RIVISTA MILITARE I T ALIA N A
RACCOLTA MENSILE ,DI SCIENZA, ARTE E STORIA MILITARE
.SERIE
III. -
ANNO
XXXI
Tomo IL
ROMA, 1886 VOGHERA CARLO, TIPOGRAFO-EDITORE
Via Nazionale.
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JY. Tea•za glor11ata. - ~ii luglio. <:0111batthue11tl di Vallegglo, d' llonte Godlo-Custoza e della Berettara.
1lfosse preparato1··ie degli A1.bSt·riaci nelle prime .ore del maltino:
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Proprietà letteraria.
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- Gli ordini dettati dal. maresciallo Radetzky giunsero ai comari·-danti di corpo ~·armata abbastanza in· tempo perchè le truppe po•.tessero compiere per l'ora clivbnta le mosse acl esse prescritte. Il F. M. D'Aspre avviò, prima ancora che aggiornasse, la bri· gata Gyulai verso San Giorgio in Salice, presèrivendole cli sostare a ··ridosso dell'altura di San Martino, per lanciarsi poi di là all'attacco .,dj Sommacampagna. Il generale Gyu lai, giun.to alle quattro antime·ridiane nel luogo ora indicato, _spedì pattuglie verso Sona e Madonna del Monte, e saputo come quei luoghi fossero ancora sgom_bri , · mandò tosto due battaglioni ad occuparli: essi vi giunsero verso le ·Tiove anli meridiane. Le altre due brigate si recarono sul far dei _.giorno a San Giorgio in Salice, donde la brigata Federico Liechtenstein, scaglionata dietro la destra della brigata Gyulai si avviò verso la. Berettara; la brigata Kerpan, colla quale marciava il co,mandar,.te del corpo d'armata, procedè verso Monte God10. Alla brigata Edmondo Schwarzenberg venne dato l'ordine di avviarsi an~ h'essa verso \\fon .e Godio tostochè fosse giunto il III corpo d'armata a darle il cambio davanti a Peschiera. Finalmente la brigata ,di cavalleria R. Schaaffgotsche fu avviata a Osteria del Bosco per tf rocedere poi di là verso Ganfardil).e a guardia del fianco sinistro ·..del corpo d'armata. All'attacco di Sommacampagna venia pure a
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concorrere la brigata Perin, la quale inviata dal comandante del! presidio di Verona secondo gl i ordin i del maresciallo, giungeva verso le cinque del mallino presso Campagnola , e lit ferma vas i aspet· tando che da parte del II corpo si iniziasse l'atlacco . Del II corpo d'armata, la brigata Clam rimase nelle posizion i di, Fenilello e San Zeno, la bri gala Strassoldo a Valleggio e MonleVenLo: la balleria da 12 N. 4, appartenente alla riserva d'artiglieria, del corpo d'armata, fu ripartita fra Valleggio e San Zeno. E dacchè parve al comandante del corpo d'armata che la brigala Strassoldo bastasse ad una lunga difesa dì Valleggio, egli rinunziò pel momento a richiamare le brigate Suplikatz e Wohlgemuth sulla sinistra de~ Mincio: quella perciò rimase a Monzambano, questa mosse il mattino dal dello vi lla,ggio e per C. Tononi e Nalbione si recò presso. Borghetto e inviò pattuglie verso Olfìno e Volta. Il comandan te del I corpo di riserva avviò la. brigata Maurer dai Salionze a San Rocco di Palazzolo: tratlenne le altre truppe nelle posizioni occupat\3 'nella sera. · Alle dieci antimeridiane tutte le truppe avevano compiuto le mosse· ad esse prescritte. Combattimento all'ala sinist1·a dti Sardi: ricoyni:ione ofensÙJ(J). contro Valleggio . - li Re ed il generale Bava giunsero presso. Acquaroli alle sei del mattino; ma la briga!a Ao,-ta, essendole pervenuti assai tardi i viveri della giornata, non polè muovere prima delle otto. Aveva lo squadrone di estrema avanguardia oltrepassato, la Gherla di un chilometro circa, quand~ incominciò a tuonare il cannone da Valieggio: la brigata Aosta sp iegossi allora per ballaglioni, in massa, a cavaliere della strada fra casa Bodrone e casa la Gherla: il 5° .reggimento in prima schiera con due battaglioni a nord ed uno, a sud della strada, e dietro ad esso il 6° con un battaglione a nord e due a sud della strada stessa. La 3a compagnia del 2° battagliooe, bersagli eri e il 2° baLLaglione dei cacciatori Guardie cbe da Vill afranca, ove era giunto nella notte a scorta dei prigionieri, aveva, seguito il Re, si stesero sul fronte della IJrigata: 1'8• batteria da bat· taglia si dispose per sezione negl i intervalli fra i battaglioni di prima· schiera; i tre squadroni d'Aosta cavalleria presero posto dietro il 6° reggimento fra la strada e le falde di Monte Mamaor. Sulla sinistra della brigata Aosta procedeva, per la strada di Quaderni, it reggimento Savoia cavalleria con metà della 3• batteria a cavallo.
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Così disposte le truppe della 1• divisione ripresero la marcia. _e s'avanzarono fino a paro di Casa Nuova: 1'8" batteria da battaglia s'appòstò lii presso e cominciò a trarro con tro Va_lleggio; i ber~agl ier_i e cacciatori Guardie si spinsero innanzi; la brigala Aosta s1 fermo ripiegando la destra. della prima sch iera in modo da fronteggiar~ le alture di Feniletto e Gardoni. Le brigale Strassoldo e Clam si erano intanto disposte a difesa: della prima, il battaglione Warasdin e il reggimento Hoh enlohe'occupaTOno i margini est e sud de~villaggio; la batteria addetta alla brigala fu ripartila fra Mo~te Raiber '. Jo sbocco est di Valleggio e il parco Mnffei in guisa che ciascuno de, detti punti fu occupalo da due cannoni: trn pezzi della baLteria da ,12 furono appostati presso il Castello, gl i altri tre presso San Zeno: della briuata Clam, dne bauaglioni e due cannoni occuparono FenileLLo, Gardoni e Ripa; duo bauaglioni col resto' della balleria occuparono Onevesa, l'altro battaglione occupò Fornell i.. . Le prime truppe della brigata Aosta avevano o!trepassato d1 p_oco la Casa Nuova e le Brughiere quando da Vallegg10 e da Fornell i le batterie austriache incominciarono n trarre con grande veemenza: poco clopo grossi riparti di fanteria nppartenen Li al_bat.La~lione \Va~ rasdin e al reggimento Holvmlohe sboccarono dal v1llagg10, e stormi d'u sseri e d'nlani si avanzarono da .Casa San Zeno e da Fornelli contro la destra degli assalitori. I bersaglieri e i cacciatori G·uardie continuarono tutk'lvia ad avanzarsi verso Yalleggi~, finchè giunsero a yirca cinqlte~1mto passi dall'abitalo , seguìt.i d~ll'al~ si nis~ra d_~l 5" reggimento: ma la desLra di esso dovè arrestn1's1 e d1spors1 _a d1lesa con tro i ripetuti tentativi di :.u:salto da parte della cavalleria. Sulla sinistra della brigata Aosta s'avanzavano nello stesso tempo tre squadroni di Savoia cavalleria. con una sezione della 3a batteria a cavallo, la quale appostaLasi qualche centinaio di passi a ovest d~i Pozzi prese a controbaltere l'artiglieria nemica collocala presso 11 Castello. Erano circa le dieci: il Duca di Genova partecipava al coma~do supremo che a cac,ione del 'tardo arrivo dei viveri. non poten iniziare la :noss; vers~ Oliosi prima delle undici; il Dnca di Savoia. annunziava che grosse forze nemiche5i addensavano davanti a Monte Godio e ch'egli sperava bensì di sei·b:ll'si padrone di Custoza e del Belvedere, ma. non credea. prudente staccare parte delle sue lrnppe per concorrere all'attaçco di Valleggio. E intanto la 2&sezioné della
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3· balleria a, cavallo, fatta segno ai colpi dell'artiglieria del Castello, assalita poscia da stormi di tiratori, perdeva fin dai primi momenti cinque cannonieri ed ·e~·a costretta a retrocedere; i bersaglieri e i cacciatori Guardie rispondevano alla.meglio al fuoco assai vivo dell'avversal'io, uia non potevano avanzarsi più oltre. Non c'era più dubbio: Vat:eggio era fortemente. qccupata, le case apprestate a difesa; nessun indizio appariva ancora dell'appressarsi del generale de Sonnaz al Mincio. Insistere nell'atl.acco ·non parve opportuno: il Re ordinò di troncare il combattimento: le truppe della prima schiera si ritrassero perciò fino alla Gherla e a Casa Bodrone. L'avversario tentò di inseguire facendo avanzare da Vall_eggio alcune compagnie e dne cannoni: ma fu tosto arrestato dai bersaglieri e dai cacciatori Guardie e dal fuoco d'una sezione della ga batteria da battatr)ia r, ' e di altra della 3• a cavallo, comandata dal luogotenente Di Robilant. Disp'os,izioni date dal D·uca di Genova. - Fin dalle prime ore del mattino il Duca di Genova ebbe sentore delle mosse e degli intenti dell'avversario. Gli avamposti della 4• divisione avevano osservato verso le quattro, forze nemiche piuttosto rilevanti avanzarsi per iÌ piano a nord-est di Sommacampagna; poco dopo furono viste fo1·ze di gran lunga maggiori adden.sarsi verso Valle di Sona e sulle alture di San Giorgio in Salice. Egli avviò allora un battaglione del 4° reggimento fanteria sull'altura di San Piero, fece occupare da un altro battaglione e da quattro cannoni detla 11" batteria da battaglia Je alture a ovest di Sommacampagna. E intanto aspeuava sempre viveri e munizioni da Villafranca, e la situazione si andava disegnando ad · ogni momento più chiara e più grave . Erano già passate le otto e l'appressarsi di truppe nemiche fa~evà presentire imminente e poderoso l'attacco: il Duca di Genova risolvè allora di rinunciare alla mossa vergo Oliosi, di aspettare l'urto nelle posizioni di Sommacampagna e della ·neretlara. Comunicò tale risolùzione al Duca di Savoia pregandolo altresì di inviare truppe di co!leaamenlo verso la Bèrel. tara· e di rinunciare pur esso, pel momento, alla avanzata verso Salionze. lmparlì poscia gli ordini per l'occupazione e la difesa delle posizioni. 11 maggior generale Bes si avviò verso la Berattara col 3° reggimento fa nteria e con la' 2a batteria a cavallo rimasta fin dalla sera precedente presso la . 4" divisione; le a!Lre truppe furono trattenute a Sommacampagna sotto gli ordini immediati del
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Duca di Genova. Il villaggio fu asserragliato: il ·I battaglione del 4° reggimento fanteria gnernì il margine est, ai· battaglioni 2° e 3° fu affidata la difesa del lato nord; metà della 1a batteria da battaglia fu collocata nell'alto del villaggio prosso la Chiesa, l'altra melà presso lo sbocco nord; i due squadroni di Novara cavalleria rimasero in riser·va nel piano presso Carobiol. Disposizioni date dal Duca di Savoia. ~ Anche alla ·1 • divisione di riserva i viveri non giunsero a tempo. li Duca di Savoia aveva inviato fin da_ll'alba \lll battaglione con una sezione della 9• batteria da battaglia a esplorare oltre Casa Mazzola e Balconi Rossi: il distaccamento tornò senia aver trovato indizio di movimenti da parte degli Austriaci. Ricevute po i, verso le nove, le informazioni e le richieste del Duca di Genova, inviò un battaglione del 2• reggimento Guardie to~ quattro cannoni della 9a batteria d!.l. battaglia ad occupare la Guastalla prescrivendo che due dei detti cannoni fossero poi mandati alla. /~a divisione: poco Mpo , per invito reiterato del generale Bava, avviò verso Monte Mamaor il maggiore generale Biscaretti col 11° reggimento Guardie e col resto della 9a batteria da battaglia. · Erasi il battaglione del 2° reggimento Guardie avviato da poco verso la Guastalla quando furon viste forti colonne nemfohe avan zarsi da·San Rocco di Palazzolo. Convenne disporsi tosto a difesa : il detto battaglione coi quattro cannoni si fermò sul Monte Godio; il ' 7° reggimento fanteria si spiegò sulle alture della Bagolina, e occupò col 1° e 2° battaglione Monte Arabica e Monte Molimenti ove fu pure inviata una sezione della 3a batteria. da battaglia; il 3° bàttaglio·ne fu tenuto jn riserva presso il Gorgo: 1'8° reggimento occupò il Belvedere assieme al resto della detta batteria: quale riserva dell'ala sinistra della brigata Cuheo fu trattenuto in Custoza il terzo battaglione del 2° reggimento Guardie. Il Duca di Savoia si recò sul Belvedere. O
Combattimento di Somm,acanipagna e della Beretta1·a: dispOS'Ìt;i;vo d'attaccu. -'- L'offensiva divisata dal comando supremo sardo
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diveniva per tal guisa inattuabile: conforme <1;lle disposizioni date dalle due parti, l'azione doveva svolgersi attorno a tre punti, Sommacampagna,· Custoza, Valleggio. Erano tre brigate austriache che procedevano all'attacco delle po-
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sizioni di Sommacampagna e della BereLtara occupate dalla brigata Piemonte. Contro il lato est di Sommacampagna s'avanzava la brigata Perin partita in tre colonne: le due prime formate ciascuna da una divisione del .2° battaglione volontari viennesi, la terza d'a una divisione. del reggimento Reisingen; seguivano come riserva otlo compagnie dello stesso reggimento: la mezza balleria di razzieri, addetta alla brigata erasi appostata a ovest di Campagnola. Contro il lato nord procedeva su due colonne la brigata Gyulai; quella di sinistra (11 1° battaglione cacciatori) veniva ~a Madonna del, :Monte verso San T?iero; quella di destra t.2° battagl ione Warasdin S. Giorgio e 11° battaglione Arciduca Ernesto) procedeva a paro della prima a cavaliere della strada di Brqgnola ed era seguita da1 rimanente della brigata: la batteria erasi appostata presso la Brugnola. Finalmente, la brigata Liechtenstein muoveva da Montresor~ contro la Beret:tara disposta così: il .2° battaglione cacciatoÌ·i Imperatore era avviato assieme alla mezza batteria della brigata verso le alture a est di Zerbare; il 9° battaglione verso quelle a sud di Casazze; mezzo squadrone ussari Reuss collegava la·sinistra di del.La brigata colla destra della brigata Gyulai; le altre truppe formavano riserva presso M on tresori. Phmo assalto d·i Sommaccimpagna: 11,30 ant.- 2,30 pom.Tnonava da oltre un'ora il cannone; un pezzo della batteria austl'iaca di C. Brognola era stato smontato, le fanter ie della brigata Gyul&i procedevono lente e impacci'ate. Giunsero finalm:ente, versC> mezzodì, a contatto colle prime truppe del 4° reggimento fanter ia; prima la colonna di sinistra che caccia dall'altura di San Piero i pochi nomini che v'eran rimasti dopo che ne fu ritirato il battaglione, poi, verso l'una pomeridiana, la colonna di destra. Le due colonne muovono di conserva all'assalto; tentano di penet.ràre nelle prime case del villaggio, sono respinte; rinnovano l'assalto e sono anche quesllt volta ricacciate e costrette ad allontanarsi per riordinare le scomposte filè. Viene allora la volta ·della bri·gata Perin. Le tre sue colonne attraversano rapidamente il piano; ma qnando incominciano a salire su per la.pendice nuda e sassosa del poggio, la metraglia della sezione Lenchantain, il fuoco del 4° battaglione e specialmente quello della 2• compagnia appostata nel cimitero, 1'e scompiglia e le ricaccia. A rincalzo della prima sch iera il generale Perin manda 1
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allora quattro compagnie Reisingen: avvia sulla sua destra altre · due compagnie dello stesso reggimento e le due restanti del balla- ·· glione volontari viennesi, le quali occupano l'altura di San Piero . . Intanto il generale Gynlai ha inviato su quell'altura due cannoni · della sua batteria e ha conclouo avanti la sua riserva. L'assalto è simultaneo; sono due brigate che concordi movono da nord. e da est . contro il 4° reggimento fanteria. E all'impeto dell'assalto è pari la tenacia della difesa. La brigata Gyulai .non riesce a penetrare nel vil- · laggio; ma due compagnie volontari viennesi ed altre quaLLro del reggimento Reisingen s'impadroniscono finalmente dello sbocco · nord-est, e la 2• compagnia lilel 4° reggimento fanteria che era a difesa della barricata e de!l'atLiguo muro di cinta di un gìardino è costretta a dare indietro. Tutto però non è ancora perduto; quel pugM di valorosi si ritrae per poco, s'apposta nelle case, ne sbarra le porte, conrLinua a C'0mbattere, e mentre il 2° e il 3° baLLaglione rintuzzano, · gagliardi assalti della brigata Giulay, esso frena da solo ed arresta l'impeto cli sei compagnie della brigata Perin . Ultimo assalto: sgonibro cli Som11nacampagna: 8-4 pomeridiane. - Dalla parte di Custoza udivasi i.ntanto tuonare ad ogni momento più vivo il cannone, e il duca di Genova era da ciò inclollo a credere che la 11a divisione di riserva si ·fosse spostata yer$O la sua sinistra per concorrere all'attacco di Valleggio, lasciando così scoperto i~ : fianco slnistro della ~,· divisione; e ·ciò pro·prio nel momento in cui egli vedeva avv iarsi verso quella parte la brigata Liechtenstein. Protrarre più oltre la resistenza nel vil laggio di Sommacampagna gli parve sommamente peri'coloso; ordinò perciò alle sue truppe. di sgombrare il vi llaggio e dirigersi verso Berettara . Ma prima ancora che incominci l'esecuzione di tale 'ordine, le brigate .Per in e G-i ulay muovono a nuovo assalto. Sono le tre e !llezzo circa: cessalo il fuoco, l'artiglieria sfila rapidamente per le vie di Sommacampagna, i battaglioni del 3° reggimento ripiengansi lentarmrnte, combattendo di · caisa in casa, finch é sboccano all'aperto.· E allora i'l 2° e il 3° battag\i0ne scendono al piano col comaùdaµte del reggimento, il quale · temrendo non poter più raggi ungere la BereLLara, cQme gli era stato · prescritto, s·a vvia, coi suoi, verso Villafranca: il duca di Genova col- · l'artigliePia,'con tre compagnie del 2° battaglione, con un plotone dèl .2° e ·con mez~o squa.drone di Novara si ritrae "erso Ca Zenoilno, e ·
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Ht raggiunge la destra del maggior generale Bes. Ultima la 2• cornpagnìa, comandala dal capitano Beraudi, abbandona il conteso villaggio, quando già gli assalitori sono penetrati da Lutti i lati. Nella lotta fierissima durata per ben quattro ore essa ha consumato tulle .Je munizioni, ma ha ancor fede nella baionetta: tempestata da spessi colpi attraversa di corsa il villaggio e raggi unge i due battaglioni che si ritiravano verso Villafranca. Non anenne inseguimento. Le brigate Gyulai e Perin entra vano in Sommacamp,,gna spossate, scompigli ate, frammischiate: attesero perciò a riposare e ricomporre gli ordini. La brigata di cavalleria Schaaffgotsche, che doveva avanzarsi pel piano a est di Sommacampagna; era in quel momento ancor troppo lontana per poter molestare.la ritirata. Attacco della Benttara: i·itirata del rnaggio·r generale Bes su Ca del Sole. -Mentre il duca di Genova , sgombrata Sommacampagna, accorreva a soccorso del maggior generale Bes, questi era costretto da un nuovo e poderoso assalto ad abbandonare la Berellara. Di,cemmo già come il 9° battaglione cacciatori fosse dal generale Lie0chtenstein avviato verso Casa Nuo'l-a, e il 2° battaglione· cacciatori Imperatore, as::;ieme a tre cannoni, spedjto verso le alture. che sor, :gono a est di Zerbo.re. Ora il maggior generale Bes, partito alle 11O ,<la Sommacampagna, giungeva colla sua coloQ.na presso Casa Nnova mentre si appressaya a. quel luogo il 9° bauaglione cacciatori: mandò tosto contro di esso il '.2° batlaglione del 4° reggimento fanteria, e -col rim~uiente affrettò il passo verso la Berettara. Due compagnie del detto battaglione mossero contro il fronte, le altre due contro il ,fianco destro dei cacciatori; eseguito con risolutezza e con impeto, "il duplice attacco li ric,acciò a sbaraglio oltre éasazz.e. li grosso della colonna giungeva intanto alla Berettara e il generale .Bes provvide tosto alla difesa di quella posizione: richiamò il ·2° battaglione e gli fece occupare l'altura di Ca Zenolino, e inviò al,cuni drappelli verso Monte ·,Godio per collega rsi colla 11• diYisione di riserva. La 2• batteria a cavallo, appostala un po· ad ovest della 'Berettal'a, al'el'a appena incominciato il fuoco, quando poco dopò runa pomeridiana il grosso della brigata Liechtem:Lein mbsse alol'attacco . .M entre la sua batteria dallé allure di Zerbare fulminava on crescente vivacità il poggio della Bereltara, s'avanzavano a
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rincalzo del 2° battaglione cacciatori Imperatore i due bauaglioni Arciduca Francesco Carlo. Es2-i occuparono, senza grave difficollà, ~ poggi a est della Nadalina, ma là si arrestarono. Il generale Liechtenstein, reputando l'avversario troppo forte su quel punl:o, n<>n volle spingere a fondo l'aitacco, e risclvè di aspeLtare l'esito dei comballimenti che ardeyano furiosi a Sommacampagna e a Monte Godi o. Quando poi, verso le tre vide la brigata Gyulai procedere all'attacco risolutivo, diè l'ordine ai suoi di riprendere l'avanzata. E all ora il 9° baltaglione cacciatori mosse contro .la Casa Nuova, ma non potè superare la resistenza opposta dal if O battaglione del 4° reggimen to: i due. bat.taglioni Arciduca Francesco Cario mossero all'a5:rnlto della Berettara, ov'era disposto a difesa il W' battaglione. Un vigoroso contrassalto tentato dal generale Bes non valse a trattenere gli assalitori: attaccato poderosamente di fronte e sul fianco sinistro, egl~ . abbandonò la Berettara e si ritrasse su Ca del Sole. Giungeva allora in quel luogo la colonna condotta dal duca di Genova: ,1• batteria da battaglia, e la 2a a cavallo drizzarono tO:$tO i loro colpi contro la Berellara. Il fuoco di quei quattordici cannoni., il contegno fermo, ordinato e risoluto d_ella fanteria valsero a frenare l'impelo degli assalitori. Attacco della brigata [(e1·pan éontro 1lf.onte A.rabica e Jfonte ,lfo.limenti. ·- Vani intanto riÙscivano gli sforzi della destra del I corpo contro la posizioneoccupata dal Duca cli Savoia. Giunto presso Monte Godio poco prima cli mezzodì, il generale.d 'Aspre ordinava di procedere tosto all'attacco. Otto compagnie di confin:-1rì Szluin si avvia'rono perciò verso quell'altura e in brev'ora costrinsero il battaglione Gnardie e la mezza batteria, 9• da battaglia., ad abbandonarla eripiegarsi sulle alture della Bagolina. Tentarono poco ·dopo cli riavanzarsi , ma senza f'rutto: Sll quelle alture era, come s'è detto, schierata. la brigata Cuneo colla 3· batteria da battaglia. A preparare e rincalzare l'attacco vennero allora avviate su Monte Godio le batter ie di riserva del corpo d:armata e il reggimento Kinski; la bri- · gata Maurer, ch'era giunta a San Rocco di Palazzolo, si sch ierò fra Guastalla Vecchia eia Pietà, e la sua batteria , appostatasi a sud-ovest della prima di dette case, cominciò a trarre contro Monte Molìmeoti. Ma il fuoco soverchiante cli quell'artiglieria non valse menomamente a ,scuotere la difesa. Confinari e Kinski tentarono l'assalto e furono
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, respinti: lo tentarono un'altra volta e furono parimenti ributtati: il terzo assalto parve avesse a riuscire, ma per poco: il 1° e il 2° battaglione del 7° reggimento fan teria com inciavano a relrocedere, ·-quando accorse là in 111ezzo ad essi il Duca di Savoia, e la sua presenza, il suo esempio, la sua energia bastano per rincorare quella lrnppa. Essa volge nuovamente la fronte al nem ico, e con un fu' rìoso contrassalto lo ricaccia verso Monte G·odio . Invano il generale . d'Aspre ritenta, per la quarta volta, l'assalto , lanciando avanti le ultime riserve della brigata Kerpan: erano le cinque e quella brigata dovè r itirarsi e riordinarsi a ridosso di Monte Godi o sollo la pro te. zione dell' artiglieria che continuava a fulminare da quel poggio le posizion i della brigata Cuneo. · 0 A. ttacco della brigata ,fosta e del J reggimento Guardie contro F,~niletto, Ganloni e B.ipa. - Sulla sinislra del duca di Savoia, a Mcinte Mamaor e a Feniletto, erasi intanto riacceso assai vivo il comballimento. A rinforzo delle brigate Strassoldo e Clam . erano state fin dalle dieci del malli no richiamate sull a sin istra del Mincio le brigate Wohlgemuth e Supl ikatz: la prima, lasciate sei compagnie con. finari Ogulin e due squad roni u:;sari Radetzky a Borghetto, si recò ad occupare Valleggio e l'alliguo Parco; la seconda lasciate quattro compagn ie del 2° Teggimento :Sanato a guardia del ponte di Monzambano, venne a porsi, quale riserva, presso la casa Tirodella. ·-Giunse pure verso mezz•Jdì il reggimento Haynau, appartenente alla brigata Simbscben, e rafforzò la sinistra della briga.la Clam . Erano così . quattro 'brigate austriache e due battaglioni d'altra brigata che verso l'una del pomeriggio trovavans i disposti fra Gardoni e Valleggio di - ·contro alla brigata Aosla e al 1° reggimento Guardie, che, come si '. di sse, era stato dal duca di Savoia avviato verso Monte Mamao r. Len ta e disagevole fu la sa lita di quel reggimento su per le pen . dici ripide e boscose del monte: della 9· batteria da battaglia, solo una sezione fu condotta là sopra, giacchè, il coman~ante dell'artiglieria divis ionale, non giudicando q·uel terreno atto ad un efficace · impiego dell'arma, aveva rinviata a Custoza l'altra sezione. I granatieri giungeva~o sulla cima spossati dal caldo , dalla fatica, dal digiuno: ma il maggior gnerale Biscaretti non esitò un momento a far . appello al buon volere e alla energia de' suoi. Facea d'uopo proce. dere tosto e rap_idamente per impedire che l'avversario rincalzasse 1
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~on altre truP'pe la difesa di qu~I posto: la0nde, appena i battaglioni furono raccolti, avviò due compagnie verso la Hertagna, mosse col r imanente verso Ripa. Le truppe avanzate della brigata Clam furono in brev'ora cacciate da Monte Marna.or; la sezione della 9& batteria da battaglia cominciò tosto e controbaLLere l'artigl ieria avversaria -appostata presso Ripa. · Visto il 11° reggimento Guardie salire sul MonteMamaor, il gene• rale Bava risolvè di far concorrere una.parte della brigata Aosta alfattaecocontro la sin istradell corpo austriaco . Dispose pertanto che il grosso di dHtla brigata restasse nelle posizioni del mattino fra la B0drone e la Gherla, e avviò verso l<'eniletto un battaglione del 5° reggimento fanter ia, due compagnie del 6° e metà della 8· batteria dll baua.glia Mentre il battaglione del 5°, procedendo lungo le pen<lici meridionali di Monte ~famc1o r, tendeva ad avvolgere la sinistra <lell'avversario, la mezza batteria avanzatasi assieme alle due compagnie del 6° fino a. circa. ottocento passi, prese a fu lminare con rapidi col pi le èase di Feniletto. Ma i difensori non-cedevano perciò: alcuni riparti, asserragliatisi nella casa Venturelli, cagionarono in bre,:issimo Lempo gravi perdite all'artiglieria: laonde il gènerale Bava, avviò a rincalzo un al tro bauaglione del 6° e due compagnie di esso marciarono verso casa_Yenturel li', le altre due si unirono a quelle che già trovavansi presso l'artiglieria. E allora quelle dieci compagnie della brigata Aosta procedettero a.Il' ass;:tlt.o; Casa Venturelli e Feni letto caddero in loro potere. Invano i battaglioni Prohaska e Haynau tentarono di far testa presso i Gardoni: incalza.t.i dal battaglione del 5° fante11ia dovettero abbandonarle. . Cont1·attacco mistriaco: 1·itirata della brigata A.osta e clel 1° 1·egginienio Gua1·die .-Fu pei Sardi un successo di corta durata. Per pa. rare alla minaccia che per opera del reggimento Guardie era rivolta contro la propria sinist1;a, il gener·a1e Clam aveva fatto cambiar fronte alla sua brigata, e dalle alture di Fornelli e Onevesal'avevacondotta ~u ~uell e sorgenti a nord-ovest di Gardoni . Dinanzi a queste truppe fall ,rono tutti i tentativi fatti dal reggimento Guardie per impadro dirsi di Ripa: le due compagnie che eransi avviale verso laBertao-na, e di lii. ver:so Sarita Lucia del Tione, contrassai'tate da due compa:nie del ,10° battaglione caccia.Lori accorse da Mon'te Vento, ritorna1~ono sul ~!onte Mamaor, e poco dopo furono raggiunte dal grossò del reggimento.
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Erano già passate le tre: il caldo era soffocante, si respira va appena', molti uomini soccombevano alla fatica: tuttavia la speranza del pross imo arrivo del generale De Sonnaz giovava a tener alti gli spiriti. Ma verso le quaLJ,ro tornava presso il comando supremo il tenente Torelli di stato maggiore, e recava un biglietto del detto generale, il quale annunziava che non potent concol'rere all'allacco di \'alleggio prima delle sei. Tener saldo e aspettare fu il primo pensiero: ma tale divisamento apparve tosto ineseguibile, quando, pochi mo- • menti ~opo l'arriro del lenente Torelli , giunse un uffi cialo mandalo dal Duca di Savoia, il quale partecipava non poter più a lunoo :;orbar.si in possesso delle alture di Custoza di fronte al continuo i; grossare dell e forze avversarie. Non e' era più scampo: i I comando supremo dovè riconoscere che la ballaglia era perduta irrevocabi lmente e risolvè di iniziare la ritirata. Presi gli ordini dal Re, il gen erale Bava invitò il Duca di Savoia a resi stere quanto potesse, e ~ontendere il _tet_T~no a pa3s? a passo in modo da dar tempo alla brigata A.osta d1 d1s1mpegnars1 e ritirarsi a Villafranca. Fu allresi mandato per cura del comando supremo il capitano di stato macrgiore Talleyrànd-duca di Dino a Volta, coll'ordine scri tto al gen:<;io ' 0 rale De Sonnaz di de~isLere dal proposito <li att accar Vall eO'Oi"'I di recarsi a Goito con tulle o con parte soltanto delle sue truppe a seconda delle circostanze. ~fa prima che le truppe della brigata A.osta fossero interamente disimpegnate pronunciavasi nuovo e poderoso attacco da parte del r corpo. Il generale Wratislaw aveva, fin dalle Lre pomeridiane, ordinato che la brigata Soplikatz accorresse, co n una batteria e mezra, a sostegno della bl'igata Clam. Il generale Suplik atz mosse su tre colonne; avviò il 3° baltagl ione La tour verso Ripa, il baltaglione landwehr dello stesso reggimento, assieme ali'al'tigli eria, verso Gardoni; l'~ltro battaglione del reggimento Latour s' incamminò anche esso verso Gardoni a destra del battaglione land weh r. Visti avvicinarsi i soccorsi, e gli avversari rinunciare a' proseonire l'attacco, il generale Clam mosse allora coll' intera brigata 5tl la "controlfesa . 111 ° battaglione Prohaska. e il 11° bnl.laglione confinari Licc.nuer assieme a una parte dei confinari Gradisca si diressero verso .\fonte
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Mamaor: il 2° ballagli one Prqhaska e il rimanente dei confinari Gradisca verso Gardon i e Fenil etto; il 3° battaglione Latour, della brigata Suplikatz, gi ungeva in tempo per concorrere all'attacco s:illa sinistra della brigata Clam. • Gli assali tori non incontrarono gravi difrì coltit. Il 1° reggimento Guardie, .abbandonalo Monte Mamaor, si recò, a~sieme alla sezione 0 aior oenedella 9a batteria da ballaglia, a Custoza , e di lassù il maoo " rale Bisca retti mandava ad annunziare al H.e che le Guardie avrebbero tenuto l'ermo sn quel poggio finchè t.utLe le truppe proven ienti da Valleggio fossero sfilate verso Vi llafranca . Queste intanto avevano iniziata la ritirata; la bl'igata Aosta marciava per iscaglioni di battaglione, protelta dalla 3· compagn ia bersaglieri, da alcune compagn ie caccifllori dei reggimenti 5° e 6°, dai reggimenti di cavalleria Savoia e Aosta e dai tre squadroni di carabinieri reali ch'erano a guardia del quartier generale . Giunte a Prabiano le truppe fecero breve sosta, protette da grossi stor!fli cli Lira1ori appostati lnngo il ciglione ovest e da una sezion e dell'8" batteria cla battaglia cho prese posizione presso Torre Gherla: il rimanente della batteria si recò presso Acquaroli. L'inseguimento no~ fu nù pronto ne energico . Solo due cannoni della brig:lLa Clam, condotti su .Monte Mamaor, molestarono alquanto la ritirata fino a Prabian~ : dopo che fu ripresa la marcia, apparvero su l ciglione quatlro squadroni e due cannoni provenienti da Fornelli . Fu un momento di scompiglio: ma la voce e 1· esemp iodegli ufficiali , l'azione ef'ficace dell '8• batteria cla battaglia appostata presso A.cquaroli, eil .comegno delln cavalleria lo fecero presto cessare. Tulle le truppe dell'ala sinistra erano sul far della sera raccolte presso Villafranca . Attacco ll'i Ca Zenohno e Ca rlel Sole: riti-rata della 4" divisione su Villaj"ranca . - Anche l'ala destra e il centro ritiravansi a quell'ora verso Villafranca .Padroni di Sommacampagna, i generali Gyulai e Perin riordinarono e fecero riposare le trnppe: lasciate poi quattro compagnie H.eisingen a guardia del villaggio, mossero verso le cinque all'attricco delle alture di Ca Zenolino. Erano sei battaglioni e una batteria conLro selle compagnie e due cannoni. Breve ma fiero il combattimento: i difensori non abbandonarono la posir.ione se non qnando si videro qnasi al tutto circu iti , e allora cinque compagni e e i due cannoni della 4a balleria da battaglia scesero sulla strada di 1
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Staffalo e s'incamminarono verso Villafranca, le alt.re due raggiunsero il grosso del reggimento a Ca del Sole. Ma anche là la resistenza stava per finire. lUentre le brigate Gyulai e Perin dcciavano da Ca Zenolino la destra della brigata Piemon te, la brigata Liechtenstein muoveva a nuovo assalto contro il centro e l'ala sinistra. S'avanzava in. prima linea il reggimento Arciduca l<'rancesco Carlo, seguiva il resto della brigata qual(} riserva. Sono presso la Ca del Sole il 2° e il 3° battaglione clel 4° reggimento fanteria, sei cannoni della ,J a batteria da battaglia e la 11a a cavallo: è in mezzo a quelle truppe il Duca cli Genova, ed esse dopo ·sei ore di ,aspro combattimento trovano ancora tanta energia da far fronte al nuovo attacco. Gli assalitori procedono lenti e impacciati attraverso a quel terreno rotto e coperto, rapidi è brevi contrassalti si alternano col fuoco dei difensori: ma sul fianco destro si avanzano da Ca Zenolino i battaglioni delle brigate Gyulai e Perin e il Duca di Genova ordina a'suoi di riti~·arsi. Al !ora la brigata Li echtenstein irrompe su Ca del Sole e parte d1 essa procede oltre e stringe da presso le ultime compagnie che pel Boscone scendono al vallone di Staffalo. A toglierle da quelle angustie giunge opportuno uno dei due squadroni di Novara addetti alla~.· di·,isione, Trascinato dal proprio capitano De Sonnaz-e dal maggior generale Bes lanciasi contro i primi riparti della brirrata Li~cht_enstein , li rompe, li disperde, e li ricace.ia; quelle co;pagrne nescono per tal guisa a disimpegnarsi, e raggiunto il grosso allo sbocco del vallone di Staffalo, proseguono con esso verso Villafranca. Gli avversari non inseguirono: la brigata di cavallerià Schaafgotsche riceveva, appena giunta. à <;anfardi ne, ordine del maresciallo Radetzky di proseguire fin@ a Villafranca: ma il comandante ~i brigata, avend~ saputo come quel luogo fosse occup·ato da grosse forze ed es~endogli stato riferito che parecch i reggim enti di cavalleria trovavansi fra ~aselle e J?ornaci, non osò tentar~ l'impresa e restò presso Ganfardrne. Da Villafranca usci però un distaccamento composto d'un battaglione del ,J 3° reggimento fanteria, due squadroni d'.~osta e di due cannoni, invi<1,to dal maggior generale :Manno a protegger;e la ritirata del Duca di Genova. Cominciava ad imbrunire q~iando lo squadrone d'avanguardia vide sollevarsi grosse colonne cli polverone sulla strada di Staffalo: credendo aver a fare con n·emici, lanciossi alla carica e gittò lo scompiglio fra le prime truppe
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,della colonna del Duca di Genova. Chiarito però l'equivoco, l'ordine . .fu presto ristabilito e le truppe giunsero verso le nove a Villafranca. Ultimi attacchi contro le alture della Bagol·in a, il Bel'Vedere e -Custo za: ?'iti.rata della 1" wi'Oisione di riserva . - Ultimo restava il Duca di Savoia a contendere ancora all'avversario le alture del Belvedere e di Custoza. Aveva ricevuto, verso le sei, l'ordine del comando supremo di resistere finchè le truppo della 11'' e della 4.a divi·sione si fossero avviate verso Villafranca; quasi alla stessa ora giungeva a Custoza il maggior generale Biscaretti col 11° reggimento Guar·die e colla sezione della 9° batteria da, battaglia. Era un soccorso prezioso in quel momento, in cui l'avversario, fatte avanzare poderose forze, slava per procedere a nuovo attacco. Giusta gli ordini dati dal maresciallo Radetzky in varie ore del la giornata, eransi recale presso ·San Rocco di Palazzolo la brigata Maurer fin dalle undici an limeri ·diane, poi la brigata Arciduca Sigismondo, e finalmente la brigataHaradauer, tutte appartenenti al I corpo/di riserva. Il comandante di esso corpo, a cui giunse verso le cinque la richiesta di soccorsi da parte ·del generale D' Aspre, non credè però di impegnare tulle le pro.prie truppe senza ordine forma le del maresciallo, e mandò a soccorso del II corpo d'armata sol~ il 11° battaglione Wocher e il battaglione granatieri Poltinger. Ma altro soccors6 giungeva nel frattempo al gefteraleD'Aspre. Era la.brigata Edmondo Schwarzenberg, ·la quale, appena giunto il III corpo d'armata a Cavalcaselle, s'era messa in marcia per Castelnuovo e San Giorgio in Salice, e poco <lopo le cinque giungeva a Monte Godio spossata dalla fatica è dal ·caldo. Le fu concesso un breve riposo, durante il quale quattro batterie traevano a massa contro le alture della Bagolina; poi la detta brigata mosse al l'assalto disposta così: a destra il reggimento Imperatore in colonne cli divisione diretto da Monte Godio contro la Bagolina; a sinistra il reggiment.o Fiirstenwiirther seguho dal battaglione Haugwilz procedente da Mazzola verso Monte Moli menti. S'approssimava iI momento supremo . Al fuoco soverchiante del·l'artiglieria dell'attaccante reggevano a stento la 3• e la 9• batteria ,da battaglia a cui cominciavano a scarseggiare le munizioni; le brigate Cuneo e Guardie combatteva.no da sette ore, e nelle marce, nei ,contrassalti aveano logorato buona parte della loro energia. Il Duca ·di Savoia non volle tuttavia abbandonare quelle posir.ioni senza un
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nuovo ricorso alla costa.nza e al valore della divisione di riserva. Chiamò a rincalzo della prima schi era la sezione della 9• batteria da battaglia giun la da Monle Mamaor, il 2° balLaCYlione dell' S0 rell'gimenlo fanleria, e il battaglione del 2° roggimen~ Guardie, Lenu~o fino a quel momen lo in riserva a Custoza , lasciando a ..,uardia del villaggio il 11° Guardie, giunto allora all ora da Monte ì\fama~r. S'avanzava~o intanto le colonne della brigata Schwarzenberg all'assalto: sc~ss1dal fuoco dell'artiglieria e segnatamente da quello della baltena da .f2 collocata a sud da Guastalla Vecchia, i balla..,li oni ,1° e 3° del!' 8° reggimen Lo c·eclono all'impelo dell'assalto e nbbandonano la Bagolina: ma il 7° reggimento si mantiene sa ldo sul )fonte Arab.ica e sul ì\fonte Molimenti, fin chè giungono i due baltaglioni della riserva, e questi allora si avventano tosto a un furioso conlrnssallo e ribul.tano a rifasc io la prima linea della brigar.a Schwarzen berg. 11 generale D' Aspre fece allora aYanzare due can noni e mezza ~aLteria di razzieri contro il Monte Molim enli; poi, prepar alo così 11 nu~vo assalto, lanciò nuovamente con tro quel le posizioni i reggimenLL Imperatore e .Pu.1·s1.enwifrter e i bau:agl ioni Wocher e PolLenger. ( batlagli on i della brigata Cuneo, che (ìn dal mattino combattevano su quelle allure, le sgombrano allora senza aspeLLare il nuovo assalto, e si avviarono verso Cusloza, prol.eLLi dal ,1°·battaglione del 2° reggi~ento Guardie e dal 2° battaglione clell' 8° reggime:1to faoter1~. D,Jiìcil e e disagiata era la ritirata in quel terreno ro tto, col nemico che premeva da presso: la 3a balleria da battaglia procedeva lentamente, moschet1ata dai tiratori nemici che s'avanzavano r_apidi ; ma a soc:'orso fu pronta la 4• compagnia del 2° battaglione dell' S0 : con. u.n v,g~r~so conlrassal to essa ricacciò gli audaci assalitori: perd~ dod1c1 u?mrn1 , fra .#quali il proprio capitano , ma la batteri a poi.è proseguire, e raggiunta la 9a a Custoza, si appostò e ricominciò il fu oco·. -:-- Il 7° reggimento fanteria, i baLtagl ioni ,,• e 3• dolP 8° e il 30 bauag!Jone .del :?0 reggimento Guardie, aLlraversato il villa(Y(Yio. scesel'o al piano e riordinatisi s'avviarono verso Villnfrancn . in, · Restavano io Custoza, assieme alle due batterie il I O re(Y(rimento ·1 1I0 1 · . ' del!' <>l:l e1 JaLtaglione del 2° Guardie, e il 2° battagl ione 8° re(Y(Yi··· mento fan teria. Contro di essi è ri vollo ora lo sforzo supremo assa litori; la haueri a della brigata Schwarzenberg è condotta s°ul
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Belvedere, e fulmina co' Sl,Oi tiri il villaggio; poi le fanteri e, selle battagl ioni, si avanzano con mossa convergente verso quel punto ove la retroguardia clella divi sione cli r iserva tenta opporre un'ultima difesa. Apposta li nelle case. sparsi a compagnie, a plotoni, a gruppi pel' i campi, i difensori aspeU.ano di piè fermo l'assalto; e il nemico s'avanza, lento ma irresi stibi le, nè valgono ad arrestarlo il fuoco del1' arti glieria, i cenni di contrassalto di qualche riparlo di fanteri a. Il Duca di SaYoia ordina allora di iniziare la ritirata; scende pr ima il reggimento Guardie, poi l'artiglieria; ultimi restano il 1° battaglione del 2° reggimento Guardie e il 2° battaglione dell' 8° reggimento fanteria . Sono le selle e mezza, e quei pochi valorosi contendono ancora al soverchiante avversario il villaggio di Custoza: essi non l'abbandonano se non quando veggono le altre truppe già sufficienlemenle lontane dal campo di bauaglia: favoriti dalla notte e più dalla stanchezza degli avversari, si avviano su Villafranca, ove, non molestati, giungono poco prima di mezzanotte. Un solo cannone, che durante la ritirata precipitò in un .burrone, fu lascialo nelle mani del nemico. Ris1iltàti, della gior1iata : risol1.1,zioni del comando mp1·en-1,o dei due esenit-i . - Gl i Austriaci ebbero in questa giornata 117:$ morti fra cui 9 ufficiali, 723 feriti di cui 3i.i ufficiali e ,i-22 prigionieri o dispersi. Le perdite maggiori toccarono alle brigate Kerpan, (.:.uilay e Perin che ebbero messi fuori di combatti'!1ento, la prima 290 , la seconda 2H. la terza ,J 98 uomini. Il solo reggi men to Kinsky, appartenente alla br igala Gyulai perdè ,J2 ufficiali e 20 1 uomini di truppa. Le perdite dei Sardi ammontarono a 11·I 38 uomini , e furono 2 12 morti (compresi 3 ufficiali), 657 ferili di cui 3t :uffi ciali, e270 prigioni ori. L'armata austriaca rimase la notte così dislocata: I corpo 'd'armata: comando e brigata Strassoldo a Valleggio, Wohlgemuth a Valleggio e Borghetto, Clam· a Feni letto e Monte 3'I a' Suplikatz a Gnrdoni e Monzambano . squadroni cli Wyss a San · maor, Zeno; CI corpo d' armata : comando a Zel'bare, brigata Edmondo Schwarzenberg a Cnstoza, Kerpan e Mascarpine, Fed. Liechtenstein a Ca del Sole, Giulay a Sommacampagna, Perin a Ca Zenolino, brigata cavaller,ia Schaafgolsche a Ganfardine. 1
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I corpo di ri serva: comando e brigata arcidu ca Sigismondo a:· San Rocco di Palazzolo, i\1aurer a Gaustalla, Haradauer a Salionze· con due battaglioni a Monte Godio, bri gata di cavalleria Arciduca Ernesto presso Oliosi e San Zeno. III corpo d'armatu a Cavalcaselle con forti avamposti di controa Pesch iera. I Sardi erano la sera del 25 ripartiti in tre masse: la maggiore, respinta da Sommacampagna e Custoza, raccoglievasi a Villafranca;. delle altre, una continuava l'investimento di Jlantova; la terza trovavasi a Volt.a fin dalla sera del 2i: la brigata Regina e il 117° reggimento fanteria erano dislocali fra Roverbella e Goito come truppe· di cotlegamento fra le tre masse anzideLLe. Le condizioni dell'esercito sardo , giiL gravi e pericolose fin dall a sera del 23, peggioravano assai dopo l'esito infausto dei ·comballiment.i del2o. Ai pericoli deri vanti dalladivisionedclleforzes'aggiun-· geva lo stato delle truppe battute a Custoza. Stanche, aliamate, gli spiriti abbattuti, esse giungevano allora a Villafranca; uomini , cavaili , carri s'affollavano, s'i ncrociavano, si mischiavano, faceano in gombro per le piazze e per lé vie: l'opera degli ufficiali riusciva inefficace di fronte ai primi e irrefrenabili effetti della sconfitta. E intanto il nemico era lr.ssù, su quelle alture tanto a lungo contese: il rumore· della ballq,glia sarà stato un richiamo a nuov e forze; che avverrà sedomani , appena aggiorni, scenderanno da quei colli, e piomberanno. su ques te truppe così duramente provate ? Che avverrii se il presidio di Mantova, muoverà ad un energico atto di offesa contro la strada Villal'rànca-GoiLo? Il tentativo da esso fatto dopo il mezzodi del 25 contro ~lozzecane, RoverlJella e Marengo non sarà fors e il preludio di atti più importanti? Come se ciò non bastasse, giungevano verso le nove al comando supremo nuovi ragguagli d'ollre Mincio: i passi di Sa.l ionze, di Monzambano e di Borghetto erano fi n dal 24 in poter del nemico, grtsso nerbo di trup pe austri'ache trovavasi gi ù sulla riva destra . Che avverrà del generale De Sonnaz? Sa-· pevasi che era a Voita, e che a causa della spossatezza delle sue truppe egli non aveva potuto concorrere all'attacco di Valleggio: ma se domattina sarà assali Lo da fo rze soverchianti, e costrello a retrocedere?· Abbandonerà egli , anche senza. combattere, l'importante posiziona. di Volla come gli è stato oggi stesso ordinato ? -Era una situazione.-
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momen to che passava. ne aumentava i periquasi· d'1spe1_,·ala• , ecl ooni o . . . . 9. coli: era d'uopo fare, e subito, ciò che non ~1 ~olle fa1:e ~I g'.orno .-.~, raccooliere cioè le forze sulla de;Lra del Mmc10, e ~nma cl, tullo a, viarvi quelle che avevan o com battuto.dur~n.te l_a g1o~·nal~Furono date perciò le necessarie cl1spos1Z1on1, e.s, scr'.sse pure al generale DeSonnaz ordì nandogli di assalire, se~za .1ndu~10, I~truppe nemiche che già. trovavansi sulla destra del )lt~c10 e n _c,acciarle al di là. Quanto al comandante del corpo d'invest1~ent? d,. M~ntova, gli era slato prescritto fin d~I. gi~rno 2~ _cli imp,~1t1re 1~ ~1a rts~rvatissima le opportune dispos1z1on1 per nt1rare e 1accog!1e1~ le t1 uppe al primo cenno: ma non si volle ?el ~ omento dare.' ord'.ne n~cessario e si reputò conveniente d, lasciare quelle _ro, ze dmanz1 alla la destra del · piazza 1·nves t'1t':l• ,at,neno r·1 no ·n che avessero rae:irnmla . v., Mincio le truppe che si eran raccolte a. Vdl~fr~nca . . . La ritirata oltre Mincio doveva essere favorita 1n mocl_o .s1~eciale dalle disposizioni clel maresciallo Radetzky. _Dopo. la v,_t~ona de~ · ,..,~ due v,·e o01 1· er'ano a11erte per raccoglierne I frulli. muovei g,orno..:.a, • il mattino del 26, diri gersi su Goi to, ì·aggiungere le truppe sarde retrocedenti da Villafranca e compierne la. disfatta; ovvero ,,areare il Mincio a Valleggio, assalire le tru.ppe clel gener~le De t,onnaz o del rim anente dei Sardi costretto a bat-, po,· cacl ere su1 fian , chv dest1·0 ·. , . . . • . tere in ritirata verso l'Oglio. S appigliò al secondo pa1t1to ma la stanchezza delle sue truppe, che da tre giorni m_ar~iavano e combatt'evano, lo consigliò a iasciar loro qualche ora d1 riposo : lao~de pre: · J de1 ·colonnello · ·squacironi scr1ssec 1es 011· a1 a 1 ' , . Wyss e la brigata d1 · Schaafvotsche muovessero il matti no verso Mozzecane .e cavali eria r, ·11 f .. nca per ristabilire il con tallo col nemico e molestarne la nV1 a I ,\ · d' · 'I tirala: rimandò al domani la diramazione degli or 1111 per I passaggio dell'armata sulla destra del Mincio.
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piglio, cresciuto poi da una sezione della 11 batteria da battaglia che di galoppo oltrepassò la testa di colonna nè si fermò più fino a Goito; ma i più animosi si strinsero attorno agli ufficiali, e con poèhi colpi rintuzzarono l'assalto. La colonna potè quindi rimettersi in maJcia, e si recò a Massimbona, donde, dopo breve sosta, prosegui fino a Goito ove giunse verso mezzodì. - Le ultime truppe della colonna di sinistra vi giunsero alle due circa del pomeriggio . Operazioni della 3• cìi·visione e della .2° d,i visione d,i riserva i l 25 'bugho. - A Gotto era pur giunto fin dal mattino il genefale De Sonnaz colla 3" divisione e colla maggior parte della 2a divisione di ri.,erva. Occupata Volta nel pomeriggio del 24, egli diè tosto" le ne~ cessariedi sposizioni per la difesa di quel luogo. Una compagnia della brigata Savoia e la sezione d'artiglieria parmense si appostarono presso Caselle sulla strada di Pozzolengo; al tra compagnia.della stessa brigata colla sezione modenese presso Fenile su lla si.rada di Monzambano ; e una del 16° reggimen~b fanteria con una sezione della 7° batteria da battaglia fu avviata a l\'lonte Fiorito sulla strada di Borghetto: la brigata Savoia si accampò, assieme alla 2• batteria da posizione, presso la Giardina, e la brigata mista colla 7a da battaglia pressò lo sbocco nor'd-est di Volta sulla strada di Borghetto: la 2• divisione di riserva occupò le alture cli San Felice. Così disposte rimasero le truppe in quelle posizioni Lutto il mattino del 25. Nessuna comunicazione da parte del comando supremo giun-. geva al generale De Sonnaz: solo il tuonare del cannone nella direzione di Valleggio annunziava che la battaglia era impegnata sulla sinistra del Mincio. Ma verso Je undici antimeridiane perveniva al. co:nando del II corpo d'armata l'ordine del comando supremo, recato dal tenente Torelli di stato maggiore, di concorrere all'attacco di Valleggio", e il generale De Sonnaz rispose che le condizioni delle sue truppe non gli consentivano di iniziare l'attacco prima deJle sei pomericliane, e diè subi to gl i ordini percM la2· divisione di riserva occupasse il posto della 3a e questa si apparecchiasse a marciare su Borghetto. Sgo1nbro di Volta. _.:. Le mosse prescritte da tali ordini erano qua$i compiute quando dal capitano di stato maggiore Talleyrand duca di Dino fu, verso le qua.Uro e mezza pomeridiane, consegnato al generale De Sonnaz l'ordine seguente firmato dal colonnello Fecia &
V. Quarta giornata - ~G-~7' luglio. Ritirata dell'ese1•cito sardo 8111111 destra·del JIUncio: "01nlu~tthnento di Volta.
Ritù-a.ta da V,iUaf'ranca a Goito. - A protezione del fianco destro furono , fin dalla sera del 25, mandati a Rosegaferro e Quaderni · i reggimenti di cavalleria Savoia, Pi emonte Reale, Genova e Aosta: a mezzanotte cominciarono a muovere le Lruppe . Partirono prima la maggior parte delle truppe toscane e il 3° battaglione del 13° · reggimento fanteria assieme ai prigionieri: seguirono poscia le altre truppe neil'oi·dine seguente: ht brigata Aosta colla 8" batteria da battaglia, e la 1• divisione di riserva s'incamminarono per la strada Moz1.ecane-Roverbella: la brigata. Piemonte colla 1a batteria da battaglia prese la strada di .Massimbona: ad essa clovea poi accodarsi la. divisia.ne di cavalleria rimasta durante la marcia a guardia del fiancò destro. Riuscì lenta e difficile la formazione delle colonne di marcia a cagione del frammi sch iamento delle truppe e degli asserragliamen ti fatti il dì prima a Lutti gli sbocchi di Vi llafranca; talchè la brigata Pi emonte non .Potè mtiovere che alle cinque del mattino. e la retroguardia composi a di sei cQmpagnie toscane, del 1° battaglione del "3° reggim~nto fanteria e cinque cannoni, non lasciò Villafranca cl10 alle sette e 1 ezza. Lun go Ja linea di marcia erano sca· glionati il ·17° reggimenlo fanteria e la brigata Regina : quello occupava Roverbella fin dal 23: quesla erasi con quallro battaglioni e qmtLtro cannoni della 6" balleria da battaglia recala a Marengo nelle prime ore del maLlino. · _ La. marcia venne, effettuala con ordine forse maggiore di quanto poteva as.petlarsi da tru.ppa così fieramente scossa. Il nemico insegui, ma fiaccamente: parte della Stla cavalleria proveniente da San Zeno urtò la brigata Pi emonte nel momento in cui aveva di poco oltrepassato colla Lesta di colonna le BasLianelle: ne segui grave scom1
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di Cossato souocapo di stato maggiore dell'esercito : « Sua l\laestà « a vendo sapulo che voi non potete attaccare l'eserci to nemico prima « dell e sei pomeridiane, ha determinato che voi dobbiate sospendere« O"ni mossa offensiva e ritirarvi colla vostra divisione a Goilo, lan « sciando tuttavia a Volta un presidio suffici ente per tenere codesto « punto importante. Si lascia tuttavi a alla esperienza e prud enza « vostra di sgombrar da Volla con lntte le vostre forze qualora .lo « giudichiate imperiosam ente necessario». I! predèlto capitano gl,i comunicava poi verbalmente, da parte del luogotenen te generale Di Salasco, capo di stato maggiore dell'esercito, che tutte le truppe impiegate sulla destra del Mincio per l'investimento di Mantovf\era no, poste da quel momento sollo i suoi ordini . 11 generale Oe Sonnaz divisò di lasciare a Volta la '.2° divisione di· riserva con una sezione d'artiglieria dell a 3" divisione. Espose cotale divisamento ai generali racr.olti presso di lui alle dieci pomeridiane e il luogotenente generale Viscon t.i rispose che avrebbe procurato di adempiere noi miglior modo possibile al mandato che gli veniva affidato; ma il luogotenente generale Broglia e il maggiore generale Conti obbieltarono che da quelle truppe, cotanto duram ente prova~e il giorno 24, poco o nulla potevasi aspettare, e che i loro spiriti sarebbersi yieppiù affievol iti dopo la partenza della 3° divisione. Scosso da queste obbiezioni , il generale De Sonnaz ri solvè di condur via tulle le forze; invitò il maggior generale Trotti , che era a Goito colla bri.,ata Rerrina, ad inviaro:l i incontro sulla strada di Volta un bato O taglione e quattro cannoni , e mandarne un altro ai Mol ini di Volla, eprescrisseche la ffi')Ssa dovesse, per partedelle sue truppe, ini1.iarsi mezzanotte. Partì pri ma la 2~ divisione di ri3erva, poi verso le due la 3• divisione: alle sette tutfe le truppe erano giunte a Goito; la di visione di riserva s'accampò nel terreno interposto alle strade di Gazzoldo e di Ceresara, la 3• divisi one a est della strada di Volta presso la Palazzina. Il comando s1,1,p1·emo risolve di far ricuperare Volta. - Giunt0, a Goito poco prima delle sei, il generale De Sonnaz ebbe, allora soltanto, notizia sicura della ritirata. del grosso dell'esercito sulla destra del Mincio, e contemporaneamente ricevelle un nuovo ordine di, tener fermo a Y.olla. Chiamò a consiglio i genera li suoi dipendenti , e con essi anche il colonnello Carderina capo di stato maggiore del I V
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corpo d'armata, che trovavasi quel mattino a Goilo : queMi sostenne che conveni~•a. tornar subito a Volla e disporvisi a. gagliarda. difesa, ma il generale De Sonnaz, pur riconoscendo la opportu nità del suggerimento, giudicò necessario, a. causa delle con~izioni. dell e sue · truppe, aspeLlare a.Imeno che esse avessero preso cibo .. ~rnngev_an.o intan Lo a Goi Lo iI Re e il generale 13a va. Avea.no d Iv 1sato cl I richiamar le tmppe che investivano Ma.ntora, far massa con 111110 l'esercilo sull e alture di Volla e Cavriana, afforzarvì $i e ing~ggiare nuova battaglia . Ma l'esecuzione di tale disegno era già pregin- · dicata dall'abbandono di Volla: facea d'uopo perciò rioccupare quel luogo importante, e il co,na.ndo supremo prescrisse a. I generale De Sonnaz di partire subito coll a 3° divisione: consideralo però lo_ stato · delle trup_pe, che pa reva non consentire di imprendere subito la mo:;sa, annui al desicl.erio espresso da l comandante del II corpo d'armala, e la partenza. fu così protratta fino alle quattro pomeri diane. ~on pa rve tale differimento dovesse riu scire dannoso, clacchè sapevasi che Volla era tullavia sgombra e nu ll a in quel momento accennava a movimenti cli truppe nemiche in quella direzione. :Jfarcia della 3• diuisione. - All o tre pomeridiane la 3• clivi- · sione venne passa ta in rassegna dal Re: all e quattro mosse vers~ Volta. Era. divisa in due colonne: quella. di sinistra, composta della brigata Savo ia, ·della 2• ba~teria da posiziono e delle sezi,~n i parmense e modenese procedeva per la !'>lrada maestra: quell a d1 destra, formata dalla brigata misla, dalla 1• batteri,, da baLLaglia e da tre sq11aclroni cli Novara cavalleri a percorreva la strad;t A~gelo Cu.stodeBelvedere: il general e De Sonna.z o il generale Bro~lia marcia van~ colla colonna cli sinislrà, il maggior generale Coni.i con qu ella d, destra. Erano le punte d'avanguardia delle due co lonne giunte, verso le sei, a circa millecinqu.ecento passi da Volla, quando furono scoperte truppe nemi che presso gli suocr~h i meri dionali, e sui po,lgi a oriente dell a città. La dilazione della partenza ave_va prodotto i suoi tristi elTetti: le truppe nemiche che vecleans1 presso Volta erano l'a'<:an:;uardia del II corpo d'armala che arrivava in que~ momento e si disponeva a. contendere alla 3" divisione ii possesso d, quel luogo. · . . Disposiz,ioni del mare.sciallo R~detzki pel' le operazw~ii del 26 ., - Ricevuti mpporli della. cavalleria avanzatasi nel maumo del 26
CUSTOZA ,J8118 28 verso Quadern i e le Sei Vie, e avuta così notiz ia della ritirata dei Sardi verso Goito, il maresciallo Radelzky impartì alle nove antimeriane le disposizioni per procedere allo inseg uimento. Ordinò a . a tal uopo: al I co~po d'armata di movere alle undici antimeridiane, e J)er Monzambano e Pozzolengo recarsi a Castiglione delle Stiviere; · al II corpo d'armata di movere appena consumalo il rancio. e rper Valleggio e Volta i·aggiungere Guidizzolo, c0.Ìlegandosi col p,:e·Cedente mediante una forte colonna "vvia.ta sulla strada Cavallara; al I corpo di riserva (brigate Maurer, Haradauer, Arciduca Si. gismonclo) di movere alle due pomeridiane, e per Salionze·e Ponti •recarsi a r ozzolengo e sostenere, quando faccia d'uopo, il I corpo ·d'armata; alla divisione di cavalleria Pri ncipe Taxis e alle batterie cli ri·serva di segni re per Valleggio e Volta il fI corpo d'armata. _li quartier generale doveva lo stesso d.ì trasferirsi a Valleggio . !D t tulle le accennate disposizioni fu data cou tezza al comandante del II,I corpo d'annata, al,quale fu altresi ordinato di compiere l'inve·stiment.o di Peschiera sulle clue rive del Mincio, ed incominciare ·senza ritardo' I.e operazioni d'assedio, chiamando, ove d'uopo, Je. •truppe. lasciate nel Tirolo . I ponti gittati sul l'Adirre presso Ponton furono ripiegati, e gli equ iparrrri al seo-u·110 00 avviati per ValÌerrrrio ~~ ~ . dell'armata d'operazione . Marcia clel II corpo cl' armata: occtipazione di Volta per parte della sua avanguarclici. - Il I corpo d'armala e il I corpo di ri ·serva mossero nelle ore e per le strade indicate. Il II co rpo cWarrnata, la divisione di cavalleria e le batlerie di ri·serva si raccolsero nelle ore antimeridiane nei prati di Pral:iiano: di 'là il n corpo si recò a Valleggio, e vi fece apprestare il rancio. ·S?lo alle qu_allro dopo mezzodì la sua avangua;'dia (brigata Federico L1echtenste,in) pat'lì da Borghetto; l~i seguivano le brigate Kerpan, ; ·Edmondo Schwarzenbèrg e Gyulai: dietro questa s' incamminava . da divisi?ne. cli caval leria e le batterie di riserva. ~rano circa le sei quando le prime trnppe frella brigata Lechtens~èin giungevano dinanzi a Volta: trovato sgombro quel luogo, e visto come grosse truppe nemicl}e vi fossero avviate da st1d il capitano di stato m1ggiore J ohn condusse rapidamente allo ~bocco
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meridionale del villaggio i dne squadroni d'ussari e i due cannoni dell'avanguardia . 11 9° battaglione cacciatori era in quel momento presso Monte Fiorito, il grosso della brigata a Montalto. Il generaleLiechtenstein avviò a passo celere su Volta il battaglione ora detto e mandò ordine alle altre truppe cl i affrettare il passo. E queste furono, man mano che aerivavano, disposte come segue: il 2° battaglione caccia~ori Imperatore océupò Monte Calvario e le case attigue; del 2° battaglione Arciduca Francesco Carlo, quattro compagnie occuparono Santa Maria Maddalena e Bondetto, le allre due· furon tenute in riserva; del 11° battagli one dello stesso reorrimento ç~ dne compagnie furono avviale a Luccone col resto della batteria, le altre quattro trattenute quale riserva pl'esso lo sbocco orientale del villaggio . · Jitta.;co di Volla e cli Luccone. - Mentre il .,grosso della brirrata o Lieclnenstein accorreva a Volla, la 3a diYisione si spiegava e incominciava l'attacco. La brigata mista e1:asi formata .su due linee; la prima di 11.1e baLLaglioni del 116° reggimento fan teria, ~a seconda composta dell'altro ballaglione del 16° e del battaglione parmense: il batlaglione modenese, ridotto omai a piccolo numero d'uomini, rimase a scorta. della 7• balleria da battaglia: alla brigala mista erano indicate come obbiettivo dell'atLacco le alture di San l?elice e di Luccone. Anche la brigata Savoia. spiegos~i su dne li nee, per ;la; il 4° reggimento a est, il .2° a o, est della strada: l'artigl ieria si appostò a sud-est di, Valle Dopo nn vivo cannoneggiàmento di cil'ca mezz'o~·a., le fanterie della 3· divisione mossero all'assalto . Primi il 2° e il 3° battaolione del 116° reggimento fanteria si avviarono su per le pendici d'i Luc, eone e di Sottomonle. Accolti dopo beeve cammino dalla moschetteria e dalla metraglia s'arrestano per poco e qu_asi vacillano, ma l'esempio e la voce degli ufficiali li tien saldi, li rianima, li trascina. Essi riprendono l'avanzata, e rapidi., serrati ra~rriunoono la cima ' . v 1' 1' di Monte Gi7,zolo. Invano il generale Liechtenstein fa avanzare a rincalzo del 9° battaglione cacciatori le quattro co·mpagnie del 11° baLtaglione Arciduca Francesco Carlo e la parte non ancora impegnata del 2° battaglione cacciatori · I mperatore: sono .anch'essi ricacciati; il 2° battaglione del 16°, conqu istata l'altura di San Feli ce, si spinge fino alle prime case di Volta e vi rac1~oglie parecchie diecine di priV
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gionieri; la sini stra e il cen tro del 1° ballaglione s'avanzano fino a Luccone rriil abbandonato dall'arti!:!lieria nemica , la destra procede per Monte Rosa fino alle case ~fari nelli E' Petacch i. Cadono feriti il capitano Maramaldo della Minerva, il luogotenente Ferrari e i sull olenenti Deabbale e Oddone. Anche ai primi assa lti della brigala Savoia arrideva la for tuna: chiu si, silenziosi, incuranti del fuoco viviss imo dei difensori, i suoi battagl ioni s'appressano ai lati sud ed ovest del villaggio. A duecen to passi dalle pri me case i tamburi baLLon la carica, e i battaglioni della prim a linea irrompono ncll'abiLnlo. Comincia ad imbrun ire; dai risvolti delle vie, dai muri che cingon gli orti, dalle finestre pio-re la mnrle sugli assal itori: ma non scema la loro en ergia; avanzano lenti, sì ma avanzano conquistando una casa dopo l'altra . E in quella oscurità , rolla solo dogi: spessi lampi dei fu cili , amici e nemiei non si riconoscono più che dall'accento; la confusione, lo scompiglio, il tu multo regnano dovunque, presso i dil'ensori com e dal lato degli assalitori . Cade mortalmente fer ito il maggiore Regard de Vìl leneuve: il comando del ballaglione è assunto dal capitano De Charbonneau, e anch'egli cade colp ito da parecchi proietti, ecl è già nelle man i degli avvcr;;ari quando a di lui soccorso il sopravviene sollolenenle De Loche con pochi valorosi , e dopo fiera pngna ma nesca lo riconduce fra' suoi. E feriti cadonopure l'aiutante maggioreCath iard, il luoootenente Lions, i solloténenti Combat e \' uagnol. Tutta la parte occ identale del villaggio è in potere della brigala Savoia: ma il castello e la ch iesa di Santa Jl aria. Maddalena, entro i quali si sono asserra I'>0 1iati arossi nuclei di cacciatori del 2° e del 9° batlaglione, non e, cedono, e nella pahe nord-est del villaggio i riparli della brigata Liec h tenslein si rinserrano e s'afforzano nelle case, sbarrano rapidamente le vie. Per isfon dare la pori.il della chiesa c;, i avvia lassù un cannone della 2• balle ria da posizione; ma mentre è in marcia, il capo pezz0 crede ved.ere in quel.la oscurità cavallerii'l nem ica muovere c,rntro di lui : carica a metraglia e spara, e la cavalleria si avventa contro il malcapitato ca nnone: il capo pezzo è ucciso, cinque -cannonieri sono feriti; era un drappello di Novara cavaller ia I E un altro drappello dello stesso reggimento è preso anch'esso per. truppa nemica mentre giunge sull'altura di San Felice, ed è assalito a fuci..lale da alcuni riparti del 10° reggimento fanteria; e quel drappello 1
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volge tosto le groppe e nella sua corsa sbrigli ata urta Còntro la se~onda linea della brigata Savoia t3° battaglione del 1° reggimento fanteri a), stramazza a 'terra e calpesta parecchi uomini , sbalza di sella lo stesso generale Broglia. Cont1·attacco clella br'igatci Kerpan . - Giungevano intanto i primi soccorsi ai difensori: poco dopo le otto sboccava da_Montalto la bri gata Kerpan, o allora il reggimento Kinsky era avvialo verso Luccone,' e il reggimento Szluin sul :'llonte Rosa. Erano 2-i compagnie ,rnstriache conLro otlo sarde: a quell o assalto poderoso male reggono i due battagl ioni del 16° reggimento ; non soccorsi a tempo dai baLLaglioni di seconda linea abbandonano le alture, e scendono a rifascio nel sottosL:rnte piano lasciando nelle mani clell'avversario, il com andante del 2° battaglione e Lren t,1 uomini di truppa. Tacque dopo ciò il comhattimenl.o sui poggi ad ori ente di Volta: l'una parle e l'altra non credè, in quell'oscuri tit, insistere nell'attacco o tentare la controffesa: solo i colp i di facile che si andavano ricambiando le truppe avanzale, attestavano che forze avversarie erano pur sempre la a contatto assai sLreLLo. fntenuzione del combattimento nello interno di Volta . - Cominciava verso le dieci a illanguidir;; i il combattimento anche nell'interno di Volta. Erano bensì giunte là presso le brigate Edmondo Schwarzenberg e Gyulai; ma il generale D'Aspre non credè oppol'tuno il momento per lanciarle nella mischia; si contentò di mandare a soccorso dei combattenLi il solo 1°battaglione Fiirstemvii.rter e tenne il resto in riserva presso lo sbocco nord di Volta. Era a ciò indollo . non so lamente dalla difficolL~t di dirigere il combattimen to in quelle condizioni di tempo e di luogo, ma altresi dalle notizie raccolte nel mezzo dei prigionieri , i quali dicevano essere dinanzi ~ V?lt~ da dodici a diciottomila uomini cd altri ventimila essere a Go1to rns1eme col Re. Laonde il generale d' Aspre non solo si astenne dall'impegnare le due brigate ora dette, ma diè pure faco ltà al comandante delle brigale già impegnate di sgombrare totalmenle Volta quando lo credesse opportuno. Il generale Wimplien però non von~ usare di tal e facoltà, e dispose soltanto che il reggimento Kinsk1 prendesse il posto delle compagnie della brigata Liechtenstein cbe ebbero più Jaraa parte nel combattimento . Alie disposizioni ~ovraccennate il g:nerale d'A.spre aggiunse poi le seguenti: la divisione 1
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di cnvalleria pri1,1cipe Thnrn e la ris·erva di artiglieria ebbero ordine di fermars i presso Petachi: due squadroni farono· avviati alle scoperte verso Goilo lungo le due rive del Mincio; la brigala Perin ehbe ordin e di formasi a Borghello e a Valleggio. Intorno allo stalo delle cose e alle di..;posizioni date informò il maresciallo poco prima dell'una antimeridiana. Anche dalla patt e dei Sardi intenompevnsi il combatl.imenlo. r battaglioni del I G0 reggimento fanler ia erano slati ricacciali da Lnccone; gli sforzi ripetuti della brigata Sarnia non riusciYano a domare la Lenace resistenza dell'a.vverso rio nell 'interno cl i Vo·ll a. Era d'uopo di soccorsi e il generale De Sonn~z ne fece ri chiesta al or,enera le Bava . Il quale diè gli ordini, alle undici pomeridiane, affinché il ,11°reggimentofanteri a marciasse alpiù prc~lo su Volla, e all e due antimeridiane $Ì avviassero verso lo si.esso I U(WO la brirrnta Recrina b o o colla 6• batteria da baLLaglia e la brigala di carnlleria Gazzelli composta dei reggimenti Savoia e Genova. Ma , non si sa per qual motivo, il 117° reggimento non mosse che assai tardi, dopo che ern r,ià, partila la brigala Regina: per la qual cosa, il generale De S0n1~az non vedendo gi ungere i ch iesti soccorsi ordinò verso le due antimeridi ane di interrompere il combattimenl o: la brigata Savoia si raccolse a piè dell'allura, e solo pochi drappell i restarono pel' tu I.lo il rimanente della noue nelle case conquistate . Attacco della b1.,igata llegina. - Alle qual.Lro del mal.lino arri varono finalmente gli aspettati soccorsi. Le ortiglierie della 3• di visione ricominciarono il fuoco, e ad esse si uni la 6• lwtteria da · bauaglia: Ja brigata Regina si spiegò su 1111a so la linea, il 9° reggimenlo a est, e il ·10° a 01•est della st.radà; quello diretto su San F~lice e Luccone. questo su Santa ~faria Maddnlena. e sul Castello: sulla destra dell a brigata Regina si disposero, pronti ti concorrere all'auacccr; il 11° battaglione del ·l 6° reggimento fanteria e il bauaglione parmense: restarono in riserva la brigata Savoia e i baua_glioni 2° e 3° del Hì 0 , truppe già scosse e non atte. a pres tar valido aiuto . La pl'ima linea mosse poco prima delle cinque all'assalto: procedeva lenta ma risol uta e ordinata, e il fuoco ad ogni momento pitt vivo e i cenni di contrassalto del 9° baLLaglionc cacciai.ori e del reggim ento Arciduca Francesco Carlo non valsero a trattenerla . Ca-
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dono feri ti, tlurante la salita, i luogoten enti Cordigli a e Delita la cl.e! . 10° reggimento, il maggiore Pacchiolli , il capitano Anwld i e il luogotenente Bpsatra del 9°, ma la brigata Regina non retrocede nè s'arresta. Rolo nel por piede snll'alturadi San Feli ce il 9° reggimento fanleria halluto con tiri efficacissimi da una balleria appostata presso Luccone, si ferma per poco e quasi vacilla: ma giunge di galoppo il maggior generale Trotti, fa battere la carica, e il reggimento si avventa con nuova lena all'assallo: la sua sinistra conquisi.a i\Jonte Gizzolo, si avanza fino alle prime case di YolLa, ne caccia i difensori; la destra si inoltra fino a Luc;cone : e inLanto anche il ,1° battaglione del ,16° e il bai.I.agiione parmense s' impadroniscono di Souomon te. il I 0°reggiment.o giunge al margine sud ovest di Volta e ripiglia quella lolla minula, sparpagl iata, ma fiera , che era stata a così a lungo sostenuta ·dalla brigata di Savoia. Contrattacco atMtl'iaco . - Era d'uopo di pronti soccorsi agli assalitori per compiere e assicurare quel primo successo: mancarono i soccorsi e s'avanzava alla ri~cossa l'intera. divisione SchaaJgotsche. Sono in quel momento già impegnati nell'interno di Volla la maggior part.e della brigata Liechtenstein e il reggimento Kinski della brigata Kerpan: muovono ora al contrass~ llo alcuni riparti del 9° cacciatori e del reggimen lo Arciduca Francesco Carlo diretti verso ~Ionie Gizzolo, la brigata Edmondo Schwarzemberg verso Luccone, e la briga la Gyulai verso SotLomonte e Monte Rosa. li colonnello Cauda coi due bauaglioni dell 'ala destra ( 11°del 16° reggimento e battaglione parmense) al.tende di piè fermo quell'urto poderoso: minacciato sul .fia nco destro dal reggimento Szl uin che procede per Monte R.osa, manda verso quel luogo una compagnia del 16°: ma questa già quasi accerchiata e sopraffatta si ritrae a sbaraglio. Mi nacciato sul fianco , premuto di fronte il detto colonnello abbandona le alture, e i suoi battaglioni corrono a ri ordinarsi dietro gli altri due del ·16° ch'eran rimasti nel piano : uòa carica tentata da uno ·squadrone ussari sboccalo da Sottomonte è rintuzzaua mercè il contegno calmo e risoluto di duecento valoro&i che si strinsero atlorno al loro colonnello. La ritirata dell'ala destra scopre il fianco del 9° reggimento fanteria. Anch'esso è costretto a r itirarsi : si arresta e si riordina sull'nl Lura di San Felice e col soccorso della 711 batteria da ballaglia con3-
ANNO XXXI, VOL. 11.
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dotta lassù dopo l'esito fortunato del primo assalto tenta di rintuzzare gli assai.i tori. Ma unamassa poderosa di artiglieria nemica viene ad appostarsi presso Liw;one: la brigata Gyulai s'avanzada Sottomonte, tre battaglioni della brigata Schwarzenberg ~boccano da Luccone, il battaglione Hangwitz della stessa brigata s'unisce ai riparti del 9° cacciatori e del reggimento Arciduca Francesco Carlo e procede cWl essi verso San Felice. t Vano é resistere: lo tenta il 9° reggimento, ma senza frutto; sopraffatto, incalzato abbandona l'altura e corre a rifascio giù verso il piano. Ritirata d(,'1: Sardi - Non c'erano più truppe alle a valida riscossa: la destra era ricacciata, la sinistra impotente di fronte alla tenace resistenza opposta dall'avversario nello interno di Volta. Era forza piegare il capo e desistere dall'impresa. Il generale De Sonnaz richiamò il 10° reggimento fanter ia e i riparti della brigata Savoia che ancor combattevano nella parte sud occidental<:: di Volta, e ordinò a tutte le truppe di avviarsi su Goito . Mentre queste riordinatesi alla meglio si ponevano in marcia giunsero il 17° reggimen~o fanteria e la brigata di cavalleria Gazzelli : soccorso opportuno in quella ritirata iniziata sotto il cannone nemico e dopo p/JCO molestata dalla cavalleria . .Marciavano i Sardi per iscaglioni di battaglione formati in colonna a mezza distanza, coll'artiglieria riparti ta per sezioni negli intervalli; due squadroni di ussari Reuss sboccati da Sotlomonte si avviarono contro il centro, la divisione di cavalleria (3 squadroni di ulani Imperatore, tre squadroni di dragoni di Baviera con quattro cannoni) procedendo per Casa Pasini e Casella mosse contro la destra. Giunti presso il Belvedere, gii Ulani ch'erano alla testa, lanciaronsi alla carica; ma contrassaltati dal reggimento Genova r.avalleria furono sbaragliati e respintj. Andarono a rannodarsi dietro· i dragoni di Baviera, e anche questi mossero alla loro volta all'assalto, ma senza frutto; alcuni squadroni di Savoia li ricacciarono con gravi perdite. Intanto il generale De Sonnaz aveva fatto sostare le truppe nella linea Cerlungo- Angelo Custode-Cui del Diavolo. Contro i quadrali dell'ala destra (116° e 17° reggimento di fanteria) s'avventò allora con assalti success'l'vi di squadroni la divisione di cavalleria Thurn; ma gli squadroni furono sempre respinti dai fuoco di fucileria, dalla mitraglia e dai contrassalti dei reggimenti Savoia e Ge-
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nova cavalleria. Alle dieci antimeridiane la cavalleria austriaca. ritraevasi a Sottomonte: il dramma di Cusl.oza era finito. La sera del 27 luglio l'esercito sardo avviavasi verso l'Oglio; la mattina del 3·1 era schierato sulla destra dell'Adda tra Lodi e il Po.: di là il grosso ritraevasi su Milano , la parte minore su Piacenza. Combatteasi a Mi lano l'ultima battaglia il 4 agosto: il cinque era conchiusa u,na tregua e l'esercito sardo ripassava il Ticino.
VI. Blassuntò: consitlerazioni: cont>lusione.
Ho compiuta la mia parte di narratore: intento sovratutto alla schietta riproduzione dei fatti, mi sono studiato di reprimere i sentimenti che il ricordo di quei giorn i di sventure e di glorie suscitava spesso multiformi e tumultuosi nel mio animo di soldato. E non me ne pento: avrei creduto venir meno a quell'affetto rispettoso cui ha diritto la glorioja generazione del 1848 se nel racconto delle sue gesta avessi frammischiato l'espressione de' miei sentimenti . .Ma un'altra parte, e questa nè facile nè gradi ta, eppure necessaria, mi resta a compiere; quella di giudice. Ora la critica delle operazioni dal punlo di vista dell'.arte della guerra fu già fatta da parecchi autorevolissimi scrittori, ed io non avrei_perciò che a rip,:odurre e sottoporre a nuovo esame le loro osservazioni. Siccome però ne verrebbe aumentata oltre il giusto la mole del present.e scritto, così io · mi contenterò di accennare le p1·incipali di dette osservazioni e indicare alftrne questioni, alla cui soluzione gioveranno forse i fatti. nanati. 1.• Elementi estranei alla situazioné militare eserci tano un potente influsso sulle risoluzioni del comando supremo dell'esercito sardo. Esso giudica insufficienti le proprie forze per attaccare il grosso dell'esercito austriaco raccolto attorno a Verona, ma per. metter fine agli alti clamori della stampa che lo accusa di colpevole e meditata inazione, risolve di procedere allo investimento di Man1
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~ova . . E ciò ~on può farsi che dividendo l'esercito in due parli: l'una rncan cata d1..effeuual'e l'investimento, l'altra di proteggerlo. l\fan lova però non è l'obb iet.tivo principale; tutto .dipende dall'esito di u~~ grande battaglia col grosso dell'esercilo austriaco, a cui !a div1s1one delle forze àvversarie servirà di l'i chiamo per i'rrompere a· massa da Verona o da Legnago . La dislocazione 4ell'esercito sardo nel 22 luglio vale a chiarire se e fino a qual punto il comando supremo abb ia provvisto alfa eventu~lità più che probabile di tale battaglia. Converrà a tal uopo esammare: a) ·se tale di slocazione, considerata in ràpporto colle possibili mosse dell'avversario, conserila di impegnare la battaofia in buone0 condizioni; b) se furono date le necessarie disposizioni per attenuare in qualche parte i vizi di tale dislocazione; tali disposizioni riouardano spcc_iatme~te i~ servi_zio d'infc~r_maz1oni, l'a/Torzam cnto d; ll e posi~iom, le d1rett1ve dei comandi ID sottordine, le comunicazioni fra i vari comandi; e) quale altra dislocazione corrisponderebbe meoJio alle esi0 genze della situazione. ~, ~ Il ~ornando supremo del!' esercito austriaco ha notizie esatte e sm1re intorno alla dislocazione delle truppe sarde, e risolve di movere alle offese. Quale sarà. la direzione più opportuna dell'attacco? Da quali ~on dizioni dipenderà la riuscita? Come fu preparato? Come ~seguilo? - L'urto è di retto contro la parte mediana d~!la. lunga li~~a tenuta d~i ~ardi,. perchè operazione più pronta, p1u_ sicura _e_ p1u feconda d1 nsultaLI : l'attacco risponde alle necessair1e condizioni di forza, di segretezza e di rapidità, e di sicurezza. Penetrato a guis~ di cuneo fra le ali d_e!Fesercito sardo il grosso delle forze austriache, accampa la sera del 23 Juo!io fra Peschiera 0 e Villafranca e locca il Mincio presso Salionze. 3.° Ciò che avviene nel giorno .23 luglio dalla parte dei Sardi è conseguenza inevitabile di disposizioni mal date o non date. Insufficiente è il servizio d'informazioni; abbandonati a se stessi i nuclei >' di truppe destinali alla cl i fdsa delle posizioni di Sommac;mpagna, Madonna del à'Ionte, S?na, Santa Giustina, sono assaliti repentinamente e sono sopraffatti e costretti a ritirarsi. Il problema della si-
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3ì tuazione non si presenta tuttavia chial'o e completo al comal)do supremo. Esso è a .\la!'mirolo, ode lontano il cannone tuonare fin dal matLino verso Sommacampagna; ma Cl'ede non aver dati sufficienti per giudicare della gravitàdell 'attacco tentato dagli Au~lriaci: aspetta ancora, e verso mezzogiorno clà gli ordini per il concentramento di -circa ventimi la uomini presso Villafr:inca.- Ma, che fare con queste truppe? Non lo sa ancora; prima di risolversi aspetta notizie intorno a ciò che è accaduto a nord cli Sommacampagna e sn lla destm del l\fincio, aspella il generale Bava che trovasi a Goito; e intanto passa il rimanente del di, passa la notte, e il mattino del 24 luolio l'eser" cito sardo è sempre diviso in Ire grossi nuclei preS$0 Villafranca, presso .\'Jan tova, presso Pesch iera, mentre l'avversari o raccolto in massa occupa le altu1,e di Olio$i. - Questo è ciò che fu fallo: poteva farsi qualche cosa di piu.? ll comando supt'emo voleva anzitu'tto .avere un concetto chiaro e compiuto della ·situazione: fece quanto era possibi le per procacciarsi tali notizie? La ritirata delle truppe da Sommacampagna , conosciuta fi n dh mezzodì al quanier gen erale principale, era indizio di un poderoso attacco da parte dell'a\'Yersa,,io, era il prin<;,ipio di una nuova situazione. Si possono forse considerare come sufficienti le disposizioni date all'uopo dal comando -supremo? 4,. 0 Il maresciallo Radetz ky ha conseguito ciò che voleva: la, separazione dell'esercito sardo è stata iniziata ed avviata mercè i combattimenti del 23 luglio: fa d'uopo compierla, renderla irrimediabile, e ciò il più preslo poss ibile, prima cioè che le due ali, divise il 23, possano ricongiungersi dietro il }Iincio: quindi passare tosto il Mi ncio, frapporsi alle due ali dell'esercito sardo. Tale è il divisamento del maresciallo, e risponde alla ipotesi che i Sar'di sorpresi, battuti in parte e di\•isi il 23, cerchino prima di tutto di riunirsi e far massa sulla destra del Ìl'l incio . E codeslél ipotesi gli .pare sola plausibile, Lalchè egli riuu ozi a a valersi della numerosa ed ecr.ellente sna cavalleria per vedere ciò che avviene nel piano verso Yillafranca: ·si contenta cli lasciare paite delle forze a guardia dei fianc hi sui coll i di Valleggio e Sommacampagna e dinanzi a Pesch ie1:a e dispone per 1a continuazione della offensiva oltre Mincio. Gli avvenimenti del giorno 24, dimostrano la fallacia de' suoi apprezzamen ti: egli passa -Oi viva forza il )J incio, ma non gli vien fallo di impedire ali' ala Cl.: :STOZA
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s(nistr~ dei Sardi ~i ripi~garsi verso la destra: di guisa che quando si fos~e.avverala I ipotesi da esso maresciallo considerala come sola plausibile, avre~lbe dovuto !ollare nei giorni seguenti non già contro una parte, ma sibbene contro l'intero esercito avversario. . 5. Il .mod? con cui il c~mando supremo dell'esercito sardo giudica la si tu_azione nel mattmo del .24 e i provvedimenti presi in corrs~g_ue~z~ d1 tale apprezzamento, porgono al maresciallo l'opportun1!a ?1 riparare al proprio errore. Nel mattino del 24. sono conosc111t1 presso il quartier generale sardo gli avvenimenti del aiorno pre~edente,. si co_noscon.o le disposizioni date da l generale Ba:a pei> la d1fes,~ c!e1 passi del Mincio: ma l'investimento di Mantova pesa come un. mcubo sulla situazione: si prescrive al comandante delle , t~~ppe di ~tar pro~to a toglierlo appena ne riceve l'ordine, ma J'ordrne ~on s1 crede ancora necessario di darlo. E intanto a Villafranca non s1 pu~ stare inoperosi·, il tempo stringe, la situazione si fa d~ momento lll momento più grave: che fare? Cl comando supremo, chenon ha fatto nulla o quasi, per conoscere le forze e la dislocazione dell:avversario, crede che nello spazio di ventiquattr'ore esso non abbia potuto ancora riordinarsi, riposare e porsi in grado di atTrontare nuova battaglia: spera di sorprendere e battere una arossa parte dell_e _sue forze, spera che il generale De Sonnaz, di cui ion si hann~ no.t1z'.e_e~at!e, e a ,cu~ nòn so~o s·tati mandati ordini, collC'.orra di propna m1z1at1va ali az,one. Risolve perciò di movere offensivamente contro le posizioni di Custoza e Sommacampagna: e gli arride la fort~na; se non che esso crede di urtare contro il grosso delle forze nem'.che, e non trova che una brigata; la ricaccia~ la disperde, e persiste nella fatale credenza. · 0 6: La risoluzione della crisi dipende ora dal modo con cui Je due· parti apprezzano i risultati del coinbattimento di Staffalo-Somma?ampa.gna. La vittoria è per il comando supremo dell'esercito sard0< 1~c.entivo a persistere nella offensiva e conseguentemente nella divisione. delle forze; la sconfitla della brigata Simbschen induce il: mares~iallo Ra?etzk~ a volgere la massa delle proprie forze contro la fraz10ne dell esercito avversario che ha conquistato le alture di· Sommacampa~n~ ,e Custoza. prontezza del concepimento risponde la rap1d1ta della esecuzione: richiamate sulla sinistra le truppe ch'eran già passate sulla destra del Mincio, schierala l'ar0
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CUSTOZA
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mata sulla linea Sona-S. Rocco di Palazzolo-Valleggio, affronta nel mattino del 25 luglio l'avversario di gran lunga inferiore di · forze, senza appoggi d'ala, senza punti di ritirata sicuri . 7. 0 L'esito non poteva esser dubbio: ma la tenace e gloriosa resistenza di quattro brigate sarde non consente alle soverchianti forze austriache di trarre tutti i frutti dalla vittoria. Fiacco è l'inseguimento tentato dalla cavalleria nella sera del 25 e nel mattino del 26: i vinti sfilano dinanzi all'avversario raccolto a massa fra Custoza e Valleggio, e incolumi raggiungono a Goito la destra del Mincio prima che l'avversario n'abbia ricominciato il passaggio a Valleggio e a Monzambano. E tuttavia la partita non pare ancora al comando supremo dell'esercito sardo irreparabilmente perduta: esso vuole far massa sulle alture di Volta e Cavriana, e impegnare nuova battaglia con tutte le forze riunite. Ma l'attuazione di tale disegno è pregiudi1pta dall'abbandono di Volta e dalla ritardata partenza delle truppe cui era commesso di rioccuparla . Pe,· compiere poi la vittoria di Custoza il maresciallo Radet~sky ha avvialo il grosso dell'armata su Volta e Castiglione delle Stiviere per gittarsi sulla linea di ritirata dell'esercito sardo: ai Sardi non resta perciò nè tempo, nè modo di effettuare la riunione delle forze:)nvece di una grande fiattaglia avviene un combattimento . Lra una frazione del!' esercito sardo e il Il corpo d'armata austriaco: Volta resta in potere degl i Austriaci e la loro destra raggiunge Castiglione delle Stivi ere; ma l'esercito sardo si ripiega sull'Oglio e riacquista le sue linee di ritirata. Fu dello e ripetuto le tanle volte che la vittoria appartiene a quello dei due avversari che ha commesso errori in minor numero o meno gravi. A questa formola di carattere meramente negativo altri so.stituì la seguente: l'arte è causa e strumento prinèipale di vittoria: il valore e la costanza delle truppe soggiacciono il più delle volte all'arte più vigorosa degli avvei:sari. lo mi terrò abbastanza ricompensato della fatica durata nella compilazione del presente scri!to se qualcuno dei lettori sarà indotto da esso ad indagare in che consista il vigore dell'arte, quali ne siano le cause, quali condizioni ne,• agevolino e quali ne contrariino lo sviluppo. V
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SEVERINO ZANELLI
Tenente çolonnello di fante1··1:a.
L'AUTIG LIERIA A CAVALLO IN ITALIA
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L'ARTIGLIERIA A CAVALLO IN ITALIA"
Se non è gran tempo che da noi, come presso altri esercili, l'utili tà dell'artiglieria a cavallo era da taluni contestata, l'esperienza delle ultime guerre combattutesi in Europa ha in modo irrefutabile dimos~rat.o che solo. le bat~erie a cavallo sòno in grado di seguire le divi sioni di cavalleria nelle loro lunghe e veloci marcie, di appoggiarne efficacemente l'azione allorchè esse vengono lanciate sul d(lvanti delle armate pel servizio di avanswperta, o sono tenute sui fianchi durante la battaglia per proteggere i propri e minacciare quelli del nemico . La benevola accoglienza di cui forono fatte segno le 4 batterie,che ·per effeuo d131la legge 29 gingno "882, vennero costi lui te, ha eh iaramente provato quanto generale fosse il desiderio di veder colmata questa; che ern una vera Jacnna, nel nostro ordinamento militare. Aciascuna delle 4 batterie, formanti 2 brigale, venne alla loro formazione assegnata una forza di 80 cavalli e 450 uomini, provenienli qu esti dalla cava\letia~ ed ai quali, nel passaggio, venne ridotta la ferma a soli 3 anni. Le due brigate furono assegnate all'8° reggimento d'artiglieria in Verona, dove rimasero riunite fino all'ottobre dell'anno spirato,alla qi.ia)e epoca la 2° brigata, dopo aver preso parte al campo di cavalleria ed alle grand i manovre, fu distaccala a. Milano, rimanendo pur ... sempre sollo la dipendenza del comandante 1'8° reggimento. Se per molteplici ragioni questa specialita dell'arma non potè averè, fin dall'epoca della sua ricofnparsa, quello sviluppo che sa-
rebbe stato desiderabile, tulto induce a sperare che in un tempo non lontano le verrà da.Lo quell'assetto sLabil!l e defìni Livo che i pi~ razionali principii di organica · mi litare consigliano, e che varrà a toglierla da quello stato d'incertezza in cui al presente essa ~nttua, quasi come .non ancora ben sicura dell'avvenire. Nella speranza quindi che essa possa fra nun molto venir riaccomodata, non semprami del tutto inopportuno sottoporre all'esame e discusgione del pubblico militare alcune idee che furono originate dalla -osservazi one di quanto si pratica presso le altre nazioni, da discorsi tenuti c01i autorevolissi me persone, che nel l'fl,;ercil.o godono giustamente la più meritata ripulazione; idee infine che sono anche un po' il frutto dell'esper ienza . OrdinamMito.-Quat!.ro bauerie a cavallo bastano pel nostro eser·C,ilo~ - È questa la prima questione che s·atraccia; etl a cui, se non altro, almeno· teoricamente, fu già data favorevole soluzione. Infatti nel progetto di legge prysentato alla Camera dei Depulal,i dal ministro Ferrero nel 11884, alla proposta di aumentare di 26 i.l numero delle batterie da campagna, andava uni la quella di formare una terza brigata di 2 nuove batterie a caval lo. Come è noto quel progetto fu poscia ritiralo_;ma se è leci Lo supporre che qualora fosse :yenuto in discussione, nei due r-àrni del Parlarµento, avrebbe potuto essere modificato in alcuna sua parte, con si curo fondamenlo puossi ritenere che la formazione di questa 3· brigata di bauerie a cavallo, sarebbe stata universalmente acceLLaLa, perocchè la necessilà di · questo aumento fosse nella convenzione di tutti. E valga il vero. Negl i S t1idù e proposte per l'orclinamenlo _del~ l'arnia di arti9~ierici pubi)licati in Roma nel 11884 dal tenente ge·nerale MatLei, presidente çlel Comilato q'artiglieria e geni.o, era appoggiala favoreyolmente la aç,cennata proposta del Ministero, e si faceva notare come questa 3a brigata fosse appena sullìciente per mettere l'artiglieria, a .cavallo in corrispondenza col numero delle ·divisioni di can\lle1:ia che si sareb~~ro potuto costituire pel caso di guerra. Se un ~enso di rignardoso riserbo non me ne trattenesse, ben mi tornerebbe facile riportare qui discorsi e brani di lettere private di molti uflìciali dell 'arma e ,di non pochi altri che coprono ~e più eminenti cariche della gerarchia militaré, dalle quali appa,rirebbe come general_e sia questo ~ iderio di veder presto aumen-
L'ABTlGLIERIA A CA VALLO
tato il numero delle batterie a cavallo, portandolo secondo taluni ad una cifra prossima al venti. Ma valgano per tutti le parole che, nella tornata parlamentare del 30 giugno 11884,venivano pronunziate dall'autorità d~lla Camera, senza forse, la più spiccata e competente n~lla ~ateria, cioè dall'attuale. ministro della guerra generale R1cott1. « Per quanto riguarda le batterie a cavallo la deficienza nostra è « certamente assai sensibile, e ta le da richiamare l'attenìione del « Governo e della Camera. « Le ba,tterie a cavallo sono particolarmenle addette al servizio « della cavalleria, e benchè io non sia mai stato favorevole alla for« mazione di tali batterie nel nostro esercito, perchè credo che anche « le batterie di battaglia, opportunamente formate, possano benissimo « servire a sostegno della cavalleria, dal momento che le batterie à « cavallo furono ammesse anclie nel nostro esercito, ritengo che le « quattro ora esistenti, non sieno sufficienti e conven aa aumentarle «P?rtandole a sei, o meglio ad otto, per stabilire una ;~iglior propor~ « z1one collh. cavalleria, nella qual proporzione noi siamo notevol<< mente inferiori non soltanto alla Germania ed alla Francia, ma « anche all'Austria che è la meno ricca di artialieria ». · Di fronte a queste parole pronunciate dalf attuale' ministro della guerra generale Ricotti, di fronte a pareri così espliciti ed autorevoli ogni discussione sulia opportuni là o meno di aumentare il numer~ delle batterie a cavallo tornerebbe inutile affatto. A semplice titolo d'informazione quindi ricorderemo che la Prussia ha: Reggimenti di cavdlleria N. 73 Batterie da campagna )) 2.29 Batterie a cavallo )) 38 La Baviera: ,o Reggimenti di cavalleria )) Batterie da campagna . )) 32 Batterie a cavallo i. 6 La Sassonia: )) Reggimenti di cavalleria 6 Batterie da campagna . )) 18 Batterie a cavallo )) 2
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Complessivamente quindi la Germania, il Wurlemberg com-· preso, ha: . Reggimen ti di cavalleria . N. 93 » 34,1 Ballerie da campagna )) .i-6 ,. Batterie a cavallo . La Francia ha: ' )) Reggimenti di cavalleria 77 )) 380 ·Batterie da campagna . )) Batterie a cavallo . 57 L'Inghilterra nell'esercito regolare ha: )) 3,t Reggimenti di cavaller:ia . )) Batterie da campagna . · 80 20, )) Batterie a cavallo . La Russia nell'esercito regolare d'Europa conta: )) Reggimenti di cavalleria 87 .288 : » Batterie da campagna . . )) Batteria a cavallo . 41 L'Austria conta: Reggimenti di cavalleria » H· )) 18 1 · Batt~rie da campagna . )) ,J&. Batterie a cavallo . L'Italia infine ha: Reggimenti di cavalleria )) 22 ' Batterie da campagna . » ·120 )) 4 Batterie a cavallo . 1
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Riferendo il numero delle batterie a cavallo a quello delle batterie· da campagna, noi lroviamo che quelle stanno a queste: in ragione del ,i 3 ¼ in Francia in Inghilterra in Russia. in Austria in Italia .,
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e riferendo il numero delle batterie a cavallo al numero dei reggt'"menti di cavalleria, si frova che 'esse stanno:
L'ARTIG LIER IA A CAVALLO
in Germania . in ragione ~lei 50 ¼ in Francia » » 74 °/ 0 in Inghilterra » » 64 °,·0 in Russia. » » 4.7 °lo in Austria » » 39 °/ 0 in Italia . » }\ ,17 °1 0 Queste cifre e queste proporzioni parlano cosi chiaro da dispensarci dal farvi sop,ra alcun commento! · Ma se qu esta disproporzi one è già notabil e di per sè, essa, lasciando le cose come stanno oggidì, si farit maggiore se, come è probabile e desiderabile, si addiverrà invece presto ad un aumento della ca,valleria_e dell'nrliglieria da campagna. Nè vuolsi tacere che presso gli iiltri eserciti, come il germani co, ' il francese, il russo, le batterie a cavallo concorrono altresi alla for mazione dei gruppi di artiglieria assegnati ai corpi d'armata_ per raggiungere determinali scopi tattici, pei qua li si richi ede nell'artiglieria una straordin.a ria celerità di mosse, ed ùna prontezza tutta speciale nel combattere. Il generale Hob.enl ohe in quell e sue lellero sull'artiglieria che han levato tanto rnmore nel campo mil itare, scrive che « l' ideale sarebbe se Lulla l'artiglie1:ia di corpo fosse artiglieriaaca vallo »('I ); e propone che ad ogn i corpo d'armala vengano assegnati :3 reggimenti d':11'Liglieria, cioè 2 da campagna a 2 hrigate di ;:J batterie, ed 11 di artigliel'ia a cavall o a 3 brigate di? batterie (2). Qnaloraanche noi volessimo seguire un lale ideale, calcolando m1a sola brigata a cavallo di 4- batterie per le truppe suppletiv~, ne dovremmo avere 48, più 6 per le di visioni di cavalleriri; in totale (H batterie a cavallo. Se per ora noi dobbiamo essere ben lun .,gi dal poter vaO'heaO'ia1'é l') un tale impiego delle batterie a cavallo nei corpi d'armala, perchè non lo consentono le presenti condizioni .finanziarie, le quali pur troppo hanno tanta influenza sul nostro ordinamento mi litare, non dobbiamo però nasconderci che la coesione di un esereito dipende molto dalla armonia dei suoi vari elementi, dalla razional e e ben ponderala correlazion e fra le varie armi e loro rispettive special ità. l;)l;)
(lJ Das I dcat wiire, wenn ilie ganze Kol'pS-.!rtiUerie ans Jleitender ,H'tiìlerie be1ta.nde. Lettera l.50, pag. 208. (:!) Lcttero cilatc, 1>ag. 'H5, lettera i76 •
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E quindi, come fu savia determinazione quella di formare le bri · gate a cavallo di due sole batterie, per assegnarne una a ciascuna delle due divisioni di cava lleria, che si formerebbero in caso di guèrra, quand'anche non si costituisse presso di noi una 3• divisione di cavalleria; sarebbe pur sempre bene avere almeno 6 batterie a cavallo pe_r rinforzare quella delle due divisioni che constasse di 3 brigate, e per tenere in serbo , a dispos izione del coman dante di una delle division i stesse, una batteria; od impiegando tntla la brigata come artiglieria di quel corpo d'armata ché avesse una. qualche speciale missione. Osservano taluni che un pae:.e non abbondantemente provvisLO· di Htiglieria montata, commetterebbe errore nell'aumentare il numero delle batteri e a cavallo, a preferenza di quelle di battaglia. A . qt1esto parere ne contrapponiamo un altro , lasciando a chi \ettO'e n~ il ponderarli entrambi e r isolvere la questione, disposti ad ammettere che in favore dell'una e dell'altra tesi si possono produrre molti validi argomenti. In un paese come il nostro, dove appunto scarseggia l'artiglieria da campagna, do ve ad ogni piè sospinto s'incontrano fossi, piccoli ostacoli che possono ritardare il suo avanzare, dove appu nto per causa delle diffico ltà del Lerreno non è fo rse tanto· indicato come in altri paesi il tenere l'artiglieria divisionale molto innanzi nelle colonne di marcia, non è egli miglior parti lo aYere buon numero di bat.Lerie acaYallo, mobilissime, le quali, superando con facilik't e senza perdita di tempo, ogni accidenta lità del terreno, quasi mollipli candosi, possano accorrere con prontezza ove maggiormente urge il bisogno, a sostegM delle truppe avanzate, e Lrasferirsi colla massima celerità da un punto all'altro della linea di bauaglia, non rimanendo mai inoperose per causa delle difficollà del terreno? E eh i meglio del!' artiglieri a a ca vallo si presta nella difensiva per portare rapidamente su di un determinalo punto un considerevole numero di bocche a fuoco per opporsi ardi attacchi improvvisi dell'assalitore? Qual è lo scopo per cui si ~ssegnano i bersaglieri alle truppe suppl etive? Non è forse quello di aver pronte alta mano truppe leggiere, più delle altre spigliate e celeri nell e mosse, da poter lanciare rapidamente sul punLo più importante o più pericoloso della linea di battaglia? A chi esamina l' ordine di batlagl ia del!' esercit(I tedesco durante-
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da guerra del 11870-71!, apparirà quali e quanti servigi abb!a. ~os~ :J'artiglieria a cavallo, ,non solo quando era asse~nat_a alle dms1on1 ,,di cavalleria. ma, fors e ben J:Ìù, quando venne 1mp1egata come artio-lieria di c~rpo. Tanto che puossi ben affermare che non vi fu in q~ella campagna combattimento a cui I' ar~iglieria a ca:allo non :;abbia brillantemen te preso parte, come lo dimostra pure 11 nu~ero ·stragrande di munizioni consumate da essa in pùagone dell' artiglieria da campagna. . . .. . Il principe ·Kraft Hohenlohe nella 6• delle sue lettere g1a c1t~te, sopra l'artiglieria, narra èome iIco lonnello von Dresky dopo 2,1_ eh do- , :·metri cli marcia, il giorno 6 agosto quando già le sue truppe s1 erano accantonate in Ottweiler ricevette, alle ore 3, ordine di portarsi celeremente su Saarbruken distante 4. miglia e mezzo (circa 34 chilometri) (1 ). Alle 3 1)2 tutla la sua artiglieria si pose in moto; la hrio-ata d'arti"lieria a cavallo impiegò 3 sole ore a percorrere tulla la l'> .strada in regione montuosa, lanlo che alle 6 1/ 2 Dresky pote annunziare al generale Alvensleben la sua comparsa sul campo di bat·,taglia; le batterie di campagna non arriv~rono che un'ora e mezzo dopo. . · II 16 agosto Ferner partito dal bi va eco presso Pagny men tre per· corrr. la valle della Mosa, riceve 0rdine di accorrere con tutte le .sue forze sul campo di battaglia. Per stradicciMle strette e sassose movendosi con somma difficoltà attraverso i monti, la brigata a ca·vallo percorre in 3 / 4 d'ora la distanza cli miglia 11 i ~2 (ch!l_omeL:i 1,1 circa); l'artiglieria da campagna arriva invece 8/ ~ d ora_pm Lardt. A proposito poi della battaglia di Beaume le Roland_e scr_ive « l'ar,.tiglieria a cavallo in que~to giorno percorse fino al sito di combat"timenlo 7 miglia tadesche (52 chilometri circa). Ago-iunge infine: « io posso raccontar~ della baLtaglia di Sedan nella l')quale l'artiglieria. a cavallo della Guardia, sebbene rice,:esse ordine di accorrere sul campo di battaglia un'ora dopo della bngata ,d'artiglieria da campagna del corpo, mosse così veloce che arrivò in posizione contemporaneamente a quest'u lti1~a ». . « Le faticose marcie (die colossalen 1lfarschlei.stim,qen)che ballene ,a cavallo isolate, o brigate intere di batterie compirono in unione a 1')
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Il miglio tedesco equivale a 7408 metri; quello del Reno a metri 7532.
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brigate e divisioni di cavalleria, sarebbero state impossibili per batterie da campagna». Nfll suo pregevolissimo studio sui progressi dell'artiglieria qa campo prussiana del "8'15 al 1870, il l\foller (1) dopo di aver narrate le vivissime discussioni impegnatesi, in varie epoche, relativamente alle batterie a cavallo, termina dicendo che nella guerra del ,J870-71 si ebbe parecchie volte campo di notare che l'artiglieria a cavallo, quando si trattava cli mediocri distanze ~uadagnava da un quarto a mezz'ora sull'artiglieria montata, e se il tratto a percorrersi era di parecchie miglia essa guadagnava un'ora e più. Giova poi anche notare che se le considerazioni del teneno hanno molto valore nelle disposizioni tattiche, esse non contano gran fatto nello stabilire le leggi organiche. Un esercito non pnò essere creato ed ordinato per agire solamente su un dato terreno, giacchè l!l, scelta della località in cui dovremo guerreggiare non sta a nostra scelta, ma deve e:;sere organizzato in modo da cprrispondere a tutte le esigenze 1 della strategia . Teniamo quindi per indiscutibilmente dimostrata la necessità di aumentare l'attuale numero di batterie a cavallo, e di creare intanto al più presto almeno una terza brigata di due batterie. Ammessa questa necessità si presenta un'altra questione, ed è, se sfa meglio mantenere in tempo di pace le ·sei batterie a cavallo riunite in un nudeo o reggimento a parte, ovvero se riesca più proficuo all'istruzione comune dell'artiglieria a cavallo e di quella da campagna, dividere le tre brigate a cavallo, ed aggregare ciascuna di , esse ad un diverso reggimento da campagna. Fra quanti scrittori di cose militari ci venne fatto di consultare, uno solo è del parere che non si debbano formare reggimenti speciali di artiglieria a cavallo, pel timore che questa una volta sottratta al contatto immediato della· rimanente artiglieria, perda lo spirito dell'arma, e diventi, in certo qual modo, cavalleria armata di cannone. Per quanto grande sia il rispetto che nutriamo per il valente e dotto scrittore, che è il colonnello prussiano von Schell, ci sia permesso cli dissentire dal suo modo di vedere, che non è quello della {t) Die Bntwilcetu ng 1t,;r Feld-,frtitlel'ie ...... .. ,
von !8:15 bis {870.
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pluralità degli ufficiali tedeschi, tanto che oseremmo dubitare se il colonnello Schell istesso, il quale così si esprimeva nel ,t 878, sia ancora oggidì del med.esimo avviso. In questi ultimi tempi infatti si stamparono in Germania diversi opuscoli tendenti a dimostrare la necessità di separare l'artiglieria a cavallo da quella montata di campagna, e chi abbia vagli'ezza di conoscere quali special i ragioni si adducano a sostegno di questa tesi, ·potrà leggere o farsi tradurre, fra gli altri, l'opuscolo stampato nel 1882 a Paderborn che ha per titolo . (,1): La separa.zione dell'artiglieria a cavallo dalt'a1·tiglieria da campagna.; e un altrn opuscolo stampato a Bikeburg, di cui presentemente mi sfugge il titolo. Nel primo di questi si andava anche più in là di quanto aspi· riamo ad oLLenere perché necessario , ma si propugnava addiri ttura la sepa1:azidne di carriera dell'artiglieria a cavallo}a quella di campagna; ciò che non rite11 iamo giovevole nè all'una nè all'altra. E. natisi che in Germania alle brigate d'artiglieria a cavallo è fatta nei reggimenti stessi una posizione speciale, perchè i loro comandanti godono di molla indipendenza; la quale poi diventa anche maggiore quando, come quasi sempre avviene, le brigate sono distaccate dal corpo principale. Dalla bocca istessa poi di parecchi ufficiali delle batterie a cavallo tedesche, ebbi la ventura di apprendere che la corrente è oggidì favorevole alla separazione, non però della carriera, delle due speciali Là. In un opuscolo publicato da un ufficiale russo, di cui mi venne fatto di leggere un sunto nella Re>;iu MilUaire de l'étrangm· e nel quaìe si fa un paragone sulle artiglierie a cavallo dei diversi paesi, si rimprovera alla Germania l'attuale sua organizzazione, e si vanta il sistema russo dove l'artiglieria a cavallo ~ separata da quella di campagr.ia, ed ha un effetl.ìvo di pace molto prossimo a quello di guerra; organizzazione che egli giustamente dice la solà normale. Anche in Austria le batterie a cavallo sono unite a quelle da campagna, ma anche colà la corrente d'idee è favorevole alla separazione; tant'è che in uno studio, che ha carattere per lo meno uffi-
cioso, stampato in un giornale militare austriaco ( 1) si legge « prima .d'ogni altra cosa le brigate a cavallo dovrebbero essere ,costituite in brioate autonome di due batterie ciascuna, ed assegnate in tempo o di pace a quelle divisioni di cavalleria, alle quali dovrebbero appartenere a!r'atto della mobilitazione; e qualora una simile decisione non fosse ritenuta opportuna, allora si dovrebbero riunire queste. brigate in un solo reggimento stanziato in località maggiormente atta all'istruzione tattica delle sue batterie. In Francia pure, l'artiglieria a cavallo è mista nei reggimenti colle batterie da campagna; ma egli è noto che fino a pochi anni addietro l'organizzazione dell'artiglieria francese era molto difettosa, aiacchè in uno stesso re~aimento si contavano batterie a piedi, bat· terie montale da campagna, hatterie a cavallo, ed in talune anche batterie da montagna. La prova che ne abbiamo falla anche noi negli anni passati, ci ha resi manifesti tutti gli inconvenienti che da tale organizzazione I derivano. Molto opportunamente quindi come da noi, anche in Francia essa venne modificata con la legge del 24 luglio 1883, la quale separò l'~rtiglieria a piedi dalle altre due specialità. E forse si sarebbero anche creati reggimenti di sole batterio a. cavallo, se non si avesse avuto ad urtare contro talune radicate prevenzioni, le quali avrebbero anche voluto tener immutata quelribrida organizzazione. E si che la Francia ebbe reggimenti cli sola artiglieria a cavallo dal 1795 al 1829 e dal 11854 ;;I ,f.870 I · Ma che n13ppure i Francesi sieno entusiasti di questo loro attuale ordinamento, lo si può arguire da un articolo tempo fa stampato nel]' Avenir Militafre, dove parlando delle manovre di cavalleria ese· guitesi sotto gli ordini del generale Gallifet, è detto che era emerso come « le batterie addette alle divisioni di cavalleria non fossero affatto all'altezza della importantissima missione ·che loro spella in campagna »; e che tutte le giuste accuse che si potevano muovere principale dalla organizzazione difettosa, ne ripetevano l'orioine ,<> proveniente dal trovarsi frammischiate ad altre specialità dell'artiglieria, con le quali i soldati non avevano di comune che la denomi-
(t) Die Trennung der Jleitenden Artillerie von ilei· Feld-A1'tilterie, von einen. Ai·tiL- . leristen. Paderborn. Schoning.
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(i) ,!JiW1eilungen •itber Gegenst&nde des M·tiUeI·ie und Genie-Wesens, i883. - Vedi tra·
duzlone nel G·iornctl.e d' Ai·Uglieria e Genio, !883. 4 -
ANNO XXXI, VOL. Il.
L'ARTIGLIERIA A CAVALLO
na2i0ne di ca1mon1eri, -0 .oom,e iiVi si legge, l'equazione ,della traiettoria:, .ed il .Lu-0nar d'el caon-0i,.e. È àa ·ricor.dare .infine che tanto in G-ermania~ q,uanto in Francia J'arLigJ:ienia,a cavallo è d!istribu.i.ta .in ~ena in !utti i corpi d'armata; .on.àe appa;ee forse magg.iore la opp@rtunità di tenerla divisa fra i .reggimenti, .cui è.assegna-Lo Ìl ser.vizio di artigJ.ierfa di corpo. A n.ei .sembr:a poi sia :un recar _eif-esa al buon senso ed ali.e .qualità militari degli ,ufficiaU ascriui .alle ·batterie a cavaUo il supporli capaci di -dimenticare, .che prima di tutto.essi son.o e devono restare antip,l,ieri. Per ,corre1:e il 1·isc.hio, c@me teme il Schell, che l'artiglieria a cavallo tenuta in vegg,imenti a parte, prenda l'.im,pronta propria della ~avallerta., a:nzichè maintener quella più caratteristica dell'arma, .bi-· sognerebbe che i suoi ufficiali, dimenticando che l'aiuto che essi 1posiì0.no prestare al.l'arma sorella è tutto riposto nella celerità ed esattezza del .Liro dei foro cannoni, si avvisassero invece di :adoperarli a .g,uisa dei carri falciati di Ser:se, avventandosi, cioè, a carriera distesa eontro il nemico ! Confessiamo .kancamem1te di non aver ·mai po!uto persuaderci .come .sia possibile espr.irnere questo duh.hio che l'a.rtiolieria a ca. ~ vallo ,possad1ventar ca,1alleria aMaccata ai carrj, senza vedere in tale swposizi@ne ed ,una gi:ave .offesa ad essa ed .un'accusa d'inèapacità a que.Ue autorità dalle quali essa dev;e geranhicamen.te dipendere. Da ultimo, siccome non è una s~paraz10.ne di carriera che da noi sì vuole, ma solo la formazion.e di un reggimento a parte, il pass~,gio_ degli ufficiali dall'-una aU'altra spec.ialità, renderebb.e imposs1b1le 1,l temato perico.lo. Il quale scomparirebbe po.i affatto q.ual@ra anch.e da n0i si creas·se, come ha\'.Yj in Germania, una scuola centuale ,d,i ti,ro, ,do;ve ;vii man.tenesse vivo iJ tecnicismo dell'arma. · Gravi e ~@lt~plici ,in:v.ece ,s.ono gl-i inconYenienti che iproven-gono dal ,te.nere r rnrn te nello stesso 1~e_ggimento batterie a ca.vallo .e ba,tteri.e mo.n.ita.te ,di campagna. AnZ:itutto è un~versalmente riconosciuto che · i noS'trt reggimenti da Calll;pag.na, formati come sono oggidì di 10 . ba.Herie, 4 deposirto ,e 3 ,compagnie treno non sono in armonia colle esigenze della tattica, e male corrispondono alle condizioni che s~no reclamate da un rapido passaggio dal piede di pace a quello d1 guerra.
tN JTA,LIA
TainL'è ehe da noi· non credo vi sia serittoue militare il q,uale·trattando dell'artiglieria da campagna non si sia dichiarato favorevole :al progetLo di sdoppiarne i reggimenti, o d,i renderli almeno più piccoli. Citerò fra ·i tanti ii dis.tinLo tenente colonnello Mazza che per parecchi anni dettò lezfoai sull'impiego dell'artiglieria aHa scuola ,superiore di guerra e che nel suo lodatissjmo stu:dio sull'artiglieria campale, pubbt.icaLo neHa R.wista JJfvlitlire, sostenne validamente ,questa tesi:, Con molte ,saJd~ ragioni egl'i dimostra la necessità di d,im:inuire l'eccessiva .mole, degli attua-li reggimenti. n presidente del,Co,mita.t@ g.enierale Mattei, n~ll'opera grià citata., ,e di cui riporterò molti brani in questo mio scri.tto per appo,g;giare 'C'olia. sua autorevole parola aie une proposte, poneva per base.del 11.uovo ordinamento cle11'arLiglieria, 16 ::icl-0ppia.ment-0. dei reggimenti ,da ,campagna. · !Lo stesso genera,le Ricotti dioevro un dì alla Camera: <~ anch'io sono d'accordo nel ritenere il reggimertto a:ttu~le d'artiglieria comyosto di '10 batterie e di 3 compagnie tren:o, u,n reggimento pesante; io l'ho .attuato nel 1873-74 in coadizi-oni finanziarie molto difficili (il). » Se quindi, uni reg,gimento è già: troppo wesante f)er le presenti sue e0n:dizi@.a i, l'a@gregazio,Dè di u1}a o più brigate d,'artiglieria a. cavallo ha per conseguerrza di aumenliar.e que~li incon.venienti che taHocli si 1amentano. 11 quali inconvenienti son-0 in, prurte di natura amministrativa, in IJ)afte d'indole moral,e1 ed in. }l!anLe riflettono le i,slrozioni., ID i naitura amministr.ati va,perchè si può ritenere che qu-atlro batit.erie a,,ca-vallo importino a,lfa,m,mJnistraz.ione del reggimento tanta ,s0mma di 1a,vono quanto ne potirebbero da.re da sei a sette, batterie ida campagna. Come è nolo,, un 11eggimento d'artiglieria da campagna è composto di : 1 sta-la ,maggi-01:e. 1 deposito .. 40 llarcterie~ 3 compagnie Lr:eno. Totale. 15 uni.là., 1
,(tì) Tornata d'el 30°g'iilgno• :t88'4•.
IN ITALIA L'ARTIGLJEI\IA A CAVALLO
L'amministrazione di queste diverse unità è diretta dal 'relatoreda cui dipendono: 1· capitano direllore dei conti; ,t capitano ufficiale di massa; 1 ufficiàle pagatore; 1 ufficiate di conti e matricola. Ora questo stesso personate, comune a tutti i reggimenti, è purquello assegnato all'amministrazione dell'ottavo artiglieria, cui sono aggregate le 4 batterie a cavallo, ciò che porta il numero delle unità a ,19, senza tener conto, ripeto, che te batterie a cavallo contano per almeno sei altre batterie; e questo stesso personale, comune a tutti i reggimenti da campagna, è pur quello che è assegnalo qi reggi;:_ menti di cavalleria che non contano che sei squadroni, uno stato maggiore ed un deposito! E notisi che le prime classi che furono assegnate alte batterie a cavallo essendo state tratte da tutti i reggimenti di cavalleria, l'amministrazione e l'ufficio matricola del reggimento devono tener car· teggio con quasi tutti i distretti mititari esistenti in Italia. V'è di più. Le batterie a cavallo avendo bardature e materiale diverso da quello delle batterie 'di campagna, importa tener distinti in separati magazzini le loro varie dotazioni di pace e di guerra, af'finchè all'atto di mobilitazione non avvengano poi deplorevoli scaml}'i -che ritarderebbero la partenza delle batterie. Vi hanno poi inconvenienti di indole morale e dannosi alle istruzioni, come chiaramente lo ha dimostralo il presidente istesso del Comitato d'artiglieria e genio generale Mattei nei suoi Studi e proposte sopracitati. E poiché non saprei far meglio, riporterò qui quanto ivi si legge: « Io ritengo di gran lunga preferibile· perché veramente adatta « al caso, la soluzione per la quale le sei batterie a cavallo costi'« tuirebbero un reggimento speciale e ciò·per i seguenti motivi. « Anzitutto si deve considerare che l'artiglieria a cavallo è un() « vera specialità a cui nulla giova l'andare accompagnata all'ordì« naria artiglieria da campagna. « Tale artiglieria deve curare, mollo di più che quella da cam« pagna, le istruzioni relative al cavallo, e dare ad esse un compiuto -« sviluppo nei minimi particolari, siccome praticasi nei reggimenti
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·« di cavalleria. Le batterie a cavallo devono esercit.arsi in manovre
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-« assai diverse da quelle delle batterie da campagna, curare la ce-« terità dei movimen'ti, cercare di superare gli ostacoli ad andature -« sempre spedite, senza l'aiuto di uomini appiedati, e.riuscire com-<< poste di personale sì ben addestrato, dotato di tanta energia, colpo ·« d'occhio e risoluzione da compiere alle massime andature anche . « quelle più difficili operazioni che l'artiglieria da campagna ese"' guisce generalmente con calma e tranquillità. « Per raoaiunaere la somma di addestramento che è necessaria, ~o « personale e e.avalli devono essere di qualità eletta, ciò che porta ·« alla necessità di particolari condizioni pel reclutamento ed a scar·« tare. dopo qualche mese di istruzione, quella parte del personale ·«. che per qualità fisiche, intelligenza ed energia di carattere mostra ·« di non poter pervenire a. raggiungere la perfezione necessaria. « Così essendo le cose, quale armonia potrebbe mai esservi ,in un ·« reoaimento misto di batterie di campagna e di batterie a ca vallo? ~n I v ·« Non uniformità di personale qu'anto a qualità fisiche, e morali, « non uniformità nella qualità e nel numero dei cavall i, disparità -«somma.nelle istruzioni, mezzi per impartire tali istruzioni tutt'af·<< fatto diversi / · « Sia lecito a me di insistere. sullà gravezza di tali inconvenienti -• d'indole morale, perchè ho comandato un reggimento al quale -« erano aggregate le due batterie a cavallo, e conservo vivissimo il ·« i:icordo dei quotidiani inconvenienti derivanti da tale aggrega-« zione ('1). « Menziono pure la circostanza speciale, che un impiego imme.·« diato dell'artiglieria a cavallo all'aprirsi dell'ostilità avrà luogo, ·« nel caso di guerra, alla frontiera orientale; il che consiglia di te« nere te batterie a cavallo agglomerate in un'acconcia regione del « Veneto prossima a tale frontiera. Suddividendole fra i reggimenti "«· da campagna più vicini di stanza a tale foontiera, esse avrebbero << un maggior numero di marcie da compiere per recarsi all'adu« nata, che se fossero agglomerate in un'unica e conveniente lo« calità; la loro mobilitazione, che deve essere celerissima, sarebbe e;.,
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(l.) Ripeterò qui un dotto che tant.e volte sentii pronunziare, allorcM .le antiche due batterie a cavallo del 5• reggimento trovavansi alla Venaria: si diceva allora che esse ·• erano Beniamino o Cenerentola • a secondo chi comandava il reggimento,
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IN ll'ALIA
« fonte di aggravio ai reggimenti suddetti, i quali, anche dopo lo, « sdoppiamento, da me proposto, avranno già abbastanza da fare « per mobilitare le batterie, e costituire i parchi ed i servizi del treno. « Se diversi sono i mezzi coi quali si provvede alla preparazione« alla guerra del,le due specialità d'artiglieria da cam'Pagna, ed a « cavallo, non meno differenti sono gli scopi tattici di tali balleria« ed i modi di conseguir1"i. · « L'impiego tattico delle batterie a cavallo è ben diverso d~ « q'tiello delle batterie da campagna; l'occnpazione ed ·il cambio delle « posizioni, i particolari della condotta del fuoco, sono eminente« mente differenti, e certi pr0vved1nrnnti spicciativi che sarebbero « inopportuni alle batLerie da campagna, perchè ne scemerebbero· « l'effello utile, sono invece da adottarsi nelle batterie a cavallo « come i soli compatibili colla rapidità d'azione che queste devono, « spiegare. « In conclusione, la coesistenza nello stesso reggimento di bat« terie a cavallo e di batterie da campagna, non apporta nessun « ulite. in guerra, ed è fonLe di gravissimi inconvenienti in tempo « di pace. « Poichè adunqae si sostiene la spesa relativamente rilevante, « che costano le batterie a cavallo, è perfellamente logico sop,« portare quel piccolo aumenLo di essa che deriva dal tenere tali bat« terie aggregate in un reggimento speciale. Ciò permetterà d'im« primere unità di indirizzo all'istruzione ed all'edueazione dell'ar« tiglieria a cavallo, unità che è tanto più necessaria, in quanto che « si tratta di un sel'vizio tutt'affatto nuova da costituire . « La costituzione di un reggimento di artiglieria a ci1vallo sarà « causa di pi.ecolo aumento di ~pesa, tanto più se i quadri del reg« gimento si terranno ri~LretLi a quanto è necessario per un nucleo, « di sei batterie. Il reggimento -potrà essere comandato da un te« nente colonnello, l'ufficio di relatore può venire assegnaw per v ourno ad uno dei maggiol'i; non occorrerà alcun deposito, potendo « le batterie, pure per turno, esercitarne I~ mansioni; l'ufficio ma« teriale pou·à essere retto dallo stesso aiutanite maggiore in 4. « Questi in caso di guerra, potrebbe assumere il comando dei depo« sito che si forrnereb'he all'ittto c1ella mobilitazione. 1 magazzinii « reggimentali sarebbero ridoui a poca cosa; per l'acquartieramento 0
« delle truppe e dei cavani non occorrereJ!>be più spesa di _quanto già « noll' si debba fare nel caso in cui le batterie a cava:tlo si volessero « spartire per brigate in tre reggimenti da cam~agn~ ». A queste autorevoTt parole mi, permetterò_ d, agg1un~ere che s& vi è arma- 0 corpo-dell'esercito in cui , come giustamenle mcllilca per tutti il Regolamento di disciplina, debba _es~ere ~ salda~e~te c?~ meniata !'unione, ami la fusione degli animi e dei v0\er1 d1 lutti 1 suoi membri, in un sot animo ed in un sol volere>> in cui-_debba essere tenuto allo rn sommo grado quel sentimento (( per 1t quale ~e moire più potenvi dell'umana operosità vengono utilizzate a vanta?~10 dell'esercilo e del paese» in cui, per dirla in una parola, lo spmto di co'rpo debba brillare in tutta la sua pnrezza, ed agire ~on _Lu~ta _la sua potenza, questa è l'arlrglieria a cavallo, come lo è . 1 arti~h~111a da montagna, e come per le altre ar~i lo so~o le varie spec1ahtà, dalte quali si richiede molto con pochi mezz1. Ma pe1~cbè q~esto spirito possa saldamente cementarsi,, pe~chè p~ssa -vnere rigo glioso e oaaliardo conviene che abbia font, propne. Non è che lenendo- lensp~cialità separate dalle aHre parti, che es~e potra~,no ~·aggiungere quel grado di perfozione che varrà ~d assicurare 11 cons~: guimento dfi uutti qDei risultati che da esse s1. Mte~d~no, t~nto P.1~ difficili a raggiungere colle attuali ferme brevi e coi s1stem1 segmt, oggidì neHe operazioni di guerra. . . . . . .. Vuolsi di più1 La commissione ,stessa mcar1cata d1 :'~er11 e alla Camera s1it 11ià citato prooetto di legge, presentato dal ministro Fe~rero nel 188°4 e nel qual;era compresa la, formazione di ~na 3· brigata a cavallo, cosi si esprimeva nella su~ elaborata ~ elaz1?ne: . « La commissione stima suo dovere d1 accennarvi quah, ad op,nion sua, sarebbero i miolioramenti da introdursi nell'ordinamento n . dell'articrlieria man mano che i mezzi di bilancio lo consentiranno, per dar: a quest'arma un_ assetto defi,nitivo, con~e_ntaneo aWimpo:: tanza, ogni giorno magg10re, che I arma medesima prende neoh eserciti. (( Formare inreooimenti distinti l'artiglieria a cavallo e quella da eo . montagna, daccbè il buon andamento di un corpo, sott~ ogni_ punto di vista, amministrativo, tecnico, disciplinare, educativo, s1 fonda essenzialmente sulla omogeneità degli elementi che lo compongono»· Da quanto sono venuto fin qui esponendo , mi pare chi,aramente
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dimostrata e da tutti acceuata e la necessità di creare subito almeno . una nuova brigata d'artiglieria a cavallo, e la necessità di formarne un reggimento a parte. Non resta quindi che ,a fare un augurio, ed è che i mezzi finanziari pongano Camera . e Ministero in rrrado di realizzare in l!.Il tempo molto prossimo le fatte promesse, ap;agando un desiderio da Lutti condiviso. ; Reclutamento delle bat.terie· a cavallo. - Con intendimento di fornire alle batterie a cavallo uomini scelLi per fisica ed adatta costituzione corporale, non volendosene equiparare la ferma a quella della cavalleria come insistentemente propug'narono competentissime autorità mi li tari, venne stabilito eh,~ esse avessero a reclutarsi su 25 distretti onde « far cadere la scelta su individui che sapessero cavalcare e facilitasse ro così il còmpiLo delle batterie istesse ». Ci sia lecito premettere che se vi ha una specialità dell'esercito alla quale torn i necessario avere una ferma piuttosto lunga, essa è fuor di dubbio l'artiglieria a cavallo . . Per porsi in grado di soddisfare convenientemente e brillantemente a quanto da lui si richiede, l'artigliere a cavallo deve essere abi:e cavaliere, svelto ed ardito conducente, espertissimo cannoniere. Ma per a.cquistare queste qualità è necessario che egli rimanga per un notabile tempo sotto le armi. · Se per non apporta.re varianti alla legge che regola il reclutamento non si vuol dare all'artiglieria a cavallo la ferma della cavalleria, ella è inelultabile necessità che almeno non vengano alla medesima assegnati uomini con ferma minore di 3 anni. Che tale appunto sia J' intenzione del Ministero lo si rileva dalle tabelle numeriche d'assegnazione che fanno se()'uito alle .circolari minister(ali N. 164dell'anno ·1884, e N. 128.dcl. 1885,dallequali tabelle risulta che le batterie a cavallo non devono avere uomini con fe.rma minoré di 3 anni. Non fu quindi che per mera inavvertenza che nell'anno passato ed in questo furono ad esse assegnati inscritti . che nel discarico finale della leva furono trasferti alla ferma di due anni e che nel 1885 ne furono mandati altri in ritardo di 4 mesi circa, i qual i ultimi non hanno potuto ricevere, nè riceveranno più, tult.a quella graduale e progressiva istruzione senza la quaie non si hanno buoni elementi. · Ma se da ques.to lato è a credere che i lamentati inconvenienti non 1
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si. riprodurranno più negli anni avvenir~, è opportuno notare come possa facilmente invece accadere che alle intenzioni ministeriali relative alla scelta degli uomini per le batterie a cavallo, venga data interpretazione non in armonia coi loro bisogni. Nel!' Atto Ministeriale N. 1:H ·1 del ,J 7 novembre 1884 sta scritto che, per le brigate di artiglieria a cavallo, gli inscriui dovranno avere i requisiti fisici stabiliti per la cavalleria ed essere nei limiti di statura fissati per l'artiglieria da campagna. Ora l'assegnazione degli inscritti alla cavalleria è regolata da due criteri i, cioè: l'attitudine fisica ed il numero di estrazione; e ciò indipendentemente dalla professione o mestiere che essi esercitano. Ne segue da ciò che è resa illusoria la dispo~izione del Ministero che ripartisce su di un grandissimo numero di distretti il contingente da assegnarsi alle batterie a cavallo, onde non riesca difficile far cadere la scelta su individui che sappiano cavà!care; perocchè basandosi sul criterio dell'attitudiµe fisica indipendentemente dal mestiere esercitato, é possibile, co1rne infatti avvenne, che sieno dai distretti mandati alle batterie, uomini i quali non ebbero mai qualche pratica del cavallo, perché hanno esercitato per es. il mestiere di g.ondoliere fino al momento di venir sottò le armi, o uomini che non hanno assolutamente alcuna attitudine fisica per questo servizio spe-cia le, o nomini infine talmente avversi al cavalcare, da·dover usare dei più severi mezzi disciplinari, che il regolamento consente, per costringerli a tenersi in sella ! · In consegnenza d1 ciò , e considerato, che, anche reclutando gli uomini su di un grande numero di distretti, mentre non si raggiunge lo scopo· di avere inscritti che sappiano già cavalcare, si va invece all'incontro del gravissimo inconveniente che in caso di mobilitazione i richiamati ritardino a raggitmgere le loro batterie, le quali come la cavalleria sono le prime a partire, é da far voti perchè vengan ridotti a più picco! numero i distretti dai quali le batterie devono trarre le loro reclute. . II quale provvedimento gioverà a~che a semplificare tutte quelle altre operazioni che una corrispondenza amministrativa con tanti distretti complica inuti lmente. Ed anche da questo fatto emerge la necessità di formare un reggimento separato di artiglieria a.cavallo·, perché si eviterà_l'incon-
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veniente e-ne· ora sr veviffca, che ull'o· stesso reggimento cioè cFebbll! recl'trtarsi"preS'so tal\mi distretti per quel erre riguarda fe .batteri·e da · campa:grra e l'e compagn'ie treno, e presso talurri altrr a.lfatt'o· diversi per quel che riguarda l'e batterfo a ca~allo. Colla: formazitme dr u.nre-ggimento cfistìnro e- coll'a diminuzione del nrrmero dei distre'Hi di recfnramenfo· sf sempl.rficn·eranno·le operazioni di- :zsse<rnaziane e· dli: riC'n'iamf> in· caso di mobilrtazfone, ed rr reclutamento ~stesso poEràe~ser fatto c~n ~iù a~a:rri: criteri, percfi·è i'.l reggimenfo· potre•&be in-v1are presso r d1strettr degff uffi'ciali subalterni peI" rfoevere le reclute-, ciò clie· non è possibile oggicfi. Per sHiàtta: guisa aHe· òa:lferfe a cavalfo· verranno· asseo--na:tt uo-min:r quafi Foro veramente·converrgorro·, che· cioè, senza ess:re· tozzi,. a&l:rrano· corporatura ad?tta:, sieuo· ben conformati e non corpmiciuti aooiano starnra non inferiore a:d: 1,6&, diano indfzfo· di a~!frà cor~poraPe e di svegliat'ezza: di m:ente· e· che abbiarro gi:a qualche· praricm del ca·va:flo. Rrgna:rd'o- at reduta:men·ro· d1ef. sorrtrffician e degff ufficial1i; mi· astengf> d'eF tenerne-pa:rol'a per moefvi di· vrerio genere·, e p·ernhè' colfa for~azione di· un• reggimento· d''artrglforia: a ca'Vallo; vi si potra conven1enremente•pro'VVedere, fo·rmand'o ali 'uopo-nel reg"imerrt'o· istesso, 0 una sezfone· d'fst111ziorre donde trarre· i primi. Quelfo che importa stabilire· é che siano possibili e facorta:trvi p·er· cf~i; comanda, i traS'ferimenti ad altri co1rpF def pers6nale· ricono-sc1ulo non adatto pel servizio delle batteri'e a cavaffo. Oi·g(Cfli~o cH ·una-Batt&ri'a. - r,··o~·ganico a:ttualnrerrte stabili'to peruna l'latterra a ca:vall·o sul pied1e cfi pace e di:12't>'u-omini, 80'cava:fli 6 pezzf d1a 7, 3 cassorri, ,t fo'cina, 2 carri, col1"'avve1·tenza: ~-Ile pezzi ed ·1 cassone nQ·n devono segufre !'a batteria cfre in caso dh · aumento di caval'l'i. :r: organfco- i'n vec·e sur prede- ài guen-a: e d'i 15'(}' uomini e 16'6' ca- . val'fi, 6 pezzi, 6 cass-oni', 11'· fucina, 3> carri, 1' atfuS'to, di 1.1icam:oio·. Per passare quindi dal piede di pace a quello d'f guerra e partire S'll'. 6 pezzii', occorre per ogni Batteria un aumento· di 86 C'avaHi almeno .. . D'ove si prenderanno questi cava-!1ri· che- mancano? COffi'e resiste·ranno essi alle fatiche che dovranno per ce1·ro· sopportare ffo· dai· pri'mor'di i di una campagna?· Fcco· rrrr ques-iro a cui non è fircrle ri-spondere. · 1
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L'impiego c1he presso di noi si vuol fare deMè batterie a cavaUo, ci·oe d:i assegnare ·que'He poche che abbiamo arie divisioni di ca-valleria, consiglierebbe di seguire anche per esse lo stesso criterio che·venne adottalo per la formazione degli squa:droni di cavalteria su'b pi-ede di ·pace: vafo a dfre che questo sia ugaale al piede di guerra: solamente in questa maniera si potrebbe ottenere di mdbilitaTe le·· batterie a cavallo insieme a:Ma cavalleria. E :;iccome per ogni pezzo occorrono 6 cavalli da tiro, ;J cavallo , da sella pel capo-pezzo ed 8 pei serventi, in •totale 15 per p~zzo, sono quindi 60 cavalli che occorrono perchè la balleria possa formarsi anche su sori 4 pezzi·; calcolando poi dh-e occorrono almeno .. aftri 6 ca·valli pei trombeltieri, furiere e graduati, 8 cavalli per i due carri &a batteria, 6 per la fucina e 24 péi 4 casson-i, si avrà un tetale- · assol11tamente necessario di 104 cavalli, perc'hè una ibatteria possa . in poche ore partire formata su soli 4 pezzi. !La quale fonnazione, specialmente per le batterie a cavallo, le quaH più defi!e altre deb1 bono faruso del fuoco accelerato,non è molto consiglialfile; e megHo . sarebbe farle partire su 6 pezzi e 3 soli cassoni, lo che reclamerel}lbe .. almeno 128 cava,lli. Il rimanente della batteria la raggiungerebbein appresso. Massima oramai riconosciuta od· adollata da lutta Europa e consacra:ta nei suoi effetti dall'esperienza è che l'ordinamento di pace · corrisponda a quello di guerra. Collo scarso numero di cavalli che forma oggidì l'effettivo di ogni batteria, sono rese meno facili le utilissime eserc11azioni della scuola ~ di pos+zione con batterie di I> pezzi e 6 cassoni, qnali si avrebbero . in guerra; per la quale formazio1ne in tempo di pace,occorrono quasi tutti 1 cavalli disponi'bifi di una b-rigata; raro o non mai si esercitano .. quindi i capitani nel comando di batterie così formate. gli ufficiali ed i graduati nel modo d,i disporre i repar',(,i cassoni e di ·provvedere .. al rifornimento pronto e s'icuro delle munizioni, serv-izio·di tanla im- · portanza per tutti, ma specialmente per le batterie a cavallo. Notisi poi che le rimonte annuali fac-enllos·i con cavau:i bradi dei depositi di aHevamento, ogni batteria finisce per avere durante lutto l'anno da 5 a 6 cavalli, dei quali o non si può servire ancora, o deve. adoprare con molti riguardi; la qual cosa riduce a meno di 80 il numero di cavalli veramente utiHzzabile per le eserdtazi-0ni. E mentre. 1
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in generale nei reggi menti di cavalleria si hanno settimanalmente due giorni in cui non si monta a cavallo, le batterie inv.ece, per causa delle molti istruzioni da impartire, non possono concedere ai loro cavalli altro riposo che quello comandato da Dio, della domenica·. Ai campi d'istruzione poi gli squadroni, che hanno in pace un effettivo di H5 cavalli non ne portano che 100 o HO al più e debbono per pre~crizione regolamentare .C1) lasciare nelle guarnigioni i cavalli di nuova rimonta dell'anno, i quali non debbono essere sottoposti alle esercitazioni tattiche fatièose, se non quando compiano i sei anni e mezzo; alle manovre giornaliere poi non ne adoperano che 80 o 90, ed alternativamente ne lasciano un cer to numero in riposo. Per contra rio le batterie, per le quali appunto il servizio è più gravoso,sono · costrette a servirsi giornalmen te di tutti i loro cavalli, anche di quelli che sono ancora in via di addestramento, e che la logica ed i principi d'una bene intesa economia consiglierebbero a non sottoporre alle fatiche del campo; e l'unico riposo che possono loro concedere e di metterli un dì sottomano o da sella e l'altro di montati I ·. Non è infine da tacere che vista là impossibilita del pronto passaggio dal piede di pace a quello di guer'ra per deficienza di cavalli, è naturale che sorga nei comandanti di batteria la preo.ccupazione che all'atto della mobilitazione, due di essi debbano fare il sacrificio dei loro cavalli per mettere le altre due batterie in condizione di poter subito partire, sopprimendo cos.ì due. delle batterie che si avevano in tempo di pace. Perchè adunque si possa ovviare a tanto sciupio, perchè si possano convenientemente impartire le molteplici istruzioni proprie dell'artiglieria a cavallo, perchè sia resa possibile la pronta ed improv. visa mobilitazione delle batterie a cavallo nella ristrelta formazione di soli 4 pezzi, o di 6 pezzi e 3 soli cassoni, occorre venga aumentato il numero dei cavalli pel piede di pace; e tenuto conto che il minirrnim di ,f 04 sovra indicato è basato sulla supposizione che tutti i cavalli. del piede di pace siano atti ·ad entrare in campagna, ciò· che non sarà mai, lutto consiglia a portarne intanto il numero a 11 O col proponimento di aumentarlo fino a 128 non appena le condizioni finanziarie Io consentano.
Oltre.chè il trovar prontamente in caso di bisogno càvalli adatti a queste batterie è cosa molto seria nel nostro paese, devesi pensare, che quand'anche ciò r iesci~se possibile sarìt sempre assai difficile che essi si abituino subito a quelle fatiche, a quelle veloci andatureche sono proprie dell'artiglieria a cavallo, ed assai probabilmenteanche quando si fosse riesci ti a trovare pariglie di iran pregio, dopo· poche marcie il loro deperimento non si farebbe che troppo mani-festo. Ricorderò a questo proposito la 3a batteria a cavallo piémontese· che nel ,f 848 si formò sotto la direzione ed il comando del capitano· Petitti, ora tenente generale nella riserva. Questa batteria ricevette in dono molti bellissimi cavalli dalla famiglia Reale e . da allre fa-· miglie notabili del Piem.onte (,I). La massima parte di questi cavali~ di lusso mi scriveva, tempo fa, l'illustre generale Petitti, fece mala; riuscita perchè troppo delicati per le molte cure alle quali erano stati fino allora assuefatti; tanto che'; prima che la batteria pigliasse· parte a qualche fazione ed un mese circa dopo che era partita dalla caduti ammalati. Venarìa, un buonI terzo dei cavalli eran . E qui giova rammentare che se in nno squadrone un certo numero di cavalli mediocri può esse,r causa di danni gravi, ben più rilevanti sono quelli che, per causa di un solo cavallo scadente in una1. muta, possono seguire in una batterio; quel solo può bastare a render nulla la po'tenza di un pezzo I . Per evitare il pericolo, scrive il Schell, di vedere una nobil partedell'eserci to non adempiere i propri incarichi, malgrado tutta la, buona volonta ed energia del personale, bisogna mantenere in tempo di pace almeno 6 pezzi attaccati. Anche in tal guisa le dne armi non, sarebbero in pari condizioni, poichè anche i carri da munizioni ele altre vetture debbono seguire la batteria. 11 generale Mattei ne suoi Studi e proposte più voÌte citati, perle ragioni addotle, vorrebbe che.l'organico di pace delle batterie a cavallo non fosse minore di 1109 cavalli, e ritiene che nel fatto, poi
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(t) Regolamento ài esercizi per la ca·vallet·ìa, tornò 2" l'i. 995.
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(t) La regina ·:Maria Cristina , vedova di Carlo Felice diede una bellissima pariglia; di · un'altra rece dono la regina Maria Teresa; Eugenio di Savoia, principe di Carignano . diede uno stupendo tiro a sei di cavalli inglesi dì mantello grigio-ferro; il conte Seyssel, . antìco ufficiale delle batterie a cavallo, diede egli pure una pariglia.
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L'ARTIG LIERIA A CAVALLO · 62 ,nel passaggio sul piede di guetTa la batteria non potrà conLare che su 100 cavalli circa, veramente disponibili. Eali fa poi queste opportunissime osservazioni: « nessuno ora.« contesta che qualunque acC31erazione nella mobilitazione co« sLiituirà un importante guadagno per l'esercito che lo può e lo sa -·« conseguire. Ma perno\ esiste un teatro di guerra, ove il guadagno ··« di alcun.i giorni nella mobilitazione e nell'adunata, sarà d.i van« ta crgio incalcolabile. Questo teatro è alla nostra frontiera orientale, « do~e ampie regioni non sono peranco difese da una serie di fo'.« tificazioni permanenti nè da una parte nè dall'allra, dove perciò « il terreno è del primo occupante, sicchi quello dei dne avversari . « che primo arriva: in regolare formazione di guerra, coglie l'altro « in stadio di preparazione non ultimata, e può di primo trauo in·« fliggergli serii da~n i ». Ed è appunto su questo teatro che con più probabilità potrà espii. carsi l'azione,d,ell'aiLiglieria,a cavallo. Principio sancito dalla pratica non meno che dalla scienza, è che . chi è preposto al comando di trnppe, debba esser posto in grado di conoscere a fondo gli elementi che gli sono affidali e che dovrà poi gu idare in guerra affin.chè ne possa trarre da essi, il massimo . effetto utile. Ma se si paragona un comandante di squadrone con un ·comandante di batteria, si vedrà subito in quale grave differente .-condizione questi si trovi rispello a quello. Mentre infatti il primo entra in campagna con uomini e cavall i che conosce perfettamente, il secondo vede piu che raddoppiato il numero degli uni e degli altri. Ammelliamo pure che per gli uomini si possa ritenere mollo ri dotto l'inco.nvenienle, quando il comandante di batteria esercita da lungo tempo il comando della pTopria unità; ma rimarrà pur sempre piena · ed intera la difficoltà per c.iò che riguarda i cavalli , la perfella, ce'·noscenza dei quali, per un comandante di batteria a cavallo è, si · .può, dit·e,, di capitale imp,oitar:iza,. Per coloro che bramasserC1 conoscere quali siano a questo proposito le aspirazioni degli uffici ali degli altri eserciti potrei ci tare moltissimi scrittori, i quali tutti concordemente manifestano lo stesso parere. lo una. memol'iasulle bailterie a. ca;vallo austriache di cui fu stam,~pa:ta la traduzione nel nostro <liornaled' <Irtiglie·ria del f88 3 sf legge:
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.: Deve riconoscersi come ineluttabile necessità che ane;be in 1~ace ·« Ja batteria di manovra si trovi già sul completo .piede di guerra af,< fincl)è le batterie a CaNallo possano mobilitarsi colla necessaria ra,< pidità ed essere assegnate ai corpi ili ca,vall eria sin dal principio « dei movimenti strategici. » ,< Grave errore sarebbe una qualunque diminuzione negli attacchi, ,<come.Pure qualunque misura che avesse per conseguenza di .ren< dere meno rapidamente mobilitabili queste batt~rie, percbè m tal ~ modo ne verrebbe, durante i primi momenti della campagna, an,< nullata l'azione. ~ Coll'ultimo ordinamento l'Austria che prima aveva solo 1O batterie a cavallo le portò a 16, alle quali in pace fu assegnalo un ef· feLtivo di ~ 09 cavalli. Queste batterie fanno oggidì parte dei reggimenti di corpo d'armata. In tlD altro articolo stampato nel febbraio del 1884, nel lYeue flfilitiirische Bli.iUer, da un veccb io ufficiale .tedesco, il quale sebbene dichiari di avere, per lunga seri e di anni, fallo parte delle batterie a cavallo, si mostra non ;pertanto scevro da- ogni pr~giudizio di casta, si proclama la necessità del passagg.io dell e batterie sul piede di guerra nello stesso tempo della cavalleria e fin dal primo giorno della mobilitazione, e si dimostra la conveni enza di aumen.tare il numero dei cavalli del tempo di pace portandolo a H 9 . L'autore per non aggravare di soverchio l'erario per oltene1•e questo ehe .eali dichiara assolutamente indispensabile aumento~ arriva fi no al pu~to di proporre una diminuzione nel numero delle batterie a cavallo. Alla stessa conclusione arriva un ufficiale bavarese in uno studio stùl'impiego dell'artiglieria a cavallo (Allgemeine Militiir-Zeittmg 1884); e pur di veder aumentato il piede di pace propone.di ridurre a 4 le 6 batterie che l'esercito possiede formandone un reggimento distinto. Nè diversamente la pensa un altro ufficiale tedesco che pubblicò a Xarlsrube uno studio tendente a risolvere il quesito se il numero delle batterie a cavallo che possiede la Germania sia troppo grande o troppo pic~olo (i ). 1
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(t) Isl das Deulsche Rtichsheer mit Rùcksicht au( seint r eitende ArtiUtrie (11,r einen
Fel.dzug vorbereit.ett - Karlsruhe, !882.
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L'ARTIGLIERIA A CAVALLO
E potrei anche m~ltiplicare le citazioni per dimostrare che generale è questa preoccupazione per lo scarso numero di cavalli che le batterie a cavallo hanno sul piede di pace (1). E se così si pensa in Austria, in Germania, in Francia, paesi tutti in cui abbondano i buoni cavalli, che dovremo dire noi Italiani che tanto difettiamo non solo di buoni, ma anche di mediocri? (2). Le antiche batterie a cavallo alla loro formazione nel 11831 avevano una forza di 176 cavalli, ·e durarono· su quel piede per molti anni: Esiste infatti una lettera del capitano La Marmora scritta nel 184 1 nella quale egli si lagna perchè fosse stato stabilito di ridurne il numero a ·140. E sì che a quell'epoca mentre una batteria di campagna non pesava sul bilancio che per una somma di L. 68356, per una batteria a cavallo si spendevano invece L. 12788 1 I Non fu che negli ultimi tempi, quando cioè l'artiglieria piemontese diventala italiana, prese un considerevole sviluppo, che per difetto di mezzi finanziari furono per alcun tempo tenute le batterie sul piede di 100 cavalli circa. Ma anche q'ui ne conforta una promessa del ministero, il quale in seguito alle rimostranze dei due comandanti di brigata, validamente appoggiate dal comandante 1'8° reggimento, fin dall'aprile 1884, riéonosciuta l'opportunità di aumentare l'effettivo in cavalli delle batterie, dichiarava vi avrebbe provveduto non appena i mezzi finanziari glielo avessero permesso. Ben inteso che l'aumento nel numero dei cavalli dovrà essere seguito da un proporiionale aumento nel numero degli uomini. Ca·valli. - Loro qualità ed aUmentazione. - La questione det1' aumento. del numero, mi conduce a parlare delle qualità dei cavalli da assegnar.si alle batterie a cavallo . Per un'arma, o meglio, per una specialità, la cui efficacia è tanto strettamente collegata alla bontà dei suoi quad.rripedi, il rifornimento 1
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(i) Consultisi in proposito la Revue 111ilitai1·e de l' éti·anger, !872, pag. l.01; // artillerie à cheval et son avenir; la Deulsche Ìleeres Zeitung, N. 28-29, !882. - · L'arli/.. lerie ·a ch:eval et la cavallerie. ScHLIEBEN.
(2) La Germania ha 3400000 cavalli e muli censiti; la Francìa 3000000; l' A:ustria 3600000; l'Italia 950000, mentre in proporzione della sua P.opolazione ne dovrebbe avere 2300000, ragguagliandola alla popolazione ~d al numero degli ·equini delle altre tre potenze. Questi 95000\J quadrupedi sono poi di piccola mole e non atti al traino dei grossi carri militari.
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. dei cavalli. è una questione importantissima. Gli è quindi razionale che: il lQro valore sia in rapporto coi servizi che da essi si richiedono; perocchè ella è cosa indi,scutibile che i cavalli di qoeste batterie sono, di tutto l'esercito, quelli dai quali in guerra si esio-eranno i maggiori sforzi. · " Le attuali batterie hanno pel tiro cavalli annoveresi e cavalli maremmani del deposito di Grosseto, ed alcuni pochi acquistati neH'aoro romano'. per.~ploton~ hanno cavalli avuti da diversi reggimenti di cav~llem. ~u1 cavalli da sella poco vi sarebbe a dire, ma su quelli da tiro sonv1 parecchie considerazioni a fare, perchè è su di loro che· si basa, si può dire, la caratteristica delle batterie a cavallo. Confesso che nel trattare di questo argomento, che è di tanta imp~rro._nza, io mi sento combattuto da due diversi sentimenti. Il primo è il t1m.ore che essendo stato io stesso incaricato della compera dei cava.Ili annoveresi, mi possa far velò una certa qual simpatia per essi' il secondo è il timore che non dicendo tutta la verità su di essi e sui maremmani, ne possano conseguire,cleplorevoli effetti per 1·e batterie a. cav·allo. Combattuto da questi-duè sentimenti credo che la miglior soluzione sia que)la.di esporre, le cose.come stanno, lasciando che se.ne traggano quelle deduzioni che par.ranno più consentanee,, senza aggiungervi alcun apprezzamento· mio personale. €iò premesso, ecco quello che ci dice la statistica: Su :J.53 cavalli annoveresi, 9JI dei quali acquistati nel maggio 1883 e, 62 nel dicembre 1884, se ne perdettero·20 tra morti, ab- . battuti, e passati ad altre unità del reggimento, ciò che rappresenta u_na,p:rdita,del 113 p~r·¼; su 711 cavalli (1) avuti in parte dal depos'.t~ d1 Gross.eto ed, m parte, acquistati nell'ag1·0 romano, dai! prinOlp10 del 11•884-, cioè 8, mesi dopo dei primi, se ne sono perduti ,Jo, tra,morti l abbattuti e- passati ad' altre unità, ciò ohe costituisce una, perdita del 14 per °/o. (Juand' anche non si tenga calcolo che fra gli annoveresi ,perduti s~.no compresi quelli morti subito dopo la rimonta, per effetto del~ -v1agg1iQ e-della acclimatazione, ed inoltre che, appena arrivati io,, Italia~ essi fur.ono. subito attacca:ti e-sottopostitalle' andature celeri, 1
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_(i) Io questo numero non sono naturalmente compresi i maremmani avuti da meno d1 3 mesi.
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ANNO XXXI, VOI,. 11.
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t,' ARTIGL.JEIIJA A CA VAL.LO
laddove gli Italiani non prestarono mai servizio se non 4 o 5 mesi dopo la 'loro assegnazione, per cause dipendenti dalla l•>ro rùstichezza e dal loro stato brado; apparirà pur sempre che questi ul. timi, in uno spazio di tempo minore all'incirca di t; 3, hanno dato una perdita superiore a quella degli annoveresi, i quali quasi tutti hanno sopportato già le fatiche di due campi di cavalleria _e delle grandi manowe dell'anno passato. L'esperienza poi tende a dimostrare che i maremmani, oltre ad essere meno veloci degli annoveresi, non reggono come questi alle andature celeri, tanto che per es. dopo 1000 metri di galoppo sono sfiatati, nè ci è più verso di spingerli avanti! Ella è poi cosa a tutti nota che il .cavallo maremmano è per sua natura sospettoso, ditlìdente, e facile a rifiutarsi a superare ost.acoli; laddove l'annoverese più docile, più obbidiente, supera senza esitazione quegli ostacoli ordinarii che gli si possono parar dinanzi; la quale qualità è sopratutto pregevolissima per le ballerie a cavallo. Basta infatti che si consideri quali sconcerti possono nascere in una muta quando lanciata al galoppo su terreno vario, accidentato come suolsi comunemente chiamare, un sol cavallo al momento di superare un ostacolo vi si rifiuti netto, come appunto soglion fare i maremmani I Ho sentito vantare i cavalli romani di cui era provveduta una delle nostre due antiche batterie a cavallo; ma ho anche sentito ripetere che l'antico tipo romano è pressochè scomparso, eda più d'uno poi (e questa è per me una grave preoccupazione) mi venne assicurato . che non ultima fra le cause le quali determinarono la soppressione dell~ due antiche nostre batterie, va annoverata quella per cui in seguito alla assegnazione di molti maremmani esse avevano poco men che perduta o~ni velocità di andatura, tanto da non poter reg· gere al confronto d1 una batteria da 7. l\'la obbietterà taluno, il cavallo annoverese costa più dell'italiano, e quindi non c'è convenienza a provvedersi fuori di paese. Lasciamo andàre anzitutto, che questo regolare sempre le cose nostre militari . a misura di lire e centesimi, mettendo a parte tante altre considerazioni di maggior rilievo, non giova certo a cosli·tuire l'esercito come doyrebbe essere nel fatto; ma anche a voler riguardare la cosa dal lato finanziario, qualora si ritenesse utile fornire Je batterie di cavalli annoveresi, ci starebbe anche la convenienza del prezzo.
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Se invero si tien conto di quello che costano i migliori puledri dell'agro romano (che sono appunto quelli che vengono assegnati alle batterie a cavallo) se si tien conto delle spese e delle perdite cui si va incontro fino al giorno in cui essi possono prestare servizio . effettivo, si vedrà chiaro che il prezzo di ogni cavallo, se non supera, è per lo meno eguale al prezzo ,legli annoveresi stati condolli in Italia. Badisi poi che, o se ne voglia dar merito alle cure dei comandanti di batteria, o lo si voglia attribuire alla resistenza dei cavalli istessi, fatto è che il rifornimento delle batterie in questi due anni si è limitato al 6,50 per °/o, mentre si sa dalle statistiche pubblicate dal Ministero che il rifornimento delle truppe a cavallo oscilla tra il 9 ed il 'IO per ¼ della forza organica. Dato che l'esperienza rendesse nel seguito ancor più manifesta la poca opportunità di rifornire le batlerie a cavallo di maremmani, qualcuno potrebbe obbiettare che il nostro amor proprio nazionale ci deve far rifuggire dal ricorrere aif estero per nuove rimonte. Anzitutto è da considerare che il nuniero da acquistarsi annualmente éssendo piccolo, il nostro amor proprio non se ne dovrebbe proprio risentire, e poi, non è all'estero che si fanno le rimonte pe1 carabinieri? non è ali' estero che si acquistano i cavalli per la scuola di Pinerolo? E tutti, od almeno •1uasi tutti i cavalli che i corpi comperano mediante commissioni reggimentali donde provengono? C'è forse qualcuno che abbia pur un lontano ingenuo sospetlo che questi cavalli acquistati quasi tutti da negozianti siano nati ed allevati in Italia? E in caso di guerra ricorreremo forse ai cavalli bradi dei depositi? · Ma basti di ciq. . Quella che poi occorre a5solutamente modificare per tutti i corpi ma specialmente per le batterie a cavallo è la razione toraggio. Essa infatti è inferiore a quella delle artiglierie degli altri eserciti europei, come lo si può dedurre dalle seguenti indicazioni:
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L'.rnTIGU»ftIA A CAVALLO
Piede di pace Piede :--rrn Ai · mar- di a:i mpi eia ed guer-
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Fran.cia . Pagl~a: \Avena.
ANNOTAZIONI
ra
e ma-1 ) b'1,novrc?
reno.
- -~
Chilog. 4,00 5,00 4,00
Sul piede di pace dal t" ~icembrc al 3t maqo l'a,. vena è di chilog. 4,35; alle· 2,00 rcran1i manovre è di chiog. a,iOO.
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))
4,,0Q
))
4,85 5,35 5,60
Inghilterra: Fieno ohilog. 5,aOO; paglia 3,200; a,ena 4,550. · ' R~iooe fo;te · ·1 Razione leggera ~
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I
ANNOTAZIONI
in io in in st~iooe m~rci~ ~tazi~nc marcia_·t-.~. - ~ -- -
La razione forte è data alle batterie a cavallo della Guardia. · Ge1: f ni~(agtii,t » 3,,500 ,750 3.,500 11,750 Durante le grandi manovre i cavam. delle batter~c a cavallo per 4 setti\Av(lna )) 5,000 5,550 14,.25() .i,7:50 mapo hanno una razione di cbilog.5,900 I di avena, f ,500 di, lleno; !,750 di pa~ glia. (t} I l) Germa.nia il letame delle scuderie rimane proprietà del comandante la batteria dalla vendita del quale egli ritrae una certa somma che spende in acquisto di foraggi; al1men~<10(tQ eo~ì la ~azione stabilJta.. ·
·
(ieno Chilog. 2,500 ,1,500 2,,500 if ,500
~
0
.; ;> I
I
0 Razione Dal ! aprile One ordinaria di a,11~ settembre
--( Fieno Austri~. . Paglia AveJ:.la.
Chilog.
~
4.,500
4,500
))
1,700
•l ,700·
~
,t ~OO
·5.,040
In in In accanstazione marcia tonamento
ANNOTAZIONI
n
Cbilog. 8,80 »
Non si tiene conto dei chilog.3,200 di paglia perchè essa non fa parte della razione, ma è data per let3,000 i,000 3,500 tiera dei ca valli.
4 ,$5 ,1 ,35
»
Totale
) Fieno Chilog. 6, 000 6,000 6,000
'! Avena
Oltrer.hè, come si ved·e, noi abbiam,o la razione di avena più pic',cola di tutte le altue artiglierie, devesi notare come la indicatara" zione sia quella stessa che si da tanto ai cavalli delle batterie· da .eampagna, quanto a quelli delle battèrie a cavallo, quanto agli stessi ,cavali! delle compagnie treno! I cavalli delle batterie a cavallo oltrecb è sono in genere pili grossi di quelli delle batterie da campagna debbono so tuostare a· fa• tiche molto maggiori; per conservarli quind~ in buone condizioni, non può basta,re la stessa razione di quelli,. · Ma,ggior lavoro , mag.gior consumo di forze, maggior bisogn@ perciò di sopperirvi con una· pitì abb0n.dante nutrizioDe. Nè 1~a,rmi mollo asse1rnato il suggerimento di dare ai cavalli da tiro una parte della ra2ione dei cavalli da sella che sono più piccoli·. Se non si fa ,questa disl'inzione nelle batterie da campagna, meno ancÒra si puçi farla in quelle a. ca:vallo; aggiungerem<i> anzi, che stante lo scarso numero di cavalli , se questa distintioné tra cavalli da sella e ca;. valli da tiro esiste in reallà per le forme e la corporatura, loro, neHa pratica essa scompare affatto, poichè tutti i cavalli debbono essere a,bituati al tir.o·. 1 Se v· è una ec(momia malintesa essa per certo è quella che si fà -sulla razione dei cavalli; al qual riguardo non è inopportuno osser- . vare quanto si pratka dai non militari negli stabilimenti.d,elle tramvie, o degli omni,bus. Se prendiamo ad es. la S@cieta anonùna·degli ,omnibus per Mi Inno, che fa ottimi affari e presso lai quale le perdite in cavalli sono minime malgrado le violente fati'che alle quali essi sono giornalmente a-ssoggettali, vediamo clie la media della razione giornaliera somministrata negli anni 1882, 83, 8!, 85, è stata la seguente: Fieno. Avena Cereali diversi
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- -· Chilog. 15,00 1
Ma, a quanto si sa, è in studio un progello per aumentare la razione attuale, dando cosi attuazione alle idee manifestate alla Camera ,dal ministro Ricotti, il quale parlando della èavallerfa, disse: vorrei fosse notevolmente migliorata la qualità dei cavalli sia con migliori
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acquisti, pur pagandoli di più, sia coll'aumenta1·e la razione per i) loro nutrimento, portandola da 3 a 4. chilogrammi di biada. Per quel che riguarda le batterie a cavallo facciamo voti perchè I~ razione in stazione venga fissata a chilogrammi 5 di fieno, 4,000· d1 paglia, tra mangiativa e per lettiera, e 4,500 di avena; in marcia ed in accantonamento 5 chilogram mi di fieno, 1,500 di paglia , 5,500· di avena (1). Istruzioni. -. Rimarrebbe a dire qualche parola relativamente· alle istruzioni , ma su questo argomento, sebbene importantissimo, non credo sia per- 0 ra il caso di soffermarmi molto, perchè affatto intrinseco alle batterie. - Cànnone, cavallo, condurre. - Ecco le treistruzioni essenziali dell'artiglieria a cavallo; tutto il resto è secondario, molto secondario. Nel servizio del cannone l'artiglieria a c.avallo deve raggiungere la perfezione nell'esattezza e nella celeritàq:uindi questo deve essere l'esercizio di tutti i giorni, piova o facci~: bel tempo. Ai poligoni poi le batteri e a cavallo devono esercitarsi: molto nel tiro contro bersagli mobili. . L'equitaz_ione deve essere spinta a quello stesso grado di perfezi one che s1 cerca raggiungere nella cavalleria; e sicr,ome si debbe far molto in minor tempo e con molto minor numero di cavalli. cosìi il cavalcare a lungo in filetto senza staffe deve essere la base dell'istruzione. Quando i soldati avranno raggiunto un certo grado di capacità, gioveranno mollissimo gli esercizi del cavalcare a volontà od a ranghi e fi le molto aperte ed alle varie andature. Utilissimi< poi s~~o ?er l'artigliere a cstvallo: il volteggio, la ginnastica e gli• esercm d1 snoda mento. Gli attacchi in foraggieri, e talune al tre esercitazioni teatrali di simil natura, possono servire per scopo di perfezionare l'equitazione, non mai col pensiero di pot'erne far uso in· guerra. Al qual proposito farò voti che venga pei soldati delle batterie a cavallo aboli ta la pistola a rotazione pei seguenti motivi: . 1° p~rr..hè è causa di perdita di tempo per insegnarne al soldato. 11 maneggio, la conservazione, il modo di servirsene; 1
(i! Queste ~agino c~ano gia scritte quando vonno pubblicata la disposizione mini-· steriaJe de_l fo febbra'.o con la quale si_ modifica la composizione della razione foraggio, dal. i aprile a .tutto 11 30.settem~re. Siccome questa disposizione è transitoria e Ja si, desidererebbe mveco s tabile, cosi le considerazioni sopra svolte non sono fuori d i luogo.
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2° perché in pace è causa di pun izioni frequenti per la poca cura che se ne ha e che se ne può avere: 3° perchè è d'impaccio al cannoniere nel saltare e discendere da cavallo avendo già egli indosso oltre la.pistola ed il cinturino della sciabola, la tasca a pane, la bandoliera, la borraccia, la tazza di I.atta, la tasca a munizioni o la tasca a cannell i; 4° perchè in guerra non gli può e~sere di alcun utile; l'artigliere o si difende coi suoi cannoni o non si difende affatto; in essi sta la sua salvezza, con essi la sua vita o la sua morte. Certi casi di guardie, di vedette, di pattuglie per parte del l' artiglieria non sono che eccezioni, e non è sulle eccezioni che si basano le regole; contro gli assalti improvvisi momentanei della cavall eria , la miglior difesa sono gli scovoli, le manovelle, il rifugiarsi fra le mote o nei foss i lati stanti. 5° perché non avendo alcun'arma da difesa il cannoniere da campagna, tanto meno deve averi~ il cannoniere a cavallo. M'è sempre rimasto impresso nella mente questo fatto narrato dal De Cristoforis nel suo aureo libro: Che cosa sia la guerra. In una batteria a cavallo sorpresa da una carica di cavalleria cadono un dopo l'altro i due primi conducenti di un pezzo, l'assalitore s'avvicinava al terzo, quando questi, uomo di sangue freddo, vedendo qual uso i suoi camerati avevan potuto fare delle loro armi, afferra la frusta e con essa respinge il cavallo del suo nemico; ciò gli salvò la vita. Nella campagna del 1866 una sezione della 5• batteria da campagna dell'8° reggimento fu per ben due volte attaccata al ponte sul torrente Versa dalla cavalleria austriaca, ma nessuno pensò a difendersi colle armi bianche. I cannonieri si rifughrono fra le ruote e nei fossi, e quando i cavali eri nemici respinti dai nostri voltarono le spall e, la sezione ricominciò il fuoco a mitraglia, come se nulla fosse avvenuto . Utilissima cosa sarebbe se anche per l'artiglieria da campagna ed in ispecie per quella a cavallo si adotlasse il sistema, seguito da tutti gli altri eserciti, di mandare cioè annualmente qualche ufficiale e qualche sottufficiale al corso di equitazione della scuola normale di Pinerolo, per apprendervi quei buoni principi di equitazione militare di cui non è poco il difetto nell'arma nostra.
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L'ARTIGLIERIA A CAVALI.O
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In Prussia agni reggimento da campagna man'Cla un ufficiale e credo due sottufficiali a frequentare il corso della scuola di equita.. zione stabilita in Hannover. Lo stesso si pratica in Baviera che ha la sua scuola di equitazioM in Monaco. In Austria, oltre le scuole reggimentali, v'è ancora l'istituto militare ~i ~~uitazio~e di Vienna, nel quale si formano gli ufficiali e sottuffic,alt istruttori per la cavalleria, l'artiglieria ed il treno. La Francia ha la sua celebre scuola di S~um~r, 'dove pure intervengono annualmente ·ufficiali e sottufficiali dei reo-oimenti d'arti. glieria da campagna. Nel Belgio v'ha la scuola d'Ypres, alla quale ·sono oani anno mandati da ogni reggimento da campagna ufficiali o sot~ufficiali scelti dall'ispettore generale d'artiglieria; gl i ufficiali conducono seco Iorù ~m cava!Io ,~ell'ultima rim<,nt~ del reggimento e su di esso applicano 11 metodo d addestramento loro insegnato. · ·E se così si pratica presso gli altri eserciti, perchè non si adotterà. lo stesso sistema anche da noi, dove per i frequenti passaaài degli ufficiali dalle compagnie di fòrtezza alle ballerie, e per la br!:e perma.nenz~ di alcun i di questi, vapressochè dimenticato quel tanto che venne rnsegnato alla scuola d'applicazione? Freq~enti, f'.nzi'. se. fosse possibile, giornaliere dovrebbero pur essere le eserc1taz10m del condurre, le quali per la buona conservazione dei cava.Ili hei primi tempi dovrebbero, specialmente per le ree! ute, farsi in semplice fileLLb. · Come si usa presso tulle le altre artiglierie anche da noi si dovrebbero sta bilir premi pei migliori conducenti. Frequentissime . te esercitazioni di marcia, di scuola di posizi'one, con batterie formate su 6 pezzi e 6 cassoni. li materiale di cui fut·ono dotatele batterie a ca-vallo ha dato sinora prove soddisfacenti. · L'indipendenza che l'unione elastica, ideata dal generale Cavalli, conferisce ai due itt'~ni nelle celeri andature e nel passaggio di osta~ coli, è tale da rendere da p'er sè sola questo materiale superiore a qualsiasi altro; e non abbiamo che a far voti percM questo sistema venga applicato a tutte le vetture dell'arti•glieria da campa•gna. Ad un inconveniente converrà ancora porre riparo, etl è al trdp'Po ~<!)
tempo che occorre p.er prendere le munizioni dai cofani; sul qual proposito mi farò lecito d'insistere su di una proposta già fatta altra volta di sostituire, cioè alle attuali cassette per proietti, tante tasche da munizioni debitamente confezionate e contenenti due . proietli e due cartocci od anche due proietti soli. Nè meno utile tornerebbe l'adozione dei cartocci a bossolo me· tallico, che oggidì si stan110 espe\'imehtando in ·Get·mania:, e che a · · quanto pare, presentano .s~gli altri molti vantaggi. Il servizio delle mun1i1Zioni procederebbe ·così assai più ,spedito. Fintantochè non sia adottato per tutta l'artiglieria un proietto unico ed una spoletta a doppio effetto, reputo conveniente che il munizionamento delle batterie a cavallo debba consistere in ! / 3 di granate ed 3 di shrapnels, pei motivi che sono indicati nel voi. 7°, titolo 2°, pag. H2, e nel voi. 7°, titolo 4°, pag. 1135 delle lstru· zùm;i pratiche d'artiglieria, cioè che contro cavàlleria la granata è preferibile allo shrapnel. / N-etrimparti'ra le altre istrllzioni atUenrersi allo.stretto necessario, senza pei·dere inu,tilmente il temp>o in troppe pairti'colarità e sovrai.. tutto nelle nomcenclature . . . Riassumendo, i ptov~edimeRti ,reclamati per la buona 011ganiz~ :za;,ione dell'artiglieria a cavall,Q a mi10· parere, sono: Creazione d1 una terza· bt·,igata di artiglie1iia a ,ca;yallo <li due batterie, e di una quaTta .b'rigata non appena J.o s·tat@ •del ibifoncio lù comporti; Forma¼ìon·e di on reggimento di batterie a oavallo; Aumènto dell'organico di pace si,a in uomini che in cavalli, portando subito il numero di quesLi a 1 11Oe·pr@gressivamente a ;1~8; l'lieclutamento più adatto e ripartito su mi1rror numero di di'strebli; M,ialioramento nelle rimonte annuali d'e'i cavalli, ed aumento stabil'e della razione; Semplicità nelle istruzioni, abolizione 1della pistola a rotazione; Istituzi·one di un 'Corso di equitazione per. gli ufficiali d'ai'ti. glieria .sia delle bat:terie a oavallo, che da campagna. Verona, 18 febbrai'O 1886. VoLPtNI Maggiore ,d'artigiie.ria. 1
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LE MITRAGLI ATnICI AUSILIARIE D'UNA DIVISIONE DI CAVALLERIA
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L'argomento che mi propongo di trattare, potrà a prima vista sembrare di competenza piuttosto d'un ·artigliere, che d'un ufficiale di cav.alleria. Ma io dichiaro innanzi tutto, che non intendo punto invadere un campo, nel quale mi sentirei interamente profano. Parlo delle mitragliatrici, esclusivamente dal punto di vista d'opportunità del loro impiego, anzi d'una specialità del loro impiego, come d'altronde chiaramente si scorge dal tema enunciato. I particolari tecnici di queste armi, che purè crederei interessanti allo ~volgimento delle mie idee, m'è forza. accennarli appena. Chi fosse vago d'avere maggiori notizie e dati balistici su queste armi, può a suo piacimento consultare la nostra Rivista d' A.rtiglic1·ia e Genio, che a più riprese s'occupò diffusamente d'esse; cito il volume IV del ,J884, che contiene un accurato e particolareggiato studio sulle mitragliatrici, del capitano F. Mariani. Anche la Bivi'.sta 1'fi li.tare, nella rassegna tecnologica del novembre 11882, ha sulle medesime un commendevole lavoro. · Senza stancare quindi il lettore, vorrei entrare subito in argomento e dimostrare i vantaggi che una divisione di cavalleria in avanscoperta potrebbe trarre dalle mi.tragliatrici; ma debbo prima di tutto liberarmi da un pregiudizio che comunemente si ha intorno a queste armi, circa il loro. uso nella guerra campale.
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Se tutte le cose nuove, sono generalmente accolte con diffidenza,. immaginiamoci qual viso si farà a quelle che in una ~rima pr.ova non·. furono coronate da completo successo. I detrattori non mancano, e gli oppositori sistematici di qualunquenovità, non tralasciarono di mettere esageratamente in evidenza gli inconvenienti cui dettero luogo le mi tragliatrici nella campagna del; 1870-7,J (1). Le mitragliatrici furono definitivamente bandite dai campo di battaglia, e si disse che tutt'al più potevano servire alla difesa d'un'o. .. pera, o a quella d'una nave. Ma )'attività umana, che non s'arresta certamente davanti a vuotr aforismi, introdusse tali notevoli e meravigliosi perfezionamenti in· esse da richiamare r attenzione de' più accaniti loro a vversarì. Circa dunque la loro potenza, non v'ha al giorno d'oggi, chi serbi . , ancora dubbio. La questione che si dibatte, fra le persone competenti, sta nel• loro impiego. Le opinioni in proposito sono assai disparate, come in seguito vedremo. Intanto mi preme fare sparire il discredi~o. chereona sovra di esse, spiegato, se non giustificato, nei rovesci france~i del 11870-7·1; è quindi necessario che io m'occupi dei perfezionamenti arrecati alle mitragliatrici, dopo quella loro epoca infausta, dando un cenno sommario dei tipi più noti. Le mitraoliatrici potrebbero classificarsi in varì ffi(ldi, secondo, n . . che si considerino dal uunto di vista del calibro, del meccanismo e dell'azione· ma limitando J' esame sol!.anto a quest'ultima, si posson@, ' ' distinguere in: ,1° Mitraoliatrici a tiro semplice continuo; o 2° Mitragliatrici a tiro semplice intermittente; 3° Mitragliatrici a tiro a salve intermittente. Appartengono al primo gruppo le. Gatlin_q e l_a_ Gàrdne~·· . La Gatling ha da ,i. a ,1O canne, disposte a c,ltndro, ciò che da, all'arma la fouoia d'un cannone ed è montata sopra un affusto a ruote. Per rnezz;d'una manovella applicata all'albero del cilindro , o in, relazione con esso, girano le canne, le quali sparano una volta ne~ (i) Le mitragliatrici furono la prima volta adoperato con successo, nella guerra dh secessione americana. ·
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~a Gard~er a due canne, delta· in,glese, è leggerissima, pesando ·soli ;~:iM chilogrammi, col suo treppiedi, e spara da 450 a 500 colpi ,al minuto. Questa mi<ttagliatrice rese aU ' Ingh ilterra rile·vanti servigi neJ.la receJ:Jte campagna del Sudan ., . L~ Gardner a una sola canna pesa 38 chilogrammi e fa 250 colpi al m11wto. . Al se~on~o gruppo appartiene il cannone-revolver Ffotdileiss. ·que~to d1ce~1 cannone piuttosto che mitragliatrice, per le dirnen·swn1_ del calibro delle canne, il quale è di 37, 40, 47 e 53 milli~etr1. Le canne sono o e d,isposte come in un revolver; il ineccams~o, assai_ sempl1ice, trovasi nella parte posteriore dell'arma· ad ogm c?lpo s1 può cambiare direzioné. Esso lancia rrra:nate palle,perf~rant1 e scatole a mitraglia, e per lo p1ù viene installa;o in posizione fissa a bordo delle navi; tuttavia l'inventore ne costruì anche per la guerra campale, incavalcandolo sopra un affusto. II ca?nonre-re:olver da 37, ch'·è più general mente usato, pesa 200 ch1J.ogramm1 · e costa lire 7200. . A~partengono finalmente al terzo gruppo la Palmcrantz-Nor,de.n/elt,. la '.~eu~on _(francese), la 1Jfontigny-Sigl, ecc. Tulle queste ~111tragliat1:1c1 d1~erneono dalle precedenti per il meccanismo: chè queste 11 mov1men~o è generato da una leva, men tre in quelle ,s ha una manovella girevole che funziona a modo d'oroano. Sarebbe superfluo occuparsi dei vari t1 pi di questa ;ategoria; mi
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comp1iétsi d' un giro, ~ercè un congegno che fa introdurre esplodere ed espellere le cartucce. . ' · L~ cartucce sono collocate in un serbatoio, capace di contenerne d_a 6;). a 104, a seconda del numero delle cano.e. Il serbatoio s' esaurisce_ in men0 <H 3 secondi, si ha così un totale di 1000 a 1200 colpi al r:q.rnuto. . La Gardner, più comunemente usata, ha due sole canne: ne fu però costruita anche una a cinque canne; e v' ha .pure unti po ad una sola ca~ na. Essa' n0n ha l'aspetto d'un cannone, come Ja prece• dente, ma p1utlosto d'una macchina fotoo-rafi<la . Il serbatoio delle cartucce a foggia d'asta, si muove vertic:lmente dietro le canne d~ntro; le quali vengono a:Hernativamenrle spinte dall' ot~urator; nspetttv:o.
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basta accennare la PalnioranÙ-No1'dcn/elt, siccome degna di speciale considerazione. La mitragliatrice svedese Palmcrant.z-Nordenfelt; delta rosi dal, nome dell'inventore Palmcrantz, che cedette il b11evetto a No.rden-. fel t, ha le canne disp'oste orizzontalmente sopra un piano, l'una accanto all'altra; può esegui·11e salve e fuochi di fnonte, e durante i medesimi si può a piacimento cambiare la direzione del ti110. Ve ne sono di diverso numero di canne, da 2 a -12, così pure di va,rio calibro, e se sono montate ,sopra affusti, il massimo è rappresentato da 37 millimetri, non potendosi al di là di questo limite sopprimere il rinculo. Nel N. 23 del passalo anno l'Esercito Italiano descrisse una mitragliatPice Nordenfelit del calibro Veuerli, presentata per esperimento. Un impiegato della fonderia Nordenfelt, senza alcun servente, tirò 50 colpi in due minuti secondi, ciò che raippresenta 1500· colpi al minut0. Detta mitragliatrice può essere allogata su treppiedi 1 e su affusti fissi od a ruota. · · Dietro un parapetto per la disposizione speciale delle oa,rne è quasi nascosta al nemi co; uno scudo protegge inoltre i magazzm1 di cartucce e 11 testa dell'unico artigliere necessario al su@, maneggio. ~uesta forminabile arma può essere rapidàmente trasportata da un punto all'altro del campo di batlaglia, e mereè· la sua straordinaria celerità. di tiro, può -aspettare che le eolonne d'assalto si tro .. vino a vantaggiosa distaniai per cominc-iare il fuoco ed inondare di, piombo il bersaglio a somiglianza dell'acqua d'una tromba. Questi poohi cenni sarebbero sufficienti per dimostrar~ a quale allo grado di perfezionament@ si sia giun~i al giorno d'oggi in queste armi; ma n0n è qui tutto. Ho letto nella Rivista d' Artiglie?'·ia e Genio, clell'ott0b11e 1884, che l'amerioano Hr. Hiram Maxim, costruì una mitragl1atrice ad una s0la canna, con un meccanismo congegnato in modo, che ta · forza di rinoulo d'ogni colpo è utiliwata per caricare e ,far partire il colpo success·i•v0 . Ogni tempo di rinculo adempie tutte le funzioni di oa:ricamentp, estrae, cioè, il bossolo vuoto, lo espelle dalla yanna, mette ·a sito la nuova cartuccia, l,a forza nella culatla, e finalmente arma il percussore e fa partire il colpo. In tal modo il fuoco è mantenuto senza interruzione. 1
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Per mezzo di viti, si può dare all'arma qualunque direzione o ..anche semplicemente C1)1la mano. La rapidità del fuoco è regolata da una leva collocata in un qu a· drante graduato; se l'indice della graduazione segn<J. 1, si avrà un -colpo al minuto; sollevando alquanto la leva, la velocità del Liro au · l<lllenta a 5 colpi al minuto; e cosi gradatamen te, finchè raggiungendo ,il limite massimo, si ha la prodigiosa rapidità di 600 colpi al minuto .primo! Allo scopo di limitare il riscaldamento inevitabile della canna, ,!'inventore l'ha rivestita d'un involucro ,~be si riempie d'acqua. Per l'alimentazione della canna, le cartucce sono disposte in un ttambnro di rame nella parte posteriore della medesima; ad ogni tempo di rinculo, la canna imprime un movimento di rotazione al ·tamburo, mercè il quale le cartucce sono successivamente estralle , •i<Iltrodotte nella camera e forzate . ..\ ppena un tamburo ha esaurito tutte le cartuccè,. tosto subentra un altro; allo scopo poi d'impedire che durante il ·tempo bre-vissimo del cambio dei tamburi, si sospenda il fuoco , un piccolo ,serbatoio di cartucce è applicato all'arma per funzionare in quell'istante. Macchine così micidiali non parmi debbano essere inesonibilmente relegate alla difesa d'un fossa to o dei fianchi d'una nave; ,desse possono trovare un vastissimo campo d'azione nella guerra · -campale. come fu dimostrato ad Alessandria, nella 1:eguente ·campagna cl' Egitto, a Plewna, ad · Iguique e recentemente nel Sudan. Ma qualcuno vorrà ancora invocare l'esempio della campagna ,del 11870-7,f, in cui le mitragliatrici non corrisposero alle riposte speranze. Ritornando sull'argomento, noto ancora che in quella campagna la mitragliatrice Metidon, urnta dai Francesi, per l'im.menso peso, aveva bisogno di 6 cavalli per essere trainata ebenchè -avesse 25 ,anne, non giungeva a fare 150 colpi al minuto. Al giorno -d'oggi le mitragliatrici pçssono essere trasportate da una pariglia, -da un sol cavallo, a dorso, o anche a mano. In qtianto a velocità di ;tiro s'è visto che la Gatling ci <là "200 colpi al minuto, 11500 la .Palmcrantz. Un altro errore commesso dai Francesi, in quella infe.Jice campagna, fu quello di considerare le mitragliatrici come arti-
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glieria e in base a tale criterio sostituirono ad una batteria dell'arli• afieria divisionale una batteria di mitragliatrici . l) Esse si trovavano nell'impossibilità di sostenere la lotta coll'artiglieria. Così, per esempio, a Worth, le mitragli atrici produssero danni grandissimi; e più ne avrebbero prodotti se non fossero state collocale a fianco delle batterie, esposte al fuoco di 250 pezzi tedeschi. Alcuni dicono che queste armi poste fra il cannone ed il fucile non hanno, nè la potenza del primo, nè la mobilità del secondo; ma sul primo oltre la maggiore mobilità, hanno l' incontestabile vantaggio di sopprimere il rinculo, per cui non occorre rinnovare il puntamento dopo lo sparo: sul secondo, anche ammesso che equivalgano ad un sol plotone di fanteria, offrono un puntamento di gran lunga più esatto, non essendo suscettibili nè di panico nè d'entiisiasmo. Esse evidentemente non debbono, nè possono invadere il campo dell'artiglieria, la cui azione sarà sempre necessaria, per abbattere ostacoli e per l'uso efficace dei proiettili esplodenti. li loro destino non è di essere surrogate al cannone, nè tanto meno al fucile. · Esse debbono;considerarsi come armi speciali, gruppo di carabine, se1npre utile là dove la deficienza d'uomini e di spazio i?npedisce d'agire vigorosamente e rapidamente contro un nernico preponderante (capitano F. Mariani). , Ammesso imanto l'impiego delle mitragliatrici sul campo di bal- · taglia, si deve dare la preferenza a quelle di piccolo o di grosso calibro? I pareri sono discordi, e nell'incertezza che regna in proposito, bisogna ricercare una delle cause dell'indugio che si frappone all'adozione di queste armi, nell'esercito campale. Esaminiamo brevemente la questione. Alle mitraaliatrici calibro-fucile, oltre la minore gittata, si fa l'ap·;:, punto di non segnare la caduta dei proietti e quindi di non presentare alcun mezzo per correggere il tiro. Quelle di calibro grosso, sebbene più pesanti, permettono l'uso di proiettili esplodenti ed hanno evidentemente una maggiore gittata. Giova poi osservare che questo calibro ha un certo limite, che si può stabilire fra 37 e 40 mm. se non si vuole rinunziare alla condizione di sopprime1;e il rinculo. Per la qual cosa contro ostacoli
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artificiali,o, naturali e per sloggiare truppe al coperto, necessiterà. ricorrere sempre al cannone. Ma anche la maggiore gittata non costituisce: un reale, v:an.taggio. Cosi prendiamo ad esempio la. Motchkiss calibro 3:7; hai una gittata di 4.000 metri. Ma l'alltiglier,e sa beaissimo, dice il citato capitano Mariani, quan\o sia d·ifficile rettificare, il tiro al di là di 2000 metri· anche qu!lindo si tratti di granate da campagna, la cui fumata è assai pià appariscente d1 quello che non sia, in una granata d'appena 1/ 1 chiloguamma,. Gli scniLLori1d~ tattica d'arLjglieria considerano perciò il tiro al di là1dii 24.00 metri come un'eccezione con i cannoni da campo; e pen le mitragliatrici non dov:rebbe· spingersi al di là di 1500 metni. · Amm-essa questa distanza, supponiamo che il· bersaglio animatQ.i rimanga 20 secondi sotto il tiro d'una Hotchkiss e d'una Gatling (calibro-.fuci,le). 1.a pnima lancie1:à. 20 granate, e la seconda 400 pallottole. Si voglia anche che le 20 granate si,niducano a 400 scheggie, le pallottole a\lranno sempre su quelle il vantaggio d'ella for:za viva, direzione, e radenza. Inoltre la natura copeDta del nostno terreno, raramente consente alliautigEenia di spaiiareiquanto,iL proprio tino consentirebbe, sicchè1 \ una,gi.ttata superiore a,2000 metri, non costituisce un1·',(antaggio sensibile; e se con i nostri fucili possiamo sping.ere .il tiro sino .a 1800 e-2000 metri, a)lendo gli alziigraduati fino a quell1l distanza, tanto meglio lo potremo, con un'arma stabilitiuu d'u.n s0stegno fis&o. La grande celerità del tiro delle mitragliatrici di piccolo cal'ihno, perme~te,di concentrare su. dlun, punto, un numero stna0rdinario di pallottole in un minuto; e quìndi facilmente si potrnnno1rilevare gli.. effetti prodotti sul bersaglio,e in1grazia,della,loro do~ilitàsugli affusti, facile riesce aggiustare il tir.o per le,salve successive. Se da ultimo si consideri,il leijgiero peso,e la facilità quindi di trasporto delle mitragliatrici calibrorfucil~, credo ohe nelle operazioni della guerra campale spetterebbe a queste il primato. Ammesso quindi Fuso delle mitragliatrici nella guerra campale e data, là pr.eferenza a quelle di calibro-fucileria, un'altra questione. so11ge, non meno,grave dell'assegnazione del calibro, ed è !:impiego tattico delle medèsime. . Cor.rono in,proposito,pareri assai diversi, nè io ho la prete:sa, di 1
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risolvere la questione, tanto più ch e se mi volessi occupare anche di ciò, uscirei dai limiti che mi sono proposto e perderei probabilmente di vista il mio obbiettivo. Però le opinioni sono in generale concordi circa l'impiego di mitragliatrici con cavalleria in avanscoperta. Nella citata rassegna tecnologica, leggesi: << L'impiego dellemi Lragliatrici collocate sul dorso d'nn cavallo,o meglio ancora sopra un affusto, nelle operazioni d'avanscoperta della cavalleria, merita considerazione, poichè in tal modo si potrebbe vantaggiosamente far le veci del l' artiglieria a cavallo, di cui abbiamo tanta scarsità e che . costa tanto, e con temp0raneamente si sfugg irebbe forse anche alla necessiLà. di fare appiedare i caval ieri per combattere in cacciatori. L'idea di ripa.di a c:wallo di fanteria per mandarla a sostenere le operazioni della cava.lleria, troverebbe coll'i mpiego delle mitraglial-rici una ben più pratica e meno defficile soluzione». (Rivista !ltilitarn, novembre 11882). Del!' istesso avviso è il capitano (l 'artiglieria francese A. Servière: « L'idea di provvedere le di visioni di cavalleria d'una bocca da fuoco destinata a batt~re bersagli mobili, cioè che permetta di lanciare una considere\•ole quantità di proiettili, merita d'essere seriamente esaminata». (Revue d'Jfrtillei·ie, -aoùt 1885. - De l'artillerie des divisions de cwvalei·ie). · Persuaso della necessità che ha la cavalleria di provvedersi d'armi da fuoco, se vuole seriamente compiere al giorno d'oggi la propria missione, opino tuttavia che dessa potrebbe trovare un assai più valido aiuto in queste poter;itissime armi, che non negli attuali moschetti il più delle volte inopportuni contro cavalleria, sempre impotenti contro fanteria. Sono noti d'altronde i pericoli cui si va incontro cogli appiedamenti e le difficoltà che presentano per sè siessi; pur tuttavia vi si ricorre. troppo di frequente , rinunziando in .tal modo alla vera tattica della cavalleria, che consisterà sempre nel trarre profitto della resistenza e velocità che offre il cavallo, pér girare gli ostacoli frapposti al nostro avanzare. · Non ~·oglio con ciò concludere che la cavalleria non debba mai appiedare; ne riconosco perfettamente la necessità. per tutti quei casi sommariamente indicati dal nostro recente Regolamen.to d'esercizio 6 -
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ed evoluzioni (Tomo I , pag. 1143 e seguenti); sostengo-soltanto che in moltissime eventualità, meglio che il fuoco d'inesperti cavalieri, gioverebbe quell o viol ento e preciso delle armi in discorso. Uno dei casi più faci li che si presenti alht cavalleria per far uso del suo fuoco è quello dell'occupazione d'un dato punto(una lo,~alità importante, come per esempio, un ponte, una strella, un villaggio, ecc . ecc.) e di conservarlo il più lungamente possibile, oppure obbligare allo :;gombero il nemico che ci avesse preceduti . Nel primo caso, non v'è chi non veda l'aiuto grandissimo che ci da.rebbero le mitragliatrici, ma anche nel secondo, efficacissimo potrebbe riL1scirci il loro concorso con tro i ritomi offensivi del nemico. Entrambi questi casi si possono comprendere io quelli, in cui si suoaerisce d'a!!areaare alla cavalleria truppe di fanteria; rna in pran<> tica quest'espediente non è scevro di difficoltà, nè è sempre possibile avere a nostra disposizione reparti di fanteria . Se poi alletLati da questa idea, si vogliono formare corpi misti di caYalleria e fanteria per il servizio d'avanscoperta, come si tentò da noi e in Austria (se non erro), pi ù grav i ancora saranno gl'inconvenienli. « La cavalleria cessa d'essere mobile, viene impacciata in tutti i suoi movimenti e perde il suo impulso; la fa nteria è compromessa e rimane senza appoggio al primo movimento della cavalleria ». Questa opinione, espressa da Napoleone nella Cam71agna di Tiir&nne, av_rà una conferma ogni qual volta si vorrit ricorrere a tali ibride combinazioni. Le mitragliatrici al contrario, in graz ia della loro mobilità, possono seguire la cavall eria ovunque, non neutralizzano la sua azione e fornirebbero un fuoco più celere e vraciso di qualunque fanteri a. I combattimenti di grandi masse di cavalleria sono preparati dal fuoco delle batterie a cavallo. Appena il comandante della divisione di cava,lleria ha deciso di . dare l'attacco, le batterie a càvallo vanno rapidamenle a prendere posizione. Il loro fuoco, lo dicono lutti i Lattici dell'arma, dovrà cli preferenza essere diretto con Ll"o le li nee di cavalleria avversaria . Quali danni potrà esso produrre~ I
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Le due linee opposte si potranno trovare a 2000 e LuLL'al più a 2400 metri di distanza (sempre quando non si tratti di sorpresa). Supponendo che le due linee percorreran_no ciascuna_ In. metjt della distanza che le separa, s'avrà un trnll.o di •I200 metn. Ma il nostro Reaolamenlo asseana anche nn limite inferiore. « .In ~ o campo aperto, il comando Attenti per la carica, si dita •I 000 passi» · (Esercizi ed evolu.:ioni per lei. cavalleria, Tomo lll, pag. k8). I mille passi verranno percorsi 600 al troll o e_40~ ~l gal?PP~ allunrrato; si ha quindi uno spazio inferiore a 4 m10ul1, rn cui la linea di c~valleria sarà esposta al fuoco dell 'artiglieria . Se si co nsideri inoltre che negli ultimi 250 o 300 metri l'arLio( ieria deve astenersi dal far fuoco, se non vuole colpire le proprie ~-uppe, rimarranno circa 3 minuti e qualche secondo: ~~~.i ~econdi scompariranno, se si pensi clte in quel mom e~to assm ? Jihctlment~ si terrà l'andatura di 200 metri di trotto al m10uto, e il galoppo s1 comincerà piuttosto prima che dopo ; sicchò ri marranno appena 3 minuti. Occorrer.i. un minuto per esegnire il primo colpo, e dopo ben pochi colpi possono essere lanci ati dn lla b~lle1:ia. . · . . . . Supponiamo ora d'avere una balleria d1 m1tra~\1alr1c1; 1n quei 3 minuti potrebbero assai più seriamente clnnnegg1nre la massa nemica, con quale in nuenza sull'esito della carica, ognuno può immaginare.
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Nel nostro esame abbiamo supposto le cond1z1on1 pm favorovol1,
chè difficilmente i nostri terreni offrono un cosi vasLo campo di tiro, e posizioni tal1 e terren i tnnto vantaggio~i all'~zione cle~ cannone .. « Si osservi ch e sopra un campo cli battagl ia, e specrnJmente sn1 nostri, il cam po di tiro è quasi sempre molto limitato; epper~i~ più che alla gitLaln , deve badarsi all'ampiezza della _zona su cu i 1 due partiti manovrano, per cui in molli casi la grnn gi ttala ~el cnnn~ne sarà inutile, là dove appunto la mitragliatrice potrit sviluppare 10vece tutta la sua errìcacia >> (Llivista ilfililan~, luogo cii..) . L'im piego contemporaneo d'alzi cliversi c~ntro ~ersagli mobili,_ è fac ilitato colle mitragliatrici; giacchè cambiando il puntamento in elevazione, si potrà col tiro a sai ve raggiungere pr~slo lo. scop~ e trovata la distanza, avere ancora un altro mezzo sicuro d1 colpire
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LE MITRAGLIATRICI AUSILIARIE
D' UNA DIVISIONE DI CAV,HLER IA
tutta l'ampiezza del bersaglio, facendo uso del congegno automatico di dispersione laterale, mezzo che non ha di certo il cannone. Grave è il peri colo che corrono le batterie negli :.tLLacchi di cavalleria; un insuccesso rende assai critica la loro posizione. Le mitraglia,trici potrebbero fino all'ult:mo trarre partilo dal loro micidialissimo fu o'co ed avere assai maggìore probabili tà dei pezzi, di porsi in salvo. · Esse non abb isognano di sco rta come le batterie, che inutilizzano almeno uno squadrone nel momento supremo, quandò non lo espongono a più serio pericolo. 'NelL'i nseguimento, come nella ri tirata e specialmente in questa , ohe è spesso disastrosa nei combal.limenli di cavalleria. le mitragl iatrici colla pronta occupazione di qualche punto a tergo, potreb bero con assai maggiore fac ilità dei pezzi porre ostacolo all'·incalz-are del nemico vitto rioso . Se tuùi i tallici riconoscono che al giorno d'oggi è necessario che l'artiglieria possegga.la mass ima mobil ità, congiunta a sufficiente elTeLLo, tanto più ciueste qualità saranno da esigersi da un'artiglieria destinala a seguire la cavalleria.. · . Il vanto di nver propugnato in tuu.a la sua vita quest'idea spella al nostro illustre _generale Cavalli. morto a Torino nel ,1879 . Convinto egl i che il sistema a qmHlro ruote non pennella d'avere sufficien te mobil iLà, propose fin dal ,f 837, un'artiglieri,t leggiera a due ruote (Giwnale cl' Artiglieria e Genio, agosto 11880, parte II, La vita e le ope·re di G. Ccwalli, ALLASON, pag. 89:3). Il cannone era montato sopra l'asse d'una vettura a due ruote, trn inato da una sola par1glia; e si po.teva fa.r fuoco senza staccJre i cavalli. Il generale Cavalli introdusse notevoli perfezionamenti al suo sistema. Ridusse il can none a retrocari ca ; con opportuna mod ificazione delJ'alTusto e delle ruote soppresse il rinculo, e un so lo artigl iere, rimanendo seduto, poteva punla;·e e sparare. Gli esperimenti che si fecero riusci rono soddisfacentissimi; èd è a lamentarsi che sieno staLi abbandonati. Benchè io non sia competen te in materia, facile è tutlavia vaJ.utare i vantaggi che o/Trirebbe una simile nrti'glieria, specie se desti· nata a seguire la cavalleria; estrema mobili tà, faci lità di portarsi ra-
pidamente in Lutti i punli, incominciare il fuoco immed iatamente, sottrarsi al ti,:o dell'avversario ed apparire in altro punto, ecc.' ecc . Il signor Hotchkiss cast.russe una mitrag liatrice di 57 millim etri, che lancia granate, sh rapnel e scatole a milraglia e fa da ,JO e ,[ 2 colpi al minuto. L'affusto tuttavia ha il grave inconveniente di so ffrire il rinculo; il citato capitano Servière proporrebbe perciò di adottare la bocca a fuoco sul l'aITuslo Shankope. Il signor Nordenfe lt costrnsse anche un ca nnone da campagna di 47 millimetri, che fa 20 colpi al minuto e lancia la grana la, lo shrapnel e la scatola a mitraglia; il rinculo è soppresso nel pezzo. Furono precedentemente s,,olte le ragioni, le quali c'inducano ::C preferire le mitrngl iatrici cnlibro -fucil eria; chè abhinmo visto la maggiore gittata dell e mitragliatrici di grosso cnlibro, non costituire realmente un vantaggio . All'altro ::ippunto mosso, cioè che le mitra· gliafrici ca li bro fucileri::i, non permel.lono l'uso dei proiellili, esplodenti, ho anche ri sposto; ql;i ,aggiungerò che senza dubbio è questa una deficienza che si lamenterà qualche volta, non però di tale entità, come a prima vista potrebbe sembrare. J proiettili esplodenti occorrono , come è a tutti no lo, o per abbattere ostacoli o per sloggiare truppe pro.tette da qua lche riparo; opernzioni queste che assai raramente si lroverànno comprese in quelle affidate di sol ito alla rava lleria, senza' il concorso delle altre armi . . D'altra parte le esperienze fatte in Francia col cannone Norden. fel t, più sopra menzionalo, hanno dimost.rato che il t,iro contro osta. coli non ha alcuna efficacia. Ora il lettore pP-r concretare le idee, potrebbe domandarmi: quale è la mitragliatrice che voi proporreste in ausi lio della cavnlleria? Per ri spondere a tale giustissima domanda, occorrerebbero molti studì per i quali io non avrei nè il tempo , nè la capacità. A me b::ista propugnare l'uso in generale delle mitragl iatrici colla cavallerin, mostrandone i van taggi; ad altri più competenti di me spellerebbe presentare la propos ta d'un tipo. Ma volendo anche in questo appagare il benigno lettore, spigogolerò dall' Eserci.to Ttaliano (N. 31[ , ·I 885) alcuni cenni sulla mitragliatrice svedese, calibro Vetterli, altrove rnemionata, e che senza far torlo alle altr"e, mi parrebbe la più conveniente .
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LE m TnAGLIATRIC I AUSILIARIE
La milraglialrice svedese o Nordenfc lL a 5 canne, coll'afTusLo, con
D'UNA DIVISIONE DI CAVALLERIA )
12000 carLucce ed i pezzi di ricambio, non oltrepassa il peso Lotale di ·1230 chilogrammi. 1
L'aiiusto leggiero a 4, ruote, porla .due forgoni: sul forgone posteriore è montala la mitra gliatrice: il forgone di fronte <;erve di sedile al conduttore; fra i due forgon i havvi un sedil e per i due serYenti che caricano e sparano il pezz,>; questo pezzo è dispo:;to in modo da poter girare e far fuoco Lull'all'intorno, sia in immobi liLà, sia in piena car,·iera. Due cavalli, oppure uno, baslano a trasportarla rapidamente anche sui terreni più ditncili . L'affusto è costruito in modo da poter girare sul posLo; uno scudo d'acciaio protegge gl'inservienti ed il condutlore, nonchè in parie i cavall i, durante il combattimento. Si può dessa paragonare ad un Lallel\0 torpediniere, polendosi avvicinare al nemico inosservata e lanciare le sue salve, quindi scom- . parire quando si vedesse prega di mira dall' artigli eri a. li suo tiro è a sa lve ed edotata di un movimento automatico; per cui , alle distanze volute, nelle salve, le palle colpiscono a un metro di distanza l' una dall' altra, sicchè la mitragliaLrice a 5 canne , spazza un spozio di 5 metri e quella n ·IO, di ,1O. In ol Lre, mediante un leggiero tocco al meccani smo di spostamento tra sversale, la di rezione di ciascuna canna viene spostala sia a destra sia n sinistra, di modo che non una clclle salire consecutive colpisce lo stesso punlo che la precedenle. Si possono fare 12 o ,(4. salve al minuto, sicché si ha nno 600 o 800 proiettili nella mirragliatrice da 5 canne. Evidenlemenle aumentando il numero delle canne s'avrebbe un m·aggio r numei'·o cli proieuili lanciali in ogni salvo; ma io creclo che 600 palle in un minnlo abbiano una 110n spregevole efficacia. Sir Carlo Deresford clice, che una miLragliatrice equirnle alla forza di 300 fantacci ni. Supponendo nnc!ie esagerata questa cifra, egli è certo elle la cavall eria verrebbe provvista d'una grande polenza di fuo co . Aggiungendo p. e. una hnueria di 4, mitragliatrici alle due batterie a cavallo della nostra divisione di cavall eri a, si lroverebhe ,qu esta in possesso di una nuova forza la qu ale compenserebbe di
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certo la mancanza tli una terza balleria ch e trovasi nell e divisioni di cavalleria d'alcuna potenze. Abbiamo visto l'importante parte che avrebbero le mitragliatrici nei combattimenti di grandi masse cli cavalleria, ma a~che ne' combattimenti parziali potrebbero essere impiegn te con risu ltalo . . . Se i tattici, e fra gl i altri il principe di Hohenlohe nella snn ultima lettera sulla cavalleria, consiglia,,n di non impiegare meno cl'una batteria se si vuole ottenere un elTetto di qualche rilievo, non può dirsi Io sLesso delle mitragliatri ci, chè possono essere mandale all a spicciobta in qualsiasi punLo, in aggregazione cli alc~ni. squad_roni. La loro rapidità cli fuoco è tale, che non occorre l azione simultanea di molte per rendersi efficnci . . . . . . Una balleria di miLragliaLrici in aggregazione all'art1gllena a ca~ val!o della divisione, costituirebbe per la medesima la migliore d1 tutte le scorte, rendendola indipendente o nlmeno svincolata dal problemaLico ainlo d'uno squadrone come si .disse ~llrove. . La batteria di mitragliaLrici, insieme alle batterie a cavallo, troverebbero anche un utile impiego sul campo di battaglia. Desse fulminando col loro fuoco la fanteri a, preparerobbero le cnriche di cavalleria. Mandate sui fianchi o alle spall e del nemico con pochi squadroni, potrebbero utilmente impedire o ritardare l'arrirn ~ei rin~orzi, f~ciliLare l:>o-li acwiramenti e impedire quelli del nemico e 1in grazia Or> .. della loro mobilità avere sia nell'inseguimento che nel a r1LH'ala una capitale importanza . Infine te mitragliatrici potrebbero efficacemente concorrere all'azione genernle; concentrando in nn dato punto la potenza clel, loro fuoco. Rilevanti sono del pari i servizi che le mitragliatrici potrebbero rendere fuori del campo di baltaglia, prestandosi mirabilmente ad esse la natura del no:;tro terreno. La cavalleria nemica obbligata spesso a non uscire dalle strade, si troverebbe chiusa la via dal fuoco delle miLragliatrici. Così pure i ponti, i guadi, ecc., che tan to abbondano nel nostro paese e che ,~ostitui scono punti imporlanti, essendo il pitt delle volle i corsi d;acqua norma li alle direllrici strategiche, pot,:ebbero validamente essere difesi dalle mi tragliatrici.
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LE MITR.iGLJATRI Cl A US ILI AnIE
D'UNA
Solidissima poi riuscirebbe l'occupazione d' un villaggio, d' un bosco, d'una località qualsiasi, se fatta col concorso di qualche mitragliatrice come già si disse. Se poi la cavalleria doYesse spingere le sue operazioni fino alle regioni montaine (come propugna il mio collega 1. Bettini) l'aiuto delle mitragliatrici sarebbe inapprezzabik V'è chi le propone per proteggere l'appiedamento o il ritorno a cavallo d'uno squad rone, operazione non scevra da pericolo. Si potrebbe con fin te cariche obbligare la fanteria a raccogliersi e poi bersagliarla colle mitragliatrici. E cosi continuando l'esame, si troverebbe un numero infini to di casi, in cui queste armi potrebbero far va lere la loro efficacia .
r,rvrs1ol'\E
DI CAVAl, T.ERIA
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Ma l'Italia non ba alcuna ragione per r ifiutars i all'esperimento; anzi sommo interesse dovrebbe avere di dare maggiore sald.ezza e consistenza a quel famoso velo - oggi quasi trasparente - della nostra avanscoperta. Imperocchè i primi suGcessi della cavalleria non solo porgono il mezzo al generale in capo di dare ba_Ltaglia nelle migliori cond~zioni, di'luogo e di tempo, ma esercitano ez1and10 un'azione efficacissima sul morale di tutto l' esercito e' l'apparecchiano alla vittoria. DEMETRIO LECCA
Tenénte di ca~alleria
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** Tutte le cose di questo mondo hanno vantaggi ed inconvenienti; così anche le mitragliatrici, malgrado l'apologia da .me fattane in questo scriLLo; il nostro studio però deve consistere nell'esaminare se i vantaggi superano gl'inconvenienti. · Ora se 16 annifa le mitragliatrici offrivano più in convenienti che • vantaggi, oggi non può dirsi alt.reuan to. Se sono adunque vantag- · giose, non v'ha ragione alcuna per cui dobbiamo privarcene; nè si può invocare la spesa perchè non è punto rilevante . Se riOeltiamo inoltre che, distribuiti i nostri reggimenti nei corp i d'armata, ci avanza tanta poca cavalleria, da formare appena 2 diYisioni con 4 batterie a cavallo, per eseguire l'avanscoperta, non sarebbe forse il caso d'accrescerne h potenza con un paio di halterie di mitragl iatrici? \; « L'artiglieria non ne vuol e, la fanteria non ne ha bisogno » dissero i Prussiani dopo la campagna del 11870-711 a proposito delle mitragliatrici, ma esclusero lacaivalleria,forse sospeuando che questa polre.bbe valersene un giorno. Nori aspettiamo che altri ci preceda in tutto, diamo una volLa almeno alle nostre inn ovazioni \'impronta dell'originalità. J>'alLra parte si può spiegarn la riluttanza della Francia nell'adozi<rne di queste armi, memore delle patite illusioni; come pure si può capire che· l'orgoglio tedesco non consentirebbe l'uso d' un'arma,fino ad ieri disprezzata in odio degli avYersari.
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avrà permesso ad un tratto di front e di dominare e far fuoco , ad un altro di avanzare al coperto. Vi si aggiungeranno ancora le vicende del combattimento che condurranno un riparto della fronte ad incontrare grande resistenza, menLI~e un altro ne inconLrerà meno, ed un altro nient.e affatto . Tutto ciò , aslrazion falla dvi rifornimento, che non può essere esegui to con equa e rego lare distribuzione a tutli i riparti della fronte. Il munizionamento a.dunque della ·I• linea nel punto e nel momento considerat i, cio(.> quandù i grossi entrano in linea, presenta le più grandi di sparità; esso non può sottrarsi alle Jeo-ai on no-enernl i della. lolla che portano l' impronta dell' estrema violenza in t.utlo, con molecole disperse dalla forza centrifuga , ed altre compresse dalla forza opposta . A chi si rapp resenti questo stalo reale delle cose di guerra, quel numero di 57 o 60 cartucce apparirà fo rse cervellotico. .M inor ripugnanza presenterebbe fors e se invece si dicesse che ad un batt,iglione di 800 fuéili proiettalo in •I• linea , in quelle condizioni ' occorrono an cora . / da 4o a /~6 mila ca rtucce. Ciò a motivo che questa seconda cifra. è a,sai larga, ha in :;e stessa elasticità, pre;;enta un margine di oscillazione, e pare che urti meno colla natura indelerrninata della tattica. Sol che in realtà è aritmeticamente la stessa cosa: 46000 : 800 = 60 : ·I. Il numero di 57 o 60 cartucce apporti ene rii grnndi numeri , i quali qffrono un criterio,~ permettono alla mente di posare sop ,·ii qualche cosa di concreto e perfellamenLe razionale, anche se nell a pratica assai mutevo le. Si ritorni, ad ogni modo, pet· un solo istante sul la strada fatta per rintraccial'lo, ctl i dubbi fo rse si dilegueranno. E se le deduzioni a convince re, esse si potrebbero Poster-iori potessero maao-iormente nn . trarre dalle più accreditale stnti3Licbe sul fuoco delle passate guerre, con uo-uale ri sultato·' e cosi con riaorosa araomentazione verrebbe t) anche dimostrato che la quantilil di cartucce implicitamente dichia rata necessaria per. il periodo del la decision~ dol numero 38 dell e Norme, non è soltanto il portato di teoriche speculazioni , ma che ri sponde altresì ai dat.i di fallo più attendibili delle ultime guerre, dei qu'ali si t~nne çertamente co nto. Infatti , in detto numero 38 e nel còmputo di cartucce da esso ricavato, si è suppos to che J' azione venga ad essere intierament.e risolta; ed è per tale i·isoluzione che si richiedono le 57 o 60 cartucce, tanto nel caso che essa sia ottenuta dalla so la I• sch iera., come è snpposto, quanto nel caso che
IL FùOCO SECONDO LE
NOR.ME PER L'IMPIEGO DELLE °TRE ARMI (Con tinuazione) .
La tattica, arte anzitutto, ed arte che poagia essenzialmente sulle qualità morali' rifu?~e dalle formole marematiche' e neppure si ~res_ta al!~ tropp? r1g1de deduzioni; come una pasta moll e che si • voglia strmger~ 1_n pugno, scappa da tutte le parti. Epperciò può sembrare che s1 sia tentato di numerizzare la r:auica contrariamente alla sua natura, col precisare quel numero di 57 o 60 canucce che si è trovato quale bisogno del soldato per la sua azione, nellà ~ona della decisi?n~. Studiando le 'condizioni della pri ma linea, in q~iel · mom ento ~;1 s1 trova?o soldati che vi sono arrh1ati combattendo per molte ore m catena 10 entrambe le zone precedenti; vi si trovano i s~_ldati che nelle ~one di avvicinamento erano in sostegno, ma che g1aco~batterono_rn '1" linea nella zona di preparazione (36J ; vi si trovano mfine quel! , giunti allora dai grossi (37). Vi si trovano ancora quelli ~~11·,n:an~u.ardia in graduazione di esaurimento assai pi ùestesa, perche il p1:inc1p10 ass?luto di offensiva stabili lo al numero tl.2 per la t:sta d~l~ a'.'anguard_ia, renderà gli uomini di questa, per .dmal:a e p~r 1_nt~ns1ta d1 corn~att11~ento, in condizioni incomparabilmente pegg,on d1 qu~lle deglt altri. E cosi dicasi di quelli del battaglione, che per suggenmento d_el numero 15 deve o rincalzare o prolungare la fronte della testa di avanguardia.. Questa eteroaeneità di orio-ine • • • V èl ' s1 comphchera grandemente colle condizioni del terreno , il quale
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IL FUOCO
SECONDO C.E NOllME PER L'IMPIEGO DELLE T.HE ARMI
lo sforzo della 2• schiera debba sommarsi a quello della 11a, esausta. Nella battnglia di Grnvellotte-S. Privat, il XII corpo d'armata reale sassone, entrò in linea all'es trema sinistra per la risoluzione.di quella grande lolln, e consumò ancora H 50000 cartucce, ossia in media 60 cartucce per ogni fucile present.e. Esclndendo le'riserve, la media si eleva a 90 per combattente. Se si considerassero separatamente i fucili che entrarono nell'ultima zona della decisione e ln peJ·co1·sero fatta sino al fatto compiuto, ~i riscontrerebbe egmtlmente quel numero di colpi per ogni fucile. che nel numero 38 pare casualmente insedto. · · Nè a diversa. conclusione si verrehhe quando si nllargasse anche maggiormente la sfera delle osservazioni: La tabella riepilogativa del Fon io a pag. 384 della l?ivista 1876, Yol. IV, ci dice che in ogni battaglia del 18ì0-7 I si consumarono in media 30 cartucce per fuci le, esci osi i fucili presenti ma non impiegati perch é tenui i in estrema riserva o per al tre cause. Ma fra i fucili chè concorsero a dare quella medi i vi sono quelli che caddero di mano nl soldato colpito appena affacciatosi per sparare; vi s.ono qtÌelli della 2• e della 33 schiera che prAsero parte solo àlla lolla già avanzala, o già p1·ossima alla solu.zione, a cui non aggiunsero che appoggio morale per l'ult imo passo. Sono compresi quelli che iniziarono la lou.a senza continuarla; quelli che la continuarono senza deciderla; quelli che parteciparono alla risoluzione senza prepararla. La stessa tabella riepilogntiva ci dice che quelle bnttaglie durarono in med ia otto ore, e dalla storia si potrebbe rintraccinre quali corpi e riparti hanno combnuut.o soltanto porhi minuti, quali mezz'ora, e quali una, due, quattro, sei, o tutte le otto ore. A seconda poi delle posizioni occupate, o dei momenti nei quali pr~sero pane· al combattimento, si eseguirono dagli uni soltanto dei foochi lenti e mirati, da altri sollanto dei fuochi accelerati , da altri inlìne l'una e l'altra sorta di fuochi · e cosi fra ali stessi fucili impiegati; vi saranno quelli che aYranno sparalo uno" o nessun colpo, e quel li che avranno mggiunto i massimi storicamente constatali di 200 e più co lpi. Analoghe osservazioni e considerazioni occorrerebbe fare separ;aLamente per i vari periodi più o meno distinli, o più o meno ~onfusi, nei quali si suole teoricamente.considerare divisa I.a Jottn e si tro,•erebbe per ognuno estremi e medie proprie . Il periodo della' de1
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cisione non essendo per sua natura di lun ga durata, non conterrà massimi cotanto elevati, ma nel complesso avrà più elevata la media. Qoesta sarebbe una media stori ca delle carLnc~e occorse alla decisione·. Tale non è quella implicita nel numero 38, nella quale non possono entrare i caduti o dispersi prima della compier.a risoluzione, ma unicamenLe qnelli che trionfarono sulla conquistata posizione del nem ico. In altre parole il numero che le Norme indicano, non è, e non dev'essere una media generale, ma una media speciale, nnzi un fa- bisogno. In conclusione, se a questa via appena tracciata. da indicanti, convenisse .iggiungere i calcoli e gli specchi di elaborate cifre, necessari per chi swdia, ma che sarebbero poco utili ed in compenso molto tediosi in questo lavoro, si verrebbe forse per tult.e quelle battaglie ad un numero sinteLico., concreto, uguale o poco dissimile da quello desunto dal numero 38. l'rima di proseguire nell'intrapreso st.udio del fuoco , secondo le Nonne, è opportuna una breve ,parentesi sul le parole lùiea e schie1·a, perchè tuttog iorno. anche in autorevoli la vori di taLtica che si potrebbero citare, si notà una dann_osa confusione nel!' impiego di esse. Le, Norme non lasciano alcun dubbio; nui è utile di parlarne, per mettere in ev idenza la necessità che si adoLLi il .significato da esse sLabiÌito. Per schiera s'intende il ,complesso di truppe con larga fronte i cui elementi sono posti a fianco gli uni agli altri , trovandosi essi elementi in quals iasi formazione di lineo, di colonna, o di combatlimento; per"tinea s' intende quella linea che risulta dagli uomini o dai reparti di uomirii, uno acc~into all'a ltro, con poca profondità.. D'onde è chiaro che una $Chiera può constare di più linee. Una schiera che abbia i suoi battaglioni in ordine di combattimento ( i58 del Regolamen to d'esercizio), viene a contare tre I inee, cioè quella della catena, quella dei sostegni, e quella dei grossi. I nu~ meri 30, 31, 32, 63 , 68 e mo lti al tri delle Norme si spiegano chiaramente su tal proposito . Il Regolamento france:;e 1188,t in comincia col dare la definizione di una quarantina di vocaboli, che sono i più importanti od i più dubbi; in al tre parole, sono quelli di cui in pratica si sente oggi maggioÌ'Jnenle la necessi là. ~i .chiarire e fi:;sa re i I significa lo. In Italia so no più di di eci anni che il ministro Hicolli ha nominato urr'apposila commissione, la quale, per aver un còmpilo tropp.o vasto, lo ha tac itamente lasciato cadere. Nla sarebbe utile riprenderlo
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con programma più pratico. A pro vare la facilità della confusione, basLi notare che le accennale definizioni franc esi, aLLribuiscono alla par?la l-igne il sign ifi cato che le nostre Norme danno alla parola schiera; e nel testo de'I regolamento, più che nelle definizioni, si trova che les echelons de chuque tigne, corrispondono alle linee del le nos tre schiere; mentre poi echelon ha pure il significato del nostro scagli one. « I battaglion i di prima sch iera del ?)c,rosso J)rima di Vcriuncrere alr> J
« l'altezza dell'avanguardia prendono formazione cli combattim ento' . .
« e segui tano così formati ad avanzare nella direzione indica ta dal « comandante della divisione sino a tanto che la loro catena abb ia « raggiunto un appostamento all'altezza circa della catena dell'avan. « guardia (i -600 metri dalla linea di fuoco della fanteria avversa« ria). Da questo appostamento si apre il fu oco di preparazione»( 311). Le Norme adunque inculcano di raggiungere di primo slancio la zona di preparazione o di fuoco vici n0, giust.ificarido pienamente il nome. di zona d'an'icina!nento dato a quella precedente (35). ~oJChè n~ll'ultimo peri odo è detto che si apre il fuoco di prepa: razione da!l appostamento, resta implicit amente detto che prima di tale distanza non si apre il fuoco, e perciò il fuoco a grandi distflnze· è sconsigliato alla prnna linea. Que$ta conclusione è conforme alle opinioni dei più autorevoli scrit.Lori , da Boguslawsky al principe Hobenlohe. Quest'ultimo anzi nella sua 1 11• leltera seri ve-: « credo di non ingannarmi fissando 500 metri come maximwn di distanza dalla quale farei aprire il suo fuoco alla f~nter ia sostenuta da artiglieria», ciò che poi spiega, commenta, ed ill ustra ron profusione. · Ma se colle Norme, si arguisce fondatamente che dalla 11• linea non debbansi eseguire fuochi a grandi distanze, non è menomamente escluso l'impi ego di tali fuochi dalle altre linee e schiere. Ora ammesso che questo fuoco sia eseguito dalle linee. e schiere relrostan ti alla prima, devesi notare che le cartucce che ven issero consumate dalla 2a e dalla 3° schiera non devono essere sommate. colla sessanlina di cui fin qui si è parlato, perchè queste ultime sono tuue consumate dalla 11• schiera escl.usivamen te . Qui si fa manifesto che occorre tenere separato · conto delle
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cart~cce e dei fuoch i delle singole schiere: Ciò è naturale poichè le schiere hanno e devono ,avere caratteri e missioni proprie, distinte l'una dall'altra, e soltanto armonizzate dal funzionamento del comando e dalle esigenze del combattimento. Chè, se la formazione adottata dalle Norme col numero 30, tende a diminuire tale distinzione per rendere più potente l'azione sui singoli punti della fronte, la speciale missione delle schiere l'isulta tuttavia dai numeri 39 e ,i.2. Si prenda adunque nota di registrare separatamente per ciascuna schiera il consumo dell e cartucce, almeno finchè esse funzionano separatamente, e finchè la necessità non ha imposto alle ret.rostanti di sovrapporsi o sostituirsi alla prima. La 1a sch iera si affaccia alla zona del fuoco vicino, nella sua totale profondità di formazione. Detta profonditit è variabile secondo i casi, e deve rispondere a molti scopi così di conservazione propria, come di distruzione del nemico; essa è stata ed è tuttora. assai discussa, e la divergenza delle opinioni si traduce nelle diverse disposizioni vigenti nei vari eserciti . Il Boguslawsky, contrariamente all'Istruzione prussiana che dièeva di tenere i sostegni più vicino che sia possibile alla catena, propende piuttosto per l'altra di tenerli più lontani che l ici possibile (pag. 1143), e termina col .proporre la distanza di 400 a 500 passi (pag , 3"7). La commissione francese che condusse al Regolamento del 11875 fissò tal è profondità in 11000 metri con quattro scaglioni, catena, rinforzi sostegni e ri serve; ma il regolamento ultimo del 11884 la ridusse a 500 metri . In Germania è di 320 metri. In Austria di 300. Il principe di Hohenloe nella citata 11 a lettera deduce che, tanto per l'azione propria del sostegno, quanto per il proprio riparo, la distanza dei sostegni della catena debba essere di .200 metri; e di altrettanto quella dei grossi. Queste citazioni non sal'anno inutili per rassicu rare sulle ragionevoli distanze tipiche indicate dal nostro Regolamento in metri 200 per i sostegni dalla catena ( 424), e metri 250 per i gross i dai sostegni [46 1), ma 'Va1·iab ili secondo le circostanze. llitenendo adunque questa normale profondilit, quando la catena raggiunge l'appostamento da cui si apre il fuoco di preparazione (3 1), i sostegni si trovano a metri 9-800 « dalla linea di fuoco della fanteria avversaria )>, ed i grossi si trovano a 1·150-,J 050 metri dalla stessa linea. Entrambe que:;te linee adunque si trovano in condizione di ese1
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guire fuochi a grande distanza. TanLo più appariranno in lale condizione se si considera la loro di stanza dalle ballerie nem iche, le quali saranno a metri ·I 350- ·12:50 almeno, dai soslegn i, e metri ,r 550-iJ450 dai grossi; e ciò per analogia di quanto è detto nelle Norme, nel secondo peri odo del numero 33. E cosi, men tre la catena dirige il suo tiro sulla linea di fuoco delta fanleria avversaria, la 2a e la 3n linea potrebbero volgere i loro fuochi a massa ed a grl\n di dislanze sia sulla fanteria sia su lla arLiglieria nem ica . Che i fuoch i a massa ed a grandi distanze si debbano eseguire è ormai fuori di ogni controversia, lanto si è scri llo in loro favore in quesli ultimi anni; oltrech è risulta dalla tabella annessa al numero 196 della I struzione sul tiro . L'evidenza specia le in cui tali fuochi sono posti dalle Norme colla raccomandazione faLta dal 2° capoverso del numero ·I 5 alla nostra artiglieria di non esporsi ad essi, ne dimostra l'importanza. La questione perciò e ridoua qui a determinare so tali fuoch i possano o dobbano essere eseguiti dai riparti di 2a e 3" linea. dell a prima sch iern come è stato propos lo (il), o se debbasi ri servare alle schiere retrostanti. Per quanto possa sembrare superfluo, giova qui di osservare che lo svolgimenlo dell'allacco affid ato alla pl'ima linea, è facili lato non soltanto (per quanto precipuamente) del potentè fuoco dell'artiglieria, ma altrcsì dal fuo co di fucil eria, partente da qualunque parLe del campo di battagl ia, purché raggiunga in qualche guisa il nemi co . Una :,i ovvia osservazione renderebbe oziosa qualsiasi discussione se si Lrallasse di vietare all'uno od all'atiro riparto, all'una od all'altra linea di far fuoco quando se ne presenti l'occasione propizia: tutti debbono far fuo co quando sia util e il farlo. Ma non è di qnesLo che si tratta : bensì vuolsi studiare a quale delle varieline e meglio conveoga <li massima attribuire l'esecuzione dei fuochi a grandi distanze . La formaz ione generale adottata clalle Norme (30) favor isce il completo e facile esercizio del comando nel senso di Lulla ht profondità del reltangolo di manovra sn l ristretto front.e del battaglione di prima linea. Onde gli alti del le schiere e di tutte le linee retrostanti all a calena combattente, vengono agevolmente coordinati a quelli di dello picco.lo fronte , per la doppia favorevole condizione clel meccanico funzion a-
mento, e della superiore capacità organica direLtiva. Ciò renderil facile l'osservanza dei precetti e delle auribnzioni quando gii uni e le altre sieno convenienlemente determ inati. Potrà dunque dar lume in siffatta questione il crilerio di quanto spetti operare ad ognuna delle schiere. Il margine della posizione nemicn è l'obbiettivo fisso della prima schiera. Essa non man,,vra, avanza solt:u1Lo (11) . Lanciata al conseguimento di quesLo grave e diffici li ssimo còmpito, essa ò moralmente ed inteltellual mente tutta qucinta assorbiln sulla propria fronte, anche prima cli esserlo materialmente, cioè anche quando è ancora sudd ivisa in linee; d'altronde, per i principi i dominanti nelle Norme ,. e ooià fatti emeroere, deve accadere prestissimo anche l'asù sorbimento materiale. Infatli, astraendo anche dalle allribuzion i speciali del sostegno, risulta dal numero 86 che l'avanzaladal primo appostamento a 7-600 metri , dev'essere falla coi sostegni già e,ntrati in I a I inea. In tal i condizioni l'attenzione del capitana che ha una parte della sua compagnia in catena ecl un'altra in sostegno , sarebbe svantaooiosamente distratta dal suo compito principale, cli regolare 00 d' gli atti dei plotoni (,i.2ij R.eg. d'esercizi.) per volgersi all'P.secuzione 1 fuochi fatti clal sostegno che richiedono per loro stessi un intenso lavoro morale ed intell ettuale. Nè sarebl>e da consigliare di estendere sino all'esecuzione cli tali fuochi l'iniziativa del comandante il soslegno, perchè ciò romperebbe l'uoi fa d'az ione della compagn ia. T <,rossi devono secondo le Norme attraversare Lui.la la zona rìi preo ' parazione prima di entrnre in lin eacolla cntena (37). Il loro vincolo colle peripezie delta catena è uguale a quello dei sostegni, solchè questi ultimi , per la loro piccola distanza dal la catena, e per la dipendenza dal capitano che in certa auisa smezza ancora tale distanza, vengono , " ad essere, più che vincolati , immedesimati alla catena stessa; diversa è la situazione dei grossi; essi trovansi a 4!jQ metri dalla catena, ed
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Riuisla .lliWarc Italiana, giugno !885, pag. 393.
Ecco con 11uanta elllc:.<:ia il Regolamento france,c 188/, si osprimc in 11roposito: ligne enga/Je t'action et la pourm'it aan,1 t,rntes ses phases; c?tle Ugne ne manarnwe pas; une fois en formation de co,mbat, elle cloit gagner ·ta?1demenL ~u lerrain e,i avanl, sa,is Lirtr; meUre en Ugne le plus gran 1ioml»·e possU)le de f1ml$, acquérir ainsi ta suptriorilé rnorale et la mpériorité du feti, a(in de prencLre scms conteste la direction du comùat. · La. premiére ligne ne ctoìt pas avoir à se préocct1per de ses {lancs; son 1·6le}st à'atleinare t'ennem'is sans se wisse1· detou1·ner de ce bui. C'est aux troupe.~ en arriere a proteger sa marche e,i avant. Tit. V, N. 75, 1>ag. 44. (i)
Lu, premiere
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hanno soltanto l'obbligo di seguitarne i movimenti di loro iniziativa (~,66 Reg. d'esercizi). Per ogni alleo loro atto dipendono dal maggiore (J,62), il quale può bensì 1·eca1·s1: dove meglio creda per ben dirigere, ma dovunque si rechi, la sua direzione deve estendersi su tutto il battaglione per determinare e sbalzi e fermale e fuochi e pause e direzione ed obbiettivo, e per frenare ed incoraggiare ed imporre e tra sci. nare. Non può occuparsi di una parte sola; e qualora ciò fosse, la sua influenza tenderebbe a gravitare sul davanti, perchè è il davanti che trascina tutLo il resto. Le esposte condizioni dei grossi fanno conoscere che questi potrebbero bensì eseguire fuochi a massa a grandi distanze, ma non senza perturbare la funzione essenzi·ale della prima schiei·a. Ciò basterebbe per escludere in 1nassima di assegnare al detto riparto l'incarico cli ~seguire tali fuochi. Tale è anche la prescriziotre del nuovo regolamento francese r iguardo a.i suoi grossi (reserves): « La réserve suit attentivement le péripeties de la lutte en se rapprochant peu à peu et sans.attendre des ordi·es; le chefde bataillon, eomplètement fixé sur la posi,tion à enlever, a fait avancer l'une de compagni es de reserve (École de batail lon, N. ,J 5 11} )>. L'attenzione imposta al grosso , la sua di1)endenza dal maaaiore , nç.1 , l'incarico di questo di dirigere tutta l'azione, escludono di poter dare ,in. massima l'incarico ai grossi di eseguire i fuochi a grandi distanze. ~fa più esplicit,ameote è deuo nella scuola di compagnia al N. 262: « Em principe, les. feux de salve aux grandes distances, ne sont exécutés que sur l'ordrn du chef du bataillon. Dans l' offensive les reux de salve appartieonent à le peri ode preparatoire du oombat; en général, ìls ne peuvent étre exécutés par !es troupes qui se portent en avant. Ce feux sont faits de préférence par des fractions charrrées . Iment de c.ette missimn >>. E' chiaro. D spec1a . Ma altre consideraaioni esJri nseche confermano nella stessa opinione. Il numero 39 delle Norme determina chiaramente non solo il posto della 2a schi era, ma allresi la sua missione, che è succedanea ·a quella della prima, ed ha principàl,mente per iscopo di occupare . prontamente la posizione conquistala se !'attacco riesce«; epperciò essa serra la distanza in modo da prendere il posto del grosso ». ~a seconda schiera adunque seiue passo passo l'azione della p1ima smo a sovrapporsele od a sosti Luirla, 11estando sempre un corpo a sè..
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Ora, il principale pericolo racchi uso nella formazione adottata dalle Norme, è quello della .fuga in avanti dei battaglioni cli questa 2• schiera. Esso dovrà essere rimosso dal fermo e sapi ente con Legno del -colonnello posto fra i suoi due battaglioni, uno in prima e l'altro in seconda schiera, mentre i generali di brigata avranno il difficilissimo còmpito di coordinare l'azione clegli eterogenei spezzati fronLali delle due prime si~hiere. A.i maggiori della seconda schiera altro non rosta che il dominio dei rispeLt1vi battaglioni. Essi possono quindi dedicarsi perfettamente ai foochi a grandi distanze, esonerandone i i grossi della prima schiera. Siccome « la distanza della seconda schiera dalla prima è ii:i massima di 300 metri » (32), cosi partendo dalle distanze calcolate piu sopra, essa verrebbe a trovarsi a metri 1450- 1350 dalla linea di fuoco della fanteria avversaria, oppure a ,1850-11750 metri dalle batterie nemiche. Percbè la fanteria possa far fuoco da tali distanze, occonono favorevoli circostanze qi visibilità, di dominio e di bersaglio; generalmente quando non' si verificano tali condizioni, altre se ne presentano che permettono di serrare le distanze sia fra le. scl1iere, sia fr?- i due fronti nemici. Troppo spesso si leggono proposte affinchè sia autorizzalo il raccorciamento delle distanze, percbè non sia qui permesso di ricordare che tale antorizzazione è data ampiamente e ripetutamente dal vigente Regolamento ai numeri 302, 423, 464, 593; e che, se il terreno, come frequentissimamente accade, offrisse per la distesa del fronte, un angolo molto prnfondo anche soltanto 150-200 metri, sarebbe in taluni casi più che errore, colpa, se non si riparassero in esso ct,n le debite precauzioni tutte le schiere, quando la. catena ne avesse già occupata la magistrale. · Il successivo raccorciamento delle distanze à misura che si avanza verso il nemico deve essere antomatico, istintivo, come esplicitamente ordina il regolamento francese« sans attendre des orclres » (titré III, 266; 1V, 1151 ), e come è det:to nelle Norme ai numeri 36 per i sostegni, 37 per i grossi, 39 per la seconda e terza schiera. Queste considerazioni lasciano supporre che le distanze dal nemico dei battaglioni di seconda schiera saranno generalmente più corte di quelle sopra esposte, e qt~indi a pot:tala sempre più utile del nostro fucile. Notisi ancora che ('avanzata'della prima schiera nella 1
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zona di preparazione delermina poi in modo positivo il supposto raccorciamento. La specie di fuoco che i riparti dei bauaglion i di seconda schiera devono eseguire sono quelli a salve della nuova istruzione sul tiro. Questi fu0ehi a salve a grandi distanze dovrebbero essere eseauiti co~ c~ln~a, e, per quanto possibile, mirati . Si chiamino pure a salve, po1che il regolamento così vuole, ma nel folto si inLenda fuochi comandati, 01·d1:nati; un colpo per volta, abbandonando la riaorosa .s!multanei Là dello scatto, che forma la delizia degii istruttiri, e che lll pace non è priva di utililà educativa, ma che in auerra sarebbe inopportuna. Però anche in pace dovrebbe essere ~oppresso iI Ritfrat-AnM. La parte più importante relativa a questi fuochi, è la scelta deali obbiettivi . Essa .deve rispondere al concetto della concentrazio~e dei fuochi, epperciò emanare da aulorità tattica coordinatrice. . ~I colon~e~lo che esercita il suo comando nel senso della profondila; che da impulso al battaglione di prima schiera; che è all'immediata dipendenza dell'autorità che esplica la sua influenza nel senso. della larghezza, e può perciò conoscere l'inlento generale di t~tto 11 fronle; il colonnello r-he direttamente sopraslà al battaglione d1 seconda schiera, è l'autorità competente per ecQellenza a detei·minare l'obbiellivo generale dei fuoc hi a salve a arandi distanze del ballaglione di seconda schiera. Nel 11881 quando è sLata pubblicata l'Appendice all'Istruzione provvisoria sul tiro per la fanteria, era r,iust.i fìcalo il dubbio se al comandante di reggimento od a quello di iirigata dovevasi deferire l' autorità di un tal fuoco (N . 45 dell'appendice); · ma dopo la pubblicazione delle Norme e della formazione da esse sancita, ogni dubbio è di leguai.o . Trovato così qual sia in massima il gerarchico grado per la direzione generale del detto fuoco a arandi distanze, conviene ricercare quali debbano essere gl i obbiettivi. Il mezzo più acconcio per preparare l'atLacco è quello di far entrare· prontamente in azione l'artiglieria (26), la quale per conseguire l'effetto desiderato deve tirare sull'artiglieria nemica. Queslo bersaglio assegnato all'artiglieria dal numero 2.7 delle Norme fin dal!'inizio d.ell'azione, n.ella sua prima posizione, è mantenuto anche nel penodo successivo ,, dopo che l'artiglieria si sarà avanzata in una se- · conda posizione (35) . Solo quando la fanteria iniziagli sbalzi d'avan: e)
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zata per l'attacco,« ha principio un nuovo còmpito per l'artiglieria; quello di cooperare alla riuscila dell'attacco stesso dirigendo il proprio fuoco sulla fanteria avversaria che occupa il punto sul quale esso deve essere diretto » (40). Ma l'attacco della fanteria non si inizia se non quando l'artiglieria abbia ottenuto su quella dell'avversario una decisiva soverchianza (36 , 2° alinea e 37 11°). Dunque è ben stabi lito nelle Nonne che l'arliglieria ba per bersaglio l'arliglieria, e che per conseguenza la fanteria deve aver per bersaglio fa fanteria nemica. I sopracitati numeri delle Norme riguardanti i'impiego dell'aniglieria, sono una parafrasi r iassuntiva dei corrisponfienti paragrafi dell'Ammaestramento tattico delle truppe d'artigli eria dà campagna 30 settembre 188~. Solo eh e questi ultimi, comechè più sviluppati, riescono più chiari ed espliciti nel senso ora .detto, come si può giuclicare dai seguenti brevissimi brani: « l'artiglieria dovrà generalmente iniziare le offese r.o! prendere a bersaglio l'artiglieria nemica (§ :I 58) ; frattanto anche la fanteria attaccante si avanzerà per iniziare la sua lot.a con la fanteria della difesa(§ 160). · Dalla seconda posizione l'artiglieria dell'attacco combatterà anzitutto la sua lotta decisiva con l'artiglieria nemica. Poi rivolgerà il suo fuoco contro il punto d'irrl!zione, unitamente con la propria fanteria, per preparare l'assalto » (§ 161) . Tutto questo che è ben ,ch iaro, viene poi maestrevolmente riassunlo nel § 1165, che vorrebbe essere qui riportato, ma al quale, per brevità, si rimanda il letlore, perchè vi troverà la raccomandazione di allontanarsi il meno possibile dal« modo di agire consigliato dall'indole delle due armi>> , -cioè « di dar luogo a diM lotte ben distinte ». Adunque i battaglioni di seconda ·schiera dovranno tirare sulla fanteria nemica, e più precisamente sulla linea di fuoco della fanteriaavversaria, per cooperare colla propria catena all'attacco di essa. La distanza dei bersagli così fissati è al massimo quel la esposta a pag. 99 di metri ,J450~,1350 con tendenza marcatissima e costante al raccorciamento, epperciò in buoniss ime condizioni di portata. Quando poi si consideri, che l'ordinata della linea di mira di 1300 metri passa rispettivamente sopra i grossi. i sostegni e la catena di 24, 36 e 39 metri (tab . I Appendice), si ammetterà che si possa eseguire tale fuoco con sufficienLe sicurezza' dell'ordine sparso, pur conoscendo lè oscillazioni estreme del puntamento . Avverta si 1
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che la minima altezza di 24- metri corrispondente ai grossi, porge uguale garanzia dei 36 e dei 39, corri::\pondent.i ai sostegni ed alla. catena perchè la maggiore vicinanza ali' origine della traiettoria presenta minor dispersione delle traiettorie stesse. Parrebbe quindi che tal i fuochi si debbano eseguire sempre quando vi sia la visfonedel bersaglio, senza ricercare la condizione di un terreno che per~eua i fuochi a gradinate. Quando questo terreno a gradinate si· mcontrerà sarà tanto di guadagnato. Ad ogni modo il grado di uffìciale superiore a cui viene affidata la condotta del fuoco, è garanzia s~fficiente ch'esso possiede il criterio scientifico e pratico, per .distinguere caso per caso se i suoi fuochi andranno al bersag1'io o nella schiena dei compagni. Essendo egl i a piedi (694- Servizio in guerra) potrà verificare la condizione di veder il bersaglio, la quale richiede che la visuale passi al di sopra delle truppe antistanti. Questo dato rassicurante, sarà corroborato dalla conoscenza e dal ricordo all'ingrosso di quella sempJ.icissima tabella delle ordinate, data a pag. ,152 dell'Appendice. La questione più che tecnica è piuttosto morale, perchè i colpi che si sentono di dietro impressionano più assai che quelli davanti. Non si farà mai abbastanza per scrombrare le m.enti da simile infondato timore. Perchè poi sia prefe;ibile . tanto per la ;Ja quanto per la 2• linea di prendere per bersacrlio la ,J• I inea nemica anzichè le masse di fanteria retroskrnti, si p~ò d:ei:htrre da molte ragioni, fra la quale primeggiano le seguenti. AnzitutLo vi è la ragione d'urgenza, che consiglia a disfarsi dapprima del nemico più vicino; entrambi i capitoli IV e V del Decr·is~oforis incominciano con simile consiglio. Alla ragione di urgenza d'.pendente dalla vicinanza vi è da aggiungere quella di opportunità dipendente dal danno attuale, perchè la prima linea nemica più direltamente colpisce la nostra. In generale d'altra parte nessun altro · bersaglio può prestarsi ad una maggiore efficacia dei nostri tiri; s'icurame~te si può affermare che ,iessun altro bersaglio ha l'impor,tanza d1 essa. Rompendo la forza d'impul~o della prima linea, si può ùire di aver paralizzato tutto il meccanismo tattico dell'avvergario. Arrestando l'avanzata dell'elemento che era da esso destinat; ad aprire la via, equivale a convincerlo d'averne già logorala la parte. cui egli attribuiva un valore di primo ordine. , Il colonnello belga Bavay che ha pubblicato un interessan te la-
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voro sulla scelta <leali obbiettivi di Liro della fanteria, ha posto . 1? quale perno del suo concetto l'inabilitazione della prima linea nemica, da ottenersi per m~zzo delle perdi te causatele. Ragg:unto tale scopo, e subordinatamente ad esso, si potranno scegliere gli obbiettivi di tiro nella seconda lineR e poi nella terza, specialmente mentre avanzano al socco,:so della prinu pericolante. Ed è anche in tai senso che vuol essere interpretalo il ,i 0" criterio dato a pag. "4:5 dell'Appendice all'Istruzione provvisoria sul tiro del 1188,l , unico criterio fornito snlla scelta clegli obbiettivi, per vero troppo vago ed indeterminato. Dal!' Appenclice cli prossima pubblicazione devesi attendere qualche cosa di più concludente. Il Regolamento francese sul tiro del 1882 accenna nel senso suespresso alla necessità. che il prim,o obbiettivo sia la fronte clel nemico : « il est essèntiel dP- produire dès le d6b·u t une concent.ralion puissanle de feux snr le front ennemi » pag . 338. · A quest'ordine di precedenza, da osservarsi in generale nella scelta degli obbiettivi, si aggiungano gli obbiettivi eventuali che le forme del terreno e le circostanze pongono dinnanzi ai riparti di fanteria, quali sono le batterie nemiche, i gruppi di ufficiali del co. mando, od anche gli ufficiali isolati montati. Nè occorre soggiungere che alcune circostanze speciali possono indicare speciali bersagli in tutte le fasi clella battaglia ; « la fantèria dovrà. tal folta d.i-rigere i suoi colpi sull'artigli eria nemica, prima di definire la sua lotta colla fanteria, per aiutare la propria artiglieria ad eseguire un cambiamento di posizione)> (il 65 Amm. tat. art.). (Continua)
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ardenti e piovernno scorie e ceneri, le cui molecole più pesanti precipitavano più sollecite a fondo , le altre mescolandosi all_e acque deponevano quel terreno t.ufaceo che c?pre la ~amp~gna ~r Roma (il). E frattanto i fiumi, trascrnando ma tene alluv1onal r, vernvano a poco a poco riempiendo l'avvallamento e si aprivano la via al mare. Sorsero allora le alture di Bracciano da un lato e di Albano dal!' altro, le quali al nord ed a sud della valle del Tevere, sulle ripe opposte del fiume, possono considerarsi quas i p~sizioni avanzate per la difesa di Roma, dominandone gli access.i, sì in antico come ai tempi moderni, perchà le condizioni topografiche, che dettano legge alla guerra e determinano le comunicazioni fra i popoli, rimangono per secoli e secoli immutate . Ed è così che dalle alture di Bracciano si piglierebbe di fianco dall'alto chi venisse ad atla~care _Roma scendendo per la valle del Tevere ovvero battendo le vie antiche e nuove di Etruria, e da.i monti Alba,ni chi la ven isse ad attaccare per le vie Appia e LaLina, ovvero eh i op,erasse uno sbarco sul lido che .stendesi dalla foce del Tevere a T~rracina. Ed è per la formazione geologica sopra accennata che .da Bracciano e da Albano il terreno declina fino alla valle del Tevere, dove rigonfiando risalta nei collicli Roma e strozza il Gume in guisa che non avendo libero sbocco fra il Gianicolo e l'Aventino, più fac ilmente ingrossa e straripa. Spento il furor delle fiamme, i crateri fu rono invasi dalle acque, che in parte ancora riposano nei laghi di Bracciano, di Martignano, di Stracciacape da un lato, di Castel Gandolfo e di Nemi dall 'altro. E·man mano che la terra si veniva elevando, alt.re acque si aprivano la strada fra il tafo poroso e friabile, e seguendo la. legge della natura andavano a.I Tevere e al mare. Il terreno tt1faceo, dal quale, salvo non molte eccezioni, è coperto l'agro, ha sommi nistrato a Roma un materiale prezioso per le fortificazioni, potendosi il tufo presto e bene tagliare a grossi dadi solidamente poi aderenti uno àll'altro . Di questa facilità profittando i Roman i, fino dai primi tempi, usarono in ogni circostanza delle fortificazioni permanenti e passaggere. Così le fortificazioni passaggere,
LA
LEGGENDA DEI F ABI SAGGIO DI CRITICA MILITARE
(Continuazione).
I V. Il te1•1•e110 ti•a n.o,na e ' 'ejo. (V. l'annessa caria topografica antica e moderna al ~0,000).
Sulla riva desLra del Tevere, a ragione detto padre percbè prima ha tuLelato la culla di lloma nascente, poscia le ha servito ad espandere Ja sua mera vigliosa energia, s'eleva, quasi ·guerriero conscio de!Ja sua forza nella difesa dell' eterna ,~iLLà, il culmine di monLe Mario. Coi monti Vaticano e Gianicolo si è sollevato dal mar'e, come · l< 1 dimo_stra la natura sua sabbiosa e ricca di conchiglie: ora è il capo saldo dr una serie di altura diverse per formazione aeolorrica la cui estremità settenLrionale $i bagna nei laghi di Bracciano e di Martignano. '
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Nella notle dei tempi, quando il mare infu riava sull'attuale campagna romana, e forse Narni e Tivoli ernno promontori segnanti le . bocche del Tevere e del!' Aniene, l'ignea auività lottando colle onde sollevava. i vulcani Saba.Lini al nord, i vulcani Laziali al sud del golfo che bagnava i piedi dell'Appennino. Dagli immani crateri, come ora scendono le acque ad irrigare i piani, cosi allora scendevano le lave ·
(l.) MoLT1-<E . - lVandernngen wn Rom. Berlin, l.879. Storia naturale del 'l'evete. Bum,. - Rom.e and lhe campagne. Cambridge, J.871. Ca1·ta geologica della ca111pa()1ia tU Roma - compilata P0Nz1. -
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dall'ufficio geologico.
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come lo scavare fosse ed innalzare trincee, divenn·ero abituali presso · i Romani, i qual i, provatone il vantaggio nei dintorni di Roma, conLinuarono a valersene pure in terreni meno propizi, acquistando, anche per questo r iguardo, sicurezza maggiore e quindi decisa preponderanza rispetto agli esercì ti nemici. rt terreno, su periormente costituito da ceneri indurite, rimase plasmato come le onde del mare nel seno del quale era nato; mi, le acque corrodendolo vi scavarono quelle fosse spezzate, aspre, Lortuose che nell e lotte dell a prisca Roma così bene s.ervivano a coprire le manov1-e. Però le ripe, molli e friabili, pure costituendo un ostacolo, pe?·mettevano di superarlo, mentre la Lerra coprente il tttfo era allora rigogliosa di piante e dì arbusti; tolta la quale vegetazione, a poco a poco anche le rive perdettero della loro asprezza, gli orli si arrotondarono, le sponde inclinarono a raddolcirsi , i detl'i ti scesero a. basso, ma la conformazione generale rimase la stessa. Gli avvallamenti della compagna romana, insieme agli anfrat.ti, alle fessure, ai solchi, all e corrosi on i, nascondono assai di leggeri i movimenti militari. Basta una piega, una lieve onda di poggio dolcissimo per mascherare una legione. Ecco perchè, come ora è arduo problema il battere colle artiglierie dei forti, specie sulia riva destra del Tevere, le frequenti insenature che mascf1 erano la marcia degli assali tori, e come ora alla difesa di Roma, ollre che colle opere staccate si deve provvedere con truppe mobili manovranti negli intervalli, così nllora truppe romane, latin e, sabine cd etrusch e erano soggette a frequenti sorprese . Donde il bisogno, allora come ora, di guardarsi con ogni sollecitudine mediante nn servizio rigorosù di posti e mediante frequenti esplorazioni. Era questo il pratico campo di Mar'le della giovane Roma , sul quale le fazioni ca mpali si succedevano incessanti e sanguinose; qui la gioventù r,reb be vigorosissima nel gioco quotidiano dell'arte della guerra. Quallro secoli pugnarono i Romani per- la signoria di questo breve lembo di terra che si stend e dai monti Sabini al mare, e soli quattro secoli occorsero poi per di qui e:;tendere comballendo la signoria romana sull'universo conosciuto. La sommità delle alture dolcemente inclinale fra il !acro di Bracciano e Roma, è ora segnala dalla condoua dell'acqua "'Paola, che così può scorrere dai monli Saba.Lini , girando intorno al culmine di·
mollte Mario, fino alla cascala di S. Pietro in Montorio; ed è pur~ .. approssimativamente indicala dal cors~ d~ll~ via Trionfal_e, .~~-e s1 concriuncre alla via Cassia presso casa Gmst101ana: le due vte, r,1onfale°e c:ssia, salgono poi allo sparli acqua fr~ il lago di Bracciano~ · il lago d1 Martignano, spartiacqua che sulla cresta porta la quota di 280 metri. Questa serie di alture, che male si distinguono dalle alture cir~o~stanti perr,hè simili nella forma tondeggiante e talvoll_a fin o s11per1ori in alLezza, tracciano la divisione fra le acque che vanno al Tevere · superiormente a Roma e le acque che vanno d!rettam_en.l~ al mare o si raccolgono nel fiume Galera. Fra gli umidi solchi s1 mcurvan~p scendendo giù obliquamente sia verso il Tevere sia ver.so.le ma~ch.,e e crli sla(J'ni, le catene successive di collineLLe fonnant1 lin ee d1 d1fe;a, eh: adesso dal punto di vista militare sono di poc?.conto, ~a allora erano di grande momento così per la natura p1u selvallca come per la breve portata delle arm i da gitto. . Roma, posta all'estremità dello spartiacqua, proteggev~ d_,retla~ mente il paese situalo a valle delle sue fortificazioni e p1gl1ava d1 fianco tulli i movimenti etrnschi verso il basso Tevere. Questa felice posizione Lopografica-mililare concorre a spieg.arci il sollecito · estendersi del terri torio romano sino alla spiaggia del Tirreno , la sicrnoria da Roma esercitala in remotissimi tempi sullo sbocco del fiume e la fond azione di Ostia, porlo della navi gazione, .che si confonde colle leggen de più buje. E ci f,~ indov_inare la ragion~ · militare per la quale i Vejenli in epoca assai anteriore a quella dei Fabi abbiano dovuto cederle la se1'1a Mesia, a cavallo del fosso della Magliana.. Infine la sicurezza che Roma ~odeva alle .spalle sino ~l mare ci spie(J'a come fin dai primi albon della . storia essa abb ia · concluso un trattato di commer~io con CarLagme. Invece a monte di Roma le cose procedono lentissime, nè si risolvono che parecchio tempo dopo l'epoca onde trattiam~, durante · la quale gli Etruschi giungono più volte sotto le mura d~ Ro~a- . A monte di Roma, sulla riva clesLra del Tevere verso il terntono · di Vejo, mentre i dorsi delle colli ne tufacee uniformemenl~ ~osse si protendono alla valle del Tevere e quivi finiscono in grad1:11 pr~nunciati ovvero a salto, il fondo ùelle vallicelle è coperto da materi e·· alluvionali fino assai addentro nella regione collinosa, cioè ad esem- .. ~
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Jlio'. fin sotto gl i scogli di Vejo; e quelle insenature erano certo pa'Jud1, co.me paludi occupavano il piede dei sette colli. Ora le acque .affluenti al Tevere scendono per sottili filamenti che man- mano si -raccolgono in ruscelletti segnanti le curve dei dossi con direzione .generale da nord-ovest a sud-est. I dossi gibbosi , quasi paralleli fra loro, costituiscono una serie di posizioni militari assai difficili -da attaccare di fronte, agevolmente fortificabili, offerenti svariate -com~inazioni di aggiramenti e manovre . Certo che le lunghe lotte, le clmturne avvisaglie su questo Lcrr~no devono avere molto contribuilo ad inspirare ed a svolgere la tattica romana, che poi, al.Jargando le sua cerchia in un popolo di guerrieri, ha esercitato singolare influenza sulla ordinanza di combattimento e persino sulle ·istituzioni militaÌ"i e civili. A nord del teatro principale degli avvenimenti tra Vejo e Roma, i.e a~que che scola~o giù dal monte S. Silvestro filtrando per gli anfratti del terreno s, raccolgono pigramente nel fosso delle Pantenelle .(o della Torraccia) il cui nome indica la natura sua, mentre quelle che provengono dal monte Aguzzo, nei pressi di Formello, si sca· va.no nèl fosso della Valle, eletto pure fosso di monte Oliviero: le due .acque si uniscono dinanzi al casale di Primaportu e serpeaofando sotto l'altura di Livia ad Gallinas, coprono quella posizione ~;ilita'rmente notevole verso Roma, ed entrano nel Tevere. Ad occidente di monle S. Silvestro le acque colando dai dolci dedivi di monte Razzano e dintorni (436 m.) vanno invece racco o-I iendosi stilla a stilla nel fiumicello maggiore detto ora Sorbo, ed :nche f~sso _dell a Mola, in antico Cremera. Il qua le, venendo giù a Yejo; gira .intorno all'altura dai ripidi fianchi sopra cui superbamente si -adagiava la forte città etrnsca e piglia per breve tratto il nome di fosso di Formello ovvero fosso della Spezieria; poi si unisce al fosso delflso!a, che fra· macchiosi burroni scende dall'isola Fa.mese e mula nome appellandosi Valca, ovvero fosso della Vacchereccia in an. sempre Cremera. ' ' t1co Infine, tracciando un largo giro ed abbastanza provvisto ~·acql~<'\,_ si volg~ 1'erso ovest al fulvo Tevere. Nell'ampia svolta lascia a sm 1slra (nord) una ripa scoscesa e tratto tratto om.: b'.'ata da bosc~ i, oltre la quale il suolo ondulato pr~senta agevoli <lif~s~; ma la ripa opposta (destra o meridionale) supera d'alquanto fa srn1stra ed essa pure gonfiando come mare mosso, va verso il Te-
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vere offerendo una serie di eminenze sulle quali i Vejenti potevanoresistere lungamente contro attacchi provenienti da Roma. Questa serie d1 eminenze separa la linea della Valchetta dal fosso. parallelo detto del Fontaniletto, al quale vanno gli scol i delle tenute della Vergara presso Vejo. Il Fontaniletto, dopo avere assunto il nome· di fosso della Crescenza, unisce vicino al TevHre le sue acque a quelle· dell'Acqua Traversa, cui portano povero tributo i fosseUi solcan ti la tenuta del!' Insugherata. L'Acqua Traversa cala dall'insenatura di, monte Arsiccio, dall'angolo acuto che formano le vie Trionfale e· Cassia, inaffia la valle ancora adesso boscosa nella quale si stendeva la selva Arsia, ostacolo sacro fra !'Etruria e Roma, poi tagliando inbasso la via Cassia gira intorno alla tenuta delrlnviolatella, la quale,. col l'altura del sepolcro di Nerone da un lato, col monte Ara dall'altro,, presenta una fronte difensiva contro un esercito che da Roma vo· lesse attaccare Vejo. Questo ,è il terreno ad ori ente delle vie Trionfale e Cassia, allora seminato di selve, nelle quali cresceva la sempre verde quercia, qua e là rallegrato di abituri simili a quei coni di paglia e di legno che-· ancora si designano vagamente sull'orizzonte della campagna ro-mana. Le molte grotte naturali o scavate servivano pure allora di abitazione o di rifugio alle greggie ed ai pastori. i quali, non diversamente da quello che soglion,o gli odierni pastÒri dell'agro romano ,.. si coprivano di pelli. Allora, come adesso, la campagna era in partedeserta, ma più per le guerre diuturne che per la malaria . Le grandi strade romane splendidamente lastricai.e non erano per anco aperte; ma certo una strada carreggiabile congiungiwa Roma con Vejo perchè ambo le cillà erano assai innanzi nella costruzione· di opere pubbliche, pérchè la loro vita gagliarda da secoli si espandeva all'intorno, e perchè Roma, specie nei tempi anteriori ai Fabi ,.. ricorreva a Vejo per armi e per opere d'arte. Ricordiamo la legaendadei. quattro cavalli tra sci nan ti un cocchi o, fuggi ti dal!' ippodro~o di VeJo e venuti a fermarsi al Campidoglio, regnante Tarquinio il, superbo. Probabilmente la via antica è quella stessa disegnala nelle carte archeologiche come via Vejentana, che partendo dalla Piazza d' Arni'i, ove era la ciLtadella di Vejo, a traverso le colline coronate da ruderi,. sbocc.a al sepolcro di P. Vibio. E la probabilità si accresce dal con-·
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LA LEG&ENDA
,-siderare come essa segua la via più facile e breve tra \i·ejo e Roma, - come per mtitare di secoH si abbia :bensì talvolta abbandonata qlrnsi mai mutata la comunicazione tra luogo e luogo traccialf!. dai Ro.;.mani, come ta:nto meno si sarebbe mutata nel caso nostro ed ai tempi ~di allora perchè yejo, conquistata da Camillo 80 anni dopo la st.ra·ge - dei Fabi , andò rapidamente deperendo lino a scomparire affatto dal novero delle ciu~ (1). Allora, mancando l'interesse della comunica. zione con _Vejo, -costruiv11si la via C11ssia con meta diversa, la qnale tuttavolta po'teva condurre, come conduce adesso, alle rovine cli. Vejo . Si aggiunga infine che lungo la via segnata dal!fa carta come \i ejentana si risc0n·trano sepolcri e rovine ·con tracci·e di remota an, tichità. Forse l'antica via Vejentana , vicino a Rom·a, invece di se, guire l'attuale via Cassia nelle sue svolte, scendeva giù direttamente . a traverso la selva Arsia. Infatti, chi pel casale del sepolcro di Nerone - en tra nella campagna e pel fianco dell'erto poggio piglia verso Roma il sentiero del'lamacc'hia, segue l·a traccia di un'antichissima strada, · ora non baittuta che da campagnoii o pastori, la quale fa risparm ia-re -alquanto cammino per scendere all'osteria dell'Acqua Traversa. Di , là per giungere a Roma fors.e girava lungo il dorso dei monti de-l!a l?amesina pei com del Vaticano, ridenti di case e di abitanti . • . Che ·un'altra stra·da etruscJ. p'artendo pure daHa Piazza d'Armi· di · Vejo lungo la valle del Crernera congiun,(resse le due città etrus(".he · di ,,ejo e ·di Fidene (9 chilometri) si indovina facilmente considerando · l'importanza, la ricchezza, la civiltà loro, le quotidiane comuni~azioni militari e commerciali, infine l'es3ere Fidene testa di ponte di Vejo e dell'Etrnria sulla riva sin istra del Tevere: e <:JUesta strada ' · <love'Va correre lungo la riva sinistra (settentrionale) del Cremera J perchè così era più sicura dagli attacchi dei Romani contro dei quali , le due città erano sempre in armi. E forse anche una strada, o, per lo meno una striscia di terreno ; pratfoa'biite ad operazioni -miliurri, rimontava la valle del Tevere, :· SU f>'pergiù hJJ1go l'attuale via Flaminia, a ridosso .dei poggi che ne r·formano l'aspra parete occidentale (riva destra), ·contro la qualecsi 1
arrestano le innondazioni e ripiegano i meandri del fiume. La Yia Flaminia fu lastricata nel 53·1 di Roma; poco appresso lìu prolungata da Arminium fino ad Aquileja. Ora tutto fa supporre che una comunicazione tra Roma ed una regione notevolissima dell'Etruria, come quella che si adagiava alla riva destra del Tevere, esistesse due secoli e mezzo prima che la grande opera del lastricamento fosse compiuta . E certamente una si.rada, prolungamento di quella di Fidene, con· giungeva Vejo .con Argyla, detta poi Caere (Cervetri)., una delle città più antiche dell'Italia centrale, che _contava già allora mille anni di ,ita ed una civiltà che si manifesta ai n·ostri occhi coi vasi e colle armature indi canti un tal progresso d'arte da farci rimanere ammirati e pensosi sulla vita anteri-ore delle popolazioni umbre ed etrusche. La via tra Vejo e Argyla varcava pt:obabilmente la serie di colline vulcaniche rovesciate dal cratere Sabatino, ora riempite dalle acque del lago di Bracciano, e passava a nord di Careia (l'at.tuale Galera) il fiumicello Arrone, l'emissario del lago di Bracciano al mare. Le condizioni del tel'reno d'allora, colle colline più aspre e più ombra.te da macchie, coi rigagnoli assai meno inalveati, coìle paludi interrompenti, rendevano necessarissime le .vie di comunicazione. La civiltà etrusca da un lato, le grandiose opere compiute da. Roma dall'altro; le· strade di poco posteriori lastricàte romane, che servono fino a.i no:,;tri giorni e serviranno chi ~a quanto ancora; il grande numero degli accensi addetti alle truppe fino dall'epoca di Servio, ed anche prima, pei lavori specialmente stradali; i freque-nti traffici in pace e le frequenti guerre, ci fanno credere che la 1 rete stradale non fosse all'epoca dei Fabi così rada come a prima visla potrebbe sembrare.
V.
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(i) Properzio scriveva:
Nunc intra -muros pasto1·is lmccina lente Cantat et in -vesti·is ossilnts arva 1netunt.
Il Ca8tello al Cre1nera e l'Ospedaletto lllarzlale.
Chi dal sepolcro di P. Vibio, conosciuto sotto ii nome di sepolcro di Nerone, suJla via Cassia, a circa 4 chilometri da ponte Molle, per un cancello entra nella prateria, si trova sopra un sen-
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tiei·o che prosegue serpeggiando secondo l'ondulare dei poggi. È l'antica via VejentaJJa, della quale abbiamo del.lo nel numero precedente, ora quasi abbandonata, interrotta da staccionate e solo percorsa da contadini e pastori. A destra ed a manca ruderi informi, circondali al piede da minuti rottami, ne segnano 'quasi la direzione. In fondo ad un avallamento scende da via Cassia un'altra. strada, larga, difforme, fangosa, con solchi profondi, senza orli definiti cbe traversa la sol itaria tenuta designata co l triste nome degli Impiccati. Poi le due vie riunite per una brevissima stretta mettono al luogo indicato nella carta col nome di sepolcro dei Veje1iti . Di qui incomincia il declivio di una verde valli cella, ove ad un fontanile numerose mandrie sogliono venire ad abbeverarsi. Attraversando la staccionata, che si vale del sepolcro per appoggio, si ascende versCI la bianca casetta, rifugio cli pastori, denominata Ospedaletto 1na1·ziale, posla all'altezza cli 92 metri sopra il livello del mare. La collina è singolarmente adatta sì per fortezza.come per stab ile accampamento . Sul dinanzi, verso Vejo, s'avanza a gu isa di saliente, uno dei cui lati cade ripido ~iù al Fontaniletlo mentre l'altro e . difeso dalla bassura che segue la strada per calare al ponte an1.ichissimo, che fo cli recente restauralo in servizio delle masserie. ~ssa si eleva circa 40 metri sopra la valle del Fontaniletto, un po' più del Campidoglio sopra la riva del Tevere; e le sue faccie, che formano un ango lo quasi retto, misurano da 6 a 700 metri in !un..: ghezza. Stando colla fronte rivolta a Vejo ha il fianco destro coperto dal corso del Fontaniletlo, il sinistro e le spalle del fosso dell'Invi<ilatella, il quale con vari giri, di tratto in lratlo impaludandosi, va pigramente ad unire le sue poche acque con quelle del Fontaniletto e insieme formano il fosso della Crescenza. Dalla bianca casella, vagamente situata al culmine, quasi nel centro della posizione, sporgono tondeggiando in tutte le direzioni poggi si mili a hastioni naturali, separati da insenature. Sotto aspetto mii itare è assai so~ migliante al Palatino, pur esso scelto a scopo di guerra e dominante il terreno all'intorno. u Tutta la posizione ha, più o meno, lo sviluppo di un eh ilometro é mezzo sopra un chilometro: quindi tale da dar ampio ricetto a u0mini e mandrie. È bensì vero che qualche eminenza all'intorno lado-
mina; ma queste eminenze essendo distanti in linea retta pa.recch ie centinaia cli metri, per le armi d'allora offrivano il solo vantaggio della vista, non mai spregevole, ma infèriore ad altri vantaggi. Scopo dei Fabi non era già la conqui'sla di Vejo, perché a ciò non sarebbero bastate le forze intere di Roma, ma fa tutela della patria minacciata da altri nemici. Equi, Volschi, Sabini ed Etruschi fiutavano il pericolo e tutti erano in armi contro questo popolo guerriero che accampato sul Campidoglio e sul Palatino, pronto afferrava ogni occasione per rendersi assoluto signore delle ·due ri'vo del Tevere. « La guerra coi Vejenti abbisogna, più cli conr.in·ua che di· grande forza. Voi badate alle aI tre guerre: i Fabi dateli per nemici ai Vejenti. Guarentiamo che sarà salva la maestà del nome Romano JJ ( 11). Così parlava il console Cesone, presentandosi in Sènato alla testa, della gente Fabia. Sia. pure la forma del discorso invenzione di Livio,. però il pensiero s'ispira. alla situazione po lititica militare cli Romn,. alla natura della guerra coi Vejentj e chiara ne spicca In severa. grandezza quante volte da quelle alture volgendo inwmo lo sguardosi mediti nella solitudine alla storia di Roma. Tale essendo il carattere · della.guerra che ,intendevano condurre i Fabi. era assolutamente· necessario il costituire una base sicura, ove essi pochi potessero, sostenere l'urto dei molti, e dalla· quale fosse lpr dato di muovere· agevolmente all'offesa del territorio ostile per turbarne la tranquil- · lità. tener viva la guena, e divertire con giornaliere avvisaglie i Véjenti dall'incarnare il disegno di congiungersi agli altri nemici di Roma. · E la posizione dell'O~pedaletto ·1 farziale risponde in modo piuttosto unico che :;ingoiare a tutte qu·este esigenze. Ventiquattro secol i addietro quell'al tura doveva ess·ere alquanto, più elevata ed i fianchi dovevano parecchio più scoscesi precipitare· a ècinvalle. 'La presento forma colle sue sinuosità, colle sue Iinee 'addolcite ~ttesta l'azione del tempo, sensibi'le in ogni terreno, molto più {!) • Adunatisi quindi il Senato e i Consoli, o datisi a considerare a qual modo fosso da far guerra coi Vejenti, prevalse il partito di tenere ne' contini milizie di osserva-
zi_one Pron'te sempre in campo per la difesa de1 territorio. Conturba,,ali che grande no diverrebbe il dispendio, laddove 1lernrio era esausto per le imprese continue, nè più bas~avano i beni ai tributi; e molto più conturbavali la recluta di tali presidi da spedirsi, perché niuno voleva stare in guardia per tutti , , - (Le Antichità Romane cli DIONISIO o· ALICARNASSO volgarizzate dall'ab. MAS'rROFINI, libro IX). 8 •- ANNO XXXI, VOI,.
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nel l.ufaceo . Per di più le macchie onde q11,Le lit or sono seminale Je pendici, in quel l'epoca foreste, impedivano efficacemente l'accostarsi di nemico numeroso e comp,tllo . Ln posizi one inoltre non avrebbe potulo essere girala nò per la destra perché coperta dal Font.ani letl.o, nè per la sinistra perchè coperta. dal fosso dell'Inviolatell a che si sprofonda ad oriente ai piedi dei due dossi che escono ~ guisa di bastione. Il brevissimo tratto di pochi metri non infossato, pef quale passa ora il viottolo campestre che dalla via Cassia oaida alla cascina, poteva essere difeso da pochi uomini aiutali dall~1rle validissima per le armi di quei tempi. ' E tal arte era tuLt'alLro cho nnova all'epoca dei Fabi in Roma. l R?mani in generale solevano piantarsi in posizion e adalta per di là vibrare colpi decisivi a ~ui li spingevano oltre indole le istituzioni militari, ecl il grande principio di guerra ch e ch i 'vuole difendersi deve auaccare. Fino dai loro primordi, nelle quoLidiane pLtgnc contro i popoli limiLrorr , cosl per respingere le ostilità come per ~onqui~tare terreno, sceglievano luogo opportun o ai propri alJogg1ament1, nè trascuravano mai, fosse pure a termine di loLta sanguinosa, la rude bisogna di scavare il fosso e di piantare Ja pal izzala. L'accampamen to di veni va per essi perno di manovra, guardia alte spalle, leva allo slancio olTensivo, Lulela nelt'inseallire come nej rit.ira.rsi; e per~iò nobili al pnri delle armi erano ;onsiderati gli' arnesi che servivano a costrurlo e i pali che lo difendevano. Pei Fabi, se volevano conseguire il loro scopo , si trai.lava di co r st_r~ire q~ivi _u~ ca,m~o trincerato, un, castello, come si esprimono Livio e D1 on1s1o d AJ 1carnasso, atto a coprire Roma da Vejo, capat:e tanto da raccogl iervi viveri portati da casa e mandrie tolte al nemico, cla bastare a qualche migliaio di persone. La fo rtificaz ione ca~p:le _di. n.ec~ssità divenne permanente. Dionisio parla chiaro: < 1 Eab1 si lort1fi carono, fabh ricando un castello idoneo alla custodia dell' esercito, scavando intorno a quello duplice fo sso e rizzando più torri » . ' La posizione p~i, per se stessa forLissima, aveva acqua in abbon<l~nza, come lo dimostrano tre fontani li che stanno su tre pendici cl~verse entro la sua periferia . L'acqua, come è prima condizione di v,ta,. così è prima condizione di un accampamento . Nè mi consta che m altra collina di questa zona vi sia tanta copia di acqua, :e ciò
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,che più monta, così presso alla vetta e cosi abbondante anche nei giorni di maggior arsura. Date le armi ed il modo di comhattere d'allora, la posizione del•l'Ospedaletto Jlfar: iale è eminentemente atta alla di/rsa ecl alt' offesa, nè alcun 'altra, Lra Roma e Vejo . se ne in con tra che la eguagli sollo ,queslo doppio ri spetto. Cominciamo dalla difesa . Il nemico che da Vejo fosse venuto per cingere od assalire il ca-stello dei Fa bi era veduto assai da lontano: onde in tempo si potevano chiudere le porle e gu'ernire le trincee. LA scolte dalle torri, ·situale ai vertici. do minavano largamen te il ll 'ingiro da Roma ed Antemne sino a Fidene e Vejo; col servizio da campagna e col la guardia gelosa ch e solevano fare i Romani, te sorprese divenivano impossibili . 11 nemico procedendo doveva spiegarsi sul ciglio del bu rrone in faccia alla piazza, scendere nel fosso, che probabilmente allora era più profondo e forse più paludoso d'adesso, e risalire per In ch ina più ripida della presente. Con una ipotesi la pi ù ovvia e naturale convien ammettere che ,i Romani per avere buon campo di manovra sbarazzassero tratto tratto il pendìo dai cespugli , e dove l'alberatura era così fitta da servire di ostacolo grave, rendessero il luogo insuperabile con pal izzate ed abballate. La balisLica era allora nell 'infanzia: e non si avevano macchine così potenti da lanciare dardi o pietre ad oltre 500 metri , come si avrebbe dovuto fare stando ~ul cigli o al di là del fosso per tirare suppergiù orizzontal mente contro il castello. Se poi le macchine fossero scese in fondo al fosso, gli assediali avrebbero avuto buon gioco per tempest,, rle dall'alto lii pietre, mentre le macchine stesse si sarebbero trovate nell' impossihilit1-t di nuocere es!iendo la ripa alta oltre i 40 metri, e sull'orlo della ripa sorgendo le art ificial i difese. Per traversare il fosso e ),a lire la china sarebbe 1-tato d'uopo fore cogli scudi testuggine e così aggrappandosi di roccione jn rocci one, di cespuglio in cespuglio, sollo il grandinare di proiettil i, mon tare all'assa!to, che, se energicamente respinto, in quelle -condizioni si doveva mutare in massacro . Dai salienti scogl iosi il terreno piomba giù a picco: come appogRiare le sca!e, come arrampicarsi iassù sotto i colpi dei difensori?
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N_ei ri entr~nti si eleva g'.·adatamente: co m~ ascendere so'Lto.Ja gran~me_ eh~ viene concentrica da tre lati mentre le torri poste sui salienti mmacciano da presso fìanch i e spalle?' Vicino poi a · Romn, male potevansi usare i lenli ssimi mezzi dell'a,ssedio fo1·111alè co·me· i baluardi avanzati, le torri, i casotti coperti, i tetti di travi. dato. pure c?e fossero in uso fino d'allora. Livio fa impiegare tutte c~destemacchine (castella, vineae, testiulines) dai Romani nell 'assedio di· Vejo quasi ollant'ann i dopo: e questo può riuscir comodo all'oratore· più ~he allo storico. Ma l'arte d'allora, già 1·elativamentc assai progredita 1~elle armi portatili e nell e fortifrcazioni così. acconcie al valore perso~ale ~dal lerreno, pare che fosse anche·fra gli Etruschi ancora hambma rrspelto a macchine da guerra. In quei tempi mo lto pro bab ilmente era consuetudine nefl'li assedi. di cingere la città con fossato e trincee per ta<>liarle oani\omun icazione coll'es.terno . Unico p~sto per un'opera. ~osifaua ~ontro il castello del Fab1 sarebbe stato li dosso segnato ora dalla via Cassia,. suppergiu al sepolcro di Nerone, occupato dalla Selva Arsia, a t1;a· verso le quercie della qual e si apriva la via per Roma. }fa il difficile~ lento_ !avoro, sareb_be stato ag~tol:nente impedito da Roma, ed m ogm caso I Ospedalet.t:o Marziale avrebbe avuto un'altra via. di comunicazione con Roma seguendo il corso del Fontaniletto fin. presso il Teyere e poi prendendo pel' la posteriore via Flaminia: · Ma per t.ondurrecon esito una tal specie di assedio sempre conveniva aver sollo mano truppe numerose, alle a fronteggiare da un lato Rom_a, dall'altro i Fabi , ~d in pari tempo a proseguire l'opera lunga e faticosa; nè certo i Vejenp disponevano di si grandi forz e da bastare alla tripl ice bisogna. E neppure al b'locco completo quindi, alla presa per fame si poteva ricorrere per insufficienza di uomini· contro una posizione cosi ampia come !'Ospedaletto Marziale con1 tenente, greggie, campi coltivati e bocche tutte utili cuo;i tutli, franchi e brnccia tulle pronte ad ardite scorrerie nel ri;co territorio, · vicino . 1 Rimaneva il più sempl ice ed il p.iù antico de'gti a;·tifici: co~trurref con legno e terra un terrapieno alto quanto le mura assédiale. Ma come farlo in quelle condiz ioni di terreno e con quei fossi che si sprofondano tutto intorno a\ luogo indicato 7 D_unque da_l punto di vista della difesa non v'era d1 meglio pei Fab1 da scegliere della posizione fra il Fontaniletto e l'Jn viola tell a~
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:Nè vi era di meglio dal punto di vista delJ'ofTesa, che ispirava ogni .atto marziale di Roma. L'olTesa, ecr.o la leva della sua potenza, la ·inspiratrice della sua politica ; ecco la ragione così delle sue istitu.zioni militari come della fo rma delle sue armi; ecco il genio dei suoi condouieri ed il Dio dei suoi soldati. La posizione dell'Ospedalello Marziale si ~wanzava quasi a sfida -della cillà nemica dominando largamente l'ondulalo pae,;e, spiando i movimenti che potevano fare le città etrusche alleate a Vejo, for·mando base poderosa, appoggiata a Roma, di lontane scorrerie cosi nella vall e del Ternre come fin sotto le mu1:a nemi che, dove ora sorge av1•olto di verzura, ciuto di rupi il povero castello medioevale dell'isola Farnese . .Per servizi o poi delle scolte e per assicurarsi le due rive del fiumice llo i l?abi dovevano costruire una speci e di lesta di ponte, una pi~ola opera del genere di quelle che servivano a modo ·di lunette ecl erano delle p1·ocastria. Ali' uopo opportunissima si prestava !'_eminenza opposta, lungo il cui dorso monta la Yia Vejentana fino quasi all'altezza dell'Ospedalello Marziale: e forse i Fabi ·eseguirono un tale lavoro ove ora un sepolcro guarda il corso del Fontanil ello, perchò di là poleansi udire i segnali di tromba e distinguere chiaramente le insegne. · In ultimo questa posizi0ne al contallo del territorio nemi co potea largamente sfruttare le condizioni sociali dell' ELruria. La cI'asse conquistatrice ivi , come in altri luoghi e in altri Lempi, conslituiva la nobiltà, la quale sola aveva signoria nelle città, possesso nel terTitorio, e sola cosliLuiva gli eserciti . ì\Ia si era all' epoca della decadenza, e le ricchezze stesse ave1•ano affì evolilo le virtù guerriere. Lavoravano i vin li, gl'iodigeni, i prischi padroni, rido~ti colla solita vicenda a servi dell a gleba; e quindi nemici ai vincitori ven uti di fuor·i, probabilmente cliver3i di razza, di costumi e di fave lla. Mancava la Iibera e forte cla3se dei con ladini combattenti pro aris et {ocis. I Penesti, cioè i servi di campagna, abbandonavano cli l eggieri case, ·cumpi e greggie non proprie e fu ggivano lqntano o si ~ottornette1'ano ai Homani, per avventura considerati come liberatori. Difatto i contadini delle campagne intorno a Vejo ed a Capena durante le guerre di Vejo disertaro no a frotte implorando la ciLtadinanza romana ; e le ·storie raccontano come 90 anni circa dopo il periodo dei Fabi si \potè formare di qnesl i nuovi cittadi ni quattro tri bù con diritti poli-
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tici, l'esercizio dei quali fa credere ad una cerla parenlela di sangue, e ad una certa somiglianza di lingua fra Romani e Penesli; somiglianza e parentela che alla loro volta spiegano le 1·elazi~ni delle· campagne colle cilLà etrusche, la. diserzione in massa dei Penesti, il senno dei Fabi che seppero giovarsene negli attacchi contro d·i, Vejo.
I V. La città di Vejo e le sue gue1·re con llonaa.
I Fabi occuparono il casLello loro dal febbraio 275 di Roma (4-79J a. C.) al "8 luglio 277, giorno della catastrofe. Rechiamoci colà, all'Ospedaletto Marziale, dove ì ruderi di un tumoh1 rendono la soliludi~e più tl'i~te ed imponenLe; e vo lgiamo intorno lo sguardo, alle sfumate collme che come mare leggermente agitalo vanr10 confondendosi coi vapori dell'orizzonLe, al bruno Soralte elle come stella, polare i?dica il nord, alla brumosa.valle del Tevere, oltre la quqlea.lture si accavalcano ad alture fino a monte Gennaro. La grandiosa natura si avviva ed un fascino infinilo ci lega a quelle povere zo lle·. la schiera degli eroi so rge dalle valli colle poderose armature ed u~, sentimento dì ammirazione ci riscalda il cuore. Ecco là in fondo, a nord-nord-est, il cimiLero ove fu Vejo seo natò ora da macchie. Si è dispu tato a lungo sulla posizione di , , ej~ essendone ~a remali tempi quasi scomparse le rovine perchò avBvano servito a ricostruire Roma incenerila dai Galli;. ma ora studi, ~ sc?perte han no tolto ogni dubbio e il pellegrino può seguire tuttorn giro la cerchia dell e mura, che si indovina facilmente dall'orfo delle eminenze, dal corso delle acque, dal modo costantemenLe seguìto dagli Elruschi nell'adallare le fortifìcaz ioni al terreno, tfda qualche ruclero che si confonde coi macini nascost'i dao[j albereti. La città di Vejo aveva all'epoca dei Fabi J'estension°e di Atene e della pl'ima Roma repubblicana intra pomaeriiirn,, occupando fra il· fosso dell 'Isola e il Cremera (rosso di Formello) le alture somiglianti ai colli <li Roma che sorgono al di là dell'Iso la Fàrnese. La,
sua .maggiore lunghezza, dal ponte Sodo alla pittoresca punta di Piazza cl' Armi, misura duemilatrecento metri, poco meno di qi1ello che correvano in Roma da porla Raudusculana sotto s: Saba (A.ventino) a porta Collina presso il Min isLero delle finanze; e la larghezza maggiore era di millesei cento metri, quanti suppergiù misura la linea dal Tevere al versante ori entale dell'Esquilino, cioè da. porla U'lumentana a porta Esquilina. Il Cremera formava il fosso delle fo rtifica'l.ioni di Vejo ad oriente e a mezzogiorno, il fosso dell'Isola rendeva lo stesso servizio acl occidente. Le alture, al cui orlo si ergevano riqnadre e turrite muraglie, venivano verso Roma a, punta, quas i in aria di minaccia: e sulla punta scoscesa, dominante a breve gettata intorno il terreno, sorgeva la cittadella, donde il nome di Piazza d'Armi che porta aclesso. A quei tempi nessuna posizion e poteva essere più gagliarda. I due fossi solto l'estremi tà della punta uniscono le loro acque. Enormi massi naturali si adagiano gli uni sugli altri, costituendo un formi '.labile basamento naturale :dla rocca . La quale sull'alLura, quasi isolata, poteva prendere di fianco od 1.i rovescio gli atl~tcch i diretti cosi contro il lato orientale come contro l'occidentale clelìa città, menlre il lato settentri onale, la oàse del triangolo (pure essa isolata da profondo fosso e hen muni ta di fortilicazioni) si appoggiava all'amico territorio di Etruria. È il tipo quasi costante delle citlà etrn;;che, che, possi bilmente isolate da acque, sorgono so pra alture dominanti, e sono coperte da gigantesche muraglie che ne coronano il ciglio ('1 ). Cosi si spiegano i di eci anni d'assedio (ovvero gli otto, secondo· alcuni storici) sostenuti da Ve1· o contro Roma malcrrado che le leo-ioni o romane vi sLassero permanentemente e Roma ponesse tuLto nella bila~cia. per a vere ragione della chiave cli Etruria. Ecco perchè Camillo m quel terreno diffìcilissimo dovette ricorrere all a via più lunga e disagiata, cioè a scavare una galleria solterranea,che aclduces ~·e ne11 a. c1tta · , nemica. · Ecco ~ perchè i Romani poco appresso, sgo•
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è)
tl Veggasi la Piant/1 topogi·afica lletl' mitica città d'i l'eii e sue cid'iilcenze a,rnessa a la beJla ~pera del CANINA , st:im pata. in Roma nel :1847 in por.Ili (1Sempla1-i'. caVegga51 P.ure DENNIS - The Citie~ and Ceineteries of Etruria . ...:. Lond on, ·1878 al ' p,tolo Veio, cui va annessa un:i carLa della città etrusca.
12.0
LA LEGGENDA
menti dalla disfatta ali' A,llia e dall'assedio posto. dai Galli al Campidoglio, volevano a Vejo trasportare i loro penati. ·· Ma se Vej o. possedeva ragguardevoli qual iLà dif~nsi ve, con veni en Li ai suoi abitanti ricchi ed oziosi, non aveva il Tevere, non aveva la forza espansiva della posizione di Roma, così corrispondente allo spirito offensivo dell a sua popolar.ione. Roma da Yejo non avrebbe pol.uto conquistare l'Italia: Camilla vedeva con occhio da strate{)'a nel discorso che gli pone in bocca Livio Cl), ed eta profeta milita~e il centurione che ordinava all'alfiere di piantat'e la bandiera sul Campidogli o colle fatidiche parole: si,qmfer, statt~e si,qnwm,;,; lu:c 1nanebùn1.is optime . · La posizione dei Fabi all'Ospedaletto Marziale era elisi.ante dalla punta della Piazza cl' Armi poco più cli cinque chilometri. La strada vejentana seguiva probabilmente l'attuale viottolo cli campagna, che dal ponte sul Fon tani letto ascende il poggio sovrastante, si all unga per la gibbosità della campagna sonnolenta oltr~ Torre della Vergara, e_rrosegue, segnato da una colonnina e da due sepo lcri, i quali hapno mtoroo. u oa larga cerchia di ruderi e di frantumi. V'è bisor,no q.i codeste iocli caziooi perchè la !>traduco la attuale tratto trauo :o. ' perla cli erbe, si confonde colla campagna finchè ~d secondo sepolcro, al di lit di un cancello, fa un gomi to e poco dopo sdrucciola bruscamente per una ripa boscosa alla Vale:} o Cremerq. , le cui acque pigramente si muovono in un letto incassato. Quivi, al guado, misteriosamente detto passo della Sibilla, non vi è ponte, ma con un buon cavallo si può guadagnare l'orlo della 1·ipa opposta sotto jl casale della Vacchereccia, dove i massi caduti dall'alto a pi:ima vista sembrano ciclopiche l'avine. L'antica strada Vejentana invece, Lenendosi più alta alla sinistra, passav~t probabilmente per l'arco di Pino, èlrtLo anche dal volgQ ponte del Re Carlo, che colossale si eleva sopra
(iJ Dello splendido discorso, quasi interamente consacrato agl i Dei, non posso a
me~o
a,.nportare <r?estc
p oche righe geografiche militari, sebbene sicno notissime:
• 1,on smc cama dii hommesque hunc 1irbi condendae locmn cl egerunl, satiiberrimos c?ll~s, {lumen Opl)o1·.tum~m quo ex ·medilerraneis locts fm9es devehantur, quo marittimi commeat.u.;; acciptanh.w ; mai·e vicin1wi ad coinod'itales, nec expositiirn nimia vropuinqu1tate ad v enwlc1 ctassimn extel"nai·um; re.q ionuin ltaliae me1limn ad in'cre1nentu,n 1wbis. natmn unice locwn •. Il Senato sotto l'impressione delle 'parole del
padre della patria, del secondo fondatore di noma, prendendo come augurio ii voce del centunone, respinse la proposta di trasportare i penati a Vejo. Ecco la Jc:ienda.
DEI FABl
,enormi massi fra il verde della macchia e, rotto come è, sembra uno scherzo della natura . La via poi scendeva al fosso clell' Isola, cosi vario, così pittoresco, così rigoglìoso cli verzura, così imponente pei roccioni di tufo accavalcati gli uni sugli altri, e saliva alla città., per avv~ntura dietro il dosso dove ora sorge l'Isola .farnese, lungo il viottolo che si può seguire anche adesso. Dopo avere rivolta ..:osì la nostra attenzione alla città di Vejo, s~mpre dall'altura dell'Ospedaletto Marziale giriamo lo shuarclo da settentrione ad oriente, ovvero, come si direbbe in linguaggio militare, un quarto a destra, cioè verso la valle del Tevere. Ecco al cli là del Tevere la calva. rupe che stnccandosi dalle retrostanti colline viene a bagnare il suo piede quasi nel fiume, costringendolo a girare largo. È la sponda sinistra che si protende verso la sponda destra, verso il sacro suolo di Etruria, come desiosa di formarne part~. Gli Umbri e gli Etruschi ne hanno profiLlato per dominare le due rive del Tevere, per tenerne io mano le chiavi e vi hanno costrutto t{na cillà. - Fidene - ponendone la rocca sulla rupe, ove ora apparisce la grossa masseria cli Castel. Giubileo, macchiettai.a ~li bianco e costrutta su q·naclri cli tufo con selci, pezzi cli marmo e vetusti matton i. Sono tuguri moder1Ji fabbricati di ruderi ·e fondati sui massi della fortezza antica. Anche adesso cosi cli lontano quel posto ha l'aria cli un vecchio fortilizio basato sopra nere ciclo;piche muraglie. Fidene si adagiava alle vaghe colline che scendono al Tevere tra Villa Spada e Castel Giubileo. Considerando le sue guerre continue contro B.oma. primitiva, le relazioni amichevoli con Vejo, la lunga e varia storia, la posizione strategica e tattica rispetto a Roma e le condizioni topog,rafiche del terreno tra l'Aniene e il Tevere, è lecito supporre. che Fidene all'epoca dei Fab.i abbia avuto ,due rocche, tina, più antica a Castel Giubileo, l'altra, più recente :sul montico[o cli Villa Spada. E la città stessa si sarà, secondo i tempi, ,concentrata più verso la prima o verso la seconda rocca. Non è me1
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(il MoLTKE aveva pure incominciato a studia.ro la posizione di Iti<Jene, ed espresso 11 ·dubbio che l'etrusca città sorgesse verso Villa. Spada. perché posizione più atta a difesa ·contro noma . Peccato i;_he l'illustre · capitano non abbia svolto le sue idee iu argomento, le quali potrebbero per avvontura confermarmi nella opinione delle due rocche -costrutte in tempi diversi, ma ambedue esistenti all'epoc;t dei Fabi.
DE! FAlll
LA LEGGENDA
stieri di ricorrere all'ipotesi cli due Ficlen e, l'una antica l'altra nuova, in uno spazio certo inferiore all'area occupala da Vejo, imperocchè tra le due estremità corrono meno di due chilometri. La ciLLà poi poteva anche non occupare l'intera insenatura perchè null a impedisce supporre che runa o l'allra rocca, secondo ì tempi , sorgesse più o meno isolata o discosta dall'abitato. Il co lle di Vill a Spada, in faccia al col le del Quirinale ed ad Antemne, non poteva essere in quelle condizioni politiche e militat·i più gagliardo, più acconcio a coprire dalle o[ese, più somigliante ad altri posti fot'. tilicati dagli Etruschi, più necessario nel diuturno gaerreggiare fra Etruschi e Latini. In ogni modo Ficlene, verso Roma, sulla riva sinistra del ·revere, in facci a ad Antemne, era coperta dall e al ture che degradando a salti successivi si avanzano verso l'odierno ponte Salario. L'estremità di quest'allure verso Roma forma ùna lunetta naturale (segnata nella nostra carta colla quota 58), difesa dal Tevere, dal!' Aniene e dal foss o di Valle Melaina: le pareti sono ripide e la posizione attaccabi le soltanto dall'odierno Prato Fi:;cale; ma l'attacco dovrebbe svolgersi col tortuoso Aniene alle spalle e col fosso di Valle Melaina da superare. RimpeLto a Fidene, oltre l'Anienc, sopra un'eminenza so migli ante a quella di Castel Giubileo, si alzavano le mura tufacee della vetusta Antemne : dall' Ospedaletto Marzial e ali' epoca dei Fabi guardando verso sud·est all'angolo che forma il Tevere coll'A.niene, dovevano· spiccare distinte sull'orizzonte, che ha per cornice incantevole i monti di Th oli e di Tuscolo . E ora le fo ndamenta di esse, per tan to giro cli seeoli coperte di terra, sono venule alla luce, grazie alla costruzione dei forte moderno, che superbamente porta il nome antico. Antemne, ali' epoca dei Fabi, era da gran tempo annessa 'a Roma, sec.ondo la leggenda subito dopo il raLto dell e Sabine. Fatto è che Ant~mne sorgeva baluardo di Roma contro Fidene e contro gli attacchi eventuali scendenti dalla valle del Tevere; ed ora rinasce per. formare perno di difesa alln capitale cl' Italia verso il front~ settentrionale e per pigliare sotto il Liro dei suoi cannoni il posto degli antichi fortilizi etrusch i di Villa Spada e di Castel Giu bileo. Secondo la leggenda, i Romani avevano conquistata Fidene poco tempo innanzi, cioè nell'anno 256 (4-98 a. C.) e vi avevano inviali alcuni coloni; ma che Fidene fosse infida e pericolosa a Roma, 19 1
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123.
dimostra la strage del legalo romano, compila dai _Fide~ati nel-· . ,.. 316 (39 anni dopo l'eccidio dei Fabi) per ordme d1 Tolum· I a_.no I I · 1e . dei VeJ· enti , e lo dimostra seguente, ne n10, . la guerra . . , la~ qua · ·e Fidenati e Vejenti, passalo l' An1 ene, giunsero fino a poi ta Co 11 ma .. Dall' Ospedaletto Marziale guardand,, ve_rs~ .il Tevere e vers~ n mille ricordanze di rr uerra contro d, 'V eJO, conservate. ne1 1\oma, o d . F b. carmi e nelle leggende, si saranno affollate alla mente e1 •a _1. . Durante il periodo dei Re e nei primi tempi dell_a , repubblica 1 Vejenti scendevano per la valle del Cremera fino d?v_e ti f e,:ere_lam!~ · le colline della Valchetta, e, v[u·c,Ho il fiume, co ll rtLuto dei fid i am1c1, e con~anguinei i Fidenati, mellevano a sacco il territor~o romano_-_ La Jeggend,t narra come Romolo, domate _Autemne . e -~r_uslumen1 (Monterotondo ),cercasse querela ai F1 dena t1e co~1~, vmt1l1 1n ~am~o, oli inse11uisse colla spada alle reni fin den tro la c1tta loro, nel 1,t qual_e ~ose pr:sidio suo . Non potevano toll erare i Vejenti di avere c~si vicino un avamposto romano: onde con oste poderosa , passato _il Te-· vere, accamparono sulla riva sinistra; ma Rom?lo, at~~ccandol I nella forte posizione e girandoli per l'ala sinistra, li ca~c1c nel fiume : · Codeste narrazioni assai faci lmente sono poetiche l~ggen~e. I~ critica troppo sollil e, paurosa di ogni racco_nto ~he _a_gli occli'. s;10·~· abbia l'aria di invero3imiglianza, spazza via coi m,t, ancl~e I fat~ 1 veri, quan tunque scrutando a fondo ~1011 dovreb l~e. ~s~ere_ 1_n~p~ss1: bile di sceverare il vero dal fantastico . Ma se 1 1a~t1 milltan det primi tempi di Roma sono mili raccolti da slor_ic_i e . poeti, h~noo, però sempre un fondo di verità, che im pone: essi indicano _chia'.a-· mente la virtù di Roma, il genio militare del popo lo che 11 ha in venla!i; e, for~e meglio che certe considerazioni filosofiche, buone· per tutti i casi e per tutti i popoli , danno ragione della potenza romana. i mili e le leggende poi ci(manifesta~o l'educaz10~~ del po~o lo, re cui idee. Je cui costumanze. i cui riti si sono fo rmati in quel! am- · bienle eh~ bisogna studiare in tull i i suoi particolari per arere _la .' · clell ' epoca ne Il a CJ ua Ie ·r>oma vera hsonornta \ , ,s1· \'eniva, preparand. o, alla missione più grandiosa che abbia avuto un popolo ncll~ st~ri~-· E così talvolta una yaga leggenda dice assai più di un fo tto ltls,gnificante: in oani modo esrn ci dà un quadro dipinto con colore locale, che brilla c.o~ì aITascinante nell e narrazioni di Li vio. Vejo, la maggiore fra le città cieli' Et ruria, non poteYa tollerare· 1
DEI FABl
LA LEGGENDA
'l'astro di Roma, che sorgeva all'orizzonte. Ma la virtù sua era aia · a( tr~m?_ nlo corrosa dalla soverchia ricchezza. I suoi edificì spl;~1d1d1irridevano ai miseri abituri di lloma; ma da un lato v'era la . forza giovanile, lo ~tringenLa bisogno, l~ consuetuàine della lotta, ·}a forza che viene dalle istituzio ni militari 0 enerate dalle condizioni politiche e sociali; d'alt.ro lato v'era la bra:a soddisfatta di una aristo.cr~z(a ~olo inten,ta a preservare (e 1:icchezze, v'erano i bagliori (li una ~1~iltc:t che andava spegnendo::;1. E l'a lterna vicenda dei popoli i · qual i, mYecch iaJi , assai di rado sanno difendere colle armi ciò ·che · colle armi e col prestigio militare hanno conquistato. . · Dop,o ! omol?_nuo_va guerra per ~ideoe ebbero Rorpani e Vejenti ·sotto 1 ul10 Owlio; ma la peggio toccò ai Vejenti. 1 quali poco appr-esso, regnando Anco Marzio, tornarono alla riscossa sulla riva destra del Tevere, verso gli attuali monti della Farnesina. La guerra contin'.tò,_ int~rrolta soltanto da i bisogn i dell'agricoltura , negl i anni posteriori ali epoca favo losa dei due. Tarquini: così si aauzz"vano t> .. u. e -armi ed odì, e, mentre da un lato cresceva impazienza e destrezza -alle armi, dall'altro subentrava stanchezza e bramos ia di riposo. La leggenda resuscita i fasti romani: dall'Ospedaletlo Marziale :guar~ando a sud-ovest in direzione del sepolcro di Nerone, appari rn all'or1zzonte l'orlo superioi:e della selva Arsia. Traversandola dalla via C~ssia alla via Trionfale pei tortuosi sentieri ingombri di sterpi, . ,par dr vedere avanzal'e i Romani contro i Vejenti guidati dai Tarquinii. E pare di vedere l'o.qibra del primo Bruto rizzarzi oiaaute ·e di ud ire la voce di ~ilvano che nell a notte dichiara la vit~o~ia ai Ro•naui. Sopra l'altura, forse pei prati del!' ln vio latella, Valerio condute. i fanti in ordine quadrato , Bruto si spin(}'e innanzi ad e;plo D rare coi cavalli. Allo stesso modo, nell'esercito nem ico la cavalleria precede, avendo alla testa Arunte figlio del re. Ar~nte furio· samente si spinge contro Bruto; è glorip?o pei duci inc~minciare essi la battaglia. I due così rabbiosamente si scontrano che obbliando ciascuno per offendere il nemi~o di coprire se stesso • > arnbedue per mezzo allo scudo da contrario co lpo trafitti e nelle due Jancie infilzàti, cadono spiranti da cavallo. · · Abbiamo detto della guerra impegnata nel 275 di Roma essendo consoli Caio Man lio e Marco Fabio. Le due città erano quasi part'di forza, e, se si vuol credere a Dionisio, il numero dei ·legionnri ve:.
nuti a giornata era di 20000 con HWO cavalli: altrettanti i Vejenti. Vinsero i primi; ed i secondi, ridotti a mal parti to, si chiusero entro-. le fo rti mura donde uscivano a predare. Fu appunto in tali condizioni di cose che i Fabi si assunsero l'incarico di formare l'avamposto di Ronfa contro i Vejenti, di impedire le scorrerie e di farle-. per conto proprio sul territorio nemico.
VII.
ii ca.stello del
Fnhi secondo Cnnlua e l'Wihby.
Fino ad ora, seguendo alla lettera la narrazione cl'ei classici, con-fermata dall'autorità di .Canina e di 1Nibby, si credeva che l'accampamento fortificato dei Fabi fosse collocato sul poggio che sovrasta alle Due Case, lungo la via Flaminia,.a sei ch il ometri da Ponte Molle, . dove esce dal terreno ondulato la Va.lca (Crémera) per serpeggia.re nel greto melmoso del Tevere, quasi incresciosa di portarvi il Lributo delle limpide acque sue. Il poggio d6mina· di q_uasi un.a trentina di metri il circostante terreno; una torre smozzata e corrosa, già sentinèlla di Roma verso Primaporta., ne segna la cima coperta di .a rbusti. Sec<>ndo il Canina(!) nella sua interessante descrizione di Vejo,_ la posizione delle Du~ Case offeriva ai Fabi tre van·taggi stràtegici,~ cioè: di là si troncavano le comunicazioni con Fidene; si impediva che i Vejenti procedessero verso Roma; si toglieva ai Capetani ed ai Falisci il mezzo inigliore di soccorrere i Vejenti.
I
e
(tJ L'antica·cittii di l'eii, Roma, 18~7, illustrata da un magnifico at.lante, nel quale attraggono l'attenzione le due carte topografiche dell'antico agro l'ejente e della èitta, di Vejo e sue adiacenze. D1>NNIS nella sua bella opera sulle città e cimiteri d'Etruria ci da egli pure, sulle traccie del Canin'a , la veduta del colle so1'rastante alle Due Case, come posizione del Castello dei Falli.
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LA LEGGE::-IDA
DE! F'AB I
Ma quesLi tre v~ntaggi appariscono assai più çhiari e sp iccati nella .posizione dell'Ospedalello Marziale. lnfalti dal castel lo dei Fabi,a ll'OspedaleLto Marziale, si potevano ,in.terrompere le r.omunicazioni con Fidene dominandosi dall'alto le posizioni oltre il Cremera ed avendosi assa i maggiore campo di vista e di sorveglianza. È di qui as$ai più facilmente, più direttamente e ,più fortemen te si forma va avamposto a Roma , in posizione tatticamente più elevata e più gagliarda che non alle Due Case e si sbar,rava proprio la via fra Roma e Vejo . In quanto al terzo vantaggio, Capelani e Fai isci potevano soccorrere l'amica città sia che il baluardo romano sorgesse alle Due Case, sia in qualsivogli a altra posizione tra Vejo e Roma ::i.I di qua (sull a riva destra) <lei Cremera, imperocchè per impedire le comunicazioni tra Vejo e Capena (ora Castelluccio . tra Morlupo e Fiano) e peggio tra Vejo e Faleri (Civita Castellnna), i.I castello dei Fabi avrebbe dovuto sorgere sul monte Musina, sul monte S. Silvestro, ovvero a Castelnuovo di Porto o a Campagnano, insomma in una località almeno dodi ci o quindici chi lometri oltre la riva sinistra del Cremera, in pieno paese nemico, e fra città nemiche Jortifìcnte; la quale ipotesi condurrebbe direttamente all'as.surdo . Dall'opinione suespressa si vede come il ().mina considerasse, Fidene quale amica ed alleata di Vejo ; ma in ta le caso si può egli supporre che i Fabi abbiano proprio voi uto portarsi a gil.tata d'arco ·sollo ·la rocca di Fidene, dalla quale sarebbero stati dominati forse di una ·ventina di metri? Come avrebbero potut.o fabbrica re il castèllo loro? E fabbricatolo, non avrebbero essi corso rischio quotidiano di venir presi, come si direbbe ora, fra due fuochi e cacciati per giunta nel Tevere? ' Il Nibby(d) è d.ella stessa opinione del Canina: secondo lui i Fabi non avrebbero potuto scegliere luogo più adatto dell' altnra sovrast.:rnte all e Due Case per tre vantaggi strategici, alquanto diversi, cioè: 0 ,[ per guardare il tratto del l'agro romano che essendo il più vicino al vejente era più esposto alle loro scorrerie; (I) Analisi storico,top.ogra{ìea-antiq·1iaria della· carta dei din1-0,-.11i di R&l)}a. . orna ·18~9.
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2° per dominare tut.ta la valle del Cremera fino a Vejo; 3° perchè la posizion e indicata trovas i ad eguale distanza tra Vejo e Roma e prossima al Tevere ; . . Ma a questi buoni e saggi scopi il posto delle Due Case era aP.sa1 meno adatto e tatticamente era assai meno sicuro che noi fosse la posizione dell'Ospedaletto Marziale. Esaminiamo più da vicino la questione, anche allo scopo di meglio studiare le condizioni topocrrafiche mi litari delle due località . . ., In primo luogo l'altura delle Due Case sorge eccentrica alla linea che congiunge Vejo con Roma, più bassa e distaccata verso oriente: dunque il castello colà collocato, non potendo stendere largamente il suo racrcrio on di osservazione e di azione, avrebbe lasciato allo scoperto tutto il territorio occidentale, nel quale i Sette Pagi aveHno i loro pascoli ubertosi, insieme a tutta la campagna posta dietro i monti della Farnesina fino al Gianieolo . E colà avrebbero potuto arrivare i Vejenti battendo presso a poco la direzione della via Tri on· fale, perchè coperti. dalla selva Arsi a e dai due fossi del Fontaniletto e dell' A.equa Traversa, i quali senza dubbio offrivano ostacoli assai macr11iori di quello che ne offrano ora . Dunque dalle Due Case non N') ' si guardava cbe brevissimo tratto dell'agro romano lasciando sgnernito tutto il rimanente e sguernita la via di Roma. Si aggiunga che le l'orze romane erano distratte verso gli Equi, e quindi verso occidente, in direzione opposta del luogo indicato dal Nibby, mentre dovendo i Fabi fare 1.esta pochi contro molti, era precipuo inte· resse loro avere le comunicazioni più facili e pronte coli' esercito belligerante e con Roma. In secondo luogo il castello dei Fabi collocato alle Due Case non solo non avrebbe dominai.o la valle del Cremera ma sarebbe stato dominato dai VejenLi; i quali dalla Piazza d'Armi a cavallo del Gume, avrebbero potuto manovrare a loro agio sulle due rive ed attaccare a beneplacito il nemico, inferiore di numero, da posizioni più gagliarde, poicbè il terreno, p~r cagione geologica, va degradando a onde< rnianti verso il Tevere ' in ~11uisa che la piega dalla part~ Piecrhe è> 00 . · di Vejo ha comando naturale su quella verso il Tevere. Infatti vediamo le quote scendere successivamente da 4 06 a 45 metri, quota indicante la posizione supposta dal Canina e dal Nibby,che per giunta è inferiore all'altezza dei dossi cirr,oslanLi. Peggio per la riva
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DEI FABI
LA l,EGGENDA
sinistra del Cremera, lungo la quale era la strada da Vejo a Fidene,. perchè il Cremera allo stato di allora e nelle condizioni delle armi· da gitto romane, costìtuiva un notevole ostacolo, tal e senza dubbio, nello squilibrio di forze delle due parti, da impedire i movimenti offensivi al di là di esso . È anzi assai probabile che qui, così presso i~ Tev·ere, dove appunto il fiume respinto dalla ripa scoscesa disegna una curva verso la ripa opposta, verso il territorio di Fidene, allorn vi fosse una palude. Chiari indizi ne sono: la direzione ·del Tevere, il terreno ancora adesso paludoso, il lento corso del Cremera che lo ha conquistato coùducendo·vi materie alluvionali, la natura del suo alveo e l'analogia di alfre località vicine ·e somiglianti,, come il Velabro, liberato al tempo dei Re artificialmente dalle acqno, che una, volta v'erano in permanenza. In ogni caso questo si può dire che, dato il castello, dei Fabi alle ·Due Case, il Cremera avrebbe impacci ato l'azione così nell'avanzare come nel retrocedere, nè avrebbe potuto girarsi dai 'Romani per le scorrerie nell'Agro Vejentano come il Fontanileuo, che pure coprendo efficacemente la posizione (per avventura più, efficacemente che non il Cremera)permetteva facili sbocchi e pronte ritirate. Onde aall'Ospedaletto Marziale, oltrecchè maggiore sorveglianza e mnggiore raggio di azione, più agevoli manovre si sarebbero avnte contro Fidenati, Capenati e Falisci, indicati dal Canina_ e contro qualsivoglia altro po.polo di Etruria. Si aggiunga l'angusti~ della posizione sovrastante le Due Case, che male si accorda colla critica storica e militarti. l Fabi avevano bisogno di ampi-o spazio per raccogliervi il bottino, per'tenervi le greggi e, per muoversi, per vivere, dovendo prevedere che il nemico, così superiore· iil numero, li avrebbe bloccati. Ed avevano bisogno di acqua abbondante: ora che ic mi sappia sull'altura indicata non v'è adesso fontanile di sorta. Il bisogno di largo spazio, suggerito dalle c0stumanze di a1lora e dallo stesso concetto romano che aveva tracciato l'ampia cerchia di Servio, cresceva in ragione della lontana·n,za da Roma, deH'eccentricità _del posto, della vicinanza al nemico. L.'Ospedaletto Marziale è lontan.o dal Ponte Sublicio circa 1 O chilometri seguendo l'antica via Vejentana, le Due Càse circa 13 chilometri lungo la vill posteriore Flaminia. L'Ospedalet.to Marziale è a 5, chilometri da Vejo, le Due Case ad 8 chilometri; ma le differenz.e nell'un.o.e neJ.l.'altt·o, caso costi1
tuiscooo appunto l'eccentricità della posizione delle Due Case rispetto alla direttrice B.oma-Vejo. L'Ospedaletto Marziale trovasi quasi sopra la direttrice che congiunge I' Arx diVejo con I' Arx di Roma e sbarra la strada che quasi di certo congiungeva le due città; il dosso clelle Due Case trovasi quattro chilometri lontano dalla direttrice, in basso, sopra una comunicnzione che, se poteva servire a movimenti militari, non era probabilmente la via ordinari a tra Vejo e Roma. E qui vengono in campo altre considerazioni. In caso di rotta ì Fabi dalla posizione delle Due Case sarebbero stati cacciati in un meandro µaludoso del Tevere, sotto le mura cli Fidene, la quale, o era in mano dei Vejenti ed avrebbe costituito un gravissimo pericolo permanente, od era riluttante in mano dei Romani (come vuole la leggenda copiata dai classici) ed all'appressare dei Vejent.i, avreb be pol.uto insorgere, essendo le for-ie di Roma tntte occupate altrove. In ogni caso i numerosi Vejenti, senza pericolo di sorta e i,enza neppure arrisc;.hiare giornata, avrebbero potuto scendere coperti dai monticelli, sulla pendice dei quali ora si allarga maestosamente la tenui.a dell'Annunziata, lungo il Fontanileuo, e trincerarsi sul monte delle Grotte, donde sorride amplissima vista . all'intorno nella zona che comprende Fidene, Vejo e Roma. li monte delle Grot.e, nei rjpid'i fianchi del quale verso il Tevere sulla via Flaminia si apre il sepolcro dei Nasoni, forma uno di quelli speroni naturali così frequenti nella campagna romana, che sono inattaccabili ai fianchi e di fronte. Volgendo il vertice a Roma domina il terreno circostante da circa 40 metri di all.ezza, imperocchè la quota alla sommità è di 62 metri , al piede di 117 metri . Si salga l'eminenza pel sentiero serpeggiante lungo la meno ripida china fino al ruclero nerastro, che una volta probabilmente servi va di base ad una torre cli guardia _sulla via del Tevere, e si volga intorno lo sguardo. · Verso sud-est, ollre i prati di Tor di Quinto, oltre il Tevere, ecco il baluardo di Antemne; e poi tra Antemne e i monti Parioli, nell'insenatura corrispondente ali' Acqua Acetosa, allora apparivano le turrite mura del colle Quirinale. Di là nulla poteva sfugg ire ai Vejenti di ciò che avrebbero fatto i Romani per liberare i Fabi. Tn caso di attacco proveniente da Roma, i Vejenti avrebbero avuto il fronte coperto dai fossi cli Crescenza e di Acqua Traversa, impalu9 -
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1,A LEGGEKOA
dati nella souostante pianura, dove impossibile era mantenere re golata ordinnnza di batlaglia. Jn caso di attacco proveniente dall a posizione delle Due Case, avrebbero avuto efficace dominio. essendo i Fabi costretti a svolgere qual sivol{lia azione partendo ~lai fondo dell'avvallamento. intricato da fossi e da macchie e forse allol'a fangoso , su pel decliv io a spallo, sempre dominali dall'ordinanza nemicn . l n ogni. caso I~ ritirala dei Vej enli sop ra la Piazza d'A°rmi s.i rellbe staia assai agevole e coperta dall e r·ive scoscese e dalle acque del Fon tan ilello. Dunque se i l•'abi avessel'o commesso l'errore dioccupare l'all:ura sopra le Due Case, i Vejenli col solo acca mparsi sul monle dell o Grotte avrebbero potuto tagliarl i da Roma, senza sacrifici. senza pericoli. senza combaLLimenLi e la storia non registrerebb~ già il loro eroico sacrifizio, ma l'arresa del castel lo per fame.
VIII. l1•otes l di Nlebuhr. Torre Verga r a e d I s ola F ,u•ne s e.
Niebuhr n_e!fa sua storia di Roma, scri ua con molla sapienza , arte ed ncume cnl1co, ma troppo spesso sviata dalla tendenza di sostituire le ipotesi propri e alle narrazioni dei classici, suppone che la 11ente Fabia sia uscita di Roma per fondare una specie di colonia O~iWt. bensì indipendente, ma amica di Roma. ' . All'uopo sarebbe occorsa posizione vasta, provvista d'acqua, munita d~lla ?atura, dominante per largo giro all'intorno, su l!a dirella comumcaz1one e non troppo lontana da Roma, non a ridosso alle città avverse, che ne avrebbero desolato pascoli e campi e risLrella Ja libe~tà _di azio~e agricola e mil itare: una posizione coperta dagli auacch1 d1 Etruri a, sempre in armi e sempre nemica al nome romano p_er mezzo di osta~oli_ naturali abbaslanza l'ilevanti; quindi una posi~ zione dal punto d1 vista strategico e tattico assai diversa dal pooaio !;ovrastante le Due Case, e, dal punto di vista strategico, div:1~5a puro dall'Ospedaletto 1Marziale .
DEI FABI
Ma come ammettere un'ipotesi così lontana anzi contraria alla 1eggenda, la quale co ncordemente ci dice che il posto al Cremera ~ra un mili Lare presidio? Avrebbero i Fabi abbandonala permanentemente Roma proprio nel momento in cui toccavano l'apice della potenza loro, che si basava su tallo il popolo romano? Come avrebbero potuto cedere il mobile campo ad acerrimi nemici per fondare con forz<• relativamente cosi meschine una colonia romana, interri torio nemico, a un trarre di mano da una città gagliarda, che avrebbe potalo attaccarla due volte il giorno e ri trarsi la sera nella sua inattacc11bile cittadella? Si percorra il Lerreno fra Vejo e Roma, lo si esamini col criterio militare, il più sicuro per giudicare le gesta di popoli guerrieri , il .cui incremento mili Lare e politico è determinato dal teatro di azione .che li circonda: Yi si troveranno parecchie posizioni atte ad accam.pamenti fortificali di truppe sempre in armi, sempre pronte alla pugna, quotidianamente badaluccanti in territorio nemico ; non si troverà una posizione per pi antarvi una cii.là abbastanza coperta da tener tesla a Vejo con forza pari; che dire poi se la sproporzione numerica fosse c'>sì enorme? I La colonia stabile avrebbe dovuto bastare a sè: l'accampamento avrebbe arnto concorso continuo di -soldati an elanti alla pugna. fo ogni caso , per fon dare una colonia emigrando io massa da Roma , i Fabi avrebbero trovato sulla riva s inistra del Tevere posizioni assai pillforti, rocche naturali dominanti la valle, popoli meno avversi ed anche amici, agevolezza di pone fermo piede per pensare poi ad ingrandimenti e conquiste. Del rimanent.e chiaro e semplice era il conce tto militare dei .Fabi: stabilirsi in posizi one opportuna; fortificarsi per resistere in pochi .contro molti; impeclire le incursioni nel territorio romano; vivere .a spalle del nemico; servire di avamposto a Roma contro Vejo per dar campo a.i Romani di regolare i loro conti co i popoli abitanti ad -Orien te ed a mezzogiorno di Roma. Splendida miss ione, degna della superba schialla, non impari al coraggio, alle forze. al numero dei suoi clienti ; spiegabilissima dal punto di vista topografico e militare; .concordemente a!Termata dalle tradizioni e dagli storici nntichi; degna dell'ammirazione e della gratitudine romana. Fino ad ora non abbiamo esaminato che due posizioni: l'OspedaJetto Marziale e le Due Case. Ma lungo il Cremera vi può per avven-
LA LEGGENDA
tura essere altra posizione fa l'Or'evole a piantarvi un castello od accampamento: e vi è di fallo. Rimontando dalle Due Case l'ondu lala riva sinistra del Cremera la riva verso Roma, mano mano le eminenze· si elevano fino alla quota di 106 rnelri . Sopra una di esse, circondata da sepolcri romani e vejentani, ergesi nella solitudine la Torre medioevale di Vergara. L'occhio spazia intorno fino ai bruni macigni interrotti da mac chie che servivano di base alla cittadella di Vejo, dalla quale ci separano un paio di chilometri. Accampando in faccia a Vejo, il fianco destro sarebbe coperto dal Cremera, il quale qni descrive una larga curva-le rive sono incassate e profonde, la montata aspra; il fianco sinistro sarebbe difeso dal fosso del Fonlaniletto, pur esso oJierente non trascurabile ostacolo, sebbene povero di acque. Si do.mina la valle del Tevere e lo stesso Ospedaletto Marziale umile si po:;a sopra il calvo dosso. Ma il fronte , rivolto bensì ad occidente donde vienn la via Vejentana, sarebbe scoperto; nè difese artificiali potrebbero gran fallo giovare contro gli allacchi dei Vejenti, appoggiati alla Piazza d'Armi e padroni del corso di Cremera. Le spalle sono poco guardate e le posizioni successive sempre degradanti fino al Tevere; la via di Roma impacciala dal fosso del l<'o ntaniletto, è facilmente girabile da parte dei Vejenti, i qual i per avventura potrebbero interromperla affatto ponendosi essi medesimi sulla eminenza dell'Ospedalello Marziale; pericolosa la ritirala col Tevere alle spalle e nel fianco; facile l'essere cacciali, avvolti e tagliati in una delle insenature del fiume, per esempio nei prati di Torre di Quinto o nei 'prati della Valchetta. Queste sarebbero state le condizioni_ difensive dell'accampamento dei Fabia Torre della Vergara; anche peggiori sa:·ebbero state le condizioni offensive. Uscendo dal campo si sprofonda in un burrone; si ha da superare un largo fosso; gi urta contro una posizione forte .per natura e munita per arte. Nel fianco destro il fosso del Cremera, quanto meg.lio protegge difensivamente, altrettanto ammazza ogni 5\ancio offensivo rendendo complicate e pericolose le scorrerie sul territorio vejentano. Direi impossibili, a meno che i Fabi non avessero una test.a di ponte al casale della Vaccareccia o giù di lì, cosa improbabilissima vista la vitinanza della città nemica, e visti i su0cessivi avvenimenti i quali, come diremo, pongono il campo 7
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DEI FAlll
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vejentano in ritirata ad Saxa Rubra. In ogni caso si consideri che la posizione è lontana da Roma ,16 eh ilo metri e da Vejo 2. Le allre posizioni, più a valle di Torre della Vergara lungo il Crernera, vanno perdendo mano mano su di quella i vantaggi tattici : strategicamente si allontanano dalla direttrice Roma-Vejo, e fino alle Due Case vanno avvicinandosi ed addossandosi al Tevere. Vi fu chi cercò la posizione dei Fabi perfino all'Isola Farnese, ad un trarre d'.arco da Vejo. Certamente per le armi di allora nessun .posto era dalla natura più munito; ma appunto per questo è egli supponibile che i Vejenti, popolo intelligente e destro, abbiano lasciato nei tempi più bellicosi non munita questa adiac.enza della loro munitissima città? Tutto ci induce anzi a credere che quil'i avessero una rocca . Poi i Fabi, dato pure che costruissero il loro accampamento sotto la protezione di un esercito in campagna, co me avreb.bero condotto a termine l'opera laboriosissima, come si sarebbero mantenuti tanti e tanti mesi sotto gli occhi proprio del poderoso nemico, che cogli stessi suoi baluardi avvolgeva la posizione e dalla Piazza d'Armi poteva tagliarle la ritirata su RomaJ Come vivere, come predare sotto le mura nemiche, duecento metri discoste e separate <lai solo fosso dell'Isola? Le tre posizioni esaminale lungo il corso inferiore, medio e supe,riore del Cremera, cioè le Due Case, Torre Vergara ed boia Farnese, sebbene militarmente inaccettabili avrebbero in favore loro il testo dei classici e specialmente di Livi,o, il quale dice cbe i Fabi giunti :al fiume Cremera, ivi parve opportuno il luogo· pet' porvi presidio ed , in seguito menziona più volte qnesto luogo del Cremera. E Dionisio val'!a di luogo tagliato a picco sul Crernera. Invece I' Ospedaletto.. Marziale sovrasta al fosso del Fontaniletto. L'obbiezione sembra grave a prima vista; ma non regge all'anal isi 'Critica. Piu'ttosto che accèttare una posizione militare cosi avanzata , -cosi esposta, così contraria alle abitudini romane di far la guerra, -così svantaggi(lsa dal punto di vista tattico e strategico, non si può per avventura supporre che Cremera si chiamasse pure il Fontani~etto? Il quale ha la sua origine vicina al Cremera maggiore, e -cola parallelo e somigliante a questo, scavandosi il letto nell' ondulato terreno , e, come il Cremera maggiore porta il suo piccolo triìbuto di acque al Tevere . Eguale il caraltere, eguale il paesaggio, in_
.. determinale le linee ... leggieri le differenze, che appariscono solo, all'occh io del mili tare abituato a studiare i menomi ostacoli ovvero, al geloso proprietario di ferti li campi. Allora non si avev!lno nè· carte nè catasti; il terreno era percorso da guerrieri e da pastori; . le lingue erano diverse a Roma ed a Vejo e diversamente favellava, il popolo della campagna; raro l'uso d~lla scrittura; non sentilo il bisogno di minute distinzioni; eguale il servizio che rendev ano militarmente i due fossi all'una e all'altra parte sepnrando l'oste romana, dalla vejenlana. Del resto ch i sa di rci il nome antico del Fonlanilello? Invano losi cerca nelle carte del Nibby ( in vano nelln. bella carta del Canina Pianta topografica dell'antico agro Vejente, invano nella ca rta del Kiepert, Carta vorografica ed_archeolog ica detl' Italia centrale, redatta co n dii igenza tedesca . La carta di Spruner dell' Btrurin, e del Lazio antico dà il nome di Cremera all'Acqua Traversa e fa da questo fosso segnare il confine tra il territorio etrusco di Vejo e· il Lerri torio Romano dell' Ager Vat-icanits (2). L'appassionato, vivace, splendido Li vio; il lungo, coscienzioso,. prammatico Dion isio di Alicarnasso, banno pubblicate le loro storie· quasi cinque secoli dopo la strage dei Fabi, cioè il primo suppergiù, nel 7.23 Roma (parlo dei primi li bri) il secondo nel 747 racco"l iendo • 0 più o meno fedelmenLe e minutamente le tradizioni e gli scritti,an· teriori. Ma all'epoca dei Fabi essendo la coltura romana cosi rudimentale, il paese oltre il Tevere coperto <li macchie ed oltre i monti della Farnesina in potere dei Vejeoli, assai probabilmente nel linguaggio famigliare quelle acque erano confuse in un solo nome. Cosi succede soventi anche al presen te nei paesi meno culti, dove· non si prova tanto bisogno di distinguP.re e di defini re, specie se· trattasi di ruscelli che hanno comune t'ol'igine ed il fine. Tutti irli affiuenLi superiori dell'Oglio sono delli dai residenli in \'al camon~a Oglio: e p·arecchie Dore sono indicale dai mont anari di Val di Susa. Ed anche al presente, si e forse concordi nel denominare i corsi, . d'acqua in quisLione?
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Gotha i8G5.
La carta deJIQ Stato Maggiore alla scala di 11:25,000 ch iama il Cremera fosso della Vaccareccia, invece che fosso del la Valca e fosso della Val chetta: po i al nome di fosso della Valle sostituisce il nome di fosso di Monte Oliviero ed indica col nome· di valle Muri cnna e fosso della Torraccia lo scolo che nelle altre carle esegnato col nome di fosso delle Pantanelle. Andate al casa le di Pri maporta e chiedete a quei terrazzani i nomi dei due ruscelli che si uniscono presso l'umile chiesetta cli S. Lorenzo , e vi sentirete rispondere che si ch iamano, senza distinzione fra i due, i fùss i del Pantano o delle Panlanelle. La stessa carta del Kiepert non confonde essa questi duo fossi scendenti da Monte Aguzzo e da Monte S. SilvesLro chiamandoli nella carta genernle al 250,000 coi nomi di Primaporta e di Pantan ell e, e nella carla speciale al i>0,000 disegnandoli col nome di Pantanelle il primo, di fosso della Valle il secondo? E la medesima Valca nella carta al 86,400 clell'IstiLuto geografico mii ilare austriaco non è detta Marrana della Valchelln, mentre il Pontanil etto e creduto fos so cosi insignificante da non meritare neppure la pena di segnarne il nome? Un'ultima osservazio ne: in una ca1·1a cli quattro fog li dei dintorni di Roma dedicata a Pio VI , trovo che am bedue i corsi d'acq ua, il l?onLanil etto ed il Cremern., sono designati col nome di Valca (4). Ventidu e secoli prima, in quel bui o di cose e di nomi, gli annali della fami gl ia Fabia aHanno segnato il nome di Cremera, sia perchè allora non vi era distinzione tra l'uno e l'nltro fosso, sia per dire presso il Crcmera, ed il nome di Cremera è l'imaslo folcroreooian te . n o~ nella storia dell' eroismo umano. (La fine nella p,·ossim<t d·i.~pensa).
Colonnello O.
BA rtATJERI .
. (t) /t Pa.lrimonio <li Sa.ii Pietro, dP.scritlo da mons. G1uSEl'PE r 10 aposto lico, govern~Lo rc di Civitavecchia. Homa i79l.
(I ) La.ti.fon -ve/1,s et r egiones cont.enninas crebi·is annotationi/nts illustra.twn· ,I/DCCCXX I'//. (2) Btt·m·ia cis sa.ltum Ciminium \'etus L111im11, t. X dell'Atlante Antico di S1>no:-1ER, ~ ~!BXKE.
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DEI F'A BI
LA LEOOEND.\
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:\fono1.1.o, pr0Lona-
RIVISTA ESTERA
RIVISTA ESTERA - ->)-:--<--
LA GUERRA TRA LA SERBIA E LA BULGARIA (Continuazione e fine).
IX. - La conl.ro/{ensfoa" Il mattino del '.iH no vembre la situazione sul tea tro di guerra era la seguente : A nord, unit divisione serba io marcia ve,·so il corpo principale, ma lontalllì ancora pareccbie tappe, già disturbat:i in testa dai volontari , e certa di avere presto, alle spalle, la gu.1ruigione di Viddino. A sud, un':iltra divisione che tornava indietro anch'essa per venire a sostegno del corpo pri::icipale, tormenwta di fronte, di fianco ed ancbe .1l le spalle, da battaglioni di milizia e da sciami di volontari che ginrn1no attorno, noiosi e · molesti come sciami di vespe. Al centro tre divisioni, non più di fronte ma di sbieco alla posizione di Sliwnitza, spossate e demoralizzate da i.re giorni d'inuti li tentativi. Contro ad esse il grosso delle forze bu lgare e ru mele, oramai pari in nume.ro o quasi a cp1elle del nem ico, entusiasmate inol tre dai recenti successi, ed evidentemente meglio _condotto. I combattimenti del giorno 17, 18 e ,19 avevano convinto il comando dell'esercito bulgaro che il nemi<;o non era più in grado di proseguire le _ sue operazioni contro So6:i; sai vo che avesse ricevuto grandi rinforzi. Nè era impossi bile che, dandogli il tempo, li ricevesse; perchè la Serbia aveva finora portato in campo soltanto il suo esercito di prima linea, e perchè, non solo la div isione della Morava era prossima ad entrare in Jine~ colle tre division i del centro, nrn anche quella del Timok poteva, fra due o tre giorni, se non giungere in linea, almeno far sentire la sua innuenza. Non bisognava adunque dar agio al nemico di fortificarsi nelle
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sue posizioni e rifarsi cou nuove truppe; ma attaccarlo, !-gominarlo e cac, ciarlo fuori dei confini. D'altra parte i Bulgari non aspettavano più nessuno; quanto avevano potuto raccogliere d'uomini e di ma teriale, l'avevano raccolto; le loro forze, esaltate dal successo, erano al colmo. Il momento di passare dalla difensiva all'offensiva era venuto . Il principe lo colse senza fa minima esitanza, come, senza la minima esitllnza, aveva accettato il dono della rivoluzione. Abbiamo più volle sentito parlare di guerra offensiva e difensiva, come di due metodi, dei quali la scelta è libera e indifferente, quanto la scelta del colore in un.a partita a scacchi; come di due generi, dei qmili l'uno co:;ta più e l'altro meno, rna che possono ambedue rendere lo stesso servizio. Più volte abbiamo sentito dire: se il tal paese dovesse far guerra offensiva, avrebbe bisogno del tale esercito; ma non dovendo fore guerra se non difensiva, gli basta il tal altro. Così dopo aver distinto due tipi di guerra, si vennero a distinguere due ti'pi ;l'esercito, l'offensivo e il difensivo. È naturale. Chi considera la guerr'<i difensiva come una ferrovia a scartamento ridotto, deve credere che quel In, a somiglianza di questa, si faccia con minore spesa, ed esiga no personale ed un materiale wigeneris, ridotto, spiccio e sopratutto economico . Ma che cos:i s'intende quando si diue che un dato paese non deve for ,guerra se non difensiva? S'intende forse accennare alle cause e allo scopo della guerra, o s· intende parlare del modo di farla questa guerr:i, cioè -della condotta delle operazioni? Se s'intende :ill(l prima maniern, è que-stione politica; e il numero e la natura dei casi, in cui può convenire fa r _guerra non deve avere nessuna iu fluenza sul modo di far la e quindi di apparecchiarvisi; se s'intende alla seconda ma niera, è un'assurdità madornale. ~fottiamo, per esempio, che l'esercito cosidriuo d-1fens·i·t10 si trovasse moL:litato e rndunato al confine, prima del suo nemico o/fens-i'l:·o; non gli sarà lecito pass:ir oltre, se lo crede conveniente? Dovrà mettersi a passeggiare su e giù, come chi giunge troppo presto ad un apptÌntamento, ed aspettare che l'avversario arrivi, per dirgli: Signor mio, tirnte voi per il primo? Se, caso possibile, quest'esercito difensivo inciampasse in una vittoria, o per nna ragione qua lunque si trov:isse in un dato momento, più forte del suo avvcrf'ario, non gli sarà lecito prendere l'olTensiva? E in questo caso, giunto aI confi oe, dovrà piantarsi lì, come la giustizia antica ,davanti al le porte d'un convento, e dire lll nem ico: Signor mio, a rive ,derci quest':iltra seuimana , noi stiamo qui ad aspettarvi?
lUVISTA
ESTEnA
Una volta cominciate le operazioni, l'offensiva e la difensiva dipendoll() dalle ~ircostanze; chi in un cinto punto ed in un dato momento è più forre, o crede di esserlo, prende l'offensiva o deve prenderla; chi è più debole, ocrede di esserlo, fa di necessità virtù e sta 5Ulla difensiva. Ma la difensiva non può avere altro scopo se non quello di guadngnartem po, fincbè giunga il momento di prendere l'offensiva. E se questo giunge, o sia perchè ch i ha l'offensiva commette un errore, o sin perchè chi hn la difens iva riceve un rinforzo allor:i le parti cam biauo, o al meno dovrebbero rnm biare; ecosì l'offeu;ivn e la difensiva s'alternano, finchè quegli a cui pe;· l'ultimo. rimane l'offensiva, e si trova sul terri torio nem ico, ha vinto la guerra . Si esnrninino pure tutt.e le guerre combattute dopo cbe il mondo è mondo, e si troveranno in tutr.e questi cara tteri, i qual i d'nltronde sono inerenti ad ogni lotta, :id ogni contrasto. Se in qu:dche guerra, specialment~ modernn, per esempio nella guerra fran co-germanica , non si vede questa alternativa d'oflesa e cli difesa , egli è perchè una parte ha preso sin, . dal principio tal sopravvento, che l'altra non ha più avuto modo di prendere l'offensiva; egli è appunto perciò che la Francia, non solo è sta ta vinta", ma non ebbe in tutta la cnmpagna, un sorriso clalln vittoria . Si possono citare dei casi, in cui chi avrebbe potuto prendere l'offensiva non l' ha presa, o non l' lrn condotta a fondo; mn . crediamo diffici lecitarne un .solo a cui non si possa rispondere: fu un errQre e fu scontato. Una guerra a difensiva costante, e in casa propria, cheta luno crede una guerra a sistema economico, sarebbe una guerrn a vitt.orie inutili , a scou-fi tte disastrose,. a insuccesso final e garantito. Tu tti fanno la guerra solo per difendersi, o nlmeno lo dicono; il decidere qtiando bisogna o non. bisogna d:i/'enders·i, sretta , come notammo, alla politica; ma l'idea che una guerr;1, cominciata in propria difesa, debba in ogni caso condursi difensivameot~, e senza sortire dal proprio tenitorio, è un'idea che puo nascere in testa solo di quelli <.,he non fo_nno la guerra. Peggio poi quando da quest'idea se ne vogliano trarre conseguenze riguardanti -la costituzione e il carattereuegli eserciti. Gli e~erci ti sono fatti per la guerra e la guerra si fa come si può. Chi non ha spirito d'offensiva non vale nè per l'offesn nè per la difesa; e questo è vero nuche fuori del campo mi litare. Il giorno 21 adunqne abbandonarono i Bulgai"i la loro posizione trincerata, ed attaccarono il nemico , portando specialmente i loro sforzi contro. l'ala sinistra, cioè continuandolo a spingerlo dal la parte da cui aveva gi'it cominciato a cedere. I Serbi non erano più quelli dei giorni precedenti; non tennero ft>rmoin ne,sun punto. Le vicende della giornata sono poco note; piucchè com-
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battimenti furono manovre, ed ebbero l' dieuo Jei combattimen ti.' Bastava che i Bulgari mostrassero di voler tagliare a qu.est? .o a quel riparto, la linea di ritirala, perchè questo o qnel riparto si r1t1rasse'. o almeno cambiasse fronte, per dispor$i in modo da non lasciarsela ta_gliare. - _Il risultato di questi movimenti si fu cli ;icce~Jtunr~ sem1~re più lo spost~mento dei due eserciti . La sera di 'lue;to giorno I Serbi non stavano più. a cavaliere della strada Ni~ch-Solìa; ma si tenevano ancora ad e~sa _col l'estrema sinistra , occupando il passo di Dragoman . L'entrata rn ltne~, della divisione Jella Morava nJ l'estrerna destra dei Serbi, e le conseguentl disposizioni elle dovettero prendere i Bulgari p~r ri nforzare la 101:0 ala sinistra sembrano essere stata la causa, per cm detto passo non ,,ennein man~ dei Ilulga.ri fino da 'luesto giorno, e restò aperta , ai Serbi, la li nea, principale di comunicazione col proprio territorio. X. __
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La ritirata dei Serbi .
22 noi;embre. - Io questo giorno ,i Bulgari proseguirono !_a stessa tattica del precedente. I loro sforzi continuarono ad es~ere specia lmente· 1 diretti contro l'ala sinistra del nemico per staccarla affa tto ùalla str.a: a di Sofi a. · . , Se deve cr~clersi ai dispacci Serbi , ancora in cr'.1esto g!orno ~I pensO·· un i,tante, ma lgrado In rotta Jell':d_a sinistra, a gp1ngere innanzi la destra, tentando l'aggiramento di Sliwni tza e la marci_a sopra Sofi~ colle tr~divisioni della Mora\·a, della Schumaclia e della Dnna, menLre I Bulgan avrebbero inseguito la divisione,del Da nubio . Se le vittorie e le scoulìt_te· non avessP,ro se non effetti materiali, questo piano sarebbe stato po:;s1_bile. I due eserciti cli e sta vano di fronte era no press'a poco, ~ forze pari:· I B,ulrrari aveva no portnto il grosso delle loro truppe ver:;o I al~ nor<l; 1· . Serbt(sia per l'entrata in linea della divisione delln Morava,_ sia per I~ stessa retroce:;sione della loro sinistra) si trovavano ad avere 11 centro dt• gravità spostato verso l'a la sud. Astraendo dalle condi_zion i n10~a li dell~: truppe, non vi sarebbe stato niente di strano che, continuando I Bu lgari• a spincrere un'ala , i Sei·bi, facenrlo perno del centro, avessero_ av~1zata l'altra~ avvicinantlosi per tal modo i pri mi al confine, i sec~ndi a_ Sofia, perdendo così gli uni il frutto della vittoria e ritrae~1do ?lt _altn frutto dalla sconfilla. So pra una scacchiera, movendo peJrne, il gioco poteva, riuscire. E forse di buon mattino lo stato maggiore serbo, che aveva studiato ln manovrn sulla c:,rta, credettn che potesse riuscire 11uch~ $_ul terreno; ma data uu'oc.cbintn alle trnppe, s'.accorse che era impo:5s 1bil e. _. Abbandonata pertanto l'idea di un'ulteriore oll'eusivll , e decisa la Tltt.-
ESTEllA
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·rata su tutta la linea, si vide che era necessaro tenere il passo di Dragoman ·finchè le truppe prossime al.la grande strada, avessero tempo di s6lare per esso e ritirarsi. Fu incaricata di 'luesta difesa la divisione della Orina, la meno provata nei combattimenti degli nltimi giorni; 13 qu:ile, forte di ·circa 10 mila uomini, si dispose davanti ad esso, a cavallo della strada e specialmente sulle propinque colline di So lince e Iarlowce, già fortificate ,con trincee e munite di num1Jrosa artigliera . Pare che in causa del cattivo servizio d'informazion i fa tto dalla cavalleria hu lgnra, insufficiente per numero e poco istruita per t."le servizio, 'il mattino del 22, al quartier generale del principe, nou si avesse un' idea -chiara della situazione del nemico e di ciò che si dovesse fare. - Forse qualche movimento eseguito a punta di giorno da i Serbi , e indicante velleità di riavanzarsi , contribuì ad aument:ire l'incertezza; perciò l'attacco -contro la posizione di Drago'mnn si fece troppo nspettnre e la$ciò, ai Serbi, .tutto. il tempo di prepararsi alla difesa, di portare fuori pericolo la di visione del Danubio affatto sgom inat;i, 13d .i vviare bene la ritirata delle altre. Fin dal mattino i riparti Bulgari, che più s'erano avvicinati a Dra,goman In sera precedente, cominciarono le fucilate contro gli avamposti ·serbi; ma il vero attacco fu iniziato nel pomrriggio, eLI ebbe, in principio, il carattere di ·ricoguizione offensiva . Ne furono incnricati tre reggimenti ,e due bauerie (in tutto circa 12 mila uomini) agli ordini del tenente colonnello Nikolaiew. Crediamo che questi fosse capo di un battaglione ·rum<'iiota ; perchè fra i Bulgari era ancora maggiore il vincitore cli Sliwnitza. Detto riparto si avanzò !e.nto, guardingo, con tutte le precauzioni possibili. La mancanza d'inform;:izioni esatte e il timore di perdere il ·frutto della vittoria furono là cansa di questa prudenza, che non vogliamo .,criticare, ma che fu di grande vantaggio ai Serbi. Giunto sotto le alture di Dragornan, il colonnello Xikolaicw spiegò i . ·suoi reggimenti e mise io posizione le sue batterie. I l fnoco tl'Htiglieria s'ingaggiò tosto vivissimo, e il primo attacco dei Bulgari fn diretto, come già accennammo, contro l'ala sini stra del nemico. Un reggimento si avvicinò alle alture a nord della strada, che boscose e a lieve pendio offri'Vano, alla difesa , un eccellente posizione. Si combattè acc:in itamente per ·il possesso· del margine della boscagl ia; ma appena questo venne in mano ,dei Bulgari, i Serbi si ritirarono verso la cresta. Anche più dtm1 fu la facceuda per il possesso delle colline a sud tiella strada . Quivi i Serbi ave-, · vano in posizione molta artiglieria, e fitte linee di cac,ir,tori si stendevano ·sui diversi ripiani che presentava il terreno. Contro quest'artiglieria di· :ressero i Bu lgari il fuoco delle !oro due batterie e, dopo qua lche tempo, ,la ridussero al silenzio, o almeno essa credette opp.ortuno di ritirarsi. La
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fanteri.1 tenne fermo ancora e a sloggiarla fu necessario non solo il fuoco,. ma pure la baionetta. Qunkhe ora prima di notte i Bulgari erano affatto padroni della posizione. Il combattimento coutinuò fra avanguardia e retroguardia . Ver:;ù le ,i. pomeridiane i primi riparti Bulgari ol trepassa rono la stretta e riuscirono, sul tratto cli strada tra Kalotinca e Zarihrod, dove la va lle della ~isava si allarga alquanto. Quivi trovarono in posizione truppe nemiche, sopra un'altura boscosa, die fiancheggia la strnda. 11 combattimento si fece più vivo e bi$ognò aspettare l'arrivo dell'artiglieria per scacciare i Serbi, da questa posizione. Ma prima di notte anche questo era affare compito, e prima ancora che il fuoco ces$asse, il principe, alle 5 pom. entrnva in Zaribrod e prendeva alloggio ne llo stesso appartamento dove, i gioruì precedenti, aveva alloggiato il re M.ilano. A questo punto vi è una contraddizione fra i diversi dispacci e corrispondenze. Men tre alcuni raccontano i fotti come li :ibbiamo riferiti, altri.fanno terminare la giornata colla presa del passo di Dragoman per parte dei Bulgari, e assegnano al giorno seguente il combattimento avvenuto, neè dintorni di Zaribrod e l'entrata dei Bulgari in questa città. Noi abbiamo seguito la versione che è sembrata migliore, ma crediamo dovernotare anche l'aTtra. Mentre si com batteva presso Dragoman e Zaribrod, il capitano bulgaro Bauderew, con un reggimen to della brigata Panitza, s'era avanzato pel. terreno collinoso e frastagliato di bunoni, che si stende a nord della strada Zaribrod-Pirot, collo scopo di riuscire alle spa'lle dei Serbi e tagliar· loro la linea di ritirata. Forse il ritardo dell'attacco, d;ito dal tenente colonnello Nikolaiew alla posizione di Dragoman, era stato io parte motivato dal desiderio di lasciar tempo al detto reggimento per giungere oveera diretto. Ma pare cJ1e qne,,to reggimento, o per :i ver allungato la strada. a fine di avauzar:;i inosservato, o per ostacol i incontrati sulla via, non sia giunto io tempo. Contuttociò alcune corrispondenze, pure ammettendo che non sia giunto· in tempo per combattere, nè per tagl iare la strada al nemico, assegnano,. alla mossa di questo reggimento; un'influenza decisiva sullo sgombro che i Serbi fecero del passo di Drago man. Il che può essere realmente; come· può essere che i Serbi abbiano abbandonato la posizione, quando per loro. non era più neces:,ario tenerla. AllZi vedendo che a nessun di staccamentovenne intercettata la linea di ritirata, propendiamo per una di queste supposizioni, anzichè per quella che i Serbi .siano stati realmente scacciatiInfatti, mentre la divi:;ione della Orina .opponeva dinanzi a Dragoman una. fiera resistenza, quella del Danubio e parte di quella della Schumadia.
RI\'ISTA
ESTEUA
·:s filavano per la' stretta , abbastanza io buon ordine, te~uto conto. dello stato delle truppe, ma framm i5cbiandosi per la fretta d'mcanalnrs1 su lla ,strada, ove ciascuno entra vi, per il punto più vicino . Qnaudo tuui ebbero sG lato, quale intere.;se potera esservi nell'ostinarsi a tenere quella posizione, tanto più se v'era pericolo di essere girati? Si noti poi il modo ,con cui venne sgombrata: prima a ritirarsi fu l'artiglierin che non voleva perdere i suoi pezzi; la fanteria tenne fermo ancora per qualche tempo, cioè finchè l"artiglieria fu lontana. Pare che se lo sgombro fosse avvenuto ·-unicnmente per effetto dell'attacco, la prima a ritirnrsi sarebbe $tata la · ·fori·teria la più direttamente attaccata; e l'artiglieria, in posizione più lontana e meno accessibile, anebbe continuat0 il fuoco per proteggere la ·ritirata. Mentresul la strada princip1le avveniva quanto t1bbiamo narrato, i I resto della divisione della Schnmadia e l'intiera divisione della Morava si ritira· vano per le straJe e sentieri più a sud, in,eguiti debolmente o non inseguiti affatto . Nel pomeriggio di questo giorno (2.2 novem bre) l'esercito serbo era pertanto in ritirata, sopra nna linea che si stendeva da Zaribrod a 'Trio. I Bulgari si trovavano a immediato contatto col nemico soltanto nei ·{\intorni di Zaribrod; su tutto il resto della linea, si raccoglievano per formare le colonne onde avanzarsi al di là della frontiera. :23 novernb1·e. - Il mattino di questo giorno il grosso dei Serbi (divi·sioni del Danubio, della Drin::i e della Schu madia) ormai fuori pericolo per quanto rigu~rdo la linea di ritirata, s'era arrestato ed avea fatto fronte ver,;o il nemico, schierandosi sul le :ll'ture che sorgono presso il couHne, ,sulle due sponde della Nissava, e dominano la strada di Zaribrocl-Pirot. A·sud, l:'1 divisione della Morava continuava frattM1to a ritirarsi per il terreno e0llinoso ad occidente di Trio. A nord, la divisione del Timok, -0ià in marcia ver,;o il :o"ruppo centr.ile, avevn ricevuto un contr'ordine e .·1:> ritornava a Viddino . Prima dì giungere al confine, procedendo per la str11cla Zaribrod-P;rot, -s'incontra, a nord della Nissava, un'altura da cui i dintorni di Zaribrod ,sono dominati a buon tiro d'artigl ierra. Su detta altura avevano preso posizione i Serbi e, collocativi vari pezzi d'artigl ieria, tormentavano i Bulgari che si raccoglievano a Zari·lirod. Il principe Ale,sandro ordinò -che il nemico·fosse scacciato da quest'altura . L'attacco, non sapremmo per qu-a·l 11agione, ritardò fin quasi a sera . Ver,o le 3 ij;l pomeridiane un reggimento bulgaro si spiegò dinnanzi al fronte, per. riohiamare l'auen.zione del nem ico; intanto tre battaglion i, sfilando inosserv-ati per un burrone, riuscirouo alle spalle della posizione nemica (come dicono alcune -corrispondenze) o per lo meno sul fianco, e l'attaccarono vivamente, a-
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vanzandosi per il pendìo, ma lgn1clo il fuoco dei Serbi, che, assaliti eia · due parti , erano rimasti alquanto scoucertati .. Una batteria bulgara, sma:::cheratasi improvvisamente da un'altura presso Zaribrod, sosteneva l'attacco. Appena i Bulgari giunsero a metà dell'attura, cessnrouo il fuoco e cou alte grida si slanciarono all'attacco colla baionetta. I Serbi non l'aspettarono, ma volsero le spalle e si ritirarono in disordine. Fu questo l'ultimo combattimento di qualche import:inza avvenuto sul territorio bulgaro. Su altri punti ebbero luogo, nello stesso tempo, scontri di poca entità. Al la sera, la strada principale era in mano dei Bulgari, fino a pocl1i c;hilometri dal confine. A sud, la divisione .della Morava, poco o punto inquietata, aveva sgombrato Trin e teneva colla retroguardia il villaggio di Brapka . Dicesi che, in questi giorni di ritirata, la cavalleria serba si sia comportata egregiamente, ma non ·vediamo notato alcun fatto speciale. 24 no'Vembre. - Il 2i i Bulga ri finirono di cacciare il nemico dal loro territorio, o, per meglio dire, il nemico finì di sgombrarlo. La divisione della Morava appoggiò intieramcnte sl,lla destra del corpo principale; alla sera,non restav11no sul territorio bulgai·o (oltre la divisione del Tirnok che investiva Viddino) se non alcuni piccoli distaccamenti cacciati'si per gli stretti sentieri del l'a ILi piano di V lassinn e ansiosi di guadagnare il confine. Nèqui vi, nè altrove, i Bulgari a ve vano inseguito al le calcagna; nè forseerano stati in grado di farlo. Le fatiche enormi di uinti giorni di combattimento, l'insnfficienza di tutti i servizi, la m:rncanza di mezzi di trasporto, la necessità cli riordinarsi e di raccogliere i numerosi feriti ed ammalati, tlevono averneli impediti. Io questo giorno non vi fn c;ombattimento. Poichè i Serbi toccauclo il proprio territorio mostravano di essersi alquanto rinfrancati e aveano rivolta la fronte, i Bnlgari prudentemente riformarono e ordinarono le loro colonne, prima di procedere oltre. 9.5 novembre. - Fin dal ma ttino non vi erano più in Bulgaria altre truppe serhe, fuorchè la divisione del Timok. Alla sera le tre divisioni ciel centro e quella della Morava tenevano i,ncora i loro avamposti , lungo il confine, su di una linea che si stendeva dalle alture di Tepos ad Albasiua; ma avevano già incominciat(1 l1 rac;cogliersi, col grosso, sopra una posi-:zione ad ovest cli Pirot. Dnll'a:ltra parte stavano i Bulgari formati su tre colonne ed oramai pronti ad entrare nel territorio Serbo. 'La colonna di destra (maggiore Gutcbew) cui apparteneva la brigata del capitano Panitza, stava la sera di questo giomo sull:\ strada Odorowci Krupac-Pirot, colla testa ad Oclorowci. ta colonna del centro (tenente colonnello Nik.olaiew) era sulla strada principale Zaribrod-Pi'rot, coll'avanguardia sulle alture ad ovest di Zaribrod .
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RIV ISTA
La colonna di sinistra (capitano Popow) stava sulla strada Trin-Pirot, colla testa a Sukovo. In questa situnione si presentò, al comandante della colonna del ceu1ro, un parlamentario serbo, domandando un armistizio. Detto comand:into rispose che non aveva facoltà per trattare di simili faccende. Dopo qualche tempo si presentò un altro parlamentnrio, il quale scortato fino a Zaribrod davanti al principe, ripetè a questi la stessa domanc!a e n'ebbe un ri fiuto . Alcune corrispondenze fanno notare la meraviglia e l'irritazione che qucs10 rifiuto· produsse nelle file nell'esercito serbo. L'irritazione è naturale; ma la meravigl ia non ci sembra giustificata. Fino dalla sera ciel giorno precedente era partita da Belgrado la confessione dell'insuccesso di tuua la campagna. Un di spaccio da questa ci ttit diceva: « La situazione sul teatro della guerra è intioramento cambinta. I Serbi hanno sgombrato tutte le posizioni che occupavano. Tutti i passi sono io mano dei Dulg.1ri . I Serbi si ritirano sul proprio territorio.>> La sera di 11uesto giorno le stesse cose erano detto dal principe Alessandro in un dispaccio breve e chiaro, come il proclama con cui aveva annunzialo la guerra: « Sto al confìoe » .
XI - Considerazioni. Arrestiamoci un momento, per cercare le ragioni della villoria e <lclla sconfitta. Abbiamo già accennato alla di,•ersità dei sentimenti con cui, nei due paesi, fu acco lta la dichiarazione di guerr:i, e indicato gli effetti che questa diversità di sentimenti produsse sul prologo del la guerra, cioè imlla mobilitazione; tanto in rapporto allo spirito dei richiamati sotto le armi, e forse di coloro che già vi si trovaYano, quanto in rapporto al concorso della popolazione per sopperire ai bisogni dell'esercito. È difficile dire in qual misura la stessa causa :ibbia fatto sentire la sua influenza sul campo di battaglia; ma è lecito credere che l'abbia faun sentire. Certo anche i Serbi si condussoro valorosamente; ma la condotta dei Bulga ri, fu su pe· riore ad ogni elogio e non trova spiegazioni, fuorchè nello spirito, onde i Bulgari erano animati. Il sentimento nazionale sovreccitato da l pericolo, l'amore· per il principe che tutto aveva arrischiato per il paese e la rab bia contro un prepotente aggressore, erano fo rze bulgare che non trovavano contrappeso dall'altra parte. Ecco perchè, se i Serbi fecero il loro dovere, i Bulgari fecero miracoli. Quei giovani ufficiali sbalzati im provvisamente al la cima della scnln gerarchica, quei $ergenti di venuti comandanti di compagnia, spiegarono un'auività incredibi le. Quei soldati, quei militi, quei volontari mal vestiti ,
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mal calz11ti, rnal nutriti , sotto la pioggia e la neve, com battendo quasi ogni giorno per oltre una settimana, mostrarono una hravura e una teuacitù straordinaria. ~fa tuttociò ci meraviglia assa i meno dell'esempio di concordia dato da tutti i graduati inrlistiutamonte. Quando vediamo un capitano cl'artiglieria, ufficiale soltanto dal '1875 fare tranq uillamente da ministro della guerra, e, quel che è più,capita11i di fanteria comandare, ~u l campo, riparti delle tre armi, senza incontrare tali ntlriti e riv:i lità d'arma e di persone, da incaglinre le opernzioni e compromellerne l'esito, bisogna dire che il mornle sia ben alto, e che ben alta, nella stima e nell'affezione di ltltti, sia la personn del principe comaudante supremo. Ecco l'elemen to morale che uon traspariva dalle stntistiche. A ciò si aggiunga, eia parte dei Bulgari, la superiorità dell'elemento intelleu.uale nella condoua delle operazioni . I Serbi, oltre al non aver saputo mettere in campo tutte le forze che comportava il loro ordinamento, non seppero neppure usufruire tutte quelle che misero in campo. Fn anzitutto errore gravissimo mandare una delle cinque divisioni ad opernre staccata contro Vid1lino, quasicchè si avessero forze da spreca re. Nè vale il dire che si credevo di distr11rre in tal morlo una, parto delle forze nemi che d,d ln difesa di Sofia , perchè non si devono fonrlnre progeui sopra supposi.i errori dell'avversa rio. Era anzi naturale il credere che sulla stradn di Yiddino il genera le Leschinnine non avrebbe incontrato se noubattnglioni di milizie e corpi di volontari i quali , dopo aver contrastato alquanto il terreno esterno, si sarebbero chiusi nella pinzza, troppo fortunati ed onorati di tenere occupa\a una divisione. Era anche probabile che le sorti di Viddino si sarebbero decise dopo quelle della carn pagna, lu quale non poteva durare a lungo. Ad ogui modo quale inOnenza poteva avere sull'esito di questa, la caduta di un'antica pinzza fuori mano, costrutla, oon dai Bulgn ri per difendersi coniro i Serhi, sibbeneclai Turchi per difendersi contrl) i Russi? Senonchè neanche le altre qu:1ttro divii-ioni furono impiegate a dovere. Non conosciamo abbastanza le condizioni topografiche e la rete ~tradnle della zona fi nitima, per dire se dette divisioni potessero marciare più raccolte, più vicine l'una ali' altra, e prefiggersi un punto di riunione più facile a raggiungersi. Yogliamo ammeltere che sia stata una buona idea quella di assegnare alla divisione della ~forava l'obbiettivo di minacciare· Sofia dalla parte cli sud, avnuzandosi per Trio, Breznik, Pernik, Yladaja, iirando così la posizione cli Sliwnit1..1, inYece di concorrere colIP. altre tre divisioni ad attaccare la posizione mecle~ima. Quest'aggiramento, riuscendo, potea realmente avere per effetto di distrarre da Sli wnitza una parte delle forze nem iche. ~a o bisognava procedere risoluwmente verso. 10 -
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ta le obbieLtivu, o tornare addietro e riunirsi al corpo principale, appeua si conobbero le dinìcoltà di avanzarsi per la sLrada assegnala . Io vece ,·ediamo questa divisione tentennare continuamente, inviare colonne a destra e a sinistra, tentare diversi passaggi, correre dietro a distaccamen ti di milizia e di volon tari; e, in concl usione, nè minacciare Solìa, nè concorrere all'attacco di Sliwnitza . Il non avere attacc11to Sliwnitza colle tre divisioni del centro fino dal giorno 16, quando i Bulgari aspettavano ancora la maggior pa rte dei loro rinforzi, fu pei Serui tale mancanza, che solo la necessità può scusare. ~la scusando per un verso, bisognn accusare per l'altro. Vogliamo ammettere che queste tre di visioni nou fossero in grado di attaccare risolutamente fino dal giorno 16, cioè subito dopo aver occupato il passo di Dragoman, abbandona to dai Serbi la notte precede11te; ma in tal caso considerando la breve distanza t he separn Sliwnitza d:dla frontiera, e considerando irJOltre che gli scontri del Hi e del '16, vivi si, ma tontro nn nemico co tanto inferiore di nu mero, non potevano avere avuto per effetto di disordinare lo dette divisioni, se veramente ernno ordinate e pronte nl momento della partenza, bisogna cn~rlere che a tal momen to non lo fossero ancorn. Quindi l'errore se non consiste nell'avere attaccato Sliwnitza troppo t11rdi, ·Consiste nell'avere dichiarato la guerra troppo presto. Che necessità c'ern di dichiararla la soni del ·13, av vertendo co:,ì il principe che richiamasse in t.utta fretta le sue I.ru ppe da Fi lippopoli, se non si .ivevnoo ancora in pronto le proprie'? Dal momento che si era certi di non Yenire attaccati (e a dare tale certezza basta va , senz'a ltri argomenti, la dislocazione delle forze nemiche), cl;:i l momento clic l'iniziativa non poteva sfu ggire, che nece.,sitù c'era di precipitare gli avveni menLi? Comunque sia , se il giorno •16 non si era ancorn in grad o di attacca re, perchò andarsi a mettere in posizione do r-ssere fa cilmente attac.:ca ti , o almeno tormentati dal nemico? Conveniva arrestarsi sulle alture di Dragoman, fortificarvisi e quivi aspettare i complemen ti necessari e l'esito delle manovre della division e della Morava, invece di stenrlersi giu pel versante, scendere nella pianura, e veu ir a colJocare i propri avamposti a tiro di fuci le dagli avamposti nrmici , dando cosi agio ai Bulgari ùi fare dimostrilzioni offensive a piacimento, senza stacc:irsi dalla propria posizione trincerata. Le qu:i.li ebbero per effetto di provocare dai Serbi par ziali attacchi e costringerli alle difese del 17 e del 18. Il consumo di fo rze m;iteri.ali e morali fa tto in questi due giorni preparò ai Serbi la sconfitta definiti va del "9 . Dapprima la troppa presunzione nella superiorità dellç proprie forze materia li e un fa llacissimo apprezzamento delle forze morali del nemico ; poi la titubanza, figlia del disìngnnno, furono la caos.i di tutti gli errori dei Serbi .
ESTERA
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Dalla parte dei flul ga ri invece le operazioni, nel loro complesso (ch e per giudicare dei pnrticolari ci mancano i dati) furono condolte in modo inappuntabile. Alla divisione ,nemica stllccuta nel distretto di Viddioo, non si opposero se non truppe raccoglitit:cie e le murn della fortezw; alle tre divisioni che si avanzavano direttamente sopra Sofia, per la strada principale, si oppose tutto o quasi tutto l'esercito di prima linM. Alla divi-sione finalmen te che, avtl))z:rndosi per strade laterali , intendeva mimic·ciare Sorìa dalla p.wte di sud , si opposero battaglioni di milizia, corpi di volontari e sba rramenti sulla via. Quando le tre divisioni procedenti per la strada principale giunsero, il 47, davauti alla posizione che i Bulgari s'erano scelta, questi aspettarono un poco scaramucciando, per obbligare il nem ico a spiega re le sue forze e vedere che intenzioni :ivesse; poi, accortosi che esitava, aumenta rono le provocazioni, anzi att;1ccarono risolutamente la sua al.i sinistr:i, ,e ripetendo con insistenza questi attacchi nei giorni seguenti, o resistendo fortemente sugli altri punti della linea, rittscirono infine a sgominare <J uest'ala e a dllre il tracollo alla bila ncia, prima che la divisione della Morava, giunta troppo tardi, potesse· far sentire in essa tutto il suo peso e prima che quella del Timok, richiamata in extremis, potesse fa rlo sentire affatto. L'onore del disegno risale direttamente al principe, e un poco ne spetta tli certo a quel capitano che costituiva tutto il suo sMo maggiore; il merito -dell'esecuzione è di Lutti, ciascuno per la sua parte Sotto un altro rnpporto, c1ncsta piccola cami:,agna porge un esempio delle difficoltà che incontra un esercito invasore a traver~are, non solo un a zona montana, ma :inche sol tanto collinosa (se povera di strade), e del vantaggio che ha iI difensore manovrante per linee interne. L' esercitll della Serbin era ben piccolo in proporzione di quello di una grnnde potenza, e la zona di frontiera non è paragonabile, neppure alla lontana, all a .zona alpina: eppure detto esercito doveLte dividersi per passare, e non potè, o non seppe, poi riunirsi, prima d'aver incontrato il grosso- delle forze nemiche. Si dirà (e l'abbi:tmo detto .inche noi) che i comandanti ~erbi mancarono di abilità; ma ciò non toglie il carattere delln si tuazione, la quale richiede un'abilità che non sempre i comandanti posseggono. L'importanza degl i ostacoli natura li è cresciuta colla mole degli eserciti. Si noti che l'esercito della piccola Serbia era maggiore di quello con cui ~apoleone I ha passnto le Alpi e di quello cou cui le Ira girate. Un'altra osservazione da far$Ì è la seguente: I rlispacci di questa ca mpagna parlano ad ogni momento di :ittacchi alla baionelta . Dapprincipio abbinmo creduto che questo fosse un modo di
. Il!VI STA H8 dire, una figu ra rim3SIO nello stile telegrafi co, dal tempo in cui l::i c::i rica sr facev::i in ventiquattro movimenti. ì\Ja poichè tulle le conispondenze parlano di questi attacchi, e alla riuscita di 11 lsuni di essi attribu iscono, .s~ no,~ l'esito di una bauaglia, almeno la conquista di unJ po~izionc e altri s1mil1 parziali successi; poichè in l.ivori storici scritti 11 guerra fin ita, fra cui un ~puscolo recentemente pubblicato col titolo Der Serb•isch- flulg ar·ische Krieg, r,~·er Fortrage Mn einem preussischen ?f'fi.,;:ie1· (La ~uerrn s~rbobulrrnra,quatt.ro c.onferenze di un ufficiale prussrnno), questi attaccln alla baiinetta si trovano descritti con tutte le particolarità, non è più lecito dubitare che abbiano avuto luogo real mente. La cosa merita di essere notaia; perchè prova che dagli attacchi fallili nello campagne precedenti, si erano tratte conseguenze tropp? generali e troppo assolute. Infatti dopo la campagna del 1870-7·1, 1110111 credeuer0> che rrl i .ittacchi alla baionetta .ivessero fatto il loro tempo, sta nte la rapicliti1 di tiro dei fu cil i 11 retroc:irica . Si ~rldus,ero in prova ~ari nttacclù tentati dai Francesi e respinti dai Tedesch i soltanto col fuoco; sr fece astra zione dalle 0ondizioni del terreno e d;illa situazione del momento; non si· tenne calcolo delle circostanze che potcvnno aver influito sul rnol'(de dei< combauenti, e si dimostrò col In statistica dei passi, dei minuti e dei colpi, che questi attacchi uon potevano riusci re. · . A ribadire il chiodo venne la campagna russo- turca del ,1877-78. Glt insuccessi dei Russi so!LO Plewna fu rono addolli come una nuova prova dell'assurdità degli assalti. Si dimenticò la pedanteria degli attaccanti e l'a bi Ii1à elci difonsor i; si confusero gli assalti da ti n posizioni trincera te con quelli dati alle tru ppe in aperta campagna; non si vide nella lolla se non l'efficacia dei rucili a retrocarica, e si conchiuse che il perfeziùnamcnto delle armi da fnoco portnva per coaseguenza l'inuti lità della haio- . netta. A convalidare questa opinione s'aggiunse infine la statistica colle sue tabelle comprovanti il piccolo numero di ferite d'arma bianca, in confronto delle ferite d'arma da fu oco; il che parve dimostr1H·c il poco usoche si era fatto della baioneua anche nelle guerre precedenti; e non si ensò che oli attacchi alla baionetta, molte volte, una parte li dà e l'altra P I:) f . 11011 li aspetta; il che è quanto dire: ouengono lo scopo senza erne. La "trerra serbo-bulgara è venuta in buon punto a fa r gi usiizia di queste esager~zion i; clopo l'e~ern pio di tanti attacchi riusciti, si può di re. che qu~ll i falliti, nelle campagne precedenti, provano soltanto non dovern alla baro-· nella, r. ll'ultima rat-io dei combattimenti , ricorrere se non nel momento opportuno. D'altr1rnde anche prima di questa cam ~agna, 'l uella so.stenn~;i daoli Inglesi contro gl'insorti del Sudan aveva drrnostrato, che lan ten a ar~ata li picche, senz'alcuna azione preparatoria del fuoco, può, in date
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,circostanze/sfondare dei quadrati. E se ciò è staio possibile alla fanteria, ,devo ritenersi che, qualche volta, lo sn rebbe pure alla cnva lleria . Per conto nostro siamo persuasi che la così della arma bianca, che ha bagl iori terribil i tra il fu mo delle bauaglie, farà sempre un grande effetto; e gli .attacchi .illa baionetta, dati a tempo e luogo , saranno sempre un mezzo cli spicciare la faccenda, malgrado tutti i perfezionamenti della tecnica, .fino a tanto che le guerre non si faranno in p11llonc. Passiamo ad un altro ordine d'idee: Chi vince ha sempre ragione, ma speci11 lmen1e quando l' ha d.ivvero . .La prov.i di Dio, che nel medio e\'O s'usava per gli individui, vale ancora per i popoli, cd è in qu esto caso meno assurda che in quello, e pro tii;amenle meno ingiusta di quanto a5trattamcnte può sembrore. Iu guerra 1100 si vioce a caso, oggidi meoo che mai . Un popolo in campo mostra quanto va le, e il va lore, nel suo più ampio signifi cato, è (per legge naturale e quiodi indiscnttibile) la misura effett iva del diritto. Ma indipendentemente da quest.i misur:i effcuiva, che ne' suoi ultimi 1·isnltati è equ.i e umanitaria. esiste nella nostrn rnente una misura ideale (molto variabile seco udo i Lempi, i luoghi e le circosta nze) di cui foi;ciamo l'app licazione ad ogoi singolo C.'lso, e siamo lieti ogni qualvolta la misura e[euiva -corrisponde alla nostra ideale; in caso diverso, poco. a poco, accomodiamo l'idea le all'effeLLiva. Perciò nessuno si è meravigl iato (e non ve ne sarebbe st.'lto motivo) del favore che le prime vittor·ie dei serbi arn,·11no cominciato a couciliare alla loro causa; la misura ideale del diritto s'ac·.comodava ali' effetti va. Ma auco r meno ci siamo mera vigliati ciel i' improvviso voltafaccia dell'opinione pubbica in favore dei Bulgari, quando inaspettatamen te ad essi sorrise la vi ttoria. La misura effettiva coni.spondeva all'i deale. Prima la stnmpa inglese, poi I.i fra11 ccse e l'it:i liana, disinteressate nella quistione, si recero interpreti del111 simpntia che destaYa ·una causa idealmente giustn e va lorosamente difesa . Pi ù t11 rdi e con minore vivacitù , anche quella di altri paesi prese lo stesso indirizzo. In Russia, malgrado tuui i dissensi tra il principe e lo Czar, le Yittorie dei Bulgari .fttrono sa lut.nte con uno scoppio d'applausi. Nfa se il mutamento .ivvenuto nelle sorti delh1 guerra ri:-poncleva a mohe simpatie, smenti,•a tutte le previsioni, e costituiva un.i prora palpabile della f11llacia dei pronostici sull'esito di u11 .1 camp.igna. Rnr:i.mente ,si erano Yisti due avversari scendere in campo con maggiore dispa rità di forze; senouchè tale disparità era più :ippare111c che reale o, per meglio ·dire, la realtà ora contra ria all'apparenza. QuauM di due avversa ri abbia ino sott'occhio 111110 tiò che può esprimersi io ci fre, ci ,nancauo sem pre .alcuni dei dati necessari per apprezzare l:i ri~ultnnte delle loro forze. Ci
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mancano, come già dicemmo, i criteri per giudicare con sicurezza, e talvolta con probabi lità, dell'elemento intellettuale e morale. Nessuno può, dire anticipatamente se le fo:-ie di un paese sar:inno tulle e in tempo usu•. fruite; non vi è bi lancia che pesi preventivamente l'abi lità di uu comandante sul teatro delle operazioni e sul campo di battaglia; non vi è statistica che dia la forza e la sincerità dei sentimenti di un esercito e di un paese. E questi fattori hanno nelle guerre moderne, per ragioni che non è qui il caso di enumerare, un'import:inza anche maggiore di quella che, in ogni tempo, venne loro assegna ta, Ci resta a dìre una parola sui giudizi d:iti intorno :il principe. Quanto senza compassione e senza riguardi erano stati generalmente cousiderafr i suoi atti, quando pareva che egli <lovesse perdere la partita, altrettanto· si esaltavano adesso che l'aveva vinta. E la gloria e il merito si accumulavano specialmente sul capo suo, come due f'ettimane prima vi si ernno, accumulate tutte le ire. Er:i giustizia rellltiva, perchè stabiliva un compenso; ma non giustizi:i assoluta. Vi è troppa tendenza nel mondo ad accumulare sopra poche teste la gloria o il binsimo dovuto ad un paese iutiero; a cercare, in ogni evento fortunato, il genio benefico e, in ogni disgrazia, il reo. Sistema comodo anche per lo storico, perchè io tal modo gli avYenimenti si spiegano con maggiore facilità, ma si spiegano pure con minor esattezza . Bisogna reagire contro questa tendenza. La storia moderna non può essere fa tla a fondo di biografia. Le masse hanno dirittoalla loro parte anche di storia. Chi è alla testa di una corrente non la crea; tutt'al più la dirige. E quando la corrente è forte e parte da fònte perenne, o prima o dopo riesce a farsi strada ; perchè, ù prima o dopo, trova chi sa dirigerla. Qu indi nmmettendo con tutti (specialmente coi Te-· deschi arnmirntori del loro compatriota) che il principe ha dimostrato· tutte le gu:ilità necessnrie per fondare una dinasti:i, dobbiamo :irrrrinnoere • ?'I=> che i Bulgari e i R.umeli hanno dimostrato tutte le qualità necess:irie pe1~ costituire uno Stato. · ,, È curioso poi il vedere che mentre quasi dovunque, e specie in ,:erti paesi, si esalta va il principe, dimenticando troppo i Bulgari, in Russia· si esalta:vanò i Bulgari, dimenticando affatto il principe. Ivi governo e· pubblico si ostinavano a distinguere la causa dell'uno da quella degli ahri . Il Giornale di P-ietrobu1·go pubblicava un manifesto imperiale, in cui lodando altamente la bravura delle truppe bulgare, si diceva cbe la R U$,Sia non aveva .mai cess:ito di accordare ai Bulgari la propria simpatia e ufo avrebbe mai dimenticato i. vincoli che l'univano ad essi. Più tardi ernnomessi all'ordine del giorno gli ufficiali russi che avevano ordinato, istrnito· ed educ:ito l'esercito bulgaro, e non si parlava del principe che l'aveva, guidato aIla vittoria . ~
XII. -
La div'is·ione del 1}imok.
Abbiamo accennato di volo alle prime operazioni della divisione del Timok contro Yiddino, il 18 novembre, e alla sua marcia e contromarcia nei giorni successivi. L'nziooe di questo riparto e1:a troppo staccata dal concetto e dalla condotta delle operazioni sul teatro principale, perchè si potesse coordinarla nel racconto e presentarla in uu sol quadro. Ritorniamo perciò sull'argomento. Dopo lo scontro del 116 novembre presso Adlje (lo stesso che· Cui a) questa di visione s'era av,rnzata, senza incidenti rimarchevoli, ed era giunta il if7 sotto Vicldino. Le vecchie mura di questa piazza, erano mal ridotte, ma ancora in istato di proteggerla (se bene difese) da un auacco di viva forza. La piccola flottiglia bulgara del Danubio s'era data moto per raccogliere e trasportare, a Viddino, quanto era stato possibi le di materiale da difesa. S'erano tratti dall 'antico arsena le di Rnstsciuk cannon i d:i museo e messi in batteria sui parapetti . Per seryirli s'era mobilitata nna compagnia d'artiglieria da piazza. Il resto della guarnigione era dato dn truppe raccogliticcie; quelle stesse che avev:ino contrastato ai Serbi l'avanzarsi . Si calcola che in tutto i clifen;,-;o ri non fossero più di 5000. Quando i Serbi si presentarono davanti a Viddino, era ancora il tempo in cui tntti presagivano sconlìtte per i Bulgari ; sicchè Viddino doveva arrendersi alla prima intimazione; peggio per essa se aspettava l'assalto. Ma la piazza respinse le intimazioni e, quel che è più, anche gli assalti. Il 18 novembre si cominciò con nu bombardamento preliminare. Disposte le truppe in modo da guardarsi contro le sortite della piazza, e contro le sorprese dei volontari che giravano all'iutoroo, il gene1:ale Leschi:inine pose in batteria i suoi pezzi, la maggior parte di vecchi model li, ecominciò il fuoco. La piazza rispose con pezzi dello stesso genere. Doveva essere curioso questo duello d'artiglieria antica. L'effetto fu quasi nullo. All'indomani ( 19 novembre) il generale Leschianioe s'apparecchiava a rinnovare il bombardamento con gli stessi pezzi , ma più davv icino; quanclo inaspettatamente gli giunse l'ordì ne di lasciare la piazza e correre, a marce forzate, in aiuto del corpo principale. La divisiùne levò tosto il campo~ ma P:r guanto avessi~accelerato il p~sso, non avrebbe potuto giungere prima di crnque o sei giorni colà dov'era chiamata. Però non dovette correre tanto. Dopo un giorno di marci:i e mezzo di combattimento contro volontari, giunta presso Belogr:idischik, al punto in cui la strada si biforca e con un ramo ?1ette a Sofia, coli' altro a Pirot, la divisione si arresl.ò in certa su quale tncamminarsi. Dove sarebbe stato tra cinque giorni il corpo principale:. 1
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cui si wrrerva in aiuto? A Sofì a o a Pirot? Per fortuna, a toglierè d' imbarazzo il generale Leschianine, giunse un dispaccio, che gli ordinava di tornava a Viddino e riprendere le operazioni. Si fece adunque fronte indietro e nel pomeriggio del 23 si ritrovarono i bivacchi abbandoMti. I difensùri, che dal l'alto delle mura avevano visto questa .mMcia e conr.romarcia, non ~apevano che pensarne. Noi, conoscendo quanto era avvenuto davanti a Sl iwnitza,siamo iu grado di spiegare l'ordine e il contr'or~line. Quello fu dato in un momento in cui non si credeva ancorn alla imminenza del la ritirata, e si sperava che detta divisione potesse giungere in tempo; que'3to fu dato 11uando apparve che il r ichinmo le avrebbe fatto perdere il suo obbiettivo speciale (Viddino), senzachè potesse concorrere all'obbiettivo principale(Sofia) . La presenza di questa divisione sarebbe stata fo r8<} la snlvezza dei Serbi al la battagl ia di Pi rot; ma alla possibilità di una ba ttaglia ~ul territorio serb.o non si pensava ancora . Il generale Leschian ine pertnnro, ricollocati gli avamposti davanti e di dietro, e rimessi in batteria i suoi pezzi, ricominciò, la stessa sera , il bombardamento e lo prosegui tutta la notte. Forse aveva avuto ordine di sbrigarsi. I Serbi presenti vano che presto qualcheduno si ,arebbe intron"iesso e Yo levano mettere sulla bilancia la presa di Viddino. Ma il bombardamento, se pure fece danni io ciuà, non scossP. i difensori. Allora i Serbi scelsero un punto pel quale sembrava meno difficile dare In scalnta rd impiegarono mtta la giornata del 24 a fare lavori d'approccio, disturbati dal fuoco di fanteria e d'artiglieria che partiva dalle mura. Il mattino del 25 diedero l'assa lto; respinti, si riprovarono nel pomeriggio senza miglior risultato . Non si conoscono i p;irticolari; ma pHe c;he r1uesti due tentativi falliti siano costati, ai Serbi , mo lte vittime. Poche, relativamente, :ri Bul!:!ari ell e combattevano dal le mnra. Abbiamo rriticato l'invio clella div~sione del Tirnok contro unr1 fortezza fuori mano; ora dobbiamo ammettere che, al pnntn a cui stavano le cose, v~.leva la pena di tentare e ritentare quest'assalto, anche a costo di g1;avi perdite. La presa di Viddino, alla vigilia delle trattat.ive, avrebbe avuto un peso grandissimo, k1le d·a neutralizzare quasi la seonfitta del corpo principaie. I protettori della Serbia, che erano risoluti (H il go verno serbo non poteva ignorarlo) di non lasciar cogliere ai Bulgari tutto il frutto della loro vittoria, non avrebbero mancato di far fruttare, ni Serbi, la presa di Viddino. Epperò nn grande serv izio, a guerra quasi finilll, resero al propfi6 paese i difensori di questa piazza. Dopo gl'insuccess1 del giorno 25, il generale Leschianine si persuasè, che in Vidd ino non si entrava senza aver aperto grandi breccie, e cbe a
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<Jnest'uopo non bastava la sua artiglierin; perciò messo, per qualche tempo, il cuore in pace, e forse avendo esaurite le munizioni, si contentò ,d'iovestire la piazza, occupnndo tutti gli sbocchi . I difensori (5000 in tutto di fronte a una divisione) non pre,-ero, nè potevano prendere l'offensiva . Il fuoco si riaprì ancora una volta contro Viddino, e fu dopo firmato l'armistizio. Ma di ciò parleremo in seguito, ora torniamo al grosso dei due eserciti. Xl. - L'entrata dei B1llgari irr Serb'ia.
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Mentre in Bnlgarin ferveva la guerra, la cooferenza a Costantinopoli ,continuavn a tenere le sue sedute. Che cosa discutesse e deliberasse pre-cisamente non sappiamo; un dispaccio del 119 (cioè dopo quattro giorni di combattimento) annunziava che s'era deliberato di mantenere la pace. Ad -0gni mori.o è certo, che qualcheduno s'apparecchiava ad intervenire. Le sera del 25 novembre, in Zaribrod, il principe Alessandro 1:iceveva, dal sultano, un dispaccio in risposta ad ,al tro di molti giorni addietro. nel <jual'ultimo il principe si era rivolto alla corte sovrana, chiedendo premurosamente aiuto. La risposta non annunzia va l'aiuto, di cni non si aveva più bisogno, nè lo prometteva; il ;;ultano ringraziava il principe delle sue parole da buon vassallo, e l'assicurava che in ricambio non avrebbe permesso cht:l la Serbia si pigliasse nessun pezzo di Bulgaria (a questo avea già provveduto il vassallo) . Aggiungeva poi stimare. opportuno di ch iedere .alla Serbia un armistizio, e per indurla meglio a sgombrare t.ntto il territorio bulgaro, essere conveniente far atto che indicasse l'intenzione di rismbilire pienamente lo statti qiio; perciò la Porta ~vere deliberato d'inviare subito un commissario imperiale a Filippopoli, che assumesse il Go· verno della Rumelia, togliendo cosi alla Serbia ogni pretesto di continuare la ~uerra. . . , . . . E curioso il vedere gl i sfol'Zl della corte sovra na per darsi l nrrn d1 rl1i·igere gli avvenimenti. Ma l'istante di farsi ascoltare da l vassnllo era proprio mal scelto. Proporgli di chiedere un armistizio dopo nna settimana di vittorie! Nella risposta del principeei si sente che l'ha scritta colla seiaJ.iola al fianco, e che poco prima la teneva in mano: « ì\fontre const/lto an<< cora una volt<1, che chi ha dichiarato la guerra è la Serbia, devo anche ·« rip.etere che toccava al governo imperiale d'i mpedire l'invasione. Io era « andato in Rumelia soltanto per evitare spargimento di. sangue e man« tenere l'ordine e la tranquillità; e ciò non riguardava affatto la Serbia. ~< Dopochè essa, contro ogni diritto e senza castigo del la corte. sovrana, « ha violato il territorio bulgaro, io sento un obbligo sacro verso i miei
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« caduti sul c:impo di battaglia, di non proporre nè accettare. armistizio,.
finchè non mi trovi sul territ0rio nemi,;o • . Iu quanto alla proposta dell'invio di un commissnrio imperinle a Filippopoli, il principe rispondeva· mostrnndone gl'iuconvenienti e declinandone la responsabilitit. Il Governo bulgaro comunicava alle potenze questa risposta del princi pc al sultano, insistendo contemporaneamente presso di esse, perchè l'invio. del commissario turco in Rumelia venisse ritardato almeno fino alla con-· elusione della pace. A tal uopo si esponeva regnare in Clumelia tr:inquillità perfetta, e si assicurava che avrebbe continuato :i regna rvi, finchè non se ne fosse immischiato nessun commissario imperiale. Non mancavano certo buone ragioni, nnche militari, che avrebbero potuto rendere il principe titLlbante al momento di entrnre in Serbia, se non· fosse che la forza data dalla vittoria, hasta a neutralizzare molte cause di debolezza; ed è di effetto tanto più sicuro quanto più presto viene impiega ta . Egli aveva bensì sperimentato quanto valevano le sue truppe, ma erano, io massimn pllrte, trn ppe di nuova formazione; e finora a ve vano, c3mbauuto soltanto in ca~a propria, per la difesa dei focola1;i. Anebbero conservato lo stesso valore nell'offensiva? D'a ltra parte i Serbi, che quasi di mala Yoglia erano ent.rati in Bu lgaria, e a ve vano combattuto per dovere e per naturale brnvur:i, nou per entusiasmo, non sarebbero venuti a tro·· var,,i nelle condizioni morali, in cui s'erano trovati i Bulgari, ora che le parti si stavano invertendo? Dicevasi, ed era vero, che il rifi'uto dell'armistizio a ve5se prodotto nelle file nemiche un'irritaz.ione strnordinoria; dicevasi, ed era vero, che In conformazione· del terreno nei dintorni rfr Pi'rot (per dove passa l'unica strada carreggiabile) fosse favorevole alln difesa contro chi vienP, da levante. La guerra e le mal&ttie nvevano bensì fatto grandi vuoti nelle file serbe, ma non minori nelle bulgare. Al momento erano i gulgari alquanto superiori, in forza nurneric3, nll e qualtro divisioni che avevano di fronte; ma erano sempre inferiori per ordinamento e per materiale da guerra. Chi poteva poi assicurare che le quattro divisioni, fra qualche giorno, non sarebbero state cinque, mediante il ·1·ichiamo della divisione del Timok'! Si aggiunga che la Serbia, la qunle (come ah biamo detto) s' era prec;entata in carnpllgna col solo esercito di prima linea, aveva da poco richiamate varie classi di secondo bando, le, qual i cominciavnno ad arrivare. I vuoti nelle file nemiche sHebbero stati· presto riempiti; nè il principe poteva spernre, di fare altrettanto, . almeno colla stessa facilità, nelle proprie; perchè entrando in Serbia si allontanava dalla sua base, e perchè la Bu lgaria ::iveva già fotto di più di quanto comportavano i suoi mezzi e il suo ordinamento. Dovevasi dunque riteuereche le difficoltil materiali s:1rehbero cresci nte ad ogni passo; pure il pr0·· «
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cipe, dopo avere alquanto riordinatP. le sue truppe, non esitò a passare iL coufine, come non aveva esitato a prendere l'offensiva al momeuto op- · portuno. E con piena ragione; perchè se fu sempre vero, che i frutti della vittoria bisogna coglierli freschi, è piucchè vero oggidì, con eserciti a base.. di milizia, cou masse di popolo inquadrate, che s'entusiasmano e si scoraggiano colla massima focilità; che, procedendo innanzi col favore della . vittoria, si r,1ddoppiano, ed ogni uomo vale per due; retrocedendo, colla , sconfitta nelle spal le, si squagliano e due uomini non valgono per uno. Prima ù'aver vi:;to alla prova, nel 1866. e nel '18ì0, l'esercito prussiano · (che dal più al meno servì poi di model lo aIla costituzione degli altri eser-citi), molti, anche uomini competenti, crede1 ano d1e fosse più adatto alla difensiva che all 'offensiva; eppure er3 il più potente strumento di ofl'en.·siva che sia mai stato creato, e i suoi capi, che lo conoscevano, l'adope- · rarono come tale. Ci sovviene che il maresciallo Moltke, in uno de' snòi discorsi parlamentari, disse: « Quando mai abbiamo sfoderato la spada, . se non per difendMci? ». Sicuro; mp avete visto che lezioni di guerra 1
1 d;ifensiva? Il 26 novembre, di buon mattino, i tre reparti, dell'esercito bulgaro-
lasciarono i biva.cchi e verso le 9 antimeridiane, favoriti da un tempo mi,gniGco, con ll'lte grida di gioia passarono il con lì ne. Il loro entusiasmo · io questa occasione è inde~cri vibi lee pienamen te giustifica to. Dopo quanto era loro riuscito, credevano che, sotto la condotta .del principe, nulla fosse · loro impossibile. I tre reparti marciarono separatamente, ma con direzione concentrica su Pirot. Il reparto centrale marciava su due colonne . . In totale erano circa ,\.5 mila uomini. · Fino dal giorno precedente (25 novembre) le quatt.ro divisioni serbe-· (del Danubio, della Orina, della Schumadia e dell~ Morava) lasciati presso · al confine, di Fronte alle colonne bulgare, alcuni deb0li distaccamenti, avevano cominciato a rnc~ogliersi su lle alture vicine a Pirot; nel rn::i ttino·del 26 completarono il loro schieramento. La po,izione, acconciamente scelta, era stata munita di qualche trinceramento e di molta artiglieria ; . le condizioni della truppa erano migliori di quanto avrebbe potuto credersi, tenendo condo della ritirata . E ciò perchè la mancanza di vero inseguimento, la fermata in prossimità del la frontiera e l'arri vo di reparti · fresch i avevano alquanto rialzato il suo morale. Per poco che il nemico avesse tardato, per poco che avesse lasciato tempo di fortificursi e ricevererinforzi,- le sorti della campagna potevnno mutare; anzi forse, a mutarle,. sarebbe bastata la di visione del Tirnok lasciata sotto Vicldino. ·
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Le giornate d1· Pirot.
26 novembre. - I combattimenti di questo e del giorno seguente fu rono i più cootrast-ati di tu tta la cnmpagnn; abbitnno, di essi, descrizioni particolareggiate, ma poco concordi. ·Ecco quanto ci fu possil,ile ricavare dal loro e3amc e confronto . Le colonne bulgare (mosse il 26 nlle 9 11ntimeridiane) incontr11rono ben tosto gli avamposti serL,i ed il c~mbatti mento s'ingnggiò su tutta la li'Uea; cioè per il reparto di destra, sulle alture di Tepos; per qnello del centro, sulla strada principa le, presso il villaggio Sukowschamost; per quello di -sini,tra, pres:;o Sukowo . I Bulgari cerc:rnmo di avanzarsi specialmente colle ali, perchè queste prende,;sero posizione sulle :ilture che costeggiano ,la val le della Nisst1va, primachè il centro s·inoltrn:;:,;e nel piano. I primi repnrti serbi opposero una certa resistenza; ma comi nciarono a ritirarsi lentamente, quando entrò in azione l'artiglieria bulgara. Uu grosso reparto di cavalleria serba si fece vedere sul la grande strada, e, teneudosi a disrnnza, pareva aspettasse il momento opportuno per dare la caric:1 . Il ·principe (che era colla colonna del centro) fece avanza re la propria caval leria, e i ca v:.ilieri serbi scorn parvero. I Bulgari coutinnarono c1d a van.zar~i lentamente, prececluLi da linee di cncciatori e combnttendo. Dopo mezzorriorno le due colonne del cen t.ro comi nciarono a sboccare nella piao ·nura; ma le ali erano ancora indi etro perchè il terreno opponeva difficoltà -grandis:;ime. I corrisponden ti descrivono con vivi colori gli sforz i fatti dai Bul v"ari per mettere i loro pezzi in batteria: « colline senza strade. e. senza. . . . << sentieri, penJii ri pidi, su cui bisogoava nrramp1car1r1s1, e su cui I pezzi -« erano tirati su a braccia, coll'aiuto di corde ». Yer~o le due pomeridiane s'i~ra fallo poco più d'un miglio, e le c.1 tene dei cacciatori si trovavano sulla linea Krupac -Alacew-Smi rcla n. Si fece una 1ùcola sosLa, poi si ,ri pigliò il movimento in avanti. · Soltanto alle ·.i pom. giunsero i Bulgnri ùi fronte al grosso dei nemici. La posizione di questi era sulle alt.ore ad ovest di Pirot., tc11endo detta -città come po,;to aYanzato. Da tal posizioue s'intercettava la grande strada Pirot-Xisci1, e si coprivano le due laterali Pirot.- Kujazenac e Pirot- Le·skovac. Le i:a Lterie più ava nzate battevano s L,nona portaw gli accessi di Pirot; quelle più addietro ne b~ttevano gli sbocchi. Se prim~ l'attaccn nte .arern trovato nel terreno tante difScoltà ad avanzarsi, ora , gmoto presso la posizione del nemico, si trovava esposto al suo fu oco, quasi senza ri pnro; perchè solo, in vicinanza dei corsi d'acqua, alcune fil e e grnppi d'alberi 11resentavano una certa copertura, e il terreno era dominato da alture sul~~
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quali avevano i Serl,i messi in batteria i loro pezzi. Favoriva poi la dife~a un'altra circostanw : il torrente R.ogoz, nllluente di destra, mette nella N,ssavo. fra lo mura stesse di Pirot, onde il terreno immediatamente nd ovest . di questa città resta tagliato ad angolo. Poco più a occidente ancora , un altro atnuente di destra, quasi p~1rallelo al primo, la Posjaca, mette nella Nissava, tracciando internam ente al primo uu angolo simile. I Serbi col 011rosso chiudevano quest'a ngolo ed avevano le ali spinte sui lati; la loro destra perwnto era appoggiata n due corsi d'acqua e a due linee· di colline; la sinistra appoggia111 nJJn Nissava e 11 lle alture clie l:i lìancheggiavano, si trovava in condizioni nuche migliori. La lunghezza del fron te era di circa ci nque chilometri. Sarebbe stato facile oi Serbi aurn~otnre il valore di questa posizione fortilìcandola. Fin dalla sera de.I ·19 essi dorevano preYedere la probabilità di una ritirata; nel mattino dei 22 la ri tirata e1·a decisa; e da l 22 al 26 il tempo di fortiricarsi non era mancato. La faccend a incom b~v~ no.n tanto· alle truppe elle si ritiravano, qunnto al Governo che da van g1orn1 aveva a sua disposizione, iu Pirot, truppe di complemento e che, in mnncanza di queste, poteva ricorrere ad c,pera1 borghesi. Ma il Governo se~bo credeva di avere a sua disposizione !'armistizio, e questa fu prol,abilmente la causa, per cui non si provvide a trincerare Pirot e si_lasc!ò ~ott~ Vidllino la divisione staccata. Pare dunque che tutte le fort1ficaz1on1 det Serbi si riducessero a una trincea per fanteria, sulla grande strada , a uu chi.ometro dn Pirot. Questa tri ncea venne occupata da un battaglione della divisione del Danubio, la quale teneva il cen tro della posiziono. Dietro questo battaglione stavano tre squadroni di cavalleria; il rr.sto della divisione era ad ovest di Pirot, a cava llo della grande strada; alla sinistra, presso la Nissa va, stava la divisione del la Schumadja; alla destrn quella della Drinn; dietro al centro quella della Morava in riserva. La situazione, per un certo rispetto, si trovriva invertita da quello che · era davanti a Sliwnitza. Ora erano i Serbi , in buona posizione difcnsiYn, . che sbarravano la strada e i Ilulgari che attaccavano. Il principe Alessandro vedendo che ògni ora di ritardo aumentava le probabilità in favore dei Serbi (ai quali continuamente giungevano rinforzi, come giungeYano a lui quando era a Sliwnitza) avrebbe volentieri dato battaglia immedia·tamente: ma l'ora era già troppo in noltrata e le giornate di novtimbre sono tr~ppo brevi, perchè si potesse sperare di venire ad ~~a decisi~ne prima di notte. Si contentò pertanto di far riconoscere la posl7.lone nemica su tutta la linea e tentare un col po di nrnno su Pirot. Ne segni rono vari · combattimenti .
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All'apparire dei Bulg:iri davanti la trincea, le truppe che la tenevano ·vennero rinforzate àa una batteria. Da pa rte dei Bulgari si avanzarono ,due batterie e la fanteri~ in fi tte linee di cacciatori. S'impegnò, sui due lati della strana un combattimento che durò circa un'0ra; dopo di che (verso le 5 i/2 ) la trincea venne sgombrata. I Serbi si ritirarono dentro Pirot. I Bulgari inseguendo alle calcagna, penetrarono anch'essi nella ··Città, ma non poterono mantenervisi; perchè i Serbi opposero loro truppe fresche che, dopo un vivo comhatt.imento nelle strade, respinsero il nemico fino alla porta orientale; quivi esse, trovò truppe di rincalzo e ricominciò ad avanzarsi . Si combattè con alternata vicenda fìno a notte inoltrata, e pare che siasi finito verso le 7 pom., re$tando i Bulgari padroni di tutta o quasi tut.ta la citl.à. Prima di ritirarsi, i Serbi fecero saltare la polveriera -della cittadella, dove era raccolta una grandissima quantità di poi vere e di cart.ucce. Gli incend i rirnltatine forni;·ono, nell'oscurità .della notte, la ,luce necessaria ai combattenti. All'estremità meridionale del la linea, riconoscendo verso le 5 pom . la posizione dei Serbi, il principe aveva osservato chP alcuni distaccamenti della destra nemica non avevano passato il torri'nte Posjaca, ma stavano ,su alcune colline al di qua di esso. Scacciameli era lavoro già fatto per l'i ndonrnni, e il principe ,timò convenien te ordi nare che nn reparto, composto di fanteria e di artiglieria, si avanzasse per quest'operazione; i Serbi smascherarono allora v;irie b,1 tterie, i I chè mostrò le difficoltà dell'impresa ,e diede al principe un'idea abba~tanza chiara del modo con cui era occupata la posizione. Egli (cbe aveva già formato il progett.o di fo re da questa parte lo sforzo maggiore, percbè da essa pareva più facile aprirsi l'accesso ,alla strada Pirot-Nisch), essendo il combattimento ora ingaggiato lo spinse ,a fondo, ordinando al ca pitano Popow (comandante di ~ 2 battagl ioni e 2 ·batterie) d'attacc::i re risolutamente il nemico e scacciarlo dalla sua prima linea di alture. Il còmpito fu eseguito soltanto in parte, dopo un combattimento vivi"simo che terminò a notte perfetta, verso le 7 pom. Neanche alla loro sini;,tra (estremità nord della linea) i Serbi :n:evano ,potuto mantenere le loro posizioni avanzate, e dopo combattimenti abbastanza vivi contro le truppe del maggiore Gutchew, la divisi one della Schumadia aveva dovuto ritirarsi sulle alture a nord-ovest di Pirot. Alle 7 pom . il combattimento era fin ito su tutta la linea, ed era cred ibile che una parte e l'altra volessero riposarsi fino all'indomani; senonchè alle ·9 pom. la mischia ricominciò furiosa all'estremità meridionale della linea. -Quivi Bulgari e Serbi, col ti dall'oscurità, er:ino rimasti, faccia a fa ccia, ,sulla stessa posizione. Gl'in cendii della cittadella e di altri edifizi diedero ,loro occasione di vedersi; e forse tal è circosianza, piucchè ordini ricevuti , (
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fo causa di questa strana lolla, la quale durò più ore, impiegandosi spe-
cialmente ~a baionetta, e fini verso mezzanotte, forse perchè gl'incendii non fa cevano più chia,r o abbastanza. Qualche corrisponden~a tace que.st'episodio, ma in allre è descritto con tante particolarit~, che deve credersi abbi•a un fondamento di vero. Il risultato de11a giornata si fu che i Serbi furono scacciati da tutte le posizioni avanzate; e i Bulgari partiti da lla linea Odorowci-1\'IiloikowakSukovo si portarono sulla linea Berilowci-Pirot-Rasnicn . Il che corrisponde a tanto guadagno di terreno quanto se ne fa ordinariamente in una marcia. 2i no'lientbre . - A punta di giorno la battaglia era già ingaggiata su tutta la linea. Il fuoco aveva cominciato a!l'estremità meridionale e si era quindi propagato al centro all'altrn estremità. Su questa, ave1'a avuto un ,prologo; i Bulgari l'avevano cominciato, all'una.,dopo mezzanotte; ma conquistate alcune alture (da cui intendevnn'o partire al ma ttino), si erano fermati . Nelle prime ore del giorno i combatti menti sui di versi punti ebbero specia lmente il ,carattere di ricognizion i offensive. v~}rso le 9 ant. essendosi avveduti i Serbi che il nemicd, per rinforzare la propria sinistra (capitano Popow), con cui intendeva di dare l'attilce0 principale, aveva fodebolito il centro (tenente colonnello Nikolaie,v) r,he combatteva dentro ·e dintorno a Pirot, cominciarono i loro sforzi per riconquistare questa -città. Verso le 1O 'h :mt. alcuni batt:i,glioni della divisione del Danubio <che, a quanto pare, aveva tenuto sempre la porta,occidentale) riuscirono a spingersi nell'interno, ma non a stabilirvisi, nè a scacciarne totalmente il nemico. Verso mezzogiorno tutta l'ariigl ieri::i bulgara del reparto centmle facevu Fuoco su Pirot, e la fanteria, che fin allora aveva attacca to sempre eia levante, attaccava da sud. Questo attacco, dopo vivo contrast-O, ~bbe pieno successo e i Serbi, abbandonata definitivamente la città, si ri· · tirnrono per le due strade Pirot-Kujazenak e Pirot-Nisch. Non vi fn inseguimento p~r la spossatezza dei Bulgari, e perchè non awehbero potuto avanzarsi senza essere colti in a1ezzo dal fuoco dell':ntiglieria nemica che s'era mantenuh1 in posizione, mentre la fanteria si r-itirava combattendo; oltre a ciò il centro hulgaro, per i rinforzi dati alla sinistra, 110n aveva ri$erve. Le due strade sopra indicate er,rno poi del tutto aperte, perchè il reparto bulgaro dell'ala destra (maggiore Gutchew) che doveva spinger;i su quella da Pirot a Kujazenak , aveva troyato, nel nemico (di,visionedella Schumadia) e nel teneno, .tali diffico ltà da poter poco avanzarsi; e il riparto di sinistra (capitano Popow), che doveva tagliare la strada da Pirot a Nisch , si trovava impegnato in combattimento gravi ssimo, da cui dipendeva la sorte della giornata. 1
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ESTERA
JUVI STA
Da questa parte, come abbiamo detto, il principe intendeva fare lo sforzo maggiore, appunto per tagliare la strada Nisch-Pirot. Ora· che il centro nemico si era già ritirnto, questo scopo era in pnrte fallito; perciò forse, dato che si fosse ancora liberi, valeva meglio sp ingere ed avanzarsi pel centrù, dove la linea era già. stata sfondata; ma non si era più liberi; tutte le riserve erauo state spostate verso sinistra e in parte impegnate; a sinistra perwnto stavano adesso (per usare l'espressione di un poet;1) le chiome della vittoria e qu i bisognava afferrarle. La posizione che prima aveva una importanza relativa al resto della linea, ora acquistava, per sè, un'importanza assoluta. Quivi di buon mattino i Bulgari, dalle posizioni acquistate la notte presso Rasnica , avevano comincinto il fuoco con tro la seconda linea d'3J. ture occupate dai Serbi, al di là qel torrente Posjaca. Stava quivi n difesa la divisione della Drina, clie durante tolta la campagna s'era portata egregiamente e aveva ouenuto parziali successi. Ol tr'a ciò il comando supremo dei Serbi, indovinato il disegno del nemico, aveva portato dietro l'ala destra la divisione cli riserva (divisione della Morava). Verso le 8 an tim. incominciarono i Bulgari gli :issalti che, respinti e ripetuti, durnrono quasi l'intiera giornata . Lo sforzo maggiore fu intorno al vi llaggio di Baricifluk (due chilometri e mezzo a sud .ovest di Pirot) che, preso, perduto eri-· preso, finì per restare in mano dei Bn lg:iri. Il punto culminan te e il momento decisivo della lotto si fu, quando i Bulg:iri, dopo essersi impadroniti di questo villaggio che, a quan10 pare, sorge a mezzo il pendio, si spinsero innanzi e, giunti sul ciglio di un altipinno, si videro di fronte, iu ordine chiuso, non nvvertiti prima, i battaglion i della riserv:i nemica . Un corrispondente bulga ro, testimonio oculare ecombnttente, descrive questo momento come segue: « Con sforzi straordinari i nostri battaO'lioni o aYevano quasi superato i ripidi pendii sclruciolevoli per neve, da cui il nemico s'era ritirato; quando, al momento di giungere in cima , si trovarono di front.e vari battagliou i in ordine chiuso. Al nostro fuoco in cacciatori si rispose con fuo co a salve. Parevn che fo ssimo caduti in uua·imboscala. Fu un momento terribile; la ritirata giù per il pendio sarebbe stata la nostra distruzione e forse la perdita della battaglia. Ci ri parammo diet.ro le rupi a cui ci eravamo aggrappati salendo. I battaglioni di :;econda linea che dovevano seguirci, colti di fi an00 dal fuoco di unabattf'ria improvvisamente smascheratasi, e di fron te dalla fanteria nemica che si era avnnzata sul ciglio, esitavano. In questo momento il principe spedì In cavalleria contro quella batteria che ci coglieva cli fianco e, spintosi egl i stes:;o davanti ai battaglioni di secoùda linen, saltò da cavallo e si mise ::illa testa di uno cli ossi. Alcuni ufficiali lo coprirono colla propria persona e loco-
strinsero dolcemente II ritirani; ma l'atto era stnto notato e lo scopo raagiunto: Lo truppe esaltate, fanatizzate, si slanciarono cqn alti urrà su p~r la collina e non arrostate dalla grandine di pa lle, raggiunsero il colmo. Qui s'ingaggiò una mischia furiosa che dì.1rò ·porhi minuti e lìnì colla ritirata dei Serbi nell a direzione di Nisch ». Era quasi notte. L'oscuritù presto sopraggiu nta e lo spossamento fl ei Bulgari, dopo una lotta q1rnsi continua di 28 ore, non permisero l'insesegnimento. La ritir:ita dell'aln dcstrn dei Serbi era stata preceduta, come abbiamo visw, dalla ri tira ta del centro e ru seguita nella notte dn quella del l'altr'ala. I IlulgMi pernottarono nelle posizioni couqnistntc; il principe e il suo quartier generale iu Piro 1. Al la mal.Lina seguente, davanti ad essi non v'erano più truppe serbe. Le perdite dei due eserciti in questi due giorni di batLaglin furono rilevanti. Da parte dei Sorbi vennero calcolate a 1300 uomini, dei qual i almeno la melil morti; da parte dei Unlgari ci 111:incano i dati , ma, tutto considerato, non possono essere state minori. La b:utaglia di P irotfu adunque la più s:mguinosa di tntta la campagna e la chiuse. Essa fu anche la più cont~aslnL(I. T combauenti erano qua~i a foì·1.e pn ri ; rlicesi vi fosse una piccola ~uporiorità 'm1rnerica da parte dei Bnlgari. l\fa i Serbi avòvano i·l ,·an - • taggio della posizione e più numerosa l"artiglieria . Vedendo quanti sforzi furono necessa ri per slogggiare i Serbi dalln loro posizione, è lecito credere, o almeno dubitare che, se fosse stata presente la divisione del Timok, l'e5ito sarebbe staio di verso. Dapprima la l.ropp:i presunzione nel proprio valore fece sì che i Serbi in vias:;ero questn di visione (i l quinto delle loro forze di prime linea) ad operare :;tacca la dal corpo principale; poi la troppa fiducia nei propri protettori (che, si sperava uon avrebbero mai permesso al principe di olt1;epassare il conlìne) fece sì, che invece di richiamare la divisione stessa, assegnandole Pirot come punto di ritrovo, si lasciasse sotto Vidclino, o meglio, vi si rimandasse, quando si vide che 110n poteva più giungere in tempo sotto Sliwnitza . Le perdite tor.ali per tutta la campagnn furono (in qualche scritto) calcolate pei Serbi ad òltre 7000 uomini ftwri di combattimento; quelle dei Bulgari a meno della metà . Ritenendo abbastanza esatta la ci fra assegnata ai Serbi, ci sembra troppo piccola quella assegnata ai Bulgari; percliè non essendovi mai stato inseguimento pròpriamente detto, le perdite ebbe'ro. luogo quasi tutte in battaglia, qu indi dovettero, dal più al meuo, equilibrarsi; egli è vero che sotto Sliwnitza erano i Serbi ooli assalitori e i Bui. . gar1 t1rnv11no da buone posizioni precedentementr. preparate; ma a Dragomau , a Zaribrod e Pirot avvenne il contrario . Al 25 novembre si trovavano già in Belgrado circa3000feriti, ai qu::tl ~ {I -
A NNO XXXI, VOI.. 11,
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RIVISTA.
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la bat~agli11 di l?irot re<:ò un aumento in:,spettato. Fors'anco mnggiore era il numero dei ricoverati àll'ospedn le per ;:,ltre m11lauie, e i mezzi ern110 insuflìcieo ti sotto ogni rapporto. Lo stesso avvenivo in Sofi a. I feriti gravi erano curoti negli ospedali; i leggieri restavano :ille ambnlonze. Un de·· posito di couvalescenti si sti,bilì t'uol'i della oittà. I bisogni cresciuti fecero maggiormente apprezzare i soccorsi, da qualunque parte venissero. In quest'occasione fu nmmirabi le, perl.(>stimonian1.n concorde dei Bulgal'i, l'ambnlanzn itnliana. La cifra delle perdite tota li della campagna, co11 froutata con quella delle forze comhnuenti, giova a confermnre un' osservàzione giù fattn a proposito di allre oa cupagne, ccl è che il perfezionamento dellear:ni da fuo co non ha aumen~ato la proporzione dei morti e feriti sul campo di battaglia. Tale proporzione fu nl di ,-otto del quinto in tutta b campagna; e non si può ce11to dire che non siasi r,ombattnto. Ora questa proporzione, nelle guerre passate, fu pareccbie volte superata in una sola battaglia. La campagna serbo-bulgara presenta, in piccolo, lutti i caratleri delle guerre moderne; anzi, direm mo quasi, delle guerre future; perchègli e~erciti che l'hnnno combaunta (vere mos$e di popolo inquadrnte) sono, per quanto può presumersi, campioni (non ancora accettati) degli eserciti dell'an•enire. Uno dei carntteri principali di queste guerre è rii <>ssere ne1·ossariamente brevissime, e quella c.hr abbiamo narrata durè 1 <i 1iorni, cfaH I\. ol 28 no vcmbre . Dopo la battaglia di Pirot, l'esercito serbo era rotto, e, quantun'lue si fosse ritirato 11bbast,mza in huon ord ine, doveva ritenersi ormai inca pace di opporre un nrginesurticien teall'invasore. La strada al cuore del paesu ern sem i-aper ta. Lo sforzo supromo che la Serbia non Me,•a fatto in tempo, non era forse più in grado di farlo, e poco le avrebbe giovato dibattersi, più o meno, frn le strette riel vinC'itore, se unn mano potente non si fcisse stesa per salvarl:i.
Ii :28 dicembre giunse, al quartier genera le io Pirot, una lettera dello :ambasciatore au:;triaco alla corte di Belgrado, couteKeveohuller, ilqnalu ,dagli avampo:;ti Serbi domaoJava di pnrlare nl pri ncipe Alessandro per parte dell'imper,llore d'.\usLria. Si crt:dette dapprima trattarsi di una delle solite esortazioni; e forse già si apparecchiava uua risposta dilntoria, quando ,con meraviglia s'intese dalla boc~a dell' amb.1sl:ia toreche « se il principe .avesse continuato ad avanza rsi sul territorio serbo, le truppe austriache -sarebbero entrate io Serbia dnll' altra parte, e che perciò lu truppe bulgare avrebbero avuto a ca mbattere non soltanto lo serbe, ma anche le austriadrn ». È faci le immaginare il corruccio del principe, qua udo vide che l'intervento di una grande potenza gl'impedi va di cogliere i fru tti <.!ella vittoria. Ma davanti alla minaccia µrecisa fatta da chi eru in grado di porla im•mediatamente ad effetto, e presentare fin o <lall' indonrnni (spediti per ferrovia), due o tre reggimenti austriuci, uon si poteva rispc,udere evasi'l'amente, e sarebbe stata fol lia rispondere con un rifi uto. li principe ri•corse in ml occasione a quella saggezza poli tica che non gli era mai man·Cala, e dichiarò che, s11 lvuto l'onore 11;ii litare, era pronto a ccssue le o:;tilità, ed entrare io trattative. per la conclusione di un armislizio. Del che ,diede notizia colla seguente circolare ai rnppresentanti delle potenze. « In considerazione delle istanze fa ttemi e.lai vostro Governo, P. in se'" guito all'o Jieroa dichiarazione dell'ambasciatore austriaco conte Keven·« huller, cJ1e se le truppe bulgare si fossero ancora a1•anzate sul ter~itorio ., serbo, avrebbero incontrato uon solo le truppe ~erbe, ma pure le an·« stro-uugariche, e considerando che le truppe bulgare, entrando vitto« rio$e iu Pirot, hanno safrato ed assicurato l'onore delle armi, il principe ·« aceonsente di ordi11arc a' suoi c;omandanti di truppa che cessino la osti• lità, e di aprire le trattati ve per un armistizio » . Si convenne quindi fra i ùue avversari, coll'intermezzo cieli' ambasciatore nustriaco, una sospeusione c1·arrni fino al 6 dicembre e una linea di ,demarcazione provvisoria, oltre la qun le le truppe non dovevano avanzarsi · e che passava tri.l Pirot e Bela -Palanka . .Mentre qua:;te COSI! avvenivano al quartier generale bulgaro, i violi di .P1rot continuavano a ri lirarsi per Bela-Palanka verso Nisch ; quivi si raccogl ievano i co mplementi e lo riserve e si fo rmavuno nuovi reparti; grandi trioc;eramenti si elevavano al ponte su cui (fra dette due città) la strada traversa la Nissava . Si lavorava nello stesso tempo :i fortificare Nisch. Fiu qui i Serbi erano nei loro pieni diritti ma non lo erano affatto io ·quanto siamo per dire. Alle 6 pom. del '.z~ no vembre, tre ore dopo che il ,principe a1reva acconsentito alla cessazione delle ostilità, i Sorbi comin-
XIII. - Intervento e armìstizio . Abbiamo giù ac::ennato alla domanda di armistizio fatta da un parlamentario :wbo, il 25 novembre in Zaribrod, ed al ri fiu to del principe; abbiamo già pal'lato di una nota turca in cui il gran Siinore consiglinva il suo vassa llo non solo di accordare l'armistizio, ma di chiederlo, ed abbiam? riferito la relativa risposta . La nota turca fu seguita da una uota collettiva delle potenze, in cui, nel miglior modo, si esortnva il principe a consentire no armistizio; ed egli studiava ancora che cosa rispondervi, quando, alle domande, ai consigli od •alle eso11 tazioni. tenne dietro I' inti· maziooe, e questa non ven iva dalla Serbia, uè dalla Porta, ma da tal potenza, a cui bisognava piegare la testa.
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ciarono il fuoco coutro Viddino e lo proseguirono fino ·alle 1··1 pomeridiane. qu indi diédero l'àssalto. Il quale non _solo veno~ respint:o, ma la guarnìgione· fece una sortita ed iÒchiodò :il nemi~o tre pezzi. · · La notizia di ciuesi1,1 rottura dei patti, giunta all'indomani al quartier generale bulgaro, vi destò un irritazione granqissima. Il principe notificò tosto alle potenze la co;1dotta della Serbia, ed espose all'amb,1sciatoreaustriaco, ché si tenevasciolto dalla p~ro la data, se immediatamente ancliesotto Viddino i Serbi non cessavano le ostilità. · · · · La' spiegazione ·di quest'ultimò attacco contro Viddino può e~sere la· seguente: la . Serbia aveva_tentato :mcora una volta di pren,dere con un . colpo di mano quella fortezza , per presentare, alle trattative, un fatto compiutQ; non in1port~ ·coniee quando. dal momentoche per legi_ttiniarlo potefa · addui:si la buona fede'. Infàtti la ' risposta ai reclam i del principe ~i fu, · che l:accampafnen~o d~I generale Lèschianine tro~andosi a·6 'ore di d_i. stanza d_all' ultima stazione tfllegrafica, questi non aveva avuto notizia. della cessazione delle O$tilità, se non verso mezzanotte, cioè a dire do. pochè l'assalto era stato re~pi iJto'. Per quanto sembri strano che una cli. visione -s~ccaia,' a varie gio'r.na'te tlal c·orpo principalt:; _nùi apile~a pocli'e· . ore' dal confine,. é ferma da tanti giorni : non fosse in corrìunicnione. tele• grafica con quah:he stazione del proprio territorio, e per essa col quartier generale principa le, il principe dovette contentarsi di tale risposta; e forse si consolò pens:1ndo che, ad ogni modo, quest'attacco postumo era staio. un n'ùovo"suécesso pei Bulgari i ·. . . ! . . : D'àltra pa'rte i Serbi si lamenta vano che· il,,, 0 ed il 2 dicembre (forse dopo la notizia dell'atrncco di Viddino) gli avamposti h~lgari presso. Ylassina avessero fatto fuoco contro tin distaccamento. serbo. Di altri, picc~li scontri le due parti si palleggiano la colpa. · Tornavano pure in càmpo le recipròche accuse di noncuranza ve~&o i prigi~niuri ferì ti e sevizie verso gli altri.' Registriamo tuttociò per debi_to di cronisti, senza cercare (che non ne abbiamo mezzo) quanto vi sia di, .. . . ' vero. I dispacci d:.i Belgrado ora solo a·rnmettevano, senza reticenze, la piena · sconfitta dei Serbi. Finchè si combatteva, era sempre la nebbia , o la nott_e, · o q ualcosa di simile, che impedi~a di rinno:va_re l'attacco e riacquista1·e : il terreno perduto_: Riconosciuta alfine la disfatta irreparabil~. non bastarono più gli elementi a sc.;usarla . Si cer~ò adunqu~ il col pel'ole e _si credette _11,-ovar1o. nel generale .Tovanòvitch .(com,)ndante_del,la divisione}et Dànubìo): ché il '1'1e·,18 novembre;- trasgredendo agli ordini r icevuti di 'tener~i sulla difensiva; e·,:asi ~'Va'ngàtò ti:9ppo prèéipiiosarnente fin · sotto Sliw~Ùza. Quest; preéipitaziÒ~e ft; r~almerite un grave errore, e
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t'abbiamo già. notato; ma se il generale Jovanovi tclu1bbia ·errato, trnsgr~dèòd~ gli pi·dini e èsegi1e_~1l0h , ~on· Òs~re~~o affer'm;irlo: A<l 9gni_.modo . ,esso fu privato dt-1 COT'f!ando. 'Pare c\1e l'.uso di Cercare jn tutte le disgrazie un capo espiatorio, noo sia ~sclm,ivo dei popoli di razza latina.· · ') . li 2 diceinbre, erano cominciate direttamente tra Serbi e Bulgari trat· t~·!ive 'di pace, alle quali questi ultimi d~s~<le1:~~ano una · pron_ta ?O~- ' ,cl nsione; perchè, ove le ostilità avessero clovnto riprendersi, I' armisiizio , sHebbe loro riuscito dannoso; però non si conchiudeva nulla nè per la p~ce, _nè per !'armistizio. La Serbia foce.va ogni sfo):zo per ~arsi l'~ria .d,i : non prost_ra~ e anelan te alla ri~cossa, il c_he forse .i~ p~t)t~ era ver9. La . B_ulgnria vi~_citricè domaiidav~ un co mpenso pecuniario, o p,e r l}legl i~ ~.ir~, . 'Un'indennità di guerra; oltre, s'intende l'unione colla Rumelia. ì\'.la que• . st'unione, che era stata la causa principa le.dell/1 ·guerra, n9n era qti;stione da trattarsi col vinto ; oltr'a ciò pare che la Bulgaria, Stato vassa llo, . 11~n avesse d_iri~t? di. trattare clir<•t.tarnen~e. col nemico . Il r._rincipe .Ales·,, s~ndro ~criveva a,t S_ulta~o per~vere l'auto.rizzazi~neine~µssar.ia,:a_qùè~ti . ri.spondeva annunziando la partenza .di doq1missari per Filippopoli. Quivi . giuravano di non riceverli , e mandavano delegati al quartier genernle i del principe per protestare. Qnesti acc0glieva i loro voti e prometteva di ,fare il possihile, perchè venissero es/luditi. · .... _ · A ·tutto-ciò si. aggiÙngeva il . l.~vo,ri9 seg!·et~ :.e d!sc9rJe delle pote_oz~; L'Austria proteggeva ap~rtiunente la; Serbia 0 1 per i:neglio di re, il re Mi- : ·lano; la Russia si ostinava a distinguere la causa della Bulgaria da qu~lla . deL,pr~nqipe.Alessand.ro; l' Inghilterra sostenev~ l_a causa della ·B.u)gnr,ia, ·. ·e forse: più ancora quella del-princi:P~: A çompir l'opera tornava in campo . la Greci:i. Es~a aveva aspettato per vedere come fini va la facc~nda; ora che l'annessione della Rumelia alla Bulgaria pareva ·assicurata, ancl)é fa Grecia voleva annettersi qua lcosa. Il Parl amento vot~va s~nz~ discùs- , .sione p~es~iti ~d impÒ,te. Si' spe. l1_v~no truppe alla fronti_tlra si colloca - . vano linee di torpedini nei poni e negli .str.eiti . L_a Turchin facev_a an·Ch'es$a movimenti di truppe e di c.;orazzate, e, considerando oqnai la Ru.melia come perduta, mira va a non perdere qualche nuovo territorio verso Ja Grecia ; . Tale era la situa.zione ai primi di dic~mbre e i Serbi n~ pt·ofitta v~no per .tener fermo nelle tràwitive. In quanto all'indennità pecuniaria, sicu_ri che_, non sarebbe loro tolta nessuna parte di territorio, rispondevano negativaftivamente; ·anzi pareva loro di mostrare la 'massima moderazione, i·ìuun.ziando e.ssi ~tessi ad ogni indennità. Ed invero se sì considerano non già i risultati della guerra, ma le pretenzioni anteriori, bisogna convenire che. ~~ Serbia non mancava di moderazione.
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nl VI STA
~rnttanto si _era giunti alla ~~e della sospensione d'armi (6. dicembre), e VI era gran timore che le ost1hti1 venissero riprese. L'inviato austrincù, conte Kevenhuller, si affannava a correre da Vienna n Belgrado, da nelgrado a Pirot e 11iceversa. Cllme n Dio piacque, venne stabilit11 una proroga, la quiile fu poi seguita da un'altra; mn 13 sittrnzione rimase la stessa. Il principe_Alessandro riconoscendo qunoto questo stato di cose gli fosse sfavorevol e, mstav/l presso le potenze, perchè lo fa cessero ce,sare; rnpprese~t.wa non :n•ere la Serbia nitro scopo, fuorchè di prolnngnre In sos~ens1o~c delle ostili tà per prepararsi a una nuova guerra; chiedeva che s1 costrmgesse :id ncceunre le proposte di pace e si tenesse conto ai Bulg_ari delle loro vittorie, nonchè dei sacri fìzi fatti per re$pingere l'aggressione e mantenere l'ordine in Rumelin. . Int~n to erano ricom inciati, o almeno diventava no piu sressi, gli scnni h! rii fu cilnte, tanto lungo la linen di demnrcazione quanto sotto Yidcl ino. Qui specinlmente pare che la guHnigione fos~e s:izin di stare chiusa nella for tezza. Il 9 dii:embre fece una sortita contro 1111 po~to nvanzato, e dicesi che fuoco ~ia durato non buona mezz'ora . Era chiaro che, ,e le potenze non 1111erver11vaoo direttamente, In guerra stava per ricominciare. _E _I~ potenze intervennero; se non ant'orn pèr la pace, almeno per l'11rm1st1z10. Dopo alcune trattative si con venne che, delle cooclizioui ,!'armistizio, sarebbe incaric;ita una com missio11e composta degli addet ti 111tliwri presso le nmbascinte delle grnndi potenze olln Corte cli Vienoa. Essi partirono dallll capitale nustriacn il 16 dicembre e si reca rono a Pirot, do"e dovevano discutersi e stabil irsi le dette condizioni. La Serbia e In Bulgaria nvevnno presso la commissione i loro delegati per dare, !;e richiesti, gli opportuni schiarimenti, e per firmare il pntto quando fosse conchiuso.<Questa commissione, pel suo stesso carauere do,·eva sbri"11rsi presto e cosi fu. I l 21 dicembre :illc 5 pom . si ern pien:i men1e d'acco:do. e si pre~ seota~o alla firmn delle due parti interessate la seguen te convenzione: ". E stabili to un armistizio fino al 1Odi ma rzo •I886, col lo scopo di ve« n_1re all~ conclusione del In pace. L'armistizio s'intenderà prolungato dr « p1en <l1r1lto, se a rrnd l'epoca la pace non sarà ancora sottoscritta. Vo« leoclosi riprell-llcrc le 08tilità, l'armistizio dovrà essere denunciato dieci « giorn i prima. In considerazione dei vanta""i riportati dall'esercito bui0 « garo, i Serbi sgombreranno pe1: i pri mi} territorio della Bnlgarin e « precisamente al 25 dicembre; i Bulgari ~gombreraono al 27 il territorio « della Serhia . I territori sgombrati ,erranno occupnti dalle truppe 1rn· « zionali soltanto cinque giorni dopo; però le autorità ammi nistrative en• treranno iu atti vità il giorno stesso dello sgombro. Il confine dei rlue· « St<1ti cost ituisce la liuea di demarcàzione. Da una parte e da ll'a ltra dcli
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« confine vieue stabilita una zona neutrale di tre chilometri di lllrghezza.
Le questioni rigunrdanti i feriti e i prigionieri verrnnno defini te fra de• legati bulgari e serbi. Saranno tosto nominati plenipotenziari per le « trattat.ive rii pace» . :\I momento di firmare insorsero difficoltà. I Bulgari temevano clie, con questo patto, l'armistizio si prolungam i inrlefinit.amente a tutto v.11rr1aggio delln Serbin. I Serbi poi dice\·:ino (non sMzn qu:ilche ragione) che ln commissione aveva oltrepassato i limiti del suocòmpito; perc.hè mentre doveva occuparsi solamente dell'armistizio, nveva inserto nelln convenienza un paragrnfo che obbligava a nominare subito un plenipotenziario fJOr le trnttntivc della pace. Dopo quolchc rliscussione e. con un poco di pressione, firmarono. ~el pomeriggio del 25 dicembre il genera lo ~erbo Leschianioe, colla sua divi:-ione, sgombrò il distretto di Vicldino. Lo ~tesso giorno il principe Aless:rnùro lasciò Pirot, e il 26 nlla testa di un corpo di truppa fece il suo i11iresso in Sofia, accolto con entusiasmo indescrivibile. Non mai festosa accoglicoza di µopolo al suo principe fu più mcrit:ita. Il giorno 27, come era stato pattuito', le ri mnneoti truppe bulgare sgomb~arono il territorio serbo. Un dispaccio da Belgrado afferma che, prim;i 1h sgombrare, saecheggia rono Pirot. Un :iltro da Sofia dice invece cllP. i Serbi, ri tiI,andosi dal distr(}tlOdi Virldino, saccheggiarono tutti i villaggi. Probabilmente non è vera ( nei termini riferiti) nè una cosa nè I' :iltrn. Tanto più che fra le popolazion i del distretto di Viddino i Serbi incontrarono, o si vantano di nver incontrato simpatie, e, dall'ahrn parte, la popolazione di Pirot fece indiriz11i e petizioni perchè il ~no territorio fosse annesso alla Bulgaria. Terminate così le operazion i militari, il principe pubblicò un oudioe del giorno ,\Ile truppe, in cui dice: « Il paese è sgombro dal nemico che « lo invase a tradimento. Il v:i lore e h1bnegazione vostra ebbero ricorn« pensa. Avete vinto l'esercito serbo e costretto tutti ad ammirarvi». Quest'ordine del giorno chiude la campagna, e qui terminiamo il nostro racconto. Le questioni che aveano rlnto luogo al ln guerra (nel momento in cui scriviamo) non sono risolte; ma se le trattative che tennero dietro all'armistizio, e dorano ancora , dovessero mctt,ire cnpo ad una nuova guerra , il loro racconto slaril meglio come introcluzione ad un altro lavoro, che come conclusione di qt11\sto. C. MA:-ffRRDI, Cap•itano. «
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BS:l'.EHA ·
RIVISTA
RUSSIA
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IL QUARTO VIAGGIO DEL MAGGIORE GENERALE RUSSO PRSCEWALSKI NELL'ASIA CENTRALE. (R iassuoLo dell,t, conferenza da _esso. tenu t;i
,t Pietrobu rgo).
Lo scopo del l' ultima spediiiono del m;iggioregenerale Prscewalski consisteva nella ricerca delle sorgeuti del fiume Giallo e dc' passaggi nel Turchestau russo. Oltre lo stesso generale Prscewalski facevano parte della spedizione: un tenente, ui1 volòntàfio, ·I Q cosacchi, 7 soldati ed un inter- . prete. Pel mantenimento della spedizione si sborsarono d'ordine dell'imperatore, 4-3000 rnbli; inoltre tutti i membri del la spedizione continuarono ad aver diritto alle loro ordinarie competenze. · , Cominciati i suoi preparà ti,•i a P ietroburgo ed ultimatil.i a Kia:d1t<1, la spedizione mosse da Urga il 20 novembre 1883 e si diresse verso la parte più vasta del deserto di Gobi , che si stende da occidente ad oriente dai Pa- . miro a Ch in-gan per ,rnoo chilometri e da settentrione a mezzodì pèr j)iù di 1000 chilometri. · · · La sua· parte settentrionale è occupata da steppe coperte da buona erba; ma pi ù oltre si apre il vero deserto, il Gobi centra le e meridionale. Il primo consta di pianure 11ffatto nude e dì piccole colline, egualment.é aride; freddi . terribili nell'inverno, qtrnndo _non .nevica, calori tropiçali nell'e$tate édu freq nenii taro porali; siccità e per conseguenza mancanza di fiumi e dilaghi , ed in fine esfréma.sterilità, mi$eria di flora e di fauna, ecco i tratti .caratteristici del· deserto asiatico centrale. 1 .. . .. . \ Per un carattere affatto differente si distingue la regione del T.ibet: 'hisÒgna attraversare una zona montuosa, che coi nomi successivi di Nan- . Scian, di Altin-t:ig, Tuguz-Doban ed ili fine di Kuen-lun, si protende qua le muragl ia non interi·otta. dall'.alto Chuan-ché al Pami~·o; ed ha, sulla _yia tenuta dalla spedizi'one; una largh~zza di 30 chilometri: ed ec<;o apparire un tutt'altro mondo; l'altezza assolut.a dd suolo si eleva ad un tratto ai ~!000 metri èirca: invece di sabbie sterili cd aride si mostrano numerosi fiumi e torrenti, uo fertile terreno boscoso, ricca fauna e flora. Alla fine di marzo la spedizione entrU\'a sullo spianato del lago Kuku,nor (324-0 metri di altezza) ed alla metà di maggio arrivava ai piedi dei
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monti Burchan-Budda,che limitano da Ha parte della depressione di'l'zaidam ' l'altoTibet settèntrionale. Qui veane lasciato tuuo il bagaglio superlluo ed · i cammelli di riserva , $Otto la guardia di 7 cosacchi, mentre il rimanente -0.èlla spedizione si dires;-e verso le sorgenti del fi n me Giallo. '.l're giornate furon o impiegate per arrivàro alla sommità dei monti anzLdetti, il passo .ittraverso i qunli ha Un'altezza assoluta di 4-780 metri; la di$cesa stil yer- , sante meridionale è molto più breve, perchè ivi già incomincia l'alto Tibet che ha una altezza di circa· 4-500 metri e che o<;cupa una immensa superficie; appoggiantesi ad occidente al Pamiro, a sud ali' Imalaia settentrionale, ad oriente alle cv tene montane della China.propriamente detta. Sorpas~ato il Bu rchau-Budda e fatto un centinaio di chilometri _io terreno ., montuoso e deserto, la spedizione raggiunse finahnenta lo scopo: le sorgenti del finm e Giallo o 'Chtian-ché. Questo Viene formatò all'altezza di 4•134 metri dit due fium icelli che dalle montagne si precipitano sull'alìi- · piano, ed è alimentato da nu·merose sorgenti che troVansi in una vastf1 pia- . nura paludosa . Il Chuan-chè stesso appare qui un 'fium e a~sai modesto, , formato da due o tre rami, ciascuno cli 25 a 30 ·metri di. larghezza colla , profondità di dile piedi. Fatti '.20 chiloniotri il fiume Giallo cade'in un vasto lago, quiridi, ' piegando ad ·oriente, soocca presto in un altro lago ed esce -dà esso quale fiume già considerevole. Nei monti 'del Tibet seue.ntriqna.le la spedizione trovò un clima orribile. Malgracl0 si fosse nel mese di maggio, noti rarame.nte·impèrYersav.ano tempeste di neve ed i gel i notturni arri..: vavano a: 23° .- Malgrado tali freddi , non periva però la sca rsa erba ed anche dopo un fortissimo gelo il sole di nuovo riscaldava i mis~ri fiori. Ma non solo in maggio, bensì anche in giugno e lu'glio i geli avevano luogo in ogni noue limpida (sino a 5°) e le pioggia cadevano quasi ogni gio.rno:e qualche· volta' per. intier.e giornate di S.eguito. ~a ffiR!-~a ·d'acque.qui'po-rtata d'oltre Ima laia· dal monsone' deWOceano lndianò è tale che il Tibet settentrionale diventa in estate quasi una intiera palude. Con questo si spiegano le immense piene del Fiume Giallo e del Fiume Azzurro; il livello di quest'ul- .: timo nel suo medio corso cresce qualche volta sino a "4-5 pi.e.di ~uJ.Ji,vél'lo invero ale. Ma i deserti del Tibet settentrionale, co5Ì iI\os·pita li· per l'uomo, danno asilo a numer.osi branchi di auiniali selvatici; antilopi, pecore selvatiche, lu pi ed anche orsi; questi ultiini si nutrono coi tizuchi ( piccoli ròditori: del genere degli scoia ttoli) ; essi sono così numerosi che a detta degli indi·geni si troyano d'inverno in qualche grotta da '100 a "50 orsi . in letargo. · Passati alcuni giorni presso le sorgenti del fiume Giallo, la spedizione si diresse oltre verso il sud, verso il fiume Azzurro, il ch inese Jan-tsekiang, ma al giungere sulle rive di questo fiume, si vide che in tal sito esso
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RIVISTA
ha un-a l~rghezz.a di 100 ai ·13.0 metri, wn corso es~remamente-rapido cd· una cons1d,erevole profonditJ:'1 . - - Non 3veodo la possibilità di attr;1versare· coi camelli un tal fi nme, la spedizione tornù indietro per esplorare i orandi laghi del Cbmrn- Ché superio11e. Sulle rive di questi due laghi, cl~iarnat~ dal genera le Pr:;eew~bki ~iis~k@e ed Expeditz1:a, il picco lo gruppo fLt due volte .esposto ?gh assalt:1d1 ba11cle di selvaggi bi·iganti Tangut in ·numero ogm volta d1 300. Ma non s@l·o qu~sti tentativi di dist1mggert1 il pugno di russi vag:rnli, nel desr,~to ·selvaggio a scopo scientifico, no,ri ebbero iI più piccolo esito, m~ anzi Il generale Prscew;ilski coi :m0i •13 compagni piombò sul campo, dei Tangut, li battè e li in seguì. . . All~ ~et~ di. agost~ del '188-i- la spedizione ritornò verso il suo rlepos1to, a, p1ed1 dei ~ont'. Burcha~-nuddà nel Tzaidam, vasta bassurn -~ pa· l11d1 sv lmastre (più d1 800 chilometri di lunghezza e più di 100 di lHghezza) a 2.800 metri ~i alt.ezza assoluta. Le pianure sa late in pnrte sono, completamente nnrle, m parte sono coperte da cespugli di tamari sco e di c~wrmilca.; que:;t'n 1tima pian,ta produce d'a utuuno in abboudanza dei frutti d, :;-apor~ dolce~salato dei quali si nu trono i nativi mongoli non solo ma anche gl, uccelli e.gli animali, e persino gli orsi, provenientì dal Tibet. In generale gli uccelli e le belve sono assai scarse nel T,iairlam · solo i: p~n,t~ni coperti di. oanne e le fontane danno asilo ad una quantità di fo. g'.am. - Dal Tzaidam, la spedizione si diresse verso l'occidente e, sulla, via de_l ~ago s.alato cl! Gas fece, s~nza trovare acc1ua, due Lappe, delle quali" una d1 o9, ch1lometr1 e l'altra d1 70 chilometri. · . Nell'abitalo di Gas fu deciso di st.abilire un deposi·to per la escursione· t~vernale ~alla parte del Tibet; era però prima nece:;sario perlu strare la. vrn verso il L?b~nor, e per questo il general.:l spedì due cos11cch i ed 1111 mongolo. Essi c11valearono per due settimane, qualche volta smarrirono]~ strati_~, ma nullameno arrivarono fino al sito dove il capo della spedizione g,a era stato nel 1877. Dopo ciò l'escursione verso il Tibet veniva accompagnata da numerose sçoperte geografiche, delle quali le pi~ importanti ebbero lu·ogo nelKuenLun1 centr~le. Questa catenu che si protende q,iale barriera fra l'altipiano dell /lto Tibet e la bassura di Tzaidam, si eleva, sul meridiano di Gas, . ne_ll 11nme.ns? gruppo del Ginri coperto di nevi perpetue, con più di , ei mila r~etri d'. altezza assoluta, e d1e forma il nodo rlel Kuen-Lun cent.rale.. Ad onente d1 que:;to. nodo si p~rte la catena ilfarco-Polo, e parallelarneute a questa, ~uale barnera verso 11 Tzaidam, le catene del Goring, del Torka, ed altre fino al Burchan.-Jluddù inclusivo. - A nord-ore~t del Ginri si prolunga an.che una caten:1 nevosa , ,~h·e il generai,>. Prs<iewnlski chiamò-
ESTERA .Uonti di Colombo;
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ed anche oltre in questa direzione sino all'unione col-
l' Altin-Tag si t.rova un'altra ca tena nevosa, prima sconosciuta, chiamata
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dal viaggiatore russo Jlfos/wwski. - Il suo punto più elevato, il monte · Kremlin, si eleva sino a 6000 metri sul li\·ello del mare. - Direttamente verso occidente si parte dal Ginri ancora una catena , egualmente colo$sale e nevosn, vista solo da Iungi e che fu perciò chiamata Zagadoceni · (enigmatica) . - Il·suo pnnto pi ù elevato fu chiamato, per la sun forma, Sciapka Monomacha (Elmo di Monomaco) e probabilmente non è pi-ù bassa, del Ginri. Protendendosi in direzione di occidente, la catena em·gmatica va a,{._ . ch'essa probabilmente a toccare I' Altin-Tag. Tornat,1alla fine di geunaio del 1885 nel l'abitato di Gas al suo deposito, la spedizione passò qui udi al Lob-nor, distante 268 chilometri. Il lago stessodi Lob-nor forma lo sbocco del fiume Tarim scorrente fra gli amma$~i montani del Tian-Scian e del Kuen-lun, e che ivi si spande in una vasta palude poco profonda e coperta di canne. Anticamente presso il Lob-nor esisteva ' la vasta città di Lob, visitata da Marco Polo e sparita alla metà del x,v :;ecolo . I discendenti degli abitanti di questa città in numero di circa ,l,00 individui d'ambo i se:;si abitano ancora le sponde del lago, e menano una vita moltJ primitiva nelle loro capanne di canne. Alla vbta della carovana del In spedizione, essi si spaventarono e si rifugiarono nei cauneli; ma quantlo cnpirono di che si trat.tavà, lo stesso governatore de'I Lob nor, Kuncikan-bey, eJ il suo seguito vennero incontro èon molla gioia ai membri della spedizione, loro antichi conoscenti. Per la sua situazione geografica mo\ to comoda, il Lob-nor serve di grande-· stazione :igli uccelli di passaggio. Il tardo autunno del 1885 trattenne alqua\1to questo passaggio di volatili , ma dalla fine di febbraio, quando la temperatura si fece più cahla, cominciò un passo continuo di od1e e di anitre che· durò fino alla metà di 1narzo; alquanto dopo cominciarono a mostrarsi altre specie ,di uccelli, come pure nuovamente oche e anitre che · vanno nell'estate nelln ferace Siberia. È da notarsi che il volo degli uccelli fu osservato per tutto il tempo proveniente non dal sud ma dal sud-ovest, dai dintorni delle 0<1Si di Keria e di Chotan; secondo il generale Prscewalski, ciò dipende d;il fatto che sul meridiano di q11este oasi il Tibet è .. più stretto che altro\'e; epperciò i\'i è più facile agli uccelli l'attraversare questo alto e freddo pae:'e montano. Col principiare della primavera e sino al mese di giugno vennero forti ; burra~che sul Lob-nor, provenienti esclusi va mente da nord-est dalle parti più fredde dell'alto Gobi. Queste !Jurra~che sempre portarono con sè dei nuvoli di polvere, che riempì vano l'atmosfera cli una fit1 a nebbia, la <Jnale è-
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ESTERA
Rl\"I STA
·~a usa del la conformazione caratteristica di quel 5uolo fertile, 110to sotto il . ·nome di liosso, che trovasi sparso nell'immensa superficie fra il Caspio e . l'Oceano Pacifico. Questa polvere fertilizzante è un p_rodotto di ,:arie so- · staoz_e monwqe ro.tte rfoi· ghiac~i e quindi t_r3sportate e polverizzate dalle pioggie; in tal guisa le burrasche tra,;portanti questa pÒlv:ere· neil'Asia : ·,Centr~le, sono ivi un fenomen o di natura estremamente benefico. ·· · Il •I O apri le la spedizione abbandonò iI Lob-nor e si diresse verrn l'oasi ,di Cercen. dis!ante 398 chilcn1etri ; nell'ultimo terzo di questa distanza la · si.rada rimonta iI Cercen-Daria, c;he proviene dagli estremi 111011 ti del Tibet. · Il suolo del deserto presso questi monti è cretaceo: più.lungi trovaosi le · :Sabbie che riempiono l'immensa superficie di tutto il baci.110 del Tarirn e pres,e~tnno una r,orifusione di alture e tumuli alternanti~i con buiTon i·e ' ,fossati. Il fiume Cercen scorr.e in un largo letto, che so,·eote cambia di post<,, attr:1Verso un suolo sabbioso e p~ludoso; il suo corso è molto rnpido, :ma la sua profondità non è grande. Le sponde del fin me sono contornate da una vasta zona guernita di una misera vegewzione; anche la vita ani'!llale vi è scarsa. · . . . . . . · l . A_lla ~ne di aprile la spedizione arrivò all'oa·,-i di Cercen , che trov.asi ' sullo stesso çercen-Daria alraltezza assolut; di. 1'150 met;:i. L'intiera oasi ,racchiu1e circa 609 case e 3000 abita~1ti dei due sessi; questa colon.ia fu · fondata appena 90 anni or sono_da emigrati di Chotan, Kerie, .Aksti e :Kas~gar. appartenenti alle famig\ie de.i Jll~cin e degli Ardbul. In gene·ra !e il Turchestan orientale è abitato da tr;e fam iglie principal i, delle quali i Ma~·in, la vecchia stirpe originaria di questo paese, occupa la parte sud-est da Ce~cen per Kerie a Chotan ed i monti vicini; l'al tra famigli~ deiù"' Ardbul o com_e si: chi.11pan~ d_a noi., dei_ Kas_cgar esi ; ,;ivono -da Ak;; a Kascgar ioclnsivamente; ad orien te poi .. . di Aksu abita la farni nofoi dei Chu.ras~l, qni venuta, secondo la tradizione, dall'Afgan istnn già dn tempo assa i_remoto. A queste nazion11 lità principali si mi~chiarono altre razze, ,-0ra com~. conqnistatori, ora come mercanti o coloni . . ' Il suolo della liossa si distingue, come già fu detto, per l;na' estr~~a : ,f~r.tili t;à , !na P.QCù. per_le condizio_ni del suo inaffiament9; perc.iò in quei -s1t1 dove mo~tras1· acq~a c_orrente, va le a dire nelle oasi del Tnrchestan ,orientale la popolazione è fittissi ma ed an~i, ~elle oasi meridionnli, l:1 terra -.colti vata è troppo poca pel numero degli abitan.ti. Così, pe:· esem pio, a Chotan, ad ogni famiglia non vengono assegnati che 1O ettari Ji terreno, . --e ~a ~eminagione è di circa 4-0 chilogrammi; con tali condizioni ogr;i famiglia produre soltanto quanto è necessa rio pel suo proprio nutrimento; nel caso migliore il superfluo non è grande, molto più spe~so invece vi è ·,insufficienza. •
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Da Cercen a Keria conducono due strade, una ;ulle sabbie del desèrtò, . · l'altra lungo gli e3tremi monti del Tibet. li genera le Prscewlllski scelse· quest'ultima via, quantunque più difficile, poichè andando su di es,a, si · presenta la P.Ossibilità di e$plorare dei monti affauo ignoti i quali in questa, loro parte non lrnnuo un nonie generale, e furono perciò battezzati dal · viaggiatore russo col nome di Russki. Questa cate:1a ora scoperta si prolunga nella direzione da nord-est a sud-ovest fra i fiumi di Cercen e di• Kerie per 400 e più chilometri. Dalla parte della depressione del Tarim ,. essa si presenta quale muraglia, spe3so oltrepas,a·ate la linea delle :nev i perpetue ; è speciat"mente alt.a la [)arte sud· oècidentale della catena;· qui ~ ·· picchi nevosi ed i campi di nevé si stendono in una cresta non interrotta,, sulla quale, pre;;so il fiume di Kerie, si innalza una enorme sommitit pi· ramidale che raggiunge, a quanto pare, dai 6500 ai 7000 metri di a hezza,. assoluta. Essa venne chiamata Montagna dello Tzar Liberatore ( Gora,. Tzaria 0:;wobodiieliu) . ' ' . . . A 4-23 clÌiloÌU:eLri ·da Cercen la spedizione raggiun;e l'oasi di Nia, sul fiume omonimo, con •1000-1200 abitazion i. Più oltre venne la importa nte · oasi di KÙie-daria, nella quale trovansi circa 3000 abitazioni. Ivi sui 1 . bazar, oltre i prodotti commestibili, vendonsi in abbondanza mercaòzie · russe, especialmente i tessuti tinti (indiane, felpe, fazzo letti, ecc.) ed a'nche· zucchero, fiammiferi ed altro. Sono anche· in corso le niouete.ed i bigiietti ru'ssi. · ' · 1· · · • ' • · · ' · Le oasi di .\fia e di Kerie sono il principio di quella lunga fi la di simili oasi, che si distendono di qui p~r Chotan p, Jarkeod fino a Kascgar,... · e quindi toccano il versante meridionale del Tian-Scian . ' L'aspetto genarale ed il carattere di qne;te oasi sono gl i stessi, Le otcupazion( principali degli abitanti sono !;agricoltura ed il giardinaggio. Grazie all'abbondan1a di braccia, . al' clima ·caldo ed alla straordinai·ia fer. tiHtà del suolo, rnalg/·ado l'in,mfficieuza cieli' acqua, la cultura delle terre· raggiunse ivi un alto grado di perfezionamento. Avendo saputo che nel ,J871 uu indiano, istrui.to io topografia, era pàs. sato per un colle ·dal Lodok nel Tibet, il generale Prescwabki feotò di ' valersi di"quella stessa strada per l'e;;plorazione della parte nòrd:océiden. tale del Tibèt; 'ma in quel momento questa strada si trovò inaccessibileper i ca valli da soma; epperciò l>isognò rinunciare alla iùeata intrapresd e limitarsi ,~Ila perlustrazione dei' moriti prossimi Kerie; formanti. là con. tinuazione immediata della catena del Russki, anche e;si niàncan ti .di nome presso gli fodigeni, epperciò battezzati dal 'ge11erale catena del Kerie.. · Questa catena si stende da oriente ad occidente per '170 diilomeù{ e p·re, senta una muraglia alta e ripida di montagne, che oltrepassano in tutta..
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lll1' 1$TA
' la loro e:;teusione la linea delle uevi. Vette specialmente spiccanti non furono osservate, quantunque in certi siti si eleviuo soprll la rnassa rie1'osa "dei o.ruppi ancora più alti; uon fu possibile però uè il rnisu rare trigoBometric~mentela Jorù aliezza , uè 6ss3ve col barometro l'altezza della li nea delle nevi, a causa del le forti e conti.nue pioggie cadute per '.2.5 iutieri giorni . Queste pioggie sono i vi portate dal Monsone dell'Oceano Indiano e con · tiouano per i tre mesi dell'estate; da essi lia origine J'abbondanzu di ghiacciai nei mouti, dai quali scorrono molti fiumicejli; su questi stessi fium iceilli sono situate al basso le oàsi. Alla metà J'agost0 la spedizione usd dai monti di Kerie, per la strada di Chotan, e quindi si portò , per Chotan e lungo il fiume omon imo, ad Ak5ù -ed oltre il Tiau Sciam nei confiui russi. L'oasi Chotan è una delle più grnndi, iu essa sono circa 600000 abi ;tauti·: sui bazar del luogo si negoziano mercanzie provenienti dall'India, -·da lla China e dalla Russia; queste ultime sono le più numerose. Il 1° novembre la spedizione cominciò la salita del colle di Beden, situato all'altezza di 4,000 metri, ed il ·1O passò il confine chinese; dopo di -:che si diresse al lago Issik-Kul ed alla città di Karnkol, clovè fio i il quarto viaooio oo del oi,euerale Prscewa l,ki. Le. autor;ità Chiuesi colle qu~di la spe, dizione ebbe ad incontrarsi nel Turc.lrnstan o:·ientale, si comporta vano coi ·viaggiatori russi con llpparente rispctlo; ma in segreto racevauo di Lutto , per imbarazzare la sua marcia, proibivai10 agli abitanti di vendere loro provviste alimentari, di prol'vedi::rli cl i conducenti ecc. Anzi L'amban di Kerie, avendo saputo cl1e la spedizione aveva l'inteuzionedi dirigersi nel 'Tibet, ordinò di soppiaito di 1:oviuare Jue ponti nelle montagne e di sbar.. rnre con roccie i sentieri. Sono interessanti i ~egueuti casi , che cara tterizzano b,missimo a quali mezzi bisogna ri correre nelle relazioni c0i ChinesL In un certo sito il , Ghakim, desidera,ndo screditare i Hossi agli occhi degli abitanti, condusse . espressamente la carovaua sui campi seminati che sono per gli indigeui un oggetto qua, i .sacro, quale unica fon~e della loro e~istenza; avendo osservata que;;ta perfida manovn1, il generale Prscewalski ordinò di legare il Chaki.?n stesso ed il suo aiutante ali~ sbarre e cli tenerl i in -{1uella posizioue fino a che gli stessi abitanti non imploravano di perdonargli e di libera re il loro goNernatore. Quindi il generale inùi;nnizzò al centuplo gl i abitanti per j danni sof· ferti . A Chotan i soldati eh inesi uccisero il mongo:o còn~ucente della spe· . dizione: allora il generale Prscewalsk i per mostrare fino a qual punto i Russi disprezzano i Chinesi mandò nello stesso centro della capitale chinese, nella fortezza, '1'.2 soldati, i quali cantando traversarono tutta la città -.e si disposero sotto le finestre del governatore locale.
In gene.raie il governo chiuesé, nel Turt;"hestau orientale, ha un.i:aratte1:e t,ruitale e brigantescù all'eccesso; ilrbitri spavMtevo,li, ,crudeltà ributt11nt1, violenze di soldati dissoluti, ecco -i mezzi di ci vilizza,zione che si adottano verso oli abitanti. Questi ultimi finora rispondono solo con un sordo e soJfoca~o irritamento, ma occorre solo un energièo condouiero, perchè ,q,11esto seritiment0 si converta in a·perta riv,olta. Si :Ca.piscie perciò, come i vit1ggiMori Q·ussi riceves·sero presso gli indi.geni aGcoglienza Mrcliale ed aperta simpatia. La differenza nel carattere J,i go,•erno nel Turchestan russo ed in quello orienta le è troppo visibi le, percllè nou possa destal'Cnella , popolazione locale l'aperto desiderio di passare nella suddit11nza della Russia . Nel corso di tutto il vinggio, i membri della spedizione si ocuuparono ~ontinuarnente di ]1w1>ri .scienti lì ci; si eseguì il rilievo di .locali,tà, si stabili Ja latitudine astronomica e la longitudine ,di vari pnnti, si misurarono al1ezz,e barometriche; oltire a ciò si fecero osservazioni ,meteorologiche, si misurò la tempenitma della terra e del l'aria, si 1,adunarnno delle oollezioni ;botMiche, mi110talogiohé e zoologiche; quest'ultima contien'e 2000 esemplari di sol i ui:celli; si scrisse il diarip del viaggio, ed infine si fecero delle ricerche etnografiche. Certllmcnte tutti questi lavori si eseguirono soltanto a misura della possibilità . Le condizioni estremamente difficili di un viaggio fatto in deserti inospitali, con un clima impossibile, non permisero certamente al voenerale Prscewalski di fore tutto ciò che avrebbe desiderato di fare. Lo stesso illustre viaggiatore colla sua naturale modestia chiama il suo viaO'oio soltanto 'l'llla ricoir,uizione sòentifìca del!' Asia centrale, VV ,qm,ntonque senza dubbio i risulta ti di tali ricognizioni debbano avere un posto onorevole ,nel1Ja scien11a .. . Le tùMslilnze di quest'ultimo vi,1ggio si possono riassumere colle se~uenti pan1>le, ,che J'intre,pid0 viaggia 1ore dirigev,a al picòolo suo, seguito .sul cob1e tli Bed.en •a.I momento ·di l3Slli·are il suolo chil]1ese: « Questo è per ~oi un gio1,uo import11ote; noi p,,ssammo i confini d.el,Ja {;hina, e rì,entrammo nel pae:;e•natio. Più cli ,dru-e an,ni pa·ssarono dal momento in cui noi cominoiammo da Kiac.hta la nostna spediiione. Noi ,ci ' Ìnohrammo allora nel fondo dei deserti ,asia~ici, à•vendo con noi ,un .solo ,compagno di viaggio : l'audacia. Tutto il resto•era contro di ,noi : la natu'fa -e IP- 1persoue. Ricordate: ,noi marciammo ora sulle .sa·bhie del!' A,la-Soian e del Tar.~m, ora sulle paludi del Tzaidam e ùel Tibet, or-a per enonmi montague, i passi attraverso le quali trovavansi al disopra delle nubi.. Noi vivemmo due anni come selv11ggi sotto il cielo aperto, in tende,o capanne, e sopportammo ora fitedd i di /rO,gradi, ora c·aldi di 60, ora le spaventevoli burrasche del cleserto. Atutto ciò siaggiungo,ia an'Cor,a in certi ·siti la maleV
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ESTERA
IUVISTA
· volenia, qualche volta anche l'aperta ostilità della popolazione. Ricordate come due volte su di noi piombarono i Tangnti nel Tibet, come continua-. mente c'ingannavano i Mongoli nel Tzaidt1m, come perfidamente ed osti lmente si comportarono sempre con noi i Chinesi. Ma nè le difficoltà della · natura selvaggia del deserto, nè gli ostacoli da parte del la popolazione · animata da sentiù1enti ostil i, nulla potè arrestarci . Noi eseguimmo il nostro <·òmpito fino all'ultimo, passammo e visitammo quel le ·1ocalità dell'Asia centrale, nelle qual i in grau parte ancora nou era arrivato il piede di un Europeo. ·1o darò notizia delle vostre gesta a tutto il mondo!' Ora ab. braccio og'riuno di voi, e vi ringrazio pel servizio fedele in nome dell'imperatore che ci spedi, in nome della scienza, che noi servimmo, ed in nome della patria che noi abbiamo glorificata ». Con queste espressioni commovénti il generale Prscewalski rendeva la · dovuta giustizia ai suoi con1pagni. Ma non si deve dimenticnre ·chi fu . l'anima èd il capo di quPA 5tO piccolo manipolo, chi gl i inspirò quella te-.. nacità irremovibile e quel coraggio che gli permisero di percorrere 7500, chilometri in gran parte nei deserti è fra continui pericoli.
SVEZIA LE ARMI A RIPETIZIONE.
Nel momento in cui la quistione dei fucili a ripetizione sembra giungere al suo definitivo sviluppo, come ben lo dimostrano le disposizioni prese e non abbastanza celate in Austria ed in Germania, dove la larga distribuzione fatta di queste armi accenna piuttosto ad u'ria definitiva ·adozione che a sempl ice intento sperimentale e, come lo dimosira l'agi'tàzione promossa dalla stampa militare francese, intesa non tanto a persuadere il paese deliri :;nperiorit.à delle armi proposte, quanto a vincere le difficoltà. finanziarie. che 11na simile innovazione non può a meno di trar seco; la, Svezia, la quale può dirsi che dopo le Svizzera fu fo Stato ·che maggiormente si affaticò intorno alla soluzione del problema, è venuta di recente. in una determinazione affatto opposta a quella che si sarebbe potuto aspettarsi. Tale determinazione fu presa io segùito ad esperimenti eseguitiultimamente a l\1arma. · Trattavasi appunto dell'adozione definitiva del fucile a ripetizione. Jarman, il quale erasi dimostrato superiore a tutti gli altri colà esperì-
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menta ti, sia per qualità meccaniche che balistiche; e il Governo innanzi cli prendere una decisione di tanta rileviiuza volle. che .si stabi!issero pr.ove di paragone su larga scala collo stesso modello di fucile a carica s~~phce. A tale scopo vennero distribuiti 68 ripetitori e 68 fucili semphct ad altrettanti uomini scelti dai reggimenti della Guardi.l, ai quali furono date .due settimane di tempo per addestrarsi nel loro maneggio. I due drappelli vennero cp1indi disposti in linea serriita, di. fronte a d~rn. ber.sagli larghi 50 metri e alti 1,80, alla distanza di un clulometro. D1 li fn mcominciato il fnoco per carica successiva tanto con l'uno che coll'altro fuctle, avanzando di mano in mano fi no a (1.00 metri, e tirando per ogni distanza da 3 a 5 colpi per uomo. Dai 1~00 fino ai 200 metri il tiro fu eseguito sempre per carica succe:;siva ma iu c:,cciatori; e in questa fase venne consumato il residuo delle 60 cartucce che erano state distribuite per questo periodo cli esperimenti . . ' A 200 metri le due o-iberne di · cui erano provvisti.i soldati, contenenti ciascuna 30 cartucce,"furono rifornite per intero; e da questa distanza si eseo-uì. il tiro celere per la durnta di due minuti, e quindi si avanzò all'attac~b nel modo ordinario. Per questo secondo periodo era stato disposto un bersaglio nuovo per ciascun. sq1uadra, delle dimensioni identiche a quelle già riferite. Il risultato eh.e se ne ebbe fu il seguente: Nel primo periodo da 1000 metri fino a 200, e~trambe le sqnndre co~sumarono tntt.e le cartucce, cioè 201~0, prodotto di 68 X 60; ma nel n Jevare i punti colpiti, se ne trovarono 721 (35,3 °lo) pel ripetitore, e 775 (38 °lo) pel fuci le semplice; . . . Nel secondo periodo poi, dove trattandosi di tiro celere, il npet1tore avrebbe dovuto maggiormente manifestare la sua superiorità, si trovò infatti che qu~sto sparò 1Mii- colpi, mentre l'altro non netiròche '.1374-; ma il primo toccÒ, il bersaglio U9 volte, in ragione cioè del 29 °lo e 11 secondo lo toccò /~90 volte in ragione del 35,6 o;.. Complessivamente poi il fucile a ripetizione su 358!~ cartucce sparate diede H 70 punti ntili, col rapporto dél 32,6 °/o e il fucile a carica semplice su 3(1. 14, car.tucce ne diede ;I 265 col rapporto del 37 °lo, . La commissione pertanto, visto che il fucil e semplice risultò supenore all'altro non solo nel tiro lento, ma altresì nel tiro rapido, diede verdetto contrario all'adozione delle armi a ripetizione; .e avendo cercato di spiegarsi la causa di un fenomeno così inaspettato, la trovò nel ~a qu~~tità di fumo che si sviluppa nel tiro celere, per la quale dopo alcum colpi .il bersaglio vien sottratto completamente alla vista, e il puntamento si rende· quindi illusorio. Per lo stesso motivo rifiutò anche il ripetitore Reming1
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ANNCÌ' XXXI, VOL. 11.
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ton--Lee, e concluse che qualunque fucile a magaziioo sia da proscriversi fino a tanto che non si trovi una sostanza da sosti tuite alla poi vere, la quale bruciando non produca fumo. Davanti 11d una simile conclusione, e più ancora dav11nti alle cifre che l'hanuo provocata, v'è da di mandarsi che cosa sara nno per fare quelle potenze che si trovano già tanto avanzate ~ulla via dell'adozione di tali armi; e a prima giunta parrebbe che l'esempio dato dalla Svezia dovesse essere seguitato dappertutto. Tutta via noi esiti:imo a credere che l'influenz11 esercitat,l dai fatti surriferiti possa spingersi tant'oltre. Forse essn produrrà un momento di arresto; ma poi i· vantaggi che ognuno si ripromette da lle arrrli a ripetizione torneranno a fa r capolino; e molti saranno probabil mente coloro che innanzi di rinunziarvi si faranno ad esaminare se gli espe· rimeoti del poligono di Ma rina siano da ritenersi proprio per affatto concludenti, oppure se il loro risultato non sia da attribuirsi, almeno in patte, pi~ttosto alla qualità che al carattere dèlle armi impiegate; e se all'inconveniente più grllve lamentato, quello cioè dell'ecclissamentodcl bersaglio non sia possibile di por riparo. In un lungo articolo intere:;santissimo apparso alla fine del ·1885 sul Journal des 8ciences Militaires, e riprodotto da diversi periodici esteri, l'autore riepilog11 i vantaggi presentati dal fu cile a ripetizione in questo modo: · ~ 0 Esso ispira molta confidetiza nel soldato il quale si sente sempre ,p1·ooto a for fuoco; 2° Permette in r1ua lunque momento del combattimento di aumentare la celerità del fuoco e di approfittare èlell'occasione per sopraffare :I nemico, scuoterlo e sem inare il terrore nelle sue fi le; 3° Si adatta perfettamente al modo odierno di combatte1'e intorno a caseggiati, frammezzo a macch ie, o dietro ondu lazioni di terreno; dove il magazzino può pt·esentare un ecc~llente mezzo per respingere un attacco improvviso, e renderlo di breve duraça; ,~• Procurn la possibi lità di coprire di piombo il nemico all'ist,mte opportuno, e di ottenere così la prevalenza del fuoco . 5° Solleva il moraledel soldato eperquestofattostessoabba ttequello dell'avversario che non si trova armato parimenti . A tutto qùesto aggiutlgasi l'icilportanza eh-e, come disse il P1·09rè.~ Militaire, deve acquistare un'arma c'Oncsimile nell'eventualità di una mischia -corpo, a corpo, dove ·anzichè dover ricorrere al le arti della scherma, i I soldato potrà colla rapidità deJ ·fuoco farsi largo in modo assai più pronto e più sicnro. Ora è lecito dire che i risulta ti delle prove di l\farma siano sufficienti
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.a paralizzare t.utti questi va:ntaggi?, Francamente noi ci sentiamo tent.ati .a rispondere di no, ed ecco 11 perche. . . .· Prima di tutto troviamo che anche nel primo periodo del le esper 1~nz~, vale a dire nel tiro eseguito fra ,f 000 e 200 metri a carica successiva d focile semplice fu superiore all'altro. Questo folto, a _nostro par~re, an·ziçhè' condurci a condannare il ripetitore, dovrebbepmttosto f~rc1sos_pet,1are l'esistenza di qualche imperfezione nell'arma stessa o nell 1struz1onc ,di coloro che dovevano adoperarla . Nel primo caso è lecito supporre che -con un altro model,lo o c0n ulteriori modi_ficaz ioni sia possibile rimuovere l' imperfelione lamentata; nel secondo_è troppo ovvio immaginare ,come si possa por riparo 11lfa supposta defic_ienza. ., Quanto alle prove di tiro celere, la cosa s1 pre~enta sotto un aspetto p1_u ·grave. Pur tuttavia non pare che possa sottrarsi completamente alla d1·scussione. · . Il fucile a ripetizione ha sparato di più e ha colpito di m~no a_ cagione -del fumo che io breve mascherò il bersaglio. Questa è la srntes1 del fenomeno che provocò il verdetto della commissione_. . . . Se si pigliano arl esaminare le cifre si trova che m 2 mmn~1 d1 tem_ro, -68 uomini armati col Jarroan a ripetizione hanno sparato ·154-4- colpi, e -che nello stesso tempo altri 68 uomini armati_col J armau semplfre ne hanno sparati 1374-, cioè ,J 70 di meno. Questa differenza, ~a quale d'.vent~ ~nche più esigua quaudo la si riferisca ad ogni singolo. ti_ratore, _g1ac~he 111 tal -caso troviamo 1ùpettivamel'lte 22.,7 e 20,'2. span m medrn ~e1 di,e fu--cili; non pare possa spiegare la grande sovrnbbond~nz_a di_ fu_mo per ,parte del ripetitore, nnche supponendo che si sia incommcrnto il uro colle ,cartucce del magazzino. · Ma accettato il fennmeno, e ammesso pure che questo solo sia stata la -causa dell'inferiorità dei risultati ottenuti, p11ò esso bastare alla condanm1 ·definitiva del si,;tema? Se invece di continuare il fuoco per due minuti dalla stessa posizione, si prescrivesse di correre innanzi d_i q~ialche di~cina .di passi non appena il furoo comincia a mns~tie_r~re l'o~1ett1vo, non s1 ~vv1e•rebbe o-.ià all'inconveniente lamentato? S1 d1ra che 11 tal caso cambierebbero le!') condizioni del confronto fra le due armi. Ma che impork'I? Qui non si tratta · di vedere quale delle due sia migliore io date condizion1, ,ma bensì di accertare quale sia la migliore in modo assolL'.to. Ora astrazione fatta dal prezzo e dalla piccola differenza d, _~eso cl~e può ;portarseco un'arma a ripetizione, pare a noi che fra duef'.1011! ~o_tatLdelle stesse identiche qualità di resi;teoza, di maneggiabilità e di prec1s10ne, do''rebbe preferir;i quello che ci offre u.na propri~tà di p~ù_; la rapidi~à del . , ,tiro. E se rea !mente i dne tipi di Jarman espenmentall lossero stati pro-
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prio equipollenti in tutto il resto, non potremmo adau.:1rci all'·idea che pet solo fatto del fumo si dovesse rifiutare quello a ripetizione; o almeno ci sentiremmo indotti a desiderare che le esperienze non si fossero arrestate· lì,. ma avessero avuto uno sviluppo maggiore. Comunque sia è d'uopo ricordare che anche negli Stati Uniti d'America le armi a ripetizione ebbero la peggio; e ciò in seguito al voto di H9 compagnie, le quali dal I88·1 in poì ebbero in consegna tre ti pi diversi di fuci li a ripetizione, cioè il Lee, il Chaffee- Reece e l'Hotchkiss, con ordine di sperimentarli in confronto del fucile semplice regolamen-ta,re Springfield . Gli appunti mossi ai detti tipi, in base ai quali fu deciso di attenersi allo Springfield, furono essenzialmente relativi alla complicaziÒne, alla dii'. ficoltà di maneggio e alla facilità d'incepparsi del meccanismo di chiusura, ed agli inconvenienti presentati dall'uso di munizioni ricaricate. Come vedesi pertanto, la dècisione presa in America si fonda quasi esclusivamente su imperfezioni dei fu cili esperimentnti e quindi non puòaver importanza nella questione se non nel senso che viene ad accrescere il numero dei voti sfavorevoli al nuovo sistema . Ma per altro uon bisogna dimenticare che grazie alla loro posizione geogr11fica e alle loro peculiari condizioni, gli Stati Uniti sono quelli che meno di tutti hanno motivo d~ preoccuparsi troppo in proposito; osservazione questa che a ben ponde.:.. . rare può forse in parte applicarsi anche alla Svezia, i cui interessi pare non debbano tanto faci lmente trovarsi in conflitto con quelli di altre nazioni. Concludendo, noi non sappiamo che cosa saranno per fare gli altri Stati di fronte alle esperienze cli Marma e quale interpretazione vorranno 'darloro; ciò che sappiamo si è che la Svizzera è armata di fuci li a ripetizione fino da l ,t869; che il Portogallo ue ~a ordinati tO mila alle officine Steyr,. pochi mesi sono; che la Francia ne ha già fatto largo uso nel Tonchino approfittando dei 60000 appartenenti alla marina e se ne lodò assai; che· l'Inghilterra ha deciso di distribuirne 3000 nll'armata navale entro quest'anno per .esperimentarli; che la Germania ne ha provvisto diversi battaglioni nell'intendiménto di procurarsi tutti gli elementi per decidere della loro definitiva adozione e finalmente che l'Austria pare abbia votato i fond i Decessarj per la loro fobbricnzione su larga scala.
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tlie Deutsclie A1•1nee unti 11La-
4 tri mesLre 1880.
Carat!ere dei com~attimenl!i dii fa11t1,ria nella campagna del 18i0. tenent~ generale. - In questa ca mpagna si hanno battaglie di posizione e battagl ie d'incontro . Considerandola nel suo complesso, apparisce che le trqppe france:;i si sono battute meglio nelle battaglie di posizione. Frà queste si notano special mente Veissenbu rg, W ort e Graverlotte, dùve i Francesi stando sulla difensiva, resistettero per lungo t.empo .a forze molto superiori. 1\1.eno bene si comportaro·no nelle batta~lie d' incontro, per esempio, a Vionville ea Beaumout. Anche peggio a Noiseville ,e a Seclan, le quali a dir vero, non possono annoverarsi frn le battagl\e d'incontro. Ma in e5se la re3iste.nza della fan teria france$e fo rotta dalJa superiorità e dall'eccellente impiego dell'artiglieria tede3ca. Segue uno studiosulla detta campagna, al lo scopo di provare, con esempi storici, quanto venne sopra enunciato. Ciò che speriarno da l.la telegra,fia campale 'in Germ,a~·ia. - F1 SCHER 'Tn EUENFELO, ex-direttore dei telegrafi di campagna. - E un nrticolo di rispo3t.i ad altro collostessr..titolo pubblicato nelle pt~ntate precedenti. L'au,tore di questo dissente da quello dell'altro articolo in vari punti, riflettenti l'ordinamento e il materia le dei telegrafi da campagna . È di accordo con ,lui nel riconoscere il crescente interesse che, nell'esercito tedesco , si annette alla telegrafia da campagna . Le fer·rooie ital-iane dopo le conoenzioni. - Si dà un idea comples-siva dell'ordinamento delle nostre ferro vie dopo le ultime leggi che le riguardano.
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UllRI
L' Jnghilter·ra come potenza ma1·ittima. - SPIRIDIONE GorcEvrr. (Continuaziontl e fine). - Si porgono dati statistici sul personale e snli materiale della marina inglese, e si danno, in fine, gind izi forse troppoesagerati e pes$irnisti. Una gran parte del materiale sarebbe inservibile per vecchiaia o per cattiva costrt17.ione, e nondimeno conservato con grande cura: « l Francesi spendono meglio i loro denari, impievndoli in costruzioni nuove. • « Specialmente trascurate in Inghilterra sono le torpedio iere . Quelle· « magnifiche torpediniere d'alto mare che si vedono in Francia, Germa« nia, Russia ed Italia, si cercano invano in Inghil terra. Si è agitata la « questione, se la flotta ingle:;e, in caso di gnerrn. potrebbe adempie re la « sua missione. Non esitiamo a ri, pondere di no. Potrebbe solt,into di« fendere le cost.e inglesi. In riuesto momento l'Inghilterra, tutto consi« derato, è meno forte in mare della sola Francia. « Finchè nelle guerre navali era tutto questiooc di abilità marinaresca,. « cioè al tempo delle flotte a vela, l'Inghilterra aveva una superiorità in• contestabilè. Ora la cosa è clivers11. Cinquanta torpediniere d'alto mare, • comandate ciascuna da un tenente o sottotenente energico, possono man·• dare a fondo tutta la flotta inglese i> . Pensieri. sopra le lettere rnil'ìtari dd generale prinC'ipe di 1-lohenlohe· Jngelfìgen (Continuazione). - Esame critico di detta opern. La posta tedesca di campagna nella guerra del 1870. - Si descri ve· il suo ordinamento e si fanno risaltare i servigi resi. Si dice che in mezzo, alle truppe affrantedai disagi e dalle fatic he, la posta recava giornalmente, dalla madre patria, vere correÒti di vita. Si riportano varie bellissime· lettere trovate sopra ufficiali ed uomini di truppa morti su l carn po; le quali dimostrnno che i legami non interrotti colle famig lie e gl'incoraggiamenti· avuti da esse furono non ultima causa del loro valore. Fra queste lettere ve ne sono alcune, dalle quali si vede l'effetto di una di$posizione di lègl,!e che vige in Germania e manca in altri pnesi: il diritto dei gen'i toh, alla pensione pei figli morti sul campo. Alcun i padri e nrnclri sc-rivono: « non· pensare ai nostri bisogni, perchè se cadi da va loroso, ci penserà il re • . E questo è detto colla maggiore naturalezza e sicurezza del mondo. Il corpo degli uffìàali ,russi. - DEvnz, tenente. - Lo studio degli ordinamenti mili tari in Russia è da qualche tempo (dice l'alllore) oggetto· di studio per gli. ufficiali tedeschi. E ben a ragione, perchè solo in tal modo, si riuscirà a formarsi un'idea abbastanza giusta delle forze mili. tari di. detta potenza, in mezzo alle comraddizioni enormi che corrono a questo proposito. Mentre qualche autore descrive l'esercito russo come il primo del mondo dopo quello della Germania, altri vi trova ta:nti e t.a li:
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difetti che, se esistessero, lo renderebbero quasi inetto alla guerra; mentre akuni portano a cielo lo spiri to d'abnegazion~ e de.vo'.'ione d~gli .ufficiali verso lo Czar, altri rappresenta il corpo degli uffic1ah come mleramente crnasto da sentimenti anarchici. "' La Russia ha i regolamenti mi litari più rnotlerni, ma il suo esercit?, in comple,so, non è all'altezza dei regolamenti . In nessun luogo I.e ~1sposizioni regolament11ri sono così trascurate e interpr:tate a cap~'1cc1?. « Dio è in cielo, e lo Czar è lontano ». Ecco la massima che vige m tutta la Russia . L'elemento che necrl i altri eserciti dà l'intonazione, il carattere, è il 0 1· corpo degl i ufficiali. Ma costoro in Russia sonq cosi differenti .s!i u.ni dag 1 altri per origirie, per istrnzione e per posizione~ an?he a ~ar'.ta d1 grad~, vivono così.staccati gli uni dagl i altri, che non s1 puo quasi dire che costituisca oo nn corpo solo. . . . . Secrue un breve cenno sui diversi modi di reclutamento degli ufficiai,, sulle d iverse scuole da cui escono e clnssi sociali da cui provengono; jndi si continua: « I r icchi sen'ono nella Guardia . Questo corpo, a differenza del suo omonimo in Prussia, è reclutalo più fra l'aristocrazia del danaro, che fra quella del sangue. Per molti però il servizio .nel.Il\ Guardi~ .noR è se non un mezzo, una trafila, per 2cr1uistare onor1fic1 e lucrosi un pieghi civili. Al che mediante l'intrigo e le protezioni, si riesce in Rnssia assai più facilmente che altrove. . . . ·. « I Polacchi entrnno di preferenza nelle truppe tecn ,che, e cost1 tu1scono, assieme ai Tedeschi, l'elemento più istruito. 1 Cos:icchi sono i beniamini della vanità nazionale. « L'nfficialc povero (in Russia gl i ufficiali sooo m~ I pagati)~ senza protezioni, poco sa, poco fa e poco pretende. Pa~sa la :'It~ nelle p1c~~le gua'.'· nigioni, cioè in miseri villaggi, dove per sei mesi ~ mver~o .s1 e obbli~ rrati a star chiusi in uno casa o in caserma, e per I anno rnt,ero non st frova altra società che quella dei contadini , coi quali l'ufficiale passa la. sua domenica all'osteria e piglia regolarmente la sua ubriacatura. l~ q~~ste · guarnigioni peni si formano fra gli ufficiali e le loro ~ruype, r:laz.1ont m~ time, quasi patriarcali, che diedero spesso splend,ch r1sultat1 sui campi di battaglia. ' « È un pregiudizio il credere che i Russi delle alte classi siano r.affi~ nati e quelli delle infime classi si11no brutali . Le differenze sono mmon di quanto si crede, e soltanto apparenti. Vi è, in fondo al car.atte: e, u.na gran dose di bontà, di abnegazione e di coraggio; ma i due d1fettt nazionali, l'intemperanza e corruttibilità, sono comuni a tutte I: ~la~si •. . Per l'istruzione fuori delle caserme non possono nsn frmrs, se non t
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mesi d'eslale. Dopo l'introduzione del servizio obbligatorio o la conseguenle diminuzione della ferma , vennero abolite, per la fanteria, tutte quelle esercitazioni che non servono direltamente alla guerra. Nella cavall~ria si dà meno importanza di prima alla buona equitazione e se ne dà di più alla resistenza dei cavalli e delle trnppc; queste vengono anche molto (forse tropro) eserci ta te a combaLlere appiedate. Per l'istrnzione iute! lettuale si sono fondate bi hl ioteche, isti Lu ite scuole e coD ferenze, sparsi libri a migliaia. Un certo risultato dovrà col tempo oltener;;ene, ma per ora non è rimarchevole. Un metodo generale d'istruzione e d'educazione non può adottarsi, fin chè le differenze di condizione tra gli uffkinli sono troppo grandi. Da una parte si vedono urficiali in uuiformi splendidissime, i quali fanno lauta vita ai migliori alberghi, dall'altra pane ufficiali poveri, che fanno il turno di guar.lia per gli altri mediante pagamento, tengono pensione ai compagni, danuo ripetizione ai loro figli. Tra gli uni e gli altri, salvo il saluto obbligatorio, non vi è altro indizio d'intimit,1 . La posizione degli ufficiali in socioti1 dipende non dal grndo, ma dalla rond itn e dalla posizione della fami glia . I nobili e ricchi vanno nell'alta soeietit, i poveri si vedono anche nelle capanne dei pescatori . In que;;ti ulti mi tempi si sono strette molte relazioni tra gli ufO ciali e gli studen ti e le studentesse di cui la Russia abbonda. Discutono coi primi e vanno a bracceuo colle seconde, portandole nei teatri di terza e quarta classe, o prendendo posto nei lobbioni. Di c1ui fo rse il contagio del nichilismo, da cui, si voglia o non si voglia. anche l'esercito è attaccato. Non si fa un arresto di nichilisti, senza che vi sia in mezzo qualche ufficia le. Della campagna del J[J' c.orpo d'armata prnssiano nel basso aeno (18"3-H,). - Vi.LL11IAK, capitano. - Monografia storica . Dalla vitci del generale sassone 'V . Lindt. - Biografìa. Le operazion·i 'in Francon'ia e Tttringia durante la gimTa dei treni,' anni. - Interessante studio sullo operazioni di Gustavo Adolfo, di Va llenstein, del generale Piccolomini, ecc., ecc. La presa d:i Lofdce. - Monografia storica tratta dal l'ul tima guerra russo-turc,1. \'i troviamo il seguente giudizio sul soldato turco: • L'opi. niono che il soldato turco valga bensì per la difensiva, ma non per l'offen siva, è abbastanza diffusa, ma non giusL' 1ficata • Eali è corarroioso v ov ' pazientc, ubbidiente, sobrio, senza pretese, duro alla fatica, intelligente ab· bastanza per sapere profittare del terreno, avvezzo fino dalla <>rrioventù a maneggiare le armi . Sono qualità eccellcuti per l'offensiva come per la difen siva. Se nell'offensiva tattica h,! dimostrato di ,·aler meno che nell;1 difen~iva, 1100 è per mancanza di nttitudiue, ma per mancanza d' istrul)
zione e di condottieri . Lo stesso dicasi per ciò che riguarda l'offensiva s1rategica. Se i corpi d'armata turchi sono incapaci di grnndi operazioni, la colpa è di chiunque, salvo del soldato ». Dalle annotaz·ioni di tm ant1eo uffkiale. - Episodi storico-militari della guerra dei sette anni. Hanno le mine, nella guerra da fortezza, pe1·ditto il loro valore? RENAUl, D, capitano. - Nelle ultime guerre (dice l'autore) gl i attacchi e le difese di forkzze ebbero una parte importante. Tutto fa crociere che questa parto non sari, minore nelle guerre dell'avvenire. Parò le fortezze si trasformano, e i modi di attacco e di difesa si trasformano anch'essi. In questa trasformazione i lavori di mina hanno conservato e cooscrverannc, l'antica importanza ? Per rispondere a tale domanda, l'autore osa mina molti casi, in cui le mine e~bero effetti decisivi sull'esi to di un attacco, e trova che questi ef.fetti sono quasi indipendenti dai perrezionamenti delle armi, dal modo con cui venirono costrutto le fortezze e dal metodo con cu i le tru ppe com" detti effetti ~ono sempre possibili . La conclusione è questa: battono. Perciò l'importanza tattica delle mine, masoime per ciò che riguarda l'effetto morale, è sempre la stessa. Lo scoppio di esse souo i piedi dell'attaccante, giunto sullo spalto egià in possesso delle opercesterne, è il migliore mezzo per far falli re gli assalti. Gli effetti micidiali delle armi moderno, al!zichè rendere inutile ia guerra sotterranea, sono una ragione por ricorrervi più che in passato. Xon è impossibile che ritorni il tempo io cui era vero il detto di Federico II: « nelle mine consisto la priucipale forzn di una piazza. È solo colle mine che il difensore potri1 prolungare l'assedio ". Le razze de·i, e.avalli e le 1-innonte dcllaca'Vallerici in Hussia. - Dnr· GALSKL Si danno notizie sulle varie razze cavalline che vivono nelle divern• provincie dell'impero russo e sui metodi usati per rifornire di cavalli l'esercito. Presente e (tit·nro della marina da guerra ·inglese. - È uno studio simile per argomento a quello più sopra indicato col titolo Potenza marittima dell'Inghi lte1'ra, ma la conclusione è alquanto diversa. L'autore, dopo aver notato che da qualche tempo gl'Inglesi avevano alquanto trascurato la loro marina, constata che ultimamente si sono risvegliati. Riporta il bilancio della marina inglese per l'anno 1885-86, ed enumerate le navi in .:ostruzione, aggiunge: « Come si vede, gl'Inglesi adesso non lesinano nel danaro e, fra pochi anni, avranno una numerosa flotta moderna, nella rruale dalla grande corazzata all a più piccola torpediniera, tutti i migliori tipi saranno rappresentati •. 1
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Welu•-Zeitu:ug. -
N. Hi e 24, .
Con<lizioni di/'ensivc <li varie potenze continentali citropee. _ Nel lo, ::;forzo_ generale ~atto ~alle poten~c europee dal f868 in poi, per port.arei l. proprio valore d1fousn-o al massnno quantitativo possibile tutte tesero allo stesso ,;~opo pe: l_o m_edesirna via e cioè: 1° collo sviluppo delle armato c~m_pal1 fino _:n lrm1t1 della potenzialità del paese; 2° coll'organizzazione· eh ~,serve o~h landwehr, capaci di seguire immediatamente la prima lincn e d1 fondersi c~n essn; 3° col_co~p l_etare la mobil itazione della prima 0. della seconda hnea per operaz1ou1atttve,comep ure diconvenieuti riserve median te l'orgaoizzazio11e drlla la11dsturm, iucaricata, oltre alle missioni• even tuali , di disimpegnare i servi,,, di guarnigione e di presidio. Rtis:;ia. L'esercitoattivo russo nell'a111w ·I869 co11ta va ,f 0,19000 uomini Sul principio d;I 1885 questo uurhero, secondo la 11uo11a organizzazione: è sa.li LO 11d 1950000. Esso per conseguenza, in uno spnzio di 15 anni, hn sn b1to un ~u mento del °(o. _Per la ca valleria poi, la qnale è superiore a qt~ella_d1 tutte le altre nnz1om, t11 le aumento fu di ,f O.\. squadroni. 01 ~ft ~orze, compresi i cosacchi, appartengono alla prima fin cn 880 b~tt~gl10n1, 608 s~ nadroni e 353 hatterie con 11291 000 uomini; i qual i costituiscono 19 c?r~1 d'armata, con 4.8 di visioui di fanteria e.20 di cavalleriD. Le truppe dt n servn corr:spondeuti alln lnndwehr, unitamente alle seconde e te~·ze levate di cosncchi, formano, come esercito di 2• li non: 529 battagl1ou1, 52'.z squadroni e 4 16 batterie, rappresentanti complessi va~e~t~ u_na _fo,rza d! 66 i OOO uomini . Con !(ltCste truppe si costituiscono 2,1, d_11'l s10~1 dt _la_n~r1.a, _e oltre n ciò ;i banno pronti i parchi per la formazione dt 2 d1 l'IStom dt ca vallerin. Esse veng~no i1~1piega tc in p~rte contemporaneamente e proporzionata• mente alla prima lmen; 17 reggimenti su 5 battaglioni sono destinati alle fortezze; loaltre parti servono per le guarn igion i e i presidi i in paese finchè non vengano sostituiti dalla landsturm. ' Computate tu.tte le nitre truppe di guarnigione e di riserva, come tutte· q~telle non cleslHrn_te ad agire in aperta campagna istituti e stabili menti, d1 ~pcttanza esclus"•a della l~ndsturm, la forza armata secondo l'organizzazione, tutto compreso, è dt 2H9000 uomini e colia marino di "'Uerra 0 2,t83000. ' 1
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l a l:mdsturm :ie1te.chiamata, e impiegata dietro ordine dell'impera. tore: Que~ta consiste d1 due cntegorio, di cui la prima in ca~o di guerr:i è desttnata 11~11anzi tutto a formare 488 battaglioni e 72 SCftl:ldroni, 0 può anche ;en •1re come fondo suppletorio per le truppe da cnmpo e per le ri-
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sen•e. Per la sua formazione sono prese fin dal tempo di pace le volute disposizioni ed essa dove forma rsi in 28 giorni ed istruirsi in altri 28. Impero tedesco. La legge militare imperiale del 2 maggio ·1874- regolava in modo l'esercito tedesco da forma re per la prima linea 18 corpi d'armata a 2 divisioni, oltre la divisioneassiana, con un totale di 82.0000 nomini; nel mentre stesso che per le riserve furon o cost.iluiti quadri suf-· ficie11 ti per mettere in piedi in qunlunque momento un altro effettivo di t90000 uomini. Il coronamento dell'edifizio viene fotto dalla legge sulla landsturm del H febbraio ·1875, la rruale, sopra 5900000 uomini obbligati al servizio, ne mette già oggi a disposizione 900000 perfettamente istruiti. La sua chiamata avviene per decreto imperiale, tostochè una parte del-l'impero $ia minacciak'I, o inv:isa. Esso porta di:;tintivi rnili to.ri riconoscibili a distanza di tiro ed è di solito incorporak'I in forma1.ion i speda li. In caso di bisogno straordinario la landsturm pnò essere destiMta a. sostituire la landwehr, quando già tutte le classi di quest'ultima e gli uomini rlisponibili della riserva fossero state chiamate. Siccome d'altra pnrte, secondo la legge della difesn, non solo gl i uomini delle classi più giorani di landwelir possono es~ere impiegati lìn dal la mobilitazione in sussidio dell'esercito, ma altresì in guerra tuui i riparti dell'esercito e dell11 m11riua n misura del bisogno possono essere sostituite, così ne ricne che in questo caso si hanno a dispo5izione 25 intere annate · della po polazione . Ft·ancia. L'esercito campale nel 1869 contav:.i 700 mila uomini ed era suddiviso in esercito attivo, in riserva e in esercito territoriale. Attualmente, secondo la legge organic:i, la sua forzll im porta 14-25000; il che · equiv:i le ad un aume11to del i 03 per cento. La prim11 li nea è formala di 502 battaglioni, 322 squadroni e H7 bnt· teri') con 808700 uomioi ripartiti in 19 corpi d'arma tu. Per la costituziooe di tale prim:1 lioea sono disponibi li 993000 uomini Jtlivi, e 893900 di riserva; vale :i dire co mplessivamente 11886900. - A rincalzo dell'esercito attivo sta il territoriale diviso in ,l,,i,4 batt:igl ioni, 148 $quadroni e 19:~ batterie colla forza organicarl i 616000, divisa in 19 divisioni di fanteria. Gli uomini disponibi li per que5ta p.:irte dell 'esercito sono 795000. L'esercito territoriale può e~sore formato contemporaneamellle e propor-zionotamente n quello di pri ma linea e può essere impiegato come rp1c~to e quindi ripartito coll'esercito d'operazione . La riserva dell'esercìto territoriale, la qua le com prende auun Imente ci re.a 650000 uomini deve contare Ml organ izzazione completn, va le a dire nel 189?, 718000 nomini; i quali non solo ba,tano ai servizì di guarnì-1
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gioue, ma 1nssouo anche venir assegnati per legge all'arrnat11 d'opera·zioue. -Essa è destinata a riempire le lacune dell'esercito territoriale ed avendo gli s1es3i còmpi ti , può costitui re una parie dell'arm:ita d'operazione e quindi essere adopera ta oltre i confini. Tanto l'esercito territorio le qunnto lu sua riser vn vengono chiamati dal ministro della gnerra. Ttalia. Secondo la leue organica del 30 settembre -1873 l'esercit-0 italiano consisteva di: ,f O Mrpi d' arm:ita a 2 division i con 330000 uomini di prir~rn linea e 1O divi:;ioui di fanteria con 150000 nomini di milizia mobi le di sec,1uda linea; mentre la mi li zia territoriale costituente la terza linea, era ind 'cata per costituire a poco poco tante unità tattiche per la concorrenza di 450000 uomini. Per la legge del 22 giugno 188z la forza di prima e seconda lino;: venne ,accre~ciuta di 1'.n terzo e qnella di terza linea più clie raddoppiata. Questo ampliamen to mette la milizia territoriale in condizione di poter as!-umere per la più gran parte le guarnigioni iolProe e delle coste lasciando così perfettamente disponibili le altre due linee. ' Tale mi!izi~ è. fo r~~ta ria: 320 battaglion i di fanteria su 4 compagnie; .30 bauaghon, dr alpm1 dell a forza comple,siva eh 72 compa!!nie verso i confini francesi ed austriaci; mo compagnie d'a rtiglieria da fortezza; 30 compagnie del genio. In •caso di mobilitazio:1e può venir raggruppata in re<rnimenti ed 11 ucbe .• ' • • t>ù m unna super10n. 1 ~ ~biamata avv!ene pe1~ decr~to rea le e può aver luogo per classi, per ·qualita, per comulll, per d1strett1 e per armi; cosicchè il potere direttivo ha com pleta libertà d'azione e non è circoscritto da alcuna co ncfoione legislativa. Rumanit.t. Mentre al rom?CEi della guerra ru~so-turca nel 1811-18 ,l'esercito rumeno consisteva di 6000 ) uomini, l'a ttuale reame in base alla legge ·1882, dispone di quattro co rpi d'armata e di una di visione di ca vall,~ria co u 160000 uomini in ,1a linea, ,120000 uomini io 2• linea e 150000 uomi ni in 3• li nea . La 3· linea noa serve solo per le guaroigio:ii ma altresì per r incalzo -Ot' lle altre due. Il diritto di disporre della landsturm appartiene esclusivamente al re. Serbia . L'esercito serbo, che al cominciamento della auerra contro la 'Turchia nel 11~7~, ad ecc~zione degli uomini e del materiale d'artiglieria mancava qu3s1 d1 tulio, si è, grazie ali' attività e 1111' energia del governo, •ingrossa to e consolidato. In seguilo all'organizzazione del ·f 883 esso fo posto in grado di mettere 1
E PERIODICI
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in piedi ùna forza totale di :2.00 mila uomini . E ciò senza conl,~re 5,\.000, uomini di landsturm , destinati alle guarnigioni ma in caso di bisogno anche ad agire al di là dei confini . La chia ma ta delle tre linee è devoluta al re. L'esercito greco. Grazie al le disposizioni del congresso ùi Berlino il territorio della Grecia venne di molto aumentato a spese della Turchia e da quel momento si fece sentire la necessità di ampliare anche l'esercito; ciò che fu fatto co lla lt>gge del 21 giugno 1882. In baso a f{Uesta legge l'esercito trovasi costituito dalla li nea, dalla riserva e dalla laodw~hr, alla formazione delle quali concorrono 19 classi. La linea ècostituita dalle classi più giovani e dai volontari e la durata del servizio in essa è di un anno per la fanteria, di dL1e per lo altre armi. La riserva cousta delle successive 7, e rispetti vamente 8 classi di congedati e delle nove classi più giovani di coloro che non prestarono servizio. Ogni due anni e5sa è obbligata a 4-0 giorni di esercitazioni. Alla landwehr appartengono tutti gl i uomini delle ·I O cll)ssi più anziane, dopo aver fotto parte della riserva. Queste truppe sono obbligate ogni biennio ad un'esercitazione di ti'ro. • In caso di mobilitazione la linea viene completata con una parte della riserva, mentre un'altra parte di -questa si impiega alla costituzione di altri reparti, i quali insieme alla li nea formano l'esercito campale. Per la forma zione della landwehr le disposizioni sono prese soltanto, a sec->nda del bisogno. La forza dell'esercito sul piede di pace importa : 27 battaglioni di fanteria; 9 battaglioni di cacciatori; 3 reggimenti di cavalleria a ,i squadroni; 8 batterie da campo, 8 da montagna e 4- da fortezza; 3 battaglioni di pionieri; ·I com pagnia di sanità; Questo truppe non sono ri unite in riparti maggiori e per l'amministrazione e per la sorveglianza delle istruzioni esse sono divise !-in tre dipartimenti militari e cioè: il 1° col cruartier generale a .Larissa con H battaglioni, ft. squadroni e 3 batterie; il 2° col quartier generale a Missolungi, con 7 battaglioni e 2 balleria; il 3° col quartier generale ad Atene, con ,18 battaglioni, 8 squadroni, 15 batterie e 3 battaglioni di pionieri. Sul piede di pace gl i uomini dovrebbero sommare a 30000, ma in realtà non sono che 27000 .
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.E l'ERIODJCI
LIJHII
Io caso di mobilitazione i grandi reparti vengono i5titniti per ordine
-speciale del re. Ora si è intenzionati di formare : 4- IJattaglioni di fonter ia, ·13 compagnie di riserva, ·I batteria da campagna dì riserva e da montagna pure di •riserva, 3 parchi d' .1rtiglieria, ·,1 compagnia di riserva dei pionieri e del treno. L'e5ercito così formato è caltolato ad un effettivo di 8.2.000 uomini, ma secondo notizie recenti questa cifra d,wrebbe essere aumentata mediante -altre riserve. · Circ11 J"org,1nizzazione dèlla landweh r nou furono prese ancora determinazioni di sorta . L'armata navale è compo5ta di: 2. fregate cornza te; 2 corvette a vapore; ·6 barche cannoniere; ·I yacht e una nave trasporto. Essa è armata con 3z "cannon i e il suo equipaggio è costituito da 13·1·I uomini. In pace uou :sono che 1,1 ufficiali e 560 uomini.
w.-,Jenni Sbo1·nik. -
4° trimes~re 11880 .
Le cinque giomate d'opel'azioni mil'itari nella campagna del 1809 Colonnello SuKOTJN. - Si dà un primo saggio deWopera menzionata nell a qua le l'autore fa .emergere le fel ici combinazioni strategiche di quella campagna e le splendide bettaglie di Abensberg, Landsh ut e d'Eckmiihl. La mobil-ità della ca1Jalleria e sua importanza (articolo 3° e 4°). ·1. G1u..1.s:-;eov. - Si chiude il lavoro riportando, mediante tre particolareggiate tabelle, tutti i dati relativi a tre lunghe escut'sioni eseguite nel1' anno 11883 dagli ufficiali della scuola di cavalleria. Ecco un riassùnto ·finale. Escursione:
,('I 9-23 apri le). -
2•
•1 a
:Òaia Durata dell'esercizio . Lunghezza della marcia.
(24-0 verste)
.N. delle ore della marcia compresi gli alti 4-0 30' N° deJ.le ore della marcia noi:i compresi gli alti 2.7 25' Velocilà media per ora km . 9 !/ 2 (verste 8,8)
.N. delle ore di pernottazione
3a
3·1 agosto ... . 2.7 dicembre... 8 niarzo ..... 7 gi,)rui 4-0 ore 30' 4c giorni km. 258 t/2 km. 395 km . 605
6
(370
verste)
5125'
(versato
563
1/ ) 2
91 ore
4-·t ,15·
65 30'
km. 684,
km 8,936
(verste
30 5'
9)
.(verste 8 •/,l
66
A propo.5ito det mortaio d1i campagna dà 6 pott,;,c,,; __ A. Pr,1uTiINSKr. Art. ·l . L'argomento fu oggetto di una con fet'enza all'accademin Nicola -di stato maggiore. PHlato dell'importanza ognora cres(.tente che va ,1cquistàndo in Europa il tiro indiretto si passa con argomenti pra tici, cioè <!olla trascrizione di numerosi dati, desunti ·dai vari esperimenti fatti in Rus~ia, a provare l'efficacia di quel genere di tiro. Il co·nferenziere è di aVl'iso che per ora espediente giusto sarehbe quello di attenersi ad un mezzo termine, cioè adottare bocche da fuo;;o medie fra il c,mnoue ed il mortaio; ad ogni modo egli si propone di studiare le due questioni testè sollevata in Russia: 1° se convenga o no adottare un rnort:i io da sei pollici per l'è1rtiglieria da campagna, ovvero, più esattamente, se convenga adottare quest'arma il più presto possibile appagandosi delle esperien ze fotte sTI di essa in Russia; 2. 0 se non convenga piuttosto attendere l'esito di un .ahro più conveniente esperimento. Art. .2.. Si studiano i risultali di tiro del mortaio da 6 pollici con tro -opere aperte e opere chiuse. A questo riguardo viene conchiuso : ,1° le t1pere ch iuse, senza eccezione, sono più conven ienti, e percbè richiedono minor forza per difenderle, e perché pi·~ì. adatte alla difesa autonoma; 2.0 i ridoiti e le opere apert.e coll'identico sviluppo di linea di fuoco richiedono ta stessa quantità di tempo, di lavoratori e d'istrurnenti; l'adozione dunque dei ridotti f' possibile in tutti i casi in cui è possibi le l'adozione di lunette r:edans eoc.; dal tempo disponibile dipende il profi lo e nou la forma del tracciato. - E si conch iude; l'impiego delle opere, di fortifìcilzioni chiuse deve essere oggigiorno la regola; l'impiego delle opere aperte l'eccezione. Art. 3. Trattasi degli espedi~nti più acconci per diminuire le perdite ~et tnrppe che occùpllno opere di fortifìcazioneo trincee di fronte all'artiglieriao alla fucileria . Tnli esped ienti souo o tattici o tecn-ici. Alla prima categoria appartiene l'uscita della guarnigione dnll'opera fortifica ta {operazione non.scevn1 da difficoltà); in questo caso il grosso della forza esce ed.occupa trincee pi'eviameute preparate in prossimità del!' opera . Alla second.a apparteogotlo: il mascheramento del forte e delle trincee· il va~ riare dei pi·ofili e del tr.acciat,J dell'opera; e il blindaggio. ' Conchiudes·i: ogni nuova arma da fuoco (sia essa fuci le ca uno ne o mor1aio, come pure ogni sna nuova modalità di tiro) sarà ogòora cosa assai temibile, però ra1'ari1eute tanto temibile quanto essa :ippare da principio . L'organizzazione deip·archi votanti d'artiglieria. - Tenente colonnel10 BtELIAVSKI. - Considerazioni e proposte. La {fotta cosaaca. - N. KRASNov. ~ AUe foc;i del Don, ·del Terek, ~el Ku~a-n e del Volga, nelle ooste dél Mar Caspio lungo il terri torio dèi <lOSà'Oeh1 dell'Utal e del Kuban, si esercita oon attività la pesca, e molti
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sono i legni equipaggiati dai Cosacchi. Una bella pagina ò inoltre conservata nella storia intorno alle gesta mili1ari del naviglio cosacco, come quelle della flottiglia del Don alla presn della fortezza d' Azoff (1686), e delle operazioni dei Cosacchi nel Mar <l' Azolf nel il 600 ecc. Pare dunque utile allo scrivente di vnlersi di quel le popolazioni costiere chiamandole al servizio della flotta anzi nell'esercito di 'terra, come si pratica . La prepa1·azione di sotttif{iciali nei quad1ti di complemento della ca'l!alleria. - ~ . H AR1x . Desch,zi,one delle operazi oni m;ilitar,i sotto Plevna, 1877. -(Articolo il o•, •I •I O e 42°). - Sottotenente A BDURAmr.rn. - Seguito del la traduzione
dell'opera del maggiore Tal-ata al servizio dell'esercito turco; viene trat· lato degli ultimi avvenimenti avnoti Plevna : occupazione di Gorni Dubn iak e Td iscia da parte dei Russi; disposizione delle trn ppe turche il giorno della loro ritirata da Plevna; sgombro di Plevna e considerazioni. Il Corea. - A. D. STASCEVSKL - Studio geogrnfico militare. Rivista estera. - [e istnizioni estfoe nei princ1:pali Stati d' EM·opa.
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fo r1ezzn di Knrs, :itt:1cco di Erzernm; e assa lto notturno della posizione di Scipkn e ;i ~ettembre 1877) . Circa ,,; cannoni e niortw~ d'artigl-ieria 'da campagna. -0. T. S. Confuta a.lcune quistioni relative all'argome1110, mostrandosi partigiano dell'11dozione di battr.rie <la 6 mortai.
e:~
'
.Uortaio da cmnpagna 1•iferito alla vrepm·azione del campo di battagha. - E. Vono~rnz. - Osservazioni tenrlenti a dimostrare l'iofluonza cbe eserciterà l'ndozione del morta io da campagna sul modo di apprestare a difesa le posi1.io11i e sulle qual iLit intellettuali degli special i, richiedendosi da questi maggiore presenza di spirito e gronde pr:i1ica ai ripieghi
del momento. Le {01·me della dfoi.sa dal punto d1 vista del regolamento di discipl'ina . - i\ . V. Dove1·i e servizi del mnlico di oi:,ioncde 'in tempo di pace. - Dottore G R1 ~1.11.
- V. NEnsvrETZKt. - Viene parlato anche dei campi d'istruzione e delle grandi manovre eseguite in Italia l'anno scorso (1 885). Esame gen erale sulle formazioni di combattimento delle tre <irmi. -
A. F. - Nell a punt:lla di aprile ,188i lo scrittore riferiva e commentava l'opinione di Scherff circa In fo rmazione di comhatLimento io generale espressa da questi nel suo scritto: Dic Lehre von cler Tr'Upp enver·wen àimg als Vorschule fii,r <lie Kunst de-I· Tnippenfii,Mung: nella presente riferisce e discute l'opinione dello stesso autore intorno alle singole formazioni delle tre armi. Stucli strategie'!:. - Indole della guerra cbi m ontagna. - GeneraleL EER. - Si esamina l'essenza (teoria) delln guerra di mont~gna, indicando le modifiche f11le applicazioni dei principì generali per ti!Tetto delle svariate condizioni che si presentano nelle regioni montuose, e ciò nellointento di regolare il giudizio e la soluzione dei quesiti relativi a quel modo di guerreggiare. L'articolo traun perciò dei seguenti capi: silu:izione generale; importanza dei vari elementi nella guetra di montagna e variante éhe occorre apportare alle norme sulla condotta delle operazioni e del combattimento sotto l'inflenza delle condizioni particolari delle regioni montuose; tipi delle regioni montuose. Occupazione, difesn ed nttacco delle ca tene e delle zone montuose; conclusione. 1l comba-ttirn,ento notturno. - FA-KR. - Esposizione delle partico· larità inerenti ai combattimenti di noue e norme da seguirsi in quei casi; tulio ciò è convalidnto da narrazioni particolareggiate di analoghi fa tti d'arma delln guerr:i russo-turca, cioè: presn del forte Harfìs, assa lto della
BOLLETTINO
C.
CAVO uR .
BIBL I OGRAFICO
Lettf' re etlile e ,l inedite, 1·accolle ed illustrate d·a
d<.lputato al Par-lamen to nazionale. Vol. V. Torino, Roux e Fava.le '1 866. Riservandoci cli dare più esteso ragguaglio su questa parte della importantissima pubbl icazione che ora sla per compiere l'o~orevole Chiala, antico direttore di questa Rivista, per ora ci limitiamo a dii-e, che se i quattro pondeeosi volumi già pubblicati formano il più bel monumento elevato alla gloria del sommo s tatista, questo che é pubblicalo adesso ne è in certo modo il fondamento. Perché le abbondanti ed accurate notizie che ci dà intorno alla adolescenza e alla gioventù di Cavour, mentre compiono il eilratto dell'uomo insign e, 0 danno ragioue della grandezza a cui sali, sono pur anche fonti d'allissimi insegnumenLi. Camillo Cavour, entrato di dieci anni allievo nella R. milil~re accademia. di Torino il t· maggio del ·1820, ne uscì luogotenente L u 1G1 C u1ALA,
l3 -
A!'i:',O XXXI, VOI .. 11.
OillLfOGHAF ICO
BOLLETTI NO
nel R. corpo del genio il 16 settembre 1826. Se si pensa come in quegli anni per l'appunto su tutta l'Europa continentale si aggravava il più cupo dispotismo - nel 20 e nel 21 erano dall'Austria soffocate le rivoluziMi in Piemoute e nel regno di Napoli - nel 23 l'eser cito francese spegneva l'ins urrezione di Spagna - nel 25 l'imperatore Francesco I, visitando il r egno lombardo-veneto nella università di Pavia ecc. « Si ricordino » intimava al corpo dei professori "si ricordino che io non voglio sudditi dotti, ma fedeli • - s e si pensa che appunto in quei tempi il g iovinetto Cavour dava tali prove del suo amore per la liberta, da attirarsi l'avversione dei regnanti, e da dover poco dopo (nel 1831) deporre volontariamente le assise militari, certo è cosa che ra meraviglia. Ondechè tanto più mirabili appaiono l'alLezza dei suoi sentimenti e la !uciclezza della s ua niente, per cui, in quel buio, per così dire , già s i propon eva quella meta che poi toccò con ta nta gloria. Ma ciò che più imporla osservare e tenere a mente, per apprezzare al giusto il suo valore, e insieme per ammaestramento ai tanti che attribuiscono tuUo alla fortuna e alla oppor tunità dei tempi . e delle circostanz~, si è che la via alla gloria, m·alg rado i vanta ggi della nascita e del censo, gli fu tutt'altro che agevole: e che dovette spianarsela dapprima con una seriela, vaslilà e perseveranza di studi veramente meravigliose; poi con una operosilà iQ.sLancabile, e colla cosLanza i,·removibile cor.Lro lutti · gli ostacoli che si trovò di fronte , opposligli e dall'aHo e dal basso e da destra e da s inis tra. La gloria, come il r egno dei cieli, palis.ce violenza: non l'afferrano che i violenti, contro sè, e se occorre contro gli altri. Bis marck informi. Ma se ci fu mai a questo mondo gloria pura e gloria meritala, certo fu quella che si acquistò Camillo Cavour. Perciò non possiamo non . a pplaudire vivamente alla grande opera intrapresa e ormai condotta quasi in porto dall'onorevole Chiala. Il quale, se dopo compiuto il VI volume, vorrà riprendere nuovamente Lullo il suo lavoro, riordinandolo con esattezza cronologica, intramezzandolo, come ha fatto, e anche con più abbondanza e minutezza, di documenti, di lettere altrui, e di note s ue, sull'andare delle grandiose biografie di Cromwell e di F eder ico II ciel Carlyle, avrà fatto la più interessante storia di questa epoca capitale della storia d' ILalia, e avrà dato una base sicura a l.u tti gli storici futuri; e il nome suo non s~rà più se· parabile dalla storia cli Camilla Cavour. CLAUSEWITZ. · 'l'luiorie de I,• gra,ule guer,·e. Traduction du Lt· colone! DE VATRY. Tome 1er, Paris, Baudoin et Comp., 1886.
MoRrs. Ope,•alious militai,•es tltius les 1llpes et les llpenninr1, pendant 111 guerre ,le lti #tlf!Ce11r1ion tl' llutricl•e (:1'7il~-:17 il8). Ou vrage accornpagné d'une carte d'en-
HENRI
semble des operations au 500,000, et de neut' croquis. Paris, L. Baudoin et C.ie - T urin, Rome, Florence, Bocca Fréres. Anche di questo importante lavoro ci riserbiamo cli dare piu esteso ragguaglio. C.
tldle mtiri,ae nailitai•i iltdituae dal :t 7Ìi0 al :1866, e tlellti ma,•ina ilaliaua ,l,d ·t8GO "' :1870.
RANOACCIO . •~tm•ia
Roma, Forzani, 1886. P.
FAVRE.
Dell'm•te milita,·e. Torino, Tipografia Operaia, 1886.
GRISPIGNI, T REVELLINI,
e TR EVES. Jl1mut11•io •cienliflco e,l i11du-
Anno ven tesirnoseconclo, "1885. Parte seconda. Milano, Fratelli Treves editori, "1886.
Nl·t •itl.le.
ToMASSETTI. l)ell,i
ClUIIJlll!/Hti / ,.,,,,.,...a nel tnedio-evo. lll1111t,•11zio11e delle t1ie llp[>it.r, .4rtleali11a, llurelia, Cm1r1 i11, t.,'lmulia., lt'lllmiuia. Ro ma , Ermanno Loescher e c-;
1884. TOMASSETTI. ltlus1t•azio11e tle_ll" via l,atiua. Roma, Ermanno Loescher e e•, 1886.
Il Dire ttore TANCRED I
FOGLIANI
Maggiore di f1J,nteria,
DEMARCHI CARLO ,
gerente . .
LA TEORIA DEL WOLOZKOI SUI.
FUOCO DELLA FA.NTER.fA IN CO}rBATTIMENTO
In quallro articoli, il primo col1 titolo: La teoria del Wolozkoi, il secondo: De,l pwntamento della fante1-ia in battagbia, il terzo: Applicazione clel calcolo al tiro della fanteria, il quarto: Pu,ntanwnto e ti1·0 della f'ante1·ia sotto l'aspetto pratico, pu bblicaLi dalla Rivista ilfilitare Italiana dell'anno scorso, i.I capitano Fazio traLla largamente e si fa caldo patroci natore, pur allontanandosene in qualche particolare, del libro del colonnello· russo Wolozkoi : Fuoco della fanteria in combattimento . I l capi tano Fazio al quale l' ufficialità italiana deve essere grata per il lavoro non lieve che certamente doveLLe costargli la traduzione del libro stesso (1), ha con qutJsti suo i articoli acquistalo un nuovo titol o alla nostra gratitudine. Sarebbe difficile non scorgere nelle idee del colonnello Wolozkoi un'impron la di originai i tà che men tre giustifica I' attrauiva esercì Lata da esse sulla mente del capitano lì'azio; melle !'idee stesse nel novero di quelle che forni scono, anche a chi non le condivide, materia di meditazione. Il colonnello Wolozkoi partendo dal dato che il per cento de i colpiti in guerra è di gran lunga inferiore al per cento dedouo dalle espe(t) Tipografln G. Candeletti, Torino.
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ANNO XXXI, VOL. 11.
SUL FUOCO DELLA FANTERIA li'! COMBATTIMENTO
LA 'rnORIA DE L WOLOZKOI
rienze di tiro del tempo di pace, viene gradatamente a stabilire che: l'istinto della co1iservazione della vita durante il combattimento alfera talmente le fnnzioni or,qaniche dell'uomo, che tutti i soldati: ai·mati di fucile, meno una quantità trascv;rabifo, spwrarw senza p1intare, rlando così alla canna qnell'inclina;rione che loro torn-a istintivamente più comoda, e per conseguen.ra affatto indipende;nte dalla distanza alla. quale si tro'Va il nemico che si t>orrebbe colpire. Il colonnello Wolozkoi dopo aver dimostralo che l'angolo ma·s simo di quesLo tiro istir.Livo e cosi ante è di circa i 4. e l'angolo medio di circa 4°, ai quali due angoli coi fucili di oggidì, co rrispondereb bero approssimativamente le gitlate di: 2000 metri e ·1000 metri, determina anche l'angolo mini mo che verrebbe arisnltare di 6° circa sotto il piano orizzontale. Per il raggruppamento delle lraieuorie verso l'angolo medio che si verifica nel tiro di cui qui si tratta come in qualunque altro t_iro collettivo, la zona del campo di battaglia colpita dalla grande maggioranza dei proietti (zona battuta) avrebbe una profondilà approssimativa e costante di circa 1m chilometro; e, con alcune varianti da un fuci le ali 'altro, sarebbe, all'i ngrosso, limitala tra la distanza di 500 metri e quella di 11600, col nocciolo o linea di massima densità a ·1 000 metri circa. In sostanza, secondo la teoria del· Wolozkoi, il fnoco della fan ,teria in coml>atlimeoto si può· paragona re ud un Liro colleLLivo costante dal principio alla fine della battaglia, eseguito da cattiv i tiratori, che sparano coHtro un bersaglio alla distanza di mille metri. Le deduzioni pratiche che tanto il colonnel lo Wolozkoi come il capitano Fazio espongano in fin e dei loro studi sono per veri til in molti punti, ed oseremmo dire nei punti essenziali, lontane dal presentare uno stretto nesso colla teoria che abbiamo cercalo di. rias·snmere, e eh~ col nome datogli dal Telenbach che pare ne sia stato il primo scopritore, chiameremo: dell'imniobitilà del fascio delle traiettorie. Aggiungeremo anzi che nessuna di dette deduzioni, anche fosse erronea, ci sembra potersi classificare come perniciosa . Ma poichè è possib ile eh~ altri accettando la premessa che il soldato in guerra, dominato solo dall'istinto della conservazione della vita, non è in grado di rendersi conto alcuno dei suoi atti, e quind i oè di pun tare nè di agire in obbedienza agli ordini, trovasse, come trove0
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remmo noi, logico, essere tempo p~rdut o quello '.1.°pi~gato nell' istruzione del tiro al bersaglio del pan quello che s impiega nelle altre istruzioni e nell'educazione, così non sembrerà fo_rse i~opp~rtuno un_ ~same per sommi capi della teoria del Wolozk?1 e dei ~a_g~~nament1 che ne sono la base, per indagarne il grado d1 attend1b1li.ta .. Òa questo nostro esame escluderemo le varie form~le 1~p~e~~te dall'autore, cercando di renderci così più facilme~te mtel11g1?1h a tutti, senza in pari tempo nulla togliere alla precisione del ragiona.mento.
I.
Chi scrive fu più volte attratto dal desiderio di conoscere il rapporto fra le perdite ca usai.e sul campo di battaglia dal fuoco di fanteria e i colpi sparati, e ciò per avere un dato sul consumo d~lle ca~tucce, in base al qua.le vedere se realmente ed in qual misura sia necessario aumentarne la dotazione. Ebbene, esso deve confessare che per quante accurate indagini egli abbia fallo, c~nsulta.nd~ autori antichi e moderni e relazioni ufficiali, non ha potuto raggiungere ,lo scopo di riunire un tal numero di dati da cui ricavare questo ra~porto e metterlo innanzi quale media, non dirò ~ert~, ~ a atlen~1bile. E siccome questo della ri unione di numerosi dati dt fatto è I unico mezzo che secon do il metodo del Wolozkoi, che noi pure accettiamo, può 'condurre ad un risultato non erro~eo,. eravamo i~ diritto di supporre, che egli fosse stato più fortunal~ d1 n?1 nell e.sue r1~erche. La verità invece è, che egli, contentandosi dell asserzione d1 d~e o tre autori i quali sono più o meno d'accordo, scartando l'asserzwne di altri autori che sono in disaccordo, e manipolando qualche dato statistico , accetta come dato prova.Lo dall' esper ienza e app.licabile alle battaglie moderne la media di 0,25 °/o (un colpo che fensc.e per O"ni 400 cartucce sparate) inàicata da Ploennies come med ia at;ndibile per le battaglie anteriori al periodo dèì fucili a retrocarica. Per stabilire il rapporto fra le perdite causate dal fuoco di fanteria ed i colpi sparali - ed è questo il solo rapporto che permette dei confronti fra l'efficacia del tiro di fucileria nelle esperienze del
r LA TEORIA DEL WOLOZKOI 2,00 tempo di. pace e quella del fuoco di fanteria in baltag!ia - è evidentemente indispensabile conoscere due dati. 'Primo: il numero dei feriti e dei morti (uomini e caya]li) di un dato esercito colpiti da pal)ouola di fanteria; secondo: il numero delle cartucce realment~ sparate dall'esercito avversario. . Ora se non è tanto difficile, e ad ogni modo se è pqssibile avere almeno con sufficiente approssimazione, il primo numero - qi1ello de( feriti e dei morti - riteniamo molto difficile, ed anzi praticamente impossibile, stabilire, sia pure approsimativamenty, il se.condo numero - quello delle cartucce realmente sparate; e diciamo subito che il fatto delle infruttuose nostre ricerche per scoprire questo numero ci hanno .corroborato nel nostro convincimento. In guerra, come tutti sanno, ·vi sono tante e sì gravi preoccupa· zioni del momento, che nessuno può dubitare essere ultimo dei pensieri quello di fornire dei dati esatti ai futuri studiosi del tempo di pace; e però, se da una parte l'interesse di avere simili dati non è grande in chi li dovrebbe chiedere, lo stimolo in chi li dovrebbe fornire è ancora meno grande, e non può essere tale da far superare molte difficoltà di ricerca quando ciò sia necessario . Con questo vogliamo 'dire che, anche dato il caso che ,,i possa essere un comandante di corpo d'armata desideroso di conoscere alla fine della battaglia il numero delle.cartucce realmente sparate dai suoi reggimenti di fanteria, egli si troverebbe per la forza delle cose e per cause affatto indipendenti dalla volontà dei suoi subordinati, in un ambiente poco favorevole per soddisfare il suo desiderio . Infatt.i, ammettendo pure che quel comandante di corpo d'armata abbia trovato nei suoi otto comàndanti di reggimento ed uffìciall dipendenti tutto··10 zelo necessario per riunire i dati occorrenti a stabilire in modo attendibile la cifra delle cartucce realmente sparate, quale dopo tutto ne sarà il risultato? Un primo dato che nella ricerca di cui si tratta si può avere con una certa esattezza, è il residuo délle cartucce che dopo il combattimento posseggono ancora i superstiti presenti al campo. Confrontando questo residuo colla dotazione di cartucce di cui ciascun reggimento, battaglione, compagnia era provvisto prima di iniziare il fuoco, e di cui fu rifornitò durante il fuoco stesso, cifra che si può supporre nota, .si anà il numero delle cartucce consumate.
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SUL
1•uoco
DELLA FANTERIA IN COMBATTIME!\TO
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Madi queste cartucce consumate, o per dir meglio mancanti, quante realmente furono le sparate? . Fra le cartucce, tutte mancanti, dei inorti, dei feriti, degli assenti, <',ome stabi lire il numero di qLtelle sparate e di quelle ·non sparate? Come sta bi lire la cifra delle cartucce che si seminano inavvertentemente durante il combattimento, e che da osservazioni personali fatte· sullo stesso .::ampo di battaglia e che tutti hanno potuto fare in occasione di esercitazioni a fuoco, riteniamo per se sola almeno eguale all'incirca a. quella delle cartucce consumate nel tiro? Come distinguere le cartucce realmente sparate da quelle conte · nute nelle giberne, nelle tasche a pane, negli zaini appartenenti ai superstiti presenti e che da questi furono gettati o smarriti? Come scoprire se frà i soldati che dichiarano di aver consumato un dato numero .di cartucce non ve ne siano di quelli i quali im'ece di far fuoco siano stati nascosti dietro qualche riparo, e che appartenendo a riparti impegnati hanno troppo vivo interesse, eliminando in qualche modo le cartucce che posseggono, a far credere di averle sparate? Infine nel calcolare il pe1· cento dei bersagli colpiti dal fuoco di fan\eria in tempo di pace, si usa generalmente detrarre il numero delle cartucce che per qualche difetto si dovettero scartare. Ora _se nelle esperienze di tiro questo numero è in generale insignificante, non è egli probabile che in guerra desso divenga considerevole per il suo accumularsi con quel lo delle cartucce che in tempo di pace avrebbero potuto funzionare, e che le cattive condizioni del fucile e lo stato nervoso in cui si trova il soldato hanno impedito di utilizzare? Non vi è certamente alcuno che abbia visto queste cose da vicino il quale possa ammettere possibile, anche supposto per parte di tutti la maggior buona volontà del mondo, il ritrovare queste cifre sia pure per sola approssimazione. · Venendo poi alla realtà, sta .di fatto, che il dato che interessa conoscere dopo un combattimento, è la cifra delle cartucce m~ncanti, e non la cifra delle cartucce sparate, perchè è in base a quella e non a quer,ta che si deve provvedere al rifornimento. E questa, delle cartucce mancanti a combattimento finito, è appunto, a nostro avviso, la sola cifra attendibile in questa materia e la sola che somministrano alcune relazioni ufficiali. Per conseguenza, e fino a prova in contrario, il rapporto di un
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SUL FUOCO DELLA FAN'l'ERIA IN COlvlllA'l'TIMENTO
LA TEORIA DEL WOLOZKOI
uomo colpito per ogni quattrocento cartucce sparate accettato daf Volozkoi, ed anche i rapporti sensibilmente superiori indicati da altri, o non presentano sufficiente garanzia di attendibilità, o si riferiscono - ed è ciò che noi crediamo - non al numero delle pallotto le spa. ' rate, ma al numero delle cartucce mancanti. E tanto in un caso come· nell'altro non sembra lecito mettere avanti simili rapporti come prova indiscutibile e matematica, che le leggi fisiche e morali che reggono l'efficacia del tiro di fan teria nelle esperienze del tempo di pace, non hanno relazione alcuna colle leggi fisiche e morali . che reggono lo stesso tiro in ·presenza del nemico . E ci affrettiam() ad aggiungere fin d'ora che, se nessuno può mettere in dubbio che l'orgasmo della battaglia e l'istinto della conservazione hanno tale influenza da rendere in guerra il tiro della fanteria molto meno efficace di quanto può apparire dalle esperienze del tempo di pace, nessuna delle osservazioni e nessuno dei fatti citati dal Volozkoi od in altro modo a nostra conoscenza, provano che le regole di tiro inculcate al soldato nelle esercitazioni di pace perdano ogni loro influenza in presenza del nemico; che anzi, certe grandi differenze tra il consumo delle cartucce e le perdite causate al nemico in differenLi ballagli e date in condizioni analoghe di forze e di terreno, ci sembrano affatto inconciliabili con questa asserzione e quindi colla teoria del fascio immobile delle traiettorie.
II.
Indipendentemente dal dato indiretto del piccolissimo numero di perdite, rispetto a quello delle cartucce sparate, dato che come abbiamo veduto non presenta alcuna attendibilità e che ad ogni modo, non può per sè solo essere citato a prova della immobilità del fascio delle traiettorie, il Wolozkoi inlende di aver scoperto la genesi della teoria di cui si fa propugnatore, edi averla determinata matematicamente servendosi del metodo esperimentale. Se non che, all'alto pratico, di dati statistici su larga scala, i qnali sono l'unica base del metodQ a cui egli si appiglia, non ne cita che nno solo, limitandosi
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a completarlo con alcune osservazioni poco concordanti fra di loro, dedolle da narrazioni di piccoli episodi quasi sempre non bene accertati o non bene determinati. In presenza di un metodo esperimentale, avvaloralo da un solo dato stat istico veramente preciso, la risposta che per la prima si presenta alla mente ce l'offre l'autore stesso colla citazione che egli fa del motto di Brandt: « rien de pl·us f au:r: qii'iln fait >>. Ma non facciamo una questione su di ciò , ed esaminiamo invece il dato statistico, cardine di tutta la teoria del Wolozkoi: dato che, secondo il capitan0 Fazio, dovrebbe chiamarsi classico nella storia della tattica deBa fanteria. Eccolo nei termini precisi con cui viene esposto nel libro: f11,oco della fanteria 'Ìn combattimento. « Risulta dalla relazione ufficiale del capo del dipartimento mili« tare degli Stati Uniti (novembre 1864) che dopo la sanguinosa bat« taglia di Gettisburg (Pensi Ivani a) fra i federai isti ed i secessionisti, « furono trovati sul campo di battaglia 24-000 fucili carichi appar« tenenti ai soldati delle due parti. Passandoli in rivista si trovò che « la metà, cioè 112000, contenevano due cariche, un quarto (6000) « avevano nella canna da 3 a 'IO cartucce (alcuni 5 o 6 palle con una « sola carica e perfino in un vecchio fucile a canna. iiscia si trova« rono 22 palle frammiste ad una certa qua'ntità di polvere), solo · « un quarto dei fucil i ( 6000} erano caricati regolarmente con una « sola cartuccia ». Non per diffidenza verso l'autore, ma per l'abitudine che abbiamo di verificare sui testi le citazioni riportate dagli scrittori, massime quando si tratta di cifre, abbiamo cercato il racconto originale del fatto nella relazione ufficiale citala dal colonnello Volozkoi. Non avendc> tro· vato in Italia quesla relazione, abbiamo incaricato il libraio Loescher di farla venire da New-York e fu solo dopo la risposta avuta: anche a New-York essere ignota l'esistenza della pubblicazione di tale relazione ufficiale, che abbiamo dovuto limitarci a consulLare le relazioni non ufficiali sulla guerra di secessione, esistenti presso le nostre biblioteche militari in Roma. I libri consultati sono in numero di quattordici. In alcuni di essi abbiamo trovato le cifre delle perdite subìte da ambo le parti nella sanguinosa battaglia. di Gettisburg, ma nessuno fa cenno del fallo dei 24 mila fucili carichi.
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LA TEOntA DEC, WOLOZKOI
SU L FUOCO DELTA FANTEUIA lN COMBAT TIMENTO
Lo accettiamo quindi senza discussione, e lo accettiamo tanto più che ha per noi tutto il carattere di éosa probabile. Ciò che non possiamo accettare senza benefizio d'inventario sono i ragionamenti e le deduzioni che ne tira il colonnello Wolozkoi. Infatti dopo aver premesso che il numero delle pallottole trovate in ciascun fucile può con qualche approssimazione dare una mi sura del grado d'agitazione in cui erano i 24- mila possessori, si scorda trattarsi di cosa approssimativa e la trasmuta a poco a poco in teorema assoluto. E quel che è più, estende a tutti i combattenti di questo mondo le deduzioni che egli applica sullo stato morale dei 24- mila possessori di fucili trovati carichi. Queste deduzioni si possono riepilogare come segue: I 12 mila fucili con due cartucce ed i 6 mila con più di due, rappresentano altrettanti soldati, che lutti, dal primo ali" ultimo, benchè con gradazione diversa, erano inconsci dei loro atti e per conseguenza incapaci di sparare puntando. Ciò ammesso, il ragionamento del Wolozkoi per la classificazione degli altri soldati rappresentati dai 6 mila fucili con una sola cartuccia, cioè in condizione regolare, è questo: Se il meno agitalo dei 12 mila soldati col fu cile a due cartucce lo è ancora tanto da essere inconscio dei suoi atti, il soldato del gruppo appartenente ai 6000 con una, sola cartuccia, il quale per le sue con . . dizioni d'animo è il più vicino alla categoria di quelli dalle due car· tucce, sarà tuttavia talmente agitato da essere ancora ben . lontano dal grado di tranquillità necessario ad un uomo per sparare secondo le regole di puntamento. In questo modo , applicando allo stato d'animo dei 24 mila soldati che alla fine della battaglia di Gettisburg si trovarono col loro fucile caricato con una o più carl.uocé il calcolo . della legge di gradazione che si verifica in tutte le osservazioni su grande scala,. e generi.il izzando il fatto, iI Wolozkoi viene a scoprire e a stabilire che, in guerra, i soldati realmente in grado di puntare, non possono superare il 11O ¼. Qui , prima di proseguire, osserviamo incidentalmente che, dato vure che Lutti i suoi ragionamenti e tutti i suoi calcoli non facciano · una grinza, non poteva essere lecito al colonnello Wolozkoi di affermare, in base alle sue conclusioni, che le traieltorie dei fucili in combattil!lento formano un fascio immobile, trascurando, com' egli
fa, questo '10 °/o. E tanto più sembra non avrebbe dovuto farl0 in quanto che i,l decimo che .trascura, per quanto piccolo, rappresenta fra i 200 fucili di una compagnia i soli 20 impugnati da soldati non appartenenti alla categpria di quelli la di cui preoccupazione è di evitare il pericolo e non già di far fuoco, e per conseguenza ràppresenta precisamente i 20 fucili di ogni compagnia impugnati da soldati i quali còn tutta probabilità spareranno relativamente più cartucce degli altri. Ma lasciamo i particolari ed esaminiamo la questione nei suoi punti capitali. È innegabile che il numero grandissimo di fucili carichi con più cartuccie trovati a Gettisburg è prova palpabile dell'orgasmo o dello smarrimento d.'animo da cui sono in vasi i combattenti. Ma da ciò alle deduzioni matematiche, alle quali giunge l'autore del libro che esaminiamo, c'è un gran tratto. Di queste sue deduzioni riteniamo anzitutto erroneo il punto di partenza, per il quale si ammette a p1·iori che le due cartuccce tro-· vate in un fucile bastino a stabilire essere il suo possessore in quello stato di orgasmo o di smarrimento d'animo che rende l'uomo inconscio di ciò che fa. L'uso della doppia carica era, all'epoca dei fucili a bacchetta - e a bacchetla dovevano essere i fucili di cui qui ,si Lrat:la perchè colle armi a retrocarica il fatto di Gettisburg non sarebbe possibile - raccomand'ato da gente maestra nelle cose di guerra, come mezzo per ott.enere dal fuoco maggiore efficacia. Ma anche supposto che tale raccomandazione, che figura fra i precetti caldeggiati dal maresciallo Bugeaud, non abbia esercitato alcuna influenza sul numero dei dodicimila .fucili con doppia carica lrovati a Gellisburg, ci sembra dover osservare che un soldato può incorrere nello sbaglio di mettere due cartucce nella canna, . per ca use diverse da quel la che il Wolozkoi presuppone. Infatli ciò può accadere p. e. o per dimenticanza di trovarsi già da qualche tempo coll'arma carica- dimenticanza cui può andare soggetto anche l'uomo in uno stato di perfetta calma - o perchè non avendo il fucile fatto fuoco - cosa frequentissima in guerra wi fucili ad avancarica--:- il rumore degli spari dei compagni e il trambusto del com battimento gli hanno impedito di accor· gersene subito senza essere per ciò inconscio dei suoi atti. Non saremo noi che metteremo innanzi una cifra per indicare.
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SUL FUOCO DELLA FANTERIA IN CO~!OATTIMENTO
LA TEORIA DEL WOLOZKOI
Federati
quanti dei 12 mila soldati col fuc ile a due cartucce debbano in causa di questa osservazione, essere esclusi dalla cateo0 oria deoli individui "' incapaci di puntare; ma certo è,che per quanto pochissimi essi siano, il termine medio della serie del Wolozkoi verrebbe a trovarsi molto meno discosto di ciò che i suoi calcoli dimostrano, dal primo termine del grnppo di individui, che conserva anche in presenza del nemico conoscenza dei propri atti . Ed anzi, se si ammettesse la verità dei suoi ragionamenti e dei suoi calcoli, la conclusione lo(J'ica sarebbe che non il decimo ma più del quarto dei ,24. mila fucili carichi (cioè tutti i 6000 con una sola cartuccia più alcuni di quelli con due) rappresentano altrettanti individui che in battaglia avrebbero conservato la calma necessaria per sparare facendo uso delle linee di mira. In questo caso, domandiamo noi: dove se ne va la teoria del fascio immobile delle traiettorie? Ma fin qui non abbiamo ancora dello dove, a nostro avvi~o. sta l'errore capitale di tullo il ragionamento del Wolozkoi . ' Affinchè le osservazioni sui 24 mila faci li raccolti sul campo di Gettisburg siano tali da permettere di fare in base ad esse delle deduzioni attendibili, è condizione prima ed indispensabile essere éerti che le armi siano state prese a caso. Ma evidentemente così non è. lvi si parla sempre ed unicamente di facili carichi . Ora è egli non dire,no probabile, ma possibile, che nessuno dei fucili rimasti snl campo si sia trovato senza cartuccia nella canoa, in stato cioè da considerarsi come i 6000 con una sola cartuccia, in condizione regolare? Come già accennammo, noi non siamo riusciti a rintracciare la fonte ufficiale da cui il \Volozkoi hà preso le cifre da lui indicate; ma in mancanza di questa fonte la quale forse ci avrebbe fornito dati e schiarimenti utili, abbiamo creduto nostro obbligo di ricorrere a dati indiretti, quali risultano dai libri a nostra disposizione . Fra i libri consnllati vi è quello della Storìa della gv,erm ci'Oile in Arne1·ica, del conte di Parigi ex-aiutante di campo del generale Mac Clellan, tomo 6°, nel quale vengono indicate come ufficiali le seguenti cifre delle perdite di Gettisburg:
Uccisi Feriti Prigionieri
Confederati
3834
2665
13709 6645
12599 7464
1
1
23188 Totale perdite
207'.'
22728 459 116
Se dalla perdita complessiva delle due parli, in cifratonda4,6000 ·, uomini, si sollraggono i non armati di fucile; e per altra parte si aggiungono ai fucili abbandonati sul campo dai morti , dai feriti, dai · prigionieri, quelli abbandonali dagli sbandati - ed in una ballaglia· in cui i 160 mila combattenti erano per la maggior parte soldati improvvisati, non si ba motivo per credere che di sbandati non ve · ne siano stati - si può con certezza asserire che la cifra dei fuci li-, rimasti giacenti alla fine della gi ornata dovette essere di gran lun ga superiore alla cifra di 24000 di cui si tratta nell'esempio citato. Se il c.olonnello Wolozkoi ha c,!eduto di far cenno solo di quest.i, egli fu ben lontano dall'aver inteso di indicare col numero di .2i,OOO .,. il totale .dei fuc.ili raccolti. Egli intese solo d'indicare, come del resto lo dice, il numero di quelli trovati carichi. L'errore suo sta nel non aver tenuto conto, per la generalizzazione del fatto, anche dei fucili , siati raccolti e trovati senza cartuccia nella ca'nna.. Ora, consideralo · che il numero dei fucili stati abbandonati sul campo dovette, da, quanto si disse, essere di gran lunga superiore a24000 , e considerato che il governo federale, bisognoso come era di armi, non deve .. aver risparmiato nè spesa nè cm:a per raccoglierne il massimo numero, tutto fa ritenere che i fucili scorichi trovati insieme ai 24000 carichi raggiungessero la cifra di più migliaia. È evidente che se il colonnello Wolozkoi avesse nei suoi calco! i · tenuto conto come doveva, anche di questi le sue conclusioni sareb · bero state molto diverse. Ed invece del 11O ¼ di soldati consci dei loro atti, frazione che egli considera tanto piccola da potersi trascurare, si sarebbe trovato in presenza di un ¼ per lo meno · vicinissimo e probabilmente superiore a 50; cioè tanto elevato, che, supponendo il suo metodo di osservazione esalto, la conclusione· logica sarebbe che in guerra la gente in grado di rendersi ragione · dei propri alli e quindi cli adoperare l'alzo, cli' chiudere l'occhio~
I.')
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LA TEOl\lA DEL WOLOZKOI
sinistro e di dirigere la linea di mira, è in numero non solo molto maggiore di quanto egli afferma, ma maggiore altresì di quanto generalmente si crede. È facile capire che basta ciò per far crollare la base dell'edificio ,che la scoperta dei 24 mila fucili carìchi raccolti a Geuisburg aveva indotto il colonnello Wolozkoi ed i suoi segu'aci ad innalzare; e che, se il dato statistico in questione dovesse provare qualche cosa, ,proverebbe in sostanza ·l'opposto di quanto essi gli banno fatto provare. Ma che tutti i soldati, meno una quantità trascurabile, si trovino ~l giorno della battaglia in condizioni di orgasmo o di smarrimento d'animo tali da non essere in grado di regolare il tiro secondo le distanze, il colonnello Wolozkoi ne ba la prova dalle osservazioni ,dirette fatte sul collocamento degli alzi. E perchè non si creda che la critica nostra ci faccia velo, trascri"Viamo integralmente l'unico datò di fatto che a conferma della sua .tesi egli seppe trovare. Questo dato di fatto, questa prova matematica, come egli la chiama, ,della verità della sua asserzione, egli la riporta dall'Artkolay: La ,tattica mode1'na, pag. 278, ed è la seguente: « Al termine del combattimento di Hiihnerwasser (campagna au·« stro-prussiana del 11866) si_ raccolsero i fuc ili appartenen ti ad ùn ·« ballaglione _di cacciatori austriaci) che aveva fronteggiato per pa« recchie ore gl' incalzanti Prussiani: sebbene questi si fossero spinti « fino alla distanza di 100 passi dal nemico, gli alzi dei fucili au« striaci erano ancora aggiustati per le distanze comprese fra 500 ·« e 700 passi )>. ' Per poco che si esamini questo dato messo avanti come prova matematica di quanto si asserisce è facile scorgere come manchino ad esso due .delle condizioni indispensabili perchè un dato statistico possa ritenersi attendibile e tale da ·permettere in base ad esso la generalizzazione del fatto, cioè: la non dubbia autenticità delle os-servazioni, ed il loro grande numero . Per riguardo all'autenticità, infatti, il colonnello Wolozkoi non ,ci fa sapere quali sono i documenti ufficiali da cui I' A.rkolay ha ricavato l'esempio che espone; e per riguardo al grande numero delle -osservazioni, è evidente che ne siamo ben lontani. 1
SUL FUOCO DRT.LA FANTERIA. IN COMBATTIMENTO
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Diremo di più che gli mancano le condizioni ~i~ elem~ntari di un dato statistico qualunque. Ed invero si può egli 1mmag1nare undato 'stati stico sen;,a l'indicaAone del numero delle osservazi~ni? ~'. parla di fucili raccnlti appartenenti ad un battaglione. ~·~a I fu?1lJ, che si ,raccolgono sono quelli abbandonati sul ~am~o. da~ morti eferiti; per il che in realtà è lecito suppore tratt~r_si qui d1 un ~sse~va· fatta ,non su tutti i fucili di almeno un battaghone, ma d1 un osservazione fatta tutto al più sn di un centinaio di fucili,per i quali; il dire che /'urono trovati cogli alzi aggiustaii per le distan.z~ com~ prese fra 700 e 500 pa1;si vale quanto dire che furono trovati coglr, alzi messi poco presso regolarmen te . Primo, per la ragione generale - la quale varrebbe anche ~e s1 ,trattasse dei fucili di tutto il battagli one - che l'alzo di 500 passi net, tiro in massa di guerra può considerarsi abbastanza conveniente· anche per le minori distanze, (1); - secondo, perchè t1:attand~si co~10tutto porta a credere, di fucili appartenenti _a solda~, ~ulla d1fe_ns1v.a messi fuori di combattimento, la distanza tra 1 700 e I t>OO passi coi risponderebbe appu~to per il battaglione cacciatori di cui si tratta,. al peri odo della ·sua massima perdita. . . . .. . Ad ogni modo anche qui. come per 11 caso dei 24 mila fucili can ·chi di Gettisburg, se fosse lecito dedurre una conclusione, que~ta sarebbe in sostanz~opposta a quella del Wolozkoi, in quanto ~he 11_ fat_t~di aver trovato i fucil; di quei cacciatori austriaci cogli alzi van_ab1Ji da 700 a 500 passi, proverebbe contrari'amente al!a sua te_s1, od, almeno farebbe ritenere non essere fqndata l'asserzione che 11 sol-dato in guerra non cambia l'alzo. 1
III.
Scoperta in base all'enorme differenza tra il tir~ di pace e quel!~· di auerra l'impossihililà'che i due tiri siano soggetti alle stesse leggi fisi~he e morali, e trovata la vera. legge a cui unicamente è soggetto {tl Come è. noto l'alzo di 400 m. d~l nostro. f11cile corrispondente a 533 passi é r~golamentarmente ritenuto convenie~te nel tiro in massa. d1 guerra anche per le d•--· stanze al di sotto dei 400 . m.
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LA TEORIA DEL WOLOZKOl
il fuoco di fanteria in comballimento ·- la legge cioè di sparare ,- senza punta.re e senza far uso dell'alzo-; il colonnello Wolozkoi passa alla determinazione del fascio delle traiettorie risultante da , questo tiro in masSsa non mirato. Così egli viene a scoprire che: 114°,36 rappresenta il massimo ..angolo di tiro, cioè il limite massimo d'inclinazionecheislintiv:amente il soldato dàal suo fucile; e che 4° rappresenta l'angolo medio. Con questi due termini, medio e massimo, il Wolozkoi viene, ba" sand0si su osservazioni proprie e alLrui, e su formole dedotte dal · calcolo delle probabilità, a ricavare gli allri dati della serie che è l'espressione matematica del suo fascio immobile delle traiettorie. Vediamo quindi, cominciando dall'angolo massimo di tiro, quali .-sono i dati di faLto da cui egli dedusse i due termini indicati. 'E .poichè si tratta solo di·qualche pagina crediamo pregio dell'opera • trascrivere questi dati di fatto tali e quali sono riportati nel suo , libro. « Alla battaglia di G-ravellotte la 2a divisione prussiana mar. « ciàndo da Saint-Ail su Ronco orl. passò alquanto ad est di Saint« Marie-anx-Chenes, ed in quel momento fu molestata da-i' ti1'i · « (g1·anate e paUg di f11,cile) pro'Oenienti da Saint- Pri'Oat .. Secondo « la carta, la distanza fra Saint-Prwat e Saint-1tiarie-ai1,x-Chénes « supera i :2000 metri, e le truppe prussiane che assalivano Saint- « Privat si trovavcino in quel mo,nento a500 o 60Ò passi dalla linea -· « francese ( 11) . « Racconta il capitano Jeniscerlof che alla battaglia dell'Alma il « reggimento d'Uglitz si lrovava,ammassato in una strada incassata ··« dietro uno spalleggiamento: lo spalleggiamento di stava 900 passi · ·« dal fiume, ed. il reggimento era discosto 11200 a 1500 passi ·· « dallo spalleggiamento, n!,J.scosto alla vista del nemico, anche quando -·« questo si impossessò di quell'opera campale. Ciò nondimeno il ··· « reggimento ebbe qualche perdita per effetto del fuoco di fucile!l'ia · « ,diretto con(Jro lo spallegg,iamento (2).
({) Dall'opera del G. S. M. prussiano. • (2) Rivista niilitare russa, !859, N. L
SUL PUOCO DELLA FANTERIA I N COMBATTIMENTO
« Il reggimento di Sindal (alla destra russa della posizione de.I« l'Alma) disposto su di un'altura a 1470 metri dal fiume, sofferse « pu1·e qualche 7Jerdita per effetto del fuoco dei fucili inglesi, quando « il nemico era ancora sulla riva destra. . . . . . . . « Nella campagna russo-turca ,1877 le palle d&ifucili turchi (poche « però) raggiunsero talora la distanza di 3000 passi. « Qualcosa di simile è pure avvenuto nel periodo dei fucili a « canna liscia. Leggesi negli scritti del generale Brandt sulla cam« pagna del l8Hl (1). Eravamo all'estrema sinistra (2.z settembre) « di fronte ad un bosco di betule non molt@ distante.. Nelio sfondo « della pianura~ scorgeva un villaggio, probabilmente Crimscoje . « Quando si fu ad un tiro di cannone dal bosco, scoppiò sulla no« stra destra un vivo combattimento, e mentre noi eravamo intenti « ad osservarne l'andamento, i colpii di fucile provenienti dal bosco , f. I « sumrnenzwnato I ecero qualche vittima fm nost·l'e file (ad una « distanza perciò di -1200 a •180Q passi) ». 1
Poichè per le qualità balistiche dei fucili impieaati in cia3cuno dei cinque esempi sopra citati , l'angolo di tiro ;:i. c~i si riferiscono le perdite corrisponderebbe approssimativamente al limite di ,15° · e poichè le perdite lievissime e quasi insensibili subite a tali di:SLan.ze segnano in certo modo il limite dell'errore massimo, il co. i~n~ello Wolozkoi viene ,illa conclusione che 14° 36' si può, come s1 disse, ritenere quale angolo massimo di tiro nel fuoco della fanteria in combattimento. Ci asteniamo da un esame dei cinque esempi che vorrebbero es sere- la conslalazione matematica del fatlo asserilo dall'autore russo. Con un simile esame, facile riuscirebbe il dimostrare come tutti i - suoi ragionamenti posano su dati vaghi ed indeterminati, e che il suo angolo di tiro massimo allo stringere dei nodi potrebbe essere molto diverso di quanto egli dice. E tanto più vqlentieri ci asteniamo in quanto che ciò che interessa per il nostro stud io non è l' indagine sull'esattezza e precisione 0
UJ Vita. del generale Bra.11à. Berlino
1870, i.•
parte, p. 4i9 .
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LA TEORIA DEL WOLOZKOI
dei fatli e delle deduzioni, ma il vedere se gl i esempi citati sono realmente tali da classificarsi quali fenomeni &peciali e propri del tiro di auerr:t. Ora non vi è ufficiale di fanteria. il quale non sappia che nelle esercitazioni del tiro -in massa vi è una certa quantità di proietti,, che qualunque sia la distanza del bersaglio, vanno a colpire il terreno molto al di là del bersaglio stesso per sbaglio di puntamento e per effetto -dei rimbalzi. E non vi è dubbio che una massa di truppe collocate per esempio a 2000 metri di fronte ad un battaglione che spari contro un bersaglio a 500 metri, avrebbe non poca pro· babilità di subire qualche perdila appunto come in situazione analoga accadde alla 20'· divisione prussiana ad est di Sainte .Mari e auxCMnes; e così dicasi degli altri casi citati. Ma passiamo a vedere il modo seguito dal Wolozkoi per la determinazione dell'angolo di 4° come ango\9 medio di tiro nel fuoco della. fanteria in combattimento. , I dati di fatto ed i ragionamenti che trascriviamo dal suo libro (pag. 77, 78, 79) sono i seguenti: . « Il duca di Sachsen-:Meiningen in una delle s11e lettere, scritte dal teatro della guerra (franco-germanica ;t870-7 1l) e pubblicale all ora nei giornali tedeschi dice così: Sembra proprio che i Francesi abbiano adottalo il sistema. di coprire di una vera grandine di P,roietti tutto il campo di battaglia. I colpi erano ancora fitti alla distanza di 1500 passi da loro, anche qua1iclo in quellci zona non erano ancora com.pani i nosfri ripa1·ti: ci accorgevamo della densità del fuoco dall'effetto che producevano le palle sul terreno. « Secondo le parole del principe G. di Wurttemberg, i Francesi per lo più si nascondevano dietro µn riparo,. per esempio un~ siepe, e tiravano a volontà un gran numero di colpi, che cadevanommas- . sima parte fra le distanze di 1200 a 1800 passi prussiani, coprendo il terreno di im vero strato di piombo. Questo fatto è confermato dal generale russo Seddeler, che fece la campagna in qualità di ad~ detto militare; solo aggiunge che questo stato di cose era n~to a tutti quelli che visitarono il campo di battaglia. Era quindi ben ~a turale che le truppe tedesche soffrissero gravi perdite a quelle d1~tanz:· Così secondo Seddeler: nell'assalto cli Saint-Privat, clove la guardia soffer.~e not~voli.ssime perdite, il massimo nwn,ero di morti e eh riti si ebbe fra le distanze di 1300 a 1600 ·passi: le minime p\ d~te
re-
ebbero in11ece a 600 pa.ss,i, da Saint-P1·ivat, sebbene i Tedeschi vi stesse1·0 fermi im' ora buona.
si
Da quesJ,i fatti , i quali a dire il vero si riducono ad un solo quell0 cli Saint-Privat accennato dal generale Seddeler - il colonnello Wolozkoi; pure indugiando alquanto prima di venire ad una conclusione, comincia a intravederti che l'angolo medio di tiro in combattimento è in corrispondenza alla gittala di 11400 a 11500 passi, cioè tra i 4- e 4" ½. La conferma di questa sua ipotesi glie la fornis-cono le seguenti osservazioni sulla guerra di Crimea. 0
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.I. « Gli ufficiali russi che si trovavano in prima linea alla battaglia « d' Inkermann sostengono che l'efficacia del fuoco degli Inglesi, <t il quale ad ima certa distanza era micidialissimo, con l' avvicina1·si « delle clue parti scema·1Ja sensibilmente. « Su questa battaglia il generale russo Dannenberg dice: E1·0 co« stretto a cor·re;re s1d nemico con la massima cele1·ita, perchè non « pote,vo sostenere il combattimento con fucili a canna liscia contro « .il /iwco della fucileria nemica, che uccideva i miei soldati a dii( stanze cl·i 1000 e di 1500 passi ». 1
« Sul fuoco francese alla battaglia dell'Alma, dice il capitano Jeniscerlof, testimonio oculare: Poichè non fummo in grado d'avan« zare attraverso alla densa grandinata di proietti, che abbatteva « le nostre colonne alla distanza lÌ'Ì quasi una ver·sta, fummo co,, stretti a rinunziare all'assalto » . <<
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La batteria Condratrief che alla battaglia dell'Alma ebbe in
« breve tempo pe1·clite enorm'i, era distante da·i cacciatori francesi t< v,n 900 passi ».
Rimettiamo al lettore il giudizìo sul valore di ciascuna delle osservazioni sulle quali si basa il colonnello Wolozkoi per scoprire i5 - ANNO XXXI, VOL. Il.
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« La conseguenza di queste osservazioni C'i porterebbe a credere che i Francesi tirassero meglio alle maggiori distanze (.f 400 passi prussiawi) anzichè alle piccole ».
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stabilire il stw angolo medio di tiro in combattimento; noi c,i limi• teremo a dire la nostra impres!<ione complessiva corroborata da brevi osservazioni. Questa impress.ione è la seguente. Quand(1, come nel caso concreto, si tratta di erigere a legge gene~ raie del combattimento un fenomeno costante che esisterebbe da sec.oli, cioè dall'impiego generale dei fucili, e che in tante guerre succedutesi nessun capitano o scrittore militare ebbe campo di osser'Vare o segnalare come tale, ci vogliono dei dati di fati.o ben determinati e precisi. · Agli esempi citati dal Wolozkoi manca invece. ci sembra, la cararueristica dì cosa precisa e ben deLerminata . E probabilmente gli stessi personaggi ed ufficiali (il duca di Sachsen Meiningen, il principe G. di o\Viirtemberg, i generali Seddeler e Dannen berg ed il capitano J en iscerlof) daigl i scrititi ,dei .quali egli ricavò i suoi esP.mpf, sarebbero sorpresi dell'interpretazione .e dell'estensione da lui data alle loro parole. Il dire come dice il duca di Sachsen: ·i culp·i dei Fira,ncesi erano arl!Cora fitti alla clist111nxa d•i 1500 passi non ,signi·fica certo .eh.e erano meno fitti, come bisognereL1be ,per cla:re ragione a:lfa tesi sosteniuta dal Wolozkoi, aUe distanze inferiori. Il dire, come dice il principe <ii Wiirtemberg, .ed in modo rn.eno ·indeLerminaLo il generale Seddeler, che: a S(J;int-Privat la gul'wdia .ebbe le mas~'ime perdite tra 1600 e 1300 passi e le minime a 600 .sebbene ivi fosse rimasta /'emia un'ora, o prova nulla ,o proverebbe un assurdo. Prova nulla se i Prussiani avessero incominciato arispondere al faoco fra.incese dopo àv~r raggiunto la distanza di 600 passi ed i,vi essersi convenie1Hemente appostat,i, mentre allo sco1perto e senza molestare il nemico col fuoco av:esser:o ·percorso la distanqm ,da 460.0 a ·1-300 passi . Pro1V·erehbe un assurdo se, come ;per verità bisognerebbe provasse per dar peso all'esempio ci,tato, intendesse clire che a 600 passi i fucili sono, nel tiro di guerra, 1rnerNi> eHicaci che a 11600-11300. B ciò perohè anche colla teoria del Wolozkoi il fa.scio dell e traiettorie, pure avendo fa sua densiità mass ima in cC1rrispondenza della gittata tra 1600 e 1300 passi, 1le per,d,ite sarebbero pur sempre per effetto della differenza di ·radenza,
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-sensibilmente maggi~ri a 600 passi che non a ~3@.(iH600 ('I). Se ad Inkermann tl generale Dannenberg fti costretto a co?·rrere s1bl nemia0 p.e1· supera1·e rJ,el mi;nor tempo le.distanze da 1500 a 1000 :passi, alla q'l,l,ale di.starn.za i $U-Oi, armati di fucile a .canna Hscia, n0~ ro~vano. con~robila~ciar.e il fuoco ,del fu,cile .·rigato ing.lesè, egli coli asserire ciò non mtendeva certo di dire che le pali.e inaiesi ,erano ,pi-ù itte tra 1000 e 1 iSOO ,passi che a qualunque aMra dista~za. foifine il ,dire p.er test.imon1ianza del capitano J.eniscerlof che le •colonne russe alla hattaglia ,d@ll'Alm:a non furono in grado di av.an,zave in causa della densa grandine di p,roiett/4 che le colpiva alla di.-stQJn.za di quasi una rversta (circa un .chilometro) .ed il citar.e l'e,sempio della batteria Condra:Lief che nella stessa batwglia a,vrebbe ,subito pe1·d-ite.enorrni alla .distooza di 900 passi dai cacciatori fra,n,cesi, non prova cbe quelle due distanze comprendesserl) la striscia del caJl}po di ba~taglia maggiormente colpita ,dalle pallottole dei tuei.Ii nemici; e tanto meno lo prova j1n quanto che ~uttlo porta a cr,e der.e che nella grandine di proietti caduti sulle colonne russe ,e nelle perdite subil e dalla batteria Condratief, abbiano a·vuto la loro pa,rte .d',tntlue.nza i tiri .dell'artiglieria nemica. 1
IV.
Il poco che siamo venuti fin qui esponendo ci sembra sufficiente Jler dimostrare come la teoria del Wolozkoi si fondi su dati di fatto e su ragionamenti il cui valore sfuma intieramente davanti un attento esame. . Se coqie si,disse in prfacipio siamo s~ati spinti a pren~ere lape~na 10 mano dall'idea astratta di i.1,1dagar,e la verità µella ,cosa, non ,i;n-
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{i) La verità è che ht g_uardia a S. Privat ebbe enormi perdite allo inizio dei suoi movime~ti oerchè manovrò sotto il fuoco dei chassepots, e sino a che non giunse a ,8(19 pas$1 (600ml dalle linee nemiche, queste potP.rono tirare su di essa con grandissima calma non essendo ·punto controbattute dal fucile ad ago: ma cambiò questo stato di ,cose quand(I giunse a 5 o 600 m. e poté allora gettarsi a terra e aprire anch'essa il .11,uo fuoco.
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. sconderemo che in questa nostra indagine fummo sostenuti dal sentimento di mettere quella piccola barriera che le nostre deboli forze ci consentono a certe idee, che nel campo militare non meno che in altri campi, sembra abbiano invaso la mente di molti, e per le quali, al semplice vien.sostituito il difficile, ed i.I complicato; al buon senso. la scienza a qualunque costo. A noi pare che la teoria del Wolozkoi sia una manifestazione di questa tendenza; e ci auguriamo perciò che e:ssa non faccia net nostro esercito maggiore strada di quella che ha fallo. E notisi che se noi combattiamo la teoria del Wolozkoi nella sua forma assoluta e generale, concordiamo con lui sul punto di partenza della teoria stessa, cioè che la spiegazione dei fatti generah - devesi ricercare nello studio dei fenomeni intimi della natura umana. Questo studio, più che la ricerca diretta delle forme tattiche più convenienti, e più di taluni rimedi e proposte che tendono ogni giorno a rendere più complicato l'organismo di un esercito, ed a crescere il cancro delle im.7Jeclimenta, potrebbe forse metterci sulla buona strada del semplice e del pratico. Inoltre, non possiamo non condividere coll'autore del fuocv della . · fanteria itn ,Jombattimento, talune idee da lui svolte riguardo al con· sumo di cartucce e alle perdite in relazione al fucile a retrocarica - consumo e perdite che i mutamenti dell'arma non avrebbero cambiato sensibilmente - (pag. 146 e seguenti), idee che sono perfettamente in armonia con quelle che chi scrive sostenne moltissimi anni fa pei· opporsi all'opinione, che, contro i nuovi fucili a caricamento celere, altro rimedio non vi fosse che l'ordine ~parso. Ritornando al nostro argoment_o, noi diremo dunque che accettiamo la premessa posta dal colonnello Wolozkoi alla sua teoria .. Noi ammettiamo cioè che grande dev'essere l'influenza che lo stalo anormale degli animi in presenza del nemico esercita negli effetti del fuoco della fanteria in combattimenlo, ~cl anzi aggiungeremmo che questa influenza benché in scala alquanto minore, dovrebbesi· estendere anche al fuoco dell'artiglieria. Ma dall'ammettere questa in· fluenza all'affermare che non ve n'è altra, e che non è possibile vincerla - ed il fascio immobile delle traiettorie è legato a tale affermazione - c'è, come abbiamo già accennalo: un'immensa distanza. E poichè qui sta tuLLo il nodo della differenza, al già clelto aggjhn· 1
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geremo, mantenendoci su questo unico punto, qualche breve considera>tione. Esclusa la parte trascurabile, che anche il Wolozkoi ammette debba far fuoco regolarmente, noi avremmo, secondo lui, la grande massa fa quale invece di puntare nel modo che le hanno insegnato e che ha ,imparato, spara dando all'arma quell'inclinazione che le torna istin, tivamente più comoda. Ma siccome quest'inclinazione istintiva sarebbe nel caso concreto espressa dall'angolo medio di tiro di ,i- 0 è facile scorgere a tutta prima come lo sforzo che si richiederebbe dal soldato, per vincere la difficoltà cli spianare l'arma regolarmente piuttosto che istintivamente, sarebbe piccolissimo. Infatti, prendendo per esempio il fucile italiano ·1870, si ha che tulle le distanze segnate dall'alzo corrispondono ad angoli di mira( 1) ,compresi tra 0°,24' (200 metri) e 7°,24' ('I 600 metri); e conseguentemente tutto si ridurrebbe all'aumento o alla diminuzione di qualche grado sull'inclinazione media., riman,endo sempre molto al di sott_o -dei limiti massimo e minimo ( U..°, - 6°) che segnerebbero, se-condo il Wolozkoi, i termini estremi del puntamento naturalè od ,istintivo. Ed è chiaro che la differenza di qualche grado nell'incli<Dazione del fucile non può esseve un ostacolo inerente alla natura ,umana, tale che l'abitudine non lo possa vince(e facilmente. Considerando dunque che lo spianare l'arma r.oll'inclinazione ine•rente al puntamento regolare piuttosto che coll'inclinazione ritenuta .più comoda, non impone al soldato uno sforzo fisico contrario al suo istinto, tutto si riduce a vedere se non vi sia impossibilità. o dif.ficoltà grande ad ottenere dal soldato che metta l'alzo ordinatogli dall'ufficiale, e che diriga, anche grossolanamente, la linea di mira; -che se questa impossibilità o difficollit non esistesse non vi sarebbe ragione per supporre grande la differenza tra il tiro di guerra ed un tiro in massa fatto in tempo di pace in condizioni analoghe, cioè: ,distanza stimata; bersaglio mascherato e coperto dal fumo, dalla vegetazione, dalle accidentalità.; truppa stanca, ecc. E questa rassomiglianza fra i due tiri noi crediamo appunto ve-
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(i} Il colonnello Wolozkoi usa parlare di angolo di tii·o, la nostra istruzione sul ltiro ma invece il termino: angolo t!i mirti che nel caso che ci interessa fa lo stesso.
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rificarsi nel fallo, o per lo meno verificarsi ne-ali eserciti in cur l'ufficiale ed il soldato furono educati convenient:men te. . ~?mun~ue sia, è egli ammissibile l'esistenza di questa impossib1llta o difficoltà grande? No, non è a~missibile: primo, perchè nessuno porre in dubbio che· una p~rte dei soldati è in grado di regolaro l'alzo e di puntare· anche in presenza del nemico; secondo, perché se si trattasse di fenc,~e~o ~oggetto a legge immutabile ed in cui cioè, l'educazione e1~ d1sc,pl_manon avessero gran peso, questa parte più o meno grande, d_1 soldati che fa fuoco secondo le regole, dov1·ebbe essere una fra. z1o~e costante o pr~ssoc_hè costante, il che non è lecito supporre, Ed ,~vero, come si spiegherebbe in questo caso, il fotto incontesta?lle e da nessuno contestato di certe grandi differenze verificates~ a ci~costanze pareggiate, negli effetti del fuoco di fanteria in combattimento? Queste differenze implicano evidentemente una diversità nell'im · piego del fucile, la quale è strettamente legata alla condizione che it soldato possa e sappia conservare anche in ballaglia, la facoltà di far fuoco puntando e regolando l'alzo. Il prov_erb_io ".olg~re che l'uomo è un animale - e per verità c~me tutti ,gli ammali - d'abitudine, ci indica quale in questa que~L1one ~ev essere lo sco~o dell'educatore del soldato. È per atto mconsc1ente, per atto abituale che uoi crediamo possibili ssimo ottenere se non da tutti i soldati, da una discreta maggioranza che in, guerra mettano l'alzo ordinato, e che puntino. Se il far ciò fosse per esempi~, ?ome il pretendere che mentre le palle fischian~, alle orecc~1e, il soldato :seguisca un',Jperazione di arilmetica perquanto facile, anche noi saremmo molto dnbbiosi dell 'esito· ma mettere l'alzo, spianare l'arma, dirigere la mira tuLto si rid~ce a pocb~ ~ov~menti semplic_i ed aulomatici, non più 'diffici li di quelli c~e s1 r1_ch1edo_no per cancare oggidì il fucile, e molto meno diffi cili d1 quelli che s1 richiede.vano per la car ica in 24., movimenti dell'e· poca dei fucili a bacchetta. Quindi se si può verificare il caso cl'1e· la maggior~nza dei sol~ati non mella l'alzo a posto e spari senza puntare, siamo persuasi e convinti che non la natura umana do vrebbe~i incolpare ma l'educazione, la discfplina. E qui come conclusione diremo sommariamente quale è, e come a
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nllstro avviso polrebbesi raggiungere l'obbiettivo ché deve prefiggersi l'educazione e la disciplina del soldato, intese nel senso di manlenere anche in presenza del nemi co, l'abitudine di far uso dell'alzo e di dirigere la linea dì mira. Per gli effetli utili del fuoco collettivo sul campo di ballaglia basta che il soldato sia un mediocre tiratore. L'abilità nel Liro non ha direttamente grande peso nel fooco collettivo o in massa di guerra, in quanto che gli errori, che non dipendono dalla volont~ del soldato _e che, come quello principalissimo della distanza, non s1 possono evitare, sono tali da neutralizzare il suo valore. Ma indireuamente il suo peso è grandissimo. L'abilità nel tiro crea quella fiducia nella rropria arma che non può avere il soldato abituato in tempo di pace a non colpire il bersaglio. . Per noi dunque, l'imuzione del bersaglio deve avere pe~· 1sco~o non crià di .fare dei tiratori di pr,ecisione, il che sarebbe illusorio pote/ raggiungere - tiratore di ~recisione non potendo div~nire che quegli che possiede le doli naturali per essere tale - ma d1 fo'.·~ mare dei buoni od almeno discreti tiratori, facendo credere a tutti 1 soldati che sono abili o sufficientemente abil i tiratori . E questo scopo che sembra appunto abbia avuto di mira l'attuai~ nostra istruzione del tiro, si raggiunge essenzialmente con grandi bersao-li. in cui il soldato per J!)OCO che tenga dritto non prova la disill;si~ne di vedersi notato uno zero sul suo libreu.o, e si abitua poco alla volta all'idea che in guerra in presenza di un bersaglio mollo pit\ ampio, il suo colpo andrà a posto anche sparalo con polso un po' meno fermo. . . . . . . A questa fiducia nella propria arma, con~1z1one md1spe~sah1le perchè il soldato sia in grado di mantenere ti morale ~lto d1 fronte al nemico, l'educazione, diremo plastica, del tempo d1 pace deve aaoiunirere lo scopo di rendere abituale nel soldato il puntamento ~~ ~ d . l regolare; ed è nostro avviso che il mo o pratico per otten~r: ques o scopostiaessenzialmentenell'impedirgli in modo assoluto cli lar fuoco effettivo O simulato senza che l'alzo e l'arma siano a posto. E su questo argomento dell'influenza dell'abitudine n~i rnome~ti critici. influenza che nessuno per verità, ha mai posto m dubbio, il Wolozkoi stesso quantunque in opposizione alla tesi da lui soste-
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nuta e con una lealtà non senza meriLo, ha qualche pagina vera-. mente eloquente e convincente. Egli fra gli altri esempi, cita quello di un cuoco di 1\'losca che , sul letto di morte in causa di ferita, rifaceva in quelle date ore del giorno quegli stessi gesti che cogli utensili de1 suo mestiere in mane\ faceva quando era sano , Esempio che alcune pagine dopo completa con una nota, in cui è detto: « Sarebbe utile senza ò.ubbio spingere l'abitudine di pun« Lare bene presso i nostri soldati al punto di quel certo cuoco di ~ Mosca. Allora soltanto, si potrebbe sperare che nello sparo le boe· << che dei fucili non fossero rivolte troppo in su, alla qual cosa si «- ridurrà sempre tutta la questione, non potendosi in combattimento « fal'e molto conto sulla memoria e sull'intelligenza dell'uomo ». Ebbene, lo diremo francamente, anche per noi quelle benedette canne in su, che nelle esercitazioni tattiche e grandi manovre segnano le linee di fuoco, sono il nostro incubo, Nessun ufficiale, dal colonnello al sottotenente, meLle in dubbio, essere grave inconveniente lasciare infiltrai-e nel soldato l'abitudine di far fuoco simulato o con cartuccia a polvere, diversamente da ciò che si fa-e per verità da noi si fa benissimo -nella scuola di puntamunto e negli _esercizi di tiro al bersaglio; ma nel caso pratico è un fatto chenon in tutti i reggimenti si dà allacosaquelpeso che essa ha, e che crediamo grandissimo. Tanto grande che se taluno venisse fuori· a dire essere impossibile nelle esercitazioni tattiche ottenere che il soldato metta e cambi l'alzo a seconda. del comanùo, ch iuda l'occhio sinistro e punti come fa e farebbe al tiro al bersaglio, non esiteremmo un istante a rispondere che data e non concessa tale ipotesi, meglio varrebbe abolire addirittura queste esercitazioni, o per lo meno escludere da esse gli atti del fuoco e attenersi, per creare l'abitudine del puntamento corretto, ai soli esercizi fatti specialmente per questo, ~ alle esercitazioni di piazza d'arme in cui si può ottenere che tutto si faccia con scrupolosa rigidezza e precisione, .E poichè la palla si presenta al balzo aggiungeremo un'ultima parola ed è: che il maneggio dell'arma, gli allineamenti, le marce, le conversioni, ecc., eseguite con precisione meccanica, r·appresentano, a nostro avviso, oggidì forse più che in altri tempi - la filo- T
sofia pratica nella disciplina degli eserciti - rappresentano quella filosofia; che è scuola al soldato di obbedienza passiva - quella filosofia che forse dopo tutto, è la più semplice, la più lesta, la più efficace per ottenere che quando l'ufficiale dà il comando: alzo di 500 metri... , ,. Cominciate il fuoco, le mani dei soldati corrano per impulso della volontà di chi comanda, a mettere il ritto nella tacca dei 500, spianino l'arma e tirino; e ciò tanto se si tratta di bersaglio rappresentalo da un nemico in carne ed ossa, come di bersaglio rappresentato da un rettangolo di carta, Nessuno ci caverà di testa che una bella marda in battaglia che pure non si eseguirà mai sul campo - in cui tutti camminano baldi e fieri senz'altra preoccupazione che quella dell'allineamento e del leggero contatto dei gomiti- vale di più per l'insegnamento della tattica morale - la quale in fondo è la vera tattica del soldato - che non certe esercitazioni di marcia in presenza del nemico supposto, nelle quali tutti, dai due tJOmini di punta ii fiancheggiatori, al grosso, alla retroguardia, non hanno altro sentimento nel cuore, ed altro sentimento scolpito in viso, ali' infuori della paura di essere sorpresi ed aggrediti dal nemico.
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LA FLOTTA E L' ESERCITO NELLA DH'ESA DELLE COSTE
LA FLOTTA E L' lj:SERClTO D I F E,SA DELLE -
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I. L'ideale della perfezione negli ordinamenti militari vorrebbe che le truppe destinate acombatlereticevessel'o tutte il massimo dell'istruzione in tempo di pace. La sconfinata mole degli eserciti odierni· impedisce che ciò abbia effetto. Soltanto una quinta o sesta parte dell'effettivo di guerra può r imanere sotto le arm i, e per una durata di tempo che varia da tre anni a quindici giorni. Questa truppa mantenuta in servizio attivo, è pur troppo distolta anch'essa dal cor· retto andamento progressivo delle sue istruzioni da un'infinità dii servizi di ordine politico ed an;i.ministrativo, Si può asserire (11) senza: tema di smentita: che dove vi sòno grossi centri di truppa i servizi di o-uardia e di pubblica sicurezza assorbono un terzo delle l') ·1 ore destinate all'istruzione. Che diremo poi delle provincie dove 1 , serv izio di pubblica ~icurezza è Ja· principale occupazione dei soldati, i quali non appena usci ti dallo stato di reclute passano gran Parte dei oiorni e delle notti loro pattugliando? Aggiungasi ancora, che mille l')esigenze di ordine diverso rendono frazionatissima la a·1slocazione dell'esercito, e se ne avrà per conseguenza come sia necessario, anzi indispensabile, che ogni anno si raccolgano grossi nu(l) Non si insisterà mai abbastanza su questa piaga. I. \,
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clei di truppa per imprimere un andamento regolare alle ese1·citazioni; per richiamare all'osservanzadi comnni prescl'izioni, corpi~ -· distaccamenti d,i t,orpo stanziati in lontane- e piccole guarnigioni; per · far manovrare insieme tatticamente ripa:rti più grassi della compàgnia e del battaglione, che sono le sole· un,ità le' quali nella màggidr · parte dei presidii trovino modo e terréno da eseguire le esercitazioni · che le addestrino alle faz-ioni di combattimento; per impratichire .. nell'esercizio del comando gli uHicia,Ji superiori, g,li ufficiali gen·e- · rali ed i loro stati maggiori, ed in fine per far funzionare una quan- · tità di servizi che devono precedere, s·eguire e rendere-praLiéàmente· possibili le operazioni delle truppe comballenti. Di qui la nece.ssilà dei carhpi di brigata èfie radunano do)i o tré · reggimenti di fanteria con qualche squadroné e qualché baUetia; di qui la necessità delle· grandi manovre, pe:r le quali si cdncentrano ·· in determinati punti, e si fannò poi muovere: l'uno contro l'altr'o-•· con concetti determinati grossi ri,parti, come divisioni di fanteria, divisioni di cavalleria, corpi d'armata completì con tufti i loro servizi .. Pochi anni trascorsero senza elle queste mano'Yre Venissero fatte · tra noi, in presenza di buon numero di uffìeiiali esteri di ogni' nazione. Molle volte ne- ricavammo ono11e. Talora udinH1io criLièhe .. oneste e gentili, e cercammo far:ne pro per migliorarci. Non iiiancò · anche qualche critica o maligna od assurda, però il buon senso ne fece presto rag.ione. Ma ora che siamo fatti pratici nel meccanismo ,. di queste grandi esercitazioni di corpi opposi.i ..... nori potremmo , non dovremmo fare un passo avanti ed eseguire nel prossimo anno · od almeno in Ìm prossimo avvenir?, dell'e grandi manovre col con- · corso delle forze navali? Non sarebbe forse utilissimo di combinar-e l'azione di uno o più corpi dì armata, con quella di uria o .pjù squadre ,. della nostra flotta che si mulerebbero di attaccare o difendere le nostre coste? Dimostrare quali vantaggi risultérèbber0 da questa innovazione, . richiamare alla mente nostra i doveri che c'impogono lé condizioni , del nostro littorale, vedere se non possa fare un passo innanzi all'ordinamento dell'esercito, cool'dinandolo còlla difesa marillima,-. gettare un'altra piccola pietra nel!' edifizio delJ' opinione pubblica che vuol essere preparata a grandi sacrifizi: questi sono gli scopi che si 6 propone questo brev'e studio.
NELLA DIFESA DELLE COSTE
LA !<'LOTTA E L'ESEHCJTO
pende se non dall'incubo spaventevole delle minaccie allo sguernito liuorale, cioè, delle spedizioni di sbarco, le quali, gettando sul nostro~ suolo iutieri corpi nemici, turberebbero tutta l'economia delle progettate difese? Se nel consesso dell e nazioni non affermiamo ricisamenle i nostri· diritti, le nostre aspirazioni più sante e più legittime, se l'Italia, non è temuta come la voleva il Grnn Re, non è forse perché mentre ci riteniamo abbastanza forti per terra, ci sentiamo invece deboli dal Iato di mare? È vano il dissimularlo: l'Italia non sarà mai nna vera grande potenza fin ché non avrà a,ssicurata la difesa delle _proprie coste, l'integrità delle proprie isole dagli attacchi che pervengono dal mare. Non saranno mai abbastanza citate le parole di Napoleone che ad essa alludono. « Pour exister la première condicti on de cetLe mo« narcbie sera d'ètre puissance marittime afin de maintenir la su« premati e su r ses il es et de defendre ses còtes ». Paragonate l'esercito per cui'si spenclono tanti milioni acl uno spadone a due mani, sia pure della miglior tempra: mellete questo spadone 'nelle mani di un guerri ero dal corpo in ogni punto vulnerabile perchè nudo . Tutta l'agilità dello schermidore non basterà a far sì che da un nemi co coperto di maglie e corazza, inpenetrabile dalla tesla ai piedi, ei non sia ben preslo toccato e ridotto ali' impotenza. Per difendere le nostre coste minacciate, occorrono non tesori di· fortificazioni che i progressi dell'artigl ieria rendono inutili, non nuovi corpi d'armata, ma bensì una marina da guerra, forte e numerosa che disponga di po,hi, buoni, sicuri e ben difesi porti, i quali devono non solo servirle di rifugio·, m,a eziandio di ptmto di partenza per operazioni offen,sive che le renderanno immensamente più facil e il suo còmpito principale, cioè, la difesa del littorale: che disponga non solo di enormi navi, ma anche di velocissimi incrociatori che minaccio.o efficacemente gli altrui commerci: che disponga, infine, cli un numero sufficiente di cannoniere guardacoste · e di torpediniere. Uno sbarco nemico riuscito avrebbe un'innuenza decisiva nella lolla, perchè potrebbe isolare l'esercì to o gran parte cli esso concentrato nell'Alla Italia, dalle sue fonti di rifornimento dell'Italia peninsulare; perchè ne minaccerebbe contemporaneamente la fronte ,
Cinque sesti delle frontiere d'Italia sono lambiti del mare, cioè -non meno cli 4,f 1GO chilometri. Xon è possibile immaginare il rerroo coinvolto o in una guerra coi nostri vicini o in una guerra gene;ale --europea, senza che in noi sorgano questi due pensieri: che dovremo comballere ad_ un tempo sul mare e sulla Lerl'a, e che le poche fa vorevoli condizioni del nostro littorale ci costringeranno a subordi-nare alla loro difesa una parte non piccola del le nostre forz e terrestri. E tanto è vero che l'argomento della diresa terrestre è collegato a quella marittima, che trattando della prima è impossibile non addentrarsi alquanto a lratlare anche nella seconda, sicché non · sembrerà strnno se mi sarà d'uopo esporre alcunché sulla difesa ma.-rittima e terrestre dell'I talia nostra, alle quali de,,ono concorrere ,con uguale intensità di sforzo l'esercito e la flolla. Lo farò anzi tanto più volentieri chè mi sembrerà dare una conferma coi fatti a queste helle parole del De Luca nel suo lavoro intitolato: La marina nella :g1'ande ,guerra (4). « Ritorna l'accordo fra l'attitudine della marina e ciò che da essa (t( può desiderare l'arte della guerra: ritorna siil territurio nemico ·.({ l'obiettivo dell'olfensiva marittima...... tornano le operazioni di « costa a collegarsi intimamente con l'insieme della guerra perdendo ·« il carattere d'impreseisolate: ritorna la marina ad essere uno dei ·< mezzi della gran gl1e1Ta e non più soltanto l'esclusivo mezzo di « una guerra sua propria: ritorna la logica e naturale unità nella ·« grand'arte della guerra .... .. « Qliella muraglia cinese che moralmente separò la vecchia ma·« rina dall'esercito; eretta dalla diversità d'ideale, di tendenze e di -« scopo, cementata dai pregiudizi, già crolla dappertutto ed è ri« tornata la cordialità. Ma non basta: sulle rovine del vecchio muro ·« già comincia a sorgere un edifizio nuovo, la cui architettura sa« rebbe quasi ·incomprensibile per uri ufficiale di terra o di mare di « cinquant'anni fa: l'edificio dell'unione intellettuale nello st·ndio (t( della guerra ». Se la ?ostra politica è talvolta timida più che noi comporterebvbero ed 11 numero di 29 milioni di Italiani, e la noLa attitudine loro ,per la guerra, e la forza del loro esercito terrestre, da che altro di(I) Nuova Antologia, i 0
gennaio, i885,
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i fi{l.nch.i e le s:palle, me~tendolo .nelle più svantaggiose condizioni straitegidH1. Che una naz.ione in guer·ra con noi tenti i vantaggi di · uno sbarco, lo vu.o)e fatal mente la con<l.izione odierna della guerra :.marittima di cui Clti' dirò più innanzi. Certo è, che nemmeno i più . spl.e,ndidi successi di una l0Lta di squadre in alto mare potrebbero - avere Lanl,a influ.enza S.\lll 'andamento dalla guerra, come la riuscita ·di lli.D,O sbalico nemico di qualche enlita sulle nostre coste. Imrnag,inaite qual i danni produrrebbe uno sbarco nella facile rada di Vado seguìto in breve dal bombardamento e dalla probabile resa , <li Genova(~). Immagi1nate, e fatelo senza fremere se vi scalda il seno Jìmore .di patria, lo sbarco di due corpi d'armata nell'ubertoso ba. cino dell'Arno che fu definito 1da un nostPo generale<< il ridotto centrale della dife~a del paese » (2) . O se meglio vi piace, immaginate uno sbarco presso il monte Argentaro, oa Civitavecchia, o in qualche ··1altro puuto della pnovincia l'O'!Uana, o l'occupazione dei buoni porli dell'isola d'Elba e di quella di Sardegna, o peggio ancora la presa (i). Abbi~mo detto • probabile • perché ci sorride serp!'re la speranza che Gen~va sa.pp1~ res1st~re, o.ve no· sia il caso, auche ad un bombardamento. Ce ne affida il pa- ;tr1?tt 1~mo ~~1 s~?Lil,bì,tp.!lt(, l'.energia di. chi sara preposto a difenderla, e la coscien1.a eh egh avra dell 1mmens,t importanza di questo porto e di questa città nel sistema. : generale della difesa nostra. Che .ciò sia altamente sentito nelle nostre sfore militari .. ~e lo provano le seguenti p1.1role del colpnoello .P~r.rucctJetti stampate fino dal i882: ' • Un bo~bard~m~nto fatto dalla parte ciel maro può certamente 1>rodurre guasti • materiali magg1on; ~a le JlO!lolazioni inermi possono sottrarsi al pericolo ogniqual• v?lt.: n?n Alal)o ,isse.d1atc anche dalla ~arte (li terra...... Aggiungasi che le imposi• z1on1 d1 guerra che 11 nemico pofrebbe esigere per risparmiare un bombarda:nento, • P.otra.nno ess.ere non meno costose dei danni materiali di un bombardamento stesso • s1cche .01•e l'mtcresse generale d~lla difesa ricl;ieda che si privi l'avversario di u~ - ·• porto 1mport.inte, ?he potrcpbo diventare p~r lui uua base sicma ed efficace, quale • sarebbe p~r esempio Genova, e quando le locali condizioni difensive permetta.no di • rhsput;i.rgh c~n vant:1ggio l'impiego del porto, non si dovrà ad alcun preno rinun- • eia.re. ~Ila resrs,te?z:, m~ converrit 1'.repararsi a subire il bombardamento prendendo • le m1~u1e _perdi~ c,so riesca del rn,nor danno possibile e ponendo in salvo la po• polai10ne mer,me •. , . È d'u.op,o pero èhe in qu~st'ordine d'.idee entrino On dal tempo <li pace la popolaz1~ne .d• _Genova A _q t1ella d1 altn puntt che fossero egualmente minacciat.i, acciocché g!1 amm 1 Sl Pr~pari()o ai più grav i sacrifici. Notisi poi che senza dubb io l'intera nazione .sapra. a s1:10 tempo risarcire le città più danneggiate pel bene generale. t Russi .nel I8i2 non esitarono a sacrilicare Mosca.. ... perché gl'lkiliani non lascerebbero ab.·bruciare u~a pa~te di Geno~a, sal vo a ricostruirla poscia più bella, più sana per Je -· allargate V\e ed rncomparab1lmente più gloriosa? ·. , (2). u. colonnello. Pcrrucchetti stesso cosi descrive il bacino del!' Arno: « Aprrto con \as~1ss1 m~ spiagg11;1. ver~o 11 mare .a guisa di .una gr:\nde breccia, per la quale in ·quattro ., .g~orn'., a\a..nzando da Livorno a Firenze (chilometri 9i,24J si tagliano tutte le comuil litorale .mc~z1~n1 fra la penisola e l'Italia continent.ile, escluso sole, quella hlll"O 0 · Adr,a\ico esp9sta a sua volta a Qiretti insµlti dal mare •.
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<lelle nostre belle e grandi isole, per ;[:a -qua.te ci;rca q1u.çH1·0 m1ilio11i d'ltaJiani s~rebbero ad un tempo ·imp.editi di accorre1,e .I.IJ.la difesa generale del regno e ~accheggiati seJ)za pietà. Immaginate tutto ,ciò e :misuratene ·t,e consegt1,eJ1ze. Questi enormi ,danni sarepbero anco11a cresciuti a mille doppi se uno o più sbarchi ri.usci,ssero µ,u11ante la nostra mobilitazione. Che avverrebbe dei nostri progetti di difesa tanto elaborati? Come l"otre,bbe compirsi la s.tessa avv:(lup'ji)atissima mobilitazione? Come giungerebbero in tempo .le riserve? Io quali condizioni si· formere bbero le miJizie mobili e terri,boriali del regno? lo non voglio dipingece ad arte qnadri spaventevoli. Non ve n'ba ibisogno. 'Pur troppo la realtà. è abb.<J.Stanza spav.entevole per se stessa. Soltanto non biso-gna Lorce1;e il guardo: sarebbe delitto, ma,n -canza, di patria cari là. Vi sono rimedi? Si: Volgere al mare la nazione; togliere, se no:o si può fare {l ltrjmenti, cinquanta mi,lioni all'eserci o e dedicarli alla marina; nMI 7 ,nofondere questi mil ioni i:n difese pasF-ive; ma impiegarli saviamente in difese mobili , cio~, inc1:ociatori rapidissimi e po.tenti ,per .artiglieria, costrutti secondo le idee più .moderue, dotati della massima velocità, della massima potenz;a offensiva (artigJ.ieria. spron~, sil11.ri) e di quella difesa che ,basti per rendere invulneral,).ili le parti vitali della nave, macchine, ~imonè, apparecchi sub,acquei di lancio. Ordinare, non sulla cwrta,, ma effettivamente, la difesa dalle coste mediante canno;I1.,iere Armstrong, ~orpedinjere Yitr.row e sopn1tut-Lo ,mediante la cbife,sa territo;t·ù1,le. Almeno dieci d,i questi _milioni dovrebbero esf;ere spesi nel naviglio merc.a.ntile, le cui sorti sarebbero rialzate, ed il qJ.IaJe diver.•rebhe un potente ausiliario in caso di guerra. Ma sop·ratutto con1'e?-rebbe mettersi in caso di {Olr non solo guerrn difensiva, ma aneli.e -0fl'ens·iva per 1na1·e. Se l'Italia fermamen te lo volesse, e vi dedicasse le-somme necessarie, .essa ,potreb,be in dieci anni far impensjerit:e per il loro commercio, per le loro colonie le nazioni più potenti che -esiterebbero ad attaccavla, ed il timore deUe rappr~saglie renderebbe sicuri i suoi trenta porti, le sue cento rade aperte, che nessuna fortificazione continua, nessuna difesa fi ssa varrebbero ora a 1proteggel'e . La proposta di toglie~e cinquanta milioni all'esercito troverà non
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pochi contraddittori, eppure non potendosi provvedere in altro modo, esse s'impone come una fatale necessità. Abbiamo anzi motivo di credere che i più eminenti dei ~ostri generali, tra cui l'attuale ministro della guerrà, vi si rassegnerebbero volentieri pel bene della patria. La voce di qualcuno tra essi risuonò non ha guarì in questo senso nella camera dei deputati. Meglio naturalmente sarebbe che l'Italia potesse spendere questi cinquautamilioni senza toccare quelli del bilancio della guerra, ma non potendosi, dopo matura ri!lessione crediamo assolutamente meno dannoso falcidiare il bilancio dell'esercito che rimanere in pace. soggetti alle altrui prepotenze, in guerra soggetti alle altrui gravissime offese, in causa della debolezza delle nostre difese marittime. Si rifletta ancora a questo: che quando l'Italia avrà assicurato la difesa delle sue coste essa sarà contemporaneamente una delle prime pote~ze marittime, e che il suo commercio aiutalo dai milioni dello Stato nella costruzione di bastimenti che :.!l'uopo possano servire di trasporti o di incrociatori ( e perché no?) di corsari mascherali, sortirà dalle pastoie in cui si trova attualmente e porterà grandi ricchezze al paese. Non si ripeterà mai abbastanza, l'Italia è potenza essenzialmente marittima, ed al mare deve clviedere là sua fiitura grandezza. Lo si sente tanto, che i suoi nemici tentano chiuderla in un cer·chio di ferro. Del resto non è vero che le spese per l'esercito npn si possano ridurre senza danno. Se si facesse un passo innanzi nell'ordinamento dell'esercito mediante una prima applicazione del sistema regionale per lo meno all'Italia continentale, non solo si avvantaggerebbenotevolmente la nostra mobilitazione e si rafforzerebbe il nostro sistema difensivo, ma eziandio si potrebbero ottenere delle notevoli economie . Pochi anni or sono apparvero nel 1lfilita1· Wo. chenblatt due notevoli articoli intorno alla difesa marittima dell'Italia, i quali quantunque non contenessero idee nuove non passarono inosservati , tanto più perchèprovenienti da un paese eminentemente militare come la Germania. Il benevolo autore di essi, riguardo alla mobilitazione si esprime nel modo seguente che non troverà, crediamo, molti oppositori . · « Nell'interesse dell'Italia manifestiamo il desiderio che il suo « metodo di mobilitazione diventi più semplice, e cr~cliamo ciò non « possa ottenersi in altro modo che accostandosi nell'ordinamentq'
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« dell'esercito al sistema territoriale. Questo solo può dare alla mo-
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q; bilitazione ed alla radunata dell'esercito un guadagno effettivo di « tempo. Fu detto e ripetuto a sazietà: che le qualità e le condi« 1.ioni diverse delle varie popolazioni non permettono di costi« tuire corpi di troppa con uomini levati tutti dalla stessa provincia. « Ciò poteva aver forza qualche anno fa, ma l'idea nazionale ha fatto ·« da qualche tempo tali progressi in Italia, e Io spirito di campa« nile si è così affievolito che, dal rispetto politico, non può esservi « più alcun timore a costituire i corpi con uomini dello -stesso di(< stretto. Il dubbio riguarda forse le qu.alità ·fisiche intellettuali e « morali.? Può darsi; ma non si è fatta alcuna prova che giustifichi <( questo dubbio. Si potrebbe forse adot.tare transitoriamente un si« stema misto, cioè ordinare territorialmente il grosso dell'esercito, « e mescolare gli elementi di quei distretti dove si reputa ciò ne« cessario. « Si è accennato al pericolo di .urla rapida invasione la quale sor· « prench~sse l'Italia nel lavoro della mobilitazione e della radunata; (\ ne segue che la rapidità di queste operazioni e in generale tutto «·ciò che vale ad accrescere la difesa dell'esercito è d'importanza <( capitale per la difesa del paese. '~aie questiont> importa molto anche « alla Germania, pe1·chè abbiamo fondata speranza di trovare nel« l'Italia una futura alleala. II voto di Vittorio Emanuele, fa d'uopo (( è/te l'Italia sia rispettata e te1iiiHano11 sarà adempiuto se non sod« disfacendo alle accennate condizioni » . Non vedremmo nemmeno gravi inconvenienti ad ottenere l'accennata economia nelle spese mediante la riduzione della ferma a due anni e ad un anno, tempo che crediamo sufficiente: solo che si trovasse il mezzo (e basterebbe volerlo) di liberare la truppa dall'eccessivo serviiio territoriale e da quello di pubblica sicurezza. L'altra idea che abbiamo espressa: che l'Italia deve e piiò preten- . dete di assumere anche l' off'ens'Ìma per mare, non è un grido di vana iattanza, ed in essa insisteremo più volte nel corso di questo studio. Per provare la possibilità e la necessità di at.tuare questa idea trascriverò le parole dil'ette dal maggior genèrale del genio T. B. Collinson rapporto alla dife~a dell'Inghilterra ai membri dell'associazione dei servizi uniti, parole che a maggior ragione possono_applicarsi ali' I talia. !6 -
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Biporto.
,;: Col vapore, egli dice, una nazione che abbia ima debole ma« rina può ciò non ostante fare delle te1·ribili dùJersioni sitl terri« torio rumico. L'Inghilterra deve impadronirsi di questa idea, es« sere pronta a stancare il nemico c~ntinuamente col mezzo di pie-
« coli corpi sbarcati sulle coste e che si possano imbarcare nuova« mente prima che giungano dei soccorsi dall'interno; ma per riu" scire neile operazioni di questo genere bisogna che tutto sia di« sposto preventivamente e non agi.re giorno per giorno .... ». Abbiamo asserito ancora che se l'Italia fermamente il volesse e vi dedicasse le somme necessarie potrebbe far impensier ire pel loro commercio, per le loro colonie le più potenti nazioni marittime. Per dimostrarlo basta rendersi conto di ciò che si potrebbe ottenere in dieci anni mediante i cinquanta milioni che chiediamo per la marina. Dieci di questi cinquanta milioni dovrebbero essere destinati al naviglio mercantile, cinque alla creazione della riserva territoriale di marina ed al!' organizzazione seria del servizio territoriale di costa, cinque alle maggiori spese di manutenzione per l'accresciuto naviglio ed alle spese necessarie sul littorale, di cui principalissime quelle per tronchi di strade che permettano alle milizie di accorre1:e celermente nei punti minacciati dagli sbarchi, e per siti di rifugio pelle cannoniere guardacoste e per le squadre di torpediniere. I rimanenti trenta milioni dovrebbero essere destinati alla costruzione del naviglio che riteniamo non solo necessario, ma indispensabile alla marina nostra per compiere il suo mandato , costruzione che dovrebbe essere affidata alle migliori case estere e nazionali senza meschine gelosie. · Questo naviglio potrebbe ·essere il seguente: Venti po lenti incrociatori, protetti solamente nelle parti vi tali , ,con un dislocamento di 3000 a 5000 tonnellate, veloci da ,18 a 20 miglia, con cannoni da 25 a 30 tonnellate, del costo medio di 6 miJioni l'uno 120 milioni Quaranta incrociatori-torpedinieri di spostamento non :naggiore di 2500 tonnellate armati ecostrutti secondo i più recenti progressi ed aventi almeno la velocità di 20 chilometri, del costo medio di 1i500000 lire l'uno . 60 >> A riportarsi . 180 milioni ' !. 1
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· 1180 milioni
Cento barche torpediniere di allo mare capaci <li percorrere col loro carbone distanze da 11500 a · ·2000 miglia, del costo di 350000 lire l'una . 35 >) Cento barche·lorpediniere da costa, del costo di ·200000 lire l'una 20 » Dieci grandi navi da trasporto di cui due per -cavalli; del costo medio di 400000 lire l'una 40 » Avremo cioè la spesa totale di 275 milioni ,e sicccome in dieci anni si disporrebbe di 300 milioni, rimarrebbero ancora 211 milioni da serbare per le spese imprevedute o per l'acquisto di forti depositi di carbone che una volta o l'altra finiremo, -come si spern, per trovare nella stessa Italia .. Il costo di questo naviglio non è ipotetico. Esso è basalo sopra un'offerta fatta dai principali costruttori inglesi al Governo spagnuolo, il quale, dopo il mtmento dat,o da Bismarck per le Caroline, ha sentito il bisogno di formai·si una forte marina .da guerra ed ha fatto votare dalla Camera grandi somme da impiegarsi a questo scopo (11). Oh che! A.spetteremo noi che ci prendano la Sardegna o la Sicilia. ·per provvedere? O vorremo tra brévi anni avere una marina inferiore a quella della Spagna? Il bilancio attuale della marina servirebbe naturalmente a com-. pletare le incominciate grandi costruzioni navali, dopo le quali si farebb e punto. · I cento milioni impiegati per la marina mercantile non sarebbero perduti. Questa può e deve dare alla marina da.guerra più che le industrie terl'itoriali non forniscano all'esercito di terra in animali da tiro, in vie ferrate, in telegrafi; ecc. , poichè essa stessa può dinventare uno strumento di com battimento: « Les hommes re~pon• sables de la puissance navale » dice il Lamy nella Revue des deu:c Moncles del 1882 « veulent-ils connaitre leur tache? Qu'ils étudient « la marine marchande. Veulent ils diminu.erleur tache? Qu'ils de-. « veloppent la marine marchande. I!s auront trouvé à la fois le secret
(l) Ri·vista 1lfa1·ittima, dicembre !885, pag. 474.
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« de faire de grandes choses avec peu de dépenses, l'avan tage d'aug« menter la rir,hesse général en épargnant le trésor, et la gioire eo « preparant la guerre, de travailler à la paix » ('I).
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II.
In questo studio considererò come nostri avversari probabili la, Francia e l' Auslria , ben inteso senza verun pensiero oslileperqueste potenze, con la prima delle quali siamo ora in cordiali rapporti , con,. la seconda in 'rapporti di alleanza. Questi due Stati sono infalti i sol~ che per le loro forze navali di battaglia, per la fol'Za e composizione· dei loro eserciti, e sopratutlo per la loro qualità di Stati confinanti~ siano in grado di. sostenere cont1·0 di noi una guerra combinala di ter ra e di mare. Le altre nazioni non potrebbero aggredirci che per mare, ma riteniamo non essere superbia l'asserire: che oggidì l'Italia non può nè deve temere lo sbarco di uno, due, o tre corpi sien 'd·essi inglesi, spagnuol i, tedeschi o russi. Se l'esercilo nostro, non convertisse per ess i il suolo d'Italia in una tomba. meriterebb& d'essere radi.a lo dal novero degli eserciti europei , e la patria nostra degna dell'antico servaggio I Oh certo! un a nrrnerra sarebbe veramente . d'invasione fondata esclusivamente sugli sbarchi, sarebbe un allo di foll e temerità che verrebbe punito coll'ultim a rov ina degli audaci, dalle grandi forze italiane, le qual i sarebbero concentrate contro di essi. Considerando l'eventualità di una guerra contro i'Auslria, è cons'Olàn te il pe!lsiero: che senza alcun dubbio la flotta italiana è supe· riore all'austriaca per qualità e quantità di navi. Ciò è naturale, p'erchè l'Italia spende annualmente 52 milioni , cioè, circa il doppio del l'Austria., la quale è potenza quasi esclusivamente terrestre com& lo vuole la brevità delle sue coste, la poca entità dei suoi porti, I' es(,t.) Nelle sed ute delle delegazioni austriache tenutesi u!Umamonte per la discussione del bilancio deUa marina si votò: che il governo della monarchia presenti al più pres~ un progetto di legge per un premio alle migliori costruzioni di navi che possano. essere utili al commercio e nello stesso tempo utilizzabili io caso cli guerra. I
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. sere essa potenza centrale tra potenze terrestri formidabi li collequali puè trovar:.i ad ogni istante in lotta nel suo fatale spingersi verso ,['Ori ente ('1) . Purt11oppo, freme l'a nima nel ricordarlo, superiori di forze fummo battuti a Lissa; ma gioYa credere: che due volte non si ·ripeterebbe lo strano e doloroso evento, e ch e contro chiunque ayvenga una nuova lotta , quell 'amaro ricordo, non privo cli gloriosi ,episodii, innammerà i nosfri mari nai ad ottenere la vittoria .... Se Tegethoff, lottando con vascelli di legno contro corazzate, seppe trovar modo · di vincere lo dovei.le in parte alla fortuna, in parte all'a nima sua piena di generoso ardirei Far molto c<>n mez=i scarsi è solo dei grandi. Il colpo di sprone del Ferdinand 1tlax non fu, nò, il pensiero di un momento, ma bensi il risullato della sua antica fi-ducia nell'offensiva(2). Al Minislero che non voleva II).andargli certe navi perchè considerate di antico modello o poco polenti. « Mandate, manda~e, egli diceva, troverò ben io il modo d'impiegarle. Questo generoso ardii·e, quest'audacia, che sono i primi fallo ri della vit.toria in terra ed in mare, agiti no i !)etti dei ooslri equipaggi infi ammi nino le menti ed i cuori degli ammiragli, e le pi ù splend ide vit·torie coroneranno le nostre bandiere (2). In nessun giuoco si vince al sicuro e tanto meno a quello di Marte! Guai a quella nazione i cui generali, i cui ammiragli pensando solo a coprire la loro responsabilità, agiscono con falsa prudenza proprio qu ando è necessaria la più pronta, la più decisiva audacia, qualunque si,eno i pe1ricoli che ne possono risu,ltdre in caso d'·insiiccessol Cercare subilo (I) L'.\usbria, potenza estremamenl.o pratica ecl a giusto titolo orgo~Iiosa. dei successi ·della sua marina, vi consacra molte cure, e sta spendendo i suoi danari non in gigantesche corazzate, ma bensl in volocissi!ni incrociatori toq1edioiori. (2) Riguardo la sforttrnat.a. bottaglia di !,issa, che tanta piaga aperse nel cuore dogli Italiani, riproduco qui alcune parole dr.ll'ammìraglio Fincati (Rivisfa ·mat'itli1na, ! 88!) ·che mettono in luce le cause del triste evento, • Difatti.. . . gli Austriaci tro,·arono le • nostre corazzate in tale ordino di llattagJi~ che mi; liore Cl più opportuno non ,l)Ole· • vano desiderare per affondarlo tutto, e ciò sarebbe indubbiamente avvenuto sol che • noi avessimo obbedito all'inconsulto segnalo di ser1·are le distanze, rattoci dal nostro • signor comandante in capo, nel momento in cui t\~tta Ja massa n~1nic.t si precipitava • di fronte contro il fianco seopert.o della nostra sottile e debolissima fi la che le at• traversava la via ....... L'Affondatore dires~o due volte per colpire il Kaiser, e non • vi è dubbio alcuno che t.utte e duo le volto lo avrebbe spaccato, se tutte due le • volte l'Aff01ulawre non avesse deliberatissimamente o stoltameoto deviato nel mo• men to prossimo all'urto. Il //e di Portogallo non affondò il suo avversario por mezza • sola ruota di timone alla dri~ta ...... Con un miglior timoniere, il lle di Portogallo • avr!Jbbe affondato-l'Tmperatore e sotto altri auspici l ' A fT011datore avrebbe mandato ·• altre due navi a tener. compagnia al Re d'Italia in fondo al mare ...... •.
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la tlolla nemica, attaccarla risolutamente ovunque la s'incontri, non, darle tregua fino a che non la si è cosLretta a chiudersi nei porti, forzare guesti-.porti .. .. questi sono i còmpiti che deve instancabilmente. conseguire la nostra marina e che conseauira se nel tempo . <) di pace Mn avrà. mancato la preparazione. Vincerà la flotta italiana?' Noi lo speriamo e vi confidiamo. Con ciò sarà tolto ogni pericolo di sbarco. Ma anche essa non vinca, la niente ripugna di credere che· sia ridotta a tale di .pochezza da venire rinchiusa nel porto di Venezia. o cacciata fuori dell'Adriatico. In questo solo ca:;o improbabile d'una nostra completa, per non dire fenomenale sconfitta marittima, l'Austria tenterebbe facilitare le sue operazioni terrestri con, degli sbarchi, rria poichè la natura e la conformazione delle coste· non ne permeuerébbe di ragguardevoli da Palmanova a Ravenna~ la spedizione avversaria dovrebbe dirigersi verso sud o sud-ovest, cioè io direzione divergenLe da quella degli eserciti operanti dal, Friul i o dal Tirolo. Una spedizione ragguardevole tra Ravenna ed Ancona non riuscirebbe a qualche risultato, se non quando fosse giunta ad impa-· dronirsi della ferrovia Firenze e Bologna ed ancora rimarrebbero, aperte all'esercito nostro le comunicazioni coll'Italia del sud per ed il• littoral e, inoltre essa urlerebbe contro Bolo <)ana neh Genova • cui campo tnncerato la difesa avrebbe indubbiamente accumulatemolte forze di milizia mobile e territoriale del Piemonte, di Lombardia e di Toscana intorn o a qualche solido nucleo di prima lin ea . In questo frattempo le milizie Lel'l'itoriali della provincia romana e dell'Italia meridionale, radunandosi sotto le buone fortificazioni di Ancona, opererebbero alle spall e del nominalo corpo di spedizione e contro il punto di sbarco. Grandissime difficoltà incontrerebbe· pure la marcia di un corpo nemico che intendesse penetrare nel ba-· cino dell'Arno,. Questo corpo, nel varcar:e i monti dell'Appennino, sarebbe soggetto a continui attacchi sui fianchi, alle spalle, sulla sua. linea di operazione e di comunicazione colla sua base, cioè, col punto- · di sbarco. Sembrerebbe pure di riuscita non probabile un'opera:... zione austriaca contro Roma oggidì fortificata da un campo trincerato , nè mer ita spendere molte parole a dimostrarlo basta~do queste: che passò quel tempo in cui piccoli eserciti conquistatori francesi, austriaci e spagnuoli e fin anco russi percorrevano trion-· , 1,.
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falm ente la penisola :,enza trovar contrasto negli l talianì indifferenti a cambiar di padrone .. .. Pare quindi di poter conchiudere: che una spedizione di sbarco austriaco sul nostro :ierrilorio incont~·~r:b~e ~ovunque difficoltà, condizioni sfavorevolt e poche probab1lit~ d1 _nnscila. È invece probabile che l'Austria favorita dall'ottima direzione delle sue ferrovie e dal le sfavorevolissime condizioni dei nostri confini r iunirà tutte o gran parte delle sue forze per invaderci dal~o scacchiere cl.e! Tirolo, il quale fatalmente s'interna nelle nostre viscere, e da quello dell'aperto Friuli. . L'Ital ia in una guerra da sola contro l'impero austro-ungarico avrà senza dubbio bisogno di tutte le sue forze per lottare dal lato di terra. Essa però non dovrà trascurare di provvedere in tempo di pace alla difesa delle sue coste adriatiche in modo da dare tutto il suo valore alla superiorità del la sua marina, alla quale sarit esclusivamente affidato il còmpito clifensivo di guarda.re il littorale, senza pregiiiclizio dei còrnpiti offensivi che potranno assegnarle i dettami della aran auerra combinata e le 6ondizioni del momento. ~ ·a Molto più terribili invero sono i pericoli degli sbarchi se cons1. eriamo una guerra colla Francia . La fl ottçi francese è m~lto super_1ore all'italiana, e gl' immensi mezzi di quell'avveduta e bell1~era n~z'.one bastano per inviare, in una sol volta un grosso corpo eh specl1z10ne di due o più corpi d'arma ta ( 1). ' . . . Una rapida azione della flottlt fran cese potrebbe 1mp~d1.r~ 11 trasporto di quelle migliaia di uomini, che noi co_n_tia1~0 di dmgere a Genova per mare, nei primi giorni della mob1l 1taz1one, dalle provincie del mezzodì, non essendo sufficiente per far presto la produttivi tà delle linee ad un solo binario 17irenze-Bologna, e Pisa-Genova . Le operazioni delle forze navali francesi sarebbero naturalmente dirette contro la parte occidentale d'Italia, la quale è molto più importante dell'orientn le, sia pei suoi centri di popolazione, sia pei suoi collegamenti colle parti più essenziali della difesa del. reg~o, sia per le molte sue locali tà. che possono cli venire buone a~z1 ottime basi di operazione. La situazione dei porti francesi nel Mediterraneo è oltremodo minacciosa ... . l preparativi pei grandi imbarchi sono e)
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(i) Il maggior generale del genio Collinson crede che la Francia, coi ~eni_ che possiede, senza destare l'apprensione di un governo nemico, potrebbe ~5 giorni dopo la dichiarazione di guerra imbarcare una spedizione di quattro corpi di armata.
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già. completi, e le ferrovie numerose e a dòppio binario del l'i nterno <lella Francia col liLtorale, le rendono possi bile il rapido concentramento di pi ù corpi per salpare sulle grandi mwi da trasporto, scortate da formidabili squadre di corazzate e protette da. un nugolo di incrociatori (la Francia ne ha 52 e ne sta allestendo <legli altri!) e di avvisi rapidissimi, i quali r icacceranno nei porti o distruggeranno i nostri pochi di staccati per l'osservazione, conseguendo l'immediato scopo di tenerci occulto l'obbiettivo finale della spedizione, che ci può arrecare danni terribili sia che piombi sulla riviera di ponente o sulla costa toscana, o sulla romana, o sulla napoletana ..... Nè sono so lo da temersi i porti di Tolone, di Marsiglia, <li Cette, di Port-Vendres, ma .benanco quelli africani di Algeri, di Orano, di Philippeville, e purtroppo in un prossimo avvenire anco quelli di Tunisi e Biserta che forse sarebbero nostri se avessimo O$ato di prenderli e lasciato da banda un sentimentale platonismo che nou è imitato da verun altro popolo. Tuttavia Marsigl ia e Tol one ~oli bastano per imbarcare una grossa spedizione. poichè si afferma che gli stabilimenti di questi due porti permettono d'im barcare in breve tempo, ol tre 100000 uomini. Il nostro Lovera di Mar ia, già. alcuni anni or sono, reprrtava che le navi da trasporto francef:i bastavano per prendere a bordo 70000 uomini. L'ammiraglio SainLBon, fin dal ,J874, ricordava alla Camera che entro 48 ore, 60000 Francesi potevano essere sbarcati m ila costa italiana . Anche il tenente colonnello Perruccbeui afferma: che in caso di seri a preparazione la Francia è in caso d'imbarcare quattro corpi d'armata, anzi questo ufficiale superiore aggiunge « che la superiorità. della loro flotta « spingerà i Francesi à tentare uno sbarco ancha prima di avere « ottenuto ungransuccesso tattic0 sulla: tlotta italiana, perchè questa « loro superiorità li pone nella condizione di respingere ogni attacco . « contro la propria flotta di trasporto sia durante il viaggio, sia du« rantt) lo sbarco ». Noi non siamo dell'istesso avviso e considerati i mezzi che offrono le nuove costruzioni navali., crediamo che qualunque sienò le loro forze, riuscirà. sempre diffì.ci le ai Francesi di di_fendere un ·grande convoglio .di 150 a 200 navi, se· rapide e po·ienti corazzate come le nostre si butteranno senza rignardo, ad attacca1·lo, coadiuva!e da rapidissimi incr0ciatori armati di à.rticrlierie i d1 grosso calibro, e seguìti e preceduti da numerose torpediniere di / t alto mare.
Contro tutte le minacce enunciate l'Italia non è priva di difesa. Fortificare alcuni punti ove lo sbarco è più minaccioso, prepararsi pochi ma buoni porti di guerra, difendere altri punti mediante batterie di fortissimo cali hro possibilmente riparate dalle offese delle navi, sbarrare le acque con mine subacquee o con torpedini di ogni specie, saranno ottimi spedi enti ; ma non basteranno se non vi si agcritm<rerà: la difesa mobile del la flolla accresciuta. come abbiamo ,n detto più soprn,. con i più formidab ili mezzi che ì'ingegnerianavale moderna ha ·inventato a protezione dei deboli contro i forti. nonchè crli audaci tentativi di navi isolate e incrociatori di ogni specie contro ,"le stesse cMte del nemico e le sue lontane colonie ( 1), e sopratutto la diretta difesa della costa stessa mediante adatti guardacoste e squadriglie di torpediniere sul mare, mediante il concorso delle ben organizzate fone territotiali unite alla riserva di marina, sul litto_rale.
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Un jour s'estélevée subitement conl!lne wne te!npète de progrès dans laquelle l' ancienne marjne à èté engloutie toute entière. scrisse il deputalo franceseE lienne Lamy nellaRe·imede Deux ilforules del 1882, in un suo bello studio sulle marine di guerra, dal quale non ci peritiamo di togliere qualche pensiero. Infal:ti l'antica marina r iceveva leggi meno dall'uomo che dalla natura, che le forn iva la materia, cioè, il legno ed il motore, cioè il vento. Non potendo proteggersi tolle corazze sotto pena di rima1fere immobi li, i grossi vascelli di linea si battevano colle artiglieri e, coli' abbordaggio . .Per forare mura di ,legno bastav_ano cannoni che scagliavano palle da 36 libbre e ve ne 1
(i) Questi concetti sembreranno arditi e temerarii I L'attacco dato da Massena ai Russi ed agli Austriaci, che fin i colla battagl ia di Zurigo e ·sal vò la Francia nel l.799; la campagna di Napoleone Buonaparte nel l.796; la calata del S. Bernardo nel 4800; !'audacia di Nelson che forza nelle peggiori cond izioni il porto di Copenhagen e vince spregiando ogni regola di tattica a Trafalgar; l'audacia di Tegetholl' che attacca. e vince 1a flotta italiana superiore di forze e di qualità d i navi: sono tu tte azioni cho prima del successo sarebbero state giudicate folli temerità. Audacia, autlacia richiedesi per conseguir piena vittoria, e che lo spirito dell' offensiva penetri dal generale io capo al fantaccino, dal comandante dell'intera flotta a quello della più piccola torpediniera I
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LA FLOTTA E L'ESERCITO
erano fin ,120 sur una nave. Queste grosse moli si adoperavano perla guerra di squadra in alto mare: sebbene attendersi, attendere il vento, attendere il nemico fossero le continue vicende delle azioni' navali, sebbeneu.naspeciedi giuoco d'azzardo presiedesse agli scontri, ai combattimenti sullo sterminato campo degli oceani. Le flotte s~ cercavano per darsi grandi battaglie e distruggersi . Al le operazionr contro il littorale non si dedicavano altro che eccezionalmente poichè queste richiedevano precisione, regolarità, accordo, qualità questele quali non si potevano ottenere colla navigazione a vela soggetta: ai capricci dei venti, perchè la navigazione presso le coste era difficile, perchè i venti o le procelle il più delle volte I.a impedivano o !a interrompevano, perchè infine quelle enormi epopolnJ.issime case, di legno si sen tivano ed erano inferiori nella lotta contro le costruzioni in muratura dei forti e delle batterie di terra. Ciò è tanto vero· che si accettava come un'assioma: che i sei cann()Ili di una. batteria equivalevano ai 1120 di un vascello di linea. Ma dopo il 1854 tutto cambiò. In quell'anno si riunirono nella rada di Besika le più potenti flotte del mondo Esse rappresentavano l'vntica marina in tutto il suo splendore a non pertanto essa: . era minata da due novità che sorgevano timidamente. Allorchè fu ordinato il passaggio dei Dardanelli, alcnrii legni si copersero di fumo invece che di vele, ed uno solo di essi, il Napoléon , riuscì a passarlo ad onta del vento contrario. Gli orgogliosi vascelli di linea dovettero attendere che calasse il vento e passarono l' indomani . Questo fu il primo trionfo della marina a vapore . Durante la stessaguerra di Crimea nel ii 856 , comparvero nel Mar Nero tre bastimenti senza alberatura, più simili a forti che a mi.vi, i quali, all'attacco d~ Kinburn., si ormeggiarono a 1200 metri dai bastioni, vi fecero breccia e si ritrassero, senza che la loro vesta di dieci centimetri di ·acciaio fosse danneggiata dalla numerosa nrtiglieria della piazza. Queste due azioni mutaron o la marina dà guerra:. il vapore mJse fine alle incertezze della marcia, permise che si variasse la forma delle navi , concesse di renderle velocissime, e nello stesso tempo capaci di sopportare l'enorme peso delle corazze. Le navi ebbero muraglie di acciaio e con esse naturalmente il predominio s11lle muraglie di pietra, delle coste. Incominciò il duello tra le corazze e ì'ar~1 tigl ieri a dal quale queste acquistarono una formidabile potenza: tutta I 1
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NELLA DIFESA DELLE COSTE
a vantaggio di quelle collocate a bordo delle navi in confronto di · quelle stabilite nelle bauerie di terra. Così in pochi anni fu distrutta l'opera di secoli. Le operazioni na-· vali acquistarono ad un tratto maggior precisione di quelle terrestri· e per corollario cambiò l'obbiett:ivo delle marine di giterra. Questo· non sarà più altro che ecceziona!mente la lotta di squadre in alto mare. Le imprese contro il lillorale, divenute le più faci li a compirsi, le più atte a produrre grandi risultati, saranno· evidentemente quelle che saranno tentate di preferenza nelle venture guerre. Il territori onemico presenta alle moderne flotte il campo più vasto per le imprese più proficue; esso è fermo e quindi permette che quelle operazioni si studino con calll).a, con metodo mollo prima di essere ese-. guite, prima assai che venga dichiarata la guerra. « Ora che la marina è padrona della sua marcia, dice il Lamy, il littorale è diven·tato una frontiera qualunque ed il mare una gran linea d'invasione» . In taluni casi queste invasioni po~sono apportare risultati immensi : ·quando vi è sulle coste una posizione o indifesa o mal difesa tanto·· che un corpo di sbarco riesca a prenderla, ed abbastanza forte perchè questo corpo vi si possa mantenere certo tempo contro il difensore che tentasse cacciarnelo. Pur troppo l'Italia nostra presenta in più, punti queste condizioni sfavorevoli, per es~mpio, presso Gaeta,. presso Napoli, presso Livorno, presso Savona (rada di Vado) e più, di tutto in Genova, di cui l'invasione francfese, padrona del mare, si formerebbe una solidissima base di operazione, nella quale un solo, corpo di armala potrebbe resistere poi a forze nemiche mollo superiori. Inoltre la marina può aiutare efficacemente sulle coste la gran guf)rra: assalire, bombardare, saccheggiare, occupare le isole cioè· la Sardegna, la Sicilia, l'Elba, per farsene pegni da. mettere nella bilancia delle condizioni di pace; imporre contribuzioni alle citi.il. aperte; obbli.gare, mediante continue minacci e, la difesa a distrarre· dal teatro delle operazioni decisive molte delle sue forze. Nè basta· ancora: Navi isolate, che hanno pochi uc,mini a bordo, possono influire potememente sul le sorti della campagna; solo che sappiano· raocriunaere e tacrliare le vie di comunicazione rovinando co lla pol 1'.)1'.) n o vere e colla dinamite i ponti e le opere d'arte delle ferrovie. Quante· operazioni di questo genere non tenteranno le navi nemiche contro,
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LA. FLOTTA F. L' r.:sERCITO
' l~ nostre ~oste'? Se non vi pro vvede a tempo una saggia, energica difesa c~sl1era, come salveremo le nostre lunghespiaggie, percorse ~<la due lmee ferrov iarie l' una da Ventimiglia al Tevere, l'altra da Ravenna ad Otranto, quasi sempre esposte alle offese del mare? Non - ci mancano del resto i salutari avvertimenti . In un articolo pubblicato nel 188~ dal Jom;nal des Sciences Jfili··'taìres, dove sono esaminate le forze mili tari del!'Italiae il modo con cui la Fra?ci~ in caso di guer:a d~vrebbe attaccarla, si esprime J' ide~ · che quest ultima dovrebbe p1 cctnar presto e forte e far sbarcare due corpi nella rada di Vado, dei quali uno sarebbe formato da truppe di ' f~nteria ediartiglieria di marina, l'altro dalle truppe di Algeria. Si ag; g1nn?e an.cora «.che in tanto la fiotta francese d,ovrà fin dalla prima di « chinr~z1one d1 guer!·a correre addosso alla flotta nemica perdistrug- « ?aria m nna ~auagl~a navale, o rinchiuderla e bloccarla in un porto, « m modo. da 1mped1re che qualcuno dei suoi incrociatori venga a · « tu1:bare '.I t'.·aspo'.'to del la truppa a Villafranca, e sopratutto quello · « de, corpi d1 mal'lna e dell'Algeria al punto scelto dello sbarco». Lo stesso signor Etienne Lamy ci dice: « Se al momento della nuerra ·« alcune imbarcazioni getteranno in qu alch e punto della costai I pie« colo numero d'uomini necessario per mettere quelle linee fuori di « servizio, tulla. la difesa. italiana del littorale sarà compromessa, e · « sopratullo impedito il concentramento delle forze nel bar.ino d,el · « Po pel quale non rimc1rrà sicura se l)On la sola Iin'3a dAlla Porretta ;; di produttività mediocre per le enormi pendenze. Ne avverrà su « que~ta lin ea una tale accumu lazione di cui non si saprebbero pre-·« vedere gli effetti , e forse pochi marinai oscuri eseouendo sulle rive « lig~1ri o òell' Adriatico qualclJe di struzione ig.nor~ta, avranno de« ciso quel sùccesso che al sole del ca mpo di batta<>Iia darà la oloria ··« agli. uomi ni di guerra e In superiori Là ad un pop~lo ». " Anche senza che un sol uomo tocchi la ri va , le navi nemiche possono concorrere efficacemente alle ostilità, tanl<• è vero che uno dei car.atteri ~ella ?diern.a guerra: di coste è di far molto male con pie-· coli mezzi. Un mcroc,atore lontano immerso nell'oscurità, e protetto ...~a ess~ e dalla distanza in modo di essere in:visibile da, terra , p1,1ò 1ncend1 are una città od un~ borgata. Un solo bastimento anche di ~debole forza può sem in are il terrore di spiaggia in spiaggia.·.. Non spenderemo più parole a dimostrare che l'attacco del liLtorale
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sarà per ia moderna marina l' operazione capitale di tutta la lotta, e poichè noi sappiamo dagl i studi diligentissimi, patrioLLici e coscien ziosi di alcun i nostri colleghi, va.lenti ufficiali di marina C,t ): che-l'Italia non ha, anzi è lontana dall'avere lo stretto indispensabi le per · guarda.re le su~ coste, ment1·e dovrebbe essere regina dei mari che· la bagnano, sorgerà in noi efficacis$ima la convinzione: che soltanto, · un considerevole aumento del nostro naviglio, la i11wiediata creazione di una ben studiata d,,i{esa cost-iera mediante le riserve di marina, le milizie mobili e quelle territoriali, sosteniae da ·quctlche riparto dell' esercito di prim,a linea e gli sforzi combinati di qt1teste · tntppe con quelli della ·nostra mwrina da gue·rra, potranno metterci in grado di parare alle immense iatture di cui ci minaccia una guerra conll'O una qualsiasi .nazione, che disponendo di una potenza più formidabile della nostra, senza sfoggiare quel vano platonico senti men· talismo.'qi cui pur t1·oppo son presi tanti Ltalian i, impi egherà contro · di noi i più violenti mezzi di guerra, non escluse le più rovinose contribuzioni, i più effel'ati bombardamenti. 1
IV. . Siccome abbiamo accennalo più voi Le alla necessità di pro,,vedere · al più presto una gran quantità di torpediniere per la difesa delle·· nostre coste, non sal'à innlile se riporteremo qui I.e opinioni di re- · putati scrittori nazionali ed esteri di tattica navale sopra questi nuovi e terribili strumenti di guerra,:
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(! ) • Chi conosce lo numoros~ es:genzc clella nostra difesa v~dc che si è trop po sa• crificato alla condizione finanziaria del momento ...... Ma lliroinuire di più significhe- · • rebbe assicurare un disastro, e noi crediamo fermamente che una marina non ha. • ragione di esistere so essa non ti nella possibilità d'affidare il paese di poter alrneno. • con probabilità d i ?'is-u!ta/.i, bastare allo strettissimo esigenze della <li(esa per maro • . • Essere impari a questa · suprema necessità valo essoro inutili; e allora è mol to · • meglio non aver mari na, evitando così certissime verg<.'gne, od essondo di maggior • vantaggio e di minor dolore abbandonarsi in guerra alla generosità del nemico • .- · Questo parole sono del signor Cattori, teneoto di vascello (Vedi Rivista 1lla1·itlima, giugno !88!1. Nolisi che la diminuzione di cui egli allora parlava è realmente avvenuta perchè noi siamo llmgi dall 'avere anche oggidì dieci buoni incrociatori, limite minimo cui ogli alludeva. Vedansi ancora i pregevolissimi ·studi dei signori Cottrau, AlgraoaU, . PerruccheLti, nonchò gli scritti del deputato Maldini.
LA FLOTTA E
NEL LA DIFESA OELl,E COSTE
r,'E:mncrro
« ranno il loro posto accanto dei colossi di ferro e sotto la loro µro-
« Una torpediniera rapidissima, scrisse il contrammiraolio Fin« c~ti (1 ), può competere con qualunque nave, sorvegli~ndola di -« giorno ed assalendola di notte. Qualnrique nave assaliLa ·così da « tre o pi~ di _q'.ieste torped_in_iere _avrà sempi·e la peggio . La prima ·« volta eh 10 v1d1 una torpedmiera m moto fu alle Bocche di Cattaro -« in occasione della famosa dimostrazione internazionale in Albania « nel 1880. In una mattina del mese di ottobre udimo un fischio « acutissimo e prolungato . Non era il solito fischio delle nostre -« lancie a vapore; per ciò l'atlenzione di tulti fu attratta in modo -<i: speciale. Solleciti ci guardammo d'intorno e vedemmo un piccolo -« mostro che sembra.va volare sull:acqua, circondato dalla spuma --« del mar~ sollevata dalla sua prora acutissima, il quale, dopo aver · << serpeggiato rapidissimamente e silenzioso tra le undici orosse -« navi che componevano la flotta, scomparve tra le Rose e Castel-« nuovo, lasciando in tutti un'impressione di ribrezzo che non va\ao « a descrivere . Quell'ingeLto quasi invisibil e e velenoso era u~a · « torpediniera russa, che partita in quel mese dall'Inghilterra an« dav~ a Fiume, in fondo all'Adriatico, per munirvisi del tubo di · « lancio, e che passando dinanzi alle Bocche di Cattaro volle dare «allenavi delle prime potenze _d'Europa, riunite solto il comando · « dell'ammi'.·ag_Ii~ sir Frederick Beauchamp Seymour, lo spettacolo « dell e sue ms1d1ose manovre . La potenza terribiie di questo ser« pentello è vivamente descril.La dal co mpianto W. S. Lindsay con -« que$te parole: Una nave del costo di mezzo milione di sterline e . ...« ~on 6 o 700 preziose vite umane al suo bordo, può ,,enire distrutta « istantaneamente da una torpediniera che ne costa quaLLromila, · « montala da non più che due dozzine d'uomini e correndo minor t'. ri_schio di quello che può venir supposto. Centinaia di Lqrpedi. « rnere possono costruirsi con minor spesa di quello che costa una ---« gran corazzata ...... » (2). ~I vice-ammiraglio tedesco von Henk nelle conclusioni di un suo -- articolo stampato nella Vienev·ahresberù·hte, scrive: « È da prevedersi che nelle battaglie navali dell'avvenire trove(i) Rivista .1/arittima, ottobre t882 . . (2( Quando l'Italia sarà pronta a prendere il mare avrà costato per lo meno 2·1 ·hom delle , . prezz9 s,. potrebbero avere oggidi' novanta t.o,·pediniere mi . . no_s tre rire I "questo del m1ghor sistema e dal miglior costruttore 1
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« tezione anche delle navi piccole e veloci, ma sopratiitt9 torped·i « niere e segnaLamente quanJo si tratti di blocchi e di sbarch i..... ·« E tanto più è da por mente a ciò trattandosi di una marina il cui « scopo in guerra è essenzialmente difensivo, com'è il caso per la -<< marina ~edesca ». Immaginiamo poi per l'Italia l l nost.ri più giovani ed intelligenti ufficiali di marina si augu4·ano le guerriglie di crociera e di costa. << Noi ci prepariamo, dice « il Bonamico, alla grande.guerra, e dovremmo invece allestirci per ·« le guerriglie di crociera e di costa. Chi non pot.rebbe sentirsi or« goglioso di aver compiuto e diretlo con sagacia ed ardire una ero« ciera che assicura l'Italia contro ogni invasione dal mare, quanto « di avere combattuto una grande battaglia, dopo la quale ci trove-<< remo forse i_ mpotenti? ». Ed il capitano CoLtrau nel suo artico!Ct Jl!a?·is Impetium1 Obti.nendu,m, soggiunge: , « È dunque, come han Lanlo bene dimostrato nei loro pregevoli ·« studi il Perrncchetti ed il Bonamico, la guerra di crociera che « conviene a noi, .ed oltre alla guerra di crociera la guerra di corsa, « qualora (come pur troppo è da prevedersi) occorressero rappres« saglie ..... Nella grande guerra mi pare che_il numero ed i mi-<( !ioni del nemico forse ci schiaccerebbero ..... Nella guerra alla < spicciolala, nella guerra. di corsa e l'Alabama ce lo prova, sarà in-<< vece difficile che ci si schiacci. È difficile ar:chiappare un incro« ciatore anche mettepdone quattro a cercarlo per l'ampio mare; -<< e la notte, la nebbia, l'agguato dietro una punta o dietro una nave « protettrice offriranno spesso il dest.ro ad una torpediniera di dare « disperatamente il colpo mortale ad una nave cli quindici o venti ·«milioni». In Rus5ia furono falbe frequenti esercitazioni con flottiglie di tor·pediniere. Tra gli altri si ricavarono i seguenti ammaestramenti: « Un attacco ha probabilità di riuscita quando è eseguilo da 4 o -<< 5 torpediniere almeno; « Una parte importante del servizio delle torpediniere non è solo -<< la difesa dei porti militari, ma anche la vigilanza delle coste. Delle « divisioni di torpediniere distribuite lungo il littorale in vicinanza -<< dei punti $Lrategici e commerciali, assicurate contro il bisogno di
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LA FLOTTA E L'E~ERCITO
« recarsi troppo soventi in porto, e tenute sugli avvisi da un buon « sistema di segnalazione costiero, potranno aspettare l'occasione di « piombare sul nemico che si ancorasse od avvicinasse troppo; « È di somma importanza pet; le torpediniere una perfetta cono« scenza delle località ove lii dovrà svolgere la loro azione; « Occorrono degli equipaggi speciali ed almeno .stabili quanto è · « piu possibile, addestrati in modo che mancando un uomo, gli « altri siano in grado di surrogarlo nei suoi incarichi ». Organizzando la nostra riserva di marina non ci sarebbe for:;p, facile di avere sempre pronto il personale occorrente per ,1 00 o 150 torpediniere che sarebbero esclusivamente destinate alla difesa delle coste? Noi crediamo fermamente che n.on solo troveremmo ciò che ci occorre negli uomini che hanno servito nella marina da guerra, ma ben anco ci riuscirebbe facile di organ izzare qualche battaglione di volontari t~rpedinieri da costa, tra le numerose migl iaia dei nostri giovani ed arditi uomini di mare. In caso di guerra poi se sa1·emo uom,ini pmtici come gl'Inglesi, e se nelle in1;prese eroiche o disperate, oltre allerùnbombanti frasid!i elog'io, oflriremo eziand·io rilevanti compensi pecuniari per og·n'Ì'riave saltata in aria o per ogn·i ·vitaperdiita, pochi vascelli nemici passeranno impunemente troppo vicino al nostro littorale. Attendendo l'istante che, meglio avveduta sulla .sua reale missione di potenza marittima, l'Italia raddoppi il suo bilancio della marina portandolo almeno a cento milioni; che acquisti con ciò i mezzi di provvedersi di velocissimi incrociatori , i quali, in caso di guerra, minaccin.o il commercio dell'eventuale nemico, i quali rendendo pan per focaccia, siano pronti a ricambiare bombardamento con bom..: bardamento; che si provveda di guardacoste efficaci e di rapidi avvisi che mettano grari parte delle coste al sicuro dai minori insulti; che ordini la difesa costiera, organizzandola dappertult0 con milizie mobili e territoriali, colle riserve di marina ben addestrate nell'impiego di squadriglie di torpediniere, a.tendendo tutto ciò, diciamo, sarà di mirabile utilità eseguire delle grandi manovre in cui l'esercito e la flotta agiscano con sforzi combinati ed esperimentino nella tranquillità della pace la possibilità di compiere gli sbarchi e quella di pararvi nel miglio1· modo possibile. '1 A queste grandi manovre dovrebbero concorrere, secondo il /
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nostro concetto, possibilmente due corpi d'armata. Ognuno di questi corpi dovrebbe essere composto di tre divisioni, cioè due dell'esercito permanente ed una di milizia mobile formata coi battaglioni del111 costa del Mediterraneo. Dovrebbero eziandio concorrere alle operazioni alcuni battaglioni di milizie .territoriali delle regioni interessate più davvicino agli sbarchi. Concorrerebbe all'azione tutta la nostra flotta disponibile divisa in due parti: la maggiore rappresenterebbe la flotta avversaria, la minore la squadra nostra, la quale incrociando sul mare si prefiggerebbe lo scopo di attaccare il convoglio nemico ed impedirne lo sbarco . La flotta avversaria dovrebbe effettivamente scortare un convoglio contenente almeno una divisione. Queste grandi manovre d~rebbero luogo alle seguenti operazioni :
Dal lato dell'attacco. 1° Imbal"co di una di visione sui trasporti di guerra e sui legni mercantili . - Scorta di que~to convq'glio al punto di partenza della !lotta che potrebbe essere, per esempio, la rada dell a Maddalena; 2° Tentativi di sbarco di questa divisione in un punto qualunque della costa da Ventimiglia a Civitavecchia. - Sbarco effettivo sia che questo sia incontrastato, sia che riesca alle t1:uppe del littorale di giungere in tempo da opporvisi; , · 3° Operazioni della flotta per proteg'gere lo sbarco. - Ingannare la difesa sul punto dello sbarco e combattere la flotta della difesa; . 4° Successive operazioni terrestri di questa divisione (le cui forze potrebbero essere aumentate ad libitiun del direttore delle manovre, fino ad uno o due corpi d'armata) per assicurarsi fermo piede sul Iittorale; 5° Eventualmente, in caso di non riusc:ita della spedizione, operazioni di rimbarco, protette dai cannoni del la flotta e daile fortificazioni che I' attacco avrà saputo prepararsi nella sua base. 1
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Dal lato della difesa. 1° Studio ed organizzazione pratica della difesa costiera. Sorveglianza della costa e facili comunicazion i. - Nodi di comunicazioni per le riserve. - Stazioni di guardacoste e di torpediniere. - Organizzazione delle milizie territoriali di costa e della marina di riserva; 1
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ANNO
XXXI. VOL. Il.
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LA FLOTTA E {; ESERCITO NE LT,,A Dl l;ES,\
DELL E COSTE
2.° Chiamala per 15 giorn i dell e 1)1 ilizie mobili e di quelle terl.'iloriali di un certo n.um.ero di clas~"i di tal une provincie;. 3° Manovre di coi:pi d'a,r.m.,ala interessati per giungere dai loro p.un.Li di coneentramento a. q,u~lli dove è minaeciato lo sbarco; · 4° Operé1.z.ioni di questi corpi per ri cacc.iare in rnare, o meg,l1io l?et:. far subire una catastrofe ali~ sped iziol)e di sb~rco r;iel)1i_co, se questa,, dOJ?.O u.n breve successo, io.sse per'lenutaad 111noltrars1 nella l?en.isola. · .. . . Non <;,i dissim.uliamQ che quesle graod1 manovre rmsmebbero costose, ma crediamo. che se oe ricaverebbe un {ruHo abbastanza rimuneratore. Noi). fosse aHro, chiamando le milizie mouili e te.r~ ri ~oriali, avi;emo la lnisura di quan to potremo con6.dare nel loro concorso. l nol_tre spargeremo largamente nel paese l'indispensabile co nr.elto: CHE PE!\ Dl FEN·DE!tE I NOST!n FOCOLARI. DAGLI SBARCHI LA )IlGL IORE Dl:f.E.SA, STA NEL PA,ESE S'.fESS,O, CIOÈ NELLA PARIE 1H ESSO Cl;l;(i: GÙ. AQl'.l;UA,TA Al,L,Ji:. ,\lUH ED ORGANIZZATA, DEVE DIMEDIA;TAM.ENTE AC.COllRERe NE~ C.A,MP I 1)1 CON.CJ(i'l'J;RA~Ji,;NTO (;UE SAJ.l,4NNQ 1)..1):.S.IGNATl N.EL PIA)'ì[ DE.I,,J,A Dll?ESA COSTIEJ.l4,
L.a. d.ivision.e che s'imbarcherh eJietLivame-nte, rap.preseuta.nd.o il pa,i;tit@ avvei;sa!ìiO, farà prati.ca delle operazio.ni combinale, darà Juocro all a risoluzione d'una qu,a,nliLà di problemi è ci farà conoscere 1J.n: quanti là di bis©gni cui si clovrà provve.d..ene. Inoltre ci abi,tuera ~.ll'idea,d'imbarcarci J?er spedizioni loJ).ta.ne ed all'altra più fecorJda di. mena.r colpi anche Cuori di casa nostra e non auenderEt p~5sivaw.e»Je a parare qp.elli che che paccìa. altrui, di portarci. (( Si pensi infil).,e, escLll-m.a il capitéJ.n.o Cottrau nel citato suo lav.oro, che. an.che H nemico avrà forse fiorenti città littoranee, cantieri ed opitfi ci esposti a bombarda11).enti; anche il. nemico ·avrà numeroso navigl io. e co~ s.picuj traffici 1n.ercantili esposti alle nostre rappressaglie, e che talvolta Roma c1;mverrà. cl.ifen.derla a. Carlagio.e ». Non so se e quando avverranno grandi manovre combinale tra la -flotta e l'esercito. Dimostrandone i vantaggi} io ne ho trauo argomenlo per addentrarmi in una qu.est.i on,e ben più profonda ed urge,t;ttissima: l.a necessità di provvedere al più-presto e con g1:a1i.di me.z.z:i ,aJ.l'aw1ie1tto del nostro naviglio 11d all'organinaziene della difesa 1 .cQs.t'Ìera,. · ZEYI. FILIPPO 1 Capitano 47° /anfo1·ia. I I
IL FUO·CO· SE<!ONDO L E
NORME PER L'IMPIEGO DELLE TRE ARMI (Continuazione e fine) .
Ili guardo 1all 'obbiettivo dell'artiglieria, la questione è·più1semplice -ed assai ben chiarita sia: dallo speciafo ammaestramento taHico, come appaneanchedaii·brevi cen ni gia1fattin~'a pag. 1•04 e·seg.,.s,ia, dai numeri 27, 35 delle• Norme. · Per tuHo il tempo della preparazione essa àeve'mi-1:are'a dist1:ug,..., g.a110 l'iwtiglieria nemica. Occorrono speci ali i eircos~anze perchè l'ar-> tiglieria abbandoni quel suo naturale obbi:etthr. o,; e generalmente non 4b farà che in, mod·o par~ia.le e·per breve tempo «.per aiutare la:fan,teria a superave un ostacolo imprevisto » ( 165, Amm . tat. art.). ·Qu.esti reciproci aiuti (così li chiamai!' Amm.) delle due armi, o, più propriamente, queste momentanee comunanze di obbiettivi ~penchè tl'aiuto è costante) debbono esser.e, in generale, oud,inate 1dall'autorità :superiore che ha sotto di sè enli:ambe le armi, av.endo già essa stessa· ,coordinate le loro azioni separale ed indipendenti, al conseguimento dell'obbiettivo generale. Amohe•in aleu,ni casi· speciali previsti dalle ·norme in cui l'azion.e deìle due armi viene a ricevere un vincolo più :Stretto di quello richiesto dall'obbiettivo generale, i bersagli od obbiettivi parziali rimangono di stinti. Ta!e:è il caso preveduto dal nume1:o 28. « Ogni qualvolta l'arti glieria è minacoiata dal fuoco della1 ·~ fucileria· nemica, essa- si fa pt'oteggere sul davanti dalla fanteria »•. ·S'intende con ciò che l'artiglieria continua la sua lotta coll'artiglie-ri!I avversaria, protetta dalla fanteria nemica che trattiene la fanteria .avversaria. Lo stesso concetto si trova ancora ne! numero·85 ov' è .trattata la questione dei posti avanzati. 1
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2.J8
SECONDO LE NOR~I E PER r,'1MPIEGO OEl.1,E TRE ARMI
IL FUOCO
U~. altro ,pu~to_ cl~ e in t~ressa ad un tempo le du e armi , è quello del t11 o dell art1gl1ena al d1sopra della fanteria. La questione tecnica no~ ~re~enla alcuna difficoltà; l'istruzione di puntamento e tiro delle art1gl1 e:ie da ~amp_agna la risolve colla mass ima chiarezza ('I) . Per contro m pratica s1 complica anch'essa colla questione morale ofa accennata, ma in una misura perturbatrice straordinariamente ; iù ~rande, t.anlo che i~ Verdy du Vernois dice che ciò « non del)esi fare ch~per_rare eccezioni e colle più grandi precauzioni » (2). A proposito d1 quell a fanteria che secondo il numero 28 sopraccennato d~ve prot~gg~r~ l'~rLiglieria, le Norme con una nota a pi è di pagina d'.cono ali art1glier1a: « .Purché la fanteria sia spinta innanzi ad una d1st~nza no? ~ino1:e di 300 o 400 metri dall'artiglieria, questa può contmuare '.I tJro ?1reLto contro l'anersario senza tema di colpirla» . Uguale ass1curaz1one è rivolta di rettamente alla fanteria col numero 33. « A tale distanza non vi sarà pericolo di ricevere offesa d~lla propria artiglieria ». È questo un dato generale in terreno piano, ed ognuno comprende come anche in tale terreno debba variare colla distan~a _delle batlerie dall'obbiettivo; è poi chiaro che lo stesso dato, varia moltre colle ·accidentalità del terreno relative ai tre elementi interessati: batteria, fa nteria amica, ob biettivo. !Ua il caso a cui si ri feriscono i detti numeri 28 e 33 non é nè il più importante, nè il pi ù difficile, né il più demoralizzante. Esso riguarda le ordinate del ramo ascendente della -traiettoria; la rosa è ristretta, la dispersione anormale minima. (Juando i dati teorici danno 1 10 metri al di sopra della fanteria, si è sicuri del fatto suo. TI rnaogiore. d'artiglier_ia De La Fresnaye ha anzi fornito una re.,.;la mo17o . o pratica ed utile, perchè semplice, per ass icurarsene; basta multiplicare fra loro la distanza del!' obbiettivo e quella della nostra fanteria, espresse in centinaia di metri, e dividere per 3 (3) . B~n di~erente e ben più grave è l'allro caso, quando cioè Je no· stre fan terie sono soLLo al ramo discendente delle traiettorie. Questo caso è complicatissimo perchè collima sempre colle nostre fanterie molto avanzate, cioè nel periodo della risol uzione. Ora, come in (f ) l struz i1mi prnliche à'm·tiglieria,
distanza y
=f (Hx -
voi. VII, tit. Il, pag. 8~.-
Ordinata a qualunque
H"').
(2) L'a,·t àe conàuire l es h"oupes; traduit par MASSON; troisiòme SCCtion, pag. {38. (3) Revue à'arttllerie, fevrier !886; pag. 4,5. /
tutto il periodo di preparazione, le due armi avevano distinti i bersagli; in quello della risoluzione il bersaglio deve essere comune, eioè dev'essere il punto più importante da raggiungere coll'irruzione. L'imbarazzo della situazione è manifesto; non si può rinunciare in quel momento al potente concorso dell'arti~li eria per superare fa crisi suprema, quella crisi in cui si giuoca tutto per il tullo. che è vicini ssima egualmente al trionfo ed alla disfatta. Nel periodo del duello coll'::irtiglieria nemica, la nostra si era già :avvici nala sino a 4200-1400 metri dal fronte d'irruzione (circa 1600 dalle batterie nemiche); se vuol concorrere stando in questa posizione, non distinguerà la linea avversaria dalla propria, distanti solo 400-300 metri l'una dall'altra; se si porta ad una terza posizione più avanzata ma pur sempre dietro alla propria fanteria, lo spostamento farà perdere i momenti più preziosi della lotta; poco guadagnera in , visione perch é amici e nemici sono avvolti in un nembo di fumo; ravvicinamento rende la traiettoria più tesa, ciò che aumenta le difficoltà di battere la fronte avversaria ~enza colpire la nostra . È un vero momento d'angoscia per !"artiglieria, esposta a gravi perdite per la. vicinanza della fanteria nemica, impotente a corrispondere a <{Uanto da lei si richi ede . Nel pregiato Diario del capitano Poli toski dell'artiglieria llussa , tenuto duran te la campagna 1877-78, si legge questa imporr.ante nota. « Non vi è momento più terribile per i cannonieri di quello quando si sente gridare: noi tiriamo sulle nostre trwppe. Queste parole paralizzarono-completamente l'energia degli uomini , e distrussero la buona impressione cagionata da un tiro ben regolato ». Si noti che nel fatto narrato, neppure era vero che colpissero i loro compagni di fanteria. · Ecco in proposito le parole delle Norme: « Dal momento in cui come fu detto al numero 37 , per l'illanguidirsi del fuo co nemico, si inizia l'attacco, ha principio un nuovo còmpito per l'artiglieria; quello di cooperare alla riuscita dell'attacco stesso dirigendo il proprio fuoco sulla fanteria avversaria che occupa il punto sul quale esso deve es-sere dirello . Se dalla sua seconda posizione, di cui al numero 35, l'artiglieria non è in grado di veder bene gl i eiTelli del proprio fuo co, e non può <l.istinguere esattamente le truppe avversarie dalle proprie nel mo1
i50
IL
ruoco
me.~to ,decisivo ,deJl'urto, ,ei;sa ,ese.gu.i&ce, ogni qua,lwolta .il Lerreno Jope1:weLla, un secondo sposlamento, t(lon esitando oosì ad esporsj a perdile anobe ril,evanli per effe~Lo della fucileria quando a questa sola condizione te ·Sia possibile coocorre1:e ,efficacemente alla buona ri uscita dell'attacco» (40). << Se la fanteria delle due panLi si av vfoina-tal:men te da rendere impossibile all'artiglieria di conLinunre il fuoco senza offendere J& proprie truppe nel punto ove &uccede il ooatnlto, in allol'a essa rivolge il suo fuoco c0ntro le batterie del!' a".v~rsa,rio cbe ancora prendessero parte al combattimento, oppure contro la seconda schiera, o Ja riserva, affine di impedire foro di aYanzare in soccorso della 1• schiera» (44). In queste plìescrizion,i sta tu.Ha l'azione ·de ll 'mtigliel'ia nella fa::;e· risolu!iva; esse riassumono in hrevi parole le lunghe, pazienti e dotLe disquisizioni di egregi aulori italiani e stranieri . Concordano colle prescrizioni dell' Am,maes,trameoto ta:ltico d'a rt,i,rJieria ri rtuardo· al nuovo oJ>biettivo .(1.61, ·162) e riguardo a,I fuoco;, di sopi~ della fanteria (•I 63). Solo che, a quest'ultimo pl'Oposito, più esplicito è· l'Ammaestramento, il quale incidentalmente dice di spinrtere tale fuoco « possibilmente fìnchè la fanteria sia arrivata a 300 ~etri dal puoto d'irru.zione »( 163). Invece le no1·me dicono di cessare lai e concorso diretto sul punto d'irruzione quando le fanterie av~ersarie si avvici,oa.o.o talmente da renderlo impossibile senza offendere le proprie truppe. Ma l'ul).a e l'al,Lra iadicazione, anc·be considerate nel loro· complesso, Jasciano una certa indeterminatezza sul punto di cui si tratta; il talmenw delle Norme ben poco può differire come"misura. di:i.i 300 metri (possibilmente) dell' A.mmaestramenLo; e ciò renderebbe il concorso dell'artiglieria alla risoluzione poco meno che illusorio, poicbè Ja fase dellà risoluzione ha appunto p-rincipio dav 400 ai 300 metri dal fronte nemico. ,Q.uesta ~oosid.erazione ci richiama ancora all'affermata gra.vitit della qv.est,one, neUa quale l'elemento moral,e è di n"l'an lun(la maO'·o ,=, giare di quelli tecnici di traiettorie e di distanze. Se durante la preparazione IA Iinee di fan Lerie possono sopportare l'i mpressione sgradevole prodotta dai c9lpi che sono sparati dietro a foro e che sentono· p.ai;sar~ sopra le Ioni teste, ciò avviene oltre che pflr le ragioni tecniche già accennate, anche perchè quelle linee Lrov.ansi ancora in uno stato morale di calma relativa, e sotto il dominio dei rispellivi 1
SECONDO LE NORME PEll L'IMPIEGO DELLE TRE ARMI
251
ct1pi. Esse possono anche constatare che le assicurazioni tecn_i~he si avverano. Ben altre sono le cond1zioni nella zona della dec1s1on~, dove la tensione morale ha t·aggiunto quel massimo grad~, confina~t~ colla esaltazione, come hanno dimostrato, per mezz? _di Volozko1. 1 ~4-000 fu cii i cari eh i trovati sul campo di Gettysburg. E !Il questo .slato morale in cu i anche la più piccola causa può far traboccare larrusura e decidere della vittoria, se è in vantaggio, o trascinare ~Ila ~u~a, .se è in s1antaggio, che si tratta di far concorré.re. o ~on I ~t1gher1a, sapendo che il concor3opo1'tato sparando dal cli dietro, è eoualment~ dnnnoso quanlo e più che la mancanza del concorso _stesso. Infatti <'rii spari faLti dal di dietro, per l'incert.ezza della d1stanz~, per la ~aO'criore anormali Là delle traiettorie, per il naturale raccorciamento di ;;se dovuto all'imbrattamento delle ani me, ed all'abbassamento degli aizi (•I), per le maggiore a~i.lazione dei s~rve~ti (2) e ?er cento altre cause, colpiscono sempre, p1u o meno la p1 opna fan~er1a ~uando questa è avanzata sollo al ramo discenden te. delle. tra'.~Ltot'rn _(3:. E non è prudente il lusingarsi cl1e quella lanler1a. gia straz1at,1, scossa, sottoposta alla prova estrema dal fuoco nemico possa 3opportare anche la giunta dei proietti~i a.mici . . . O'. _ Che simi li tiri colpi scnno le proprie lrn ee cli fanteria quan.do "run. oono a 3()0 melri dalla linea nemica, lo dicono anche le 01·<i11n.~te qui !ppresso esposte. Esse si riferiscono a lerre~o piano., epperc10 sono cla correO'O'ersi di quella quantità di cui la visuale dl!'elta al bersaglio, sop~~passa a\l'inLerposta linea di ·ranteria.
I
I t
granata . Tiro a metri "400; Ordì nata a Pezzi cla 7 shrapnel. corrispondontEI ali.a 2" metri 11100, posizione a mono ~1 1800 cioè 'l 300 metri granata . p· · metri dtillc batterie Il'}- clat' nemico. miche (3ilnorme; i60am· ezz1 da 9 shrap nel . maestr.•). 1
l:..>,40 17,60 114,30 ·13,20
Tiro a metri 1000; Orùi~~a a )Pezzi da 7 0O'ranatae shrap. 9, ·10 cotrispondenlc alla a• metri 700, . , posizione (40 norme; i63 cioè a 30omotri Pezzi da 9 granala eshrap. 7,70 1
,Lmmaestr.•).
dal nemico.
~ "ranata . Tiro a metri 70~; Ordi.nata a Pezzi da 7 1 ; hrapnel . corrispondente a varie metn 4,00 . ) Pezzi da 9. \I granata . proposte ra1te.
(a)
lo. lo.
4,80 3,60
Le.ti.ere s11WartigliW_ia, lettera a·~ - Lettere mUa fantena , lettera H . . _ Lettei·e s11ll'arligliet·il,, lettera u •. CLta anche un caso speciale
(I) H OII ENLOHE. -
( 2)
4,,t o
an•enuto ad un suo dipendente diretto.
2.52
IL FUOCO
SECONDO LE NOR~IE PER L'IMPIEGO DELLE TUE ARM I
Questi dati sono una conferma dei fatti ragionamenti, e portano alla conclusione che nel periodo del massimo bisogno, nel periodo che tutto decide, l'artiglieria non può concorre a rompere il fronte nemico con un Liro eseguito al disopra delle proprie· fanterie. ()uesta questione si dibatte dalla guerra del 1870-7 1, i·n poi, e, come vuole la ragione dei vincitori, sono i Tedeschi che Yi_portarono maggiore autorità. Che l'artiglieria debba concorrere alla risoluzione è riconosciuto non solo, ma voluto da Lutti in Italia come all'estero . .Nel ,f 880 il tenente colonnello Mazza pubblicava che: <e Sebbene in teoria si debba ammettere che da sola l'artiglieria ha minor atti tudine delle a!Lre armi all'azione d~cisiva, perchè la fanteria, e fino ad un certo punto anche la cavalleri a, hanno in sè i mezzi di condurre a fi ne un combattimento, mentre l'artiglieria non Ii possiede, sta sempre il fatto che, in pratica, quelle due armi hanno oggidì poca o nessuna probabilità di riuscita, se la decisione non è preparata da un intenso fuoco d'artiglieria. Anzi tale preparazione può dal l'artigl ieria essere spinta al punto da bastare essa sola a produrre la decisione, senza che le altre armi abbiano da fare gran fatica per ottenerla. Esempi, Sedan, la ~t giornata di Noisseville, ed il 2° attacco di Saint-Privat. Perciò l'artiglieria, benché non abbia come le altre al'mi la: facolti1 di offendere col movimento e coll'urto, può e deve avere una parte importante anche nella decisione » (1). Ma quantunque le convinzioni fossero fin d'allora già formate, pure fu saggio consiglio l'andar cauti nell'adozione incondizionata delle ardi te teorie di Schell, pllbblicate nel 1877, e che più ..tardi trionfarono pienamente. Donde la giustificata indeterminatezza notata in proposito nel!' Ammaestramento· tattico d'artiglieria ct"el 188i, dal quale non si all ontanarono le Nonne. Ma quelle teorie fecero si.rada; esse furono inceppate dapprima dalle più moderate proposte precedentemente formulate e falle trionfare daJl'Hohenlohe le qu~li segnavano a loro vo!La un immenso progresso nella tattica dell'artiglieria, ed alle quali l'artigli er·ia tedesca va debitrice delle gloriose sue gesta del ,f 870·7'1, che cancellarono le amare rampogne del 1886 (2). Quelle proposte, riguardo al punto di cui, qui si tratta, si 1
1
,
(t) Rivista rnililare itaUana, i880, tomo [V, pag. t 53.
l
)
(2l Un'eco rumorosa di titli rampogne, risuona nello Syuardo tat"tico ntrospettivo 1 al 1866, ai capi VI e Vili.
,,
'253
riassumono nel seguente periodo che l'alto autore scriveva nella sua celebrata conferenza del 11869: « l'artiglieria potrà in molli casi con« tinuare il fuoco al disopra della fanteria, sin che questa sia giunta « nello spazio pericoloso ...... in questo momento meglio è che l'ar« Liglieria sospenda il fuoco su tutti i punti mascherati, tirando solo « contro artiglierie nemiche che ancora fossero per avventura at« tive )) (1 ). Oltre alla difficoltà di superare si autorevoli p1·.ecedenti, le teorie di Schell furono anche attraversate dalle con_temporanee deduzioni (1876) del più dotto e paziente storico dell'artiglieria, l'Hoffbauer, che presentando in tutto il loro splendore i fasti dell'artiglieria tedesca, non si allontanavà dai precetti che le procurarono si meritata fama (2). Ma i fatti stessi raccontati dall'Hoffbauer, fra i quali si noverano moltissimi casi di batterie avanzatesi colla fanteria a 500, 400, 300, _e sino a HS·O metri dal fronte nemico, valsero ad appoggiare lo Scbell, onde, oggi, ;,e teorie di quest'ultimo si possono ritenere acquisite non solo in Germania, dove da lungo tempo sono passate nella coscienza di tutti (3), ma anche in Francia ed in Ilalia. Le teorie di Schell per quanto riguarda il punto di cui qui si tratta si riassun~ono nella semplicissima formola seguente riguardante le batterie divisionali : « per ottenere considerevoli risultati dal tiro, per sostenere vigorosamente la fanterià, per preparare l'atto risolutivo, è necessario che le batterie acc01npagni'no la fantm·ia che va all'assaltu )) (4). L'applicazione di questa massima non é p:·eclusa dai regolamenti ai comandanti ed artiglieri italiani, perché colla loro indeterminatezza ne lasciano su fficie nte lib~rtà. 11 § 167 del1' Am maestramen to tattico d'arLiglieria, considerato da sè, pare anzi che la in culchi, ed è necessario valersene. S'intende chesi tratta delle batterie divisionali di cui appunto è questione nelle norme. L'atto tatticamente solenne dell'entrata in 1a linea dei grossi dev'essere 1
H) Idee sull'impieyo del/'a,rtigliei-ia da cmnpagna. Traduzione italiana, pag. 36. Les opérations de l'arlillerie allemande, etc. Traduit do l' allemand par G. Bo-
(2)
OENHORST.
Tattica dell'artiglieria da ca-mpo . Traduzione italiana di Prnrno
BAR.I.BINO .
(3) Lo stesso principe Hohenhihe si è convertito, come risulta dalla rn• e t4• lettera. sull'artiglieria. La teoria rii Schell è colà. messa in pratica nelle esercitazioni e nolle
manovre. (4) Studio mila tatlica delt'artialier ia campale. 'l'raduzione italiana di Uoo P1rnnuzoL1, pag. t8
SECONDO LE NORME PER L'rnPIEGO DELLE TRE ARm
IL FU OCO
sentito dal comando deifa divisione; i brigadieri, i colonnelli, i maggiori devono sapere per abitudine tattica che su quel frbnte, insieme ai grossi arriveran~o :te batterie; il 1,oro posLO è segnato, esse generalment,e non lascieranno più il limitare dell'ultima zona. ecl il loro fronte sarà lasciato sgombro. So111 note le obbiezioni, e non sono senza grnn valore : ,1° le gl'avi perdite dell'artiglieria nelle prime battaglie faranno sì che nnn se 1:i'e avrà più per condurre a fine la campagna. Si può rispondere che le perdi Le forse sono esagerate, e che anzitutto bisogna pensare a vincere nelle prime battaglie; 2° se anche l'artigli,eria sospencle il fuoco snlla 1 a linea nemica, essa concorre egualmente al successo altungando il tiro sulle riserve del difensore e sulle batterie nemi che che ancora 9sassero tirare. Questo non è fond ato; anzitutto si tratta sempre soltanto deHe batterie divisionali, epperciò gli obbiettivi ora detti sono propri delle batterie delle truppe suppletive; in secondo luogo, anche ìndipendentemente da ciò l'artiglieria verrebbe meno, seguendo tale obbi·ezione, al criterio della concentrazione dei fllochi , che costituisce il cardine fondamentale dell'odierna tattica del fuoco, tanto di artiglieria che di fanteria, che di entrambe assieme. Per la prima valga la prescrizione del§ 1122 (Am. tat. }: « carattere fonda· mentale del suo modo cli combattere è l'azione a rnassa, vale a dire la simultaneità dell'impiego, tanto per il numero delle batterie impegnate quanto per la contempotaneil.à degli sforzi diretti allo stesso scopo» e per la seconda; il 42° criterio a pag. 4 45 dell'appendice. i I mas.s imi effetti raggiungibili col fuoco si possono soltanto ottenere allorquando si riesca a concentrare il tiro su quel punto che _rq,-pare il più importante, e nel più breve tempo possibile ti. Ora è ben strano che dopo aver conchiuso a questi veri assoluti, si .vogl iano disconoscere con secondarie obbiezioni già eliminale e vagliate nel · lungo lavoro che ad· essi ha condotto': E riguardo al punto che appare più importante esso è indicato dallo Schell nello stesso luogo della già riportata massima : \( L'artiglieria dell'attaccante deve con- vergere i suoi tiri esclusivaniente sulla fanteria che ha cl·i conti·o , in omaggio al fecondo principio di offendere sempre quella parté del nemico che recai maggiori danni alla nostra fanterta ». L'egregio traduttore di Schell vi aggi unge in nota una massi ma più compren- 11 siva del generalevon Wechmarchedic,e: « L'artiglieriadevebattere / .
I
quella :parte dél.nemico che in ·qt1él dato ·m0mento 1reca'le maggiori, perdite alle ·no,stre fanterie ·». Ma ·perchè ·queste massime non restino•letteraimorta, è•necessario che l'artiglieria italiana già $Ì alta nella considerazione di t utti ·per· il walore scientifico e pe.r '!'abili Là ·pratica, abbia frequenti occa.,ioni di vivern -in mezzo alla fanteria, sì che le conco·pdate mamovre di-· ventino per fentrambe [\occupazione e la preocoupa~ione qu0tidiana. A nul la varranno tulli gli altri pregi, se non coronati dal perfezio-· namento Lallico. Esaminate, per quanto incompletamente, la que:sti"one dei fuochi• a gr3indi distanze della fan teria; la s·celta degli ol}biettivi dell'una: e dell'altra arma; e l'accordo fra loro n~ll'ultirwo periodo della lolla, converrà fare quel oe0110 sulla densità del'la i1,n•schrera al li mitai'& della zona decisiva , a cui si è pTeoedentemente ·al luso. Le differenze che si rilevano fra gli ,scritti ,di !altica sulla forza delle compagnie presente al camI!)O e stilla cnnseguen'te estensione, di ·frorrti, non sono giustificate. '.fol e forza è idetern1inata nel concetto e nelle disposizioni delle leggi d'ord in-am euto; l'elf'ettivo generale delle ·nos4re compagnie risponde al criLerio èhe i presen'li in campo siano i ·225 voluti dagli specchi 30 e ~H della formazione di, guerra. già tenuto cont.o di rtutte le pe11dite 1e di tutte le assenze, e ciò sìno ad esauri mentG delle riserv.e di c'omplemento. ·Solo col prolungarsi molto della campagna-si '\cerificherà quella dimin·uzr~ne· degli effettivi con tanta ,evidenza descritti da1I Go'ltz C,1 ). 1È su quiesta, forza presente in campo che bisogna calco lare; se essa è m11tevoleper ·infinite oircÒsLanze, qualunque al ~ra è arbitraria. Altra causa troppo frequente di ,discrepantza nel calco'l,o dei fron 6i, risale all'apprezzamento dell'ampiezza dell'uomo e dell:l fi la; la 'f)iù piccola differenza ·SU questo elern,ento reca sensibili diJJerenze, appunto •penchè si moltipli.ca per un numern grwnde di uomini. iP,eréhè· sia possibile l'intendersi, c0·rrY•ieoe attenersi al N. ,1911 ,del 'regolamento il quale dice .che l'intervallo !fra i soldati nell'ordì ne di fronte if.l. qt1a:uro righ.e, ·è metri 0,70; la fila, metri 0,65; l'uomo dd ronte, metri ,o,60. Sottraiendo 26 , cioè furiere, -serrafiie, trnmbettieri, zappatori e gtlide, restano !l 00 fi le; aggiuliJg·endovi "2 fronti di file· 1
I
(i!) Das Volk in \Vaffen; traduction francaise pag. '390.
'
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.per guide e capi plotoni si avrà "'12 X 0,65 - 0,05 = 72,75. È questo il fronte della compagnia·in linea. Siccome zappaLori e Lrom.bettieri al momento · opportuno riempiono intervalli normali ,{394,527) e perciò non alterano i fronti, CO$Ì il fron te dei battaglioni in linea è di metri 72,7!1 X 4,. 9 (intervalli)= 300; all' ini.tiera fronte aggiungasi ·7 metri per l'estremo drappello zappatori. I fucili adoperabil i del battaglione sono 900 - 36 (furieri e ser•rafìle) = 864. Questi dati sono fondamentali. Per il caso speciale di cui si trattava dianzi, quello cioè dell a den·sità della ,J a schiera al principio della fase risolutiva secondo le Norme, è necessario di risalire sino alla formazione di marcia della ,di visione, e presumere uno svolgimento dell'azionedell'avanguardia, ciò che si può fare in base alle Norme stesse. Il battaglione che è testa d'avanguardia, per la missione affidatagli dal numero ·12 de-vesi ritenere impegnato, e non più disponibil e. Siccome poi questo ·studio riguarda un'offensiva a fondo, così dovrà avverarsi quanto pre,scrive il numero 15, cior che il battaglione di 2• schiera dell' avan· .guardia prolunghi la fronte del 1° battaglione . Di massima è da evi,tarsi il rincalzo pure accennato dallo stesso numero •I5, perch è con· duce ad un ingiustificato framm ischiamento e non risponde al concetto ,àel combattimento temporeggiante dell'avanguardia, vo luto dallo stesso numero 15. Ma, o prolungamento o rincalzo, fa conseguenza .sa rebbe eguale per il numero dei battaglioni impegnati. Ri guardo al grosso della divisione, le Norme, considerando come ragion vuole indisimpegnabili le truppe dell'avanguardia, dispongono al numero 30 per lo spiegamento di ,tre soli reggimenti in modo che<( le due ilirigate sieno affiancate, e ciascuna su I.re schiere)). Questo spiegamento « dev'essere eseguito per intero prima di entrare in azione i1 per quindi avanzare all'altezza del!' avanguardia (29). In quest'operazione una brigata consterà perciò di un solo reggimento, il ,quale avrà i suo i. tre battaglioni l'uno dietro l'altro; analogamente ·saranno fo rmati i due reggimenti dell'al lra bri.gata. Cosicchè il fron te del grosso portalo all'al tezza cli quello dell'a,,anguardia con,$ terà di rtre battaglioni, che aggiunti ai due già spiegati dalt'avanguardia daranno un fronte di cinque battaglioni. Questo è senza alcun 11 ,dubbio il caso più generale previsto dalle Norme. La ·1a, 2• e 3° /
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schiera verranno di necesità a trovarsi nella giusta, equiI ibrata pro ~ - porzione fra loro di 5 : 4.: 3 . L'estensione del fronte assegnala alla divisione in questo caso è di· 1200 a "400 metri (30), in media 1300 metri. In questa estensione· pare non sia compreso alcuno spazio di fron~e per le batterie, come sembrerebbe risultare dal numero 33. Ciò che rivela essere intenzione delle Norme, che il tratto di fronte su cui deve esercitare i suoi• sforzi ogni bauaglione, sia più ristretto di quello del battaglione in, linea; lenendo conto dei 4 intervalli e dell'estremo plotone zappatori, 1 • ' ., 1300-67 241metn,enon . d'300 taletrauod1fronle sara 1, metri·.,. 5 ciò deve servire di guida nella scella della forma preferibile a darsi· all'ordine sparso, ed al suo adattamento. Col fro nte di. ,J 300 metri, facendo astrazione dalle perdi Le, si avrebbero in 11n schiera all'inizio dell.a fase di preparazione 4,.320 fucili con una densità di 3,32 per metro; mentrechè se i battaglioni· fossero in linea, tenendo pure conto degli in tervalli e zappatori, e fermo restando il numero dei fucili, il fro nte diverrebbe 11567 m. ,4320 e fa. densità sa rebbe di , =2 ,76. 1567 Non è il caso di esporr;e i mézzi coi quali ~i può presumere cli calcolare il loaoramento della 11a schiera durante la preparazione sino al suo arri;o ml limitare della zona decisiva, dove essa deve già. trovarsi tutta proiettata il 1• linea. Basti rammentare che carattere della preparazione è quello della resistenza a sostenere lungamente· il com battimento, a prolungare l'azione più che sia possibile « non compromettendo nei periodi precedenti alla risoluzione più di quella quantità di truppa necessaria per orientarsi sulla d_irezio~e dell'_atto· risolutivo , e per prepararne l'esecuzione» ( 1). Perciò sara la P lmea quella che maggiormente pagherà in uomini . La 2• linea (sostegni! si fonde nella 1a col còmpito di portarla innanzi dai 700- 600 metri ai 400-300 (36 e 37). La 3° linea (grossi) non entra che per la risoluzione. Le perdite adunque saranno più miti nella 2a linea che nella ;Ja, e mitissime infine nella 3• linea, che intalla, o quasi, deve · dare l'ultimo slancio. Dato, e non concesso , per un ipotesi qualun-· (i) SISMONOO. -
Rivista, l.879, tom. IV, pag. !96.
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~ue. d~l 11esto non infondata, c~e·le perdi~e-co,~ì cons·iderate per tuuo 11 periodo della preparazione rappresentasser:o il 17 p. °fo .del totale della, ,1.• schiera (cioè. dei 4t320 fucili, che val quanto dire 73:4 uo,mini .n:on, oompresi ,gli ufficia:li),. ciò , ohe· danebbe. un elevatissimo p % di per.dite ne.Jla:l1a linea, ahlimitare· della,'.llona .decisivai, la ,J.~ ·sohi~ra av,r.~bhe : anco,ra:da•densità prec.isa ,del battaglione spiegato m lmea;. moè. sare.bber passata , dalla1densità di 3i32 alla densità, di,2;76 per metro di fronte·. Questa condizione di cose risponde adJ~sigerrze•indeclinraibili della ,battaglia n~oderna, dipendenti dagli-effollii della gittata e del la rapidità, straordinariamente accréséi ule-dai recenti progressi . L'inizio .,della.fase .risolutiva c.he·in Lampi non lontani avveniva a H>.Q,.,1100> ,~netri d~I nemico, ora avviene1a1111etri 4.00 -300 . Epperciò malgrado 11 maggior logoramento ,richiesto·daJla prepara.zione in ragione dell'allargala ,sua zona, è neeessario 1w.esernta,rsi al limilare·della: zona; ,risolutiva. in tali condizio.rri :num.erichexla poter-ancora dare al.fuoco il massimo sviluppo consentito , adl'Upp.B< rnanoviranti, quello oi-0é della forniaz,ione·irdinea: È~questo un .principio di. somma imp.or'-• ,tanza della tattica d'oggidì, che t1:o.va la.,sua sanzione nelle esposte · .prescrizioni delle ,Nonne. . Ma ,~er essere •queslo un punto cardinale di tullo il congegno tal· -t1co od1e1rno, prurrehlte opp.orluno che oltre ad essere,racchiuso ,n:elle •d,ispos·izioni g,enerali, f0sse. posto in maggior e,videnza dichia,. randone; esp:licitamente•J:importanza ed afl!ermand0 la necessità di t ·Oss.ervairne sempre1 1'applicazione, onde evitare il pericolo che non i v,~nga da lulli conxpreso i comeisi ptiè t~mere,con;fondamento agiu- · · .d,care da qcralche,pubblìcaruorre.. posterio1:e alle, Norme:. Sarebbe p0i , -an<ihe ·ul.i le ·di chiari1re il dubbio. rekilivo·,alla parte,. di fronte necessw ia alle ballerie ·divisionali /. i111.g,u,isa,1che, ferma.resta ndo I' esten·sione- totale della· division:e verrebbe •a. diminuire là parte occupala. ,dalla fanrteria:c.011 corrisp.ond·ente( aumento della , densità, della ,1• · schiera; e maggior ·margine-pel' le .p.erdite. . La proposta. fatta da alcuni éfolasciare.alla 1• schiera tutta l'eslen-· :sio.ne del,la . sua formazione· in1linea, e ·di ripa.rare· al.suo logora,- · mento col sistematico intervon.10 della 2• schtiera al limitàre della . 1 zona decisiva, ha per intento l'osservanza. dello stesso principio ora 1 -esposto, e raggìnngerebbe lo .. scopo per quanto riguarda le fouze } 1
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numeriche. Ma essa rivela manifestame11te ìn opposizii,one coi criteri organic~ e discip\i,oari, e pertnrba q11ebli relativi al lavoro taLlico, il cui fondamento è il graduale ed arm,rnico impiego derne parti dell'unità dì comba,tti,mento, ·che é il battaglione. Essa inoltre altererebbe anche le funzioni delle schiere e tutto l'ordine da combatùr:nento genernlmente adottato; imperocchè il pogsesso. della P?sizìòne nemiea, no,n può prnsume!'si affermato ehe da una truppa ordinala nella piena validità dei suoi mezzi, e di forza pressoché uguale a quella che servì a raggiungere il margine della posizione stessa. Ed a: queslo, i,ntende esseia:zialmente ta 2• schiera; solo éven· tualment.e· è destinata ad entrare in linea prima della risoluzione; ed ia ta,1, caso vì entra tutta quanta per soslituirsi alla 1a schi,era: e non per riempirne i vuoti; dà luogo altresì ìn tal caso ad uno spo· stame1i1to delle proprie auribuzioni che vengono accollale in ag~ giunta a queMe proprie della 3~ schiera. Fra. i clue sistemi ora accennati coi quali si, tende normalmente a tener a numenl la •1" schiera all'i~izio deJ.la (UJSe ris.o.h.1:ti'lfa, non si reputa nece&s::wio un più lungo confronto. Bens.1 -potrebbe sembrare di qualche utilità di sv~luppare più ampiamente con dati ed analisi il cale;olo del lo.gorament0,,, sLreLtamente. c0,nnesso all'argpmento stesso, wa è terreno sdrucciolevole, . e si riti,ene che basti quanto, è già stato detto. 0gnuno, secondo il con.cello, e· l'immagine che sa formfl.rsi deUe fasi del comhauin1,ento , può procedere d:a:.sè, ma per se. solo, ad, ultei;ior.i analisi di colp,i, di perdite, òii dm·ate, di avanzat.e, di sos.Le, di rapporti tra loro, d,i p. 0 / 0 , ed altri simili, elemeJ;1.ti, Yeri si, ma inafferrabili, perché troppo indeterminati. Ora ritornisi al computo ed al rifornimento dell.e cartu,cee. LI carattere finora accennal<!); del combattimento de.llct fanteliia nel peFiodo di preparazione, richiede un grande consumo di cartuce,e fauo dalla prima linea. La quale sa che una sessa·ntina di cartucce soia.o ghà impegna.te per la risoltu;i@e. Onde delle 88 ca11tucce com~ ponenti la do,taiione di guerra, non potrà di.sporne per la preparazione che cli 28 o 30, numero cli gran Lunga inJe;riore ·a:1 presumibile coiaisumo. Per questo provvedono le norme, prescrivendo eol numero 23, che, prima dello spiegamento si faccia « distribuire alla fante1,1ia akuni paechi, di cartucce per uomo, acciò essa possa far 1
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SECONDO LE NOI\ME PEn L'DIPlEGO DELLE TllE AR)fl
fronte al grande consumo di munizioni cui andrà incontro n. Ognuno avrà corretto da sè l'errore di stampa delle Norme, qui riportato, che farehbe distribuire alcuni pacchi di 400 cartucce caduno, ad ogni uomo, invece che pacchetti di 8 cartucce ('14 7 Istruz. sul le armi) . . La prescrizione ora detta, che si riferisce al grosso, vuolsi intendere estesa per analogia ai _battaglioni dell'avanguardia, i cui carri da. munizione, per il disposto del numero 5, marciano in coda ali' avanguardia stessa. TI detto numero 5, in armonia al disposto dell' «Istruzione sul rifornimento delle munizioni alla fanteria sul campo di battaglia)> (1 b), dice che i carri munizione della fanteria del grosso marciano in coda a ciascun battaglione, oppure riuniti in coda al rispettivo reggimento o al la rispettiva brigata, ciò che lascia una utilissima libertà a chi dirige il combattimento di far dist1'ibuire le munizioni secondo i bisogni e non in modo uniforme. È questa la validissima ragione per cui nell'esercito italiano i carri da munizione non sono permanentemente assegnati ai battaglioni come in altri eserciti. È in questo senso che vuol essere interpretata la citala disposizione del nqmero 23 . Perchè se la distribuzione fosse uniforme, dovrebbe esservi uniformità nel consumo; e se tale uniformità si avverasse, la so la dotazione di guerra sarebbe esuberante, poichè l'esperienza dimostra che in nessuna battaglia mai si è consumato più di 40 cartucce per ogni uomo che vi ha preso parie. Ma in questa questione, (già è stato detto a proposito della sessantina rii cartucce occorrenti per la risoluzione) le medie poco o nulla ammaestrano, perché si tratta di /'a bisogno. Se la distribuzio;e (li alcuni pacchetti per uomo di cui al numero 23 fosse intesa in modo generale, tutta la riserva del parco divisionale sarebbe esaurita d'un colpo, dando da sola·-· mente 3 a 4 paccheLti per uomo, perchè un carro non porta che 3250 pacchetti. Ora 24, a 32 cartucce date alla ,J • linea in aggiunta alla trentina di cui può disporre del la dotazione personale, non si possono in generale ritenere sufficienti ad ottenere l'illangiiidirsi del fuoco nemico voluto dai numel'i 36 e 37, per procedere all'avanzata attraverso alla zona di preparazione; e per contro, sareb1iero inutil1 mente, o per lo meno prematuramente distribuite ai battaglioni di 1 3a ~chiera, e fors'ànche a quelli di 2• schiera. È dunque utile at- / tenersi alla massima, che ladirezione del rifornimento spetta ai co-
lonnelli di fanteria per i propri reggimenti, ciò che risu lta anche dal complesso del N. ·I5 della citata istruzione sul rifornimento. Il colonnello assegnerà dnnqu~ senz'altro all'atto dello spiegamento il carro cartucce al battaglione di prima schiera, ed il comandante di questo in esecuzione del còmpito assegnatagli dai N. 116 dell'appo· sita istruzione ordinerà la distribuzione alle compagnie in quella proporzione che crederà migliore, secondochè esse sono destinate in ordine sparso od ai grossi, ritenendo soltanto quali indicazioni generali , tanto quella di u,n paio cli pacchet1:i data dall'istruzione al numero 17 lettera e), quanto l'altra di alc·uni pacchett1: data d~l numero 23 delle Norme . E cosi, per esempio, potrà farne distribuire 4 o 5 paechetti alle compagnie destinate in catena e sostegni, -e solo .2 o 3 alle altre. In generale p,otril. convenire di sospendere la di stribuzione alla 2" ed alla 3a schiera coll'avvertenza di attenersi al già citato numero H> dell'apposita istruzione riguahlo all a posizione dei carri. Il metodo adot)ato per questo studio su l fuoco di rintracciarne gli elementi sparsi nelle Norme, ha danneggialo .:i.Il'ordinato svolgimento delle sue varie parti . Ma tale inconveniente potrà parere scusHbile quando si consideri che questo lavo~o non ba per scop9 di portare contributo alcuno alle teorie scientifièhe, nè giudizio proprio sulle controversie, ma bensì quello unicamente, ehe pur si ri tiene importantissimo, di richiamare l'nu:enzione sulla necessità, che, tani.o sull'argomento specialmente svolto, come in generale Sll tulla la tattica, le idee e gì i stud i degli ufficiali italiani si rannodìno ad un ' centro. Le Norme con tengono in embrione tulle le c1uestion i della Lattica, tanto delle tre anni separatamen te, comè delle cornbinazioni loro. Nell'incomp leto cenno fatto sul fuoco, molte altre questioni si sono affacciate, e più altre ancora r-imasero nell 'ombra in fondo al quadro . In Lulle le cennate que.stioni; nelle contraddizioni purtroppo esistenti in alcuni punti dei nosti-i regolamenti; negli studi astratti; negli studi applicativi; sempre ed in tutti i modi, l'ufficiale italiano dovrebbe proporsi di essere interprete o critico, illustratore o commentatore di Cjltesto libretto, che per sua natura si presta ad essere il nucleo unificatore di una Lattica nostrana, por lasciando tutta la desiderabile libertà al pens iero individuale. P. 1
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ANNO XXXI, VOL. Il.
CENNO SULL'ORGANISMO UMANO ED DIPOUTANZA DELL'ACQUA , ECC .
CENNO SULL' ~ RGANl~MO UMANO ED IMPORTANZA DELL'ACQUA SU DI ESSO SPECIE IN RAPPORTO ALLA SALUTE
CONFf.RENZA DI PRESIDIO.
viduo uomo; e questa individualità è costituita da un elemento primiti vo che, morfologicamente considerato, ha un tipo speciale come le diverse razze umane, .a seconda dei terrilorii che 11bitano e compongono, ed a norma del lo ro scopo, o della deputazione loro fisiofogi ca o funzionale. - Il predetto elemento primitivo od individuo, chiamasi cellula, la quale unita ad altre, forma delle parti omogenee delte tes.s-iiti, come fa unione di diversi individui umani forma le famiglie . I tessuti agglomerali assieme formano gl i organi, alla guisa medesima con cui le diverse famiglie umane costitui scono nel loro insieme i varii sodalizi i e la società stessa. L'aggregazione poi di diversi organi forma un misto di parti organiche ed organizzale chiamate col nome di apparecchi ·vitali, come 1e diverse società congiunte insieme, e vincoiate fra loro, formano una popolazione. Ed alla perfìne i varii apparecch i cqordinatamente uniti fra loro forman l'individu.o, come l' unione di d iverse popolazioni, affini per .origine, per tradizione, per costum i, abitudini, ubicazione e linguaggio, costituiscono nel loro complesso una nazione. L'elemento staminale o cell ula ha una· durala, od un periodo cli .esistenza clisli nto, come sono le varie fasi della vita umana, vale a dire le diverse età colle quali distinguonsi i nostri esseri . Nello stesso modo poi con cu i vive, si mantiene, si riproduce e fonziona l' individuo uomo, così avviene pressochè di quella parte di un tutto qual è la celh1la. La cellula muore nel mentre che ne nascono delle altre, come muo iono gli uomini venendo poscia surrogati da.novelle generazioni. Nel dir vi cell ula voi ben comprendete come io mi riferisca ad un eorpicciuolo anatomicc, primitivo e microscopico , che è la parte morfologica, più minuta, e rilevabile del nostro organismo. · Ebbene, questa parte ha J' altitudine, o meglio tulle le attività inerenti ad un essere organico ed organizzalo, piccolo sì, ma d1e può vivere di una vita ,t sè, o per propria autonomia, quanto quell a di un individuo appartenente realmente alla nostra famiglia, od alla nostra società umana. Questa cellula, od individuo primitivo del nostro organismo, ha un aspetto come di piccola vescicola più o meno modificata, avente 1
I. Senza preamboli entro in materia col presentarvi in forma di allegoria la pianta uomo, la quale è plasmata con un magistero C05Ì armonico, da costituire, come è noto , il prototipo della organizzazione. Non fa mestieri ch'io vi r ipeta come per le sue facoltà psicologiche rappresenti altresì il re della natura; ma, materialmente parlando, e considerato alla stregua delle sue passioni, dell'epicureismo e dello scetticismo da cui nell'epoca moderna è dominato, permettetemi ve lo dica francamente ch 'egl i puossi ahcora ritenere, 1~ome il parassita egoisticamente più speculatore e fortu'nato, fra tutti gli esseri Yiventi. · Il concetto della prima parte di questa mia lettura, è un breve studio comparativo ed allegorico, dedotto da una specie di affinità che sembrami molto consentanea e rilevabil e fra gli individui., le società e le popolazioni nostre, colle varie parti materiali dell' organismo umano . Nel contemplare e considerare l'organizzazione umana che, come dissi , nella scala zoologica è la prima e la più perfetta, osserviamo de~tro di noi dell~ in~ividualità, le quali vi.vono di ~n.a vitaauto~o~r ed m apparenza 111d1pendente quanto puo tenersi I essere od rnd1r I
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CENNO SULL'ORGANISMO UMANO
ED IMPORTANZA DELL' ACQUA SU 01 ESSO, ECC .
dentro di sè un contenuto (protoplasma) (,1), la quale si rassomiglia a,d alcun i esseri piccolissimi, sporule o morfe della più semplice organizzazione del regno vegetale ed animale . Mo lte di queste abitano e formano talune provincie, o territori del nostro corpo, e stanno ferme sul luogo, abbenchè abbiano un movimento proprio interno chiamalo moto brnioniano; altre cellule invece con una forza motrìce esterna della arniboide, poichè analoo-a al movimento delle amibe, piccolissimi esseri organici scoperti 0 da pochi anni, emigrano e conducono una vi ta nomade, ad imitazione di Lalnne tribù, passando nei varii spazii, nelle molteplici vie dei tessuti, e degli organi; e più spesso ordimtriamentepenetrano in canali p:u·ticolari (vasi linfatici, vene ed arterie) ove nuotando e ~ubendo lun oo-o la strada modificazioni di forma. volume e colonto,. percorrono in unione ad innumerev0 li altri piccoli elementi cellulari, tulle le provincie dell'organismo . Sì gli uni che gli altri di questi individui nella loro ordinaria emigrazione, recano nutrimen to congruo alle nrie popolazioni, e molti di essi portando gaz ossi gene, ed esportando or,az acido carbonico ecl altri princip ii, compiono un·immenso . . . e continuo lavorìo pel quale consenasi l'esistenza, l'armonia, el'mter,rità cli tutta la nazione.· ':Voi di leggieri comprenderete che allegoricamente voglio qui riferirmi a quei corpicçiuol i microscop ici ch iamati leucociti o globuli bianchi, e globu li rossi del nostro sangue, i quali circolando nei nostri tessuti. cornpiono come tanti assidui ecl instancabi li lavoratori, I' opua più stupenda della distribuzione delle forze vitali . Que5Li globuli, co l lavoro che compiono, si logorano bensì l'esistenza, e perdono la vita, ma vengono però in seguito surrogati cla altri analoghi indiviclui mercè e<1\i atti della digestione , e del. compimento . . di alLre funzioni che denominansi assimilative, o della vita vegetativa, come le chiamò il celebre Bichat. Ma la cellula quanto l'uomo, se ha delle forze proprie, degli-attributi della sua organizzazione suCficienti per mantenersi in vita, pur tullavia non può a meuo per sussistere ed esp licare la propria attività, che ricorrere ed aver mestieri del concorso.li altri individui. Cellula è pure il polline dei fiori, cellula è quanto s.i contiene nel•
(il Vmcaow. - Pcitologia cellulare.
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l'ovario· delle piante, cellule sono miriadi di parassiti animali e vegetali. Cellula· è lo zoosperma, come cellule od ovoli sono quegli elementi prim itivi o staminali contenuti nelle vescichette del Graff delle femmine degli animali, i quali rimanendo isolati, si disperdono e muo iono, mentre inYece a contatto l'uno dell'altr,i :;otto l'influsso magnetico vita le di cui sono forniti, si fondono assieme, s.i moltiplicano e compiono l'atto più sublime e misterioso della riproduzione della specie donde derivano. Ed è appunto così nella cellula come nell'uomo, il qualè per vivere (equi non intendo so llanto vegetare) sente la necessi tà dell'aiuto di altri uomini, delia famiglia, e della società per compiere la propria missi one . e sodcli:;;fore a t:utti i bisogni, a tutti gli att i della vita-(il ). E l'aiu to e la direzione per l'ap punto gl i provengono da altre cell ule armonicamente riunite eziandio in tessnti, ed appal'ecchi pecu liari, i quali più perfetti, più nobili e più eletti per organ izzazione (nel men1tre vivono essi pure d'unrt vita propria od autonoma), non senza però Rvet· d'uopo dell'opera cli altre cellule (2); pur nullameno guidano e dirigono i vari atti, o le funzioni degli altri tessuti, organi ed apparecchi, ad un fine comune, qual è l'integri tà di tullo l'organis~10 rappresen tato nel nostro caso dall'individualità uomo . L'uomo per conseguenza, materialmente considerato non è altro che llfi acrareaato di individu i.; o cellule unite e coordinate infami...,~ V . glie, in società ed in popolazion i, le quali tutte cooperano nell'ordine, nl mantenimento del proprio e:ssere . Considerando minutamente tale dipendenza e coordinazione funzionale, traspare facilmente una regolare disciplina, o vigi le amministrazione la quale governa ogni atto della vita. Ed il governo ha per l'appunto, ed esso viE:ne esercitato da elementi, nervosi speciali, quelli cioè a cui alluclern, poc'anzi . Essi di!Iatto costituiscono il centro cla cui emanano tutti gli ordini, le cli-
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cose, del concorso e dell'aiuto dLait'l'i Vedi il libro li del De O{fìciis <l i M. TULLIO c,cenoN!,. 12) L'illustre generale ~htrselli in un altro campo in cui è maestro Ci re?a u,n ese~pio che vien molto a proposito circa all'autonomiit della guerra co, rapporti eh essa. twne colla politica.. • La guerra, dice, e un periodo nel discorso politico, ma è un penoclo che ha la sua individualità particolare •. MAI\SELLL La 91.1e,-ra e la ma st01j'a, % i, voi. 11. (!) suua necessità che lia l'Homo, in tulle le
uomini
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ED 11111'01\TANZA. DE I.L'ACQUA SU DI ESSO, ECC.
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CENNO SULL'ORGANISMO UMANO
sposizioni e le leggi indispensabili al mantenimento della vita. Intendo alludere al sistema nervoso centrale, o cerebro-spinale; ossia al cervello e sue dipendenze, vale a dire a quella gran pila organica vivente la quale, ad imitazione di un centro di governo, tiene i suoi vari i uffici o dicasteri da cui, con convenevole decentra men lo (sistema nervoso del gran simpatico) partono e vengono eseguiti gli atti più micuti e complicati dell'azienda animale. Codesto centro regola le entrale e le uscite, armonizzando la nutrizione e le funzioni tutte della vi la vegetativa, e favorendogli scambi organici come un ministero delle finanze, di agricoltura e commercio; e ·senza dubbio assai meglio ancora, poich è l'unico scopo è la regolarità dei bilanci (salute), cioè il mantenimento delle forze, e la floridezza della nazione (uomo;, e ciò al disopra di qualsiasi partito. Tien.e altresi in rapporto l'organizzazione pr<»[.>ria collo esteriori per mezzo dei sensi, come farebbe un ministero degli esteri che cerca coi propri diplomatici (sensi) d'essere edotto dello condizioni delle nazioni estere, cioè degli agen ti affini o più o meno disaffini e perniciosi che ci circondano. Da questo centro pure, oltre ad essere percepite le varie sensazioni, vengono di rimando comunicati ed eseguili gli atti volitivi, di ordine, e di sicurezza, dal cervello o governo centrale, con movimenti speciali e provvedimenti anco preventivi. i quali vengono eseguili da cordoni nervosi (elementi conduLtori più auivi ancora di un filo telegrafìco) e con tale una prontezza ed energia di fum,ione, da vincere in vigilanza ed efficacia, qualsiasi disposizione, o qualunque dispaccio del più oculato e distinLo funzionario_ Ma non si creda con tutLo codesto' otdine, e con queste varie cooperazioni di ele.menti, di forza e di direzione, che il nostro orga,nismo vada immune da scos:;e o da perturbazioni. Esse avven_gono per cagioni interne, od esterne; OVYero si appalesano per influenze dirette o indiretle di diverse potenze nocive , alla maniera stessa con cui taluni agitatori od alcuni partiti, provocano meetin,q sovversivi, o dimostrazioni minacciose, determjnando le rivoluzioni o la guerra civile; e nella medesima guisa ancora colla quale la •nazione risente il contraccolpo delle conflagi'azioni di altre l potenze più o meno collegate a noi da vincoli economici o d'inLe- / / resse: o da rapporti di vicinanza.
Quindi l'uomo dallo stato sano o fisiologico, passa conseguentemente allo stato ammalato o patologico: condizione anomala o morbosa la quale secondo la natura e gravezza sua, o si localizz~ in una parte di territorio, ovvero si generalizza, sviluppando nel pnmo c_aso ·una infermità locale, o generale nel secondo supposto, come nlevasi ordinariamente nel fallo pratico. Avviene di conseguenza che questi individui o cellule si tr_ovin~ in conflitto con elementi morbosi rappresentali talvolta da m1crob1 o parassiti, da materie organiche o da altri elementi patogeni, ed allora si manifesta quella lotta che in piccolo puossi paragonare alla strnggle of li/e o lotta per la esistenza. di tutti ·gli esseri ani 1~ali; f~tt~ antico quanto !'umani Là ma che afferrato dal celebre Darwin costi tm uno dei cardini della sua teoria naturalistica. In questo :;Lato abnorme nascono appunto la resistenza e le loll e contro i perturb~tori (gli agenti morbos i). Tutte le forze si meLLono in moto e,si riuniscono allora per combattere e distruggere, o cacciare i rremici dell'ordine, che, molte volte sono elementi viziati d'origine interna, od esterna, od altre cellule animali o vegetal i, o come dissi, esseri od individui parassitari come vibrio ni, palmelle od altri microfìti, i quali co me vandali cercano d'invadere le nostre provincie, di distruggere le nostre famiglie, le nostre popolazioni per soprapporsi ad esse, come una volta le invasioni od orde di barbari ;;pargevano il terrore, sacchegcriavano, e calpestavano la patria nostra. " Come ebbi ad accennare antecedentemente, i diversi sensi valgono a proteggerci col prevenire l'azione di ques_ti ne~ici de~la nostra salute; la faco!Ul visiva, l'olfatto, ed il gusto mfatL1 quali vedette spiano all'intorno per evitare o respingere c~tal_i nemici;_ess_i s1:rvono cli avanscoperta, di avanguardiao da foragg1er1, e sono I pr\mt a se~ gnare il loro avvicinarsi. Ma i nemici talora san_no st bene ~asconder.51 o mascherarsi che,sorpassano ingannando le prnne nostre lmee,finchè senza saperlo, li troviamo nel centro dei nostri accampamenti . Lo stomaco sorpreso , si mette in difesa, e col le sue forze eh imiche cerca di distrucrcrere o sconvolaere il nemico che si davvicino minaccia eo e . la nostra. esistenza; e talora. non potendo in tal guisa ollenere 11 sopravvento, richiama tulle le forze alla riscossa, e così di.fronte, alle ali ' od a Lerao o lo assale con tutte le batterie disponibili, scompo1
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CENNO su u :o n GA:-.I SMO U~BciO
nendo le sue fìle, o cacciandolo per gli emuntori naLu1·ali, ch e, sono i depuratori del nostro corpo , come i vulcani sono le valvule di sicurezza del noslro globo. Talvolta però di soppiatLo taluni di questi nemi ci sanno sorprenderci nel sonno; o senza che cene anrediamo sanno penetrare entro di noi passando impunemente anche per l'apparecchio respiraLorio, (ed è appunto in queste circostanze che ra mestieri del mao-o-ior concorso dell'igiene) per cui travolti ed immedesimnti colle "" noslre famiglie, percorrono in Yari sensi, molteplici territori del nostro organismo, rimangono nascos ii in qualche punto ove agguerrendosi, moltipl icandosi e girando anche le nostre posizioni, pongono pe:· ul timo l'assedio a qualche centro delle nostre pi u importanti pro vincie, le quali si difendono bensì valorosamente eh iamando in aiuto tulle le forz e vive della nazione, ed anche gli alleali forni ti dalla medicina; ma sovent~ tale è la sorpresa, la \' iolenza dell'assalto, e la potenza di taluni di essi, da dover addivenire nd una umiliante capitolazione, o essere completament e soggiogati. Co ndizi oni codeste le quali po.;;sono ripetersi eziandio allorchè al cuni proietti li o qualche grave arriYa a colpire improvvi samente alcun e regioni piu o meno importanLi del nostro corpo. Da queste perturbazioni , da ques te lolle che co rrispondono olle infermità, l'organismo ne esce vincitore, ed allora non senza graYi e più o meno durevoli consc6 uenze. si riordina e guarisce mercè i sacrifìzi a cui sottomeltonsi Lutti gli individui, le fam igli e e popolazioni , ossia Lutte le parti del nostro corpo, Je quali , nel mentre sostengono le spese della guerra sacri ficando in parte il proprio patrimonio, adibendo tullo il risparmio ed il superHuo (adipe e sosLanze grasse specialmente) si presentano coll'aspello della miseria e dell e sofferenze sostenute, cioè il dimagramento dell'organismo, . (convalescenza) per ripristinare poscia, col mezzo del lavoro e deli'induslria (nutrizione), le esaurite forze; appunto come avviene di una nazione ch eabhia sostenuto un grave conO iLLo, una lunga guerra, o gli effetti di una potralla o terri bile pesti lenza. O per lo contrario l'organismo, come dissi, ne ha la peggio, ed in questo caso, o su bi sce la perdita di qu.alche terri torio, ad esempio di un membro quaItinque, o perde col centro , Lolle le sue provincie, ed in ques L'ul- ' tima supposizione si ha fin almente la morte dell'individuo; fine di
ED D! PORTA~ZA DELI,' ACQUA Sii DT ESSO, ECC .
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ogni essere, giacchè è scrillo che tulLi dobbiamo pagar lo Lrilmto ingrato . Non crediate però, o egregi signori ufficiai i, che tullo quanto vi dissi sia totalmente allego rico. Francamente vi faccio la mia professione di fede; io sono eclettico: per il che, quantunque ritenga che non tutte le malalli e siano conseguenza del parassitis100, teoria moderna troppo esagerata perchè esclusiva ('I), pur nondimeno non si può non. ammellere che molte infermilit siano prodolle realmenLe da esseri infiniLamente piccoli, o microbi, alcuni dei quali appunLo costituiscono la causa efficiente, come tah·olta sono imece un effetto della malattia stessa. In ogni modo allorquando taluni di questi piccoli organ ismi morbosi siano penel.mti dentro di noi, essi si trovano in lotta daYYero colla nostra esistenza . poichè cercarJo di vivere in qualunque modo a nostro detrimento. La vita quindi sarebbe sovente una lot ta in cessante, come accennai, fra i nostri elemenl.i, anatomici (le cell ul e) ed i microbi ch e !'assalgono. Fino a che riusciamo \·itloriosi sui nostri nemici rimaniamo in buona salute, ma il giorno in cui questi pi ccoli esseri dh·engono piu for ti, noi siamo le loro vittime. Le malaLtie sono disialle passeggere , ma la morle segna il trionfo definitivo di questi esseri parassitari sul nostro organismo . Da tutlo ciò co mprenderete,che la mia co mpn razi one ba ben molti punti di ,•erità. Ma non si ritenga co n ciò che lutto sia finito. Quelle cellule od individual ità del nostro orgnnismo, quei tessuti, quegli apparecchi che lo costitui scono; in una pa rola quell a materia di cui si compone il nostro corpo, sollo l'i nOuenza delle fo rze lìskochimiche, si disgrega, si decompone, e ritorna all a gran madre antica. Anche quivi allora si travede una specie di lotta la qllale è go· vernala dalle forze naturali di atlrazione , coesione, e d'a fnnità di tuLLa la materia bru ta. (i) La epil essia, ad esempio, le diverso fronùpatic o tante altre neuro~i. locali o generali non si possono C<Jrto rar derivare dal parassitismo, o cosi si dica del tetano reumatico dell e ncu ra lgie reumatismi (torcillo, ccc.) e dh·erse alt re infermità da co rrent i d'aria, ecc., da umidità, occ., come angine, plèuriti, ccc., a frigorc.
' CENNO SULL'ORGANISMO UMANO 270 Laonde avviene, dopo la morte che molli materiali di decompoposizione dell'uomo e di diversi an imali , vengono a costituire dei principii integranti di alcuni terreni, che nel meni.re somministrano nutrimenti a varii vegetali, questi alla lor volta, o per se stessi, o coi loro frutti, forniscono l'alimentazione a diversi animali ed anche a noi stessi. Di modo che per ultimo ne risulta il fatto che, molti princ1p11 immediati che una volta Ù1cevano parte di altri esseri viventi, e forse anche dei nostri avi, r itornano più o meno modificati a far parte dell'organismo umano . Chiara ne emerge quindi la illazione che una catena di rapporti viene a ripetersi di continuo fra i tre regni della natura, per guisa che in una serie di decomposizioni chimiche può avvenire anche, come feci r ilevare, che alcuni principii costituenti l'organizzazione di animal i inferiori, entrino a far parte dei nostri tessuti, per cui in tal modo, si compie, nel senso però puramentti fisico, qualche fenomeno che si avvicina materialmente alla metempsicosi ili Pitagora.
ED IMPORTANZA DELL' ACQUA SU DI ESSO , ECC.
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Da tuLLo ciò faci lmente spicca l'importanza che ha l'acqua sull'organizzazione, e l'influenza che su di essa pnò esercitare non solo per il suo quantitativo , quanto per le ,;ue qualità. Come verrò indicando, l'acqua nello stato attuale della scienza, non devesi più considerare, ad opinione degli antichi , come un elemento , ovvero un corpo semplice; essa costituisce una ')ostanza , composta in rispetto alla :,ua fisica composizione e combinazione chi· mica; e complessa per la sua flora e fauna microscopica normale, cioè per la sua costituzione ana tomo-fisiologica. Talvolta però per condizioni estrinseche può anche alterarsi, e quindi allora va soggetta a particolari malattie, vale a dire ad uno stato paloloaico .., p13culiare·' il che avviene d'ordinario pel fatlo della presenza accidenta le in essa di eterogenei componenti chimici inorganici od organici o vitali che la corrompono . La necessità dell'acqua nel nostro organismo si appalesa col senso della sete, come la sensazione del,la/fome rappresenta l'indice, od il bisoano cli alimenti riparatori. o . A tale proposito è d'uopo rammentare che gli alti di nutrizione e di rinnovazione delle parti elementari o cel lnle componenti l'oraanismo > richieaaono il concor:;o di· molteplici coadiuvanti, cioè, O Oò di alimenti albumonoidei, di grassi, di carburi idrogenici, e cli minerali, e che fra quesLi ultimi vi primeggia l'acqua nella sua fisiologica costituzione. (~iova vi dica eziandio che la fl uidificazione dei prodotti della digesLione, allo indispensabile al commercio nutriLivo e funzionale di detLe cellule od individui, è devoluta non alla sola. acqua di per sè ma a.d alcun i minerali, e ad alcuni principii, specie ai sali alcalini in essa disciolti, senza di cui non circolerebbe la linfa ed il sangue; si coagulerebbero molti umori e pri1icipii plastici ; non resterebbero di sciolti il ferro, ed altri minerali, e non avrebbero luogo le metamorfosi degli amidi degli zuccheri e di altre sostanze neces:;arie all'esistenza. La quale cosa vale a spiegare come l' acqua pura, che è un protodossido d'idrogene, sia poco favorevole al la nutrizione ed alla salute; e come alla sua potabilità siano per lo contrario ind ispensabili molli priocipii estranei alla sua composiz.ione chimica, ma che provviden · zialmente ella tiene disciolt.i a vantaggio della vegetazione, e del la esi:;tenza degli animali .
II.
Tutta la serie delle funzioni semplici, composte e fondamentali che si compiono negli animali, e per le quali vivono le varie cellule, gli individui diversi di cui si compone, l'organismo umano, nel tempo stesso ch'essi medesimi ne' costituiscono i precipui collaboratori, richiede una condizione, sine 'qita ·non, della propria atti vità vitale: la fluidificaz ione cioè di tutto quanto di materie alimen- · tari or"}ìfiizzabili, viene introdollo dal mondo esteriore. o E per vero se non fosse così, non avrebbero luogo gli atli della dit1estione o , vale a dire la chimificaz ione, le secrezioni molteplici, il circolo sanguigno stesso, ed i varii ricambi di sostanze liquide, e gassose indispensabili al mantenimento della vita plastica; e qtlesta fluidificazione avviene appunto per la presenza e per l'azione lìsfoochimica dell'acqua, .la quale entra in complesso nell'organis1~0, nostro in propo1:zione del 70 per cento ,
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ED n!POI\TA:'.',ZA DELL'ACQUA SU DI ESSO, ECC.
CE'.'\XO SULL'ORGA XISMO UMAXO
~, ~rganismo umano, come ebbi ad accennare, ha nella sua compos1z,one P?co meno di tre quarti d'acqua, e per tal e proporzione, senza considerare lalune particolari ripartizioni orografiche, ed es~ln?endo pur nnche la dil'isione in acque ocenniclte e continentali, il che è proprio e più conforme alle disposizioni fisiche del ~ostro globo, pu'.·e ritengo di non in correre in una str:wnganza, se 1~ oso comparatrl'amente e sollo quesLo aspetto, confrontai-lo al pianeta che occupi amo, ed in cu i viviamo. anatomici chiamarono il circolo san"uiono LoiTenle . Già I di,-ersi . n o , circo al.ol'lo, mri la sua peren nilà di circol o durante la vila, rich iederebbe con maggior precisione il nome di fiume della circolazione. Il san_gue c_he lo costiluisce ha. per suo veicolo principale l'acqua eh~ ~1 ~orrisponde per 1'80 per °lo circa, per 20 parli cli materiali ~olid1.' ' quali so ll_o rliverse parvenze vengono Lrnvc, lti porlando fra 1 suoi c_o~p~ne.~ t, una ~uantilà c!i individui allivissimi (globuli), c~~e d1s_s,_d1 ~,a, alcun, de, qual i slanch i, co rTosi e soprrifatti da g11;1 vert1g1?0:;1 ~ompiuli in circumnavigazioni, in isbalzi da :m polo a_ll altro, v1 pen:;cono miseram ente, lasciando che le loro spoerli e 0 s,ano lrasporlate altrove, ed eliminai e mercè le linee di transi lo cui a_ pr_opl'i~ sfogo raie sistema lrovasi fornilo (mi lzn, fega1o, secre_zronr e p1gmen1i biliari, orina ri, ecc.). I l sist~ma idrograLico vita le ha le sue leggi speciali rego lalrici, come la idrografia delle varie parti del gloho ha le proprie. · Le correnti molleplici, la diYersn composizione deoli umori sec?ndo il territorio o la varietà dei tessuti che allrave,;a il torrente _c1rcolalol'io; i pit:coli e grandi affiuellli, i laghi dolci e salali coi lol'o allluenti ed emissarii; le varie sorgenti e la evaporazi one ac~uea de!l'organismo vivente, possono trovare un esempio comparativo o dr r1scon1ro nel la aeo<rrafia fisica del alobo 1nfau1 la g'.·ande e la piccola ci rcolazione sanguigna collo sue diverse correnti superficiali e profond e; Ja nalura diversa <leali umori · esistenLi nell'organismo; i punli di scalurigine della cir~olnzione centripeta e centrifuga; i ricellacoli del chilo la cistema del Peguczi_o) della bile (la cislifclea) dell'u rina (la vescica'urinaria), l'esalaz,?ne od eva poraz ione po lmonare che di invel'no noi scopriamo e vediamo assai di leggieri, negli ambienti freddi in cui si respira d~nno un'idea di ·disposizioni fisic he tali delle nostre IJn rti organiche, da potersi amrnellere il paragone idealo . •
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Ed aggiun gerò pur an co oltre alla cisterna del Pequezio alla ci. stifelea, ed alla vescica orinaria, che si possono paragonare ad un lago dolce il primo, amaro e sala to gli altri; che lo stesso centro della circolazione puossi ancora ritenere quale un peculiare ricettacolo lacustre. E per Yero nello stesso ordine lìgurati,•o ricorderete il primo canto dello inferno del divino nostro Poeta, in cui non altrimenti si esprime: Allor fu l:1 paura un poco quela, Che nel lago del cor m'era durata La notte, ch'i passai con tanta piel;i.
Con ciò notale ch'io non intendo di ammettere in ogni cosa che le leggi le quali conducono il mondo {ì:;ico, sia no perfeltamente identi che a quelle che governano la Yila degli animali . li confront o vi diffe,-i':,ce ancora per un punto principalissimo, per la c0stanza cioò della temperatura vital e che è costante nell'or· ganismo considera lo in istalo (i siologico o normale, mentre come sappiamo nel nostro globo diversifica a norma della natura geol\>gica del terreno, e della maggior o minor profondità degli strali che si so ttopongono allo esperimen to, oc1 alle indagini nostre. Per dimostrare viemaggiormenle la razi onalità del concello metaforico presenL,1tovi, dirò anco ra, che se entriamo nel campo della inigazione, scopriamo entro noi stessi le Lub ulature, i tunnel, gli acquedol.l i, le fognature, e li scarica.lori di sicurezza, dei grossi vasi arteriosi e Yen osi, e dei dolliejaculatori, nello cospicue anastomosi o comunicazioni dell a grande e piccola vena azigoz; delle grosse arterie, dei minim i vasi, e dei Lnbi escretori. Se.andiamo più oltre, l'i trol'iamo ll iLres\ il sistema dei sostegn i degli sca,·icatori, delle catteratle mobili, corrispondenti alle ,•aln1le cardiache, vasali, ed intestinali, i quali naturali congegni quasi quasi se si volesse mettere in dubbio talune grandi scoperte, ed i progressi dell'iùraulica, si potrebbe ritenere che gli Egizii, i Greci , i Romani antichi, Leonardo da Vinci, i Paleocapa e tanti altri sommi ingegni, non li avessero nei loro grancl iosi l;\\'ori , che imitati, applicando acl essi i sistemi della irrigazione anatomica o della circolazione degli organismi animal i sup~riori, alla cui tesla sta l'uomo. Che so 1iella comparazione permellete che io m'inoltri maggior-
ED BIPOHTANZ;l DELL'ACQUA SU DI ESSO, ECC.
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Ed è per mezzo della sua continua evaporazione che noi ne veniamo forniti. Rammento ancora che l'evaporazione acquea, la quale è più o meno intensa a seconda delle stagioni, in alcune località, come risulta, è così ;otenle, che alcuni grandi laghi e taluni mari interni, nonostante la loro natura salata, vanno diminuendo continuamente. Ciò accade precisamente per il mar Caspio che, nonostante i grandi affluenti del Volga, dell;Ural e di molli allri fiumi, diminuisce ognor sempre di capacità; e cosi dicasi del!' Arai e. di alt~i l~ghi. L'evaporazione che si compie mercè i raggi calori fic1 del sole dalle superficie del mare, dei laghi e dei fiumi, fa sviluppare una enorme quantità. di vapore acqueo che essendo più leggero dell'aria s'i~nalza nell'atmosfera, ove sospinto dai venti, si addensa, ed anche s1 congela, per ricadere al suolo sotto ìorma di pioggia o di neve, secondo la temperatura degli strati atmosferi ci che attraversa. Addensata e consolidata in neve e ghiaccio sui monti più elevati, si liquefà nella stagione calda, e cade per la china, o s'infiltra nell_e Yiscere della terra costituendo dei serbatoi più o meno profondi, per scaturire poscia in diversi punti, formando le sor?~nti I~ dove lo stato impermeabile non le permette di penetrar~ p1u ?rolondamente, dando origine così ai fiumi, ai Lorrenli ed a_, lagh1. L'acqua venuta dal cielo trae seco una infinit~ d1 sostan.ze n~otanti nell'aria, e fra le altre alcuni gaz, come l'acido carbonico, l ossigeno e l'aioto, componenti l'aria stessa, l'ammoniaca. e di'\>ersi gaz evaporati, prodotti della putrefazione e della c~m?ust,one, non che una quantità di germi nuotanti n.ell'aria atmosferica stessa. Ma ciò non è tutto. Caduta sulla terra la penetra, corrode le roccie, e per la sua azione solvente, discioglie i minerali che incontra, non che le sostanze organiche in putrefazione; le conduce di bei nuovo al mare, seco trascinando altresì germi di ogni genere, e tutto ciò che Yi ha d'affine e d'inaffine che potè travolgere nelle proprie correnti. . . A norma quindi della temperatura e della natura. degh strati geologici che attraversa nel corso che percorre, l'acqua è più o meno pura e potabile. . . . . Alcune volte è anche calda e molto satura di mmeral1, ed m questo caso costituisce le acque così dette termo-minerali punto convenienti alla vegetazione ed alla vita degli animali.
menLe, aggiungerò ancora che le trombosi od i coaguli vasali corrispondenti alle frane; gli emboli od ostacoli meccanici che equivalgono alle morene, ed alle roccie al luvionali, trovano il loro r iscontro, e per le cause, e per gli effelli, in talune infiltrazioni acquee, nelle corrosioni di argini, negli straripamen ti , nelle inondazioni che avvengono talora dai grandi fiumi, dai torrenti, e dai canali naturali od ar1ificiali. · La rollt.ra di un vaso infatti entro il nostro organismo, produce un allagamento di sangue, taluni ostacoli alla libera irrigozione, vi determinano dei ristagni, delle infiltrazioni, degli allagamenti di territorio, delle estese essudazioni che noi medici chiamiamo col nome di edema, di anasarca e di idropisia, ove l'acqua ne è il principale componente. Osservando minutamente le parti interne dell'organismo vi riscontriamo eziandio due emisferi, dei golfi, dei seni, e degli antri; e tali sono per davvero· i nomi con cui anatomicamente si distinguono; come vi osserviamo ancora delle prominenze e circonvolu• zioni; delle specie di vallate e delle anfrattuosità; dei promontorii con spartiacque, degli altipiani con linee di displuvio , ed accidentalità diverse, a norma de i vari territori. Qualche antico filosofo spiritualista paragonò il mondo ad un animale immenso ed indefinito, di cui Dio ne sarebbe l'anima: ritengo quindi di non aver ollrepassati i limiti della ragione, nè di essere inwrso in sacrilegio, colle mie similitudin i. Ma lasciando per ora le comparazioni per venire al concreto, stimo del caso il dirvi che riconosciuta la funzione importante che compie fis iologicamente l'acqua nell'organ ismo, vuoi per la circolazione degli umori vitali, vuoi per la,suà natura, vuoi ancora pel compimento delle varie funzioni, chiara emerge la necessità, che essa v.i sia introdotta nelle necessarie proporzioni, e che perciò le fonti dallo esterno, siano c•>stanti, senza di cui non avrebbe luogo . la vegetazione, nè sarebbe possibile la vila degli animali. La natura che è ·esempio di sublime armonia in ogni sua manifestazione fisico-vitale, ci somministra quanto appunto è a noi ne\ cessario . L'acqua infatti è il minerale il pi ù diffusamente sparso e, come· dissi, costituisce l_a parte più cospicua del nostro globo .
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Questa opinione vanebbe a spiegare come talune acque di fiume, benchè trasportanLi nel loro corso impurità, ecl immondizie, riescano più potabili e migliori delle acque di talune sorgenti, in apparenza sane, ma in realtà più ina(lini e meno salubri. Si comprende altresi cla queste premesse come le acque sorgive, e correnti, riescano ad aerarsi ed ossigenarsi convenientemente; a spogliarsi di alcuni principii incongrui, ed a riescire più salubri e preferibi li alle acque cli pozzo, e di cisterna e cli quelle derivanti diret.tamento dallo sciogliersi dei gh iacci , e delle nevi . Sono però indispensabili al comp imento di questa purificazione la influenza della luce, ed una conven iente temperatura. Alla luce e col calore la vegetezione acquatica si compie più regolare, e la vita animale si svo lge anch'essa più rigogliosamente. Infatti all'oscurilà e colla bassa temperatura la nitrificazione e la putrefazione delle acque vi si compiono con maggior facili Là, per cui le acque correnti risultano più impu re 1duran te la fredda stagione. La massima impurità segue· quindi la min ima temperatura, e la . mini ma impurità succede al la massima temperatura, dappoichè essendo la vita degli organismi acquatici più atti.va sotto l'influsso clella luce e della temperatura elevata, si comprenae come essa debba influire con alterne proprie funzioni distruggere le imp uri Là delle acque ecl a renderle più :;alubri e convenientemente potab ili. Considerala l'acqua in modo r iassuntivo sotto l'aspetto cioè, chimico e fisiologico, aggiungerò ancora che al pari delle bevande fermentate essa ha ptl!'e le sue malattie, ossia lo stato suo patologico che si appalesa non sempre pel suo sapore disaggradevole, ma che si conosce anche per la sua spec iale colorazione, e torb idezza, e per la presenza di abbondanti e moltep lici corpi inorgan ici, solfato di calce, sali di ferro, frammenti calcarei e si licei - sostanze organiche - Valobuli è)(Trassi e o:ranuli amilacei. urati. acido urico, r;islina, e derivati come ammoniaca, cloruri, solfori, nitrati e nitriti, provenienti dalla. decomposizione cli materie azotale: di corpi organizzati - cioè detriti vegetali, avanzi di tessuti vegetali, e animali ; di microrganismi dell'acqua putrefatta - flage llati , ciliati, ecc .. .. , di altri decomponenti le sostanze organiche, e gl i avanzi organizzati, come funghi, alghe, diatomèe, bacteri , ed alla pedìnealcuni distinti ed estranei microrganismi di diverse malatlie parassitarie, vale a
Ma quali sono le condizioni che deve aver l'acqua per soddisfare ai bisogni della vila? · Deve essere: a) limpida, leggiera, aerala, fresca in estate, meno nell'inverno: b) inodora, di sapor fresco ed aggradevo1e; , e) deve bollire senza intorbidarsi, e senza formare deposit i; d) cuocere i legumi; , e) disciogliere perfeltamente il sapone. Ua con ciò non deve ritenersi che l'acqua, la quale abbia gli accennati requisiti, e chiamasi potabile, sia perfettamente pura. La. purezza dell'acqua non si avrebbe che colla distillazione· ma sappiamo cbe l'acqua distillata è pesante, indigesta, e la meno atta a soddisfare i bisogni dell'organ ismo. La potabi li tà dell'acqua invece, amo ripeterlo, è collegata ad alcune sostanze minerali estranee alla sua composizione chi mica, che natnralmen te tiene in sè disciolte, mercè le quali riesce piacevok leggera, soddisfa la sete, facilita le funzioni diae~tive e 0crli 0 ali.i più complicati della vita anima le. Qneste sostanze oltre all'al'ia atmosferica, sono l'acido carbonico e mini ma quantità di cloruro sodico, di bicarbonato di calce. e dosi infinitesima li cli ioduri e bromuri. ' Per l'i gienista queste sono le condizioni più favorevo li alla potab ili.là delle acque . ..La soddisfazione che_ ne sente il palato che è il migl:or giudice e p1u competente, la preterenza dala da tempi immemorabili a queste acque dalle popolazioni o ,dagli animali, sono la migliore garanzia deliri loro salubrità. · ' Non è superfluo però che io vi dica che, Ì'acqua non deve considerarsi come una semplice sostanza minerale; essa è anc1>ra. il mezzo in cui vivono in11nità d'animal i e vegeta li visibilissimi ad occhio nudo; ed aggiungerò eziandio che l'acqua la più pura ha una flor~ e una fa~n~ micr~scop!ca spec iale, per guisa che una goccia d'acqua; cost1tu1scf) fis1olog1camente un piccolo globo popo lato da infinità di esseri viven ti, dove si compie un circolo biolooico di mi~aanismi acquatici che, non solo sono compatibili 1:)colla po tabilità, ~a secondo il Marchancl, il Morren, ed altri con tenendo la deuaacqua sostanze eLerogen~e e nocive, la purificano , e la risanano completamente . )
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dire, taluni bacteri patogeni o generatori di infermilà specifiche, come il microbio del tifo, il bacillo dèlle febbri palustri, il microbio della septicemia, ed il microbio del colera, ecc. Le esperienze del Pettenkofer appunto dimostrano come le acque potabili per infiltrazioni di scoli di lntrine, di letamai, di cloache od altro, possano farsi causa di propagazione di molte malattie infetti ve. Pur tuttavia, poichè nulla vi ha di esclusivo in natura, amo par. teciparvi che queste malattie si possono propagare non tanto col mezzo dell'acqua, quanto col veicolo dell'aria, in mezzo al quale elemento vengono agitati dai venti infinità di particelle componenti il polviscolo atmosferico, coslituito di piccoli detriti inorganici, ed organici, di germi vegetali ed animali, di micro-orgimismi patogeni come abbiamo visto per l'acqua, avendo questo elemento, come quello, uno stato proprio naturale o fis iologico, ed uno patologico o morboso, dovuto alla presenza di priucipii, di morfe, o di elementi incongrui accidentalmente in esso sospesi. E per vero come vi sono molteplici esempi di infermità propagate c·o1 mezzo dell'acqua potabile, ye ne hanno molti altri che comprovano come siansi sviluppate anche per influenza dell'aria. Il miasma palustre trasportato da.i venti in località elevate e salubri; lo sviluppo ad esempio del primo caso di colera nell'ultima epidemia della Spezia con,,Latato in una lavandaia, per aver toccato e lavati abiti di un marinaio proveniente da Marsiglia; la manifestazione di una piccola epidemia di febbre tifoidea(-i-leo -tifo) nell'anno 11880 nel comune di San Mauro vicino a Torino, dve potè essere esclusa l'influenza dell'acqua' potabile; il tifo castrense, etalune dissenterie degli accampamenri, e' tanti àltri esempi congeneri, valgono a dimostrare come talune emanazioni corrotte del suolo; alcuni germi sviluppati dalle deiezioni degli infermi, possano essere causa d'infezione in altri individui, per sola influenza dell'aria atmosferica, che fecesi l'unico veicolo di trasporto, e di propagazione. Da tutto ciò emergono i seguenti principi i: ,J ° Che l'acqua è tanto più corrotta quanto maggiore è la quantità di materie organiche ed inaffini che incontra nel sottosuolo, e lungo le proprie correnti; e quindi tanto più insalubre quanto più attraversa locali tà infette, e centri di popolazioni;
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2° Che è dannosa l' erez ione di opifici e fabbriche di maleriali ~orruttibili, in posizione elevale, in prossimilà, ed a monte di una ~illà; . 3° Che è un errore contro l' igiene, e per ciò .contro la salule pubblica, l'impi anto di idrofori per a(:que ad uso domestico, a valle <li estesi abitati; 4° Che è preceLto igienico nello impianto dei quartieri e degli :accampamenti, oltre la rigorosa pulizia, non solo di Lener calcolo, della quanti Là delle acque, e quindi della posizione loro in rapporto .ai luoghi liri1i trofi, ma altresi dell a natura del terreno, della direzione dei venti dominanti, e in quanto agli scoli, del luogo più opportuno per l'i mpianto delle latrine; 5° Che per le esalazioni le quali emanano dal suolo occupalo dagli accampamenti e r,he corrompono l'aria, per effetto di acque sudicie, urin e e sostanze putrescibili infiltrate nel terreno, è indispensabile che i campi siano di quanào in quando cambiati. Uso antichissimo tramandatoci dagli antichi Greci e Romani. 6° Che è pure.contrari o nll'igienA Io scaricare le fogne, e le cloache, nei canali, nei fiumi a monte di estese :.ibitazioni; in1Jnantochè le acque infiltrate nei terreni , le sorgenti dei pozzi e ie stesse acque dei fiumi, che raccolsero e trasportarono seco una infinità di materiali corrotti ed infeziosi, possono essere la causa di sviluppo e di diffusione di gravi epidemie ·e di pestilenze terribili. 1° Finalmente che è delillo di lesa umanità lo istituire éimiteri non molto discosti da torrenti, fiumi o canali, a poca distanza degli accampamenti, ed a monte di centri popolati. A più chiara spiegazione di codesti co rollarii, .abbiale la compiacenza di seguirmi in uno studio più analitico e compl icato, e pari-· menti di non lieve interesse scientifico-pratico. Siccome la purezza delle acque destinate per uso della ·alimentazione è assai difficile che la si riscontri; e poichè è riconosciuto che i~ alcuni grandi centri le acque chiamate potabili tengono in sospens10ne, come quelle di Padova, una notevole quantità di materie eterogenee, perche cariche di sostanze inorganiche, organiche e di micro·organismi patologici e patogeni, ben facilmente resterete convinti come, coll'introduzione d'acqua di questo genere entro il nostro organismo, noi non facciamo che ingoiare una quantità innume1·evole di nemici della salute nostra.
E D DfPOllTANZA. 01!:L J}ACQU A SU DI ESSO, ECC.
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CENNO SULL 0UGAN1SMO U31All:O
Prima però di parlal'e dell'azi one loro sull'ol'oanismo eali è d' uopo il ricordare che l'acqua sollo l'aspetto biol;gico si ;re;enta ~ol~1b il~, ~ quindi pi~cev?le,. come ebbi ad indica rv i, non tanto per I ana, I oc1do ca1:bon1 co , 11 b1carbonalo di calce ed i sali ch e fisiologica~ente la c~slituiscon o, quanto perchè questi si tro,,ano in rapporl1 opportu ni per infl uenza, da quan to sembra, di alcun i essel'i organi:'zal.i, animali ~ ve~erali , vi sibili solta nto ol microscopio (gl, afanert e le afaneroglie), 1 quali per l'azione loro, r ipetono nei veicolo in cui vivono, l'equ il ibrio e la co:-;t.anza di composii iono che noi troviamo nell'aria atmosferica per elfello delle an tagon istiche fun zioni r espira torie degli ani mali , e dell e piante. Codesti esseri micr0scop ici r ilevabili soltanto colla loro co lorazione, ave~do es~i l'indice di 1·ifrazione eguale a quello dell 'acqua, vennero r1 trovau nelle acque sorgenti non solo potabili , ma veramente salubri, come ri ferisçe il prof. Maggi in un clolLo suo lavo ro. su lle acque, percbè riconosciute tali pe' suo i caraueri fisici e per l'uso secolnre e profi cuo fa LLone dal l'uomo. Anzi sembrerebbe che la vi ta di questi piccolissimi individui non f~sse po$s ibile ch.e nell'acqua pura; laonde la loro ~nza sarebbe. già un sospel.t.o d1 poca purezza dell'acqua medesim a. Purn e qu indi em inente?1entc potabile deve ritenersi quell'acquala quale so ltanto nelle debite proporzioni abbia di sciolti e sospesi in se, i principii minerali, nonch è i microrganismi superiorm ente in dicati . Vista così la condizione anaLomic,t e fisiologica dell'acqu'a , concedete~i r h'i~ _vi.cli c~alcun che cli partico!are ancora sull'acqua impura. L 1mpur1 ta del! acqua può essere determinala da minerali eterogenei non solo, ma pur anco da una propo rzione esuberante di qu eJl.i che fo rmano la costituzione sua normale, e da ciò la lo,·o durezza e torbidità. Non è fuori di proposito ancora il rico rdare che i prodol.li d; lla pu trefozione qunli l'ammoniaca, i cloruri, i nitrali, i nitrili, ed altre impurità amorfe od nlcaloidee, come ptomaine disciolte, ecc . .. . possono essere cnusa cli p1·ofon de impurità e di in fez ioni successive gravissime per ch i facesse uso di tali acque . Ciò non pertanto ritengo uti le il richiamare all a mente vostra che vi sono delle acque la di cu i potabil ità è relativa, cioè che vi hanno
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dei limiti medii di Lollern nza dell e sostanze più o meno impure in ~sse contenute, le quali r ennero stabili te dalla igiene sperimentale, per l'innocuità loro sull 'organismo umano ; laonde accade e si sp iega -com e l'uso di queste acque r iesca ancora compatibil e colla salute. I limiti chi mici di compalibili lit vennero stabiliti nei termini che in appresso: cioè c!rn la durezza non deve superare i 28-32 gradi idrotimetrici; che l'ncido ni troso ed i nitriti deb bono avere delle traccie appena ri levabili; che il cloro non deve esservi in più di 0,002 fino nd 0,008 per litro d'acqua; che l'acido nitrico anidro uon vi deve ~ssere cotuenulo in più di 0,004 ; che infine vi possono essere Lollerale traccie appena valutabili d'ammoniaca; e la quantità di materie organiche non dovrebbe eccedere dai 20 a.i 30 mill igrammi. Ch e se po i le ar.que sono un po' colorale e di odore sgradevole, sono da rifi utare senza eccezione, perchè tali co ndizioni indicano la ,presenza di quantità ri levant e di materie organiche decomposte, od in via di decomposizione (·I ) . Om, come ebbi a riferirvi preced~ntement.e, l'acqua considerala s otto il punto di vista del la sua biologia patol0gica, può contenere nella sua popolazione degli c:;seri anormali che ne inquinano la na· tura sua, in gni,a per altro r iguardo , da riescire oltremodo pericolosa: senza escludere e disconoscere perciò che, taluni di questi si aiutano a vicenda , somministrantlosi i pri ncipi i indispensabi li alla foro esistenza. Questi ultimi microrganismi acquei ripetono nella loro vi ta quanto vediamo accadere nel mondo terrestre. Come l'humus e diversi minerali della terra sommin i.,tra.no nutrimento alle piante, e que$te agli erbivori , e ques ti a loro turno agli animali cnrni vori ed onnivori, prestando ciasi:uno i pt·opri materiali per una reciproca 93istenza, così a V\'iene di parecch i abitanti delle acque. E come alt.resi constatiamo la lolla per l'esistenza negli organismi a qualunque classe e.,si appartengo no nel in ondo terrestre, cosi noi
( I) Oltre l'analisi chimica, cd al microseo11io, il grado di puroz1.a delle acque può essero constatato col mozzo cli aJ)parecchi speciali basati sulla t rasparenza o, meno delle acquo medesi me, quali quelli del Croohes, dell'Oblmg, ciel Fidoy usati a Londra. Quell o del Fidey è adottato noli" eserci to inglese in marcia e negli accampamenti.
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CENNO SULL'OIIGAl'ilSMO UMANO
vediamo ripetersi codesta lolla anc!ie nei piccoli esseri che si riscontrano nelle diverse acque. . _Di. fallo, ~ ca?ione. d'esempio , vennero scoperti fra i microrgan1:;m1,_ alcuni es1s~ent1 soltan to alla superficie delle acque, ch iamati aerobi, perchè vn,ono soltanto a contatlo del!' aria atmosferica· men~re ne furono riconosciuti altri, al.Jitanti il fondo, e che trarrrron; la esistenza lor? dagli e;;crementi dei primi; questi per loro con~;ar:e> non pos~o no vivere a con tatto dell 'aria e perciò furono chiamat~ anaerobi. Avviene poscia alla loro vol ta, come una soc ietà di mutuo soccorso_, ~he costoro rimandano per nutrir quelli i princip ii loro escrement1z1 o che son loro s:1 pel'llui 'ld inutili. ~n mezzo a quest'~rdine ed armonia sublime non manca purt.ut~avi_a,_ co.me_accen~a 1, la lolla per la esistenza, per cui ved iamo altri rnd'.v1~u1 microscopici , i quali traendo partito dalla debolezza ditah'.n1 d1 questi loro comuni abitatori, li assalgono, li sconfiggono e Jr d1v~rano ra_~endosene _u~i pasto, ~on ~ltrimen ti di quanto è sempre 1 a" enuto, 1_1 petendo c1oc nella vita microscopica, il fallo ordinario del m_or.do_ 1~~er~, eh ~ i più grossi o più fo rti od i più prepotenti, mang:ano I p1u piccoli od i più deboli. .. ~Vl'ien_e p~r ul~imo, come già_inù_icai, che molti parassìti-pato0 z.en1, ~liane'. .all acqua, proven1ent1 cioè da individui infermi di malatti e spec1(1 che, d'ordinario contngiostl, siano trascinati ed infiltrati nei serbatoi, o nelle correnti dell'a cqua potabile, ed allora si ha un inqui namento tale da vedere in tempo brevissimo sviluppate ~ propagate, col mezzo di essa le più terribili malallie; imperciocchè introdotti entro di !loi, e trovando il terreno favorevo le, vi si moltiplicano all'infin ito, ed impegnano fra essi e gli individui O le cellul_e ~he c_ompongono il nostro organismo, quell e lolle fo1·midabi li di c~1 v1 feci un cenno nell'allegorica comparnzione del primo capitolo, d1 questa mia lettura . Noo posso nascondervi però alcuni fatti importanti ssi mi , vale ~ dire : Che dagli studi esperimentali del llichet, dell'Olivier del Marchand ed altri, risulta cbe tanto nei pesci come nei vertebrati terrestri , ed anche nell'uomo allo stato sano, esiste den tro il loro organismo un numero infinito di microrganismi riconosciuti di nessuo
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danno, e quindi affatto innocenti alla salute; il che non è affallo strano quando si pensi che siamo attorniati dn una quantità innumerevole di germi, e che dei parassiti si rinrnngono ovunque, esistendo essi non solo nell'acqua e nell'aria, nell'aceto, nel formaggio ed in quasi tutti i cibi, ma perfino, caso strano, nelle soluzioni arsenicali che servono di medicinn. E giacchè vediamo che organism i microscopici esistono entro Lulli gli animali, non si potrebbe dubitare che per avventura qualcuno di essi avendo vissuto entro ad un corpo ammala.Lo, ed avendo assorbito sostanze corrotte, non fossero loro stessi i trasporta.L,>ri del con~ tagio anzichè la vera ed unica causa'? Infatti come inoffensivi eq incon sapevoli insetli portano il polline favorendo la fecondazione dei fiori; come le mosche stesse si fanno le portatrici di principii contagiosi; perch è non potreb bero taluni parassiti agire nello stesso modo? Il Jaccoud è di qncst.a 0pinione, ed a tale proposito dice: ciò che rende il bacterio infeLLante è la sua pr~venienza, e non una efficacia o propri età speciale in erente al bacterio. Il Peter, il Naegli, il Robin ed altri , dividono questo parere. Comunque sia, la presenza nelle a.eque dei parassiti microscopici specifici deve ritenersi esizial e, e perciò bi sogna co mbatterli con tnt.Li i nostri mezzi. In breve, ed in forma di sintesi, ed in base agli studi odierni, concluderò adunque col dirvi: 11° Che l'acqua aJ'fìchè sia potabile, e qltindi efficace all'umano organismo de:ve, nella sua costituzione fisica od anatomica, ollre al protossido d' idrogflne di coi chimicamente all o stato di purezza si compone, contenere aria, acido carbonico, carbonato di calce (·lo cent. circa per litro d'acqua )e mini me proporzioni di sali. 2° Che l'acqua al disopra del SUI) aspetto minerale, deve considerarsi come corpo vivo, essendos i constatato che la vi ta, ed il ciclo biologico di taluni an imali e vegetali , specie della fauna e tlora microsr.opica, come gl i afoncri e le afaneroglie, esseri trasµarenti come l'acqua in cui vivono;e pun to nocivi alla salute, mantengono puri, fisiologici e quindi in giuste proporzioni, i principi costitutivi dell'acqua potabi le. 3,, Che fra i diversi ospi ti dell'acqua, oltre gli acce?nati, e che
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EO JMPOI\TANZA DE LL'ACQUA
CENNO Sl!LL'OllGANIS)!O UMA·NO
possono appellarsi commensali, ed anche consorziali, poichè nel mentre essi vi trovano i principii dell'esistenza loro, cooperano altr'esì a mantenere l'a~qua in condizione di potabili ta, senzR essere perniciosi all'organismo, vi si trovano talora anche dei materiali inorganici inaffini, delle sostanze organiche corrotte, e suo i derivati solidi, e gaso~i, oonch è altri microrganismi atrauo parassitarii, i quali pogsono essere propri dell 'acqua patologica, o morbosi, come qu~lli della putrefazione; ovvero vi possono esistere perchè accidentalmente trasportali od. infiltrativi da. latrine, cloache od altro, per provenienza di secrezioni od escrezioni di individui amìnalaLi. 4° Che questi ultimi parassiti i quali riscontran$i d'ordinario . nelle malattie specifiche e diffusibili, distinti col nome di parassiti patogeni, sono quelli che, date le necessarie predisposizioni individuali, possono vivere favorevolmente entro di noi , crescere, molti pi icarsi e minacciare più davvicino la nostra esistenza , quali appunto quelli del tifo, del carbonchio, del colera, ecc. 5° Che vi esistono dei limiti medi i di tolleranza per alcune sostanze eterogenee, percui talune acque benchè non purissime riescono ancora potabili, e sufficienti a soddisfare ai bisogni dell'orga"'-nismo. Ma oltrepassati questi limi ti ed in mezzo a Lanti pericoli voi mi chiederete come rnaì si potrà premunire conlro l'influenza perniciosa dell'al:.que, particolarmente qui in Padova, ove vennero riconosciute più corrotte e più malsane che altrove? Se fosse possibile, io vi d.irei bevete sempre del buon Chianti; ma oltre che questo mezzo non sarebbe alla portata di tulle le borse, esiste anche il ·pericolo clell'iÌìganno, per effetto dell'adulterazione tanto facile e frequente a compiersi dagli eno logi ci d'ogni risma. e colore . . Rassicuratevi pur nondimeno chè la. divina provvidenza la quale favorì tante nobili imprese veglia anche sopra di noi, fornendoci mezzi naturali ed artifkiali per tenere tesla nei limiti del possibile, anche a queste potenze nocive. E per dir il vero codesta forza provvidenziale esiste, · e si fa pa- · tentemente palese, perocchè sta incarnata nella resistenza dei nostri tessuti, per opera dei poteri fisiologici dell'organismo, ed è so!'l'etta dalla scienza col mezzo di provvedimenti insegnatici dall'igiene, e sanciti.dalla pratica.
su
DI
i,sso,
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Tn quanto si riferisce all'igiene non ho che a ricordarvi le prescrizioni indicate del § 19 dell'allegato N. 1 O al regolamento di disciplina militare. Per completare però l'argomento dell'acqua potabile non vi nascondo che mi sarebbe d'uopo di maggior tempo e competenza. In ogni modo ho già abusato abbastanza della vostra benevolenza per cui quivi finisco la mia lettura, col congedarmi da voi. Prima di lasciarvi però permettetemi una dichiarazione, cioè che nel rediger.e questa mia M.emoria. ho cercato di pagare il mio tributo colla. moneta che aveva in tasca, la qm1le se non è d'oro o d'argento, credo almeno che non sia fal.,a.
Padova, 7 marzo ,1885.
ll colon1iello medico direttore Doti.. L. :MONTANARI.
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LA FRO~TIERA CO~Tll(E)ITALE DE LLA GnECIA
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rebbe cartamenle la pace della restante Europa . Non sarit quindi opera del lutto vana, lo esporre qui quale sia lo staio alluale della controversia relati va alla frùnti era con li nentale della Grecia.
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FRONTIERA CONTINENTALE DELLA GREC[A
Allorquando , all'epoca dell a guerra d'indipendenza, nel ,1828, si riunì per la prima volta, a Poros, la conferenza tra i rappresentanti del!' ln gh il terra, della Francia e della Russia per discutere la quistione greca, tra gli altri fu posto il quesito : quale sarebbe stata la miglior linea di confine da ùarsi alla Grecia , perchè essa avesse una frontiera ben definita, facilmente difendibile e separasse contemporaneamente megl io le popolazioni di razza diversa. I Greci domandavano una linea '. la quale partendo da Kalrina, un po' al nord di Platamona, andasse ali' Haliacmon (In~ie-Karasn) e cli qui al Pi ndo e quindi seguisse il corso clol fiume Yoiussa (Aoos). Pel caso che tale proposta fosse rigettata, essi chi edevano una linea che includesse Giannina e seguisse quindi il Calamas. La conferenza clei plenipotenziari osservò che la linea dall'Olimpo al Pind o avreb be riun ite le chieste condizioni; però siccome gli ab itanti dell'Epiro e della Tessaglia averano presa poca, o nessuna pa rte nella guerra d'indipendenza ed anzi molti di loro erano rimasti al servlzio clella Su blime Porta, sarebbe stato contrario alla lellera ed allo spirito delle istruzioni ricevute, il comprendere quelle due provincie nel nuovo Stato (•IJ. Un'altra linea di fron tiera fu anche proposta dai Greci: essa, cominciando presso il monte Pel io, avrebbe dovuto includere Vo lo ed una parte della Tessaglia meridionale sul versante dell'Egeo e seguir poi il limite meridionale del bacino del Cala mas da lla parte del-
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Il riconosci men lo dell 'indipendenza dell a Grecia, nell'anno ·I 832, dopo venti secoli di servaggio ed una ero ica lotta sostenuta contro la Turch ia, non fu sufficiente per chiudel'e in moclo definitivo la que.stio~e .ell?nica. Nel~a giovane nazion e sorsero e perclurar,no le asp1raz10D1 d annettersi tutte quelle provincie ed isole, che, per razza, lingna, religione e costumi più le rassomigliavano , ed .erano rimasi.e dopo la guerra d'indipendenza sotto il dominio degli Ollomani . E perciò, a' giorni nostri , ogniqualvolta la Turchia s'è trovala per una ci ri OStanza qualsiasi a mal. partito, l'irredentismo l'Y reco si è mostrato, chiedente una rettificazione della frontiera settentrionale. La recente lotta fra la Serbia e la Bulgaria e la conseguente riunione sotto un unico sovrano della Bulgaria e della Rmnelia orientale, fatti che potevano esser fonte di nuovi e seri imbarazzi per la Sublim e Porta, non hanno mancato di suscitare gli spiriti belli cosi in Grecia e cli spingerla a domandare, a mano armata, un ampliamento del suo territorio. )Jercè l'intromissione delle potenze europee, una guerra turco-greca pare per ora scong iurata; ma questa potrebbe anche esserso llanto aggiornata, per divampare, da un momento all'alLr.o: tremenda e feroce a causa del sentimento d'odio cbe separa le due razze, ed importante come quella che compromette~
(i
{IJ ARoAGn. (J. C. major). - The 11ew greek (1·011tier. - Jlistorical, ellmogra/ìcal, a11cl oeogra·p hicat. - (Joumc,l o{ the royal united service institr1lion. - '1883). NoLTE (Fn1~oi::111K). -
-
VOGEL (CHARl,ES). -
•
L' E1wope mititaire et diplomalique an <lix-netivième siec/.e.
Paris, iS8,.. /,' Europe orie11tale dep11i.! le 11·aili de Berlin. -
Paris, !881.
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LA FRONTIERA CONTINENTALE
l'Jonio. La conferenza obbiellò che privare la Tessaglia, senza alcun reale vantaggio per la Grecia, del golfo di Volo, il principale e necessa rio sbocco dei prodolli di quella fe1'Lile provincia, non sarebbe slato conveniente, e quindi propose umt linea che andasse semplicemente dall'estremità del golfo di Volo a quello d'Arta; tale progello però presentalo al sultano il 22 marzo 1829 (prinrn che l'esercito russo passasse i Balcani) fu da lui decisamente respinto . Dopo la sottomissione della Porta col trattato d'Adrianopoli , al lorchè fu riunita una nuova conferenza per stabilire che la Grecia non sarebbe in avven ire rimas ta uno Stato tributario della Porla, ma bensì indipendente, fu suggerita una nuova li nea di front iera, più ritirata però delle precedenti: una line:i cioè, che partendo dalle foci dell'Aspropotarnò, lnn({hesso il fiume andasse ai lagbi di Vracovi e Saurovizzaedi qui alla foce dell' Hel lada (Sperchio) sul go lfo diZeitum (anticamente Lamia). Ma il trono di Grecia essendo stato offerto al principe Leopo)do di Sas~onia-Coburgo, questi poneva subito per condizione alla sua accellazione clie il confìne fosse più esteso ver;;o il nord di quello proposto ; ed insieme domandava l'un ione di Candia e Samo. Non avendo accolte le potenze tali condizioni egli rifiutava la corona. ~ L'accellava invece nel 11832 il principe Ouone di Baviera; p~·ò al,lora, dopo molli negoziati, la frontiera seuentrionale del regno di Grecia era alquanto ampl iata e veniva delìnitivamente fissata lungo una linea convenzionale che partendo dal go lfo d'Aria pei monti Oth.rys andasse al golfo di Volo. Il terri torio che in tal modo restava assegnalo al nuovo Stato, corrispondern quasi esattamente alla regione designata ('.01 nome di Grecia all'epoca di Leon ida (480 anni avanti Cristo) (11). · Nel 1853, allo scoppiare della guerra lrn la Turchia e la Russia, la Grecia invase subilo la Tessaglia, ma le ostili tà da questa parte dovettero tosto ce:;sare, avendo un corpo anglo-francese occupato il Pireo. li trattalo di Parigi non modificò poi afTallo la situazione precedente del _reame cli Grecia. Coll'assunz ione al trono dell'attuale re Giorgio di Holslein-Glnk1
('1} ARDAGH. -
Op.
Cit.
DELLA GRECIA
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sburg nel •l863, in segu iloall acaccialadel re· o uoneavvenuta\'anno precedente, la Grecia acquistò le isole J onie portate in dote dal nuovo sovrano . La tranqu ill ità non fn pi(1 lurhata da olcun avvenimento fino all'estate rlel •I 877, allorchè la Turchia, aggredita contemporaneamente in Europa ed in Asia, si trovò costrella n tener testa da sola ai Russi, ai Serbi ed ai Rumeni. Tutte le sue Lruppe erano allora impegnate sui Balcani e sul Caucaso; non le restavano nelle provincie limitrofe alla Grecia che pochi 1.aptiès e ·qualche banda di basci-buzuks. Il momento era propizio ai Grec i per entrare in campagna e r ivendicare i loro diritti sull'Epiro e la Tessaglia. e la Russia a ciò fare l'invilt1va per l'imporlnnle diversione che.ne.sarebbe deri vata . Ciò malgrado. e sebbene avvenissero anche parziali soll evazioni in Tessaglia, in Epiro ed a Creta, represse però subito dalla Turchia, il governo ellenico rimase estraneo al confli llo, cedendo ai rei terali con sigli della Francia e dell'Inghi lte1;ra che, per premio della neulral ità, prometteYano alla Grecia un aumento di territorio, allorchè, al term ine della guerra, un congresso europeo avrebbe regolato la quistio oe delle ,provincie danub iane . In tanto i Russi giungevano alle porie di Costantinopoli, ed un armistizio veniva conr,luso coi Turchi , seguito tosto da un trattato di pace col quale i maggiori vantaggi erano dati alle popolazioni slave, mentre non si accennava neppure a quelle greche; cosa del resto abbastanza natural e, visto ch e qu este non avevano preso in alcun modo parte alla lolla . Il governo ellenico ne fu allarmato, e credendosi abbandonalo dall'Enropt1 ,. senza por tempo in mezzo, facen1. entrare un piccolo corpo di ,J5000 uomini ci rca con 60 a 10 cannoni in Tessaglia, come per protesta. Appena conosciuta la cosa, lepolenze inti marononllaGreciàdirichiamarele sue truppe, avvertendola, che, nel congresso che doveva riunirsi prossimamente, l'Epiro e J:1.Tessaglia sarebbero slnte considerale come in istato di sollevazione e le popolazioni grech e della Turchia avreb bero avuto lo stesso trattamento di quelle slave. Dall'altra parte poi le potenze stesse in formarono laTurchia, che non potevanopermelterech'essa si valesse, come ne aveva manifestala l'intenzione, della sua flotla, per agire dal lato di mare contro la Grecia. Al congresso di Berlino del ·I878, l'Italia, la Francia e l'Inghil-
DE!, LA GRECIA
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LA FRONTIEUA CONTINENTALE
te1·:a sorsero, come avevano promesso, i~ difesa dei dirilti dell'ell~n.1smo; non. :enne però pre,;a riguardo alla Grecia alcuna dec1s1o~e defì n1t1va, e solo nell'articolo 2i del lrallalo di pace soLl~sc:1llo dalle potenze, queste si limita:-ono ad offrirle la loro med1a~1one pel cas~ ch'essa non riusci sse ad in lendersi colla Subl ime P~1 La nella desiderala rettificazione della sua frontiera selle t1:1onale. Il nuovo trac~iato da darsì a quest'ultima venne solo i:d,cato vag.amen le nel XI II protocol lo annesso al trattato , ove era detto_ che il confìne greco·turco avrebbe potuto ·rartendo dalJ'Eoeo segui.re ·la ~'alle del Salambrias (antico Peneo) e per la c:·csta° dei mo1~t1, lasctando da parte il distretlo di Zagari, r~rroiu il mar 0 00 noere J on,o per la valle del Calamas. ]Il corso di queslo fiume era slato indicato come linea da se()'uirsi n~ ~ssare la n'.10va frontiera, trovandosi nel paese al sud omolti G~ ~~:~:ebbe~e m ~ran par.te maomc~La~i p_er religione ed albanesi ~ 1. oua_e,s1m~ati,e. La p1_opo_sta del1m1 taz1one avreb be aecresciulo t t~ame d1 Grec.tad u~ lerr,~or,o di 20000 chilometri qu'ldrati circa ? d u~a p~polaz'.1>_ne _d, qu_asr 500000 abitanti e gli avrebbe date le nnpor La~l, locaht,L cl, Lar,~sa, Metzovo e Giannina, che la Porta pel ~.assalo .s ~1·a ~emp~·e mostra la poco disposla a cedere (·I ) . Lo sldsso t~fiulo s,r,pele peri appunto allorch,'l, in segu ito alla pressione es~rpote~ze sulla Turchia, riuscirono finalm eu te a riunirsi . e .ra~o '18_J9,. a ~revesa sul golfo d' Arta, i commissari greci ed ollomam , incar1cat1 dr d~Lerminare la nuova linea di fronti era Il ,f 9 marzo suc~essivo però lo lratlali ve erauo già rolle per le pr:t~se acca.mp_ate dai delegati turchi, e senza altro la Grecia e la Turchia c?m1nc1~rono a mellere in armi i loro eserciti. Di fro l l ncolo d1 O'Ue1T I d. n e ac un pe. . 0 e gran. 1 potenze europee, valendosi tlel diritto di \ mediaz,on .se1,o,. ed un secondo cona. f e,· che::, . erano .n servato , s'inl rom1 oresso u t ,~mito a Der!,no nel giugno ,1880 per stabili, . lì . greco turch t da adollarsi . ie i con 1111 Una com mi ssione militare di dieci membri fn arraiunla , . I . polenziari ai P ent _ __, __ ' con in cari·co c1·, precisare, tenendo contooodelle ·condizioni
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HoussA VE lh:~nr. - La Gi·èce et l . . · des(i)cleux mondes. - '15 rcvrier 4870). es p, ov111ces g,·ecqucs clc la 1'1wquie. - (l/evue Dnu~HLTI ATTILIO. - Gli end, della T . . . .
uo11omica sulla questio11e d'Oriente •
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'l'ilo rh1a.g- St11d1 d1 geografia politica ., 1 ano, i so. •
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oro-idrografiche e delle esigenze strategiche, la linea di fronti era indicata in modo sommario nel XIII protocollo annesso al primo trattai.o di Berlino . La commissione propose un nuovo tracciato, in base al quale la frontiera avrebbe seguìto il thalweg del Calamàs, dalla foce di questo fiume nell 'Jonio, fino alla sua sorgente in prossimità di Han Ka\abaki, in seguito le dorsali che separano i bacini: al nord, della Voiussa, dell'Haliacmon e del Mavroneri e loro tributari; al sud, del Calamas, del\'Arta, dell 'Aspropotamo, del Sa. Iambrias e loro trib11tari, per raggiungere poi l'Olimpo di cui essa avrebbe seguito la cresta fino alla sua estremità. orientale sul mare Egeo . Quesla linea lascia al sud il lago di Giannina e tutti i suoi affiuenli e così pure )letzovo, che sarebbero così passali alla Grecia. La proposta deli mitazione fu approvata all'unanimità. dril congresso, che la sancì nel suo atto fin ale in clata 1° luglio 11880. Comunicala la decisione delle- potenze al governo greco ed alla Sublime Porta, quesla replicò con una nota, dichiarando che, siccome Giannina era ri guardata dagl'i Albanesi come la capital e della bassa Albania e tra gli abilanti di Larissa v'erano molti mussulmani, essa non poteva consentire a cedere tali città e chiedeva che 1 venisse riunita una conferenza tra i rappresentanti delle potenze per stabilire d'accordo un'altra linea di confine. Intanto il governo francese che prima s'ei·a mostrato più degli altri favorevole alla Grecia, in seguito ad un cambiamento di ministero, si mostrava meno insistente nel reclamare contro il procedere della Porta.Una nota col1 lèLti va fo ciononperlanto presentala a ques t'ulti ma nell'agosto 1880, colla quale si rifiutava di rimettere in campo la questione del territorio da cedersi alla Grecia. Ma il sultano rimase fermo nei suoi propositi, tanto che il governo ellenico cominciò a metlere in armi il suo esercito, malgrad·o le rimostranze delle potenze. Nell'autunno 1880 l'esercito greco era mobilizzalo e le forze turche in Tessaglia ed Epiro si trovavano pronte ad entrare in campagna: la roLLura delle oslilità pareva imminenle. Furono ripresi i negoziali colla Porta, ma la situazione continuava ad essere estremamente critica . Fu suggerila allora la cessione di · Candia alla Grecia come un compenso invece dell'allargamento della frontiera terl'estre, però tale idea dopo parecchie discussioni fu abbandonata .
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DELLA GT\ECIA
Una proposta d'arbitrato avendo anche fallito, venne accellata quella messa in campo dalla Germania, di far discutere la questione del tracciato da darsi al confine turco-ellenico a Costantinopoli tra i rappresentanti delle sei grandi potenze ed i delegati ottomani . Questi negoziati furono dei più laboriosi, perchè i Turchi a principio non intendevano cedere che una striscia di territorio larga quattro ch il ometri; si rinscì ·infìne però ad un compromesso che la Grecia, stanca dall'attender lungo ed ormai esausta per le ingenti spese sopportate, accettò ed in base al quale la Turchia conservò quasi tutto l'Epiro e la fertile con trada tra il Salambrias e l'Olimpo. La nuova frontiera turco-ellenica era così indicata nell'artic,)lo 11° dell a convenzione firmata a Costantinopoli il 24. maggio 188 1: « La nouvelle ligne-frontière, commençant près du défilé de Ka« rarlik Dervenèl entre l'embouchure du Salamvrias et Platamona, « à quatre kilomètres '3nviron au sud de ce dernier point, se dirige « vers l'ouest en suivant la crète des montagnes, passe d'abord « eutre Krania et Avarnitza, puis entre Nezeros et Amalipsis, ar« rive au sommet du mont Godaman, descend ensuite vers le sud « en suivant la crète de J'Olympe, gagne le .sommet de Kokkino« petra et, prenant la direction de l'ouest à partir de ce point, ~ans « quitter la mème crète passe entre Ligara et Derveni-Melouni\ et « arrive au sommet du mont Kritiri . Se dirigeant de là vers le sud, « la ligne aLteint la rive droit du Xéraghis et, suivant la ligne de · « partage des eaux vers le sud·ouest, gagne le somme.t des hauteurs « situées au nord du ·village de Zarko, tourne ensuite vers le nord« ouest dans la direction de Dimini tza et se maintient toujours sur « la ligne de partage des eaux, en laissant à la Turquie le village « d'Elevtherokhorion.· Avant a·arriver à Diminitza, it une distance « d'environ dix-h uit kilomètres de cette localité, la ligne-front.ière « tourne vers J'ouest, toujours sm· la Jigne de partage des eaux., et « passe par les villages de Flamouristi, Gavronon et Gheorghitz::i, « pour gagner le sommet du mont Kratchovo. Se dirigeant. ensuitè « vers le sud par la créte, elle passe par ]es sommets des monts « Zygos, Dokini et Peristeri , et atteint la rivière d'Aria, en sui- . « vant le ruisseau qui conduit par la plus courl.e distane.e les eaux « pluviales du summet du Peristeri à ce cours d'eau, et en passant « près des villages de Kalarrhytes et de Michali tzi. Au delà de ces
« derniers points elle suit le thalweg de la rivière d'Arta jusqu'à. « son embouchure ». In altri termini, la nuova frontiera turco- ellenica, partendo dalla
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costa dell'Egeo fra la foce del Salambria ed il forte di Platamona, doveva percorrere le creste della catena del basso Olimpo e quindi lo spartiacque tra i bacini del Salambria e del suo tributario lo Xeraghis prima, poi quello lra il Salambria e l'Haliacmon. Percorrendo in seguito la catena principale del Pindo, lasciando ad est i bacini clell'Aspropol.amo e del Salambria e quelli dell'Arta e della Voinssa ad ovest, essa doveva raggiungere il punto più alto del Pindo, il monte Djukarela o Peristeri, seguir allora un afOaente del!' Arta e quindi l' Arta stessa fino alla sua foce. . Colla convenzione firm ata dai plen ipotenziari, si stabiliva anche il modo con cui sarebbe stato evacuato dai Turchi il territorio da occuparsi dai . Greci e si provvedeva a Luni i particolari riguardanti il cambio di dominio, intesi a proteggere le persone, le proprietà. e la religione. La linea di frontiera adottata fu fissala sui luoghi da una Commissione militare internazionale; ed un'altra poi ebbe a sopraintendere alle elJellive operazioni di sgombro, per parte delle truppe turche del corpo d'armata cli Hidayet pascià ed a regolare l'avanzata delle truppe greche per impedire che avvenissero disordini. Il limite settentrionale del reame di (}1:ecia venne così a coincide1'.e approssimativamente con quello che aveva· l'antica Grecia al tempo della: guerra del Peloponneso . È bensì vero che Elassona e la va lle del Xeraghis (Ti rtéÌresio) ernno ellenici fin dal tempo della guerra di Troia e che ora invece furono lasciati alla Turchia, nia d'altra parte al la Grecia fu assegnata, quasi in compenso, una zona dell'Epiro che non era ellenica nell'epoca antica. Queste piccole differenze possono considerarsi come equivalenti e si può quindi affermare .che gli attuali confini virtualmente combinano con quelli dei tempi classici e che i moderni Elleni occupano lo stesso territorio dei loro avi ('I). Essi però, dopo aver aspettato per tre anni il compimento delle promesse dell'Europa e speralo di ricevere un territorio . di 20000 chi lometri quadrati ed avere un aumento nella popolazione (!) AnoAG!J. - Op. cit .
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ANNO
XXXI. VOL. li.
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di circa 500000 abitanti, non fu rono certamente molto soddisfatti d'estendersi di soli 13000 chilometri quadrati (secondo i calcoli del Kiepert) e d'accrescere la popolazione dello Stato di appena300000 tessali. Il territorio acquistato dall~ Grecia ad ogni modo equivaleva circa ad un terzo deJla superficie assegnatale dal trattato del 1832.
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Se passiamo ora a considerare, sotto il punto di vista geograficomilitare, le condizioni difensive della frontiera continentale fatta al reame di Grecia nel 1188 11, a primo aspetto, il suo andamento generale a saliente sarebbe tale da dare il carattere d'avvolgenti alle operazioni che, partendo da essa, po tessero tentare i Turchi a danno dei Greci. Anal izzando però separatamente le due parti, quasi simmetriche, in cui la frontiera turco · ellenica viene divisa dalla catena del Pindo , una tale situazione resta assai modificata per la configurazione affallo diversa delle regioni ch e interseca, e quindi d[ei teatri d'operazione r,he ne risulterebbero ('I). \ Nel versante verso l'Egeo infatti, costitLlito da ampi bacini fluviali all'incirca paralleli e normali al la costa del mare, trai quali si trova appunto quel·lo del Salambria occupato dalla Tessaglia, un esercito diretto dal nord al sud, donebbe superare in massima degli ostacoli frontnli di difesa, segnati da c:u~ne di montagne, o da corsi di acqua. Dalla parte dell'Jonio invece, le regioni montuose e difficili (i) Opere consultate: BsAUJoun. - Voyage milUaii'e dans l'empire otlornacn. - Paris, i8~9. Hi,cr.us. - Nouvelle .géqgraphie -1nilittiire. - Paris, !880. D~;NSIAN. - Géographie von Grieclienland. - Leipzig, {873. N1ox. - (Uographie 1nililaire. - Europe orientale .et bassin de la ,lféditerranée. -
Paris, i883. MARGA. - Géogra.phie 111:ilitaire. - Paris, 1884. HANDTKE. - liemwat-1,a·rte 1ler Balkanhalbinset. - Scala di i e 1580000. - t885. General- karte der Ew·opaeischen Tii1·kei una des l,oni!Jreiches Griechenlanil · eigenthmn und ·ve1·lag von. A1·laria et cornp. - W ien, {876. Genei·al-1,arte des konigreiches Griechenlan1l. - Scala di i a 350000. - (Dell'isti-
tuto geografico militare di Vienna riprodotta dal nostro). KIEPEIIT. -
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General-kai·t.e der Bitporiiiscllen Twrl,ei. -; Scala di i a {000000.
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deli'Epiro e dell' A.carnania, formate da terrazzi successivamente discendenti verso il mare, se non presentano ostacoli frontali imponeoti, sono però così rotte e frastagliate da frequenti e difficili burroni, che le strade, le quali scendono ordinai'iamente per le vallate dei Lor · renti e dei fiumi, sono assai rnre e di°ffìcili; e per di più, correndo in mezzo a strette, si trovano spesso sbarrate da fortiss ime posizioni e non hanno collegamenti colle laterali, dimodochè, specialmente sotto il punto di vista logistico, si prestano pochissimo a grandi operazioni militari . La zona al nord dell a Grecia resta pertanto naturalmente divisa io due scacchieri beo distinti, dei quali mentre l'occidentale, adallo specialmente nd una guerra di partigiani, sarebbe il meno importante, l'orientale, ove trovansi larghi spazi piac.eggianti, permette:rebbe lo sviluppo di grandi forze e quindi acquisterebbe, in una lotta tra la Grecia e la Turchia. il carattere di teatro principale di guerra, tanto più poi che atlraverso di esso passano le più brevi ·e migliori linee di comnnicaz.ione tra i punti che costituirebbero i più importantiobbietLivi pei belligeranti, cioè: Larissa, Volo, Atenepei Turchi, Salonicco pei Greci. I dne accennali scacchieri restano assolutamente sepnrati dalla catena del Pindo. poichè lra 111; depressione di Me,tzovo presso il vertice della linea di frontiera turco-ellenica ecl il monte Volukhi, d'onde a guisa di raggi si staccano da una parte i contrafforti che vann,> a formare i monti dell'Etolia e dell' Acaroanin e dall'altra i monti Othrys che chiudono a sud la Tessaglia , essa ·costituisce una dorsale continua, rot ta da burroni e frane, alta in media 2000 metri ed attraversata solo da pochi e difficili sentieri, i migliori dei quali sono quelli che passano pei colli di Klissovo e di Pertoli. Come linea ài difesa, la frontiera, nel tratto lra il Pindo e l'Egeo, d'uno sviluppo approssimativo di '150 chi lometri, non avrebbl3 pei Greci un gran valore. I monti Chassia, sul versante meridionale degli Amarbes (antichi Cambnnii), da essa intersecati, non costituiscono infatti un Vè.I'O ostacolo milila1:mente parlando, stante la loro limitata altezza (non più di 11300 metri sul livello del mare) ed i molli passaggi che vi !;'iocontraoo. Solo in prossimità dell'Egeo, le propaggini meridional i dell'Olimpo cree.rebbei·o un ostacolo divisore tra le operazioni militari svolgen tisi lungo il mare e quelle attraverso
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i Chassia; appena varcata la fro ntiera avrebbero però subito modo
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di trovar il collegamento per la valle di Tempe tra l'Olimpo e l'Ossa. I principali, pas5aggi alLraverso la frontiera ad est del Pindosono: a) la strada che partendo da Metzovo per Trikala va a La rissa da una parte ed a Farsaglia dall'altra. Segue il corso del Salambria, rinserrata nel fondo della vall e, fiancheggiata dalle montagne aspre ed elevate delle Meteore (11), fino a Kalabak , ove s'incontra una buona posizione di sbarramento e dove s'apre poi la regione pianeggiante; , h) la strada per piccoli carri che da Grevena nella va lle dell'Imlie,Karasu per Servi~ ed Elassona conduce a Larissa, Segue la vall e dello Xeraghis nel suo Lratlo medio ed inferiore e super.a gli Amarbes al passo qi Saranclàporos (800 metri); , e) la strada Salonicco-P lalamòna,Larissa che è la migliore cli tulle. Fin,> a Platamona, ove è sbarrata da un vecchio castell o, si svolge lun go la costa del l'Egeo, porcone quindi la ristreLLa pianura alle foci del Salambria e volgendo poi ad ovest pen etra nel vallone di Tempe, I ungo cinq ue chilomelri, a pareLi al Lissime e ripide, donde infine sbocca nell a pianura di Larissa. Le tre strade accenn ale, · come tutte le minori che àttrpersano gl: Amarbes ed i Chassia, fanno capo sul territorio turco alla strada, Metzovo -Grevena-Veria:Salonicco; la quale funzionerebbe quindi, in un'ipotesi di guerra , da linea di spostamento lungo le val li dell' Jndie-Karasu e del suo affluente il Venetiko, ove si radunerebbero le forze turche des tinate ad invadere la Tessaglia. L'a lla valle dello Xeragbis col disLrello d' Elassona, attu almente possedute dalla Tor· chia, fo rmerebbe, dnrante la radunàta, una speci e di posto avanzato destinalo a caàere su La rissa ed a pre;1der di rovescio le di fese che i Greci po tessero oppo rre, tanto a Kalabak all o sbocco in pianur~i della vnlle del Salambria, quanto attraverso il passaggio di Tempe. La prima linea di difesa di cui potrebbero disporre i Greci dr fronte ad un' in vasione dei Turch;, sarebbe quella individuala dal corso del Salambria attraverso la conca Tessala., se bbene nbb ia !'in. conveniente d'essere soverch iamente estesa (80 chilometri circa
di sviluppo). Perduta questa linea, essi dovrebbero ripiegare sui · monti Othrys, 1quali, quantunque presentino un versante settentrionale relativamente dolce e di fac ile accesso, per la lor.o altezza e pei pochi passaggi che lasciano (il principale è quello della strada Farsaglia-Lamia), costituirebbero per un esercito anche non numeroso una buona linea di difesa . . Assai di!Ierenti da quelle ora esposte sono le condizioni della frontiera turco-ell enica sul versante del Jonio, nel tratto tra la ca0 .tena del Pindo ed il n olfo d'Arta, lrauo lungo approssimativamente 100 chilometri . Quivi la linea di confine segµe in gi·an parte il corso dell' Arta, la cui valle stretta, profonda, rocciosa, poco si presta ad operazio.ni militari. Essa è attraversata soltanto verso il centro da una cattiva mulalliera, la quale parte da ll'altipiano di Giannina poi il lìume Arla e per conseguenza la frontiera fino a . e fìan checraia c:,p ra(1oiunaere la città dello stesso nome. Aquest'ultinrnlocal ità fa inoltre Oc> O • capo una discreta carrec,,:riabile proI veniente pure da Giannrna e tracciata tulla in territorio turco sni monti che separano il corso del Luri da quello dell'Arta. Per operare contro .la Qrecia sul versa nte dell'Jonio i Turchi dovrebbero pertanto prendere, in ogni caso, le mosse da Gianni na e ·passar poi per Arta . L' altipiano su cui giace G,iannina, co mpreso ,tra i contrafforli dei dei monti Kondusi ('19 1O melri) e dei mon ti Vel ukhi , a.ILo in medra 660 metri sul livello del mare, largo da 1O a 15. ch ilometri e lungo 30, occupato in parte da un lago, è precisamente il punto di convergeil7.a, non solo di tutte le strade dell' Epiro, ma pur anco, pel colle di Metzovo, di quelle dell a Macedonia e della Tessaglia e co- ·. stitui sce quindi la chiave strategica qell'intera regione al nord della · Grecia. Ciò spiega danna parte l' ostinata resister.za ad ogn i idea di cederlo mostrata sempre dai Turchi e dall'altra parte il desiderio dei Greci d'acquistarlo, desiderio colori to assai bene dal sentimento d'irredentismo. Nelle auual i condizioni della fronti era, verso l' estremi là occi dentale, la pianura tra Arta e Prevesa, sebbene poco salubre per _le p~ludi che vi si incontrano , costituisce pei Tu,:chi una specie d, posi- , zione avanzata rispetto al centro strategico di Gianni na, con cui essa è collegata, come già si è accennato, per mezzo di due :.lrade, la mi- · gli ore delle quali è per di più protetta dalla piazza for tificata turca di 1')1')
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I (!) ·Le Meteore sono conventi fondati all'epoca rlella d:ssoluzione clell'imperò bisantino per sfuggi re alle devastazioni del. Turchi e dei Serbi, ed esist.ono tuttora.
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Pen lepigadhia, si ta al punlo ove si stacca la strada per Prevesa. Ma Igrado le fortificazioni d' Arla, appartenenti alla Grecia e consistenti i~ un~ vecch_ia cinta rinforz:ita da una caden le cittadella posta su d1 un allura isolata presso la ciltà, da questo lato la fronti era sar ebhe completamente ape1:ta pei Turchi; ma questi non disporrebbero per penelrare nel cnorn della Grecia che di una sola slrada carre?giab!le anche solo in parte. quella cioè che da Arta per Am~ fìlo chia (Karavanserai), Vrachovi, Lepanto, Amfl ssa va a Li vadia, ove converg~ pure la stra~a di Lamia proveniente dal la Tessnglia. In conclusione, qualora 1n una data eventual ilà di guerra, i Turchi prendessero l'offensiva contro i Greci, quesli non troverebbero che un assai debol e appoggio nella loro frontiera continen tale ad esLdel Pi ndo, e dovrebbero in massima, salvo casi imprevedibili, fin da principio limitarsi da impedire nelle pianure della Tessaglia l'un ione delle colonne avversarie sboccanti dai monti . Da questa parte si troverebbe quindi il teatro delle grandi operaz ioni militari. mentre sul versa_nte dell'.Tonio potrebbero operare soltanlo dei picc~li dista ~camenll, ~estinati pri ncipalmente ad impedire che con qualche ardito colpo di mano riescisse all'aLLaccanLe di peuelrare nell'Acarnania e :1ell 'E_tolia e di girar: q_n_indi a_ sud <lei mon ti Othrys, allo ~copo di p1 ende1 ne alle spa lle I drl ensor1. In altri termin i, dall'esarrìe som~ a,·io f~llo della fronliera lurco-ellenica e del teatro di guerra attiguv, r1~ulta ch_e la principale linea d'operazione pei Turch i per· passare 111 Grecia, è quel la che allraversa Ja Tessn<rli a ed ha uno s,•iluppo di 2i.i0 chilometri fino a Livadia e di altr/ 100 chilometri anc_ora fino ad Atene; l'allra linea invece, che distaccandosi dall' Epiro f;l . fp~·ando per le provincie occidental i della penisola ellenica, si congmnge _alla p1·'.ma a Livadia, con uno sviluppo approssimativo di 240 chil~metr1, ~arebbe semplicemente una linea succursale per eventuali op~r~z'.oni di partigiani su l finnr,o od alle spa ll e del dif~~ sor e_per tni:rl1 tare il progredire dellr.. massa prin cipale del corpo d invasione. ·
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Dopo il ,188 1, nessun avvenimento avera più minacciato di turbare la pace in Oriente, e la Grecia, racco lta in se stessa, mirava a sviluppare la sua vita interna ed a farl a prosperare, allorchè l'improvvisa rivoluzione di Filippopoli, ver50 la fine del lo scor.;o anno , la quale condusse alla guerra tra la Serbia e la Bulgaria ecl all'unione perso nale di quest'ultima colla Romelia orientale sotto il principe di Batlemberg, riso llevò nella penisola ellenica ìa questiono dell' ampliam ento della frontiera corninentale. Il movente della Grecia per desiderare non solo di sp inge rsi più verso il nord, ma pur anco di raggiungere tale scopo al più presto, ormai par dovuto più d1e ad altro al timore che possa costituirsi un gio{·no sull e rovine dell'impero ollomano e vicino ad essa nn potente Stato bulgaro il quale comprenda la Macedonia e Salonicco . Le riuscirebbe in tal caso assolutamente impossibile di realizzare, anche in un lontano avvenire, il sogno dei suoi più ardenti patrioti, quello di unificare in 1111 solo Stato tutte le reoioni ad essa finitime ove si riscontra in qualche proporzione l'elel') mento greco , o si parla greco, cioè: l'Epi ro, una parte della Macedonia, la peniso la Calcidica, Candia e tulle le isole del litorale asiatico . Pel momento però, anche i più ardenti irredentisti greci, pare si contenterebbero d'o ttenere la prima frontiera che fL1 proposta nel 11828, cioè quella che dall'Haliacmon andrebbe al Calamas, e naturalmente d' annellere anche Candia. 1 più moderali invece si limiterebbero a reclamare il tracciato indicalo dall'atto finale del Congresso di BeH ino nel ,1878, cioè I' Epiro fino al Lhalweg del Calamas e la Tessnglia sino all a cresta dell' Olimpo (,J). Qualsiasi possa essere l'esito della questio ne che ora si agita tra ~a diplomazia a riguardo dell'ampliamento tmTiloriale che la Grecia (i) lloussA n: lfENIII. La Grèce 1lepuis le cong1·és <le /)etlin. (llevtte des deux mo11des. - i jan,·ier, l l$86).
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vorrebbe reclamare colle armi e che non si sa ancora bene quale sia uflìcialmen Le, e quanLunque non vi sia dubbio che in complesso la razza greca predomina nei paesi immediatamente al nord della sua fron Li era continentale, resta però sempre da provarsi se questi paesi preferiscano ancora oggidì, come già nel passato, al governo greco il dominio turco che lascia certamente loro maggior libertà e sollo il quale godono d'una semi indipendenza tra i loro monti. Non sarebbe qnindi affauo strano che, sia per l'ostilità della Turchia, sia per l'avversione delle popolazioni, la Grecia non potesse ancora per mollo tempo conseguire l'agognato confir1 e sellentrionale. Con ciò, a nostro avviso, la sua causa non sarebbe certamente perduta per sempre. Se vi è una legge certa nella stori a è questa: che dovunque ed ogniqualvolta due popoli o due famigl ie di popol i lotlano per il dominio, sia del mondo , sia di un villaggio, il trionfo è assicurato al popolo che rappresenta una forma di civi ltà superiore. Questa legge, che è la migliore e più sicnragaranzia dell'i ncivilimento, deve rassicuro re anche la Grecia. La sua civilLà e la sua lingua hanno fa tto notevoli progress i, dopochù la riusci d'a[ermare la propria nazionalità. Può ben darsi che !'elemento ellenico, come pre\al~e definitivamente sull'albanese in vari distrelli della Grecia libera, così riesca a previ:1lere senza contrnslo anche nei <li si.reni albanesi al disopra ed al di~otlo del Calamas ed in tullo l'Epiro. Vi è un'ambizione più nobile di quella che spinge alla conquislJ d'una provincia colle armi, ed è l'amb izione che conduce ad aggiogarla alla propria civiltà. Che ;;e la Grecia reputasse di non poter riuscire a questa impresa, dovrebbe tuttavia proseguirne un'altra vitale per essa: consolidare vieppiù le antiche amicizie albanesi, e mettersi in grado d'esercitare quasi la tutela natural e di una nazionali tà alla sua tanto affine. F. D, c.
' IUZÉ DE LA \\OCHE CONTE GUSTAVO TEN ENTE GENEI\ALE COMANDANTE IL I
COl\PO D'ARMATA
Nel mnltino del 29 marzo dell'ann o corrente il generale Mazé montando per la prima volta un cavallo giovane non ~dde_strato a sella, ven i,·a da que1-to preci pilalo a ter ra sul . corso V'.ttono ~manuale in Torino, e clopo poche ore di agonia spirava tra_1l comp1a~to della popolazione , del presiclio, conl'orlalo dalla unan,°:1~ mamfe~ stazione d'aITeLLo a cui i Principi del sangue e le autori ta tutte s1 erano associate. . li procle generale aveva !nco?Lrato ~ul ~uo camn_uno l: ~nort! lant~ volte sfidata sui più sangumos, camp i di ba ttaglia . .Eol! de.,no d1 morire in un giorno di vittoria, Col solo iil faccia ed una palla in fronte,
periva vittima della bizzarria d'un animale e del proprio ardire cavalleresco . . Era uno di quei generali che riescono preziosi in qualunque e~el'· cilo. Arrivato ai sommi gradi in età non ancora avanza~a, ~~h avrebbe speso per la paLria il tesoro d'e~perie~za racco!la 111 Plll che quarant'anni di vita militare, durante 1 quali era pas:,ato per lut~e le prove che tempi fortun osi potevano presentare. La sua te~p1_a ca1 era venuto uss1m1si era rafforzata e ccinsol.d , ata, ·1 1 suo ,. ·atte1·e ,
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MAZÉ DE LA ROCHE
landosi tutte quante le svariate qualità che concorrono a formare il perfetto generale. Quale perdita abbia in lui falla l'esercito queste note biografiche dimostreranno colla semplice enumerazione dei servizi resi. La famiglia Mazè de la Roche venne di Francia in Piemonte nel secolo xv, e stabilitasi in Caramagna si illustrò fin dal 1678, anno in cui Vittorio Amedeo II per benemerenze patrie concedeva ad un Giuseppe Antonio Mazé, alcuni feudi ad investitura. D'allora in poi Lutti i Mazé occupano alte cariche nello Stato , e Luigi Emanuele nato nel "800 a Torino è consigliere di Stato e ministro. Dal matrimonio di lui con la contessa Albertina Carignani di Chianoc nacque nel "824 il conte Gustavo. Egli non contava che 11O anni quando fu ammesso alla regia militare accademia nella quale a ,19 anni conseguì il grado di sottotenente di fanteria e da cui nell'anno successivo usd come Juogotenen.te in soprannumero nel reg io corpo di stato maggiore. In qLtesta quali La prese parte alla campagna del ,184-8 e distintosi nel fallo d'arme di Goito , il 30 marzo, ed in quello di Governolo, il ·18 luglio, riportò per l'tJ.no, una menzione onorevole all'ordine del giorno generale dell'arm;1ta; per l'altro la medaglia djargento al valor militare. \ Il giovrine ufficiale aveva così dimostralo alla prima ocèasione presentatasi, il temperamento militare e l'indole generosa e guerriera che era una caratteristica dell'aristocrazia piemontese . Promosso in ottobre di quell'anno ·capitano di stato maggiore, rientrava in campagna nella primavera dello sfortunato ma pur sempre glorioso anno ·1849 come capitano addetto allo stato maggior generale dell'esercito sardo . Fu in questa campagna che gli avvenne un fatto di cui serbò sempre memoria, e che spesso narrava. Nella sera dél :il'! marzo gli Austriaci accennavano ad occupare Mortarri: le truppe della prima divisione la difendevano sul davanti, nelle pianure di Gorlasco, ma stante il vivissimo fuoco dell'artiglieria nemica, si venivano man mano ripiegando sulla città. Intanto la notte avanzava: il generale Durando , al cui stato maggiore era addetto il capitano Mazé, lo spedi va a riconoscere a che punto fossero i nemici. Egli si agg irava per le vie di Mortara all'oscuro e più 1
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d'una volta aveva cono rischio di farsi ammazzare dai soldati piemontesi che potevano scambiarlo per un nemico . Nella strada grande si era poi uni to a due squadroni di cavai· leria comandati dal maggiore Gazzelli, quando alla dubbia luce di un lampione i due ufficiali videro a comparire nel fondo della strada una massa di truppe. Nacque tosto il dubbio su chi fossero, si tese l'orecchio per intendere le voci, ma la perplessità continuò per un pezzo si da una parte che dall'altra stante la Olla oscurità. Infine· al capitano Mazé parvero, come erano difatti nemici, e dil qualche moto del caval lo del maggiore credendo che questi si accingesse a caricarli, ~guriinnta la sciabola slanciò il suo cavall o persuaso di essere seguito dalle truppe; ma siccome le ~ue parole erano andate perdute anz ichè torre d'incertezza i vic ini, questi non si mossero; egli pertanto si trovò solo a caricar un plotone austriaco che lo accolse naturalmente con nna fitta scarica a bruciapelo. ' Di tnn1.e palle una sola lo colsy nella coscia e non gravemente, molle invece colpirono il cavaHo, che $lramaziò a terra fnlminato. Al cav:1 liere ferito fu forza renéler3i prigion iero. Però il suo ali.o non fn inutile; che il maggiore rassicuralo pienamen te, caricò con impeto gli Austriaci e pot.è aprirsi un varco a niaaiunaere l'esercito fuo ri di Mortara senza , alcun danno. n Di questo bel fatto sonv i nelle carte del compianto generale do· cum~nti assai interessanti, tra cui il. suo rapporto al ministero, le lettere del generale Durando e d'a ltri che si congratulono d,;llo scampato pericolo. Ma riferito inesattamente a tutla. prima al campo e a Tori no, si credette che il capitrino fosse morto: la famiglia di, lui e specialmente sua madre JJrovarono le più terribil i angoscie; tanto più che succeduta la battagl ia di Novora, non vi fu in Torino quasi fam iglia che non ,n•esse a piangere qualche sventura. Fu sol tan~o dopo l'arrivo di alcun i prigionieri da Pavia ~he si seppe esservi coli1 nnche il Mazé, curato nell'ospedale austriaco dalla sua ferita che non presentava più sintomi gra.,.i . Fi<:rurarsi la consolazione della famitdia e della madre. A questa,. Camilla di Cavour suo cuaino scriveva in tJuell'occasione una lettera che a/Tatto inedi La finora, parmi possa figurar ben issi mo nel!' epistolario del grand'uomo . Eccola nella sua integrit.11: ~
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« Ma chère cousine. • Santena, le jour de Pàques.
« La perle irréparable que je viens de fai re à élé le motif qui ne ma pas permis de v,)us écrire àl'occasion du retour de votre fi ls. Ma. :mère au milieu des souffrances cruelles qui ont précedé sa mort était bien préoccupée de vos ango isses; elle a pu encore apprendre, que v.ous n'aviez pas à regretter un fils unique, qui a déploié un si beau le talent, un courage si brillant, et s'est mérilé au plu s hant cléo-ré <) suffrage de tous ses chefs, et l'adrniration de l'armée. ,Te me sens le beso in de vous en féli citer; et concentré ici pres du tornbeau qui en dix mois a accuei lli tant d'étres étro itement liés de sano- et d'affection , je ne puis oub lier les jours d'alarme dans lesquel~ je vous ai vue plongée. Soyez mon inte'rprète auprès de votre mari et de votre fi ls et croyez à ma, sincère affection: faites une prière pour ma sainte mère. « Votre déooué consin (( DE CAVOUR
».
J} coraggio dimo$trato a Mortara gli valse la ,rna seconda medaglia d'argento . ( All a spedizione d'Oriente prendeva parte da principio co~1e capitano di stato maggiore, poi come maggiore del 4 ° reggimento\fanteria, rimanendo col corpo di spedizione dal 119 maggio ·I 855 al 113 maggio 11856. E nella stessa qualità di comandante un ballagli one del 4" fanteria lo trov·iamo nella campagna del ,J 859 dove meritavàsi l'alta distinzione della croce di Savoia per il coraggio e sa.ngue freddo dimostralo in facc ia al nemico, avendo col suo battaglione eseguita una carica che determinò gli Austriaci a ritira rsi dal ponte di Redone presso Pozzolengo il 24 giugno. . Effettuatasi l'annessione delle provincie toscane, egli ebbe il grado d1· tenente colonnello e ru comandato a disposizione del ministero della guena toscano; di dove, alla formazione dei nuovi rerro-imenti ' 1'0 , venne destinato a comandare il 36° fanteria . . Con quale ~elo e devozione abbia servito in quell'epoca guidando ti nuovo regg11nent? nelle campagne d'Ancona e Bassa Italia, è provato dalla promozione avuta in quel tempo ad ufficiale dell'Ordine
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militare di Savoia, motivola dalla dil igen·r.a dimostrata in ogni circostanza che lo rivelò distinto comandante di truppa . Un'altra menzione onorevole era fai.la di lui pel contegno tenuto all'assedio di Messina il ,J 3 marzo -1861. Nella campagna del ,J866 comandava la brigata Pinerolo, ed.a questa per promozione passava al comando della divisione di Tre- , viso nel 4869 Il generale Cadorna, che del Mazé aveva la più grande stima, designava lo nel 1870 al comando d'una divisione attiva per la cam. pagna di Roma. Fu infaui a lui affidata la -12°. Questa divisione fu insieme ail'H", comandata dal generale Co· senz, la più attiva nell'allacco di Roma. Le sue batterie fnrono quelle che ~prirono la breccia presso porta Salara, e che concorsei·o ad alterrare la porta Pia; come furono il 39° fanteria (2° ballaglione) e 35" battaglione bersaglieri che diedero l'assalto dalla porla.,. mentre il Hl 0 baLLaglione bersagl:eri, seguito dal 2° battaglione del 4,1• fanteria e dal 34° battaglione hersagl ieri e frazione del 19"', davano la scalala alla breccia. Col 39° fanteria, della sna divisione, entrava il generale Mazé in Roma ed era il primo dei generali italiani che ne varcasse la sacra sogiia . E a pochi più degnamente di lu i poteva essere serbato tale onore. Ed era oo-iusto destino che chi aveva 'gustato l'amarezza di Novara, ' ' fosse il primo a partecipare alla gioia della compinlfi unità d'Italia. (;iusto ancora che del Mazè si potesse dire: fece il suo dovere da Goito a porta Pia. Appena sciolte le divisioni attive i( generale rientrava al suo comando di Treviso. Nel 1187 11 promosso luogotenente generale era destinalo al comi tato delle armi di linea, poi al comando della divisione di Torino. Il ,19 dicembre '1878, in tempi assai difuci li pel' instab ilità pol itica, veniva·designalo come segretario di Stato per gli affari della guerra e contemporan eamente nominalo Sfnalore. Caduto il gabinetto del qua.le aveva fatto parte, ri,maneva quasi un anno fuori dei quadri dell'ese,·ci to; finch è chiamato al comnndo clel corpo d'arma ta di Bari, da questo passava il 26 01.Lobre ·I 88 1 al comando del I corpo d'armala ove terminava la sua mi litare e mortale carriera. 1
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Oltre il coraggio che fu la sua quaiit.à caraLLeristica riconosciuta in ogni circostanza, possedeva il Mazé de la Roclie le più preziose qualità dell'uomo. Carattere riservato, ma sereno, dimostrava più ,che colle parole cogli atti la bontà del suo animo. Aveva dall'edu-cazione patrizià ricevuto una singo lare genti lezza di.modi; che egli prnvava in pratica potersi benissimo conci I iare colla severi tà militare. Apprezzatore giusto e ponderato, gli ufficiali che erano al suo contatto ammiravano la equità e serenità costante dei suoi giudizi. Er·ano -certi di trovarlo sempre uguale in ogn i frangente, sempre moderato ecl imparziale, non portato alle censure, alle in velli ve ed ai rimbrotti che disgustano senza correggere. La sua lode parca, perciò tanto più preziosa, il suo rimprovero sempre misura tu, lasciavano la volontà di far meglio o di far b~.ne. Se l'impazienza e l'incontentabilità non erano nel suo cai·attere, n'era pur lontana la transigenza, ma i modi concilianti attenuavano gli effelli della giustizia. Nelle lotte politiche simile qualità gli valse la stima cli tuLLi i partiti. Nelle relazioni con le autorità civili, difficilissime nei tempi in -cui resse la zona di Campobasso e della Capitanata sollo La Marmora, fra le discordie locali, i disordini del brigantaggio, fra la confosio~e che ten'.1e dietro ali' a?ne~sione, L+'a persone ed auto~ità di <lubb10 appoggio, la sua rell,tudtne e la sua energia accop.piale ' valsero ad ottenergli la. fiducia delle popolazioni, tantochè lasciàndo interamente pacificate quelle provincie, fu accornpagnn to dai più sin.ceri attestali di benevolenzci e di gratitudine. Ancora gli servì la sua ponderatezza cli giudizio, nelle numerose .commissioni a. cui sogliono esser affidate le questioni delicatissime degli avanzamenti, della difesa nazionalè, dello studio di regolamenti ,1 di organizzazione dell'esercito nelle quali spessissimo veniva chiamato. Assestato, accurato come iri servizio, era nelle cose private; e sotto fa serietà e la riservatezza celava. le sue virtù. domestiche e l'amore grandissimo ai suoi. Il .2 febbraio 11865 aveva condotta in isposa la signora Ferrero d'Ormea, nobile discendente dellit famiglia del gran caricelliere piemontese Di Carlo Emanuele III. Da essa ebbe la gioia di veder nascere quattro figli, il primogenito dei quali sta. atlual rnente compiendo nell'accademia militare i suoi studi.
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La sua vita di famiglia una sola frase può definirla, quella. istessa che usciva di bocca alla dolente vedova: « Era l'ideale dei padri e degli sposi ». . ., . Sono queste qualità, quelle finezze di tratto, quella sempl1c1ta d1 intenti e quella devozione sincera alla. patria ed alla verità ~he fecero del conte Gu3Lavo Mazé de la Roche un generale gentiluomo, ispirante non meno rispetto che si mpatia. Quanlo sia stata compianta. la sua triste ed immatura fine, e come sinceramente deplorala, lo dicano le numerose dimostrozioni d'affetto che circondarono in quei giorni la famiglia Mazé per parte dell'Au· gusto Sovrano e dei Principi, poi della popolazione~ dell'esercito. A quest' ultimo r.essun migliore augurio può farsi se non che a lungo si angli conservati gli uomini della tempra del Mazé, e che dalle ceneri dei veterani che ci abbandonano ad uno ad uno, sorga una ,generazione cl'Italiani che degnamente li onori coll'imitarli.
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AUSTRIA-UNGHERIA
Verso la une di gennaio venn~ro ripresi i lavori parlamentari in ambo le parti_ della r~10narchia. In Ungheria dopo l'approvazione di qualche legge dt poca 1mpòrtanza si passò alla discussione dei vari bilanci per l'anno in corso, i qu.:il i senza g~;indc o·pposizionc vennero approvali. Al disavanzo nel bilancio dell'entrata, previst.o nella somma di oltre a quindici milione di fi orini, si provvederà ricorrendo all'emissione di obbl_iga~ioni. Anche n_ella. Ci~leita~iia i_ progeu! di !e~ge_ fin~ra _disctl~si ~on pre~en tan_o gr::in~e _10te1~sse, e ~olo m questr ultrm1 g10rm è mcoi mcrata la discussione de, bila ne, , la quale sembrn che dovrà avere uno st1iascico molto lungo, almeno se si deve giudicare da l numP,ro degli orMorì inscritti nella sola discussione generale del bilancio dell'entrata (65-). Ad ogni modo in ta le previsione il governo ha già chiesto ed ottenuto l'approvazione. dell'esercizio provvisorio delle entrate fino a tutto ma""io. o~ Anche la Dieta croato-slavona ultimò i suoi lavori , e venoe ch iusa dopo l'approvazione del bilancio. Stante l'esclusione dalle seclùte dei più turbolenti membri dell'opposizione le ultime riunioni ebbero luogo in mezzo ad una calma relativ:i. Nella Bosnia e nella Erzegovina si notò una certa agitazione prodotta dalla comparsa d'ùn opuscolo attribuito ad un personaggio elevato, nel quale si dissaprovavn la politica fiuora seguita dal governo in quelle · provincie relativamente alle varie confessioni religiose, e lo s'i1nritava, in armon ia alle :intiche tradizioni cieli' Austria, a fa vorire lo sviluppo del cattolicisrno, concedendo ai seguaci di questa reli"ione favori e priviJeoi a . " . " scapito delle nltre confessioni che, a detta dello scrittore, sarebbero sempre :ivversarie alla politica austriaca nel la penisola ba lcanica. Non sembra tut-
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tavia che tale debba essere l'intenzione del governo ; e le proposte di devozione e fedeltà fa tte, in segu ito a ta le pubblicazione, dagli abitanti non cattolici, mostrano come l' indirizzo finora seguito sulla base della tolleraoza di tutte le religioni sia quello più corrispondente ai veriinterressi pol itici dell'impero. Nei rapporti esterni l'azione politica dell'Au stria-Ungheria si svolse parallelamente a quella delle altre potenze per assicu rare il mllnteuimento della pace minaccia tn dagii avvenimenti nell:, penisola balcanica. Il divieto per la fo rmazione d'una legione di volontari ungheresi che volevano , accorrere in aiuto dei Serbi, la proibizione d'esportare i cavalli dalla Bosnia e dall'Erzego~ina, il concorso d13lle sue forze di mare per un'eventua le dimostrazione navale contro la Grecia, dimostrnno per l'Austria il fermo desiderio di evi tare i pericoli d'una conflagrazione di guerra . Infatti se le difficoltà tuttora esistenti ~aranno, come si ha ragione di credere, superate, e riconosciuta l'unione dell a Rurnelia alla Bulgaria non sarà certo . l'Austria che avrù ragione di lagnarsene. Una Bulgaria più forte e sottratta alla tutela della Russia, mentre non sarà più l'avanguardi:i di questa sulla strada cli Costantinopoli, non costituiste alcun pericolo per le provincie austriache, essendochè la rnza bulgara non fìgu rerit nella già ricca collezione etnografi.ca della monarchia. l\faggiori per icoli invece potrebbero derivare da un ingrandimento del Montenegro e della Serbia; poichè, se attualmente le relazioni con questi due Stati sono buone, tutta via una forte corrente è contraria all'influenza austriaca; e quando questa corrente avesse il sopravvento non bisogna dimenticare che in Serbia è assai popolare l'idea che un giorno la Bosnia debba far parte di quel regno; e che egua li aspirazioni vi sono nel Montenegro per riguardo all'Erzegovina. Quindi è che una Bulgaria ingrandìta ed indipendente non solo favorisce gli interessi deìl' Austria nei rapporti colla Russia, ma è anche un argine alla politica d'espansione e di conquista della Serbia la quale in tale even· tualità potrebbe essere contraria e pericolosa alle mire dell'impero 'austro ungarico. Verso la fine di gennaio, allorquando furono riprese le sedute dopo le ferie natB lizie ebbe luogo la presentazione del progetto cli Legge per la costil.uzioùe del La,ndst1Lrm. Trattali dosi di ·una quistione militare di tania importanza non sarà fuori di luogo riprodurre qui appreoso la traduzione letterale del testo ciel progetto di legge, fa cendola eseguire dalla relazione che lo accompagnava, avvertendo che identico progetto venne pure sottoposto all'approvazione delle Camere Ungheresi a mod ificazione della legge 2[ -
ANNO XXXI, VQL . II.
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giù esistente in quella parLe della monarchia sul landsturm, che però, come
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è noto, si componeva quasi esclusivamente di volon tari. 1. Il landsturm è parte integrale della forza armata, e, come t3le; è 1
posto sollo la protezio~e del di ri lto internazionale. 2.. A comi11ciare dall'anno iu cui compiono il 19° anno d''cti1, e fino al termine di quello in cui raggiungono il 4-20, sono obbligati a servire nel landsturm tutti i ciuadini dello Stato atti alle armi, i qn:ili non appartengono nòall' i. r. esercito (marina tla guerra) o riser\'a di complemento, nè all'i. r. land,velir. E così pure sono obbl igali a servire nel landsturn, fino al 60° anno di elà, e secondo la loro attiLndiue, tutLe le persone che, nvendo appartenuto all'esercit-0 attivo (marina da guerra) od alla landwehr, si trovano nelln categoria di riposo (Riihestande) od in quella di fuori servisio (Jiusse1· D'ienst), quando, ben inteso, non prestino già sel'vizio nelle altre parti delln forza armata. Senz,i prcgit1dizìo degli obblighi personali .suaccennati l'obbligo di servizio nel landsturm sì estende inoltre :i tutte le corporazioni che hanno cnratter~ militare, o portn no distintivi militari. Cosi è dt1 incorporar:,i nel landsturm il personn le della gcndnrmeria, il personale delle gua rdie di fin anza e fJU ello dell e ~unrdie forestnli a misura che lo richieggano ìe esigenze della guerra, e lo-consentano i riguardi di quei speciali servizi . Possono infi ne essere incorporate nel landsturm come volontnri ed in seguito a loro dirnanda quelle persotle che non hanno obblic:ro di servizio 0 nell'esercito, nella landwchr o nel landstnrm. 3°. Gli obbliga ti a servire nel Landsturm sono divisi in due categorie: Alla ,J,a appa rtengono tutti i ci ttadin i dello Stato i quoli a senso del § 2 della presente logge sono obbligati a servire nel landsLurm, a com inciare dall'auno in cui compiono ii 19° auno d'et:'t fino al termiue di quello in cui raggiungouc il 37° anno, ìvicompresi coloro che a senso del § 17 della legge sul reclutamento vennero tempornnciimente con gerlati, come pu re _ coloro i qnol ì in bnse al § lt6 della· legge stessa fnrono congedati prima o dopo d'aver cornpiuto il loro tempo di servizio nell'e~erci to (nrnrina da guerra) nella riserva di eomplemento o 11clla l:indwehr. Alla 2· categoria appartengono le per;;one che si trovano nelle stesse condizioni a cominciare di1J 11° gennaio dell'anno in cui compiono il 38° anno d'età fi no al 3,1 dicembre di quello in cui raggiungono il fi2° . 4. La chiamata del laudsturm è fatta dal ministro della difesa per ordine dell'imperatore, dopo udito il consiglio dei ministri, ed io quella mi sura che è richiesta dagli interessi della difesa del paese. L'impiego del laudsturm armato è devoluto, nella misura del bisogno, al comandante militare designato dall'imperatore, io base all'ordinamento da questi stabilito.
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Lo sciogli mento del 1:.lndstunn è ordinato dall'imperatore. 5. L'impiego eccezionale del landstnrm al di fuori dei confìni dello Stato dev'essere autorizzato da una lel(ge dell'impero . Qualora però vi fosse pericolo nel ritardo, tale impiego può essere ordinato clall'impera lore, sotto la responsabilitit ùel governo, dandone petò surcessivn com unicazione al consiglio dtll l'impcro per l'approvazione. In casi straordinari di bisogno, so, durante una guerra, la riserva di complemcrllo non basta ·a mantenere sul piede normale di guerra l'esercito permanente (marina ùa guerra)() la landwehr, allora gli clementi necessari per co mpletarn rrncste parti della forza :1rmat11 che sono somministrate dai r(>gni e paesi rnppresentali nel consiglio dcll'im pc'ro possono essere presi dalla ,ta categoria del l:mdstnrm nella misura e per la durata del bisogno . 6. Le pers()ne obbliga te a prestar se!'vizio nel laudsturm sono soggette alle leggi milit..1 ri penali ed alle prescrizioni disciplinari, dal giorno della chiamata fìn o ol giorno del coogedamento. Durante un permesso però cessa la giurisdizione pennie e disciplinare militare. 1 · 7°. La trnppa e gli ur6cia li del lanùsturm, durante il tempo del loro servizio, portano un segnale comune riconoscibile a distanza ;gli ufDciali e souurfìcial i portano inoltre i distintivi del rispettivo grado . 8. Rigtiardo ll lle ri compense, nlle distlnzioni , al dirilto di trasporto, alle compet~uze va rie in danaro ed in na tura, al trattamento in caso di ferite o di malauia, :ii provvedimenti relati vi alle vedove et! :igli orfani valgono per il landstnrm le stesse disposizioni che sono in vigore per l'e· sercito e per la landwehr. 9. I ruoli del laudsturm, nei quali sono inscritti per ordine d'età cominciando dnlla cla!>se più ànziana tutti coloro che sono obbligati a servire nel landsturm stesso, vengono impiantati e tenuti al corrente dalle amministrazioni com unali. 1O. Le spese pel landsturm chiama to sotto le armi sono a carico del bilancio del ministero comune della guerra. H. Le disposizioni della legge sul reclutamento che sono in contraddizione coila presesento legge s'intendono abrogate. 12. Questa legge entra in vigorn subito dopo la sua pubblicazione, o l'esecuzione ne è affidata al ministero per l:i difci-a del paese. La relazione che uccompagnava il progetto di legge era la seguente: « I mezzi dati da l progresso odierno per il reclu lameoto, pel movimento, per la conservazione e per l'azione della forza armata hanno nssegnato al sistema dell'obbligo generale al servizio militare quell'altissima impor-
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tanzn che i risulta ti delle ultime grandi guerre combattute po~ero in evidenza, e per In qunle si rese necessaria l'adozione di quel sistema da parte di tutti gli Stati continentali d'Europa . Come giù lo dinota la parola stessa, è nella naturn del sist.ema dell'obbligo generale al servi1.io militare che tutti i cittadin i dello Stato idonei alle a~mi siano ch ia~ati. fino all'estremo limito possibile, a servire in tempo cli guer'.·a, dappg1chè uuo Stato potrit intrapreudere una guerra con speranza d1 successo solamente qua odo sia pronto ad entrare in campo con, forze in ogni caso non minori di quelle dello avversario; motivo per cui tulle le cure ~OITanno essere dirette all 'ordinamento dell'esercito, per poter a tempo debito, e durevolmen te, disporre di tutte le forzo. Da ciò la tendenza che oggigiorno hanno tuui gl i Stati di dHo il ma"'giore sviluppo possibile all'organizzazione delle rispettive forze militn,t Mentre l'or1Iinamento degli ~scrciti permanenti e le stesse istituzioni dei quadri, a ca?ione <logli oneri elle producono fin dal tempo di pace, tenuto conto degl'1nteressi economici, e delle altre spese pel mantenimento dello Stllto, devono trovare un certo qual limite rnionale e materiale, si pensò d'altrn parte di dare un Hppoggio alle forze operanti medinnte leve ir! mas~a legalment~ costituite, preparate fin dal tempo di pace, e da imp1cgars1 solamente 111 tempo di guerra a misura del bisogno e delle circostanze. L?ro cò~_pito dev'em~e ~uello.~i rnndero possibi le il totale impiego dogli esercrt1 nelle operaz100t· mobili e nelle battaglie decisive, di disimpegnare tutti i vnri senizidinaturn tecnica, amm inistrativa, sanit:iria ecc., di provvedere al servizio di sicurezza locale, nlla sorveglianza e difesa dei, t~rri_to~·ii di confine, <li n1inacc.inre il territorio nemico, di esegnire opera210111 ai fi anchi ed alle spa lle dell'esercito operante, e finalmen te di molestare, minacciare ed indebolire il nemi co che avesse adottato consim ili 111 isu re. La stor_ia della guerra mo~tra a ch iare note lo grande importanza di cosi fatte leve 1n rnassa qu alora siano bene orga ni zzate, e bene im piegate. Fa d' u?po poi scongiur.ire il pericolo che gue:;te le1)e in massa per 11011 essere prima state organizzai.e con cura abbiano a costare straordinariamente in beni ed in sangue, e diano alla guerra un cara ttercselva.,..,io, il . oc . I qua Ie aumenti o t.re misura i danni e le distruzioni che pur troppo, porneCe$sità, le vanno congiunti. Quindi è che nessunn potenza previdente dorrebbe troscurare la regolare prepnrazione di silfotto elemento di forza. Se si considerano le disposizioni legislative e le mismo di car:ittere organico adottate a tale rigunrJo da tutti i grnncl i Stati continentali d'Europa,
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d'uopo riconoscere che la monarchia Austro-ungarica, mnl.,.rado la sua posizione politico-gcogrnfica cho richiede le più grandi cure: è rimasta molto addietro sotto :siffatto l',ipporto, e che è l'uni ca grande potenza la r_[liale, tenuto conto dei snoi estesi confini, e delle snc poche fortificazioni, manchi affatto dell'istituzione del land:;tnrm sulla b11se dell'obblig(l "'Onerale al servizio militare. v ;:, La monarchia aristro-nngnricn, rispetto alle altre grandi pottinze rnili1ari, è quella che possiede l'esercito permanente numericamen te piCt debole; motivo per cu i ha cercato di tener conto per l'immediato suo nppoggio <lell' istituzionc della lnndwebr. " Se dunffue la monarchia ha potuw relnti va mente in questo modo pro<:edere, per quanto è possibile e consigliabile, alla costituzione delle forze militari atLi ve, le manca tutt(lvia d'a ltrn parte, fatta ecceziune del Tirolo e <lei Vornl'l berg, il rompleto principio nazionale ed ecirnom ico della leva genernll'; ed in rapporto al numero complessivo del contingente della popolazione di cui potrebbe legalmen te disporre, è rimasta molto indietro degli altri Stnti; ragione per cui, av 1110 riguardo n quanto sopra i) eletto, mn l potrebbe in dnte circostame corrispondere a quelle cr.iHlizio11i che si potrebbero invece ouenere eia un impiego eventuale della lera in massa. Mentre i più gra11di Stati co11tineotali cl' Europa, prescindendo dalla completa formazione dei loro esercìti permanenti sotto il punto di vista del loro maoLenimento, organ izzazione, equipaggiamento ed armarnenw, hanno predisposto ulteriori formnioo i in modo d'a ,•er in pronto al momento del bisogno elc111onti c:alco lati :1 mi lioni, l'Austria- Ungheria, col suo limitato sistema d'ordinamento militare, non può nemmeno disporre di forze surfìcienti per mantenere completo durante unn grossa guerra l'etTettivo normale dell'esercito e della landwehr; ed anzi, fin da l primo passo fotto per l'adozione del sistema del servizio generale obbligatorio, col sopprimere l'istituzione dei confin i militari, ebbe a soffrire una riduzione nell'organ ismo del suo esercito . Da 1ali condizioni rlcriva come sia imprescindibile necessi tà la creazil)ne di un landsturm non solo nell'interesse genera le dello Stiito e del successo nel caso di una guerra e,·entuale, ma anche più specialmente nell'interesse più urge1Jte di provvedere a Ila difesa dei territori minac·Ciati da in vasione nemica i quali :,i trovaoo ali' infuori del i' immediata sfera d'azione ùello esercito operante, e che rimarrebbero espo~ti all'oppressione ed al sacch1iggio senza una diresa locale organ izzata a misura <lei bisogno. La natura dei còmpiti assegnati nl lllndsturm, e l'interesse stesso ·di chi <lirige le operazioni rnilitnri, il quale deve valersi dei numerosi e com -
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plicati mezzi di guerra a seconda dd bisogno reale, tralasciando ciò che non è nece.ssario, e che perciò riescirebbe di peso e d'imbarazzo, fa d'a ltra parte prevedere che l'impiego di cotale istituzione non dovrà essere oenerale ed ill imitato, ma bensì maggiore o minore a seconda delle cir~ostanze di spazio, di tempo e di necessità. Coll'attuale progetto di legge sul landsturm si provvede al necessario comp letamento dell'ordinamento mil it.:ire del lo Stnto . Mediante I~ sue disposizioni si sopperisce al bisogno di forza arnrnta nella misura richiesta d;ille circostanze, si assicura in ba,-e ai diritto internazionale il riconoscimento del diritlo dei belligeran ti per que.sta istit.uzione, e uel mentre nnlla si p!'etende dalla popolazione in tempo di pace, ~i fa assegnamento sulla sua abnegazione solo nel caso di necessità in tempo di guerra . In cons.egueuza l'istituzione del landsturm ·app11re coni e una patriottica risposta alla questione che i popoli siano pronti a difendere colla massima energia la loro p,mia fino ad ottenere per tutti i sacrifizi faui il successo finale, traducendo, per questo scopo, rr.almeote in atto il s;stema dell'obbligo generale al servizio milit.1re. Nel cons?l ida~ento del nostro sistema mi litare col maggior risparmio delle fo rze rn. tempo di pace, risiedti anche la più sicnra e"trnranti"ia per • la conservazione della pace stessa Il grande sviluppo dèlle forze militari ed il nece::lsario appoggio che loro è dato dal patriottismo delle popolazioni, gl' immensi sacrifizi ed i pericoli d'una guerra, il bisogno di pace di tutti i popoli che va crescendo co l progredire della civiltà, fanno sì che generalh1ente le "uene più non si facciano che per impellenti moti vi di vita li intere$si; m/se più rare, per contro più intense e più grandiose riescono nel loro corso e nelle loro conseguenze. · Per quanto le speciali condizfoni della monarchia austro-ungarica escludano qualsiasi politica provocante~tuttavia allora soltan to potrnnno dirsi garantiti i suoi pacifici interessi, e favorito il fecondo e libero sviluppo del suo incivilimento, quando essa col pieno assetto delle sue forze militari saprà cattivarsi il rispetto degli amici e degli eventuali avversari ». Un analogo prngetto di legge sul landsturm venne pure presentato, come già si è detto, alla Cam~ra Ungherese. L'un ica differenza che vi si riscontra in confronto di quello sottoposto all'ap provazione della Camera Austriaca sta in ciò che per l' Ungheria i ruo li del landsturm dovranno essere tenuti da i coma udi degli Ifon ved ( landwehr ), mentre come si è visto in Austria tale còmpito è affidato alle amministrazion i comuna li. -
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Inoltre nel progetto di legge ungherese si trova un articolo del tenore seguente elle concerne 111 nom ina degl i ufri cia li e cÌei sottufficiali del landsturm. « Gli ufficiali sono nominati da S. M. dietro proposta del ministro per la difes11 del paese, il qua le li tiene in nota di anno in anno fin dal tempo di pace. - I sottufficiali sono pure scelti di an no in anno, previo eventua le accordo col l'autorità politica, dal cornanclante di battaglione (o comandante di reggimento di cavalleria) degli Honved nella cni circoscrizione si forma il riparto del landsturm . La nom ina però degli ufGciali e sottuf6 cia li avviene soltanto all'epoca della cl1iamata, e la loro effettiva qu11Iità s'intende limitata esclusivamente per la dunita della moliilitazione del landsturm , e cessa collo scioglimento di questo. Appena furono note le disposizioni del progetto di legge, si manifestarono segni d'opposizione in una parte della stampa dell'impero, e specialmente nella Cisleitania, dove si accusò persino il governo di violazione della legge vigent.e sul reclutan,iento, come se una legge qualsiasi non potesse essere abrogata ò modifitata. Tale accusa era fonda ta snlla disposizione del§ 5 della legg<~ del 2 ottobre 1868, così concepita. « Nel easo che per una legge ,;peciale venga ordinata la formazione di un ·Jandsturm, questo dovrà venir formato solamente di vo lontal'i i quali non appartengono nè aIJ'esercito permanente (marina da guerra) nè alla landwehr ». · L'opposizione però andò man mano scema ndo, tanto che 1e commissioni nominate dalle camere per esaminare il relativo progetto nelle due parti della monarchia lo accolsero pressochè ad una unanimità nelle sue _ basi fonda mentali, cosicchè è da ritenere che sarà quanto prima votato anche nei due parlamenti con lievi ill{ldifi.cnioni c.he non iotnccano il principio essenzia le della legge stessa. Le obbiezioni o meglio le osservazioni che si fecero in seno delle r ispetti ve comrnissioui si aggirn rono esseozialmer1te sull'ordinamento, still'armamento, e suJI'equipaggiamen to del landsturm, come pure sull a portata finanz iaria del progetto stesso . _D iede pure luogo a viva discu,:sioue la di::.pos1zioue dell'art. 3 intorno al modo col quale po trà essere i mpie;.!a to il laudsturm . - Dagli schiarimenti dati dai due ministri della difesa si può già fin d'ora arguire: 1 <> che per l'armamento della 2a c:itegoria .del hndsturm snrairno adoperati i vecchi fucili 'Wenzl, mentre· possibilmen te la ,fa cnte7oria ed essenzialmente coloro che potranno essere impiegati a completare l'esercito permanente e la V10dwehr avranno egua ie.armamento di queste due parti della forza armata;
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Una parte della stampa russa commentando il progetto di legge di cui trattasi, lo qualiGcò come una minaccia più pericolosa per la pace europea che non le attuali complicazioni della penisola balcanica.
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che la t~·uppa_della ;fa categoria che eventualmente potl'à essere mco_rpora_ta nell ese~·c1to permanente e nella landweh r, sarà perfettamente eqmpagg1ata e vest'.ta coll 'un iforme ~ ilitare. Alla restante parte cli tru ppa del l~ndsturm_ verra ~ata una semplice fascia al braccio, che per ]' Ungltena sarà tncolore; · _ 3° che a completarP. eventualmente l'esercito permanente e la Jilndwehr saranno anzitutto impiega ti gli uomini dell a ,f • categoria del Jandsturm che gi~ appartennero all'esercito (nrnri na da gnerra) ori alla l'<1ndwehr, e poscia quelli che non prestarono alcun servizio militare incominciando dalle classi piiì giovani d'età in base a norme da deten;ioarsi. Quanto all'ordina mento che avrà il laudsturm nel caso di chiamata al_Ie ~r~1i non è peranco p05sibile il fa re del le previsioni, avendo i ministri _ri:;pos~o in modo evasivo alle domande che in proposito vennero loro rivol te_rn seno alla comm issione. . Sembra poi, secondo le dichinrazioo i fatte· dai ministri, che in tempo d1 pace, per quanto des1clt,r:ibile dal pun to di vi~ta del!' istruzione, il landsturm_non_ve'.Tà rrrni chiarnato_sotto le armi . Da l complesso però delle d1ch1araz1on, stesse si può rilevare come il governo non sar·ebbe alieno da l promuovere l'istituzione del tiro nl bersao-lio aflìnchè come già nel Tirolo e nel Vorarlberg, una parte almeno dec~'individni so"iretti . . o "" a servire nel fa ndstu_rm abbiano campo d'istruirsi senza onere di spesa , e s~uza da1~no degli 10teress1 econom ict delle fam igl ie. ~ ,odu lJJtato _ c ~1e coll'approvazione della progettnta legge, il già potente ordmamento mil11are del.la monarchia austro- ungarica verrà ad essere straordinariarncmte consolidato, dappoichè la costituzione del Jandsturm no~ s~Jo pei:~etterà in caso di guerra cli portare in campo per le operaz,om molnl1 tutto l'esercito permanente e la landwehr, ma aumenterà anche in modo sensibile l'effettivo delle, truppe operanti, per la focoltà concess:i al governo delle disposizioni èontenute nell'àrt.. 5. E che sia nelle intenzioni del governo di usare di t:ilè facol tà lo dimostra la discnssione avvenuta nel seno·delle comm issioni delle Camere, dove i ministri della difesa delle due parti della monarchia si opposero formalmente 11 Cfl~tilsiasi modifì cnioue sostanziale dell 'articolo stesso, mentre qualcu no dei membt't voleva che fosse esplici tamente dichiarato che in nessun modo il landsturm doveva es:;ere impiegato al di fuori dei confini dello Stato. · È quindi da aspett;rsi che in \lll avvenire non lontano, l'Austria-Ungheria, in caso di gu(~rra, oltre all'esercito permanente ed alla Jandwehr impiegherà eventua lmen te fin dalle prime operazioni almeno i contingenti delle classi dal 33° al 37° mrno di età che giù presta rono servizio o nell'esercito (marina da 'guerra) o nella Jandwehr. •
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Grandi manovre ed esercitazioni autunnali.· - Nei diversi corpi d'armata avr:rnno luogo al term ine del la stagione estiva le seguenti eserci t.1zioni. I ed XI corpo. - Eserc:itazioni cl i divi~ione ri i f:11J teria e di divisione di èaval leria prima e ùurante il cou,.entramento per le grandi manovre. Queste avranno luogo tra i _due corpi d'armata contrapposti dal 9 al ·14 settembre nella regione a sud-est di Lemberg, f\ sara nno precedute da un servizio d' iuformazioni e d'avanscoperta esegui to dalle due divisioni di ca vallcria (1• e 2°) dal 5 aI 9 stesso mese. IV corpo . - Esercitazion i di divisione nei dintorni di Budapest e Stuhlweissenburg che termineranno al 3 settembre con manovra tra le due divisioni contrpposte. XII corpo. - Manovre di divisioni contrapposte che si ch iuderanno al ,f 4,· settembre. / XIV corpo. - Manovre dell'S• divisione nel Pustertbal con intervento di una batteria tolta dal III corpo d'nrmat:i . La chiusura delle esercitazioni avverrà il 2·1 settembre. Presso il II, V, VII e X corpo saranno concentrate le truppe delle singole divisioni per manovre d'assieme, le quali termineranno al 4 di settembre per le truppe del II corpo, ed al 7 di settembre per q~ielle degli altri tre corpi. . Nel III, VI, VIII, IX e XIII corpo avranno luogo esercitazioui in misura più limitat11 ; e cioè rn auovre di reggi mento col concorso delle varie armi; presso il VI e XIII però, e, se sarà possibile, anch e presso il III corpo, si faranoo manovre di brigata. Nel XV corpo e presso il comando militare di Zara è lasciato in facoltà ai rispettivi comandanti di far eseguire quelle esercitazioni che credera11no più opportune. Tiro al bersag l'io. - La Mihtar Z,e1:tung del ,f 2 gennaio, annunzia che in seguito alle esperienze fatte nell'agosto dello scorso auno al campo di Brnck stilla Leitha,. esseadosi ravvisato vantaggiose per l'istruzione della truppa le esercitazioni di tiro contro bersagl i sagomati, eseguite dalla fanteria e dall'artiglieria, il ministero della guerr.:i ha ordinato che d'ora innanzi siffatte esercitazioni abbiano luogo normalmente in ogni corpo d'ar-. mata, e che vi debbano assistere come spettatori tutti gli ufficiali d'ogni arma non impediti da r~giou i di servizio.
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Jllateriale da ponte. - È noto che presso l'esercito austro-ungarico esistono •I 4- equ,ipa·ggi da ponte per avanguardia, destinati a passacrcrio dei 10 piccoli ostacoli, .canali, ruscel li, fossati, ecc. Ogni equipagg.io ha u~ materiale per metri ,13,30 di ponte composto di 2 curi di travicelli e di 1 carro di ca;valletto di modello ordinario, trainati ognuno da 4 cavalli. Allo scopo di rendere questi equipaggi più mobili r. maneggevoli furono introdotte alcune innovazioni al carreg~io in seguito alle quali si fece una esperienza di marcia della durata di 8 giorni con 3 carri di nuovo modello, e con 1 carro dello antico. Gli e.sperimenti comparativi ebbero luoo-o alla prese.nza di una commissione presieduta da u.n co lonnello; il trainol;)venne portato a 6 cavalli in terreno piano e ad 8 nei terreni a forte pendenza. Secondo la jJfil-itdr Ze·itung sembrn èhe le prove, per le quali fu rono scelti i terreni più di!Jlcil i ed accidentati dei dintorni di Klo$terneuburg, abbiano ~lato risultati molto soddisfacenti. , 1
Scuola di guerra. - Stando alle notizie d,ite dai vari giornali mi li tari della-monarchia presso i I ministero del la guerra sarehbe già .preparato un progetto di riforma <iell a scuo la di guerra in teso a faci li tare l'ammissione degli ufficial i delle armi speciali alla scuo la stessa , ed ottenere così che nello stato rna~giore siano più equamente r:ippresentate le diverse armi, , esseudochè attL1a lmente gli ufficiali di questo corpo so:10 quasi esdusivament~ forniti dalla fanteria e dalla cavalleria. Alcuni giorna li avevano tuttavia annunzia t0 che i generali ispettori delle armi speciali si oppoilevano a tale riforma perchè nociva alle armi stesse, le qnal i verrebbero con ciò a perdere i migl iori elementi; però la Vedette rlel 27 gennaio dichiarò che quest'ultima notizia non aveva alcun fondnmento. Regolamento d'i, se1·v-izio. - Da qualche tempo, sotto la presidenza del F. L. M. barone Beck, comandante del corpo di stato maggiore, era stata èo.n.vocata in Vienna una commissione per fa revisione del regola.mento di servizio. Questa commissione $arebbe ormai pressochè al termine dei suoi lavori . Secondo la M·ilitdr Zeitung il nuovo regolamento non si limiterà ad una redazione riveduta delle disposizioni fin qui in vigoçe, ma conterrà alcune innovazioni specialmente nel sistema d()lle punÌziou i ,<lisciplinari, e nelle relazioni di servizio dei cadetti IT. di uffìciale, i quali, p.er Cf1tianto couce.rne gli onori loro dovuti, saranno parago11ati agli ufficiali. Il règolamr.nto terrà iuoltre conto della riforma avvenuta nel corpo degli ufficiali medici militari , assegnando loro il comando effettivo degli ospedali militari, men.tre finora non ne erano che i direttori, co l diritto di punizione disri pl inare sulle dipendenti truppe cli sanità, analogamente agli altri ufficiali di trupp~.
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Ferrovie. - Ferrot·ia dei Tauri. - Anche la Camera di commercio ed industria dell'Austria Su periore in Linz, nella sua seduta dell',H feb· braio scorso si dich iarò cont1'.aria alla linea dei Tauri (Sachsenburg-Gastein-SchWiH'Zach) ed al l' incontro fovore,•ole alla indipendente linea diretti,sima Trieste-Li nz-Praga per "Di vaccia-Laak-Klag,~nfurt-ThalheimRottennann. Mediante que,t'ultima linea, io con fronto all'attuale, la piazza di Linz verrebbe congiunta a T rieste con un acco rciamento di di:;tanza di ,f 50 chilometri, mentre con la predetta linea dei Tauri, nella migliore ipotesi, con un abbreviamento di sol i 96 . Analouamente la Came.ra di commel'c10 di Graz ha deciso di rifiutare o l'istanza delb1 Camera di Salisburg tendente nel appoggia re la costruzione della ferrovià dei Tauri , giacchè tutti i progetti sinora pre~entati in ordine a tale ferrovia, d,nmeggìan" gli interes:;i ·del com merci o a ustri:-ico in favore di quello germanico. Fe1T01Yia della Valsugana. - Sì annuncia da Tren to che il ministero aust.ro -ungarico ha clat.o il suo con~e11rso per la costruzione di una fer roYia, anzichè d'un tramvia (com 'era già ~tno progettato) lungo 1;1 Valsugan,1 da Trento per Pergine e Levico al confine; e che furono pure presi i dovuti accordi con la Cornp,1gnia dell a S,udbahn pel collegamento in ',l'rento di qnesta nuova linea. Ferrcroia S·is,ek-Ka,rl,tcult -Brod. (Croat1t-Sla,pone). -A conferma di quanto fu dct.to nel preçeclcnte rapporto risult.a che tanto il governatore quanto il Consiglio e la Camera di commercio di Fiume s' intere~sano per la costruzione dd tronco ferrov iario Karbtadt-S\ssek (lungo 85 chi lometri) dell a ferrov ia croat.a-slavone econosciuta anche sotto il nome cli ferrovia dei confin i), gincchè un tale tronco abbrevia non solo con$iderevolrnente la linea del Banato diretti! a Fiume, che attualmente passa per Agram, ma apre eziandio al comrnernio una delle parti più fe1·,H,i del magr,zzino della monarchia. . Secondo le ulteriori notizie, pare che tra breve si voglia pure incominciare la costrU1.ione dei Lronco Snnja-Brocl, es~endone imminen ti le relative aperture dei co11cor:;i di appal to. Jì'errovia della Camiola l nfwiore. - Gl i sfo rzi per costruire una fe rrovia da Lubiana a Karbtarlt in coll egamento alla precedente, risalgono a più che un decenuio. La costruzione di questa linea era stata accettata nel piano generale dal mini,,t iro del commercio dal ,t872, ma sp_arì i~ causa della rrisi ecooo:n ica dell'an no successivo. Ora però $embra si tratti seriament.e ciel l'att.uazioue di 'lnesta linea ed in vero pare che verrebbe costruito un t.rouco della stessa che parten lo da Lubiana andrebbe a Rodolfswerth con una dir~rnazione du Grosslu pp a Gottschee.
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.Ferrovia Riva-Arco- Mori. - La sottoscrizione del capi tale per la costruzione deJla progettata ferrovia Riva-Mori va effettuandosi, e si dice · anzi chela società dell'impresa italiana del tramvia Castiglione-Desenzano abbia sottoscritto per l'importo di lire 5ÒO mifo. Ferrovia Cilli-Un.ter Dranbul'g-Wol{ssberg-Knùtel/èld. (Ferroi;·ia Lavanthal). - Come fu accennato nel precedente r:,pporto fu deciso che la ferrovia, de:;;tinat;i a collegare la Stiria e la Croazia, da WolfesbP.rg vada ad unir;;i alla ferrov ia dello Stato (S . Miche] Willach) a Kniuelfeld anzichè a .Tudenburg od a Zelteweg. In quest'ultimo tempo si interessano inoltre, assai vi ,,a mente in Stiria ed io Croazia per una nuova linea d':dlacciamento clic da Gonoblitz sulla linea Cilli-Unter-lirauburg andrebbe .i Poltschach e da questo a Zapresic sulla linea Steinbruck ad Agram . Risulta anzi che una deputazione si recò dal ministro del commercio per richiederlo di sovvenzione, coi fond i dello Stato, per questa ferrovia; ma il ministro di cli im'ò che aYuto rigo ardo ~ Ila grande somma stanziata, per mo lti anni, nel bilancio, non potevn nppoggiare questa sovvenzione. . 1\'iwvci ferrovia istriana.. - Si era <·ostituita in Trieste un consorzio allo scopo di cos1rui re una ferrovia da Trieste .i C:ipodistri:i, ed aveva già ottenuto dal governo !:i concessione di fare all'uopo gli studi prel i· mi nari tecnici; ma tutto. fu sospeso in seguito ad un progetto più va~to. Si tratterebbe cioè di costruire una linea che partendo da Trieste si dirigesse· a Capodistria e da rpii movesse per Buje, Montana, Cervoglie, Bo,rliano <'> ) Vra/)'na , Abbazia e Volosca a Mattudie; la quale si congiuugerebbe a Cenoglie colla liuea istri:ina, ed a Mnttuglie colla ferrovia meridionale. Questa linea ferrov iaria forebbe qualche concorrenza alln linea S. Peter Nabresina, :illa ferroviaria istriana, attualmen1e io esercizio, come pure alla linea in costruzic,ne Trieste-Erpelle, motivo per cqi si ritiéne difficile che i: /)'overno ne dia l'autorizzazìone. ' . ~ . l .Tramv'ia a'Vapore Klagen(urt-Lor·etto. - Si scrive da Klageufurt c 1e colà si cerca di ottenere la concessione definitiva per la costruzione e lo esercizio di un tram a vapore dalla stazione di Klagenfurt si90 a MnriaLoretto sul lago di Wor1.. è)
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Cenni s1ille g iierre com!Jattutes'i ù-i Bù·mania, nel 18'1.4 e 185i. - La guerra combattutosi ultimamente in Birmania, e che finì coll'annessione di quel regno ai possedimenti inglesi in Asia, non fu l'nni_ca !n questo secolo. Ben altre due ve ne furono, alle quali credo non sia 10opportuno dare un rapido sguardo, La pri rnn lotta fu nel 4824. Nelle convenzioni commerciali vigenti fra la Compagnia delle Indie e la Birmania erano sorte difficoltit e controversie, d:ipprima di poca importanza , che col seguito crebbero al puuto che nel ,182.:1., l'Ingh iterra dichiara va la guerra alla Birmao ia. 1 Di questa regione fino allora poco co ooscevasi la geografia, il clima e la popolazione. Le operazioni coudottt.J dal generale Arcibaldo Campbell , incominciarono nel In stagione meno favorevole, e poco tempo dopo la presa di Rancroon le malattie ed una terribile epidemia impedirono l'avanzata o ' . . . . . degli Inglesi. Da ultimo ebbe luogo un movimento 10 avanti, e si conquistarono diverse città. , Fra le varie tappe delle conquiste inglesi corsero lunghi intervalli di innziooe, dovuti , un poco alle difficoltà per procurarsi i mezzi di trasporto e di sussistenza, e molto al difetto di energia e risoluzione. La guerra terminò in febbraio ,1826 col trattato di p:ice .di Iandabo~, in virtù del quale Ja Birrnauia dovette cedere alla compagnta delle Indie le provincie marittime dell'Aracan e del Tennassesùn, e riconoscere l'indipend0nza del le provincie occidentali di 1l:[anni1n1,r , Assam, Katciar ed altri territori . In qnMa guerra, mentre i soldati iuglesi fecero bella prova, i cipa i, o soldati indicren i dell'India, si addirnostrarono nffntto inetti, ed una volta ò • . . che forooo lanciati soli nll'a ttncco di una poswone tnncerata, vennero completamente battuti. . . . Dopo il trattato di .landaboo, gl'Inglesi abbandonarono la Birmania, senza lasciar traccia della loro occupazione. Venticinque anni dopo, quando cioè erasi cancellato il ricordo de!la conquista, e l'Europa era rappresentata in Rango~n uoic~mente da ~1~:,ionari e negozianti, gli ufficiali birmani di vennero rnsolentt ed aggressm,
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e la corte di Mandalay commise nuove illegalità. Dopo esauriti tutti i mezzi pacifici si riconobbe la necessità di una nuova guerra. Le forze di _terra vi andarono sotto iJ comando clol mn1gior generale Godrvin, il quale erasi distinto nella prima campngna, e si dovette alla · esperienza da lui acquist11ta, se ripeteronsi solo alcuni degli errori del •I 82,i-. La guerra terminò coll'annessione della bassa Birmania o Peg-ù, vasta, pacifica e tranquilla provincia, che pagò le sue spese nel primo anno della deuominazione inglese. Da questa seconda guerra quindi il regno bi rmano ne usci va mozzato di una delle sue più ricche proviocie, ed il suo territorio corn preodeva ora il medio eù alto bacino del l'Iraicaddy , ed il medio hacino del Saleiin. Cause e pretesto della giier-m del 1885. - La posizione geografica di questo reguo, stretto fra i possedimenti inglesi ad occidente, e l'impero cbinese ad oriente, faceva già prevedere che la sua esistenza era precaria, e tHdi o tosto avrebbe dovuto scomparire, as$orbi to da una delle dne grandi potenze vicine. L'amicizia che ulti mamente dimostrava il re Thiboo pei· i Francesi che si avanz:ivano nel Tonchino, poco garbava al governo Brit:innico, il quale poi· si sentiva trntto alla C'@nquista della Birmania anche da interessi commerciali. L'idea infatti di a1'ere un deposito commerciale alle po1·te della China, di rendersi padruni della buona via navigabile dell' Irawaddy, per la quale . potrebbero passare i prodotti dell'impero di mezzo, doveva sorridere agli lilglesi, ed era iodubitato che non avrebbero lasciato passare la pri;na circostanza che loro si fosse presentatn, per impadronirsi del regno di Birmania. Nè il pretesto mancò. Sulle montagne e sui piani di Birtnania bt;nciàti dal sole, ove gli elefanti a truppe cerca oo una magra pastura, si sviluppano, sotto l'influenza delle pioggie periodiche, splendidi alberi, che raggiungono l'altezza fino di 50 metri. Il tronco di qne~~i alberi (che costit.ui:;ce il così detto legno di teck) è un articolo quasi indispensabile per le costi·uzioni marittime. / In passato fornivano questo materi·ale da costruzione navale le Birtnanic inglesi; ma lo sfruttamento fauone, che può paragonar~i ad una devasta· zi9oc, ha fatto sì ch·e la Birmania indi pendente ed il regno di Siam etano attufl Imen te i soli mercati del l·egno di teck. Esercitava tale commercio nella Birmania, la compagnia Bombay-Hirmania, la quale aveva otteu1uto il monopolio delle foreste birmane. Contro questa compagnia il re Thibon prescrisse alcuue misure, le qù'ali
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venivano non solo a ledere gli interessi della compagnia stessa, ma ad impedirne in gran parte il commercio. Fu questo il pretesto che diede origine al conflillo ang:lo-birmano. Nell'agosto il commissario superiore della Birmania inglese, inviava una lettera al re Thibòo in viiandolo a ricevere un suo emissario col q,nal~ trattare. Il re Thihoo rispose arrogantetneote. Ultùmatum. - Il governo dell'indi,1 inviò al lora un ult'1:matum, col quale ingiungevasi ,il r<'! di 13irrr~nia: 11° Di ricevere coi debìti riguardi l'io via lo del commissario su-periore della Birmania mglese; 2° Di sospendere ogni misura contro la società indu:-triale BombayBirmania, fino che il clelegato britannico avesse fatto uu' inchiesta sul conllitto frn la detta società ad il governo birmano. L'fngh ilterra esigeva inoltre che il re acconsentisse allo stanziamento di un agente diploma tico inglese a Mandalay, il qunle agente·sarebbe protett'o da un~ guar.dia del corpo, compvsta di truppe britannid1e. Il ~H ottobre partì a bordo del va po.i·e Doowon 1' inviato inglese incaricato di . po1'tare a 1l'landalay l'1dtimatum; lo st_esstJ va pore doveva poi imbarcare gli europei abitanti nella capitale birmana, per sottrarl i nlla strage minacl,iata,dal re Thiboo. Preparativi militat·i da parte delt'fngh·ilterra e della ll'irmania. -inta1Ho però, in previsione di un' éonflitto, il gov~rno delle Indie faceva apparecchiare la canntmiera 1"igr-is; per operare su ll' Irawaddy: le autorità militari di A'f.adra,s si prep·ara,•ano ad invi·arè delle truppe a Ra·n goctn, ed il coma rido superiore della Birmania inglese frrceva rompere il telegrafo a Thayetmyo, per impedire che in Birmania si sapesse dei preparativi militar\. Mentre il govetho delle Indie disponevash1lla lotta, la Birmau.ia cfava pure manù a.grandi preparativi· mi litari. Furono aumenta-te !'e fortificazioni del palazzo reale di Mandalay, vennero anerrate l'e case vicino ai bastioni, si costiruirono trincee, s·i posero torpedini edi a-Itri· ostacoli nel fiume, e Kyngitng venne nominato comanda,nte delle t't'uppe alla frontiera, con ordine di impedire ad ogni costo il passaggio del corpo di S'pediiione inglese. Comp'osfr,'ionrJ d'el c'orpo di sped·iz'i.one ·inglese. ~ Convinto ognora più il govettno d'elle fn.icli e cHe l'a ris po'Sta all)tiltimatum non sarebbe stara· soddisfacente, procedeva alacrarneute nei preparativi per un'a s·pediiione, e sir Don-at Stena,r t1 comandante in capo dell'esercito delle Indie, fin dàl giorno 'fii' ottobi·e era in grado di far cono~cere alle autorità interessate la composizione del corpo di spedizione, che era così fissato:
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Artiglie·r ia.
batteria della di visione d'artiglieria reale de Cinq-Ports. 4 id. id. ' id. Scozzese . La batteria N. I d'artiglierin da mùnlagnll (Bomlmy). Id. N. ,i, id. id. (Punjnb). Alcuni cannoni portati a dorso di mu lo.
Genio .• Un distnccameuto di circn 1100 nomini del genio reale, e la compagnia di zappatori di Madra~ e Bombay. Fnnl eria inglese.
li 2° battaglione del reggimento di Liverpòol, ossia 900 uomini, di guarnioioue a For-William ( Benga la). 1• bauaglioue fu cilieri Royal-Gallc,is (850 uomini) di guarn1g10ne n DL1rn- Du m (Bengala). · Il 2° battaglione del reggi men to Lincoln~hire (850 uomini) di guarnigione a }forar (Bengala).
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Fanteria 'indigena .
Il 2· reggimento della Regina, di_guarnigi?ne~ B~rra~kpore ( Bengala): colonnello onorario di questo reggimento è 11 pn uc1 pe dt Galles. L'·l 1• recrcrimento di Bengala, di guarnigione a Lncknow. oo . . Il 1• reggimen to di pion ieri di Madra:c:, d'1 gunru1g10ne aI campo d'1 Kuch . . di ì\fadras, di guarn igione a Bangalore. Il Hl· reo-oimento 00 Il 2.,1• id . Id., id. a Trichinopolis. Il 23• id·. Id., id . a Seccabuldee. Il 25• id. Id., id. a Bellary. Inoltro le truppe inglesi e le indigene, che trovavansi ? ella ~(rmanì_:i ino\ese dovevano concorrere alle operazioni del corpo d1 spcd1z1one, 1\ q; ale :arcbbe stato ulteriormente rinfor7:ato ~a nna_brigata navale di bleujackets, fo rnita dalla sqmvlra d~lle Indio or1entalJ . . . Il corpo di spedizione contava m totale 11000 uomm, , ed a comanda ote in ca po fu destitinato il luogotenente generale Prendergast (•I ). (! ) Questo "enernlo che é proveniente dal co rpo del genio, cominciò a servire nel giuano ! 854 ~i distin~c nella campagna di Mutin y, servì in America nel !868, ed a t· tualmente ;ra comandante di una divisione dell'esercito di Madras.
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Il corpo cli spedizione fu diviso in tre brigate, al comando delle quali fu rono destinati: il maggior generale Noronn (armata del Bengal:,); id. Wb ite } . id . Forde } (armata d1 ~Iadras). In seguito, al corpo di sped izione, il governo delle Indie unì: due squadroni del 2° reggimento cavalleria leggicra di Madras, due reggimenti di fanteria indigena, l'uno di Bombay l'altro di Bangalore; così il co rpo di spedizione venne ad avere una forza di •I 4000 nomini. Dovendo, come si disse, le truppe della fl irmania inglesi di far parte della spedi1.ic,uc, la presidenza di Madras fornì le seguenti guarnigioni: a Rangoon: 0
Il 2. battaglione del reggimento fanteria leggera Sorn ersetshire; La 6• batteria d'artiilieria dell a divisione sud; L'H ' reggimento di fonteria indigena di Mndriis; Una cornpagoi:i di minatori e za pirntori di Madras. a Moulmein: Metà del 12° reggimento fanteria indigeno. di Madra . a Thayetrnyo :
Un battagl ione del2·1· reggiment.o di fncilieri real i scozzesi ; La 5• batteria delln divisione sud; La 6' bntteria dello divi$ione d'Irlanda sud; Il 2.8· reggimento fanteria indigena di )ladras .
a Toungoo: Un distaccamento del 2° reggimento di fucilier i rea li cli Scozia. Una ,batteria della divisione di Loudrn; Il 3° reggimento fanteria iud igen:i di Madras. Composizione della flottiglia. - Il corpo di spedizione doveva concentrarsi il più presto possibile intorno a Rangoon, ed operare poi nell'a lta Birmuuia rimontando l'lrawaddy. Una flottiglin, il comandante della quale doveva essere desti nato clal1' ammiraglio sir Frédérick Richard (comandante della squad!·a delle Indie oriental i) , doveva trasportare per l'Irawaddy il corpo di spedizione alln frontiera birmana. La squadra nelle acque di Birm ania era rnppresentata dal 1'urquo1·se (capitano Vooderard), dal Woodlark (com:mdante Clutterbuck), dalla 22 -
ANNO X XX I, YOI, , Il ,
RIVISTA 326 Baccante coll' insegna dell'ammiraglio .Richard e dal Ma1·iner (comandante Danfort) . Queste due ullime navi erano in marcia per Rangoon . Siccome il Woodladt pescava troppo per risalire il fiume, venne utilizzato il vapore Frawaldd;y del governo delle Indie che ha soltanto 5 piedi e lh di pescagione. Questo vapore, montato dall'equipaggio del Woodlark, venne armato con cannoni da 20 libbre, con mitragliere Nordenfelt e Gardner. Sei grandi felucche, appartenenti al la capitaneria del por to di Raogoon, furono preparate come batterie galleggianti con obici e pezzi di assedio. Inoltre la compagnia della flottiglia dell'Irawaddy mise :i dispo:;izione i suoi 27 vapori e 70 grandi battelli pialli, pel trasporto del personale e del materiale. In tot~ le la fl ottiglia comprendeva 4-5 b11tte)li a vapore, e buon numero di barche piatte e batterie galleggianti. · La flottiglia doveva rimontare l'Irawaddy preceduta e scortata da cannoniere armnte di mitragliere Gardner e Nordenfelt. Per proteggerei ponti dei vapori dai proiettili cli fu cileria, furono guerniti con piastre leggere di ferro e con balle di cotone compresso . A mo' di esperimento, il 1° novembre il tenente Protberoe imbarcò 200 uomini del reggimento del principe Al berto (fanteria leggera della contea di Sommerset) e 250 di Madras sul va pore Burma, uno di quelli destinati a far par te della llottiglia, per accertarsi t.he gli uom ini , e principalmente gli eu ropei, potev11no accomodarsi facilmente sulle navi. L'esperimento diede bnoni ri~ult11ti e l'imbarco e lo sbarco venne fallo con fo. ci li là. Commissario 1;-iiYile chedoveva accompagnare la spedizione. - Quale commissario ci vile dov~va accompagnare le forze il'colonnello Sladeo, per provvedere alla ammistrazione nei distretti che si s:irebbero occupati. Dovevano coadiuvare il commissario due ufficiali birmani che conoscevano l'inglese. Speranze 'inglesi. - Gli Inglesi speravano che incominciate le ostilità, molti sudditi birmani, stanchi del regno di re Tbiboo, si sarebbero sollevati, e facili terebbero il còmpito della spedizione. Si credeva pure che i f(an ed i Ka'rms, piccoli popoli fra la fro ntiera birmana e quella chiuese, e sui quali il re Thiboo esercitava sovranità, avrebbero cooperato cogli Inglesi, nella speranza di acquistarsi una indipendenza completa . Disposiz'ioni nel caso che la risposta all'ultimatum fosse stata soddlisf'acente. - Quantunque si avesse quasi la certezza che la risposta all'ultimatum sarebbe stata oltraggiosa, e quindi che la guerra sarobbe stata inevitabile, pure non si escludeva la possibilità di avere una risposta soddisfacente.
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Ma anche nel caso che si verificas,;e questa eventualità, siccome si aveva. motivo a temere delln hnona fede del governo bir mano, così erasi stabilito di continu11re a mandare rinforzi alla frontiera, fino a che il Gover no stesso avesse dato una prova sosta oziale della sua intenzione di mantenere le promesse. Inoltre il colonnello Sl.1den doveva ;i uda re immediatamente a Mandalay, come inviato, nccompagnato da uo corpo di truppe (,! 000 uomini) su navi MOiate, col mDndato di chiedere ed ottenere dal re: a) di essere ricevuto senza alcuna cerimonia umiliante; b) di occupare mi litarmente la residenza fortifìcata; e) che 111111 cannoniera dovessest.izionare a Maudalay, ove si sarebbe fissata la sede della compagnia commerciale Bombay-Bir mania. Prev11leva poi il desiderio che il governo ingiese dovesse insistere . .:inche: ·1° Perchè fo:;sero smantellati i forti di Jiinhla ed Aiva, forti chesarebbero diven tati inutili, perchè il governo birmano nvrebbe dovuto passare sotto il protettorato inglese; 0 ~ Perchè l'eserciw del re fosse riddtto a 500 uom in i, ritenendosi tale forza come sufficien te per presidiare Bhamo e per gar..intire l'ordine; 3° Perchè Tynedi1 h, Mangyec ed altri ministri responsabili dello sgoverno del re T hi boo, fossero destitu iti dalle loro cariche. In attesa della rispo~ta 11 ll 'iiltùnat um si completarono le dispo~izioni fl er la spedizione, e tutt.i i v:ipori della fl ottiglia dell'alto Irawadùy riceveuero or<lioe di riunirsi in 1\Janda lay il giorno 6 novembre, quando si ~a rebbe consegnata la risposta :i ll 'ultimatum , e nel caso che questa non fosse stata soddisfacente, dovevano subito discell'lere il fiunn Intanto iu Birmania proce:lev,,si pure nei preparativi militari . Il giorno 18otlobrecorsevocea l\f:mdalay chela re~ina SoopayalJ Lat, -che era incinta, avesse fotto conoscere che il ru more dei combattimenti a:rebbe potuto nuocere alla sua sa lute. Siccome ritenevasi importanti:;s,_mo, nei costumi birmani, di assicurare la successione al trono, cosi si disse che il governo era deciso di sottomettt:rsi, per allora, a qualsiasi prof Osizione degli inglesi, ma che dopo il parto gli stessi birmani avrebbero ancominciata In gnerra, irm1dendo le Birrn an ie inglesi. Questa voce però non ebbe conferma . Il giorno22 ottobre il governatore cli Miahla telegrafò n Mandalay, domandando se doveva permettere il. passo al la nave che portava l'io vinto. Larisposta fu di trnttenere ogni mezzo di trasporto che avesse soldati a bordo. Il vapore della fl ottiglia Shoay-1\i yo, giunto a Thayetmyo il 1 •novembre, eonducendo vari europei, assicurava che il giorno 29 ottobre, giorno in
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Rl\'JSTA
cui partì da Mandaloy, tulio era tranqnillo nella capita le birnrnua , e cheil ,:ap,)re portante l'1tltimatwn non era nncon1 arri vato. Passarono così nknni giorni d'incertezza. I ntanto però le forzo <lei generale Prc11dergast prendevano una posizione avanzata, e fino da I 1• novembre un disLac.ca mcnto dalla spedizione partiva per la fron tiera , il rprnle fu segu ito da quattro reggimenti che risalirono l'lraw.iddy il giorno 9. Primo obbiettivo delltl opernioni doveva essere Minhla. Il-i.sposta all'ultimatum - Il geiierale Prender9ai;1 1·ice1>e ordine di a,;anzare rn Mmidalay. - I l giorno ·12 11ovembre giuuse la r isposw nl1'ultimat1un. In questa re Thiboo diceva: « Se la compagnia Bombay-Birmania indirizzerà un 'umile dom:rnd,1 al re, que3ti esaminerà la cosa, perchè desidera in coraggiare il commerciostraniero. « Il residente inglese a)Iandalay e:;isteva in passato, ed nbbandonò la cnpiwle birmana per propri o volo11tit. Se il governo brit,rnni<;o desidera di rimetterlo è libero, ma però nelle.stesse condizioni di unn volta ». Nella risposta non si fa,:eva ceuuo dellascona armata, e della $Oppressione delle cer imonie ord inarie del ricevimento al prilnzzo del re; la risposla f(Uindi non ru e.reclu ta soddisfacente, e lo stesso giorno il generale Prendergast ricevetle or<line di nvanzare su Maudalny. P1·oclam,i del re Thiboo e degli Inglesi . - La risposla all'1tltimat1nn fu seguita da un prodamn del re Thiboo, nel qua le diceva eh<' avendo gli I nglesi fatte alla Birmania del le proposte ;1ssurde ed inaccettabili, vi era la guerra, ed intima va ai Birm au i di hattersi per la patria e per. la rclivione. o Il re ann uncia va che marcerebbe alla testa delle truppe. Gli stranieri non dovevano essere molestati, e sarebue permesso di ucciderli solo dopochègli invasori nvessero varcato la fron tiera . Un projamn ingle$e invece assicurava i Birmau i che nessuno snrebbe molesta to, che sa rebbero rispettat(}le proprietà e la religione, e che sarebbero man te11 uti gl' impiegati indigeni, purcli è adempissero fede lmen te il loro dovere. Pochi cenni sulla valle dell'Iratoaddy. - Prima di procedere nella narrazione dei fotti, credo utile dare un cenno sulla vn lle nella qun le doveva operare il corpo di spedizione. li fium e Irawaddy, scelto dagli Inglesi come linea d'operazione, nascedalle montagne che ciugono a mezzodì l'altipiano del Thibo1, e cou andamento. generale de noi·d a sud, divide in duo parti prcssocliè uouaJi il ~ regno b1rmano. Ne!Ja parte alta <lolla sna valle, il fium e corre stretto fra mon ti , i cuii fianchi sono coperli da fitta boscaglia; ha massa d'acqua consideri•volo~ talchè è nn vigahilo fino alla città di nah mo e fors'anche oltre. 1
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A sud ùi Mandalny, e precisn mente dopo ricevuto il suo più grande affiuen le il Kien-due11, l'Irnwaddy entra in una vallo ampia, ricca di vegetnz:ione, e dove sono le principali città birmanr. co me Avn, Pag:rn o Minh la. Attraversando que~t'a mpia pianura il corso del fiume diventa lortuoso, il letto si allnrga mollo, cd i bassi fondi, numerosi ed instnbili, rendono nn po' difficile la navigazione. Ciò non pertanto l'lrawncldy è la migliore o la più importan te, anzi si può dire l'unica via di cnmuaicnione fra. la Birmania indipende1ùe ed il Pegù o Birmania in glese. Il fondo dell,1 va lle non è taglinto da nessuna gronde strada, le comunicazioni sono scarsi~sime, e ciò appunto perche il fiume avendo assorbito tutlo il movimen to, uon si senlì fin ora il bisogno di viP.Careggiabi li. Non a torto quindi gli Inglesi sce lsero per linea di operazione J'Ira waddy; del resto, date quelle circostanze di terreno, nonv iera campoalla .sceltn. Non è a credere per'ò cho al governo birnrnno non fosso notn l'importanza della vin di comunicazione determinatn dell'lrawnddy, ed i pericoli che polevn n minacciarlo da quest11 pa rte, tanto è vero che provvide .alla difesn del fiume mediante opera di fo rtificazione. AIl' Il pri rsi de Ile osti Iitil in fa tti osistevano In ngo·iI fiume le seguenti opere, ,cominciando da sud: 1° Sn Ila l'i va clestrn, presso ìliinh la, un fone di costruzione moderna, .armato di cannoni degli ultimi modelli . 2° Qua:;i di rron te a ~J inhal n e sulla ri va si11istra, il forte Gurgyon; 3• li forto di Av:,, sulla riva sinistra, nrmato con 28 cannoni; 4~ Il fo rte di E::;aguim, sul In riva destra , armato con 32 c:rnnoni; 5• Le fortificazioni di Thalngidoo e di J\landalny s.ulln riva clestrn. Inoltre al comincinre della cn mpngna, furono costrntte batterie a Pagan ~da ì1Iyiniyinn. Gli Inglesi non disronoscevano ]Il dirfi<-ollù n cui anclnvano incontro, ma fidavano nella potenzn delle loro artiglierie e uell'energin con cui .avrebbero condottu le operazioni. Era poi loro di sprone l'esempio della guerra anu~cedent.e, nella quale sir Cam pbell , con soli :SOOO uomini, seppe vincere tutti gl i ostacoli oppostigli dai Birmani . Operazioni. - Il generale Prendorgnst, avuto il giorno •12 novem·bre ·188;; l'ordine di muovere contro Mandalay, partì nello stesso giorno -da Rangoon diretto per Thnyetmyo, ove giunse iI 13. Qni vi trova vasi già -concentrata buona pnrte del le forze destinate nlla spedizione, ed il generale ,ordinò snbito elle alcune cannon iere risalissero il fiume, collo scopo cli fare una ricognizione del forte Minhla. 1
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1\1\'ISTA
· Il giorno 16 una avangunrdia, comandnta dnl generale Norrnan, sorprese il posto di S_in?b~ungweg, vicino alla frontiera, disperse i Birmani . e prese 13 cannoni d1 p1ccolo calibro. Il giorno ,17, mentre un distaccamento composto di un reooimenlo inglese, .e tr~ : eggirnenti indigeni cd una batteria da moutag~~' sbarc:ito sulla r,~a s,m_s~ra ~el fì_ume, si impadroniva di sorpresa del fnrte Gurgyon, t~e regg11n_e~t1 rnd1ger11, ~barca ti su lla ri va destr:i, dopo 3 ore di comb11 tt1mento, s1 impadronivano del forte ~Jinhla. Anche in questa circostanzn, come nella guerra 1825-26 i Cipai esitarono molto prima di impegnare il combauimento, e dovettero essere sospinti. dagli ufficiali. . La città di ~iinhla venne in parte incendiata da nlcune granate, che dirette al lorte, caddero invece nella città . Caduto il forte di Minhla, era rimo~so il più grave ostacolo che nvrebbepotuto opporsi all 'avanza ta degli Inglesi. La specVizione continuò a rimontare il corso dell'Irnwaddy, Magoné, .Mem b? e Silem yo ru rono successivn men te occu p11te. . li g1orn~ 20, una _brigarn na_v~ I,}, sbn rcata n ~'fagoné dopo leggera re~1st~nz_a, s 1m padrom _della posizione occupata dai Ilirmnni, ed arrostò gli italiam Comou.~ ( d1c:es1_ex uf~c1aledella mnriua italiana) e B,,rbarino (ingegnere) natur~l1z~at1 b1_rman1. Questi negarono di avere partecipato 11 fl e t~lt1me opera1.1ou1, mn I documenti di cui furono trovati possessori smentirono le loro osservazioni. Sul Comotto si trovarono rarte sul modo di sba rrare il fium e e di dif'cnderc Moybenr con torpedini. Ambr.due furono trattenuti in ar[e~to, ma veonero considerati come prigionieri di ouerra . . Il 22 novembre il corpo cli spedizione venne avvertito della p;esenza d1 ,1000 a ,1500 birmani a circa 3 cbilome1ri a valle di Pagan, e che al l'altezza di 'JUesta città due vapori nemici sembrava volessero difendere il passaggio del fiume. L'_o 1:tiglie_ria del~a _fl ottigl ia disperse fa cilmente quel piccolo nudeo di· nem1c1, ed I vapori b1rnrnni, ridotti all'impolenza, vennero colati a fondo dal lo stesso loro equipnggio. , Il 24, la Oolligli~, cl_10 continuavn a rimoutnre l'Irawaddy, venne arrest:Ha da 3 batterie birmane stabilite a Myingyan. L'1ndonrnni Je truppe sbarcate trovarono la posizione abbnndonata e si impndronirono di 20 cannoni cli piccolo c:dibro. Giunta II questo punto la sped izioM non aveva più che da rimonwre ili fiu me per ·I 50 chilometri circo, per attat:caro Mauclalay. I giornal i inglesi annunciavano che la spedizione era eia per tolto bene accolta si11 da i Birmani sia dai Chinesi .
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Jl re Thiboo chiede 'Un arm'isti.zio. - Gli Inglesi entrano in Mandalay. - I piccoli comh:1ttimenti dei giorn i '.;!4. e 2l> innanzi a Myingyan, diedero risul t:1ti mnggiori di quanto gli Ioglesi avrebbero potuto aspellarsi. Il rombo del cannone, che tuonava a Myingyan, sentivnsi al la capitale birmann, e bnstò que~to per rar cadere ogni idea di resistenza . Il re T hiboo, :il qunle i suoi ministri avano fino :1llora nascosto l'avvicinarsi ciel corpo di spedizione, immediatamente decise di mandnre un parlamentario per sol lecitare un armistizio. . L'inviato infatti il 26 incontrò la fl ottiglia inglese a circa 50 chilometri da Mandalay, m11 alle proposte del re birmano, il generale Prendergast, chiese 111 sottomissione cletl'e$crci to e la resa cli Mandalay . Re Thiboo accondiscese a tutte le do mande. Il giorno 27 la flottiglia continuò n ri montare l'Irawadd y, occupo 1 forti di Avll, smantellò quelli di Tsagnin, quellì di Thalayidan ed alcune batterie da co!.tn. Il 28 novembre le truppe inglesi sbnrcavnno n Mandalay, e l'indomani il re Thiboo veniva imbarcato per Rangoon, ove ginnto fu rimbarcato il 10 dicembre per esserr. trasportato 111 luogo destina to per la sua deportazione. . D'ispos'iz•ion-i dii Prendergas t dopo che fn padrone dello B'irmania. Padroue omai della Birmania il generale Prendergast, per non abbandonare il paese alla anarchia, mantenne in l'unzione i vecchi ministri, e pubblicò un proclama col quale, mentre annunciava, ch e fino a tanto che la volontà del la imperatrice dell e I ndie non s.1rebbe conosciutn, l'nmministrazione civile e militare rima rrebbe nelle sue mani, invitnvn i ministri e funzi onali birmani, che volessP.ro essere fede li nll'foghilterra, a prestargli il loro concorso. Prometteva lil,ertà dei culti, repressione dei <lclitti, ordinav:i ai percettori delle contribuzioni di versare tutte le loro entrate a l\'landalay, ed a tutti i funzionari di domandare ortlini al consiglio dei ministri. Dopo questo primo prodnma, ne ven ne pubb licato un altro simile dal colonnello Sladen di accordo collo arei vescovo buddist~ e firm.1to dai ministri. li giorno 9 dicembre poi il commissario generale della Birmania inglese signor Berna rd, in seguito ad ordine ricevuto, pnrtiva da R:111goon per Mandnlay allo scopo di ordinare l':immini:;trnione nel regno conquistato. Lotte, per sedare ùisurrez'ioni. - Vinto così facilmente l'esercito di re Thiboo, ed occupata seoza grnvi perdite In Birmanin, gli Inglesi trovarono motivi a nuove lotte, che costeranno forse in nvvenire mnggiori sncrilìci di quelli che costò In spedizione.
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BaDde di Dacoiti tengono il paese in contina agitazione. Nella notte dal 28 al 29 novembre in Mandalay stesso vi furono gravi disordini. Il fratello del re Thiboo, pretendente al trono, pubblicò un proclama, nel quale ordinava ai birmani di non prestllfe alcuna attenzione al proclama degli Inglesi , e di non fornire loro armi nè viveri, sotto la rr.iinaccia di incendiare i villaggi. Furono subito d11l corpò di spedizione 01;ganizzate due colonne mobili, composte ciascuna di 1111 distaccamento di fanteria . montata , unacompa<rnia i:'> di fanteria inglese, due reggimenti di fauteria indigena e due caunoni, le qua li ebbero l'incarico di purgare dai drwoiti i dintorni di ìVfada lay nel raggio di circa ;20 chilometri. Un'altra colonna mobile, sotto gli ordini del generale Norman, venne m~ndata verso Babmo, per pacificare l'alta Birmania. · Questa colonna, sbarcata dinanzi a Jlfonthsobo, fu accolta amichevolmente, e gl i abitanti si dichiararono pronti 11d accettare le condizioni domandate diigli Inglesi. Notizie da Rangoon in data 26 dicembre, assicurano che la repressione delle scorrerie dei dacoiti in Birmania continua in modo soddisfacente. Sul finire del dicembre, si disse che il capo ìVIyonngweh nel regno di Siam, progettava la coalizione di 99 piccoli Stati del Siam per attaccare gli Inglesi. Anness1:one della Birmania a:i possedl~menti 'inglesi ùi Asia. - Intanto però il governo britannico decretava l'annessione della Birmania, ed il ,1° gennaio 1886 veuiva pubblicato il rel11tivo proclama. · Alla ,1mrn ini5trazione del nuovo territorio furono destinati ufficiali nominati dal vicerè dell'India . Coll'annessione della Hirmaòia indipendente, i possedimenti inglesi in Asia si sono nume11 tati di provincie che hanno una superficie cli circa 500000 chilometri quadrati, e contano ,!.00000 abitanti. In queste proviricie il clima è general(l1ente sa lubre, le ricth ezze minerarie sono poco sfruttate. Il suo lo è fertile, la flo ra è ric(:hissima, si raccogl ir · in abb,1ndanza the, riso, frumento e tabacco. Vi sono vastissime foreste che danno un materiale prezioso per I.ii marina . Gli abitanti appartengo110 a varie tribù, le principali sono le birmane e le p.eyona-i.ie. La religione dominante è il buddismo. 1
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FRANCIA A PROPOSITO DI UNA LEGGE SULLO SPIONAGGIO IN FRANCIA.
Recentemeuto in Francia i III inistri dell::i g-nerra Boulanger, quello del la marina Auhe, ed il mini, t.ro guarda~ igilli Demole, di comune accordo, hanno pl'esentato alla Camera dei depqtati un progetto di legge per repÌ·imere lo spionaggio . Essendovi fr..i le legislazioni penali franc1!si e italiane molte ana logie, e le massime di diritto comune sancite dai codici dei due paesi essendo <Jtiasi identiche, sem.brn opportuno di ricercarese tale legge speciale possa essere necessaria in Italia. Non vi ha dubbio che e di qua e di lii delle Alpi. le ragion i di garantirsi contro ogni azione meno retta che tenda ::i far conoscere i segreti ·relativi alla difesa del paese sono ugunl1uen1e sentiti, percbè i sentimenti di amor patrio e della conservazione deJ1]a integrità dello Stato sono animati e consacrati dagli stessi gravissimi interessi . E ciò essendo, riteniamo conveniente fermare l'attenzione dei lettori della R'ivista su questa qnestione, e cercheremo clj,fare un breve cenno della legislnione penale francese e · di quella italiana, per rilevare sopratutto l'armonia dei codici penali itaJiani, riportando inane il recente pi·ogeito fr.inccse sullo spionaggio. La questione del la sottrazione di documenti, o piani, ecc. è nel codice penale fran cese previsto nel Libro III, Titolo I, negli articol i 76, 77, 78, 80, fH, 82;· però nell'applicazione della legge si sotti lizza per far differenza fra furto o consegna di documenti e non sempre la legge è stLJ ta a ppi icata colla severità eh.e il codice prescrive. Degli articoli sopra detti di quel cod ice riportiamo i seguenti: Art. s,1. « Tout fonctionnaire puiilique. tout r.gent, tout préposéclugou« vernement, chargé, it raìson de ses fonetions, du clepot des plans de for« tificatioos, arsenanx, ports; ou rades, qui aura livré ces plans ou l'nn « de ces plans à l'ennemi au aux agents de l'ennemi, sera pnni de mort. « Il sera po 11i de la detention j'il a livré ces plans :mx. agents d'une puis<( sance étrangère neutre ou al Iiée ». Art. 82. « Toute autre personne qui, etant parvenue, par corruption, • fraude ou violence, it soustraire le:; clitsplans, lesaura li.vrés, ouàl'en<( nemi ou 11ux :.igent$ d'une pLlÌ$Sancc étrangère, sera puui comme le fon- · « ctionoaire on agent meutionné daus l'article précéclent; et selon Je5 di(( stinctions qui y sont établies.
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Si )es dits pl:rns se trouvnient, sans !es prealable emploi de m.auvaises « voies, entre le mains de la personne qui les a livrés, la peine sera, au « primier cas mentionné dans l'art. 8·1, la deportation . .« Et au second cas du meme article, un emprisonnement de deux à « cinqu ans ». Questi ar ticoli del Codic~ penale comune i quali si riferisconono essenzialmente al caso speciale di spionaggio non sembrano suffi cienti per gararitire e prevenire delle investigazioni segrete degli Stati interessati a conoscere a fondo la potenza militare del paese; infat.ti nella brevissima Relcizione che p1·ecede il progetto di legge contro lo spionaggio, si leggono le considerazioni seguenti, delle qn,1li noi diamo la traduzione: « Il nostro Codice penale, all'infuori d'un piccolo numero di atti gra«. vissirni costituenti veri delitti di tradimento e che pertanto debbono es(<-sere puniti con estremo rigore, non con templa tutta una serie di mnneggi «difatti meno serii, tali noodimeno da pregiudicare moltissimo la difesa « del paese. Così la legislazione attuale tace su tutto ciò che concerne la re« pressione dello spionaggio e la comunicnzione nl pubblico di notizie che « per la loro importanza , dal punto di vista dell'interesse nazionale, deb« bono essere rigorosamente tenute segrete da coloro che per professione « ne sono a giorno . « Perciò hanno potuto finora restare senza repressione efficace le mene « di certi individui, che, fidandosi di questa lacuna del la nostra legisla« zione, sono venuti di frequeuti a spiare i nostri mezzi di difesa . « Una situazione così pericolosa per la sicureizn del paese non potrebbe « prolungarsi; e voi penserete ·certo con noi, o signori, che importa siano « adottate presto disposizioni legislative che sanzionino, conti·o gli atti di • <( cu i si tratta, pene abbastanza severe per produrre un effetto di intimi« dazione; abbastanza gravi per adattarsi ai differenti casi ; ed in pari tempo « abbastanza moderate per non incontrnre, nella coscienza del giudice, « una repugnanza alla loro :1pplicazione ì) . Si tratta adunque di colpire con una legge speciale le ricerche, i ma neggi, i fatti di secondaria importanza, ai quali la legge penale francese non provvede, per petrati a danno della integri tà di segreto in tutto ciò che ri(]uarda la difesa del paese; si tratta di colpire le persone alle quali sono afftda ti i segreti per ragioni di ufficio, e di graduare la pena in modo che e le minime e le massime iufrn:r.ioni possono con sicurezza ess~re espiate e po$sibilmente prevenute. Vediamo brevemente la legislazione penale italiana. Il Codice penale italiano al Capo II del.Titolo I del Libro II. - _Dei ·reati contro la sicurezza esternci dello Stato in vigore dal 26 novembre ,t 86li è lo stesso Codice penale sardo del 20 novembre 1859. «
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Gli articoli che rigLtardano la sicurezza 9el10Stato son9 quelli compresi dal ,t 69 al ·I8'2; e quelli che interessan.o specialmente i:I caso nostro li riportiamo nella sola parte della que:st.ione di cui ci occupinmo: ,, Art. ,J69. Sarà punito colla pena dei lavori forzati a vita: ((
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« 5° Ogni funzi onllrio pubblico, ogni agente o preposto del Governo « del Re, inca ricato per ragione del le sue funzioni del deposito di piani di « fortificazion i, di arsenali, di porti o di rade, il quale avrà comunicato « questi piani od alcuno di essi al nemico od agli agenti del medesimo; « 6° Qualun'{ue al tra persona, che, essendo giunta per via di cor« ruzione, di frode o di violenza a sottrarre i detti piani, li nvrà com u« nicati .al nemico od 'agenti di esso ; (< 7° Ch iunque scientemente avrà dato o fatto dnre ricovero n spie od « a soldllti nem ici spediti ad oggetto di e3plorazione. « Art. '110. Se la corrispondenza coi sudd iti di una potenza nem ica, « senza avere per oggetto rilcuuo dei crimini enunciati nel numero 3° del« !articolo precedente, ebbe nondim1no il risul tato di somministrare 11i « nemici istruzioni dannose alla situ'azione milit.are o politica dello Stato; « coloro che avranno tenuta questa corrispondenza saranno puniti coi la· « \'Ori forzati 11 tempo o colla relegazione; salve le pene maggiori quando « tali istruzion/ fossero state la conseguenza di un concerto costituente un « fatto di spionaggio. . « Art. ,11,1. 1,~ pene stabi!ite nei precedenti duearticoli sarannoegual,( mente npplicabili se le macchinazioni, le iutelligenze, i maneggi, o le « corrispoudeoze i1bbiano avuto luogo a danno degli nlleati del Re qunndo « agiscono con tro il nemico comune . « Art. 172. Sr. la comun icazione preveduta ai numeri fi., 5 e 6 dell'ar« ticolo '169 .sHà stnta fatta a uoa potenza alleata o nentrale, o suoi agenti, « il colpevole soggit1<:erà lllla pena della relegazione. « Art. 173. Chiunque, trovandosi senza preventivo uso di mezzi illeciti « ad aver fra le mani i piani indicati nel N. 5 dell'articolo 1169, li avrà « comunicati al nemico od agénti del medesimo, sa rà punito colla pena « della relegazione; e se li avrà comunicati ad una potenzn estera, neu« trale od alleata, sarà punito col carcere: ((
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Senza atteggiarci a penalisti, anzi ragionando col solo criterio che suggerisce uua arH,lisi elementare, pos~iamo rilevare che il nogtro Codice pen1le comune fa clilTerenza: fra somministrazione di pill!1i ecc. ecc. fatte direttamente o indirettamente per corruzione;
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n1v1srA
e fra corrispondenze tenute con ri~ul talu di somministrare istruzioni dannose alla si tuazione militare o politica dello Stato. E tale differenza fondame atale risultante negli articoli ·169, 170, O ·I , sopra riportati, per cornrnunicazion i o corrispondenze faueo tenute, sì direuamente che indirettamente, trova riscontro nello stabi lire una nione penale mag~iore o minore, secondo che le pratiche hanno avuto luogo : 1° col nemico o coi guoi agenti; 2° por favorire lo spionaggio~ 3° nell'interesse degli alleati. Ma gli articoli 1172 e 1173 separano ancora le corrimunicazioni fo tt~ 4- 0 a potenza allea ta o n1~utra le od ai snoi agenti; 5° a potenza estera, alleat., o neutrale; ;i.ttribuendo pene diverse ai reati commessi con intenzione, od a quelli commessi senza preventiYo uso di mezzi illeciti. In Italia adunque il reato contro la sicurezza dello StaLO per com municazioni di piani ecc. ecc. o istruzioni dannose alla situazione militare e politica è punito dal cotlice penn ie comune: a) coi l.wori forzati a vita; b) coi lavori forzati a tempo; e) colla relegnione; d) col cn rcere. E si fa separazione conveniente e sufficiente fra fnnzi onHio o ageuteclel governo e frn qualsiasi altra persona che non abbia per rngionc d'ufficio incn l'ico di cnstodireo conoscere i secreti in q1wstione, gradu11ndo in conseguenza l'applicazione d,1lla pena iu ragioue della entità del re.Ho, cosicchè: i laYori forzati sooo la pena per le communicazioni fotte al ne,nico od agli agenti di esso, me!ltre la relegazfone e il carcere sono la pena per com municazioni fatte ::i potenza estera, alleata o neutrale od :,i suo: ageuti. Certo quc;te poche parole non mirano a sviscerare la questione o l'applicazione del nostro Codice peno le comune in così gr:we argomento; esa rehl.Jc presunzione il voler raccogliere ed esa mi1rnre iu poche righe ciò che h~ dato luogo a discussioni ~apieuti dei più noti e profondi criminalisti; ~nirnno solt11 11to a porre sotto gli occhi dei lettori della R.ir,ista un cenno per richiamare la loro attenziou~ su Ila tesi s1)eciale dollo spionaggio. EJ avendo così in succinto esposti i criteri fondam entali della 11ostra legislatura penale comune crediamo nostn> dt>bito di analizzare eziandio le presr.rizion i stabilite per i reati con tro la sicurezza rl ello Stato e contro lo spionaggio nei nostri Codici pena li militari: saremo ugualmeute brevi e concisi.
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ESTERA
Il Codice penale per l'r.sercito e <Juello per la marina militare considerano i reati di tradimento e di spionaggio al Titolo II, Capo I e II del Libro ·I°, Pnrte 1•. Nell'articolo 72 (2° capoverso) del Codice penale militare si puniscono colla morte le communicazioni degli st:1ti e delle sit11azioni dell'esercito o di piini di fortezze, porti, ecc., ccc. ; e nel capoverso 3° dello $tesso articolo si puniscono ugualmente le coinmunicazioni di profili, di ca rte topografiche, ecc., ecc., fatte ;i l nemicc, da militare. L'articolo 73 dello stesso Codice penale militare punisce ancora colla mol'te il mi litnre che, con intenzione di tradire, entra in intelligenze col nemico; e l'articolo 7t~ puuisce le communicazioui fatte al nemico senza intenzione di tradire, colla reclusione mi.litare 11011 minore di cinque anni. Fin q11i nclnnque nel Codice penale milit:ire si prevedono e si puniscono le communic:izioni ratte ,11 rwinico. · L'artico lo 75 p1111isce le commnnicaziooi dirette a potenza neiit.rale od allentci od ni suoi agenti colla reclusione milit:ire non minore di quattro anni, quando siano fatte da chi ne è, inca ricato, o qua udo siano fotte dopo essersele procurato per corruzio11e; 1mentre invece l'articolo 16 pun isce le comn-,uuicazioni in<lirette agli agenti di potenze estere, neutrali od alleate, colla reclusione militare 00 :1 maggiore di anni cinque. I mi litari adunque percommunicazioni dirette o indirette di piani, secreti, situazioni, ecc., ecc., compromettenti la sicur·eua dello Stato sono puniti o colla morte o colla reclusione militare; facendo differenza: « se fatte al newico e siw·i agent'i, ovvero agli agent·i di potenza estera, neiitrcile od alleata». L'espinione del rea to adnnqne viene stabilita pei militari così: l per rivelazioni fo tte al nemico con intenzione cli e) colla morte ( tradire ,1° per ri velaz.ioniratte al nemicosonza intenzione f) colla reclusiodi tradire; ne militare 2. 0 per ri velazio11i fotte ad agenti di po tenaci estera · nwtrale od alleata. La gradazione delle pene è relativa nlla gravità Jel reato misurata in proporzione della respousabilità e del danno. Le ste&se pene sono analogamente sanzionate per reati uguali al Capo I del Titolo secondo del Codice penale milit.1re marittimo. Q-ueste disposizioni penali applicabili ai soli militari dell'esercito ed applicabi li agli individui della marina da guerra ed a quelli facenti parti di un convoglio o nave mercanti le al servizio della marina dello Slatoenon a tntte le persone estranee a.ila milizia, sono tali da tenere io rispetto i male 1
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intenzionati e prevenire i reati che possono costituire lo spionaggio sotto <1ualsiasi forma; imperocchè devesi notare> che il reato di trndimento contemplato nei due codici penal i militari presuppone lo stato di guerra dichiarata; taichè tutte le disposizioni che lo colpiscono, secondo la maggiore o minore gravità, sono applicabili iu piena pace, per quanto si riferiscono a potenza amica od alleata; come sono applicabili io piena pace le penecontemplate nel Codice penale comune. Devesi peraltro notare la definizione dei due reati nei Codici penali mi· litari ed in quello comune per rilevare una differenzà: in quello sono definiti rea ti di traditrnento, in questo reati contro la sicurezza dello Stato; e devesi in ciò trovare la radice nel fatto che pone il militare in una condizione speciale non comune al cittadino, e:;sendo quello vincolato da un giuramento particolare di fedeltà verso il capo dello Stato, senza rimanere privo dei benefici che lo Statuto con·cede a tutti i regnicoli. La questione speciale però della quale ci occupiamo - lo spionaggio considerato implicitamente nella categoria generale d0i reati che possono compromettere la sicurezza dello -Stato nel Codice penale comune, è separatamente prevista nei Codici penali militari al Titolo secondo nelle Disposiz'ioni special1:; ed è punito colla morte tanto il militare, di terrn o di mare, il quale procura al nemico notizie o documenti direttameute o indirettamente, quanto quello che ricovera o pone io salvo spie od ag0nti del nemico. E si dà una delìni1.ione dello spionaggio e se ne fanno quattro gradazioni diverse implicanti maggiore o minore responsabilità, maggiori o minori pene (art. 78 codice militare, art. 79 Codice marittimo) ; ed ii reato di spionaggio sarà consumato: · I. introducendosi travestiti in piazzeforti o navi, o porti o arsenali, ecc. per scopo colpevole; II. ottenendo o cercando di ottenere,documenti ecc. ecc. per favorire il nemico; HL procurando al nemico informaz ioni a scopo di favorire le sue intenzioni; IV. ponendo in sai vo o ricoverando spie oagenti riconosciuti come tali. Con tale definizione dello spionaggio si arri va per analogia a stabilire una interpretazione opportuna per l'applicazione del Codice penale comune nei reati di simile natura contro la sicurezza del lo Stato: e certamchte non mancherà la opportuna giurisprudenza. Stabilito in tal maniera in qua li azioni consista il reato di spionaggio, possiamo rilevare che nei due Codici militari si distinguono le comunicazioni dallo spionaggio propriamente detto, e si puniscono colla morte quando fatte da militari al nemico o agli agenti di esso.
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ESTERA
In tal maniera parrebbe che i Codici militari avessero dimentica te le persone estranee alla milizia; ma non e-così. Anzi nei due Codici che esaminiamo si distingue lo spionaggio fatto da 1nilitari O al')o-enti dell'esercito e della marina nemica da quello fotto in via • • • generale da individui non mili tari nè soldati di marina ; a ciò rispettivamente provvedono l'(lrt. 79 (primo capoverso) del codice penale per l'esercito e l'art. 80 del Codice penale marittimo. Lè pene presc.;ritte in questo caso sono uguali; vi è solo una 11otevole differenza di dizione nei due testi : poid1ò uel Codice marittimo si legge: « è considerato colpevole d:i S]Jionaggio ecc. ecc. t'ind'i'vid1w di marina ed ogwi altra pen;ona, anche estranea al.la m:iliz·i~, od ~l serli'~Z'io dti -marina» mentre l'articolo 79 del Codice penale per il regio eserwo considera nel 1° capoverso il reato commesso da mil itari.e ndsecondocomma considera ogni 'indi'Viduo dell'esercito nem.,ico o al seri;·i,zio del governo nemico. La quale fra se al seroù1io del govemo nem'ico non spiega se ~er·vizio militare o gualsfasi. D•wesi ritenere larga a sufficienza per comprendere i non m:i,li,tari? Rileviamo che è più 1chiara la frase del Codice penale marittirno, e senza affermare, proseguiamo l'ana lisi. Avremo adunque nei due Codici militari : / ·1 ° per communicaiioui fatte direttamente o indi· rettarnei;ite al nemico, da militari; 2,0 per spionaggio fatto da mil<ita,ri dell'esercito nemico o suoi agenti; g) peila di morle 3° per spionaggio fotto da ind:ividui -al servizio del go1ierno nemico o estrnnei alla milizia o al servizio di mar'ina, in determinate circostanze. Con tale orescrizione si è separata l'applicazione della pena per i rei siano o no ~ilitari; ma nei due Codici penali militari in esame si fa differenza ancora di reati di spionaggio: su fotti verso ii nemico (,I); se fa tti verso potenza estera, neutrale od amica; come pei reati di tra_dimento e come pei reati previsti dal codice penale comune. Provvederebbero a ciò l'ultimo comma dell'articolo 80 nel Codice militare e l'articolo 82 nel Codice marittimo : e lo spionaggio verso potenza estera, neutrale od 3mica sarebbe punito colla pena di morte diminuita 1
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(i) La parola
nemico implica Io stato di guerra. dichiarato.
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RIVISTA
da due a quattro gradi, quando l'nltimocomma~ei due articoli cit.ati fosse applicabile pei reati tutti previsti nel Capo II; ma ciò non è poichè si rifer isce soltanto al primo comma del rispettivo artit:olo; quindi per questo fatto devesi rilevare nei due Codici una lacuna . · · È utile pertanto fermarsi su questo argomento e rilevare il testo dei due articoli sopra indicati per precisare la differenza. Nel Codic~ marittimo si legge: « sarà punito d·i morte, pre1:·ia degradazione., qiialimque. persona» ; in quello mil itare ::.i legge invece: « saràpuri:ito di morte, pr.ev·ia degradazione i l nvil·itare »: vera men te vi possono essere persone non suscettibi li di essere degradate perchè non rivestite di grado o perchè non appartenenti al la marina, Questo caso peraltro a noi profani di discipline giuridiche non,sembra ben sp.ecificato e abbìamo creduto di rilevare le apparenti discrepanze per richiamare l'attenzione di coloro che si occupano specialmente di ~imili studi . Infatti, escludendo l'arruolamento per il nemico e gli eccitamenti per fa r disertare i militari o marinai (dei quali reati noi nqn ci occupiamo, e::.sendo fuori di questione) l'ultimo comma dei due articoli ora in esame (art. 80 Codice mi litare e art. 82 Codice penalo marittimo) dovrebbe estendersi a tutti i casi previsti nel Capo secondo del titolo secondo (Disposizioni speciali), Se ciò fosse oltre i casi diversi da v·oi contemplati alla lettera g) si dovrebbero considerare i seguenti, puniti colla pena di morte diminuita da due a quattro gradi: · (I.) communicazioni di notizie, piani ecc. ecc. Per parte di mi litari o a potenza estera, neutrale od amica; marinai a persone 5) spionaggio verso potenza estera Mutra le qualsiasi in deterod am ica . · minatecircostanze. Ma ciò non essendo ci pare di dover rilevare una lacuna su questa parte della applicazione delle pene. In tale maniera a noi sembra di avere analizzati e messi in evidenza le pene come sono p_rouunciate nel Codicè penale comune ita liano nei due Codici penali militari italiani, per l'esercito e per la marina, nei i·eati contro la sicurezza dello Stato ed in quell i di tradimento o spionaggio, servendo l'un Codice a precisare per analogia la gradazione delle pent; nei casi diversi. ( · Nel Codice militare france~e (Code de .Tustice militaire powr l'arméi de terre, 3 giugno 1857) le disposizioni penali sono identiche a quelle stabilite nel nostrù Codice peu11le mi litare, sopra analizzate; pet cui vale per l'applicazione lo stesso ragionamento, senza analisi più minute.
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Ora rie~iloga~do separatamente quanto sopra abbiamo esposto, troveremo che il Codice penale comune prevede: 1 ° le communicazioni al nemico o ai suoi agenti; 0 ~ le communicazioni ai sudditi di potenza nemica; 3° le commun icazion i a potenza estera alleata e neutrale o suoi ao-enti · e ripetere~10 inoltre che le pene cominale sono secondo la loro gravità se~ parate in quattro categorie: 1° lavori forzati a vita ; 2° lavori forzati a tempo; 3° relegazione; ti• carcere; per le quali la legge penale comune è più o meno severa, secondo l'azione diretta o ind iretta dell'autore II danno dell.1 sicurezza dello Stato. Nei Codici militari in vece si possono rnggruppare i reati e le pene nel modo seguente: · (I) dirette o in- { 'ers·o 1-1 nemico , \ ·1° communicazioni . . . . . ~ drreue fatte d11 milita·ri; ) Pena di morte , . . j ' O SUOI ao-ent1 " 2° sp10nagg10 fatto da mil:itari,; 3° spionaggio fatto da militari; 4- 0 spionaggio fatto da persone al D:ll nemico (1) verso \ seriizio del governo nemico il nostro Stato · ) o da perso~e cst1·anee al la mi- Pena di morte. r Jizia o al servizio di marina in determi oa te circostanze; / 1;0 communic11zion i fatte da militariomarin,1ioqua\sinsipersoVerso potenza estera} na in determiuatecircostanze; Pena di morte di. minuita dll due neutr~leod amica l 6° spi~na~gio fatt~ cl_a mi litari_o aqua ttrogradi . f marma1 o qua lsiasi personarn \ determ inate circostanze. E, tale essendo la legge penale comune e speciale, siamo noi garantiti a sufficienza contro l'azione investigatrice dei forestieri (siano essi civili o milit;iri) i qual i si stabiliscono io falia per avere comm unicaziooi o per procurarsi direttamente gl i elementi dei segreti piùserii relativi alle nostre forze di terra è di mare e al loro ordinamento e alla loro mobilitazione, ovvero per entrare cl irettamente o indirettamentea 1possesso dei piani del Ie nostre fortificazioni o della nostra difesa costiera e maritti mll? 1
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({) Si rammenti la parola nem-ico implica la dichiar,tzione di guerra. 23 -
ANNO JtXXI, VOL. 11,
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Risponde a questie domande la massi1na d: diritto comune che ad un forestiero che commette un reato nel territorio di uno Stato al quale non appartiene per naziorndità si applicano lf pene sanzionate dal Codice penale dello Stato ove il reato è commesso: infatti l'a'rt. 11 delle Drspos1z1om PRELIM!NU\I DEL NOSTRO CODICE Cl V'ILE è il seguente: Le leggi penali e di po/tizia ·e di sic1i1·ezza pubbl!ica -obbligano t·utfli coloro che s'i, troTJa.no nel tM'·l'itorio del Regno: ed altrettanto è stabilito nel Codice Albertino (art. 12), nel Codice austriaco(§ 4), nel Codice francese (art. 3). Il Codice penale comnue italiano poi conferma tale COD'Cetto all'art. 7 e seguenti delle DisposiziMvi prel!ùnina1·i. Nelle leggi penali militari italiane poi si prevedono e determinano le a~io11i penali per le persone•estranee alla milizia o direttamen te o riman• dando in determinati casi alla legge penale comune (art. 30, 3,1 del Codice penafo marittimo; ai't. 29 e 595 del Cod-ice penale mil itare: ma oltre ciò in detti Codici si provvede al nostro caso là dove si stabilisce la competenza dei tribunali militari e marittimi . Sono soggetti alla giurisdizione dei tribunali militari e marittimi: i militari in servizio attivo o sedentario; gli ufficia li in disp0nibilità od in aspettiitiva; gli invalidi incorpor.ati; i disertori; i militari che stanno scontando pene nella reclusione o nel carcere militare; i militari dell'armata e tutti quelli che fanno parte dei corpi militari marittimi; gli operai e le persone inscritte neHe matri1t0Ie della gente di mare durante il servizio nella regia marina; gli assimilati per provvedimento organico; i prigionieri di guerra, ecc. ecc~ · Con tali criteri fondamentali aduoqùe e per l'applicazione dell'art. H delle D·ispos·i1t'ion,i preliminari del Codice,ci'iYile ita,liatno, sopra'ri portato, e per le applicazioni dell'a1'.ticolo ,12 delle DispoS'iziani pnlim'inai·i del ·nostro Codice penale,comune seguente « Le disposizioni del presente Codice non ,sono ·applicabi;li ai reati pei q1tali pro'v'Vedono in mod-0 spe. pecile le leggi ,mil'itari mar,i,ttime » •si arriva alla conclus,ipne che p~r · l'app1i:cazione ,della nostra legge pen~ le nei casi di spionaggio, o trad1-· mento si provvede nè più, nè meno di quanto provvedono i Codi·ci penali francesi essendo identiche le pene pronunciate ed identici ireati previsti. E alle persone estranee alla milizia o alla marina, sì italiane che straniere, provvede il Codice penale comune soltanto ,e provvedono i Codici 1
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ESTERA
militari i~ talune d~terminate circostanze, mentre per gl i rndividui appartenenti alle mal'lne o agli eserciti stranierj residenti in Italia non prov-· vedono le pene sancite nei rispettivi Codici speciali, perchè i militari stranieri residenti in Italia debbono essere considerati persone estranee alla . milizia. Se questa conchisione non è errata, a noi sembra ehe la nostra Jeo-islazione penale sia difettosa ; occorre eziandio porre mno-o-iore armonia fra fra. i .du~ Codi~i penali militari per meglio specificarela ~~mpetenza dei refatlVI t.nbunalt per persone estranee al servizio militareo marittimo of _ -0ent! part~ .in ~ua.lsia:<;_i maniera delle truppe di terra_9 degl i equi ;iag;i marme mrlllan strnmere quando risiedano nello Stato. · Vi potrà, viceversa, essern chi gindichi chiare e corrette e sufficienti le nostre uor~e di diritto comune e speciale a garantire e prevenire i reati ,c_ontro I~ sicurezza de_llo Stato e quelli di tradimento e di spionaggio, ma d esempio de.Jla Francia non si deve lascia.re in silenzio. Infatti noi_assistemmo in ltalià ad un processo Vecchi-De-Dorides; e recentemente 111 Fran_c(a un Del vigne, ilX)piegato civile do: genio miliitare, fu condannato dal tri bunale correzionale di Valenciennes ad un ann0, di carcere.ed a dieci anni d'interdizic.ne di soggiorno in determinate località: -senza ricordare processi annloghi , meno recenti, j. quali hanno fiJtito con -condanne più o ruéno s:rie, la pre,;entnzione del progetto sullo spionaggio .alla Camere francese dimostra che i ,ministri della Repubblica o-indicano la lo'.·o le?isla7:io~e penale insufficiente a punii·e 1,utta quella se;ie di ma11:Ul e eh fotti· cl, sec~ndaria importanza i'l'ltBsi a scoprire i segreti della -difesa del paese: pensiamo che tale legislazione llon è di versa dall:a nostra. Il progetto presentato è il seguente: « Art. 1. Sarà punito con la prigione da due a cjnque anni e coll'aro·« menda di 1000 a 5000 fr&n ch,i : . « ~ 0 Qualunque funzionario, agente o preposto il quale a,vrà rivelato -<< rn tuJto o in parte, piani, scritti e doc1.1,menti che interessino· la sicurezz~ . « del territorio, o la sicurezza e,terna dello St1Jto, a lui c0tdìda1.i O da J,u i -<< s.aputi in g:raz,ia alle sue funz ioni. . ;< ~0 Qualunque persona che abbia.commesso la stessa colpa con piani, . ·« scr1tt1 o con documenti di cui aveva conoscenza in via uffrciiiiJe o per la -<< sua professione o la sua missione . , « 3° 9ualunque persona che, trovandosi in uno dei casi previsti dal·« 1 nno dei paragrafi precedenti, avrà comunicato o di vuli<>ato notizie traVte « dai detti piani, scritti o doc.u,menti. ~ « Art. 2.. Sarà pqnito co,1 carcer.e !la uno a cinqt1e anini e con 11mimenda « da 50_0 a _3000 f~anch_i q_ual_u,nq11e altro indi,v,iduo, che. siasi procurato -<< e abb1a rrvelalo 1 detti p1an1 e documenti.
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Sarà punito colla prigione da 6 mesi a dne :inni e coll'am « menda da 300 a '2000 qiia lunque perwna che non abbi.a qualità per pren« dere cono!-cenza dei eletti documenti e ·se li procuri. « Art. ,i.. Colui che per negligenza o per inosserv~rnza d_ei regolamenti « avrà lasciato sottrarre, ruLare o distruggere documenti segreti che gli· . I « saranno stati confidati in causa delle sue fu nzioni o della sua professione « o missione, sarà punito con la prigione da tre mesi ad un anno e con « ammenda da 100 a ,1000 franchi. _ «Art. 5. Sarà puoità colla prigioue daunoacinqueannicoll'arnmcnda«· da ,, 000 a 5000 .franchi: « 1° Qualunque persona che a mezzo di travestimenti o fa lso nome- . « che nasconda le sue qualità, la sua professione e nazionalitit, si sarà in« trodòuo ·in una piazza forte, in un porto, io una nave cld lo Stato, in « uno stabilimento militare o marittimo. «2,0 Qualunque persona travestita o sotto un nome fa lso o dissimu lantc« le sue qual itù , professione o nnionalit11, che avrà leva to piani, ricono« scititè vie di comun icazione o raccolto informazioni che interessino la. « .difesa del territorio e la. sicurezza esterna dello Stato. : «· Art. 6. Colui che senza autorizzazione miÌitare o marittima, senza « motivo legittimo, avrà rilevato piani interessanti la difesa ciel territorio«, entro uu raggio di un miriam~tro intorno a piazze forti, porti; stabil i-· «, nenti marittimi, sarà punito colla prigione da un mese a un anno e colla«- multa da ·100 a ,1000 franch i. « Art 7. Uria pena· di .6 giorni a sei rne!'.i di carcere sarà pronunciata «. contro chiunque avrà scavalcato barriere, p:ilizzate o altre cinte di ter« reni rnili1ari. o .che avrà scalato mura o terrapieni di fortificazioni p,er «- riconosce un'opera difesa. « Art. 8. ·ogni tentativo di uno dei delitti previ$ti cl~gli articol i ·1, 2,. <~ 4- e 5 sarà considei:àto Cùme il delhto stesso e punito come tale. . « Art. 9.Sarà punitacomecomplice;1ua1unquepersonache:rvendo co· « noscenza delle intenzioni degli autori dei delitti avrà loro fornito al« loogio, rifugio o luogo di riunione, avrà ricettato gli oggetti o strumenti. «. hanno servito o che devono servire per copnneuere i detti del itti . , .«.Art. 1o: Sarà esen:te dalla pena incorsa ogni colpevole che prima della « consumazione del delitto o prima del procedimento avrà pyevenuto le «·autorità amir1 ini°sfrative o )a polizia giudiziaria, oppure àvtà procurato « l'arresto del colpevole, anche dopo i pr.Òcedimenti . . « Art. H. I procedimenti si faranno innanzi al tribunale correzionale « ·e secondo le norme ciel Codice d'istruzione c,rirninale. · « Art. 12. Il tribunale ·potrà pronunciare indipenden_temente dalle altre<< Art.'3.
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; nIVIS'fA
pene l'interd izi one d_i tutti o di parte dei diritti civili, o di famiglia, come ·« l'interdizione ciel soggiorno. « Art. ·13. L'art. H del Codice penale relativo all'ammissione de11e ·« circostanze attenunnti è applicabile ai delitti· rrevististi e puniti dalla « presen1e legge». Si raggiungerà l' intento? E il progetto potrà arrivare a maturi tà diventando legge? Noi pensiamo che oltre a provvedere in Itulia, e negli altri Stati d'Ku:ropa, con progetti speciali, sa rebbe ·bene trovare una misura di mezzo fra .J'auuale sbtema di discussione e di sludio del le quistioni militari, per la ,quale iI Parlamento, essendo esattamente informato ed avendo eri vede~do .il conto delle spese ammiuistrntc dai Ministri della guerra e del la marma, si restr;ngesse la pubblicità. In fàtti i progetti di legge rel.itivi'alle forze bilanciate, ai qu11dri della .armata e clelJ'esercit.o, al le navi in armamento o io costruzione, ,1llesomme .annnalmente inscri tte in bilancio pr.r la istruzioM dei contingenti, i quali -sono ri chiamati alle armi nella prima o seconda linea per periodi relat.ivamente luoghi, sono documenti pubblici i quali, raccolti di ligentemente nelle s~zioni iuformazioni <legli Stati nrnggiori degli eserciti, costituiscano una branca speciale di studio e cl i preparazione al la guerra . . E vanno fra le mani di tutti i progetti di forti5cazione e di costruzioni -di navi·' e si discute senza esitanza. sul valore offensivo e difensivo . dell'una o dell'a ltra. linea da adott:irsi· per garantire lo Stato da una mva:Sione su i punti più rniuacci11ti; e si inseriscano in bilancio, con somme riportate in spese ordinarie o straordinarie in diversi anni od esercizi , le -somme assecrnate a stabilire e l'armamento da costa e quello da fortezza -e quello da ~ampag11a, designando il numero delle bocche a fuoco e il rispellivo mun izionamento e dando conto della produttività delle fabbriche -d'armi portntili e delle ordinazioni relativecommi5sionateall'estero, quando fa industria naziona le non sia sufficiente . E quasi ciò non bastasse a rivelare reciprocamente il lavoro febbrile -della preparazione alla guerra nelle grandi manovre annuali, con richiamo di contincrenti per por1are le unitit. organiche e tattiche alla proporzione delle for~azioJli J i guerra, offlcialmente, con benevolo e direi cieco accordo, si ammettono ufficiali esteri a far parte degli Stati maggiori della -direzione e delle grandi unità messe io giuoco. E <JUasi che tutto ciò non fosse sufficiente mezzo per dare agli stranieri il modo, e direi, l'autorizzazione di intervenire, studiare e verificare le cese militari interne, si accreditano presso le ambasciate degli addetti militari speci~li collo scopo clet.erminato cli seguire passo passo lo sviluppo degli <<
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RI V!S T ..\. E STE I\A
eserciti e. delle marine, sì. che nulla o il meno possibile, sfucrrra e rimaner"'H . eo 0 ignoto su i pe_rf-ez1~11ament_1e sulle trasformnzioni che giorno per giorno siarrecn_no aglr,·ord111nment1 , per la costituzione dei quad ri, per la forza dei, 1_'epar1.1, pe_r I armam~nto_, per la difesi'!, per il dett11gliato modo di passorecol la massima soll~c1tudrne dalla fo rmazione di pace quella di guerra. Certo non devesi credere cho noi si dica tutto ciò per cambiare il sistema p~rlament_are, poichiJ, se tale sistema ha gli inconvenienti lamentati, ha v1ce~·ersa I I be_nefì cio cl i perfeziona re nella discussione le proposte e di sor-· rngl'. are, nell'rntcresse del paese, il lavoro di preparazione alla guerra. Vi pJt~ebbe forse essere un p~ovvédimento che trovasse il modo di se-· para_re gli estremi nell'un sistema dall'altro e. lasciando ai ministri delln ~nanna e guerra la gestione, cbinmasse n render conto del danaro speso111 sedute ~ecrete a Com missioni della Camera a tale scopo nominate. Il co,mp1a~t~ gene_rale Luigi MeZ1.acapo espresse questi desideri quando r~sse I i1mm_m1straz1one del la guerra; e noi, 11ccennando a ciò, non facciamo che riporre sul tappeto una qllistione che non è nuova e che non sembr~ i~opportuna, dal momento che, fuori d' Itnlia, vi è chi cerca di, garant1rs1 dagli inconvenienti lnmentati con leggi ;peciali. ·
LIBRI E PERIODICI
..4.vant la bataille. -
Parigi, 1886, Lipogt·afia Levis.
Con questo titolo venne pubblicato recentemente un libro che ha levato e leva ancora un certo m more. In esso si coniengono notizie cd a pprezzamenti sulle condizioni attuali dell'esercito francese e dichiarazioni sugli intendimenti della Francia, rispetto,alla Germania. Nelle notizie e nei dati di fatto non v'è nulla di nuovo; sono nuovi molti apprezzamenti. ~uovissima poi è la franchezza con cui si dichiara recisamente di volere riconquistare colle armi l'Alsazia e la Lorena, di non aver avuto altro intento durante c1uindici anni, e cli essere orama: pron ti. Egualmenle nuovi ed intere::santi sono alcuni particolari dati per inci denza sulla lega dei patriott·i, il cui scopo è di prepa rare e promuovere, all'i nfuori dei partiti , la guerra alla Germania: lega che, se deve credersi a quanto è asserito nel libro, avrebbe acquistato un'estensione e un'influenza che all'estero si era ben lungi dnl sospetlare. Il libro è appunto 1leclicato alla legci <lei pcitt'iotti. , Noi stavn mo, dice « l'autore, curvati sotto il dominio della forza. Certo non siamo mai di« scesi fìno all'avvilimento. Se non osavamo mordere la mano che d « maltrattava, non l'abbin mo m:ii leccata . Nostra abiLUdine era quella del « vinto mortificato, rna non alibaunto, che ntte11 de il rullo del tamburo « e lo squi llo della tromba per rhdzare la test.i . Voi siete apparsi e il pa« triottismo lrn ripreso il suo posto, ha riconrruistato i suoi diriui » . Segue un cenno deile difficoltà incootrntc dalla lega al suo nascere e degli sforzi fatti per vincerle, indi si continua: « Qualcheduno credeva « chiusa e gn:iri ta la piaga apertaci nel fìnnco e.olio strappo dell'Alsazia « e della Lorena. Voi aveteravv iva tola ferita, l'avete fatta rinsauguinare, « le avete applicnto il l'erro rovente. L'operazione non è rimastn senza ef« fetto. I risultati furono sorprendenti ».
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E PERIODICI
LIIJRI
Si accenna alla società di tiro e di ginnastica promosse dalla leaa e ai risultati ottenuti: « Restando nel dominio dell'iniziativa privata,"' avete « fatto un gran bene. La gioventù ritratta dal la vita di libertinaggio e di « debanche a cui s'abbandonava , per mancanza di un elemento alla sua « attivi tà, eccola più robusta, più calma, più riflessiva, più penetrata dei « suoi doveri, più confidente nell11 su11 forza, più curante dei diritti della « nazione, più degnamente prepa rata ai sacrifici, ecc. ecc. ». Esaminando il car,Htere della lega , si dice: « Avete con1preso che la « migliore arra di riuscita era di tenervi lontani dalla politica ». Accennando ai risultati ottenuti, si esclama:« Avete trascinato gl'inerti e ol'in« decisi : d' un sc,gno, avete fatto una rea ltà; all'insegnamento teo~·ico, « avete preferito l'esempio; l'esito ha coronato i vostri sforzi·' o<widì siete (;)è) « centomila raggruppati intorno alla band iera della speranza» . La conclusione della dedica è questa : « Che vi manca, o patriotti della << lega, per convincere il por,olo dell 'eccellente stato delle nostre istitu« zioui mili tari'? Un esposizione concisa , esatta e completa delle nostre « forze. Eccola; possiate Mtingervi la convinzione che oggid ì avete diritto « di dire a chiunque voglia molestarvi: Alto là, non si passa pi ù "· Il primo capite.lo è intitolato: La g1,ie,r1·ct. L'autore la dichiara inevitabile. « A quale scadenza? Sarebbe temerario il dirlo: ma il minimo acci<• dente può provocarla; tanto un'insurrezione nella penisola dei Balcani, « quanto un futi le motivo di politica coloniale"· Chi prenderà parte al la guerra? Anche questa è una domanda a cui non è facile rispondere. L'antorè è certo di una cosa sola , la Francia sarà da una parte e la Germania dall'altra. Quindi fra le ipotesi sceJ~lie la più semplice: quella di nn duello fra queste due potenze. « Dall'altra parte « de! Reno si quali fica la no,tra nazione come nemica ereditaria; eia « questa parte ur,n siamo animati da sentimen ti di odio ver$O nessun'altra « potenza» . Si accenna con parole di fu,oco alle ragioni di quest'odio e si conchiuc\e: « Non potremo riprendere il nostro primato in Europa, finchè « la nostra bandiera non sventolerà a Metz e a Strasburgo». L'autore prosegue chiedendosi ch i provocherà la guerra; e, dopo essersi risposto che la Francia non ripeterà l'errorecommesso nel ,t 870 di attacc11re uno Stato tedesco per tirarseli addosso tutti aggiunge: «Ma noi possiamo mo<c ralmente obbligare la Germania a uscire dalla sua riserva • . Accenna poi a discordie inte:;tine e sfasciamenti (secondo noi poco probabi li(che potrebbero succedere in Germania alla morte dei tre uomini che hanno presieduto alla costituzione dell'impero (Guglielmo , Bismarck e llfoltk~). L'autore continùa descrivendo con vivi colori quanto sarà foroce la prochaine guerre , in cui si tratterà non solo della vittoria, ma dell'an-
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nientamento: termina poi il capitolo con una dura verità, quando a CO · loro che vorrebbern rivolgere l'attività del paese a conquiste c0rnme1·oiali , risponde: « Da rpwl epoca datano le conquiste commerciali dell'Inghil « terra? Dal giorno che acquistò la supremazia sui mari, roviòando le '« flotte della Francia, del l'Olanda, rlella Spagna e delPortogallo, Da quando << la German ia ha potuto cammirrnre sulle traccie dell'Inghilterra? Dal « giorno che abbattè la nostra potenza militare e ridusse l'Austria a subire « l'alta sua dominazione>> . I capitol i che seguono banno per lo straniero minore interesse. Loro -scopo si è di persuadere i Francesi che l'esercito è pronto materialmente e moralmente. Il capitolo intitola to: Lesoldat mette in ri lievo le belle qualità del soldato france:;e; contiene pagioe eloquent.i e massime eccellent.i sul coraggio, sulla disciplina, sulla abnegazione, sul l'amor di patria e via dicendo. Nel capitolo intitolato: l'offi,cier, l'autore si scaglia contro coloro i quali sostengono essere il corpo degli ufficia li fr~ncesi inferiore al suo còmpito. Le prove addotte, egli dice, non sono prove; gli inconvenienti lamentati erano ben maggiori io passato; detto dorpo non fu mai co,;ì omogeneo, solido, còm patto, preparato , atto al suo còmpito come oggidì; e lungi dall'essere inferiore iu qualsiasicosa a quelli di qualsiasi esercito straniero, non hanno nulla a temere dal paragone. Il capito lo seguente tratta del reclutnmento, l'altro ciel bilancio, quello appresso dell'ordinamento generale. Al servizio d_i sta to maggior~, al la faHteria, alla cavalleria, all'artiglieri;1, al genio, alla gendarmeria, all'intendenza , al servizio sanitario, a quello dei trasporti, ecc. ecc., sono consacrati altrettanti capitoli : Quattro capitoli trattano dell 'esercito in tempo di guerra : gli. effetti vi di guerra, la mobilit,azione, la raduuata, il quarti er generale. Dopo la rassegna delle forze cli terra viene quella delle forze di mare. Ordinamento, stato maggiore, reclutamento, eqnipnggi, meccanici, idrografi, genio, commissariato, corpo sanitario, fanteria di marina, artiglieria di marina, gendarmeria coloniale, materiale della flotta , ecc. ecc., tutto è <lescritlo, classificato, apprezzato, co n abbondanza di particolari, con chiarezza d'espo3izione e con ottimismo di giudizi. Il capitolo di conclusione dice: « Vi ho presentato, o membri della lega dei patriotti, le nostre forze nazioual i.... , Vi ho portato uno sul la frontiera .... . ». Ed influe: « En a'Vànt per l'Alsazia e la Lorena che vi chiamano. En avant per la libertà e per le civilLit; per l'indipendenza e per l'umanità». Precede il libro una prefazione del signor Paolo Deroulède, assai bel la
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come lavoro letterario (nel merito delle cose delle non entriamo), della quale riportiamo alcune frasi, perchè servono a farne conoscere l'into:.. nazione. .. « I seminatori di vil tà hdnno perduto il loro tempo. Contrariamente al detto della parabola, il foglio non ha soffocato il grano .... Questo libro toglie ai govornanti il diritto di tremal'e .. .. . Unravviciuamento tra la Francia e la Germania è necessario, ma colle baionette ..... non si farà niente di stabile all'iuterno, se nou si farà di definitivo all'estero ...... Ciò che ci rende inquieti è il rimorso ....... Le industrie francesi decadono, perchè non hanno più per arnrca di fabbrica la gloria deMe armi ...... » E via di questo tenore. L'esposizione della materia in que$tO [i,bro è ordinnta e precisa, lo stile è vivo, la forma, in una p:irola, è eccellente; intorno al la sr.stnnzanon ar· rischiamo nessun giudizio; diciamo solo che l'opern merita di essere letta da chiunque cerca dnti e notizie sull'ordinamento delle forze militari della Francia, e da chiunque vuol conoscere lo spirito della lega d:e-i patriotti francesi.
Da questi tempi il confine della Russia si porta oltre i monti ; e le nazioni montane non sono più dei vicini cli confine, ma popolazioni viven ti dentro all'impero. Nel secondo volume l'autore espone i negoziati per l'accettazione della Georgia sotto In protezione della :Russia, si toccano le relazioni dei Russi coll'Imérezia e .le lotte coi montanari eccitati alla rivo ltn dal falso profeta Sceik-)iansur. In questo stesso volume entrano la descrizione delle operazioni dei Russi nel la secouda guerra turca (1787-179·1), la graduale immigrazione nel paese, il consolidamento della linea del Caucaso, e le relazioni colla Persia sino alle sue ostilità verso la Russia. Nel terzo volume si t.rova la descrizione della campagna del conte Zubow in Persia nel 1796 causata dalla invasione di Aga-Mahomet-cham in Georgia e dalla distruzione di Titl is. La condizione disperata ùella quale I venne a trovarsi la Georgia dopo questa distruzione, la obbligò a cercare la sudditanza rnssa ed essa venne riunita all'impero. Colla morte dell'ultimo re di Georgia, Giorgio XlI, fu introdotta in questo paese l'amministrazione russa ,e venno rnimiuato il primo governatore, il consigliere di Stato Kowaleosk. Il volume termina con nna descrizione della sua operosità. Il quarto ed ultimo volume è dedicato alla descrizione della bri llante ammiui~trazione 1del principe Tzitzanow, fini ta colla riunione alla Russia dell'Imerezia, della Mingrelia e dei KaMti di Gappch, di Karabag, di Scek ed altri. / Presto dovranno essere pubblicati altri tre volumi di quest'opera, et! in essi l'autore t.ratterà del periodo che finisce colla guerra persiana ciel 18~6.
.lsto,•iti ,,oini ·i vltitl·i cestrc, 1·1tssh:iw ,u, Ra,okc,e·i c. (Sto1·ùi della giw1-rci e clella clon'llinaz·ione clei Rnss·i nel Caiicaso .) - N. Du1rnov1N. - 3 volumi. - Pietroburgo, ,(886.
Nel ·187,t l'uutore pubblicò so tw questo stes~o ti tolo il suo primo volume composto d.i tre libri, contenenti una descrizione geografica ed etnografica de.I Cauc!\so e delle nazional ità che lo abitano. Nei trn volumi ora pubblicati (2°, 3° e ,1- 0 ) è esposta la storia delle prime guerre e dello smbilimeoto del potere russo nel Caucas6, la graduale introduzione delle autorità civili, e l'adozione cli nuove misure amrninistrative nella regione sottomessa . In tal guisa il primo vo lume serve come di introduzione contenente la descrizione del teatro delle operazioni, sul quale pel corso di più che mezzo secolo si esplicò la ltrillante attività mi,~itare dell'eserei tl!) del Caucaso. La descrizione delle guerre comincia col secondo volume, dal l'epoca dell'ammissione della Georgia sotto la protezione della Russia , éioè dal ,t 783. Propriamente da quest'epoca cominciò la dominazione russa nel Caucaso e nel Trnnscaucaso . ' Le truppe russe oltre ii Caucaso si mostrano non per prestarP un aiuto temporaneo ad un lontano alleato, ma per la difesa dei propri possessi
f'on d e ,• Weicl,sel ~.,,,.. Dnje.111·· . Geog1•ti11hische, h,•iegsgescliicl,tlicl,e ,nicl ope11•citi.,e Studien von SA1UIAT1cus. (Da:lla Vistola al Dn-ieper. Stnclj storico-militari ed operativi:, di S,\UMATJCUS). -· Con una carta d'insieme
e H schizzi. -
Hannover ,1 886. Helwing.
L'autore è già noto per uno studio sulle provincie occidenta li della Russia pubblicato nel ·1880. Valendosi dei numerosi lavori da allora in poi appar$i e specialmente dei molti dati statistici e geografici da poco pubblicati, l'autore ha ora riordinato quel suo studio, anzi, si può dire, ha fatto un lavoro completamente nuovo.
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Se il primo h\Voro, come dice egli stesso, era un timido teotativo di vincere numerose difficoltà, il presente, dopo i successi allora ottenuti, si presenta ,icuro e forte nell'arena della pubblicità . Lo studio si divide in u·e parti : geografico-militare, storico-militare ed .opera t:iva . Parte geografìco-1nilita1·e. - È nbhandonata l'antica distinzione in teatro di guerra settentrionale e meridionale della Polonia; il teatrn di guerra polacco è definito essere il pae$e fr11 la Vistola ed il Dnieper. Dopo aver presi in· con,;iderazione il cli ma, il quale in Polon ia è simile a queJJo della Germania nord- orientale, e la coltura generale del suolo, si esaminano le condizioni idrografiche tanto importanti nel la condotta cli una guerra . Al territorio dell'a lta Wartha ti1rn dietro quello della Vistola, il quale per la sua importanza è studiato nel modo il più amp io. Molto istruttivo per il militare è il capitolo: Not·izia sto1·ica siti pas.~aggi della J",istola. Viene quindi il territorio del Niemen; ed anche qui è rivolta uua spe-ciale attenzione alla guadabi lità del corso principa le ed ai suoi punti di pass:iggio. Nel territorio dell'alto Dnieper è interesrnote sopratutto quanto vien Jetto sul Pripet. L'immenso territorio paludoso attraversato dal Pripet {Polesia, ·I 00000 chilometri quadrati) separa·, corne è noto, il teatro di guerra della Polon ia setten trionale da quello meridionale. Da l ·I 874, si ,cominciò a rendere abitabile questa regione con lavori di prosciugamento, ' ,e si ottennero già considerevol i risultati. Il colonnel lo Popowscbi, citato dall'autore, dice: « in un tempo non lon tano (fra '15 o 2.0 :inni) il carattere attuale del territorio dell a Polesia sarà sparito; già in questo. secolo la Polesia finirà di dividere la Polonia in due teatri di guerra e ,cli essere con:.iderata quale un paese imprati,cabi le e completame1u e inadatto alla grande guerra». Non si tiene, ci pare, però conto dell'immen,;o sviluppo di c,10al i ('1450 ,chilometri) che cio po il prosciugamen to renderanno questo territorio forse {:)gualmente impraticabile per le grandi forze . Si esam inano poi i territorj del Ponto, del Bug meridionale, del Dnies ter, del Prnth e del .Sereth. Nel capitolo quinto l'autore esam ina le var,ie rnzze.che abitano questo territorio: Polacchi, Russi della Rnssia Grande, Piccola e Bianca, Lit uani , Tedeschi ed Ebrei . I Tedeschi sono un elemento di cultura utile al paese nelle cose agricole ed industriali . La razza semitica forma per numero e per condizione sociale una classe importantissima de_lla popo-
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làzione; gli Ebrei·,che si dedicano i\ri anche ai mestieri , sono 111 vera borghesia, e sono indi spensabi li nel paese. In guerra essi acquistano una speciale importanza percbè colle loro rei'aziooi, sparse dappertutto, possono essere di grande uti li Là per la provvisia di vettovagl i€'. Il capitolo sesto tratta dell' am mio istrazione e della statistic3. Molti dafr sono trntti dall'opera di Matthai : Die ivirthschafìlichen 1-lil,{squellen Jfo.ssland, 1883 . La Polonia appa re all'autorn tutt'a ltro che così povera, come io geoerale si crede; al contrario il vettov::igliamento di eserciti incontra minori. difficoltà che non in allri paesi che passano per ricchi. Nel capitolo settimo si traila delle fortezze, alle quali l'amministrazione russa della guerra ha negli ultimi tempi rivolto una specia le attenzione. Le linee delle cinte di forti ora costrntte sono indicate con schizzi . S0i1ò sto.Le fortifìcate·a nuovo negl i ultimi anni Kowno e Gonionds e così. pure· Lnzk. . Delle strade ordinarie si occupa il . capitolo ottavo ; delle ferrovie iJ nono . Riguardo a queste ultime si lavora energicamenle nella Rus~ia orientale. La linea Wil na-Kowoo è ora completam1mte ultimata , e così pure l:i linea Koliuschh-Bodsekow, /incrociamento di quella Ivangorod-· Dombrowo. Segue poi un'appendice: Schizzi d,i, viagg-i,o: Varsavia, W·ilna, ùi Campagna. Partc- storicomil'i,tan -- Si raccontano le campagne del 1192al ,J831 : la C<'\mpagna russo - prussiana in Polonia dal ,1792 al ·I 79i; la campagna d'inverno dèl 4806-1801, la guerra del ,t 8'12. e la guerra russo - polacca, • del ,J83·1. E$se sono maestrevolmente descritte e studiate nei loro tratti principali. una grande guerra in Polonì1t L'autore vuol dimostrare come 011aiaiorno i'?Ù possa beoi:;simo condnr:;i, essendo ce;;sn ti molti degli oslacoli che prima vi si opponevano. - La cresciuta ,1gi;.tezia, le strade e le ferrovie hannoprocura to delle condizioni assai più favo revoli che non pel p3ssaLO; la Polonia e la Russia Occidentale formano ora un teatro di guerra, il qualeper viabilità e risorse di veuovagliamento non eguaglia cert,1mente quelle> dell'Europa 0entrnle, ma contìeue però tutte le condizioni per nua regolare condotta della guerra . , Parte operativei. - L'aut.ore dopo awre studiato il teatro di guerra geograficamente e .storicamente prende ad esaminare in qual modo potrebbero s.volgersi le operazioni su di esso in una even tuale guerra. Com incia colla ripartizione delle forze russe in pace, passa poi alla mobilitazione ed alla marcia in avanti cieli' esercito rnsso, fa uno schizzo della dislocazione e della marcia in avanti cieli' eser~iLO austro-ungarico. Ù
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Seguono poi proposte di preparativi per una guerra in Poloni8. - Il vestiario richiede maglie di lan:,, eventualmente pelliccie, alti stivali; per l'alloggiamento occorrono tende 'port.atili; pel nutrimento occorre una accuratissima preparazione (provvedere le truppe di conserve, biscotto, the); i mezzi di trasporto devono possibilmente essere leggieri e mobili. - È .necessario sopratutto la ricognizione delle strade e !''aver tutto in pro.nto per la loro riparazione; il servizio dei pontieri ha una parte importante per la ricchezza di fiumi e di canali. Il .capi·tolo final e è intitolato: Scopo della giierra e piano d·i. guerra. « La stretta unione della Germania coll'Austria è il responso dell'oracolo per so prnffare l'impero degli Tza,r ». Perciò l'autore studin il caso in cui Germania ed Austri,1 alleate facciano guerra alla Russia. Scopo della guerra è di cacciare il nemico; esso si troverà probabilmente con tre armate al medio Niemen, fra la Vistola ed il_Bug, sull'alto Bug e Stir. - L'avversario non si .ritirerà come nel ,18·12, sarebbe questo un segno di debolezz11; a che d'altronde l'aver fortificato Varsavia, Kovno, Ivangorod e Novo-Geòrgewsk? Se la decisione sul te11ritorio polncco è stata favorevole agli eserciti aHeati: allora alt, assedio delle fortezze principali e riunionB delle forze. Per la continuazione deHe operazioni oltre 111 li uea Brest-Wilnu e quindi oltre In seconda linea Kiew- Smolensk occorre unn solida b11se. Quando le fortezze ed i passaggi di Oumi saranno in flOtere degli aHeati e le ferrovie Lemberg-Kiew, Varsavia-Smolensk, Kowuo-1\finsk in esercizio, allora marcia in avnnti nella Russia interna, contro la linea Kursk~iosca. ' La mat'cia su. Mosca, un atto inaudito di audacia al tempo di Napoleone, è 0ggidi una intI1apresa che può come qualunque al.tra ·essere presa in P,Same, e della qualP. si possono st.udiare i mezzi di esecuzione ed il modo di portarla a termine s~nza uscire dal norma le. Non a Pietroburgo ma a Mosca deve es$ere v in ta la Russia. - La sacra Mosca è il cuore della Russia: la strada verso di essa attraversa i governi più pQpolosi e più ricchi. · È raro il trovnre ~ua le t'8nte opei'e milrtari recenti una che sia scritta in maniera r:osì viva ed affascinante come questa del Sarmaticus; questo lii>ro si lascia l,eggere con un iutere5se, sempre crescente, ed è util~ tanto come libro istruuivo quanto come opera cf.i amena lettura.
CARDINAL voN WrnoEHN,
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maggiore e direttore della scuola militare
di .Neisse. - Tr11,ppenfulu•ung unti Cene,•alsttibsd,enst . .Das z1r1 Ar,nee-Corps tnad t.U. ! Ctnoallerie ,livision w-;.11.rentl ih1•e1• selbtlltnttligen Oper11t·ionen in 1r1osel-Fel~ug bei Jrlet~ von st,1,ndtiNnld tles Cene1•t1lco,nun,nulos bea1•beit,et
(Condotta delta guerra: e servizio di si:ato ~naggfore. Il XVI corpo d'annata e ta 7• divisione di cavalleria diirante le lor? operaziofl,Ì indipe,ndenti ne,lla carnpagna della Mosella sotto il ' punto d:i vista del comando i11t capo). Gera, ,J 886.
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Questo lavoro è destinato a servire di« cornplè-rnento appl-icatori~ del · Manuale per la condotta delle tr·uppe e pel servizio d'i, stato maggwn dello stesso autore ». L'autore fa opernre un corpo d'nrmata unito ad una divi~ione di c:1valleria secondo un còmpito assegnatogli dal grande quartier generale. La situazione generale de1la guerra, i1 e circostanze particolari,. le c_on• trarietà ed i cambiamenti che di continuo arrivano, sono cosi felicemente trovati e combinati fra loro; il teatro di guerra è così favorevolmente scelto e.be ~utt.e le leve e le molle della condotta delle truppe di cui tratta il Manuale possono essere messe in op1,ra, L'esposizione è chiar_a e tale da destare in qualsiasi lettore-maggiore interesse. Non poco contn· buisce a ciò il non avere introdotto dei comandanti di truppa coi soliti appellativi di generale A, colonnello B, ecc.,. ma l'~ver dat_o loro .~ei no:1i reali come Wort, Alseu, Zorndorf, ecc., 1 quah accattivano l 1mmai,,1uazione e ricordano gloriose battaglie germaniche. Il lettore ric?nosc~ sempre più che non sono messi in azione delle figur~ ~a s?accln o ~e1 segnetti da manovrn sulla cart.a., ma bensì deglì uonrnu, ~e1 c~rat~en. L'autore ha preferito, piottosto che rim1111ipolare un ep1sod10 d1 una delle ultime o-uerre di creare nna situazione fantastica che potesse dar 0 Juoo-o ad una criticn' continua e particolareggiata delle disposizioni che devoni,,o prendersi ad ogni momento e secondo le varie circostanz? d~l com~~do in capo e dai suoi organi, senza egsere trattenuto da alcuno dei nguard1 imposti allorchè si esaminano op,~razioni realmente acca.dute. , Per non dar luogo ad alcun risentimento da parte lrancese, l autore l~a supposto che la M:osella separi un impero orien1ale,.da un unp~ro occ1denrale, e che ì\fetz e Tbionville appartengano ali impero occ1dent.ale e siano città aperte. . , . Questo libro, il cui ti'tolo forse è la parte meno bene mdov1uata, puo essere utilissimo agli studiosi di strategia e di grande tàttica.
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LIDRI
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Anno ·I.° - Roma. - Agenzici militare. Voi. 1. Puntate di gennaio, febbraio, marzo iiB86.
Bivist1.c di c1.cvalle,•i1.•. 1
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« Combattere nell'arma, per l'arma, su i vasti temi della storia, della tattica , delle rimonte, dd la equitazione, dell'equipaggiamento, dello sport militare, alla ricerca perseverante del megli o, incoraggiando il bene: Ecco la nostra divisa ». Sono queste le parole del direttore del nuovo periodico, signor Augtisto Sindici, e nelle quali si compendia il programma ' della Ri'IYista di cavall1wia . Noi faccia mo plauso a co.testo programnrn, erl auguriamo alia Riv'i,sta . di ca·11alle-r·ia che pos~a trovnre negli ufficiali , specie fra quell i dell'arma, quell'appoggio, intelle!.tuale e materiale, che gl i è necessario per raggiungere il nobi le scopo prefissosi. Cons·iderazione sii la ferma e le i struz·ion·i della, ca'Oaller-ia, per il capit.nno A. C. - L'autore dell'articolo ammette che fra breve la ferma della cava lleria dovrà essere pareggiata a quella delle altre armi . Per su<> conto desidera anzi che la ferma sia pa.reggiata, e ciò non solo da l punt.o di vista dell'equità, ma specialmerHC nell' interesse della cavalleria, nella convinzione che si guadagnerà molto di più pel migliorato reclutamento di quanto si perderà per la diminui ta permanenza sotto le armi. Ritiene però necessario introduiTe varianti e semplificazioni nel servizio interno del reggimento e degli squadroni, e nelle istruzioni, e brevemente accenna alle principali modiftc.:azioni che vorrebbe fossero adottate. In una digressione, a proposito dell'armamento, propugna l'abolizione della lancia, e l'uso del revolver da cavallo, non ammesso da alcun tattico competente. La questione della riduzione della ferma della cavalleria, al111 quale del resto siamo noi pure favorevoli, ò assai delicata e complessa, e tale che difficilmente si può esaminare in poche' pagine sotto tuui gli aspetti. Le · idee in massima, espresse dall'articolista sono giuste, ma occorrerebbe adottare ben altre disposizioni quando si volesse procedere alla riduzione della ferma, senza recare pregiudizio all'arma . Ne-informi quanto fece su questo riguardo fa cava lleria austriaca. Pel cent:enar·io 1i'i Zieten. - Si riportano le parole colle qu~i la Gazzetta &i Voss iI 2.8 genoa io 1786 annunciava la morte dell'illustre generale, e l'i:;crizioue posta ::;nIla sua tomba. nella chiesetta di Wustrau, sua pat.ria. . L'ùtriizione a ca'O allo clel soldato pti1,ssùmo. - NÒtee commenti del maggiore genera~e F. BosELLI. - È la traduzione della parte ri,guardante 1
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l'arma di cavalleria, e,tr11tta dalla nota opera del generale Kaulbars: Rap:.. poi·t sii,r l'ai·mée allemande. Sommamente pregevoli le annotazioni fottevi da I geuern le Bosell i. Una proposta per aumenta1·e l' e(fìcacia del fuoco della ca1;alleria, seinza pregù.ullicare la 1:1eloc'ità nelle sue mosse, per il maggiore DEAlDSHEn . - È la traduzione di uu articolo che il maggiore austriaco Dernbsher pubblicò Òell' Ar·rnée-Bl(itt. Io esso si combatte la proposta creazione di una fanteria speciale, che si serva del cavallo come mezzo di trasporto, per seguire la cavalleria in qu.1lunque suo celere movimento. Si propone invece di provvedere ogni reggimento cli cavalleria di due mi tragliatrici. Occorrerebbe cosi provvederne H 4 per 57 reggimenti, compresi i due della landwebr, con una spesa, in cifra tonda , di un mezzo milione di fiorini. Mod1ifìcaz'ione alla coreç1gia da cavezza &i b1·iglùi. Sport, pel ca pitano R. P ua1.-Si incitano gli ufficiali di cavalleria, a simigl ianza di quanto fanno gli Austriaci, i Prussiani, i Francesi, a prender larga parte alle corse, mettendo in rilipvo i vantaggi che loro ne ridonderebbero. Dividiamo compiutamente le idee del signor ca pitano Pugi, ma in pari tempo non ci dissj muliamo le diffico ltà che si oppongono all'attuazione delle medesime. Queste difficoltà emergono dal poco tempo che l'ufficiale ha disponib ile a cagione delle esigenze del servizio e dalla spesa notevole che ne conseguirebhe dal tenej·e caval li di corsa. Stat1ito della Soc·ietà, de-i CavciNeri d1; campagna d·i V'ienna. - Traduzione dnl testo tedesco del tenente colonnello S. MArNoNr. Relcizi one clella commissione sull' a1np·iamento_ del serv·izio ippico. - Storia del reggimento di ca valleria Nizza W), per il cap itano A. F. SGUAZZABDJ. R'iordinamento della cavalle·i'ia presso i ·vari eser·c·iti esteri. - Cenni sommari sull'ordinamento della cavalleria tedesca e russa. Br·igl:iaSpohr.- Traduzioue di un bre\'earticolo pubblicato dal Milit&rWochenblatt di Berlino, nel quale si spiega e descrive questa briglia , inventata dal tenente co lonnello Spoln- dell'esercito prussiano . Saggio di iin 1:1iaggio di ese1·cita,z,ioni cl-i, cavaUer'ia; per J. V. VERDY ou VERNots. - Traduzione del maggiore E. Radicati di Passerano. Utilità e proposta di iin scudisc·io pe1· la nostra ca'O cille.ria, del capitano G. SoLINA. -Si propone uno scudiscio gradatamente flessibi le dal manico alla punta. Dovrebbe far pnrte del la bardatun in consegna al soldato, e sarebbe tutto di cuoio, eccetto un armatura io terna di legno che forma il manico, e che assottigliandosi dopo di questo r,er altri 15 centi2~ -
ANNO XXXI, VOL. 11.
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metri va a finire in punta con una liniera. Sarebbe lungo 85 centimetri, e per mezzo di uo cordoncino si fermerebbe al polso del soldato. L'ungliia equina e gli unguenti da piede, poi dott. A. Cosu. - Si usa nei reggi menti a-cavallo ungere una o due volte la settimana la parete degli zoccoli ai quadrupedi ton unguenti speciali , allo sco po di accrescerne la morbidezza e la re3i5tenza del corno. Il dottore Costa riti ene invece che siffatte unzioni c.ieno più dannose cl1e v~ntaggiose, imperocchò in luogo di impedire, dimi nuiscono nel corno l'assorpimento e l'eva porazione dell'acqua. Per conservare i piedi del caval lo converrebbe assai più spalmare di unguento il fettone e la suola, o meglio ancora larnre i piedi con semplice acqua, specialmente quando il cavallo torna dal lavoro. Storia del ?'egginiento d'i cavalleria Piemonte Reale (.2), per il c,1pitano A. ]!. ScuAZZARDI. Avanscoperta d:i cava/.ler'ia, sussid'iata dalla fanteria, per il tenente colonello DE-RENz1s. - Nelle grandi manovre dello scorso anno al partito dell'est vennero assegnati due reggimenti delle armi a piedi a rinforzo della sua brigata di cavalleria nell'a vansC-Operta contro il partito opposto, fornito di un'intera divisione di cavalleria. Si volle esperimentare un sistema di avan5coperta nel quale concorsero le varie armi; epperciò si irradiarono due c,1lonne con frazioni unite delle altre tre armi nel seguente ordine: ·1• linea: plotoni di cavalleria, che distaccavano pattuglie di sCCiperla con compagnie di fanteria di sostegno; 2• linea: fanteria in testa della colonna, artiglieria nel centro, caval leria in coda; 3• linea: disposizione analoga a quella prescritta per la 2' linea. L'autore rileva giustamente come t.ale di.;;posizione non possa a meno di menomare la celerità e rapidità delle mosse della cavalleria. Ora, giusta i nostri regolamenti, dovendo la forza impiegata nell'avanscoperta essere scaglionata in tre linee distinte: a) squadroni esploranti; b) avauguardia; c) grosso dell'avanscoperta. Si propone che alla sola cavalleria sia assegnato il còmpito della prima e 2• linea. A parere dell'esimio scrittore, ne risulterebbero i seguenti vantaggi: ,1° E:;plorazioue ardita ed efficace cli pattuglie di cavalleria, appoggiate a squadroni compatti, pronti al rincalzo; 2' M.nggiore ecouom ia delle forze fisiche delle armi a pieqi, per averlo iu migliori condizioni nel momento risolutivo dell'attacco;
359 3• Libertà di azione intera lasciata al comandante dell'avanscoperta di poter condurre le sue truppe in forte numero nel punto creduto più atto per l'atta<xo. Alcune cons'iderazioni sitllo stato d:i 01·gawizzaz,ione attuale della .ca'Valleria russa, del generale A. AzzxscEVSKI. - Traduzione dal russo. Sulla ferratura a ghiaccio, del doll. A. CosTA . - Il quesito a sce.gliero è quello di ottenere che un corpo di covalleria sia, da un momento .all'altro posto in gra~o di marciare sul terreno il più sdrucciolevole per ghiaccio o nçve, senza ricorrere all'opera dei maniscalchi. Si tratta pertanto di t.rovare un npparecchio a ghiaccio, il quale si:1suscettibi le di essere .applicato e tolto dal ferro del quadrupede nel rninor tempo possibile e dal soldato stesso. Il dott. Costn 1:ende conto degli esperimenti fatti fu t.:il proposito nei prin,cipali paesi ed eserciti esteri e mette in rilievo i vantnggi della ferraltlra a caviglie-pin:unido-quadningolari, cosi eletta a 11Mzzet1.1.ne, sistema Auceggio, che a suo parere, corrisponde int.eramente all'uopo. Note ed app'tmti. Hibbiografìe. Cavcilli e cavalieri attra'Ve?·so la storia. Sport. - Corse in Italia e nll'('stero. Necrolog'ie. Gio1·nale Militare ufficiale. Bollettino delle no,niine. E PEUIOOIC(
Revue d e cmmle1•ie, marzo ;J886.
Puntale di gennaio, febbraio e
La scelta degli allù1Yi-ufficiali. - È necessario che il sotturficiale aspirante al grado di ufficiale dimostri di possedere quel tanto d'istmzione _generale indispensabile per essere promosso sottotenenLe; ma la scelta definitiva deve poi cadere sopra individui i quali abbiano fatto seriamente fo loro prove al reggimenl.o, e la cui attit.udine fisica, morale ed intellettuale, per l'arma di cavalleria, sia sta ta ampiamente accertata. Istr.uzi one della eavalle1"ia. (Continuazione). - Articolo interessante, nel quale si prendono in esame le cause che dal ~81 5 al ·1870 ed :inche in questi ultimi anni hnnno impedito ed impediscono che la cavalleria ri-ceva quell'istruzione che le conviene. Sebbene si considerino essenzial mente le condizioni passate e presenti della cavalleria francese, pur tut-
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l'ebbe in vece che quest'appellativo fosse dato al comandante di squadrone conservandogli purè il grado di capitano . Cinqiie capitarvi: Tre di questi funzion erebbero da aiutanti maggiori : due presso gli sqnadroni attivi, uno presso il deposito. Gli altri due avrebbero l'incarico di istrnttori dei giovani ufficiali e sott.ufficiali . . Vent'i capi di plotone: tenenti o sottotenenti. Infine si vorrebbe che -0gui uffìziale comandato fuori del corpo per un lasso di tempo maggiore di un anno, fosse collocato fuori quadro. Anche pei ~ouufficiali si domanda una gran ricchezza di quadri. Essi .oltre agli impieghi attuali, farebbero da '. capora li, de' qua li si chiede l'abolizione essen<lò essi degli esser i basta.r dri, amicideri soldatiqiuindo non fanno il loro dovere, de testati quando lo fanno. Dubitiamo fortemente che le proposte sopnil'iassuote possano mai trovare favorevo le ac-0oglienza . . . Quanto all'avanzamento, sono posti.come assiomi i due seguenti prm.cipii foodam entali : ,t O L'anzi.:inità non costituisce un diritto all'avanzamento. 2° Nessuno può esser chiamato ad esercitare un impiego, pri ma che ne sia sta to giudicato degno e capace di adempiere le funz ioni. Una parola sopra ·i sottii((icùil'i. - Restano sotto le nrmi sòlt.anto .i ·sottufficia li ca ttivi , perchè noo sanno dove andare, ed i distinti, che aspirano alla scuola Saumur. I sottufficiali capaci se ne vanno dopo cinque .anni di seryizio, perchè a 35 auui, ; ioè dopò la rafforn1a, difficilmente -ottengono dal governo l'impiego rromesso . Si propone che i posti di sottufficiali presso i servizi di ri~oo.ta, nel.I~ scuole, nelle intendenze, ecc. sieno riservati a cotesti sottuffic1a li con p1u di 35 anni . . L'autore vorrebbe inol tre che si traessero dei sottufficiali dalle scuole <lei ragnzzi di trnppa (en(ants de troupe). _ . . .. La cwvalle1··ia a Coiilm:i:ers. (9 n0Ye01bre 1810). - Gli ordl!ll impartiti dal aenerale d' Aurelle prescrivevano che il ,)6° corpo d'armata eseguisse ~n moviment() aggirante verso la sinistrn, appoggiato da dieci reg· .gimenti di cavalleria e sci batterie d'artiglieria i qunli dovevano cercare di ~puotare la destra del nemico . , La cavallerin compone vasi delle due divisioni del ,15° e 16° corpo dar.mata poste sotto il comando del gènerale Reyau . . . .. . Alle otto del mattino, secondo gli ord ini avuti, la cavallena rn 1z~a .11 movimento. I reggimenti marciano schierati, preceduti:da esploraton: m prima linea la divi;ione Ressayre, in seconda la divisione Reyau. A mezzogiorno l'azione è spiegata su tutta la linea; la cavalleria trova-
tavia ..vi sono pagine che toccano davvicino anche le cavallerie de<rli altri . o eserc1t1 eu rope1. , Studio sto1'ico e tattico della caval/e1''ia tedesca du-rante fa guerrn; del 18i0-71. (Contntrnzione). - Vi sono minutamente narrnte le operazioni della cava lleria tedesca dalla battaglia di Forbac ha quella diVionville - Mars- la -Tour. La narrazione è accompagnata da osservai iouipratiche che rivelano nell'au tore un concetto esatto e abbastanza· ampio intorno all'impiego dell'arma. Gli attacchi però della cavalleria tedesca alla battaglia di Viouvi lle ('16 agosto), nella quale tanto si coprì di: gloria, sono riassunti troppo breveménte, tanto più che questa giornata essendo stata l'un ica in tutta la campagna in cui d:i ambo le parti avversarie siensi impiegate a parecchie riprese grosse masse di ca'valleria, l'argomento presta vasi ad un particolareggiato esame. Addestramento del cavallo di gii.errci secondo il metodo del fii magg·iore Dntilli . Saggio della storia gene1·cile de·i cornzzieri. - Sono brevemen te rias-· s~mte le gesta gloriose compiute dai corazzieri del primo impero napoleomco dalla ca mpagoa del ·1805 sino al ,f8H> compresa. È lavoro che esso oITre qualche interesse, sebbene vi si tratti di azioni note a tutti ,,Ji stu. diosi . Cotesta narrazione riescirebbe bene altrimenti utile ed istruttiva ove l'a t1tore avesse procurato di fare uno studio di tali operazioni ne' più minuti partico lari. . Ci1·c~ i cambù1,menti di giuirnigione. - I cambiamenti di guarnigione ngirnrdnno una questione aritmetic11 che importa di prendere in seria considerazione. A quest'uopo si fa un raffronto fra le varie indennità spettnnti all'ufficia le tedesco nel caso di cambio di residenza e quelle dell'ufficia le francese. I qiia.d1"i e l'a'Vanzamento nel reggimento 1h ca'Valleria. - L'autore· nell'articolo è di avviso che le question i dei qu;idri .e del l'av;inzamento· sono inseparabili, imperocchè il reggimènto richiede clecrli impieghi e 0ali. 0 ufficiali reclamano dei grad i. "' Egli pertanto propone per il reggimento i seguenti quadri: Un comandante di reggimento: cokmnello o tenente colonnello. Un coman1~0;nte in .2°: tenente colonnello o maggiore. Un comandante del deposito: maggiore. ,,, ·. Un comandante ~i distaccamento: maggiore. Quest'ufficiale supenore ne prenderebbe il comando quando vi fos5ero due squadroni distaccati. . Cin?tie comandan t·i d·i squadrone: comandanti. È noto che oggidì-. 1!1 Francia al maggiore si dà il nome di comandante. L'articoIista vor-·
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Un metodo d'insegru.1,mento per il servizio in campag~ia.
vnsi all'incirca all 'altezza di Èpieds, diretta verso Saint-Sigismor!d. L'artiglieria bavarese, postala presso quest'u ltimo villnggio, accoglie con vivace fuoco la cavalleria francese e controbatte l'artiglieria nemica che non può mautenarsi in posizione. Il generale Ress:iyre chiama a sè il generale di brigata Abdelal, ementre stava impartendogli le sue istruzioni per una mossa oliensiva contro il fian co destro nemico, una granata scoppia frammezzo a loro, uccide i loro cavall i e ferisce al la gamba il generale Ressayre. Io quel momento sopravviene il generale Reyau, il quale ord ina laritirata che, :id onw delle vive osservazioni del genernle Abdel:il, è conti nuata sino al bivacco del mallino, presso Serronville. Il generale Reyan avevn 12 anni e da 7 nuui era passato nella riserva. Non deve quin di recare meraviglia $O in quest.a circostanza non ebhe la lucidità di mente, la calma e l' iniziativa che avrcbliero dovuto guidarlo a prendere una decisione più conforme alla nece&sità del momento. Rapporto del signor De Cormette intorno cilla sua 11iissione ippica fo Germawia. - Il signor De Corineue, ispettore generale e direttore delle mandrie, fu nel 1883 inviato dalgoveroodiGerm:rnia per stud iarvi quanto ha tratto al servizio ippico. Egli pubblica ora il suo rapporto in nn grosso volume di 200 pagine, che però non è posto in commercio. La Revue, nell'inten to di far conoscere a' suoi lettori questo prt-gevolo lavoro, ne estrae parecchi brani, promettendone la continuazione. Ne toglian10 le ssguenti notizie. La Germania, per figuardo al numero dei cavalli, occupn il terzo posto tra i grandi Stati europei: essa viene dopo la Russia, che, secondo un censimen to fatto nel •1882, ne avrebbe '19,637,625; o dopo l'Austria-Ungheria , la cui popolazione equina, nel 188·1, era di 3,543, ,ll.3. I c.walli iu Germania sono nella proporzione di 7, 7 per -100 abitanti. Rispetto al l'età si classifica no come in appresso: . f sotto i . tre anni . . i\,r 1. fcmmme. 11asc11e sopra 1 tre anni
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Tota le . 35'223 16 Fra i quadrupedi di tre anni e più si contano 12000 stalloni aclope-· rnti per la ri prod.uzione. La ca;valle1·ia tedesca. - La Re1Fue ha l'intenzione di pre11dcre in esame le principali cavallerie d'Europa, e frattanto inaugura la serie di questi studj con quelli della cavalleria tedesca. La puntata di marzo contiene un breve sguardo retrospettivo alIn storia di cotesta cavalleria che giunge sino al '1700. 1
Il ca·vcillo pu1·0 scmgue come cavallo di uffeciale. - S1 propugn?, e
~Cl:
crediamo non a torto, l'adozione del ca vallo puro sa~gue uso del\ uffici ale di caYalleria, e si confuta l'opinione di coloro 1 quali ritengono che il cavallo puro sangue non sia adatto :>,I servizio militare, perchè non resistente alle fatiche e troppo inquieto nelle manovre. Not-izie <li'1m·se. - Necrnlogie. - Recensioni. . Piccolo di:sionario dei p9'incipal'i 'Oocaboli di corsa e di caccia. Sport militare.
Jr.li.l ii;~,.• \\loclienbl ,itl . -
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Von Dì.inKHEIM. - La manoura stilla cM·ta second_o _il sist.e~~a del capitcino svedese G. ,Ii }3,100EnSTAO. (Manovre conplas~'tc1). - ~ mventore di questo apparecchio per la m:movra sulla carta e st3lo spmto alla costruzione dei 5uoi pl11stici da alcune critiche fatte d:i Maumano e da y er~y alla mano Ha sulla carta quale si fo or11inariamente. Il primo _cli questi scrittori Jamentovn la diffico lti1 di ben slabilire se nnn truppa sia o no veduta dall'avversario, se essa sia O no coperta da un dato ostacolo natura le; cd~ ciò il ca pita no svedese ha voluto rimecliare colla costruzione_cli otto_quadri in rilievo, rappresent.1uti i più svariati terreui 11 lla scala dt 1 a_2o00 per le di~tanze orizzontali e di ·I a '1000 per le altezze; vi sono cosi rappresentati i muri, le cnsc, gli argiui, ecc. Il Yerdy trorava poco buono che si dovesse sempre ma11~vrare suHa stessa ed unica c:irto . Vi ha rimedinto il costruttore focendo 1n modo che gli otto plastici possano in qualunque modo com~inarsi fi_·a loro. Co~ solo quattro ph1stici si possono ottenere 7680 forme d1v~rse dr tetTeno. ,,s., può anche prolungare il terreno man mano che \1~a :1Z1one ~roce~e to<)hendo j qnaclri retrost:inti e mettendoli in nitra p0S1Zl00C sul dlll~IIZI. . . I plastici sono in cnrta pesta (cortolite) e sono pe~ciò ~ss~t lcgg1err , maneiro-evol i e di facile conservazione. (Sono costrutu a L,psin presso P · del o~ Vecchio) . La superficie è colorata ad olio. L'appareccllio de,,e servire non solo ~er_la mano.vra sulla carta ma anche per l'insegnamento delle fo rmaziom dt comb~t~101~11to nelle scuoi~ militari di ufficiali e sottufficiali, ed anche del scrv1z10 d, campagna e di sicurezzn, Con esso si facilita di molto l'insegnamento della. lettura delle carte confrontando i plastici coo le cnrte a11nessc che rappresentano lo stesso terreno in proiezione orizzontale.
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Voo W ANGENRrmr. - le condizioni perchè lacavalle•1·ia possa lottare con successo contro la fanteria. -Il modo di combattere della cavalleria è affa tto di verso a secooda dell'arma dell'avversario contro )a quale es~a vuol lottare. Le maggiori differenze trovansi fra il combattimento contro cavalleria e quello contro fanteri;i . Contro la cava lleri<1 essa si serve della tattica dello tre lince che ha fatta buona pro va. So il com3ndante non vuole cedere davanti al la cava lleria nemic.,, egli non poò sottrarsi alla lotta coll'inazione, egli deve anelare contro al nemico. Per (]uosto, in visk'l della rn pidiltt dello scontro, egli non può far molto di più che stab il ire le schìere e 1:1 direzione, in qualche caso anche una riserva . Il successo di pende da l buon nmmaestrarnento di Lutti i comandauti in sottordine, da ll 'azione combiuata o dalla buona istruzione della truppa nel cavalcare riunita e nell'impiego delle armi. Affauo diverse sono le condizioni rigull rdo alla loua contro la fanteria. Qui la poca mpbil ità del nemico rende inutile la tattica di sch iere, spicca invece maggiormente l'aui vità del comandante. Il condottiero ba nwmiore possibi litii di sch in re la lotta; co l che è reso molto più diffi ci le il :.~pere prendere con prontezza una decisione; ed inoltre il successo dipende in sommo grado dal modo col quale il comand:mte sa eseguire l'attacco. Se si esamin:rno tutti i casi in cui la storia ci informa Ji crrandi successi della cavalleria contro l'arma a piedi, si vede che essi si ~ono potuti ottenere con armamenti, equipaggiamenti, organizzazioni e forme tattiche le pi ù disparate, ma sempre però coll'arma bianca oella lotta vicina. Lo prime circostanze non possono perciò forn ire alcuna spieiazione sulla causa dei successi stessi : l'ultima non può neanche dare da sè un sufficiente schiari mento percbè coll'arma biaoca si ebbero anche numerosi insuccessi; come auche può darlo da sola il fatto della buona isLruzir,ne della truppa nel cavalcare e nell'impiego delle armi, poichè di fronte alle armi da fuoco non ha potuto im p('clire in molti casi la sconfitta. Salta invece sempre agli ùCchi una circostanza, ed è, che la cavalleria ha solo ùltenuto dei grandi successi quando si riusci a metterla in lotta contro la fanteria ur.l momento in cui dalla parte di quelln stava il vnntaggio del morale più alto; e la forzt1 morale dà la completa spiegazione dei grandi successi della cavalleria contro fanteria . Le forze morali dell'uomo a cavallo uou sono soggette a tante perdite come quelle del fantaccino esposto a molto maggiori strapazzi, a rilassamenti, a spossatezza r,orporale; esse possono più a lunga tenersi intotte; questa proprietà, cornbi1rn ta colla circostanza che la ca valleria nella sua mobili tà ha un mezzo cli sottrarsi molto piu fa cilmente che non la fon toria
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all'effeLto del fuoco nemico e di poter inoltre apparire di sorpresa gouerando confusione e terrore a danno del morale nemil'o, renderà sempre numerosi in guerra i ·casi in cui la cavalleria avrà un momentaneo sopravvento morale sulla fanteria nemica. Il miglior armamento del mondo non potrà in tali momen ti ristabilire l'equilibrio. Tutto il còmpiLO della cavalleria consiste dunqu e nel saper far tesoro di questa momentanea preponderanza morale, ed impegnare nel giusto momento la lotta da vicino. Mn il sapere cogl iere il momen to, il prendere una decisione cd il compierla dipende dal condottiero. Risogua anzitutto che egl i stia per~on~lmente sempre al sno giusto posto in modo che lo occasion i non gli sfuggono; cosa qnesLa che uon è tanto leggera come sembra vista la portata dei proieuili uemici. Inoltre le occasioni sono di breve durata; senza forza di carattere e sete d'agire, lo occasioni troveranno difficilmente il capo e la sua truppa pronti all'azione. Rapi da e giusta decisione, ecco la cosa più diffici le; o affrontare molti pericol i e molto possibilità, o rimanersene inoperosi ed al sicuro. Sangue freddo e chiarezza di mente per valutore i pericoli al loro giusto valore; brama di combattere, fiducia in sò, sicurezzll io sel ln, con qncsto la pronta e raziouale decisione non sarà più difficile davanti al nemico che nelle manovre od a tavolino . · Queste qu11lità si po~sono sopratutto ac<1uistare coll'esercizio e coll'educazione. - La disposizione naturale è senza dubbio di graude ionuooz.a, ma essa non basta da sè perchè il miglior talen to s' infiacchisce senza esercizio. Il gusto e l'abitudine dell'equitnione offre nel miglior modo l'occasione per mantenersi in esercir,io. - Essn dà il modo di comb&ttero l'inclinazione ai comodi, cosa più d'ogni altr11 chiunosa alle virtù virili e di rialzare con esercizi giornalieri .la più importante !)ase del ciìrattere, ~a forza di volon tit; essa offre le piu svariate occasjon1 cli provnre la propria forza ed abilità,di rialzare la lìducia in se stesso e di eccitare la sete di agire, legata n qualche pericolo es ·a prepara ai pericoli maggiori. . Solo nna vita di fa tiche e di privazioni pnò raggiungere l'alto scopo d1 conservare il snnoue freddo e la chiarezza d'idee nei momenti più gravi; <=> . I essa non è per questa povera ma anzi ricca in soddisfazioni per cb1 a capisce; una tal vita preparerà i o modo esuberante iI condotLiero per la lotta, specialmente contro la fanteria . Riguardo alla \H'Pparazione della truppa, questa non deve solo saper cavalcare e m1111P-ggiaro le armi a perfezione, ma saper nltresì mantenere tu11a la sua forza di resistenza alle fatiche d'ogni genere, e sapere vrnere in buono stato li:: gambe, le spalle e lo stomaco del cava llo.
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LIHRI 366 Una tnl truppa, guidata da un capo che sappia colpire le parti scoperte, potrebbe galoppare contro il nemico sicura rlella vittoria. Jl genernle {'ranoese Giovann'i Batl'ista Kleber g1·à allievo nel, corpo reale bavarese dei cadettti,. Lli cavalleria 'inglese nel Sudan. L' ai;anzamento nell'esercito russo.
i 0 trimestre 11885. Repubblica e militarùmio, monarchia costituzionale e nazione ar~ mata. - Si esam ina il carattere degli eserciti ìn relazione con quello dei ooverni nei diversi paesi. Si tratta la questione del comando e dell'am~ inistr3Zione degli eserciti in tempo di pace, e della responsabilità del ministro della eciuerra davanti al Parlamento. Si mettono specialmente a confronto i due sistemi francese e tedesco. La bcittaglia di Sedan , secondo gl'i scritt'i lasciati: dal yenernle W'imp(en. - Si riportano e commentano questi scritti, che aggiungono un nuovo elemen to ìlll'in1erminìlbile questione di snpere a chi debba specialmente attribuir;;i la sconfi tta di Sedan . S0r1Jrese, strntagemnii ed ùnboscate. - È un'estesn bibliografia dell'opera intitolata: La gue1·1·e de surprises et d'embi1scades . Parigi ·1884-, tipogralìa Lavanzelle. Na 1wleone Bonaparte jino al ,J8 brumaio (notJembre) 1879, .secondo gt1>n/.tirwi, doc,wnenti .- E un luugo e interessante lavoro. Eccone ,1~unto : Napoleone nacque in Corsica due mes.i dopo che ~ruesta era ?adut. a rn P?tere dell a Francia. Crebbe nell'odio dei Francesi. Il suo primo ideale tu un eroe della li bertà corsa, Pasq1iale ,Paoli. - Giovinetto alla scuola di Brienne sentenclosi intimamen~e italiano, Napoleone visse solitario e ta- . citurno, straniero fra stranieri, .1ppena notato come allievo studioso e caparbio. I suoi sogn i in quel tempo erano: liberare la Corsica dal giogo straniero. Larivoluzione dell'89 lo trovò sottòtenente. Egli s'avvide subito che si trattava di ben .11t.ro che della Corsica, ecbe il suolo del la Francia pp3seutava al sno ingegno e. alla sua attività ben altro campo che le macchie dell' iso la na1iva . Da quel momento cominciò a diventare fran cese. Ma egli era ~ncora del tutto ignoto e la sua fam iglia aveva relazioni soltanto _in Cors_ica. L~ prima b.1se bi~ogna va farse la nell' isola. Tornò pertanto m Corsica e si
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frammischiò ai partiti . Ma presto la ruppe con Pasquale Paoli, o sia che il vecchio patriota avesse indovinato il giovine ambizioso, o sia che questi colla la sua prepotenza ave:;se indispetti te, il vecchio. - Da quel giorno Napoleone odiò il suo primo maestro, e lo insidiò ad uso corso. Segue il racconto delle insidie, che ci sembra esagerato; quindi con vivacità di stile e acutezza di giudizio, si narra quindi cort)e, a poco a poco, Napoleone proseguendo, con ingegno, persevernnza, audacia e attività straordinaria un'idea fissa, in m,:zzo a gente volubile, sia riuscito · ad imponi e a domi nare la sua patria adottiva . Regole della straiegia e della tattica dedotte dcil primo periodo della campagna l870 -71 (continuazione e fine) . - L'auto re trae dal suo studio storico-mili tìlre, per rapporto alla strategia, le seguenti conclusioni: sic~ come chi compisce prima lo schieramento del proprio esercito, si assicura un grande vantaggio, così tutte le misure, a que;;to scopo, devono essere prese fino dal tempo di p:ice. Il vantaggio delle li nee interne, quale com· penso all'inferiorità di forze; deve e5sere, semprechè si può, usufrnito. Nelle marcie su più colonne per dive~,;e strade, bisogna assicurarsi il reciproco sostegno . - Nelle rnarcie corfcen triche, 11 punto di riunione deve potersi raggiungere prima dell'incontro del nemico. Le marcie di fianco devono farsi il più rapidamente possibile. Il servizio delle informazioni e della trasmissione degl'ordini, perchè si faccia puntualmente in tempo di guerra, deve essere bene ordin,,to. fino dal tempo di pac,~. Per rapporto alla tattica: la fanteria non deve attaccare in c,rdine chiuso . Gli attacchi non preparati dal !' artiglieria, anche se riescono, si pag.1no cari . Gli ::ittacchi contro le alture bisogna darli ìn più riprese, riordinandosi possibilmente negli angoli mani. L'aggiramento, di regola generale, deve tentarsi soltanto, quando si hanno più forze di quelle che possono impiegarsi nell'attacco di fronte. Ogni vittoria deve sfruttarsi con un pron to inseguimento. Nella difesa, il successo dipende dalla scelta dell a posizione, dal la preparazione di quesL11, cfol modo con cui viene occupata e dell" irn piego delle riserve. Senr.a contr'attacco il difensore non può avere vittoria. L<:l pogizioni avauznte son.o mali necessnri. Posizioni per proteggere la ri tirnta devono prendersi soltanto allorchè questa è decisa. La ritirata deve cominciarsi colletf uppe non impegnate; quelle già impeonate bisocrna che occorr.endo, si sacrifichino. L'importanza dei coo 0 mandanti in gott'ordine o l'indi pendenza individuale è cresciuta nelle battaglie moderne. Senza riserve il corn!)ndo supremo non ha modo d'influire sul l'anda mento della battaglin . Per la conoscenza dell'esercito !lusso. - Si richiama l'attenzione o;u vari scritti del tenente Drygaski, riguardanti detto eserc.ito. 1
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. La ~uestione ~ei gr~ndi campi permanenti. - Si dice che tale qull~t1one in_Germau1a fu risolta nega tivamen te, io Rus:;ia affermativamente; m Francia ave1rano da gran tempo il campo di Chiìlon$; l'anno scor5o vollero farne uno al Pas-des-Lanciers, ma gli ammalali vi crebbero lalrnente, che, invece di un cnmpo , divenne uu lazzarcuo. Si riportano brani di giornali francesi contrari a!la formazione dei cnmpi permanenti . Dall'Inghilterra . - Si nota la commozione destinata io Ino-hilterra 0 per la pubblicazione del diario di Gordo11; si riportano alcuni brani di que:;to diario, i quali cnratterizzaoo l'uomo che li ha scritti· si danno estratti di gior nali ingle:;i che narrano epi~odi della campagna 'del Sudan e contengono apprezzamenti su lle operazioni. L''ilnp~_rtanzarlel terreno delle manovre-italiane in que.st'anno ('I 885). - Quesl importanza l'autore la trova nell'aver scelto come terreno di mano:ra. i dintorn~ di Berga mo e di Como , e la fonda sopra ch imeriche ipotesi d1 eventual i attacchi cou tro la Svizzern. · Un archivio perduto. - Si discute su Ila esistenza o no di documenti riguardanti la guerra dei sette :mni. Dal libro della parola d'ordùie del corpo Dobschutz della landweM slesiana. (Continuazione). - Aneddoti della campagna del •18'13. Che cosa c1; ha 1·ecato la nuova ·i.~truzione sul t'iro? - Esame critico dell'istruzione sul tiro in vigore nell 'esercito tedesco. L'11ltima colpa dello stato magr,iore Fnincese. - Si critica il moJo con cui venne fo rma ta e raccolta 111 ca mpo Pa.~-de.s·-f,anC'ier.~ la co:;ì detta divisione di riserva, pei rinforzi da ,pedirsi al Touchiuo. - Si dice che me~Lr? p~r luogo tempo si ebbe l'avvertenza di uoo guasta re, per l'invio d1 rlll lorz1 al Tonchino, il pillno di mobili tazione pel caso <li guerra in Europa, q~est'aVl'ertenza si èalfotto perduta dopo la ritirata da Lang-Son. Non solo ~, _turbò l'e.:onomia dei grandi riparti di truppa, masi fece una vera ~ped1z1one nl Tonchino, di co lon'nelli e di general i con uno stato m:igg1ore completo, fra cui bril lavano i fi gli e i protetti dei "Onerali. La necessità dell'invio di pronti e grandi rinforzi può scusare mii te cose, ma non scusa quanto si è fatto a propo~ito della divisione di riserva. Si entra in particolari a questo riguardo. Un cenno sull'istruzione degli 'll(!ìciali di riserva chiamati in se1·r,·izio. -. Si dice die qu,indo questi ufficiali ven"ono richiamati in ser. . o v1z10, si presentano defi cienti d'i struzione uei tre re"olamenti fondamen tali: quello d'~~ercizio, quello di disciplina.e quello ; ul tiro. Si fanno proposte per ovvwre questo inconveniente. . ~o!'l"i coraz:sate 9franl'i per l'artiglieria. - Si nota l'importanza di s1m1h corazzature che possono portare uoa radicale riforma nella costru-
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zione delle forti6cazioni permaoenLi, e si fa un esame critico dell'opera scritta su quest'argomento dal maggiore prussiano Schumann; Postdam Hs85, ti pografia mil'itaria. Il nuoi;o fucile della fan/e1·ia inglese. - Si descri ve questo fucile nelle singole parti e ~e ne discutono le proprietà. Il pe1·iodo legislativo ùi Francia dal 1881 al 1885, in rapp<,rto alle leggi m1"lita1'i. - S'indicano le leggi militari votale dal parlamento francese in questo periodo. Considcraz'ioni francesi sulle fortificazioni tra la Fram•ia e la Germania. - Va ri mesi fa un giornale miliuire tedesco (il Militar W ochemblatt) , puhhlicò noo studio sulle fortifi cazioni della Francia verso la German ia, il r1ua le suscitò tra i giorna li francesi una vivn polemica. Alcuni si accostarouo alle idee del giornale tedesco, ritenendo quel le; fortifi cazioni cli poca utilità, altri le dissero di utilità grandissima . I Neue militarische TJ/atter, nelle puntate precedenti, diedero nn cenno di questa polemica, ri port.indo brani di giornali francesi; cd ora con tinuaoo questo snggio, riportando quasi per intero uno studio del Jonrnal des Science.s mil:itares; nel quale si fa la storia di,queste fortificaz ioui dall a loro origine, si distinguono le di verse specie <li opere, secondo la costruzioue e lo $C.Opo, si dimostra e.be ,;e in 'luesta o in quel la circostanza, non rispo· sero pie1J amente all'aspew,tiva, si fu perchè il sistema non era compito, o perchè si sperò da fortilìcazicui di altri tempi ciò che solo possono dare fortificazioni co~trntte secondo le nuove esigenze. Si porge un cenno delle fortificazion i costrutte dopo il 1870; le quali completano l'antico sistema e formano una buona linea di confine artificiale, dove manca il naturale. gsse non sono una 1nuragl'ia della China, come le chiamano i Tedeschi, ma servono egual mente per l'offensiva come per la difensiva. Però (si aggiunge dal giornale frauce5e) oon c'è nessun male, se i Tedeschi le credono inutili. 1
O t•g,•H tle1• 1'l '1itii1•- ll/i s sensclu• fll'i clien Y e , •ein e .
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Voi. XXX, fascicolo 5° e voi. XXXI, fasc icolo if °, 2° e 3°.
I combattimenti al Tonckino. -- 811,rn.eK-VA1ssoLi1, col()nnello. Dopo alcune considerazio~i generiche sulle imprese colonial i, si narrano le spedizioni fatte e i combauimenti sostenuti dai Francesi al Tonchino dal 1859 :il rnRL
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Le operazioni nel sud della Francia nel gennaio 1871 . -ifowur1, maggiore. - Studio di stòria mili tare applicata al la strategia. 1l colérri secondo le ultime scoperte. - THURNWA LD, medico di reggimento. - Si fa una breve stori~ delle invasion i del colera in Europa; si accenna ai mezzi d'impedirne la diffusione; si tratta della natura del colera, dei germi , dei bacilli, ecr. ecc · I 1·isultat'i del recliitamento. - GuGGENBERG, tenente colonnello. Si espone il sistema di reclutan,ento austriaco e si confronta con quello di altri p~esi. I risulta fii dell'ordùie ne9t1: odierni eserciti. - KusTENFELD , maggiore. - Ogni tempo ( dice l'au~ore) ha il suo modo di condurre la guerra. Dopo l'introduzione del servizio gPnerale obbligatorio, si meuono in campo eserciti di tal mole, qu;ili non· si sono mai veduti . Qu indi nascono difficoltà nuove, di cui nella storia milit:1re troviamo appena indizio. Come queste masse eoorm.i debbano essere condotte, nutrite, e come debbano farsi combattere, è per ora un problema, alla cui soluzione !"esperienza non ha fornito d.-iti sufficienti. Ai tempi di Luigi XIV, la Francia è riuscita n mettere in campagna quasi mezzo milione d'uomini; ma erano ripartiti in 5 eserciti su 5 teatri di guerra diversi. Napoleone I o.ltrepassò detta cifra; ma raramente riunì su Jc, stesso campo di battaglia più di ,ioo mila uomjni. A Marengo erano 30 mihi; ad Austerlitz 65 mila; a Waterloo 70 mila; adAspern 80 mila; a Borodino 130 mila; a Lipsia HiO mila; a Wagram ·180mila. Ma si noti che, in quel tempo, i perfezionamenti delle armi da fuoco non avevano ancora portato fanecessitù di combattere in ordine sparso. Nel 1866 aKon iggra tzabbiamogià visto combatterecirca220 mila uomini per parte. Tutto fa pres.-igirè che nelle· battaglie del futuro se ue vedranno molti di più. La prima conseguen za di tutto ciò si' è che il comandante supremo non può far sentire la sua influenza persoualè. É passato il tempo in cui i comandanti in capo arringavano gli eserciti o li entusiasmavano coll'esempio. Oggidì fra le centinaia. di rni~liaia d'uomini, i quali agiscono sopra un · teatro di guerra, sono ben poch i quelli che possano dire d'aver vistò, faccia a faccia, il generale in capo. Alcuni l'avranno visto passare a cavallo in mezzo a un nembo di polvere; la maggior parte non l'avç{vi sto affatto. Non si creda con ciò si formi attorno ai comandanti un'aureola, per cui anclie i mediocri possano acquistare influenza; leaureoleai nostri giorni si formano difficilmente e svaniscono al primo insuccesso . E non è soltanto la mole degli eserciti moderni , che mtttte il comandante supremo nell'impossibilità fisica dt far sentire la sua influenza per· 1
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sonale; è anche la natura di questi eserci ti che mal si presta a subire le influenze dei comandanti alti e bassi; perchè è troppa soggetta ad influenze che hanno origine fu ori dell'e<;ercito. ].'autore continua tracciando vari dei caratteri distintivi delle guerre moderne, tanto in rapporto allr, str.-itegi11, quanto in i·apporto ,d ia tattica , e coochiude che oggidì il comandante supremo deve essere un genio del/:01-dine, e che negli altri co111andao ti il ralore e la fermezza di cnrattere, neces::;aria al mantenimento dell'ordine, sono qualità da stimarsi anche pìù del sapere e dell'intelligenza . L'orizzonte naturale del m.onte Franz-Josephs. - H ABEHL, tenente co· lonnello . - Si trntta di un monte prèsso Lemberga , sul quale è stato costrutto un osservatorio. L'a1·tiglieria nelle mmwv1·e. - L~vAL, ~apitano . :-- L'autore esamina comevienèadoperata l'artiglieria nelle manovre ecom6 dovreb be adoperarsi in guerra vera. Accenna alla parte che ebbe l'artiglieria delle recen ti campagne, in quella del 1870-7·1, ed esprime l'opioioue. che ovrit una parte anche maggiore nelle ca mpagne future. Il per cento clei morti e feriti dai proiettili dell'artiglieria crescerà sicurdmente; ma seauco dovesse sempre mantenersi piccolo di fronte a quello dei morti e feriti dal fu oco di fucileria, bisognerebbe tener conto al l'artigl ieria dell'effetto mora le e delle sue conseguenze, Una 1.rup pa°che entri nella zona battuta dall'artiglieria, cerca ogni mezzo di ripararsi, o mettendosi dietro ostacoli naturali, o coricandosi a terra. Il che, prescindendo eia ogni altr:i considerazione, re::cn perdita di tempo o impaccia l'azione cli quesw truppa. La battaglia di Sedan, per giudizio concorde dei vincitori e dei viuti, fn decisa dall'artiglieria.. Si conchiude esprimendo il voto. che l'artiglierio :ibbia, nelle graoclt manovre, una parie pro porzionata a quella che ha nelle battaglie; perchè solo a questa condizione dette manovre potranno essere per l'artiglieria una vera scuola di guerra. · Un paragrafo sulla tecn·ica delle marcie. - EonsETSCHY, tenente colonnello. - Si esamina quale deve essere, secondo i casi, la composizione delle colonne e la velocità delle marcie. Sul diritto di 1·ec/.anio fra 1nilitariedabnso di esso. - DANGELMAIER, uditore di guerra. - La questione è trattata da un punto cli vis~a generale, con speciale rirruardo alle norme vig-enti nell'esercito austriaco. t) u • Gtiide e vibri d'istruzione per le scuole111,ilitari. - RrnGER, capitano. - L'autore si lamenta che ogni insegnante nelle scuole militari porti il suo libro di teslo stampato o litografoto; il quale resta libro di testo soltanto fino a eh~ resta in cattedra il professore: e i professori nelle scuole militari si c:imbiano molto spesso. L'autore crede utile e possibile stabi-
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lire per ogni rnmo ~'insegnamento libri di testo permanenti, almeno er c~ua!che tempo, e ricerca a crua li condizioni debbano rispondere qu!sti libri. L'ist1·uz'ione 1"uss~del 1882 sugli studi e le occupaz'ionidegliuffi,c'iah. - La conosceoz_a de, regolarnemi in vigore negli eserciti str.anieri aiova generalment~ ,< dice l'autore) a formarsi un çriterio su lla ragionev:iezza e~ opportnn1ta delle norme che reggono questi eserciti; ma non è suffic1e~te per ~are uo ~i.udizio sull'intelligeoz~ e l'istruzione delle truppe, pe1 chè_po11ebbe da1s1 che ·nna truppa non fosse all'a ltezza de'sùoi reaol~m~n.t1_; 1n:1 tratta~d~si di un~ istruzione che ha per scopo di dirig~re 1 att1v1ta de.gli nfficiah, essa giova non solo per far conoscere ciò che si vorrebbe che face:;sero, ma anche, dal più al meno , Je loro coi1d·IZ ·IOUI· ·lllIl J' ' . te ettua 1: perche s1 deve credere che l'istruzione si adatta a coloro a cui deve servtri,,. Ciò pr~messo, .si passa in minnta disamina la detta istruzione. Recen~i pubb~1.caz'ioni ,mt diritto infornazionale. _ LE NTNER . _ Si fa una d1ssertaz1 one sul diritto internazionale d'1 guerra, pren. ' , ' in tempo · clendo pe1 base e commentando le tre seguenti opere: R&t•FTEI1. - Le dro'it interna.tional de t' Europe; . . RrAGWtTZ. - Volkerrecht und Natiwlecht . - (Diritto delle enti d1r1tto naturale); g e . LIBB.RECH . Le droit d'Ure traité commie soldat. , Il telef~no.n~l servù1io di campagna. - BAU,UGAH;.NER, tenente. _ L autore 1~st1tmsce un breve çonfronto tra gl i apparecchi telefonici e O'r appar~c.c~ll .telegra'.1ci; dal qua le risulta che i primi consentono lllltfJO'io~·~ sempl1 c1N ta; il che li.rende più atti ',11 tr·isporto ed ,alJ•·1mp1ego · m . tempo èlo • dr• ~-ue~ra. l on è dunque diffiçi le ~he nelI.e guerre avvenire il telegrafo venga 1 '.se1 bato soltnnto per le comurucaz1orn dei grandi riparti (armata e corpi cl arm.at.~) t1::i '.or.o ~ col ~u~rtier gener11le principale; mentre per le comuo t1a I. d1vers1 npart,, e specialmen.te per quelle d' un· 11pa1to .· . , 1ca7,1on1 . . co suoi avamposti, s1 userà il telefono . . In ?·ermania ve,nnero a quest'uopo fotte delle esperienze, durante le giand.1 m~novre, hno dall'anno 1877. In Austria, i! telefono venne tal ".olta 1mp~egato durante la campagna per l'occupazione della Bosnia e delI Erzegovma; m~ per la diffidenza verso questa nuova invenzione e Ja poca conosc~n_za che ~1 :iveva degli_apparecchi, se ne trasse poco pr~titto. Si adop~ro .i n se?u~to, c~n m~gg10r vantaggio , il telefono per mettere in comu~1caz10n.e 1 d1ver~1 posti del cordone di truppe al confine dell'Erzegov1~a,_ e s1 stanno_lacendo a quest'uopo esperienze presso i reaoimenti pont1er1. • oe
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Di tali esperienze, delle di ffìco ltà incontrate e dei risultati ottenuti, I' autore dà nn cenno, entrando in molti particolari. Il ca·vaLlo. - REU.NElì, ·maggiore. - L':irgomento viene trattato sotto due r~pporti: ,1° razza, costituzione, andatura, eçc, ecc.; 2° igiene, manutenzione, nutrimento, ccc. ecc .. Un p1·oblerna di sussistenza nella pr:i,ma metà del secolo passato. EGGen, intendente militare.~ L'autore dice che il problema delle sussistenze di un esercito in tempo di guerra fu sempre un grande problema, e cbe i metodi per riso] verio hanno subito meno variazioni di quel lo che generalmente si crede . Le variazioni consistono tutte nel111 parte accessoria J'a quale dovette adattarsi ai mezzi che variano secondo i tempi ; ma i sistemi in fondo sono sempre gli stessi. Ciò premesso, si espone ii modo con cui venne fatto il servizio di sussistenza in alcune campagne della prima metà del seçolo decimottavo, desumendone i dati dalle opere lasciate rfa un generale di Luigi XIV, il maresciallo Puyssegur. ·,llcuneparole sull',ifrnp'iego deU' arti,glie1·ia da carnpagna. - SKENZELL, maggiore. -L'autoresviluppa lese311eoti proposizioni: all'artigìieria deve lasdarsi il tempo e la possibilità di preparare, col suo fuoco, gli attacchi della fauteriit; il còmpi to dell'artiglieria è sostenere l'avanzarsi del la fanteria; nel principio di !10 combattimento, l'esito dell'attacco d'ipende sopratutto dalla sorpresa; più tardi dipende specia lmente dalla possibilità d'impiegare, contro il nemico, un numero di cannoni e di fuci li superiore al suo; per ottenere un risultato decisivo, bisogna che l'artiglieria si raccolga in poche, ma buone posizioni; non si deve trascur,ire di sorprendere il nemico, quando sia possibi le, con fuochi aperti contemporaneamente da varie parti; fino dn l prinçipio del combattimento conviene spiega1:e e far agire tutta l':utiglicria del grosso; quanto più riuscirà all'arti· glieria seguire davvicino l'avanzarsi della fanter ia contro il nemico, tanto più efficace ue s:irà il sostegno, e a questo scopo devono tendere tutti gli sforzi. Cacc·iator-iacavallo. -RARENH OlìS'l', capitano. -,- L'autore dice che l& esigeuze dell:i guerra modèrna richiedono e porteranno prossimamente la creazionP- di corpi di cacciatori a c;avallo. L'impiego della cavalleria a gran distanza per il servizio cli avanscoperta ha già fotto sentire la necessità di di un'artiglieria leggerissima, chè possa segui re dovunque la cavai. leria; le stesse ragioni militano per la crenzione di una fanteria che possa seguire in questa circostanza artiglieria e çavalleria. La fanteria è necessaria in tutti i combattimenti e perchè anche in quelli che possono occorre nel servizio di avanscoperta. Senza fanteria che le serva di scopa, l'artiglieria s'lrà sempre in pericolo; sul combattimento del la cavàlleria 25 -
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appiedaw 110n si può fare grim calcolo; perciò, volendo istrnire quanto è necessario le truppe di ci1valleria per qnesto coml~attimento, manca poi il tempo per istruirle come truppe di cavalleria; per t11 I genere di combattimento bisogna avere faur.eria 1i10nta1a. F. M. L . ANTONIO v. Hilleprandf.. - Necrologia del generale austriaco di questo nome, morto nel ,t 883.
rnvtilitl<> ,.,,.sso. -
Febbraio e Marzo 11886.
Torri g'i revoli. - Il ~. 33 contiene il resoconto di una conferenza tenuta dal capi tano del genio Veliccko all'accademia del genio Nikola sugli esperimenti fatLi nel dicembre 1885 al pol igono di Kontroceoi presso Buknrest su torri girevoli corazzate. Nelle fortificazioni di Bukarost progettate dal genern le Brialmont avranno uria larga parte le torri cornzate girevol i. Si ha intenzione di stabilire fiuo a M di queste torri e siccome ciascuna, senza cannone, costa circa ,!,00000 lire, cosi si tratta di spendere una ventina di milioni e più di lire. Si capisce come prima di decidersi ad una tale spesa fosse necessario di fare una scelta fra i vari sistemi esistenti cÌi tali torri fondata so pra un particolareggiato esperimento di esse. Si sperimentarono torri di ·due tipi: la torre corazzata francese (tonrelle) Mon6n (fabbrica di Saint Chaumont) e la cupola corazzat!l tedesca Schuman11, o come egli stesso la chiama, affusto corazzato (fabbrica Griizon a Bubu). Da questi esperi menti si può trnrre questa conclusione : 1) la questione del la miglior costruzi<foe delle torri rimane ancora aperta ; 2) probabil mente il migl ior risultato si otterrebbe coll'applicare il so tt'affnsto fran cese alla cupola tedesca; :3) rimane la questione dell'insufficiente stabilità · dei cannon i situati nelle torri, questione che deve considerevolmeute raffreddare l'entusiasmo per le torri·; questione di capitale importanza perchè alla guerra bisogna prima di tutto colpire con giustezza il nemico, e poi cercare di procurarsi una certa sicurezza contro i suoi colpi. N. 42. A. P Lu-rztNSKL - · Le torri girevoli in qiwsto momento. - In un articolo pubblicato nei numet'i 2.59 e 260 del!' fnvalido russo dell'anno scorso a proposito dell' ultimo scritto del generale Brialmont, La, f'orti fication du temps présent 1885, l'autore espresse un dubbio sulla giustepza di veduta di questo çhiaro ingegnere mi l,ita,re circa le torri corazzate dei tipi esistenti, quando nei suoi progetti di fortificazione dà a t11li torri 1
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ìl ma:;simo sviluppo e le raccomanda aglì nitri. Questo. d:ubbio eta fo~dato prima cli tutto sul fatto che il Bl'ialL?ont. (e n~n lu1 solo) prende m considerazi0ne i soli lati · b'uoni delle torri e cl1ment1cr, che esse non h,,nuo fatto non solo alcuna prova in guerra ma neanche una complet.a prova in pace nei poligoni, e finora si raccomandano solo dai fabbrican oi e dagli . .. , inventori tecn 1c1. Bastò alle torriG-rli-'wn di trovarsi di fronte a pezzi l11ncianti proiettidi ghisa temprata (esperienze del •I883) perchè al qu11rto urto di un tale p1:o iettile si mostras·se l'insufficienza della torre qua le copertura. Da quelle~ poca il Griizon (o meglio Schumann) migliorò c~nsiderevolmente le torri di sua costruzione; ed inoltre sorse ad esse un serio concorrente nella torre del francese ì\foufin costrutta nel la fonderia di Saint Chaumoot; si fecero sulle torri di entrambi i modelli del le nlteriori esperienze di tiro (in Germania ed Italia) ma i 1°i:;ultati di queste non avendo permesso di fare ona qualche conclusione formale sulle qualità delle torri, non fecero so1:ger~ che un dubbio sui loro meriti qnale mezzo efficace della futura guerra d1 fortezza. , . . . Ora dopo gli esperimenti fatti a Bu.karest (d1cembr~ 1885 ~ gennaio 1886) sulle migliori toni di tipo tedesco o francese, la1 ~1~·cospez1one n~llo fiducia per le to~ri, e il dubbio suHe l~ro ?ecantnte qual1ta :ooo a?cora nnposli. L'autore si associa alle conclns10111 cui fu çondotto 11 capitano Veliccko iI quale assistette a questi es perimenti. . . . . . Ma tigli non cr·ecle che malgrado il ri,;ultrrto degli espernnent1 si cambi no le idee del rrenera le Brialmonte dei fautori del le torri corazz'ate: ,( e11li sarà nei sd:i di ri tti se dirà èhe ha racconrnudato non già quelle torri eh/si mostrarono poco soddisfacenti (quantunque descri~te nel suo libro? ma quelle che si fa ranno in seguito agli ammaestramenti dello prove di Bukarest e che si mostreranno soddisfacenti nell'avvenire». Accadrà coi forti corazzati, ossia colle torri ciò che accadde colle nàvi corazzate prima che si sostituissero ai pezzi le torpedini. Negli esperimenti di Dukàrest, dove nelle torri (della migliore co_strnzione) stavano cannoni egna li a quelli coi quali si tirava contro d1 esse (da 15 cent.) si vide che: . . 1) La giustezza di tir~ dei pezzi situafrall'à perto è 1nc~mparab1l.mente maggiore cli quella dei pezzi delle torri. I primi d11lla d1sta:nza di Io_ oo metri lanciano sulJe torri il 60 per cento dei colpi; i secondi cercano mvauo il bersa.,.lio e commettono errori di ,~oo metri; '.2) La ra~idi tà di tiro dei cannoni delle torri è di circa ~ minuti ~er col po, mentre colla stessa velocità può sparare tutta una batteria d'as~e~10'. 3) Il numero necessario di ;;erventi in un(! torre cou due pezzi e eh
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,16 nella tedese,1, e di 2.0 nella francese o_ ssia il doppio di quelli occor-
renti per i pezzi allo scoperto; ,i ) Occorrono da 9 a ,1O ore per cambiare un pezzo, durante il quale tempo l'altro pezzo resta inattivo; 5) Per ridurre un pezzo al silenzio occorrono 80 a ,100 colpi da ,t 000 metri se il pezzo è in una batteria d'assedio (esperienze di Zauer in Germania); per mi pezzo che trovisi nelle torri ne occorrono 50 (esperienze di Bnkarest); . 6) Il fuoco in arcata è molto pericoloso contro un pezzo aIJo scoperto (esperienze. di Gernrnnia); è quasi innocuo pr.r un cannone del le torri (esperienze di Bukarest); 7) Per nn pezzo di batteria d'assedio è pericoloso ogni proiettile che . cade specialmente se fortemente carico, per le torri sono pericolosi i pro· iettili d'acciaio. L'autore conclude consigliando di rivolgere le somme già assegoatealle torri corazzate alla provvista abbondante di buoni pezzi per tiro in arcata, ossia di mortai di grande calibro (da 20 cent.) e di mortai mobili e pie. coli (del calibro di 7·cent.). Circa la 1·,~monta della cavalle1·ia ru.ssa. - Dietro proposta del conte Woronzow-Daschkow veniva, qualche anno fa, inviata dalla direzione aenerale deile rimonte russe, con aggradimento imperia le, una cornrnise . . sione. nelle provincie del sud-ovest della Russia europea. Là cornm1ss1one si componeva di tre membri, ed aveva l'incarico di dare il proprio parere sui cavalli delle razze delle stesse riguardo alla loro utilità per la rimonta della cavalleria regolare e dell'artiglieria . La comm issione trovò nei governi di Turgai e del l'Ural, abitati da Kirghiz, circa 800000_cavalli . .· Ma quali rimonte per le truppe regolari montate questi cnvall i al pari di quelli dell'orda interna dei Kirgh'iz non erano ad<1tti a causa della loro complessione piccola e mancante. Però si spera con conveni~nti iocrociamenti di poter trarre col tempo una buona rimonta per caval leria dell.e razze Kirghiz. · · Nel governo di Astrakban si trovarono fra i cavalli (lei calmucchi nomadi delle buone rimonte per cavalleria . Ma per ora non si può contare molto su questi cavalli dei calmucchi perchè non si è ancora JJeue informati su di essi e quantunque il loro numero venga calcolato di circa /1.0000 non si spera di poter ottenere per ora più di 500 o 600 rimonte annualmente. Il governo si decise, in segu ito al rapporto della commissiontJ, ad in~ coraggiare l'allevamento dei cavalli nelle steppe per meizo di concorsi annuali e di premi.
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Nell'anno scorso ebbero luogo i primi concorsi per i cavalli dei Kirohiz e dei Calmucchi. . · i, Vennero esposti cavalli dai i ai 6 anni e puledri. Il risultato delle.. esposizioni (sei in tutto) fu questo: vennero _esposti: 6,i cav~lli_ iotieri, 228 cavalle, 112 puledri, in tutto iOi cava lli; vennero premiall: 12 cavalli iutieri, ,i-2 cavalle, 3'1 puledri, in tutto 85 cavalli. I premi consistevano in medaglie d'argent.o o di bronzo _coll'.iu~cri.: zione: « Per il migliore cavallo di steppa». Inoltre furono nlasc1_at1 dei diplomi. . In generale si fu contenti del risultato dell'esposizione. La popolazione, .i. causa delle novità della e.osa mostrò qualche rlifficlenza; ma si spera che i premi conferiti avranno la loro utilità e che le esposizioni fissate pel 1886 daranno migliori ri suluiti. In ogni 1;aso si è data la prima spinta alla produzione di un cavallo per c11valleria nelle steppe. Rioogn-i,zfone del (i,urne Amu-Dar'ia da F-ietro-Alessandi·oirslci a Oia1tcùti . - Questa ricogn izione fu eseguita nell'estate del ·1885 d'or-
dine del ministero della guerra dal colonnello Bieliawski. La sped-izione deve in gran parte i suoi successi all'appoggio datole dal governatore generale del Turchestan, aiutnnte generale Hosenbache, il quale invitò per lettera l"Eroiro di Bukara ed il Kan di Kiva ad aiutare la spedizione. I la vori coosisteuero in gran parte nell'e:,ecuzione di ri lievi nella direzione dal golfo Tzezarewitch sul Mar Caspio pel deserto di Ust-Urt ver_so le città di Kungrad e di Kunja-Urgenc e 11u indi lungo l'Amu-D,1 na da Chazar~Aspa a Ciarciui; inoltre, per ·stabilire la praticabilità del golfo Tzezarewitch, si fecero giornalm~n te, durante l'intiern estate, del le ?s-: servazioni sulle variazioni del livello delle acque nel golfo. Le magg1or1 . dif6coltà per 1 ; navignione il golfo le presentii durant~ i venti ~i levant~ . Nell'Ust-Urt fu. ese"uito un i1inera11io lungo tre strade; :I •I O luglio la spedizione si mise in st;ada ed i lt1vori continuarono fino :illa metà di agosto senza interruzione; la temperatura dell'aria giungeva ai 3i0 Roaumur sopra ciascuna delle tre strade, come pure in altri siti del l'Ust-Urt, si incontrano dei pozzi -(1Jla cl istanza di circa 15 verste; in generale 111 comodità ,delle strade su questo altopiano è tale che esso unisce piutlosto_c!ie sepa· rare il mare d'Arai col Caspio. Da Kungracl il capo della sped1z1one fece una escursione sul Kunja-Daria, il quale fino al 1885 era sbarrato s~tte volte da dighe, ora tagliate nel mezzo in modo da permettere le com~1rnca:zioni in barc:i . Alla conOuenza del Kunja-Daria coll'Ulguu-Daria si è ora formato ~n <:onsiderevole villagaio russo i cui abitanti si occupano del commercio ·della pesca . Da Kun; rad il colonnello Bieliawski si portò a Pietro-Ales1
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LIBRI
sandrowski marciando coi suoi topografi lungo il limite orientale del Kanato <}i J<iva. Da Pietro-Alessandrowski comin.ciò la seconda parte dei lavon lungo l'Amu -Daria; nei rilievi si conservarono iol~tte tulle Je denominazioni indigene. · La. spediz_ione giunse l'H dicembre a Ciarciu i; lit si dovettero sospendere I lavon a causa dell'avvicinarsi della cattiva stagione. L'opera del ~olonnello Dieliawsk i è import~ote specialmente da l punto di vista mihtare; per essa sono molto agevolate le comunicazioni dal Caspio all'Amu-Daria. Rendiconto sidle ispezioni fatte nel 1885 pe1· veri'{ica1·c l' ab?'l-ità delle tntp~e nel_ tfro. - L'Invalido R1tsso riporta in molti numeri la pane sosta~ziale ~ 1 qQe~to rendiconto . Le norme emanate da poco per una più razionale 1strnz1one delle truppe ne! tiro hanno dato splendidi risultati nelle ispezioni del •I 885. Il risultoto del tiro fu nel 1885 in media molto buono con punti 3,H, m~ntre nel 188i fu molto buono con punti 0,97, e nel 1883 buono sempl1c~mente. Dei 3i0 riparti esaminati il 94 p. ¼ diede risult.'lti eccellent'i, mol~o buon1·. e buoni. Il tiro di combattimPnto che forma lo scopo fin ale d~ll',struzione del tiro diede risultati stupendi . Le lezioni di tiro di co~batt,mento_ nelle ispezioo i furono accom r,agnate da evoluzioni di una o più compagnie, e dove fu possibile si unirono alla fan teria dei riparti di cavalleria e di artiglieria. _Si è anch~ nel 1886 accertato che le truppe sono poco preparnte alla stima delle distanze a vista . ~e ~rmi prC!ìSO le tr_u~~e sono co.nservate con molta cura e la prntica del! a., m~ ha _fau.o ~ens1bil1 progressi; anche le ripnrazioni :ille arm i dagli arll'l.amoh de, corpi sono fotte bene. Le armi nei magazzini di riserv:i son tenute al completo e sono ben custod ite. Lò truppe durante il tiro al bersaglio e nelle ispezioni tirarono con cartucce prelevate in varie epoche. lo generale le cartucce si mostrarono buon~, e s~ si_ osservar_ono dei dife tti, ciò, per quanto si potè osservare nelle 1spez1001, provemva d:ille cartucce di più antica fabbricazione. I locali ?el_ tiro _al ber~11glio, come pel p:issato, non corrispondono in generale a, b.1sogn1, e sono causa di continui inciampi durante il tiro annuale; per trovare dei buoni locnli pel tiro, bisognerebbe che le truppe facessero fino a 25 verste. · . Hi~uard~ all'abilità nel tiro, vengono per i primi i baLtaglioni di cacc,a.tor, che. rn_m~di.a diedero nn risu Italo ottimo; vengono poi i reggimenti de, gr:rnnt1er1, dr lmea, della guardia, di cava lleria dei cosacchi i battaglioni di riserva cd anche alcuni riparti del genio c~n un•risultat~ molto
E l'F.IIIODICt
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b1wrw, superiore a quello dell'anno precedente. I battaglioni locali, i presidi stabili, i reggimenti di dragoni diedero risultati buoni, ma superiori a qUt,lli del 188,i.. ~cl tiro degli uflìciali non si riscontrarono progressi; nnzi gli ufficiali dei cacciatori tirarono molto peggio degli anni precedenti; in generale il risultato del tiro degli ufficiali fu molto buono. Si osservò negli ufficiali nncorn molta ine~perienza nella stil]ln delle distanze nel tiro di combatti mento e nel saper cambiare gli alzi al momento opportuno, cosa tanto più lamentevole in quanto che il tiro di combattimento venne eseguito nelle ispezioni negli stes~i siti dove si fo il tiro al bersaglio annuale. Ciò si deve alla i11sufiici ente istruzione degl i ufficiali nella scuola delle distanze, ed al fatto che 4/s dei riparti ispezionati non eseguirono nell'anno il tiro regolare di combattimento.
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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO
•• KRAFT 01 HOHENLOHE lNGELFINGE:-1.
L e lle ,·e sulla Cl1Vt1lle 1•ia.
T rad uzione con prefazione e note, del generale F . BosELLI . Loescher, 1886.
Ci crediamo non solo in diritto, ma in dovere di riprodurre per esteso la prefazione appostavi dall' egregio generale, Pro Vei·ìtate. • Il generale princi pc l<r.i ft di Hohenlohe Ingellìngen, nelle Lettere militari siilla ,:auallerici, mirando oI suo principale obbi~Lti vo, quello, cioè, di far risaltare tutto il valore della cavallcri:i in guerra, si è indotto, sulle basi del rapporto nflìciale dello stoto maggiore austriaco (Oesterreichs Kibmpfe), a riferire alcuni particolari, circ:i un episodio della battaglio di Custoza, che non corrispondono alla rea ltà del fatto. L'illustre ed imparzinlc nutore non ha omesso di indicare chiaramente a qual e sorgente ho nttinto le sue affermazioni, anzi si è valso di tale scopo e quasi letteralmente, del testo di qnell:i reh1zioue. Mn sulln campogua d'Italia, del ~ 866, esiste pure la relazione ufficiale itnliana, redatta dalla sezione storico del nostro sta i.o maggiore; e se questa fosse stata consultata, il generale di Hoheolohe si snrebhe convinto della convenienza d~
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.BOLLETTINO
modificare le affermazioni . erronee e pwr tanto dolorose per ' l'esercito 'ital:iano. ~i ~a che la vittoria esalta, e che coloro, i qua li prendono parte diretta al! a~ion:,. non p~ssono_se1~1pre_form3rsi esatti criteri circa le couse e gl i e~e_u,1 de0 lr av_vem?1ent, cu'. assistono e che si seguono con vertiginosa ra-P!<l1ta. Da qui cleri va~o poi gl! ecfl1ivoci e le esagerazioni che, per essere riportate. d~I campo di battaglia, assumono tutte le parvenze della verità e traggono lU enore anche gli storici più equanimi e coscienziosi . La relazione ufficiale austriaca fu redatta e pubblicata un. solo anno dopo quegli avvenimenti, ed. appunto perciò si spiegano· le tinte' troppo accentuate del successo, e gh apprezz,1menti erronei . Per tal riguardo, la nostra relaziùne ufficiale, sulla cam pagua del ·1866, redatta qitattro anw,; dopo, sotto la direzione del colonnello Còrsi (ora "ene~~le )_~he, q:iale s_torico ~ il it~re, è ammirato per la sua scrupol~sa i;,pawahta dag!1 stessi auton dell opera Oesterreu;hs Kd!lnpfe, rappresent~ un valore decisamente superiore. . Le lette1:e 1:1i litari del ~ene_ral~ Hohenlohe, per la loro alta importanza, sono o_rma, divulgate fra 1 prmc1pa li eserciti; nei circoli militari, ben di rado s1 consultano 6 si confrontano i testi del.le relazioni ufficiali; e, perciò, amme_ssa anche l'alta autorità dell'autore di quelle lettere, i f~tti ivi ~sposti ass_umo~10 un carattere di autenticità, per noi i ntollerab,iLe, e che 1) n,ostro silenzio aggrnverehbe ç1ncor più. · . E q·uindi necessario, è quindi urgente che, colla pubblicazione italiana d1 queste lettere, sia richiamata anche la seria attenzione dei lettori esteri sul ~a!ore _storico _di quei fatti d'arme, e che la nostra stampa militare e poht.1ca si occupi a dare la maggiore pubblicità al le rettifiche die qui seguono. Il generale Ifohenlohe, nella sua VI lettera afferma: «che la Cil\'alleria « '.mstriaca, a Villa fra oca, caricò le nostKe due divisioni Bixio ed Umberto, « imponendo loro, in modo, che, para/rizzate dal terrore , rimasero im« mo bi li durante l'intera giornata ; e che non osarono nè di avanzare nè « di ~ccorrere in soccorso _al resto dell'esercito » . ' ' L'ill.ustre atlt~re delle ~,ettere sulla cavalleria, certamente sorpreso e meravigliato egh stesso dr un successo così colos$ale e così miracoloso, fa seguire questa narrazione dal seguente commento: « Gli episodi di Custoza, oveJ11 cavalleria ebbe un sì meravi.,lioso sue« cesso, _contro fonter_ ia Ì!!tatta, deve essere inteso nel senso ;he quella « fanteria, ptr un mot'i1,o quals'iasi (,1us irgend einem Grunde) non po· « teva avere il pieno valore di una fanteria intatta» . Or bene, quel « quals'iasi mot'Ì'lio » e~iste infatti . Esso~ chiaramente
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spiegato nella nostra relazione ufficiale; è nùto a tutti noi dell'esercito italiano, ed è confermato e suffragato da testimonianze e da documenti, non mai posti in dubbio da alcuno. · Noi non possiamo, adunque, tenerci paghi di una atteniiante cli oscuro significato, ma dobbiamo confermare e ripetere ad alta voce ed alla piena 1 luce del sole ciò che è, e che sarà pur sempre incontestabile verità. « Le due cli'ois'ioni Bixio ed Umberto non (11,rono gùi paralizzate per « un motivo qualsiasi, ma eseguirono semplù;emente l'online formale, « r·icemito dcilnost1·0 wniando supremo, d:i non ·i mpegnM·si e di man« tenei·si inn,inzi a v,;,Uafranui. Quest' O'l'dine fii confermato amcora a « metà, giornata al comandante ,i,l III c01·po d' M'tnata , personalmente <( dal generale La ilfarmora, nel di cu'i concetto quelle clivis'ion'i erano « deshnate a coprfre lli linea di opemzione dell'eserc'ito)> . (V. pag. 2.57, op. cit.). . · E che tale fosse il concetto lo si, desume àncora da l fatto, che a brevi passi, dietro Villafranca, trovavasi appiedata un' intera divisione cli cavalleria, e che, meno qirnlcbe squadrone staccato, non si ravvisò di impiegarla, pel semplice motivo (( che la d!isperdere gM, sq1wdron'i aiistriac·i, r'iesciva p'iù siiffic'iente ed efficace L'azione del fiioco .del.lei nost1·a ante-ria )) . . Del resto poi, tiella stessa relazione au$triaca, laddove si commenta la nostrn marcia avanti delli 2~ giugno, trovasi scritto (pag, 83, nota :za): « Lo schiera,niento dell'esercito ;, t<ibiano fu , senza alcim dubbio, sta« bilito nell',idea che l'urto principale dell'eserc'ito 'vniper-iale dovesse « auer luogo nella pianurci e cont1·0 Villcifranca ». Se si ammette, aclunqne, che tale fosse l'idea del comnndo supremo italiano, non è !'orse già abbastanza spiegata la ragione deJl',limmobil'ità delle due rlivisioni Bixio ed Umberto, senza ricorrere a frasi di effetto ed a influenze sopranaturali e misteriose? Il terrore, il panico fra le truppe t.rae alh1 conseguenza naturale del dissolvimento degli ordini, della deba:ndade, deJla fuga precipitosa, ma giammaia\l'immob'ilitli, tanto pitì poi, se essa si palesa operosa, come lo attestano le enormi perdite fatte subire al la cavalleria austriaca! . Il o"enerale Hoheulohe classifica questa azione della cavalleria austriaca, quale episodio della battaglia di Custoza. E tale fu appu~to ~onsiderato, anche dai nostri <)omandi superiori . Ora, non è egli cluaro che un èpisodio, per quanto brillan te, non doveva idterare il concetto principa le del Comando supremo, e non doveva far deviare un intero corpo d'armata dall'obbiettivo prefisso ? . Se il concetto generale del nostro comando supremo fosse gmsto o no ;
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llOUETTINO
se la nostra cavalleria, anzichè in r-iserva, dovesse essere im,piegata a spazzare i,I terreno innanzi a Villafranca : se l'ordine, ricevuto e confermato al nostro comando del III corpo d'anrnxta, dovesse, durante lo svolgimento dell'azione principale, esser modificato o no, è questione che non dev'esser qui discusso . Essa entra in altro ordine di idee; non tocca all'onore delle arm i nostre. Il fatto è, che gli attacchi brillanti ed audaci della cavalleria austriaca, a Villafrauca, potevano esser ,considerati, dai nostri comandi superiori: o quale preludio a quell'azione principale che essi attendevano nella pianura di Villafranca, o quale dimostrazione offensiva , tendente a smascherare la nostra linea di battaglia ed a numerarne le forze; ovvero, ancora, qnaJe finta per distogl iere la nostra attenzione da altri punti più importanti del campo di battaglia. , · Se la cavalleria austriaca ha voluto raggiungere quest'ultimo obbiettivo, vi è pienamente riescita; ma vi è riescita subendo anche enormi perdite e dovendosi, ritirare dopo ciascuno dei suoi attac,;hi ! È egli, adunque, amrni~sibile, ohe, per spiegare un fa tto naturalissimo, quello, cioè, di attacchi bri llanti, da una parte, e di una difesa energica, ma forzatam,ente passiva, di un partito superiore di forze, dall'altra, si debba ricorrere a terrori o ad influenze sovranaturati, e che si debba cli~ chiarare vinto chi è rimasto al suo posto di combattimento, e vincitore chi lo sgombrava? Codesta siiblimazione del valore degli sqnadroni austriaci non è anche correua, nel senso militare, perchè aggrava ingiustamenLe la condotta di truppe avversarie, che eseguivano va lidamente no or.dine superiore. Altre gravi inesattezze, sullo stesso episodio, si trovano nella VI lettera del generale Hohenlohe (pur sempre desunte dalla stessa sorgente). Esse sono: 1°Chele nostre due di visioni eran@, fin dalle prime ore del mattino, sch ierate innanzi a Villafranca. 2.0 C:he la oa valle ria austriaca ruppe diversi quadrati, e che interi battaglioni si ripararono dietro i lìlari di alberi, 3° Che coutro gli attacchi della cavalleria si dovette chiamare, a soccorso, anche la brigata Pistoia della divisione Govone, 4-° Che nel le liuee retrostanti, più lontane, delle nostre truppe, si sparse il panico. Ma la v1wità è: . I. Che la divisione Umberto arrivò a Vil lafranca 'alle 5 1 J2 ant. e la divisione Bixio alle 7; che al primo e principale attacco della cavalleria austriaca la maggior parte della divisione Bixio trovavasi ancora entro
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V,illafranca; e che i battaglioni di destra della di visione Umberto, perchè tro.ppo·avanzati , avtvano, ancor prima clell'attacco, ricevuto ordine di retrocedere, e che si trovavano, perciò, in marcia; ed, infine, che una vera e re"olare formazione delle due divisioni non si effettuò nell'intera giornata. "' II. Che la cavalleria austriaca ha scosso e rotto vari ri,parti, e fugato drappelli e soldati isolati, ma non ha 1·otto e non è pen~tratl~ ùi alcun quad1·ato; cbe nessun battaglione si è riparato dietro I filan, ma che'. per causa dcl,la fitta alberatura, i quadrati si trovavano ad essere formati tra i filari stessi, III . Che 1a· brigata Pi:;toia fu infatti chiamata a Villa franca, nelle · prime ore del mattino, dopo il primo attacco, quando si crede_va ~rn ttarsi di forze pre:ionderanti contrapposte; ma che, poco dopo, fu nnviata al i/,\ sua divisione, e che alle ·I ,I antimeridi.anfl si trovava già sch ierata a Monte Torre (oag. '287 op. cit.); il ohe riesce a prova precisa della scarsa importanz;, che si-accordava all'.azione della cava lleria nemica . IV . Che il panico vi l'u, nelle linee lontane retrostanti, ma a parecahi chilometri da Villafranca , verso Goito, e non già fra le truppe, ma bensì e soltanto fra i ca1·rettier'Ì del treno borghese; il che cambia totalmente il signi!ìcato dell'affermazione di cui sopra. }l'altra parte, è egli possibile ammettere un panico fra le truppe della nostra ala destra,'quando si riflette, come è già detto sopra, che cinque reo-oimenti di cavalleria intatta, a pochi passi, da Villafranca, rimasero J'ingiornata tranquillamente appiedati? E questo solo fo tto (indi pe~dentemente dal giudizio che ne deriva circa la direzione delle masse d1 cavalleria), non attesta già per sè stesso ed a piena evidenza , che l'allegato terrore fra le truppe del le nostre divisioni Bixio ed Umberto non è ct1e un parto di fantasia? . . . . , La storia delle guerre passa te registra numerosi esempi d1 grandi risultati ottenuti da cavall.eria indipendente, guidata agli alti suoi lìni; e fra questi risultati appare principale appunto quello di crflare l'incertezza, di acciecare il nemico, di mantenere l'equivoco, di distrarre l'attenzione dell'avversario da' punti più import,anti del campo di battaglia . A Villafranca nel ,1866, la cavalleria austriaca ottenne tale risultato e questa è la verità storica . Se le valorose divisioni della cavalleria francese, anzichè essee tutte legate ai comandi dei corpi d'armata, nella campagna del 1870-71, fossero state impiegate nella lontana esplorazione, ed in modo indipendente, l'esito di quella campagna sarebbe riuscito, forse diverso. Qualche_cos~ di molto sirn:ile deve spiegare a noi pure l'inwccesso della battagl;a eh Custoza . Ma, ciò non tocca all'onore delle nostre armi.
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L'effetto morale che produce una cavalleria bene guidata e risoluta, sul campo di battaglia, è un fatto incontestabile, ammesso oramai anche dai meno chiaroveggenti. Nella nostra campagna del ·1859 abbiam visto che soli •I Osquadroni piemontesi esploranti, nella pianura di Montehello, coll'attaccare valorosamente le teste di colonne di due divisioni austriache, le trattennero per quasi mezza giornata ed accordarono per t?l modo, alla divisione france$e, rimasta a Voghera, di arrivare sulla alture di Montebello e di vincere quella prima battaglia, che tanto influenza esercitò sulle sorti dell'intera c'R mpagna. Il successo della cavalleria austriaca, a Villafrnnca, si spiega alla stessa stregua , e senza bisogno di offuscare la fa ma delle brave truppe che la fronteggiavano . Quel ;;uccesso, del resto, vale a conferma delle tesi ammirabilmente svolte nelle Lettere -militari del generale principe Hohenlohe, circa il valore reale ed intrinseco di quell'llfma, di cui l' illustre autore si dimostra il più fervido, convinto ed autorevole interprete ed ammiratore. La caval leria austriaca, a Villafranca, nel •1866, aveva r icevuto dal suo comando supremo, un còmpito chiaro e preciso; lo ha eseguito brillantemente, eroicamente. D11lla sua ricca corona di alloro non si toglie, adunqne, una so l fronda, pur mantenendo quell a sua azione nei limiti della verità storica . BosEur. 1•réeis de
lti
Gue rl'e tle ·ISGG en lllle,nagne et en lt'1Ue.
Un voi. avec 12 croquis dans le texte. Librairie militai'~e C. Muquardt., Merzbach et Falk, éditeurs. Bruxelles, -1886.
Crediamo utile riportarne un brano, concernente Custoza, perchè viene a suffragare la viilicla rispostii del generale Boselli , qui sopra riportata.
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« In questo momento (ore 7 1/ 2 di mattina) l'ala destra itali:rna si trovava
alle prese, già da qualche tempo, colla càval leria $')UStriaca, nella pianura di Vi llafrnnca. Anzi i primi scontri erano già avvenuti tra le avanguardie della divisione Principe Umberto e della brigata Bujanovics prima che il cannone rimhombasst) da ll 'ala opposta . Ma il combattimento non diventò serio che un po' dopo le 7, quando Pulz, arrivato in pari a Ganfardìne, fece aprire il fuoco dalla sua batteria contro la fantel'ia del Principe um: berto (briga ta Parma), che sboccava da Vi llafranca . Subito dopo esso spiegò la sua brigata, a caval iere della strada Sornrnacampugna-Vi ll afranta, in colonne cli squadroni, gli ussari I mperatore a de:strii , gli ulani . Trani a sinistr<1, la batterie al centro su lla strada . A ore 7 1;~ gli ulani caricarono, avventandosi sul fianco dell a brigata Parma, che ~on ebbe che il tempo cli formare i qu::idrati: a gran fa tica il Principe Umberto
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Bl P,LIOGRA FICO
BOLLETTINO
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potè ri<)ovrarsi entro.uno di essi. Dal canto loro gli ussari si precipitarono contro la divisione Bixio, che entrava allora in linea a sinistra del Principe Umberto. Malgrado le difficolt11 del terreno, vera foresta di viti e di gelsi, c1ucw1 valorosn cavalhll'ill esegnì succes:;ivnmente parecchie cariche senza però rfo.sclir mai ad intaccare più che tanto i quad1·ati newicL Decimata dai fuochi di riga della fanteria italiana, essa si ritirò . con perdite sensibili e andò a riordinarsi a lato di GDnfordine. Nè più felice fu Bnjanovics, entrato in azione a sini:;tra degli ulani Trani nel momento che questi rinunciavano all'attacco: esso respinse pa- · reci:.Jù squad roni dei cavalleggeri cl ' Alessandria che s'erano portati incontro a lui e li ribu ttò sui qnadrati della fanteria: rna qiiesti quadtrati rnantene1Jano così fermo contegno che esso drisperò d-i poterlirom.pere. A ore 8 l./1, le due brigate retrocedevano fioo alla Cnsetta; dove prendevano posizione; Pulz, avendo ricevuto dal!' Arciduca l'ordine di risparmiare i suoi u.omini e i suoi cavalli fino al momento decisivo, d'allora in poi si tenne su una vigilante difensiva : e del resto esso aveva pienamente · conseguito il suo scopo, poichè con 1osquadroni era riuscito ad arrestare di netto i 36 battaglioni del Bixio e del Principe Umbel'to, e a tenerli immobili per tutto il resto della giornata. » 1
Per riconoscere qm1nto abbiano contributo P ulz e la sua valorJ;;a cavalleria a codesta immobil'1;zzazion:e delle due divisioni italiane, rimandiamo alla eloquente protesta del generale Boselli. BROGLIE.
Som,euirs (t':86-1870) du feu due de Broglie.
Paris, Calrnann Levy, ·1886. Pl'of. Dr. 1Jeit1•1ige zur G,i fcl•icl•le tler Hrie9fiil1r,1119 1uul Rrieg.,,u11111 der Riimer z,o· Z e it. der n,i,mblil, . Sludio storico sull'arte e sulla condotta della guerra ai Lem~i della Repubblica romana. C. S. MiUler & Sohn.
FROHLJC H,
Tattica e strategia presso i Romani giunsero al loro apogeo sotto la repupblica. Di esse si· occupa ne' suoi i;tudi l'autore, la cui competenza è nota per i suoi precedenti scritti . Egli esamina la preparazione e i metodi antichi· della guerr;), la tattica dell;1 fanteria legionaria, la strategia dei più celebrati capi tani romani , e chiude coll'esame sulle qualità ed impiego della cavalleria. Il Direttore
'f ANCl'lEDl
FOGLIA N 1
Maggiore di fan leria ,
DEMARCHI CARLO,
gerente.
'
I BERSAGLIERI •
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NELLA COMMEMORAZIONE DEL 50° ANNIVERSARIO DELLA ISTlTUZWNE DEL CORPO
zu•ruiw·rt E n1conu1).
I Qu esta Hivista ha giit pubblicato il documento (11) originale col quale nel 1835, Al~ssanclro Lamarmora capitano nei granatieri gunrdie presenla.va a S. M. il Re Cnrl~ Alberto la sua proposta per la formaz ione cli una compagnia di bersaglieri. · Quel documen to·segna a larghi !ratti i criterì dell'istitutore, criterì i quali giudicati riferendosi a quel momento sono un'esplicazione di vedute profonde ed esatte, risultato di sLLHli e di esperienza personale fatte nelle ultime guerre dell'impero: e non è il caso cli esamìnarlo o di discuterlo. Ciò che imporla. si è di commemorare in qneste pagine questa so lenne festa militare: la ricorrenza clel ànqiicintes,imo cinniversa1"ÌO dell'istituzione del corpo. · 1
(il Dispensa di giugno del 1883. - P.i·oposizione pei· ta (01·1nazi one di unci com.va-. gnia di bersaglier i, e modello ili uno scldoppo per suo u so. 26 -
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ANNO XXX I, VOL. Il.
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J BERSAGLIERI
Le feste ufficiali che il ministro della guerra, tenente generale Rieotti, ha autorizzata (11) per celebrare questa data memoranda del ·18 giugno 1836, la parte che Italia tutta vi prende sono prova evi·dende che que:;to corpo. per le sue gesta, per le sue virtù civili, per ile sue qualità tecniche, per il valore spiegato su i campi delle battaglie per la indipendenza ed unità, ha ben meritato dalla patria. L'amore fino alla gelosia, con cui i bersaglieri hanno sempre saputo trovare nuovi elementi per tener vivo il fuoco sacro della pri ma tradizione raccolta dalla bocca del fondatore, e conservata e perfezionata via via in qn~sto mezz.o secolo, sono i due faUor i pri mi di questo 1 bel risultato.
I BERSAGLIERI
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(i) Ecco il programma di dette feste proposto dal colonnello del 7° bersaglieri Baldissera, che è il colonnello più anziano.
A Torino.
to li giorno l.7 gi ngno. Deposizione di unii corona sulla tomb,1 di Bo Carlo Alberto,
per cura degli ulllciali del 5° reggimento bersaglieri. 2" li giorno !8. Scoprimento di una h1pide nel quartiere Ceppi, ove nel !836 vennero costituite le prime due compagnie, con intorvonto, sotto le arm i, dell'intero 5° reggimento bersaglieri. 3° Onoranze alla statua del generale Alessa nclro Lamarmora (a) . ~· Pranzo, con invito agli ufficiali dei bersaglieri in ritiro residenti in Torino. Alle cerimonie che· avranno luogo in Torino sara da ogni reggimento inviata a prendervi parte una rappresentanza composta di: un ufficiale superiore, un capitano, due ufficiali subalterni, due sott'uflìciali, due caporali e due soldati. Le rappresentanze dei reggimenLi, chci interverranno alla cerimonie in Torino, saranno considerate in sen•izio comanditto durante il viaggio d'andata e ritorno e nella permanenza. A
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Ro·ma.
Scoprimento del busto del generale Alessandro Lamarmora per cura del Mtwicipio (a) alla quale cerimonia prenderà part.e l'interò , 3'' reggimento bersaglieri od una larga rappresentanza di esso, socondochè sarà stabilito dalle superiori autorità milit,<tri ed in quella forma che, previa superiore autorizzazione, sarà convenuto coll'aut.orità municipale. li comandante il 3• reggimento bersaglieri farà le pratìche occorrenti per la coniazione in Roma di una medaglia commemorativa del fausto anniversario ed a lui direttamente gli altri Comandanti cli reggimento rivolgeranno le richieste per quel numero di medaglie che sarà necessario onde soddisfare alle domande dei rispettivi dipendenti. AlZa sede
ili
ogni 1·eggimento.
Il giorno l.8 giugno i886 sarà solennizzato come la festa di San MarUno. fnoltre si rara. una commemorazione, un pranzo od altra forma di solennità che le condizioni dei singoli reggimenti od i mezzi dis1ionibili consentiranno.
(a) Vedi Nota A in fine.
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Ridire le minime e le grandi cose da loro operate, riordinare la pal'te cronologica che si riferisce al.le trasformazioni organiche da loro subite, ricordare anche i minuti particolari che alla loro orioine si r iferiscono , dare personificazione e vita alle uni là che brillarono nei fatti d'armi delle nostre guerre nazionali, questa a me sembra la più semplice, la più efficace, la più opportuna maniera di commemorarne le nozze d'oro . A far ciò due modi si presentavano sopratutto , l'uno, direi superficiale, - raccontando con vivacità. e brio i .più bei fatti d'an~i, buttando là qualche data solenne, mettendo m quadro e corn ice <J:Uei nomi sacri dei bersaglieri o ufficiali che col san~ue, col valore, col senno diedero forma e vita alle aspirazioni che costituirono la · base derta tradizione: era il modo più brillante, ma più imperfetto, perocchè si sarebbero confermatesoltanto o riprodolle quelle cos~ che presso a poco si sanno da tutti . Vi era un altro modo : - ordmare ta parte storica, semplicemente, ma esa,ltamente e sicuramente; trovare come le compagnie, i battaglioni si sono successivamente formati, restituire possibilmente a ciascuno la sua proprietà di valore, di gloria, la sua personalitii.. Questo secondo modo tendeva a schiarire la confusione che le trasformazioni organiche hanno portato: se domandate a un giovane ufficiale, cosa abbia fatto il suo battaglione, è difficile aver risposta che soddisfaccia. Io mi sono appiglia!o a questo secondo modo : però è necessario dich iarare che questo secondo modo poteva diventare efficacissimo e quasi quasi rispondere e arrivare meglio del primo a far quadri e cornici preci~e: per ciò è mancato il tempo, in parte, e sopratutto manca lo spazio non essendo consentito di uscire dai limiti di appu-it·i. I lettori adunque si dispongano a trovare la tela di un lavoro eh~ pobrà completarsi in modo e tempo più opportuno; per ora .ogm bersaO'lierevedrà nel suo battaolione la sua piccola cronaca, r,corn o derà i falli, e le battaglie, e i giorni · del pericolo, e i giorni delle fatiche· aride ~enza il sorriso di un battimano o di un evviva, ed i rischi superati e le lacfi~e asciugate fra le sciagure di ino~dazioni e dl epidemie, fra le rovine dei terremoti, fra la desolazione e lo spavento delle eruzioni vulcaniche.
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I DERSAGI.IERI
I ll EIISAG LI CRI
Ricordi e null'allrol. .... ma fall i con una tavolozza che ambisce di avere il solo e vivo colore della verità, senza mezie tin te.
Così io mi sono pl'oposto di dà.re a ciascun corpo un indi ce che sia traccia semplice per fare le istruzioni morali: la fantasia del soldato ha bisogno di immagini semplici: un nome, una data, una descrizione co!la affermazione che fu la sua co mpngnia che operò quel fatto memorando, e li vedete ascoltare de,·olamente e commuoversi; e la commozione per il racconto di atti di valore è i! primo efficace germe che li riproduce. Però a questo mio proposito non è riuscito facile arriva re in porto· con uguale fortuna per tutti i baLLaglioni o reggi men Li: poichè ho potuto raccogliere gli elementi di fallo pi ù o meno completamente con maggiori o minori particol ari; e naturalmente le notizie sono più o meno ('I) complete, sommarie sempre e possibilment.e senza nomi, meno i casi specialissimi. Domando adunque scusa, e prego qui pubblicamente di attribuire ogni i:nperfezione a insufficienza, se si vuole, ·non a mal volere: « va lgam i.... . il grande amore» . I. Dal :1336 al :lS-18.
La fo.t rultzlo11c in Pl e 111onte. 0
Como al Lamarmora balenasse l'idea di formare un corpo speciale lo ha det~o egli stesso (2): « l'ufficio della truppa leggera con(i) Gli elomenti li ho aruti direttamente dul tenente generalo Dc Saint Pierro, dai gene· , rali Araldi, e Pinelli MacecJonio, che con particolare premura mi favorirono noto e appunti; dal colonnello Pag-ano, dai capit;u1i Venchi, Ha vina, Ciuffo, Rossi Paolo, llorgna,Merlo;oltrc di ciò ho potuto consultare ìl Dim·io del Co,·po dalla rondazione fino al 1874: ho arnto note speciali diligenLi,!;ime, lo quali mi hanno facilitato spccialmento il compito del capitano Auriisio del 9° bersaglieri: aggiungansi lo [lubblicazioni conosciuto Storici clei bersayliel'i di Pietro Fo:i o mille altre che non cito perchè notissime. Dopo tutto ci6 si tèngaconto delle tradizioni ora.li imparate per 22 anni passati nel Corpo: o sopra tutto ho a,·uto note e ap1iunli direllamente dai i2 reggimenti bersaglieri ai quali mi rivolsi tras111cl· tendo un sommario. (2) Vedi iu line Corpi Jpeciati negli altri eserciti.
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-« siste nel distendersi, coprire di fuoco tutta la I inea, e corl'ere spac rando; questi bersaglieri invece devono portarsi in siti coperti, « non sparare cbe dopo giunli a precisa porlnla e concentrare gli -« spari su di un punto solo, e non porre altra cura che di colpire « con esallezz:i. ...... non si debbono adunqo e considerare come una « vera truppa leggiera, ma piuttosto come una piccola nrtiglieria a « piccola portata e di grande movibili Là ». Nel ,1835, di lrnppe leggiere vi eran o i F'eld Jii.ger, i quali creati nel 0 58 erano success ivamente stati portali a ,12 battaglioni, nel 1813; vi erano i Tirole1· Jèiger che eraosi costituiti nel 1805 e rior.dinali poi nel ·I 8·13 <lai maresciallo Jenn er furono chiamali cacciatori di Jenncr fino al ·I 8'16, e poi cacciatori dell'Imperatore ( 1) . Nella guerra della rivoluzione fran cese e nelle guerre napoleoniche si erano dii-tinti i veliti, roa di corpi separali eranvi quelli sol.tanto ed i Riflemann inglesi: del resto era questione di impiego separato della terza rign; gli zuavi furono una creazione speciale in riguardo alle esigenze del clima dopo la conquista deH' Algeria; costituiti nel 1830, nel 183 1 portali a due battaglioni colla incorporazione di due mila Parigini di calliva condoltn, erano una cosa afri·Cana ( 1); i cacciatori a piedi sono una truppa costituita da Luioi Fi0 lippo nell'agosto ·1839. Con questi cenni intendo precisare che il bersagliere di Lamarmora non è una copia nè un'imitazione, ma una creazione: infatti la •uniforme, il passo giDnastico, il reclut.amento, la istruzione, le eccentricilà stesse non trovano ri sconLro in nessuno ·dei corpi sopra ricordati. Le difficoltà superate, contro le obbiezioni dei tecnici e dei profan i per arrivare alla riuscita sono e debbono affermarsi esclusivo merito del Lamarmorn, il quale ebbe la bella soddisfazione di rac·cogliere nel 18.i.8, il frullo dei suoi lavori, del suo ingegno, 'delh sua .perseveranza. Ordùiamento. - Ora ecco succintamente le clnte dello sviluppo ·01·ganic0 del corpo in questa prima fase dal 18:36 al 1848 (2): 1
Vedi in fine Co1·pi s1ieciaU negli altri eserciti . (2) l\itengo opportuno riportaro i nomi dei comandanti ùel
(I)
co,·po d alla rondazione al giorno in cui ebbe nn unico comando. Dal 2l giugno 1836 al !7 luglio i8¼8, .\lcssandro Ferrero dolla Marmorn coi gradi di
'fino
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I BERSAGLIERI
,t 8:36, ,18 giugno. 11a Compagnia. - Si forqia questa co·mpfl.gni& nel quarliere Ceppi in Torino . - Il R. Brevelto ordinava la formazione di 2 compagnie;. mancò il reclutamento: pare che la data in v, cui rea lmente si costituì la ,Ja compagnia sia o il 11° luglio. . 1 1 1837, : ~V"a.w 2• Compagnia. - Racco lti gli elementi mancan ti· prima, si forma questa. 1840, ,1° gennaio. 3a Compagnia. - Si form a per R. Brevetto dell'8. giugno 11839. 1343, 1°febbraio. 4a Compagnia. - Si forma per Decreto del 6 dicembre 11842. ., 1 1843, 1° febbraio. 1 Battaglione di 4. compagnie con 1 stato maggiore. 1 1848, 24 marzo. 3 Battaglr~oni. - Per R. Decreto 24 marzo è ordinata la formazione su 3 battaglioni, la qual~ non ebbe luogo. . Non riportiamo le tabelle graclttali proposte dal Lamarmora: ricorderemo che nella sua prima proposizione voleva la compagnia forte di O 4- uomini compresi 4 ufficiali. Evoliizùini. - In questi ,J2 anni il Lamarmora aveva Ia,,orato di proposi lo: egli riteneva la compagnia la vera unità Lattica di· combattimento: fino a questo momento non erano conosciute e praticate che le sole evoluzioni di plotone e di compagnia (l ): e per le evoluzioni od esertizio di questi due reparti tattici non esisteva alcun 'testo ufficiale; il Lamarmora in piazza d'armi, e sul terreno dava e prescriveva le norme che venivano' raccolle in alcuni manoscritti nei quali erano fatte varianti o aggiunte dai singoli capi.tani, varianti 1
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I lJEl\SAGLIERI
1
maggiore (2i 'giugno :1836); - tenente colonnello (30 gennaio !840); - colonnello (9 aprile !844); - maggior generale (27 lu glio 1848). . Dal :13 gennaio :1849 al 18 marzo :1855, S,tvant Giuseppe, il quale entrò come maggiore e vi rimase fino a colonnello (nel 18 marzo 1855 fu collocato a riposo). Dal·i8 marzo :1855, Di S. Pierre Alessaodro, che successe a l Savant come tenente colonnello e vi rimase al 22 aprile 1855, avendo preso il comando dei bersaglieri della. spedizione in Crimea. Dal i2 aprile :1855, il maggior Oalegno ebbe il comando lino al 21, giugno :1856. Dal 24 giugno !856, t.encnte colonnello Di S. Pierrc, lino a l t.~ luglio 1859. Dal :15 luglio :1859 al i6 aprile 186!, colonnello Morand Giovanili. (i) Queste notizie le devo al maggior generale Pinelli.
8 aggiunte che, sottoposte alla sua approvazione, davano luogo a discussioni e commenti finchè si adottavano. Dal ,1836 al I84,0 la formazione fondamentale fu su due righe: da tale formazione si ottenevano normalmente nello stendersi 1n catena anelli o gruppi di due uomini (come si fa ora); il Lamarmora nel suo concetto ritenne ciò insuffi ciente: raddoppiò le file, e ne ebbe le quaclriglie, le quali furono allora l'unità fondamentale ~er la manovra in ordine sparso del corpo bersaglieri. Egli così sc.nveva: « un « nucleo di &. uomini rappresenta una forza di qualche importanza, « capace per se stessa di agire da sola in molti casi . È poi as~olu· « tamente impossibile che fra i quaU.ro uomini non se ne ~rovi uno « superiore· agli altri per intelligenza e coraggio pe1: poterli ?oman« dare e dirigere ed impedire che qualcuno di essi manch I al pro· « prio dovere. D'altra parte anche la quadriglia può facil~enle s~t~ « trarsi alla vista del nemico trovandosi ovunque dell e acc,dentalita t per copri re quattro uomini ». . . Da ciò il capo qiiadrigl~1_qUJ_\!.Qp.~t).866._S1_?Uò,du·~ e:sere stato una piccola a!l?.:~9:....~IlQJ)Ebd,.la ~:t~,'~t)',., ~a ~111ch'èc1J'sCip,Tu.t..~~ag,c9e quando fl.On ,era l'IV8Sttl0 ~I gra_dO. . Le evoluzioni di ploton~ro a poco a poco: L1ons, De B1ller, Lavant, Varani, Cassinis, De- Saint Pierre, Testa, Ratti, Vicarini, furono i primi ufficiali che studiarono ed esperimentarono, e sotto la direzione del fondatore, trovarono quella semplice forma e quelle semplici trasformazioni epassaggi dall'ordine chiuso all'ordine sparso messi alla prova del combauimento nel '1848 e ,J849: Lamarmora in loro ebbe potenti ausiliari. .. Il.passo ordinario da bersagliere, come è ancora stab1l1t.o oggi, · è dovuto esclusivamente alla convinzione e alla perseveranza del fondatore: egli lo ritenne indispensabile come costante, efficace e opportuno mezzo ginnastico che, per ripetersi tutti_i _giorn! clell'anno e varie volte nella stessa giornata, in circostanza d1 istruzione o s~rvizio, sviluppa grada~amente gli organi della locomozione~ in ispe~i~I modo i polmoni ed i muscoli delle gambe, e senw. sforzi. ecc~ssm: con tale mezzo senza attenzione o istruzioni separate si arnva ad ottenere una elasticità e resistenza che applicata nelle marce con sano criterio ha dato e dà tuttor~ risulta ti splendidi · Oltre tale concetto il Lamarmora teneva a coo(icr.are nella testa
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I llERSAGLlER I
di tuLti che la guerra si fa sopratuLLo colle gambe e colla speditezza in qualsiasi operazione: di là le prescrizioni di escludere ogn i chia.. . . ... ~....,...,._..---~~ . ..~ mala, serv1z10, rmnwne, .operazione non indisJll1~ e. · ~di"ne matei1clì0"dìtai'· presi.o', e die";;ludere ogn i cosa su perflua e di far bene dovéva esser fondamento a formar caratteri forti e pronti nel decidersi. La cadenza del passo fu pre.,critto a 1140 passi per ·minuto della lunghezza di 86 centimetri dopo ripetute esperienze personali del Lamarmora stesso; il quale le esperimentò in tutti i modi con uftì·ciali e con truppa armata, e disarmata e in qualsiasi uniforme, e nelle diverse stagioni, e in terreni diversi , e col sole e colla neve, e col ghiaccio, e col caldo, e colla temperatura moderata. Lamarmora Ju severo sempre contro coloro che esagerarono la cadenza del passo e li punì: questa tendenza ad esagerare la cadenza non é ancora scomparsa e si reprimono oggi ancora le corse sfrenate che i giovani ufficiali si credono in dovere di fare nei primi ann i di carriera: si citano aneddoti del Lamarmora singolarissimi. Ar1namento. - Trasfo rmandosi in fabbro ed in artefice, per ottenere la celerità del fuoco, il Laniarmora personalmente studiò ed oltenne che fosse distri buila una carabina a tiro preciso (per quanto allora era possibile), sulla quale si innestava una sciabola-baionetta grossolana, ma di aspetto fo rmidabile. Egli nè munì il calcio di uno spuntone per usarlo come alpenstoék in montagna, e come arma di offesa nel combattimento a corpo a corpo: sostituì alle capsule una striscia di rame con 3u incavi circolari contenenti la materia fulininante, che si chiamò in gergo bandella, adottandola convenienLeniente al cane; tale arma (R. 'viglieLLo, 9 ottobre 18,U.), si ch iamò carabina a capsule successive. Il sislemadell'arma era quello di Dalvigne, cioè forzamento del proiellil e per schiacciamento . Le munizioni si portavano separatamente: la pofoe1·e in una fìascheLLa con misurino automatico , le pallottole scio) Le e le bandelfo in una picc9Ia borsa di pellt?: la fiaschetta della polvere era portala al fianco destro e la borsa di pelle era appesa al Iato destrod'3llozaino . Dell'uniforme parlerò più sotto. Tale era la carabina proposta dal Lamarmora per avere un cari. camento celere; ma oltre a ciò egli proponeva« un utensile da zappatore, come sarebbe zappa, picca, sega, martello, scalpèl lo da:rom.
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l BE I\S AGLlEIU •
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pere le mL1raglie, da portarsi sollo Io zaino», (la vanghetta Linneman d'oggi); ma non fu adouato. Le cure di lui nello· studiare, esperimentare e insegnare il maneggio di questa carabina sì che tutti, dall'ufficiale al bersagliere, fossero convinti della sua perfezione ed utililà fu raggiunto. Di tale sua carabina a caricamento celere, per la sostituz ione della bandella alle capsule, fu armato un batlagl ione; e fu poi data ad ogni sollufficiale del 2° battaglione quando si costituì, come vedremo appresso.
II. Dnl -184§ nl 1859.
La IU'o,·a e hl 1·luscUa.
Ordinam,ento/ - Con tale fondamento di perseveranza e di fede i bersagliet;i si erano preparati a còmballere le guerre per ìa indipendenza: le fasi organiche da loro subìte prima e durante le tre campagne dal 1848 e 49 e 11855 ·56 fu rono le seguenti : 1848, 28 apri le. 2 battagl-ioni. - li Ministero desiste dall'idea di fo rmar tre baltaglioni, mancando il reclutamento: i-i costituiscono quindi, in questa data, il 11° e 2° bat.t.agl ione con gl i uom ini delle compagnie che si stavano organ izzando a Casale pel terzo ballaglione e con gli ele · menLi delle vecchie compagnie. 'f848 , il6 novem. 3 ba,ttaglfoni {di 4 cctmpagnie con tre stati mag. giori) . Per R.Decreto clell'H novembre '1848 si forma il 5° ballaglione con volontari pa~·mensi, modenesi e mantovani. Il corpo è or· dinato Sll 5 ballagl ioni , ma prima del terzo e quarto battaglione si formò il 5°. 4849, 1° gennaio. 5 batiaglioni (su 4 compagnie con 1 stato maggiore ciascuno; e con un comando un ico) . 1
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I DEfiSAG LlERI
Si costituiscono il 3° e 4° bauaglione (·I). Ciò per R . Decreto 26 dicembre 1848. 1 stato m,aggiore. 9 battaglioni (cli 4- compagnie con uno stato 4850 , 11°marzo. maggiùre ) . •I compagnia deposito (ciascuno). - Comando del corpo unico. Ciò pel R. Decreto 22 febbraio 1850. Il 6°, 7°, 8° e 9° battaglione si formarono con uomini presi ai reggimenti "7~, 11_8°, 23° ed ahri ~i fanteri~. Le compa- ) \ gnie s, numerano dall 11 al 36. 1 1852, ,1° ouobre. 1O battaglioni (di 4 compagnie ed uno stato maggiore ciascuno) . Si l'orma, col personale preso negli allr: batt.agl ioni, in Cuneo il .io 0 ballagli,rne, più un deposito ed uno stato maggiore residen te in Cuneo. 11855, 2 1 marzo. 5 battaglioniprovvisoridelcorpodispedizione. Si formano cosi : 1° Dal.taglione ,1•, 2n,5• e6• compagnia. Maggiore Radicati rliPrimeglio. .2° .Batt:1glione. 9°, ,10•. ,13• e 114"compagnia. Maggiore Bonarclcl li. 3° Ballaglione. '1 7a, ,18\ 2 1a e 22a compagn ia. Maggiore Bertaldi. 4. 0 Battaglione. 20•, 2Ga, 29· e 30 compagnia. Maggiore della Chi esa. 5° .l:.l aLLaglione. 33", 34.•, 37" e 38" eornpagnia. Maggiore Cassinis. 5 battaglioni. - Sono formali analogamente colle 20 compagnie rimaste nello Stato e si chiama: 1° l'aggrega to delle compagnie 3•, 4", 7a e 8·. 1
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(1) Un R. Decreto ·12 otto bre 1848 diminuiva il corpo ordinandolo in tro battaglioni, col nomo di Reggimento bersa11lieri; 111a 11011 ebbo effetto e fu anii aurncnl,110 il co rpo a cinque battaglioni pel R. D. H nove111bro; con Decreto minisloriale del iO febbraio !849 si formò coi volontari parmensi una compagnia che fu aggrogc1t.'l al ! 0 bai taglione e poi il !O aprile :!849 sciolta.
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I DEI\SAGL!Efil
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2° l'aggregato delle compagnie 114 •, ,f 2a, ,, 5• e 1168 • 3° l'aggregato delle compagnie 119•, 20", . 23° e 24". 4° l'aggregato delle compagni e 27•, 28a, 3,1• e 32a. 5° l'aggregato da Ile compagnie 35•, 36", . 39° e .ma. 1856, 9 giugno. - Il corpo è su 10 battaglion i (4 compagn ie e un stato maggiore per ciascuno), più un deposito ed uno staio maggiore: un R. Decreto . istituisce un ispelloralo del corpo colle allr.ibuzioni di comandnnte di brigata. Il primo ispettore fu il maggior genera le Cialdini En- ' rico (R Decreto .:!..Q_giugoo). /.. Le compagnie essendo rientrate nel regno · nel maggio "856, dopo fatta la guerra di Crimea, i \'ecchi battaglioni si ricostituiscono. Evoluzion'i. - La guerra del ,18~.8-tl,9, quella del ,1855-56 non , fece ricredere il Lamarmora dal suo concetto fondamentale, la scuola di compngnia, l'ordine sparso, le quadriglie avevano fallo buona prova; si formulò una Leoria per le evoluzioni di ballaglione, più per · le evoluzioni di pace che per vero impiego di tale unità. Il Lamarmora come comandante dell a divisione di Genova cliresse egli la trasformazione e l'aumento del corpo da 5 a 10 battaglioni e colla sua parola non facile, ma incisiva, colta sua esperieoza, accettando e discutendo le proposte di tutti gli ufficiali di è l' intonazione, la fede, la forza, l'impronta speciale, che non si smen ti mai più . Tali conferenze sono cosa nostra, italiana; e hanno aYulo i loro . frutti; i[ lnogo di riunione era la Cava, località remota, vicina a Genova, in riva al mare; torniamo all'antico senza copiare da oltre monte. Dopo compila la formazione del 110° battaglione, si stampò il test.o ufficiale della teoria clei bersaglieri, teoria che aveva aura versato ,f 4 iinni cli continua e dili gente analisi, sperimen tala in mille contingenze e in tre campagne di guerra. I fuochi perind ividuodiquadriglie avanti, in ritirata, di fianco; .
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I DERSAGL1Elll
le conversioni indietro, in ordine sparso, i cambiamenti difronte, con una for ma metodica, oggi non troverebbero ragione di essere; ma ernno buone allora e sarebbero ottime nnche adesso, le norme per la condotta delsostegno, fatta la differenza delle armi d'allora con quelle d'ocrcri. L' urto colla baion etta - al iirido di 'W Tà era la rat'io , sine qu a non, si doveva finire ogni manovra, e nel 1848-~.9 il fatlo concreto dimostrò chesi era seminato in terreno fecondo. Ri feriamo ci al momento, quand o tutta la fanteria d'Europa manovra,'a per inr,ersione e con controniarce per combattere colla 11a riga e stndiava. gl i spiegam ent i sulle colonn e centrali di battaglione -e nfl'ermiamo ciò che affermò il De Cristophoris che il Piemonte era a van-ti . La gioven tù ch e ora impara il mestiere del le armi non può comprendere tutto ciò, e non sarebbe inopportuno che ogni ballaglione ,commemorasse questa festa ricordando quelle antiche evoluzioni. Armamento. - La carabina coll o spuntone e colla bandella non fece buona prova nelle due campagne del ·J 8,l 8 -i-9, sebbene si fosse prn ticato nel calcio un incavo , destin.ito a tenere un piccolo ordegno ,che pròvvedesse a porre la bn ndell:i in condizione di funzionar bene: in quella campagna si escluse la borsa che contene,•a le palle e le ,capsule e si posero n~ll e saccocce dei pantaloni; la qun l cos~ dive_ntò talmente a bi Luale a i bersaglieri che furono accolte con dispiacere le prime giberne, da portarsi sul fian co destro sopra l'in~uine, le quali ,furono loi·o distribuite nel 1802 . Nella stessa epoca, ritirale le carabine collo spuntone, il 2° ballaglione ebbe carabine con canne annerite belgiche. Nel 1854 (ìn almenle si ebbe un armamento om ogeneo - carabina rigala con alzo gradualo fino ad 800 metri, 175 mili i melri di . ca li bro , pallottol a belgn, cili ndro ogivale: le munizioni in pacchi di 1O cariche complete in due cartucce separanti la carica da ll e pallollole, con le capsule in un piccolo pacchetto anche esso separato. Erano gli anni dell a tra sformazione delle armi a percussione, e in Germania il Dreyse aveva già dato il fucile a r etrocari ca e il Pi emonte dava al Lnmarmora la prova di fidu cia di essere egl i l'espe·ri mentatore dei nuovi t,ipi. E si adottarono le carabine Yliniè (modello ·1856), carica 4,54 ,grammi, proiettile cilindro ogivale: (sarebbe lu ngo e fuori luogo in,:'lt)
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sistere di più su questo argomento) : con queste carabine i bersagli eri fecero le campagne dal 1859, ·1860- 61: o la distribuzione fu fatta dopo il ritorno dall& Crimea . Ma in quella spedizione d'Oriente che aveva affermato il valore intrinseco del co rpo, in confronto dei ,,eterani di Francia e l nghi ltena aveva tolto ai bersaglieri il loro i:;titutore. Il n••enerale Alessandro Lamarmo ra mori ad ore l 1/ 2 antimeridinnedel 7 giugno ,(85~ ("). Il De-Sa int Pi erre scrive: « nel ·I 8f.8 fu egli « il primo ferito a Goi10, nel 1855 doveva essere la prima vilLirna « in Crimea »; il fare uo solo cenno di lui col qunle ricordare le sue quali Là o ricordare le date della sua cal'ri era, sa rebbe nna profanazione: occorre un lavoro sepal'alo e diligente. Egli man cò, ma. lasciò un monumenLu nazi onale vivcn Le il corpo dei bersaglieri: la fede di lui, il suo valore, la sua abn egazione sono rimaste sacro tesoro rli tradizioni che il tempo non logorerà colla sua ala; e il valore, e la soliµità e le virtù tu tte civili e mi litari. cheil col'po seppe poi esplicare, sono prova solenne che Egli aveva chiaramente intuito ed appl icato il modo che tal i virtù italiane nascoste si svolgessero potentemente ed ef(ìcacemente. _ Le trasformazioni subite per ragioni di organica e di tattica non hanno ancora portalo nelle aspre prove di guerra e brigantaggio la nuova unità, - il reggimento - ; ma siamo ceri.i che nel giorno de\. pericolo i bersaglieri saranno uguali a loro slf·ssi sempre. 1
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III.
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Dal t8;i9 nl 186~. Il p1•lmo p e r~oclo ltnllnoo .
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Ordinamento. - Ventidue nnni <li vita e di risullali dovuti al la, costanza, alla disciplina, allo spirito di corpo, aYevano fatto prorn so lenne che· il L:imarmora era nel vero quando insi steva nelle sue idee. singolari. (I ) Vedi Revue tntemationai (lii l.i vraiSon) Floroncc ·1884. - Peuatets det,aches d'im c,·imee. (Alexanùro De Saint Piorrc, tenente colonnello coma ndante det
Jo1mia/, de
ber,aglieri in Crimea).
, I BERSAGLIEI\l
. '.enne_ il ,1~iS~. B.e Vittorio Emanuele II si fece campione dei ·di..,r1 Ll1 degl i Italiani e fummo alla guerra a fianco deetli stessi Frances·1 , che avevano veduto i ber:-aglieri al Zig-zac e alla Cernain. . Si pr_ovvide per la g~ierra ad avere base sufficiente per allargare · 1 qua~r1 del ~orpo, c~s1cchè ~a 1O battagl ioni ('I 852) si prepara• rono 1 quadri per un 111grand1mento,immediato: ) ,Si for.mano le compagnie de·IO battcigliuni, ~ ~ 859, 11° aprile . . 5 com;p. deposito, ~osll~ P,,_2'", 3\ 4a, _5",_ e ) 1 stato maggiore. ( 1I coi po 1J1nane cost1tu1to J su ,JO battaglioni. ' ,f,1 battaglioni (di J. compagnie e 1( stato mac, 0 A 81:.9 11 · ilio re ciascuno). ,.,, v ' ' , grngno .· 1 .10 u conipagnie deposito. ) ·I stato maggfore e comando unico del corpo. L' ·1 1° battaglione si forma colle prime quattro compagnie deposito in Alessandria: la 5" compagnia deposito prende il nome di )1oa compagnia deposito e si costituiscono in Cuneo altre nove compagnie deposito numerate dal!' 1 al 9. 116. ba~tag)lioni ( di 4 compngnie e ,, stato mag1
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1.<I 859, ·I O ottobre.
giore · .) 8 compagn,ie deposit-0. ,( stato maggiure e comando del corpo in Cuneo. 0uesta formazione si costituì per ll. De•creto 9 settemb1~e 11859. I nuovi batta~lion,· . o s1 numerarono dal 112 al 116. Le compagnie deposito si trasformarono così: . la ,tO• diventò .-ia la 9" » 2• le co~pa~ni~ ·1• e 2• furono soppresse. 26 battaglioni (d1 4 compagnie ed 11 stato maa-
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giore) · "' Ak •1 " compagnie deposito. . ;I stato maggiore e comando del corpo ~ 1 Cuneo. Questa formazione ebbe_ effetto per R.
I BERSAGLIERI
Decreto del HS aprile e per dispaccio preventivo del 4 aprile. Le compagnie deposito da 8 salirono a H con elementi diversi del eorpo. l battaglioni 111°, 118°, ~ 9°, 211°, 22°, 23°, 24°, 25, 26°, 27° così numera.ti erano già costituiti nell' Emilia e nella Toscana. e _Romagne. Il R. Decreto ordinava la formazione su 27 batta al ioni, ma il 20° battaglione allorà . n non si costi Lui. battaglioni (di .t compagnie e i1 gtalo maggiore). · ~860, 11° agosto . H: compagnie deposito. . ,1 stato maggiore e com,ando in Cuneo. Si forma il 20° battaglione (Dispaccio ministeriale ,J 8 luglio il 860) in Cuneo. batta_glioni auiv·i (di 4 compagnie e 1 stato maggiore). battagbioni deposito (di 4 compagnie e 1 stato maggiore). com,andi separatì alle sedi dei battaglioni deposito. Il R. Decreo 2-i gennaio riordina il corpo in 36 battaglioni in 6 comandi separati col nome di aggregati di. sei battaglioni attivi. Ogni comando è affidato ad un colon.nello. Si sopprime il nome di corpo e resta il solo . nome bersaglie1·i: però a.Ila data 16 aprile si costituirono i battaglioni 28°, 29°, 30°, 31 °, 32°, 33°, 34°, e le u_. compagnie deposito prima esistenti, formarono i battagl ioni deposito. battaglioni prima esistenti diedero I un plotone per eiascuna delle loro quattro compagnie coi quali si formarono nuove compagnie, alle quali si aggiunse la 14a de-
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pdsito e così si ebbe l'organico dei nuovi battaglioni dal 28° al 34°. I baLtaglioni furono addeLt~ ai diversi corpi d'armata col nome di bersaglieri del I e II ecc. corpo d'armata. Le compagn ie lasciano l'antico numero e si chiamano ita, 2a, 3•, 4", in ciascun bat· taglione . I battaglioni depositi si fo rmano : 1 1° battaglione co°l la 11" e 2" compacrnia deposito. 2° battaglione colla W e ,i.• compagnia deposito. 3° battaglione colla ;s• e 6" compagn ia deposìto. 4.- 0 battaglione colla ;a P- 8" compagnia deposito. 0° baLtaglione colla 9'1, 11oa e '13• compagnia deposito . 6° battaglione colla ,J 1° e 112• compagnia deposito. ( 36 battaglioni al.tivi. '186 1, 3•1 dicem .i 6 battaglioni deposito . . ( 6 com aneli se:paratie relativi stati stati mao-o-i ori. 01) , v.;-/1,,,,r" 1 _ 'l, ~J?~~ta si costituirono i battaglioni i- ~-1-.:""1" 1,.~ VJ 35° e 36° per effetto del R.. Decreto 2.!i, genO .,,. • naio 118611: ' per la formazione del 35° bat~· tagl '.on_e due compagn,ie sono forn.ite dai bersaglieri del I corpo cl armata: sono· asseo-m,ti al V corpo . · 1862, 11° gennaio . 6 reggi1n&nt'i bersaglieri dì sei battaglion·i attivi e 111n battaglione deposito . - Gli a,n,rev0 gati _di battagl ioni dei 6 corpi d'armata si costituiscono in 6 rer}giment-i numerati dall' '1 al 6; ogni baLLaglione conserva suoi numeri; in complesso si banno: Battaglioni citti·vi N. 36 . Id. deposito » 6.
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E si sentì il bisogno cli dare assieme a questa massa di battaglioni i qu.ali si erano amalgamati con una faci lità non prevedibile: le tradizioni, la popolarità, il pennacchio, il passo, il sentimento ital1ano, avevano fatto miracoli di disciplina, di resistenza, cli valore in questi brevi ssimi qu~ttro anni: il sangue versato a Palestro, a S. Martino, a monte Pelago e monte Polito, al Garigliano, a Gaeta., a Spoleto, a Messina aveva consacrato il battesimo dei nuovi battaglioni: lo spirito cli Lamarmora aleggiava e inspirava; ma, ristabilita la pace, si ritenne necessario dare ass ieme e plasmare in un unico stampo questi 36 centri diversi, i quali pel crescente brigantaggio, trovavano più elementi di disorganizzazione che di ordine. E fu istituita lascuola.di Livorno, nella quale praticamente, esperimentalmente si diP l'assieme: si ottennero così due scopi: primo una omogenità dì manovra; secondo e più effì.cacernente una trasmissione di idee, cli ricordi , di atti cli valore: i nomi dei valorosi furono noti a t.uLLi: i rappresentanti dei batlaglioni tornavano ai corpi carichi di quel tesoro che fa - lo spirito di corpo - la conoscenza e la stima reciproca. Devesi al colonnello Ratti, al maggiore De Petro, ai capitani Fiastri, Bussone, Pagliari, se si arrivò a tali risullati. I corsi si seguiva.no: duravano 9 mesi: $i ·correva, sì tirava al bersaglio, si tirava di sciabola, di bastone, si manovrava brillantement~: marce cli resistenza; poca teoria - molto amor proprio molto spirito - molta ginnastica: e poi rispetto, emulazione e stima recwroca. Non si fecero ufficiali di stato maggiore, si fecero dei soldati dei bersaglieri: e il ,J 866 lo provò. I nuovi reggimenti funzionavano come centri amministrai.ivi: il nome di reggimento quasi ignoto. Evoliizioni. -,,- Colla direttiva esemplicità dei criteri tattici della teoria- Lamarmora si comiociò, sollo la direzione di u,n generale (De-Saint Pierre), a studiarne, d'ordine del ministro della guerra tenente generale Della Rovere, una nuova, per cura del colonnello Ratti, del maggiore De ·Petro, dei capitani.Bussone, Valenti, lì'iastri, Pagliari , nella quale si stmliarono le basi di quella che oggi è il regolamento di esercizi ed evolwiioni della fanteria. In confronto della fanteria di finea, movimenti più semplici nel '27 -
AI\XO XXX I, VOL. 11.
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caricare e sparare l'arma, una istruzione separata e più completa pel tiroalbersa.glio e perla ginnastica con e senza attrezzi, si ~onser: vava la quad1·iglia; nella scuola di compagnia l'ordine chrnso s1 riduceva alla minima proporzione sopprimendo i diet1·0 frM1tte vn battaglia per fianco, e simili evoluzioni teatrali, e ammettendo indistintamente l'impiego dell a 118 e 2• riga: nella scuola di battaglione si voleva la colonnaser1·ata di battaglione per compagnie, come forma da ·combattimento; si prescriveva la linea di colonne di compagnie (·1). Eravamo all'avanguardia, si no ti che parlo del 1862-63-64: tal.e teoria fu prima esperimentata alla scuola normale di Livorn_o. Si noi.i la corsa prescritta in ogni evol\1zione in ordine chiuso. Annamento. - Rimasero in distribuzione le stesse carabine: si deve ricordare che i bersaglieri facevano la carica in 12 tempi raggruppati a l. a 4. 1
IV. Dal ,~.,~ ~I
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Il niasslm~ ~-vl,ly.p~~.
Orcliname.nto, - Al '1 ° gen,naio del 1186'.Z il corpo contava: 36 battaglioni attivi . . ~1· n 6 regg1men · t·1 6 >> depos1t1 , . Dal ,1862 al 1° gennaio ,t 87·1 (dieci anni) il corpo subi le fast s tesse dell'esercito intiero, f~si dovute alla campagna di guerra ,J86~, nélla quale si combatté coll'organico del 18 dicembre 1~p~, ~od,ficato e au)1).el).tato durante la campagna con corpi provvi~ol'l dal genl;),rale Pettinengo, che reggeva il port~foglio 4ellç1. guerr~.. Dal 18p2 al •I O gennaio ,1~p6, fu una trasforma~io~e amr1:un1st~ativa • che rest1·inse i 'rell'(rimenti a cinque in a.rmoma a1 i:epat1 dell esercito in cinque corpi, ma neaument.ò i batLaglioni a 40. 1
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(i) Con questo nome teoria si intendeva nel corpo il testo della istruzione dagli esercizi ed· evoluzioni. I
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Duarante la guerra si passò per la fase dei quadri improvvisati ,e si creavano 1O battaglioni nuovi; a guerra finita si rimase in 45 lfuattaglioni in cinque reggimenti : queste le fasi che si seguirono, fra le quali si de,ve osservare quella della soppres:;ione provvisoria dell.e quante compagnie in ogni battaglione a causa di bilancio, an:zichè sopprimere i quadri di battaglioni intieri. Questa misura fo un secondo passo sulla via di economie estreme proposte in Barla~ento (dopo aver collocato circa, dopo la gtierra, '3000 ufficiali in aspettativa) dal ministro Govone, intanto che per -studi iniziati dal ministro Cngia si stava elaborando una trasforma.zione assoluta e nell'ordinamento e nel reclutamento. La,Scuola normale di Livorno si trasformò a poco a poco e finì per -diventare una Scuola d'applicazione per insegnare le sp~cialit.à del ,corpo ai giovani allievi della scuollL militare: tale idea ,,a ora a tro'-Vlar nuova forma nella swola d'applicazione proposta dal ministro Ricotti , per l'arma di fanteria. 1 Le tras formazioni nell'organico dei ber:saglie11i furono le seguenti: t 864, '18 agosto. - Si forma in Cuneo la 1a compagnia del battaglione prQvV1:sorio, destinato a raccogliere i . volontari emigrati con 3 anni di.ferma. 4864, 118 diaem . - Riordinamento del corpo in 5 reggimenti, composto ciascuno di 8 battagli on i attivi d·i ,i. compagnie e 11 compagnia deposito. Questo Il. Decreto ebbe effetto nelle tre date seguenti: 1865, 1° aprile. - Costituzione degli ultimi quattro battaglioni attivi. I quattro battaglioni deposito del 2°, 39, 5° e 6° reggimenti divengono battaglioni atLivi coi nnmeri di 37°, 38°, 39° e 40°. / · J865, 30 dicem. - -un R. Dec,·eto in questa data sopprime le ') compagnie deposito. 4860, 1° gennaio . - Ha effeuo il1R•. Decreto '18dicembre 11864- e 30 , dicembre 11865: il 4° vecchio reggimento si \ scioglie; il 6° reggimento assume il nome di \ 4P reggimento bersa,glieri . ( 1
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I B&HSAG I. IERI
Del vecchio 4° reggimento battaglioni vanno effetti vi: al 1• regg . i ballagl. 6° e 7°. al 2~ » il haLlagl. ~ 1°. al 3° » )) 12°. alnuovo4° » » 26°. al 5° » » 22°. In compl esso i bersagli eri contano 40 battaglioni separali in cinque comandi, come è dello sopra. 1866, 11° maggio . - Per effello di circolare mi nisleriale in data 118 e 22 aprile si formano alle sedi di ciascuno dei cinque reggimenti due compagnie tempol'anee, col nome di battaglione provvisorio; questi furono sciolti il 26 mag~i0 per circolare del 119. · 1866, •IO giugno. -Pcr R. Decrelo1 °giugno i battaglioniprol'Vi· sorii prendono i numeri di .U °, 42°, 4~0 , 44-0 e 45°. Ogni reggimento conta: 9 battaglioni attivi ; 1 1 comando e stalo maggiore. •1866, 26 luglio. - Si costituiscono in ogn i reggimen to due nuove compagnie deposito . (Circolare M. 30 giugno}. 1866, •15 agosto . - Per .R. Decreto 7 agosto alle sedi dei cinque reggimenti, coll e compagnie deposito sopra indicale. si costituiscono cinque nuovi battaglioni coi numeri 46°, 47°, 48°, 49° e 50°. Ogn i reggimento ha 110 ballaglioni di 4 compagnie e 1 stato maggiore, più uno stato maggiore di reggimento. 1866, 26 sellem. - Per R. Decreto 18 sellembre i cinque ultimi battaglioni del corpo sono soppressi; il personale è ripartito fra gli altr-i battaglioni, il corpo rimane in 5 reo-o-imenli e conta 45 oo ballagli on i. 1
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~867, 1° febbraio. - Si riordina it corpo in i} reggimenti di 9 battaglioni ciascuno della forza stabilik1. con R. Decreto 30 dicembre 1865 e si sopprime provvisoriamente in ogni battaglione la quarta compagnia. (H. Decreto 6 gennaio 11867). 1867. 1° novero. - Un R- Decreto ricosti tuisce le quarte compagnie in ogni battaglione (R. Decreto '18 ottobre 11867) le quali erano state sopp resse il 11° febbraio. E di questa quarta fase organir.a. del corpo bersaglieri, e delle precedenti e delle successive non ripo rteremo le iabelle gradiiali di compagnia e battaglione, essendoché nulla di separato si prescrisse che meriti di essere ricordato, avondo qnelle due unilit sempre avu ta In fo rza eorrispondenLe al resto dell'esercito italiano. Le evolu,.:ioni. - Si compì il regolamento di evoluzioni che non -si scostò mollo dai princi pii fonda men tali antichi della qttad1"iglia·pel dettaglio, dando alla compagnia maggior di pendenza nel battaglione, ma pure conservandola come unità LatLica. Le idee semplici per formare o spiegare le colonne si stabilirono, ifra le quali va notata qnella cli fare sempre base degli spiegamenti la sezione di tesla. L'ordine misto (parola venula fuori poi) allor~ era un fallo compiuto nel corpo . Semplicità di comandi - le compagnie messe nel ballaglione come uni là separate in lin ea di colonne ed in colonna serrata: ciò che ora -si fa in tutto l'esercito. Devesi notare però - è dovere il dirlo - che si dubitò che tali •innovazioni rompessero le tradizioni. Quel regolamento d'e3ercizio ~nclò in vigore per R. Decreto 118 ·marzo ·1866. La scuo la del bastone, la ginnastica cominciarono a perder im. 1portanza. Nel ·1869 si unificò il tiro al bersaglio colla fanteria poi infine, ,nel novembre •I869, si unificò il regolamento d'esercizio. 1
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1 OERSAGUERl
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A1·mamento. - Nella fine del ·1867 si cominciò la disLribuzionedelle carabine ridolle a retrocarica, sistema Carcano, con spillo; una, imitazione del Dreyse; però Lale ca:rabina fu ùistribuita completamente. nel l'anno sucoes::ivo: con Lali innovazioni si modificarono i· deLLagli di maneggio d'arm i, fìnch è, ogn i differenza d'armamenlocessata, nulla più rimase che nelle manovre dasse ai bersaglieri una personalità o maniera speciale di combattere.
v.· Dal t.8 71 al t.886. La t1•as formazloue .
I lavori iniziati dal ministro Cugia e proseguit i dai minist;·i della guerra generali Thaondi Revel e Bertolè-Via leavevano preparalo i~ sub-strato di una trasformazione radicale nell'ordinamento e nel reclut.amenlo dell'esercito italiano . La guerra com battuta in Boemia e in Italia nel 1866 aveva datocausa a ciò mettendo in evidenza la necessit.à di questa trasformazione in armonia colla teoria delle grandi masse e del servizio obbligatorio a ferme brevi. Il ministro Ricotti raccolse i frulli di studi suoi e di quelli preparati per iniziativa dei ministri della guerra che lo avevano preceduto, e li concretò ·in proposte formali le quali vennero poi discusse· e approvate in Parlamento; la prima applicazione di tali criteri fu fatto per Decreti Reali. Si modiucarono le basi organiche del Piemonte sanzionate coll e leggi del 1185,S. e cogli ord inamenti impro11visati dai ministro Fanti e Petitti, nel 11860-61-64 : fu un bene inquantochè si.potè dar più larga base al reclutamento colla riduzionedelle ferme: però i vecchi ricordi dei corpi ebbero una scossa. I bersaglieri ebbero anch'essi la loro Lrasformazione; esi ritenne necessario rompere l'autonomia delle unità battaglioni percambiarei reggimenti da un ità. ammini strati11e in unità di sciplinari: questa riforma fatta all'improvviso coll'inqu adrare il corpo in ,t Oreggimenti io 1
. . 1Ocorpi' d'armala nei quali si ordinava\' esercito italiano, armoma a1 , . d' . d' ·mendo i numeri che personificano la stona e la tra iz10ne 0l soppl'I r · d I ,U n· batta11\ione e sciooliendo gli ultimi quattro battag .ioni, a . og I o · ' " · , 1 • t ò la parte viva 1 450 prodt1S$e un contraccolpo prima pere 1B occ ,' ~amo; proprio, nella speciale autonomia, poi perchè, per fare ques~o . quadramento in re11ttimenti , a molti non era sembrato necessal'I.O m ot> · · E ·f battacancellare quei numeri per s~slituirne ~e1 nuovi. : n ~ :111 . . r . . ·1 11 7" che credè opportuno chiamare a patrocrn10 d1 tale g 10ne:l J - ·~le e deputato Nino Bixio e con una circolare invitò gli causa I genei f · t \ta in altri battaglioni ad unirsi à lui . La proposta u in par e acco ' ' . ., . ne se11uirono due interpelìanze l'una alla Camera e I alti a paae no. o · · d li · a tenne in Senato: fu smorzata ogni agitazione: il _m101stro e a gue1r ., fermo, come cloveva; ht questione di ordinamento fece la sua cm , a, la questione disciplinare fu repressa. . . . La trasformaiione in '1 O regg1ment1 a 4 battaghon1, diede v_ita a 1 O unità separate, le quali furono as~egnate alle_ trupp~ supp~e~,v~ di o11nnno dei corpi d'armata; ma'. le esigenze d1 alcum serv1_z1 d1 mal:ndrioaggio in Sicilia e altrove c~ia~naron~ separa~amente i battaglioni in clistaccamenti e l'autonomia l'I mase in questi per un tempo più Jun11o di quanto si presumeva·. . . . . l riol'dinamento dell'esercito in '12 corpi d'armata i regg ,menll Co · 1·ita· a·, esser e su quattro • 1· . che avevano conservata la spec1:1 . . a·\' . ·1 ber:.ag1eri battaglioni furono ridotti a tre batt~gli ?m come quelli , mea, i cotpo fu diminuito di quattro baltag!1oni. Ecco le date successive di tutto ciò: ..., . . 187f ,r• gennaio. - Pe1' R. Decreto 13 novemb1:e ,1~ ~~ il co1po ' è ridotto a 40 battaglioni, !'lpart1t1 rn 10 regoimenli numerati dall' 1 al i\ O' composto ~iascuno cli i( stato maggiore e di 4 battaolioni auivi su' 4 compagnie ecl ,1 stato magn . 11iore, ed '1 compagnia deposlt?· "' I cinque uiLimi battaglioni 41 , 42, t3, n, 45 si sciolgo no e le risp~tti vé c?~l>a~ onie costituiscono in parte i depos1t1 de1 ;e11..,imenti nella nuova forU1azione. oani re..,,,imento i battaglioni si numerano 1,nll , u it>e per ordine di anziani tà, e \e compagn ie da il a •16.
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Tale formazione é in armonia al riordinamento dell' esercito in •I O corpi d'armata. 1883, 16 settem. - I bersaglieri sono ridotti a 36 battaglioni formati in 12 reggimenti di 3 battaglioni ciascuno, di 1 stato maggiore e •I depos ito, in armonia alla costituzione dell'esercito su 112 corpi d'armala. Si sciolgono i battaglioni 37°, 38", ::l9° e 40° che, nelt' ultima fo rmazione, erano rispettivamente il 4-0 del 2° reggimento, il 4° del 3° reggimento, il 4- 0 del 5° reggimento 0 e il 1- del 9° reggimento . (R. Decreto 7 giugno 1883, circolare N. 105 del 20 aaosto 11883) . •1885, gennaio . Si costituisce il 1° battagl-ione bersaglieri d'Africa colle compagnie: 6n del 1° l'eggimento. 1o• del 4° id. 12• del 7° i<l . 12a dell' 8° id. il quale parte per Massaua il 17 gennaio 1885, salpando da Napoli comandato dal tenente colonnello Putti Emilio. Con questo fa llo si diede al corpo dei bersagl ieri una prova di fiducia, scegliendolo per primo a rappresentare le armi italiane in Afr ica. E-voluzioni . - Il regolamento del 11866 rimase special e per il col"po fino al 1869. 25 novembre. Rese uguali le armi, si unificarono le evoluzioni conservando al corpo la sola caratteristica del passo, con quella stessa cadenza e con qnella stessa lunghezza che il Lamarmora aveva stabilito. Non è qui il luogo di ragionare sulle prescrizioni regolamonlari in ordine ai crileri di taLLica. . A1·mamento. -- Nel periodo di transazione fra il 1868 e il 4873, il ~orpo ebbe le carabine trasformate a retrocarica, po i furono distribuiti i facili Remington presi alle truppe pontificie in Roma in 1')
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numero di 45 per compagnia; infine. adottato il Vetterli (modello 1870) per tutlo l' esercito italiano, ne furo no armati per prim i i bersaglieri, i quali, in tal maniera, risoluta la questione della unità di munizionamento e di armi, lo sono tuttora avendo ricevuto nel 188,i. per i primi i fucili dello stesso modello con canne abbrunate. T capitani montati. - li min istro Ricotti propose in Parlamento ed ottenne che si bilanciasse nel ,J874 laspesa di una razione foraggio e di una indennità per dare il cavallo a tutti i capitani ed agli aiutanti macraio1·i del corpo . Ques ta concessione fatta in om aggio alle l)t) . • nuove proporzioni del quadro di guerra della compagnia e alle esigenze della tattica , concorse a mantenere nel corpo una caratteristica specia le e die' vigore allo spirito di corpo: era una concessione in armonia al concetto di porre gradatamente a cavallo tutti i capitani di fanteria, la qual cosa è ornai legge. Sebbene per tale disposizione il capi la no dei bersaglieri non fosse ,obbl igato a tenern il cavallo, pure dopo poco tempo tutti indistintamente se ne provvidero . ' È bene ricordare che nell'antico ordinamento era prescritto che i capitani dei bersaglieri avessero il cavallo in tempo di guerra.
VI. Campa;:ne e fatti d 'armi ( 1) .
Il narrare separatamente le campagne di guerra e i fatti d'armi nei quali i batlaO'lioni e le compagnie del corpo bersaglieri diedero ~ . prova di v1dore, o il far cenno di quelle sol tanto nelle quali queste unità. presero parte sarebbe lavoro suffi ciente a dar materia a parecchi volumi.
(l) Per questo dpitolo mì hn. facilitato molto il _còmpìto il lavoro del capitano Au·~isio, che aveva soparn.ti i fatti d'arini per battaglioni.
4.12
I DERSAGLIERI
Però, in questa circostanza della solenne commemorazione del 50° anniversario della isLHnzione del corpo basti ame raccogliere a m:odo di indice i fatti d'armi separati in ogni campagna e basti ricordare, solo l'impiego: potranno i corpi compiere le lacune e dar vita ai fatti, al valore, all'ardire, all'iniziativa, :tlla solidità dimostrala i·ammemorando i nomi degli eroi e di quelli che persero la vita c,imbattendo. Non occorre dire o rammentare le condizioni politico-militare le quali diedero caui;a alle campagne, o accennare all'andamento dellestesse e alle conseguenze o risL1ltati che si ottennero. Campagna del 1848. Ecco brevemente i fatti d'armi nei quali i due battagli oni chealilora esis~evano presero parte alla campagna del I848. Qa Sorpresa di Marcaria . 6 aprile comp·. '"' Combattimento al ponte )) di Gòito. )) 2• 8 1· batl. 11• e 4,a )Jonzabano e Borghetto. 9-ilO )) >> Ri cognizione Peschiera. 13 3a » » » Mantova . 19 » 2• e 3a »
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Sull'impiego dei bersaglieri si deve osservare che non corrispose· perfettamen le a tutti i cri leri i esposti dal Lamarmora nel ,18 35. ( Vecli doc1'mento). Però per giudicare della importanza alll'ibuita al corpo in qu esta~ campagna, basLi considerare che non ,·i è fatto d'armi in cu i i bersaglieri non abbiano brillato per la loro presenza, e si pensi che non · erano che otto sole co mpagnie. Ma era d'uopo :Jffermar:;i e dimostrare che tanta specialità di unifo rme, di passo, cli manovra cosi diversa da tulle le altre armi e corpi, sapeva eziandio affrontare con valore speciale il nemico, i pericoli, le fat iche. In questa campagna l'unità di combattimento fu la compagn ia esclu:;ivamente. L'autonom ia personale alla quale gli ufficiali erano stati educati si esplicò fel'icemenl.e, eroicamente, forse più di quanto . lo stesso Lamarmora si aspellava: lo provarono falli arditissimi della 3a compagnia della 1° bauaglione alla Corona, della ,(• compagnia . del 2° bauaglione a Governol o; per non ricordare che i più salienti. _
Fatti d'wrmi nel 1849. ..,90 b',tL L.) Sforzesca Mortara . }) 2\ 3°e 4° Novara . 20 )} Genova .
marzo 6· e 7n comp .. )) ,i.• e 5a }) 2·1 )) 23 3 e 4 apri le ,t a, 2a e 4a »
2 11
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Per questa campagna il corpo era disponibile co lla forza di cin.que · battaglioni. Ne furono impiegati tre soltanto e di ,questi due (il 3° /
I BERSA GI.IERI
l DERSAG 1, IEfil
. e 4°) che erano slati formali al 1° del!' anno con elementi .piemontesi. Jl 5° che erasi coslituiLo con elementi dei Ducati fece la campa. gna, ma non ebbe agio di dimostrare il mo valore . L'unità compagnia si affermò bene alla Sforzesca e a Mortara; a Novara fu il primo impiego dell'unità battaglione: e nell'una e nel,l'allra maniera la fama guadagnala nel 11848 non si smentì. Nel '18i-9 il corpo diè prova di disciplina e di solidità nelle Lristi _giornate di. Genova. 1
Campagna di Cri:mea. Cernaia .. 16 agosto . . 1885 4° e 5° bauaglioni provvisori i ( 1) :Sebastopoli 8 settembre » 3° ,, Sebben·~ i ballaglioni di guerra fossero costituiti provvisoriamente ·la loro disciplina e valore e solidità non smentì la fama che il corpo . aveva già acquisLato. Po$Lu alla prova vicino agli Zllavi, corpo speciale noto al mondo, ·-seppe non rimaner secondo, Lanto che dal 11856 il bersagliere di· ·~entò e si ritenne il Lipo del soldato italiano. In quesla campagna i bersaglieri furono impiegati ancom colla -sola unità LaLLica la compagnia. Il generale De Saint-Pierre, così narra il giudizio del generale Pellisier: « Quand le général Lamarmora a été au quartier général · « frança is, lorsque les Russes élaie'nt en pleine retrai te, le général · « Pellissier est allé au devant de lui et s'est écrié, au milieu de son ·<< Élal Major. - Piace, mes::; ieurs, voici le général des troupes .piémontaises qui se sont couvertes de gioire» (2). 1
(i) 1.0 batt. pr?vv.
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4a e 2• del I e 5• e 6• de l li bat taglione 9a e 10• > lii e iJ" e 1.4" » IV , 30 • u• e 1.s• , V e 2-1• e 23• » Vl , 4° » 2 ; 25• e 26· » V.li e 29• e 30• , VHl • 5° • • a · 33" e 34a , IX e 37a e 38• • X · • (2) Fe1iille/.s detacliés d'un jotirnat cle Crimee. - Rev1ie interna/.ionale, I ll li vraison
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Fatti d'armi nel 1859 .
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maggio Valenza bauagl ione. id. Casale . id. 5° e 60 id. Frassineto . 6° e 70 id. id. 70 Passaggio della Sesia id. 6° e id. 70 Palestro (ricognizione) id. id. Palestro (presa) id. 6° e 70 id . Vinzaglio 2° e 10° id. id. Palestro (battaglia) id. 6° e 70 id. Confienza . id. ·1° e 9" giugno 90 i\'lagenla id. id . Rocca d'Anfo. id. 6° e 70 in. 70 Monte 8uello . id. 0 ,t°,2°,3°,4- ,5°,8°,9° e 10°battagl. S. Martino (battagl ia) id. 2° , 10° battairlfone e Ha comp. Rivoltella e Pozzolengo id . o 1
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24 23 30 · 30 · 31 3·1 1
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Fecero la campagna senza aver preso parle a falli d'armi i battagli oni 11° e 2° toscani , divenuti poi 117° e 118°; i quali non vanno · compresi con gli altri ballaglioni del corpo se non dopo l'annessione ("6 aprile 1860). In questa campagna il corpo si è di nuovo guadagnalo la slim~ del mondo mi litare ed ha confermato la fama acquistala a prezzo di san oue nel 1818-4:9-55-56. Non era ornai più novizio e si poteva far capitale del suo valore intrinseco. In questa campagna del ,(859 i 1O ballaglioni. del corpo furono ripartiti in ragione cli ~ baltaglio,ni per divisi?ne. . .. L' impiego fu per battaglioni: e meriLan di esser r1cordal1ti passaggio della Sesia. impiego di due bat.lagl ioni uniti . A Palestro l'impiego separato di compagnie trovò appoggio e prevalse col concorso di più ballagli on i. Non si ._ può a!Iermare che I' nn ilà battaglione sia sempre slaloimpiegata, nè che vi fosse il concello cli impiegarla:_però a S. Martino e alla Madonna della Scoperta e per compagn ie e per batta- l)
1
l BERSAGLIERI
I BERSAGLIERI
glioni i bersagl ieri diedero prova di val . . .. ·· Cordare la solid ità. e il v"u lo.I e de1.'baLLarr!Jom ' ?te.~.i)oso6° l1d1La;I ooe .Vttolsi . rialle due brigate della 3• e 5• d.. ·". o ' e lll rmcalzo donna della Scoperta. JVJ:,JOne, e la fermezza del 30 a Ma. " . ~el 1859 tutti i battaoJ'on· . ~ di 6000 uom ini 1· q al· o l , . J rappt e:>entavano circa un complesso u I asciarono:
Capua 2 novero . 1°, ·I 6° battagl. Mola di C,aela 4 id:. "4°, '.iW id. Gaeta . . 13 febbr. 6°, 7°, ·1·1, 12P id . Messina . . 113 marzo 6°, 7°, H °, 12° id. Ci vitella del Tronto . 20 id. 9°, 2 11, 27° id. Assedio di Gaeta . 6°, 7\ "'1 °, '1 2° id. S. Angelo . due compagnie del 1? id . È necessario rammentare che dall' ,14 ° al ·I6° bauaglione si erano costituiti appena fìnila la campagna del ,j 859; che dal 117° al 26° si costituirono nell'aprilo 11860; e che il 27° si formò nel l'agosto 11860; di quesLi tutti costituenti il corpo nell'agosto 11860, ali' in izio delle ostilità, quattordici battagli oni furono inquadrali nelle truppe che fecero quella campagna, fra i quali quattro ballaglioni formali nel t 859 e sette di quelli costituiti nell'anno stesso: si educavano alle armi co lla guerra combatluta. È notevole cbe il 1li,0 battaglion e prese parte a tre combattimenti, il 7°, 111 ° e 112° a sette combattimenti, il 6° a sei falli d'armi, il 116° battaglione a quf}ttro, il 26° e 24° a due fatti d'armi . Nel primo inquadramento per qLtest.a campagna furono assegnali 112 bauaglioni, dei quali due per ciascuna delle divisioni IV, VII e XIII del4~ corpo (Cialdini) e 2 alla r divisione e ,i. alla diyjsione di riserva: la forza dei battaglioni non superava i 360 uomin i effetLi vi . Ma questo reparto si cambiò nel procedere d.elle operazioni, tanto che in qu,ella parte di campagna che fu detta della Bassa Italia i battagli on i furono assegnati: 6° e 7° colla IV divisione. H O e 42'' id. VII id. 14-u e 24° id. I id. 1° e 116° id. XIV id. (pri ma divisione di riserva) Furono inquadrali al solito due per divisione; pure devesi riconoscere il fatto d'armi del Garigliano nel quale si fece un nucleo di quattro battaglioni (6°, 7°, '11 ° e 'I 2°} ai quali poi furo no aggiunti gli altri due della divisione I. I battaglioni manovrarono colla unità co mpagnja in massima, e nuovi e vecchi furono esempio di gara nelle fatiche , nel valore, nella abnegazione e nella disciplina. 1
1
morti .. { ufficiali . ,J9. l truppa 1140. feriti . .
I ufficiali 18. /1 truppa 678.
. Tali . cifre in com pJ esso ( senz:; cercare elementi i. d . . , d1 conlronto) rappresentano il 14 e 2 o; d.1 . . . pu ellag(rat1 0 ·· una solidità super,·ore ad . l . petdita. 11 che esprrme ogni e og10 .
1
Campagn1; del 1860-6.f. Fatti d'arme.
\.·P esaro . . • Citlit di Castello. Fano . Perugia . Spoleto . , Castelfidardo
•
11 setlem. . ,111 id. •
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. i2 .H
id. id. . n id . 1 • 18 ' id .
Monte Pela/ go , Pulito. . Borgo Pio Asse 10 · 94 <l' A d· Lazzaretto ~ al 29 J · ncona Colle Scrima: seLLembre Porta l?arini. Porta Calamo
Macerone, . : S. Giuliano . • Garigliano .
. 20 ottobre . 26 id. . 29 id.
60, 70, -r10260 16° ,i 20 11 (30
90 60' 70 1,1o' 120' 260 t
1'1°, 23°, 25° 6°, 7°, 12· (30
22° 14° ,16'
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battagl. id. id. id. id. id.
id. id . id. id. id. id.
l BERSAGLIERI
I llERSAOLIERI
Devesi ricordare come prova di solidità la presa della Rocca di Spoleto, _la ~resa di Perugia, la solidità del 7° al Garigliano. I nom, dei valorosi ufficiali che erano alla testa in sì bella gara bastano da soli ad illustrare un esercito intero.
Il corpo colla forza di 40 battaglioni si trovava costituito ali' aprirsi della guerra; di questi i primi 26 provati più o meno nelle campagne come abbiamo sopra detto; tutti però rotti nella minuta e faticosa guerriglia del brigantaggio; nuovi davanti ai valorosi e noli cacciatori austriaci ed alla fanteria imperiale, gl i al tri ,14 come abbiamo detto sopra; il corpo nel giugno e nell 'agosto del 11866 fn allargato fino a 50 battaglioni; di questi 411 battaglioni hanno fa tto la campagna sebbene tutti, anche quelli di nuova formazione, siano stati assegnati o allo divisioni di nuova formazione o alla riserva del corpo di riserva generale . 26 battaglioni soltanto si provarono al fuoco; la solidità del corpo si può dimostrare dicendo che, mentre l'esercito italiano ebbe il 3,88 ¼ di feriti e morti e il 4,82 % di prigionieri e mancanti, i bersaglieri nella balla.glia di Cusloza ebbero il 4. 0 / 0 di prigionieri e mancanti ed ebbero l' 8 ,52 di morti e feriti; si può dunque dire che (se le perdite perdurando al ~uoco, sono indizio di solidità) questa dei bt>rsaglieri superò quella dell'esercito del 4,6~- 0/,, per i morti e feriti. Si noti che il numero dei mancanti e prigion ieri cresce col crescere delle perdite reali e del logoramento, poichè quei due fattori rompono i vincoli di disciplina: adunque si deve rilevare che, cresciuti i morti e feriti nella proporzione del 4,64: 0 /o in più, il numero dei mancanti o prigionieri è diminuito di 0,82 °/o. In questa campagna non si cambiò concetto nell' inquadrare i bersagli eri e furono come nelle precedenti assegnati due per ognuna delle divisioni: vuolsi però rilevare l'eccezione del I corpo d' armata nel quale si destinò un solo battaglione per divisione e si formò una riserva di corpo con quattro battaglioni (2°, 8°, 3°, 13°). L'impiego fu per battaglioni, e il battaglione fu l'unità di combattimento, sebbene si debbano notare dei casi isolati, nei quali due e più battaglioni si successero e sommarono: dei quattro battagl ioni di riserva il 3° non combattè perchè assente; il loro impi ego non fu simultaneo . Non ricordiamo nomi. Però l'impressione lasciala sulla solidità e valore nella giornata del 24, giugno fece si che, quando si trattò di occupare i ponti sul Torre, fo affidala al generale La Forest una colonna di sei (1•, 10°, 16°, 22°, 26", 35°) battaglioni bersaglieri con artiglieria e caval-
Patti d'ar1ni cl'Aspromonte 1862. 29 agosto -
6° e 25° bauaglione.
Brigantaggio. Del brigantaggio si farà cenno separatamente in ciascun batlaglione. ·
Campagna del 1866. N~ll~ campagna del ,1866 i fatti d'armi ai quali i battaolioni ber0 sagherrpresero parte sono i seguenti:
O!iosi . batLagl. Monzambano . id. Monte Vento . 2°, 8°, 13° id. Monte Croce . 6°, 37° id. Battaglia Monte Croce e 24- giugno di Custoza Staffalo. id. Monte Torre, 30' Belvedere e Custoza . • r 27°, 34° id . Vill afranca • II J,°, 9°, !fil°, 19° id. \ Borgoforte 5 al 118 lugl io id. Cismone, Primolano, e Tezze . . 92 e 23 luglio 23°, 25° id. Fatti d'armi Castello e bornel Tirolo go di Valsugana 23 )) 23°, 25° id: Lavico . )) 23 25° id. Vigolo. )) ,250 . 23 id. Ponte di Versa . 1 )) 1 26 10°' 16°, 22°, 35° id.
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ANNO Xli.X l, VOL. 11.
4'2.0
I BERSAGLIERI
I BJ;ìRSAGLIERI
Jeria. In questa fazione che prese nome di Ponte di Versa nulla di nuovo risultò per l'impiego, e il valore antico ebbe nuova conferma.
vu. Ricordi ~arutterlsticl del corpo.
Orcupazione di !{orna 187O. Combattimenti. Civita Castellana.
12 settembre
Roma
20
id.
Nulla di notevole in questo fatto d'armi , il quale non ha importanza militare, se non che per avere coronato l'unità del regno d'Italia col possesso della sua capitale Roma. Nella costituzione delle unità del corpo d'armala che operò ·su Roma, una divisione (2•) ebbe tre battaglioni per l'opportunità di fare un colpo di mano e fu. destinato un colonnello ad assumerne il comando: le altre divisioni (9", '11 \ il:i3", ·I 3•) ebbero due baltaglioni per ciascuna come si era operalo per l'addietro: però si fo rmò un gruppo separato di sei battaglioni (6°, 8°, f7°J "9°, 28°, ,1,0°) i quali furono destinali alla riserva solto il comando del tenente colonnello Pinell i. In questa breve campagna è a notarsi la riunione di dodici battaglioni per arrivare silenziosi sul Teverone e proteggere ad ogni costo la costruzione del ponte suI quale passarono tutte le divisioni del corpo d'armata di Cadorna, meno la divisione Bixio. Per questa operazione i dodici ' battaglioni si recarono la notte ilei 116 settembre a Grotta Rosa; pas sarono su pontoni primo il 34° poi il iH O e 28° e gli altri passarono poi il mattino del 11i sul ponte costruito ed occuparono i tre ponti sull' Aniene,' per proteggere lo sfilare delle divisioni. Nel breve fatto d'armi che aprì la breccia a porlo Pia fu ancora concesso ai bersaglier i l'onore di essere i primi a penelrare nel sacro suolo di Roma e il 112° battaglione corrispo·se clegnamenle all'alto mandato. (Vedi 12·> e 34° battaglione). · Dopo d'allora le al'mi italiane non hanno avuto l'onore di misurarsi altrimenti su i campi di battagl i_a . 1
Dove raccogliere le cose piccole, speciali, caratteristiche che con•oorsero a dare vita, brio, e impronta speciale al corpo? · Il bersagliere, come lo si concepisce ora, è l'aggregato e la per:Sonificazione dei mille fatti separati che hanM illustrato mille di,verse persona! ità: che colpa ne ha la fanteria di linea se si attribuì in .Crimea ogni cosa bella ai bersaglieri? · A loro i gurby, a loro il valore, a loro il coraggio; e la stampa, i 'bozzetti, i quadri, i giornali ital iani e forestieri cominciarono a per,sonificare nel bersagl iere il soldato italiano. Mi si conceda adunque col massirilo rispetto ed ossequio alle armi -sorelle che a fianco Ri bersaglieri hanno combattuto nelle patrie battaglie i nemici e nella Sila e in Basilicata e negli Abruzzi il brigantacrnio e sull' Adiae e sul Po le inondazioni e a Napoli, a Palermo e I? nelle Marche il colera e il terremoto ad Ischia, mi si conceda di ri,cordare piccole cose che furono causa efficace di grandissime : l")c)
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Poca favilla gran fiamma second:t.
Ivecchi bersaglieri troveranno ricordi cari, i giovani impareranno ,cose semplici; ma si guardino dal sorridere e imi tino. * Coll'allargarsi del corpo da ·I a 2 a 3 e ,~ compagnie, le quali si formarono successivamente, si introdusse il sistema cli chiamarsi personalmente fra ufficiali , sottufficiali e bersaglieri in origine col numero della cornpagnùi, poi con quello del battaglione, oggi (ma mollo molto dj rado) r,ol numero del reggimento; talchè due incontrandosi si presentavano presso a poco così; il primo salutando di-ceva: tred-icesirno. affermativamente: l'altro rispondeva nono (s'intenda bat!agMone) a questa prima concisa presentazione si facevano
. I DEI\SAGLIERI
I DERSA.GLIERI
relazioni epistolari fra battaglione e battaglione e i racconti di ogni singolo fatto di brigantaggio o speciale, e lo scambio di fotografie; e tutto ciò prese proporzioni estreme, talchè incontrandosi dei battaglioni provenienti da siti lontani e divers.i in un solo momento si -Otteneva un!). intimilà cli amicizia e di sLima, poichè si confermava colla conoscenza personale ciò che era già precedentemente noto per informazioni.
succedere i nomi; poi subito mille domande, chiamando uno per uno, per nome, tutti gl i ufficiali (se l'incontro era fra ufficiali) e tuttt i sottufficiali se l'incontro avveniva fra sottufficiali. Subito dopo era dovere di andare a presentarsi al comandante del reparto nella città o paese o del distaccamento, se ufficiale; e se s• trattava di so ttufficiali ai colleghi; e così dall'alto al basso fino al semplice bersagliere. Ne veniva un immediato invito a colazione o a pranzo o al caffè .
* I segnali di Lrom ba erano una caratteristica particolare che fu quasi portata all'esagerazione. Vi furono momenti nei quali bastava vedersi a 30 passi di clislanza (ufficial i, sottufficiali, ecc.) per fischiai: subilo il segnal e cli compagnia seguìto dal segnale interrogativo -come domanda, alla quale si rispondeva fisch iando il segnale della ,compagnia cui si apparteneva seguito dall' affe?'inativo; riconosciuti ,così come bersaglier'i, si segL1ilava il di scorso coi segnali avanti, ·ri-_ :tirata, di corsa e via discorrendo . Questa abitudine raggiungeva due scopi: l'uno di rendere famigliari a tutti i segnali e la loro applicazione, l'allro di non lasciar passare uno del corpo senza interrogarlo; e i benefici furono mass imi nei servizi contro il brigantaggio, sì che un semplice caporale ,cÒn un solo segnale sapeva, fra una gola e l'altra dei monti, o nella oscuri là dei boschi annunciare la sua presenza e accorrere al ,combattimento, e domandar soccorso se si sentiva insufficiente o soprafa Lto. È nolo il fatto del sergenLe trombettiere Bagnoli che da solo, sopra Acquasanta, tenne a bada una banda di briganti per un tempo refativamente lungo.
* Questa consuetudine aveva l'ottimo risultato di portar no tizie reciprocamente fra battaglioni e battaglioni, di raccontar le gesta per· sonali e mantener vive le conoscenze ed amicizie; si noti che anche quando il corpo arrivò a 45 battaglioni le relaz ioni si mantennero vivissi me: si noti che questa consuetudine di presentarsi si riteneva obbl igatoria per tutti, ma specialmente per i nuovi del corpo; e si noti che gli inviti tanto più si facevano quanto meno intime ei-ano le amicizie o conoscenze personali .
Dopo il ·1860, quando il corpo ebbe lo sviluppo massimo, concorse a formare, a rannodare, a rendere vivissi me .le conoscenze per- sonali dirette e indirette la scuola normale di Livorno ove si amalgamò ogni nuovo elemento; poi e sopratutto il servizio del brigantaggio, nel qtrnle Lutti i battagliÒni ebbero efficace e larghissima parte.
* Non si dimentichi che ogni uffic iale e sottufficiale si riteneva obbligato a sapere a memoria i nomi degli ufficiali dei diversi battaglioni non solo, ma a conoscerne le gesta, i meriti, i difetti; e parlantio di un battaglione o compagnia bastava accennare al nome del maggiore o del capi tano. · In tal maniera si conoscevano i fatti di valore, la tradizione orale anzichè perdere elementi , metteva radici; e concorrevano a ciò le
* Era cosa speciale e caratleristica che lo sfi lare in parata si fa,cesse di corsa: in origin e nella teoria manoscritta del Lamarmora, ,poi in quella stampata del 1860, era prescritto che nei movimenti (erano pochi e semplici e furono base all'attuale Regolamento d'esercizi ed evoluzioni) in ordine chiuso si adoperasse sempre il passo
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I DBnSAGLIBRt
I BERSAGLIERI
di corsa. Questa prescrizione raggiungeva due grandi benefici: ili primo di mantenere sempre la truppa alenata a quel passo ginnastico, il secondo di costi tu ire una caratteristica speeiale, efficacis-simo fatlore di spirito di corpo. Così e per tale ragione ne venne lo sfilare di corsa nelle parate enelle ri viste, e i relativi ballimani. Le quali cose davano al corpo un' aria di gaiezza e vivacità! che si rifletteva e nelle guarnigioni e nei servizi più difficili e più. faticosi.
* . Ho già esposto come il Lamarmora abbia trovalo delle difficoltà: nell'ottenere di stabi lire e far. adouare il pa sso di 86 cenlimet1+ di lunghezza colla cadenza di 140 al minuto: ma egli fu il primo e· forse il più forte camminatore che il corpo abbia avuto. Egli si preoccupò sempre di far nasce!'e l'emulazione, col pre-· miare i migliori ginnastici.
Non vuolsi d:menlicare l'abitudine nei bersaglieri di non fare alt inutili, di fare il grand' -alt corto; i piedi raffreddandosi si gon fiano, e non si cammina più, o si cammina meno bene; ciò è il beneficio di colonne piccole e isolale. aai 1 diminuite le ferme, diminuiti i trombeuieri non si può O00 suonar più durante le marr,e e si cammina meno allegramente.
* Ed altri faltori di celerità e di disciplina nelle marce a tali cause efficaci debbano aggiungersi, cioè consuetudini e usi singolari, ma efficaci ugualmente. Cito senza commenti: mai carro dietro il battaglione - coloro che per caso restavano indietro derisi dai compagni e puniti dai superiori - si toglieva o nascondeva loro il. ~en~ nacchio dicendo che non erano degni di portarlo - le pun11.1on, consistevano nel portare il sacco a corda, i bidoni, e via discorrendo - non esclusa la consegna in quartiere - erano burlati dai compagni i quali si ponevano a fischiare la sveglia - la marcfa di fa?'fo - il che equivaleva a dar del pigro e del poltrone.
* La consuetudine intrC>dotta e conservata fino al 11870 di far sonare le trombe ad ogni alt, di far rompere molte volte le righe, senza deporre lo zaino, di far ball are nei riposi della piazza d'armi e nei grandi alt delle esercitazioni di marcia, premiando sempre, . con danaro particolare degli ufficiali, e i trombeuieri e i migliori, i, più ardili, i più resistenti, erano il mezzo più efficace di alenare e· conservare l'abilità raggiunta. Una delle cause forse che hanno oggi fatto cessare in parte questi esercizi si deve ricercare nel diminuito numero dei trombettieri:· la questione dei trombettieri è più chequestionedi segnali , di quartiere o di campagna, questione di disciplina nelle marce e di brio. Quaudo si aveva la ferma d'ordinanza prima, poi quella di cinque anni era cosa ovvia avere trombettier·i capaci e resistenti; ed essendo in numero di 1 caporale, 5 effeuivi e 3 allievi per compagnia,. si era in condizioni di suonare senza ostacolo; così avveniva che si, marciava bene, presto e allegramente.
* Ricordo a sommi tratti: l'ufficiale arrivava in quartiere all'improvvi so e faceva suonar !'all'armi - per , le istruzioni e riunioni non si facevano segnali preventivi d'avviso o preparazionemai - le chiamate pel rancio, per le adunate, per la ritirata erano, semplici (assemblea e 'Visita)- nella teo7'ia (1) al comando: altfront si faceva ciò che oggi si fa coi seguenti comandi : plotone-alt - front a sinistr (o destr)-front; nei comandi della teoria non vi era mai il marche. Il venire a pied-a1'm al comando di alt, cosa oggi praticata da tullo l'esercito, era una specialità del corpo fino dai primordi della sua fondazione.
({) Allora teo,·ia volcivtl dire ciò che oggi si chiama Regolan1t11to d'esercizi ed evol uzioni.
I BERSAGLIERl
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I bersaglieri meno belli si facevano prendere posto fra i lrombetLieri perchè il pubblico non fermasse l'attenzione su loro.
Le ~o-avette si portavano sotto lo zaino in modo che venivano .a · poggiare sulle reni; avevano il coperchio annerito per lo stesso cnterio di non far scoprire una colonna da lontano per luccichìo di armi o altro: quando si diede atresercito una gavetta di lamiera più forte e di capaci Là maggiore per potervi far cuocerè il r:incio separatamente a tre soldati assieme, fu soppressa la gavetta speciale che era più grossa di quella della fanteria, e si prescrisse che nell'affardellamento dello zaino si portasse come tutlo il resto dell'esercito: .anche i bidoni erano anneriti.
Nei tempi piovosi, prima che vi fosse il berretto a fetz, le corvées porlavano il cappello senza pennacchio; il comandante la corvée solo porLava il pennacchio ed era armato. ·
* La baioneLLa nell'antico regolamento si innastava solo per fare la carica alla baionetta: nei servizi territoriali i bersaglieri essendo di sentinella, non innastavano sulla carabina le ba.ionette: quando venne la disposizione generale che estendeva anche a Jorp tale prescrizione fu un dolore e parve uno strappo alla tradizione.
* Fino a pochi anni sono per l' uso giornaliero dei trombettieri nella uniforme ordinaria, si adoperavano cordoni verdi. Il più delle volte erano cordoni di parata fuo ri uso che venivano prelevati e destinati a ciò; ora. anche questa specialità è finita; e in uniforme ordinaria er in quella di mamia, si fa uso di una cinghia di cuoio come la fanteria.
* Coll'adozione delle trombe per Lult.o l'esercilo cessò l'altra spe-cialità a·e1 corpo di avere le trombe, mentre la fanteria di linea aveva i tamburi.
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* La cara.LterisLica di fare terr' -ami in vece di fare i fasci era dovuta alla forma sp.eciale della sciabo!a-baionella che non permetteva di fare i fasci: però raggiungeva due scopi, quello di non dar luogo a guasl:i ai mirini, quello di ~on avere i fasc i sollevali espos.ti a lucci·Care da )ontano e tradire la presenza di truppe; infine era una cosa $peciale del corpo.
* Il Lmacciolo verde fu soppresso quando si fece !'armamenti) omogeneo e uniforme per tutta la fanteria: era una specialità in armonia coi cordoni.
Il segnale all'armi - era il mezzo consueto per far prendere le armi e gli zaini, e porsi in rango su due ri ghe di fronte o nella formazione nella quale si erano deposti gli zaini: non occorrev~ altr~ .segnale o altro comando: era causa di brio, di gara ad amvare 1 primi in rango : ed era consuetudine di punire sempre chi arrivava t'ultimo; naturalmente a tal segnale si doveva venire correndo.
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I BERSAGLIERI
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* Bastava l'arrivo di un battaglione in un paese per mettere l'allegria; i bersaglieri si sparpagliavano per tutto il paese e lo soic era quel lo di suonare aU'arni·i all'improvviso e in un animo, ordinarsi, riprendere armi e zaini, se erano state deposte, porsi in marcia, colle trombe suonanti separale delle quattro compagnie - e scomparire come un'apparizione fantastica. - Nè uno restava indietro I!
* Fra ufficiali vi era gara di chi faceva più presto a riunire il battaglione e partire per un'istruzione: si è arrivati ad ottenere di es:;er pronti e aver fatta la visita in un minuto: non occorre dire che la visita di presenza si faceva sempre per plotoni, a memoria senza ruolini.
Quand0 il Lamarmol'a nel 27 luglio iJ.848 fu: promosso· maggior generale e fu sos~ituito nel comando del corpo dal colonnello Savant, nel dare la consegna della cassa, lasciò lire tremila in oro in trenLa , scudi d'oro di L. 1100 ciascuuo. Queste moneLe furono .dal colonnello Savant conservate in cassa,,. sacrosantamente come un prezioso ricordo, coll'amore e colla religi-one stessa come in una famiglia si Lengono in• pregio, quali lari , domestici , gli oggetLi usati da qualche grande antenato che colle virtù e col senno meritò l'estimaz'ione uRìversale e diè lustro alla fa:migliat,.• e al nome servendo fedelmente la palrfa ed il sovrano. I trenta scudi d'oro furono dal Savant passati al colonnello De- · Saint-Pierre quando questi successe nel comando e poi successivamente ai colonnelli che si seguirono nel comando del corpo fino al , R. Decreto 24.- gennaio 186·1, quando il ministro F,ànti trasformò il , corpo (che aveva 27 battaglioni ripartiti-fra i cinque corpi d'armata per R. Decreto del 22 luglio 1860) in 6 reggimenti di sei battaglioni · ciascuno. In questa circostanza i trenta séudi d'oro furqno gelosamente con-servati e tenuti in eredi Là.dal 11° reggimento che si costituì in Cuneo, coi baLtaglioni 1°, 9°, 13°, 19°, 21°, 27°; e rimasero sempre nel'la-, cassa del reggimento in Cuneo, nè mai balenò il pensiero di dame una parte eguale a ciascun battaglione pel timore che la troppa , mobiliLà potesse esser causa di smarrimento. 1
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* Le vigilie dei fatti d'armi i caporali dicevano al mattino: chi ca. l'à paivra c'as da,ga malavi.
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Ai cattivi tiratori al bersaglio si irtOiggeva punizioni e fra queste va ricordata ht punizione morale col cl'assifìcarli bersaglieri capaci solL'lnLo di puntare alla luna.
* Appena nasceva un trambusto nel quale poteva venirsi alle mani, il bersagliere si assicurava il cappello col sottogola, veri ficava che iI pennacchio fosse fermo al bollirne perchè nom avvenisse mai che un cap)i}ello o un pennacchio cadesse in mano di terzi.; si potrebbero narrare fatti graziosissimi.
* D'altra pa:rte Cuneo era un pochino l'ara santa del corpo come la,~ sede dello stato maggiore e del comando e vi si era manlenut0 sempre-· un forte nucleo di truppa; in falli, nel 'I852, dei 11O battaglioni (11) , allora esistenti, lo sLato maggiore del corpo e ,i. battaglioni vi erano··, di gnarnigione.
(I)
Vedi Gio1·nate -mili/are dell'anno.
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I BERSAGLIERI
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L'ospitalità degli abitanti e il concorso del municipio nel fare i ,quartieri e d'altra parte l'affiuenza di tutti gli ufficiali del corpo i ,quali o per nuova destinazione o per promozione o per ragioni qual. siansi di servizio dovevano necessariamente far capo alla sede del -comando, facevano di Cuneo il centro del corpo dei bersaglieri.
LA
COMPAGNI
* I trenta scudi d'oro così c,onservati come un prezioso ricordo, co'.minciarono col passare degli anni a diventare quasi una tradizione ,per molli, poiché l'ingrandimento del corpo e la separazione dell'unico centro, rendeva impossibile a molti dei nuovi ammessi di co,ngscere il fallo e si parlava dei trenta scudi d'oro di Lamarmora: -.cgme di una cosa sacra.
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Il primo gennaio 1861, quando il 1° reggimento si divise in due, •rimanendo al ·1° i battaglioni ,1°, 7°, 9°, 27°e passando a costituire il 6° in Ancona i battaglioni 6°, 13°, 19°, 2·1°, si divisero in due parti la preziosa eredità e rimasero 45 scudi al 1° e HS scudi al ~6° bersaglieri. · Ed oggi questa memoria del fonclatore è gelosamente conservata ,da ambedue i reggimenti . 1
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Ma oltre ciò il '1 ° reggimento cops~rva come preziosissimo docu.merito il manoscritto autografo del quale fu autografata I?. copia nel -1883, e che fu stampato :n questa Rivista Militare. Della copia autografata furono spediti esemplari a tulti i reggi•menti, e a S. lii. il Re e a tutte le autorità militari e biblioteche sì ·che ormai è in possesso del pubblico e dimostra gli intendimenti ·semplici e chiarì ai quali il fondatore faceva la sua proposta per la ·istituzione nel 1835 a S . .M. il Re Carlo Alberto. (Continua) ( 1) RAFFAELLO SERPIERI 1
Capitano de-i bersaglieri in riposo. ( t)
Nella dispensa di luglio daremo il seguito. - I battaglioni.
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Dopo aver deLte m0ILe cose sulle minime unità di fanLeria, ml' sembra quasi un obbligo il far vedere come i pi';coli nuclei si possano unire per formare l'unilà superiore, e dimostrare così, se mr riesce, che le idee che ho esposte sui plotoni non scemano di valore· quando i plotoni si legano a qualtro a quatlro. Di questo argomento ho, in verità, toccalo di quando in quandone! mio scritto precedente, ma necessariamente di volo, perchè di più non comportava l'ordine logico delle idee; ora vorrei provarmi a completarlo. E mi vi pongo con un certo coraggio, pensando chequei corlesi che hanno letti gli altri miei opuscoli e mi han visto camminare così terra terra, e da quell'umile raffazzonatore di note· ch'io sono, non temeranno affatto di vedermi oggi a prendere pei capelli tutte le questioni che si possono iare sulla compaJnia, per risoh'erle, con aria trionfale, in poche pagine. Il mio seopo è molto più umile ed asgai meglio proporzionalo alle· forze mie; intendo parlare solo della compagnia di fanteria, guardata, press'çt poco , da quei punti limilati di visla dai quali ho considerato il plotone. Mi perdonino dunque il titolo Lroppo laconico, e perciò non privo di pretensione, pensando che altri al mio posto· avrebbe forse soppresso anche l'articolo« La)), per aver così una intitolazione molto moderna e stuzzicante, ancorchè priva di signi-· ficato ragionevole. (i)
Seguito dell'opuscolo /! plotone di fanttria. (Rivista mii.il-are, novembre tS85) ,
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I.
,se do~'essi ~a-r~ una ~efinizione della co mpagnia di fanteria, direi · eh essa e la. 1:mn1one d1 più plotoni sollo il comando di un capo. ·•,Quest~ d.efin1Z1 one molto elementare e molto regolame,nlin·e mi sembra prefo~1b1le ad ogni altra, perchè più semplice ed insieme più compren~iva, ~ome quella ch e non esclude alcuno dei ram i del comando: non d tatllco, non l'amministrativo, non il disciplinare. ~ con quest_o _non i~tendo sicura men Le di dire che non si possa ·,dar e una defin1z1one diversa; ma , pel modo mio particolare di veder . l.~ cose (e ogni ~omo. ~e _ha. un~ _a _quesLo mondo) mi pare che, più · s1_ sta nel semplice, p1u s1sia v1c1n1 al vero . Le tante nomenclature diverse che si adoperano negli scritti militari, e con cui si tormenta (la memoria dei giovani nelle scuole, finiscono per formare una o-rande dose di materia inutile e molte volte anche co l creare delle false celebrità in qnell_'in tri.cal~ materia che è l'arte mil itare. Capisco bene che certe class1ficaz1orn un po' botaniche sono in molti casi un a neces~il~ per chi ins~gna o scrive, ma vedo anche che le questioni che ···cosi _s, vanno suscitando, se questa o quella sia unità tattica, 0 di formazione, o di combattimento o che so io, non escono in aenere dai ·banchi delle sc.uole, e di esse non si parla quasi mai sui campi di manovra, e ma, assolntamente su i campi di battao-lia. Da questa defi nizione viene intanto'come immediata conseauenza la condiz!on~ essenziale e prima, che si deve soddisfare pe;chè 1~ · ~om~agn,a sia atta allo scopo per cui fu creata: completo ed efficace · (unz,?namento del co mando, unito a soli da cosliluzione dell e parti m cui la compagnia si divide. Il quale funz,ouam ento di comando inèlude necessariamente due ser1e di doveri : qnelli_che riguardano la condiJtta della compagnia in guerra e qltel11 che rrguardano la prepam:ione della compaania per · l~t ~uerra : serie cli doveri che basta aver cosi semplicemen~e enun0 ant~< si presenti ai nostri occh i io-i ro-ianle la rcspon•ac,at .,, perchè 1•• ,. • • ":> ,u , ila d1chi devc ·comanda1fo . I')
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LA COMPAGNIA
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E difficile invero fu sempre preparare e condur gente alla guerra, m:.i non mai forse tanto quanto ai nostri giorni ; talchil, di mezzo al cumulo delle difficoltà mllltiformi che la guerra e la pace seminano sul nostro camm'ino, par che debba smarrirsi chi non è sommo per energia, per inteli igenza, per cuore; eppure non sommi possono essere tutti i comandanti, giacchè le perfezioni sono rare in questa nostra umanità., se pure esisLono. Lo studiare adnnque ad una ad una queste difficoltà, per vedere quali di esse sieno eliminabili a Priori e per aiunrrere così a porsi ben chiare dinnanzi le difficoltà rimanenti che non si possono togliere, ma pur si debbono superare ad ogni costo, è un do vere preci so ed assoluto che la scienza. ed il patriottismo impongono insieme. '
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II.
Primo ostacolo al funzionamento del comando di compagnia in guerra è la sua forza, dirò così, il suo peso, tanto più grave in quanto che gli effettivi di pace non ci avvezzano a porta rlo . Alcuni esercizi fatti con compagnie rinforzate, le grandi manovre, e meno ancont gli studi teorici r,he si vanno J'ar,endo non possono evidentemente essere che un lontano ricordo dei doveri che impone la condotta in campagna di La leuniLa. Venn e inoltre osservato che, sui terren i nostri, quelle compagnie così pesanti sono in modo specialissimo difficili a condursi bene, per modo che non vale a compensare questa conclizione sfavorevole il fallo che i nostri eITetliri di ~uerra danno alla compagnia una forza alquanto mino re che non di cno alle loro gli effettivi degli altri eserciti europei. Si fecero però voti da persone competentissime ( I) perchè quella forza fosse un po' diminuita, con che ottenendosi maaaioi·e mobilità. ed agevolezza di co man do, non s'andrebbe probabilm ente incontro ad alcun danno di carattere tattico, essendo puerile il credere che costituisca una inferi orità ciò che non sarebbe altro ch e un ripartire diversamente le forze nostre, '
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V
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(i) MOGNI. - Jt progresso tat./'ico
detta Fanteria. - (llivista militai·e, settembre 1885).
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di più; basta prendere le tavole annesse al primo tomo del regolamento di manovra, per vedere la compagnia francese schierata con tutte le cariche ai loro posti:
senza toccarne la somma. In guerra non s'oppone compagnia a compagnia, nè battaglione a ballagli0ne; e chi porlerà cento compaonie contro il nemico, che ne ha pure cento , non potràattribuire all'organamento del proprio esercito se si troverà inferiore di forze, ma dovrà maledire piuttosto la propria imperizia o l'avversa fortuna . Ma ben altri ostacoli s'incontrerebbero guardando la questione dal lato organico, massime pel numero crescente di quadri che verrebbero ad occorrere. Si toccherel,be così il bilancio, si ritornerebbe bruscamente sulla via tenuta sin qui, per la quale si è andati crescendo sempre la forza della compagnia cli guerr~ si andrebbe in~omma là dove non pare che presso di noi si sia disposti ad andare. E dunque esatto il dire che la forza grande della compaonia è da porsi fra quelle difficoltà che dobbiamo superare, non pot;ndole rimuovere.
Compagnie en Ugne déployée.
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'.l'abeUe ot·ganiche relat.ive all'esercito francese, l.884, pag. 202.
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ANNO XXXI, VOL, Il.
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si capisce così che non s'-hanno in tutto che tre graduati che non abbiano comando di unità (il sergente maggiore, il sergente furiere , ed il caporal furiere) i quali tuttav ia non sono ad assoluta disposizione del capitano, avendo essi medesimi molto da fare, in causa cli quel lusso di jalonneurs, che il regolamento prescrive. Alla mancanza di qualche capo di frazione si dovrà dunque supplire col togliere qualcuno dal proprio comando abituale, perturbando cosi continuamente il funzionamento disciplinare della compagnia; noi, invece, facendo, come dissi altra vo lta, ewnomia di graduati , perchè i capi squadra sono anche capi squadriglia, abbiam modo di avere disponibili molti sotlocomandanti; anzi, se ben si guardi, si vedrà. che sarebbe possibile che gli stessi pio.toni avessero un sottocapo (soltufficiale anziano non cQmandante di squadra) pronto sempre a far le veci dell'ui'ficiale assente, e, più frequentemente, ad occupare il posto dell'ufficial e che prende a comandare la mezza compagnia. Oui come il lettore vede, sono ricondotto alla mia solita antifona ' della stabilitti necessaria alle unità della lanteria. Per fortuna non
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III.
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Ser~. Serg. Tambours fumer et Clairoos
E molto forte dovendo essere la ,compagnia in guerra, si presenta naturale l'esame di una questione intimamente legata con quella della forza, benchè di carattere assai diverso: quella, voglio dire, del modo ~on cui gli ufficiali ed i graduati sono ripartiti nella compagnia e ne rnq_uadrano l_e part!· Questione, ripeto, assai diversa, perchè dà luogo a ricerche dt qualità e di quantità che nulla hanno di assoluto e consentono perciò differenti sol uzioni , 'fra le quali è possihile cercare e scegliere le migliori. . ,La qualità, ben s'intende, deve avere il predominio sulla quant1ta, ma neppure le ricerche sul numero e sulla distribuzione dei graduati mancano di valore . Se paragoniamo l'organico nostro al francese, troviamo che da noi vi è un po"più d'abbondanza nei graduati, anche facendo astrazione dalla forza un po' maggior eche ha colà la compagnia (.25 11 uomini di truppa, fra ct1i sono compresi 111 sottufficiali e '17 caporali) (1). V' ha
4.35
LA C011PAGNIA
LA COMPAGNIA
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LA COMPAGN IA
sono io solo ad avere di queste debolezze. Leggo, per esempio, sul Manuale del Peucker: « I mezzi principali per sviluppare in una « trupp~ la forza morale, consistono anzitutto nel far si che il sol· « d~to si vegga sempre esclusivamente islruiLo, educato, incorao« g.1ato, co~re.tto da' suoi capi diretti; così impara a couoscerli ea°a « r1spellarl1, m quella guisa che dagli stessi si sente conosciuto e « apprezzalo. In ciò sta il primo anello del nesso morale, e chi co« manda deve ricordarsi che questo nesso, che fu detto RESPONSA« BILITÀ DI EDUCAZIONE, non si può negligere impunemente, che << questo nesso naturale non si può supplire con nessun nesso ar« tificiale ». Parole .d'.oro, ~he avrei ben dovuto citare quando scriveva del plotone di fanteria, ma che possono anche star bene qui; sol che mentre .a!lora avrebbero poluto servirmi per appoggiare i miei ar• g?ment1 m favore di quella individualità che si dovrebbe dare alle p1cc?le uni Là di fanteria, e che attualmente non hanno, ora non posso serv1'.·mene allo stesso scopo perché i sistemi nostri dan ai à alla compagma una pers~nalità abbastanza spiccata, se pur no~ completa. È vero che potrei dire che in G:ermania i capitani fanno questo 0 quello, han questa o quella prérogativa di più, ecc. , ecc.; ma scommello che, se mi mellessi su questa solfa, qualcuno sallerebbe fuori per dirmi che ciò prova un:camente che noi non siamo in Germania ... cosa della quale io sono convintissimo. Ma s~nza. uscir di casa nostra, e senza andar troppo nel sotlile, non è d1 ffìc1le tro:are ~ella vita delle unità superiori al plotone, q~alche sog~elto d.1 studio. Secondo il vecchio regolamento di disciplm~, per_ d1_rne una, il serv izio nei règgimenti era tutto in mano degl'. uffìc1al1 di s~rvizio: :-- maggiore di servizio: - capitano d'ispezion~: - ufficrnlo di seltimana ecc. , ecc., e, per molte istrnzioni accessorie, che occupavano un discreto posto sull'orario. di ufficiali specialmente incaricati. , Il capitano .vedeva d'ogni. parte ristretla la propria azione come comandanLe d1compagnia: - per compenso: ordine perfelto in oani parte del q~art!ere, si mmetrico andamento di to lte le operazio~;, scrupoloso impiego del tempo. Parve quello un preparare l'esercito per le riviste non per la guerrn: e si cambiò. Fu bene assolutamente o solo reÌativamente?
LA COMPAG NIA
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Non discutiamolo: fatto sta che si cambiò: si volle che in ogni battaglione ed il\ ogni compagni a molte più cose si facessero secondo il modo speciale di vedere dei rispeLLivi capi; e allora, coll'aiuto di molti altri perchè, quel mutamento diede al servizio un'apparenza più varia ( il eh& si voleva oLLenere), spesso anche meno corretto, ma i comandanti furono posLi, o parve fossero posti, in più alto seggio. Neppur questo sistema diede buona prova, tanto è ve1·0 che il regolamento di servizio interno per la fanter ia ritornò, in parte almeno, alle pratiche antiche. Si va dunque con passo incerto anche qui, tanto é difficile, complesso, multiforme tutto quanto tocca la disci plinaI Lasciare che ogni comandante di compagnia faccia e disfaccia, rialza il capitano, lo rende più voglioso di operare, più confidente in sè stesso: i soldati possono, per poco ch'egli sappia fare, entrar bene nella mano del capo. Far che lutto sia. simmetrico, ordinato, uniforme, che ad uno squillo di tromba tutto in quartiere muli come per incanto, abitua ognuno a quel non so che di simultaneo, di compallo che fu, è, e sarà sempre per la truppa una sorgente di forza, come si bene ha dimostralo il Decristofori$. Nè l'una, nè l'altra cosa vuol essere disprezzata, ecco la conclQsione, specie con un soldato come il nostro, che, ottimo come stoffa, ha bisogno che s'insegni lutto, tullo, tullo. Dobbiamo far soldati e non professori: ma per fare semplicemente dei soldali la via è lunga e difficile: un solo mezzo dimenticato o sprezzalo può farci fallire lo scopo. Naturale dunque il ritornare, per ogni unità di lruppa che si pigli a studiare, sul valore e sul carallere da darsi al le parti che debbano comporla, e così, nel caso attuale al gradino intermedio fra il plotone e la compagnia, voglio dire, alla mezza compagnia. La questione si presenta per due lati: pel num ero non piccolo di fantaccini che ogni plotone conta nelle proprie file e per la qualità diversa di comandanti di plotone che si avranno in guerra. Lo si vede: i plotoni saranno quallro, eguali di forza e d'importanza: ma quan ta differenza fra i loro comandanti I Ufficiali provel.ti da una parte, ufficiali nuo,,i o di complemento dall'altra: proporzione fra le qual ità dei comandanti e gli obblighi loro non esiste, e non esi-
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LA COMPAGNIA
sterà neanche quando .si riesca, a fo rza di tentativi (a cui tutti gli . uomini di senno applaudono) a mi gliorare le qualità deali ufficiali 'o di complemento, perché nulla può compensare la completa istruzione tecnica , la pratica e la tempra del corpo e del caratte re cbe danno all'ufficiale di professione parecchi anni di servizio eITettivo. Logico sarebbe adunque che.., come il capitano che parte per la guerra passa dal comando di due plotoni a quello di quattro, il tenente passi da uno a due plotoni, cioè alla mezzacompagnia, avendo sotto di sè dr,e capi di plotone, ufficiali di complemento o sottufficiali, ·
IV. \
Ma, - mi diranno - dove andate di questo Jjasso? L:i.. vostra scala gerarchica, a forza di ragionamenti, diventa lunga come la scala di Giacobbe! Guar~ate bene se questo aumentar semprH l'importanza delle unità minori, non vi guas ti il complesso, e non vr conduca fuori del campo vero dell'istruzione del soldato. Il quale soldato <leve oggi essere educato fin dal tempo di pace al disordine dei grandi combattimenti moderni, in mezzo ai quali egli dovrà. ubbidire non a questo o a quel ~aporale, sergente, tenente o capitano,, ma al primo superiore che gli si parerà dinnanzi: se lega te og,ni uomo alla fraz ione di cui fa parte, se rendete così assolula l'nbbidienz.:. gerarchica., non preparate voi lo scoraggiamento per quell'ora suprema in cui le frazioni saranno confuse, e l'andamento disciplinare sarà necessariamente meno regolare e simmetrico di quel che voi avele preparato o sperato? La contraddizione è certo molto previdibile e non priva <li fondamento: e se, per rispondervi, io dicessi che in guerra non si combatte tuUi i giorni, che aozi i combatlimenti nelle guerre future non potranno che e:;sere rari, benchè grandiosi, mentre sarà. cosi lunga e di{'(ìcile la serie di operazioni con cui verranno preparati; se dicess i ch x quel disordine, tanto dello e ri petuto, è pur sempr e un male che giova ritardare e restringere fin che si può, avrei piut- .
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tosto allontana ta che sciolta la difficoltà. L'argomento che più mi -sembra calzante è quest1): che, col dare a ciascun graduato una vera e continua responsabilità, e posto e dovere di comandante e_ffettivo, noi possiamo riuscire a temprarne il carallere, a svolgerne l'intelligenza, per averne in guerra quell'ai uto che dev'essere pur necessario, se si è creduLo di stab ilire una gerarchia fra i graduati di truppa, ed a manten erla e perfezionarla s' impiegano tante cure e tanti studi. Ho provato io stesso,•nella mia microscopica esperienza, a dare a graduati mediocrissimi la effettiva responsabi lità dei loro riparti , per q·uanlo lo consen tono i rego lamenti in vigore: a lasciarli fa re un poco, senza, ben s'intende, mai perderli d'occhio, ed ho visto che acquistavano molto presto una certa idea della dignità loro, a cui corrisponde,,a :-;ubit1i maggior rispetto da parte dei loro dipendenti. L'uomo è fatto cosi, l'Italiano forse più d'ogni .altro. Si vive di quel che si chiama amor proprio, che tutti sentiamo e ::;appiamo che sia, senza forse saperlo definire . .Fate intendere ad uno che lo sti mate degno d'essere superiore ad altri del la stessa condizione e della stessa età, e divenà stimabile e capace di comandarli , nov:i.nta volle su cento. Ditegli: questi sono i vo:;tri uomini ch e dipendono interamente da vo i, sarà vostro merito se diverranno buoni soldati, istruiti, puliti, di sciplinati: fa'te: io vi so rveglierò , ma vi lasci erò fare se non commetterete sbagli troppo grossi. Abbiate la pazienza, e confesso che ce ne vuol molla, di mantenere la promessa, e vedrete che quel caporaluccio, timi do e senza autori tà, vi diverrà Lale da superare ogni vostra speranza. La vera, la buona scuola dell 'iniziativa non è certo quell a di lasciar fare ad ognuno quel che gli pare e piace; questo sarebbe il pervertimr.nto cli ogni ordine disciplinare: pur tullavia il superiore, che vuole applicarla, deve avere la flemma cli ass istere a qualche cosa di non ben fatto, per fare poi, a suo tempo, una bella lezioncina sull'argomento. Cosa un po' diffìcile co l nostro carattere, diciamolo ad onor del vero, ma che, una volta entrala in abitudine ci permetterà di cogliere i migliori frutti da quel certo amor proprio che è pure nel cara ttere nostro, dirò anzi, che è parte essenziale e nobili ssima dell 'i!1dole degl'Italiani. Dopo questo la paura che graduali così educati a comandare sempre
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LA COl!PAGNIA
gli stessi uomini non giungano, al bi sogno, a comandare un gruppo misLo di genle venuta d'ogni parte, sYanirà presto. E, in veri Là, se, come coronamento della loro istruzione, vorremmo educarli al disordine, li vedremo per istinto cercare di fo rmarsi intorno qualche cosa di simile a quel che sono abituali a comandare, sicchè lo scompiglio cesserà presto, come cesserà in guerra allorchè, finita appena una fase del combatti meni.o, cercheremo di riordinare in qualche modo, ma non nel peggiore, la gen te che ci si farà dintorno. Così come i capitani vorranno rannodare quelle masse sul tipo di tante compagnie, somigl ianti a quella che son usi di comandare, i subalterni ed j graduati si sforzeranno di costituirne le unità minori sui tipi loro noti; e questo, sì, sarà davvero l'aiutare il loro capo, più che non il correre qua e là, ripetendone, spesso a sproposito, gli ordini, come ho vislo a fare tan te volte da graduali inespe1'li, e come, più o meno, avverrà sempre con gente a cui l'abitudine di comandare frazioni avventizie non può in alcun modo dare idea della parte che loro spelta in un lavoro cosi difiìcile. Quel vocio generale che si sente nelle manovre e di cui tulti ci doliamo, non è allro che un segno della difettosa costituzione delle picci)le unità. I soldati che passano ad ogni momento dagli ordini ~i uno a quelli di un altro, finiscono per non sapere a chi obbedire e così i sergenti ed i caporal i son costretti a richiamarli continuamente all'attenzione, ed a far loro capire con molte parole quel che un cenno di un superiore ben no_to, otterreb?e più presto. Tutti questi ragionamenti perdono tl1ttav1a qualche parte della loro importanza quando si parli di ufficiali, nei quali la maggiore istruzione e, più specialmente, lo squisito senti mento della disciplina, debbono più racilmente rimediare a piccole anomalie dell'ordine gerarchico : d'al tra parte è innegabile che il frazionamenl~ della compagn ia in due parli assolutamente e permanentemente costituite, ciascuna delle quali divisa in altre due, che sarebbero i plotoni, renderebbe lunga e stentala la trasmissione degli ordini. Come dunque un buon cocch iere r iesc:e a guidar bene quatlro cavalli anche se non sieno precisamente eguali per tipo e per sangue, così ammettiamo pure che il comandante della compagnia possa guidar bene i quattro plotoni, benchè questi , dall e qual ila dei loro capi, sien resi così differenti: e basti la superiorità generica che il grado
LA CO MPAGNIA
o l'anziani tà dànno agi i uffìcia li provetti perchè le mezze compagnie, costituite solo a momento del bisogno, funzionino a dovere come unilà di manòvra. Ma come questo possa avvenire si vedrà, spero, più chiaramente nel para"one che ora mi propongo di fare fra il modo di manovrare o . della compagnia italiana ed il modo di manovrare della compagma francese, nella quale, come dissi altra volta, la mezza compagnia ha preso un'importanza assa i notevol e.
V. « L'instrnction et l'educaLion militaires se donnent r~ellement « dans la compagnie; la mission du capitaine à une imporl.ance des « plus grandes. il s'y consacre tout entier » (11). Queste nobilissime paro I~ poste in principio del regolamento francese, preparar.o l'animo del lettore a quella razionale 3erie di norme per le quali , dando fo rma alle parti della compagnia, si pone l'addentellato alla Yita ed alle mosse di questa unità di comando: alla quale vita. al le quali mosse, un cattivo regolamento di esercizi potrebbe opporre di quelle difficoltà che, come dissi in princip io, sarebbe colpa non prevedere e non eliminare. Dopo aver letto un simile esordio, dopo aver visto con quanta minuziosa cura si cerchi di ollenere che il capitano francese sia realmente padrone della gente che conduce al fuoco, il critico straniero può ben trovare qualche minuzia censurabile, ma egli non può che esporla so llo la sai vaguardia cli quel ri spetto che impot~e un grand_e esercito, specchio e vanlo di una grande nazione. A.nz1, quesLecr1 · tiche non possono avere un valore qualsiasi, se non in quanlo rappresentino uno stimolo, per gli studiosi nostri, alla ricerca dei mezzi che ali armati delle for ti nazioni vicin e pongono in opera per mantene~e, accrescer forse, la potenza loro; giacchè nel tener dietro ai de(Tli o n stranieri e nell 'imitarli con savio discerni mento; sLa Proo-ressi (l l Regolamento 29 giugno 1884, tit. I, pag '?O.
LA COllPAGXIA
LA CO~lPAGNIA
uno dei mezzi più sicuri per non rimanere in ritardo sulla via del progresso, come (e questo giova ripelere ad ogni passo) il copiare servilm ente quanto vien di fuori è segno infallibile di decadenza . Ciò detto, apriamo questo librollo e paragoniamo quel ch e dice della compagnia con le regole in uso da noi : s'intende che, per chi parla ai leUori della Ri'ili,.sta 1l[ilitare, ai quali ful'ono dati estesi ragguagli sul regolamento francese, sarà lecito sallare di palo in frasca, fermandosi solo su quei punli che possono sembrare decrni di altenz1one, specialmente perchè racchiudono particolaritiL di,,ersamente inlese dai due regolamenti posti a paragone. La compagnia francese si divide come la nostra in quatlro plotoni (sections}, i quali, due a dne, costituiscono le mezze compagnie (pelotons) . Que:;te parti vengono distinte con un num ero ch e non è quello dell'ordino costitutivo della compagnia, ma quello d~I posto momentaneo di ciascuno. Ciò per l'ordine chiuso: in ordine sparso, invece, ogni unità va chiamala col proprio numero di fo rmazione primitivo . È facile Yedere qui una complicazione dannosa, che il nostro regolamento non crea, per quanto forse neppure esso sia perfetto su tale punto: ma sorvo liamo su queste che a qualcuno pi ocerit forse di chiamare minuzie. Il quale qualcuno tu.llavia avrebbe lorlo, perchè se queste fossero cose da poco, non s' andrebbe ancora oggi Leotennando nel dar loro la soluzione migliore. Il posto dei capi -plolon e è a destra in ordine chiuso, meno nelle formazioni in colonna, nelle quali essi stanno innanzi alle sezioni : come da noi . Il capitano invece, e cosi pu re tutti gl i ufficiali a lui superiori, hanno loro poslo dielro la linea: ed eccoci ad una questione di non poco valore. · I compilalori del regolamento, nel daro quei posti agli uffi ciali avranno forse dello così: - al fuoco gli urficiali non possono tenersi davanti alla lruppa: ora, giacchè il fuoco ò il mezzo ordinario d'azione della fanteria, si abituino essi a comandare stando dietro, cosi non avranno mai bisogno di spostarsi: - il ragionamen lo sembra cammini coi propri piedi. Ma io direi : forse che durante un combattimento si fa fuoco sempre, e da tulli? Forse che non vi sono fasi intere di combattimenli durante i quali cornp-Ugnie, battagl ioni e reggimenti non possono o non debbono far uso dei fucili1 E tralascio, per non prendere un esemp io troppo evidentemente •
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favorevole a me , il caso delle truppe ferme in riserva, per le quali la presenza degli ufficiali d'ogni grado sulla fronte è di assoluta necessità. ì\la prendo una truppa qualunque di fanteria cbe muova contro il nemico: or bene, dal punto in cui i proietti d'arLiglieria che arrivano a noi, ci avvertono che bisogna lasciare la formazione di marcia per prendere quella di combattimento, fino al momento in cui possiamo fare uso delle armi noslre, il cammino è lungo e diffici le, tanlo che io noo e.silo a dire che esso costituisce il più grande problema che la fanteria abbia da risolvere. Da esso dipende, nel campo Lattico, il modo con che si svolgerà l'azione posteriore e decisiva, da esso dipenéle se saremo più tardi superiori al nemico nel punto ca pilale, oppure no. E qui lutlo è direzione. sapiente impiego delle linee più opportune e più coperte: insomma è qui la parlll vera dell'ufficialo. In ·queslo periodo entra nelle fanterie qtiella fiduc ia in sè e nei propri capi, che è preludio della villoria, enlra, dico, quando la geni.e è ben condotta; oppure comincia il disordine, la stanchezza, lo sconforto, quando ~hi dirige non è all'altezza della propria missione: la frase è antipatica, ma qui esprime bene l'idea, e perciò la lascio. E in Lutlo questo lavoro vi pare che gli ufficial i possano stare in seconda linea? Può ben darsi che all'avanzata generale sia dalo un obbiettivo visibile· a lulli , come i Lre alberi cli Horenoves a Sadowa, ma la direzione, neppure in quesla favorevo le circoslanza, non sarà conser· vala, se le piccole unità non saranno giudiziosamente condolle attra,;erso degli ostacoli che il terreno presenta. Poi bisogna aver provato ad essere a piedi (ed anche chi è a cavallo deve a questo punlo por piede a lerra) dietro una truppa che avanza guizzando or qua e or là: son veri momenti d'angoscia quando si teme ad ogni passo che la gente vada male, e non si vede bene il .terreno di facci a, e s'ha paura di non giungere a tempo su lla linea I Avanli dunque l'ufficiale, finchè la truppa sta o marcia riunila: ùvanti a vedere ed a fars i vedere: acl insp irare nei proprii dipendenti la calma e la voglia di vincere: a guidare di fallo la propria gente I Sla bene che sia un difello che gli ufficiali si facciano vedere troppo sull e linee di cacciatori e specialmerile sulle creste dell e po-
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sizioni, occupate difensivamente: è un difetto, sì, e molto biasimevo!e· E anche natur.:ile che, chi ha la propria truppa divisa fra la pnma e la se~onda linea, si tenga fra le due. Sta bene pure che qualche uffi~1ale d~bba tenersi sempre in coda della compagnia che mu~ve verso Il ne~mco, come così brillantemente dimostrò lo Sguardo tatt~~o retro_spettivo al 1866 (1). Ma qui il caso è molto differente e prn genenco_. La compagnia_francese, per citare un solo esempio, ha una formazione ~reparatona al combattimento, la quale si deve ~antenere fin che si può ('.2) e questo fin che si può vuol dire niente d1 meno; _che fino 1500 metri dal nemico (3) alla quale distanza ~oltanlo s1 passa normalmente all'ordine di combattimento. Or bene . m questa. fo:11:1a preparatoria, il capitano sta dietro la compagnia, la quale egli dmge dando alla guida indicazioni ad alta voce 11 _L'esempio adunque che ci dà il moderno regolamento francese non m1 sembra degno di imitazione: anzi, se in qualche cosa si dovessero modificare i posti che gli ufficiali nostri occupano rispetto alla truppa_ manovrante in ordine chiuso, io direi che anche i capi dei ~loton1 ~ov1:ebbero. star~ innanzi al centro della loro truppa, come , oleva I antica teona dei bersaglieri. 1
VI.
Così ordinata, la compagnia frances~ manovra, non molto diversamente dalla nostra . : le differenze più notevoli lasciano in oaenere un certo van taggio al regolamento italiano finchè si tratta delle forme e dei movimenti elementari, e viceversa lutto il merrlio al francese in quanto riflette le forme di combattimento· ed i c~ncetli direttivi . Recherò alcuni esempi delle prime: delle seconde dovrò parlare più Lardi. li sistema dei comandi regolamentari francesi è assai differente (!)
Capo III, pag. 38.
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(2) Titolo terzo, pag. 9L
(3) Titolo quarto, pag. 80 e pag. 86.
dal nostro : i Francesi usano esprimere nel comando la forma che si deve ottenere dopo compiuto il movimento: « Ligne cléployé » « Colonne cì distance entiere >) - e: Colonne de compagnie ». Noi; in genere, preferiamo dire il movimento che occorre per giungere alla nuova forma voluta: - << Serrate » - << Sp,iegate » ecc.: Essi terminano sempre il comando con la parola di esecuzione, che è quasi sempre il marche, e ciò anche pei movimenti che non ammettono contemporaneità, persino nelle mosse in catena: noi non nsiaip.o la seconda parte del comando se non pei movimenti che si debbono eseguire a scallo di molla, con che il manovrare riesce assai sciolto e facile. Non insistiamo tuttavia molto su questo soggelto, perchè i comandi fan parte della lingua militare di ciascun esercilo, ed è troppo naturale che ciascuno lrovi bnoni i propri quando vi è abituato da un pezzo: il che vuol dire poi, che i comandi più a lungo si coi:iservano senza modificazioni e meglio è; allrimenli si va incontro a dubbi e ad equivoci conlinui, e si espongono vecchi ufficiali a balbeuare innanzi alla truppa, come scolaretti che sappiano poco la lezione. · Allra differenza fra i due regola men li sta nel non avere noi le guide uniche nei plotoni, ma bensì una per lato, e l'essere in generale il nostro sis tema scevro di quell'abbondanza dijalonnenrs, di indicanti, di sotluffkiali · guide, che ad ogni comando piroellano e corrono dall'uno all'altro lato. So già quel che mi diranno qui: che queste cose non hanno inOuenza perchè all'atto pralico si lrascurano e, ciò non perianto, la truppa manovraugnalmente. Non ho avuto l'onore di veder l'esercito francese alle manovre, e perciò nulla posso dire: ma se davvero colà si è costretti a trascurare queste pre;crizioni quando si passa dalla piazza d'armi ad esercitazioni applicate vuol dire che il regolamento è difettoso: vuol dire che quando il soldato si accorgerà che il proprio ufficiale viola quelle regole che ha praticate e·d insegnate per tanto tempo, nel momento appunto che comincia il combattimento, supporrà necessariamente che chi lo conduce al fuoco non sia già più calmo e sicuro di sè. Parlo, ben s'intende, dell'eccesso, che a )TI e par di vedere in questo caso: che nessuno più di me è persuaso dell'importanza somma che si deve dare a ciò che aiuta a mantenere l'ordine nella truppa e la precis1 direzione delle mosse. Per esempio, mi sembra esser cosa mollo
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degna d'imitazione l'uso dei guidoni di vario colore con cui s1 distinguono i battaglioni, ma credo che molti si saranno, come me, mara:vi gliati, vedendo perme:;so l'uso di un déclinatoire per verificare la marcia delle guide di direzione (~). I mezzi insomma sanciti dal nuovo regolamento possono sembrare soverchi, non sempre abbastanza pratici epperò non meritevoli di pedantesca imitazione, ma lo scopo è sacrosantamente degno di attenzione, perchè le grandi masse moderne non sono faci li a dirigere é gli errori nelle direzioni di manovra sono oggi più che mai difficili a corrèggersi: noi ci accorgiamo poco di ciò in causa del carattere speciale dei nostri terreni, e forse poco ce ne curiamo: il che non è ben fallo sir,urarnenle. A forz.a di riflettere su quest'argomento . mi pare che, ad ogni modo, si possa concludere, che i mezzi di direzione che ha la nostra compagn ia sono sufficienti per tutLi i casi specie · se, come io avrei proposto , le guide di destra dei_ pl,) toni saranno sottufficiali: ch e invece per le unità maggiori :;i dovrà fa r qualche cosa a questo riguardo quando si vorrà r ivedere il nostro regolamento , il quale, come ognun sa, è appunto più difettoso e manchevole a misura che prende a dar regole per unità più forti . Altra particolarità non molto im itabilemi sembra questa: che ogni qual volta la truppa si ferma, i soldati debbono nllinearsi da sè, fino al comando « fissi » con cui term ina ogni mossa . Anzitullo mi pare iinpossi bile che quel comando non vada spesso dimenticato; poi io · trovo che l'abituare il soldato a guardarsi intorno ad ogni mom ento , sia il modo migliore per non averlo mai in attenzione. Da noi il soldato non si allinea che quando ciò e comandato, come marciando ' (i) Il N. H~ del Titolo IV dice che quando, io c;1usa della nebbia, o pcrchò si a.t.t.raversi un bosco, non si possa llssa.ro un punto di direzione lontano per mantenere la gu ida in giusta <lirezione nel modo prescritto (cioè col darle, stando dietro la linea, indicazioni ad alta voce) e cosi· pure dans les blés et dans les terrains plats et n1ts dove non si possono facilmente fissare punti int.ermcdi fra quello su cui si deve rnar~ ciare e quello occupato dalia guida, si può fare uso del déclinatoire à li mbe gi-aàe portato da un urficiale. Una nota poi a piè della pagina 4:l del Ti tolo V (Scuoli,. di Reggimt nlo) di.ce, • Dans Ics marchcs en Jigne, il pout otre fait usage clu cléclinatoire comme cela est • inclicrué au Ti tre IV (~. !44); :i. cot elfet, (l,)s crue la di rection à sniv re p,1r lo bata illon , dc direction est indiquée, r ollìcier chargé dc sm-v9illcr la marche dli fourrier porte• fanion so déclino et fait connaltre au colone! l'angle marqué; cc renseignement est • transmis aux chef; do bataillon qui pcuvcnt ainsi assurer la marche sous le mèmc «
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non deve guardare la guida che con qualche occhiata momentanea.. Ai piccoli difelli di allineamento è meglio non ba dare , non già perchè essi stiano bene, ma. perchè abituando la gente a star ferma quand'è sull'attenti, ed a marciare diritta innanzi asè, si finisce, di ottenere, dopo un tempo non lungo, che la truppa manovri con iscioltezza ed insieme con una. certa precisione, che in anca spesso da noi, più assai per erroneo ~istema d'istruzione, che non per quella nervosi tà che è _pur nel nostro carallere. Questo non capi scono tant9 facilmen te gl' istruttori novizi: quando vi hanno posti un vicino all'altro tre uomini cominciano a preLendere che il sec(indo ed il terzo guardino il primo; quando poi li me!tono in marcia li sentii.e subito ; parlare di allineamento e di direzione; voi Late l' occhi(' e v'entreranno a gonfie vele nella. scuola del plotone. Ess i non sanno che, anche dopo varie settimane d'i sl.ruzione, ogni recluta a cui si fa girare il viso da un lato, se è ferma, vi si volge anche con le spalle, se è in marcia cammina a zig-zag. All'ordine chiuso si domandano oggi poche cose, ma queste poche si debbono ottenere asso lutamente: marciar dritti avanti a sè, e slar fermi in massa là dove comincia. a farsi sentire qualche granala, sono appunto due di queste cose. E per ollenerle noi non abbiamo che ad applicare st:'ettamenta, direi quasi, religiosamente, il nostro regolamento : può essere come ho altrove accennato, '.rn difetto che si passi di botto dalla scu91:l. individuale alla scuola di plotone: ma è certo errore gravissimo l'introdune nella scuola individuale_movimenti e norme solo applicabil i quando il soldato conosca la parte elementare dell' istruzione . Insegnala questa bene (e lo si può ora che venne così accresciuto il tempo assegnato all'ammaestramento delle reclute) tu llo il resto viene da sè.
VII. Notevoliss ima è, nel regolamento francese la formazione dell a compagnia in linea di colonne di mezze compagnie (Ug~ie ,de colonnes de peloton) la. quale è consider::1t.a come prepara.tona al comballimento.
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Questa formazione è molto facile a comprendere per noi, e forse, se la si volesse addoltare, noi non avremmo bisogno di accrescere il nostro regolamento di dieci pagine di stampalo, con tre figure intercalale nel testo; chè tanto v'impiega l'istruzione franc.ese dal numuro '146 al 1179 inclusivo. Infatti , se, avendo la compagnia in linea io comanderò:
Per mezze cornpagnie-colonna serrata sul plotone di destra (o di sinist:ra) av·rò la formazione voluta senza quasi bisogno di spiegazioni preliminari: facilissimo mi sarà pQi far muovere la compagnia così disposta e farle eseguire tutte le evoluzioni possibili, considerandola come un piccolo battaglione composto di due sole piccole compagnie. Il capitano sla, come di'ssi, dietro il centro della compagnia, una guida sia in prima linea nello spazio vuoto fra le due colonne, e serve permanentemente alla direzione, i d11e comandanti di mezza compagnia si tengono pure nell'interno e sulla linea della prima riga delle sezioni di testa.
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Si vede che il regolamento ha fallo il possibile perchè questa disposizione ingegnosa entri nelle abitudini della truppa e perchè ad essa si possa giungere agevolmen te da qualsiasi altra di linea, di colonna o di marcia lungo le stra.de; esso ha pure lasciato ai comandanti delle piccole colonne di mezza compagnia unà certa latitudine di mosse quando si tratti di percorrere terreni impacciati: così essendo, per altro, si ca.pisce come questa linea di colonne si trasformerà mollo di spesso in una colonna doppia di fianco, formata dalle due mezze compaanie che marciano parallele, fin che è possibile,. si o allontanano esi avvicinano l'una all'altra secondo il terreno che incontra.no nella marcia. Si vede anche facilmente quanto sia opportuna questa disposizione: la compagnia, perfetta.mente snodat,t e comandata, salvo i piccoli difetli che sono andato notando, può mtl.oversi così in ogni senso e procedere finch è il fuoco nemico non te imponga di prendere ordine di combattimento. E non v'è bisogno di dire come ciò si faccia: nell'ordinè inquadrato i due plotoni che sono a.vanti divengono catena, gli altri due sostegno; nell'ordine isolato una mezza compagnia si dispone, generalmente parlando, in catena con sostegno, l'altra mezza compagnia costituisce la riserva. La trnppa è adunque veramente ben preparata pel combattimento, sicchè in questo punto il regolamento francese merita tutla. l'auenzione degli studiosi. Prima naturalmente di dire che a noi con viene di copia.ria. qual è, occcrre molta r iflessione: si può ammettere che quelle due mezze compagnie, invece di starsene così in colonna, forma che nei terreni nostri finisce sempre per riuscire incomoda, potrebbero addirittura porsi di fianco, con le due teste alla medesima altezza. Ma questo non toglie valore a.Ila formazione per sè stessa, la cui caratteristica è l'importanza data a.Ila mezza compagnia: la quale unità è ormai troppo forte per non meritare considerazione, se pur non si crede di farne nulla di più che un nucleo momentaneo di manovra.
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VIII.
Le altre formazioni in colonna e le rnossA di questa assomigliano assai alle nostre, tranne ~lcuni movimenti che noi non usiamo più (come il passaggio dalla colonna alla linea che avremmo chiamalo sidla destra ( o sulla sinistra) in battaglia) e con l'utile eliminazione delle colonne a mezza distanza. Quesle colonne, che il Còrsi ha dichi:;irate inutili, anzi dannose, nelle sue conferenze d'arte militare che furono scritte e lette nel 1865, noi conserviamo ancora perchè necessarie alla formazione dei quadrati fatti col convergere per mezze sezioni che è il modo normale prescritto dal nostro regolamento. In Francia invece formano i quadrati dalla colonna serrata di plotoni (che chiamano per antonomasia Colonne de compagnie) e così ottengono due vantaggi: primo, abolizione di una specie di colonna che, per servire allo sc.opo a cui è destinata, dev'essere manteputa in un ordine sì preciso, e con distanze talmente esatte, che difficilmente si riesce a conservarle anche per brevi lratli di marcia; secondo ottenere una specie di quadralo molto più facile della nostra a form;1rsi ed a sciogliersi : e chi vtwle gli argomenti più belli per convincersi che il sistema francese è superiore al nostro, può trovarl i nelle conferenze che ho citate a pagina 1173 e seguenti. Oggi, che noi parliamo, le cose .r iguardo a questi benedetti quadrati stanno proprio così: la maggioÌ· parte dei pensatori militari li vede di mal occhio e crede che la fanteria non ne abbia più bisogno; perciò poco si fanno sulle piazze d'armi e quasi mai nelle mr,novre a p;i.rtiti contrapposti: viceversa poi i regolamenti li r;nantengono con tutto il corredo di prescrizioni minute che li circondano, perchè, dicono essi, chi può assicurarci che la fanteri a riunita ed in colonna non possa venire, almeno una volta, assalita dalla cavalleria? Ne consegue che i quadrati si continuano a fare, ma si fanno male dnranle l'istruzione e si faranno ·peggio che male in guerra, se non si · risolverà una buona volta questo dubbio. funesto, questa disparità incresciosa fra la teoria e la pratica.
Noto questo a titolo di semplice curiosità: la campagna del 1870 è citata da tutti come la prova migliore che la fanteria può respingere la cavalleria in qualsiasi formazione: or bene, là dove la relazione tedesca vi parla di distaccamenti sciolti e di catene che respingono la cavalleria, il tenente colonnello Bonie descrive cavalieri francesi che vanno a cadere entro i quadrati prussiani! Il che si- . gnifica che in meizo al fumo ed alla polvere dei combattimenti non ci si vede mollo chiaro. In pratica adopreremo noi molte di quelle preziosissime ore di i~truzione che precederanno una campagna, per insegnare alla compagnia, riformata per la guerra, il modo di mettersi in quadrato? Dividendo le sezioni pe1; mezzo, facendo convergere ogni metà, per costituire poi, là, menti-e la cavalleria nemica ci sta sopra, duenuovì co,nandi, uno di lato destro ed uno cli lato sinistro? Eppure non v'è scampo: se si vuole che la compagnia di guena sappia formare il quadrato, sul tipo voluto dal regolamento, bisogna esercitarvela, e molto. Sarebbe adunque meglio, per uscire da qnesto circolo vizioso, correggere senza paura il regolamento, adottando una formazion e da usarsi conlro la cavalleria, quando non si possa fare allrimenti, ma che sia facile ad ottenersi con·soldati a cui non s,i sono fatte che pochissime istruzione per questo. Noi ne abbiamo un esempio nella formazione francese, un allro nel nostro stesso regolamento per la compagnia in colonna per mezze compagnie, mo) li altri modi si posson tro"are e forse migliori . Si prenda quel che si vuole, purchè si ottenga con mosse che il soldato sia continuamente abituato a fare : stringere la truppa, farne volgere di fianco una parte, porne alcuni elementi per quattro a righe 'serrate, e che so io, Si finisca poi ad avere un rettangolo , un circolo, un triangolo ocl un rombo, importerà poco., purchè il modo di ottenerlo non sia tale da far perdere la testa e chi è nel mezzo ecl a chi sta di fuori . Così, almeno, se davvero potremo respingere la cavalleria senza bisogno di ricorrere ai quadrati, e speriamo che così sia, non avremo a rimpiangere d'aver sprecato un tempo che ci è tanto necessario per mille altre cose.
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Al(NO XXXI, VOL. Il.
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IX.
Tutta la parte del regolamento francese che riguarda il manovrare in ordine sparso, risente naturalmente l'influsso delle più moderne idee sul modo di combattere della fanteria ed anche dei vantaggi delJ'.ordine razionale adottato perchè ogni unità, dalla minima alla mas~ima, sia ben preparata alla parte che deve rappresentare nell'azione. Si comincia dell'istruzione della squadriglia (éscouade): istruzione che assomiglia mollo alla nos.tra. Le file prendono normalmente intervalli di tre passi, li aumentano o li diminuiscono come da noi: lo stesso dicasi delle mosse diverse salvo due eccezioni abbastanza notevoli: la prima che la squadriglia puo stendersi essendo di fianco, la seconda che l'allineamento è sempre sulla fila del centro innanzi alla quale si tiene il capo squadriglia: le quali disposizioni a me sembrano assai belle. Il fuoco, in massima, è a volontà, con limitazione del numero dei colpi: sarà, per quanto mi sembra, come i fuochi a pause che erano stati posti in onore da.Ila nostra Istruzione provvisoria sul tiro, ma ai quali la nuova Istruzione piit non accenna. Si fanno anche fuochi rapidi: i fuoch i a salve non si eseguiscono che quando la squadriglia è chiusa, o sopra una sola riga senza interv.allì : il che è certamente molto ragionevole. ' Unite due squadriglie .ed avretP. la squadra (demie-section) per la quale si ha una scuol;t un po' complicata, essendosi voluto ottenere che le due squadrighe possono stendersi direttamente, oppure prima intervallarsi, stando ciascuna in ordine chiuso per istender.si dopo, quando se ne senta il bisogno, cioè a distanza dal nemico non superiore agli 800 meLri, se il costui fuoco lo renda reaJmente necessario. (Titolo terzo, pag. 9 1). Lo scopo, co~e si vede, è certamente buono, e fa pensar'e all'opinione di quegli autorevoli militari che vorrebbero abolito l' uso di ottenere catene più o meno fitte per via di allargamenti o di restrin1
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gimenti tra le file, e vi sostituirebbero intervalli più o meno grandi tra squadriglia e squadriglia. QL1esta non conoscerebbe che la forma chi usa, da conservarsi fin che sia possibil.e, ed nna sola ed unica forma di catena fitta. Tale metodo richiederebbe necessariamente una buona snodatura delle piccole unità, ma semplificherebbe di molto l'istruzione: essa ci darebbe l'inestimabile vantaggio di avere, in principio dell'azione, una .linea molto rada (e non pertanto men perfettamente dirigibile di quanto lo sieno le auuali, cok massimi intervalli tra le file), dalla quale si passerebbe facilmente alla catena fitta e continua, per poco che i comandanti la sapessero i·egolare ed usassero saggiamente dei sostegni. Così ben preparata la squadra, riesce agevole, nel regolamento francese, il passaggio alla scuola di plotone (section) quale unità più elevata fra quelle destinate a comballere normalmente sopra una sola linea, ed infine alla scuola di mezza compagnia (peloton) a cui si vuol dare facoltà di scindersi in due linee: catena, cioè, e sosteono. Le s'inseona perciò a manovrare in colonna (come noi fa. " i"> remmo per_ una compagnia di pace) perchè sia pronta a porsi come ala destra o sinistra della compagnia disposta in quella certa formaz·ione preparato1'ia al combattimen,to che mi sono studiato di descrivere . Da questa si capisce subito come la mezza compagnia passi all'ordine di combattimento: i sei passi di profondità, che dividono · te due sezioni della piccola colonna, divengono 200 metri: ed ecco le due linee già tracciate e pronte a manovrare secondo la parte diversa che rappresentano nell'azione.
X.
Dopo questa preparazione il regolamento entra molto razionalmente a parlare delle mosse di combattimento della compagnia, e, posta ben chiara la distinzione fra il combattimento di carattere au- . tono mo, ed il combattimento inquadrato, nel quale la compagnia non rappresenta che un elemento affatto subalterno, passa al modo con cui essa deve condursi in tutti i possib ili casi di guefra - attacco e
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difesa di pos1z1oni inseguimen ti - ritirate - comba'Ltimenti nelle strette, nei boschi , negli ab iLati, ecc., ecc. Siccome i lellori della Rivista !lfilitare hanno già avuto di questa parte estesi ragguagli, siccome, d'altra parte, mi semhra che nessuno ufficiale studioso debba mancare di esaminare questi capitoli, che contengono tanti e si giudiziosi precelli, cosi non ne parlerò io qui. Terminerò solo queste osservazioni col far notare come, anche essendo così degna. di studio, quest'ultima parte sia un bellissimo esempio per dimostrare in qual modo, _facendo tutta una cosa dei regolamenti di manona e dei trallati di Lattica, si possa riuscire fuori . di slrada. La talli ca è uno dei rami più nobili dell'.arte militare: essa ci presenLa il quadro sanguinoso delle grandi ballaglie, ci pone, ricorrendo a tulli i mezzi descrillivi e rappresentalivi che può trovare, innanzi a quello spetlacolo senza pari in cui appaiono e scompaiono compagnie, baltagl ioni, squadroni , batterie: di qui prende le mosse pe1· additarci quali errori furono specialmente fatali ai combauenli, qual i· formazioni, quali aui dimoslr i l'esperienza che aiutano a camminare alla villoria , col massimo danno pel nemico e col minimo per noi; e cosi fini sce poi di farci vedere come si debbano impiegare i inezzi di manovra che i regolamenti pongono in nostra mano. Ma dimostra, convince, insegna, non prescrive : educa la nostra mente, la prepara ad ogni evenienza, non la lega; ci avverte ,~he uno stesso problema si può risolvere in molti modi, e ch e, appunto perciò, bisogna molto studiare e riflellere, per giunger poi a vedere prontamente tulle le soluzioni possib ili, e prontamente scegl iere la migliore. In complesso adunque la tallica non si può insegnare per mezzo di regoleLte e di aforismi staccati. Ricordo d'aver visto in una vecchia illustrazione la caricatura d'un certo Manuale dei cacciatori; il povero uccellino s'era rifugiato sulla canna dello schioppo che il cacciatore teneva spianalo; questi rimaneva esterrefatto I; !a scritta diceva: « Caso non previsto dal )lanuale dei cacciatori ». Qual è, per esempio, il miglior consiglio che si possa àare ad un giovane che vuole scriver bene in italiano? Studiale i classici, ispiratevi al loro modo di sentire e di esprimere, po i, quando volete scrivere, chiudete tutti i libri, e scrivete come se parjaste.
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Così è d'ogn i ramo dell'umano sapere. in cui allo studio, all e regole, agli esempi, tutte cose indispensabili come il pennello al pittore e lo scalpello allo 8cultore, deve sommarsi, nel momento del\' operare, la ispirazione. Ed han forse torto egualmente quelli che dicono la tattica esser tutta questione di buon senso (dicono proprio cosi) , come quelli che la credono una specie di sci enza geomet rica in cui debba trionfare chi ha più studiato e almanaccalo sulla disposizione di linee sapienti. Fra i due, io mi pennello essere di parere contrario; studiamo i combattimenti avvenuti, seguiamo le argom_entazioni che ,,i fan sopra i maestri dell'a rte, esercitiamoci Stll terreno nel modo che ess i c'insegnano, ma, quando comandi amo, pensiamo colla nostra testa; ed a questo, pare a me, deve condurre l'insegnamento della tatti cn agli uffi ciali . Tutt'altro fanno i regolamenti in tesi spec ialmenl e a tracciare le norme per la istruzione dolle truppe; i quali possono bensì lasciare qua e là qualche scelta cli mezzo, pos;o no in qualch e punto affidarsi al gilldizio nostro, ma, in co mplesso, sono, e debl.,ono essere, minuti nelle loro esigenze, tassativi , assoluti nei loro precet.Li". I dlle campi sono, come vedesi, affallo diversi, per quanto i loro confini non sieno sempre assolutamente tracciati . Cosi, ad esempio, sse ba tta Vo-li e moderne fanno che la com1leLenza dei regolamenti le.. nro b deb ba essere un po' più vastn c!1 e non lo fosse al tra volla , perchè anche i grossi corpi , misti delle varie armi, dovendosi trovare so:ven li a conLallo fra loro, per rappresentare una frazione della lin ea di battaglia, hanno bisogno, pernon impacciarsi a vicenda, di essere condoni con regole, che ussumono necessariamente un certo crirattere regolamentare. ~fa la differenza esiste pur sempre, e il vo lerla far scomparire conduce a redigere, per ciascuna unità di truppa, norme particolari, come queste, le quali , ragionevol i fin che si vuole, riescono pur sempre di arida lettura all'uf(ìciale, non gli possono fai· sentire il nesso che deve esistere fra le mosse delle truppe ed i grandi principii dell'arte, e, forse forse, possono far nascere in qualcuno la erronea e dannosa credenza che basti avere in tasca il libretto per esser pronti ad ogni caso di guerra. Tenute invece disgiunte le due cose, ri saputo che il rego lamento non inse,,na la tanica, riesce più eviden te che l'ufficialità ha bisogno 0 di essere continuamente tenuta in corrente delle novità che la guerra
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importa, e di sapere quali fra le teorie che si vanno affacciando sieno da segui rsi oppure da respingere. Per evi tare, insomma un dannoso spreco di forze, si dovrebbe avere ciò che ch iamerei la tattica nffìciale dell'esercito, avente sua base nelle istruzioni a larghe ma uniformi vedute da darsi in tulle le scuole in cui si parli di I.altica, e sua sanzione nelle pubblicazioni dell'autorità superiore, delle quali il nostro A1nmaestramento tattico e le Norme generali per l'impiego· delle tre a1'1ni nel combattimento costituiscono così splendidi esempi, se non una completa redazione.
si cammina! Quando io cerco immaginare la mia compagn ia come immobile e silenziosa al suo posto di aspettativa, Perfetta ' la veacro t,~ intorno al quale i pericoli vanno accumulandosi; poi la veggo avanzare risoluta, sciolta, vivace, pronta ai cenni del suo capo come un nobile destriero sotto la mano di chi lo guida; e procedere così per lungo e faticoso cammino, benchè impolente a fare uso delle armi che porta, e pur lasciando sul terreno percorso la sua traccia san · ouicrna·' ht ve(;ao finalmente al fnoco, movente cli sbalzo in isbalzo, t"> · sciogliersi e riformarsi, sparire dietro un rialzo, e poi ricomparire, come uscente di sotterra, per lanciarsi all'estremo cimento. E mi chiedo : che fare perchè essa sia capace di tanto? Educare il soldato ai più alti e nobili sentimenti è certo il mezzo sommo, ed il dovere nostro più sacro; ma non facile per le molte ragioni che ora non vale il ripetere. Nell'esercito, tuttavia, e precisam1:mte nel!' interno della compagn ia, si fa, a questo ri guardo, q~el che si può: e chi fa quel che può, fa quel che deve. Coloro i qttali han visitate anr,he per poco le nostre caserme, debbono essersi convinti che, se tullo non vi è perfetto, certo i giovani che ivi mamla il paese si po:;sono dir davvero affidati a buone mani . Veramente l'Atto Ministeriale N° 19·1, dell'anno passato, nell'annunciare all'esercito eh' è bandito un concorso per un libro di lettura pel soldato italiano, afferma che le istrnzioni mo•ral·i dei reggimenti danno poco {rutto per mancanza di una guida siciira e concreta. Ma evidentemente qui non si parla dell'istruzione morale in genere, ma precisamente di quelle istruzioni domenit:a\i ad hoc che ne costituiscono solo una parte, e non sempre la più essenziale. Il capitano che fa la scuola morale alla ·compagnia non è un pro· fessore in cattedra; non lo è per gli all ievi che ha, non pei mezzi che deve impiegare, non per quel che deve ottenere clagli ascoltanti. Egli operò già snll'animo dei soldati in ogni giorno, quasi ad ogni ora, spesso senz'accorgersene: e la lezione che ora sp iega non può essere che una co nseguenza, spesso un sunto od un'appenclice a quel che ha insegnato per tutt.a la settimana. Ora è certamente vero che molte volte i capitani non r iescono a far bene quel sunto e ad incastrarvi dentro massi me ecl esempi; è vero al tresì che C(Ltel libro, quale dovrà riuscire dal concorso bandito, sarà loro di guida assai utile e preziosissima; quel libro darà anche a tutta l'educazione del
XI. Nel comple$SO adunque i mezzi meccanir.i che il regolamento nostro di manovra porge alla compagnia , possono, per la loro sempli· ciUt, permettere che noi ci adattiamo alle esigenze della guerra mo derna, e non fanno molto cattiva figura anche a paragone col più recente regolamento di esercizi che sia comparso in Europa; per lo meno, le modificazioni che possono essere richieste non sono di quelle che importino che il libretto venga rifatto da cima a fondo. E non è poco . Ma basta questo per veder chiaro come una truppa possa comportarsi in guerra? - Qualunque sia il modo con che la compagnia è formata e si muove, qualunque sieno le circostanze in cui verrò. a trovarsi, la prima, la grande sua qu~li tà starà sempre nel cuore di chi la compone e di chi la comanda. Dieci uom ini di più o di meno, un fucile che punti a cento metri di più o di meno, un regolamento dì manovra più o meno spigÌiato, quadri più o men bene ripartiti , non saranno mai la causa unica d'una vittoria o d'una sconfitta, sopratutto oggidì, che le nazioni belligere si vanno studiando e copiando reciprocamente in ogni minuzia; è necessario, senon allro,. che molti e molti di questi particÒlai;i siano sbagliati, per costiluire una sorgente di guai . · Nu lla invece può compensare la mancanza di fede nella causa chesi difende, nulla l'assenza del culto per la bandiera alla cui ombra
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. LA COMPAGNIA
LA COMPAGKIA.
soldato e del cittadino una unità d'indirizzo che tutti apprezzeranno. l\fa esso non creerà quel complesso di influenze rninuLe e continue c?e migliorano.il soldato a grado, a grado, a mano a mano ché egli si trova a contatto e sotto l'influenza di superiori dei quali ogni atto dev'essere un esempio da imitare, ogni parola un ammaestramento; non le creerà, dico, se già non esistono, perché nessun libro potrebbe , crearle. · _Anche nelle scuole è una gran bella cosa aver bnoni libri e progra~mi. razionali ed ~niformì: eppure, paragonate due classe eguali per libri e programmi, ma l'una condotta da un meschino maestrucolo e l'altra retta da uno di quei dotti a cui scalda il cuore il santo affetto per la gioventù, e ditemi se i risul tati potranno essere errualil Eppure l'opera dì costpro è suscettiva dì direzione e di sorveali~nza: s! ri_vedo~o i riparti preventivi del tempo, sì fanno orari, vigila, s1 viene, m fin _d'anno , al redd,! rationem degli esami. Che sarà jnvece del!'ednc~zione morale del soldato, la quale, a differenza d'ogni alLra nostra azione, è così raramente sindacabile? Vi sono alcuni ehe hanno il dono di Dio di far camminareizoppi e vedere i ciechi: ch e con una parola benigna ad uno, un rabbuffo ad un altro, una punizione ad ~n _L~rzo, ~reano, e sembrano miracoli, quel non so che percui tult1 si fanno 1n quattro perchè il capitano sia contento di loro. Altri che non ha questa dote innata, giunge in gran })arte a crearsela col lungo studio e il sommo amo re, colla fede incrollabile, col santo zelo pel. servizio. Tutto sta, lo si ·comprende bene, nella specie dei capi~a~1 che un esercito si è saputo creare, nello spirito generale che si e mfu_so_ nel_l 'u~fic!al'.tà: I b_uoni librj, il buon metodo, il comp lesso delle 1st1tuz10111 clisc1plmane son tutti mezz i di alto valore, ma mezzi che vengono pur se~npre dopo quello della scelta dei capi.
si
XII . Tutto quanto concorre a formare buoni ufficial i di fanteria, prepara necessariamente la via alla formazione di buoni capitani. E perciò pensando che gli allievi atluali della scuola cli Modena son quelli che un giorno dovranùo condurre le compagnie alla guerra
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penso alla enorme responsabilità di chi deve dar loro le spalline, di chi dovrà poi perfezionarli nella scuola d'applicazione, e di tutti quelli che li avranno sol.to i loro ordini mentre faranno i primi passi nella vita militare. Veramente non tutti quei giovani son destinati a comandare lungamente la compagnia:· più d'uno, prima o poi, troverà posto altrove, perchè molti sono i servizi che richieggono l'opera di capitani non comandanti di compagnia, e, quel che più fa pensare, saranno appunto degli ottimi quelli che per minor tempo daranno alle compagnie l'opera loro. Non dico certamente degli ufficiali quel che dissi dei sottufficiali, che cioè, quanto più son buoni, tanto minor tempo rimangono a contatto del soldato: in una classe di persone in cui la mediocrità non è ammissibile, e che è tutta unita da 1Ìn comune ed altissimo spirito, checchè si faccia, si avrà sempre di che formar buoni quadri. Ma è un fatto che son tanti i posti di ufficiali fuori delle compagnie, specie di capitani, e questi posti, o per lustro particolare, o per qualche vantaggio materiale che porgono, o per le speciali incombenze , che si affidano a chi li copre, attraggono così l'atteqzione dei più, che riesce difficile éonservare _alla qualità di comandante di compagnia tutto l'ascendente che le è necessario. Così sì finisce per darle l'apparenza di cosa molto facile e comune, che tutti debbono saper fare, e che tutti possano fare mollo facilmente. Ora io non dico già clie, per stare alla testa di nna compagnia, sia necessario conoscere l'al 0 ehra trascendentale ". ma credo che ch i la comanda debba essere convinto che i servigi suoi sono tenuti nella più alta considerazione, giacché a llli spelta !1el momento io cui ~
Già nel volgo che vincer dispera. Della vita rinasce l'amor.
cli acciuffare questo volgo, e dirgli : « rirnani i> I Se così non sarà, non avremo ma.1 una fanteria capace di stare ril fuoco: cioè non avremo mai un esercito clegno di tal nome. Studi strategici, fo1-ti6caziQni, ferrovie, sapiente riparto dell'es~}rcito e sua. celere mobilitazione, a nulla serviranno: LULLÌ questi mezzi non tendono che a portare una massa preponderante slll punto decisivo: ma questa massa ha un'anima, e quest'anima si prepara, si tempra, nella compagnia.
LA COMPAGNIA
LA COMPAGNIA
Bisogna adt1nque creare intorno ai comandanti di compagnia un ambiente che li faccia sentire allamenle di sè, e ricordi loro ad ooni ,stante quanto sia alto ed apprezzato il ~òmpilo acl essi affidato . Ma ?iò non è fac_ile per molte ragioni , fra le quali sta come prima quella mcertezza d1 cose che pesa così fatalmente shgli eserciti moderni: incertezza nel reclutamento e nell'avanzamento degli ufficiali, variab ilità e mutabilità. continua delle unità poste ai loro ordini. E bisogna confessare che gli sterminati eserciti che i popoli d'oooicli si , 00 son creali, vanno soggetti a strane vicissitudini. La vita sociale cammina col vapore, anzi col telegrafo ; si trasformano con velocità indi~ibile le tendenze, i bisogni, le condizioni reciproche dei popoli, de, govern i, delle istituzioni sociali. Ieri tutta Europa pensava con febbrile ansietà alle colonie lontane, Ol'a che scrivo tutta Europa guarda ai Balcani, già slanca che le questioni ivi sorte quest'estate facciap.o ancora parlare di sè . Che avverrà domani? Oggi Lutli contano i propri armati, li studiano, li vogliono numerosi, disciplinati, bene armati : forse fra non molto verrà un periodo di stanchezza: si griderà allora d'ogni parte contro i brandi incruenti trascinati per le vi e delle cjl.là, si piangerà sulle braccia tolte al lavoro, st1i denari gellati invano, ecc. , ecc. E tutte queste vicissitudini in poch i ann i, in mesi, in giorni. La vita degli eserciti non può essere che stentata in mezzo a tale amb iente, perchè e,;si han bisoano di un lavoro lu noo e continualo" " e, lo si noti, che quelle vicissitudini disturbano ad ogni momento: tanto più ne han bisogno quanto più si avvicinano al sistemn. delle mii izie, che non possono esser ten ute insieme se non da nuclei di quadri preparati da lunga mano, e debbono a\·er lor base in costumi viri li dell e popolnzioni, che non s' inventano in pochi anni. Ma è proprio dei fo rti il vivere fra le tempeste e il superare gli ostacoli . E proprio delle nazioni che vo2I io no essere orandi il ouacrdare con occhio sicuro all'oggi, per prevedere all'avvenire con costanza e senza lasciarsi condurre da correnti momentanee. I tempi passano, gli uomini scompa iono, ma le inslituzioni permangonoove son pos1e su salde basi. E prima istituzione per un esercito è quello cli un insieme di quadri così organato, co5ì cementalo da dare un lavoro intenso e costante. •
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XIII. Siccome io parlo non dei capitani di fanteria in genere, ma dei · capitani comandanti di compagnia, in ispecie, mi pare che mi debba· essere concessa quella libertà di parola che non si nega mai a chi si occu pa delle instituzioni e non degli individui. Così, per esempio, se io dirò che mi rallegro vedendo posti a ca-vallo i comandanti di compagnia, ognun cap irà che a questo mi conduce il pensiero di quel certo maggior lustro cbe verrà all a loro carica, più che il risparmio di fati ca che così avranno: per quanto anche· questo risparmio non sia disprezzabile, dal lato delle mos$e della compagnia, perchè sarà certo utilissimo che i capi giungano freschi al luogo dove, lasciato il cavallo, entrernnno colla loro gente nel, campo d'azione. Io me ne rallegro tanto più di cuore vedendo l'amore sempre crescente che gli uf1ìciali di fanteria pongono :ill'equitazione, e Io studio ch e si pone nel migliorare le nostre razze equine, falle apposta da madrn natura per d::ir cavalli .Piccoli ed agili , preziosissimi mezzi di trasporto per qualsiasi terreno. Così anche se dirò che, fra le giornaliere occupazioni dei capitani si possono trovare numerose incum benze minute e personali , che sarebbe utile lo eliminare, ne:;suoo mi dirà che io cerchi di levareloro una falica . Sappiamo bene che, coi graduati di Lrnppa che si possono avereoggidì, .non sarà mai possibile che l'ufficiale possa evitar di fare per-· sonal mente mo lte cose, che ai vecchi sergenti d'una vol ta si sarebbero affidate ad occhi ch iusi. No, no : ritornare a quei tempi non si, può, nè potendolo, lo s1 vorrebbe neppure. Ma siccome molle di quelle certe minuzie sono state, in breve. volgere d'anni , risolte in modo diverso, cosi non può tornare strano. il desiderio che, addotlanclosi un ragionevo le decen tramento delle parti della compagnia, esse non siano più manualmente falle dal capitano : con che si gioverebbe all'ascendente di lui sopra i dipendenti, se ne agevolerebbe l'opera, non se ne di minuirebbecerto la responsabilità.
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Ma sopralul Lo mi sari1 leci lo insistere sulla necess ilà che all a compagnia sia lasciato sempre il medesimo personale, e si evitino i camb i che in qualche modo si possono evilare o scema re, e final menle si ollenga cbe ogni soldalo, nel lungo tempo che passa in congedo, stando assegnato all'esercilo permanenle, ,,egga almeno una volta la compagnia con cui è destinalo a far la guerra, il proprio reggi menlo, la propria bandiera. Come ciò si possa precisamenle ol.l.enere non è cosa che mi sia possibil e far en trare in questo scritto: io comprendo, ad ogni modo, i vantaggi che si hanno ora nell'aggregare ogn i anno una classe di richiamali ai reggimenli che fanno le grandi manovre; nè mi spa venta affallo il prob lema disciplinare, che, con gente venuta d'ogni parto, si crea in tal modo ai comandanti di compagnia: ho vislo abbastanza funzionare corpi cosi ingrossali, per poler dire che i noslri quadri non temono di simili sorprese. Ma è pur semp re vero, che, così fucerido , si pongono in sieme dei nuclei fìllizi e non si cura punlo lo spirilo di corpo. Facendo invece qualche richiamo di più (e sarebbero certo quattrini bene spesi) mi par che si ..notrebbe aiun oaere ad inarossare "l' <) o , fi n che occorra, i reggimenti per le grandi manovre, ma anche otlenere che ogni soldato vedesse una volta la propria compagnia, dovesse pur andarla a cercare ad Aosla o a Lampedusa. Mi diranno che gli ufficiali e la t.rupp:t cambi ano così di frequ ente, che i miei richiamali si troverebbero in un ambi ente poco meno nuovo di quel che trovino alle grandi manovre. Ebbene, se così fosse, sare~be una ragione di più per mettere insieme questa gente di quando in qunndo : ma guardino bene e vedranno ch e non è cosi. Variazion i avvengono mollo, e parte se ne potrebbe evi lare: ma un certo spirito, una certa conoscenza reciproca esiste sicuramente anche adesso: la compagn ia ha sempre una propria storia di fatiche, di alti generosi, di_falli di qualche importanza, storia che, per poco si sappia ri cordare ai soldati . si tramanda di classe in classe. E nessuno potrà togliermelo dalla mcnle: il conoscere i propri uomini, e l'esserne conosciuto è, pel buon uffi ciale, uno dei più sicuri strum enti di r.omando: lttsloria di tutti i grancli uomini di guerra è là per dimoslrarlo. Questa possibililàdi conoscenza reciproca, come più generalmenle,
lo studio continuo del cuore del soldato, è necessariamenle passato oggidì nella speciale competenza degli ufficiali inferiori , in causa del celere nvYicendarsi degli uomini nelle file e del troppo grande numero loro: e quanto più questo còmpito così nobile e così difficile sarà agevo lato, tanto meglio si sarà operalo pel bene dell'esercito e del paese.
xcv. Ho dello che l'educazione del soldato è di speciale competenza degli ufficiali inferiori: non ho dello sia una loro privativa. Sarebbe infatti un errore grossolano il disconoscere che quesL'educazione, se effeuiva_mente data nelle compagnie, riceve dall'alto influsso e direzione sapienle. Nessun grad ino della scala gerarchica vi è estraneo, come nessun allo dei massimi o dei minimi comandi è ad essa indifferente; nessun momento della vita mililare, nessuna ope· razione di quartiere o di campo, quundo pure, in apparenza, rivo! La a tult' a Ilro sc;opo. Ed a quesl'ulLimo proposito vonei fossero molli quelli che vanno seguendo le Notes sw· l'instruction des trottpes che vengono pubblicate dalla Revue JJfi~itaire del' Etranger: vera e tremenda invet.li va contro chi, del nostro mestiere, non vede che la paPte esterio re e numerica . - Sono idee russe - mi dirà qualcuno; sono idee rnsse si, e per questo strane ai nostri orer.chi ormai ab ituati ad altra musica, ma non per questo men vere, ruvidam ente, barbarescamente vere! Ed esse ci fanno pensare alla potenza della lellera1ura. militare, cl i quella buona, s'intende, che riesce a porre in carLa idee che noi tulli nbbiamo confusamen te presentile vivendo fra le truppe, e che pur non abbiamo mai osato, non dico espri'mere, ma neppur formulare nel nostro cervello . Chi va leggendo quelle ca rte, se anche vi Lrnvi qualche eccesso, non può non sentir in sè l'nffetto per quesla noslra professione, così giustamente classifi ca laco me una cm·a d'anùne , e non può non c~ onfessare. che noi ora distruggiamo qualche volta con un alto, con una
L.\ COMPAGNIA
, parola, con una operazion e che sembra nnllaavere a che farci, le belle -massime che abb iamo insegnale al soldato . Le stesse esercitazioni di · comhattimento (di queste si occupa diffusamente lo scritto) possono , riuscire magnifièhe in apparenza, ma anti·morali, mi si passi la pa1·ola, in soWtnza. E mal prepara la glterra chi non ricorda ad ogni passo che i soldati non sono eroi, nè angeli in kepì e cappotto, ma uomini capaci di divenir tali, se tali si sapranno fa r divenire: che , neppur quelli che li conducono sono eroi, nè angeli, ma uomini essi pure, resi da speciale regime e ùa speciali sentimenti atti ad un mestiere che sta molto in allo sulle miserie umane e spazia in una · sfera ignota alla gente volgare . « Les gens » dice in un luogo lo scritto « qui n'ont pas médité ··« sur celte terribleparti e dont l'enjeu se chiffre par des mille et. des ·« dizaines de mille d'existeoces humaines, se tìgurent que sur le -« champs de bata ille on ne lance que des ob us, des balles, et de --« la mitraillel Non, non I on lance aussi des pr0jectiles vivants, c'est« il-dire des masses lrnrnaine5, et celui-là seul l'emporte auquel il ·« a élé donné desavoi r fab riquerces projectiles vivants, de les fon dre · « en une masse solide et de les lancer avec une force irrésistible sur · « l'adversaire, comme des boulets » ( 1). La guerra, insomma, si fa oggi, come s'è fatta sempre, ponendo uomin i, a fronte di altri uomini, ma è oggi più che mai laboriosa l'opera per cui ciò che l'autore chiama proiellili viventi, vengono fusi insieme e temprati per le grandi prove. Foggiare adunque le · compagnie per modo che questo lavoro sia fallo con la massima efficacia, vuol dire aver posto una base sicura alla buona costituzione · dell'arma nostra: e siccome essa è, non di nome solo, ma anche di fa tto, regina dei campi di battaglia, vuol dire aver posto dal nostro lato uno dei più grandi coefficienti di vittoria. 1
1
È troppo chi aro che, crescendo la moi'e degli eserci ti, debbano au- mentare in proporpione !e cure necessarie a renderli compalli, maneggevoli, voltmterosi, lottando contro le co rrenti opposte che i tempi nostri oppongono, e quella mole stessa rende men facili a superare. (I) Revue militaire de l'Étrangtr, aprile 1885, pai:. i21.
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LA CO~IPAGNIA
~on ho dunque limore che le osservazioni che sono andato facendo, in questo e nel precedente mio scritto, sien tenute come di poco momento sol perchè riguardano piccol i nuclei di gente a piedi: cattive molecole non possono formar corpi sani, nè centesimi falsi grandi capitali. Meno ancora mi spaventa il pericolo di sentirmi di re che queste son poesie buone per altri tempi, non per una eta positiva, speri mentale, quale è la nostra : il cercare come si ottenga che i soldati vadano di buon animo incontro alla morte, quando e dove richiede l'interesse della patria, è la cosa più pratica e più sperimentale che mai, quando si vogl ia ottenere la vittoria; e per la vittoria son falli gli eserciti . Gli Inglesi, che non fu rono mai tacciati d'essere soverchiamente entusiasti, dicono nei momenti più difficili - lullo per la vecchia Inghi lterra - senza smentire la loro flemma abituale; e diciamo anche noi, con quell'indifferenza che ci fu tante volte rimproverata - tutto per la giovane Italia.
LODOVI CO L ADEII CHI
Capitano di fanteria.
CIRCA L'ARMA PI Ù CONVENIENl'E l'EL FIANCHEGGIAMENTO DE! FOSSI
CIRCA
L'ARM A P IÙ CONVE NIE,N TE PEL FIANCHEGGIAMENTO DEI FOSSI - -,~-
Il fosso, in un'opera di fortificazione, perchè riesca di serio ostacolo al cammino dell'aggressore ha in primo luogo da rendergli difficile la discesa nel medesimo, e una volta sceso da costringerlo a trattenervisi il maggior tempo possibile; in secondo luogo esso ha da costituire la zona più pericolosa sul terreno d'attacco . Alla prima condizione si soddisfa facendo il fo~so possibil~ent~ profondo e le scarpe erte; nelle opere permanenti queste ultnne s1 rivestono con muratura. Il rivestimento in muratura ali' epoca delle artiglierie lisci e assumeva tan to nella controscarpa che ,nella scarpa altezza ragguardevole. ·tale da rendere la scalata ma.l'agevole. Le perfezionate artiglierie però restrinsero molto l'uso di tale rives.timento in scarpe rivolte contro i tiri nemici. · Alla seconda condizione si soddisfa ricorrendo alla difesa attiva, affidata a uomini i quali da posizioni coperte, si tuate sul fondo del fosso, fanno fuoco sul nemico che è penetralo nel medesimo. Il fuoco dèl difensore batte il fosso di traverso o cli lungo, secondo che parte da o-alleria o da caponiere. La fortificazione moderna fa uso più di qu:sle che cli quelle perchè le gallerie di scarpa con il tiro arcuat~ dell e artio-l ierie odierne si possono sempre demolire, e.·quelle .d1. controscarpa abbisognano cli comunicazioni sotterranee svtluppant1s1 (.)
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sotto il fondo del fosso ed a tale profondità da lasciare fra l'estradosso de!la volta ed il,fondo del fosso stesso uno strato di terra della grossezza di metri 11,00 almeno , per sottrarle al pericolo di essere distrutte da lontano. Ora in molti terreni ciò non si potrà fare, in altri si avranno da superare difficolt1t non lievi, anche perché queste comunicazioni hanno da essere numerose e comode per rendere all'occorrenza po~sibile la pronta occupazione ed il sollecito sgombro delle gallerie. Le gallerie presentano lo svantaggio di sottrarre nel momento della crisi al pres idio dell'opera un ragguardevole manipolo di soldati. Perchè il fuoco delle gallerie di controscarpa possa avere un'importanza decisiva, occorre destinarvi un numero di uomini non inferiore a quello stabi lito per l'occupazione del parapetto. Non mettiamo in dubbio il valore dei tiro di rovescio, ma non siamo troppo convinti_della sua efficacia, quando è attivato da individui i quali per le speciali condiz~oni di luogo e di tempo non possono avere il mo rale mollo allo . Le gallerie sia cli scarpa sia cli controsca:-pa non ammettono altro fuoco che quello di fucileria. Le caponiere invece offrono il mezzo di impiegare !'!ella difesa bassa del .fosso, armi più potenti, la cui efficacia è ancora aumentata dal fatto che p·reodono il nemico d'infilata. Crediamo superfluo dilungarci sui pregi delle caponiere, solo ricorderemo che esse hanno preso un posto importante nella forti· ficazione moderna. Oggidì si costruiscono caponiere in capitàle per la difesa con f~ci leria sola e con fu cileria ed artiglieria, tanto aderenti ai muri di scarpa che staccate, con fianchi parallel i alla capitale o perpendicolari alla linea fian cheggiata, rettilinei 0 spezzati. Da questa variata -c0mh inazione risultano naturalmen te opere più o meno grandi ' . con o senz~t corti li interni. Negli ultimi tempi s1 costrniscono pure caponiere in ferro; in taluni campi trincerati gli ingegneri tedeschi ricorsero alla ghisa indurita per sottrarle ad una prematura distru zione; i francesi ne riparano i fianchi anteponendovi traverse di terra in cu i sono ricavate le necessarie cannoniere. La campagna. 11870 -711 e quella. 11877-78 giustificano la somma importanza che i più illustri ingegneri militari ed altri insigni uomini di ouerra annetterono ed annettono alla difesa del fosso . 1')
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ANNO XXXI, VOL. Il.
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CIRCA L'AF.IIA PIÙ CONVENIENTE
Ii 23 agosto 1870 le truppe tedesche, le quali avevano l'ordine di procedere arditamente contro le fo rtezze francesi, allaccarono di viva forza, previo breve cannoneggiamento, la piazza di Toul e penetrarono nel fosso della cinta, ma da qui furo no respinti con g.ravi perdite. Questo insuccesso è probabilmente il principale motivo che indusse i general i tedeschi a non azzardare atta~chi di viva forza contro alcuni dei forti staccati del campo trincera.lo di Parigi, malgrado le truppe vi fossero giunte nelle migliori condizioni militari e morali . Gli attacchi diretti contro il campo trinceralo dì Plevna, forti fi· cato con opere del momento ma circuite da profondi fossi con scarpe molto erte, costarono ai Russi tali perdite, che il generale Totleben, appena assunto il co mando delle truppe operanti, vietò qualsiasi assalto isolato . All 'incontro K(l/rs, sebbene co~truita in modo permanente, cadde in potere dei Russi al primo allacco. Fra le cause che determinarono la resa di questa piazza non nllima certamente fu l'essere taluni de' suo i forti slaccatì , sprovvisti dì fosso, caduti subito in potere del nemico . Non vi ha dubbio adunque, il fosso costituisce uno dei principali elementi dì resistenza contro attacch i di sorpresa e di viva forza, epperciò devonsi applicare tutti i mezzi che valgono ad aumentarne il valore non solo sotto il punLo di vista della difesa passiva ma be nanche attiva. .J Quanto più sopra dicemmo circa le gallerie spiega perchè in questo studio ci limitiamo a trotlare dell~arrnamen to delle caponiere. Le caponìere entrano in azione con tro un nemico penetralo nel fosso sia con attacco regolare, sia di viva fo rza, sia dì sorpresa. Nel primo caso si avrà sempre tempo di armarle, quando già non lo fossero , con bocche da fuoco potenti, quali si richiedono per contrastare con efficacia al nemico il passaggiò del fosso . Diversamente corre la cosa però nei due ullimi casi. J1 fosso non essendo battuto con tiri normali alla sua maggiore estensione da gallerie che in prossi mità della caponiera, il nemico potrit superare l'ostacolo della controscarpa ed attraversare il fosso su quasi tutta la sua lunghezza, restando pochissimo tempo sollo l'azione dei fuochi partenti dalla caponiera, quando per la natura dell ~ armi impiegate vi ha sensi1
PEL F IANCLI EGGIAMENTO DEI FOSSI
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hile intermittenza noi tiro. Perchè il fi ancheggiam ento riesca veramen_te efficace, occorre che il fuoco si trasfo,-mi in una grandine contmua, estesa su tutta la super (ì cìe del fos:;o . Siccome po_i gli a~lacchi di sorpresa possono ripetersi più Yolle nel lungo periodo d1 tempo che corre tra lo investim ento e la fin e d~ll'_assedìo, così non deve esservi diflìco llà ad aprire il fuoco al m_mrmo allarme e in qualsiasi momento, tanto di notte quanto di giorn o. Non spenderemo molte parole per dimostrare l' ins uffi cienza del fu cile dì fanteri a nel 11ancheggìamento dei fossi; bas terà ricordare c_h~ nelle esperienze di lirn comparntive eseguite al campo di S. Mau"'.z10 nel novembre 1872 dieci bersaglieri disposti su di una sol a a 3 metri d'intorrallo l'uno dall'altro, in ginocchio, eseguen,do ~ tiro acc_eler~to, non spararono in media ciascuno più di a col pi lll due m10ut1, puntando ad ogni colpo . An~he le armi a ri petizion e non furon o ritenute ali.e allo scopo in Francia, ìn seguito ai risultali di e,perienze fatte a Vincennes nell'anno ,f 879 . Notiamo dì volo che il gindizio della co mmissione suon~va però favorevole a quelle fra dette armi che diventa no L'lli provvi soriamente per l'aggiunta di un magazzino. Il can none, la cui efficacia nella dife,,a del fosso conlro un nemico ch P. ce1·chì di passarlo coi procedimenti usati nell'altacco re(Jol are è da tolti riconosciuta, non soddisfa alle esigem,e di una pr~nta ed energica azion e. L'intermìltcnza del suo tiro, il numero rela ti va~ en te piccolo dei proietti che può lanciare in un determinato tempo, in fi ne la necessità di rego larP. il puntamento a seconda delle dista nze e della po.;;izi one occupala dal nemico, lo rendono poco utile co!l lro le scalate. Esso, anche tirando a mitragl ia, non potrà mai del resto riuscire di grande dan no rii nemi co, perocchè la dispers:one trasversale delle pa!:eue essendo per una determ ina.la bocca da fuoco fun zi_one della distanza, è chiaro ell e uno stesso pezzo non può dare dispersione conveniente a differenti distanze, com prese per esempio fra 50 e 300 rnl)Lrì. E che si è nel vero asserendo ch e il cannone da campagna non è arma abbastanza polente per battere d'infilala un fosso, lo provano le esperienze di San Maurizio già ricordate, essendo eh~ il cannone da mm. 7 diede in tale ci rcostanza risultali molto mesch ini, perchè infe riori non solo alle mitragliere d'allora, ma ·benanche dei fuci li.
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CIRCA L' Am!A l'IÙ CONVENIENTE
PEI, FIANCHEGGIAME ~TO DEI FOSSI
Passiamo alle armi a tiro rapido. Quelle finora riconosciute di pratica uti lità sono: 13 le mitragliere per tiro a salve; 2a le mitragliere a tiro continuo; 3a i cannon i a tiro celere. Appartengono alle prime le mitragliere Meudonc, .Montigny,. Palmcranz, Albertini e Nordenfeldt; alle seconde le mitragl iere Gatling, Gardner e Claxton. Le mitragliere del primo genere banno bensì coi cannoni comune l'intermittenza nel Liro, ma ciò non costituisce rimarch evole difetto in quelle di pia recente cosLruzione per la grande celerità di tiroonde sono dotate. La mitragliera NordenfeldL a "2 canne, del calibro da fucil e, infatti nelle esperienze eseguite in Ingliilterra nell'anno 11883 ti rò 1590 colpi in mezzo minuto e quella a 1l O canne ne sparò in un minuto 900 . Ne r isulterebbe quindi una celeriLà di Lirodi almeno 90 colpi per· canna. Nelle esperienze fatte al campo di Ciriènell'anno 1883, la Nordenfeldta 5 canne non sparò più di 300 colpi al minuto; la celerità massima raggi un la in queste prove fatte in casa. nostrn fu perciò di soli 60 colpi al minuto in ciascuna ca nna . Per es-· sere imparzial i notiamo tuu·avia che in recenti esperienze faue in Rnssia la mitragl iera Nordenfeldt a 5 canne ha lanciato 600 pallot-· tole al minuto. La mitragliera Gatling nelle esperienze di Ciriè ha dato una celeri tà di tiro di 100 colpi al minulo per ogni canna; sebbene a tirocontinuo, essa non supererebbe quindi la ]ordenfeldL nella celeri tà. di tiro. Le miLragliere fin qui accennaL; si fan no funzi onare a mano, la Nordenfeldt per mezzo di una leva sim ile a quella delle pompe comuni , le altre mediante una mano:vell a. Tulle hanno un serbatoio al disopra dell 'arma; il medesimo però non contiene che circa 1100 cartucce e di conseguenza occorre rifornirlo di so\'ente nel tiro celereIn ciò non ri siede però il lato debole delle mitragliere come arma da fuoco, bensì nella possibililà di rim anere inceppate, e quindi di dover :;ospendere il fuoco proprio in un momento cri tico. I giornali inglesi r iferiscono che la mitragliera Gardn er si rese inservib ile nell'ul tima campagna d'Africa in un combattimento di truppe al comando del generale Wolseley, dopo sole 3 salve per in-
~eppamento delle carlucce. Il corrispondente del Dai ly News narra inoltre che questo fallo si ripet.è più volte nella campagna contro i :Sudanesi. L'esperienza.darebbe adunque ragione agli avversari delle mitraglien", i quali sostengono cbe nessun' arma del genere fu ado,perata in guerra senza che s'i nceppasse. · In una conferenza tenuta l'anno scorso avanti alla società degli inoeoneri meccanici di Londra, l'americano Hiram 1'Ia~im attribui {a causa degli inceppamenti nelle miLragliere che precedettero la sua non ooià ali' imperfetta costruzione dell'arma, ma alle cartucce im-. piegale . Le cartucce metalliche sono un' invenzione americana, neglt Sta ti Uniti i bossoli so no fatti di rame e zinco del Lago Superiore i <rual i sono al massimo grado puri e di grande resistenza; i metalli che s'impiegano in Europa per lo. fabbricazione dei bossoli invece non vantano queste qualità e di conseguenza riescono porosi e lasciano penetrare l'u midità. A questa circostanza, secondo il ~faxi m, devonsi allribui re le irregolarità che si verifì cano nel tiro non solo delle mi tr;tgliere ma benanche dei fucili. I gioi·nali inglesi pare dividano l'opinione del Maxim; infaui essi richiamarono unanimi l'attenzione del governo sul munizionamento non appena furono noti i easi d'Africa . È cerLo che ~on tutte le carich e esplodono al momen to preciso in eui il percussore le colpisce; si spiega qnindi come in un Liro celere -possa accadere che una di queste cartucce a lenta combustione cominci ad essere estratta dalla canna prima che sia partito il colpo e -chP esploda mentre la culatta è aperta; in questo caso una parte della carica si spinge avanti nella canna l'altra viene proiettata ali' in<lietro, cagionando guasti nel meccanismo, o per lo meno sospendendo momenlaneamente il funzionamenLo dell'arma per l'inceppamerito che si produce in una delle sue canne. · Altro difetto comune a tulle le mitragliere nel caso speciale di cui ci occupiamo è ancora quello cli lanciare proieLLi indivisibili, per cui non havvi dispersione propria. Il necessari o campo di tiro, sia in senso orizzontale, sia verticali:!, do,;ril quindi risultare da speciali misure. Queste possono consistere nelle mitragliere a più canne nel variare la dirnzione dell'asse delle singole canne, oppure, mantenendo il .parallel ismo degli assi, nel dare all'intiero sistema un du,Plic& movimento in senso orizzontale e verLicale. l')
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Il primo di questi temperamenti non suddisfarebbe che incomplel~mente allo scopo, otlenendosi una dispersione invariabile con. v~niente p,er ~n~ cleter~inata .~istanza, ma troppo grande O t;·oppo piccola.pe1 alti e, oltre d1 che s1incontrerebbero serie difficoltà nella coSlrnz,one delf'arma e nel suo manegaio . Perchè risul ti efficace nel 0 · second · . dell'arma dovrebbero essere combi. . o ~aso, 1· d ue rnov1ment1 nali di gmsa che il fascio delle pall ouole copra continuamente il fosso su ~ulta la s~ia largh,ezza e sulla lun ghezza corrispondente all'incli. nazi_one ~ell arma . E facile comprendere che la sol uzione pratica di que,_lo ?roblem~ condurrebbe a complicazioni inammissibili nella cos,ti uzione ~ell affusto, supposto che il movimen to si voglia ottenei; automat,camen_le, ed a dimensioni esagerate nel la cannoniera. N~ consegue da ciò che le mitragliere attualmente in servizio non ~ossiedono le qualità che si richiedono nell'arma destinata a battere 11 fosso dal le ~aponiere. Per ~ueslo servizio speciale occorre un'arma la quale p0$Sieda le seguen t1 proprietà: 0 . '' tiro cont!nuo e suscettibile di ta le celerità da rendere il passaggio dei fosso impossibile; . 20 _imp!ego ~li un proiel~o fra~ionabile il quale possieda dispers10ne p1opria e regolare, a fme d1 ballere il fosso sull'estensione volu ta con fitta pioggia di frammenti pericolosi· . 3°. disposi_zioni automatiche che assicurino' la più favorevole d1spers1one de, proietti alle varie distanze; 4~ assoluta sicurezza con tro gli inceppamenti. Ved1~mo .ora se queste condizioni possono essere soddisfatte dai cannoni a t11·0 celere . ' . Si denominano così quelle mitragliere che hanno cal ibro m:iagwre al. co1:1 une dei fucili e che sono atte a lancinre proietti pi'e~i e scoppnml.l. Se ne conoscono di tre tip i, l'Holchkiss, il Krupp ed il Nordenfeldt. .o.uelli ~ordenfeld t sono ad una sol ca nna di ca libro variabil e fra mil.limetr_1 3~ ~ 63,5. La massima celerità di Liro si ris~ontra nel call br~ d1 ~111,met.ri 32 pesante, che spara d.120 a3i5 colpi per minuto, 11. ca! ,oro da 63,5 non ne fa che Hj. Essi furono essenzialmente c0.st rnt'..1 p~r sr.opi marinareschi, epperciò si ebbe principalmente di mira d1 sviluppare la forza di penetrazione dei proietti. Questi cana
noni sono bensì dotati di maggior celerità di tiro di quelli da campagna, ma non la possiedono in grado così ele".ato d~ ~? ter soddisfare completamente al primo dei sopraccennati requ1s1t1; mancano poi assolutamente di disposizioni per ripartire i proietti su tu_tta la lunghezza del fosso. I cannoni a tiro celere Nordenfeldt partecipano adunque dei difetti princ}pali delle mitragliere. . Sorvoliamo sul cannone Krupp, il quale presenta troppa analogia col cannone Hotchkiss per costituire un tipo originale . Il cannone Hotcbkiss ha 5 canne, e, siccome il suo modo d'agire ricorda la rivoltella, così chiamasi cannone-revolver. L'inventore ne fabbrica di quallro calibri cioè di milli metri 37 (corti e lunghi), 40 , !J,7 e 53 . Esso consta di due parti distinte, vale a dire della culatta e delle canne coll'albero. Le canne formano fasc io attorno all'albero. La culatta contiene il meccanismo di rotazione; lateralmente ed a destra della medesima hRvvi un manubrio infilalo su di un secondo Rlbero, disposto trasversal mente al primo , e che porla nel mezzo una vite perpetua. Questa vite, ingranando su piuoli incastrati in un disco fissato sul primo albero , determina la rotazione del sistema. Ad ogni giro del manubrio una canna viene a porsi davanti all' unico percuotitoio, il quale agisce successivamente facendo scattare l;arma. Le cartucce cadono da una tramoggia attraverso ad una apertura faua· nella parete della culatta e vanno a collocarsi in una doccia posta di etro una canna superiore. Il c,wnone può essere incavalcato su d'un affusto oppure coHocato su d'tll~ t~eppiede. Il puntatore, appoggiando la spalla al calcio e la mano srn1stra ad una manigli~i applicata foferiormente, dirige l'arma con tutta facili Là . Il cannone-revolver Hotchkiss da campagna soddisfa pienamente alle due prime condizioni. Quello da 37 millimetri corto lancia 60 aranate di e>arammi 4515 per minuto, dando in complesso 900 framn • • menti pericolosi; oppure 60 scatole ametraglia contenen:1 c1~scuna 28 pallette di 18 grammi , quindi in complesso ,1680 pro1ett1. . Per soèldisfare alla terza condizione tuttavia questo cannone ha bisogno di essere modiftcato nel modo che si inclicher~ in seguito, e ciò p·er le seguenti considerazioni . 11 cannone Hotchk1ss ~a c~mpagna si presta, come fo detto , a lanciare tanto la gra~ata ?rdmarrn. quanto la scatola a mitragl ia._Tirando a granata mumta d1 spoletta a per1
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CU$Sione, lo spazio compreso fra la caponiera ed il primo punto di caduta essendo percorso dal proietto intiero, non sarà a sufficienza battuto. Alle piccole distanze poi l'angolo di cadutnisultando troppo grande, le schegge, invece di ballere il fosso nel senso della lunghezza, si disperderanno in alto, epperciò effetti notevoli si avranno solo in vicinanza del punto di scoppio d~lla granata. Verso la fine dell'assedio il fondo del fosso sarà sconvolto, per la qual cosa molti proietti agiranno come fogaue, mentre il rimbalzo degli altr i ri sulterà irregolare e di conseguenza anche la distribuzione de1 punti di scoppio. L'impiego delle granate con spolette a percussione adunque vuol essere ritenuto por.o conveniente. Le spolette a tempo, come quelle che danno luogo allo scoppio del proietlo in aria e quindi ad una miglior distribuzione delle scheggie, sono da preferirsi . Essendo tuttavia impossibile di graduarle convenientemente in un'arma a tiro continuo, altro non rimarrebbe che di farle scoppiare a poca distanza dalla bocca da fuoco. In questo caso converrebbe meglio sosti tuirvi spolette a sempl ice reazione, scoppianti a 4 o 5 metri di distanza dall a cannoniera. Ma anche variando l'incli nazione dell'arma, e di conseguenza l'altezza dei punti di scopp io, sarà sempre diffi ci le- ottenere una conveniente riparti;_ zione di essi su d'una lunghezza costante per differenti distanze. Va ancora notato che la rottura della granata è troppo irregolare per attendersi risultati comparabili a quelli che si pos:son,o aspettare da un proietto costi.tuito con elementi identici e simmetricamente disposti attorno al suo asse, ali udiamo alla scatola a metraglia. Senonchè, da. esperienze fatte in Francia risultò che la dispersione delle pal!etLe nel tiro a metraglia co'I cannone Hotchkiss è assolutamente insufficiente alle piccole distanze. Havvi però un mezzo molto semplice per aumentare il campo di tiro della metraglia e di regolarne l'estensione per una scatola determinata . Rigare cioè le cinque canne del cannone-revoiver con passo di fferente e tale che ciascuna canna batta efficacemente una determinata zona del fosso nei limiti cli distanza di 50 a 300 metri . . Il quesito fu in questo senso posto in Francia fin dall'anno "879. Un cannone-revolver Hotchkiss da millimetri 40 modi ficalo nel modo su espresso, ha dato, in esperienze fo.tte al forte di Conneile, ottimi risultati; i bersagli rappresentanti 300 uomini riparti ti su
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tutto il fosso furono, si può dire, distrutti in un minuto èon un sol cannone. Accertatone cosi l'efficacia, il ministero della guerra di quel paese determinava nello stesso anno ·1879 l'adozione di tale arma per il fiancheggiamento dei fossi . Il cannonerevolver da 40 pesa ch ilogl'ammi 480; lancia solo la scatola a mitraglia contenente 2.i, palleLLe di piombo indurito del peso di grammi 32 ciascuna. Furono preferite le pallette di piombo indu · r ito a quelle di ghisa ed in ferro fuso, perchè a pari tà cli diametro perdono meno in velocità, ed arrecano minori guasti all'anima in caso di rottura in terna. Le canne sono d'acciaio Withworth ({1I.so e conipre.s.so); si fanno venire dall'Inghi!Lerra grezze e si lavorano poi presso Saint-Denis. Crediamo bene aggiungere ancora che accettando il cannone-revolver Hotchkiss per il fiancheggiamen to dei fossi contro attacchi di viva fo rza o di sorpresa, non si disconobbe in Franci.a la necessità di una bocca da fuoco più potente per distruggere i ripari del nemico che tentasse passare il fosso con metodo regolare: epperciò in principio fu stabilito che l'armamento delle capon iere abbia da comprendere un cannone ordin::irio, ed un cannone-l'evolver Hotchkiss per ciascun fianco della éaponiera, oltre la fucil eria necessaria per ballere con tiro cli retto le parti del fosso che si sottraggono all'infilata . . I c::innoni revolver nelle capon iere sono incavalcati so affusti fissi , mediante i. quali si ottiene l'assoluta immobilità del pezzo durante lo sparo; una volta registrato il pezzo a seconda delle locali condizioni , più non occorre puntare al momento di far fuo co. E ciò costituisce un grande pregio, essendochè il fian cheggiamento del fosso resta assicuralo in qualsiasi t:ondizione di luce, di fumo o di nebbia. Certezza asso luta che il cann one-revolver Hotchkiss soddisfaccia alla quarta condizione non si ha; il pericolo di inceppamenti •tuttavia sembra meno facile per i perfezionamenti introdottovi dopo il 11875 . Infatti nei resoconti di esperienze comparative istituite presso i vari eserciti tra questo cannone ed i vari sistemi di meLragliere, occorre di sovente sentir lamentare la deficien te sua celerità. di tiro come arma eia campagna, ma non ricordiamo di aver letto che siansi verificati inceppamenti.
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La commissione italiana incaricata di scegliere due tipi di mitragliere, uno atto al!a difesa di strette, passi, fossi'. ecc., l',~ltro att~ ,alla difesa delle coste, in base ai risullati ottenuti al poligono eh Ciriè , designava pure il cannone-revolver Hotchkiss corri.~ .l'arm~ più conveniente per il fianchèggiamento dei fossi. La cond1z101'.e di dare alle canne rigatura variabile sembra però non accettab ile a coloro che si preoccupano della maggior spesa che ne verrebbe dall'adozione di un'arma il cui prezzo è abbastanza elevato (la sola bocca da fuoco costa oltre 4000 lire): e che servirebbe esclusivamente pel fiancheggiamento dei fossi. La questione della scelta di un'arma da installarsi ?~Ile_caponi ere, già difficile a risolversi con criteri puramente tecn1c1, s1 co~plica maO'criormente quando occorre ancora tener conto delle es1crenze fin°a~ziarie. Per quanto è a nostra conoscenza l'esempio della Francia non fu se"'uìto da altri Stati; non tutti i paesi sono disposti a sacrificare una s~mma ingente per la provvista di una bocca da fuoco che non può essere utilizzata nella difesa mobile e che trova ristretto impiego pure nel la difesa delle stesse piazze f?rti. Da noi la questione pare sia rimasta in sospeso , e l attendere fu cosa saggia, avvegnachè non poteva nel secolo del progresso t'.·a. scorrere lungo tempo senza che facesse capolino qualche nuo:a venzione meolio atta a rii>olvere il problema delle precedent1. In. fatti il sicrnor Maxim presentava alla società degli ingegnen meccanici di L~ndra, nella conferenza già citata, un modello di mitragliera che pare debba eclissare quanto di simi le venne fino ad oggi inventato. Essa emerge per !eseguenti qualità: ,1° non pesa che chilogrammi' 3,0,800. Notiamo poi che l'inventore assicurava di aver ridollo il peso dell'arma in un secondo modello a soli chilogrammi 13,600; 2° è a tiro continuo e dotala di tale celerità da poter sparare con l'unica canua, di cui è munita, 600 colpi in un minuto; 3° è di costrnzione solida e resistente. La mitragliera presentata alla conferenza aveva già sparati "4000 colpi, cionullameno la canna non presentava alcun segno di deterioramento; . . .o determinato lo scatto del primo colpo con la mano, 1 azi_one 4 dell'uomo diventa superflua funz ionando la metragliera automat_1c~mente. Questa particolarità dell' arma, unitamente al fatto che il n-
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forn imento delle cartucce si effettua senza difficollà, permette di ridurre il numero dei serventi ad uno solo; 5° p.on richiedendosi, una volta iniziato il tiro, altra forza che quella proveniente dal rinculo per far funzionare l'arma, si può dirigerne il fuoco con prontezza in tutte le direzion i; 6° per mezzo di una semplice sistemazione uni ta alla bocca della mitragliera, il fumo può essere deviato in qualunque direzione si vuo le, di lato o in alto, cosicchè il puntatore vedrà sempre chiaramente il suo bersaglio;' 7° l'arma essendo automatica, è rimosso ogni pericolo di inceppamento. La mitragliera Maxim soddisfa adunque pienamente alle condi zioni poste per la scelta dell'arma destinata alla difesa dei fossi. Ed in vero quando l'esperienza dimostrasse insufficiente l'impiego di una sola di C{Lteste mitragliere per coprire con una fitta grartcline di proietti il fosso in tutla la sua lunghezza, le dimensioni anche delle caponiere esistenti sono certamen te sufficienti per potervene installare due o più. Un'arma che pesa solo chi logrammi 13,600 non può certamente essere voluminosa. Il sistema nel suo complesso poi è fisso sul suo basamento, epperciò non ha bisogno di maggior spazio all' indietro di quel lo che si richede perchè l'inservienLe possa portarsi da un lato all'altro del pezzo. La possibilità di poter variare la d.irezione di tiro men tre l'arma spara, esime dalla necessilù di adottare un proietto frazionabile; due di queste mitragliere, riteniamo, daranno un maggior numero di colpi utili del cannone revolver Hotchk iss l'idotto per tiro a metraglia. Tutto ciò si potrà ottenere senza pt~egiudicare in modo veruno le . qualità balistiche dell'arma, la quale, conservando tutta l' efficacia di cui è capace una mitragliera da campagna, avrà certamente maggior potenza del sopracitato cannone per attraversare i ripari in legno ed in Lerra del nemico che tentasse passare il fosso. La mitragl iera Maxim non è ancora uscita dallo studio sperimentale, ma persone. competenti la dichiararono la migliore inYenzione meccanica di questo secolo. Se il suo prezzo resterà nei limiti dell'onesto, è fuori dubbio che gli eserciti i quali ancornon introdussero nel loro armamento questo 1
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PI Ù CONV ENIENTE
nuovo genere di macchine guerresche, non Larderanno ad adottarla, e noi la vedremo forse in un non lontano avvenire far bella mostra di sè nelle file dei co mbattenti in aperla campagna e nelle piazze fo rti . Chiuderemo questo studio con brevi cenni sul modo di funzion are della mitragl iera Jlaxim. L'a rma è lunga mttri 1,4-5, misu rata dalla bocca alla parte posteriore della cassa in fen o che racchiude il meccanismo , e si èleva di metri 0,9"4 sul sao sostegno, che può variare a seconda delle esi genze del luogo ove deve situarsi la mitragliera . Il modo di fom ionare della medesi ma può essere paragonato a quello di una motrice a gas . Agli scoppi del gas si sostiluisce quello della poh'ere, allo stantuffo la canna, ed all'asta dello stantuffo l'otluratore, la cui estremità posteriore si articola con la biella, la qua le a sua ,,olta si collega al bottone di una manoYella che Lrasforma il movimento reuilineo , generalo in ciascun sparo dal rinculo, in un movimento circolare alternato da destra a sinistra e da sinistra a destra, fo rn endo cos i la forza motrice necessaria per far agire i Yarii membri del meccani smo. Il bollane della manovella non descrive natura lmente un iuti ero circol o, ma s'arre::;ta tanto nell a corsa da l basso in allo che dall 'alto in basso ad una determinata distanza dal piano orizzontale che passa per l'asse della canna; si hanno cosi due punli d'arresto i quali corri spondono ci ascuno· ad una posizione di sparo. Quando si vuole cominciare il liro, si fa girare la manovella fin chè una carlu~cia è condolla nell a can na,e sparnta. Dopo lo sparo la canna con tutti i co ngegni ad essa collega ti'è tralta aulomaticamenle indietro di millimeLri 11I , 11, e siccome nel tempo im piega lo a fa re questo lragiuo il proietto È' già fuori della canna e la pressione dei gas abbastanza ridotta, così la. culatta si riapre senza pericolo. Mentre rincula, la canna si stacca dalle altre parti amovibili e si r;duce allo stato di riposo dopo un percorso totale di mi lli metri 22,2. A metà del tragitto l'otturature si distacca da essa, accelera, sollo l'azione di appo-;i te molle, gradatamente il movimento ed è spinto rapidamenlè indietro co'suoi accessori da una leva speciale nel momento in cui la canna si ferma . Questo ult~riore movimento indietro dell'otturatore clelermina l'espulsione 1
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del bossolo Yuolo, ed il sollevamenro di una nuova cartuccia che si dispone in direzione della canoa. A questo punto sla per cessa re il movimen to cli rinculo e comincia la seconda serie delle funzioni del meccanismo, si arma cioè il percussore e l'otturatore ripigliando la corsa in avanti spinge la carluccia nuova nella canna, cliiude la culalla e fa scaLlare il grilletto. Nel rilomo de!J'oLturatorl' la stessa !era che ne detei·minò l'accelernrnento nel rincu lo previene l' urlo che esso vel'l'ebbe ad avere nell'applicarsi conlro la canna, poicbè trovasi già. iniziato il suo movimento in avanti prima che l'olluratore mosso nello stesso senso venga in conla Llo con essa. Snno cosi evitali i danni che polrebbero derivare da un urto troppo violento. Da questa su ccinta descrizione appare come la milragliern Maxim vada asso lutam t nl.o e$enle dal pericolo <li rimanere inceppala; se una carica ritardata nell'esplodere, la miLragliera aspella; se non parte affatto, la cartuccia diffellosa può essere ri mossa a mano in meno cli un secondo. · Le cart ucce svno allogale in una cartuccera· a nastro falla di duo slriscie di lelit sovrapposle, unile ins ieme ad inlervalli regolari co n formagli di rame in modo da fo rmare una successione di ma<rlie in o ognuna delle quali sono con la mano inse rilc le cariche . Quando la pri ma cartuccera. sta per finire ne Yiene agganciata una seconda alla sua estremità. senza cagionare interruzione alcuna nel tiro della mitrn gliera.. DuranLe il rinculo dell'ottnr·atore apposito ga ncio esime dalla carluccera, la quale passa sopra una l'llOla a colla ri ,;iLuata di fronte al serbatoio, una cartuccia e la pone in una delle scanalalure inferiori del serbatoio, il quale rotando la porla su fino alla canna . La carluccera vuota e.~ce fuori da un'apertura pràticata nel lalo si nistro della cassa della mitragliera, e da un'allra apertura situala superiormente a quest' ultima cadono fuori uno ad uno i bossoli vuoti a misura che il serbatoio gira. La rapidità del fuoco ~ regolala da un indice graduato situalo esternamente all'arma. La camera è circondala da un tubo ripieno d'acqua per impedire che si ri scaldi soverch iamente. In un tiro rapido l'acqua una volta rnggiunta la. temperatura di 100° C la conserva fino a che ha luorro o . I' evaporazione, epperciò la canna non polrit allerarsi . 1
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CIC\CA L'ARMA PIÙ co~:VENIENTE, ECC .
. Ed o'.·a facciamo punto esprimendo il voto che sia presto e bene risol~o Il problema della scelta dell'arma che deve impedire il pas~a~~io del fos$~, al quale il forLificatore non può più conferire quella i e:.'.slenza ~ass'. va ~be L_anlo c.on ~ribuiva alla sicurezza delle piazze anti~he. Ai_ fe~1onal1 mezzi d1 attacco si contrappongono adeg_uatr mezzi di re31stenza alliva; i principii ·non cambiano col van_are delle _forme, epperciò il preceuo Lattico dell'offensiva nella d'.fesa Lrov1 I~ sua piena estrinsecazione anche nelle piazze forti mediante un ottimo armamento .
P:'
LA
LEGGENDA DEI F ABI SAGGIO DI CRITICA MILITARE
Casale, maggio 1886. 1
DONESANA
Maggiore del genio.
(Continuazione e fine) .
IX. Le istltuzlonl militari di Boma e li numero del Fabl.
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La fulgida tradizione, trasmutata in istoria nelle pagine di Livio, narra di 306 soldati, tutli patrizi, tutti di uno stesso sangue, nessuno dei quali in nessun tempo saria stato rifìutato per comandante da qualsiasi egre5io :senato, che se ne andavano minacciando colle forze di una sola famiglia esterminio ai Vejenti. Ma agli uni pare esorbitante il numero dei patrizi; agli a\Lri troppo impari all'ardimento il numero dei guerrieri. I Fabi, osserva lo Schwegler nella sua bella Storia di Roma (1) , nella quale guardandosi dalla smania di demolizione, cerca con paziente e larga critica la veri Là, non potevano essere 300 in una sola famiglia, la quale in quel periodo non presentava se non tre uomini altamente notevoli, cioè i tre fratelli Cesone, Quinto e Marco, alternantisi I'anlorita consolare e il comando degli eserciti. Ma l' obbier.ione dello storico tedesco non regge. Il setlenale consolato dei Fabi dimostra come il prestigio loro fosse pari a quello di tutte le altre famiglie riunite. E questo prestigio dovevano a quei tempi non solo alle ricchezze, ma eziandio al nu(i) Rornische Geschichte. Tubingen dal !867 al i872 .
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mero ed alla disci plina. Era un'oligarchia nell' oJ iaarch ia ' tanto . o più gagliarda quanto più unita sollo i capi di fa migl ia, così potente nelle elezioni da costringere Niebuhr ed altri a studiare le più ingegnose combinazioni di voto e scrutinio per spiegare, in quelle Jotte continue di parti , un cosi lungo successo. Come avrebbe potuto la gente Fabia conservare quell e cariche elettive, fronleaaiare da un !ato i. nobili dall'allro la plebe, c.ombaltere i tribuni, te~~r in rispetto i nemici esterni se non poneva sempre innanzi per le eccelse cariche le supreme sue notabilità, un iversalmente conosciute per senno, per esperienza, per energia e circondate dal fascino della villoria? Era nell'interesso, nell'indole, nella disciplina , nelle tradizioni della conservàtrice famiglia F::i bia, forte per l'incontrastata autori Lit dei cap i, schierarsi sempre dietro i suoi più esperti e considera ti campioni. Vediamo anche ai nostri giorni come nel parteagiare p~li_tic~ '. ca~i.durino a lnngo , ed i gregari, malgrado passio~i ed amb1z1on1 rnd1 v1dua li, malgrado errori, tentennamenti O diffìdenze, malgrado la blandizia delle lolle nell'elÌl moderna, sentono sempre bisogno di portare sugli scudi i maggiorenti . , C_iò ~ia detto intorno al numero esiguo dei cap i suprem i cli casa [iab1a: m quanto al numero enorme dei gregari fa mestieri osservare come le famiglie, in quell'età feconda. erano l'iccbe di soldati, i ~ua li,_alta lor? _volta, scevri di vizi e di snervaoti amori, ·iu quelI ambien te religioso e severo, con quella vi i.a animala e 'forte, procreavano numèros; guerrieri alla patri a. Ricordiamo che questo era .l'unico scopo civile e religioso del matrimonio, al quale, se stenie, teneva dietro il divorzio. II numero di 306 è rimasto nelle tradizioni popolari come cifra sacra; nè ripugna alln. ragione il credere che qnella sch iatta contasse 306 uomi ni atti alle armi, sebbene pure si possa ammettere ch e nei 306 vi fossero alcuni fra i pri ncipali clienti che avevano assunto il nome del patrono. Ed oltre i 306 Fabi vi saranno stati ciuadini di ogni classe volonterosi di comba ttere: e poi sc1·vi, schiavi e via discorrendo . Festo dice che i clienti erano 5000: Dionisio parla di ,f.000 uomir.i, compresi i 300 Fabi ('I ). Queste cifre sono per avventu'.·a le più vi(;ino al vero perchè la sacra falange doveva piantare 11 castello contro una popolazione la qual e, senza contare il 11)
DEI FABI
LA LEGGENDA
Guuo dice: sex et tcrcenii palricii Fabii cmn fam11Us suis.
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soccorso delle vicine città cli Etruria, poteva armare oltre 20000 uomini, doveva stabilirsi a parecchi chilometri da Roma , e mentre gli eserciti romani erano occupali altrove. E qui a farsi un'idea intorno ai cilladini di ogni classe che com· ponevano la schiera uscente di Roma a scopo di guerra, vale assai un brevissimo sguardo alle istituzioni militari dei primi secoli di Roma ed ali' unità di comballimento romano. La costituzione di Servio Tullio, mirando a formare di un popolo un esercito, divideva, si per l' esercizio dei doveri militari come pel godimento dei dirill,i politici, il popolo in cinque classi, secondo le anni ed il censo, secondo l'ordinanza pel combattimento dei guer· rieri, e l'onere imposto pel mantenimento dello stalo ai cilladini abbienti, i quali servi vano a spese proprie: onde i proletari, che non potevano pagare le imposte, non erano nè elettori nè soldati. II servizio per ciuadini abbienti (l-Ocupletes) durava dai ,17 ai 60 anni, fino al i-6" anno nell'esercito aLLivo, il rimanente nella riserva. Il popolo romano armato ed in ordinanza di guerra esercitava i suoi diritti come se marciasse al nemico : negli antich i manifestr si di ceva impe1·are exercitum per convocare i comizi centuria ti, secondo l'ordine di classi. E la divisione in classi insieme alla varietà delle armi, con maravigliosa. armonia di doveri e di diritti, aveva creato il germe dell'ordinanza di battaglia. La quale, ali' epoca· dei Fabi , è ancor~i nel suo passaggio dalla. falange etrusca o greca alla legione romana - probabilmente su sei righe. Nella prima esecon dariga (prima schiera) stanno i cittadini della prima clagse con elmo di rame (talvolta dorato) corazza di rame, scudo rotondo di bronzo (clipeus) e gambiere, una ovvero due secondo vaghezza oppure maniera di procurarle, di rame oppure di legno all'etrusca; nella terza e quarta riga (seconda sch iera) i cittadini della seconda classe, senza corazza, però con elmo e lungh i scudi quadrangolari, probabilmente di legno coperti di cuoio; nella qui nla ·e UP.Ila sesta riga (terza schiera) i cittadini della terza classe, del pari armati, ma senza gambali. Ecco il germe della tripartizione posteriore dell'ord inanza ro·mana in principes, hastati e triari, che è forse un fatto compiuto all'epoca dei Fabi e che certamente apparisce non mollo cli poi con Camillo ; tri partizione che corrisponde a qualsivoglia ordinanza di 32 -
ANNO XXXI, VOI,. Il .
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guerra di qualsiasi tempo, perchè corrisponde allo svolgim ento naturale della forza nel combattimento, la quale appicca l'azione, la prosegue, dà il colpo decisivo e insegue, ovvero copre la ritirata. Dionisio ci dice che la quarta e la quinta classe, armale come la terza, chiudevano a tergo la falange, fo1:mand o forse una settima, un'_oLtava e magari una nona ed una decima r iga . Livio invece ass~nsce che le due ultime classi costitu ivano un corpo Jeggiero spe~1ale, arm_ato di giavelotli e di frombe, che apriva alla bersagliera 11 com?at11rneuto, e durante la mischia si ritraeva dietro la fa lange perpo1 ~b~lcar lesl? espeditoall'inseguimento. Merita maggiore t.rede~z~ Lmo_ perche l' ordinanza dei falangit.i all'epoca dei re e nei pn m1 ~empi ~lel!a repubblica era necessaria men te compatta do vendo 1 guernen armati cli lancia combattere in generale coll'urto poderoso _della, ma~sa; e quindi avevano bisogno cli manipoli spicci, non_legati d~ll •lrdinanza, e sempre disponibili per faz ioni special i. Cosi, se?za ~m~arazzo di uomini non armati cli lancia, più agevole e pronto ~1eSC1v_a 11 manovrare e pi ù.sollecita era la formaz ione del qua· dr~to_ d1lan_cie contro gli auacchi cli cavall eria; i quali attacchi nei pr11rn tempi certamente erano più frequent i e temuti che non nei tempi poste:iori, quando la fan teria romana divenne la vera regina delle ba_ltagl1e . l1 _d rappello staccalo dalla falange propriamente delta è pure in armonia coll'ordinanza posteriore romana e mea\io conforme ai principii lattici costantemente applicati datila prati;a Roma. 0_u~sto drappello svelto e leggiero, ch emilitarmenterendeva.molli serv1z1 e toglieva alla falange molti inconvenien ti del la sua pesantezz~, era anche stato anteriormente imposto ai Romani dalla penun~ de_lle armi , specie a difesa ' individuale che per avven tura si sentiva rn Roma al!' epoca dei re, perchè l'arte di lavorare finamente i metlll li v'era ancora bambina e perchè assai care si dovevano pagare le anni agli artefici strani eri. Onde i meno ricchi erano a;nch~ meno :_1rm aLi: : così. sulla varietà di fonuna si polè fondare I ordinanza d1 battaglia. La quale co nsacrata dalla rel i"ione venne modifìcancl~$i mol to lentamente ed in questo partic~lare 'dovette durar~ ~ssa1 ~ lungo, anche quando i soldati percepivano il soldo, ~erche 11 drappello staccato e leggiero giovava all'ordinanza tat.tica, f~ss: questa falange o legione. Avveniva po i che i soldati romani P'.~\lassero le armi dei nemici e cli queste si armassero: raoio·ne di pm per credere che somiglianti fossero le armi 1;mane alle etrn-
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sche; del rimanente l'Etl'uria, la qnnle aveva già raggiunto l' apice dellil sùa civiltà al na:;cere cli Rom,1, avr~1 fornito alla marzi ale vicina, armi prima ed artefici poi, per fabbr icarle. Il guerreggiare quotidiano, i molti bi sogni, lo spirito pratico ed indnstre, la d'ifficoltà cli comperare arm i presso i Gre~i od Etruschi mediante i rozzi pezzi di bronzo pe:;ati sulla bi lanr,ia e ga rantiti per la quali tà del metallo da un -;igillo dello Stato ('l ), il valore dei nem ir.i che non lasciavansi co3ì cli legg ieri spogliare, avranno fatto ben presto nascere e fior ire in Roma la prima industria insegnata all' uomo dal la lotta per l'esistenza, qnella delle armi. E già l'otdinamento cli Servi o assegna alla fanteria raccolta nelle falange , madre dellR legione, due centurie di f'abri, mentre ne assegna una di ttlbicines ed una di cornicines . La fa lange di Servio costituiva gilt un'unità strategica e tattica organi ca, acconcia ad ogni esigenza cli gnerra: e così oltre l,1 prima, seconda e terza schiera , olu·e il drappello leggiero formato dalle quarte e dalle quinte classi, oltt·e ai fabri, a w bicines, ai cornicines, aveva pure gli accens'Ì velati ed i 1·01·cu·i, gli uni e gli altri armati forse cli sole frombe. I primi probabilmente attendevano ai lavori di zappa., in particolare alle strade, i secondi servi\'ano di comple mento pi gliando le,armi ed il posto dei caduti nella pugna . Ma in testa alla legione, priini all' attacco, ultimi ::i lla ritirata, brillavano i caval ieri , molto p iù considerati all'epoca dei re e nei primi tempi della repubblica ell e posteriormente. Essi fo rmavano il nucleo del!' esercilo primiLi vo, cono$ciulo col nom e di esercì to· di Romolo. Allora i cavalieri cornha 1 levano in singolare certflme avendo a lato un ca vallo fresco per saltarvi in groppa,. spaccialo che avessero un nemico (2) . E così le avvisaglie dei piccol i eserciti erano prece dute ed accompagnate da duell i dei più illustri campioni - Romolo (I ) Al ·tempo dei Falli questo era ancora il metùdo di pagamento: e segnava già un progresso sopra i pagamenti in metallo non garantiti dallo Sl:;lto, che hanno tenuto dietro ai primiti vi commerci,. nei quali il danaro era rappresentato da pecore e capre: donde pect1.s e pecunia. Soltanto nell'a nn o 300 di Boma, al tempo dei Decemviri, pare cho si stabili:;sc ezianclio il peso ,clel metallo gèttanòo l'as librai, un pezzo di bronzo òi form:t le.nlieolare, pesante H oncie. - M,1.t1QUARD - 11omische Slaalsvenvall1ingDas F inanzwesen.
(2) Il signor C11stcllao i conserva nel suo musco un vaso trovato a Gervetri sul quale dipinto un guerriero che va alla guerra. il.Ila presenza dei sacerdoti egli si pone le gamlliere, o benedetto da ossi, coi geni alati, eon due cavalli, uno dei quali scosso, si avvia alla pugna. È lavoro meraviglioso. è
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contro Acrone, gli Orazi contro i Curiazi, Bruto contro Tarquinio, Cornelio contro Tolunnio (1). Abbiamo esempi di tale maniera di combattere anche in tempi posteriori al!' epoca della quale tratt!am_o, e _nella ste_ssa famiglia Fabia. Un secolo dopo la strage der Fab1, Qurnlo Fabio , balzando col cavallo fuor di schiera, trapassa coll'asta il fia~co del capitano gallo e ne raccoglie le spoglie. Nel caso no.;tro è 11 duello della famiglia Fabia contro di Vejo, duell() inspirato dai fasti primitiv i e condotto, malgrado l'ambiente cavalleresco e poetico, nell'i nteresse dello Stato con tutta l'enero-ia e. . . b senno pratico romano. La forma del terreno, da un lato, e la destrezza guadao-nata coll'esercizio dall'altro, consigliavano spesso i cavalieri a coi::baltere a. piedi e poi a balzare in sella per l'inseguimento. Più volte si accenna. nei classici a questa azione della cavalleria, specie nel periodo dei Fabi e nel successivo. Già in tempo assai anteriore ali' oligarchia dei Fabi, a fortiori durante l'oligarchia stessa, i cavalieri venivano scel Li fra i piu ricchi fra quelli che possedevano il censo equestre; formavano nei comizi speciali centurie e votavano pei primi; do,,evano mantenere due cavalli ed uno scudi ero . Donde ebbe origin e, nell'ordinamento cittadino l'ordine equestre, nell'ordinamento militare quei cavalieri combattenti colla legione ed aspiranti al grado di ufficiali. I Fabi erano certamente i più ricchi, i più. nobili, i più destri in Dauer-ra·,no-li adu1 •1 comandavano, i giovani si preparavano al comando. Era naturale che tulli gli uomini valtdi di casa Fabia fossero ascritli alla cavalleria e che_ gelo~amen_te teness~ro a questa arma, che in ogn i tempo ha eserc1taL? ti fa~c1~0 maggiore. Non ,bisogna scordare la fulgida au reola dei caval1er1 e la fiera ambizione del l'antichissimo lio-nao-ofo . . b' v i,c, sa bmo; ne 1sogna scordare che l'anno prima Cesone Fabio aveva vinti e fu 15ali i Yejenti con un attacco di sola cavalleria e che la fanter ia, gelosa, aveva rifiutalo di raccogliere i frutti della vittoria coll'inseguimento. In quella divisione in classi, cosi nettamente determinala in pace ed in guerra, difficilmente i Fabi conservatori quantunque da qualche mese partigiani del popolo, si sarebbero ac~ conciati a combattere diversamente dal loro costume, ;:;cendendo di
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~1AnouA·nnT. - Rom.ische Staatsven'!altung-,1/iutiirwesen. Leipzig. :1876.
classe; rinunziando a cavalli ed armi speciali ed alla superiorità e destrezza che veniva loro dall'abitudine quotidiana di maneggiarle. E di.cavalleria si aveva non pure mestieri ma necessità. nella impresa contro Vejo per esplorare la vasta campagna, per Iancia.!'e lontane punte, per battere la cavalleria etrusca, per imprimere moto, vibrazione, vigore alle l'azioni, per coprire i movimenti, per sp iare il nemico, per assicurare l'esito dei colpi audaci i'n un terreno così favorevole a nutrire e ad allevare i cavalli come opportuno ai combattimenti di cavalleria. Ma non sarebbe bastata la cavalleria. Per affrontare i Vejenti offensivamente colla terribile asta v'era certamente necessità. di un nerbo di uomini corazzati. Ecco la prima schiera, formata con guerrieri folgoranti nella loro panoplia, i quali, nell'ordinamento politico, rappresent:ino la prima classe, cui erano inscri tLi i cittadini che possedevano oltre 1100000 assi. Nella costituzione romana si dichiarava la guerra e si $lringeva la pace, si nominavano le cariche e si approvavano le leggi per voLUzione a numero di centurie. Tutti i cittadini paganti le imposte e quindi aventi dirilto a.I voto costi t~ivano ,193 centurie: delle quali 18 appartenevano a.i cavalieri, 80 alla prima. classe, 95 alle ali.re classi: onde cavalieri e prima classe insi.eme r iuniti avevano sempre sicura la maggioranza. Cosi i cavalieri e la prima classe possedevano un'influenza decisiva, diremo assoluta, nel governo . .Ma ne sopportavano anche i pesi perchè, sebbene di numero assai minore di ciascuna delle alLre classi, pagavano oltre metà dell'imposta, più soven ti erano te loro centurie chiamale al servizio militare e più esposte assai erano nel combattimento in quei tempi nei quali l'urto della prima schiera <lecideva spesso del la vi I.tori a o della disfatta. Erano responsabili della goerra, ne ritraevano i vantaggi maggiori; era dunque giusto, era nell'i nteresse della repubbli ca che sopportassero i maggiori pesi. La prima classe nella legione dei J?abi si sarà composta dei parenti e dei clienti più ricchi . .Ma ogni classe del popo lo avrà voluto prendere parte alla impresa. Odio acerrimo contro il nemico; alto interesse della patria; fiducia nella schiatta valorosissima benedetta dagli Dei, e fiducia nei C'ondottieri cinti di allori; affezione fervente, perchè di fresca datn, verso i campioni del popolo; strettezze finanziarie; desio di gtierra e desio di preda - tullo induceva all'arruolamenlo volontario . Il capo non avrà. avuto che da sc_egliere; nè è ipotesi azzardata il supporre che !'esperto capitano abbia ricorso ad
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ogn i mezzo che aveva soLLomano per assicurare alla repubblica salvezza, alla sua famiglia gloria immorLale, a sè medesimo il supremo potere. Trecento cavnl ieri formavano, forse ftno dai tempi di Servio Tullio, r.ertamenle all'epoca di cui parliamo, la cavalleria della legione, la quale , dati i bisogni di allora non molto diversi dai presenti, era in perfetta armonia col numero dei quallro mjla fanti . Ecco le cifre di Festo e di Dionisio, spiegate dall'ordinamento militare romano . Ecco che i Fnbi co i loro clienli, coi ciuadin i volonterosi di combattere divengono fa lange o Je~ione che dire si voglia; ecco che la narrazione rivive in tolta la sua sloric,i credi bi lità.; ecco che un'unità organica di guerra, capace di fronteggiare qualsivoglia avvenimenlo di una campagna, marcia ordinala e compau.a a costituire l'avanguardia a Roma contro \"cjo. È la falange di Servio nel suo lento passaggio alla legione di Cam illo, omai più mobile della primitiva, ripartita in tre schiere e già forse accennante alla divisione in manipoli, viste le lunghe guerre antecedenti, vista la posizione che Roma aveva già presa rispetto ai puj)Oli circostanti, viste le armi relativamente perfe1.ionate e considerando che il conservativo popolo di Roma se nelle armi mi rava ad incessante progresso, negli ordini e nell e istituzioni non procedeva mai per salto, ma le svolgeva e perfezionava secondo il bisogno esigeva e l'esperienza add itava. [n tal guisa si potrebbe per avventura spiecrare la differenza fra i 4,000 di Dioni sio e i 5000 di Festo, o considerando che il primo arrà dato il numero dei soli componenti l'ordinanza di ballaglia, il seconao vi avrà pure compreso il drnppello degli armati alla leggìera. Del rimanente, anche la. falange di Servio era ordinanza corrispondente agli elerni principi i di guerra e quindi era adatta all'indole ofTensiva di un popolo guerriero, adalla alle aTmi proprie e nemiche dei tempi di allora, indicante a ciascuno il poslo suo ed il suo clovere nelle varie fasi del combattimento, docile slromenlo in mano dei capi, nucleo gngliardo di al.lacco e resistenza , sapiente distribuzione di forza. e di comando. 11 nomo primitivo stesso dice che i p1·inc1:pi erano in prima ri ga, e l'armatura loro più coprente delle altre viene a confermare l'ipotesi ed a. sciogliere ogni dubbio . Nè deve farc i meravigl ia questa ripartizione tattica, pensando che più di venti secol i dopo, Carlo Emanu ele I , ri ordinando in Pi emonl e la mi lizia pa es~ na, disponera che
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i militi si provvedessero le armi del proprio; i più ricchi ed agiati moschetti, bandoliere, corsalel.Li e picche, i meno ricchi archibugi e fiasche, i poveri picche soltanlo, e fossero distinti in guisa che la differenza di armamento determinasse la ripartizione organ ica nel combaltimento. Venivano in seconda riga gli astati, in origine così chiamati dall'asta, il segno della potenza romana e dell'onore militare; ma al Lempo dei Fabi ogni falangita delle tre schiere era probabilmente armato d'asta: più Lardi gli astati passarono in prima schiera per avere campo di lanciare il pilll,m.: - cosi i principes, pur conservando il nome, furono ritratti in seconda schiera. L'asta era arma oO'ensi,,a per eccellenza, ai<ma saggia. come la baioneLLa, più tremenda di essa perchè in allora in conlrnslata signora. dei campi di ballaglia . Sulla punta dell'asta si concen trava lulla la foga individuale, tulla la potenza colleltiva dell'ordina nza primitiva romana. I trial'i, ch iusi in sé e forse discosti dallo schieramento in battaglia, stavano in risenra . Nei primi temp i si altribuiva ai triari la guardia del campo mentre gli allri si ballevano: onde Ni ebuhr manifesta. l'opinione che i Lriari non avessero posto nella falange ma costituissero un corpo dei più anziani pel servizio cli presidio. Forse per un ce,to periodo di tempo 1.ale era l'impiego dei lriari , tanto più che l'azione intorno all'accampamento fortificalo e l'ordinanza di battaglia erano fino dai primi tempi slreuamente collegati, traendo questa la sua sicure1.za, il suo appoggio, la sua vigoria da quello; e dall'accampamenlo, specie delle guerre intorno a Roma, assai poco sole,,ano di scostarsi le iruppe. L'asta onde erano armati allora Lulli i Quiriti in date circostanze probabi lmenle si scagliava com e e ora us" dei Galla e degli Abissini meridionali, i quali si servono della lancia. loro cosi per l'urlo compatto come per il Liro ('I). E si scagliava per scuotere l'ordinanza nemica e p<li co rrere alla znlTa col pugnale, forse ancora generalmente di bronzo, opportunissimo per co lpire il nemico nel (Il Cecc,11. - l'esercito ,'tiom10. - (llivista militcr,·e, marzo i8Sl/. Interno :ti pitmn possono consultar:;i: Rus-row. - fle.erwesen. 1111,i Krie9s{iihn111u Caesa,·s. GoLha, tS55. L1.'1of:N;sc11111TT. - Attc,·lhiimer <les lfricl11i.1che1i Vo1·:cit. Mainz, 1879. V\·uP.. - Observalio11s o{ l/1e 1/0111.a,i Pitu 1n. London.
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ventre e nel collo evitando corazza o scudo. Non è poi improbabile che parecchi dei Fabi nella prima schiera, cosi perchè più ricchi e meglio armati, come per bisogno di comballimento, avessero anche la spada, etrusca o greca, sebbene la forte, corta spada spagnuola a doppio tiglio fosse adottata per tutti i guerrieri soltanto durante la seconda guerra punica. Del rimanente spada e pugnale assai bene si acconciavano col maneggio dello scudo rotondo , e mirabilmente corrispondevano all'energia indomita, al sereno coraggio, alla forza muscolare del soldato romano ed a loro volta hanno servito a rendere e più mobile, più flessibile, più adatta ai nuovi teatri di guerra l'ordinanza di battaglia, e quindi la tattica romana. Dal modo di combattere scagliando l'asta è venuto nei tempi posteriori il terribile pilum, destinato a forare tul.le le armi difensive ed a dominare sui campi delle battaglie romane. Si scuoterà, si sgominerà il nemico C(\i tiri prima di venire ai ferri' corti: e così i guerrieri nell'ordinanza di battaglia e le singole parli di questa avranno bisogno di spazio anche maggiore, specie quando le guerre uscendo dal Lazio e dall'Etruria meridionale saranno portate su terreno più rotto, più montuoso , più vario, che imporrà maggiore pieghevolezza, mobilità e lestezza .. La lenta e progressiva tramutazione sarà contemporannamente favorita dal sistema introdotto durante l'ultima guerra contro Yejo, di pagare la truppa e dalla facilità maggiore di procurarsi le armi, come pure dagli insegnamenti raccolti nel combattere contro nn nemico diversamente armato e combattente in diversa maniera che non i popoli circostanti alla giovane Roma. E vi contribuiranno pure le mutazioni nell'ordì· namento politico romano, le quali consentiranno poi a tenere minore con to delle divisioni cittadine in classi nella ripartizione delle schiere sul campo di battaglia e maggiore conto dell'abi lità, forza, ed età dei combauenti . Ai tempi nei quali siamo, i Fabi, maestri di g1ierra e capi dell,. loro città; marciando contro i Yejenti non avranno per avventura rinunziato ai vantaggi che potevano dare loro l'ordinanza e Je armi romane, conformi al modo di combattere ed alle armi deo)i • v Etruschi colle qLrnli avevasi tanta dimestichezza, alla natura stessa. del combattimento che allora, come nra, passando per diverse fasi richiede diversi mezzi per giungere alla c1ecisione.
Coll'ordin:mza di battaglia romana i Fabi avranno avuto bisogno di uomini armati alla leggiera per correre la campagna, per arrampicarsi nei luoghi scabri, per gettare p\etre al principiare d_ell'azione. E nell'attacco usuale era necessario avere fanti leggeri che onardassero i fianchi del l'ordinanza combattente e che più lesti attaccassero i fianchi r.emici : poi v'era bisogno di inseguire celermente, di arrampicarsi sui ripari, di piantare il proprio campo, di muni rlo a dovere. Di queste diverse maniere di azione, che si alternavano, compievano, coronayano l'opera della fanteria astata, avevano tanto maggiore bisogno i Fabi sopra un terreno corno la campagna di Roma, teatro di manovre per eccellenza, che non ofire gli appoggi, gl i ostacoli insormontabili clelle montagne nè la libera vista della pianura, specie intendendo i Fabi di fare continue scorrerie sul territorio nemico e di trarne modo di sussistenza, ed avendo sulle braccia tulli i Vejenti non distratti da altra guerra ed assecondali dall'Etruria in armi. I 300 cavalieri Fabi davano la nota armonica: ecco la.legione con tutti i suo i pregi intrinsici, col sno organismo bene equilibrato e colle membra capaci di ogni azione guerresca . Ecco la legione col suo numero di guerrieri al completo colle sue allegre insegne ( 1) precedute clai 300 eroi, irta di aste, sfolgoreggiante di. elmi adorni di penne e cli creste, coi suoi corn,icini e _tubicini, coi suoi accensi velati sciolli e svelti, coi suoi fabri indispensabili a. riparare le armi, senza cli che era impossibil e durare a lungo in diuturni combattimenti. ~
(:l) L'antichissimo dipinto trovato a Pesto, rapp'r osentante guerrieri sanniti, esposto nel museo di Napoli, e il porta-bandiera etrusco della ~ollezione Campana, ci danno una idea di que.ste piccole inse"ne quadrangolari, eleganti, ornate di sciarpe, e divise in quattro campi mediante u;a croce. Non può cader dubbio che ali' epoca dei Falli i prestanti guerrieri Romani non avesserq ornamenti somiglianti a . quelli degli Etr uschi o dei Sanniti, e quindi anche l'elmo fornito di creste e di penne, lo scudo rotondo, Ja corazza e le gambiere come i guerrieri che ci hanno t.ramandato le pitturo dei vasi e delle tombe.
LA LEG GE1\ DA
X. I eon1battimenti fra i Fabl ed i Vejentl.
( Secondo la narrazione di Dionisio, gu idava la romana schiera Marco Fabio, console nello anno avanti e vincitore deoli Etruschi co_nd~r.endo <~uaLt_r~mila uomini, dei quali la maggio/'parte ern di c~1ent_1 ~ degl i am1c1 , e del genere dei Fabi 306 uomini: non molto ~ 1 poi fo,se~uìt~ da una_ moltit~d ine di Romani, la quale gu idava Cesone l1 ab10, 1altro dei consoli. Presso il fiume Crernera non discosto da Vejo, sopra una ripa tagliataescoscesa, si fortific:1ronoco:truendo un castello idoneo alla custodia della forza loro, cavando rntorno a quello duplice fosso e rizzando più torri: ed essendo molli a! lav,oro ed aiutando il console, fu compiuta l'opera più presto che s1 puo pensare. Du_nque i Fabi. hanno edificato la rocca sollo la pro lez ione di un e~~rc,to romano lll campagna., comandato dal conso le: e ciò è tallto pm conforme alla natura delle cose quanto minore era il numero l~r~, quanto '.n~ggiore la distanza dét Roma e la vicinanza a Vejo . E _si posero _l a m mezzo alla campagna ('I ), in facc ia alla ci ttà nemica~ alla ;~sta delle brune torri che lonlano lontano avvolte dal le nebbie_ del Ievere coronavano il Quirinale e racchiudevano il sacce~l? ,d' ~Ja.rt~, _donde la f~miglia Fabia traeva gli auspici . Appena follihcati coll aite, che fn 11 segreto di tan te vittorie, cominciarono a scor'.'azzare il paese con ardimento degno dell'a ltissima impresa . Tutto rndu~eva, tult_o spronava a gagliarde gesta: i nobi li ch e sp iavano gelosi; la mobile plebe che esaltava al cielo lti mao-nanima t, ( (. gen_te; 11 no~e ~uperbo superbamenLt? portato; il costume dei tempi e dt Roma; 11 _bisogno di impor::;i con rapidi attacchi al poderoso nemico e dommarlo coll'ardimento. Prima impresa fu quella di vo lgersi dove i Yejenti avevano i be'I
({) Anno 275 d i noma, 479 av. Cr.
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stiami e di farne gloriosa ed utile preda. Dionisio parla di scorrerie in altra, cioè in divernt regione del territorio vejentano e di ~!tra parte di Toscana. Dunque probabilmente non nel la zona consueta . compresa fra Vejo e Roma, disertata da tante pugne; ma ad occidente di Vejo, dove ricchi erano e sono i pascol i, bene irrigati dalle acque che confluiscono poi nei fìumi celli Aronne e Galera, i cui nomi ricordano l'origine etrusca, [orse flppunto verso Galera, ove ancora oggidì tratto tratto i coli i biancheggiano per mandrie di pecore o di vacche e dove i cavalli bradi della bella razm romana si lanciano capricciosi al galoppo. Niente sembra più conforme al vero: imperocchè sarebbe stata non ardimento ma temerità nei Fabi \o spingersi di bollo oltre al Fontaniletto e a.I Cremera ( 1), trn Vejo e il Tevere, col pericolo di essere pigliati nei fianchi, con gravi o:;lacoli ad avanzare ed a retrocedere, col terreno dominante a van taggio dei Vejenti, coll'agevolezza a favore di questi di cacciarl i nel fiume e di tagliare loro la via di riti rata. · Ecco. un motivo mi lit0re di più, se pure se ne ha mestieri, a pro della costruzione del castello dei Fabi soYra l'altura del l' Ospedalello Marz iale: la quale nelle seorrerie ad occidente di Vejo lasciava adito alla ritirata in qua.lsivog! ic1 caso, perch è gli scorridori con l:irgo giro vi si potevano raccogliere, anche se l'esercìto vejentano si fosse posto tra loro e il castell o: largo giro in terreno quasi tutto romano, solcato da rossi. coperto da pieghe ed ondulazioni e protetto dalle vicinanze di Roma. In caso estremo le scorrerie avrebbero potuto, mutando linea d'operazione, ripiegare sopra la città, sopra l' Arx del Gianicolo, suppergiù nella direzione delle posteriori vie Cornelia od Aurelia. t ben lecito supporre che una comuni cazione più o meno comoda co rre;;se lra Roma, centro cli commercio e di forze, e questa regione fitta di città popolose ed industri. di villaggi agri coli, ricca per commercio , splendida pel' arti, aperta alla navigaziontì del mare Tirreno . V'era l'etrusca. Fl'egenae ad un trarre d'arco dal\' odierna 3tazione di Maccarese, che al la bocca.dell'Aronne aveva il sno porto marittimo: più Lardi Roma (245 av. Cr.) le infonderà nuova vita col mandarvi una sua colonia. Alquanto ~LI nord sopra un 1
(t) Veggasi la no~)'carta to~
a[ica tra Vejo e Roma alla scala di i: 50000.
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altro fiumicello si elevnva la pelasgica Argyla, della poi Caeri (Cervetri) e non lontano si apriva il suo porlo Alsium (Palo), che due secoli circa dopo l'epoca onde traltiamo sarà esso pure ridollo a colonia romana. Lacomunicaziorie fra popoli militari e commerciali co1Te\'a per a\'Veotura lungo il lido per raggiungere altri porli come Pyrgi (S. Se. vern), delle cui mura pelasgiche addenlrantisi in \lJJl_re si conserva ancora la traccia, e Punicum (S. Marinella) nella insenatura che precede il capo Linaro. Più innanzi, verso il nord, non lungi dalla mura di Civitavecchia fiorivano le città etrusche di Tarquini presso Corneto, di Regisvilla in riva al mare presso la stazione di Montalto, di Vulci nei dintorni di Castelleccio de' Volsci sulla ri,,a a destra del torrente Fiora (1 ). La prima felice impresa condotta per avventura in dii·ezione della pilloresca Galera, che più lardi divenne colonia agricola romana col nome di Careia, crebbe ardimento, presligio e gagliardia nei Fabi, perchè il nemico fu senza indugio colpito ed il castello ebbe provviste a josa. Poi continuarono le scorrerie, così frequenti .e poderose, · che i Vejenti, battuti in ogni avvisaglia, si chiusero dietro le mura della loro città, nè da quella uscivano se non nottetempo e di soppiatto. Dionisio narra che i Fabi solevano dividere l'esercito in quattro pat"li e con una parie guardavano il castello: prudenz~ militare codesta in armonia colle condizioni reciproche, coll'ordinanza in battaglia della falange e della legione, colle armi e col terreno. La cavalleria composta dei Fabi precedeva all'avanguardia; e coll'avanguardia anela vano gl i armati alla leggera correndo per le asprezze del suolo, predando e devastando; dietro veniva il corpo di bntlaglià che si schierava in posizione dominante, pronto ad avanzare ovvero a raccogliere gli scorridori, ad opporre resistenza od a procedere al· l'allacco; più indietro ancora marciava, o si teneva, la riserva per guardare fianchi e spalle, per mantenere comunicazioni col cnstello, per rincalzare la pugna, per inseguire, per proteggere la ritirata. È !'~terna ordinanza di battaglia suggerita · quasi dalla natura, The Ciii.es anà Cemitei·ies o{ Etruria. London, 1878. Nroov. - Analisi sto1·ico-topog1·a(ì.ca-anliq1wria della carta àei dintorni di lloma. Boma, {848. (11 DENNos. -
usala da tutti . i po poi i guerrieri , precisala e regolata dai_ Ro~ mani nella legione, il cui gioco o manovra più chiaro appariva d1 quello delle nostre ordinanze tattiche, perchè più br~vi_era~o _I~ distanze, più val'ie le armi e perchè i guerrieri, :spos!, a, _sol, t1:1 di sassi o di aste lanciale, coperti di gambiei·e, d1 elmi e d1 scudi, stavano ritti in ordinanza compatta, nè v'ern necessità cli appiattarsi còme in faccia al fuoco desolatore dei fucili moderni. Nella campagna ondulala si domina dai poggi giù n~lle vall~Le: allora in parte boscose, sebbene ricche a pascoli . E ne, b?sch1 s1 saranno tese insidie, nelle qnali i Romani, astuti ed audaci, erano maestri. l Fabi non si erano certamente collocati là. quale un branco di ladroni; ma dovevano manovrare come convenivasi alla forza-del nemico. alla abilità. di generali che avevano più volte cond_otto legioni in campo, alla dignità loro, nlle consuetudi~i ~-oman~: \1as_cuno dei 306 po.Leva comandare un esercito, dice L1vìo: _e c10 e piena.mente conforme alla storica probabilità, imperocchè lTl quel tempo felice nel quale si formò la potenza militare di Roma, sopra t~le base: con tale vicrore che una volta lanciata non si arrestò se non a, co nfim 0 del nrnndo conosciuto, in quel succedersi ince%anle di combat~i~ menti, ciascuno apprenileva da giovanetto l'arte del! a guerra: spe~1e_ 1 nobili, instancabilmente congiurati a provocarla ed a trascinarvi_ il popolo. Pnr di vederli quei dn1ppelli nell_a _camp~gna roma~n. uscir~ dalle porle del castello, scendere per la r1p1da ~hrna e mtH~,-er~ bald'. alle :l"O"nate faz ioni. Mentre gli uni sono nei valloncelli , gli allr1 corro'~"o ;er le cime: splendono corazze ed elmi, '. cuori si. esalLano ed un'impazienza feroce di pugna spinge innanzi centup!Jcando le forze. Così tràscorse l'inverno, quantunque per solito consacralo da_lle consuetudini di allora alle_fregue d'armi; e fr~tta~~o C~son~ Fab;o~ uscilo di macristrato, con licenza del Senato s1 unna ai suo_,. I \e.· jenti, incapa~i ad avere ragione di una famiglia, ricorsero ai frate~li Etruschi per farla una vdlla fin ita coll'umiliante sfida; e nella_pn: ma vera del ~76 (478 av .\c.) attaccarono il castello. Il numero deg!J attaccanti doveva essere ragguardevole assai: basta pensa1:c .ali~· crrandezza ed alla vicinanza di Vejo, alla potenza delle c1lla d1 Et;·uria, all'odio co ntro Roma, al tempo avuto nei preparativi, alle umiliazioni patite.
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DEI FAlll
Ri fronteJgiavano gli avversari; ma di rado venivano a zuffa, imperocchè i Romani marciavano si rapidi e decisi, che i Vejenti, pro· strali, d'animo, ripiegavano prima di attendere la punta dell'asta im· perocchè dalla punta delle aste quasi animate schizzavano le scintille che davano la vittoria. La guerra è arte essenzialmente morale: sicchè sempre vi dominano le leggi che reggono il cuore dell 'uomo. Come sui campi di batt-aglia dell'età presente non si viene mai o quasi ad incrociare le baionette perchè fogge prima chi ha animo minore, così allora i Vejenti atterriti fuggivano dinanzi alla piccola schiera, nè osavano più mostrarsi fuori le mu.ra della c.itlà. Contro una famiglia romana ht cit.tà di Vejo r icone nuovamente per aiuto all'Etruria, ed un esercito etrusco assale il castello del Cremera. Roma allora invia un esercito sollo il conso le Lucio Emilio in soccorso dell'avamposto suo contro Vejo, e si viene a. giornata cogli Etruschi . I Vejenti, allaccati dalla cava lleria durante l' operazione sempre critica del!o sp ifg,lrnento, sono sconfitti; e respinti fino ad Saxa Rubra, dove avevano il campo, chiedono suppliclrnvoli la pace (Livio). Saxa Riibra: chi non vi è an dato a visitare la gentil e villa di Livia, nascosta sotterra e pur cosi gaia per piLture d'augeleUi e verzura? Uscendo dalla stretta tra il Tevere e la collina della Valchetta, sulla quale malinconicamente si adagiano le ampie rovine di un sepol cro, la vista si allarga nei verdi valloncelli che vanno ad unirsi presso la umile chieseua di S. Lorenzo ( 1) cui sovrasta un a dirupata altura; il fianco orientale di questa altura è sosi.enuto da una robusta muraglia antica; sul dinanzi l'uomo ha tagliato la rupe sicchè essa sorge severa come !"avanzo di una, ciclopica fortezza Ad occidente sopra un cocuzzolo si elevano lr. rovine di una torre medioevale. Sulle al ture magnifica vista: da un lato fin oltre Vejo, dal!' altro fino alla cerchia dei monti sulle cui falde sorridevano Crustnmerinm (Monterotondo), Nomentum (~lentana), Corn1culum (Monticelli), Tibur (Tivoli) - in faccia Roma. li fosso della Valle ( M Oliviero) ecl il fosso delle Pantanelle (Torraccia), si uniscono ai piedi dell'alti1ra di Livia ad Gallinas ed . . I insieme vanno al Tevere, copr endo la Piosizione, elevata forse una 1
(I) Vedi la carta an nessa ciel teHitorio tra Vejo e Roma alla scala cli ·I : 50,000. ·
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cinquantina cli metri sul valloncello, dal qtrnle monta la via Flaminia. Verso destra , ver:;o occidente, si diparte ora, e probabilmente si dipartiva anche allora, una Yia che lambendo il piede dell'altura adduceva all'antico tempio di Feronia. Tutto fa credere che anche allora colà si incrociassero le due strade, più tardo allargate e lastricale dai Romani , che loro lasciarono (ìno ai nostri 1'>aiorni il norne ' strade che dovevano porre in comunicazione la fert ile e popolosa Etrnria Tiberina colle ricche e civili città sorelle di Fidene e di Vejo e colla già poderosa città ri vale - Roma. Ern ben natui·ale che i Vejenti, in quelle condizioni mili tari e politiche, piantassero il camp•> acl Sa:r:a Riibra avendo diretlamente alle spalle ad una sola giarnata di marcia la città cli Capena ( ora Castellaccio), sempre amica, per parecchio tempo considerata come una dipendenza di Vejo, çl.ella quale, col Soratte e col sa ntuario di Feronia ( 1), formava la difesa verso i Snbini cli va lle del Tevere. A due ma rcie più indietro sorgeva la, turrita Falerii in posizione do minante. isolata da acqne, presso la cittadella di Civita Castellana., f!,ià bastiglia dei Papi, intorno alla quale miseri frant~mi e tombe ancora ci parlano di Etruria. Falerii era tanto forte sopra i suoi scogli che Cami llo vincitore di Vejo, sconfitto l'esercito e preso il campo clei Fa.lisci sott.o le mura del la città, non riusci a rendersene signore: onde dovette accordare pace solo guadagnando pJJr l'esercito suo un anno cli soldo . . Più vicino a Vejo, sul fiumicello che passa per Civita Castellana., ora detto Frejo, si trovava Nepet (Nepi), essa pure, come in generale le cittit etrusche, circondata da acque : ancora adesso si può scorgere un tratto di titanica muragli a somigl iante a quella di Seevio Tullio. Più in là., ad occidente, sopra una rupe colle pareti che balzano quasi a picco nei fossi , era fabbricata Sut.rium: e probab ilmente i clacli di tufo sui quali basano al cune case di Sutri provengono dalle etrusche muraglie. Vicino a Capena poi, quasi protetta dal Soratte, presso il TeverP-, forse dove ora sugli aprich i colli si eleva Cittadella S. Paol•J, sorrideva Feronia , la gioconda Dea dei fior i, dal suo tempio 1
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li-nr in agros Dives iibi ante omnes coutur Fel'onia. ltico Et sacer lmmectat fliivialia nira Ca;Pen1s . S11.v10 ITALICO.
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campestre ai miti sacri fici ed alle liete offerte degli agricoltori accorren ti dalla valle del Tevere e da tutta l' Etruria . Nepe{ e Sutriiimsono dette da Livio clau~tra_portaeqi1,e Et1:U,riae ~ lo furbno strategicamente dopo la cadutad1 VeJo perché forti merce natura ed arte, coperte da numerosi corsi di acqua e situate presso_ i laahi Cimino e Sabati no, sbarravano le due grandi linee di comumca~ione tra la valle inferiore del Tevere ed il cuore del!' Etruria. Al tempo dei Fabi esse non contavano fra le ci! tà indipendent!; _si amministravano da sè, ma per le cose di guerra dipendevano da\ ew e nella stessa condizione si può c.redere fosse pure Capena. Tutte le città di questa plaga cli Etruria avevano per avventura inviato_ !I contingente. a Vejo, perchè le une erano quasi soggette, le altre prn vicine e più minacciate; questa ipolesi sarebbe avvalorata d~lla gt~err~ che pochi anni appresso (3.20 di Roma) Falisci, Fid_enat1 e VeJent1 banno mosso a Roma, la quale li vinse nella battaglia data sotto le mura stesse di l;,idene (11). Era un gran bel paese codesto, che dal Soratte veniva giù verso Roma e dalle rive dei laghi Sabatino ed Alsietino si stendeva fino ai Sabini del Tevere, dòlcemenle inclinato ad oriente dalle eruzioni dei vulcani sabalini. Ora la malaria fa le vendette della natura per le città distrutte da Roma. Allora, fert il e, popoloso, seminato di città, assai più innanzi nelle arti di Roma, collegato per ogni _verso da strade, coperto ed appoggiato da Vejo , che costituiva il salten_te, l'avanguardia, la chiave dell'intera zona verso Roma, doveva offrire eccellente base di auerra ad una energica ~zione offensiva: (') . . . . Per andare di secoli il carattere guerresco delle pos1z10m non s1 è perduto: prova i nomi· che !unge> il medio-evo hanno ~ssunto le città e le castella, sempre circondate da acque, sempre rttte sopra dirupi . Queste fortiss ime costruzioni degli Etruschi , p1:ececl~1te dalle costruzioni dei Pelasgi, in posizioni militarmente dominanti, hanno contenuto nei primi secoli lo espandersi di Roma; ma_ la_ha~no_ed~1cata alla lotta incessante, la hanno costretta a quelle 1st1 tuz10n1 militari che poi furono la sua grandezza, la hanno protetta nella seconda guerra p~mica nella quale Annibale non riesci ad espug~te una sola
(i ) DBNNIS () NrnuY, op. cit.
DEI FABl
città etrusca, le hanno servi to di base a dilata re e ad assicurare il dominio sopra l'Italia. Ma torn iamo ai Vejenti ed ai Fabi. Ii campo dei Vejenti ad Saxa Biib1·a, o megl io, sull'altura di Li via , era tatticamente assai forte perch è, inaLlaccabile di fronte, godeva largo comando sul circostante terreno; era distante da Vejo rnltanto sefte chilometri, aveva la comunicazione con Vejo coperta dal fos so della Valle e dal letto melmoso del Cremera. Ma a quest'ultima importantissima condizione male avrebbe corrisposto la posizione ad Saxa Rubra quando il baldo castello dei Fabi si fo sse trovato colà di fronte , nella posizione delle Due Case, donde, specialmente all'indomani della vittoria, e con un esercito romano in campagna, avrebbe dominato il corso del Cremera ed interrotto ogni legame tra Saxa RU,bra e Vejo. E sarebb.e stata troppo vicina (,1600 metri) come posizione cli racc.olta dopo una disfatta di fronte ai Romani, che così bene sapevano trarre profitto della vittoria coll'energico, ordinato, avvolgente inseguimento; operazione questa tanto più agevole di fronte a truppe così impress ionabil i come le etrusche, con l'ordinanza tattica etrusca, la quale ten eva saldamente uniti i guerrieri per l'u rto, ma nella quale rapido si propagava lo scompiglio ed era tardo, difficile, il più delle volté impossibile il rannodamento . Nè l'esercito etrusco si sarebbe ritratto ad Saxa Riibra, se il castello, perno dell'operazione rom ana, foss e stato nella posizione di Torre della Vergara, salvochè accellare l'ipotesi di un grave errore militare e·di una ritirata eccentrica alla base naturale di operaz ione , al per~o di tutte le attrattive e di tutte le forze, alla cap itale Vejo, la quale (data l' ipotesi) sarebbe stata tagliata dall'esercito proprio : la retta che congiunge Vejo con Saxa Rubra passa pel saliente settenfrionale di Torre della Vergara . Lo schieramento dei Véjenti pare vederlo sulle al ture della Valchetta. Precedono le insegne e le truppe passando il fo sso della Valle, probabilmente paludoso, salgono su pel colle alquanto impacciato . dal le macch ié. In quella la cavalleria romana si precipi ta, come è suo costume, contro il fianco destro e minaccia la linea di ritirata . . Dionisio parla proprio di corno destro, e soggiunge che i Romani combaLtevano c<,i cavalli dove era luogo da cavalli ed a piedi dove 33 -
ANNO XXXI, VOL. Il,
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era luogo di non cavalcare. Probabilmente L. Emilio avrà fatto appiedare i cavalieri cui il valletto teneva a mano il cavallo, per combattere nelle boscaglie o inerpicarsi per le colline. I Vejenti si ritirarono giù pel declivio, verso lo steccato, nè ebbero valentia bastante per difendere colla riserva il fosso. L. Emilio potè segui:-e in ordinanza, uccidere molti, assallare lo steccato e pigliarlo nella sera e nella seguen .e nolte. Gli Etruschi fu ggirono alle loro città: i Vej enti mandarono a chiedere pace, se prestiamo fede al buon Dionisio, supplichevoli e piirngenti. Emilio concesse tregua: e quindi col consenso del Senato venne a patti più miti ai ;rinti che favorevo li ai vincitori, senza esigere guarenti gia di ostaggi; onde, disgustato il popolo, gli fu negato il trionfo, ma non il comando nella guerra contro ai Volsci.
Le insegne ovvero signa, come i gMidoni nostri cli venti anni ad<dietro , servivano probabilmente nell'ordinanza della falange per'segnare lo schieramento ovvero il sito dell' adu,nata. È sempre stato bisogno di herra avere questo emblema dell'onore e della vittoria « che portata ove più ferve la lotta, infiamma i cuori dtli soldati ed imprime slancio e forza all'azione comune )) . Il bisogno diveniva necessità. in quei tempi di immaginazione più fervida, in quelli az:znffamenli ali' arme bianca, nei quali più ratto si propagava il disordine ed i superstiti all a mischia più solleciti dov.evano strin.gersi insieme per prosegui re il successo o per coprire la ritirata . Non si hanno memorie abbastanza degne di fede intorno alle . insegne dei·primi secoli di Roma; ma certamente v'erano: ce lo dicono ~ romulei fasci di fieno; ce lo dice l'antich issima denominazione di .antesignani; ce lo di cono l'abilità romana di pigliare dovunque quel -che più serviva alla guerra, l'uso comune dei popoli e la natura stessa della cosa . Forse Livio ha preso l'espressione collatis signis da Fabio Pittore, appunt0 per indicare che si ,pugnava in ordinanza regolare. Questa circostanza dà. fede alla sua asserzione ed è un a prova di più che i Fabi ed i cli enti loro rappresentavano t'h'la unità organica <li combattimento perchè di una frotta di caval ieri o di pedon i difficilmente si sarebbe detto collatis signis, che tradurrei volen ~ieri colla frase usata da noi nel vecchio regolamento di manovra - giiidoni .sidla linea, perchè le insegne della falange tracciavano la direzione <lei fronte e forse anche indicavano il collocamen to successivo delle schiere. Probabil men te poi le insegne della compatta falange erano in numero minore di quelle della posteriore legione manipolare, perchè qt1este ultime erano destinate ad indicare il poslo di ciascun manipolo. Narrano le cronache che i Vejenti non potendo vincere in campo aperto, nè stringere d'assediu il castello, ricorsero all'astuzia. Che djffìcoltà avrebbero avuto a ridurre per fame i Fabi se il eastello fosse stato alle Due Case, o a Torre dell& Vergara, o peggio all'Isola Farnese? Invece assai malagevole e pericoloso sareb be stato bloccare strettamente l'Ospedal.etto Ma11ziale ponendosi fra questo e Roma. Posizione buona gli faruschi non l'avrebbero trovata che sui monti <lella Farnesina, troppo vi cini alla città tutta in armi, perchè essi,
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XI. L'ecc~dlo d e i Falpl.
Malgrado la pace, i Fabi mantennero il loro castello al Cremera sia per a,vere pegno che Vejo serbasse fede, sia per fare cosa di versa dal console romano, sia per meglio cattivarsi l'animo del popolo, sia perchè fino a là giungesse il dominio di Roma. Ecco un altro indizio che il castello romano non era proprio nelle costole alla rivale ci Ltà. E continuò il minuto badalt1ccare' fra Vejo e la famiglia Fabia. Livio accusa i Vejenti di leggerezza naturale (insitaanùnis levita.s ), ma probabilmente i vinti tentavano di togliersi di dosso l'incomodo vicino profittando della stragrande superiorità numerica. Lo scaramucciare giornaliero si fece sempre più vi·vo: non erano soltanto scorrerie pei campi e frammezzo a quelle subili assalti; ma più di una volta si combattè in campo aperto ed ad insegne spiegate (collatis signis), e sovente una sola famiglia romana riportò villoria sul~ !'.etrusca nazione per quei tempi poderosissima (Livio). Come si può comprender;e questo racconto se non si ammette che un'unità organica di battaglia era agli ordini della famiglia Fabia?
DEI FAO! LA LEGGENDA 502 incapaci di domarne una famiglia, fo;;sero in grado di piantarvi il campo. I Fabi continuarono baldanzosamente a scaramncciare spingendosi sempre più addentro nel territorio nemico. Non valeva più la pena di darsi tanta briga e di seguire i precetti di gu erra. Onde non difficile riesci ai Vejenti di trarli in imboscata. Un giorno (racconta Livio) avendo adocchiati dei bestiami a non piccola distanza dal Cremera, vi corsero sopra, quantunque appari~se qualche raro armato qua e là; eil avendo incauti a l.utta briglia (effuso cwrsu) trapassati gli agguati , che erano disposti intorno la strada, e spa ndendosi a rapire il bestiame disperso, come avviene, per la paura, in un subito si balzò fuori dell'imboscata; v'erano neII,1ici di fronte, nemici da per tutto. Prima gli atterrì lo schiamazzo levatosi d'ogni intorno; poi da tutte le parti piovevano dardi; ed affollandosi gli Etruschi, i Romani attorniati da fitto stuolo di armati, quanto più il nemico si avanzava, tanto più erano costretti essi pure a raccogliersi in breve giro; il chè, condensate le file nell' an· gu~tia del sito, rendeva più visibile il gran numero degli Etruschi e la pochezza dei Romani. Questi allora, tralasciato di combattere , piombarono tutti sopra un punto solo; e fatto forza di armi e di corpi, quasi cuneo si aprirono il varco. La via li condusse ad un poggio dolcemente elevato. Quivi da prima si arresta rono; poi , appena il vantaggio dell'eminenza diede loro agio di riaversi, respinsero il nemico che si attentava cli salire; e i pochi .aiutati dal sito vincevano i molti, se il Veiente, facendo il giro del monte, non fosse sboccato sulla sommità prendendo CQSÌ il dissopra. La strage deve essere avvenµla forse sulle altqre che da Primaporta salgono verso ~falborghelto, probabilmente ad oriente di Vejo ed a nord di Osp edaletto Marziale. Oltre il Cremera, oltre il fo sso della Va.Ile, montiamo su i calvi dorsi di quella campagna cosi mossa, dove,. ancora oggidì, nell e giornate risplendenti di sole si vedono tratto tratto biancheggiare le gregge. Gli anfratti boscosi. i burroncelli scavati dalle acque, i crepacci, le frane nascoste dalle verdi onde, forse le stesse caverne naturali , offrono colà mille posti di agguato. Un segnale dato dall'altura principal~ nella tenuta di Pi etra Pertusa, indicata nella carla colla quota 1'I 2, può essere veduto .fino a Vejo. Ecco sboccare da ogni parte i Vejenli come se uscis-
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-sero dal suolo e tagliare ai cavalieri roman i, pochi di numero e di-spersi , la linea di ritirata. Le colline si succedono bensì uniformi all'occhio, ma ciascuna ha il suo carattere speciale, la sua forza , la sua importanza lattica; ed i Vejenti a pochi chilometri dalla città, nella campagna loro e con tante guerre, dovevano conoscerle. Il Canina{I ) suppone che la strage dei Fab i sia accaduta nella valle -stessa del Cremera, suppergiù nella tenuta della Valchelta ad occidente delle Due Case, partendo però dalla ipotesi che il castello si .adergesses111l'alt11ra delle Due Case, e colla sua immaginazione arti. stica ci disegna un bel qua_dro. Sopra un alto dirupo si vedono for·tificazio ni somiglianti a quelle del Campidoglio: dietro le mura un ·tempio grandioso come quello di Giove. Il Cremera svolge le sue pigre acque e lungo le ri ve , sotto macigni e fra antiche quercie, gli ,eroi comballono la suprema battaglia. Il quadro è interessante; ma non corrisponde nè al la natura delle cose, nè al teiTeno, nè alla leggenda immortalata nelle pagine dei -classici. Accettando nei suoi particolari la narraiione di Liviò, come .si spieghernboe il procill a Cremera magni campi ·inter1Jallo, se la bassura indicata nel libro e nella carta di Canina trovasi ad un ch i-lomeLro dalle Due Case e proprio sul Cremera? Come si spiegherebbe r eff1iso ciwsu in quelli anfratti sterposi del valloncello dalle erti ripe? -Come si cap irebbe il nessun soccorso dato ai Fabi dal Castello loro -che se fosse stato (come suppone il Cani na) alle Due Case si sarebbe •trovato tanto vicino che il presidio avrebbero potuto assistere alle :fa si del comba ttimento e sentirne le grida? Come avrebbero potuto i Vejenti preparare tanto presso al nemico gli agguati così bene riu-sci ti '? La supposizione che alla scorreria finita colla catastrofe n:on pren-dessero parte che i 300 Fabi o clienti prossimi, è giustificata dalla -illusione nella quale si trovavano i Fabi di non avere a fronte che ,pochi Vej enti , illusio ne spiegab ile se si pensa che un ese rcito romano in campagna fronleggiava Vejo e ne richiamava altrove le fo rze -e spiegabile anche da tanti mesi di incontrastati successi e da esempi -i nnumerevoli della stol'ia militare. A far preda, çlel resto, meglio 'Valevano i 300 cavalieri, sia perchè più sciolti e veloci potevano 1
(I) L'antica cilici di Veii, op. cit .
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lanciarsi _lontano e s_go~br?re ratti il terreno, come si è sempreu.sato e si usa pure ai g1orm nostri, sia perchè coi cavrul li mec,lio :,;it 0 poteva passare il Cremera ed i fossi. E qui viene in acconcio anche il testo di Livio, il quale distinc,ue fra fazioni ordinate i badalucchi, dicendo nel primo caso, come ~bb!amo veduto, si~nis collatis, nel secondo (caso f) resente) parlando, d1 effuso c-ursu, di magno campi int-<wvallo dal Cremera e di ac,c,uati ' . L a narrazione . ol .repassat1. del grande storico corre vivissima""'ecol~rila com~ in gr,)~p_a ad un cavallo colla balda ra,pidità di una pugna:, d1 cavallena. E L1v10, quasi incosciente, dipinge con cuore di poeta. seco_ndo I~ tradizioni, che in questo caso poteva consultare palJ_D·itant1 negli scritti di Fabio PitlO're, soldatu egli pure e del san(rue· 0 dei Fabi. _Il _castello probabilmente era guardato dai fanti, una parte dei qu~I I potev~ anch~ trovar~i coli' esercito romano, che teneva il campo, nel dmtorn1. La lalange rntera od una grossa parte di essa avrebbe· ben, trovato modo di aprirsi la strada colle aste abbassate, perchè n_ell agro ron:ano, per quanto vario ed in certi punti ir:Lricato, non, s1 ~·Jò, ~ome in _montagna, tagliare materialmente i passi, e le picche· dei fanti r~marn condensati a falange e serrati gli uni agli altri dallo stesso pericolo, dovevano essere irresistibili; nè allora le armi da, gitto,. p·er quanto scagli a.Le concentricamente, costrinaevano adirao darst ovvero producevano la depressione morale e materiale che· producono ora le armi da fuoco . Il combattimento fu dunque per avvenlura di cavalleria come· l'idilio dì battaglia, il canto di guerra al lago Regillo; ma q'ui non pugnav~no pei F~bi i figli di Giove e d.i Leda; e neppure Pallade là. proteUrice della/fa miglia Fabia. . "La sorte dei Fabi avrà immediatamente deciso del la sorte del castello loro ( 11}. Il panico aHà paralizzato il valore; e al panico andavano soggette quelle schiere cittadine impressionabili e nervose, _(t) _L_ivio dice solta~to_: • Tutti i Fabi furono tagliati a pezzi, il posto fu forzato. •· D1on1~10 _racconta ~he I d1fenson del ca.stello mandarono soccorso ai Fabi circondati sorra una _c1m.t deserta,. ma ancbe q_u~to soccorso fLI tagliato a pezzi. I Vejent.i corseroposcia ~I ,castello,_1 Roman, lasc1at1v_1 d1 guard,a, • presi da. invidia della morte genero_sa dei compagni e dei parenti uscirono e fatta lunga battaglia soccombettero come· gh altri; dond' e che i Vejenti presero il castello deserto , . - Traduzione dell' ahate, MA STROFINI. ,
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malgrado la ferrea disciplina, malgrado la gagliardia, la perseveranza del popolo romano. Quanti esempi in queste guerre di scompiglio e di fuahe I Ma Roma era vicina e le sue istituzioni , salde come la rupe del Campidoglio, sacre come il tempio di Giove, rinfrancavano ed infondevan'o lena per la riscossa. L'eroicaschierasi sarà. nella corsa di sordinata, ma poi riannodata, deve avere sostenuto terribile mischia. Dionisio e Livio, che pnre non sapevano uno dell'allro, vanno perfettamente d'accordo, indizio di veridicità nel racconto, che corrisponde alla natura delle cose ed alla località.. L'azione si vede, si sente; ecco i morituri come sono apparsi alla mente di Dionisio: inutili le spade, quali infrante, quali senza taglio o punta, rotti tutti gli scudi; la maggi0r parte clei guerrieri esangui o feriti. I Toscani corrono sopra, ma i Romani come fiere li ricevono, spezzano le aste loro, a!Terrano i pugnali e combauono più coll'animo che colle forze. La descrizione si deve, egli è vero, alla fantasia dello storico; ma, dato l'ambiente, date le armi, dato il valore, l'agguerrimento e l'orgoglio della prima fam;glift di Roma, le cose devono essere andate così: lo sente nel cuore colui che in sulla sera va pellegrinando per quelle pendici , quando il sole tramontando fra nuvole di fuoco tinge in rosso la mesta campagna e si elevano sulla tinta violacea dei valloncelli le ombre schierate a batHtglia. · <')
XII. l!:pllo"o .
I 306 Fabi perirono tutti: uno solò si salvò. Ma,.scartata lasupposizione di Niebubr che i Fabi fossero usciti a scopo di fondare uua città abitandola coi loro clienti donne e fanciulli, è forse possi bile che parecchi bambini e parecthie donne incinte di sì graride famialia non sieno rimaste a Roma? Il Fabio sopravvissuto non poteva essere un tenero fanciullo, come dice Livio, perchè dieci annt l')
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LA LEGGENDA
DEI FADI
dopo lo troviamo console contro le pretese della plebe. Forse questo Fabio era rimasto a Roma perchè dissentiva dai capi nella radicale evoluzione politica: Moltke ( 1) sospetta che egli, fermo nei vecchi principi aristocratici della sua schiatta, non avesse ,,oluto prendere parte alla spediz ione contro Vejo faua a pro della plebe. Una tradizione, riferita da Dionisio, ,racconta diversamente la strage dei Fabi. In quei tempi nei guaii religione, patria e guerra parlavano al cuore ed a vicenda dettavano costumanze e leggi, v'erano pei Romani giorni sacri nei quali si offrivano sacrifici agli Dei tutelari. Andando agli 'altari o ai templi come in processione, senza armi, ed il nemico osservava la tregua di Dio. I Fabi -avevano la capella loro sul Quirinale: onde fidando nella religione, vi si recarono; ma i Vejenti imboscali snl cammino, piombarono loro addosso e tutti li trucidarono. Questa narrazione ricorda il sacrificio di Cajo Fabio Dorsone, il quale mentre il Campidoglio era cinto dai Galli, nel gio rno sacro alla famiglia sua, ne sce:;e passando fra le scolte- nemiche e o-iunse co ll e cose sante al Quirinaie. Donde, compiuto i'I sacrificio, per la medesima via, con vol to e passo egualmente fermo, tornossi ai suoi sul Campidoglio, o che la meraviglia di tanto ardire ist.upidisse i Galli, o che religione li movesse, osserva Livio. Forse gli ELrnschi civili erano meno religiosi dei barbari Galli. Ma Li vio ignora assolutamente la versione, raccolta senza punto aggiungervi fede da Dionisio ed accettata dallo storico Niebuhr. Ma per quanta rei igione potesse la gente Fabia attribuire ai ci vili Vejenti, è forse probabile che, pul'e ammesso il sacrificio nel giorno sacro, i Fabi proprio allora lascirissero sguernita la cittadella e non coprissero la processione loro sopra lloma? È probabile ch e i Vejenti dovessero proprio calpestare la tregua di Dio e trovare i Fabi senza armi per poterli vincere? Non sembra la poetica versione troppo lusinghiera all'orgoglio romano e troppo vile per l'abborrito nemico? Non può essere il racconto trovato per analogia, ovvero confuso coll'azione coraggiosa e pia fatta più tardi da Fabio Dorsone? E si vede che Ovidio non conosceva questa tradizione o, conoscendola, la riguardava così contraria alla verità da non potersene neppur <')
(i)
lVandernngen uin R"tn op. citata.
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,giovare nelle sue poetiche creazioni, perché altrimenti avrebbe preferito la tradizione religiosa alla guerresca (1). Che la tradizione guerresca di un avvenimento assai frequente -nella storia militare in generale e nella romana in particolare, dei m:olti che circondano i pochi, sia sola da accettare, ce lo prova pure il fatto dell'esercito romano che allora era in campagnR contro !'Etruria, la quale aveva preso le armi per sollevare Vejo dall'onta di patire tanto oltraggio da una sola famiglia. Essendo l' Etruria in .armi,come mai i Fabi avrebbero lasciato sguernito il castello del Cremèra, mentre doveva appunto servire di avamposto a Roma nelle _guerre etrusche? Menenio, che era alla Lesta. dell'esercito romano composto di due legioni, non venne in soccorso ai Fabi; onde l'anno seguente fn accusato dai tribuni e condannato a morte, commutata poi, forse per ·la memoria cli Agrippa suo padre cal'o alla plebe, colla mulL,t di :200 assi: dicono che ei non potè reggere all'onta, e che informato ne morì. Forse il geloso patrizio ha abbandonato all'eccidio la ,$chiatta dei Fabi invisa alla nobiltà, che la accusava di avere tradito i suoi diritti alla plebe, che la odiava come la più gagliarda tutela delle pretese di questa. Menen io quale generale romano doveva tenersi io comunicazione col castello dei Fa.bi; la pugna dei quali doveva essere durata parecchio, se si con.~idera la resistenza ,opposta alla strage, l'energia spiegata, l'abilità e l'opportunità di posizioni atLe alla difesa; e deve essere durata parecchio la oppugnazione del castello al Cremera. Secondo Dionisio, Mènenio era distante 30 stadi, cioè un cinque chilometri e mezzo; secondo Livio . aveva .il campo non lontano: certamente tra Vejo elloma, in posizione elevat~; salvochè a bella posta avesse cercato, contro ogni regola di guerra e contro ogni costumanza romana, di piantare il campo in . qualche avvallamento. Se Dionisio dice esatto , e il combattimento ha avuto luogo sulle alture al di là del Crernera , Menenio poteva trovarsi cogli accampamenti suoi verso monte Arsiccio, quasi alla .unione della via Cassia colla ,,ia Trionfale, ovvero sulle altm·e se_gnate da una vecchia torre detta delle Co'rnacchie, poco prima della Storta. Dico così all'ingrosso, secondo supposizioni ed indizi, sem(1) SCRWEGLER, op. cii.
LA LEGGENDA 508 pre fedele al concello che mi ha guidato fin qui, cioè che i Romani facevano assai bene la guerra secondo gli eterni principii dell'arte applicati alle condizioni topografiche. La posizione tra M Arsiccio e la torre delle Cornacchie, alla quota suppergiù di 1150 metri, era la migliore per l'esercito romano perchè da questi posti elevali si fronteggiava vantaggio~amenle Vejo e si copriva direttamente la strada di Roma; perchè di là si rispondeva al doppio scopo di tenersi in comunicazione col castello dei Fabi e di marciare contro gli Etrusrhi alleati di Vejo e provenienti dai pressi del lago cli Bracciano; inftne quelli erano luoghi da accampamento perchè si elevavano eminenti ed erano, come soqo ora, provvisti d'acqua. Del resto, ponendo l'accampamento più vicino al Tevere, scemerebbe oppure scomparirebbe affatto la distanza dei 30 s1adi. In ogni modo da qualsiasi altura nella regione che si stende oltre i monti della Farnesina fino al monte Forno e alle rive del Galera, si può vedere in giornale chiare tutto ciò che succede sul dorso.dei colli fino alle sponde del Tevere e si ha tempo in breve ora di accorrere in qualunque punto. La strage dei Fabi colpi nel più vivo del cuore il popolo cli Roma angosciato dalla fame, accasciato dall 'imminente pericolo. La porta Carmentale, donde erano usciti i Fab i, fu ch ianrnta porta Scel lerata; e sebbene corrispondesse ad uno dei quartieri più popolosi di Roma, • nessun romano fedele alla reli; ione dei padri passò per l'arco donde· era uscita la balda gioventù per non fare più ritorno . Il.giorno della strage fu maledetto e segnalo a nero come giorno di sve'ritura eposcia confnso col giorno nefasto ~!ella disfatta all'Allia, causa della prima distruzione di Roma. Le memorie delle grandi sciagure facilmente si uniscono nelle lradizioni dei popoli, i quali per innato sentimento le atlribuiscono a. cause sovranatnrali concordanti fra loro. Onde niente è più facile che i due spaventosi avvenimenti al Cremera e ali' Allia, vicini per tempo, vicinissimi per luogo, sebbene accaduti in giorno diverso, i Romani venuti dopo accagionassero alla medesima giornata fatale. È cosi che non conosciamo la data precisa della strage dei Fabi quantunque generalmente si indichi il 118 giugno. È cosi che possono disputare i dotti senza molta speranza di sciogliere la questione . · La vittoria sui Fabi inspirò tale audacia e valore agli Etruschi•
DEI FAIH
che voltisi al campo di Menenio lo misero a rotta ed inseguiron·0 i"-' Romani colle spade alle reni fino al Gianicolo, dove posero il,· campo. Tutti gli storici antichi - Dionisio , Livio, Diodoro SicuLo, Dione C,1ssio - raccontano questa roHa la quale parve vend·ena degli Dei; ma era nell'ordine natur·ale che il disastro fosse completo, specie allora che la pugna ali' arma bianca esigeva estrema energia individuale, allora che la decisione del combattimento stava sulla punta delle aste e dei pugnali, allora che la lotta corpo a corpo.. della prima schiera propagava rapidamente la fede nella vitto'ria od il panico della disfatta nelle ordinanze di battaglia. Tale fu la sconfiua, che Menenio colle sue due legioni non poté volgere fronte in nessuna delle buone posizioni successive che alle· anni così di allora come alle attuali offrono le condizioni del terreno. Queste posizioni sarebbero state: il poggio fuori di S. Onofrio, sul quale ora il forte Trionfale domina coi suoi cannoni 1'03pidalello, Marziale, dove era il castello dei Fabi, e la tenuta di monte Arsiccio; dove suppongo sia stato il campo delle due legioni: i monti della Farnesina, protetti dai burroni e dal le macchie· dell'Acqua Traversa, allora occupale dalla Selva Ai-sia, nome di vi t- . toria a Roma, di sconfìtta a Vejo; Monte Mario, ancora oggi schermo della citlàJ; Monte VaLic,ano e Gianico lo: il Gia,nicolò copriva direttamente· il ponte Sublicio che metteva ai piedi del Campidoglio; dal Giani,colo, pas:;ava la via adducente all'Etruria tieena già innanzi ricordata. Parecch ie ciuà etrusche dovevano avere le loro truppe in campo,. contro Roma: altrimenti non si spiega come Roma fosse ridolla a:, miserevole"-stato e come i~Vejenti avessero potuto passare il Tevere, bloccare quasi l'alma città e combattere pre~so porla Collina e presso, il tempio della Speranza vicino a porta Maggiore. Ma i Romani nelle sventure attingevano, come Anteo dalla terra,. forza dal Campidoglio, per tornare in campo e per riafferrare la, vittoria. I Vejenti erano in decadenza. Le ombre dei F,1bi vagolantil per la campagna da Vejo a Roma chiede'l"ano vendetta.; il loro eroismo incoraggiava ad ogni ardimento; Vejo era incomoda vicina, era, la porta dell'Etruria; bisognava distruggerla: 75 anni dopo la strage· dei Fabi, Camillo pel famoso cunicolo entrava nel!"abborrita città. Gli al:Ìitanti furono trucidati, le case incendiate, il territorio-div.iso,..
LA LEGGEi'.DA DEI FABl
E così scomparve dalla storia l'etrusca Vejo. Il pensoso passeggiero ,oltre a ruderi informi non trova di conservalo che una t,omba, la ,quale quasi uscendo dalla Lerra nell'età presente, viene a parlarci dell a vecchia città (11). Due leoni la guardano; ed un guerriero in ,corazza di bronzo ed elmo taglialo dall a sciabola, che gli ha pro,dollo la mol'te, riposa accanto alla donna sua : ed intorno inl(lrno ·sulle pa reti si deli neano in rosso forse le più vecchie pitture che si ,conoscano. Soltanto la morte conserva i suoi ricordi : tullo il rimanen te è sparito. Etiam periere rwinae. Una mestizia di antico cimitero aleggia ,dinLorno e la pallida febbre siede vin dice delle stragi e delle ~istrn.2ioni . In mezzo ai frantumi, largamente disseminati pei campi e pei 'bosch i, nessu no distingue Romani da Etrusch i, mentre l'occhio pe·nosamente incerto interroga gli avanzi dell e poderose muraglie con.fuse coi macigni precipitali daH'alto. Sopra, sull'altura, pare cli. essere in mezzo alle rovine di Cartagine, L'on'lbra di Cami lla si eleva dalla piazza d'armi di Vejo fulgida come l'ombra di Scipione dalla .Biskra di Cartagine, imporocchè la distruzione cli Vejo assicurò a Homa il dominio del Tevere e costituì la sua base di operazione in i.ltalia, la distruzione di Cartagine assicurò a Roma il dominio del Medi terraneo e costituì la sua base di operazione nel mondo cono·sciuto .
Colonnello - O.
B ARAT lERL
, (l) La Grotta Campana, ,lenomi nata da l suo scopritore, tornat.-i in luce nel !84\!.
IL GENERALE MA NASSERO R.IMEMER.ANZE DELLA SCUO LA :\1ILITARE Dl MODEKA .
lo di Lui parlerò . . . . . . col mio cuore·
e colla mia memoria. l\l ON'l'llCORBO LI.
Talvolta in momen ti di solitudine e di malinconia la mente si ri-· porta al pas~ato evocandone le memorie, le quali, confuse ed indistinte nel primo loro sorgere, vanno man mano snebbiandosi e determinandosi, finchè ci presen tano chiare e precise nella loro vita e nelle loro forme la persona di coloro che conoscemmo ed amammoin questo mondo. . Non un a ma molte volte così mi è venuto nel pensiero la vene-· randa figura dP,l generale Federico Manassero di Castigliol e, dopo la sua morte; ed è venula con tanta inten sità da parermi viva e vera; e da quasi obbl igarm i a portar la mano al berretto ed a muoverle domande eortesi e r ispettose. Chi l'abbia visto una sol volta non dimenticherà ma: quella bella figura.di so ldato . Era del corpo nè allo, nè basso, avea membra robuste, fortificate dall e incessanti fati che e resistenti agli accasciamenti della vicina vecchiezza . Portava alta la lesta e gli occhi aveva bellissimi, irresistibili e penetranti. Da borghese vestiva in ogni staaio n ne . un 1110110 . i'i soprab ito nero, portava sempre il cappello a cilindro, e, salutando, se lo toglieva con la gravità di chi sen te maggior rispetto per una divisa che non è la sua: perchè se è vero che,
IL GENERALE M,\JNASSERO
IL GENERA LE ~!ANASSERO
nasciamo coll'oroscopo formato, il generale non era nato certo per "·essere o restare borghese: tulto in lui era mil itare. Degli avi non so, ma nato in una regione ove tutto spira armi ed ardore belli aero egli dovette succhiare col latte il sentimento militare, che posse,. deva forte ed intero, come nQn si acqui-sta coi;i la .educaz ione e con ·.fa scuola della vita, ma come si riceve soltanto dalla natura. Fu mandato al comando .della Scuola militare di Modena in ot. toùre o novembre 1866, cioè poco dopo la campagna contro gli Austriaci; aveva egli tenu.to prima quelto Glel collegio militare di Firenzè, poi del 67° reggimento, della scuola normale di fanteria, e .·allora lasciava la brigata grana tieri di Sardegna. L.e prove della ,· sua ab ilità e de1 suo zelo, nella educazione della gioventu militare, · dovevano essere state così lumin ose nella capitale provvisoria, e · dopo a Parma, da farlo 1)rescegliere a capo dell'istituto ~oden ese nel m0mento più diffici,le che questo attraversava. Ragioni stn1tegiche alle prime minacce di guerra avevano suggerito il trasloco della Scuola dalla ex-capitale del ducato Estense ~-a Torino: era il vivaio col quale provvedere alla deficienza dei qua dri, ove la campagna avesse durato, ed aveva avuta una succursale in Asti. Per le grandi agevolazioni che ve li adescarono, grandis. simo fu il concorrere dei giovan i alle medesime. Yi convennero in,.falti da tutte le parti d'Italia, massime quelli a cui la coscrizione troncava l'avvenire, e che perciò profittavano della eccezionalità del , momento per procurarsi facilmente uno stato vantaggioso, e più presto che non avrebbero conseguito l'altro che era stato fino allora " scopo dei ·loro studii . , Ond'è che studenti di legge, di medicina, di matematiche indos··sarono una famosa giubba, caricarono la testa di un enorme keppy e j,parvero passeggiando per Torino e per Asti soldati del treno, e certamente la loro ambizione non ne fu troppo soddisfatta. Ma le speranze e le aspirazioni, d'un tratto furono recise dalla · pace; il Governo, non avendo piu bisogno d'ufficiali, lasciò le porte apet•te per chi se ne volesge andare, assoggettando gli altri ad un · esame, nel quale, se approvati, venivano ammessi al se~ondo, al,, tt'imenti rimanevano al primo anno di corso. È inutil e dire che molti se ne andarono, seguendo, per esprimermi col frasario del ,:mestiere, la sorte della propria classe; ma mo! ti altri ancora re1')
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starono e a qualcuno cui non riuscì propizio l'esame, toccò di filare per intero i due ann i del corso ordinario . Una ristrettissima ammission e fu fatta dj nuovi allievi borghesi o provenienti dai collegi mili tari, e la Scuola ricondotta a Modena, rìuscì popolata di forse trecento individui, nei quali, tra per la sfiducia loro derivata dal pali to disinganno e per la tema di non essere promossi alla fine dei corsi a·nnuali era uno scoraggiamento impossibile a descriversi con parole. Nella massima parte si era digiuni di studi i e sopra.tutto delle prime nozioni di geometria e di algebra, senza delle quali n0n si può avanzare nelle militari discipline; il che, per quanto possa trovare seusa nella confusione e nelle novità importate sino allora nel nostro organamento scolastico e nel metodo d'istruzione dalla rivoluzione del l'anno 11859-60, non depone tl'oppo tavorevo]ijlente per l' inseanamento così detto classico, impartito nei ginnasi e nei licei, da cui uscivamo immollati di tutto, comprese le antichi·tà greche e romane e dopo breve tratto rimanevano asciutti di ogni cosa. li generale Manassero conobbe subito il terreno; col :·agionare senza illusioni a tutti, delineò quasi la situazione di ognuno: e se colJ,a autorità disciplinare tagliò corto con i malumorii e con le mormorazioni, ebbe sollecitudini di padre pei più deboli, fino al punto d~ instituire per essi straordinarie-lezioni di aritmetica, di algebra elernentare'-e di geometria descrit,tivà, le quali venivano date in ore non dedicate agli studi normali. L'opera sua fu così opportuna e benefica, che alla fine del primo , ma più allo spirare dell'ultimo anno di studio, l'anormalità della. situazione fu avverti ta con uno o due soli ri mandati in più degli antecedenti corsi, quantunque non si fosse peccato in tenerezze . Erano i giorni delle aspettative obbligatorie, e la porta per consegu ire le spalline era angusta tanto quanto era sottile, anzi tisico del tuLto lo stato economico del t~mpo . Molti di noi, anche di quelli, a cui ha già arriso l'avvenire coi cordoni di oro, ricordiamo il generale Manassero con grato animo, e per la sua memoria serberemo sempt'e un pensiero gentile ed affetLuoso. Attività ed infaticabilità irr tutto erano le sue prerogative: voleva e riusciva a veder tutto, ad essere di tutto informato, e quello che più sorprende ad ogn i ora era sempre dovunque: pareva fosse onnipresente. Di estate e d'inverno il farniglio alle tre antimeridiane gli apriva il gabinetto dove lavorava; se la stagione l'esigeva, gli e)
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IL GENERALE MANASSERO
IL GENERALE MANASSERO
accendeva il fuoco e quindi veniva licenziato. Nelle brutte giornatee col tempo piovoso non si muoveva sino ali' ora del rapporto; in estate alle sei montava a caiallo e faèeva una trottata sui bastioni ' o una visita ai subordinai.i, che nei dintorni della città, attendevanoad istruzioni militari o ad esercitazioni topografiche.Prima però di entrare in ufficio all'ora mattutina, che bo detto sopra, era già stato, in giro pei dormitorii. forse aveva scossa dal sonno qualche guardia notturna ed erasi informato dall'ufficiale di picchetto delle novità occorse dal la sera al mattino non ancora incominciato. Soven te,. quanto meno si credeva e ad ore insuete, vedevàsi passeggiare silenzioso per le camerate, senza che alcuno si fosse accorto d'ondefosse entrato e come così all'improvviso fosse ,apparso. Aveva una sola chiave colla quale apriva tutti i· dormitorii: ond'è che allievi, sergenti e famigli erano sempre in attesa che da un momento all'altro il generale si presentasse, controllore ine~ ;à'bi le dei suoi ordini , punitore giusto della trasgressione ed omi$sione di essi. Visitava spesse le sale di studio: alle scuole andava ad assistere quando ad una e quando ad un'aJ tra lezione: alle conferenze (chiamasi così il modo con cui gl'insegnanti s'accertano del profitto dei propri discepoli) non mancava mai: dalle 1;isposte traeva il mezzo di conoscere ognuno di noi , di cui in breve imparava il nome e lo stato intellettuale, e sapeva nei cattivi risultati dello studio, quale parte dare alla ottusità della mente e quale alla mala volontà ed alla infingardagine . Alla domenica dopo la messa, nella corte principale della reggia degli Estensi, faceva formare le conìpa,gnie in quadrato, e ad alta voce leggeva i pu~ti di merito che avevano ottenuti nelle conferenze della settimana. Parco nelle lodi, era severo coi neitigenti e più con coloro a cui ripetevansi le deficienze. Alla pena di due giorni di consegna per o-gni punto ottenuto in meno, aggiungeva sempre uno· sprone, una esortazione, una rampogna, che però oon umiliava mai; e mai non finiva senza mostrare di sperare un ravvedimento, la qual cosa valeva ad impedire dispetti, scoramenti e prostrazioni. Spesso valevasi del nome e degli affetti di fami glia, e qui pure, se con una d.elicatezza fina e ammirabile, faceva conoscere che un tale figlio di soldato o d'altra famiglia di mezzi di fortuna scarsa, dovea pensare al suo avvenire più che altri , non taceva al ricco che tutte
· le prebende dell'nniverso, per cui non si ha merito alcuno, noh han tanta forza da fornire la mente delle più elementari cognizioni, « senza delle quali » egli diceva con un certo sorriso ironico e con voce alquanto nasale« gli uomini adoreranno i vostri sacchetti, ma della vostra nudità vi rideranno alle spalle )>. Ogni volta che egl i ci parlava, ci dava una lezione di mor:tle, bella, efficace, perchè egli stesso era l'esempio del·dovere e del sa' crinz'ÌO di tutto sè, per compierlo intero. Noi si rideva; qualche volta nella quaresima dopo ascoltata in San Domenico la conferenza religiosa clell'abbate prof. Gian nessi, ci domandavamo: Avremo la seconda predica?- Ma allora era l'inesperienza, erano !'illusioni, che danzavano intorno noi, asimiglianza di seducentissime fate, le quali ci facevano parere superflna ogni parola. Se del mestiere, in cui eravamo n~ofìti, vedevamo la parte gaia, il lato lucente, non ancora avevamo lottato con le tempeste della vita, e questa vedevamo aura.verso del prisma, onde deco111ponevasi tutta in colori belli, vivaci e smaglianti; non una macchia nera, indizio di pianto e di sciagura; e di pianto e di sciagura è pur troppo cosparsa la vita; certamente col tempo tutti per esperienza il sapemmo. E nelle ore tristi specialmente, mi ritorna alla memoria la figura. del mio superi.ore; ra.mmento le sue massime; proprio quelle. che senza una pretesa al mondo esponeva in mezzo a noi nella corte della, Scuola, e se non le trovo più divine delle allre che lo Spirito Santo ci inviava per la bocca del nostro cappellano e professore di lettere, l'ottimo abbate cav. Giannessi, mi riescono più care, e per quanto posso, mettendole in pratica ne ho conforto uguale al cuore ed alla coscienza. Quand<> giungeva la Pasqua di Resurrezione, nella stessa corte, in mezzo allo stesso quadrato, Eglj ci diceva poche parole. Metteva in mezzo le consuetudini cli quelle famiglie, le quali professavano il cattolicismo; parlava di lettere di qualche mamma pia, soverchiamente pia, che aveva voluto essere informata, se al figlio fosse stato lecito, anzi se ilon 13ra proibito, soddisfare ai precetti del cristiano; e con bella maniera entrando in argomento, senza reticenze affermava che, essendo la leal tà la prima dote del soldato, niuno doveva per pusillanimità, che i preti chiamano rispetto umano, mentire alla coscienza delle proprie convinzioni: « Per chi ~e sente, diceva Egli allora, certe
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cose a metterle in pratica fanno bene. Io in più di una circostanza ne ho sperimentata l'efficacia . . . . . ». Ch e volete; anche adesso che vi penso m'inchin o a quel caratter·e franco, e dichiaro che cm·te cose bisognava senti rl e bene ed esserne profondamente convinto, per confessarle e quasi direi propugnarle in mezzo ad un a foll a di giovani, i quali per quel che portano i tempi, credevano e credono ben di versi i deMini e lo scopo per Clli l'umani tà. è stata creala; e confessarle poi circondato, come lo era sempre, quando parlava ai suoi allievi, da uno stuolo di insegnanti quasi tutti giovani e militari , fra cu i ingegni elettissimi , in mezzo ai quali senza tema di andare smentili, si può assicurare, che la croce che pesò sulle spall e dell'innocente Cireneo nòn aveva molti seguaci. Un giorno il generale dovendomi notificare non so che cosa, mi fece chiamare nel su o uffizio: lo trovai che usciva, ed in questo mentre gli ,,eni va annunziato un maggiore il quale chiedeva di parlargli. Il messo era seguito dal visili:tore: io mi r itrassi di alcuni passi, e il maggiore si avanzò . Il generale lo guardò un momento, quindi gli domandò se era il tal dei tali. Mi ricordo clr e l' interrogato era del 24,0 fanteri a, ed alla r isposta affermativa, se lo abbracciò colle lagri me agl i occhi, come se avesse veduto il padre o un fratello; n,mmf:'ntando i bei giorni delle prime armi; e, contro al solito, col viso sfavillante di gioia, licenziò me, e a braccio coll'amico se ne entrò nel gabinetto. Il ca merntismo adunque che egli ci installava, lo metteva in pratica, e coll'esempio ne mostrava a noi la nohill.it e i dolci cooforti. Quei due uomini erano partiti forse allo stesso tempo da un punto comune: il destino aveva fermato l' uno a mezza via, l'altro aveva portato ben a.vanti nella carriera; ma l'animo non mutato del secon do, trovava una parola, un entusiasmo per ch i appunto dalla sorte avversato, aveva di ritto ad una accoglienza benevo le ed incoraggiante. Spesso ho avuto occasione di ri cordare la bella lezione e bened ire ancora una volta alla memoria dell'egregio uomo che mc la diede. Fra i pochi non fo rtunati all'esame di passaggio dal primo al secondo anno clel corso. fo un tale alli evo, Oglio di un ufficiale superiore in ritiro . Mantenuto a intera pensione gratuita, questa veniva a cessare pel catfrvo r isultato dell'esame, e non avendo .i suoi parenti
IL GENERAr.E MANASSERO
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mezzi di sobl>i\rcarsi alle spese necessar ie, gli era duopo indossare il cappotto e lo zaino del soldato . Il caso insolito mosse a pietà. quattro o cinque camerati; i quali, detto fallo-, adunano i compagni in giardino, mentre altri con un pretesto allontanano e confortano il derelitto , che a mnli ncuore rinuncia a vedere avverato il più bel sogno della sua vita. La proposta di Uts~are ognuno di noi cli una tenue somma mensile è pre..sentala, non discussa, ma acceuata all'unr.nimitit ,senza obbiezioni, senza lamenti, con quella fi ducia e sponsierntezza, per le quali tutto quello che è generoso, non sembra mai difficile alla gioventù. Si domanda e si ottiene di parlare al comandante; i capi scelti, che compongono la deputazione, incaricata di portare quella specie di plebiscito, non solo LrÒvano il superiore già informato dell'oggetto della loro missione, ma ricevono una buona lavata. di capo con la promessa di una migliore punizione, se in caso analogo essi tenessero una condolla uguale: « Perchè tutLi devono conoscere, disse Egli e r ipelè poi la domenica . che le dimostrazioa i collettive sono vietale. Porò se il vostro comnndante vi c;ondann a, egli stesso come uomo e molto più come soldato loda la nobile azione e ne è commosso: se non può permettere, per ragioni che forse non comprendete, il sacrifizio che avete in an imo di assnmervi e che forse non tutti i parenti potrebbero accettare, il comandante vi dit affidamento eh~ il tratto genel'oso degli allievi, non sarà inutile pel vostro compagno; il quale deve partire, perchè gli ordini del Ministero non patiscono indugio, ma può, almeno, lo spero molto, esservi restituito )>. Infatti qualche tempo dopo il commilitone era di ritorno, ed ora trovasi uf{ìziale distinto in uno dei nostri reggimenti. Se io ne taccio il nome, non è per Lemn di umiliarlo, ma invece per non ferirn e la modestia: giacrhè quando pP.r la loquacità di un collega, "Venne a conoscenza del disegno ordito a suo favo re, più col cuore che col cervello, a quasi tutl.i noi riuniLi, colle lagrime agli occhi, protestò grat.i1.udine eterna e dichiarò di non potere in nome della sua dignità accettare di ri manere un sol minuto alla Scuola nella posizione che si sarebbe creala in tal guisa; e voll e egli stesso affrettare la sua partenza pel rerrrrimento a cui l'aveva incorporato il ;,1inistero. · on . . . . . Al genera le non andavano troppo a sangue I giovani scrittori; e non so se a me, qu antunque non più giovine, Egli perdonerebbe
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IL GENERAL~ MANASSERO IL GENERALE MANASSEM
queslo povero tributo alla sua memoria, ove veramente vi sia nella elernilà un luogo , a cui arrivino le miserie ed i rumori di quaggiù. « La cura di illumina1:e il mondo lasciaLela ad altri, alle società del gas, ed a quelli che scrivono pe i giornali. Fra poco - sono parole che mi suonano ancora all'orecchio dopo diciollo e più anni, - voi sarele uffiziali: ebbene fate atlenzione e meUele ogni impegno vostro nell'amare ed istruire il soldato; istruite voi stessi; studiate; r.hi ha vocazione farà poi stampare le sue opere, quando avrà mollo slucliato e molto vissuto. Il soldato, tenetevelo a mente bene, - ci ha detto più d'una volla in mezzo al solilo quadralo - non è fatto per la penna, che al solo pallo di essere divenuto inabile al maneggio della spada per ferite, per lungo esercizio e per molli servizi prestati alla patria, ed al Re. .Mente acuta e spiri lo penetrante, co' suoi ammaestramenti ci esortava, perché nello scabroso cammino, su cui appena allora avevamo messo piede, ci fossimo ab ituali alla moderazione nelle aspi razioni, ed a meller freno alle impazienze di arrivare solleciti alla mela. Egli che era vissuto in tempi di virtù modeste e non prolenziose, sentiva l'avvicinarsi di altri , in cui queste avrebbero perduto terreno. La società. tuLLa è contaminata da un male, il quale, a che pro dissimu · larlo? è pen etrato pure nella militare. Dovunque ora si respira in grande e Lullo ciò a cui si mira è magno, è prodigioso; vi è in tut.ti una specie di febbre di volere essere o Cesare o nulla. Se ciò sia un bene lo dirà l'avvenire, se pure il presente non ne dia qualche segno; è in questo senso solo, se male non mi appongo, che l'educazione formala colla le!tura del Volere è po'tere e dei Chi si o,ùita Dio l'aiuta, può tornare poco giovevole, per non dire perniciosa. Quantunque, come ho scritto poco sopra, non cessasse mai dal raccomandarci lo studio anche quando fossimo stati ufficiali: « Ricordatevi - però diceva - che la prima collura che siete in oh· bligo di posse4ere intera ed estesa è quella mi litare: t.uLLo le altre, le quali costituiscono l'ornamento di ch i vive nel mondo e che sarà bene abbia.Le voi ancora, bisogna però non sian~ formate Lrascurando quella ed a scapi Lo di essa ». Riconosceva che a far l'uffiziale nei giorni, in cui egli parlava, occorreva Lai corredo di cognizioni, che una volta non erano neppur sognate; ma affermava, che ciò non dava diritto ai giovani di sot-
trarsi alle minuzie del mestiere ed alla cura dei più piccoli interessi del, soldàto, come !a bonlil nel!' istruirlo , la pazienza, la sollecitudine e I affetto nello svilupparno le facoltà della mente; anzi trovava r,be la _maggiore istruzione aumentava siffatti obblighi di fronte alla coscienza ed al sentimento del dovere. Avev~ p~nsieri nobili e squisitamente delicati, tutti intesi a radic~re ed mv!gorire in noi il sentimenLo militare per via della tradi zione. Mollt de' suoi ordini del giorno, che forse si rinven c,ono tuttora n~l~'archivio della Scuola, erano veri capitoli di un Lrat~·llo di Etic~ Mii1Lare. Sua intenzione era di fare erigere un ceppo od una colonna 1:1armorea nella piazza o nell'atrio o in mezzo al monumenLale cor· t1le del palazzo già ducale. portante incisi i nomi, la patria ed il c,rado degli allievi, che, usciti ufficiali e disseminati pei reaO'imenLit> avevano lasciata la vita gloriosamente sui campi di bauaiiia dal 60 al 66, oppure nelle oscure lotte per la repressione del" brigantaggio . Quella sua idea pietosa e bella non fu attuata nè allora, nè poi, quantunque paresse prossima alla eiTetLuazi{lne, perchè ricordo che fu data a comporre agli allievi l'epigrafe da incidere nel sasso. Se qual~u?o, a~ quale danno autorità il nome ed il grado, volesse far rmvere 11 generoso pensiero dell'antico comandante la scuola, son? cert~ che non gli farebbero difetto il concorso e il plauso di lultr, specialmente quelli degli ufficiali, i quali compirono i loro sludii alla Scuola; e non gli mancherebbero pure quelli della cittadinanza modenese, la quale con gioia vedrebbe arricchita la cillit di un monumento nuovo; e qualora si volesse porre sulla piazza reale in cui sorge pure l'~difizio ove è allogato il nostro Ateneo Militnre, non si durerebbe fatica ad ottenere il terreno e ogni altra aaevolezza all'opera patriottica. . ~ à~odena, dove la scuola vive rispellata e cara, e forma vanto della c1t~~ 1( genernleeraamalissimo. La fama di sue virtù passava le mura dell 1st1tuto e pareva che penetrasse ovunque, di guisachè il suo nome era popo_lare e_ la sua virtù conosciuta, e la sua persona aveva incontrate le s1mpatre, starei per dire, la venerazione di Lulli . Vi ~ a ~lode~a. ~iù di una famiglia di cognome Lupi, e fra queste una, 1 cui uomm1 in numero di sci o sette furono tutti devoli-;simi a.Ila causa della paLria, non mancando mai in qual siasi c,uerra nazionale. Paolo, il più giovane di essi, nel 11866 era soldato ~e! 2• reo-l'.)
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gimento granatieri di Sardegna agli ordir.i del colonnello ~Ianassero; una palla di cannon e a Custoza gl i portò via di netto una gamba esi ebbe la menzione ,morevole al valor mili lare, perchè è detto nello elenco delle ri compense<< sempre primo in tutti gli attacchi» . Curato non so se a Verona o altrove, il mutilato glorioso fece ri torno in Modena, poco dopo che il già suo ~uperiore eravi vennto a capo della Scuola . Appena informato dell'arri vo dell'umilè gregario e della sua abiLazione, il generale non mancò di visital'lo più volte e di porgergl i quei conforti che sono al soldato tanto più cari , allorchè partono da un superiore elevato in grado e so llo la cui condolla ha sop . portale molte fatiche ed affrontala la morte. Perchè poi la iatlura sopraggiunta ~I Lupi non permellevagli di proseguire ,l'arte del calzolaio, a cui era applicato prima di dare il nome e la gamba per la causo del paese, il generale lo instradò e gli fu di aiuto e di cooperazione per.fargli ollenere una rivendita di sali e tabacchi, e col fr ul.to di essa unito al non lauto assegno ,•italizio, Ltitlora in Modena l'ex granatiere campa la vita. · TI Manassero però, il quale per quello che son venuto fin qui dicendo, non potrebbe apparire altro che un buono oducalore militare, perchè a tratti lo trovate all'Accademia capitano, tenente colonnello al Collegio militare di Firenze, colonnello alla Scuola normale di Parma, brigadiere e maggior generale a quella di Modena; quando suonava l'ora del cimento e della pugna si trasformava in un so lcfo lo di azione. La sua vita è un'alternativa di insegnamenti negli istiluli o nei reggimenti e di buoni esempi sul campo di battaglia. Potrch, besi essa paragonare a quella di Lai uni catechizzatori dei primi tempi del cristianesimo, i quali passavano iJoro giorni nella oscurità delle catacombe o fra le plebi ignoranti ad educare e a preparare i credenti nella nuova legge: ma quando infieriva la persecuzione erano i primi ad uscire, ad animare gli oppressi, a dare con se stessi l'esempio dell'andare incontro ai tormenti e alla morte nelle carceri o nel circo. Il 6 maggio 11848, alla battaglia di S. Lucia, in vista di Verona, un giovane luogotenente del 5° mentre il reggimento avan1.a, esce <lai ranghi e corre co mmosso ad abbracciare un vecchio colonnello, portalo via a braccia dal campo di battaglia, perchè ferito al fian co da mitraglia . Padre, padre mio, esclama l'ufficiale! - Che padre, che padre - ri sponde il quasi morente capo di reggimento - ri -
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torna al tuo posto, va a farli ammazzare, sarai allora ~i o figlio . Il luogotenente era Federico Manassero di Castigliole, ed in quella memoranda giornata ben si mostrò degno del padre suo, perchè.ne riportò il braccio sini stro l'erito da pall a cli moschetto e vi guadagnò la merlaglia d'argenlo al valor militare per la sua brillante condolla. E da valoroso combatté pure alla ballaglia di- Novara 2o marzo 4849, come ne fa testimon ianza, la menzione onorevole al valore militare, che vi ottenne. L'esempio paterno dava i suoi frutti alla gloria ed alla utili Là del1'eserci to e del paese; o meglio nella intrepi dez1.a, nella energia e nel valore di Feder~o Manassèro continuava la tradizione delle virtù patriottiche e mili tari di una nobile famig lia italiana. Sfogliando annuari e bolletLini delle ricompense, sotto la data dell'anno 1857, trovo questo bravo soldato capitano prefetto, come allora dicevasi, alla regia militare accademia, con anzianità 30 settembre 1184-8. Nel marzo 11859 fu promosso maggiore nel 9° reggimento fanteria e con esso fece la campagna di quell'anno sempre degnissimo di poema e di istoria. Alla battaglia di Pale5tro, alla testa di uno dei due battaglioni del 9°, che tanto vi si distinsero, Egli si guadagnò la, croce di cavali ere dell'ordine militare di Savo ia, perch é: (è detto in una relazione ufficiale dell'avvenimento}« guidava il suo ba,tLagli one con molta intelligenza e valore ad affrontare il nemico, che si avanzava, e per aver contribuito a respingere gli attacchi: rovesciato a terra per mortale ferita toccata al cavallo, prosegui il suo servizio a pied i con la maggiore energia > E d::t un testi mone oculare, il capitano Contardo Forlani , già del 37° fanteria, ora i-n posizione ausil iaria a Spoleto , a que!repoca caporal e nel battagli one condotto dal maggiore Manassero, so che questi passando innanzi alle fi le impavido, mentre le palle grandi na,,ano da ogni parte, senza che i suoi costretti alla inazione, potessero rispondere al fu oco nemico, incoraggiava ed incitava tutti, ufficiali e soldati, dicendo in quel dialetto piemontese , del quale solo per l'energia della frase vorrei fare la lingua militare d' Italia:« figliuoli, a momenti si va avanti, il re ci guarda: ricordai evi che siamo Piemontesi - e dando una occhiata attorno si correggeva - no, Italiani. Quando sarà l'ora abbiate io mente che anche
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più in là ve.i:so gli Austriaci le palle come ora non fanno nè caldo nè freddo; perciò avanLi sempre e vinceremo ». J;.a sua condotta durante la campagna del 1860-611, gli me1:iLò la croce di ufficiale dei Ss. ~I,aurizio e Lazzaro. A Custoza nel 11,866 comandava il 2° granatieri. Alla faz ione d·i Monte Croce il reggimento si coprì di gloria, lasciando però sul terreno, a testimonianza di un grfin valorè, buon .numero di soldati e di ufficiali, fra i quali il tenente colonnello State.Ila. E qui il colonnello ~lianassero meritò la medaglia d{oro al valor mi\.ita11e. « Per la s~ia intrepidezza ed en.ergica resistenza nel difendere le posizioni a ltu affidate sul versante di Monte Croce e pei.: l'eroismo éon cui alla testa delle. sue truppe respinse quattro attacchi del nemico, tro 7 vandos.i sempre dei primi.fra i combattenti, ispirando cosìcolli'eroico suo esempio l'a:i;dii:e e la fiducì,a nei, suoi dipend,enti JJ. (Elenco dell.e uicompense per la campagna del 1·866, pag. 108) . Questi i titoli del Manassero, acquistati nei cimenti più, ardui, nelle giorflate d,isastrose o fortunate, ma sempre belle, sempre glo. r iose delle guerre per la nostra indipendenza. Sono tali da a,ssicurare la fama e la gratitudine dei posteri a chiunrjue,ha, l'invidiabile sorte di possed.erli fino a che nei popoli saranno in.pregio Heroismo e quella devozione alla patria che s'alimenta de1'sangue e,della.vita dei più forti e più generosi cittadini. Il~r· chi sia vago di noie biografiche, dirò che il genenale .Manas· sero na.cque in Mondovì Piazza il 30 agosto '18 118 dal conte V.incenzo M1anassero di CosLigliole, che morì maggior generale: in ritiro. in, seguito alle gravi ferite riportate nella giornata di s. Lucia, e dalla contessa Anmt Buratti di Scagnello. liprimi studi li.fece in casa.sotto la gui.do del padre, il.quale tendeva a prepararlo-e vi riesci.- alla Regia Accademia Militare. Qui ebbe, infra gli altri valentissimi, maestro ed educatore quel Cesare di Saluzzo, la cui fama, di scri Ltore di cose militari è ancor viva fra noi. Il 11° aprile ,f 837 fu mandato sottotenente nel 2° reggimento della brigata Pinerolo. Pare che i padri della Compagnia di Gesù facessero ogni sforzo per ~Nere nel sodalizio il nobile giovinetto piemontese. In qu,ella epoca erano potentissimi nella regione subalpina e lo furono sino al 48; ma trovanono duro intoppo nella volontà del genitore, che con l'affetto grandissimo che gli poutava e col desiderio, p1~ ludeva ben altri destini e ben altri allori al figlio· prediletto.
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S'ammogliò nel 7 agosto 184-5, colla signora Arduini Gente Elisa, . e ne ebbe due figli, una femmina ed un maschio, !Diodato, ora tenente di vascello nella regia ma,,ina italiana, alla cor~esia del quale son debitore di queste notizie in~ime. l'asso sotto silenzio i particolari della can;era; dirò solo che il sottotenente di nuova nomina del 11,0 aprile 11837, conseguì il graào di maggior generale solo. il i 7 novembre d·el ,11867, cioè dopo trenta anni effettivi di vita militare, senza un giorno, d'interruzione e dando sempre le più splendide prove d' intemeratèzza tanto nell'adempimento dei lavori del suo sta-to, c,he in ogni al tra sua relazione civile. E certamente egli sarebbe pervenuto al maggior g1•ad'o che si possa conseiuire nell·esercito italiano in tempo di pace, se, dopo crudele malattia, la morte.non, !?avesse sorpreso in Roma il 9 maggio ,1877, in età di sol,i 59 anni, la.. maggior parte spesi valorosamente ed utilmente pel suo paese che egli tanto amava. Il compianto dell'esercito, dei cittadini e di quanti ne conobbero le grandi virtù, ne formò l'elogio più bello: le sue esequie furono l'apoteosi . di un valoroso: Sua Maestà il Re, allora Principe ereditario, colla suct presenza alla mesta cerimonia testimoniò l'affetto della sua Augusta Casa e la riconoscenza della Nazione al prode e benemerito soldaLo e cittadino. · Ora riposa nelle tombe di famiglia in Mondovì ove lo fece trasportare e deporre la pietosa sollecitudine del figlio; e quella del patrio municipio volle ricordata la casa ove egli nacqne con una lapide, che ne rammenta le gesta. Gli uomini i quali col senno e colla mano hanno conLribuito a fare l'Italia, vanno scomparendo dalla faccia della terra: ogni giorno qualcuno di essi lascia vuoto il proprio posLo e chi rimane pensa poco e punto a fermarne la memoria per costituire una vera. e robusta tradizione civile, patriottica e militare alla patria unificata e a nuova vita risorta. È necessario che la giovenLù nostra si<1, educata a ben diversi esempi da quelli che ad essa si danno fino alla sazietà col porle sotto gli occhi gli uomini ·cli Plutarco dalle virtù troppo antiche pei tempi nostri e storicamente problematiche, anche quando non sie.no impossibili a conseguirsi: è necessario che il romanismo e il grecismo, di cui fino ad ora sono stati pieni la scuola, l'università e l'istitulQ 1
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civile e militare, ceda il posto all'insegnàmento di virtù contemporanee: un pessimismo spinto può negarle; come le può esagerare un ottimismo arcadico ; ma ciò non pertanto senza di esse l'umanità non sareb be giunta al punto di civiltà. al quale presentemente trovasi. Or bene, quando daremo opera nel nostro paese a questo salutare rinsavimento , non manchiamo di ricordare ai giovani militari , il generale Federico Manassero di Castigli ole: Egli ba più di un titolo alla gratitudine dell'eserci to e della nazione: al primo nei giorni di tregua ed in attesa della lolla preparò e diede più di una coorte; per l'Italia uscì dal campo in ogni guerra e al suo posto stette co11 intrepidezza pari al valore.
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... , AUSTRI A-UNGHE RIA
l\'1Assm1 LIANO GALLI
Capitano 11,el 92° fanteria. BILANCI MILITARI PER L'ANNO 1886.
I cr~dili ricbiesli pel ·I 886 comprendono:
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Bilancio del Ministero della guena. Fiorini . Bilancio per il corpo d'occupazione della Bosnia-Erzegovina » Parte mili tare dell'amministrazione della Bosnia-Erzegovina (dipartimento dell e finanze). » Bilancio della marina )) )) Bilancio della landwer cisleitana . Bilancio degli hon ved ungheresi .
Ordinario
Straordinario
96230,i,68
3272803
))
5955000
4.944 33 8925840 49,1:8885 7651879
100000 2•168970 27483 /i.04000
Totale Fiorini 118251205 •11928256 A rrueste somme bisogna aggiungere i cred iti supplementari (200000 fiorini) di mandati per coprire ceri.e eccedenze di spesa del 1885; più tener cooto delle spese che figurano in altri bilanci ed hanno per oggeuo la costruzione di strade d'interesse strategico nell'Ungheria, nella Bo:;uia e in altre regioni dell'impero. Giova infine rammentarsi che la spesa della gendarmeria figura sul bilancio del Mini~tero dell'interno per ciò che riguarda i paesi dell3 monarchia; e su quello del ~Jinistero delle fin anze, per ciò che riguarda la Bosnia-Erzegovina . 1 1
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RIVISTA ESTERA
1 ° Bilancio orchnario della guerrn.
Il preventivo ordinario corrisponde alle spese generali per un effettivo di quasi ·16000 tra, uffrciali e impiegati e di circa 2.50000 uomini (non compresi gl'invalidi). Es~o presenta rispetto al bilancio del •I 885 gli aumenti e le diminuzioni sottoindicate: a) 189440 fiorini sono richiesti in più perda re: 1° un rnpplemento di paga agli uftìciali dei gradi di capitano di 2a classe, di tenente e di sottotenente, come pure agli uditori, ai medici militari e ai contabili :issimilati per il soldo ai gradi predetti; 2° itn'indennità d-i 1·imonta e d'eq1ii- · paggiamento ai maggiori nuovi promossi. · Le ragioni a cui· si appog,gfa questa fonan•d%1 di maggior credito sono le seguenti: Fino ad ora la paga semplice,drlle tre classi di ufficiali sopracitate era di L. ·187,50 mensili pei capitani di 2• classe, 150 pei tenenti e 125 pei sottotenenti. La tariffa che l'aveva fissata rimonta al 1870, ed era ammesso a quest'eP,oca che.tal paga, fosse st11ett.amenie indispensabile ai bisogni più urgenti, e costituisse un minimum al di sotto del quale non si poteva discendere. Ora negli ultimi sedici anni il prezzo delle cose più necessarie alla vita non ha Cl:lssa~o dii aumentare r,apidamente; nel n:ientre che d'altra parte si ·dbmaudava agli ufficiali una fatica fisica sempre maggiore. Oggidì i sottotenenti sono letteralmente impossibilitati a soddisfare con il soldo ai loro bisogni. Onde mettere adunque questa classe di ufficiali in istato di prendere parte alla mensà in comune e far fronte alle spese che noli possono evitare, il ministro lia dbmandato per essi 1un supplemento mensile di 25 lire. . La stessa domandi\ è stata fatta per· i tenenti e i capitani di ;2a· classe, affine di conservare la differenza di soldo corrispondente alla differenza di gradu. , I maggiori nuovi promossi, appartenenti ai corpi di truppa ed· agli stati maggiori, sono obbligati dal regolamento all'acquisto di un cavallo ; ciò che;. coi prez2ii attuali, porta non piccola· spesa, 0ra la paga di questi uffioiali; fino alla loro promozione al grado di maggiore, non ha loro permesso di economizzare questa somma. Se. si considern d'altra parte che la differenza di pagar fra i gradi di capitano di 1a classe edì maggiore non è che di fi.80 fiorin i all'anno, si vede che la promovione di uil capitano a.maggiore deve indeb itarlo per un tempo abbastanza lungo; perciò il ministro ha dnmandato una indennità di · 600 fiorini ('1500 lire) una vulta tanto, pei capitani promossi al grado di maggiore. · Questi crediti, a cui si accennò in modo spbciale neLdisc;orso della C::o1
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rona all'apertura delle delegazioni, :'em~e.ro c_ouce~si, -~al~rado_ qualc_h~ protesta in favore di alcune categorie dt ~mp1e~att 011h~ar1, pe1 qualt 11 ministro non aveva creduto dimandare gh stessi aumenti. b) 132i.68 fiori·rvi in più sono dimandati per migliorare la situazione dei cadetti. . Dai cadetti provengono circa i quattro quinti degli ufficiali; la maggior parte dei cadetti escono da famiglie poco agiate e rimangon~ tre? quattro anni con la paga di cadetti. Un miglioramento della loro s1tuaz10n~ materiale appariva di urgente necessità tanto più che a causa della l_oro i_st~uzionc e della loro educazione sociale, questi giovani sono portati a vivere di preferenza in compagnia degli ufficiali. Gli aumenti dom~ndat! e con~ cessi consistono nel portare da 8 fiorini a 12 la paga mensile ~e1 cadetti supplenti umc'iali , e a 8 fiorini quella degli altri. Ta~ paga u01ta al soldo concesso per il rancio (Menagegeld) permetterà loro d1prendere parte alla mensa degli ufficiali. . . · L'aumento dei quadri superiori del corpo sanita~·io militare ~01:~a, p_e,r 1~ 1886 un aumento di spesa di 22730 fiorini. Altn 37000 fìor'tinilll pm st richi~dono per sovvenzioni agli allievi medici; aumento qua_si compensato dall'economia di 33,/70 fiorini proveniente dalla soppressione del corso di medicina militare. o) 1200 fiorini in più sono richiesti perun posto di attachimihtaire a Costantinopoli. . . Altre piccole modificazioni ai cred!ti ordinarii del bi lancio prec,edente di pendono dalla :ariazi~ne d~i pr~zz1 delle_d_errat~ ~ della_ 111an~. d op_~ra, nonchè dai camb1ament1 nell e1Tctt1vo degli mvahdt e dei pens10uat1, le · 11uali cose non presentano che un i_nteresse secondario . .
2° Bilancio sti·aordinario della guerra. Il totale dei crediti straordinari dimandati per l'esercizio~ 886 si eleva, come si disse, alla somma di 3272803 fiorini. Il preventivo delle spese si di vide come appresso: . . ,1o SERVIZIO nr SANITJ\ - a) Dotazione d·i quattro treivi pe1· il traspot·to dei feriti, 21000 fìorùii. - ~I. fa bi~dgno di. treni di questa specie è stato fissalo a '.26; ne esistevano gia 2'2; 1 ,t. nuovi de_von0 portare al completo il numero stabilito_. Il ministro ha pero fatto_ rim~rcare eh~ questa determinazione non è definiliva, e eh~ il nm?ero d~1 trem_ nec~ss~ri allo scopo indicato può variare secondo le Ime~ ~ operazione, s1cche v1 è da preveder,e che, quando la situazione finanz1ar1a lo permetta, avranno luogo nuove dimande.
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Qui giova rammentarsi che, oltre i treni milit11ri propriamente detti, l'Austria dispone, per gli uomini gravemente feriti, di treni spHciali appartenenti all'ordine dei cavn lieri di Malta. Uno di questi treni venne recentemente utilizzato per le evac.uazioni dei foriti dell 'esercito serbo da Nisch sn Belgr:iclo . Il numero di individui in tal modo trasportati fu superiore ai mille. b) Acquisto di 14 {orgoni da bagagl'io per ospedali di campagna, 7000 fiorini . - Il numero delle vetture di questo modello, così delle à, dou b/e usage, è attualmente di ·f 06; il credito domandato deve permettefo di portare questo numero a mo. 2° AnMAilfENTO. - a) Approvvigionamento di riser·va in armi portatiN, 500000 fiot·in1°. - I l ministro rammenta che snll'approHinionamento di riserva, fissnto normalmente al 50 per cento, si era prod~tto un defir.it molto sensibile, che non si stimò di dover colmare nel 1885, afGne di far fronte a più urgenti bisogni . L'approvvigionnmento di riserva sarebbe inoltre nrnndemllnte diminuito, al momento della mobilitazione, per l'nrma1;ca to denli uomini eccedenti l'effettivo, nouchò per quello delle reclute dcll'ultim~ chiamata e di eventuali nuove formazioni ; d'nltra parte, tra i fucili .Werndl, che trovansi in mano della truppa da circa dodici anni, un certo numero ah· bisogna di essere rimpiazzato. I crediti ronressi a questo titolo sul bila11cio ordinario ernno nssolutamen te in:;nffì cienti, si chiede pertanto un credito straordiunrio di 500000 fi orini. Questa di manda di credito parve in contraddizione con le dichinrazioui fatte l':mno scorso dal ministro della guerra, secondo le quali non pareva conveniente di anmeotare gli approvvigionamenti, fin o a che non fosse risoluta la questione delle armi a ripetizione. Il ministro venne int.errogat0 a questo proposito, e benchè le sue spiega,:ion i non siano stnre pnbblicntc, pure, i'aver posto recentemente in csperienz11 il fucile 11 ripetizione, sistema )fo nlicher, farebbe supporre che i 500000 fiorini accordati non sarauno probabi lmen te con$acrati ad aumentare la riserva dei fu cili Werncll, ma sibbene al la provvista cli nuovi fucili a ripetizione. b) ,h·mamenlo dei (01·ti di sba1Tamento sulla, frontiera sii d del J'irolo 125000 {i,01·ini . - Quartn cd ultima anmrnlità di una somma tota le di ,i-50000 fiorini destinati all'acquisto di 8 pe1.1.i da 42 centimetri e di 16 pezzi da rn centimetri, in bronzo-accia io,.con i loro a(Tusti, ed accessori, per t'armamento delle nuove opere del Tirolo meridion:ile e di quelle che sbarrano le strade della Pon tebba e del Pred ii. e) Costit1tzione di itn deposito d·i riserva ùi cannoni d'assedio, 250000 fiorini. - Questa somm(deve permottere l'acquisto di 20 can -
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noni d'assedio, in bronzo-acciaio, con nffnsti e munizioni. Il totale dell'approvvigionamento di riserva in artiglieria d'assedio si:eleverà, alla fine del rns6, a ,j.0 cannoni e 30 mortai. 3° M ATERIALE . - a) Materiale del treno, 75000 fìo1·ini. - Terza ed ultima rnta di un credito totale di 300000 fi orin i destinati all'ncquisto di bardature ed accessori, per portare da due a tre il numero delle pariglie delle vetture d'equipaggio da ponte, e dn uno a due quello delle vetture d'ambulanza e dei carri di utensili per le truppe tt:cniche. b) Cost,it,uzione clell'equipaggiamento da campagna del reggùnento {error;ieri e telegrafisti, 21000 fiorim·. - Questo reggimento ricevette, all'epoca clelln sua formazione, gli oggetti di equipaggiamento rla ram pngna appnrtenenti al le compagnia del genio e sezioni ferroviarie con le qu:i li venne composto. Detto materiale fu poi un ito all'equipaggiamento di mobi litazione delle compogn ie ferrovi:1rie create in seguito; ma fin or:.i è insu ffi cifmte anche nelle sue p11rti principali; come, per esempio, negli utensili per lavori di sterrnmento, di rivestimento, rli perforamento, di mine, di nrmalure di legname e di muratura, ccc. ecc. Il materiale specialmente destinato alla costruzione ed all'esercizio delle ferro vie è pure deficiente, poichè le vecchie sezioni ferroviarie non possedevano alcuna dotazione di materiale destinato a tal uso . Ora gli studi hanno dimostrato essere necessario (11f6nchè ciascuna compagnin possa venire impiega.ta anche isolatamente), un deposil-0 mobile di materiali per ciascun11; solo in questo modo si possono im prendere, senza ritardo, le operazioni . La maggior parto di questi matèrin li potrebbe essere, al momento della mohi litazìone, ncqnistc1ta presso i fabbricanti o ccclllta dall1.J ferrovie ordinarie; ma certi oggetti non esistono in commercio , o nlmeno la ricerca esigerebbe troppo tempo; perciò devono essere, fin dal tem po di pace, aggiunti al materiale delle compagnie ferroviarie. L'acquisto di questi oggetti portn una spesa di i2.000 fiorini, la cni metà solt-anto è richiesta per quest'anno. 4, • FonT1F1cAzroN1. - I crediti ehiesti per que~to titolo sono destinati alla contiouozioùe dei lavori in corso, cioè: a) C:o:;truzione di arginature nei dintorni delle piazze forti 20000 fiorini; b) Provvista del ma terinle necessario per stabilire le comunicazioni 'telegrafiche nelle dette piazze 25000 (wrini; (seconda annualità di una somma di 100000 fi orini, di cui 30500 già votati l'anno scorso); ..e) Stabilimento di apparecchi per luce elettrica nelle pi~zzr, forti ·40000 fiorini. Egual sonrma è stata spesa l'anno precedente per cominciare questi lavori nella piazza di Pola. Il credito dimandato deve per-
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mettere di finirli a Pola e incominciarli in altre piazze forti; più specia lment~ nel Tirolo ed a Craco,•ia; d) Costruzione di un'opera di fortificazfone nella vallata del Seebach, iOOOO fio->"in'i. - Seconda ed ultima annualità di un credi to di 80000 fiorini; e) Nuone costruzioni e 1·iparazioni di opere nel Tirolo, 250000 fio1·ini. - Quarta annualità su di una spesa totale di un milione di fio rini votata negli anni precedenti; f) Cost1·uz'ionc del campo trincerato di P:tseniysl, 800000 fiorini. - Sesta annual ità di un credito di 5500000 fiorini , di cui 2700000 sono fino ad ora stati accordati; g) Costruzione di ponti e selciat-i nelle fo1·tezze di Ofonitlz, di Komorn, d'i Alt- Gradiska c di Cattaro, 33000 fi01·in1:. - Una somma di 25000 fiorini ven ne destinata nel 1880 al medesimo oggetto . 5° SERVIZIO DELLE CASER:\!E. - a) Baraccamenti al poligono di Felixdor'(, 23000 (tor·ini. - Il campo del tiro di Felixdorf serve allo scuole di tiro delle truppe di artiglieria residenti in Yi~nna e Linz, a quella dei cadetti di artiglieria, dell'accademia mi litare tecnica ead altre; come pure serve alle esporitinze del comitato militare tecnico . L'acquisto del terreno ha costato 500000 fio rini; i crediti necessari per gli studi e le costruzioni d'ogn i specie sono stabi liti nella somma di 3820 00 fi orini, di cui 1961 16 vennero di già accordati.. b) Costnizione di baracche pe1· il campo di Pili s-Csaba, 50000 fì,or·ini. - Questo campo è situato sulln strnda da Post a Komorn . L'istruzione delle truppe di guarnigione in Buda pest esige che soggiornino per uu tempo abbastanzn lungo in un cilmpo di manovre. L'impiego delle tende, dice il ministro, è costosissimo e per il consu mo della teln delle medesime o per il degradamento che nelle tende subiscono tutti gli oggetti di equipaggiamento, vestiario, armi e materiali di accampa mento ecc., ccc. Oltre a ciò tal modo d'accamparsi è poco favo revole all 'igiene del la truppa. Per rimpiazzare le tende nel detto campo, necessita la Cl>SLruzione di tredici grandi baracche (delle quali una per uso degl i ufficiali) che costeranno in complesso 130000 fiorini, di cui i 50000 fiorini dimandati e concess: sono la prima annualità. Altre richiesto di credito relative a servizi di caserma rio-uardano la ' I:> continuazione dei lavori principiati negl i anni precedt::nti, e sono di poca entità. , e) Costruzione di nn panificio 'in Crncovia, ,t 50000 fìm·'i,ni. Terza rata di unn somma di 300000 fiori ai, dei quali 130000 furono accordati negli anni precedenti. Il credito suddetto, permetterà di terminare
uel corren te nrmo, il secondo magazzino dei grani, le fabbrich e del forno, della man i po !azione ecc. ecc. . . . . d) Costru:;ione a K <tscluw di un mag~z~ino di mum:wni ~er l'annesso clepos'ito d'artigl'ieria, 25000 fiorini. - Questo ma?azzm~ deve tenere al riparo le provvigioni di mobilitazione del la 6• brigata d1 nniglieri~ , recentemente trusforta nella circoscrizione territoria le del 6° corpo d'a rrn:it:i. . . . . i:) Coslnizione a Budapest di dne p'iccot:i ~naga:;zini per_ dinamite per 1300 ch'ilouram,m'i cias~uno, ,1OOO? 6on_n_i. - _I_I m~ga7:zmo,,at~ua~e ò insurficienLo e troppo prossimo ad itl tn stabil 1me11~1, 1p111Hl_i ~I~ , essere rimpiazzato d'urgenza; la costruzione dei d~e piccoli mag:izz1 n1. e da p~eferirsi, tanto per l'economia, quanto per la sicurezza, a quella d1 un unico magazzino di doppia capacità ; . • , ,17000 ftorini , per il prosc1ug:nr1ento dell_o _cll~amatte dell ~per~ N. XV a Ol mut.z, destinate a conserv.ire le provv1g1om e ad (l]loggiare 1 riser visti nll'epoca delle ch iamate periodiche; . . c. ) 8000 fiorini, per la costruzione di un fabbricnto a Ragusa, desny l . . nato per i mi litari colpiti da ma ottie contag1?se ; . . . h) 78000 fì ot·ini, per la ricostruzione det solai d, una ,:aserrna a L~~berrr 26000 fiorini per riparazioni a un'altra caserma nella ~te~sa c1tta; 0 O i ) 35000 fi orini , per l'elevazione di un piano in una caserma di Cracovia· L) 70000 fio rini, per l'ordinamento delle caserme, de?li ~spe_dali ed altri locali conseonati al l'autorità milit11re dai comun i e dat priv.1t1; m) 28000 fi~rini, per compra e sistemazione d'un poli~ono destinato ai 13 vori tecnici del 5° battagl ione del •1° reggimento del genio a !~rzemy~l · n) 36000 fiorini, rappresentanti la spesa occorrent~ per I 1ngra_nd1mento del campo di manovra di Spalato e :\.0000 fior101 necessu.n_per l'acquisto e la sistemazione dei diver:;i campi per il tiro della guarmg10ne tii detta città ; . . . . .. 60 SEnviz,o GEOGRAF ICO . Le spese !>traordmanc clell Istituto militare geografico comprendono: . ,. a) •I 63603 fi orini, per la continuazione della ~u~va carta_dell 1?1pero ed il mantenimento del personale supplementare md1spensab;!e· ~ etT~ttivo del personale addetto a questo lavoro è di ,\, ufficiali, 38 impiegati e . .. 25 fra sottur6ciali e caporali; b) 9200 fiorini , per ln contir1uaziooe de! livell_a,~eot? d1 .p:ec_1s1one: 70 SPESE DIVERSE. - a) Per il so ldo degh ufn cialt e 1mp~e0 at1 posti fuori servizio per effetto della nuova organiz~a7:ione del_l'eserci_to, •I 22600 fioruii. Questo credito è inferiore di 3000 fio rini al credito comspondente
n
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ANNO :CX:'t l, VOL. Il.
lìlVISTA
del 4885 e ciò per la diminuzione di 5 impiegati militari; quell i che restnno sono ancorn in numero di 1:n; b) Spese supplementari pel manten imento delle truppe impiega te a fo rmare il cordone di sicurezza nella Cri ,•oscia, 122000 fiori ni. e) Spese di stampa dei diversi regolam enti e istruzioni, 20000 fiorini. d) Paihe di scrivani ~traordinari per diversi uffici di con tabilità, 22!~00 fiorini. 3° Cred-iti supplementari.
Oltre i crediti strao rdinari per il •1886, è stata presen t:ita alle Delegazioni una climanda di crediti supplementa ri , destinati a coprire le maggiori spese occorse sul preventivo del 4885 . Questa domanda comprende due articoli: a) '100000 fiorini, per rista uri ed opere nuove alle rortificazioni di Cattaro . La spesa totale era stata fbsata nel 1883 a 500000 fiorini, cli cu i la terza ed ultima annualità era stnta votala l'ann o scorso . Ma la difficoltà di trovare sul luogo i m:iteriali necessari ha necessitato la costru1.ione di strade e l'impiego di locomotive, ciò che ha po rtato una spesa supplementare di I00000 fiorini. b) ·I 00000 fìori11i, per i11den11iti1 straord inaria, a motivo del caro dei viveri, nccordata alla guarnigione di Budapest, dal .10 maggio al 3·1 ottobre •1885, cioè per tutt:i la dur:it.a dell'esposizione che ivi ebbe luogo. Questa indeonità è stata fiss11tn come segue : Per i capitani, tenenti e sottotenenti, come pure per gli assimilati a pari grado e gli impiegati militari di c:i tegoria inforiore è stato conce5so tm supplemento del H.> p. O/o del soldo aunuo, se con famigl ia, e del 8 p. O/ o, se senza. li massimo dell'indennità venne stabilito a ,150 fiorini per tutta la durata. · Per gli uomini cl i truppa è stata occordata una indennità di 3 Krenzer ,per testa e per giorno durante tullo il tempo dell'esposizione. 4° B1:lancio speciale del corpo d'occupa:::-ionc della Bosnia-En;egovina.
I crediti domandati per il mantenimento del corpo cl' occupazione sì elevano a 5955000 fiorini; il che presellla una diminuzione di 4-05000 fiorini sul cred·ito corrispondente dol 188:.i. Tale dilTerenza nasce in parte da una diminuzione nell' effettivo delle truppe austriache ìu Bosn ia-Erzegovina, rimpiazzate in parte da quattro battaglioni bosniaci creati nell'ottobre •I 88i:>. Una co mpagnia del genio e due compagnie del reggimento ferrovieri e telegrafisti sono ritornate sul territorio del l'impero. Di più
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11uattro battaglioni di fanteria, coll'effelli vo rin forzato , vennero sostituiti da due bau:iglioni cacci:itori e due battaglioni di ranteri:i sul piede di pace normale. La diminuzione è di 1 i urlìci:il i e 903 uomini. L'effeuivo manlènuto nel 1886 sarà (oo n compre;,c lo truppe bosni nche-er1.egovesi) di 132.8 uffìcial i P 2,1,558 uomini di truppa; i quali sono ri partiti come segue: ·1 comando di corpo d'armata, 3 comllncli di divisione, e I 11 stati mag·giori di hrigat:i; 3 reggimenti di fanteria su 3 battaglioni ; 28 battaglioni di fonteria autonomi, dei qnati 26 coll'èffettivo rinfo rzalo; 6 battaglioni di cacciatori a piedi ; 3 squadroni di c:tv:illeria ; 12 batterio da montagna ; 5 compagnie d'artiglieria dà fortezza; 2, compagnie del genio, 11 di pionieri ed 11 di ferrovieri; ~ tornando, 2 ispezioni e 8 squadroni del treno ; Più il persollélle dei comandi cli piazzn, direzioni , depositi di munizioni e di materiali ciel treno, stabili menti e servizi amministrativi, sa nitari e giudiziarii. La maggior parte del personale dei corpi, servizi o stabilimenti figu ra sugli stati normal i dell'effettivo, annessi al bi lancio ordinario clellaguerra; per il che le somme portate come paghe su questo bilancio speci:ilo riguard:tno solt:rnto ie indennità e supplementi nccord:iti al persorrnle e alle truppe distaccate in Bosnia ed ErzC!!ovina . Oltre le spese relative al person:ile e alle truppe, <ynesto bil ancio comprende diverse altre spese relative al materiale, alle fortificazioni e a to~trnziou i varif'; le più importanti sono: a) 25000 fiorini per I' ar• mamcoto delle ope:·e cl i Moswr (50000 fiorini sono stati accordati l'anno passato per il medesimo oggetto); b) 200000 fiorini per lavori di fortificazione e stn,de militari (eguale som ma venne accorciata nel 4885 pel medesimo oggetto); e) 253000 fi orini per migliornre le strade dell a Bosnia, specie quelt:i "di Banj:iluka- Doberlin (uel ·188-i e 1885 fu votata ,rispettivamente la somma di 350000 e 770 00 Gorini per lo stesso scopo). Si fanno inoltre grandi spese per l'impianto di caserme. 1
1
5° Crediti del bilancio dell'am1win'istra:t'ione della Bosnia-.Erzego'Vina (Dipa·r timento delle finanze) destinati ai set·vi;;i m1°titari.
L'articoli sreciale relativo a queste spese còmprende, a titolo ordinario, 49i,133 fiorini e, a titolo straordinario, ·100000 fiorini. Il credito domandato
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1\1 VISTA
ESTEUA
a titolo ordinario presenLa un aumento di 36000 fì orini sul credito corrispoudente dell'ultimo anno, e ciò in seguito alla creazione dei quattro battaglion i di fa nteria uosniaca. La somma poi di 100000 lì orini domnnrlat.a a Litolo straonlinario è destinata alla cosLruzione di caserme, il cui importo è messo a carico delle provincie. In queste soinme non sono conprese qLtelle per la gendarmeria, che forma nella Bosnia un corpo affatto mili1are, i cui urficia li fauno sempre parte dell'esercito e contano nei loro reggimenti come in sopr:rnumcro. I crediti domandati per questo servizio si elevano a •1268059 fìorini, dei quali 4 01 i682 a Litolo di spesa ordinari:i e 253377 a titolo di spe5a s1raordiuaria. L'effettivo della gendarmeria in Bosnia è di 56 ufucial i e 1900 sott'ufficiali e gendarmi e impiegati. Alla gendarmeria è unito il corpo dei cosidelti Pandm·i che comprende 209 uomini . 1
6° B1:lancio della Mcwina. Fra i bilanci ordinari della marina pcl 11885 e pel 1886 si rimarcano le seguenti di fferenze: 1° Pe1·sonale. - I quadri della marina hanno ricevuto qu:ilche aumento lo scorso ann o dietro istanza del vice.ammiraglio v. Sterncck . Quest'aumento si traduce per l'anno corrente in una maggior spesn di 26000 fiorini. Il numero degli ufficiali in servizio auivo di mare non è stato modi fì ca to. Quello degli ufficiali con residenza fissa ebbe invece l'a umento di 8 urlìciali ( 1 capitano e 7 tenenti di vascello) e si aumentor:1 ancora nel corrente anno di aìLri 8 (·1 capi tano di fregata e ,i. tenenti di vascello, già nominati in maggio, e 3 da nominarsi a novembre); in ri nfr di quest'anno il q·uadro comprenderì1: 1
In servizio
Vicc-ammi,ragli . Coutr'amm iragli CapitMi di vascello Id. di fregatn. Id. cli corvettn Tenenti di vascello di 1 • classe . Id . id. 2• id . A!Geri cli vascello . Cadetti di marina e aspiran ti
aUi1•0
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In residenza fissa
2 6
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22 100 50 ·155 163
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,i. ))
Totale
2 7 18
2425 ·129 63 -159 163
Totale 533 57 590 I quadri dei servizi accessori hanno subito poche modilìc:,iziou i: il numero dei ca ppellani fissato a 9, quello degli a uditori a 8 e quello dei sa-
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nitari a 62. Il corpo degli ingegneri navali, con due nuove nomine fatte .J'anno scorso, fn portato a 35 persone, cioè: , ingegnere in cnpo, · 7 ingegneri superiori (2 di 1a classe, 2 di 2a e 3 di 3"), 2r~ ingegneri ordinari, 3 allievi. -Gli inoe"ncri costrnttori cli macchine sono, come prima, in numero di 57; m; I~ s<ruadre dei meccanici vennero anme~tate di. 6 impie~ali ?~· minnti nel 1885 e aume:nlerauno in quest'anno d1 7 altri (4 nomtnnt1 ID maggio e 3 da nominarsi in novembre); sicchè i macchinisti. al tcr~1in~ dell'anno corrente saranno 89, dei quali 7 di 1a classe, 28 d1 2a e 54 d1 .3• classe. Per gli altri corpi d•}ll' ingegneria marittima restano fìssati gli effettivi seguen~i: 22 ingegneri per l'::iniglieria, 6 per le costruzioni idrauliche. ~ 4 per gli studi di eleuricismo e di chimica. Nel ,1885 furono anmentat1 1 eapi operai della marina . Nessun ::iltro cambi:imento di rilieYo è sta to portato al personale . Questo, -0ltre aoli ufriciali ed impiegati so praccennati , ,;o mprende: 157 fu nzionari del co;missariato, !~ farmacisii, 6 impiegati al servizio idrografico, e 426 impiegati d'ordi ne infer iore. Dal punto di Yista del .bi lancio, b!sogna ancbe tenor conto del per;;onnle insogirnnte nell'acc:idem1a e nelle diverse scuole <lolla marina. Escluso questo (che comprende 39 iudividui) si trova che il numero dei funzi onari ed im piegati di marina di t.utti gli ordini e classi si eleva a 606. L'efTeuivo deoli uomi ni di truppa non ha punto variato : esso c:>mprende 1340 iodividu t dei quali 5,i,67 fra g::i bbieri, cannon ieri, torpedinieri, p~fo mbari, ecc., 203 timonieri , 8,\.0 meccanici, 125 infermieri, 21H operai, 76 musicanti, ecc. ecc . . . I l numero previsto delle reclute da incorporare quest'anno negli equipaggi e nella riserva di complemento ~ risr~eu:ivarn:nte ~i Vi70 ve d~ '190; quello dei mozzi è di 146, quello degli alhev1 mus1cant1 è d1 2a; s1 cal,cola su 17 volontari di ,J auno. I l capitolo del bilancio Serv'iz'io 1t tetTlt p·orta ~n. aumen to ~i 190?~ ~orini sui crediLi corrispondenLi del ,1885. Questtt ddlerenza denva dai ~mo~ dicati aumenti di effettivo, come pure dalla co~tituzione di un iiffecw di -0peraz·ion-i nella sezione della lnHina e dalla creazioue del Comùato ma-. 1·ittimo e tecnico a Pola . L' ufficio delle operazioni è inca ricato di studia re le <juestioni di strategia maì·ittima, diventate oggi di troppa importanza , .p'erchè esse possano essere trallate, con tu tLa la cura desiderabile, dal gabrneuo del capo della
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RIVISTA
marina_, che no aveva finora esclusivameuie l'incarico. Si è creduto pertanto d1 dover crea re un ufficio speciale, affidato a un capitauo di vascello, che fosse nello stesso tempo aiutante di c.11npo del capo della marina, esi misero sotto gli ordini di questo capitano cinque tenenti di vascello. All' incon.tro si .di 1~inuì di tre il numero doi tenenti applicati di g11hinetto. I l comHato tecu1co della mnrina poi devt1 comprendere 35 tra ufficiali e impiegati, _8 marinari, 3 disegnatori, 3 scrivani e 2 litografi. Una parte delle relative spese è compensa ta dalln soppressione della vecchia co,nrniss'ione dell' art,igl{eria rna1'ittima. Il capitolo ser o'izfo in mare e quello cle/)'li stabiN,rnentfi dilfo riscouo. poco dai corrispoudenti del 1885; i cred iti ;ichiestì por il secondo subi scono uu leggero aumento, perchè il 11umero degli allit:,·i nell'accadem ia della marina a Fiume venne portato eia 1,JO a 130. , I~ ~api~cìlo .ilfater~ale della flotta porta un aumento di spese di 18%18 fi_o1:1?1, dipendente m parte dal l'acçrescimento del nu mero degli operai c'.v t1_1 , fi ssato pe.r quest'anno al la cifra di HSi3; e per il resto, dalle magg101.'1 sp_e.,e prev'. ste pe~ le cos,ruzioni. I lavori annunzinti nel preventivo orclmario sono: ti compimento dell'incrociatore-torpedini ere Panthe1· chea lavoro finito sa rà costato 1240000 fi orini: la contiouazione del rest~nroallo scafo e cambio delle macchine della fregata Enherzog Ferdinand A~a~ , al qual uopo si consacrerà in quest'anno la sommn di 567000 fìormi, sopra una spesa previstn di 3607000 fiorini; la messa in cantiera di una na ire- torpedi niera, destinata a rimpiazzare la cannon iera Seehund p~r la ~uale si chiese iu quest'anno 350000 fiorini su di una spesa pre~ vista eh 1000000 di fi orini , e in fin e quakhe cambio cl i caldaie special· mento per i vascelli Lissa e Tegethof!. Al capit?lo A!·mamen~o s_i prevedono acquisti di cannoni a tiro rapido, per le nav,, le 1mbarcaz1on1 a vapore e le torpediniere. Gli altri ca~itoli del bilancio ordinario non presentano novità, fuorchè uu aumento d1 43000 fiorini sulle inden nità aumento risultirntc dalla concession~ fat_ta ~gli ufficial i di certi gradi ed impiegati della medesima clas~o (cap1tan1 d1 2• classe, Lenenti e sottotenenti), dell' indennità di suss~stenz~ o s_upplemento paga, di .cui si è fa tto parola a proposito del bilancio ordmar10 della guerra. · 1
1° Bilancio straordinario de lla 111a1·ina.
Su .questo bilancio figurano 4119000 fiorini, per la continuazioue dei l~v.or1 de.I va_scello a torri Kronprfo.z Er.zher.zog Rudolph; 488000 fiormi dest1oall a proseguire la costruzione dell:incrociatore-torped iuiere-
ESTEJ\A
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Leopard, la cui spesa totale è calcolata a un mi lione di fiorini: 200000 fiorini per l'acq uis.to di due torpedi niere del tipo Yarrow, e 500000 fioriui per l'acquisto di 8 torpediniere ciel tipo N. ·13. Lo stato delle uavi nuuesso al biloncio mostra i progres~i fotti nel senso ciel piano di difesa proposto dal l'ammiraglio v. Sterneck. La llowi delle torpedin iere com prenderà, in fine del 1886, 2 incrociatori torped i11ieri (Panther e Leopct~·d, quest' ultimo non ancora-ultimato), 4- 10rpediniere di 1• classe del tipo Yarrow, 26 torpedimere di 2' classe e 8 torpediniere di 3' clt1sse. Oltre queste spese per nuove costruzioni, il bil ancio straordiuario porta una dimanda di crediti per l'acquisto di 10 rnitragliatricida f~7millimetri, ed altra per l'aqnisto di 2 cannoni da 12 cm . (lunghezza 35 calibri), coi loro affusti e muuizioni. Per le torpedini fisse si spenderanno 82000 fiorini ; per le torpedini mobi li 184000 rioriui; di cui 24000 sar,11100 per acquisto dei tubi cli lanciamento . Gli altri crediti dimandati riguard:ino costruzioni in mare e in terra, spese per l'i:.Lituto idrografko e spe,;c diverse di stam peria, di cartografia ecç. ecc. 1
,
8° B'il<tnc'io della frtndwehr cisleitcma.
l i bilancio del cosidetto min'istero della difesa dei paesi cisleitaui çomprende i crediti necessari al mantenimento della laudwehr e del corpo mi litare di polizia e di gendarmeria. Astrazionefattadaquestìdueultimi servi1.i (la spesa per la sola genda rmeria ascendea4-625 1t 60 fiorini) , il bilancio della difesa dei paesi cislei1ani comprende 4-9,i.8885 fiorini a titolo ordimi rio e 27,S.83 a titolo straordinario. li bilancio ordinario per la landwehr propriamente dett-a presenta un aumento di ,J78822 fiorini suquellode\it885 . Le differen ze pri ncipalisono le seguenti: a.) La forma zione dei quadri di tre reggimenti cli cavalleria e di una seconda ispezione di cavalleria di landwehr reca un:i nuova spesa di 4-80~5 fi orini. b) I quadri permanenti della fanteria hanuo ricevuto qnalcbe piccolo aumento di effettivo . Sono stati assegnati 22. suivani al le commissioni d'amministrazione di reggimento per il servizio ,ii contabilità. È questa la prima volta che :ipparisce sul bilancio il reggimento di fonteria di laudwehr; per incidenza è vero; ma il principio del la sua formazione in tempo di pace essendo stato posto, si può aspettare di vedere da un momento all'a ltro l'esi,,tenza di quest'unità affermarsi più completa-
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RI\"ISTA
ESTERA
mente in tempo di pace; come recentemente avvenne dall' al tro la to della Leita, ove la costituzione delle mezze brigate è un fatto compiuto. e) .Le spe~e di rimonta portano un aumento di 072.75 fiorini, risultanti dalla fi ssazione di un nuo,·o prezzo di compra pei cava lli, che supera di 50 fiorini per testa il prezzo antico nei paesi austriaci, e di .25 fiorini nel Tirolo e nel Voralberg. Eprevista la compra di 727 r.avalli por la lanci wehr, M per i cacci!tori tirolesi a cavallo e 119 per lo squadrone dalmata. d) Le spese relati ve alle esercitazion i periodiche dolio landwebr vengono aumenLate di circn 35000 fiorini; aumento dovuto in parte al nrnggior numero di uom ini chiamati a dotte manovro e in parte alla maggiore durata di esse. e) Si nota infine uu leggero aumento di effettivo, e quindi di spesa, nel magazzino centralo d'equ ipaggiamento a Vienna. · A.I B ilancio strao·rclinario Ugurano 25000 fiori ni occorrenti per com· plotare la dota1.ione di ogge'tti d'arreda mento e di equipaggia monto dol1'820 battaglione di landwehr recentemente formato. Una parte delle sommo necessarie a qnest'uopo venne già vot~ta negli anui precedenti . Gli effettivi della landwehr pel •I 886 sono fissati come segue: Quadri permanenti. ufllciali
uomini
cavalli
di t ruppa
)linistero. Comandi superiori Comandi di landwehr e della diresa del Tirolo . Fanteria . Cavalleria Stabilimenti
26 6
67 ' 602. 38 •I O
Totali
7.i,9
15 ,t5
7 3112 436
52 2·16 528
40 3660
8'.26
È infine st~1bi lit.o che 10538 reclu te ricevano quest'anno un'ist;·uzione di 8 settimane, nella fauteria, e 96 reclute tirolesi ricevano un'istruzione di 3 mesi nella cavalleria o nell'artiglieria. OItracciò saranno chiamati alle manovro periodiche 1216 urficiali e 47743 uomini di truppa . La durata di queste manovre sn ri• di r~ settimane per la landwehr dei paesi austriaci propriamente deui e di 3 settimane por quella del Tirolo.
9° /Jilanc'io della landweM ungherese.
Il bilancio della landwehr ungherese comprende tre parti: crediti ordinari, crediti straordinari, pensioni. La somma totale di speso autorizzate .ammonta a fi orini 835986•1; cosìsnùclivisa: crediti ordinari fiorini 7651819; crediti straordinari 404"000, pensioni 322582. I c1 pitoli ciel bilnncio ordinario sono 112. CAPITOLO I. Animùi·istra,:ione centrale. - Comprende il gabinetto del ministro, e la divisione speciale di contabilità. · Lo spese relative a questo capitolo (personale, nrnteria le, mauutenzione, ecc . e()c.), s'ele\•ano a fi.orini .29.f.295. Il personale è civile e militare. CA1'1TOLO Il. Stab·ililinent'i, degl'i, honwed. - Tribunale superiore, fiorini 4000. Magazziuo cenLrale di arredamento, fiorini 19892. Commissione d'armamenLo, fiorini 1666/._ Accademia Ludovica, fiorini 3004'96 . Quest'accademia venne recentemente istitu itn allo scopo di fo rm:ire uffi ciali pei quadri permanenti e por quelli non permanenti . In massi ma, ila durata degli studi per gli aspiranti al brevouo di ufficiale nei quadri permauenti è di quattro anni. Ogni anno di corso conta 60 allievi . Oltre .ai quattro corsi ordinari, vo ne sono dne cosidetti di perfezionamento, per gli aspiranti al grado di ufficiale superiore. I corsi per gli urfrciali dei quadri non permanenti comprendono il corso ·dei volontari di un anno eil corso degli aspiranti ufficiali in dotti quadri. ,Fanno parto di quest'ultimo 100 allievi, dei quali 25 sergenti maggiori, 2o sorgenti, 25 caporali o 25 soldn ti scelti. C.\PtTOLO Hl. Spese cli rwisione delle reclute. - Queste spese ammootauo a 35000 fìo1·in1'.; dei quali 20000 per i paesi ungheresi e •I 5000 1per quelli croati . CAPITOLO IV . Comando supe,1·1:ore clegli hon1Jed. - Esso è costiLuito: da un generale feldmaresciallo, da un generale sup plente, da un colonnflllo e un tenente colonnello di fa nteria, da 1111 capitano di fanteria e due ·di cavalleri:i, da un maggioro contabile, da un auditore di guerra. In tuW> 9 urfìciali. Le spese cli questo capitolo ascendono a fiorini 08666. CAPITOLO V. Comcinclo dea d•istretti d;i, landwehr. - Somma richiesta .fiorini 230392 . Il comando del distreuo in tempo di pace corrisponde a un conrnndo di di vi&ione eia formarsi in tempo di guerra. I genera! i posti a capi:> delle ci rcoscrizioni distreLLuali hanno il comando delle divisioni di ,Jandwehr e l:i sor veglianza della cavalleria hon ved stanziata nella loro cir· ,coscrizione. CArtTOLO VI. Corp·i di triippa. - Questo capitolo si suddivide io tre rtitoli : quadro permonente; quadro non perm:meute; scuole cli honved.
ESTER A
540
RIVISTA
T'itolo 1• - Il quadro permanente comprende: a) Comand;i, di brigata. - Somma assegnata ·I ·1i1960 fiorfoi . te· brigate sono 14, le comandaR.o 7 maggiori generali e 7 colonnelli di fan teria; ,,i sono addetti 14 tenenti di fanteria e 14 sottufficiali . In tutto 28. ufflciali, ..\.O uomi ni di truppa e 70 caval li ; b) Comand1i d·i mez.ze br'i,gate e d·i battagl:ioni. - Somma assegnata, 1355670 fiorini . . Per gli stati maggiori di mezze brigate o reggimenti, il personale in i1,fficial i comprende : 9 colonnelli e 19 tenenti colonnelli comandanti le mezze brigate, 2.8 tenenti aiutanti di reggimento, 2.8 ufficiali di controllo, e 28 d'amministrazioné. Per gli stati maggiori di battagl ione: 4 tenenti colonnèlli, 60 maggiori e 2.8 ,:apitani di 1a classe comandanti i 92. battaglioni; più 92 tenenti o sottotenen ti niu tanti, 92 ufficia li d'amministrnzione, 75 medici (di cui 2. maggiori, 53 capit:m i, 2.0 tenenti). Il numero, degli uomini di truppa ammon ta a 10,Hi. Effettivo totale: 473 ufficiali, 104:5 nomini di truppa, 68 cavalli . c) Compag1rie. - Som ma assegnata lìori ni 2582741. Effettivo previsto: ·119 capitani (30 montati), ·134 tenenti, 350 sottotenenti, 92 cadetti supplenti ufficial i, 92. sergenti maggiori, 92 sergenti con tabili, 368 sergenti, 552. caporali, 18,1 scelti, 3680 soldati semplici, 92 tamburini, 92. trombettieri, 62.3 ordinanze. Effettivo totale 623 ufficiali,, 5867 uomini di truppa; 30 cavall i. d) Eccedenze di efTetti'Do . - Somma assegnata 40116117 fiorini. Su questa somma vengono pagati gli uftic;iali e uomini di truppa di staccati presso l'amministrazione centrale, n~gii stabilimenti, ai comandi> distrettuali ed altrove. · e) Istruzione delle 1·ectiite. - 266090 fiorini. f) Gua.r d·ia della corona. - Fiorin i 76629. g) Credù·i per la cavaller,ia. - I credili assegnati per la ca valIeria del quadro per manente sono i seguenti: Ispettorato dell'arma <~ comando di due briga te, 33350 fiorin i. Statimaggiori di reggimento e di di visione, fiorini 256 178. Squadroni, fiori ni, H 46053 . Sezione di rimonta, fio rini ·122806. L'effettivo permanente della cavalleria è di 176 ufficial i, 194,1 uomini di truppa e 1601 cavalli. · Titolo II. - Sotto i I titolo di quadro non permanente figurauo le spesepreviste per gli esercizi e manovre di 35 giorni per gli honved, che hanno già ricevuta una prima istruzione. Quest'anno i chiamati a tali esercizi, per la fanteria, ammontano a 9 15, ufficia li e 37368 uom ini di trnppa; per la cava lleria, n -1'.zO ufficiali e 5290, uomini di trnppa con 5835 cavall i. · 1
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Titolo III. - Scuole. - Ol tre l'accademia Ludovica, consider:-ita come.. stabìlimento speciale, e ìe cui spese sono segnate in uu capi tolo precedente, moltissime al tre scuolee~istono per l'istruzione della milizia honvecl presso · Je sedi di batwglione, di reggimento e_d! brigata; co~e_rure e~1sto~o ~tabilimenti autonomi aventi per scopo cl, lormare uffkia lt e sott uffic1al1.. H· bilancio assegna a queste scuo le la somma di 308500 fiori ni. . . . Per la fan teria soltanto vi sono 9z scuole di battaglione per gh aspiranti sottufficiali, 7 scuole di briga ta, pure per aspiranti sottufficiali, 7 scuole di battaglione per completare l'istruzione de: quadri ed_ a_bituarli al!e_m~novre di battaglione, 14 scuole di brigata per .tambumm e·trombett1e~1;· altre ,i 4 per port.aferiti e 14 per ponlieri; ·7 scuole di di:;tretto per aspi ranti sottnffiçiali; infine una scuola di gendarmeria da campagna. Presso i re<mimenti di cavalleria si trovano 1 Oscuole di aspiranti sot• Oc> I I tufficiali, ·1 O di trombettieri e 2 di pontieri ; vi è inoltre la scuo a centra e· di cavalleria destinata a completllre l'istruzione degli ufficiali , alla quale · sono annesse una scuola di pontieri e tre corsi di veterinaria. CAPJTOLO VII . Gendarmeria. - La gendarmeria in Austria dipende dal ministero dell'iuterno; ma il ministero hon ved lt a una sezione specialedi gendarmeria, le cui spese sono a carico di esso . Somma assegnata fiorini 10450 . . CAPI TOLO VIII. Corpo dell'a.ud·itorato. - È composto di 31 membri• ripartiti fra il ministero, i comandi superiori e distrettuali, l'accademia Ludovica, ecc. · · CAPITOLO IX. Intendenza. - Gli intendenti del la landwehr ungherese · sono 29; i cinque più elevati in grado sono addetti al ministero della difesa nazionale, e gli altri fanno parte dei comand i distrettuali. CAPITOLO X. lmpiegati del controllo. - Questo per$Onale forma una divisione speciale al ministero e con ta 59 im piega ti. CAPITOLO X. Picizze gratuite negl-i stabilimenti ed1tcativi della land-· wehr, fiorini 6 1800. · CAPITOLO XII. Pensioni. - Somma assegnata 322582 fiorini. Bilancio straord!inario. - Esso presenta una diminuzione sensibile· su quello del l'ànno precedente, comprende solo quattro :irti coli: 1° Fond·.i per la società cli soccorso degli bonved, fio rini 80000; 2~ Compra d1 c~r~ tuccie destinate :i completare l',1pprovvigionamento di guerra, fiorim· ,12.0000, quinta ed ultima rata di una somma di 600000 fiori ni; 3° Compra. di carabine per la cavalleria, fiori ni 89000; uguale somma venne desti-· nata allo stesso scopo nel ,1885; (t. 0 Acquisto cli oggetti di equipaggiamento fiori ni H 5000, seconda rata della somma di fiorin i 460000 destinati a. ta l uopo . 1
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54-3
Rl\'ISTA
ESTEltA
Riassunto.
I. Organfazazione .
Le forze in ufficiali, truppa e cava lli che figurano sul bilancio della ·. guerra pel ,1886 (non com presa la gendarmeria e gl'inva lidi) sono le se, guen1i:
Prima di L1ri;i ad esa minare i particolari dell'org,1 nizzazionc dcll'cs<!l'Cito germanico , non sarà privo di interesse invest;ga re le cause della sua preminenza su tutti gli altri eserdti; preminenza che non può ess,!re posta in · dubbio, ancorchè non sia numericamente il maggiore. Di certi) esse non devono r icercarsi nell'istinto battagliero dei tedeschi, i quali noi siamo abituati a rigunrdore i;omo len ti e pacifici e il i;ui carattere filosofi co è meno inclinato alle nrrischialc avventure del campo di battaglia di quello che non sia il temperamento impetuoso degli italiani e dei frnn cesi . .\'ell a guerra moderna, per altro, il risultalo è meno dipendente da fotti d'arm~ eci;ezionali, 1:he dnlla perfezione dell e norme che mettono un condottiero nel caso di poter fare assegnamento su 1le proprie schiere, in modo di averle sottomano in buon asseuo a tempo e luogo; nel che appunto i tedeschi riescono superiori a tutti. )1a ciò non basta; il soldato tedesco luugi dall 'essere soltanto parte di una grande macchina che arrisce con esaltezza meravigliosa, è intelligente ed istruito; e in lui vi è '1~1alche cosa c'l1c alla vo<.:c del dovere lo rende capace di :itti eroii;i quali m:ii possano essere ricordati negli annali della storia militare, per la salute di qnel l:i patria che egli dilige co n affezione quasi romanze;;ca . Ta le è il ma teriale di cni si compone l'e;,ercito germanico e 11oi vedremo in nppresso con quale sorprendente sngacità si sia sapu to farne te!ioro. Nella soluzione dei problem i mili tari i tedeschi hannoc-0mmosso ben pochi errori e questo deve seuzn alcun dubbio attribuirsi al fatto che l'esercito dispone delle migliori intelligenze della n:izione. Difatti, mentre nella pluralità degli altri Stati, i giovani di maggiore levatura vengono attratti d,11la ~rriera politica, diplomatica, o legale, lasciando ai meno di stinti il còmpito di riempire i quadri dell'esercito, in Germania avviene tuuo il contrario . Q11ivi, oltrechè l'eser1:ito è tenuto in maggiore i;oosiderazione che non le altre professioni, i compensi che offre sono tali, per cui una parte assai grande degli uomini più abili del paese, entrandovi tempornriamente. vi rimangono. Sviliippo clclt.'e.~ercito germanico. -L'eseri;ito gcrma11 i<.: o d'oggidì può essere considerato come un 'isti tuzione' relativamente moderna; perocchè, sebbene erede dello gloriose tradizioni dell'esen:ito di Federico il Grande, la sua costi tuzione fu sì r:idit:almente cangitlla sul print:ipio del se('olo, che poi nostro assunto non 01:corre di rifart:i più iu lii della restaurazione che tenne dietro alla disastrosa campagna del 1806-'7. In quel tempo la Prussia era s tata ridotta a tali sw,tte da doversi sottomettere a qualunque patto; e Napo-
UfOciali Uomini Cavalli e impiP,gati di truppa
Rilancio ordionrio della guerra N. ·I 59,\.2 250293 5i:>901 Bi lancio str1101·tlinario della guerra » 179 25 )> Bilancio stra,irdinario pel corpo di occupazione della Oosnia- Erzegovina. » 4-25 n67 -1870 Bilancio dell'amministrazione della BosniaErzegovina )) 6/a. 1356 (z l~ Bilancio della landwehr cisleitan. » 7~9 3660 826 Bilancio degli hQoved . » ,f 600 I 0,i.00 2300 1
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Totali.
N. 18959 269001 6092 ·I
GERMANIA
L'ESERCITO GERMANICO NEL 1886,
Riprod uciamoquasiintegralmente dal N'. 433delJoiwnalo{theRoyal United err,ice 1nstitution questa monografia del maggiore J. S. Roth wel l inglese, professore di nmministrazione militare nel colleoio · dell'artigl ieria . 0 ,di stnto maggiore; monografia la r1uale senza essere estesa come lc 'Lnhelle wmpilate dal 11ostro Stillo )foggiore, ne <.:ontiene però tutti i dati pitì · importanti, t.landoòe le ragioni. Essa è divisa in dodici capitoli , i;be trnuano i seguenti argomenti: organizzazione; fanteria ; ca~·alleria; artiglieria; pionieri e ferrovieri; treno e dipartimenti; reclutamento; mohiliwziooe; · esercito sul piede di guerra; corredo, equipaggiamento ed armi; uffi1:iul i; • dist:iplina militare.
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' 545
ESTERA RI VISTA
leone, colla convenzione di Parigi del ,t808, decretava cl1e per 10 anni ·l'esercito permanente prussiano non dovesse superare 4.'2000 nomini, tutte ,le armi comprese, e che la milizia non potesse radunarsi. A rnle era stato ridotto verso la fine dt!l 1808 quel l'esercito, che allo -scoppiare della guerra nel 1806 con tava 250000 uomini e che credevasi così di aver ridotto all' impotenza. Quasi immediatamente però venne istituita una commissione mil itare, -composta degli uomini più valenti che si potessero scngliere; quali Sclrnrnhorst, Gneisenau e Clàusewitz, Ja quale raccomandò l'adozione di un sistema per cui le restrizioni di Napoleone furono rese i Il uso rie. Il pi ano - adot.tato dal re, dietro consiglio di siffa tta comm issione, f'u di rilasciare tntti i soldati non appena avessero ,;ompiuta la propria istruzione e di chia.mare immediatamente altrettante reclute, le quali a loro volta venissero congeda te tostochè addestrnte. In questo modo l'esercito diventò nè più, nè meno di uua, grande scuola milita re, e quantunque non si eccedesse . ma i il numero dì 42000 uomini, si fu io grnrlo ogni anno di rinviare a cnsa :20000 soldati ben istruiti, i qu:ili al la prima occasione potevano essere ... rich iamati sotto le bandiere. Sul principi o del ! 8'13 la land webr ebbe per la prima volta.un'organizzazione definita, e così le forze mili tari del paese s·accrebbero nomina lmente di ,109 mi la uomini. Nel frattempo il metodo d'istruzione iniziato, detto sistema Kriim per, era già ,lato prov3to p~r quattro ::i nni, cosicdi è quando · le ostilita furono riprese, la Prussia si trovò sottomano ,130000 uomi.ni di ~truppe regohiri, oltre la landwehr testè accennata . Co:-ì essa trovavasi ·. in condizioni ben differen ti dn quell e in cui avev:i creduto di metterla Napoleomi, e siccome la potenza di quest'ultimo andnva declinando, così i "lavori di organizzazione furono spinti con alacri tà anche durante la guerra . Alla fine della cam pagna del 1814 non si perdette tempo nel dar corso ai n:iiglioramenti progetta ti, e le forw prussiane, fa tte poche modifica. zioni, si trovnrono fin d'allora organ izzate com è lo sono attua lmente. Il princi pio del servizio obbligatorio gBnera le venne accenato e per eyirnrc l'ingente $pesa che avrebbe cagionato il trattenere tanti uomini sotto le . armi in tempo di pace, ogni unità fu ridotta al puronecessario per il mantenirnento dei quadri, riserbandosi _di porrarle al loro sviluppo complèto • in taso di guerra col richiamo delle classi in congedo. L'esercito fu diviso io tre parti principali : l'esei-cito permanente, la landwehr e il laudsturn; . L'eserci to perma nente si cornpornwa degl i uo1mini sotto le bandiere e di quelli in riserva ; la landwebrd ividevasi in due sezioni, dette 1° e 2° bando, composti tuùi di uom'iui che avevano già ser·· vito nell'esercito sta nziale; il landsturm fì ual;nente abbracciava tutti gli 1
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rndividu i capaci di portare le arm i non arrolati negli nltri due rami. L'obbli ..,o u del ser vizio mili tare . si estendeva dai ·I 1 ai t9 anni , cosicchè. ogni in. dividuo abile trova vasi, dnrante questo periodo di sua vita, reg1Hrato m qualcuna delle tre parti dell'esercito. In circostanze ordinarie un uomo appnrteneva all'esercito perm:mente <lni 20 ai 25 anni, ma ne passa va 3 sotto le lrnndiere e 2 in riserva. Entrava q uindi nella 1 a sezione del la landwebr e vi rimaneva! anni, cioè f( ~o ?i.3t allora per nitri 7 anni faceva parte della secon<la e hn(dmente dai 39 a1 .~9 ~ra registrato fra i membri del land!-turm. A questo per altro erano devoluti tutti ..,li tHlmini dai .J7 ai 20 anni e in esso rimanevano fino nif~9 anni tutti coloro ~he per un motivo qnalunqne non fossero assorbiti dagli nitri due rami dell'esercito. Col la legge del ,J 8H il numero dei giovan i chiamati n riempire le file del l'esercito era annualmente di 4-0000; ma di mano in mano che la popolazione r1ndò crr.scondo, anche questo numero fu aumen tato e ciò in omaggio al principio che tutta la popo lazione mascolina raggiuugeu~e l'età mililare dovesse passare per le file dell'esercito . Per altro un vero incremento in questo se•1so noo ebbe luogo che nel 1860, allorchè per legge fu portato il contingente a 60000 uomini , nel mentre stesso che si metteva~o innanzi impo rtnnt.i proposte di cangiamenti nell'organizzazione. In s~gmto a ciò, qualche anno dopo, mnlgrado le serie opposizioni incontrate, 11 servizio permanen te e di riserva fu portato da5a 7 anni e quel lo della landwehr ridotto a 112 , e cioè 5 nel la prima e 7 nella seconda sezione. Fatte poche eccezioui, questo è il sistema che vige tutt~via io P1:t~ssia, e degno di nota si è che nel periodo di 72 anni una sola m1~nra d1 n lor ma impor tante vi fu introdotta . La fermezza cb e per ta l modo s1 venne a dar~ alle istitnzioni militari obbe im portant.issimi effetti, e non ultuno quello di aver condoLto il soldato o-ermanico nel convincimento della stabilità della . propria posi zione e del ris petto che mai sr.mpre verrà portato alle proprie tradizioni. Durante i 50 anni che seguirono la pace del ,t 8 15, la Francia si ntteggiò sempre innanzi al mondo come la prima nazione militare di Europa; e in questo frattempo, mentre si mettevaùo in derisione le rnan~vre alquant~ lente e metod iche dei tedeschi , come antiqu3te e uon rispondenti ai priocipi moderni della scienza militare, la forza numerica dell'eserci to prussiano non or3 al'tt'esì ta le da las<~iar credere che pot~sse far tes ta al leinasse preponderanti delle altre grandi potenze. h1sulta L1della campagn~ del 66 ))er alLro, bastarono a convincere tutti coloro che era~o capa~1 ~h un ponderato giudir,i o, che quell'esercito , e: a qu~ lche cos~ dr b~n _<l1llerente da quanto lo si soleva credere, e che I suo1 successi, am;iche alla 1
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RIVI STA
superiorità del fucile ad ago, si dovevano alla sua perfer.ioue orgauica ed alla cura che in tempo di pace si avel'a avuto nel completare tnlli i rami cli servizio. Il cam!Jiamento più importante che tenne clietr9 alla camp:igna del 66 fu quello di limitare il servizio della landwehr a soli 5 anni. All'infuori di questo nulla fu cambiato da 20 :in ni in qua, e tutto il meccanismo si fon da ancora nei suoi importanti particolari ·sull'operato della i;omrnissione convocatn nel 4808. Ciò premesso, veniano ora a considerare quale ne si:i l'organizzazione. Il pri ncipio seguito a questo proposito sì è quello che noi chiamiamo terri tor'iale; vale a dire quello di rnanteuere uno. certa connessione f'rn una d:ita provi ncia, o un dato distretto, ed una determ ina ta frazi one dell'eserciLO. Organizzazione dei corpi d'esercito . - Lograndi proYincie, e i rea mi in cui è diviso l'impero germanico hanno ogn uno il proprio corpo d'armata; ma ciascuno di questi è armato, equi paggiato, e organizzato ad un modo, e tuui indistintamente sono sottoposti al coma ndo ddl'imperatore. I corpi formanti l'esercito prussia no in p11incipio del secolo erano i seguenti: La guardia, senz11 distretto speciale; I corpo, Prussia; II, Po mernnia; III, Braudenburg; lV, Sassonia; V, Poseo e Slesia; VI, Slesia; VII, Vestfa lia e Reno; VIII, Reno. Dopo il 1866, quando la Prussia si pose in luogo del l'Austria alla testa deliri confederazione Germanica, furono aggiunti treunovi corpi , cioè: il IX, Schleswig-Holsteiu ; il X, Rannover e l'XI, Assia Casse!; oltre di che entrò pure a rame parte la Divisione del Granducato d'Assia, la quale fu sem pre lnsciata isolata . Poco prima della guerra colla Fr:mcia l'esercito fn accresciuto ancora dalle forze della Sassonia, le quali vennero a cosLituire il XII corpo. Le trup pe del Wurternberg e del Baden, che presero parte alla guerra contro la J?rnncia, formano.att.ualmente il XIII e il XIV corpo e l'Alsazia e la Loren:, sono presidi.i te dal X V, il quale è formato da uu ità di fanteria e di cavalleria distnccate da tutti gli altri corpi, ad eccezione della Guardia. Questi ,16 corpi, colla divisione Assiana, souo rinforzati dai due corpi della l3aviera , i quali, sebbene orgnnizzati sugli stessi principì, son o numerati a parte in I O e 2° corpo Baviera.
54-7
E STERA
Tabella dei corpi d'armata dell'esercito german1:co. Corpo d'armata _
I
Provincia
)) )) Guardin I Prussia II Pomerania III Brandeburg Sassonia IV Posen V Slesia VI Westphalia VII VIII Rhenisb Sleswig-Holstein IX Hanover X
Xl
XII
Assia Casse! Sassonia
Xlll XIV
Wnrtemberg Baden xv Alsazia e Lorena ..I Baviera Sud-Baviera II Baviera Nord- Baviera -Divisione Assia Assiana
I
Quartier gen e rale
I
Berlino Konigsberg Stettin Berlino Magdeburg Po~en 1 Breslau I Munster Coblenz Altona Hanover
l
Cassai Dresda Stuttgard Carlsruhe Strasburgo Monaco Wurzburg Darmstadt
Comandanti
Gen. von Pape Ten. gen. von Kleist Geu. von Dannenberg Ten. geo. von Wartensleben Geu . von Blumenthal Geo. Vl)D Stiehle Ten. gen. von Wichmanu Geo . von Witzendorf Ten . gen. Yon Loe Gen. von Tresckow Generale principe Alberto di Prussia Gen. von Sch lotheim Geo. principe Giorgio di Sassonia Geo. von Schachtmeyer Gen. von Obernitz Teo. gen. von Heuduck Geo. von Horn Geu. von Or!I Ten. Gen. Principe Enrico d'Assia
La composizione di tutti questi corpi è simile, sebbene uon assolutamente identica. Ciascuno comprende 2 divisioni di fanteria e un battaglione cacciatori, con una forza di cavalleria variabile da 20 a 40 squadroni, attaccati di solito alle divisioni di fanteria, ,19 batterie, un certo numero di compagnie da fortezza , un battaglione del genio ed uno del treno. La seguente tabella rappresenta la distribuzione delle truppe nei vari corpi in tempo di pace.
36 -
ANNO XXXI, VOL. Il.
5li-8
RI VISTA
CORP I
27 30
Guardia.
I
27
.JI .III LV V Vl
24 2427 27 27
..
VII 'VIIJ.' • . ,IX . .
..
-
X XI
xu
'X[ll. X[V .
xv
I Ga v. lI id. Di v.assiana . 11.'otale.
2424 24-
27 30 2·1
~M-
27 27 30
8
8
30 30 20 25 2a 20 20 20 25
20
20 20 25 25 10
8
8 8 8
8 8
-8 8 8 ,8 8
3 3 3 3 3 3 3 3 8 3
3 3 2
8 2
8
8
8
1
5
8
•1 ·1
8
1
46
•I
1
8
1
4
1
8 8
1 1
8 .8
·I
·1
8 8
•I 1
8
·1 ., •I
8 8
1 1
8
1
4
8
1
8
•I
1 1 1 :I •I
·1 1 1 1 1 4
10 2
1
8
8 8-
8
8
•I
8 8
2 2
8 8 8
3 3 1
8 8
6
30
8
4 7
35
48 8 8
1
·I ·1
1 1 1 1
!J 1 - - - -- -,- - - 42
4-
4-83 335 14-'8
549 •-coscritt-0 come se costituisse l'esercito di qualche St.ato minore, cosicchè i ,preparativi per enLrare in campagna possono compiersi simultaneamente, ,senza che ne avvenga il più piccolo urto. Que:;to principio di rliscentramen to è stato appticato in modo e-0sì generale, cbe una volta ricevutì gli ·ordini, ogni comandante di corpo è in grado di procedere immediatamente ·.alln loro esecuzione, senza ricorrere al quartiere generalo imperia le. Lo stesso pri ncipio vn le per le unità minori, Ì comandanti delle Cf1Uali -sono rosi per quanto è possibile indipendenti e messi in grado di completare tuui i preparativi non sì tosto loro pervenga l'ordine di mobilita1.ZJOne. Lamdwehr. - 0gni comandante di corpo armataha sotto i propri ordini le varie uni1à di landwehr che fanno parte del distreuo. In tempo di pace le unità nei ruoli delle qua li sono inscritti i nomi degli individui che •vi appa rtengono, non souo costituiti in corpi militari , solo conservandosi i quadri° dei hattaglioui di fanteria {il). Per la c:ivalleria e per l'artiglieiria i quadri si formano sohanto al rompersi delle ostilità. .Due 1battagliooi di la udwehr corrispondono a ciascun reggimento d,i fan·t.eria, cosicd1è il numero ùi battaglioni pei quali sono mantenuti i quadri rin tempo di pace somma a 300. Se la regola fosse seguita strettamente ,questo numero dovrebbe essere di 32.t, ma in occasione dei recenti am•pliameuti, ;J'org-aJlizzaziono adotta_ta noi \iecchi corpi non fu così rigorosa. .Per altro, in seguito a certi cambiamenti fatti nel 1881, il numero dei battaglioni di landwehr andrà gradatamente crescendo a partire dal 1888 ,e nel •1893 arriverà a 328. La fa nteria élella lnndwehr, quando richiesta :di servizio attivo, si forma in reggimenti,.hrigate e divisioni di riserva . La cavalleria della landwebr in tempo di gnarra dovrebbe comporsi di :24- reggimenti di riserva e di 50 squ:idroni appiedati e l'artiglieria do,·vrebbe fo rmare 55 bauerie. Queste truppe souo di s0lito attaccate alle di•visioni di -riserva; ma possono anche venir adoperate altrove. Landsturm. - Il landsturm non ha organizzazione prestabilita nè in ipace, nè in guerra. Ess0 è, per così dire, ,una lista di tutti quegl i :1bitanti, -che avendo l'età e la costituzione per servire. non appartengono- ad alcuna parte dell'esercito. Solo nel caso che l'esist.enza della Gtlrmania versasse in grnve pericolo, si fa appello a que~te forze; e quando una tale emer ·genza dovesse sorgere, gli uomini del landsturm servi rebbero a riempire i vani della fandwehr, o a costit)lire reggimenti improvvisati per la difesa del paese. ESTEllA
4-6 •I 4-6 20 J 26 130 124-
- ; i/
4
•I 9 18l/ 4
'A'll'i-nfuori di qnelle dena guardia e dei corpi bavaresi, le divisioni sono •numerate,tutte insieme, cominciando d~l primo corpo in avanLi. Siccome ,però la divisione assiana prende il numero 25, ne vienoche dalXIIIcorpo 'in su la numerazione comincia col 26 e finisce col 31. Anche le brigate sono enumerate neno stt>sso modll dal1'1 al 62\ Come vedesi dalla tabella da La , ad eccezione della guardia e•dei corpi I , XII e XV, la cavalleria in 'tempo di pace anzichè esser formata in divisioni in dip~ndenti, fa parte delle divisioni di fanteria. In tempo di guerra tutta la cavalleria viene formata in divisioni a sè, lasciando solo un re.ggimento a ciascuna divi:1ione di .fanteria. Tolto questo, l'esercito entra in campagna senza alterare l'ordinamento ora esposto. In nesguna circostanza un corpo d'armata può dipendere d11 un altro, o da qualche stabilimento pesto al di fuori della propria provincia p_er fa provvista di checchessia. Qgni corpo<è praticamente indipendente e c1r-
1
(Il Gli uomini appartenenti a questi battaglioni possono essere chiamati per 2 volte .ad un corso d'istruzione di 2 settimane.
ESTERA
550
RIVJSTA
Il capi1ano ha cavallo con diritto ad una razione di foraggio in pace e due in guerra. L'alfiere è candidato ufficiale, piglia posto dopo il sergente maggiore e il vice-sergente maggiore o generalmente è armato di . fuci le. Superati gli esa mi pel grado di ufficiale, allora vien arm:ito di spada e piglia post.o al di sopra dei predetti sotturtìciali. Ciascuno dei 4, sergenti è iucaric.~Lo di una sezione; od essi, come gli .altri senza comando, sono armati di fuci le, cosicchè ogni compagnia sul piede di guerra è provvista di 2-i-3 o 2H fucili, a seconda che l'olfiere ha , o non ha superato gli esami. 01\i 257 iudividui che formano la compagnia, tutti souo comba ttenti, ~"Id eccezione degli infermieri e dei soldati del treno; tuttavia nelle file vi sono .i, uomini addestrati nel trasporto di feriti, i quali sebbene armati -di fucile, non pigliauo parte al ~omba1Limon10 e stanno a disposizione dell'ufficial e modicO'. Stato maggiore lli battaglione. - Un ba ttagl ione oltre le t~ compagnie, già mentovate, comprende: ~
II. Fanteria. La fanteria delJ' esercito permanente è composia di 16·1 reggimenti fr& guardia e linea , e di 20 battaglioni di cacciatori. I reggimenti , sia della guardia che di linea, sono distinti in granatieri, e lanteria o fuci lieri; ma queste distinzioni non hanno più alcunl\ significazione militare, incombendo a ciascuno gli stessi obbligbi. La guardia comprende 9 reggimenti, cioè.: 4- dell:i guardia a piedi, i di granatieri della guardia, ed 1 di fucilì eri della guardia . Nella linea, oltre quelli di fanteria propriamente detti, vi sono 19 reg• gimenti di granatieri e 13 di fuci lieri . Ogni reggimento è composto di 3 battaglioni, di cui uno piglia sempre la denominazione di f'ttciUeri e gli altri due quella di granatieri, se :ippartengono alla gu:irdia e di moschettieri se alla linea . · I battaglioni fucilieri vengono usati come fanteri:i leggera, mentre gli altri due valgono per il servizio generale. Tutti i battaglioni, per altro, sono egualmentAcostituiti; ognuno essendo composto di 4, compagnie, le quali non sono num erate per battaglione, ma complessivamente dal1'1 al 12.. Compagnia. - La composizione della compagnia in pace e in guerra è la seguente: Capit.ino 1° tenente 2° tenente Sergente maggiore (Feldwebel) Vice-sergente maggiore AlfìP-re (Portepée Fahnrich) Sergenti Sottufficiali senza comando . C:iporali Sold ati . Tamburi Trombettieri Aiutanti d'ospedale Soldati del treno Operai .. Total e
in pace
in gueml
1 1 2 1 ·1 1
1 1 3
•
1
,i.
,i.
7
13
13
2~ 202 2
406 2
2
2 1
3 U.5
in pace
Maggiore . Aiutante maggiore (tenente) Medico . Pagatore 'Scrivano Tamburo maggiore Armaiuolo. ·Soldati del treno Vivandieri .
in guerra
1 ,f
•I
2
2
1
,1
1 4 4 16
Totale 28 8 11 comandante di battagl ione ha diritto a due razion i di foraggio in tempo di pace ed a tre in tempo di guerra; l'aiutante rispettivament.e ad una e due; il medico 13 l'ufficiale pagatore ad una sola in guerr:i. Nel primo c.'lso pertanto i cavalli dello stato maggiore del battaglione sono 3, nel secGodo 8. In pace nessun carro segue il bauaglione, ma in guerra ve ne sono 9, cioè: uno a 6 cavalli, per munizioni; uno a ~. pel baga~lio di bauag·lione; quattro a 2, pel baga~lio delle compagnie; nno a 2, per medicinali , e due a '2, per i vivandieri ('I ). Mentre pertanto la forza completa del bauaglione ammonta in pace a 588 uomini e 7 cavalli da sAlla, in guerra vien portata a •I 056 uomini (tutto compreso), con rn cavalli da (l) In tempo di paco tutti C{uesti stanno 1>resso il comando del reggiment<.'•
257
4
RlVIST:A
ESTERA
sella, 2.4 da tiro e 9 veicoli. Ogni battaglione porta una bandiera, eccet-tuati quelli del 108° reggimento s'<lssone. Stato maggiore di 1·eggimento. - Questo è composto come segue: in pacè
Comandante Direttore dèì conti Capitano sopranumerarfo Aiutante maggiore Medico maggiore . Scrivano Musicanti Soldati del treno
,j
1 1
in guerra,
,
,,
,
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1
10
1o, T, "-"'~ 9
Il comandante ha diritto a tre razioni di foraggio in pace e a cinqiie in, guerra; il direttore dei conti e l'aiutante maggiore a due in pace e a trein guerra; il medico maggiore a due in guerra . Si hanno così 8 càval!ì, nel primo e 13 nel secondo caso. Allo sta to maggiore di reggimento è addetto un solo carro a 2. cavall i;: cosicchè la forza completa di un reggimento, tutti i gradi compresi, è dii 1780 uomini e 29 cavalli da sella in tempo di pace, e di 3 190 uomini,. 61 cavalli da sella, 74 da tiro e 28 veicoli in guerra. A comporre la banda musicale, la quale è sol itamente di 42 individui,. oltre i ·f Ogià segnati si fanno concorrere due o tre 1.wmini di 011ni compagnia, i quali per altro sono noverati fra i combattenti. è> Alle munizioni ed ai viveri ecco come vien provvisto. Ogni soldato porta 80 cartucce, di cui 40 in due giberne attact:ate al cinturino e due· pacchetti di 20 ciascuno, entro una tasca applicata da ambo i foti dello, zaino. Altre 12. cartucce sono portate dal carro di compagnia, e 2.0 dal carro ·di batt~gl ione; per cui in totale nel reggimento trovans•. ·1 '12cartucc<t per uomo. Aggiungendo a queste le 60 trasport/lle dalla colonna di munizioni del corpo d'armata, che costituisce la prima riserva, si ha un to-· tale di ·172 colpi. Per quanto è possibile in campagna il vitto vien somministrato nel modo ordinario; ma per sopperire al caso di marce forzate straordinarie' o.,.ni ç), reggimento trae·seco provvisioni per tre giorni, dette «razioni di ferro », le quali non possono essere toccate che dietro ordine del generale comandante. Queste razioni sono trasportate in parte dagli uomini, in parte-dai carri ; ma esse devono sempre trovarsi colle truppe, come pure vi si devono trovare tre razioni d'avena per ogni cavallo da tiro. Cacciatori. - I battaglioni cacciatori non differiscono materialmente-
553
dagl.i .a ltri battaglioni di fanteria se non io questo, che, essendo rechitati fra le guardie e gl i abitanti forestali, si addicono di più a prestar servizio in terreni rliffìcili, ìu posti avanzati e dovunque occorra adoperare un battagliorie isolato. Essi non hanno ca rri ds munizion i da battaglione, ma 40 cartucce sono trasportate da i carri di compagnia; cosicchèogn i cacciatore ha direttamente sottomano 12.0 colpi. Addest1·a;mento delle 1·eclute di /'ante1vi,a. - Teoricamente ogni compagnia riceve lo stesso numero di reclute, ma siccome le perdite non sono costanti, così si procede in questo con un sistema di compensazione. In generale esse sommano circa al terzodell'effeui,,o della compagnia, ossia a i8 nomini, i quali arrivano di solito al principio di novembre, circa 4seltim:ine dopo la partenza dei riservisti . Le reclute ,;engono distribui te subito nelle camerate loro assegnate, ad ognuna delle quali è preposto un caporale, scelto perii mantenimento dell'ordine e per in5cgn11re loro i propri doveri . Le 4.8 reclute sono divise in tre squadre ed a ciascuna di queste sono addetti 3 o li ca porali . Ogni sqnadrad ipencledaun sottufficia le il quale coll'aiuto dei caporali le istruisce e vive più che può in mezzo a loro. La soi-veglianza di tutto il corso d'istruzione è devoluta ad un tenente, che parimenti a1sottnfficiàle, vien scelto dal capitano co me particolarmente iidatto a tale compito, sia per intelligenza, che per bontit di tempera mento e per fermezza. I l corso è regola to da norme che gli istruttori sono obbligati di seguire, ma uua volta irrvigilato che tali norme siano mantenute, il ca pitano non vi si d~ve frammettere di troppo. Qui , come in tanti altri ca.si, vige il prinçipio di non assegnare vernn compito ad ufficiale che non sia capace di soddisfarlo, ma una volta CC'minciara l'open1, q aesti è abbandonato al proprio criterio circa al modo di compierla, b~u sapendo egli che verrà gi udicato a seconda dei risultati. Al suo primo giungere la recluta è provvista di uniforme, la qua le se non è nuova, è però sempre pu litii e ben attillata, in modo da sviluppare nell'individuo un certo orgoglio pel proprio:ibbigliamento. Dal capo della camerata impara quindi il modo cli conservarla e di vestirla. Le esercitàzioni -vengono prolungate a poco a poco. Così, mentre nel la prima settimana la manovra dura soltanto 2 ore al mattino e 1 ora e mezzo al pomeriggio, nel la seconda settimana si aggiunge una mezz'ora n ciascuno dei due periodi e dopo la 4n setti mana ogni esercitazione dura 2 ore e mezzo. Le disposizi oni relati ve al corso d'istruzione sono lasciate interarnénte a discrezione del eapitano, il quale a sua volta lascia moludibertàd'aziooe • 1
RIVISTA
per ciò che riguarda i particolari al tenente istruttore. Così può accadere che le compagnie di uno stesso reggimento procedano per vie affatto diverse nell'addestramento delle proprie reclute, in quantochè akuni capitani incomincia no per esempio il maneggio delle armi al terzo giorno d'istruzione, mentre altri non le mettono loro nelle roani che assai più tardi. Conseguenza di questo sistema si è che nessun snperiore s'immischia mai nel procedimento tenuto dai varì capitani, bastando che al momento dell'istruzione questi presentino il loro personale addestrato secondo le prescrizioni. L'ispezio,!le ha luogo usualmente sui primi di marzo, per cui le reclute ha~n~ avuto da 12 a 1(I. settimane di tempo per istruirsi; periodo questo sulfic,ente per pretendere che abbiano imp:irato perfettamente tutti i movi men ti in ordine chiuso e in ordine sparso . Esse devono inoltre dar buona prova in ginnastica, nel maneggio delle armi, nel puntamento e nella scherma di baionetta, come pure nella conservazione delle armi, delle vesti e del corredo. Devono eonoscère tutte le chiamate di tromba ed a vere una nozione generale dei regolamenti militari. e degli articoli di guerra. Su quest'ultimo aspetto l'istruzione vien loro impartita durante le serate d'inverno dal teuen te stesso. · L'ispettore è il c,olonnello e l'esame severo che egli fa di ciascun indìviduo lo obbliga a spendere circa due ore per ogni compagnia. L'importanza che si attacca a questo esame è tanta, che bene spesso vi assiste il generale comandante il corpo d'armata e tutti gli ufficiali mettono il più vivo interesse nel rilevare il risultato dei diversi metodi adottati presso le varie compagnie. Il giorno dopo l'ispezione le reclute vengono incorporate nelle file della compagnia e da questo momento disimpegnano tutti i servizi come gli anziani. · Questa rapida trasformazione di reclute inesperte in soldati fatti , trova un validissimo appoggio nell'addestr2mento' militare che ogni giovane riceve nelle scuole, come anche nell'alto grado di educazione diffuso per tutta la nazione. Il tenente istruttore non si trova pertanto nel caso di dover p·erdere infruttuosamente il proprio tempo con individui stupi da mente ignoranti, ma può contare su reclute che banno ricevuto una buona istruzione elementare, preparate quindi a comprendere rapidamente quali siano i propri doveri come soldati. Porta ta così la compagnia al suo pieno effettivo di pace, cominciano le esercitazioni primaverili;e qui è da notarsi che durantequesta lunga serie di manovre l'istruzione dei giovani soldati è interrotta relativamente assai poco dai servizi di guardia e di fatica. 1
ESTERA
555
In media il soldato tedesco dorme •I O ad 11 notti nel proprio letto;· ed ooni sforzo è inteso a scemare per quanto possibile il numero deicomanl!) d. dati per ouardie o per servizì di fatica. Così dove si può fare a meno 1 sentinell: durante :I giorno, la vi si mette solo di notle, e le guardie d'onore alle porte dei palazzi sono ridotte compatibilmente al minimo. Sul principio della primavera gli uomini vengono esercitati in.mar~ di compagnia, nella costruzione di bivacchi e nel collocamento d1 posti avanzati. Le marce sono coronate da esercitazioni di compagnia, molto semplici, ma nelle qua li gli uomini vengono addestrati ad agire colla mas..:. sima prestezza a seconda degli ordini del capitano, siano questi in armonia conquanto insegnano i regolamenti, siano totalmente differenti. Con questo sistema di fare movimenti irregolari ed inaspeuati, la compagnia si rende estremamente maneggevole, e i so ldati imparano ad assecondare la voce o i segni del proprio capitano con precisione meccanica. Le esercitazioni di compagnia durano circa 6 settimane, dopo di che ha tuooo una seconda ispezione per parte ciel colonnello, il quale, se sodo . . I disfatto, ordina s'incomin1;ino gli esercizi di battaglione. Questi rnn no luooo tre volte la settimana per ci rca 4, settimane, e gli altri giorni sono dedicati ad esercizi di compagnia ed al tiro. Dapprincipio gli esercizi di battaglione sono special mente evoluzioni , intese a rendere questa unità flessi bi le e maneggevole, ma in segui to si esegu isceogni sorta di manovra campale che po,,sa occorrere nel sistema moderno ùi guerreggiare e nelle mioliori condizioni che si possano offrire. Come chiusura di siffatte manovrr., verso il principio di giugno, ogni '.battaglione è is pezionato dal comandante di brigata, o di divisione. N;l corso dell'estate, se si può. i tre battaglioni manovrano riuniti e tal · volta anche si fauno esercitazioni di brigata, ma più spesso quando l'istruzione di batt.a oolione è completata, si eseguiscono esercitazioni di piccola tat. . tir;a . Questo esercizio dapprima è fatto per compagnie. Ogni capitano va m ·CampaonaJ e inseooa ai propri soldati praticamente come debbano conteo D , nersi per mettersi al sicuro dagli avamposti e dalle pattuglie e, per raggmngere meglio lo scopo, nell'uscire e nel rientrare manda talv_olta_ una metà della compagnia innanzi , la qua le rappresenta la retroguardia eh un corpo che si ritira, mentre l'altra metà rappresenta l'avanguardia di un corpo che insegue e che si sforza di tenere in vista la prima. Si fanno inoltre esercizi di formazione di bivacchi, di passaggi di siepi, di fo,,si e di altri ostacoli, _come pure di attacco e difesa di posti, di costruzione di trincee e di piccole opere campal i. Il nuoto è insegnato a tutti e contemporaneamente .a tutti gli esercizi menzionati continua l'istruzione sul tiro. Tiro al bersaglio. - Le autorità mili.tari tedesche partono dal prin-
556
ESTERA
RI VISTA
oipio ohe •qu~rnto più perfezionata è l'arma di cui sono provvisti i·sold:ati tanto maggiore dev'essere la onra nell'addestrarli m,I suo maneggio; quindi l'attenzione pos~a nell'istruzione del tiro è grande e ognor cresceute . fo mol:~i c11si iI tiro a palla' iocomincia per le reclute prima ancbra che ne sia compiuto ,l'addestrnmenro, e in ognioccnsione il numero delle oairtucce sparate è limit<1to a 5, affinohè gli uomini non ne ~iauo affaticati o aisgustati. ·Ogni soldato cli fanteria, compresi gli uftìciali , ha un assegn0 annuale .di 430 cartucce a palla, oltre u-n certo numero riserbato per coloro che non hanno dato buon:1 prova come tiratori. Anche le esercitazioni di caserma con m11n izion i ridotte sono molto favorite, sola restri zione imposta a questo rìgirnrdo essendo che debba sempve trovarsi prescu1e,un caporale. Tutta l'istruzione relati va al 1iro è fatta sotto la coudoua direttn degli ufficia li e dei sottuffidali rdella compagnia, rnggruppanclo gli uomini in piccole squadre affinchè ognuno possa essere individual mente sorveglia'to . L'unico periodo in cui l'esercizio di Liro non ha luogo è durante le grandi manovre tl',autunno, rolle quali s'intende finit o l'anno militane e vengon'(I) congedati i ·riservisti.
GRA N B RETTAGN A
Bilancio della guet·ra del 1886-1887 .- Lespescmilitari dell'Inghilterra nel corrente anno finanzi ario superano considerevolmente quelle dell'anno precedenJte ed ammontano a ,18233200 lire sterline. Oa lla discussioue del bilancio fatta nel Parlamento, risultò che al 1° febbraio dell'arrno èorrenle l'effettivo dell'esercito permanente inglese raggiunse 20H68 uomini; nel c@rso degli uhirni venti anni non mai,l'esercito della Gran:Brettagnaarrivò ad una tale cifra. La rison •a dell'esercito aveva la seguente forza: ,i f257 I nomini di riserva di 1' classe; 678 I di riserrn di 2• classe e 30000 di niserva deHa mili~ia; in iuHo 79352 riserviisti. Nella·cosbituzione della milizia, esclusa la sua riserva, entrano 9·1618 uom,ini; l'effettivo del corpo dell ayeomanr yèdi 14590 uomini, ed il numerodeivo lontnrièdi22,1.0·12 1
1
557 ·
Queste cifre mostrano come la fo rma:tione della riserva, quantunque len- . ~mente, faccia però continui progressi. L'effettivo totale dell'esercito supera di 9532 uomini quello dell'anno scorso; l'aumento del bilancio della guerra è di 2250000 sterline. Dei 1 7000 uom ini che trova,nsi -in E~iHO·· si pensa di richiamarne in patria 8000. La diserzione nell'esercito. - Secondo notizie ufficiali, nel corso degl i anni 188i-i 885, il numero dei d,iser,tori nell 'esercito perm:meote raggiunse la cifra di h78 uomini; di ques~i ,t803 f.urono rimessi iu sel'vizfo . cosicchè la perdita newi si riduce a 2675 uomini. Studio delle lingue e.ster·e. - Secondo in fo rmazioni del giornale militare Broad Arr·ow il ministero dell a guerra, r,iconosoe.ndo l'importanQ;a dello studio delle lingue estere nell'esercito, 1·cse obbligatorio per gli uf- . 6ciali questo studio. Due volte all'anno, in aprile ed iu ottobre, a Londra saranno fotti esa mi sulle lingue estere; gli ufficiali possono scegliere per · studio tanto le lingue europee qua1l'lo le orieutaH. Dopo un primo esame sodd isfacente ad un certo numero d'u f.Ciciali sarà permesso di recarsi all'estero per perfezion:m;i. Un buon ,esito in un secondo esame darà diritLo ad un diploma speciale. A~li uffìdali che av~annti ricevuto i4 diploma per la conoscenza delle lingue araba, russa o turc.a 1 si dnrà uu , premio di '100 lire sterline. Nell'India lo studio della lingua russa si incoraggia colla concessione cli licenze per nove mesi, con diritto a tulle le competenze, e con premi di 200 lire sterline. Tnippe inglesi in se1·oizio fuori della madre patria. - - Secondo . informazioni dei giornn li militari inglesi le for1.c inglesi stabilite fuori del Regno unito seno ripartite nel seguente modo: . St.'\zioni del Mediterraneo. A G-ibi I terra: li battaglioni di fa nteria, 5 batterie e ,t compognie del gen,o, con un totale di ,1,500 uomini; a )lnltn : 5 . ba1taglioo i di fantcr,ia , 6 b:itterie e 2 comp11gn iedel genio, con un efTettivo di 5600 uomini ; a Cipro: 8 compaguie di fanteria con 700 uomi ni. Il corpo d'occupazione d'Egitto consta di: ·I 3 battaglioni di fa nteria, 2 · • reggimenti di cav:i lleria, 6 batterio, 2 compagnie del treno ed una sezione-· di saniià; toùllc: quasi ·I 5000 uomini. Africa meridionale: 3 battaizlioni o 5 com1>a!rnie di fanteria I un ren.,.imento di cava lleria , 3 batterie, 2 compagnie del genio ed una del treno; in Lutto 4-900 uomini. Noli' Afri ca occi lentale trovansi 3 compagnie di fanteria con 250 nomini; nell'isola di S. Elena, n na batteria cd una sezione del genio con 150 uomini. Nel l'isola :Vlourizio 3 compagnie di fanteria ed una batteria; in tutto . 400 uomini . Le stazioni della Cina e dello stretto di Singapore sono occupate da 2. ....
V
t)t)
RIV ISTA
ESTERA
battaglioni di fanteria, 4- batterie e 2 compagnie del genio; inoltre sono ivi ·dislocate6 compagnie di fanteria colonialo; in tot:ile 2100 nomini . A Ceylan trova11si 900 uomini di truppe inglesi, uu battaglione o 2.bat·terie di truppe coloniali. Nel Canadà trovansi: I battagl ione di, fanteria, 3 batterio, 4 compagnia del genio, in tutto •I 300 uomini. Nelle isole Bermude vi sono 4600 uomini, formanti 1 battaglione di •fanteria, 'z bnlterie e 3 compagn ie del genio. Nelle isole de.Ile Indie occidentali trovansi di truppe inglesi solo un battaglione di fanteria e 2 batterie; oltre a ciò sono ivi fo rmate ·I 5 compagnie · coloniali; in tutto ci.rea 2500 uomini . la guarnigione inglese del le Indie Orientali è di 50 battaglioni di fan·teria, 9 reggimenti di cavalleria, 72 batterie e 3 compagnie del genio; io :tutto 63500 uomini. Nwnero de,i cavalli nella cavallervia. - Il giornale militare inglese ;,frmy and Na1Jy Ga;ette fornisce i seguenti dati sul nuinero auuale dei cavalli nei 2.f. reggimenti di cavalleria inglese: per 17500 uomini di caval leria, non compresi gli ufficiali, si hanno solo 10300 cavalli. Nei 3 reggi menti della brigata di corazzieri della guardia vi sono 800cavall i per •I 300 uomini. La penuria rii cavalli si osser va non solo nei corpi stabil iti i11 Inghilterra ma al tresì nei reggimenti che trovan:;i nell' fodia . Nel ·I O reggimento dragoni delln guardia, ..so nomini e .\.00 cav~lli; uel 3° reggimento dragoui, no uomini e 300 cavalli; nel reggimento carabinieri , 530 · ·uomini e 380 cavalli e cosi di seguito. P1·ogetto di un nuo1Jo a1·niamento per le truppe indiane. - Secondo il progetto presentato da poco dal generale Roberts il cambio dell'armamento di tutti i corpi di truppa dell'India nei quali trovansi a servizio gli indigeni avrà luogo in modo diverso da quello già prestabi lito (si voleva dare arruesti corpi il ruci le Hcnry-~iartiui d~l modello esistente); ad essi ··si clarà come a tutti gli altri corpi il fuci le Martini -Eufielddi nuovo modello, cl i piccolo calibro (IO mili.). C:on ciò si otterrà l'uniformità nell':,rmamento ,e nel munizionamento di tutto lo truppe indiane. 1
RUSSI A
No tizie statistiche sull' eserc'ito russo nel 1885. - Forza. - Al ,1°· gennaio 188,\. trovavansi nell'esercito regolare permaneDte: 30889 generali od urficinli e 798,908 uomini di truppa. Nel corso doll'aupo si per- · detLero: 2'115 generali ed ufficiali e 21768i- uomini di truppa; si acquistarono •1676 .renerali ed ufficiali e 225785 uomini di truppa; cosicchèal 1 o gennaio 1885 trovavansi nell'esercito 30390 generali ed ufficiali e · 807009 uomini di truppa. Il Cl)ntinaentc di leva dell'anno 188,~ pel comple tamento dell'esercito-, o . . della fl otta e della guardia confinaria fu fissato a 221~000 nom101. Del numero di 807009 individui di truppa esistenti al 1°gennaio1885 trovavansi: Nella fonteria » cavali'eria » artigl ieria Nelle truppe del genio
59732·1 uomini 7572•1 » 110728 » 23259 >) 807009 uomini
Questa forza era cosi ripartita: Truppe attive . » di riserva » locali » di complemento .
591872 uomini 7934'5 » 77778 » (1)
rnrn1
•
765'192. uomini (2)
.
Le truppe attive e di riserv:1 a seconda delle varie armi erano costi... tuite nel modo seguente: , (l) Compresa l'artiglieria da fortezza . (!) 1 4i8l 7 uomini mancanti trovavaosl a fa_r
.
..
~arte di cor~~ a~s1harl, nel corpo do! •
gendarmi ed anche negli stabilimenti ed amm101strazlonl m1htar1.
'
5,6:1
ESTERA, RIVJST.:Ì.
fanteria . cavalleria artiglieria . . (
95,i- battaglioni .. 51381H uomini od il 76,55 ¼ 330 squadroni . . 59262. » 8,83 °lo 368 batt~rie) ·1640 pe.zz1 ( . 1757•1 » » H ,56 °lo 57 i/2 parchi J
l l
truppedelgenio
l
30 i / 2 battagl. 22 parchi . 2.0533 ,6 comp.
»
))
3,06¾
Allogg.io. - Al 1.~gennaio ,f,885 del numel'@' totale di t'I'nppe da eam, pagna (eompresi i• e0sacoh i in•sé:rvizio elfottivo )'2.8'51)68 (11 5!7 °lo) er,a·no .. ald0ggiat~in caserme, 1>61009 (i l 32. 0/ .)in local·i privati foggiat~a caserme,, e 58186 (1'··11 %) presso gli· abi,tanti. Ca,n ipi d'is-M'Uz'il!Ylie. In tutt& ner •I 884 prnsero parte' a.i carn pi clJ'i,sw1r_;.Zf@n:e: 7,4,()! battaglìoni, 3:'0·8' Sq'tHHlron•i, 1'15· so tuie e•322' batteri'e•. J:n tal guisa del numero totale di truppe da campagna e di riser,va presewparte 11•iì campi il· '19 °1/0 d'el'la foureria, 1"8'6 °/ 0 cfella cavalleria, e 1181 ¼ del'i· l'artigl-ieria. S'er'Diz'ifJ> dli, guardfo,. - FI m:1mero d·i indrvidui di truppa cl'estinati · giornalmente al servizio di guardia era al principio del ·188(1. di '2904 9; nel corso dell'anno si stabilirono 23 nuovi · posti e se ne soppressero ,1,68; ., così la forza destina,ta giornalmente al servizio di guardia fn al fintJ del 1884- di 26532 uomini di truppa, dei quali H225 per gìi stabil imenti · dipendenti dai ministeri dell'interno e delle tìn:mze e 12..307 per gli stae bilimenti dipendenti da·l ni.iuistero della guerra . Forza in congedo. - Il numero t?tale d1~gli individui di truppa · di complemento ossia in congedo illimi<tato e,a a1 ·I 11 gennaio· 1:8851 di · -15169'14,. Eranvi inoltre alla stessa epoca 2.090000 uomini del111 leva in massa ., ( opolceJlie) di {0 bando i quali possono essere chiamati in caso di guerra. Trnppe cosacche. - Nel ,188!~ sotto la giurisdizione del ministero della guerra trova vattsi·i·seguenti eserèiti cosacchi: Don, Kuba u, Terek, Astracan, · Oremburgo, Ura l, S'iberia, Semiriecebsk, Zabaikal, Amur e due sotuie sep,ar~t&.: lrkH\sk e Kr.asnqiarsl{. Inoltre stavano sotto la dipendenza del ministero le, trtqlpe inr-egola,ni , permanenti formate con nativi ti.ella Crimea e del Caucaso, cioè: il di, staccamento dei Tartari di Crimea derla scerta di S. M., il regii·ment-o a ca vali o irregolare del Deghestan e la divisione irregolare a cavallo di Kutai, · le milizie permanenti del D~ghestan, Kub:m,, Terek, di Batum e l{ai:s, i. ,i battaglioni (drnsi~nw ) d1 G-e.aPgi:a e d·itGll!Fi·:iN
.....,
Le dette truppe formavano: Secon,do gli stati del piede di guerra
Di questi stavapo in effettivo sorvizio t• gennaio !885.
4,8 136 Reggimenti 2 2 Divisioni 3 5 Squndroni 6 36 Sotnie . fi. 12 B'allagl'ioni 2 2 :Mezzi battaglioni. 7 7 'Milizie :20 20 Distaccamenti. 20 4-0 Batterie ti totale dei riparti in servizio era: sqnadroni e sotoie a cavallo 285; sotuie a piedi e distaccamenti 50; cannoni 96. . . . I detti rigarti al 1° gennaio ·1885 presentavano 11seguente effettivo. Secondo gli stati del piede di guerra
Generali ed ufficiali . Truppa.
3654. . 154-792 .
In efiettivo servizio
2169 H-920
Così al ·10 ge[).uaio 1885 era in servi~io ,ueno delln t.erza. part~ dell'~~e~tivo, di guerra ed il 4-, 1 ¼ di tu~ta la P?~olazione maschia dei cosae<·.tn; degli ufficiali più della metà era 1~ ser.v1z10. . . . . Nel ·1884, il numero dei cosaccln atti al ~erv1z10 enond1s~e?sat1dae$so ceua dì 5586/t, allievi,. 164-503 uomiui di 1• lìuea e ,j.8791 dt riser~a. Il toLale della popolazione. cosacca dei due sessi era al 1° ge~na10 •I 8~~ di ·33860!~0; di questi erano di condizìoM militare 2303663; 1contadm1 .555017; borghesi, soldati giubilati e loro fom.i glìe, preti 5113398; totale 338604.0. . ,i• Inoltre nella popolazione cosae<,a dall;i. quale si formano I.e. sotn1e ~ 1 Krasnoiarsk e dì Irkutsk pel servizio locale in SibeJiia trovavans1al 1°gen~ ·naìo 1884- 9972 persone d'ambo i ses$i dì condizìoi:ie '()'lilitare. , . Nuo:ve formazi oni. ~ Un P ri,kaze imperi:ile del .1 O ~2:l,) ~pnle ordmò J.a formazione di un 9° batt:ag)io.ne cli liJlea dei1a S1ber.1;l ou1e~tale. Esso ,deve avere un effettivo eguale a quello del ·IO e del 3° b:,ttaghoue.. . . R.eclutame11,to d,eJ, 1885. ~ .Alla leva presero parte 8,4. ,,589 nom.1n1 del • • ,quali 4-3830 ebrei. . . . Furono ammessi nell'esercito 225879 uomm1 od 11 26 0/ ., dei quah ,8723 ebrei.; però 2..:H9 di questi ultimi non si presentarono; di 29333 uo-
562
"
RIVI STA
mini non presentatisi alla leva •I76•14 erano ebrei ossia il 40 ¼ del loro numero. Per gli altri questa proporzione non fu che dell'·I ,5 °/0 • Nel governo di Mohilew il 98,5 ¼ degli ebrei chiamati alle armi non si presentarono. D~lle reclute visitate, 53318 furono scartate per inabilità e malattie, 68770 per difetti fi sici' ecc., 8090 furono mandati in osservazione. Fra gli entrati in servizio 670,i-6 erano ammogliati ; ossia più del 29 ¼Per quanto grande sembri questa cifra essa hn però continuamente diminuito "negli ultimi ·1Oanni. Per esempio nel 1874, gli ammogliati formavono il 38,3 °/0, (Dall' In'l1alido Russo). lllanovre esti'l1e nel 1886. - Dei concentramenti di truppa per le esercitazioni esti ve avranno luogo quest'a nno in tutte le circoscrizioni dell'impero ad esclusione delle due circoscrizioni asiatiche di Irkutsk e del l'Amur (1). Le eserci tazioni delle truppe delle circoscrizioni del Turkestan e di Omsk in quest'anno saranno le prime che ivi si eseguiscano col le tre armi riunite giacchè fìnora non ebbero ivi luogo concentramenti di truppe per tale scopo. I campi saranno pa rziali e generali ; nei primi si svolgeràil programma di istruzione stabi lito per ogn i armii separammente, cominciando dalla comp,ignia, squadrone e batteria fino al reggimento ed alla briga ta d'artiglieria inclusivam(ln te; le esercitazioni speciali della cavalleria e dell'artiglieria (in quesl'ultima il tiro pratico) si eseguiranno nei campi parziali. Durante i ca mpi generali :le tru ppe delle dieci circoscrizoni militari faranno le loro esercitazioni nei dintorni dei campi d'i struzione, cominciando con le piccole esercitazion i tattiche ad un solo partito e terminando con grandi manovre di tutte le truppe di ogni campo; nelle circoscrizioni di Mosca e di Kazan le esercitazioni stabilite per quet-to periodo sa ranno condotte unitamente ad un quasi continuo trasloco attraverso a località non conosciute alla truppa. La durutn normale di ogni genere di esercitazioni durante i campi parziali e generali, indicata nel programrrrn di riparto delle manovrt' estive, sarà sottomessa a cambiamenti in qualche circoscrizione in dipendenza delle condizioni climateriche e delle circostanze locali. Così i campi parziali saranno più brevi: per la fanteria d~lla circoscrizione di Pietroburgo, di una o due settimane; per tutte le truppe della circoscrizione di Mosca, di due o tre settimane; e per alcuni corpi d'artiglieria delle circoscrizioni di Varsavia e di Charkow, nel primo di quattro e nel secondo di due settimane. (i) L'esecuzione dì manovre estive in queste circoscrizioni è lasciata in racoltà dei
comandanti di esse.
ESTERA
563
Aléuni campi speciali di cavalleria sono pure raccorciati. La durata dei cam pi generali è ridotta in Finla ndia a 2 settimane e mezzo stiiote la brevità del l'estate. In molte circoscrizioni potrà aver luogo nel cuore dell'estate una interruzione nelle esercitazioni; nelle circoscrizioni di Vi lna e di Varsavia per lasciar attendere i soldati ai liivori ca mpestri volontari, in nitri a causa dei grandi calori ('2). Camp'i pa·tz·iali. - Le truppe cl i fanteria edi cavalleria si raduneranno presso i loro st:iti maggiori di corpo; dove vi è possilJilità le truppe si riuniranno pur brigate ed anche per divisioni . Il principio di tali campi varierà, in dipendenza della temperatura; fra il ,19 aprile (truppe della Crimeii) ed i l 12 di giugno (truppe delle circuscrizioni di Pietroburgo e di Mosc:i). Durante .questo periodo sarà accampata una parte delle truppe, il resto sarà accantonato. Per l'artiglieria questo periodo sarà diviso in due sub periodi: il primo destinato all'istruzione tattica per batteria, il secondo al tiro pratico . Il primo sub periodo d'istruzione lo batterie lo passeranno nei loro siti di guarnigione, ad eccezione ,lelle circoscrizioni di Pietroburgo, Mosca, Finlandia, Omsk e pa!'te di quella di Varsavia, dove le batterie si riuniranno nei poligoni di circoscrizione. Per il tiro prntico i reparti d'artiglieria si raduneranno in ,14- punti diversi per la durata di tre a sei settimane. In quasi tutte le circoscrizioni quest'achrnata avrit luogo con temporaneamente per tntte le batterie. Ulti nrnto il tiro pratico alcune batterie delle circoscrizion i di .M'osca, Kiew e Odessa rimarranno ancora uei poligoni per attendere ad esercitazioni complementari. Per ùare la facoltà ai capi cli cavalleria di imprntichirsi nelle manovre di <1randi masso unitamente all'artiglieria n cavallo, si stabiliranno dei ca1~pi speciali di cav:illeria in tredici diversi punti della Russia eurvpea nelle circoscrizioni di Pi etroburgo, Vilna, Varsavia, Kiew, Odessa, Charko w e J\Iosca. Il rapporto fra il numero di squadroni che prendono parte ai cnmpi speciali di cavalliJria ed il numero totale dei squadroni è del 35 °/. nella circoscrizione di Var,;avia, de, 59 ¼ in quella di Kiew, dell'80 °lo in quella di Odessa, del 98 °lo in quella di Pietroburgo e del ,100 ¼ nel le altre tre.
(1) I.a du rata normale dei campi parziali di rantoria è cli 12 settimano, quella dei campi di c.w alleria di !2 a 14 e quella cloi campi cli artiglieria di l.0 od H. 37 -
ANNO
XXXI. YOL. Il.
565
RIVISTA
ESTERA
I reggimenti di cosacchi di 2° turno saranno chiamati per tre setti mane in servizio in ...-ari i punti dei loro territorii cd in diverse epoche. I corpi dei zappatori si riunirauno per brigate per attendere alle loro esercitazioni speciali. CarnJJi gene1·al'i. - Ultimati i ca mpi speciali avranno luogo i campi generali per la durata di circa quattro settimane. Le truppe di 4O circoscrizioni si aduneranno in i5 punti; nelle circoscrizioni di Mosca e s:li Kazan i campi saranno mobili ed avranno luogo in quattro regioni. Dei (1,5 campi 37 saranno formati 000 le tre armi (a Krasnoe Selo in due turni), 7 con fanteria ed artiglieria a piedi ed uno con cavalleria ed artiglieria a cavallo. Questi campicomincieranno, avuto riguardo alle condizioni del climn, fra il 2r~ lugl io (Varsavia) ed il 27 agosto (Turkestan). Dei battaglioni di riserva saranno chiamati ni campi in tutte le 1O circoscrizioni, accettuato quella di Omsk. Il per cento dei riparti che prendono parte ai campi generali è relativamente al numero dei riparti esistenti il seguente:
Campi generali mobili. - Questi cam pi esperimentati per la prima voi ta 1'anno ~corso nella circoscrizione cli l\iosca si mostrarono molto istrutti vi per le truppe, epperciò quest'11nno se ne faranno due nella :;tessa circoscrizione. I corpi si porteranno manovrando dai siti dove avranno ;,vuto luogo i campi parzinli ai :;iti di concentramento. Questi punti di concentramento saranno a Serpuchow per il corpo dei granatieri ed a Suzdalia per il '13° corpo ed no.i brigata della ·I a divisione. Le manovre per ogni campo saranno a partiti contrapposti e dureranno quattro o cinq ne giorni. Analogamente nella circoscrizione di Kazan le truppe dai campi pa rziali si porteranno manovrando ai siti di concentr:imento cli Buiusk (2" divisione) e di Pctrowsk (4.0a divisione) dove avranno lnogo manovre a p:ntiti coutr:,pposti per tre o cinque giorni. Grnndi manovre. - Ultimati i c:impi generali in un considerevole uumero di circoscrizioni avranno luogo grandi mnnovre di riparti costituiti dalle tre 11rmi. Nella circoscrizione di Pietrobu rgo ultimato il campoKrasnojeSelovi saranno fra questo punto cZarskoje Selodel le grandi manovre alle quali prenderanno parte le truppe dei campi di Krasnoje Solo e di Ust-Isgiorsk. Nella circoscrizione di Vilna nei cinque punti dove si saranno fa tti i cumpi genera li (in ciascuno dei qual i si sa rà concen trato non meno cli unn divisione dì fanteria), nel corso delle nlLime settimane dei.cnmpi si for:inno delle manovre in terreno nuovo; lo slesso si farà nella circoscrizione di Varsnvin. Nella circoscrizione di Odessa. nvranuo lnogo manovre di 1 Ool'r iorni nella parte sud-occidentale delle Crimea, fra Sebastopoli , Baktsch-sarai ed Aluscht.1; vi prenderanno parte 21 battnglioni, 3 squadron i e 24- pezzi. Nella circoscrizione cli Charchow vi sa ranno manovre di 11O giorni: vi prenderanno parte '¼.7 battaglioni, 23 squadroni e 60 pezzi. Nel Caucaso le manovro dnreranno cinque giorn i presso Temir-Ch,inSciura e vi prenderanno parte 15 bauaglioni, 2 squadroni e 22 pezzi. Nel Turchcstan avranno luogo manovre della durata fra otto e dodici giorni presso Tasckent, SnmMkaoda e ~farghelan. Tutti i movimenti di trnppa per recarsi ai campi si faranno in ferrovia solo cruando non vi sia un vantaggio finanziario a 'farli per via ordinaria. La cavalleri:i però farà tutli i movimenti per via ordinaria. (Dall'Invalido .Russo). Corse d'i cavalli sul Don. - Le stoppe del Don forniscono la maggior parte dei cavnlli non solo per i Cosacchi, ma altresì per la cavalleria re-
564-
1
battoglioni
Circoscrizione di Pietroburgo )) Finlandia )) Vilna )) V:irsa"ia. Kiew • )) Odessa )) Charkow . )) l\fosca . )) Kazan . Caucaso • TurP,kstan )) Omsk. ))
86,7 37,5 87,1 83,8 79,5 73,7 66,2 79,9 59, ~
scruadroui batterio
90,9
62,5 90,8
21, 4 92
87,8 50,0 93, .1, 96,,i87,3 76,4. 82,3 66 •I 00 58, 11 100
32,t>
H ,1
4-2,8
98,6 95,,\. 100 88 97,9 97,9 22, 1
Il percento generale di tutti i riparti che prendono parte ai campi rispetto al numero di essi esistente è dato da queste cifre: battaglioni 76, 3(~ ¾, squadroni e sotnie, 77,02 °lo, batterie, 8·1,39 °lo· · Le truppe di fanteria che non possono prender parte ai campi generali sono in gran parte occupate nel sP.1·vizio di guarnigione e noi Caucaso anche nella costruzione di strade; nella circoscrizione di Omsk il piccolo per cento del le truppe che prendono parte ai campi generali si spiega colle grandi distanze a percorrere per raggiungere il punto di concentrnmcnto (Vieroji) .
3?' -
ANNO XXXI, VOL. 11.
l
56T
ESTERA
RIVISTA 566 golare; ma l'allevamen to dei cavalli corre pericolo di decadenza, in seguito all'invadente coltivazione dei pascoli; perciò dal governo furono non solo em:rnati ordini che limitano la coltivazione dei terreni da lasciarsi Iiberi per i cavalli, ma esistono altresì dal 1876 delle disposizioni urficiali per organ izzare delle corse di cavalli, per mezzo delle quali il desiderio di allevamento e di possedere buoni e preziosi cavalli deve essere eccit11to ed incoraggiato . Nel febbra io di quest'aon·o si sono in proposito emanate nuove disposizioni, di cui ecco i punti sost;mziah: Dalla cassa dell'esercito del Don:sooo annualmentedestinati 1500 rubli per premi. Questi premi consistono in un primo premio di ,1000 rubli ed in un secondo premio di 500 rubli . Devono c0rrere soltanto stalloni e cavalle della razza del Don (non escluso l'incrociamento con saugue orientale) . L'età non deve essere superiore ai cinque anni; Ia distanza è di 1O werste ('I 0670 metri); il peso per gli stolloni cli 3 pud e 3~ libbre (chilogrammi 63,'4.0), per le ca valle cli 3 pud e 30 libbre (chilogrammi 6 1, 35) . La distanza di 1O werste deve al massimo essere percorsa in 17 primi e 30 secondi e d·evono almeno correre due cavalli cli diversi proprietari, altrimenti la corsa non ha luogo . · Uo proprietario non può presentare che uu solo cavallo. Le altre norme sollo le stesse in vigore presso la società privata delle · corse del Don. La corsa Irta luogo sul territorio del Don nel mese di settembre; il giorno è fatto conoscere dal comitato del la societù delle corse d'accordo col comando dell'esercito. Da parte del comitato si deve fare uuà relazione sul risultato delle corse alla grande amministrazione imperiale delle razze di cavalli ed all'Ataman dell'esercìto. ' Simili corse banno pur luogo annualmente negli altri territori cosacchi, pr~s~o ~ Calmuc~hi ed i Chirgh izi, in parte ed anche presso i reggimenti att1v1 d1 Cosacclu, presso la scorta imperiale ed i Cosacchi della guardia. La rimonta dcllà' ca'IJalteria nel 1885. - Nel 1885 gl i ufficial i di ri.mouta della cavalleria r ugsa avevlino l'ordine di presentnre 1
1
1
1
1
per la Guardi:1
per la linea
·124,i,
766,1 8299 7!~05 894: 256
1368 essi presentarono ,12.J1 furono accettati 137 furono rifiutati rest.aronoa comperarsi il3 1
in totale
8905 cavall i, )) 9667 8636 )) 103 1 )) 269 >)
1
I cavalli presentati e quell i accettati si dividevano nelle seguenti razze:
--------- ----- --Pro,;ontati per la
guardia
Razza imperiale Grande Russia Piccola e Nuoi\Ta Russia . Don Caucaso Varie
Non accettati dalla
linea accettati rifiutati
linea
guardia
85
2
1'I
H-3
7i6
56
,18
87 5'19
7!~
676 ·155 3 6 1318
1 17•1 62.1 ~ 99 739 8299
59
H8 63ri 19 16!. 954-
18li7 6367 102 7/.i.5 -9667
·177 646 ·19 104. 4031
1
H
1
1
137
il
Totale
1
41
Risulta da ciò che quasi la metà dei cavalli di rimonta della guardia è pr_csa _uellerazze della Piccola Russia e della N~1ova Russia, razzealquanto m1sch1ate coo sangue str:rniero. Solo un terzo dei cavalli della ouardia-fu e com_pera to nella Grande Russia poichè ivi si allevaU<J sopratutto cavali.i da t1'.·o; soltanto ~·ottava parte fu presa nelle steppe del Don, dalle quali ~rov1eue la ~a~g101· parte dei cavalli dell:i linea. Due terzi dei cavalli per la Ime~ sono ongmari, come si vede, del Don, ed essi appartengono per una m~La alla raz_za pura dell e s~eppe, io pai>te alla razua ingentilita con sangue oricn_t~le eJ rngle~e.lcaval11 della Piccola Russia e della Nuo va Russia pil'l: grad1t1 ~l~ alle_vat1con maggior cura a causa delle loro forme migliori, ma nuche pm cane., per effetto della vendita dei depositi, sempre più in minor numero, fo rmano attualmente solo l'ottava parte delle rimonte e d,iventeranno in seguito probabilmente sempre più rari. Anche sul Don, in seguito ai l'accrescimento della popolazion.e, l'agri,coltura prende un tale s,•iluppo a danno dell'indusLria equina che dal ooverno çlevono prendersi delle misure contro la \ioltura di pascoli e dev~si ·giù pensare all'acquisto di cavalli di cavalleria dalle steppe asiatiche. Sccond_o i_c~lcoli del Comitato <li rimonta si trovano attualmente sopra .33 ca valli d1 n monta accettati: 7 eccellenti, 9 molto buoni, 9 buoni, 6 (Jle;diocri e 2 scadenti; è sempre uu buon risultato. (Dal Jlfilitiir Wochenblatt.) ~avori geodet'ici e cartografici eseguiti 1:n Russ'ia nel 1885 dal corpo ,dei topografì m'ilitari. - In Eu ropa i lavori geodetici consistettero nella nuova triangolazione di territori in Polonia e nei ooverni di Grodno e di Yolinia. I lavori topografici si continuarono nellee dette provincie ed in Fi~l~n~ia: Prese_ro parte ai lavori 2 1O impiegati del corpo dei topografi. I r1 hev1 s1 e~egmrono nella Russia europea alla scala dell'·l : 2,1000; per l'orografia s1 usano le curve orizzonlali. ·
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RIVISTA
1
1
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ESTER,\
Nel Turkestan i lavori geodetici iniziati l'anno precedente nella città, di Taschkent si estesero nella provincia di Fergana. In questa provincia copert-a da altissime montagne si rese perfettamente sensibile l'influenza dell'attrazione lo~ale sulla linea venicale e cosi si spiega la ·differenza che· trovasi nella longitudine e nella latitudine dei varij punti a seconda cheessi veng-ono determinate astrooomicamente o geodeticamente; p. es. perMargelan questa differenza fu rispettivamente di+ 32",8 e+ 3',6; per Oscia essa fu di + 23'', 1 e - 6', O. Il collegamen to telegrafico di Bncara con Katti-Kurgao permise ne1 ,t885 di stabilire l'esatta posizione geografica dfllla capitale dell'emiro . I rilievi regolari si continuarono nella Fergana e presso Samarkandaall11 scala dell' f: <z1000 . Si e~eguì in mezzo ad incredibi li difficoltà una ricogn izionesistematic~ alla scalade!l',t: 8,i.000 della parte occident-ale della catena del T urkestan, basata su 36 punti trigonometrici; le altezze furono determinate col barometro. Questa catena è coperta da nevi perpetue, i passaggi vi sono rari emolto alti (3000-3600 metri), le strade fossose e per nulla lavorate si convertono ora in piccoli sentieri sul pend io delle montagoe, ora corrono· sul letto dei torrenti. Assai interessanti furono le ricognizioni egli itinerari eseguiti dal ca. pilano Hodunou nel lrnnato di Bukhara. Nella circoscrizione militare di Omsk i lavori geodetici e topografìcr ebbero di mi,ra la parte settentrionale dei distretti di Petropawlosck e di Omsk. e le parti limitrofe dei distreui di Atborskì, di Akmolinsk e di Kokcetaw. Venne pubbl icata la cart.a della Siberia occidentale e delle steppe al:la scala dell'1 : ·1680000 cominciata nel 1879. I lavori cartografici principa li eseguiti nel 1885 dalla sezione topografico-m ilitare dello stato m;1ggiore sono i segfenti: 1° 28 fogli della nuova carta della Russia Europea alla scala di 1 : 420000; 2° Una carta strategicaclell'Enropacentralea\Jascaladi f : 1680000; 3° Una carta stradale e strategica della Russia Europea alla scala di 1 : 1050000 ; 5° Alcuni fogli della nuova grande carta alla scala di 1 : 1680000· di tutta la zona meridionale dei domini russi in Asia dal Mar .Nero al. l'Oceano Pacifico . 6. Una carta della Persia alla scala di 1 : 8,i.0_000; 7. Una carta :id eguale scal:i dell'Asia Minore. Meritano poi di essere menziona te le nuove edizioni corrette della carta 1
1
1
.alla scala di 1 : 4-200000 della Russia Asiatica e paesilimitrofi,dellacarta ,dell'Asia Minore alla stessa scala e della carta alla scala di 1 : 2 100000 dcli' Afghanistan . La'Oori ferrovia1'·i in As'ia. - Nel maggio dell'anno scorso venivade·Cretato il pros&guimcuto della fe rrovia del Transcaspio da Kizil-Arvata a Merv cd oltre sino n Ciargini snll'Anrn-Daria. Contemporaneamente ve·niva formato un apposito battaglione di ferrovieri d1e prese il nome di 2° batt~glioue ferrovieri del Transca:;pio. Il _,f O battaglione si troyava già in ,quella provincia per l'esercizio del tratto di ferrovia esistente dalla baja -di Michailowski a Kizil-Arvata, lu uga 232 chi lometri. Il ,12 giugno il nuovo battaglione era completamente formato in Niosi;a coll;,1. forza di ·I 000 uomiui, ed il 3 di luglio arri vava a Kizil-Arvata. Dapprincipio una sola compagnia venne destinata ai lavori d'armamento ,mentre-le altre attenevano r.i lavori di sterro, ma in seguito si poterono far concorrere altre due compagnie all'armame11to della strada. Il 2·1 novembre fu aperta la stazione di Geok-Tepè e del 29 novembre si riesci a ,far progredire l'armamento della strada perfìoo di li: verste e mezza al giorno . Il tratto da Geok-Zepè ad Askabad lungo .i,2 verste (.~5 chilometri) fn ar,mato in ·12 giorµi , dal 29 novemb1·e all'H dicembre. Questo esperimento di un così rapido armamento di ferro via ed in proporzioni così grnndi ha un' importanza grandissima; esso mostra che il rapido collocamento delle ..rotaie è possibile anche in tempo di guerra quando le cose siano organizzate bene. Attualmente l'armamento raggiunge già la stazione di Dusciak .che trovasi a 364 verste da Kizil-Arvata e prosegue verso Merv. Il treno d'armamento nel quale vivono tre compaguie del detto battaglioneconsta di 27 vagoni a due piani adattati ad alloggio, rivestiti interoameote di .feltrò per la stagione inverna le, con focolari, finestre, scale, tavo lazzi. Anche io vagoni trovausi le cucine delle varie compngo ie, i magazzeni, i depositi, i laboratol'l da -fa legnami e da fabbri, il lazzaretto, la cancelleria ,ed il telegrafo . G-li ufficiali vivono egualmente nei vagoni, ed hanno in un vagone se,·parata la cucina e la mensa. In una parola si ha una caserma mobile nella quale da più cli 1 mesi vive nel fondo delle steppe asiatiche un iutiero ri· parto di truppa che aud~cemeute e tenace mente muove in avanti lnsciando -cliet.ro di sè una strada ferrata eù un fi lo telegrafico che coll egano il terri,!orio oltrepassato ~ol idameute e per sempre colla Russia Europea. Attuai. mente al z0 battaglione ferrovieri del Transcaspio restnno in tutto da fare ,150 verste per giungere a· Merv; il mar Caspio è lasciato indietro di 594: ~werste. (Da\l'lnval'ido Rii,sso). 1
1
·1
LIBRI &
LIBRI E PERIODICI
c. C11vou1•. Letten edite e inedite 1·a·cwtte e illustrate da: L. CFirALA. - Twino, tipografia Roux e Fan.le, Vol. V. 1
Durante la stampa dei primi quanro volumi dtllfo Le flte1·e di Ca,vo~ir, l'@nore~ole f.u,igi Chiala r iusc,ì a raccoglierne oltre a li,00 altre, la pubbli-cazi0ne delle quali comprenderà due volumi di circa 800 pagine ciascuno. Di questi venne pubbHcato il primo (V dell'opera) il quale eon t iene le· lettere scritte nel periodo dal ~ 8"19 al 1857, oltre ad una lunga in~roduzion.e di L. Ghia la; Nu0<o11: ra,gguag N, e doe.u1nenti swlla <oita di Camillo , Ca,v0i1,r, divisa come segue: I - 1810-18~1 - Nasci ta - 'Educazione Mila regia accademia. militare - Nomina a paggio - TJfficiale nel 00rpo del genio - Rinunzia alla carriera militare. II - 1834-1 lH,,J - Ca.vot11r agricoltore - Sindaco di Grinzane Il primo scrìu@ - Viaggi all'estero ,e uel Lombardo-Veneto - Suoi · scritbi suBa staìtistica mora1e e imtelleuuate del Piemonte e sulle bigattiere. · III - 1841-1 84-7 - Ca•vouo· e l'assocfozione agraria - Viaggio in Frari1cia e in Inghiherra ~ Cavouriau i e Valeriani -:- Impopolarità ed· ed iselamento di Cavour a-Ila vigil ia delle riforme del ·1847. IV. - ·1847-1849 - I primi passi neclila vita pubblica. V - 1849-181>7 - Cavour mi nistro. Le lettere pubbl icate in questo vo'lume essendo venute a mano del Ghiaia durante la ptibblicazione dei volumi precedenti, non fanno segu ito alk stam}!>ate iu essi, ma si riferisc0no all'epoca di que.He contenute nel primo-e nel sec0ndo volmne. Di parecchie anzi già appnrvero in detti vol umi vàrii frammenti, tratti da altre pubblicazioni, e l' interesse destato dalla lettura,·
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di essi fu ude, da indune il Chiahi a fare ogni diligenza, per mettersi iu condizione di pubblicarle per iutiero. Intento che pc.tè conseguire colla sola limitazione cli sopprimere alcuui nomi -di persone e qualche brano concernente affari domestici. Rirerendo:;i le lettere al succitato periodo e alcune di esse essendo una riprodnzio11e, è naturale che al periodo stes:o si ri:e1:iscaoo le note espl_i_cative e i cen11i -storici e biog1 afici premessi dal Ch1ala. Il quale pemo ritorna su varie cosé già dette, ma con nuovi particolari e documenti, estendendosi specialmente su i primi anni di Cav~ur, dei quali avev_a tr?t· tato con rnioore ampiez;:a. Le notizie su lla vita di Cavour vengono inoltre corredate di tutti i suoi scrilli in mat.erie economiche, agrarie e politiche dal 1834- al ,1850 , fuori di commercio, o stampati in rassegne strauiere, 0 in effemeridi torinesi e non CO!l tenuti nelle :."Ile Opeire polit'ico-econo1niche. Come venne testè fatto per gli s1;ritti di Napoleone giovinetto, il Chiala si diede perfino la premura di disso tterrare, dagli archivii della R. Accarlemia di Torino, una relazione scritta da Cavour, in età di ,13 anni, su di un passeggio militare da lui compiuto nelle Alpi Cozie, assieme a<>'li allievi di quell'istituto. Ai ce:ni bio11rafìci e acrli articol i fanno seguito le lettere, le quali nou sono tutte di Cavour. Un buon numtro sono di Ratazzi, di Farini, di Pallavicino, di ì\1assari, di Cappon i, di D'Azeglio e d'altri; e servono, per così dire, di anello di cou~iunzione con _quelle di ?avour_, riem~i~~do le lacune di questa nuova serie, senza che ti lettore srn obbligato d1 uaudare i cenni illustrativi preme:;si ai volumi anteriori . . . Fu crià detto che a misura che vengono in luce lettere e documentl nferenti~i all'epoca del nostro risorgimento, sempre più._grande apparisce la parte che in esso ebbe Cavour. Le lettere contenute in questo :'olume, <>'ÌUU<>'endo solo fino al ,1856, aggiungono poco di nuovo a queste, nguardo, ~1a s~no una nuova prova dell'alTetto di Cavour ·alla libertà in tutto e per tutti, dell'ardente amore onde rn acceso fin dalla giovinezza per l' in_d.ipendenza d'Italia, della generosità e nobiltà del suo can,ttere, della schiettezza e bontà della sua indole. J Nuovi ragguagl·i e document'i sulla vita di Cavour co'.ninc_iano coli~ fede di nascita, con notizie di famiglia ed altre riguardanti il sistema d1 educazione del le. famig lie nobili piemontesi in principi? di (!uesto. s~colo: Segue la sua entrata nella regia accademia mil itare, 1 suoi studi, ~ suoi primi lavori, la sua condotta in quell'istituto. Si racconta co? u_uov1 particolari l'aneddoto della sua uomìna a paggio di corte, del ~1sprncere che e!'Sa arrecò a Cavour (cui la divisa da paggio sembrava una livrea), dei suoi sfoghi a questo riguai·do e delle loro con5eguenze. Tutte cose piccole,
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ma che hanno il loro interesse, perchè mostrano il carattere di Cavour quale si sviluppava in quell'epoca e in quell'ambiente che, secondo tutt; le apparen.ze, ~vrebbero dovnto imprimeigli una piega ben diversa. Della vita d1 Cavour nell'accademia troviamo riportato un altro anedd~to interessante da una lettera cli uno che gli fu compagno in quell'istituto. • Cavour faceva sempre gli elogi di Beniamino F.ranklin e del conte " Santor_re di Santa Rosa morto in Grecia per la libertà. Esprimeva sen• tirnenti ultra libera li e ricordo che un giorno mentre il celebre Plana " spiegàva una lezione molto dif6cile e gli dava dei consigli per divenire « u~ celebre ~atema~ico come Lagrnnge, Cavour disse: Non è più tempo • di matematuhe; b·1sogna occuparsi, di economia politica; ,a mondo ,,. progr edisce . Io sper·o d·i vedere un gi orno i l nostro paese retto da ·« una Costituz'ione e chi sa che io possa esserne ,rninisvro. ». Queste idee, questi sentimenti, queste speranze in un o-iovanetto di 14: anni, fi glio del ca po di polizia di Torino, e passato di;ettamente dalla c~sa paterna nell 'acc,1demia, dove di economia politica, nè di Costituz10ne aveva mai sentito parlare, hanuo tanto dello straordinario, che si potrebbe non crederci, se le lettere stesse di Cavour non li confermas·sero. le ~1uali è famosa quella scritta a 2.2. aoui (pubblicata nel 1<> \' O· lume), w ca1 confida ad una signora di avere lungo tempo accarezzato la speranza di essere un giorno 1l1in·istr.o dirigente del Regno d'Itali a. Bisogna proprio dir'e che 5i nasce ministri, come si nasce poeti ; o alm eno che. le idee li~erali,. al pari delle loro contrarie, dipendono da gran parte da conformaz.10ne di cervello; che vi sono cervelli destinati per natura a correre col tempo, di quelli destinati a precorrerlo, e di quelli destinati :a restar sempre indietro. Quando Cavour, a H anni , nel ,1824: , nell'accadem!a. militare diceva: il rnondo pr.ogredi,sce, non ne aveva nè prove, nè not1z1e; lo senti va progredire nel suo cervello. Segur~ il Chiala narrando, come nel 1826 r:a vour fosse nominato uffici~ del genio e destinato prima a Ventimiglia, poi ad Exilles e infine a Genova. Nota l'impressione fatta su Cavour da quella città « inondata di « sole, di luce, di vita e di azione, dove egli trova va una libertà d'opinioni, ·« un movimento sconosciuto alla sua città nativa >>. Quivi Cavour prese a frequentare alcune case aristocratiche, dove s'ac·coglieva l'eletta dei giovani ufG cialiedei liberali più esaltati di quel tempo. Ricordando il quale, Cavour ste$SO, nel 18,i. 7, scriveva« diedi libero corso alle mie opi~i.on! ~he er:::no (lo confesso) molto esagerate .... ., senza però -c?mmette1:e 11 mmimo atto o contrarre il più piccolo impegno in opposi:z1one al giuram ento che avevo prestato».
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Nel 1831, Ca vòur fu trasferito a Bard. Pare che il suo contegno e lin:guaao-io un poco rivoluzionario, sia stato non ultima fra le cause di questo . l;)t) . trasferimento. Il quale gli fu oltremodo uggioso . Ancora molti anni appresso, passando davanti a Bard , Cavour diceva:« Ecco la mia prigio11e >>. Per uscirne, chiese le dimissioni, e·sulla fine di detto anno (183iJ), ab bandonò il servizio militare, lasciando nel corpo la riputazione di giovane ,di spirito, ma più incliuato alla politica che al servizio. Abbandonate le armi , non potendo fare il ministro del regno cl'foJlia, ·Cavour fece qualche tempo il siudaço di un villaggio; frattanto scriveva articoli per giornali e riviste, si occupava di commerci e di agril)oltura, studiava per 'ital:ianizzarsi. Sono rimarchevoli a questo riguardo i con.. -sio-Ji da lui chiesti e avuti da un suo amicissimo, il tenente Cassio di Bor· 1> gomaro, che gli proponeva la lettura dei clnssici e gl'indicava q•. ali, ma ,soggiungeva : << Senonchè mi sembra che dagli scrittori italiani tu abbia « solo ad imparare la fraseologia, a dedurre poi uno stile franco e severo, « da pensatore, dalla energia inglese e dalla hwidi tà francese, e sopra·« tntto dalle tue protilberanz e frontali, che sono, per mia fe' assai svi« lnppate ,. L' inclinazione di Cavour lo portava naturalmente alla politica; però ·sotto il regno di Carlo Alberto, per le ragioni che abbiamo sopra indicate, la strada agli alti uffizi gli era preclusa; uè egli avrebbe acconsentito a percorrerla se il governo non avesse mutato indirizzo. Era però risoluto ,di aspettare, in Piemonte, la sua stella, e non andare a cercarla altrove. A i.Ula signora che nel ,1835 gli proponeva di stabilirsi in Francia, dove .avrebbe trovato campo adatto alla sua attività e al suo ingegno rispondeva: « Sciatrura a colui che abbandona con disprezzo la terra che l'ha veduto •nascer:, che rinnega i suoi fratelli come indegni di lui. Quanto a me sono . deciso; non st'parerò mai la mia sorte da quella dei Piemontesi». . Ma spuntò finalmente, nel 18il.-7, l'alba dei giorni sperati. Promulgatesi le prime riforme politico-amministrative _in ~iem~nte (30 ottobre) Camilio Cavour pieno di fede nel felir.e e sollec1to nvolg1 mento che esse avrebbero avuto (se le intemperanze dei partiti politici non avessero trattenuto il principe sulla strada in cui dubitoso e tentenuant~ si_ ~vvia:a), pensò ,che era giunto per lui il momento di abbandonare con d1g11_1ta la vita privata. Le nuove larahezze concedute alla stampa fecern subito sorgere il pensiero in lui di llar vita ad un giornale politico -quotiLliimo, che dirigesse :jl movimento • con energica moderazione)), evitando« a sinistra, le t43mpeste degli e~agerati, ed a de5t~·a _le secche ?ei retrogradi ». . , . II Risorg'imento: questo fu il titolo del gio~oale. Ca:om: ne fn l a_nim_a: .I luoghi brani di articoli di Cavour, riportati dal Ch1ala, sono m1rab1h 1
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per lucidità d'idee, per forza d.i dialettica e scritti in un italiano vivo e· scorrevole; se non classico, almeno giornalistico. Il che dimostra che Cav@ur, sempre stato it:allano d'animo e di pensiero, cominciava ad esserlo abbastanza anche di lingua. La meta cui mirava Cavour era anzitutto d11ottenere dal sovrano uno statuto. Perciò discuiteva, metteva in ri,Jievo, encomiava nel suo i:,O'iornale· qJ1anto s'era fatto da-i principi dell'Italìa meridionale e centrale, affi~e di eccitare Carlo Alberto a fare altrettanto pel Piemonte. Ottenuto l'intento, s'criveva per spiegare al popolo, nuovo alla vita poliitica, l'es~enza di questa legge fondamentale eh.e« circoscrive il ci1rc0Jo d'azione del potere esecutivo ìn giusti e severi limiti , seuza indebolirne·so1terchiament:e 111 forza ». 1'11lirabili per J3I'evidenza, diremmo quasi d1ivinazionè, sono gli arLitoli· scritti in principio del ·184.8, per dimostrare che ness-uno avrebbe aiotato, l'Austria contro l'fo1Iia; nei quali si accenna a quei gene•rosi senti·menti,' german·ici, destinat'i a costitu·ire nel centro dell'Eil1'opa una potenza. quwsi inroincibile, e si afferma che aYendo ringbilterra interesse a im-
pedire• che un'altra pot(ilnza acquisti una influenza preponderante nel, « Mediterraneo, deve perciò de~iderare che l'Italia di venti potenza mn- « rittìma capace di tener fronte alla Francia •. Ii ~6 aprile 18118 si fecero le prime elezioni al Parlamento. Cavour · era già notissimo in Piemonte, e in fama di un uomo dotto ed esperto in materie pol!tiche ed economiche; ma incontrava molte antipatie, a causa specialmente della famiglia da cui usciva; un.a gran parte del pubblico . non sa,peva persuader$i che quest'uomo fosse sincerame:qte 1,i,berale. Fu candidato in vari collegi, ma non riuscì in nessuno. La notizia non gli giunse inaspettata, perchè già prima dulia prova scrive,•a a no amico: « Probabilmente tornerò colle pive nel sacco a fare articoli invece di.· « discorsi ,, . , Nei primi di giugno 18i8 giunse a Cavour una notizia senza confronto più infausta e che gli recò un dolore grandissimo: la morte di suo ni pote, Augusto CaYonr, avvenuta il 3'1 m.iggio per ferite ri.portiite alla battaglia di Goito. Ma a distrarre Cavouir dai lutti domestici, presto intervenn~ro quelli, d,ella p11tria . Gli affori del la guerra andavano m;il,e; e, come sempre avviene, gli insuccessi in campo erano oggetto cli vive dispute io paese e· polemiche suì giornali . In questa occasione Cavour fu moderato e conciliante, e forse tr~vò, la nota giusta uelle segu,enti parole: « Qual comandante il prìmo corpo • d'arm&ta, e sovente incaricato del comando supremo, molti accusano · « il generàle Ba.va di essere stato la causa prìncipale del mal esito della .
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« guerra ... .... ; se dai molti amici che contfomo nell'esercito ci venne fatto ·
" di udire opposte sentenze sulla ca!}ncità di questo generale, Lutti sono·· « unan~mi nel far feclfl del suo brillante coraggio, dell'inalterabile sua « i•mperturrbabilità, e nell'asserire essere ingiusto il far ricadere sopra « di lu1: l'inte1·a responsabili tà, delle mosse strat,egiche, molte dell e• quali furono eseguite in opposizione all'espressa sua opinione)) . Frattanto colle elezioni suppletive del 26 giugno 184.8, Cavour era eutrato i.n Parlamento, e aveva comioci,ato a fare discorsi, pur continuando· a scrivere articoli. Non ci voleva altro, perchè tutte le ire degli avversari e dei rivali si scatenassero. I giornali 0011 gli risparmiavano attacchi di ogni specie; i suoi discor:;i erano accolui freddurneute J1it l,a Camera, e · con rumori dalle gal lerie. Nel dicembre del 484'8, rifattesi le elezioni , non venne rieletto. D'Opo la sconfitta di Novara, addolorato per le sort'i dtllla pntria , esco-raggiato per la guerra personale che a lu-i face,vauo gli av\'~rsari, ,•oleva· ritirarsi dal giornalismo; ma ne abbandonò il pensiero per le istanze degl'i, amici, e forse più ancora perchè al momen taneo scoraggi,, mento era, e pre$to, sL1cceduta la solita aititività e l'istinto della lotta . In luglio 48,l.9, Cavour rientra va in Parlamento e, quantunque i suoi nemici fossero sempre mol ti, pure la sua voce cominciò ad essere ascoltata; il :-no ingegno ed il suocarattere s'imponevano; amici ed avversari incominciarono n ·Vedere iu lui un futuro ministro. I suoi discorsi in questo tem po volgevano specia l-mente su cose ammi·nistrative, ma d~ essi appariva come l'intento principale a cui Cavour riv0lgev11 tutti i suoi pensi.eri, tuttii i suoi a<ttq era I~<· missione che il Piemonte doveva compi,ere. Quindi è che J ai n-1wneros1 ed illustri esuli italiani cou venuti in Piemonte, e da tutti coloro che ponevano in cima ai loro pct>t:;ieri l'intlipendenza del paese eila sua ricosti-tuzione su basi naziou:i li, Cavour (di cui tutti ornmai riconoscevano l'abilità e l'ingegno) com inciò ad e;;sere riguardato come l'uomo cieli' a vve-· nire. Si dubi tava ancora del suo libernlismo, ma non ,lei suoital·i anismo,. D'Azeglio 1iresenti io lui un rivaie, che lo avrebbe cacciato di nido; ma , non esitò di offrirgli un portafoglio alla prima occasione. L'·I 1 ottobre ·1850, Cavour entrò nel gabinetto come mi,ni;;Lro di agri-colLnra e comrneroio. Si dim ise in maggio 1852, per dis:;i;: nsi col presi-dente Massimo d'AzeO'lio, d'1e non voleva saperne di connub·io col centrosinistra. Viaggiò in F~·ancia e io [nghilterra, strinse relazioni coi principali uomini politici cli detti paesi, e tornò in Piem.:rnte, aspettato, deside-· rato e pronto più che mai a prestare l'opera sua al paesC'. In novembre; detto anno, venne chiamato dal Re a comporre un nuovo Gabinetto, e· ·formò con L,1 Marmora, Buoncompagoi, Paleocapa e Sa11 ~fortino quel< .
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mfo islero che, nel successivo settennio, doveva com pie re la spedizione di · Crimea, la guerra del ·1859, e preparare l'un ità d'I ta lia. L'opera an11ninistrati va e politica del conte di Cavour, da quando la prima volta eutrò nel Gabinetto, fino alla sua partenza, come pleui poten~ziar io dell a Sa rdegna al congre:;~o di Parigi, è ., mpia mente na rrata dal Chinla nel ·1° e nel t 0 volume. In questo che abbia mo sott'occhio, vi ri . torna soprn , unicamente per riempire qualche lacuna. e riferire più diffusa mente qualche episodio che merita essere meglio conosciuto. Quindi -comincia la pubblicazionA di una serie di lettere, l'ultima delle quali è · del ,13 febbraio ·I856, il giorno a ppnnto della partenza per Parigi . La prima è del ,1819 che, con altra del 1l 8~H, stampata nel 11° volume. · costituisce quanto 5i è potnto rinvenire del carteggio di Cavour nella sua fan~i u!lezza. Segue la corrispondenza con un ingle~e, cer to signor Bro ckedon, artista e alpinista . Si tratta di viaggi, di escursioni nelle montagne · e di_avvenimenti del tempo (intorno al ,1830); sono lettere interessanti e notevoli, perchè dimostrano le inclinazioni, i sentimenti, le speranze di •Cavour a 20 anni. « Tandis que tonto l'Europe marche d'un pas ferme dans la voie pro« gres.sive, la malheureu::ie I talie est toujonrs courbée sous le memù sy--« stème d'oppression civile e religieuse. E altrove : « Pressés d'un còté par _les bayou rrnttes autrich iennes, et òe l'autre par « les excommunications fu ribondes du Pape, no tre posi tion est deplor:iblc; · « toute manifesta tion libre de la pensée, tout sentimt'nt générenx. est (( étouffé comme un sacrilège et un crime cl' Etat ». Gli stessi senti menti espri mt}va Cavour nelle lettere ai congiunti, par :,1ando dei guai del paese come di cosa sua propria, da trattarsi nelle lettere .più famigliari. A .loco a poco , oltre l'espressione dei seo\imenti, trasparisce nelle let, 1ere di Cavour la genesi di quel metodo, di quei critori i, chedoveano iu~fo rrnare la &u:1 n ione sulla scena del mouao. In una letten1 del 1833, ad Augusto De la R ive, pubblicista, suo par~nte, si legge: <( j'ai été longtemps -« indécis an milieu de ces n1ouvements eu sens contra ire. La raison me · « retenait vers la modératioo; l'en vie démesnrée de fai re marcher nos ac,,, cu leurs me rejetait vers le rnouvemen t; enfìn après de nornbreuses et (< violentes agitations et oscillations j'ai fin i par me fixer, comme le pen« dule, dans le juste milieu » . . Sono interessa nti alcune lettere del ·1835, in cui rispondendo all'invito ,.di scrirere articoli per una rivista (B'ib hotheqiu un'i,1Jerselle), parla disè cmode,tissima mente, e fa una specie di rassegna dHlle proprie atti tudini
intellettuali e di quello che sa . In una dice, che difott:1 d'i mmaginazione · (difetlò che si esagerava, perchè le sue lettere, i suoi articoli e i suoi discorsi provano cho aveva immaginazione più che a snrfìcienza), e cbe non · ha sturl iato a foudo altrn sciema, fnorchè l'economia politica. Io un'altra dice: « Je vous l'avoue sans détour, jene me sens pasde forcepour rendre « d'un rnanièrc :wréable tonte ce que je penso. Fauto d'exercice, si ce (( n'est de moy<m~ j'éprouve une granrl,~ diffi cnlté à rédiger mes idées de (( fo çon à pouvoir les présenter au public. Dilus nrn jeunesse on n~ m'a (( jamais appris à écrire; de ma vie, je n'a i eu de professeur de rhétorrq ~1e, (( ni méme d' h umani té; n ussi ce o'est qu' avec la plas gr:1nd a ppréhens,on • « qu.e je me décideniit à vous livrer uo mauu;critdestioé à l'imprimerie. « J'ai senti , mais trop tard, combien il était essentiel de fa ire de l'étude-· (( des Jettres la base de tonte edncation intelleclnclle. L\,rt de bien parler « et de bien écrire; exige ~rne fiuesse, noe souplesse danscer t.ains orgaues, (( qn' on ne contraete qu' autant qu· on Ics exerce dau:; la jeunesse ». Ma questo stesso brauo b,1sta n provare che Cav·our possedeva la souplesse necessaria per maueggiar benè la penn11. Seauono d,ll ·1835 al 18-~5 letter~ che trattano promiscuamente di co mmerci, di politica, d'industrie, di canali d' irrigazione, e sopralutt~ di agri--cohun1, a cui Cavour s'era dedicato con nrdorc. Que:;te lettere fauno te-stimonianza dell 'attività di Cavour, a qua lunque oggettri si applicasse. In una dice di essersi dato a grandi speculazioni, delle quali parla con en tusiasmo, e afferma vo lersi fore uon posi zione col sudore della sua fronte. Altrove, parlando d'un suo ·ami co, divenuto mini:;tro_, dice che lo ved_e di · rado, perchè (< quando i miei amici salgon? al potere, 10 ho p_er mass,~a (< di aspeuare che essi vengano a cercanm, quando hanno bisogno op,~(( cere di parlare. con me. Ma quan do poi rinunzian o ~I po~ere, _allora n (( comincia l'antica amicizia con riverdita vigorw •. E curioso ti quadro che fa cli Torino nel •184-3: « Je vis clans une espècc d'eufer in tellecluel; . (< c'est à dire dans un pays ou l'in tell igence et la science sonl répntées (( cho:;e iofernales. par qui a la bonté de nous gonverner. Oui, mon cher, (< voi la bientòt deux mois que je respire une atmosp hère remplie d'igno• rance et de préjugés, que j' haliite une ville où il !·a_ut se cacher pou: « échan aer qnèlques idées, qui sort de la sphère pol 1t1que ed morale on (( le aon~ernement voudrtiit lenir Ics esprits renl'ermées . Voila cc qu i s'ap- · (< peiÌe jo~ir dn bonheur d'un gonver nemeu~ paterne) ~. Molte dell e let.tere di C:wour in questo periodo sono dll'ette a parenti ed amici, e trattano specialmente di affari di fami glia; in tntte queste è rimarchevole l'affezione e la delicatezza dei sentimenti cli Cavo nr. Accade s pesso che nelle lettere di Cnvonr s'incontrino nomi di persone -
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· a cl! loca lit/i , o si accen11i a fatti che abbisognano di essere meglio spiegati. In ques1i Cllsi sono utilissime le note che l'on . Chiala non tralascia mai di roeuere a piè rii pagina. Avvicinandosi il 184ì, d,iven tano più ~pesse le lettere che trattano di politica. In principio <li questo anno Cavour fece un via110-io in Jncrhilo terra, dove s,. fermò qualche tempo, e di là scrisse, sulle -cose ed uomini ; ingll'si, lettere intere,;sautissime. La maggior parte del t:,a rteggio di Cavour negli a11J)i ,J8!v7, ,t8 e !~9 , vcnue già pubblicat~ dal Chiala nei volumi precedenti; servono di compleinento le lettere pubblicate in <ruesto, spei.: ie quelle ri netteoti la nostra guerra coll'Austria e la situazi<:rne politica in Piemoute, iu Italia e in.Europa. Tutte lettere dallcquali trasparisce quel la eh iarezza cl'i<lee, quel senno prntico nella loro attuazione, quella nessibilità <l'ingegno e audacia di ri. sol uziooe, e sopratutto quAll'amor di patria e di libertà che disti nsero Cavour. Molte poi servono di com monto e di spiegazione ai suoi discorsi par1:unentari e ai suoi atti di governo. Così per esem pio, può parere strano che Cavour, :ippena nominato mioi8tro, accettasse l'incarico di reggere (coo tcm poraueamente a quello di agrico ituru o commercio) il dic:.istero del In marina; ma egli ne dice chiaramente la rogione in uua lettera al l'am miraglio: << In un momenlo in cui i bisoo0 ni della marina esiaevaoo im o " periosamcn tc sacrifici pecuniari e misure legislative, era necessa rio · « porre alla testa di questo miu ist('r0 un uomo parlamcnt:ire. Siccome la « marina non ne ha alcuno alla Camera, ecco perchè sono stato scelto ed · « ho finito per accettare, malgrado la coscieilia della mia ignornnza par « tutto ciò che ha rapporto alla tecni1·.a rl:el mio dicastero ». ~è meno interess;inti dellP, le1tere di Cavour sono quelle di altri per. sona~gi inlramezzate dal Chiala per servirealleprimedi legamecdi comme11 to. Ecco, per esempio, u,11 giudizto di d'Azeglio ;:;u Cavour dn poro miuistro: « Cavour est réellement f'o rt utile à le Ctiambrc anssi. Il nous « manquait un batailleur, et ti ~'açquite de ce ròle avec beaucoup de « verve et de talent. Il a démen ti sa reputation d'bomme cliflìcile à vivre · «et la paix la plus profo nde regne diins le rnéuàge miu istP,riel ». Ed alLrove: • Je m'applaudis tons le jours ùavantnge de l'acquisition · « de Cavour, qui est un véritablc coq de combat: spécialité qui nous man« quait ». Ma la pace nC'I rnéna,qe min1:steriel durò poco. Divergenze politiche, differenze di simpatie e iucompaiibilitil di carat.tere dovevano presto diviilere d'Azeglio da Cavour. Fra le cause secon · darie di reciproco malumol'c vi fu uo affcire Persano. Quest'uffi cinle di marina, amiço intimo di d'Azeglio, Heva commesso una grave mancanza
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-di subordinazione e, per sfnggirne le conseguenze, aveva chiesto le dimissioni. Cavonr ministro della marina lo fece porre sotto il consiglio,di ,guerra e scrisse all'ammiraglio: « Le ministère n'a pas jugé qn'il fut le cas d'accepter immeJiatement « les démissious qu'il a offertcs d'une mauièreaussi inconvenante. Un of·« ficier n'est pas libre de quiuer le service pour se dispenser d'obéiràson -« devoir. Il font donc que i\I.r Persano subisse les conséquences de sa dé·« sobéissance et de son insubordination; lorscp1'il aura oté démontré que • la loi est égale pour tous, alors il sera le maìtre de rcster dans le corps « ou de se retirer ». Il Consiglio di guerra assolse Persano dall'accusa d'iusubordinazione, senza però rimetterlo nel comando del suo legno. Cavour naturnlmente .accettò le decisioni del Consiglio, ma scrisse all'ammiraglio di voler parlare al Persano, « pour lui fai re con11aìtre sans détour, que c'est moi, et « rooi seul, qui ai provoqué le Consci I de guerre, auquel il a été soumis, « et de lui déclarcr, de la manière la plus explicite, quc t.ant que je scrais ·« ministre de la marine, je saurais fai re obsen•er les lois de la di sci pii ne, « mème par les arnis d11 premier mini stre». Il seguente hrano di lettera di d'Azeglio mos1ra quali fossero a riguardo di quest'affare Persano i sentimenti del presidente del Consiglio: « Ca« vour ...... è despota come un diavolo, ed io che non amo i tiranni fui « per andarmene, gio mi sono, per l'affare Persano, al qua le si faceva iu{< giustizia. Ora si è accomodata :illa meglio ». i\fa sorsero nlcuui guai. Ca,our pigliava assolutamente la m:ino. Roberto d'Azeglio scriveva: « Camillù tròne tous !es jours pl,us haut. Il e:.t « cert:iin qui il se montre un bom111e supéricur ... J e fai:; le possiblc pour « persuader .\Iaxime ... mais il parait 11'en pouvoir plus ». E non oe poteva più davvero. Poco tempo appresso, essendosi Cavour impegnato (contro il parere di d'Azeglio) per far nominare B.attazzi presidente.della Cnmera, si venne ad una rottura aperta e Cavour usci dal ministero. Ma, senza Cavour, d'Azeglio non potè reggersi e finì per dover cedere le recliui a chi « era nato apposta per menare affari e parlamenti •.• Questa « era la sola maniera (scrive d'Azeglio) per faro che Cavour cd io fossimo « uniti » .· Durunte la crisi, parendo che il n e.teotennnsse e volesse affidare il Governo n Bai ho o a Revl'I, Giorgio Palli,vicino scrisse a Vittorio Emanuele: «Oh! se mi fosse lecito il dnre un rispettoso consiglio alla M. V., io le « direi colla min solita schiettezza : Sire! Voi camminate sull'orlo di un « abisso, ma un uomo può guidare i vostri pnssi e condurvi a salvamento. « Chiamate Ca mi lio Cavour; egli è l'uomo del presente e forse dell'av« venire ».
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LlllRI E PEllIOD1CI
Fra· le lettere di Cavour riferen tisi a quest'epoca e riauard·n1· aff·a, rt· · • . . e · " ·1 a~mm1strat1V1, togliamo il seguente brano da una scritta ad un alto irnp1egat~ delle tasse. « Ha fatto egregiamente a cominciare vii atti di ri()'ore « per 11_ P1:ga~e~to dell'imposta dal duca Pasqua . L'eso;to a procedere « semp1e 10 s1rntl modo, abbattendo gli alti papave1·i, prima di curare << le piccole erbe». , !Vloltedi ~ue~te ultime lettere sì riferiscono alle leggi ecclesiastichee al1~lleaoza d1 Crimea; q~~stio~i che agitarono il Piemonte in questo periodo di temp~,. e delle q~al1 '.I Ghiaia tratta ampiamente nei volumi precedenti. not1z1a della vittoria della Cerna1·a ' Cavour scriveva· Alla f . d' . . ",, Ce è>crJor·e i ux 1 « : t ar~es a rélévé l'e~prit public. Nous en avions grande besoin )'. 1~_11 annunz10 della presa d, Sebastopoli scrisse a Rattazzi ministro del] rnterno: « per c11rità non s'indugi a cantare il TedeVAn. Il non farlo da«. r_ebbe luogo.a male interpretazioni». Il -13 febbraio ·1856 partì per Parigi ~oco soddisfatto, perchè non sperava di ottenere il minimo vantaagio per 11 suo paese. <> Qui finisce la pubblicazione delle lettere. Ci si promette il resto di un VI volume che sarà iuteress11ntissimo , perchè tratte,;à dell'epoca culmina.nte dell.'a:~ivit\ di Cavour, _dal 1857 al ,1861, e conterrà il carteggio cli lu, col prmcipe Napoleone, più molte lettere dirette a Carlo Luicri Farini a Maufredn Fanti, a Hettiuo Ricasoli ' e Enrico Cialdini , u~11 u~ prmc1pessa ~ .· . . . ' 'ld MatI e, ecc., ecc. ~on ci resta se non a rallegrarci col Ch iala dell'esito delle sue lun"'he fottc~1e, che incontraro_no tant.o pla~iso in Italia ed all'estero; mercè Je q~ali trovia~o r~ccolto, ordmato e coseienziosamente commentato quasi tutto il carteggio d1 un uomo che ebbe tanta parte nei destini d'Italia.
somIARIO DELLE ~IA TERIE
contenute nelle dispense di aprile, maggio, giugno 1886 APRILE,
CusTozA ,184-8. (Continuazione e fine) . - Severino Zanelli, tenente colonnello di fanteria . • Pag. L'ARTIGLIERIA A CAVALLO rn ITALIA. - Volpini, maggiore d'arti• glieeia . LE MITRAGLIATRICI AUSILIARIE D'UNA DIVISIONE DI CAVALLERIA. Demetrio Lecca, tenente di cavalleria • » JL FUOCO SECONDO LE NORME PER 1.'nIPIEGO DELLE TRE ARMI, (Continuazione). - P. » LA LEGGENDA DEI FABI. - Saggio di critica militare. (Continuazione). - O. Baratieri, colonnello )) LA GUERRA TRA LA SERBIA E r.A BuLG~IA. - (Continuazione e fine). - C. Manfredi. capitano . . >) Russ1A. - Il quarto viaggio del maggiore generale russo Prescewalski nell'Asia centrale » )) SVEZIA. - Le armi a ripetizione. Libri e periodic'i: )) Jahrblicher fii.r die Deutsche Armee und Marine . )) Wehr-Zeitung . )) Yojenni Sbornik
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90
,104·I 36 ·168 176
18,1 ,186 190
l.llAGGJO.
' Il D irettox·e
'fAN CREDI FOGLIAN I Maggior, di fanteria.
DEMARCHI CARLO,
oer ente.
LA TEORIA DEL WoLOZKOI SUL Fuoco DELLA FANTERIA 1N COMBATTIMENTO. - *lf.* . )) 197 LA FLOTTA E L'ESERCITO NEl,LA DIFESA DELLE cosTE. - Zevi Filippo, capitano /J, 7° fanteria . . . . . . . . . . >) 222 h FUOCO SECONDO LE NORME l'EJ\ L'IMPIEGO DELLE TRE ARMI. (Continuazione e fine). - P. » 2,1,7 CENNO SULL'ORGANISMO UMANO ED IMPORTANZA DELL'ACQUA SU DI ESSO SPECIE IN RAPPORTO Af,LA SALUTE. - Conferenza di presidio. - Dott. L. Montanari, coloniiello medico direttore )) 262 LA FRONTIERA CONTINENTALE DELLA GRECIA, - F. d. c. )) 286
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MAzÉ DE LA RocHo: co~TE GusTAvo, t'3nente genera le comandante il I corpo d'armata. - V. T. » 3o.t AUSTfilA-UNGJJERIA . » 308 GRA.'< IlnETTAG~A. - Birmania . » 32•1 lè11ANC1,1 .- A proposito di una legge sullo spionaggio in Francia» 333 Libri e periodici: Avant la batail le » 3f.7 Istoria YOini i vladicestra rnsskix na Kawkazie . - N. Duononx » ~50 Vou der Weichsel zum Dnjopr. Geographischq, hricgsgeschichtliche und operative Studien . - Vou SARMAT1cus . » 354 Trupponfuhrung und Generalstabsdicnst. Dns XVI Armee-Corps und die 7 C:walleric division wiihrcnd ihrcr selhstiindigcn Operationen in Mosel-l?elzug bei Metz von Standpunk L des Generalcommandos bcarbeitet. - C,uio1xAL vox WrnoBnN .» 355 Rivista cli cavalleria » 356 Revue de èaYalerie. » 359 Mi liLiir-Wochonblatt. » 363 Neue militiirische Bliitter . • >> :366 Organ der Militiir-\\'issenschafd id1e11 Vereine » 369 I1nalido russo . )) 314G JlJGNO.
I BERSAGLIERI . - Nella commemorazione del 50° annivers,,rio della istituzione del corpo. -- Appunti e ricordi. - Raffaello Serpieri, capit.ano dei bersaglieri in riposo. . Pag. 387 LA c0Ml'AG'.'l1A . - Lodovico Laderchi, capi tano di fanteria . » 42if CIRCA L' AIUIA PIÙ CONVE~IENTE PEII lLFIANCHEGCIA)IRNTO DEI FOSSI. Donesana, maggiore del genio . » 466 LA LEGGENDA osi FA01. - Saggio di critica militnre. (Continuazione e fì ne) . - O. Barati eri, colonnello . » 4-81 IL OE~EIIALE MANA SSEuo. - Rimembranze della scuola militare ·di :\Jodena. - Massimiliano Galli , cnpitano nel 92° fan teria. » 5·11 Aus1·n1A-UNGHERIA. - Bilnnci militari per l'onno 1886. .. » 525 GERMANIA. - L'esercito germanico noi 1886 » 5-\.2 GRAN BnETTAGNA » 5f,6 Russr..\. » 559 Libr'i, e periodici: C. Cavour. - L. C111ALA . » 570
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