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RIVISTA MILITARE '
ITALI A NA
RACCOLTA MENSILE DI SCIENZA, ARTE E S'fORIA MILlTARE I
S ERIE
III . -
ANNO
XXXI
Tomo III.
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ROMA ; 1886 VOGHERA CARLO, TIPOGRAFO-EDITORE
Via Nazionale.
I BERSAGLIERI NELLA COMMEMORAZIONE DEL 50° ANNIVERSARIO DELLA ISTITUZION E DEL CORPO ( Al•P (J~TI E RICOn D I) .
(Continuazione).
VIII.
Proprietà letteraria.
I b a t taglioni .
Ridire o semplicemente acccnnar:e i fatti più belli che hanno data la fama ai singoli battaglioni è lavoro che può solo farsi da chi è al possesso di estesi documenti e sa, per aver vissuto a lungo nel corpo, l'impronta di valore e cli ardire che lo ha reso caratteristico. A me basti fare un cenno cronologico dei fatti parziali , della formazione, della dipendenza di ciascun battaglione: il personificare · nei battaglioni coi loro vecchi numeri le glorie loro è un dovere di cronista coscienzioso e nulla più: poich é fu il numero cli ciascuno che corse sulle ali della fama a portare in Italia e fuori i fatti speciali i quali raggruppati hanno costituito la popolari lit del corpo. Anche in questi appnnti sarò brevissimo e per quanto abbia fatt9 sarà difficile che il lavoro riesca completo: mi si perdonino le cose non ricordate poichè ciò è dovuto solo a mancanza cli elementi. 1° REGGJME~ro. -
1° battaglione(antico '1°).
Il 28 aprile 11848, per R . Decreto in tale data si fo rma questo battaglione col nome di ,1° baLtagl ione (l'antico 1° battaglione formato per R. Decreto del 6 dicembre 11842, in da ta 6 febbraio ,184-3 1
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I BERSAGLIERI
~a 1° compagnia è formata coll'antica 11• del primo sciolto battaglione, e la sua prima istituzione risale al giugno ,J 836. La ~a compagnia si forma colla antica 3° di cui la costituzione risale al ,J~ennaio •1840. · . La. 3~ compagnia si forma colla 2° compagnia del 3° battaglione d1 cui s1 era tentata la formazione in Chivasso pel R. Decreto 24marzo •I 848. La 4~ compagnia si _costituisce con elementi della 4a compagnia dello sciolto 3" battaglione di cui è cenno sopra. (II comando del battaglione è assunto dal maggiore Savant) . . Nelle suc~essive trasformazioni il nucleo del 1° battaglione non si ruppe ma1 assolutamente, però concorse a dar vita a lutti i nuovi reparti che successivamente si formarono . 1 1 Nel 1855, la 1° e 2• compagnia concorsero a formare il 1° battaglione provvisorio per la spedizione in Crimea e conservarono i loro numeri: la 3· e 4" compagnia formarono il 1° batta,,lione rimasto 0 nello Stato. Nel 1806 , 9 giugno il 1° battaglione si ricostituisce col ritorno della spedizione di Crimea. 1
Nel 16 aprile 186 I, ciascuna delle compagnie del batta,,lione dà m~ plotone i quali riuniti costituirono la 1n compagn ia del battagl10_ne: le compagnie rimangono numerate '1a, 2a, 3n e 4°. 1 · l'\ el 16 aprile ,1861, passò a far parte del gruppo di hel'saO'lieri del I corpo d'armata; il battaglione e le compagnie conserva~o il loro numero.
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,1° gennaio ,18?2. - Il battaglione passa, come è costituito, a far parte del 11~ reggimento bersaglieri. Nel ,J867, la 4& compagnia rimane pl'ovvisoriamente soppressa e poi ricostituita. · O
~el '1871, •I gennaio, riordinato il corpo in 11Oreggimenti, il battas-Irone ~rese il nome di ti l.Jauagl ione del 1° reggimento e le sue compagnie restarono collo stesso numero (R. Decreto 13 novembre 1870). O
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Nbel Hl8~, '16 sellemb re, pel R. Decreto 7 giugno •1883, le unità deI attagliane non soffersero cambi amen ti.. Ha fauo la campagna del ,J84,8 trovandosi impegnalo a Marcaria,
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si sc~olse per R. Breveuo 24 marzo 1848. (Vedi Capo I), per p.ortare 11 corpo a due bauaglioni.
Ponte di Goito, Monzambano , Borghello, Peschiera, Mantova, Pastrengo, S. Lucia, Calmasino, Corona, Rivoli, S. Giustina e Sana, Valeggio, Staffalo, Cusloza, Sommacampagna, Volla e Mi.lan.o. La ,1• compagnia ottenne, per essersi distinta, due menz1on1 onorevoli al valor militare, una a Pastrengo l'altra a Volla. La 2° compagnia oltenne la menzione onorevole a Rivoli . La 3a compagnia ottenne la menzione onorevole alla Corona. · . . .. Ha fatto la campagna del 1849. Ha preso parte al corpo di !:pedizione di Genova per_1 tumulti 1v1 nvvanuti in seguito all'armistizio. La 2• e 11° compagnia ottennero menzione onore,,ole al valor militare. La 4a e :2• 1:ompagnia hanno preso parte alla sped izione d'Oriente 1 ( 1855-56). . . . ' . . Ha fallo la campagna del 1859 trovandosi ai fatu cl armi d1 Confienza e S. Martino. A S. Martino il battaglione si meritò la menzione onorevole al valor mii ilare. , Ha fatti) la campagna 1860-(>'I tr'ovanclosi impegnato a S. Angelo. Ha fatto la campagna 1866 trovandosi impegnato a Borg~forte. 8 dicembre 186·1 il macrnior Franchini Enrico con un cl1slaccamento composto del luog;~nente Staclerini e di 30 bersaglie~i e craduati recasi presso il villaggio di S. i\laria. Giunto alla cascma itastrotli vi sorprende la banda Borjes, l'attacca ed impegna colla medesima 1111 vivo combattimento, in seguito _al qùale, la IJanda dopo aver lasciato sei morLi - s'arrende al maggiore, c?e !a fa ~r~durre in un col suo capo a Tagliacozzo ove vennero fuc1lal1 tutl1 lll numero di 22 individui. Per simile brillante successo S. i\L fregiava della medaglia d'oro il maggiore, di quella d'argento il luogotenente, e acc?:dava •I 3 medarrlie d'arrrento e ,1O menzioni onorevoli al valor militare. Nel ,J869-70, in Acri, poi Corigliano qaindi a Rossano-Calal~ro in servizio di pubblica sicurezza, e nel "86•1 ad Av~zzano_ e T~gha-cozzo, il bauaglione 1·ese eminenti servizi nel repnmere 11 br1gan.tagg io. . . Il ministro della guerra con dispaccio del 2 aprile 1800 f~ce speciali elogi al battaglione per la sua condotta tenuta nella estinzione di incencli i in A.osta . Merilò le seguenti ricompense al valore militare: 1
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l BERSAGLIERI
Nella campagna del ,i 859, 2 croci cavaliere Ordine mili lare di Savoia, .24, medag!U d'argento, 6 promozioni soll otenenti , 67 menzi oni. Campagna deìl'a Bassa Italia , una croce caval iere dell'Ordine militare Savoia, .22 medaglie d'argento, 33 men zioni onorevoli. Campagna del 1866, 4 menzione onorevole. Nel 11871. ricompense al valor civil e per aLLi filanlropi ci a Rossano (Calabria), 6 medaglie d'argento, .22 menzioni onorevoli. Menzione onorevole colletLiva al baLLaglione per la campagna del 1 1860-611, (R. D. 5 giugno 1186 11). .2°
REG GIMENTO' -
·I o baitag lione. (antico 2°).
Questo bauaglione si forma il 28 aprile · ·I 848, le compagnie si costituiscono così: 1u compagnia, colla2• antica compagnia, la quale era stata fo r· rnata nel 1837; .2• compagn,ia, coll a 4-n antica compagnia la quale era siata co· slituita il ·I O febbraio 1184,3; 3n compagnia, colia i " compagnia del 3° baltagli one del quale si era tentata la formazione pef R. Decreto 2~- marzo 18-~6; 4· compagnia, colla ,i.• compagni a dello stesso 3° battaglione sciolto. Il primo maggiore.che comand ò il baltaglione fuM uscas Giuseppe. In seguito questi elementi coslitutivi non si separavano mai assolulamente. Poi nel ·1848 (R. Decreto H novembre), le compagnie si numerarono 6°, 70., 8· e 9•. Per la spedizione di Crimea la 5·• e 6° compagnia formarono la 3" e 4• del ·1° ba llaglione provvisorio; le altre due fecero parte del 11° battaglione provvisorio rimasta nel Regno. Nel 9 giugn_o 1856, il 2° bauaglione, rilornata la sped izione di Crimea, si coslituì cli nuovo. Il ·I 6 aprile 1861, ciascuna delle sue compagn ie diede un plotone; quesli riuniti formarono la 2• compagnia del 28° battaglione; le compagnie del battagl ione si numeravano 18, 2a, 3a e 4•. Nel 186 1, il battaglione è assegnato al gruppo dei bersaglieri del II corpo d'arma ta; nel 1° gennaio ·I 862, il battngliono pasrn a ar parte del .2° reggi men lo. 1
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Nel 1867 .la 4• compagnia è sciolta e poi ri costiluita. gennaio 187 1, queslo ballagli one prende il nome di 1° ballao-lione del 2° recrrrimenlo bersaglieri; le sue compagnie conservano i loro numeri e colla trasformazione succe:;si va del corpo in '12 rogai men Li (1 O sellembre 1883) non soffri cambiamenti. i, Oggi le sue compagnie si chiamano • I •, 24, 3• e 4• del 2° reggimento ber3agl ieri . Ha fatto la campngna del ·I 848 trovandosi impegnato a Pastrengo , S. Lucia , Casella, Dossobuono, Goito, Governolo, Valeggio, Starfalo, Custoza, Sommacampagna, Volla e Milano. La 1° compagnia pel fnttodi Governolo ottenne la menzione onorevole al valor militare. Ha fallo la campagna del if 84-9 trovandosi impegnato alla Sforzesca , Mortara e Novara; poi a Genova il 3 o 4, apri le 1849. La 5• e 6• compagnia presero parte alla spedizione d'Oriente C,18155-36), combt.tllendo alla Cern 9ja. Ha fallo la campagna del ,t 859 trovandosi impegnato a Vinzaglio e S. Martino. Nella campagna del 1859 ebbe, 2 medagli e argento, 3 menzioni onorevoli. Ha fatto la campagna del 1866 trovandosi impegnato a )fontevento ed il bal!a<Tl ione ebbe la menzione onorevole al valor militare ' o per la valorosa ed intrepida condolla da esso tenuta; faceva parle della riserva del II corpo d'armata; su 4'i2 presenli ebbe 7 ufficiali e 5 1 uomini fra morli e fer.iti, e 1O fra dispersi e pri gioni eri. Prese parte alla repre3sione del brigantaggio negli Abruzzi Puglie - Ba::;i licata e Sicilia. Si distinse contro le bande Croceo e ~inco-Nanco presso S. Ilario e caslello Ganaglione (23 luglio ·1863), e in diversi sconlri coll e numerose bando che infestavano la Basilicata.(1863-64-). Nel 1880 la 2• e 3a comparrnia venne comandata a soccorso dai .:, colerosi in provincia di Alessandria. Nella campagna del 1866, fu ricompensalo con, una croce d\ ca,·aliercclell'Ordine militaredi Savoia, 7 medaglie d'argento, "8menzioni onorevoli. 1
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1° Battaglione (antico 3°).
R EGGIMENTO . -
Per R. Decreto 24 marzo 1848 viene ordinata la form azione di questo battaglione col N° di 3° e a tale scopo la antica 4" compagnia dal corpo si reca a Chivasso per costituirne il quadro . Per R.. Decreto 28 aprile •I848 la ,i.• antica compagnia torna effel.iiva al· 1° battaglione, avendo il Ministero de.sislito dnll'idea di formare questo terzo, per mancanza di contingenLe. Il 1° gennaio 1849 per R. Decreto del 26 decembre 18.i,8 si forma in Torino questo 3° baltaglione e ne assume il comando il maggiore De-Saint Pierre Alessandro. Il battagl ione da quell'epoca ad ogg i è sempre rimasto costituito; le sue compagnie ebbero i numeri di 9\ ·IO", H a e .i:2• finchè il R. Decreto del 2,i, gennaio 1861 le éhiamò •I", 2• , 3·, 4°; e nello stesso anno concorsero con un plotone per ciascuna a formare la ,i.• compagnia del 28° battaglione. La 9· e ,io~ compagnia col N. di •I• e 2a fecero parte del 2° Làt· taglione di guerra in Crimea sollo g) i ordini del maggiore Bonorell i; la 4° compagnia fu, come tulle le altre, scialla durante l'anno 1867 in via proVYisoria. Nel 1186 11 il battaglione appartenne al gruppo dei bersaglieri del IJI corpo; poi quando si costituì al 1° gennaio 1862 il 3° reggimento vi passò effettivo e vi rimase fino al 11° gennaio 1187•1: in questa circostanza andò a far parte del nuovo 8° reggimen Lo al quale poi è sempre rimasto ascrillo col N. di ,1° battaglione. Ha fatLo la compagna del 1849, trovandosi impegnato a Novara, do,'e la 111 campagnia oLLenne la menzione onorevole al valo:· militare. Ha preso parte alla repressione dei moti di GenoYa il 3 e ,i. aprile. 1
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La 9a compagnia ebbe la menzione onore,,ole pel modo distinto con cui perdurò al fuoco a Modrona della Scoperta perdendo un terzo del suo effettivo. Ha fatto la campagna del 1866 . Il battaglione ha presq parte alliva alla repressione del brigantaggio. Nel 1852 con dispaccio del 119 gi ugno il ministro della guerra fece speciali elogi al ballaglione per la parte presa nel pacificare i . partiti in provincia di Sassari. Le compagnie 11a, 2\ 3&hanno preso parte al cordone sanitario sui monti della Garfagnana per l'invasione colerica del 25 agosto al 4 novembre 188:!r . Il 24, oLLobre 1861 sollo gli ordini del maggiore Migli ara disperdeva un grosse stuolo di briganti a Palma e a Castello di Palma, e si impegnava in nuori scontri il 1O, 11, 13, 20 novembre 186,1 a Solofra, aS. Severino, a Brançigliano e al bosco di Agnone, liberava •I7 uomi ni della legione ungheres~ da 600 insorti il 23 novembre, e il 23 di~embre combatteya di nuovo a Castel di Palma. 1
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Battaglione (antico 4°).
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1849.
Ha fatto la campagna del ·l 859, e si trovò nel combaLLimento di S. Martino . Nella campagna del ,I859 il bai.tagl ione fu ricompensalo con 1 croce di cava liere Ordine mi litare di Savo ia, 24- medaglie d' ~rgen to, 26 menzioni onorevoli .
Si fermò questo battaglione il ·1° geunaio ·1849; per R. Decl'eto 26 dicembre 11848, con uomini scelti nei reggimenti di linea; le compagnie si numerarono 113°, ,J4.•, ma, 1168; il ballaglione 4- 0 ; e ne ebbe il comando il maggiore Morand Giovanni. Questo nucleo del battaglione non si sciolse assolutamente mai più. Ne! •I855 la 13' , H:4 compagnia formarono la 3· e 4,. 0 del 2° battaglione provvisorio per la spedizione in ori ente e le altre due compagnie fecero parte del 2° provvisorio rimasto nel regno; nel 9 giugno 11856 il trnuaglione 4° si ricostituì. Nel 1186 11, '16 aprile, un ploton e di ciascuna delle sue 4 compagnie formò la 4• compagnia del 28° battaglione. li '16 apri le 11861 , fece parte del gruppo di battaglioni del II corpo d'armata, le com pagnie si numerarono 1\ 2a, 3°, 4-"; nel 1° gennaio 18G2, fu assegnalo al 2° reggirnenLo rimanendo costituito come era. 1
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Nel 1867 la ,i.a compagnia si sciolse e poi si ricostituì. Col riordinamento nel 187 1 del corpo questo battaglione lasciò il nome di ,i.0 e si chiamò 2° del .2° reggimento nel quale le sue compagnie si numerarono 5", 6\ 7\ 8•; conservando questo numero e le compagnie e il battaglione nel ,J 883, quando il corpo fu riordinato su 12 reggimenti. Prese parte alla repressione del brigantaggio in provincia di Avellino, Basilicata, Capitanala, Calabria e Sicilia. Si distinse negli scontri.di Ariano ( 15 novembre ,J863) - Marzocca· (27 dicembre 1863) - Piezzi ( 15 febbraio "86.t ) - Sant'A.gata di Puglia (23 aprile 118M) - AtTeslò il famigerato capo-banda Catalano(4 luglio 1864) - Combatte a Palombara di Corigliano (luglio 11864) - A Bosco Castiglione W novembre 11864) - A Bosco Cavainelle (25 gennaio 1865) - A Monte Sgambarella (5 marzo ,J865) - Ad Altomonte arrestò un'intera banda ('I8 maggio 1865) - Combattè a Colle della Vacca uccidendo il capo brigante Saccomano (luglio 1865). Ha fatto la campagna del 11849 combattendo a Novara .. La ·I 4a compagnia si guadagnò la menzione onorevole al val or militare, per essersi distinta alla battaglia di Novara. La 13a e ,J4a compagnia presero parte alla spedizione d'Oriente (,1855-56), e combatterono alla Cernaja: . Ifa fatto la campagna del 1859 trovandosi impegnato alla Madonna della Scoperta. Ha fatto la campagna del 11866 trovandosi impegnato a Villafranca, nella 16a divisione (Principe Umberto). Nel 1862, dopo il fatto d'Asprornonle, fu despnato al Varigrnmo, ove trovavasi il generale Garibaldi, finchè parlì per Caprera. Le ricompense al valore furono: Nella campagna del 1859, 6 medaglie d'argento, ,J promozione a sottotenente, 9 menzioni onorevoli. Campagna del 11866, una croce di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia, 9 medaglie d'argento, 2t menzioni on6revoli.
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2° Battaglione (antico 5°).
Per ordine ministeriale dell' ,J 11 novembre 1848 il giorno ,16 no· vembre si forma in Torino il. 5° battaglione col personale dei volontari parmensi e moiienesi e reggiani e coi bersaglieri mantonni; si chiamò per qua.lche giorno 3° poi a;;sunse il numero di 5°. Le compagnie presero il numero di ,t 7a, 18a, i( 9a, 20"; il comando fu assunto dal maggiore Araldi Antonio. Dopo la campagna del 1848, congedata parte dei primi elementi che eransi arruolati per la guerra, fo completato coi residui di un battaglione di volontari valtellinesi che era agli ordini del capitano Guicciardi. La 17a e 1sa compagnia formavano la 1a e 2• compagnia del 3° b4ttaglione di guerra per la campagna d'Oriente negli anni 1855-56. La 4• compagnia nel 11867 fu provvisoriamente sciolta come tutte le al tre degli altri battaglioni: nel 1861 un plotone di eiascuna delle compagnie fdrmò la 1a compagnia del 29° battaglione. Ha fatto la campagna del 1849. La 117". e ,t sa compagnia hanno preso parte alla spedizione di Oriente nel ,t 855-56 trovandosi impegnate a Sebastopoli (,1 ). Ha fatto la campagna del 11859 trovandosi impegnato a Casale e · San Martino e Madonna della Scoperta. Ha fatto la campagna del ,J866 trovandosi impegnato ad Oliosi. Pel combattimento di Madonna della Scoperta la 3a compagnia ebbe la menzione onorevole. Le ricompense al valore furono: Nella campagna del 1859, 1 croce ufficiale Ordine militare di Savoia, 3 croci di cavaliere id., 32 medaglie e 57 menzioni onorevoli. Nella campagna del 1866, una croce di cavaliere dell'Ordine militare di Sav_oia, ,16 medaglie d'argento, 44- menzioni onorevoli. Coll'ordinamento del corpo in 36 battaglioni pel R. Decreto 24 gennaio 186 11 fu fra i battaglioni aggregati al III corpo d'armata; 1
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(!) La brigata Cialdini ·doveva prendere parte all'assalto: fu nella trincea assieme ai francesi: ebbe 40 feriti.
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poi, formati i reggimenti, fu effettivo pel R. Decreto 3,t dicembre 1 186 1 al 3° bersaglieri, nel quale rimase fino al riordinamento su 10 reggimenti. · · .Pel R. Decreto ,J3 novembre 1870, e in data ,1° aennaio 18711 0 passò ~ffetti vo all'8, reggimento, nel quale prese il"numero di 2; battaglione, il quale conserva tuttora. · Si rammenti lo scontro sostenuto contro i briaanti il 25 novembre 1'-861 , a Recigliano. " ·· Nel 1866, perd~ nei combattimenfi di Mongabia a Monte Cricol, su 494 combattenti, 1O ufficiali e 52 uomini fra morti e feriti e 70 fra prigionie_ri _e mancanti, e diede prova di solidità e valore, i quali furono prem1at1 con molte ricompenze. Ha p:·eso parte attiva ed efficace alla repressione del brirrantaagio ,J8.63, -~ 2 giugno, la 3a compagnia combattè le tre bande riunite"dei bnganti Caruso, Croceo e Schiavone, ponendone 27 fuori combattimento fra morti e feriti e impadronendosi di cavalli, viveri, ecc·. 1
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1° Battaglione (antico 6°). .
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Per R~ Decret? del ,f 4 ~ic:mbre ,J 849. doveva costituirsi anche que~to 6 .batta.gho~e, oggi 1 del 6° reggimento, però la sua for~az1o~e ris~le .al '.' marzo ·I 850, e avvenne per R. Decreto del 22 febbraw 1850 msieme ai battaglioni 7°, 8° e 9°. Il personale fu raccolto dai reggimenti di fanteria sardi ,f 7° 180 23°, in ispecial maniera; nonchè da altri reggimenti e dal de;osit~ del corpo. -~e. compagnie del battaglione eb?ero i! nu~ero 2,1a, 22°, 23a-, . 9 ,.,4 , 11 comando fu assunto dal maggiore R1ccard1 di Netro Gaetano. II sesto battaglione cosi costituito subì dei cambiamenti di di.:. pendenza, ~a non ebbe trasformazioni organiche salvo quella comune a tutti della soppressione provvisoria della 4a compaania nel 1867. " 1
". Col rior~inamen.to. ~el corpo il 24 gennaio 186 1,,fece parte del o1uppo dei battaghorn del IV corpo d'armata; il 3·1 dicembre ,J861 fu assegnato al vecchio 4° reggimento che fu sciolto il 1J8 dicembre 1
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,f 864; in questa data passò effettivo al primo reggimento e nel 187·1, costituì il 1• battagli one dell'attuale 6° reggimento bersaglieri. Con un plotone di ciascuna delle sue compagnie si costituì, il 16 aprile 186 1, la 2a compagnia del 29° battaglione. La '.iH 4 e 22a compagnia presero parte alla spedizione d'Oriente 1855-56), trovandosi impegnale a Sebastopoli. Ha fatto la campagna del 1859 trovandosi a Frassineto, passaggio della Sesia, battaglia di Palestro, Monte Suello. Per essersi distinto al passaggio della Sesia meritò la menz·ione onore·vole. al valore militare. Ha fatto la ·campagna del ,J860-6 11 trovandosi impiegato a Ancona, Macerone, Garigliano, Gaeta e Messina. Prese parte ai luttuosi fatli d'Aspromonte (48621, meritandosi il battaglione la menzione onorevole al valor militare. Ha fatto ia campagna del 11866, trovandosi a Monte C'roce. Prese parte alla spedizione del /,f870. . Nel ·1855 il mini·stro de.Ila guerra con dispaccio del 4 dicembre fece lodi particolari alle compagnie 23a e 24a per la condotta tenuta durante il colera in Sardegna. Nel combattimento di Monte Croce lasciò 4 ufficiali e 69 uomini fra m0rti e feriti; e 14 fra prigionieri e dispersi , sopra 550 presenti . Nell'occasione del terremoto che desolò l'isola d'Ischia nel 1883 fu il primo dei battaglioni d'el reggimento che accorsero ai lavori di salvataggio; in tale circostanza le compagnie 3a e 4a ebbero il mandato di recarsi a Lacco Ameno , dove S. ~1. il Re si degnò fare elogi speciali per la loro condotta. Nella campagna del 1859 il val,:ire del battaglione fu premiato con 7 medaglie d'argento e 18 menzioni onorevoli. Nella campagna del 11866 al battaglione furono concesse 12 medaglie d'argento e 16 menzioni onorevoli. Nella campagna del ,J~70, fece parte del gruppo dei battaglioni agli ordini del tenente colonnello Pinelli. · Nella campagna delle Umbrie e delle Marche il valore di questo battaglione fu ricompensa lo con 2 croci di cavaliere deli'Ordin'e militare di Savoia , 24, medaglie d'argento e 12 menzioni onorevoli al valor militare. . Nella cam pagna della Bassa Italia per R. Decreto 1° giugno ,t 86•1, 1
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al 6° battaglione furono concesse: 1 promozione a tenente colonnello per merito di guerra, .2 croci di ca,;aliere dell'Ordine militare di Savoia, 85 medaglie d'argento e 6.2 menzioni onorevoli al valore m_ilitare e 3 prom.oìioni a sergente per merito di guerra,
Pel fatto del passaggio della Sesia il battaglione ottenne la menzione 01wrevole al valor militare. Nella campagna del 11859 ollenne, 2 medaglie d'argento, 3 men.: zioni onorevoli. Per la valorosa ed intrepida condolta alla ballaglia di Palestro ottenne una seconda men.zione on01·evole al valor militare, notando che se il battaglione avesse avuto la bandiera, questa sarebbe stata decorata della medaglia d'oro al valor militare in quella campagna; il battaglione ebbe 12 medaglie d'argento al valore. . Ha fatto la campagna del 11860-6 1 colla IV divisione, trovandosi impegnato a Pesaro, Ancona, Macerone, Garigliano, Gaeta, Messina. Per essersi distinto durante tutta intera la campagna si meritò la menzione onorevole al valor militare . Ha fauo la campagna del ,.1866. Un ordine del giorno del 7 luglio del comandante la di visione ( 14:°), generale Chiabrera, fa gli encomi del battaglione per la condotta tenq'ta nell'attacco di Borgo Forte. Nel gennaio 1885, la 6a compagnia (antica .26•) ha formato la 1 a compagnia del battaglione bersaglieri Africa. Nel maggio 11867, il battaglior.e fece servizio di pubblica sicurezza in Adernò, nel ,1868 (gennaio) a Rossano; e ne!Jo stesso anno 11868 al campo del Calvo un drappello combatteva contro la banda Catalano e riusciva a prenderne il capo e due briganti (4 luglio). Nel ,f 867 il battaglione si distinse in Doglio, Agerto e Catania durante l'epidemia colerica nel soccorrere gli infolici attaccati dal morbo ed ebbe parole di plauso da S. E. il Ministro della guerra che emanava apposito ordine del giorno . Nel ,J 867 fu encomiala la if • compagnia per aver cooperato aspegnere incendi in Caltanissetta.. II .21 giugno del 1868 un distaccamento del battaglione _ebbe un combattimento contro la banda Catalano a Campo del Calvo e la pose in fuga uccidendo due briganti, prima del fatto del 4, luglio sopra accennato.
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REGGIMENTO. ~ .2° Battaglione (antico 7°),
Questo battaglione si è costituito il ,J marzo ,f 850 con uomini del 17°, 118°, .23° e di altri reggimenti di fanteria; le sue compagnie si numerarono .25", .26•, .278, 28" e ne ac;sunse il comando il maoaiore 00 Della Chiesa. Nelle successive trasformazioni il nucleo del battaglione non si è mai sciolto assolutamente. Alla spedizione di Oriente questo battaglione diede la 25• e .26" compagnia le quali furono 1 a e .2·' del 4° battaglione provvisorio, come le altre due fecero parte del 4° battaglione rimasto nello Stato. Col ritorno da quella campagna il battaglione si ricostituL Un plotone di ciascuna delle sue compagnie formò nel ,1861, 16 aprile, la 3" compagnia del 29° battaglione di nuova formazione e il 7° battaglione in quella data fu destinato a far parte dei battaglioni addetti al IV corpo d'armata; e successivam ente nel 1° aennaio 186.2, passò effettivo al 4° vecchio reggimento. l') Nel 1°gennaio ,1866, e.olla soppressione del vecchio ,f, 0 reaaimento 'l '"'" b . . 1 . 1 attagli on e passò come s1 trova va costituito a far parte del ,f • reggimento. Nel 1867, dal ,1• febbraio al 1° novembre (R. Decreto 6 gennaio-,f.2 ottobre) la 4a compagnia è sciolta e poi ricostituita. N,el 187·1, 1°gen~aio, i.I battaglione, col riordinamento del corpo, resto allo stesso 1 reggimento, però ebbe la denominazione di 2° battaglione e le sue compagnie presero il numo:3ro di 5• 6" 7a 8•, e taIe rnnasero . ' ' ' fino ad oggi. ~a 25• e .26• compagnia hanno preso parte alla spedizione di Oriente (1855-56), trovandosi i_mpegnate alla Cernaia C,16 agosto). Ha fatto la campagna de.I 1859 nella [V divisione trovandosi impegnato a Frassineto, Passo della Sesia, alla ricoonizione presa e battaglia di Palestro, Rocca d'Anfo, Monte Suello~ ' O
c)è)
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Si deve rilevare come nella campagna delle Umbri e e delle Marche questo battaglione abbia avuto 3 croci dell'Ordine militare di Savoia, ,19 medaglie d'argento, ,18 menzioni onorevoli, 4. promozioni di sotl~1fficiali ad ufficiale per il valore dimostrato. · 2 -
ANNO XXXI, VOI.. li!.
18
I BERSAGLIERI
I DERS~G LIERI
Nella campagna della Bassa Italia ebbe •1 medaglia d'oro 1 croce d'ufficiale e 9 croci di cavaliere dell'Ordine militare di Sa~oia 93 med_agli~ d'argento al valor~il!tare, 4 promozioni a sotlotenent; per merito di guerra, 3 promoz,om a sergente e 58 menzioni onorevoli. 7°
REGGIMENTO. -
1°
con intrepidezza il vivo fuo co del nemico che accennava ad un passaggio del ponte della ferrovia sul Po vicino a Valenza. Nella campagna del 1859 il battaglione meritò, •I croce ufficiale Ordine mii ilare di Savoia, 24 medaglie d'argento, 30 menzioni onorevoli. Nella campagna del •I866 meritò, 9 medaglied'argento, 16 menzioni onorevoli.
Battaglione (antico 8).
Per R. Decreto del 22 febbraio 1850 si coslitui in Genova il 1° marzo 1850, l' 8 ballaglione, reclutando gli uomini dai reoo-imenti di linea 47°, 18°, 23° e da allri, oonchè. dal deposi t/del corpo. Le compagnie si numerarono 29\ 30•, 3 1•, 32•; il comando fu affidato al maggiore Beretta Luigi. Per R. Decreto del 24, gennaio 1186•1 fece parte dei bauaolioni 0 aggregati al II corpo d'armala; poi nel dicembre dello stesso anno fu assegnato al 2° reggimento al quale appart"éneva di fatto col 1° "ennaio 11862, prendendo allora le compagnie la numerazione di i 2a 34, 4a ed un plotone di ciascuna di esse ha formalo la ,i.• compa:ni; 0 del 29° ballaglione. . Per I.a formazione del corpo in 1O reggimenti passò effettivo al 7° reggimento di nuova formazione e ne costituì il ,1 ° battal)"lione 0 nella data 1° gennaio 187•1, e tale è rimaslo fino ad oggi. 1
1°
3° Battaglione (antico 9°).
REGGI~IENTO. -
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Nel 1855-56 le compagnie 29° e 30° costituirono la 3° e 4• compa~nia del 4° battaglione di gnerra sotlo gli ordini del maggiore Della Chiesa, e presero parte alla battagl ia della Cernaia: ora costituiscono la 1a e 2· compagnia del reggimento. Nel 4867 fu sciolta provvisoriamente e poi ricostitnila la 4• compagnia. Ha fatLo la campagna del 1859 trovandosi impeanato a Valenza e S. Martino. r, H_a.fatto la campagna del 1866 ed ottenne per la valorosa e int~·ep1da condoua a Mo,nte Vento la menzione onurevole al valor militare; era colla 2a divisione ( Pinnnel pei Bossoli).· Ha ~re~o parte alla repressione del brigantaggio come gli altri ball.ag110n1, ma mancano i dettagli .
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Questo battaglione ebbe la sua prima formazione assieme al 2° battaglione ( antico 7° ) del reggim ento il 1° marzo 1850 ; le sue compagnie si c_hiamarono 334, 3.i,a, 35\ 36\ il baltagl ione 9°, e ne assunse il comando il maggiore Massa Saluzzo Ou.one. Non si disgregò poi asso lutamente mai il nucleo di questo battaglione. Le compagnie 33", 34\ costituiscono la ,1• e 2• del 5° battaglione in Crimea; le altre due fecero parte del 5° battaglione rimasto nello Stato; e finita la campagna, il 9 giugno 1856 il battaglione si rico· stituì. La 1• compagnia del 30° ballaglione il ,16 aprile I 8611 si formò con quattro plotoni, uno per compagnia, di questo battaglione di cui in tale data le compagnie si numerarono 1•, 2a, 3\ 4°. Nel 16 agosto 118611 il 9° bauaglione fu addello al I corpo d'armata,. poi successivamente ('IO gennaio 11862) passò effellivo al 11° reggimento, conservando e le compagnie e il ballaglione lo stesso numero. Nel 11867 la quarta compagnia fu prima sciolta e poi ricostituita come tulle le altre quarte compagnie. NeJ.187 1 col riordinamento .del corpo questo battaglione rimase effellivo al ·IO stesso reggimento, però prese la denominazione di 3° ballap.lione numerando le sue compagni e 9°, 40°, 1·1 °, 12; denominazione e numero che conserva tullora. La 33" e 34" compagnia hanno preso parte alla Si)edizione di Oriente ( 1855-56) trovandosi impegnate alla Cernaia. Ila fallo la campagna del 1859 trovandosi impegnato a Confienza, Magenta, San Martino. 1
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Con ordine del giorno N. 2: in data 5 ma..,..,io 1859 furono fall i gli elogi ali' 8° battaglione ed al suo comanda~~e per aver sostenuto
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I DERS AGLIERI
Ha fallo la campagna del 1860 trovandosi impegnalo a Spoleto nelle operazioni contro gl'insorti nell'Ascolano e Abruzzi, Civitella del Tronto e a Perugia: era colla divisione di riserva. La 31>.. compagnia pel fallo di Spoleto ottenne la menz-ione onorevole al valor mili tare. Ha fatto la campagna del 1866 coll a 7• divisione trovandosi impegnato a Villafrancà: ebbe gli elogi dal generaleBixioper aver l'itolto all a cavalleria nemica un pezzo di cannone, trainandolo aVillal'ranca. Nella campagna del 181>9 meritò, I croce di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia, 38 medagl ie d'argen to, e 29 menzioni. Nella campagna àel ·I 866 meritò, ,1\hoce di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia, 8 medaglie d'argento, 50 menzioni onorevoli. Nell'agosto 1858 concorse a soccorrere la spaventata popolazione di Savona nel disastro del!' inondazione e ne ebbe encomi dal Ministro della guerra,, per l'intelligente operosità e filantropia e per l'abnegazione spiegata in tale lnttuosa circostanza unitamente alla più strelta discipli.na che indistintamente tennero tutti t>rrli individui componenti il ballaglione ». Nel •1860 ha preso parte alla repressione del br irrantaoo'io nelo Ot> l'Ascolano e il 26 ottobre, dopo qualll'O mesi di fatiche, con ordine del giorno del comandante la divisione d'Ancona, ebbe .elogi per l' allività dimostrata e per la stima od ammirazione che le truppe seppero acquistarsi e dalla popolazione e dalle autorità. Nel 1864 era destinato e pronto a partire per la spedizione di Tunisi ; la quale poi non ebbe lu,)go . Nel 1866 concorse alla repressione del br igantaggio e malandrinaggio a Cass ino e nel 11868 nell a zona mili Lare di Rossano. Nel 11866 fu il primo a passare il Mincio a Goito. Debbonsi ricordare un ordine del giorno del 1° agosto del ,f 86•1 del colonnello dei Ileali carab inieri nel quale venne encomiato per i servigi resi contro i renitenti nelle Marche ed una menzione onorevole al valor militare (R. Decl'eLo 11° giugno •I 861) per essersi distinto nell e operazioni contro gli insorti negli Abruzzi. De\'esi ricordare la parte presa alla battaglia di Magenta da questo battaglione che sollo gli ordini del maggiore Angelino, precedendo alla corsa la 2a divisione, giunge a Magenta in tempo opportuno da· essere il primo a scacciare il nemico dalla stazione della ferrovia· 1
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per questo fatto con ordine d'armala ~el 20 giugno 1859 ebbe l'~_n. per \'ammirabile ardire con cm, protetto dalla ·I3a battei 1a, com10 · d ·' lanciavasi alla corsa contro il nemico a Magent~ ?on_tn buen o cosi a cacciare gli Austriaci da quelle trincerate pos1z1on1. Nella campagna élel 11860 p_e r la presa di Monte Pelago e Mon~e Pulito questo battaglione ebbe 26 medagli e d'argento _al Yalor militare, ·I cror-e di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia e N menzioni onorevoli. 1 Nella campagna della llassa l.talia ( ~ . Decre~o 11~ giug~~ 186 ·1). ~bbe 1 croce d'ufficiale e due d1 cavaliere dell Ordine m1lttare d1 Savoia; ,t promozione a maggiore, 11 a capitano, 5 ~ s~llotenen l~ per merito di guerra, 38 medaglie d'argento, 19 menz1om onor~voh al va.lor miIilare. 7°
R EGGIMENTO, -
.2° ,Battaglione (antico ,10°).
Per R. Decreto del 19 marzo ,f 852 si formò in Cuneo, nella circo:;Lanza del riordinamento del corpo, il 11° ottobre ·I 852 col perso· nale tolto fra gli ufficiali, sottufficiali e caporali delle altre compagnie del corpo. . Le compagnie furono numerate 37·_, 38\ 3~", /1-0". • • Nel ,1855-56 le due prime compagnie cost1tu1scono la 3 e 4- com· ·paonh clel 5° baltaolione di guerra in Cri mea. o < 1:) • I II Questo battaglione nel 1186·1 fu fra quelli appartene~1t1 ~ corpo d'armata e il 16 aprile di quell'anno le sue compag~1e si n~merarono ,fa, 2a, 3" e 4": colla formazione clel 2° regg1~ento v1yassò effettivo conservando il suo numero di 110° battagltone: pero n~ll'anno stesso le sue quat tro compagnie diedero un ploton~ per ciascuna, coi quali si formò la 2a compagnia del 30° battaglione. ~el 1867 la 4• compagnia fu s<:.iolta provvisoriamente. . .. . Nel gennaio del ,187 1, qiiando il 2° '.·eggimento s~ s_dopp10, ti 10° battao-Jione diventò il 2° del '7° reggimento e tale e nmasto fino c~lle sue compa ~nie numerate o•, 6a, 7a, 8". ad 0 0-r:1· 1 è)l') 11 l' • di La 37° e 38a compagnia hanno preso par te a a s_re< 1z1one Orieme nel 18% -56 trovanclosi impegnate alla Cernaia 1
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I BERSAGLIERI
Ha falto la campagna del 1859 trovandosi impegnato a San ~lartino, Vinzaglio, Confienza, colla 3a divisione. Per la bella condotta serbata durante la giornata di San Martino ottenne la menzione onorevole al valor militare. Ha fatto la campagna del 1866 trovandosi impegnato a Ponte di Versa, ove furono im pegnate e si distinsero in ispecial modo le due compagnie 11• e 2a: nella campagna fece' parte della 1,1~ divisioneCasanova. Nella campagna del 1859 meritò 2 croci di cavaliere dell'Ordine mili tare di Savoia, 11O medaglie, 11 promozione a sottotenente, 32 menzioni onorevoli, ed in quella del 1866 fu ricompensato con H medaglie d'argento ed 8 menzioni onorevoli. Nel 1858, 27 agosto, un ordine del giorno del comandante aenerale l'isola di Sa:rdegna fa encomi alla 4-011 compagnia per il ,p; onto soccorso prestato in un incendio in Nuoro. Il '1G luglio 1859 il battaglione if0° venne menzionato all'ordine del giorno del comando gener(de d'armata per la bella condotta tenuta durante la giornata del .24 giugno a San Martino. Nella spedizione di Roma, ·I870, era fra il numero dei sei battaglioni bersaglieri di riserva sotto gli ordini del ten ente colonnello Pinelli. Negli anni 1.863-64-65 ha preso parte attivissima nella repressione del briganlaggio nelle provincie di Avellino e Basilicata, e la 3• compagnia, ora 7a del reggi mento ebbe ricompense ed elogi per aver concorso alla presenLazione della banda Tortora. Concorse ugualmente a reprimere e domare il brioantaaofo in o 0<'} eaIabria. neg 1I· anni. ·, 867-68-69. · Per il lavoro del battaglio9e nella Basilicata. e per il risultato ottenuto dalla 3• compagnia, con voto unanime della popolazione di S. Fede fu data la cittadinanza al comandante della medesima capitano Achille Pagliano: erano state vinte, o sbandate, o costrette a c~stituirsi la banda Tu rchi~, la banda del Saliceti, detto il Cappuccino, e la. banda Gallo-Ser1'a. Nel ,t 869, allo stesso capitano comandante della 3• compagnia fu donata colla in. . dalla p provincia di Cosenza una medaolia d'aroent.o o scnz1one; er l'estirpato brigantaggio la provincia di Cosen.za, / 869, Pagliano Achille, capitnno 10° battaglione bersaglieri 3• cornpagnia. ' 1
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I BERSAGLIERI
c~n un Dispaccio ministeriale del 24 ottobre ,186(1, ebbe encomi pel modo lodevole e pronto r.on cui si adoperò nello spegnere l'incendio della R. Fabbrica tabacch i a Milano. Ebbe un encomio del Ministro della guerra il 1° settembre ·I859 per avere con energia concorso a spegnere un incendio a Poderghe. 1
7° REGGIMENTO. - 3° Baitaglione (antico 4,1°). Nel 1° aprile 1859 si costituirono in Cuneo N° 5 compagnie deposito, delle quali le pri me quattro per Dis~osizione 'Ministeriale del 5 uiuano furono ordinate in battaglione attivo, prendendo le compa~ni~ i N1• di .~,il a, 42\ 43"", Ha, ed il battaglione il N. di 1_4; il comando fu affidato al maggiore Lanzavecchia Di Buri conte Giuseppe. li 24 aennaio ,f 86'1 fece parte del gruppo di battagl ioni addetti al IV co1~po d'armata; le compagnie presero il numero cli 1\ 2a, 3\ 4a; .e colla costituzione del carpo 'in sei reggimenti fu effettivo al 4° vecchio reggimento per R. Decreto 3 1 decembre 186,J. Un plotone di,ciascuna delle sue qualtro compagnie formò nel ,J 86·1 16 aprile) la 3• compagnia del 30° battaglione. La 4.• compagnia nel 1867 subì la fase cli tutte le alt.re quarte compagnie. . Nella data ,1° gennaio 11866, in cui ebbe effetto concreto 11 R. Decreto 18 dicembre ,J 864, che scioglieva il vecchio 4° reggimento dando il numero di ,i,0 al recchio 6° reggimento, 1'"1° battaglione passò effeltivo al 2° reggimento, nel quale rimase fino alla formazione del corpo in ·IO reggimenti nel 4° gennaio '1871. . Colla costituzione del 7° reggimento questo battaglione vi prese il numero cli 3°; ed oggi serba ancora queslo stesso numero nello stesso . 1e sue companme . sono nume1a ' te;:,f\a , ,, o• , ·A1 ,1a , ,1""Q• • reao1mento· ~ Nel gennaio ,J 885 la 411 compagnia ha formalo la 3• del battaglione bersaglieri Africa. Ha fatto la campagna del 1860-6 1 trovandosi impegnato a Pes~ro, Castelfidardo, Ancona, San Giuliano, Garigliano, Gaeta e Messina, faceva parte della 7a divisione. Ha fatto la campagna del 1866 trovandosi impegnato a Villafranca; faceva parte della divisione Principe Umberto, 1
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I BERSAGLIERI
I BERSAGLIERI
Negli anni 1863-64··65 pl'ese parte aLLiva alla repressione d·el brigantaggio in Capitanata e Basilicata, e nel .Molise e in Calabria. 1 . Per la campagna delle Umbrie e delle Marche J',I 1° ballaoal ione fu 1 ricompensato con 1 croce d'ufficial e e 4 croci di cavaliere dell'Ordine mil itar e di Savoia, 13 medaglie d'argento al valo!' militare e27 menzioni onorevoli e .2 promozioni a sollotenenle per merito di guerra, Nella campagna della n assa Italia ( R. Decreto 11° giugno 1861 ) il valore del battaglione fu ricompensato con 7 promozioni a sotto.:. tenente per merito di guerr11 , 34 medaglie d'argento al val or militare e H menzioni onorevoli. Nella campagna del 1866 meritò, 1 croce dell'Ordine militare di Savoia, 7 medaglie d'argento e 16 menzioni onorevoli.
Nel gennaio 18815 la 4a compagnia di questo battagli one ha formalo la 4a compagnia del battaglione bersaglieri Africa. Ha fallo la campagna del 11860-611 nella 7' divisione trovandosi impegnalo a Fano, Sinigaglia, Castelfidardo, Ancona, San Giuliano, Garigli ano, Gaeta e ì\'fessina. Ha fatto la campagna del 11866 nella 43a divisione (Mezzacapo) e cooperò all'investimen to di Legnano . Ha preso parte alla spedizione del 1870 trovandosi impegnalo sotto Roma. • Combatte e fu il primo ad entrare per la breccia di Porta Pia, era nella ,I2a divisione, però fece parte dei ballagli oni che solt() gli ordini del tenente colonnello Pinell i protessero la costruzione del ponte sul Tevere. Nel ,1870, fu impiegato il 28 dicembre Ùclla inondazione del Tevere in Roma e diede prova di coraggio e abnegazione nei lavori di salvataggio tanto ch e fn premialo c9n ·I medaglia d'argento e 6 menzioni onorevoli al valor civile . .Ha preso parte attiva ed efficace della repressione del brigantaggio. (Vedi nel 34° battaglione la iscrizione di Porla P.ia) . Nel monumento di Cas lelfidardo sono ricordali i nomi tlei bersaglieri del 12" morli in quel la batlaglia. A Campo Varano in Roma ove è sepolto il capitano Andrea Ripa, ferito nel momento in cui entrava per la breccia, in un piccolo monumenlo in marmo, coll a Lesta di lui a mezzo rili evo, si legge :
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REGGIMENTO -
3° Battaglio-ne (antico 112).
Per R. Decreto 9 seLLembre ,18159 si fo rma in Cuneo il 1° ottobre dell o stes,;o annu questo "2° battaglione; le compagnie si numerano 458, 46•, 478, 4,8•; il comando fu affidato al maggiore Ferrui tonio. Col R. Decreto 24, gennaio 1864 fu aggregalo ai battagli oni del IV corpo d'armata , le compagnie si numerarono 1\ 23, 3•, 48, e per la successiva formazione dei bersaglieri in reggimenti passò effelli vo al vecch io 4° reggimento il 1° gennaio ·1862. Col 1° gennaio 1866, data nella quale si effeLLuò la soppressione del vecchio 4° e nella quale il vecchio 6? reggimento assunse il numero di 4° in conseguenza del R. Decreto '18 dicembre 1864, questo ballaglione passò effellivo al 3° reggimento bersaglieri del quale fece parte fino al 11° gennai o l 874. 0 Nel ,, gennaio 1187,f, per e[etto del R. Decreto 13 novembre1870. fu desti nato a far parte del! ' 8° reggimento di nuova formazione ov~ assunse il N° di 3°, e da quella dala ad oggi è sempre rim asi.o in ques to reggimento col le compagni e rumerate 93, 1 o·, 11,1°, rn•. La 4• compagnia per R. Decreto 6 gennaio e 12 ottobre 1867 fu provviso1iamente soppressa e poi ricosti tuita come tutte le altre compagnie quarte di ciascun bauaglion e del corpo. Nel ,186 11 {Hi aprile} con un plotone di ciascuna delle sue compagnie si è form ata la 4a compagni a del 30° battaglione.
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A MDCCCLXX
AL NOBILE ANDREA RIPA RIMINESE
n' ANNI
NO~ PIÙ CHE )?XIX
CAPlTANO NEL' XII BAT'l'AGLl ONE Dl!:RSAGLTERl FERITO IL XX SETTEMBRE SOTTO LE MURA DI ROlIA AGLI ITALIAN I CO~TESA RESTITU CV A 1,' ANl1tIA A Dl0 IL XXIX OTTOBRE SP!R Al'\00 FRA LE J)II AC CIA DEI GEN ITORI
NELLA CITTÀ LIBERATA
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I BERSAGLIERI
I BERSAGLIERI
Nell a presa di Roma ( 1870) il valore del battaglione fu premiato con una croce di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia, 7 medaglie d'argento al valore e 1O menzioni onorevoli. La compagnia che prima pose il piede sulla breccia fu la 4a. Nella campagna delle Ùmbrie e delle Marche il valore del battaglione fu ricompensato con ,f croce d'ufficiale dell'Ordine militare di Savoja, 25 medaglie d'argento al valor militare, e 50 menzioni onorevoli. Nella campagna della Bassa Italia (R. Decreto ,f O giugno ,f 861) il 12° battaglione fu ricompensato con 85 medaglie d'argento e 24 menzioni onorevoli al valor militare.
a Mugnano e il 22 novembre cagionò serie perdite in uno scontro alla banda Crescenzo sì che por.o dopo questa si sciolse; il 9 settembre 1863, in uno scontro coi briganti a Nola sostenne valorosamente l'onore del battaglione, contro la banda Ciriaco, Lavagna, Cipriani. n·23 ottobre '1861, combattè e vinse i briganti assieme al 3° battaglione al Castello di Palma. Il 19 marzo 1862 in un combattimento a Carbonara e Cisterna contro briganti, sono promossi ufficiali i due sP-rgenti capi-pattuglie, per merito di guerra. Il 2 gennaio 1863 la 2a compagnia attacca e mette in fuga 60 bri · ganti a Vallata, uccidendone '1 e ferendone 2. Nel 1863, l' 8 marzo, la 1• compagnia combatte e mette in fuga la banda Gavagno impadronendosi dei cavalli; e il 2·1 marzo a Zungarì e Flumero un disl.accamento del battaglione combatte e fuga la banda Chiavone, uccidendo 5 briganti e impadronendosi di 5 cavalli; e il 20 aprile sostiene brillantemente uno scontro colla. banda Picciocchi che lascia morti 2 briganti; il •I7 giugno una pattuglia della -1• compagnia. attaccò la banda Palumbo forte di 8 briganti, ne uccise 5 e tre ne riportò feriti impadronendosi di tullo il loro bottino. Nella campagna del 1866 il valore del ball.aglione fu premiato con, •1 croce di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia, 7 medaglie d'argento e 19 menzioni onorevoli.
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2° Battaglione (antico 13°).
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Il 1° ottobre ·1859, per R. Decreto del 4 settembre. si formò in Cuneo il 113° ballaglione: le compagnie presero il numero di 494,. 50°, 51", _52a: ne assunse il comando il maggi0re Galletti Angelo. Nel 118611 appartenne ai bersaglieri aggregati al I corpo d'armata, poi, nel dicembre .dello stesso anno, fu assegnato al 1° reggimento numerando le compagnie ·1a, 2•, 3U, 4• . Col 1° gennaio -187 1 costituì il 2° battagli0ne del nuovo 6° bersaglieri, al quale è sempre r imasto effettivo e nel quale le sue compagnie hanno il numero di 5", 6•, 7•, 8'. Nel suo organico ebbe la sola variante comune a tutti i battaglioni, della soppressione provvisoria della 4.• compagnia nel 1867; e con un plotone di ciascuna deHe sue co'rnpagnie si costituì nel '1861, "6 aprile, la ,ta compagnia del 3·1° battagl ione. Ha fatto la campagna del 1866; a Monte Vento, per fa intrepida e valorosa sua condotta, ottenne la menzione onorevole al valor mi·litare. Su 5·18 presenti ebbe fra moni e feriti 8 ufficiali e 72 di truppa e 9 soli prigionieri o mancanti. Un drappello di uomini comandati da due ufficiali, ai quali si uni poi il maggiore del 37° battaglione, ferito, tenne la posizione fino al maLLino, avanti Valeggio, proteggendo lo sfilare della divisione Sirtori che ripassava il Mincio. Nel ·186·1 ha cooperalo alla repressione del brigantaggio in quel d'Avellino; nel 1862 si distinse nei fatti d'armi contro il briaantarraio c,.-, 1
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RE GGDIENTO. -
1° Battaglione (14° antico).
Formato in Cuneo (per Il. Decreto del 9 settembre ,f 859) il ,1° ottobre 1859: le compagnie del battaglione nella formazione prendono il numero di 53•, 5,i.a, 55", 56": il battaglione ebbe per comandante il maggiore Zanoni e il 17 ottobre dello stesso anno si ;ecò a Chi~ vasso per completare la costituzione. Nel gennaio del 18130 passò a far parte del gruppo di quattro batt~glioni aLLivi aggregati al V corpo: poi rimase effettivo al 5° reggimento del quale ha sempre fatto parte fino ad oggi. · Le sue compagnie nel ,186,f si numerarono 1a, 2a, 3•, 4-4, e non cambiarono più tale numero; diedero un plotone per ciascuna coi quali si costituì la 2° compagnia del 31 ° battaglione; nel ·1867 la 4a compagnia fo sciolta provvisoriamen te come tutt.e le altre. 1
1
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Il battaglione conservò il suo nume1:o 14° fino al 11° gennaio 118711, quando prese la denominazione di 1° baltaglione del 5° reggimento. Ha fallo la campagna del ;I 860·6'1 trovandosi irnp<:lgnalo a Ancona; al Garigliano e Mola di Gaeta, colla 1• divisione. Il battag!ione ollenne una men.zione onurevole per essersi distinto all'assalto d'Ancona, presa ed espugnazione di Borgo fuori porta Farina, ed altra menzione onorevole per l'attllcco e presa di Mola di Gaeta. · Ha fatto la campagna del '1866 nella ,14a divi$ione (Chiabrera). Nel 186,1 prende parte a Lenola, in Terra di Lavoro, ad un combattimento contro i briganti cagionando loro perdite serie. Negli anni 1863-64-65 ebbe larga parte, come gli altri bauaglioni, nel reprimere il brigantaggio. Nel la campagna delle Umbrie e delle Marche questo battaglione fu ricompensato con ~1 promozione a maggiore e 2 promozioni a sottotenente per merito di guerra, 117 medaglie d'argento al valor militare e 35 menzioni onorevoli. Per la presa di Mola il valore di questo battaglione fu premiato con ,J medaglia d'oro, 11 croee d'officiale, 2 croci di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia, 4 promozioni a sottotenente per merito di guerra, .i,3 medaglie d'argento e 42 menzioni onorevoli al valor militare. 1
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glieri; con un plotone di ciascuna delle sue compagnie si formò nel 1861 la 3a compagnia del 3,1° battaglione. Pel R. Decreto 13 novembre ,1870, riordinato il corpo su 1O reggimenti, questo 45° ballaglione passò a costituire il 4° battaglione del 7° reggimento, nel quale le compagnie si chiamarono 13·, ·14\ ,J 5\ 16·. Nel ,( 6 settembre 1883, colla for.mazione del corpo su 12 reggimenti, questo ballaglione passò a costituire il ,1° battaglione delJ'H0 reggimento, le compllgn;e si chiamarono 11•, 2", 3a, 4a, e così trovasi tuttora. 1
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Ha fatto la campagna del 11866 colla 6a divisione Cosenz - nel · II corpo Cucchi ari . Il ballaglione ha avuto molta parte nella repressione del brigantaggio e malandrinaggio in Sicilia/ nell'Italia Meridionale, e per opera di un distaccamento di questo battaglione si ottenne l'ar'resto della banda Modica il 28 gennaio 1868 ad Aci-Sant'Antonio. Fece parte defie operazioni nel Molise e Calabria nel 1864-,J865. Si distinse riegli scontri di Capo Danese (Maraclusa) ( '1.2 ottobre 1865 ), a Bosco di Naga, Cropani (17 ollobre ,1865) a Gagliano, Catanzaro, ove arrestò il fan~igerato capo-brigante Corea (8 dicembre 1865). 1
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REGGIMENTO. -
1° Battaglione (ànlico 115°).
Si forma in Cuneo, il 11° ottob1:e 11859, questo battaglione assumendo il nome cli 15° battaglione per effetto del R. Decreto in data 9 setl.embre 1859. · Le compagnie si numerano 57\ 58\ 59\ 60°: è ;:iffidalo il comando al maggiore Quadrio di Peranda Giovanni Battista. Per H.. Decreto 21 gennaio 1861 fu assegnato al gruppo dei battaglioni del II corpo d'armata e successivamente al 2° reggimento bersaglieri nel quale rimase fino al 1" gennaio ,187 1, lasciando nel 186,( la vecchia numerazione delle compagnie. Nel ,(867 la 4.• compagnia fu sciolta provvisoriamente e poi ricostituita come tutte le quarte compagnie degli altri bauaglioni bersa1
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10° REG GIMENTO .
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1° Battaglione (antico 16°}. 1
Per R. Decreto del 9 $eltembre ·1859 e succes.sive disposizioni ministeriali del 113, ,16, 23 dello stesso mese si formò in Cuneo il 1° ottobre 1859 questo battaglione, prendendo il nome di 16° battaglione, colle compagnie numerate 6 1°, 62·, 63°, 64°. li 6 novembre dello stesso anno il comando del battaglione fu assunto dal maggiore Pallavicini di Priola marchese Emilio. Colla divisione dei bersaglieri fra i 6 corpi d'armata e colla soppressione del comando unico del corpo, questo 116° battaglione fece parte dei battaglioni del V corpo d'armata; in tale circostanza le compagnie si numerarono il\ 2\ 3•, 4•: in seguito pel R. Decreto del 3 1 dicembre 186 1 fu destinato al 5° reggimento bersaglieri, nel 1
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quale rimase fino al ~ennaio ·1871, quando i bersao-lieri furono riord_inati in 1O reggimenti in armonia alla nuova for~azione dell'eser- · cito su 1O corpi d'armata. Nel ,1871, 1° gennaio, e per effelto del R. Decreto 13 novembre 1 1870, questo "6° battaglione assurn,e il numero di 11° bauao-lione 0 del 10° reggimento, numero che conserva lutlora. Nel 1867 la 4a compagnia fu provvisoriamente soppressa: nel 186·1 un plotone di ciascuna delle sue qualtro compa•rnie formò Ja 0 4a compagnia del 3·1° batta~lione. Ha _fatto la campagna del ,1860-6 1 collù divisione di riserva e si trov~ '.~pegnato a città di Castello, Perugia, Ancona e poi, colla ,ta dms1one (De Sonnaz) nella quale sostituì il 24° battao-lione rimasto .negli Abruzzi, a Capua. " _ 1'.er la buona condo tra spiegata dal battaglione nella presa di Peru~1a fu promosso a tenente colonnello il maggiore Pallavicini di · Pr1ola e. f~rono dist~i bui te 11·I medaglie d'argento al valore e quattro sottuffi~rnl1 promossi ufficiali per meri Lo di guerra. Le signore di Perugia presentarono in tale circostanza un commovente indirizzo di elogio e di riconoscenza.. Ha fatto la campagna del 1866 colla ,J2° di visione (Ricotti) e combatté a Ponte Versa. · 1
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!Ia.P~~so parte a.Ila spedizione di Roina nel 1870, ascri tlo alla
,13 dJVJ~.JOne;_ però_ fece parte del gruppo dei 12 battaglioni i quali ebbero l_ 1ncar1co d1 proteggere la costruzione del ponte sul Tevere, p~ssalo 11 quale occuparono i ponti Mamolo, Nomentano, Sa.faro. ~el ·18~2, _"2 febbra!o, il ballaglione, dopo diligenti e faticose pe1 lustraz1on1 batte e disperde la banda Furi. (Vedi nel 34° battaglione ,l'iscrizione della lapida di porta Pia). Nella .campagna delle Marche e delle Urnbrie questo battao-!ione fu premiato con ,1 promozione a tenente colonnello e 4 prom~zioni a ~~ttotenente per merito di guerra, 4 croci di cavaliere dell'Ordine miht~re di Savoia, 34 medaglie al valòr militare e IH menzioni onore~'oli; nella campagna della Bassa Italia furono date al "6° battaglione 1,J medaglie d'argento e 112 menzioni onorevoli. Nella campagna del ·1866 rnerilò 15 menzioni onorevoli al valore, e nella presa di Roma (11870) ebbe 2 meda11lie al valore d'argento. 1
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è)
La sua formazione risale all'esercito toscano nel 1854 col nome di ,1° battaglione bersaglieri. Per R. Decreto 115 aprile 11860 passò a far parte dell'esercito italiano ove prese il numero di 117° battaglione bersaglieri e le sue compagnie quello di 65", 66•, 67•, 68°. Il 16 aprile 186·1, riordinato il corpo, è assegnato al gruppo dei battaglioni del Il corpo d'armata; ciascuna delle compagnie dà un plotone i quali riuniti costituirono la 1" compagnia del 32° battaglione; poi nel gennaio 1862 passò a far parte del 2° reggimento conservando il suo numero 17° e numerando le compagnie. ·1 a, 2a, 3', 4·. 1 Nel ·1867 (R. Decreto 6 gennaio e 12 ottobre) la 4• compagnia fu provvisoriamente soppressa e poi ricostituita. Nel ,187'1, 1Pgennaio, passò a far parte del nuovo 2° reggimento, ove si eh iamò 3° baw:iglione, numerando le sue compagnie 9·, 110'1-, 1 1a, ,J 2", e fino ad oggi ha conservato tale posto nel 2° reggimenlo. Prese parte alla repressione del brigantaggio nelle provincie di Avellino, Terra di Lavoro, Capitanata e Puglie. Si distinse negli scontri a Monte Tamburno (ottobre 11861 ), a Quadrelle ( 6 gennaio 11862), al!' Ofanto ( 3 febbraio 11862), a Flumeri (10 settembre '1862), a Bosco Tremolito (2 novembre ·1862), nel tenimento di Landonia (9 novembre 1862), nella valle dell'Ufita (25 dicembre 1862). Ha preso parte alla campagna del 1859 culle truppe toscane senza trovarsi in falli d'armi, in unione al V corpo d'armata francese. Ha fatto la campagna del 11866 e fu impegnato a Monte Croee .. Ha preso parte alla spedizione di Roma nel ,1870 ed era fra 1 battaglioni' di riserva. Nella campagna del 11866, il valore del battaglione fu premiato con, '12 medaglie d'argento e con 2·1 menzioni onore voi i. 1
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to dal ,t oennaio 1862 fino al 1° gennaio 487·1; in questa data men i, • • d è . t costituj il 3° battaglione dell'attuale 6° bersaglieri; e.. r1mas o 9 . sono 1a 9•. , 1o· sempre tale; le sue compagnie . , 4 1a , 1: . . Nel 1867 subi la soppressione provv1sona clella 4 compagnia come tutti gli altri battaglioni: con un plotone di ciascuna delle sue C!lnipagnie si formò la 3" del 32° battaglione. . Neoli anni l 860-61-63- 6l fu nel\' A.scolano e nelle Calalme ove coope~ò con grande risultato alla repressione del brigantaggio . Vànno ricordati i seguen ti falli d'armi: 9 agosto 11860, la 2a compagnia in Valle Castellana (Ascoli) combatte .e fu~a u~~ grossa_par_tita di briganti impadronendosi dei 1O cavalli e d1 tutti .1 l?ro v1v~1:1: Nel 186,t , 2·1 settembre, una pattuglia di 20 bersaghen e 9 m1h~1 di ouardia nazionale attacca i b'riganti a Forcelle (Ascolano) ucc1de;done 3 e \asciando 5 bersaglieri fuori combattimento; acco1:r?no altre bande cli brioanti ~omandate dallo Svizzero Perni (ex-uf6c1ale del papa) in num;ro di circa 400, circondano la pauuglia e l'u~ilan~ 7 militi della guardia nazional e. Il giorno successivo la pattuglia c~ei bersaolieri essendo stata rilasciata in libertà, dal capo banda Lo S·tnzzero, "dopo aver tentato invano cli peniuaderli a rimanere, n:inacciandoli di fucilazione, tullo il bauaglione si pose in molo per disperdere \e bande riunite, ma si prese poi il partito ili formare di staccamenti separati per agire alla spicciolala. In tal maniera, Lre mesi dopo, nella notte di Natale, una pattuglia comandala dal sergente Macciò arrestò lo S vizzero ed un altro dei capi i quali furono poi fucilati. . . Il '.iM ouobre del 1) 861, elogi vengono fatti al battaglione per 11 soccorso prestato in un gravissimo incendio in Ascoli dalla giunta municipal e. . II ·I ~. giugno 1863, la 3a compagni~ c?m?atte la banda )Jartmo e ne arresta il capo e nel trasportarlo prig1on1ero: e~senclo st~ta a_ttaccala da altri briganti che tentavano liberarlo, h disperde vittonosamenle, e procede alla fuci lazione del M_ar~ino. . . .·•· L'8 settembre •I 863 sono fatti speciali elogi al tenente Mo11=> 1 per l'arresto e l'uccisione del 1,riganLe :,iccione a ~ava. . Nel 11875 · la 1( oa compagnia, dopo vivo combattimento arresta il brigante Br~no, capo cli una b~nda la q~1ale po! succe~s'.~amente cadde nelle mani della autorità rn quel d1 Mozzo1uso (S1c1ha). O
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3° REGGamno. -
1° Battaglione (antico ·18°).
_La sua formazione risale all'esercito toscano, col nome di 2° battaglione bersagli eri nel 11854-. Nel 1861), 15 aprile, riunito agl i al tri batlaglioni del corpo, le sue compagnie si numerarono 69•, 70•, 71 a, 72\ e il battaglione 18°. Nel 1186 1 appartenne al gruppo dei batLaglioni del ll[0 corpo d'armala e poi nel 1° gennaio 1862 al 3° reggimento al quala è sempre appartenuto fino ad oggi . Le sue compagnie nel 1861 lasciarono i vecchi numeri e si denominarono 16, 2\ 3• 4", che non hanno mai più abbandonato: nel 186'1 un plotone di ciascuna di esse formò la 2a compagnia del 32° battaglione e ~el 1867 la ,1.• compagnia fu provviso riamente sciolta e poi ricostituita come tulle le altre . Ha fatto la campagna del 11859 colla divisione toscana senza prendere parte a fatti d'arme, in unione al V corpo d'armala francese. Ha fotto la campagna del 1866 nella 11• divisione e combatLè a Castel novo . Dal 11861 al ,f 864 ha preso parte atliva alla repressione del brigantaggio. Il 15 ottobre 1866 fece la solenne en trata a Venezia. Nella campagna del 1866 il val ore del battaglione fu premiato con 2 croci dell'Ordine mili tare di Savoia, 18 medaglie d'argento, e 40 menzioni onorevoli. 1
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6° REGGIMENTO. -
3° Battaglione (antico 19°ì.
Si costi tui come battaglione dei bersaglieri toscan i nel '1859: fu riunito al corpo per R. Decreto 15 aprile 11860 ed il '16 aprile, di stanza a Rivarolo (Genova), avendo per comandante il maggiore Crispo Angelo, le sue compagnie assunsero il N° 73°, 74° , 75a, 76a. poi si numerarono 11", 2•, 3a e 4n come era sLabilito per R. Decreto del 1186·1. Appartenne nel ·I 86 1 ai bersaglieri del I corpo, poi al 1° reggi1
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A,';NO li.XXI, VOL. 111.
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Ha fatto la campagna del 1866 nella divisione Bixio si trovò impegna~a a Villafranca; formò il quadrato nella sera ed ~bbe scontro con ~11 squadroni che irruppero, comandati dal Colonnello Boy~nowick. Nel 1866 fu in Sicilia e concorse a tranquillizzare la provincia di P~lermo durante e dopo i moli del settembre. :Ne.li a campagna del 11866 meritò, 2 croci dell'Ordine militare di. Savoia, 8 medaglie d'argento e 50 menzioni onorevoli al valor militare. · Si trovò nella grave epidemia colerica del 1867 in provincia di ,Palermo, durante la quale fece servizio contro il malandrinaggio. pre$O ?ar.te ~Il~ spedizione di R.oma e appartenne al gruppo de'. 6 battagl!on1 d1 riserva agli ordini del tenente colonnello Pinelli e fece parte della colonna incaricata di sostenere la costruzione del ponte sul T~vere. ~· indi, in Roma, rimase per t.re giorni in piazza Colonna a d1spos1z1one del IV corpo d'esercito. Nel .'1870 a ~arini la ga compagnia concorse ad operazioni di salv.atagg10 ed estmzione di un incendio, nel quale rimasero abbruci_a~e due donne, cagionato dallo scoppio di due sacchi di polvere p~r1~a'. .e ne ebbe encomi d~I signor comandante generale le truppe d'. Sicilia, nonchè nna deliberazione di ringraziamento da quella giunta municipale. Si è trovato nell'epidemia colerica del 1884 in Napoli ed in quella del 1885 in Palermo. ·
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formare la 4a compagnia. del 32° battaglione;. nel 11867 la 4• compagnia del 20° battaglione fu provvisoriamente sciolta come tutte le alt.re, e poi ricostituita. Nel ·I871, 1° gennaio , il battaglione prese la denominazione di 2° del 3° reggimento, le sue compagn ie si numerarono 5", 6\ 7a, 8", e tali sono ancora oggi. 1
Ha fatto la campagna dèl 11866, nella 6& divisione (Cosenz) ed ha preso parte al con1baLtitne!1to a Custoza, al Cismone, a Pri·molano, poichè nella seconda parte della campagna fu addetto alla di l'isione Medici. Ha preso parte alla spedizione cli lloma. nel ·1870 e combatte a porta S. Pancrazio dopo aver concorso il 117 settembre allfl capitolazione di Civitavecchia colla divisione Bixio. Dal 1861. al 1864 prese parte efficace nella repre5sione del bri1 gantaggio nella zona di Caserta. Si è trovato negli anni 1866 e 11867 in Sicilia durante la epidemia colerica ed ebbe encomi per la condotta tenuta a sollièvo di quelle popolazioni e ne fu premiato con ·11 medaglie di bronzo ed 1 1 meniiioni onorevoli per benemerenza per la salute pubblica. Nella campagna del 1870 meritò, una medaglia d:C1rgento al valore. 1
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(Continua)
3° REGGJMENTO.
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2° BattagHon1~ (antico .20°). RAFFAELLO SERPIEJU
Il 1° agosto 1860 si formò 3 mesi e mezzo dopo l'aumento del corpo a 27 batlaglioni, coll'incorporazione di quelli della Emilia e Tos~a~a, questo solo. b~llaglione, che ebbe denominazione di 20°, si cost.1~ui ~on elementi d, leva .del Regno Sardo in·Cuneo; le sue com pagnie s1 numerarono 77\ 78•, 79\ 80", fìno al 3 1 dicemhre 1861(. ~e! 186 1 fece parte dei battaglioni addetti al 3° corpo d'armata poi ~el 1° gennaio 11862 fu effettivo al 3° reggimento, del quale h~ segm tato sempre a far parte. Le sue compagnie diedero nel 186 I un plotone per ciascuna per 1
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Capitano dei b&rsagUer·i, in riposo.
ESERCIZI TA TTI CI E RISPETTO DELL A. PROPRIETÀ
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Tenteremo di provare, come meglio potremo , i nostri asserti, accennando poscia a' rimedi: ben lieti, nell'interesse della veri tà , se altri con valide ragioni dimostrasse erronee le opinioni ch e sottoporremo al giudizio del corlese lellore.
ESERClll TATTICf ERl~PETTO DELLA PR~PRIETÀ -
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~O<.-s-c: , >---
Per raggiungere lo ·scopo finale delle islruzioni tatliche, far cioè capaci le trnppe di combattere con abilità, ragion vuole che si segua un metodo progressivo mediante il quale si possa con facilità e profitto meller capo al comp lesso cominciando dal semplice. Egli è difatti stabilito che ogni mossa di combaltimen to, dupo essere stata diligentemente imparata snl terreno piano ed unilo della piazza d'armi, venga voll a per voli.a applicala su terreni svariati onde far capire le cause e le ragioni delle modificazioni rese necessarie dal terreno alle prescrizioni normali, e che infine !lfficiali e truppe coronino l'edificio con esercitazioni di combattimento nelle quali abbiano modo di passare per situaiioni di vera guerra, e di abilitarsi a tener conto degli alti e delle intenzioni più o meno palesi di un avversario. I prospelli delle istruzion i nei reggimenti annunciano sempre che il metodo sopradelto verrà seguìto; ma la pratica ci avverte, con nostro vivo ri ncrescimento, che il dellalo dei testi regolamentari è sovente lun gi dallo avere uno svolgimento anche appena sufficiente. Percbèesso è concep ito nella supposizione che tutti, od almeno quasi tutti i pres:dii dispongano di una piazza d'armi abbastanza spaziosa e di terreni circostanti propizi al regolare compimento di qualunque esercizio tattico; ma la pratica ci prova che a colui il quale si prnfigge di far le cose proprio bene, le eccezion i si affacciano in misura L~nlo maggiore di quella esplicilamenle ammessa da!l'lslruzione per l'ammaestramento Lattico, c,be non è talvoha po;;sibile l'applicazione a terreno vario delle evoluzioni di bauaglione.
Il terreno ideale per l'attuazione del regolamento di esercizi e di evoluzioni è quello di una piazza d'armi ampia, liscia e piana; ma presso mollissimi presidì si trova un'area di siliauo terreno .appena sufficiente per l'istruzione di plotone in ordine sparso e per le_ evoluzioni cli compagn ia in ordine chiuso; e cosi pure per quelle ~1_ batta:rlione in ordine chiuso pu l'chè il riparto sia ridollo a termini vera1:nente mi nimi. Poche sono le piazze d'armi ad~ltr. agli alti della compagnia e del battaglione in ordine sparso~ '.ni:;to; e ~?n cr~diam~ di esao-erare dicendo che in numerose locai ila perfìn I 1strnz1one cli ploton~ iu ordine sparso deve farsi sopra teneno tuu'altro che liscio e piano. , . . . Ostacoli assai gravi s'oppongòno all'appl1caz1one delle lormf\ e delle mosse regolamentari al terreno, perchè manca quasi ovunque la completa occes:;ibilità del terreno stesso; rare vol te questo ~se:cizio è possibile al ploton e in ordin e sparso; lo è alla squadnglta dappertutto purchè questa si contenti dell e strade, ~o~'è ?u~· suggerita dalla citata Istruzion e a rig11ardo delle eserc1taz1on1 d, _combat timento; epperciò, sebbene immancabilm~nl~ c~m~rcse ?a1 ~rospelti delle istruzi oni reggimentali , le eserc1taz1on1 d, applicaz1ono al terreno dei riparti superiori alla squadri glia ( e non poch~ volte anche di questa) non vengono affatto e$egu iLe o lo sono a~sa, m~I:. Le esercitazioni di combattimen to urtano nelle st~sse d,fficolta 111 quanto riguarda lo adattare le forme e le rno~3e allè~ pl~sticn ~el suol?:. la pratica ratta oramai da tanti anni avverte che ne, ~osti_·,. Lerrem 1 movimenti seguono quasi esclusivamente le linee prat1cabt11_ (strade) mulattiere sentieri aroini , fossi, so lchi , ecc.); le brughiere non ' , o h' abbondano· non in tull.e le zone boschive è lecito penetrare, e poc 1 sono i pro~rietari i qual i pennellano alla truppa cli marci_are lungo i solch i dei loro campi. I riparli sono spesse volle _costretl1 ~ lt~ogh~ deviazioni dalla. di rettrice, a trascurare la formazione che 1 b1sogn1 del momento suoo-erirebbero, a stare o muovere in ordine chiuso invece che spar:;, a segnare colle teste di colon na ( di sezioni o di
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ESERCIZI TA.TTICI
fi le) invece che con lin ee o catene il fronte occupal•i, permetlendosi il lusso di bruciare qualche cartuccia quando, benin teso, ne sia avanzala qualcuna della s.carsa provvista . Nei combattimenti simulai.i non mancano soltanto il piombo e la mi Lrngl ia, ma eziandio la necessaria accessibilità dei luogh i, come accade nell'applicazione delle evoluzioni al terreno. Si è quindi costretti, co me accennammo, a segu ire soltanto le linee praticabili e per conseguenza a queste rimangono vin colati i conceLLi dei capipartito. Questo difetto, minimo per la squadriglia, si manifesta già non lieve pel plotone; ma la piccola forza di questo riparlo e special men le il fall.o che. gli basta, se iso lato, una sol a via di operazione (mentre ad una compagn ia ne occonono almene due situate a conveni ente intervall o) , sono motivi pei quali non cred iamo di dover dichiarare impossibili tutte le esercitazioni di comballimento di 1 ° grado, tanto più, vogliamo anzi soggiungere, che i proprieta ri fan no assai meno gli occh iacci ad un piccolo plotone che lanci una squadriglia contro un fianco dell'avversario attraverso al grano turco, che ad una compagn ia la quale avvii collo stesso scopo un plotone. Si obbietterà forse che, in fin dei conti, il rispetto dovuto alle proprietà, è un ostacolo comune ai due avversari e che perciò la partila, essendv pari sotto questo rigua rdo, può sempre produrre utili ri sultati . A noi sembra di no; di falli, la proibizione di percor!'ere colle forme e co i modi che la tatLica elementare insegna i terreni coltivati, entro restringe crli o atLi di amendue i partili . . i confini troppo angusti e tali da arrestare talvolta co·mpletamente una mossa, oppure da costringere, per esempio, a sfi lare per uno quando ciò non sia necessario, ad oITrire bersagli compatti invece che i·adi, a muovere sulle strade invece che attraverso ai campi, ecc. ; d'onde scaturiscono alti illog ici anche da parte dell'avversario il quale punta fucili e cannoni contro truppe che in vera guerra egli non scorgerebbe aITallo o soltanto in parte. Non si può neppure pretendere che i giudici di campo,. specialmente so a piedi, si troYino dappertutto come la presenz_a di Dio I La pari là di condizioni adunque es iste, ma sempre a detrimento dell'istruzione. Così essendo le cose e rip utando noi non soltanto inutile ma pernicioso il voler condurre a qu alunque costo una impresa impossibil e,
E RISPETTO DEL.LA PROPRIETÀ
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spontanea ci viene la speranza che i rego!amenti ~hbian~ ~n ~iorn~ ad autorizzare esplicitamente a non eseguire quegli eserc1z1dai quah non si possano trarre efficaci ed utili r isu ltati ~ cagi~ne d~ll.e condizioni locali; in alt1ùermini , a prender norma m ogni pres1d10 dalle oradettecondizioni per determinare come e sino a qual punto si debb~ modificare il procrramma attua lmente LrMcialo dal testo ufficiale. È chiaro che l; modificazioni sareb bero di [erenl.i nei diversi presidi; nel .peggior dei casi gli esercizi possibili sarebbero soltanto gli indi vidnali, quelli di sqnadrigli e e di plotone e le evoluzioni di compagnià e di battaglione in ordine chi uso. ·. Questi esercizi, adunque, si facciano ovunque : gli altri ove s1 possa. . A prima aspetto sembra male gravissimo il non poter esercitare nell'ordine sparso riparti superiori al plotone; ma il mal~ stessq apparirà ridoLto a proporzioni mollo limitale se (oltre al .r1c?rd~r~ che dopo ht mietitura è alquanto più faci le eseguire eserc1taz'.on1~1 2° e 3° grado) si prendano in esame il lavoro d~lla truppa'. l u~c10 . di capc,plotone ri spetto a quello di comandanle d1 compagrna, e I attuale im portanza del minimo ri parto solloposlo ad uffi~iale. Il lavoro della tru ppa si svolge tnLto nella squadri glia e nel plotone, epperciò non sarà diverso da quello compi~to ;n ~nilà ~a~giori. Quanto all'nione degli u(lì ciali subaltern i e dei .capllan1 , quella dei primi appare essenzialmente esecutiva, d~rettiva q~ella dei secondi; difatti: sul limitare della zona del fuoco d1preparazione (6-700 metri ) ogni ploton e è del tutto uelle mani del rispetli~ro capo al quale spetta adattare al terreno il suo riparto , regolarne 11 fuo_c~ secondo le indicazioni avute e determinare l\1zione dei gruppi 1 quali, di massima, ngiscono soltanto al di lui comando diretto; nelle stesse circostanze di luogo il comandante di compagn ia assume t~n còmpito più elevato, quello cioè di osservare più sp.eci~lment~ ciò che succede e da.re essenzialnicnte ordini od istruzioni a' suoi subalterni che' sono presso lit catena o ne' sostegni. L'ufficio, quindi, dei capiplotoni risiede nell'effettivo e diretto coma?do della ~ruppa:,. quello dei comandanti di compagnia è piuttosto d1 osservazione, dt ponderazione, di di rezion e; epperciò assai più che a questi è necessario a qnclli la pratica degii esercizi sul terreno. L'odierna imporlanza del plotone si manifesta in ".irtù dell'azione
4-0
ESERCIZI TATl'ICI
E RI SPETTO DELLA PilOPRIET.\
~splicata da detta unità di mano in mano che restringe la misura fra ~v~ersari dopo il _fu?co di preparazione; dopo tal fuoco la poss1~1h~a di comandare si nduce ben presto nei co nfini del plotone la cui piccola estensione di fronte (che pur scema non poco per effetto delle perdite, in seguito all e quali le restanti coppie tendono a serrarsi verso il capoplotone) è tale, difatti, da consentire sorveglianza e comando d'un uomo; ne segue che entro i limiti del tiro individuale, nella zona cioè del fuoco decisivo ed accelerato ed in mezzo n quello spaventevole scompiglio in cui intere brigate precipitandosi al soccorsi) di valorosi cacciatori si scio lgano in gruppi, '>i compenetrano e _si conf?~dano, più non scorgonsi battaglion i e compagnie ma plotoni. Al vigile osservatore non isfugge che l'azione tattica è orama_i affidata alle minori unità le qual i, particolarmente dopo il ~angurno;:o episodio di St. Privat, hanno acquistata una capitale importanza ; desse non sono piu le ruote di una macchinll, ma son diventai.e macch ine a loro ·volta; sono i plotoni che percuotono effettivamen te. il nemico serbando la propria individualità: è a.,ali ufficial i s~ bal terni che non isfugge la possib ilità di sor vegliare e gu idare col · diretto comando la rispettiva truppa nell a region e della decisionè· ciò · affermando non crediamo di esagerare, dopochè il generale Tr;cbu ha dichiarato che anche i capitani hanno s1Jti g,r11,pp1; di soldati impegnati im'azione immeJ,iatamente direttrice, effettiva e personale . . P~ich è ac~unq~e il plotone è si imµorlante, ed anche perché è il 11_ p1:1mo e m1'.1~r n~1c leo comandato da ufficiale, l'abili tà. sua può ben d1rs1gu~rent1g,a d1 buon successo; e non sorgerà grandissimo danno se a cagione delle condizioni locali si fosse costretti a dedicare a· que! piccolo riparto la maggior purzione del tempo assegnato alle istruzioni di ammaestramento tal.lico. . E quand'anche le suddelle condizioni locnli fossero talmente sfavorevoli (caso, a dir vero , non molto probabile) da làsciàr campo· soltanto al!' i.struz1one del plotone, ·dovrebbesi perciò gridare al guaio irrepa rabile? Ci sembra di no; e difatti per isviluppare accortezza nel (;apoplotone e nella sua truppa valgono .in buona misura gli esercizi del servizio di sicurezza di qualunque riparto purché ripetuti assa i di fre quente: anzi, beninteso dopo sufficiente preparazione con nemico supposto, molti esercizi di detto servizio potrebbero essere
condotti a partiti con trapposti consumando qualche cartuccia onde dar luogo ad una prima situ(lzione di combattimento; nel modo istesso che le esercitazioni cli combattimenti si svolgono da una prima situazione di truppe in fermata protetta, in marcia od in avamposti, cosi nulla dovrebbe impedire che ùn'eserciziò di servizio di sicurezza, pur essendo il principctle della giornata, avesse a dar luago a tutti i prel iminari di uno scontro·; preliminari, giova ricordare, che sono della massima importanza, perchè contengono il germe dei risultati futuri, e r ivelano così l'abilità. e l'ingegno del comandante come pure l'accortezza dei capi in sottordine e della truppa. Quanto allo sch ermirsi ,:olle ineguaglianze del suolo e coi manufalli, è arte questa che non richi ede davvero lunghi e ripetuti esercizi; l' istrnzione per l'ammaestramento tattico raccomanda infatti , a riguardo dell'appostamento individuale (che a noi sembra il più importanteì « di non perdervi tr,oppo tempo essendochè gl i uomini « lo apprendono facilmente e quasi istintualmenle ». Senza voler far torto ai nostri buoni e docili gregari ritletliamo bene sulla pa· rola istintu-almmte. ' Nulla invece potrebbe compensare l'impossibilità di praticare gli atti del regolamento di esercizi, perchè sebbene questo non insegni l'applicazione delle forme e delle mosse al terreno ed alle circostanze più probabili di un combattimenlo, non è men vero cbe senza del mede$imo le migliaia d'uomini costituirebbero soltanto una moltitudine incapace di qualunque impresa ben preparata e condotta col massimo vigore non disgiunto da economia di tempo e di fo rza . Senza. la perfetta nozione e pratica del meccani6rno di manovra uomini anche intelligenti ssimi produrrebbero confus ione. Se persone poco o punto esercitate riportarono talvolta vittoria sopra truppe ·regolari si deve ricercare la causa in ci rcostanze che non è qui caso di esporre. Potrebbe sembrare, a prima giunta, che l'ordi ne sparso, proprio delle truppe raccogli ti cciend improvv;saLe, dovesse a queste ren der più fac ile la vittoria: l'ordine stesso invece non si palesa efficace se non quando le truppe oradette vi abbia.mo fatto pratica, si siano agguerrile e disciplinate; e purchè, come Valmy e J emmapes insegnano, nelle loro ule combauano eziand io elementi tratti dai militari di professione . Checcbè ne dicano, della lattica, i declama-
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ESERCIZI TATTICI
tori dig_i~ni_d( ~cienza, gli eserciti ammaestrati sconfiggeranno sempre le molt1tudm1 inesperte anche possedendo soltan to l'abilità di ma~10vra acquistata sulla piazza d'armi . Il rego lamento di esercizi non rns~gna, è_vero, tauica applicata, ma porge l'indispensabile mecc~m_sm_o di manovra, ed è nel tempo stesso prezioso elemento di dt s~'. pli~a perchè ne scalm_'isc~ la coes ione tanto necessaria per neutralt.zz~t e la tendenza al la 1nd1pendenza dei gruppi e degl i individui ~ell_oclrer?o c?mbattimento, e per assicurare e . rendere più facile I az_ione drretLJ,'.a che, modesta nell'ufficio di capitano, cresce in ra.gi?n geometrica .colla successiva superi ori tà del arado . Cr sembra qu indi lecito di concludere che la capa<')cilà di manovra ~el _Pl?tone ~e~at~l a) più alto punto di perfezione, grazie a frequent1s~1m1 esercizi d1 prnzza d'armi in ordine sparso più che in ordine chmso, ovunque possibili a quel picco lo riparto. dn rebhemodo anche d~ so la a ~oloro a cui spel:la orclinare più che comandare, di adempiere. al n:;pettivo ufGcio senza preoccupazion i cl i sorta perch è sicuri che ai loro concetti verrà dnta completa esecuzione. Ma di rado avviene di non poter compiere eserci tnzioni di combaLtim~nto di_1 °_ grado con maniera almeno soddisfacente; epperciò le cons1deraz1on1 cbe diedero Jnogo alla precedente conclusione non vo r'.'~nno riteners i che come una digressione di eventual e opportun iLa. È du~po ora pensare a_J modo di r imediare, se non totalmente, almeno m abbondante nusu ra , alla mancanza di pratico esercizio con. truppa da parte di coloro la cu i azione rè più direttiva che esecuti va. .È chiaro che qui llon. è caso di regolamento d'esercizio nè di applicazione a terreno vano, ma bensì di sostitui re al le .esei·c·• . · · . 1.az1om d1. combatt1.~1ento d_i 2° e 3° grado altro mezzo cbe, come queste, porga occasione ad in tendere una situaz ione, ed a risolvere in conseguenza. A questo _scopo mirano le manovre coi quadri ed il ofooco di gn:r!'a ; ma la prnna, ottima senza dnbbio, rich iede t.alvolt: prepa~a_t1 v1 non brevi e spes~e volt.e anch e spese alquanto rilevanti; ?et ciò non può annoverarsi per le istruzioni settimanal i o bimensili· il second,o si svo l~e sopra una carta la quale troppo discopre il ter~ reno dell avver8ano ed è irto di reaole che sono un serio . 111c1ampo . . • . t> allo svil_uppo naturale dell'azione; potrebbe quindi r itenersi tale da non rn generare suffrc iente fede nell.i sutt ~fficacia.
E Rl'ìPETTO DELLA PJ\OPRJETÀ
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Proficua maniera, secondo il subo rd inato parer nostro, sarebbe quella che chianrnr si potrebbe esec1izione tattica, la quale più efficace del giuoco di guerra e più faci le della manovra coi quadri, avrebbe il pregio di svolgersi sul terreno: elemento ind ispensabile per praticare i precetti della tattica, perchè offre all o sguardo ed a ciò che vogliono 'éhiamare senso tattico tuua la verità, della propri a configurazione insieme al prez ioso dato dello spaz io reale ('1) . Nell'escursione tatLica (ci sia dunque lecito di chiamarlà così) un direttore farebbe osserva re le proprietà mil itari delle linee caralte-. ristiche, delle accidental ità, natural i ed arli11ciali e del complesso della posizione supposta occupala come pure del lerreno d,l percorrere; in base poi alla ipotetica situazi,rne egli direbbè del passaggio dalla colonna di marcia.alla posizione d'aspetto, e da questa allo sp iegamento ed all'intervento della lotta; accennerebbe all a condotta dei riparti di sicurezza, della cavall eria e dell'artigli eria; esporrebbe il concetto dell 'auacco o della difesa,. direbbe delle informazioni più acconcie allo scopo , dei fuochi, d.el probab ile risnl[alo, dell'inseguimento o della r itirala, ecc. Dietro oppo rtune interrogazioni gli ufficinli dichiarerebbero gli ordini che darebuero nel tale e nel tal'altro caso , le formaz ioni che farebb ero assumere da questo o da quel ripllrto, direbbero i comand i relati ,,i, ecc. li dirello re avrnbbe, naturalmente pieni po teri e gli sarebbe quindi lecito, quando lo credesse necessario, di segui re alcune parti della manovra coi quadri come ad es.; segnarè qualche punto con indicanti , ecl anche, vogli amo aggiungere, con qualche sparo; oppure collocando gli ufficia li ~lessi sui punti ove sarebbero i supposti riparti ; e così via. Nul la di più facil e di tutto questo che sarebbe ·lezione di lattica applicala Lenuta nell'ambien te più naturale e più adatto Con questa speci e di am- · maeslramento si offrirnbbero molle occasioni per esami nare e decidere il modo più acconcio di afforzare co ll'nrLe località e posizi oni, senza romper:;i il cnpo contro la rigida ragione nmmini5!.rativa. (I) Il pensiero non è nuovo perchè il rego lamento di disciplina, d' i, truzione e di servizio interno controfirmato dal compianto generale La Marroora in data 30 ottobre i850 cosi prescriveva : § 62~. I comandanti di brigata sooo particolarmente incaricati di fare agli ufficiali superiori e capitani un' istruzione sul servizio delle truppe in campagna, degli avarnPosti, della castrametazione e sulle operazioni secondarie della guerra....... conducendogli talvolta sul terreno. (È sottinteso senza tru ppa). § 625. La stessa i,;truzione sarà fatta da un maggiore agli uHìciali subaltcmi.
ESEUC IZI TATTICI
Nelle escursioni Lattiche, infine, l'attenzione dei discepoli non essendo assorbila da effelli vo comando di truppa e dal tim ore di violare il rispetto della proprietà, ,si volgerebbe intera ed intensa al graduale e sicuro acquisto di copiosa e profonda istruzione tallica. lliassumendo in breve prospetto le conclusion i fatte nel corso del presente scritto, le materie ed i mezzi pel pratico ammaestramento tattico nei luoghi ove non sia una buona piazza d'armi e le condizioni agricole oppongano ostaco lo al regolare sviluppo degli esercizi tattici, sarebbero:
Colla truppa. Istruzione individuale (regolamen to di eser cizi). - Sopra terreno piano ed unito . Id. individuale applicata al terreno Sopra qualunque Id. della squadriglia Id. del plotone in ordìne eh iuso espar~o terreno anchesen· za antecedente eEvoluzion i di compagnia in ordine chi uso sercizio su terreno Id. di compagn ia id. id . piano ed unito . id id. Id . di baltaglione Esercitazione di combattimento di ,1° grado. Sen;;a tnippa ( I) .
E:ìcur;;ioni Lattiche. Convinti che per non sciupare tempo, munizioni, ab ili e talvolta serietà sia megli o non f'at epiuttostochè mat (are, abbiamo fatto propo::;te forse un tantino radicali; ma voglia il cortese lettore ricordare che i proHedimenti in parofa si riferiscono soltanto al peggior dei casi . D'altra parte i campi e l'epoca successiva alla mieLitura . porgono non poche occasioni ad esercizi di riparti ben superiori al (i ) È ovvio aggiungoro cho per ·gli ufficiali sompro cd in qualunque presidio non vorrebbero essere lrascurate la manovra coi quadri ed il giuoco di guerra; circa quest'ultimo potrebbe non essere inopportuno sostituire al vigente met.odo quello proposto dal generale Verdy dc Vcrnois (metodo scmpliflcALo) e da lui pro.ticato da parecchi lustri . Crediamo inoltre che riuscirebbero utilissime conferenze sopra qualche fatto d' armi od anche sopra qualche o~ercitazìone di combattimento p~rticolarmente istruttiva e ciò col metodo si crncaco e dilcU.evole nel tempo ~tesso descritto dal nomi nato generale nella sua condotta delle truppe (TAAUTlll'iAIJ. - Divisìo11e Uuprecllt a Cusloza, ecc).
E U!SPETTù OELL A. I'ROPRIET,Ì.
plotone; ciò non è poco per gli ufficiali i qu~li, grazie_alla l.oro in~ tellio-enza, collura ed applicazione allo studio, sono rn misura d1 racc~oliere buoni fr utti anche da scarse ocèasioni di pratico esercizio i, mentre la truppa compi e la propria istruzione nell'addestramento di ,1° grado. Esa urito l'argomento con for tando gli asserticomemegl io ci hanno consentito le nostre forze, faccia mo appello alla pazienza di ch i legge per complelare l'opera con una brevissima disgressione d'indole affatto morale. Ai co1Telli vi riassunti nel precedente prospetto , come pure agli altri mezzi d'i!\Lruzione, è d·uopo aggiun~ere un altro fattore di vittoria, fattore, diremmo , es5enziale e del quale si ha tanto maggior bisogno quanto meno è dato di completare l'istruzione tecnica degli uomini e dei riparti; vogliam dire l'educazione del cuore, base principale della disciplina e senza ùella quale i reggimenti italiani non potranno essere i degni successori delle inville legioni cli Cesare. Errli è fac ile cap ire che l'opera dell 'islrullore in pace e del comandante in °uerra r iuscirà. tanto più facile non solo quanto più la truppa è disci; linaLa , ma anche quanto più l'anim o degli uomin i è spontaneamente propenso ad ascoltare la parola del maestro grazie alla cal da corrente di simpatia che il superiore (specialmente il capitano) deve saper deter'm inare fra sè e la truppa; colui il qual~ colla parola e coll'esempio non è capace di stringere coi s0Uopost1 altro legame che quello del codice penale non è degno di comandare. Oggidì non basta possedere un grado gerarchico: è mestieri confortarne l'auLOrità infondendo nell'animo dei dipend enti sti ma ed alTeuo. Con questo mezzo, ollrn alla possi bilità di trascinare al fuoco i meno valorosi, torna fac ile in tempo di pace pr edisporre gli animi dei discepoli ad accogliere volonterosi i nostri ammaestra· menti; così sarà pure assicurata la produzi one del massimo valore tattico individuale cotanto necessario affinchè non si converta in reale debolezza )·apparente frogiliLtt delle fluttuan ti linee di stormi. Le istruzioni militari attualmente più numerose e più difficili che in passato, la brevità della ferma temporanea, le qualità non ot· time della massima parte dei solluflì ciali, e, volere o no, anche lo spirito essenzialmente mercan tile dei temp i e l'accostarsi dell'ord ì-
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ESEI\ClZI T.HTIC l E RISPETTO DELLA PROPIHET.~
namento m"tl itare al tipo della nazione armata, hanno reso oramai il còmpito dell'u fficiale, segnatamente del capitano, di gran lunga più arduo e laborioso che non nei tempi trascorsi; ma volere è potere, e ad ogni costo bisogna volere onde raggiungere lo scopo di fo rmare otlimisolda ti senza dei qua li non è lecito sperare di vincere le odiern e bauaglie. L' educazione morale è un fallo possibile purchè si ev itino le esa,gerazio~i qual i sarebbero il tratla re nrgomenti che il soldato non capisce od il tener discorsi i cui effcui si dileguano al primo as · saggio di un rancio stracotto; e così pure sembrerebbe conven iente di non stabilire l' istruzione morale negli orari tassativamente in numero e durata, perch è l'i struzione e la spontaneità nell'educatore non possono susi·.itarsi a momen ti fissi; nè troppo frequenti siano le parlate: assa i parco di discorsi fu Napoleone I il quale pur sapeva meglio degli altri che il cuore nmano non è un viscere qualunque. Agli uffi ciali , ~pecia lment.e capitani, non mancano le occasioni per istillare nol,ili sentimenti nell'animo dei buoni rtgl i del popolo accorsi alle bandiei·e; ma ricordando che alla fin fin e la grande massa di qnesLo popolo si compone di contadini e di operai avvezzi a subire più particolarmente le impressioni di quel che ved0no e più ancora cli quel che toccano, chiaro ancora apparirà che le parlate non saranno efficaci se non sussidiate dal perenne esempio di virtù civili e militari e di corretto contegno da parte dei superiori in presenza degl i in fer iori. Spingendo cbsì con sana educazione il soldato al com pimento dei suoi doveri, non ultimo fra i quali quello d'istruirsi , non sarà difficile cosa lo addestrare i gregari a combattere colla massima ab ilità nelle squadrigl ie e nel plotone ed i nostri benemeriti uffi ciali raggiungeranno l'alti:;simo fine di prepara re alla patria i valorosi ed abili cacciatori delle future battaglie. Erro nE M oNTIGNANI
Capitano 91° (anteria.
LA BRIGATA LAGUNARE NELLA D I FESA DI VENEZIA - - >=>-::..<-
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Se è vero che il coefficiente migliore nella difesa di una piazza forte è il petto stesso dei cittadi ni, Venezia -può chiamarsi fra le fortezze italiane la più fo rtunata, possedendo parte dei suoi abitanti già organizza ta e militarmente istruita nel servizio da essi prestato nella brigala lagunare. I fatti d'arme che avvennero attorno a Venezia, gli scrilli e le proposte fatte in varie epoche da eminen ti personaggi sulla difesa terrestre cli questa piazza marillima, fecero chiaramente apparire la nece:;sitit di un corpo disciplinato ed in special modo istruito, che nelle critiche circostanze di guerra, potesse prestarsi a sviluppare, allraverso lo specchio d'acqua che circonda la cillà, opportuni spostamen ti di forz e, nel!' intento d: svo lgere le caraUeristiche speciali d'una piazza di manovra , ed una azione controffensiva atti va ed energica in caso di assedio . Perciò l'i stituzione del corpo che risiede a S. Giorgio, non è elielto di speciale predilezione p.er la nostra ci Ltà, ma è conseguenza necessaria dell'ubicazione e della sin n110Jar strullura del terreno. sul quale la sua azione devesi manifestare. Dal lato della difesa contin entale, la laguna che, circondando la città, la isoia dal continente, più non basta come nei trascorsi tempi, a preservarla dall'insulto straniero; ed ora in cui le sorti di essa sono collegate agli eventi che si possono svolgere nelle provincie li-
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1, A IJf\lGATA l, AGUNARE
NELLA DIFESA DI VENEZIA
mitrofe, la laguna si manifesta come causa di isolamen to e di inoperosità che possono riuscire fatali alla piazza, come all'esito delle batLaglie che si combattono sugl i emissari di essa. Se dalla speciale conformazione dell'Estuario trassero profitlo oli antichi, Veneti per sfuggire l'ira dei barbari, che quali avvol toi si~ibondi cli sangue e di rapina caléwano dall e Alpi per distrurroere il g,a scosso impero romano, i presenti abi tatori delle isole che vivifi ca no la laguna, in fallo di sicu re1.za, non possono fa rne che limi tato assegnamento . La traielloria dei proiettili non misura pochi metri, come quella della freccia o del giavellouo, ma chilometri, e di questi in alcune direzioni la laguna ne è scarsa assai. Da ciò un seguirsi di li nee di fo rtificazioni, che, ioLerlagunari dapprima, vennero spinte ognor più lontane dall'estremo contorno della città; ed incalzata dai rapidi progressi delle i:irmi da fuoco, l'ingegneria mi litare dovetLe invadere i lembi della laouna creando . o nuovi.ostacoli e perfezionando gli es istenti, col fin e di sventare i tentativi d'assedio e di diminuire alli:i cit.t.à i disastrosi eITelli del bombardamento. . Però l'arte sola non è sufficiente a proteggere un a località dai pe· ricoli della guerrn. Nei tempi che corrono all'arte finita e profonda del difendersi, fronteggia l'arte non meno prool'edila dell'oITesa· la v1tton a arriderà a quel combattente che meglio saprà approfi ttare delle creazioni dov ute ai periodi di pace, a quel combattente cbe al passivo impiego dei mezzi escogitati nell e scuole e provati nei poligoni, sapra unire un'energica azi one risultante dall'anedutezza dei cap i e dal coraggio dei soldati. Ed è appun to al legame della scienza colle virtù militari , che devonsi gli sp lendidi risultati di alc~ni assedi avvenuti n'elle ultime guerre combattutesi in Europa. E indispensabile perciò considerare la laguna non come un poderoso l1aluardo, nè come un ordinario fossato di cinta, ma bensì quale campo attraverso il quale sviluppare e11ergica la difesa , come la zona protetta d'un campo trincerato sul quale preparare fo rte e ri soluta la conLroffensiva. A meuere in pratica questo criterio fo ndamentale della difesa di Venezia, 't!"'Uhiam ata esclusivamente la bri gata lagunare. Ed ora se alcune volte è dato vedere Je barche di questo distaccamento del reggimento pontieri trasportare un caporale e tre sol -
dati al posto di guardia, o qualche ammalat o all'ospedale od anche qualche morto al cimitero, tanto da ritener la bnigata una semplice surrogazione dell'ordinario treno, non si suppon ga che a ques te umili mansioni si limiti l'opera sua in caso di guerra.
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Le oper(lziooi svolte dalla brigata lagunare e gl'in carichi che essa può assumere, sono differentemente caratterizzati a seconda del periodo di guerra a cui soll9sLà la piazza. Perciò a ben comprendere il valore di quel corpo di truppa, è necessario farci un'idea chiara del modo col quale la piazza forte che presidia, può manifestare la sua operosità . L'impiego della brigata sarà conseguenza naturalè di qnell 'esame. La carta del teatro di guerra N. E. ci fa apparire su bito l'importanza di Venezia. Posta sulla sinistra della linea ni:iturale d'invasion e essa rimane fuori dalle dirette perturbazioni della guerra, e non può essere scopo principale delle prime operazioni dei corpi nemici . Circondata com'è da terreni solo da noi praticabili, si pal esa per le nostre truppe un appoggio ed anche una sorgente d'importanti manovre fiancheggianti i probabili campi dell e prime ostilità, amplificando così il proprio concetto difensivo, fino a raggiunger quello di un allivo campo trincerato . Venezia, padrona e conoscitrice dei canali che attraversano la sua laguna , premurosa nei lunghi intervalli di pace d'ini1.iareecompiere i lavori necessari per collegarsi lungo il suo liuorale col Po e col Tagliamento; provvista su larga scala di mezzi di trasporto e di materiali capaci di far assumere alle vie acquee tutti i caratteri di buone strade ord inarie, potrà sviluppare attraverso la sua laguna marcie brevi, pronte e di inconlesti:ibi!e valore di corpi di truppa, che radunati sui bassi èorsi dei fiumi della vallata del Po, tendano a colpire con efficacia ed energia l'ala sinistra d'invasione, oppure minacciare la linea di ri tirata sulla propria base al nemico vittorioso nei primi scontri. Que5to è il còmpito principale della piazza come quello che ha campo di svilupparsi nei primi atti della guerra. ' -
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LA BII IGA'l~A l,AGUNARE
NELLA DIFESA DI VENEZIA
Altri se ne aggiun gono: l'esser porto di rifugio dell a nostra. flotta in caso di rovescio e di addivenire un non ultimo baluardo di resistenza. Quale elemento di offesa per il nemi co che s'avanza dalla frontiera N. E., Venezia può assumere il titolo di piazza di manovra; e gli alli che avranno luogo attraverso la sua zona d'azione come quell i aventi in essa la sorgente, sara nno distinti dalle doti di energia e di risolutezza proprie delle operazioni che si svi luppano attorno alle locai ità di grande importanza strateg ica. Dal lato marinaresco esso riveste le qualità di una piazza di ri/itgio e di rifornimento e vi si devono per_ciò scorgere nei suoi porti e nella sua laguna tulli quei lavori ed opere necessarie affìnchè le navi che incrociano sulle alte coste adriatiche, vi possano trovare lll'\ sicuro appoggio in ca$o di sfortunati comoatLimenti. Finalm.ente se Venezia, come in altri tempi , dovrit res istere a truppe che vittoriose in campo aperto volessero debellarne il presidio e distruggerne i materiai i, assumerà allora le qualità di piazza di posi:rimie. Da ciò risu lta che gli studi tendenti a trasformare Venezia in piazza forte ~apace di espli care, a seconda del periodo della guerra, i mezzi necessari per giustificarne l'intenento, devono uniformarsi ai seguenti criteri: 11° Sviluppare o facili lare la navigazione dei canali della laguna e dell 'estuario dall e foci del P<• a quello del Tagliamento; procurare alla piazza mezzi numerosi e co nfacienti al trasporto di Lru ppa dal~ l'uno all'altro capo dell'estuario; iniziare Lutti i lavori per accorciare le esistenti vie acquee, sistemando la canalizzazione della laguna in modo da corrispondere ai conce.tti delhi difesa e ad un trasporto celere di grossi corpi di truppa fra i punti principali di essa; fina lmente proteggére le migliorate e nuove comunicazioni con ostruzioni fisse e provvisot'ie. / 2° Amplificare le esistenti fortificazioni a mare in modo da preservHre l'arsenale e gli ancoraggi intern i del bombat'damento della flotta avversaria. 3° Proteggere la città con un corpo di fortificazioni disposte su l lembo dell'estua rio capace di tenerne lontano l'avversario, preservarla dal bombardamento e conservare al presidio il possesso del.le
principali comunicazioni della laguna con le valli dei fium i che la delimitano. . .. . d' . . d'f L' impiego della brigata lag~nnre de:e sub1r_e pnc,o m mzz1 1; ferenti a seconda dei carallen assunti dalla piazza, come pure ~ara più O ~ eno grande il grado della sua attività a seconda del periodo di guerra. . . .. . . . Come non è da escludersi la compenetrazione de, gia ~1strnt1 periodi di ostilità, così devesi ammettere la possibile e ~o?te~por~nea esplicazione delle qualità della piazza per cu~ venne ~,s~mta ID piazza di man ovra, di ril'ugio e di posizione. Ne viene qurnd, _che anche la brigata potrebbe essere chiamata a s:ilupp_are _l~ su~ az,.o~e,co~temporaneamente con tutti quei caratteri acqu1stat1 ID vista rle1, ari còm~ piti· ad essa addebitati . _ . . . Però per sempl ice ragione d'ordine e d1 chiarezza.' cercherò qm io appresso di studi are la brigala lagunare nell_e varie_ epoche_ del~e ostilità che caratterizzano differentemente la piazza d, Venezia, IO piazza di manovra ed in piazza di posizione. Venezia, piazza dl mano"ra.
Considerata Venezia so llo questo punto di vista, il distaccau:ient~ del reooimento pontieri è completamente assorbito dal còmp,to d1 traspo~·fare corpi di truppa da ll'uno all'altro capo dell a lagu?a. La sua azione per quanto importante, non può essere che passiva, ed i suoi doveri si riassumono nella denominazione che allor~ ~ov~ebb~ prendere di treno lagunare. È questo il periodo_ d~ll~ ~st11llà in cui alla sciabola dell'ufficiale del la brigata deve sost1tu1rs1 11 portavoce, al moschetto del soldato il remo; ·e se non a vraono ess! in_ alloi:a 1~ soddisfazi one di condividere cogli altri corp i dell'esercit~ 1 pencoli delle battaglie e le glorie della villoria, la loro opera sar~ no~ pertanto meritatamente apprezzala e ricompensata dalla gratitudine del paese . . Le operazioni che in ques~o periodo manifest~no_lo stato d1 guerra nell'estuario e nella laguna assumono i caratten d1 mar~e-manovre di assoluta entità strategica perchè al loro completo sYolgm~ent? dev~ manifestarsi nell' azione ouerresca che ha per teatro le valli de, fiumi sboccanti in laguna, un ~·adicale cambiamento ad un decisivo r isul-
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Lii: BRIGkTA l, AG UNAllE
taLo a noi favore,•ole nella battaglia che con• esito incerto ancor v~ si combatte. · Ed invero se a ~ali ris1ulta,ti delle manovre non potessero mirare nè tampoco ottenere, perderebbe la piazza: di Venezia e fa, sua fa,<runa quei caratteri dì auività nella campagna.i cfre con tulli i mezzi rri à in essa disponi bi li e con quelli che si devono creare e coali sLudtfaui . d . 1.') ' s·i cerca a var, anni di raggiungere su l!'assert.o che le piazze forti solo riescan'o di vera utilità quando oltre a sbarrare passivamente lai v.ia ali'aggressore possono anche contro di questi svi Il!lppare un· azione o.ffen.siva tale da rappresentare un atto di somma importanza per l'esito lavorev:ole della guerra, principio che ci condusse nell'ar'Le for'tificatoria dalle isolate e potenti piazze forti, vere sentinelle morte dell e guerre dei secoli scorsi, ai presenti campi trinc.erati. _Yene~ia ~on· precl1,~dendo. alcuna via s~l rima_nente d·' Italia per chi dall est rn essa s 111noltn, deve ama.gg,or ragione farsi poderosa n~lla sua azione attiva, ed elevùrsi a gaglia~·da e vivace combailtente sul fianco e sul dorso dell'aggress0re. Gravi difficoltà logistiche s'oppongo~o al movimento dei nuclei di truppa chiamati ad ese-guire quelle marce. Debbono essi attraversare dappriina terreni intralciati da canali e non battuti da buono sti·ad·e ordinarie quali sono quelle che costi Luiscono l'estuario veneto per poi, sboccare in una zona, la laguna, su di cui la 1naaaiore ~ minor manovrabilità dipend1e da mezzi del Lt'l:tlo speciali. Pe,~ò le-difficoltà log,istiche· non debbono essere ca'Usa dell'abbando1no di tali m~rce-1~1anio:11e, ~erchè ! risul~ati di queste. compenseranno sernpre gl! studi fattt1 ed I denari spe$1 per creare, un materia1Je col quale su·pt::rarle. Nell'impi ego della brigata lagunaire nel periodo di guerra di cui · ci occupiamo, non si palesano ca1ratteri1tali che possono elevane la · sua importa:nza al disopra d:i un sempl ice mezzo di trasporto; ma ad oHenere che questo còmpito sia esegui·to· con s~dcLisfazione, in modo cioè che alla celerità ed alla sicùrezza sia compagna la sempiici.tà dei mezzi, è necessario da parte rliel comando della brigata, studi, non indifferenti ed una indefessa cara ed attenzione· in tutto ciò cbe ha rela.zione- coi progressi che si manife,;tano nella canal1izz~zione ~elfa ia~trna, com'e nella, surr navigazione, tanto1per perfez11onare il materiale esistente quanto per crearne del nuovo che,cor-·
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NBLLA DIFESA DI VE NEZIA
risponda alle nuove esigenze. Tali studi, tale continua attenzione ;affinchè i m~zi di trasporto si comervino ·sempre eccellenti qualunque sieno le condizioni dell a laguna e la strullnra idrografica del suo estu(lrio, fanno sì che il servizio prestato dalla brigata, ar,;suma una .nori comune gravi1Là: per la quale è giustizia concedere ad i>sso nn posto disbin,to fra gli ordinari trasporti che si usano in guerra. · Per eseguire i'l proprio còmpi,Lo, la brigata deve p11eparnrsi, nei perioài di pace con studi snllil. navigazioae e sul maLeriale da trasporto. La navigaz•ione comprende quella dell'aperta laguna ,e quella dei ,canali e fiumi dell'estuario, perchè i movimenti. di truppa possano aver capo e fine tanto .in laguna quanto in punti posti nell'interno dell'es~uario. · La navigabilità dell'estuario veneto n.on presenta in oggi condi ·zion,i sufficienti, nè può andar soggeua a così estesi e profondi miglioramenti, per cui la sicurezza di navigazione ed il tempo impiegato dai vari treni che si muovono in un prefisso assieme di canali, sieno con soddisfazione raggiDille prendendo per base le sule quali Là idroarafiche· la della sicurezza di naviirnzione ed il tempo necessario al dislocamento devesi cercare col migliora.re le non buone caratteristiche delle arterie navigabili con oppor tune disposizioni nel numero delle barche d'ogni treno e nella distribuzione dei treni nelle varie linee. In vista che il trasporto di truppe nella zona navigabile dell'estuario, non ha per iscopo d'aumentare l'ordinaria velocità di marcia, ma bensì qnello di utilizzare quali strade, i canali ed i fiumi col risultato di facilitare attraversò un terreno frastagliato da correnti e non ricco di s~rade, il dislocamento di grossi corpi di truppa, ne consegue che l'attenzione dei comandanti dei treni lagunari , deve essere rivolta specialmente alla sicurezza di navigazione e coordinare a ,questa condizione l'altra del tempo. ' · Per raggiurngere la ;J" còndiìione, con g.randi trasporti di uomini, ,cavalli e carri quali possono verificarsi nel periodo di guerra preso j,n considerazione, devesi cercare: 1° Che le vie acque.e prescelte 1pel dislocamento nella zona di manovra dell'·estuario, sieno le une dalle altre indipendenti in quel :grado che è possibile colle condizioni idrografiohe . è)
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LA BRIGATA LAGUNARE
2° Che il numero dei treni fissati in ogni via acquea, sia proporzionale alle condizioni più o meno buone di navigabilita , alla quanlilà degli ostacol i e passaggi pericolosi, in modo che lo sbocco nell'aperta laguna ri.mlli ordinato, regolare e continuato. 3° Che la lunghezza d'ogni treno, ossia che il numero degli el ementi che lo compongono (rimorchiatore e barche da trasporlo) sia {ale, da non aumentare le già esistenti difficoltà, e che rappresenti un lolale di peso, al rimorchio del quale si confaccia la macchinn. del rimorchiatore, senza assoggettarla ad uno :>forzo superiore all'ordinario per non incorrere in guasti che potrebbero compromettere il .proseguimento della mivigazione. La seconda condizione, quella del tempo·, che come abbiam detto non è la principale, ma è sempre importante, si può raggiungere attenendosi ai seguenti criterii: 4° Che ogni via acquea trasporti uno degli elementi: uomini , cavalli e carri . Con ciò si ottiene l'uniformità, sulla stessa linea di, navi gazione dei galleggianti e dei lavori per creare gli imbarchi; .2° Che la distanza fra treno e Lreno in ciascun canale o fi urne, sia tale che le possibili fermale di un treno in causa di scomposizioni o composizioni, per guasti avvenuti od allro, non cagioni ritardi nei treni successivi; 3° Che ogni treno sia composto di un numero di galleggianti, al quale il rimorchiatore possa imprimere la velocità ordinaria di marcia, in quei tratti della navigazione dovenon esistano causecerle · nè probabi li per cui quella velocità devesi diminuire; che infine il· dello numero sia tale che il passaggio delle conche non richieda la .scomposizione del treno stesso. Queste condizioni necessarie per coordinare la qua lit~ navi gabili dell a rete dei canali e fiumi dell'esluario col materiale adoperalo e col tempo che devesi nei percorsi impi egare, dimostrano chiaramenté ch e il personale della brigata .deve essere fornito di sicure e profonde conoscenze tanto risguardanti il materiale come il terreno. Per acquistare dette cognizioni è indispensabile che oltre alle istruzioni del condurre e gu idare un numero considerevole di treni lagunari in quelle zone dell'estuario nelle quali possono av-:Yenire i supposti movimenti di truppa , siano imparLiLe istruzioni
)(ELLA DIFESA DI VENEZIA
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teoriche, specialmente ai graduati, sul regime dei canal! e fiumi'. sulla tellura delle carte, sull'interpretazione esatta degh o_staco!1 alla navigazione dall e stesse carte indicate, sulla portata_ e d1spo~1zione d'uomini e di materiali sui galleggianti, sulle relative quah~lt nautiche di quest'ultimi , in modo cho, dall'insiem~ _cli quèste co_gni~ zioni, risultino criteri esalti, ·ai quali attenendosi I comanclant,_ ~e., treni lagunari, possano assumere con sicurezza la responsab1 lita del comando stesso. L'aperta laguna, pur non presentando tulle le difficollit ad una estesa ed improvvi~a navigazio_ne, q~ali si manife~tan,o nella zom~ interna dell'Estuario non è a r,teners1 uno specchio d acqua su cm si possa slanciare senza preoccupazione cli sorta un numero grande di treni lagunari in nna o più direzioni. La viabilità della laguna venelit non è il risultato di un precon· celto sistema di navi gazione; le cause stesse a cui devesi il presente suo stato. parte delle quali sono naturali e parti dovute ~ll' ~omo, non concorsero per nulla a risoh,ere il problema del transito rnterlairunare in modo da soddisfare assieme ai bi sogni del commercio, ;elli della difesa della piazza. li presente intreccio. di cana,li pi~ o meno navigabili, che così spiccatamente compai ono ali occhio, quando la bassa marea scopre i bassifondi, è la conseguenza: degli effetti naturali dei fiumi ch e avevano o che ancora hanno le loro foci in laguna; effetti delle alle o basse maree che originando a seconda · deali o delle stairioni e dello stato atmosferico , tiranti d'acqua più o meno forti, de~erminarono bassifondi, scavamenti variabili di anno in anno; . dei bisooni di comunicazioni tra Venezia, la terraferma e glt h . . altri centri abitati della laguna, bisogni che graclatamentn s, mamfestavano col crescere dell'inJluenza della città. sulla provincia e col. l'aumentare dei vincoli commerciali. · I commerci poi diminuendo da una parte crescevano dall'allra; le esigenze dell'agricoltnrn, la conservazione dei bacini lngunari di pesca, strappavano agli affluenti in laguna parte delle loro mass~ d'acqua, e le baren~,ogoor pilL s' innoltravano dalla terraferma; d1 maniera che abbandonati ooli nni si curavano gli altri nuclei di ca. nati, perdendo un concetto unico, se pure esisteva, per provvedere
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LA BRIGATA LAGUNARE
NELLA DH':KSA Dl VENEZlA
all~ e~igen~e _del momento senza pensare cl1e forse col tempo i passati b1sogm s1 sart,bbero nuovamente fatti sentire. 11 provvedere alla propria sicurezza è còmpito delle nazioni fori i e libere, ed è ben naturale quindi che dai primi anni della decadenza commercia(e e·militare della repubblica veneta, fino a questi ultimi di libèrtà e di rinvigorimento nulla si facesse perchè la laguna acquistasse non discutibili qualità offensive. · · La perduta importanza degli estremi porti della larruna e l'essersi nel porto d1. Malamòcco accumulato tutto il transito"dal mare alla città, produsse l'abbandono quasi completo delle vie di colleaamento di y~nezia cogli estremi laterali della laguna, accontentandosi essa del sinuoso canale centrale di Malamocco quale sfogo sufficiente al suo limitato commercio. L'insufficienza perciò delle arterie navi rrabili interfarrunari si ma" longitudinali, . " nifesta più specialmente nelle comunicazioni le sole che possano realmente favorire il movimento di truppe iniziato ad un estremo dell 'estuario. Perciò sarà mestieri il prepararle; e guida ne sia il concetto che rappresentino la continuazione della rete stradale-fluviatile deali estremi lembi del Po e del Tagliamento, così che ·anche la Jaau~a possa offrire alle truppe mezzi per compiere un atto difensi~o in .condizioni migliori per tempo e per sicurezza, di quella possibile colla rete stradale esterna all a laguna. Tali comunicazioni longitudinali, si ridurrebbero ad · una soht grande arteria navigabile che partendo daCbioaaia ra,raiunaer;ebl· ,e ;,i, o le comunicazioni interne dei bassi bacini della Piave e del Taaliamento; provvista di canali derivati, che ne CO$tituirebbero il collc>e·i,< aamento tanto col campo trincerato di Mestre a destra e sinistra del ponte ferroviario, quanto colle esistenti linee navigabili per appoagiarsi ad un centrn di rifornimento di uomini e materiali (Isola S. Giorgio). Le caratteri:;ticbe di questo gran canale dovrebbero essere: . . ,J~ Sicurezza di navigazione, cioè larghezza tale che riesca poss,btle li sorpassarsi e lo scambio dei treni viaggianti; profond ità ufficienti in ogni suo tratto, affinchè i treni vj possano nrnnovra,r ~ac_ilmente: segnalazioni così distinte e così disposte che lungo Lu,tto 11 perc0rso non abbiano a sorger dubbi che rallentint> la velocità dei treni; c)l')
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2° Sicurezza di marcia, cioè il tracciato sia determina.Lo in modo .che ogni suo punto si trovi al coperto dalle posizioni in cui l'avv er:Sario potrebbe· portarsi ·per molestare la marcia; e che nel tracciato :stesso si tenga ancora opportuno calcolo delle batterie esistenti in •laguna, elemento di difesa otLimo per conservare libera la circola.zione del canale; 3° Indipendenza da t11 tte le altre comunicazioni perché si possa ,in qualunque circostanza approfittarne, senza incagliare ali.re operazioni od esserne da queste incagliate; · 4° Infine che la della indipendenza non riesca isolante, cioè ,cercare con diramazioni tra::..versal1i, di coll egare la nl!ova arteria ad altre che possano in breve e senza disturbo della colonna marciante portare a questa soccorsi d'uomini e di materiali. Nel tracciare l'asse della nuova comunicnzione si dovrà approfittare di tutti quelli esistenti le di cui caraHeristiche corrispondono .alle fissate per la nuova arterin. ' Sistemato così lo specchio d'acqua che circonda Venezia, la sua posizione potrà essere paragonata a quella di una piazza forte, che -tinta da terreni impraticabili all'avversario, ne paralizzino aMhe ila controffensiva, unico mezzo col quale .possono le fortezze d'oggigiorno liberar5i dall'assedio ed imporsi . La naviaazione interl,rnunare dei treni rich iede come la interna -dell'estuario che sieno soddisfatte le due condizioni; sicurezza di navigazione e minimo tempo impiegato Raggiunta la sicurezza di navigazione colla sistemntacanalizzazione della Januna devesi cercare di rendere mi.nimo il tempo impiegato ,pel transito ' dei convogli. Si otterrà ciò collo svi luppare dagli ordinari rimorcbiatori della brigata la massima forzn, col requisire gli •esistenti mezzi privati .di trazione, riunendo così un complesso di vapori capaci di trasportare-in una sol volta il corpo di truppa manovrante. Con opportune disposizioni di imbarco e .sbarco, con opportune Tegole che fissino la navigazione, e l'ordine cli marcia, sarà dato al ..direttore della manovra di ridurre il tempo necessario al disloca.mento a quel limite minimo per cui la linea di marcia prescelta con·duca ai desiderati intenti ed oltre il quale sarebbe impossibile lo :isvolgimento della manovra . l')
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LA BRIGATA IIAGUNARE
Abbandonando quanto a tratto colla navi~azione, passo ora a considerare hrevemente il materiale da trazione e·da trasporto. Il materiale da trazione è rappresentato tlai rimorchiatori già in uso nella brigata e dai battelli a. Yapore requisibili in laguna. Il rimorchiatore adottato dalla brigata è a ruote laterali con.palette mobili, pesca da metri 0,55 a metri 0,60, ha la forza di :30 c. i.; rimorchia con 9 chilometri circa di velocità all'ora in acqua ferma un peso di 60 tonnellate suddiviso in tre od anche in due barche (del peso ciascuna di circa 11O· tonnellate), traino che rappresenta un trasporto d'uomini pari a 300 soldati armati ed equipaggiati. Questo nucleo di truppa caricato in tre battelloni coi propri ufficiai i ricover~ti.in apposita barca, rappresenta il treno lagunare il più conveniente tanto per la navigazione dei fiumi e dei canali interni . quanto per la navigazione dell'aperta laguna. Il materiale a vapore requi si bile in laguna, bepchè discretamente numeroso, non offre una forza totale rispettabile, e salvo eccezioni la conservazione non è così accurata da ritenerne costante il valore iniziale e dichiarato; perciò almo mento dell'impiego sarà indispensa~i!e un .~onscienzioso .esame d:lle macchine di ciascun vapore requisito. L nnportanza d1 determmare bene il coefficiente di riduzioni da introdursi nella dichiarata forza del rimorchiatore tolto al , servizio privato, si fonda sul fatto che è indispensabile alla buona riuscita del supposto grande trasporto di truppa, l'esattezza del calc?lo del te~po i~piega~o nel percorso di ogni treno viaggiante e la· s,curez~.a cl'. m~rc,a, facilmente compromessa per sè e per gli altri, come g1a s1 disse, quando lo sforzo a cui viene assocrcreuato il rimor.chiatore fosse superiore a quello compatibile col n;·oprio meccanismo. ' La conformazione poi degli scafi dei battell i a vapore usati in la- · guna non corrispondono alle esigenze del servizio della briaata p_er~hè, quasi Lut~i ~d elic~, ha~no una pe:;cagione non sol ci s~ipe: · nor e. a quel!a de, r1morch1ator1 della brigata, ma .anche eccessiva per il transito sicuro ~ei can~li interni e lagunari che in tempo di . guerra sarebbero scel ti come linee di marcia. Questo inconveniente P.orta. con sè .la delimitazione nei bauelli requisibili ed il aiusto des,d~ri?, per .Il buon servizio della brigata e per la probabOe'riuscita delJ~ lll).~agmate. manovre, di un aumento sensibile nei mezzi cli trazione m dotazione alla brigata stessa.
NELLA DIFESA DI VENEZIA
Il materiale del trasporto consiste in galleggianti del tipo generalmente usalo nella laguna. Gli elementi del corpo ma~ovrante:uomini, cavalli e carri richiedono per ciascheduno un tipo speciale· di barca; e le condizioni alle quali deve soddisfare, sono: 1° Capacità sufficiente per contenere un riparlo cli uomini, O·• di cavalli o di carri il cui peso assieme a quello della barca, costituisca un elemento del treno che devesi formare , tale che corrisponda, alle e·sicrenze della navigazione dei canali e fiumi dell'estuario, edn " alle Migenze di celerità richieste nella navigazione interlagunare; 2° Che gli uomini, i cavall i od i carri formanti il caricarnent0· della barca corrispondano per volume alla portata del galleggiante, perché non abbiasi a verificare spreco cli spazio per attenersi alla• portata o spreco di portala per mancanza cli spazio disponibile; 3° Che il tipo per ogni genere di imbarcazione sia possibilmente eguale per portata e per dimensioni, affinchè l'uniformità possa _generare ordine, e questo economia di· tempo; 4° In fine che la conformazione del galleggiante corrisponda a• buone qualità nautiche o che l'immersione a carico completo non, superi quel Iimi te che assicuri il treno da invest.imen ti. Scendendo a maggiori particolari per ciascun tip0 di barca dirò, che per quello destinato al trasporto truppa devesi cercare: 1° Che la capacità in uomini armati ed equipaggiati, sia in relazione colla portata, cosa che puossi meglio ottenere in paragone· dei galleggianti·che trasportano cavalli e carri, tanto per la suddivisione del peso totale in moÌti più piccoli e qnindi più uniforme i~ caricamento, quanto per l'impiego migliore degli spazi liberi del· galleggiante; 2ò Che conisponcla possibilmente alle esigenze di comodità. in, considerazionè deire molle ore cii navigazione, senza però i.ncorrere· a perdita di portata. 11-tipo di barca pel trasporto cavalli è la prama, galleggiante ~a di cui poppa ha conformazione del tutto speciale, ed il cui uniCG· difetto consiste nel numero disponibile in laguna: Se ne contano tre, ed appartengono alla brigata e non potranno certamente trasportare· da Ch ioggia al campo trincerato di Mestre i cavalli d'un corpo d'arma~ I · Sarebbe quindi necessario costruirne oppure cercare il modo dii
L,\ llHIGA1'A LAGUNARE
NELLA: DIFESA . DI VENEZIA
--ad~ttare ~Ilo stesso uso le barche da trasporto materiali. IJ trasporto dei caval!1 presenterebbe perciò il maggior ostacolo allo svolgimento <ii una manovra altrnverso la laguna. · . Pel trasporto dei carri, i galleggianti da impiegarsi devono cor':r1spondere, oltre alle già citate condizioni generali, a quella della robustezza e della proporzionalità fra il possibile caricamento e la ··portata, pToporzione però assai difficile ad ottenersi. Pegli uomini il galleggiante migliore è il baltellone da 100 usato ~?all_a brigata, ed in numero di tre caricati che sieno rappresentano il giusto sforzo del rimorchiatore della brigata e costituiscono un treno la cui lunghezza s'adaua bene r.olle difficoltà dell'interna ~a·vJgazione. Provvisto questo galleggiante di speciali parasoli, può fra tutte le barche disponibili in laguna offrire al soldato qualche co•modità. Pel trasporto dei carri si prestano le peote. Di qneste la laguna ' Ile possiede di varie dimensioni e quindi di differente •portata. Però · qua_lora debba eseguirsi una requisizione sarà preferibile auenersi · al tipo medio (·14 metri di lunghezza per 3 di lcirghezza) della portata di 25 tonnellate. Questa peota può portare: 2 carri a 4. ruote non scomponibili; oppure ,i. carri a 4 ruote · scomponibili; oppure 6 carret.te da bauaglione. Quauro di queste peote, caricate nell'uno o nell'alto modo, rappr~sent~ un rimorchio eguale o poco inferiore a 60 tonnellate; perci ò -se li caricamento dei carri venisse fau.o nei canali int-erni del!' estuario, ne verrebbe che il treno da rimorchiare, oltre al peso , soddisfa rebbe pure alla condizione di ,lunghezza possibile con le difficol,tà ··della navigazione. Il materiale da trasporto , requisito dalla brigata, d~v,rà corrispon, dere ai criterii suesposti; sarà poi sua speciale cura l'introdurvi · queUe modificazioni per le quali possa poi corrispondere alle esigenze del servizio. Per dare un'idea dell'importanza dei trasporli che possono aver · l\1ogo n_el ~eriodo delle ostilità preso in considera.zione, darò qui i nsultat1 dei calcoli per il trasporto di un corpo d'armata ridotto a ~·30000 uomini , dal basso Po al t:a1npo trincerato di Mestre. Supposto h brigata fornita da U rimorchiatori c~el tipo oo-·crioi:,
giorno usalo, il corpo d'armata impiegherebbe 3 giorni e due notti, per trovarsi sbarcato sul C!l,mpo tri ncerato, impiegando il seguente materiale: , Rimorchiatori della brigata . N. 44 \· Rimorchiatori della R. marina N. 7 Materiàle d~ trazione . . . ) Rimorchi~tori requisiti . . N. 24
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Totale . N. 75 BatteiIone da 100· Ì'da 338Materiale da trasporto . . Peote da tonnellate 25 ) a 380 Prame da H cavalli Da questi numeri si scorge a quale grande lavoro può essere assoggettata la brig~ta lagunare, in caso di guerra. Nelle condizioni· presenti del proprio malèriale e di quello requisibile, la brigata non, potrebbe certamente as:rnmersi che trasporti assai più limitati ~ciò non toglie però che in a~venirJ essa possa svolgere completa-· men.te il programma per cui venne creata.
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"l'enez·la piazza di posizione.
Venezia stretta dall'assediante trova nella brigata elemento necessario ed indi spensabi le per svolgere la sua azione difensiva . Col mezzo del 4istaccamenlo che risiede a S. Gicrgio la ciLtà in caso d'assedio, non è completamente abbandonata a se slessa;.essa,. può sperare dalle rive del Po soccorsi d'uomini e di matel'ial i. In grazia della brigala la laguna si trasforma in un campo di pre parM.ione delle sortite, che -contrastando al. nemico il terreno theciroonda la citlà, ne distrugge i lavol'i d'approccio e le batterie· d'attacco. Le barch e della brigata armate e guidale dai suoi soldati, si irradieranno nella, laguna, difendendone gli sbocchi e le disseminate ostruzioni; a palmo a palmo disputerà all'irrompente av.versario il. possesso e così a prezzo della prop,ria vita il soldato della brigata, prolungherà la difesa fino al momento opportuno ed onorev.ole per ripie;;are la ben nota bandiera della resistenza ad ogni, costo.
. LA BRIGA.TA LAGUNARE
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L'impiego del,la brigata lagunare viene così, in questo ultimo ·periodo dell'azione militare di Venezia, a raggiungere la massima importanza con lo svjlnppare un elevato grado di energia. Il conducente dei treni lagunari al remo aggiu!)ge allora il mo-schello e ritorna soldato combattente; l'ufficiale abbandona il portavoce per riprendere la sciabola e comandare le squadl'iglie di barche che perlustrando la laguna ne tengono sgombri i canali ed "'impediscono le sorprese a\'Versarie. Non C6sserà per questo il servizio di semplici trnsporti, quindi Timpiego della brigata può scindersi in: servizio di trasporto » » sicurezza Nei servizi di trasporto sono inclusi: 1° Tutti quegli spostamenti attraverso la laguna di riparti di ;:fanteria ed artiglieria, il cui còmpito si è l'attacco di posizioni in possesso nl nemico, il soccorso a distaccamenti pericolanti. 2°Il cambio di distaccamenti, il trasporto di armi e munizio.ni, . quello dei viveri, il trasporto dei feriti. 3° Tl rimorchio delle peote fuciliere e del le peote cannoniere dalla stazione d'armamento alla zona probabili delle loro opera~zioni. Nei servizi di sicurezza sono inclusi: 11° Quello di difesa, assieme alla fanteria dei canali e delle loro ostruzioni. 2° Quello di perlustrazione con leggiere imbarcazioni attorno ·-ai nuclei di difesa stabilita in laguna. 3° Il servizio d'informazione. Dalle specialità dei vari servizi si scorge a pi·ima vista che in ·quelli inclusi nella cale~orìa tra~porti; i solda~i della brigata proseguono nel còmpito loro assegnato nel periodQi di guerra già veduto; · si noti però che non devonsi escludere prollr1bili azioni difensive nelle quali certamente il soldato lagunare dovrà prendere parte at·.Li va per proteggere il proprio materiale. avrà campo · Invece nei servizi di sicurezza la bri n0 ala , laounare n -·ili farsi valere quale arma combattente, ed avrà anch'essa i suoi -morti.
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Servizi di trasporto.
Ha per campo d'aziope la laguna ed alcune zone dell'estuario; ha per iscopo procurare alla città soccorsi in uomini, materiali e viveri, presi dalle rive del Po; trasportare dalla città o da punti della laguna nuclei di forze per rinforzare o per soccorrere posizionì pericolanti. Per ciò conseguire necessita nel comandante del treno lagunare una perfetta conoscenza di .tutte le località.; deve egli prescegliere senza titubanza e sen·za ritardi la rotta da lene're per arrivare sul punto minacciato il più presto possibile, e deve infine sviluppare nella navigazione tutta quella celerità richiesta dal buon fine della manovra. Per ottenere la celerità e Ja sicurezza di navigazione indispensabile nelle dette operazioni , è assolutamente necessario ancora che i treni di trasporto sieno piccoli, e che le barche impiegate sieno fra quelle considerate le più veloci. Infatti non essendo cosa probabile che gli sbarchi si possano fare nelle località generalmente a ciò impiegale, i tren i non possono essere rimorchiati nel maggior numéro dei casi, che fino ad un certo punto dalla costa) e dopo sciolto il convoglio ciascuna barca è condotta a remi al luogo di sbarco. · Tutti conoscono la conformazione capricciosa delle barene che congiungono la laguna colla terraferma; intersecata da una infinità di canali poco profondi, presentano l'aspetto generale di un terreno rotto e frastagliato, impossibilè a percorrere a piedi ed attraversabile solo da leggi eri galleggianti. Ed è appunto coi mezzi disponibili dalla brigata lagunare che questo teneno si presterà alla difesa, per eseguirvi sbarchi e svolgere così la controffensiva. I lembi della laguna che per la lo,ro natura, assicurano il difensore dal contatto dell'avversario, possono ac•::ogliere negli infiniti mea ti, un numero grande di leggere imbarcazioni, e raggiunto un argine od un tratto di terreno forte, avrà .campo la truppe imbarcata ad iniziare J'att~ offensivo. . Queste leggere imbarcazioni ( topi specialmente) saranno dalla località d'armamento condotte a vapore in prossimità ai punti di
NE tLA DIFESA Dl VENEZIA
LA BRIGATA LAGUNARE
sbarco per pro~eguire poi a remi, internandosi nella zona d'operazione. Gli scopi da raggiungere in tali trasporti indicano il materiale da adoperare, ma generalmente, salvo quindi. casi eccezionali, nella difesa vicina del'la piazza i t1:eni lagunari saranno composti di piccoli rimorchiatori è di piccoli galleggiant i. Il cambio di distaccamenti, il trasporlo delle armi e munizioni, il trasporto dei feriti, ecc., sono altrettanti servizi che debbono uniformarsi ai più sopra citali criteri. Dovrà la brigata essere fornita di speciali barche per il trasporto delle munizioni, trasporto che dovrà sempre essere scortato da buona guardia e che dovrà nella maggior parte dei casi farsi a vaJ!)ore. Sarà pure sua cura di procurarsi galleggianti capaci d'accogliere e trasportare in città i feriti, tolti tanto dai campi di combattimento dell'estuario, quanto raccolti nei nuclei difensivi della laguna. Anche questo servizio posgibil mente deve essere fatto a vapore. , Le peote cannoniere e le peote fuciliere che come vedremo dovranno costituire i vari centri mobili della difesa lagunare, debbono dalla brigata essere rimorchiale nelle prestabilite zone, difese poi dail loro fuoco; sarà pure incar·ico della brigata il rifornimento in viveri, uomini e munizioni dei aetti centri di difesa.
Se1·vi.zio cli sicnre.zza. · Nella sistemazione dell a piazza in vista di un probabile assedio, · i principali canali, quelli cioè che assicurano le comunicazioni del la piazza coll'interno esluario, e quelli che possono dar adito all'azione energica dell'avversario, devono essere difesi da ostruzioni fis,se o provvisorie a seconda dell'impoi·tanza e dell'impiego del canale ste$SO. C@rrispondono queste ostruzioni alle tagl iate che si praticano per I@stesso fine, nelht difesa delle strade, e consi.slopo in successive linee di catene tenute galleggianti col mezzo di botti od altro, oppure in successive linee di zattere, fis sate al fondo del canale con ancorag~i, od in palafitte disposte lungo una o due linee traversali al canale. Generalmente le ostruzioni, non precludono completamente il canale, rna lasciano a destra od a sinistra un passag~io necessario alla difesa.
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Perchè questi impedimenti possano realmente valere. debbono essere difesi, e la difesa sarà affidata al fuoco della artiglieria e deìla fucileria o solamente a quest'ultima a seconda dell'importanza dell'ostruzione. Vengono impiegati pen:iò galleggianti i quali con speciali mezzi s'adattano per essere armati con cannoni, o per contenere distaccamenti di fanteria che riparata dal fuoco nemico, possano colla fucileria difendere l'ostruzione e conservarne ai difensori il passaggio libero. ~uesti g.a'fleggiant+ formeranno sulla laguna. altrettanti nuclei di difesa, che oltre al. còmpito di-pre:;ervare le ostruzioni e conservare libera la circolazione al difensore, dovranno svolgere possibilmente qualche azione o1Tensiva nella zona a ciascun nucleo assegnata; dovranno con perlustrazioni tenere continuamente informato il comando della piazza dei tentativi e dei progressi all'avversario; così da caratterizzarsi come altrettante gran guardie, fornite di mezzi necessari per sventare i possibili te~tativi del nemico allraverso i canali della laguna. Perchè qnesti centri difensivi possano con effi'cacia svolgere i vari còmpiti loro assegnati, è necessario aggiungere alle barche cannoniere e fuciliere munite di mezzi di offesa come di meizi di difesa, altre barche in vario grado più leggere e più veloci; delle quali alc'tme condotte a remi dai barcaiuoli della brigata, ed annate d'i soldat'i di fanteria, ed altre condotte ed armate esclusivamente d'uomini della brigata, possano coadiuvare il fuoco principale del nu'cleo difensivo per conservare sgombra la propria zona, e per non perder~ l'indispensabile collegamento colla piazza. In questi nuclei di difesa, il soldato della brigata arrimto di fucile e mont'ato su leggierissime imbarcazioni deve assumersi l' iò.'carico' dell'avanscoperta; deve conservare inalterato il contatto fra il difensore e l'attac-cante, così da conclud1ete che nella sistemata d1fesa: di V'enezia, i velo'ci sa'Ildali cl'el soldato del' genio rappresenteranno la1 vigile ed ardila perfostrazione del contorno lagunare. ANGELO CAPON
Cap'itano net 4° regg. gen'io.
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ANNO XXXI, VOL. lii .
POSTULATI D\SCUTIBILI SUL TIRO DELLA F..\~TERIA
POSTULATI. DISCUTIBlLI SUL TIRO DELLA FANTERIA
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l?ra gli insegnamenti da impartire al soldato sembra. doversi nettam ente separare quelli che in guerra non si possono imparare da quelli altri che hanno appunto in guerra In più efficace scuola; i secondi dovrebbersi soltanto abùozzare, nella certezza che di fronte al nemico germoglierà rigoglioso il seme gettato: pei primi dovrebbe impiegarsi assai più tempo di quanto oggi non si usi, e metodi più adatti, sì da portar l'i nsegnamento a tal grado di perfezione da riuscire sufficiente ai bi sogni di guerra, su quel teatro di azione cioè nel quale o per la brevità. delle odierne campagne, o per altre potenti cause negative, nonchè perfezionarsi, alcune istruzioni del soldato rimangono stazionarie nei risullali, altre peggiorano spaventosamente. Appartiene a quest'ultima categoria l'istruzione sul tiro a segno. In due articoli che si riferiscono al tiro della fan Leria e che ap- f parvero in questo periodico nell'aprile decorso, ebbi a notare, a quallro pagine di dist.anza duA. ~.ei~i Jlf ! ? . t ~ S.t~, da dedurne che l'a rgomento cosi grave è pur sempre lontano da una pratica soluzione. . L'autore dell'articolo: Istru,;ione sul ti1·o per la fanteria, nell 'in · troduzione alla esposizione del nuovo regolamento, così conclude: « Date adunque le ottime qualità halistiche del fucile mod. 1870,
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biso•rna che l'istruzione ponga il soldato in posizion e cli eseg.uire, e l'uffi°ciale in posizione di saper.di'.·ig~re e sapere~ p?Ler_p~tend~re \ la calma,_l~ parsLlJ!.o__nia, la d1sc1plm~ ~e( ~uoco-,A l r,he la Lall1ca a esplicare con elasticità. e con solid1ta le sue forme e possa , S pos · · 6g1·1d.1una grano/ d<> 1 darè i risultali che orma .i la cosci·enza d1· sentirsi ,nazi~ne fanno sperare e desiderare n . . . . , . Nell'articolo: Del puntamento della fanter1a in battaglia, _I ~ILim~ periodo suona così: « In ~eco nel o lu?go. speriamo .che ~o~'.DI a~sa~ più competenti di noi studino e trovrno 11 ~odo di_ sost1tu11 ~. ali at tuale sistema di puntamento per la fanlf\l'ltt un sistema p1_u sem- ì plicc e più consono con la natura del suo fuoco in com.battnnento. Queste parole servono pure a dissipare qual.unqu? malinteso; no~ intendiamo propugnare l'abolizion e della ~cuoia ~1 pu~tam:nto e _d1. ) . tiro; tutt'allro I Le nostre parole suonano. modifi.cm e pe1 gradi e -con discernimento e non distruggere» . . . Una noLa mi avverte che questo secondo articolo è anteriore d1 dne mesi almeno alla pubblicazione della nuova Ist?"uzione sul tiro per la fanteria; non credo però che tale pubblicazio_ne esclud~ le -conclusioni che di quell'articolo ne tira l'autore, anz~ m.entre I autore svolge il suo assioma fondam entale - la (a11,teria in combat- ~ -timento non ptmta - e scrive « È cosa a t1itti 1~ota e da un pezzo che il tiro della fmiteria in battaglia riesce quasi sem pre alto » la ,nuova Istruzione sul tir•>non contiene alcun che valevole a menomare le opinioni di quell'autore sulla futura efficacia della fuci leria, . anzi colla prescrizione attuale di puntare non al P~~de ma al centro ~ -del bersaglio, il tiro della fanteria r iuscirà tanlo pm alto, se è vero · ·che il soldato non si cura dell'alzo . · :Son è affatto nell'indole di questo mio studio lo svolgimento della tesi controversa sul tiro, e non ne avrei fatto cenno, se in queH'ar~"\. ticolo non avessi trovato scritto quanto appre,so: « Qu.alora ?erò s'. \ prova~se che malorado tullo questo martellamen to d1 teorie e di \ esercizi l'abilitàdJJa fanteria nel fuoco di combattimento non ritrae J ,vantao-uio cli sorta' qualora cioè si provasse che la fanteria in •com~0 battimento non punta secondo le regole indicale,. ma punta '? un modo affatto diverso ed indipendente dalle medesime: all?ra ~1 sa- / 'rebbe permesso di desiderare che ~na parte .del Le~~o 1mp_1egato inutilmente in 0ouarnioione a compiere quegli eserc1z1 fosse mvece 0
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- impiegato con vero vantaggio in cose di evidente' uti lità guerresca, dando maggio r sviluppo alla ginnastica, alle marce, alle esercilal zion i tattiche )). ' Si traua di sminuire ìl Vempo per un'istruzione che io per C(lntro penso abbisogni di un tempo mo lto, ma molto più luogo dell'attuale. Per altri adunque il tiro a segno non è un'istruzione di e:vidoote utilità gue1Tesca: per me invece è la più importante di tv,tte qMelte che 1'Ìgua?'dano la fanteria. 1 '1 ale patente contraddizione mi fa sofl'ermare brevemente per ch iarire il mio concetto, senza però gettarmi in una minuta polem ica. L)utore dell'ora dett.o arti.::olo « nega nel modo più reciso che il soldato prenda la mira, o possa prenderla nel modo insegnatogli nel tempo di pace e che l'arma resti immob ile durante lo scatto >} e suppone, ma non concede, che il soldato stimi bene /a distanza, e accomodi l'alzo per quella di stanza. Ricava le prove della sua as/ serzione: (< 11° dal per cento med io delle perdi te in campagna; 2° dal modo con cu i si distribuiscono i colpi di fucileria sul campo di battaglia; 3° dalla fisiologia ; 4° da altri falli noti ». Con uno studio esatto eél accuratissimo viene a provare che di 333 colpi sparoti, la bellezza di 332 non colpiscono il bersaglio in campagna, e ne deduce, anzi insinua, la premessa « che il t.iro della fanteria in battaglia segue forse una legge igno La, ma certamente non connessa a quella del pu ntamento ordinario ». Io accetto le sue cifre, ma so no ' ben lontano dall'acceuare la sua conclusione; quan do su 333 colpi se ne imbercia uno solo, mi limito a dire: la fante,·ia tira,male. Così non posso accettare la sua di chiarazione che hi. fanteria « p1mta quasi sempre ad un modo, con un angolo di proiezione medio su per giù costante, qualunque sia la distanza di tir:o, la positurn di sparo, la specie del bersaglio: ango lo dipendente da circostanze spe· eia/i di stanche1.za e di sovl'aeccitazione individuale, di peso e di sistema di costruzione del fucile, ma indipendentemente affatto dalle regole di puntamento ordinario\), Toccando all'epoca napoleonica, 1 alla guerra di Crimea ed a quelle più recenti, l'autore, asulTragare che la fanteria punta con un angolo di proiez ione medio su per giù costante, ricava alcuni esempi dai quali appare che truppe non mi( rale ad una media distanza di I iSOO metri dal tiratore, venn ero cc/-
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ed altre vicinissime, anche scoperte, rimasero incolumi._ Ma
p, e,L'ari,aomento a sosteono di un angolo d·i proie.3ione meclw, è ~ues o . . . ••
tutt'altro che forte. Entro un angolo d1 mira di 70 e mezzo c11 ca abbiamo una zona balLuta compresa fra la bocca del.la canna e 4 metri in avanti; un angolo di 7 gradi è pure ben picco.lo ~er.che ~~ tutta la sua estensione non spazino le oscillazioni vert,cali d, fucili tenu L•11·n mano da soldati che non si accorgono di mettere . due,f tre, ·1 -0ieci , venLidue cartucce - come afferma l'autore - lll ~~ ne'.~......... senza colpo sparare; da soldati la cui pupilla « splend~ d1 :nso!1to fuoco, 0 diventa vitrea; il globo dell'occlti o schizza fuon dall orbita'. 0 vi si rintana rimpicciolito; la facc ia s'accende per esub~ran~a .d1 sanane e le vene diventono turgide; o un pallore cadaven co ~1 diffonde s~l viso; i palpiti del cuore aumentano di rapidità e. d',nte~sità· o le sue vibrazioni diminuiscono; la voce tuona, stride o d1Yen1ta rauca, fioca ...... tutto il c.orpo è preso da tremore, in ~10d_o speciale le gambe e le mani; il raziocinio, la coscienza degli a1.t1, la memoria restano profondamente scosse, e qualche volta para)'.zzate; in ,alcuni casi particolari si d,_·izzano '. capelli sul capo, o s in canutisce d'un col.po; in altri si sviene o s~ mu.ore >) • • \ Con soldati in tali condizioni, colla e~1le_ss.1 a .e col _b~llo d1 San \ Yito addosso, io ben comprendo che i p'.·01e~L1 si d1sse~1~ 1~.~ ~u t~itt~ J il cn mpo cli battaolia· ma non so concepire I angolo d·i p1 oie"'I/.Ont, co ' ' .stante che portia la mo,te a 1500 metri , od a qualunque aI Lra d'1stanza1,non voluta, su di un bersaglio non n~·rat.o; inquantochè tale 1 anirolo colla sua appross imati va costanza m1 ehde appunto tutte le 1 cai;se di sovraeccitazione, il che n~n è e non _volevasi.·di1_11ostr~re; fi -Oppure le accom una tutte in una, 11 che non e _del pa~ di~o~t•.~1~1/ ,da nessun fisioloao . Non basta costrurre un tnangolo 1 cui .' ·e1t1c1 s ~ n i r i n o . ed il pun.to d'appoggio del ca.lc10 al i,~ spalla, il quale 1riangolo abbia un lato verso il_ ne~1ic~, es, trascur~ ,la lacca del traguardo, per avere un angolo d1 pro 1ez,.o~e cost~n~e. conviene ancora che questi trian goli pressoché uguali sian~ similmente disposti, e per esempio, che l 'an go lo formato dal fu ci le ~oli~ ·. visuale sia sii per giiì eguale in tutti non solo, ma ancora coi lati paralleli e le aperture volte dalla stessa parte.' ~I ~ all?~a ~n che co~ -Ottimi tiratori che facciano il 100 per 100 d1 L11·1 ut1h l angolo d, proiezione è costante, s~lo che io questo caso la visuale passa
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POSTULATI DISCUTIDILI
anche per la tacca dall'alzo, ed in quello no, ma l'alzo non c'entraper nulla nella costanza dell'angolo di proiezion e. Cosi essendo, mi /, domando perchè mai la fisiolog'ia e gli alt1·i fatti noti turbino solamente l'angolo di proiezione quando la visuale passa anche per l'alzo, sì da sbagliare il bersaglio in modo fortis simo, e non turbino l'an1 golo di proiezione quando il tiratore trascura l'alzo, e gli permellino, di colpire su per giù sempre a 1500 passi 1 Io credo fermamente agli esempi citali: ma se ad altri piace lrarré ( una regola e stabilire un angolo di proiezione che chiamerei spontaeno, io, vedendo che sparando su nemici a 400 metri, se ne ammazzano di quelli a "200, dico sempl icemente: la fante·ria tfra / male.· Anche dal \e autorevoli citazioni contenute in quel pregiato articolo si rileva ch e i proiettil i si dissem inano su tolto il campo, di Liro. Ora nella ipotesi che a 300 metri vi sia una linea di fuoco ne· mico, e che dietro quella a 2000 metri si trovi una brigata in marcia o ferma e tullo il rimanente del campo sia vuoto, con un fucile come il Yetterli , se noi apriamo il fuo co senza curar l'alzo e con soldati n;:;n agguerriti, quella briga ta e~sendo nel campo di tiro, sarà colpita dal nostro fllOCO così sperperato anche più di colo,ro, che ·a 300 metri da noi saranno bene appostati nella loro posizione. Se sconvolgendo una biblioteca di campagne di guerra rinvenissi altri falli uguali, e sarebbero ugual i se fra i 300 ed i 2000 metri non vi fossero nemici, potrei anch'io dedurre clie l'angolo di proiezione su per giù costante è que!lo che mi dà una gittata di 2000 metri. Succederà sempre così: dato un vasto disseminamento di proiettili, e date delle regole tattiche e logistiche che mi dispongano le prime, e le seconde, e le terze linee, le riserve e le grandi un ità strategiche così e così , a distanze press'a poco fisse, a formazioni determinale, e dato ancora che le truppe più ammassate presenlano maggior bersaglio, hanno min'or facilità di coprirsi e sono generalmente in moto, ne avverrà sempre che potremo racimolare senza fatica degli angoli di proiezione che, quasi fossero di gomma elastica, si adatteranno ·a mostrarsi costanti oggi per colpire il nemico su per giù a 4000 metri, domani a "500, poi a 2000 senza aver l'alzo a quella distanza, senza aver mirato a quel nemico, senìa colpire l'avversario il più vicino a no i. 1
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Non altrimenti avverrebbe se una fanteria sparasse contr.o un nemico distante, per esempi o, ·I600 ~etri non vedendo altri ne· miei appiaLtati in un campo di ~egala a 300 metri so~i_innanzi a sè; costoro trovandosi nel campo di tiro verrebbero colp1t1 da una parte dei proiettili disseminati da genle che non gradna l'alzo o che.spara male. Ma questo fatto ed altri simili non possono dare fondamento a me per dedurne che la fanteria 8para basso, nè per c~str_u~re u~ · angolo di proiezion e su per giù costante -che porta i pro1ett1lt a soli 300 metri. Condivido coll'autore dell'articok Del puntamento della fante?'ia in battagl·ia Ja sua opinione sulla meschi nissima effic~lci.a del tiro della fanteria, causato appunto da tulle le sfavorevoli circostanze che va man mano esponendo, e che per me sono nella maggio.r parte estrinsecate in queste ottime righ~ che riporto: « Ecco 11 nostro soldato di fanteria: l'or,chio _è Lorb1~0, e non ~vede_c~e~ ~- ~: cosa sola, il nemico che ingrandisce rapidamente: le ma111 sono I prese da un leggier tremito nervoso, indipendenLe affatto dal suo. valor personale. Jn Lale stato come potra. dirigere la visuale di un o~gano già alterato per tre punti oscillanti, come riuscirà a puntare il fucile sopra un affusto di muscoli palpitanti?)> . Nè voc.>]io con lrastr.i·e, nè sarei da tanto, le ci tate teorie cli Tellenbach sul~immobililcì della sf'e?'a d'azione dei proietti cli fucileria i?i battaglia, e del Wolozkoi sull'angolo medio di tiro della fanteria in com.battimento; ma lutto questo è il risultato di molteplici osservazioni ~he assodano un fatto scn~~ga:lo ~-~i~~ a C~.1-_ - -- · priccio, come si_~futttan.o i~verfil_ad una strofa IO nme obbhg~te. -- Quando cerchiamo la conferma di una recisa asserzione, credrnmo che trovandola in Italia, in Francia, in Russia, in Turchia od in America essa si rafforzi d:t questa internazionalitil di sostegni; ma ci dimentichiamo facilmente che dentro e fuori cl' Europa si ebbero prima fucili simili car icantisi dalla bocca, si hanno ora fucili simili a retrocarica e si ebbero e si hanno teorie di Liro, scuole di puntamento, ecc. , non solo simili , ma sirni lissime, ma id entiche; ci di: mentichiamo che il soldato di fanteria, di qualunque esercito, è mi uomo, e come tale assomiglia a tL1tti gli altri soldati di fanteria, e gli sono applicabili tutti gli studi fisiologici di Claudio Bernard , Vir-
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chow, Darwin· e di cento altri. Quando conclud1amo: l.a /'ante·ria tira male, non parliamo meno della tedesca, che della russa, che della nostra. Sono ottimi i fucili, ottimi gli studi balistic.i, oJtimi j i·isultati di esperimento nei poligoni di tiro, mettiamo ancora ot~iw.o il contenuto dej regolamenti che insegnano le regole di puntamento: ma in tu~.ta Em.·opa e fuori, v'. è una c,osa che ritengo nè oLLima, nè buona, ne ,mediocre, ma pessima senz al tro, e questa si è la scuola pratica di tiro al bersaglio. ·
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non posso rasseg~armi_ a quel fatali smo orientale che mi .dic.e: « fa pure a tua posta, 11 fucile delle tue fanterie colpirà fatalmente a ,1200, a HS00 metri: impara pure alla migliore scuola di i)UJ.ltamento, Tl;nui muscol i, il tuo sguardo, il tuo tutto farà inclinare la /. ·linea di tiro a 4 gradi sull'orizzonte». :E per quanto allettamento io _.possa ay~·e dall~'!iol}.e,di-~ legge arcana di tiro, mi attel) "O -.,..-<"'""L~ emen te a quelle pratic h ~oìiéfo' migliont~o .quegli individui che non sanno fare a dovere una data .cosa. Un o~timo spadacci~o di _sai~ - pur~hè non gli si incanutiscano 1 capelli, o non cada m deliquio - sara sempre una forte lç1.ma sql terreno; un ottimo cavallerizzo di maneggio - nel quale si capitombola sulla segatura - riuscirà ottimo ancora là dove rjesce pratico il molto: uomo a cavallo sepoltura aperta. / · In uno spaventoso naufra.gio in alto mare, se la sal:vezza consiste solo nel sa.per nuotare, non si salveranno che i ,buoni nuot.atori, e coll'aumentare delle difGcol~, solamente gli ottimi, soltanto il più / eccellente: solo quelli che negli stabili menti bslneari, nelle scuole / di nuoto riuscirono buoni, ottimi, eccellenti, e cosi via via per tutto il rimanente . · .Ma se uno spadaccino s·i lascia infilzare come una rana alle prime messe: se un cavaliere va sul lastrico alla più semplice groppata, o perile le staffe nel cambiar andatura: se i naufraghi presso la sponda :vauno tutti al fondo col1)e tante pietre, allora dico che oltre le influenze fisiologiche vi entrarono in gran parte quelle di una scuola pessi1~a o _,per ins~~fficienza di pratica, o per errori d,i metodo, o 1~er altro, inutile qui a cercare. · R~sa:lendo alle cause di quelle catastrofi, altro che fisiologia I troverei che non sapevano tener la spada in mano, che non capivano
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il tempo, che non avevano occhio, o non avevano polso, o non malizia; capirei che oon sapevai10 distinguere il morso dal filetto, che non stavano ben seduti in sella, che infine conoscevano poco e male 4e teorie del cavalcare, e poco e mnle la pratica di condurre un ca-vallo; capirei infine che avevano imparalo a nuota.re stando bocconi -su di una panca. . Ciò essendo, senza troppo annaspare nel fatalismo, nell'arcano e nelle teorie di Tellenbach, quando vedo che in guerra su 333 colpi se ne sbagliano 332, .dico: la fantetia tira male; per vedere poi se .questo resultat.o negativo lo debbo attribuire tutto alla fisiologia e ,per dirla più famigliarmeµte alla tremarella indipendente dal valor personale, vado a vedere quanto vale la fanteria nel t.il'o là ove la J fisiologia rrnn ci ha che fare. E che cosa trovo? Trovo dei risultati .pessimi.. . Naturalmente l'ottimo ed il pessimo so-co sempre relativi: in terra di ciechi beato dii ha un occhio solo . Data una scuola pratica di tiro, -dalle medie che si fanno, ne risulta da essa dei criteri per classifi.,.. ,care un tirat.0re in ottimo, buono, mediocre, cattivo: la comunanza ,di una scuola uguale in tulti gli esercit( di una eguaglianza di oriteri e di risultati, sui quali Tellenbach e Wolozkoi fissano, e giustamente, le loro teorie. Ma se cambiando criteri, cambiasse la sc'uola !I)ratica; cambierebbero i risultati e le teorie sulla sfera d'azione dei .pr0ieLtili, e sull'angolo medio di tiro, subirebbero delle metamorfosi meravigliose. Nessuno neO'a che la scuola di t.iro a segno non si.a l'unica prati.<eamente adatt; per imparare a colpire il nemico con un proiettile, e E.essuno nega che non sia fi forza di ben intesi esercizi pratici che -si impara a gfoocare alla palla, al bigliardo, che si impara a schiermire, a nu0tan~, a danzare, a cammi11are, ti cacciare, e via via, ammesso ben si capisce che l'allievo non abbia imperfezioni fisiche che facciano precisamente ostacolo a quel cerlo insegnamen to. Ora, un ·soldato di fanteria, pel solo fotto di essere nelle righe , ha i mezzi ifìsici per riuscif e un buon tiratore; so bene che vi sono soldaLi _di ·vista corta, ed altri cui trema anche in tempo di pace il polso e I.e gambe, ma se facciamo un largo computo-di essi, anzi esagerato, diremo cbe cinque soli su cento sono impossibilitati a sparar bene ..
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'// Ma la massa della fanteria, la grande massa, deve riuscire in pace· a sparare ottimamente. Non mi faccio illusioni sul pratico risultalo/ / in guerra _di ottimi tiratori _in pace, e lascio larga parte, larghissima \ a tntte le mfluenze deleterie; senonchè ammesso che un fantaccino · I debba puntare sopra wn affusto di rnuscoli palpitanti, io nego asi solutamente che iina massa di ottimi tiratori tenga ape1·to l'occhio/ siwistro e si dimentichi di far passare la visuale per la tacca del' l'alzo. .J I Quando dico ottimo timtore più che un tiratore che faccia molti p_unLi_al bersaglio, mi intendo quello che fa molti bersagli; epperò r1pud10 la classificazione in base ai punti, come quella che lascia largo campo alla sorte di poter primeggiare sugli altri; per ottimo tirato1·emi intendo quello sul cui volto leggo una mortificazione ad ogni volta che ~buglia la mira,che spreca unaeartuccia: quello che caricn: autp~aticament.e; che si atteggia per lo sparo come si atteggia per compiere un atto che richiede la massima cura, la più scrupolosa attenzione; che mette il massimo interesse a vedere dove ha colpito - che nel colpo successivo mostra di aver fatto tesoro del risultato del colpo precedente - che, non soddisfatto della sua correzione al puntamento, si allarma, si impensier'isce e scruta ed esamina e confronta nei colpi successivi per trovare la causa delle deviazion,i dei suoi colpi, i difetti della sua arma - che apprezza la sua arma coi ·suoi difetti e sa servirsene come di un'arma cli precisione, com-,. p.ensando col suo sapere le imperfezioni del suo fucile - che non vuol _sp~rare con un fucile cli un altro - che Cl,ra, carezza, palpeggia il suo WeLterly, come fa l'arabo col suo cavallo a lui fido compagno in pace ed in guerra, nel deserto é fra le schiere nemiche; chiamo ottimo timtore quello che atna il tiro a seono che ne parla· è'J ' (. ' che sul tiro si rallegra meglio che a qualunque festa campestre, che ha più ambizione di aver il suo fucile pulito che di far mostra di una catenella d'argento all'orologio; ottimo tiratore infine quello che è ben convinto che il paese lo veste, lo istruisce e lo mantiene per lo scopo supremo di avere un soldato che in battaglia spari efficacemente il suo fucile: che è ben convinto cli fronte ad un bersaolio che il dirigere bene la mira è meno che niente, se la mira non~ mantenuta du1·ante lo scatto, e che lo scatto è meno che niente se t' occhio destro non si mantiene aperto anche nell'istante dello scatio· 1 /
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che ì> ben convinto di fronte al nemico che, quando si spara, il nemico convien vederlo non sol.amen te attra·verso al mirino ma ancorll' attrave;rso al traguardo. Einutile che io dica di non pretendere da una ottima fanteria net tiro un risultato uguale a quello che darà un si ngolo ottimo tirat01·e; la classificazione cli una massà di individui avrà parità di me· rito con quella molto superiore di un tiratore isolato, ma sarà tu tlavia. incomparabilmente superiore a quella di una massa di soldati, ciascuno dei quali sia allievo delle odierne scuole di tiro, insufficianti• troppo a qualunque pratico risultato. Nel rapporto di 332 palle andate a vuoto su 333 Ia.nciate, più che le influenze negative fisiologiché, io leggo la più. esplicita e severa. condanna dell'insegnamento odierno in Europa.
,,. ** La nuova i·struzione sul tiro per la fanteria - che non prendo ad esame per non uscire dal tema di questo scritto - pare si sia purtroppo rassegnata alla fatali lit dell'angolo medio di ti-ro, e disperandodi avere in pace ottimi tiratori che di ottimi abbiano le qualità reali, . e non ammettendo al tiro a segno più importanza di quanto siasi• sempre usato da. noi e da allri, nella classificazione dei tiratori fra le 3 classi di tiro, ed in quella dei tiratori scelti, non si basa più sui, . punti riportati da ciascun tiratore, sibbene sul valore pratico della massa, accontentandosi direi del prezzo di mercato, di quello che dà, il paese. Io ragione dei punti ottenuti si stibi lisce fra tiratori un ordine progressivo cominciando da chi féce più punti, terminando a chi ne fece meno; si divide la lista in 3 parti eguali ed ecco la 11\ la 2" e la 3a classe di tiro. Nella precedente Istruzione provvisoria::. sul tiro invece la 114 cla,,se doveva aver fatto almeno 1140 punti, iJOO almeno la2•, ed i rimanenlj alla38; ed i tiratori scelti punti "70. Non si accettava cioè il compromesso di premiare un tiratore non già pel suo valore pratico.assoluto, ma pel valnre relativo che viene ad_ avere dal fatto che gli altri lirano peggio di lui. Noi c;oè avremo tiratori scelti, e tiratori della ·I O classe che non sapremo come tirano rispetto al grado di massima abilità possibile, ma solo .sapremo che · nella massa ve ne sono molti che tirano meno bene di loro: e con--
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l'OSTU f,ATI DISCUTI BILI
· seguenternente u·n nostro tiratore scelto ,p0 Lrà avere una abili Là mediocre rispetto a quella a cui potrebbe arrivnre con alt ri metodi di scuola. / Il tiro a segno nella posizione in piedi a braccio sciolto è quello, ·, come il più di/'fìcile, cb e deve dare la misura del valore pratico di uo tiratore; qua lunque altra posizione con sostegni o con appoggi compresa quella n terra senza appoggi, per la quale il corpo coricalo è assai più fermo, ed il fucile trova appoggio ai du e gomiti clae sul suolo stanno immobili a gu isa di cavalletto - è sempre più elemen1 tare e più faci le. Questo è matematicamente indubbio. Ciò essendo, quando un soldato sarà oLLirno tiratore in piedi a braccio sciolto, .l riuscirà ottimo sempre nello sparare in altre posizion i, purchò sia . sla Lo addest raLo a· bene adattarsi ad esse, a ben servirsi dei vari o:;Lacol i del ter reno che gl i permettono altri punti di appoggio al suo fu cile ollre quelli della sua persona. Si badi ch e non dico che sia stato • addestrato a spa1·are in qiiclle posiziòni speciali; per esse lo sparo -effettivo Io trovo niente più di una superfluità; il pnn lamenlo deve riuscire migli ore, lo scatto dell'arma migliore, l'effello non può essere che mi gliore. Ho senti to molli e molti tiratori fra soldati dire · « Liro rme'l,{lio a braccio sciollo senza appoggio, che coll'appoggio, . chf\ seduto , che a terra »; e non solo dirlo, ma dimostrarlo coi loro -· risultati; ma erano tiratori per·ridere, che del fuci le conoscevano la nomenclatura delle sue parli, non l'arte di spararlo; ed i loro puniti potevano trarre in inganno chi non avesse guardalo che a quelli e non al loro modo di sparare. È solo in piedi a braccio sciolto che il fucile si trova appun to su di un affusto di rnuscolipalpitanti: in guen a però questa posizi one <ili :tiro è la meno usata oramai, e nell e posizioni di riparo, di a terra, di in ginocchio, l'affusto palpiterà. assai meno ed il Liro riuscirà < migliore. Per l'insegnaimento pratico adotterei s0lamente la .posizione in :piedi a bracc'io sciolto, abolendo tuLle le altre, poiche quell a include tutte le rimanenti parlandole alla perfezione. La nuova teoria aboli sce la posizione di sediito, e fece ottimamente; in Lntlo il globo ter •racqueo non esiste un tal e ostacolo del terreno che ii1clichi , che suggerisca, che -esiga. di sedersi per star coperLi e per sparare : studiale , tulle le ipotesi, costruitevi a bella posta un terreno per farvi sedere
i vostri LiraL011i e poi dite se quel tiro è p11aticamente possibile. Così pure si fece bene acl aboli re dal tiro ordinario le ~istanze di 5?0 e di 600 metri non avendo indiv idual mente nes~nn r1su\Lato pratico per inseonare a ben sparat·e, facendo quelle distanze part,e dei tiri di combaU.imento pei quali stanno altri criteri; sarebbe stato anche meo\io che si fosse abolita 'i.:t distanza dei mo metri e tutte quell e a 200 metri tranne la prima lei::ione del Liro orcfinario . Ammesso e volenlieri lo ammelto, per buono il bersaglio di scuola roo la o 1 , 25' ; lto 11' 80 , con due circonferenze concentri che del diametro di 0,40 , e di 0,80 ed un centro mobile di -IO centimetri , abo lirei ooni altro, come infatti altri non ve ne sono pel tiro ordinario . 0 Avuto poi ri oouardo alla bontà del nostro fucile, circa all e sue qua. li Là balistiche, e ad una buona e praLica distanza di combau,menlo , . stabilirei una sola distanza per lnt.te le lezioni. quella dei 300 metri. . I buoni risultati di tiro a questa distanza ne includono di migliori a quella dei 200 e rne ne garantiscono del buono risultato di J~elli / a distauze maggiori. Con un bersaglio solo, con una sola pos 1z~~n e - delle allre più delicata e difficile - con una distanza sola, si introduce nella scuola di tiro una si.abilità, una uniformità che va tutta a favore e del pratico nclatlam ento di nn locale ad hoc, e dello studio imlividunle del tiratore ci rca ai diletti suoi ed a quelli de\l a sua arma, ed al modo di ripararvi . Abolirei senz'altro lo zaino durante il Liro : lo zaino aumenta le,\ difficoltà del tiratore, ed a chi impara bisogna togliere gli imped! - I.~ tfa,v ' ~ menti per ben imparare. Non darete ad un analfabet a un a_bec~dar10 ~ 1· ~ ~ ·/c.P.d,J<r, con caratteri sbiaditi, nè a chi cominc:a a scriver.e un 1~cb1ostro \ oleoso od una penna guasta; così non so perchè s1 costnngano le spalle ad un soldato, gli si opprima il petto, gli si cambi il ~uo naturale centro di o"r avità e la sua naturale posizione col fa rgli sosle. n~re un pesante zaino nel pretesto che in guerrra tirerà. collo za1~0 . Quando si sa ben leggere e ben scrivere, si leggono·anche le sb1a~ dite pergamene dell'antichità, si scrive anche con un ~ezzetto ~1 \ legno o di carbone; un ottimo tiratore imbercertt sempre il bersaglt o anche con due zaini sulle spalle, noochè uno . , Le nostre condizioni locali di tiro, e credo anche qu elle degli altri, \, sono infeli cissime: il oreto dei fiumi, i lidi del mare, le profonde· gole dei monti, costit; iscono i nostri poligon i di tiro: non unilit di 1
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- SUL TIRO DELLA FANTER.IA
POS'l'ULATI DISCU'l'ID ILI
terreno, non livelli, non vicina_nza colle guarnigioni, non ripari di ·sole, di vento, di pioggia, non garanzie di sicurezza non raccoo-r1•. menlo, tempo, calma, riposo, per la più delicata .e la più efficace delle istruzioni. Una sola distanza di tiro rende possibile la costru~.zione di un'ampia e solida tettoia che non lasci interrompere il Liro nè per un furioso vento che piega tirato,:e e fucile, nè per un acquazzone che faccia scappar la gente, nè per un sole cocentissimo -che intontisce chi Lira e minaccia delle encefaliti agli ufficiali che debbono star seduti le tre e le quattro ore a tavolino a sèrivere· sole che coi suoi raggi fa brillare il mirino e col con traslo della facci; in luce con quella in ombra lo sposta, abbarbaglia la vista che neppure è ben si cura della sua vi$uale passante pel trao-uardo. Fra r•li . altri meriti poi, la posizione a braccio sciolto è la pi; economica ;el tempo che per essa ciascun tiratore impiega nella. esecuzione dei -suoi spari. Quando una truppa giunge sul luogo del tiro dopo due, · quattro, otto eh ilometri di marcia al sole, fra la po! vere e collo zaino, .. quella trnppa è nelle peggiori condizioni per imparare: si liisci lo zain? i~ qua_,ti~re, ed almeno mezz'ora effettiva di riposo prima di -·comm~1are ti Liro. Si dice« in guerra si dovrà sparare essendo f1 ·stanc?,, trafelati.' collo zaino,_ col sole, col vento, colla pioggia, per ·; · monti _e ?er vali, e fra boschi e su frane e pei burroni, quindi in ' pace c1 s, deve avvezzare». · I . So5te?~o il contrario: se un tiratore nelle migliori condizioni di / tiro, av,ra 1m~arato a ~olpir~ co~ 90 palle su mo lanciale, in guerra , -coll afftisto di miiscolipalpitanti e con tulle le altre cause necrative / , · ~bbasse_ri'. la_ sua media per es . fino al 5 per °lo; ma se lo m~Hete Hn cond 1z1 on1 deplorevoli durante l'insegnamento, avrete 1fa per °lo \ come appunto altri vi dimostrò brillantemente. . Circa poi allo scatto d~ll'arma il solo giudice sul momento f'ugace \ '\ • - della sua opportmiità è ·il solo tiratore. Oneste premesse erano necessarie per spiegare le mie conclusioni: . _Dn soldato impara a tirare quando è riposato, tranquillo, · in P1edi a braccio sciolto, riparalo dal sole, dal vento dalla pio o-o-i<a ' ù~ ' n.on molestato dal fumo, quando tira ad una distanza sola contro un -bersaglio costante di dimensioni, di forme, di colorito. Non escludo però che non possa imparare parimenti bene nelle altre posizioni "contenute nella nuova teoria. Escludo b"ensì che impari nei tiri a c:J
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,salve, nei tiri accelerati e colla baionetta inastata. Ciò essendo, tutto il tiro di combattimento lo considero come com,pletamente sprecato per ottenere buoni tiratori , inquantocb.è nel tiro a salve chi !'Catta l'arma non è chi spara rna chi com.anda, il quale non dirigendo lui le visuali del Liro non sa quando si presen ti il momento opportuno per ben sparare, e nel tiro a volontà, non essendo segnati i colpi, il ,tiratore non sa se ha colpito o se .ha sbaglialo la mira. Sempre secondo me, in quali lezioni della nuova teoria il soldato può effettivamente imparare~ Ammessa per un momento la distanza ,dei 400 metri, il soldato impara nelle due lezioni del tiro prepara,torio ed in otto delle dieci lezioni di tiro ordinario. Escludo nei tiri speciali le due lezioni di bersagli scomparenti, per lo stesso motivo che escludo il tiro accelerato il quale limita il libero arbitrio del tiratore; ed ammetto la lezione del bersaglio scorrevole a solo titolo di concessione. Sono in tutlo 11_,l lezioni di Liro utile per imparar~ a sparare. Anche non tenendo conto delle su citate .condizioni negative nelle quali si trovà il soldato, condizioni di grave danno all'insegnamento, e non tenendo conto che il soldato obbligato a sparare cinque cartucce di segui to si disturba, si altera, non -ha tempo di con;iderare volta per volta i suoi risultati e di ragionarvi -sopra - il che non avverrebbe con sq.uadre di 5 tiratori che alternatamente facessero un colpo ciascuno - abbiamo dunque 55 cartucce sparate da un soldato in un anno; 11 O cartucce sparate da coloro che hanno le ferme di due anni; 1165 cartucce sparate in tre anni; ,ed una trentina di cartucce sparate da talune classi di 9a categoria! Altro che angolo di proiezione, che irnmobilità della sfera d'a 1 :ione dei JJroiettil~ di fucil~ria in battagli.al!. È bazza se .con tale msegnamen to pratico non s1 perde anche I ultima delle 333 palle -lanciate! Centodieci o centosessantacinque cartucce diluite in d.ue •) tre anni di ferma e digerite colla fretta, collo zaino, col sole, col Yento, e colla stanchezza, non portano nessun· vantaggio all'organismo , ed il tiratore· è sempre mille miglia lontano dal mirar bene,g .dallo scattar a tempo, dal conoscere il suo fucile coi difetti che fors_e lo accompagnano, dal conoscere sè stesso coi difetti che lo accoro pagnano certamente. • , Il tiro cli combattimento, lo dice la teoria recente, ha per iscopo -0.i abilit~re i caporali e soldati nel tiro collettivo e di esercitare gli 1
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.POSTULATI DISCUTIBILI
ufficiali e sottufficiali nell a direzione del fuo co; esso dunque non, entra per nulla affatto nel formare un buon tiratore, e le 9 lezioni, annuali stabilite bastano ad ottenere lo scopo voluto. La nostra mentenon deve dunque traviarsi pensando che le eterne istruzioni che si fanno al soldato sulla scuola di purHamento ed il tiro speciale e quello, di combattimento concorrono per qualche co:;a all'insegnamento del tiro a segno. La nostra scuola di puntamento è eccellente senonché dovrebbe esaurirsi in 115 giorni e poi non parlarne ma:i più per tutta la durata della ferma; oltre di ciò lo scatto dell'arma dovrebbe farsi con cartucce da salve, e consumarne molte: si eviterebbe di veder, soldati che coll'arme vuota tengono aperto rocchio destro , tirano, gradatamente il gri lletto e non si scompongono affallo dalla loro buona posizione: e quando sanno che succederà lo sparo, scattano il grilletto éon uno strappo, chiudono gli occhi e fanno un movimento del capo come se sternutassero. Ho frequentato molti tiri a segno e più che sparare ho postp atl tenzione alla condotta dei buoni, dei veri tiratori; ho notato la loro, \ ·calma, la cura delle loro armi, la delicatezza costante dei loro movimenti di carica, la $pontanea loro posizione di sparo, lo scatto, delle loro armi; ho veduto come provavano le loro armi, e per la sola prova quante cartucce sparavano, come correggevano i difetti del loro tiro, come tenevano dietro si può dirè collo sguardo al loro proiettile lanciato per modo che sapevano .;egnare i loro punti prima che dal fo sso uscisse la banderuola a farne cenno. Ho veduto che cosa sia la gai·a vera fra tiratori, la passione del tiro; ho constatato di; quanti r\guardi venga circondato un buon campo di tiro fatto peruso di scuola. Così ho potuto farmi un ideale, oso dichiararlo, abbastanza solido del come sia fauo un buon tiratore, e nel contempo mi sono anche convinto di quanto manchi alle scuole militari cJ.fi tiro d1i tutti gli eserciti per produrre allievi degni almeno d1'impugnare ttn'arma a fuoco in difesa della Patria. Buon per noi ed anche per gli altri che nello sparare sui. campi, di battaglia si sia accerLalo l'angolo medio di tfro, quello involon ... tario, quello fatare; altrimenti di due fanterie, l'una ,educata: al tiro: come oggi si usa; e l'altra educata ad una scuola di LÌ'L'o inspirata al solo pensiero che in battaglia non basta che un fantaccino paghi di presenza, ma occorre almeno che sappia mettere wn solo avve1·sa1·io
SU L TIRO D,E LLA FANTERI A
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fuori di combattimento in tutta la giornata - della prima avver- ]~ rebbe che coi propri morti e feriti, segnerebbe molto den:,;amente la sfera d'azion~ efficace della fucileria, la·quale ~on sar.ebbe rima~ta immobile, ma avrebbe accompagn:ito ovunque il mobile bersaglw. Non é qui bisogno di fissar cifre, è qnistione di cri teri di Liro anziché di numeri, ma le lezioni di tiro ordinario dovrepbero press'a poco da dieci portarsi a 50, e per ogni lezione portare le cartucce da cinque a quindici; sarebbe un portare il tiro ordinario ad una estensione a quindici volte maggiore dell'attuale: portare nella ferma biennale lo sparo di ogni soldato a 11500 colpi ed a 2250 nelle ferme di 3 anni, con tutti i conforti richiesti da una scuola tanto delicata; colpi sparati a 300 metri a b,-accio sciolto in piedi, contro il solo l:>ersaglio di scuola; più 115., cartucce da sparare titolo di prova a 200m. Non era mio intendimento fare cosi lunga dissertazione, nè mi curo tampoco di chi può obbiettare,sulla maggiore spesa e sul maggior impiego di tempo . Si spenderà in cartucce anche più di una dozzina di milioni all'anno-, ma almeno con questi si potranno giustificare le c_entinaia di milioni che si spendono p~r mant;ner la fan- _ \)L teria; circa al tempo . . . . a saperne trar partito ce né tanto! ._;,/ l La costruzione poi dei poligoni di tiro è fattore primo di economia di tempo; con 16 linee di tiro si economizzerebbe intanto il qnadruplo del tempo ora occorrente a far passare un intiero reggimento sù quattro bersagli soli. Si comprano aree per giardini pubblici , per arene, per circhi equestri, per immense piazze d'armi, per corrervi con cavalli e velocipedi , e si deve vedere l'arena ove si impara a battere il nemico nascosta fra due risvolti in fo ndo al letto di un fium e, in balia alle piene, senza campo di tiro, senza ripari, senza far.ili accessi, a trav erso strade pq,bbliche, a sentieri percorsi continuamente, st.ancando la truppa a far la guardi a, stancando i viandanti abusivamente fermati nei loro affari - quasi che il tiro a segno non fosse di pubblica utilità :nolto più dei pubblici passeggi, molto più del giuoco del pallone! · I primi articoli dell'egregio espositore delle teorie del Volozkoi, per quanto manifestassero 1111a cieca fede alle numeriche conclu3ioni di quelle, e per quanto accennassero a pratiche riforme abbozzate così alla lontana con sottile ragionamento e con fine criterio, pure non mi scossero menomamente nella mia calma serena e quasi codina su tutto quanto ha riferimento al tiro a segno. 6 -
ANNO
XXXI. VOL. lll.
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POS'fULATI DISCUTIIJ J t,{ SUL TIRO DELLA FAll/TERIA
E risaputo che talune proposizi.oni che sarebbero discutibilissime
massima del nostro -fucile,· così comprenderemo tutto un quadrante di elevazione al facile orizzontale, senza occuparci se la distanza massima di gettata abbisogni di un num2ro di gradi molto inferiore .ai 90 . Facciamo simile ipotesi anche per gli angoli di inclinazione, e tanto per non cadere troppo fuori dal probabile ammet~iamo un angolo di 25° cli deviazione massima laterale. Avremo così una zona battuta rappresentata da un sellore circolare che misura 50° con un raggio cli 3 chilometri. Dividiamo questo settore in tanti parti equivalenti ad un metro quadrato ciascuno e facciamo continuare il tiro, ipoteticamente ben inteso, per tanto tempo quanto ne occorre perchè -0gni metro quadrato sia stato colpito almeno una volta. Se il tiro durerà dei secoli, faremo egualmente preslo ad arri- · varne alla fine. Ciò fallo, tanto per averne· i risultati •sott'occhio, tracciamo un grafico di quel settore: fra tanti, un grafico di più non guasta. , I • Non parliamo per ora nè di alzo nè di mirino nè di occhio, ma solo diamo per norma a chi Lira di tenersi pos:ìibilmente coli' asse della canna del foc.ile in quel piano verticale che comprende la bissetrice del settore sopra segnato. In tale :;etlore - sul grafico -: inscriviamo simmetricamente un secondo settore di centro comune e di raggio uguale, e misuri p. e. 48° gradi di ampiezza: poi inscriviamo in questo analogamente un terzo settore di 46° e co_sì via sino ad un settore di 2°. · Giudicando ad occhio e croce qualunque caporale di fanteria saprebbe subito dirci che il numero dei proiettili per metro quadrato sarà indubbiamente maggiore nel più piccolo dei settori e diminuirà in ragione inversa col crescere di questi. Causa unica di questo fenomeno l'aver dato per diretLrice dei tiri la bisettrice comune a tutti quei settori. Se poi venisse chiesto se la densità dei proiettili caduti è maggiore verso il centro o verso la periferia di quel settore di 2°, senza a!cuna notizia informatrice sul!~ posizione p1'ess' a poco data al fuelle nel momento dello sparo, nessuno saprebbe certamente dire; che se per contro qualche cosa si sapesse al riguardo, ovvia sarebbe la risposta. Così se per esempio la posizione di sparo fosse col calcio appoggiato alla spalla destra e la mano sinistra al centro di gravità dell'arma e tenuta all'altezza del cinturino, allora, sicuri di non sba-
nel_la loro es~enza, passano per postulati, per verità assiomatiche !i1i/ u01camente 10 forza della loro forma slanciata, decj.sa, tronca e I sorprenden,te. Tutto quanto tocca l'eccezionale, il fenomenale ci alletta, ci rapisce, ci conquista. Ma v'ha molto di più: l'inclinazione al maraviglioso ci fa spess issima cambiare il risultato di una osservazione, di dieci, di cento osservazioni identiche con una vera ed incontrastabile teoria. Nessuno sfugge, neppure i più saputi, al fascino traditore di certe combinazioni che, pur essendo fortu itissime, si arnmantanò colle parvenze di una regola, non dell'eccez ione. Quando Tell enbach ci avverte di aver ~coperto come la sfera d'a1/.z ione_ d~i pr~iettiti fu:cileria_in battaglia è immobile: quando Vo. ; 1ozko1 ct assicura che la fanteria - volere o non - spara con un an.golo di, el~vazione di_ 4, 0 in media, noi. siamo g_iustificati se restia~o a bocca ape, ta. Infatti questi postulati rovesciano le nostre teone, scuotono dalle fondamenta le nostre credenze. e per giunta ci mortificano spietatamente. Come: noi credevamo alla mobilità della sfera di azione dei proi euili di fucileria mancipia al nostro volere alleata costante ai nostri tattici bisogni: noi cr~devamo che la fata~ !Jità non si sognasse neppure di farci il giuochetto di inclinarci il fucile a modo suo, ed invece abbiamo durato tanto ad occuparci delfalzo e del mirino, combaUendo, veri pigmei , contro forze arcane ,di invincibile potenza! . Queste teorie esotiche che ci colpiscono, non potevano non pro,durre frutti che ci colpissero meno. Anzi le conseguenze che se ne trassero nel recente articolo: Pv,ntamento e tiro della f'ante·ria sotto .l'aspeuo pratico, se veri quei primi assiomi fondamentali, sonoraziona.li, logiche, assennatissime. Non miro dunque a contrastarle ,in altro modo che intaccandone la base che le sostiene. In un punto qualsiasi di un terre~o piano ed orizzontale poniamo un tiratore ed a questo prestiamo vÒlta a volta tutte quante le quaHtà favo1·evoli ed i difetti - naturalmente negativi - che può a"'.ere un tìrn.tore, il che torna precisamente come se in quel punto si_collocasse uno dopo l'altro tutti i soldati di fante1:ia impiegati su -d·1 un campo di battaglia. Ammettiamo tanto un tiratore caval,letto, guanto quello al quale stanno incan utendo i capelli dalla paura -0 trema per delfriiini tremens. Fissiamo a 3 mila metri la gittata ,
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'in esso esposti a puntino; miro al teorema stranie\'o : La fa'ntetiain
DISCUTIB ILI
gliare, dicemo che lçi, sfera d'q,:ào1ie. dei proiettili di fuàleria v,n,. baftagl·ia è immo.bile a circa un m,et;ro e mezzo dai pie(}:i rJ,el tira-· tare, e così tt~o,,eremo un an,golo medio di tiro corrispondent~ a quella zona. Che se il calcio del fucile lo appoggiassjJilo al cinturino, portan,io la rna.n,o siQistra ali' alte;,;za della mammella destra, avrerpo un'altra zona immobile con un altro corrispondente angolo. fa,tale di elevazione dell'arma. Ed ii:i complesso per mille ipotesi differenti noi troviamo che la sfer\l, ~·azione dei proiettili di fucileria , si muove mille volle, pur restando effettivamente immobile per ciascun[!. di esse ipot,esi. Non so se qui i,o mi debba ricordare dell'uovo di Colo111bo etacermi, oppure se io debba dire sil)ceramente di non aver mai dubitato in chiunque possie4a i primi elementi di balistica l'ignoranza che fra quelle mille posizioni differenti dw piiò prl1//i.derr, im fucile rotante attorno al calcio in un piano verticale nmi sia compresa la posizione di punt nostra e di t{itf;i gli eserciti $tranie,,·i. Al lettore il· giudizio. Qui intanto noto come la posizione no.stra di punt trae con sè la sua sfera di :;tzione immobile e l'angolo di elevazione costante corrispondente, come qualsiasi altra possibile posizione. :Mi sembr(l a questo punto ~i sentirmi dire« tu hai sfondati:!, una ~ porta aperta, __non hai ,capita la quistione; la bellez~a della st1.·;rnier1J, scoperta cons1ste nel! aver trovato un angolo medro costante di 4°' \,• rp , , · di eJevazio,ne . dell'arma in Oqio all'alzo, a quel 'alzo che pocraja ee Sll 14 tacche del.l'aletta destra q.ello zoccolo, appunto per rendere variapi le a p,iacimento ql)eJla inclinazione. I ri s,u,Jtati p1:atici (li tanta. SCQJj)erta no,n li comprendi; non vedi, cieco, che si tratt,a di abolire l'alzo, o pe,r lQ meno di inchiodarlo sulla camia? Quando noi diamo { a tutto il sistema arma-u 1>mo, tale una felice disposizione armonie.i · ili che quest'angolo fatalmente predestinat-0 risulti quale a noi occorre ' p~rchè l'immobilità deUa s{e.ra d'(Mione dei pr•oiet#li vada a tro,1 'Varsi là oue tg,tticam§.nte pwrlando risulta, più micidiale nelle mo-· denie ordin,q,rJ,ze di battqglia, il giuochello è fatto, ed· i no,5tri soldati trerniuo o nolil., puntino o non, ci serviranno come se fossero. 1 ottimi tiratori » . 1 Tqtto questo è benissimo esposto nel citato articolo: Puntam,mito: e tiro della f'ant&nia sotto l'aspetto pratico. l\fa non miro ai corollari
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,battaglia non pwnta. · Ritorniamo àl centro dèl nostro settore e rifacciaino l'esperini'ento cli tiro inchiodando l'alto pei :EOO mefri di distan'za, metten'do in·nanzi al tiratore, ad una dista:nza corrisp'onderr(e, ùn bersaglio di ·scuola, raccomandandogli di puntare al centro d'i ésso. Qu·esto di'a'lfrainma sò-ftifo non faccia notevole impedimento ai proiettili. A. vremo urta certa sferà di azione effì-ca·ce di fucil eria. Spostando il òerscrglio di •100 in 1100 metri, e fìssando l'alzo alle rispettive distanze, pe\· ,questi altri H. esperimenti , se i s·oJlda'ti puntassero a'l centro e spa:rassero con quel puntamento, si avrebbero 15 differenti angbli di elevazione e 115 differenti zone di effrcace .tiro per ogni grafico. Chi sostiene che la 1fiassa della fanteria in battaglia non punta', implicitamente dice' che qilei ~ 5 grafici son·o pi'ecisamente uguili fra di loru e per densità di proiettili, e· pe1; zorla maggiorrnèri~e -colpita. ~fa qùal'i sono gli argomenti da r1,pponé a-coloro che si incoccias'-se1Jo, puta c'aso, a soster1ere che quei ·f 5 grafici comprendono •I5 .zon·e effìca·cemente battute, una dnll1'atrra differente, e ciascuna corl'isponderite all"angolo medio d1 inclinazione dato dall'alzo nelle sue varie posizioni? Com·e contrastare a colorò, e sono molti, i quali so'-stengono che fa g1'ande massa della: fanteria adopera l'alzo à seco·ndà dei oisogni't Quali sono le obbiezio·ni da fare a colo'ro che' dicono·: l'alzo non co rrisponde spesso alla distanza: stimata percl1'è il soldatd, ,pure maneggiandolo , non annette -- per ignora'nz'à - il dovuto val'ore a due o tre tacche· di più o di meno; la' mira si prend'e così ·in modo approssimativo percl\è tanto e tanto il soldato pènsa sia la medesima: cosa: lo scatto si fa quando succe'de e succede quandd la resistenza esagerata del meccanismo cede al ma:ggior sforzo musco'lare della mano, lolla nellrt qual1e è un caso ch e Focch'io' ..!..:- il quale dMréb'be segnare il fugace ista'ritè dellO' scatto .!;.i. ir'i en'trl pei' q'ùa'lcfle -cosa? Io credo fermamente ch·e- si possa sostenE!re che' sul' campo di bat;tagl ia il fantaccino moderno - di qualunque esercito - sia turlfafo -dal coùtegno del suo ca1'0 dHensore ed amico, il fncilé, il quale vomi(a, con tanta indifferenza e fumo, e fuoto, e piombo e morte, che.
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POSTULATI DISCUTIBILI
sbuffa, che rincula, che si riscalda a bruciar le mani, che introna, le orecchie, che annebbia l'orizzonte. ~re~o che il soldato rimanga intontito a quell'insolilo baccano dr fuciler.,a, che spari a :a~o ~perando nel caso - pessimo bersaglio - pe1chè nessuno gh_ indica_ uno scopo cu i mirare; che gradu i a, caso percbè nessuno gh suggerisce la distanza, sulla quale egli prende, ~a solo, dell~ cantonate madornali, ignoranza questa scusabilissima, m una matena nella quale, checchè sembri a taluno non ve n'è uno su mille, e in ?~ni grado che sappia, ad occhio, ~ossederla, in un teneno nuovo, m un'atmosfera spesso poco propizia. Ma di ciò, a suo tempo. ·
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Si_ ~itarono alcuni c~mpi di ballaglie moderne e si volle, coi datin_unit1 nella calma delle paci successive, fissare una zona immobil& d, efficacia che si estende, all'ingrosso dagli 800 ai l200 metri. Non, può :enire !in mente a qualcuno di soslcnere che su quelli slessi I campi , a ben cercarle, vi erano •I 5 differenti zone efficacemPnte1; baUuto in corrispondenza alle HS differenti graduazioni dell'alzo? I~hmto i.n una grande zona come quella che si sostiene correre d~gl, 800 a1 4200 metri, abbiamo incluse le zone per l'alzo di 900 d1 11000 e di 11100 metri, senza che ne vadano escluse quella di 80~ e_qu_ell~ di 112?0: Ecco intanto le co1Tispondenti di cinque gradun.z10~1 d1fferent1 d1 alzo. Si dirà che ne mancano ancora ,1o, ma questo lo s1 può negare. Tulli sanno che per le distanze di 200 300 e 4-001 metri, viste le brevi distanze e la conseguen te maoaio;. facilità di, I . . d eo co pire, a1 sol ali si insegnano le r~gole per sparare contro un fante e _co~~ro un cavaliere anche in marcia, anche isolato: e di riscontro gh s'. msegna_ - in questa zona pericolosa - a coprirsi in Lulti i modi con varte speciali po~izioni del corpo e dietro qualsiasi menomo ostacolo ai proietti li ed all a vista nemica. . TutLi sanno quindi che i bersagli presentati da truppe sparpaol iate0 m catena, si rendono d'assai più piccini pel fatto appun lo che ogni, combattente - sapendo che la patria ha bisogno del suo braccio -:-- ha, e deve avere, molta cura di non farsi ammazzare come tm citrullo.
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_Cosi n_e avviene che - ecceuuati speciali epi sodi - il numero, dei morti e dei feriti in quelle zone vicinissime è ben meschino se-
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lo si mette in proporzione ai proiettili che sopra vi cadono ed al grosso numero di nemici che occupano quelle zone. E cla questa meschinità si vuol dedurre che la fanteria non puntaalle tre distanze dei 2, 3 e /4,00 metri? Mai no . Si inverta la proporzione e si dica l che u_n ferit_o fra ~uei nnsconcligl i val~ per ,JO. fe1:iti :ra una compa~ gnia m cJrdine chrnso e scoperta a mille metn d, distanza e ben si vedrà che anche pei 2, 3, 4 cento metri si hanno tre zone efficacissime di fucileria. Facciamo un salto ed andiamo alle distanze· di 11300, 1400, 1500 e 1600 metri. Il minor risultato del fuoco in tali quattro zone è ben spiegabile: se in quell e Yicine l'efficacia del tiro è $minuita dai piccoli bersagli, in queste altre lontane scema appunto per la distanza. Ma non basta; che il fuo co aperlo su quei reparti di truppa - eccettuati specialissimi episodì - non può essere che eccezionale, che piccolo, sarei per dire ch e trascurabile. Tali cause messe a petto coi pochi feriti a quelle distanze, daranno un rapporto così grosso da non sfigurare certamente colla vantala efficacia fra gli 800 ed i 11200 metri. Ecco dunque il sostegno che si può dare alla proclamazione di altre 4 zone efficaci di fucil eria corrispondenti alle 4 maggiori graduazioni dell'alzo. Veniamo finalmente alla parte meno facile - apparentemente da confutare, quella cioè che ha riferim ento alle distanze di 500, 600 e .700 metri . Pei 500 metri si potrebbe mendicare un pretesto, quello della vicinanza ai 400 metri wn analoghe considerazioni, ma rifuggo da tali manovre, e considero le 3 distanze in blocco . Io credo alle altrui cifre e per confutare non quelle ma il significato che a quelle si vuol prestare, mi parrebbe esser questo il luogo di pensare alle esigenze della moderna tattica di battaglia e vedere se dai 5 ai 700 metri dal nem ico la disposizione delle masse dei combattenti non sia di per sè favorevole a subire minori perdite che non ad altre distanze. SC' cioè le varie formazi oni di battaglia, le distanze dei sostegni delle riserve, dei grossi e via via, fra di loro, non presentino una zona pressochè spopolala, spopolala od in modo assoluto, o spopo lata per facilità di porre a l'iparo nerbi di truppe non molto forti;
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POSTULATI D1SCUTl8 1U
o se pure i movimenti che in quella zonn si fanno, essendo in massima perpendicolari al fronte di fuoco, non influiscano assai a menomare quelle perd ite ch e si larnenla1lo dagli 800 ai 1200 metri , zona che per la notevole distanza ci fa meno curanti del pericolo, e nella quale i bersagli per avventura sono più grossi, e debbono, oltre la menomata facilità di copertura, per le esigenze del combattimenlo camminare o parallelamente al fronte od obliquamente ad osso. Non ~i im~elago in quesl.o studio, ma. mi permetto di porre quest'altra ipotesi. Supponiamo che nelle già citale battaglie gli ordinamenti fossero I.al i che la zona fra gli 800 ed i 11200 metl'i si trovasse genoralmente spopolata, o pormeLtesse alle truppe il lransito riparato, coperto alle offese del nemko. Non sarebbero mancati al Tellenback gli elemen ti per stabilire io quel sito l'immobilità' della sfel'a d,' az ione della fucileria in bcittaglia? Si certamente, e noi avremmo saputo dal Tellenback che quella immobilità succedeva dove? Per Bacco, dove, nei debiti rapporti, si avesse avuto un maggior numero di feri ti, più qua o più là , ma non cerlamenle d,>rn la sliamo ora contras.tando . Nè si dica, per r,ari lit, che anche senza moi·ti e ferit.i avrebbero pur trovala quella zona, deducendola dalle pietre spaccate, dai muri scrostali, dalle zolle sconvolte, dai rami abbattuti e dalle foali e forale! Que'slo avverrà col prngresso: per ora, che io mi sappia, non si fece il per "/o dei proiellili a misura di intonaco sui muri, nè si mandarono sopra luogo commissioni ad esaminaro se i fori nei prati sono opera di un pacifico gri llo o tli un fulmineo proiettile. La mia inlima conYinzione è dunque che sui campi di battaglia non. vi sia immobi lità di zo~a effi ca~e pel Liro della fanteria, ma che pero, apparentemente ben mteso, Y1 possa essere una zona più battuta delle allre, dedoua in base al suo numero di feriti unicamen te I Mn in base ai proieLLil i che sopra vi caddero - ed arnmetlo ancor; che la zona di maggiori feriti sia costanle daoJi 800 ai 1200 metri O ·1 I ' 1 c1e è tutt'altra cosa che il parlare di c(fwacia dli fucileria. ,, Qtiesta costante zona di mortalità maggiore - senza. far bislicci è la conse~uenza della mortalità minore in Lulte le altre, più favo rite o da maggiori distanze, o da maggiori ostacol i, o dall e differenti for -
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mazioni di combaltìmento, o dalle differenti manovre dei differenti reparti. Quando mi si·insegna che St:\ 333 palle lanciate, 332 sfumano senza .esser vedute o toccate, è irrisorio qualunque rapporto tra il numero dei feriti di una data zona e la miriade di proiettili che volano fisch iando su tutto un campo di ballagli a - che si misura a chilometri quadrati - come uno sciame di api che fa ombra ad una casa ,volando attorno all'alveare. (Continua).
G. B ERTELL! Capitano dli fantm·ia.
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I Nessuno, io credo, potrà contestare l'asserzione che la p1·atica sia Yenuta al mondo prima della tet;ria. Sulla pratica esperienza delle cose, sui fatti avvenuti sia per opera della Natura, sia per l'azione degli uomini , si sono man mano formulate le teorie, si sono stabiliti principi, massime, regole, ecc., che tanto giovano a tuLLi coloro che desiderano apprendere una scienza, up'arte, un mestiere. Tuttt però sanno che qualunque scienza, arte o mestiere che sia, perché riesca veramente utile ha bisogno della pratica applicazione. In un lungo periodo di pace l'a1·te della guerrn è quella che più difficilmente s'impara, perchè manca l'occasione di applicarla at vero; ed è naturale: non si può far guerra per il solo bisogno d' istruire l'esercito; occorrerebbe ripeterla ogni anno, e ciò è impossibile. Giova adunque accontentarsi del possibile, e questo possibile consiste nel!' educazione morale del soldato ed iu tutte quelle istruzioni ed esercitazioni militari che lo abilitano a maneggiar bene il fucile, a mirar bene e colpire, a marciare, manovrare ed assaltare, fare il servizio d'avamposti, di pattuglia, di scorta, ecc.; ed inoltl'e, se di cavalleria, a montar bene a cavallo ed a caricare con slancio; se d'artiglieria, a servirsi con su,~cesso ed efficacia delle bocche a fuoco; se del genio , ad erige,.e fortificazioni, gettar ponti, servir~i · delle macchine, . ecc., e Lutto ciò senza l' efomento morale contrario, vale a dire senza nemico veM e senza fuoco vero. E questo elemento contrario tutti sanno che ha un peso immenso.
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Tutti i graduati, dal caporale al generale, imparano, nella sfera,, delle loro attribuzipni, a condurre e comandare i loro dipendenti però senz' esser troppo preoccupa ti di quella grande incognita ta lvolta ha schiacciato sotto il suo peso espertissimi manovratori fla. tempo di pace. Ma insomma , le vere campagne di guerra non si possono combattere a nostro beneplacito, bisogna pur contentarsi di dare a tuttecodeste svariale esercitazioni, la massima importanza. Però ciò nonv basta ai giovani e intelligenti ufficial i che aspirano a far carriera, cròu. non basL~ ai capitani,.agli uffìciali superiori, ai generali . Il comple mento dr quella pratica che è loro impossibile di fare in tempo dt pace, debbono cercare di apprender-lo da llo studio delle campagne . combattute. nelle guerre più recenti, ed in alcune di quelle che ebbero .a due, supremi i più celebrati capitani; e debbono poi imp6mers1 bene. nella n'.ente, onde saperne far tesoro a suo tempo, quelle· a~1re~ ~ass11:1e u.sc1~e.dal!a loro bo~ca, o dai loro scritti, o dalle opere, d, es1m1 scnuon mrl1tar1. Se tali massime~ sgorgate dallo studio e ?all'esperi~nza di quei sommi, potranno esserposte in pratica anche · 1 n ~empo d1 pacf sen za qnella grande incognita che è il nemico vero, sara sempre un ta,nto di guadagnato . Si è riscontrato che molte di codeste massime, su per .giù, sofr.> sempre le stesse, immutabili. Purlutlavia il presentarne di tanto in· tanto allo studioso militare alcune, vesten dole di nuova forma, o a~ornandole o commentandole per viernmegl io farle risaltare, rite- rnamo sia utile, proficua ed anche dileltevol cosa e può orande-. fl ' ~ mente m uire sullo sviluppo dell'esperienza e della pratica. li sommo vero fa d'uopo sempre richiamarlo alla memoria tante, più ai tempi:che corrono in cui facilissimo è fuorviare a motiv~ delle mo l.Lep(ici e strane pubblicazioni, e della tendenza persistente in« full'. glr eserciti a troppo teorizzare, a voler render troppo dottrin~ria l'a1·te tanto elastica della giierm, ed a farne quasi direi una sc,.enza esatta che insegna a fa r muovere una complicatissima mac-chma da un ragazzo di quindici anni l
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Ecco ad esempio una nrnssima antica quanto il mondo: « La di« sciplina è la salute degli eserciti; l'indisciplina è stata la tomba di~·
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« molti ». Queste parole sante pel' no i soldati le troviamo vergate · negli scritti di Senofonte che fu scrittore e generale distinto e che condusse a salvamento i ·I0000 Greci dopo la batLaglia di Cunaxa . - r ulli conoscono questa aul'ea mass ima, in ogni lem po i ben pensanti ne ful'on penetrn tì. Eppure Feuqui ères celebre generale nell a guerra dei trent'anni, tanti secoli dopo Senofonte, trovò necessario di ripeterla c.l)n queste parole: « La salute di un esercito e di un paese · « e il buon successo delle imprese dipen dono da l manten imento di · « u,na rigida disci1plina e dall'osservanza della medesill1'a >'. - Ed il Bocklein, modernissimo e pregevolissimo autore, rincalza soggiungendo : « Ed ora assai più di prima è indispensabile la discipl ina a « mo tivo della micidialità delle nuove armi; essa è indispe_nsab ile « affinch è il soldato esca impavido dalla trincea ~he lo copre e ;;i -« slanci in mezzo alla grandine dei proietti nemi ci ». La disciplina è arra di villoria: l'esercito di un popolo libero e vil'luoso dev'esser disciplinatissimo•. [ Romani ne' ~eati tempi della repubbli ca ebbero disciplina giusta, ragionevole ma ferrea; il ral. leot:mi della disciplina fu il segnale della decadeuza di quel gran popolo. Un formidabile osservato re dell a disciplina in epoca a noi , ben pi ù vicina fu Federico II di Prussia; ma Federico seppe con · forze mesch ine resistere a mezza Europa e vincerei Fu arte di gran capitano, ma fu anche una disciplina di ferro l
R.aJetzky solava dire: « L'anima del nostro Stato è la fiducia ilJil-« mi tata ne' propri capi ; ma quesra fiducia bisogna che sia giusti lì « cala dall'esempio» . Allra grande massima, pegno di vi lloria. Se
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si esige fidu cia dal soldato bisogna a:ndie sape1·sela guadagnare, e · ciò :;i otti ene col curare costantemente il benessere del soldato e coll'esser sempre primo ne' pericoli.
Napoleone I, il grande maestro di guel'l'a, fece un giorno scri\'ere, nel 1809, da 13erthier al maresciallo Marmont queste precise parole: - « L'imper,ttot·e tn' incarica di di l'!e che nella guerra sono molto op« portuhe ano scopo · la semplicità e la sic1.1rezza ». - Le cose s'em, plici sono le migliori e sono anche più fac ili ad elleguirsi; sono però
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difficili ad idearsi. Siamo noi seguaci di questa massima? Ne d11bito. Noi amiamo molto a complicare le cose e renderle di dif(ìcile esecuzione, e In compiicanza in guerra genera con fusione, e la confosione toglie la sicurezza. Bliicher aveva una parola ben semplice sulle labbra: « Avanti » tanto che i soldati lo chiamavano il generale avanti; ma quan te cose non conli ene -questa parola! essa racchiudeva una illimitata fidu cia ne' suoi dipendenti , i quali dal canto loro non avevano ch e un solo .. scopo di mira: marciare avanti e vincere. Un generale supremo che nel giorno della battaglia dica a' suoi comandanti sott'ordine: « il nemico è là, bisogna scacciarlo dall e sue posizioni , » mi pare abb ia detto abbastanza. L'ordine è mo lto semplice, ma difficile molto è l'indovinare se quello sia il momento opportuno di dare un simile ordine: qui sta il gen io del supremo duce. In piccolo si ripeLe la stessa cosa . Il comandante dì una pattugl ia ùeve avere l'intuite, d'indov inare se incontrando il nemico sia opportuno combatterlo o sfuggirlo. Alcuni pensano ( trattand osi di pattuglie)siasempre miglior consigli o combattere il nemico che s'iucontra; alcuni altri invece hanno idea contraria affallo ed opinano sia sempre meglio evitarlo: Nè l' uno , nè l'altro ha ragione in via assoluta; bisogna invece indovinare ciò che può meglio convenire in una data situazione. L'ordine a darsi nell'un caso e nell'altro sarà molto semplice: attaccare o sfuggire ! I soldati sapranno certamente ciò che debbono fare in ambo i casi. « Marciare al cannone » è un'altra massima molto semplice, che rassomiglia un po' alla parola« Avanti» di Bliicher, ma essa rac- · chi ude.un senso pi ù intimo, più morale ancora . Noi non siamo sempre stati fedeli a colai massima; se lo fossimo stati co nteremmo qualche alloro di più. I Francesi lo fnrono un tempo e raccolsero vittorie. I Tedesch i ne imitarono l'esempio nel 1870 7 11 e vinsero . Le parole son semplici, ma hannò un significato altamente morale: rammen- · tiamocene. E a Lauri ston Napoleone scriveva nel 1804: « Rammentatevi · « sempre queste tre cose che a me recarono fortuna: unione de.Ile·
« forze - operosità - ferma risoluzione di soccombere con gloria. « Son questi tre grandi principi dell'arte della guerra ».
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Unione delle /vr:e significa il saper l'iunire nel momento oppor•'>:tuno un numero di forze superiore a quello del nemico in un dato pu~to per batterlo. Seguendo questo principio si può ottenere vit>tona an.ch~ con un esercito inferiore di numero a quello del nemico. ~nche d gwvane sottotenente che studia sui libri l'arte della guerra. · _impara quest~ massima, ma pochi son quelli che la seguono O eh~ 'h sa.nno seguire: è Lut~'altro che facile; solo una lunga esperienza ,può insegnare ad applicarla in guerra. ,. . L'opel'~sità è indispensab!le. U1~ generale pigro, indolente, apa"1:1co, ~oss anche un g~·an gen10, sa'.·a battuto da un nemico di lui più sollec,t~. Nap.oleone in guerra era mstancabile, dormiva pochi ssimo. La nsotu.zione d-i soccom,bere con gloria è una massim~ eroica che talvolta trasformala sconfitta in vittoria In ocrn·1 modo c11 1· soccombe -- con glona ispira stima e rispetto, e ciò val più che la vita. •
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. Ecco delle curiose opinioni riguardo al col'aggio, delle quali però ..t~sogna tener conto, ~erchè escono dalla bocèa di due grandi uomini, :· d, certo ~ene esper_ti delle co_se del mondo e .della guerra. Bisogna 11mmette1 e che ognt soldato sia coraggioso ; eppure pochi son coloro cl~e per naturale istinto so.no veramente coraggiosi . iJfacchiavelli dice: « la natura produce pochi uomini coracrcrios·1· a··a·1 pm · · ne ·« forma~ I arte e I es~rc1z10 ». E noi ci crediamo: difatti oggi la re--~luta ..puo aver cuor d,. coniglio, un anno dopo non sarà più così. E Blucher .allo. stesso riguardo esclama: « AI.primo colpo di ca11none . « ?gnu~ d1 noi non ha un soldo di corag$io e sfuggirebbe volentieri « 11 per1c~lo. Ma ognun sa che fuggendo sarebbe un vigliacco, e la · « paura_ d1 passar per tale è maggiore della paura di morire. Perciò ·"« non ~, fuige; una volta poi dentro nella mischia, il rimanente vien » da se». Difat_ti è vero; al primo colpo di cannone, e chi è stato in o-uerra · l.o sa, s,_ veggono molti visi impallidire: ognuno però tira a:anti e affretta il passo ; è meglio marciare in tal caso che star fermi I Tutti però ~os~o1:o, o quasi tutti, faranno il loro dovere, un po' per rispetto ..alla · 1·1acch1,· e forse qualcuno . d1sc1plma , un po'pe r non passar da v,g . si gnadagne,rà ~ncbe Jamedaglia . Vuol dire che quando si è dentro, : ,lo stato dell an,mo muta e si rafforza· · e I' amor , , l'a,·te po,· , l'e·:, er e·1z10 ,
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proprio, operano il resto . Dunque: esercitai.e ogni giorno il soldato, non Io lasciate nell'ozio, insegnategli molto bene il maneggio delle armi; egli acquisterà. fiducia in se stèsso e si farà valente; e colla valeutìa v·iene il coraggio, anche se prima. non albergasse nel suo petto. Dale ascolto al detto di Macchiavelli: l'arte r, l'esercizio rendon l'uom,o comggioso.
Dice Montecuccoli ,-celebre generale e scrittore esimio , che fin che e' è tempo, vale a dire fin che lo Stato è in pace, non si deve trascurar mai un istante di disporre il tuUo in modo da esser sempre preparati per la guerra. È una vecchia massima, è il si -vis pacem para belliwi dei Romani . Eppure. quantunque vecchia , bisogna averla sempre dinanzi agli occhi. E non è cosa facile conciliare la preparazione per la guerra con l'economia, specialmente quando la pace perdura e rende gli animi fiduçiosi , spensierati, indolenti. Confessiamo che ci vuole di molto talento, molto ingegno e molti espedienti, e pur tuttavia non siamo ancor giunti alla soluzione del pro blema; o per lo meno le popolazioni non sono ancora froppo ben disposte a dar la mano al governo. Ed il segi·eto sta appunto lì: « inoculare nella nazione lo spirito militare, e cogli esercizi frequenti renderla robusta èd atta ad apprendere con facilità il mestiere delle armi, ed avendolo poi imparato, conservarne l'abitudine anche alle proprie case >>.
Qual' è la condizione prima e più essenziale per riuscire in un attacco"? - È quella dell'elemento morale eleuato al ma~~simo grado d,i tensione, che si esplica nella ferma risoluzione in ogni singolo individuo di trionfare ad ogni costo della 1=esistenza del nemico. In tempo di pace l'esercizio pratico dell'attacco è una commedia, che ba bensì il suo lato buono, ma che pur sempre è una commedia. Egli è per questo che nelle tattiche e:oercilazioni, ordinariamente l'attacco si accenna soltanto. Ma molto però s.i può ottenere anche ' in tempo di pace, no!'! tanto praticamente sul terreno, ove manca la famosa incognita, eterno scoglio pei giudici di campo, quanto fra le' pareti del quartiere. L'ufficiale non lascerà sfuggire occasione alcunà
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per far vibrare nel soldato una elettrizzante parola che abbia il potere di scuoterne il morale e manten erlo sempre vivo e pronto ad esplicarsi nello slancio generoso dell'animo!
hanno pul'el Però, tra due eserciti a condizioni uguali (numero , fisi co, istruzione, valore) uscirà villorioso quello che nelle sue file avrà soldati con uno o due anni più· di servizio prestato sotto le armi! Ormai la legge è fatta; noi non possiamo Lrallenere le classi .uno o due anni di più sotto le armi. Che fare adunque'l Continuare con perseveranza nell'impresa incominciata di militarizzare il paese/
Nei deserti e nelle steppe la fo1·mazione 'in qiu,d1·ato non solo è utile e suggerila dall'esperienza, ma è indispensabile. Non cosi in Europa, specialmente in paesi acciden lati, coperti di coltivazioni e di ostacoli. Il maresciallo Gouvion de St. -Cyr non aveva in pregio il quadrato; egli asserisce (nell e sue Memorie) che in 20 anni di auerre non l'impiegò mai I Eppure se lo si doveva impiegare era pr~ecisamente allora, cioè prima dell'introduzione delle armi perfezionale. No i lo usammo non ha guari a Yillafranca, nel 11866, e con profitto. Ma se il ma resciallo di St. - Cyr era in allora di quell'opinione, adesso, colle ar mi a tiro rapido, lo sarebbe ancor più. E veramente bisogna conven ire che tanto nel 11866 in Boemia, che nel 1870 in Francia, vi furon o splendidi esempi di truppe che respinsero la cavalleria senza formare i quadrati . Noi però crediamo che l'abolizione del quadrato sia strettamente collegata colla condizione della qualità delle fanterie. Una buonafanteria può far a meno del q~adrato . Son tutte buone le fan terie? Bisogna anche por mente alla impressionabilità. Una fanteria impressionabile, se anche buona, deve mantenere ne'suoi regolamenli la formazi one in quadrato. Una fanteria, al contrario. la di cui principale caratterislica sia la calma, la pltò bandire senz'altro.
I grandi eserciti del giorno sono per lo più formali di truppe giovani. Ora. ecco come si esprime Napoleone riguardo alle truppe giovani: ,, Con un'armata giovane si può prendere d'assalto una « P?sizione.formidabile, ma non si può condurre a f~ndo nn piano « d1 ballagha,. Son parole di grave peso che hanno dato e daranno sempre da pensare a tuLLi gl i ordinatori di eserciti presenti e futuri. Conso!iamoci però d'una cosa: se noi abbiamo truppe giovani (perché tali son da considerarsi que:te che hanno due o tre anni soli di ferma da percorrere sotto le armi) tutti ali altri eserciti le
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Impossibile in tempo di pace di mettere in pratica la seguen te massima: « Volete otlenere dal vostro fuoco il massimo effetto? Cer~ cate di attirare il nemico nel vostro più efflcace campo di tiro ». Qui ci vuole il genio davvero, l'ispirazione del duce, che deve saper trovare la famosa incognita, allellarla ad avvicinarsi e poi schiacciarla. Bi sogna che il nemico caschi dentro la fatai ce:·chia e non possa più uscirne che sconfitto I Occone porger l'esca all'avversario; epperciò, dice Napoleone, bisogna saper trarre il massimo profitto delle accidentalità del suolo, degli edifi zi, dei villaggi, dei boschi, ecc. , molto più di quel che si faceva una volta, in cui la tattica disprezzava Lulli gli oslacoli. Quando avrete occupala una posizione, presid iato un villaggio, un bosco od allro, Giò non significa che il nemico verrà a voi, adescato dal desiderio di scacciarvene; avvegnach&. necessi Li anzilutLo indovinare quale accidenlali tà, qual villaggio, qual bosco , dovrete occupare: bisogna scopri r l'esca, cui il ne111ico di preferenza abbocca I
Prevalendo ora nella tattica l'azione in massa, vale a dire colle grosse armate, come quelle da cui si possono· ottenere maggiori successi, non è però detto che si abbia a trascurare l'istruzione individuale e quella dei piccoli riparti. Dice a tal proposito il più attendibile storico militare dell'anli chil.à., Polibio, che: « Un'armata « è come un edifizio, il quale è consideralo buono e solido, solo « quando ogni singola sua parte sia stata sbozzala ed eseguita bene, « ed opporlunamente collegata alle altre ». Tale l'esercito di cui la solidità. dee fondarsi sull'energia e sul, -
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l'istruzione di ogni soldato e di ogni r iparto. Cionon;istante, chi noi sa che ora si tende molto a tirar via? Breve lo. ferma e br~ve e superficiale dev'essere J'is.tmzione! così opinano molti. Saranno nel vero? Crediamo di no ! Dice un egregio scrittore contemporaneo, il capitano Witte: << Pjù l'arma è perfetta , e maggiormente jstJ·JJito ~< df\v',essere ,il soldato nel maneggio di essa ». E noi aggiunger·emo: « Più I.a tattica ,va modificandosi e perfeziona11dosi, e più cura dob« biamo volgere all'ammaestramento dei singoli riparti nella pra« tica applicazione della medesima ».
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Il generale Yerdy du Veruois è un distinto militare e rinomato scrittore, molto originale e molto pratico. E0n li asserisce che in nessun combattimento si fa tanto capitale dei talenti del duce come nel combattimento di una divisione di cavaJrle,ria. Vuol dire che si richiede più genio in un comandante di cl.ivisì·0ne di cavalleria, che in uno di fanteria. Verdy anzi opina che non vi sia còmpito più difficile nell'arte del condurre le truppe ,guanto ciaello di comandare una divisione di cavalleria. Ques·ta ,massima, della quale dobbiamo tener conto, ci pone in avvertenza die in tempo di pace bisogna dare il massimo svi luppo alle manovre ed esèrcilazioni dì cavalleria, affìnchè i nos tri gene-rali di ca;valleria abbiano tutto l'agio di esperimentarsi largamente nella condotta delle truppe a cavallo. La lunga esperianza crea, forma, sviluppa l'iniziativa al più allo grado, e niun comandante sou' ordine in guerra deve possedere iniziativa a sì elevato grado quanto un comandante di .cavalleria, sia egli CRpitano, colonnello o ,generale. Occhio dì lince, rapidità di concetto, fulmine nell'esecu.zione: ecco la caratteristica di un tal comandante. 1
Un p.O' troppo assoluta è l'op,inione del grande Napoleone I sulil'artìgJJ,eria; egli dice (n.el memoriale di .Snn t'ELepa): « L'artiglìer~a « costituisce ;veramente in oggi la fo rtuna degli esercjti e dei ,po·« poli (?); sj combatte oggi a .colpi .dì cannone, .co)ll.e si farebbe ai .« ,1mgni; ed ,0,ra tanto nella battaglia che nell'asseqi.o, l'arte consiste
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,« nel sceglier.e un'acconcia i;ìosizione, <ila cui ,dirigere il ma,ss,imo ·« Xt,1oco ;;owra nn pt;trnto oppo!'tuno .. .................. P.rincipìato una -« wolta il combnJtirueplo, la vi1btoria sadt di quel partito ,oh.e av,r/t -« saputo con ç1.rte ed all'insa,pula del nemic,0 concentra,re un gmn ·« fuoco d'artiglieria sopra un punto. È questo il gran segreto; = è ,« que&ta .Ja, vera, _la grande tattica ». li] pri,ma alilcora di Napole.one fu Bederico II di Pmssia cl1e pre•ooruzzò l'avv,enire deJl'artiglieria. Egli riconobbe fin dal ,17't~9 i ,vantaggj che si sarebbero ottenuti in guerra p.ossedendo una numerosa artiglieria; ,e scrisse ancora in qu.ell'anno al generale iFou.qué: « Bisogna ammettere il principio dì ,una numerosa arti·« glieria; per quan10 incomoda ,essa sia, io bo aumentaLa la nostra, ·(< la quale cosi compenserà i difetti della nostra fanteria ». ,E i P11ussi~nì difaHì no.o se n.e so.no ,stati dal procacciru·e .all'.a,r 1tiglieria il massimo sviluppo . Hofbauer, celebrala scrittore di cose ,d'artiglieria così si esprime: « L'impiego su l,arga scala dell'artìcc glieria e()Jui1vale a risparmio di tempo e di vite umane. Non ,im« piegare l'a:rLiglieria ·a 1~nassa nelle battaglie, è I.o stesso che om·« mettere un dovere di umanità verso il proprio .esercito. ed ,è lo ·« ste,sso che lasciar1si sfoggir.e un importante mezz0 per decidere la ·« baLLaglia ". La conclusione? Eccola: non badare alla spesa e procacciane a ,quest'arma lo sviluppo che merita, per non trovarsi poi, in una prossima guerra, inferiori agli altri: il che suonerebbe sventura! E ,rammentarsi inoltre che cc l'avvenire dell'artiglieria non istà sol·« t!lnto nel numero, ma anche i.u un ben fontlato ammaestramento « tattico aell' arma, e c(i).@ il rm.ìgl ior sistema .di ,cannoni non arriverà 1« mai .a. poro.pens,are un e11ron~o impiego .de'1n.ede&i,mi sul teneuo ·».
lla a nu!Ja varrebbero armi numerose e buoni soldati se npn si tenesse stretto, stre,ttissimo conto di questa capitale massima d,i Mac•chi,av;elli, che se nou l'h,a jnventata lui, ha ·però il merito di cam· ,me.mo,r.arcela. Eccola: « Chi in gu(m:a non ~ura che al soldato non ><< manchi il necessario vit,to, rimane :vinto sen2a colpo ferire ». J profani difficilmente gi,ungeraliUlo a farsi un criterio esatto del-
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l'immenso lavorio che procaccia alle intendenze militari in tempo di guerra, segnatamente in certi critici momenti, questa ardente quistione del vettovagliamento delle truppe, la quale si farà sempre più colossale 'man mano cresce la tendenza di condurre in campo eserciti sempre più numerosi. Un rimedio ai èasi cr.itici. i Romani l'aveano col far portare al soldato stesso non solo 4, 6 od 8 giorni di vitto (grdno) ma persino anche 30 giorni. Macinavano poi, o schiacciavano, il grano da sè e lo riducevano in farina. E si capisce che con del buon pane e con dell'acqua si può vivere, in caso di bisogno, benissimo. Ma ora? Bisogna accontentarsi se il soldato porta seco due o tre razioni di viveri dì riserva (carne in conserva e biscotto). La fibbra non è la romana, nè la medi ovale, essa ora è alquanto deperita, causa il poco amore che in generale la gioventù porta agli esercizi del corpo . Il Governo ordina, ma la gioven tù ubbidisce poco o punto: le mamme . temono che la troppa fatica sia dannosa alla salute dei loro bimbi! Care mamme, non siete nè romane nr. greche; speriamo però che mettiate giudizio: bisogna preparare i figli alla gran iolla che prima · o poi scoppierà. Soldati, l'intendenza ha un còmpito straordinariaDJ,ente difficile in guerra; stimatela, incoraggiatela, rispettatela, essa vi può dare ò togliere la vittoria!
L'arte della guerra è molto elastica, l'abbiamo già detto prima., e ce lo conferma Ponitz, celebrato scrittore militare tedesco con la seguente considerazione, che non ammette replica, che vuol essere invece altamente apprezzata da ogni ufficiale: « Nel combattimento « quasi tutto non è buono che relativamente (vuol dire che una « cosa in teoria, o in certi dati casi pratici è buona, in altri, noi). « Queste relazioni, o condizioni, in un dato caso bisogna conoscerle, « indovinarle, perché è la conoscenza delle medesime che procaccia « all'ufficiale, al comandante, l'iniziativa, l'indipendenza, tanto nel (( risolvere che nell'agire. E senza cotesta iniziativa, senza cotesta « indipendenza del pensiero ne' casi serii, l'ufficiale altro non è che « una 1p.obile canna, un comandante irresoluto, incapace ».
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E siccome ciò non si apprende che imperfettamente in p~ce nell~ . -Ordinarie esercitazioni, così fa d'uopo studiare molto sugli esemp11 delle passate campagne. . . Bisoana cercare di sapere per quindi potere (d1c~ Clausew1tz, .altro c:iebre autore militare), pe-rchè il sapere senza il potere è 'I.liti .capitale infruttJifero. P. V.
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CAVALLERIA E ARTIOLIEIU,\ A CA.VALl,O
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CAVALLERIA EARTIGLIERI AACAVALLO'
DUE ANNI IN SELLA .Su,el Jal,t•e ,,,. Sallel .,,,d nm Z e lnde , - Ricordi della guerra d'indip1mdtnzad-ei Confederati, di Henos v. OoncKE già capo di Stato ~foggiore del generale. J. E. B;
Stuart. - Trad. dall'originale inglese io tedesco da KAEH LER già tenente colonnello e comandante del 2" reggimento ussori Slesia N. 6 poi generale ottomano - 2 voJ,. Berlino, MitLler o Figlio, «886.
Negli anni 186~-63 i giornali che trattavano minntamentP, dei fatti della guerra civile negli Stati Uniti d'America nel narrarci le audaci im• prese dei cavalieri del Sud sotto gli ordi ni di quell'ardito ed abi le capo, che fu il generale Stuart, ci pari/Ivano di un gran diavolaccio di compagno o seguace di quel generale, che con uno sciabolone mai più visto faceva prodezze da paladino e spargeva lo spavento e la morte tra i federali. Non era un fanrnsma, era un uomo in carne ed ossa, un europeo, un tedesco, di gigantesca corporatura , il giovane ex-tenente dei corazzieri della guardia prussiima Heros von Borcke, divenuto maggiore nell'esercito della Confederazione e cmpo di stato macrniorc ciel Oo-enernle 0 1' Stuart. Questo bel tipo di avventuriere, perfetto genti luomo, valorosissimo soldato, ufficia le di cavalleria di primissimo ordine, terminata chefu la guerra, interrotta per (ui da unn ferita gravissimo, e tornato in Europa , scrisse in Inglese e pubblicò i suoi Ri,;ordi, cioè un racconto di tulio ciò che egli avevn fatto o veduto nei duo nnni di c1uella sua vita militare americana . Essendo poi ritornato in America a rh,edere i comm ilitoni e gli amici superstiti nel ,1886., egli aagiunsc ulti mamen te al suo libro un'appendice intitolata Fenti anni do;o . Piacevolissima lettura da capo a fondo . Quando mi capitò nelle mani questo libro, nell'aprirlo io pensava che nessuno meglio del Borcke avrebbe potuto dirci che cosa fosse veramente·
quella cnvalleria improvvisata della gner~a di _secession_e e co~e fosse ~ maneo-ll'i nta adoperata Un uffìc1al e d1 cavallerw. prussiana docondott.. , oo' ', • · . veva essere un ottimo giudice, quantunque lo s1potesse presumere troppo c~igeote. Ebbene, la mia ospettazione rimase quasi all'atto delusa per quanto co~cerne la 0omposizione, l'armamento, lo arred_o, l'addes_t~a~ento, ,In di. · 1·oa le condizioni intrinseche insomma d1quella m1hz1a a cavallo. lo ~Cip I , . . , · · d· sapeva già che la cava lleria regola1·e, d1crn~o cosi per d1~t1~guer!a m partigiani a ca'Dallo, degli Stat_i del_sud s~ con~poneva d'. giovani_ delle migliori condizioni socinli, propr1etnl'l quasi tull1 _volont.ar1 o levali , che sr montavano o si vestivano a proprie spese, ma n cevevano un compenso in danaro pel cavallo in caso di perdita per servizio, cd erano divisi in reggimenti e brigate, e poscia anche divisi?ni con quadri per la mass1m~ plttte improvvisati. Il libro di.Dorcke ci dice soltan~o ~he ~vevouo buoni cavalli, ed anche belli , che cav::1lcavano bene, per I ab1tudme che navevano sin da ragazzi , che snpevano fa r buon uso delle armi, 'segnatamente della car:tbina, che m<tno1wavano e carica'IJano regolarmente, tanto è vero che i generali, e Sttiart più degli altri, si co~~iacevano ~i dare spettacoli con alcune r-i'"Oiste a cui invitavano gli am_1c1 e le belle signore, nei lunahi intervalli tra no auo e l'altro di quella pigra guerra. Come le truppe fossero a ciò preparate Borke 110n lo dice. Si cnpisce p_ure dal libro che quegli squadroni e reggimenti andavano d_a per tutto, _m, qualunque ora e stagione, che si spiegavano_e ra_ccogltevao~ prest1ss1mo, _e così anche appiedav::1no e rimontavano. S1 c~p1s?~ come m generale fos~ sero facìli ad esoltarsi nello avaozore e ad 10v1ltre nel retrocedere; s1 vede uno stesso reo-o-imenio sbaragliare di primo lancio truppe soveroo fJ d' . chianti cli numero, e foggire poi alla sbandato per e etto un p,mi~o notturno. Si ha la conferma che nei combattimenti, anche tra cava lleria e cavalleria , si faceva grande uso cd abuso di fuoco di carabina (a pi~di) e si adoperava moltissimo e molto bene l'a rtiglieria n cav_al_lo da cui la cavalleria era sempre accompagnata. Si sente un forte spmto, che con-: sisto di patriottismo in istretto senso sud ista, cioè di odio contro gl~ Yan!Gees e le ]ol'o idee, di un gran coraggio, cnldo o freddo: se~o~do 1 casi, d'un'abncgazione immensa , che rammenta le gu11rre d1 rehg1_0 11 ~ Ma il Borkc non ne parla espl icitamente e neppure fa mollo della d1sc1 plina che a quello spirito beoe o male rispondeva. Mentre ci presenta ad uno ad uno i prodi gentlemans della st.1to maggiore di Stuart e parecchi altri d'altri corpi, non c_i dice _qu_anlo_valessero come ufficiali , e non ci mostra che cosn fossero gli ufficiali cd I souuffìciali dei reggimenti . Insomma si direbbe che egli hn scritto pei gentle1
CA \'ALLERIA E AUTlGLIEUIA
A CAVA LLO
1nans e per le ladys piuttostochè pei militari, se non fossero le stupende
.accennata nella recente edi1.ione del mio Sommario di Storia milita1·e), ne raccomando la lettura ai nostri ufficiali, non solo come la migliore di gran lunga tra quante ne sono state pubblieate intorno n quella guerra, ma imcora come uno dei più perfetti lavori di storia militare dei tem.pi nostri.
pagine nelle quali descrive i fatti d'arme e le battule a cui egli prese parte. Quelle descrizioni còlle note appostevi dal Kaehler hanno va lore di efficacissime lezioni cl i tattica appl icat:i e bastano certamente di per se stesse a dare all'opera del Borcke il ca rattere di libro non solo dilettevole, ma anche uti le per l'ufficiale di cavalleria. ' Io .ne ritrarrò qui quelle pagine insieme colle note del traduttore tedesco - il quale fu pure ufficiale cli C<ll'alleria di gran merito - e mi prenderò la libertà di aggiungervi del mio alcune considerazioni, dove mi sembri caso . .· Quanto ai cavalli , sa pevamo già che gli Americani, specialmente quelli del sud e dell 'ovest degl i Stati Un iti, sogliono sfruttarne le posse, sino aH'eccesso deila fatica e dello strapazzo. E ciò si rileva benissimo dal rac. conto del Bort:ke. Egli stesso passa giorni e notti intere in sella, e fa mig~ia e miglia di trotto e ga loppo, spesso senza cambiar cavallo, su pess'.me strade, sotto il sole, Ja pioggia, la neve, nel fango, su l ghiaccio; arriva col cavallo stanchissimo e poco dopo riparte tenendo l'animale in gambe a furi a di spronate. Generalmente biada e fieno non mancano e s?~o di bucna c1ualità - nella Vi rgiuia settentrionale e nel Maryland mer1_d1onale, ove c1 conduc~ il Borcke - talvolla però e per qualche tempo, bisogna sapersi adattare a nutrimento scarso e cnttivo. Di sta lle non si parla, perchè quelle truppe, e così pure i generol i d'oani arado coi loro • • • • • e) ~ stati maggior, si accampavano sempre fu ori degli abitati, spesso nei boschi. Nell'invernata 1862-63 la cava lleria di Stuart stette alla macchia coi cav·alli mezzo sepolti nella neve e nella mota, e n'ebbe gravissimi danni. I reggi menti si ridussero ai minimi termini per mandare ali uomini a i:imoutarsi nei loro p.iesi - dalla Virginia sew.m trionale sin ~ella Geor..,ia e nel Mississipi. - Ma vediamo che nel 1863 nei luoghi medesimi cl1e da più di due ann i erano teatro di guerra, si trovavano tuttavia cavalli, buoni ca,:alli da sella, da comprare a discreto prezzo. Del resto nei fatti d'arme e nelle ~correrie si trovavano mezzi di rimonta a spese del nemico; e così v'erano reggimenti che si mantenevauo in sella abbastanza bene, senza rimontarsi lontano, bencbè facessero gran consumo di cavalli. Di ferratura e governo il Dorcke non fa mai parola. 1 fatti narrati dal Borcke avvennero nella Virginia settentrionale.e nel J\,~aryl~od occidentale tra il maggio 4862 e il giugno 11863. Per farsi idea d1• que, paesi e seguire sulla carta i racconti del maoc,iore il lettore potrà l>O ' ricorrere, per es., alle belle carte dell'Atlante annesso alla Histoire de la guerre citoile en Amfrique par Jlf. le comte de Pa1·is. E poichè mi si offre qui l'occasione cli nomiaare quest'opera (che deploro non avere
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Scorreria o girata (ra:id) del generale Stuart alle spai),~ dell'armata federale del Polomac, comanda ta dal generale Mac Clellan, nel giugno 1862, tra il Chikahominy e il Pamunkey, a nord-est di Hichmond. Fu la prima tra le audacissime imprese a tergo del nemico che furono ten!ate dalla cavalleria delle due parti nei quattro anni che durò la guerra di secessione. Muovendo da un'ala del proprio egercito, mentre l'esercito nemico gli sta a fronte, a contatto, girare attorno alla estrema ala di questo, correre il paeEe dietro a lui, attraversando tutte le sue retrovie, e tornare all'esercito proprio girando attorno all'altra ala con un rnilledugento cavalieri ed' alcuoi cannoni, per boschi, tramezzo a p11utani .e val i.cando riviere, era co8a nuova, quanto temera ria nella tallica del la cavalleria. L'armata del Potomac, venuta per acqua, per la baia Chesapeake, sbarcata nella penisola Yorktown, tra i fiumi York e James, a sud·est di Ri<thmond, si era avanzata a cavallo al paludoso Cbikahominy sin presso a ciuella città, di cui le contrastava l'accesso l'armata della Virginia settentrionale. Erano avvenuti fatti d'arme sanguinosissimi ma d'esito in. certo e le due armate restavano a petto a petto, nei boschi , sopra un suolo •inondato e stemprato da pioggie diluviane, in mezzo alle migliaia dei cadaveri che imputridivano sotto la vampa del sole, fortificandosi l'una .contro l'altra, come fu costume in quella guerra, con opere di legname e di terra e cannoni appostati. Al genera le Lee, subentrato nel comando dell'armata confederata al Jonhston, che era stato ferito a morte il 3·1 maggio, premeva di sapere se il nemico fosse vigi lantn e premunito sul suo fianco destro, ove una rapida e !legreta mossa veniva ad investirlo <mn buon nerbo di trnppa l'altro generale ~onfederato Stonewall-Jakson, il famoso inlìancatore. E Stuart se ne iJSsnrne il carico. La sua cavalleria ~ra accampata presso Seven -Pi nes (sette pini) ad est di Richmond, dietro l'ala destra ed il centro dell'armata.
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CAVALLERIA E ARTIGLIERIA
- Tutta la nostra ca'vaHerra·- dice il BO'rcke - ebbe ordine di provvedersi di v-ettovaglie per tre giorni ... Alle·2 di mattina del ,f2 git1gno dbfmiva:010 tutti ·profol'ldamente-, q11ando la voce sonora del gen:era,lé S'tnart ci sveglrò dice11do « Signori, in dieci minuti tutti msella .i. Presto tutto lo stato maggiore fu vestito, i cavalli foraggiati, e i dieci minuti erano appena trascorsi che prendevamo il galoppo per raggiungere il grosso delle truppe. Lo raggiungemmo circa le cinque. Erano intorno a 2500 cavalli (!), scelti dai diversi reggimenti delle brigàte, con due pezzi dell'artiglieria a cavallo. Nessuno di noi ·sapeva il pert.:hè di que_lla mossa, che il generale Stuart aveva palesato soltanto ai colonnelli comandanti; pure ~eguivamo tutti con pienissima fiducia il nostro capo. Andammo così tutto il giorno senza fermarci e se:renammo la notte presso il villaggio Taylonvilie (?). - Una marcia di circa H chilometri:. - Ernvlamo nellit contea di Hanover, entro le linee del nemico. AH'atba del 13· rimontammo a cavallo, e presto ci venne l'avviso che la nostra punta d'av'aD'guarclia avea scopérto un drap-pello di dragoni nemici, jl quale al suo avvicinarsi s'era dato a fugn precipitosa. Non perdemmo tempo ad inseguirlo: seguitammo il nostro cammino, accolti da per tutto con gran festa dagli abitanti, specialmente dalle signore, che da molto tempo non avev:ino ve-duto altre truppe che federali. Io fui sempre, pet tutta la durata de:lla marcia, vicino a Stuart alla vauguardia, e potei così vedere come ogni movimento fosse ordinato e sopravvegliato da I generale medesimo. A da Hanover-Court-House sorprendemmo un drappello .poche mi11lia t> di ca\lalleria nèrnica , che prendemmo tutto prigioniero, tanto i1I nostro ass11lto fu ratto e improvviso. Mentre st:ivamo mandando atla i>etroguardi& qnei prigioni, ecco retrocedere di carriera la nòstl'a vangnardia, inseguita fnriosamente da un più forte partito di dragoni nemici. Il nostro sqnadrone di te:ita mosse subito incontro al neinico. Io otteù'ni dal generale il permesso di unirmi a quello, e lo raggiunsi nel momento che si lanciava sugl i avvè1·sarii con alte grida. Gli Yankees non, ressero all'impeto dei caval ieri virginiani, e dopo una brevé mischia cominciò ·una cacci:i sfrenata che continuù per quasi tre miglia (5 chilometri?) . Amici e nemici foron presto avviluppati da un denso polverone ove guizzavano qua e là i lnmpi delle pistolettate e moschettate. La maggior parte dei nemici ci sfuggì, pure prendemmo parecchi prigionieri, e più nel continuare fa marcia trovammo ingombra la strada da cav:ilieri e cavalli ucci.,,i o feriti. Mezz'ora dopo la' nostra avanguardia s'imbattè una altra volta nel nemico, che raccoltosi e rinforzato d'assai t.: i aspettava. Tosto furono fatti avanzare per attaccarlo due squadroni del 9° cavalleriaVirginia, e intanto io fui mandato a chiamare il grosso della colonna. Per-
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quanto mi affrettassi, per tornarea tempo e prender parte all'attacco, t1'ova,i,, già tutto terminato quando giun'si sul luogo dello scontro. Le' linee· nemiche erano J10He e i,n piena fuga, molti morti e feriti eran0 sul terreno,__ e J'nolti prigionieri, trn cui parecchi nflìciali , nelle nostre nurni Noi avevamo perduto il bravo capitano Lat.iné, trafitto· da cinque< protetti a-Ila:-, testa dei suoi cavalieri. Ma arrivava !1)l'onto il rincalzo· del 1° cavall'eria..., Virginia, e senza indugio prendemmo c11rriera dietro i fuggenti, Di nuovo tantù il nemic0' di rattestarsi, ma le :me file e:rano già ~roppO' . sconquassate dai nostri furiosi attacchi, co:siccbè fuggì a sbàra:glfo, i-nseguit0 da noi a carica furihonda1 sopra un'ape1'ta spianata , attraveJ,so a·l suo cann po, sin dentro i boschi per un buon tratto . Il conte rii Parigi , ehe militava allora coi federa li , ne!ilo stato n:ta'ggio'l'e<-del generale Mac-Clellau, narra io modo alquanto diverso quel combattimento, - Il H (e non il 13?) - egli dice - prima di giorno, egli (Stu:irt) si gettava a un trntto a riua , su, Hanover-Court-House, ove due-squndroni del 5° reggimento di cavalleria regolare (federali) facevancr servizio d'avamposti. Il primo scruadrooe, soqweso dall'ap paril'e dei c'Onfederati, fn presto disperso. Il soc011do, apprùfì ttando dell'arrg'u's~ia de'lla strada ( nel fitto del bosco) che costringeva i cavalieri nemici a marciare-: per quattro, ii caricò vigorosamente, senza curarsi della lor0' immensa soverchianza di nunrnro·. In quella stretta i due partiti Si azzuffarono ad . arma bianca·. Il comandante federal e, capitail1'0 Royall, uccise di sua mano . il capo del primo squadrone nemico cadde egli stesso colpito mortalmente un momento dopo. Ma ben presto il peso della colonna confederata spazzò dinanzi a sè quel pugno di regolari che avev8 tentato per un mo- mento di arrestarla._Il 5° reggimento di cav1dleria, che portava' prima della guerra il numero 2, era stato comandato per molto tem po dat gen'e" raie Lee; ed anche i•I nipote di questo, il colonnello Lee, ora èornand,rnté · d'un reggimento virgininno sotto Stuart, vii ave:va apparte:nmo. Quèsti si tnirvava dunque (triste effetto della gtterra civÌ]e!) 1Hrar lasciaboln1con1ro .. ufficiali ch'erano stati suoi camerati l'anno prima, forse anche contro al cun i dei soldati èb'egli 11vev:1 avu to' sotto i silOi ordin i nei presidi i del Far-Wert. Non che sentire un segreto rirnotso dinan?Ji a loro, trascinata . dalla passione per la causa del sud , egli chiese al suo capo come un pri'.., vilegio cli misurar:;;i con que!IL ,Ma non· trovò pìù nem ici da combattere, perchè i due squadroni che sol i gua:rdavano il.fianco dell'armat.a· federale·. da quella parte erano già disp~rS'i. Scendendo lungo il Pamunkey, Stuarv . cond usse la sua brigato (di ,f zOO cavalieri dice il conte di Parigi) con ilo solo tempo di trotto sino a Old-Church (la Chiesa vecchia). Il maggiore prussiano, confederato, era presente al fatto, vide coi suoi, , 1•
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A CAV.AUO
CAVALLEHIA E ARTIGLIERIA
proprii occhi, lo dice· lui; il principe francese, federa le, stava col generide in capo Mac-Clel lan , ed era quindi in grado d'aver precisa notizia dell'acc:iduto, almeoo per quanto concerneva la parte co lla quale egli militava. Vide grosso {J maggiore? oppure seppe scarso il principe? ... :La pri ma· di . ,queste due supposizioni potrebbe sembrar la più vera. Ma tale diversità non può sorprendere, poichè le ~furiate della caval leria banno aspetto molto ·diverso secondo che le si l'eggono da un lato o da ll'altro. Ad ogni ·modo non è molto difficile mett.ere d'accordo quanto basta i due racconti, abbassando alquanto di tòno quel del Borcke, cioè riduceudo da molti a pareccM, o poch-i, i morti, i feriti, i prigionieri, e considerando come sempl ice effetto ottico il rinforzo considerevole ch'ei dice esser sopraggiunto .ai federali nell'ultimo momento. A me pare di scorgervi un avamposto sorpreso, una granguardia rovesciata, un sostegno sbaragliato, un vano tentativo di raccolta, una fuga o ritirata precipitosa, una caccia. Rimau·gono pel Bonke le vivide impressioni del momento, rapidissime ma pur profonde, richiamate alla memoria e descritte mo lto tempo dopo, in un .ambiente affatto diverso . Quanti di qualunque esercito non sanno raccapezzare nelle relazioni offi cial i d'un fatto d'arme a cui presero parte, spede ,se di penna avversa, le scene di cui furooo attori o spettatori e _che serbano scolpite nella mente! - Tostochè - prosegue i.I Borcke - ci fummo riuniti da presso al campo abbandonatoci dal nemico, cominciò la distruzione. Ognuno cer-cava di appropriar:;i quanto più poteva degli oggetti di lusso r.hegli Yankees portavauo secoloro in gran quantitù, ma pochi vi riuscirono, perchè presto, persaggiq comando dei nostri condottieri, le fiamme divamparono, -e in pocb.i minuti tutto il campo era un mnre di fuoco, che divornndo ·èen tinaia di tende offriva nn,) spettacolo stupendi). Molti cavall i e mu li e d,ue stendardi presi nel comba ttimento, ecco quanto portammo con noi. Veramente questa descrizione male si att.aglia al piccolo campo di due soli sqiwdroni, che potevano e~ser forti di un 160 uomin i in tutto, a dir molto. - Dopo una fermata di mezz'ora, ripigliammo la nostra corsa devastatrice, segnando con orme di sanguH e di fuoco il nostro c3mrnino al nemico. Il colit.e di Parigi dice a questo punto . - Il mandato com'messo a Stuart dal suo capo era compiuto: egli aveva aggirato l'ala destra dei federali , esplorato, prima di giungere ad Old-Church, il corso di un ruscello pa ludoso chiamìlto Tolopotamoi, affluen te del Pamunkey, che avrebbe potuto facilmente es~ere guernito d'opere difensive, e segnato così la via che Jackson dovea seguire alcuni giorn i dopo colla sua armata. La colonna
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confederata era a ventiquattro chilometri da Ranover-Court.,House. Pa-.. reva ch'ella dovesse ora tornarsene a Richmond per la stes~a strada percui era venuta; ma Stuart; che aveva tutti gli istinti del genera le di cavalleria leggiera, risolvè d'eseguire un disegno molto più ardito all'apparenza, meno pericoloso in realtà, facendo tutto il giro dell'armata federale, per far ritorno a Richmond da sud, mentre n'era venuto da nord. _ Pensava di su.,citare così u11 grande scompiglio alle spalle dell'avversario, e nei contrari i rumori cui darebbe motivo quell'audace corsa trovar bwouo aiuto a sviare l'inseguimento dei suoi uomini, il chè era _assai probabile. Nessuno degli ufficiali a cui ne fece motto ardì approvarlo-; ma egli ben• sapeva che tutti ubbedirebbero con coraggio e con senno. Dato un breve riposo alla sua brigata, e c!iiesto precise notizie della strada di HanoverCourt-I-lou6e, che fingeva di voler seguire, Stuart fa suonare il mettisella, va si lenzioso alla testa della colonna e volta il cavallo verso New-Kent- Court-House. I soldati seguono stupiti, ma senza esitare, quel capo che loro inspira una cieca fiducia . Tutt.avia ad ogni passo che fanno sembra debbii chiudersi a loro ognor più la via del ritorno. A destra tutta l'armata del Potomac, a sinistra l'immenso clerosito (federale) di Withe-House, dinanzi,la ferrovia e la strada maestra sulle quali ·vanno e vengono di con--tinuo truppe nemiche. Il piccolo stuolo si serra, che il pericolo è da ogni parte: è attéouato bensì dal consenso di tutti gli abitanti, i quali da ogni-> casa danno a Stuart le più precise indicazioni sui corpi federali da evit11rsi e sui m,1gnzzini da distruggersi . E il Borcke.- Ora ci trovavamo nel cuore della posizione del nemico,proprio in mezzo ai suoi accampamenti. D11 un ta l punto della strada che battevamo potevasi distinguere nettamente, a distanza di forse 2. miglia e'/, . (circa 4, chilometri) la casa ov'era il gran quartiere generale dei federali, circondata dalle tele bianche d'un vasto campo. La condizione nostra sa- . rebbe stata eccessi va mente pericolosa, se la grande audacia e celerità delle · nostre mosse non ave:;se sconcertato il nemico tanto da renderlo innocuo.. D'ogni parte si prendono soldati federa li che non avevano sospetto alcuno della vicinanza del temuto Stuart sino al momento che si trovavano sotto la mano dei nostri cavalieri. Una gran quantità di vetture cariche di provvigioni e robe d'ogni sorta cadde in poter nostro, una delle quali portava cose pel geuera ie Mac Clel lan, sigari, vini ed altre ghiottonerie. Ma come noi non potev(IIDO sopraccaricarci di preda, anche quel convoglio · fu dato tutto alle fi,1mme. I tappi dello champagne saltavano senza erò e i preziosi cabannas spandevano invano la loro fragranza . Tre bastimenti - il conte di Parigi dice due - pieni di frumento, gran turco e derrate d'ogni specie, ch'eran lì pre,so sul Pamunkey, furono presi cogli ·
CAVALL)DR IA E ARTJGf,IElllA
; impiegati e le guardie che vi sj trovavano e presto incendiati. Qui final~imente ci renne incontrn U:Oa brigata di cavalleria nemica per traiuenerci ~:fino a tauto che non sopraggi1,wgessoro le altre w,uppe federali .che .da ogni banda si a,(llpressaiVaoo . .Ma n.oi la sfonrl,a mmo di primo lancio; cd essa · non ci S;i ,parò più diu,a,uzi. - Di .ojò i I conte di Parigi non fa cenno affatto. Yen,o s,era giungemmo aJJa ferrov ia (Jilichmond-Withe-House-West~P~int sull'York-Ri.ver) impontantissima al nemico per le comunicazioni ~col N,oid. Nel r:nomenio di cominciarne la distwzione, vedemmo avvici... uarsi un convoglio., senza indugio jJ generale 8tuart fece appostare u11a p.arte dej suQi ~t0.01ini ,d'a1,1ho i Jati dell'argine fe rroviario coll'ordine di for fo.1;1co s,e U convogl-i,o non si fermasse . Questo intanto s'appressa.va ulen,to lento, sc.irica.ndo nipore, e presto vedr.m mo che .portava truppe, la ., maggior parte in ,vetture ap.e11te. Al coo:urndo di fermarsi, affrettò il mo~1jmen to; allor<1comiuciò il fuoco su tutta la nostra linea.11 ,capi,tllno Farley • colla mia carabina cJ1e gli avevo da.1;1 abbauè il macch inista; m!<l questi, '1 Pri~na ,che Jp palla mori.ile lo colpisse, ave;va a11uto tempo di dar più rapi~io moto ;il coDv.oglio, s,jcchè DOU potemmo impadronirsene. Ora avvenne la più strana pugna. 1~lcuui di r1uei federali risposero al nostro fuoco, - altd sal~rono giù dal oon,•oglio per sa lvarsi colla fn;;a, ed altri ~si gitta.nono J)Occoui ,sul Condo dei vagoui. Benchè, come bo detto, il convoglio ~a;v~sse ulTrettato l'andare, no~ correva già tanto che non potessinio sta,rgli ..a pari a galoppo disteso. Duront.equesla e.accia singola re una palla nemica mi levò quasi il cappello di capo, ed io ue fui cosi imbivtarrito che senM ):J(lclare ai tiri dei nostri, cac.ciai il mio eavallo su per l'argin~ e sparai i · cinque colpi 'della mia rivoltella a precipizio e a bruciapelo nelle vetture affoll ate. Seppimo iu seguito che po.chi soltanto di coloro ohe erano sul ·· conN"oglio n'andarono illesi, essendo stati i più morti o feriti. Rimessomi •in calma, rni rimpx:overai di non aver saputo padroneggiarmi; ma i11somma -,ciò c).le io ,aveva fatto era consegi~enza d'un ordine e non usci rn dai limiti dj ciò (~}l'è ),epito in guer,va . Dopo cbe il co11voglio sfuggì ai nostri proicHili e "Gh' ,ebbim.o guastMo coJne potemmo meglio il binallio, continuammo la e< ll)aupia, mentre gl i ultimi rnggi del sole illuooina:vauo quella scena di .di. :s.Lru;i-ione. Ecco a rise,on.tro l,1 narrazione del conte di Parigi. - Stuart giunge ·· aUa fenrovia a ,Tuns.talls-Station e, messo in fuga un piccolo posto federai!", s'jmharca per prendt re il primo con.voglio che venga a ,passare. 'Eu « e.eco uµ moniento tlopo, giungeue a gran ·velocità un con.voglio carico di malati e tferiti eh.e ,va ver,so Withe-Hou.se; ma invece di fermars i, secondo , i) solito, ,por piforn.i.rsi cl'ac(i[ua, il caso fa che questo seguita pel suo cam· mino,. seosta,n(io -a d:ritta tHt manca le tra versine messe per farlo s:viare.
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CAVAL,LO
I confedera~i sorpre.si sj .con.t.ent.ano di salutarlo con nn<1. scarica cl).e colpisce .Parecchi malati e s.pa.ve[)_ta i vjaggia'tori, _alcu~i dei qu.~.(j si gt tta~o giù dalle vetture: i.I pericolo però dura .i:\ppena u1;t istant~, e 11 co~:'ogl~o sparisce nei' boschi e va a SJ,Jscitare l'allarme Sl.l tutta la h(lea. ~ ·' c10 con_trariato Stuart non ha nemmeno il tempo di romper la ferrovia, porche g~i si annunzia che la divisione Mac-Call, la qu.ale vi._ene ali' arm.ata di Mac-ClellaJJ, è accampat;i in quelle :vicinanze, e4 è cprs,a alle armi e sta per giungere. . . . _ D.opo una cavalcata com.e qu.ella e una g10:nata ~os1 f~tr~o;;a, la lingua mLsi appiccica va al ~alato, quando UQ.O dei uo.~tn cav~l1er1 venne a me e m,i porse uua bottiglia dice:t;i.do: (-< Capit1rno, lei ha faticato la sua ~' parte oggi., io ho pro.so per Jej questa bo,ttiglia.cl! ~c.i,~.mpa~na dal.la ~et-: « tura di Mac-Clellan, e buon prò .le faccia! » Mai .m v1,ta m,a bottiglia di . .vino m'ha fatto prò c.ome quella. A sera tarda ci vennero ~II.e mani ap.cbe un traino di bagagli e d1~e vettur,e di :vjvandjeri, ov,e tro:vammo una quantità di buo.ne cose, come salumi; ostriche, frutta candite, arancio, limoni e sigari, che furono per noi un vero rega)o. · . . . . .Cjrca le dieci facep)WO un alto d'un'ora per cibare I cav,i.lh, poi cavalc.amm.o .tut.ta la notw.ta verso i l Chikal10miny - (cioè attorno a( fianco sipistro dei fedei:ali) - sulla cui sponda (sinhtr,1) giungemmo rntorn~ alle 5 .di mattina . Sec.ondo le n.otizie che avevamo ra,ccolte, sperava mq d1 poter valicare quella ri;viel'.a ~enza alcnna diftì,coltà; e t~nto. maggiore ft~ la nostrn sorpres.a nel trovarla così cre$ciuta per la p1ogg1a caduta net mon.ti nelle ultime :ventiqnattr'ore, che avev;i ,15 pie.di d'acq.na. Nel momento stesso che facevamo queJla poco piacev.ole sc9pprta ci giunge ,dalla retroguardia l'avvis.o elle una i11.tera divisiont ne.m)ca è sulla nostra p.esta. - Infatti il .conte di Parigi ci dice che ,Mac-Clellal). av~va mandato 1l generale Averill colla cavalleria a impedire a Stuart il passa_ggio riel Chi~ahominy. ~ Ognuno vedeva in eh.e gran periµolo ci trpva:vam~, e .$!i occh i di tutti erano fi.ssi con ansia vi:vissima sul nostro condottiero, 1~ quale colla più intrepida calma dava le sue disposiz_ioni e i ~uo.i c?rnand1 a questo e a ,q,uello. Bue reggimenti e i due cannou1 ~~ll'artrgliena ,a ca-: nllo dovevqn.o,, ~n caso di ;:ittacco, e;oprire la nostra ritirata, mentr.e tutt~ gli altri uomini, m.esso piede !' terra, avrebbero parte lavor,~to a far.e p,ontl ~ par,tfl passato il fiume a nuoto coi cavalli. Presto fu allestita un;-t palan.c.ola lqnga novanta piedi - (uqa trentina di m.e.t.ri) .- per la q~tale furono portati all'altra sponda le selle e I~ altre cose, 11J,ta1go che J nuç,t~J..ori fecer.o attra;versar,e l'ac<aua ai cavalli disseUaii, sia n:iontan~ovi sopra .a bisdosso., sia nuot.~ndo accanto a loro con uµ.a mano alla criniera e l' all ra ;il fren,o per guidarli. Quest'ultiwo modo a me parve il miglior.e, .e cos.ì
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CAVALLERIA E ARTIGLIER IA
tragittai per mio conto sessan_tacinque cavalli attraverso alla rapida corrente. Dopo quatt.ro ore di lavoro avevamo un secondo ponte pei cannoni, e già erano passati più della _metà dei nostri cava lli, e così pure i cinquecento prigionieri e centinaia di cavalli e muli predati. 11 primo cannone fu tratto a braccia su l ponte, e riuscita bene la prova, segnì il secondo, e per ultimo i reggimenti rimas ti in riserva . Sul mezzoriì tutto era al sicuro sulla sponda destra. Ultimo di tutti passò il geuerale Stuart, e subito il ponte fu disfatto. Sin allora io non avevo sentito la fatica , ma dopo quell'nltimo sforzo nell'acqua la sentii in tutte le membra; e pure dovemmo continuare a marciare tuuo quel giorno e tutta la notte seguente prima di poter riposarci senza timore. Uomini e cavalli avevano fatto davvero l'impossibile. Due giorni e due notti quasi di continuo in sella, una huona parte di quel tempo in combauimento, e dieci buone miglia - (16 chilometri) - alla ventura pei pantani del Chikahominy cred uti sin allora impraticabili. La mattina del 15 giugno giungemmo alle linee dei nostri avamposti e ci mettemmo a bivacco a sei miglia da Richmond. Il conte di Parigi dice che le perdite di Stuart in quelle due giornate furono soltanto un uomo morto (il capitano Latanè) e un carro da munizioni rimasto impantanato . Il Borcke non ne fa motto e così prosegue.La nostra impresa era perfettamente riuscita. Avevamo fatto una gran gir11ta per gli estesi campi del nemico. ottenuto, e questo era lo scopo prin~ cipale, precisa contezza delle sue posizioni, interrotto le sue comunicazioni - (ma solo m11mentaneamente) - distrutto provviste per un valore di mi lioni - (?) - preso centinaia di prigionieri, e molti cavalli e muli e messo in paura e scompiglio tutto l'esercito federa le. - Le tinte di questoquadro sono visibilmente troppo cariche. -Al nostro ritoruo ebbimo gran plauso da tutti, il nome di Stuart fu levato alle stelle in ogn i modo possibile e tali onoranze,ripiovvero anche sugli ufficial i e soldati delle truppe di lui ... Persino i giornali di New-York non poterono fare a meno di pagare il loro tributo d'ammirazione al disegno ed alla condotta di quell'ardita operazione. O fosse tutta divisata prirn11, come parrebbe dal racconto del Borcke, o che l'idea della in tera aggirata vrrnisse in mente allo Stuart dopo)'arrivo a Old-Church alle spalle del nem ico, come <lice i) principe d'Orléans, così brillante impresa, iiltrettanto fe lice quanto aud!\,ce, merita veramente l'ammirazione dei militari. La gloria, ben ]a mostra il maggiore e ben possiamo dirlo noi, n'è dovuta quasi tutta a colui che la guidò. Immaginare cosìffatte imprese è facile; per conci urie a buon esito è necessario un concorso di diverse condizioni: condizioni di luogo e di momento, come in questo caso il paese boscoso, il diluvio dei giorni innanzi, l'essere le 1
A CAVALLO
due armate avverse ferme e ristrette, quei paduli del Chikahominy creduti impervii e che non lo erano, la novità della cosa e qui ndi la sorpresa; condiiioni di mezzi e di mod6, come più la segretezza, la rapidità della marcia, l'andar raccolti e stretti, la conoscenza del terreno, poichè quei virginiani erano nel loro paese, il favore degli abitanti e cavalieri e cavali i come quelli, e il legname sul porto in riva al Chikahominy e soldati di cavalleria capaci di improvvisare pon ti di 30 metri in quattro ore; condizioni di fonuna, che valgono, a conto fatto, per nove buoni decimi, come il non aver incontrato in tante ore di camm ino sui fianch i e a tergo del nemico, altri intoppi, che poca ca\•al leria da principio, la quale combattè in 5ella, e da ultimo quella stessa riviera coperta dai paduli e transitabi le nel tratto di poche ore; e finalmente condizioni dì condoua, cioè un partigiano di prim'ordine, avremmo detto anni addietro, ed oggi diremo un buon condottù,ro di ca'Oatli (l'echter Reiterfuhil'erdel Borcke, che ha significato più schietto e marziale del génfral <ie ca'Oalerie legM·e dell'Orléans) quale apparve sin d'allora lo Stuart. Tol ta la parte (grandissima) della fortuna, quest'ultima condizione, ,un buon capo, vale per lo meno qnanto ttHte !'altre insieme . Giova conoscerlo questo Stuart. E il Borckein quei suoi due volumi ce lo presenta vivo e parlante. Un bello e poderoso ufficiale della cavalleria regolare, nel vigore della gioventù (28 anni?) robust.o, sano, forte, svelto , allegro, abilissimo cavaliere, sempre provvisto d'ottimi cavalli, sciabolatore e tiratore famoso, valoroso sino alla temerità, ché un iva in sè le virtiì d'uno Ziethen e quelle di un Murat, e per di più la bramosia e l'abitudine delle avventure, conseguenza degli anni vissuti nel Far-Wert; e pur congiunto a quelle fiere qualità un animo umano e gentile, una costumatezza singolare in uomo di tanta giovialità, una sobriet.à più che rara tra gli americani, una gran ·bontà; cuore d'oro in rin corpo di ferro. Compie il ritratto, e non lo guasta di certo, una discreta dose di vanità mnratiana.
II.
.La cavalleria di,Stuart nella battaglia dei sette giorni ('.2.6 giugno - 2 luglio 186'.z) presso Richmond,. - Infiancata a destra da StonewallJackson colla eletta delle truppe del sud abilmente e rigorosamente con8 -
ANNO XXXI, VOL. 111.
A CAVALLO CAVALl,ERIA E ARTIGLIEIUA
dot_ta. da quel valentissimo eroe, l'armata federale si ripiegò combattendo a sm1stra sulla sua base fortificata di Wertover o Harrison's-Laudinosu I James. · permett> , . Le cavalleria di Stuart · • a cui il terreno impe,Ju1· to non teva I t1Z1one a rnas~a, era ~ta t~ messa dnl generale Lee agli ordini di Jackson, e da questo coUoc~ ta 1n riserva dietro la sua ala sinistra per sicurezza del fianco esterno. Vediamo che cosa ella facesse, colla scorta del Borcke. Nella_notte da l 25 a_l 26 giugno, movendo da Ashland- Station (ferrovia R1chrnond-Fredericksburg) verso sud-est. - Marciammo con o-ran cautela, mandando pattuglie e forti drappelli di scoperta in oo-ni direzt'on , ,r l · ·11 e> verso. l'ù.ec ·' · e, • " vo • 1amcsv1 e, ove l'ala • destra federale s'appoo-a , i!>c>1 " 1·u posizione ben forttfi ca_ta , ~a _no~ ebb,mo altro contatto col nemico che qualche legger_a a '.' Vtsl1glia d1 piccole pattuglie. Verso le 5 antimeridiane l'avanguardia d1 Jackson auaccò le posizioni dell'avversario ... Alle 6 la ba ttaalia era accesa sn tutta la fronte, ... La nostra cavalleria stava in riserv! e ~ovea pr_eve~er~ un attac~o sul suo fianco sin istro. Perciò il generale Stuart nu mando con un piccolo drappel lo ad esplorare da quella parte. Dopo d'una mezz'ora m'imbattei in un forte pai·•ito Il ·una cavalcata · , • d.1 ca. va ~na ne~11ca, che tosto prese a darci la carica. Voltati i cavtdli retro· cedemmo d1 galoppo. disteso; il nemico uo0 ualmente ci ~eo-u ò' · ·t .I ~ t> 1· v,' 1• c·· ' 1 Vl~ o 1 genera le_St~t~t't, ~e~e m~tterc in batteria due pezzi dell'artiglieria a ca: vallo, e t?stoc!rn ~01 li ebb1mo oltrepassati, salutò i cavalieri nemici con una scarica d1 mitraglia che. li mise in grande scompiglio. _ Effetto di so~p~·e_sa .otten~t~ ~o! cannone in paese boscoso. - Lasciando i Joro morti e for1t1, 1 nemici l·~1ggirono, inseguiti da uno dei nostri reoo-imen.ti. _ ~v~emo a1t1:e oc~a~wni di notare il perfetto accordo tra la cav~fleria e l'ar· t1gheria agh ord1m di Stuart. gi:~no. - La nostra cava_lleria mant~nne il suo posto all'ala sinistra dell eseic1to _ed ebbe nel la maLtmata alcuni scontri con cavalieri nemici, con vantaggio suo, come sempre in quel tempo._ ~ui una no_ta del _Kaeh ler dice._-_ Ci piace vedere andrn qui, come in ~gn, tempo e JU ~gm luogo_ do~e si_v1cl~ro battagl ie gu idate da menti praticamente a~destra~e, e ~u1~d1 un impiego delle singo le armi conforme al i?ro sc_opo, 1, ?rossi corpi dt cavalleria messi alle ali dei grandi riparti delI esercito, eh e il loro posto natural€\. Se_gui!a il_B~rcke. - Uno di quei combattimenti, che durò soltanto po~hi 011?ut1, Incontro un nuovo reggimento di ulani federal i che venne ~~iega!o 1~ !inea si~o a tr~cent~ passi da noi, facendo bella o;ostra gueruera, colie sue lanci e Iucc1canti, <;O]le banderuole rosse e bianche e colle Sn~ nuov~ e bene attillate uniformi turchine colle mostre gialle. Ad uno dei nostri reggimenti fu comandato di attaccarlo. Ma quando i nostri Vir0
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-giniani gli furono vicini a cinquanta passi, quel m,1gnìfìco reggimento, che nella sua marcia per venire alla guerra avea certamente destato la più grande ammirazione nella ci ttà del Nord, voltò la groppa e scappò a sbaraglio, seminando quelle sue armi, pittoresche invero, 11Ja non corrispondenti per nulla alla misura della sua abilità guerresta. Quello scontro se -così può chiamarsi, non durò t~nto tempo quanto io ce ne ho speso, .,e credo che neppure ,,enti di quei settecento ulani - (~aranno un pò troppi!) - di quei set.tec,mto ulani così bell i ue riportassero lelorolancie. La pronta e piena di-,,faua di qnel reggimento è novella e splendid.1 prova ,che la lancia, arme formidab:l e in mano di ch i sa adoperarla, è un im· piccio per una mano ine:;perta, e quindi propriamente un~ sciocchezza. A questo punto il Kaehler. - L'opinione qui espressa è certo inoppugnabile; e dovette persuadersene anche Federigo il Grande quando fece nel ·I 711,0 l'esperimento di adoperar stibito in guerra un reggimento di lan · cieri di recente formazione, che divenne poi famoso come reggimento us:sari N. 4, di Nntzmer, e fn la scuola cli un Seydlitz. Avvenne ad esso come qni agli ulani federa li. Snrebbe pet'ò un errore il dedurre da tali non felici succes:,i d'un inabile uso che quell'arme non fosse più adope·rabile per con~eguenza del nostl'o odierno modo di reclutamento . Ella è e rimane, come è detto di sopra, un' arme formidnbile in mano di chi sa .adoperarla, anzi, ~econdo la mia poca esperienza, la miglior arme di bat· taglia della cavalleria; solamente bisogna che i cavalieri così armati siano -esercitati a maneggiarla q uau to è necessario, al che dovrebbe genera Imen te ba.stare il tempo, che oggi si ha per la istruzione indi vi duale dei soldati · di cavalleria. Ad ogni modo sarebbe molto deplorabile che si vole:,se disfarsene affatto basandosi su fal:;e presupposizioni, per sentenziare che ella è inutile. Borcke. - Non essendo il terreno favorevole alle masse della cavalleria, non avemmo altra parte nella battaglia e restammo al nostro posto all'ala sinistra, bensì tutto il giorno sotto il tiro'dell'artiglieria nemica. Perchè ? A soffrir perdite inutili . - Il genera le Stuart accompagnato dal suo stato maggiore e dalla sua scorta si avanzò colle sue due batterie a cavallo, comandàta da\ mio nobi le amico Johu Pelham, ed ottenne col loro fno::o stupendi effetti. Il nemico drizzò tosto il fuoco di cinque batterie su quelle due i1ostre. · Potevano essere le 5 pomeridiane quando il generale tornò con noi alle posizioni della sna cavalleria , che soffriva assai pel fuoco di una batteria nemica, venuta inna nzi <;On singolare audacia e mettersi in una buona posizione, d'onde tirava a precipizio contro le nostre linee che erano molto scoperte. Mentre appunto uoi galoppavamo luogo la fronte, venne una mi-
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tragliata, e i nostri comiociarono a vacillare uo poco, e le file a disordi· n:irsi qua o là. li generale che aveva da fare ancora qualche coutin:,io di· passi por giungere là dovo sta ve il colonnello Fritz Lee, si volse a mee disse: " Capitano, mi faccia il piacere di fe rniarsi qni col mio staro maggiore ecc la scorta sin cb'io torni, per dare il buon e;empio ai nostri uomini». Era u11 fuoco infernale, dice il Borcl e, e lo starvi sotto fe rmi o con ar,petter intrepido era ben altra prova che il correre all"attacco o scorrazzare sopra un terreno uguahnente battuto. - Il nostro esempio fu infatti efll caci55imo; le file si rinchiusero e rimasero salde sino a che non venne il comando di retrocedere, in seguito al quale le lunghe linee dclJa cavalleria andando di buon trotto spnrirono alla vista dei nem ico dietro una piega del terreno. 11 generale Stuart tornavasene di galoppo col suo stato rnnggiorc alle nostre bauorie, le quali frattanto avea no pure perduto molti uomini o cavalli, ma ciò non di meno rispondevano tuttavia col maggiore vigore al fuoco micidiale del la sovtlrchiante artiglieria nemica. - Che l'artiglieria stasse così ferma sotto il fuoco sta bene; è la pane sua: ma veramenteuon ò quella della cava lleria. A questa, oltre ildannodelleperditescnzaalcun prò, non giova certo moralmente lo starsene immobile 1, vedere e sentire gli effetti dei tiri nemici nelle sue fil e. Alle 8 di sera i federali erano io piena ritirata. - li gener:ile Stuart ebbe ordino di inseguire colla sua cc1valleria le colonne nemiche fuggenti, e noi lo inseguimmo per ben cinque miglia - (8 chilometri) - sino a che non ci formò il buio della notte. Nel ritorno .. ... Il Kaeblor dice- Certamente in quel caso gravi moti vi dovettero indurre un così risoluto generale di cavallr.ria come lo Stuart a condurreindietro i suoi cavalieri allorchè le tenebre della nolle gli resero impossibi le proseguira più oltre l'inseguimento del nemico battuto. In genera le· però c.:iò sara bbe un errore. C_a,•alleria messa alle calcagna di nemicovintonon dove ristare sino a tanto che non l'arrer,ti o una nuova resistenza di lui , o l'assoluta spossatezza dei suoi cavalli, o un ordine superiore. Sel'inseguimento è impedito o interrotto temporaneamente o por altra ra gione, qu i, come sarebbe il caso, la cavalleria deve ri manere là dove la sua avanzata cessò, procurare di man tenere iIcontatto col nemico medi.iute pattuglie e piccoli drappelli, e all'alba segucote ri mettersi ad inseguire. Soltanto un inseguimento così fallo sino all'ultimo fiato degli uomini edei cava lli darà risnltati decisivi, e compiendo lo sbaraglio del nemico cominciato nella bauaglia innalzerà la vittoria tattica a successo durevole. E ciò veramente s'appartiene alla nostra arma che vi può dispiegareinteramente tutte le sue qualità special i, far valere al mossimo grado ciòche. v'è di, manchevole in lei, e rendere all'esercito i più importanti servizii che le sia dato tributargli .
A CAVALLO
Il conte di Parigi nel chiudere la giornata del 27 giugno d_ice - Stuart, presso Cold-Harbour, non sa far eseguire dalle. sue_ott11n: truppe la parte che spetta alla cavalleria la sera d'una ". itt~r1a; si l_as_c1a arrestare dal buon co111.eg110 dei regolari e d'alcuno cent111a~a d uom ini c~e p_ortano le bandiere della brigata Warsen. Non seppe! .... E presto detto . D_1 notte, nei boschi, di nanzi a fa nteria che chiude i passi, tonde aggu~t1 e _non teme in quei terreni cavalleria so la, e senza avere :m~ora ~1na cl11ara idea dello stato vero delle cose, della importanza della vii.tona ottenu ta con titanico sforzo d111le altre tru ppe, in un caso insomma come quello, vorremmo vedere al posto di Stuart chi s'nrrischia a ~iasim:irl~. ~cl resto sappiamo clie, al pari di tutti gli altri condottieri _di c~va~ ler1a 1~ quella guerra, Stuart aveva molto rispe_tto per la fanteria. D1 g,o~no, in pa~s.e meno scnro di quello ove nllora s1trov:wn, tr:i est e su d-est di Cold- Hal~ bourn enli avrebbe adoperato le sue brave batterie e appiedato squadront ,e rcrrnim~nti interi come fece altre vol te quando e fìnch è il terreno e le ~,, ' I ·1 ·. armi nemiche non gli permisero di caricare: più non era ta e I caso, ne ~i trattava di sorpresa. Fa nteria leggiera e fresca avrebbe potuto for molto più della cavalleria; ma non ,e n'era. . . La notte dopo la sconfitta del '47 gi_ugnoMac-Clellàn_ ordinò I~ raccolta eh tutta la sua armai.a a destra (sud) del Chikahominy e 11 trasferimento della ,sua base da Withe-Ilouse sul Pamuokey a Wostwer sul Jaroes, commc_ttendo al "ener:ile St0neman di coprire colla sua divisione di cavallena lo s<>omb~o di Withe-Rouse . La stessa notte Jakson ordinava a Stuart di ~uovere alla volt., di Withe-H.ouse per impadronirsi delle grnndi risorse che vi aveva il nemico o di~truggcrle, il che avrebbe recato danno incalcolabile all'armata federale so il suo capo non lo avesse giil preveduto ed evitato con questo cambiamento di base cheh? detto. Stuart _compì .igevolmeuteil mandatocommessoglinellegiornal~de1 ~8, 2? ~30 giug?o, dopo di clrn, si volse a sud per tornare a mettersi all ala srnistra cl~ll eserciÌo, che era intanto al lo preso col nemico tra il Chikaho~iuy c_,I Ja: mes, e gi unse sulla :;panda (sinistra, settentrionale) del pnmo di quei due fiumi al rronte di For"e-Mill o Jones-Bridge la sera del 30 . All'alb; del oiorno seou~nte - dice il Borcke - ricevemmo l'ordine di passare il Dt~me otto ;iglia più sù, a Botton-Bridge, per ri uscire s~tl iìanco (destro) al nemico e tagliargli la ritirata. ~~a quand~. fu~mo arnvati là ci venne un contrordine, poichè i federali erano g1a p1u a valle, ~cene tornammo di gran galoppo a Forge, donde ci eravamo mossi. Quivi trovammo che il nemico, prevedendo la nostra mossa, aveva messo artiglieria e tiratori in buone posizioni sulla sponda opposla del fiume, <:he ci opposero forte resistenza. Se non che presto giunse Pelham colla
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A CAVALI.O
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sua artiglieria a cavallo e ci aprì il passo col suo fuoco ben drizzato. n nemico scampò in fretta abbandonando i suoi morti e feriti e lasciando, pure qualche prigioniero nelle nostre mani. Il sole ardente e la stanchezza dei nostri cavalli per quella marcia e contrornarcia rapida ci costrinsero, a foçe un alto di alcune ore da presso la strada. In questo mentre l'arma la federa le a Mulvem-Hi ll , dinanzi alla sua nuova base sul James, res.pingeva gli as$alti di Lee. Stuart giungeva sul campo di ba ttaglia sol tanto a gera tarda, d1e tutto era già finito . Qui il Borcke osserva : fer la. prima volta in quella guerra a Mulvem,Hill si vide quale decisivo effetto possa produrre in battaglia la riunione di un gran numero di pezzi d'artiglieria sopra un dato punto. L'esercito del generale Mac-Clellan fu, salvato da lla intera distruzione solamente per virtù cl i sessanta cannon i eh~, bene appostati nel suo cen tro sp11rsero lo sterminio nelle nostre colonne d'attacco. Mai l'artiglieria aveva per lo innanzi prodotto effetto così micidiale. Le perdite dalla partti nostn1 furono grandissime quel gi•H·no, e ben si può di re che 1~ .nostra vi ttoria - sconfitta secondo i foderali è da ascriversi solo alla ignoranza del nemico circa le condizioni nostre, poichè egli prese a ritirarsi allora appunto che aveva ottenuto un successo· cli molto valore. In sostanza ecco una cavalleria che in paese non farorevo le, tra acque· e boschi, non rimane oziosa e non si risparmia. Dopo un'ardita scorreria di scoperta sul fianco del nemico, si gitta sulle retrovie di lui, vi sparge· lo scompiglio e suscita l'allarme nei campi; assicura il fianco del proprio, esercito sul campo dì battagli11, adopP.ra i suo i cannoni non potendo concorrere al combatti mento in altro modo, ten ta un inseguimento; arresta. un cambiamento di base dell'avversario, piomba sui magazzini ùi lui, ne disturba lo sgombro, prende o distrngge quanto ne rimane; e per ultimo· manovra sul fianco del nemico e contribuisce molto probabilmente aù affrettarne la ritirata, benché non le riesc.a giungere a tempo là dove si de. cide co lle armi la sorte della campagna . Stando ora le due armate a fronte l'una dall'altra nei pressi di Westwer· sul James, il 6 luglio sull'imbrunire il generale Stnart mosse con due dei suoi reggimenti e sei cannoni della sua artiglieria a caval lo per tendere un agguato aIle scialuppe Cl'.nnoniere dei federali che ogn i notte risalivano, il fiume recando a Mac-Clellan truppe fresche e vettovaglie. Una singolare impresa per un generalr. cli cavalleria! Il Borcke così narra: - Io raggiunsi il genera le in nn tal luogo su lla sponda del fiumti (James) dove· il capitano Stefano D. Leti aveva appostato heni:;sirno i suoi cannoni. Nè tardò mo lto a cominciare il fuoco . I legni eia carico degl i Y~nkees, in numero di cinque, fnron presto alle viste e vennero a passare diuanzi alla.
batteria a forse cento braccia. I nostri cannoni t~1onaròno tutti ad un t.empo e seouitarono· un fuoco continuo. Non si può descrivere l'effetto che lecero su bastimenti, ch'erano stipati cli trnppe federal i. Noi udivamo be~ nissimo le nostre palle e granate romper le pareti dei legn i, le grida der feriti a bordo, i confusi e concitati comandi degli ufficiali . Una delle barche più piccole andò a fondo dopo pochi minuti, le a]tr~ scamparono C•)? più 0 meno danno. Poco dopo udimmo appressarsi una mtera squadra di c:mnoniere che venivano a tutto vapore in soccorso dei. bastimenti da carico. Rimettemmo tosto gli avantraini e eravamo già un buon miglio di là lontani allorchè sentimmo il nemico cominciare coi suoi grossi pezzi da cento libbre un fuoco tremendo contro il posto che avevamo lasciato allora allora. -
;~ei
(Contini,a)
c. c.
ì/
12.1
RIVISTA ESTERA
\ RIVISTA ESTERA - - -:--GERMANIA
Ufficiali Sottufficial i (con un alfiere) Caporali . Trombettieri . Soldati Maniscalco . Infermiere Soldati del treno. Operai
5
·15 2.0 3 96-97
15
120 3 "'1 2. ,t
1 6
1
Totale . . 143-•l ,I.o 163 Il numero dei ca valli in tempo di pace è di •I 40 e in tempo cli guerra di 11,i, com presi 2 da tiro per il e.arre da squadrone. Sul piede di guerra lo squadrone conta 155 combattenti a cavallo. .. . Lo stato maggiore di un reggimento su 5 squadroni tn pace e su 4 m guerra è il seguente:
· L'ESERCITO GERMANICO NEL 1886. (Continuazione).
Pace Guerra
III. Cavalleri:a. A comporre la cavalleria germanica concorrono: 1O reggimenti di corazzieri , 2. di cavalleria pesante sassone, 2. di cavalleria pesante bavarese, 2.8 di dragoni, 20 di usseri, 6 di caval leria leggera bavarese e 2.0 di ulani o lancieri. - Totale dm1que, 9:3 reggimenti, i quali sono classificati in guardia e linea. Quelli della guardia, in numero di 8, sono tutti prussiani. Gli altri appartengono ai vari Stati. Cosi la Sassonia ne forn isce 6; la Baviera 1O; il Mecklemburg 2.; l'Oldenburg ·I ; il 13aden 3; il Brunswick 1; l'Assia 2.; il Wurtemberg 4 e la Prnssia 56. Tutti per altro hanno la stessa Orf:'anizzazione e la stessa forza; ognuno essendo composto di 5 squadroni, e ogni squadrone di ,I, seziQni. In caso di mobilitazione però, il reggimento entra in campagna con ,\. squadroni soli, lasciando il quioto come deposito e pigliando con sè tutti gl i uom ini e i cavalli addestrati in luogo delle reclute e dei cavalli gio· vani che per avventur:i potessero trovarsi nelle fil e al momento di muo· ·vere. Per tal modo, non sì tosto giunto l'ordine, può meuersi in marcia con quattro squadroni perfettamente allenati; e nel tempo istesso i supplementi di cu i può abbisognare durante la campagna non gli pervengono affatto nuovi. Lo squadrone di deposito non differisce p1~r nulla dagli altri e la su:i scelta dipende da una rotazione annuale, prest.'lbilita, per cui al rompersi di una guerra già si conosce qual'è che deve rimanere. La forza di uno squadrone è la seguente:
Guerr,1
Pace
,i.-5
)'
•I
Comandante. Maggioro (per la contabilità) . Aintante . Medico maggiore e assistenti. Veterinario capo e veterinari Pagatore e assistente Scrivano T rombettiere maggiore Armaiuolo 'Capo sellaio Infermieri Soldati del treno Vivandiere ed inservienti .
,1
3 5 2
·I 1 ·I 1 5
1 3 3 1 1 1 ,(
H 4,
Totale
22 32
Il comandante Ila diritto a 3 razioni foraggio in pace e a 5 in guerra;
il maggiore rispettivamente a 2 e ,\.; i capitani sempre ii 3 e i tenenti a 2. in pace e a 3 in guerra. . . T·rasporto regg1:mentale - In tempo di gnerra ogm reggtmento ha i propri mezzi di trasporto, co mposti di 8 veicoli (1 carro p~l comando.• i- carri da squadrone con fucina portati le, 1 carro da f~ rroacia e ~ .d~ vivandiere) con •18 cavalli e 7 soldati del lrell'o. Gli altn 1 sono d1v1s1 fra -gli ufficial i come ordinanze.
/
·122
IUV1STA
La forza totale di un reggimento sul piede di pace è di 737 e sul piede di guerra di 684: uomini, dei quali 667 a cavallo e 6'24. combattenti. Mtmiziowi . - Ogni cavaliere armato <li carabina è fornite, di 50 cartucce, cli cui 20 nella giberna e 30 ndle bisacce . ( sottufficiali e tutti O'li individui armati cli revolver ne hanno ,18. Il reggimento di cavalleria n~n trasporta munizioni nei propri carri, per cui, volendo rifornirsi, ricorre alla colonna del corpo d'armata e se fa parte di una divisione di cavalleria i~dipt>.nclente, ai carri cli munizioni di c1uest'ultima, i quali convogliano circa 12. cartucce per carabina. Razioni d·i r-ise·rva. - le razioni di riserva per gli uomini sono tre come per la fanteria e pei cavalli una. Div'isione ope1·c11i. - Fra i non com battenti che il reO'"imento lascia indietro andando in campagna vi sono20 operai , ,i, per sq7l:drone. Questi restano collo squadrone deposito e il loro numero, portato a 60 con altri elementi, forma una divisione operai, che sotto la dipendenza dell'assistente pagatore pen sa a rifornire il reggimento di tutto ciò che gli può occorrere. La cavall~ria germanica è classificata iu pesante e leggera . Appartengono alla pnma i corazzieri e i lancieri, alla seconda i dragoni e gli nsseri. Da due a quattro reggimenti formano una brigata e le brigate portano lo stesso numero della divisione di fanteria alla qnale sono at1:1ccate. Quando una brigata è compos.ta di un numero pari di reggimenti, questi di sol ito sono metà leggeri e metà pesanti; in caso diverso non vi è regola fissa. C~~alli. - I cavalli per la cavalleria germanica sono genera lmente forrnt1 da 20 depositi di rimonta, dove essi vengono tenuti un anno o due, dopo essere stati acquistati all 'età di 3 anni ad un prezzo medio di 850 franchi. Di sol ito si calcola che abbiano a durare in servizio ,J ,1 anni, ma un :erto numero di quelli, i qua li alla ~ne di qnesto periodo sono ancora atti a lavorare, vengono riformati so.lo provvisoriamente e trattenuti per l'istruzione dei volontari di un anno. Il_ foraggio per qt~e~ti cav~~li è provvisto nel lo stesso modo che per ca- · v_all1 5?pranumerarr: 1 qua]J rn numero di tre o quattro possono far parte d1 0~1'.1 sqt~adrone: In tem~o di pa_c~ questi soprannmerari $ervono pel serv1z10 dei foraggi e per 1 trasporti reggimentali durante le manovre., senc~ocbè. allora il reggimento, come già si vide, non è provvisto di cavalli. ~a tlro; ma in caso di mobilitazione essi vengono immedia tnmente presi lU forza come effettivi. I cavall i dei subalterni sono provvisti dallo stato, il quale ne sceglie a bel!~ ~osta aierini fra i migliori dei depositi di rimonta. Questi, dopo 5 anm diventano proprietà assoluta dell'ufficiale; ma se egli cambia, o ab-
ESTERA
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bandona il regg imento prima di com pi ere tale periodo non può condur· seco il cavallo . In tale caso riceve una somma proporzionata al tempo, per cui ebbe cura dell'animale. Quando il ca vallo non venga provvisto direttamente, si paga ali' ufficiale nna somma , la qua le può giungere a 625 franchi circa . Le rimoute per la ca\•alleria, per l'artiglieria e per il tNno sommano annualmente a circa 6000 cava lli e questi Yengono distribuiti dai depositi ai vari rami ora detti a :;ecouda della loro singolare attitudine. I corpi interessati mandano un distaccamento al deposito loro assegnato, d'on de cavalli vengono tra$portati per ferrov ia. In questo modo le rimonte giungono quasi tutte contemporaneamente ai varì reparti e cioè entro il mese di luglio . Ogni reggimento di cavalleria riceve 63 cavalli all'anno, senza contare quel li pernfficiali, e li distribuisce in ragione di ,J2 o 13 per ciascuno squadrone, non oltrepassando mai questo numero. Se uu capitano è costretto a riformare più di 13 cavalli, o se nel corso dell'anno gliene ll}Uore qu,alcuno, il suo squadrone resta al disç>tlo dell'organito fino all'anno seguente, quando, riformandone meno di 13, può riportasi al quantitativo voluto. Il numero del le razioni di fornggio somministrate allo squ11drone è costante qualupque sia l'effettivo di cavalli . Per conseguenza, se questo è· ioferi~re al prescritto, si produce un avanzo, del quale il capitano può servirsi per l'acquisto dei cavalli che gli mancano. Grazie a questa disposizione rHamente accade che ~li squadroni siano deficienti, non solo, ma per essa si evitano anche tutti i carteggi e le complicazioni che deriverebbero dalla restituzione dei foraggi. Jstr1.izione clelle reclute. - L'istruzione del le reclt1te di cavalleria è condotta in modo consimile a quello adottato per la fanteria. Le reclu tegiungono in ottobre, ma siccome una gran parte di esse sono fornite per la cavalleria dai volontari di 4, anni; i qua li si presentano al 1° ottobre, mèntre le recinte ordinarie non arrivano che al 15, .così ne viene che ili contingente :annuale dElllo squadrone resta diviso in due parti, che non possono istruirsi insieme. Ogni squadrone riceve da 35 a 15 reclute, lequali, come per la fanteria,. vengono divisP. in tre o (1uattr·o sciuadre sotto la direzione di un teuenteistruttore. L'istruzione a cavallo Jura 6 mesi per tutte, qualunque possa essere· la loro abilità nel cavalcare qnando giungono sotto le armi e, siccome non, vi sono maestri d·equitaziooe, qnesto corso è affidato interamente agliistruttori dello squadrone. Prima che una recinta venga approvata deve s~per con<lllrre perfettamente il proprio cavallo in qualunque circostanza e a qualunque anda1
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ESTEHA Rl VISTA
tur:i, saltare barriere e gli altri ostacoli che si possono incontrare econoscP,re per bene l'uso delle proprie armi. Siccome poi abbandonanùole a se stesse le reclute potrebbero caricare in modo pericoloso per se e pcl cavallo, questa parte delJ'istruzione vien sempre l'atta in compagnia di al• trettauti anziani, ciascuno dei quali si 3ccoppia ad una di es:;e e ne regola l'andatura . Col 4° di maggio finisce il corso e le reclute sono iucorpora te nel lo squadrone, unil"8mente ai cavalli della penultima rimonta, i quali dopo 2,1 mesi che trovansi al reggimeuto devono essere perfettamente addestrati. Anche le rimonte più fresche vengono adoÌJerate, ma affidandole ,,i cavalieri più abili e valenti dello squadrone. Le esercitazion i di squadrone durano fi settimane; nel qua le tempo il capitano, conducendo i suoi uomi11i all'aperto, si sforza costantemerìte di imprimere in essi questo principio: 0011 esservi formazione per la quale non si possa caricare ista11tancamente il uemico, da qualunque pnrte si presenti. Questi esercizi continuano anche quando nel giugno incomincia la scuola di reggimento, e ogni capitano nei giorn i liberi porta fuori il proprio squadrone, essendo St"8bilito che i cavall i debbano essere sottoposti a lavoro foticoso almeno cinque volte la settimana. Se v'ha risparmio di tempo questo è impiegato in manovre a piedi e nel tiro a seguo. A quest'ultimo sc.:opo, sono a$segnate annualmente .i.O cartncce per carabina e '11> per revolver. Tale assegno è aumentato di 15 colpi di carabina per ciascuno dei 1'20 migliori tiratori, senza contare le munizioni che vengono somministrate in cambio del piombo ricuperato; cosicchè il soldato di cavalleria ha soventi occasio.nedi esercitarsi nel tiro. Fra le varie i~truzioni, si àLt.icca molta importanza al passaggio dei fiumi a nuoto. Questo esercizio; durante l'estate, si fa una volta per sr,ttimana laddove vi sia un fiume di suffi ciente grandezza a portata; e nei reggimenti, che ebbero occasione di ripeterlo spesso, i cavalli s'immergono e nuotano senza esitazione, trasportando il cavaliere completamente armai.o fino a raggiungere la riva opposta. Qua lunque sorta di servizio che posslì tornar utile, forma oggetto di · esercitazione; ma ciò che si coltiva colla massima cura è l'addestramen to nelle ricognizioni e nel modo di stendere i rispettivi rapporti. Un soltuf.ficiale, per esempio, che1 sin distaccato a tale scopo, viene minutamente istrui to di tutte le circostanze in cui sarà per trovarsi e non occorre dire come la preparuzione dei vari temi sia cagione di considerevole lavoro per parte degli ·ufficiali e come, per mettere i propri uomini in caso di risolvere ~iffatti temi, sia d'uopo che essi posseggano ampie cognizioni mi. Jitari. 1
Un torso d'istruzione così fatto sviluppa nel cavaliere tedesco un' idea assai alta di se stesso e lo rende veramente dHgno dtllla qualificazione che gli fu data di costituire cioè gli o~chi dell'esercito.
IV. Art,i glieri a. L'artiglieria tedesca èdi visa io due rami: artiglieria da campagna e arti- · glieria a piedi o da fortezza e il persona le non può passare dall'uno all'altro . . La separazione completa degli uffi ciali a questo riguardo a vveonenel ,(872. L'artiglieria da campagna è orJ inata in reggimenti, due elci quali colle colonne di munizioni formano una brigata e una di queste brigate con un reggimento d'artiglieria a piedi è assegnai.a a ciascun corpo d'esercito. Dei doe reggimenti da campagna, uno è composto di due brigate di li batterie da campagna, ciascu11a delb quali è addetta ad una delle divisioui di fanteria; l'altro è composto di tre brigate, cli cui: due si mili a quelle ora deue e la terza di tre batterie a cavallo. Questo reggimento co:;tituisce J'arti- · glieria di corpo. Il corpo d'esercito ha pertanto un complesso di ·19 battflrie, ossia di ,1,1,i. cannoni, di cui 8 colle divisioni di fanteria e ,f ,f sotto il coma11do diretto del comaudoute di co rpo. Per altro queste ultime sono suscettibili di una certa diminuzione quando occorra di distaccare ,ina parte dell':oirtiglieria a cavallo per mandarla colla di visione di cavalleria. Generalmente in tempo di pace una batteria non traina che ,i. cannoni. Gli altri due coi '12 carri di cui si parlerà in seguito sono riposti nei depositi del reggimento. Quattro batterie del I (Kònigsberg) quattro del IL (Stettino) e otto del XV corpo (Alsazia e Lorena) sono formate su sei pezzi anche in tempo di pace. La composizione di una batteria da campagna è la seguente: In pace In guorra ,i.
Ufficiali. Sotturficiuli (c.:on un alfiere). Caporal i. Trombettieri . Cannonieri e conducenti . Soldati del treno Maniscalco . Sellaio . Infermiere .
,17
10-·1,1 2
67-68
,15 15 3 129 1
5
4 ,1
1
Totale
,102
175
·126
RIVISTA
Dei •I H fra c1,porali e soldati sul piede di guerra, /~8 fungon o da can11onieri, 68 da conducenti e28 da riserva. La compo3izione di una batteria a cavallo è pressochè identica, unica differenza essendo di arnre sempre 8 sergenli di meno e.in guerra un .sel laio di più. Il numero di cavalli è: In pace
da sella da tiro
per una b: ueria da campagna
16 28
Totale · da sel la da tiro
per una balleria a cavallo
In guerra
32 11'1 8
~-4
150
1i8 28
11 6 ,f 14
Totale 76 230 La batteri11 traina 6 pezzi , 8 casson i, 3 carri da batteria e una fucina il tutto a 3 pariglie. ' Munizioni. - Il quantitativo di munizioni trasportato in tempo di · guerra è il segnente: . Avantreni Cassoni Totale
ar-i
Datteria da campagna ( granate · · · · · ·1-20 mata di cannoni da 9 cent.) . . . s!Jrapnels · · · · 60 sca tole a mitraglia 118
. ·i ranale I(lego-ere) Batteria a cavallo(armata d1 l>I ("-."d)
,1H . s1rapne ~ 1 7;, cannon i da 8 ceot.) . . . . . . . ~ sc:itolea mit. (1d.) "8 0
y
•
•
•
•
HO 560 1160 220 116 3i
8"44-80 62+ 49'2 26,i. ·16 34-
92~ Gli affusti sono provvisti di seggioli, per cui tra que5ti è l'a\'antrcno si trasportano i serventi necessari al pezr.o . Colonned·i '11'1/tmizioni . - Le due colonne di munizioni che fanno parte dell'artiglieria da campagna si fo r mano solo all'atto della mobili tnzione. Ognuna di e5se consta di 2 sezioni di munizioni da fanteria e di 3 sezioni di munizioni d'al'liglieria. La sezione di fanteria comprende 477 uomini, "75 cava lli e 2,t carri (di pinti in grigio); qnella d'a rtiglieria 1180 uomini, 1811 cavalli e 26 carri (dipinti io celeste). L~ colùn~e, sc1>bene facciano parte del corpo d'ar mata, possono essere applicale d1rellamente alle divi:,ioni ed anche ulteriormente su<lJivise, assegnando una sezione a ciascuna brigata di fanteria, quando questa dovesse agire isolatamente. Le 1Osezion i portano complessiv.:imente: 60 car.tncce per fucile, o carabina, 121 cartocci per cannone da 9 e •135 per
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ESTERA
cannone da 8; cosicchè in totale si h:mno : 172 colpi per faute; "'10 per cavaliere; 256 per pezzo d'artiglieria da campagna e 288 per pezzo d'nrtiglieria a cavallo . M-Mg lier·ia a pied'i. - Il reggimento d'artiglieria a piedi si com pone di 2 battagl ion i su ,t compagnie. La fo rmazione della compagnia è la se. ~uente: in pace
Ufficiali Sergente artificiere . Sottufficia Ii Caporali Cannonieri Infermieri Trombettieri .
4 ·1 ·19 23 14·1 2
in guerra. 4,
1 19
23 if 60
,1 2
·12.i 21 O Il capitano ha diritto od una razione di foraggio in pace ea 2 in guerra. Lo stato maggiore del battagl ioue è consimi le a quello del battaglione di fanteria; mn se opera indipeudentemente subisce uu iucremeu to di 25 tra sottufficia li artificieri o sergenti , tolti allo st-ato maggiore del reggimento. Dei 31 battaglioni esistenti, 28 formano il 4, reggimenti, ciascuno de, quali è addetto ad un corpo d'esercito, gli altri 3 sono inrlipendenti. Il 0 ~ reggimento e il 9° battaglione (Pomerania e Schleswig-Holstein) ~ono istruiti come artiglieria da costa. In tempo di pace l'artiglieria a piedi fa servizio nelle va rie fortezze; in lempo di guerra è im pegnata negli assedi o nel rinforzare la guarnigione delle pfozze forti susceuibili di attacco. · L'artiglieria a piedi, le colonne di munizioll i e le batterie, i o caso di mobilitazione dipendono tutte dal com11ndante d'artiglieria del corpo di ·esercito . Addestra:mento delle 1·eclute . - 11 sistema d'istruzione per le 1:eclute d'artiglieri:i è simile a quello adouato per la cava ileria. Le batterie da c:impagna ricevono circa 30 reclute nel mc~e di novembre; le batterie a cavallo ne ricevono crualcuna di meno. Al ,1° d'aprile le reclute vengono incorporate e per la fine di giugno s' intende che la batteria debbn essere perfettamente istruita. Luglio e metà d'agosto SODO dedicati alle scuole di tiro; dopodichè si prende parte alle manovre autunnali, che mettono termine all'anno militare. Sebbene gl i individui della nuova classe vengano classificat i come rec_lute fino al 11°aprile, pure essi sono addestrati insieme agli anziani a partire da 3 mesi prima di questa data . Siffatta misura è presa per la consi-
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~e1:azi~ue cfie in compagnia di' uomini già addestràti debba riuscire più fac1le 1m f)ararc le manovre piuttosto complicate dell'artigliere. · Le reclute destinate a far da conducenti, quantunque già istruite nel cavalcare, non fanno servizio colla batteria durante il primo anno; i conducenti essendo in ogni caso presi almeno fra quelli del secondo anno. A titolo di esercizio ogni batteria mobilizza annualmente qualche parte, come per esempio un pezzo, un carro, gl i uom ini, i cava lli e vi:1 dicendo. Mettendo poi insieme tutte le parti mobilizzate delle varie batterie, si viene a formarne una completa in assetto cl i guerra, e questo esercizio torna di grandissimo giovamento per tutto il persona le. Questa batteria viene quindi mandata per ferrovia a piccola distanza, procurando così l'occasione di impratichirsi nelle operazioni di carico e sèarico. Tutti gli ufficiali, i sottufficiali e i voIon tari assistono· a questi esercizi. Tiro. - Ogni batteria dispone annualmente pel tiro di 2U granate, ·100 shrapnels e 12 scatole a mi traglia, ossia cli 356 colpi. I hersagli sono di tre specie, ra ppresentant.i cioè catene di cacciatori, fanteria in ordine chiuso e artiglieria e il fuoco si apre a varie distanze fra ·1000 e 2000 metri, o piu, se il pol igono lo permette. In ogni caso però la distanza deve essere stimata e mai conosciuta preventivamente.
All'atto della mobilitazione; il battaglione scompare. Il suo stato mag'giore passa subito allo stato maggiore del corpo d'esercito, due compagnie si uniscono alle due divisioni e la terza al comando del corpo stesso. Pwrco da ponte. - Col materiale cli cui è depositaria ciascuna delle tre compagnie in tempo di pace, si forma un parco da ponte, che viene appli,oato alla grande unità di cui la stessa compagnia fa parte. Il personale del parco da ponte di corpo d'esercito è così costituito: 1 capiti.'.no, 2. tenenti, 1 assistente medico, ·I ufficiale pagatore, 2. sergenti maggiori, '12 sergenti, 7 caporali, 3 musicanti, 103 soldati del treno, 1 veterinario e 1 maniscalco. Sono inoltre da aggiungervi 2 uffi ciali e 62. tra sottufficiali e soldati della rispettiva compaguia di pionieri, con 2 cavalli; cosicchè la sua fo~a totale ammonta a 198 individui. Questo parco traini 122 metri di ponte, su 33 vetture e dispone all'uopo di 223 cavalli. Il parco divisionale è costituito da M individui in tutto, comandati da un tenente e traina :36,5 metri di ponte, su 1 :i- vetture, con 88 cavalli. · Un corpo d'esercito può dunque gettare complessivamente 195 mr,trì di ponte. Il materiale rispettivo è trasportato nel seguente modo: Parco divisionale
di corpo.
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V. Truppe del genfo e ferrovieri. Le truppe del genio in tempo cii pace sono org~uizzate in battaglioni chiamati « battaglioni di pio~ieri » ognuno dei quali è addetto ad un corpo d'esercito. Nella loro composizione sono simili a quelli d'artiglieria a piedi, essendo formati di I~ compagnie, la cui forza è: Pfonier-i. -
in pace ,i,
in guerra
Ufficiali 5 117 Sottufficiali (compreso i.m alfiere) 20 Capora li ·9 22. Soldati 90 155 Trombettieri 3 3 Soldati del treno H ·1 Assistente medico ,1 ,1 ,1 Infermiere Vivandiere e inserviente 2 Totale 12122.0 Le prime tre compagnie sono dette ,compaguie da campo e vengono istruite nella costruzione dei ponti e di opere campali; mentre la quart~ è dettn da fortezza, non accompagna l'esercito ed è specialmente istruita nella costruzione delle mine.
1.
carri bagagli a 2 ca,;. » a ridoli a ,i. cav. con attrezzi a ,i. cav. » con cavalletti 11 6 cav. )) con pontoni e tr11vicelle a 6 cav. j) con attrezzature e sartiame a 6 cav. ))
2 26
2
6
2
H 33 · La quarta compagnia, ossia quella dei minatori, all'atto della mobi lizzazione, nella maggior parte dei corpi, ne forma altre due: una pure di ·minatori e l'altra di riserva, che resta nel distretto, a meno che non sia richiesta di prender parte a qualche assedio . In taluni corpi però (Guardia, lV e VII) questa compagnia fornisce le divisioni telegrafi che da cam po. Le compagnie di pioneri, sono accompagnate da quattro carri: 2 a r.. cavalli carichi: uno di attrezzi e l'altro di polvere(~ fulmicotone; e 2 a 2 cavalli per bagaglio & vivandiere. Distaccamenti telegrafici da campo. - Ogni distaccamento telegrafico da campo consiste di 4- ufficiali, ;j medico, H impiegati e 137 uomini con 76 cavalli e ·I i carri ('1 ). Con questo esso può stendere 36 chilometri di linea con 10 stazioni . (t) 2 carri uffici; 3 carri per ufflcialì; 2 c<1rri a ridoli; t carro bagagli; 6 carri di materiale telegrafico. 9 -
ANNO
xxx,,
VOL. lii.
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RIMISTA
~
}
1
1
Ufficiali Assistente metlico 'Pagatore . ·Sergente maggiore Sergenti . ·Caporali e soldati .'Soldati del treno (ordinanze) Infermieri
costruzione
gestione
9
·6
·2
lavoro
·2
3 ,12 1186 2
(1)
·1
2
29
·\
1'59
·6
Totale ,13.3 2,12 205 Una compagnfa di costruzione ha inoltre, quando s'avanza coll'eser,cit0, una colonna di traino formata di un .sottufficiale e 9 uomini con .,16 (.i)
Senza capitano.
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Fer11ovieri. - In Germa,nia i feurovier.i non c:o.sti·tuisaon0 ,u.u ,ramo dei pionieri, di pendendo,essi dailla ·-:sezione feuroviania del gvande .,stato magaiore· tUtt-fwra ·per 'la natura :d·ei loro ,f-ervizì, essi tuovan,si assai affini ai pionieri •ed è d·a questi che traggono la maggior parte dei foro ufficiali. [I Peggimeuto dei -ferr.ovii:eri :si lmrnpone di 21ba,uagl ioni a/~ compagnie, ma in ,aaso di guena questa formazione scompame ,e.llunit-à più grossa diventa la compagnia. Le compagnie hanno allor,a di:verse fu nzioni da di·simpegnar-e e sono perciò,elassifìcate, a,seconda del:c.wmpito loro assegnato, 'in con1pngnie di co·s~ruzioue, compagnie di gestiorre e compagnie di lavoro. Le •comp,rgnie di costruzrone ·devono riparare più rapidamente u-he,possono i danni oagiona:ti alle ·fe,,rovie dal •nemico che si ritira, stende1te -se _occorre nuove linee e renderefoser·vibili quell-e che si dovettero .abban·d:onare. 'Esse ,per conseguenia entr.ano in campagna collet11uppediprima linea e marciano colle avanguardie. 1 Com·pito delle ,:ompagnie di gestione è di occupare il pos.to di ·tutti gli impiegati•civìli delle linee ('atturate·e di mantenere in funzione le,ferrovie iimmediatamente dietro l'esercito. Una ·di -esse può bastane per un I.ratto di 45 a 60 chilometri . Il loro personale è tolto in massima parte, èome quello delle altre, •dagli uomini dì Tiser.va ·del reggimento, coll'·aggiunta <li ufficiali e sottufficiali del reggimento stesso; di tre di che ogni impiegato ferroviario appartenente alla r iserva e alla laudwehr può esservi incorporato, a qualunque arma appartenesse originariamente. Per tal modo si .possono Il Vere a 'disposizione non meno di 2·0000 uomini. Le compagnie dì lavoro forniscono il personale necessario per caricare .e scaricare i trerii e per ·disporre le merci nei depositi. 'La composizione di tali compagnie è la seguente:
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-cavalli e 5 carri. Di questi: 2 per attrezzi; 1 a ridoli; 1 per bagagli e 1 ~abriolet. Se sì marcia lungo una ferrovia viene addetto a ciascuna compagnia un treno speciale per trasporto di materiale ferroviario . In una compagnia di gestione i 4.- tenenti fungono da capi st:izione; i sottufficiali fanno da macchinisti, da gua-rdie, da segnatori, da telegrafisti, ,da sottocapi; i caporali e i soldati da preparatori, da fuochisti, da pulitori ,di macchine e di carri, da scambisti, da ft;ena,t9ri e via dicen~o (·I ) . 1
(t) A queste notizie crediamo opportuno di aggiungerne alcune altre che totliamo ·dalla Wehr-ZeUung e che gettano ancora maggior luce su questo studiato ed ordinatissimo meccanismo. Renché l'organi?.Zazione ferroviaria militare avesse dato nella guerra del !870-7! ec•cellenti risultati, pure, prima ancora che le truppe di occupazione si fossero ritirate, ,si mise mano a ricomporla, facendo teso ro delle lezioni che la campagna aveva,fornito, 11>er rimuovere i difetti che si aveva avuto occasione di lamentare. La riforma ebbe per iscopo di stabilire un organismo tale che fosse atto a dirigere trasporti improvvisi anche di masso ingenti, profittando del contingente istruito che a poco a poco si sarebbe andato formando ne)l'esercito. Con ciò per altro non si intese ,di fondere fra di loro completamente gli elementi militare e tecnico; e difatti ognuno ·di questi sussiste accanto all'alt.ro, in modo che il primo ha bensì la precedenza, ma -senza togliere nulla della sua autonomia tecnica al secondo. La sezione ferroviar)a del grande stato maggiore sorveglia tutto ciò che entra nel ,campo dei trasporti militari e da essa dipende tutto quanto si riferisce al complesso e :a!la potenzialità delle 1•arie reti nazionali ed estere, agli studi necessari pei grandi tra~porti e alle disposizioni da prendersi al primo rompersi di una guerra. , Atnne di ripartire il lavoro e di definire nettamente i limiti di competenza di ogni circolo, la sezione sopramentovata e suddivisa in di verse sottosezioni, che si occupano ,di tutto ci6 che·riguarda il personale, il materiale e il movimento dei vari tronchi. Una grande parto degli ufficiali di stato maggiore è. quindi temporaneamente coman<lata a prestar servizio nelle rerrovic. Sotto la dipendenza della sezione principale di Berlino parecchi ufficiali superiori -esercitano le' fuuzioni di commissari, e ciascuno di essi sorveglia un tratto di linea •principale, con tutta la rete secondaria che vi si connette, per ciò che riguarda la conservazione delle strade, il quantitativo e lo stato del materiale e specialmente per tutto <Ciò che si rilerisce a quelle disposizioni dalle quali dipende il tro1'arsi sempre pronti a -soddisfare da un momento all'altro alle esigenze <li una guerra. . I commissari, i guaii risiedono nei gangli ferroviari principali costituiscono gli inter·mediari fra lo stato maggiore a l'amministrazione delle ferrovie e danno co)ltezza al Primo degli inconvenienti che rilevano nelle loro ispezioni, afflchè esso provochi per .parte delle autorità ferroviarie gli emendamenti necess<1ri. In tempo di guerra questi commissari cercano di appianare le ,;ìfJìcoJtà che possono sorgere e controllano l'osservanza degli orari, in modo che la rete a loro affidata non resti mai e per nessun motivo inoperosa. Oltre alle autorità militari superiori, dopo la campagna di Francia fu istituito il corpo -di ferrovieri permanente; l'esperienza avendo dimostrato che le sezioni formate al momento dell'entrata in campagna mal rispondevano ano scopo. li t• battaglione di ferrovieri fu istituito nell;ottobre del j87i, il 2° o quindi il reggimento nel t876 ed ora pare che si intenda di formarne una brigata. Di questo corpo !a parte il distaccamento aeronauti. 11 reclutamento si fa di preferenza fra le professioni attinenti all'elemento ferroviario
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R IVISTA
R USSIA SCHIZZO DELL' ASIA CENTRALE
È questo il resoconto di quattro conferenze tenute dal colonnello Bieliawski all'accademia Nicola di Stato Maggiore, di cui le due prime foron(} e corn o volontari dl un anno non sono arnmossi che individlti tecnici addotti alto costruzioni e alle macchine. LE' esercitazioni di costruzione, di demolizione, dj riaUamento e di servi1.io si estendono a tutte le operazioni che possono occorrere in tempo di guerra ed esse tornano spesso di utile sia a llo Stato che a llo società private, porocché, per esempio, nel f872-7~ un distaccamento di ferrovieri armò 65 chilometri di ferrovia ed impiantò 12 sta1.ioni, riformandone ed ampliandone parecchie altre. L'incremento che subisce questo corp o in caso di rnobilita.ziono fa sì che al rompere delle ostilità glì venga preposto un generale, il quale diventa. l'organo intermediario . fra la direzione delle ferrovie interne e delle ferrovie occupate. I suoi organi dipPndenti sono: por le interne le sezi oni ferroviarie di stato maggioro coi così eletti comandi di linea,, ai quali sono devoluto lo disposlzionl, la riparti.ziooo e la sorveglianza det servizio sopra determinate linee di primaria importanza; per le occupa te, le direzioni delle (tri·ovie miltlari le quali hanno su di esse un'azione _analoga. Còmpito del capo sopramon tovato o precisamente quello di collogare qu este diverse autor ità io modo cho non si urtino e che tutto proceda di conserva. Oltre ai servizi dati dal personale clellè compagnie di gestione, vi sono pure speciali comandanti di stazione. i quali a seconda che trovansi nell'interno, o in paese d'occupazione, dipendon o dal direttore ferroviario militare o dal comandante rii linea. Siffatti comandanti hanno l'incombenza di sorvegliare i movimenti militari e di facili tare il còmpito dei capi stazione. Essi dovono anche pensare al vitto, al ricovero e a tutto ciò che può occorrere alle truppe di passaggio, là dove non esiste un'autl)rità speciale per silTatti servizi. La sicurezza delle linee è affidata alle co~i detto autorità ili tappa (Etapeo-Ilehorden;. Al rompersi di una guerra ognuna delle 8 compagnie si scinde in 4 di 200 uomini ciascuna, le quali assumono le dh•orse funzioni che gii1 furono closcritte nel testo. L'esperienza dell'ultima guerra ha insegnalo guaio sia il modo migliore di utilizzare le ferrovie per mantenere le comunicazioni coll'rsercito operante. Come base di questo risultato, vale in Germania il principio, chij per poter sopper ire ai b isogni più urgenti delle truppe In qualun·que momento si clobbaoo tenere in punti determinati in vicinanza del teatro di guerra, a guisa di magazzini mobili, alcuni treni· di vettovaglie, limitati alla più ristretta misura, in modo che in ogn i evenienza essi treni sitlno sempro vuota ti completamente. I Per semplilicare il m(wimento complicato fra i diversi centri di rifornimento in pa ese e i diversi grandi reparti di truppe, ogni corpo d'esercito ha la sua stazione di partenza (Ausganstation), donde tutte le spcdi1.ioni di materiale e di truppe vengono portate nelle sta~.ioni d'adunata (Sammelstatìonen) in vicinanza del teatro di guerra. I tren i di truppe e di munizioni possibilmente oltrep:1ssano tali stazioni sonia. t1·oppo arrestarsi, affino di non produrvi un'inutile agglomerazione; le merci in,•ece si scaricano io dotte stazioni o si depositano in magazzini. Di qui poi·si formano, a seconda del bisogno. treni inti cri e si spediscono chiusi ai diversi punti di scarico (capi linea), dove vengono immediatamente scaricati, chiusi di nuovo e rinviati subito indietro. Questi punti di scarico devono essere scelti in modo che in vicinanza cli essi partano strade facili e comode per raggiungere le varie sezioui dell'esercito.
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dedicale alla descrizione statistico-militare dell'Asia Centrale, e le altre clue al carattere delle operazioni militari in questo paese. Alle sue conferenze il colonnello Bieliawski foce precedere una breve espo~izione delle cause dell'estensione del dominio russo nell'Asia Cen<tral'.l, cominciando dai tempi di Pietro il'Grande fìno ai nostri giorni, e mostrò come gli obbiettivi del governo russo dapprincipio consistevano nell'espansione del commercio e nella sicurezza dei propri confini da lle ·incursioni dei nomadi; in seguito, dopo la guerra cli Crimea , <[nesti ob biettivi si ingrandirono e condussero ad un movimento verso il sud sino ·ad avvicinarsi ali' Afghanistan . Nei 50 ultimi anni 111 Russia ncquistò 65,265 miglia geogra fì che quadrate ,e più di ·I Omilioni cli popolazione. - I confini dell'Impero si addossarono da una parte alla Cina e dall'altrn all'India; cosi l'Asia Centrale è un nodo dove si iuco1Hrano gli interessi delle tre più grandi potenze del mondo, le quali hanno insieme 700 milioni di abitanti e 4 milioni di armati. - In vista di ciò la conoscenza mil itare statisticn dell'Asia Centrale ha un'imporlanza non locale ma generale. L'Asia Centrale quale term ine geografico racchiude in se i 4 governi delle steppe, ìl goverrio generale del 1'urkestau, la provincia del Transcaspio e tutto il territorio limitato dalla catena dell'Indu-Kusch e della sua continuazione in Persin sino ai mouti Elburz. Fra questi limiti trovausi quattro tipi di territori: 1° Regioni !labbiose. - In generale si Ira una idea oscura sulle re·gioni sabbiose, e ciò dipende dalle t:ondizioni diffi ci li in cui trovavansi i viaggiatori che visitarono il paese prima dAllo $labiliment,, del dominio ,russo. G·li indigeni sono cli altra opicione . - Cessato il brign ntaggio dei -turcoman ni le regioni sabbiose perdettero la loro tinta oscurn. - La tranquilla osservazione mostrò come i racconti sulla estrema mobilità di initiere montagne di sabbia non nvessero alcun fondamento. Una prova convincente di ciò si ha nella costruzione della forrovia transcaspiana della .baia Michailowski a Mula-chara . Senza dubbio la prosecuzione di.questa ferrovia sarà coronata da sus-cesso quantunque l'estensione sabbiosa da Merv a Ciargiui sia grande. Descritti i vari aspetti di queste regioni ed eoumerate le campagne dei -corpi russi in varie stagioni dell'anno, il lettore passò ::i lla <p1estione della foro praticahilit11 in dipendenw della stagione, dell'acqua, ciel combusti'hile, degli erbaggi, ecc. Da quest'esame risultò come l'epoca meno comoda per le marce sin l'estate, quando ìn maggio la temperatur:i raggiunge ~ll'aria t7° ceo t. e nel la sabbia sino a 60°. 2° Steppe dei Kirghiz. - Esse formano come un immenso de posito 4>el forninmllo dell'esercito del\' Asia Centra le di cavalli, ca meli i e carne.
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Tre strade da Oremburgo attraverso l'Usi-Ui.:t, da P'etropawlosk attra-· verso l'Akmolinsk e da Semipalatinsk permettono l'invio· d'i rinforzi alle truppe di prima li'nea . 3° Montagne. - Esaminato) ! tracciato e 1'11 direzione delle cat'eil.e,. mostrata· la rigidezza dell"inverno nel Pamir, la miseria e sca rsità di popolazione delle zone più élevate dei moriti , il colonnello Bieliawski con.:. cl1ise èssere impossibile che il p'amir possa servire di teatro per qu'a'lsiasr operazione di guerra. Dal fiume Wacftta ad occidente il carattere del pae'se· cambia. Hisar ed i suoi dintorni acquistano una grand'e irnpo1;t11nza qu'ali fonti di rifornimento. I monLi situati sul davanti , che formano l'A.fO' llaniç) stan, sono poco noti ai Russi; e se dovessero guérreggiare es'si sarebl:\ero. sotto questo riguardo nel la stessa condizione dei Greci dei' tempi di Alessandro il Macedone, dei Mongoli di Gengis-Kan, dègli èserciti di Ta'mer-· · lano ecc. , come quelli essi dovrebbero operare sul fondamento di notizie date da altri. M,1lgrado che l'Indo-Kusch e la sua' continuazione del Koo-i-.Baba ap-· partengano ai più alti monti, le notizie che si hanno indica'no ad occidente del passo di Bamian altri 16' più o meno comodi passa:ggi. Ad oriente del Koo-i -Baba vive la famiglia deì Chazare e degli Aimoue in numero di 300-4-00 mila pérsone, ciò che permette distrp'porre cheesìsta ivi qualche passaggio verso mezzogiorno. Q\iesii monti àbbassantisi gradatàmente hanno presso Herat un'aheiza dai 2000 ai ,t 000 metri sul l'i'vello cfel mare e non ptesentano' ostacolo al movimento di grosse fotie. I monti d'el Khorassan hanno molti passàggi relativamente facili, e non po~sono servire di· ostacolo al movimento degli eserciti'. · · r,.o Oas'i. - Il conferenziere fece notare l'importanza delle sorgenti d'acqua per la vìia sed·entaria delle naiioni dell'Asia centrale. La coltivazione è solo possibile dove esiste l'irrigazione la quale anche inOuisce su l -corso dei fiù mi . La maggior parte dei fiumi all\1scita dai' monti spargéndo le proprie acque per l'inaffiamento dei campi in·deboliscono la pl'opria corrente e fina lmente si perdono nellesabbie forma'ndo delle oasi più o mèno grandi .. Per la loro larghezza insignificante questi fiumi ndn possono avere importanza s'traiegica , ed il' solo Àmn-Daria /)l'esenta sotto ']'desto riguai'do un'eccezione. Accolto in sè il Wacht, essoco~re per H-00 chilométri sin o, al marè d'Arai; in tutto questo pPrcorso esso conserva u'.na grandé tiiassa d'acq~rn e'd ,è dappertutto navlgabi le. Per fa sua direzione e'sso presenta una hnea di co'municazione per un corpo o·peranté presso Balkh. La sua spo~d~ sinistra nel l'alto corso è d·ensamente popofota; ma dopo gli ab itanti s1 tro~ano sdfo ad interva lli eél in numero non gràndè fino a F'itniak. dove comincia l'oasi di Kbiva.
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I:,e oasi sono di due specie: alcune si protendono in una stniscia r.istretta, lungo ih pied-e dei1monti e souo1fèrfrliizate dai songent11o da ca,uali1sotterran-ei,; altre si, for-ma1:ono al termiine dei, fiumice!li, come l'oasi cLi Merv. Se in EuiJlopa è cosa ammessa cl1e chi. è padrone della parte1 inferiore di un, fiume è padrone d·elfa saa, pn11te supenioue, in Asia quest.'afouismo h,a un significato opposto; lù1gl,labitanti d'el)a parte superiore di uu piecolo, fi nirne, a1\•endo ill' loro po~re l'acqua possono togliere il mezzo d'esistenza agli, abitanti del basso paese spargendo l'acqua 1~er l'ir:rigazione dei propri od anche semplicemente facendola de'lliare a scopoosti le. Gli abitanti delcampi l'Asia Centr.a,le· raccontan:o moltiesempidi nu tal. mezzodì guerra; secomlo essi anche l'Amu~Daria cambiò il proprio corso per capriccio di po~nti soltanii. I Tol]ssi. dominano senza Limore la Bukharia,av~ndo a propria disposizione le acque del Zera vscian . · Passando a'11a popolazione, il colonnello Bieliawsl< i accennò al graduale acciiescime'Uto di essa. Quindi osseniò come prima dello stabilimento dei Russi, nel paese la vita econ:omica della popola7.iooe sedentaria fosse in gr11nde decadenza. Il popolo soffri va pel sistema del suo governo poichè gov:ernanti ed amministrazione. per nulla s'inter,essavan0 del benessere dei loro sottoposti ma soltanto dei loro interessi personali; le guerre continue dei Kan fra di loro per il pred'ominio e le ruberie dei nomadi, specio.lmente dei '.Feké I'0vinar0no completamente le l'o.rze economiche del paese. Lo stabilimento del potere russo liberò il paes.eda questi mali; ma Kh1wa e Bukhara continuano ancoro: a soffrire sotto, il giogo del dominio indigeno; << il nos~ro governo non ci permette di arricchirci, mentre il pa, di$cià ru,sso gioisce qu,rndoi l suo popolo si arr,icdiisce » soveot(il si sente esclamare. Lo stesso dicono gli abitanti del!' Afghanistan settentrionale e del Khorassan. Mu !grado ciò non bisogna senza coodizioo i contare sulle disposizioni della po,polazione; contro i Russi stanno tutti gli antichi poteri ed un clero fanatico che ha una forte influenza sul popolo. Ad ogni,complicitzione nel c;·ud la popolazione con tesa 11ttenzione segue ogni passo dei Russi, tutti gli elementi ostili alzano la testa, e si cominciano a fare dei sogui impossibi.li che al menomo insuccesso si rillettooo in uua serie di sornmosse. Per consolidare Insua po&izione la Russia deve mantenere un forte poter,i nel paese; è indispensabile il legare la popolazione col potere russo economicamente; agire sui costumi introducendo una· legisl:1zione più umana in luogo dell'adcit e dt.:I sceriat; è indispensabile la costante introduzione del sistema russo <li educazione, e fi nllmente la propaganda della religione cristi.ma . , La. popolazione si di$Lingue ingeneralmentenomade ed in sedentaria. E
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impossibile il fissare esattamente la cifra della popolazione per mancanza di dati statistici . Tutti i computi, anche fatti in Russia, sono più o meno ipotetici; in tutto si calcolano nel governo generale del Turkestan 2,400,000 abitanti; nel kanato di Khiva da 350 a 500 mila, in quello di Bukhara 2,000,000; nella provincia del Transcaspio sino a 200 mila; nell' Afo-hanistau da 5 a 7 milioni, dei quali 642 mila del Turkestan afghano. cl La 3• ·e la 4• conferenza del colonnello Bieliawski furono dedicate al carattere delle operazioai militari nell'Asia Centrale. Dopo aver osservato che nel caso di future lotte nell'Asia Centrale, possonoadesse pren- . dere parte non solo le truppe russe stabilite nelle provincie di confine ma ancora alt.re parti dell'esercito, il colonnello espresseil suo convincimento· che le questioni della guerra nell'Asia Centrale acquistano per cruesto una importanza generale per tutto l'esercito russo. . Leggendo la descrizione delle varie campngne fatte nelle steppe dell'Asia Centrale si resta natura lmente colpiti dal fatto che la ma"'o-iorentten• • l:>èl z10ne è rivolta a sormontare le sfavorevoli condizioni naturali ed all'organizzazione della parte amministrativa del corpo dì spedizione. E ciò si ca?is_c~ fac_ilm~nte. Si tratta peJ distaccamento ~i percorrere nelle steppe migliaia dt chilometri prima di incontrare il nemico. Come al marinaio che si lancia nell'oceano è indispensabile il provvedersi di tutto, così pel comandante è un bisogno il. pensare a tutte le piccolezze, altrimenti al suo corpo avanzantesi nelle steppe sovrasta un insuct:esso o la rovina. Il con. tare sui mezzi locali, prima di giungere nell'oasi abitata, è impossibile, poichè i nomadi possono facilmente andarseue. Gli insuccessi del 1839, del ,1873 (colonna del generale M:arkozow) e del 1879 (generaleLazarew e Lomakin) in gran partedipesero dall'insufficiente organizzazione della parte amministrativa. La prima questione, dalla cui soluzione di pendono le altre, consiste sempre in cruesto: assicurarsi i mezzi di trasporto, vale a dìre i camelli. Il conferenziere, indicati i vari modi di soluzione di tale questione pel pas~at~, afµtto , 1:ornitura obbligatoria da parte della popolazione, compera: md1cate le. misure per la conservazione dei camelli presso le colonne: dimostrò come, malgrado l'introduzione delle ferrovie, l'importanza della questione dei camell i nou diminuirà nelle future campagne, perchè i corpi d'operazione saranno più numerosi. Nell'A\ ia Centrale si contano circa un mil ione di camelli; per acquistarli bisogn,erà ricorrere a tutti i mezzi su t'.1tto il territorio; se la campagna si prolungherà, allora la .Mongolia potra dare un considerevole aiuto. L'importanza della questione dei camelli è cosi e)o-rande che essa deve . essere stud1at.a tanto diligentemente quanto quella dei cavalli.
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Quindi il conferenziere mostrò la necessità di provvedersi di acqua e di mezzi per estrarre l'acqua, accennò al la possibilità di acquistare sul "'rano e foraao-io; osservò che invece di buoi bisogna nella maggior Sito t, c>v parteclei casi contentarsi di pecore; il bestiame grosso è assai raro, mentrn le pecore abbondano e sopportano la privazione di nutrimento e di acqua facilmente quanto i camelli; parlò della fornitura di conserve per gli ospeda li, delle necessità dei grandi feltri a letto ecc. Passando alla quantità di trnppe per la ci,mpagua, il colonnello enumerò alcuni casi tipici di com battimento: il combattimento offensivo contro i Kokandesi presso Uzun-Agatch; contro i Bukhariani presso Irgiar, Samarcanda, Sari-bulach, ,dove i Russi si batterono uno contro 1Oo ·15; qua li combattimenti difensivi: la difesa di Samarcanda e l'affare presso Ikan dove si bauerono con successe uno contro 120 in località coperta; il combattimento presso Ciand.ir dove sul distaccamento russo si gettarono di notte i Turcomarmi ma furono infine respinti. Enumerò poi alcune operazioni contro punti fortificati; dapprincipio si perdeva molto tempo per impossessarsene; così sotto Akmecet si condusse un assedio regolare; ma in seguito si cominciò a ricorrere agli_ assalti ed ~gli assedi speditivi. I Russi andarono sempre avanti, ma vi forano anche delle ritirate; in questi casi malgrado la preponderanza delle forze nemiche, specialmente in cavalleria, l'inseguimento fu sempre debole. I successi riportati dai Hussi nelle guerre asiatiche si devono alla supremazia dell'elemento morale delle loro truppe, alla disciplina, al fuoco ed alla baionetta. La cavallerin stante il suo numero relativamente piccolo ebbe una im portanza secondaria, quantunque per lei siaovi stati dei momenti gloriosi presso Irgiar e M~crarna. Skobelew, nelle istruzioni del ,1880-·1881 consiglia alla cavalleria di attaccare impetuosamente la fanteria; ma in presenza della cavalleria nemica, di tenersi riunita, auaccare io colonna di plotone al trotto, e solo a 25 passi slanciarsi di carriera . Se occorra mettersi al riparo e far fronte ad un nemico Il)olto più numeroso, discendere da cavallo. L'artiglieria ebbe una parte specialmen te importante, ed il numero dei pezzi si portò da 6 a ,12 per ogui 1000 uomini. Per la difficoltà ciel traino sulle sabbie, si ,1doperò artiglieria da montagn,\ e per le operazioni nelle montagne, artiglieria a cavallo da mout11gna. Passò poi ad enumerare vari i casi in cui i nativi furono uti lizzati negli eserciti russi. Secondo lui gl i Uzhechi presentano un buou elemento per l'esercito, e l'iutroduzione del rr,clutainento fra di essi non sarebbe iuuti le, Gli Afghani, ànche a eletta di ufficiali russi che ebbero occasione di cono1
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138 RIVIST..\: scerli sono animati da buon spirito militare. La storia de lle loro guerre cogli Inglesi sviluppò in essi il sentimento dell'onore guerriero, mostrando la possibilità di ottei:tere vittoria sopra gli Europei. Presso Kusc.ka l'anno· scorso osarono attaccare i .Russi, ma furono respinti . (Dall' lnval-ido Riisso)
SVlZZÉRA
Bie Scht'Veu:e,•i:sclie I,,r,n.ie,•ie. lln•e Enl!UJicl,l'i•n·g tnul .Fo,•'tbil,l,.d ig «ntte,• tle,• 11lilit~~,•o,·na•
n ·i satil>n von 181'.I, von OuEiìSt J. F'Erss, Waffen·chef
der Infan (erie. (La fanteria . sv'Ìzzera. .Il suo svihi,ppo ed il
sii,o perfezionamento ifl, seguito alt' ordinamento militare del 1874.) Per il colonnello J. FE1ss, Comandante dell'arma di fan-
teria. - Zurigo,. 1886. Orell Fiissli. È questa la relazione che il capo dell'arma di fanteria della: Confederazio!ie Svizzera ha presentato al dipartimento militare alla fine del ,J884-, va'le à' di•re al tetn:1ine del 1° decennio del ftinzionamento dell'ordinamento militare del 187,\.. Il piccolo sèritto non pu:ò che essere letto con' interessamento anche all'irrfuori dei confini elvetici. · Tutto l'edificio dell'ordi•narmento militare viene esaminato; si rendono palpabi·Ji le esormi difficoltà che si present.ano all'organizzazione, e spe- · dal mente all'istn1zione dell'esetcitosviz1.el'o; ed i sacrifici personafa che sì ri·chiedono ai pochi ufficiali che stanno in servizio ed ai quali è affidato il còmpito d'istruire la truppa in poche settimane. Il colonnelJo Feiss comincia col rammentare le condi1.ioni della fanteria' allorquando entrò in1 vigore il nuovo ordin1amento. Il suo reclut.amento e la sùa istruzione era allora affidata ai Cantoni; mentre alle armi speciali peristtva la Confederàzione. Quest'ultima aveva maggiori mezzi a disposizione, e i'accentramento doveva influire anche favorevolmente :;u ll'tmiformità dèll'isftnzione, la quale nella fanteria molto lasciava a desiderare. Tolta l'istl'uzione ai Cantoni si rese subito manifesto un reale migli'Or/1~ m(jnto in essa, miglioramento che andò d'anno in anno aumentando insieme ai progressi nella tattica della fanteria. Si convinseròanche in Sviz1
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zera che la, fdnler'-i'a el' armà pfi;rìcipdle, è che ad essd ncJ.n S'Ì devono assegriarè le peggi01'i reclute ma bensì le rnig liori, CHe-sotto q't'.1esto riguardo . non si siatio però del tutto appagat'i i d·esideri del capo dell'ar'I?a tisu'lta da quanto egli ricorda. Per fìssa~e infatti in quale proporzione le recluté · si delibano ripartire fra le var'ie armi a seconda della loto inrelHgenza ed istruz'ione, il dipartimento m'ilitàre divise le reclute' dBlla leva, de'l 1881 in tre'cla·s$i iu base agli esami· prescritti in Svizzer'a per irnuovi arruolati. Della ·I' e 2.· cl:asse unite la fantl:iria ebbe solo iÌ 3'7 per cento del suo con- tingetite, meritre fa éavalleria fu trattata col 75, l'artiglieda col 68, il genio col 90 ed il corpo d1i sanità: ci:>11'88 per cento. H relatore' rivolge un'attenzione tutta speciale al recluta mente e mosfra' coll'a scorta di dati statistici in qual modo esso si sia fatto negli ùltin1i : dieéi arini. l'.tisulta che ìn media il 4-17,5 per cento del contingènte f.u riconosciuto atto al servizio, però già nel primo anrio di servizio si rimandò ,J 1'1,3 per cen t'o. Il' numero delle reclute istruite fu nél' 1884- di 12,587 su 13,788 atte al servizio, Mà anche questa prin1à1 cifta non può essere ctm-· siderata quale un totale delle recinte completamente disponibili, perchè fra gli inscritti· a cuì viene data J'i5t1'uiione se ile trovano sempre molti' i qm,Jifnon sono nel loro primo anno di servizio, e così passano nella landwehr · colla loro classe ,, danno dell'effettivo delFesercito. Negli anni 188·3 e 1884- solo il 7 1, 6. per cento degli istrùiCi a pparten'evano al la classe di leva . di quegli anni, mentre il u.,8 per cento avevano un ~uno di più, 1'8,6 per cento due anni, if 2.,3 pet cento tre anni, ecc. Il numero delle re'Clute· istruite appartenenti real mente aJlà1classe eh in mata' nel 1'88/l è di·,1·I , 976 invece di 13,788 di cui sopra. L'effettivo dfl ll'esercito svizzero alla fine del ,1884- era, se'COndo i ruoli, dH H, 928 uomini; d'a qùesti bi'sogna però togliere il1 12 per cento di, non • presenti, cosicchè il colonnel lo Feiss calcola l'effeùivo p1'eS'enté di 102,057 nomini contro l'effettivo legale di ,103,877. - La perdita a·nmiale di ciascuna classe 11nzinna deve essere in media del 2,4l per éénto ossia in tuttoi. il 21,7 per' cento, di ratti gli ,J,I ,976 nomini rea·lmcnte istruivi ed intietam'ente d·isponi bili dovrebbero i'ò ,J 2. aurìi dare un totaie di ·13-3, 7 12 uomini, m'enire non se ne avevano a ll'a fìne del P~8t che' 11 (ti, 928. Yr sa:rebbei'o ·· tre modi possibili per ripat'a1'e n questo male:-od a umenia,re il confi.n gente· annuale; o far servire di fatlo ogni uomo 12 anni nell'esercito mentre · oggigiorno, come sr è detto, ognùno segue la sorte delln sna classe; o fi• nalmente si dovrebbe nel caso di mobilitnzion·e pen·saré' à complètare lo, effettivo con landwehr. Que$t'ultima m·isura è specialmente' ràccoma\à'data dall'autore. Egli propone che dei 3 battaglioni di ogni reggimento di landwehr, uno debbn chia'marsi di depo~ito, col còmpi,tò di c@mpletare gli :iltri due battaglioni dopo che essi avranno dato le ultime loro classi all'esercito .. 1
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Nel capitolo riguardante l'istruzione il colonnello Feiss dice essere cura ·sua e degli ufficiali <l'istruzione clw, malgrado il sistema di combattimento cin ordine sparso ora in voga, si conservino all'istruzione individuale ed a ·quella in ordine chiuso i loro diritti . Un esercito di milizio non può cer·tameu te sprecare il suo tempo in istruzion i inuti li ; ma però deve tenere ad un buon portamento, ad un marciare disinvolto, a destrezza nel maneggio dell'a rma a retrocarica, e ad un manovrare ordinato in ordine ch iuso. Eg}_i vori:ebbe si s.e°'.plifìca~se il regolamento e si desse maggiore svi luppo .-all 1struz1one prehmmare foua ai giovani prima che entrino nell'esercito. Ci_r:a i _risultati" dell'istruzione snl tiro, fa qua le col breve tempo di ~erVJZIO è ID gr~n parti:: lascia ta ai circoli ed alle SOCietà di tiro a segno, 1 1_ relatore esprime la sua soddisfazione; meno contento è cali di ciò che ,r1_guard11 marce, il combattimento in cacciatori ; ma sopra;utto dell'impiego wtt1co del fuoco. Anche l'abilit:1 di manovra delle truppe lascia anc~r~ ~J~al~osa a _desiderare. Egli lamenta sopratutto la grande mancanza ·-0 1 m1z1at1va nei gradi inferiori, e l'eccessiva intrommissione deali alti ,gradi; e spera c~c le manovre di cliv ision.e contrapposte (che ebb~ro già luogo per la prima volta nel ,1885) d,m:inno sotto questo riauardo dei 0 buoni effetti. Dopo a\'er preso II traLtare del corso di ripetizione u del le scuole cli tiro la relazione viene finalmente al terna importante dell'armamento cieli; ;fanteria. . I l 1~rimitivo modello di fucile a ripetizione del ·1869 ha in $eguito subito r1pf:'tute modificazioni e perfezionamenti. Un gran difetto esis1e però sempre: che col magazzino non si può sparare con cartucce a snfve . Il mane~gi? d_el fucile nelle manovre Cfliale arma a ripetizione non è po;sibi-Je ~ la d1sc1plma del fu_oco doppiament~ i~1portante con tale fucile non si può 1~se?nare col~a prat~ca . Da clne anni s1 fanno delle esperienze sui fucili d1 piccolo ca libro; sr spera così di ottenere maggior radenza nella traiet·torn e maggior giustezza di tiro. Nel IX cap!t?lo _della sua relazione l'autore dà 1111 interessan te quadro ·dellll spese m1hiri della Confedera~ione. Queste sono andate crescendo d'a~no in anno ; mentre nel •1875 erano di 1·1,26!~,332 fran ch i, esse erano ,sali ~e n~H 884, a 13, 4,!)1 ,017 franchi, il che corrispoude a fronch i t~, 75 per ogni abitante. Ove 111 Svizzera volesse tenere un esercito permanente essa .potrebbe m11ntenere sotto le armi con 1111 ta l bi lancio ,J 4, 54,0 uomini am' in Germania ' . messo cli e ogni uomo costi giornalmente 85 centesimi come Tutti_i desiderii che l'autore nutre per l'aneuiro egli li riassum11 nei ..seguenti punti: 1° Affìdare alla Confederazione l'intiern amministrnzione mili1are.
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2° AumenlO dell'abilità manovriera dell'esercito colla chiamata annuale di due divisiou i e contemporoueo miglioramento dell' istruzione dello· reclut.edi fanteria; e collo stabilire un breve corso preparatorio pei quadri presso i corsi di ripetizione di c1uest'~rma. I corsi annuali di ripetizione della fanteria cou una durata più breve ogni anno. 3° Completare l'effettivo dei corpi con qualche aumento nel numero delle reclute, e col prolungare il tempo di servizio degli urficiali della prima linea della landwehr. 4. 0 Armamento della fan teria con un'arme di piccolo calibro. 5° Ultimare prontamente la, trasformazione dell'artiglieria da ca mpagna e la provvista di cannoni da posizione. 6° Cominciare la costruzione di fortezze.
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ftfortafo da rampo e da posizione in Ritssia e in Svizzera . - Come· tutti snnno, l'artiglieria Uussa diede assai cattiva prova di sè nt.llla cam pagna del 1877-18 specialmente intorno a Plewna, dove i lavori di risarcimento fatti dalla vanghetta de i Turchi durante la notte, com pensarono ad usura quelli di demolizione prodotti dai cannoni da 8 e da 10 dei Russi. Questi risultati indussero la Russia a studiare se non vi fosse modo di introdurre nuovamente nell'artiglieria da campagna il tiro curvo, che all'apparire dei cannoni rigati ne era stato proscri tto ovunque; e ben tosto due mortai a retrocarica, uno dn 1O e l'altro da 15 cent. Krupp furon o messi alln prova. Dopo lunga serie di esperimenti risultò che il primo non era sufficientemeotHefficace, o d1e il secondo era troppo poco mobile, sia perse stesso, sia per ìe munizioni. Un grave incaglio presentava inoltre alla soluzione· del problema la costruzione di un affusto la cui sala potesse resistere all'entità dell'urto verticale al quale per la natura d(\lla bocca da fuoco doveva essere assoggettata. Per Oaiunaere clirnque a risul tati convenienti parve doversi ricorrere ad V • un calibro intermedio fra i ,1O e i 4o centimetri; e la Svizzera sembra essere giunta a buon punto io quc~to senso. Essa ha costruito un mortaio da 42 centimetri il quale coli ' avantreno o colla piattaforma riuniti, non pesa più di un pezzo da c:impagna . La stessa condizione fu soddisfatta pel carro da munizione conv~nente 60 colpi. Il tempo impi egato per passare dalla posizione di marcia a quella di combattimento non supera i 5 minuti, e la maneggevolezza del pezzo non lascia nulla a desiderare. II mortaio è di bronzo e spara granate e shrapnels del peso. cli •I 8 Kg. Le prime contengono quasi un chilogrammo di carica ed essendo prov1
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RIVISTA . !,STERA
viste di s,pol.ette.ad .~zione FitqrcJ.Ata soµo capaçi.di produrre larghi imbuti nell~ fen:e; ~ secopd1 conteqgou9 da~ 70 a /i80 pallottole e quindi riescono · assai efficaci coµtro ,pei:sagl.i .a.nirpati.. ., . L'affusto è .simi le,a qqello d~i pezzi da campagna, ma pernon torrnent.are le ruote e la sala., ;;on.o infilate· sii pi questa e contro gli alon i due pie. -cole •rotelle _che posa.no su due costole lungitndinali della piattafo~ma ' ·i~en.t(e li:'_ t·t~oie ,ve,ngono interrate. Nello sparo le rotelle sconono per 5Ò · cent,metn circa sulle dette costole, quindi le ruote grandi entrano i,n azione ' montn!}do ftì ll due ram~e: prep4rate all'ipdietro, le qu,ali fungono da freni non solo, ma fanno ,nd1sc~mlere .subi.lo il mortaio i;i.~lla posizione di , ·sparo. · Il mort~i~ P'.1Ò seg~ire Ì'.ese,rçito in tut,telesueoperazioni, e il trasporto · --delle mun1Z1oni n?n nesce per null a d'impiccio, specialmente avuto ri~ uardo che. la Svizzera possie11e già t!n ç,ap)lone da ,12 da posizione che Ja uso d~.l.1 ~tessi proie~tili. · · . La ~Yi.zzera.si è c?sì ~rQvvi ~t~ .di µn calibro che cqstitui.sce, per cosi ,,,dire, I anello d1congm,n,z19,n.e fra l'a.1:ti1glier.ia d,a çampo e quelle d'assedio. (Dalla Wehr-;leitun,9)
Sto,• iti delle ,,uu•ine .,,,ilit,n•i ,i_t,di,a,1·a e dt_d 17 50 ,,i 1860, e tiella niari,ia •n-ilit,,,,,e ·i ttr.liana dal
.( Il IS'lll , scritta d_ a c. RANOACCIO, depi1tato al Parhlmento. . .- .Ro.ma, ,t 886, ttpo,gi:afia del Senato.
1.86,0
È un libro interessante che vede la luee ip. u.n inomento ogport1.rno.,Pa ,qualche tempo gli occhi ,degl'Italiani sqno rivolti al mare. Essa ha comin.~iato ad ,accorgersi ,essere, possibile, nel futuro, .una guerr..a essen.zinlmenite .marittima ìn cui le Alpi no.n co.stitt,iscano il fro11te, ma le spalle; .e queste sente di averle già bene appoggiate. Si v_a risv~gliando, da un capo 111, -l'altro della penis,ol:a, uJl vecchio istinto 11azion4l,e il qu:il;e ci cli.ce che il nostro campo di, espansione è ohr.e mare. Tntti inoltre s'avv.edono che.nel Mediterraneo, in me.zzo a cui la natm;a ci ha po~to, non ci m11oviamo a nostr'a,gio;,cbe, \n questa pii1zza di CO!n.mer.ciodellen:\ZÌQni incivilite, non abbiamo lo spazio che ci compete, e.sia.mo ,sotto la _minaccia coptinµa di vederci restringere anche quello c.he a.bbiamo. Ornrnai perfino ·.dal :volgo ,.si comincia ad inten.dere,che, se la nostra.politica è molto addietro .delle nos.tre aspiritzioni, se certi diritti .non .conviene nepp,u re ,affenru,1rli, si è ,unicamente pQrchè, forti,:Jbbastanza in terra, sia.mo deboli in mar.e. Un libro adunque che francamente e.spregiudicatamente, narrando ,la stori.a della nostra marina, ci mostri, coi fatti, ·quale tesoro d'apilità e .di valore possieda l'Italia nella .sua popolaiione warittima, e qµanti errori e colpe, oi siano voluti per coi1durci .all'infausta giornata di Lissa, questo lib1·0 è il ben venuto; non per rinfrescare l'infamia di sciagurati ac-qi fu ,troppo mite la patri,a, .ma perchè serva d'istruzione .e d'esein.pio. •L'autore aveva già ·pubblicato nel 1863 le memorie storiche .delle ma-· rine militari ital iane dal 1750 al 1850.
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Qualche anno appresso condusse quelle memorie fino al principio del ,1860. Non oltre, perchè erano vivi la maggior parte degli uomini che avevano preso parte alle vicende da na rrarsi, e l'autor~ crede che, se ::.i morti si deve solo la verità, ai vivi si debbano anche dei riguardi. Oggi, scomparsi dalla scena la maggior parte di questi personaggi, ripiglia la penna per scrivere l'ultimo periodo storico della nostra marina; periodo poco noto quantunque odierno, perchè fino a quest' ultimi tempi non fu mplto curata, in Iwlia, la marina stessa, uonchè la sua storia. Contemporaneamente l'autore riproduce le memorie precedenti , sia perchè esse giovano ad illlendere la storia della marina italiana, sia perchè la scope1ta di nuovi documenti fece vedere all'autore la convenienza di ritoccarle. Di quest'opera venne pubblicato finora il primo volume. Si comincia dalla marina Sarda, esponendone le condizioni verso il ,1750, narrandone i piccoli scontri coi legni barbareschi, e seguendone le vicende durante le guerre della rivoluzione e dell' impero, fino all'annessione di Genova al regno di Sardegna e al conseguente incorporamento della ma. rina genovese nella sarda. Da questo istaow il Piemonte ebbe davvero una base marittima e quindi la possibilità di tenere una Ootta. Si narra come questa venne ordinata, e il primo esperimento che se ne fece contro il bey di Tripoli nel 1825; fatto quasi ignorato, ma onorevole a quella marina, e specialmenteai due ufficiali Francesco Sivori da Genova, e Giorgio Mameli da Cagliari. Da que'n'epoca la marina sarda non si trovò più impegnata in operazioni di guerra fino al 18,i.8, in cui una squadra di essa, sotto gli ordini dell'ammiraglio Albini , fu mandata nell'Adriatico. Le operazioni di detta squadra~ jin quell 'anno e nell'anno seguente, vengono narrate con molti particolari; e, quantunque poco interessanti, perchè nulla di grande si fece e neppure si tentò, riesce istruttivo il racconto; perchè dimostra che le incerte,zze del Governo, la mancanza di un disegno nei comandanti, e la diffidenza reciproca fra Sardi e Napoletani (vi era nell'Adriatico anche la flotta del Borbone), furono fin d'allora le cause principali del nostro insuccesso in quel mare; alle quali dove,•a aggiungersene, nel ·1866, u.na affatto nuova e impreveduta: la vigliaccheria personale del comandante supremo. Vedendo con quanta facilità si poteva, fin dal 18i8, stabilire la nostra supremazia nell'Adriatico, e quanti errori si sono commessi, e quante belle occasioni si sono perdute, un senso di rammarico c'invade; ma benediciamo il libro che, queste aroare lezioni della st.oria, rimett-e oggidì sotto gli occhi del pubblico.
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PEBIODICI
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Segue il racconto delle insubordinazioni degli eguipaggi, che credevano essere andati nell'Adria tic o per combattere e tornarono indietro dopo e$Ser~i baloccati; insubordinazioni severamente e :giustamente represse, ma tristi conseguenze della cattiva condotta della guerra . Dal ·1849 al ·1859 fu un'epoca di riforme e di miglioramenti, specie nel tempo in cu i resse il ministero della marina Cnmillo C:wour. A metà di quel decennio (nel 1·856) ebbe lu~go la spedizione dì Crimea, nella quale la marina sarda uon ebbe occasione di combattere come ne avel'a ardore; nè pitì fortunata fu nel ,1859. In quest·anno una divisione navale venne bensì spedi ta nell'Adriatico per unir:;i al la flotta fran cese che doveva attaccare Venezia; ma quando già le nnvi alleate stavano dinnanzi a detta città giunse improv viso e inaspettato !"annunzio dell'armistizio di Villafranca. . QniJìnisce il primo cnpitolo relativo alla niarina sarda e comincia l'altro che.tratta della marina napoletana. Si parte dall a situazione di questa al tempo di Carlo III e di Fet·clinando IV; si n11 rrano alcuni combr,ttimenti fra legni napoletani e legni barbareschi; e il concorso prestato alJa flotta spagnuola in una spedizione contro Algeri ("783), nella quale si segnalò Carncciolo poscia di venuto ammiraglio, e fu ferito Bausan, bravo ufficiale che fece poi una lunga carriera e il cui nome venne recentemente imposto a una uùstra nave da guerra . Seguono le intricate vicende della marina napoletana durante le guerre della rivoluzione dell'impero; mezza dei llorboui e mezza di Mnrat. L'autore, armato di documenti , sfronda qualche alloro, e corregge qualche inesattezza del Colletta e ciel d'Aya la ; ci presenta, spogliata clalla leggenda , la st.ol'ia di Caracciolo, reo certamente secondo legge, ma gindicato da un tribunale di dubbia competenza, e. precipitosamente impiccato per ordine di Nelson prima che il re confermasse la condann.1, e meu tre il disgrazinto am miraglio ch iedeva, per fa. vore, di essere fuci lato. « Questa, dice l'autore, fu la fin e di Francesco « Caracciolo, espert.o marinaro, prode soldato, buon cittadino; fine che a « lui procacciò fama maggiore di quella che avrebbe meritato per le opere « Sue, e 1nacchiò la l'ama de( più grande ammiraglio che abbia mai CO« mandato un'armata, Orazio Neison». Tra i fatti narrati di questo periodo, ve ne gono pareccli i poco noti, e che tornano ad onore clell,, marina napoletana. Dopo il ritorno dei Borboni (,184 5) fino al 11848, detta marina non prese più parte a fatti di guerra; perciò la sua storia si restringe agli aumenti, alle diminuzioni e alle riforme buone, o cattive portate dai regi decreti. Sul principio del ,1848 lo stato del materiale era relativamente buono,
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Af'ìNO XXXI, VOI,. lii.
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lo spirito mi litare affievolito, la corrnzione granrlissima. Si mandò una squadrn nell'Adriatico affidandone il comando all'ammirnglio De Cosa ; il quale conoscendo la razza borbonica, \'Oleva ricusarlo. Prtssato da l Governo e. scongiu riito dagli amici accettò; e, per qnanto apparisce dai documcuti pubbli cati, aveva intenzione di fare onore a sè e ali~ mnrina napoletana, ove il suo governo non glielo avesse imped ito. ·Il terzo c11pi tolo narra gli ultimi anni di vita della marina veneta. Si prendono le mosse dalle co11dizioui di '!nesta verso la metà del secolo scorso: si accenna alle sue lotte contro i b11rbareschi e all'ultimo suo uomo di mare, Angelo Emo. II quale rista bili la discipli rrn, rialzò lo spirito del la Ootta mise a dovere i bey d' Algeri e di Tunisi. È l'ultimo bagl iore di una fiamma che si spegne. Dopo lui regu~ sovrana l'inerzia e cresce la miseria souo le apparenze del l'antico fasto. L' ultimo doge sposa il mare getta.odovi, come al solito, l'anello « per ~egno di perpetuo dom inio ». E Bonaparte sta in riva 11l la laguna . Era proprio il tempo da simil i frascherie. Poco appresso entrano i Francesi, e, repubblicani vincitori iu repubblica vinta, la meuono a ,acco . Dell 'arsenale portano via perfino le balle di ca napa , che mandano a Tolone; ardono il Biu;intoro per cava rne l'oro che si mettono in tasca; RonaparLc scrive al direLtorio che la Francia s'è arricchita di 9 vascelli e di 12 fregate. Qualche nnuo dopo la Francia ha la geoerosilà rli regalare ~)cune di -d i quelle nllYi al primo regno d'Italia suo ,·as~allo, della cui storia, l'autore dice iu un capitolo scguer1te. Carlnto ~apoleorie, escono i, Fr«uccs i ed enl.rooo gli Austri aci, della cui marina uoo si fa la storia ; si rammenta però che, fin o al 18i8, la maggior parte degli ufficiali di questa marin:i furono Italiani, e che dalle loro fil e uscirono i frate lli Roud iera. Nel 18tl8-.i,9 risor.;e un istante la repuhblica veneta e con essa la sua marina. Questo breve periodo di tempo fu gloriosissimo per renezia ; ma Ja marina restò inferiore al suo còmpito; effetto di lunga trascnratez1.a. Dopo la capitnln ione, arsena le e navi vennero consegnate agli Austriaci; gli ufficiali andarono in esilio; l'nquila a due becchi fu riconfiua per 15 anni sul portone del palazzo dei dogi. Segue nel quarto ca pitolo, la storia nella marina deJle effimere creazioni cli Napo leo1~e: repubblic11 cisrdpina, repubblica ital iana e regno di Italia. J taliani erano gli equipaggi, Italinni misti a Francesi, gli uffìci:ili; ma succedeva per ma re quello che succede.va per 1erra: esclusivamen te per In Francia erano i va utaggi e la glori!l ; nongi~ che gl'Italiani i quali si distinguevano non fossero imparzialmente ri meritati, ma lavoravano per la Francia e passarono nella storia come Francesi.
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E se questo avveniva per la ma rina d~gli S_tati_ _ital_iani . vassalli di Francia, molto più avveniva per quelle d1 regron1 italiane mcorporate ;issolutamente alla repubblica . o al l'im pero faancese. Tutt.a la c~sta del Varo al Tevere :ippartcueva alla Francia , che vi ~accva frequen~1 e numerose leve di marinari. Un semcnzaro di marina, per la Francia era la Liauria delln m i marina l'autore accenna le condizioni , nell'epocn precedente,all'invasioue francese e durante questa; rilevnnclo alcuni nomi dall'oblìo e dando ad altri la propria nazionalità; fra questi un certo ~avastro cor.;aro lodato e premiato da \'apoleooe, ricordato dalla storia e dai ro:oanzi, e segnato s1@pre come fran cese puro sangue, siccome quegl~ cho ha servito quasi sempre la 11rnoci,l, ed è morto capitano del porto d1 Aloeri ma nato da padre e madre liguri, in Sampierdarena . o Con questo capit.olo finisce la storia delle nostre marine anteriormente al 1860, e comincia quella della marina italiana. Sr prendono le '.11?sse dalla situazione delle marine sarda e napoleLana al tempo della spcdrz1one di Garibaldi in Sicilia; si narra la traversata dei due legni che portarono i Mille: le incertezze del la squad ra napoletn11a che doveva arrestarli; la condot;a del comandnnte la squadra sarda; lo sbarco dei gariba ldini sotto gli occhi dei NapoleLani che oou sanno quale partito prender~; l' inutil~ bomba!'damento cli Palermo; la confusione sui legni oapoletan1, dore glt equipaggi sono per il 'Borbone e gli uf.tici(l li.sono. in parie per l'It~lia e parte (forse la maggiore} per la pag:i; rncort1 pero qual fosse la suada pm sicura per conservarla . . Venuta tutta la Sici lia a mano di Garibaldi, la sq uad i·a uapolctana s1 porta nelle acque di i\1o:-sina per impedi re il passaggio d~llostretro. Il capitano Vacca tratta con Per5auo; promellc molto e maut1ene po?o, a~clt~ percliè non è in suo potere mantenere; gli eq uipaggi. sono fedeli; ~glr poi vuole avere le spalle :;icure. ì\ia il cnpitano Angu1ssola porta ns?luta·_· mente il suo legno a Persano e, rifiutato da questi, lo pona a G:l!'lbaldi che l'accoalie ri braccia :iperte. L'esempio fa colpo. La manna napoletana è in pien; sfacelo. Il Borbone !la ancora legni da guerra , qualche comanùaate ed eqnipaggi fedeli; ma non più unn tl otta . . . . Carnur ora mai aiuta scopcrt.ameute; egli aveva visto Gar1bahh fa re 1~ miracolo di en trare iu Palermo, ma dubi tava clJe potes:;e far quello d1 passare lo stretto; perciò deside!·ava un pronuncirimen to della flotta e una insurrezione a Na poli . . . La flotta non :;i pronunzia e Napoli non iusorge, ma ~anbald1 passa uoualmente lo stretto cd entra in ~apol i senza colpo ferire. La squadra n~poletann vien posta per ordine del dittatore s~Lto gli ordini cli P.ersaao <:omaodante la fl otta sarda. Francesco II è partito per Gaeta; glt uffit
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ciali di marina a lui fedeli lo seguono, o si dimettono; gli equipaggi SP sbandano. È una storia intricata e :;piuosa che l'autore raccon ta con molta chiarezza e imparzialit:i . Si accenna all'ope11a di Cavour; si esaminano le istruzioni da lui date all'ammirnglio Persaoo, e si trova che non furono sem pre bene es~guite;: quantunque vi fo sse possibi li tà di fa rlo; specil mente quando Cavour mostrava la convenienza ed e$primeva il desiderio che qualche legno 11apoletano concorresse colla tlotta sarda alhi presa di Ancon:t. L'autore difende Cavour dall'accusa di poca lealtà fattagl i da partiginni del Borbone3 il che era natura lissimo; ed anche <la potrioti -;inceri ; il che era prova soltanto della loro ingenuilì1. Secondo noi non v'è bisogno di difese . Davanti ai ·destini di una nazione scompaiono ben altri diritti che· quelli dei Borboni; si sospendooo ben altre leggi che quellH violate da. Cavour; non diremo che il fin e giustifica i mezzi perchè è una massima, gesuitiua; ma diremo salus 11op1ili suprema lex, che è uoa massima romaM. Cavour volev·a fare l'Italia e l'ha fatta. 1\nd iamo in Campidoglio a, ringraziare gli Dei. Molto riservato, e con ragione, è l'autore nel giud icare coloro che, messi nel bivio o di mancare al proprio giuramento e ai propri doveri militari , o a ciò che loro pareva appel lo della pa tria, obbedirono a questo. In tempi normali , quando si cerua <li ristabilire quei principi d'ordi rte, di fedeltà, di sa lda disciplina su cui poggia ogni ordinamento, specie quello di un'esercito e di una marina mil itare, è faci lo calcar la mano, anch e senza ac-corgersene, su cbi ha mancato a questi priui;ipi ; ma non è sempre (liusLo.. Giudichiamo gli uomini nella situazione in cui si son.o trovati e colle idee· del loro tempo; giudichiamone gli atti dalle conseguenze. Coll 'e;atta osservanza dei principi normnli, l'Italia non si sarebbe fatta. Quando tutti gli ordini poli tici sono sconvolti, ·quando i soliti criteri vengono a mancare, unica guida è la coscienza; ma ognuno deve avere il coraggio della propria risoluzione. L'ostinata fedelt.à del cit pitano Flores che fa il suo dovere fino all'ultimo, e quando non può più farlo, si ritira rifiutando ogni olfert11, inspira rispetto e simpatia; ma diciamo il vero chealtrettanto ce ne in spira il patriottismo del capitano Anguissola che, fi,10. dal principio, porta arditamente il suo legno a Garibaldi. Non gli stessi sentimenti, c inspira la coudotta del ca pitano Vacca, che (stando all'au-tore) gira e rigira e finisce con dire: prendetevi il mio leguo di notte; io. sa rò a terra. E dà le indicazioni per prenderlo. Nel capitolo seguente si descri vono le operazioni della flotta contro Ancona, e si presentano sotto un aspetto molto di verso da quello sotto cui c~
tfurono presentate quando ebbero luogo . Il Persano che per il fatto di Ancona ebbe la medaglia di Savoia al valor militare, diede fin dlallora indizi -evidenti di quella vigliaccheria che doveva trcvare la sua piena espressione alla battaglia di Li,:;a ; gl i ufficial i mormoravano, e i marinai cau:ticchiavr,no una certo uauzoue in cui, per non metter diret~amente ,in ridicolo l'ammiraglio, vi mettevano l'innocente nave ammiraglia ct1e si ,chiamava Maria 11delwide. Il comandante Mantiua (uno dei più valenti e coraggiosi ufficiali della nostra marina)" fn così indignato della condotta -dell'ammiraglio, che giurò di non più tent1re uorrispondenza con lui, e, :fasciatosi un dito come se lo avesse leso, fece firmare tutti i rapporti dal ·Comandante in secondo. • L'effetto d_ell'attacco al fronte marittime, della piazza, fu a Lamoriciere ,pretesto anzicbè ragione di ces:;are da una re-sistenza impossibile e capi:tolò. Persano lo ricevette sulla 111ar·ia Adelaide con uortesia forse ecc.:es,siva, e in controc.imbio s'ebbe eh, lui l'epiteto di bravo, cosa che brava,meute davvero riferì nel suo rapporto al ministro ». Le ricompense piovvero, e l'Italia che qualche volta s'avvede di essere sul mare e si ricorda di Genova , di Venezia e di Pisa , andò altera della ,sua marina. Tutto effetto di ,nomentaneo entusiasmo proprio del la natura ,italiana. Segue la narrai ione del concorso prestato dalla flotta alle operazion i -dell'esercito sul 0-arigliano e a lVIola di GHeta . Conuorso efficace, ma quasi -esente da pericoli e uhe, secondo l'autore, poteva prestarsi meglio. ·« Nessun morto, pouhi leggermente feriti. Gli equi paggi si mostravano sai solito attivi e voleutern,;i; i feriti resta vano al loro posto; i malati la:Sciavano l'ospedale per salire a uombatlere. Sulla coperta del Carlo A.lberto cadde una bomba nemica fumante; subito la raccolse e la_buttò in 1mare il timoniere Lorenzo Zicavo ». li 7 novembre ·1860 Vittorio Emanuel1;; accompagnato da Garibaldi -entrò in Napo li e prese« possesso della sovranità delle foe Sicilie conferitagli dai suffragio !lniversale». Cavour ministro mise tosto e risolu tamènte mauo a provvedere ali'unione delle di verse marine. Olt.re la sarda e la napoletana, vi era anche la siciliana , nata collari voluzione e cresciuta con essa, povera di legni e di marinai; ma ricchissima di ufficiali e d'impiegJti di diversa prol'enieoza, fra cu i vari ufficiali veneti. Anche . della marina napoletana erano rimasti quasi soltanto gli uffidali; gli equipaggi s'erano sqiiagl-iati· La confusione 'era indescrivibile. Negli archivi si di-struggeva quanto si aveva interesse a distruggflre; nell'arsenale si rub~va a man salva. L'autore enumera e descrive i provvedimenti fotti per ar~e,stare il disordine; riporta a brani e commenta i decreti emanati per uni lì-
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care materialmente e moralmente queste tre marine. I mpresa diffh;ilis- . sima che riusci solo in parte, e che appena adesso si va compiendo . « Ufficiali sardi inorgogliti dai facili allori di Ancona, del Garigl iano,, « di Mola, che ostentarono superiorità in ogni cosa, uffi ciali napoletani, « in posizione variamente giudicai~, e misti insieme quelli che, fin o dal « principio, avevano abbandonato la band iern borbonica co11 quelli che « avevano aspellato l'ultimo momen to; ufficiali veneti del 4848 ai quali, « uomini gii1 fatti, coceva di sottostare ad nffic;iali giovaui, che nullo per« !a patria, oppur contro di essa avevano operato; uffi ciali siciliani i quali « non comprendevano come i gr.11li concessi loro da Garibaldi non fossero, « stati riconosciuti, dove uomini che avevano bombarda to Palermo e fatto« fuoco su Garib:ildi e i suoi, li ve<l<'vaoo ufficiali supPriori e ammiragli. « Tale era la marina mil itare itali:rna che aveva nome di corpo, ma non « era che un aggregato di particelle disformi ed eterogenee. « Questo male grnvissimo che non appariva (al meno nei primi tempi) « .i I di fuori , fu , morto Cavour, poco noto al Governo, po0hissimo al paese; « che si persuasero la marina militare consistere nelle navi; quasichè le (( navi avessero anima e maneggiassero e combattCS$ero ,I:i per loro, e non « fossero invece strumemi che tonto valgono, quanto vnlgono gli uomini« che li n1aoeggiano. « Funesta ignoranza, fatale errore che partorirono Li:.sa ». Però nota I·au tore che fin d'allur;1 vi erano ufficiai i di ogni provenienza, i giovani quosi tutti, che desideravano e procuravano di affratell~rsi di· adoperarsi uniti al bene della rn.1rina; con poco frutto allora, esseudo i vecchi partigiani i più, indifferenti, o inetti gli altri. Ora però, diciamo noi, questi recchi sono scomparsi eqnei giovani fatti· uomini hanno in mano il comando della mariu~ . Il volume si chiude col racconto delle operazioui contro i fronti di maredi Gaetn, delle qu:il i si fa una assenn11 ta critica. Dopo questa im presa la sqnadr,1 d'operazione fu sciolta. L'ammiraglio Persanovenue nominato comandante genera le del dipartimento seuentri onale. Ch i 01-.,mai lo conos.ceva ern soltanto Cavour. « L'ammirnglio Man<< t1ca aveva chiesto la giubilazione. Gliela negò il mini::mo che lo teneva· <( in pregio gnmdissimo, e lo fece membro dell'a rnmirugliato. Insisteudo, « il Maotica nel volersene andare, Cavour lo chiamò a Torino, e gli do« mandò la ragione di tale insistenza; risposegli asciuttamente: non voler« più servir.: in un corpo dov~ aveva per superiore un Persnoo. Il Mini<( stro credeue a Mantica qu!Jllo c;he non aveva volut,J credere ad altri. Ma« per disgrazia d'Italia Cavour morì». Basti questa semplice esposizione del con tenuto, e i pocl1i br:ini citati,.
per dimostrare quanto interess~nte?d ~pportuna sia l'opera del Ilaudaccio, della quale aspettiamo, con des1der10, 11 secondo volume.
Die g e s c l ,icl , llicl,e Ent wi.ck el11ug ,1e1· n,n11l f e ,ie l"tv tilfe••, von THIEI\BACH, ;J886. (Lo svilu·ppo storico dell'arm<i da {tiocu portatile). - Parte ,J•. Oresda ·1886. presso
Carlo Hockner.
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L'autore visi tò e studiò per quasi 30 :inni personalinent.e lui.ti i più famosi musei e collezioni pubblici e privati delln Germani:i, Austria; S1·andinavia, Belgio, Svizzera e quello di Torino; in tutto circa 600. Questa visita diede nl colonnello T hicrbach la possibi lità cli rnccogl iere un gr:rnde materiale per una descrizione istorica coinparatn dello svilupp~ e ~el per~ fezionnmenLo dell'arma da fuoco portatile. Oltre :illa pubblicazione d1 questo libro l':iutore si occupò dell'acquisto di Yarii esemplari ~nri cli part! d'arma; alzi, ca rtucce, baionette, acci arini , castelli e palle, eri m tal modo formò una ricca sistematica collezione che può oggi visitar:::i n Dresda. Questa collezione è divisri in tre riparti: ·I ) oggetti carnuerizz:in t.i lo sviluppo storico del fuc.ile a canna liscio; 2) svi luppo del fuc!le riga'.o; 3) sviluppo ciel fucile a retrocarica . Il primo volume ora uscito de!I oper~ de~ colonnello Thierbach contiene UJJO completa ri vista delle v:ine specie eh castelli d'arma, a miccia, a ruota, a pietra focaia e di cartucce di vario modello. Viene poi la dei;crizione dei varii sistemi a percus<iion_o, de.i m_e~canismi di caricamentc,, dei miCTlioramenti nelle cartucce e 1101 pro1e1t1li. Al te,:;to, di 167 pagine, sono u~ite •13 grandi tavole con 337 bellissimi di segni. Questo libro, sari1 molto interessante per ogni uffici~le e sp~cialmeute per coloro che si or;cnpano dello !'-viluppo storito e de, perfezionamenti delle nrmi da ruoco.
S elilticlat.en- A tlns ,i es :CI X J ,il 11•/111nt1e , ·l s Zei11•,unn: 1 8~0 b is .eu , · G e g e ,uvti,·t, von PAUI. BX.uEI\LE io \V ien, Leipzig nnd Iglau. ( Atlmbte delle batt<iglie del XIX
secolo : dal 1820 fino al giorno d'oggi}. Questo atl:mte ,,ieuea completarequelloora assai raro del Kauzler ( 1825) . All'atlante è annessa una degcrizione sommaria delle campagne e dei loro episodi più interessami. Finora ·appnrve solo lo prima dispensa; ne deb-
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E PERI OD lCI
bono sortire altre 29, una aJ mese. Questa prima dispensa contiene: 1 o la campagna del 1877- 78 con una carta strategica; 2° la battaglia di Lowcia; 3° la battaglia di Schi lo (nella guerra d'America); (i. 0 la battaglia di Spicheren. Tutte tre le battaglie hanno i rispettivi piani. Da l punto di vi$La esterno la pubblicnzione non lascia nulla a desider"are: bellissima carta, caratteri lim pidi, esecuzione artistica dei piani . Pel contenuto la prima dispensa corrisponde anche completamente al si~o scopo. La parte descrittivn an nessn all'atlan te è breve, sistematica e chiara.
Bie .l!'el,Uutfestig1.nag i.a .Bei,spiele-,a · fu,• or/i'%ie1•
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Waffen, von
ScFIUJJ:LER. (
La forl'ificazione campale
ùnparata cogli esernpi; per ,q li ti/fim:ali d!i t1itte le armi.) Per S cuuELER, capitano del genio, insegnante nell'accademia miliLare e nella scuola d'artiglieria e genio . - Berl ino, 1886. 1
Questi studi indicano i criteri fondamentali per l'esecuzione di fortificazion i nella guerra manovrata, di posizione e di fortezia . L'esposizione è succinta e chiara, gli esempi bene scelti ed analizznti a fondo. Il testo è accompagnato da figure .
Recenti 11e,•re~iona111enti nei rtecili "'• caccia'.
N. A. C1scrn:ow, capitano _dell'artiglieria dell a guardia. - ,, 886
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-c a-,,n pagne de 1813. La c,ivale,•ie des a1•1n.ées all iées , par M. H . WEtL, ancien capitai ne decavalerie . - 1886.
Il libro così intitolato è la riun ione di una serie di articoli pubblicati 1'anno scor50 e quest'anno nel .Tonrnat des Scìences il-Iil?:taires. Lo scopo dell'autore consiste nel dimostr:ire tutta l'utilità che gli al· leati seppero trarre dalln cava lleria ed anche l'influenza di quest'arma sulla campagna e nel fa r vedere come una .cavalleria bene istruita e ben guidata può e deve essere altrettn nto utile nelle guerre :-ittuali quanto lo fu nella camp11gna del ,181 3. L':mtore soddisfece al còmpito propostosi con coscienza e con cognizione ri i causa . - Studiato tutto qnan to fu scritto in proposito in Germ:inia, in Francia ed in Rnssia, l'autore espone l'opern della cavalleria ·senza trascurare un solo momento importante, con gr,rnde semplici tà, -chiarezza e ~enza passione. Dallo studio assiduo della campagna l' 11ntore viene alla conclusione -che l'impiego rlella cava lleria sul cam,po di ba ttaglia non gj distinse per una speciale abilità e non corrispose uè al sno numere nè alle sue buone condizioni. - Ma invece fu brillnntissima ed altamente istruttiva l'opera -dell;i caval leria alleata sul teatro della guerra; sotto questo riguardo l'aut•Jre non conosce, altro simi le esem pio, nè nell'epoca di Federico, nè in quella di Napo leone (eccettl.!,\ta la cnmpagna del 11805 e del 1806); gli ulani prussiani del 1870-71 egli li considera quale un pallido ri verbero, ,quali timidi imitatori dei Cosacchi e dei partigiani del 1813. 1
(in russo). ~-ltim~mente nel_Wo'ienji Sborni/e e nell'ln'Valido Riisso apparvero var11 art1col 1 che dimostrano quanto interesse si prenda in Russia allo sviluppo del la caccia col fuci le nell'esercito; l'opuscolo del ca pitano Ciscik.ow s:-i rà perciò certamente letto cou interessamento in quell'esercito.
w,.,renleli-re /'ii,• ,lie .B . .H. J1.(iUt;~,.-Aluule,nien un,l ,i,i,e H.. Il. A1·t i lle1•ie c,uletten-Sclnile, von
1886. H Hef t. {Istruzione sulle anni per i collegi 1nilitari e la scuola d'a1:tigl:ùwia in Austria.) II fascicolo. L~~KaI~Yll ,
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,1.IUit~~,,. - l\/ocli e .nf>l,itt. -
N. 36-47 .
Per la conoscenza dell'am1na1Jst1·amento della ca·valle1·ia f1·ance.se .nel serr,iz'io di ca11ipa9na . - Si richi:1rna l'attenzione degli ufficiali te· deschi sopra un piccolo libro testè pubblicato in Francia e che ba per ti , tolo: Inst1·w;t'ion progressùJe-d-ii Régùnent de Cwvalerie dans ses exercices et 1nanoe1w1·es de giier,re . Se ne raccomanda lo studio poièhè, oltre al far maggiormen te conoscere l'esercito viciuo, esso è in alto grado istruttivo ed è molto ben scri tto. C'i!rca l'in/1,Mnza. - Si trntta di questa mn lattia contagiosa dei cava ll i -e delle mLmre igieniche a prendersi per prevenirla. Circa la manovrà stilla carta. - Questa esercitnzione è solo istruttiva quaurlo chi la dirige riesce a renderla interessante a chi l'eseguisce.
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E PERIO DI CI
L'autore vorrebbe che i terni per questa manovra si prendessero negli episodi delle campagne del 1866 o ·1870; che la nrnnovra fosse condotta alla buona , e che prendesse più che altro l'aspetto di una disputa sui vantaggi o gli inconven ienti delle disposizion i a prendersi n~i singoli c11si . La critica sia seria e benevola; essa si guardi da prevenzioni contro · date personalità ed assolutamente da es-pressioni personali oJTensive; pesi essa bene il pro ed il contro, e si metta nella condizione incèrta epperciò tanto difficil e delle parti manovranti. Generalmente saranuo le prime displ•Sizioni dt:i comandanti di partito che porteranno in sè il germe del successo o del l'insuccesso; in seguito anche la condotta dei sottocapi corrispondente o no alle idee del capo; non mancheranno altresì i malintesi; più di rado accadranno dei grossi sbagli. Non trascuri mai il direttore di indicare come nvrebbe risolto egli stesso il tema; si dica cosi qualcosa di positivo; solamente non si cnda nell'errore abituale di f.ir valere la propria opinione quale infalli bile, quale l'uuic11 giusta . Se la manovra sia o no stata di qualche utilità, ne sari, 111 prova la vivacità della discussione che dopo fin ita 111 manovra sorgerà nell'allegro conversare fra ufficial i. Se essa è viva, eccitata , lo scopo è otteo uto; se invece essa non ha affatto luogo, se ognuno se ue va languido ed indifferente, la manovra a nulla ha servito. Quello che sopratutto import.a è che il direttore sappia cattivare gli spiriti, metterli in tensione. Attacco normale o com.battimento d:i colo11;ne d!i compagnia? - Xl JJOrtare a buon fine J':ittacco della fanteria contro una posizioue difesa coi fu. ciii a retrocarica del giorno d'oggi, è un problema che occupa tutti dopo la guerra franco-prussiana, e con ri nnovato ed aumentato interesse dopo PIP,wna. Da tutti i militari pensanti da capi erninenticomepuredall'esercito, sono state proposte per questo dell,: so luzioni. Alcune di esse sono eccel!euti; ma l'autorn, che è fra le truppe, vedecoi propri o;;chi come esse vengano male interpretate, con quanto poco giudizio si conduC\a talorn, presunti vamente sulla base dei migliori maestri, l'esercì tazione dì attacco, ep perciò vuole alzare la sua voce. Nulla ha portato maggior danuo quanto il voler adottare un sistema d'attacco normale. Uu tipo modello è un cattivo rifugio per qualsiasi esercitazioue di guerra, ma il pi ù biasimevole è quello che si presenta quale il non plus 'Ultra, quale il prototipo. Eccone uno di questi proto ti pi : Una prim11 schiern avanza al passo sotto la protezione di una rara catena di cacciatori, un plotone per compagnia; ogni tanto si arresta per fare qualche colpo·. A 500 metri da l nemico si arresta , distende 'un alLro plotone per compagnia; torna 11 marciare ed apre il più tardi che possibi le,
a 400 metri dal nem ico, il fuoco. Quind i si avanza a sbalzi, prima al passo, poi alla cor:;a: dapprima avanza a scaglioni uui, parte della catena , per lo· più i cacciatori di u.na o due compagnie, per un piccolo tratto, il resto della, catena con ti nua a tenere il nemico sotto il fn oco . A 300 metri dal nemico tutti i plotoni di sostegno, ecceLtuati quelli di; ala, vengono gettati uella lin.ea di fuoco. L'appostamen10 princ ipale pe·1. fuoco è raggiunto, ed un fuoco lungo, iocessante caratlerizza il fuoco decisivo d'attacco. La seconda schiei;.à o:;sia la schiera principale avanza fra ttanto senza. posa . Aprena è vicina alla linea dei tiratori, questa balza in piedi e corre· coo nuovi sbalzi contro la posizione del nemico. Che se qne::;to non è ancora abbastanza scosso, al,lche le compagnie della, seconda schiera si g6ttano nella linea di fuoco. A circa 1100 metri dal nem ico la linea dei tiratori scuote il nemico con fuoco rapido e si getta poi col la baionetta su di lui. Ma questa non è una soluzione per tutti i casi; essa suppone delle difficoltà dove forse non ve ne sono, e sulle vere difficoltà dell'attacco essa. ci passa sopra leggermente. Una vera difficoltà non è lo spiegare una forte linea di fuoco contro il nemko quando si sono portate grandi forze a 4-00 e 300 metri d11 esso,. nè lo scuoterli quindi col fuoco, nè il cacciarlo al la baionetta. La. vera, difficoltà capitale sta nello attraversare la zona delle medie distanze, quella fra gli 800 ed i 4-00 metri qwrndo essa è dominata dal fuoco neinico. Cosa, hanno detto i n ussi dopo Plevna? Era cosa insopportabi le l'av:anzare, alle grandi distanze, ma dopo i 500 metri l'avanzare era uou già più fa-. cile, ma faci le. E ciò è naturale; perchè alle piccole distanze anche il fuoco. dell'attacc11nte ac4uista tutta la sua potenza essendo più radente ed avendo-, qne:;ti potuto trovare le vere linee di mira che dapprirrrn erano sbaglia te. Più l'attaccante av,rnza più diminuisce il morale del difensore, la pressione morale agisce su di esso molto più the .il piombo, la tensione diventa sempre più fo rte e fina lmente su bentra il pùnico. L'esperienza della guerra mostra che la tenaci tà della di fesa si rompe giusto quando le sue armi potrebbero operare in modo più terribile. Ma cosa consiglia l'attacco tipo all'attaccante quando attr3ver:;a il ter-· reno io cui il fuoco del difensore ha tu tta la sua efflca(;ia mera.re il proprio, è inutile? Nulla I Si avanzi al passo fino ai 500-iOO metri, quindi se non si può più procedere, ~i facci11 fuoco. Per clii conosce la potenza delle armi attuali ciò sembrerà uno scherzo. iVfa ben pensato si vede che ogur tipo di attacco deve per forza correre sopra le difficoltà; esse da uu11 parte· non possono sormontarsi che colla forza morale dei capi e della truppll,
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da un'altra parie colla precauzione dei primi e colla istruzione e colla de. strozza della seconda, coll 'abilità nel saper prendere a tempo i va llta Ot> crcri del momento, nel profittare di ogni errore del difensore e di ogni circocostanza carnale che si presenti . Questo è ciò che nelle esercitazioni bisogna sopra tutto col tivare. Riguardo :dia forma d'allacco ba::,la atteuersi alle prescrizioni del n e . gola mento, il quale dopo aver detto che la rormaz;oue normale è qu ell a di . colonne di compagnia, lascia in tulto il rim:mente libero campo ai comandanti cli bauaglione ncciocchè essi pos~a uo dnre le loro dirposizioni n se. conda del terreno e dell e conclizioni del momento; esso non dn una norma fissa d'auacco, perchò « senza poter prevedere tutti i casi, si produrrebbe lo ~vantaggio di veder data più im portanza nl mantenimento clelln forma clrnnon al .:ouseguimento dello scopo .... » una norma che va lesse penutti i casi uon sorrirebue che a paralizzare i capi ai quali deve soltanto essere riserbato nei singoli t'~si fra i vari mezzi cli scegliere quello col quale lo soopo prefisso può essere più foci Imenle otteuuto. L'autore vuole una prima schiera di colorrne cli compagnia che manovrano isolatamente in modo da preseotnre al nemico ta11ti gruppi separati; unica norma l'andare avanti profìuando di tulio ciò che si presenti, mantenersi il più che sia possibile ad eguale altezza. :Nelle manovre far prendere improvvi"amente a capitani il comando di battnglioni, a tenenti quello di compngnie, a sottuffìciali quello di plotoni · come spesso capiterà di dover fare in guerra. Come la prima schiera così la schiera principale nvanza in linea di colonne di compagnia. Colla formazione normale si ò voluto prevenire lo spnrpagliamc11to delle fo rze, dare un comodo metodo per guidare grossi corpi quali si presentano in un graode attacco di fanteria. l\fa la facilitazioni\ che si voleva procurare alla condotta del combattimento è illn soria . L'nnica facili1a ziooe ai comandanti di grossi corpi ò l' istruziooe dei loro sottoposti, l'a mmaestramento della truppa per i vari casi del combattimento, l'educazione dei sollo-capi alla iniziativa ed a ca pire l'idea cli chi comanda ; di tutto ciò nell'attacco modello si tnce affatto. Espo trasrnrn l'escrcit:izione del combt.ttimento in c-0lonne di compagnia mentre è su questo che si conta per ottenere anche nell'avvenire ì successi analoghi a quelli del 4866 e del 1870. L' Islnm·one pel se?'Viz io in campagna clelhi fanteria [1·ance.se del g · magy io 1885 confrontata oon la te<lesca. Esperimenti di t'iro della$cuola m:Uitare di tiro belga n el ,J 885. - È
un estratto della relaziono testè pubblicata ciel comandante la detta scuola.
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E PElllOOI CI
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Jt'eHe uailit,~•·isclte n1,111e 1· -
1° trimestre ,1886.
Le nostt·e caser,ne e la:;::aretli . - Studio in cui si danno notizi11 e si fanno apprezznmenti e proposte sulle caserme ed ospedali militari della Germa:1ia. L'autore osserva che mai come in questi tempi di minaccia del colera le questioni igieniche furon o di attualità. Omante le manovre e le m:m;e e nelle c.'lsermc stesse. uffi ciali e sottn ffì ciali si prendonoogni cura, perchè la trnppa non manchi alle prescrizioni igieniche; ed espongono ad essa i precetti fon damentali a questo riguardo; ma sarebhe necessario che nn istruzione simile si fa cesse nelle scuole pubbliche, specie in quelle degli adulti. Ciò a già cominciato a farsi in Sns~o11i:1 e in Baviera. In Inghilterra poi vi sono :1ppositi impiegati dell'igiene pubb lica. Ogni ciuà cd ogni distreuo di ca mpagoa ha i suoi. Loro incarico è di sorvegliarP, ro stanternente tutto ciò che ha rnpporto all'igiene. Perciò nel le città inglesi, qnando si presenti 1:i minaccia di un'epidPmi:i, non v'è bisogno di prendere in fretta e io fu ria misure eccezionali, quasichè i germi epidemici, una volt.a sparsi nell'atmosfera o diITusi altri men ti polessero nrresta rsi . come i ladri. Una delle condizioui più importanti per l' igiene si ò di a vereabiwzioni sane. Se que!-to è vero per tutti, lo è anche più per gli uomini di truppa che si trovano agglomerati a cen tinaia e k'\lvolt:i a migli:iia nelle stes~eca . serme. Intorno alla costruzione e rinda ttamento dello caserme' ed ospedali milirnri vonn>H·o recentemente nmnnate dal governo prussiano eccellenti disposizioni; intorno allo stesso tema si pubblicarouo ria qunlche tempo opere di pregio, fra cui quella iutitolatn: Das ffranlcenhaus imd die kasernie der Zttkttn{t (L'o~peda le e la caserma dell'avvenire), Monaco, tipogn,fìa Lioderer. La questione delle caserme è dappertuuo all'ordine del giorno e ben a r~gione. Cio preme:;~o l'autore entra iu particolari riguardnnti le ca~ermo della· Germania. « Nella maggior parte delle nostre caserme (egli dice), costruue per altro scopo cbe per allogginre soldnti, urn oca tutto ciò che è necess:nio per una sana abitazione, e soprntutto m:rnca aria pura respirabile nella qunutità ~urlì ciente per ogni uomo ». (Che cosa dovremmo dir noi delle nostre ?). Cosa C'i ha 1·ecato la nuova 'ÌStrtiz'ione .ml tiro? - Continuazione e fìne di un lungo studio intorno all'istruzione sul 1,iro io vigore nell'esercito tedesco.
E P ERIODI.Cl
LIRR!
Per 'il centenario della morte di Z,ieten. - Notizie biografiche di -,questo genera le di cava lleria dei tempi di Federico II. Le manocre autunncil·i f1·ancesi nel 1885. - Na rrazioni e apprezza.menti di crueste manovre: la conclusione è: « se le manovre francesi 5otio « ancora ben lungi dal rappresenta re, come le manovre tedesche unn ,·era · « immagine della guerra, bisogna almeno ammettere che i Francesi hanno « fa tto, a questo riguardo, notevol i progressi». Dal l'ibro della parola d'orcl-ine de/, corpo di Dob~cluitz, - Episodi , della campagna del 181 3. , L'esercito francese nel .J 885. - Si dà un cenno delle discussioni fa t:,tesi recen temente in Francia fra coloro che vor rebbero tornare all'ordinamento militare del 1868 e coloro che sostengono l'utilità delle nnove ,leggi e regolamenti. A tal uopo si mettono_a confronto due studi in senso , opposto pubblicati dalla Re1''1.le de deux 1lfondes e dallo Spcctateur 1lfr. l'itaire. Le battagl'ie navali, dell"avvenire. - Traduzione di una conferenza -del signor 13arnriby direttore delle costruzioni della marina inglese, pub,blicata nel periodi co Royal United Se1··vice Inst·itut·ion . · Fttc1:lie certucce sistema Rubin. - Mi nuta descrizione di queslo fucile e relativo.mnoizionamento recentemente inventati dal maggioreRubin, , diretto.re d'una fabbrica d'armi in Sdzzera . Tl diritto penale nel/.'esercito austriaco. - Si premette che l'esercito .- austriaco da va ri anni ha progredito sotto tutti i rapporti, e che ciò è noto in Germania ; ma che meno note sono le condizioni disciplinari di detto . esercito. Per metterle in luce, l'autore piglia per guida una recente opera dell' udi tore di gnerra Daugelrnaier, intitolata: I crim,ini ed,;, clel'itt·i 1nilitariseconclo 'il &i,ri,tto austriaco, con richiami al d1:1·itto ronuino , e ai cod·ici 1Jenali tedesco , francese ed ital-iano, della rruale opera si fa una minuta recensione, mettendo in ril ievo le differeuze tra il diritto pe, · nale militare ::instriaco e il tedesco. 1l principe Alessancko di Hessen. - Note biografiche. . . Lloyd, fVarner y cd alt1·i. - Discussioni intorno ad oprire ed autori che tra ttarono di Federico H . I Il nuovo fiicile francese Robin- Sturla-Paries . - Iu Francia, dice r l'autore, si fece ro recenti esperienze con un nuovo fucile a ri petizione. Gl'iuventori possono dirsi tre: un uflìcia le(Ilobin) , un soldato (Sturla) , .. e un armaiuolo (Paries). Siccome ciascuno di questi ha concorso alla invenzione del detto fucile per una parte essenziale, così lo ~tesso prende · nome da tutti e tre. (Segue una descrizione Ji detto foci le, tratta special . mente dai giornali francesi). 1
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L'alfabetlismo in Francia e in Germawia. - S i ripor ta dallo Spectateur llfiltitaire un brano di articolo, nel quale messi a confronto i progressi dell'alfabetismo in Francia e in Germania, si fa rilevare che in Germania sono molto maggiori . Poi si couchiude esserci da rallegrarsi di questa testimon ianza fotta da i Francesi. Una volta si diceva : quando un soldato impara a leggere, perde un poco di coraggio; se im para an . che· a scrivere, lo perde del tutto. Più tardi, andando all'eccesso opposto, si trovarono i maestri di scuola che hanuo vinto la bai taglia di Kouiggratz. li vero si è che chi ebbe una istruzione nelle scuole, riceve più facilmente quella militare, benché l'i · struzione avu ta nelle scuole non aumenti, per se stessa, nè scemi le qualità militari degli individui. Curios'ità storico-mi/:i,ta1"i, del buon tempo ant·ico. - Sch izzi, aneddoti, epi,,odi, note biogratìclrn, tratte dalla storia e tradizioni degli eserciti tede:;chi . Il primo (eldmaresc'iallo de/./.' elettomto di Brandebiirgo. - Monografi a del tempo rlei grandi elettori. Veleno e.contro,veleno. - Articolo di polem ica a proposito di bilanci militari, di forma sotto le armi, d'istruzione militare alla gioventù ccc. ecc. Circa la resistenza a ca'Vallo. - L'autore premette e$sere nn errore il credere che, come è recente la passione di saltare o'::.tacoli tol cavallo e di fare corse di gara, così sieno anche recenti le lun~he corse, o, come oggidì si direbbe, le corse di resistenza. Quando non vi erano ferrovie, quando le strade carreggial1i li erano poche, si facevano a cavallo miglia e miglia più che non se ne _facciano adesso; e ciò avveni va non solo per parte dei corrieri delle staffette e personesimili che correvano per me-st,ere, ma anche per parte di persone che, dovendo rncarsi per di porto o per affari in località distanti qualchH decina di chilometri , preferivano farlo sopra un buon cavallo, anzic.hèsop ra una cattiva vettu ra. Però non · può negarsi che nella ufficialità dei v~ri es~rciti , specialmente dopo In guerra del 11870-711 (uu r,oco per impulso venuto dall'a lto, nn poco per propria inclinazione) gli esercizi di resistenza a ca vallo presero voga sempre rniiggiore, essenélosi generalmente riconosciuta la loro attivilà. Ciò premesso l'::iutore esponeq·ual i avvertenze hisognaavere nella preparazione rlell't10m0 e del cava llo a simi li esercizi e nell'eserci tazione-di questi , perchè riescano veramente utili e diano i migliori risultati. Principi da osserva1·s,i, nella descrizione del te1·1·eno dal pimt/J di 'Vista mil?:tare. - La geografia in generale è la descrizione della terra, come campo d'azione degli uomini', non una semplice descrizi one di coritinenti e di mari, di monti e di pi:ini. La geografia militare ricerca l'in-
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nuenza di date condizioni del terreno sul le operazion i militari; e~sa s la alla geografia generale, come la storia militare sta alla storia generale. Nelle descrizioni particolareggiate del terreno si deve tener conto delle accidentalità che possono avere influenza nel campo ·tattico; per esempio parlando di un villaggio, si ricerca come è costrutto rispetto :illa facoltà o difficoltà di attaccarlo o di difenderlo ece. ecc. Seguono particolarità riguardanti l'orografia, l'idrografia, le reti st.r~dali ecc. ecc. Trasporti a spalle d'uomo nelle operaz·ioni militari in Asia e in A.f1·icci. - In regioni dove Don si trovano nè strad1\ nè fiumi navigabili, il servizio dei trasporti mi litari, $pecialmente per ciò che riguardano le munizioni e i viveri incontra grandissime difficoltà, e spesso arcade che il miglior mezzo di tr:isporto sieno le spalle del]' uomo. Pare strano che con tant.e bestie da soma, muli, c:ivall i, cammelli, asini, elefanti, si debba ricorrere all'uomo; mll il numero stn1orcl inario che di tali bestie occorre per una spedizione, i"lnche di poche migliaja di Europei , in paesi dove bisogna portarsi tutto, fino l'acqua, la difficoltà di procDrarsi tali bestie sul luogo e l'altra pure grandissima di farle venire dal!' Europa, il gran numero che ne muore per viaggio e più ancora $Ul la voro, per effetto spe· cialmente del clima, ha fatto nascere il pensiero rii provvecleni a detti trasporti con CHrovane cli facchini indigeni. E l'esperienza ha dimostrato che, in certi climi e per certe strade, l'uomo il l'animale da trasporto che resiste di più, e che costa cli meno. Seguono interessanti particolari s11 ll'ordinamento delle colonne di trasporto a spalle d'uomo organizzate dai Francesi e dagli Inglesi nelle loro spedizioni io Asia e in Africa; in quelle ;;pecia lm en té fatte dagl'Inglesi contro gli Abissini, contro gli Ascianti, contro gli Zulù, contro i Boeri ecc. ecc. Il decimottavo m'im:stro dellii g1ierra della 1·epubblica francese. Questo decimottavo ministro della guerra è il generale Boulanger, intorno al quale si riportano alcuni brnni cli giornali francesi, da cui si vedono le speranze susci tate dalla sua nomina; si osserva però che tutti i diciassette preclecessori del detto generale avevano suscitato press' a poco le stesse speranze. Le memor'ie del generale Grant. - Si nota l'importanza che hann,1 in generale le memorie storiche di autori i quali ebbero gran parte negli avvenimenti che narrano . In America le memorie di Grant clestano tale inten:sse, d1e il nrodotto della loro vendita rappresenta una grossa fortuna. Non possono destarne altrettanto in Europa, ma non tra lasciano di avere un certo interes$e anche per noi, tanto per la sost.anza, quanto per ·
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la forma. Una cosa che subito salta all'occhio, è la precisione dello stile, la chiarezza dell'esposizione, il legame delle vnrie parti dell'opera e sopratutto le classiche descrizioni del terreno su cui ebbero luogo le operazioni militari. Le torpediniere sottoma1·,i,,ne Nordenf'elt. - Descrizione, uso, apprezzamento.
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1° lrìmestre 1886.
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Ragioni odierne in favore della tattica cl'u1·to. - L'autore dice che la recente opera del capitano York intitolata Napoleone come generale, ha rimesso in campo varie questioni di tattica. Benchèa molti possa sembrar:e strano cha oggidì vi sin ancora chi sostenga la tattica d'urto come ai tempi di Napoleone, l'a utore crede che la dottrina contraria non sia ancora fuori di contestazione. I fatti su Clli, s'a ppoggia hanno un valore locale, personale, tcmponrneo . Gli attachi' concentrici, come per esempio quello dei Prussiani a Sadowa, sono soggetti a tanti contrattempi, che qua11do riescono è un miraco lo. Lo studio delle cnrnpagne del rn66 e ,1 870-71, ha dato luogo 1a tante opinioni, n tante proteste di sistemi diversi, che si può, senza essere tacciato di irragionevolezza, difendere in parte il sistema antico. Ciò premesso, entra nell'argomento e la conclusione acni arriva !'aut.ore è in sostanza la seguente: Le odierne fornrnzioni cli comb;ittimento sono buone contro un nemico che fisicamente e moralmente non valga più di noi . Hanno giovato e po:;souo giovare ancora; anzi finchè non si crede di non dover incontrare un nemico che vnlg:i più di noi, conviene mantenerle. Masesi incontrasse questo nemico brnvo e forte che spingesse innanzi risolutamente lesuemasse, come foce va Napoleone, è molto dubbio, se col le attuali formazio ni di combattimento, si potrebbe opporre un argine snfficiente. Stud!Ìo sopra l'ùnpiego e l' m:ione clella cavalleria in cornbcittùnento . (Continuazione) . - Nelle puntate precedenti l'autore a vevn tr~ttato il suo argomento prendendo per base le ultime campagne; ora lo tratta, prendendo per base le guerre della rivoluzione e del primo impero francese. Fra le deduzioni che l'autore trae dal suo studio è note1role la 5egnen te: • molte volte, egli dice , si crede necessario un nuovo regolnmento, mentre anche l'antico avrebbe soddisfatto benissimo, purchè fosse osservato. l\iolte volte appniono necessarie nuove formazioni tattiche e si crede aver provvisto, quando si sono introdotte, mentre ciò che pareva H -
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difetto delle vecchie era invece decadenza dello sp irito. E se questo manca non valgono le formazioni vecchie nè le nuove. In ultima analisi l'autore crede che la cava lleria possa ancora rendere io guerra tutti i servizi di una volta, quando si cori meglio l'ordinamento e la prepar.lzione tecnica cli grossi corpi di caval leria; si eserciti a dovere quest'arma nelle gfandi manovre, e sopratutto se ne rialzi lo spirito» . La marc'ia del gene1·ale Sher-mann attraverso la Georgia. - Episodi della guerra di secessione americana, istruttivi dal punto di vista militare, ed anche perchè dimostrano che gli eserciti degl i Stati i quali, in tempo di pace, noo hanno e;;ercito, consu mano in un mese più che gli altri in uu anno; ed oltraciò ru bano, bruciano, saccheggiano in un modo, di cui gli eserciti permanenti, nei tempi moderni, non porgono esempio. Molte volte poi gli ordini dell'incendio e del saccheggio sono dati dagli stessi generali, così facevano alcuni generali american i, Shermann specialmente . Parlando di Atlanta egli stesso scrive: « abbiamo distrutto la città dalle fondamenta ». L'autore riporta quindi brani di varie corrisponden1e, in cui la marcia del generaleShermann attraverso alla Georgia è descritta, per ciò che riguarda l'umanità, co·me scorreria di briganti, di cui Shàmann era il deguo capo. Un suo subordinato scrive: « bisoouerebbe che Shermann avesse udito ciò che dicevano di lui i suoi stessi soldati, quelli che si ricordavano d'avere una famiglia ed avevano un cuore •. La ·mobilitazione dell'esercito inglese. - Dopo aver trattato delle forze di terra della Gran Brettagna, del loro ordinamento e sistemi di mobilitazione, secondochè si tratta di una guerra coloniale più o meno importllnte, o della difesa del territorio inglese: l'autore conchiude : L'esercito inglese ha fatto, da 25 a~ni, grandi progressi; ma è ancora molto arretrato rispetto a quelli del con tinente. L'opera del riordinamento non è finita; su alcune recenti misure non si può per anco dare un giudizio. E certo però che l'Inghilterra si trova in grado di mobilitare in breve tempo, uo corpo di spedizione per qualsiasi guerra lontana , e trasportarlo dove occorre. Al tempo della guerra di Crimea ci vol lero tutti gli sforzi per mettere insieme un corpo di 25 mila uomini, e bisognò aprire arrolamenti iu tutt~ Europa per mantenerlo a numP,ro . Oggidì . l'Ioghilterra si troverebbe meno imbarazzata in simili circostanze; ma quando si trattasse di dover difendere il suolo inglese, le cose sarebbero sempre presso a poco al punto di due o tre decennj fa. Se uno st::ito continentale riuscisse ad eseguire un grosso sbarco sulle coste inglesi, la sorte del1'Inghilerra sarebbe decisa in pochi giorni. L'arte fortifìcato1-ia ai nostri temp·i. - Si fa un esame critico del· l')
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l'opera del generale Brialmontintitolata: La fort'ifìcation dii tenips p1·esent. Si riconosce l'autorità dell'autore e il merito dell'opera, ma vi fanno non pochi appunti . Quest'opera (vien detto), è magnifica sotto ogni rigu~rdo; anzi per molti e così ahhagliante che toglie loro la vista. Vi sono oggidì ingegneri militari anche coltissimi, pei quali la parola di Brialmont ha la stessa importanza che il Roma lowta est per i credenti catto- · lici. In que$ta condizione di cose il cri tico ha un doppio còmpito: 1° dare il proprio giudizio sinceramente senza riguardo alle persone; 2° esprimerlo con tutto il riguardo che meritano le persone. In commemorazione di Giovanni v . Zieten. - Note biografiche riguardanti questo generale di Federico II. Lo svìluppo clella ~otta 'italiana. - L'autore osserva che, dello sviluppo dell'esercito italiano, molti periodici stranieri hanno trattato dif. fnsamente, e che il giudizio complessivo oramai dato a questo riguardo si è potersi applicare all'esercito il motto: se,mp1·e avan t'i Savoja. Dello sviluppo dell~ !1otta si è parlato assai meno; epperciò crede l'autore che sia utile darne un'idea . Egli divide, per rispetto alla !1otta, il tempo corso dalla procl11mazione del'Begno d'Italia fino ad oggi, in quattro periodi: 1° il periodo dell'amalgamento delle fl otte ed equipaggi dei di versi Stati italiani dal ·186 1 al •I 866; 2° il periodo delle economie fino all'osso, dal 1867 al ·187 1; 3° il primo periodo di restaurazione, dal 1872 al,,1876; ,1, 0 il secondo periodo di restaurazione dal 1877 in poi. L'autore prende i suoi dati dalle discussioni parlamentari e dall'opera dell'onorevole Maldini, intitolata: I bilanci della ma1·ina, e descrive le affrett<'lte costruzioni del primo perìodo che finì a Lissa; il semi-abbandono in cui fu lasciata la marina nel secondo periodo; la ripresa dell'attività e l'ardimento delle nuove costruzioni intraprese nel 3° periodo, dal 1872 al 1876; attività che dura nel periodo corrente e sembra anzi in via di crescere. In marzo del ·I 876 (dice l'autore) avvenne un cambiamento di ministero che mise il portafoglio della marina nelle mani del l'onorevole Brin. Le idee dei nuovo ministero trovarono presto la loro espressione in pratica. Il discorso della Corona. fece appello all'abn~gazione del paese, non solo per ciò che rignardava l'esercito, ma pure la marina. Quell'appello non rimase senza effetto. Molti ministri da quel tempo si sono cambiati, finchè il portafogli della marina ritornò nelle mani dell'onorevole Brin, ma in tutto questo tempo lo scopo di tutti fu uno solo, restaurare la marina . . Le corazzature nelle rort·ificazi on'i. - E~tesa recensione del l'opera del maggiore Schumann intitolata: Importanza delle corazzature mobili per difesa dei pezzi. 1
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Per la .storia dei reggiment'i gendarmi del Brandebu rgo e guardie del ~orpo. - Notizie intorno all'origine ùi questi reggimenti e ~Ila loro
maggiore energia; trovano il suddetto modo d'attacco difettoso rispetto allo scopo principale che è di riuscire, e dubitano che valga realmente a diminuire le perdite; l'ideale di costoro è la rapiditit e lo stretto collegamento delle truppe nell'ultimo stadio dell'attacco. L'autore discute ampiamente questi rlue sistemi ed espone il suo che tiene dell' uno e dell'altro, secondo le circostanze; egli dice cho bisogna agire di sorpresa e rapiJamen te, non appena le truppe che dovono agire sieno proo te.
storia fino alla metù del secolo scorso. Mortai da campo e da posiz'ione 'in Ritssia e in S'Vizze1·a. - Si dice elle dopo la guerra del 1877-78 si è dibattuta nella stampa militare la ques~ioue del.J'i?1piego di morlai anche nella guerra da camp:igna . In Rus~ia la qu1 st1one dal campo della semplice teoria passò in quello della ~rat1ca .. Lo stesso, .in proporzioni minori , avvenue in Svizzera. Dopo ciò s1 esamr_na qu~nto_ in un paese e nell'altro venne fatto a questo riguardo. Constderaz'towi sflrategiche sulla guerra f1·anco-'Prussian a del l 870-71. - Es,1me dell'opera pubbli<.:ata con quel titolo diii capitano V. Rabenliorst.
O ,·g,,n <le,· JPiilila,·- W i sse 11scl1,aflli.cTien f' e,•ei 11 e. Voi. XXXII, fascicolo 11° e 2° e due fascico li a parte.
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Premesse alcune 00• 1.ioni generali sull'origine delle bandiere, che una volta erano soluinto :;1mbolo della potenza del sovrano e attualmeuie lo sono pur anco dello onore del paese, e specialmente dell'eserci to e del l11 marina da guerra, lo 11utore la la storia dell 'origioM delle ,rncccssive trasformazioni della btln-dier.a aus~riaca.' _most~·~ndo la. rel.izione trn queste trasformazioni egli av-veu1 men t1 stor1c1 dell impero. . Sti lla pa1·tc f'orm,ale degli attaccJvi, di /'ante1·ia. - La fan teria dice l'aut-0re, è l~ensì l',1'.·ma più semplice, ma siccome è pur quella che ammeu~ m~ggrore varietà nel suo impiego, così riesce la più difficile ad es·~ere 1mp1egata a dovere, cioè iu modo adnLto alle circostanze. La cavall~ria e l'a rtiglieria co1~1ba~tono sempre secondo form e fisse e quasi stcreot'.pate. Per la cavalleria s1 tralta sempre di caricare ; per I' arti.,.lieria di 0 itrra re; ma per la fanteria, il fuoco , la ba ionetta, J'iufluenza del terreuo l'azione del nemico, ecc. ecc., dauuo occasioue asvariatissimi modid'im~ ~icgo, la scelta dei quali è per se stessa una grande difficoltà . . La fanteria, più che le altre armi, resta lungamente esposta al fuoco e 1'~1 contatto immediato col nemico. Ora dopo l' introduzione dei fucili a t1_ro rapido, ciò ha un'importanza anche maggiore che per il passato. Avendo nguardo a tale circostanza, una parte dei tatlici vorrebbe che ue.,.li at1·acchi si ~rocedesse con molta pr~1denza, e si facesse~-o_ avarm1 ro s~ltanto tnee apelle, dopo luuga preparazwue col fuoco; altri invece; mettendo -sopratutto le esigenze della tauica, vorrebbero d1e si procedesse colla Con/e1'cnza sulla storia dell',i. ,. . bandtiera. -
Discussione stil valoi·e dei principii tattici e st1·ategici nelle gue1-re moderne. - I progressi delle armi da foo,;o, il nuovo ordinamento degli
eserciti e varie altre causo minori hanno messo in discussione il valore relativo di alcuni vecchi principi i di tattica e di stra tegia. « Qual'è il principio fondamentale della strategia uelleguorre moderne? Come si svolgono in generale le operazioni tattiche? Quali sono i pri ncipal i elemen ti ciel successo? » Questi tre punti svolti diffu sa mente. Sull'uso dell'alzo nei fucilimodelli 1873-77. Viaggio sul Dam,b'io da Linza Vienna fatto dall'arc,id1tcaGiovanni col mezzo d'i, un sandcil·ino. - Descrizione del corso del lìume, degli
accidenti del viaggio e delle forme del sandal ino. Le condizioni del nostro reelt,tamento. - Articolo di polemica con altri che hanno trattato lo stesso tema. Lo stato attua le dellaquest'ione dei fucili a ripet·izione 'in fìranC'ia.
- Dice l'autore che in Francia i rucili a ripetizione si fabbricano senza porlarne, e che ogni giorno aume nta la probabilità di trovare alla occorrenza la l~r.i ucia con una dotnzione complet:i , o quasi, di tale genere di fucili. · Forse si sarebbe proceduto :incile più rnpidamente in questa faccenda, se il frequente cambio dei ministri della guerra, ritardando naturalmente lo sviluppo di tutte le questioni militari, « (perchè ogoi nuovo ministro imprime a ciascuna di esse un nuoYo indirizzo) » non avesse riLardato auche lo svo lgersi delle questioni d',1rmamento . Dicesi pure che alcuni membri della commissione, incaricata di studiare tali questioni, fossero contrari ni fucili 11 ripetizione. È certo poi che vi erano nell'esercito francese molti ufficiali che avevano poca fidu cia in quest'arma, eù altri che, pure riconoscendone i vantaggi si mostravano, per più ragion i, restii a metterla in mano nl soldato. · Siffaua contrarietà di opinione appari va dalla stampa; ma ora 11ppunto ùalla stampa si vede che l'avversione va cessando e si stabilisce l'accordo in favore dei fucili a ripeti zione. Al qualè accordo negli scri tti con isponde il 1avoro nelle fabbriche.
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L'autore 5egue riportando alcuni scritti su questo argomento, dai ciuali risulta lo stato attua le di tale questione in Francia . Sull'offensiva dei tempi, napoleonici e quella dei tempi , noderni. - Un'opera recentemente pubblicata (Napoleone come gen&rale) ha sollevato fra gli scri ttori militari una discussione sulle analo"ie e sulle differenze tra il sistema di Napoleone e quello di Moltke. In generale si crede (dice l'autore) che questi due uomini di guerra abbiano nsato, in modo diverso, ak.uue delle principali forme di movimento e di comlrnttimento . È vero, chegrandi mutazionisonoavvenutenell'ordinamentodegli eserciti e nell'efficacia delle armi; è vero, che nnovie importanti elementi, fra cui le ferrovie e i telegrafi, sono intervenuti à modificare la condotta delle guerre. Con tuttociò l'autore nou crede che le differenze tra le ultime guerre napoleoniche (nelle quali agirono eserciti simili per mole ai moderni) e quelle avvenute a memoria nostra sieno molto grandi. Per provare quest'opinione l'autore fa un'escursione nella storia, mettendo a confronto fatti e situazioni delle campagne napoleoniche con fatti e situazioni delle ultime campagne prussiane, e coucbiude che il raccogliere sul campo di battaglia tutte le forze possibili, per schiacciare il nemico colla propria superiorità numerica, fu e sarà sempre lo scopo della strategia, che i nuovi mezzi di comunicazione e di locomozione favoriscono tanto l'attaccante quanto il difensore; tanto chi tiene le sue màsse raccolte, come faceva, in generale Napoleone, quanto chi le divide, assegnando loro un punto di riuniòne, come ha fatto Moltk.e; che se con,,enga tenerle riunite o divise e fino a qual punto, dipende da mille circostanze e, teoricamente, sarà sempre una questione aperta ; che sul campo tattico il perfezionamento delle armi da fuoco ha reso più difficili gli attacd1i fro ntali; che però questi quando non erano ben preparati o venivano dati senza riguardo al terreno, fall ivano anche al tempo di Napoleone; che soltanto le loro probabilità di riuscita sono oggidì dimi nuite, e che d'altrettanto sono cresciute le probabili tà di riuscita degli attacchi conceutrici . Importanza ed itso della piccola g'ue·r1·a. - Questo tema (dice lo autore) venne alquanto trnscurato, perchè nelle ultime campagne la ·piccola guerra quasi non ebbe campo; ma sarebbe un errore il credere che debba sempre essere così. La grande guerra mira alle azioni decisive; la piccola guerra mira ad agevolare queste o renderle più difficil i al nemico. È caratteristico dèlla piccola guerra ottenere con piccoli nwzzi molti piccoli vantaggi . Il combattimento non è il suo scopo principale; vi ricorre soloin caso di necessità; non mira a distruggere il nemico, m~ a tagliargli le co• municazioni, e rendergli più ·difficili l'azione e l'esistenza. Tutte cose da
non trascurarsi massime su i teatri di guerra che favoriscono queste operazioni. Si eutra quindi nell'argomento con un cenno storico sullo sviluppo e l'uso della piccola guerra negli ultimi secoli; si passa infine a trattare delle operazioni della piccola guerra nelle varie fasi di _una campagna, cioè, durante la mobilitazione e la radunata, nel lo inseguimento e nelle ritirate -ecc. ecc. L'istruzione tedesca S'nl tiro. - Confrontoragionato d.i detta istruzione -colla corrispondente istruzione austriaca . . .4.lciine osservazioni s1.i i catti"OÌ'l"isultatidelreclutamento. - Esame del l'istruzion~ austriaca sulla visita medica agli iscritti di leva . Uno sguardo alle forze militari della Svizzera. - Reclutamento, ordinamento, istruzione, stabilimenti militari, ecc. e<.:c. Un'esperienza dli t·iro . - Si discute una disposizione del regolamento .s ul tiro. · Le 1nano"Ore dell'8. e 9 corpo d'armata presso Pilsen, nel 1885 (fascicolo a parte).- Luuga relazione sui temi , sullo sviluppo e sull'esito di dette manovre. / Procedimento sistematico per l'istruzione teon'ica d:iuna compagnia da guerra (fascicolo a parte).-Trattato teorico e pr,1tico sull'argomento indicato dal titolo/.
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lnv,ditlo ,•usso. -
Maggi o 1886.
ùò che ha fatto la caivalleria. -
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Presto sarà trascorso un decennio
« da che fu decretata la formazione dei corpi d'armata di campagna e la
mobilitazioue di quattro di essi - prologo questo del dramma sangui~ noso che poco dopo si svolse dalle rive del Danubìo al mar~ Egeo e d~,1 « monti del Daghestan a Baiazet ed Erzerum. Nella cavallerw russa g,a « da molto tempo prima della guerra, sin dal 1870, si manifestava qual· « che dubbio sulla sua completa preparazione; e nelb letteratura militare • si mostravano le lacune esistenti nell'istruzione e nell'ammaestramento « della cavalleria. Ma occorreva l'esperienza della guerra per convincersi « appieno dei difetii esistenti. La guerra venne, e noi ci mostrammo c~n « i11sufficiente iniziativa, senz'arte di. esplorazione, con superflue $Otlt« gliezze amministrati ve in ciò che riguarda i foraggi, e con insufficiente • numero di comandanti di cavalleria che si fossero ben preparati al• l'opera».
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Se si vuole che la cavalleria si~ preparata alla guerra, diceva fin d'al-lora qualcuno, bisogna impiegare molto tempo e fatica allo sviluppo di ciò che costituisco il principio fonda men tale cli essn - l'a udacia e l'abilità dei cavali eri, la sveltezza e l'infoticabilità dei cavalli, la decisione ed· il colpo d'occhio dei capi ed anche la semplific11zione del regolamento: meno forme e maggiore 11uclacia. Degli es peri men ti della guerra si trasse un gran profitto, molto si è cambiato e grandi passi in avanti si sono fatti ; ciò che altra volta ern un desiderio orn in gran parte si è ouenuto. L'autore pass.1 dunque in rivista quanto s'è fatto in questi dieci anni. Nell'ordinamen to si è appagato il desiderio di chi voleva aboliti gli usseri e gli ulan i, orn non esistono (eccettuato che nell~ guardia) che dragoni e· cosacchi; nessuno dubita oggigiorno dell'utilità di questa riforma. Col portare i reggimenti a sei squadroni si diede loro maggiore indipendenza e possibilità di ftgire isolatamente, con artiglieria in distaccamenti vol~nti. La nomina ad ufficiale è falla oggigiorno con tali condizion i da assicur:ire per l'avvenire dei buoni comandami di squadrone non solo ma dei buoni ufficiali superiori e generali. RiguHdoagli individui di truppa l'autore oun è del parere di coloro che vorrebbero fossero scelti rra la gente più istruita ed educata. La base del servizio d'avanscoperta è In forza e la resistenza agli strapazzi ; equeste quo lità non si trovano essenzialmente chr, fra i con.. tadini; il reclutamento come oggigiorno è fo tto, c1uando vi siano dei buoni ufficia li , è il migliore. Nell'istruzione il grnn successo ottenuto consiste in ciò che gli ufficiali· sono divenuti i veri comandanti ed i veri istruuori dei soldati ed in pnri tempo audaci cavallerizzi. Altra volta un nrrìciale distint-0 era quello che · sapcv11 comnndare il maneggio 1l'arme e la ginnastica preparatorio. Ogoicriorno si ha nell'Istru zione pe1· la condotta delle eser,;itaz·ioni ddla o o ca,;a/leria, un eccellente manuale che risponde a tutte le esigenze. Secondo essa l'uffi ciale deve curare l'istruzione di piazza d'nrme rnn non· fino al punto da trnlasciare gli altri rami d'is.truzione pure importantissimi quali il servizio d'ayanscoperta, la scherma ccc. Passando ai cavalli l'autore no11 è del parere di coloro che vorrebbero fossero e;;si sottoposti. continuamente a grandi fati che per prepararli a sopportnre cruelle dell a guerra; secondo lni un cnvallo ben conservato, contiuuament(\ ben nutrito e sempre monta lo con giusta miwra, sopporta facilmen te, dopo una non lunga preparazione con marce gradatamente crescen ti fino a .\.0- 4-5 chilometri, le maggiori scorrerie; al contrnrio un cavallo logorato da un la\'oro penoso continuo, dimagrito, non sopporta lemarce forzate, malgrado che apparentemente egli vi sia stnto continua-
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·mente preparnto. :\'on trorn però giusto che l'lstru~ion.e riserbi all'ultimo peri odo del!e manovre nnnua li il còmpito di dare il rnass_imo sv_ilupp_o a'. movimen ti lunghi e continuati e viet.i le marcie fo '.'zate in quet perwd1 ,<l'istruzione in cui uomin i e cavalli non sono pronti per esse. È naturale che questi esercizi si facciano nell'epoca più conveniente, ma il sanzionare In non preparazione alle fatiche di compagna, esigendole soltanto·pet' un mese all'anno, in agosto o in sellembro non -è bene. I reggimenti devono esser sempre pronti alla guerrn; lo scopo delle grandi manovre non è già quello di preparnre alle nrnrce forzale, esse sono_pri~a di lutt~ una pratica per i capi nel comandare in campagna, per gh stati magg10n nell'attività mililarè ed amministrativa di guerra , per le truppe esse servono a far conoscere ciò che si fa al la guerra ed in genera le esse servono a rin rrescare lo spirito militare etl il cameratismo; ma le esercitazioni di camp:1gna dovrebhe presso i reggimen ti fa rsi non solo in estate ma bensì io inverno ed in autunno. Ri ouardo al carau.cre generale delle istruzioni ed allo spi rito col qua!e ·esse~ svolaono, l'a utore trova che l'autico dilettantismo da maneggio più 1 non esiste; ~1nche le fantasie da piazze tl'armi hanno fatto il loro tempo; le evoluzioni rcoolamentari hanno ora la sola parte che loro ?peua ed il modo di esegu i1~e è basato su J11'incipì :;enza dubbio ~iù !og!ci. . L'lstn,1,:;ione dà una grande importanza alle eserc,tazwm con nem1co segnalo, import""nza che l'autore non riconosce. Lo scopo d~lle m~nov~e tattiche è quello di nb itnare eh i comanda. a yreude_r? ~elle gmste d1spos1zion i nelle situazioni criticlic, nei pericoli 1mprovv1s1. Ora per provare nelle manovre questo se~timent,0 del pericolo bisognà_clte r_e~lmen te esista un. avversario che ci attacchi improHisamcnte, che mmacct ti nostro amor proprio e ci faccia perdere la ca lma; in quei momenti per lo più si parla, cSi disputa, ci si affanna. Non è così nelle manovre dove il nemic,> è segnato con banderuole; ·esse non producono alcnM impressione sull'animo, non eccitano i sen-: timent.i e lasciano al comandante tutta la sua calmn; con esse nulla di nuovo si guadagna. . L'autore raccomandn nelle esercitazioni di combntt1mento una mossa ~he e già stata provata come utilissima. - Questa c~1~siste nel coudur~e l'attacco 5 ino al grande galoppo; e quando i due part1t1 sono a 100 passi, eseouire d'ambo le parti ploton~: a. desvra per squadrone, e attraversar:i l'un l'a ltro in colonne per plotoni; così l'immagine del combattimento è completa cosi si riscnLe un:i tale impres~ione che il sangue fre_ddo faci lmente si perde; e per conseguenza alla pratica p~r la conserv~z1oue di questa preziosa qualità poi c-0mandanti di cavalleria e per le, sviluppo del retto gi udizio è dato un largo campo. 1
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Passando all'ammaestramento tattico degli ufficiali, l'autore osserva che fino alla guerra turca si poteva pensare a questo ammaestramento, fatto sul terreno e che anche fu fatto qualche cosa sotto questo riguardo-, ma che di esercitazioni tattiche invernali sulla carta era inutile anco il parlarne perchè un tal genere di istruzione era incompatibile coll' indirizzo allora dominante nella cavalleria. La guerra venne anche qui in soccorso ed obbligò tutti quanti a riconoscere che senza una preparazione tattica l'ufficiale oggigiorno non può, sussistere; ora tutti dal piccolo al grande, dal cadetto al generale si occupano seriamente, e l'Istruzione per:l'ammaeswamento degli ufficiali ed una quantità di manuali, fra i quali ve ne sono degli eccellenti, facilitano, considerevolmente in quest' opern tanto gli esecutori quanto i direttori. La caval leria russa presenta un eccellente materiale; lo spirito di questa arma si è rialzato; si è cacciato tutto quanto c'era di falso e di artificìare, la vanità e la presunzione; le scene teatrali hanno ceduto il posto al verolavoro; son vi ancora dei resti dei cattivi principi, essi ancora si battono per la loro esistenza, ma essi sono stati giudicati e devono per sempre scomparire . - Ora non resta che a mantenersi in quella strada in cui si è entrati sollevando il meno] che sia possibile nuove quistioni per dal" modo di ;consolidarsi a tutto quanto viene prescritto dai regolamenti in vigore; sopratutto non fantasticare, ma'.tenersi strettamente nei limiti dell'Istruziòni-per l'ammaestramento della ca1:alleria, Rimane ·ancora una lacuna; il prepar11re dei buoni generali di cavai-: leria; ma questo non si può ottenere che colle grandi manovre di divi.:_ sioni contrapposte.
Il Direttor e TANCREDI
FOGLIANI
lft1ggiore di fonltfi4,
DEMARCH! CARLO,
gerente.
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I BERSAGLIERI NELLA COMMEMORA.ZIONE DEL 50° ANNIVERSARIO DELLA ISTl[TUZIONE DEL CORPO
(APl•la:JJW'l'I E nu::oRDI).
(Continuazione).
·12° R EGGDIENTO.
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,1° Battliglione (antico iH0 ).
Questo battaglione si cos tituì nel 1859 nelle Romagna con elementi volontari delle quallr·o Legazion i e si nominò 1 battaglione bersaglieri delle Romagne. Per R. Decreto del 115 aprile ,t 860, questo battaglione, assieme agli altri battaglioni dell' Err,ilia e della Toscana, fu riunito agli allri del corpo, nel quale prese il nome ,di 24° battaglione bersaglieri; le sue compagnie si numen1rono 8 1", 82", 83a, 84\ e in tale circostanza era di sede iu R.itbini sollo il comando del maggiore Robaudi Vincenzo: le compa@;nie hanno conservalo tale numero fino al 1° gennaio 486'.2 nella % aie data si dissero 11a, 2a, 3a e 4". · Nel 186 11 colla formazio11e del corpo in 36 battaglioni, questo iH 0 con quaLtro plotoni (uno P6-r ciascuna delle sue compagnie) formò la 1" compagnia del 33° battaglione, e appartenne fino al 3,1 di cembre 186 11 all'aggregato di battaglioni del I corpo d'armata, poi 1
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J IJERSAGL.IERI
I IlltRSAGLIERI
col cominciare del 1862, fu effettivo al 1° reggimento bersaglierj nel qua_le rimase fino al 1° gennaio 187 1, per effetto del R. Decreto 13 novembre "870. Nel 1° gennaio 1187,J, sdoppiato il 1° bersaglieri, passò effellivo al nuovo 6° reggimento ove ebbe il nome di 4° battaglione numerando le suo compagnie 13", 14", 15•, 16 8 • Il '16 settembre 1883, nella formazione dei bersagli eri in 12 reggimenti, in armon ia all'ordinamento su 12 corpi d'armata, questo battaglione passò a costituire il 12° reggimento, ove prese il nome di 1° bauaglione coi numeri di 1•, 28, 3., 4• alle sue compagnie. Ha fatto la campagna del 1860-61 , trovandosi impegnato a Civitella del Tronto. Ha fatto la campagna del 1866, trovandosi impegnato a· Borgoforte, colla 4• divisione. Ha preso parte alla spedizione del 1870, trovandosi impegnato sotto Roma, a Porla Pia: faceva parte della 2° divisione: fn sotto gli ordini del Lenente colonnello Pinelli per proteggere la costruzione del pon te sul Tevere e passò questo fiume su pontoni assieme ai battagli oni 34° e 28° (vedj nel 34° battaglione l'insr.rizione di Porta Pia). Nel 1862 la 2• compagnia parti da Palermo il 2 gennaio ed il 3 prese parte attiva ed efficace nel reprimere l'insurrezione di Castellamare del golfo e per tale fatto venivano accordate alla compania 2 medaglie d'argento e 12 menzioni onorevoli al valor militare. Nello stesso anno fece parte della colonna comandata dal generale Ricotti per mantenere l'ordine contro i moti che finirono il 29 agosto in Aspromonte; e il 25 agosto entrò in Catania, che era in agitazione, concorrendo a rimetlere la calma; il battaglione fu posto sul piede di guerra il 22 agosto, il 26 sbarcò a Pizzo e marciò su Mon· teleone senza prendere parte al fatto d'armi del 29. Nel 18Ri- si trovò (come ,f.0 battaglione del 6° bersaglieri) a Casamicciola, Forio e Lacco Ameno per cooperare ai lavori di salvataggio: le compagnie 13•, 15", rn• sotto il comando del tenente colonnello Nascimbene a Forio, la 14a compagnia prima a Lacco, poi a Casamicciola; e ne ebbero encomi ed onorificenze al valor ci-
vile per i pericoli corsi e l'abnegazione e il valore dimostrati, nell'opera di salvataggio e di carità dopo il gravissimo terremoto. 11 30 giugno 1863 la 3° compagni o. attacca ed arresta tulla la banda Ruggero uccidendone il capo . Nel 1865 questo battaglione fu con ordine del giorno del 20 ottobre incaricalo di fare alla Venaria Reale gli esperimenti delle carabine Enfield, Valdocco, e della carabina svizzera. Nel 28 gennaio 186 1, sotto gli ordini del tenente colonnello Pallavicini colla missione di attaccare i briganti che bloccano Acquasanta, fiancheggiando la colonna del generale Pinelli, assalla Lisciano e se ne impadronisce, e dopo vivo combauimento entra in Acquasanta. Nella campagna della Bassa lLalia (R. De1;reto ·1° giugno) il valore di questcrbattaglione fu premialo con 3 croci dell'Ordine militare di Savoia,· 26 medaglie e 23 menzioni onorevoli al valor militare, e 2 promozioni a sottotenenti per merito di guerra; nella campagna del 1866 ebbe 7 medaglie d'argento, 25 menzioni or:iorevoli; 11ella campagna del 1870 4. meda glie d'argento, 4 menzioni onorevoli.
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5° RKGGDIENTO . ·- 2° Battaglfone (antico 22°).
Nella pri~a formazione avvenuta nel 11859 questo battaglione f~ costituito con elementi di volontari dell'Emilia ed ebbe. il nome d1 battaglione bersaglieri di Reggio. Per R. Decreto 15 aprile 11860, rimase incorporato nell'armata sarda e prese il numero di 22° battaglione: le SL1e compagnie si nu· merarono 85*, 86', 87•, 888, fino al 1° gennaio 1862. nella quale data si dissero 1•, 2•, 3a, 48 , dopo aver dato un plot.one per ciascuna, per formate la 2~ compagnia del 33° battaglione. Nel ~ 8611 fece parte del gruppo di battaglioni aggregati al CV corpo, poi per R. Decreto del 3 1 dicembre dello stesso anno, colla costituzione dei sei reggimenti rimase effettivo al vecchio sciolto 4° reggimento. 1
1
Colla riduzione del corpo in 5 reggimenti e colla soppressione del vecchio 4°, il ~2° battaglione passò al 5° reggimento. . Colla trasformazione del ,J gennaio ,f 872, il battaglione si denominò 2° del t5° reggimento, e le sue compagnie si numerarono ;sa, 68, 7", 8\ e "tale è rimasto colla riduzione dei regcriment.i a tre battaglioni nel 11883. · ,e Ha fotto la campagna del 1860-6·1, facendo parte rlèlla di;isione Cadorna ('I 3a); prese parie all'assedio di Ancona, . !fa fatto la campagna del ,1866, co lla "3n divisione (Mezzacapo) p1:1ma ~~l lV corpo (Cialdini ), poi nel V corpo (Cadorna) e fo sotto· gli ordm1 del generale La Forest nel fatto d'armi di Versa . valore del battagl:one fn premiato a Monte Pelago e Monte Pul1lo con ,1 medaglia, 1111 menzioni onor~vol i, e nella campagna del 1860 una menzio.ne onorevole. O
I!
1
,12°
.2° Battagt,ione (anti co 23°).
REG~IMENTO. -
~75
I BERSAGLIERI
I BERSAGLIERI
Si formò nella fine del ,18159 in Modena vigorosamente fìno ad avere 6,15 nomin i quando nel ·15 apri le 11865 ven iva riunito aoli 0 allri bauaglioni del corpo . _Nella sua origine si chi amò battaglione bersaglieri di Vignola poi nel corpo ebbe il nome di 23° numerando le compagnie 89\ 90"', 911•, 92a, e quando avvenne ciò era di stanza a Cortona sotto gli ordini del capi tano Menolli Massimiliano . Nel 1186 1 le compagnie laseiarono il vecchio numero; e apparten ne al gruppo dei battaglioni del Hl corpo d'annata, poi al 3° reggimenlo bersaglieri il 11° gennaio 11862 e rimase in questo reo0 gimento fino al 31 dicembre 1870. Ordinato il corpo in 11O reggimenti il 23° battaglione pa$SÒ effetl ivo all'8° di nuova formazione ove prese il nome di 4° battaglione, numerando le sue compagnie !3•, Ha, ,15"', 16'. Col riordinamento su 42 reggimenLi pas.~ò ·a formare il 2° battaglione di questo 112° reggi men lo ove ora si trova, nel quale le sue compagnie sono la:.S", 6\ 7", 8" . Un plotone di ciascuna delle sue compagnie formò nel 186 1 la 3" compagnia del 33° bauaglione. 1
Ha fallo la campagna. del 11860-6 11 nella divisione di riserva, trovandosi impegnato a Borgoforte e poi a Cismone, Primolano, Tezze, a Castello e Borgo di Val Sugana, nella divisione Medici. Questo battaglione per la somma bravura sp iegata all'attacco ed occupazione del Castelìo di Borgo, mettendo in fuga il nemico che lo difendeva e la batteria. da piazza che dominava la strada principale, ebbe la menzione onorevole al valor mil itare. Se il battaglione avesse avuto la bandiera, questa sarebbe stata decorata della medaglia d'argento al valor mili lare. Ebbe lunga parte nella repressione del brigantaggio e va ricordato come sia stato impiegato in Sicilia per la cattura dei briganti Valvo e lo Ci caro. Si è trovalo in Sicilia durante l'epidemia colerica del 1866, e diede prova di abnegatione e sacrifizio a beneDcio delle popolazioni. Durante le agitazioni per la Cassa del macinato ebbe il còmpito di mantenere l'ordine. Si deve ricordare il salvataggio della tartana Due f1·atelli operalo a Termini Immerese dal ber5agliere D'Alloro. Nella presa di Monte Pelago e Monte Pu lito il valore del battagl ione fu premiatçi con una promozione a maggiore e !~ promozioni a sottotenenti per meri Lo di guerra, 2 croci dell'O rdine militare di Savoia, 3 1 medaglie d'argen to e 52 menzioni onorevoli al valor militare . Nella campagna del 1866 meritò una croce di cavaliere dell'Ordinemil itare di Savoia, 27 medaglie cl'argento, 34 menzio ni onorevoli. 1
1
1
5°
llEGGUIENTO . -
3° Battaglione (antico 2-1:0 ).
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1
1
L'origine di que~to ballaglione risale al 1859: fu formato con volontari delle Rorna.gne ed ebbe il nome di 2° bcittaglione bersaglil'l'i clelle Romagne. · Per R. Decreto 15 aprile 11860, passò a far parte dell'armata sarda e lesne compagnie presero il nume;·o cli 93', 94•, 95\ 96°: quando passò effettivo al coi'po bersagl ieri era a Sale. Per R. Decreto 24 gennaio 1186·1, fu fra i batlaglioni attivi addetti al Vcorpo: poi rimase effettivo al 5° regg imen to il ·I O gennaio 1
176
I DERSAGLIERI
I DERSAGLJERI
1862; e in tale circostanza le sue compagnie, che avevano dato il 16 aprile ,J 86 1 un plotone per ciascuna, per formare la 4.• compagnia del 33° battaglione, si numerarono 1", 2•, 3", 4a_ · Colici trasfonnazione del ,1° gennaio 11871, il battaglione si denominò 3° del 5° reggimento e le sue compagnie si numerarono 9", 10", Ha, ,12•: e tale è sempre rimasto fino ad oggi. Ha fatLo la campagna del ,J ~60-6 1, e prima faceva parte della divisione di riserva, poi nella campagna della Bassa Italia fu colla ,1• divisione e combattè al Garigliano e a Mola di Gaeta ed ottenne m,enzione onore-vole al valor militare, per essersi segnalato al l'attacco e presa di Mola di Gaeta. Ha fatto la campagna del 11866, nella 11oa divisione (Angioletti) prima nel II corpo (Cucchiari), poi nel III corpo (Della Rocca) . Ha preso parte ai luttuosi fatti di Pal ermo nel 1866: e si segnalò per energia e valore e intrepidezza, comandato dal maggiore Brunetta d'Usseaux neJ superare le barricate difese dai rivoltosi in via Mar.queda e Toledo . Nel 1867, la .1,.a compagnia fu come le altre sciolta e ricostituita. 186.J. 30 luglio,. combattimento fierissimo in AuletLa eBaraO'o'Ìfio obbligando i briganti ·ad abbandona11e i due paesi (compagnia Dal~ l'Argine). 1 186 1. 16 agosto, altro combauimen to vittorioso a Montoro e Torchiaro (compagnia Caccia). 1861. 20, 23, 24, 27 agosto, fatti d'armi a Centola, Monte Albino, Villanova, Amalfi . 1 186,t. 7 novembre, fatto d'armi a Muro . Nella campagna dell a Bassa Italia il valore del bauaglioner'u premiato con 2 croci di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia, 39 medaglie d'argento, al valor mlitare, 2 11 menzioni onorevoli, e una promozione a sottotenente per merito di guerra. 1
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3° REGGIMENTO.
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3° Battaglione (antico 25°) .
t
battaglione numerando le sue compagnie 97a, 98°, 99a, 11OOa: fu formato dal maggiore Pinelli. Nel 11860, fecepartedelgruppodei battaglioni addetti al Ulcorpo d'armata, poi nel 1862 1° gennaio passò effettivo al 3° reggimento nel quala è sempre rimasto . Le sue compagnie fornirono nell'aprile 1861 un plotone . ciascuna, coi quali si costituì la 1a compagnia del 34° battaglione: nel ,1867 la 4 .. compagnia, al 11• febb raio fu sciolta provvisoriamente e al 1° di novembre ricostituita come tutte le altre quarte da tulti i battagli on i. · Le sue compagnie serbarono il numero di 4", 2•, 3a e 4a preso li ,, 0 gennaio ,J 862, fino al 31 dicembre 11870: in questa data si chiamarono 9°, 10", H" '1.2", e tali si chiamano oggi. Ha fatto la campa()'oa del '1860 -6 11 nella divisione di riserva e distintosi all'attacco delle opere esterne d'Ancona, presa di Monte Pelago e Monte Pulito, merilossi la;menzione onorevole al valor militare. Prese parte ai luttuosi fatti d'Aspromonte ('1862), meritandosi l'intero battaglione la menzione onorevole al valor militare. Ha fatto la campagna del 1186(\ colla divi'sione Medici (H>") tro van dosi a Cismone , Pri molano, Tezze, Monte Frascone, Castello e ' Borgo di Valsugana, Levico e Vigolo. Pel coraggio, sangue freddo e disciplina tenuti all'attacco di Borgo e Levico, essendo d'avanguardia al 28° reggimento fanteria, ottenne menzione onorevole. Se il battaglione fosse stato provvisto di bandiera., questa sarebbe stata decorata. della medaglia d'argento al va.lor militare. Dal 186 11 al ·1 864 ebbe larga parte nella repressione del brigantaggio nella provincia cli Napoli, Caserta, Salerno ed Avellino: mancano i particolar i. . Nella presa di Monte Pelago e Monte Pulito il valor del ~alta~ oòlione fu premiato con 1 promozione a maggiore per .mento di guerra, 1 croce di cavaliere dell'Ordine mi litare di Savoia, 30 medacrlie d'arcrento e 5Q menzioni onorevoli al va\or militare. Nella ca;pagna d;l iJ 866, meritò una croce di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia, 24 medaglie cl'argento, 53 menzioni onorevoli. 1
•
1
La sua formazione risale al novembre 11859 ed ebbe nome di bersagl?:eri di .Parma, e colla annessione dell'Emilia fu incorporato nei bersagl ieri dell'armala sarda, ove prese la denominazione di 25°
177
e)
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1 DERS,\G LIEIII
I BERSAGLIERI
1° Baiiaglione (antico 26°ì .
4° REGGBfENTo'. -
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'1'19
Nel monumento di Castelfidardo sono ricordati i nomi degli ufficiali e bersaglieri del 26° morti nella battaglia. Nella campagna delle Marche e dell'Umbria questo battaglione meritò 1 promozione a maggiore per merito di guerra; 2 croci di cavali ere dell'Urdi ne militar~ di Savoia, 28 medaglie d'argento al valor militare e 'IO menzioni onorevoli ed i( promozione a sottotenente per merito di guerra. 1
Si co~tit~ì nel 18t>9 nelle Romagne e fu chiamato 3° battaglione bersaglieri delle llomagne, e fece parte dell'esercito italiano per il R. D. 116 aprile 11860, e prese il nome di 26° bau.aglione e numerò le sue compagnie 1O,t •, 10.2•, 1103•, 104·" fino al 31 dicemb re 186'1 in cui si dissel'o 1•, 2\ 3•, ,i,•. ' !?u coll'annessior,i.e addetto al IV corpo d'armata; e poi col 'I O genna10 1802 passò efiettivo al vecchio 4° reggimento ove conservò il suo numero. Nell'ingrandimento del col'po diede un plotone per ciascuna delle sue quallro compagnia (aprile :186 1), coi quali si formò la 2" compagnia del 34.0 battaglione. Colla soppre$sione del vecchio 4° reggimento, questo 26° battaglione fu il solo che passò effettivo a.I 4° reggimento di nuova formazione, nel quale è sempre l'ima sto prendendo il nome di ,1° ballaglione nel 1° gennaio 187•1 e conservandolo fino ad ormi. a~ Nel 1867 la sua 4• compagnia subì la fase di soppressione provvisoria comune a tulle le quarte compagnie. Ha fatto la campagna del 1860-6·1 nell a 13a divisione (Cadorna): però non passò allora il Tronto: e prese parte alla battaglia di Castelfidardo ottenendo la menzione onore,:ole al ,,aJore mi li tare per la valorosa e intrepida condotta spiega la. Ha fallo la campagna del 1866 nell' H • divisione (Casanova) e fece par le della colonna La Forest coi battaglioni 1J O°, ·12°, 16°, .22• e 35° comballendo sul Tòrre. Ha. preso parte alla spedizione di Roma. nel 11870 colla 9a divisione, la quale si unì alle altre del IV corpo sotto Roma. Nel 1870-7 11, prese parte alle operazioni di salvatagg io nell' occasione della ir.nondazione del Tevere in Roma. Nel 1872, nel)a. circostanza dell 'eruzione del Vesuvio a~ venella notte 'fra il 25 e 26 aprile, il battaglione cooperò colle nuta allre truppe del presidio a mantenere l'ordine fra le auerrite popolazioni dei paesi minacciati. '
.2· Battaglione (antico 27°):
1'1° REGGBIENTO. -
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V
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Questo battaglione si costituì nell'aprile del '1.860 nelle Romagne col nome di 4° battaglione bersaglieri delle Roniagne, e per R. Decreto ,15 aprile ~ 860 fu riunito agli allri batlaglioni del corpo nel quale prese il nome di 27° ballaglio~ie, numerando le sue compagnie 105", ,106·, 1107 3 , 1108"; tale formazione aveva. effetto a CastelnuovoScrivia essendo comandante interinale del battaglione il capitano Fabri Giuseppe{ Colla formazione del corpo su 3.6 battagli oni, per il Il. Decreto 24 gennaio 1J 86 1, un plotone di ciascuna delle quattro compagn ie di questo battaglione costituì la 3• compagnia del 34° batlaglione in Cuneo il 16 april e ·I 861. . Nella destinazione dei ballagl ioni ai 6 corpi d'armata questo battaglione fece parte del gruppo del I corpo; e allora le sue compagnie si numerarono 11", 2a, 3·, ,i."; colla costituzione dei primi sei reggimenti fu destinato al 11° reggimento ove mantenne il suo numero di 27° e la st.essa numeraz ione delle compagnie fino al 187·1. Formati i bersaglieri in ·1 Oreigirnenti il 27° batLaglione diventò 4° del ;JO reggimento e le sue compagnie si numerarono 13", 14\ 15\ 16\ fino al settembre del '1883. Riordinato l'esercito in dodici corpi d'armata e riordinato il corpo in 12 recrcrimen ti , questo battaalione ha costituito il 2° battaglione no o del nuovo regg_imento 1111° bersaglieri e le sue compagnie si sono nu- · merate 50., 6", 78, 8"; e tali sono in questo momento. Ha fatto la campagna del 1860 -6·1. trovandosi impegnato a Civitella del Tronto. 1
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I BERSAGLIERI
I BERSAGLIERI
Ha fatto la campagna del 11866 trovandosi impegnato a l\fonte Torre, Belvedere e Custoza, nella ga divisione (Govone) nel III corpo (Della Rocca); poi nel II corpo (Cucch iari) . Nel combattimento di Belvedere diede prova di solidità e valore straoì·dinario perdendo in quel fatto d'armi 5 ufficiai.i e 59 uomini di truppa fra morti e feriti: per questo fatto d'armi agli ufficiali del battaglione furono concesse 1medaglia d'oro, 2!, medaglie d'a-rgento , 45 menzioni onorevoli al valor militare ed una croce dell'Ordine militare di Savoia; a quel combattimento erano presenti 470 uomini. Il battaglione concorse molto a. reprimere · il brio-antaoaio e maO 00 landrinaggio in Sicilia ·e un distacca.mento di questo cooperò il ,1° ottobre 1877 a salvare, in uno straripamento di torrenti in Parco e di?torni, alcune persone travolte dalla corrente, sì che ne fu premiato con }.l medaglie d'argento e 9 menzioni onorevol i al valor civile. Nei servizi pel colèra meritò 9 medaglie e 9 menzioni onorevoli. 1
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La 4a compagnia nel 'I 867 subi la fase cli tutte le altre quarte compagnie. Hafalto la campagna del ·I866 (IV corpo, 47° divisione) (VII corpo, 1)7• divisione). Si è distin to nel ,f 869 (7 gennaio) a S. Giovanni in Persiceto nella . repressione dei torbidi in occasione della legge sul macinalo ottenendo la menzione onorevole al valore militare. Ha preso parte alla spedizione del 1870 W corpo, riserva). Pel fatto di S. Giovanni in Persiceto, il maggiore Volpi venne dal Re promosso ad ufficiale dell 'Ordine militare di Savoia, e quindi in seguito a deliberazione presa dal Consiglio e Giunta. municipale, si ebbe ad unanimi tà la cittadinanza per$icetam. in attestato di benemerenza, appellando questo ba ttaglione« J salvatori di S . Giovanni in Persiceto ». • Il 24 novembre 1186 11 sconfisse a Monte delle Fate la. banda Chiavone. Nel ,1870 la. sera. del 16 settembre fece parte del gruppo di ,12 battaglioni i quali furono incaricali di proteggere la costruzione del ponte sul Tevere e fu uno dei 3 battaglioni che precedettero gli altri , passando sui pontoni assieme al 34,0 e :iH 0 • 1
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9° BERSAGLIERI - 1° Battaglione (antico 28°).
Per il R. Decreto 24 gennaio 1861, e in data ,f 6 aprile dello stesso anno questo battagl ione si formò quando il corpo prese semplicemente il nome di Bersaglieri e i battaglioni cla:27 furono portati a 34. Questo battaglione 28° adnnque rappresenta la riunione dr 4 plotoni di ciascuna delle quat~ro compagnie dei battaglioni ,J 0 , 2°, 3° e 4° e si costituì in Cuneo, e fu assegnato al VI corpo d'armata. a Fondi; le sue compagnie si dissero 1n, 2a, 3• e 4°. Nel 11862, 11° gennaio, questo battagli one, sempre col numero di 28° passò effettivo al vecchio 6° reggimento bersagl ieri per effetto del R. Decreto ·31 dicembre ,J86 1. Pel riordinamento del corpo fallo dal ministro Petitti nel 1864 sciolto il vecchio 4° bersagl ieri e ricostituito coll'antico 6° ·reagi-' mento, il 28° battaglione passò effettivo al nuovo 4° reaoimen t~. . d' 1'0 . eoI r1or mamento del ,f 87,J questo battaglione costituì il 1° battaglione del 9° reggimento bersaglieri di nuova formazione e da al- . !ora fino ad oggi è sempre appartenuto a questo reggimento collo stesso numero di ,f O battaglio?e. 1
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4°
REGGHIENTO. -
2° Battaglione (antico 29°) .
Per H. Decreto 2 1 gennaio 186 1 si costituirono con plotoni dei battaglioni 5°, 6°, 7°, 8° rispettivamente la P, 2a, 3° e 4a compagnia, il ,J6 aprile ,186 1, col nome di 29" battaglione; appartenne in ori gine ai bersaglieri del VI corpo. Nel Decreto 31 dir.embre ,f 86 1 ptlssò a far parte del 6° vecchio . reggimento. Coll'ordinamento 18 dicembre ,1864., sciolto il vecch io 4° reggimento, passò con gl i altri battaglioni a far parte del nuovo 4,0 che si costituì va con buo na parte del vecchio 6° bersaglieri. Nella trasformazione del 187 1rimase al 4° reggimento ed è rimasto al 4° anche colla. formazione del corpo in 112 reggimenti, colla cleno· minazione di 2° battaglione, colle compagnie numerate 5~, 6·, 7,,., 8". 1
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Ha fallo la cam pagna del 11866 nella 118• divisione (Della Chiesa) . Prese parle al(a spedizione del ,1870 trovandosi impegnato sollo Roma nel la 2" divisione (B ixio) . La spa 4.-• compagnia ha subìto la fase di tutte le allre nel 11867. Nel ,j 8612 represse il briganlaggio nel Molise, nel 11864 lo represse in quel di Melfi. Debb.onsi ricordare: il comballimento fierissimo contro i briganti a Pietralcina e Arcoello in qnAI di Nola r ,1 I agosto 11861. 1863, HS luglio . - La 3• compagnia, combattendo nel bosco di Colamesso, sottrae ai briganti 70 gi umente rubate e de i viveri. 1 1863, ·I8 luglio . - Combattimento della 3" compagnia colle bande Caruso e Schiavone. • ,J 864, 26 no vembre. - I l capitano )iolinatti con25 uom ini cattura combattendo i capi banda. Schiavone e Petrella. "877, 11° gi ugno . - Una pattuglia agli ordini del lenente Giannini uccide il famoso capo banda Leone dopo fiero combattimenlo. 4877, 2.3 giugno . - Arresto dei briganti Salpietra e Gigl io in Termini Irnerese. . 1 ,J 872 , ,14, 15, ,J6 ottobre. - Ebbe larga parte in Pisa nei lavori di salvataggio contro l'inondazione dell'Arno . ,J866, 7 lugl io. - Ha la missione di sbarcare pel primo sulla sin.istra del Po a Follonica per pro teggere la coslruzione del Pon te.
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I DERSAGLIERI
I BEllSAGLIERl
Con R. Decreto 3·1. dicembre 1866,, scio Ilo il vecchio 4° reggi mento, il vecchio 6° reggimen to prese il nome di 4° e questo balta· taglione ne fece parte. Co l riordinamento fatto dal ministro Ricotti nel ,1871, questo battaglione lasciò il num ero di 30° e passò effettivo al 9° reggimento bersaglieri col numero di 2° batlaglione, numero che conserva tuttora.; le sue compagnie sono la 0•, 6a, 'ì ", s•. . La 4• compagnia di queslo battagl ione dopo la campagna del ,J 866 subì la fase di tulle le altre quarte compagnie, e fu sciolto provvisoriamenle nel ,186'7. Ha fatto la cam pagna del 11866 trovandosi impegnalo a Monle Croce e Staffalo (3° corpo, 8" divisione), poi (4° corpo, 8· divisione); in questa campagna meri lò ,1,1 medaglie d'argent_o e 24· menzioni onorevoli. Nella battaglia cli Custoza (24, giugno 1866) un drappello di questo battaglione seppe valorosamente sottrarre agli Austriaci una delle nostre batterie che, essendosi r'itirale le altre trùppe dall a di,,isione Cu("),,ia ' era per cadere in mano dei nemic.i. Ha reso segnalati servigi contro il brigantaggio nel 11862 a Tagli acozzo, nel 1864 in colonna mobile nel lerritorio di Gaela e di nuovo a Tagl iacozzo: non si,hanno elementi per entrare in maggiori della gli , solo risulta che nel 11872 fn in Calabria, in quel di Cotrone, e nel 1873 a Bitonto. 1
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9°
REGGIMENTO . -
.2° Batta.c;livne (antico ;30°). 4°
L'origin e e la formazione dì questo ballagli on e è uguale a quella del 11° battaglione di quesloreggimento, l'antico 28° (vedi .z8° battaglione). · Questo battaglione il ,.I6 apri le 1186,1 si costituì con elementi degli antichi battaglioni 9°, 110°, H 0 , Hl, dai quali 4 ploloni dell e quattro compagnie del 9° fo rmarono la ,1• compagn ia, e così qnatlro del ,., 0° la 2a ecc ., ecc. in Capua . Co l ·I~ gennaio ,1862 , pel ~'iordinamento del corpo passò effettivo al 6° reggimento, mentre in origine era stato fra i battaglioni aggregat i al V[ corpo d"armata.
REG-GDIENTO . -
3° Battaglione (antico 3·1°). /
Col nome di 3·1° baLLaglione, e con ploloni del 13°, H ,J5°, "6° bauaglione il ·I6 aprile 1186 11 si è costituito per R. Decreto 24 gennaio 1186'1 questo III battaglione del 4° reggimento . Appartenne in origine ai bersaglieri del VI corpo d'armala : poi nel ,1862 al 6°vecch io reggimento: collo scioglimenlo di questo passò al 4° nuovo reggimento colla dala 11° gennaio ,t 866 ed è ri masto efftLi vo al 4° reggimento nelle successive trasformazioni del corpo in armonia all'ordìnamenlo dell'esercilo. Le sne compagnie si numerarono ,i•, 2•, 3a e 4a, fino al ,J871I; 1
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I BERSAGLIERL
I BERSAGLIERI
nel il 867 la 4a subì la fase di tutte le altre r imanendo provvisoriamente sciolta. Nel 187 1, si denominò 3° baLtaglione del 4° reggimento ove le sue compagnie presero i numeri di 9•, 11o•, 11·1", 11.2"; e tale è rimasto fino ad oggi. Ha fatto la campagna del 11866 nella ,f oa divisione (Angioletti). . Lo stato maggiore di questo battaglione ha formato lo stato maggiore del 11° ballaglione d'Africa partito il 117 gennaio 1J 885 per Massaua. La .2• compagnia (11oa del reggimento) di questo battaglione ha formato la 2a compagnia del 1° bauaglione dei bersaglieri d'Africa. Nel 11863-64-65, repressione del brigantaggio nel Salernitano. Nel 1867, repressione del malandrinaggio in Sicilia in provincia di Girgenti e circondario di Corleone e così negli anni 1868 a Bagheria, 1874 e ,J 879 a Termini Imerese. Nel 1186 11 (23 luglio, fo, 11iS agosto) combatteva e fuaava j bri" . ganti sull'Ofanto, a Ruvo e S. Ilario. 1 ~ 863 (3 aprile i 863). Il ca porle Fossati della ,ia compagnia con soli lfO bersaglieri libera il sindaco di Pesca Pagano, col concorso di poche guardie nazionali, il quale era stato fatto prigioniero da 50 briganti a cavallo . ..,'I ~64, combattimento del 17 gennaio nel·bosco di S. Il arione; 1i giugno a Colleano (Campagna) uccisione del brigante Borniello. 1 1860, 7 aprile, cattura di 3 briganti. 1867, 113 ottobre, combattimento a Bnrgio (Sicilia); si libera dalle mani dei briganti un ricattato. ,J 864, 28 giugno, ordine del giorno del tenente generale Avenati · col quale si encomia la compa.gnia comandata dal capitano Cioni per e di aver cooperato o . . alla presentazione del capo banda Gualioncella , d ue b riganti. Nel 1866, dopo la guerra, nei fatti di Palermo, il 2 1 settembre, per la linea esterna prende il palazzo reale ove erano bloccate le truppe e le autorità; di là, superate le barricate, rompe la tela che impediva le comunicazioni col porto; il 22 con fiero combattimento compie la missione cli impadronirsi di piazza Marina; in questi fatti d'armi ebbe 3 morti e 24 feriti.
9°
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R EGGIMENTO. -
3° Battaglione (antico 32°).
L'ori gine e formazione cli qlì.esto battaglione è uguale a quella degli altri due ballaglioni del reggimento, 1° e 2° (antichi 28° e 30°): si co~tituì con elementi degl i antichi battaglioni 117°, 118°, 19°, 20°, sì che la '1 a compagnia rappresenta l'aggregato di 4 plotoni delle quattro compagnie del 17°, la 2• compagnia rappresenta l'aggregato di 4 plotoni distinti delle quattro compagnie del ·18°, e così'del 19° e 20°, la 3• e 4° compagnia: la sua formazione avvenne il 16 aprile 186 1 per effetto del R. Decreto 14 gennaio 1860: appena costituito ebbe la destinazione in Calabria in colonna mobile pel servizio della repressione del brigantaggio. Nella sua formazione fece parte del numero dei battaglioni aggregati al VI corpo d'armata, poi 'colla formazione del 6° vecchio reggimento vi passò effettivo. Quando pel ,R . Decreto, ·18 dicembre 1861·, il vecchio 6° reggi mento prese il numero di 4° reggimento bersaglieri, questo 32° battaglione fu fra i battaglioni che ne fecero parte, conservando il suo numero di 32°. Cessò di appartenere al 4° e costituì il 3° batlaglione del 9°reg- · gimento di nuova formazione nel 1° gennaio 187·1, per effetto del R. Decreto 113 novembre .,t 870; e da quella data fino ad oggi è sempre rimasto tale: le compagnie sono la 9°' 1oa, 11a' 12a. La 40. compagnia del battaglione fu soppressa provvisoriamente nel gennaio 11867, e ricostituita per R. Decreto 12 ottobre 11867. Ha fatto la campagna del '1866, nella 47a divisione (Cadorna, poi · Gozzani). · Nel settembre 1186·1, domava il brigantaggio e restituiva la tranquillità in Calabria; nel 1862, nel territorio di Gaeta; nel 11863 a Itri e San Giovanni Incarico; nel 1864 in colonna mobile ne!l' Aquilano, a Sora, a Salerno, a Camagna; nel 1870-71 in Calabria in quel di Rossano. 1
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2°
3° battaglione (antico 33°).
R~GG!MENTO. -
Il R. Decreto, 24 gennaio 186·1 stabili l}i. formazione di questo battaglione il quale si costituì in Cuneo il ,16 april e 186·) , costituendo la ,1a compagnia con un plotone di ciascune delle 4 compagn ie del 2,1• battaglione e analogamente la 2" compagnia, con plotoni del 22° battaglione, la 3a compagn ia, con plotoni del 23°, la 4" del 24° pattagli one. Fece parte appena formato del gruppo dei bauaglioni del VI corpo d'armata poi successivamente, per R. Decreto 311 dicembre ·186·1, fu assegnato al vecch io 6° reggimento bersagli eri. t Quando il ,JO gennaio 1866, il 6° vecchio reggimento assunse per effetto del R. Decreto ·18 dicembre ·I 864, il nou1e di 4° reggimento questo 36° battaglione vi fo destinato. Nel ·I867, la sua 4a compagnia fu come Lui.te le altre quarte compagnie sciolta provvisoriamente. ' È rimaslo effettivo al 4° reggimento ove prese il numero di 4e battaglione, chiamando le compagnie 13•, 14", 1 o\ 116°, per effetto del R. Decreto 113 novembre 11870, fino al 116 settembre 11883: in quest'ullima data lasciò il k reggimento e passò a costituire (come ora costituisce) il 3° battaglione dell' I 1° e le sue compagnie sono numerate 9", 11Oa, if P, 112• . Ha fa tto la campagna del 11866 nell a 119" divisione (Longoni), II corpo (Cucchiari). Ha preso parte nel ·1870, alla spedizione di Roma, nella 2a divi~ sione attiva (Bixio\ e a porta S. Pancrazio si trovò impegnato soffrando lievi perdite: ebbe~ medaglia d'argento al valore. ,186,1 {maggio), combattimenLo e dispersione della banda Co-Di Pietra, a Torre Maggiore vicino a S. Severo. ·186·1 (giugno) , occupazione di S. Mauro, poi combattimento a S. Nicandro ove disperde le bande riunite del Gargano . ,186 1 (luglio), combattimento e uccisione di 16 briganti alle Case Ferrigni, indi dispersione della banda Del Sambro a Voltorino: ,186 11, 20, 22 agosto, dispersione della banda del Garganò a Casal1
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vecchio e Casalnovo: nel novembre raggiunge la banda Bo1jes a Pesco Pagano, la quale si disperde. 1862 (27 marzo), 47 bersaglieri della 4/ compagriia circondati da 247 briganti a Casina Piscicelli li respingono; combattimento a Delicato, 30 marzo - 311 marzo a Candela. il 863, dispersione della banda Pilone (marzo); - '1865, 28 aprile, uccisione di tutta la banda La Pia.
10°
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REGGDIENTO -
2° Battaglione (antico 34°).
L'origine e formazione è uguale a .quella degli altri sette battaglioni (dal 28° al 34°) quando per effetto del R. Decreto 24 gennaio 118611, il corpo si costituì su 36 battaglioni. Concorsero a f9rmado 4 plotoni (uno per compagnia) del 35° coi quali si formò la 11a compagnia, e 4 plotoni del 26° coi quali si formò la 2a compagn ia e 4, plotoni del 2-7°che formarono la 3a compagnia; la 4a compagnia fu costituita dalla ,14.a compagnia dep0sito del corpo: la sua formazione avvenne il 116 aprile in Cuneo. Appena formato fu avviato alla sede del rispettivo deposito e fece parte dei battaglioni del V corpo d'armata. Per il R . Decreto 3 1 dicembre 118611, fu destinato al 5° reggimento_bersaglieri al quale rimase effettivo.fino al gennaio 1187 11. Quando per R. Decreto 13 no,,embre 11870, il corpo fu portato a 1 O reaoimenti questo 34° battaalione bersa~I ieri passò al 110° tH"> ' reggimento di nuova formazione, ove prese il numero di 2° battaglione, e le sue compagnie si numerarono 5°, 6\ 7a, 8a, e tale è tuttora. Nel 11867, la compagnia provvisoriamente sciolta e ricostituita come tutte le altre quarte compagnie dei battaglioni dol corpo. Ifa fatto la campagna clel 1866 nella 9a divisione (Govone) trovandosi impegnato a l\'.lonle Torre, Belvedere, Custoza. 1
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ANNO XXXI, VOL. lii.
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Ha preso pa1 te alla spedizione del 1870 trovandosi impegnato sotto Roma. I nomi dei morti in quella giornata sono ricordati nella lapide posta sulie mura di Porta Pia a Roma. Si deve ricordare che questo battaglione, nella sera del 16 settembre ,J 870, faceva parte del gruppo dei dodici battaglionL i quali ebbero incarico di sostenere la CO$Lruzione del ponte a Grotta Rosa sul Tevure e che fu il primo a passare quel fiume su pontoni, assieme al .2 1° e .28° battaglione. II valore del battaglione meritò nella campagna del 11866 1 croce di cavaliere dell'Ordine militare di Savoia, 1O medaglie d'argento, 16 menzioni onorevoli; e nella campagna del 18701 medaglia d'oro, 13 medaglie d'argento, 4 menzioni onorevoli.
Ha fatto la campagna del 1866 trovandosi impegna,to al ponte di Versa. Ha preso parte alla spedizione del 1870 trovandosi impegnato a Civita Castellana e a Roma. Nel ,1866 fece la campagna nella divisione .Ricotti ( 12") prima nel IV corpo , Cialdini, poi nel V corpo, Cadorna. . Nel ,f 870, appartenne alla !.2• divisione, però fece anche ~arte dei 12 battaglioni sotto gli ordini del tenente colonnello Pinelh. La ,1oa compagnia nell'immensa sciagura dell'innondazione del ,1879 nel Veronese, prestò la propria opera a Borgofranco dal 28 giugno al i9 luglio. . . Nel ,f 862 prende parte attiva alla repressione del bngantagg10 in Terra di Lavoro, Ahruzzo-cilra, Salerno e Basilicata. Combattimenti: •I 862, 3 giugno, al bosco di Fondili e d'Opi colla banda Zimmerman; 30, 3,1 agosto, a Rendinara colla banda Tristany; in ottobre a Castellafiume colla banda Lqca-l}astore; ,J 863, novembre e dicembre, a Castello Lago Pesole e al bosco di Ruvo e nel 186i-, in primavera, colla banda Croceo al bosco Rapone; 1864., luglio, colla banda Calarulo: in tutti questi combattimenti il battaglione tolse di mezzo fra uccisi ed arrestati più di 70 briganti, e rientrò in Napoli col 60 p. °/o di malati. · · · Il valore del battaglione meritò 3 menzioni onorevoli nella campagna del 1866 e 8 medaglie d'argento e 4 menzioni in quella del 11870.
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'10° REGGIMENTO - 3° Battaglione (antico 35°)
Per il.R. Decreto 24 gennaio ,J 86 1, che portò il corpo bersagl\eri da 27 a 36 battaglioni attivi e sei battaglioni di deposito, separati in sei gruppi, agli ordini di un colonnello ciascuno, si stabilì la formazione di questo battaglione. II if O gennaio 1862 per effetto del R. Decreto sopra citato si costituì presso il deposito del 5° bersaglieri il 35° battaglione e le sue compagnie si numerarono 1•, 2a, 3•, 4•: concorsero a questa formazione due compagnie dei bersaglieri del I corpo d'armata. Nel ·I 867, la 4" compagnia dopo la guerra venne provvisoriamente sciolta per 9 mesi (per i R. Decreti 6 gennaio e 12 ottobre _. 1862) e por ricostituita, come le altre. II battaglione è rimasto effettivo .al M reggimento fino al riordinamento del corpo faLLo per R. Decreto ,13 novembre 11870: in data 1° gennaio -'18711, passò al 110° reggimento di nuova formazione ove prese il nome di 3° battaglione, numerando le sue compagnie 9·, 10", 11•, ,12a: e fino ad oggi è così rimasto neJ ,10° reggimento. 1
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'12°
REGGIMENTO. -
3° BattagHone (antico 36°). ·
Coll'aumento del corpo da 27 a 36 battaglioni attivi e 6 battaglioni deposito si decretò il 21· gennaio 186,1 la formazione di questo battaglione, però non ebbe effetto senonchè alla data 1° gennaio 186.2, nella quale questo 36° si costituì presso il deposito del 5° reggimento 1
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il 37° 4° il 38" 4° ·1 39,, to I . 'k il 40° 4°
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Col riordinamento del 187 1 divennero 1
bersaglieri in Livorno, numerando le sue compagnie in 1la, 2a, 3a, 4" con elementi dello stesso reggimento·. La 4• compagnia fn sciolta provvisoriamente e poi ricostituita n~l ,f 867 per R. Decreto 6 gennaio e 12 ouobre. Riordinalo il corpo in 110 reggimenti , in armonia alla formazione dell'esercito su 11O corpi, questo batlaglione, collo sdoppiamento del 5° reggimento, passò al 10° di nuova formazione, nel quale prese ili nome di 4°battaglione, numerando le sue compagnie 13°, H. •, 1516". Nel 11883 ('16 settembre) lasciò il 110° per passare effettivo al 11.2° reggimento di nuova formazion e; in questa prese il nome di 3° battaglione e le sue compagnie ebbero i numer i di 9", 10", 111", 12". Ha fatto la campagna dei 11886 nella 119· divisione ( Longoni), II corpo . Ha preso parte alla spedizione di Roma nel 11870, nella 2• dfvisione attiva (Bixio ); pe~ò fece anche parte dei 112 battaglioni souo gli ordini del tenente colonnello Pinell i. Ha preso parte nel 1866 a reprimere il brig·antaggio e malandrinaggio in Sicilia, ove si trovò nelle due epidemie coleriche del 1866, e 11867. Nel febbraio del 11864 combattimento presso Corato colla banda. Ninco-Nanco ; il ,J 8 giugno 11864 sorprende e fuga la banda Caruso forte cli 1150 briganti a cavallo nel bosco d'Acquatetla.
del 2°· reggimento del 3° » d I vo e O » del 9° »
E ris.petti.vam~nte le com-
paonie si numeni'rono o 1f 3•, if1.•. • 1 5\ ;f 6°. ,
Colla riduzione del corpo in 36 battaglioni (116 settembre ,1883) questi battaglioni si sciolgono; i quadri set'virono a costi tu ire in parte i due nuovi reggimenti} i contingenti furono ripartiti fra i vecchi e nuovi reggimenti, secondo i distretti di reclutamento, cosi : Livorno .. . , Como. Ali' 11·I O reggimento ber- Campobasso saglieri i contingenti Bari dei distretti di : Siena. ) Monza ) Vicenza.
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1° reggimento
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dal 20 Spoleto. Trevi so. dal 30 Girgenti. dal 50 Torino dal 60 Teramo . Caltanissella~ dal!' 8° Ravenna .
Al 12" reggimento bersaglieri i contingenti dei distretti di: 1
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Battaglioni sciolti (antichi 37°, 38°, 39°, 40°). Gli stati maggiori e le eccedenze dei quadri si divisero fra i vecchi e nuovi reggimenti.
. . Òrgcinìco . - Furono costituiti pel ll. Decreto 118 dicembre 11864; si formarono il 1° apri le 1865 e appartennero successivamente · 1
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37° al 2° recrrrimento Oc> • 38° » 3° » 39· » 5° » 40° » 4,0 ))
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Nel 11867 le rispettive quarte com· pagniefurono sciolte e ricostituite come tulle le alt.re .
37° Battaglione . Ha ,preso parte alla repressione del brigantaggio nel Molis_e e nel Beneventano negli anni 1867, 1868, 1869. Ha fallo la campagna del 11866 nella 3° divisione (Bt'ignone, poi 1
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Sacchi); combattè a Custoza ove perse fra morti e feriti 64 uomin e 3 ufficiali e ne laspiò 3.2 fra dispersi e prigionieri su 488 presenti, e merii.ò 9 medaglie e 18 menzioni onorevoli. Ha preso parte alla spedizione di Roma nel 1870 colla 13.. divisione, e fece parte della colonna incaricata di proteggere la costruzione del ponte sul Tevere. Riportò una bandiera d'onore e reiativo diploma nella 'gara di tiro nazionale a Napoli nel 4867.
Battaglioni 41°, 4.2°, 43°, 44°; 45°.
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3~0 Battaglione. Ha fatto la campagna del ,(866 nella 20• divisione (Franzini) e ha preso parte alla repressione del brigantaggio.
Organico. - Furono costituì.Li alle sedi di ciascuno dei cinque reggimenti il 1 Ogiugno ,1 866, rimanendo separatamente e rispettivamente effettivi . il il il il il
4 1° battaglione al 11° reggimento }) )) al 2° 4.2° )) J) al 3° 43° }) )) al 4..0 44° }) )) .t5° al 5° 1
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Ha fatto la campagn.<!, del ,f866 nella .20• divisione (Franzini). Ha preso parte alla repressione del brigantaggio con efficacia, con abnegazione.
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. Ha fatto la campagna del 1866 nella 19a divisione (Longoni), (II corpo, Cucchiari). Ha preso parte alla spedizione di Roma nel 1870 e faceva parte della riserva sotto gli ordini del tenente colonnello Pinelli. Disperse la banda Scalise 1'8 luglio 1873 a Gimigliano (Nicastro), uccidendone il capo. , Nel 1866 ebbe parte a reprimere i lutfoosi moti in Sicilia. 1
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40° Battaglione.
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18711.
Colla formaz ione su 11O' reggimen~i, questi battaglionì si sciolsero il 1° gennaio 1187 11 e formarono rispettivamente · depositi del
39° Battaglione.
fino al 1° gennaio
1° reggimento colle compagnie 11a e 2• )) 60 3· e 4a )) ,;io )) ,io. e 2a )) .... 3a e 4a 70 )) )) )) 30 )) '1 • e 2a go J) 3a e 4• )) )) 40 J& e 2 » _3a e 4• 90 )) )) )) 50 )) 4a e 2· 3a e 4" )) )) 10° 1
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Gli stati maggiori di battaglione e l'eccedenza di forza fu divisa nelle compagnie dei rispettivi reggimenti. Il .u O battaglione ha fatto la campagna del ,J866 addetto al corpo dei volontari italiani. Il i2° e il 45°, che da ul.timo appart~neva al corpo d'armata di riserva generale, fecero la campagna del 1866; il 4.2° come i~caricato della custodia delle opere di Borgoforte finchè vennero r10ccu. pate dagli Austriaci, il 4.5° come addetto al quartier generale principale. 1
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Nei quattro anni e mezzo di vita questi battaglioni cooperarono come gli altri e con eguale efficacia e risultato a reprimere il brigaritaggio o malandrinaggio. I battaglioni 46°, 47°, 48°, 49°, 50°, costituiti ciascuno separatamente nei 5 reggimenti il '15 agosto 1866, furono sciolti il 26 settembre 1866. . . ' 11 46° battaglione fu addetto alla 22a divisione, e gli altri furono addetti al corpo di riserva generale e come questi reparti di nuova formazione non fecero la campagna del 11866.
NUCLEI E NON CATENE
(Cont·inua) RAFFAELLO SERPlERI
Ca:pitano dei bersaglier·i in 1··iposo .
Nei periodi di pace si ripresenta costantemente il fallo che le sane norme lattiche improntate alla vera gnerra, vengano poi sviate da concetti eccessivamente teorici. Ed anche oggidì vediamo in onore teorie basale su apprezz~menti dannosi perchè dettati più che altro da una esagerata cura di risparmiare nella lotta la vita dei combattenl,ì. Il .modo migliore di evitare le perdite sta nel non fare la guerra, ma dato che ciò non si possa o non si voglia, è forza sopportarne i non lievi &acrificf; la vittoria è sangeinoso trofeo; e non se ne· organizza la conquista con alcuni odierni dettami di tallica paurosa. :Manuali e regolamenti sono già in parte attaccati da qu esto morbo; e ne fanno fede la costante p"reoccupazione pel combattente di co prirsi, gellarsi a terra, nelle zone pericolose di fuoco; a ciò erano già sufficiente garanzia i meno nobili istinti umani che nell'ora suprema del pericolo si fanno e si faranno sempre pm troppo forte-· mente sentire. Ma insegnare, prescrivère con solerte cura lo studiato sottrarsi al piombo nemico è teoria pericolosa pel morale del soldato. Se in pace abbiamo allevate le reclute ad uiilizzare ogni fosso, ogni piega di terreno, se lo rimproveriamo quando si offre bersaglio al fuoco, come potremo noi nella lotta reale strapparlo poi a quei fossi, a quei ripari , che con tanta cura gli abbiamo insegnato ad apprezzare e ad utilizzare? La teoria di un largo impiego dellacatena nel combattimento, e lo sminuzzamento dei riparli di rincalzo ad essa, nacque dopo il 1870
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NuCLEI E NON CATENE
NUCLEI E NON CATENE
i~ Germania e fu specialmente dovutà. all'analisi delle enormi perdite della guardia imperiale nella battaglia di Gravelotte. Senza quel sanguinoso episodio forse le idee tattiche sorte dopo il 11870 sarebbero state formulate diversamente. Ma su di un fatto eccezionale prodotto da circostanze speciali devesi basare una teoria? La guardia vi fu decimata perchè attaccò prematuramente e· con incompleta preparazione dell'artiglieria; per aver tentato soltanto u_n _attacc~ fron~ale e su terreno del tutto scoperto ed a spalto, ~10e peggiore d1 una ben livellata piazza d'armi. Circostanze queste ~n parte evitabili ed in parte eccezio1;ali. Va notato poi che mentre 1 cultori ~ella tattica in tutto i\ resto d'Europa si appassionarono per lo smmuzzamento, questo fu ,;olo tardi e parzialmente sanzionato nei regolamenti germanici. I terreni italiani, e quelli in larghissime zone al di là dei nostri confini hanno forse le caratteristiche dei campi scoperti ed a dolci pendenze della Lorena? Qu;ndi meno che altri avremmo dovuto subire !'influenze pericolose di quelle teorie. Invece il nostro terreno rotto, intricato, ci parve forzatamente richiedere o<1li ordini sminuz. . zat1; piacque al nostro giovine esercito una teoria che lasciava. mano libera all'individualismo, alla iniziativa personale, cui ci avevano preparato le gesta gloriose dei nostri bersaglieri, che solo perchè truppa sceltissima, con alto spirito morale, a battaalioni e anche in sempli~i co~npagnie, avevano. raccolto allori sui ca~npi di battaglia. Se si assiste ad una fazione campale, ad un gioco di . guerra, ad una manovra coi quadri, si vede qual diuturna fatica s'incontri nel persuadere gli uffici~li cbe ad otLenere la vittoria contro un nemico che seriam~~te ~i co~batta non varranno i conati parziali, per quanto ard1t1 e v1goros1, ma la coesione sistematica di tutti ad un obbiellivo ben definito. È perciò utile rompere ancora una lancia contro queste fendenze dissolventi. La fortuna d'Italia ci salvò · dallo scendere in cappo negli anni che più fiorivano teorie esiziali: ma non si aspetti più ol tre a praticarne di migliori. contro tale corrente d'idee malsane si è ~aiàfatta sen. La. reazione . t1re '.n van scritti di ufficiali nostri, ele Normeper l'impiego delle tre anni nel combattimento, se non regolamenta rizza.no, consigliano il combattere sistematico ordinato. Ma i nume,ro;i èullori dello sminuzzamento hanno ancora per sè.fa latitudine concessa dal re o0 olamento .
degli esercizi e dall'ammaestramento tattico, e, quel che è peggio, la consuetudine dei campi di manovra. Devonsi quindi stringere i freni, rigellare concetti tattici che per scemare le perdite organizzeranno non la villoria, ma l'insuccesso, e tornare, moderatamente sì; ma tornare agli ordini chi usi, cioè a dire agli ordini chiusi ripartiti, i quali, malgrado le perdile, strap· · peranno al nemico il serto della vittoria. E che ci sia consigliato questo parziale ritorno all'antico, ce lo additano due ordini di idee « la costituzione attuale degli eserciti» e « lo studio sulle forme tatti.che e sulle modalità del fuoco >). La costiwzione attuale degli eserciti. - In pace teniamo sotto le armi grossi quadri per istruire ed ammaestrare in varia misura quella grande massa di uomini che clovrà al momento di una mobi. lilazione .completare l'esercito di prima linea, formare quello di se· conda, rinsanguare poi entrambi, e finalmente formare in terza linea la milizia territoriale. Se si prende ad esame sollanto l'esercito di prima linea e la milizia mobile (che in varia misura e sotto vario nome entrerà pure presso tutli gli eserciti in azione fin dall'inizio della campagna) vediamo che nella prima gli effettivi di pace quasi si triplicano con i richiamali di classi anterioi'i, e fa seconda si improvvisa: nella prima i quadri abituati a maneggiare compagnie e battaglioni minuscoli, traversano un breve periodo di inesperienza che un dì · aveva per conettivo le lunghe marce disciplinatrici, ri mpiazzate oggi dai movimenti ferroviari che hanno un effetto assolutamente contrario per ciò che riflelle disciplina, morale delle truppe, efficace inquadramento, fusione rapida degli elementi variamente ispirati all'idea del dovere~e del sacrificio. I reogimenti di milizia mobile, a mala pena creati, saliranno sui Ov . treni per sbarcare a poche, pochissime tappe dal terreno di lotta, e sarit Yentura se avranno.poi alcuni giorni per r iconoscersi, affiatarsi fra loro i quadri e i combatten.ti che li comporranno. · E badate, in larga misura e presso la prima linea e nella milizia mobile entreranno a guidarle gli ufficiali di complemento la cui poco .rassicurante istruzione, la cui modesta pratica dovrà lottare con difficoltà che di.inno seriamente a pensare agli ufficiali provetti iucanutiti sotlo le arm i. 1
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A.ggiungeLe che pei molLeplici e forzali spostamenti nell'alto personale, la maggior parie dei reggimenti cambierà i suoi capi. Il morale dei ri ch iamali che verranno a quadruplicare e quintuplicare la forzà di pace non potrà a meno di risentire dell'ambiente dell'intera nazione al mom ento della mobilitazione. Nè è prudenza troppo coniare sugli entusiasmi popolari~ anche la Francia plaudiva alla partenza dei reggimenti per i confini d'Alsazia. Ora tutti san no che la lo tta fra Stato e Stato è duello mortale e che ·al perdente tocca in sorte un lungo annichilimento politico e · finan~iario. Tntti sanno che le guerre si svolgono con poche grandiose battaglie che fiaccano le fbrze vitali di un9 dei contendenti . I grandi Slali d'Europa si sono studiati di Lutto predisporre per accelerare col massimo Javorìo ferroviario · il periodo cri tico della mobilitazione. Ben presto uno dei due partili avrà varcalo il confine: l'ora di suprema lol.la è suonata e non .si avrà quindi la tregua che sarebhe pur necessaria per amalgamare saldamente gli elementi formanti i corpi di truppe e rinfrescarne l'istruzione Lattica. Se si tiene conto dell'inliacchimento dei sen timenti religiosi, arra di sacrificio , delle ognor crescenti aspirazioni al godimento materiale, al benessere, arra di ego ismo e conservazione di sè, è forza ammettere che non possiamo contare su di un elevalo morale nei richiamati strappali dal, telegrafo alle famiglie, nl lavoro, . in una ·parola, alle molle individuali in nome della patria comune. E questi richiamati, lo ripeto, .con grnn fretta vestiti ed armati in quel gran form icaio di distrelli, saranno caricati su di un treno, ove pigiali, confusi, fra grida di entusiasmo e tacili rimpianti, correranno ai confini ove li aspettano i quadri dell'esercito. Eppure mal~JTado la soverchinnte proporzione dei richiamati e ~ con quadri rinnovaJi o nuovi si vorrebbe combattere in ordine sparso (o non sarebbe forse più esatto chiamarlo disperso disordine), che è la caratteristica, lo svil uppo massimo , non dell'influenza dei quadri, ma dall'influenza individuale, cioè del valore morale dell'individuo. Gli stud·i snlle fo1·m.e talti,;lw e snlle modalità del fuoco . .Una corrente di tattica ana li ti_c.a stat istica creò molte speculazioni
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sul modo di attraversare, colle minori perdile , la zona del fuoco cli fucileria, che comunemente si computa. profonda '1800 metri . Si prendono a ba;e cli Lai i speculazioni oggidì in onore i risul~ati balistici - o le esperienze dei tiri di combaLLimento -le perd, te ?ro~ porzionate al consumo constatato dell e munizioni in deLermmat, combattimenti - o finalmente il morale dei tiratori nell'ora del pericolo, per tracciare una cun•a rappresen tante la probabile densità relati va dei proietti nelle varie strisci e di questa zona. Non sembra però si possa fare troppo a fidanza sui dati che se ne deducono. La statistica delle perdile 110n darà mni su tali questioni un criterio pratico. Il numero maggiore o minore dei cadu ti di un riparto non è motivo di ritenel'lo atto o no a proseguire nella lotta. Si hanno esemp i di buone truppe che; sor~rese dtLI fuoco ~vver::;ario o mal condotte, videro fiaccala d'un traLLo la loro energia; mentre altre ~'estarono Lenaci nell'offensiva malgrado perdite superiori al terzo dell'effettivo. Il terreno poi colle sue varietà infinite modificherà sempre e cambierà talvolta comp letamente le presunzioni l.>td istiche. . Sta solo costante ed indiscusso un fotto ed è che si avranno perdile oravi nella zona di 500 metri prossima al nemico , e che in tutta la z;na,batlula, cioè quella pr;>foncla quasi due chilometri, a ~aus.a dei co lpi mirati e non mirati si subiranno danni variabili'. ma minori. Nello stab ili re praticamente il problema sul modo di traversare l'intera zona con fondala speranza di successo, devesi tener conto d1 . due condizioni: 1• giungere con tnippe orclinate it tiro efficace clal nemico per poter cli là col fuoco cli fuc ileria nostro combaL.tere e domare quello dell'avversario; 2° percorrere il lungo tratto d1 zoua battuta colle minol"i perd-ite probabili. E deve darsi il primato alla prima condizione: solo le truppe ordinate sono atte ad obbedire e perciò n vi ncere, potendo esse sole eseguire coll'energia della coll etlivil~ gli alti voluti claì capi._ Lo aicarnente si deve qui ndi respingere lnlle le forme d1 com~ battii~enlo che o:;Lano all'ordin e nel co mbattimento; e vedere ~t'.al1 im·ece <rna rentendolo , non urtino Lroppo contro il seco ndo requ1s1Lo. t· ai; messo un iversalmente che fino a 11800 metri si può _in terreno non troppo scoperto a vanz,tre con ordine chiuso sotto 1~ fu_oco di artiglieria: siccome qnesla sta ordinar iamente arretrata d1 circa 1
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300 metri dall'appostamento avanzato di fanteria , si deduce che l'attacc~nte può approssimarsi alla fanteria nemica fino a ,1500 metri con ordini chiusi (colonne di compagnia ad intervalli vari, compa· gnie spiegate in linea o scaglionate}. Siccome il fuoco efficace si apre a 500, 600, 700 metri dall'appostamento della fanteria avversaria . ' s1 avrebbero ancora colle norme odierne da 800 a mille metri a percorrere cogl i ordini sminuzzati, cioè catene, sostegni e grossi di battaglione. · Al maggiore ( a piedi, se non vuol per malintesa audacia esser messo. ben presto fuori di combattimenlo) spetta dirigere in te rreno sempre ignoto, sovente rotto e coperto, la marcia di questi vari ripar:ti in modo che l'avanzata nbbia luogo senza deviazioni, senza ondeggiamenti, senza strappi. Ora le manovre di pace ci insegnano che le catene o cercando passaggi od ingannale dalle accidentalità del terreno, falsano presto e troppo sovente la .direzione; il fronte ~'allarga, .e ~on~ i rado il maggiore, per quanto faccia, perde affatto 11 contatto d, talune delle sue compagnie. Egli dovrebbe regolare le soste successive dell'avanzata, ma come può, slando fra i sosteO'ni . ~ e 11 gr.osso, scegliere sernpregli appostnmenti opportuni al le catene ? di fatti i comandanti delle catene li scelgono da sè; e si viene al controsenso che un sergente, un sottotenente al più, influisce con atti propri sulfa volontà del maggiore, e ne lega l'iniziativa indi spensnbile. Equi mi sia permessa una digressione. V' hanno due sorte di sos te: quelle che si possono ch iamare volonta1·ie, che si fa nno dul'ante l'avanzata nella zona battuta, ma non micidiale: e le soste forzate nel periodo acuto del duell o a fuoco. Le prime sono utili talvolta per dar Iena alla truppa, ed anche eccezionalmente per disturbare l'avversal'i o con alcune salve e tener alto il morale d.ei nostri. Ma sono dannose se non brevis.,ime: il prÒlungal'e il tempo di traversata della zona battuta val~ tanto dire aumentare le perdite. Ogni sosta sceme1·à il numero dei fucili che porterete avanti, perchè ogni fosso ed ogni siepe sarà il lusinghiero vischio di tutti i men volenterosi, e le catene paiono fatte apposta per permettere all'individuo di pensare a sè e sottrarsi al piombo micidiale. Ogni sosta poi scema l'e~ergia ?ei combatten ti perchè quando un riparto si è posto a terra, I alzarsi è uno sforzo; e la somma di questi è a detrarsi dal!' enerO'ia che si avrà à spendere nel mo~~mto della vera lotta. Ogni sostn :o-
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sterà cartu,cce e molte, .e il numero di queste è contato. Ne avremo quindi tante di meno pel fuoco decisivo . S'aggiunga che è non lieve fatica per i quadri far cessare il fuoco, e presto . Spontaneo nasce il dubbio che giovani uffiéiali posti a guida dei plotoni in catena, o precipitino la avanzata sk'lncando, il soldato, o invece moltiplichino le soste, e non sappiano sempre moderare il fuoco . Riassumend9, spesso in guerra vedremo i ploto~i in catena deviare dalla di rezione data dal comandante il battaglione, aumentare gli intervalli, accrescere il fronte, obl iquarlo; ed i sosteO'ni . o seguire quelli perchè legati .strettamente a loro; se il maggiore a correggerne gli. atti si sarà portato avanti, non guiderà più il grosso coi quale può e deve influire sullo syiluppo successivo del combattimento. Ecèoci al controsenso disciplinare che i capitavi sono costreLti a subire le conseguenze degli atti dei propri subordina.ti, ed il maggiore quella dei propri capitani . E ~iò si chiama dirigere il combat. timento. Ora vediamo le modalità e gli effetti probabili del fuoco Clii le forme odierne di combattimento. La teoria nostra si presta a larghe intel'pretazioni; ma in pratica nelle manovre, vediamo però so!Lanto catene che facendo fuochi a salve o pause, alternano le soste con sbalzi in avanti; i sostegni che li raggiungono s'incastrano in esse allorch è il fuoco nemico ha arrestato gli sbalzi delle catene; e i grossi con breve arresto sulla linea della catena così rafforzata e pochi istanti di fuoco accelerato, muovere all'assalto. t . È ammesso universalmente che per l'attaccante vuolsi avere densità di 8 a 10 uomini per metro lineare e pel difensore di 2 a 4. Il che vorrebbe quanto dire che vista la difficoltà per l'attaccante di vincere col suo fuoco la resistenza del difensore è forza impiegare più fucili che non ne abbia normalmente il difensore, serbandone una parte per poter raccogliere i frutti della vittoria. E invece nelle manovre non fanno fuoco al più che tre uomini per metro lineare, perché non si adopera per l'azione del fuoco che la prima,.sc;hiera-e in qual modo ? le catenenon hanno e non avranno mai uni tà d'àzione di fuoco; e ne fa prova il fallo che non si riesce neppure sempre ad ottenere da tatti i tiratori l'uso dell'alzo indicato 1
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dalla distanza: nell.e catene trionfa l'azione individuale. Ora l'effetto del fuoco sta nell'urto collettivo di molti proietti gettati su d'un dato punto della linea nemica: obbiettivo questo che si sposta continuamente anche nell'offensiva, perchè ora conviene mirare alle catene, ora ai grossi che accorrono in li nea, ora alle batterie. Una tale mutabil.ità pur necessaria, richiede una potente azione dei quadri; e le catene; e gli ordini soverchiamente sminuzzati scemano, fiaccano l'az ione dei quadri, rigettano in seconda linea i gradi più elevati ed esperimenta Li , gravitando invece sui giovani ed inesperti . A spegnere il fuocQ dell'avversario vuolsi un fuoco più intenso; e più presto comincierà a farsi sentire l'in tensità maggiore nostra, più presto aumenteranno le perdite del nemico, e scemeranno quindi le nostre creando uno squilibrio serripre crescente di danni maggiori arrecati e di minori ricevi.ti . Se avvampa un incendio non si portano le pompe ad una ad una, ma se ne mettono in azione quante sene banno. È la gran mas!-.a di acqua gettata contemporaneamente e presto che doma la rabbia del fuoco distruttore. Dunque non deboli catene, non r inforzi che rassomigliano a minuta gh iaia gettata contro un sodo masso; ma ordini chiusi avanzantisi a sca~lioni, che una volta inazione abbiano per sè la probabilità di nutrire un .fuoco soverchiante quello del nemico. Una forte preparazione di fuoco prima di entrare nella zona pericolosa, preparazione nella qnale faccia fuoco non per ecçer.ione, ma sistematicamente anche una pane della seconda schiera. E se ciò malgrado non tacerà il fuoco nem.ico , vorrà dire che la prepa razione dell'artiglieria non è stata sufficiente, o che il nemico è più forte di quanto abbiamo creduto; che quindi le probabilità di successo non sono per noi. Ad ogni modo è certo che la forza di resistenza dell'avversario si sarebbe fatta 1naggiormente sentire a nostro danno se avessimo impiegato gli ordini /'razionati e di successivo ra~orzamento, perchè . per un tempo maggiore tale superiorità avrebbe avuto campo ad esplicarsi . V'ha di più: se in tutta la zona di fnoco sebbene in varia misura le schiere subiscono perdite, non è meglio accelera1'e l'avanzata e tentare di farne sub ire anche all'avversario èon 'più largo impiego delle nostre forze, di quell o che subirle a bilanc-ann?
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A precisare le modificazioni che si vorrebbero introdotte nella teoria della fanteria, trascriverò qui appres:,o i pochi artico li che vorrei ritocchi n~ll'aureo libretto: Le norme gen~rali per l'impiego delle tn~ anni nel combattimento (pag. 117): « N. .2.4. Nel momento che l'avanguardia lta potuto constatare « che il nemico è in forza considerevole eél accetta il COI1fbatti« mento, la situazione della divisione risulta presum ibilmente così « delineata: « A) la fanteria dell'avanguardia sostiene combattimento tem« poreggiante coi suoi riparti avanzati sul primo limitare della zona « del fuoco vicino di fucileria (6- 700 metri dalla fanter ia avver« saria) ed ha le rimanenti truppe appostate nel modo più conve« niente per essere in grado cli sostenerli. Quando !a cosa è possi« bile senza venir menò allo scopo di essere in grado di sostenerli, « le Lruppe del grosso dell'avangnardia sono disposte al riparo del << fuoco nemico, ecc ., ecc. ; È consiglio prudente il determinare che nel combattimento di· mostrativo e durante lo sp iegamento i reparti più avanzati non si avvicinino all a fa nteria nemi ca più di 6 a 700 metri, perch è dimi nuendo tale intervallo l'efficacia 1el fuoco nemico è tale che non è più possibile mantenersi in attitndine di aspett.ativa . Ma se in terreno scoperto la distanza di 600-700 metri è opportuna pel fuoco di preparazione, non sembra debba fissarsi come regola genera le. Nella valle padana; acl eccezione di pochi terreni collinosi, il ter· reno, sebbene coltivato e prativo, offre colle siepi ed i margini pianturnati l'aspetto tauico cli una foresta: perciò i riparti dell'attaccante possono arrivare non visti ed improvv isamente persino a 500 e 400 metri dall'appostamemo dalla fanteria nemica. Il l-iniite q1iindi pel f1wco di prepa1·azione sarà dato dal campo di vista e pe1·ciò cl:i offe~a vicina del nemico . E per la stessa ragione non è necessa.rio frazionare prematuramente le nostre forze facendo loro perdere tempo e solidità. Se le artiglierie e fanter ie nemiche non ci possono vedere, non potranno neppure offenderci con tiri mirati, e t·utt'al più balleranno la zona avanti a sè, con tiri non mirati e perciò non troppo temibili. In luogo delle catene d'ell'avanguardia avanzeranno plotoni in . ordine chiuso intervallati fra loro vari11.mente ed opportunamente. :14 -
ANNO XXXI , VOL, Hl.
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~elio spiegamenlo della fanteria precederanno paLluglie guidate da ufficiali che assicurando le seguenti Lruppe daHa sorprese, a,·vertiranno i passaggi degli ostacol i. , Segu iranno le compagnie di prima schiera o spiegate o in colonna o per sezioni di-fianco e fila, condoue dai comandanti di batLagliooe che ne polranno allora effettivamente dirigere la marcia. Nè si esclude che le compagni e dei bauaglioni in prima schiera non possono essere anche scaglionale per otlenere una maggior profondità di combattimen to, massime quando gli elTetti dell'artiglieria nemica si facessero for temente sentire. Le sosle, se necessarie. pel' dar lena alle Lr:uppe, reLLificare gli intervall i, ristabilire la direzione, avranno luogo contemporaneamente per tutte le co mpagnie clel battaglione dietro ordine del suo comandante. Sembra poi huon consiglio far parco uso di fuochi nell'avanzata; i vantaggi ne sono molto problematici e certi gl i svantaggi; si avverte il nemico del nostro avvicinarsi e se esso non , lo ha scoperto, gli si add i la il bersaglio . Si modificherebbe qu indi il N. 3 1 come appresso : 3 1, png. 22 . I bauaglioni di pri ma sch iera del grosso precedt1Li da pattuglie guidate da ufficiali segui teranno ad avanzare in colonna di compagnia o spiegati o per sezioni di fianco nella direzione indicata dal corriandante la divisione, finchè abbiano raggiunto l'ap poslamento adatto per il fuoco di preparazione che in terreno sco perto sarà a 6-700 metri dal nemico, ed in te1Teno cope1to è segnato dal campo di visla e di tiro miratQ dell e truppe avversarie. 32. Il fuoco di preparazione è eseguito a salve o fuochi a volool.à da Lutla !a prima schiera, che a tale scopo si avanza pure in prima linea quando si giudica prossimo il momento di procedere all'attacco . Nel medesimo t.empo l'ar'ligli eria, ecc . 37. Quando· siano resi visi bi!i gli effetti del proprio fuoco dall'i llanguidirsi del fuoco nem ico si inizia l'attacco. Allora la prima schiera avanza a :.balzi per scagli on i non inferiori ad una compagnia . Le lien dietro la seconda schiera, una parte della quale dovrà entrare in linea colla prima, non appena questa abb ia raggiunto un appostamento a 300- 4-00 metri dal nemico; d.a. questo appostamento incom incierà il fuoco decisivo. 38 . ldeni. ' 1
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39. Quando la prima schiera lascia il suo appostamento a 6-700 .metri dal nemico ed inizia l'allacco, la seconda schiera ne se11ue il . o movimento 1n due scaglioni, il primo dei quali entra in linea a 300 -0 4,00 metri e il secondo serra la dista nza in modo da essere a portata, ecc. 62 ~ Nella difensiva la fanteria si spiega in massima su tre sch iere. Il suo fron te può variare dai 1800 ai 24'10 metri. Quest'ultimo fronte si può olLenere sia as;;egnando otto batt·,glioni alla prima schiera; sia, quando se ne voglia avere un maggior numero nella seconda e teni:a scii iera, disponendo sulla linea di fuoco in 011ni o ballaglione tre co mpagnie, e limitando il gro;;so ad una sola. 69. Si sopprime. Le modi(ìcazioni che si introdurrnbbero nei disposiLivi dell a divisione sia nell'olTensiva che nella difensiva sono lievi, ed indicano clie non sono gravi le divergenze di idee tattiche fra le proposte e le norme: infalli secondo queste nell'offensiva solo olto co mpagnie per divisio ne co mb .1tterebbero in ordine sparso, e sedici compagnie nella. divisione sulla difensiva. Ma per l'indole di questa sorta di ·co:nbatLimen Lo le truppe appo~tate risultano piu raggruppale, e q uindi si sentono meno i danni del frazion amento. Se nel combattimento offensivo si ritiene bastare che un sesto della fanteria d~lla divi.;ione muova al l'attacco in ordine sparso, è leciLo chiedersi come rnai tale specialità di forma tallica di una fra zione co;;ì piccola possa decidere l' e;i Lo della lotta ? Al contrario questa specialità b.1sta a rendere il co mballimenlo disordinato, con fu so, a frammischiar:e i rip:irti organici , a dar il sopravven to al soldato sull'uffkiale. Lo scrivente sa di ein ellere un'op inione che inconLrerà molti op p0sito ri: m:\ essendo convinto clolla sua te:;i, getta le sue idee nel campo del la discussione. Su quosLa domina indiscus5o un fatto : tutto tende alht m.tssa, il fucile , il cannone, gli eserciti; sollaoto le form e tattiche sfuggiranno a questa legge di attualità? Torniamo agli ordini chiu;i, disciplinabili. Questi ci daranno la disciplina del fuoco, e la disciplina del fuoco la Yiltoria.
Lucm~o DEL MAr.•w
Colonnello di Stato :lfaggiore.
1.'.-\Ri\lE NUOVA E L'ARi\lE VECCHIA DELLA CAVALLERIA
L' ARM[~ NUOVA
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,qual coso. spariva completamente la necessita, per una gran parte della cavalleria, d'avere armi da fuoco di lnnga gittala . La c'ampagna di Boemia (11866) ·mise in luce tulti gli inc_onve~ nienti, che derivavano da tale assurdn impi ego della cavalleria: e 1 Prussiani non lasciarono di trarne profitto e di dare alla cavalleria un nuovo indirizzo , che tanto contribuì alle slrepilose vittorie del 4870-7-l.
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La necessità di provvedere la cavalleria d\m'arme çla fuoco dr lunga gillata, non è più ornai contestata da alcuno. « Ogni missione assegnala al la cavalleria - diceva il general e Schmidt - dev'essere comp,ula: è <lessa possibile a cnvallo? eb bene ava.oli a cavallo e colle armi bianche; è <lessa impossibil e a cavallo? allora pi ede a terra ed apriamoci il passnggio col fuoco ». Fu in segu ito a questo principio, suggerito all'i ll ustre generale dall'esperienza della campagna del 11870-711, cui prese una parte brillantissima, che in Germania fu stabilito d'armare la cavalleria con carab ine Chassepot nel '1873 e quindi con carabine Mauser nel: ,1877.
Quest' idea non era per altro nuova:, al genio <ili Bonaparte· non era sfuggita l'idea della convenienza di dare alla cavalleria un'arme da fuoco; e più volte l'arnva manifestala.. Jlfémoires deNapoleon, tomo IV, pag. 3.2. Lettera al generale Clarke, ministro della guerra, Saint-Cloud, ,12 novembre ·18·11. Egli non tralasciò anche in diverse campagne, di farsi precedere· clalla cavalleria, preconizzando così l'attuale sua missione; e fu evidentemente per le circostanze create nlla cavalleria in questo nuovo impiego, che venne da lni riconosciuta la necessi tà di dare ad essa un'arme da fooco di lunga gittata . È noto che, dopo quell'epoca, prevalse il principio di riunire i· grossi corpi di cavalleria in rùerva, alla coda degli eserciti , per la 1
La grande importanza acqu istata dalla caYall eria , nel servizio dell'avanscoperta, mise chiaramente in ev idenza, come s'è dello il bisogno per la cavalleria di provvedersi d'un'arma da fuoco, per,cbè 1Jossa agil'e co1i maggiore inclipenclenza, senza ilconco1·so delle ,altre anni, e presto raggiwigere i siwi obbiett·ioi . Non voglio qui .fare un' enumerazione di tulli i casi, in cui la cavalleria trovasi costretta di ricorrere all'arma da fuoco: i regolamenti Ii accennano; d'altra parie lambiccarsi il cervello per porre ·sollo oli occhi del JetLore le circostanze, che possono nascere in ouerr:, sarebbe cosa da stolto. La giterrasi com.pone d'avvenimenti irnprevidibili e la soluzione dei problemi, che si prese~ta.n~,. pi.nt tosto che in regole fisse, bisognerà trovarla nella propr,a 101z1at,va -ed intelligenza. Sciocca cosa reputerei quindi suggerire alla cavalleria quando -deve appiedare: pol.r~ presen larsene sovent; I' opport~.ni_t~,.od ~~che non presentarsi ma, rn tutta la campagna; v ha la pos::i1b1Jita, c10 che ,implica per noi l'obbligo d'esserci preparati. Un esempio tullavia mi sia lecito addurre, per dimostrare di quale ,grande aiuto ci possa essere u'n' arme da fuoco. Supponiamo che nel muovere in una certa direzione, c'imbat~ tiamo in una località. (un ponte, una stretla, ecc.), occupata da pochi nemici, sieno essi fanti o cavalieri appiedati; caricare non si può: -doHemo noi rinnnziare alla nostra missione per questo impreveduto intoppo1 . . . Si può girare, ma perdiamo tempo e talora l'agg,~·am~n to. e ,m:pos3ibile. Altro dunque non res ta· che un umile, ma mev1tabtle appiedamento. . . Viceversa, dopo una lunga e fat icosa marc,a, s, gmnge 111 una -data località, il nemico è segi1alato da lun gi, esamini amo la nostra · posizione e ci accorgiamo che pochi uomini, convenien temente ap-
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postati, possono respingere qualunquealtacco; vorremn10 noi piul· tosto combattere con cavalli stanchi, con troun nemico fresco, in non, propizio terreno, per il sernp'lice gusto di fare una carica, anziché· ricorrere ad un tale espediente? Dirà taluno: diamo allora l'r.rme da fuoco soilanto ad alcuni caval ieri , in previ sione di queste e"entuali tà (come p. e. in Germania nei reggimenti corazzieri, ove vi sono 32 uomini per squadrone armati di carabina). Si, se gli atti della guerra fossero previdibili , questa in verità sarebbe un'ottima soluzione, ma come ho detto, nulla può essere· preveduto: accade talvolta che la più esigua pattuglia, pochi uomini isolati sieno costrelli ad appiedare, essi possono bensì andare in cerca degli armali di carabina del plotone o dello squadrone, ma jn quel fratt empo ci previene il nemico. e, o dovremo esporci a rrrandi, . sacrifizii per ricuperare quel posto o desistere dalla nostra impresa. Altri inco nvenienti, non meno gravi, benché d'altra natura,' che seco apporta simile proposta, sono quelli della più complicata istruzione, degli attriti che possono nascere fra individui diversamentearmati, dei vuoti , cui di preferenza soggiaceranno nelle carich e· quelli senz'arme da fuoco, per il posto ad essi assegnato in 114 ri ga . La soluzione quindi adotlata di da!'e indistintamente a tulta la cavalleria e specialmente alla nostra, che è cosi poca, l'arma da fuoco, parmi la più logica e conveniente. Ma si raggiunge, coll'attuai~ moschetto mod. 11870, lo scopo che ci siamo prefissi? La poca istruzione sul Liro del soldato di cavalleria , il limil.ato numero di cartucce, che seco porta, la preoccupazione del cavallo, un'arma infine, che decisamente non può competere col fucile della fanteria , ren deranno mo lle volte illuso1j i vantaggi che ci ripromeuiamo dall'appiedamento, e pienam ente giustificano la rilullanza che molti hanno di ricorrere ad esso . Un vecchio proverbio tede.sco dice: un soldolo cl.i fanteria checade colpilo dal fuoco di cavalleria, bisogna che creda d'esserc i predestinato . I risultati del bersnglio sono li per confermare questo adngio e Ll'oppo apertamente dimostrano che, col no;51ro moschello, mtllereun uomo fuori di comballimen l<> a 200 metri, sarà più soYente effello.
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del caso, che abili lit del tiratore. E questo con tutta la quiete e la calma che si ba al bersaglio; chè se si dovessero aggiungere tutte le cause di deviazione, che sopravvengono in guerra (ben note a chi conosce la teoria del Wolozkoi) facilmente ci renderemo persuasi, che ben poco assegnamento potrà farsi sul fuoco dei nostri cavalieri.
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La cavalleria dovdt allora rinunziare all' arma da fuoco? No, percbè la meccanica ha introdotto tali perfezionamenti, che sarebbe vera follia se la nostra arma volesse divorziare da essa, invocando la memoria d'un passalo inesorabi lmente tramontato. Colle nostre mani ci S(ltl.oscriveremmo la sentenza di morte. Imperocchè noi possiamo bensi accrescere le qualità offensive della cavalleria, col migl iorare le razze,, diminuirn il carico, ll.llmentare la razione, allenare i nostri cavalli; ma tutto ciò ha un limite, mentre l'attività. umana è inesauribile ed ogni giorno più prodigiose sono le sue conqni ste. La celerità di tiro è uno dei principali requisiti d'una buona arma da fuoco, dessa è stala già su(ficientemo·nte raggiunta col caricamento dalla culatta, ma è stato riconosciuto che, in dati momenti, sarobbe di sonimo utile, per l'esito d'un'azione, mettere un numero ancora maggiore di colpi nel bersaglio. Ecco l'origine delle arm i a·ripetizion e. Non voglio qui tràttenere il lettore su qneste armi, oggi, favorito argomento del)a stampa militare, né sulle disparate opinioni che vennero in proposito. Ma vada come si voglia la questiono, egli è certo che tutti sono poi d'accordo che il giorno in cui una delle gr:indi potenze avrà adonato il fucile a ripetizione, le altre dovranno tosto seguirne l'esemp io. Ora mi sieoo lecite alcune coilsiderazioni. Se un'arma a ripetizione è di grande uti le per la fanteria, non lo è meno per la cavalleria; anzi per le speciali condizioni, in cui questa si trova allorchè deve ricorrere alle armi da fuoco, è in grado di giovar~i ancora maggiormente dei vantaggi della ripetizione.
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1° Perchè è nell'indole dell'arma· che rapidamente s'appiedi, rapidamente si tiri e rapidamente si scompaia; un lungo e lento combattimento a fuoco~ ammess ib ile ( salvo eccezioni rarissime ), nè J'assaHo d'una posizione alla corsa, come pare s'abbia avuto·di mira nel dare la baionetta. 2° Colle armi a ripetizione si rendono piii efficaci gli appiedamenti , compensando esse colla celerità di Liro, il limitato numero di cavalieri che possono appiedare. 3° On nemico accolto da un fuoco celerissimo è obbligato d'arrestar?i, mentre al contrario pochi colpi, mentre dinotano il piccolo numero dei difensori, non hanno spesso che un'efficacia minima. 4° Viceversa, se si dovesse sfoggiare il nemi co da una data !0calità., vi si riuscirà unicamente col fuoco simultaneo e celere delle armi a ripetizione . 5° Qualora si volesse abbandonare una posizione e ritornare a cavallo, nessuna maggiore protezione si potrebbe trovare, in quell'ultima fase della difesa, che nel tiro a r ipetizione. 6° Detto tiro infine adoperato contro cavall eria, renderebbe vano qualunque più ardito e pertinace altacco . Oltre a questa serie di innegabili vantaggi, bisogna far rilevar e un'elitra osservazione, ed è che l'appunto mosso alle armi a ripetizione d'uno spreco soverchio di munizioni, perde per la cavalleria quasi totalmente il :mo valore. Anzitutto per la natura stessa del combattimento a piedi della cavalleria, che è brevissimo; in secondo luogo, perchè i saldali appiedali possono far uso delle cartucce e delle armi dei soldati rimasti a cavallo; terzo, perchè nel caso che tutte le cartucce fossero esaurite, il cavallo lrarrà d'impaccio l'incauto cavaliere. . E così attentam~nte esaminando l'azione a piede della cavalleria, facilmente ci persuadiamo come non vi sia alcun caso in cui, per un cavaliere appiedato, non possa essere sommamente utile un'a rme a ripetizione. · Tutte le operazioni, che possono entrare nel raggio di quelle spettanti alla cavalleria, nelle moderne guerre troverebbero un aiuto assaj valido in dette armi, nell'arrestare p. e. l'inseguimento o la marcia di colonne vittori ose, nel molestare i fianchi o le spalle d'una truppa nemica, nell'occupare provvisoriamente i punti d'una linea difensi,"O.
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L'An~rn NUOVA E , L AR tllE VECCHIA
in attesa della fanteria amica, nello scortare le ballerie, e in molte altre occasioni. Da quanto è stato fin qui detto chiaramente si rileva che il nostro paese,deve oramai pensarn allo studio d'un'armanuova, se non vuole trovarsi inferiore agli altri, che febb rilmente ed al la chetichella attendono a rinnovare il loro armamento . Evidentemente il principale ostacolo, che sorgerà cont.r~ questa innovazione, sarà la ingente spesa ed è giusto qnindi che gli studi -sieno profondi e ponderate le deci sioni innanzi d'addivenire ad una definitiva adozione d'un tipo. Messa in questi termini la questione, sarebbe inopportuno chie-dere, per il nostro attuale mosch etto, la trasformazione a ripetizione, .a lla vigi lia d'una radicale innovaz ione in tutto il nostro armamento . Sarebbe più logico domandare che quando il tipo da adottarsi fosse definitivamente stabili to, si incominci dalla fabbricazione dei nuovi moschetti per la cavalleria. I 30000 moschetti che occorrebbero, potrebbero servire a provare la bontà del sistema prescelto; se poi la pratica o nuove scoperte indicassero modificaiion i o anche un altro ti po, si potrebbe .adottarlo, senza IR necessità di ritirare le armi già distribuite , che per il fatto' di costituire l'armamento d'un corpo speciale, andereb•bero soggette meno agli inconvenienti d'un munizionamento misto. Se invece, seguendo l'esempio del Portogallo si distribuissero 30 o WOOO nuovi fucili a titolo d'esperimento alla fanteria, nulla più potrebbero senirci, tranne che ad ingombrare i nostri arsenali, -se per effello delle anzidette ragioni si volesse mutare il tipo . Un'al tra ragione da invocare in appoggio di tale proposta, si è -che, allo scopo d'evitare gl'inconvenienti d'un'armamento misto per la nostra fanteri a, i nuovi fucili anderebero fabbr icati con alacJ'ità ed esigerebbero quindi il lavoro simultaneo di tutte le nostre fabbriche; mentre invece coll'armamento della sola cavalleria, il lavoro potrebbe essere lento e limitato ad una sola fabbrica d'armi. Mi piace qui accennare che anche alle attuali pistole a rotazione, di calibro uguale al moschetto, potrebbero sostituirsi altre di piccolo ·calibro,· con tutti i vantaggi a questo inerenti. Per facilitare anzi codesta costrnzione e per diminuire il peso, proporrei l' abolizione della baionetta, contro la quale mi sono già pronun7.iato .
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Qui aggiungerò ehe se gli aLLacchi all a baionetta sono divenuti così rnri per la fanteria, per la cavalleria sono inverosimili, per l'indole del combaLLimento a piedi, che è affatto eccezionale e deve li. · mitarsi alla pura difensiva. Si potrà tuttavia esercì tare la truppa alla scuola in cacciatori, ma sarebbe cosa sommamenLe ridicola se si pretendesse colla baionetta del moschetto incutere il terrore nelle file nemiche. Nessuno del re;e;to, in cavalleria, sognerà auaccare alla baionetta una posizione difesa da fanti . Se i difensori fossero cavalieri appiedati, è anche poco probabile che abbia luogo una mischia, perocchè essi, se non hanno nulla ottenuto col loro fuoco, s'affrelleranno a tornare a cavallo, e se questo è impossibile, vana è per loro ogni ·altra difesa. D'altra parte, nell'eventualità d·una mischia, l'arma a ripetizione a somiglianza d'un revolver, offre il mezzo di farsi largo, in modo a~sai più pronto e sicuro di qualsiasi bnionelta. Allo scopo d'eseguire celeremente gli appiedamenti ed il ritorno in sella, nonchè per sollevare il cavallo d'un peso morto, il moschetto, in Iuogo di essere attaccato alla sella, si dovrebbe portare ad armacollo, come usasi nella cavalleria austriaca, ed assicurarlo alla cintola con una correggia, affine di evitare gli sbattimenti.
,,. ** E la lancia? Sopprimerla. Questa proposta tornerà ingrata a molti miei colleghi, tenaci partigiani della lancia, ma più per la gloriosa tradizione di tempi trascorsi, che non per gli effetti di cni è ancora capace. Non oso dire che la lancia sia inutile: in qualche circostanza potrebbe giovarci . ma sono tanti gl i inconvenienti che ha per se stessa, che più non reputo opportuno conservarla. Di quante cose utili dobbiamo privarci, per non cadere negli inconvenienti che hanno? Così, per esempio, sarebbe utile una corazza, che ci proteggesse nella mischia, eppure non possiamo adottarla, perchè al modo che si combatte. oggi, darebbe eccessivo fastidi~; ecco perchè i corazzieri spariscono da per tutto. ·.
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Così la lancia, per le condizioni create dalla guerra moderna, ·può bene pnrngonarsi alla corazza; da una parte sempre più raramente si ha occnsione di servirsene, dall'nltra cresciuti sono gl'inconvenienti inerenti all'arma. · Veloc·ità e resisten,za: ecco ciò che si es ige al giorno d'oggi d:-t una buona cnva\leria, tutto ciò che tende a menomare questi due requisiti, va ~oppresso. La lancia è di oornve impaccio nel cavalie1·e; se nel passato questo . inconveniente poteva appena essere rilevato, nelle lunghe e celeri marce del giorno d'oggi, in ogni sorta di terreno ha acqu istato una ben diver;;a entità. La lancia numenta il peso che porta il cavallo, il quale, per le attuaii esigenze, va ridotto al mi·nimo possibile; nè noi; per quanto abbiamo migliorate le noslre rimonte, possiamo sourarci a questo principio. · Dess11, come si è visto, complica le operazioni dell'appiedamento, per il quale è anzi di grave imbarazzo, malgrado gli ingegnosi ripieghi di au.accal'ia alla sella. Un tempo/ quando si avevano ca val ieri rii lunga ferma, si poteva fare assegna.mento sulla loro abili tà di maneggiarla; al giorno d'oggi con una ferma più corta (e tra breve di tre anni) e con le esigenze di molleplici istruzioni, non so come sia possibi le aver buoni lancieri. Così per la speranza di prevenire ogni eventualità, abbiamo com · plicato il nostro armamento quando appunto sarebbe stalo desiderabile di ridurlo il più semplice possibile. La lendeoza invalsa può bene assomigliarsi a quella che dominava nella forlifica~ione al principio dello scorso secolo: coprire 1.ulto, costruire on forte in ogni canto, su ùgni linea, in ogni strada collo scopo di prevenire ogni mossa nemica; ma per il nolo proverbio: « ch i troppo abbraccia nulla stringe», si finiva per e~sere de -. boli dapperlullo. Un'eli minazione è quindi necessaria se si vogliono ottenere risultati pratici e non immaginar\ e tra le cose destinate a sparire.. la !oncia tiene il primo posto. Accennati così gli inconvenienti che ha quest'arma , un altro còmpilo mi resta ed è dimostrare come il suo valore tattico sia grandemenle ~cemato .
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Si può uene invocare Montecuccoli e dire ch e« lalunciaè la regina delle armi » e De Brach che a sua volta dice: « la lancia è l'arma b ianca che ha più d'ogni allra forza morale e della quale i colpi .sono mo1'lali », nonchè tutte le altre parole che in lode di quest'arma scrive il generale francese , negli Avamposti di ca·lìalleria .leggiera (pag. 74 -80); i tempi, ohi tristi tempi, che ogni più eccelsa co:;a ab battono, han no spogliato quest'arma ,in gran parLe, d ~Ila sua aureola. Non star_ò a dire se le carid1e riésca no o no·n riescano sul campo -di ba ttagli a; la storia delle guerre contemporanee ci fornisce esempi per l'una e l'altra Lesi: è quind i un'aziosa questione. Quell o che non possiamo nè dobbiamo nasconderci è che per effetto principalm ente delle arm i moderne, l'azione della cavall eria va restringendosi sul campo di ballagli e, e qui, a con ferma di ciò , potrei citare la vrralettera del principe Kraft di Hohenlohe-Ingelfin gen : « Della parte che la cavalleria prenderà iu avvenire alla bai.taglia» {lettere sulla caYalleria), se questa ingrata novità non fosse a tutti nota. Se poi si offriranno circos1anze faYorevoli, in cui la cavalleria potrà an cora ri promettersi un successo, questo , più che all'anne, si dovrà al colpo d'occhio di chi comanda, al moral e degli uomini, .al vigore dei cavalli. Si preconizzano per l'avvenire grandi combattimenti di cavalleria all'ini,zio di una campagna; benchè noi da queste con getture possiamo escluderci per la natura dei nostri confini. Facile è Lullavia -che, specialmente in una guerra coll'Austria, avvenga un urto colla -cavalleria nemica , Ma dove avrà luogo il combattimento? In un terreno fra stagli ato, intersecato da numerosi cann li e (itti fil ari d'alberi , con strade fiancheggiate da fossi, che vietano ogn i accesso nei campi, come è il nostro, oppure montuoso, come è quello al di là delle Alpi; la hattaglia di cavalleria consisterà in tanti par ziali fatti d' arme, sulla testa delle colonne, incastrate nelle strade dai quali riuscirà villoriC1so ch i meglio saprà trar partito da un Ler~ reno che i pedrtnti ch i,tmeran no non atto all a ca,,all eria, ma che tullavia non potrà evitarsi. Per ques te condizioni che devono considerarsi normal i, nei ft1•
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turi combattimenti della nostra cavalleria in ava nscoperta, la lancia sarà un vano fardello, testimone al soldato della propria impotenza , Vi ,vo rrebbe il campo di Somma o di Pordenone per perm ettere il vantaggioso im piego di quest'arma nelle carich e in lineii, ma siccome non è possibile -aspettare colà il nemico , bisogna rassegnarsi di muovergli incoutro rinunziando cosi alle più belle combinazioni di schiere. Questo terreno, del resto tanto pot;o propizio è il più po tente nostro allea to, percbè viela al nem ico di agi re con tutte lesu~ forze e compensa in una certa misura la nostra nota e lamen tala inferi ori tà numeri ca . Ma l'argomento più efficace che possa in,·ocarsi r,ontro la lancia, lo forni sce l'esempio della Francia e dell'Austria, le quali entrambe· hanno soppressa la lancia, questa recentemente, quella subi to dopo la campagna del 11870-711. Questi due paesi non hanno monti, ma fronti rre aperte verso la Germania e la Russia , le quali posseggono una carn lleria potentissima che, dichia rala la guerrn, non s'asterril dall'invadere il loro territorio pe r mol estare In mobilitazi•>ne e lo schieramento ; una grande batt aglia di cavalleria sa rà inevitabile e la. lancia potreb be pres tare anco ra utili :-;ervigi; malgrado ciò è stata soppre:;sa, né a questa misura s'è oppo5ta la con siderazione che tanto la Germania che In Russia la c9nsérvano ancora . No i invece, situali fra vicini che non l'hanno più, vorremo anco ra conservarla, trattenuti forse dalla tradizione? È in veritil da rispettarsi , ma non al punto da impedirci quelleutili riforme, che paesi, con tradizioni non meno splendide delle no- · stre , hanno da lunga pe,.za accettale. Forse dall'esempio di altri Stati? La C: ermaniii , da cui ogn i cosa si copia , co n pitt o meno rinessione, conserva ancora la lancia ai suoi 25 reggimenti ula ni; ma non si può stabi li re un co nfronto con un esercito che ha altri 68 reggimenti senza. lancia, per sopperire a Lutti i bisogni delle divisioni, e dei co rpi c1·armato, e pel qual e poco monta averne 25 nrmati di lancia, che posson o trovare impiego nelle indipendenti. Da, no i invece, distribuiti i nostri 12 reggimenti senza lancia nelle truppe suppletive dei c0 rpi d'armata, avanzeranno i 10 reggiment i lancieri per formare 2 divisioni di cavalleria. Siccome la divisione è a 2 bri ga le, di 2 reggimenti ognuna , avan1
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:zeranno 2 reggimenti lancieri, che pa'.'e saranno destinati alla mifoia mobile, e quindi saranno costretti a lasciare la lancia nei depositi . Una divisione di cavalleria non può essere formata tutta di lan,cieri. È riconosciuto infatti che per l'esplorazione si prestano assai meglio i cavai legg ieri: quindi una brigata dovrebbe deporre le lance. Da ciò rilevasi che, se vi fos~e nna proporzione logica, dovrebbero essere 4 reggimenti armati di lancia e 18 senza. Ma devesi fare un'altra considerazione: la stessa brigata non può sempre essere incaricala dell'esplorazione, il servizio faticoso esige ,che s'alternino ogni tanto a vicenda . . Ed ecco come, anche partendo da un altro ordine d'idee, si giunge .alla stes$a proposta: soppressione della lancia per tutta la nostra cavalleria 1O reggimenti di lancieri sono un Iusso, che un pae5e così povero -di cavalleria, come il nostro, non può permettersi; se tuttavia in "l'isla della sperata formazione di nuovi reggimenti e in omaggio alle ·splendide tradizioni di quest'arma, si volesse., ad esempio della Spagna e della Russia, anzichè sopprimerla, affatto conserrnrla in alcuni reggimenti, non esiterei d'indicare i primi 4, siccome ,quelli che avendo già l'elmo, si prestano a meraviglia alla custodia d' un'arma, cui sono legati i fatti più belli della· n,istra cavalleria . . Nel conservare la lancia, porrei tuttavia per condizione, che fosse resa più leggi era (di bambù) e più corta, essendo omai inutile averla così lunga (metri 2,95), in seguilo alla misurn presa dai nostri vi·f-ini d'abolirla La nostra lancia, dall'epoca della sua adozione non reclamò altra modifica che l'aggiunta della rosetta, nel ,1849; tanta moderazione ·le dà pieno cliriLto al proposto rinnovamento . ,,. 1
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Terminala ho qui la ca1·ica contro questa « vecchia arma)> della •cavalleria: la lancia, ed a taluno recherà meraviglia cbe un lanciere ne sia l'autore; ma io aperLamenle confesso, che con dispiacere vedrei trionfare le mie idee, se al disopra d'ogn i personale allacca· mento e d'ogni più gradito ricordo, non s'elevasse il pensiero del ,bene dell'esercito. DEMETRIO L ECCA
Tenmite di, cavalleria.
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L'aroomento è modesto , ma non è perciò meno importante. Tutti sono d\1ccordo nell'ammettere la necessità di procurare al soldato una buona e sufficiente nutrizion~, giacchè senza cli ciò l'esercito patirebbe danni non solo materi al i, ma beri anche morali. Per ar~ riY&re però alla non facile soluzione del problema, dalla quale noi siamo ancora lontani, è-cl' uopo studiare la cosa a fondo, con amore e co.lla ferma persuasione, che ì vantaggi conseguib il i non saranno certo inferiori ,L quel ii, che si polrebbero ottenere tra Uando ben altri più elevati argoruent~ . . Io, lo dico subito, non mi sento abbastanza forte per affrontare , il problema; nullameno sarei pienamente pago dell'ope~'a mia, se riuscissi con questo cenno ad invogliare altri più valorosi a trattare davvero l'argomento con tanta efficacia da rendere manifesta la convenienza di mutare le idee in fatti. L'amministrazione militare ha in questi ultimi tempi accresciuta la razione del soldato di fanteria e la rese eguale in quantità e qualità per quasi tntti i corpi dell'esercito. Questo provvedimento_non solo era richiesto da nat.urale spirito di equità, ma era pure fis10looicamente necessario, giaccbè il lavoro del fantaccino non è punto, :i nostri temp i, inferio~e a quello òe'suoi fratelli militanti nelle altre armi. Il passo iniziale del ministero della guerra n~lla via dei miglioramenti ci fa sperare, che, non appena le pubbliche fi nanze lo permetteranno, potremo noi pure offrire al nostro soldato un vitto,
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se non tanlo l'i cco come in Inghilterra, almeno non inferiore per qualità e quantità a quello che altl'e nazioni somministrano ai loro eserciti. Intanlo pel'o, anche nell e nostre presen ti condizioni , è d'uopo riconoscere la possibil ità di altri notevoli miglioramenti nel villo del soldato allo scopo almeno d'introdurre davvero nel ventre di lui so tlo forma di gustoso cibo quei certi grammi d'azoto e di carbonio, che teoricamenle l'attnale razione dovrebbe dare. Se si polesse _ollenere un si mile risultato, non v'ha dubbio che i nostri conladini rimpiangerebbero, in qua1Ho a vitto, i bei lempi passati sollo_l.e nrmi; ~a conseguimen lo di quest'ideale si oppongono due g:nnd1 ostacol i: '.I La naturalissima tendenza dei forn itori di peggiorare la qual1ta delle derl'ate e di frodare magari nel peso; 2° Il difetlo:;o ordinarnenlo del!a cuc ina della truppa e l'imperizia dei C(lcinieri. Il volere affatto toglier di mezzo questi ostacoli sarebbe una utop ia; ma la possibilità di dim inu irli e di renderli assai meno sensibil i appare manifesta, epperciò anche man ifesta appare la possibilità, non di giungere, ma d'avvic inarsi molto all'enunciato ideale. Ora appunlo, senza per nulla atteggiarmi ad innovatore, vorrei suggerire laluni mezzi, che forse potrebbero scemare assa i gli accennali inconvenienti ; ma prima di spingermi a gonfi e vele nella corrente dell'argomenlo é d'uopo che faccia una breve considerazione, la quale avendo, per così dire, servilo di base alle proposte, vuol essere immediatamente esaminata per non correi' pericolo di fabbricare sull'arena .
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Studiando co n diligenza le successive fasi, per le quali passarono gli ordinamenti militari dal secolo decimoquinto ai dì nostri, non si può fare a meno di notare le sostanziali differenze Lra gli anlichi eserciti permanenti e quelli odierni, e non mancano pure araomenti v~lidiss!mi pe'.· ?Oter asserire '. che noi stiamo attraver,-ando r,un periodo d1 lrans1z1one tra vecchi e novelli sistemi militari. L'indole del tema . e la misura proposlami per il SLlO svolai o mento non permeuono d1 trattare per incidente questa Lesi, e però mi limito a poche parole. Le migliorate condizioni pol itich e dei popoli, l'obbligo gen erale e. ~ersonale del servizio militare, la tendenza a diminuire sempre pm la ferma sotto le armi , la necessità d'impartire una rudimentale
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istrnzione-alle troppe di complem ento ed ai soldati di 3" cntegoria, il bisogno di rinfrancare quella dei ri::.ervisti coi richiami sol.Lo le bandiere. le instituzioni del volontari,lto d'un anno, degl i ufficiali di complemento , e dei riparti allievi sottufficia li, i grossi congedo.menti delle classi, il r.ontinuo aumemo dei contingenti di leva ed infine le incessanti mo,ti ficazioni nell'istruire la trnppa, l'ichiesle da I co ntinuo perfc1.ionar:;i degli strumenti da guefra e dall'adozione <l'altri più potenti ancora, sono le cause principali che dovevano produrre e che produssero di fatto un radicale cambiamento nel carattere e nell'uffi cio dei vecch: reggimenti. Gli auuali vanno ormai Lrasformandosi in iscuole-con vitti mili lari per i raporali e soldati; e che tale carattere vada ogn i dì più accentuandosi è evidente ed è inevitabile. Sebben e una simile condizione di cose non possa certamente <;osti tu ire la novella base solida e duratura, verso cui tende l'odierna evoluzionedegli ordini mi litari, tuttavia la si pu1 benissi mo ritenere come una Lappa cli non breve dnrata. Epperciò qualora questo fatto chiarissimo fosse ufficialmente ricono::ciuto, si renderellbc itiit possibile I'annu llnmento di moltissime regolamentari disposizioni , che se andnnino a meraviglia ·per il passalo, ora più non rispondono ai novelli bisogni. Farebbe d'uopo crearne altri in perfetta armon ia coll o stato presente delle cose e tali da secondare e dirigere, anziché intrn lciare, il moto evolutivo dei militari sistemi. Per tal guisa. se.intanto effettivamente in tempo cli pace si considerasse e si governasse il reggimento come un grande con vitto per educare ed istruire il soldato , però sempre mobilita.bile nel tempo e nella formazione voluta, si potrebbe facilmente dimostrare, che sparirebbero moltissime dell e presenti difficoltà per ottenere dal considerevole lavoro dei corpi i risultati , che si richiedono. Tn ogni modo però, ritornando al tema, si può affermare che i miglioramenti nella cucina del soldato acquistano per l'esposla considerazione tal e evidente possibilittt, che non lorna conto di spendere allre parole in proposito; tanto più che le scuole militari, ~li ospedali, i convilli civili, ma in ispecie le fiorenti cucine economiche per gli operai offrono all'uopo preziosi dati ed efficaci esempi. Rientro in argomento per anzit.ullo caricare a fondo cont1·0 il sistema dei fornitori , i guadagni dei quali rappresentano in massima {5 -
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un maggiore aggravio per le finanze dello Stato, e diversi grammi d'azotu e di ca rbonio sottratti alla nutrizione del soldato. Il sistema dei grandi appalti è senza dubbio molto semplice ed assai comoùo per qualunque considerevòle aziend~. Si concede la fornitura a chi offre migiiori palli , si cerca di cautela re, ammeLLo, nel miglior modo possibile l'i!Heresse di ch i deve consumare la roba appaltata; e poscia si lascia a ciuesti la cura di vegliare e 'di costringere, se fa-d'uopo, il fornitore all'adempimento degli obblighi suoi a termini delle stipulate condizioni . Siccome l'opera degli amministratori non si riduce in seguito, che ad aggiustare i conti coll'impresa, appare troppo chial'a la generale tendenza al comodo sistema; ma vediamo un po' il rovescio della medaglia. Trattandosi di grosse forniture, per le quali abbisognano grandi capitali, i concorrenti all'appalto sono pochi e taluni non si presentano che per ricevere dai veri aspiranti una sommettina in premio di lasciar ad essi libero il campo. Per conseguenza un accordo nel senso di tener alti i prezzi della roba da somministrare diventa facili;;simq; perciò i concorrenti finiscono quasi sempre per stipular contratti, che se ad essi . son 1J molto vantaggiosi , non lo sono certo per l'erario, il quale paga assai cara la semplicità e la comodità del sistema. È bensì vero , che talvolta la discordia suscita tra gli aspiranti una lotta accanita e che per conseguenza lo Stato riesce a stipulare buoni contralli. Però il vantaggio è più apparente che reale, giacché i deli berata1"i vogliono assolutamente guadagnare; epperciò forniscono dei viveri d'infima qualità scusandosi col dire, che ai prezzi fatti non si può dare roba migliore. Per tal guisa il beneficio oLLenutù si paga parimenti carissimo coi danni materiali e morali pl"Odotti da una meno buona nutrizione della truppa. Gli appaltatori, conchiuso il contratto, dividono la fornitura in lotti, e li cedono ad altri mediante compensi assicurati da cauzioni magari in complesso superiori a quella da essi depositata nelle mani dello Stato. _Così quei signori senza rischio di sorta e senza alcuna fatica si pappano un bel gruzzolo . Ma non è t.ulto: ai rappresentanti dell'impresa, o fornitori di seconda mano, succedono pur quelli di terza e di quarta mano e, se qui davvero finisce la loro gerarcb ia, sono questi ultimi soltanto i veri incaricati di somministrare personalmente ai corpi le derrate delle quaLltà dal contralto generale sta-
bil ile. Si capisce benissimo, che per costoro la quota guadagno vien ridolta ai minimi termin i, per cui è troppo naturale, che cerchino d'industrinrsi coll'arte più fina d'alterare la rrualità dei viveri ti di sbac,iiarsi· volentieri nel peso. 1 t con questi gerenti più o meno respons;bili, rappresentati talvolta da gar_zoni macellai, che gfi uf- · ficiali impegnano giornalmente una lotta ingrata e non sempre de,corosa. I partitanti delle o-raneli forniture hanno un bel dire: « Voi 1 avete ,. i mezzi per far valere le vostre ragioni e p~r tenere a s~~cc_1etlo I im_presa, dunque fatele valere >). Ma dal dir~ a_l far_e ce d1 ~ezz~ '.l mare. Senza punto dilungarmi ad esporre I p1ccol_1 e grandi mo~1v1, che rendono praticamente assai inerncace la teorica cautela d_e1 capitolati d'appalto, solo ch ieggo agli ufficiali . ~nante ~olte essi, pur avendone le ragioni, fecero multare i fornito ri. Q~est1 sono troppo accorli; non spingono mai le cose agli estremi _e sanno cedere~ tempo. Ad essi r noto, che l'ufficiale per indole e per elevatezza d1 ~arattere non potrà mai essere un furbo i'.1dagato:·e dell~ lo_r~ malizie. In brev·e tempo riescono poi a studrnre cos1 bene md1V1dualmente CYJi ufficiali clel presidio da saper;;i abilmente maneggiare con ~iascun~ di essi. Se Tizio ·ha buoni occhi ed è rigoroso e non gliela possono fare in on verso, gl ie~a f,rnno in up altro., ~e ?on co~~ dieci , almeno come uno, ma gliela fanno lo stesso. Cap'.tan~ l)OI l novizi ed i meno esigenti e su quelli si ristorano del pa11~0 ngore. Così alla fine, per quanto si faccia, chi ci perde è sempre 11 soldato, il fornitore mai. Risulta per tal modo evidente, che la convenienza per gli amministratori di ricorrere al sistema dei_ gr,~ndi appalti si.a precisamente in ragione inversa coll'interesse d1 chi deve pagare e . consumare. Nemico delle grandi forniture non lo sono meno di quelle piccole, alle qual i ricorrevano, non è molto, i reggimenti._Ess_e. quaotunqu_e in isca!a minore, presmtano gl i stessi inconven1enl1 d~lle gr~nd1, giacchè, sempre per quella benedetta comodità,_ a~che 1 corpi per non stipulare molti contratti concedevano volentier1 ad una person~ sola l'impresa dei ~iveri. Mà questo sistem:i, oltre ad un lavor~ d1 computisteria terribilmente fastidioso e l~mg~, ~enerava altr_e$1 un altro grosso guaio, ch'io credo sia stato li pnnc1pale determmante della sua abolizione. Taluni corpi per arricchire la massa-vitto e 1")
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per così vantare vistose economie, arrivarono a non dar carne n~ soldato il venerdì e il sabato ed a rompere la monotomia del villo con offrire~ lui de_l ~esce-cane. Altri invece spendevn no troppo allegrame?:e _1quattr,_rn dello Stato, e da ciò ne conseguiva una diversità. c?Sl ~piccata d1 lraLramcnto fra i vari corpi, che fu mesti eri me1.tervi1 riparo.
Se dunque si gil1dica as5olutamenLe nocivo il sistema degli ap palti e troppo costosa per il tempo di pace la diretta somtninistl'a zione dei viveri per opera de!l e sussistenze militari, si potrà chiedere qual altro sistema possa mai all'uopo convenit·e. Non sapendo ·io certo proporne uno i;he possa soddisfare in conveniente misura .alle richieste esigenze, mi limiterò ad esporre in proposito soltanto .alcune idee. Sarà però bene spendere prima alcune parole intorno alla rela:ziono stil vigente sistema di sonuninistrazione dei viveri alta triippa ,del 1·egio esercito, rel azione annessa al bilancio d'assestamento rn85 -86. In essa si trovano riassunti i pareri dei singoli comandanti ,di corpo d'armata sulla convenienza del sistema orndetto sott~ ilrap · porto anuninisirativo sia per il tempo di pace, sia come me:;.so di preparare imprese e /orniturn pe1· il tempo di _qttel'ra. - Come si vede Je impre:;e e le forniture sarebbero sempre i mezzi favoriti per la provvista dei viveri anche per il tempo di guerra. - I pareri di ,nove comandanti di corpo d'armata sono. in mas~il'òa favorevoli al ·sistema, tre invece non lu S<)no punto; ed ecco quanto si legge nella ·relazione a proposito di questi ultimi: « 6° Corpo. - . [I nuovo sistema nell'insieme è preferibile al -<< vecchio,, ma non è immune da difetti e principalmente si ·ritiene -<< che i sub-appaltatori tolgono quei bepelki che il sistema offri-« rebbe. Nè le im prese si preparano a coadiuvare l'amministrazione ·« militare in tempo di guerra, perchè i grandi fornitori non sono -<< che grandi speculatori i qual i frazionano il lotto fra sub-appaltatori « di vari presidi». « 7° Corpo. - Ad avvisi) del conrn ndante del co rpo d'armata il ·« nuovo sistema sempliuca il lavoro burocratico, ma non otfremag·« giori garanzie del precedente circa la qualità delle derrate ». « 9° Corpo. - Il comandante del corpo d'armata da parte sua « dichiara che l'alluale sistema essendo un intermedio fra il prece« dente e quello ad economia, come tale no avri\ gl i inconvenienti -<< senza presentarne i vantaggi ». Si potrebbe in ogni modo osservare che, secondo la relazione, i pareri contrari al vigente sistema sono in minoranza. Ma che perciò? Non son forse le minoranze, che bel bello trasformandosi in mag,gioranze fanno camminare il mondo?
Chi serve da molli anni ricorda pure il sistema della gestione diretta. ~I p~rso?ale del_le _sus~istenze era incaricato della provvista e della d1slr1bu_z1~n~ dei v1ven a tutti i corpi . Però questo sistema, il. solo ora p~ss,?lle lil tempo di guern,, riesce ne' temp i normali ollre~1odo c! 1~cile e costoso, poichè penoddisfare bene al servizio dv ogni ~res1cl10 richiede un personale non solo molto pratico, ma sov~rch1amente numeroso. Il sistema tuttavia fece discreta prova in Piemonte; ma andò sempre mni peggiorando coll'inarandirsi dello~tato, specie per l'imperizia del personale. In tal guisa lo cose ar-· r'. varono al punto, che la dilierenza del prezzo tra i viveri delle suss~slenze e quelli del mercato direntò cosi rovinosa, che il Governo. s1 persuase ad abbandonare la sua ge:;tione economica. Però. non_ dimentichiamo che un _Lai sistema presenta il grande vantag~JO _d i prepa rare ulla bisogna un buon pe1·sonale assolutamen_Le md1:;peusabi le per il tempo di guerra, mentre, col sistema d~gli appalti, quelli appunto, cui spella in tale occasione l'ufficio cl~ provv~dere_direllameut~ al viuo del soldato, ne sono in tempo. dr ~ace_d1stolt1 pe.r ~ssere in gran parte adoperati come semplièi· sc'.·1:an1 ~ comp_ut1s~1 . 11 difetto di no persouale capace della sommm1straz1one VI ven ad economia per la campa~na del ,18.66 obbl iaò. lo S~ato ad af'ridarla ad un'impresa. [I servizio non fece buona pro~a e chi sa come sarebbero andate le cose, se l'esercito avesse dovutovarcare le Al pi. In ogni modo questo ri piego im posto dalla necessità non dovrebba mai più essere adottalo. 11 fin dal 1° aaosto ,18801· 5= ,~ esp · d Ministero della guerra . ft er1menla~ _o nel ~re~idi~ di Roma un'innovazione all'attua IP, modo di so mmm1s~rare 1 : 1ver1 alla trnppa. Esso consiste nel far consegnare i, ~ener, dalle_ m~prese _alle sussistenze militari, ie quali li dislribui1ebbero poi ·at co1·p1 . Per 1· 1:no t·1v1· gia ·· detti· nepput· questo si~te~1.a, non ostante i vantaggi che promelte, potrebb'essere ritenuto, li p1u conveniente, massime sotto l'aspeLto dell1economia. 1
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Nello stato attuale delle cose un buon sistema per provvedere • viveri alla truppa dovrebbe in ispecial modo soddisfare a tre condizioni: ,f O Non richiedere per ora alle pubbliche finanze una somma superiore a quella presentemente impiegata per tale oggeuo; · 2° Migliorare il' vitto del soldato coi risparmi prodotti dal sistema; 3° Incombenzare in tempo di pace della provvista dei viveri il personale stesso, che avrà in guerra quest'importante ufficio. L'ultima condizione potrebbe a pri ma vista sembrare in disaccordo con ciò ch_e Lestè si è detto, ma non lo .è punto. Si badi che trauasi non più di proYVedere e distribuire, ma soltanto di provvedere, ik che semplifica assai le cose, come si vedrà meglio in seguito. Per poter acquistare al massimo buon prezzo le materie occorrenti alla nutrizione è troppo chiaro, che il consumatore dovrebbe rivolgersi direttamente al produttore e non al negoziante. Questo non è che un organo interposto tra chi" produce e chi consuma allo scopo di facilitare a quegli la' vendita, a questi l'acquisto . L'operai del mercante, senza dubbio utilissima, vuol essere retribuita, e chi la paga è lo si.esso consumatore che per .mezzo di lui gode il vantaggio di aver sempre, ovunque e senza alcun fasti-dio la merce desiderata. Si capisce che trattandosi di una famigliuola, la qual.e voglia solennizzare una festa con un gran piatto di maccheroni napoletani, ad essa convenga comprarli al vicino negozio, anzi chè alle fabbriche di Gragnano. Non si capisce però come i grandi consumatori, quali sono i reggi menti , debbano, per esempio, ricevere· in Lombardia dai locali fornitori della pasta fabbricata a Lucca, che . i corpi stessi potrebbero avere assai migliore e con spesa non maggiore acquistandola direttamente dai produttori toscani e col profittare delle tariffe ridotLe per i trasporti ferroviari, .alle quali lo Statoha diritto. Del pari non si compreude la convenienza di rivolgersi, ad un appai Latore per acquistare la carne, che egli compera e fa distribuire ai corpi da macellai del sito stesso delle guarnigioni. Pel'ò anche simili contravvenzioni alle leggi economiche non persuadono di prescrivere ai cor~i. sebbene ,grandi consumatori, di· · mettersi in diretta relazione coi produttori per oLLenere le derrate alimentari al massimo buon prezzo. Questa misura tornerebbe no-
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civa non solo per le ragioni già' esposte e per la. mancanza n~i regaimenti d'un personale all'uopo idoneo, ma ben anche per il mo~ivo che essi non sono punto en ti autonomi, bensì parli di un tutto, che è l'esercito. La loro gestione economi ca, come tutto il resto, deve perciò soddisfare non solamente ad interessi_ ?ar~ico~a_r(, ma ben anche oenerali. Com1ttnque sia però, la necessita d1 ab1h mtern mediari tra i corpi e produttori per l'acquisto dei viveri non è p'.1~to contestala. Si protesta invece contro li fatto di vedere_ queg~1 1~, termedrari rappresentati dal costosissimo personale dei fornitori, mentre l'esereit.o ne possiede già uno, che dovrebbe essere appositamente organizzato per tàle ufficio. . Noi abbiamo il corpo del commi ssariato, il quale non desidera altro che di provare all'esercito ed al paese che merita l'alta consi· deraz ione i!} cui è tenuto ecl i vantaggi morali e materiali ad esso da poco tempo accordati. Perchè sciupare tante hell_e . intell_i ge nze neol i uffici , e specialmente in quello enorme della rev1s1one, m contin;i lavori di aritmetica per fare un controllo senza dubbio utili ssimo, ma troppo minuzioso e pettegolo? Sono le direzioni di commissariato di corpo cl'armata che dovrebbero, sotto l'impulso della direzione crenerale dei servizi·amministrativi, studiare minutamente la produzi~ne alimentare della rispél.tiva zona per quanto rig~arda . la quantità, qualità e costo ; e tale sludio dovrebbe est.enders1 non solo ai prammatici componenti della razione del soldato, ma ben anco .a molte altre materie comuni ed assai nutrienti,cheegli mangerebbe tanto vo lentieri. Questi studi parziali servirebbero p~i al~a direzione genernle per farne uno simile esteso all'intero ternt~r~o dello Stato. È facile immaginare ch e mediante le raccolte not1z1e e mediante contratti annuali da stipularsi coi produttori o colleLLori di prodotti, il commi ssariato può tosto trasformarsi in qu~ll'util~ intermediario, che si cerca, tra essi ecl i corpi per ltt provvista de, viveri. In ogni modo sarà bene di scendere in. proposito a mag. . . giori particolarità. Anzitutt.o, allo scopo di ridurre al minimo il prezzo clegh ahmen~1 per il soldato, non si dovrebbe esigere alcumi tassa d9ganale per 11 caffè e lo zucchero della truppa: lo Stato dovrebbe cedere a questa il sale a costo cli fabbrica; ed in fine non si dovrebbe applicare l'imposta del dazio consumo alle materie destinate a nutrire chi appunto sta pagando il più grande dei tributi.
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fl commissarialo aumentando il costo palluito delle derrate coll'aggiun ta di quello per il trasporlo sulle ferrovie a tariffa ridotta potrà determinare per ognuna di esse le convenienti zone d'espan~ sione dal silo, ove sono prodolte o raccolte. È ch iaro ch e I.ali zone finirann o là dove il coslo della materia prCldolla e del suo trasporlo eguaglierà quell o della materia stessa proveniente daun altro centro di produzione; e che la superlìcie delle zone sarà in ragione inversa del coslo d'origine della merce. Si potranno così costruire delle carte speciali indicanti per le diverse materie alimentari i mio-Iiori . d . o con tn pro uLLon coll e determinate zone d'espan sione. I corpi e distaccamenti 1·iceYeranoo le derrate dai relativi centri nella zona dei quali hanno sede . . Forse laluno può credere clte la materia di più difficile acquisto sia la carne. Non ne sono punto persuaso, giacchè il commissarialo alle s_tesse condizioni dei fornitori, può in ciascun presidio stipulare buoni coni.ralli coi macellai del paese, e qualora questi fossero troppo esigenti, se ne polrebbe rosto fa r senza , o facendo arrivare la carne per ferrovia dal presidio vicino, Cld incaricando della macellazione un distaccamento delle compagnie di suss istenza. S~Io proporrei che per contratto il macellaio doves·se somm ini strare ad un determinato prezzo la carna disosssala, e l'ossa e giu nta ad un altro. Per lai maniera i corpi sarebbero assai megli çi cautelati e si rendrrebbe ad essi molto più facile il modo di variare il villo. . Da quanto si è detto risulta che gli ufficiali del commissariato median te i suggerili provvedim enti si troverebbero nella condizione d'aver contezza intera ed esatta della potenza di produzione alimentaria di Lullo il territorio dello Stato, di poter sempre con suflìciente precisione stab ilire la qualità e la quanti là delle derrate da dover5i per tempo acquistare aH'estero, di poter cQmperare oo-ni sorta di vireri di buona qualità al prezzo minimo, di poterli far~nere ai corpi colla minima spesa, di non aver d' uopo di depositi e magazzini coi relativi custodi e contabili e cli poter quindi essere per tutto questo i migli ori provveditori dell'e5ercito . La tra sformazion e dei guadagni leciti e non leci ti dei fornitori in positivo risparmio , l'impiego su vasta scal.a dei ferroviari trasporti a tariffa rido ti.a per le derrate, la proposta abol iziooe delle tasse sulle materie alimentari desti nate alla truppa produrranno cerlo
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notevoli economie sui prezzi dei viveri. È questo beneficio intera· mente devoluto al soldato , che ne permette di migliorare assai il vitto sia rispetlo alla qualità che alla quantità. Per . quanto riguarda alla qualità delle sostanze componenti il vi tto, il commissariato vi può provvedere coll'impiego di una parte delle conseo-uibili economie nell'acquistarl e mi gliori di quel le ora o . sorr.mini strate dai fornitori. Per quanto ri guarda la quantità, se ne ,conseauisce lo scopo ,., . colla semplice attuazione dei suggeriti provvedi men li. Gli uffi ciali commissari, per appunto procedere nel modo pitl semplice all'aLLuazione oradetl.a, dovranno anzitutto determinare la somma che l'amministrazione militare può giornalmente concedere a ciascun soldato a. titolo di nutrimento in relazione a quella complessiva orn sLanziala per tale oggetto in bilanc:o. La _quota individuale, che probabilmen te sarà loro già nota, donà poi subire delle modifich e e distinzioni richieste in ispecial modo dalla diversitit di trattamento, secondochè il soldato è in guarnigione, accantonato od in marcia, e dalla ·diversi là dei nuoYi prezzi delle materie al imentari per le dodici circoscrizioni territori ali di corpo d'armala. Introducendo Lutti i necessari dati nel calcolo, a qu egli egregi uflìciali 'Ilon riuscirà difficile stab ilire definitivamente le di,•erse quote per la o<riornaliera alimentazione del soldato, sia quando esso si trovi. .in . . una dell e tre condizion i testè accennale, sia quando s1 trovi m uno qualunque di quei grandi reparti territoriali, pur l'imanendo n ei limiti fissali dal bilancio. Le quote risultanti, che forse annualmente potranno ricb iedere leggiere modificazioni , perm etteranno -di assegnare ad ogni soldato. come giustizia vuole, una razione vitto ,d'equivalente potere di nutri zione, ovunque egli sia . . Nel comun icare ai corpi .dipendenti du uno stesso comando d1 corpo d'armata quant'essi possono spendere ne· diversi casi per la razione del vitto, la di rezione del commissarialo invierà ad essi una tabella indicante tulle le sostanze, che i corpi possono impiegare per l'alimentazione della truppa e che la direzio~e stessa s'incarica di far loro avere ai prezzi nella tabella segnati. Di più ad ogni sostanza , per norma dei corpi , s'aggiuugerà il relativo coefficiente di nutri.zione ed ogni altra notizia sull'opera sua fisiologica . Per tal guisa i reo-oi menti avreb bero modo di combin are, non solo per i caporali e r,;,
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solda ti, ma ben anche per i sottufficiali, la più conveniente e variata. alimentazione, purcbè si pP,nsi :'I migliorare altresì il governo della cucina, come si di ra in seguito. È eh iaro che le accennate misure procureranno anche !"altro promesso miglioramento al villo relativo alla quantità, giacché la ri manente parte delle effelluabil i economie si appaleserà in un ribasso sui prezzi correnti dell e derrate, ri basso che si trasfor ma in un aumen to di quantilà delle derrate stesse, siccome l'assegno per la razione non cambia. Ora vediamo come si dov rebbero regolare i corpi di fro nte all e direzioni di comm issaria to incal'icate .dell a dir.ella forn itura dei vi veri . Sempre affermfrndo il concetto che i reggimenti s'avviano ad acquistare il ca raltere di scuole conviLLi per l'educazione ed istru zione militare dell e masse e che l' in teresse dello Stato e delle popolazi oni richiede di ridu rre al mini mo la permanenza dei convil.lori in det.t.e scuole, così è d' uopo distogli ere il men ch e si può tanto gl> allievi, che gl' istrullori dalle principal i loro oct:upazioni . A tale intento è necessario semplifi care mo lti ssimo i servizi interni ed impiegare per essi quanto meno personale è possibile. Pe1· conseguenza: la provvista dei viveri, uno dei servizi interni più int.eressan li , deve essere, come tutti gli altri, un'operazione fac ile e sped ita; ed ecco all'uopo alcune proposle. Di parecchie sostanze alimentari i corpi possono benissi mo fa r grandi provviste per un tempo più o meno. lungo secondo la natura di esse. Per non parlare di cose troppo ovvie mi limiterei a dire, che il caffè si potrebbe con molla co nYenienza provvedere crudo per fa rlo poi tos ta.re e macinare dai so ldati; ch e il vino può e$sere assai ben conservato in grossi fìaschi della capacità di un ellolitro e più; e che infi ne anche la.carne, disponendosi d'una ghiacci.aia, non richiederebbe di essere giornalmente ritirata dal macellaio. Le derrate, secondo il suggerilo sistema di vetlovagliamenlo, saranno sommi nislrate da produtlori lontani o del sito. Quelle che arrivano di fuori si mandano a prendere allo scalo merò con i carri del reggimento; per le altre sarebbe conyeni ente d'obbli gare il produtLore stesso a recar le in qo artier() nel locale della dispensa. Cosi operando cesserebbe il bisogno d'imp iegare 1.uui i giorn~ ufficiali e lruppa per la spesa vireri. di mandare in giro per la città
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certi arnesi punto degni di comparire in pubbli co; ed i caporali di cucina più non sarebbero distolti per un'inlera mattinala dal loro uffici o. Le derrate si potrebbero con tuua comodità.esaminare, se sono, della qual ità voluta e confo rmi ai campioni e fi nalm ente ci accerteremmo della quantità mediante un buon peso a bilico di proprietà del corpo. per avere le sostanze alimentari di cui abbisogM, Un recroimento Ol'l ne fa ri chiesta alla direzione di commissarialo del propri o 1:orp-0. d'ar mata. Le sostanze sono descrille nella tabell a, di cui si è parlato, e, ben inteso, questa deve altresi comprendere pepe, s·ale, conserva di pomidoro, fagiuoli, patate, piselli, cavol i ed ogni altra verdura. secondo la stagione ed il paese. La direzione ordina ai produ ttori di spedire le diverse materie ai richiedenti e, qualora questi gii.t si trovassero laddove vi sono talnni produttori, come, a mo' d'esempio, macellai, ortolani e simili, inviterà i corpi a rivolgersi direuamente· ad es5i per l'acquisto di certe determinate $OStanze. Ricevu ta la materia e trovala del giusto peso e della qualità stabili ta, il corpo nerilascia il buono ai produttori del luogo e lo spedisce al com missariato per quell i lon tani. Al principio del mese ogn i corpo com pil a ed invia alla direzione· del commi ssariato : a) Uno specchio dimostrante: i viveri d'ogni quali tà ri cevuti nel• mese antecedente: i viveri d'ogni specie consumati nel mese slesso· per l'alimentazione della truppa , compresi i sottuffic ial i; la. riman~nza d'ogni sostanza in magazzino. Questo documento dovrà ricavarsi da un apposito registro di caricamento tenuto dall'amministrazione della cuci na., della qunle parleremo in seguito . b) Un prospetto dell e razioni viveri dovuLe ai capora li e soldatr nel mese antecedente co l relativo ammontare generale, ed un prospello analogo per le giornate di mensa dei solluffìcial i. e) Un pa ralleìo tra l' imporlo complessivo di tulle !e malerieconsumat.e e l' importo complessivo del clov uto alla truppa a titolo, di alimentazione . Le cifre dovrebbero pareggiarsi . Esposto cosi alla bnona il novello sistema di provvedere i viveri, allà truppa, .vediamo se davvero soddisfa alle Ir e condizioni richi este.. Alla prima, consistente nel non domandare alle pu bbl iche fin anze un,
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maggiore aggravio per la nutrizi one della truppa, il sistema in tesì generale ri:;ponde a capello; ma si può osservare, che la proposta .· abolizione delle tasse di consumo sulle materie alimentari destinate ad essa, produrrà una reale perdita per l'erario. Ciò è.verissimo; ma alla fin fine la proposta ewnerazione non solo è richiesta dal neces. sario benessere del soldato, ma ben anche dalla stessa equità. Che .· un li bero cittadino sia in obbligo, come dice lo Statuto, di cont.ri · Nbuire in ragione dei suoi averi al le spese dello Stato, il quale, oltre .. a tanti benefici, gl i assicura la libertà individuale, l'inviolabilit~ del , domicilio e l'uguaglianza delle leggi, sta benissimo; ma che vi sia • tenuto il soldato, al quale le inesorabi.li esigenze délla disciplina negano in gran parte questi santi diritti, che anzi, a rischio della pro' pria vita , ne deve assicurare agl i altri il godimento , non sembra punto • giustissimo. Molte società cooperative posseggono dei magazzin i di ;·materie al imentari acquistale , ben inteso , da produttori o da grandi negozia nti e· non mai da imprese. Le dette materie, ven.duteai soci a . prezzi sens ibi lmente minori di quel li correnti sul mercato, non sono per legge sottoposte alla tassa del dazio consumo . Perchè non estendere questo beneficio anche alla truppa? D'allra parte alla diminu. zione d'introiti ben poco notevol e si rimedia facilmente con tenui aumenti d' altre tasse a carico di chi può sempre allegramente pagare. ·-O uindi si Iasci, che l'assegno , già modestis;,imo, dall'amministrazione mii ilare stab ili to per la nutrizion e del soldato , sia almeno integral,mente speso per l'acquisto dei viveri al naturale costo di produzione . La condizi_one seconda richiedente, che si migliori il villo del sol . dato coi risparm i prodotti dal sistema è pienamenLe soddisfatta, nè . occorre aggiungere parola. Alla terza poi, che prescrive d'inca··ricare in tempo di pace della provvista dei vi l'eri iI personale stesso, . cu i spetterà in guerra qaest'importante ufficio, ci siamo attenuti sì, ma soltantp nella pnrte economicamente possibil e ed all'uopo suffi · . ciente. Di fatto 1;onviene ben distinguere le due operazioni del provvedere e del distribuire Alla prima, che r ichiede operazioni speciali -ed un lavoro assiduo ed intelligenre, può e deve egregiamente sod. disfare il Commissaria to nel modo suggerito; alla seconda in tempo ~di pace soddisfano senza costo di spesa i produttori stess i ed i corpi; mentre, se la distribuzione viveri fosse fatta ad economia dall'arùmi .- nistrazione mi li tare , rich iederebbe, come già si è el ett o,. delle spese
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. soverchiamente grn ndi, ch e po i non sareb bero neppure in minima,·. parte compensate dall'uti lità conseguibile. Le operazioni del conservare, del conclurre al seguito dell'esercito e del distribuire le derrate · non presenta no punto delle grandi difficoltà; ed in guer~a, sem~r~ quando i me~zi di rrasporto e sopra tutto le _~ostan~e ~lim:ntfln c1 · siano , 0 si sappia dove andarl.e a prendere, , parchi v1ven e le :e· zioni sussistenze, se il persona le è ben scelto, non dureranno fatica per adempire a,-sai bene il loro uffi cio. D'altra parte il_commissariato · ha il mezzo d'applicare l'opera sua precisnmentecome ,n vera gu erra, e d'istruire all'uopo le com pagn ie suss istenza, il treno e gl i ufficiali contabili sia alle arandi manovre ed ai campi d'istruzione con sede · ' l') • ' fissa e mobili, sia nei concentnilllenti di mol te truppe per rnotlVI d'ordine pubblico e Lalvolta pure in occasione di distaccamenti even~ · Luali. In queste cir1:ostanzé le truppe lasciano la loro di spensa e s~ · mettono in camm ino coi soli utensili di cucina. Allora spetta agli ufficiali commissari , come in vera guerra, cli fa r atlluire a tempo · nelle stabilite direzioni e luogh i la quantitil occorrente cli viveri , di farli trasportare al segllil.o delle lruppe e di giornalmente provvedere alla distribuzione di essi. A Lutto questo il commissariato potrà facilmen te soddisfare e J!l.el' conseguenza sarà posto nelle migliori condizioni di rendere ottimi servioi in c,uerra, se ad esso in tempo cli pace s'affiderà. nel modo ~ n. a . . proposto il còmpito di provvedere direttamente i viven a1 corpi e · non sollanto quello di stipula.r con tralti con imprese e fornitori. Se adunque anche alla terza condizione il novello sisLema ri:;ponde in maniera soddisfacente, offrirebbe argomento rer e~sere giudi cato , • almeno non del tutto irrazionale.
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Tolto così di mezzo l'appallatore dei viveri, il primo maggior osta- · colo che c'inoombrava la via, tentiamo ora cli vincere il secondo, con- · sistente com: dicemmo, nel difettoso ordinamento della cucina della . truppa~ nel!' imperizia dei cncini eri . Pri ma però di ricercare i rimedi a quest'allro male, ragion vuole che se ne dimostri non solo , l'esi,;tenzn, ma che ancora se ne misuri l'entità. Conviene perciò in precedenza esaminare in qual mollo la cucina attuale della truppa risponde all'ufficio suo, ch'esser dovrebbe quello di trasformare le · materie alimentari in buon e e gustose vivande.
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È chiaro che, qualora fosse il rancio sempre buono e guswso, non si vedrebbero così spesso dei soldati di non comune appetito a get•tarlo via, od a mangiarlo con ripugnanza. Questi faui, punto onorevoli per la cucina , sono gravi, nessuno lo nega, ma per quanto si ·faccia, il pretendere quotidianamente da essa, com'è al presente ordinata, dei buoni ranci per tutte le compagnie è cosa, che rasenta 'I' impossibi li Là. Di ciò lutti ne sono così pe1·suasi, che l'opera comune · o,ra si limila soltanto a contenere il danno nella cerchia più ristretta. La cuci na attuale non è che la riunione di tante cucine autonome quante sono le compagnie. A ciascuna di esse attendono un cuoco ed un sottocuoco, rappresentati da un caporale od appuntato, che dura in ca rfca sette giorni, e da un soldato che 'si ca mbia ad ogni tramonto del sole. Ravvi pure in cucina un sergente o caporale maggiore in servizio settimanale coll'incarico d'invigi lare l'opera dei ran cieri. L'ufficiale di picchetto invigila il sergente, il capitano d'.ispezione in vigila l'uflìciale di picchello, ed in iìne tal Yigilanza si completa per quella del comandante del reggi· mento prescriltadal § 24 1 del regolamento di disciplina. Pure· .questo lusso di sorveglianza non ha mai potuto, nè potrà. mai impedi re che i cucio ieri mal destri facciano molto spesso delle grandi · Corbellerie. Così qualcuno melle nella marmitta il sale destinato per due ranci, chi se ne dimentica e non ne mette pun to , chi melle giù la pasta nell'acqua appena tiepida e ne forma un formidabile gnocco; chi la fa cuocere troppo, chi poco. L'ufficiale di picchello pesa e ripesa la carne cotta co n l'ossa e senza e ne deduce, che il peso medio della raz ione è di cento grammi . Ma certi rancieri o per la frella o malaccorti fanno le razioni a casaccio, per cui ad un soldato capila un pezzo di carne di 140 grammi, ad un altro di soli 60, a chi tocca tuWt pelle, a ·chi luLta grascia; alcuni ridono, ma non pochi bestemmiano. Un appuntato leva le marmitte e s'acèorge che la minestra e spessa e che vi manca il liquido la:·doso per inzupparvi il pane. Egli non si sgomenta, v'aggiunge un secchio o · due d'acqua fresca, mena il mP-stolo ed il brodo è pronto. Si passi pur oltre alle piccole mi serie della carne Ligi iosa, dello stracotto di riso, del brodo lungo ed olezzante di sego, delle patate colla buccia, dei fagio li adamantini, dei cavoli scricchiolan ti e via; ma come non soffermarsi sull'argomento del caffè? 1
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Ogni compagnia ha un macinello, che per sua disgrazia deve polverizzare, oltre i chicchi di caffè, anche le non poche pi etruzze ad essi unile. Il soldato non pensa certo a mondare il caffè da si· mili bazzecole, e quando il manubrio è rilull an'te a girare, non la cede mica, stringe i den ti e ad ogni costo lo fa muovere. Le pietre passano ed in breve il macincllo è ridollo ad un semplice frantumatoio . All orn i soldati più furb i insegnano a stringere una certa vite, ma il ripiego dura poco ed il macinello non serve più. Gli ap~ puntati si fon passare l'un l'altro i macinelli ancora servib ili fin chè, ridotti questi ad un numero impari al bisogno, si finisce per triturare il caffè con del le pietre. Giun te le cose a questo punto interviene il maggior relatore, che fa riaccomodare o rinnovare tutti i mn.cinelli, e si ricomincia da capo. Quando la truppa non è accasermata il ca.lTr si fa nelle stesse marmitte, nelle quali si cuociono la carne e la minestra; cosa in verità non troppo pulita, giacchè per la solita deficienza di legna le marmi Il e non' si lavano che. raramente coll'acqua calda. Invece nelle ordinari a sedi dei reggimenLi si adoperano delle caffettiere a fi ltro; ma pur troppo simili ordigni nelle mani di gente, che non ne capisce l'uso, fanno caui,·a prova, si guaslano, ·si rompono e si fini sce per ol.lenere del caffè anche peggiore di quello fatto nelle marmitte. In conclusione il soldato, sia per la q•rnlilà scadentissima del caf(è sommin istrato dai fornitori, sia per l'imperizia di chi lo deve preparai·e, riceve quasi sempre una calda, ma insipida decozione, talvolta untuosa, davvero indegna di chiamarsi caffè. Eppure, se qualche fen ice di caporale riesce a preparare un discreto caffè, i soldati ne vanno ghiotti e v'inzuppano magari un quarto di pagnotta. Che dire poi della pulizia? Giova meglio 0011 parlarne. Noi ci abbiam fatto il callo; ma chi per la prima volta entra in una cuci na -e contempla i rancieri r,on quel cami cione tutto lacero e tutto untnme, con quei grembial i ridotti a luridi strofinacci, con certi paritaloui rilucenti di grassa fuliggine, con le pe7,zole rimboccale sulle scarpe, senza cravatta, con in Lesta un berretto spugnoso e colla vi ~iera scucita, ~on facc ia e mani d'assabese e con una pipa fetente m .bocca, non proverà certo alcun desiderio d'assaggiare i prodotti dei loro forn elli .
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Se però la cucina del soldato lascia' molto a desiJerare in quanto a nettezza, non ne lascia meno in quanto ad utensili, suppelleuili e comodità. All' infuori dei tradizionali pad ellotti e dei marmittoni cli ogni grandezza e foggia, non si hanno arnesi adatti alla preparazione di cibi nn pochino diversi dall'eterna minestra di pasta o di riso t) l lard o e dal perpetuo lesso col relativo brodo. Non panche da sedersi. non un armadio, non un acquaio, non catini , non una tromba per attinger acqua, ma bensì pavimenti a ciottol i, finestre senza telai e fornelli che fanno fumo . Aggiungasi a tutto quanto si è detto i continui perturbamenti, che le esigenze sì difficilmente conciliabili del servizio di quartiere, del servizio territoriale e dell'istruzion e produ cono nella cucina';_ perturbamenti, che in varia guisa si ripetono in ognuna delle cucine autonome, che la compongono; e poi si elica s~hieltamente, se fin troppo non abbondano le male cause tendenti a sprecare anche quel poco ben di Dio che l'amministrazion e militare compera pet· nutrire il soldato . L'animo si raLlrista al pensiero della quantiià non piccola d'alimenti, che per le suaccennate cause vanno senza frullo dispersi; ma giova r ipeterlo , contro le diffìcollà inerenti ad un c~t Livo sistema s'infrangono e la ferrea volontà e la tenace costanza. Qui non è il caso di dire, che il sistema~ buono e l'applicazione calliva, giacchè le cose stanno precisamente al rovescio, e da ognuno si f!} coscenziosamente lutto quanto è concesso di fare, perch è il solda'to sia nutrito il m~no male possibile. Nell'ipotesi, che le cose dette abb iano sparso sufficiente lnce sulle presenti condizioni della cucina della truppa per dimostrarne, non solo l'imperfello ordinamento, ma ben anche la considerevole entità delle impel'fezioni, ora indicheremo con quali mezzi queste si po-:trebbero forse in gran parte eliminare . Partendo sempre dal concetto, che in tempo di pace e quando in ispecie i reggimenti sono accasermati, devono rivestire in lutto il carallere di scuole per l'.islruzione e l'educazione mil itare delle masse, così per i motivi già esposti la regola della divisione del lavoro dev'essere in ogni cosa saggiamente applicata, se ben si vuole ottenere da esso e dal tempo il frutto maggiore. '.\1a la divisione del lavoro dev'essere intesa nel senso d'assegnare, a mo' d'esempio, a ci nquanta operai la costruzione continua e finita di un determinato
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oggello, ma bensi d'assegnare a ciascun d'essi solo una parte del! l'intero lavoro necessario a costrurne uno. Cosi facendo l'opera in dividuale diven ta perfetta, celere ed economica, e s'ollengono prodotti eccellenti, in grande copia ed a buon prezzo. Non è qui il luogo opportuno per dimostrare che un tale principio troverebbe anche una vantaggiosa applicazione nella parte istruttiva ed educativa della truppa; ma la convenienza dell'applicazi one sua nel disbrigo .di non pochi servizi di quartiere è troppo evidente. Trattandosi di preparare la zuppa per un migliaio d'uomini, anziché prescrivere che ogni compagn ia faccia da sè, non sarebbe assai più utile che la cucina preparasse complessivamente il rancio per tutti . Perché non togliere a dirittura alle compagnie un còmpito, al qua.le non possono per mille ragioni soddisfa r bene, tanto più poi che l'ingerenza di esse nella cucina è più apparente che reale? Ammessa e concessa l'instituzione di una cucina unica per un intero reggimento, vediamo come dovrebbe esseee Lai cucina ordinata per toglier di mezzo' i deplorati inconven ien ti. Una cucina reggimentale, dal cui buon andamento dipende in gran parte il benessere del soldato, e nella quale annualmente si trasformano in vivande tante sostanze per un valol'e di ollre cento cinquanta mila lire, richiede un 'umministrazione special-e, cui non facciano difetto nè i necessari allrezzi , nè i locali convenienti, nè una ben intesa libertà d'azione. Essa in omaggio ai più elementari principii d'economia vuol ess~re divisa in clirezione, gestione e controllo. La direzione dovrebbe rimanere in carica almeno un anno, affine di altraversarne Lulte le ordinarie fasi e di offrire altrui un tempo sufficiente per rellamenle giudicare il suo operalo. Lo maggiorità dei battaglioni potrebbero essere util mente chiamale per turno a costituire la suaccennata direzione. Ne sarebbe capo il maggiore, come di rellore, segretario l'aiutante maggiore, ragioniere il furiere mau iore, scrivano il caporale maggiore. Il novello incarico però non dovrebbe in massima per nulla esonerare questo per:;onale dalle ordinarie altribuziooi . Queste non sono punto talmente onerose cla impedire, che uffi ciali e sottufficiali eletti trovino anche Lempo e modo per soddisfar benissimo al nuovo importante ufficio. Per la gestione, o meglio pe1· la materiale preparazione dei cibi, t6 -
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occorre un personale pratico, in telligente ed operoso, che non solo faccia benissimo il suo mE)Stiere, ma che faccia pure dei buoni allieYi, ~i:i. per il graduale rinnovamento dei cucin ieri, sia per provvedere alle co mpagni e degli uomini, che in tempo di guerra ed in tutte quelle circostanze, in cui non bani più la cucina reggimenLn le, sappiano fare con abili tà il rancio . Perciò è necessario un capo cuciniere col grado di caporale maggiore, affinchè possa coll'autorità del grndo mantenere egli stesso nella cucina l'ord ine disciplinare; tre sottocapi, uno per ballaglione, col grado di caporale, e tanti cucinieri quante sono le compagnie. [ soldati dell ' nlt:ima leva, che si di ch iarano capaci di cucinare è desìdorosi di essere impi egati co me cuochi, ultimata l'istruzione mili tare, sono posti in esperim ento per due mesi e, se la prova è favorevole, saranno disarmati e addett: definitiv<1mente al servizio deila cu-cina, o snhito come sottocap i, od in attesa della nomina_ Al migliore di essi verrà poi affidata la carica di capo cucini ere. I semplici cucin ieri saranno scel ti fra i soldati che presentano all'uopo la maggio l'e at.tiludine, e per sei mesi non saranno mai distolti dal servizio di cucina- li cambiamento di essi si f'al'it per massima ogni mese nella proporzione di no sesto, nominanùo appuntati quelli che fini rono con lode il tirocinio. Con ciò ricorrendo anche, se ·ra d'uopo, ai passaggi, si farà in modo che ciascuna compagni a abbia per quan to è possibile due persone per ogni classe di leva capaci di preparare un rancio pulito e buono. l i controllo naturalmente è fallo, come stabil iscono i regolamenti, sia dal capitano d'ispezione coad iuva to dall'ufficiale di picche tto , sia dal consigli o am ministrativo del corpo. Pei; non oltrepassare la conveniente misura di un semplice progello òi massima, nccenneremo sollauto, e d, volo, alle attribuzioni più importanti dei personale dirigen te. Il diretl.ol'e risponde dell'amministrazione dell a cucina al comandante del corpo e dtt esso riceve le norme d'ordine generale per armonizzare questo servizio colle esigenze dell'islruzione, dell'econom ia e degl i altri servizi. Esso, uditi i pratici suggerim enti del capo cuciniere, combina i diversi tipi di rancio corrispondenti alla varietà delle stagioni , ai pe1riodi più o meno faticosi dell'anno, agli anormali cambiamenti d'o-
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rario per i pasti, ed al bisogno di rompere la poco '. gienica mo notonia dei cibi - Xon sarà necessario pretendere che 11 valore delle materie alimentari da consumarsi nella giornata da ogni convivente al rancio sia esattamente egnale al prescritto assegno. Si potrà, in certi limiti da stabilirsi, stare indi etro od oltrepassarlo, purchè alla 'fine di 0 crni mese si al>bia complessivamente speso nè più nè meno di quant~ spella ad ogni soldato . Il diretLore fa le '.'ichiesle de_i viveri da spedirsi al commissaria to o direttamente a, produtton del sito. esamina le derrate quando arrivano in quartiere, le fa in1rodurre nel magazzeno e ne cura con dil igenza la conservazione. Oltre a vegliare che siano scrupolosamente impieg~ti per i~ rancio tutti i commestibili distribuiti e che nell a preparazione dei cibi si osservi la massi ma pulizia, egl i propone al comandante del ,corpo ogni possibile miglioramento nel governo ~ella cucina . L'aiutante maggiore coadiuva il direttore nell e sue mcombenze e custodisce le chiavi del magazzeno viveri. Egli giornalmente, in base al numero dei conviventi·al villo per tutto il reggimento e al tipo cli ·rancio !\tabi lito dal direttore, compila uno specchio in duplice copia dimostrante la quantità e la qualità delle materie ali mentari da consumarsi il aiorno dopo. Un analogo specchio sarà a lui rimesso dal direuore d;lla mensa dei sotlufficiali . Nelle ore stabilite per il prelevamento dei commestibili dal magazzino, le quali, per qnanto si FJUò, precederanno immediatamente quell e per 1·'.mpiego..di es~e in -cticina, l'aiutante marrrriore, in presenza del capitano d 1spez1on e,. on . ,conseona all'ufficiale di picchello le sc,stanze alimentari indicate nei due s~ecchi. Questi le fa deporre in un locale ad uso dispensa, ~i <Cui tiene le chiavi· e man mano devono essere adoperate le nmelle al capo cuJ;i~iere ed al sottu ffi ciale di men$a. Lo sp_ecc~lio dei cumme:;tibili per la mensa ed una copia di quell.o per i1,.v 1uo dei caporali dei soldati, muniti della firma del cap,t~no. d '.spe-zione, resteranno all'a iutante maggiore come documei:it, gmstdìcativi della sua contabilità. L'allra copia la tiene l'ufficiale di picchetto, che dopo aver consegnato tutti i viveri al capo cuciniere, la firma e la rimette al capitano d'ispezione, il quale a sua YOlta la consegna al comandante del corpo. L'ailltante maggiore tiene il registro del caricamento dei viveri depositati in quartiere e quello del materiale d'ogni specie per uso della cucina, della dispensa e del ma-
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gazzeno. Egli è responsabile del buon usq e conservazione di Lulto l' orad etto materiale e deve per tempo far conoscere al direttore le rimese ' p arazioni ed i rinnovamenti che abbiso crnano. Ai primi d'ocrni e) mettendosi d'accordo coi diretlore dei conti, compilai documenti. di cui si è discorso, da trasmettersi alla direzione di commissariato. Il furiere maggiore ed il caporale maggiore lo aiulano nelle sue incombenze. Delle attribuzioni dei rancieri, o meglio del modo di cucinare, dichiaro la mia incompetenza. La preparazione di cibi svariati, gn· stosi , nutrienti e di poco prezzo non è cosa lanlo semplice e faci le come sembra. Il giornale l'Esercito Italiano accennava, non è mollo, ad un bel lavoretto su tal argcin1ento del maggiore medico nell'esercito francese signor Schindler. Chi se ne inLende farebbe cosa oltremodo utile ai nosLri buoni soldati, regalando loro un libri cino intitolato, a mo'. d'esempio, il Ranciere perfetto . Una simile operetta tornerebbe ad essi molto più gradita che tanti altri trattatelli didattici ecl educativi, che ora in gran copia nascono e subito muoiono, perchè punto in armonia colla natura, coll'.indole e colla istruzio11e degli elementi per i quali essi furono compilati. Le auribuzioni del personale di controllo non richiedono alcun cenno ·speciale, giacché nel parlare di quelle spettanti al personale, che dirige ed opera, per necessità si discorre anche delle prime . Ora diremo poche parole intorno ai locali ed al materiale. - · La cucina deve essere spaziosa con grandi fin estre munite di vetri e di imposte e con pavimento lastricato o d'asfalto a leggier pendio verso uno smaltitoio delle lavalure. Sarebbe molto utile che essa fosse provveduta di fornelli economici, detti a vapore, alimentali da carbone minerale o dal gas. Alcnni di quesLi fornelli fanno già eccellente prova nella èaserma della legione Allievi carabinieri in Roma. :Marmill.e, padelle, tegam i, mestoli, calinelle e simili do vrebbero essere di ferro smaltato. Un forno, un grande acquaio , una tromba od un lubo di derivazione per avere l'acqua in cucina, un ceppo per tagliare la carne, una grù per sollevare le marmitte, dei piccoli carri matti per trasportarle, armadi i, tavole, panche , lampade, asciugatoi e slrofinacci sono tutte cose non solo utili per la cucina, ma indispensabili. · Nella stanza, che deve servire come dispensa, vi saranno scaffali e i')
credenze per deporvi le materie alimentari, ed i cibi che fos:;e d' uopo conservare. Vi si custodirà inoltre la bianch~ria, nella quale vanno .compresi camìcioni ,grembiali ed anche berretti e calzoni p.er i ran~ cieri. Questi indumenti di tela bianca che, sempre clecent1, dovra vestire in servizio il personale di cucina, saranno fatti lavare per cura del furiere maggiore. 11 capo cuciniere ed i sottocapi porteranno il distintivo del grado alle maniche dei camicioni. Nella dispensa, -0ltre ad una piccola riserva di arnesi cli cucina, vi saranno pure un mulino da caffè, un grosso tamburlano col relaLivo fornello, una crrattugia, delle bilance, sedie, lumi ed uno scrittoio. ~ Il macrazzino viveri si comporrà di stanze asciutte ed ariose e di una buo~a cantina. Oltre alle suppellettili , che l'usù dei locali ri<Chiede ' il ma<1azzeno deve possedere un peso a bilico, misure di. ca. . pacità. ed anche qualche istrumento di fisica e dei reagenti chun1c1 per analizzare le sostanze ali men tari. . . Esposti per tal gu isa gli ordi gni della macchina, facilmepte or s1 comprende in qual maniera essa debba agire: tuttavia sarà opportuno nell'interesse dell'argomento di meglio illum inare taluni punti di 110n poco rilievo lasciati forse Lroppo nell'ombra . Si è dello che l' aiutante maggiore, in base al nnmero dei conviventi al vitto, compila giornalmente lo specchio dei viveri da prelevarsi per il giorno dopo. Per simile operazione egli può far senza dei buoni attuali delle compagnie, giacchè il rancio si fa complessivamente per tutto il reggirnento. Per mezzo delle situazioni mattinali e conoscendo il numero degli esenti dal vitto, dei puniti colla prigione di rigore, degli uscenti dall'ospedale, di quel li che devono :arrivare e partire, cifre che solo rlalla maggiorità reggimentale si ,possono avere con tntla la possibile esattezza, l'aiutante maggiore può determinare con sufficiente precisione la quantità dei conviventi al vitto . per l'indomani. Se per casi impreveclnti risultasse qualche razione in più od in meno, la differenza si comporrà nel giorno successivo. Il rich iedere, come ora, che sia devoluto alla massa O'enerale uomini il valore delle razioni prelevate in meno , produc~ in complesso una diminuzione punto convenienle sulla già ~imitata quantità di cibo che si concede alla trnppa. . · · Le compagnie adunque, per quanto si è detto, finchè trovans1 alla sede clel ·recrcrimenlo o del battaglione nulla hanno a pensare per il vitto . ()
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La di~lribuzione del rancio ed il modo di pasteggiare vogliono del1 pari essere corretf.i e posli in armonia coi miglioramenti fin qui designati. Di fatto anche le oradette operazioni completive della cucina del soldato lasciano non poco a ridire. Lo sfilamento dei ranci eri curvi sollo un ammasso di gavette producenti un rumore indiavolato, lo, schieramento di quei recipienti su lle tavole, o a terra, faLLo da mani tutt'altro che nette, la distribuzione dei cibi di rado esegu ita bene e quas i· sempre a fui·ia, le process ioni di gamellini, che salgono al secondo e terzo piano, che spesso si urtano, si rovesciano ed imbrattano cappotti e pantaloni, il mangiare in piedi od a cavalcioni sul, letto, l'imbrodarsi gli abiti per risparmiare col l'nsciugatoio la coperta, le gaveLLe dei so ldati in ritardo sparse qua e là a terra nelle camerate, le numerose visite a certi siti, che non voglio dire, per gettarvi i rilievi del pasto, la ridi scesa delle gavetLe in corti le per essere lavate colf acqua fredda, la r isal ita delle medesime in camerata, e tutto ciò ripetuto due volte al giorn0, cost;tuiscono, in rapporto sempre all'alimentazione della truppa, un'altra serie di non lievi inconvenienti. Sommati questi ai molti allri già in prece.denza nolali, si ha un complesso di cose talmente contrario alla comodilà, al b uon gusto e persino all'igiene, da far nascere nell'animo il dubbio, che in illo tem,pore si abbia forse voluto a bello -studio creare una simile condizione di cose p.er .abituare i soldati ai disagi della guerra .. Se ciò fosse, più non sarebbe oggidì t.ale sistema in armonia colla mutata costi tuzione degli esercili e col progredenle benessere delle popolazioni. Ora tuLti comprendono benissimo la convenienza e la necessità di una lecnica preparazione del soldato a combattere ed a compiere lunghe e fatJrose marcie; ma la preparazione ai disagi, privazioni d'ogni genere ed al sacrificio della vita, come la guerra r ichiede, dev'essere essenzialmen te morale. È in virtù di questa sola, ma difficilissirna preparazione, alla quale non si darà mai sufficiente valore, che poveri e ricchi potranno nei momenti dì supremo, bisogno tollerare qualunque disagio e spendere assai bene la vi ta pe1· il proprio paese. SL,l benissimo adunquecbe in lerhpo di guerra, allegrandi manovre ed ai ca.mpi si distribuisca ii rancio e.lo si mangi come si può, ma in tempi ordinari il mantenere all'uopo in vigore, delle difettose costumanze, che si possono con faci lità, senza alcun danno ed anzi con grande vantaggio correggere, non pare sotto verun
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asp.etto convenienle. Giacchè il figur ino della moda per t~1tti gl i eserciti ora parte da Berlino, perchè non si tien conto, che il soldato tedesc;) mangia la sua zuppa pulitamente a lavo la? Abbiamo imitato J'eserc ito prussiano in tante cose d'una convenienza assai discutibile, perchè non imitar!~ in quelle d'una utililà manifesta? Espongo in proposi lo l'ide:ile, cuì si dovr'ebbe tendere con perseverai:iza man mano che le condizioni d'acquartieramento lo permettessero. Bisognerebbe costru ire ali' uopo nelle caserme delle apposite letto ie, ovvero ridurre a refettorio alcuni locali del pian terreno, pet· solito poco igienici, come do,milorì. l refettori dovrebbero contenere delle tavole per dieci persone, sopra ogr.una delle quali per l'ora del . pasto si stenderebbe una tova·glia non fina, ma pulila. Ogni tavola dovrebbe essere provvista di alcune indispensabili suppellelLili, quali . una zuppiera, un piatto grande, una sa liera, un recipiente per mescere il caffè ed il vino, un ramaiolo , un forchettone ed anche, se occorre, una lampada. QuesLi oggetti dovrebbero essere di ferro smaltato, come al presente si ·costrniscono quasi Lutti gl i arnesi d'uso casalingo; cost1'uzione convenientissima sia per la durata .e la nettezza che per l'economia e l'estetica. Le tavole, fornite di panche per cinque individui lurigo i due lati maggiori ed ordinale nel modo più conveniente, dovrebbero essere in tal numero da bastare al massimo dei hisooni ordinari . Sarebbe anche necessario disporre nel refet~ . torio delle tavole per la distribuzione delle vivande, e delle vasche per meuervi acqua da bere ed acqua calda per lavare le gavetle, Queste dovrebberÒ essere di ferro smaltato inlernament.ee al di fuori, fogg iale in modo che il coperchio potesse servire come piatto per i cibi consistenti, e dentrù di esse dovrebbero trovar posto un grosso bicchiere , pure di ferro smaltalo, una posata ed un 'lovagliolo, che ogni cosa avvolga per bene. ... Ora nell'ip.otesi, che i suggeriti provvedimenti già siano applicati, vediamo !e operazioni richieste per distribuire il rancio e per regolarne a modo la consumazione. I successivi aui di questo importante lavoro si devono naturalmente affidare all'allenta sorveglianza dell'ufficiale di picchetto e del capitano di servizio. Il capo cuciniere, giusta le indicazioni del furier maggiore, avrà d'alquanto anticipato la cottura del rancio per gli uomini destinati a.
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porLarlo a quell i di servizio ed agli ammalati. Però a questo proposito sarebbe forse bene studiare, se per avventura agli uomini ùi guardia in posti molto lontani non convenisse meglio distribuire la carne in conserva, colla quale si ottiene pure del brodo buono, e somministrar loro, quando $i l'ecano sul sito, non solo il pane, ma ben anche zucchero e caffè in polvere e talvolta vino . La proposta gavet_ta servirebbe benissimo come tegame, senza che punto ne soffra lo smalto . I suddetti uomini comandati a portare il rancio, possibilmente d'una stessa compagnia , sono accompagnati in refettorio dal caporale di settimana, ,::olla tasca a pane ad armacoll.o con tenente un asciugaLoio, la gavetla completa ed il pane. Essi, regolandosi nel modo che si dirà in appresso, sieclono alle tavole per essi preparate, mangiano, lavano le gMette e le ripongono in un luogo prestabilito per quindi riprenderle più ta.rdi. Ricevono da l capo cuciniere i diversi scaldavivanè\e contenenti il rancio , ed il furie1' maggiore indi ca loro il posto, dove lo devono portare. Compiuto il servizio, essi riportano i recipienti in cucina, riprendono le gavette e sene vanno in camerata. I cucinieri per tempo apparecchiano tutte le tavole, vi stendono le tovaglie, depongono sopra ciascuna una sali era ed un ramaiolo o forchettone, portano sulle tavole destinate per la disLribuzione delle vivande un numero sufficiente di zuppiere o piatti, a seconda del cibo, e mettono acqua da bere nelle apposi te vasche. Poco prima dell'ora fissata per il rancio il capo cuciniere fa trasportare nel refettorio le vivande sui ca rrimaLLi, divide i cucinieri in gruppi ed assegna a ciascun gruppo una tavola per far la distrib~zione e lo scompartimento delle tavole da servire. Ogni gruppo si melle al lavoro e mentre alcuni riempiono lP- zuppiere, altri le portano a posto. Finita questa operazione. i cucinieri riempiscono d'acqua calda e fredda le _vasche destim~te per la lavatura delle gavette, quindi sen vanno a mangiare in cucina per far ritorno più tardi in refettorio a sparecchiare. All'orasfabilita le compagnie colla tasca a pane ad armacollo contenente, come già si disse, l'asciugatoio, il pane e la gavetta discen dono in refeltorio, e vi giungono dagli altri quartieri, se accasermate fuori. I sergenti di se1Limana comunicano per controllo al furier ma"giore il numero dei presenti. Le compagnie .entrano in refettorio di
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fianco per due, aprono alquanto le righe e queste vanno a disporsi lunao i due lati e di fronte alle tavole, che devono occupare. Ciao scuno in silenzio leva dalla tasca a pane la parte di gavetta occorrente per il rancio, la posata, il bicchiere, il pane ed il tovagliolo. Per~h~ poi tutte le tavole, eccetto l'ultima, sieno sempre occupate da d_1ec1 uomini . la coda d'una compagnia s'unirà alla tesla della successiva, procurando però ch e in ogni tavola siavi possibilmente un graduato. Al segnale di tromba conv enuto tuui siedono, depongono sulla mensa le loro rube e si mettono il tovagliolo. I capitavola fanno le parti e comincia il pasto. Il capitano d'ispezione, quando vede che tutti hanno terminato, fa eseguire a due o più compagnie per volta la lavatura delle gavette e della posata, ordinando che gli avanzi del pasto siano versati in appositi recipienti. Man mano che le compagnie hanno fin ito quest'ultima operazione si riordinano e se ne vanno al foro destino. Quando si trattasse di $Omministrare il caffè di buon mattino, le ·operazioni non cambiano; ma sict orne per soli to, appena distribuito il caffè, le compagnie vanno all'istruzione, così qneste si raccoglie,rebbero tutte in armi e bagagliò nelle vicinanze del refettorio, e per prendere il caffè depo1'rebbero momentanea:nente gli zaini ed i fucili . La somministraz ione del caffè a quell i di servizio ed agli ammalati si eseguirebbe dopo la partenza delle co mpagnie mediante pochi uom ini, i quali col mezzo di recip ienti muniti di fornello possonÒ porta l'io caldo ai cli versi posii e, ritornati in quartiere, rimarrebbero a disposizione dell'ufficiale di picchetto per la pulizia. La distribuzione del vino si farà durante i pasti per cura della d_ire··zione stessa della cucina e per opera dei cucinieri , i quali lo me·sceranno mentre i soldati stanno mangiando . Quando le compagni e devono µer l'istruzione rimanere molte ore ' in campagna, la cucina pnò, dopo il caffè, allestire il primo rancio ,con alimenti freddi ed inviarlo ad esse in luoghi;prefissali per mezzo -dei carri del reggimento. Non occorre per questo che di conoscere il numero dei presenti all'istrnzione. Allorquando biso(J'nasse sommi1ù,trare il rancio alle compagnie in o ,ore diverse, ed a riparti comunque costituiti , che partono· od arrivano improvvisamente, la nuova cucina risponde senza alcuna dif · :ficoltà a queste ed a qualunque altra esigenza. Basta soltanto avvi-
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sare per tempo la direzione dell'ora e del numero degli iudividui pei quali dev'essere preparalo il cibo . . Qu~s~e ultime innovazioni, che sono efficaci argomenli d'ordine e dr pul1z1a, che producono risparmio di tempo, maggior benessere per i_l so!d~to'. eco~1.omia di personale per i servizi interni e quindi frutlr migliori e pm abbondanti per l'istruzione dovrebbero però essere co~ plelale con altre relative alla distribuzione del pane ed alla provvr:;ta del combustibil e. Alla direzione della cur.ina, cui già incombe l'obb ligo di tener esatto conto del numero. delle razioni viveri dol'!lte all'in tero reaai~~ mento, p.uò essere parimenti affidato l'incarico di prelevare il pane complessivamente per tntte le compagnie e di farne la distribuzione. L'aiutante maggiore, od il suo furier maggiore, con due uomini di fatica si reca ogni due giorni alla provvista del pane con un buono generale, senza alcun bisogno che le compagnie rilascino j buoni parziali. Quindi per cura dell'aiutante all'ora del primo rancio. o -della somministrazione del caffè, ciascun commensale ritroverà dann ti a sè sulla ,la~ola la. sua parte di pane per la giornata . Spelterà pure al del.lo utfic1ale dr far tenere il pane agli uomini di servizio agli ammalati ed ai pun iti colla prigione di rigore ìmpiegando a tal uopo gli stessi individui comandati a portare il rancio. Di più sarebbe anche assai conveniente che l'assegno individuale per il vitto fosse a~?1e.ntato. del valore del cosi dello ottavo di pane da zuppa, co~e gHt. s, pral1ca presso talun i corp i. Però, siccome per la neces~ar'.a : artetà .dei cibi si dovrà pur talvolta ric:orrere alla zuppa con fag10~1, cavo li , pisel li e simili, e siccome in cerLi casi sarà conveniente d'aumen.lar_e I~ razione ordinaria del pane , così in quel la certa tabel la de, v1ven, che le direzioni del commissariato dovrebbero_f~r tenere ai corpi,_bisognerebbe comprendere ùnche il pane da munizione per zuppa e pane bianco per i sottufficial i co l relativo prezzo . I~ m~do analogo a quanlo si disse per il pane, sare bbe anche assai utrle che all'assegno individuale del vitto si aaofono-esse l'imd )I ' no ò porto e a legna per la cottura degli alimenti ragguagliato alla somma complessiva, che all'uopo ora spende lo Stato. Per consegne.nza i .corpi stessi si provvede!'ebbero del combustibile co l medesimo sistema viveri. A tale inten to il commissariato, come si
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propose per le materie alimentari, dovrebbe studiare i migliori , mercati ed i migliori centri di produzione di legna, carbone minerale e vegetale, lign ite, ecc., stabili re coi produttori i rela.1i vi ·· contralti annuali ed aggiungere alla tabella dei viveri, più ,,olle men- · zionala, anche il prezzo dei vari, combustibili. Per tal modo verrebbero del pari eliminate le imprese della legna volgen_done il lu cro-, a favore del soldato. Giudicando troppo manifesta la convenienza di questi completivi provvedimenti non dico altro in proposito e quindi m'accingo a termin are il còropito che mi sono prefisso co l rispondere a qualche ·· probabile domanda. In qual modo l'unzionerà la cucina presso i di staccamenti '? - · Questi sono permanenti od eventuali . Nel primo caso, se trattasi d'un., battaglione, la direzione della cucina spetta alla maggiorità e ad essa veno-ono a::;sei:rnati quattro cucinieriI ed un sottocapo. Nel sito di re- · O sidenza la cucina co i relativi locali dovrà già essere perfettamenle ·· in ordine. Tutt'al più il battaglione porterà con sè dal reggimento · una parte dei materiale mobile. Ai viveri pl'ovvede il commissariato: dunque le cose procederanno come alla sede del reggimento . In modo analogo funzionerà la cucina presso i distaccamenti minori · d'nn battaglione. Se poi si. tratta di un distaccamento eventuale, le cornpagnie, eccetto il caso che dovessero ritrovare t'abbisognevole a destinazione, partono con tutti gli arnesi della cuc ina di campagna li comandante del corpo avrà già in proposito ricev uto dalla direzione · del commi5sariato delle norme generali preventive, per cu i il distaccamento o pa rtirà fornito di viveri, o per cu ra del reggimento~li riceverà sul posto, ovvero li comprerà al mercato in attesa che un ufficiale coromissàrio vada ad ordinare sul luogo stesso iI relativo · servizio. Non avendo altl'O, le compagnie cucineranno colle marmi Lle da campagna impiegando all' uopo gli otlimi rancieri patentati., dalla cucina reao-imenta le. r.,i, Tutli i corpi delle vari e armi potrebbero adouar e la nnova cucina? - Credo di sì , giacchè, per quanto mi sappia, i mali esposti.· affliggono bensì. maggiormente la fanteria'. ma le altre armi non ne · vanno immuni. ~
LA CUC INA
Come si provvederà per l'alimentazione degli uomini delle varie · classi e categorie chiamati temporaneamen te sotto le armi? - Essi devono all 'uopo essere trattati nello stesso modo e colle med esime .agevr>lezze di quelli in servizio permanente, affinché non rechino :.alle loro famiglie ed al paese una sconfortante impressione dell'eserr.ito. Siccome però i corpi non avrebbero in massima che i locali ed il materiale di cucina ad essi ab bi sognevoli, così nasce da necessità di crea re delle cuci ne di presidio. La cucina presidiaria , che avrà, se occorre, dell e succursali, deve possedere i magazzini, la dispensa, il refettorio e tutto il necessario ·ma~eriale, come poc'anzi si è detto, in modo da basta re alla prepa.:. razione del rancio per gli uomini , di cui si traua, ed anche per le truppe di passaggio. Il corpo , ai quali vengono aggregati gli uomini ,temporaneamente chiamati sollo le arm i, sarà dal comandante di presidio incaricato d'amministrare la cucina presi diaria, procurando ad esso, se fa d'uopo, un rinforzo di personale pratico. Quest'am,ministrazione, pienamente conforme a quella della cucina 1:eggimentale, non presenta difficoltà di so rta. Qualora poi delle truppe debbano passare per una città provvista ,di cucina presidiaria, uno dei corpi della guarnigione, informàto a tempo dell'ora d'arrivo e del numero dei soldati , sarà dal comando ·del presi~io incombenzato di provveder loro il vitto. Così le truppe giungono e si mettono bravamente a tavola. Per naturale successione d'idee si potrebbe chiedere, !I.e ai di:.staccamenti poco numerosi stanziati in una città non convenisse di profittal'e della cucina di un corpo del presidio per fare il rancio in -comune, o se, meglio ancora, non tornasse util e di affidare alla cucina presidiaria l'incarir.o di provvedere il vitto a tutta la guarnigione. Non si può dare un retto giudizio sopra argomenti non abbastanza ·studiati; tuttavia è chiaro che la buon a riuscita dell a nuova cucina ·reggimentale potrebb'essere un passo decisivo verso una tale cu..cina cornnne per tutto il presidio con succursali, se fa d'uopo, la -quale permetterebbe ai corpi di consacrare con assa i maggiore intensità l'opera loro all'ìstruzione ed all'educazione delle truppe. Nella Rivisf.a Afilita1·e di novembre scorso trovo scritto, che in Russia, all o scopo di assicurare in tempo di pace al soldato un nu,trimento ben condizionato, fu proposto, che gli stessi fornitori dei
DELLA TRUPPA
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viveri sieno incaricati della preparazione del rancio per mezzo di un )oro apposito personale. Non sembra qnesta idea molto conve· niente per !&ragione che in tempo di pace è assolutamente necessario di far tutto il possibile per preparare l'esercito ai veri fatti della guerra. Bisogna per conseguenza impratichire bene all'uopo il personale, cui sarà in guerra affidata la provvista d~i viveri e quello ancora, che li dovrà trasformare in Yivande. Col sistema proposto · non si provvede nè all' uno, nè all'altro di questi bisogni. Invece alle nostre q.1cine reggimentali e pres idi arie i commestibili d'o~~i specie vengono direttamente provveduti dall'amministrazione m1l.1_tare e per essa dal commissariato, il quale per lai modo, come gia , si edetto, può perfettamente prepararsi a compiere con lode l'~fficio suo in tempo di guerra. Qnal<1ra poi foss ero create de.Ile cuc me-· presidiarie per più corpi con una direzione permanente, e_ss~ non solo fornit·ebbero ai corpi stessi un sufficien te numero d'ott1ro1 cucinieri, ma, destinando a far paAe della direzione anche taluni ufficiali in congedo, ai qtiali s'affiderà in guerra il servizio nelle stazioni di vettovagliamento , quesLi poLrebbero con vantaggio granclis· simo impratichirsi nel loro ufficio . La nuova cucina soddisfa al concetto generale, che tutto quantoopera l' esercito in tempo di pace dev'essere di preparazione alla guerra? Si può ri spondere affermativamen te, sia per le ragioni già esposte, sia perchè ad abili tare i cucinieri a far uso clegli arnesi di cucina da campagna possono bast~1re, come ora, i distaccamenti eventuali , la permanenza ai poligoni di tiro, i campi .d'istrnzione e • le grandi manovre. Si potrebbe tuttav;a obbiettare, che sedi~i cucinieri per una compagnia sul piede di guerra forse saranno insufficienti . Quantunque se ne potesse aumentare facilmente il numerocol, prescrivere, che ogni compagnia assegni al servizio di cucina due uomini invece di uno , ovvero col ridurre a quallro i mesi del, tirocinio, nondimeno tali temperamenti non sono da riLenersi necessari. Quei sedici cucinieri appLrntati funzioneranno sempre per · turno com e caporali di cucina, la quale così diretta da uomini esperti e volenterosi andrà meglio assai, che non quando si di sponesse, come ora, di caporali mal prati~i e di cattivi rancieri. D' altra parte · un altro motivo consiglia pure a non esagerare il numero dei cucinieri. Oggidì va sempre più affermandosi l'opinione, che per im primere movimento ed un9. sufficiente velocità alla massa enorme ,
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DELLA TRUPPA
LA CUCINA
d13g]i attuali eserciti sarà necessario ricorrere su vasta scala a1 v1 · ''·veri in conserva per l'alimentazione della truppa. Per la! modo, con",trariamente a quanto accadeva per il passato, sarà molto probabile "-che in avvenire il vettovaglimento in guerra coi viveri in conserva abbia a soverchiare quello coi viveri ordinari. Quindi non tanto · spesso si vedranno a bollire le marmille da campagna. Presso le nitre nazioni e specialmen te in Germania si fanno con1 tinui studi ed esperienze sul modo migliore e più economico per conservnre a lungo gli alimenti, e p~re che i risultati si facc iano · sempre pi ù soddii-facenti. In Italia se ne occupa in ispecie l'industria privata, e la casa Cirio può offrire dei pranzi lnculliani c,m viveri in conserva . Anche !e nostre scatolette di carne, sotto ogni aspetto · buon issime, sono fornite all'amministrazione militare da privati fab i: ~ricanti .. Però i_ commestibili in conserva banno sempre il grave mconvenrente d1 costar troppo, e forse per la principale ragione, · che se ne pretende una durala superiore d'assQ.i al bisogno. Se la durata richiesta si linJ<itasse a soli tre o quattro mesi e non a diversi anni, il prezzo natu1:almente diminuirebbe d'assai e forse la solu. zione del problema d'alimentare la truppa in guerra con viveri in · -conserva diverrebbe molto più facile. Di fatto , quaJÒra in tempo di pace s'allestissero e si tenessero ,,:pronti in siti convenienti del territor·io dello Stato dei grandi slabi,.. limenti capaci di preparare giornalmente tante razioni complete, · quante abbisognano all'esercito mobilitato, più una determinata ·,quan ti tà per costituirne una riserva, e quando tali razioni avessero la durata minima di tre mesi, è faci le comprendere che la cosa en. trerebbe nel campo della più r::i.zionale attuazione. Il lavoro deoli stabilimenti potrebbe incominciare qualche giorno prima della m~,:bililazione, e siccome duranle questa e l'adunala le truppe in mas, sima consumerebbero vi.vande fresche, cosi il tempo e le razibni non · mancherebbero per deporne due o tre nello zaino del so ldato e per darne ai parchi ed ai depositi avanzati una quantità sufficiente ..per un primo rifornimento. L'amministrazione-militare pf<rò fin dal tempo di ~ace deve tenersi preparata a fare affiui re in qualsiasi momento agl, ,accennati stabilime)i}ti la quantità abb isorrnevole di ma,. terie alimentari per modo che, iniz ialo il grande !~~oro, mai non possa essere in<terrotto. 'A tale scopo serviranno benissimo gli studi , poc'anzi· sugger~ti:·neHa .prqposta d'a,f.fidare direllamente al commis·
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saria,Lo la provvista dei viveri anche in tempo di pace. Di più sarebbe necessario, affine d'aver continuamente in pronto ed in ri3erva un abile e sufficiente personale perl'immen~o lavoro durante ia guerra, che i detti stabi limenti fossero mantenuti sempre in attività. anche in pace, coll' incarico di preparare delle razioni in conserva per farne un determinato consumo ai camp i, alle grandi ma· novre, ai poi igpni cli tiro, nelle escursioni alpine e tal folta pure nelle marce. Tali razioni potrebbero anche essere con grande utilità 1m · piegate per le truppe in servizio territoriale e per le guardie di fi nanza; potrebbero essere altresì vendute al pubblico e servire alla temporan·ea alimentazione dei p,1esi colpiti da evenLnali disastri . Calcolando quarantamila in media il consumo giomaliero delle dette razillni e tre mesi la loro durata, se ne potranno sempre avere in fondo per i primi bi:;ogni d'una mob ili tazione ben quasi quatlro mil ioni: Dette razioni dovrebbero esse;·e conservate in scatole di latta ermeticamente chiuse. Queste, oltre la carne ed una buona minestra, dovrebbero con teneÌ'e pane, vino . zucchero e caffè . condensato. C,on queste sostanze e coll'uso della gavetta di ferro smaltalo, come tegame, tornerà ben faci le ai soldati di preparare anche delle vivande calde e cieli' eccellente caffè. Si bandisca un concorso per scatole di viveri in e,onserva, che abbiano a soddisfare alle condizioni acceirnat~ e si assicuri ai migliori concorrenti dei buoni premi in contanti, come si pratica, e tante ·volte cosi asproposito, per le opere d'arte e letterarie, e non v'ba dubbio che i risul tamen ti sorpasseranno J' aspettazione. Da quanto adnnque si è esposto in questa seconda parte dello scriuo appare altresi, che l'altro maggior ostacolo consistente nell'in:i-perfetto ordinamento delln cucina e nell'imperizia dei cucinieri può essere in lai modo diminuito da risultare davvero insensibile. Con ciò per conseguenza termina il còmpito, che mi sono prefisso, il quale appunto mirava, come si è premesso, a semplicemente dimostrare, che anche nelle attual i condizioni di cose sono possibili oon pochi e notevoli miglioramenti nel vitto della truppa. BERTO LI GIACOMO T. Capitano nel 69° fanteria \
SULL'An'fE E I.A CONDO'f 'fA DELLA GUEnRA DEI ROMANI, ECC.
SULL'ARTE E LA CONDOTTA
onu GUERRA
DEI ROMANI AL TEMP O DELLA REPU BBL ICA
Beil••ilue '"'"r Ge•cldc hte det• lli.••ieo•fiilu•u,.y trnd Jli.rieg#:uu•I tfer ff,;mer ::11•· Zeil d e,• R e1111blik, von Dr. FnA;-z Fno111,1c11 Pror. an der Kantonschul e in Aarau. - Bcrlin {88G . Mitllcr li. Soh n.
Premesso che non mancano eccellenti opere sull'ordinamento mi litare dei Romani, l'auto1:e osserva non esistere ancora nessun lavoro che tratti particolarmente del loro modi) di guerreggiare. Collo studio che presenta, egli non ha la pretesa di riempi ere pienam ente tale lacuna, perchè anzi alcune parli sono appena toccate, come, ad esempio, la tattica delle coorti , che è in istretta attinenza con la tattica manipolare. Ciò non pertanto, qual è, servirà di ecciLamenLo ai filol ogi ed ai mili tari studiosi, ai quali rimane sempre aperto largo campo di esplorazion e. L'interesse che desta ta le argomen to, e la profondità e sicurezza colla quale è trattato dall'autore, che in esso manifestasi assai competente, ci fanno ritenere che un breve sunto dell'accennato lavoro non lornerà cliscaro ai nostri lettori. I. Conslde1•azioni sulla guerra.e la sua p1•eparazione.
Dice Cicerone, che la natura ha posto nell'uomo uno stimolQ il'· resistibile ad esercitare la sua energia; ed egli, cosi dicendo, pensa
2.5-1
senza dubbio specialmente al popolo cui appartiene (·I). Secondo il concelto romano, solo nella guerra e nella poli tica il cittadino può esternare la propria attività ed energia, e Cicerone stesso, oratore e uomo politico, alla prima assegna incontestabilmente il posto principale. « Col valore delle armi il popolo l'Omano ha innalzato il suo nome, acquistata eterna gloria a questa città, e costretti i popoli della terra a riconoscere il suo imperio» (2). « La storia dei popoli è in gran parte la storia degli eserciti », disse già Napoleone III pochi mesi prima che, salendo al trono, proclamasse che « l'impero è la pace »; parole caratteristiche specialmen te pel popolo al quale erano dirette. In bocca d'un imperato1·e romano esse sarebbero state pienamente giustificate; poichè mai come nell'antirn Roma la storia del popolo si fuse con quella degli eserciti. Nessun popolo fece mai tante guerre, quanto i Romani al tempo della repubblica, e le porte del tempio cli Giano quasi costantemente aperte giustificavano la leggenda, che faceva discendere i fondatori di Roma direttamente da Marte. Caratteristica, per dimostrare l'indole bellicosa dei Romani , è una notizia riferita da Tito Livio, secondo il quale, l'anno 30,i. a. C. si fece una piccola spedizione nell'Umbria contro gentiarmale che abitavano in una spelonca,e sconevanoper le campagn e; e ciò affinchè l'anno non trascQrresse del tutto ozioso (3). Quanto poco si risentissero dello spossamento per le guerre sostenute, appare dalla dichiarazione di guerra fatta a re Filippo cli Macedonia non appena terminata la gigantesca lolla fra Roma e Cartagine. Guerra e polilica procedevano presso i Romani di pari passo, e il segreto della grandezza politica e militare di quel gran popolo consisteva nel princip io cli non conchiudere mai pace dopo un insuccesso in guena. Giuridicamente la guerra era dai Romani considerata siccome un duello fra due popoli (4-), concetto al quale si avvicina pure Clausewitz nella sua definizione della guerra (5). Essa era giusta o ingiusta; giusta la guerra fatta per ottenere soddisfazione di un torto 11) De rep. L J. (~) Pro .!fure11«. !O. ::!i. (3) Ne p1·01·s1ts imbelleni cigel'ent annum. Liv. iO. i. (4) Bellmn deriva da àuellmn. VARRO De tiiig. lat. 7. 49. (5) Della guerra , pag. i. l.7 -
ANNO XXXI, l'OL, lii,
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SULL'ARTE E LA CONDOTTA DELLA. GUERRA. DEI ROMANI
patito, o per difendersi dal nemico che assaliva; ingiuste tutte le all~e . E per molto tempo furono dai Romani scrupolosamente OS$ervat1 questi principi, i quali non . consentivano allo Stato il far guerra se non per la propria salute, o per olibligo assunto verso altri po~ol_i. Ma_ quando i Romani fecero propria la norma degli Spartam: 1 quali pretendevano il dominio di ogni terra . che essi avessero potuto toccare colla loro picca, allora la teoria non si trovò ,più in_armonia c~lla pratica, e già nella prima guerra punica Ger_o~e siracusano r1mpr~veraya ai Romani l'aiuto prestato ai Mamertrn1, mostrando che !a loro compassione non era che un pretesto per mascherare la loro cupidigia (1 ). . I Romani di regola facevano guerra offensiva, e ordinariamèn te nulla si poteva obbiettare cpntro il principio di giustizia che soste_ ~evano; imperocchè riusciva quasi sempre loro, secondo il dritto rn ternazionale, d'intervenire, o come offesi, o chiamati in aiuto di altri popoli. Essi si attenevano però strettamente .alla norma di far ·precedere la dichi,aiazione di guerra all'apertura delle ostilitil della qual cosa Polibio meritamente li loda (2). ' ~ondizione yrim? del successo in guerra è la convenienle preparazione. Publr!10 Siro contemporaneo di Cesare scrive: « per vin- · cere prontamente, conviene preparare la guerra lentamente» (3); ed Onosandro paragona la preparazione della guerra alle salde fondamenta di un edifizio che si voglia innalzare. Mont.ecuccoli diceva che per far la guerra occorrono tre cose: danaro, danaro e danaro· e codest? ben sapevano i Romani; ai tempi di Roma antica il danar~ e~·a cons1der~t? s!ccon~e la verga magica, con la quale si poteva soddisfare a tutti 1 b1sogm dell'esercito. Crasso diceva non doversi aver pen:icc~, ch_i non p~tesse colle sue sostanze mantenere un esercito(~-); Cassio, 1uccisore d1 Cesare, chiamava il denaro nerbo della ouerra e il suo collega Bruto scriveva a Cicerone, difettare di uomi;i e de~ naro; questo però e~sere assai. più impoi'tanle e necessario (5). Lo Stato non era ncco, ma divenne tale col tempo per effefto delle (i) D1ooon. 23. Frag1n. l.. 3. (2) Por.rn. l.3. 3; Cic. de olf. ((3) PPUDL. SYRus.
Sent. 4) LUT. Crassus l.2. (5) C1c. ad Brut. 2. 5.
t25:
c. 11. diu apparnndwn est belb1mt ut vincas celerius
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AL TEMPO DEl, LA REPUBBLICA.
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molle vittorie riportate; la sua potenza finanziaria diventò interessante, quando si assunse il mantenimento dei soldati, cui prima provvedevano. le tribù. A tale spesa si faceva fronte con una imposta di guerra, dell'un per mille (4 ), la quale nei casi di necessità poteva essere raddoppiata e anche quadruplicata (2). Di regola quest'imposta forzosa era compensata alla fine della guerra con le spoglie dei vinti. Nei casi estremi, indipendente dalle casse dello Stato, esisteva una riserva d'oro in verghe, costituita con una ritenuta del 5 per 100 -sul valore degli schiavi liberati (3). Da questo fondo, durante la 2• guerra punica, il senato estrasse 4000 libbre d'oro pari a 4 milioni di franchi (209 a. C.}. La conquista di gran parte della Spagna cominciò a ristorare le finanze esauste; vi contribuirono specialmente i proventi delle miniere, fra le quali quelle sole d'argento di Cartagena arrecavano allo Stato un utile di quasi otto milioni di françhi ('I 95 a. C.). Dopo la vittoria di Pidna poi ('168 a. C.) le ricche 1spoglie macedoni permisero di abolire ogni imposta di guerra (4). Le paghe per il contingente romano di un esercito consolare in campagna ( 1O mila fanti e 300 cavalieri) costavano allo Stato . circa 100 mila lire al mese, non compresi gli stipendi degli ufficiali (5) . -Publio C. Scipione partendo per la Spagna ebbe 400 talenti (2,250,000 lire) (6}, metà della quale somma fu spesa nel primo anno per le sole legioni romane; cosicchè l'iìllera somma rappresenterebbe all'incirca la spesa annua in quella guerra. Durante la.seconda guerra punica, lo Stato sare9besi trovato nella impossibilità di far fronte alle fortissime esigenze finanziarie senza il concorso dei privati, e nell'esercito stesso, con lodevole esempio, i centurioni e i cavalieri rinunciarono alle paghe (7). Nel corso di questa· guerra, qualche anno si trovarono in campo non meno di 23 legioni (115 mila fanti), le quali sole importavano una spesa di più che 14 milioni. 1
({) fa 1nillia aeris asses singulos. Liv. 29 . i5. (2) LIY. 23. 3i; 23. 48. (3) Awnmi vicesimal'imn quod in sa1iclio1·e aerario ad ultimos casi1s servabatur. LIY. 27. l.O. (4) C1c. De 2. 2i.
on·.
(5) POLrll. 6. 39. (6) Po1,u . l.O . H9.
(7) LIY. 24. H; 24. i8.
AL TEMPO DELLA REPUDBLICA
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SULL'ARTE E LA CONDOTTA DELLA '3UERRA DEI ROMANI
Nella guerra contro i pirati, oltre ai proventi di molte provincie, Pompeo ricevelle6mila ta!enti(33,750,000 lire) (,1). Gli ·uccisori di Cesare iniziarono la guerra con base finanziaria molto solida; Cassio aveva raccolto danaro da per tutto senza riguardi, e Bruto disponeva di oltre 90 milioni (2) . Di massima i generali romani potevano entrare in campagna con la cosci,enza di avere alle loro spalle uno Stato solido, le finanze ordinale del quale avrebbero soddisfatto a tuue le esigenze della guerra. Ciò nonpertanto avvennero talvolta ritardi nelle spedizioni di danaro, d'onde sospensione delle paghe. Già P. C. Scipione in Ispagna aveva dovuto soffocare col sangue una rivolta dovuta in parte a della causa (3). Silla, Cesare e molti altri generali romani dell'ultimo secolo della repubblica, in tali emergenze furono poco scrupolosi nel procacciarsi comecchessia il danaro occorrente. Nel]' ultimo decennio i generali fecero largo uso del dritto che avevano di coniare moneta, servendosi alt' occorrenza dei tesori dei tempì. In Grecia, ad esempio, ebbe corso per lungo tempo il danaro cbe, per incarico di Silla, nella prima ,;;uerra contro Mitridate, Lucullo aveva fatto coniare, e che dai soldati era stato prontame1ìte messo in circolazione (4). La mobilitazione dell'esercito è la miglior prova per giudicare di tutto l'organamento dello Stato. Se oggi si concentrano ingenti forze con prontezza meravigliosa, si rammenti che solo pochi decenni fa ciò non era possibile, e allora si comprenderà facilmente come nell'antichità, specialmente per difetto di comunicazioni, questa parte fosse manchevole. Ciò nonpertanto le scarse notizie che su queslo proposito ci pervennero, accennano presso i Romani a preparativi' di auerra fatti con prontezza considerevole. L'anno 169 a. C, nello I) spazio di 111 giorni si compie la leva di quattro legioni (20 m1·1a fanti e 1400 cavalieri), oltre alle necessarie truppe di complemento per gli eserciti nelle provincie (5). Prima che la cilladinanza ro1
1
mana si estendesse a tulle le ciuà d'Italia, la raccolta del continoente romano si compieva con sufficiente prontezza; il che però non ~are avvenisse presso gli alleati, e Livio infatli accenna al ritardo di truppe alleate, che avrebbero dovuto prender parte alla battaglia di Canne (,J). Si può ritenere che le operazioni di mobilitazione in aenerale richiedessero alcune settimane di tempo. Cosi a Pompeo l'> occorsero quaranta giorni ,per mobilitare il suo esercito e muoverlo contro Sertorio, e se si consideri che lo Stato lo aYeva mollo scarsam~nte sovvenuto, questo spazio non può parere al certo troppo lungo (2). I Romani non mostravano molta inclinazione per l'azione sul mare. E una delle ragioni era, che quando il mare non ern prati cabile, la flotta era trascurata; quando poi si presentava la necessità di servirsene, le riparazioni occonenti richiedevano molto tempo e molto lavoro. Ciò malgrado , l'attività spiegata nei preparativi era straordinaria, e tenuto conto dello stato delle costruzioni nRvali d'allora, i dati che ci pervennero hanno del meraviglioso . Per la flotta dell'anno 254 a. C,, durante la prima guerra punica, in tre mesi si co:.truirono 220 nuovi legni (3). Per la floua che doveva trasportare Scipione in Africa, in 45 giorni si costruirono 20 quinqueremi e 1 O triremi (4). Nella. primavera dell'anno 54 a. C. Cesare, per la sl!a seconda spedizione in Britannia, trovò pronta una flotta di 600 legni da trasporlo e 28 da guerra, parte cost.rulli e parte riparali dai suoi soldati durante i quartieri d'inverno. Esempio splendido di genio ordinatore ci è dato da Pompeo nei suoi preparativi per la guerra contro i pirati, avendo egli in brevissimo tempo allestita una flotta di 500 navi (5). I Romani furono in ogni tempo soldati eccellenti, e si copersero di gloria, sia come milizia cilladina, quando combatterono contro i nemici estern i, sia come militari di professione; chè tali erano, quando nelle auerre cirili mostrarono quanta fosse la loro valentia. L'importanza truppe veterane, rolte od ogni faticoso esercizio di
di
1
!!) Liv. 23. ti. (2) SALLUST. Epist. C11. Pomp. ad
(J.) APPIAN. illithrid. 94; PLUT. Pomp. 25. (2) APPIAN.
Bell. civ.
4.
(3) Liv. 28. 24. (4) PLu·r. LucuU. 2 e 4. (5) LIV. 43. J.5.
{33.
255
(3) Poi, ,n. L 38. (4) I.iv. 28. 45. 15) PtUT. Pomp. 25.
s,m.
256
SULL'ARTE E LA CO:NDOTTA DELLA OUERRA DEI ROMANI
AL TEMPO DEl,LA RE PUB'BLIC,\
guerra, cominciò a farsi sentire nelle lolle contro i vecchi ouerrieri d'Ann ibale; disfatte Loc1,;ate nella seconda guerra punic: furono sov:nl.e ~sc~·1tte ~Ila ne~essità che s'impose di portare in campo l~g10~1 dt g1ovarn soldati (I). Così Scipione alla sua partenza per I .~fma scelse, fra le truppe che già avevano guerreggialo in Sicilia, q?elle ch'~rano rimaste in campagna più lungo tempo (2). Dopo d allora I'1mpor1anza dei veterani Ya lentamente., ma conlinualamen te crescendo fino agli ultimi tempi, in cui dei sùldati rriovani si parla con certo dispregio. Cicerone dice, correre rrran tr;tto fra un ,eserci.t~ di nuove ed uno di vecchie truppe; impe1~occhè sol tanto I eserc1z10. continuato insegni a sopportare gli strapazzi e a sprez~are le fatiche della guerra (3). In quanto con to fossero i veterani ten~ti negli ultimi anni della repubblica, si può dedurre da un passo d1 Cesare, in cui mentre si encomia l'XJ• legione, tuttavia ~algrado le sue 8 campagne non la si ri tiene ancora meritevole d1 stare al paro con le velerane (4). Lo SLato somministrava le armi e provvedeva al veltovo(Yliamento delle truppe. Di stabilimenti per provviste di armi e di m~teriali si tro:a f~·eq~iente_menzione (ii); quanto al veuovagliamenlo, esso è per solito md1cato m modo generico; talora però si fa cenno particolarmente del frumento (6) . Nei patti che si fermavano pel' gli armistizi , o per conchiudere la pace, fra le cose richieste , dopo il danaro, veniva subilo il frumento .. Per norma si teneva in serbo quello proveniente dall'interno, ti. q_uale era conservato nei magazzi ni ai quartieri d'inverno, e solo v_i ~'Yo?eva mano, quando le somministrazioni degli alleali e le requ1s1z1 on1 non erano sufficienti. _L'uso delle .bevande .spiritose ai tempi della. rep ubbli ca è contestato; è tuttavia probabile che se ne facesse uso. Il permesso di esportare caval li implica l'esistenza della proibi-
zione (l ), e que:;ta non poteva avere altro scopo che di conservare in Italia il contingente necessario al servizio in guerra, e di assicurare la rapida mobilitazione della cavalleri a. Quando si venne allo impiego della cavalleria romano-italic~, certe disposizioni naturalmente diventarono superflue; gli ausiliarì o alleati portavano i lorl) cavalli, e i generali coi denari dello Stato non avevano che da provvedere al riforn imento successivo. Nello stesso modo senza dubbio si provvedeva ai qua.drnpedi per il tiro, e non è ammissibi le l'ipotesi di H.iistow, che ritiene i soli merciaiuoli e vivandi eri al seguito dell'esercito fossero provvisti di cani (2). In molli casi è menzione di cani e di bestie cla. tiro per i bisogni vari della guena. (3), e all'aprirsi di una campagna ne oc correva subito copiosa provvista , che non si sarebbe sempre potuta. fare in paese nemico. D'altra parte la presenza di merciaiuoli e vivandieri era puramente occasionale; anzi molti genera.li non li tol- Iera.vano punto al seguito delle Lntppe,(4,). Secondo Plutarco, quando Pompeo raccolse tre legion i nel paese de i Piceni, si procacciò pure i necessari mezzi di trasporto (5) . L'impiego di e.arri al seguito dell'esercito è pure i:onfermato dall'uso che di essi talvolta si fece pel trasporto dei feriti (6). Circa il modo che lo Stato teneva nel procacciarsi le macchine da gillo e per assedio, si banno poche ed incerte informazioni. Fino all'ultimo secolo della repubblica pare che i Romani di preferenza le r.equisissero sul posto, tra.endole dalle cillit vicine; così per l'assedio di Atene Silla trasse da Tebe operai, macchine e quant'altro occorse (7). Ai tempi di Cesare però questo materiale funzionava in modo stabile e regolato al seguito delle truppe. Nella campagna contro i Parti, Antonio aveva un parco d'assedio cli non meno ehe 300 carri (8). · Di grandi ssima importanza fu sempre nelle guerre fra popoli in-
1:
(O POLYR. 3. iO; 3. 106; 3. {08. (2) LIV. 29. i ; 29. 24. (3) Tusc. 2. i6.
(4)
Bell. Gall · 11 111r · t 11tis · veterr1mas · • • 8 · 8 • Sinnula ·-., ri·s e1ui legiones rn v111 1x h<ibel>at ~pei, d-el~ctaccque iuventutis x1, quae octavo iatn stipendio, 1cu:1en ·collation; 1um, 1:on wn ea1nde1n vctustatis ac vir!tttis ceperat 011inio11em.
r~;;~:;:~ 8
in
(5) I, IV. 26. ~I; 29. 22; 29. 35; Cl.e.
<6> Qualche volta è puro ratto cenno dell'orzo. PLUT.
Ant. 39.
257
O)
LIV.
(2)
1/eei·wesen
43. 5. tmd Krie(J(ulwung, p. !7.
(3) Liv. ~2. 65. etc.
i I...
(4) S.\I.LGST. /Jetl. jtt(J. ~5. (5) PLUT. Pomi) . 6. (O) C.\ES. Belt. <t(r. 2 1. (7) APPIAX •
(8) l'Lln.
.1/ilhrid. 30.
Anton. 38.
AL TEM PO DE LLA nEPUBDLICA
:258
SULL' Al\TJ': E LA CONDOTTA DELLA GUERRA DEI Rù~IANI
cìvìliti la composizione del quartiere generale, e la storia militare dei Romani dimostra ampiamente l'influenza decisiva di questo faLLore sull'esito delle campagne. I Romani sperimentarono a loro danno l'inconvenien te di operare con due comandanti di egnal grado, che esercitavano il comando insieme sugl i eserciti riuniti contro un solo nemico, e gran numero di disfalle ed insuccessi è dovuto a questo sistema di comandanti colleghi. Gli aiutanti principali dei generali romani erano il questore ed i legati; quelli funzionavano·in qualità d'intendente; questi, secondo le disposizioni del generale, esercitavano il comando sopra una porzione delle forze dell'esercito. Il go· verno della repubblica, riservandosi la nomina dei questori, aveva sempre lasciato ai generali la scelta dei legati, considerando come fosse necessaria cosa, che fra questi e il generale esistesse perfetta comunanza d'idee fondata sopra la mutua simpatia; chè se questa fosse mancata, tutto l'esercito ne avrebbe sofferto. L'interesse per il bene pubblico era così fortemente senti to, che personaggi i quali avevano già tenuto il consolato , e già avevano comandato eserciti, con grande abnegazione si sottoponevano ai giovan i ge!leral i, anche come semplici tri buni militari, e fungevano poscia come legati, coadiuvando il comandante sia nei consigl i, sia nelle battaglie. La massima, che ;l successo di una campngna era dovt1to in modo speciale ad una buona preparazione, presso i Romani era sommamente apprenata . La storia registra bensì delle eccez ioni; ma queste si spiegano col genio del capitano, che sopperiva a quanto eravi di deficiente, o con la poca abilità dell'avversario contro cui s·a,,eva da com battere (,1 ) .
II. Conside1•azlooi sulla tattica della fnnte1•ia legloua1•ln..
Nelle teorie moderne strategia e tallica sono considerate siccome due rami distinti dell'arte militare, che a vicenda si compiono; nel·
259
l'antichità invece la strategia riassumeva tutta l'arlA della guerra, l'insieme delle conoscenze necessarie al generale, e la lattica non era che una parte di questo tutto. Sul modo però di concepire e definire la tattica, fra gli scrillori militari antichi non esiste perfetlo accordo, come veramente non esiste·neppure fra i moderni. Fra le definizioni la più conosciuta è quella di Polibio; Senofonte attribuisce a Ciro un concetto della lai.li ca che si avvicina alle viste odierne (11), e Plutarco dice di Pirro:« del la conoscenza ch'egli ebbe, e maestria in bene schierare e comandare gli eserciti, ci servano per prova i volumi che ne lasciò scritti » (2). Nelle quali parole si ravvisa una certa quale separazione dell'art.e della guerra in tattica e strategia . I Rom ani ebbero chiara concscenza dei singoli fattori rlell 'arte della guerra, e li definirono anche con molta precisione; solo tra scuravano la teoria per occuparsi specialmente della pratica. Uomini d'azione, pareva loro cosa supe.rflua lo scrivere di cose mi litari; ond'è che del tempo di cui ci occupiamo, il solo nome di Catone il vecchio ci è pervenuto come di scrittore militare. Le considerazioni che seguono riguardano in generale le parti più importanti della tattica; cioè lo schieramento e i movimenti della legione. È stato pi ù volte affermato che la tattica della legione derivava da quella della. falange; ciò è vero; non però della falange macedone, come ritennero gli storici Romani (3), ma bensì da un an.tica falanve o italica. Era naturale che i Romani non potessero adottare istituzioni militari di altri popoli , prima di essere venuti a contatto· co i medesimi, ed averne sperimentati gli effetti in guerra. Ora un contatto cogli Elleni anenne relativamente assai tardi, e non è ammissibile che i Romani abbiano adottato solo allora la forma greca per perfezionarla ancora più tardi; la qual cosa pure mal si concilia .::ol precoce sviluppo del senso miliLare del più grande fra gli antichi popoli guerrieri. Secondo tull.e le probabilità e le tradizioni più aLtendibili, i Romani ereditarono dagli Etruschi lo scudo e la forma falangitica (.1.) . Le prime lotte furono coi loro vi(i) Sm,or. Ciro]). S. (2) PLUT. Pin·. 8.
5.
(31 Liv. 8. 8.
(4) I Romani appresero dai tirren i a combattere costituiti in falange.ATH i::KA!èUs, 6. t06. (l.) PLUT. L-urnll. 24; etc.
AL TEMPO DELLA REl'UDBJ.ICA
260
1
SULL AnTE E LA CONDOT1'À DELLA GUEIIRA DEI RO~ANI
cini del nord: gli Et.ruschi, popoli di coltut'a diversa e mollo più sviluppata, col conlallo dei quali ebbero i Romani agio sufficiente di modificare le loro usanze, assimilandosi quanto di buono e di meglio in quelli rinvennero; della qual cosa Polibio meritamenle li encomia (·I ). Ciò premesso, la conseguenza più diretta è quella di mettere in relazione la così detta costituzione di Servio Tullio con queste riforme militari. Lo scopo di detta costituzione· doveva necessariamente essere non solamente politico, ma anche militare, e la sua connessione con l'adozione della falange alla foggia etrusca diventa ancora più. verosimile, quando si consideri che Servio Tullio apparteneva alla stirpe dei Tarquinii, la cui origine etrusca non è contestala. Se poi la falange etrusca. derivasse direttamente dall'antica. falange clorica, è assai dubbio . La fa lange serviana, per idiversi riparti degli armati gravi, assegna armi difensive diverse, ciò che non risulta per gli opliti dorici; oltre a ciò difficilmente si potrebbero paragonare gli armati leggi eri della IV e V classe con gl'iloti spartani che costituivano le ultime righe della fala nge. È adunque da ritenere, che la falange usata dai Romani prima della legione provenisse da altra più antica usala in Italia, di cui non ( sono note nè la forma precisa nè la profondità. Senza dubbio nel corso del tempo andò tale forma soggeua a successive permutazioni, e certamente il passaggio alla forma man ipolare non avvenne direttamente dalla falange serviana, ma da altra pi ù elaborata. Certo un rinforzo della fanteria grave ebbe luogo durante la guerra contro Veio con l'aggiunta della IV classe; poichè solo con tale supposizione si spiegherebbe la contemporanea istituzfone delle paghe fisse nel~ l'esercito. Per gli scopi amministrativi la suddivisione della falange dovette precedere l'ordinamento della legione; mancano però notizie certe sul tempo in cui avvenne quest'ultimo. Attribuiscono alcuni questa importante riforma a Camillo, essendo noto che questi introdusse nell'armam~nto alcune modit1cazioni che posero i Romani in grado di lottare con vantaggio contro i Galli. Il successo ottenuto con tali-
modificazioni, che furon() adollate dopo la sconfitta dell'Allia, fece sì che i posteri attribussero a lui, come alla più grande autorità mi litare di quel tempo, anche la radicale mutazione avvenuta nella forma Lattica. . Giova però osservare che con la prospelliva di nuove lotte contro i Galli, il momento non sarebbe stato opportuno, e se si trova logica l'opera di )la rio, che di fronte agli stessi nemici riconosc~ la necessità. di ordini più ristreLLi, sarebbe inconseguenza l'attribuire a Camilio disposizioni contrarie, specialmente dopo una sconfilla, e in un momento in cui la disciplina e il valore nell'esercito non si trovavano in così alto grado, come ai tempi di Mario. Le descrizioni delle lotte succes!>ive contro i Galli offrono la prova evidente, che in tempi posteriori a Camillo quella riforma non ~ra ancora compiuta. Riferisce Polibio che alla battaglia dell'Adda i tribuni, tenendo presente il modo di combattere dei Galli, distribuirono le aste dei triarì che stavano indietro, a quelli armati di pilo che stavano innanzi; e ciò perchè le spade dei Gall i mal temprate, cadeudo su lle a$Le, si rendessero inservibili ai primi colpi ( I ). Si avrebbe adun(Jue in questo caso un ritorno alla falange. La prima notizia certa dell'impiego del manipolo in guerra risale al tempo della prima guerra punica (2). Sembra però che già ai tempi della spedizione di Pirro, il manipolo presso le popolazioni italiche, epperò anche presso i Romani, fosse considernto siccome riparto tattico (3). È pertanto da ritenere, che il passaggio dalla forma falangitica a quell a manipol.are abbia avuto luogo nel secolo che intercede fra la morte di Camillo e la guerra contro Pirro. Durante questo tempo fecero i Romani parecchie guerre; ma solo un popolo, un territorio solo, poteva. rendere necessaria l'innovazione accennata: i Sanniti e il rael-e loro, in cui sarebbe stato impossibile il mnnovrare con la falange. E nelle guerre sannitiche si ha notizia per la prima volta di marcie e movimenti strategici tal:, che presuppongono oorande mobilil tt nelle truppe, e il necessario corrispondente .. frazionamento della massa (4-). Nè fecero difeuo in quel tempo uom1m ({) l'OL \'D. 2 . 33. I. ti.
12) POLYO.
(Il I llomani sono fra lutte le nazioni i pi ù atti :i ca ngiar costume ed emulare il meglio. Pot rn. G. 23.
261
(3) Por. rn. 18. 28. (4) D1ooo n. 20. 35, etc.; Ln·. 9. 36, e tc.
262
0
SULL ARTE E LA COXDOTfA DELLA G~'ERRA DEI ROllANI
capaci <l! condur~e a t~r~ ine la grande ri forma; basterebbe per questo rJcordare I nomi d1 Q. l?abio Rulliano e di L. Papirio Cursore. Come però siasi procedulo nella medesima, non consta. Dalla descrizione che fa TiLo Livio dell'antica legione, risulterebbe che ciascun manipol o della prima schiera aveva venti fanti leggieri, oltre al grosso di fante ria pesante dei medesimi, che costiluiva l'ordin.an.:a ( I). GJ'interrnlli fra i singoli manipoli degli astati erano eviden.temente solo larghi tanto, quan to occorreva ai fanti leggieri per uscire sulla fron te a stormi e ritirarsi, mentre il grosso di quHsle truppe leggiere si avanzava e si riti rava per le ali. Nella legione invece, quale ci è descrilla da Polibio, sono 11200 fanti Jeggieri che passano allraverso i manipoli (2) . Gl'intervalli pertanto nel corso del tempo si sono considerevolmente allarga ti, e queste alterazioni portano ad ammellere una forma leo0 ionaria antica ' di,·ersa dall'altra . più recente perfezionata. . Quantunque manchi ogni notizia diretta , si ritiene che in quest'ultima fo rma gl'intervalli fos ~ero egua li alla fronte dei manipo li , e_tale supposizione si fonda sull'ordine di battaglia a Zama. Cont rariamente all'usato, in questa ballaglia i manipoli delle tre schiere non era.no disposti a scacch iera, ma si copri vano direttamente, senza • che risulti in alcun modo fossero alterati g'in tervall i. Siccome però con tal~ disposizione il rnolo continuava non interrollo per tulle le tre schrere, cosi Scipione mascherò il suo ordine di baltao-lia collod . ~ ca~ o un ~ anrp?lo di veliti in ciascun intervallo fra gli astati (3); e srccome I veh t1 erano 1200, così si ebbe in prima. linea alternatamente un manipolo di astati ed uno di rei iti di forza eonale ·e 0 ' perciò con ugua le fronte . L'importanza tallica del manipolo nella legione è da taluno con· testata; certo è però, che ai tempi dì Polibio questa era o-rande· la legione si suddivideva nei suoi manipoli per l'istruzione~ per l';ccampamento , per la marcia (4.), per fo rmarsi in ordine di battaglia (15); nel combattiment o poi , manipoli staccati compiono aggi1
ramenti ( 1), e prendono l'iniziativa di movimenti, che hanno influenza decisiva (2). La manovra per venire al combattimento comincia ordinariamente uscendo dal campo e movendo verso il nemico. Il campo era un punto d'appoggio e di rifogio insieme in caso di sconfitta; perciò era sempre saldamente rafforzalo. Disposto con severa distribuzione geometrica, tutte le sue dimensioni erano informate a concetti prestabiliti. La strada del campo, quella che per la porta praetot ia menava verso il nemico, aveva una larghezza di 50 piedi (3), e perchè lo spazio occupato da un soldato di fronte non era che di tre piedi, così per uscire dal campo, i manipoli degli astati e dei principi potevano marciare su quella con 1ouomini di fronte e 8 di profondità; quelli dei triari, che erano di metà forza, colla profondità di quattro·sole righe. Per formarsi in ordine da combattimento, la metà posteriore di ciascun manipolo d'astati e di pri ncipi si spiegava~ fianco della metà an~e.riore; cosicchè ciascuna schièra veniva a risultare della profonch ta di quattro ri~he . L'uscila dal campo avveni \•a probabilmente nel seguente modo: ciascun manipolo che man mano usciva, si univa al corrispondente manipolo di vèli ti, che stavano sulla fronte fuori del c~mpo, e_ciò successi vamente, ftnchè non si fosse ordinata tutta la pnma schiera con dieci manipoli di astati, alternati con dieci di veliti (4). Uscivano dopo i principi coprendosi coi velili, e fi nn! men te i triari ch.e_si c~privano cogli astati. Ciascuna schiera si manteneva alla stab1l1t.a distanza dalla precedente. Al nemico si mostrava la sola prima schiera in linea serrata, dietro la quale le riserve erano pienamente coperte. In quest'ordine si poteva , quando era il caso, continuare la marcia, _finchè_a conveniente distanza dal nemico i veliti si spingevono mnanz1 a stormi cerca~do di molestarlo. Compi uto il loro uffici o, sgombravano la fronte, ritirandosi per gli intervall i che prima occupavano, e raccorrliendosi di e.tro gli astati, o di etro la terza sch iera (5) . Ri1
1
-
o
(I) Lrv. 8. 8. (2J Po r, va. 2. 30; i I. 22.
(3) POLYII. {5. 9. (4-) Por, rn. 6. 24. ·e scg. (5) Por.ve. t . 33; 2. 30, etc .
263
AL TE MPO DELLA RE PU88LICA
(i ) (2) (3) (\ ) (5)
Por.vu. 18. 26. Ln' . 33. 9. ~ LtV. 25. H , etc. P OLYII. 6, 31. POLYD. 6. 35. POLrn. {5. 9.
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AL TElll'O DELLA -ltEPUODLICA
264
SUL!,' ARTE E LA CONDOTTA DELLA GUERRA DEI RO)IANI
maslo libero il campo, gli aslati, sia che assalissero, sia che fosset'o assalili, prima d'impegnarsi dovevano chiudere gl i inlen•alli fra i manipoli, acquistando tra fila e fila sufficiente spazio per l'impiego della spada e del pilo; la quale operazione iniziata dal centro d'ogni manipolo si poteva rapidamente compiere. L'intervento dei principi, quando era necessario, avveniva in un momento già avanzato della lotta, quando per effetto di questa le file degli astati dovevano già essersi diradale; tullavia il combattimento si rinnovava necessariamente con più filla ordinanza. L'.unione delle due schiere poteva farsi in due modi: o ritirandosi gli astati, o avanzandosi i principi. Dovendosi a tal uopo interrompere il combattimenlo, il primo si compieva più faci lmente. Si hanno però anche frequenli esempi del secondo. L'intervenlo dei principi ordinariamenle basta,·a ad assicurare la villoria (·I). Se però era necessario anche il concorso dei lriar1, questo poteva elTeltuarsi o rinforzando la fronte in modo analogo a quella dei principi, o attaccando l'avversario sui fianchi (2). Oltre a questi movimenli nell'interno della legione, T. Livio parla pure di movimenti compiuti da legioni intere, paragonabili alla manovra per scaglioni del presente, e ai passaggi di linea. Dice pure Polihio che la ritirata delle coorli a lento passo è ciò che ha di proprio la battaglia romana . I triari non appartennero all'antica legione; ciò si desume da T. Livio stesso, che assegna quindici manipoli agli asi-ali e quindici ai principi. Vi fu un momento adunque in cui la legione si formava su due sole schiere, e non su tre; anello di congiunzione tra le due forme falangiLica e legionaria. Durante la trasformazione il numero degli armati gravi rimase costante alla cifra di 3000. Colla prima separazione in ischiere se n'ebbero ,J 500 alla prima e 1500 alla seconda, ciascuna delle qual i divisa in ,115 manipoli di iJOO uomini. Il fallo che i triari si accampavano separatamente dal resto della fanteria, serve pure a confermare che essi non appartenevano all'antica legione (3). ( l) 0ION, HAL. 20. 21. (2) Alla batbglia di Zama principi e triari rurono impiegati in rinrorzo delle ali. POLTB. i5. H. (3) P OLYB. 6.
29.
,\
265
È probabile che i triari fossero 600 sin d~ pri.nci.pi.o, ~ che_il l?~o nume1; 0 sia rimasto costante ( 11). Adottato il pnnc1p10 di anz1nn1la, è naturale che si togliessero dalla schiera dei principi, e che questi da 1500 discesi a 900, ricevessero a lor volta in rinforzo tre manipoli degli aslati. Ciò avvenne gradatamente, ed insieme alla costituzione dei triari i si ridusse il numero dei manipoli da ,12 a iJ O, accrescendo la loro 'forza da 1100 a 120 uomini. In tal guisa si giunge con una serie di mutamenti alla forma legionaria descritta da Polibio. Accenna Poli bi o per la prima volta ai triari nella descrizione dei preparativi che precedettero la battaglia di Ecnomo (25? a. C.), e ne parla come già esistessero da lungo tempo (2) . Cosi,. secondo quel che si è detto, la loro costituzione si può collocare ne'. ~uaran_t'anni che corrono tra la fine della seconda guerra sannitica e 1l principio della prima guerra punica, ed è assai probabile che la prima loro origine, come il germe di altre istituzioni, risalga alla guerra contro Pirro. I triari ancora ai tempi di Polibio ·erano armati di asta; è logico pertanto il dedurre, che essi furono istituiti nel primo periodo della legione manipolare, quando cioè lolla la fanteria g~·ave era yrov~ vista di tale arme, che poscia venne sostituita dal pllo per gh astatt e i principi, e rimase invece ai triari, siccome quelli che non ~rano destinati che alla lotta vicina. Il nome di pilani, con cui questi vennero pure chiamati, non deve atlribuirsi all'arme, bensì all'asta (pilum) che portava il vessil'lo. . Ammessa la precedent.e i potesi, la notizia dala da Diomsio, che al tempo della'battaglia di Benevento i Romani combaltessero armati di lunga lancia, ritenuta inverosimile, acquista im-ece fondamento di verità (3). Aggiungeremo ancora che il pilo fu introdotto solo verso la fine della guerra contro Pirro, e se pure fu adoperato du_ranle la ouerra stessa, ne fu armata la sola prima schiera, gli astati, ai qualtspettava di contiouare nell'ufficio assegnato agli armati leggi eri. i.a legione acquistò grande mobilità e attiludine al manovra.re
(i) POLYB. 6. 21.
(2) POLYD. t. 1!6. (3) DIOn. H.u:.. 20. li.
267
SULL'ARTE E LA CONDOTTA DELLA GUERRA DEI ROMANI
AL TEMPO DELLA REf>UllllLICA
solo nel corso della seconda guerra punica. In questa gigantesca guerra, che mise ·a dura prova le forze della repubblica romana, non fu possibile continuare a congedare annualmen te i soldati, come prima si faceva, e fu questo il primo passo nella ·via degli eserciti permanenti ( 1). Non mancava altro perchè i Romani, già buoni, divenissero eccellenti soldati,e appena trovarono in Scipione tal capitano da poter competere con Annibale, l[L loro superiorità sui Cartaginesi non fu più dubbia. Fino alla seconda guerra punica i Romani nelle loro batt;glie si si servirono di preferenza dell'auaeco frontale per isfondare il centro (2). La battaglia di Canne aperse gli occhi a molti, e a Scipione fra i primi. Egl i riconobbe gli errori dei comandanti romani, studiò a fondo senza pregiudizi la tattica degli avversari, e l'avvolgimento per ala, col quale Annibale vinse a Canne, fu per lui esempio che mai ebbe a dimenticare. Assunto il comando, egli dispose sempre la sua truppa in modo da preponderare alle ali (3), sia collocandovi in precedenza le migliori sue truppe, sia facendovi con-Il. correre principi e triarì a sinistra o a destra degli astati, per avvoi! gere il fianco dell'avversario come fece a Zama, e, prima ancora; nelle batlaglie .della penisola iberica (4·). L'esempio dato da Scipione coll'abbandonare la pratica tradizionale ehbe i più salutari effetti sui capitani della repubblica che vennero dopo di lui. Dopo il passaggio dalla falange alla legione manipolar(l, ebbe luogo un'altra radicale riforma nella tattica della fanteria romana. Il fondamento politico della medesima fu la guerra sociale, al termine della quale (a . 89 a. C.) la cittadinanza romana fu estesa a tutti i popoli italici, i quali per questo fatto non costituirono più nell'esercito una parte separata, ma concorsero a costituire le legioni.' Sono not.i i motivi, che si dice abbiano indotto Mario, nella guerra contro i Cimbri, a lasciare la tattica manipolare per quella delle coorti. Siccome però gli scri ttori d'allora tacciono su codesta ri-
forma, così è da ritenere che quesla non sia stata immediata, ma lenta e per gradi, e solo abbia raggiunto il suo compimento sollo Mario. Sostengono alcuni che le prime rnodi(ìcazioni in questo senso risalgono al tempo deiraccennata introduzione dei popoli italici nella legione("). Per questi la coorté aveva avula già lungo tempo prima, e sempre conservata, importanza grande amministrati va e tattica; e siccome essi vennero senza dubbio a costi tuire il contingente di legionari più grosso, così nulla di più naturale che il loro ordinamento per coorti prevalesse su quello schiettamente romaQo per manipoli. Colle coorti si ebbe il vantaggio che la fronte della legione fu più serrata, e la truppa restò meglio soggetta ai propri capi diretti. Diminuì, è vero, la mobilità, ma. si ebbe largo compenso nella ma ggiore abilità. pratica., che per il prolungato servizio le truppe avevano acquistata. È dubbio come fossero disposti i lre manipoli della coorte nell'ordine da combattimento; Ri.i stow sostiene l'uno di fianco all'altro (2), Goler l'uno dietro l'altro (3). La prima ipotesi è più accellabile, e alle p1'ove che si adducono si aggiungerebbe ancora la seguente. Dice PlnLarco, che quando Lucul lo fronteggiava gli armeni presso Tigranocerta, fece passare il fiume alle coorti, le qt1ali a tal uopo presero !;i loro disposizione per manipoli (4). Evidentemente Lucullo si avanzò fino al fiume in ordine da combattimento, per esser pronto contro gli eventuali attacchi della numerosa cavalleria nemica; il guado però non consentiva il passaggio in quell'ordine; perciò le .coorti si ripiegarono per r-iformarsi sull'altra riva. Al principio di convenienti riserve, osservalo con le tre schiere nella legione manipolare , i romani si attennero anche con la coorte, e la separazione per schiere si trova ancora conservata nelle battaglie degli ultimi 60 anni della repubblica, insieme agl'intervalli per gli st.ormeggiatori (5) . La conservazione di queste condizioni
266
1
(i) SISE'.'INA . (l'a{Ji/1. 31. (l) Nullo
praestihtlo militiae tempo·r c, nisi quoà stipenàiOl'U1n . legitimorum essei.
Liv. 23. 25. (2) Poi. YB. i 33; 3. H3; Liv. 22. 47; etc. (3) PoLrn. H. 23; Liv. 28. H. (4) POLYD. i4. $.
Heerwesen unà KriegffJ.Mun(J Ciis<WS p. 3G. ' Ciisa1·s galt. wnd Biii·gerkrieges . Il. p. 2i6. P,LU·r . !Aicull. 27. Cosi a Farsaglia (ben. civ. 3. 89J, a Tapso (beli. a('r. 8:1). In queste due llattaglie Cesare rormò pure una !,• schiera, non però della lunghcna <Lella fronte. i2) (3) (4) (5)
18 -
ANNO XXXI, VOL. li i.
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St;LL\RTE E LA. COND01'TA DELLA Gl:ERRA DEI ROMANI
fondamenta li è la miglior prova, che con l'imp.ieao delle coorti la 1,att1ca . . punto dai principì i11 vigore con0 la fo. rma rnani-' non_ dev1ò p~lare. S1 ebb e però il ''.antaggio, che con le coorti le mi gliori ti uppe poterono essere schierate sulla fronte e le più deboli rimanere a tergo. U~a queslione più filologica che tattica sta nella spiegazione da dar~1 ali' espressione di aè-ies, duplex, triplex, ecc.; inl.e~dendo alcuni una _s~I~ schi~ra di due, tre legioni, ecc.; altri più schiere s~cceden t1s1 I una dietro l'altra. Rustow sostiene questa secon da opi. lllone, e tullo porta a credere eh' ei sia nel Yero (1J). '
m. Considerazioni sull~• strategia dei l\oiuani .
T~e guerr~ sanniti~he, durante le quali , co me s'è vis10, è sorti la ta\t1ca ma'.11pola~e, cos_tituiscono pure in quanto alla strategia un ~rimo per!odo _di s:'olg1mento. L'a ll eanza di varie popolazioni ita1,1c~e con 1 bel~1 cos1 mont_anari del Sannio obbliga i romani ad ope1 are con 1~1agg1ore energia, portando colpi decisivi col mezzo di mosse r~p1de e !)e? d_i1:eue. Le forze militari, che prima dipendev~~o dai :?nsol1 rmn1t1, ebbero d'allora in poi unità di comando, e P_IU eserc1t1 ~~no:rarono ad un tempo su te~tri diversi di .operaz10ne con Uillla di scopo. ·un perio~lo n~~vo co~incia colla seconda guerra punica, nella qual: 11 gemo ~111l1 tare _di Anniba_le_si manifesta in tul.ta la sua pienezza., E alla ~_cuola d, questo s1 forma no i generali romani , che dopo d allora ~1 v_edo~~ operare con maggior sicurezza e informare l_e :oro ~peraz_1on1 a p'.u_ la1.'gh i concetti. Alla rapidit à e precisione ~e1 mov1ment1 strateg1c1 s1 unisce il miglioramento nei servizi cli si_c_nrezza e d'esplorazione; le quali cose tutte concorrono a rendere prn perfetta la condotta della guerra. ({) Op. cit. p . !26.
I, I
AL TEMPO DELLA REP-UBDLJCA
269
Gli ullimi tempi della repnbb lica_fìna lmente costituiscono un terzo periodo, in cu i l'azione strategica spicca meno per nuove basi o nuovi mezzi di guerra, che per il mi glior impiego di quel li già esistenti. I generali romani furon o d'ordinario più. tattici che strategici; essi operavano per soli lo sopra un teatro so lo, con un solo esercito, . contro un solo nemico; lo scontro in tali condizio11i non poteva tàrdare, e all ora interveniva la tattica a regolare il gi usto ·impiego delle forze. Non mancano tutlavia gli annali delle guerre romane d'indicare una serie di abili strategici, che farebbero onore anche ai tempi preseilti, e basti citare i nom: del primo Africano, di Silla, di Sertorio, di Lucullo e di Cesare. Però nel rapporto strategico, l'ufficio dei generali romani era assai più semplice che oggi non sia; perchè colle ampie dimensioni degli eserciti odi ern i, le difficoltà cli condotta della guerra sono notevolmente accresciute. Tali difficoltà si riconoscevano anche allora, e Vegezio dice doversi preferire più eserciti, ad uno solo e grosso ('I); perciò fino agli ultimi tempi della repubblica si_ebbe cura di evitare masse troppo 1rurnerose di armati, il cui insuccesso in batlnglia avrebbe avuto consegnenze gravissime, come appunto venne dimo- . strato dall a baL~aglia di Canne. D'altra parte i Romani preferivano fa qualità. alla quantità, e ciò per il loro modo di comballere, in cui il valore personale era di grande importanza. · Avere truppe sicure e fedeli fu sempre cura principale dei general i romani , e questo spiega il loro contegno di fronte agli ausiliari stranieri, che per le numerose loro defezioni furono sempre traUati con una certa diffidenza, e conservati in numero rislret.to presso le legioni romane. Cesare solo li accrebbe al principio della guerra civile (2), specialmente nella. cavalleri a, e non ebbe a penLirsene, poichè la campagna con tro Petreio ed Afranio in Ispagnà fu deci sa specialmente col mezzo di quèsti ausiliari. La troppa fiducia nelle legioni fu però talora essa pure causa. cli sconfitte, essendosi i generali romani indotti a muovere contro ne-
( 1) V1w. 3. L (2) tJeU. civ. L 39.
270
rnico _abile ed agguerrito, e sovente superiore in forze; ciò avrcnne per disprezzo del nemico stesso, o per negligenza, essendosi trnscurata_la ~n~ssima da Polibio tanto raccomandata, di procacciarsi informaz ,0111 sicure sul!'esercito avvct·sario, e specialmente sul suo co mandante ( I). Pompeo sapeva benissimo c.he la sua fanteria non slava a pari con f!uella di Cesare; pur nondimeno s' indtìsse a combattere a Farsaglia (2). Il console Flaminio ignorava o sprezzava l'alto ralore del suo avversario; e questa fu la causa della rolla da lui tocca la al Trasimeno. ~ei ,~echi tempi della 1·cpubblica i generali romani, per giudicare del nemico e del suo comnndanLc, ven ivano vo lentier.i tosto a batl~glia ~ampal~; però dopo l'infelice riuscita di p3reccì,i di tali espernnenl1, sp_ec1almente nelle guerre contro i Galli e gli Epiroti, usaron o mag~10 r pn1~enz~, cercando in piccoli scontri di provare le forze dell avrersano. lina grossa ricognizione diede or·irrine alla b~tlaglia del ! icin?,_con Ctd s'!niziò in Italia la second a gu~rra pu nica (3); e gli stor1c11·oma111 nferiscono più d'una ricognizione condotta dallo stesso comandan le, come più d'una volta accennano al danno derivante dalla n1ancanza o dall'inesallezza delle infot'ma zioni. ~I servizi o d'esplorazione era fallo ordinariamente dalla cavalleria_; però per lrasmellere notizie .da lontano si usavano pure segnali o fumale . ~osi Cesare presso Durazzo, col mezzo di fu mate, era la ::.·ua, eslesa 1·1nea . .esattamente. mformato delle minaccie cootro . d1 c1rconvallaz1one (,i} Sollo questo aspollo sono interess~ n·t· · a,. d . d . . . " .1 1 ra., guagtJ at1 a alcun, scnttor, sull' impiego in auerra di piccioni m _ . d. d . . ( ) o es saggen o I ron mi 5 .
.
~!l_le..ca1?pagn? fuo ri d'Italia si_ eb bero per tali servizi a superare ma 00 1011 d1 ffìcolla, causale dalle 11nperfelle nozioni ncreoarafiche ed o , etnog_ra fi1che e1 allora. Cesare non potendo per informazion i avere sufficiente conoscenza della Britannia, si decise a riconoscerla e«Ji sle5w con due legioni (6), alle quali ten ne poscia dielro 1uµo (I)
AL TEMPO DELLA fiRPU1JBLlC1\
SULL'ARTE E LA CONDOTTA DELLA Gt:ERRA DE! RO)IAN I
l'esercito. L'impresa di Scipione contro Cartagena fu studiata a fon do in precedenza, e con ragione Polibio ne cila il piano d'operazioni come modello. Benchè il nemico fosse diviso, Scipione non poleYa assa lirne una pnrte, senza pericolo che fosse questa tosto rinforzala dalle altre; pensò egli adnnque d'impadron irsi con un colpo di mano della base dell'arrersario, dalla quale le Ire parti in cui !;esercito nem ico era diviso, distavano almeno dieci giomate di marcia. Durante l'inverno attese a racc.ogliere ioform:izioni d'ogni natura sulla situaz ione, le opere di difesa, la guarni gione e In popolazione della ci ttà, che conteneva tulle le provvislo, la cassa di guerra e gli ostaggi spagnuoli. li tempo per la marcia fu esallnmente calcolato, tulle le disposizion i prese, perchè si effellnasse con ce lerità e segretezza . Scipione in quest'impresa ebbe un solo confidente: Lelio, il quale doveva assalire la citt à per mare mentre egli stesso l' assaliva per terrn . Quanlo i Romani temessero le indi screzioni del qunrtiere general e, si rileva da mo lti passi dei classici. Po li bio no ta che il segrelo è la prima condizione di riuscita in un' impresa ,e di ciò loda nssai Scipione ('I ). Nella campa gna cont ro Sertori o, Metello interrogato su quel che farebbe l'indomani, rispo:;e che arderebbe la sua tunica se questa lo sapesse (2) . C0ntro le spie si usava un procedimento sommario. I Numidi sorpresi nel cali1po presso Cnpua furono nagellati e rin ria li ad Anni bale con le mani mozze (3). Scip ione prima della ballaglia di Zama, arando grandissima fiducia nella villoria , si contenne altrimenti; non solo non punì gli emissari di }\nn ibale, ma fe' anzi loro vedere ogni cosa senza riguardi, incaricandone un tribuno, e po:;cin li congedò regalandol i e provvedendoli di guide . Che presso i Romani stessi il sistema d'informazioni fosse accurato, il frequente menzionare che è fallo degli spentlatol'es lo proverebbè(4} I disertori erano bene accetti quando gli esploratori non erano in grado di dare notizie del nemico. La celerilii nelle opernzioni è sempre stata il mezzo principale
PoLrn. 3. 81.
(2) r..us. JJell. civ. 3. SG. (3) PoL1·u. 3. 67; Liv. 2l. 1,6. (4l r." Es. Bel!. civ. 3. 65.
(5) P1.1x. llist. 11at. 10. 31. 110; Fnoxm,. 3. l 3. (6) C,11,:,;. Rell. {!Citi. 4. 20.
271
(I) POLYO.
0. 1.3;
·10.
(2) Fno:-.TI N. i . .f. (3) L1Y. 26. 12. (&) LtY. 2i. 15; :!S.
0.
t; SAL1.rsT. Beli. ju(l11rlh. 10 1: etc.
27'.2
Sl.iLL' ARTE E LA CONDOTTA DELLA GUERRA . DEl RO~!ANl
per impedire che il nemico ne venisse a cognizione; all'appl icaiione di colale mass ima devonsi ascrivere i principali successi dei migliori generali romani. Ma per operare con celerità occorrono soldati rolli all'esercizio del marciare. Ciò è quanto avviene ancora oggi, quantunque i mezzi di trasporto sieno tanto cresciuti. Non è esalta l'idea che le strade militari romane fossero egualmente buone e solide che le moderne; ond'.è che l'altitudine delle truppe all a marcia doveva essere necessa1:ia111ente tenuta in maggior conto, e crescere con l'estensione data alle operazioni mili tari. Infatti lo sviluppo sensibi le cli codesta qualità, dalla quale dipende in gnin parte la riputazione d'un generale, si manifesta specialmente nella seconda guerra punica. Al fine di avere le truppe racco! te, l'esercito ordinariamente marciava in nmt sola colonna , oppure, consentendolo il terreno, in più colonne parallele (,1 ). L'estensione del Leatro d'op~razioni, e la necessità di.far fronte ad un tempo a più nemici, obbligarono talvolta Cesare a lasciare questa norma, e separare le sue truppe; però nei momenti decisivi queste ven ivano raccolt~. Come rnarcie speciali sono da accennare quelle in fo rma difens iva (a,qmine quadrato), e le marcie di fianco, di cui non sono rari gli esempi. Le marcie noLLurne usavansi solo quando l.raLtavasi d'imboscate o sorprese, ed anche in simili casi le truppe si mellevano in marcia dopo la roezzanotle (2 ). · Molti generali romani .non si peritarono cli passar tosto dalla marcia al combatLimento, come fece talvolta Cesare; altri invece pii! prudenti, com~ P. Emi lio, stavano saldi alla regola di non arrischiare la lotta con truppe affaticale. L'eccessiva precauzione in questo senso nocque a L. Furio accorso per liberare Cremona stretta dai Galli; al suo giungere erano questi tutti sbandali, ed avrej)be potuto perciò avere di loro far.i le :villoria; ei volle invece aLLendere l'indomani , e vinse, ma subendo gravi perdile (3). Le cittit e i luoghi fortificati sulla li nea d'operazione dovevano
(i ) POLYB. 6. 39; CAES. Bell. gall. 2. 19. L'uno e l'allro però accennano solo a movimenti fatti per legioni. Ogn i legione era segu il a dal proprio J)agagl io. (2) C,\1::5. Beli. g(ill. 5. 46. Ln·. 3~. i4, etc. (3) LII', 31. 2L
;\I,
2.13
TEMPO DEI.LA REPl.iBBLICA
essere occupati, per assicurare le comunicazioni colla base (I_), che si riteneva per cosa pericolosa l'abbandona~·e, anche q_uando si _fosse trattato cli separare il nemico dalla sua. E notevole m propos'.lo la se~tenza che Plularco attribuisce a Rertorio: « co.nviene al capitano guard,lre piullosto dietro che dinanzi a sè {> (2) : . , Il terreno per il campo era scelto con cura, sia perche, r~fl~rz~to com'era, serviva d'appoggio nelle operazioni, sia perchè s1 nch1edeva vir-ino ad esso comodità d'acqu.a, di foraggi e di legna. Le alLurnerano preferite per il vantaggio che s'avevanell'uscir~da~c~mp~ contro il nemico, locchè viene altestato in molte espress1on1, mcm il concetto dell' uscire, e dello schierarsi per combatere, è collegato con quello del discendere (3}. Quando l'acqua faceva dife tto , la si tra$portava in otri, o si scanvano pozzi (4) . . . . I fiumi non furono mai tenuti quale impedi mento seno; m generale si preferiv~~ il passaggio su ponti; si utiliz~~va~o ?erò i guadi, e di rado si fece ricorso al tragitto su barche (o) Cosi Cesare_non ritenne codesto modo di passare il Reno nè sicuro,, nè conve~1ent~ alla dignità del popolo romàno (6). La r(lpidiHt con la quale I P?nt'. veni vano coslrui~i, faceva grandi ssima impressione sulle popolaz1on 1 barbare· così avvenne quando Cesare contro gli Elvezi in un giorno giLtò un,po~le sulLharis e lo .passò, m~nlr:ess i con granc~issi1n::t fatica vi erano appena riuscili in venti g1orn1 (7). Il ponte d1 ca_vallett.i sul Reno richiese naturalmente maggior tempo, e fu compiuto la prima volta in dieci giqrni , la seconda volta ~lquant~ p_iùp1:esto (8). Gli ausilìarì erano d'ordinario buon i nuotatori; alcum di essi non entravano in campagna senza esser provvisli di un otre, che nel passaaaio dei fiumi era loro di grande giovamento (9) . . ~{' Romani abituati alla lotta in c;mpo· aperto (pngna stabilis), e alla forma serrat::t, non amavano molto il terreno montuoso o palu(I) CAES. Bell. yall. 1. H.
(2) PuJT. Sei'to;·. iS. {3) Liv. 3. 62, miWes ·i n acieni <leducel'e; 7. !!,, (4) SA LLUST . Bell . jiig•wlh. 75. 91; Liv. 41, . 33. (5) C.rns. Belt. civ. 3. 30; Beli. gan. i. 5S . (6) CA1;:S. Beli. g<tll. 4,. ù . {7) CAES. Bell. ya.ll . L 13, (8) CAES. Beli. gall. •·· 18 . (9) CABS. Bell. c'iv. i. !,8. LII'. 21. 27.
t
1 a.li, cei·ta.men (lescenc.ere; e c.
274
doso, nè le ~o reste; potendo, ne evitavano le difficoltà; non potendo, ~ercav~~o di superarle con l'usata tenacia ed abilità . Con prontezza mcred1b1le, nella campagna contro i Morini e i Menapi, i soldati di Cesare apersero una strada attraverso alle fo reste, fi ancheggiandola con abbattute, per coprire i fianchi della truppa che dove,,a percorrerla (1 ). . Guidati da quel sen timento mili tare loro proprio, i Romani non 1st~llero '.nollo incerti sulla preferenza da dare all a difensiva oppure al~ offensiva, e semprechè poter~no , si attennero alla seconda, meg~10 consonante con l'energia nel maneggio degli affari, che secondo Cicerone era la terza dell e virtù di un capitano (2). Certo non mancarono momenti in cui la difensiva fu imposta dalla situazione stessa, c?me avvenne contro Annibale; ma non appen a fn loro concesso, ritornarono tosto all'offensiva. Nel corso dell e vittorie di Cesare avvengono delle soste, ma Gergovia con Alesia, · Durazzo con Farsa- · glia sono compen sate ad usura. I generali romani erano consci del g'.·ande effe~lo morale dell 'offensiva sull'animo delle truppe; queste vi erano abituate e la desi deravano ; ·perciò non rich iedeva talora min?r energia lo stare su.lla difensiYa; come mostra l'esemp io di Fabio, che, per durare nel suo sistema, ebbe mollo a soffrire della. resistenza passiva incontrala nel suo esercito ste%o (3) . K el trallare gli affari della guerra, si corre pericolo di esage1:are il valor~ delle ~r~pri~ forze, e per molli dei generali romani vale quel che dice Pol1b10 der Romani stessi in genrrale; cioè, che credono di. poter venire a capo di tulle le difficoltà che loro si presentano (4,). · Codesto eccesso di fìd ùcia, di fronte a nem ico di vaglia, può esser can:a d_i gravissimi danni; .e infatti a nessuna altra causa si potrebbero at.1.nbuJre le sconfìtle alla Trebbia e al Trasimeno. Cesare invece, quantunque indotlo per la stessa ragione ad operare con energia, pure prefèriva talora cedere in qualche cosa al nem ico, anzichè mettere in giuoco le vite dei suoi soldati per causa di poco mo mento (5). (¾J C.AES. Bett. gall. 3. 2S. (2) C1c.
AL TEMPO DELU IlEPUBBLJCA
SULL'AR1'E E LA CO:'\D01'TA DELLA GUERRA DEI RO~fANl
De im11. Cn. Pomp. H: 29.
Secondo le viste od ierne, l'enerJia con la quale si conduce l'al · tacco, deve continuare ancora neli'inseguimenlo. Ora quant unque Plutarco faccia dire a Coriolano, che« il vincitore non sente la stanchezza» (1), pur tuttavia in Lulla la storia militare dell a repubblica romana non si trorn quasi nessun caso d'inseguimento spinto agli estremi. Una sola vol ta è detto in Ces11re, dm i cavalieri continuarono il macello fì nchè i cavalli furnno slanch i dall 'inseguire, e le braceia dal menar col pi (2). Codesto apparente difetto d'energia è forse dovuto al modo di combaltered'allora, pel quale le battagli e erano decisive, e le perdite del Yi nto tanto sensibili , da rendere in molli cas i superfluo l'inseguimento . Gli acr-ampamenti. i quali mentre servi,·ano di rifugio al vinto , ofirirnno nel tempo stesso al vincitore speranza di ricco bollino , costit uivano ordinariamente il limi.Le dell'i nseguimento; coll'ollrepa,;sarli; si correva. pericolo di perdere la preda. Così i Romani a Cinocefala, di l'i Lorno dnll'inseguimento, trovarono gl i Etol, nel campo macedone già intenti al bollino (3). P. Emilio a Pidna insegue i Macedon i per420 s1adi(chilometri 22 ½ ); Lucu llo a Tigranocerta insegue per eguale spazio gl i Armeni; An tonio insegue i Parti per 150 stadì ( ch ilometri 27) (.1,), e sono questi gli esempi dei più prolungali inseguimenti. I risult ati della baHaglia di Farsagl ia furoni, grand i appunto perchè Cesare riuscì a trauenere i suoi dal far bottin o, e con una marcia di sei migl ia romane (chilometri 9) costri nse più di ventimil a pompeiani alla resa (5). Le ba1taglie erano comln1l.lute in vicinanz~ degli accampa-menti, o di luoghi fo rtificati ; perr.iò acl un insuccesso raramenle tenevano dietro grandi ritirate ; tullaYia quando occorreYa, il generale prov· vedeva alla raccolta. delle truppe sopra una stra da militare, e pro· curava di frapporre tra sè e il nemico il più grande spazio possibile. Abilissime su tale proposito furono le disposizion i di Ce$are dopo la sconfitta di Durazzo. Al principiar della notle partirono in silenzio i malati , i feriti e i bagagli protelli da una legione, con ordi ne di non soffermarsi per via; yerso tre ore di notte seguì il grosso clell'eser1
(1 )
P1,ur. CO?·iol.
!,.
(il) CAB5. Beli.. ga!L. $. 29.
(3) L I\'. 22. !2.
(3) PoL YO. ·18.
3i. (5) CAES. Beli. gall. 6. 3,.
(4.) PtU T. Aem. Paul. 2·2; Anton. 39; APP ! Al'i. Mithriil. S5. (5) CH:,. Bel/.. civ. 3. 97.
(4) PoL YD. i.
275
2i
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I
cito, uscendo dngli accarnpnmenti per diverse porle ad un tempo. Cesare stesso con due legioni rimase indietro, e quando credeLte che il corpo principale avesse guadagnalo sufficiente spazio, fece dare il segnale della levata del campo, e tosto si pose in marcia . Così mentre da un lato non derogava da nessuno degli usi di guerra, dall 'altro conseguiva lo scopo, che Pompeo conoscesse il più tardi possibile la sua partenza (1) . Al dire di .Pofib io, i Romani facevano guerra nobilmente, e combattevano il nemico in campo nperto; il che non to()'lie che i loro migliori g~nerali ritenessero indispensabile ingannai~ il nemico (2); e con rng,one Sertorio è lodato da Plutarco siccome maestro d' astuzie. Cnrbone poi, avendo a C0mbattere contro Silla, disse ch'egli aveva a fare con una volpe e un leone insieme riuuiti (3). L'alterare le dimensioni normali del campo, ben note al nemico, fu mezzo frequentemente adoperato, e con successo, per far supporre maoaiore o minor quantità di truppe; col non alterarle punto, ollenne l~~ Ne~·one di tener celato al nemico il suo arrivo a Sena Gall ica. Per questo mtento i soldnti di Livio avevano accolto nelle loro tende i nuovi arrivali (4,ì. . Le attribuzion i del legato erar..o all'atto diverse d~ quelle del capitano , e Cesare stesso le stabiliva dicendo, che quegli opera secondo gli ordini e le istruzioni ricevute, questi di sua iniziativa e secondo il proprio giudizio (5) . Era tuLl.nvia lasciala al legato una certa larghezza d'azione, specialmente quando operava separatamente, e, come talora avvenne, con forze considerevoli. ~egli ordini ed istruzioni che dava, Cesare non entrava mai nei particolari d' es_ecuzione, se non quando le circostanze ciò esigevano. Prima dell 'assalto di GerJovia rammentò egli ai comandanti di legione che tenessero racr.olle le truppe, affinchè non fossero queste trascinale dall'ardore della lolla , o dall'avidità dal bottino; fe' loro rilevare le diffìcollit del terreno, la natura del combattimento che si doveva imprender·e, e la necessità di operare con celerità (6!. li (l )
AL TEMPO DELLA REPUBBLICA
SULL ARTE B LA CONDOTTA DELLA GUERfiA DE! RO)IANl
Cws. Bell. civ.
senno pratico e!'intellig~nztt del soldato, associali a grande disciplinatezza, alleggerivano sommamente ai capi le difftcol là del comando . Gli ordini erano brevi e precisi, ed erano pure· con pron tezza e precisione eseguiti. Gran meri lo si acquistò in ciò. P. Emilio nella campagna macedone co lle sue pre5crizioni sul marciare ordina Lo e silenzioso, e sul muovere al solo segnale od ordine del comandante. Come le istruzioni date a voce non erano da lutti intese, v'era chi face·,a più , e chi meno di quanto veniva ordinato; così n~sceva tal romore che il nemico veniva a conù5cere assa i prima del tempo di che si trullava. Per questo volle P. Emil io che cia$cun e,omandanle di legione impartisse gerarchica mento gli ordin i, fìnch è questi fos:;el'o perve1rnti a colo1·0 ch'erano nelle file (·I ). . Al princip io della conservazione dell e truppe, e del 101:0 '.'innovamento, sovente i genernli romani sacrifìcarono la rapidità de lle operazioni. Nei primi tempi del la repubblica l'esercito si scioglieva al finir della state, e la campagna era r ipre:;a a primavera con nuove legioni. Più tardi le truppe si riti1:,no110 ai quartieri cl'inverno; pe1:ò Cesare deviò pure sovent~ da questa regola , e per buone rag1on1 . Ciò foce egli ùell'inverno dell'anno 5 1-152 a. C., per soffocare nel suo germe lo spirito di ribellione dei Gal li, ed evitare s.rossa guerra nella state successiva (2) . Però durante la buona st(lg1one non lasciava le truppe in ozio; se non v'era nulla da fare, le· traslocava. Grande importanza era attrib uita alla rapidità dei r iforn imenti; con qu~sla si dava agli stranieri alta idea del la potenza romana, e si mostrava loro, che a qua lunque insuccesso in guerra si poteva im· mediatamen te rip1rare. Così Cesare, prima ancora cli entrare in campagna, J}l'l>VVide con Ire nuove legion i alla perdi ta delle quindici coorti dislrn lte dngli Eburoni ai qunrtieri d'inverno (3) . · La condotta della guerrn non suuì nrni tanLo l'int1uenz.a della po· litica quanto in Roma, doYe ordi narinmenle il ge nerale era inpari tempo uomo di stato. CoJesta doppia qualità n1o l essere annoverata fra le cause elle determinarono in quel tempo la. cre,,cenle grandezza. romana.
3 75.
(2) POLY H. i3. 3.
(3) PtuT. Sei·tor. iO; Snlla 28. (t,) Liv. 2i. 46.
Beli. civ. 3. 51. (6) _ CAES: Bell. ~all. 7. t,5. Pèr lo sbarco in Britannià (liede pur<) istrnzioni si1eciali ai legat.1 e a1 tnb1rn1. Bell. gall 1,. 23. (5) CAES.
2.71
(! ) Liv. 44 . 33. (2) CAES. (3) CAES,
BeU. gall. S. !. Beli. gall. 6. i ;
a.
2},
2ì8
St:r,L'ARTE E f..\ COXDOTTA DELL.\ G[ERRA DEI RO llAX!
Il primo Afric:rno, Serlo rio, Silla e Cesarn furono m::i eslri tan to · nell'arte di governare, quanto in quella di dirigere gli eserciti, e l'llltimo specialmente faceva procedere di pari passo la condoua della guerra e la diplomazia. L'i mportanza poli tica dei generali romani spiccava specialmente riella facoltà di conchiudere lr::: tlal.i di ogni specie, che il senato ed il popolo mai non sconfessavano, salvo che fossero incompatibili con l'onore di Roma. L'autoritù politica e mi litare, raccolta in un a. sola per$ona , contribuiva ad accrescere i mezzi d'azi one, e fo ci litava i rifornim enti d'ogni genere . Aggiungasi per ultimo che il gene1aie romano era non solamente uomo politico, giudice ecl oratore; esso era ancora sacerdote, e come ta le, a lu i spetla·Ya l'intiero commercio con gli dei, ne indagaYa la volon'u1, e pronedeva oi sacrifici ( I ). Codesto suo carat tere concorrern ad accrescerne la mil itare autoritil, per la quale ragione, se anche fosse stato indilferente, non gli sarebbe stato lecito mostrarsi ta le.
IV. Cons1d c 1•azioni sulla ca, ·a llcrla e il suo Impiego in ca1111>ngn a.
La superiorità grande dei Romani sui Cartaginesi neila guerra terrestre è da Polibioatlrihui ta al foll o, che mentre ques ti trascuravnno la fan teria, dedicando ogn i loro cura alla cavall eria, quelli inrnce, dell'una e dell'altra egualmente si occupavano. Egl i però ammette che la ca ,·alleria rom ana fosse inferiore alla cartaginese, e, malgrado l'opini one su espressa, insegna esser meglio in guerra possedere la metà fan Li, ed essere assolutamen te superiori nel la caralleria, che comhnttere aYendo ogni cosa eguale col nemico (2) . ( () Oè'\OSA:rn. 5. iO. (2) Pot rn. 3. I 16; 6. 52.
AL TE1!1'0 DELLA REPt.:BBLICA
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La cavalleria di quei tempi non .soddisfaceva al certo alle condizioni che oggi si richiedono in quest'arma, e invano si cercherebbero nella storia romana gesta paragonabili a quelle compiute dalla medesima so tLo Napoleone I; oltre a ciò parrebbe che al carattere romano fa cessero difetto le speciali propl'ietà di quest'arma, o almeno !'altitudine a servirsene; ond'è che la storia mili tare romana si può quasi considerare siccome la storia della legione. Primo fra coloro che possedevano le migliori disposizioni per essere buon comandante di cavallerin, secondo le viste ocli eme, Ju certo ~I. Antonio. A corpo robusto e agile, aggiungeva rapidità di concetto e carattere carnlleresco, ilare e franco . Già da giovane si era brillantemente segn::liato in Egi LLo in aiuto del re Tolomeo Au Jele. Come co mandante della cavall eria di A. Gabinio, precedette e"li l'esercito, con la rapida conquista di Pelusio gli assicurò un s;ldo punto d'appoggio per le successive operazioni, e nelle battagl ie principal i decise quasi sempre della yiuoria , aggirando il nemico e colpendolo da tergo (,.I ). Il suo genio militare si sviluppò nella sua pienezza solo dopo la morte di Cesare. l\~llaguerra civile, a Filippi, e nella campagna contro i Parti, ebbe egli sempre cura di raccogliere allorno a sè, num erosa ed ab ile cavalleria, che seppe adoperare con successo. Del suo ardimento fan fede ancora ne'suoi ultimi anni fa presa di IoOO cavalieri di Servilio, alla les(a di soli 400 de'suoi, e la sortita da Alessandria contro le forze assai preponderanti di Ottaviano (2). Fra i comandanti di cavalleria anteriori, M. Claudio ~l arcello molto si ani cinava ad Antonio; lo scontro presso Clastidium, in cui con pochissimeforze disLrnsse diecimila Galli, ecl uccise di sna mano il comandante avversario, è fatto unico nella storia romana, e Plutarco assicura che mai, nè prima nè dopo, cavalleria in eguale situazione abbia battuta così numerosa massa di fanteria e cava lleria insieme (3). La.« spada di Roma » rin1ase viLLima dolorosamente rimpianta di codesta pronunciala tendenza per l'azione personale> e Polibio dalla morte di 11arcello trae occasione per avvertire, (I) Ptu-r . Anton. 3. (~) APPIAX . /Jell. ci v. 5. 58; Pl.UT. A>lt,m. 7I.
(3J PtuT . .llarccll. 6. i.
SULL'ARTE E LA CO:'i DOTTA DELLA GUERRA DEI RO)fA:'il
AL TEMPO DE LLA REPl.iBBLICA
come il comandante in capo non debba partecipare a tutte le scaramucc ie ('I). I Romani acquistarono il concetto ch iaro e preciso dell'impiego della cava lleria sollanlo nel tempo della seconda guerra punica , che costituisce in generale un momen to storico importantissimo per lo svo.lgimenlo della taltica e della strategia. Già prima d'allorà la carnlleria romana si era moslrala vnlente; le mancò però sempre J"arle del manovrare, supplendo a tale difetto ~ol valore personale; la stabilis piig ita della fanteria rimase sempre per essa l'ideale deila lotta (2) . Da questo modo .di concepire l'ufficio della cavalleria, il quale si ripete ancora nel medio.eYo, si deduce la ragione per cui sovente la cavalleria romana, e in modo specinle quella ci ttadina, smontò per combaltere a piedi (3). Sembra che p:wLicolari contingenti dei popoli italici alleati fossero più mobili, e sopra tutti la cavalleria campana, che ave1•a gii.l prestato eccellenti servigi. nelle guerre sann itiche, e poscia cooperò attivamen te sotto Capua alla cé.duta di Annibale. Certo è ad ogni modo, che per le ricognizioni la cavalleria degl i alleati era preferita. Ma la cavalleria romana, ed italica insieme non potevano competere contro quella di Annibale preponderante di numero e abilmente condolla; perciò si videro co stretti i generali romani nel corso dalla seconda guerra punica a cercare rinforzi fuori d'Italia. Codesto elemento straniero ru raccolto dal primo Scipione Africano in gran copia, e concor~e efficacemente a far decidere in favore di Roma la gigan te:Sca lolla fra le due rivali del mediterraneo; infatti la vittoria di Zama si dovette all'attacco della cavall eria romana, italica e numida' insieme, alle spalle della fanteria di Annibale che tenacemente resistarn (4,} . .L'introduzione della cavalleria straniera ausi liaria diede origine alla decadenza della cavalleria romano-itali ca; la quale lentamente, ma grada tamente andò scemando nella sua mili tare importanza,
finchè venne del tutto da quella sostituita. L'esenzione da codesto servizio per parte dei cittadini romani non fu però legale, ma solo sanzionala dall'uso, e pare che sia incominciata nel tempo in cui venne estesa la cittadinanza a tutta Italia. Non è presumibile che risalga a tempo più remoto, perchè consideran do cbe nella guerra sociale, per difetto di soldati, si doYet.Lero int1:odurre nell'esercito gli schiavi li berati (11), non po Leva certamente essere, che la cavalleria romana fosse dispensata dal prestare il suo servizio in campaana. • n E stato da mol ti supposto che, con la decadenza della cavalleria romana, sia pure andato in disuso l'impiego della cavalleria legionaria; ma ciò è forge ammissibile per il solo esercito di Cesare. Dall'anno i:>6 a. C. in poi i commentari accennano a riparli particolari di cavalleria arruolata. Da un passo di Appiano risulta, che la cavl;\lleria legionaria esisteva nell'esercito di Pompeo, o quando lo stesso storico riferisce di Lucullo,,che si avanzò contro Tigrane con due legioni e cinquecento caYalieri, il num ero stesso indi cherebbe traLLarsi di cavalleria legionaria (2). È pertanto da ritenere piuttosto, che la cavalleria legionaria abbia continuato ad esistere, anzichè sia i·ivissula verso la fi ne della repubblica. Ciò non esclude, che in qualche caso lo stretto vincolo fra le due armi principali possa essere temporaneamenle mancat0, come appun to pare sia avvenuto nella prima campagna di Ceso re nelle Gallie. Prima della sec.onda guerra punica in tulio l'esercito romano ed italic.o si aveva un cnvaliere per ogni dieci fanti (3) , rapporto che con l'aggi unl.a degli ansi! iari andò poscia soggetto a fluttuazioni dipendenti, non tanto dai bisogni momentanei, quanto dall'at.titudine degli ·ausiliari stessi. Al tempo delle guerre ci vili si osserva bensì l'impiego di grandi masse di cavalleria, le proporzioni però non si alterano, essendo pure cresciuta la forza della fanteria. La sproporzione piu grande, per quanto ci consta, si manifestò alla battaglia di Zama, dove da parte romana combatterono 30 mila fa nti e 7 mila cavalli (4.).
~80
(t) Po~Ya. 10. 32. • Ache sarà buono.un capitano che non riflette dover il duee supremo t enersi lontano dai cimenti parziali, nei quali non si decide del tt1tto?. APPIANO (bell. Hannib. 50) soggiunge che Annibale solformatosi presso al corpo di illarcello, e veggelldo tutte le ferite nella parte davanti, il loclasse come sold-ito, ma biasimasse come capitano. (2) DIONYS. HAL. 20.
2.
(3) .Liv. 2. 20; 3. 62; etc. (4) POLYD. !5. H;
Ltv. 30. 35.
(i) Liv. Bpit. 74: libe1'tini tmn p;-i-mmn militare coepel'tmt. (2) APPIAN. JJelt. ci-v . 2. 49; .mthrid. 84.
(3) FniiHLIC Die Bedeutimg des Il p1m. Kriegs, pag. 5. (4) FROHUC Op. ciC. pag. 8··15. .
282
SULL'ARTE E LA CONDOTTA DELl, A GUERRA DEI n o~tANI
Nelle guerre contro Filippo, i Romani, comp resi gli Etoli, erano superiori in cavalleria ai 1facedoni; nella guerra sociale l'esercito di Sesto Cesare era di 30 mila fanti e 5 mila cavalli ; Silla mosse dal Pire~ verso Brindisi con 84 mila fanti e 6 mila cavalli ( I ); nella guerrn di Spagna Cesare era decisamente superiore ad Afranio e P_etreio; P?mpe? invece Farsaglia era superiore a Cesare, potendo disporre di 7 mila cavalli. Xelle ultime sue battaglie presso )lu nda, Cesa_re operò con 9 mila cavalli (2). Antonio nella guerra contro i P~rl1 aveva 60 mila fanti e IO mila cavall i non compresi oli aiuti as1a~ici (3) . A Filipp i :33 mila ca mlii, si fronteggiarono: zO"mila da par le degli uccisori di Cesare, 13 miht da quella de' si'wi 1,inùici. ~e legi?ni dell~ d~,e ?arti .comprendevano una forza di poco infe n ore ai 200 mila fanti; cos1cche la forza della. cavalleria non era punto ano rmale (4,). . La posi~ion,e della ca valieri a . nel!'ordine.di ba Ltagl ia era _per solito alle ali, cl onde aveva maggio re comodità di spiegarsi e avvolgere l'avversario per colpirlo ai fianchi. Vi sono però alcune rnre e~cezioni ~rodolte in gen~raledallecondizioni topografiche del campo di baltagha. A Farsaglrn. Pompeo racco lse tulla la sua ca,,alleria sull'a la sinislra, perchè la destra era appoggiala ad un rivo. Cesare pure presso Uzita dispose la sua cavalleria a sinistra, avendo la destra appoggiala a trinceramenti (5). Non era usata la disposizione della cavalleria dinanzi o dietro le legioni, se non fosse stato per ing::rnnare o sorprendere. ('avversario. Cosi Pompeo contro gli Albani facendo prontamente r1t1rare la: cavalleria per "li inLervalli della r:·onte, li :ssalì, prontamen.te e li d!sfece (6) . ~ella campagna delI anno 200 a. C. avvenne il contran o; i Romani, imitando l'ordine di b.auagl~a dei nemi~i, lasciarono larghi in tervalli sulla fron te, per 1 quali la caYalleria, pre1·enendo l'avversario, s'avanzò caricando (7).
a
{l) .\ l'l' JA:-.. Bett. civ. 1. 45; I. 79. (2) CAES. Beli. civ. 1. 61; 3. I; HeU. ltisp. 30. (3) PL U1'. AMon. 3i. (4) APl'IAN.
Bell. civ. 4. SS;
4.
JOS.
283 Ritengono alcuni che la cavalleria romana non fosse in oO'rado di operare con molla attiv ità sttl campo di battnglia, opinione che parrebbe avvalorata da 1111 passo dei commentarì, in cui si affermerebbe in certo qual modo la superiorità. del fante sul cavaliere (,I ); non è però men vero, che al ~ernpo della guerra civile la cavalleria lottò con successo anchè cont.ro legioni 1·i,enute fino allora per insuperabili. Nella ritirala di Afranio e Petreio in Ispagna, la cavalleria di ì.esare sopraffece continuamente la retroguardia, e in alcuni fatti d'anni avvenuti durante l'insegu imento parrebbe che sia penetrala sino alle legioni, essendo faLto cenno della perdita di alcuni centurioni e della confusione arrecala, cosi grande, da convertire laritirala in fuga (z). Quanto alla cavalleria romano-italica e straniera ausiliaria, numerosi sono i successi registrali dagli storici, e già. si è accennato più innanzi alla splenrl ida vittoria di 1Iarcello a Clastidium, come pure all'attacco decisivo della cavalleria a. Zama. Scipione aveva giù, del resto, nelle sue gitcrre in Ispagna provvisto alla buona condolla di quest'arma, ed aYeva trovato nel suo amico Lelio la per:;ona adal.la . Così, fra le varie imprese compiute, dirigendo la s11a truppa ahi lme11tc per terreno collinoso, ques ti gi Lrnse ad avvolgere e sbaragliare gli Ispani comandati da Indi bile, che si era staccato dai Romani (3). Oltre Zama si hanno ancora allre gra ndi battaglie nelle qual i la cavalleria contribuì molto alla villoria. PressL1 Magnesia la caYailèria di ELLmene, ba.lluta. la sinistra di Antioco , si slanciò in parte contro il centro, e portò lo scompi_g-lio nella falange, sì che venne poscia facilmente rotta dalle leg ioni (4) . La lotta teJTibile contro i Galli per la liberazione di Alesia fu decisa da ll'aggiramento della cavalleria di Cesare, che fece dei Galli sa nguinoso macello, essendosi questi volti in fuga, appena mostrossi quella alle loro spalle (5). Al. TEMP O DELl, A REPUUBLICA
( i) CAE$. llell. hisp. W: <11111ni e111~es acl 1U111ica11dmn mm pedi/e còngre,titur, ne,-
quaqtuwl pai· habetu,·. (2) C.us. Bell. civ. I. SO.
(5) C..r;$. flell. civ. 3. SS; llP.lt. a.Ji'ic. GO.
(3) POLYD. Il. 33; I.IV . 28. 33.
(6) DI CJ. CAS,. 37. i. (i ) ·Liv. 29. 2
{4) Liv. 37.
a.
(5/ C.,ES. llell. gall. 7. Si. {9 -
A:-:!'iO XXll, • \'OL. Ili,
SULL'ARTE E LA CONDOTTA DEl,LA GUERRA DEI ll.OìllANI .
Degna cli nota è la liberazione di un esercito romano chiuso ne.Ile montagne dai Liguri, compiuto da 800 numidi, che, superati i posti nemici, costrinsero questi ad abbandonare le loro posizion i {'1 }. La cavalleria romano-ital ica riuscì sovente a rompere masse in- · tali.e di fanteria, come, ad esempio, la legione linteata sannitica presso Aquil onia (293 a. C.) , i Boi presso .Modena (193 a. C.), gli Ispani (180 a. C.), i Lignri ('173 a. C.) (.2). . Successi come quel li ind icati non sarebbero stati possibili senza l'attitudine della cavalleria alla carica serrata e veloce; onde non è accettabile l'opinione di coloro che tale altitudine le negano . .Ma. cariche in forma serrata del resto sono rammentale nella oauerra giugnrtina per parte dell a cavalleria di Mario comandata da Silla ' . nella guerra gal lica per parte dei German i sollo Cesare, e nella spedizione contro i Parti dalla cavalleria gallica sollo Antonio (3) . Se quest'ultima non fece buona prova nell e Gall ie, bisogna tener conto che quivi combatteva contro il proprio pnese, in van taggio de' suoi oppressori ; im piegala al trove, contro nitri popoli, si mostrò ardi la ed eroica; così nel la guerra civi le fra Cesare e Pompeo; così nella spedizione contro i Parti. Lo cavalleria germanica da sola caricava serrata e con andatura veloce; nulla. lasr,iava essa su questo punto a desiderare, donde la grande sua riputazione; ma quando venne impiegata in unione con la fan teria leggern, i Yincoli tallici allora si rallentarono, ed essa perdette in coesion e e in celerità. La mescoìanza con la fanteria leggera era per la cava lleria di gravissimo danno, non solo per le ragion i accennate, ma altresì perchè finiva. per perdere la fiducia in se stessa. Ufficio importanti ssimo della cavalleria moderna si è l'inseguimento; ora se noi esaminiamo l'azione della cavalleria rornana in questo r~mo alla slregoa. delle viste odierne, la troveremmo certo in difetto E però questo piullosto imputobile alle idee aÌlora dom inanti sulla strategia, che all'impossibilità dell'arma nel ·sodd isfare alle esigenze di tale servizio. La cavalleria leggera degli ansiliarì era un elemen to eccellente, e Cesare se ne seni con la convinzione 1
(t) Ln•. 35. H. (2)
Liv. iO. 41; 35. 5; 40. 40; 42. 7.
. (3) SAturs T. 8ell. jug1wth. WI; CA1,:;. Beli. gal/-. 7. 80; P1.uT. Anlon. 41.
l
AL TEMPO DELLA REPUBBLICA
285
che potesse essere e½regiamente utilizzata negli inseguimenti, convinzione che seppe trasfondere anche nei suoi legati Cl). Soltanto aravi perdite, o difficoltà. insuperabi li di terreno, avrebbero potuto :iustificare presso di lui la trascuranza dell'inseguimento (2). n Nella marcia avant i la cavalleria per solito precedeva le altre truppe (3). Cesare deviò talvolta da questa regola, ma non senza motivo; così pose egli una volta la sua cavalleria alla retroguardia, perchè avendo avuta la peggio in uno scontro contro i Germani , la sapeva alquanto demoralizzata {4). Nel tempo della legione manipolare i cavalieri marciavano alla coda dei rispettivi riparli di fanteria, 0 cavalcava.no in disparte insieme alle bestie da soma, sia per tenerle riunite, sia per proteggerle contro gli assalti improvvisi (5). Nella marcia, avanti delle leg ioni schierate, la cavalleria copriva i fianchi e le spalle. Nell'inseguire fanteria. che si ritirasse ordinala, la cavalleria pro curava di trattenerla, per dar tempo alle proprie legioni di avvicinarsi. Jn modo brillante compi è codesto ufficio la cavalleria di Cesare contro Afranio e PeLreio; tanlochè si può dire che codesta campagna fu decisa dalla cavalleria 16). Fu pure quest'arma sovente impiegata a coprire la ritirata della fan teria, ed a trall~ner~ il n~mico irrompente, al fìne di dar tempo alla medesima d1 sch1erars1 . Benchè oggi la cavalleria sia ritenuta siccome l'occhio vigile dell'eserci to (7), negli storici romani rimane dubbio se fosse sola a~ esercitare questo incarico; mentre infatti è molte volte fatto cenno d~ speciilcitores ed explvratores, non è però detto di qua le arma ~~est'. fo::;sero. In molti luoghi però gli scrittori padano di ricog_mz1om compiute da uno o più cavalieri, o da uno o più riparti (8}. Ciò_che si può affermare, si è che il servizio di sicurezza e di esplorazione nell'esercito romano era fatto seriamente. Certo vi furono trascura-
(i) CAES. Beli. gaU. 3. !9; 3. 26; (2) CAES. BeU. gall. i . 26; 5. 52.
etc.
(3) Po,, YH. -11•. 8; Liv. 2;. 4S; etc. (4) CAes.' JJeU. gaU. -1-. !3. (5) Po1.n. 6. 40. (6) CAi::S. Beli. civ. L 63. (7) V. os11 Goi:rz Das Volk in Wafl·en. pag. i8~ (8) T.cv. 2i. t,2; 22 42; !O. 34; 22. i5.
286
Sli LL'.UlTE E LA CONDOTTA DELLA GUERRA DEl ROMA~!
~ezze i_mp~tabi.li ai capi, ma fnrono eccezioni. Nola infatti, quanto rnesplicab1 le, e la negligenza di Flam inio, che disponeva di 3000 cavalieri, e cadde ciò nonpertanto nel!'aggua!o tesogli da Annibale al Tra simeno, e T. Livio dice ch iaramente che egli marciava senza esplorazioni ('I ). Fintantochè la cavalleria dell'esercito riunito fu somministrala da!le popolazioni _itali~he, pare che le ricognizioni fossero compiute dai loro extraordinan; l'aggiunta po i di popolazioni abili nel cava lcare, rese più faci le ai Romani il compiere il servizio di sicurezza presso i loro esercì li. Qt~an?? Cesa'.·e abbisognava d'informazioni, staccava drappelli di cavalier, m ogm senso, coll'incarico di far prigionieri, ]e informazioni dei quali erano poscia diligentemente esaminate e raffrontate . Così pure molto a~ilmente sapeva egli coprire i suoi movimenti col . me~z~ della ca:al~eria, ~he incu~eva ti'"'.101:e tutt'all'iutorno (2) . . . Nei pa_ssagg, di fium i furono 1 cavalien sovente impiegali ad a:;s1curare 11 guado della fanteria, pren dendo posizione a monle ed a valle, per rompere la corrente, e raccogliere quelli che per avventura fossero dalla medesima trascinati (3). Fr~ g!'i~cari~hi va~·i_ assegnati alla cavalleria eravi quello di -protegg~1·e 1 ripar~, spediti per procacciare foraggi, acqua o legna; di coprire truppe rntente a lavori; di coslituire gli avamposLi fuori deo-li accampamenti. Gli annali della storia mil itare romana fanno rne~1zion~ di scontri sostenuti da quest'arma nello adempiere a tali . u:fic'. (~) - ~~sa_ ~ra ~ure i~npiegata come scorta di convogl i di prig1on1en, d1 lenti ed, bestiame o altre prede fatte al nemico (5). Sorprese e colpi di mano felicemente compiuti sono ril"eriti in gra~ copia dagli storie'., speci_al~nente nel tempo dei due più grandi cap11.a111 della repubblica: Scipione Africano il primo e Cesare . . Lo svariato_ impiego d~lla cavalleria, nel Lempo di cui s'è discorso, dimostra che 1J lavoro d1 guerra della medesima non ·era compreso 1
(i ) Liv. 22. 4. (2) CAES. Bel/. {!ali . i . 8; 8. 7.
gal!. 7. 56; etc. Liv. 38. 25; etc. (5) Liv. 27. 5-3; APPIAN. Bell. civ. 3. 70; SALLGSl'. Bell. j11gurlh. 90.
(3) (4)
CAES. Bell.
281
AL TEMPO DELLA REPUBBLICA
in limiti ristretti, e che quando ru abilmente rondotla non mancò di compiere brillanti ed ardite imprese. Se cosi non si contenne costantemente, e in ogni servizio, ciò è da attribuire al poco apprezzamento che di essa fecero alcuni generali romani, e all'abi tudine d'impiegarla unitamente a fanteria leggiera. È pure da tener conto, che i cavalieri non facevano uso di staffe, e i cavalli non erano ferrati; circostanze qnesle, ·che, come si ritengono oggi fatlori indispensabili al buon impiego della cavalleria, cosi non potevano allora non essere di pregiudizio alla sua attività.
G. V. M.
,,
2.89
VARIETÀ
CENTENARi
I. 9 LUGLIO J386.
QUINTO CENTENARIO DELLA BATTAGLIA DI SEMPACH.
.
Se oltre all'ess<'re il centenario della battagl ia di Sempach, si ago-i ungesse che questa datn gloriosa segna anche il Quinto centena1·io d;l risorgùnenlo della fanteria. in .E1.1ropa, snrebbt-' forse affatto fu ori di Juo<ro e d!s.co:·de dal Yer~? - Las~ian~o riposare nei loro glvriosi sepolcri iii ?Plill d, Spartn e d1 Atene, e 1 leg1ona rì di Roma, a noi pare che il ritorno m onore della fanteria e quindi il risorgimento d'allora io poi non più in.terrotto dell'111:te militare abbia principio per- l'appunto colle battaglie di )f,,rga rten e d1Sempach: non essendo staro che un lam po splendidissimo ma fuggitivo l'apparizione delle milizie comunnli . E anche qui come in antico l'onore è d:i attribuirsene alla dea Liberta, • Libertà pr'incipio e /onte Del coraggio e dell'ono1· » come cantara, nel 1800, il :\Jonri. P~ess~ ! G_reci, si è col graduale assurgere dei piccoli proptietori e degh art1gian1 delle città, ossia coi progressi della democrozia che si venne gradatamente sostituendo alla cay:illcria la fanteria di grnve armatura che venne poi a formare il nerbo degli eserciti greci. Si è da quel p_unto che Yeramente si può dire aver principio l'::i rre militare perchè al-
Jora solo diyentano possibili i gr:rndi di segni di guerra :5ia ofTensira sia difensiva; e sono resi praticabili :id un generale le combinazioni di lunga portata, avendo per eseguirle nn corpo disciplinato di uomini. Così presso i Romani il passaggio dalla ordinanza f::dnngitica a quella meravigliosa ordinanza manipulare che diede a noma la vittoria su tutto il mondo pare venisse determin:ito dall'amm issione dei rlebei nella legione. Perchè, siccome I'c,rdinnnza tnttica viene sempre imposta da Ila specie di arme che si adopera, il vedere all'epoca dei re l'esercito romano formarsi io ordinanza falan gitica rnostrn che essi avevano allora per arme principale la lancia simile n quella dell'oplita greco, che non si $Cagliavu, ma si pro teo d~va contro il nemico, stando serl'n Li in ordinanza compntta e profonda. Il redere invece all'epoca della Repubblica l'esercito rom:mo formnrsi in onlinanr.a manipnlarc, mostra che ciò_si è dovuto ad una nuova arme, il pilo, arme, che, propria primitiv:rn1en1c dei soli plebei, dopo, migliorata e perfezionnta cosi da poter serrire da ,,icino e dn lontano, diventò !'arme per ecccllenrn del legionario rom~r:ro; cd essa impose l'ordin:mza manipnlare, « lihera e sciolta » quale si conveniva per potere rn:meggiare e scagliare quell'armo. Col cadere della libertà caddero i huoni ordin i mi litari sia ai tempi ùell'Impero, sia duranle il medio Evo: e la decadenza dell'arte è contrassegnata dal nessnn·conto in cui per lungo tempo è teoutn la fanteria. Col sorgere dei Co muni, riacquistata dalle clnssi sociali inferiori la li- . bertà colla energia dc' cuori e colle armi, ri tornn ad essere applicato il principio fo ndamentale degli eserciti greci e romani che ogni uomo libero deve prestare servir.io mi litare. E allora si form ano le ·in-il·izie co murrnli. Ariberto d'Intimiano arcivescovo di 1lilnno, primo introdusse l'uso ùel Cà1Tocc·io per tiare utl centro di riunione nlle milizie cittadine perchè non si scompigliassero contro l'urto della cava lh!ria: e la buona prova che rece fu cagione che tutti gli nitri com no i lo adottassero. Efso seguiva l'esercito nella bnttaglin: ne dirigeva coi segnali il combaLtimeo Lo: portnva la bandier~ del comu ne e dalla su:i conservazione dipen deva l'onore di esso: tutti i combattcnt.i vì si :i ttestavano e serr:w;ino int,orno: e le ordi nanze compaue che in tal modo venivano quasi istintivamente a formare fLt certo la cagione per la quale le milizie co munali riportarono poi splendide \' illorie. 1Ia questo principio fondameot.ale dell'arto mili tare fu appena in travveduto che fn tlimenticMo, col cessare del pericolo supremo che lo aveva fa tto prnticare; e dimenticato, si noti bene. non per ragioni intel lettuali , ma morali, ossia eccessivo tunore di riposo, di agi, d'economi:i ; e si tornò alla cavalleria, e alle compagnie di ventura.
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YAIUE'T',\
VARIETÀ
. Dalla s.vizzera venne la salute. Più che non l'invenzione delle armi da fuoco, a rimettere in onore la fanteria e a restaurare con essa l'arte milit~re, e, per una lung:i serie di logiche conseguenze a stabilire la libertà nmettenao le armi in m/lnO a tutta la nazione facendola in ta l modo veramente arbitra del proprio destino, contribuì l'ordinanza mili tare trovata dagli ~vizzeri ~ da essi int~odotta e messa in onore presso tutti gli eserciti europei sul finJre del medio evo. Nelle ;:ruerre mosse loro dacrli arci0 duc_11 I. d'~nstna · nel secolo xtv, e <la Carlo ,::, il Temerario nel 'iecolo Xl', la n~oluz10ne disperata di vivere liberi o morire fece loro trovare nei loro cuori quella e?ergia che primameute ci voleva per fare che essi affront~s~ero, poveri come erano e ignudi di ogni arme difensiva, le agguerritissime cavallerie d'Austria e di Borgogna. Perciò furono istintivamente ~onaou.i a serrarsi in or_diuan~a _compatla con lu nghe alabarde le quali 1?rma,,~no una fronte irta. dt picche contro la quale veni va a. rompersi I urto di qualunque c:ivallena; rneutre nessuna cavalleria resistev:i al l'urto di questa falange. Le vittorié di 11'.Iorgarten - (Hi novembre ,1315) e dt Scmpach_ - (9 luglio ·1386) - e quelle ancor più. strepitose di ~rand~ou e di M:ornt - (2 marzo e '.22 giugno 1,\.76) - furono una ri velazione e insieme una rivvluzione nell'arte mil itare, mostrando il modo di vincere la cavalleria, e trnsportaudo quindi nella fanteria il nerbo degli eserciti. Dapprima ogni Stato cercò cli avere fanteria sviz, zera al suo stipendio; poi si cercò di istruire e formare ltl fanterie propri~ se_condo la nuova ordinanza introdotta dagli Svizzeri, cioè grossi hat1agl10rn quadrati, ,1rnrnti di piccn e di spada, difesa sulla fronte e sui fianc hi da fan ti leggieri armati di moschetti: e così troviamo nelle o-uerre del la prima metà del secolo xvi le bande tedesche dei lanzichcnecclvi, e le bande spagnole rivali~ggiare coi battagl ioni svizzeri. · Dunque era ·ben dritto che insieme agli amntori della libertà anche i militari di tutti gli eserciti si unisMro ai forti cittadini della libera Elvezia per ~elebrare !I quinto g!orioso c~n tenario della battagl ia di Sempach. ~ Omero di questa Ihade gloriosa - (anche qui confederazione di po. po li, una ~lena più bella dell'Argiva, la Libertà, combattimenti epifi,. leggende eroidie) - fu lo storico Giovanni Muller. · È degn;i di os:.ervazione la diversa disposizione intellettuale e morale con cui sono giudicati gli uomini insigni dalle razze germaniche ·e dalle razze latine, o per lo meno dn noi italiani. Nell'ouob;·e dell'anno 1808 due a_nni soltanto dopo la battaglia di Jena (H. ottobre ·1806), un ann~ dopo il_ flll~esto trattato di Tilsitt (8 luglio 1807), e un anno prima della ba_ttaglta di W;igram (6 lugl io ,t 809), ossia quando tu Lia h Genmnia gia1
ceva oppressa , insanguinata e fremente, sotto i passi delle divisioni frnncesi, e i due grandi imperatori dell'Oriente e dell'Occidente si apparecchiavano nel conYegno di Erfurt (27 settembre 1808) a ribadirne le catene, il granduca di Weimar li invitò ad onorare 1n sua reggia. « Un sontuoso accoglimento» dice il gr;inde storico del primo impero fr~ncese, e il gran nemico del secondo,« attendeva a Weimar i due im peratori. Dopo uno splendido pranzo la sala da ballo accolse la più brillante società tedesc.:i. Vi erano ancheGoethee Wieland. Napoleone lasciò la società pi::r appartarsi in un canto di una sala a conversare coi due celebri scrittori della Germania. Parlò loro del cristianesimo, di Tacito, di questo storico terrore dei tiranni, ma di cui esso, diceva sorridendo, pronunciava il nome senza. timore .... pa5sò alla letteratura moderna, paragonnndola alJ'autica, e mostrandosi sempre, tanto nel fatto dell'arte come della politica, il niedesimo cioè partigiano della regola, del bello ordinato .... e dopo una !unga conversazione in cui spiegò una grazia sqni~itissim.i, fa cendo loro comprendere che esso aveva sacrificato a loro l'alta compagnia, li lasciò penetrati quanto dovevano essere di tanto attestato d'onore. Gli è al convegno di .Erfurt che es$i dovettero di essere decorati dell'ordine 1della Legione d'Onore, onorificenza che meritavano per tntti i titoli, e clrn concessa a tn li personaggi, non perdeva nulla del proprio S[llendore "· Stn bene: ma Nnpolene se sapeva discernere e onorar-e l'altezza dell'ingegno, questa tanto più gli veni va gradita quaudo si chinava davanti a lui: e se tdvolta era c@giuntn a bassezza di animo, non se ne sentiva disgustale.. Tiberio era d'altra tempra: « Gente nata a servire! » sciama va disdegnoso, quando il Seuato gli si provolveva ai piedi. Cosa pensassero i Tedeschi vedendo il loro grande scrittore, l'olim pico Goethe, 1.he World-Poet Goethe, come lo chiama Carlyle, riverire profondamente il loro oppressore, e riceverne le decorazioni, non è facile immaginarselo: ma non pare gliene facessero gran colpa, nè che punto fosse intaccata l' adorazione per la divinità del suo genio: tntto al più ne avranno portato maggiore abborrimento a Napoleone. In Italia , a ragione o a torto (ma io credo a ragione), Ja si pensa diversamente. Si vuole che come uno scrive, tale operi: ed è veramente un oiusto e Jèoittirno oro-ocr!io per un ital iano il vedere che tutti i nostri grandi 0 e 0 l!) . ' d Il . scrittori ebbero insi<rnimenteqùesto carattere della cousentaneit.t e a v11a alle dottrine profes:"\te. Tutti sanno come risposero l'Alfieri, il Parini e il . Man,,.oui alle lusinghiere proferte dei dominatori stranieri: e il sentimento popolare di dispre~zo e di abborriment0 che avvelenò gli ultimi anni e accompacrua tuttodì la memoria dèl debole e versatile Monti , dà maggiore o ris:i lto alla dignità della vita del Foscolo, del Giordani, del Leopardi , del Colletta, del Botta, del Tommaseo, che tutti come scrissero, tali vissero. 1
VARIETÀ
Ma neDionti l'educazione primi ti va, tan to o quanto gesuitica, ossia tutti\ superficiale e di forma, la splendida fantasia pittrice, e diremo pure l'ardore del senti mento one$tO, e generoso, non erano sostenuti come si con veniva da quella saldezza di ragionamento e di convinzioni che non vengono prodotte che da forte studio scientifico efilosoficll, e che temprano anche il car~_uere, se questo sia per sua natura non molto forte . E aoaloga alla temprl1 d rngegno e di carattere del Monti ci sembra fosse quella dell'ins!gne ~to~ico della f:onfederoz ione Svizzera, Giovanni Muller: cioè, grande r1gogho dt fan tasia, e calore generoso di sentimento, educa ti da forte studio classico: ma non pari a queste doti il vigore della mente e del carattere. Di qui l'affascinamento che su entrambi esercitò lo splendore delle imprese napoleoniche, e la disparitil nel loro modo di serivere e di operHe.
E singolare a notarsi che quel movimento storico che salì poi a tanta altezza in Gerrnani:i, con Herder, Krause ed Hegel nell'ordine (ì!osorìco, e con Schlosser, Niebuhr, Ranke, Gervinus , Mommsen e Sybel nella storia positiva, :ibbia avuto per inizi11tori dne svizzeri: cioè Isacco Iselin, che cominciò a diffondere in German ia e ad 11pplicare nella storia le idee di Montesq uieu, di Rousseau, di Becc11ria e di Quesnay; e specialmente Iacobo Daniele Wegelin, nativo di San Gallo, e che dal '1765 11 [ "79·1 fu professore al la H.Mle R·itterakadernù, cli Berlino ' e fu tenuto in o"ran . .st11na ,. come uomo e come pensatore da :Federico II, che non er:i molto facile a concedere la sua stima . Anche Giovanni ì\fullerera Svizzero. N:ito a Sciaffusa nel 3 c:rennaio ·17oz dove i( padre suo era sacerdote e rettore del ginnasio, nel 769 si portò a ?o~Lluga -~er stndia_rvi teologia. ì.\'Ia l'esempio di quei due suoi compatr101t1, e p,u anco ra il consiglio e l'autoritù di Gian Lorenzo Mosheim, cancell iere della Un iversità di Gouinga, e specialmente di Augus.to Luigi S_chlozer , che, professore di stori11 edi politica a.Gottinga, appl icava splend1clamente a,Ue sc,_enze storielle i principi di Bolingbroke e di Vc,ltilire (Weber) , con cnt,ca sicura, e con severo ma schietto liberalismo, mossero Giovanni ~~'.1ller a _consacrarsi esso pure alla storia, verso la quale lo portavano l 1mrnagmaz10ne potente, una memoria straordinari11 , uua ~nidizione profonda e svaria ta, e il petto caldo di sen ti me11ti patriottici e liberali educati in lui dallo studio cla,~ico e insieme dalle idee fi losofiche f1:ancesi. Infiammato dal[' amore cieli () verità e della gloria, e persuaso di ciò clie dice Cicerone « che la gloria non è al tro che una chiara ll sparta nominanza di opere insigni faue a beneficio o del la patria, o di tutto il genere umano» s! propose cli acquistarla con qualche -alta opera d'iogegno che tornasse d1 vantaggio alla patri:i sua e alìa umanit/1.
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In quegli stessi giorn i ViuorioAlfìeri, invasalo ess~ pure dalla passione del la glorir, e della Jibert.à, ma con ben al tra tempra eh carattere, eternav:i il suo nome e insieme iniziava il risorgimento dell'Italia, infiammando colle sue tragedie immortali gli Italiani del furore de!l a libertà. - Cosi anche Giovanni Muller si propose un altissimo argomento da trattare, e insieme un sublime scopo patriottico da conseguire, prefiggendosi di raccontare a' suoi concittadini la storia della Confederazione Svizzera. « Il mio scopo ,, esso dice « è di acqui5tarmi un nomr o_norevole presso ~a posterità, e di meritarlo, propugnando la verità e la virtù .... :. Io v,;gh~ raccoutareciòchequalunque svizzero deve conoscere del le auon'. de suor adri- io vocrlio risvecrliare in molti cuori il patriottismo o o . quasi. spento, P ) inspirare d<.llle azioni degne dei figli di Teli , 11ccendere 1 nostri cornpa triotti dell'entusiasmo dei grand i pensieri ». A colorire ed incarnare il grnnde disegno, Muller si ap plicò dappri ma con ardore infaticabilo e lena sempre crescente, a raccogl iere, leggere, confrontare e fare estratti di una prodigiosa quantità di libri, di rnaooscritti. di carte; in:;ieme faceva viaggi nei vari c:rntoni dell a Svizzera, per conoscere co' suoi occhi i luoghi che erano stati teatro degl'. avveni men1i che voleva raccontare, e farli ri vivere nella calda fantasia; compiendo il tutto collo studio costaute dei sommi scri:tori antichi e ~10de~ni che si proponevi, a model li di stile storico. E cosi dopo parecch i anrn dt midio indefesso apparve nel 1780 il primo voiume della storia della ~ua Ge8chù:hte der Schire'izer, opera che lo collocò ,,cldirittura in pi·ima riga tra "li storici de' suoi tempi, e elle la maggior parte dei critici tedeschi si acc:rJano a considerare come uno dei più bei monumenti storici della toro 1
. . . . . lingua . · La forma è epica, come si conve;) iva alln immaginazione, al sen timen to e alle quali tà dell'i ngegr,o e del caruttcre di Mo ller. Si disse che Omero~ Dante furono i costitutori della naziooalità greca ed ital ica , percb.è con 1 loro poem i ne diedero ai due popoli la coscienza . Noi non ~l irem_o lo stesso dell'opt> ra di Mull er: ma certamente es:;a esercitò una ,mone lortement~ pat.riottica sul suo paese: e la coscienza nazionale, che se'J1on spenta_,. s'. era però molto illanguidita , fn da esso vigorosamente ntern pra_ta. « _Ne~ tempi in cui ue apparvero i primi volumi» di~e un eloquente b10gralo cl~ Muller « i giova ni patrizi svizzeri, ammol liti per l'indilfore~za e yer 1 principi ri la::;sati del secolo decimottavo, non pensavano, sia ue1 loro paesi, sia presso le università straniere, che a darsi buon t~rnpo: _a stent~ si ricordavano d'avere una patria: ancor meno pensavano a rnoi mteress1 politici. Uno di essi, lungo tempo dopo, in un~ vecchiezza onora,ta per_i più elevati incarich i della repubblica sostenuti, confessava che l appan-
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zione della Storia della Svizzera cl i )lfoller fu per essi tutti una scossa elettrica. Qtrnsto libro li fece rientrare in se stessi : un rossore patriottico coprì la loro fron te: essi sentirono che cosa dovevano al nome sviw~ro. L'effetto non fu meno sensibile su coloro che erano nati fuori della classe destinata al goveruo . L'immagi ne della pat.ria apparve ai loro occhi appoggiata !>UI popolo e sulla . li bertà. I sentimenti che avevano cre:ita l.1 Confederazione e l'avevnno mantenuta, fecero nuovamente palpit:.ire i cuori, sopratutto quelli dei giovani» (1) . Ecco dunque un I ibro di quelli che voleva il nostro Giusti, cioè di quelli che 1vif'an7io la genie. Veramente la non è impresa da pigliarsi a gabbo. L'applauso con cui fu accolto il primo volume dell'opera di ì\inl ler,. e la fama che se ne diffuse lo fecero dall' arci,·escovo elettore di Magonza chiamare al suo servizio. Ivi fu rapidamente promosso ad importanti nffìci nello Stato; gl i fu conferita la nobil Là e J\1 fatt.ocava liere dell'Impero (Reischr'itter). A Magonza pubblicò. oltre ad altri lìbri, il secondo volume della sua storia della Svizzera . Qua ndo nel 092 Magonza venne occupata dai Frnnce;;i, .ì\'luller si stabi lì a Vienna dove rimase per dodici (11Jn i: ma non trovandosi soddisfauo del Governo, spe'cialmente perchè "li era \'ietato di pubblicare il terzo volume della sna storia, andò nel {soia Berlino, dove fu fo tto istoriografo e consigliere, e dove compì l'opera sua, e pubblicò quelle di Herder. Ma La vita il fi ne, i l cli loda la sera:
A Berl ino Muller si era mostrato avrersisSimo a Nnpoieone, di cui aveva intrnvveduto e dennnziato le mire ambiziose con una eloquenza che gli aveva attirato l'ammirazione degli amatori della libertà e dell'indipendenza nazionale, ed era stato fra i più ardenti istigatori della gnerra che condnsse alla catastrofe di .Tena . lVfa esso pnre come il bnon Monti - qunntunque, diciamolo pure, senza paragone più colpevo le del Monti - si lasciò alfoscinare dalle lusinghe di Napoleone, da cui ebbe udienza n Berlino. e da cui accettò nel 1807 l'ufficio di segretario di Stato nel Regno di Westfolia; e nel 1808 fu trasferito, a sua richiest"11, al posto di direttore generale della pubblica istruzione. Morì a Casse], il 29 maggio del ,I 809.
Nessuno vorrà scusare l'atto di debolezza che gettò un'ombra triste e dolorosa sugl i ultimi anni di una vita fino al lora incolpe\'Ole. Ad ogni modo c'è da consolarsi in ciò, che comunque abbia operato, la sua penna però non rinnegò i generosi insegnamenti di libertà saggi:, e temperata l{J MONXATrn, Biog·;·aphie de
J. de Jfal/e;·.
VA RIETÀ
cbe spirano da ogni pag\n11 della sua Storia, tutta informata all'amore dclln verità, della libertà, all'amore della patrin e della umanità . Acceso di un zelo ardente per l'onore nazionale e cli ammirazione profonda per le glorie della Svizzera, il !i\lO linguaggio è l'espressione di un patriouismo, che per essere illuminll tO e saggio, non è perciò meno vivo; e il. suo entusi11smo trova gli accenti e la potenza della vera e grande poesw, senza nulla pei·dere del la gravità e dignità storica. « Lo scopo del mio li bro» diceva esso nel ·1786, int.itolandoropera sua a tutti i ConfeJerati « è di mostr11re qu::into poca forza ooi 111Jbiamo, se divisi; ma quanta fo rza invece una nazione libern, che abi ta una fortezza -naturale , trova nella sua nni0ne; e che i pregiudizi e i solìsmi, cause delle nostre diffidenze e clelle guerre civili, sono gl i unici nemici nostri vera mente da temersi. « Cosa saremmo noi , se i nostri padri non si fossero mostrati uomini? Sarem mo stati taglieggi11ti, sfruttati, cancellati da lla superficie del globo, o tuffa ti come oscuri schiavi entro il gregge dei servi più ricchi, sperduti senza nome tra una folla servile . ... . Da questa morte, da questa rovina ci sca mparono la rettitndine e la lealtà degli uomini di Uri, Schwyz e Un terwalden, i fede li e sempre valorosi salv&.tori dell '11ntica libertà . « Godm·e con dign'itcì d'i, iina l·ibe1·tci tnuiqiiilla, o morfre per essa; ecco ciò che quelli :volevano, ne di più nè di meno; forse che noi vogliamo altra co:3a? Questo principio costituisce la nostra politica: la sua innocenza fa la nostra sicurezza; la sua giustizia il nO$tro orgoglio; la necessitn l'ha inciso nelle anime» . E due abni dopo, in 1e.,tn al terzo volume: « Noi non vogl iamo immis.chiarci negli affa ri altrui, e faccia rno bene: m<i noùibbìam,o 1in bel chiil. dere gli occhi, <rli altri ci vedono. Dnnrrue a noi non resta altro che di' essere 1wmùii affinchè se il numern e l'abiliti, ci fanno difetto, ogni Svizzero sia an imato da tali sentimenti, sappia sopporiare tanti sacrifìcì, si trovi adauo a tante cose, da potersi misurare uno contl'o dieci . « Le condizion:i essenziali per ottenere questo r'is1iitcito, sono : che l'indurimento e l'addestramento del corpo, l'abitudine del continuo lavoro, le idee della patria, delle leggi, della libertà, e, al posto d'altri divertimenti, le ricrenioni militari e gli esercizi ginnastici riempiano i primi anni della nostra vita -- c.he il minor numero possibili:: cli noi scelga la carriera industriale, che finisce quando altri popoli diventano egualmente abili, e non lascia dopo cli sè che corpi affral iti; ma che i più preferiscano l'a"ricolt.ura e \'allevnmento del bestiame, arti che sollevano e fortificano; e i~ luogo delln raffinatezza e delle eleganze, la semplicità dei costumi · svizzeri'_ che la fede alla Provvidenza, all 'immort,1lità, allo spirito di
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YARIETi\
sacrifkio sussista vivace e operosa - che ciascuno si piaccia di adopernre a profitto della patria e del pubblico bene, il suo tempo la sua fortuna, le sue relazioni e il suo cred ito - che tutti gl i affetti indiviJuali e particolari s1 confondnno nella conviozione universa le che tutti i Confederati, debbono, come un sol nomo, consacrare e, occorreodo, sacrificare l~ propria vita per di/'endere ogni zolla del suolo della patria e ciò che ciascuno ha di più c~ ro. - A mctntener 'eÙ"i questi sentvm.ent'i non r;' è nullci che tmito contrib1l!is.ca, quanto il fissare incessantemente il suo pensiero noo solo sulle memorie venerate dei primi eroi, ma ancora sui sei:òli seguenti » , . . E cou quale emozi~ne, profonda e compressa, rna tanto più irresistibtlmeote comunicativn, non racconta il Muller le prime origini della Confederaz ione Svizzera, nel rinnovamento dell'al lennza dei tre clìntoni di Uri, Schwytz, e Unterwa lden, coli:1 carta del l',1gosto Hrn11 - il sublime ?iuramento sul Grtitli del 7 novembre 11307 - la storia di Guglielmo Tel1, rn proposito al qu11 le il Muller osserva : I regnanti sottomessi alle leggi sooò sacri; ma i de:,:poti, non è necessario nè utile che non ahbi:i no uulla ~ temere - la rivoluzione del ·I 308 - il furore d'Alberto e Leopoldo d'Austria comro i 'Waldstetten - e le vittorie di Moronrten (9 dicembre '13·15) e di L11upen (21 giugno ,1339) - vittorie coron~te definiti va mente da quel le di Sernpach (9 lugl io ,J 386) che assicurò l'esistenz:1 delln Con federazione. Giornata del 9 luglio 1386 . "Dal c11ste1Jo di Baden il Duca passò la Reuss, attra rersò i bnlinggi liberi e rimontò l' Argovia per Sursée, indirizzandosi n Sempach: piccola città a tre leghe da Lucerna. all'estremità di nn ]~go lnnao due Jeahe dalle :icv è, ' qne verdognole. Le sue ri ve sono formate da praterie fertili e graziose: più in su dei campi dominati da una foresta: quindi il terreno s'erge notevolmente. Nel la foresta si erano 11ccampati i Confederati. Il lunedì, 9 '.ugl io •1386 , apparve il nemico: cavalleria numerosa , ben montata,riccamente armata : i vassaili ~otto ai loro baroni, la mi lizia di ogni città sotto il suo podestà, il siguore di ogni paese presso alla bandiera di questo. I valletti, i servi, i mercenari formavano la fanterin:; pezzi dn campagna nessuno: solo venivano avanti lenti e pesanti Jegli enormi archibusi per assediare Seropach ............ Avan ti a tutti i suoi guerrieri brillava il duca d'Austria, nel suo trentesimo ar.no d'etù. di maschia bellezza, fiero, pieno di un eroico entusiasmo, glorioso per m~lte vittorie, assetato di veudetta, anel:inte al combattimento. Era il tempo della messe : i suoi soldati tagl iavano le biade: i signori ,caracollavano ai piedi delle mura per insultare i borghesi; e avevano 1
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risoluto di battere da essi soli e senza il soccorso della fanter ia, i villan i svizzeri. Il duca, vedendo il uemico sulle alture ..... credette bene fore appiedare i suoi cavalieri, e allontanare i cnval li, qu11ntunque il peso delle armature rendesse la nobiltà inabi le ai movimenti della fanteria. Spesso una cava lleria ben addestrata, ha rotto, a.vviluppato e vinto dei fantaccini colla sua impetuosa rapidità: nrn non mai una fan teria gravemente armata ha resistito ad una fanterin più 11gile, Il dnca ordinò quindi alla nobiltà di serrare le righe: e diede così a questa schi~ra potente, per mezzo delle lance che spor_gevauo fi u dal In quarta nga una front<'\ impenetrnbile e distruggitrice. Questa tattica era già riuscita al re Alberto suo avo contro la cavalleria bavnrese nella battaglia di Ha scnbitel (•1298) ....... Ciò che verosimilmente lo determinò a combattere . appiedato ru l'opinione dei cavalieri d'all ora, che la vitto~·ia riportata i~ un combattimento ad arm i cli;,ugnnli o per sorpresn, lawava dubbio 11 premio della brnvura: ciò sembravn disonorante. Leopoldo stesso era piuttosto l'ornamento della cava lleria per il suo valore, 11nzichè no generale distint.o per grandi vedute di guena. Il barone Gìovanni UlricodiHasenburg, guerriero da i capell i bianc;hi, vedendo la posizione e l'ordinanza del nemico, avvertì In presuntuosa nobiltà che « l'orgoglio non era buono a nulla: e che era bene invitare il sire Giovanni di Bonstetten a venire pront11meote ad unirsi n IOI'o ». Si coprì di scherni la sua canuta pru denza. Alcuni facendo osservare al duca stesso che i campi di battaglia sono la sede degli acciden ti imprevisti: che al principe spettava di vegliare per tutti, e a loro di combattere per gl i interessi comuni ; che la perdita del capo sarebbe bea altrimenti e rovinosa per l'esercito che non quella di quaJc.he membro: il Dnca dapprima sorridendo, poi· impazientito rispose: « E che! dunqur. Leopoldo starà a guardare da lontano i suoi cavalieri a morire per lui'? Qui , nel mio paes~, per il mio popolo, con voi, io voglio o vineere o morire» . I Confederati si tenevano all'alto, coperti dal111 foresta; a loro pareva difficile finchè i cavalieri erano a cavallo, di reggere nel piano al loro nrto; e stimavano più sicuro aspettare l'assalto nella loro posizione vantaggiosa. La vittoria, speravano essi , incoraggiando il_popolo, darebbe ~n esito decisivo alla auerra; la loro morte ern per esst una strada a glona immortale, e per loro uno stimolo di vendetta . - Ma quando la n~biltà mise piede a terra, i Confederati uscirono d11I bosco e scesero nel piano; guardin ahi, perchè sospettavano di uno stratagemma, e t.emevano che con un rapic~ movimento i nemici molto più numerosi di loro non li accerch ias· sero ner paese tutto boschivo. Essi formavano una stretta colonna con armi
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VARIEL\
\'ARIE'!',\
corte, qnattro?ento Lnceruesi, novecento uomini dei tre Wn ldstetteu (Schwytz, d· · Urt, Untel'1calden) · ' e circa cento di Glaris ' , di' Zu(f , 0 , d'i 0v-ers:iu, 1 Entl,bucb ~ d'. Hot~n~i nrg, colle loro bandiere, sotto il podestà di Lncern11: e sotto t rn~e_ttm landa'.11aui di ogni vallata; alcuni portavano le :la,baide qt'. ali t l~ro avoh avevano combattuto nella strett11 di Moroa1ten .. ·· _S1 m~1~occhiarono e pregarono Dio secondo il loro antico costu me. I· s1gnon s1- allacciarono o"li elmi: il ducP- creò dei c•11 va1 · •• . ·1 I j d < I 6 I l. I SO e < ar egg,ava raggi iuf'ocati: il calore era opprimente. Dopo la ;)l·eghi~ra del combnttimcnto, gli Svizzeri si sl anciarono di ~orsa_ contro il uermco: a_ttrnv~rso,ai ~nmpi, innalzando quei gridi di guerra che infiammano lu tti I cuori. Es51 sper:i.vano di rompere Jo fa i"tl"e . l' I . " •" o ' e qu 1nc1 vo tarsi o a_cles_tra o'.' sinistrn :i lor piacimento. Ma essi urtarono contro u~n mura_gl,_a cl, scudi e una sièpe di punte di ferro . _Impar.,ente e fun osa 111 schicrn deì Lucernesi fece oO'ni provn per apr'.rs1_ 1111 varco trn _le 1110cc. Allora il nemico con rn~ore formidabile s~'.eg? la sua lorga lronte n mezzal una per avviluppnre gli Svizzeri. Non p~u _si scor~eva la bnndicra di Lucerna, perchè il cavaliere Petermaon dt Gunclolclrngen,_podestà di Luccrua, era caduto pericolos11 mente ferito e cou esso .·' . . . molli altn valenti uom ini . .Aotouio dn Porto , mil" oese d'1 oasc1t.:1, donrn:d1ato a Flt~elen, nel paese d'Uri , gridò : picchiate sulle J uce: esse 11 son~ n'.ote. Cosi fecero 1nelli più iuuanzi, co11 tutta la loro forza; qualche l11ncia 111 rotta, ma subrto ne presero il po;to quelli delle righe indietro. ~a. Porto ~ddc. Per 111 nntura delle sue armi e per mancanza d'eserc1z10 la sch'.ern nemica non era ben riu~cita nella manovra dello mer.zaluoa: m~.nmaneva sempre ferma, incroll11bile. Sessnnta Svizzeri morclev,rno g1a_111 polve: e. Si temeva la sorpresa di rrun lche movimento dello rctrogu11rd1a o l'arrivo del corpo di Bonstetten. Questo momento d'angosciosa incertezrn fu term inato da un ùomo del pae,e d'Unwwa_lden, dal (;[1valiero Arnoldo Strutth11n di Winkclriccl. ~ sso ~1s:e a' st~o1 compagni ri'arme: « Io vi forò la strada 1> e lanciatosi Juor, di_ 1:iga, _gnd_ò : « Cari _e fedeli ~onfed erati 1> abbiate curn di mia moglie e ~le m1e1 figli, ~r1corclate~1 del la m,a famiglia» : qu ind i avveot:itosi sul oem1~0, abbranco quante prù. lance po t~, e appuntatesele nel petto, grande e vigoroso come era, le _trascinò seco a terra. Subito i suoi cornpagDi passaoo sul suo corpo per il varco aperto, o <lietro loro tutti i battaO"Jion i <lei 0 Confederati si precipitano impetuosamente iociilzandosi crl i uni ,,li altri I nemici per re:;p!nger~i si atroltano e disordinano le lor/righe: t~a iÌ t.er~ rore, la pressa, il pericolo, la c.'lldura, molti signori muoiono so'trocati ne_lle loro armature: e in tanto nuovi combattenti accorrooo a rinforz~re gh s l'IZZeri .
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Già la bandiera d'Austria era c11duta colla ~rnrte di Enrico d'Escheloh.
La rialzò Ulrico d'Arburg, cava liere, che la sventolò ancora e resistette vigorosamente, ma invano; ferito a morte, cadde gridando il nome di Austri11. Il Duca Leo poldo penetrò tì no a lui, ricevette la bandiera dalla sua mano morente; e un11 volta ancora sventolò sanguinosa sul capo dei combattenti, in pugno al sovrano. Molti signori circondarono il principe scongiurandolo a salvarsi. Ma Leopoldc, sciamò: « Molti conti e signori hanno affrontato la morte con me, io voglio morire lealmente con loro»; e sottrattosi di mezzo a'snoi, cieco di dolore e di disperazione si gettò. in mezzo alle truppe nem iche cercando la morte. ~ell'urto dei battaglioni il Duca fu rovesciato: trasportaLo eia furore guerriero, tentò nella sua pesante armatura di rialza rsi, per non mori re senza vendetta. Un uomo del cantone di Schwitz gli fu sopra che si diba ttev11 penosamente; Leopoldo gli gridò: « sono il Duca d'Austria • ma quello o non intese, o noi credette, o pensò che la guerra annull11 ogni distinzione ..... Nello stesso tem po moriva delle suo numerose feri te il podestà Petermaon di Gundoldingen. Uno di Lucerna accorse là dove giaceva per ricevere l' ultima sua volontà. Il podestà, i cui pensieri era no ben al disopra dei suoi interessi personali, diss.n: • Dh i'miei concittadin i che non lascino nessun podestà in carica più di nn anno: Gundoldingen dà a loro questo consiglio, e augura loro un buon governo e la vittoria •. Così dicendo, spirò. Seicentocinquantasei couti, signori e cavalieri restarono sul campo di battaglia: di modo che lo splendore della corte d'Austria fu ecclissato per molti e molti anni: e nel paese si dicev11 « che Dio si ·era seduto sul suo tribunale per castigare l'insolente orgoglio della nobiltà •. Tale fu l'esito dclln granda gioroat11 cli Sempach, nella quale Arnoldo Strutthan di Winkelried, :il prezzo della son vita salvò dalla distruzione il fiore delle truppe svizzere e la patria da un estremo pericolo. È vero che i nemici avevano contro loro l'immobilità del loro ordine di battaglia, la loro inabilità a combattere a piedi, il loro ignorante disprezzo del nemico, e l'impetuosità del loro valore c.walleresco. I nostri padri avevano la conoscenza del paese e approfittavano dei mille vnntaggi che esso offrn ancora ai dì nostri. Allora anche lì si sorpassava in prontezza di movimenti iu varietà cli manovre. Ln loro tattica era come le !uro nrmi, semplice, graude, fo rte ..Se l'ari.e degli stranieri li arrestava nella loro marcia, essi si cavavano dal pericolo, come a Sempach , con una qualche azione straordinaria, di cui il loro eroismo suggeriva loro il pensiero, mentre il loro vigore corporale forniva i me1.zi cli esecuzione . Coll'anima di Winkelriecl e con una simile fa nterin, si fa rebbero miracoli di intrepidezza, 20 -
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anche se si trattasse di assalire una batter;ia ben diretta, o di ;ostenerne il fuoco: poichè tiitte /e. armi·, di qualunque specie esse sieno, possono essere vinte da 11,na ùitell·igenza lucida e da anime indomabil-i. Perciò secondo l'opinione dei più distinti militari dP-1 nostro tempo, la difesa della nostra Confederazione e del la nostra Iibertà avrebbe ancora oggidi lo stesso· risultato, quando i cuori sieno gli stessi» . Ma è storia codesta? - Certo che n0: è un canto epico, sull'andare di Omero, .di Virgilio, direi anche, se si vuole, di Tito Livio: e a me pare di sentirvi anche l'accento del cantore di Fingal. Ma forse che la battaglia di Marengo è veramente avvenuta come la si spie 11a nelle scuole militari? Chi r!on sa la storia dei tre rapporti che Na~poleone fece e si fece fare sn quelJa battaglia, e di cui nessuno lo soddisfece? Chi va a cercare o megl io chi pnò sperare di trovare il vero minuto, particolare, positivo dei fatti? Oggidì le storie npp:1 iono zeppe di documenti: ma la verità dov'è? La verità è la dentro, certo: ma si tratta cli c:1varnela fuori . Hoc opus, hic labor est. - Dunqne nella stori,i bisogna contentars i, anzi non bisogna cercare altro elle la verità umana, eterna, generale: e quanto a questo i poemi di Omero contengono mille volte più ·verità storica che non le opere di Thiers, di Macaulay, di Grote, cli .Mommsen, lasciando andare l'infinita turba dei minori . - Chi può dire appuntino come Ja sia andata la battaglia di Sernpach? Chi, anche se avesse assistito alla battagl ia dall'a lto del Rigi o del iVL Pilate come Giove dalle vette dell'Ida assisteva ai combattimenti dei Greci e dei Trojani, chi avrebbe potuto dare un ragguaglio preciso di quel sublime trambusto? Ma la verità eterna inoppugnabile, chiara e benefica come la luce del sole, quella che è ve~ ramente la maestrn della vita, si è, che un pugno di montanari ma le a:mati _e niente ~ddestrati,. solo ~erchèaccesi dall'amor della patria e della ns~luz1one d1 vmcere o d1 morire, hanno sbaragliato e sterminato una schiera molto maggiore di cava lieri agguerritissimi e non certo inferiori a loro di prodezza e di coraggio. , Questa è la verità che importa sapere, questo l'imegnamento che se ne deve dedurre . Oggidì si mette in dubbio l'esistenza di Wi-nkelried come già quella di Tell; ma che importa? Ciò che è certo è che fra i ~derrieri di Sern pach, se non vi fu un tale precisamente denominato .Ai~oldo di Winkelried, ve ne furono ben molti che hanno fatto o avrebbero fotto lo stesso o qualche cosa di consimile o anche di più. Arnoldo è l'idealizzazione di tutti i co~battenti di Sempach. E chiunque si rammenta le batta"lie cli ~ov~ra del . HH ~ e di Ma rignano del 4515 trol'a perfettamente na~urale l eroismo d, Sempach perchè se i figli erano tali, cosa dovevano essere i
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padri? fortes creantur fortibit.s et bonis. E del resto a elisco Irare soleunement.e Muller dalla tacci:1 di retorico perchè non seri ve e narra come .lliistow, basta solo quell'apoftegma con cui chiude il suo racconto, e che cle~to io greco o in latino o in volgare, sarà sempre il primo e fondamentale principio dell'arte miiitare, cioè che: tutte le armi di qiw/,unque specie esse sieno, saranno sernp1·e vinte da una intell-igenza liwida e da cuori ·indomabili. In questi tempi in cui tutti si sbracciano con una specie di frenesia a cercare nuovi e più potenti mezzi di clistrnzione, e corazzate, e torpediniere, e cannoni a dinam ite, e fucili a ripetizione, quella è una sentenza solenne, che è bene rammentare e tenere a mente: percbè troppo smaniosi dietro al mate1·iale, che certamente è molto, non si perda di vista il morale, che è tutto . A egregie cose il for te animo accendono L'urne de' forti, o Pindemonte, e bella E santa fanno al peregrin la terra Che le ricetta . . . . Bella fu dnnq.uc e generosa e santa
l'idea di. revocare solennemente alla memoria del popolo svizzero, e diremo di tutti gli amici della libertà, a qua lunque nazione appartengano, la gloriosa memoria di Sempach, e il sublime esempio cli Arnoldo di Winkelried e di Petermann di Gundoldingen; percllè urge la necessità di provvedere di forti esempi alle novelle generazioni e di firmare animimi adversum rnprerna. Sarebbe stoltezza il dissimularselo: il clespotismo politico e il despotismo reli~ioso, da tre secoli e . mezzo congiurati alla rovina dell'Europa e ciel ·mondo intero, sono feriti a morte, giova ere~ derlo; ma le convulsioni della loro agonia !>ono tremende, e possono durare dei secoli. Gli amici d~lla li bertà dovranno ancora so:,tenerc disperate battaglie e far getto di anime generose, prima di potersi riposare in quella pace, che era il sogno di un R·e, sommo Re e sommo guerriero, al quale non la Francia sola, ma ogni popolo della L<'rra dovrebbe alzare una statua, cli Enrico IV, il quale forse avrebbe attuato il Grande Di segno, se appunto mentre stava per scendere in ca mpo irresistibilmente armato per distruggere una volta quella et.erna nemica di ogni li bertà che gli Svizzeri avevano fieramente battuta a Morgarten, a Laupen, a Sem pach, e a Naefels, le dottrine gesuitiche non avessero armato, a spegner quello e a 8alvar quc5ta, la mano di Ran1illac. Di qneste preoccupazioni, di queste apprensioni di una vasta e terribile procella che si va condensando, specialmente d:1l balzo d'oriente, e che
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minaccia di travolgere nel sno tnrbine non solo i grandi Stilli, ma anche ·qnei minori ai quali l'innocuità dovrebbe essere difesa , è una prova eloquente la presentazione fatta dal Consiglio Federale alle Camere Federali del progetto di legge sull'organizzazione del Land$titrrn, per il quale l'esercito svizzero verrà portato a i\.00,000 uomini. E nel le feste di Sempach, feste civili insieme e militari. dove, in ri sposta agli scettici del la storia, venne inaugurato il monumento ad Arnoldo di Winkelried, il presidente della Confederazione, Deucher, pronunciò un eloquente discorso, in cui additando i punti neri che appaiono sull'orizzon tr., accenna pure alla necessità di apparecchiarvisi, coll'esser iwmini, secondo la energica frase di ?Il uller. · cc Vi s.ouo, egli disse, pei popoli giorni di riposo neiqualiessi amano di riportarsi indietro, attingendo nei numerosi ricordi i grand i avve11 irnenti che fon no epoca nel la loro storia. « Il popolo svizzero celebra oggi un anniversario simile. Tutti gl i avvenimenti finiscono coll'essere dimenticati. Ed è per evitare che noi ed i nostri figli non dimentichiamo mai gli alti fatti dei nostri padri che questi hanno preso cnra di trasmettercene la storia. Noi vedremo così rinascere nel nostro animo i loro Mti eroici, e noi ci infiammeremo d'un nuovo · amore per la patria. Noi abbiamo una storia gloriosa, e molte azioni splendide sono scolpite sul bronzo; ma non ve ne sono che risplendano con più ful gore del lu morLe eroica di Winkelried e della vittoria di Sempach. È grazie ad essa che la nostra libertà, giurata alcune generazioni prima sul campo sacro del Grutl i, potè svilupparsi e divenire sempre più forte. « E, benchè in questa memorabile giornata una parte soltanto dei Confederati d'oggi si siano dati la mano, benchè gl i avi di molti fra noi abbiano anche combattuto fra gli invasori, non è meno vero che oggi in cui il sole della libertà rischiara la Svizzera intera, tntto il nostro popolo prende p,,rte a questa fosta commemorativa col sentimento che noi siamo .tutti fratelli, e che questi grandi avvenimenti hanno gettala la base sulla.quale la nostra cara Confederazione ha potuto prender radicè, crescere, rafforzarsi. Ecco perchè questo giorno è giorno di festa nazionale, che migliaia e migliaia di Svizzeri celebrano, non solt9.nto nel nostro paese, ma ben al di là delle sue frontiere, e per tutto ove battono cuori svizzeri. « Ciò che, in questo giorno, commove ciascuno di noi, ciò che ispira l'oratore, è un sentimento di gioia patriottica, di sincera riconoscenza e di profonda venerazione pei nostri avi, pel nobile sacrilìzio d'Arnoldo di Winkelried a favore del suo paese e del suo popolo. « La storia è lo specchio dell'avvenire e la pietra di paragone per discernere ciò che è buono da ciò ch e è cattivo. Se noi stud iamo i suoi
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insegnamenti, vi troveremo giorni come quelli che noi cel~briamo, che ci diranno ciò che fece il uostro. paese grande e lortE', perche. la nostra po· tenza crollò; e come, sotto il soffio di idee rivoluzionarie, una nuova Confederazione si formò, che cammina ora innanzi su nuova via. eh.e confida nella sua forza ed è sicura dell'avvenire. Noi apprender~rno che_11 nostro Stato non è stato creato da una sola azione nè da una sola ba~t~gha'. ma che si venne formando sotto lotte continue, grazie a quello spmto dt sacrilìzio che fece la forza dei nostri a vi e che, sino a questo giorno, è sempre stato il retaggio del nomo popolo . . « Gli alti fatti di certi cittadini non sono meno mirabili, eformano degh anelli brillanti nella lunga catena di avvenimenti che interessano la nostra p.:itria. . . . . . « Ne risulta che se attraverso i secoli, malgrado i giorni d1 :111gust1a , malgrado le noie, le discordie e le lott~ intestin.e, la fo:za _vitale dell~ Con federazione si è mostrata indistruttibile, ne risulta, 10 dico, che noi non ab· biamo alcun motivo di riposarci su i nostri allori. Noi pure abbiamo i no~ stri combattimenti da sostenere, forse, è vern , su altri campi che _non 1 nostri avi; il tempo pre,ente esige da noi che noi operiamo, cheno1 lavoriamo pet l'avven ire. . . . ·. _ (< Se noi gettiamo uno sguardo sulla snuaz10ne attuale ?el nosllo pae~e, noi vi vedremo delle parti brillanti, ma anche delle parti oscure. E vero che noi abbiamo cagione di essere :<oddisfatt! del ~am~in~ d~I nos~ro paese~ noi abbiamo il diritto di dire che la no;tra s1tuaz1one e migliore d1 quella dt molti altri Stati. Al riparo di istituzioni democratiche, noi godiamo d'nna modesta agiatezza , grazie alla nostra tenacità c? allo sp(rito (li (avoro de~ nost.ro popolo. Noi abbiamo potut~ vince~e gli o~tacoli ele,?t1 da ogm parte alla nostra attività commerciale ed rndnstnale. Ma ~01 n_on dobbiamo dissimularci che delle difficoltà particolarmenteeccez1onali nascono per noi al pari che per l'Europa intera, per effetto ~i modificazioni prodotte da nuove aspirazioni nel dominio politico e sociale, e che, per e~sere pari al nostro còmpito, se noi non vogliamo rimanere indiet:o, n?1 do · vremo im piegare tutta la nostra atti vità. Circondati d_a grand'. Stat~ do~ tati di mezzi potenti e di cui uno sovratu~ti ca_m~n~na 1_n una :7 1a rapida di pro()'resso sotto l'impulso di una volontà 1i'resist1btle, il sentunento della nos~ra piccolezza ci pe:,a più che in altri tempi _e molte ~os~ che avvengono al di là della frontiera ci in\'itano a non nmanere_ rnd1~tro. « Coi progressi realizzati dallo spirito del se~ol?, no_1 abbiamo Ye~nto sorgere dei mali che esigono imperiosamente dei r1med1_. Il commer_c10 e l'industria come l'aaricol.tura soffrono sempre; e lebarriere doganali elevate dagli Stati che" ci circoudano, minacciano d'escluderci dai loro mer-
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cati e restringono forzatamente l'espo1 tazione del nostro lavoro. Tocca alla Confederazione di rimediare a questo stato di cose per via legislativa, e rivedendo i tral!ati esistenti, e sovvenzionando i cantoni, le società, ed i particolari. • L'orizzonte politico d'Europa non è senza nuvole. Se si esa mina SJlassiouatamente la situazione genera le degli Stati, si :irri 1·erà per forza a conchiudere che in molti Stati la situazione politic11 è scossa. Malgrado le assicurazioni pacifiche continuamente rinnovate, uoi non usciamo da uno stato di ansietà; ed abbiamo sempre innanzi a uoi il Li more di vedere imperì possenti e ben preparati alla guerra venire di nuovo allP. mani. « A destra ed a sinistra sorgono nuove procelle e non siamo sicuri che la scintil lù elettri ca non abbia a scoppiare vicino a noi . « È per q·uesto che noi non dobbi,1mo dimenticare che, presto o lardi, potremo avere a difendere in combattimenti sanguiuosi l'onore e l'indipenza del nostro paese, ed a sacrifì care la nostra fortuna e la nostra vi ra per sa lvare i nos tri beni più prezio.si. Ne risulta per noi l'obbligo rigoroso di organizzare il meglio possibile e nel la misura delle nostre forze il nostro esercito e la difes11 1iazionale. « Non è su vecch i trattali nè su nuove assicurazioni delle potenzed'Europa che riposand l'indipendenza e l'avvenire della Confederazione, ma su un fondamento di bronzo, che non è altro che la nostra buona :;pada e lo spirito del nostro popolo armato contro ogni oppres:;ioue. « Noi non dobbiamo neppure restare inoperosi in faccia ai pericoli che possono risultare dni costumi deplorabili del socialismo. Quasi dappert.utto noi vediamo le classi infer iori del!R societi1in istato d'ebollizione. Se la guerra è dichiarata all'ordine legale delle cose da un partito intransi· gente, ma che non conta, è vero, numerosi aderenti, lo S111to deve opporsi con t.n tte le sue forze a queste tendenze sovversive, e nell'interesse stesso della conservazione, dovrà fare un uso severo della sua autorità: mentre che, d'altra parte, un governo umanitario considererà come nno dei suoi primi doYeri di regolar<" le condizioni del lavoro. « Queste diverse considerazioni debbono condurci a ,lavorare tutti assieme sul terreno della libertà e del lo sviluppo dello spirito nazionali). « Noi dobbiamo fornire la prova di ciò che la nostra repubblica è capace di fa re, e di mostrare chP. un piccolo Stato, se com prende bene iI suo scopo, giustilica sempre il suo diri tto ad una esistenza indipendente. « Sen1.a dubbio, non basta creare istituzioni pol itiche: bisogna ancora sviluppandole in un senso eminentemente democratico, dare soddisfazione a ciascuno. Ricordiamoci delle parole di Pestalozzi: • Genio pro« tettore del nostro paese, fa intendere la tua voce possente, ed annuncia
·1: 't11· nostri mon ti e nelle nostre valli. La libertà del paese è la « Ia veri a:; .. l'b · d' t tt' .b t' del popolo: annuncia quesl.a ver1ta eterna che la J erta i u I • l.i,era d ' d' ··d-· do n è altro che la protezione del iritto ogm in "'\ u · . « uoR '-t·18 mo fedeli ai 1Jrincipi sui quali noi abbiamo edificato !'annca e « e. ·1 · le lo
la nuova Confederazionr-; vegliamo affinchè J ~e~t1ment? naz10.~a . , , s irito di sacrilìcio e di solidariet~ ri~~~gano v1v1 fra noi; s~ans'.a~10 I~ p e C"US"te dalle discussioni relig10-;e, e tentiamo al coutrano di amarezz " " : id . i riavvicinare Je confessioni con una mutua tolleranza fia con e ernt · (( Non perdiamo di vista che il bene generale deve essere lo_ scopo su· cittadino e che• ciascuno nella sua sfera , premo d1. oani , . . cl e nella. misura delle 0 sue forze deve contribuire a cons.olid~re J'ed1~c10. ~I 1a fat~ia.. _ « Allora noi potremo chiamare, vene degni figli dt '' 111kelned, la no stra patria sarà il baluardo _della libertà, ed il nostro popolo un popolo felice ». · v
.•
L'antica saviezza che spira dal discorw del '.'iHusrre_Presi~len,t~ ~e'.!11 Confederazione Svizzern è caparra che nei cuori d1 tutti i Con ledei at1 llsponder~ sempre l'antico valore.
II. 17 AGOSTO 1786.
, CENTENARIO DELLA MORTE DI FEDERICO Il. IL MARCHESE GIROLAMO LUCCHESINI ALLA CORTE 01 PRUSSIA.
"
(con cl ocuinenti inediti).
• Ber! ino, t 9 ag~sto 1786. • Giovedì (,t 7) a 2. ore e mezzo della mattina cessò di vivere il gi:an_ Federico: Un son no dolce e tr.1nquillo di trent'ore precedè la sua morte, . una comla quale non è stata punto dolorosa . La natura gI.I Il. \re V<a dato . · · · · t· ·1 sanoue s, è recato 1 pless1one robusta, e fino agli ultrnu momen t ' o . con forza ad inaffiare le estreme ramificazioni delle sue vene. Ma le faticl~e'. · le passioni dell'animo, e più d'ogni altra cosa l'abuso dei cibi aromatici
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e calidi hanno d!strutto in 1~arte quel benefi cio . Un'idropisia di petto e di basso ventre e diverse vomiche minacciavano da più mesi la Prussia l'Europa e l'uman genere della morte di un uomo , di cui la me~ moria, ~esterà, per dir così, a galla sopra il torrente della dimenticanza dei tempi avvenire. • Il_ successo.re ha ~sato meco nei primi momenti del suo regno della medesima bonta che I avo aveva couser'vato per me fino ao-li estremi della sua vita, e mi.ha ordinato di ac,;omprignarlo a Berlino. Io son qui solo, e spero che nu sarà coneesso di ritornare a Postdam, ove il desiderio di stare colla mia moglie, e l'abito di sei anni e quattro mesi mi rid1iamano » ('I). Una ~etter~ precedente di pochi giomi, preannunciava la sventura che con ragi~ne 11 Lucchesini dice che minacciava il genere umano, non sola la Prussia e la sola Europa.
o tre ore al giorno che io passo :il solito tu pertu. Ell a vede che piuttO$tO che scemare, cresce la sua benevolenza verso di me. Io faccio Yoti per la prolungazione della vita di un uomo sì raro, la cui fine sarà sempre immatura ».
.«
Le manovre dell'agosto 1785 erano state cagione della malattia a cui soccombette. Federico lI invariabilmente ogni anno passava in rassegna le sue truppe. « Non passa anno, scriv.e il Lucchesini (7 giugno 1780), che. il re non abbia visto e fatto esercitare tutti i suoi duecento mila uomini. Gli · uffiziali ignoranti sono mandati, p~r uno, due, o più mesi a Potsdam, che è la scuola di questa tattica sì formidabile. In questo viaggio, che non dura più di tredici giorni, il re fa fatiche le quali si sostengono cou pena da giovani di venticinque anni. L'anima di quest'uomo non invecchia, ed essa ha un tale impero sopra il suo corpo che gli fa fare ciò che le piace , . · del 478!~ nella Slesia erano andate malissimo: Le manovre dell'aaosto ;:, e ciò aveva trafitto al cuore Federico II, tanto pii\ che vi aveva assi$tìto il generalè francese Bouillé. Perciò Federico aveva scriuo una lettera fulminante al generale von Tauentzien, d1e qui giova riprodurre, perchè è carntteristica. 1
1
Potsdam, H agosto 1786.
« • • . . . . Noi .siiam o qui ondéggiando fra la tema e la speranza. Ma non credo che rnnarremo anr.or lungamen te nell'incertezza. Io passo la metà della giornata a Sans-Souc:i • (2.). E fin dall',H febbraio 11786 il Lucchesini così scriveva alla madre: I\ re per Cagion di salute tralasciò di fare il SUO solito viair"ÌO alla capita le, e si pose nell'animo di restare quattro settimane t.otai~ente solo senza ,•edere chicchessia tranne i $UOi segreta ri e l'aiutante di campò aen~r~le. E tenne parola fi no ai 14- di gennaio, nel qnal giorno m' ingiu;se d1 ritornare a Potsdam, e ricominciò a pranzare e a conversare come pr(m.a .. App:esso ha dov~1to rima~ersi spesso dal pranzare in compagnia dei lieti suoi commensali ed ha ripreso la sua vita solitaria; tranne due
«
Potsdam, 7 settembre ·I 784.
(<
Mio caro oo-enerale von Tauentzien . - Già nella Slesia ve lo dissi, e . ora ve lo ripeto per iscritto, che il mio esercito di Slesia in nessun tempo mai fu così cattivo come adesso. Se io facessi generali dei calzolai e dei ~arti, i reggimenti non potrebbero es$ere peggiori. Il reggimento Thadden non sarebbe da tanto da formare il più insignifi cante battaglione dì milizia dell'esercito_prussiano . -Rothk'i!rch e Schwarz , cattivi il più possibilé tutti e due - di Erlach, gli uomini sono così rovinati da quei ' ladri di istruttori, che essi non hanno faccia di soldati; Keller è come un mucchio di zotici mandiani; Hager ha un miserabile comandante; e il vostro stesso reggimento è mediocrissimo. Solo del G,raf von An hall, del Wendessen, e ~el Marlcgraf Heùirich, potrei essere contento. Vedete voi quale è lo stato in cui io trovai i reggimenti, uno dopo l'altro. « Ora parlèrò del loro modo di manovrare. Schwarz a Neisse, fece l' imperdonabile sbaglio di non assalire con forza sufficiente l'al tura all'ala sinistra: se fosse stato per davvero, la battaglia era perduta . (<
1
(i) GIROLAMO LuCCHES1N1, alla sua m:1dre. (Let'lern inedi/.a). Questa, come pur/tutte o altre lettere che seguono, del Marchese Girolamo Lucchesini, sono inedite· e sono tolte da cinque volumi di lettere sr.ritte dal Lucchesini alla madre e ai frateli{ ·e sono un prezioso, ma pur troppo scarso resicluo del ricchissimo e importan tissimo c~rte"'"iO lasciato -dal Lucc!w.sini, di cui la massima parto passò dodi ci anni or sono alPAr· cl_iivio di Stato di Berlino. Quel poco che rimase all' Italia si trova nell'Archivio ~li Stato diLuc?a;_e.fu po~to, con lihorale e tutt'altro che co1nu-ne cortesia, a mia.disposizione, dal ch1ar1ss1mo _direttore di quell'Archivio, cav. Giovanni Sforza, al quale mi è grato espnmere la mia profonda gratitudine. (2) ~ans- Souci: nome di un villino ad un miglio da Pot.sdam, abitazione predilet.ta di Fedenco II che se l'era fatta. costruire nel 1746 per sottrarvisi allo noje de<>li atTari e dell'etichotla. Anche oggidì si mostrano le tre' camere abimte da lui, las~iat~ come erano quando mori.
(<
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<< A Bresl.~u,. Erla.ch invece di coprire l'esercito impadronendosi delle altur~,. marcio via drllto colla sua divisione infil.mdosi come una fila di cavoli m quella stretta: dove, se fo sse stato sul serio, 111 cav.illcrin nemica av1:ebbe tagliato a pezzi la nostra fameri11 1 e il combnttimento ern bello e finito. .«_Io non ~on punto disposto a perdere delle battnglie JJCr la ignavia dei m1e1 gen_ernli_ (·I): perciò ordino fin d'ora che l'ann o venturo, se io sarò 'P~li~, _voi ~~biate a ~·adun~r_e l'esercito tra Breslau ed Ohlau: e per quattro g101n1, p1:1ma che 10 111T1v1 nel vostro campo, abbiate ad esercitare nelle mau?vre I generali ignoranti, e insegniate loro quale sia il loro dovere. II reggimento van Ani'i?n, e il reggimento di guarnigione wn J(anitz faranno da nemico :_e chiunque _non farà bene il suo dovere, passerà davanti ad una cori~marziale, perchè 10 penso clJP. sarebbe vergogna per qualnnqu,e _Stato il _co11ser~'nre .della gente che si dà così poca curn di sa per fa1e Ii proprio mestiere. Erlach stnrà .iltre quattro SP.ttimane n'1'1i arresti· e voi fa rete conoscere questi miei ordini a tutli i vostri dipend:rni » (2):-
, Q1~e~l'acc~nn? <~ se '~o sarò vivo » potrebbe mostrnre che esso sentisse I avv1crnars1 dei groro, supremi: ma potrebbe anche non essere·che l'abituale espressione ~i un uomo da lnuga mauo avvezzo n prevedere e a star pront·o, a ~tttle le vrc~ude della vita. Ad ogui modo nell'agosto del 1785 e~a. pm ,•1v~ cl.te mar. Il ·I 6 agosto partì per Gross-Tinz, l'illaggio nelle vrcrnauze d1 Sirehle~ nella Slesia, do,•e era il campo; Yi giunse il '.20; il 2~ ebbe lu~go una piccola manovra di c11valleria, e il 22. cominci1> Ja riv1s1.a propnaillente detta, che doveva durore qua ttro giorni dnl '22. al '.25 agosto, da l~rnedì a g.io,·edì. Yi assistevnno molti e qual ifica ti i-tranieri. Il mercoled_,, _te rzo giorno delle mano vre, dalle .i. del mattino, quando qne.ste comrnciarono, fin dopo le dieci, quando fin irono, Yen ne II na pioggia rovrnosa, un vero diluvio; parevn che la versassero n secchir. J<'ederi~o tuIlo occupalo nel!:1 ri vi~ta, non vi pose neppur mente: i;:n-a lc:1ndo da p~ pertntto, osse_rv_aodo attentllmente, tutto guu rdando con quel la sua ch iaroveggenzu dr lmce, seuza curarsi neppur di mett':)rsi il mantello come se non pio_ve~se. Sei ore sotto un tale acquazzone, un uomo di set~'lnWtrè'
. (t) CARL YLE dice: ba.se conduci, ma pare che esso llllre senta di non rendere il pensiero d1 ~ederico, poiché ripo.rta la parola ~t.iialc di esso, làchllé. :lla se l'inglese rimane ,ind1etr~ d~l ~oncett~ d! Federico, la lacheté ci sem bra che l'oltrepassi, percllè, co!a ,centra I.i 111utiacche1·1a 111 t:na mMovra? No i crediamo che la parola i{Jnavia calzi rc I appu~to a ciò che Federico voleva dire. Qualcuno clice àappocagoine· Alt ro che dappocaggmc ! (~I CARLn.i,;, llistory o( Fr·ùàri.d1 Il of Prussia. \·01. x111. 1>: 340.
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anni passa ti , egià inDncd 1ito. Naturalmente fu inznppato fino alle 0%11. Tornando al quartier generale, gli stivali erano pieni d'acqua ; al cavarseli, l'acqua ne scorreva come da due secchielli. Si rasciugò, si rivestì; presiedette secondo il suo solito nl pranzo, o cui aveva molti iuvilati, tra gli altri La Fayette, e lord Cornw.i llis, che probabilmente s'erano già trovati a fronte nella guerra d'America. Ma dopo, come si può ben aspettarselo, fu, contro il suo solito preso da febbre; caldo, freddo ; insomma indisposto tutto il dopo pranzo; si coricò con piacere. Caduto iu un sonno profoudo, ebbe un abbondante sudore, come veramen te gli voleva; e la mattina si risvegliò tulio riavuto; anzi pienamente ristabilito a suo credere. Ad ogni modo beue abbastanza da Dnir bene la sua rivista e partire per torna rsene a cnsa . Tornato a Potsdam, si rimise di lena agli affari, nè si lagnò di nulla. Anda to a Berlino, il 9 settt>mbre vi pnsò in ri, 1 ista l'artiglierin e il ,t O la Yide manovrare; ma il male c,1mi nciò a fa rsi sentire. li 48 setlembre fu preso da un forte accesso di so!Tocazione, tanto che ognuno temeva che avesse a spirnre. Il giorno dopo gli yenne la gou.a, che esso forse considerò come -un beneDcio; ma essa non fu che la fori era di una serie di mali; e ormai la fi ne di Federico era inesorabi lmen te fi ssata. Alla grande rivi$ta di .Pottidam ( 2.'.2-:23 seuerobre) la principale di tutte, alla quale conveni vano da ogni parte i forestieri, esso non polè iuterven ire; ne diede tulle le disposizioni, prescrisse tulle le manov re; ma esso doveite starsene · tristamen1e chiuso in ca mera. Federico era sempre stnt.o il medico di sè stesso; nei medici di professione are,,11 poca fi ducia, sebbene amasse di discorrere cogli intelligenti delle cose della scienza, e ne avesse veramente molta ccgnizione. Quindi non chiamò medici Dno a tanto che, nel gennaio 1786, quando i sintomi dell'asma e della idropisia cominciarono a manifestarsi più minacciosi che mai, si ri solvelie di chiamare Selle, il primo med ico cli Ilerlino, e uomo di vera capacità. Questi conobbe alla prima che il caso ern drsperato ; ma naturalmente la sua opinione la tenne per sè; e cominciò un trattamento da sollevare almeno il meglio che si potesse il mala to. Il re lo indovinò, e trovando poco sollievo nella cura di Selle, lo maudò via, ri volgendo tutte le sue speranze al buon t~mpo vicino, e alla primavern . Questa venne, e insolitamente dolce: e il re sedeva sui balconi a mezzodì a godere il sole e l'aria aperta, beandosi nella contemplazione del tielo splendente e della terra che rinverdiva e ri fi orivo. . l i '17 aprile, di buon mattino, ondò in carrozza al suo Sans-sollci, Ira i suoi giardini; ~ nel maggio e nc:I giugno
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fece ancbe qualche cavalcata sul suo Coudé,. il suo caval lo favo rito. li 4: luglio fu l'ultima: dopo non potè più.
in alto· disprezzo. Nella moÌ'te, io credo che non a:e:;se n~ timore ~è speranza ('I) . L'ateismo, veramente, es:;o ~on potè_n~a1 accog'.'.erlo: a lu'., come a tutti n0i , riusciva assolutamente mconcep1b1le, che l mtelletto, il sentimento potassero essere stati tra:o.fnsi in lui da un E~te_che noli n_e avesse esso medesimo. Ma qui, proprio qui , sembra che s1ns1 arrestato il suo teismo. Certo esso credevn istintivamente, anzi nessun uomo lo credeva più fermamente di lui, che solo la giustizia aveva da ultimo 1rna forza in questo mondo; ma per lui e per i suoi brevi ib t~r~ssi che bene era codesto? Speranza per sè nella divina giustizia, nella divina provvidenza, io penso che non ne avesse praticamente ness~tna'. che_ l_'imper.;~rut~bile Demiuroo si desse fastidio di una razzamaglia d1 catt1v1 malnati animai:, • . letti come siamo 11oi uomini, era cosa di cui non aveva ma, potuto capacitarsi. Un triste credo, codesto del re: esso aveva da adempiere il suo dovere senza premio o ricorn pensa. Ma wnto più ciò m_eri_ta la no.5tr_a attenzione, perchè difficilmente si troverà, negli annnh di quahtast credo , un re od un uomo che sin stato più fedelmente attaccato al su0 dovere: e che fino all'u lti ma ora non siasi occupato che di quel lo che doveva fare. Per il povero Federico, ii dovere era stato tutta la sun_ legge e tutti i suoi profeti . Negli ulti mi giorni della sua vita si as,;~cu_ra n cevess~ _un~ lettera nella quale lo si esortava a riconoscere la mechaztone ~1 Gesu _Cnsto, ~ a credere alla vita futura. Pare ~(li fos,;espedi ta dai Fr.1tell1Mornv1. Fedenco . nel renderla al segreta rio che gliela aveva presentatn , gli disse d.i risp~udere con gentilezza a quella gen te, perchè scrivevano per buona mtenz1011e.
Ma durante tutto questo tempo, e nella Jìne più che mai, gli affari ài Federico, di molt11 import11nza o di pocn, di qual unque specie o qualità, tutti furono regolati da lui con una perfezione, che non mai 111 pari ne' suoi giorn i più gloriosi . Esso vedeva i suoi ministri, vedeva tutti coloro che avevano a fare con lui , molti o poco che ne ave,,sero; e nelle gravi torture dei dolori corporaj i, C'ome Herzberg osservò con meraviglia, non mai l'intelligenza del re si mostrò più chiara, uè il suo giudizio più diritto e più sicuro . Dei suoi mal i, tranne che ai medici , non pnrlava con nessuno . Il corpo di Federico è una rovina, ma 1:1 sua anima sta salda ed eretta; ed esso riceve i suoi amici e adem pie i suoi doveri al pari di prima. Asnrn, idropisia, risipola, insonnia continua; dn molti mesi non poteva stnre a letto, ma soltanto seduto in poltrona, giorno e notte, uou potendo respi· ra re che in qnella posizion.e. Una mauirrn, nd uno che entrava , disse : « Se nvete bisogno di una guardia eer la notte, io faccio il ct1so vostro ». Dapprima sbrigava i suoi molteplici -affari militari; quindi i civil i e po litici con i suoi tre segretnri. Questi da ultimo, inveceùi ch iamarli dalle sei o alle selle di maLtinD,l i fece venire alle quattro. «Lamia situazione mi cos1ringe » così diceva nella lettera d'avvi,o « a dar loro questo dist.urbo · che essi non avranno a sopportare per lungo tempo . La mia vita è sul fi nire. Debbo mettere a prolìtto il poco tempo che mi rimane. Esso non appartiene a me, ma allo Sta to» . ]<'ino alle H, affari: quindi breve cura ch irurgica, e mundizie del corpo: po:;cia erano introdotti gli amici e la giornaliera compagnia, cinque principalmente, o, non contando il ministro Herzberg, quattro: cioè Lucchesini, Schwerin, Piuto e Gortz: stavano cou lui un'ora della mattina, e due o_re di nuovo :dia sera : triste società, al nostro vedere; ma forse non affatto così triste per il re: ad ogni modo essi sono tutti quelli che esso ha lasciato. Federico discorreva giocondamente con loro di letteratura , di storia, degl i argomenti del giorno, _o di qùalunque alt.ro argomento si venisse a parlare, come se tra loro non vi fosse nessun rnabto. Uomo che si adattava alle suti dure circostanze: e le portava da uomo e da re. Esso ben sapeva di morire: ma un po' si lnsingnrn che la fine avesse ad essert:J un poco lontana ancora . Era vi in ltii una grande semplicità di stoicismo, proveniente o dalla natura, o da un.:i lunga secoudn natura : perfettamente inconscio di sè, e che nou trova nien te di particolare in questa nuova prova impo$tagli. Già da gran tempo In Yita gli era venuta
Licenziato Selle il ,i. giugno, pochi dì dopo fece venire Zimrnermann, celebre medico annoverese, quello cl.ella Solitudi-ne. Na turalmente neppure esso approdò a nulla. Il 10 ago:;to così. scriveva Federico alla sua sorella duchessa cli Brunswick : Sans-Souci , ·I O agosto ,1786. « Mia adorabile sorell a - Il dottore di Annover s'è voluto dare molta importanza presso di voi, mia buona sorella: ma il fa.tto sta ch_e ~sso ~i riuscì perfettamente inutile. I vecchi debbono cedere 11 posto a~ gwvarn'. affinchè ooui oenerazicue trovi la casa sgombra per essa: e la vtta, se noi ne esaminiam~ rigorosamente il corso, consiste nel vedere i nostri simil i (i , • Alla spernnza ·incredulo e al timore > (FoscoLo).
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morire e nascere. In questo tempo, io mi son sentito un po'meglio negli ultimi uno o due giorni. Il mio cuore rimane inviolabil mente attaccilto a voi, mia buona sorella. Colla più alta considerazione, mia buona sorella . - Il vostro fedele fratello e servitore ». F EDERICO .
Questa è l'ulti ma lettera di Federico - l'ultima ad anima amica. Ve n'è una alla regina; ma non ha data, e non contiene che queste parole: « Signora, io vi sono obbligato dei voti che vi degnate di fare per ~ne: ma una grossa febbre che m'ha preso m'impedisce di rispondervi ». Non pare che questa fosse degli ultimi giorni. Negli ultimi quattro giorni, le lettere intorno agli affari correnti, cd anche agli straordinari, furono tutte quante dett;ite da Federico : alcune anche int()ruo a materie militari (vacanze da riempire, nuovi corpi 1:ranchi da reclutare). Due o tre di queste lettere riguardano cose cli pochissima importanza, come compera di nuovi libri presso i snoi librai di Berlino, ecc. L'ultima, del H agosto, è diretta a De Launay capo della Regìa: « Ho ricevuto ieri il vostro conto delle entrate e dell e spese: ma è troppo som mario : ne voglio uno più particolareggiato » e qui spiega, con chiara brevità, i punti da accennare, e come. Fìnchè c'è vit~, non trascura nulla nè di grande nè di piccolo. Martedì ,15 agosto '1786. Contro al suo solito, il re non si svegliò che aJle ·11 . A primo aspetto se·mbrava un po' sbalordito; ma presto si riebbe; chiamò i suoi generali e i segretari che da tanto tempo aspettavano, e diede colla consueta precisione gli ordini occorrenti; imo tra gli altri a Roh dich, comandan te a Potsdam, intorno ad una rivista delle truppe, da farsi il giorno dopo; or<l ine minutamente preciso per la C!)noscenza del terreno, e la indicazione delle evoluzioni che dovevano essere fatte e come; il che fu eseguito per l'app1mto l'indomani. Il lavoro di gabinetto lo sbrigò con eguale possesso di se medesimo, dando su ogni punto, ai .suoi tre segretari , le rispettive istruzioni: con voce debole,ma con l'antica forza.di ment~. Tra le altre cose dettò ad uno di loro un' Istruzione per un ambasciatore che allora stava per partire« quattro pagine» dice Berzberg, « che avrebbero fotto onore al più sperimentato ministro»; e la sera fi rmò le sue lettere, come di consueto. Il mercoledì mattina - 16 agosto - gli aiutanti generali, i segret~ri, il comandante erano li all'ora solita; ma loro vien detto che-abbiano ad aspettare. 1
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Il reè preso da un sopore rantoloso, di un brutto carattere, come fosse i! sonno della morte. Quando ad intervalli apre gli occhi, sembra che non s1 raccapezzi. Dopo parecchie ore, in un intervallo di consapevoli>zzn , il re si avvide di Rohdiéh, il comandante; si provò di dare a Rohdich, come era uso, la parola d'ordine; vi si provò due volte, fo rse tre; ma s'avvicle di non poter parlare; e con un'occhiata dolorosa, quasi dicesse; là! è impossibile! torse il capo e si abba11douò in un angolo <lei sue, seggiolone. Rohdich scoppiò in lagrime; il re tornò nel suo sopore; e di lì a poco cominciò il raDLolo della morte che clu~ò tutto il giorno . Fu mandato per Berlino a cercare di Selle; arrivò alle 3 dopo mezzogiorno; il re pareva un poco più in sè: ravvisava quelli intorno a lui; il suo viso era colorito anzichè pallido; e nei suoi occhi c'era ancora qualche cosa del l'antico fuoco . Verso sera la febbre declinò (a Sei!~, m'immagino, sarà parso un sintomo fatale); il re cndde in un sonno tranquillo con ca Id.o stidore; ma risvegliandosi si dolse re.plicatàmente dì freddo, domandando che lo avvolgessero più e più di panni; e nel toccargli i piedi e le ga mbe uno dei d?ttori fece segno che esse erano fredde fi no al ginocchio .. « Co sa ha detto il dottore, de' piedi? » mormorò il re, quando il dottore non fu più lì. « Se~1pr~ lo stesso di prima » rispose un domestico . Il re crollò 11 ca po ,n ana d1 incredulità. Bevette ancora una volta , tenendo il bicchiere con tutte e due le mani, una sorsat.a d'acqua di finocchio, sua bevanda usuale; e pa rve gli facesse bene: sua ultima refezione in questo mondo . Verso lenove di sera fu preso da una tosse breve e continua, e da un rantolo nella respirazione sempre più diffici le. Orama i non aveva più sentimento, o solo a mezzo. Qnando l'orologio bauè le 14, domandò: « Che ora è? - Undici » gli fu risposto. - Esso mormorò: alle ,i. mi alzerò. - Uno dei suoi cani giaceva su uno sgabello lì vicino: verso mezzanotte il re si accorse che il cane tremava di freddo: « Gettategli addosso un drappo » disse o accennò: e quella credo fu la sua ultima voce pienamente consapevole. Dopo, in un forte accesso di tosse, quando si fu liberato dal catarro, sciamò: " La montag11a è passata; ora cammineremo meglio». I domestici, Rerzberg, Sel le e uno o dùe altri erano in una camera vicina : con Federico non c'era che Striitzki, il suo KammerhtlSSa.l', uno dei tre che soli lo servivano e curavano: uomo fedele ed ingegnoso e appropriatissimo al suo ufficio. Striitzki, per impedire che il re si abbandonasse, come esso sem pre faceva, in un angolo della sua poltrona, dove, col collo e il petto piegati innanzi, gli era impossibile il respiro, da ultimo si prese il re sopra un ginocchio, piegando insieme l'altro a terra. Il braccio destro del re stava attorno al collo di Stn1tzki, il quale col suo braccio si-
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nistro gli reggeva la vita e l'altra spalla; e in questa posizione il servo fedele stette per circa due ore. finchè venne la fine . Dentro le camere tutto è silenzio, tranne quel respiro; tutta intorno tace la terra involta nel!~ tenebre, e al di sopra tace il c.ielo stellato. Alle ore . 2 e 20 minuti il respiro s'arrestò: ripigliò un istante, poi cessò del tutto. La batt.aglia della v'ita di Federico è fini ta; non più patimenti e penosi trav:igli.; ora è il riroso. Giovedì mattina, n agosto, all'ora che sopra si è detto. Al 3 1 dello scorso maggio il re aveva regnato •l 6 anni. « Esso visse>> calcolò Rodenbeck. « 7'1 anni, 6 mesi, 24: giorni. Per qual ragione, nessuno lo dice chiaramente: ma il fatto è che Federico non fu sepolto a Sa;ns- Soiici, dove esso si era fatto apparecchiare la tomba . Per suo espresso volere, il suo corpo non fu imbalsamato. Due chirurghi dì reggimento lavarono la salma e la accomodarono convenien-· temente per la sepoltura. Alle 8 della stessa sera il corpo di Federico, rivestito dell'uniforme del primo battaglione guardie, e riposto nella sua cassa, fu portato a Potsdam sur un c~rro a otto cavalli, scortato da dodici sottufficiali del le guardie. Tutta Potsdam era nelle strade; i soldati, spon· taneamente accor6i, si mettevano in riga, e seguivano il feretro; più di una faccia sfregiata non seppe trauenere le Jagrimc; dappertutto silenzio, come di mezzanotte; non si udiva tra la gente che qua e là un singhiozzo e un lamento: Ahi! il nostro buon Re I Il giorno dopo il corpo rimase esposto nel palazzo; vi accorsero a migliaia, da Berlino e dai dintorni a vedere per l'ultima volta quella facci a; faccia scomposta e disfatta, ma :incora bella nell à morte, con i grigi capelli divisi in ricci e leggermente incipriati. Alle otto di sera (venerdì 18 agosto) esso fu portato alla chiesa della guarnigione di Potsdam , e collocato al fianco del padre suo, nella volt.a dietro al pulpito: dove le due casse sono ancora a vedersi ('t) . · Potsdam, '7 ottobre ·1786.
Ccir'issirna signora madre Sono st:ito nove giorni a Berlino colla mia moglie, cioè tanti :i ppunto quanti il re vi è stato fra il ritorno di Konigsberg e la partenza per Bres~ lavia . In questo spazio di tempo è accaduta la cerimonia del giuramento solenne della )forca Elettora le. La sera di quel giorno la città di Berlino fu illuminata: e le belle facciate e le lunghe strade, e le piazze spaziose
della medesima facevano una bella comparsa. Chi non ha visto la luminara di S. Ranieri e quella di Pescia, non poteva non ammirare quella di Berlino. Il pittore italiano del Teatro Reale volle distinguersi, e mi richiese . di consigli, di iscrizioni, di versi italiani. Egli espose nn bel tempio trasparente con sulla fronte di esso l'iscrizione: « Tempio dell'immortalità» . Nel mezzo del medesimo si vedeva la figura di F~derico Guglielmo II ('I), e all'intorno della sua statua stavano otto busti rappresentanti Alessan~ro, Giulio Cesare, Augusto, Tito, Marco Aurelio, il Grande Elettore e Fede· rico il Grande. - Partivano dai due lati del tempio due portici i quali erano ornati di trofei mili tari, e tra le colonne che sostenevano gli arch·i si era lasciato lo spazio necessario per otto medaglioni, quattro dei quali erano ripien i di emblem i proprj delle belle vrti e della poesia teatrale; e negli altri quattro vi erano delle strofette da mé composte riferentbi alla circostanza. Parte, credo, in grazia di questi versetti, parte per l'Ode latina che ha veramente fatto più incontro che io non potevo desiderare senza. una eccessiva preslÌnzione, il Re presente mi ha regalato un bellissimo anello d'un sol diamante vnlutato dagli intendenti ben mille zecchini: e nel mandarmelo mi scrisse la seguente lettera: « L'on vous r,emettra de ma part, monsieur le marquis, une bague, comme une marque de mon estime et de mon contentement pour ce que vous avez (ait pour moi. Sur ce je prie Dieu qu' il vous ait en sa sainte et digne garde. « Berlin, ce 3.octobre 1786. . « FR. GuILLAUME >>. 1
Pochi giorni innanzi io avevo letto all'assemblea pubblica dell'Ac· cademia delle scienze un discorso de récep&ion, che le manderò come prima sia stampato; mentre non so qual aura favorevole a ciò che scrivo solleva anche questa miseria più alto che non merita per se stessa. Credo che il .nome di Federico, del quale io adorno ad arte quasi ogni pagina, dia pregio a quanto esce dalla mia penna. Io la impiegherò quest'inverno a scrivere di lui so lo, e verrò poi in Italia a leggerle quello che ho scritto. F~derico il Grande aveva fotto il suo primo testamento avanti la.guerra del '1756 . Il :J7.67 abrogò il primo e sostituì il secondo, tutto scritto di (l.)
(!.) C.rnL YLE,
op. cit.
Nipote e successore di Federico IL
21 ·- ANNO XXXI, VOI, .
Jll.
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VAJ:\IET.~
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l'eccellenz::i degli istitutori che vi furono chiamati ad insegnare e per gli insicrui allievi che ne. uscirono: come sarebbero, ad e:;empio, oltre il Luc· che~ni, AHonso Varnno, da Camerino, il restauratore dello studio dantesco in I talia; Ippolito Pindemonte, l'insigne tradn1tore dell'Od·issea, col suo fratello Giovanni; il conte Leopoldo Cicognara, lo storico della scoltura; e il generale napoleonico, ministro del primo regno d'Italia, Achille Fontanelli. Dotato· dalla natura di ingegno vi\(acissirno non meno che vigoroso, Girolamo Lncchesini ebbe la fortuna di avere a compagni taluni dei sunnominati, tra i qual i Ippolito Pindemonte che gl i si mantenne- sempre amico : ma ebbe anche la ventura maggiore di avere ottimi maestri nelle lettere e nelle scienze, tra cui basti annoverare,. nelle prime il Cassiao i, e nelle seconde il sommo Spallanz::ini. In ta l compagn ia e con tale scorta il Lucchesiµi si diede con tale ardore all•l studi.o, specialmente delle scienze fisich e, da sopravvanr::ire cli lunga mano tutti i compagni, e da riu:.cire il prediletto discepolo del suo illustre . maestro. Rimase celebre non nel collegio soltanto, ma nella memoria dei . suoi concittadini, la ricordam:a di una pubblica disputa di fisi ca e di geo· metri;, nella ·qualt, il Lucchesini, giovane di soli ,18 anni, riassumendo le obbiezioni che gli fecero dotti profes3ori e a tutte rispontlendo, addimostrò non solo' perizia di elegantissima latinità, profondità di dottrina e vivezza straordinaria d'ingegno, ma, ciò che è più raro, modestissimo concetlo di se medesimo, e signorile cortesia verso i suoi oppositori. E di tanta affezione e ~tima si strinsero scolaro e maestro, che, quando lo Spallanzani fu chiamato professore di storia naturale all'un iversità di Pavia nell'anno, credo, 1769, il Lucchesini, avido di sapere, ve lo volle seguire; e colà, sotto la guida di Gregorio Fontana, che vi insegnav~ il calcolo sublime, attese allo studio delle nrntematiche e della geometria con tanto profitto che t::ilvolta fu da l suo professore chiamato a suppl irlo. l'Ifa dopo pochi mèsi. mortogli il padre nel maggio del ·1770, il Lucchesini, essendo il maggiore del la :;;ua famiglia, e la madre sua essendo trattenuta a Modena per il sno grado in corte, dovette ritornare a Lucca per prendervi la direzione delle sue faccende domestiche. Non però intermise per questo i suoi studi prediletti , chè anzi, accol ta nelle sale avite una eletta società di giovani studiosi, I i prosegui più liberalmente.
proprio pugno due volte, e ne fece deporre un esemplare ::igli archivi, e confidò l'altro al defunto duca di Brunswick dichiarnto suo esecutore testamentario. Questo testamento contiene un bel ristretto della vita del Re, delle sue massime, delle sue azioni . Quindi prescrive non pochi le-·. gati ai suoi congiunti , assegnando i capitali desigorti all'adempimento di quel li che consistono in danari, e dichiar::indo qual i siano le tabacchiere e le gioie che costituiscono gli altr.i legati. Pt>r i· suoi servi ,. segretari, ufficiali o signori della sua corte, mini stri o particolari da lui beneficati o ben veduti in vita, egli si è ristretto a raccomandarli al successore pregandolo di non li spogliare di ciò che hanno in annuo assegnamento. Fu detto sulle prime che vi era un codicillo di più fresca dat::i; ma non s'è finora trovato codicillo alcuno fra le sue carte, nè io ho mai creduto che ve ne abbin. Io non ho mai sperato nulla e mi sono contentato di ri, trarre, mentre ei viveva, il maggior profiuo che per me si potesse dalla sua conversazione, dal suo ingegno, dalla sua esperienza. Parmi in verità d'aver fatto due volte i miei studi; e l'univer~ità di Sans-Sonci notrmi è· stata meno .utile di quella di P,1via e del collegio di Modena (•I ) . Federico sapeva bene che il suo gran nome era una ricompensa più ambita dell'oro, che esso teneva volentieri racchiuso nell'erario per dif· fonderlo secondo i bisogn i in mezzo agli abitanti della cam,pagna. E non era mai sì scarso di ricompense con chicchessia come con quelli ai quali si mostrava più ben affetto: quasi che ad essi bastasse il tesoro della sna famigliarità e della benevolenza sua. Al tutto, le opinioni , le massime di Federico spogliato della dignit;ì reale son degni di un diligente esame e della pubblica curiosità. · Carissima signora nrndre, i miei ed i suoi fratel li saranno forse avidi di queste particolarità~ ed io non potrei soddisfare il loro desiderio mettendomi da capo a scriverle; sicchè la prego di mandar loro questa lettera e di aggradire gli abbracciamenti dei suoi due figli (2). Girolamo Lucchesini, figlio del marchese Francesco Lucchesini e di Maria Caterina l\fontecatini, nacque a Lucca il 7 di maggio del. 1751 . Dieci anni dopo ta sua fom ig,lia si trasferì a Modena, alla corte del duca Frnncesco III; e nel •176~ Gir0lamo e il suo fratello Cesareentraro·uo al· lievi nel collegio con vitto d·i S.Carlo,fondato i.fl quella città il 25 novembre del 1626 dal conte Paolo Roschetti, e ven'.1to sempre più in rinomanza per
Ma il suo in<recrno cosi fortemente rinvigorito ::inelava a stendere le. . n e penne a più larCYO volo: ed era tempo che dallo studio delle lettere e delle scienze avesse ; far passaggio allo studio ed alla pratica degli uomini e del mondo. Quindi come i suoi illustri coetanei il Pindemonte e l'Alfieri ~
(t) Jl Collegio Convitto ili San Carlo, tuttora esistente in quella seria e studiosa città.
(2) Intende, esso e la moglie sua Carlotta Tarrach, da 1L1i spo;ata, credo nel marzo di quello stesso anno .
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si volse ai viaggi che allora erano il' compimento della educazione dei giovan i pa trizii che mal soffrivano di anneghittire nelle frivolezze della . società italiana di quei tempi .. Il Luccbesini cominciò i suoi viaggi nel 1172; in quest'anno lo vediamo a Ferrara, a _Mant.ova, a Bologna, a Firenze. Nel rnaggio del ,1774 è a Veuezia , e il 7 di dicembre del '177,i, cominciava una sua lettera alla madre così « Dalla capitale dell'Italia, dalla più bella città dell'universo conosciuto, le scrivo per darle avviso del nostro viaggio e delle prime idee che il soggiorno di Rop1a mi ha fatto nascere in mente» . La primavera del ,n-75 la passò a Napoli; ma ritornato cli là a Lucca, prr alcuui anni o.on pi mosse più di patria, apparecchiandosi a più estese ··peregrinazioni ; le quali però non dovevano durar molto. Nel il 778 andò a Milano dove stette tutto quell'anno, e i primi mesi del 79 : quindi dopo breve dimora a Torino e a Genova si recò a Vienna, dove si fermò quat.tro mesi, accolto, esso dice, dal la imperatrice Marra · Teresa con indicibile cortesia . Non cosi pare che lo vedesse di hu<Jn oc• chio il ministro imperiale, il principe di Kaunitz; per il che il Lucchesini partitosi nell'autunno di quell'anno da Vienna dopo breve escursione a · Praga, a Dresda, a Lipsia , ai primi di novembre si recò a Berlino che doveva diventare. la sua seconda patria. Quali fossero le sue impressioni . in quei primi momenti, e come fosse condotto a stabilire la su.a vita a Berlino ce lo rivelano le sue lettere. · 1
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Berlino, 20 novembri' ·1779. Se alla sai utc del corpo dee contribuire la contentezza dell':mimo, io posso dire che niuna città finora ho trovato tanto ,:,"iovevole alla mia quanto questa . V'è tutto quello che mi bisogna per essere perfettau1.entc contento . Letterati sommi, v11lenti artdìci, g<,verno degno d'essere esa minato: virtù faci le ed amauile, libertà; piaceri; e il tntlo · con discreto prezzo può aversi; e per compimento di ciò si evicino al Gran Federico. Io mi fermerò qui certamente tutto il mese di gennaio .
De-rlino, 7 dicembre 1779. 1
Questa mattina il Re è venuto da Postdam per dare la prima ud ienza al ministro di Vienna. Io, benchè non ministro di Vienna, gli sono stato presentato, è son pieno tuttavia della stui immagine, della sua voce gra-
tissima, de' suoi discorsi tenuti nella presentazione dei forestieri che si trovano qui e dei ministri esteri. Questo grand'uomo è così lontano dal volgo de' Re, ch'è una vera curiosità il vederlo, cd è una meraviglia il sentirlo parlare. Sta bene: è vegeto, robusto, pieno di .vivacità negli occhi, e promette di campare anche degli a.uni. Non so se possa altrettanto sperarsi del Duca di .l\'lodena, di cui mi viene scritto da Milano che ha pe-r tre- giorni combatt1Lto con una benigna apoplessia. Intendo dalla sua lettera che il signor Gio. Battista non è scontento cli quello che io ho scritto sopra lo stato pol itico e militare della potenza austri11ca . Egli ed altri di Lucca che hanno viste quelle mie miserie, ·mi parlano per modo che mi farebbero insuperbire, se non sa pessi quanto son facili nel compa tire gli sforzi di una buona intenzione. Cerco di non perder tempo; e se Je mie fatiche presenti potranno un giorno divertire ùn poco chi mi vuol bene, io avrò colto un degno frutto de' miei viaggi. Qui vi è molto, ma molto da os?ervare e da imparare; perciò mi scriva il signor Gio. Battista, chè io non mi parto di questi siti fì nchè non ne sia sazio .
Berlino, ~ì dicembre "7 79. • 1 li Gran Federico non si vede adesso perchè ha la gotta alla mano, ma presto si vedrà e potremo cort.eggiarlo dlte volte per settimana . ·
_Nei primi mesi del 1780 il Lucchesini riprende le sue esplorazioni in al_trù parti della Germania, va a Gotha, a Casse I, a G·ottinga, nell' Aunover: ,ma nel maggio ritorna a Berlino, e allora le sue sorti si decidono. Berlino, li 6 maggio 1780. . Ne' giorn i scorsi mi è accaduto cosa che ritarderà forse di un tal poco 11 fine delle mie peregrinazion i. Ella non potrà così di leggi eri immaginarla, io non l'avrei mai sperato, nè tam poco l'avrei creduta possibile. ·Nè io mi son mai creduto da tanto di coner la via dei Voltaire, degli Algarotti, dei D' Argens, dei Pollnitt, nè ho mai supposto che questo g1·an re avvezzo con quei grandi letterati potesse o volesse poi conteni-arsi di un tenuissimo soggetto quale io mi sono . ì\'la Hnalmente poche ore dopo quella mia udienza di Potsdam, mi fece sapere che sarebbe· disposto a prendermi al suo sen rizio, e crearmi nell'atto stesso suo ciamberlano attuale,
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e mi fu fatto intendere che possibilmente a Postdam, alla sua tavola, nella sua famigliar compagnia io sarei destinato a passare i miei giorni. Mi fu richiesto quali assegnamenti mi parrebbe giusto di domandare; io poco avvezzo a mercanteggiare le mie rendite, e me.no ancora gli scarsi frutti del mio povero ingegn-o, risposi quasi per evitare l'esito della cosa, che avrei creduto di dover richiedere 2.000 scudi come ebbe sulle prime il conte Algai·otti, e la sicu rezza cli non essere mai destinato a certi piccofi ministeri in corti di secondo ordine, ove gli stipendi i sono teou issimi . Mi rac:comandai inoltre a chi trattava l'affare che mi concede3se tre giorni di tempo, per pensarvi sopra; e perven ire a BcrliM a consilltare i miei amici, e fra gli altri il ministro di Sardegna e il grnude maestro Lagrange. Del primo dubbio fui tosto liberato, ma la mia preghiera non ebbe verun .effetto. U giorno appresso il Re mi fece dichiarare che io ero suo ciamberlano particolare colla pensione di 2000 scudi, ch'è quanto dire un benefizio semplice. • Quale rimanessi in quel punto io non so ben dirle. Non so se la ma· rnviglia o il conten to di nna simile onorevole appellazione o il turbamento per la mutazione presente del la mia vita mi facessero più .grande im pressione ·sull'animo mio. Va pprovazionc la più lusinghiera del principe reale, la gratissima accoglienz:i dei ministri di Ilerl ino, l'unanime consenso dei miei am ici nell'approvare il da me fatto, mi hanno in appresso consolato .di ,più che la prima novella non mi aveva agitato. Essendo tostç> venuto a Berlino ove aveva qualche cosa di premnra da spedire, scrissi alla Maestà del Re per umilmente ringraziarla: ed il di appres~o ne ricevei una risposta umanissi01a . Io r1uella mi clic.e in nn lnogo: « Les sentimens quc vom m'esprimez dans votre lettre cl'hier r.épondent à l'idée que je me suis faite de votre caractère, el sont tous autant de titres à mon ést.ime ». Le cose essendo in questi termini, che doveva io fare? Lasciarmi sfuggire questa occasione impareggiabile di servire nn gran Re in un modo sì nobile e sì onorevole? Non cogliere il più bel frutto de' miei studi, qua li cll'essi sieno, nel giud izio di un tanto He? Io non avrei mai voluto fare un11 risoluzione di questa sorta, senza riferirmi prima al parere ·di Lei , cari,,sima signora madre; ma la gran .distanza da un lato, e la somma pre5sione dall'altro, me ne hanno contes_o fino il pensiero. Questi aurei lacci ambiti da ta11ti, portati da tanto pochi, non avrebbero niun ,peso se. non mi tenessero lontano da Lei. Ma non sono eterni . Sta in mano di due il romperli, e di chi li ha imposti sì benignamente, e di chi si è opposto rispettosamente a ,portarli. Checché sia per accadere sarà sempre onore· vole e grato l'aver servito un,sì gran Re. Il soggiorno tranquillo di Potsda'm sarà opportun issimo al ·mio desiderio di studiare di éui ora cresce il bi-
so(Jno. La tenuità della :;pesa e la convenienza degli stipendì non nuocerà all~amministrazione economica ciel conte Giacomo ('il fratello). Insomma io spero di non aver mal fatto, e l'esempio di tanti somm i uomini che mi hanno preceduto deve pur difendermi dalla disapprol'~zione. Questo è u~ beli issi mo teatro e certo troppo più rispettabi'le che non b1soguerebbe perche io potessi comparirci senza timore di far cattiva figura. Molto o poco che la cosa sia pe.r durare, la memoria dei giorni passati a Potsda.m sarà sempre arata quanto altra mai. Il mio animo si sa rebbe sempre piegato orni volentieri a servire uno del vo lgo dei Re. Ma che non :;i dee fare per il gran Federico? Elrli fo pochi complimenti e molti fotti. Altrove le cose vanno alla rovescia~ Io non debbo l'onorevolezza di C(uesta appellazione nè a let· tere, nè a raccomandazioni. Non è per ciò ch' io non voglia conservar sempre nel più al to luogo dell'animo mio la più grata ricon~scenza p~r la bontà e l'amorevolezza che i Real i Arciduchi (di.Modena) 1111 hanno dimostrato . Io non ho mai aspirato a servirli perchè mi sono creduto incapace, ma ndesso posso dire apert.amente, e vorrei far lo sapere ai medesimi, che l'avr~i ~<1tto di vero cuore quando essi me ne. avessero cred uto degno. Non cosi I Imperatore . . . . . . . . . · · · · · · · . · · · · Ed a chi mi debbo raccomandare per avere scusa cd approvazione del da me fatto presso di Lei, carissima signora madre? Non ad altri ce~ta1~ente che alle sue amorevok,zze per me. La cosa è onorevole; non è d1sut1le, è piacevole. ,V'è tutta via del tempo per racchiudersi nel nostro guscio nativo.
Potsdam, li ·13 maggio -1'780. Dom enica scorsa ritornai qui avendo preceduto il Re di poche ore. Fui tosto invitato alfa sua rispettabilissima tavola, e da <1uel primo giorno sono stato considerato come suo perpetuo comrneusale. Questa è l'unica mia cura . Dopo il pranzo si con tinua un'ora, due e tal:olta. t:e la .con.ve~s~: 11 zione che si svol(Jesopra ar(Jomenti di letteratura, d1 polit1ca,. eh pnnc1p o o . di finanze e rade volte dell'arte della lrt1erra. In questa guisa s1passano tre, quatiro, ~ alcuna ,,olta cinque ore d°et giorno con quest~ Sig~or~, di cui in verità bisogna ammirare l'ingegno sublime, la memona mirabile, ~ la facile eloquenza colla quale riveste ed orna le sue idee. Tutta .la i_nuttma e parte della sera' sarà consac~·ata ailo studio del quale cresce 11 bisogno, adesso che si ra·ogni giorno commercio di sapere. Non si può espri me~e l'affabilità e la gen tilezza con la quale i c<immensali del R~ sono trattati . La soggezione è sbandi ta, nè vi regna altra distinzione, fuorchè quel la dell'ingegno e del sapere.
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VARIET.À.
\'ARIETÀ
8 agosto 1780.
. Non le parlerò di me lungamente. Tutto cammina benissimo : ne la d'.uturna reale famig!ia rità ha fa tta in tre mesi nascere il menomo che d1 ralfredamento o d1 s · ""·t · · ·· · · .. · · · . · : · 1 "ol ano quest1om tutti 1 g1om1 ; nè la mod.esta contradd1z1one d1sp1ace. Poch i 'particolari soffrirebbero cosi :anqu1llame.nte .che altri fosse d'opinione diversa dalla loro quanto questo oran Re. Chi gli sta appresso e non lo nmm ira è o ignorante o invidioso . Giovane ~i 29 a~ni, coltissimo, spiritosissimo, gentiluomo compilo ~l<.:gante scflt~ore d1 versi italiani, . lati ni e fra ncesi, d'indole gioviale e sè~ iena.' u~ tam'.uo ?audente come d1scepolo in filosofia non meno che in P.oes~a ~ Orazio, 11 suo poeta prediletto, di cui ogni tanto s'inc.:ontrano le crt.az1.om nelle sue lettere, era la cosa più naturale del mondo che la comp~gm~ del :ucchesini andasse a genio ad un re che sempre aveva posto i piaceri dcli intelletto in cima a tutti gli al tri . Ma insieme si può pensare quanto dovesse arrovellarne La meretrice cho mai dall'ospizio Oi Cesaro non torso gli oc·chi pn Ui, Morte comune e delle corti vizio.
. Quindi par~ che la madre del Lucchesini non vedesse senza trepidaziou~ qu~sto a.lt~ volo del figlio suo : e certo la lettera che segue risponde alle mqu1etudm1 del cuore mnierno.
10 giugno 1780.
Carissima, si_qnora madre, T~1tto ciò ~he le dissi nelle mie de' 6 è nuda e schietta verità. Tutta Berl'.oo, ed 11 con te Fontana possono farmi fede che il mio ritorno in Berlino non poteva avere per scopo una cosa che è nata (come qui tutte nascono) nella mente del re, e non è stata partecipata a chicchessia, fuorché a me · · · . . . . appresso al la mia presentazione. Niuu ministro niun segretario, niun cortigiano, di cui non c'è nappur l'~mbra. a Potsda'm, ne sapeva o no prevedeva nulla. Un ai~tante di campo del Re, a cui non darà tre commissioni in un anno, m1 palesò la sua intenzione e mi chiese che dimandassi .
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Tutto fu stabilito in pochissimo tempo, ed io recai la nuoya a Berlino due giorni prima che il Gabinetto ne sapesse nulla. . . . . . Senza questo io non avrei certamente mancato cli avvisarla di ciò che avesse pottJtOcondurmi a questo non sperato stabil imen to: nel quale se qualche cosa può lusingare l'amor proprio è la spontaneità della scelta. Lo stipendio basta per sè solo al decentissimo mantenimento in Potsdam ove nulla è caro. La tavola giornaliera del Re dimi nuisce ancorn la spesa . Cosi io potrò certo non ispendere e migliorare le condizioni della fortuna paterna nel corso degli anni che io rimarrò a questn Corte, il quale non può certo avere più lungo termino che la vita ormai avanzata del gran Re che mi ci ha chiamato. Ma il più lontano non esclude i termini più vicini . Sono qui come un viaggiatore che fa pausa, non come un uomo che vuole stabilirsi. Queste non sono chimere, ma verità. Non avrei per tutto l'oro del Perù voluto nè potuto prendere una catena perpetua. Aggiunga che ho già la licenza di venire unn volta in Italia fra due anni; e che ne farò certo uso. Rispetto all'invidia io non intraprenderei di combatterla, ma opporrò alla medesima lo scudo dell'indifferenza. (Rvmed·io d·i'litrso, e certo m'ig liore di quello d·i Piei· delle Vigne) . Por la cabala pos:;o accert-arla che in ,rn anni di regno niuno ne ha mai conosciuta alcuna alln corte del gran Federico. La maniera di vivere, di agire e di conversare di lui la escludono nffatto. Quella che chiamasi alla Corti fortuna e disgrazia viene tu tta dalla mente di lui. Ora se egli si ;muoia di me, monto in carrozza e continuo i miei viaggi, ed intanto ho goduto per un tem po della famigliarità di un grand'uomo. I favori ti, come si chiamano altrove, qui non usano . I suoi ministri non vengono a Potsdnm che due o . tre volte I' anno quando vi .sono da lui stesso c:hiamati : Niun cortigiano dimora in Potsdam . Io sono il. solo ciamberlano che vi· dimori, ed il mio ufficio non consiste in nitro che io pranzare seco ed in cianciare con lui di oggetti scientifici e letterari. Fin qui debbo essere soddisfattissimo della amorevolezza che mi dimostra. Vedremo in seguito. Aspetto con eguale indifferenza gli opposti estremi, perchè non ho fa me di furno cortigianesco, e perchè la disgrazia non può rendermi nè più povero, nè meno onorato che io non sono attualmente. E le stesse co~e, gli stessi senti menti, ripete cinque anni dopo al fratello Cesare.
Potsdam, li
.z aprile 85.
Oa1·0 .Cesare, Ciò che io scrissi al sig. Nicolao intorno ai primi tempi del mio soagiorno alla corte di questo gran Re per poco che io nou l'avevo dime:ticato. Vedete dunque se doveva pe1· voi provarsene tanto dispiacere. Siccome non procacciai in conto alcuno d'entrare in corte di Federico così come prima vi posi il piede fui e son tuttavia disposto ad nscirneco~ pari spédiLezza. Godo veracemente del presente, e sictome non ambisco uulla non ho cura del futuro. Laitdo manenteni; si cele1·es qiiat'it Pennas, ,rèsigno qiiae dedit. E sebbene io sia nell'età la quale qiiae,,·'it opes et mn-icitias, pure vi attesto che pago della mediocrità della paterna fortuna, nè ricerco, nè trascuro l'am icizia dei grandi. I miei migliori amici sono i miei più stretti parenti; e le ricchezze che io antepongo cvrabwrn gazis sono i precetti della filosofia, le invenzioni delle matematiche le SCO[Jerte delle scìenze natn ral i, ed i fiori dell' eloquenza e della poe~ia. Questo è con1essuto di buona lega e di corso spacciato • in umile fortun,1 ed in superba •
Che buona gent~ sono mai i libri! Io compatisco Cicerone se si gloriò con Terenzio Varroue, il più gr11n hibliolìlo de' suoi tempi: me ...... rediisse ciim vete,ribus arwicis (id est cwn libris) meis ùi g1'al'iam .... e se rallegravasi plltcatis h'is iiti, eh~ ·anche a m.e piace sopra ogni credere quel suo et sc,ribe1·e et legere ;co}t-r·fiw;. :VIa questa fi losofia tranquilla e serena, della quale il Lucchesini si proponeva di farsi scudo contro l'invidia cortigiana, non gli occorse di metterla in pratica, mentre visse Federico IL Quella amicizia, quella confidenza piena ed intera che il gran Re, sicuro conosci tore, aveva concesso al giovane egregio, gliela mantenne inalterata fino all'ultimo suo oio~no. Pare che il Duca di Modena, allora governatore di Milano, prova:se dispetto e gelosia, di questo stabilirsi 'del Lucchesini, che era in certo modo suo suddito, alla corte di Federico II, perchè gli fece proferte lusinghiere: che naturalmente riescirono inutili. « Mon cher, disse Federico II iii Lucch?sini quando lo seppe, je vous connais assez à présent pour ne me souc1er de savoir à qui vous ecrivez ». Così dal 1780 al 1786 i! Lucchesini visse a Potsdam, nella conversa-'zione intima di Federico_· II, qunsi senza nessuna interruzione, tranne 1
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quella di p{)ch i giorni ~gni autunno all'epoca delle ma~ovre. Lo_ studio delle lettere e delle scienze durante· il giorno; e la sera 1 colloquJ con la mente sovrana di Federico furono la sua occupazione in quegli anni: e fu certo a quella scuol.-i che il Lucchesini attinse quella lucidezza di mente e 'luella risolutezza di spi::ito di cui poi diede prova in Po lo_n)::i e nella campagna di Francia ; e ivi sopr.-itutto si formò . a quella politica, che, intermessa dal 11806 in poi, e ripresa d:tl principe di Bismark nel 1866 doveva condurre la Germania alla grandezza presente, basandola cioè sullc rrrandezza della Prussia, e sulla eliminazione dell'Austria. La lettera cl1e segue rivela i sentimenti del Lucche~ini, e implicitamente quelli di Federico II. 1
Potsdam, 2 dicembre 1785. La nuova della mi:i destinazione al MiCiistero Prussiano in Vienna era andata fino a Roma . do~1de il cardina le Bonco:-npagn i mi ha fatto giungere congrn tulazioni. Ma prèsent.ement.e il pericolo è p~ssato; e il con te d'. Podewia si dispone a partire, e a spendere unn pHte d1 _quelle sostanze.cl'. che la fortuna gli è stata libérale. D'ingegno non farà grande sforzo , e d1 sapere anche n;~no: ma frn noi e g-li Austriaci le cose sono in tale stato . che nè inoeO'nO ufnauo potrcbbe conciliar gli anim i, nè umana incnpacità irrit:irli Ji°~ntaggio. È vero che l'ultima lettera dell'ottimo co_nte_i'lfunarini mi dimostrò cliiaramente ch'e' si ricordava della rotta d1 Lissa. Io non intraprenderò mai a far l'apologia dell'uno o dell'a! '.ro,_de' ~ne opposti gabinetti della G()rmani:i, mentre nel mondo è di_lfi ctle d1 tror~r cosa del tutto perfetta : ma dirò sempre che dall<vpace di Teschen (1) in qua U Re cli P-nissùi protegr111, e l' Imvercitore assale la hbertà tedesca. For$e a que~ta circost~nza, delìa sua nomina, poi non· avvenuta, a rn!ni"tro di Prus.sia presso la corte di Vienna, si riferisce ciò che racconta il Carlyle con quel suo stile bizzarro. . . « Un aiorno il re era imbarauato, per non sapere cln mandare 1n un « qnalch~ luogo come ~1inis1ro est~ro. Finto (2) gli disse_: "Per~h~-~'05!ra « .Maestà non pen:;a di mandare 11 Lucchesrn 1, ucmo d1 t.~nto sp11 1to . )> « Appunto per questo>> rispose il re~< io me lo ~engo _qui, lo tengo per me. Manderei piuttosto voi che lm: manderei un citrull o cpialuuque (<
(I) Piccola città della Slesia austriaca, nella quale fu armata, nel l.i79, la pace tra Maria Téresa e Federico Il, dopo la guerra per la successione di Ba l'iera. (2_) Piemontese, colonnello al servizio di Federico 11.
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« come il Tal dei Tali • Ho dimenticato chi fosse, ma credo sia vera• mente quel tale che mandò » (1) .
delle inaspettate sciagure: e tra questi fu il Lucche,ini incolpato di aver in certo modo provocata la guerra del ,f 806. Di qui un turbine di accuse d'ogni genere, alle quali il Lucchesini , ritrnttosi a vitn privata in Lucca dapprima, e poi a Firenze, con quella sua filosofia tanto o quanto scettica, poco si curò di rispondere: uè forse in quel tempo poteva farlo. Erano i bei tempi dellaSanta Alleanza: rAustria spadroneggiava pertulta la penisola; il Lucches;n i era a Firenze, dove, dice il Tommaseo « ornava di sè il crocchio della Contessa d' Albauy » e marescinllo di corte, amatore di tutte le eleganze della vita, ormai molto avanti cogli anni (morì il '19 ouobre del 182.o) -aveva tutt'altra voglia che di procurarsi delle brighe coll'Austria pubblicando dispacci e segreti diplomatici. Già lo dicemmo, apparteneva :illa scuola filosofica di Orazio: e del resto anche Dante, che pur era quello che era , disse, e certo il Lucchesini, che ben lo conosco,·a, avrà ri petulo:
La vita di Girolamo Lucchesini, dopo la morto di Federico II è tutta anc_or~ a farsi: e mette conto di _far!~, prima di tutto per aYero la piena cd l!l llm~ conoscenz~ della stona d1 Prussi/\ e dell'Europa tutta io quel gran periodo che va . dal 4181 al 1806, perchè il Lucehesini Yi esercitò pa~ti e funzioni di som mo ril!evo :--- logazioue a Ron2a nel ·1787 per l'eJ~z1on.e d~I Dalb~rg alla coad1utoria del l'elettore di ì\fogonza: sua prima vittoria dt plomnt1ca - legazione a Yars,, via nel •I 789: alleanz/\ conchiusa tra la Prussia e la Polonia nel 1790 - sua missione nei conoressi di Reichenbach nel 1790, e di Sistovn nel 091 - sua missione nei°1792 e 1793, presso il quartier generale prussi.'.lno nel la campagna contro i Fr~ncesi: - ritir;ita di Walmy: presn di l!'rancofort: (2) assedio di MagouZ/1 : rottura de_ll'alleanza coll'Austria - legnzionc a Yienna nel H93 e •1794., e occupazione della Prussia meridionale - la paco di Dasifea nel 1795 - missione presso Bonaparte nel 11797 a Rolognn, dove fece sforzi sup1:em i per salvare In repubblica di Venezia dal cadere nelle mani dell'Austria - da ultimo lu snn legnzione a Parigi dnl novembre del "800 al settembre del 1806. 11a questa stMia è poi anche sommamente importante per la difesa personale della memoria di quell'uomo e•~rerrio contro il quale l'invidia e la malerolenza si esercitnrono con un 11°ccn°ni~ mento che fa meravigl ia e dolore, specialmen te da pnrte di storici illustri e onesti come Federico Cristoforo Schlosser, nella sua ston·a del secolo xvm; Erman no H11fl'er; e l'attuale direttore deoli Archi vi Rea l( di Berlino, Enrico de Sybel, nella sua Sto1·ia dell'E1~1·opa durante fa 1·ivoluzione Francese.
Dopo la ro~ta di Jena e lo sconcrnasso della monarchia prussi:ma non parve vero d1 poter trovare dei capi emissnrr sui quali gettare la colpa cit. ~olla Rassegna N~zio'.iale dol 1° agosto t886, dove l'egregio ca\·. Sforza pubblica un 1,n tcrossan te carte~gw dr Cesare Luechesini (fratello cli Giro lamo) tro vo appun to sotto la data del 20 dicembre 479il r1uesto [lasso importante: • Partiti da Dolzano..... . • per_la s~rada m~ontrammo Aurelio Mansi che veniva a passare l'inverno in Italia .. .. • Egh veniva da~! a~mata de! ne cli Prussia, e mi disse che il mio rratèllo Girolamo • era stato la principale cagione che i Prussiani prendessero Francrort· cho il ducà di • Drunsw1ck aveva qualche clif(lcoltà di tentare questa impresa: ma egli mo;trò come • s'. potevano superare queste dlfllcoltà; o il suo consiglio ebbe un esito relico. A"• giunge poi che dopo il sinistro evento della campagna passata, il duca di Drunswi;k • pareva cho a1•csse perdu to gran pa rte del suo spirito, e elle molto diflldassc della • sorte della guerra; o pareva cho il Re di Prussia non a1,osse pili ln lui quella coi.Il• denza che aveva prima; o no avrebbe ancor meno sr il mio fratello Girolnrno non • procurasse sostenerlo...... , . ({) CAn LYLE Oj).
(2!
Per che di provridenza è buon che m'armi, Si che, se luogo m'è tolt.o pili caro, Io non perdessi gli altri per miei carmi.
Dunque lasciò dire, e badò a vivere. ~ella Corrispondenza di Napoleone vi sono numerosi e soleo n i documen ti - taluno anche singolarissimo - della accaniw. lotta diplomatica che il Lucchesini ebbe a sostenere con NapoleonP, il quale portava anche nelle arti volpine l'impeto e la violenza del leone: e sappiamo che spesso, quando traùoccava l'ira sua o vera o simulata, non a,•eva riguardi neppurn al galateo, non che alla dignità im periale, e scendeva .\d usurpar te infami voci al volgo
' E nell'epistolario napoleonico ce n'è degl i esempi ali' indirizzo del Lucchesini. Ma là non ci si $ente chi} una sola campana: bisognerebbe sentir l'altra: e questa si trova nell'Archivio di SU\to di Berlino. . I l dotti ssimo Al frodo n ~umont, in una sua memoria intorno al Lucchesini, piena zeppa di cose, ma sempre troppo breve al de~iderio e al bisogno, dli questi interessa nti ssimi ragguagli : « Di Girolamo Lucchesioi si è detto molto, e molto rimaue a dire. L'opera che esso compose negli ul timi anni di sua vitn operosa ed :igitnta Sulle emise e gli effetti della Confedera:sio,ie Renana, quantunque degna di essere ten uta in cousiderM:iooe maggiore di quello che si suol faro, non dà nemmen l'idea di ciò che egli ~apern degli uomini e della storia di quel tempo, rilrov11ndosi l'a utore sotto l'azione di un certo imbarazzo per essere stato uno dei prin:ipali strumenti di una politica fallita. Iniziato
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nei segreti maneggi del governo prussiano e d'altri :i ncon1, dalla morte del gran Federico sino all 'apogeo di Napoleone; con quello spirito che dà al l'intrigo politico forma artistica e ne gode da ti·1·/110.~o, egli durante quattro lustri trovossi Ml &uo vero elemento. Uomo collo, fin dnlla gioventù affezionalo nllo studio, di quella varielà di cognizioni e di quell'amenità di conversazione che gli valsero i primi successi nelln vita, egli non dimenticò mai le lettere, e durante gli auni'ancora della sua arande attività diplomatica non perJè di vista il disegno di occtqrnrsi un ~iorno · della storia dei· !empi di cui senza ,,anitù potè dire di essere staio uon piccola parte. Quantunque diciannove auui corressero dal tempo delln sun cadulfl alla sua morte, il Lucchesini non eseguì il suo disegno letterario se non imperfettamentù: pure i materinli da lui raccolti fanno fede di '[Uanto e"l i arera ideato. · "' I moooscritti dn lui lasciati vennero con.,ervati durante buon numero d'anni, nella villa Cavallari a Marlia, specie-d':innesso alla villa Lucchesiui, ora del cav. Guglielmo Hùffer, dove nel "856, Francesco Lucchesioi, un ico fi glio dello statista, ospitò il principe Cnrlo di Prussia fratello del n e, di cui era maresciallo di corte. Tali maDoscritti nel "8i4- furono vi~ti i~i dal prof. fhtffer, frfltello del proprietario, il qua le ebbe maggior agt0 cl, scorrerne poi una pal'te a Berli no, dove erano passati in possesso della fa miglia rimasta io Prussia, e deposti nell'Ard1ivio di Stato, di cui da poco sono di veuuti proprietà e do,,e veramente hanno trovato il posto che cou viene ad essi » ('I). . Consoliamoci dnnr1ue, se hanno trovato il posto che loro co11viene. Questi mano:;critti riempiontr-dodici filze. Ri 0 uardano : - il conaresso di Reichenbach ('1790) - di Sistova (1790 e ~1) - la missione a\·n rsavia ( 1788-9'.2) e a Vienna ( 1793-97). - Ma la parte più importante ò for· mat.a dal carteggio ufficiale dell'ambasciata di Parigi (1800-1 806) al quale va nggiunto un ricchissimo c.1rteggio intimo. ~a .questi ~ocu menti noi siamo sicuri che uscirebbe una storin più esatta e più 1mpamale, e sarebbe resa al Lucchesini la dovuta giustizia: . Ma, grazie a Dio, quando si ha a che fare con storici onesti, si può anche rasseguar:;i a far senza dei documenti. La storia di Enrico de Sybel, che più sopra abbiamo accennato mentre è inspirata ai più elevati princi pì di una sana politica e di una sever~ libertà, è p~i tutta fondata sulle provo attinte da un diligente e scrupoloso esame di quei documenti. Da qualche passo si vede eh~ Enrico de Sybcl nu.tre esso 1
(l) h cltivio stoi·tco i taliano,
tomo XII, anno 1883.
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YARIETÀ
pure animo malevolo verso il Lucchesini: ep p~re, qu.ando r.acconta i fatti non vi è una volta, a farlo apposta, che facc,n menzione d1 qualche avv;nimento in cni il Lucchesini ba avuto parte, senza che, o im plicita· mente o esplicitamente, non esprima la sua approvazione, e in qualche punto direi la sua ammirazione. Dunque, giacchè la fo rtuna ci vieta di poter attingere a' quei tesori che si trovano racchiusi nel Reale Archivio di Berlino, noi, sotto la scorta dell'illustre suo Direttore, ci proveremo di rifare la storia del Lucchesiui durante quei tempi così burrascosi; e forse, o che mi spero, ne verrà dato di confortare la sua memoria, . . che giaco Ancor del colpo che invidia le diede.
X.
Rl\' ISTA ESTE RA
RIVISTA ESTERA - -::-:>-: - e - -
AUSTRIA-UNGHERIA.
Alla ripresa dei lavori legislativi dopo le ferie pasquali, i due Parlamenti dell'impero disc~ssero ed approvarono la legge sul landsturm, e dopo altri progetti di minore importanza si iniziò la discussione sul prolungamento dell'unione doganale e commerciale fra le due parti della monarchia. La forte maggioranza di <mi dispone iI gabinetto ungherese fece sì che al di là del,la Lei tha la legge venne approvata a grande maggioranza nel testo preciso presentato dal governo . Non ahrettanto liscia passò la questione avanti alla Camera dei deputati austriaca . La cagione princi pale del ritardo nelle trattative pel compromesso politico-commerciale fra le due parti della mo'narchia era stata la questione dei dazi sul petrolio. L':iccordo fra i due gabinetti si era stabilito sulla base che il dazio da pagarsi St}i petrolii greggi fosse di fiorini ,t ,,i.o. Nelle sedute della commissione. nominata dalla Camera Cisleit-ana per l'esame del progetto un membro della minoranz.i presentava un emendamen to col quale si proponeva che per l'importitzione del petrolio gregg io, inservibile cioè senza raffinamenlo .i scopo d'ill uminazione, fosse fissato un dazio· di 9 fi orini. Il gruppo dei deputati polacchi appartenente alla maggioranza era disposto a vot.ire l'emendamento che il governo non poteva accettare perchè già impegnato verso l' Ungheria, e siccome il voto contrario dei deputati polacchi avrebbe · spostato la maggioranza, così era inevitabile od una crisi ministeriale, o Io scioglimento della Camera. La questione era divenuta molto acuta; se non che i Polacchi compresi della gravità della situazione e delle con~e guenze che avrebbe portato l'avvenimento della sinistra tedesca al potere
si accontentarono di un compromesso su lla hase di un dazio sul petrolio di fiorini 2. E così infatti avvenne. Con ciò la crisi fu evitat.i, ma gre""io ~ . 1 la modificazione alle tari ffe proposte dal governo porta per conseguenza 11 riapertura del le tratta tive col gabinetto ungherese; cpperciò la legge dovrà di nuovo essere presentata ai due Parlamenti, locchè avverri1nella prossima sessione, dappoichè l'attuale venne chiusa al finire di giugno, e le sedute non saranno riprese che nel la 2.u quindicina di seuembre. Per render~i ragione della divergenza d'interessi fra le due parti della monarchia in tale questione, bisogna notare che la Cisleit.i ni a, ed anzi più particolarmente la Ga llizia, ha avuto finora il monopolio dell'industria del 'petrolio in tutto l'impero. Recentemente però il gu~i'.1ett.o ~ngl:~rese p~r attirare il commercio a Fiu me ha accor-litto molte facil 1taz1on1al i mdustna privata, ed ha insistito nelle trattative sulla tariffa dogana le per un dazio minimo sui petrolii greggi appunto per favorire diverse case industrial i che hanno imp iantato delle grandi raffin erie di t:11 merce in quella città. In ta l modo si è venuto a stabi lire una concorrenza molto pericolosa per gli industrial i della Gallizia, i quali in rea ltà non avrebbero a temere se la legge fosse scru polosamente osserv11ta, poich'è la vera cùncorrenza è fotta dal petrolio rnf(ì nato il quale paga di dazio lì orini H , essendo ca lcolato che pel raffinamento si viene a perdere un va lore rappresentitto appunto dalla differenza fra i due dazi. Senonchè ~ernbra che gl'i n8ustriali di Fiume mediante una miscela riescano ad iut.rodurre nello Stato , come petrolio petrolio che in rea ltà è già raffinato . Dopo l'i ntroduzione, con gre""ÌO 0~ tenue spesa fanno sparire gli effeu.i della miscela, e naturalmente col r1spar;n io ottenuto nella tassa dog:rna le riescono II far conè.orrenza .:nella Cisleitania ste,sa ai petrolii ra!Ttnnti della Gallizia. . 1\uche nel Parlamento tingherese vi fu nua discussione ahb11stanza v1-:vace per una questione che minacciò di turbare i rapporti fra le due parti dell'imperù, e della quale diamo un breve ,cenno anche perchè nelln questione stessa si trovò in certo qual modo in teressato l'esercito. Xella difesa di Buda nel ,1849 contro l'esercito rivoluzionario ungherese coma nda to da Gorgey, il comandante della piazza, maggior generale Hentzi ('I) cadeva da prode soldato alla testa delle sue tn.1ppe .. Domat~ la rivoluzione, il governo austriaco, ad onorarne la memona, gh facevn nalzare un monumento nel luogo stesso che fu il teatro della sua bella condotta. Ricorrendo l'anniversario della morte dell'Heotzi , il maggior t
V
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rn,
(A) Il generale Hent1.i proven iya dall"arma del genio. Come colonn~llo del ge~i? di~ resse a Man tova i lavori di costruzione del forte di Pietolc, ed alcum altn lavori 1otes1 a preservare la città dalle inondazion i.
22 - ANNO XXXI, VO L.
Ili,
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RIVI STA
generale .Tanski, comandante della 6·1• brigat:i fa nteria si recava alla testa degli ufficiali del genio residenti a Bnd11pest a deporre una corona sulla di lui tom ba, e nella cerimonia proferiva alcuM parole, le quali, per quanto misnrnte, mtarono le suscettibilità nazionali degli unghèresi. Il fotto provocò una dimostrazione degli studenti, ed una interpell:mza in Parlamento. Il presidente del consiglio, pur deplorando la cosa , la scusò perchè la Cl'rimon ia ebbe un CHaLtere affatto privnto, ed accennando che anche nelle alle sfere l'incidente non aveva prodotto buona impressione, fece capire che il generale Janski avrebbe avuto un'altra destinazione. Un altro incidente sorse a complica re la questione. L'arciduca Alberto, ispettore generale dell'esercito, che si tro,ava appunto per un giro d'ispezione nella Bosnia, per congednr$i dagli ufrìciali in Sarajevo, fece nn brindisi accennando alla sol idarietà dell'esercito imperiale senza difTerenza di nazionalità . Io quel brindisi gli ungherc$i vollero ravvisare un'a llusione al fotto del generale Janski . Si aggiunga che questi, il quale era subito partito da Budapest, comparve innspettatamentc a F(in fkirchen, e mentre t:ile anelata non era dovuta che a momentanP.e ragioni di servizio ( si tratt:wa di una rassegna) , gli ungheresi lo ritennero come un atto cli opposizione da p:u·te dell'autorità superiore al trasferimento ùel gcnernle. Tutto ciò diede luogo ad un violent-0 :tl'ticolo ciel Pesthei· L loyd nel quale si attaccava specia lmente l'arcid uca Alberto per le pnrol e pronunciate nel suo brindisi in Sarajevo . La cosa fece rumore essendo il giornale l'organo ufficioso del gabinelto, e poichè anche l'io1erpr1Hazione data alle pnrole dell'arciduca Alberto non era esa tta, in un susseguente numero, c:erto per superiore ispirazione, il giornale st.esso fece una ritrattazione comple1n e quasi umi liante. La ritrattazione, unita ai precedenti fotti, provocò da parte degli studenti e del partito raclicale vivi tumulti e manifestazioni ostili contro il giornale, contro il generale Janski e verso l'esercito stesso, cosicchè dovette interven ire la pol izia e la truppa, e poichè nella repressione vi furono parecch i feriti ed un morto, così questo diede luogo a nuov i disordini nei giorni successivi, fino a che co ll'arresto di circa ,1500 dimostranti eseguito in un sol colpo, la quiet.e e la e.ima ritornarono nella ci ttà . Sebbene l'i ncidente fosse abbastanza grave, siccome quello che in certo qunl punto quel modo ,1ndava a ferire il sentimento nazionale 'di cui i ma· giari sono cosi alteramente gelosi, tuttaYia l'influenza del Presidente del Consiglio, Tistza, sorretto da una forte e compatta moggioranza, val,o a sedare gli animi ed a render vani gli sforzi dell'opposizione, la quale voleva farsene nn'nrme non solo per abbnttere il gornrno, ma per chiedere
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anche la separazione dell'esercito comune. Questa quistione, che ha la sua origine fho dnl ·1867 11llorqnando l' impero venne stnbi lito sulle basi del dual ismo ausLriaco ed ungherese, ritorna di quando in quando a far capolino per opera della sinistrn parlamen tare magiara, la quale, non contenta di aver già gli honveds organizzati nffotto indipendentemente dalla landwehr'nustriac.1, YOrrebbe che anche la parte del l'esercilo atl.ivo che si recluta in Ungherin non avesse nlcuu che di comune colla parte che si redula nella Cisleith::inia. Fra i progelli di legge approva ti dai due Parlamenti merita di ·essere notato quello relativo nlla costruzione della ferrovi:1 Mostar-S~,raj evo, poichè dimostra fa incessante curn posta dal governo austriaco pel migliornmento delle condizioni econom iche della Dosnia e delln Erzegovina. Coll'nperturn della ferrovia Doboi-Dolnja Tusla-Sini inhau si è mirntv a favorire il commercio dei prodotti delle ~ali ne di Siminhan, cli quelli carbon iferi di Krjeka, e di quel li forestali delln vnllat:1 della Sprctscha . Colla linea ì\fost:1r-Sarajevo si creerà una grande Yia di comunicazione frn hl Bosnia e l'Adriatico (essendo Mostar già io comunicazione col mare per la ferrovia M.ostar-Metkovic) nprendo, così un importan te sbocco ai prodotti di quel In regiC'ne, e specialmente a'i legnami di cui si sente il difetto nell'Erzegovina ed in Dalr,1azia. Per ora il progeuo di legge approvato dalle Camer~ non comprendo che un primo tronco di 06 km. da Mostar al confluente del Rama nelln Narentn. Questo primo tronco a pochi chi lometri da Mostar entt·~ nella stretta valle del la Xareu tn, passa quindi in quella della Doljanka, e raggiunge posciu il Rama verso Prozor che snrit provl'isoriamen te la stazione te~ta di linea . Per il proseguimen to su Sarajevo sono tutt'orn in corso di studio due progeui; secondo l'uno la ferrovin del R.ama dorrebbe di rigersi su Kojnieza, e di lii a Sarajevo, seguendo In direzione general e della [H'indpale rotabile che congiunge la Bosnia all'Erzegovina; secondo l'altro invece dovrebbe dalla valle della ~aren tn dirigersi su Pc,tgrorlja e Fojnica, e di lii raggiungere nella valle della Bosnia la ferrovia Brod-Sm1jevo. Non si sa quale dei due tracciati avrit la preferenza; certo però si è che ad ogni modo, in un tempo uon lontano l'unione dei due capoluogh i di provincia a mezzo della ferrov ia sarà un fatto compi uto. L'annessione di diritto alla monarchia di quelle due provincie è stato or non è mollo l'argo men.to ùi rpiasi tutta In stampa austriaca, e tale forse era l'intenzione dei poteri dirigenti. Se non che la si tuazione generale politica derivante dagli avvenimen ti nella penisola bnlcanica e l'atteggiamento non rlel tutto rassicurante dell a Russia sembra che ahbiano consigliato a rimaudnre n tempo più opportuno una cosifatta fo rmalità. La
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st~mpa del la monarch ia si preoccupa ora, dopo la soluzione della questione greca, del contegno delln Russia di fronte alla Bulgn ria e nonnasc~n~e le st~e preoccupazioni pel timore di possibili comp licazioni. La qu1st1oue on en.tnle, n?n senza stento momentanea mente sopi ta dal conc~rto ~ur?peo, si nffaccia nuovamente all'orizzonte politico, e fo pace corre r1sch 10 d1 essere ancora compromessa . . Legge sul landstw·m. - Il progetto di legge sul la ndsturm presentalo du~ ~arlamen ti della monarchia, approva to, sebbene non senz?. qualche oppos1z1one, dalle Camere, è ormai diventa to legge dello Stillo in segui to alla promulgazione. fo ttane sul Giornale 1i(fìciale in data del 6 ul timo ~iugno; Si .attendono ~ra, e dicesi siano imminenti, le disposizioni relat1v~ ali o~dmamen.t? d1 qn~st~ ntiova parte della fo rza armata, la qua le ascendora ad una odra non 111ddJeren te.Invero, considerando solo ]a ,1n categoria, quella cioè c.he in caso di bisog110, può, secondo le disposiziùni della legge essere ch iamata a completare l'esercito permanente e la landweh:, categoria che comprende gli uom ini dal 19° al 37° anno d'età, i quali non uppartengano gi~ alle al.tre pai-ti dell a forza armata ( esercito permanente, landwehr e riserva d1 complemento) non si andrà lontano . dal vero nell'affermare che tale cifra ascende a circa 2 milioni d'uomini. Una gr?n parte di es.si però è affatto digiuna di qualsia$i istrnzione militare, nè lo potrà essere prima di una dichiarnziooo di guerra, se non ver1:anno mo?ificate lo disposizioni della legge cbe vietano per qualsiasi motivo .la ch iamata del landsturm in tam po di paco. Il numero di coloro r,he poss?n.o ri ~euer$~ mi litarmente istruiti ~s~enderà al l'incirca a qnasi io9 ,000 u?m1n1 dei quali però una pnrte, quelli cioè che furono ascri1ti alla riserva d1 com~le~euto, non ricev~tte che una istruzione molto limitata, e per modo d1 dir~ appena suffi ciente. Comunque sia è evidente che colla meazionata legge l'Austria-Ungheria si è costituita, come lo chiamò il ministr? d~lla.di~es~ ci~lei.t.hano, un vasto serbatoio di forzemilit:iri, al quale fi n dai primi g1orn1d1 una guerra even tua le si può attingere con fiducia, e eh~ può essere man ~iauo riforo ito, a mbura <lei bisogno da quegl i elomenll che non ebbero rn precedenza la conveniente preparazione. ai
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. Pr?getto di legge pe·r la pensione alle vedove ed agi'i, ol'fani dei m,1·litan. - Il progetto di legge per le pensioni alle vedo,,e ed a11li orfani dei
militari eia !ungo tempo reclamato come un atto di equità e cli ~iustizia per una cliisse così benemerita del paese, è stato finalmente testò presentnto a~le Camere. A tiile presentazione più clie altro ha contribuito la reccnte discussione della legge sul landsturm, durante la quale si alzar~no voci :id
invoca re che non fosso più oltre ritardato pei militari tale provvedimento, quando appunto si stava per richiedere da essi maggiori sacrifizi . La proroga della sessione parlamentare non ha permesso che il pNgetto sia stato posto in cliscussionè, ma lo saril probabil men te prima del fi nir del l'anno al riaprirsi della nuo,·a sessione. Riservandoci di parlare particolaregiatamente della legge quando anà ottenuto l'approvazione, notiamo i11tanto che, secondo il proget,to e Inborato d'accordo fra i due gabiueui della mouarchin, l'ammonrn re delle pensioni venne proposto nella misura seguente: Per le vedove degli ufficiali (esercito e marinn) che si trol'auo nelle condizioni prev iste dalla legge, la pensione annua varia n :;ecouda del grado del marito defunto, tra i 200 ed i '.2000 fiorini . Se il marito è morto su l campo od in seguito a ferite riportate in guerra, la pensione viene corrispondenteme11 te aumen tata del 50 per cen to. Ad ogni orfano cl i ufficiale spetta un sussidio annuo per la educazione (Erziehungsbei trag) variabile fra i ,\.O ed i 250 lìorini, a seconda del grado del padre, fin o a che abbiano raggiunto l'eta ma~giore (Normalnlter) che è fi ssata a 20 anni compiuti per i maschi, o a 18 pure compiu ti per le femmine. La pensione per lu YedoYe dei militari di truppa niria tra i 2i ed i 100 fiorini nnn ui, con UD aumento del 50 per cento se il marito è morto in guerra, o per ferite ivi riportate. Ad ogn i orfano di militare di truppa dovrà essere corrisposto fino all'età maggiore un sussiùio per l'educazione di 24, fi orini annui; però la somma di tale sussidio colla pensione della vedova non dovrà in ogn i caso sorpassare i 180 fi orin i all'anno. 1
· P1·0'1i1Jed'i1nent'i vei sottiiffìG'iat·i:. - Si annunzia do 1 vari giornali la prossima presentazione ai due Parlamenti della monarchia di ·nn progett.o di legge il cui scopo s:irebbe quello di provvedere alln deficienza dei sol tuffìcial i, e roter coi vantaggi a loro deri van ti dalla legge stessa, incaricarl i di alcune parli di servizio interno fi nora di spettanza degli ufficiali che verrebbero per Lai modo ad esserne alleggeriti. Attualmente ai sottufficiali che, dopo aver compiuto il loro obbligo di servizio soU,) le armi, contin uano a ser vire volomn ri amente, viene concesso un caposoldo di fiorini 20.1, se furi eri, ùi fiorini •I 68 se sergenti, e di fiorini 108 se caporali . Cessando pui dal servizio dopc 6, 9 o "2 anni, essi non ricevono più nulla. Ora si tratterebbe invece di stabi lire un unico caposoldo per tulle le diverse categorie di sottuffi ciali ( 1), lim itato a 1'2 fiorini mensili 1
(I) lo Aus tria-Ungheria il caporale appartiene alla ca tegoria dei sottu!lìciali.
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( ·I H fiorini all'anno). Per contro dopo dod ici ,mni di servizio sarebbe
assicurato al sottuflìciale un premio di un capita le di 800 fiorin i, cd inoltre sarebbe rivedut.n la legge relativa alla concessione di un impiego nell'amministrazione dello Stato , delle provincie, e dei conùmi ai sottnffl ciali che hanno servito per 1:2. anni sottq le armi, nel senso di dar ìoro l'effettivo diritto a tale impiego, mentre finora la concessione è subordinata ai po,ti vacanti. Per di più col nuovo progeLto di legge, al sottuffìciale che dopo 12 anni di servizio compiuti , per qualche motivo diventasse inabile al servizio, Yerrebbe assicurata una pensione di almeno 300 fio rini annui, mentre presentemente, anche dopo 30 o 40 anni di servizio non riceve che una pensione di 180 fiorini. Resta a vedere se i mezzi escogitati col preparato disegno di legge saranno sufficienti per raggiungere lo scopo che si è prefisso l'amministrazione della guerra.
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3• Debreczin
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- /j.a Borosieno 5• Szegedin - 6" ì\'.Iaria Theresiopel - 7" Wersc~etz - 8• ~ugo~ 9a Kaschau _ 1oa Miskolcz - ,1,1• Munkacs - 1'.2 Szatrnar Nemet1 13• Pressbura _ ,14a Leva - .15• Trentschin - 16* Besterczebanya ~ • ·.· flmc · hen - '.20° Gross ,17• Stuhlweissenburg - 18• Odenburg·,' 9a F• uo - :2.3° HerrnannKanitza - 2,,1a Klansenhnro-le> - 22° Maros-Vasarhely . Cl'""•B l r stadt - 2/J." Kronstadt- 25" Agrnm - 26" Szvarcsa - ;<d e o,ar28• Vinkovce.
Corpo degl'i uf'ficial'i med'iC'i,. - Con circo lare minis~eriale_ del? apri_le, inserta nella ,13n puntat:-i del Verordnnngsblcitt per 1esercito, ti cor po degli ufficiali medici venne aumentato di ,1 Generale medico, .\ Colonnello medico . 3 Tenenti colonnelli medici. ,i, Maggiori medici . f2.7 Capitaui medici di ·I· classe . Per contro venne diminuito di 36 il numero dei capitani medici cli 2• classe . . . Con tale di:;posizione non mancano più che ?oche n~1~me per raggrnngere l'organico stabilito per il corpo degli nffìciali mecl1c1 e.on so:1rana determinazione del 3 lui lio ·1884-.
'lhippe bosno-enego1iesi. - Qua lche giornale mil itare della monarchia annunzia l'imminen te formaz ione di 2. nuovi battagl ioni di fanteria hosno,erzegovese, i quali così verrebbero ad essere in numero di 6. Le sedi dei due nuovi baitaglioni sa rebbero rispettivamente rravn ik e Trebinje. Fante1"ia dellci landtvehr ungherese (honueds) . - ~et't'ord inamento della fanteria degli honveds vennero introdotte alcune modificazioni, le quali però sos_tanzia lmente non si discostano dalle preesistenti disposizioni. Secondo il nuovo ordinamen to che entrerà in vigore cpl 1° di lugl io del corrente anno, la fanteria degl i honveds tanto sul piede di pacéche sut, piede di guerra è formatll su 28 mezze brigate di fanteria numerate da ,t a 28, ognuna del le quali consta di uno stato maggiore, di 3 o 4, battaglioni da campo, ed, io caso di guerra, di ·,1 battagl ione di complemento. Ogni battaglione in tempo di pace consta di uno stato mllggiore e (eccezion fatta del 4, 0 battagl ione dP-]la 1° e 6· mezza brigata) di 1 quadro di compagnia; in tempo di guerra consta di uno stato maggiore di battaglione e di ,i- compagnie da ca mpo. Il battagli one di complemeiito si costituisce cou 3 o 11compagnie di complemento. I battaglioni nella ri,;pettiva mezza brigata sono numerati da 1 a 3 o da 1 a t~, _e portano inoltre il nome del comitato (circolo) dal qua le si reclutano. Ogni me~za briga ta è comandata da un colonnello o da un tenente colonnello. Le stanze degli 5tati maggiori delle singole mezze brigate sono:
1• B,idapest _ 2a Bekes Gyula -
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. Treno clcgli eqiàpaggi da ponte. - Per il tr~ino deg!i equi~ag?i .da ponte in tempo di guerra sono destinati_ a~ ~g~1 batt~glw~e p1on_1er~; squadroni del treno. Ogni battaglione p1omen _e_pro~v1_sio d_i 8 eqmpa~el normali cJa ponte, per c;ui ognnn~ dei ~ pJotOlllm CU_I SI d,m~e ~lDO SCJ~la~ drone del treno è destinato al traq10 di on equ ipagg10. L_ e!lettivo orba nico di ogni plotone treno era fin'ora stabi lito i~ 1 ufficiale. s~ba.l~e~n~, 9,1 uomini di truppa, 8 cavalli da sella, 96 da tiro, 2 cavalli d1 rnerva, 5 carri a!~ cav::illi e ,J,j. a 6 cavalli . Con circolare del ·13 apri le, corrente anuo, inserta nella ·I 4,a P~~t.at~ del Verord1iungsblatt per l'esercito, venne intr?~ott~ qualche modifica~wne in tale effettivo, portando cioè a 93 gli UOnllill di truppa, e~ a '!0!~ 1 ~avalli da tiro, mettendo cosi in armonia il numero dei cav;ll1co~carri da trainarsi, ciò che non era precedentemente, poichè con 1,~ ~arri a_6 ca.valli-e 5 a ,i, cavalli , che tanti se ne trovano precisamente m ogm equ~paggio normale da ponte, mancavano appunto gli 8 ca,raJli testè anmentat1. 1
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. Tstituz'ione di un .comandante -fisso del corso degli ufficiali snpe1·iori . - Con, sovrana determinazione del 20 apri le venne istituito in modo permanente un comandante del corso degli ufficiali superiori, i l quale dovrù contemporaneamente fun zionare quale ispettore della Scuola di tiro dell'eserci to ( Armee-Schicszschule) . La lìu rp1i esistente superiore di rezione dell a scuola dei tira tori del. l'esercito venne nello stesso tempo soppress·a. La sc~iola dei tiratori dell'esercito (Armee~Schittzenschula) a Brnck sulla Le1tha conserv~rà .però durante il cor;o di que;t'anno l'a ttuale sna denominazione, c!opo di che sarà chiamata Scuola cli tiro dell'esercito (Armee-Schieszschu le). Alla carica di ~o~wndante del corso degli uffi cial i-superiori e di ispettore "enerale Federico Hotze ., della scuola d1 tiro venne nomin:ito il ma""ior ò!> v e> • , g1a comand~n te della t 6a briga1;1 fanteria in Trento. . S~condo alcuni giornal i poi, si trallerebbe 'di ~pportare itlcune innovnz1001. aI cor:o degli uflìciali superiori coI fondere in esso i I corso preparatorio degli aspiranti ad uf(iciale superio re d'artiglieria. Per tal modo il corso degli ufficiali superiori il quale attualmente non è frequentato che d? u~tkial! di fante1:i.a ~ di cnvalleria, lo sarebbe in vece anche da_quelli ~ art~gl1er1a: Cou c10 s1dovrebbe naiuralmente introdune qualche modi· ficaz1one ne, progrum mi d'istruzione.
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maggiore, Hi nella fanteri a, ,1- nella cav::dleria, 4 nell'artiglieria ed ·I nel treno; . , d) a tenenti colonelli, fl 6 maggiori, nei quali 7 .nello st:ito maggiore, 30 nella fanter i;1, i nella cavalleri:i, 2 nell'artiglieria e 3 nel genio; e) a maggiori, 52. capitani, dei quali 7 nel corpo cli st;1to maggiore, 27 nella fanterin, 7 nella cav::illeria, 3 nell'a1'1.iglieria, 3 nel genio, 1 nel treno, 1 nelle truppe ùi sani tà, ·I nel personale dei depositi cavalli stalloni, e 2 néll'armeestaud . Nei gradi inferiori rnnuero nominati : . Nel corpo di stato maggiore, '15 capitani di P classe; Nella fonteria e caccia tori , 93 capi tani di 1° classe, 70 capit:ini di 2• classe, ,19s tenenti, e ·169 sottotenen ti; Nella cavalleria, 1,1 capitani cli 1a classe, 12 capitani cli 2a classe, 27 tenenti, ,U sottotenent.i; Nell'artiglieria, ·I 5 capi tani di ,1a classe, 15 capitani <li 2a classe, 30 tenenti, e 27 sottotenenti; Nell'arma del genio (ivi compresi i pionieri, ferrovieri e telegrafisti), 8 capitani di 1a classe, 14 capitani di 2a classe, 17 tenenti, e i sottotenenLi. Lo specchio seguente dimosLra l'anzianità degli ultimi promossi nelle varie armi . 1
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P1·011iozion'i d·i maggio. - Al ,f O di maggio vennero fa tte le consuete promozioni semestrali. Furono promossi: · a.) a te11e1Ìti generali , 3 macr"iori "enerali· b) a maggior generale, , 5 colonnelli; e) a colonnelli, '.29 tenenti colonnelli dei quali 5 nel corpo di stato V
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ANZ!ANIT;~ OELL'UL'WlO PROMOSSO CORPO
Effettivo organ'icn nei ,1·e9gùnenti e squadron·i di caralleria. - Con sovraua determinazione de]l',1,1 mnggio il numero dei cndetti ff. d' ufficinle fì.ssato pei reggimenti di cavalleri:i del fJliadro organico venne diminuito d1 uno tanto sn l p,ede di p~C'e che su quello di guerrn. Essendo :lltual •. mente tale numero di 6 coll'elfetti1 0 di pace e di 8 coll'e/fottivo di "nerra ,. d e , s mten e che d'ora innanzi non sarà più che rispettivamente di 5 e di 7. f;ontempornneamente l'effettivo organico sul piede di pace di ogni squa· drone ria campo venne aumentato di un secondo furi ere montato . Sul piede di guerra poi, oltre gli squadroni da campo, avranno un secondo furiere montato anche gli squadroni di complemento, e gli squadroni di riserv:i .
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ESTE l\A
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tenente colonnello a colonnello
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Stato magg.. 1 nov. iil82 Fan teria.. . . 1 nor. iS82 Cavalleria. .. 1 nov. tSS2 Artiglieria . . 1 nov. 1882 Genio . , ...
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Da capitano
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I
Da tenente a capitano
Da so ttotenente a tenente
I
l magg. 1883 15 sett. 18i8 l ma.gg.1883;1) 1 magg. 1881 :I nov. :1878 1 magg. 1880 l. magg. 1Si6 1 magg. 1881 -i nov. 187i ! nov. {882 1 nov. !875 i sett. 11179 -I magg. iS79 i nov. l.881 I. nov. 1876 l. magg.
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i882 i nov. i873
:t magg.tSS2
i
set t. i8S2
(i) Sono tenenti aggregati cli stato maggiore (Zu.aetheiltlt1•). li grado inferiore · degli u!llciali effetti vi cli stato maggiorc è quello cl i capi tano.
Altre promozioni vennero pm fatte negli nffie,iali della l:rndwehr attiva · i quali a pnrità di grado e d.i anzianità si trovano molto più l'l:' vnnt~ ggiati nello cnrriera che non i loro colleghi di fonteria del ~'eserc1 to attivo. E poichè, come è avvr,nuto anche recentement~, i col~1rnel!1.de!la landwehr po~sono venir trasferti nell'esercito attivo, cosi tale d1spanta d1 trattamento non ha mancato cli produrre dei malumori, dei qnn\i si rese interprete
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RIV1STA
qualcuno dei giornali militari della monarchia. Indipendentemente da ciò, la stampa militare da qualche tempo si occupa della disuguaglianza di carriera fra le diverse armi, tutta a svantaggio. della fanteria; e ad ovviare a siffatto stato di cose, se si deve credere al Pester Lloyd, n~lln prossima sessione delle delegazioni sarà chiesto un aumento rii spesa di ,100,000 lìorini allo scopo di regolare nella fanteria il numero degl i ufficiali superiori in guisa che la proporzione tra i diversi gradi sia all'incirca eguale a quella che si riscontra nelle altre armi. Si tratterebbe cioè di diminuire di -I :28 il numero dei maggiori, e di aumentare per contro di 93 il numero dei tenenti colonnelli , e di 35 quella dei colonnell i.
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Istruzione dei volontai·i di wi anno. - La Jlfil:ita1· Zeitung annunzia che presso il )Iinistero della guerra venne convocata una commissione incarici,ta di studijre i mezzi più proprii per dare all'istruzione dei vo lontari d'un anno un indirizzo più pratico e meglio corrispondente alle esigenze del servizio. In pari tempr:> la commissione dovrà pur vedere quali sarebbero i provvedimenti da adottarsi per ottenere un miglior elemento negli ufficiali di riserva. Sembra che la nomina dell11 commissione sia dovuta all'insufficienti risultati prodotti dalla istruzione dei vo lontari d'un anno in questi ultim i tempi , sia per rispetto al numero, sia per quanto riguarda la quidità. "
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ESTERA
vallo, va tenuta nel debito conto, ci induc~ a no n ace.et.tare senza riserv~ i limiti di tempo entro i quali venne comp,_uta I ~pernz1on,:, e che a C?~ fermarci in tale riserva valga pure la con~1deraz1.on~ dell immensa d',~eche corre tra la mobilitazione d'un nparto Jim11ato, e quella clell 1~renza . ondimeno occorrerà tener presente il risultato rlell'espentero esercito, n . .. . d·rnc·le mento siccome un ideale a cui tendono i nostn v1cm1, per quan~o 1 1 ·. · unae ·e non ostante le ricche risorse equine (lei paese, ed 1nntaggi a raggi o 1 , , 1 ·· inerenti all'ordinamento a base territorial~, .ch~ no~ trova pero a s~~ pm perfetta applic:izione, per le. peculiari cond1z10111 poltt.,che nelle qnah ,-ersa la m<marchia austro-ungarica. 1
Cavaller-ui dellli landwelw ungher-ese. - Come è noto, attualmen te_i rec,,,irnenti ussHi della landwehr ungherese (honveds) sono_a 4 squadroni, 00 tre · revcrirnenti dell'esercito attivo sono a 6 squadroni. Quantunque men I no szen · d. e ·1' Parlamento · · 1 1 mrn1stro., anni addietro sotto l'nmrninistrazione (e , , uncrherese avesse votato l'aumento degli squadroni d?glt honveds da 4 a 6 ;er ocrni reggimento, tuttavia tale voto è" sem\)re nma~to senza alcu~o effetto. i fog~i ungheresi annunziano che, .nferendos1 ap~unto a s.1ffatta votazione, l'ispettore della cavalleria degli honveds ha ùtretlo .~~ ~omandante superiore degli honveds, arciduca Gmsepp~, una m_emo 11" rn.tesa appunto a portare a 6 gli sqoaclron'. d'ogni. r~gg1mento d~ cav.allen~ fin dal tempo di p11ce. La fo rmazione dCJ quadri d1. cl~1e s~trnd1on110 t~t~1 i IO recrcrimenti im porterebbe una spesa annuale dt circa 300,000 fìorrn, .
Ora
Esperùnento d'i mobilitazione. - Per rendersi con to del tempo occorrente alla mobilitazione dell'artiglieria, il Nlinistro della guerra ordinò che si procedesse ad un esperimento, mobilitando una divisione di batterie. Secondo i giornali mi li tari della monarchia sarebbe stata a tal uopo prescelta la 3a divisionedi bntterif-l del 2° reggimento artiglieria. Notiamo per incidente che, secondo il nuovo ordinamento, i reggimenti d'artiglieria non banno più la 3• rlivisione di batterie e quindi probabilmente si tratta della 3• divisione di batterie pesanti autonom11 . Ad ogni modo l'esperimento ebbe luogo; il giorno ~9 aprile venne fissato come primo giorno di mobilitazione, ed in c;inque giorni la divisione di batterie era in perfetto assetto di guerra. I singoli giornali considerano, e con ragione, un tale risultato come bril lante. Pel passaggio dal piede di pace al piede di guerra vennero chiamati i riservisti della divisione di batterie i quali dovevano prendere parte alle solite esercitazioni annuali, ed il materiale venne tolto dni vari magazzini di deposito; solo pei cavalli non si ricorse alla requisizione come avverrebbe effettivamente all'atto d'una mobilitazione, ma vennero tolti dalle altre batterie di artiglieria dislocate in Vienna. Sebbene quest'ultima misura, che, trattandosi specialmente d'arma a ca-
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A.dozfone cli iinci blouse (cam-'ÌC'i otto) di forma, m~g~io~"ala. - Con circolnre del ,j. apri le, inserta nella ,13• pnntnta de! '. e1 01 dn~ingsblatt, venne adotta ta una blouse (c11miciotto) di fo rm.a m1g_l10'.·ata (m ,:e~b~s-. serter form) pei gen,wali, aiu~anti genera li ed arnt.ant1 cl ala, uffic1al 1 ~u~ periori ed inferiori della canceJ113ria mil itare ~el1'1mperatorc, eù uffìcrnh superiori ed inferiori del corpo d1 stato magg10re. . . . . · · d'. uf~t1~10, . net Vta""l d1stato La blouse potril essere portata nel ser.v1z1_0 'eo . . maocriore nelle rh;oaoizioni, nelle eserc1taz1on1 tatllche (tanto a p1ed1 che a c~~allo), durante lavo ri topografici e geodetici, e fìn3 lmente durante le licenze nell'interno della monarchia. Agli ufncia li dei reggimenti dragoni ed ulani, ol tre che n~l(e ~1entovat~ circostanze, è pur couce$S0 di portare la blouse nel serv1zt0 interno d1 quartiere ed alle scuole d'equitazione (I).
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(I) Per tutU gli ufficiali più sopra menzionati la ))louse era stata s~ppressa nella pri· mavera del iSS5.
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Al ,to periodo, che durò dal 3 .al 26 maggio, presero parte la 50• brioata di fantei·ia ( 38° ed 8,~0 reggimenti), 'z squadroni del 7° reggimento dragoni, ed il 5,1° squadrone del treno, sotto gli ord ini del maggior gene· raie barone Lichtenberg. Nel 20 periodo che durò dal 28 maggio ol 24 giugno, :'i fnr01~0 riunì.ti sotto oli ordini del maggior generale von Milde la 49° brigata d1 fantena (to e reggimenti), i I 4o ed il ,10° battaglione cacciatori, uno ~qu~drone del 7° reggimento drago oi, una cl ivisione di batterie del ,1!1° reggimento artiglieria, ed il ,15v squadrone del treno. . . Nel 30 periodo incom inciato il 26 giugno e termrnato al 17 lugl io, v1 si trovarono, sotto gli ordini del maggior generale von Fischer, la !10• brigata fanteria (3 I0 , 33° e 48° reggimenti), il'7° reggimento dragon i, la 2a divisione di ba tterie a cavallo, ed il 75° squadrone del treno. Nel ,\.o periodo, dal 2 1 lugl io al 18 agosto, vi saranno concentrate s~ll? gli ordini del F. M. L. principe Windischgriitz, comandante della ·2° dlVI· sione cli fanteria, le seguenti truppe: 3· brigata fanter ia (24°, 30° cd 89° reggimenti) , la 4a brigata fanter ia (10° e Mi 0 reggimenti), il 2° reg~i '.n~nto dragoni, la divisione di batterie pesanti indipendente N: 3, la 2• d'.v1sion.e di batterie del 2° reggimento iirtigl ieria, una compagma del geD10, ed 11 49° squadrone del treno. . . Nel 5° ed ul timo periodo, che durerà dal 20 agosto al 2 settembre, v1 saranno cont:entrate sotto ,rii ordini dei F. M. L. principe ereditario Ho · dolfo comandante della divi:;ione fa nteria le seguenti truppe: l9° bri0 gata Ì·anteria (reggime11ti -1° e 65°) , 50· brigata fanteria (reggimenti. 3~ e 8,~o), !10• brigiita fanteria ereggimenti 31 o 3~ 0 e 48~) ' 10° b.a.tta~lione cacciatori, reggimento Ulani N. •I •I, divisione d1 b~ttene pes11.nt1. rn.d1pendcn te N. (I., 2• divis:one di batterie del H-0 reggimento art1gl 1ena, una compagnia di>I genio, e 7 1° sqnndrnne del treno . . Come si scoroe, nel 40 e 5° periodo interverranno nuovamente quasi tutte '1 e truppe ~he già presero parte ai tre pr.irni periodi, ripetendo raggruppate in maggiori riparti quelle esercitazioni che precedentemente eseou irouo riuni te iu minori unità. Q
. ~l i ~1fficial i del :e varie arm i ed impiegati mi li tari che giit sono prov:'1St1 ~1 bloiis~, la faranno ridurre. secondo il nuovo modello, il quale ha ti taglio qunsi analogo a quello della giubba dell'ufficiale italiano, però ad Hn_sol petto e col colletto dritto. Inoltre la nuova blouse austriaca è forn ita sul davanti di 4 tasche, 2 all'altezza delle mammelle, e 2 all'a ltezza delle anche.
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V'iagg·i di stcito 1naggfo1·e. -
Ai primi del mese di giugno, sotto la 'direzion,~ del comandante del corpo di stato maggiore F. 1\1. L. bnrone Beck, s'iniziò il solito grande viaggio annuale di stato maggiore nell n regione com presa fra la media Drava e la stretta di Gran sul Danubio a monte di Budapest. A ta le viaggio presero parte 3 colonnelli , 4 tenenti colonnell i, 112 maggiori e 3 rapitani, tutti di ~tato maggiore; inoltre2 tenenti aggregati di stato ma~~tiore, 2 colonnelli del çfl'enio ' 4 rnaooiori della ~i:J landwehr ungherese e 3 impiega ti :mperiori dell' intendenza militare . Gli ufficiali vennero divisi in due partiti sotto la direzione rispettiva del F: M. L. Danblesk i von Sterneck comandante in 2° del corpo di stato maggiore e del 1\1 . G. barone Albori, comandante della 7~a brigata di fan.teria . Il sito della prima riunione fu Steinamanger, e dopo 25 giorni di esercitazioni i quadri si sciolsero :i Gran. . Precedentemente a questo ebbero luogc nel mese di maggio altri 8.viaggi d1stato maggiore in proporzioni minori, cioè: Uno in Moravia, sotto la direzione di un tenente colonnello ~ Uno in Galizia, sotto la direzione di un colonnello. Uno nella bassa Austria, sotto la direzione di un colonnello. Uno nella regione nord-ovest dell' Ungheria, sotto la direzione di un tenente colonnello . • Uno sull'faonzo, souo la direzione di un colonnello. Uno nel la val le della Moros, sot.to la direzione di un colonnello·. Dne nelle provincie occupate (uno nella Bosnia ed uno nell'Erzecro0 vinll), sotto la direzione rispettiva di un. colonnello. Ad ognuno di questi viaggi porteciparono dai 14 ai ,J7 ufficiali, parte di ~tat~ maggi.o~·e, parte aggregati di st.ato maggiore, parte del genio, nonchè nnp1egat1 d1 10tendenza mili tare, ed ufficiali di Jandwehr uno-herese in quei gruppi che compierono le lo ro esercitazioni nel terri torio c1:lla corona ungherese e nella Bosn ifl.
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Campo d'i Briu:,k s1illa Le'itlw.. - Al 3 di magoio incominciarono le . . . o eserc1rnz1on1 annuali al campo di Bruck sulla Leitha, che abbraccerà in quest'anno 5 periodi.
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Gr~ndi manovre. - A.Ile grandi manovre che avranno luogo quest'a~tunno nella Galizia fra il I e l'Xl corpo d'armata prenderanno parte 6 hat· taolioni di landwehr cisleithana, cioè il 53° (Tarnow), il 55° (Rzeszow), ii"'56o (Rolbuszow), il 58° (Jaroslan), il 59° (Prze~1isl) ed i!64_0 \Sarnbor). Sembra inoltre che vi parteciperanno anche alcu~1 l_)~tta~h?m di ho?veds ungheresi . Merita di essere notato che al le due cltv1s1on1eh caval.leria ad dette ai du~ corpi cli manovra (una per corpo), sarannoassegunt1 nel ser-
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ES'l'E.RA
vizio d'esplorazione e d'avanscoperta due battaglioni di cacciatori o fanteria per ciascuna. A tali manovre assisterà l'imperatore, il quale, se son vere le notizie date dai giornali tirolesi, si recherebbe in seguiLo ad assistere alln manovre del ·I 4- 0 corpo d'armata nel Pusterthal, alle quali prenderanno pure parte 4 batt-aglioni di tiratori naziona li, noncbè i due squadroni dei tiratori nazionali a cavallo del Tirolo.
Ispe:t'ioni 1nilitar1: d'i, S. !lI. - AnC'li e in quest'anno tra gli ultimi di maggio ed i primi di giugno S. M. l'imperatore ha i.spezionato successivamente i vari corpi e riparti della guarnigione di Vienna, accompagtrn!o sempre, oltrechè dalla sua casa militare, dagli addetti militl'lri alle legazion i estere in Vienna . Così pure dall'apertura del _campo a Brnck sulla Leitha S. M. si è già recato per ben tre volte a visitare le truppe colà ri unite mostrando, come sempre, il più vivo interessamento a tutto quan to riguarda la disciplina, l'istruzione ed il benessere dell'esercito. Governatore della Dalmazia. - Il tenente generale F. M. L. barone Cornaro già comandante del 2° corpo di stat.o maggiore, nominato dopo la morte del F. M. L. Joannovic comandante militare di Zara e oovernatore civile della Dalmazia, appena pochi giorni dopo aver preso possesso della sua doppia carica, colpito da morbo letale, veni va immaturamente rnpito alle speranze-che il governo aveva fondato su di lui per la pacificazione di quella provincia tutt'ora so1.to1rnsta a regime eccezionale. Gli successe nella dopp ia qualità il generale Blazecovics, comandallle della 94-" brigat/1 fanteria, quegli che nello scor.so anno f'u il capo della missione mi litare austriaca al le grandi manovre presso il nostro esercito . La sua nomina è dovuta al la speciale conoscenza che egli ha delle condizioni di quella provincia nella rp1a le ha soggiornato per parecch i anni. Nella circostanza egli venne straordinariamente promosso tenente generale, ·però con riserva d'anzianità, per salvaguardare i diritti dei suoi colleghi , di lui più anziani. ~
Pubblicazioni regolamentar•i, ar,vennte nel t1·ùnest·re. - 1. Begolamento d'esercizi per l'i. e r. artiglieria (1• e 2.• parte) in sostituzione di quello pubblicato nel 4 878. 2. freno e materiali da ponte; libro di servizio per l'isfruz ione della truppa dei pionieri, in sostituzione del relativo regolamento pronisorio. 3. Istruzione per !'esercitazioni delle varie armi clell' i. e r. esercito iu sostituzione di quella pi.1bblicata nel gennaio ,f 881 .
Ferrovie . - .Ferrovia Karlstadt--S·issek (croata- sla'l:!one). - I lavori di tracciamento di f[Uesta ferrovia, che abbrevierà di_ 30 _chilometri la distanza fra le due città di Sissek e Karlstadt, sono ult1mat1._ . Fer1·ovia Herpel;je-Trieste. - Il termine stabilito pel compimento d1 questa ferrovia fu differito al 30 giugno 1887. Collegamento delle fe1·1·ov·ie clell' Arlbe·rg , del Gottardo e del Roda no. _ È in progetto il collegamento della ferrovia dell' Arlberg con quella del Gou.ardo, indi con quella del Rodano (Brieg). · . Ji'errorYia Segen-Gottes-Ok1·zi sko (trasversale 1nomva). - Il~ giugno p. p. avvenne l'apertura della ferrovia Segen-Goues-Okrzisko. E qn_esto un tratto (5'1 chilometri) della li nea trasversale morava che collega la linea Vienna-Brunn alla Nordwestbahn . Nuova fe,trov1:a i striana. - Il ministero del commercio ha autorizzato <rii studi di una ferrovia economica (a scartamento ridotto) che con(Tiun!a Trieste e Finme, percorrendo l' intera provincia dell'Istria nella :uis; seguente: Trieste-Muggia-Capo d'lstria-Isola-Buje-Montona-Cervoglie-Abbazia-Volosca e Muttuglie, presso Fiu_me. . .Fe1-ro'lria Dobui,-Dolnj a Tuzla. - Il 28 apnle u. s. venne maugurata la ferrovia bosniaca Doboi-Dolnja Tuzia di cni venne fatta menzione nel rapporto del 2• trimestre dello scorso ann~. Si st~cca da!la linea BrodSarajevo a Doboi/ ed ha una lunghezza di 67 clnlometr1_- Que~ta linea non è che a scartamento ridotto, ma è però la quarta ferrovia che lu aperta nelle provincie occupate dacchè l'Austria ne assunse i! gove~no. . . Ferrovia ,ta Sa-lisbwrgo ai confim:i aiist,ro· ba'l:!ar es·i. - È mcommciata la costruzione della ferrovia da Salisburgo ai confini austro-bavaresi verso Berchtesgaden. In luglio prossimo avrà luogo l'apertura del tralto fino ad Hellbruu~ (~ sud di Salzburg sulla sinist.ra d_clla Salza). . Niwva fe1·1·o via Bosno-Erzegovese. - Al due Parla~entt della monarchia venne· souoposto il progetto d'una nuova ferrovia bosn_o·erzegovese. Si tratta cioè di congiungere i due capoluoghi di provincia Mostar e Sarajevo. Il progetto per ora non contempla ch_c in pr(mo trat~o da Mostar al confluente del Rama nella Narenta (56 cl11lometn). Pel nmanente tratto fino a Sarajevo sono in co1:so gli studi e non vi ha dubbio che la sua esecuzione avverrà in un tempo non lontano . Fe-r-rovie lowl!i, in Ungheria. - Alla Camera ungherese_fu presenta~o un progetto di legge concernente la costruzione delle seguenti due ferrovie locali: Vara,sdino-Lepogla,r,a-Goltibavac, e Okura-Szentjakab. 1
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lllVISTA
GERMANIA L'ESERCITO GERMANICO NEL 1886, (Conti nuazione).
VI. Treno e di·partvmenti.
Treno. - Ad ogni corpo d'esercito è addetto un battaglione del treno il quale in tempo di pace consiste di 2 compagnie, 4 dep;sito e ,f sezion; operai. Vi è pure aggiunta ,f sezione di panattieri e in caso di mobilitazione. tutte qu:'ste unità acquisteranno svilu[)po grandissimo. In tempo di pace il bau_agl1011e com[~rende: 1:2 ufficia li, !!6 so ttuf6ciali, 30 caporali, ,f 38 soldati, '~26 ~avalli e :24 carri; ma in tempo di guerra si espande nelle seguenti unllà: 5 colonne di commissariato, 5 colonne di treno irregolare (1), 3 compagnie di ambulanza, ,f colonna di pauauieri e in qualche caso un treno di riserva di questi ultimi con un deposito am bnlnnte di cava lli. Colonne di conimissariato . -Anche queste colo.une (P1·ovi ant- colonnen! so~o così costituite: ,f capitano, 1 tenente, ,f uffìciale pagatore, ·1 vetermano, 1 maniscalco, 9 sottuflì ci;di; 16 caporal i, :2 musicanti , 8 operai e 76 soldati del treno . Totale ·118 individui. I veicoli pel trasporto delle merci sono 30 carri da provvi11ioni a,\. cava lli , con 1 carro di riserva ed una fucina a 6 cavalli. Il m~mero tot.aie di caval li addeui alla colouua è di ,167. Tutto il carreggio delle colonne di commissariato e di tulle le 3ltre for mazioni , alle qual_i dà luogo il battaglione, è conservato nei depositi del tr~no c!ie trov~usi generalmente uelle sedi dei comandi di corpo (2); e affìn.c~1 e esso sin sempre pronto a qualunque evenienza, ogni anno se ne mob,hzza una parte, come si è visto farsi delle batterie. Questi carri veng?no riempiti completamente coli e materie che dovrehbero portare in caso eh g~1erra; e perchè non vi sia perdita alcuna di tempo nelle operazioni da farsi , non solo ad ogn i collo è attacca to un c.1rtello indicante il .carro e la parte del carro che deve occupare, ma in ogni carro havvi una nota indicante in qua li magazzioi e in quali armacli i siano riposti <>li o<>cretti che debbono costituire il carico. " "'"' 1
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(1) Le chiamiamo così perché non sapremmo come altrimenti interpretare il Wagonparie colmnns che è la trachtzionc di Fulw Par l,- Colomies. (j) Qm l'autore dà. il nome di t utti i luoghi di deposito.
(nota del 1').
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Due colonne del commissariato sono addette in guerra a ciascuna di visione, e la quinta è determinata per l'artiglieria di corpo e per le. altre truppe suppletive; con che si calcola che l'intero corpo sia provvisto di viveri· per 4- giorni. Nell'avanzarsi queste colonne seguono i proprii riparti e forniscono loro i viveri qua ndo si t1:ova uo s~rettamente concentrati per agire; cosicchè vengono poi utilizzate per lo sgombro degli lllllma lati e dei feriti. Se l'esercito resta staziona rio, i loro mezzi cli trasporto servono per tradurre le vettovagl ie dalle stazioni ferrov iarie o dai depositi avanzati che trovansi in vicinanza ; ma all'infuori cli questo non possono esser<l rivolte ad altro servizio se uon per ordine del comandante del corpo cl'esercì to. Colon,n,e cl-i treno irregolare. - Ogn i corpo d'esercito dispone anche di 5 colonne di treno irregolare e di un:i sesta pel servizio sulle linee di comunicazione. La composizione loro è simi le a quella delle colonne cli commis~ariato, ma ciascuna cli esse conta 82. carri (fra cui 2. da bagagli) e 205 cavalli e tutte insieme devono convogliare 6 giornate di foraggio e di farina pel corpo intero. Contando aduuque le 3 razioni di rise,rva portate dal soldato e quella che trovasi nei oa rri di compagnia, si ha che il corpo trasporta 8 giornate di viveri, pi ù farina per 7 o 9 giorni :secondochè le truppe sono provviste per uno o per,t.rè. Se le colonne di treno irregolare fossero carica te di sole vettovaglie, basterebbero da sè per 9 giorni e se invece fossero cariche esclusivamente di fo raggi , basterebbero a tutti i cavalli del corpo per una settimana in tera . Deve notllrsi che i carri per queste colonne non sono conservati dal go· verno , ma che alcnni grandi im presari si obbligano 3nnuahnente di mettere a disposizione sua il numero voluto di carri co perti in qualunque Ìnomento sir. no per iscoppiare le osti lit/1. Tale disposizione non è necessaria per i cavalli , perchè questi vengono requisiti. Compagn'ie di mnbiilanzci o distaccmnenti cl:i sanitd,. Queste sono così comroste: Ufficiali 3 7 'Medici e assistenti 1 Farmacista di campo . ·1 Pagatore 8 Infermieri . ,19 Sottufficiali ·19 Caporali 2 :Nlmicanti . ,165 Soldati (porta-barelle) 2.5 Soldati del treno .
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AX'.'10 XXX I, YOL , Jll.
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La compagnia è provvista di 4-5 caval li e trnin~ 12 ca rri, oltre a quello del vivandiere. I carri sono: 8 ambulanze, 2 carri-farmacia e 2 carri bagagli, tutti ad una pariglia. Ad ogni divisione è assegnata una di queste compagnie e la terza trovasi a disposizione del com,wdo del corpo, ma ordinariamente attaccata all'artiglieria del corpo stesso. Gli uomini che fonno parte di queste compagnie sono scelti apposi tamente, facendosi passare in esse dalla linea un certo numero di soldati, quando giunti al secondo anno di servizio. Questi devono essere di intelligenza pron ta, affine di poter approfittare dell'istruzione che viene loro impartita, e nessuno è occeuato che non sia dotato del miglior carattere. Fra le altre cose si insegna il modo di trovare i feriti, al quale scopo si esercitano a cercare alcun i dei propri i ca merati nascosti preventivamente entro cavernosità, in mezzo a cespugli, e dovunque si suppone che un ferito possa ficcarsi. Si mostra loro come si possa riconoscere se un uomo è realmente o solo apparentemente morto, e quali siano le cure da prodigarsi per richiamare la vi talità in quest'ulti mo C/l$O , e quali i mezzi da impiegarsi per arrestare un'emorragia ; e come convenga camm iuare per far soffrne i I meno possibile i feriti nel trasportarli. AmhMlanze. - Vi sono ambulanze di diverso modello: alcune possono trasportare 2. feriti gravi sdraiati o 3 seduti con 7 barelle; altre più moderne 4.sdraiati e 2 seduti con 8 barelle. A seconda del modello dunque ogni compagnia può portare 56 o 6(1. barelle. Treno panattieh. :...... Ogni corpo d'esercito ha un treno panatuen, co~posto di H5 indi vidui, con 15 cavalli e 2 carri. Uno di questi per gli attrezzamenti da forno e l'altro di riserva. Entrambi a 4- cavalli. Questo treno è diviso in due sezion i: una ·esclusivamente di forna i, l'altra di macellai, conduttori di bestiame, _muratori per la costruzione .dei forni, ecc. Esso non è provvisto di forni portatili . Questi in numero di due fanno parte soltanto del treno p:mattieri di riserva addetto ad ogni armata. Il treno di corpo d'esercito non segue immec\iat.amente quest'ultimo, ma ne sta alquanto lontano e muove più raramente possibile. Depositi cavalli. - Vi hanno inoltre depositi ambulanti di cavalli intesi a riparare immedi11 tamente i vuoti che potessero prodursi. Essi sono composti di ,( 15 individui e 2.0,J cavalli con due carri. D ipartim ent?°. - Sotto questa denorninazione sono compresi : il commissariato, il. corpo sanitario, il corpo veterinario, il corpo legale, il corpo postale ed il corpo ecclesiastico (cappellani). . ?01mnùsa1·iato. - Comprende due classi di ufficiali : gli amminist.rat1v1 che stanno col lo stato maggiore di di1•isione o di corpo e gli esecutil'i che stan no c'olle colonne del commissariato e del treno irregolare. 1
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Questo diparti mento si divide io 4- rami: contabilitil , St~ssistenze, _v estiario, amministrazione di presidio e d'ospedale. Al primo appartiene l'ufficiale pagatore che ha da che fare coi varii corpi, e solleva _i c?mandanti di compagnia e tutti quelli in posizione analoga da ogm disturbo inerente alla contàbilità. Il ramo sussistenze attende ai contratti per la provvista dei foraggi e per il mantenimento dei depositi di razioni ~el. ca~o di ?1obi litazione_. Il ramo vestiario controlla l'àzione delle comm1:,s1om reggimentali relative, e l'ultimo ramo si occupa degli ospedali e delle caserme. L'intendente di corpo d'esercito sotto certi rigo:irdi è responsabile direttamente verso il ministro della guerra e resta quindi in parte indipen · dente dal comandante del corpo stesso; ma questa indipendenza ha effetti pratici assai minorì, col sistema pura~ent~ ~mmin_istra~ivo c~1e vi?e in Germania, di quello che nei paesi dove il mrn1stro e I suoi fnnz10 nar1 sono funziona ri ci vili: · · · DiJJa?·tfrnento sanitario . - Anche questo dipartimento l!a alcuni ufficia li amministrativi che stanno col comando, ma la maggior parte del personale è addetto direttamente alle truppe. Oltre quel_li eh~ ?ià si videro nelle diverse formazioni, un grandissimo numero d1 med1c1vengono chiamati in tempo_di guerra pel servizio degli ospedali da campo: Ospedah da cam,po. - Ognuno di questi è calcolato per dar n covero a 200 ammalati ed è CO$Ì costituito: ;\'ledici Farmacis ti da campo .f Ispettore d'ospedale 1 Contabile 9 In rermieri . 5 Sottufficiali (2 del treno) 12 Inservienti d'ospedale Cuochi . 1 Trombettieri 19 Soldati del treno 55 Totale Vi sono inoltre 32. cava Ili e 6 carri (3 da utensili , 2 da ambulanze, e ·1 da baaaal i). I medici sono tutti a cavallo. . Cia~c~n corpo d'esercito ha 12 di siffatti ospedali, ai quali fornisce tulio l'equipaooiamento il battaglione del treno. Oltre a ciò vi ha un deoo . l . p,)sito di ospedale di riserva per ogni armata, dal qua le gli a tn traggono le materie e il personale necessari a riempire i vuoti che si vanno facendo . Gli ospeda li cosidetti di tappa (o di comunicazione) hanno personale
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trip lo di quelli da campo ("9 medici), ma sono sprovvisti di cavalli e di carri. Ai medici è concesso un soldato del trenc, per accudire al proprio cav&llo privato. · Il personale sanitario è tratto in parte ·dagli istituti medici mil itari e in parte ai loro obbli•e,hi mi litari in tale . . dai giovaoi allievi che adempiono . servizio. Dipa1·tùnento vete1·ina1"io. - E rappresentato dai ; eterinari addetti allo sta to maggiore delle varie unitit. Solitamente sono tutti della scuola veterinaria mi litare di Berlino. Dipa,rtimento legale. - È composto di auditori, due dei quali sono ."ss~gn:iti ad ogni divisione, ed uno di grado superiore al corpo d'esercito. Essi fauno parte delle commissioni d' inchiesta . . .D'.pa1·tvmcnto postale. - Questo dipartimeoto, ~ebbene di poea enllta, e stato organizzato · con tutta la cura richiesta per i rami di servizio che hanno un'importanza diretta su l benessere del soldato. A ciascuna divisione e all'artiglieria di corpo, in tempo di guerra, è addetta una sezione formata di 5 ufficia li postali, ,J3 uomini, 12 cavall i e ~ carri a pariglia e a ciascun comando di corpo· d'eserci to una sezione di 4, ufficial i, ,17 uomini, 19 cavalli e ti, carri. Queste sezioni non esistono in tempo cl i pace come parte organica del. l'~sercito, ma in ogni_ g_uarnigione d' importanza vi ha un ufftcio postale m1l1tare per In trasm1ss1one della corrispondenza ufficiale, che dovrebbe altrimenti essere recapi tata per via d'ordinanze. A questo piccolo uflicio stabilito . in posizione centra le, i vari corpi mandano giornalmente un uomo a portare le lettere in partenza e a ritirare quelle in arrivo . Gli affor i_di_ que~to uffì ci~ sono disimpegnati da due ca porali i quali vei:igono carn b1at1 ogm tre mesi; cosicchè senzn ricorrere alle risorse della posta dello Stato, l'esercito ha sempre a clii\posizione un numero di soldati pratici del mestiere, fra cui scegliere il contingente che gli è necessario in guerra. In campagna l'uffi cio postale militare si incnrica anche della corrispondenza priva ta, dei giornali e dei vaglia . Dipa.rtimento ecclesiastico . - Due ca ppell:rni sono addetti a ciascuna divisione e uno all'artiglieria di corpo. Essi appartengono all a fede luterana; _ma 1~el_caso ~li divisioni appartenenti a distrcui dove prevalga la cattolica, v1 s1 aggiunge un cappellano di questa confessione. 1
VI I. Reclutcimento. . In Germania tutti gli uomini sono soggetti.al servizio mil itare o marltLJmo e non possono liberarsene nè per danaro nè per cambio. È fatta
-
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RIVISTA
eccezione soltanto per i membri delle ca:;e regnanti e in tempo di pace per chi costituisce i_l solo sos~eg~o _di !amig_lia o di p~re~ti ina~ili al.!a:,roro. Sebbene l'obbligaz1one comrnc1 a11, anm, pure dt soli to glt uom1111 non venaono chiamati che al '21° anno. numero dei oiovani che entrano in leva ogni anno è di 400,000 circa, b cl" e il continaente, non compresi i volontari, è solo di 151 ,000. Meno t una metà dunque in tem po di pace viene assorbita dall'esercito; tultavia quelli che vanno esenti per questa cagione non sono cl~ invidiarsi, pe_rocchè gli individui che devono servire non sono sceverati finchè non siano stati eliminati tutti i difettosi, e quelli che non raggiung,1no la misura. Il quantitativo di individui assolutamente inabili è comparativamente piccolo, e pareccl1i di quelli che non soddisfano a 20 anni, possono esser presi un anno o due dopo. Come base della forza dell'esercito in. tempo di pace si prende l'uno per cento del la popolazione e vi si attiene con grande c11rn. Così riel ,J88li: essendosi trovato che la popolazione era di 4-5,234-,000, nel 1885-86 l'effettivo dell'esercito fu stabilito a 157,705. Un decreto imperiale designa annnal~nente il numero di reclute da assegnarsi a ciascuna nni tà ( 1). La tabella seguente, relativa al 1883, spiega in che modo vengono condotte le operazioni ,di leva:
ii
1
1
1
1
ETÀ.
20 }lllni. 21 22 1
J)
l)
Sopru i 22 :inni
Passati \ lnahili · lnabil\ al l;1 . ... lisiriserva Ammc,,i por immoralità camente supple ti va
I
.l
:I
'""'' I"'"""''
1 307 35,666 H ,0361 (-ì6,102J146,•H •ii 13,956 2 ,33 6 1 ,772 , 1 , 9,503\ 37,'"1 4\ 58,6871 298 1 289 0,(>'13 ·124,110 1 36,88817~l,it921 1,53'6 /~,iH 8 •1,7•13 9, 7,13 2,47 9 3,li:'2li: ft.58 1
I
Totale
1,3:i2
68, 4-75
Per cento
0, 4
,18,8
.152, o:rn\1r1·t ,s,11 3fì3,703 20,305 Id ,8;
39,0
90,91
5,
Inabili per .i mmoralità sono quelli confinnti in una cr,sa di correzione, i cui reati non lasciano speranza di miglioramento. Quelli invece che al momento della leva furono imprigionati per più di (i) Qui l'autore ùà.- il numero di reclute fissato attualmente per le varie unit:i. di ciascuna arma.
35z
4-Jt giorni, o eh,~ fu rono privati dei diritti civili, non sono esentati, ma classificati fra i revidibili. Inabili fisicamente sono soltanto gli storpi e i deformi in modo da non poter trovare applicazione in nessun ramo di servizio per tutta la vi ta; ma q1'.e_sti sono assai p~chi, di fronte ai tanti modi in cui un uomo può essere util1zzato nell'eserc1to. L'ampiezza del petto e l'altezza della persona costituiscono la prima base d'am missibilità. La prima non deve essere minore di 80 centimetri, la seconda non minore di metri ·1,57 ('I). Quelli per altro che dimostrano di non aver ancora raggiuuto tutto il loro sv iluppo vengono messi fra i revidibi li flu o ai'.2.2 anni. Se in questo frattempo non vi arrivano, sono assegnati alla riserva suppleti va. ~ell_o ste$$O modo,_coloro che a '20 anni sono esenti perchè sostegni di famiglia, debbono comprovare di trovarsi in tale condizione fino ai '.2.z, dopo di".che restano liberi permanentemente. Da tutto ciò conseo-ue che t, l a massi ma pa rte delle iscrizion i alla riserva suppletiva avvengono soltanto alla terza presentazione. . Tutti coloro che per qualcuno dei motivi ora detti passano alla riserva, vi re5t.ano fino ai 3,1 anni; e in caso di guerra possono venir chiamati a riempire i vuoti dell'esercito attivo, prendeiido il posto dei propri coetanei . Quest.a riserva però è divisn in due classi a seconda del grndo di ~o~tituzione fisica degl'iud ivid ui, e già si capi::;ce che appartengono alla prima coloro che solo per ragione di numero estratto o d( statura, non furono messi nell'esercito stanziale. Fino ai' ·1880 queste classi non ricevevano nessuna istruzione; ma d'allora in poi il Parlamento concesse che la prima almeno, fos~e chiamata temporaria mente e parzialmente sotto le armi. Le cose a questo rigua rdo furono di~poste in modo che solo un terzo di tale classe (20,000 uomini circa) ,,iene istruita e per un periodo non superiore a 4O settimane nel primo anno, a i nel secondo e a 2 nei . due ann i successivi. Beninteso anche qui vengon chiamati di mano in mano quelli di numero più basso e di costituzione mi"'liore. E:;sendo 60,000, circa il numero di uomini n,sseo:rnati annua lmente alla ·I' cla~se n~ viene cl1e 40 ,000 circa, ossia due terzi, rimangono senza alcuua 1struz10ne. · Ordinariamente un uomo della ,J• classe vi rimane 5 anni, poi p11ssa lllla 2.· e vi resta fino al 3·1° di. età; ma quelli del primo terzo che ricev ettero istruzione non fanno t11 le pas5aggio e rest:rno soggetti ad im-
( ! ) Qu i !"a utore dii tutti i limiti d'.,1llezza per !"ammissione ali~ rarie arm i.
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mediato servizio fin quando cessano di appartenere al la riserva suppletiva. · . _. ,· Compiendo il 3 1° anno, tult1 passano nelln Jands~urm e , 1 umangono fino ai 4-:z.. . Comm,iss'ioni d'i leva. - Le operazioni di reclutamento sono c?m prn~e da commissioni di leva , dette E·rscilz-Coriwnessionen. Per o_gm reggi-: mento di fanteria (escl usa 111 guardia che si recl~1ta in_ tu~to 1'1mp~ro) v~ è un distretto di reclutamento, diviso in du e d1stret1.1 di battaglione eh landwehr a loro volta suddivisi in quattro distretti di compagnia (1 ). Una commissi~ne di leva composta del comandante di battaglio~e,_d'un_ ufficiale d'am ministrazione, di alcuni membri civili e d' tq1 u_lfìt.1ale c!1fan-: teria, si raduna ogni irnno in ciascuno dei '.2.75 distretti d1 battaglione d1 landwehr. . Essa siede in princi pio dell'anno, esamina l_e reclute _e_i titoli d'esenzione che presentano, decide lì per lì de( c~si più sem_rltc1 e cp.a_n~lo n~n si crede autorizzata, r icorre alla comnuss1one superiore che ns1ede m oo-ni distretto di brigata. " Stabilito quali siano i revidibili e quelli da mettere direttamen_te nella riserva di co mplemento, la commissione passa ad :i ssegnare ~ _ci~scuno dei rimanen ti il proprio posto nella lista distrett_na~e- Que~to s1 la t1 ran~o a sorte e cominciando l'assegnazione dai numen più bassi. La_ com~1ssione naturalmente è provvista delle apposi te liste annuali; e chi non SL ~a registrare n tempo, o chi non si presenta perde il dir(tto di estrnrre. ti numero ed è 11rruolato prima di qualunque altro coscritto. . . . Comm'iss·ione s11pe1·iore d:i le1;,a.. - Qne:ta ha pe'.' pres'.dent~ 1~ c~mandante di brigata di fa nt.eria, e per memhr'. u~ uffì'?'a le d. amm1_n1,st1 a: zione e un civile, con un ufficiale della guardia, incaricato d1 scegliei e glt elementi pel proprio corpo. . . li numero di queste commissioni è eguale a quell o delle lmgate d1 fo~teria, esclusa la guardia, ed è conseguentemente di 7·1, mentre le commis.sioni semplici sommano circa al r1trndruplo di queste. . _ . La commissione superirre si riunisce nell' estate e passa per tutti. 1 ~ Lstretti nei quali agirono 111 altre commissioni. Quivi visita d1· nuovo 1 ?'°~ vani dichi11rati abili, decide dei casi lasciati alla sua competenza, e qurndi procede alla levata a seconda del bisogno, avendo cura ~i scegliere an~hP, una certa quantità di sopninumerari per coprire le defìc1~nz~ eve~tual1. · La scelta vien fatta con quest'ordine: 1° quelli eh~ non s'1n~cnssero, o non si presentnrono a tempo;~· quelli che negli anni preceden ti estrassero 1
1
(Il La. Revue ilfiUiaire cl.e l'Eil·a.nger, maggio 1879, dit particolari in proposito .
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numero basso, ma che per una circostanza qualunque furono lasciati in dietro; 3• quelli dell'anno in corso a seconda del numero estr3lto. Se non bastano, si prendono quelli che rimasero a disposizione negli ann i precedenti, e se anche questi non bastano, si fa ricorso ai distretti supplementari, uno dei qua li fa parte di ciascun corpo d'esercito. I reclami contro l'operato della commissione superiore sono PSaminati dalla corte di corpo d'esercito, composta del comandante di corpo e di uu funzionario civile e in ultimo appello dal ministro della guerra dello Stato cui appartiene il distretto. Gli uom ini scelti restano a casa, in dipendenza delle autori tà della landwehr, fino all'autunno. Prima d'i11via rli al corpo il comandante di distretto si assicura che ogni recluta sin pronista di Yestiario buono e sufficiente, e quando la povertà dell"individuo uon glielo permette, Yi provvede l'autorità civile .a spese della pan occhia o del distretto cui appartiene. l'o/ontari. - In Germania vi sono cln<' classi di rolontari: quelli di tre anni e quelli d'un anno; e ogni giovine 111l'età cli 17 può, col consenso dei parenti o dei tutori, dimandare di essere ammesso nell'una o nell'altra .classe. · l'olontari di ti·e anni. - Quelli che vogliouo :-irruolarsi per tre anni souo accettati come ca ndidati purchè ·provino di essòre di carattere buono 1., li beri da ogni lega me civile. I nutaggi di cui godono questi volontari sono : di poter incom iuciare due o tre anni prima dell'età normale e di poter scegliere l':irma e il reggimento. Por la cnvn lleria il volontariato è di 6- anni, ma per converso il loro obbligo verso In lanclwehr è ridotto di 2 anui. In fanteria il numero di questi volon t11ri non deve eccedere ·I O per compagnia, e se nou. vi ha posto per qualche candidato, questo vien registrato e manda to in congedo fì nchè il posto si faccia. P er la cavalleria e pei fuci lieri inYece non ,,i è limite d'accettazione, purchè non si oltrepassi l'orgo nico di pace. Fra questi volontari e i soldati di leva non esiste in servizio alcuna differenza. Volontciri di 1-m anno. - Il volontario d'un anno è inYece in posi1.ioue affauo differente. Egl i è essenzialmente soprnnumerario e siccome uon servo che un anno, devo pagare tutte le spese allo Stato. Volendo arruolarsi deve inoltrare dimauda fra i 17 e i 20 anni, corredata del consenso dei parenti, dei certifica ti di condotta irreprensibile e di un certi· ficato c·omprovaute il suo grndo d'intelligenza e d'istruzion e rilasciato da certe scqole o da certi collegi. In mancanza di quest'ultimo de,'e subire un esa me. 1
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Il loro numero non può essere superiore a 6- per compagnia, e a 3 per batteria, ma per lo squadrone non è fi sso. Per altro i ca pitani di ta Yalleria non amano di averne t:mti , sia perchè già pro.-vis1i di Yolontari' di 4 anni, ·sin perchè non ritengono focile di formn re un buon soldato in uu solo anno. Queslo volontario ha il priYilegio di poter arruolarsi nuche al 23°_anoo di etil. Beninteso però che fin dal 20° anno deve essere stato d1ch10rato abile per volontario dalla com missione di leva e aYer scelto l'armn nella quale si propone di scl'\'ire. Per lui non è obbJicrntorio di sen·ire esclusivamente come combattente, 0 perocchè se studente di medicina o cli rnterinaria può essere utilizzato come tale; ma in ogni caso è tenuto a passare 6 mesi della sua ferma nelle file come soldato. E()'li non costa niente allo Stnto nè pel mnntenimento, nè pel vestiario, nè p~l cavallo se deve esserne provvisto. La somh1a richiest_a ammo?ta di solilo a 26'.25 lire l'anno, e se per un moti,·o qualunrpie s1 rende mcapace duraute l'anno di sopperire nl le spese, può cessare di essere volontario e diventare soldato ordinario. Ogni mese passato come volontario, va le per tre di se~vizio e , u tale . base è calcolato il tempo che de,·e rima nere sotto le bandiere. Finito l'anno passa nelln risel'\'n, come ufficiale o come :;o lluffìcin!e a seconda del risult:ito dato. Se ottiene certificato d'ufficiale, non di,enta immediatamente ufficiale nella riserva, ma equivale solo a sottufficiale, e come tale deve se~·yire (di solito nello stesso corpo) durante l'r,un? susseguen~e n quell_o d1 ,volontariato. Se dopo 4- settimane dà prorn d1 poter coprn:e la carica d uffi ciale allora ser,e in questa posizione per nitre ,\ sett1m:me, e se s~ddisfa, 'vien mandato a casn e registrato fra gli uflìcin li di ri serva. Se 10vece di siffatta posizione, desidera far parte degli uf'~ciali di coro~lemento del proprio reggimento, è souoposto ad esame assai_ severo; des1~era_ndo gli ufficiali di essere g:irantiti sotto tutti i riguardi della valen!ln di un individuo che in campagna vorrà assunto come loro c~merata. . , Deve notarsi che nel giudico.re della c:ipacitit o. copnre fa . canea cl ~f~ ficiale di riser"a, più che di:i meriti militari, si tien conto_ delle qualita sociali, e uessuno è accettato chù non sin trovato soclc\1sfacentc .sot~o questo riguardo dagli ufficiali tlel battaglione di laudwehr del proprio distretto. . , La durat.a di servizio nella riserrn è iden tica poi volonta!·10 d uu anno come per tutti gli altl'i, vo le a dire 4 auni; dopo di che anch'esso passa nella landwehr e nel landsturm . .(Continua) .
LIBIH E PERIODI CI
LIBRI E PER .I ODICI
-S~,'eveni,•s ( .1185-.18 10) ~lte f e ti Dtec <le R,•oglie.
lom . I, lI, III. -
Paris, 1886, Calmann Lévy.
« 'Xè i mi errliori secoli del! a g,eca . . eIoquenza m,. danno cosa che di I « tezza e di forza mi paia vincere la sentenza che nel s· e,1ato d,· p .. a la rr d' S · · · ar1rr1per « • ouerr.a , pagna disse il Duca di Brorrlie: nè di artifizio e a·, eflìo· . 0 « a<Trrmwh· .. · l 1· 1cac1a . i:,~. '. i:, ,11 ~1 a e ,scorso per la com pra cli Chnmhord dettato da Paolo ". Lmg,. Couri~r ». - Così, scriveudo a Gioo Capponi nel 18">5 ~e t zia~'.a Pietro Giordani; e il giudizio degno dello scrittore ~ pe~s;t~r: ~:~ pa1 , potente, checchè ora ne dica il comune della rr ·nle f O ·à . r . mato dalla p t · • p ·. ou • u sm . con,ero~ en tiì . erc10 beue e opportunamen ie il vi,•ente Duca d. . Broglie_provvide e alla pietà lìgl iale e alla gloria paterna pul bi' I lI memo_1:1e del padre suo, come già il fl emusat alla materna. To>rn~~:',~~; d~ propo:;110 e per esteso su questa im portante pubblicazione.
A••penlier. 11au11
,,,,, llT,in.
Par J. J. WBiss. - Paris
, 1886, Char-
!iace un. l~bro ~critto con ingegno: più piace se all'inae,.,no si accom haroentatolog1·spd1.n~o d~ ginstdizia nel giudicare; e più di tutro os;ddisf.a quaud~ u 1210 viene a operaio a n·conoscere . e pungere i proprì difeui,
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e ad apprezzare i meriti reali di chi, per le circostanze del momento, lo scrittore può considerare come sao nemico. Un libro sulle cose e gli uomini cli Germania, scrilto con lemperatezza ed equanimità da un fran cese amatore del suo paese, dà subito un'ouinrn idea non meno del cuore che dell'ingegno dello scrittore. Il quale per altroègiàabbastanzaconosciuto ; sicchè tanto maggiore autorità viene alle case che esso dice. Il sig. \Veis~ percortie alcune parti della Germania (Metz, Hombourg les Tiains, Francoforte, Strasbu rgo e l'Alsazi;1) non collo scopo premed itato di parlarne 6 di seri vero e, ma unicamenLc per spasso, « iI che » esso dice « è ancora il migl ior ,nodo, tutto pesa to e sornm:no , per conoscere i co5tumi degli uomini e delle ci ttà, come dice il vecchio Omero, e di fo rli conoscere al vero, ~e viene il capriccio di raccontarli agli altri. » \'iaggiò ascoltando e osservando , cose uo11 così fucili a farsi come pare alla prima, e non parla che di ciò che ha Yeduto con i suoi occhi; e subito dice, n proposito dell 'esercito germanico , che molte delle co~e scoperte in esso e trapiantate (esso dice a sproposito) nell'esercito fran cese, esso non ne le ha vedute. Ha veduto però che pn recch ie cose, che si trovano ora nel1' esercito germanico, questo le prese dall'antico eseJcito francPsc che ebbe il torto di tra~curarlo: come le scuoio dei cadelli, i volontari e il sottufficiale tli profess ione. Ha veduto gli nf!ìc iali tedeschi, il cui vestire era di una eleganza e di una sempl icit~\ irreprensibi le, presentare nel contegno, nel tono, nei gesti l'idea di un perfetto gentiluomo: e m1lgrado le asserzioni della clurezza proverbi ale della eliseipl ina prussiana e del sussiego insopportabile dell'urlìciale prussiano, asserzioni accettate come dogma in tuLla l'Europa, esso dichinra che ogni volta che si trovò io qualsiasi cittit di guarnigione della Germania, in un luogo pubbl i~o. sull a passeggi.-ila, al teatro, e vide il generale parlare al tenente, il capi tano al sottotenente, al sottufficiale, al volontario d'un anno, l'allìere ad un semplice caporn le; ciò che lo colpi fu il tono di dolcezza e di estr(Jma cortesia che prende e tiene generalmente il superiore coll 'inferiore. Assistette ad una 1neS$U e ad una predica mi litare fatta a Met1. aisolclati ba\',ffe::ii (cattolici): e. sentì io quel cappellano militare parlare ai soldati , di Dio, della Germania, della fratella nza militare, della temptlranza . << Uuo dei nostri gio vani semiuaristi frllocesi » dice il Wciss « non si sarebbe lasciata fu ggire qucst·occasione di a\'ere iutorno a se un migliajo di ~o Ida ti: e avrebbe spiega to loro le bellezze e i meriti dell'arcangelo San Michele. « Com' più io osservo» esso dice« l'esercito tedesco nell'uso ordinario delle cose e per quelle parti che sono accessibili al profo no, e meno io vi trovo nella s1w dirllzione 1p1ell a rigidi tà pcda ntescn e vessatoria che les i
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E PERIODICI
LllllU
rimprovera. In0cssibilità nel le cose di 5ei·vizio : il resto abbandonato al gindizio del capo di corpo, e del c:ipo di compagn ia; J'u110 e l'al tro provvedono perchè non vi sia alc nn t1ggr:wio di sforzo inuti le: l'uno e l'ailro p_en~ettoDo ~enza diflìcoltà cbe i loro uomini godano di tutte le soddisfazwm che nou tocca no la sostanza della disci plina e de lla educazione militare». Credi:'tmo interéssaute per noi riprc)durre per esteso il ra O'cruaO'l io che il Weiss da di una Scuola d-i cadett·i ùi Prussia . m:, e>
Oran ien:;;1ein. « Per q'. ia l combinazione mi trovo io in questo momento a Oranienstein, al refettorio della scuola dei Cadetti, gustando della loro minestra a:ux knéfles1 mangiando con loro la porchetra sa lata con le patate, bevendo cl_ell~ loro_bevanda, cioè dell'acqua limpida della montngna? - Comunque S1t1s1110n importa; il fatto st:1 che mi ci trovo . . La.sn l:1 da pranzo è Jieu rischiar;.1ta, ben imbiancata e tutta allegra. Cont1e1.1e una dozzina di tavole, sol ide e larghe. Ecomune a tutti i c:iclelli, Ia cui età varii\ dt1gl i otto ai diciassette mmi. Ogn i gruppodi t:1vole ha il suo pr·esidente, un allievo, che so rveglia il servizio, lo affretta e lo rnllentn secondo il bisogno, e che trasmetterit, se vi è luogo, ';i l ca pi tau o di sett.inrnna, i reclam_i d~' suoi camera ti . Il ca pitano di settimann, co lln spada al fian co, passe/!'gia Ira le tavole e nel corridoio centrale. ì\lano mnno che i dòmestici portano i piatti dn lla cucio.i, il capitano li esnm ina; s'nssicura es;;o stesso della qua lità e della quantità. La nutrizione ed il t.rattamento dei cadetti sono appaltati ad un mercan_te _cl.ella vicina città cli Diez. La sorvegli1,nza è cluncrue necessaria, e_ dt p111 sembra efficace; una buona fragranza esala dai piatti, il contenuto si v~d~ abbondan te. È sempre il capitnuo che mantiene, durante il pasto, la d1s~1pl11rn e la concordia in questo piccolo mondo . Non vi è qui il costume, come ".i era a'miei tempi, e come vi è ancora senza dubbio nelle cas~ di educazione cli Frnncia, di fare, durante il pranzo, una lettura ecli~cant.e e una lettura cl3ssica, col pretesto di salvar l'ordine e il si lenzio, 1nteressanclo i commensali. I ragazzi che sono sottomessi a 'lrruesto reO'ime o , no~ parla~o fra loro, è vero; ma non nscol tano però per questo la letturn; essi non s1occupanochedei piatti, e prendono l'nbitudinedi manoiarecou ghiottoneria. Il pasto dei cadetti è anima to dalle loro conversazi;ni. Essi han~o ogni_ liber~à di espandersi allegramente. ~e l'alleri~dive~ta troppo ch1a:;sosa, ti capitano batte leggermen te le mani, e subito ti tono generale
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si abbassa . Se un principio cli alterco sco ppia clt1 qn~lche parte, risultat? d'una conversazione troppo viva, il capitano fa venire a sè i contendenti, e,ncontanente li calnrn. Alla tavola dei più piccoli, tutt'a un i.ratto, il capitano scorge un piccino di otto anni, o giù di lì, che è evidentemente in una situazione anormale; il rngazzo non -ha finito la sua znppa: egli respin_ge le pat_ate di cui d'ordinario è ghiotto; tri:,tamente lascia cadere In fo rchetta nel prntto; nna grossa lagrìma scorre lungo la sua gota. Il c~pitn~o va ver~o la tavol~. Egli non interroga il piccolo sconsolato, ma_1 suo\ camern~1. • Per?he'. dice loro, questo quì non mangia? " Il ca pi tano conosce I costun~1. de'. fanciulli, ove la tribù intiera è quasi sem pre responsalc delle affl 1_z10111 di un solo. Il piccino che non mangi,1, scoppia allo1·t1 in lagrime. Egli ra_cconta che i suoi ct1 rnerati, conginrati contro di lui, si rifi ntano SGmpre più a trattarlo d.1 militare serio; anche al lora gli diedero del P(oeffchen (pretonzolo) . G·li altri sorridono e abbassano la testa sni loro piatti . Quando sarà fini to il pranzo, dice il capitano, voi verrete tutti a_ parlarmi._ Intanto il pranzo tocca alla fine. I presidenti delle L,wole s1 presentano l'u n dopo l'altro al ca pitano per avvertirlo, ognun~ per ,qna~to concerne la sua parte cli rel'ettorio, che l' irn portao te operazwne e fin 1L~ con O'enerale sodd israzione. Il capitano dà un comando. Subito sono tutti in pi~cli. Il capitano :;i scop re. Uno dei cncletli vi1me a mettersi presso a lui in mezzo al refet.tol'io e recita il riugrnziamen to. Questo non va per le luno·h e; è d'una br2vità mi litare e d' un po-sitivismo germanico . Eccone il t:Sto, . fncile a ritenersi: , « Gott sei Dank(iir 1'rcmk 1ind S7Jeis~ ": II cadetto accentua con convinzione Trctnl, e Speise. :'{e concludo eh eglt non è troppo malconten to del suo prallzo 5pal'lano. ,\ . . . Mentre l'assemblea si forma in plotoni e si porta net s1t1 della ncre:1zione, iI piccolo P{'oe(fchen e In sr1nadra colpevo le si presentano al c:i p1 tano per il rapporto e per l' incll iesta. Il Pf'oe(fchen è un Wm·te~1lm1:"hese dall'occhio sveglio e dal viso m3rmoreo . Sno padre, maggiore JU disponibilità, ottenne per lui una mezzn peusioue: ~gli_ non_è alla_scuoi~ che da qtwttro mesi . Cosi r;1gazzo, fra gli otto e I cl1ec_1 ann.1, lascio pa ~a e mamma col cuore gon fì o, per venire a Oran ienstern a ve.,ttr ~·1~,n1forme dell' imperatore e re . .È per tutta la ''. ita! Co1~1e . una vest1z1one monastica! I suoi pareuti che sono gente rel1g1osa , _gl i d1e~ero, al momento della separazione, uua Ilibbia per l'ancmll_1, e gl i raccoma~darono caldamente di leggere spesso le belle stone per loro memom1. Ed eO'li le JeO'<•e ! E si tippiatta nei cantucci, solo e pensoso, colla sun cara 0 · Bibbia l Già t>l> due o tre volte, il capitano .ebbe a d·I ren dere ·I 1 povero ragazzo , di cui gli altri lu1nno un po' di tendenza a fore il loro zimbello.
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Egli. non prende per.ò un tono di severiti, e di bruschcria. Fa rcrgogna · al piccolo divoto che arrossisce dell'onornbil nome di Pfarrer implicato n.el dimi~uti,o di Pfoeffchen; dimostra agli altri che è male far di questo rnpettabil nome, un oggetto di derisione; li as,icnra che non si è ca ttiro mil itare perchè si legge la Dihbia, e che in ogui caso egli intende che, su questo soggetto, ciascuno sia lasciato tran,1uillo; tutto ciò senza alznre la vo~e, con pazi.enza, con sobriek11 nel discorso, senza ombra di pedan tern. I ragazzi se ne vanno confusi ; e non ricominceranno più. Il pedagogo sì dolce e si misurn to, che li ha rirnessi all'ordine, è soldato dalla t:sta a_i pied i. Ifo quasi vent'anni di servizio. H11 fatto la guerra di Francia . Era del corpo ed è 1Jcl l11 se.noia di l\Iaosteio, che fu forse il i>iù aspro. alla f~ti c~ e il più esigen te per gli urficiali e per la truppn, frn i geuernli prussiani dell'anno ·1SiO. Jt per questo capitano, il barone von o.\<n, dio mi si diedero delle commendatizie n Francforl. Egli mi servì di guida in una visita :ilio stabilimento. Il regno d·i Prussia possiede quattro case di cadetti come questa, Kadetterihaiis, in cui fino dall'infanzia si consacrano nl mes~iero mi_litare otl alla carriern d'ufficiali; cli più unn scuola superiore cl, cadetti, Kadettensclmle, presso Berlino. Oranionstein, ove mi trovo in questo momento, ern prima del if 866 uno dei castelli di ,·illeaointura d_el_duca di Na_ssau, già sovrn no di un principato, picco lo ma il ~iù de)1z1oso che mai fosse :i l mondo. Guglielmo I ha fatto adnttare Oranienstcin per servire all'educaz.ione dei suoi futuri ufficiali. Oranieusteiu è si tuato . s~ll'alto di. u~a colli~:i selvosa È un edificio semplice e vasto, composto d1 tre corpi eh fn bbnca a due pian i, con nua bella corto d'onore, un parco con fitle ombre, tutto recinto d'a lberi d'alto fu sto e cedui. Vi si ,aie da Diez per una strnda .ibbastanza ripida, nttraverso ai boschi, con orndevoli colpi di vista sulla ,·icin:i ci liii di Limhurg e sulla sua cauedral~. Una volta saliti là in alto si sente di essere profondamente ritirati dal mondo. Perfetta situazione per una casa d'educazione e per nD convento "di novizi militari. UDa verde prateria si estende davaDti al cancello della corte d'onore, fra il c.istello e la foresta; essa sene ai cadetti per campo di ricreazioDe e di ginnnstica. Lì si muovono in piena natura ed in piena a perturn d'aria rospirabile. _Il programma. di studi di Oranienstein comporta il latino senza il greco. Ricorda colle sue linee generali il progrnmma d'un Realgy1nnasium civile, o d'un P1·orealgymnasfom. . I cadetti portano l'uniform e di semplici soldati dolln fanteria prussrnna, ??.I berretto, senza l'elmetto e la sciabola-baione tta, Seitc11geweh1·. C 10 che forma lo scopo della scuola, non è, come si potrebbe ere-
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dere, d'insegnare ai cadetti In tecnica, anche semp licemòn te rudimentale, del mestiere del soldato: ma sì di for ben compenetl'are l'educazione civile che lor si dii, l'istruzione genera le, letteraria e scientifica che essi ricevono, dal pensiero speciale, che essi nn-anno l'onore di passare la vita sotto le armi, al ser vizio della patria tedesca e dell'imperatore tedesco; è di sviluppare in loro lo spirito mi litare e lo spirito di ufficiale nello stesso tempo e collo stesso metodo graduatodello spirito delle lettere e dello spirito delle scienze. A Parigi o nei nostri dipartimenti si Yedono ora gli allievi delle scuole primarie sfi lare e far evoluzioni per le strade coll'arme in ispall:i. A Oranienstcio, fra questi ndolescenti che contengono nelle loro file dei futuri coloDnelli e dei futuri generali di brigata e di divisione, dei futuri comandanti cl'armnta, nou si troverebbe un solo fucile, neanche di legno . I loro capi fl i loro maestri si tengono poghi, e credono di avere ben preparati alla carriera che sn rà la loro, i ragazzi coo fidat.i alle loro cure, se questi, doposettoonoveanni di 3oggiornoallr1 scuola, hanno imparato a portare con eleganza marziale la tunica del soldnto, a seguire la cadenza del posso, a mantenere la distnnza, a fore in modo 1:orrotto il saluto mi litare, n lasciar indovinare dai loro l?esti,dalle lor maniere,1lal tono delln lor parolr1 che sono scnzn dubbio stoffa di ufficinli e di gentlemen. I movimenti della scuoln di compagnia che si f:irmo loro eseguire alla grossa, non prendono importanza agli occhi dei capi che in quanto permottouo d'apprez zare i progressi di ogni nllievo nolrorte del contegno personnle, ed i risultati genentli prodoui dallo studio della ginna:;tica. Se la scinbola, la baioneua, il fucile sono cos~ sconosciute :i Or:inienstein; il portico, il trapezio, la barra fissa e la corda a noJi ivi sono strnmenti fomiglinrie quotidinni. So In scuola di lrnuaglione e le evoluzioni di linea non vi :-ono ancor penetrati, la gio na.stica di gesti, nella quale si comprendono le diverse posizioni della danza classica, vi è rigorosamente praticnta. Tutti gli allievi.d'Ornnienstein appartengono alla chiesn evangelica. I cadetti chti professano la religione cattolica sono concentrati io uu a.ltro stabilimento. Una scuola di cadetti ha dnnquo, :i lmeno di fatto, questo carattere che è della stessa confessione. La giornata comincia con un esercizio religioso . Appena alzati, o quasi subito, gli allie\·i si rendono alla cappella. Il ministro dolJ'Evangelo, addetto alla scuola, dice la pr'eghiera, legge all'occasione e connncnta crualche '.versetto dei libri san ti: dopo di che gli aIl ievi vanno allo classi . . rou ho l'intenzione, come voi lo pensate bene, di entrnre nei particolari delle mnterie d'insegnamento, nè in quello della distribuzione dello ore di studio e di classe. Yoglio solo segnalare un puuto di pedagogia saigio, originale, ammirabile, di cui tutti gli stabilimenti interni di educazione potrebbero approfittare. Cinque o sei volte
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al mese e più, fuori ùelle domeniche e delle ore ordinarie ùi ricreazione e di passeggiata, per tre o qnattro ore del dopo pranzo, i cadeLti , tutti i cadetti, i più picco li come i più grandi, sono lasciati liberi cli fare quel che a lor piace . Se anche preferiscono di far niente del tutto, lo possono. Quest'ultimo caso si dà di rado. Alcun i di loro vanno bene a fare il chiasso sulla erbata davanti al castello, o a fantasticare sdraiati patiilae siib tegm'ine {agi: ma finiscono sempre col darsi ad un lavoro o atl un esercizio qnalnnque. L'uno si slancia a corpo perduto al la ginnastica: nn altro si fa portare delle carte geografiche, le legge e le disegna. Questo qui divora un libro cli storia, quello là va al gabinetto di fisica; i più grandi domandano alla biblioteca dello stabilimento rrnalche opera a lor portata sull'arte militare, o la descrizione cli guerre. Ho visto un r.:igazzelto di 12 anni immerso nella botanica, scienza che non ha molto rapporto co lla tattica e colla strategia. Egli aveva fatto il progetto di mettere nel suo erbolaio tutta la flora di Nassau. A Ornnienstein , (l'altronde, non si riuni scono gli allievi a cinquantine, e neppure a ventine, nelle sale di studio. Ogni gruppo cli tre, quattro o cinque cadetti, secondo l'età, possiede a sua disposizione una camern a parte: ogni allievo del gruppo ha in questa camera la sua tavola, per lui, spaziosa, e un armadio abbastanza capace, ove mette le sue carte, i suoi libri, i suoi disegni, i suoi arnesi eia lavoro. Questa distribuzione delle sale di studio rende beu comodo ad ogni allievo l' uso delle ore che lasciano alla sua piena ed intera discrezione; e questa libertà nssoluta di certi pomeriggi è ben propria a rendere m11 lleabi li dei gio vani cervelli, a versarvi la gaiezza intellettua le, a far loro sentire il prezzo e la felici lit del lavoro volontario e solitario . Anche in questa congiuntura i nostri lettori noteranno come in Germania la rigidità, anche militare, sa all'occasione piegarsi e ra llentarsi e come succede spesso che la puntual ità, imposta dai regolamenti, lascia delle eccezioni salutari all'iniziativa e 11 11 a fantasia individuale. · Noi non possediamo in Francia , per la preparazione a lunga portata e pel reclutamento degli ufficiali, nessun stabilimento scolastico equivalente alle case dei cadetti del regno di Prnssia e clell'im pero Germanico. Ne possedemmo più cl' uno sotto i re, prima del 1789. Nulla di sim ile esiste più da noi dopo la Convenzione e Napoleone I. M'obbietteranno senza dubbio, il Prytanée militare della .Flèche. Questa celebre casa è fondata su tu tt'altri principi delle case dei cadetti prussiani; e io credo erronei i principi sui quali essa è fondata. Prima di tutto il collegio militare del la Flèche è il solo della sua specie in Francia; questo è piuttosto un inconveuienLe più che nn vantaggio; t.utto al contrario in Prussia, vi sono tre altre case lo stesso genere di Orauienstein. Il collegio della Flèche è esclusivamente
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destinato ai figli dei militari in attività e ai fi,gli d'antichi ufficiali. Perconse,.,uenza la Flèche esclude le vocazioni che potrebbero venire dal civile. N~n vi si trovano che allievi a pensione intera o a mezza. La scuola dei cadetti prussiani, ammette ogni ragazzo, che la sua famiglia, anche civile, destina dall'infanzia ·alla carriera d'ufficiale; a condizione però, che la fa. miglia sia dì costumi e di situazione onorevol'e, chP- essa paghi co' suoi denari la pensione necessaria, e che dia camjone sufficiente che le è possibile di sopperire alle spese d'una lunga educazione. Vi è dun'Jue nelle scuole dei cadetti prussiani un numero notevole d'allievi paganti, venuti dal civile. Le concessioni di pensioni intiere non sono frequ_enti; vi è un · maggior numero di meme pensioni; ciò che è generale, sono i quarti di pehsione. I re dì Prussia, lo si sa, non furono mai lnrghi dispensieri, eil Governo prussiano ha sempre ripugnato, fino a quest'ultimi tempi, al sistema dell'istruzione gratuita, di crualsiasi genere. L'istruzione ben appropriata è, in fatto, una mercanzia preziosa e una proprietà produttiva, la quale merita che la si comperi. Infine, ultima e capitale differenza, l'allievo della Flèche non acquista, coi lunghi anni passati al Prytanée sotto la disciplina e l'abito militare, altro diritto che quello di concorrere, con tutti i Francesi in generale, chiunque essi sieno, per farsi ricevere a Saint-Cyr, o farsi rifiutare. Non riesce egli al concorso? Bisogna che si cerchi un altro mestiere; il tempo passato nlla Flèche non gli serve a nulla: ecco un valore perduto ! L'alliel'o della casa dei cadetti prussiani, se si è ben condotto, se ha finito il suo ciclo di studi, se ha soddisfatto agli esami di ma· tnrità della sua scuola - i quali non hanno nè molto nè poco il carattere d'un concors!) - è ammesso in un reggimento col titolo di Fahnrich, vale a dire d'allievo ufficiale. Dopo una pratica più o men lunga del mestiere militare, fatta sott,) l'occhio dei capi, egli entrerà senza concorso in una K1·iegsch1tde (scuola cli guerra) e poi non avrà più che ad aspettare, sempre senza concÒrso e con una certezza perfettn, la ·luogotenenza, che non può mancargli, ed alla quale egli ha pensato tutli i giorni della sua vita dall'età di dieci e di otto anni. Si vede che non è per niente lo stesso meccanismo che funziona per l'allievo del la Flèche e per il cadetto delle scuole prussiane. Io preferi sco e di molto, e senza esitazione, il meccanismo prussiano, che non è d'altronMche l'antico meccanismo di Francia prima del 1189. A Oranienstein, i professori sonoindifferen~emente civili o militari; ma i più, civili. La ·disciplina e la direzione morale non sono confidate che a dei militari, che tutti debbono avere grado d' ufficiale. A capo della scuola vi è un ufficiale col grado 9i maggiore, ma che potrebbe restarvi in qua·
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lità di luogotenente colonnello. I cadetti sono distribuiti in compagn ie il çui effetti vo massimo non deve sorpassare la cifra di cento dieçi o cento venti. Ogni compagnia è diretta da un capitano, aiutato da un primo e da un secondo luogotenente. 11 primo e il secondo luogoteneille bastano ad esercitare la sorveglianza degli al li0vi e dei dormitorì. Nessun sottuffìciale, Feldwebel o aiutante sottufficiale, ha autorità sngli allievi. Ufficiali sara nno questi qui; è a degli ufficiali sol i che si riserYa il còmpit.o delicato di far nasceréin essi e di educarvi il sentimento dell'onore e della vi rtù militare. Il barone von D... mi spiega ancora tutto ciò, nel momen to che prendo congedo da lu i sulfa erbata . M' allontano, soddisfatto cli tutto ciò che ho veduto e nello stesso tempo un po' triste. Io lo vedo ancora questo gentiluomo che èdi vecchia nobiltà slesiaoa, che ha assistito ali~ battaglie cli Metz e dell a Loirn, che lrn l'esperienza del mondo e quella della guerra, e che uella forza dell'età e nella maturità della sua intelligenza, s'impiega tanto sem plicemente, tanto dolcemente, tan to modestamente a dirigere dei fanciulli , a calmare i loro alterchi, a fo rmare il lor morale; ma nel mede· siino tempo mi viene al la mente l'immt,gine del prefetto, che nei nostri licei adempie la stessa funzione del capitano barone von D.. . a Orauien~tein !
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tali a, della' Francia e di altri Stati. L'att,icco dei forti isolati, o forti di sba rra mento, è esposto in modo interessante nel capitolo JX che rootione dei cenni degni di considerazione. Ècarntteristica infatti l'osservazione finale: « non bisogna nascondersi che i nostri forti di sbarrameDto del confin e orieDtale saranno prima di tutto l'oggetto di un potente attacco condottoseriamente e metodicamente ». Un po' singo!are sembra lo studio di un fn,nro nss~dio di Strasburgo ( 1O pagine con piano della fortezza e schizzo di un forte trattano di çiò). La forzn dell a guarnigione viene calcolatn di 40,000 uomini dei quali 30,000 combattenti, il numero elci pez1.i cl i HO oer i forti e di 160 per gl i intervall i. I l corpo d'assedio deve consistere di quattro corpi d'n rmata, in tutto ·135,000 uomini, il parco d'assedio di ·400 pez1.i. La durata dell'assedio è calcolala cli 160 giorni ! . Sull'impiego del fuoco di fucileria viene detto : « la difrsa deve impie"'are il fuoco indiretto sino alla distanza di 1800 metri. Il tiro indiretto pnò ;~ere una parte importante nella guerra d'assedio poichè con esso snril possibile in certi casi cli causare gravi perdite ad un avversario imperfettnmente coperto. 1
La Bus11ie et l'Anglete1·1·e en ,tsie cent,•,de d'après 1ltt,,que et ,iérense ,les plttces ou f/He1·1·e tle sièue~ ;,1u,f1lié ,,vec le concou,•s tl'of/ici e,·s ,,,e to,.d es t11•1nes et sous le pt,it,·on,,.ge ,~e lti •·étu·, ·ion ,les of/icie,·s . Bruxelles, rn86.
Questo libro, malgrado sia puht licat.o a Bruxelles, è indubbiamente di origine francese; lo fanno supporre i Decreti, ecc., ivi riportati, e lo confermano le indicazioni contin1rnmentè impiegate, come p. es. i nostr'i forti di shal'!'amento sui confini orientali, .la noswa difesa delle piazze forti nel · ·I 870-7•1, la nostra futura condotta del la guerra, il nostro futuro assedio di Strasburgo e molte altre simili espressioni. Questo libro di 465 pagine con ·I 79 figu re e 14, piani , contiene molte cose degne di ess~re conosciute, ed offre una completa esposizione del la guerra intorno allefortezzedi ognispecie, fo rti cli sbarramento, ecc., cruale la si immagina p~r l' avvenire. Sono specia lmente interessanti i capitoli riguardanti l'impiego dei pa lloni frenati per il servizio d'informazjoni nelle for tezze; la sorpresa delle fortezze, il bombardamento delle piazze forti e delle città aperte, del quale ~·I timo gli autori si dichiara.oo partigiani quando con esso si possono evitare combattimenti nelle strnde. Nel capitolo « Equipade de S'iège >> sono descritti i parchi d'assedio dell'Austria, della Russia, dell'I-
la brochure déM.
L ESSAR,
par M. H. L.
I dissidi sorti nel la primavera de ll'amio scorso fra la R_nssia e l' Inghilterra quale conseguenza dell'annessione per part~ della prima dell'oasi di Merv, e quindi di alcune altre local it11, stava no per prendere nn carattere cosi serio dà richiamare l'attenzione di tutta l'Europa: e diedero perciò 01·igine a molti scritt.i sull11 questione cieli' Asia Ceotrale. Fra tali scri tti meritarono un'attenzione speciale una serie di artico li pubblicati dapprimà dal Jo urnal des Sciences . 'llVif,i tai,res ed apparsi uh,imamente in un solo volume col titolo sopra indicato. A causa del generai,~ ioteresse dest.ato dalla quest.ione del!' Asia Centrale, l'autore stimò indispensabi'le il present;,\re al pubblico mil itare fran ceseunoschizzo militare-statistico della Turcomaoia sud-orieot.ale, valendosi per questo in gran parte del noto opuscolo del sig. Lessar sullo stesso soggetto : l'esporre l'andamento degli avvenimenti che çond ussero ad un urto fra i Russi e gli Al'gani a Kuscka; ed anche indica~e i negoziati diplomatici elle tennero dietro a questo fat.to, la !ìssaziouedella linea di ·con fine e finalmente la si tuazione pol itico·militare in cui vennero a trovarsi le po · tenze immediatamente interessate nella questione; Russia-, Inghilterra, Afghanistan.
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Nella conclusione al suo lavoro l'autore viene ad una deduzione molto interessant-e fondata sulla seguente opinione del generale Kuropatkin : « nelle ultime guerre degli Europei oell' Asia ed in Africa si manifestò un fatto molto serio ed allarmante, vale a dire un considerevole perfe.zionamento degli indigeni nelle cose militari. Gli insuccessi degli Inglesi nell'Afganistan e nel Sudan e dei Francesi nel Tonchino provarono che le popolazioni dell'Asia e dell'Afri,~a possono non solo opporsi con successo agli Europei, ma persino vincerli. « Un tal fatto non deve rest11re inosservato: se gli Stati Huropei allo scopo di danneggiare i loro avvrrsari, continueranno ,:ome pel passato II provvedere le popolazioni selvagge dell'Asia e dell'Africa di armi e di istruttori, nulla di più probabile che in un futuro poco lontano queste popolazioni, profittando delle lezioni avute si rivoltino contro i loro dominatori europei e li obblighino a pagar cara la loro imprudenza•. Dividendo completamente questo modo di vedere del generale Kuropatkiu l'autore mostra come la Russia già in un t-empo remoto, sorta appena quale nazione indipendente, salvasse col suo sangue il mondo civile dalla invasione dei Mongoli, e come rla quell'epoca essa non abbia cessato di adempiere una missione civilizzatrice pei suoi confini orientali; perciò I' autore è di parere che gli Stati europei non dovrebbero impedim l'espansione della Russia in Asia; ma che al contrario sarebbero obbligati nel loro proprio interesse a favorirla, perchè solo la Russia può fermare una barriera impenetrabile contro cui dovrà frangersi una possibile fntura io va· sione di barbari asiatici. Ob~o,• Woi,a lfossu ot Petr,e fielikflvp ,lo ~111Jcicf,.
d,aei. (Rivista delle gue1Te della Russ'ia da Pietro il grande ai no~t1·i giorni) Autori i maggiori generali: DunROVIN, Kuno· PA'rKINe Guom-LEwKowrrcu, i colonnelli: Sucr-iorrnePuzrnEwsKc, sotto la redazione ~omune del tenente generale LEER. Parte lf. Pietroburgo 1886. A suo tempo venne annunciata la pubblicazione della 1" parte di qucst'opera. La 2" parte ora :i pparsa di questa Jti1,1:sta contiepe la descrizione delle guerre del ,f 813 e 181 i, scritta del generale Leer, della guerra cancaso-persiana durante il regno di Alessandro I ( 1801-4 825 ), scritta dal generale Dubrovin, e della guerra russo-polacca del 18~·1, descritta d:il colonnello Puzire,,ski. In t:il guisa nell'ordine cronologico delle guerre condotte dalla Russia dal 18·13 al :I 831, è omessa soltanto la descrizione della c~mpagna contr~ la Turchia del ,1828-1829, la quale, comr, diàiiara 1
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la redazione, apparirà più tardi e sarà collocata dopo la descrizione della onerra turca del il &06- 18'12. Per i meriti dell'esp.osizipne e per l'mteresse iJ1trinseco, il volume in questione merita non minor!) attent1ione de\ precedente. La de~crizione maestrevolmente fotta delle guerre del ,t 813 e ~el 18H- conduce il lettore nella sfera delle grandiose operazioni strategiche delle armate numerose e «!elle battaglie colo:;sali, qi queste« battaglie di popoli» (Lipzia) dove« sembrò scuotersi e vacillar~ la sf~ra terr~stre >'.. La descrizione della guerra caucasica ci trasporta lil altr! lontani paesi, nella .« maoica Colchide» dove un pugno di eroi, con gesta incredibili di. ~ valore, di costanza, di sacrifizio d,i se Stj:lsso, conquista al trono russo van regni e r,rovincie. Kariaghin, Kotliarewski, il princip~ Tzitza_n?w ecco_i grandi che furono l'anima di tutto ciò. Cosa dire poi dei sem~hc1 gre~ar1? Il mio distaccamento, scriveva Kariaghin a Tzitzanow, èaglt estremi per i viveri; per quattro giorni si mangiò · erba, ed ora che r,res*o gli ab'.tati, nei boschi, dappertutto son vi picchetti persiani, si man~iano icavalh. In altra parte leggesi: « i prodi compngni di Kariaghin non ypjlero lasciare i cannoni e vederli in mano del nemico; guattro soldati volo~tariamente si accordarono' di coricarsi nel fossetto, «ld attraverso i loro corpi furono trascinati i canuoni: due soldati moriro~o e due restarono vivi». Tanto il riipporto del testimonio qel primo fatto, quanto il raccònto dello stori?o sul secondo, per la loro stessa forma sono così semplici e modesti come s1 tra~tasse del più abituàle episodio di guerra: eq infatti per le trup~e del ?~ucaso questo non era che l'adempimen.to abituale del dovere d1 serv1Z10. Finalmente la descrizione della guerra del 1831 fornisce al lettor~ a~an!e dello stJ14io non poco di istruttivo in primo luogo in vista dell'influenza indisc.utibile che l'amministrazione milit~re ebbe sull'andament? dei}a guèmi,· ed in secondo luocro in vista della straordinaria varietà . delle operazioni militari. La Polonia, osando la guerra contro la Russia, doveva non solo tendere sino all'ultimo grado la sua energia e spiegare tutte Jc sue forze, ma cercare un :ippoggio dappertutto doye appena potevasi sup· porre di trovarlo. Di qui gli sforzi per far divampare In ribellione al1c ::palle dell'esercito russo, gli assalti alternati el~ diversioni ora S!)I ~ronte, ora sui fianchi dei Russi; le escursioni di partigiani, la guerra n:iz1o~ale; tutto fu messo in opera, ma invano. Varsavia cade sotto le baionette e la mitraglia russe e l'esercito polacco è o ,rrigioniero o cacciato fuori dei con fini della patria. . . . . ., . Osser viamo per conclus1on~ che 11 2° volume del\~ Ri'V;-~ta è pm ampw del primo e più abbondantemente provvisto di carte e di piani. Le descrizioni delle guerre sono relativamente più minute che ~on quelle che trovansi nel precedente volume. 1
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Btis Géìvel1,,i• tle1• Gege1uv,i1•t 11ntl Zuk1.1nrt.
Erste Folge. l\fiL Abbildungen. (ll /1.u;ile del presenze e dell'cwvenire. P1·irna continuazione. Con dise,qni.) ,1886. . D~ poc~ tempo sotto questo titolo comparve un libro che forma la prima contmuaz1one al lavoro dello stesso autore stampato s.otto lo stesso titolo nel ·188.3. I,n quella_edizione del libro: .Das Gewehr' der Gegemvart iind Znkunft, 1autore m base ai dati al lora noti raggruppò delle notizie che abbastanza completamente mostravano in quale stato si trovasse nel ·1883 la ques.tione ~ell'a.rma~en to della fanteria in tutti gli Stati d'Europa; 010 • stra:a 1_ mezzi ed 1 modi per un ulteriore migliorhmento del fucile ed :rnc~1e indicava qu~le_ direzi?ne, secondo lui, doveva tener"i per il perfe:"onamento del lucile costituente l'armamento del soldato di fanteria. Cosi 1~ quella prima_ edizione trovansi annotati quei risulr.ati pratici del l'espe·· neoz~ delle ultime %uerre che doveva no influire sui successivi migl ioramen~t nella c_ostruz10ne e nel modo di adoperare l'arma da fuoco portati.le; ab~asta?za diffusam en te sono descritti i modelli di fucili a caricame!lto su~ces~1:o che ~rovavansi in uso negli eserciti nel 1883 ed anche i fu cii i a npet1z1one dei sistemi Vetterli, Kropacek, Krag-Peterson, Hotchkiss, Lee, ecc. . Nel libro. erano esaminati i requisii.i ai quali deve rispondere il fuc ile ngua1:~o al peso, alla lunghezza , alla forma della canna, alla grandezza d~l ca11bro, alla forma dell'alzo, dell' otturatore ecc. ; eran() anche esan~mat~ le ~ondi.zioni cnratterizzanti le proprietà biliistiche e guerresche d,1 0?1~1 fucile. Nel la su~ prefazion~ all'edizione del 4883 l'autore espresse l o?m1one che un ult.er1or,~ perfezionamento nell'armamento della fant~ri:, dovesse consistere nell'adozione del fuci le a ripetizione con calibro ridotto: . . Nella_pr'im_a continu_az,ione ora appl\rsa l'autore si propose per scopo d_1 descr1:ere 1 nu.n1em;1 p,erfezi.onamenti fatti negli ultimi tempi nel fucile o:a muso p1 esso la Jantena; ed anche di render conto di tutte le es.per1~n~e e pro~'.e che in qna_si t_u.tti ~li eserciti si fanno allo scopo di p1epara1e un fucile da fanteria pm efficace e più .perfezion"to cl e 0 . d ll' d' f '( ' d . . « I ' Il Il 1 mo_ e _1 1 ,.11? 1.· e1~1~temi or~ es_istenti; egli fa notare il graduale passaggio a, fucili a 11pet1Z1011e e d1 piccolo cal ibro. generale i_i lib:o . • Dcis_ Geii:e_h r cler Gegenwart .und Zukunft » p1ese~1 ta una e~atta iaccolta d1 notizie $lii progresso nelle armi da fuoco che .S I oss,erva lU tutti gli Stati_; biso?n~ però osservare che queste uotizie s~a1se a suo tempo neJJe pagme dei giornali sono già noto e non si distmguono per novità.
.In
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E PERIODICI
LIBRI
Htn1tl b 11cli ,ie,· LHftsci/ftllu·t 11iit besontle1•e1• Be· 1•,ic1'sicl1,ti11111nt1 ·U ,.,•e,• , uililt1:risclien r1e,•tve11,1,.u ig, von H. MoEDEBECK, Secondlieulenant im Schlesischen
Fuss-Arlillerieregiment N. G, commandirt zum Bollon ·Detache· ment. (1rfaniiale di areostatic.a con speciale rigiiardo al siio ùrtp-iego mil·itare. Per H. MoEDEBECK, luogotenente nel reggimento Slesiano di artiglieria a piedi N. 6, comandato al distaccamenlo dei pallonì-areoslatici.) Due parti con 111i 3 figure. Lipzia 11886. Qnesto manuale di cui si è ora pubblicata In 6• ed ultima dispeusa, può di!'si uno dei più perfetti di quanti se ne scrissero riguardo all'arte areostatica. Mentre la prima parte tratta della storia dell'areonautica dai tempi più antic;hi sino al giorno d'oggi, orclinilla secondo i vari paesi, la seconda parte si occupa della teoria e della pratica della navigazione aerea , compl'eSavi la costruzione di palloni dirigibili sulla cui possibilità ed importanza mi litare dominano in questo momento ancora i pareri più disparati. Con specia le interesse si trattano gli esperimenti eseguiti dall'istituto · arconautico militare di Mendon-Chalais i quali fanno epoca . L'autore finisce coll'indic;are come potrebbero utilizzarsi io guerra i palloni dei tipi ora esistenti.
Di,e A , .,sbiltl1n111 ,1e1· Esct1,l1·011 ·••n Fel,l,lie1ist, von
generalmajor Ft'hr v. BuooENDnOCK. Hannover '1886. (L'am,· maestramento dello sqnadrone nel servizi-O di ca11ipa,qna.) Pel magg. generale barone di BuooENBROCK . Precis cle lei g1mTe de 1866 en Allem,agne et en Italie. - Bruxelles, Bibliothi::que iuternationale d'histoire militare.
.t886. -
Il Direttore TANC RED I
FOGLIANI
Maggiore di {o nterio,
DE-MARCHJ CARLO,
gerente.
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ALCUNE CONSIDERAZIONI
SULL'ASSETTO DIFENSIVO DELL' ITALIA - - -= -- -
• • . . . . Vorrei piuttosto ripetere verità • vecchie, che i11vontare stravaganze nuove.,. Sl!1"rE.~uR1N1, Letteratura italiana.
I. Se vogliamo rispettala la nostra patria dovremo renderla forle, facendo a tempo quei sacrifìzi pecuniari senza i quali si scontano poi a miliardi le imprevidenze nei giorn i dell e delusioni I Ora se la potenza di nno Stato è il prodotto di tntt' i suoi fattori morali, intellettuali, e materiali, questo prodotto si concreta poi, in un buon esercilo, in una buona lloua, e in fortificazioni bene ordinate. I danari d'altro canto sono necessari non solo per alimentare la guerra ma soprattutto per preparare i mezzi per farla; i quali vogliono il loro tempo, es,,endo errore gravissimo il credere che essi si possano improvvisare nel momento del bisogno. Se per vincere bastassero solo i tesori, sarebbe fin ita diversamente la guerra franco-prussi ana del ,1870; ma i tesori non bastano, quando non si sia saputo creare a tempo la preparazione della guerra. In quanto alla necessità di avere buoni e numerosi soldati e potenti navi da guerra tutti sono d'accordo; ma il buon pubblico comincia ad inalberarsi quando gli si parla di fortificazi<rni. In veri tà 25 -
ANNO XXXI, YOL. fil.
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ALCUNE CONSIDERAZl Oi:i l
quei benedelli milioni che si debbono snocciolare in gran copia per fo rtificare il paese non si possono proprio mandar giù 1. Quelle mostruose fortificaz ioni, con le odiose ser-vitù militari che ne seg11 ono, sono un peso insopportabile per lo Stato e pei cilladini; son cose da medio evo, cose che impigriscono ed inceppano gli eserciti. Ai nostri giorni vogliono essere soldati m<,lti e mobilissimi , i quali in un paio d·i buone battaglie decidano le sorti della g_uerra, e tutto è finito. Questo linguaggio può alleu~re alcuni; ma è poi giusto? No. Fin dal secolo passato l' illustre maresciallo Rogniat scriveva che « è vero che le nazioni non possono di fendersi se non << per mezzo degli eserciti, ma questi alla lor volta non possono « formarsi, organizzarsi, acquistare sicurezza e solidità e ali.men« tars i se non con l'appoggio delle piazze forti. Queste ultim e, con"' siderale da sole, sono certo insufficienti per :a difesa della fron · « tiera, perchè esse non rappresentano che masse immobili , la cui << azione non si -estende guar-i di là dalla giltata dei loro cannoni; « ma le pi azze forti considerate come punti d'a ppoggio e di rifugio « temporaneo deO'J . " i eserciti , considerate t-ome teste di ponte che « assicueino le manovre delle forze mobili sulle lin ee fluvial i, con« considerate come depositi assicurati dell e nostre ricchezze mi Ii« tari, divengono preziose e indispensabili per la sicurezza e la «stabilità. degli Stati>>. Le quali cosese eran vere quando viveva il Rogniat, lo sono maggiormenle ai nostri giorni, in cu i, per la brcvitit del tempo che i soldati passano sotto le armi e per il numero stragrande degli armati, non è possibile avere in pugno, al primo scoppiai-e di una guerra quegli eserciti compatti d'una volta. E Napoleone I, che pure doveva intendersene di arte mili tare e di mobilità degli eserciti, ha scrillo: « Uomini di guerra doma_ndano a << che servano le piazze forti, i campi Lrincerati, l'arte ·à.e!I' inge« Oanere· ed io alla mia volta domanderei loro coine mai si potrebbe , ' « manovrare, con forze inferiori o uguali, senza l'aiuto delle ·posi« zioni, delle fortificazioni, e di ·tutti gli altri sussidii suppletivi « dell'arte». E a proposito della campagna del 18'1/4., egli lamenta, nelle sue Memorie, che Parigi non era fortificata, altrimenti si sa, rebbe veduto lui « scevro da preoccupazioni manovrare liberamente << fra le piazze della frontiera e con àltra fòrtun·a condurre a ter-<< mine la guerra ».
SULL'ASSETTO DIFENSIVO DELL lTALJA
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Queste massime quasi non si ciumo più negli stessi libri didat•tici di arte militare; tanto esse sono note I Chi lia fior cli senno ne fa suo pro, come fece la Germania; la quale impiegò i primi milioni -che ritrasse dalle sue vittori e del 11870 nel costruire rapidamente i c~mpi trincerati cli MeLz e di Strasburgo. Così pure fanno la Francia ,e l'Austria con I.e poderosè fortificazioni che innalzano di contro .alla nostra frontiera, e così. pure fan no giustamente altre potenze. 'Ma abbiamo voluto ricordare quelle massime anche a rischio di anmoiar~ i lettori, perchè certe cose non sono ma i ripetute abbastanza. L'essenziale però è che le fortificazioni siano , come dicevamo, bene ordinate, perchè la misura è la cosa più difficile nelle faccende -di qneslo mondo. Ebbene, circa il piano generale delle fortiricn.zioni ,d'Italia, che alcuni citano a spauracchio dei contribuen ti, si rassicuri il pubblico, e sappia che quel piano non è l'opera d'ingegneri militari, ma è il risultato cli parecch i anni di lavoro cli una commissione formata dagli uomini più,competenti, in fat.Lo ai cose militari, -che l'esercito e la marineria itali ana posseggano. !'quali hanno Le,nuto conto di tuLte le condizioni morali e materia li del nostro paese, -delle sue condizioni geografiche, e di tutte le condizioni dell'eser..cito e del naviglio; ed hanno posto ogni studio per ridurre al puro necessario i punti da fortificarsi e quindi le spese che oc0orrono. Ma. nelle loro lungl}e discussioni anche i più schivi fra essi dalle fortificazioni permanenti hanno dovuto toccar con mano che non si può prescindere da un certo numero di piazze forti in Italia se ·voa!iamo difendere sul serio la nostra patria. . si ripeta ciecamente che le fortezze, abbisognando di guarnì-· _.,rioni, assoLLigliano \'esercito operante, essendo questo un errore :ravissimo E v,alga il vero; quando i pu,nti fortificati sono stati im· posti da un lungo studio delJa·geografia militare del paese; quan~o ·essi sono i punti vitali della dif13sa dello Stato, quando sono propri~ ,qu.elli dal cui possesso dipende il possesso del paese; ?on è egl'. vero che fortificandoli potrete efficacemente guardarli con assai minor aente? Non è egli vero che verrete così a rinforzare indiretta03ient; l'esercito n:;i.obile, }' quale r'.vr?te reso anch~ più_liber~ n~i ·suoi .movimenti, perchè gli guarenti Le J\ possesso dei de1t1 punti vi.tali? Dunque voi ascrivete a difetto delle fortificazioni in genere, ,q9el10 che può esser solo la conseguenza di una fortificazione stra-
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S ULL'AS SETTO DIFENSIVO DELL ITALIA
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ALCUNE CONS J081\AZIONf
tegicamente cattiva, cioè posta Ht dove non andava costru ita. Quando le fortificazioni sono erette nei veri punti strategici di uno Staio, accrescono, non affievoliscono le forze dell'esercito e ne aumentano, la mobilità. Questo anzi è il vero, il solo ufficio delle fortificazioni, le quali dehbono essere perciò pocheniabu,one, nè sono state mai tanto utili quanto al presente, appunto perchè lasciano libere, per essere impiegate in campo aperto, maggiori forze di prima linea, e perchè un razionale sistema di fortificazioni consente una grande libertà di manovre all'esercito che difende il proprio paese, e gli rende facili i rifornimenti . Del rimanente non si deve credere che all o scoppiar di una guerra tutte le nostre piazze forti si debbano porre in pi eno assello di difesa con le guarnigi,rni al completo, perchè sa rà certo difficile che vorremo un bel giorno dichiarare la guerra a mezza Europa; anzi r p1·obabilissimo che se saremo minacciati verso una frontiera, saremo per contro al sicuro verso un'altra, quindi nfln dovremo guernirech e solo una parte delle nostre fo rtezze. Aggiungasi che per la difesa di dette piazze forti saranno sempre ottim i elementi la milizia mobile e soprallul.lo la territori ale, In quale ultima non sarebbe pru· dente espolTe all'urlo delle battaglie. Allo scoppiare di una guerra noi avremo molti elementi dell'esercito di 2• e di 3• li nea, i quali , mentre non avrebbero per anco una compattezza. Late da poter essere lanciati in aperlà campagna, potranno d'altra parte rendereottimi servigi nelle piazze for ti. C~sicchè a ragione proposero alcuni nostri scrittori militari cli ordinare in guisa la milizia .terrilorinle ch e siano già prestabiliti, fin dal tempo di pace, i riparti di essa che in caso di guerra dovrebbero presidiare le singole fortezze; cli mani era che si possa fin dall'aprirsi di una campagna affì.da re interamente alla milizia territoriale il servizio di presidio. Finalmente notiamo che se alcuni han dello che le fortificazioni non avendo sal vato In Francia nel 11870, sono perciò inutili, altri hanno risposto che tanto varrebbe il dire che da poi che l'esercito francese non salvò la Francia, è rnuLile avere un esercito. Però lutti sanno che la verità vera è che« le armi porlatili, le artiglierie, « le fortificazioni, ecc. sono Lu lii mezzi necessari alla difesa, mn « essi senza gli uomini non servirebbero a nullfl.. Le piazze forti ~ accrescono forza all'esercito, ma quando questo più non esiste, « quelle perdono quasi tulio il loro valore ».
IL
.La geografia s'impone da sè a ch iunque prenda a studiare l'as-selto difensivo di un determinato paese. Data l'Italia, come madre natura l'ha fatta, con le sue estese frontiere terrestri e marittime, voi non potrete far a meno anzitutto di chiudere le molte porte all'invasione che le dette frontiere presentano. E questo sia perchè l'esercito non potrebbe L>astare esso solo a guarda r lu tto (e sarebbe follia il disseminarlo in molli punti); sia perchè, in una guerra, in cui avessimo dovuto adottare la difensiva strateg ica, anche uno o ,due soli valichi alpini chinsi in modo assoluto rappresentano subito un paio di corpi d'armata di meno che il nemico potrà far convergere, simultaneamente agli altri, in quelle pianure dell'Alta Italia, nelle qual i egli cercherà darci ballaglia, spiegando tulta la sua superiorità numerica. Sbarrati con robuste opere i nostr i volichi alpini , potremo con una parte relativamente piccola delle nostre forze, la quale faccia una buona difesa atLiva nella regione montana, arrestare il nemico in tante colonne geparuLe, alla periferia dello Stato, per tutto il tempo che gli sarà necessario a fare l'assed io e ad espugnaf'e le for tezze della nostra frontiera; e non solo guadagneremo ,un tempo prezioso, ma potremo finan eile pres umere cli vincern, logorando le forze nem iche nelle aspre region i alpiue. Rafforzando poderosamente i principali valichi alpini dell a nostra frontiera, come si sta facendo dal Coll e di Tenda. nelle Alpi Marittime sino iilla Valle del Fella nelle Al pi Carniche (compraso l'ordinamento difensivo- olTensivo del Cadore) si difenderii direttamente la parte continentale dello Stato co ntro le aggressioni terrestri, e si proteggeril inclireuamenlola parte peniusulare ed insulare del Regno, in grazia delle riserve mobili, d1e le fortificazioni alpine renderanno disponibili , e che po tranno essere lanciate là dove sa rà necessario. Oltre di che tulli sapp iamo che, quando la porta di casa è ben chiiisa, si es,:e /it01"1, p·iù oolentieri ad affrontare l'inimico, se mai la 1i.ecesS'ità di tutelare la nostra indipenden~a vi ci obbli,qasse.
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ALCUNE CONSIDERAZIONI
Ma in un piano di difesa completo del nostro paese si deve cer-· tamente prevedere il èaso che l::dortuna del.le armi ci sia stata avversa nelle regioni alpine e nelle pianure dell'alto PiemonLe O· del Veneto, e ci abbia costretLi a ripiegare sulla linea del Po, che è· un grande elemento geografico di difesa, sia che il nemlco venga da. nord-ovest, sia che venga da nord o da nord-est. Questa linea ba la destra appoggiata al Polesine e ali' Adriatico e la sinistra appoggiata al contrafforte appenninico che, partendo dalle sorgenti della Scrivia e del la Trebbia, si C•) llega a mezzodì alle alture di Genova, e va poi· dalla .parte opposta, per monte Antola e per monte Penice a formare la stretta. cli Stradella. La linea del Po, c,)me è noto, si può dividere in due parti, l'una da. Stradella a Cremona, che ha più intimi legami con lo scacchiere occiqentale della valle padana, e l'altra da Cremona in poi che riguarda più direttamente lo scacchiere orientale di detta valle . È già ammesso che si dovranno preparare degli appoggi per difendere la linea del Po e pèr potere rip~·endere l'ofiensiva non sì tosto si potrà; i quali appoggi donann o, avere necessariamente il manifesto carattere di teste di ponte, che permettano, nella più ampia estensione del termine, una vigorosa, controfiensiva. In lai guisa il nostro eserci to potrà combattere sul: Po in buone condizioni, anche contro forze maggiori, e potrà avere· maggior libertà d'azione che il nemico . Per lo scacchiere occidentale della valle clel Po i detti. appoggi di manovra abbracceranno la regione costituita del contrafforte di, Stradella, dal confluente del Ticino (Pavia), da quello dell'Adda (Pizzighettone), e dal trntlo del Po interposto fra questi due fiumi. La di fesa di qu~sto tratto del Po non può essere scompagnata da qnélJa. del descritto contrafforte appenninico, <lacchè il passag~o del fium e sarebbe reso più agevole al nemico, se la parte delle sue forze che opera sulla riva destra potesse vulnerare la linea Genova-Stradelln .. Cosiccbè il detto contrafforte costitu isce una linea. difensiva dal pos-· sesso della quale dipenderà gran parte della sicurezza della linea, del Po e della efficacia con cui questa potrà esser difesa. Onde a, ragione è stato proposto di fortificare, nei limiti del puro indispensabile, alcuni punti della linea Genova- Stradella per premunire la, linea del PÒ da nggirameuti :;ulla s'ua sinistra. · Le difese poi dello scacchiere padano orientale abbracceranno 101.
SULL'ASSETTO DIFENSLVO DELL'ITALIA
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linea Peschiera-~'lincio-Serraglio, è il tronco inferi ore del Po fino a Polesella.. E siccome la nostra frontiera orien tale verso l'Isonzo è affallo scoperta ed è molto lontana dal Po, così è sembrato prudente il proporre qualche testa di pon_te sul Piave e alcune teste di ponte sulla linea dell'Adige, la più importante clelle quali sarebbe quella del fianco sinistro , cioè Verona, le cui fortificazioni saran.no perciò aumentale a oriente e a nord deU:attuale piazza. E questo senza parlare delle minacce che le opere staccate intorno a Mestre, in corso di costruzione,ci permelleranno sempre di esercitare contro la sinisLra delle forze nemiche che, vali cato il Piave, si volessero spingere verso il Brenta. . Quando fossero ultimate le fortificazioni di frontiera e quelle della linea del Po si potrebbe fo rse pensare a ordinare qualche linea più interna,, perchè sarebbe doloroso che una sola grande battaglia perdula sul Po dovesse tosto decidere delle sorti della nostra palria. E però si è prQposta anche una terza linea di difesa, a fine di poter contin,uare ia lotta, se mai supreme ragioni di ordine militare o politico ci obbl igassero di (arto . Quest'altra linea sarebbe l'Apenn ino tosco-emiliano . . E da qui la nota idea cii munire i passi principali cli questo Appennino, con opere le quali per i colli più occi dentali come la Cisa, il Cerreto, le Radici, e l'Abetone dovrebbero eslìrcitare azione so l versante padano, e sul versante del Mar Tirreno, men.Lre per gli altri coll i più ad oriente fino a quello cli S. Goclenzo l'azi0ne dell e opere sarebbe limi Lata al so lo versante del Mar Tirreno .Questa linea élell'Appennino avrebbe il fìa,n co sin istro ripiegato indietro e appoggiato all a piar.za di Spezia; e il fianco destro appoggiato alla piazza di Bologna, all a quale si darebbe una grande esten&ione e nel piano e nella parte montuosa. Ecco perché codesta linea è stata giustamente paragonata, come si sa, a una cortina della qualeBolognasa rebbe il bastione terrestre e Spezia il bastione maritLimo . E in grazia di quest'ordinamento difensivo-offensivo dell'Appennino tosco -emiliano, il nostro esercito potrebbe di là cop rire efficacemente-l'Italia p~ninsulare ed esercitare una valida controff,msiva, sia contro nemi,:o proven iente dall a pianura del Po, sia contro le forze avversarie che, riescite a sbarcare sull a costa toscana, cercassero operare nel bacino dell'Arno cioè a rovescio del detto Jr-onte appenn ini co.
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ALCU:\'E CONSIDERAZIONI
ILI.
E ai grandi sbarchi che il nemico potrebbe operare sulla cosLa ligure, per girare le.Alpi, non volete pensare? Eppure questi sbarchi sono assai temi bili , essendo notissimo che il prin cipale obbiettivo di un invaso re sarà sempro la distruzione dell'esercito avversario; perchè fìuo a tanto che c1uesto è in piedi, anche al cuni successi parziali ottenuti dal nemico in qualche punto del territorio invaso potranno poi essere scontati a caro prezzo . E però se dovessimo sostenere una guerra difensiva contro nemico che avesse su noi una grande prevalenza marittima, come la .Francia per esemp io, è certo che questa avrebbe il maggior interesse di poter compiere grandi operazioni di sbarco sulla riviera cli ponente, appunLo per far concorrere più o meno direttamente le forze sbarcate alla lolla nelle pianure dell'Alto PiemonLe, avvi luppando il nosLro esercito, e minacciandone le linee di riti rata. Adunque noi dovremo sforzarci di rompere fin dal principio questo accordo pericolosissimo cl;e potrebbe realizzarsi fra le operazioni nemiche che muovano dal fronte ~ivolto a~le ~lpi oc~idenLali e nuelle che partano dal fron te del! Appennin o ligure; cioè dovremo porci in grado di poter battere separalamen Le le l'orze nemiche cho muovano dai detti fronti e non attendere che esse ci possano attaccare simultaneamente, cioè possano realizzare operazioni combi nate contro il grosso del nostro esercito. E se questo è vero, com'è verissimo, non è. ci-<i non veda la grande uti li La delle fortificazi oni della rada di Vado, di Genova, e dei princip&li passi dell'Appennino ligure come a dir'e Nava, Zuccarello, Melogno, Altare, Giovo di Sassello, Turchino, Scoffera, Cent.o Cruci e Bocco; da poi che siffalle fortificazi oni o faranno svanire addirittura ogn i pericolo di sbarco, o per lo meno daranno tempo alle fo rze mobili , opportunamente dislocale nello. scacchiere pi emontese-Iigure, <li accorrere e gettare in mare il corpo sbarcato primri che questo possa affermarsi :mila cresta del!' Appennino l,igure . ·
SULL' A!,SETTO DIFENSIVO DE LL'l'l'ALIA
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Altro punto da guardare è certamente la costa toscana, perché un grosso sbarco colà permeuerebbèal nemico di raggiungere in pochi giorni importanti ob biettivi, e d'impad ronirsi delle comunicazi oni {;he legano la valle del Po al resto del nostro paese (saivo la strada litoranea dell'Adriatico). Il che sarebbe di gravissimo danno per noi, segnatamente se il nemico potesse esegu ire questa ardila operazione in modo ntirett.aLo du.rante la mohilitazione del nostro esercito. Oltre di che se i fortunosi eventi di una guerra ci obbligassero un giorno a dover difendere il fron te appenni nico fro Spezio e Bologna da auiicchi provenienti dalla valle del Po, cotal difesa sarehbe illusoria ove il nemico, padrone del man3, potesse facilmente compiere grandi operazioni di sbarco sul la cosLa toscana. Ecco perchè sono state giustamente proposte alcune fortifi caiion i verso questa costa e sulle allure che ranno corona a Livorno, onde il nemico non possa servirsi di questa città come base mariLLìrna , cioè· non possa sboccare da essa unà volta che fosse riusci to a porvi il piede . E cosi · pure si è già cominciato a for Li ficare l' isola d'El ba. non solo per serbare a noi il possesso deì suoi ancoraggi , ma anche perchè questi sarebbero g li uni ci, dopo il porto di Livorno, che permetterebbero alla squadra nemi ca di mantenersi a discreta distanza dalle tr oppe che fossero r iuscite a ,;barcare in Toscana. E gli sbarchi che il nemi co potrebbe operare nel mezzogiorno della nostra penisola per spezzare, come dicesi, in due l'Italia non v' impensieri scon o, mass ime per la capi tale de.I regno e per la cospicua città di Napoli? Ebbene le già incomi nciate fortificazioni dei punti della costa ch e hanno maggior relazione con la capi tale del regno , cioè Monte Argentaro. Civitavecchia, e Gaeta, e le fortificazioni stesse di Roma, che sono già a buon punto, assicurano la capitale del regno contro un colpo ardilo che potrebbe tentare un oorpo dì sbarco nemico, mentre il grosso del nostro esercito fosse impegnato altrove. In ogn i caso poi le deue fo1tificaz ioni daranno tempo alle fo rze monili cti accorrere in caso di necessità. Del pari formando a Capua un centro fortificato o piazza di deposito, a protezione delle fo rze mobi li destinate alla difesa delle province meri dionali, si verranno a coprire le principali comun ica.tioni fra le delle province e la capitale del regno, e si verrà a proteggere indirettamente Napoli , contro uno sbarco che Yolesse
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ALCUNE CONSIDERAZION I
tentare il nem ico in quell'ampio golfo. lm perocchè Capua , che peila via di Aversa è a soli 34 chilometri da Napoli, di,,errebbe la base delle dette forze mobili , e ne appoggel'ebbe validamenLe i ritorni offensivi coi quali si dovrà allaccare il nemico duran te la crisi del lo sbarco nel golfo di ~apol i, o attaccarlo prima che riceva rin fo l'zi coi successiv i sbarch i, o infine creargli ostacoli nella sua via per ..,auaclagnare un tempo prczio~o. Coloro che vorrebbero affidal'e unicamente alla difesa mobil e sulla lel'ra ferma il comballere le operazion i di sbarco, di cono che le ferro vie permell.tlranno all e forze mobili di accorrere rapidamente sui punti del litorale nei qnali il nemico fosse riusci to a sbarcare. Sarà vero; ma il solo fallo di obbligarci a grandi spostamenti, cioù a drfoide1·e le nostre forze, sarà un gran vantaggio che avrebbe ottenuto il nemico; il quale tenterà importanti sba rchi non quando noi potremo schiacciare col grosso delle nostre forze le truppe sbarcate, ma quando il nostro esercito sia seriamente impegnato all o sbocco dei vali ch i alpini o nei teatri d'operazione interni. In ogni caso poi siccome i detti spostamenti non si possono fare così preslo come si crede (perché alLro è il movimento logistico di un paio cli reggimenti, 'al tro quello cli un corpo d'armata), così le fortificaz ioni costiere, ancorchè non arrivassero a impedire gli sbarchi , darebbero sempre tempo alle forz e mob ili di accori-ere, come abbiamo ripetuto qui innani i, e le porrebbero in gl'ado di combauere in buone condizioni e gittare in mare il nemico . le spedizioni E qui è bene ricordare che il vapore ha reso oaaidì t>h mal'ittime mo lto ma molro più fac ili che in addi eLro, ed ha reso le · moderne flotte assai adatte alle combinazioni della grande guerra, cioè ad operare di accordo con le forz e terrestri. Il mare, in grazia del vapore che ha dato alle navi quella autonom ia e qu ell a liberlit d'azione che non avevano nel periodo della vela, è div:ni;to una grande via d'operazione degli eserciti, della quale essi appro(ìlleranno non solo quando non potranno fare altrim enti , ma anche quando le vie terrestri presentassero maggiori difu collà. E però una grande potenza che accoppii a numeroso esercito una forte marineria, potrà gittare non difficilmente oggidì, in caso cli guerra, forz e ragguard evo li sull e coste nemiche; e, quel che è più, potl'à farlo proprio nel momento più. pericolosope1· l'acversa'rio. Ora, se fol'liu ·
SULL' ASSET
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DI FEXSI \"O DELL. ITAL IA
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cheremo a dovere la barriera alpina, come è necessario che si faccia, non è egli vero che il nemico sa rà maggiormente spinto a tentare qualche grnnde spedizione maritlima pe.r penetr~re nel nostro paese?
I V.
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Passando ora all'Ital ia insulare domandiamo: la ~icilia e la Sardegna si debbono proprio lasc iare in co ndizioni tal i da poter essere· in una gnerra di faci le conquista al nemico? Certo che no; ebbene anche qui la forti11cazione può far molto. perchè alcune opere presidiate dagli elementi territoriali ci consentiran no di pro teggere · quelle importanti isole sen.za lasciarvi molte forze di prima linea, e ci daranno il modo di potervi mandare sicuramente dei soccorsi quando le contingenze della guerra lo richiedessero . Cosi le già comindaLe fo rtificazion i dello streuo di ftiessina, le quali saranno , spinte innanzi alacremente, hanno per iscopo non solo di creare una stazione navale e una base d'operazione per la nostra OolLa, fra i due mari Tirreno e ,fonio, ma anch e di congiungere, in certo modo, la Sicilia al continente. Dappoichè tal i fo rtilìcflzion i impediranno all e squadre nemiche di prendere posiz ione nello si retto medesimo e cli tagliare le comun icazioni fra le due coste, ed .assicureranno in vece a noi stessi il libero lransito dall'una costa all'altra per leeventoali operazi oni cli controffensi \fa in Sici lia. La no::tra. squadra col possesso degli ancoraggi dello stretto di Messi na avr-à grande libertà di operare nel mar Jonio e nel mar Tirreno , e non potrà essere bloccata in quegli ancoraggi se non da duesquadreentramb& più potenti di es:;a . E d'altra parte fino a tanto che le fortifi cazioni dello stretto di Messina saranno in nostro poLere, ancorchè il ne- · micosi sia stabil ilo in Sicilia, non potrà mai dirsi che abbia conqaista ta l' iso la, perchè noi avremo sempre la porta aperta pel' scacciarnelo. 01 tre di ciò costrnendo alcùne strade mii itari in Sicilia, e creando nell'interno dell'isola, come si è divisato di fare, un sicuro centro di radunata e perno di manona, coll egato militarmente con le forL ificazioni di Messina, si avrà. modo di appogg iare valida-meni~ la difesa mobil e della Sicilia, e di offrire ai difensori ed al
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ALCUNE CONS1DERAZI0Nl
,loro materiale un punto di rannodamento per sfuggire alle minacce separate delle prime operazioni navali, che il. nemico potrebbe ten,tare contro le coste dell'isola fìn dallo scoppiare di una guerra. E qui cade acconcio ricordare che per la difesa delle isole in generale non può essere posta in dubbio la necessità di creare nel loro <interno apposi te posizioni centrali o campi di osservazione, collegati -con /e coste mediante sicure strade e buone linee telegrafiche, per dàr modo alle forze mobili di tenersi pronte a poter accorrere rapidissimamente in questo o quel punto minacciato della cosi.a. Difatti -.le isole non potendo altrimenti essere aggredite se non mediante ·un'operaz ione di sbarco, il miglior mezzo di combattere il nemico si è di profittare dei periodo criLico di tale operazione, il quale dura dal momento in cui le prime troppe e i primi materiali passano dalle navi da trasporto nei palischermi, per essere traghettati a terra, fino ..a. che le prime grosse avanguardie nemiche abbiano potuto non solo sbarcare ma prendere acconce posizioni sulla terraferma . In tutto .questo tempo, che suol dirsi giustanwnte la crisi dell'operazione marittùna, un vivo alto controffensivo da parte dei difenso ri può mandare a monte la spedizione; quindi si deve far di tutto per non dar tempo alle truppe sbarcate di stabi lirs i ::;ull a terraferma, ma .piombar loro addosso il più presto che è possibile, cioè quand~ ·stanno per afferrar la terra, o subito dopo sba rcate, essendo questi i momenti della maggior debolezza dell'avversario . Circa la Sardegna osserviamo anzitutto che l'importanza di forti ~ ifìcare \' arcipelago della ~'laclclalena, per crearvi una sicura base di operazione della nostra floua e imped irne l'occn?a~ione al nemi eo, è ormai posta fuo ri di dubbio. Propri età caratle1·1st1che della Maddalena sono la sua posizione centrale nel Mediterraneo e l'aver di·versi sbocchi, i quali, me1Hl'e favoriscono le mosse di una squadra -che avesse preso posizione colà, rendono gravi l_e cliftic~ltà de( blocco, richiedendosi peresso due squadre, l'una di qua e l altra di ·là delle bocche di Bonifacio. Le fortificazioni del la Maddalena toglieranno al nemico un'ottima. ,base marittima, dalla quale egli potrebbe, fin dall'aprirsi delle ostilità, minacciare tutto il nostro litorale del Tirreno, e offriranno alla nostra tlotla, sia un sicuro rifugio, nel caso che questa fosse costretta _:a sfuggire il cont~lto col nemico, sia una stazione nav.ale ottima non
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SULL'ASSETTO DH'ENSJVO DELL'ITALIA
383~
solo per guardare le nostre coste, ma ancora, e mol to più, per l'offensiva contro le coste nemiche. · Una nostra squadra ancorata alla Maddalena deve avere un gran· numero d'i ncrociatori a sua drsposizione, e avere assicurate le sue comunicazioni col continente in tutt' i modi possibili, cioè col tele- grafo elettrico, co i semafori, coi colombi viaggiatori, ecc. In tal caso essa potrà invigilare tutte le nostre coste del Medi terraneo e rendere molto perplesso il nemico che v0lesse tentare qualche grandespedizione marittima. Imperocchè la Maddalena è quasi ad ugual distanza da Tolone, Marsiglia, Genova e Napoli; quindi la nostra .squadra, avvisata a lempo dai suoi esploratori (o da qualch e punto, dell e nostre cosle cui fossero giun te notizie dirette), della partenza del nemico e della sua direzione, potrebbe facilmente piombargli addosso , se non fos se altro con du.e o tre navi co.me il Duilio e il Dandolo, le quali porrebbero lo sbaraglio nel convoglio da trasporto _ Ma quello che rende veramente grande l' importanza della Maclda· lena è soprattutto la facoltà che essa <là al nostro naviglio di mi nacciare cli là le coste e I.e squadre nemiche; cosicchè le fortifica· zioni della Maddalena si collegano più veramen te all'avvenire della nostra marina da gue~Ta; poichè U'e renderanno più agevoli le im-· prese offensive nel Mediterraneo Ammessa dnnque l'esislen~a delle fortificazioni della Maddalena, che fra breve saranno cominciate, se si aggiunga, come si è divisato.di fare, un perno cli manovra nell'interno della Sardegna, collegato militarmente colla ~Jaddalena stessa, s·i verrà a dare un validissimo appoggio alle forze mobili i;he saranno destinate alla difesa au.iva della Sardegna; si po tranno ridul'l'e al minimo queste forze, per non assolligliare il grosso dell'esercito, e si potranno mandar loro soccorsi di ogni maniera quando le contingenze della guerra lo ri- · chiedessero.
V. Ma parlando di sbarchi, di coste e d' isole si vede subito a spun-tare sul labbro del lettl()re la parola Flotta. Sì, è vero, la flotta men'tre è il sostegno della nostra marina mercantile, proteggendo il·-
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SULL' ASS ETTO OIF'ENS1VO OELL' ITAL!A
ALC UNE CONSIDERAZI O:S l
nostro commercio e le nostre colonie (il che pone nelle mani di quel la l'avvenire economico dell' Italia, che è sui mari) , rappresenta d'altra parte la prima protezione delle nostre coste. E que:-to perchè no n si può tentare alcuna spedizione mariUima di qualche importanza contro un paese ::e non si sia prima bloccata, battuta, o distru Lta la sua fl otta. Di fatti fin cbP avremo una squadra li bera di percorrere i nostr i mari, essa potrà sempre impedire la navigazione del conYoglio da t:·asporto nemico, o almeno opJJorsi a qualunque costo ·« alla navigaz ione del convogli o che p()l'tasse i soccorsi al le fo rze . sbarcate ». Ma si rifletta che esercito, floua, e fo l'tiucazioni ~ono elementi · di forza che non si escludono l'un l'altro, sibben e aiutansi potentemente fra loro, e si completano a vicenda. A segno che si può hen dire che la lloua padrona del mare rappresenta centomila uomini di più sulla frontiera tenestre. Così pu re alcuni punti Yitali della terra ferm a debitamente fortifi cati si traducono subi to in tan ti battagli oni che avrebbero dovuto restare a guardia di quei punti , e che in vece possono andare ad ingrossare le fo rze mobili per tentare i . grandi colpi I Similmente quanto maggiore sarà il numero delle batterie costiere che impediscan o gli sbarchi nei punti vulnerabi li · del regno, e impediscano o alm eno rendano di ffi cil e (quando si può) il bornbarda menlo, tanto più li bera sarà la nostra nona di operare nel modo migliore cl1P la situaz ione mi lilare del momenl.0 consiglierà, senza do\·er rimanere sempre vincolala alle nostre cClste per . accorrere in qu esto o in quel pu nto min acciato. Per Loccnr con mano po i come l'esercito possa es~ere un complemento del naviglio, basta riflettere che se in guerra la flotta di uno Stato riesca a co nquistare il dominio del mare, avrù certo ollenuto · un gran ri su ltato; ma ques to non basterà per dare al nemico un polente con traccolpo sulla terra ferma. Aconsegui re ciò è necessario · che la pot enza rimasta padrona del mare sia in grado di trarne tuLt' i vantaggi. cioè possa gittare sulle cosle nemiche forz e proporzionate all'obbiellivo che essa vuol raggiungere. Solo così i suc{;essi avuti sul mare potranno condurre a risultati decisi vi , bastando talvolta la sola minaccia di un a pronta spedizion ernari.ttima (quando si sa che qn esta minaccia può subito tradursi in atto) pèr affreHare · la fine della guerra I Aveva ragioneadunque un nostro egregio scrit-
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tore mili tare nel dire « quanto sarebbe più poten te l' Inghilterra « (potenza mari ttima per eccellenza) se avesse un esercito alquanto « più iorle I » Non è dun que ev idente l'intimo legame che unisce fra loro l'esercito, la fl otta, e lè fortificazioni? Nella preparazione armonica di .questi tre elementi, cioè nel regolare la potenza di essi in ona misura tale che ciascuno possa dare bensì il massimo appoggio agli altri elemeuti , senza d'altra parte creare squili bri o nell' insieme, sta il segreto del buo·n ordinamento delle forze militari di un paese. Anche questo è vecchio, com e disgrazi atamente sono vecchi e tulle le cose delle nel presente scri tt.o. Siccome però si ba al presente una gran vogl ia di dir cose nuorn ; e chi esalta il Yalore delle fortifi caz ioni; chi ri pone nel sol o esercito la salµte d'Italia, e chi nella sola marineria; così abbiamo voluto provarci anche no.i a dire qualche cosa ; ma non ci è venuto fatto di mettere insieme se non cose vecchie, le quali conducono però ad una conclusione ch e non sarà mai soverchio ripetere, cioè che la vera fo rza dello Slato non può risiedere so lo in que-..;ta o in quella parte ma in un tutto armonico costituito da ll 'esercito, dall a /folla. e dalle fo r tifi cazioni. A.I che desideriamo aggiungere ancora due parole, invocando la pazienza del lellore, perchè lectio repetita magis jnvat. ,t
VI.
Tutti sanno che l\ 1ssetto clifensivo del le cosle è un pro blema complesso, la cui soluzione è affidata ad elementi di difesa generale e mobile che sono la flotta da battaglia, sussi diala dal servizio telegrafico e semafori co , e l'esercito (corpi d'osservazione) che 1·appresenta la difesa mob il e sulla terraferma, avvalorata potentemente dall e ferrovie. Gli elementi della difesa locale sono poi le fortificazioni, le batterie lancia-siluri, le difes e subacquee, e le:navi speciali, fra le quali sono da porre in prima linea le modern e torpediniere, <li cui tutti riconoscono la incontrastabile utilità nell a difesa delle
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,1.LCUNE CONSIDERAZIONI 386 coste. Di tatti questi elementi il più importante è $enza èlnbhio la flotta . Ma la flotta può tutto da sè? Può, una volta lanciatasi in allo mare, non aver più bisogno della terraferma? Qui sta il punto . I progressi delle scienze e dell e industrie, se banno emanci palo le navi dal capriccio dei venti, le hanno però avvinte al corbon fossile, e, anche in parte, all'acqua dolce, perchè una classe delle naYi da "t1erra moderne ba il mal vezzo di richiedere che si alimentino le o proprie ca ldaie con· quest'acqua. Or se la guerra attiva è la guerra caratteristica delle navi, essa non può non tradursi in consumo ùi carbone; cioè a dire che bisognerà rifornire tanto più di frequente le navi, quanta maggiore attività avranno spiegata sul mare. L'esercito può in guerra trainarsi dietro tutto quanto occorre alla sua esistenza, ma le squadre navali, no. Queste debbono di quando in quando, durante la guerra, venire a chiedere il carbone e tante altre cose alla terra; ed ecco perchè una tlotta senza porti sicuri, ove potersi rifornire, sarebbe come un esercito rimasto in balia della fortuna senza base d'operazione. Tanto più che, oltre la nece:ssità di rifornimento e di riparare le avarie, le navi , durante una guerra, deb bono sempre poter trovare r ifugio temporaneo in cp1esto o in quel porlo nel caso d'infortuni i marittimi od' inferiorità temporanea a fronte del nemico; altrimenti il più pi ccolo insuccesso sul mare potrebbe trascinare a una catastrofe. Ecco perchè I' Ingh ilterra ha accoppiato alla fl otta più poten te del mondo le più robuste e numerose fortificazioni costiere I Ed ecco perchè oltre le tre gr:1ndi piazze marittime di 11° ordine Spezia, Taranto e Venezia, che avrit l'Italia nei tre mari che la barrnano, vi sono. a.Itri punti da munire sulle I') nostre coste, come abb iamo qui innanzi ri cordato. Al che. vogliamo acrrriunoere due J)arole circa. le coste dell'Adriatico . ~essuno porrù l')l, in dubbio che una nos tra squadra non potrà sostenere una lotta in questo mare, conser vando la indispensabi le libertà di azione. senza che abbia validi appoggi oltre di Venezia, anche a causa della gronde vicinanza della cosla dalmata, cui la natura ha concesso tanti porli naturali . E si noti che l'occupazione della Bosnia e dell'Erzegovina ha stabili lo un legame tale fra l'interno della monarchia aust1·0-ungarica e i porti dalmati da rendere assai minacciosa questabas~ maritti ma del l'Austria cosi vicina alle nostre coste. Eperò giustamentesono com I')
sur,,.'ASSF:TTO DIFENSIVO DBl.f:ITALIA
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prese n,11 pia no gene1·n le delle difese d'I tn.l ia. le rortifìcaz ioni di Ancona e di Brind isi pe1· assicurare nlle nostre navi il posse~so ili qnei due punt i importanti delle coste dell'Adrinlico, e impeilire che il nem ico se ne possa vnlere come rifugio e come basi per operaz ioni cli sbarco su l nostro terri torio. A.dunque la marineria non potenilo far S!"11za di portisicnri e fortificati , sarebbe irrazionnle an men tare il num ero delle noslre navi <la guerra se pnrallelamente alla loro costruzione (di cni t.ntti sentiamo la necessità) non progredisse anche qu ella dell e forl.irì ca zioni dei porti e delle rade più import anti. Quando queste forLificazioni saranno compiute, la nostra fl otla acquisterà la necessaria liberlit d'azione sui nostri mari, H sarà più ardita nelle sue imprese controffensive, sapendo di avere, in caso di necessità, appoggi sicuri sulle coste del proprio paese. Se mancassero questi appoggi, e se le navi non pol e:;sero fare assegnamento su ar;;enali e s11 rantieri ben sicuri , nei qnali riparare prontamenté i loro daGn i, ò inn egabile che esse sarebbero inceppate nell e loro iJT).prese su l mare. Laddove rafforzando debitamente i punti convenienti del nostro litorale, con opportune bau.erie da costa e coi necessari sbarramenti snbacqnei, la nostra sqund ra verrà ad acqui~la re quel la mobi li tà.e quella li bertà d'azione in forza delle quali spessissimo il più debole, se sa cogliere alcuni fortunati momenti, può daregrnnd i colpi al più forte. Cosicchè la miglior soluzione della dife:;a delle nostre coste risieda nel sùnultaneo accresci menlO dell e fo r1ifìcnz ioni c.o;:;tiere e del naviglio . E qu i ricordiamo che la Germania, 11ppu11to perché aveva le sue coste poLenLemenle fortificate, non solo dalla natura ma anche dall'arle, potè nell'ultima guerrn ridurre all'impotenza le fl<Jt.te fran cesi I TI ca.po del l' esercito poi quando sn chela noun, ancorchò inferio re a quelln del 11emi co, ha molla libertà. d'azione sul mare, per i numerosi pu11Li d\1ppoggio che le offrono le co,;te, e quando -;a che l)avversa.rio sarit perciò più guard ingo nel tentare una i;pecliziopc marittima, rimane piil svincolato e più p:1d rone di aLLoare i suo i piani è comp iere, nei tealri d'operazione interni, quei grandi concen1ramenti nell'ora opportuna, che spè.~so possono dare la vittoria anche al più debo le. Ecco la grande rtrrnonia che regna t.ra l'ufficio dell 'esercito e quelli della !lolla e delle fortifi cazioni nella difesa della nostra pa26 -
ANNO XXXI, l'(JL, lii.
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ALCUNE C?NSIDEfiA ZIONl
SULl}ASSETTO DIFENSI VO DELL' ITALIA
tria, armonia che dovrà spingere il patriottismo italiano a fare di mano in mano, per la marineria e per le fortificazioni .quello che ha fa tto e va facendo par l'esercito, sAnza foqare d'al tra parte le condizioni delle nostre fin anze.
VII .
L'attuazione completa del piano di difesa dell'Italia sarà. la base della nostra esistenza come nazione; e deve perciò stare a cuore ad ogn i Ital iano, perchè « l'ordinamento di sic11rezza di un paese è la « più alta espressione della sua coscienza nazionale! >J Si pensi che le fortificazioni avvaloreranno potentemente l'azione dell 'esercito e dell a flotta, e daran modo a quel lo di ristorare le sorti della ••uerra se mai la fortuna del le armi ci fosso stata avversa in campo apeno: e però, quan do q11este fortificazioni siano limitate (come saranno) al puro necessario, si tengano in conto di quel che saranno in realtà, cioè di sussidio indi spensabile dell'esercito e del naviglio. ' li co lossale lavo ro di fortifi car l'Italia non potrà essere l'opera di pochi anni, ma Gene vorranno parecr,hi; nè deve recar meraviglia la grande spesa che sarà necessaria, perchè i grandi progressi fatti dai mezzi balistici di offesa per mare e per I.erra ,li nostri tempi ri chi edono una n,busl.ezza e uno sviluppo nelle fortifi ca1.ioni mollo maggiore che in addietro. Però qu i ca de acconcio ricordare quello che hanno osservato i.lomini compète,ntis,:;imi, cioè che non tulle le fo rtifìca7.ioni pe,,.,n,anenti proposte pe.r la difesa de.I Regno è necessario che itbhiano lo ::.tesw grado di robustezz;1 nè lo stesso numero abbondante di r icoveri per provv igioni da. guerra eda bocca. Il che è impo1'lantiss imo di porre bene in chiaro se ;;i vogliono ottenere saivie economi e. Di fa tto è irrazionale tanto il vo lere spendere per una fortificazione "lneno di quello che è stretrn.mente necessario per darle il giusto grado di forza, quanl.o lo spendere per un'opera più di queflo che basta perchè essa soddisfi convenientemente al suo scopo . Ora quello che contraddistingue le fortificazioni permanenti è bensì che esse debbono sfidare le ingiurie del _tempo <')
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,ed essere al sicuro dagli assalti imp rovvisi; ma in quanto alla ro,b11stezza e agli accessori si deve ammettere una giusta gradazione secondo lo scopo di questa o di q11ella fortificazion e. Così, per fissare le idee, ricordiamo che vi sono delle opere, come i nostri fo rti ,di ~barramene~ alpini, i quali per la loro stessa natura debborio poter ·resistere aver, assedii rego lari; quindi oltre di essere assai robusti ,debbono essere al massi mo grado provvisti di munizioni da guerra -e da bocca, perchè l'invasore dovrà necessariarnenie assediare ed ,espugnare questi fo rti, se vorrà servirsi delle. grand i strade rotabili ·~he attraverrnno la nostra frontiera. Ma vi sono poi delle opere permanen ti che si costruiscono in al,cuni teatri probab ili di operazioni so l perchè esse potranno, secondo le contingenze della guerra, essere di appoggio alle manovre delle ifo rze mobili della difesa. E pe,·ò queste opere perdono se non tutta ·Certo la massima parte della loro importanza quando le dette forze · -attive debbono abba ndonare il territorio sn cu i sorgono le for Lifi·Cazioni : nè il nemico dovrà 1iecessariamente espugnar queste per ,procedere oltr~, perchè cotali appoggi di manovra si fanno (come da ,-tessa loro denominazi<me lo accenna) in terrei1i access ibili in ,molti pun ti, a segno da permettere i movimenti e gli sp iegamenti ·,delle forze attive. Tali sarebbero, per esempio, i forli del!' Appennino ,ligure, la cresta del quale è accessibil e anche all'infuori delle strade ,rotabili , per modo che tale cresta è ,;tata sempre considerala dai nostri uomini di guerra come tel'reno da manovra e come zona che .si presta ad azioni decisive. Onde le fo rtirt caz ioni dell'Appenn ino lìguee hanno in verità un doppio scopo, cioè cl i arrestare momenta·ne(lmente il nemico per dar tempo al grosso delle forze mobi li di accorrere; e po i l'altro di rendere più libere le nostre manovre in .quella regione e appoggiare i rapidi e vigorosi ritorni offensivi che ,noi dovremo necessariamente com piere per gittare in mare le forze ·nemiche sbarcate sulla riviera di ponente. A.dunque l'Appennino ligure è une regione su cu i non si svolgeranno operazioni di assedi Tegolari, ma si ,:ompiranno rapidi movimenti controffensivi dalla nostra pal'te, perchè se per poco dessimo tempo al nemico di affer·marsi sulla dorsale appenninica., la nostra posizione in terna nell'alto ·Pienl().n te si camhiereb he tosto, com'è noto, in posizione avvilup1Pata. Segue da ciò che le fortificazioni dell'Apennino ligure possono
SULL'ASS ETTO DlfENSJVO DELJ.'ITALIA
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ALCUNE . CONSIDEHAZIONI
e debbono avere molto minore robustezza e minori provvigioni dei forLi di sbarrflmento alpini. Ragi onamenti analoghi si possono fare, a mo' di èsempio, per la linea Casale-Monte-Alessandria, l'importanza delle cui fortificazion i dovrà ~ssere I imitata al solo scopo 'di pro leggere lari tirata di quel la. parte del nostro esercito che, avviatas i pel basso Monferrato nell'abbandonare l'alto Piemonte, debba poi passare dalla destra. alla sinistra del Po per continnare il movimento generale di ripiegamento su questo fiume. · . Cosi di casi delle proposte opere verso Lucca e Livorno, dove non si tratta di formare delle piazze di guerra nell'ampia estensione del termine ma unicamente di co,;tro ire opere Lali çhe, mentrec1bb iano il carattere della fortificazione permanente, per poter resistere all e in ocriurie del tempo e ao-li o assalti improvvisi, d'altra parte bastino ·strettamente ad assicurarci il possesso di alcuni punti verso la costa toscana per il tempo necessario a ma.ndare rapidamente forze sufficienti colà. a fine di procedere a una risoluta controffensiva non sì tosto il nemico fosse riuscito a sbarcare. Avvegnachè diverrebbero troppo gravi le nostre co ndizioni, sia che ci trovas$ imo im~gnati nell'alto Piemonte, sia nelle valle del Po. se lasciassimo stab ilire il nemico sulla costa toscana all e nostre spal le, sì da potervisi consolidare con lavori e coi rinforzi di successivi sbarch i. Lo stesso dicasi della Jjnea del basso Piave, eo l rilunire la quale . si vuole poter copri1:e lo sch ieramento del nostro es&rcito, che dovrà operare offensivamente nella zon apiùorientale verso l'Isonzo, avendo Ja sua sinistra appoggiata. alle fortificazioni del Cadore. Le opere della li nea del Piave devono ben si essere 1ali da dar la certezza che non potranno subito cadere nelle mani del nemico quando fossero per le con tingenze della guerra abbandonate a se si.esse; ma è inu.{ '•'J· tile che esse abbiano la stessa robu,tezza e siano co::;ì abbondantemente vettovagliate e munite come i forti alpini o le piazze_fort i di, 11? ordine . Oappoicbè quand'anche dovessimo ripiegare sul Piave, dopo un insuccesso toccato ad oriente di esso, è chiaro che si farà di tutto f.Jer riprender tosto l'offensiva. Che se poi ripiegassimo sul Piave dopo una sc,.. nfitta, non '\potremo farvi che una semp1·'.ce sosta l'Adi te non essendo il Piave ostacolo tale: n O Per cercare di ouadaonare che pennetta ad nn esercito battuto di rifarsi. · V
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Da ciò si vede che le fo rtificazioni del Piave possono bensì essere •utilissime al nostro esercito, sia nel prendere l'offensiva da qtl'ella linea, sia nel ripiegare, ma non sono di quelle opere contro le quali 'il nemico dovrà necessariamente imprendere un assedio regolare -per poter procedere oltr.e; perchè un esercito vittorioso può passare il Piave in parecchi altri punti anche quando le fortificazioni di ponte '.Piave e di ponte Pri ula siano ancora in potere dei loro presidii. ·Certo sarebbe utile per noi se codeste fortificazioni fossero ancora -in nostra mano, quando avessimo ripiegato sull'Adige, perchè, ove ,un nostro mov imento . controffens.ivo fosse coronaJo da fe lice suet ,cesso , l'azione delle opere del Piave potrà sempre conconere a ·peocriorare le condizioni del nemico. Oltre di che il non poLer egli 00 , , servirsi di ponte Priula e di ponte Pi ave sarà sempre un 11npacc10 ·per il rifornimento delle sue genti spintesi ad ovest del Piave. Ma ,questa non è una ragione :rnfficiente per fare robustissime le opere .del Piave, nè per provvedere ai loro r icove:·i e agli accessori con la stessa larghezza che si deve impiegare per i forti alpini e per le ·piazze di primo ordine. Bisogna, so tto questo aspetto, limitare di mollo le fortificazioni del Piave; perciò a ragione i nostri uomini -di guerra hann-o classi fìcate come di 3° ordine le divisa te Leste di ·ponte su quel fiume; e hanno dello dover essere di '.ia 0 ordine le teste ,di ponte del l'Adige e di 11° ordine solo quelle del Po .
VIII.
L'essenziale è di ben regolare l'online di precedenza da dare alle -opere di fortificazione. Ora, dal disegno di legge presentato al Par'iamento nel 11885 sulle nuove spese straordinarie militari, appare -chiaramente che si l'UOI compiere anzitutto la difesa periferica, cioè ,quella che ci assicura le porte di cas-a. Ullimale le fort ificaz ion i della frontiera terrestre e quelle dei punti più importan ti delle coste ,(il possesso dei quali permeuerebbe al nemico di concorre'.·e, ye~ (a ·via ma.riuima, direttamente o indirettamente alle operaz1on1 md1;tari imprese s111la terraferma), è certo che si potrà inTes tare l'in-
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ALCUNE CONSIDER•.\'.tIONI SULL'ASSETTO DIFENSIVO DELL'!TALIA
vasore ve,rso il confine, per allontanare gli orrori della guel'ra dall' interno delle nostre provincie. Finchè l'avversario sarà inceppato· nelle aspre regioni alpine, rimarrà col fatto neutralizzata la sua su· periori tà numer.ica, e noi guadagneremo un tempo prezioso, sia pei· compiere ed accrescere Lutti i nostri preparativi di guerra, sia per organizzare o completare le dife~e nei teatri d'operazione interni. E si noti che, per poco che se ne abbbia il tempo,, si possono fare in una guerra veri prodigi in fatto di fortificazioni improvvisate (come dimostrarono i Turchi a Plewna) qualora vi concorrano lutte· le forze vive del paese e non manchi una mano vigorosa a capo dei lavori, perch~ qnando lnona il cannone la b11,rocrazia tace, e perchè l'imminenza del pericolo annienta d'un soffio le pastoie amministrative del tempo di pace I Certo se volessimo simultaneamente cominciare tutte le fortificazioni del piano generale della difesa d'Italia, nou potremmo faremolti progressi in pochi anni; quindi al sopravvenire d'una .guerra; ci troveremmo deboli dappertutto. Laddove proponendosi il Mini-· stero di concentrare sulle frontiere terrestri e sui punti più impor-· tanti del litorale, l'impie·go delle nuove somme avute .dal Parlamento, questo' fa tto ci porrà in grado di presentare in ,pochi anni r e senza gravi scosse delle onanze dello Stato, un primo OSll\co'ìo seri issi mo alle"invasioni terrestre e marittima, e farà sì che in una guerra potremo anche presumere di dare qu~lche colpo mortale al nemico. Imperocchè quando alcune fortificazioni permetteranno di, guardare le Alpi con poca gente, e altre opere renderanno, insieme con la flotla, sicure le nostre coste, potremo sempre aver in pugnoimportanli riserve per azioni decisive in campo aperto . E però non dimentichiamo mai che l'esercito , la flotta, e le fortificazioni sonoelementi di forza che non si escludono l'un l'altro, sibbene aiutansi potentemente fra loro e si completano a vicenda . Compiuta la difesa periferica, potremo di poi , con animo più se-, reno, 1provvedere alla difesa interna, e recarla a term ine in ,quel più brev.e tempo che la nostra finanza permetterà; e così se questa generazione ha avuto la fortuna di far l'Italia, potrebbe anch'essa coronar l'opera, lasciando ai nostri figli una patria forte e rispeLLata.
I BERSAGLIERI NELLA COMMEMORAZIONE DEL 50° ANNIVERSARIO DELLA ISTITUZIONE DEL CORPO (APPlJ1'1TI E RICOl\DI) .
(Continuazione e fine).
IX. I re~,;lmeriti.
Esposte sommnriamente le successive proporr.ion i e forme organiche del corpo nei cinque momenti diversi, i quali rappresentano: I.
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1836- 1184-8. H. - 1848 ·'1859. JI I. - 185'9 · 1862. lV. - ,J862- 11871 . V - '187:1-1886. 1
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- La fornwzion1~ in Piemonte, - La prova e la rùMcita, - .Tl primo periodo italiano, - ll massirno sviliippo, - La trasfonnazione,
è bene raccogliere qni :;inLeticamenle i passaggi {lal,l'uno all 'alLr@ cenLro amministrativo che col nome di reggimrnti raccolse i dive,·si battaglioni . . Questa nosLra insistenza nel dar vita e _personilìcazione sepa,rata ai battaglioni ha fondamento nel fallo che fino ad oggi le glorie e i sacrifizi sono Lutti in essi e per essi rappresentati. Fi no al il 87 11 i reggimenti . furono soltanto centri amministrativi. Sulle ragioni organiche e disciplinari per le quali si procedè ad una forrnazio_ne p i reggimenti su qnattro batlagiioni in ragione di uno
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I llEI\SA.G LIE!U
I lll>llSAGLlEll l
per ogni corpo d'armata, manlenendo le proporzioni di artiglieria e cavalleria relativamente al disotLo di quelle degli altri eserciti di Europa, e destinando i bersaglieri a far parte delle truppe suppletive del corpo d'armala, non è qui il luogo di discutere; vero è che concorse a determinare Lale formazione ed assegnazione il precedente impiego di battaglioni raggruppati in separate operazioni di guerra, come abbiamo 11arralo. f: 1,eue però affermare d1e per 25 anni, dal 1836 al ,(86 1, il corpo visse e prosperò con un unico centro amministrativo e di scipl inare, sebbene dopo la formazione su più balla.glioni fossero stai.e dislrilmile ai comandanti di quesLi l'autorità e l'autonomia di comandanti di corpo;e la vita economica raggruppala in sci centri separali nel ,186 1, agli ordini di sei colonnelli, lasciando pure ai singo li battaglioni la stessa liberlà ed elasticità cli comando, com'erasi praticalo dopo· il ·184,9, permi;:;e d1e lo sviluppo massimo del corpo si svolgesse senza inconvenienti come lo provarono il valore: e la solidi Lit nella campagna del ,1866 e nel briganLaggio. Ed t? bene notare che dal ·1859 al ·I86'.3, quando sui t[uadri dei primi dieci batLaglioni si quadruplicò quasi il co rpo, quelli ebbero vita, e nervi e disciplina :mfficieute da esp.audersi senza ro'lnpere i legami organici, e lali da resistere alla prova delle armi, come del resto resislè e si molliplicò in quei momenti Lulla !"armata sarda, diveutando esercito iLaliano, Il separare i reggimenti uno per u110 per dare noLizie sulle trasformazio11 i organiche, sarebbe udtrnque a questo punto una riparlizioue, poichè abbiamo ragionalo a sufficienza di ciò uei diversi momenti più spiccati della storia di questo co rpo e abb iamo esposto separat.ameuLe per ogni battaglione tulli quei dati sommari che a lale argomento si riferi scono . · La personificazione dei ballaglioni che a noi è servila per racco · glierc con minori ripeti?.ioni possibili le glorie e i sacrifici di ciascuno ha contribuilo e coulril,uisce a dar uuiLà e persona auChE\ ai singoli reggimenti oggi esistenti, poicliè le tradizioni sono fauori primi di aLli grandi e geo erosi . Devesi pertanto a tale scopo adoperare ogni ·mezw e morale e materiale che al fiue conduca per la via più breve; e io _mi auguro 1
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.ch e queste povere pagine siano guida e indice per concretare simile altissimo concetto; imperocchè a me sembra che debbasi oggi .convergere la energia e la intelligenza di tutti per tenere raccolte 1.1ueste fil a che lendono a sortir di rnano. E le cause di ciò sono molle; e non tanto le diminuite autonomie ,quanto i cambiali criteri e doveri e mezzi che la legge di recluta mento a base cli servi?.io generale obbliirntorio ha consacrato. L'ufficiale oggi deve crescere l'intensità del suo lavoro educativo in ragione inversa della durala della ferma e deve proporsi lo scopo -e studiare i mezzi di ferire la fantasia del soldato con insistente .azione monile per arrivare a conficcargli nella Lesta il coucel.Lo fondamentale: il suo corpo essere il più bello, il più val oroso, il più .simpatico: e a Lale elJeLto giova impiegare e far concorrere anche dei mezzi materiali. · Questi potrebbero trovare forma in quadri rappresentanti i fa tti d'armi del reggimento, battaglione, compagnia o plotone, onero in .elench i di nomi , di raccont'i ripetuti senza econo mia in Lotte le pareti, in Lutti i locali; ed anche in una prescrizione che non vi sia giorno dell'anno in cui non si abbia il piccolo racconto del giorno da spiegare e com mentare. La tradizione che ha fondamento nell · ideale si personifica in determinate figure o persone o ricordi eroici: e quanto più i corpi si allargano,tanto più si tende a rilassare o rom pere le risorse che hanno .azione efficace a costitui rla: la conoscenzn personale nei corpi pic..coli , il sapere i nomi, il potersi fare un'idea precisa della fisionomia, della voce, della fo i·za fisica, dei difetti stessi di quelle per:-one che danno il loro nome ad az ioni generos~ sono i faLlori più efficaci per ciò. li nost1'0 soldato che si compone per la maggior parte di abitatori della ca mpagna, vuole immagini semplici, aO'euuose, espresse . con colorito caldo ll1a a lralli decisi; aborre il manieri smo; vuole la verità, 111a vesLila di panni in carne ed ossa. Cosi si formò nei battaglioni bersagl ieri !quello spirito di corpo -che ha fallo fare tante prode?.1.e:· e questo spirito deve dar vita ai reggimenti , poichè sono formati del suo sangue e delle sue rimembranze: l'estetica, le specialità, cene distinzioni e concessioni che
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La preparazione all a guerra contro I' Auslria di è lnogo . allo_sviluppo che espri me il IV periodo del corpo; nel_qual~ n ordinato in arm0nia alla fo rmazione dell'esercito, i battaglioni rimasero rag- · gruppati così.
n on urtano contro la disc ipl ina, ma che favo riscono l'am bizione cli: corpo debbono esse11e ad ogni costo conservate e, direi. imposte. Dopo ciò raccolgo i dati prin cipali della vita de! reggiment i perla parte che possono avere io relazione al breve tempo e alle mancate occasion i di guerra.Son certo che quand o si solennizzerà il centenario della istituzione del corpo (Jllesle unità che non hanno oggi, ancora potuto E:splicarsi collettivamente. avranno una storia altrettanto bella e glori osa come quella di questo pri mo mezzo secolo. .Ecco so mmariamente i raggruppamenti dei lrnllaglioni nei reggi· menti dal giorno in cui coll'aumento da 27 a 36 battaglioni , quando il corpo cessò di avere un nucleo solo di comando e nelle differenti successive fa si :
1
o
1
Dal -I gennaio •1866 al 3 1 decem hre1870 ( I)
0 del VJ 28, .29, 30, 3·1, 32, :J3, bal- Bersa ~ 1ieri C . · . . . . corpo a a ptrn ~ ta!,!l1oni att1v1. . ·men " po i 6, reoa1 1- · 6° battaglione deposi10. M \ ' 1o .
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0
49, .
C J Ì"'.)
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•I5, . 23, . 3 1,
34,, .
Colla rormazfone in 1O reggimenti e colle riduzioni sopra indi~ cale i raggruppamflnti di batl.agli on i da l 1187·1 al_"8.8~, furono 1 · seguenti , numerando in ciascun reggimento i baLLaghon1tlal I al I V, . e la compagnia dall' 1I al 16. 1
9, 27 Torino • 17, 37 Mi la no Dal 1',~: •:~· co; 2!5 , 38 - \ Parma .f gennaio i>> » 31 , 33 ::: Capua 187 1 5o » » 9.4 39 -~ [ ivorno · )) ·19, :H ".§/ Ancona al >> 70 )) 8 ) 1 O' 1 11, 15 ·ti 18 settembre >> o Verona 80 )) 3, 5, ,12, 23 ° Pnlermo 1883 » 'I) \ 90 » 28, 30, 32, 40 1 Bari i,, oo )) » "6, 34, 35, 36 \ Roma Coli' or·cranico attuale in ogni reggi mento i IJattaglioni hanno i numeri d i 1, li, II I e corrispondono ai vecchi battagl ioni nel modo seguente: le compagni e sono numerai.e dall'•I al 12 nel reggimento (2). 1, 7, 2, !~, ·18 , 20, 26, 29, ,f 4 9::> 6, 13, 1
b:"
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.. 9. 9.;· b -) Bersagli eri tlel HI, o, 18 ' 3. 20 . - 3 ' ... ~. alla ,r d corpo a . o e. . . . gI1on 1 au1v1. \ . . 01 30 3° ba~tagli o,,e deposi to. l na, Pl p reggi1 ' men o a arma. \ 6 7 11 1Cl 9 \) 96 b _ 1 Bersagliel'i del I V ' , . .· . .-,, . -.-. .... .' atta / corpo a Raven · gl1om alt1v1. \> . 1, o • ,i.0 battaglione deposito na, po i '.I: reggi-· menro . c, 4· I '1-L '16 .-, 34 bau:io 11.on1.( Bersaglieri . . del V ' '. . ' ' '~ corpo a Livorno, • . ., 0 attivi. 5° battaglione deposito. poi :J reggunenlo.
a Cuneo - 11° reggimento. 1, 6, 7, 9, •13, 21, 27 , 4 1, 46. a Como - 2° reggimento. 2, 4, 8, .io, H, "7, 37. 42, 47 . a Parma - 3° re!l•Jimenlo. 3, 3, Hl , 18, 20, 25 , 38, ,i,3, .i,8. a Capua - · 4,0 reggimento . 26, 28, 29, 30, 32, 33, 4.0, 44, 49. a Li vorno - 5° reggi mento . H. •I 6, 22, 24.-, 35. 36, 39, 45 , 50 1
1 9 2.1 9 . , 19, baua__ (Bersaglieri ,de.I I / , , . , . .., ~1.-. ,13 corpo I gI1on1 att1v1.. . Ao a Cuneo,. • POI 'I J'80't1 ,f O batt,1glione deposiLo . . "'"' Jm enLo. L ru b · . . (Bersagli _ 2 , 90 ·"" , .... , .i, 8 , 1I a1ta 11 1,on, ' eri ('del "II ' ~ corpo a .111110, attivi. ." . poi z 0 re"cri 20 baua:i-li one deposito. "'"' menDal 16 aprile •1861 pel R. Decreto del 24, gennaio •186·1 fi no al 3 1 dicembre •1865
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I DERSAGL!ERI
I llERSAGLlER I
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1
Le città indicano il luogo ove avvenne la prit'na formazione. . . . . . (2) Con R. D. l.8 giugno l.886 con decreto reato cont~on r~at? dal ~hn,stro R,cott~ s1 , soppresse Ja numerazione di I, H, Ili battaglione, e s, rest,turron o 1 ~·ecc!u numeri. 1Vota della. D,.,·ez,one. (i )
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I BERSAGLIERI
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D, l ·.16 settembre 1883 ad oggi
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'16, 34, 35 ·10, 27, 33 2 11, 23, 36
Ascoli Piceno Caserta Verona
E inutile ripetere che qnesta formazione corrisponde al con.cello ,di avere in ogni corpo d'armata nell e truppe suppletive una forza .,di tre battaglioni adatta sopra tutto per i nostri L!:lrreni di montagna, o come nucleo di riscossa a disposizione del comandante il -corpo. Ch i sa che l'impiego futuro dei bersaglieri non tenda a costituirli ~in divisioni leggere cli montagna per operare nelle Alpi, intanto ,che il resto dell' eserci to fa la sua adunata per lo schieramento strv •tegico . a rincalzo degli alpini gia tenuti guardian i dei nostri confinit In tale maniera abb iamo raggruppato nei si ngo li diversi momenti ,e le unità reggimen to in quanto riuscivano costitditi .con quello o ,col l'altro battaglione ed è quanto era opportuno e utile ricordare.
X.
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I DER:'\AGLIERl
Roma ,1' 7 , 9 /1,, 17 » 2, Asti » '18, 20, 23 Treviso . » 26, 29, 31 .5 Palermo. )) '14., 22, 24 -~ Tor·ino » 6, 113, {9 -~ Napoli » 8, 10, H S Firenze )) 3 5 12 ' "- ' ·- Reggio Emi lia )) 28. 30 32 :..J ~ Milano
1° regg. coi batt.
T
con pennacchio di penne di cappone scure per la truppa e verdi per gli ufficiali , nel principio. In origine questo cappello ebbe due striscie di lamiera di ferro che, curve in arco, si incroi;iavano nell'interno, i,ostenu te da un cerchio piccolo in fe rro, e ciò per difendere la testa del soldato dai possibili colpi di sciabo la. Ma visto che nelle campagne del 1848-49 · solamente tre o quattro cappe! li fu rono colpiti dal le sciabole nemiche, e che, ciò nonostante, ne era stato appena intaccato il feltro, si abolì la ferratura interna con grande soddisfazione del bersagliere , ik quale si affezionò maggiormente al proprio cappello alleggerito. Prima del ,1848 i soldati preferivano di portare in certi servizi. un berretto di panno che faceva pa1·te del loro corredo, appunto per evitare l'uso del cappello pesantissimo, ed in ciò erano secondati , molte volte dai loro superiori immediati di trnppa. Il La Marmora , perovviareaque,,to incon veniente e obbligare i bersagliP.ri a portare il cappello sempre, abolì il berretto di panno, e adotlò pei serv izi in- · terni di quartiere e di fatica una certa berretta di cotone metà grigia:, e metà cremisi, faLta come una berretta (11) da notte (fu in uso poi anche per la cafalleria 1:1d artiglieria pei se,:vizi di fatica) la quale · riuscì poco gradit,t per .fa sua poca eleganza; e in tale maniera l'uso .. del cappello diventò generale. Poi al cappello stesso si attribuì a poco a poco-.,ta caratteristica particolare e tradizionale del- corpo, e fu,. l'oggetto che concorse a rende1'e esteti camente speciale in Europa e tipico il bersagliere italiano assieme alla mantel lina ed al passo celere . Nel documento autografo si legge: <{ Schakos basso e leggiero fallo in modo da coprire la nuca dagli ardori del sol e è da impedire alla·pioggia di penetrare dal collo; il che si otterrebbe praticandovi nna . isiera tutto .:ill'intorno uguale a quell a dei C!lppell i borghes i, ecoperta di .cuoio; il guarnimento semplice, leggiero ed in metallo scuro» . Il cappello non ebbe in origine la forma attuale, perchè aveva la tesa che si allargava di dietro per impedire che l'acqua penetrasse · nel collo; e i sacchi in tela da campo, che furon o poi nel 1853 (H luglio) soppressi per dar luogo alle tende, dovevano servire ancbe , 1
Dh'isa.
·aaccolgo qui succintamente alcune notizie sulla divisa del corpo, ;per :;tabili re I.e successive trasformazioni e ricordare dettagli che cominciano a di,ventare antich i. ,Cappotto. - Cappello a larga tesa circola re, d ~ for ma ern isferi('a /
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(i) Nel- Docwnent.o si legge: , · Berrettino di maglia d i cotone che r·vpra le orecchie·· · e che possa tenersi anche sotto del sclwl.os •.
I OERSAGUER I
fOO a guaranLir::i maggiormenle dal sole e dalla pioggia invillupandoli a ! collo ( 1). La coperlu1·a di tela cerata ru distribuil.'l nel 18:SO (24 agosto) e in principio era della fo rma stessa di oggi, solo non aveva la fodera di tela bianca interna, la quale fu prescrilta il 6 novembre 11850 per evitare che i raggi del sole avessero azione troppo efficace sul capo. Relativamente alla coperla di tela cerata ::;i deve ricordare una consueLudine del corpo, per la quale gli ufficiali non facevano mai uso della copertura di tela cerata séb bene ne fos5ero pro\'Veduti: . ora è cessa ta. Fu accolta con poca simpatia, e lo è ancora, la copertura di Lela . bian ca; e i vecchi ur6 ciali dei bersagli eri sch ivano, quanto piò possono, di farne nso - in omaggio all' estetica. Sul cii ppello si porlò il nu)llero della compagnia fi no a q unndo queste · furono numerale da ll' 1l al 1108; po i il numero del battaglione, infin e dal 187 1 adoggiquellodireggimento:si notichequandolecompagnie ebbero numero progressivo, lo stato maggiore del corpo aveva i bot. ton i colla sola cornetla, mentre su i boltoni della giubba, o tunica, era po:Ho in rilievo il numero del battaglione in mezzo alla cornet1a. Dopo la guerra di Crimea si adottò il berretto ros.so (/etz) pei servizi di quartiere, con grand issima sodclisfa1.io11e dell'intiero corpo; è forse un' imitazione di quello degli zuavi frances i. Devesi r icordare che il cappel lo deg! i ufficinli in origine era ornalo di un pennacchio verde. Duranle la campagna del 1866, dopo passato il Tagliamento, fu ordinato ai bersaglieri f~centi parte del_ - corpo di spedizione di sosti Luirio con uno di penne di cappone ugua li a quelle della truppa. Finita la campagna di guerra, gli uf6ciali di . quei battagl ioni fecero uso di nuovo del pennacch io verde; l'ultima imp1·tisa alla quale gli ufficiali dei bersaglieri hanno prego parle col pennacchio verde, è stata la spedizione di Roma. E la sera del 20 settembre, in piazza Colon,u, nou poche penne passavano dai cappel li degli ufficiali ai cappellini delle belle signore romane. E d' uopo n co rdare come fino dai primi ann i d~lla istituzione del I OEllSAGLIERI
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(i) ~lanoscritto Lnmar mora del t835.
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,corpo si sviluppò una tendenza ad esagerare lo proporzi,rni e forme dei pennacchi, che, un idiotismo pi emontese chiamava piwnctti. La Marmora l'u severissimo a reprimere tale tendenza che non è an,·ora del tutto scomparsa: si narrano aneddoti graziosi su ciò: e ~osi fu severiss imo nel reprimere l'a ltra tendenza, che pure oggi si -rinnova tal rol la, di portare il cappel lo indietro scoprendo i capelli d.elln fronie. 'fimJica-cappotto 11 g1:uuba. - Nell'autografo Larnarmora si legge: (( Abito di colore oscuro con hotLoni oscuri (!-i ritira l'autunno per nmcllere iI cappotto). « Cappotto dello stesso colore crocian do lo stomaco; ed nn gilè <l.i maglia da pon'i sollo (si ritira in primavera per rimetlere I' abito) ». Si no ti ndun qtte che il Lamarrnora vo leva Lre capi di vestiario: -0,bito, cappouo e gilè. L'abito in origine era una specie di vestito a coda di rondine, mostreggiato cremisi, analogo a quell o allora in uso nella fanter ia dell'esercito piemontesi. · . li cnppollo, che poi si chiamò twn:ica-cappotto, ebbe in origine form a nuova e singolare: consisteva in un corpo adatto a coprire ~omodamente il toraco, con doppia botton iera; al corpo era unita una specie di gonnellino con molle pieghe ( 18 per parte, cioè 36 in tutta la circonferenza) il qLiale scendeva quasi fino al ginocch io. È opinione del generale Pinelli e di molti altri bersaglieri che il Lamarmorn abbia rimarcato, nei suoi viaggi in Sardegna per islrnzione e per visitarvi il fratello conte Alberto Lamarmora, fra i tipi carati.eri stici del vestire, in taln ne regioni dell 'isola, quello app unto com posto di una specie di giacchella adallala al busto coll'aggiunta di una gonn ella a pieghe stacca ta, la quale si stri nge ai fianchi co me il per·izoma degli Al ba nesi. l Sa rdi fan no qnosto capo di vestiario del loro abito di panno nero di lana, tessuto in famiglia (orbace); una figura di sardo in tal costume, veduta da lontano fa l'impressione precisa di un soldato colla vecchia tuni ca-cappotto dei primi bersaglieri. Nel 11852 :; i adottò per la Ll'llppà la giubbri di panno bleu; questa giubbn. era nd una sola bottoniera, con bottoni di meta llo piccoli (9 bouoni)- con colleu.o rovesciato, con falde cortissime senza pieghe,
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senza altro distintivo che due ornamenti in panno cremisi al colletto, che(con linguaggio di truppa) si chiamavano fischietti; oggi mostrine; con due controspalline (come oggi) le qtiali erano fatte per impedire \,he la ciughia della carabina sfuggi sse nella posizione di spall'-arm (allor·a il bmcc'-al'm consisLeva nel portare la carabina inclinata avnnli, col calcio sollo J'as0ell a destra, sostenuta dall'avambra ccio) . Durante la campagna clel 1859 fu usala la gi ul)ba dal la Lruppri: e soli i sottufficiali fecero uso della tnnica; coli' ingrand imento del corpo si mantenne lo stesso sistema, si riserYò la tunica ai soli sottufficiali i quali peraltro nei servizi di briO'antall'•rio e di ncrue1T11· feD Dn cero uso promiscuo e della giubba e della tunica. Colla giubba il centnrino si portava soprii; ciò dava al complesso dell'uniforme una sveltezza artistica. Qltando coll'all ar~arsi del corpo; l'uso della euiubba divenne DO'e· nerale, si so ppressero i pantaloni coll'aper tura, come erano stati gradatamen te soppressi per coloro che facevan o uso di ,,"iubba im•ece della tunica. Sui bolloni della gi ubba come sul cappello si portavano i numeri dell e compagn ie e dei battn glioni, come abbiamo detto sopra, nelle diverse Cil'costanze in cui il corpo crebbe o si truslormò. Sulle giubbe altuali, dopo il 118T I , i bottoni non hanno altro distinti1ro speciale che una cornetta senza numero alcuno; invece si portano i numeri del reggimen to dagli uomini di truppa, in Lessulo bianco, cuciti sopra le contro-spalline. Colla .riforma gener·ale falla nell'uniforme dell'esercito neuli ,., anni 1 1872-73, la ginbba antica scomparve e si adottò la gi nbha nttnale, alla qual e peraltro furono poi resti Lui le le mostri no cremisi che el'ano state :;oppresse per ragioni di fa0ilitare la mobilitazione, come fn i·ono restituiti i colori alla caval leria; e i di stinti vi dei gradi cli truppa caporali e soldati erano in lana gialla furono prescritti in lana l'Ossa . Jlfanteltinci . - Nel manoscritto del Lamarmol'a si lemrc nl"l ·. << l?ellegrina di tela cerala fortissima scendendo sino al fianco per coprire dalla pioggia~. La pellegrina cbe poi diventò mantellina aveva la sua forma caratteristica adatta al maneggio d'armi speciale ; era destinata a coprire solo le spalle.
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. I Bl\!R.SAGLIERI
I BERSAGLIEIU
Nel 18H, era già in pieno vigore e troviamo il Còrsi ( 1) che vede la sentinella colla mantellina piantata all'uscire dal ponte sul la piazza della Gran madre di Dio. La .mantellina era in origine destinata a coprire dalla pioggia esclusivamente e fu sempre con tale criterio adoperata e nei casi di temperatura bassiss ima, anche quando erano in distribuzione le sole giubbe, non si a.doperò mai per ripararsi dal freddo. Il Lamarmora fu rigorosissimo nell'esigere l'uso clella mantellina per ripararsi della sola pioggia, o non permi e mai che gli ufficiali intervenissero in piazza d'arme colle mantelline, anche nelle rruarnigioni più ri gide, quali erano quelle çlell'allo Piemonte o della Savoja. Nel "8711 furono introdotte le prime mantelline lunghe ora in uso; se ne fece una prima distribuzione ai sottufficiali e parve una. distinzione; nè si senti subito che la distinzione guastava la tradizione: poi esaurite quelle corle di veccbio modello, si sostituironoassol utamente con le lunghe: poi se ne estese l'uso agli alpini: ora sono adoperate dal le truppe di fantel'ifl che vanno di presidio in Africa, e non sono più nna cosa carati eristica del solo bersagliere. To sostanza lamantellinacaralleristica, in armonia col cappello nero e col pennacchio nero, collo speciale po rto d'armi , ha finito il suotempo, come ha finito il suo tempo la figura caralleristica del bersagliere tullo nero, dalla testa ai piedi. Zaino. - Cl primo zaino nero, aveva nno scomparLimento per cartucce, uno per viveri, dei quali il Lamarmora voleva una provvista per tre giorn i: questo zaino nero era in armonia coll'intiero uniforme per rendere il bersagliere meno visibile da lonLano. Colla riforma dell'uniforme si posero in distribuzione degli zaini (1873 -74-75) di pelo, come la fanteria, ma nel ,1876 furono di uuovo resti tuiti gli zaini neri. Pantaloni. - Nel documento si legge: « Pantaloni grandi ma non di troppo, falli in modo ad aprirsi in mezzo alle gambe per non perdere tempo nelle·occorrenze ». Come nbl.J iamo cleLLo questn apertura speciale cessò col cessare dell'uso generale delle tuniche. .lfantellina degli ufficiali. - La mantell ina degl i nfficiali in origine era relativamente corta ~ non oltrepassava il gi nocchio: aveva 1
(I) .1/onogra{ia sui bersaglieri.
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ANNO XXXI, VOL. lii.
l BERSAGLI.ERI
I B.ERSAGLIERI
attorno al bavaro un cordone di seta il qnale si prolungava dal lau, destro e finiva in due fiocchi di seta e serviva per stringere sopra le spalle Lrno dei due lembi anteriori , quando avvolgendolo sopra il capo, faceva uso di cappucc iù per garantire la testa. Nel 11860 quando il ministro Fanti soppresse il bonioiis della fanteria e adottò un cappotto a soprabito, fu prescritto anche per i bersaglieri uguale modello, però l'uso della mantellina fu autorizzato fino a consumazione. Non fa d'uopo esser artisti per accorgersi ch e il cappotto a vita colle maniche, non era la forma che meglio corrispondesse al cap · pello: d'altra parte la mantellina. era una cosa special e la qnale, in armonia con quella del soldato, aveva la $I.la storia e i suoi ricordi e concorreva a tener ferma la tradizione. Per queste ragioni vi furono ufficiali che si provvi dero del cappotto-soprabito in omaggio alla disciplina, ma cercarono di farne uso il meno possibile, sopportando il freddo e l'acqua piuttosto che transigere colle tradizioni del corpo. Nel 11865 fu di nuovo prescritta la mantellina anche per gli uffìcial i, ma fu soppresso il cordone a fiocchi che avvolgeva il collo e scendeva sul da van Li. Di!visa odùJrna. - Oggi la divisa del corpo è : cappello di forma emisferica a larga tesa cirg.olare con un pennacchio di penne di cappone scure , giubba di panno turchino con goletta rovesciata, e mostre drnrmisine: mantellina di panno turchi no, pantaloni tucchini con pistagna cberrnisina per la truppa, e banda dello stesso colore per gli ufficiali; cordon i di lana verde per la truppa. Ricordiamo senza commenti. alcuni speciali oggetti che il corpo -ebbe in distribuzione, i quali concorrevano a dargli una uniforme veramen te unica; quali sono le gavette e bidoni verniciati in nero e la ginocchiera. Si deve ricordare che nei bersaglieri non ebbero centurino d'oro che gli ufficiali superiori e ne fu solo nel 1871 esteso l'uso a tutti gl i ufficiali: si deve ricordare che gli uffici ali montati dovevano .avere speroni e staffe di meLallo giallo: tutto ciò era in armonia col ·Criterio generale del fondatore di escludere metalli lucci canti, per sopprimere qualsiasi causa che potesse scoprire al nemico l'apparire ,improYViso di una colonna o di un piccolo plotone. 1
/
!I .
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Si deve osservaré che fino dal 11835 il Lamarmora proponeva ·« un pacchetto contenente una benda e filacc ia e tela compressa., ciò .:ehe ormi è adoLtato da tulti col nome di pacchetto di medicazione. <')~
I
XI. A.leunl corpi speciali negU alt1•l ese••cltl .
Senza parlare dei C~reci e dei Romani e clell' epoca clas-,ica, senza ·parlare delle di verse trnppe leggiere che prima dell'arma da fuoco avevano car; uere, esercizi, e missione speciale nelle nostre guerre e in quel le degli altri Stati d'Europa, accennerò ai corpi leggieri che banno avuto ed hanno importanza come truppe che possono essere o furono già impiegate nel combauimento come il Lamar.mora voleva impiegare il bersitgliere. Non ricorderò le triippe spe.,iali, nè le brigate leggi ere, ne tutte le allre forme cli truppe che eb bero piu l'u nifor me che lo scopo e lo spirito diver30 dalle altre: fu in ques ti Lipi diversi, come ho accennato a suo tempo che il Lamarmo1·a sLudi ò e meditò il suo caratteristico corpo; però in una Rivista tecnica è bene raccogliere ele,menti sufficienti e sicuri per fare paragon i. · Basti esporre i dati che ormai non è facile trovare raccolti: altri ·potrà studiare i paragoni e a'iscuterl i tanto nell'organica, come nel'\' impiego, ('i) però emergerà. sempre piu che il bm,aglie1·e di La.marmora fu una creeziona it.a Iiana. I .° Cac,;iatori. a piedi (2) .
28 agosto 1839. Un'ord:nan,m di Luigi Filippo crea in Francia ·1 battaglione di tiragli atori. 28 settembre 184,0. Ordinanza di Lùi gi Filippo . 1
(i) I ct,iti ~he seguono li debbo ad Ltn diligente lavoro del mio amico il capitano ,Giulio Cesare Tassoni. (:'!) e,~sseurs a p ieà, poi tiralle11rs e anche ckasseu1·s de Vincermes.
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« At't. ,, . Saranno forma~i ,1,0 battagli0ni di cacciatori a piedi che· « prenderanno i numeri dall',f al 11O, « A·rt • .2, Ogni bat~aglione saril oomposto di uno sitabo maggiore, « di una sezione fuori rango e di 8 compagnie. <1. Art. 3. I ballaglioni di cacciatori a piedi si recluteranno, come· q: gli altri corpi dell'esercito con · arrolamenti volontari e con uo« mini di leva. « ,J/4 dell'effettivo di ciascnno dei detli battagli oni in sottufficiali, « caporali, soldati e trombettieri potrà essere di 1 a classe, e tocr,herà. « a questo titolo il supplemento paga attribuito nei reggimlenti di « fanteria ai militari delle compagnie scelte. « Art. 4. Per le formazione dei quadri dei battaglioni cacciatori « a ,piedi, in via di eocezionegli ufficiali dei cor.pi di fante6a e delle· « a+trearmi potrannopass·are col l'oro grado in questi battaglioni. « A-rt. 5. I ILH>gotenenti e i sotto~enenLi d'ei dieci baLlaglioni cac-· << ciatori co!l'correranno insieme per l'avanzamento. « Art. 6. H servizio al 'quale i batta,g:lioni di cacciatori a 'Piedi, « saranno adibiti in campagna e le.manovrepropàe alla specia-lità « di questo s·ervizio saranno ulteriorrnent:e determinate. Altendentlo,. « il nostro min~stro segretario di Stato per la ,guerraTegolerà prov« visoriamenle questo servizio e queste manovre. « Sal·à lo stesso dell'armamento, del vestiari0, del grande e pie-· « aolo equipaggiamento. « Art. 7. Ogni battaglione sarà tr·attato, sotto il rapporto della, ({ P'aga e delle rirestazi'oni di ogni ,natura, nello stess0 •rnodo che i « reggimenti di fanteria . -« i capj di ,bil'Ltaglione riC'evera1nno annuailmente una somma di « 800 lire a titolo di indennità di rappresentanza edi sp·ese di v,iarggio. « I capitani concorrono per l'ammissione alla 1 a classe con quellr « dei reggimenti di fan teria. La m1elà dei luogotenenti saranno di « 1 a classe. ~ ~\1rt. 8. H bruHa,glione tiragliatori C'reato coll'ordinanza del 28 , « agosto ,f839 prenderà la denominazione di ,J O bauaglione caccia« tori a piedi e riceverà l'ap-plicazione1crelle dlisposizioni precedenti ». , 2.2 novembre 11853. On decreto imperiale crea dieci nuovi -battagli on i di cacciatori a piedi su 1O compagnie ~ due nuove corn,pa-gnie in ciascuno di dieci battagl ioni di qnest'al'ma già es·istente.
È notevole. la relazione del minisLro d,ella guerra di Saint' Arnaud ;al!'i,m.peeatore che precede il decreto. « Gli 1J1omini di guerra sono unanimi nel riconosc.ere l'importanza ·« del c0mpiLo a cui so.no €.h iamaLi negli esercili, accanto alla fan·« teria di battaglia, i corpi sp~ciali di fantaccini che l'aLLitudjne fi-« sic.a ctegli uomini, le abitudini di grandi mohilità, una educazione « militare parLicolare avente sopratutto per oggetto la giGstezza del -« ~iro, infine un armamento particolare, hanno reso propri i, sia al« l'azione dei tiraglialori coprenti i movimenti generali <!lurante l'i-« ni¼io dell'azione, sia ad essere riuniti su di un punto dato per de·« terminare con un fuoco micidiale degl,i effetti comparabili a quelli « dell',utiglieria, sia infine a delle missioni speciali, a delle punte « ardi le nel paese occupato. « La soluzione di questo pt1oblema , lungamente cercato da tulle ·« le nazioni mili Lari, si è incontestabilmente ritrovata nella istitu··« zione dei cacciatori a piedi. È facile giudicarne dal vivo interesse ·« che questa creazione ha eccitalo in Europa e dall e' nu~nerose imi·« I.azioni alle quali ha dato luogo negli eserciti stranieri , i quali ..« banno pr0~ttato, per l'organizzazione dei loro corpi di ti raglia· ·« tori, delle ricerche e dell,e esperienze di ogni sorta che si sono ·« succedLtle nell'esercito francese . « Importa dunque che l'arma dei cacciatori a piedi . consiàerata -« come formata dei veri elementi di una organ izzazione speciale di {< questo genere, riceva prontamente gli svilL1ppi necess,ni, souo , « pena, peli' la Francia, di ,restare stazionacia e di trovarsi, sotto ..«- questo rapporto, in condizioni di inferiorità di front@ alle nazioni « rivali. « Io ho in consegue11lia l'onore di proporre a V. )l. di portare da « 1O a 20 il numero dei battaglioni cacciatori a piedi. « In oltre, po.nendo a profitto l'esperienza acquistala dopo il 118JO, --<< mi è sembrato necessario di comporre i battaglion i di 1O compa« gnie anzich.è di 8., d.i dare il grado di capi tano all'ufficiale istrnt<{ tore del tiro. In queste condizioni i battaglioni potranno, p1w pre·« sent.ando in caso di mobi l,itazione una forza attiva rispettabile, la« sciare dei depositi megl io costitniLi 50Uo tutti i rapporti, e il tiro, " base essenz iale dell'istruzione particolare a l{Uest'arma, non man, « cherà di perfezio1rnr;;i ancorasott.o l'influenza di una di rezione più -<i: elevata.
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« Queste utili modifièazioni saranno naturalmente applicate ai,1 O ~ battagliÒni di antica formazione, e la Francia sarà in misura di « fare en trare un battaglione di cacciatori nella composizione delle· « 20 divisioni attive di fanteria, la cui solidità non lascierà nulla a « desiderare>> . Finalmente la cosiddetta legge dei quadri del 13 marzo ·I 87~ cl1e · riorganizzava l'esercito francese, al cap itolo III, articolo 3° stabiliva. la formazione dei cacciatori a pied i a « 30 batta glioni su 4 compagnie, più ,1 compagnia di deposito», dei quali 118 addetti ai '18 corpi; d'armata dell'interno e gli altri ripartiti da l ministro dell a gberra,. sia all'interno , ~ia in Algeria. (Dal Jonrnal Jlfilitaire França·is). 1
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Zita·vi.
Il bisogno di formare un corpo di milizie nel quale fossero am~ messi gli indigen i si fece sen tire quasi subito dopo la conquista di Algeri. Bourumont., (11) allo scopo di fo rmarsi una truppa di esploratori, indigeni pratici del paese e dell a li ngua, resistenti al clima, che potessero effettuare una sorveglianza più efficace e più attiva durante le opet'azioni militari, fu il primo a dai e attuazione ali' idea. Egli· ne riunì circa 500, la maggior parte della tribù Zonava,.donde il, nome loro. Sotto iI generale Clauzel, e con decreti del 1° ouobre 1830 e· iH marzo 1183 11 se ne formava due ballaglioni so llo i capitani Duvivier e Manvrel. Sotto Berthexène, durante il ,J 83:I ven ivano incorporati neglizuavi 2000 parigini mal disciplinati. Nel ,1832 i due battaglion i erano riuni ti in uno solo, che poi veniva costituito in reggimento su tre battaglionL Il '13 febbraio 1852 Luigi Napoleone presidente della repubblica, Francese: << Considerando che il servizio reso dalle truppe che fa~no parte1
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(i ) Il comandante delle truppe francesi imbarcate sulla flotta che parti il 25 maggio.· da Tolone per l'occupazione.
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deJJ' esercito d'Africa a titolo permanente, sono dovuti alla soli·
« dità. particolare e allo spirito di corpo che loro dà l'abitudine del ' « clima e della guerra; ·
(( Considerando che l'applicazione, in una saggia misura, del prin« cipio dell~i permanenza è il più sicuro mezzo di arrivare progres-
sivamente senza pericolo per gli interessi della conquista a una (< riduzione dell'effettivo dell'esercito d'Africa e, in segui to, a un « all eggerimento dei pesi che il suo mantenimento fa gravare sul « paese; . « Volendo real izzare i diversi van taggi che r isulterebbero dalla « esten~ione di questo principio a uh più gran numero di corpi «francesi .e di una costitnzione definitiva più solida delle truppe « indigene ausiliarie; » Riordinava le truppe indi gene ausili arie e stabiliva per gli zuavi: « Art. ,t O Saranno forma Li tre reggimenti che prenderanno le e< denominazioni di 11°, 2° e 3 reggimento zuavi. « Ciascuno dei tre battagl ion i del reggimento atluale diventerà << il nocciolo di uno dei tre corpi di nuova formazione. « Art. 2° I reggimenti zu avi saranno costituiti sul t.ipo del << reggimento esistente. ,< Art. 3° Perlafotmazione dei quadri dei reggimenti zuavi, in « via di eccezione gli uflìciali dei corpi di fanteria potranno, su de« signazione del ministro pnssare col loro grado in questi regiiment.i . . . « Al 6ne di assicurar~ a tutti i corpi di fanteria una parte eguale « nel benefizio della presen te foqna.zione, le vacanze di luogotenenLe « e cli capitano, aperto in questi i:;orpi pel passaggio nei reggimenti « zuavi di ufficial i di questi due gradi, sa.ranno devolute all'anzia(< nità o alla scelta, su tutta l'arma, nella proporzione determ inata « dalla legge, a dei sottotenenti e lenenti in atti vi tà » . Finalmente la cosideua legge dei quadri del 13 marzo '1875, che riorgan izzava l'esercito francese, al Capitolo III, art. 8°, stabiliva la formazione. degli zuavi a « 4 reggimenti, su !k battaglioni, su ,i. compagnie, più 1 compagnia di deposito n e li poneva fra le truppe speèiali al XIX corpo (Algeria). (Jounial militaire fmnçai,c;) ( ReviLe des Deux Mondes - L'Hùtoire d'Alger et le comm.encement d'une conq1,iBte - RoussEr). «
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Fetd-Jager.
L'esercito austriaco possedeva gia da tempo un eccellente personale in fai.Lo di fanterie loggel'e nei suoi Cl'oati e Panduri. Solamente nel secolo ~vrn accanto a quésti troviamo truppe di -cacciatori pl'opriamente delli: 11758 un corpo di cacciatori tedeschi 1 ·1778 un corpo di Scharfschiitzen (tiratol'i di precisione) tirolesi. Allorchè le guerre della rivoluzione fran cese vennero ll_generalizzare l'abitud.ine di combatlere iu cacciato ri, si senti nell'esercito austriaco il bisogno <li dare nrnggior sviluppo a corpi organ izzati ed armati a questo scopo speciale. Uno dei numerosi miglioramenti che datano da quest'epoca fu la creazione, per parto dell'Arciduca Carlo, nel 1808 di 9 battaglion i. cacciatori Feld-J agor . Ogni batta· glione contava 6 compagnie di 120 uomini ciascuna. Nel 18113 essi furono portali a 12, e i servizi segnalati e la bella condolla di questo corpo nelle guerre del 184-8-4-9 fecero si che nel •I 849 se ne raddoppiasst< il nume1·0. Xel ·18:19 venivano aumentati ancora e porta ti a 32 battaglioni . · Finalmente nel 1880 veniva fondato un battaglione Feld-Jager N° 40, che al ·1° gennaio ·1883 prendeva il numero di 25° bntlaglione Feld-,fager di Ungheria. I battaglioni Feld-Jager, formali fino al •1866 su (l compagn ie, come gli altri bauaglioni di fanteria, più un quadro di compagnia funzionante da depos ilo, furono alla fin di settembre ,1866, meno di lre mes i dopo Sadowa. a som iglianza di t[llelli cli fanteria, formali su 4. compagn ie colla semplice soppressione di 40 dell e compagnie esistenti. La legge del 5 dicembre 1868 ( Wehrgesclze) base dell'ordinamento mili Lare aLLuale della monarchia auslro unoarica mantenne il numero di baLLaglioni esistenti, formandoli di: uno stato maggiore -e 4 c,.>rnpa.gnie di guena, 11 compagnia di riserva, 11 quadro di com· pagn ia di complemento. « L'armamento, l'istruzione o l'impiego I.attico di qQesLe truppe « non differisce in nulla da quello della fanteria; l'importanza della « missione dei cacciatori e totalmente e unicamente basata, secondo ·« le parole stesse della legge militare, sulla scelta derrfi ., elementi . -<< costitutivi di questi corpi. 1
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« II grado di colonnello è stato soppresso pei cacciai.ori; i capitani ·« di fanteria e quelli dei cacciatori avranno d'ora in poi grado uguale, « e i tenenti colonnelli dei cacciatori passeranno come i colonnelli « di fanteria e a loro turno, al grado di colonnello di fanteria ecc. « Il numero del battaglione cacciatori dell'esercito austro-ungarico ·« è assai considerevole in rapporto a quello adottai.o dalle altre·po« lenze. Secondo i principì p,,sati dall'ai·cidu~ Carlo al tempo della « loro creazione, i ca.cciatpri dovevano esclusivamente essere re« cintati fra i cacciatori e operai forestali di professione, ma in questi « ultimi anni ci si preoccupò di più di formare il numero di batta(( glioni di cui si aveva bisogno, che del non passare quei limiti « entro i quali l'eccellente reclutamento di altra volta poteva essere « effettuato. Il numero totale di questi ballaglioni è, sul piede di <( pace di 40 (compresi i tirolesi, i quali , benchè forma.Li in reggi« mento, non sono impiegati ordinariamente· che come battaglioni « staccati); sul piede di guena, le 40 compagnie di riserva di questi « ballaglioni e le 40 compagnie di deposito, raggrnppandosi 4 a /i., .« formano 20 battaglioni supplementari, detti ballaglioni di riserva, « e numerati dall '4 al 20. Questo numero complessi vo d.i 60 bat« taglioni corrisponde alle basi adou.ate per l'ordine di bauaglia, .- « in virtù del quale ogni divisione deve possedere due di questi « battaglioni. << Quando si esamina da vicino questa situazione, si acquista su« bito la convinzi one che bisognerebbe rendere ai battaglioni cac· « ciatori il loro vero carattere· eliminando gli elementi eterogenei « che Msi racchiudono . Dare ad ogni corpo d'armata un solo bat« taglion e cacciatori realmente degno di questo nome sarebbe tanto « meglio per la fanteria, inquantochè gnadagnerèbbe nella soppres· « sione dei rima non ti battaglioni degli elementi sempreeccellenti .... » Non occorre dare la composiz ione o la !.'orza dei battaglioni FeldJa.ger come sono attualmente, tanto sul piede di pace che su quello di ncruerra. .
(Jur-nil,sohek-Die Vcmnaoltt des Oesterreiohisch-Unga1·i.schen ,lfonarohiP im .Jahre 1873) (·1). (I) Pol't•:N -
Jfan.1-wiirterbu.ch dc,· Gesam1ntcn 1lfilitcfrwissmschaften. L' Auti·uhe et ses ilistitu.tio1is mi/itaires. - (.lfi!itar Sche1natismu.s,
DURANO FAVRE -
1886).
1 BRRSAGLIERT
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I BERSAGLIERI
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1'iroler .fii_ger.
Sul principio del xvi secolo, sotto l'imperatore Massimil iano J, quando dovunque in Europa le bande di volontari o di lanzi formavano le sole forze militari degli Stati, nel Tirolo e nel Vorarlberg si proclama il principio del servizio obbligatorio, si organizza un esercito territoriale (landwehr, difesa del pa~se) composto di 4-bandi che danno degli effettivi successivi di 5, 11o, 15 20000 uomini, e, infine, si prepara dietro questa landwehr la leva in massa d~ tutta la popolazione valida o landsturm. Questa istituz1one si è perpetuata quasi senza modificazioni sino al momento in cui il Tirolo e il Vorarlberg furono separati dall'Austria nel 1805. Ma essa aveva portato i suoi frutt i, e al tempo della insurrezione del 1809 contro l'occupazione franco-bavarese, la popolazione. potè trarre dall e sue tradizion i dei preziosi insegnamenti. Nel ·I8 13, allorchè gli Austriaci muovev~no alla conquista del regno italico, il feld maresciallo Feuner von Feumbero·,.,, con elementi esclusivamente tirolesi creava un corpo di cacciatori che fù detto Cacciatori d1: Femie·r I tratlat.i di Vienna avendo reso il Tirolo e il Vorarlberg ali' Austria, questa ebbe cura di r istabilire l'antica istituzione di Massimiliano I ; ma nello stesso tempo essa impose ai due paesi l'obbligo di fornire pure i loro contingenti al suo esercito permanente, ciò che fino allora erano stati dispensati dal fare. Pure questa misura fn mitigata dalla costi t.uzione, con qu e·sti contin aenti ,· di un reggimento particolare, e i cacciatori cli Feuner divenL;rono il reggimento cacciatori tirolesi dell'imperatore (iJ81f 6}. A partire da quest'epoca si vedono succedersi nel Tirolo e Vorarlberg diverse organizzazioni militari . Così lo statuto del ,J 864 creava i tiratori nazionali (!andesschiitzen). Qne.,;ta organizzazione è interessante, come quella ·che era in vigore nel momento in cui sc?~piò la guerra del ,f 866; ma nùn era realizzata che in parte. Gli uomini erano classificati in compagnie H gli ufficiali designati, ma non avevano avuto luogo nè r iunioni generali, nè manovre cli .insieme: di più non erano stati stanziati i crediti necessari per il vestiario, 11866 l'equipaggiamento e l'armamento che il 3 maaaio di modo è:>c? ' che, sotto questo rapporto le risorse erano ancora quasi nulle. Per 1
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altro fu possibile trarre buon partito da ciò che allora esisteva. Ali& fi ne del giugno 35 compagn ie erano sollo le armi e venivano a portare un prezioso concorso ai ,f 6000 uomini di tr·uppe regolari di cui disponeva il gimerale Kuhn per difendere il Tirolo contro i tentativi dei volontari garibaldini sostenuti poi dalla div isione di truppe,· regolari ita liane condotta da l Medici. Graz ie alle sue ab ili disposi-· zion i e al concorso della popolazione tirolese, il generale Kuhn potè·,. come si sll, sostenere degnamente l'onore della bandiera austriàcar e questa campagna del Tirolo e divenuta in certo qual modo classica negli annali della guerra di inonlagna. L'ordinamento del ,f 864 stab iliva una specie di consigl io di difesa del Tirolo e Vorarlberg, gli allribuiva una indipendenza quasi· completa e gli dava la direzione immediata cli tutti gli affari relativ-i, all a difesa delle due con tee, sotto il controllo simultaneo di ministri· di slato e della guerra. Secondo questo sistema, il Tirolo e il Vorarlberg, che forniscono, ogni anno circa 9500 giovani di 20 anni, non davano che circa 11500, uomini ali ' esercito permanente, i qual i erano tutti incorporali nei reggimento di cacciatori tirolesi del l'imperatore. Essi servivaM 8.. anni in questo corpo, d()po i quali passavano nell e compagnie di tiratori nazionali (landesschiilzen) dove dovevano restar e per due· anni. Queste compagnie dovevano mettere in piedi; in tempo di guerra. un effettivo cli 6200 uomini. Esse si reclutavano da un lalo, comesi è detto, per mezzo degli an tichi cacciatori tirolesi dell'im peratore;. it\ secondo luogo, con ingaggi volontari, e infine, sino a concorrenza. del numero necessario, per via di est.razione a sorte fra i giovani, ' delle classi che non erano prese pei reggimenti di cacciatori tirolesi. Per Lutti gl i indiv idui facenti parte di qnesLe wmpagnie, meno per quelli clte vi entravano sortendo dai cacciatori tirolesi dell'impera-tore, la durata del se,·vizio era fissata a ·quallro anni. Ognuna di queste compagnie, che erano organizzale per regioni• determinate secondo la popolazione e le suddivisioni amministra-· tive del paese, aveva un quadro composto come segue: 1 capitano ,. 1 luogotenen Le, 2 sottotenenti, 2 sergenti maggiori e l'armaiolo. In, tempo di guerra vi si doveva aggiungere un cappell ano e un me-· dico . Quanto al numero dei sollufficiali esso non era fissato, e va-1
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riava secondo l'effetli,·o dei cacciatori: ogni gruppo di 15 uomini doveva avere un sergenLe e un caporale. Un particolare caratleris·tico del sistema del 186-4,, consisteva in ,questo, che gl i ufficiali erano eleni dal le loro compagnie. L'elezione -del capitano era d'altronde diretta da un delegalo del consiglio superio re di difesa; quel la degli ufnciali dovern aver luogo soLLo la ·direzione del capitano. Tutte le elezioni doYevano naturalmente es·sere confermale dal consiglio Buperiore. 1 sollutlìciali erano nomi· nati da l capitano che doveva, per illnm inarsi nella scel ta,..:prendere il parere dei rnoi uflìciali e di delegati designati dalle stesse compagn ie. A lato delle compagnie di tiratori nazionali (landesschiitzen), la legge del •1864 aveva istitnito nel Tirolo e Yo rarlberg delle compagnie di volonlai·i tiratori di precisione (scharfsciHzen). Que:;te · compagn ie fo r mate, come il loro nome lo indica, esclusivamen te di vo lontari (dovevano essere nativi del Tirolo. o del Vorarlberg. po~ · ·:sedere una carab ina , essere ascritti a una società di tiro, ecc.), erano in numero illimitato. Ognuna doveva, i.:.ontare I00 uomini; la durata .del servizio degli individui che si ingaggiavano perfarne parte era fissata a J. anni. Ll nomina degli ufficiali si ·raeeva per elez-ione come nelle compagnie di tiratori di precisione , e i quadri vi erano co.stiJuiti nello stes.so modo. Per favor ire la creaz ione delle compagnie dei scharfschiitzen si era auribu ito ai loro membri qua lche priYi legio nei tiri a segno pubblici, che, com e si sa , sono molto in onore in -quei paesi di montagna; si era loro lasciato ogni lat itud ine per ciò -che concerne la loro uniforme; ognuna era libera di scegli ero il Yesti'to che meglio gli conveniva, mentrecb è le compagnie di landesschiitzen dovevano portare l'unifom1e rego lamentare per il reggimen to dei ·cacciatori tirolesi dell' imperatore, con una· coccarda e un bracciale ·bianco o verde come segno distintive> . Sembra però non si fos se arri voti a dei risultati abbasranza importanti per ciò che concerne la ·formazione di questa specie di compagni è franche , po iché al principio della campagna del 11866 non se ne avevano che 4 nei piccolo ·esercito del generale .Kuhn. Verso la fin.e della campagl).a il numero -de i volontari tiratori .di precis ionesi elevò per altrosinoa 2000 ci rca. Quantunque però queste istituzioni ave.ssero fallo buona prova .duran te la guerra del ,1·866, esse furono abbandonate, come tante
altre, dopo i disastri di quell'anno . L'adozione delle idee prussianeche condusse l'A.ustri-a a imporre a tulle le sue provincie una. legge· mili~are unica, condusse naturalmente all'abolizione delle istitozioni speciali che si erano perpetuale da. lunghi ann i in alLri paesi. Fu 00n una legge datata da l 19 dicembre 11870 che il nuovo sistema fu applicato al Tirolo e al Vorarlberg. Per essa i Liratori na- zionali (Iandscbiitzen) del Tirolo e V0radberg si trasformarono in. una landwehr simi le a quella del resto della monarchia. l punti principali della n~ova legge milit,are applicata alle dL1e· contee pri ncipesche fu rono i seguenti: ,1° II contingente fornito dal Tirolo e· Vora.rlberg all'eserci to· permanente aiustro-ungarico è esclusivamen te· adibito al reclutamento e complemento di un co rpo particolare eh iamato Tiroler Jager Regiment Kaiser Franz .Toseph. Questo reggi111ento che comprende 7 battaglioni di .guerra a 4, compagni-e ciascuna., 7 compagnie di riserva e un deposito, destinato a formare in tempo di guerra un ottavo baLLagl ione detto di complemento, ha regolamen tarmente come effetLiv0 in pace H>O ufficiai i e 36 13 s0ut.ufficiali e solda Li, in guerra_ 248 ufficiali e 'I0032 uomini . Da queste cifre risulta quella del contingente che devono ogni anno fol'nire all'esercito il Tirolo ed il Vorarlberg. Gli uomini di questo contigen te passano , conforme alla legge mili,tare eomune n tutta la monarchia tre anni souo le bandiere, po i 7 ann i nella riserva. Il reggimento cacciatori tiroles i non è sottomesso, come gli altri• corpi dell'esercito permanente, ai cambiamenti di guarntgfone; esso dev;e restare sempre nel territorio dei paesi che lo fornis<1ono. Tuttavia d' ordinari o uno dei suoi battaglioni, per turno, è distaccato per andare a tener guarnigione a Vienna o nei dintorni. Lo stato maggiore e il deposito del reggimento sono in permanenza ad Inspruk, dove si trovano nello stesso tempo un battagli on~ di guerra e tre compagnie di .riserva; gl i altri battaglioni sono dislocati a: Perg ine, Roveredo, Riva, Bolzano e Bregen~. In tempo di guerra i cacciatori tirolesi muovono colle altre trnppe dell'esercito permanente, ordinariamente per battaglion i separati e· non per reggimento . Le compagnie di riserva si combinano colle· compagnie di riserva dei cacciatori della. linea , per formare dei bat-· taglioni di marcia o misti, ai quali si dà il nome di ba ttaglioni cacciatori di r iserva. ·
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2° La landwehr del Tirolo e Vorarlberg costituisce un gruppo particolare della landwher cis leitana considerata nella sua genera1 lità. Essa è formata, co me nel resto dell a monarchia, danna parte, . di individui del paese da 20 a 32 anni e propri i al servizio che non . sono stati compresi nel contingente dell'esercito permanente (contingente del reggimento cacciatori tirolesi), e dall'altra, di antichi -soldati dell'esercito permanente (reggimento cacciatori tirolesi), i -quali, dopo terminalo il loro tempo di servizio nella riserva, devono ancora fare due anni nella Jandwehr. I corpi form_Q,ti dalla landwehr del Tirolo e Vorarlberg portano la denominazione parli. colare di tiratori nazionali (Landeschùtzen). La loro uniforme è differente c1.a qnel la dei corpi formali dal resto della landwehr cislei•:tana; è, come forma, analoga a quella dei cacciatori tirolesi, ma i colori sono differenti. Dal punto di vista della destinazione della landwehr, esiste una differenza capilale fra quella del Tirolo e Vorarlberg e quella del ·Testo della monarchia. Infatti, mentre nell e altre regioni la land··wehr è destinata in generale a rinforzare l'esercito permanente e può e~sere impiegata· tanto all'interno che all'estero, la legge dd 1870 relativa al Tirolo e Vorarlberg prescrive specialmente che la · lancl wehr di questi paesi non potrà essere tenuta a servir fuori del territorio proprio se non quando la difesa strategica di questi paesi lo esicrerà. .., ' o dopo che un volo delle Diele nazionali avrà dato l'au, torizzazione espressa di impiegare la landwehr ali' esLero. 3° Infine il Tirolo e Vorarlberg godo no del privilegio eccezio··nale di dirigere essi stessi, ben inteso entro certi limiti accuratatamente determinati dalle leggi, tutto ciò che si riferisce alla difesa del loro proprio territorio . Questa direzione è esercitata da un consiglio particolare al quale , non corrisponde alcuna istituzione analoga negli allri p:i.esi della monarchia e che si chiama K. K. Landesvertheidi gugus-Oberbchorde (autorità superiore della difesa nazionale). Il principio dell'elezione dei quadri falla dalle compagnie o dal ·consiglio di difesa fu abolito. L'imperatore solo fa tult~ le nomine nei battaglioni tiratori nozionali del Tirolo e Vorarlberg, come negli altri battaglioni di landwehr e in tutti i corpi dell'esercito perma;1lenle. Le proposizioni emanano dall'autorità superiore della difesa /
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I BERSAGLIERI
nazionale e sono trasmesse al sovrano per mezzo del mini$tro cislei iano della difesa del paese . 4° Dellé compagnie Liratori di precisione (Scharfschii.t?.en) non e più parola. Per altro i Scharfsr.hii.tzen non sono completamente spariti; ia legge del 19 settembre it870 porta infatti che questo ti tolo sarà accordato a tutti i tiratori nazionali che si saranno distinti nei concorsi di tiro. Qu attro anni dopo, il '14 maggio ,1874, le diete del Tirolo e Vorarlberg votavano due nuove leggi che apportavano diverse modificazioni alle istituzioni sancite colla legge del 1870, e completavano queste istituzioni, regolamentarizzando i costumi nazionali sulle quali esse riposano, gli usi cioè tradizionali del Tirolo in materia di ti ro. L'organizzazione del 1874, sancita dalla << legge porLante modi ficazi one ai paragrafi della legge 119 dicembre 1810 concernente la isti lnzione. della difesa nazionale nella contea principesca del Tirolo -e il paese di Vorarlberg », mantiene i battaglioni tiratori (Landeschiitzen) al numero di dieci , com'erano per la legge del 1870, ma pel tempo di pa9e soltanto; in-caso di guerr;1, ogni battaglione deve fornire un bauaglione detto di campagna e uno di risern, ciò che darà in definitiva 20 battaglioni di tiratori nazionali del Tirolo e del Vorarlberg, in luogo dei rn che comportava l'organizzazione precedente. · L'organizzazione dei tiratori nazionali del Tirolo e del Vorarlberrr . . , . . . . . a e un orgamzzaz1one temtonale come per tutto il resto della landwehr austro-ungarica; ma mentre la legge applicabi le agli altri paesi si limita a stipulare che la divisione del territorio in circoscrizioni di landwehr deve farsi prendendo per base le divisioni politi che dei paesi e la popolazione delle loro differenti parli, la legge del 14 maggio 1871, per il Tirolo e Vorarlberg stabilisce che la delimitazione delle circoscrizioni di battaglioni di Landeschiitzen dovrà essere fatta tenendo conto della Nach barschaLL-Verhaltuisse (circostanze di vicinato). · (Dal Jurnitschek D-ie Vermacht des Osterreichisch- Ungarischen Dfona1·chie àn Jare 1813 e dal Militar Schema,tisrr1t1is, 1866). 1
I BERSAGLJBHI
4,18
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l l.lEf\SAGUEI\l
La statua rappresenta il Lamarmora colonnello; è in bronzo; ha la sciabola in mano ed è in atto di correre all'assalto ; è coll ocata sop1·a una base nella quale sono dne bassorilievi ( f) . 1
XII. B ASSOHILlEVO DI SINISTRA
Rappresenta il fatto d arm,i d·1: Goito. - V'é nel centro un gruppo di bersaglieri animatissim,o . - Si vede a destm la casa della Giraffa, da cui pioveva il fuoco micidiale de.i Tirolesi, a sinistra. ALESSANDRO LA MARMOIIA ancora a cavallo. 1
Raccolgo alcuni ricordi, speciali dell'istitutore del corpQ,_ senza, ripelere qui le noti11ie che sono sulle bocche di tulti. Sulla sua tomba in Crimea fu posta la iscrizione seguente:
Rappresenta la morte del Generale in Crirnea disteso sop1·a un umile letto da carnpo, ai fianchi il cappellano Don Cocchetti, il f1·atello Alfonso, il dottor ConiiseUi e il colonnello dei Be1·saglieri Alessandro di St-Pierre.
QUI RIPOSANO LE CENEHI Dl
ALESSAN,DRO FEHRERO DELLA MARMORA FONDA:TORE D1E LL' ARMA DEl BEIIS1AGLIERJ LUOGOTENENTE GE.NEH ALE COM'ANDA~TE LA
11
BASSORILIEVO DI DESTRA
La iscrizione al monumento è la seguente:
DIVISIONE DELL'ARMA"l'A S AHDA LN CHHIEA:
FEDELl'À Al, SOVRANO • AMORE ALLA PATHIA AD ALESSANDRO
IN'fERESSE COSTAN'I'E PEU L'ARMATA .FURONO LE SUE VIRTÙ
l?ERRERO DELLA lVlARMORA
FOR'l'E GUEHRIERO . DUCE A)f')f[RATO
ESERCITO E CITTADINI
VENNE RAPITO A NUOYA GLORIA A L L' E S E R C I T O . A L L A IL
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Q. 1f. P.
F A MI G L I A
1867.
1
GIUGNO MDCCCLV
•
* * Nel ,1865 il municipio di Livorno inaugurando una grandiosa ca.sèrma, la denominò Alessandro Lamarmorn: in quella circostanza fu inaugurato un busto in marmo a spese degli ufficiali del corpo.
I
BERSAGLIERI
SUA CRE A ZIONE E SUO VANTO IMMORTALE CAPITANÒ NELLE PRIME BATTAGLIE DELLA PATRIA RISORGENTE
Jf
NEL LA LONTA~'..\.
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Una delle vie di Torino ha nome Alessand1'o Lamarmora.
TAURTDE
IN ~lEZZO AI SOLDATI ITALIANI LÀ,A NUOVE GLORIE ACCORSI
Jf
**
Con sottoscrizioni pubbliche e nell'esercito per circ~ L. 80000, col concorso del municipio di Torino che diè L. 4000 e l'area del giardino deìla via Cernaia .si innaliò in Torino un monumento, lavoro dello scultore Cassano. ·
FIERO MORBO LO SPENSE
1855. 0) Notizie avute dal capitano Audisio. !t8 -
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ANNO XXXI, VOI.. lii.
I IJERSAGLl~~lU
La commi,ssione per questo monumenLo era presieduta dal lenen~e generale Della Rovere. JI.
* *
Il 26 agosto 1862 nella circostanza dell'inaugurazione di un monumento presso Sebastopoli ai caduti in Crimea, il colonnello Luigi Av-ogadro d1 · Vi gliano, comainliante 1'8° reggirueòto bersaglieri, m,embPo .éhella coinmissione inviata in Crimea, ebbe il grato incarico di porre sulla tomba di Alessandro La Marmor;a una corona di bronzo a nome dell'ufficialità dei bersaglieri, qual nuova prova d'affetto al compianto fondatore del corpo. ·
POSTULATI DISCUTIBlL! lSUL TIR.O DELLA FANTERIA ('Continuazione e fine).
JI.
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Per solennizzare il 5W anniversario deHà istituzione, in Roma ebbero luoio te feste di cui abbiamo Fatto cenno nella nota i.n prin <)ipio del lavoro; sul busto in bronzo collocato .nel Gianicolo diamo te nolizie seguenti: Il busto, di proporzioni maggiori del vero (dono dell a Società degli ex- sottuffìcialidei bersaglieri di Il.orna) è sta:to modellato dallo scultore Grifoni e foso dal Nelli. Il piedestallo è fatto a spese del comune, il quale ha: deliberato anche di concorrere in quelle del busto . Sul piedestallo sono incise ques~e parole:
AD ALESSANDRO LA MARMORA I BERSAGLIERI ITAl,[ANJ AUSPICE IL COMUNE DI ROMA
xvm
GIUGNO :\IDCCCLXXXVJ
·Gli ex-sottufficiali aprirono, per far fron't:e alle spese del, busto, qna sottoscrizione·pubblièa, alla quale concorsero coloro che o avevano servito o e,rano ancora in servizio nel corpo. L'inauguraz·i·one si fece solennemente e vì prese parte una rappresentanza del comune e della suddetta socie'tit, nonchè le autorità mititari: il 3° reggimenlo bersaglfori sc'hieraLo 'rese gli onori militari .al grande istitutore del· corpo. 119 maggio 1J 886. RAFF AELLO SERPlEltI
Capitano dei bersaglieri a riposo. /
(
, Ricusando adunque di accettare questo dogma di fede dell'angolo ,medio fatale di tiro, non si vuole disconoscere la grande e seria ed ,ìmpell~nte necessità di discutere le quistioni sul tiro sotto qualsiasi punto esse si presentino: !-enza quei nuovi aforismi noi non avremmo avuto l'elaborato lavoro fatto nel Puntamento e tiro della. fante1·ia so~to i.l'aspetto pratico nel . quale pur trovando deduzioni ed argo,menti che , non condividiamo, troviamo pretesto per esporre le nostre idee, allo ; scopo unico di amplificare la discussione . . Di .vero, di assodato ed indi::;cusso ri.mane pur sempre lo sperpero i.in battaglia di 333 proiettili su 333 o q.ual5iasi altra ana.loga propor,:zione che ci svela .la pochissima efficacia del Liro e che ci invita a -studiarne le molteplici ,:anse. Con brevi campagne di guerra a lunga scadenza, si banno soldati •nuovi alle emozioni del combattimento e noi non possiamo in tempo · <li pace assuefare il soldato al pericolo reale con esercizi crnenti; solo si può rafforzare gli animi con una salda e maschia educazione del cuore e della mente, scopo al qua.le tutti mirano forse con maggiore intensitit di propositi che con mezzi veramente efficaci. Ad ogni modo potremo nella soldatesca infondere del valore, no n già del coraggio, quanto bas.ti per affrontare la morte senza che la macchina ,uomo segni quei piccolissimi sussulti i quali ripercuotendosi sulla
POS1'ULA1'l DISCU'r!Dl~I
direzione che si vuol dare al fucile, fanno sbagliare il bérsaglio anche· di centinaia di metri. Pur troppo adunque il sussullo della lotta, l'orgasmo del combattente sarà sempre un coefficiente negativo per un buon puntamento. Non potendolo sopprimere, studiamoci di ridurlo alle più piccole sue· proporz'ioni. Anche nel .Liro a segno del tempo di pace noi vediamo che i soldati, ai primi spari, subiscono una leggera perturbazione che va a detrimento del tiro, e che scema mano mano col prendere maggior confidenza al p1:.oprio fuci le. Se durante questo stato di calma avviene qualche altra causa perturbatrice, tiri accelerati;tiri contro. bersagli mobili, tiri con baionetta innastata, tiri a comando, ecc., ricadiamo nella minore ef{ìcacia di tiro . Con fuci li a retrocarica se· è impossibile l'introduzione di due, tre, ventidue cartucce nella canna. senza sparare, notiamo soldati che si dimenticano di levare il turacciolo o che lo rimettono dopo levato, soldati che _si dimentica'no cli chiudere l'otturatore, che si dimenticano di metter la cartuccia, che non si accorgono di avere ·il percussore disarmato, che per armarlo credono necessario dover aprire l'ouuratore, tiratorì che non graduano l'alzo, che puntano su bersagli laterali al loro, che vengonoa pied arm coll'arma carica senza disarmarla, che si lasciano sfuggir· di mano le carLuc,~e, che non si accorgono se la baionelta, 11sci ta dal fermo, pencola dal bocchino , e via via. Se poi a vYiene una sfuggita di gas, se il bossolo non si può estrarre, se la cartuccia dà uno scatt.o a vuoto, se si rompe il percussore, lo stombussolamento del tiratore è notevolissimo; si volta, si mett.e a pied arm, ritorna a pronti colla bocca del fucile magari verso i compagni, alza ed abbassa il manubrio, cerca il centro di gravità, mette· l'arma a piombo, S[tda e sbuffa; accorre il caporale, il sergente, il trombettiere - succede un piccolo taffernglio là, proprio là avanti ad un poYero cartellone, senza un nemico, con un bat1aglione di compagni alle spalle, senza il pericolo di una pos,,i bi le graffiatura! Sul campo di battaglia intanto si portano delle centinaia di reg-· gimenti i di cui fanti sentono inl.atle queste emozioni del tempo di pace da addizionare alle allre del combattirnènto vero; e percbè le portano? Unicamente perchè in tre lunghi anni cli servizio militare· spara1·ono meno di dite-cento ca1·tiu;ce. Le emozioni dell'animo e della mente scemano assai assai quando·
4-23
SUL TIRO DELLA FANTERI A.
,si sa di poter fidare su qualche cosa, su qualcuno; questa tra.nqu il.Jità derivata dall'avere qualche compagno è così naturale, cosi.notevole che quasi neppure ce ne accorgiamo. Vi è quel timiclu che di ·notte non passerebbe, essendo solo, luogo il muricciuolo di un cimitero, che in compagnia cli un altro più paurosp di lui, passerebbe ,presso tutti i cimiteri della sua provincia non solo s~nza paura, ma ,neppure senza a('.corgersi di questa - per lui - fenomena le bra-"'Ul'a. Una donna con un fanciullo per mano percorre di notte una ,·lunga viottola sulla quale, sola, non sarebbe :passata mai. Questo mi fa anche accorto chè' non conviene esagerare sulle emozioni di -un soldato che si trova ·ad agire con compagni che si contano a de·CÌne, a centinaia, a n1igliaia. Un cacciatore novizio si turba allo strepito di una pernice che piglia il volo, e si rammenta di aver un fucile quando la selvaggina è ,fuori di tiro; all'altra estremità della scala sta quell'altro che aspetta intrepido una tigre fidando unicamente nel su·o·fucile. Forse costui ·se avesse sparç.to in vita sua solamente 165 cartucce o morrebbe dalla .paura o falìirebbe la beh•a. Le fanterie rnod~rne, per fare economia., cercano di ricorrere a. ~ ·palliativi: continui esercizi di scattar l'arma a fucile vuol0: continui -esercizi cli puntamento senza lo sparo: continui esercizi di tiro ridotto . 1 'futto q ue6to mi pare assomigli a iJ uegli eserci7.i di nuoto che i ·ragazzi fanno stando bocconi sn di una panca. Infatti in molti reg.giment.i pare 1;he il tiro al bersaglio abb i,1 d;tto peggiori risultati dopo una intiera stagione passata nel tiro ridotto. di quanto ne desse .,prima dell'introduzione di questo esotico esercizio . In battaglia si lamenta, fra le cause di un tiro inefficace, quella -che al momento dello scatto i soldati chiudono gli occhi: eppure, innanzi al pericolo, l'istinto - colle debite e puerili eccezioni ·-comanda ed ottiene. che gli occhi si tengano aperti. Questo grave, gravissimo difello dei tiratori potremo noi imputarlo alle emozioni dei combattimento? Sarebbe assurdo. Il so ldato chiude /;{li occhi perchè il fenomeno dello sparo lo ha. provato in vi ta sua solo 11~ volte. Se in una compagnia abb iamo il 11O°lo di sold.ati che sparano .ad occhi chiusi nel!· ~sercizio di scat_tare ~d arma v~ota, la media sale '\ -al 30 °1. -nell'eserc1z10 da sala del Liro ridotto, e giunge almeno al - ~, d'ottanta nel Liro con cartuccia a pal lottola . Nè questa media parrà. 1\
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SU L TIRO DELLA FAKTERIA POSTULATI DISCU'l'ID! Ll
esagerata a chi si sarà curalo molto di fissar ben negli occhi i suor: soldali durante il tiro a segno. Oltre il lungo e ve1·0 esercizio dello sparo, altri mezzi abbi amo. per migliorarne gli attuali meschinissimi risu ltali . Se è vero- come è veriss imo - che in battaglia i soldati si ~rovano in mollo orgasmo, e che in conseguenza di ciò tutto il corpo l'arma con esso si · trovi in sum1IL0 quanto più occonerebbe l'immobili tà, procuriamo-· che l'arma stessa s~ia nella posizi one di pimt - la più sensibile di tutte ai movimenti del corpo - il minor tempo possib il e. Si trntta di troncare colla massima solleci tudine questa c0rrente di trnsrnis-· sion e del moto, e ciò non lo si pnò ottenere se non coll'arrivare ce· leri ssimamente dalla posizione di pronti a quella del puntamento, preciso. Questo movimento quasi automatico non è che il risultalo· di un ripetutissimo esercizio di punta.mento susseguito clallo sparo. Lessi,. e ne fui dolente, la frase « per puntar bene non è perciò assolutamente necessai·io dirigere la visuale proprio per due punti ' fissi sulla canna ». Questa opinione sconvolge tut.la una teoria, e· · credo sia causala appun to da erronee illusioni oUich e. Si producono su i nostri teatri, di lempo in tempo, dei tiratori di mestiere ì quii li, da una parte all'altra del palcoscenico colpiscono qnasi ad ogni colpo - sparando ad una sola palla - nna mon eta , gellala in :i ria. Dalla posizione di pronti pass·aoo al puntamento ed· allo sparo velocissimamente ma no'l io moclo che la velocità succeda sopprimendo, o quasi , la direzione dell'occhio pei due punti fissi sulla ca nna. Sono tira Lori che, sparando rl ai cinquanta wi. sessanta mila colpi all'anno, hanno impai-iito io modo fuim in eo ed au tomatico a prendei' tiile nna posizione di punt, d~ collocare i due punti· fissi su lla canna in direzione esn Lta dell'occhio, rispar:niando a, questo Lutto il tempo che ruba agli altri andando per tentativi a cer-· care dove di avolo S<'no il mirino e la lacca del tragua rdo. C:iò premes~o , ~i guardino bene quei t.iralori eccellen ti , e si vedrà · che essi, nella piena p11dronanza di questo sistema rigido dell'occhio, traguardo e mirino, lo guidano - con una calma relativa verso lo scopo , che :i ccompagnano nella sua corsa o spessissimo colpiscono. In un Liro a pallollola il colpire senza mirare. quando non sia,. effello di una stran issima combinazione, presuppone sempre di-·
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mensioni di bersaglio che escono clalla sfel'a. di queste mi litari considerazioni. , Si produ sse a sostener la proposta di un puntamento colle sole b?'accia l' esempio di taluni proveLl.i cacciatori i quali sparanclopress'a poco dalla posizione di pronti colpirono la selvaggina; ma non mi pare che l'ar,romeolo si reO0 i?a bene. I fortuiti spari di fuci li da c, caccin costarono la vita. a troppi cacciat.o ri perch ò si possu cònt.rasLare la possibilità di uccidere con essi un beccaccino od una quaglia, • ma non c·rediamo che nessun cacciatore abbia. messo in uso il puntamento a braccia. Ben si comprende che per sparare contro uno stormo di uccelli a ferm o od a volo, la distanza e;:sencl o minima e grosso il bersaglio, e con una rosa di pallini di un metro o due di diametro, l'occhio del tiratore n_on ha bisogno nè cli traguardo nè di mirino', che anzi sarebbe ridicolo il Yoler punLare precisamente contro uno dei volatili quando la loro vicinanza ed il loro eventuale movimento celerissimo non si presterebbe ad una fac ile sce!!a: si ,dirige la ca nna del fucile press'a poco ve1·:;o il mezzo del hersag!'io con un 'occhiata che involge tullo il sistema di punteria, braccia e fuc il e. Ma l'imitazione di tale proceélimenlo in guerra, praticamente non potrà mai essere applicala . Non ::.o fig urnrmi un episodio cosi strano nel quale una truppa abbia tanto vicino a sè un così grosso bersagli o e così minacciante· da prescrivere il sacrifLci.o di un minuto ::;econdo cli tempo in omaggio al punt amento a sole braccia; in un secondo si passa da pronti a ptint e si ~para co n as$ai maggior precisione cli quanto si possa fare senua l"ainto dello sguardo. Del resto non trovo molti punii di conia.Ho fra un buon caccia~ t.ore di beccaccini - selvaggina di più difficile presa -:- ed un buon \ tiratore di fanteria; stanno a éLispo~iz!oue llel prim '.>un centinai_o o più di pallini che a cinquanta passi s1 dispongono 111 una ros,1 d1 1111 metro e mezzo di diametro contro un hersaglio hen notevole se coglie l'animale ad ali aperte; e pel secondo fino :1. 4,00 metri abbiamo bersagl i di individui isolati ed in gran parte coperti, o tuLl.'al pi ù a contali.o di gomiti e marcianti alla corsa. Perch1'> stesse la proporzione converrebbe che all'nni co proiellil e del fantaccino si presentassero bersagli di G, 8, 11O, '12 e più metri di diametro in proiezioòe verticale, ipotesi escluse dalla odierna Lalt ica del combatti/ mento da presso.
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POSTUL;\TI OlSClTLJ.ll LI
SUL TIRO DELLA FA!>TEl:UA
Rimango quindi del parere che l'occhio sia il principale fattore di una efficace punteria in battaglia, e fra tutti i difetti di un tiratore principalissimo senza confronti quello di chiudere gli occhi al momento dell o scatto. Con molto acume l'egregio autore del più vo lte citato articolo Puntamento e tiro della fante1·ia in battaglia cerca spiega,:e ·l'angolo medio di /~ 0 in elevazione del fuci le col dire che il soldato avendo massimo interesse di vedere il nemico, durante il puntamr,nto alza la testa facendo passare così la visuale mollo al di,.sopra della tacca del traguardo. Questa osservazione può racchiudere una preziosa verità; per·ò con una innovazione semplicissima alia teoria sul tiro vi si potrebbe porre r iparo. Ho detto che l' istinto ci l'a aprire ben bene gl·i occh:i di fronte al pericolo, e fatahnente le teori e di tiro obbligano il tirator e a .chiuderne uno; ora con un occhio chiuso e coll'altro costretto dal puntamento ad un orizzonte limitatiss:mo - causa lo zocco lo e l'alzo, è ch iaro che il soldato cerchi ribell arsi contro queste strettoie imposte alle sue vi sive facoltà. Per conto mio credo che il ri tenere nocivo ad un ottimo puntamento l'apertura dell'occhio sinistro sia un vecchio pregiudizio radicato fortemente ovunque. ma nulla più. Si ha dunque paura che ·puntando ad occhi aperti il colpo vada nella direzione segnata dai due punti: occhio sinistro e mirino·? Ciò non può, poichè il colpo avrà la direzione in,:rariabile data dall'asse della canna, il quale si trova in linea retta coll 'occh io destro. Si teme che l'orizzonte di cui gode l'occhio sinistro aperto pertltrhi colle sue svariate immagin i lo scopo prescelto dall"occh io destro'? · Questo è negato dalle più elementari esperienze. Se poniamo innanzi ai nostri occhi per es. una matita tenuta verticalmen Le ad una distanza qualsiasi, p9niamo cl i 25 centimetri, e per essa facciamo passare _la visuale del nostr.o occhio destro - tenendo il sinistro aperto - la visuale stessa prolungandosi sull'orizzonte colpirà, mettiamo , un campanile. Ciò fatto si pensi di guardare coll'occhio sini stro e, pfYI· solo effetto di volontà, la nostra visuale andrà a colpire un altro oggetto nella campagna, a sinistra del campanile prima veduto e cioè più su lla nostra destra; e così per solo effet.to di volontà noi dirigiamo la mira a due bersagli ben distinti tenendo ambo gli
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4-2'1
-occhi aperti e volta per volta elidendo, paralizzando l'azione del. l'altro occhio il quale mentre vede completamente l'orizzonte si rende affatto estraneo alla punteria. Io credo che non vi sia alcuno -che anche senza volerlo non abbia provato le cento volte questa diretta dipendenza dell'azione visiva alla propria volontà che presciegl ie uno o l'altro dagli occhi per prolungare la visuale passante per nn punto a noi vicinissimo. Ora. non è neppure supponib ile che l'occhio destro ·_ generalmente piu potente del sinitilro ed abitualo -ad un costante esercizio di puntamento - si lasci soppian tare dal sinistro per modo che il colpo parta in direzione occhio destro-traguardo-mirino mentre il tiratore voleva colpire in direzione occhio sinistro-mirino. . Ho fallo io pure ripetutissimi esercizi di f;paÌ'o ad occhi aperti ( constatando risultali esattamente ugu ali ad altri esercizi co ll'occhio sinistro chiuso. Vi sono moltissimi e r inomati tiratori di precisione che sparano ad occhi aperti, direi anzi sparano a quatlr'occhi, portando gli occhial i. Chiunque pnò coll'esperienza del tiro suffra.gare -queste asserzioni . Nàturalm ente ch i è a'bituatissimo a puntare c_ol le moderne teorie,1 pei primi co lpi si troverà un po' disorientato e ciò perch è non aveva mai insegnato al suo oéch io sinistro a non occuparsi punto del mirino usando l'imperio della sua volontit: ma tosto dopo alcuni spari si accerterà che il mirino riesce pel suo occh io sinistro un pu-nto indelerminato che si p_ei'de nell'_orizzonte che gli .sta d1innanzi. ·Sarei lieto che queste considernzioni avessero l'onore dell' espe- 1 / rimento e portassero al punta1.ne-nto ad occhli ape1·ti: questa varia~te . , alle teorie vigen ti darebbe un grall crollo al famoso angolo medio. ...,... È qui opportuno accennare ad un altro efficacissimo mezzo per sminuil'e notevolmente la deleteria influenza sul ti ro prodotto dall'orgasmo e dal sussulto muscolare della persona che spara. Mi accadde di assistere molte volte al tiro a segno - tanto col Wetterly qm~nto a pistola - di un abil issimo tiratore bresciano, . fra i migliori che si vanti in Italia. A qualche posso da lui mi di- \ vertivo a fissare la bocca del suo fuci le prolungando la mia visuale .fino all'incontro di qualche oggetto fi sso nella campagna: ebbene la . ~ bocca di quel fucile aveva. lll1:l oscillazione costante e notevolissima in tutti i sensi. Io credo che non si muovano di più le bocche dei
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POST ULATI DI SCliTIIHLI
f~ cili so~Lennti dai più eccitati nel comba Ltimenlo. Però nel fu gac1 ss11no 1~1an1.e :lello sparo il puntamenlo doveva ben essere perfettament~ 1mmob1le per procurare al tiratore forse un centinaio dr medaglie d'oro . La lunga ab itud ine aveva rafforzato tanto alcuni muscoli necessari allo scauo sì da superare i tre chilogrammi di res1_stenza prescritti senza il menomo sforzo, cioè senza alcuna sensibil e perdita di . tempo. Qual e e il vantaggio dei fu cili a doppio scat~o? Quello dr rendere immediata la trasmissione del moto da · ?orrispondere ~ qual?uno . di quei momenti fu gacissimi nei quali '. ~ pu~ ta m~n_Lo_e f 1·ec,so. _Il voler per contro fa r co lli mar&. questi 1:;tant1 rap1d1ss1m1 con altrr moment.i relati vamente mollo lenti e che . s~no ri chi e~ti dall'a~plicazione di una fo rza muscolnre capac·e di vincere resistenze di lre, quattrn e cinque chilogrammi è voler ristve~·e un problem~ dif~cile in pace e di rara_soluzione in battaglia. Uno :;cat_to dolce .Pe'. un ai-ma da guerra lo sr esclude come peri coloso,, e crò perche s1 aumenterebbero gli spari fortuiti'. fo lan~o una_lunga _e reale abitudine a maneggiare il fuc ile per lo sparo, r,~u_c~ 11_ fo rtuito a_ mes~h ine proporz ioni ; poi sono sempre trascura.brlr 1 ,m,cro_·cop,c, ~ann, del tempo di pace a pello dei grossi vantaggi dell avei' 111 guel'ra una fanteri a che spara bene. Jf,
** P~~ ~imi nuire l'angolo di Liro che stabi lisce la già ripetuta immo?rliLa_dell a sfern d'azione della fucil eria si propone molto a pro( posito d1aumentare la curvatum del calcio e ciò perchè la test.a e/, pe·r _conse1~en~a f'occMo, deve resta1· 1·ilevata nati<ralmente nelle I varie pos1z1oni d~ punt. Senonchè, sconfessando qui qnel certo angolo ~pontaueo dr quattro gradi sull'orizzontale, la quislione della: 1 mag~ror curvatura del calcio cade da sè, anche senza andare ad in . vest1gare se il maggior Angolo che la nuova sagoma di calc io farebbe c?ll'asse della canna, non causasse - per effetto di rinculo 1111 m_ ov1mento si>nsibile di rotazione del fucile atlcirno al punto d'appoggio alla spalla. rotazione che succederebbe dal basso in alto, rendendo for se nullo il vantaggio della cercata diminuzione dell 'angolo di 4. gradi. Si propone pa1·imenri un alzo lìsso che pòrti la linea di mira nn• b•,anco d'1 000 v ' .al .pun to in me1ri. A questo modo calco lando la dev,az,one massima ridolla dai 6 ai 'i ,,radi - in alto ed in basso t 11rale
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SUL TI RO DELL,-1. f.\ NTER IA
si troverebbe il terreno su ffi cientemente battuto fin o a 11200 metri , e per le distanze maggiori fino ai 1900 metri si proporrebbe un con gegno fisso laterale od alzo graduato pei' ,1600 metri. Come ben si comprende qni la teoria di Liro non ha più nulla a che ,·edere: le due lflc:che lìsse dei traguardi a 500 cd a •1600 metri farebbero posti sulla canoa per battere il nem ico dalla bocca della canna a 2 chilometri di distanza, al zi buoni appun to per un pnntamento pel quale in verità l'occhio si potrebbe risparm iare la pena cli prender la mira: purchè si auaccasscro due bottoni a distanze determinate dal cinturino lungo il petto destro dell a giubba o del cappollo si potreb be pretendere due buone e distiute posizioni di pront,i nelle quali quando il poll ice della mano destra fosse a contatto col bottone superiore il fucile sarebbe inclinato pei 500 metri, e pei ·1600 se il contatto avvenisse col bottone di sollo . In com- · plesso una specie di sparo fo rtuito sul ca mpo di battaglia , come polrehbe accadere in un ,;ampo di grano turco contro una ni diala di · venti pernici levatesi assieme. Ove i conti della dispersione entrano in pri ma linea quelli del · Liro mirato passano in dimenticanza; dispe rando che i 3/ 1 di tiratori non calmi possano ti rare con molta efficacia coi loro muscoli iu sussulto, si leva l'alzo ch e serve mirabilm ente be ne al ri man ente · quarto di ti ra tori calmi e provelli e si viene a perdere lulla l' utililà del loro pratico valo re. Coll 'alluale radeuza di Liro del nostro fucil e proporre l'abolizione di 13 li nee di mira signifi ca darsi legati mani e piedi alla scoperta troppo discutibile di Tellenbach, significa rassegnarsi :i l sacrificio di pressochè tutta la po1enli:i$ima. ìorza che può e deve produrre una fanteria che sappia sparar bene. Prima di dettar postulati da sconvolgere Lulla una impo rLaOLissi ma teoria, dobbiamo anzitutto por mente se tutto quanto la teoria, . insegna va. ha avuto nna condegna pratica esercitazi one, uu o espe- · i-imeni.o compl elo, non appena appena abbozzato. Vogliamo che i l fa nlaccino si senta formidabile col suo fuci le, vogliamo che formidabile riesca veramente di fronle al nemico e non pensiamo che questo Liratore, della sua arma, non conosce l'uso praLico, non i mer iti , non la potenza; desideriamo ardenl emente la massima effi cacia -di tiro e non vogl iamo confessa re che quasi nulla si fa per raggiun gere questo scopo . ì\on sappiamo noi come un "tiratore provello , 1
SuL Tfl\O DELLA FA:{TERIA POST ULATI D[SCUTIUILI
altre svariatissim e che si propongono di abil itare veramente a fatti· i loro allievi in qualche speciale esercizio o professione, e non lo , si abbassi a strumen to meccanico allo a scal'icare un magazzino di cartucce riposto nel calcio di un fucile. Guai a quella fanteria addestrat~ ~l tir.o co.r~e le fanter i~ moderne che si pr~senl~ss~ i~ c~ t~po · con fucil, a n petrz1one, fìdu crosa nel numero dei suor pi orett1l 1, e dovesse fronLe•~rriare una fanLeria nella quale ciascun soldato, dopo 1'0 sparati due mila colpi nel tempo di pace, avesse im parato a non .J sprecare più dei 0/ 10 dei suoi l.i l'il
prima di cimentnrsi in nrrn ga ra di firo spara dai 1100 ai '150 colpi ·solo per meuersi nll'unisono col sno fucile? E noi pretendiamo che un soldato sparando 16'5 colpi diluiti in tre anni e nei modi sfavo·revo lissimi anzi accennati, si $enta all'un isono co ll'arma che impugna e la adoperi nel clnssico modq che alla patria abbisogna? Di qui l'indisciplina del fuoco, lo spreco subitaneo delle munizioni: il soldato che si conosce, e conoscendosi sa il s11 0 rileschinis·~imo valore pratico, come tiratore, cerca di compensare la sua grande ·deficienza con un gran num ero di colpi: si <lirebbe che cerca di giungere a sparare 333 colpi nella certez.:a che una palla colpis'èa ·nel segno, se le medie non so no bugiard e. Di qui l'intenso, il febbri le lavoro per iuventare fu cil i a ripetizione: poichè si dice, l'arte del tiro non val niente, compen:-iamo la deli·cienza assolu ta dei tiratori col da r loro nelle mani uno strumento che vomiti rruindici. venti, trenta colpi nl minuto, e meglio se fos·sero 60, nno per secondo, che ogni ;;oldnto sparan do cinque minuti e mezzo di segu i1·0 sarebbe certo con 330 proiell ifi di avei· ferito un nvversario. - Si lotta gagliardamente contro gli ostncoli che si paran davanti: ·il fumo, il cal?re dell 'arm:1, la fa 1ica dello sparo, il gl'osso munizi onamento, i mezzi di ca ricamento dei magazzini dell'nrma, ·f'e::alta_zione maggiore dei liraLori, i molli e molli milioni di lire da spendel'e. Colla Ci't lma, senza fumo, senza stanch ezzD, senza armi incand e,scenti , si sp recano 332 cartucce su 333 e si cercano fu cili a ripetizione!
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Quando si fossero superate le molte e gravi difficoltà, quando si fosse quadrup licai.a la celerità nflua le di tiro - che non vorrei mai portata a più di .f, colpi per minuto - che risul1a10 avrerno? Nello stesso lempo di liro invece di 333 palle se ne lancerann o ,J332 e si a:ranno qua~tro fel'iti invece di uno, risultato che a pn:ori: suppo?ramo n.on s1 ?otrà s11pern re mai, poich è la molteplicità degl i spari m tempr brevi andrà tul!a e sempre a detrimento della punteria. E sarit Lullo quello il risulta to? E non potremo raggiungerlo, superarlo, e. di molto , con un fucil e a caricamento....successivo, co l nostro Wetterly mnneggièlto da un buon tiratore~ Non facciam o questo torto alle fanterie di lutli gli esercit i; si insegn i al ~oldato a ·sparare, e ciò median te una scuola modellntn sul sistema di tulle le
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Concl'etando a grandi tratti il On qui detto, espongo le principali varianti da apportare, secondo me, ali' al'ma ed al til'o per la fanteria. Circa al Wellerly diminuire di 2 chilog1·ammi la resisLenza dello scatto: allungare e leggermente ripiegare in fuori il calciolo per modo che il fucilepossa appo·ggiarsi ancora bene alla spalla nel puntamento alle grandi distanze, mentre ora obbliga il tiratore ad un allungamento di collo fa ticosissimo per evitare che il calcio scivoi i fin sotto l'. a::;cella; ed ancora per ottenere che il calcio non tenda a· scivolare verso l'alto, quando - per un cambiamento da introdursi nell a posizione di punta braccio sciolto - il centro di gravità dell'arma venisse a trovarsi al di là del punto ove la mano sinistra sta a sostenel'la. Per tai maniera la mano destra non costretta a con. trobilanciare lo sq,1ili brio dell'arma non sarebbe disturbata nel! 'unica ed imporLanLissima ~unzione dello scatto. Scuou 01 PUNTAMENTO . - Nel puntamento al cavalletto, abrogare il N. 28, esigendo il 7Juntamento ad occhi aperti ,Al N. 30, nella posizione di punL a braccio sciolto, mettere la vanante: « la mano sinistra sostiene l'arma impugnandola sotto e cnitro il ponticello come nella posizione di punt in ginocchio ed a terra; il gomito sinistro appoggiato al cot'po ». Questa~ e non altra, è la comune · posizione di punt che adoperano tutti i veri tiratori a qualunque . .. . . paese appa t'tengano . Al n 8 scatto dell'arma, prescri, ere ch e gh esercrzt d1 scatto si facciano sempre con cartucce a salva. Abolire il n I11, Carica con cartucce d'eserci tazione, sostituendone altro analogo fatto con cartucce a salva.
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POSTULATI D1SCrTI81LT
SosLituire con cartucce a salva quelle d( esercitazione, per il tiro accelerato. n ,, 3. Abolire il n 114 che prescrive i due spari a pallotlola. Nella Parte Il[, scuola di tiro al bersaglio: m:mten~re il solo bersaglio di scuola ed il bersaglio di l'iparto. Al n 6, Ti1·0 pl'eparatorio, una lezione sola - 115 cartucce - in .. piedi con sostegno, disl,'lnza 200 metri. Variare al n 7 il Tiro ordinario, in questo modo: Lezioni cinquanta, tulle a trecento metri .e con bersacrlio di ·. scuola : le prime 4,8 in piecli a brnccio sciolto; le altre due di t~·o accelerato senza sciabola-baionetta, una in pi edi a braccio sciolto l'altra in ginocchio. Le prime 48 con ,J 5 cartucce ciascuna, i1sol~ dati in drappelli di cinque individui , che nel tiro si alternan 0 ad . ogn i sparo; le al tre 2 lezi on i con ,f 6 cartucce ciascuna alternandosi i iiratori di quattro m quattro colpi da eseguirsi ~i 60 secondi ~on, a~sol:1ito clivieto di spa,·are con maggior celerità per q1ialsiasi ipolesi di combattùnento. Al 1i 8, Tiri speciali, ridurre a due le tre lezioni attua.li: distanza 300 metri contro bersaglio sc01Tevole, una lezione a · terra, l'altra io ginocchio, e ciascuna con ,r 5 cartucce . A.I n ~, Tiro di combattiniento, abolire la specie di fuo co a salve, ·· e quindi le 9 lezioni - di sole 5 cartucce ciascuna - con fuoco a volontà. Abolito lo zaino poi tiratore, eccezione falla nel tiro di comualtimeot0. La classificazione fra i til'atori fatta unicamente in base al m imero ~i ~ersagli colpiti, stabilendo a priori il nwnt!ro dei bersagli ·a colp1.rsi, per appartene1'e a ciascuna dette tre classi di tiro e pe-i , t irator1· scelti. . . Sta-bili re un premio di rnille lfre per quei tiratori scelti che raggiungano un tale risultalo di tiro, che in media, da calcoli fatti sull'esperienza - vi sia a premiarsi un individuo per o,rni divisi(Jn e 0 ·militare. Tuita l'istruzione che co mprende La sc1iola di puntamento impartirla solamente alle 1·tcluie. '\ 11 locale del tiro comprenda Lante linee di tiro quante ne occor, rono perché tutl.i la tr:oppa che lo frequenta possa completare il
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SUL TIRO DELLA FANTERIA
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tiro ordinario e quello spetiale nel giro di un anno. li tiro a segno duri tutto l',inno, ed offra quindi t.utte le volute garanzie per poterne usare in ogni stagione, senza. lacune, causa la mutabil ità della .temperatura, della pioggia, del vento, ecc . Due parole mi convien aggiungere per la scnola delle distanze . Trattando del la capitale importanza del tiro per la fanteria, si 1.raua ·implicitamente di quella che :-i riferisce alla stima delle distanze che entrano come primo fallore a 'stabi lire l'angolo di inclinaz ione del l'arma. Teoricamente la nostra scuola delle distanze è mene intesa, ma :nella sua pratica esecuzione vanno frustrate e le sue prescri1;iooi ed i snoi ri sultati. Fatta eccezione di parziali e rare località., nessun terreno in Italia si presta alla misura materiale falla con catene e corde metricbe di lrntti retti linei di 11600 metri, all'infuori di alcuni tronchi di strade principali; neppure se ne trovano di 11000 metri al massimo, come concederebb~ la nostra teoria, e specialmente presso le piu popolate città, presso cioè le più numerose guarnigioni, la vista sulla campagna è angustiatn, è limi tatissima dalla folta .alheratura, dalle messi, dai muri di cinta, dai caseggiati e via via. Se per caso, dopo molto scrutare, si trova un allineamento di mille metri che schivi gli impedimenti alla vìsta, ben spesso si incontra.no osto coli insuperabili alla materiale ed elementare misurazione delle varie stesse distanze che bisogna conoscere per fare scuola; o si traLLa di un fiume o di un canale, o di un largo fosso, o di private propri età - che il cielo ci scampi dal violare - o di prati in mar·cita, o di mattonaie, o di torbiere, o di seminati, o .di vi<rne o d'altro ' o che ness uno vorrebbe toccare con nn piede per non paga r danni e s ubir punizioni. Alle corte, tutti sanno che la scuola del le distanze è prati camP.nle fati.a nelle piozze d'armi e sul le strade provinciali, per usare un termine vecchio; ed in entrambi i casi la scuola è nulla per angustia di spazio, rarissime essendo le piazze d'armi che misurano mezzo chilometro di la to, e rarissimi essendo i tronchi strada I i d'una estensione retti Iinea maggiore appur.to di 500 metri. Che se poi la fortuna ci favorisc e con un Lronco di ,·ia anche più 1ungo del bisognevole. allorl,l su di esso tulti i reggimenti, tulle le compagnie, tutti i plotoni, lutti i drappelli di scuola vi concorrono .a turno, e fra tanti litiganti nessuno ne gode, o ben pochi. e questo veramente è un bene superiore a quella apparente fortuna.
SUL T IRO DELLA FANTERIA
PO$TULA TI DISCUTlBI LI
Per quanto ampia dì carreggiala una strada non permelle mai più dell'impiego di due drappelli di soldati l'uno a fianco dell'altro: nè per quanto abbondante di tratti lunghi retlìline1 più di Ll'e drappelli l'uno innanzi all'altro, poichè altrimenti le distanze a percorrersi nell'andata nel ritorno dall'istruzione impiegherebbero la maggio!' parte del tempo devoluto al l'i struzione stessa. Quali le peripezie ed i risu ltal.i di questa estimazione dell e distanze a vista lun go le si.rad e? Son o larghe e rette le ,ie principali e quindi le più pop0lale in qualunque stagione ed in qualunque ora del giorno da pedoni, cavalli, cal'ri, vetture. Sino a 300 metri la stima delle distanze t~ superflua per chi faccia alcnne lezi on i di tiro a quella distanza; e dai 400 ai 1600 meiri mano mano che la distanza cresce, cresc'é pure lti popolazione e gli all1'i impedimenti alla vista. Se 20 soldati hanno probabilità di stimare un dopo l'altro una ·distanza di :500 metri superando con fatica e spreco di tempo· l'ingombro di 15 pedoni e di 2 vetture che passano al trotto dei rispettivi cavalli, qnei 20 soldati per stimare -1500 metri , dovranno lottare con 4.5 passeggeri, con 6 veltul'e . E riò senza pr·egindizio al passa/!gio d'un carro di fieuo, di fascine, òi ceste da bozzoli o di qnalsiasi men o ingombrante veicolo, procedente al passo. imp iegando 20 minuti; senza con ciò escludere la possibilità - comunissima del l'esto che un altl'o carro apparisca all'orizzonte a coprirci ·I 000 metri lontano il nostro obbieLLi vo al lora allora appunlo che stavamo consolandoci e respirando a la1·ghi polmoni per esserci liberati dall'incubo del carro precedente. Così si ripetono all'infinilo le angustie. Ma poniamo l'i potesi propizia, una strada sgombra, non percorsa, abbandonata durante le ore di scuola . Si tratta di misurare· distanze ignote: il drappèll o che va a postarsi come obhiel.l.ivo cammina, cammina, mentre il plotone gli volge le spa lle. Al punto indicato si ferma; il plotone si volge e guarda. Che cosa guarda?. ... « come n. $econda delle circostanze in cu i si fanno le osservazioni e secondo la posizione degli oggetti osservati questi si pr·esentino 'Otto diverso aspetlo, e come sembrino più vicini o più lontani secondo che sono più o meno illuminati, secondo che si proiellano su fondo chiaro o su fondo scuro?» . Mai più; la teoria prescrive ottimamente, ma i soldati hanno conialo che la distanza a calcolarsi
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comprende 118 pali del telegrafo distanti 50 metri un dall'altro; la stima non può sbagliare: 900 metri. Manca il Lelegrafo? Vi sono compresi 22 paracarri, posti di 25 in 25 metri; eccovi la distanza: 550 metri. È questo elementare giuochetto - tutt'altro che nelle mire della teoria - vi manda·a monte tutta la scuola delle distanze, falla nell' unico luogo che il terreno vi offre. E badate; il contadino - la massa cioè delle nostre truppe - impiega tutta la sua scaltrezza rozza e fin e, mette a contributo tutta la sua pratica campestre per vincere difficol tà., per risolvere un problema che noi vorremmo sciolto con quei soli elementi dei quali generalmente disporremo in guerra. Se mancano paracarri , se non ci son pali cli telegrafo, vi è pure l'usci ta libera ed in quella si percorre la strada, del resto generalmente peréorsa dalla truppa le cento volte prima di tale istruzione, e si conoscono una ad una le poche case laterali, un cipresso, un olmo , una quercia, una siepe di bossolo, un campicello di segala, un casotto ferroviario e via via. Ecco conosciuta pezzo per pezzo la bella strada rettilinea, e per noi ufficiali, generalmente con scarsissime cognizioni agricole, pare strano che un nostro soldato semplice, con qÙell' aria spesso sorniona del bifolco che si ritiene furbo come una volpe, sappia ad 800 metri distinguere fra taµt i alberi un cipresso da no pino, un noce da un castagno, un-querciuolo da un pero - e ciò solo per le sottil,i gradazioni di colorito, o di foglie o di tronchi, solo per le varianti leggere nel profilo dell'albero, nella piegatura dei rami, solo ancora per il vario tremolar delle fogli e. Non si può quindi sperare· che in battaglia, su terreno ignoto, con panorami mai veduti, con strade mai percorse si possa calcolare bene la graduazione dell'alzo, quando per l'incognita stima delle distanze mancano gli abituali ~ati del problema: paracarri , pali, informazioni, misure effettive, ecc. Le leggi prospettiche fanno tale corona ad un obbiettivo compreso fra due lati di una strada rettilinea da non più riconoscerlo nelle sue proporzion i se collocato altrove. Così dicasi delle varianti che assume l'oggetto mirato a seconda dell'intensità di luce che lo avvolge, a seconda della direzione dei raggi illuminanti, a seconda delta sua ampiezza, del suo colore, della sua stabilità, della natura del terreno interposto. 29 -
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POSTULATI DI>SCUT!BIU SUL Tll'IO DELLA FANTERIA
A parte tutte queste considerazioni, mi sembra si dovrebbe sopprimere la smola delle dist,:mze pei caporali e soldati, causa la sua reale difficoltà. Non basta che sappiano apprezza11e le distanze nel combattimento gli ufficiali, i sottufficiali ed i caporali maggiori? Non sono questi che danno i voluti comandi e le bisognevoli informazioni alle compagnie, ai plotoni, alle squadre? La squadriglia, se comandata da un caporale, non è mancipia alla squadra? Nella sfera della sua limitatissima libertà di manovra non e sempre compresa · nel raggio d'azione di un superiore e diretto comando? II caporale partendo, come oapo saldo, dalla prima distanza stimata dal suo superiore immediato, o movendosi colla squadriglia, o facendo fuoco cont1•0 un nemico che retrocede o si avanza, non può precjsamente tener oonlo delle successive varianti alla distanza di origine? Per tal maniera il molto tempo vanamente- amiocredere·-impiegato da soldati e oapo.rali nella scuola delle distan:.ie, potrebbe andar tutto a :vantaggio del tiro a segm>. Altra volta, occorrendomi, dirò di alcuni mezzi che mi sembrano o,pportuni da impiegarsi per rend-ere maggio11mente profittevole l'attuale souola delile distarnze, per coloro, uflìoiali e graduati di ii·uppa, che soli dovrebbero ocoupai:sen~ tanto, da rispondere efficacemente a 'questa iinportantissima paPt.e del loro comando in guen·a. La fanteria manterrà alL@ il suo simbolico nome di regina del.le bauaglie purchè sapFJia smentire l'immobilità della sfe1·a d'azione dei suoi fucili; ma qt:1es~a smentita sarà luminosa solo quando il fante si sentirà intimamente degno del nome di tiratore. G.
BERTELLl.
Capi tano di fanteria.
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CONSIDERAZIONI
t~RCA L'1ST'RUlltONE R t'EDUCAllOiNE MILlTARE DA DARSI AL SOLD~TO DI FANTERIA -
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Scopo di questo lavoro è di dimostrare come tutto quanto il nostro regolam.en~@· d'isLmzi,one vuole SÌ· insegni al soldato di fanteria, non sia che una logica conseguenza del FJrincipio, sul quale si basa fistituzione dell'eserc~to. Dapo di a"er dedotbe da questo ).'lrincipfo le varie istruzioni ed esercitazion,i, a eai dev'essere abititato il soldato nel ternJi>O che passa sotto le armi, cercherò di stabilire come una specie di scala ~e'l'arçhica o prognessione delle medesime che, secondo il mio giudizio, set·va a far collQscere il grado d'·impo.rtanza di ciascuna, per· J?Odo ehe ad ogni istuu,zione ed eserci tazione si-a dato q.uello svil1uppo che è piropor2ii0Hato alla s-ua imp0rtaniza; e flìa l:e mo~beicose che debhonsi insegnare al saldalo non a,v·venga che quelle, che $O.no essen.ziali, siano trascurate e posposte ad allre che, in confronto deJile prime, si possono coins.iderare come secondarie. Infine toccherò brevemente del m,etodo da seguirsi nell'impartire e perfezianar.e l'istruzione del s·oldato e neWabi ~i-tarlo nelle· vari,e eser.citazioni, permettendomi in q.uestai parte dii: discutere, con tem.pera.nza le disposizioni dei noslni uegolamenti, e dii espert'e la inia opinione nei pun,Li ov,e essi tacciono, e di d1l!re la mia interpretazione dove- questa è amm issi bile. ·
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CONSIDERAZIONI CIRCA L'ISTRUZIONE E L'EDUCAZIONE MILITARE
Le considerazioni che verrò facendo sull'argomento propostomi non conterranno nulla che non sia già stato oggetto di studio e di meditazione per parte degli ufficiali a cui specialmente ho l'onore . di rivolgermi; ma forse non saranno inutili in quanto che mi stu- · dier_ò di presentare loro come in _!!Il quadro il complesso delle istruzioni .da_ darsi al so!dat~, il loro ordine di dipendenza dal principio su cui s1 basano ed 11 nesso logico che tutte le fa cospirare allo scopo. Inoltre se queste mie considerazioni riguardano esclusivamente l'i- · struzione da darsi al soldato di fanteria, credo però che, in principio e per analogia, si possano applicare a tutte le armi e che quindi siano. per essere non affatto prive d'interesse anche per gli ufficiali delle .,, · altre armi. . . Il regolamento di disciplina militare, éhe è comune a tutte le armi e corpi dell'esercito, mi offre nella sua prima pagina il principio da me più sopra accennato e quindi il punto di partenza pe1: svolgere le mie considerazioni. In esso è detto che« l'esercito è istituito per sorreggere il Trono, tutelare le leggi e le istituzioni nazionali. far guerra ovunque venga dal Sovrano ordinato, difendere sino allo estremo l'onore e l'indipendenza della patria». Dunque l'esercito è istituito in ultima analisi per fare la guerra; dunque il soldato dwv' essere ismàto éd educato per la guerra. Ecco il supremo principio che ci deYe servire di norma nell'istruire e nell'educare i nostri soldati. o.r~ con quali mezzi si presenta egli il soldato innanzi a q~esto ternpde dramma che è la guerra? Evidentemente con tt1tli i mezzi fisici, morali ed intellettuali che sono inerenti alla natura umana. Ma oltre a tutti questi mezzi, ne occorre un ~ltro che è tutt'affatto materiale, ma pure assolutamente indispensabile e questo è dato dalle armi. . Le armi da fuoco moderne cotanto perfezionate sono un segno evidente ed il frutto di un grande progresso intellettuale; ma, considerate per se s~esse e poste in mano · del soldato , non cessano di essere, ciò che furono sempre, un puro e semplice strumento materiale. Esse, quantunque differiscano di nome e di sistema, si può dire che presso gli eserciti dei popoli civili moderni, si equivalgono per quanto riguarda la loro efficacia in guerra; per cui sott.o questo
DA DARSI AL SOLDATO DI FANTERIA
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rispetto nessun esercito europeo può vantare un'assoluta ·e riconosciuta superiorità sugli altri. Per quanto riguarda l'elemento uomo colle sue facoltà, l'esercito riceve i suoi membri quali gli sono forniti dai consigli di leva, ossia in quelle condizioni di moralità., di robustezza fisica e di capacità intellettuale, che sono voi ute dalla legge di reclutamento, e che si richiedono per la faticosa vita militare. Còmpito dell'istruzione e dell'educazione militare è di perfezionare questi elementi naturali nel soldato; ed inoltre abilitarlo a ~saper trare il massimo vantaggio dall'arma che gli è data per la difesa del Re e della patria. È a tutti noto il famoso detto del maresciallo di Sassonia che la vittoria sta nelle gambe dei soldati. Questa sentenza può appaiarsi coll'altra che dice alla guerra occorrere tre cose, cioè: oro, oro ed oro. Entrambe, se non sono l'intera verità, ne i:ontengono però tanta parte da portarèi subito a considera:·e quante allre forze, oltre alle menzionate, entrino in giuoco, nell'aspro cimento di una guerra. Ammesso eh~ le buone gambe e le buone armi sono l'elemento materiale indispensabile per fare la guerra, almeno per·quanto riguai:da il soldato semplice, ne viene per conseguenza che tutte le istruzioni ed esercitazioni dirette ad addestrare il soldato nell'uso delle gambè, _nella conoscenza , maneggiò ed impiego migliore della propria. arma sono le essenziali. · Dunque il fantaccino dev'essere esercitato al Liro al bersaglio in-· d,ividuale e collettivo preceduto dalla scuola di puntamento e delle distanze, dall'istruzione per la pulitura e conservazione dell'arma, che richiedono la conoscenza del modo di scomporla e ricomporla, al che è di semplice aiuto la nomenclatura. Circa le gambe non c'è altro che abituare il soldato a marciare con ordine e celerità, ed a resistere alle lunghe e ripetute marce (esercitazioni di marcia), ed a superare con facili Là e prontezza quei non gravi o:;tacoli che più spesso si presentano in campagna (ginnastica). Siccome poi in guerra è assolutamente necessario che il soldato di fanteria porti con sè , oltre alle munizioni, anche quei ca pi di vestiario e di calzatura che gli sono strettàmente indispensabili, così per rendere-le marce più spedite e in pari tempo meno faticose al soldato,
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CONSIDERAZIONI CU\CA L'ISTRUZIONE E L'EDUCAZIONE MILITAR:&
DA DARSI "AL SOLDATO DI FANTERIA
è pur necessario che egli sappia nel modo più razionale dispol'l'e jj
reciproci tra superiori ed inferiori; mentre d'altra parte la necessità di tener tanti uomini e quindi tante volontà vincolate alla convivenza in comune e di piegarle alla suprema virtù militare dell'obbedienza, richiede l'osservanza assoluta di certe norme che ne regolino le azioni in. tutti i più minuti parlicolari; e l'applicazione di detetminate pene o castighi a coloro che le trasgrediscono o che operano in opposizione alle medesime. Infine il cittadino, che è chiamato per legge a rendersi abile alla guerra nelle file dell'esercito, contrae l'obbli go, confermato anche c@I giuramento, di adempire feclelmentfl a Lutti i doveri inerenti allo stato militare. Da ciò la necessità che questi doveri generali d'ogni militare, qnelli più specialmente del soldato e quelli tra eguali siano noti al soldato stesse, acciò non abbia talvolta a Lrasgredirli per ignoranza. Quindi la necessità di un regolamento di disciplina e di servizio interno, dei qnali il soldato conosca la parte che lo riguarda; cli punizioni discipli nari per le mancanze meno gravi ; di péne per quellè che rivestono il carattere di reato; e di ricompense per i buoni servizi prestati e per quegli atti che escono dai limiti del semplice dovere; cosll tutte che, raccolte in speciali regolamenti o codici, devono essere portate a conoscenza anche del soldato perchè gli servano di sprone al ben fare e di fr eno al mancare.
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proprio arredo nello zaino ed adattarsi àlla persona gli, altri oggetti di cui è provvist0 (affardellamento); come del pari è di grande importanza che egli conosca ed osservi quei precetti igienici che tanto contribuiscono a conservarne le forze e la salute ed a renderlo capace di fatiche anche eccezionali (Istruzione per l'igiene). L'azione del soldato in guerra pliò essere individuale o col'lettiva. Sia nell'una che nell'allra egli deve saper combattere con abilità, cioè ( come ·si esprime l'Istruzion.e per l'ammaestramento tattico) traendo il maggior vantaggio dal terreno - (quindi istruzione individuale ed evoluzioni regolamentari applicate al terreno) - dalle proprie armi - ( qninffi regole di puntamento e di tiro e ~he1:ma col fucile) - dalle disposizioni e mosse del!' anersario .,_ (quindi esercitazioni di combattimento con nemico contrapposto e rappresentato e su terreno vario). La guerra pérò non è una serie non interrolla di marce continuate, nè di combattimenti; vi sono momenti di sosta e di riposo indispensabili per attingere nuova lena e vigore per proseguire nelle operazioni. Anche in queste soste però l'esercito dev'essere sempre . in grado di passare prontamente dallo stato di quiete a quello di moto ed anche cli combattimento. Quindi nello stato di quiete il meUere e levar campo con ordine e prestezza (attendamento) ed all'occorrenza anche coprirsi con opere cli fortificazione (castrametazione), il pre- . munirsi contro gli auacch i improvvisi del nemico e contro il suo spionaggio (avamposti - doveri delle vedeue), l'assumere informazioni su di esso (paLtugl ie di scoperta), nel quale servizio torna opporton() il sapersi orientare (orientamento); nello stato di moto il servizio di avanguardia coll'esplorazione sul fronte ( doveri degli uomini di punta) e sul lìanco (fiancheggiatori e pattuglie laterali). Con quanto sono venuto fin qlii esponendo, parmi di aver falto una razionale enumerazione di quel tanto di arte mnitare in cui devesi istruire il soldato semplice, e tenerlo costantemente esercitato perchè si possa dire allo a combattere con abilità. Ma l'esercito perchè possa sussistere e funzionare in pace e molt<> più in guén;a ri chiede una gerarchia, ossia « una catena di dipen:denze gradate per cui dal comando supremo si scende fino alla più piccola unità elementare :&. Questa gerarchia genera doveri e ~liritli
L'esercito in tempo cli pace è anche impiegato nel guardare certi luoghi che meritano una sorveglianza speciale e costante, quali gli stabilimenti carcerari, i depositi di polveri od altri dove si custodiscono valori ragguardevoli appartenenti allo Stato. Questa missione affidata ali' esercito genera un servizio speciale, che chiamasi, terr;t0riale, nel quale è necessario che il soldato sia istruito ed .addestrato nella parte che lo riguarda. · Comepur:eè bene cbeegli conosca gli flssegni che lo Stato gli accorda nelle varie circostanze in cui può trovarsi ; e siccome col cessare di essere sotto le aI'mi per andare in congedo illimitato non si l'Ompono d'un tratto i vinwli che lo legano sia all'esercito perm~nente, che alla milizia mobile od alla territoriale, così, sia che appartenga alL'uno od all'altro di quesLi grandi riparti dell'esercito, deve ricordare i propri doveri in tale posizione, e specialmen te quando venga, richiamato alle bandiere.
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CONSIDERAZIONI CIRCA L'ISTRUZIONE E L'EDUCAZIONE MIL(TARR
Infine, come mezzo di perfezionamento di tutte le altre istruzioni il nostro regolamento prescrive che il soldato sappia leO'aere e seri~ . d' ' 1'1' vere, qum I I obbligo di dare l'istruzione elementare a tutti quelli che sono analfabeti. Ma anche la più perfella istruzione, congiunta all'armonico sviluppo di tulle le forze fisiche ed intellelluali del soldato, non approderebbe a nulla, se gli facesse difetto quell'educazione morale, la quale sola rende il soldato istruito anche soldato valoroso. EO'li può ~ssere istruito ed esercitato quanto si vuole; ma se il suo ani;o non è disposto ad adempiere sempre ed in qualsiasi circostanza ai propri doveri, se non è temprato a sopportare di buon "rado fatich~, disa~i, priva~ioni ed affrontare qualsiasi pericolo, i:,gli manchera la prima qualità che si richiede da lui nelle aspre e difficili prove di una guerra. Ad infondere queste supreme virtù militari dev'essere diret~a appunto l'educazione morale del soldato e per ciò il nostro reo-olamento d'istruzione, dopo aver enumerato tullo quanto devesi i nse~ gnare al soldato, conclude col dire che « egli deve infine essere educato ad un elevato sentimento dello spiri to militare e ad un'alta idea dei suoi doveri di ci ttadino e di soldato , all'abitudine dell'ored a mantenere il contegno che s'addice ad un militare in o!!'Di dine . circostanza, sia in pubblico, sia in privato e sopratutto nel combattimento. » Questa educazione morale; come quella ch e piegando l'animo del soldato alle esigenze della disciplina lo convince della sua necessità e lo rende capace dei più eroici sacrifizi; quantunque nomi nata per ultima, deve considerarsi come la base fondamentale dell'edificio militare come la virtù cardinale del soldato. Essa devesi quindi considerare come il substrato necessario e presupposto perchè qualsiasi istruzione od esercitazione, quasi seme gel.lato su terreno acconcio e preparato, dia i suoi buoni fruui. Nell'esordio di questo scritto ho promesso di dare, dopo l'enumerazione delle singole cose da insegnarsi al soldato, la progressione dell e medesime secondo la loro importanza. Ora mi accorgo che questa progressione fatta per singole materie non è conveniente nè possibile, perchè evidentemente vi possono essere, come vi sono infatti istruzioni od esercitazioni che hanno ~
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ad un. dipresso una eguale importanza pel soldato. Parmi invece possibile e più razionale una classificazione delle medesime in gruppi di importanza decrescente, ma decrescente, intendiamoci bene. in questo senso che quando il soldato le ha apprese tutte, è piuttosto sulle prime che sulle ultime che si deve continuamente tenerlo esercitato. Secondo questo criterio io comprenderei tulle le materie da ' insegnarsi al soldato in 3 gruppi cioè: 1 1° Gruppo . - Istruzione individuale e di plotone in ordine chiuso e sparso, sia regolamentare che applicato al terreno. Esercitazioni di marcia e di combattimento colle istruzioni indi spensabili sul servizio di sicurezza per quanto riguarda il soldato semplice, cioè dovere degli uomini di punta, dei fiancheggiatori, delle paltuglie laterali, delle vedette. Esercitazioni di tiro individual e e collelli vo coli' istruzione preliminare sulle regol e di puntamento e di tiro e la scuola delle distanze. 2° Gruppo. - Fare e disfare le tende e qualche altro esercizio di castrametazione, ginnastica, scherma col fucile, precetti igienici, affardellamento. 3° Gruppo. - Servizio territoriale e tulle le istruzioni teoriche riguardanti il codice penale, il regolamento di disciplina, di servizio interno, quello sulle licenze, sull'uniforme, sugli assegni, leggere e scrivere. L'educazione morale militare siccome caposaldo su cui riposa tutto l'edificio, non può essere com presa in alcun gruppo, ma vuol essere promossa in ogn i occasione.
Ora passo all'ul tima parte dell'argomento che mi sono proposto di trattare cioè al metodo da seguirsi nello istruire e nell'esercitare il soldato durante il tempo che passa sotto le armi. Come norma fondamentale per dare l'istruzione al soldato ho posto il principio che egli dev'essere iswwito per fare la guerra: ora come norma fondamentale per il metodo da seguirsi in questa istruzione, nell'educazione e nelle esercitazioni pongo quest'altra che cioè il soldato clev'essere semp're pronto alla guerra. Ne consegue che il soldato, dopo che ha cessato di essere recluta ed ha imparato tutto quanto deve conoscere teoricamente ed ese-
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guire praticamenle (il ch e deve ouenersi in sei mesi circa ed anclre m molto meno se circostanze imperiose esiaessern una islruzione ?iù aff~e~tala) n_on lo _si deve più far ricomin~iare da capo ogni anno m ogn1 smgola 1slruzwnei ma fa1·gli ripetere nel più breve lasso di t~m~o possibile, per esempio ogni mese, tutte o parte di quelle istruzioni che sono essenziali perchè egli si mantenga sempre abile alla guerr~ e conosca perfettamente i suoi doveri sia in par.e che in guerra . Cosi, per chiarire meglio il mio concetto, se il soldato deve co~ noscere le regole di' puntamento ed i doveri impostia!i dai reaola~ enti .ari ed essere esercitato nella scuola di pun~amento , delle di stanze, nelle evoluzioni in ordine chiuso e sparso regolamentàri ed applicate al terren o, nel servizio di vedetta, di fiancheggiatore e perlustratore, nella scherma col fu cile, nella gi nnastica, nel servizio territoriale ecc., parmi che tulle quesle istruzioni ed es~rciLazloni debbano mandarsi avanli , per cosi dire, di pari passo con quella frequ enza che è richiesla dalla ,·elati va importanzà di ciascuna. io modo che tulle abbiano un proporzionato svolll'imento n quas i contemporaneo e non già dedicare p. e. un mese intern e tallo di seguito a due o tre sole islruzioni od eserci tazioni lasciando tutte le altre in oblio per poi fare alLl'eLtanlo delle prime quando si passerà ad al tre. Seguendo questo sistema si avrà fors e il vaotaoaio Id . oo . d1. a~e'.·e so. at1 _megl io islruiLi in una data pal'te, cioè in quella cui s1 e dedicato 11 maggior tempo o che si sta facendo in quel dato momento o che d'l minor tempo si è abbandonata, ma non si raa0 giungerà ~uell?,. che io reputo maggiol'e, di aver soldati sempre a sufficenza 1stru1l1 ed addestrati in ogni singola parle e quindi sempre pronli a combattere con abi lità. Tutto il tempo che il soldato semplice passa sollo le armi deve, a mio avviso, considerarsi come un solo pe,•iodo d'istruzione, ael quale egti nei primi sei mesi deve acquistare la suflìcente istruzione e nei successivi perfezionarla e avere un sempre maggiore addestramento in tulle le esercitazioni. L'istruzione che si dà al soldato sempl ice non si può in nessun modo paragonare a quella che si dà ai giovani nelle scuole civi li . . In questa, ultimata un'istruzione si passa ad un'altra nè più si ritorna su di essa se non mediante l'esame; da una classe si passa ad
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altra superiore .nella quale si insegnano materie più elevate o si procede oltre in q11elle cbe non furono esaurite nella classe precedente e cosi Yia da materia a materia, da studio a studio, da scienza a scienza , si sale su fino a conseguire nelle università i sommi gradi accademi ci. Il soldato invece deve conoscere e saper fa re quel tanto c.he è richiesto dalla sua posizione ed in questo solo deve essere colle ripetizioni e cogl i esercizi incessanti portato dirò cosi alla perfezion e. Quel soldato alla cu i intelligenza fosse campo troppo r:istrelto il corredo di cognizioni da lu i volute, deve collo studio, colla buona rnlontà e colla buona condolla fa rsi strada e cercare cli proseguire nella sca la gerarchica fino a raggiungere quel cam po di attività. che è proporzionalo alla suadntelli genza, se pnro non preferisce•fare il suo dovere verso la patria da gregario per poi conlinuare ad esserle utile nelle molleplici e pure indispensabili arti della pace. In tullo questo scrillo mi ~ono fallo ano studio di tener sempre nettamente separate le due voci istruzione ed esercitazione, che sono due cose tra loro ben distin te. Tra le cose elle si insegnano al soldalo ve ne sono di quelle che sono puramente e semplicemente istruzion i, altre che sono puramente esercitazioni ed altre infin e che partecipano dell'una e dell'altra o meglio sono esercitazion i che richiedono di essere precedute dai la relativa istruzione. Questa mia distinzione corrisponde a quella che si fa comunemente delle istruzi oni in teoriche, teoricopratiche e pratiche. So bene che anche nel!' istruzione la più pratica, quale sarebbe un'esercitazione di marcia, vi può entrare la stia parte di teoria col dare le norme di osservarsi perchè la marcia riesca on1inata ed il meno faticosa possibile; ma ciò non toglie che !'allo del marciare non sia da considerarsi pel soldato che un puro e semplice esercizio fis ico, nel quale non si acquista vigoria ed attitudine se non col farlo ripelu lamente, e non già r,ol :eggere le norme igieniche e lo·· gisticbe che vi si potrebbero far sopra. Ho voluto arrestarmi alquanto su questa distinzione percbè a me pare che in tulle quelle materie, nelle quali la sol a istruzione o teoria è nulla senza la prati ca, ossia l'esercitazione, si debba dare assai maggior importanza a quest'ultima che non al la prima. Così
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tra due soldati dei quali, l'uno sa pulire e conservare bene il suo fucile senza saper recitare a memoria le norme relative, nè distinguere tra pulitura ordinaria e straordinaria; e l'altro, che sa tutte queste cose, ma poi ha sempre ·il fucile in cattivo stato, io do la preferenza al primo: Quindi in massimà pel soldato semplice deve avere maggiore importanza la parte esercitativa che non la puramente istruttiva; le 1:egole di puntamento sono forse le sole che il soldato debba raccomandare assolutamente alla memoria e saper ripetere ed applicare in qualsiasi moment<; e circostanza. · . ,
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Il nostro regolamento ripartisce il corso annuale dell'istruzione militare nei corpi di fanteria in due periodi, cioè l'estivo el'inver. nale, e determina quali istruzioni si debbano fare in ciascun peri,odo e quali in entrambi. Questa suddivisione, se in parte trova giustificazione nelle con- . dizioni di clima di alcune regioni del nostro paese ed in quelle generali dell'esercito, che nell'autunno e principio d'inyerno trovasi per un po' di tempo con una classe di meno sotto le armi e nel cuore dell'inver!lo con una da istruire, parmi però non basata sul principio, da me ritenuto giusto, che doè il soldato debba sempre essere pronto alla guerra, poichè ammette che si possa stare fino sei mesi e più senza tener addestrati i soldati in certe eserc·itazioni che i! regolamento stesso addita come le più importanti, quali quelle di combattimento e sul servizio di sicurezza delle truppe in campagna (§ 26). La mia asserzione viene anche maggiormente avvalorata dal fatto che il citato regolamento prescrive, tra le istruzioni da farsi alla truppa nel periodo invernale, si può dire la sola istruzione sulle armi e quella di puntamento(§ 25), mentre poi tra le obbligatorie in entrambi i periodi non ne vedo alcuna di quelle che si possano dire essenziali per abilitare il soldato alla guerra, se si ecceltuano le esercì tazioni di marcia. È ben vero che lo stesso regolamento al§ 26 tien conto di questa lacuna e cerca di riempirla col prescrivere « che nel periodo invernale, per quanto le condizioni di e.lima: lo permettono, si ulti-
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mano quelle istruzioni del periodo precedente, le quali per qualsivoglia motivo siano state interrotte: ed avanzando tempo si ripetono o si svolgono maggiormente le esercitazioni più importanti, come quelle di combattimento e sul servizio di sicurezza delle truppe in campagna». Ora parmi· che si dovrebbero per lò meno sopprimere nel citato paragrafo le parole avanzando tempo, che stonano troppo con quanto segue, per mettere il nostro regolamento in armonia colle esigenze della vera istruzione militare, che deve impartirsi sempre e non a tempo ·perso. E poichè sono su questo argomento mi sia permesso anche di esprimere il mio avviso sulla possibilità e convenienza di da1:e nel periodo invernale un maggior s,,iluppo alle esercitazioni della truppa di quanto comunemente non si faccia, e di dimostrare inoltre carne, per la massima parte del nostro territorio, il tardo autunno e spesso anche il pieno inverno siano le due epoche dell'anno più propizie · per le esercitazioni più importanti della truppa, qnali re evoluzioni applicate al terreno, quelle di combattimento e di servizio di sicurezza delle trq.ppe in campagna e talvolta anche di tiro al bersaglio. . Nell'estate la massima durata di una esercitazione è rappresentata da 5 ore cioè dalle 4 ant. alle ~. Per oltrepassare questi limiti bisognerebbe o lasciare poche ore al riposo notturno del soldato (ohe è il vero ristoratore delle forze), oppure ritardare di troppo il ritorno in quartiere dalle esercitazioni. Entrambi questi mezzi non si possono da noi adottare, se non in via eccezionale, nei mesi caldi, perché, oltre gli effetti del caldo, dobbiamo s.ubire quello anche più grave di condurre all'esercitazione gli uomini digiuni o quasi, e .quindi in condizioni poco favorevoli per pretendere da loro un lungo e faticoso lavol'o specialmente sotto l'influenza per se.stessa debilitante del calore. ' A tutto questo devesi aggiungere che nell'estate non solo, ma a primavera appena incominciata, noi non troviamo più nei nostri terreni e nei dintorni delle nostre città, all'infuori delle strade, un palmo di sito che non sia coltivalo e quindi dai nostri stessi regolamenti interdetto all'esercitazioni militari. La cosa è ben diversa nell'autunno avanzato e nelle belle giornate d'inverno. Io questa stagione cinque ore di esercitazione per la truppa si trovano comodissimamente e scmza nessun inconveniente
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tra un .ramio e1l'altro, cio.è daUe 4o·antimeridiane alle 3 pomeridiane ed, ali' occorrenza. anche sette, ·Cioè dwlle 9 alle 4, senza arrecare soMerchio di sagio aJL!a ~rnppa. La mitez.za,o a:n:che la:.rigidezro della temp.eratuva mm rendon fa . ti·ooso il moto, anzi rre :sono uno stimolo; il soldato ha riposato regolarme.nte e .fatto· iLsuo pasto, il.sole non- lo abhrucia\ nè gl i rerrde lo zaino. insopportabile, inrfine la campagna è spogJia dei snoi prodotti e quindi quasi tuttaJ convertibile·in un'u.tHe pia,zza d'arme o in un campo di manovra senza arrecar danni e senza .sollevare le pr oteste,ed i g,iusti t'.eclami degli agnicoltori. 0 Pa non mi resta che di dare u:no sg,uardo ai nostri regolamenti d'istruzione o d' eser.oizio per vedere se corrispo:ndono al loro ·scopo che è quello di dare a:l soldato la vera istruzione ed atttiludiil'e mi· Iilare. Debbo anzi.tutto dichiarare, senza entrare in un troppo miuuto e,same, ch:e, ini porterebbe ad uscire. dai limiti che mi soi;io imposto, che i nostri·regolamelil,ti s.0no buoni in quan to r.iauairda l'istruzione . . ~ ® 1dars.j, ai soldati di,niuo:val:eva, ossia .al,le ir eclute, ma che non sono t110p,~o,espliciti e q;uii:tdi hann.~1bvsogn0· di una saggra: applicazione od interpretazione per quanto riguarda i soldati anziani. Fer,mj:amoci alqua.nto ,su di un'istruzi@ne la quale ha, indubbiamente 1una grarn.tle, i1mp0,rlanza, senza .per·altro prodamarla la più im:pmtante,di tutte;, voglio dire l'istruzi@Me sul tiro1 Io trovo giustissimo, rag:io:n1ew0Hssimo e deHutto conforme a1cl un•sàvio m~todo d'istruziolil.,e che per le ,reolu.te· n·ella seuola di ·puntamento si deiYba comincia,re, dal •punta rnenito ,al cavalleuo e via.via, pas·saa:redo1per•tutLi quegJi,altri ese11c:izi.progilressi:vi chesonoiimdii:cMi nell'.isLJiuzione stessa. T,rovo invece ill.ogieo o pe1i lo meno s.up·epfluo ehe1il soldato il quale• ha fatto il tiro pre.pàratovio, ondiniario, s-peeial·e , d.i combattiment0, o:ohe ba1,S{lat1-a•to un cen~ina·io ·di"volte1ihpnopvio fuc~le 1relle esercitazioni dii .combatlimen:to, si debba ogni anno farfo r icomfociare· da1cap0 co-1,p~ntamento a:l ca-vàllett0 e fargl:i nipetere~ ad esempio la ,ca,nica.eorncaa1tu.ace1da eserrc1i,tazione1ooime p11esc11i·veiJa nostra islirn,., zione. Il modo d:i. p·unl1al'e, un fueile ,e dirò anche•d·i aaricarlo, è·una di quelle cose, ch:e~ vista ed' imparata· una v,alta, non la-si dimerrti~a più, p.er tuitla1la vita. !\'lai q.ueHo .ch:e importa, dopo aver ·iinpara.to
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il pq.nt.~\Uento sul cavlìtlletto o sul sostegno a gradini, si è di afforzare il braccio con esercizi ripetuti e frequenti in modo da renderlo tenllo direi qu&si come un cavalletto e di addestrare l'occhio a. prend.ere con preste~za ~a linea di mirn. Senza questo esercizio od attitudine, che esser si -voglia, uno potrà sa:per a memoria tutte le norme date dall'istruzi,,ne, per punlare il fucile con precisione e farlo scattare senza muoverlo, e ciò non per tanto dare assai meschini risultati al tiro al bersaglio. Qu.indi io sono d'avviso che, dopo l'adozione del tiro ridotto, la cui utilità è molto di.s.cutibile, ed il cui seopo è di tener addestrati i soldati nel puntamento quando non si fa il tiro ordinario o nelle 11;1nghe sospensioni di questo, nell'attuale scuola di pun tamen to non ".Ì sia per gl i anziani altro utile esercizio da ripetersi di frequente ohe quello indicato al § 1OcoUa denominazione di Puntamento celere, nè altra indispensabile e frequente r ipetizione all'inf.uori di quella delle reg0Je di J!>Untamento e di tiro, e della scuola delle di stanze. Si lil~ti pere bene che, dicendo questo, i,o non escludo che si debba cominciare collo stesso pliln~amento al cavalletto per quel soldato anziano che si fosse riconosciuto ancora ignaro del modo di ben dirigiwe la ·limea di rmira nel segno . Ma r>er uno o poohi che dimos.tran0 di non saper oiò che dovrebbero, non bisogna offendere l'amor proprio dei soldati di tulta una c0m,agnià c0l rimetterli ogni anno a fare quel cihe si dice da coseri-tti. Si noti ancol'a che se sono nemico deHe r ipetizioni inutili e che offendono l'amor .pro,prio del soldato e che quindi lo i-ndispongono Wt1'~ro fistruzi0ne stessa che gli si vuol dare; sono in.vece partigiano calàissimo di quelle ohe sono utili, affonan0 la fibra mihlare e per. fu,iionano l'i'stn1zi·one stessa. Cosl tr0vo,, se non necessario almeno utile ch,e 0gni anno ainche €la.gli an~ian,i si cominci col tiro, preparatorio , ,}i)erchè questo offre a.t s0ldato, almeno una v;olita all'"ainno, il m.ez~0 di veri:ficare e di co·r :r:e:ggere ali' o.ccorrenza fin0. ad uro. cert-0 ,p1rnto lo sffrument0 di cui si $erv::ie, cìoè il fucile, alta s~essa guisa ohe a qualunque persona debba far uso di u00 strumento di pvecisione, torna necessari@ verificare di ~anto in tant@ se desso funziona a do.'"ere e possiede ancora quei requisiti} sui quali è basata l'esablezza dette o,pet1azioni che si vo.glioiio, fare.
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Osservazioni analoghe a quelle che ho fatto circa l'istruzione sul tiro si possono fare su quella sul le armi. Anche questa alle reclute dev'essere fatta nel modo e· seguendo . la progressione voluta dall'istruzione stessa, ma per gli anziani parmi debba bastare una ripetizione fatta di tanto in tanto delle cose es. senziali. Lo scopo di questa istruzione è quella di rendere abile il soldato, mediante la scomposizione e la ricomposizione, di pulire e conservare la propria arma . . · Per questo più che le istruzioni teoriche deve bastare al soldato anziano la pratica quotidiana che egli deve fare per tenere in ordine e pulire il suo fucile specialmente quando è stato sparato. Sia dato al soldato in quantità sufficiente lullo quanto è richiesto ed anche prescritto dai regolamenti per la buona conservazione delle armi ed allora si avranno le armi ben tenute ed in buono stato; e questo è l'essenziale. " Quanto alla nomenclatura essa è per me la parte meno importante di tutta questa istruzione; e credo più utile lo spiegare e far com.prendere al soldato il modo di funzionar.e ed anche lo scopo delle parti principali dell'arma, che ·non aggravarne la memoria colla semplice e nuda conoseenza dei loro nome, conoscenza che i più acquisterebbero da se stessi e senza veruna fatica a furia di trattare · l'arma e di sentirne nominare ed indicare le varie parti dai supe· riori o dai compagni più intelligenti, alla stessa maniera che ogni persom, senza essere nè sarto nè calzolaio, sa fare il nome alle parti principali dei suoi indumenti, della sua calzatura. Lo stesso si dica della ginnastica. Sta bene che ai giovani soldati si facciano eseguire tutti quegli esercizi elementa~i che hanno per scopo, come dice l'istruzione: << di vincere quella rigidezza che generalmente s'incontra nelle reclute, di dare alle membra la maggior possibile elasticità, di esercitare a poco a poco la forza muscolare delle gambe e delle braccia e di preparare all'esecuzione regolare del salto », ma per i soldati anziani il ripeter.e quasi esclusivamente questi stessi esercizi parmi un trastullo poco più che puerile. I soldati anziani devono essere spesso addestrati ai così detti esercizi applicati (corsa di resistenza, corsa veloce o di gara, salto in lungo, .in alto e in basso, ~calata cori soldati, con pertica o con fune, volteggio), i quali costituiscono (è l'istruzione che parla) ciò che vi ha
dì più ;-emplice e produtlivo nell'istruzione-ginnastica della truppa per i motivi che sono indicati al N. 7! dell' istruzione stessa e che non è il caso di qui r;portare. Chi però volesse leggere qu~l numero, lo esorto a non omettere anche i successivi fino al 78 compreso, poichè in essi si trova tutto lo spirito dell'istruzione-ginnastica. Ma invece da noi in questa come in tante altre esercitazioni si suol sempre ricominciare da capo, dalle cose elementari, dal_l'abbicì, e quindi succede talvolta che non si arriva a tempo a praticare le principali e veramente esseil7:i ali. . . . . . Forse mi si potrà obbiettare che bisogna pur rns1stere sui _prin~ cipii, sulle cose elementari che sono la base, il fondam~nt~ d1 ogm istruzione. Rispondo <;he i principii, le cose elementari s_1 de~on~ inseanare e con una certa insistenza, a suo Lempo ed a ch i ne e alfatt~., digiuno; rna che questo al.tenerci sempre o troppo alla base, alle fo~damenta ci impedisce di sollevarci a cose più importanti e più uti li e ci tiene sempre presso te1:ra. ~nche_il, saper leggere e scrivere è la base ed iI fondamento d1 ogni poss1 bile coltura, ma farebbe ben pochi progressi nello scibile quel t~le che pas~asse_ tutta la sua vita nel far sempre gli stessi esercizi d1 lettura e d1 scrittura. Quanto ho cletLo circa l'istruzione sul tiro, sulle armi, sulla ginnasLica parmi debba basLare per far con9scere quale dovrebb'essere, secondo il mio debole avviso, l'indirizzo da darsi all'istruzione ed alle esercitazioni dei soldati anziani, senza dover proseguire a parlare di tutte minutamente, il che mi dilungherebb: di tr?ppo sopra un argomento, nel quale ciò che ho eletto se~bra~1 sufficiente a convalidare quella, che chiamerò mia opinione, Cll'Ca 1I metodo per tenere il soldato sempre addestrato alla guerra. . Le r ipetizioni sono indispensabili al s~lda~o.' m~-devono essere _n~ petizioni utili e di~ò anc~e ?ecessarie; r1pet1z1oni meno frequenti d1 ed 1struz10111 che non • ammettono• che un modo solo qu el'}cr1·1 esercizi • , • • e reo·olamentare di esecuzione (quali ad esemp10 le evoluz1orn reoola~entari) più frequenti invece di quelle che più direttamente ~ontri bniscono ad addestrare il soldato alla guerra o che ammettono una certa varietà di esecnzione (quali le evoluzioni applicale alterreno, il servizio di sicur~zza delle truppe in campagna), e di qu~l!e la- cui perfezione rich iede l' assiduità ,e la frequenza dell'eserc1z10 (roarce-puntaml3nto a braccio sciolto). 30 -
ANNO :XXXI, VOL. Ili,
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Infine nel far ripetere le vari,e isl1·uzion i ed esercitaizion i ai soldati bisogna. aver di mira non solamente quelle che servono ad istruire ed esercitare maggiormente i semplici soldati, ma quelle anche che offrono·opportunhil di amrnnesLrare ed eserci,~are in pari tempo i graduati tutti. Poichè, oltre all'aver soldati buoni, istruiti ed addestrali, è necessario avere sotluffi ciali ed ufficiali capaci ed addestrati nel condurli; cbè ~Ha gUcerra valgono meglio, a mio av.viso, i mediocri soidati condotti da ottimi sottufficiali ed uffi ciali che non gli oltimi soldati guidati da quadri mediocri, mentre d'altra parte non è ammissibile eh.e quando i graduati sono ouimi non lo siano del pari i soldati da ess,i ammaestrati. E per raggiungere questo scopo di avere graduati sempre abili a far muovere con energia, con discernimento e prontezza i loro riparli, bisogna.abitaarveli , bisogna dar loro da comandare di frequente, tanto isolati che inquadrati , riparti di truppa di forza eguale a quella che dovranno condurre in guerra, e questo più che nella piaz~a tl'armi, do.ve la forma prevale·sulla sostanza, su terreno vario dove solamente si abitua l'occhio e la mente ai subiti ripie 6hi ead adattare le form e più o meno elastiche del regolamento a quelle inOessibil i del terreno. D1:1ijque se i sold8.!ti devono sempre essere pronti alla g,uerra, a maggior ragione lo devono essere i graduati tutti incaricati di condurli; dunque anche a questi non deve mancare in qualsiasi stagione dell'anno l' oppo.rl un i.tà c1i addestrarvi si. (Continua) A. MAZZOI,.ENI Capitano di fanteria.
I COMMISSARI DI GUERRA ~ e - -- -
I commissari di rruerra, prima della prnrnulgazione della legge ,di riordin amento d~ll'esercito del "873, erano bensì assimilali a ,grado militare, ma non erano rivestiti d~l grado effelti;vo di ~ffici_aiti. Quando il ministro Ricoui trasformò il corpo del comm1ssanalo in un corpo di ufficiali, veri effettivi, pareggiandoli in tutto e pe~ tutlo a quelli delle varie armi dell'esercito, si gridò da molte parti .alla poca convenienza del decreto, ali' incompatibilità ~el~a nuova posizione che si conferiva a tali regi impi~g~ti, colla m1:s1one spe-ciale loro affidata. Si addussero delle rag1om che appai entem~n~e -sembrava avessero qualche peso, e fra le altre quella, che la d1sc1plina più stretta, cui i commissari di guerra av 1:~bbero ~ovulo ~a ,quel momento assoggettarsi, reJad~rebbe mollop1u_ar_duo il ;om_p1~ mento, in guerra tutt'altro che facile, della loro m1ss10ne. f r~c1sa. ,mente come il medico, cbe, coprendo egl i pure grado effettivo d1 ufficiale, veniva ad essere, ,quale uomo di scienza, in cert~ modo ,esautorato , e non era più in faco ltà di esporre liberamente, m ma,teria medica, la propria opinione. . . . La disapprovazione d;i quella legge da p~rte dei molti oppositon, non fu mai interamente sopita, e dura anzi tuttora; av_vegnachè_u~ ·f tlo amalo-ama tra ufficiai i delle armi combattenti ed uffici ah pe1 e d 'd b" ,commissari non siasi peranco ottenuto. Eppure sarebbe . es1 era 1. · 0 che un tale amalo-ama si compisse; ma perchè c,ò avvenga 11 O ss1m · 1· ·1 · ,è necessario illuminare quanto più si possa il pubb 1co m1 ilare, l')
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! COMM ISSAR! Or' GUE RRA
affinché si radichi in esso il convincimento che il governo nel sott~meuere a S. ~~. il Re l'articolo della legge relativo ai commissari · d1 g~erra, non i,J era per nulla i:-pirato alla propria fantasia nè al capriccio di Lutto uniformare e pareggiare. ' . A noi ~on_ è dato conoscere a quali gravi considerazi oni si fosse IO allora 1sp1ra_to il ministro della guerra per risolversi a proporre quel decreto d1 trasformazione. Ma investigando le istorie, nnche al pr?fan~ è dato '.'inv_enirne .. E questo appunto noi abbiamo fatto, an1mat1 dal desiderio, c~e 1n noi non verrà mai meno, di cooperare con t~tle le nost1:e debolt forze a cementare le compagini del nostro e~erc1to, che costi tuisce la più salda colonna del nostro ed ifizio naz10nal e.
sario di gnerra che fugge dall'esercito, espone le sue idee riguardo alla quistione. « Il commissario di guerra Salva ha abbandonato l'armata; egli ( ha perduto ogni presenza cli spirito e vede nemici ovunque. Egli « varca il Po e sparge dappertutto lo spavento che di lui si è impos« sessato: crede avere sempre gli ulani alle calcagna; indarno viaggia « da due giorni con apposit o corri ere, nulla serve a quietare la sua « fa ntasia esaltata. Gridando: « si salvi chiJ>uò:. giunge a due ore « da Genova e soccombe il giorno dopo , assalito da violenta febbre, « nel del irio della quale si crede ferito dn cento colpi di sciabola, e « sempre dagli ul ani. Solo il valore delle nostre truppe può contro« bilanciare sì inaudila vigliacch erin. « Tale graYe fatto, cillad ini Direuori , trae origine dalle nostre. « leggi, le qt1ali nel corpo del commissariato di guerra non ammet« tono che impiegati civili, mentre tali funzionari hanno più bisogno « di coraggio e di sentimenti militari degli ufficiali stessi , delle armi " combattenti. Il coraggio cli cui hanno bisogno dev'esser tutto mo(< raie e non si acquista che coll'aver contralto l'abitudine ai peri« coli. Mi sono a questo riguardo co nvinto quanto essenzial cosa sia « lo ammettere agli impieghi di commissari di guerra soltanto indi<< vidui che abbiano fatto più campagne nella linea ed abb ian dato « prova di coraggio. Uomini che ,,aiutano la vila più della gloria e « del prestigio de' loro camerali, non appartengono all'esercito fran« cese. È vergogna il sentir dire giornalmente da individui de!J'am« rriin istrazione mili tare, quanto sieno angosciati : i qnali sen timenti « essi quasi quasi ascrivonsi ad onore». Questa relazione esprime senza sottintesi l'opinione di Napoleone: che difficilmente im commissario d·i guerm può esser biwno dal punto di vista militare, se non ha servito nelfo t1·uppe di li1iea e se non ha fatto campagne. Certo quando la pacE: perdura non e possibile lo avere tutti i commi ssari di guerra che abbian fatto campagne; in tal caso però sarebbe sempre cosa utilissima che i giovani non possano aspirare al l':>,rrado di ufficiale commi ssario se prima non hanno fatto un certo tirocin io nelle truppe, ove maggiori certamente saranno le occasioni di sopportarè le fati che e di mi su rare i pericoli. Riteniamo anzi che potrebbe senza inconveniente alcuno esser soppresso il grado di sottotenente-cominissario, ed essere stabilito invece che l'aspirante al commissariato abbia a percorrere tal grado in un reggimen to di linea.
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Niuno, crediam~, vorr~ mellere in dubbio la grande penetrazione, la conoscenza degli a/Tan e degli uomini, il Latto l'assennatezza delle opinioni, in fatto <li cose militari , di quel ~ran maestro ;;i · gt~erra_ch_e fu Nap~leone . Egli studiò a fondo la qui.stione dei comm1ssar1 d1 guerra; 1mperciocchè, fin o da quando iniziava Ja sua immo'.·tale campagna del 1796, egli avesse a lottare contro quella istituzione, tut_ta borgh~se. La di lui influenza, la grande possanza, non P?te1:on_o v1~cer~ gl, ostacoli che si frapponevano nlle sue chiare e ~rust1~s1'.11e 1d~e 1~ p!·.o~osi_to: la burocrazia e l'in teresse personale fo:se J~110~0 d1 lui p1u Jort1. Prevalse sempre il parere che il com~1s~ar10 d1.~uerra, qual unque grado della gerarchia civile coprisse, Joss avrebbe ocroduto , coperto dalla sua pos·1z10ne · · e1·1 . .anche I. mfimo, . rmp1egato cmle, di una certa emancipazione dalla d' · 1· . 1sc1p ma m1·1·1tare, .ritenendo che solo in tal maniera sarebbe stato mecr1 · assicu·. .. " ro rato 11 _servizio delle sussistenze in guerra. ?ra I com_miss~ri di ~uerra civili , ovvero semplicemente assimilati.' l~a~no fallo IO I talia 11 loro tempo . Citeremo adesso alcuni s~r1u1.d1 quel gran capitano che in quanto riguarda l'arte e J'oraan1ca d1 guerra costistuisce un 'autorità incontestabil e. n .'f.
* * ~ell.a relazione del 25 agosto I 796 spedita da .\filano al diretton o, il generale Bonaparte, citando il grave fatto di un commis-
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Il 6 genriajo 1797 Bonaparte ;:~veva ne' seguenti t~rrnini Direttorio, sempre sullo stesso soggetto. Citiamo questo secondo d~cumento per di mostra.re quanto coraggio, onoraLezza, leallà e spirito· emine\iltemente miJ.itare, si richieggano i:n questo de'ficatissimo servizio del commissariato. E con ciò sarà sempre più provato che il governo fece bene a trasformare il corpo del commissarialo di guerra in un corpo tutto militare, soggetto a disciplina e codice niilitàri. . Que'Sta trasformazione oltre essere un salvaguardia per l'esercito, lo è pnre anche dell'onore e del prestigio dei componenti sless'i del corpo del commissariato; e di una simile trasformazione noi sappiamo per certa scienza che qnel distinto corpo ne andò altero e raddoppiò· di operosità, di zelo e di amor proprio. Ci si perdoni la breve digressione ed eccoci al secondo documento. È una terribile requisitoria; ma la colpa è da ascriversi anche un po' ai tempi eccezionaH. Del resto .il lettore ponderi il documento e gli dia il peso che crede, beninteso dopo aver passalo in rassègna le nostre campagne di guerra fino al 20 settembre ,1870 inclusive. Quartier generale di Milano, 6 gennaio 17~7. << Più io cerco nei momenti cli riposo di studiare le insanabili ( piaghe dell'amministrazione dell'esercito, e più mi convi,nco della « necessità di adottare a tale riguardo un infallibile rimedio. ~ La contabilità dell'armata, presso _il tesoriere, trovasi in no di« soi·dine che fa spavento. « Non vi è modo di ottenere sn alcun oggetto una resa di conti, « ed alla fama indubbia di imbroglione, di cui gode il controUore, « si accoppia l'inesperienza degli altri impiegati. Tutto è venale. « L'armata spende cinque volte più di quel che abbisogna, perchè « i sorveglianti dei magazzini fanno quitanze false, e condividono· ·« coi commissari di guerra guadagni e perdite. « Le prime cantanti d'Italia sono le mantenute cleg\'impiegati am« ministrativi del!' esercito francese. Il lusso, la corruzione e le sottra« zioni hanno raggiunto l'apogèo. Le leggi sono insufficienti: non vi
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« sarebbe d1e un mezzo, il quale convi·ene per istorica esperienza « alla naturadeigoverni repubblicani : un sinclacMo@d una magistra~ . « tura di una o di tre persone, che rimanesse in funzione non più « di tre o cihque gigrni, e che, entro questo breve limite di tempo, « avesse la piena facoltà di farfucilare qualunquesiasi impiegato am« mistrMivo dell'esercito. Una tale magistratura, ogni anno inmis· « sione all'armata, otterrebbe certamente che tutti avrebb·ero cura « della loro pubblica riputazione, ed osserverebbero un certo contegno « non solo ne'costumi e nelle spese ma anche nel loro giornaliero « sètvi?lio. << Il maresciallo dìBerwick fece impiccare l'intendente dell'armata « perchè gli fece mancare i viveri , e questi a noi mancano non di « rado: a noi che in mezzo all'Italia abbiamo tutto in abbondanza, « e che in uli mese spendiamo cinque volte di più. « Non dovete credere per questo ch'io venga meno :J'miei doveri « verso la patria. Ogni giorno faccio arrestare impiegati, facc~o fare « la perquisizione deUe loro carte, vuotare le loro casse; ma 10 non « vengo_ coadiuvato da. nessuno, e le leggi non danno facolt~ abba« stanza a un genetale. per infondere un salutare spavento m quel- . « ·l'orda di furfanti. Perintanto il male diminuisce, e a forza di ar« rabbiarsi , ·di gastigare e diventar cattivi, spero che le cose ab« biano in avvenire a procedere con un po' più di onestà. Petò pen<< sa:t!3, lo ripeto; alla mia idea cli un sindacato . . . . « Prossimam~nte vi spedirò le carte dell'istruzione ti.carico dt un « for'nitore che d'ordine mio è stato arrestato; da tale processo vi « accorgerete che il male ha raggiunto il più alto grado di acutezza « e che abbisogna cli un rimedio sovrano . « La compagnia Plachat ha dato l'esempio in Italia della ve~~lit~ « e della corruzione. Codesta gente hanno guadagna.lo tre m1l1on1 « con somministrazioni fa lse. La co~pagnia è debitrice all'eserci to « per circa 5 milioni di Lasse di guerra arretrate. · « Il tesoriere dell'esercito ha tirato sulla lor~ casa a Genova una « cambiale di 600000 franchi per pagare il .so.i do, e quella dilla fu « tanto svergognata da protestare tal cambiale. Io ho dichiarata « fallita la compagnià, ed ho fatto apporre i sigilli alle loro case a " Livorno ed a Genova. Io vi prego di ordinare a Parigi la cattnra « dei loro agenti . Sono i più grandi borsaiuoli.in Eul'opa, o ci hanno ·«posto .in una critica posizione.
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« T~Lle ~odeste fu~·fan~erie non mi debbono impedire di porvi « sottocchio coloro cne s, comportano onorevolmente.
' · Tra i.commissari di guerra si distingue specialmen(e il cilta· << d'.no Bo'.not ~er. I~ sua o~es~ ri?onosciuta da tutto l'.e~erci.to. Se « vi fosse1o qu,nd1c1 comm1ssan d, gnerra come lui, dovreste dare « ad ognuno 100000 talleri di regalo, e tuttavia avreste "uadaonato « circa '15 milioni». t> n <'.
Cade in acconcio trascrivere qui appresso anche un terzo documento a sempre più dimostrare la convenienza della trasformazione operata dal ministero della guerra, e come inoltre indicato sarebbe ch'·essa venisse anche di più estesa. .
P~rigi ,,.. piovoso, anno VII I (2o gennaio 4800)/ '
« Bonapa:'le yn°:"o co~sole della repubbliça: Esaminato lo scrittq,. « nel quale 11 c,ttadmo V1llers, sotto commissario di marina fornisce
« notizie ad un giornalista, relativamente alla missione:; affi dàta al « contrammiraglio Perréc ; · _« Considerando che sol lauto il governo e in grado di appr~zzare « 1 .pe~·icoli. ~d i. van~aggi che possono derivare dalla propagazione « d1 d1~p~s1z10.111 ò d1 fatti circa un qualunque ramo della pubb!ica « am111101straz1one; · <e Considerando che è dovere di ogni impie"ato militare · civile « e politico, di non avere, circa oggetti che sf riferiscono ~I loro « servizio, altra comunicazione che cogl i impiegati pubbÙci ai quali « so1~ so tto~osti, ~ con. c? loro i quali sono in dovere di cooperare « ali esecuzione d1 ord1n1 che hanno ricevuto· « Ordina quanto segue: ' (e Il cittadino Villers, sottocommiss~rio di marina, è destituito. « Firmato: BONAPARTE » . * •
~a q~1_istione del vettov~gliamento del le truppe iri tempo di guerra è .d, un. 1~p~1-·tanza m~ss, ma. Essa è stata in ogni tempo il pensiero
d1 tutt,
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p,u grandi capitani , perch è ciascuno coroprendeYa di
leggeri che clessa poteva in un dato momento essere quistione di 'Oita o di morte. Dai commentarì di Cesare è faci le scorgere quanto la cura del vettovagliamento avesse occupato i suoi pensieri in parecchie campagne. Ed Alessandro Magno tenne talmente alla sicurezza de' suoi mezzi di sussistenza, che mai, ne' 1 O anni che durò la sua grande spedizione nel gran regno dei Persiani, gli venne dai nemici tagl iato fuori o preso un convoglio od una carovana qualunque-I Tutti i grandi capitani hann o sempre usato ogni cura per non essere gli schiavi dei loro magazzini, e mantenendosi indipendenti dai loro fornitori ocl impiegati alle sussistenze. Annibale impiegò 5 mesi per marciare dalla Spagna in Italia; durante tal marcia mai volle avere un magazzino di deposito a tergo: seppe vivere da sè ; non volle rendersi schiavo di nessuno I Perchè ciò? perchè non si fidava I Si capisce, in tutti i tempi gli uomini moralmente sono sempre stati li stessi; qual ità e difetti uguali. Ma in allora si poteva mettere a contribuzione i paesi per dove si Lransitava, si poteva, come si direbbe rubare a man sall·a. E ciò .si è fatto anche in parecchie dell e guerre del presente secolo. )la ora non si può pi ù fare cosi: le sussistenze devono essere regolarmente acquistale ed assicurai.e, e niuno può far .ciò meglio di un corpo di commissari di guerra che abbia prestigio, ed i cui componenti siano ri,1estiti del grado di ufficiali effettivi ed abbiano piena conoscenza dei bisogni e dei pericoli del soldato. · Conchiudiamo col dire che la trasformazione è stata misura assennatissima ed in perfetlo accordo coll'attuale metodo di condurre le guerre e colla civiltà de' tempi. ~d esprimiamo il desiderio che i risultati corrispondano anche nella prati ca alle elevate idee, co i certamente s' ispirò il Governo nel p1·oporre la legge, che dei commissari di guerra fece altrellanti ufficiali. P IETl\0 VA LLE.
RIVISTA ESTERA
R !VISTA ESTERA
(
FRANCIA I FRANCESI AL MADAGASCAR NEL 1884 E 1885.
I. - ('188~).
Questo racconto si riattacca alla parte pubblicata nella Rùnsia M'f!,· tare, puntata di luglio •I 884. Abbiamo lasciato l'ammiraglio Miot; cl)e da poco era giunto (8 maggio 11884) nelle acque di Madagascar, in atte'sa di
rinforzi, per bloccare effetlivamente tutte le coste dell'isola, come aveva· annunziato di voler fare. I suoi predèces:;ori avevano bombardato quasi tutti i luoghi abitati che sorgevano sulle spìaggie, ma è ·più facile bom. bardare che bloccare; avvegnacchèil blocco debba farsi contemporaneamente sn grandi traili di cc,sta e il bombardamento possa farsi suècessitamente su diversi punti . Perciò i pochi legni, che erano bastati ai suoi predecessori per il loro còMpito, non bastavano a lui per il suo . . Quando col primo trattato tra la Francia e la Cina (tratt.atQ di TienlSin, 11 maggio 1884) parve che ogòi questione in Asia fosse Unita, il governo francese aveva pensa to, per un momentò, d'impiega1'e à-1Madagascar una buona parte delle t_ruppe richiamate dal Tonchino e delle navi richiamate dai mari cinesi; ma l'affare di Bac-Le (13 giugno 1884), rioprendo la guerra colla Cina, aveva mandato a vuoto tutti i disegni riguardo al Madagascar. Le truppe e le nilvi già partite per quest'isola, o pronte alla partenza, ricevetLero pertanto un contrordine, e solo coutinuò la sua rotta un trasporto (Vùih-Long) con uu battaglione di fucilieri di marina· (600 uomini)" che giunsero a Madagascar il 26 giu~no. Dalla Francia si spedirono inoltre truppe di complemento per riempire i vuoti fatti, non dal nemico, ma dalle febbri, nelle otto compagnie di fanteria di marina, le quali furono portate all'effettivo di 1M uomini ciascunn. Si continuava frattan to ad organizzare creoli nelle colonie francesi; s'in · tendeva formarne un batuiglione di mille nomini ; ma ques_to numero non venne mai raggiunto.
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La flotta aveva avuto il rinforzo di due piccole scialupp~ pei _siti di ~ poco fondo (Redoute e Tirwillettse) col le quali il numer? ?et, leg~ 1 !:~la squadra era stato portato ad ·I ·I ~on M pezzi e_2ì?O uom1_m ~ equ1.~aoo1~· ,, La truppa da sbinco consisteva 111 8 compagn1~-d1 fon tena d1 mai ma e 11 .detto-battaglione di rucilieri giunto dal Toncl11no. Avrebbero dovuto essere in tutto circa •1800 uomini, ma le febbri ne tenevano sempre un b_uon terzo uel\'impossi bilitil cli far servizio. Vi era poi il cosidetto battagl10ne · di creoli, 500 uomini circa. . . . . I Francesi occupavano vari punti sulla costa. Pnuc1p,al1 fra_ ~1uest1 Tamatava e Mnjunga (1). S'intendeva occupare fortem~nte I estrem1ta n~rd dell'isola e farne base di operazioni verso l'interno . S1 doveva,no costnme strade e fortini; i disegni erano stati fatti a Parigi ed era partitn. u~a nave carica di materiale e di strumenti; ma questa nave (vapore Assiria~ fece naufragio, il ~O luglio, presso l'isoh, della Provvidenza e non s1 mandò altro. Perciò durante il 188/~ non si fece a Madagasc~ r uu Ila o P?~ chissimo di quanto si era progettato, e le operazioni continuarono. pm rimessamente che nel 1883, perchè vi erano meno bombardamenti da 1
fare. d · d. Gli Hovas tenevano sempre il loro campo principale a una _ozzma 1 chilometri, o poco più, da Tamat~va . Le pnludi, . che I~ copnvano sul fronte, obbligavano i Fram;esi a fare un lungo giro ogniqualvolta vo~~~. vano attaccarlo. Il che riusciva di grave d:mno per la consegueute neces~ sità di pernottare all'aperto in siti d'aria micidiale. Più volte nel 1883 1 Francesi avevano fatto ricognizioni offensive contro questo campo ec~ntinu:wano n forne, nel ,188i, senza grande risultato. Lo stesso avveniva · a Majnnga, dove i Francesi occupavano la località d_i quest~ no~e su~ mare, e gli Hovas occupavano posizioni nei dint?ro1. S~gl1 altn punti della costa i Francesi avevano qua e là qualche p1ccolo d1staccamento, e · non pare che gli Hov:is avessero di con_tro forze d'.import:mza. Quand~ qualche nava francese da guerra appariva davan~1 a quakh~ trallo cl_ costa le popolazioni si ritirayaoo nell'interno, lasciando che ~ FranceSI bombardassero od anche scendessero a terra se loro gnrbava; ritornavano · poi quando la nave era partita. Trattandosi di Hovas che poco av~van~ · da portarsi appresso, e di villaggi che non ~alavano le bo~be l~nc1atev1 dlii Francesi, questa ritirata nell'interno e ritoruo sulla sp1aggw poteva essere per loro un disturbo, ma non era un grave danno . ( t ) ,lloJunga., detta anello ,l/a,d.sa,iga, 0 Mojanga, si trova sull~ costa nord-ovest dol· l'isola di Madagascar all'ontrata della baja Bomlleto~. . . 1 I' por· o del 'l'am.atlwa si t rova sulla costa orientale, ed è il porto princ,pa e eD . em. '., · ·· ,. (Nota delta 1rezione,. commercio coli interno dell isola.
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E un disturbo pili che un dano,1 era pure il blocco, che, se rovinava il commercio di qualche negoziante europeo e privava la regi~a del Madagascar di alcuni cespiti di entratn, era appena sentito da/la popolazione. Quando (map;gio 1884-) l'ammiraglio ?1Iiot dichiarò di yoler estendere il blocco a tuLla la costo dell'isola, si levarono molti reclami, specie da par\e degl i Inglesi; ma siccome poco appresso si quetarono, cosi dev~ ritenersi che il blocco esteso da Miot. a tutta l'isola non pesusse mollo più di quel lo esteso da i suoi predecessori ad una parte sola; nè poteva essere altrimenti, visto lo sviluppt' di coste dell'isola e l'esiguità della fl oua di cui dispoueva l'am mirnglio MioL Oramai era evidente che questa facceodn del Madagasca r non poteva ultimarsi, se non andando a Tanaoarive( 1), città capitale postn nell'interno dell'isola, o accomoda:_idosi alla meglio con un trallato che concedesse nominalmente alla Francia ciò che domandava, e lasci11sse effettivame?te le cose come erano prima . La marcia su Tnnnnari ve era l>ensì nei progetti, e forse (du ra-odo in Francia il ministero Ferry) sarebbe sta ta po$ta ad effetto appena risotwf'e questioni colla Cina ; mn le diffi coltit erano molte, e principal i fra qudstc, non già la presumibile resistenza del nemico, ma la distanza, la manc:inza di strade, e la mala ria. Perciò questa mnrcih rimnse in progetto, finch è ve1rne un ministero che preferì l'altra s_oluzione; intanto si conLinuò lo stesso sistema dell'anno precedente. Il 28 giugno partì da Tnmatava una ricognizione composta di un · e.enti on io d'uomini di fanteria di marina, ,J'.2 c.wnlieri e un codnzzo di Sakalavi (indigeni nemici degli Hovas (' nrruolati dni Francesi per fare .i servizi di fa tica) (2) . Questll ricognizione si diresse a Fmifotle, localitil viciua agli accampnmenti degli Hov11s, e tornò indietro a tarda sera, portando seco no prigioniero, pi ù la notizia che il nem ico avev11 costrutto del trinceramenti , e nveva dei cannoni io baueria; ciò che si sapeva d:i molto tempo. Un'altra ricognizione simile si fece il 30 giugno senza miglior ri sultato. Si mancava di mezzi di trasporto e sopratlutto di muli. I Sakalavi, che ne facevano le veci, non disimpegnavano bene il loro servizio. Tutte le corrispondenze da l flfadagascnr dicevano che, senza muli, ogni opèrazione nell'interno dell'isola era assolutamente impossibile. In Francia non tutti erano persuasi che nl )fadagascar, anche senza muli, non si potesse far molto di più; perciò si erano già cambiati vari
ammir:-gi i e si cominciava ad essere poco conteo Li di. )1iot. Il 2 I luglio ·I 88i erano andati in discussione nl Parlamento i crediti chiesti dal governo pel Madao-ascar, e la relativa commissione parlamentare, sentiti, come ol solito, t'reduci da quei paraggi, avevn proposto di accordare i 5 milioni richiesti; ma rormulnodo in pari tempo un programmn secondo il qunle le operazioni del )Iadagascar. dovevano essere cl i due specie: le une rig~w~danti un'nzione di o-nerra provvisoria allo scopo di far riconoscere I dio d . ri tti della Francia; le altre riguardanti l'esercizio permanente i questi diri tti. L'azione di guerrn comprendeva il blocco dell'isol11 e la di;;truziooe di tutti gli stnbi limen ti degli Hovas sulla costa; ma la distruzione essendo ormai quasi compiuta, il più, secondo i commissari, era fatto, e non rest.ava se non il blocco, che doveva mettere fìne all'intervento degli Hons in tutti e)o-Ji scambi commercia li dell 'isola c9l di fuori. • • Per fare questo blocco e tenere gli Hovas lontnni dalle coste, 1 commissari credevano che fossero sufficienti le 1•I on vi coi 2220 uomini d'equipaggio di cui disponeva l'ammiraglio Miot; ma pore cho l'nmmira glio fosse d'opinione differente. I commissari credevano ' inoltro che l'occupazione di alcuni punti della costa e il hlocco degli altri sarebbero swti un mezzo surcìciente per far riconoscere i diritti del la Frnncia; ma parn che io ciò fossero d'opinione differente gli Hovns . La commi•ssione insomma propose un vero piano di campagna, indicando minutamente ciò che si do,·eva fare . Il Governo rispose che chi si trovàvasul luogoera ingradodi giud icaremeglio dei commissari; ma non disse ciò cl1e intendeva di fare lui , nè clii era sul luogo . I crediti furono votati, ma la discussione non portò luce SL!ll'argomeoto e la situazione n :Nladagascar l'imase la stessn. Il Governo oramai comprrndeva che per la conquisi.a dell'isola sarebbero stati necessari •I 5 o 20 mila uomini, e ben altri fondi che 5 milioni; ma siccome queste forze non si volevano mandare, e questi fondi rroo si volevano chiedere, .nè dire che eraoo necessari, per non sentirsi rispor.dere che si era cominciata un'impresa senza averne calcolato le difficoltà, così si lasciò che i commissa ri facessero progetti, e si tirò innanzi come prima , nspettando ~ nsiglio da.gli avvenimenti. I milioni chiesti e accordati servirono, come I prececlant,, a mantenere lo stMtt quo. . . . . Mentre in Francia si discuteva, a i\1aclagascar s1 trattava cogh Hovas e coi loro nemici. Uuo di costoro, certo re Tsialana, venne in agosto a visitare il comandnnte fra ncese del presidio <li Nossi-bé (4 ), dichiarandosi pronto a marciare contro gli Ho,1 ns ; ma si capisce che egli in t.endeva mar~iare,
(!.) Tananarive, o Antanana,·ivo, capìt.ate dell' J,n.e1·ina o Emi1·11è, paese degli Hovas, che forma il contro dell' Isola. (1V. a. D .) (2) I Sakal4vi formano una delle più numerose rra le popolazioni indigeno del :\la· (N. cl. D. ) dagascar e occupano tre quarti della 1.0na occ.ident.ale dell'Isola.
(i) Nossi-bé, isola che insieme ad altre tre minori forma un piccolo arcipelago sulla (N. cl. D.J costa nord-ovest del Madagascar; e oggidi appartiene aUa Francia.
ESTERA RIVISTA
~ come
marciavano i Sakalavi porta-bagagli, cioè dietro i Francesi. Questi re nemici della. regina avevano per massima essere megl io prendere dai .:Francesi oro .che piombo, m_a. senza ar.rischiare la pel.le. ~ ~i . omaggi ~i . quesLi re venivano telegrafati m Francia, come avvemmeqt1 1mportant1; ma salvo l'impressione che potevano fare sul pubblico, no\i valevano la ·· spesa dei telegrammi. Le piccole trattative non impedivano le piccole operazioni . Non potendo operare nell'interno, l'am miraglio Miot, imitando i suoi predecessori, ricominciò le oporazioui sulla costa. Il 2:2 agos-to·, in punì. ~ ziooe (dicesi) di alcuni colpi tirati contro uo bastimento francese, bombardò la città o villnggio di Mananara ('I); ma dovette accorgersi che erano ,. bombe sprecate. Oramai in questo genere non v'era più nulla n fare, e .. l'esito aveva dimostrato che con questi mezzi non s'otteneva alcurt effetto. Nello stesso mese (ogosto 188~) si cominciò a mettere in esecuzione il , progetto da gran tempo formato di stabilirsi nell'estremità nord dell'iso13, : per farsi qui vi una base d'operazioui verso l'interno. 1 '8 agosto s.i occupò _ A10bumandiru, sulla costa occidentale, nella bain di Pasrnndava, 4Yrimpetto a Nessi-bé. Il 5 settembre seguì l'occupnzione deMa magnifié'a liaja • di Diego-Suarez alla punta nord. Ma !'ammiraglio l\'Iiot non tardò ad a\'· vedersi che, dopo tante occupazioni, non gli restava più un nucleo di truppe : surficiente, non diremo per avanzarsi nel!' interno, ma neppure per re:-· spingere il nemico se avesse auaccato. Por il che fn giocoforza fermarsi anche su quesla via. Ma appena si ferm:wono i Francesi, cominciarono . gli Hovas. I qua li il :29 ottobre attaccarono i posti fran cesi nel la boia di ~ P3ssandava: Le guaroigioui respinsero questi attacchi ed inseguirono il . nemico per no tratto di via, poi esse 1.ornarono ai loro posti e gli Hovas ·, fecero altrettanto. In quest.o mese ricevettero i Francesi nuovi rioforzi, poco più del necessario per riempire i vuoti faui dalle mnlattie; il bat· 1.. taglione dei creoli giunse ad avere 600 uomini. Il ,\. novembre la guarnigione di :iVIajunga fece una ricognizione; incontrò il nemico e lo respinse, perdendo essa 4. uomini ('I morto e 3 fe, riti); molti più facendone perdere al nemico, se dicono il vero i dispacci. ,., Jl 27 novembre l'ammiraglio iV.Liot procedette all'occupazione di VC1hemar sulla cost.'l. orientale e di un forte che si trovava nelle vicinanze. L'ope• razione riusci senza perdite, il che sembrerebbe indicare che si occupa· ,· rouo posizioni disoccupate. · Ma in questo nuov,) possesso vennero poi i Francesi còsi tormentati dagli .Hovas, che dovf.lttero fare una spedizione per allontanarli, togliendo loro (·I) .llananara
o
.lla11anahr,
sulla costa nord-ost dell'isola.
( _V.a. D.)
,i.65
l'altipiano d'Andraparany che ancora possedevano nella pai-te nord dell'isola. La notte del 5 dicembre cominciò la marcia. Erano 300 Francesi seguiti da ·1200 ausiliari indigeni, che porta vano i bagagli e str3scinavano un pez.zod'artiglieria. Verso mezzogiorno giunsero ai piedi dell'altipiano ~ cominciarono a salire, scacciando il ne~ico che faceva debole difesa, nascosto fra i cespugli. Giunti io cima, si trovarono davanti al villaggio Manjntakombo difeso da un largo fosso , al di là del quale stavano gìi Hovas. Dopo qualche fucilata sul fronte, i Francesi avendo conosciuto che la posizione era girabile, l'attaccarono sul fianco; gli Hovas si ritirarono dal fosso, dal villaggio e da un vicino ridotto, fuggendo giù per l'altro versante dell'altipiano. Non si poteva domandare di piu. Gli ausiliari indigeni, che non avevauo contribuito all'attacco, contribuirono all'inseguimento. Questa operazione era costa ta ai Francesi (per quanto dicono i dispacci) solo uo morto e tre feriti; il nemico avrebbe perduto duecento uomini. Così podroni di Passandava e Vohemar; i France.si, sulla fin e del 4884-, possedevano le due estremità di una linea di circa 200 chilometri che taglia la punta nordica dal resto dell'isola. Su questo tratto di terreno intendevano sempre, come sull.1 fine del 1883, raccogliere i rinforzi q,uaudo il Governo avesse creduto di mandarli, e da qui prendere le mosse per procedere verso l'interno dell'isola. Frattanto vi era inazione quasi Cl)mpleta, gli ammalati erano molti, il commercio nullo per la regina ed anche pei Francesi.
II. - 1885.
L'anno nuovo trovò press'a poco la situazione che aveva trovato il vecchio. Solo i Francesi avevan :> qualche punto di più da guardare. In principio del 1885 le loro forze erano le seguenti: · 8 compagnie di fanteria di marina con un effettivo di 450 •1200 uomini ciascuna 600 o <,on:ipagnie IJ,i fucilieri di marina 625 ~ battagl ione di creoli dell'isola Reunion mo 4 mezza batteria di fanteria di marina 1'50 Gendarmi Totale 2675 Vi erano poi un migliaio d'a11ruol,ati indigen,i d'ogni risma e d'ogllli conio.
,1-67
ESTERA RIVISTA 466 Ancorati nelle baie, o in crociera davanti alle coste, si trovavano i seguenti legni: Naùide, incrociaLoredi ·1•c1asse, con 2.0 pezzi e uomini cl( qui p. ,i ,i.5 364: Forfait id. di 2' id. con 115 id. e id. L'imie1· id. di 3' id. con 6 id. e id. - · H>6 di3a id. con 6 id. e id . ·156 Be<mtemps id. 72 id. con 4 id . e Capricorne , cannoniera 62 id. id. con 3 id. e Chacal id . 62 id. con 3 id. e Piq·ue ·100 id. con !~ id. e avviso B·isson, 88 id. id. con 3 id. e Boiirsa·int 0 26 i_ d . ... id. e scialuppH con .Redoiite, 0 26 id. e id . con ... T-i;raillesiie id. 23:2 id . Creiise, trasporto con 2 i<l. e 230 id. con fi. id. e Garonne id. 220 con 2 id. e id . Qor1·eze id. 54id. Yienne , avviso-trasporto con 2 id. e 56 id. Jlfoselle id. con 2 id. e 84id . Se ud.re id. con 6 id . e 55 id. Caravane id. con 2 id. e 85 id. Nievre 1d. con 4 id. e 85 Allier id. id. con 4 id. e Totale uomini 2658
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..
Colle fo rze di terra i .Francesi occupavano i punti che abbiamo già indicato; colle navi sostenevano le diversegu3rnigioni , mantenevano le CO · municazioui di queste tra loro, coll'isola Reunion e colla madre patria; bloccavano alla meglio le coste e bombarda vano di tanto in tanto qualche località. A causa della piega alquanto minacciosa, che, sul principio del 11885, avevano preso gli affari della Cina e del Tonchino, il Governo francese credette di tenersi, a Madagascar, in una certa riserva e star pago dei possessi che aveva . Tanto più che fino a luglio non cominciava la buona stagione. . Corsero adunque sei mesi d'inazione, ma non di riposo; perchè mal non si riposa colla febbre e la dissenteria. Le quali dominavailo talmente che alcuni riparti di truppa ebbero perfino 1'80 ¼ d'uomini indisponibili ('I). I pochi che si tenevano in piedi stavano a guardia dei posti, mentre gli arruolati indigeni lavora vano alle fortificazioni . Lo stesso battaglione dei (!) Avenii· milifaii·e del 6 h1glio i885.
J..
• I
creoli fu ridotto a poco più che la metà. Volti di questi volontari finivano il tempo dell'arruolamento e domandavano d'andarsene; nuovi non se ne presentavano. Si arruolarono in maggior copia Sakalavi ed Antakari (1). Di questa gente non ne mancava . Costoro, per ingraziarsi i Francesi, s i mostravano furiosi contro gli Hovas, ma la loro bravura non era all'altezza della loro ferocia . Me.otre a Madagascar, aspettando la buona stagione, si battevano i denti per la-febhe, in Francia i giornali discutevano i risultati di UD' inchiestà sul Madagascar che s'era fatt3 fin dall'anno antecedente, e passavano in rassegna le varie opinioni espressf~ dagli interrogati, per vedere se qual cnno avesse dato il bandolo, ma non si trovava . Generalmentll si era d' accordo nel dire che bi~ognava procedere con energia; molti sostenevano che quando gi'i Ho vas fossero ben persuasi essere la Francia decisa di far valere ad ogni costo i suoi diritti, li avrebbero riconosciuti, anche senza çhe si andasse a Tenariva. For3e era vero; ma per far entrare quest.a persuasione nella testa degli Hovas, non bastavano nè il blocco nominale, nè i piccoli bombardamenti; bisognava mettere in campo altri mezzi, che o no1j si avevano, o non si volevano adoperare. L'11vewir wilitaire ed altri P1ì6ponevano che, per isolare affatto Madagascar dal resto del mondo, si mandas~e in quei paraggi quanto esisteva ancora di vecchi bastimenti a vela, i q·uali, muniti di scialuppe, avrebbero trovato laggiù un utile impiego . .Forse era vero; ma per far muovere vecchie e.areasse, ci vuole più che a far muovere bastimenti nuovi, senza poi ritrarne lo stesso utile. Perciò neanche questa bella idea ebbe un principio di esecuzione. Nei primi di marzo giunsero a Madagascar alcuni rinforzi, fra coi uoa compagnia, che ru poi mandata a Diego-Suarez per dare il cambio al battaglione fucilieri di marina; il quale era così mal ridotto, che nel successivo mese di settembre ftt giuocoforza farlo ri mpatriarn. Anche due legni, Becmtemps e Dtip1·è tornarono in Francia per riparaziooi. A riempire i vuoti nel corpo di spedizione e a dargli la forza necessaria per ricominciare, se non per finire, le operazioni, si spedirono di Francia e giunsero a Madagascar, fra agosto ed ottobre, altre nove compagD ie di fanteria di marina (portando così il numero di queste a 17) e nello stesso tem po, essendosi conchiusa la pace con la Cina, si fece passare, dall'A sia all'Africa, prima un battaglione ed una batteria, poi altre truppe in varie riprese, sicchè la forza nominale, del corpo di spedizione salì ad oltre 5000 uomini. 1
(i) Antal.a,ri o Antaluwani, a ltra popolazione indigena nella parte settentrionale del Madagascar. (N. d. D.)
31 -
ANNO ),XXI, VOI.. lii.
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Rl VlS1'A
E STERA
La flotta ebbe il rinforzo dei seguenti legni:
Nielly , incrociatore di 2• classe con16 pezzi e 263 uomini d'equip. Jl'audrcil, id. f6• id. coo id. e 156
6
Scorpio-n,cannooiera , Bou,·donnais, avviso Rornanche, id.
con 4 !d. e 70 con 3 id. e 88 con 4 id. e 85
td. "d.
d. id.
Erano molti, ma non bastavano. Se avesse durato in carica il ministero F:erry, ne avrebbe forse mandato degli altri ; ma i suoi successori, meno teneri delle spedizioni coloniali, dichiararono alle Camere che, accettando la shu11zione come l'avevano creata il Governo precedente e i voti parlamentari, non avrebbero spinto ulteriormente le cose per la medesima vi~ . Malgrado ciò, il 1885 non fu , a Madagascar, così poYero di combatllmenti , come dall'accennato programma-si potrebbe supporre. )fa la colpa non fu tutta dei Francesi. Durante la catti va stagione gli Ilov11s avevano profittato dell'inauività del nemico, per armarsi, istruir~i e forti fi carsi_. Armi e munizioni oe ricevevano dall'Europa e dall'America, malgrado 11 blocco· is~ruuori e direttori delle for tificazioni , dall'Inghilterra . Nè si limitar~no alla difesa. Il '30 aprile assalirono con 8 a 1O mila uomini la città di Majunga e, quantunque respinti, mantennero .l'in vestiment?· Anche davanti ad Amboaniu, Vohemar e Diego-Suarez si radunarono in crrandi masse, e misero a ferro e ·a fuoco le terre abitate dai protetti dei Francesi. Questi non potevano uscire dai loro posti, senza essere altaccati. Nei dintorni di Diego-Suamz fu coltn in imboscata una pattuglia, Presso ·questa localit;, cbe era il principale stabilimento dei Francesi noi nord de\l'isola, tenevano gli Rovas la posizione di Aolombuk, dove ave· vano :;tabilito un piccolo campo. L'ammiraglio Miot lo fece riconoscere :1 29 aprile. A tal uopo vennero sbarcati nelle vicinanze due piccoli distaccamenti; i quali per due strade diverse mossero verso la posizione degli Hov<1s, e, ricevuti a fucilate, tornarono indietro colla notizia che la po- . sizione era buona, e gl i Hovas numerosi e bene armati . Frattanto era cominciato un nuovo periodo di trattative, condou.equesta volta sul serio da una parte e dall'altra. Ne era intermediario certo signor Maigrot, creolo oriundo francese , che copriva la carica di console d'Italia; però questa sua qualilil non entrava per niente nelle trattative. Dopo mol te discussioni, il ministero di S. M. Ja regina1Ranavalo formulò le sue proposizioni; le quali su per giù er<1no le seguenti : La F r:rncia ricono~cerà la sovran ità dell:i regina in tutta l'isola e l'autonomia del regno. La successione al trono sarà regolata ~econd? le leggi e gli usi del paese. Le truppe francesi si ritireranno dai punti. che attualmente occupano . .La Francia aiuterà la regina (ove essa lo ch1egga) a
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ridurre all'obbedienzn i sudditi ribelli. I Francesi rinunzieranno al diritto di propietà assoluta sulle tGrre, sostituendovi concessioni a lunga scadenza. In compenso di tutto ciò Madagascar accetta l'alta garainzia della Fran('lia, cioè si obbliga di non conchiudere trattati coll'estero senza il consenso della Francia. L'ammiraglio Miot, autorizzato dal suo governo a trattare, accettò tutte queste condizioni, compresa quella di ridurre all'obbedienza della regina i sudditi ribel!i, cioè a dire i propri alleati; ma propose che alla p(\rola alta gciranzia si sostituisse la parola protettorato, siccome più propria ed espressi va . Gli Hovas che sono più fini di quanto si crede, non volendo urtnre la suscettibilità dell'ammirnglio Miot in fatto di lingua, osservarono rispettosa mente che la parola protettorato non aveva la sua corrispondente nel dizionario della lingua malgascia, e che perciò bisognava restar paghi nll'alta gara,rizia. Rispose Miot che mettessero nel testo malgascio la pHola che vo levano; ma cho si mettesse la parola protettorato nel testo frnncese e che quesìo solo facesse fede nelle quistioni diploma tiche. Gli Rovas non 11ccettarono, e le trattative furono rotte verso la metà di ogosto . . Però avev11 no giovato a qualcosa; mentre si questionava sul dizionario, erano giunti o stavano per giungeretntti i rinforzi che il Governo francese av~va voluto accordare. Si ripresero adunque lo operazi oni e si cominciò con un piccolo ·bombardamento. Toccò questa sorte a un villaggio che non trnviamo sulla carta, ma che i Francesi hanno trovato sulla costa esi chiama Manaugary. Dicesi che vi fosse sbarcato un carico d'armi. Più importante fu l'operazione che ebbe luogo qualche giorno appresso nella baia di Possandava. In rruesl(l, tenev11no i Francesi un.posto ad Ambumadir·u, e non lunge da ossi, tenevano gli Hovas un campo ad Andramiv11. li paese all'intorno è nbitato da Sakalavi. li 2i agosto gli Hovas che, quando non possono battere il cavallo, battono la sella , come s'usa anche in Europa, uscirono dal loro campo, invasero i villaggi Sakalavi e li misero a ferro e a fuoco. Il capitano comandante il posto di Ambumadiru, saputa la cosa, credette suo dovere vendicare gli alleati, e dare ai nemici una lezioue immediata che tocrliesse loro là voglia di ritentare la prova. Partì il mattino del 26 agosto, 0 co n 50 Francesi e 70 Sakalavi e dopo breve nrnrcia trovò gli Rovas in una posizione quasi inespugn:ibile, dietro un burrone sul cui ciglio avevano messi in batteria quattro pezzi. S'impiegò tatto il giorno a riconoscere la posizione, scambiando fucilate da lontano, senza farsi gran danno. All'iudo mani il ca pita no disperando di riuscire nell'impresa ea vendo gii1qualche uomo ferito, si disponeva alla ritirata, quando gli Rovasebbero la cattiva
ESTERA
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IIIVISTA
idea di circondarlo. Scesero in gran numero dalla loro erta posizione ed attaccarono il distaccamento francese, che aveva scelto benissimo la su.:i, e dal quale furono respinti. I Francesi poterono ritirarsi, lasciando sul campo 2 morti e portandosi appresso ·I 1 feriti, fra cui _il c,i,~itano; il quale, dall 'impicci o in cui s'era messo con poca prudenza, !:-1 c31~ò con molta bravura . Assaì più gravi furono le perdite degli lfovas, an/che senza credere al corrispondente della République Francaise, il quale narra che i Francesi ('120 uomini in tutto, compre6i i Sakalavi, i feriti e i morti) hanno messo fuori di combattimento, con una sola scarica, 200 nemici . Di questo fatto onorevole ai Francesi, ma che non fu un successo per nessuno, gli uni e gli altri si attribuirono il successo. Pochi giorni dopo, due scialuppe cannoniere, Redoute e Mitrai (leiise, partirono da Majunga ed inoltrandosi nel paludoso fiume Betz1buk~, bombardarono un accampamento che il nemico teneva presso ·M:aranvai. Se non l'avevano fatto prima, si è unicamentP., perchè non sapevano di poter penetrare nel fiume. L'unico risultato si fu che gli Hovas si tirarono un poco più in là, ptff modo da essere fuori portata. . . ~ Ma il fatto più importante di tutta l'annata fu l'attacco dato dai Francest <4T settembre 1885) alla posizione di Fara fatte. Il quale fallì completameiite ed ebbe le stesse conseguenze, eh~ poco tempo prima, sopra un altro campo, avevano avuto _gli insuccessi di Lang-son: la pace. _ A Fàrafatte, com'è noto, avevano gli Hovas il principale dei loro campi fortific:iti, dal qude tenevano in scacco Tamatava, il principale degli stabilimenti francesi a Madaga scar. Più volte. negli anni precedenti si era tentato di scacciare gli Hovas da questa località, e non vi si era mai riusciti: e una delle cause dell'in5ucces~o ( di quel lealmeno che si adducevano) era ~empre stata la difficoltà di ben riconoscere la posizione. Ma qu:'st~ doveva ormai essere riconosciuta, e s'ernno fatti grandi preparativi; qurnd1 il successo si riteneva sicuro. Ed è forse appunto per tale sicurezza , che si era tenuto forte nelle trattative. · La posizione degli Hovas si estendeva per 16 chilometri, parallelamente alla costa, distante da questa 1 chilometri, sopràuna linea di alture. Era protetta sul fronte da paludi, davanti le quali si stendeva un terreno mol!e e pieno di rigagnoli, e attraverso ad esso correvano pochi_senti~ri._Le ri~ coonizioni avevano dimostrato, che per uno di questi si roteva. girare il fianco destro della posizione ed attaccarla alle spalle. Detto sentiero traversava un largo fosso sopra un ponte di piroghe, detto il passo di Saha~ mafy. Intendevano i Frauce$Ì impossessarsi per sorpresa o per_forza di questo passo; dopo di che sarebbero stati alla metà dell'opera. S1 sapeva che questo passo era fortificato, ma µon si credeva di trovarvi grande resistenza. ~
Il ,J Osettembre alle 4- 112 aut. una colonna lasciò Tamatava nell'ordine . seguente: Avanguardia: un drappello di gendarmi ; un battaglione di fucilieri di marina; Grosso: un battaglione di fanteria di -marina, mezzo battaglione di creoli e quattro pezzi. In tutto (compresa l'avanguardia) HOO uomini; In coda:un convoglio di viveri e di munizioni guardato da .Sakalavi e da Antnkari. Comandava l'ammiraglio Miot. Il teneno era sabbioso; la colonna procedeva lentamente.e si allungava molto. Alle 6, una batteria avanzata aprì il fuoco contro il fianco della colonna. Le risposero da mare alcune cannoniere che si erano fatte accostare il più possibile. .l\ia per la distanza, o per altra ragione, i proiettili volavano da una p:irte e dall'altra senza far danno. Erano fuochi d'artifizio, non di combattimentÒ. La colonna, proseguendo la sua via, s' inoltrò nel terreno paludoso e verso le 9 antimeridiane venne a trovarsi a 700 metri dalle palizzat.e di Sahamafy. Dalle quali edai retrostanti parapetti, aprirono gli Hovas un fuoco d'artiglieria e di fucileria più efficace che quello della batteria lontana . I Francesi mi$ero in posizione i lor,) quattro pezzi é aprirono il fuoco cont.ro le palizzate; intanto la fanteria tirava contro i difensori di esse. lVIa nè. questi le abbandonarono, nè l'artiglieria francese potè aprire la breccia che anzi controbattuta da quella degli Hovas, superiore per numero, dovette ritirarsi. La fanteria continuò a ,-parare da posizioni coperte fin verso le 3 po meridiane, cercando un passaggio per dare l'assalto. Ma non fu possibile . trovarlo. Allora l'ammiraglio M:iot si decise alla ritirata. Aveva 1 ufficiale e 5 uomini di truppa uccisi, 4- ufficiali e 32 uomiui di truppa feriti. Le perdite degli alleati non sono indicate e neppur quelle del nemico; queste ul time i Francesi naturalmente non le conoscevano . Gli Hovas inseguirono, cagionando altre perdite al convoglio e alla sua scorta . Sul fare della sera la colonna rientrò in Tamatava. Contemporan~ameote a quest'atlacco, per distrarre l'attenzione del ne• mico, i Francesi ne avevano finto uno contro l'altro lato della posizione. A tal uopo un legno aveva sbarcato, io sito opportuno, 200 Francesi e un certo numero di alleati; i quali si rivolsero contro il villaggio di Ampassimandur, a cui gli Hovas appoggiavano la sinistra. Ma questi (consigliati, dicesi, da alcuni Inglesi elle erano fra loro) lasciarono ai Francesi detto villaggio e fecero massa sul punto del vero attacco. Ali' insuccesso di Sahamafy si diede il nome di ricognizione; l'am -
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RIVIS1lA
mjraglio Miot scrisse d'avere riconosaiuto l'importanza delle nuove linee degli Hovas e la solidità del loro armamento consistente in fu cili 1RemiJ1gton e molti cannoni di gr.ande portata . D?po questo riconoscimento, gl i Hovas divennero intraprendentissimi. « E impossibil ~(dice il corrispou~ente della llépubltiquef1rançai~e) descrivev~ !'eb~1iiza e la stip~rbia degli Movas dopo questo fatto. Uscirono da tutti a lati, msi;igueud.oc1 con una ,precipitazione che a molti di loro costò la vita. E ano così persuasi di averci battuto e messo in rotta, che si avvicinarono a Tamatava per bombardarci, e nella notte ci banno infatti mandato un certo·numero di ptoiettili. ·ora .ci tengono più blocca ti che ,ma i. Immaginate la collera del corpo spedizionario ecc. ecc. » iDeLto corrisp,lndente (non sappiamo con quanta r:igione) atiribuisce l'insuccesso dell'operazione di Sahamafy all'a,verla comandata un ufficiale di marina. Dice che nessun ufficiale deH'esercito sarebbe andato ad urtare con ,\. piccoli cannon i contro for tificazioni stabilite da anrii e armate di artiglieria di lunga portata . Gli ufficiali di marina aredono sempre i a.vere appresso i cannoni che lasciano a bordo . Il 13 e il •I .i settembre gl i Hovas si aVYenturaroùo davanti a Tamatava persino nella zona battuta dai can noni revolver. Il ·I 4- ottobre assa ltarono di noue, nelle v.icinanze di I\'lajunga u,n forte tenuto dai Francesi; ma vennero respinti. :Per frenare ta le Lracotanza l'ammi raglio Miot ,non aveva . altro mezzo che cercare qualche vil,laggio sulla costa ed una ragione per applicarvi il solito trattament~. Era più faci le trovare la ragione, che il villaggio. Si fn abbastanza fortunati per trovarne dne, e col bombardamento di questi finì la campagna, anzi la guerra. Ao-li ultimi di ottobre ern comiociata la catitiva stagione e s'erano riprese le tr:uative. Il signor Mai.grot correva da Tamatava a Tanariva e vice- · versa. La 1~icognizione dell'ammi raglio Miot aveva mostrato ancora ,u.na volta, se ve ne fos$e swto ·bisogno che, per venire a capo della resiste11za decrli Hovas, ci volevano forze di gran lunga maggiori ; d' altra pante in Fr~ncia cresceva sempre piu l'opposizione contro Jlestendimento dato alla politica col oniale. Quindi il Governo francese decise di venire ad un ac· comodamento. , Verso la metà di novembre giunse a Madagascar un certo sig.nor Patrimonio, latore cl'istruzioni per l'ammiraglio Miot; d'allora in poi.ile trattatiNe presero buona pieg/l . iDue .p]~ni potenziari Hova.s, ver._uti ~ IJ.;amatava f.urono ricevuti solennemen te, e si abbocca,rono coli ammiraglio. Il quale riconobbe finalmente il diritto ohe avevano gli Hovas di non ammettere, neppure nel testo francese del trattato di pace, parole_ ?he ~on trovassero le loro corrispondenti neltla lingua malgascia;· epperc10 smise la preten-
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sione del protettoraw. Sul resto si fissarono pness'a pqco le condizioni che da crran tempo gli Hovas avevano proposto. La Francia riconobbe la sovra~itl1 della regina su tutta l'isola e la ,;ua piena autonomia nell'amministrazione interna: soltanto assunse la rappresentanza del paese werso l'estero . Rinunziò p.ersino alla protezione delle tri bù sakalave della costa, le quali furono r.1ccomandate alla buona gralia della-regina. Si stabili che i Francesi non potranno acquistare proprietà nell'isola, ma solta.nto fare contra tti d'affi tto a lunga scadenza; eh egli Hovas pagheranno in varie rate dieci milioni di lire come indennità dei ,danni sofferti dagli Europei dura.nte la guerra; che infine, eseguito ,dagli Hovas t-ale paga.rne~to,_i ~raneesi sgombreranno tutti i ponti occu pati s:uJJa costa,snlvo 111 bat~ d1 Diego· Suarez, dov.e è loro permesso fare stabilimenti . . Questo tratta io ;yenne in discussione alle C11mere francesi neJ febbraio dell'anno coneute e incontrò molti oppositori. Si disse che per ottenere tali condizion i non era necessario guerre.ggi,are tanto. Forse ciò era vero, ma non costituiva una buona ragione per rigettare il trattato. Il quale, conside~ato come rruuo del la ricogniz.ione del ,1Osettembre, era migliore di quanto si potesse sperare, e fu quindi giustamente approvato. C. ~fA-NF-REDI.
GERMANIA
L'·ESERCITO GERMANICO NEL 1886, (Continuazione) ..
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VIII. . Jlfobib,itaz'iorie.
I passi a farsi per mobiliwre un grande esercito (•I) si possono riassumere in due capi : quell i necessari per allestire immediatamente l'esercito di prima linea; e quelli occorrenti per creare truppe di seconda e di terza linea e per la difesa del paese. Per preparare· l'esercito di prima linea bisogna: . ,1o portare i quadri sul piede di guerra e ere.are certe unità nuove; (!)
Qui" l'autore spiega ch<r cosa intenda per mobilitazione in generale.
RIVISTA
2° formare gli stati maggiori necessari sia per l'esercito mobile, che per i graudi quadri amministrativi; 3° provvedersi di cavalli. Completamento dei: quadlr'i. - La Germania sotto qu'esto rioua!do è in condizione assai v,mt.'lggios:i. La su.i popolazione è ~fuogene:' e abbastanza uniformemente distribnitn, cosicchè nel territorid di ogn i corpo di esercito, gli uomini di riserva non si trovano a grande distanza dal centro a cui devono allluire. Questi centri di solito si trovano nei comandi di distretto di landwehr, ma per evitare affollamenti, i comandanti di corpo d'esercito stabi liscono altri punti di ritrovo.Tutto per altro è già fissato fi o dal tempo di pace, ncll'intendimeotc, di lasciare il meno possibile da fare sotto l'ansia e la fretta della mobilitazione. Cosi ogni comandante di batt11glione di landwehr tien pronto gli ordini di chiamata indirizzati ad ogni riservista e ad ogni uomo di landwehr e al bisogno non ha che da introdurvi la data e da spedirlo. Entro le ~4. ore <lacchè quest'ordine è ricevuto, l'uomo deve presentarsi al post.ci cl'arl unata . Prima ancora però ogni reggimento invia colà un distaccamento (di solito ·I ufficiale, 1 medico e 6 sottufficiali) per ricevere gli nomini e inviarli di mano in mano alla propria sede, dove vengono armati e vestiti con uniformi perfettamente nuove, conservate ( come le armi) nei maoaz0 zini del reggimento stesso. I riservisti rientrano nell'antico loro n,ggimento, nel quale anche io tempo di pace possono essere chiamati un paio di volte pel corso di otto settimane, durnnte le manovre ~utunnali (4). La cavn lleria è quella che si rnobilita più rapidamente di tutte le armi , perocchè lasciando come deposito il 5° squadrone, si vale dei suoi elementi per completarsi. Per altro in condizioni ordinarie non è nemmeno necessario dì ricorrere a f[uesto mezzo, bastando che la cavalleria sia pronta a muovere il 3° giorno. Fo1·mazione degli staH maggiori. - Anche per questa parte tutto è disp•lsto preventiva men te, perocchè per ogni carica da occuparsi è costan. temente designato il rispettivo uffìciale, sicchè al primo cenno egli si reca al proprio posto, le cui attrilrnzioni di soli to formarono per lui oggetto di studi costanti ed accurati . . on occorre dire che quesk'l disposizione non affetta lo s'tato maggiore
(1) L'autore dà qui unu tabolla contenente il numero di individui che ogni unila devo ricevere per mettersi sul piede di guerra. ftiassumondola, la compagn:a riceve i ufnciale o H4 uomini; lo squadrone 24 uomini; la batt-eria i urllcialo e n. uomini; la compagnia d'éu·tiglieria a pied i i o 86; di pionieri 2 e 91,; di ferrovieri 6 e· 104.
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dei corpi, delle divisioni e delle brigate da mobilitarsi, perocchè in Germania lo stato maggiore di tali unità è composto fino dal tempo di pace di uomini ritenuti i meglio adatti a guidarle anche in guerra. Così al momento del bisogno, fatte,·i poche aggiunte, non avvengono spostamenti subitanei e violenti nel sistema. Ammimistrazfoni 1·appre.sentatiTJe. - Siccome, per altro, la partenza del corpo d'armala con tutto il suo stato maggiore potrebbe far nascere difficoltà negli affari connessi col deposito e cogli altri riparti che rimangono nel distretto, si è provvisto perchè all'atto della mohilitazione lo stato maggiore venga supplito da ciò che chiamano amministrazioni rappresentati'Ve. Queste constano per ciascun corpo: del comandante di corpo con rispettivo stato maggiore; di 4 comandanti di brigata di fanteria; dell'ispettore degli squadron i di deposito; del comandante d'artiglieria; dell' in\endeoza provinciale col le sue diramazioni. Gli ufficiali a ciò destinati cominciano il proprio lavoro durant<> la mobilitazione, .affi ne di impratichirsene; ma non entrano in funzione attivamente finchè il corpo d'esercito non sia partito. Lo stato maggiore delle grandi unità, come le armate o le divisioni di cavalleria, che non esistono in tempo di pace, bisogna comporli al dichiararsi della guerra; ma siccome il numero e la composizione delle armate da formarsi sono dipendenti dal carattere del nemico contro cui si deve marciare e siccome i nemici possibili della Germania sono numericamente assai limitati, l'assegnazione degli stati maggiori non diventa affare molto complicato e per qualunque circostanza è sempre pronto tutto il personale per tale bisogna . Se gli ufficiali scelti per questo sono già rivestiti di coma ndo, o appartengono già a qualche stato maggiore, vi si sopperisce per mezzo di cosidette commissioni dormenti, traendone ufficiali che di solito si trovano a mezza paga o in ritiro. Provr1t'.sta di caTJalli. - Per formarsi un'idea del la importanza delle operazion i coinvolte nella levata dei cavalli, la quale procede contemporaneamente alle altre già menzionate, basterà ricord11re che, mentre in tempo ùi pace il numero di cavalli mantenuti dall'esercito tedesco è di 96,000, il numero occorren!e in ~so di mobilitazione generale sarebbe di 3o0, 000; cosicchè 260,000 dovrebbero procurarsi lì per lì. Certo non tutti questi occorrerebbero immediatamente; ma •I 50,000 almeno sarebbe necessario di aver.li sul momento. Questi animali si ottengono per requisizione e a tale uopo in ogni di-
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ESTERA
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str~t.to i ~avaHi so?o registrati. e clas:;ificay se da sell a O da tiro e per me~zo d1.qu~ste. liste, le qu.alt : engono rivedute ogn i sei anni , i propriel~r.1so~? m_v1tat1. a mandarli ne, centri stabi liti per essere ceduti alleautori.ta m'. ht~, . Q~1vi trovasi una commissione di 2 ufficia li, 1 veterinario e d..1~ers1 scnvan, che e~a?1ina e .compera al prezzo stabi/ito d11 appositi periti . Appena. comperati 1 cavalli vengono spediti ai ri,pettivi rerrai menti 00 per mezzo· di scorte che questi inviano sul posto. . Il nume~~ di cavalli richiesto pel passaggio sul piede di guerra dalle diverse unila è: pel battaglione . per reggimento di cavalleria per batteria a cava llo . . per batteria dn campagna . per com pagaia d'artiglieria per compagni dai pionieri per co.mpagnia çii ferrovi eri
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. L'artiglieria o. cavallo,. av~ndo bisogno di mobi'l ita rsi al più presto per accompagnare la c~vallena, s1provvede subito spogliandone le batterie da campagna'. I~ quali vengono poi risarcito non appena cominciano a giungere que.lh d1requisizione. Si calcola per altro che al 3° giorno i cavalli n~ces~an alle tru p~e di. prima linea siano già arriva ti, e che dopo due g1or!11 dal loro arrivo srnno pronti per ogni servizio. s.1ccome colà si _vanno se~1pre studiando nuovi miglioramenti, è prob~~1~e che alla prima occasiono la Germania abbia a mobilitarsi con raP.1<li-la ~ncora m~ggiore, .ma intanto per d11re un s11ggio tlel'l' eccellenza dei r1sultat1 ottenuti 16 anrn sono, basterà ri portare i seguenti dati: La fanteria di linea fu pronta La fanteria della guardia ,> La cavalleria ,, L'artiglieria a cavallo » L'artiglieria da campagna » I pionieri » Il treno ('I a sezione) ( 1) ,, Il treno (2a sezione) (2) »
]'80 giorno. il ,1oo » il 30 » il 30 » l' 8° )) l ' 8° )) il ,, o• il ·18° )) ))
(! ) 2 colonne di comm issariato, 2 compagnie cl' a1l))lu ta11za 4 ospc~.ali da c~mrio e · ' I ti·eno panattieri per ogni corpo d'armata. (2) Colonne di treno i rregolare e colonne di tappa.
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Lo stato maggiore e la polizia militare P,CC . eran pronti J'8° giorno. li movimento delle trnppe sulle (errovie no1,1 deve com inciare ohe quando ciaSC\IIl corpo è completamente mobili t.a to,q uando cioè incomincia il concentramento sul teatro della guerra e qu iudi nei primi giorni tutte le linee restano libero, .iffin chè Je riser ve poss:rno incrocinrsi in tutti i sensi e raggiungere le loro si,Dgole destinazioni. Concent1·a:rione strategica. - Tostochè un corpo d'es~rcito è pronto, viene inviato sul teatro della guerra, per vie ordinarie se la distanzn è breve, per fer rovia se è lunga. Essen do provvista di una buona rete e di copioso materiale, la Germania può scegliere una linea per ogni co11po in qualunque direzione e quindi la sua concentrazione stnuegica ha luogo colla più grande regolarità. Le ste5se linee che hanno servito a trasportare le unità combattenti, servono poi per rifornirle e per isgombrnrle dei malnti e dei feriti e a tale uopo io ciascun distretto di corpo d'esercito è stabilita una stazione che serve come di centro del movimento verw il corpo stesso e viceversa . Avendo esaminato quali siano le disposizioni da prendersi per muovere la prima linea, veniamo ora alle altre . Trt1,ppe d·i 1·iserva. - S0tt0 la denominazione di tru ppe di riserva sono comprese: la landwehr, le compagnie di cacciatori di riserva, i reggi menti di cavalleria di riserva, le batterie di riserva, e, quando non siano richieste dal rispettivo corpo, i reggimenti d'artiglieria a piedi e le compagnie di pionieri . Que~te truppe di solito sono adoperate per guarnire le fortenze, per difendern le linee di comunicazionti e per mantenere l'ordine all'interno; ma, se occorre, possono anche essere spinte innanzi per rinforzare l'esercito campale. Lanàwehr . - Si è visto già di che elementi sia composta e come in tempo di pace non sussistano qu-0dri che pel battngl ione di fanteria; quadri che constano di due uffi ciali e,15 uomini , mentre in tempo di guerra si formano unità anche delle altre armi. Generalmente vi sono -17 battaglioni di landwehr per corpo d'esercito, due cioè per ogni reggimento e uno di risenr11. Io totale essi ammontano a 300. . L'organico di questi battaglioni io tempo di guerra può essere di 22 ufficir..li e 802 uomini, o anche di 22 ufficiali e •t OOfl uomini . Quest' ultima formazione è presa quando la lotta in cui trovasi impegnatii la nazione, lo renda necessario. Quarti ba!taglioni. - Yi ha poi una ulteriore riserva di fanteria por la quale non esi,,tono quadri, e di cui gli scrittori tedeschi non fanno menzione. ma che i critici francesi asseriscono piglierebbe sostanza in una fu tura guerra, Queste forze sarebbero costituite dai quarti battnglioni
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1nV1S'TA
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che sorgerebbero all'atto della mobilitazione dei reggimen ti; e il fondamen to su cui si appoggia la supposiiione dei Frnncesi è il se(}uente: • i!) siccome il numero di reclute che rice,•e annualmente un batta O'lioue di fan~eria è di "90, quello ric~vuto dal reggimento\ è di 570 : siccome rn qualunque momento v1 sono 12 classi a dis~osizione, vale a dire 3 s.o:.to le armi, !~ in. riserrn e 5 nella lnndwehr, il .n.umero totale sarebbe d1 070 X ,12 = 6840, e tenendo conto delle perdit~ 6143. Se con questi si for~ano 3 battaglioni di prima linea (di ·I 026 ciascuno) e 2 di landwel'. r (d'. 82i),. resta'.10 ancora H·17 soldati istruiti a disposizione. Si s~ che s1 h.a mtenz1one d1 portare i battaglioni di deposito ad un'estens10ne considerevole con uomi11 i della riservn sup;lletoria e, siccome non è probabile che si voglia lasciare inoperosi corpi così considerevoli di soldati istrn~ti,si. suppou~ Che de~)hlHIO servire Costituire i qunrti batt:iglioni. Tuttavia, siccome ciò che mnarrebbe delle ,12. classi sommerebbe a soli 39•1 uomini, è a credersi che ogni reggimento non potrà comporre che un mezzo battaglione. · Questa idea è suffragata dal fotto che i reggimenti t,mgooo in risen-a corredo ed equipaggiamento per 2 compagnie, ciò 11ppunto che occorre per formare un mezzo bau.aglione; e siccome questi sommerebbero a 1iO (poicbè l:l gu.1rdin non è da calcolarsi), così in caso di necessità, si potrebbero comporre 23 reggimenti addizionali di 3 bnttaglioni ciascuno. Cot~pagnie di. cacciator·i di riserva. - Queste compagnie non esistono m tempo d1 pace, ma ogni battaglione tiene in deposito il corredo e le nrmi nece~sarie per una di esse. Gli uomini sono presi dai riservisti o dalla landwehr fra coloro che già servirono nel ba ttaglione, e qualora occ?rresse di formarle in battaglione, quattro di esse verrebbero riunite ius1eme. _Regg~:menti di cavalleria di riserva. - Dopo che gli squadroni di prima. hnea sono stati portati all'effettivo di guerra, ogni squadrone di deposi to ne fo rma uno o due altri per mezzo dei riservisti e della landwehr. Corredo, armi e selleria sono all'uopo conservati dal reotYimento in pace e dal deposito in guerra. Gli squadroni di riserva cosi "rorma ti si_riunisco?o i~ ~eggimenti ~i q~altro ciascuno, e siccome i reggimenti ~1 cava_ller111 d1 linea sono d1 soli to 5 per corpo d'esercito, ne viene che m media si possano mettere insieme due reggimenti di riserv.1 . Batterie di riser·va. - I l reggi mento d'a rtiglieria di corpo, nll'atto della mobil itazione, forma tre o quattro batterie di riserva, cha costit.uiscono l'art'.glieria divis!oo~le delle divisioni di ri!>erva . I 11 materiale necessano s1 conservn presso il reggimento ed è identico a quello del le batterie ordinarie da campagna. G-li uomini sono presi da Ila
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riserva e dalla landwehr; gli ufficiali ed i sottufficiali vengono forniti dalle batterie di deposito o dai distaccamenti. P'ioneri di r·isenia. - I pionieri di riserva sono form;iti in modo consimile, in ragione di una compagnia per ogni battaglione e questo compito tocca alla compagnia minatori. Treno di riserva. - Questo è organizzato come quello delle truppe regolari e attaccato alla di visione di fanteria di riserva. Truppe d·i deposito e di presid:io. - Tutte le uni tà della landwehr potendo essere impiegato a guardare le linee di comunicazione, a presidi.1re campi trincer.1ti, o ad occupare fortezze catturate, ne viene che per riempire i vuoti che si fanno nell'esercito di prima linea bisogna ricorrere a formazioni speci;ili conosciute sotto il nome di truppe di deposito e di presid io. La regola seguìta è che quando un'unità combattente trovasi per più del 5 ¼ al disotto dell'organico, manda per rinforzi al deposito. Vo lendo ora dare un esempio dell'estensione pre,n dai depositi nella guerra franco-germanica ricorderemo che al principio di marzo del ~87 1 queste sorgenti avevano già mandato all'esercito 2172 ufficiali, 222590, uom ini ~ 220·12 cavnlli. Depositi di fantena. - Ogni ramo di servizio forma il suo deposito all'atto delln mobi li tazione e que·llo di un reggimento di fanteria è costi· tuito da un bnttaglione normale di 4 compagnie. Quelli delln guardia però hanno 5 compagnie e lo stesso avviene per qualunque nitro reggimento, quando :I battaglione si trovi avere in forza più di 300 uomini, o/tre le i com pagnie. . Gli ufficio.li per questi battaglioni sono forniti in p:irte dal reggimento stesso, in parte dalln riserva e dalla l.1ndwehr. :\'el 4870-71 le deficienze fn rouo surrogi,te da sottufficiali . · La forza complessiva di un battaglione deposito è di ~ 239 uomini (I), raccolti fra quelli in congcdo,quelli del la riser1•a suppletori:i e della land"vehr a misura del bisogno e ciascuna classe natura lmente viene istruita prima che si:i inviata sul campo . Kel 1810 le perdite subite dall'esercito in agosto e sett.emlJre furono interamente coperte da soldati istruiti, di cui circa 500 era11vi in ogni batt.1glione; in seguito si ricorse ai volontari e al la riscrvn suppletoriR incorporati al momento della mobili tazione. Con questi si sopperì fino al comincia re del 1871 , quando si cominciò a far ricorso al la leva entrata nell'autunno. 1
(I) 2 ufficiali superiori, l.6 infer iori, mo~ sottufficiali e so.ldati , di ·cui 400 tolti dalla riserva suppletiva, 211 operai, di cui H sottufllciali, 100 sarti e 100 calzofai, 2 medici, 2 ufnciali pagatori, ·I armai uoto, ! ufOciale per glì operai.
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Battaglioni di presùho. - In ogni distretto di brigata si forma all'atto del la mobilitazione un battaglione speciafe di pre$idio, che compie rispetto al reggimento di landwehr corrispondenti>, gli stessi uffici del battaglionedeposito rispetto al reggimento di linea. Essi h?nno un effetti vo di ,t 03:2 uomini (compresi 2.2 ufficiali e 2. medici) tolt\ qunsi esclusivamen te dalla riserva suppletoria. I reggimenti di la~wehr della guardia ricorsono invece alla 5• compagnia del battaglione deposito. Squaclroni deposito. - La forza di questi squadroni è di 2,1Guomini, compresi 5 ufficiali, 1 medico e un veterinario, con 2,12 cavall i. Nel dominio di quei corpi d'armata in cui le riserve di cava lleria sono più che ~u ffi cianti per i bisogm della C3val leria e del treno, si formnoo uno o più squndroni a piedi o di presidio e 'Jnesti, nel corso della guerra o vengono provvisti di cavalli e usati come ~avallerin, o vengono impiega ti nei depositi cavalli. Depositi d'm·tighen·a. - Ogni reggimento da campagna formn, mobilitandosi, un distaccamento di deposi to che consiste di uno sMo maggioro, di 2· batterie a 6 pezzi e di nna sezione di oper3 i. Il distacca mento formato dal reggimento divisiona le ha 2 batterie da C('lmpngna, ma quello formato dal reggimen to di corpo ne ha non da campagna e una a cava llo. La loro composizione è: · 1
Batteri e Dattc1·io da camflai;na da campagna (regg. e 11•,s.) (regg. di corpo)
Ufficiali . Sott'ufficiali e soldati. Cavalli
Batterio a cavallo
/f
4
!f
165
21 5
139
68
68
118
I reggimenti di artiglieria a pied i formano 31 bauagliooi di landwehr, corrispondenti ai 31 battaglioni della guardia e di linea che costituiscono questa forza, e per ogni battaglione d'artiglieria a piedi mobilizzato si organizza una compagnia da plll'co. I battaglioni di landwehr servono di deposito ai loro corrispondenti di prima linea ed banno approssimativamente la stessa forza. Depos·ito pionieri. - Ogni battaglioue forma una compa~nia di derosito còn una sezione'di-operai. La compagnia è forte di 269 uomini, com· presi •I ufficiali e nn medico; la sezione operai conta 75 uomini.
Deposito ferrovieri,. - Il reggimento ferro:ieri ~orm_a. un_ ~i5ta~ca· mento di deposito di due compagnie, con una sez1,)_ue d1 art1~1a_n,; il pr'.mo del la forza complessiva di H2. individui, compres~•16 ufficrn_Ii,_ 1 med'.co, 2 assistenti e 3 pagatori; la seconda della forza di 101 uomm1 con I ufficia~. . Depos·ito del trèno. - Ognuno ~ci 18 batt~glioni forma un d1stac?11· mento composto di 2 compagnie, d1 un deposito della forza comple~s1va di ,12 ufficiali e 502 uomini con 2H ca,,alli e 4-0 carri . A. questo s1 aggiun"e una sezione operni forte di 127 uomini e di un uffic1~le. De~os·ito ca1Jalli. - In ogni rlistretto di corpo d'ar~ata_v1 ~ un dP:'P?~ si to st<1zio11ario di 300 cavalli, formato per ricevere gli ammali requ1s1t~ e per mandiu:li quindi al deposito mobile che _sc?ue il corp? st~sso. V1 sono inoltre due depositi centrali, di 500 cavalli ciascuno; ~os10che c!nando siano tutti mantenuti "l com pleto si ha sottomano una r,1servu eh 6000 cavalli, senza conta re quelli che possono procurnrsi nelle vicinam~e immediate del teatro di operazione. A1'mamento delle fortezze. - Per ciò che riguarda l'armamento delle fortezze nulla fu trascurato perchò, in base ai p11esnm ibil,i punti di attacco, quelle collocate sulla frontiera abbiano a ri~evere i_mmediatame~te la vo: Iut,1 riserva di uomini prima che corra pel'lcolo d1 essere tagliata· fuon dall'avanznr<;i del nemico. In ogni piazza forte vi è una rete estesa di com?nicazi?ni tel_egrafioh~ sotterranee, sia col resto dello Staio che fra le varie parti del sistema d1 difesa. di Per ciascun opera staccnta il comandante è nominato fin _dal te?1~o pace, e ogni particolare di presidio, ~i vettovagliam_ento, d1 m~n.1z10namento e di materiale è pure preventivamente studiato e possibilmente preparato. (Conlti.nua).
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GRAN BRETTAGNA
AVVENIMENTI NELLA BIRMANIA.
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Il proclama del vicerè delle Indie che annuncia va la incorporazione definitiva ed irrevocabile del territorio birmano alla Inghil terra, faceva ritenere che la guerra fosse flnita; pur tuttavia la annessione non era un fatte compiuto. Gli Inglesi, quantunque entrati in M.and~lay, capitale della Birmania Superiore, non erano padroni che di piccola parte del territorio birmano e molto rimaneva loro da fare per occuparlo e stabilirvisi definitivamente. · Possedevano gli Inglesi i distretti posti lungo il flume Irrawadf sul quale da Theyetmyo a Mandalay avevano scaglionati i loro distaccamenti (1 ); trattavasi ora di occupare il rimanente del territorio, fortificare alcune date posizioni, analogamente a quanto fu fatto per la Birmania inferiore, per potere da queste dominare il paese e [combattere l'insurrezione; la quale, dopo il primo momento di sorpresa causato dal la rapidità e facilità dell'invasione, era scoppiata in parecchi punti. Alla testa della rivolta trovavansi i principi birmani che venivano aiutati nel!a resistenza da quegli stessi ministri l(Hlootdaw) e governatori (woon), che il generale P renclergast fu costretto mantenere nelle loro funzioni al governo cli parecchi distretti, per non gettare il paese nell'anarchia . Lusingavnnsi i principi che uno di loro sarebbe stato chiamato a salire sul trono, e che l'azione dell'Inghilterra sulla Birmania si limiterebbe 3d un semplice protettorato, allo sco po di riparare gli errori del re ·Thiboo e fare la prosperità del paese. Delusi nelle loro speranze dal. proclama del generale Prendergast col quale assumeva, provvisoriamente ed a nome dell'im peratrice del le Indie, il governo della Birmania, e dall'attitudine degli Inglesi, parecchi principi si atteggiarono a pretendenti e subito si posero ad organizzare la resistenza. Radunano essi in grosse bande i Dacoiti, promettendo loro saccheggio e grosso bottino, uniscono a questi i soldati sbaÌnfati del re Thi!il Yi erano guarnigioni inglesi di ;\linhla, )!ornbo, $ile nyo, Pagan Mjinki:,n, Awa e Mandalay.
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boo, che non hanno mezzi per vivere, e costringono con rninaccic di morte i poveri contadini birmani a seguire le bandiere della rivolta, avendo già- saccheggiato e distrutto i Ìoro villaggi. S'ignora comf' i ribelli siansi procurnte arm i e munizioni; sembra certo però che sino dai primi mom<-mti della insurrezione un terzo di essi fosse arma to di fuci le, gli ni tri cli lancia ed arco, e che tale proporzione sia andata in seguito (:rescendo. In genernle gli insorti si tengono sulla difensiva rafforzandosi io date posizioni, mediante trinceramenti e colà aspettando l'assa lto degli Inglesi. · Si servono della offensiva per molestare le comunicazioni degli Ioglesi, saccheggiare villaggi, disperdere o distruggere approvvigionamenti; attaccare convogl i di viveri debo lmente scortati; ed infine assaltare le piccole ed isolate gu,1rnigioni inglesi . Gli insorti resistono poco al fuoco., presto si disperdono e scompaiono attraverso le macchie od i boschi che coprono molta parte del territorio birmano, per riordinarsi poi altrove e ricominciare a molestare to,,ji Inglesi . Nella mnggior parte dei casi una compagn ia di '.200 uomini bastò a far foggire HiOO da coiti. T_uttavia le notizie sui combattimenti, provenendo quasi tutte da fonte inglese, devono essere 3CCettnte con riserva. Contro gli insorti gli Inglesi im~nno colonne di truppe, dette volanti , le_qua li si·a per 13 piccola forzn che per ìa mancanza di trasporti, nun si nllontanano cli molto dal fiume ll'rawady, il quale costituisce in qualche mo.clo-h(ioro base d'operazione. L'azione di queste colonne si limita quindi ad nssal tarc e disperdere i ribell i, senza spingere cli molto l'inseguimento . Gli insorti, assaltando ora su di un punto ora su un altro i convo t'>ol i ed i posti militari, obbligano gl i Inglesi a movimenti continui, a marce, e con tromarce, eseguite lungi cfoi corsi d'ncqua ove navigano steamer armati. Tutto ciò stanca moltissimo i soldati inglesi cd è causa elle essi afflui scono in grande proporzione negli ospedali. Grande aiuto·, secondo gl i Inglesi, ebbero dal Thatlrnnabaing, od nrcivescovo budclist.n, residente in Mandaby. Questi inviò ai bonzi ed alle popolazioni birmane un proclama consigliando loro la sottomessione agli Inglesi, i quali nvevano promesso di rispetwrc la religione cli Budda . Non sembra che tuUi i bonzi nbbiano seguito questo consiglio, perchè, pochi giorni dopo l'entrata degli Inglesi in Manclalay, unfanatico P hao ugee (sacerdote birµrnno) alla testa di 2000 ribel li della tribù di Shan, invade la Birmania inglese (inferiore) pèr la vnlle del Sittan g e giunge sino n minaccinre Rangoon . 32 -
ANNO XXXI, VOL . fil.
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Il sollecito accorrete del Tcnasserium ( 1) del colonnello Plaut pone in fuga i ribelli. La visita nella Birmania superiore del vicerè delle Indie loi'd Dufferin JlOn cambia la situnioue, sebbene dai pochi combattimen ti e da una certa tranquill ità esistente in tutto il paese sembri che essa :;ia migliorata. Nel ricevere le depntazion i birmaue delle varie caste e clas~·i, che giungevano in Mandalay a fare atto di sottomissione all'Inghilterra lord Dnfferin coglie l'occnsione per togliere qualunrrue dubbio circa la st bilità dell'annessione _della Birmania all'Inghilt~rra .iggiungendo che, p ,r l'avvenire, nessun principe birmano regnerà sul pae~e. Ai preti buddisti che espressero l'intenzione di offrire all'imperatore della Cina la suprema carica di capo della Chiesa Buddista tenuta sino allora dal re Thiboo, il vit:erè rispose che non poteva appagare in tal senso i loro desideri ; ma che il governo ingle~e si 5arebbe posto d'accordo con loro per decidere circa la prima autorità bnddisticn . Lord Dufferin dire5se parole amichevoli anche ai deputati degli Stati tributarì dei Shaas (2), ai quali manifestò il desiderio di mantenere e col tivare con loro buone relnioui . Ad ofganizwre il paese e reggerne l'amm inist.razioue, venne nominato il ·sig. Bern,ircl, residente in Rangoon , quale commissario capo della Birmania inglese (inferiore). L'opinione pubblica nell'India non fu favorevole a questa nomitia , non avendo il sig. Bernard dimostrato per lo passato di avere l' intelligenza e l'energia necessaria per pacificare e ridurre .ill'ordine una provincia. AC(\ompagnarono il sig. Bernarcl parecchi ufficiali civili e miiitari che conoscevano l'idioma birmano onde condiuvarlo nell'ordinare il paese; però le notizie, che pervengono da ll'India lamentano l'i nsullìcienza nel numero di ta li uffici.il i, in confronto del grande lavùro d'organizzazione e che non sia loro lasciata abbastanza libertà da poter agire con maggiore energia. Confuse ed incerte sono le notizie circa il modo col quale fn ordinata politicamentè ed amministrntivamente quella provincia. Sembra che a capo di ogni distretto sia sta to nominato un Commissario civile, al quale spett.a pure la direzione delle operazion i militari . Questa ingerenza nelle cose militari porta spesso delle èlifferenze di vedute fra i capi civili e rn ilitnri nel condurre nn'operazione, ed è perciò cau$a, non itltima di ritardo nella pacificazione del paes, 1
Colla nomina del sig. Bernard al governo· della Birmania, essendo c.eisata la missione già affida ta nl geueraie Prendergast, il quartiere genera le della spedizione viene ~ciolto, ed il genernle Prendergast insieme al colonnello SlaJeu, già comm issario civile della spedizione, ri entrano nell'India alle loro rispettive sèJ i territoriali. Il comando delle truppe nell'Al ta Birmania è assun to dal generale vVhite, del quale i giorna li parlano favorevolmente, avendo egl i spiegato in pa,sato retto.criterio, molta intelligenza ed energia nella condotta delle operazioni militari con tro gli insorti . · . Sotto gli ordini del generale White si trovano i brigadieri Hodd ing e Greffith . Le truppe che in aprile erano rn Birmania sembra ammonwssero a 1200 0 uomini, cioè: 4- reggimenti di fanteria inglese, 13 ·id. id: indigena, id . di cavalleria cli M:nd raf: , fi. bauerie d'aniglieria , 1 batteria da montagna. ,i compagnie del gen io. Queste fone furono· successivamente aumen tnte, ed un'ultima notizia tlellaNcbvy and A.rmy Gazette accennava che prossimamente (loglio) ver· rebbero inviati in Birmania /1- battaglioni per riuforznre le guarnigioni . Si fo rmarono sino dai primi tempi clell'occnpazione inglese, cor pi di polizia birmana , ma diedero un cattivo risultato; ·per cui si dovette ricorrere alla formazione di due corpi di polizia militare nel\' lndia, di ,i-00 uo. mini cia~cuno, reclutato l'uno nel P unjab, l'altro nell'Indostan e coman dati da ufficiali europei. Lamentasi nel le opernzioni militari 111 mancanza di cava lleria e sembra che~ farne le veci sia stato adottato il sistema della fanteria montata . Le colon ne vola·nti e le piccole guarnigioni non diedero buon\ risultati, e vuolsi essere migliore il metodo di occn pare il paese con grandi forze in certi determinati punti. 1
Due question i diplomatiche sorsero fra l'I nghilterra e la Cina in causa della conqui$ta della Birmania. Riguarda la prim~ i diritti sovrani vantati dalla Cina sopra il paese annesso; la sec.:onda riguarda la delimitazione della frontiera birmana per la parte che confina con la provincia cinese dell'Yunna~. . Sovranità della Cùia Stblla ll'ir-mania. - Nel 1fi.H m seguito ad una spediz,ioue cinese venne stabilita la supremazia della Corte di Pekino sul 1
(i) Proviocia delt;t Ilirm,tni,t inglese od inferiore.
(2) Parte orien tate delkt Birmania superiore.
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paese dei Shaus; nel 1759 il re Aloungpra si riconobbe feud atario del la Cina, fa quale nel 1880, all'assunzione al trono del re Thil,oo reclamò il pagamento del tributo stabilito. I negoziati fra l'Inghilterrn e la Cina circ,a i donativi da forsi ogni dieci anni, sono tuttora in corso, nè pare debbano presto riso Iversi; non volendo la Cina riunuziare ai suoi diritti se non mediante il compenso di una parte del territorio birmano . ~ La delilnitazione della fronti era nord od il trattato di com ercio con la Cina dnnno luogo a lunghe tratlative. I cinesi vorrebbero che il confino estremo nord fosse tracciato dal fium e Thuelly, che ti vendo origine nell'Ynnnarn antuisce nell'Irrawaddy a sud di Dlrnmo. Il possesso di questa ciu.à è uu punto su l quale gl' Inglesi molto insistono, ed è poco prohabile che essi la cedano alfa Cina senza ottenere compensi importantissimi. Se gli Inglesi non cedono Dhamo diverrebbe impossibile il figsare una linea di frontiera a sud del fiume Tn ipiog; il ·cui corso è quasi paralello a quello del fium e Thue lly, ma che si gotta nell'Irrawaddy a due migli a circa a nord di Bhamo . Attunhnente i nogozi,iti non sono ancora riusciti, ma secondo ogni probabilità l'uno o l'altro di questi due fiumi formerà la fronti era settentrionale della Birmania . Ecco la cronaca degli avvenimenti nella Birmania. Dicembre 1885. - Pochi giorn i dopo l'entrata degli Inglesi nella capita le Birmana, guerrigl ie di dacoiti saccheggiano e distruggono i vi llaggi lungo le. rive dol l'Irrawaddy e tentano incendiare i sobborghi di Mandala)' · Duem ila ribelli degli Stati del Shan ca pi tanati ,ta un prete buddisti\ (Phot~gee) invadono, per la valle del Siltang, la Birmania inglese che è sprovvista di truppe. Le città di Sittang, Beehlin e Tegeketo sono preso e saccheggiate; il canale. Pegu-Sittang è tagliato ed i ribelli minacciano persino !'nrsenale di Rangoon. Dalle gunrnigioni di Monlmein, di Tonnghoo (1) e da quelle sul fium e Irrnwadcly accorrono truppe per combattere gl'insorti che, dopo qualche scontro vengono sconfitti o dispersi . Una grossa banda condotta dal prete buddista, si ritira nelle montagne dei Shaus, ma anche essa in breve è distrutta. II Pl1ongee verso fo fin e di marzo è catturato dai missionari americnni deJJa setta dei.Battisti nei dintorni di Thonnghoo. ({} Sul nume Kaboung affluente di destra del Sittang.
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Una colonna sotto gli ordini del generalo Norman rimonta il fiume Irrawaddy e, dopo aver lnsciate due compagnia di guarnigione in i)lontshobo (4), occupa senza resistenza la cittit cli Bhamo; la quale è :issai spopolata por il saccheggio sofferto quattro anni innanzi pèr opera dei Chinesi provenienti dalla provincia di Yunnnm . In Bhamo vengono lasciate di guarnigione: 1 compagnia fanteria (ingl ese), ,I. id. indigene (25° fan t. ), ,t id. del genio (inglese), i2 uomini fanteria montata, 2 batterie d'artiglieri:1. Gennaio 1886 . - U.n proclama imperiale annunzia che il territorio birmano è annesso definitivamente all'impero indiano. Una colonna sotto gli ordini del colonnello Simpson è incaricata di ngiro nella vn lle del fium e Moo,afnuente di destra doll'lrrawaddy; giunta il 16 gennaio a Kaddoo (2) essa incontra un cor po di circa 4500 insorri, trincerati nei dintorni di una pagoda, i quali oppongono dapprincipio una ostinata resistenza al l'assalto degli Inglesi; nrn, presi alle spalle nbbandonano il loro riparCI e si disp~rdono nelle macchie che si trovano lungo il fiume . In questo combattimento il colonnello Simpson ru ferito e dovette rassegnare il comando della colonna al maggiore Wi lliamson . Il 27 gennaiv In colonna incontra i ribelli a Dodokoomywad su lla destra del fiume in forte posizione. L'ar tiglieria inglese, posta in boueria sulla sinistra del fi ume, caccia .i ribell i ed infligge loro gravi perd ite. Un cannone, uno stendardo ed alquante armi rimangc.no in mano degli Inglesi. I distretti della valltJ di Chindwin o Kyendweu (amuente di destrn dell'Irrawaddy) sono in completa anarch ia; tre lnglesi, che si trovavano in quella vallata, souo fatti prigionieri dagli insorti, che si riuniscono in grosse bande nei dintorni di Pakhange (3). Una colonna, composta in pnrte della ,isa brigata fan teria leggera, è destinata ad opernre nella valle ùi I<yendwen; iutau to il colonnello .Tohnston, residente in ~fonnispore, dopo una marcin forzata di 20 miglia , sorprende a l\iuthi una banda di dacoi1i. Nello scontro il colonnello fu gravemente ferito. . . . Una colonna sotto gl i ordini del generale Werner è mv iata contro 1 (i) Sul lago Sandagando, amuente di sinistra dol fiume llloo (amuente dì des tra del-
l 'l rrawadùy). 121 i8 miglia a S. E di Montshobo. 13) Alla conOuènza del Kycndwen nell'Irrawaddy.
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Shaus che si mostrano a 30 miglia ad est di Mandalay. In quattro combattimenti gli insorti sono dispersi e gli Inglesi si impadroniscooo di p1J· recchie armi, munizioni e sette elefonri . L'insurrezione più temibile per gli Inglesi è quella che minaccia le loro comunicazioni colla Birmania inferiore, e che si organizza nei distretti po~t! a m~zz?gioroo di Mandalay, fra l'Jrrawaddy e gl i srati/dei Sbaus. Gli rnsort1 s1 raggruppano intorno a tre principi pretendenti !_a l trono; il più f~rmidab ile de! qun l_i ~ il_principe ~i Myinzaing che è se~ui to da un maggior numero dt partigiam. Il suopnncipato trovasi in vicinanza degl i Stati dei Shaus, il cui paese montuoso serve di rifugio 11gl i insorti, qu:ind(} sono inseguiti troppo vivamen te dagli Inglesi. Febbraio: .- Durante il mese non vi furono c:,be piccole scaramuccie fra gl i Inglesi ed insorti, come quella a ·sud di Prome, ove un corpo di guardie di polizia birmana fuggì non appena fu c1ssaltato dai ribelli. Lord Dufferin, vicerè delle Indie, rimonta l'Irrawaddy per prendere ufficialmente possesso del nuovo territorio. Le più grandi e minuziose precauzioni sono prese per la sicurezza del viaggio del vicerè, il rni stearnM' è preceduto, a quakhe miglio di distanza, da alcune cannoniere. A Mandalay lord Dufferin riceve le deputnioni birmane che vengono a fare atto di sottomissione. . \ . Il signor C. Beruard , commissario civile per la Birmania inglese. e residente a Rangoon, viene nominato dal vicerè al governo della nuova provincia in qua lità di deputato commissa rio con poteri civili e mi litari . Comincia la costruzi one di una linea telegrafica fra Vemetheu e Rangoon, e si studia un progetto di ferrovia fra Mandalay e Tonnghoo . Ma-1·zo. ~ Nei primi giorni di marzo la piccola ci t.tà di Vemethen (valle del Siuang) occupati'! da una guarnigione di 300 uomini di tmrrpe inglesi, è assediata da grosse bande di dacoiti, il cni nu111ero ascende a circa 9000 uomini . Accorre da Tònnghoo il generai,~Prendergast con una compagnia dì ,J 00 uomini , ed in pari tempo~ pure inviata da Mandalay in soccorso della città assediata, una colonn:i sotto gli ordini del colon nello Le Mesurier. A dne giornate da Vemethen, a Zindmoo, 60 lancieri del reggimento cava lleria di M:,dras, avanguardia della colonna Le Mesurier, incont.rano 4-00 rihel li , i quali vengono subito dispersi con gravi perdite. Pochi giorni dopo gli assed:anti sono pure sconfìtti , e l'assedio è tol to. I capi delle tribù dei Shaus s'accordano per sottomettersi all'Inghi lterra ed impedire ai ribelli di rifugiarsi per l'avven ire nel !oro territorio. Sembra che t;ili decisioni siano dovute alleespres5ioni d'am icizia ed alle promesse fatte loro dal vicerè dell'India.
Il signor C. Bernar<l, commissario capo della Birmania, assumendo il governo del paese, promette l'amnistia ai ribelli che faranno atto di sottomissione e deporranno le armi avanti il 30 giugno. I l 3·1 m11rzo il generale Prendergast ed il colonnello Sladen, commissario civile per la spedizione, rientrano nell'Indi11 alle loro sedi territori:ili. Il c:,omando delle truppe è assunto dal generale White con residenza provvisoriamente a Mandalay, avendo sotto i suoi ordini due brigate, l'una a Bahmo sotto il generale Griffìth , l'altra a i\fandalay, comandata dal genera le Bodd ling. Aprile. - Dalle valli dei Kàchyen, un principe Isambawa alla testa di grosse b:inde era sceso a minacciare Bhamo, saccbeggiando e devastando i villaggi pei qual i r1assava. Il gene.raie Norrnan invia. da Bharno il ·11 aprile, cootro gli insorti, un distaccamento di 200 uomini e due pezzi d'artigl ieria sotto gli ordini del capitano Wase. Dopo due scaramuccie, favorevo li ngl i in~lesi, il distaccamento giunto a 30 miglia da Bhnmo incontra gli insorti che occnp11no 111w forte posizione. la difficoltà del terreno non permette alla coloona di avanzarsi più oltre, ed essendo il capit:mo Wase feri to, il distaccamento è costretto a ritirarsi nuovamente in Uhamo, soffrendo gravi perdite durante la ritirata . Il 9 11prile l'avanguardia della colonna che. rimonta· il fiume Moo, giunta a 32 miglia a nord di Montshobo respinge una bnnda di circa 600 insorti, la quale copriva il corpo principale dei ribelli. Questo, forte di ~000 uomin i, venne a,saltato due giorni dopo in Kalbigyeeedisperso. Il principe pretendente Hmat-Ghei-el-Alom pra con poca gente dovette rifn~darsi nei boschi . " J\. quanto pare gl i :;forzi dei singoli principi, che comandano le bande dei ribelli a mezzogiorno di Mandalay, tendono ad impadronirsi del la capitale del regno. Buona parte degli scon tri fra insorti ed inglesi accadono , a distanza di pochi chilometri da Mandal ay e molti tentativi si fanno dai d11coiti per incend iare la cittit. Questi fatti obbligano il go~1erno inglesea prendere grandi precauzioni. Ln cinta murata che rac..:hiude. il palazzo reale, sede del governo, venne isolata acquìsrnndo e distruggendo le case che stanno vicine alla cio tn. I sobborghi della città s0no continuamen te perlustrati da pattuglie, ed infine colonoe volanti s'aggirano nei dintorni di Mandalay, Ava, Amaurapura . ~Jnlgraclo queste precan~ioni il primo giorno dell'anno birmano 12,rn (che corrisponde 111 Hi aprile) un incendio scoppia in rruattro punti dei sobborghi, ed in due della ciuà reale. La violenza del fuoco è aumentata da forte vento per cui in breve ora ci.rea fi.000 case sono distrutte, c~oè più della terza parte della città. Mentre le trnppe · inglesi, dirette dalle
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autorità civili e militari attendono all'estinsione dell'incendio , i sobi·orrrhi 1i' G) sono assaltati da bande di dacoiti; ma il pronto accorrere delle guardie di. polizia inglese faperde gl'insorti. A mezzogiorno di Mandala y ed a poca distanza da questaaccadonoparecchi scontri: il 5 ad Hlaingdet ('1) 800 insorti del principe Hyouniain sono sconfitti dalle truppe condotte dal colonnell~ Dickeus; l'11 una colonna uscita da Mandalay ebbe a 1'sagain (2) uno scontro(oi Dacoiti ; pochi giorni dopo vi sono altre scaramuccie a Myqi-Moo, a Pakoka, a Sadomi~g nelle_quali _i rib~lli_ dopo_ piccola resistenza cedon e si dispei·clono pe1 boschi; il 2,1 apnle Il c;ip1taoo Dundas sortito da 1'.Ieytata alla testa cli piccola forza di cavalleria carica e disordina a Monato (3) i seguaci del principe di l(eremancline che contavano ,1000 insorti . Le bande del principe cli Myinzaing ingrossano contiuuamenteesi concent.rano in vicinanza del tep·itorio dei Shan nei dintorni della piccola cittii di Kyooksai occu,pata da guarnigio.ne inglese . Sulla destra dell'Irrawaddy una colonna con due pezzi d'artiglieria ~o~to g~i ~rcli~i del colonnello Nepeau sorte da Thetmiyo (4) e SOfprende 1 nbell1, li CUI capo è un brigante chiamato Bosweh, che si trovano in posizione fortifi cata a50 miglia a nord di Minhla. Le condizioni igieniche delle truppe inglesi sono cattive; grande è il numero degli ammalati nelle infermerie ed ospedali, e l'epide1nia colerica si è sviluppata nel 4,3° reggimento fanteria indigeni' che per rui:;ura di precauzione dovette accamparsi in lucigo isolato a Venan.g yonng. Maggi o. ....:... La situazione della Birm1,1 uia non essendo migliorata vengono rinforzate le guarnigioni con reggimenti provenienti dal Bengala. Il corpo delle guardie di polizia birmane, costituito dagli Inglesi nei primi gior4i dell'occupazione, uon avendo dato buoni risultati è disciolto, ed invece dall'India giungono due corpi di guardie cli polizia creati, l'uno nel Punjab, l'altro ne!J'Indoustan . L'esito sfavorevole che ebbe la spedizione del capitano \Vose, inviato nel mese cli aprile con t-ro i Kachyen, decide iI governo della Birmania ad invia re nelle alte valli dell 'Irrawaddy una forte colonn,a per distruggere gl'insorti. Il 29 maggio il colonnello Fitzgeralcl con un corpo cli 700 uomini e
(il A S. E. di ~landalav. (2) Sulla destra dell'lrr~waddy. (3) Dintorn i d i ;\lyirnyan. (4) O Tbajetmyo Sl\ll.t destra sponda <lcll' Jrrawadct)' (Birmania inferiore).
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quattro pezzi d'artiglierìa (4) esce da Bah mo ed il 22 dopo aver completato i necessari trasporti per viyeri e munizioni entra nelle montagne a Mansis. Il 1:U il corpo trovasi ·a Kawar, dieci miglia olti;e Mansis. Il 25, dopo aver scacciato il nemico da forte posizione, le trup pe inglesi si avan· zano su l(abi;inon capitale del principato; infine verso la fine del mese dopo un forte combattimento il colonnollo Fit2igeraldoccupa Paung-Tmang a •12 miglia da Kabianon. Colà, il principe Isambawa avendo fatto atto di sottomissione al governo inglese, il corpo di spedizione ritrocede'tte in Bha mo. Per l'avvicinarsi della stagione delle pioggie si formano dei grandi convogli per provvedere di vivevi e munizioni i posti mi litari. Uno sfortunato avvenimento occorse nella :Birmania inglese fra M.oulmein e la frontiera di Siam. Una carovana mista cli Cinesi e Siamesi, proveniente dal Yunnam, composta di circa 30 individui , entrata in Behl in fu presa per errore per nna banda di da(',oiti che tentassero impadronirsi della città. Le guardie cipay, di guarnigione in Behlin, assaltarono la carovana, uccisero quattro co mmercianti cinesi, ne ferirono altri tre e fecero prigiOT1ieri il rimanente. Questo fatto ha provòcato grande agitazione fra i Cinesi, i-quali temono che il loro commercio con la Birmania non sia abbastanza sicuro·. Gviigno. - Da pareccb.i mesi uu celebre capo dacoito, detto Bosweh, scoJìrazzava pel paese sul.la destra delVIPrawa,ddy da Venang-zonug a Thayet-myo, saccheggiando e distruggendo i villaggi. Nel mese di maggio av.eva offerto al Governo ingl'lSe di arrendersi a condizione di com pleto perdono. I delitti commessi dal Bosw:eb, er;iu0 così nume11osichesi,uRobert Ph::i,yre, commissario civile (deputy commissionor) nel distretto di Minhla, non credette opportuno accordargli il perdono. · A liberare il paese da quel brigante, che tvovavasi alla testa di una, banda di 300 nomini, sir Phnyre esce l'S giugno da M.inhla con pochi sepoys ed alcune guardie di polizia . Al villaggio di Ngapcb, tre giornate a nord di Minhla inconwa e respinge l'n vanguardia del 'Bosweh. l1 rimanente dell a banda trovavasi in forte posizione e faceva fuo co ben nutrito. \\fon tre sir Plrnyre ordinava la sua gente per l'assalto, venne colpito da tre palle. La piccola truppa si mette in, fu ga su Magi re. (i) Composizi o1ie del corpo di sped i·1,ione:
Distacca.mento ciel reggimento fucilieri Welsoh; Zagpa.tori del 26° reggimento fanteria indigeno Pundjab; Un~ batteria da montagna Ha.zara.
Mentre una-colonna composta del 28 fa nteria, sotto gli ordini del co- · lonnello Gordon si prepara in Miohla per agire contro il Bosweh, il ·12 giugno avvennero due scontri coi seguaci del Bosweh, l'uno a Salen, ove rimase morto un uffi ciale, l'a ltro a Gan . Il ,19 giugno il colonne!lo Gordon con un distaccamemo composto di 50 sold:,tì del reggimento Liverpool; % del 2° reggimento indigeno del H~n_gala, due cannoni da monLa~n_a _ed alquan ti ~rtiglie_ri alta(·cò i Daco ,tt del Bosweh a Mapho. I nemici, m numero d1700 circa, e ·ano for. temente trincerati in una posizione a 4- miglia di dtstanza d::- Ma~ho, e vi hnnno resistito ostinatamente. Dopo un vivo fuoco d'a rtiglieria il colonnello Gardon dovette ordinare l'attacco alla ba ionettn. L, posizione fn all ora abbandonata dagli insorti; ma gl i Inglesi ebbero, relativament.e, forti perdite; 7 uomini morti e 25 feri ri fra i quali un uflìcia le. I l colonnelJoGordon non potè ordinare l' inseguimento e dovette 8ttendere rinforzi, i qual i ..zi i pervennero sotto gli ordini del capitano Hol land, e si componevano di 50 uomini del reggimento Li,,erpool e 50 sepoys. La co lonna che sino nei mese di gennaio era inviata ad operare nell a va llata del Kyindweèn dovette per mol to tempo rimanere ferma nell11 valle per mancanza di mezzi di trasporto. Completata la colonna essa ri montò il Kyendween ed ebbe parecchi scontri cogli insorti . I l H giugnogiunta la colonna al sud di Tummoo, trovò chegl'insorti , in nnmero di ci rca ,1500, occupavano una posizione che avevano rafforzata con trinceramenti-. Il maggiore Hniles, che comandava la colonna, attaccò il nemico ma non potè farl o sloggiare dalla posizione e dovettero ritirarsi. Nello scontro rimasero feriti il maggiore Hailes e tre soldati.
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La ca pitale Mandalay non è sicura; gli Ingle:;i non possono uscire senza scorta dalle porte, e contro il generale Wh ite venne tirata una fucilata nelle strade della città mentre vj passava a cavallo (1) . Ad -una sessantina di chilometri da Mandalay un principe Alompra tiene cam pagna, mentre a sud si trov11 il priu cipe di Myintzaing, le cui bande hanno sorpreso giorni sono la città di Mijn kj an su ll'Irravadd y. Non essendovi un'un ic11 direzione nella condotta delle operazioni militari , le qual i ·dipendono dai singoli comm issari civili dei distretti, esse riescono slegate fra loro, ed i continui movimenti che ne derivano aumentano, massime nell'attualepagione delle pioggie, le fatiche e pri vazion i dei soldati. La forzn dei reOCJimen ti'inalesi è assai diminuita, meno per le iJerdite e, sofferte negli scontri con gl i insorti, che per il grande numero di soldati ammalati e:;istenti negl i ospedali (si ca il;o]a il 30 °lo della fo rza). Si ao-oiu a ciò le IJerdite per l'eriidemia colerica 5viluppatasi in vari ee noano ~ t corpi . É intenzione del "o-overno inQo-lese di ao-ire ener9:icamente contro l'insurV rezione trascorsa la stagi'ln e delle piogge. Sembri! che vi sia il progetto di portare la forza del corpo , che trovasi in Birmania, a 30 mila uomini (2) e di afudare il co mando e la direzione unica di tntte le operazioni ad un distinto generale. e)<;)
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Presentemente la situazione della Birmania non è migliorata, e l'insurrezione, auzichè decrescere, " assume proporzion i alla rm anti ,, ('I). Si vuole che i I commiss:irio capo sir Bernard, ora ammalnto, non abbia dimostrato nè capncìtà nè energia per ordinare il paese e reprimere l'insurrezione. Assai numerose si sono fatte le bande degli insorti le qnal i r11ggruppansi ora intorno a pochi capì, quasi sempre principi, ed esse si dimostrano più agguerrite nei combattimen ti, opponendo ostinata resistenza agli assalti degli inglesi e facendo loro subire perdite 11bbast:nnza grav i ('z) . · (I) <lrmy and Navy Gcizette - luglio 7. E da notarsi che nella maggior parto degli scontri cogli insor ti vi sono ora uno· / . o due ufficiali morti o reriti. (2)
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Nuovo ord·inamento de'i parchi d'artiglie,rici. - Con prikase imperiale del 6 ('I 8) giugno venne stabilito un nuovo ordinamento dei parchi volau ti, mobili e local i d'artiglieria. Per ogni divisione di fan teria, colla relativa brigata d'artiglieria , esisterà io tempo cli pace un parco volante
(tl 11 principe (li .Myentzcm In o!Terto una ricompensa per l'assassinio di sir Ch. fl ernarlld. . (::I) Il doppio della 'forza ~Ila quale ,tscendeva il corpo di spedizione in Birmania agi ordini del generale Prendergast
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provvisto di materiale d'::irtiglieria e di munizioni da guerrll per quattro . parch i volanti dei quali due per cartucce con 24 cassoni_ciascuno e due per proiettili e cartocci d'artiglieria con 48 cassoni c;ascuno; io tempo di guerra_ciascuno di tali parchi si trasformerà in brigata di parchi Yolaoti d'artigl ieria dei quali due con munizioni da fanteria e due con munizioni d'artiglieria. Indipendentemente dai parchi volanti vi saranno dei parch i mobili d'artiglieria \on dop~io sco~o: alcu~i !ier es~e_re ~estinati alle trnppe operanti . onde provredere I parchi V0}11nt1 d1 D1l1IIIZI00l da guerra, e per mantenere questi ulti_rr1i in collegamento coi depositi di munizioni stabiliti alle spalle dell'esercito operante; ed alcuni per essere uniti alle truppe di riserva onde provvedere in tempo di guerra di munizioni ie divisioni di riserva di fan teria. In vis ta di questi scopi i parchi mobil i sono assegnati iu guerra ai corpi d'armata attivi in ragione di uno per ogni due divisioni <l'i fanteria forman ti il corpo d'armata; ed alle truppe di ri$erva in ragione di due parchi mobi li per ogni divisione di fanteria formata in tempo di guerra colle trupp~ di riserva di primo turno, e di uno solo perogni divisione di fanteria formata con truppe di riserva di secondo turno. A quei corpi che constano di tre divisioni attive si daranno uno o duo p11rchi mobili secondo sarà il caso. Nei depositi d'Htiglieria di circoscrizione militare esisterà in tempo di pace un apposito personale colla designazione di « clistacc11mento dei parchi mobi li del la tale circoscrizione mi litare •. Oltre i parchi volaDti e mobili esisteranno dei parchi locali per completare in tempo di g'uerra le munizioni dei parchi mobili ed iu certi .;asi direttamen te quelle dei parch i volanti e delle trnppe. Questi parchi saranno as~egnati alle armate od ai corpi d'armata in ragione di uno per ogni due <l_ivisioni di fanteria facenti parte dell!armnta o del corpo d'a rmata. Coi parchi locali assegnati ad un'armata o ad un corpo d'armata isolato si formeranno secondo il caso dei depositi di campagna di munizion i da guerra. ln tempo di pace non esisterà un apposito personale per i parch i loca li; il ma teriale si conserverà presso i depositi d'artiglieria di circoscrizione. I parchi vol11nti dipenderanno io pace dai comandanti d'nrtigf"ieria di corpo d'armata . È soppressa la c11rica di comandante dei parchi volanti, cùme pure sono i.lbolite le sezioni di parchi Yolanti di cavaJleria e cli cacciatori . Jfanov1·e con nw,niz'ioni da guerra. - Un pri kase del 28 giugno (-1 O luglio) approva la nuova « Istruziooe per le manovre con munizioni da guerra per riparti dell(~ tre armi )) . Questa Istruzione nndrà in vigore a titolo di esperimento per tre ann i. Le manovre con munizioni da guerra hanno per scopo di ammaestrare · Ja truppa delle varie armi al le evoluzioni di coml/~t\1ento in cond izioni
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per quanto è possibi le prossime a quelle della guerra . Queste manovre si eseguiscono d·uraute i concen tramenti generali delle truppe, avendo' per base cbe ciascun corpo vi prenda parte almeno una volta. I riparti per le manovre con munizioni da guerra si compongono di uo·battaglione ùi fanteria, del la forza approssimativa del piede di guerra, di una batteria a piedi su 8 pezzi e di uno o due squadroni di cav11 1l eria con una batteria a cavallo (6 pezzi); le compagnie per avere la forza poco inferiore a quel la di guerra , si compongono di due compagnie di pace. Ogni battagl ione avrà COIJ sè due carrette da munizioue: og·ni sq uadrone ne avrà una, ed ogni batteria avrà seco il primo' scaglione di cassoni da munizione. Le località per le mauovi:e--dovranno essere scelte in modo da non compromettere per alcun motivo la sicurezza degl i aùitanti; queste località devono avere non meno di 6 chilometri di lunghezza misurati dalla prima posizione d'artiglieria e da due a tre chilometri di larghezza . I tem i per le mano vre devono essere conosciu ti alcuni giorn i prima dal personale incaricato di dirigerle. I comandanti dei riparti devono decidere quando debbasi aprire il fu oco contro i bersagl i; il direttore della manovra avverte ciascun riparto di cessare il fuoco quando il bersaglio nel caso pratico sarebbesi nascosto o ritirato. Tutte le disposizioni per l'esecnzione delle manovre con munizioni da guerra devono esser date dal comandante le truppe concentrate; egli nomina un direttore e vari sorveglian ti , uno per ogni compagnia , ~quadrone e ba t.teria del riparto manovrante. Per chiudere tutto il terreno dove ha luogo .la manovra , si destinano uno o due squadron i di cavalleria. Ogni indi viduo di truppa di fanteria deve avere 12 o ilo cart"ucce seco_ndo che i pacchetti sono di nuovo o di antico modello; altrettante cartucce per ogni individuo devono tenersi nel le ca1T<:'.tte da munizione. Gli' individ ui di truppa di cavalleria devono avere 12 cartucce ed altrettante devono tenersi nelle carrette . L'àrtiglieria a piedi deve avere da 70 a 100 proietti li per batteria dei quali un terzo granate e due terzi shrapnel; l'artigl ieria a cavallo avrà da 8 a 12 pro iettili per pezzo in eguale proporzione. Qualche tempo prima delle manovre gli ufficiali d'artiglieria donanno assistere al tiro al bersaglio della fanter ia e gli ufficiali di fa ntt!ria e di cavalleria dovranno assistere nei poligoni al tiro dell'artiglieria . Nel collocamento dei bersagli bisognerà tenere presente che nel combattimento non si può vedere d'un colpo J'intiera disposizione del nemico; bisognerà perciò collocarli in modo che man mano il rip11rto manovrante avanza, una pa rte dei bersagli si copra ed un'altra parte si scopra. I bersagli rappresentanti artiglieria o fanter ia in ordine chiuso dovranno tro1
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varE i a non meno di ,J 000 passi dalla prima poslZlone. Ogni gruppo di bersagli dovrà avere delle banderuole che indichino col loro col.ore quale riparto deve far fuoco su di essi; i bersagli dovranno rappresen tare truppe in formaz ione di combaui mento in posiziou i adatte. I sorveglianti del le manovre devono indicare ai riparti ai qua li sono addetti, quale sia il bersaglio sul quale devono far fuoco; devono far ce$sare Ufuoco quando suppongono che il nemico si sia ritirato e devono stabil ire quando sia i Icaso di attaccare al la baionetta. Term inata la manovra devono fare il calcolo del le cartu;ce. coos.um11te e contare i buc_hi f_atti nei singoli bersagli e quindi compilare delle tabelle dove vengi,no md1cate le distanze Yere, le distanze stimate e .1i alzi ndoperati. Prima di eseguire il terna tattico, Ùriparto delle tre armi deve fare una marcia prendendo tutte le misure di sicorezzn prescritte pel tempo di guerra. A due o tre chilometri dal sito del la manovrn il riparto si concentra ed il direttore conrnnica il tema al comandante. Il comandante impartisce le sue disposizioni, e gli ul'lìciali sorveglianti si uniscono ai riparti loro affidati; qniucli continua la marcia . Al l'a ppnrire dei bersagli rappresentanti il nemico, l'av~nguard ia si dispone in ordine di combattimento ed esegui5ce quanto le venne prescritto. L' istruzione contiene tutte le norme necessarie per evitare qua lsi11si inconveniente o di sgrazia . Niwi,e formazion'i. - Un prikase del 1° ( I 3) luglio ordin a la forma· zione di una compagnia zappatori del Transcaspio con sezione telegrnfoel iografica; per ta le formazione si prenderà il personale della 1• compagnia del 1° battaglione zappatori del Caucaso. Per completare tale battaglione venà riformata la sua P compagni;:i. 01·d1inamento amministrativo del J1.irkestan. - È stato approvato con ukase del 30 giugno ('l'Z luglio) il progetto present3to dal Consiglio di Stato per l'ordinamento amministratiYo dd Turkestan . Questa regione viene ripartita in tre provincie: Sir Daria, .Fergana e Samarkanda. I] capoluogo di tutta la regione è T:iscken t; i capi luoghi deHe tre pro"inci.e sono rispettivarnen teTasckent, Novi-M,11'gbelan e Samarkanda. L'amministrazione generale della regione è affidata ad uo governatore generale militare dipendente dal mini stero della guerrn; il personale giudiziario, lì oa nziario e della pubblica istruzione sarà però sempre di pcnder,te tlai relati vi ministeri. Ogni provincia avrà un governatore militare. Sino ad ulteriori disposizioni la popolnzione del Turkestan resta eséntata dal ser · vizio militare. Conipetenze 1:n natm·a. - D'ora in avanti invece dell'acquavite sar~ fatta gionrn lmente alle truppe u1111 distribuziot1e di the. 1
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LA COREA
(In coreese 1sio-sion, in cinese Ciao-sian).
Nel momento di dare alle sta1qpe quest'articolo laRaccoUa u{fìciale delle leggi e decreti N. 40!8 (serie 3") pubhHca la legge che dà piena ed in tera esecuzione al trattato d'amicizia, commercio e navigazione conch iuso a Seul (Han-ya n) il 26 giugnoJ884 fra l'Ital ia e la Corea, e le cui ratifiche vennero ivi scambiat,e i l 24 luglio t886. In se_guito a tate trattato son. fin d'ora aperti al commercio italiano i porti di 1ì;emulpo (o Tsin-on-Jrn) nel distretto di Tensciuan. lVon-San (Gensan) e Cio -San (FusM), ovvero se questo porto non fosse ritenuto c~modo , qu:1lclle altro luogo prossimo ad esso, come le citta di Uan- ~an /Seu l}'o di Yanhaatsin ( BolteUino di notizie commerciali, pubblicato per cura del Mmi. stero d'agricoltura e comìnercio, N. 35, 29 agos to !886).
· La penisola di Coren; staccandosi dal continente asiatico, si proten_de nell'Oceano Pacifico fra gli Stati della Cina e del Giappone, ~he a gm,sa di tenaglia la rinserrnno da O. eda E. Un altro potente Stato è Il contatto del regno cli Corea, ed è quello della Russin, il quale benchè per breve tratto confini con essa pure nel le prossime spiaggie, quale base delle eve~tuali opP.razioni nell'Asia o~otale vi possiede Vladivostok e la rada di Possiet: cioè il porto più importante e 111 più comoda rada dell'Oceano Pacifi co. li re"no di Corea rimane dunque accerchiato da tre potenti imperi , bramosi ci;scuno per proprio conto di metter piede in un paese ricco dei tesori naturali del suolo e militarmente opportuno ad ognuno di essi per la sua pastura e pei suoi porti. Quale dei tre contendenti raggiungerà l'intento? Il vetusto ed ;inerte stato dell ' owest (Cina)? Quello giovane ma e più civile. dell'est (Giappon_e)? ~1 potent.e Stato de! uo,rd operos_o (Rt'.s~ia)? Oppure sarà la Corea per d1veu1rela futura colonia d uno degli St:ttd Europa o d' America? Il tempo darà la risposta . Fratta~to ~n~ cosa _rince n_otare, ,id è, che qui, come iu t1ltre remote o vicine reg1om, 111 altn remoti o (i) QLtest'articolo, tratto dallo scritto del sig. A. D. Stacevski, pubblic11to nel Yoienni Sborni/e, puntata di novembre (N. H) e decembre iS85 (N. !2), ve.n ne co1_npletato consultando l'articolo Recente ·viaggio nellct Co1·ea, rip or tato dal fasc1co10 d1 maggio tS86 della pubblicazione Proceedings of the Royal geographical society an_ii ·1~on_thl! record of Geography; il Carnet de l'Of/kier de tna.r ine, !886. (Alnianach fur d1e K. K. Kriegs-i!fa.ri,ne 18861, il Nouveau (iictionnaire de giogtaphie miivetsel!e par M. VIVIEN DE $ AINT· MARTIN.
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vicini tempi, nostri connazionali fi gurano fra gli iniziatori della civiltà. Se il Giappone, la Cina, l'America, la Germania, la Francia e la Russia ottennero in quest'ultimi tempi di ancorare in quakhe porto della Corea (il), in gran parte ciò può attribuirsi all'iniziativa intelligente d'un legno italiano, che seppe pel primo entl'are in relazioni commerciali con quella regione remota e fino ad ora preclusa ad ogn i straniero . (V. appresso.)
I. -
Ord!inamento clello Stato.
Lo Stato della Corea veniva fondato 2332 anni av. Cristo e in origine subordinato all'attuale provincia delTsci-li. L'anno '112.'1 av. Cristoesso acquistava la sua autonomia, ma la sua storin per dieci\ecoli non preseHta che la successione di guerre in testine fra regione e re~ione, e un'incessante lotta ora colla Cina e ora col Giappone. Nel prin]O secolo dell'era volgare dividevasi nei tre Stati di Gao -li (a N. e NE.), Po- tsi (O .), Sin-la (SE .); mille anni durava Ja lotta del primo Stato colla Cina e delJ'ul timo col Giappone, finchè nel xr secolo il conquistatore Gao-li spalleggiato dalla dinastia Mongola, allora governante l'Impero Celeste, riuscì a riunire :i l suo gli altri Stati della penisol:i, dichiarandosi .frattanto per gratitudine tributario dell'imperatore cinese. La dinastia di Gao-li si estinse nelil 392, las.ciando il nome glorioso del fondatore Gao-li o K01·,i: al paese Korea e le redinì dello Stato ad un taleT~io-sion, della famiglia Li (o Ni), individuo d'origine oscura entrato nelle grazie della dinastia mongoln dei Ming, che allora governava a Pekino . Questo Sovrano, stipite della famiglia ora regnante nella Corea, viene considerato il più illustre dei sovrani ; ad esso oltre il titolo di 'Van (re) vennero accordati gli appellativi più onorevoli. Il riconoscimento di Tsio-sion eia parte degli al1,i dignitari dell'impero Celeste ebbe tuttavia per condizione la sua dipendenza dall'imperatore cinese; cli pendenza che non cessava se non nel ,1502, alJorchè la suprem11zia della penisol11 veniva per quattro anni acquistata dal Giappone (che a sua volta dovette ricederla alla Cina nel ,1506). Nel 11636, allorchè la clin(l.stia mandciura sostituì quella mongola dei Ming, il van di Corea ebbe la imprevidenza di sostenere la causa di quest'ultima, per il che egli dovette riconoscere nel conquistatore non solo il dirit10 (i) Per le parole coreane venne adottata l'ortografia russa, giacche ossa per ot.tenere un dato suono impiega lettere che hanno perfetta analogia collo Iet,t ere ilalianc, senza riconere a combuiazioni di piu lettere (come in ioglese ·o tedesco) le quali r,or ossero intese nel loro valore fonetico richiedono la cognizione cli idiomi stranieri. Del resto la carta dello Stieler (Stieler' s Hanà-Atlas, N . 65) concorda abbastanza collo scritto e può servir cli g11ida a chiunque; riesce pure uti le la carta unita alla pnbblicazione inglese di cui é cenno nella presente nota). /
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ESTERA
Rl VISTA
d'investitura, ma altresì !:obbligo cli pag11re un annuo e ricchissi mo tributo all'imperatore celeste e di offrire doviziosi doni all'imperatrice ed ai · principali personaggi dello Stato, di accettare l'uso della cronologia e del calendario cinesi, e di testi rnoniare con altri segn i esterni In sua devozione all'alto signore : la Corea a Pekino fu detta Sìao-qùtn-hua (la piccola Cina). Intanto continuando le pretese del Giappone sulla Corea i ,van dovettero maneggiarsi assai destramen te per('attìvarsi In fiducia dell'irrequieto vicino, pur maiitenendosi devoti nll' imperatore cinese; iniziando così quel la politica di circospezione che governa anche oggidì l'attuale dinastia reguante (Zion-Koe). Le pretese del Giappone continuarono fino al ,1868; e circa allo stesso periodo di tempo, cioè nel 1866, va calcolata la cessazione dei rapporti cli vassallaggio colla Cina, comechè ufficialmente riconosciuta dallo stesso imperatore, mediante una formale rinunzia fattn coll'intervento del governo francese: ed ora delle antiche relazioni col la Cina con restano che alcuni segni, fra cui i don'i e le felicitazioni del « van » ~!l'imperatore in alcuna ci rcostailze solenni e l'accettazione del . calendario di Pekino come complemento di quello coreese. La rivn litù dell'influenza chinese e giapponese si man ifestò anche dur:inte gl i nl timi avvenimenti del Coreà, al punto di produrre collisioni armate, e necessitò l'intervento delle potenze europee per distornarecomple temente l'influenza rlelln Cina, considerata eia esse per !:i Corea, quale simbolo di ristagoo e d'isolDmento, e per limitare <ruella riel Giappone ritenuta pel progre,sivo suo svi luppo e può dirsi, per Ja sua incipiente potenza, pericolosa alla esistenza politica del regno coreese. Del resto l'inlluen1a del Giappone'{}o_rtù i suoi vantaggi schiudendo in qualche modo il regno di r.orea agli europei, clw poterono così studiare un poco il paese e propagarvi la luce della fede cristiana. L'attuale van Tui- <Yi ha 37 anni e sal i al trono nel 1864-; il suo potere è dispotico, tempernto soltanto da alcune antiche abitndini . La sua persona è inviolabile, al punto che viene cond:innato a morte chiunque in:rvvertentemente lo tocchi; da ll'età di ,1~ anni i van sono 11mmessi nel serraglio ed ivi passano il loro tempo, lasciando ai·rninistri la direzione degli affari di St.ato e poco curandosi dei partiti che si dividono il paese. I principi del sangue non hanno nessun potere sullo Stato. Dopo il re seg11ono in ::iutoritit i tre Sap-lcona, o primi ministri , i quali compongono il con$iglio superiorP. del van; a questi tengono dietro nel go · verno sei ministeri, odipartimen ti, i cui capi prendono il nome di pan-sciu, ciascuno coadiu vato da due segret;iri genera li (zlin -pan) e da un consigliere (zan-'i). 11 ·ministero, costituito al tutto sim il mente a quello cinese, 1
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ANNO XXXI. VOJ••
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IUVJS'l'A
ES'l'EIIA
comprende : funzionari e cerimonieri per gli affari generali, per le finanze, per la guerra, gi ustizia e pei° lnvori pubblici. I ministri uni tam~ote ad alcuni alti dignitari formano il consiglio del Re, la cui azione spesso è paralizzata dai Sap-kona. Organo ufficiale del goYerno è la gazzetta ufficiale C'io-po. Alla testa dell'amministrazione provinciale si trova u~ governai-Ore (Kani-sa) detto anche ·uan della provincia, sussidiato nel suo ministero da molti altri funzionari, e.sattori d'imposte ecc. Le provincie si dividono in circondari, e questi in circoli o distretti; ogni circoscrizione è amministrata da mandarini o funzionari i del rango corrispondente 11lla propria giurisdizione. · Le cariche dello Stato vengono date dietro esami; in rell;tì però quelle più elevate sono concesse solo allo persone d'alto ligrrng io. La maggior parte degli impiegati trovasi alla capitale, esistendo ivi u quantità di cn riche presso il ·van , la st1a famiglia, le sue mogli (o meglio h~re~) ecc.; così oggi si 1:ontano ivi 3000 impiegati mentre nelle prov1a1:1e ve ne sono appena 800. Alla 1:api1ale ha pure sede il tribunale supremo d'appello: ma nelle provin cie gli affari civili sono ma1nione di un funzionario speciaie, nella cui persona vanno riunito le attribuzioni del giudice e dei giurati, mentre le colpe criminali sono trattate dal com&ndante mil itare; gli affari più imporLanti vengono sottoposti all'esame del governatore della provincia. L'azione dell'amministrazione è molto aoevolata dal fatto che ogni grnppo di 1:inq ue case costituisce un'u11ità 0oi uridicamen te responsabile di svelar.e i colpevoli.
Lo st~to di Corea si estende dal 34-0 20' al :\.:z0 30' di latitudine settentrionale e dal 122°, 15' 111127° 1 >J.' di longi tud ine orientale (merid. di p 3 • rigi); è bagnato ad O. dal M. Giallo ad R. dal M. del Gjappone e comornato d11 molte isole assai prossime alla costa. La penisol11 corea na misura 900 (,t) chi I. in lunghezza e 200 in larghezza media, abbracciando una superficie di circa 4000 miglia quadrate geogrnfìche (2), superficie quasi eguale alla Turchia europea e Rumelia orientale unite. Le leggende, le tradizioni e gli studi geologici fan no ritenere che in tempi remoti la penisola cinese di Scian -Tnng fosse un giomo tinita a quella di Corea e elio dopo un
.abbassamento del suolo si formasse l'auuale golfo del Pe-tsci-li. Tale ab bassamento fu causa pro!Jabilmente della differente natura fra le coste occi<lentali e quelle orientali della penisola coreana, le prime elevate, uniformf. sc.'lrse di comodi anwraggi e cl'isole; le seconde basse, rit:Cbo di eccellenti porti, seni ed isole, e intersecate dn molti corsi d'acqua nnvioal,ili t:he ivi hanno foce. La Corea è paese in genere montuoso, cioè i~terse.cato longitudinalmente da N. a S. dalla dorsale montana cbe ha oriaine al .:, nodo montuoso 1-Icm-i an°aNn (confine della Mandciu ria), e trasversalmente dalle numerose propagini della dorsa le stessa. La catena princi,palc segue cost11ntemente da vicino il litorale orien talP, e dei suoi due versanti l'orientale, scosceso e ristreu.o, è solcato da brevi ed insianificanti . "' -corsi d'acqua, mèatrc quello 01:cidentale, spazioso e a dolce declivio, alimenta molti fiumi na vigabili. Il M. Pak-tit-san nel tratto N. E. della ,e.a.tena principale si ritieue il più elevato (20 ni) ('I); nessun europeo lo ascese. Segue in altezza il monte llan-na-scm, nell'isola Ze-zùt, all'estremità meridionale della penisola; ambeduequestimonti sono ritenuti dagli indigeni come i baluardi dello Stato; altri monti raggullrdevoli sono il To-n'ion,-san (20 n'i ) nella provincia S. E., il Tok-n-sane il Po-koie-san nella provincia della ca pitale. Le catene secondarie che si staccano dalla dorsale coreana limitano i bacin i di molli corsi d'acqua e seguano il limite di vario provincie. Al monte 'Pak-tu-san hann o origine i due prineipali 1:orsi d'acqua della penisola il F. Amno-kan, il quale iugrossato da numero:5i afnuen ti particolarmente di destra, scorre rapido e spnzioso (H>O metri nel corso inferiore) verso S. O. e si getta al mare dopo un e.orso di 4-80 chilom .; e il fiume 1'u-111an -kan che segllll il confine tra Corea e Russia . I bacini' di questi due corsi d'acqua spaziosi e mon tuosi, sono coperti da molte fores te, abitate da malandri ni di naziona liti ,,arie (coreesi, mandciuri, e ci nesi), i quali, al modo delle 83nde Nere ciel Tonkino vivono osclusivameote di rapina e non riconoscono alcuna sovranità . La parte S. E. di questa poco nota regione ò da alcuui scriuori ritenuta come sito di dimora dei Tnnari , Mongoli ed Unni , e dal quale es,;i si sarebbero river~ati nell'Europa durante il x11 secolo. Oltre questi due conviene menzionare il fiume Han- kan cbe resta gelato 2 o 3 mesi all'anno e su lle cui rive giace I~capitale, e il fìume Na lc-ton- Tcan, il maggiore dei corsi d'acqua , del versante orientale. Gli altri corsi d'acqua o sono insignificanti per grandt'zrn o sono afnuenti cli quell i già enumerati, inoltre
({) Nouveau di~lioncifre de oèographic u.ni·verscUe, par M. V1vrnN oe SA1NT-M,1RT11". (2) Secondo il Dizionario oeou1·afìu1, Vi vien de S. Mar tin, le q. 220,000 (3960 mig. q,), secondo la llivista staiisticci 1niUtare rnssa k. q. 236,78~ (426l mig. q.>, secondo g li Specchi statistici di Behm o Wagner k. Cf. 2l 8,l 92.
( l) /l'i e la sl,cMsa. cosa che li ci nosc a motri 571 ,5; ossia cirr.a H430 motri, d imensione cho indica probabilmen te non l'alteZ7,a ma la lunghezza dei Uanchi.
II. - Desc·rizione fi,s,ica del sMlo.
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molti di essi si asciugano durante l'estate. A complemento dei fium i esistono per l'irrigazione frequenti canali (arofo:~i) e laghi artificiali. Lanavigazione sui fiumi è poco sviluppat11 e assai imperfetta, avendo luogo con caootti, messi generalmente in moto da pertiche con uncini; nell' inverno i fìumi gelano ed allora le comunicazioni fra città e ciltà sùno stabilite assai comodamente sul ghiaccio. Il clima è in stretta relazione coll'orogra611 e coll'idr~grafia del paese, presen tando nelle varie stagioni il complesso di climi più disparati. Compresa in uua lat.itudine identica a quell a dell'Italia meridionale e dell'Isola di Malta, la temperatura media di dicembre nella parte meridiona le del/~ Co~·ea egua~lia quella della Siberia meridionale, e la tem-~' ern tura media d1 luglio st eleva al grado di quella delle regioni tropicali dell'A· frica. L'asprezza del clima, particolarmente in inverno vuole at ribuirsi ai venti che soffiano dalle steppe agghiacciate della Mongolia e all'elevatezza del ~nolo. La neve in inverno cade tanto abbandante da interrompere per qua lche giorno le comunicazioni per le provincie; e O'e lano non solo i fiumi, ma nltresì le parti del mare più vi<·-ine alla costa~ Il clima delle provincie settentrionali è molto diverso da quello del le provincie meridionali, come diverso è il clima dei due ver~anti della catena principale. L'estate, in genere assai ca ldo, abbonda di pioggie dirotte che rendono irn pratica bili le strade; agi i ultimi di settembre ha principio il periodo delle burrasche, e dei venti gaglinrdi e varinbi li; le stagioni più buone sono la primavera e l'autunno. La florci e !a fauna si con formano al ca rattere tì,;ico della contrada, presentando uno strano complesso di piante e d'animali propri alle di ver,;e zone climato logiche. Nel le val late crescono miglio, r iso, canape in abbondanza e lino, l'albero lacca, l'alLero da cera, la ramiia (urtica nivea, pianta da cotone dell'isole della Sonda) , il gelso (onde bachicoltura propagata), l'albero tzio da cui si ricava la carta (Bnwsonetia papy/ern), i,l gen-scen in corecse in-sam. (Panax qwinquefoliwm). Questa pinnta abbonda nelle regioni settentrionali e boschi ve della peni5ola, e la strn radice lia per gli indigeni proprietà toniche prodigiose, agli europei nondimeno è dannosa producendo malattie d'infiammazione; è tenuta in grari conto dai coreesi e pagata somme ingenti, tal voltn sino 100 e ,1'20,000 lire il chilogramma. Siccome la radice di questa pianta vie11e abbondantemente usata dal van stesso, che la dona come ricompensa agl i 1dti digni tari dello stato, ed è impiegata dalle provincie pel pagamento delle imposte, dai gòvernat.ori per offrirla al re, cosi il suo commercio è molto limitato e per comprarne anche poca quantità occorre un rescritto ufficia le. Di q uest::i radice ne ven· gono esportate annua] mente circa •I 00, 000 Ibs, e le ll\-sse imposte su cl i esse
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· costituiscono la principale risorsa della rendita coreana, ascendendo a .i-50,000 d,>llari (oltre 230,000 lir.e). Il regno an imale non è meno vari,1lo: nelle grandi foreste, che cuoprono quasi la terza parte della penisola s'incontrano in quantità tigri, orsi , cinghiali, pantere, volpi e scimmie, animali il cui numero non decresce essendo proibito l'uso delle armi a fuoco e solo impiegati freccie e lanci e o lacci . Gli 11uimali domestici sono al tutto simili a quell i d'Europa; i c11vallisono di piccola taglia ma forti ed instancabili (i migliori prorengono dall'isola di Ze-Zùi), non si allevano asini e mul i, ma vengono im port.ali dalla Gioa ; montoni e capre sono rari e poco coltivati, atteso la cortezza e radezza del loro pelo, arn.bedue le specie costituiscono un privi legio del re il quale se ne serve per offerte in onore degli antenati e di Confucio. Maiali abbondano, attesa la sudiceria dei Coreani, riescé pure utile una certa specie di cani senza pelo, impiegati per nutrimento e reputati un pasto squisito. Volatili e pesci ne esistono in grande quantità e di molte specie; gl'insetti sono ancora più numerosi e fastidiosi. Concludendo, secondo quanto è riferito da missionari, 111 brusca varietà delle stagioni di quella remota contrad11 è assai dannosa agi i europei: i retti 1i egli insetti pril'ano spesso l'uomo dal riposo necessario, le acque sono generalmente insalubri, le belve rendono malsicura la strad11 al viandante ed infine le piante benchè lussureggianti per la ,·aghezza dei loro fiori, tuttavia questi fi Òri sono privi di odore e le frut.ta senza sapore. Le ricchezze naturali di qui'.\! suolo risultano ta li d:, attirare l'attenzione degli stranieri. I vi abbondano meta Il i (oro, argen to, ferro ~cc.), pietre (sale gemma , quarzo nero) e carbone fossile, non estratti da il,i terra attesa la proibizione fattane dal governo, il quale nell'arricchimento del p:1ese trova una pericolosa attrattiva per gl i stranieri. L'oro è l'elemento di ricchezza del regno, il fon do di ri serva dello Stato . Scavato.soltanto per gl i usi del governo, esso è per intero versato nelle casse erariali . Per l'estrazione dell'argento necessita il permesso del governo ed il versamento dei 211O scavati, come diritto d'esi:avazione. L'argen·to serve per le paghe degli impiegati e pei vari bisogni del lo Stato: così pure il rame che abbonda nel le provincie occidenta li nonchè il ferro sono d'eccellente qualità e s'incontrano ia tutte le provincie in ::ibbondanza. Le miniere di carbone fossile 01m sono usufruite che per le relazioni commerciali sulle coste del grande Oceano . Ed ora ecco la descrizione particolare d'ognuna delle otto provincie.
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III. - Descrizione delle singole provincie, · ·I". - Provincin di P'ion-an- do(1 ) (cinese P·in-an-clao).- Servì durante molti secoli di strada naturale per le comunicazioni coll'impero Cel~ste. Il confine settentrionale e.parte dell'occidentale della provincia è tracc1~to d~l F. ~-m~o~Tca.n. Questo fiume è il maggiore dell11 penisola; uno, d~1 ~1101. ra~1, d1r1gendosi per ."°5 ch ilometri _da S. a ~- <livide la pro~mcw d1 P 1~n- au-clo dalla 11tt1.gua dj\ Ram -k1ou-do, p1ogando poscia il fium e a O. _m~ve dodici affluenti originati nella Mandciuria, per ultimo, prendc_la d1rez1oue g_euern le di S. O. L'Amno-kau ha nn corso perenneanche w estate, od d suo delta allo sciogl iersi de;le nevi rimane 101.11~ c?tesommer~o; le giunche lo rimon tano fin o a ci·an-cen(cin Zian-sion), ~tttu con~m_erc,ale distante 080 ch ilometri dal l:1 capi tale o ·H 2 diii mare; 111 pross1m11à delle sue foci giace Ui- zio citti130000 abiJmi, importan te per lo s~1e fa~:1 riche met:lllnrgicl'.e e per la :;ua posizione trategica, guardando I acces~o dr.I regno; C:;$a e costrntta so pra una al ira che dom ina, il_lìnme ed è pr?tetta da nna cinta in murntnra di pietr;1; la do.gana e un d1stacrnmento d, finanza sorvegliano rigorosamente gli accessi, scortnootutte le perso_ne_che arrivano in città e ne partono perconendo la grande strada: ad U1-z10 sono ri uniti ed ;ivviati II Peki nn o ~fo kden i rnarin:ii naufragati sulle coste del Corea . A 85 chilometri dai confini è il punto dr frontiera P'•ion-mun; ivi tre o quatl1·0 volte !":inno tengon~i mercati con circolazioue di due milioni di fran chi, rned innto uno scamuio da parte dcr coree~i di pelliccerie, rame, oro, cot-0ue, gen-scen ccc. contro nrnnifottnre ~i~?si (lavori n ·~~no ~ bombagia) . Altro fiume importante della pro,·inci;1 e__Ja.-tongh o P ion- an, lungo le cui rive si :;volge la grande strad a e s 1ncon~ra fra lo altre la importante ciltà P'•ion-'ian (a 80 chi lometri clallesue foci e a 300 dalla cnpitale); qnesta, sita in posizionr- naturalmen te f~rte, già ~edo della regia e molte volte assediata dalle trn ppe chinesi e gwppones1, è nbbellita da uu tempio eretto in commemorazione deoli eroi corecsi e cinesi cndnti nel glorioso :issed io sostenuto contro i giap;onesiSecondo dati ufficiali la pro,·incia conta 293,000 caso e I H ,538 uomini capaci di portare le 3rmi, 54 punti fortificati ed un campo militare ad An-z"in (An-gg·ioii); possiede banchi d'oro presso N'i-u,-crinang e J(euS(tm, e di ferro nel letto del . fiume Ta- m·ong-lcan; e !~5.\.32 ettill'i di ( IJ Il nome della prov incia (clo) è fol'm:tlori ltnend o la prima sillaba del nomo d• d_uo princi pali ci ll il della provincia stcss.1. Per esempio: />'1011- cm ò formata'colla prima sillaba dolio duo cii là P"ion-ya1t o An-::iu.
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terreni' coltivnti. An-zùi è una citti1, postn a caval~o della grande· strada; che essa domina da ~ord a Snd, e su un'altura di difficile accesso dalla parte settcntrionalo, ove è lambit:i alle fa lde dal fium e Ta-niong- kan, ha una particolare importa nza roi litnre, cd ivi è il campo di truppe permanenti. La pop,,l:izione di questa provincia ritiensi avversa all:i dinastia regnante, perciò il governo è costretto a mnntenervi una rigorosa e non interroua sorveglia n1.n. 2° Huan-haie-do (Huan-ha-i-dao) . - ]?u teatro di molte guerre, perciò unn delle meno popolate provincie del regno. Gran numero di stranieri fin da tempi remoti accorsero in quest11 provincia, aurattavi dal la bellezza, grandezza e splendore delle perle, lccui'pescho abbondano nellescogliere prossime alle coste marittime della provincia in discorso, come pure presso l' isola di Zic-ziu (Qucllpart). La pesca del pesce richiama molti in· dustriauti indigeni cd anche cinesi; a questi 11 ltimi è però fatta proibizione, pena di morte, di accosu1rsi ;1lla ri1·a; ciò non impPdisce tuttavia il più atti vo contrabbando e non impedì ni niissionnri rrancesi imbarca ti a Ce-fn di prendere terra snl le coste e pcnetrnrc nell 'interno; molti sono- i banchi di snb bià o molte le isole prossi me nlla spinggia, tra queste le pi ù importanti costituiscono il gruppo di Si?·-James-Ha.ll. Le giunche possono ri salire fino al la città di Kai -san seguendo il cnnale sc:wato nei bassi fondi sabbiosi che sono al le foci di lì urne ' Han. fla'ie-zùi ( H.Clri-gqfoii) , cn poluogo della provincia e Ilua.n-zì11, città antica feudale, sono rispetti vn mente a '.2·19 chi I. e '.257 chi I. dalla capjta le. Questa provincia iu·ordine nl la ricchezza dei prodotti occupa· il sesto posto, nondimeno vi abbonda sale, silice da fucili, eccellente gen-sccu ed è rinomata per In fabbricaz ione di magnifica lana screziata d'oro. La parlo centraledclln provincia è montu·osa e poco popolnta; in es~a esistono '.28 citti1e villaggi, t1'::\ cui sette punti fortifì c;1Li; in totale nella provincia si noverano 138,000 cDso e 1153,800 uomini :iui alle armi; e si cont1rno 91583 ouari di terra co!tivat.1 . 3°. Jc-ion-kghì-do(Zsìn-zsi-dao) . - È la più piccola, ma politicamente la più importante delle pròvincìe comprendenrlo la capitale ciel regno Han· yan (cioè, città del fiu me H an), sovenle donominnla dai coreani Seul (capitale) . Tu tta la provincia è compresa nel bacino del fium e Han-kan, sul quale, in prossimiti1 della capi tale, esistoDO dei bnnchi cli sabbia scoperti durànte le 111agre, coperti n~I periodo dell e pioggie e dello scioglimento delle nevi; durante le piene l'acq ua elevasi di oltre 8 metri sul li,•ello ordinario, e la corrente acqui stn trde velociti1 da rendere assa i pericolosa la navignzione. . In tempi normali i legni ordinarì ri montano il fiume 1-fan fino alla c,'l-
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pitale (dove ba una larghezza media di 360 metri) c i piccoli vapori molto più a mon te; a vallo della capitale la corrente si apre in di versi bracci e forma bassi fondi mobili di sabbia, pericolosi per la navigazione e particolarmente d'incaglio alle operazioni militari presso le fo ci. Seul.(31° 30' di latitudine seuentriona le e 42i0 4·1~0·• di longitudine orientale) (4) , militarmente assa i import~ntc, giace sulla riva destra del fi ume Han , al quale si appoggia cun uno dei suoi sobborghi e dista 6/i. chil. daI le foci; ad O. e a N. essa è ancor.i coperta dal Sié-/i:an affluente nel nume H an in prossimità delle foci, cd inoltre da discrete ahure che a N. e S. raggiungono l'altezza di circa 250 metri. In generale la posizione della capitale è elevata ed nrtistica; i dintorni sono coperti da rigogliosa vegetazione; uo canale garantisce la città da lle inuondazioni raccogliendo tutte le acque e versandole nel fiume lfan. Proteggono la capitale dagli attacchi esterni sei piazze forti o me<r]io città fortifica te e sono: a nord Kai - sion ( l<ae-san ), città di 30000 abi t; nti che gµarda l'accesso della provincia; Yan-ziu (3.2 chil. dall:i capitalo) e Pa-z,io, quasi ll metà inter vallo fra le ch1e precedenti (4-3 c.: hil.); a o~ft Kan-hua; a :sud, 8c'iwi-yuan (Sc'i'u-non); a S. E. Kitan-z i1t (2() chif- ); cd inoltre tre pu uti fo rtific.:ati . Questo varie fortificazioni per altro non sono in grado di resistere alle artiglierie moderne, la più parte delle opere consistendo in un 111u ro di mattoni, cli m. 3,20 di spessore o ti.i m. 7, oO di altezza, costruito attorno Ja città. Sotto l'aspetto militare le più importanti sono: Kai-sion, già capitale durante l'ultima dinastia , e rinomata per le fabbriche di ca rta e per la coltivazione del gen-scen, e Kan-hua piazza forte pri ncipale nell'isola omoui ma: 111 qua le in tempo cli guerra ser_ve di ricetto ,dia famiglia reale ed in tempo di pace quale luogo di deportazione poi personaggi illustri. La capitalo è poi compresa in una cinta qundrangolare in muratura dello sviluppo di circa 2•1 chil. ed altn m. 6,1 [3 con 8 grandi porle, cJ1e hanno i nomi dei punti cardinali verso cui sono rivolte; ai quattro lati della medesima esistono qua uro altu re elette Sa-son (quattro monti), le cui sommità segnano il limite dei sobborghi, ivi ordinariamente hanno sta nza quattro distaccamenti cli truppa. Le strade in genere sono anguste e tortuose, tranne la principale che ha 17 metri di larghezza; le case sono escl usiva mente in muratura nell'intorno della cinta e gencralmontcdi paglia nei sobborghi . Interiormente alla città esiste la così detta città ,,:nterna o della c09·te, attorniata da muraglia di circn 5 •I 12 chi lometri cli svi lnppo e di metri 6,50 d'altezza, protetta esterna· mente da un canale d'acqua largo-circa 15 metri (50 fitt russi); fa pnrtc (I) V1vu,;I\ DE S. ) l,1nn:..: 37° 31' lat. N. e 12,0 3!' 20 ' long. E.
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Parigi.
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orienta le della ci ttà dellll corte è occnpata dai palazzi del van e sua fam iglia (i consauguinei più prossimi del va n hanno ognuno una corte a sè); il van occupa no,·e edifici di fo rma identica, nei quali abitano ol tre 30 fu nzionari, da 2.00 a 300 micelle e 80 eunuchi; il palazzo particolare del sovrauo è in pari tempo un musco di t.utti gli oggelli usati in vita dai van e raccolti con molta cura in sale separate. Le strade principali irradiano da l palazzo regio forma ndoAroangolo di 8° fra di loro. Nella capitale esist<' pure una tor re destinat11 nlle osservazioni astronomiche, dipendente da un gabinetto astronotnù;o cui spella compilare il c.:alendario coreese ed accordarlo con quello di Pekino. Il F. Han ha uo corso perenne e al tempo delle pieno straripa e minaccia di inondare talvolta il w blJorgo confinante con esso; a X. della capitale (oltre 5 ch ilometri) esiste una caduta d'acqua di oltre 8 •I 12 metri d'altezza che atti ra i passeggieri od ammiratori per terra e sulle scialuppe; molti sono i ponti a cavallo del fiu me, o quelli prossimi alla città in pietra ad uu arco; le isole fl nviali nelle vicinanze della capitale sono abi tate da pescatori, i quali mantengono le comunicazioni per acq ua fra la capitale e le altre città in riva 111 Jr. Hau ; le comun icazioni per terra tra la capitale e le altre parti dello St11to hanno luogo su strade comode, mantenute io perfetto stato e provvedute di sk'\zioni di posta. Ollre che sulle grandi stradal i, pnò accedersi alla c11pitale anche attraverso passaggi montuosi , trn cui per considerazioni strate.gichc il pìù importante è quello di Zion-:fi.ok-ton, gola montuosa, '16 chilometri a N. della capitale. Ora ecco le distanze cla Seu l alle città estreme dello Stato (·1) ; Verso S. E. fi no ìt Ton-na (Prov. di Kion-Sian-clo) cbil. 036 cim, » N. E. » U,i-z iu ( >> P'ion- an-do) >> G28 >> » S. O. » Haie-na11i ( » Zion-na-do) » 502 » » N. E. » Kion-h:in ( » Uacn,Kion-do) » ·1362 » La popolazione di Han- Yan non è esattament.e conosciuta, si ritiene però di ·150,000 anime (30,123 case); dai calcoli ufficiu li risulta di 80 ,000 fa miglie; inoltre 30,000 fam iglie dei sobhorgh i, ciò che in complesso darebbe 550, 000 anime. Le cittr, più importanti vicine alla capitale sono : 1'un-zsin ( Ton-zin) , Ghin-p-u (KyMn-po) e Fu·pin (Pu-pion) rispeltiv11meote a 56 4['.2, i 3 e 28 chil. da Seul, tutte su una stessa strada . La città Gen-ci uan (In-:.i o) sul golfo dell' imperatrice, a 32 chilometri da lla ca pi tn le ha nna speciale import~nza come posto aperto al commercio straniero; Si ta sulla grande · arteria che unisce Seul alle provincie meridionali è molto più utile alle (IJ Gi ornate detta Società i mpe1·iale geografica n i ssa, YOI. Xli, K. ~, p. 50.
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relazioni commerciali che non siano le ciUà lunghesso1 il f. Han, giaccliè i legni evitano la foce pericolosa di . quel fiume . Tia-pin (Ka pion) ad · oriente cli Han-yan è la culla della religione cristiana nel Corea . La provincia conta (,~sci usa la capitale)136, 000 case.(circa 68,000 anime) e 106,373 nomini capaci di portar le armi, e 45,288 ettari di terra· coltivata. La popolazione è leggera, amante dei divertimenti; ivi più che nelle ~!tre provincie . è grande il numero dei p~rsonaggi di considerazione, degli studiosi, artisti, cbme pure delle ballerine, cantanti e persone date ai piaceri. · · 4. 0 Zfan-zion-do (Giwn-zin-dao) . - E compresa fra il 36° e ·37° di Jatit.udine; abbonda di golfi e rade im portanti , di valli e pianure fenili. specialmente nel bacino del · f. Hum che sbocca nella baia Basil ed in qùello dell'altro fiume che si versa riel go'lfo P1:incipe G,ù·olamo. La regione N. O. della provincia, penisola di Nai-pò, è considerata il granaio dello Stato per l'abbondanza dèlle ·risaie, al imentate dàll'irrigazione cli laghi artificiali Hnche nei tempi di siccità. La regioneN. E. è solca ta da tre grHncli strade che uniscono la capitale alle spiaggie orientali della penisola e su una delle quali trovasi l'importante piima forte di z ,ion-z'io (Zin-giou), a ,160 chilomet,:i dalla capitale; oltre questa fortezza esistono altri cinque luoghi fortifìcati; un campo per le tr'uppe di mate è a Bao-nin (Po-rion) a 2.00 ch ilometri da Seul. Altrà cìttà import:nHe è KÒn-ziu, (Gun-ggiou) residenza del governàtore, si tuata a 189 chilo. metri dalla capitale. · · · · La natura frastagliata delle cast.e, i numerosi banchi , .le fitte nebbie, le for ti correnti e le alte maree, le quali raggiungono l'altezza-di ,15 metri, rendono assai difficile la nàvigazione presso il li torale. ' La vegetazione del la provincia è ricca e variata, sviluppimdovi acca mo al le prodnzioni d'Europa la rigogliosa flora dei tropici; numerosi e svariati sono gli uccelli attrattivi dal la grnnde quantità d' insetti; ricca è la pesca. Ma i legni impiegati dai coreesi sono molto grossolan i, c0r1 alberatura assai semplice e vele cli paglia, messi in moto lentamenie da lunghi r~rni di poppa; diffuso vi è il cristianesimo, e non pochi .furono i martiri del In provincia.Esistono in tutto 2H, 080 case e ·I39,2.0:1 uoniini capaci di portar le armi; esiste pure una piccola flotta. · 5. 0 Zion-na-do (Z.iu anl-o-dao). - Detta altrimenti Haie-narn, è la più merid iona le e nel tempo stes·so J:i più ubertosa .provincia, e più che:le .al tre pro;sima alle linee cli navigazione commerciuli stràniere e di Scian· gaì. Coronano le sue·coste numerosi isoiotti e banchi ·dove s'abb:irh1cnno in qtwntità coràlli e spugne, e dc,ve di frequen te naufragano i bastimenti. La provincia provvede in abbondanza la capitale al tri siti di riso e 1
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frumen to, ed e~ercit:i un ragguardevole commercio, scambiando i prodotti delle sue greggie con quell i equini del Giappone. Fra i punti più com-· rnerciali va nienzionata l~ città di Mo-po (34- 0 -~o·, latitudine!, a~e_rta a[ commercio giapponese/ nel ,t876; non ha corsi d acqua nav1gab1\i; una strada im portante più delle altre si svolge lungo la costa occideutal~. 'featro di frequenti guerre, la provincia novera 18 città fortificate , tra cm: Zion zi.u (Ziuan-ggiou) residenz:i del governatore a '.2.83 chilometri dalla capitai~; Kan-zin, Sitn-ti.on (Sciiin-tian) e I-Iai-nan (Hwie-nam), dove esistono campi militari importanti. Ze-zfa (Quelpart), l'isola più ragguara~vole del regno ad 80 chilometri dalle coste, di forma ovale ("70 chilometri di lunghezza e ~6 ,1{2 di larghezza) e di natura montuosa ed aspr:i '. risulta costituita da l complesso di al ture a form,, conic~, quasi rnlca~1 spen ti, disposte au.orno al moute Jlan-na (inglese Aukland) occupante 1~ centro dell' isola; i crateri di tre dei vu lcani spenti formano oggt altrettanti laghi di acqua limpidissima: il suolo dell'isola è accurat:imen~e . colti vato eproduce in quanti tà frumento ed altre gran11glie, frutta ( parttcolarment.e aranèi) 1· piante 111edicioali, prodotti che vengono spediti nel con ti~ente e alla Cllpi aie; anche il mare è prodigo de' suoi don i, onde si può ritenere giustific,ato il confron ~o spesso fatto tra que:;~a e l'isol~ di Si~il_ia, se1:·? nchè avend/Quelpart servito per lungo tempo dt luogo d1 releg,1z10ne, I rndole Ue' ~uoi abitanti è grossolana, e grande ne è l'ignoranza. Nell'isola Ze-ziu cercava rifugio il · van quando nel ,f 592 i giapponesi s'impossessarono della capitale coreese; non poche sono le città , dell' isola, e d1 que~te tre ,;ouo fortificate, cioè: Ze-ziii-po (la principale), Ta-zion e Z'ion - ii1,. La proviucia di Zion-na-do novera secondo i dati ufficiali '290550 rase,_ 206, '1,i.O u<>mi ni atti a portare le armi; di cui :n,000 di truppe permanenll una flotta conside1'evole (p iù delle provincie precedenti). 6.'° Kion-sian-clo (Z'in-:scian-dao). - È la provincia pi ù vi.cina al Giappone e dril quale perciò prese in parte la lingua: h~ va Ila.te assai fer.tili, tra cui quella del f. principale Nalc-ton-lwn; ha m1ghore d1ma, maggiore varietà di prodotti e popolazione piu densa delle altre proviucie. La ciltà di J'a-kii (Da- Tciu), u.istante 38 11 ,h ilometri dll1 la capiwle e residenza del (1overnatore: e Ghin sc:ian (Kim.- san), 3,16 chilometri da Seul, hanno -~rande irnporwnza amministrativa e sono fo rtificate; la città cli Si on- z'iti ( Si.n-ggfa) a 3,i.,j cbilometr~da!la capiwle.gua'.cla ~·a~ces~o S. E;. di que~ta. I campi mil itari della prov111cia sono : Zin-z''.O (Zsn~-ywn) a oOO_c!i ilo·metri da Seul e Ko-sion ( Ciu- cen) a 520 chilometn (campo mantttmo) . L:i città di Ti o-n'ion-san, posta in lu ogo elevato, componesi di due fortezze, le qual i insieme costituiscono il punto ~trategico di mag~ior : alore della regione meridionale dello Stato. In genere questa provmcw, più che 1
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le precedenti esposta al le offese de' Giapponesi, è protetta da maggiornu. mero di localitii fortificate (se ne contano 3 1) e dal la flotta mili tare più considerevole. I porti di maggior importanza sono ."4'Ia-san-po (Masc·ian-pu) e C·io-san (giapponese Fusan); nel primo viene caricato riso ed altri prodotti delle due provin<;ie meridiona li per avviarli alla capitale come tributo, affJuendovi e stazionandovi per conseguenza gran numero di ,legni coreesi. Il porto di Fitsan trovasi a 35°, 6' di latitudine e ·1280,l'.\8', 4Q'' di longitudine orientnle di Greenwich, ed a 150 miglia marittime dalle spiaggie giapponesi; nel 1868 veniva compreso nei possed imenti del principe dell'isola Zt~-Zi1na, e col trattato del 11876 ufficialmente aperto al commercio del Giappone; ora costituisce uno scalocornmerciale.animatissimo. Cio-san è fortificato soltan to dal lato settentrionale, ma la linea di fuoco è rivolta verso il mare; la sua rada è divisa da ll'isola Te-z·iu e da parecchi banchi , montuosi, pittoreschi e ricchi di pascoli dove vngano molte specie <l i animali nrn particolarmente gran numero di cavalli. L'isola più importan te della provincia è Ko-zie ( Ghfa-ts·i) presso le foci del f. Nak-ton, o 8arn-l6ng, ben popolata, ricca di molti prodotti marini (specialmente di ca vol i di mare) e provveduta di buoni porti, quali: Ok-po ( Yui-pu.) e Zi ò'ie-po (Ggisr:.-i-pu). Il f. Nak-ton allargandosi alle foci forma una baia di ragguarclrwole grandezza; nel suo corso bagna molte città collegate dalle due grandi strade che mettono alla capitale; la città Ton-na costituice il nodo delle due strade in prossimità e poco lungi da Cio- sau . La provincia conta ,i-2;1,500 case) 3,1O)HO uomini c11 paci di portar le armi, e novera '1'81,050 ettari di terra coltivata . SecùndoiGiapponesi gli abitnnti si distinguono da tutti gli altri coreesi per monili Là, buòni CO$lumi, attaccamen to agli usi antichi e magggiore devozione al buddismo. 7.° Kan-1wn-do (Zsian-yitan-dao). - Può dirsi la provincia più mon· tuos.a della pen isola, nondimeno annovera molte vallate rinomate per fertil ità, massime nel bacino del Kan, fi ume il cui corso superiore bagna la parte occidentale della provinci:i. La displu viale della peuisol:i nel traver~are questa provincia si avvicina molto aila costa orientnle, limitando così di molto il versnnte orienta le, i cui fium i per con:;eguenza sono brevi e non na vigabil i; il versante occidentale è a dolce declivio e su di esso si svolgono le grand i strade che mettono alla costa occidentale. Una particolarità di quest;i provincia sta in ciò che essa non possiede nè fortezze, nè truppe permaneuti, esseudo considerata abbastanza protetta d11lla natura stessn . Uon-ziu (Yuan-ggù,) , a ,t 36 ch ilometri da lla capitale, è la sede del governatore. Le coste dell a provincia nùn presentano buoni porti; la sol11 isola importante è Ul-n-ion·lo, in giapponese Zik-to(isola del I3arn bou), 1
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scoperta nel 1787 aa La Perouse ('I) e, secondo la denominazione europea, dett11 Dagelet (a ricordanza di quell'astronomo); abbonda di legname da co struzione, gen-scen, cavoli marini e d'animal i di mare, tra cui balene. La popolazione di Kan-uon-do è industriosa e celebrata per la heltà delle donne; il cristianesimo vi tr:ovò pochi proseli ti. Nella provincia si c,nitano:93 mila case, HOOO uomini capaci di portar le armi e 8920:S ettari di terra coltivata. 8.0 Ham-lcion-do (Hian -ghin-dao). - È ad immediato c-0ntatto del territ-orio russo, dal quale la divide il f. T1l- man. Questo fiume che nel suo percor:;o (oltre 373 chilometri) bagna una regione montuosa ed arricchita dai precipitati atmosferici, ha una corrente tranqui lla, è poco profondo e coperto dai ghillCci durante cinque mesi dell'inverno. Spesso la popolazione emigra sulla riva rnssa del fiume o per sfuggire alle persecuzioni del proprio governo o per trovar ivi modo di sussistere; sparsi sul territorio del Pri-Amur i coreani mostransi ossequienti alle leg.gi russe e fioauco sol leciti d'i:;truirsi nelle scuoi.e russe . Ciò diede motivo di sup· porre che In Russia si adoperi ad estendere il suo ascendente, onde le sia po:;sibile in un avvenire più o meno lontano rendersi padrona di porti che n?n geln1)0 in inverno, e d'appropriarsi la ~orea per farn~based'operaz1one noi solo per una guerra contro la Cluna, ma altre51 pel caso di eventuali eornplicazioni coll'Inghi lterra. Le propa1ini del Han-'ian-cilin insinuandosi fra gli affluenti originari, cioè prossim i alla sorgentedell' Amuo-kan ad O., e del Tu- man-kan ad E., colmano tutta la regione settentrionale della provincia, per ciò assai montuosa . O!tre questi due maggiori corsi cl' acqua, altri 24- di minor con lo solcano la provincia. Il Iitora le prim;i del ,j.0° grado di lati tudine non ha ancoraggi importanti , più a S. però trovasi Yun- hin, ossia baia di Broiighton, not.a pel suo porto e la potenza delle correnti; essa novera un intiera arcipelago d'isole ed è a contatLo delle zone più fertili e popol:ite della provincia. Ad E. di Uon-(on s'incontra il buon porto Lasare( (2) sito in prossimità delle foci del f. Ton- lcan e ad O. del la baia Virginia. Il . porto Ghen-san nella parte meridionnle della baia Broughton nell 'ul~imo trattato col Giappone fu aperto al commercio il ·1° maggio 1880. La via principaledicomun icazionedelln provincin co lle altre region i dello Stato segue 1
(1) La Perouse !issò (H87J la posizione dell'isola Qnelpart e rece l' idrog rafia dello stretto di Corea. , (2) Secondo recenti not.izie (JUP,Sto porto si vuote già occupato dai Russi , i quali vi stàbilirono un deposito di carbone (Telegramma allo Slandard delli 23 agosto ·1886, riportato dal Popolo Romano dcl.24 agosto).
R IVISTA EST ERA
la spiaggia del mare sino ai confini della Russia t.raversando la parte più popolata. La città principale dP,lla provincia, e residenza del governatore, è Ha1n h11n (Hian-lt'in) , situata qu(lsi a 4-0° di Jatitu linee di.st.ante i59 cbil. dall.i capita le: altre 15 città hanno una èinta in muratura, ma i post.i fortifi cati sono in generale (I.5. Esistono due campi militari: uno per le truppe del dipartimento settentrionale, a Puk-z,ion (Bei-zin), circa 571 ch ilumetri dalla capitale, e l'altro per le truppe del dipartimento meridionale a Kion · sion (Ghin-cen) 9 1(I. chilometri dalla capitale. :{>rima che i Russi occupassero il territorio del Pri-moroki la città diKin-y-iian (K'ion-yon) era annualmente centro di mercati dove i nègozianti mandduri e chinesi scambiavano the, riso, oro, pelliccerie colle produzioni coreesi, gen-scen, articoli di rame, ecc. e particolarmente capelli delle giovanette, una gra.n parte dei quali anche oggidì si vende nella Cina per allungare le treccie porta te dai masd1i quale segno cli sottomis:;ione ai mandeiuri. Anche la città di conflue Ven-cen (On-sion) è presen temente visitata dai mcrcntanti cinesi. Questa grande provincia comprende ·103,900 case, P. per conseguenza una popolazione di poco più che 500,000 per,one, delle quali 87,170 adtilte e capaci di portar le armi. (Cont'ini1a) 0TTA VI0 CERHO'fl
Ca.pittino ne/. 3° beirsaglieri.
LIBR I E p'E:RIODICI
A.11.111.niii sulltt gue1•1•tt. tli 1no1·t ta,1'll,(t., di MASSONAT CLAUoro, tenente colonnello nel 2° reggimento alpini. - Brà,
tipografia Casalis, 11886.
s,.uato dei p1•inci.111il-i f'titti st,.n •ici t:ivvenuti nella ~ont:i #.lelle Al.1,i nu,ritl'i1n e. - Dello stesso autore. Brà, Casali5, 118~6. · · Se c'è puese per cJi lo studio della guerra cli montagna abbia un'im.., portanza capitale, questo è certamente l'Italia la qua le è quasi più separata che non congiunta al continente europeo dalla grande catena delle Alpi. Ben prov-oide natiim al nostro Stato, Quando dell' Alpi schermo, Pose fra noi e gli stranieri; perchè quelle sono veramente il baluardo, e diremo anche il princi pal ca mpo di battaglia della nostra indipendenza. · Ma nppunto per questo tan to maggiore obbligo corre a tutti i nostri uffi ciali di studiare a palmo a palmo quel terreno dove furono e dove certamente saranno ancora combattute tante battaglie e sj verserà tanto sangue . . Perciò merita gran lode l'egregio cav. Claudio Massonat, tenen te colonnello ~el ~0° reggimento al pini, il quale nei due pregevolissimi e coscienziosi lavori che sopra abbiamo annunciato, comunica ai suoi commilitoni il risultato dei suoi studi e della sua esperienza. È da augurarsi che tutti i valenti ufficiali dei reggimenti alpini imitino, ciascuno per il proprio riparto, l'esempio che per riguardo alla zona delle Alpi M2rittime diede l'egregio colonnello Massouat: chèdi tal modo si verrebbe a poco a poco a formare una letteratiira, alpina, della quale ciascuno vede la somma utilità, e della quale nessuno potrebbe disconoscere la grande autorevolezza .
J
5H
E PERIODICI
UllRI
Ln p1•!!1niè1•e i11vasion 111·Hssie1u1e (11 <iout-!I sep-
teu1b1•e 179!1), par AllTHUH CHUQUET , -
Paris, Léopolcl
Cerf, ·I 886.
È tu• vo lnmetto chenon com prende che iI periodo di storia mi Iitare che va dall' H agosto al 2 settembre •1792; si ferma qui ndi venti giorni prima della battagl ia di Walmy. ?Ifa l'autore si servi di nn gran numero di documenti inediti e del le storie più recenti per addentrarsi nello studio pa rticolareggi~to di quel periodo interessantissimo che prerede l'apert~1ra del la lunga e gloriosa iliadedelle guerre della Rivoluziono Francese. Interessantissimi specialmente sono i ragguagli che dà sulla composizione e su llo spirito dei due eserciti francese e prussiano; e le nuove considerazioni che ·fa intorno ai volontari, distinguendo accuratamente i volontari accorsi sotto le bandiere 11el 179 1, da quelli cbe vi vennero uel 1792 dopo la prornulgozione del decreto che dich iarava la patria in pgricolo. I primi erano venuti spontaneamen te, caldi d'entusinsmo, animati dn un profondo sentimento del dovere, e tra loro.~i trovano quasi tutti i grandi uomini di guerra della Rirnluzione e dell'I mpero. I secondi invece vennero sotto le armi per l'orza, per paura, per l'adescamento delle paglie: in grnn parte accesi dal furore delle passioni giacobiniche, insubordinati, sed iziosi; e n loro specialmeute debbono essere direui i giudizi severi portati sui volontari dai primi genera li dell3 n~pubbl icn . È una distinzione che non ha fatto Camil la Rousset, i docurnenti citati dal quale. non riguardano nelln massima parte che i battaglioni ilei volontnri del ,J 792. 1
JTon ,1l<i:ic Leltuuu,. Erste, · Tl,eil. Bis Tils ite-,• E'•·ietlen . Mit einem ·Bildnisse und
Scn.\HNBOHST. ~UHI,
drei Karlen. - Leipzig, •1886. - (SCHARHCRST. Per /Jfassimiliano Lehnian. P,rinia parte. Fino alla pace di Til<;it). Con un ritratto e lre ca1'Le. - Lipsia, ,1886. Ln pcrson:il itit di Scharnhorst, una delle figuro più importanti della Germania, la sua influenza _nel Governo prnssiano dopo In pnce di 1'ilsitt e nel tempo del la guerra di liberazione sono più o meno note ad ogni persona colta. Ln sua gioventù invece e la sun prima attività nelle truppe annoveresi e quindi nelle prussiane sono, si può dire, all'atto sconosciutll non solo all'estero ma dalla maggior parte dei Tedeschi . In questo suo libro il
signor Leh nrnn espone minutamente tutto l'operato di Scharnhorst cominciando dalla sua infanzia. La maggior parte delle notizie furono dall'autore ric,rvate dall'archivio segreto di Stato, rlall':m·hivio dello stato maggiore prussiano e del ministero della guerra ed anche dagli arch ivi di Viennn, Annover, ecc. giacchè di leuere priva te lo Scltnrnhorst nr lasciò pochis,;ime. . I i primo volume consta di due libri . Nel primo vi si tratta degli anni giovanili di Scharnhorst e dei suoi primi passi nella carriera militare sino ol suo passaggio al ser vi1.io della Prus$ia. Figlio di un contadino che avevn servito come soldnto nelln guerra di successio11e d'Austria, Schnrnhorst n:icque nel 1755; entrò a 17 anni, per l'n ppoggio di un capitano che nvevn riconosciut,) i suoi meriti nella scuola mi litare di Annover, e nèl 1776 fn nominato alfiere nel reggimento dei dragoni anuoveresi del senernlc Esdorf. Scbarnhorst passò quindi quale insegnante nella scuola fondata dal eletto generale, e venne trasferta in artiglieria . Nel 092 pubblicò un lavoro importante per quei tempi , un mr1nuale per l'ufficiale. Xel 178.i fu promosso luogotenente e nel 1792, a 37 :inni, ca pitano . L'auto}\e descrive la parte presa da Scha_rnborst nelle campagne dei P:wsi-Bas$i nel 1793 e ·179,i come artigliere. E interessan te come Scharnhorst, uomo seifza dubbio C-Oraggioso, che prese parte a molte guerre scrivesse n sua moglie dopo la prima battagl iri : « il Signore ci rl ia presto In pace. Io affronto \'Olentieri i peritoli, ma di,·ento furi o~o e mi trovo in uno stato d'animo terribile alla vist.1 ùegli innocenti mnltrauati, nJln vista degl'incendi e degl i altri orrori rlella distruzione ... l'uomo senza educazione è una bestia feroce» . Gli ufficiali secondo lui erano grossolnoi cd altrettanto feroci dei soldati . <' La guerra nei Paesi-Ra3$i chi' fanno parte dell'Impero germanico, o:-&er va in altro sito Schnrn horst, se mbrn nna intrapresa commerciale nella quale ciascuno vuole fare bottino, ma dove nessuno vuole sacrificare qunlche cosa» . La difc$a di Men in nel 1794-. nella crurile prese una parte attiva Scharn horst, è de~critta in modo deuagliato dal signor Leh man. Essendo riuscito alla guarnigione di questa cittil cli aprirsi il passo attraverso il nemico, il genernle Hammerstein che comandava la piazza scriveva di Scharnhorst e, quest' nomo col suo gl':rnde zelo e <"ompetenza mi è più che inclispens:i liile » . In nltro sito egli scrive« il talento, l'attiviti1, la presenzn di spil'ito di Scharnborst, anche sotto una grandine di palle, sono ~1 disopra di ogni elogio n. Per la sua condott[I a i\fon in, fu promosso rnaggiore e tra,;fcrto nel •1794- nello sia to maggiore del corpo comandato dal generalo ·walmoden. Nell'ultima parte del 1° libro si parln degl i ultimi :inni di servizio rii Scliarnhorst nelle truppe annoverPsi. Quesw pa rte comprende il periodo 34 -
ANNO
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VOI.. lii,
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LIBRI
dal.'' ~95 aJ 180·1. Nella guerra rn i egli aveva preso parte non era riescito a~1'10t1era Eu~o~a di vincere la Francia. Scharnhorst non cessò per 'Juesto d1 essere partigiano degli eserciti permanenti contro coloro che decantav'.100 ! volontari fr:incesi ed americani; ma però meditò sui niotivi delle v1t~or!e r:rancesi e propose gr11ndi riforme per l'Elsercito. Pri ma di tutto egli r1cb1ese degli esami per gli ufficiali. I sotl'ufficia li Scharnhorst fi chiamava l'anima del servizio e richiese per essi l'abolizione delle pene corpora Ii. cd un migliore trattamento da parte degli ufficiali, Ma d'altra parte egl i non approvava la promozione dei sottufficiali ad ufficiali e l'ammetteva solo in casi estremi. Egli proponeva anche fa formnzi~ne delle divisioni colle tre armi, l'istituzione di uno stato maogiore permanente· ·1 . l!> • 1~a 1 .suo .maggior pensiero era l'artiglieria . Toccò anche le questioni dei 11ragliatori, dello esercitazioni in ordine sparso, delle grandi manovre, ecc. Ma nessuna delle sue proposte fu accolta . Nel 4796 venne promosso tenente-colonnello: non potè però avere il co mando d'un recroimento stante I . . o 1:> a sua or1gme. In quell'epoca il governo prussiano gli offrì di prendere servizio nell'esercito prussiano dove non entrò che nel 1f80·I. Nel 2° libro il sig. Lebrnao paria dell'attività di Scharnhorst uell'esercito prussiano nel tem po di pace fra il 1801 ed il 1806. Errli entrò nel 3° reggimento di artiglieria quale tenente-colonnello. Era a Berlino consider_ato come un parvenu e tenuto da parte; ma egli seppe però acquistarsi la benevolenza del noto Tempelhof e del duca di Bmnswick. Egli venne perciò incaricato di riordinare la scuola militare di Berliao. '· N'elln secondapartedel 2° librosi esaminanoi fauide lla vita di Scba rnhorst negli anni 180!~, 1805 e nella primn metà del 1 806. Noi ,1sor~ egli ~u trasferto. nello stnto maggiore e fece la ricognizione dei paesi fra l'Elba , 11 Reno ed il l\leno. Come egli la pensasse in quell'epoca sul conto dell'esercito prussiano, si può giudicare da ciò cbe scriveva a suo {ìo)io che domiwdavagli il permesso di lasl'.iare le scuole per abbraccia re il ~ervizio mili tare: « I francesi tu non li puoi servire, e gE altri eserciti sono in tali coudizioni che, servendo in essi, tu difficilmente potresti mostrare fe lne qu.ilità cd il tuo coraggio; tu vedresti la decrepitezza, la debolezza, J'inGngard_ia e? il millC?JtLento <la una parte (presso gli alleati) ; l'energia e la determinazione dall altra (presso i francesi)» . Egli non accusava l'esercito prussiano, ma beosì i suoi capi: (( quest'esercito è bravo cd ardito, mn nella condizione in cui ora si trnva, ed nncor più io quel l,1 in cui verrà a trovarsi inevitabilmente, esso non è in grado di fare qualche eosa di grande e di decisivo ». L'autore tratta poi della guena det° 1806 colla Francia. Scharnborst aveva fatto un piano di c.1mpagna, ma in seguito ad intrighi non fu asl',ol1
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tato. A Lu becca fu fallo prigioniero dai frnncesi. Egli però non si perdette d'animo e non perdette mai la convinzione che giorni migliori arriverebbero. Liberato, trovò a Tilsitt il fratello che serviva nella guardia assiana, e che era stato. promo~so .maggiore d,,Na poleo~e per es:;ersi di$tinto nell.a guerra contro I Pruss1an1. E Scharn bòrst scriveva: « .Fra mol ti che tnpudiano il mio cuore sanguinn ». Con queste parole fluisce il ·1° YOl ume del lavoro del sig. Lehman.
Anno ;f .° - Fascicoli 4:°, v0 e 6° dei mesi di april e, maggio e giugno 1886. - Roma. Agenzia
Bivìst,c ,li e1nJ1dte,·ir1. -
,nilitcire. Storia del reggimento di ca'Valleria Sa·voia (3°) ; per il c11pitano F. Sguaz1,ardi. P1·0-ve1•itate. - Poche pagine ùel maggior generale Boselli , che egli fa precedore ,dia traduzione da lui pubblicata, delle Lettere snlla cavalleria del principe Kraft di Hohenlohe Ingelfingen, e testua lmente riportate nella puntata di aprile di questo periodico. A'Vanscoperta di cavalle1·ia sussùJ:iata dalla fanteria; parte 2a per il teuente colonnello M:. DE RE:.z1s. - Dopo aver accennato nella 1• parte del suo studio al modo da lui ritenuto migliore di ordinare in colonna le truppe miste dest.inate all'avanscoperta, l'autore viene citando parecchi esempi storici, al lìne di avva lorare il concetto che gli ha consigliato la proposta disposizione di marcia. Della proposi:.ione nwnericade/lacaualle1'ia colle altre armiedella sita ·1'ipa1·N,z'ione fra le tnttiche unite; per il capitano R. Pua,. - Joteressaote studio, nel quale vuolsi <li mostrare la necessità che la cavalleria dev' essere in equa proporzione colle altre armi, e quindi come importi aumentare la nostra ça valleria. Relativamente n questo aumo11to, lo scrittom si limita a chiedere la creazione di soli 2i squadroni. Per ml modo si avrebbero'disponibili per la guerra Hi6 $q uacl roui, ossia 2r~,ooo cavalieri, poichègli squadrouidovrebbero essere forti di ,, 50 cavalli. Si avrebbero cosi, mantenendo I.i formazione del reggimeuto sopra 6 squadroni, 2.6 reggimenti, dei quali 1,iservirebbero a costituire 3 di visioui di cavalleria per le armate (una divisione a 36 squadroni, e due a 24-, e ,12 a formare la cavalhwia di corpo d'armata); ovvero adottando la fo rmazione del reggimento sopra quattro squadroni propujna la dal capilano Pugi, 39 reggimenti. Con 19 di questi
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· si potrebbero formare tre divisioni per le arrnate, cioè una 1128.squadroni· e due a 24 e coi rimanenti 20 reggimen ti si formerebbe la cavalleria dr corpo d'armata, assegnando ad otto corpi d'armata due reggimenti e ad) altri quattro un reggimento solo. Ri leviamo l'importanza dello studio, fatto a nostro avviso, con molta, larghezza di vedute, ma non possiHmo a meno di notare come l'autore si& incorso in grave errore, asserendo occorrano solt.anto 24- nuovisquadronii per portare io guerra ~M. 000 sciabole. Non possiamo credere che esso voglia avere in pace squadroni cli ,t 75-180• cavalli che presenterebbero diffico ltà quasi insormontabilì . per la loro, istruzione; epperciò per mobilitare gli squadroni a 150 cavalli, bisogna, forzatamente avere in tempo di pace uno squadrone in più per reggi mento, da sciogli_ersi all'atto della mobilitazione. Non sono adunque 24squadroni che si doHebbero formare, ma 50 mantenendo l'attua le ordinamento, e 63 11dottando l:t formazione del reggimento sopracinquesquadroni; ciò che cambia totalmen te i termini della questione. Della ei;ent11ale cost·ituzione d:i cilcitni squadrarvi di. m·ilizia, territ01·iale. Proposte e considerazion-i di S. S. - Si ' propone cli formare squadroni di volontari, cogli inscritti delle milizie territoriali, i quali ab,. hiano pratica del cava llo, e portino con sè un cavallo proprio. Conferenza d'igiene ipp'ico-mihta1·e, pel maggiore veterinario BERTACCHI. Si rende conto di lJDa con l'erenza tenuta da ll'autore agl'ufuciali veterinnri del presidio di Torino, e nella quale vi propone la soppressione presso i corpi delle infermerie dei cavall i sospetti, e I' invio, degli equini affetti da mOC('.io, da farcino ed anche semplicemente sospetti. alle scuole vete.rinarie. Storia del reggvrnento d·i ca1>alle1·ia GenoM, (,~); per F. SGUAZZAHOI. La preparnzione della Ca'Oalleria al sercizio di esplorazione, per il capitano· A. CARTNt. - È uni,;ersalmente ammesso che il servizio di esplorazione è il più importante per la caval leria in campagna; e però ne segue che in tempo di pace si dovrebbero rivolgere speciali cure ad una· effì<lace preparazione di questo servizio. Basta in.vece passare in esllme le poche norme date in proposito dai nostri regolamenti e seguire i vari periodi delle istruzioni in un corpo di cavalleria, per con vincersi che la, · prep,1razione è inadeguata allo scopo. Bisogna che i corpi di cavalleria sieno esercitati n percorrere celeremente grandi distanze, almeno 50 chilometri in 7 '/ , ore, e che la truppll> essenzialmente conosc11 a fond0, teoricamente e praticamente, il servizio· di p11ttuglia. I giovani ufficiali poi dovrebbero, sotto la direzione di nn ufficiale su·
tperiore, essere esercitati due volte al me$e nel percorrere lunghi tratti di strada (70 chilometri) studiando il terreno e focendo applicazioni tattiche al medesimo, e nelle conferenze dov_rebbero specia Imente studiare la storia . ,dell'arma. ~ Si vorrebbe inoltre che la cavrdleria annualmente pren<lesse parte ai .campi di due mesi, e finalmente che le promozioni a scelta fossero larga1~ente applicate alla ca~alleria, perchè essa richiede che i reggimenti, le ibrigate, le di visioni sieno comandati da uffkiali di incQotrastabile at:titudin1:1. Senza entrare nel merito delle singole proposte del capitano Carini, din~mo soltanto che noi pure condividiamo l'idea che la cavalleria vuol es .sere addestrata per gli 5pazi del l'aperta campagna, e che potrebbe farsi di più per prepararla al servizio di esplorazione. Non crediamo però che la 'Preparazione a cotesto servizio, nella maggior parte dei nost.ri reggimenti, :Sia così limitata, com'egli suppone. · Il servizio delle rùrnonte nell'esercito prussiano ( dall'opera di Kanllrnrs) . Premesse e note del nrnggiòre generale F. BosELU. - Si pro•pone di istituire in Italia una direzione generale od ispettorato genera le .autonomo del servizio ippico del regno, al fine di dare una larga base al 1nostro sistema di rimoou1. A cotesto ispettorato sarebbero affidati: 1° i depositi stalloni, in numero di 8, a 100 capi ciascuno; · 2° i depositi puledri, in numero di 8, con effettivo a seconda dei bi,sogni; . · 3° 3 razze rr,odello e scuole di addestra:.:ento nnnesse, da istituirsi. {Jueste razze dovrebbero avere da 20 a 25 madri; •;, di pnro sangue, •;, di mezzo sangue. I riproduttori maschi verrebbero dati d:i,i depositi stalfoni. I puledri IY).igliori, 11tti alla riproduzione passerebbero ai depositi ,stalloni; gli altri sarebbero ceduti o passati ai depositi puledri per formare -cava lli di ufficiali. · Si insiste inoltre sulla necessità di concedere all'ufficiale un cavallo di -servizio . ·Que$te proposte del l'egregio generale meritano indubbiamente di es:Sere prese iu seria consider11zione. Ot·d:inamento della cavalleria (rancese. Le infermer ie de-i cavalli so.çpetti, pel dottor G. Cosco. - Si comb11tte ,con validi argo,menti la propost~ de\ maggiore vetP,rinario cav. Bertacchi ,di abolire le infermerie dei ca vali i sospetti. Le corse di Capua e la preparazione della cavalle,,·ia alle avanscope1·te, per A. Srn~rn:;1. - Prendendo occasione dn I fatto che ad una corsa di 1
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Capua avente il uome di militare si presentò un solo uf6ciale di cavalleria, si mew:i in rilievo la necessità di dargli un cavallo d'arma, onde sollevarlo in parte dal peso di dover acquistare i cavalli occorrentigli intieramente a sue spese. « Per prepararci all'avanscoperte lontane, alle intraprese ardite di iuiz-iativa propria, che sono il carattere dell'arnrn, ~ouo indispensabili le marce di resistenza, le corse a ostacoli, i viaggi di esercita:done: e questo non si potrà pr!;lteuder,e seriamente imi, se prima non si provveda a dare il caYallo d'arma, e che questo sia pieno di sangue, di vigore, di forza, unico mezzo per presentare una cavalleria innanzi ai tiri rapidi a lunga portata il giorno dell'azione suprema, - la guerra •. Si propugna inoltre il trasloco dell a scuola di cavalleria da Pinerolu a P isa od a Roma, dove trovan,i « abbondanze di foraggi, clima temperato tutto l'1rnno, terreni soffici erbosi, oltremodo atti a tutte le esercitaziont tattiche, alle corse, alle escursioni di resistenza, al passaggio degli ost:icoli naturali .>> I nostri cimici. --,- .La direzione della Ri'Vista ha introdotto questii rubrica, 0nde accogliervi e riprodurvi quanto di più uti le ed oppoauno viene pensiito e svolto intorno alle riforme della cavalleria. Vi è qnì rip_o,:tato il discorso pronunziato dall'ex capitano onorevole duca Sforza Cesar101 nella Camera dei deputati, quando nel 1882, ministro della guerrii, ìl generale Ferrero, · discutevasi l'ordinamento dell'esercito. Uno sgiwrdo 1·e111·ospetti-Do alla st01·ùi della ca/oalleria, pel capi~a n ~ BIANCHI n'AnnA. - Vi sono svolte brevi considerazioni sullecava ller1ed1 Federico ~0 • di Napoleone 4°, e su quella americana del sud nella guerra di Secessione allo scopo di dimostrare cbe abbisognano in guerra grossi corpi di cavalleria, comandati da capi audaci ed intelligenti. ll passa)jgio del Syr- Dc111via. (Da Ila Reviw mi/,i tain de l' è~ranger). .È guaribile la morva? pel dottore A. CosTA. - Si -passano in esame molte esperienze fatte per guarire la morva, e si conchinde che al presente le affezioni moccio-farcinose sono inguaribili. « Le guarigioni si citano, queste voglionsi ascrivere ad errori di diagnosi o all'arresto momentaneo dell'evoluzione mocciosa, determinato o dall'abbondante alimentazione o più frequentemente dal ripo~o, >> Sport. Sport militare. Note ed appumti. Bibhogra~e. Nef/rologie. Pa1·te ii{fit:ciale (Bollettino delle nomine) . 1
E PERIODICI
Bevue ,le etnJale,,·i e. -
maggio, giugno 1886. 1
2a annata. - .Puntate cli aprile, Pfrigi Berger-Le~rault et comp . \ .
La cava!leria nel 1886. - Si coJ·statano i progressi fatti dalla cavalleria francese dal 1883 al 1886 nelle varie istruzioni, dopo la promulgazione dei nuovi regolamenti. Rimangono ancora insolute due importanti questioni, quelle del si stema d:i rimonta, e della costituzione dei quadri e degli effettivi che non tarderanno a ricevere una conveniente soluzione. Coll'appoggio di alcuni brani estratti dalla nota opera di Ubiez la Ca'Valerie francaise en 1886, si prendono in esame le due c1uestioni sopramenzionate. Combattimento del 22 maggfo ./8·13 presso RMchenbach. - Racconto particolareggiato del combattimento sostenuto dall.a brigattl Colbert presso Reinchenbach, il giorno dopo (22 maggi•J) la battaglia di Bautzen, estratto dalle Memorie inedite del genernle conte Edoardo de Colbert. La ca'òcillerici tedesca. (Contiouazic,ne) - Si passa in esame la cavalleria prussiana sotto Federico Guglielmo 1° e sotto Federico 2°. Particolarmente interessa nte è l'articolo concernente Zieten e Seydl it.z ì due illustri geoeral i che coadiuvarono il grande Re nella sua opera di riordinamento della cavalleria, e ehe 1a guidarono alla vittoria in quasi tutte le battaglie della guerra dei 7 anni. Del r'ipa.1·to e mantenùnento dei cavalli neU'esercùo. - Nella maggior parte degli eserciti europei, del la totalità dei cavalli mantenuti dal bilancio militare, la maggior parte di essi spetta alla cavalleria. Così in Italia (bi lancio del 1883) sopra 33,685 cavalli, 19,025 appartengono ai reggimenti di cavalleria, 622 alla scuola di cavalleria, 4-,4-00 ai depositi di al-Jevamento, 8, ·133 all'artiglieria da campagna, {98 a quella di fortezza, 565 la cavalleria vi entra nella propor(,a _ l 0o-enio, 44-2 alla fanteria , diguisachè <:.,zione del 57 per 100, l'artigl ieria e genio del 27 per cento . L'esercito austriaco sopra un totale effe~tivo di 60, 9:iH cavo lii, la cav.:illeria ne conta 39,383 e gli hon ved 2,300, i reggimenti di artiglieria 9, 94-7, il treno 1,357. La cavallel'ia pertanto rappresenta il 68 per cento, l'artiglieria il 46 per 100 dell'effettivo quadrupedi. La Gernurnia e la Francia (nell'interno del paese) mantengono un numero pressochè uguale di cavalli: la prima cioè 84,773 e la seconda 8·1,390, ina è grande la differenza rispetto alla quota riserbata nei due paesi alla cava lleria , come si scorge dai seguenti specchi: 1
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LIBR I
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Francia
Cavalleria Arliglieria Treno Depositi Scuole Fanteria Genio .
Germania
oi-5,767 23,6·19 i,730 2, ,~oo 1,7•16 6'19 539
Cavalleria Artiglieria Treno
zione, mentre poi si fi ssa una somma superiore.di 1,260 franchi, pei cavalli degli urfìciali dei gendarmi, del treno, del genio, dei dott-0ri, veterinari, intendenti ecc. Ed uguali critichesi potrebbero fo rmulare riguardo alle somme previste per l'acquisto dei cavalli di truppa: così sono fissati 9·1O franchi per i cavalli della cavalleria Jeggiera « destinati ad eseguire punte ardite e scorrerie prolungate, e agli inseguimenti sotto il peso di 120 chilog. » . e 1,000 fra nchi per i quadrupedi da tiro Jeggiero, sieno essi destinati all'artiglieria, al genio od al treno. Osserv:izioni cousimili voglionsi fare per le razioni foraggio, poichè ri-
62,429 16,842 2,457 81,773
81,390 (1)
cevouo: La 1·azione(orte di4 chilog. difìeno4 chilog. dipagliae5,05 diatena
Proporzione per cento rispetto all'effettivo totale. Francia
Cavalleria. 56 ,2 Artiglieria. 31,t~ Treno . 6,,1 Scuole, depositi di rimonta, fanteria e allri servizi non aventi riscontro iu Germau i:i . 6,0
Germania
Ca valleria . Artiglieria . Treno .
76, f 20,5 3, 1
Da questi specchi si rileva quale notevole differenza presenti il riparto del materiale- <.:a valli nei due eserciti francese e tedesc-0, d'ondc la conseguPoza che la cavalleria francese avri1, il primo giorno della campagna, 17,000 cavalli in meno della cavalleria avversaria . L'autore eutra quindi ìn minuti particolari relali vamente alla dotazione· cavall i d'ogni arma o servizio cd ai cavalli degli u ffìziali, istifoondo quasi sempre il paragone coll' analoga dotazione uell'csorcito tedesco e noiando i difetti ed inconvenienti dell'ordinamento francese e còme sia urgente di modificarlo. Anche nel fi:;sare il prezzo dei cavalli e nell'assegnazioue delle varie ci ua Iilà della razione-foraggio non sembra allo seriLtoredell 'articolo siasi seguito un concett') raziona.le. Così pei cavalli d'uffi ciali si prevede una spesa di 1,400 frauchi per quelli della cavalleria di riserva, di 1,260 per la cavalleria di linea edi 1, 1-i-Oper la cavallerialeggiera. Quest'ul timo prezzo gli sembra assa i basso nè sa comprendere come con cosi poco denaro si possa acquistare un cavallo destinato a compiere il pesante servizio di esplora1
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(il l cavalli spesati sul bilancio milì tare francese per l'anno corrente Mrcndono alla. enorme eifra di :131,38~. Agli 8:1,390 sopr.i.notati devonsi aggiungere l7,H5 distaccati Dlle colonie, nell'Algeria od a Tunisi; !7,000 cavalli di ufficiali, 13,{5~ della gendarmeria e della guardia 1·eruhblic11na; ccc.
i c\ valli dello stato maggiore genernle, del servizio di stato maggiore, degli stati maggiori dell'artiglieria e del genio, della cavalleria dì risen·a , del treno degli equi paggi o degli equipaggi reggimentali; La razione di 4 chilogramnn'i di fieno , 4 di pugh'a e 4,55 di ai;ena i cava lli della geudarmeria, e degli ufficiali e veterinari dei depositi di rimonta; La razione di & chilogramm·i cvi fieno, 4 d:i paglia e 4 ,85 d:i avena i carnlli dell'-artiglieria edcgli ufficiali del treno; La r a.z'ione d!Ì, 3 ohilograr,vm·i di fieno, 4 di payli a e 4,55 d'i avena i cavalli della cavalleria di linea, degli ufficiali dei reggimenti del gen io, degli ufficiali di fanteria (in alcuni casi), degli uffi ciali cli sanità, degli ufficiali d'amministrazione; e finalmente; La 1·a.zione di 3 chi logramm'i di fì.eno, 4 d'i paglia e 4 di Cl;'Vena i cavalli della ca l'alleria lcggiera; assegnazione che ridonda ad evidente da uno degli interessi genernli e pnr anco di quelli del bilancio. È uno studio molto interessante ed istrutti vo per l'u fficiale di cavai lori a e per tutti coloro che ~i occupano dell'ordinamento degli eserciti. l a cavalleria tedesca ditrante la guerra del 1870-71. (Con Liouazioue). - Si prendono in esame le operazioni di caval ieri tedeschi il 17 e ,J 8 agosto, e duran te la marcia della 3a armata e di quella della iVlosa con tro l'armata di Chalons, sino al 22 dello stesso mese. Sagg'io della stor·i a generale dei corazz'ier-i. (Coo tinuaziorie). - Breve riassuoto del la storia dei corazzieri dall'or,lioamcnto del 46 luglio 181 5 sino a questi giorni. Presentano speciale interesse lo pagine nelle qnilli si rende conto degli attacchi eseguiti dai corazzieri nelle battaglie di Wòrt b, Yionville, Deaumont e Sèdan; e l'articolo della puntata di giugno in cui sono minutamente narrate le modi fi cazioni introdotte nell'ordinamento dei ) corazzieri dal 1871 al 11886 e le discussioni avvenute al rigual'do in seno al comitato dell'arma .
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Un metodo cl'ùisegnam,.mto sul sen'izio d;i campo. De·i maggiori di cavalle1·ia. - Si deplora continuamente l'iosuflìcienza dei comaudanli di squadrone, ma ciò dipende dal difettoso reclutamento dei capitani . L'unico rimedio ò di dare il comando degli squadroni a maggiori promossi esc.lusivarnente a scelta. È questo il so lo mezzo che ci offra in proposito tutte le garanzie rlesiderabili, e scioglierebbe in pari tempo il problema di ringio,·anire i quad ri superiori . Secondo l':mtore, da questa riforma dipende l'avveni re tiella cav11lleria; noi per contro dubitiamo fortemente dell'efficacia di cotesto rimedio. . Detl'ist1·u,zione della ca.v allerici. (Continuazione). - Si prendono in esame le esigenze fisiche ed intellettuali, allP, quali deve oggidì soddi!-fare l'uffici/Ile di cavalleria, e si conch imle: « anzitutto nbbiamo bisogno di t;f_ fì ciali cogli spet·ori:i; di 11ffì ciali cogli occhial·i ne avremo più tardi ». La cavalleria a Rocroy . Notizie varie. Sport. Hib liograf'ie. Necro logie. Parte uf/ùìole.
St,·eFP,e,u•'s Oeste,•,•eicl,.iscl,e 1,1ilitii1·iscl,e Zeitscl,rif't. - 11° trimestre 11886.
I.' e.~er·c·ito e lei quest'ioned·i nazionalùd in Aitstria. -Si esnminain qual modo debbasi intendere e svolgere il sentimeuto nazionale nell'eser1·ito austro- ungarico in relazione con la missione storica auribuitn allo impero stesso, o con la specia le sua co~tituzione nella quale concorrono popoli di razze di verse. Sui rapp01·w: tra le forze rni.lita1·i dell'Austria, Ungheria, nw,s·ia, Ge1•1narn·a, Francia, Itali11,, Romanw e Se1·bia. - Premette I' autore che dal 1869 in poi, dnl qua le anno ha principio l'ordinamento presepto dell'esercito austro-unga rico, tutti gli Stati del continente hanno fotto energici sforzi per accrescere le loro forze !)lilita1\ mentre al l0ro confronto l'Austria è rimasta indietro. Le forze del In Russia sono pressochè r:,ddoppiate ; la Germnnia con rnoltn cura ed abiliti, ha ordinate le sue strapotenti, regolando ogui più minuto particolare; la Francia non solo lba restaura to le perdite subì te, ma ha inol tre costituito un esercito che per numero è superiore al
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tedesco; l'Italia in tempo relati vnmeote breve ha raddoppiate le sue for~e fondendo lo nel suo esercito in un tutto pieoameo te omogeneo; In l:luman1a in base al la nuova le~gc di riordinamento del 1882 lavora $C~z_:i ~osa a costituire un esercito assai grande relativ:imento aIle sue cond1z1on! etnografiche od economiche, e la .s~rbia colla ~eggerl i riordi_namen to del ·1883 ha fatto nn passo molto sensibile nella vw del consohrl:imerH~ del. suo esercito. Sforzi egualmento energici si osservano pure presso gli altri popoii balcanici . . , . . Tutti codesti apprestamenti però, malgrado la va rieta rio, meZZI adl)pera ti , mi rano a scopi identici; cioè: , , . , a) Allo sviluppo dell'esercito comba uente sprnto fi no agi, estremi J,. miti che il paese può sopportare; b) Al l'ordinamento di fort i riserve atte 111 pronlo ed ampio riforn imento clell't1serdto cornha ttente; , c) A rendere pie110mente disponibili ~er la ~ue:ra tutte lo forze m essa impiegabili coll'isLiLm:ione di un esercito Lerntoriale. L'espressione piè e\•irlen te di codesti sforzi ~ 1m~str~ nell:i, d.ura_ta deltutti gh Stat~ e di gran l'obbligo genera le rii servizio, la quale lunga snperiore a quel l11 stabilita p~r l_'cserci.to nn~tr.o~unga1:1co .. Seonono come dimostrazioni uoz1om e dati stat1st1c1 sugli Stati sopr11 o iudic:iti. . , La gww1·a cnist11·0-po lacca contro la. Svez1'a_(1?57,16?0) , - ~elaz,one dr$untn cingi i :itt.i degli archivi i. o r. della b1bl1oteca Jagellou1ca e del principe Czartoryski d:il c:ipitano d'artiglieri~ ANTO~ Dou,B~ZEK . . L'apparato per rolare di Veclvmar. - L :iutor~ 11 qunle 111 ~io precedente arti<'olo ha svolto la tecnologici del volo (1) fo orn una m1nnt:i de: scrizio11e del suo appnrnto o del morto di servirsene, comi nciando da~lr esercizi preparatori. E~so però avverte io fine, che _u~a regolare fabb_n ~ c.~zionc e vendita del medesimo non è ancora poss1b1le, e che se pel 1~ aoosto avrii ricevuto alrn cno venti ordinazioni, potrà cederlo al prezzo cl• o L. 375. Studio sul calcolo delle tawle d·i tiro. Man1fesio ver l'et·e::sione di un monumento a Radetzk1/ in l'i~n~~· Ossen,azioni tattiche siti la {ormaz'ione e condotta di una divtsione <l'i: cava/.le1·i'a.- È un esame critico di no opuscolo testè nscito che porta lo stesso titolo. . Le 1>fate odie1·ne circa l'influenza che le forme del terreno esercitano sull'efficacia del (1wco. - L'es:nnc delle conseguenze che deri\'auo dal-
~~so
( ! ) f'undamenlalsà·t;;c (lei· Flugteclrnili, von En:-.sT
t,r, ,,. WllCH.IIAR, anno
1885, voi. 4.
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LIBR I
E P E RI ODICI
l' inclinazioue n 1riaLile del suolo quando questo noo è parallelo con la linea di mira, può portare a conclusioni nou perfettamente esaue, se non si tien conto di tu tte. In relazione con l'inclinazione del suolo si modi fica l'angolo di cadu ta re11 le, e quanto più grande questo diventa tanto minore risnlt11 l'estrn~ione dello spazio battuto e più ristretta la superficie di dispersione dei tiri. Diminuendo lo spazio battuto, diminuisce con esso la probabilità di colp ire, e così dicasi Lii altre circostanze che non sempre · souo apprezzate nel loro giusto va lore. Quando il 5uolo corre parallelamente ..illa linea di mi ra, la traieuoria var ia secondo la loro inclinazione, e di versi sono i risultati secondo che il liro è fatto dall 'alto in basso, oppure dal Lasso in alto; nel primo caso è più tesa, nel secondo più curva; quantunque si r itenga ordiuariament.e,che per leggiere inclinazioni con l'orizzonte, le alterazioni della traieuoria sieno trascura hili. Quando il suolo non è piano, hanno luogo ancora casi speciali che merit,rno di essere considerati. Quantunq ue cotali studi possano a primo aspetto avere apparenza di astruserie praticamente di poco valore, non si può tutta via di sconoscere l'utilità graudi!>sima, che gli uffi ciali, destinati in guerra a regolart: il fuoco dei loro riparti, possono trarre di1lla conoscenza profonda. delle teorie del tiro. Non se ne sapri1 mai di troppo. Sttudio sulle qual'itd carntterist·iche dell'eserc1·10 ·inglese. Aforisnii sulla condotta della guerm.- Sono rip.>rtate dugensessanta citazioni trnlle dai pilt riputali generali e scri ttori. mi liwri moderni . Ye ne sooo 4-2 di Na poleone I; 58 dell'a rciduca Carlo, 57 di Clausewitz; <z4- di Jomini, ec,·.
cresciuta mole del libro . All'a umento del favore che quest'opQra incontra in Germania ed all'estero, corri$pouJe quasi ogni anno un aumen t.o dell'opera . A rendere più Yoluminosa la prima par te, quella cioè che riguar-da l'ordinamento degli eserciti, appariscono quest'irnno per la prima volta l'A.nnam, il Marocco, il Siam e gli Stati Uniti dcli' America del Nord. E non è a mera vigliarsi di ']neste nuove apparizioni , perchè oramai il va pore e il telegrn fo hanno così r istretto il n·ostro globo che siamo tutti quasi vicini di casn, e non vi è più angolo di terra, il cui ordinamento militare non interessi qualcheduno in Eu ropa . Con maggiore larghezza del solito, a cagione degli ultimi avvenimenti, vengono esaminati gli eserciti tiella Serbia , della Rumelia e dell a Bulgaria. Sul l'ordinamento dell'e:;ercito italiano si fa uu rapporto :unplissimo, che occupa quasi la decima parte dell'intiero volume. Cau~a di questo straordin:i rio sviluppo è la mancanza del l'analogo rap porto nei volumi delle due annate precedenti; rapporto d1e il corrispo11Llen te iia liano (come disse il Léibell in nna prefazione) aYea promesso e non avea mandato. La ralnioue sull'esercito ita liano pel 4885 prende quindi le mosse dalla legge snll'ordinam ento dell'esercito , in data 29 giugno •1882, ed espone ()Uanto d'a llora in poi ;;i è fatto a compimento o a mod ificazione di questa legge. Ne risulta un quad ro completo sotto llltti gli aspetti: ordiDamen to della forzn, circoscri zione ter ritoriale, bilanci ordinari e st.raordi11ar i, spese per fo r tiflc;iz ioni, per provvis10 d'armi , per oggetti di mobil itazione, ecc.; uffìcia1i clell'esercito permanen te e delle milizie, truppa,sotto le armi e in congedo, ripar ti d'istrnzione, progetti di legge in pendenza, ecc., ecc . Si accen na alle nuove im 11zioni per la mobi litazione e al divieto di farne oggetto cl i pubblica cliscu,,sione; si espone l'ordinamento delle uostre ferrovi~ in seguito alle conrenzioui; si riportano Jati e notizie sulle rimonte clella caval lerin, sulle fo rtificazion i stii te ereue e su quelle in progetto, su lle grandi manovre del 1882 e del 1883, sul rkhinmo delle classi per l'istruzione, sui regolamenti pubbli~ti da tre 'anni a questa parte. Di :\fa ssa:ua si p:irla appen:i, dando un ceDno del le forze colà succes~ivamente inviate. Si osserva che non sono chiare e po lesi (non è necessario che lo siano), a proposito di ~'.Iassaua, le intenzioni del Governo itali nno; . ma che ora~ai l'onore nostro ò c~là impegnato e che il nostro ministro degli esteri ha eletto che la bandiera, una YOlta inalberata, non si nbbassa più. In generale i dati dell'Jahresbe1··ìchte sull'ordinamento degli eserciti sono lrnlli dalle tabel!e organ iche dei giornali ufficial i, e così pure, da pubbli~azioni uffi ciali, son o tratte le notizie di ogn i so rta, nude e senza :ipprezz:imenti ; il che è conform e all' indole del libro; il quale, specie nella
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T'e 1·,11ule 1•11,11J.ge 11
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A. v. LonE LL. (Relazioni (f;nnncili sni cam biam enti e p1·ogrcssi nelle l~ose mil-iFo,.l sclu•i,tte ,,,. ntilU(l1~w e 11 e 11. -
tari). -
Berlino, •I 885. -
MitLler
e fi glio .
Di questa interessante pubblicazione che riepi loga tutto il movirneuto militare <lell'auno precedente, l'enne in luct>· il XII volume riguardante il •1885. Per la fo rmu , per la materia e per In ri partizioue Li i essa, è simile in tutto ai precedenti, e conserva le stesse qualit~: eh inrezza c•d esattezza. L'unica differenza è il cresciuto numero dei temi, e 1:on:;eguentemcnte la
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prima parte, è appunto un repertorio di dati e di notizie; anzi ci pare che in siffatta ~obrietà di giudizi quest'anno si sia andati anche più oltre degli anni scorsi, almeno per quanto riguarda l'esercito italiano. Non solo è impossihi le conoscere il giudizio dello scrittore sn quel lo che scrive, ma, della relativa importanza da lui data alle co:;•J, si può arguiri1 soltanto dallo spazio che vi dedica; e, parteudo ~a qnest'iodizio, ci pare che qualche volta dia, a qualche cosa, pi ù imporh1nza di quel la die si merita . . Alla parte che tratta dell'ordinamento degl i eserciti, segue quella de· dicata ni progressi fatti nei vari rami del l'arte militare; nella quale si accenna a quanto di più 11otevole verme fatto o scritto nei div_ersi Stati, durante lo scorso anno, a proposito del la tattica della fan teria, di quelfa dell·artiglieria di campagm1 e di quella della guerra da fo n ezza, ecc.., ecc. Manca la relazione sulla tattic.a della cavalleri,1. Parlondo della tattica della fanteria, si poue in rilievo l'im portanza -0gni giorno maggiore che va assumendo, presso tutti gl i Stati, la quistione <lei fuc ili a ripetizione. Si dà un brev issimo sunto del la nostra Istnvzione sul tiro; non :;i accenna affatto, nè qui nè altrove, alle Norme general1; per l'impiego delle tre arm'i, beochè tale pubblicazione sia da annoverarsi rra lti importanti, su questa ma teria, fatte in Italia nel ,1885. La relnzioue sulla tattica del l'artiglieria da campagna si dedica specia lmente ad analizzare le lettei·e del genera le Hohenlohe relati vea quest'arma. Nella relazione su lla guena da fortezza sono notati i progressi fatti nell'arte fortificatoria, e nei sistemi di attacco e di dife$a. Si tratta dell'aereonau tica in relazione alla guerra da forteiw; si narra quauto venue fatto ~ questo riguardo in It.alia, in Inghilterra, in Francia; in Germania; si danno ampi particoli1ri su lle nuove fortificazioni di Parigi e di Anversa . ,e sugli apparecchi fatti dall'Inghil terra per la difesa del territorio. Si passa quind i a descrivere il matP.ria le da fortezza e l'ordinamento delle truppe da fortezza nei principali eserciti d'Europn. Si chiude questn relazione con due capi t.oli, dei quali uno r. intitolato: foiportanza di Totleben per l'a1·te del.la gue1Ya; e l'altro: Opinione di Nap.oleone I sulte fortezze. La relazione sul le armi da fuoco a mano tratta dei fuci li in uso presso quasi tutti gli Stati d'Europa e in qualcbednno dell'America; se ne descrivono i caratteri principal i; si espone quanto presso quegli Stati si è fatto, durante il ,J885, per com pieta re e migliorare l'armamento dell a Janteri,1, il munizionamento, ecc., ecc. La relazione sul materiale dell'artiglieria tratta di quello dell'a rtiglieria <la campagna e di quello dell'artiglieria da fortezza, in tutti gl i Stati so· prannom inati, coll'aggiunta di vari altri; quali sarebbero l'Olanda, la Svezia, la Svizzera 1 la Serbia. ,
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Seo-Ùe la relazione sull'aereonautica ad uso militare, in cui si danno cl • • • notizie circa i progressi e le sperienze fatte a questo proposito, m van Stati, durante il 1885, specialmente con gli aereostati Renard e Kreb; si tratta del tentativo d'impiegare gli aereostati come torpedini aeree; si espone quanto venne fatto in Inghilterra, in Germania, in Russia, in Spagna , in Italia ecc., per dotare i rispettivi eserciti di sezioni o distaccamenti aereonautici, istruiti e provvisti del materiale occorrente. L'ultima relazione di questa seconda parte è dedicata- alla letteratura militare dell'anno 1865; ma il titolo sarebbe forse più esatto se portasse l'indicazione che si tratta quasi esclusivamente della letteratura militare tedest.:a; perchè, mentre si passano iu rnssegna un gran numero di pubblicazioni tedesche (alcune d'interesse puramente locale, come sarebbero le storie di reggimento), non si accenna affatto alle pubblicazioni militari estere, salvo pochi lavori usciti su Riviste francesi. Sicchè cruesta relazibne, completa forse per quanto riguarda la Germania, è ben lungi dal dare un'idea del movimento intellettuale europeo in arte e scienza militare, durante l'anno 1885. L(l terza parte dell'Jahresberichte coutiene, come al solito, la narrazione dellecampagne<li guerra che ebbero luogo nell'anno, cioè: - ·1 °) della guerra serbo-bulgara nel 1885; - 2°) delle operazioni dei Francesi al l\'.Ia. dascar durante lo stesso anno; - 3°) delle operazioni dei Francesi nel Tonchino e in Cina da l dicembre ·1884 alla corn;Jusione della pace; 4°) de!le opera~ioni degli inglesi nel Sudan nel •I 884-85. Queste relazioni sono a guisa di cronaca, senza apprezzamenti di sorta; ma ricchecli dati, e quindi utilis~ime come base per lavori di maggior lena. Chiude l'opera una serie di necrologie di generali di diverse nazionalità morti nell'anno. Si ricordano i general i italiani Bossolo, Caroelli, Charvet, · Mezzacapo, Regis e Douglas-Scotti. Queste necrologie, tolte da altre pubb licazioni, ma senza apprezzamenti, sono quasi semplici stati di servizio. Esp.osto il contenuto di quest!opera, crediamo anche noi inutile ogni apprezzamento, perchè si tratta di un'opera, la cui utilità è oramai abbastanza conosciuta ed apprezzata in Italia. 1
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1'.lilit~~,. - \llocl1.enblt'dt. -
N. 4,8- 811.
. Lei du.rnta del ser'vizio att'ivo nell'ese1·cito francese. - È un esame di due scritti anonimi pubblicati su questo soggetto in Francia, cioè: « l' armée et la démom·atie » apparso nella Ré'Vtte des deux mondes e « l'armée et la Frnnce » opuscolo . 0
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Nof'izie sanitarie statistiche s1,1,U' esercito ba:varese da.l ·f 882 al 1884. Il cornbattirnento d·i Wiesenthal nel 4849. - Il 15 giugno u. s. compì il primo anno da lla morte del Principe Federico Carlo di Prussi,:; _in tal~ occasione vien descritto il combattimento di Wiesenthal contro gli insorti badesi, al quale il detto principe pres1:: parte quale maggiore di ca:alleri~ . Four in hand. - Sotto forma amena l'autore espone le sue idee r, guardo l'istruzione della truppa. ·. Il battarrlione è come un tiro a quattro ((our in hand): 1 cavalli sono le compag:ie, la vettura è il servizio, il guidatore ~ il coma~dante del battaglione, lo scopo da raggiungersi è la preparaz10ne del rip:nto 11lla guerra . '.rutt.o ciò che alla guerra non serve si lasci slare. Bisogn11 sempre fars i la domanda: ha quest'e~ercitazioneun'u.ti1!6 pra~ tica? Se la risposta è negativa si sospenda l'esercitazione. Ma s1sia canti nel for ciò. Qualche istruzione che apparentemente non lw uno sco po per la guerra, ha però il suo valore perchè vale a destar delle qua!ità utili per essa . Certe esercit3Zioni puramente di fo rma hanno la loro nnportanz~. La manovra per tre righe p., es . si deve eseguire con tutto lo zelo ~ la r1oidezw possibil i, non perchè essa trovi qualche impiego nel combattnnento ~a perchè assa abitua il soldato all'ordine il più opprimente ed alla sottomissione incondizionata del suo io al volere del capo. Ma le formazioni di combattimento devo_no rigua~dare dire~taroente l~ auerra . Una formazione che di fronte al nem ico non potesse poi prende'.'S1 inu tile e pericolosa perchè è una fonte di disinganni nel ~omento seno . Tutto ciò che nella pioggia di palle non può forsi deve lasc1a_rs1stare_nelle esercitazioni applicate al terreno. Il comanda1:e a gr~nde d1stal1za , 11, 1:estarc a cavallo sulla linea di fuoco o presso d, essa, 11 cavalcare dcli ai~tante mal,(giore da un sostegno all'altro, l'immischiarsi in ogni dettaglio delle compagnie, il fare evoluzioni nella zona del fuoco efficace, _ecc., sono tutte cose che in vera guerra non si fanno , si devono dunque ID pace lasciare da parte uelle esercitazioni di combattimento. Si spiegh i invee~ ch,a· ·amente ·nl on-ui compaania il proprio compito nella manovra ed ti mol , " e, · • d ]' la mento in cui deve opcr::ire lasciando al suo comandante. 1 ettag_1 p~r : esecuzione, si potranno così evitare tutte le caricature che d'ordrnano si vedono nelle manovre. Circa l' a1·mamento del solclato cl' artigbier'ia a piedi,. - L'autore .:'or10 rebbe che anche all'artiglieria a piedi fosse dato il 1·ecvol1;er come gia ha quella a cava llo. · · Il nuovo regolamento d'eserci zi per la ca~alleri~. --: Qnest~ re?o.larnento approvato con ordine di gabinetto deli1O aprile viene 3 umpiar.-
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zare quello del 1876. Dall'esame dei regolamenti del 18·12, 1855, ·I 876 e di quello ora apparso risulta ch iaramente come si vogl ia ritornare ai principii dell'epoca di Federico II sull'impiego della cavalleria, mentre al principio del secolo essi erano quasi stati messi in dimenticanza. Piissando ad esaminare i punti sostanziali in cui il nuovo regolamento si scosta da quello del 1876 si vede che la prima parte la quale riguarda l'istruzione a pie,li è rimasta inalterata . I cambiamenti che trovansi nt·lla tecnica delle evoluzioni a cavallo mostrano tutti l'in tenzione di rendere più semplici i mezzi e dì raccorciare la via pel più pronto spiegamento del f'ronte. Vi si trova unn semplificazione dei comandi e dei ~eguali . È cosa molto opportuna che' le riorme per l'attacco siano ora concentrate in un apposito capitolo. Per la prima volta troYansi chi aramente stabilite le differenze che l'attacco deve mostrare a seconda che esso è diretto contro un'arma piuttosto che contro un'altra; viene specialmente ricordato come nell'attacco contro la cavalleria i cavalli devono al momento dell'irruzione ancora possedere il loro pieno respiro e la loro forza, epperciò lungo trotto, breve g11loppo, hreve carriera; mentre per l'attacco contro fan-teria è prescritt.o di traversHe la zona di fuoco il più presto possibile, epperciò galoppo precoce il quale fo•entà in ultimo più rapido; la carriera non è necessa ria; lo è invece il frazionam ento nel senso della profonditù . Nell'attacco contro artiglieria si deve procedere in un solo rango e dietro ad esso una linea di squadroni chìusi con gr,rndi intervalli. Ma tutto ciò non tocca i principii pei quali si basava il regolamento del •1876. Le cose stanno altrimenti per le norme cirM « l'ammaestramento e l'impiego della caval leria in più schiere» nel IX capitolo. La differenza fondamentale risulta subito dnl pri mo paragrafo di C[Uesto ca pitolo dove viene detto: « La divisione di cavalleria nel combattimento contro c;1valleria si divide in generale in t1·e schiere di /'orza cUversa, ecc. », mentre il regolamento del 48'76 diceva: « La divisione di cavalleri11 si clivide per regola in tre schiere d-i eguale /èm:a », . Nei paragralì snccessivi la differenza si man ifesta sempre più. Mentre il regolamento del 1876 vede nella divisione di tre schiere il mezzo per una « durevole e potenti:: azione d'armi coll:1 maggiore economia di forze » il nuovo mette avanti per principio fondamenta le che « tutt~ le disposizioni e formazioni devono garantire la vittoriil della prima schiera cosicchè questa non deve indietreggiare » (nicbt erst zum Zuruckflùthen Kommen darf). · Per questi affatto di\·ersi modi di vedere risulta che la formll zione ed i còmpiti per le singole schiere dovevano nel nuovo regolamento essere anch'essi affatto diversi da c1nelli st:ibili ti nell 'antico. Il nuovo vuol fare 35 -
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la prima schiera più forte che sia possibile, cosicchèuell'a sua forza trovisi :una certa ,garanzia per un felice esito. Bisog:na fa r di tutto perchè la prima schiera sia più forle dell'avversario; nella maggior parte dei casi la metà almeno degli squadroni disponi,bili deve essere messa nella prima schiera . La seconda deve copsiderare quale suo còm pito princ.ipale, con ap· poggi diretti e fatti a tempo, di rendere sicura sotto tu'tte Je circostanze la vittoria della prima. schiera e così essa impedirà col suo avanzare un ri,piegamento di questa. Si vede che ,il còmpito eventuale c9e il regola·mento del 4876 dava alla seconda schiera, di raccogliere cioè la prima cacciata indietro è completamente messo da parte. Alla seconda schiera sono destinati i due terzi della rimanente parte della divisione; essa di$jlOM i suoi squadroni in modo che la maggior parte di essi segua la prima schiera dietro una o dietro entrambe le ali sporgendo infuori ed il rimanente segua dietro il centro. Il còmpito per la terza schiera, alla quale è,assp,gnata appen~ la sesta parte delle forze disponibili , è rimasto in sosta.nza lo stesso; viene aggiunta solo l'osser·vazione che • questa riserva del comandante la divisipne deve senza alcun riguardo essere impiegata per il felice svolgimento dell'azioue ,, . Uno svJntaggio di questa ripartizione delle forze è che una -brivta viene ad essere fraziona ta fra due schiere. Anche nelle istruzioni di·Federico II traspare sc::mpre lo studio di ripartire gli squadroni in guisa da assicurare il più che possibile la vittoria della prima schiera; epperciò grossi riparti sporgenti oltre le ali di quella, i più forti dalla.parte dell'ala non ripiegata , ed un ce1:to numero di squadroni i quali con grandi interva ll i seguono direttamente l;i prima schiera; la terza schiera relativamente debole. Per l'attacco contro fanter ia il nuovo regolamento dà come formazione normale quella su tre sch iere di eguale forza a distanza di 2.00 passi una da ll'altra: uno squadrone sporge all'infuori de!Pala della sch iera precedente. Circa la scelta deUe posizion·i per artiglieria. - La scel ta delle posizioni è uno dei còm piti più importanti del comandante diuna artiglieria; essa richiede rapido colpo d'occhio, cautela, esperienza e pronta decisione. Una scelta abile e giusta racchiude lè maggiori probabilità del successo, una scelta difettosa influisce sul corso dell'intero combattimento poichè molto diffi.cilmente si può rimediare ad un tale errore. I libri di tattica dedicano per lo più molte pagine ai requisiti cui deve rispondere una buona posizione per artiglieria . Anche il regolamento d'arti,glieria dedicà a questa questione un apposito paragrafo la cui sostanza è ràcchiusa nelle parole : « bisogna pensare più all'azione che alla propria sicurezza ».
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La questione principale .è dunque quella di sape):e quali circostanze fa. v.oriscono o pregiqdicano l'azione. La risposta è fac ile: per ave-re un ris~1lt~,to bisogl1,a che d;1i pezzi si pos$,a distiµguere la posi·~ione dell'ohbiet.ti vo alqieno tanto da p9 ter dare uua gipsta direzioQ,e aI fuoco e sopr:itutlo pi$ogna che si __po.ssa osservare J;i caçluta dei proiettili od il punto di scoppio. Bisqgna dunrrne prima pi sc~gljere la posiziol;l,e, e ciò specialmen,te ,per l'attaccante, aveée una chiara cqp,oscenza dell'obbiettivo che si vuol baitere; basterà allora una sola ocçhiç1ta per riconoscere se la posir,ione .è utile o no. Certo il còmpito dell'artigl ieria non consiste nel battere un solo bersaglio, ma essa avrà in pgni combàttimento varì obbiettivi cui dirigere i su9i colpi; epperciò il regolamento melle giusrnmente « un vasto campo di tiro» fra le prnprietà · di una buona posizione. . Tanto nell'offensiva quanto nella difensiva si trntterà per l':\rtiglieria quasi sempre cli batfere prima l'artigl ieria nemica, ed in seguiJo le altre truppe. Per chi si trova su Ila difensiva non è. in sna facoltà lo stabilire il mo111eoto io cui questo cambio di bersaglio deve aver luogo; l',1\taccante detta la legge; perciò il requisito di un vasto e libero campa di tiro cl1e permetta di spazzare iI terreno si no aIle minori distanze è qn i .cli molto mag- . giore importanza che non per l'attaccante. Questo scegl ie il momen to in cui le colonne devono avanzare ::ill'attacco ed avverte l'artigl ieria di prenµere a battere il punto su l qu,ale si vuole irrompere; non res.ta per ·10 meno escluso che l'artiglieria per eseguire qu,e$tO cçimpito debba cambiare di posizione. Questo certo oon è a d.esiderarsi : l'ideale è sempre quello che i dL~e _còm,p~ti - lotta coll'artiglieria e preparazione dell'attacco di f~nteria - possano soddisfar,,i da una sola posizione. D'altra parte la lotta coll'artiglieria è còmpito talmente importante che sarà già molto se la prima posizione basterà a ciò. Da ciò segne c~e las.celta delle posizioni d'artiglieria è più dirficile pel d,ifensore. Prima di t,1,1tto esse devono garantire il domiuio . .Pass:\ndo all a questione d~lla .sicurezza, se è giusto che si debba pen• $are meuo a questa .che agli .eO:'ri~ti del tiro, non è a cre<l,ersi che essa sia cosa di secondaria importapza . . L'opera dei pezzi rnJderni è tale che nes,s,una truppa può sopporrare anche per bre1,e tempo il fu.oco di una bi'\Heria che tiri giusto. Perciò ìl valore dei ripari è anch'esso cresci,1,J,tO ,considerevolmente. La protezione deve ·prima di tutto cerç/),rsi nel rendere difficile al nemico· l'osservazione . I mezzi per questo sono numerosissimi ; e,ssi si tro. vano in ogni terreno; l'arte consiste solo nell'utilizzarli . Vi sono siepi, filari d'.alberi, argini , campi di grano, ecc., aJtraverso o sopra i quali pos1
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sono puntarsi i caononi cosicchè il nemico può soltnnto cono;cere la nostra posizione per mezzo del fumo e nou può sapere se i suoi proiettili colpiscono avanti o dietro del bersaglio. Bisogna però guar,Jarsi da un errore c;he può far cambinre il vantaggio procur~to dnlla maschera in uno svantaggio. La maschera protettric.e uon deve trovarsi immediatamente da vanti alla li nea dei pezzi ma deve dista rne di più che 100 metri. Se essa è situata a meoo di 100 metri il nemico non ha di meglio da fare che stabilire il sno alzo tirando su di essa e poi passare al ·tiro a shrapnel. Xon v'è maggiore errore di que;to e non ve o'è nno che più di _frequente si commetta e che non sia 1·icoaosciuto come tale. L'autore ha spessissimo visto nelle mnno\'l'edelle b:lllerie situale da 30 a !~O metri dietro tali accidentalità di terreno ed i comandanti di baueria credeva no seriamente cli aver trovato noa eccellente posizione ; secondo l'autore invece una tale posizione è peggiore di una affatto scoperta [)Oichè il regolare il tiro contro una tale maschera è più facile che contro nna batteria; ed u11a differenza di 30 o tO metri, anzi una differenza doppia, per la grande azioue in profoudità dello sh rapnel, importa poco. Si può dire che i pezzi'devono stare dietro l i i rnaschern di una di5tanzu eguale alla profondità di scoppio dello sbrnpnel ossia al meno a "50 metri. Lo stesso dicasi per le posizioni dietro la cresta delle alture. Auche il fondo dietro la balleria ha una graode importanza; « i margini dei boschi o dei villaggi se trovansi troppo progsimi ai pezzi li fa ouo spiccare troppo nettamente e facilitano al nemico il puotameut.o e l'osservazio111~degli effeui del tiro » di,·e il regolamento ; però l'autore osserva che auche con un ta l fondo i pezzi sono poco visib ili fìuoache non founo fuo co; e che è sott.o questo riguardo molto più perico losa la posizione sulla cresta delle alture. Per offrire minore bersaglio al nemico e per preservare il più possibile i cavalli bisogna mettere gl i avantreni al coperto dietro fabbricati , argini, fìt.te boscaglie e togl ierne le munizioni; ma è un errore il metterli sul pendio retrostante dell'altnra o..:cnpata dai pezzi; non v'è posizione più pericolosa 5e il nemico tira a sbrapnel; i frantumi dello shrapnel spazzano questo pendio retrostante nel modo il più ef6cace quando la sua pendenza non oltrepassa i ,t Ogradi . Per la posizione dell'artiglieria de,resi tenere cont,o anche delle altre truppe; essa deve essere tale da permettere un'azione effì..:ace aocho quando le nitre truppe cambiano la loro posizione; e d'altrn parte la disposizione delle altre truppe deve proteggere l'artiglieria contro attocchi viciui del nemico. ~ella difesa uon accadril mai che le altre truppe ..:ambino di posizione
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io modo da mascherare l'artiglieria. Questo può invece acc:idere nlm~no per uua parte dell'artigl ieria dell'attaccante, e allora questa parte deve segui re la fanteria mentre il rimanente .ieve continuare il più che sia possibile il fuoco. Bisogna per questo che la massa principale dell' :miglieria venga col locata sull'ala interna della truppa attaccante. Una protezione contro attacchi vicini del nemico l'artiglieria la trova evititndo le posizioni all'ala esterna. Iu questo caso occorre per lei una scorta speciale. Se unita alla fanteria, l'artiglieria può stare eia 300a 400 metri dietro alla catena dei tiratori. Si vede come nella scelta di una posizione pel' l'artiglieria bisogna teDere conto <li molte circostanze; bisogna sopratuuo gnardarsi da due errori: il primo consiste nel voler cercare una posizione assolutamente buona; un:1 tal posizione non esist,,, chi la volesse trovare fìnirebbe come J'asiuo di Buridano; l'altro errore nel qua le cadouo specialmente i novizi consiste nel ritenere per buona e por occupare ogni po-;iziono dalla quale si può vedere qualche cosa del nemico senza badare se quello è l'obbiettivo princip,tle o se ivi si possa trovare un ripnro; conseguenza di ciò sarà di dover presto cerc:ire una nuova posizione perchè o il bersagl io si è allontauat.o o perchè ci si trova presto sotto un fuoco nemi co prepoode• raote. Solo un esercizio sistematico in terreno il più possibilnwnte ,·ariato può aguzzare il colpo d'occhio iu mo:lo da saper tro vare ;;ubi to il giusto; in queste esercitazioni si tratlerà della scelta delle posizioni in generale e dell'occnpazione delle posizioni scelte; si deve comi nciare da que3te ultime quali le più semplici . Comimica?:ioni dalla Ginci. - In una lunga serie di unmeri il 11i'i litar-Wochenblatt ha pubblicato e sta ancora pubblicando una rel:izione degli avvenimenti nel Tonchino ed in China. Comincia oraand,e la pubblicazione cli varie comunicazioni faue da un europeo (evidentemente un tedesco) al servizio della Cina come ufficiale di ma rina e che ha preso parte alle operazioni Jella SfJLladrn del Nanjang. Queste comunicazioni contengono insieme a molte cose note anche molte novità; la prima d'esse tratLa dei comballimenti intorno a Formosa ed è munito di uno schizzo dei di.ntorni di Kelung. Circa il combattimento a pied·i della cavalfor··ia. - Nelle operazioni che precedouo e seguono le battaglie, va le a Jire nel servizio d':wanscoperta, uelle lontane scorrerie, nell'insegui mento strategico, nella protezione del la ritirata, la ca valleri~ può trovarsi staccata da Ila fanteria, quindi la nece5sità di darle il modo pcrchè essa possa agire da sola armaodo_la di carabina ed esercitandola n combattere 11 pied i. L'autore io un
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LIRRI 536 Jnngo articolo tratrà del l'ar mrlmento, dell'istrmione, clel cotnhattirnè'ilto, déll'auacco contro fori'!eria intatta, contro fanteria scossa e con(to cavai..:. leria appiedata' e fioa'\rnérite della difesa. Credé inutile !I pensare alla buona riuscit.'l di unrlttacco contro fanteria intatta; mentre- I' a·ttacco avrà maggiore probabilità di successo coiltr'o fanteria scossa e contro bandè disordinate. E>ove lé condizioni sono molto favorevoli per la cavalle'rìa' appiedata è solo nell a difènsiva. « La caval lerin deve la sua gloria e la troverà ancheuel l'a:vven ire, nei • successi otteò u'ti colla sciabola al'la milno, nella lotta: corpo a corpo; ma « éssa dev'e, e non tralascierà di fàrlo, esercitarsi nel c6mbattimentò a « piedi, questo suo mezzo $ussidiar"io d'azione, come lo chianJa il règola« mento.)) Una proposta medica per le piazze d' arm;i, specia111'1ierite pe·r qiwlle dèl/aca'Valleria. - Nelle esercitazioùl dì piazza d'arme'accadono sovente disgi'a'zie, speòial'meute nella cava lleria, ed i medici o gli inferm ieri pre· senti non sono ìl più delle vòlte in grado cli portare alcun soccorso p·e rchè non hanòo seco l'occorren te, n•on essendo il zaino sanitario snfficiente· mente provvisto di tutto ciò che può a'hbisog'nare. L'autoté p1·opone pérciò, qnanclo le piazze d'armi trovansi troppo discoste dagli ospedali o. dai qnartieri, cli provvedere ogni reggimento d'i una ca5setta sanitarià la quale venga <leposilata in qualche casa vici11à aJl,a pi:l7.Za d'arme. Consideraz-ioni sull'impiego dell' artiglie1·ia a cwvallo in wn·ione còlla cai,aller'ia. - La necessità di assegnare artigl ieria a cavallo all e division i ùi cavalleria è riconosciutn dappertutto, e la stessa Ausu'ia Un• gheria che credeva di avere nelle sue batterie da cavalleria un sufficieute $:1rrognto p'er l'artiglieria a cavallo, si è decisa , dopochè le grandi m:1nov1'e d'i' cava lleria presso Totis nel ,J8'74 ebberò dimostrato la completa in,mfficienza delle prime, al l'adozione dì qu_est'nltima . I pareri invece sop1'a il nurnerb delle batterie a cavallo dà assegnarsi ad una divisiorn~ di cavalleria sono varii; chi ne vorrebbe una, chi due e chi tre. In una futMa rnobilitilzione ,i formeranno forse le divisioni cli tre brigate a due reggimenti. Per l'assegnazione di duè bàtterie parla in favoré la circostnnza che questo numero risponJ erebbe il meglio al rapporto general men te accettato poichè con una bàtteria si avrebbe per •t 000 cavalieri solo 1,6 pezzi, con dne lfattèrie 3,3 e con 3 batterie 5; quest'ultimo numero sarebbe forse troppo alto, ma risponderebb'e meglio alla stabilìta ripartizione del la divisione in tre brigate. Ma per poter dare una decisione bisogna prima rispondere al la domanda: qnnndo sopratri.tto abbisogna la cavalleria del J'a ppoggio dell'artiglierii\? L'autore ritiene nnn essere il cnso nel momento
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?eWattacco, l'artiglieria non può alloJJa rnppresentare, che una parte secondaria; una batteria sarebbe allora sufficiente, l'artigli.eria, è un oggetto tr@p.po costoso pe·11 poterne fare un certo lusso . l'autore cerca invece la base per l'assegnazionfl di batterie a cavallo in un campo tutto diver!"o; e questo consiste nei còmpiti che al le divisioni ed alle brigate di caval leria sono dati davanti nl fro11te delle nrmate o dietro le loro spalle quando es,se _son@ impegnate intorno a gri,ncli fortr.zze; qui l'artiglieria non rappresenta più una parte seconda11ia, ma bensì contribuisce realmente a far sì che la cavalleria possa compiere la sua missione. Allora nna batteria è assolutamente insufficiente, e se si hanno solo due batterie resterebbe una brigata senza artiglieria con grave suo clann@ appena le venisse affidato, un inca11ic@ speciale che In obbligasse a staccar,si dalle prime due. Della scomposizione di una baueria in sezioni non se ne deve al giorno d'oggi più parlare. D'altronde con due sole batterie, se una di esse per un caso qualunque di viene inservibi le, come spesso accadde nel 1870-71 per malattie nei cavalli, tutto il peso del servizio cadrà sopra una sola batteria. Non è neanche buona la formazione di tre batterie a ,~ pezzi coi 12. pezzi del le clne batterie poichè solo una batteria a 6 pezzi possiede una sufficiente efficacia di fuoco. In sostanza l'autore ritiene necessario dare tre batterie alla divisione di cavalleria; se però per alt.ri motivi non fosse ·possibirle clnrùe che due, questo numero deve secondo lui ritenersi q:uale il minimo. Pnssando alla qualità che deve possedere l'artiglieria a cavallo perchè possa com pi ere intieramente il suo mandato cli marciare e d,i combattere colla cavalleria, l'autore mette in prima linea la questione dei cavalli;. se i cavalli dativo non sono tutto ciò che può immaginarsi di migliore sa rà impossibile alle batterie il seguire le rapide e persistenti mosse della cavalleria; se non si vuole far ciò, molto meglio è abolire completamente, l'arttglieria a cavallo; e passare i suoi cavalli all'artiglieria a piedi che ha sotto questo riguardo ancora bisogno di mol ti miglioramenti. 11 materia le deve, se è pòssi bile, essere ancora alleggerìto, poichè pel pezzo Jeggiero sonvi ancora 302 chi logrammi per cavallo, mentre ogni cavallo ha da tirnre in Frnncia 260 chilogrammi, in Austria '.259, in Russia 2f2 ed in Inghilterra solo 2·17. . Hig11 ardo 11lla truppa si richiede pratica del cavallo e forza sufr.ciente · specialmente per i conducenti . Per l'ufficiale oltre i requisiti di ogni ufficiale d'artiglieria si richiede risolutezza, iniziativa, conoscenza lattica, buona disposizione al cavalcare~nalmente anche certi mezzi finanz iari perchè possa tenere buoni cavalli \ .
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Bisogna che l'artiglieria a ca vallo sia stanziata in guarnigioni i cui dintorni si presti no allo manovre; e sarebbe desiderabile che queste guarnigioni fossero comuni con quelle della cavalleria; ciò che pur troppo non ha luogo che per la metà dell'artiglieria a cavallo . È importantissimo che tutti gli ufficiali dell'artiglieria a cava llo si impratichiscano colle evoluzioni della cavalleria, il comandare ufficiali d'artiglieria presso la cavalleria sarebbe cosa uti lissima, come ~arebbe utilissimo dare sempre una batteria alle brigate di cavalleria duraute le manovre, cosa che da 1Oanni più non si fa . ~ell'iuverno gli ufficiali delle due armi dovrebbero eseguire manoHc comuni sulla carta. Solo così sarà possibile che anche la cavalleria si renda un chiaro conto dell'impiego dell'artiglieria, impari ad apprezzanie l'appoggio e non la consideri solo quale un impaccio pei suoi movimenti, come oggigiorno è ancora qualche volta il caso. Perchè !'artiglieri.i possa tenere dietro aIle mosso della ca vali eri a o trovarsi a tempo in posizione, ·bisognerebbe che le manovre al trotto sul ter· reno fossero falle colla cadenza <li 250 passi per minuto e non di più, e si esercitasse l'a rtiglieria ,1 percorrere luoghi tratti con tale andatura . Con un Iungo esen.;izio si potrnll HO così percorrere dei tratti di un miglio senza cbe i cavall i siano troppo strapazzali per non potere in seguito andarein posizione al galoppo deciso. . Riguardo nlla formazione della batteria se essa entra in combattimento con tutti i suoi carri, essa consta di ,18 vetturoepperciò coll'assegna;done · alla divisione di cavalleria di una brigata a tre batterio la colon rn di marcia della divi:;ione sarebbe troppo allungata . Questo riuwero può benissimo essere ridotto a 1Opel combattimento della cavalleria, fo rmando la batteria comuattente coi 6 pezzi e col primo scaglione; così la mobil ità delle batterio sarebbe suffìciontomeute assicurala, ed il bersaglio pel fuoco nemico sareb be diminuito ; colla brevità dei combattimenti di cava lleria uon si risentirebbe con ciò, una mancanza di munizioni ; negli avantreni dei pezzi vi sono 216 colpi ol tre le scatolo a mitraglia; questo uumero basta per un'ora di fuoco; uel primo scàglìone vi sono altri 252 colpi cosiccliè la balleria ba munizioni per due oro di fuoco . L'occasione <li consumare queste munizioni difficilmente si offrirà se essa noD si impegna ecceziona lmente in un luogo combattimento contro artiglieria; ciò può solo accadere nel lo grandi battaglie quando la divisione di cavalleria agisce in unione a grandi mas.:;e di truppa. I l secondo scaglione potrebbe restare col carreggio della divisione ed ivi ogni sera potrebbe operarsi il rifornì· mento della batteria. L'l'lutore non è del par11re <li coloro cbe vorrebbero dare all e division i di cavalieri/'\ una s,)la batteria a cavallo, ed utilizzare l'artiglieria di corpo 1
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d'armai"<! quale serbatoio di altre batterie a cavallo da assegnarsi even tualmente, alle divisioni di cavalleria: con esempi tratti dalla campagna del 1870-71 l'autore fa vedere come così facendo le batterie a cavallo fi ni scano per formare tulto una cosa colle altre bauerio del corpo d'armata, e siano con esse adoperate u combattere l'artiglieria nemica . Se invece le briga te a cavallo trovansi rea lmellle presso le d:visioni di cavalleria esse restano iutaue in ogni momento a disposizione del comandante la divisione per potere operare JH'esso la divisione di cavalleria, o per rinforzare l'a rtiglieria del c:irpo d'a rmala quando occorra. . Fiualmentc passando alla questione se per l'artiglieria di corpo d'armata siano uecessarie batterie a cavallo, l'autore si esprime solo in generale affermativamente. Possono facilmente darsi situazioni in cui occorre l'arrivo di bouerie nel tempo il più breve che possibile. Alla bauaglia di Bea une la Rolande due batterie a ca vallo dopo una trottata di 3/4 di miglio giunsero ancora io tempo per impedire la presa di Bcau~edni Francesi che senza di ciò sarebbe sta ta inevitabile. Ma :1nche per questi casi imprevisti basterebbe una batteria, o si potrebbe ricorrere alle ballerie delle divisioni di cavalleria: la 111assa dell 'artiglieria a c,w,,llo deve stare colla cavalleria. Quando la divisione di covall~ria opera isolatamente in serrizio di avanscoperta, o per coprire le mosse dell'eserci to, l'artiglieria può avere il còmpito di aprirle il passo bauendo le streue o~cupate dal nemico, oppure di ocwpare delle rosizioni per impedire a questo l'avanzata; nei due casi il carattere del combatti1t1ento sarà poco intenso, e uon si verrà a grandi lotte di artiglieria. Le cose stanno altrimenti quando la cavalleria si decide ud un attacco diretto, ed all'artiglieria spetta il còmpito di prepararlo. Si tralla allora di trovare il nerbo delle forze nemiche, di batterle efficacemea te e di atti rare sopra di sè il fuoco dell'artiglieria nemica. Conosciute le intenzioni del com,,ndante la divisione, il comandante dell' arti· glieria devo rapidamcOLe, di propria inizia.tira e sollo la sua responsabiliti1 dare tutte le sue disposizio1ti: è que~tione qui di pochi minuti. Dall'obi lità cli manovra e di t:ro delle batterie tuuo dipende in tal i momenti . Riguardo al fuoco da eseguirsi hisogna guardarsi di passar troppo presto al fuoco a shra pnel; il fuoco a grauata è a causa dei bersagli e delle distanze presto variabili il meglio che sì presta poichè la granata una volt~'\ ca ricata si può dirigere a quolunque distanza . È una questione diHìcile a decidersi se nel rnomen t-0 dell'allacco l':ìltiglieria debba attaccare gli avantreni per tenersi pronta ad avanzarsi od alla ritirata, Qppure se non convenga meglio che resti in batteria. Spesso nccadrit di dover fa r fuoco nel momento dell'attacco contro truppe nemiche mostrantesi im1
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p~ovvisa-mente, di dover d·a r da fare all'artiglieria nem_ica. Il mezzo migliore per respi,ngere un attacco dir.ett@ ·con lil'o di lei l'artigl ieria Jo ha nel suo fuoco : l'arti,glieria che si ritira, da,vanti a cavalleria attaccante è perduta , se-non vengono altre truppe in di lf' i soccorso; le cose stanno ahrimen~i se la batteria fronteggia l'attiieco; al più potrà qualch e cavaliere nemico . Lpassare fro i pezzi ma la maggior parte pie11berà lateralmente· es.e~p1_ aogensalza, l'attacco delle brigate Bredow e Redern contro l'art1?lier1a francese·ecc. Anche qui si mostra l'util ità di avere tre batterie piuttosto che una o due per poter parare gli att.aech i di fianco senza indebolire essenzialmente il fuoco sul fronte. . ~~cinci da campo per ufficiah. - Si clesc.rive una cuci na per nffi- · crnh rnventata da un. contabile mil iwre e costrutta. dal fahbricanteOl lendorff-Wilden a, Bonn<. · Allegati (Beiheft) ,f O e 2° - L'esercito ft'ancese dal pimto a,;, 'Vista deU!ordinam~nto tattico e delle forme tatt'it,he. - Luogotenente MAX H.u,oEn. - E una conferenza tenuta nel circolo degli uffi ciali di Wtlrzburg nel dicembre dello scorso anno; vi si tratta del riparto tattico del corpo d'armnta; delle formazioni regolamentari delln fanteria, della cavall eria e dell'artiglieria, della presa di posizione, delle formazion i di marcia e del le misuri' di sicn.rezza in mareia e negli accampamenti ; il tutto accompagnato da frequenti confronti con ciò che si fa in German ia. Ri cordo di un soldato prussiano dell'epoca fra il 1800 ed -:il 1809, comprern la, difesa di Graudens . .:_ Da marioscriui Jas0iati daÌ'èonsigliere assiiwo F·. ScHULZ. - Luogotenente Schulz. .. Allegati 3° e 4- 0 • - . Organizzaz·ione, reclu,tcimen/.o, ùnpiego ed'istntz·wne del personale sanilat'io inferiore dell'ese1·c·ito in German'ia Russia, Austria, lngh-ilterra, Ft·ancia, Italia e Svizzera. - Dottor~ G1mr~r. - ~ uno studio _fatto con molta cura . Alla chiusa di ogni capitolo trovans, alcune brevi osservazioni critiche. Gli eserciti dei quali maggiormente si occupa l'autore sono l'austriaco e l'italiano. Riguardo a questo ecco cosa conchiude l'autore: « Se gettiamo uno sguardo a quanto abbiamo esposto troveremo che « d,1ppertntto ci si presenta una logica unità ed autonomia come pure una « intuizione $!rettamente. rnilit:ire del servizio. Io devo chiamare un van<< taggio che la direzione dell'intiero servizio 'inferiore sanitaTio trovisi in • una sola mano, che il pnssaggio dell'ordiuamento di pace a quell o di • guerra sia semplice, che uomin,i tecnici, dirig1tno e control lino l'intiero « servizio sanitario e l'istruzione dei soldati di ·sani ti1. e cbe oo-o i indi« :'idn~ riceva la speciale istruzione prntica e teorica ,risponden~e al suo « rncanco. Al contrario ritengo un errore cbe le compagn ie di sanità si
« escludaoo dai campi e dal le grand i manovre e non si d-ia loro l'acca~ « siòne di fare delle eser6i tazioni pl'atiche in un.ione aIle esercitazioni d1i
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« grandi masse di truppa. Perchè solo in' ta l modo J'nffìciale medieo ed • il soldato di sanità p0S$Ono trov~re l'occasibò'e di impar.tre il servizio• « di.campagna, la c6ndotta di riparti ed il giusto in'l.piegt> dei mezzi lo-· « cali. Ioveée devo riconoscere che ai portaferiti nelleesercitàzioni estive« è datn più di frequente l'occasione di nietten:, in pratica quanto himno << appreso teoricamente. Dei varttn~gi del l'istittMone dei CB poralì di sa" ni tà ho già parl ato. » Sar'ehbe desiderabile che ve1fasero meno stroppiati i nom i it~ liani; si [farla· rer es. continuamen te di corporali, cli co1'porali ntagg·io1'i, di i'ri!·· er•irtie•ria. ece. Allegati 5° e (ì '\ - L'inrJestinteìtto di Mtftt, di Ji>at'igi e di Plevrta . .......,, P11rallelo storico del capitano S1 ucKRAD. Cons·idera:sioni rnl passaggio dei Bcilca.1i'i ape-rato da l genemle Gurlw nell'estlite del 1877. - Confe renza tenuta presso il Circolo mi litare di Berl ino df!l maggiore v. K1rnLEn . - Con una carta . L'autorf\ dimostra quanto si sin esager'ata dagli scrittori militnri r'ùss·i ed~ altri l'importanza di quest'.o passa'ggio eseguito dal g'M1'~rttle Gùrk!o con ·I O '/ 2 battaglioni, 3,1 '/ • squadroni e 5 batterie; l'au tore non lo trova u'n atto di brilllibte iniziativa perchè il comandante di questo corpo d'avanguardia non fu che un orgnno esen1lol'e d'clle decisioni prese più in rilto . La' vera iuiziativa avrebbe tosto profittato del la Favorevole'occasion'e che si offriva di trov1t rè inoccilpato ub passaggio tanto irnportau te come quello cli S·cipka; Gurko invece 11 00 fece che attendeì'e otdini da i suoi superiori. Studiando a fondo i piccoli episoùj ùi un~. campagna spesso molte belle ill usioni svaniscono poicliè la storia rni litHe coi suoi iuconft~tabil i documenti alla mano toglie a molti avvenime1lli che sel.n-'lH:a no grnndio~i nell'opinione pubblica la loro aureola e li riduce alla loro vera importanza.
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J,r.lu•bi,c/1,e1• fu,· tlie ne,.d sche A1•u•ee 11,ntl 11.l"'1•iue. -
2° Lrimeslre 11886.
Stil fuoco di combattimento della fante1'ia a grandi, distanze. ~ L'autc,re crede che la prossima adozione dei fucili a ripetizione porterà dei mutamenti nelle norme per l'impiego del fooco in combattimento; e da rp1elli che i successi vi perfezionamen ti delle armi hanno portlllo, de-
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duce quali :;aranno i futuri, eù indica in qual modo converrebbe prepararvisi . La conclusione è questa: « i vantaggi del fuci le a ripetizione ·sa1\111no per qnell'esercito che più tranqui)lamente saprà adoperarlo. Per noi (Tedeschi) ogni perfeziona mento nelle armi è un vantaggio, è (di fronte ai nostri probabili avversari) un mezzo di vittoria. Di questo ci ,1s. sicurano l' intelligenza dei nostri capi, il sangue freddo della nostra truppa e la vecchia disciplina prussiana >>. Le f'or tifìcazion•i f'rancesi. - 0DERMAIR, tenente. - « I nostri vicini di tanto in tanto (dice l'autore), scuotendo le armi e facendo chiasso, hanno cura di avvertirci che non è ancora giunto il tempo, in cui potremo goderci in pace iI frutto del sangue versato . Quindi nasce, per la Germania, il dovere di essere sempre pronta e lavorare costantemente allo svi luppo delle sue forze militari, tanto più che l'avversario ne porge l'esempio». Si continua dicendo che quanto i Francesi hanno fatto e fanno sotto il rapporto militare merita tutta l'attenzione, e elle non bas1a sin licito soltanto ai capi dell'esercito; se si coùoscerà ria tutti sarit sempre meglio. Per contribuire alla diffusione di questa conoscenza, l'autore,passa in minuta rassegna le fortificaz ioui francesi sulla frontiera del Belgio, della Germania, della Svizzera, dell'Italia e della Spagna; sulle coste del Mediterraneo e su quelle dell'Ot'eaoo . Si tratta di uu numero stragrande di opere d'ogni specie, e l'autore calcola che, a guernirle tutte, ci voglia niente meno che mezzo miliouc d'uomini di fa nteria. Questi, a rigor di termini, n~, ~au cano, stante l'ordinamento dell'armata territoria le; più difficile sarà trovare gl i uomini d'artiglieria) che dovrebbero essere circa ~5 mila . La conclusione è questa. « È un vantaggio per uno Stato un cosiffatto sistema di fortezze? A che cosa giovano(.Jisse da gran tempo l'arciduca Carlo) queste immense piazze che inghiottona tanta parte delle truppe da campagna? » · Dalla Vistola al Dn'ieper. - Considerazioni geografiche e strrit.egiche riguardanti questo territorio, ed esame aiti~o di opere che trattano wle argomento. Michele Skobelew . - (Traduzione dal russo). - Note biografiche cou ampi cenni sulle campagne, a cui il detto genera le prese partP,. Ecco uno dei brani piùcaratteristi ci: << Il nostro eroe non aveva nul la di leggendario, nè di mara viglioso; era in tutto figlio del suo paese e del suo tempo . Crebbe nei migliori anni del Governo precedente, quando spun tò per la Russia il crepuscolo della libertà e la nvzione s'incamminò, sulla via del suo riogiovanimeoto, verso la meta segnata da Pietro i I Grande. A questo tempo deve Skobelew il suo carattere, e siccome era ed è ancora un tempo
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di vaciIlamenti e di cadute, così vacillamenti e cadu~e non ma~carono !n Skobelew. In lui non v'è traccia di grandem, nè d1 ~er~ ~e?1~; m.a biso<>oa riconoscere che aveva qualità non·comuni: energia, 101z12t1va, 1stru · ziine conos.:enza del suo tempo, uman ità verso i subordinati e sopratutto ver::,o' i sold<1 ti. La sua politica era semplicissima e si riducev.a a d~e arabbiso(rna della auerra, perchè tutti i suoi mah sono t .IC,0 1·I.. ,t o ' ]·' 1 Russia . I'} • d 11 una con:;egueoza del trattato di Berlino; 2. 0 , la Russia a.bbtsogna e a guerra, perchè questa è attualmente l'unico mezzo con cu i uno Stato può forma rsi la sua posizione>>. . Lo svilttppo dell'esercito pru.ssi ano da quel_to del.l' eletto:ato ~i Bran: debwrgo. _ ALTMAN::-{, capitano . - S_u nt~ d.1 stor1~ degli orclrnament, dell'esercito prussiano Ml ,157 1 a questt nhlffi1 temp1. . L'att1iale regolamento (tedesco) per gl•i eserD1:z,,; ~ella (0;nte~ia. Questo regolamento data dal 1876. Quando .fu ~ul~b!1cato (dice I a~1tore) era il migliore :che si potesse avere. I suoi prmc1p1 f?nclarnental.1 sono sempre giusti; ma nei pa rticolari vi è già qualcos~ da m?cc~re; e il continuo perfezionamento delle armi farà anche sentir megl10, lU appresso , questa necessità. . . J mortai nella guer·rn da campagna . - Dopoehè la Russia ha 101.r~·dotto i mortai nellri sua artiglieria da campagna e che I' A ustl'ia e la Francrn hanno trovato modo di ottenere, dai loro cannoni da campagna (con cariche ridotte), gli effetti dei mortai, è.sorta lù quist!one. di vedere, qua l.e importanza possa avere in campagn.i questa specie d1. fu?co . ~ aut~1e crepe che quest'imporuinza, nelle guerre futur~, non sara p.'ccola, perch~ con questi fuochi si ~otran.no b~ttere le st~·ade, m~assate egli_avvallam,ent'. del ;terreno, dove pmcche ma 1, st11nte gl i effetti delle armi moderne, si i·ifurri erà la fanteria. nuova legge (tedesca) sulle pension-i mi litar'i. - Esame cli una re cente pubblicazione sn questo argomento. . Esperimenti delle torri corazzate tedesche in conf'ronto colle (rancesL _ Descrizione delle esperienze che ebbero luogo pel confronto fra le cl~tte torri nel dicembre 1885, presso Bukarest, e considerazi,rni io propos!to. La conclusione è favorevole alle costru'zioni tedesche. L'a~1tore dice: << fondate O non fondate, le sim pa1.ie della maggior parte degh ~pe.t~ator1 erano dapprincipio per la torre francese; malgrado ciò la ~u_rer10r1ta del materiale e della costruzione tedesca non tardar~no a farsi nconosce1:e; e o,:,gidì l'Europa sa che, io Rumao ia, la Germama ottenne, con armi da <1:1erra, una pacifica vittoria »: .. 0 ll metodo di addestramento e di eqiiit1iz'ione di Baucher. - D1scussi~ne cli questo metodo in confronto con altri. I'}
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L,o s.villfppo rl,ella f!otta it.ah.a:na. - (Con.ti,nl)azique e fine) . - Dopo av.ere.de~critto, passo pqsso, l'incremento deUa flotta italiana duran,te gli ul,timi 25 ano i, si vi~ile.a.1,1,a ,:,,egue.'1,te. coi1c lusione : « Fin d'ora la flotta italiipia ha raggiunto .ta l graao ~i fo~a·che lf~;,S UJ,13 Uotta di til lra potenza potreb.be cacciarla rial Merlite1'r<1,peo, nè bloccarla ip pn porto. ,J,e buqpe qt1alità nautiche delle pa vi e degli equ,ipaggi si .sqno mostraté più volte nelle mauovre e col mare ~urrascç>,so. La giovape llq\ia, in ~uesti ultin1i ~5 anni, ha pon solo cem~µtaJo l'unione po.l itica çlel,le diverse pani in cui era divisa, non solo ha creato nn esercito da g~a,u~e ,p,otenza, ma pire u,n.a marin.a da .guerra, che ,po.rta sc;rii.to.$ulla,baud.ier:a: maris irr.i,peri1t1n obtinendwri,. (T utto va bene, $a lvo l'attri bu.ire, come fa l'autore, questo motto a Vi ttorio EmiJ.I!!l(}le, il qpale non ha mai parlato in liitino). Dall'Jtnghilte1·1·a. - Notizie re)ative ad uoo stabilimento di çqnezione sµ.pra .una nave. l'artigl:ieria n,apolepnfca ri,elle campagne.~al 1807 al1,812, ,i n con• fr;pnto coll' a1:iiglieria tedesca ·,iel 1870. - Si paragoqano varie b:ittaglie ,.dell'epoca o.,ii.poleonica con a!tret~an,.te della ca mpi1gna del 1870, faceudo notare il diverso impiego dell'artiglieria e i diversi effetti ottenuti. Così, ·per ese1npio, si trova che l;i situ.a iiooe dei Francesi a Essling il ~:-2. maggio 1809, sotto Napoleone primo, era del \utto simile a quella che essi tenevano il ,1° settembre ,1870 a Sedan; e 3i crede chd non sarebbe $lato impossibile, nel ,1809, agli ~nstriaci, ot1tenere risultati simili a quelli che ottennero pel ,·1870 i Prussiani, se. nvessero im pi,egato alla stessa maniera l'artiglieria . Lo sviluppo cf,elle cose militari 'in S·vi~.zera diirante l'nltimo de<;enn'io. - L'atten~ione pubblica in Eu ropa (dice l'autore) si volge specia·lmente :igli armamenti delle grandi potenze; ma, per ragioni specia,li, ne meritano quasi allrettaota d1,1,e piGcoli Stati: il Bejgio e la Svizzera. Essi restringono il confi ne del la Francia colla Germania; e quanto più il col)f\ne fra,clue helliger.al)ti è dstretto, e gua.nto1 più ,grandi ,sono i loro ei\erciti, .taQ.,LO ,più è faci le che i I con lìne dei neuJrali venga violato . A. quegto · ri,gu,rirdo non v'è di.fesa di carta c,he tenga. I ~icooli Stati neutrali , che si trovano sq.lla strada dei grandi belJigeraoti, sono sicuri Sr)]tauto qu~udo prssono opporre a questi ,tale forza arll\ata, cJ1e essi trovino interes;;e a non ,uscire di,strada. « Noi Tedeschi, che desideriamo la pace, vediamo con, piacere ogni aumenio di forza dei piccoli S,tati che serYopo di cuscinr.lto tra 11oi e i nostri vicini . « Il Belgio possiede un esercito rispettabile s0tto n:i.olti rapporti ecomandato da un bravo corpo di ufficiali; ha una grande fonezza centrale, e può all'occorrenza chiamare sotto le armi una numerosa riservn.
« E la Svizzera ? Nel 1870-71 (quando vennero ,internate le truppe francesi di -Bo.urbaki, che avevano ·passato il confìne) apparvero nel I' esercito svizzero difetti e,Jacune che richiedevano urgenti.rimedi. ]i)urantegli ultimi anni ·quaJèhe rimedio fu tentato e molti furono proposti, ma non !'-unico veramente efficace: la creazione di ,uno (magari piccolo) eseFcito permanente » . Ciò premesso, l'autore prende ad esame l'ordinamento militare della Svizzera, seguendo l'opera p.obblicata su wleargomento dal colonnello,Feis. Avant la bataille. - Sotto questo titolo si pubblicano due lavori che hauoo per oggetto il libro intitolato appunto A.vant la bataille, recentemente pubblicato in Francia. La direzione del periodico premette: << Detto libro per il suo linguaggio foor di misura violento, per il suo scopo non velato, per le sue notizie, in parte d'origine evideo,temente uf!iciosa, ha levato così gran rumore, che si crede conveniente pubblicare su questo argomento non un lavoro ma due, redatti dai due diversi punti di vista ». Uno di questi lavori si occupa specialmente del libro e lo sviscera e lo anatomizza eon pazienza tedesca; l'altro è intitolato: « Contributo aJla storia della natura del popolo e dell'esercito francese ». Comincia con una citazione di un monaco medioevale.
• Tor·va, ferox , ventosa, p·r oc.ax, inrnuta., 1·ebellis, lnconstani, dis1iarque sibi novitatis amore, Pnoàiga 1Jerborwn, sed non est p,:od.iga facti ,
tale sarebbe stata la nazione francese in tutti i tempi. Basti quest'esordio per giudicare del resto. In generale viene risposto con iron ia alla violenza del li bro fran cese . La condotta del corpo del ge;J1,erale Vogel t~. Falckenstein dal 21 al 26 giugno 1886. - Monografia storico-militare.
~ve,,e
n,il'ittn·ische tBl,.tte,· -
2° trimestre ,J,886.
Espe,r,ierize di ti r.o contro corazzature francesi e tedesche. - SoHuTz, ingegnere. - È la terza parte di Uilla lunga esposizione e discussione tecn ica delle esperienze di tiro, fatte in diversi luoghi e tempi, delle pia. stre di corazza a curvatura sferica, sistema Schuman, della fabbi:ica tedesca ,Gruilen , in confronw colle piastre a curvatura cilindrica della Compagnie des Hauts-Fourneaux, Forges et Acieries de la marine et des ehemins ,de fer in Saint-Chamond (Francia).
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Nelie puntate che abbi,1mo sott'occhio si tratta delle esperienze fatte io. dicembre dello scorso anno a Bukarest e si premette quanto segue: « Tali esperienie vennero occasionate dalla risoluzione, presa da l goYerno rnmeuo, di cingere Bukarest ·con una linea di [forti e farne ·una piazza di prima categoria. Del primo dei lavori Yenne incaricato il riformatore della fortifi cazione moderna, il generale Brialmont.II quale, come è noto, sostiene l'opinione che, senza l'aiuto di costruzioni metalliche, le fortificazioni non possono resistere alla potenza della moderna artiglieria . Ma pure, accettato il principio, non si er~ d'accordo nei p:,rti~olari_: perchè in tale questione, come in tante altre, vi.erano due correnti: eh, volrwa torri corazzate francesi a curvatura ci lindrica, chi voleY~ torri corazzate tedesche a curvatura sferica . « In favore del sistema francese st11va il fotto che già un gran numero di queste torri (dicesi 2.5) si trov:mo impiantnte in Francia , intorno al cui modo cli funzionare si hanno però poche noti1.ie, e la cui solidità (per quanto si conosce) non fu mai sottoposta a ~erie esperienze .. « Il sistema u,.desco era bensì stato espernnentato sulla p111zza cli tiro di Kummerdorf, ma i risultati di tali esperienze non erano abbastanza noti, nelle loro particolarità, agli uomini tecoici, perchè. essi potessero dare risolutamente la p-refereuza a questo sistema . « Una prova comparativa dei due sistem i parve quindi necessaria al governo rumeno prima di decidersi ad accettare l'~no o l'a_ltro; e questa prova venne fatta così piena , così a foudo che ~egl10 non s, poteva. ~on solo si confrontarono due piastre, ma dne torn corazzate complete, e I esperimento rìguardò non solo_ hi resiste1_17:a del le d_ne corazzature, ma il funzionamento delle due torri sotto tnlt1 1 rapporti. « I sacrifizi pecuniari fatti a qnest'uopo, forollfl ampi,1mente compensati; e il governo rumeno, con una Jiberlllitii che tutti gli Stati non banno: invece cli chiudersi nel segreto, ammise alle esperienze i rappresentanti cli tutte le potenze che vollero esservi r:, ppresent.ate. « Non Yi è dubbio che i risultllti di queste l}Sperienze (le uniche com plete · che )iansi fatte su ta le m~teria) coutribuiron.o al_la s?l~zion~ de! problema delle corazzature più. d1 qu:into venue Rcntto rn d1ec1 anm net giornali tecnici, e gli stessi rappresent11nt.ì ~elle d,:rn fabbriche, malgr11~0 che da ']ualche tempo assistano alla costruzione d1 corazze, . trovarono in queste esperienze non poco da imparare ». . Così dice l'autore che è appunto uno dei rappresentanti delle due fob-. briche, quello cioè della fabbrica tedesca. Ciò spiega l'abbondanza det tratparticolari tecnici nel corso del lavoro e .Ia fac1·1·1ta· con cui· ve noono <> tat.i; e spiega anche un poco la coocl~1sione, la quale è tutta favorevole
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alla fabbrica tedesca. L'autore però assicura di avere trattato la questione da un punto di YÌst.a assolut:imente obbiettivo, ed invita coloro che con lui assistettero alle esperienze, di farg li conoscere sia privatamente, sia per mezzo delra st.1mpa, se in qualcosa aYesse inYolontariamente esagerato. P,rima e dopç la battaglfo d,,; Kol-in. - Discussione di alcuni parti'cofari precedenti e susseguen ti della detta battagl ia. L'autore fa specialmente osservare che, dopo quel la sconfitta Federico II non si scor11ggì, ma scrisse al suo ministro di far coraggio ai buoni e persuaderli che dopo otto vittorie si poteva benissimo sopportare una sconfìt.ta; ad altri scrisse: « per quanto siano numerosi i miei nemici, io confido ne} « va lore delle truppe e nella b1.wna volontà ohe t''Ì è ùi t1itti clal ma« 1·eso,iallo cill'Ìiltimo soldato» . Ecco , dice l'autore, il segreto dei successi nella guerra dei sette anni : la reciproca lìducia dall'al to al basso e viceversa . · La situazione dell'Austria-Ungheria nella pen'isolci dei Balcwn:i. Dato un cenno geografico della penisola, corredato da consider,1zioni stra. tegiche, si espone c:ò che, nel proprio interesse, dovrebbe fare l'Austria . L'idea di costrurre una linea ferroviari li che, partendo da Vienna, metta, ad un porto dell'Egeo, nacque (dice l'a utore) prima ancora che si aprisseil cana le di Suez. Questa strada è oggidì il perno della politica dell' Austria, nella penisola dei Balcani. Bisogna dare, alla costituzione della penisola balcanica, tale indirizzo che Insci libera la strada di Salonicco). L' interesse di tutta la monarchia austro -ungarica è cli agire in questo senso Yerso e con tro gli Stati ba lcanici ; o sia che si presentino come vas-· sal ii di altra potenza, o sia agiscano per conto proprio. Allo sbocco nel, màr Egeo è legata la prosperità fotnra dell'Austria. Sul terreno scientifico (studi geografici, strategici ecc., ecc.) l'Austria, ha cominciato il suo lavoro con molta attività, questo troverà forse il suo compimento nel campo militnre. Una voce 'in /'a·vore del se1·viz'io b·iennale •i;n Frànoia. - Pochi anni or sono in Francia si trova va trop po breve il servizio triennale, ora comincia a levarsi qualche voce in favore ciel servizio biennale, non solo alle Camere, ma in apposite pubblicazioni . Fra le qua li una recentementepnbblic:Ha col titolo: [,a Repubhqite et t'a.rmée. Si passa in rassegna que~t'opera che è firmata da un pseudonimo, ma che crua lche fogl io francese dice scritta da un ufficiale di grado elevato. Si trova che questi ha del coraggio e del buon senso, quando dimostra la inutilità e la puerilità ~ei battaglioni di scolari (a proposito dei quali si è fotto tanto chi11sso), ma che difetta di logica quando parla di politica. 36 -
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Relaz'ione sulle 1nutazioni nell'ordinamento rnili tare dell'Italia durnnte l'anno .1~85. - È una relazione ampia, diligente, coscienzi~sa e
dettata con sprnto benevolo. Ne riproduciamo letteralmente l'esordio . " Come nella relazione sulle cose militari d'Italia, durante il ~0 trimestre 1884-, abbiamo dovuto riconoscere che il nuovo reo-no lavora con assidua diligenza al suo consolidamento, e non rifugge d: · fati ca nè da spesa_, per pre~dere il posto che gli compete fra le grandi potenze, così dobbiamo decisamente ricono:;cere che durante il 1885 si è progredito nella stessa guisa. « Sotto questo rapporto, in nessun paese d'Europa l'osservatore e il crit!co hanno .o.ccasi~ne di assistere a uno sviluppo così rapido , come in Italrn . In tuLt1 1 rami della vita militare, in terra come in mare, si lavora con _uguale diligenza, ~-si può ritenere che, su questa via,' anche 'per l'avvemre un passo seguirà l'altro, fìn chè si raggiunga il grande ed unico scopo di rendere forte l'Italia. « Non v'è oggidì più dubbio che l'Italia è nn al lea.to prezioso, e un nemico da stimarsi; la cui azione in un senso o nell'altro può essere di grande importmza, massime quando si t.ratti del concorso della sua mar in~. A.nc~ra pochi anni di lavoro è di profitto come quelli che sono passati, e d giovane regno entra, anche sotto il rapporto milit<1rn, nei diritti ,di grande potenza, e si trova in grado di difendere, contro chicchessia, la posizione che s'è fatta ». Segue un cenno delle discussioni parlamentari in materia militare, n~ncl~è delle lezgi _e progetti di legge, decreti e regolarr{enti militari pubbl1cat1 nel ,t885; s1 passano in rassegna i bilanci, si offrono dati statistici sulla forza dell'esercito e della marina da guerra . Una nuoi;a fortezza svù;zer a: Andermatt. - CzER~owsKY.- Si premette che nell'ultima sessione. invernale, il consiglio federale svizzero discusse la sicu1·ezza militare de l S. Gottardo, e per ottenerla votò 2,500,000 lire, da spendersi in cinque anni. Il che dimostra che o-li Svizzeri si apparecchiano a fare qualcosa, dopo quindici anni che discutono sulla, difesa della Svizzera. Si aggiunge che fra le misure prese, o per meglid dire da prendersi per sicurezza mi litare del Gottardo, vi è quella di costrurre una piazza d'armi ad Anderm,1tt. L'autore non trova in ciò nulla di strano; si meraviglia anzi che non sia già stata costrutta. Un foglio svizzero disse che questa futura fortezza sanX una risposta (molto tardiva), alle gr andi manovre italiane sui confìn'i s·1Jizzwi, e l'autore ted~sco, citandolo, ha la dabbenaggine di credere che quel foglio abbia ragione. Glauseioitz giiuilicato da'i Francesi. - Essendo stata recentemente 1
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pubblica'.a '.mn tr~duzione francese dell'opera di Cla usewitz, Van Kr'iege, 1 g1orn_ a li l~ances1 ?ubblical'ono giudizi di quest'opera, dapprima poco conosciuta ,u Francia. Da uno di questi (ri portnto dal periodico tedesco) si ri cava quanto segue-: " Clau~ewitz ( rnorto 1rnl ,183,t) combattè nel le guerre del ·I 813 e del I 8,t 5, poi diresse per dodici anni la scuola di guerra in Berlino. Fu maestro di Moltke e rii molti generali prussiani che ebbero comando nelle ca mpagne del 1866 e c1'el ,J870. Ma i suol pret'etti altro nou sono che il frt1tto dello siudio delle campagne di Napoleone. La teoria dell a gràndè guerra l'abbiamo data noi; i pensi&ri di Clansewitz so!lo d'ot·igine frilll'.!. cese, sono di ~apoleonc >>. (Non ci seh1bra precisamente la stessa cosn). Esperienze d'i tiro /'atte ·in Spezia nell'aprile 1886 contro uria p'iastra d,i éorazza Gruson. - J usrns. - L'autote è l'ifl<reo-nere della · . 9 o casa Grusou, ohe assìstette alle esperienze; le sue conélusioni sono le s<Jgueuti: « Noi riteniamo che si possano cos(rttrre piàstrédi ghisa indurita anche più forti e resistenti di quelle che servirono agli esperimenti di Spezia: crediamo però che simili lavori non Yerrànno ordinati. Lò scopo di una corazzatllra per forti.ficnioni costiere c:orrsiste principa lmt)nte nel difendere i pezzi e gl'inservienti dalle scheggie delle granate nemiche e di' non andare in frantumi, se per caso riceva direttamente un proiettile. « A queste esigenze però rispondono anche piastre di corazza molto più deboli di quelle speri1nentate a Spetia. Perciò no\ ri teniamo queste espeI'ienze come nn'inte1:essantissima prova di forza, sen7.a trarne la- con· seguenza olle le dirncn;;ioni di tali piastre debbano servi re di nonna pei' la fu tura costruzione di piastre per fot't ificazioni costiere. Il gran valore delile ciwte èsperieuze pt~r noi consiste in ciò che ormai il fabbricante con0sce qua li dimensioni possa avere ana piastra Ji ghisa indurita per r~siste)'e àl fìro dei più ghindi cannoni , . Cons'ideraz'ioni, sulla cmnpagna del 1859 'in Italia. - Ques te considerazioni sono tratte da un'opera postuma del generale Vetter v. DoggenfelJ.; si premette un ceùuo biografico dell'autore, poi s'entra in materia, prendendo ad esame il teatro della guerra. Il lavoro deve continuare nelle seguenti puntate. Dall'lnghi lterrci. ~ Relazione sulle no-vit.à occorse nelle cose militati del l'Inghilterra da l ,t O dicembre 1885 al 1° aprile 1886. 1
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E l'_istruz'ione della nost1·a ('anteri~ al{ altezz(.i del tempo? --
Vau-
tore dice che per quanta cura s1 mett11 m Germania nell'istrnire la truppa e nel trarre profitto dall'esperienza per sostituire il meglio al bene, pure si è sempre mol to addietro dal puòto a ctri si vorrebbe giungere, e, più 3G' -
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iurni, e 6 ore e •1O minuti per qua uro grandi alt, restano 2.9 ore e iO minuti di marcia con uua velocità media di 6 verste e mezza all'ora. L' Jn•. ,calido Russo Jescri ve minutamente questa marcia. Il generale del genio Wansowitch. - Con Prikaze imperiale del J (13) maggio il luogotenente generale del genio Waosowitch venne promosso al grado di generale del genio e contemporaneamente collo.c;ato a riposo. Egli rese chiaro il suo nome per i suoi lunghi studi circa l'llpplicazione del galvanismo alle operazioni della guerra . Nel 184.0 essendo sottotenente ebbe l'incarico di formare e di istruire in ciò un apposito distaccamento di zappatori; ora aveva l'ispezione dei lavori galvanici presso il comaudo generale del genio. L'Invalido Russo riporta il Pl'ikaze <li S. A. il principe Nicola nel qnale si fanno risaltare i meriti del generale Wansowitch verso la scienza e verso l'esercito. VoN M&1El\. _.:. La cacc'ia coi can'i nei reggimenti dli ca'Valleria. ·L'autore indica io qm1l modo dovrebbe eseguirsi questa cc1ccia perchè da essa ne derivassero dei veri vantaggi per l'istrnzione della c.avc1l leria. ·
si fo, più resta da fare. Ciò premesso, l'autore entra in particolari accen- . nando alle lacune ed ai difetti eh~, a suo parere, esistono nell'istruzione della fanteria in Germania ed al modo di rimediarvi.
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L'lav,ili,tlo ,·,,sso. -
Giugno, luglio e agosto ,J 886.
Esperimenti di tiro alla Spezia. - Dopo aver dato un minuto rendiconto degli esperimenti eseguiti alla Spezia uel mese di aprile contro la corazza G,rii,.son, il giornale così conchiude : « In seguito a questo esperimento la questione delle corazze entra apparentP.mente m una nuova fase. ~ Negli ultimi tempi aumentò il numero degli specialisti che assicuravano come contro il fuoco dei cannoni moderni dell'attaccante fosse impossibile il proteggere i cannoni del difensore colle corazze . • Si 1:apisce come tutti aspettassero <;on impazienza i risultati degli esperimenti della Spezia. • Si vedrà ora come la penseranno le persone autorevoli. Ma anche il più focoso avversario dei ripari corazzati dovrà, a quanto pare, convenire che i risu_ltati degli esperimenti di tiro della Spezia riuscirono tanto più favorevoli per la corazza lll quanto che essi furono per molti completamente inaspettati •.
Esame cii vari articoli apparsi neUa Deittsche Heeres Ze·i tung. -
Questo aiorna le ha pubblicato una serie di articoli del sapiente naturalista Scl1i\ler\itz., circa l'ùiftuenza degl'i att,uali ord'iriamenti mili tari presi nel loro 'insienie sullo Sl)ilupp.o fisico , morale ed economico delle popolcizioni. - L'originalità del soggetto, il modo puramente sci~~tifico di
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Escw·sione d:i, un distaccamento del 4.2' reggimento dragoni di Mitawa. - Nel Pi·ikaze per lacavallet·ia del 1° (·13) gennaio di quest'anno
si pnbblicarono i risultati delle graudi escursioni eseguite nei reuaimenti della 1o· di visione di cavalleria ( una distanza di 215 chiJometrt'fu percor~a in tre giorni) e contemporaneamente venne prescritto a tutti i comandanti di divisione di cavalleria di fare eseguire in quest'anno a tut.ti i corpi simili esperimenti che potessero poi servire cli base per un regolamento su tale soggetto . In seguito a ciò il comandante della H,• divisione di cavalleria ordinò di s.::egliere e di preparare in ogni squadrone cinque cavalli di robusta complessione dell'età dai 5 ai ·12 ann i. Furono anche dallo stesso comandante emanate delle norme per la preparazione dei cavalli di truppa alle marce forzate, norme che trovansi molto minutamente esilOste nell' Invalido Russo.
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· esaminare le questioni pel' parte dell'~utore e la sua ,,asta erud1z1one obblicrano a rivolaere l'attenzione verso. il la voro del signor Schiller; oltre a ciò v'è una circostanza cl1e rende specialmente iu~eressan te questo lavoro per Io straniero. La stampa militare tedesca rarament? comunica de_i '.lat'. di qualche valore sulla vita interna del proprio esercito, sulle cond1z_1on_1 del suo acquartieramento, sul suo nutrimento, su tutte quelle questtont che trovansi io intrinseco legame r,on quella importantissima dellll conservazione della salute delle truppe. Gli articoli del signor Schiller riempiono in parte questa lacuna. L'antore fonda. le :Uf argo1;11entazioni specialmente sui da ti statistici riguardanti l'e8erc1to prussrnno; cou mano abile eali trae dai numerosi documenti uffici(ili le cifre che gli occorrono per privare scientificamente le sue asserzion_i; e così, oltre all'interesse comune, il suo lavoro ne presenta uno speciale: esso fa conoscere quel lato dell'esercito prussiano che meno degli altri è noto. L'autore comincia coll'esaminare la questione dell'influenza delle esercitazioni anouali sulla salute delle truppe. Questa questione trovasi strettamente collegala con quella dell'acquartieramento. L'eserci to prussiano passa nelle ci:serme quasi ,1 1 mesi dell'anno: L'in~uffici enzn capita le _d,i easerme porta ad una ec1:essiva agglomerazwne d1 una grande quantità. .
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In conformità a tali ordini un drappello del ,i-2.0. reaaimento di draaoni ~~ ~ di Mitawa composto di 5 individui di truppa per squadrone e di 7 ufficiali mosse il 4° (•13) aprile da Censtocllow e percorse in 48 ore e mezza 492 verste (4 versta = 1067 metri). Tolte ,t 3 ore e 5 minuti per due riposi oot·
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di persone in un piccolo spazio, e come c0nseguenza ne risulta uua oorL ruzione dell'aria e dell'acqua potabile, t'insudiciamento del suolo e deHestesse abitazioni. Questa insuffic-itmza è spechi Imen te grande nelle caserJ11e antiche, costrutte in quei tempi in cu i non era ancora illtrodotto il servizio, generale obful iga!orio, e l'esercito si reclutava P.~clusivamente dalle basse clnssi della popolazione. Ma da l momento che nelle casP.rme ent1'ò la parte migliore della popoJa,zi·one, per la nazione appar ve n'na questione non solo di onore ma dt propria difP.sa il mettere le caserme, seni,1 gnardare n sacrifhi, nelle cond,zioni del le costruzioni SO'tto l'aspetto igienico le pi ù perfette. · · Ed illfatti attualmente al posto delle vecchi~ caserme itccatastate se necostruiscono in Germ:rn in delle nuove, spaziose, chiare, ben. venti late. l.\'Ia alle nuove caserme restano ancora dei difetti, comuni a tutte, quantunque in grado molto minore. Se si potùsse sciogliere la quistione del l'acquartieramento delle truppe, avendo unicamerJ!e di mira considerazioni sanitarie, bisognerebbe, secondo lo Schiller cambiare r1Jd'icalmente il tipo stessv di queste costruzion i. La mortalità è piccolissima a Londra dove le case sono aJoi,tate da poclr~ famiglie, è piccola negli ospedali dove gli ammalati sono ripartiti in mol~ locali separnti; eg,li perciò propone di costrurre dei pi,ccoli locali contenenti una sola compngnia, e da Il'insieme di ta li co,truzioni formare le caserme di battaglione e di reggimento. La costrtizione di caserme a sistema di baracche per plotone è riconosci uto ancora più conveniente dal11autore. Nelle baracche ventilate da tutte le parti con aria pura, la venti !azione è ci nero e volte maggiore che non negli ambienti dove esiste una sol'a finestra . Esplicatl\ in tal guisà tutta l'irn portanza sanitaria cleJ.le caserme e passmido propriam ente alfa questione dell'inlluenza delle nrnnovre annuali, sulla sa lute delle truppe, l'nutore fa nota·re un fatto molto interessante, cioè che mai le inferm ità sono cosi poche quanto all'epoca delle manovre. Questo fotto è dimostrato da ll'autore con cifre statistiche. Anche un'oc-· chiata superficiale a queste cifre fa vedere come le malat~ie siano iu uu...,_, mero affatto minore in settembre, il mt>se delle manovre dell'esercito prussiano, quando le truppe vivono qnasi sempre ali' aria aperta; il numero dei malati in questo mese negli anni ·18138, ·1869 e ·1872 fortemente si abbassa in confronto col mese di agosto : nel ·18&8, e 187~ di\ 29000 a 19000, nel 11869 da 25000 a ,17000. , Nel ·1867 in cu i non vi fuvono manovre, il numero degl i ammalati in, agosto e settembre è eguale. Quest'ultima circostiinza din:Ìostra ch i,a ramente che la d'ifferenza delle cifre dipende unicamente dall'influ enza delle 1
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manovre e di tntte le circostanze che le accompagnano, quali 11 camb iamento di soggiorno, la vita più attiva, ecc., e da null'altro. . Il mese di ottobre in tutti e tre i detti anni si avvicina pel numero degh .ammalati a quello di settembre, ciò che si spiega co lla conservazione cl.ella . provvista di forze ac:qnistate nell'epoca delle manovre. . . Sembra cosa stra na ma pure è un fatto , che le malattie d1pendent1 da Taffreddori sono molto minori nell'epoca delle manovre; ed appunto per -questa circostanza si fonda la teoria del professore !iige~ che nelle così dette malattie di raffreddore, una parte molto magg10re e rappresentata ,dal la debolezza interna e dalla fi;Jccbezza dell 'organismo, che non da co-cive influenze esterne. Di questo vasto gruppo di malattie l':ìU.tore accenna prima di tutto alla febbre di ra!Ireddore; nel 4b67 (non vi furo_no manovre) in agosto vi furono 546 ammalati, in sette~1?n~ 542., quasi ~essm~ ,ca mbiamento· nel 1868 il numero degli arnmalatr 1n settembre d,mmut ,da 87·1 a 6'28 nel 1869 da 65 1 a 503 e nel 1872 da 69·1 a 358 . I catarri ,de"li organi respirator1 dipendenti in gran parte da raffrcd~ore, ma anche pe; effetto della corruzione dell'aria, dimiuui$CO~o anche _10 m?do m~r·Catissimo io settembre in paragone coll'agosto. Nei tre detti anni presi m :sieme, questo n.umero dim inuì da U4 I} a 2.587, qnasi della metà. ~o stesso dicasi delle altre malattie dipendenti da raffreddore, delle febbri, ,delle coliche, ecc. Higu:irdo al tifo non si pnò trarre alcuna deduzione circa l'.in_~u;nza ,delle manovre sull 'espansione cli tale malatt.iil fra le truppe; e cli c10 1autore dà la spiegazione con lunghe considerazio~i sui clat! statistici. Da iutto il suo studio l'autore trae le seguenti condus10111: ,io la favot·evole influeoza delle esercit11zioni-autunnali soll a sa lute delle truppe in -segu ito al rambiamento di residenza ed all'attivit~ è ind 11bitabile; 2•_q~:ile ,sistema dì acquartieramento più rispondente :,il lo ~copo da l punto di vista ·dell'i"iene si può r;iccocnand:1re quello a baracche. L'ln'oalido Russo .entra i,i n molto maggiori dettagli sull'opera dello Schiller dte qui per brevità si dovettero omettere. TnoFiMOW. - Circci la qnestione della ferrcit1ira annuale dei cavalli. _ L'esperienza di tutti i giorui ha confcnnau, !'opini?ne che per q~auto razionalmente si faccia la ferratura dei cavalli, IO ogn'. caso questa e un~ ,cosa non naturale, epperciò ~aunosa ed alla _qual~ brso&r~a rass~g~ars'. ,so lo come ad un male inevitabi le. Se a ciò s1 aggmnge l'rncapac1ta dei nostri rnani scnkh i nel trattare l' uughià dei cavalli che essi per la loro 4o-uorauza considerano non quale un organo vivo e complica to ma quale u . ' . ~osa morta, il danno della ferratura appan ra ancora magg1nre. Nell'esercito russo i cava lli si tengono ferrati tutto l'anno nei piedi clii, 1
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vanti, i 'posteriori invece non si ferrano quasi ma i e la conseguenza di ciò
ha liberti, di metterle <love vuolo e di cambi:ire la loro posizione; ma se col suo fuoco il difensore obbligh!)rà l'avver!,ario a cambiare i siti scelti per le sue batterie si sarà già con questo ottennio 110 gran vantaggio perchè l'aperlura del fuoco Sl1l le posizioni tlel difensore tarderà di qualche giorno. Cosa imcomparabilmente più importante ed nnche più possibile è il ritardare l'apertura della prima parallela situata all'incirca dai 1200 ai 1500 passi dalla linea dei forti. La zona sull:i quale dovrà trovar;:i la p,ima par:i llela si pnò determinnre da molte circostanze, e pnò essere fi ssnta con un'esattezza di 150 passi . Ricorrendo ai tanti mezzi che sono :i sua disposizione il difensore può per tempo sa pere che il nemico sta per cominciare i lavori d'assedio. Nella notte in cui si inizia lo stabil imento della prima parallela ha luogo nella località scelta por questo un considerevole assembrnrnen to di truppe: sopra 500 passi della trincea ~i trovano non meno di i50 lavoratori e circa un ballaglione di guardià (calcnafìtt~esostegnosuldavanti, riserve dietro fa trince;i). Se lo spazio sul qua lo è concentrata uno così considerevole quantità di truppe sarà battuto da ben di rette e frequenti salve di fu cileria con una conveniente dispersione dei proiettili, non v'ha dubbio che questo fuoco non permetterà all'attncc;inte cli intraprendere i h1vori o l'obbligherà a sospenderl i e rimandarli ad un'altra notte più o meno lon tano, poichè la esecuzione dei lavor i sotto freq uenti salve di fucileria è cosa .i;:solutamcnte impossibile; e così il morale del difensorecresceràaspesediquello dell'nttacc:rnte. In simile guisa il difensore potrà impedire tutti -gl i al tri laYori d'assedio. Questi risultati non si possono ottenere battendo i lavori ciel nemico con fuoco d':irtiglieri:i. La guarnigione deve dunque essere istruit.'I ad eseguire dei tiri di notte. Questo impiego del fuoco di fucileria nello.cl ifc~sa dellefor tezze richiede certamente un considerevole aumento della quantità di c:irtucce ora stabilita per questo scopo, specialmeute perchè la poca giustezza de.I tiro nollurno io confronto rii quello folto di giorno si può ·soltant(l com pensnre :iumeut:i ndo il nmnero dei colpi da farsi in un dato tempo. Si può am mettere che àd ogn i tiratore bisoguerà di stribuire circa 20 cartucce ogn i ventiqu.ittro ore. TcrronsGF.WSKJ. - Il se1'uizio di notte in gue1-ra. - L':illtore comandava nelln cam pagrrn del ·1871-78 no distaccamento volontari e prese parte all'ass:il lo di Kars. È in base all'~sperienza fatta io quella cam pagna che egl i svolge le sue considerazioni sul servizio nouurno.
è che quasi la metà dei cavalli hanno le unghie anteriori guaste mentre
le posteriori si guastano solo in casi rari eJ eccezionali e specialmente quando si v~gliano fer rare. Per la conservnione dell' nnghia bisogna lasciarla in ri poso. L'au tore non divide l'opinione dichivorrebbeassolutamen teabolireogni ferrn tura, ma crede conveniente il mantenerla nel solo inverno perchè sui ghiacci il cavallo sì sostiene meglio se è ferrato C()O cuiodi a tAsta acuta che non se è sferrato; ai comandanti di cor po ·dovrebbe lasciarsi la facoltà di fn r fe rrare i cavalli qn:mdo credono il momento venuto. A ch i facesse osservare che un'unghia non ferrata di frequente si ammaccherà e si scht'ggierà l'autore risponde che tutto riò è possibile, ma soltan lo fino n che l'unghia rammoll ita El guasta non si è abbastanzo fortifi cota; in seguito t,iò non accadrà pi ù di frequente di quello che accade colle unghie ferrate; ma si eviteranno così le inchioda ture, le ner vo-ferrature e tutti gli altri danni r he sempre accompagnano la ferratura. Oltre a ciò si otterr/1 anche un cousiderevole vnntuggio economico. MAz1uKEWITCH . .:... Il fiioco di fuciler,,:a nellci difesa delle fortezze. - Le straordinarie proprietà balistiche delle armi a rapido caricamento procurarono al ruoco rii fucil eria un'imporwnz:i predominaote nelle bat1aglie campèdi; questo stesso fu oco im piegato su v:i~ta scala nella di fesa delle fortezze deve fr,rornre un mezzodi fen sivo ind ipendente ed a vere una influenza decisiva sull'andamenlo del l'assedio, rendendo.q uesta intrapresa incompa rabilmente più difficile che pel passato. Nella dife~a delle fo rtezze si richiede ancora oggidì ffnasi esclusivnmente di esegui re il fu oco sulle tru ppe del nemico che già ~i trovano dietro coperture di tt,rra o conseguentemeute poco esposte :il l'nzione dei tiri specialmente di fucileria. Rispeuo·allc coprrttire stcss(• qua udo l':ittaccante è 1·iescito a costrurre le ~ue batterie, parnllele, comunicazioni coperte ecc., queste 0011 si possono più distrnggere o rovinare nè coi proiettili d'ar tiglieria nè fa cendo sortite; tutto ciò che si ouerrà sarà di fare qualche danno che il difensore può presto riattare. Perciò al difensore !,ODO indispensabili tali mezti, valendosi dei quali egli possa impedire la costruzione di copertura sin dal principio dei lavori per parte dell'attacca nte. Per una conveniente difesa delle piazze la fanteria occuperà dapprincipio delle posizioni fortificate provvisoriamente davanti la linea dei forti. Di là ess1J potrà battere quoi punti che all'a ttaccante Sllrebbe van taggioso il scegliere per le sue batterie d'assedio. L'impodire all'atto In coslruzione di batterie d'assedio è cosa difficile ed anzi impossibile perchè l'llttaccante
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Nel servizio notturno l'autore distingue: ,1° le marce; '.?? 0 il cambio degli 4va@posti e delle guardie; 3° il setvizio di guardia; 4° il servizio di perlustrazione e, finalmente 5° il combattimento notturno offeusivo o difensivo. I movimenti notturni , anche in tempo di pace e colle condizioni le più f:;lv.orevoli, sono spesso, quando manchi l'abitudine, accompagnati da un estremo disordine; non occorre dunque dire cosa debba spccedere in guerra quando i soldati sono molto più affaticati per le marce precedenti e pel servizio di sicurez.za e di guardia, quando il nutrimento è calli vo ed insufficiente, quando le strade sono in cattivo stato o mancano affatto, quando piove ed il terreno è impraticabile p.el faogo . Iu una nottll piovosa del ,1877 un reggimento che doveva percorrere '18 chilon:ietri e che non 11veva mai m1,1roiato di notte, non riuscì a farne che sei , rna appena si fece giorno tuJto cambiò e quantunque si con tinuasse a marciare nel fango e si fosse affaticati par la notte perduta, gli altri '12 chilometri si fecer<;i in trs ore. !\'la dopo quasto primo esperin;ìeuto accadde molte volte al reggimcrnto di dover eseguire marce uotturne, ed in ultimo le eseguiva bene come in pieno. giorno . · Il cambio degli ava mposti accade spesso debba fol'si di notte penhè l'avver~ario non venga a conoscere uè la loro disposizione nè la loro forza; in vicinanza del uernico questa è anzi uua cosa indispensabile. In o.gui caso, anche se gli avamposti si collocano di giorno, occorrerà alla notte cambiare la loro disposizione, tirarli più da vicino al grosso., accostare i piccol i posti, e0c. Coloro che hanno esperimentato tutto ciò, sanno cruante fatiche Co:,tino questi movimenti con gente non i5truita nelle operazi0ni notturne specialmeute quando si tratta di eseguirli i11 località non oonosduta. Ciò che Stlmbra tanto facile e semplice quando gli uo,mini sono abituati all'oscuÌ'Ìtà deIfa notte, e quando essi si trovauo tielle tenebre come in casa propria, appare un vero tormento, una difficoìtà insuperabile quando debba farsi per le prime volte. Due compagnie del reggimento Ji Kutai, :wrivato ad Ana di notte, impiegarono due ore e mp,1,za per disporsi.in avampost1; in seguito le stesse compagnie eseguivano C[ttest' operazione in poco più di mezz'ora . Si noti che la prima volta si troval'ono i, I mattiuo le ,sentinelle rivolte colla schiena al nemico. L'autore porta varii esempi per mostrave quanto sia necessaria l'abitudine per vedere di nottn gli oggetti sotto il vero loro aspetto. Quanto· meglio le vedette saranno impratichite noi servizio Ji notte tanto meno saranno faci li i fal si allarini. Di giorno quando tutto è vi:;ibile fino~ .gn,Dde distanza e quando il menomo movimento da parte del nemico può .essere immediatamente osservato il servizio di vedetta è faci le e lo può
disimpegnare con successo anche una recJuta; ma di notte è tutt'altra co~a, specialmente quanclo il tempo è coperto, piovr>so o tira vento. Col favore tlell"oscurità l'avversario può avvicinarsi iaosservato sino a pochi passi dai posti cd allora tutto dipende dal çoraggio, dal criterio e dall'addestramento dei :;ingoli indi vidui clie formano la linea delle vedette. Per s,:iluppare uel sol.dato l'accortezza, la sorveglianza, il retto criterio nel disimpegno del servizio di veclettaèind,isper~sabile uua grande pi•atica, e bi\;ogua ricordare che le fotiche ed il tempo spe5i nello sviluppo cli queste qualità saranoo pienamente compensati i.\ suo tempo. · L'istrnzioue teorica che si fa nel periodo inveroa le sul servizio di sicurezza serve poco o nulla; il soldato si immed,esima soltanto ciò che gli si infi ltri, colla pratica; 11011 meno del servizio d'avamposti è import.ante quello di perlustrazione e di pattuglia. - Quantunque il servizio di esplorazione riguardi più specia ln:icnte la cavalleria, accad,e spesso che esso debba essere esegui to dalla fant<wia. Di giorno le pattuglie di fanteria le quali uon possono allontauarsi di molto da i loro corpi n,on possouo certo portare uua grande utilità , ma di notte esse sono indispenaabili e potranno essere più utili della cavalleria anche solo.per questo che essendo meno visibili, possono insinuarsi in siti dove il mandare dei cavalieri sarebbe cosa assurda, esse huuuo uu unico inconveniente: la leotezza nella trasmissione delle uotizie raccolte. l\'.la anche per questo servizio occorre sempre far della pratica in tempo di pace. li combattimento notturn0 è cosa di grande importanza. Ciò che cli pieno giorno sarebbe assurdo iI· credere eseguibile, appare tal volta ·Sotto la protezione della notte cosa relativamente faci le e perfettamente raggiuugibile; e quanto più si perfezionerà l'arma da fuoco tanto più si renderà indispensabi le il comba ttimento di notte, nel quale si trDtta specialmente di baionetta. Tuui gli ammaestramenti e tutte le regole per l'ordine sparso mirano a far sì che nel più breve tempo possibile si possa raggiungere il nemico coperto dietro ai rip.ari ; quanto di .gente, di tèmpo, di r.artucoe ~i perde soltanto per attraversare uno sp.azio di un chilometro o due! L'attacco notturno escl ude d'un tratto questi incouvenienti e difficoltà: tutto il tratto di terreno che di giorno l' attaccante deve attraversare sotto il fuoco struggitore del nemico si percorre cli notte .senza alcun pericolo. L'attaccante' cornincia a subire del le perclitesolo a pochi passi dal la posizione attaccata perchè anche se il suo movimento rosse stato scoperto per tempo, il fuoco nemico non avrebbe quasi alcun effetto. Solo di notte è possibile la sorpresa; l'uomo si confonde per ogni cosa inaspettata ed anche questo basta molte v,,lte per procurare il successo . In caso di insuccesso è cosa molto facile il ritirar;i perchè il nemico difficilmente s'arrischia ad
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inseguire e l'inseguimento col fuoco, che porta tante perdite di giorno, è cosa affatto inutile cli notte. L'unico inconveniente del combattimento di notte consist.e nella difficoltà di dirigerlo e nella possibilità di scostarsi dalla direzione data. Ma s'intende che se nou si devono intraprendere all'impe~sa~a attacchi di giorno, tanto più bisogna agire con prudenza nelle operaz1001 notturne; allora la perfettn conoscenza delle strade e dell'li accessi alla posizione nemica appare una condizione indispensabile d;I successo dell'intrapresa. Qui molto più cbe negli attacchi di giorno sono indispensabili le ricognizioni preventive del terreno e del nemico fatte non solo di giorno ma anche di notte, per assicuraqi in qual modo il nemico si contiene in caso d'attacco. · L'attacco notturno di Erzerum non riesci perchè le disposizioni furono mal date e perchè varie colonne sbagliarono strada, non conoscendo il terreno; l'attacco di Kars invece riescì completamente perchè prima di decidersi all'attacco, tutte l(;l strade, gli accessi, ecc., furono studiate sino ai meuomi particolari, valendosi di speciali distaccamenti di volontari che avevano l'incarico di rico11os1:ere le località e di al larmare il nemico con piccole sorprese notturne allo scopo di abituarlo a non rivol"ere l'attenzione agli allarmi degl i avamposti. C0me si conoscesse il terreio lo dimostra il fatto. che non una sola colonna preceduta dai volontari sbagliò strada. Bisogna conciud ere che.l'attacco notturno può essere condotto tanto bene quanto quello di giorno ed ha su quest'urti mo dei considerevoli vantaggi; ma per questo bisogna : ·1 ° istruire la truppa nei movimenti e nel le evoluzioni notturne; 2° deciso l'attacco notturno, bisogna conoscere minutamentP. la località sulla quale si deve operare; 3° lasciare in riserva dei forti riparti sui quali si possa ripiegare l'attaccante in caso di insuccesso; ,i.0 se bisogna ritirarsi, farlo prima del giorno; 5° le disposizioni devono essere semplici e chiare. L'autore non tratta del combattimento notturno difensivo, nou avendo alcuna esperienza personale in proposito; solo osserva che esso è molto più diffici le dell'offensivo; tutta la salvezza sta nell'avere degli eccellenti ed attenti avamposti. Finisce col raccomandare ancora le esercitazioni notturne.
FoJenni Sf1oi•nik. -
·1° .trimestre 1886. 1
La Riissia nelle lotte ped''im,d:ipendenza della Serbia dal1806 al 1812. · A PETRO\' . - Col i.i scorta della storia, e molto diffusamente, si dà conto della efficace cooperazione della Russia nelle fa si politiche e militari della penisola balcanica e particolarmente della Serbia. Preparazione delle tre armi a sostenersi vicendevolmente. - M. D RAGOMlROV . Specie di guida fatta a modo di schema per i comandanti irr sotl'ordine delle varie armi. Osservazi oni sii/.1.'articolo: « Le escwrsioni lontcine di ca'Valleria ». - K. OvsrAN1Ko-KuL1KovsK1. - Si confutano alcune delle proposte fatte nell'articqlo sopra menzionato relativamente :ille escuniooi da farsi pel progressivo allevameuto della cavalleria. Jt regol0;mento di discipl:ina, ed:i,zione ,J 879. - A. KunmA vzrnv . Questo regolamento si trova attualmente in i.,tudio presso il Ministero della guerra per essere mortifi cato; frattanto espongonsi talune osservazioni sopra qualcuno degli articoli di quello vigente. I/. servizio della posta mii.ilar e dli, campagna nella giier1·a tivrco1"ti,,SSCt 1877-78. - G DAN1rnvrc. - Si fanno risalt.are gl'incouvenienti riscor:trati in quel servizio durante la guerra. Le opernzioni del IX corpo d'armata avanti Ni-Kopo/.i nel 1877 · (con una cart11) . - A'. B1;r.GARIN. Osserva;zioni ci1~ca le manoM·e a partiti contrapposli delle truppe · della ciJrcoscriz'ione d!i Odessa. - Queste ma novre, a cui presero parte 35 batta.i:lioni, 2.3 squDdroni (~ sotmie) e 64 pezzi da campagna e da for tezza ed ebbero luogo dal 1° a 9 settembre ·1885, furono dirette dal comandante la cìr.:oscrizione di Odessa tene!lte genera le Roop, il qual e dettava le os:;ervazioni in discorso. Dow1nenti re/.ati1Yi alle operazioni del d1.staccamento d·i, Rusts~iuk 1877-78. - Col. FoN FocHT (00n un piano, ·18° articolo). - Comprende: offensiva dei Turchi, ·13 novembre; combattimenti di Metcka (Pirgos) e Trestenik, 4li, novembre. La giwr·ra di forte zza. (Os$ervnioui). - SEt.EZKt. Pensieri ci,rta lo stato attiwle della car.alleria russa. A. DRtscEVSKJ. _:. L'esperienza delle ultime guerre dimostrò che la cavalleria non può essere di alcun vantaggio in campagna (:;alvo l'esplorazione) ove non corrisponda alle e~igenze del rnoderoo gnerreggi:ne; e non si~ affidata iid uomini capaci di trarre da essa tullo l'uti le possibile. La prima .con diz,.ue (la più importante) in clude il doppio com pito stra~egi1:o (opera-
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zioui indi pendenti di panigiani) e tattico (azione duraute iI 1:ombattimento, isola tamente e colle altre armi), compito che a sua volta richiede orgauizzazioue 11deguuta e mobilità. Colla trasformazi one ùegli usseri e ulani iu drogoui tutt;1 la cava lleria 11ussa fu armata in modo al tulio corrispouùente al le moderneesige:1ze; o la recente modi6caz ione delcarreggio,•aJottauùo selle da cofani, :iegna uu nuoro passo dell'orgauizzazhne nella via del progresso. Nondimeno <1uesta ha tuttora una impeufezione: la maucama di pezzi da montagna nelle batteritl a cavallo, che io certi casi permettano maggiore mobilità. L'addestramento (dn·essage) del cavallo la:icia qunlche cosa a desiderare, nonostante che per 1(1 bontà dell'elemento eq uino prop1iio alla llussia·e p,er In occu!'nta rimonta la scelta dei cavalli sia falla assai razionalmente ..'fon è giustamente praticato l'esercizio di nlleuamento per le lunghe escursioni: conformano ciò i dati d'esperienza dell'ul tima guerra in Europa eù Asis; meglio che piccoli drappelli conviene impiega re in tali esercizi iutcri riparti in pieuo as~e~to di guerra ; più che le bre\'i marce d.i ·16-2'A chi lometri ( 15 20 verste) come le pre.scri• vouo le « Norme per la coudouu dtllle i.struzioui della caval leria », gioverebbero rnarcie settimaua li di 43-Gtchilometri (4-0-60 ver.ste), 11otaudo che le prescrizioni regolameutari non sono esattameu 1e o~serrate da molti co mandanti pel timore che i ca valli non deperiscano . L11 hrer ità delle ferme r:clJiede maggior :;viluppo uell'istruziooe del cavaliere e mnggiore attitudine per appropriarsela in breve tempo, e per conseguenza robustezza, attitudine al ca1•alca re, buona ,•ista, intelligenza s1•egliata: nondimeno la scelta degli uomini destinati :dia ca valleria è assai negletta, oc. cupaodo forse il ,esto posto; vengono accettati uomiui che non rispondono al servizio dell'arma, ed idioti al punto da non comprendere la lingua russa , talchè occorre un nono iutiero prima ch'essi capiscano ciò che loro si dice. Per coosegueozo. il sistema attuale u'istruziome ò completamento err~to: quallro mesi sono insufficienti per convertire una reclutn io un cavaliere e sette mesi 0011 bastano per renderlo un tiratore. Questa precipitazione nel voler fontlere le reclute cogli anziani fa sì che in ottobre, . terminati i campi ogui squaùrone è costretto a principiare nuovamente ad istru ~re i giovani soldati io maueggio. Poca cura viene posta oell'istruzioue sull'i mpiego della dinamite, meu trt! couverrebbe ammaestrare il soldato altresì nel servizio telegrn fi co, eliografico ll ferroviario (di nrncchinista e direzione di locomotive). Cir, a il personale iJ da osser va re una defi cienza di uom ini a p;edi uell'o11ganico del reggimento; donde la necessi t,1 di rii.:orrere agl'iodividui combatteuti per soprerire a tutti i servizi reggi· mentali e l'irn:onveui1mte di non poter raggiuugere I~ fo rza orgauica di il ri file pel plotone senza iucor porarri cal'al ieri che poco furono nei ranghi,
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come pure di lasciare il governo di 2 e talvolta 3 cava ll i Ml un solo nomo . La canlleria irregolare, proprieti1 prezio~:i della Russia, è forzn oon... venirne per le cambinte condizioni della vita del cosacco per~è ~lrp1ant~ I' ori rrinaria nbilit.à, e per l'abbandono in cui furon o lasc1at1 alcum esercizi propri alle popolazioni cosacohe non poto perd~ ~elln sno destrezza . - Lo scrivente a proposito dell'utilità dell' es1n·~1z10 affe~ma oh~ avendo passata una rivista ad un reggimento cosacc.h1 _e~ ordrnato d'. esegui re la ctgihi,tovlca, non si fece inn11nz.i ch·e qu~l~hc 111dmduo 1~er ogrn sotnia (cioè squadrone) mentre nella seguente n:'ls~a pas:ata nllo stesso reggimento so ne presentarooo fìoo n 50 per sotma, 1quah sep~ero perfettam ente smontare e di nnovo montare a cavallo all a ca rri era. -y~r uhimo vanno notate alcune dissonanze nell' organizzazione delle dmsioni di cnva lleria. - Queste constano di un reggimento c~sacch! e tr~ rerrrrimenti regolari, occorrendo dnnqne di distaccare alcuni regg,me~t_i pe~°scorrerie di partigioni bisogna impiegnre una c.onsiùerev,~Je quant1ta di cavalleri:i regolare. Sarebbe in vece assai convenien te per I 1n~lol~ del_la cavalleria irregola re servirsi di quella per le lontane escu~s10111 e n_~ sparmiare quella regolare per l'azione e dur~n te il combattimento, c10 che potrebbe otteoer$i portando a 2 13 la forza eh quel I~ e nd _ti~la seco~rl~ io altri termini portando a 2 o 3 il numero dei regg1 ment1 ll'regolnri d1 ogni divisione cavalleria. . Il campo trincer<LIO'ing lese di Kabttl nel 1841, (con un piano e una cnrta). - D. V. P urIAT.\. _ .1lesio Pelrovic Emolov nel Cancaso, (nrtic,)lo 20°). - \. Oun.novn,. _ Aoitazionenell'Abasia e spedizione operata vi dal generale Gorr1ak1Jv; prcsaedei trinceramenti di ~haha e di S_~kl;nrn; speùizion_e del ~olonnello Kozarev nel Ku ban; trattative col pasc1a d Anape; avven1ment1nel paese di Cecen escursione dei gcnernli Li!;1111evic e Hrekov; misure prese da Ermolov per paci fi care il paese. · .. Le cam,p<lgne nell' fnd:ia . - L. SonoLEY . - Breve rass~gn.a. delle pm importanti c:i mpagoe in.traprese nell'India .d:i lla ~emoi,:i an t'.c~1.t,~ a quelle dei Mu;;sul mani, compmtala collo scopo d1 stndinre 111cr.ess1b1 ltti\ per le truppe attraverso le cntene d1 montagne dell'Afgau! stan. ,. . Drnppe/Lo di 'Golontari nei reggimeiit.1 {antena . . - Si pr~pone dI riunire\i n un drappello, tanto in tempo di pnce che d1 g.uerra, il num~roso contingen te (2.00 circa per reggimento) di volont:11'1 attua lmente ripartito fra le compagnie. . Esperienze col tP/eme/1·0 de/. generale .liartùiscev, .(con un d1s_egno). _ capitano luRAK . - Tr:iscrive i risult3~i d_el~e ~spene~1.e,esegu1te,con rjucl telemetro per curn dol comandnnte 1ort1ghena del Xl\ corpo dar-
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LIBRI E
PERIOOlCI
mata, dicendolo uno dei migliori telemetri esistenti; per la stima delle distanze occorrono g. uomini pel trasporto. - L'apparecchio può trasferirsi sollecitamente al trotto ed anche al galoppo. Si riuscì a fare anche due osservazioni iu un minuto SLl artiglieria ferma ed anche in marcia, con un errore massimo di 30 o 40 metri su I 000 metri. • I parchi telegrafici r·ussi nella guwra 1877-78. - S. STEPANOV. Le st-t·ade militari i;n Bulgaria al tempo della guerra 1877-78, (con una carta). - V. KRENKE, La posta da cam,po nella guerra 1877-78, (articolo 3°).
somIARIO DELLE IIATERIE
contenute nelle dispense di luglio, agosto, settembre ·4886 LUGLIO.
l BERSAGLIERI . - Nella commemorazione del 50° anniversario della
istituzione del corpo. -
Appunti e ricordi (Continuazione).
-
Raffaello Serpieri, ca pita no· dei bersaglieri in ritiro Pag . 5 EsEac1z1 TATTICI E msPETTo DELLA PROPRIETÀ. - Ettore Montignani, capitano 9·1° reggimento fanteria . . » 36 LA nnwATA LAGUNARE NELf,A DIFESA 01 VENEZIA. - Angelo Capon, capitano nel ,l. 0 reggimen to genio . PosTULA.n D1scu Tra1u sur. Trno DELLA FANTERIA . capitano cli fanteria
P.
MEMENTO. -
CAVALLERIA
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G. Bertelli,
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ARTJGLIEnIA
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CAVALLO -
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Due anni in sella.
. » 402 GERMANIA. - L'esercito germanico nel 11886 (Continuazione) . » ,120 Russ1A . .:_ Schizzo dell'Asia centrale » 132 Sv1zz1rnA . . , • » ,138 Libr'i, e periodici: Il Direttore
TANCREDI
FOGLIANI
ilaggiort di fante.rio,
DEMARCHI
CARLO,
gerente.
Storia delle marine militari italiane dal 1750 al 1860, e della marina militare ilaliana dal ·I 860 .al 1870. - C. RANDACC10. » 143 Die geschichtliche Entwickeluug der Handfeuerwaffen. - ITHIERBACH . » ·151 Schlachten-Atlas cles XIX Jahrhunderts Zei traum: 1820 bis zur Gegrwwart. - P AUL BAUERLE »· ·1 o1 Die Feldbefestigting in Beispielen fiir offizier aller Waffen. ScHUELER . » 452 Recenti perfezionamenti sui fucili da caccia. - N. A. C1sc1KOW » 152 Waffenlehre fur die K. K. Militar Akademien und die K. K. ArtilJerie Cadettcn-Schule. - LANKMAYR . » 452 Campagne de 1813. La cavalerie des armées alliées. - M. li. W.EIL » 153 1
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. 56i
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Militar Wochenblatt. Neue Militariscbe Bliitter . . . . . Jahrbucher fiir die Deutsche Armee und Marine Organ dPr Mil itar-Wissenschaftlicben Vereine Invalido russ@
Pag. 153 1
157 » 161 » ,16,1. » 167 ))
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A.GOSTO.
I llERSAGLrn111. - Nella comme,nora~iolie ùel 50° anniversario della istituzione del c?rp_o. - . Appunti e ricordi (Continuazione). _ Raffaello Serp1er1 , capitano dei bersaglreri in riposo . Pag. NvcLE1 E NON ~ATENE. ~ Luchino del Mayno, colonnello d-i stato maggiore . . . . · . .. . . . . . . . ,, L'.rn~rn NUOVA E L ARME VECCHIA DELLA. CAVALLERIA. _:_ Demetrio lecca, tenente di. cavalleria . » LA cucrnA DELLA TRUPPA. -,- Bertoli Giacomo T., capitano nel 69° fanteria . . . . . . . . . . . . . . » SuLL'ARlfE E LA CONDOTTA DELLA GOERR•A DEI ROMANI AL TEMPO DELLA REPUBBUCA. - G! V. M. . . . . . . . . » VARIETÀ: Centenari. - Quinto centenario della batuiglia di Sempach . . . . . >> . Centenario della morte di Federico II. Il marchese Gi1t(!Ylamò Lueche$ioi ailla corte cli Prussia . - X» Aus-r1NA-UNGHEmA . . . . . » GERMANIA. - L'esercito germanico nel 11886 (Co.ntinuazioue) »
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ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL'ASSEDIO D1FENS1VO DELL lTALIA. H "" • Pag. 37·f I BERSAGLIERI. - Nella com.memorazione del 50° anniversario della ìstituzione del corpo. - Appuuti e ricordi. (Continuazione e fine). -Raffaello Serpieri, capitano dei bersaglieri in riposo>> 393 POSTULATI DISCUTIBILI SUL TIRO DELLA FANTERIA, (Continuazione e fine) . - G. Bertelli, capitano di fanteria . . >> ,H\11 CONSIDERAZIONI CIRCA L lSTRUZlONE E L'EDUCAZIONE MILITARE DA nAnsr AL soLDAro DI 1•ANTERIA. - A. Mazzoleni, capit~mo di fanteria . » ,i-37 I coMMISSARI DI GUERRA, - Pietro Valle >> M\3 };'RANCIA. - I francesi al Madagascar nel ·188~ e 11880 . » (I.60 GERMANIA. - L'esercito germanico nel 1886. (Continuazione) » i73 GRAN BRETTAGNA. - Avvenimenti nella Birmania >> J.82 RussIA » (I.93 LA ConEA >> 4-97 1
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L'ib?-i e pe,riodici: . Souveoirs (178?-·1870) du fetl Due de Broglie >> Au pays du Hhin. - J. J. WEiss . . . . . » Attaque et cléfen;e d~s places, ou gnerre de siège, publié avec le c~nc~urs d offi~1~rs de tout<% armes et sous le patròn;ige de )a rcun 1011 des 0ffic1ers , . : . . ,> La Russie et l'Angleterre rm Asie centrale . » Obzor Woin Rnssu ot Pewa Velikavo do U'ascich dnei. - DuBROVIN, . K~norATKIN, GuD1M-LEWKOW1TCH, SucHOTIN, PuzrnE·ws-K1 . . . . . . ,> Das Gewehr der Gegenwar.t wnd Zukunft . . , . . . . » Handb~1~h ~er Luftsciffohrt mit besonderer Beruoksichtigung ihrer md1tar1schen Verwendung. - MoEDEBECK . . . . >> Die Ausbildung der Escadron im Felddiénst. - BunnENBROCK »
Settembre .
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Libri e period1:ci: Appunti sulla guerra di montagna. - MASSONAT CLAUDIO » 513 Sunto dei principali fatti. storici avvenuti n<~lla zona delle Alpi marittime. - Dello stesso autore . » M3 La première invasiou prùssienne (11 aoùt- 2 sr,ptembre "792). AllTHUR CHUQUET . )) 5'I (I. Von Max Lehman . Erster Theil. Bis znm Til5iter Frieden. )) !:>'li SC({AllNRORS'\' . Rivista di cavalleria » 517 Revue de cavalerie . >> 52/1 StreIJ&eur's Oesterreichisclrn Militiirische Zeitschrift . ~ 529 .Tahresb~richte iiber die Veranderungen und Fortschritte im milittirwesen . - A. v. LòBELL . >> 5~6 Militiir-Wochenblatt » 52i )) 5(1.1 Jahrbticher fiir die Deut'sche Armee und Marine:. )). 545 Neue militarische Blatter . · » 550 Invalido russo . )) 559 Vojeuu i Sbornik