn questi, e non fu nemmeno raro il caso di offerte cumulative nelle quali fi guravano persone che non esi· stavano o che nul la avev:-ino che ved(,re con le forniture. Tullo ..:iò provocava ioconveoienti gravi tra cui non ultimo una perdita di tempo enorme per l'.esame dei reclami, i quali più elle di competenza delle autorità militari spesso interessavano le autùriti1 commerciali. Perciò, co l consenso dei due Ministri del commercio, quello austriaco cioè e quello ungherese, si addivenne lo scorso anno ad una riforma, in conformi tà delia qnale il ~li oistero comune della girnrra, pnbblica bensì come focevn prima l'annunzio relativo al le forn iture; tnl\ le offerte dei toncorrenti non sono più presentate alle iuteudenze di corpo d'armata, ma alle camere di commercio e di indui>tria nella cui circoscrizione essi banno sede. Queste camere comnnicano il nome degl i offerenti ai due Ministri del commercio, i quali, i11 base ai dati ric.evuti da I comune ministero della guerra circa la specie ed il numero degli oggetti da confeziona,·e, procedono all'assegnazione delle forniture. Tale sistema ft1 applicnto per la prima volta lo scorso anno e pare abbia fotto buonissima prova. È quindi molto probabile che siansi eliminati gl' inconvenienti ai qual i si è accennato e che derivavano in oran parte d:1lla poca conoscenza che le autorità militari avevano dell'ambiente commerciale ed industriale del luogo, inconvenienti che quasi sempre costituirono oggetto di richiami fatti ali' amministrazione della guerra da parte di parecchi deputati in seno alle delegazioni aunuali . Nello scorso anno i forn i1ori calzolai dello Stato austriaco fu rono io cifra tonda ,10,000 ed i sell:ii 800, per un importo di ogget,ti forniti in ragione di 58 corone (ogni coronn lire 1 AO) per ognuno di quelli e 630 per ciascuno di questi. Nello Stato ungherese furono rispettivamente circa ,iOOO e 80 per un importo in ragione di 65 corone per ogni calzolaio e ·1700 per ogni sellaio. FRANCIA. ARRUOC.Ai\!ENTO VOLOJSTAlUO DI TJ\8 A:NNI
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rmo. ,- Con una det&rminazione dtil 17 settembre ,1900 il Ministro della guerra prescrisse eh~ il 20 °lo dei posti disponibi li annualmente pe1· gli arrnola~i :olont~ri fossero riserv~ti ai giova~i provvisti di breveuo militare d1 gmnast1ca
DI DR&\'ETTO MJLl'fARE DI GINN.\S'l'IC.\ E 1
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llASSEGNA 1111L1TARE ESTERA
e tiro. Nel tempo stesso il Ministro fissava le norme per la concessione del brevetto suddetto e le pro,•e clie delibono subire i canrlida ti. Presso ogni comaudo di corpo d'a rmata si riunisce nel mese di ottobre una speciale commissione incaricata di esam inare i giovani che vogl iono ottenere il brevetto. I candidati dehbor10 comµie re i 19 an ni al 1° novembre dell'anno in cui concorrono . Le prove consistono in due marcie di 22 chilometri senza zrrino 11 21~ ore cl' intervallo. Tre serie di tir'2 a 6 colpi ciascuna nelle t re posizioni regolamentari co l fucile modello 11886 ni. 93 contro bersiigli militari a '.2:00 metri . Esercizi di ginna,ti ca agl i 11 ttrezzi, col bastone, col boxe ed esercizi di corsa e di salto . Per ciascun esercizio la commissione dà un punto di merito nei limiti sta bili ti, e la media di questi pun ti determina 111 classificaz ioue fra i coucorrenti. Questi hanno anche il diritto di far conoscere, per ordi11e di preferenza, i corpi e le regioni in cui desiderano servire quali arruolati. Il brevetto militare di ginnastica e tiro sarà rimesso per cura del l'autorità militare ai giovaui che abbiano t:onsegui to la classific11zione nei lim iti di punti stabili ti da l programm11 e l'autorità stessa farà conoscere loro le decisioni del Ministro circa iI desiderio da essi espresso per la scelta del corpo in cui desiderano prestare jl servizio mi litare. CmcoSC!lJZIONR 'l'Ellll!TORIALE l'EL SEHVIZIO T)E(,LA. HlMONTA . Il dipartimento dell'Isère già compreso nella circoscrizione del deposito di rimonta di Ari es è passa to il 1° novemb re ·I 900, nel la ci rcoscrizione del deposito di Màcon. Noove on1cuE Dr GENDAIIMEHIA IN AnucA. - Il Ministro della guerra decise la creazione di t nuove l>riga te di gendarmeria della forz11 di 5 g,mdarmi a cav~ llo, com preso il capo pos10. Ta li brigate a vranoo la seguente dislocazione : Ta her (dipartimento di Costantina, 5• compagn ia della ma legione); Ng11ous (d ipartimento di Costantiua, 5" compagnia della 19a legione); Gnelrna (dipartimen to di Costantina, 3a com pagn ia della 19a legione); Taza (dipartimento di Algeri , 2a compagnia della ·1ga legione) . R1011GANIZZAZIONE DELL'.ESETICITO COLON IALF, . fo adempimento alle prescrizioni ciel la legge 7 I uglio 1900 e con successi vi decreti venne stabi lito il riordinamen to dell'eserci to .colonia le che con temporaneamente pas5ò dalla dipendenz11 del Ministro della mariua a qne-ll o della vuerra 1
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pur conservando una propria autonomia. Per esso è stabili to un regime ~pcciale ed un bilancio diviso in due parti d, cui l'una a carico del ì\Ii nistero della guerra e l'altra com presa nel bilancio del Ministero delle .colonie. Presso il Ministero della gucna è istituita un 't1pposita direzione che trau3 gli affari che riguardano il personale, l'istruzione ed il comando io capo delle truppe co lon iali, nouchè l'amministrazione e l'impiego di <ruelle uuità mantenute a spese del bilancio della guerra. Il reclutamento per l'esercito colon iale in quanto concerne l'elemeo to fraucese si fa C$Clusivamente per arruolamenti volontari o con riassoldati, e mediante passaggi volooi,Uri dall'esercito metropolitano a quello colouiale. Però nou possono essere destinati nelle colonie i giovani che non abbiano almeno 2,,1 anni di età e sei mesi di servizio sotto le armi. Allorchè devesi compiere una spedizione coloniale il Ministro pnò autorizzare i sottutnciali, caporali, brigadieri e soldati del le diverse riserve .a prendervi parte, coll'obbl igo di contrarre l'arruolamento volontario iier la durata della spedizione. ,L'esercito coloniale si comµone di: FanLeria co loniale; · Artiglieria coloniale, e dei diversi servizi . Per questi ultimi non sono por ora s1at.e emanar.e disposizioni eh~ ne modiucbioo sostanzialmente il loro funzionamento. Per quanto invece si riferisce alle tntppe di Iaoteria ed artiglieria il loro riordimmento è stato fissato uel modo seguente: Faut.eria. coloniale com prende: Uno stato nwggfore particolarn, costi tuito dagli ufficiali dell'arma ~ddeui al servizio di stato maggiore o com unque comandati fuori dei corpi di truppa, ed il personale di truppa impiegato nel le coloni~ fuori <lei servizio reggi men tale. I corpi di lrnppa e1i1·opea. - Di cui •12 reggimenti (a 3 battaglioni su .~ compagnie) ed un deposito di isolati, in .!!'rancia, ,~ sezioni (~egretari di si,Uto maggiore, telegrafisti, segretari ed operai del commissariato coloniale ed infermieri) parte in Francia e parte nelle colonie. 6 reggimenti (a 2, 3 o 4 b:ittagliooi), 2 battagl ioni a t compagnie, ,1 battaglione a 2 compagnie e 2 compagnie aut,:,nome nelle colonie. I coi·p'Ì di t'l·uppa indi,qeni. - ·I O reggimenti a 3 o 4 bn.tta.glioni e 4 batt11glion i autonomi (tutti i ba11aglioni sono a ,~ compagn ie). Il corpo disciplinare con 2 depositi in Francia e 4. compagnie nelle colonie.
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RA SSEGNA MU,lTARE ES'l'ltilA
Artigl1c1·ùi. coloniale, comprende: Uno stato maggiore particolare coslituito dagli ufficiali e dal persona le addetto al ser vizio di stato ma~giore, ai servizi tecuici del l'artiglieri~ di marina e dell 'a rtiglieria co loniale o altrimenti comandati Juori dei corpi di truppa. I corpi di truppa dell'artiglierùi coloniale; di cui 3 reggimenti a •I2 batterie (d i cui ,I. montate, dne da mo ntaguà <· 6 n piedi); nn deposito di isolati , o compélgnie d'operai ed una com pagn ia d':irtificieri, in Francia. 'z re7gimenti (l'uno di 8 e l'altro di 6 batterie), 6 gruppi (con un numero di l'erso di battcl'ic) 3 hatter;e e 2 sezioni autonome e 5 compagnie di conducenti oolle colonie. •I compagnia e diversi disrnccamooti di operai, nelle colon ie. ~el comp lesso le trnppo comb:ittenti dell'esercito coloniale ~ouo :
llarta-1 Il \ T T K R l E 'com,,aIa i:1,oni J ~o:o 4. coi_n- monhlc ,ra mon-, .i JllccJ i ,11cr111-. Fanteria coloniale europea io
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Sono temporaneamente accettati volontari atti al $0rvizio che non abbiano ratto parte precedentemente dei corpi regolari o della milizia._ ~s.si sar~nno in sopranu nmero nei corpi volontari e verrauno trasfent1 IU quelli regolari al term ine rlelle ostilità. . . . . Ogni volontario deye essere s1ato riconosc111to sufficientemente 1sLru1to nell'nono 4 900-190·1 o nell'anno ·1899-·1900 e nei cioqua anni precedenti. I sottufficiali ed i soldati volo111ari snranoo vestili ed arrednti come è prescriuo poi Sud Africa, pre3so i corpi ai quali vengono assegnati . Agli ufficiali ò assegnata una indennità corredo di L. 12 sterlrne come aali ufficial i dei corpi di linea. ç) Qani voloowrio riceverà dalla data del l'arruolamento il soldo, le indennità e le razioni stabilite per gli uomini di fanteria di pari grado dei corpi rcg0lari. li rifornimento di oggetti di corredo durante la campagna venà esegui Lo alle ste8se coudizio.ni _s1abil i,te per. le trup~e regolari . Alle famiglie dogli uomini arnmogl,au verra corrisposto 11 trattamento usuale. Le fomia!ie dei volontari che all'atto doll'arrnolamcuto occup1ivaoo impieghi g"overoati vi r iceveranno inoltre metà delta paga, stipendio od asseano, come è stabilito dal decreto n. 33 del 1900. Aj termine clel proprio servizio ogni volontario riceverà una gratificazione di 5 sterline oltre alle gratificazioni che verranno a~segnate alle truppe ol termine del la guerra . Se conrreclato in sorruito a fer ito o malattie riportate o contratte durante t> o . . • . . . il se!'vizio, sarà pro11osto per la pensione secoudo le d1spos1z1on1 v1geu t1 per l'esercito regolare. . . . . . . . L'aver prestato servizio in una compagn11l d1 volonrnri dara dmtt~ agli uffi cial i od agli uomi111 di truppa di essere considerati corue sufficientemente istruiti per l'anno in corso. FonMAl.lOXE DI ·I 5 :-1(;0\'1 BATTAGLIO-Xl DI FA:-11'.E{UA. The army rind navy gazette annunzia clie sono state date disposizioni p~r la ror~1aziooo di '15 uuovi batta a Iioni di fanteria a decorrere dal 1° aprile prossimo. Date le condizi~oi nitua li del reclutamento si ritiene elio alcuni di mli bauaglioni potranno essere in grndo di presLare ef6c.1cementc sen•izio alla fine del corrente anno Goanziario e gli nitri potranno esser :il completo abbastanza in tempo da pren der parte alle man~vre estive . . Fo1tMA7.IONE DI NL'OV( l\Ef:GD1€NT1 INDIANI. - I.I T1mcs annunzia che è stata ordinata la formazione di cinque nnovi reggimenti indiani destinati a so~tituire le truppe assenti delle guarnigioni di J\lauritius, Singapore e CP,ylou . 1
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r:. Corpo disciplinare (2 compag-nie
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Le unili1 disloca te in Francia saran uo raggruppate in 3 divisioni cd iu caso di guerra coslituiranno un corpo d'armata che concorrerà alle operazioni militari coll'esercito metropolitano. Le unità disloca te nelle colon ie vorranno riunite in briga te, divisioni o corpi d'armata secondo l' importnoza del 1·oggruppamento. INGHILTERRA. COND fZION"l PEL NU O\"O AIUIOOLAll!ENTO DI VOLONTARI l'EL Suo "FRICA. Il nuovo arruolamento di volontari pel Sud Afric:i ba luogo nlle stesse condizioni stabilite dal decreto del 2 gennaio •I 900 con alcune modificazioni fissa te con rlecreto del 25 gennaio 190·1, le più importanti delle quali sono le segucr!li:
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RA SSEGNA MILITARE ESTERA
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ANNO XLV!.
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RASSEGNA 'A!ILITAUE ESTERA
RASSEG-NA ll11LITARE ESTERA
NuovE ·roRPEDINfERE. - I l 22 gennaio è stata varnta la. prima dllMe quattro torpediniere in costruzione nel cantiere Tornycroft a Chiswick. Queste torpediniere ~be portano i numeri 98, 99, 107 e 108 saranno le più potenti del loro genere per l'armamento consistente' in tre tubi di lancio per siluri Whitebeads di 18 pollici e per la veloeilà di 25 nodi cbe ragcriimcreranno col carico completo di (i.2 tonnel late. 0 È ?')interessante di paragonare le dimensioni della torpediniera n. 98, varata il 22 gennaio, con quelle ciel Lightning, la prima torpediniera rcostrutta nel ca.ntiere Tornycroft nel ·1877; N. 98
iunghe1.za. Larghezza massima Profondità . Forza in cavalli-vapore . Velocità.
metri 47,27
Lìgbtni.ng
metri 25,80 3,30 »
)
5,18
2,56
»
»
2800
»
nodi
25
nodi
1,525 4-00 48,55 1
Le macchine di queste quattro navi son del tipo brevéttato Tornycroft che è risultato esente da viorazioni ed è stato applicato con pieno successo ai caccia-torpediniere costrutti da questa ditta per conto· dell' Incrbil terra e di al tri governi. TnuPPE DELLA COSTA OCCIDENTALE n' A'i<tnCA. -Il Ministro del le colonie ba approvato il progetto cli ama lgamare le forze sparse nelle colonie inglesi dell'Africa occidentale che sono siate organ_izzate in ep~cl~e divers~ e comprendono le truppe della Nigeria settentrionale e mend10nale, d1 Lagos, della Costa d'Oro e di Sierra Leone, circa 7000 uomini, che assumeranno la denominazione di oc Forze della frontiera occidentale ~ africana. » Vien fatta eccezione pel reggimen to « Africa occidentale» , di stanza a Sierra Leone, il qua le continuerà a dipendere dal Ministero della guerra. Per tali forze sarà nominato un ufficiale ispettore che funzionerà da consulente militare presso il Ministero delle colonie per quanto si riferisce all'Africa occidentale e risiederà annualmente per sei mesi alla costa ovest. Questo progetto sarà attuato al più presto. l')
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STATI -UNITI.
PROPOSTA o'. AUMENTO DEf, !'EIISONALE DELLA FLOT'l'A . - Il Ministro della marina ha proposto di aumen tare il personale della Jlotta di 6300 uomini, tOOO dei crual i r itiene si possano ottenere durante l'anno in corso. Raggiunta la cifra di '.t.2,500 uomini pas~<~ranno p1'obabilmente tre o quattro anni prima che occorra alla rrrnrina un aumP.nto maggiore di personale. Il Ministro ha insistito sulla necessità di aumentare ufficiali e ma~ r inai, come prnticasi in Inghilterra, mano a mano che si costruiscono nuove navi e di comiociare ad assegnarne un numero sufficiente alle .navi già esistenti. Se i progetti del Ministro sa ranno approvati si dovranno aumentare 50 tenenti e 250 sottotenenti di vascello. Il progetto di servirsi del personale couged~ to per i bisogni della flotta non ha corrisposto iu modo soddisfacente. PROGETl'O .n1·LEGGE PE!t L'AUMENTO DELL'ESERCITO. - I[ pro.geuo di legge presentato dal Ministro de!la guena porta la forza del]' esercito americi1uo a 15 reggimenti di cavalleria, 30 batterie d'artiglieria da campagna e 1z6 da costa, 30 reggimenti di fanteria, 3 battaglioni del genio e vari ser vizi ausiliari, una forza com plessi va minima di 59,104 e massima di 96,766 uomini, forza che fu già approvale) dalla commissione mi litare del Senato. Tale aumento è staio imposto dalfa politica adotta,ta, dagli Stati Uniti, a Cuba ed alle Filippine.
549 esigenze: che abbastanza ne abbiamo e ne a'Danza delle 'Vecchie. Egli qualifica il suo scritto di.sernplic.e nota. Ne.I fatto esso è invece un accurato studio deJJ'importante quesito. RIVISTA DEI PERlOD! Ol
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RIVISTA DEI PERIODICI Rivista di fa nteria .
Anno X. Fascicolo I, 3,1 gennaio 1891. -
Secol si nnnova.
Niuno è al mondo che non ahbia sentita una qualche nova solennità nello scoccare dell'ora che segnava la fine del secolo xix e il principio del xx, perchè tulti sentiamo cl1e una gran sete di andare innanzi pervade tutto l'essere nostro, un gran desiderio di essere migl iori e di star megl io, una o-ran febbre di progredìre. Per questo diciamo : Secol si rinnova. A;uesta legge comune non si sott.rae cer~o il soldato, e però dob biamo lavorare perchè il novo ordine nasca . Ma bisogna reoders1conto del muta01eoto avvenuto nel secolo scorso da lle istituzioni militari. I l seco lo xx riceve da l passato un eserci to formato da lla popo lazione tutta qr1.inta, che passa s~tto le armi il mi nor tempo possibil~, e il restaote in :ongedo. Alla categoria degli ufficia li permanenti altre s1 son dovute aggrnogere, ossia quelle degli urnciali in coogerlo. Per crueste ltitime si è fatto molto per farle buone, mà « però pocl1issimo e forse nulla in confronto dell'assaissimo che ancora rimane da fare ». E lo stesso dicasi per gli uom ini di truppa in congedo, che, geueralmeute, trattiamo come nei tempi passa ti senza curarci di tenerli in continua relazione coll'esercito di cui fanno p~rte. E infin ite altre questioni di questo genere aspettano una soluzione. Lavoriamo quindi nel novo secolo e questo ci sia occasione e sprone a più e più salire, ma: tutto per meritare, nulla p1w oUenen . . Lo scriuore, il qna le dà a vedere di avere la più cb1ara nozione dello stato attuale delle istitnzioni mi litari - ciò che pu rtroppo uoo è tanto comune come dovrebb'ess1:lre - promette di ritornare sull':irgomento, svolgendo ampiamente ta luna delle più importanti <1uestion i; farà assai_bene, e noi saremo ben lieti di leggere e di render conto delle sue scritture.
Lei crittografia militare. L'.i otore si propone di mostrare che : non occorrono invenzioni nove per ave1·e un sistema cl"ittoyrafico sodclis(acentissimo per tutte- le
ll colonnello del 95° fanteria. (Contin uazione). È il torzo nrticolo; interessante come i preceden ti. Rileviamo questo discorso tenuto da l colonuello ad una compagnia dopo una breve esercit,izione: « Vedete dunque che 111Jche coDtro i buoni foci li i buoni soldati possono òOdare innanzi : e per vincere bisogna andare avanti. Le ·ca rtucce frn iscono presto e avete veduto cbe non bastano poi mica da sole a distruggere ii nemico : invece il fegato, quando e' è, non fin isce mai, e con quello si va avanti, o con quello si vince. Cercate dunque di essere boni tiratori, ma ricordatevi che col fuoco solo non si vince e il solo fnoco del nemico non impedisce di vincere». Meglio di cosi non si potrebbe dire l
Lettere senza risposta. Il direuore della Rii,ista ricorda le lettere aperte indirizzate ai signori deputati Ettore Socci e Na poleone Colaiaoni - di cui a sno tempo abbiamo reso conto - e nota come ne nspetti ancora le rispos te. Ne è più dolente che lieto : « sa rà da una parte la letizia per àvere avnta la fortuna cli dimostrare, con poca fa tica, quanta poca forza di ragioni aLbiano i nostri numerosi avversari, poichè neanche ne trovano una da dire : sarà dall'altra parte il dolore di aver vedu to di quali spauracchi tremino e impallidiscano molti che sono con no i di qua dal ponte, i f( llali fo rse discendono dall~ antiche ranocchie cui spaventò il fracasso che fece, cascando dal cielo, il favoloso travicello». Il tiro di fiicileria.
Notereile al vo lume II dell'Istruzione sulle armi e sul tiro per la fanteria,, del 5 maggio 1898. R ivista di cavalleria.
Anno IV. Fascicolo II, febbraio ,1901 . - La cavalleria nel secolo xix, per X. · Nel secolo testè morto la cavalleria ila attraversato tu tte le fo si che si possano immaginare: di massi mo splendore, con risultati non mai superati e che quasi appaiono incredibili : di decadenza, poi di risorgimen to; sem pre però animata da grande spirito militare, valorosissima e costantemente pl"Onta a qualsiasi sacrifi cio.
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RIVISTA D•EI PERl,ODJCI
RIVISTA DEI PERIOD!Ol
L'anonimo au tore si prefigge di studiare le cause cbe motivarono l'apogeo della cavalleria e la sua decadenza . In questo primo articolo è presa in esame la cavalleria u1poleonica, basandosi essen~ialmeute sugli scritti dello_ stesso Napoleone.
di prod:wrgli diirante -il lavoro inutili so//eren,.ze; princ1p10 cl.i' egli ritiene essere il fondamento dell'equitazione di campagna. Noi dividiamo interamente il suo parere, e, come lui, vorremmo cue quel principio divenisse il cardine.dell'equitazione militare da impa rtirsi al soldato.
I Cosaceh?" del generale Hennenka1npf' in Manci'lwia, per O. C.
Gl:i ammaestrnrnenti della guerra.. Traduzione di A. C.
Cogli elementi pubblicati dalla stampa russn snlle operazioni dei Russi iu Manciuria, lo scritto re com pila un' interessante 1:elazione della lunga e faticosa marcia esegu ita combatteudo a tra1•erso l'intera Manciuria, da uord a sud , dalla còlonna cosacca, agli ordini del generale Rennenkampf, nell'inseguimento dei Cinesi da Aiguu (5 agosto) sull'Amur, fin verso Mukden (fine di seucmLre) e percorrendo così circa ·1300 cbilometrti. Quegli infaticabili cavalieri - almeno secondo le fonti russe - sarebbero stati uno dei più efficaci fattori nelle operazioni per la pronta sottomissione della Manciuria.
È la traduzione di parecchie corrispondenze pubblicale dal Tirnes negl i ultimi mesi del lo scorso anno, riguardanti la cavalleria, e che sooo assai io teressan ti.
Il grado dei siibaltmri, pel capitano
AD1GNENTE.
Diciamo subito che conveniamo pienamente nel concetto fondamentale espresso dal!' Abignente: in quello, cioè, di avere nella compagnia, squa• drone, batteria un solo tenente, mentre gli altri ufficiali sarebbero tutti sottotenenti. Non è certo idea nuova . È quella che regge l'attuale ordinamento tedesco, e per la quale noi abbiamo avuto tem po fa, i luo,qotenenti in r alla destra d'ogni unità ·inferiore. Molte ragioni, e talune di non lieve valore, mili tano senza dubbio a favore délla proposta dell' Abi· gnente: tuttavia 0011 ci creiamo ill usioni, e riten iamo quasi impossibi le ritornar sopra al presente stato di cose.
Nel sud-Africa durante la guerra anglo-boera. Note di viaggio, febbraio, maggio "900 (continuazione), pel tenente G. GAR I IJOLDI FARINA. Del cavallo puro sangue inglese, pel tenente veterinario N. NELLI. È una breve nota, nella qua le son dette cose giustissime a favore del puro sangue inglese, per la vittoria sul tiirf, per la gloria sul campo di battaglia . Per t' equitazione di campagna, pe,1 tenente
CAPHILLJ.
L'egregio tenente termina il suo pregel'o le st11dio, discorrendo delle norme per cavalcarn iu campagna superando le difficoltà del terreno e pel salto. Egli ha procurato di mettere iu e1,ideuza il µrincipio: di sem7ire as· secondcire e f'avorire gli istinti e le attittidini naturali del cavallo, evitando
'·
Corse militari e cavalli militari, pel tenente R. Vmz1. Sono due paginette in coi Io scrittore espoue un concetto, a nostro parere giustissimo, quello cioé che il cavallo presentato alle corse militari sia effettivamente accertato di vero serv,izio rnilitare, ossia abbia effettivamente preso parte ad evoluzioni e manovre, e provata la sua resistenza in una delle recentemente istitui te marce di resistenza, le quali si potrebbero rendere facoltative riguardo ali' epoca; sia insomma un cavallo sem pi icemeo te degno d'essere eh iamato ca.vallo militare. Rivista marittima.
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Anno XXXIV. Fascicolo f ,1°, febbraio "90·1. - Quod justi,mest jitdica;/e, per CoNCAS, capitano di vascello nella reale marina spagnuola. Il capitano Don Victor Maria Coucas, già capo di stato matgiore tlella squadra dell'ammir11glio Cervera durante la guerra ispano-americm1a, si è rivolto alla Direzione della Rivista bfarittima per pubblicare alcuni commenti agl i c;crini critici che hanno veduto la luce a proposito della guerra cui prese parte. La Rùnsta Jl1arittima ha fatto assai bene ad accogliere questi commenti, poichè da essi emergono fatti e circostanze nuovi o finora non conveniéutemente messi a calco lo, com' el la stessa avverte. Nel fatto è scrittura rimarchevole e importante; epperò la Rivista pur rendendo alto omaggio allà lealtà e al patriottismo del comandante Concas, non saprebbe convenire iu tutte le osservazioni critiche eh' egli fa ai vari scrittori, nè su tutti gli appnnti che egli muove agli scritti del comandante Bonamìco. (,!) Ne l resoconto del precede11te fascicolo a pag. 364 della nostra Rivisf.a, ultimo periodo, in luogo cli : esigenze della f orza deve dire: esig1mze ilella fam.e.
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KIVIWi'A lHH PEltIODl()l
RIVISTA DEI PERIODICI
Gli appa1·ecchi di sttlvauiggio all'esposizio1ie di Pal'igi del 1900 (premio Pollok); per G. MAnTORELLJ.
L'egregio generale intraprende pertanto la pubblicazione di questi suoi studi, .sulle condizioni del combattimento moderno, e sul l'ordinamen to ·militare, nella speranza che essi facciano comprendere l'errore insensato che commetterebbe il Governo se entrasse in una via così funesta . lo questo primo articolo l'autore prende a disnmiua : le condizioni del combattimento, i principì genera li del combnuimento, la direzione e il piano del combottimento, e dà novella provn della ben nota sua compe· lenza. E le conclusioni cni viene $ODO sempre le stesse: che oggidì si ba hisogno di un solda to assai istruito; che la qualità ira il sopravvemo sulla quantità; che, infine, il francese, per l'ambiente socia le e pol' la sua im pressionabilità, ha bisogno malgrado le sue ottime qualità, che la durata della ferma sia più lunga e l'efl'ettivo dei quadri più elevalo di qnel li adotta ti all 'estero. Quanto l'esim io genern le scrive iotorno al combattimento, è senza dubbio giustissimo; resta a vedere se le deduzioni ch'egli ne trae, sieno anch'esse giuste. Da lla lettura del su0 importante scritto abbiamo ricevuto l'i mpressiono ch'eoli non si sia reso sufficiente conto delle odierne istituzioni o . militari, sebbene per le quali vi è nelle file dei soldati un elemeolo mtell igcn te che trent'anni fa non esisteva affa tto. L'autore lo sa, e la sua i mponanza non gli è sfuggita, poichè proclama che il piano del combattimento deve consacrare la supe1·iorilà dell'intelliyen.za sulla materia; ma allora non può r.erto costituire il suo ideale un'armata di professionisti. L'autore nota nncora - e giustamente - che è la disciplina la quale oooidì come nel passato fa la forza degli eserciti. Ma la disciplina non è it':isultat~ della ferma di t1·e piuttostochè di duo ann i. Ln disciplina non si oLtiene tanto col tempo quanto coi mezzi. È di (JUCSLi che importe,ellbe parlare, poicbè quelli che debbonsi impiegare or:i per raggi ungere lo scnpo cui si rnil'a, forzatamente debbono essere ben differenti da qnelli usati nel passato. . . Comunque, è studio poderoso e con cura ne seguiremo la continuazione.
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Il concorso mondiale - prem io Pollok - aperto 'per il migl iore dei congegni, o per il migliore dei di,-isamenti atti a salvare le vite in caso di naurragio, o per il mezzo mi~liore di rendere insommergibile una nnve in seguito a collisione, ebbe lnogo all'esposizione ultima cli Pnrigi . Lo scrittore ronde conto abbastaozn miouiamerllè dei trovati dei vari concorrenti, che erano esposti entro l:i galleria a piano terra del Palais de Navigation. . La Giuria internazionale per il concorso Pollok non lrn trovnto rngrone d'nccordare l'intero premio, nè di ripartirlo. Ha ammesso il principio di un'indennità a favore di M. Roper che fo stabilita io 10,000 lire. Egli infatti espose molte sue invenzioni, pregevo li tulio per la loro semplicità. Di più i suoi bauelli in acciaio, le sue zattere e i suoi apparecchi di messa in mare sembra che offrano tutte le possibili garanzie. Il Martorelli osserva clic il concorso Poìlok, se svelò gli scarsi mezzi che il mondo possiede per combattere una delle più granrli sventure che bene spesso l'opprime, ebbe per allro il merito di avere più nettamente posti i term ini del problema che deve essere risoluto per il sa lvatagl,'( io nei gr:indi naufrtigi dell'epocn presente. Ben deGn ito lo sco po, sgombrata la via dai tentaLivi poco fruttuosi, sarà ora più facile procedere innanzi verso la soluzione vcr:i del problema.
La scienza nm,tica nel secolo XIX per
Eu GEN IO (}ELGlCll.
Esaminati i vari problemi risoluti, circ.1 la certezza della rotta, la stima del cammino, la prorondi tà del mare senza dovere attaccare un peso ad un fi lo, ecc., l'autore conclude che i progressi della scienza nautica dal 1.800 al "900 furono veramente grnndiosi e stupefacenti. J ou rnal des Sciences militaires. 770 anno. Febbrnio •I90 I. - fo guerra e l'armata, pel g1,nerale D1mnnCAGA1x.
Malgrado i principì eterni che regolano la sor~e delle ~r mate e del_le nazioni, uomini che l'ambizione o l'interesse acciecano, s1 sforzano m questo momen to di far ammettere in !?rancia il servizio di due anni ed anche di un anno. Per noi vecclii soldati, dice il generale, ciò è un delitto contro la patria ed abbiamo il dovere di protPstare.
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battaglia d'Adita, 1° marzo 1896. Studio tnttico, pel tenente colonnello PETETJN.
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La battaglia d' Adua è uno degli avvenimenti più importanti di tiuesti ultimi anni, non tanto per sè stessa, quanto per le sue couseguenze. L'autore si prcligge di studiare, dal punto di vista es~lu~iv~~ent~ militare, questo scontro, ornai famoso, fra '15,000 europei d1sc1pl1nat1
ltl VJ::;'l'A 1J.l!a PJJ:1:tlOl)lCl
e le bande scioane, dei Galla e dell'Etiopia, la cui principale forza risiedeva in una superiorità uumerica schiacciante e in una profonda cogn izione del terreno. , Il generale Ln capo i1aliano avrebbe potnto guadagnare la batt,1glia, in,·ece di perderla? Quali decisioni gl i imponeva la situazione critica nella quale si trovava il corpo di spedizione alla fine del febbraio 1896? È questo il prob lema elio si posa l'nfficiale francese, e che intende risolrnre, prendendo a base della sua argomentazione : da un lato i falli che sono accaduti ad Adua il ·1° marzo e nei giorni precedenti; dall'altro lato i regolamenti o i procedimenti tattici attualmente in vigore nell'e~ercito francese. Stabilita quindi la situazione del corpo di spedizione quale era realmento agli ultim i di febbraio, I'11utore adotta il tema seguente: Il 25 febbraio 1896, il generalo f3aratieri ha stabilito le sue brigate intorno ad Addì - Dicchi. I suoi approvviiionamenti cominciano a divenire difficili e teme di vedere minacciate le sue comunic.izioui. Le istrnzioni ricevute dnl suo governo e quelle che aspetta lo couducouo a prendere in esame le due eventualità seg:ienti: a) egli auaccherà l'armala nbissina che si trova inu,)Ilzi ad Adna, per disorganizzarla, forz.irla nritirarsi , e li berore le sue comunicar.ioni; b) egli si avvicinerà sempli cewenLe a quell'arma ta e prenderà una posizione che copra meglio le sue comunicazioui e mina.:ci gli Abissini di un attacco, prendendo in pari teu1po le opportune rni$ure _per dare una b(1 tluglia di fensiva, pel caso che fo sse nttaccalo. L'autore intende nella •I n e 2a parte del lavoro di studiare la preparazione delle due operazioni sopra esposte e la com pilazioue degli ordini per ciascuna di esse : 001111 3a parte vuol di scutere le misure proposte, esaminandone i vantaggi e gli iuconvenieoti ; nella (i.a parte, infine, esporrà, inspirandosi agli avvenimenti cbe ebbero luogo il 1° m:,rzCl 1896, le condizioni probabil i nelle quali avrebbe potuto produr:;i l'urto fra gli Italiani e gl i Abissini. In qne,;to articolo è svolta la prima parte, cioè· l'attacco dell'armata abi ssina da parte degli Ita liani. A quest' uopo l'autore francese detta ben 1 ordini particolHi (Ordre partiwlier) : n. I. Al comandante la colonna di Adi-Quala, affìnchè raggiunga il corpo di spedizione aù Addì-Dicchi il 29 febhroio; n. 2 . Al colonnello Di Uoccard, percltè poi 29 febbraio faccia arrivare ad Entiseiò il 12° e 118° battagl ione e I' 14 a batteria, mentre egli rimarrà a M.ai-Marat co l 20° battngliooe;
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RIVISTA DEl P.ERlODlCl
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n. 3. AI comandante della st;izione di tappa ad Entisciò per la formazione d'un convogl io scarico - conduttori e muli - da dirigere subito in Mai--Marat; n. ~- All' intendenLe a Entisciò circa la formazione del convoglio qui sopradetto; n. o. Al comandante l'a rtiglieria del corpo di spedizione ad AddiDicchi, por la formazione del convoglio soprade1to; n. 6. Al medico capo del corpo di spedizione, per lo stesso convoglio; n. 7. Al comaudante del genio ad Addì-Dicchi, per meuere in istato di difesa la posiziono Zala-Addi Dicchi-Sauria. E due ordini generali (Ordre _général): n. 1. Circa la messa in istato di difesa della posizione qui sopra detta; n. 2. Ordine di movimento per il 1° marzo 1896. In quesL'ultimo ù detto: L'armata abissina è accampata nel la conca di Adua. Da 15 giorni il N'egus riCiuta il combattimento. Il generale in capo ha risolto di costringervelo attaccau<lolo per la va llata di Mariam-Scia vitù. ~oliamo che le minute proscrizioni per la marcia delle tre brigate, compreso l'annesso tableau de tna.rche per ogni singola brigata, abbrac· ciano nientemeno che otto pagi ne. E seguono nitri quattro ordi ni partico lari , ecc. lasciamo pur da parte il conceLto - che del resto ci sorprende non poco - di prendere la situazione reale che condusse alla bauaglia di Adua per farne uno studio tattico imm,1gioario. Ne l fatto è uuo stndio originale che attrae la nostrn attenzione, ma se il Peletin si dimos1ra ufficiale studioso delle nostre cose milit:iri e colto, non possiamo a meno di osservare cbe i suoi ordini prestano troppo faci le appigl io alla critica. Nè credi:tmo che noll 'esercito francese si usi, al giorno d'oggi, di compi!Me per una marcia in vicinanza del nemico, tabelle cli marcia minnte con alt orari, col ,qrand·alt, e di ricordare nell'ordine le prescrizioni. re· golamentnri e così via . Con questo sistema per la m:ircia di un'armato di 200,000 uomini, il comnndan te l'armata dovrebbe compilare un ordine di qualche centinaio di pagine. Gli interminabili ordini del giorno del generale Ginlay ne lla campagna del •I 859 sarclJbero, al confronto, un' inezia. Nell'ordine di movimento, oltre a qoelle per la marcia, sono pur comprese le disposizioni per la preveduta battaglia. È prescritta la forma-
zione preparatoria di combattimento tostochè il corpo di spedizione penetri nel la vallata di Mariam-Sciavitù e diffusamente sono accennate le disposizioni eventuali pel ci1so di incontro col nemico . Per l'anacco del campo abissino, situato nella conca di Adua fra AddiAbun, Adua; I'Amba-Scéllocla, l'Amba-Garrima, col, centro a Uaa bit, è fina lmente ordinato : « La brigata Arimondi prenderà per obbiettivo Uaaliit. « La brigata Dabormida appoggierà questo movimento a destra, coprendosi dal lato di Addì-Abun . « La brigata Albertone prenderà per primo obbiettivo il monte Mariam-Sciavitù, poi l'Amba-Scelloda. « La brig.ita Ellena marcierà iu scaglione dietro il centro e costituirà la riserva generale. « L11 tattica da.impiegarsi contro le masse impetuose del nemico, consisterà sovratutto nel tenei·si uniti gomito a gomito, e a conserva re formaz ioni scaglionate sostenendosi vicendevolmente a portata di fucile. « Le munizioni dovr.:inno essere l'isparmiate, i fuochi di fanteria saranno eseguiti per salve, e generalmen te a brevi distanze. « Hiuscendo a sorprendere il nemico le avanguardie si impegnerirnno energicamente sovrntutto col fuoco d'artiglieria, ma senza avventurare la fanteria. » Revue militaire des armées étrangères. Redigée à l' Etat-major de l'armée.
N. 879. Febhrnio '190'1. ·Comprende parecchi stud1, l'uno più interessante dell'altro, e precisamente:
St.udi sidla guerrn sud-africana; Gl'i avvenùnenti mi litari i n Cina; La giornata del 14 agosto, secondo il Cardinal nuazione); L'espansione russa i n Siberia (continuazione); La rete ferro'Oiaria dell'Alsai:-ia-Lorena nel 1900.
'VOn
Widdern (conti-
RIVJST~ DEI PERIODICI
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Revue d 'Histoire. Redigée à l'Etat-major de l'armée.
N. 2. Febbraio 190 1. - La campagna del 1793 nell'Alsaz'ia . 1
1
Questo primo articolo presenta un reale interesse, poichè, dopo una bl'eve descrizione del teatro di guerra, a porgere una chi:ira idea del valore delle armate repubbl icane nell'agosto ,f79 3, lo scrittore fornisce larga cop ia di notizie su lla loro forza , sull'istruzione e sulla tattica e ciò clie più monta - sulla disci plina e sullo spirito delle armate. Non poche lettere di general i, come Beaubarnais, Clarkc, Ravel, del fornitore d~_i cava lli d'artiglieria I:anchère e altri , danno un singo lare pregio al gia notevole lavoro.
St11d1: S'ulla campagna del ,f799. L'articolista in izia il suo lavoro con una lunga se rie di importanti considerazioni par chiarire i moti,,i dei continui insuccessi delle armi francesi. La repubblica colla propaganda delle sne idee rivoluzionarie s'era ti ra la addosso tutta l'Europa, e mentre da un lato. al largava c,rntinnamente il campo dell'nione militare, dal l'altro i mezzi militari andav:ir10 di min uendo. Il fa uore numero, che tanta parte aveYa rappresentato nelle precedenti ca mpagoc d~lla rivolnzione, faceva ora completamente dil'e no. D'.altra parte l'es,erc;ito francese in Italia si trovò di fronte a Souworoff, il ,1ual~, secondo lo stesso Napoleone, cwe·va l'ani ma della yrande y1terra, se non ne aveva lo spirito. N'e l 1° capitolo sono poi riass11nti gli avvenimen ti poli tici dalla pace di Campoform io ('17 ottobre 4797) sino al principio dell'auno ·v n rcpuhblic1mo (22 sélteml.J re 17'98). È lavoro storico che prometté assai se lo scrittore colla necessaria im parzial ità parlerà poi dei continui insuccessi toccati alle armi francesi. La gum·a del 1870-71.
È presa a disa mina la giornata del 3,1 lnglio, riportando i movimenti eseguiti, gli ordi ni emanati, i dispacci scambiatisi fra le più elevate autorità, nonchè gli stati della forza dei corpi d'armata e dello divisioni di cavalleria. Si accenna inoltre al consiglio di guerra tenuto a Forbach sotto la presidenza del maresciallo Bazaine per la progettata operazione da compiersi il 2. agosto, nel quale si rinunciò al primitivo divisa mento di
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RI VISTA DEI .PERIODICI
passani la Saar e impadronir$Ì di Saarbrtick, limitandosi a quello di occupare le pqsiztoni della spondc1 sinistra di detto fiume , Vi si leggono ancora rimarchevo li consideraziouj sulle marcie, sul servizio di esplorazione, ecc., coo riferimento a quanto, invece, praticavasi nelL'esercito tedesco. Vi sono molte ci tazioni, specie riguardo ali' impiego ddla cavalleria, di pen;ieri espressi da M:ol1ke dedotti dalla recente puublicazioue: Saggi strategici e tattici di Moltlr.e.
RIVISTA DE[ PERIODICI
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Jahrbiicher fiir die deutsche. Armee und Marine.
N. 352, gennaio '1901. - Pel 18 gennaio 1901 . Sgua1·do rewospettivo ai fatti dei Re prussiani, pe\ maggior genera1e PAOLO voN Sr.HMIDT .
Neu e m ilitar ische Blatter .
Fascicolo 3° e 4/. ,f O e "6 febbraio ,190,1. cesi nel 1900.
Le manovre d'armata fran-
È una breve nrn chiara narrazione di quelle manovre, le quali, a detta dello scrittore tedesco, attestano dei grnndi progressi compiuti dall'esercito francese nell'istruzione ·e nella preparazione alla guerra. Da ul timo però r iporta il giudizio espresso da un ufficiale inglese il quale non si peritò di dire : « Se la Francia colla for te Hmata ora concentrata nel dipartimento dell'.Eu1·e e Loire entrasse in campagna e vi focesse uso della stessa scuola tattica impiegata nelle manovre, quell\irmata nel termine' di ·14 giorni sarebbe dìstruua anche pugnando contro un avversario di metà forza, purchè ques(ultimo avesse piena cognizionedell'eJficacia delle armi attuali . »
Le aiitorùà e gli stabilimenti di Stato per i bisogni dell'esercito nei va1·i paesi. Sono lavori questi che traggono il loro valore ed importanza dal l'esattezza delle notizie riportate. Ammettiamo che non sia fac ile raccogliere particolareggiate ed esatte informazioni sugli .staliili menti mil itari degli eserciti dei piccoli Stati e specie di quell i fuori di Europa; ma ci pare si sia in dir itto di esigere la massi ma esattezza per quanto ha tratto agli eserciti europei. Ora per la par te dferentesi all'I tal ia l'autore non ha fatto certo molte ricerche, poicbè ignora che a Terni, e da non pochi anni, esiste la nostra m:1ggiore fabbrica d'arm i, e dà la strana notizia che il nostro fucile modello 18~H fu fabbricalo in parte a Ber lino e a Steyr e pane a Brescia. « Infine, soggiunge l'autore, vi è a Terni una fabbrica privata di cannoni, che già disimpegnò commissioni per l'Argentina, la Spagna e la Rurnania. »
L'autore tratteggia con mnno maestra , nelle su:) inee generali, l'azione dei Re prussiani per la :Prussia e per la :patria tcdesca 1 da l giorno 1G novembre 1700, in cui i principi del Brandeburgo, assunsero il titolo di Re, sino al '.23 nover:nbre 1870 in cui Bismarck potè dire cbe l'unità tedesca M'a fatta ed era costituito anche l'impero. La divisa di questi pri!!cipi fu sempre la stessa: Con Dio, per la gloria· e per la JJat1·ial e l'esercito, coll'attaccamento alla loro persona, colla sua disciplina e co l suo sentimeuto del dovere, fu, nei buoni e nei cattivi giorni, il fi,ttore princi pal& del la loro grandezza e di quella del!~ patria. È merito incalcolabile dei Re prussiani di aver gnidato il pensiero dello Stato alla vittoria e di aver <lato vita alla coscienza nazionale trionfando il pensiero di Stato ,opra gli interessi particolari e sulle gare dei partiti e rinforzando di mano in mano la coscienza nazionale, e allargandola da brandeburghese a prussiana, da prussiana a tedesca e fì oalmente a quella del còmpito mondiale del l'impero tedesco. E cli ciò testi moniano il ,ts gennaio 490·1, e l'esercito e la ma rirrn, col loro grido: Avanti con Dio pel principe e La patri1.1,, per l' imperatore e l' irnpero . ·
Del ·valo're delle esercitazioni notturne. - Conferenza tenuta agli ufficiali della guarnigione cli Rendsburg dal capitano KRAFF1'. È noto che le esercitazioni notturne sono condotte coi più svariati criteri. Di solito però non servono che a mettere in pratica alcune nor me già consac;rate dagli esperimenti della guerra, non recaodo così profitto nè agli ufficiali nè a lla truppa. Altri ri sultati si otterrebbero se le esercitazioni si prefiggessero uno scopo ben determinato, se con esse si studiassero particolari formazioni o si rappresentassero circo stanze ben definite. L'autore ~tudia, sotto tal<~ aspetto, miuuziosamente: il servizio di sicurezza; il servizio negli nccampa menti ; le marce ; il combattimento.
ltlVISTA DEI PblRIODlOl 560 È articolo istruttivo, perchò analizza l' importante quesito da l pnnlo di vista pratico.
L'esercito e la 1nari.na, d'Italia nel primo semestre del 1900. L'a utore, che si dimostra perfeu.amcote al correute delle nostre cose militari, passa in minuta rivista qu;111to si riferisce all'ordinamento, al bilancio, ai principali avvenimenti, ecc. dell'esercito e della marina per i primi sei mesi del 1900. QuM1a parte dello scritto ha il gra11de pregio della più scrnpohsa asauezza; ma sono le prime pagine che interessano noi Italiani. In esse l'egregio autore ricorda, con appl'opriate parole, l'orribile nssassi nio del nostro amato Re, e designandolo come quegli che lj')ortò le forze mil itari r!ell'Ita Iia a11'attualr. grandezza, ne cou sidern cl iffnsa mente la di lui opera. B. D.
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Per fa Direzione Lonovroo C xs oTTl Colotmello H. ,L, iticnr(t.nt()
DEMARCIH CARLO ,
gereme.
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