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-~ RIVISTA . MILITARE \
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ITALIA.N A
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RACCOLTA MENSILE DI SCIENZA, ARTE E STORIA MILITARI
Serie III. --'- Anno XXIX Tomo III.
ROMA, 1884 "VOGHERA CARLO, TIPOG,RAFO-EDITORE
Via Nazionale.
DELLA
E DUCA ZIONE 1'IILITARE OSSERVAZIONI ED APP UNTI
I. Non laevilas mihi Snt ctl'la mtio ca1isam $Crìbencli dedil. PHA•:uuo, Fa/). V,
Pl'oprietà letteraria.
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Apostoli forvenli , con fede illimitata specialmente in quest'ultimo periodo di secolo, .so rsero a predicare con caldo entusiasmo una nuova religione: congiuriamo contro la guerra. La guerra alla guerra era scritto sul Labal'o. Le lotte fra i popoli non è necessario sieno risolute sui cruen Li campi di battaglia; si possono risparmiare tante vittimP., si possono ridonare all'agricoltura tante braccia, lanle intelli genze alla nazione, alle industrie ed ai commerci tanti denari; gli arl>ilrati internazionali riescono del pari a comporre le discordie e le pretese col trionfo delltt ragione e non della forz a brnlale. Al dil'illo della forza si può sostituire la f'ol'za del diritto. Esempi recenti e memorandi rincuora rnno Ia fede (11). E quella voce trovò eco profondo in tutti i cuori generosi, e q·uella religione l.rovò molti e fedeli prosel:ti . Erano illusi umanitarii però; generosi, ma illusi: e quelle nazioni dove sembrava che la dottrina acqujstas~e maggior credilo, dove avea avuto maggior plauso spontaneo di popolo, fattizio cli governo sagace, quelle nazioni inneggiavano alla pace universale con alacrità inusitata nelle of'ficin e, con studi solleciti sugli (t) Si allude alla qncslione doll'.\laln11na risolut.1. nppunLo con un Arbitrai.o intcr11azionnlc.
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DELL'EDUCAZIONE . MILITAUE
OSSERVAZIONI ED APPUNTI
ordinamenti mi litari, si preparavano all a pace universale vaticinata e promessa, ricordando intantoTantico preceLto: Parn bellwn. Il Giusti colpiva gli umanitarii apocrifi del suo tempo coila ferocia della saLira mordace; e gli uomini pratici dei nostri temu i non si lasciavano i!Juclere dalle dourine rinnovellate di nuove f;onde, ~1on Si lasciavano trascinare, nè assordare dal frene;tico applau:;odella facile moll.itudine : meditavano. Ecl oggi sono ben poch i coloro i quali, rinnegate le utopie se1Himen tali, non si sieno persuasi e convinti di questa grande verità : la guel'J'a è ,un fatto storico, pennanente, immutabile. , Alcuni la pensano col Dc Mais tre e la ch iamano un'appendice Jagrimevole della legge generale di dislribuzione, che gravita sull'universo, dove, secondo loro, regna una manifesta violenza, una .specie di rabbia prescritta, eh e arma tutti gli esseri in m:utua feclem. Sernbrn.c~e la natura, dice il De Maistre, gettando l'uomo sulla terra, gli abbia detto: difend iti: . Parecch i e forse molti, senza andare tant'olLre, si appagano qualificarla 'Wi m,ale.,necessm·io: ma pl'essochè tutti convengono nell 'af!ermarla ima necessità ineliittcibile. Se nella landrt due selvaggi si 1mi diventano civili la lo 'ta incontrano, la lotta è 'intimata, ese i se! vaa~ . ' ~ rade le unghie e fa tuonare i cannoni. Finchè l'uomo sarà uomo, sosp into da nobili ,e genercse a:;pirazioni, da alti ideali, fìnchè egli sai-à tormentato da affetti e pass ioni , la lotta, come è istinto indomabile nell'individuo, così diventa nella società civile funz ione vitale del suo orO'ànismo ·enerale ·-Mo!Lk" V • Il n ,V afferma che la guerra ha nell'uman ità l'identico còmpito che hanno i temporali nell'atmosfera;· quello di purificarla. Lastoria èdramma, è vi La, è lotta,ècontraddizione perennemente l'isolventesierinascente. Le careggiatesperanze di pace universale sono · utopie: l'idill io fugge dinanzi a noi incalzato dalla storia e colla ra.., pidità degli anni e dell e memorie prime. Utopia assoluta è l'assoluta pace, perchè il. talento umano è la dialeltic::t dell 'amore e dell'odio. La pace è al tutto relativa, come la quiete; se è pace fuo ri non è dentro, se è pace rel igiosa non è poli tica, se è letteraria non è economica. In qualunque forma la si voglia cons iderart.l, bisogna te-:nersi armati: Para bellwn. Gome all'uomo, così al!e nazioni non è consenLitò cercar pace, non gridarla come Petrarca, non aspettarla
. come Torquato. D'ogni intorno s'ode un grido che ci avvisa non essere ancora segnato il giorno ·
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Della t.ant':rnni lagrimuta pace.
La storia è conflitto, la viLa è lotta; la guerra è funzione vitale d'organismo. Per non crederci, bisognerebbe rifare l'uomo e la · storia ( 11) . Io non starò qui a discutere se la guerra · in sè e per sè sia un bene piuttosto che un male. Certo gli è tutta.via, che gli argomenti di Uil. dotto scrittore, qual) to arguto e sottile filosofo, il Marselli, principhnoadinsinuai:si acquistando largo credito,perchè hanno base salda, in ,erietà. di giudizio, in profondiliùli osservazione. E forse non è lontam il giorno in cui diventerà dogma scien tifico il principio che: la gierr(t è nella viLa dei popoli un mezzo ed una via di esplicame1ro della loro allività morale, intellettuale, industriale ed economica, un fattore di civi ltà (~) . L'equilibrit> as$oluto di tutte queste energ.e fra tutti i popoli della terra è imposs ibile: equilibrio assoluto èstatica perfetta, atoni~1, e l'atonia ripugna alla legge cosmica univei",ale, e quindi il più con'e dal meno, se non è pletora, è forza inLima, indistruttibile di espansione. Ma qrnlunque opinione si porti su ciò, a me basta premettere in linea di 'atto, di osservazione sperimentale. La guerra è necessaria, inevitabie: ·i popoli almeno per ora non cesseranno dal combattere. colle arn~ lucida e tersa pai·e che da esso parta una voce che gridi: Estote pant·i. E noi syci sono care la li bertà., l'indipendenza, con tanto sangue, con, tanti sa:rifizi acquistala, Pl'epariarnoci. Lo straniero non deve ·più calpesta·e impunemente le ceneri dei nostri eroi, dei nostri martiri· non de,e distrnaaere le nostre case, i nostri templi di gloria; e trofeo di vittu·ianon deve portare alla sua patria i monumenti della . nostra grandeza civile ecl arlistica: la bandiera italiana deve sventolare in Camiidoglio, dove, come disse il Gran Ile, 'Siamo e resteremo. )
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(1) Queste idee r ia$umono il concetto mira.bilrnen to espresso dal Bono nel suo bcl.Jissimo libro, Saggio ti Critic<i ci'i-m-inale. (2) Vedi i\!Al\SELLl, ·. a Guerra e lei s-ica stoi·ici, voi. I, lii). If, cap. I. _La civiltà. o la.
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DELf,'Eoi;C.\Z\ OKE :UH.ITA RE
Ed è quesLo il santo gi:ido che erompe da ogni peuo che sia nobilmente italiano, il zrido che confonde in un evviva lun(l'o o ecl entusiasLico la voce del Ile colla voce del popolo, il grido che fa ri spettata ed amata la nostra divisa, ilgrido cheaccendeecl infiamma l'animo d'ogni cittadino al desiderio di impugnare l'arma. del soldato italiano. Ed il giorno del cimento forse non è lontano: e noi dimostreremo ancora una volta, che se il Dio delle battaglie non ci ha. sempre sorriso, mai sono mancati la fode cd il valore. Bisogna trionfare anche della fortuna. Ora bisogna vincere, ecco lo studio . l'r6pari amoci, ecco il problema. Scrittori eminenti, che con grande amore, lungo e paziente studio si preoccupano delle sorti d'Italia, con sapi enti lavori banno chiarito colla evidenza di una di mostmzione matematica, come la forzanumerica clell'osercito e la nostra potenza navale fossero insuflìc'enti tanto in rapporto a quella delle alt.re nazioni, quanto del pe1icolo che ci può minacciare, non ché rispello alla nostra dignità, <. quel che più mont.i, alla considerazione che ci dovrebbe esser tenrta nel concerto ·dell e grand i nazion i (-1). Se al congre;;so cli Parigi si fece prtrtecipare l'audace ardimento di Cavo ur, che diceva: L'llcilia vuol essere: ora l'ard imentc, -sagace non gioverebbe più a manLenerci nell'a lto posto in cui ci tJO,,ramo : ora è necessaria la coscienza e la verità della nos tra.,, potjnza. La diplomazia fa un conlrollo molto oculato, non s'inganna, rèsi lascia ingannare. I gridi di dolore di un popolo non incontrrno più le forse disinteressate simpatie d"una volta; i tempi sono rrutati; e se la cattsa italiana potò molto avvantaggiarsi dell'entusiasno, dei sacrifizi , della patrio ttica ostin azione, oggi una so la YOCl è ascollata - il rombq de: cannone. Le cifre del bilan cio della guerra e dell ,l mari na, e/h speranze e le promesse cli aumento progressivo hanno dato rag icne allo scrittore illt~~tre del _Qiii~ {acienclu,m, so~o l'el_ogi~ pi_(t,Jbq~ente ddla sua resistenza rntell1gente (2). E I esercito 1tal1a6l dtrenta ogni ~
(·l l Vedi ìlfA11s1,r.u , Lei G·ue1·1·a e lei sua slol'la, vo lu me li, li bi IV; cap. Il. - Vocii r, OYO ò <lc tt-0: • In altro nio scrillo (alludo all'o ptr.~colo Q11icL (acie11.cL1un) cerca.i di rilevare come l,L politica ;cguita d~gl i llaliani riguardo a lla r1uostione gravissirn,t doll'ordinamcnl.o militarf ,or la difesa sia contrana :i •1uolla cho si ri cl1 icdo per la impo rta nza, sic11 rozzi, e . 11ndczza doll:1 ratri,1, . ' {:!J Si allude al suo r ililllo di accettare il secondo ) linist-0ro MEZZACA 1•0 Lu1Gr, Anni e po!ilica, §
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OSSEJ\ VAZIONI E O APP UNTr
giorno più numeroso, e le armi si perfezionano e si moltiplicano, e la Ilotta si accresce di navi che sono nostro vanto ed orgoglio, e si pensa alle coste e si fortiuca ai confini ed al l'interno. l\J a Lutto non è fallo: sol.lo que5to aspetto molto avanza a fa rsi e si farà. Ad altro occorre ancora. cli provvedere co n sollecita cura, con se1·ietà di consigl io, non meno che con tenacità di opera continua, indefessa, costante. La scienza e l'esperienza, con mirabile accordo, hanno ormai inseanato in modo irrefraaabile, ch e se la forza numerica degli esere citi ù un immenso coefficiente per ottenere buoni risultati pratici, essa a poco giova la<lclove manchi un indirizzo armonico, un sistema esatto in tutti i suoi particolari, tanto per la o[esa quanto per la difesa. Le battaglie più non si vincono per il numero ecl il valore personale dei soldati, ma sovratutto per la direzione ·intelligente del numero e del valorn. Ai tempi nostri non aHebbe che un senso mollo relativo la risposta della madre sparLana al figliuo lo, che si lamentava cl'aver la spada troppo corta « E ttt L'accosta d'un passo )). Questa ri sposta eroica dà un'idea, anzi dipinge meglio di qualunque ·descrizione il sistema antico di guerreggiare. Per dipinoere invece il nostro sistema, meglio risponderebbe o . il concelto che può racchiudersi nel detto di Agi de « I miei concittadini non domandano mai quanti sieno i nemici, ma dove sieno )> . Il sentimento del coraggio de,•'essere perfezionato elevandolo al disopra delle semplici impulsioni dell'istin to. B di vero le gucne odierne, ecl è fuori d'ogni possibile discussione, più che con la forza e l'ardire si combattono coll 'intelligenza, la quale si espli ca e si manifesta sapendosi giovare opportunamente di tuLti i mezzi dei quali si può disporre, sa.pendo trar partito di t11tle le circostanze. La forza degli eserciti quindi non è più un fatto semplice, che possa ottenersi con mezzi altrettanto semplici, procurando cioè di avere il marrnior m1mero di armati a clis1.t)osizione. Occorre as5aisno simo, che si possa disporre di una grande accolla di individui armati, perchè nel numero sta pure la forza; ma perchè questa forza sia vera, sia salda, sia vigoro:,a, è ineluLta.bile sia. accompagnata, rincuorala da quella condizione vitale, senza di cui ogni intesa d_i indi vidui riesce cosa vana, inutile, se non dannosa. E la.co ndizione richiesta imperiosamente alla bontà di qualunque aggregalo co(J
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DELL'EDUCAZIOKE MILITARE
OSSEUVAZ!OKI ED APPUKTI
sciente in questo si sostanzia: nellét sufficienza e valore intimo dei suoi componenti.' Se si ::ima avere una veramente so lida ed utile associazione qualsiasi, importa incominciare a fare di buoni inclividui, cioè uomini forti di virtù e di scienza, d'ingegno e di cuore, di stucli e di morali abitudini, pei quali il sentiment.o dell'onore sia un culto, una religione. Il difetto di forza individuale è il vizio prin cipalissimo che corrode e guasta ogni umana istituzione. L'eserci to non è un aggregato meccanico piu. o meno bene congegnato: se' lo fosse non potrebbe rispondere all'ufficio suo nel tempo e nel progresso attuale dell'arte mil itare. Esso è un'associazione morale speèialmente, e perciò la sua forza effettiva non viene solo costituita dalla materialità del numero, ma dallicoes ione degli intendimenti. Forte, vuol dire armonico, cioè in ogn i sua parte coordinato e cospirante allo sviluppo ed all'impiego uti le di quell'insieme di mezzi, d_el quale l'azione pronta, vigorosa ed efficace non è che l' effeu.o. E però l'esercito per soddisfare alla ragione ch~lo rende neces. sario dev'essere oggetto di studio continuo e di continuo perfezionamento non ·solo nel suo ordinamento esteriore, cioè nella fo rmazione e costi Luzione, nel coordinamento e nell' acconcio collegamento ' dei suo i vari e grandi membl'i; ma anche, e forse più, nella intima costituzione ed essenza delle più minute sue parti, ossia nella istru- · zione, educazione e perfezionamento delle molecole e.be· lo compongono, vale a dire degli individui. I meglio pensati e provati ordinamenti militari, per recare tutto il loro frutto, devono trovare corrispondenza nella bontà intima e nella salda tempra degli elementi dei qua li essi risul tano. E perciò molto saggiamente fu scritto dal maggio!' Miiller « L'esercito abbisogna de1 1a massima con;::orclia fra isuoicomponenti, e dellamassima coesione e clel più saldo ordinamento fra tutte le sue parti, per poter rispondere al suo scopo principale, la guerra >> ( 11). Pee questo appun to i progressi dell'arte militare hanno fotto della guerra per Lutti i membr.i della gernrchia umi Yera ·scienza, che non si può altrimenti acquistare che per mezzo dell'ossen•azione · più attenta, la meditazione, la pratica e ht deduzione.
Prima non era che una questione cli bilancio finanziario e di bi. lancio numerico: ora questa sc ienza consiste nel trovar modo che una nazione dia il maggior contingente possibile di armati; che questi éonoscano bene e quindi sappiano adoperar bene le armi cli cui sono provvisli; che queste armi sieno le migliori possibili; che vi sia ch i le armi egli armati sappia adoperare a tempo e luogo opportuno; che in(ine nessuno ostacolo si frapponga all,'esercizio pronto, energico cli cosifatta auività . E per riuscire a questo non basta che non si lesini sul bilancio della guerra , non bast,t che si segnano i prow·essi scientifici e si attivino con sollecitudine ed esatLezza, non basLa che gli ufficiaii e i soldati sieno istruiLi . Ognuna di queste cose per sè sola è forma che si dissolve preslo, ove dentro non vi sia una materia che si muova. Che cosa sarebbe l'Halia senza Italiani? Che cosa sarebbe la libertà senza uomini li beri? Che cosa è e può essere l'esercito senza soldati? Numero , armi, intell igenza, istruzione sono forme senza contenuto, nomi sen"a soggetto, sono il prete senza fede, sono il soldato senza patria. È · necessario che qnesti elementi, armon icamente concordi, intendano e cospirino all o stesso fine, abb iano una meta medesima. E questo non si può ottenere se non quando ogni singolo membro di quelli che sono cbia~ mali a eosli Luire l'unità arnù1.ta, che si chiama Esercito , abbia non solo la cono,;cenza, ma eziandio la cosc ienza sicura, profonda del propr10 dovere, per modo che lo ademp ia interamente e di più spon taneamente, qnos i per istinto. L'azione obbedien te dei sottoposti solo allora raggiunge l'ideale quando essa avviene per volontà conformata che ogni singolo indi-, viduo esercita sopra se stesso. Finchè questo non si raggiunga, vano è parlare di coslituzione cii eserciti, di ordinamenti militari: fari~ sempre difetto quella coscienza, quella idenlifìcazione in nn fine, che è l'elemento primo della vera forza, il fattore preci puo dei risultali. In un macch inismo complesso, il cui risultato finale dipende dall'az ione combinata di molleplici organ ismi, composti_alla lor volt~ di particolari e diversi congegni, è vano, è stolto ripromettersi ed attendere esatl:o il risultato finale (anche quando nelle sne parli principal.i sia stato perfettamente esegu ito e congegnato) laddove sia stato trascuralo nei particolari, nei congegni minori ; basta un ingranaggio imperfetto, una spirale alquanto indurita, una
(1) Sw· t'éclucation cles jeunes of/ìciers. Confércnce pa r le m:ijor MiiLLI::l\ de l'ormée
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molla non sufficientemente elastica, perchè o l'intero meccanismo non funzioni, o non dia almeno esatti risultati . Così è clell'esercilo. Tutto ha da essere esattamente, minutamente esaminato, eseguilo, preparalo, coordinato. Or quale dev'essere, quale è il mezzo in vi rlù del quale si può riuscire ad ottenere quello scopo, che si disse essere uno dei fattori precipui onde l'esercito raggiunga il fine, che ne giustifica e ne legittima anzi l'esistenza ? Lo sanno e lo dicono tutti: l'educazione militare, intesa nel suo senso più Iato, poichè unicamente la sua mercè si può riuscire ad acquistare la coscienza del proprio clol'ere. La vera. questione, il vero nodo gordiano, che non si può risol vere colla sp~ula di Alessandro, tulle le difficoltà si riassumono nel sapere non solo deuni re, ma bensì nel saper impartire cotesta istruzione. Tioc opns, hic labo1·. In I talia si scrive parecchio ed anche dottamente di cose mil itari; ma, confèssiamolo francamente, non esiste ancora un libro, un trattalo, ove con qualche prof•mdità si risolvano praticamente tutte le molteplici e disparate questioni che a questa parte ~senziale dell'ordinamento degli eserciti si rannoda.no. Dirò cosa che parrà forse ingiusta ed irriveren te, ma che peraltro stimo esaua: pochi e quasi nessuno hanno finora volto il pensiero a siffatto studio senrn far ricorso ad idealità di formole più o meno vaghe, ma attenendosi modestamente ai particolari pratici, agli esemp i più comuni, i qual i per qtianto a primo tratto possano parer volgari, pure ben vagliati• nel loro fondo fal'ebbero risa!il'e infino alla costituzione di un sistema generale. più ulile indu bb iamente di mille astraile teorie. Il De Amicis sembrava volesse correre questa vi.t prati ca e l'anebbe fallo da p.:u· suo,"() sarebbe stato utile davvero, perchè col .suo spirito d'osservazione acuto e sottile avrebbe trovato, o meglio- scoperto tanti casi pratici da esaminare quanti sono necessari per costituire un buo11 sistema induLLivo; col suo stile ro~forescente e la sua frase scorrevole ed eleganLe avrebbe acceso allo studio. Attraverso al prisma dell a forma, la meditazione avrebbe avuto largo alimento . Egli però scrisse della vita militare in(in itamenle bene; ma ne scrisse come patrioha, come leLLerato e poeta. I suoi bozzetti possono suscitare e for;;e suscitano entusiasmo , ma non cos tituiscono un lil.Jro che valga ad educare o fornire criteri educativi, come io li
OSSE RY,\ZI ONI ED APP t;NTI
intende,. n De Cri sl.oforis, il Ricci, il Corsi, e chi più ne sa più ne mella, se ne occuparono, ma le loro sapienti parole non conducono a quello scopo che io ho di mira; si tengono troppo sulle generali, e più che norme, i loro sapienti. scritti ponno considerarsi ispiraziohi. Le poche norme Lrac,~iate sui manuali, che molto a pr0posito corrono nelle scuole, sono limitale assai, forse di soverch io, e tuttavia. non devono, nè possono spaziare in lroppi partic'.l lari. In sostanza la letteratura militare è priva affatto cli un'opera. seria, la quale con severi Là di giudizio, con esatlezza di proposi Lo svolga. con concetto unico la parte che si attiene all'educazione militare. Auguriamoci che il nuovo inùirizzo di studi faccia volgere anche su questo tema lo sguardo e l'attenzione dei dotti e degli stud iosi, dei quali per buona ventura l'esercito nostro non sofTre penuria. E qLiesto desiderio ha tanto più da essere vivo e sentito oggigiorno in quanto che vi sosp inge la brevità della fe rma dei soldati sotto le armi, il bisogno di una istruzione più vasta che prima non fosse e pure la necessitit di una maggiore educazione, affinchè i congedati dall'esercito si rinversi no nella nazione come elemento d'ordine, insp irato a. rettitudine e morali~it per far argine alle intemperanze degli apostoli di malsane teorie, che pur troppo come mali necessari aflli 00 oaono le società reLte a liberi sistemi.
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Il marrrriore Mtiller dell'eserci to belga in una sua ben nota e preaevolissi~a conferenza ha svolto quanto concerne l'educazione dei :iovani L~ffìciali, illustrando le parole del generale De Ilrandt, il quale in tre riassume le qualità che . deve possedere un ufficiale oncl' egli sia stim,ito capace ed irreprensibile sotto tutti i rapporti, e sono: ,1°, saper leggere e scrivere; 2°, avere il pelo ai denti; 3°, essere un gentiluomo: e lo ha fatto con una larghezza di vedute ed un'aggiustatezza di criterio commendevolissime. Per quanto non si condividano pienamente le sue idee, quella conferenza racchiude se non tuLLn, certamente la parte principale che è a conoscersi dall'uffi ci:ile per sapersi governare da se stesso, ove lo confortino gli esempi salutari e continui e lo soneggano nella via selvaggia ecl aspra c f.'wte. Vi è lo svolgimento della teoria sana corroborala da parecchi
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DELL'EDUCAZI O"NE MILITARE
casi pratici. :V.Ca, sia detto con tutta, reverenza, nè io davvero in-= tendo mt1overne censura, la teoria ha prevalenza su lla pratica, e la teoria non è sempre rigorosamente convalidata da quell a forza di: raziocinio, che trascina, convince e persuade. Questi .studi quindi non essendo fondati su una sufficiente osservazione di fa1:ti,. non si prestano, nè si piegano a fissare una nonna certa e sicura in quei casi pratici', molteplici, proteiform i, che ad ogni istante si presen'... tano nell'esercizio della vita militare, e la teoria non vi supplisce .. Quella conferenza sagace e dottissima sarèbbe tornata di utile assai. maggiore, ove almeno avesse congiunto ·all'astràtlezza del principio teorico un'npplicazione larga delle consuetudini e dell'interpretazione ed applicazione dei regolame1iti. Comunque non può a cuor leggero impugnarsi la sua utilità pratica grandissima. Forse una trattazione come io la intendo era oltre i disegni dell'autore: al suo intento egli è riuscito perfettamente, perchè l'educazione del giovane ufficiale vi è tratteggiata con norma sicura, con esatto c1·iterio, e subalterni e superiori possono ri trarne proficui insegnamenti, pnuici avvertimenti , una certa guida nella loro condotta, e quel cbe è più. nei loro reciproci rapporti. Io non ho in animo di ricalcare le stie orme, di ripetere ciò che egli I1a detto e molto m.ae.;trevolmente, e perchè tornerebbe inutile, e perchè d'altro canto , come dice il Browning: « quando un grande artista ha parlato, il meglio che si possct fare è di asco.ltare in silenzio». Sebbene in qualche conseguenza discorde, tuttavia tengo a dichiarare, che accetto come basi sicure e ferme i principi i cardinali da .lui fissali e me ne gioverò quanto e come alle mie forze sarà dato nelle pratiche applicazion i. Il tema · che mi sono proposto, e che ho già lumeggiato nelle sue .linee pri11cipali, ha molta analogia con quello del màggiore Mul ler: però dovrebbe avere (sto per dire francamente sol'tire) un cffizzonte più vasto, perocchè non intenda specialmente disconere. dell'educazione del giovane ufficiale, non intenda liinitarmi a questa, che è una faccia sola del grande problema, ma intenda bensì, o l)J.eglio aspiri, 3: trattare del_l'educazione militare in genere, quasi dei rapporti intimi fra il comandare e l'ubbidire, delle condizioni richieste onde torni efficace il comando in rapporto alla prontezza ed all'esattezza della esecuzione, di quella varietà cli ele -
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menti insomma, che sono neces.~ari onde si raggiunga quella identificazione di asp irazioni, che si confonde colla identificaiione d'un fi ne li beramente voluto; e per dirla in al tre parole, della dinamica che deve stabilirsi fra il comando e l'ubb idienza, affinchè esse diventino forze convergenti; la cui risultante sia la somma delle due forze. Sotto un altro aspetto ho un campo più limitato, perchè non intendo espo rrn, e pur volendolo noi saprei fare, u:1 complesso armonico di idee, che si fondano insieme per costituire, formare un sistema generale, completo di educazione. Sono idee, ossena7.ioni ali:~ spicciola, le une dalle altre disparate, r~ccolte secondo l'ispirazwne, secondo l'opportunità a. misura che il caso pratico, fisiologico o patologico, si presentava., fru lli spontanei racco!Li dall'esperienza nell'esercizio della nobile professione, punendo un sottoposto, lodandolo, co.mandando una frazione di truppe, al pari che leggendo un l.ibro od un articolo di giornale. Quindi nessun ordine preconcetto, ma invece quella sconnessione che è il riflesso esatto della loro origine. !\'la se il disordine impera, nella forma, l'ordine, questa speranza almeno mi lusinga, sta ioterò nel fine, nel proposito . Tutte queste idee ed osservazioni rac.cogliticcie; tutti questi ultimi prod9tti di critica soggettiva mirano ad un unico concetto, sono informati allo stesso spirito. Manca l'ordine sistematico, manca 1a materia sufficiente per poter risalire a princip ii generali fissi, ma . non perciò sono meno degne di esame e di studio. Io ho credulo con questo mio scrillo, non tanto di pòrtare il modesto sassolino per trovare l'indirizzo che all'educazione - mili tare si conviene, quanto cli stimolare altri allo studio, cli incitare pi Li solleciti e valenti cJ:ie io.mi sia a dotare l'Italia cl' un lavoro serio e ponderato su questo vitale argomento ..Ro pensato che basta il più leggero alito cli vento perchè il polline sia trasportato e gettalo sulla piantà che lo deve fecondare.
II. Come si è dunque accennato, un bno1i'ordinamento militare deve avere per suo precipuo fattore l'echicazione militan\ intendendo per essa quell'insieme, quel comples~o di abitµdini, di pensieri, che è duopo far nascere ed alimentare nel soldato (e sia detto una volta
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DELL EDUCAZ!ONE MILITARE
OSSEUVAZIONI ED APPUNTI
per sempre, io uso la paro la -soldato- nel più lato senso), onde l'ideale, il proposiLo di chi comanda si compenetri coll'ideale, col proposito di chi ubbidisce, l'uno si immedesimi nell'altro pieno ed intero, senza subire trasformazi oni di sorta. Napoleone lasciò scritto che nella guerra per tre qual'Li sono cose momli. E davvero non s'intenden:bbe il significalo di questa sentenza, ove non la si volgesse acl esprimere la necessità di questo ~emen~. . Ma su questo punto, ripeto, si può dire siasi lutti d'accordo. Il problema incomincia allorchè si tratta di defini re in che cosa quest'educazione debba consistere, in che modo debba impartirsi. In ch e cosa per me consisto ho gilt detto. Nel rnggiungì mento consciente di nn fine colla identificazione delle volontà molteplici molti corpi, anima una. Il modò poi col quale debba impartirsi è cosa che sì sente, megl io che non si possa insegnare: si riesce ad educare il soldato alla vita militare facendogli eseguire il dovere in un dato modo e forma, facendogli·sentire la necessità del suo adempimento in un dato modo e forma; in sostanza suscitando lo spirito di ubbidienza con un dato modo di es~ere, di comji.ndo -- i quali modi e form e di essere non si possono tulle determinare a p1·iori, perchè assumono veste è sostanza diversa secondo i di versi casi pratici. È un'osservazione certamente non nuova, ma che non cessa perciò di essere vera e cond udenLe: la cattiva preparazione delle truppe per la guerra, quasi mai dipende da difetto di leggi e di regolamenti . Pressochè in tutti gli esercì ti ecl"in tntli i tempi si trovano pre~crizioni molto rassomiglianti: onde si dovrebbe dedurre, rh e rappresentando esse il prodotto della sapienza e della esperienza quasi universale, basti porle in movimento, applicarle, pet·chè i risullati si eno identici. Cosi non fu e non è, e ciò dipendentemente dalla maniera di versa di inteÌ·prelarle e cli applicarle. In eITetto la pratica è ben lontana dalla teoria, la qu~le soventi rimane e deve rimrmere letlero morta. Guai se' la teoria ha nella sua hancli era il mollo presuntuoso, arrogante: J?rnngar non (lectar: si avrebbe l'inazione od anche pessimi frutli, se pnre non la si dovesse vedere spezzata in frantumi aq ogni istante. Il suo motto dev'essere invece: Fleclat non fran9ar. La legge ed i regolamenti, trattandosi di
dover per fo più regolare fatti morali, non ponno rassomigliare la camicia cli Nesso, che un~i volta ves tita sta addosso come una cappa di piombo, bensì come una veste che si modifica e si attao-lia secondo la persona cui s.i de,•e adattare. Il metodo è un mezz; , nè sì ha da confondere collo scopo. _'folte le leggi, tutti i regolamenti in generale non sono cattivi: cattivi li rende l'applicazione. Onde Solone a chi lo interrogava se avesse fotte buone leggi, savi'ttmente rispondeva: « non so che sieno ottime, credo però aver dato a{ miei concittadini quelle ch e meglio ora possano comportare». Scrive il Mi.iller: <e la disciplina delle armate romane riposava sulle tre basi seguenti, che ancor oggi servono cli punto d'appoggio ai nostri regolamenti: 1° abitudine contratta durante la pace a tutte le esigenze e fa tiche dello stato di guerra; 2'- rincrescimento per le punizioni severe e desiderio delle ri compense; 3° sentimento del dovere rafforzalo dall'amore della gloria e della patria ». E ciò sta bene, è esaLLissimo; negarlo sarebbe chiudere gli occhi per non voler vedere, le orecchie per non voler udire. Ma il difficile, l'essenziale non sta nel formulare queste regole generali, ché si apprendo1,10 quasi per intuito, bensì nel trovar i mezzi acconci perchè si possano conseguire questi scopi diversi. Coqie si clovrit fare perchè il soldato con amore, passione, con-: tragga quasi l'abitudine durante la pace a tulte le esio-enze e fatiche I? dello stato di guerra? Se egli subirà il comando e n,m lo eserruirct . o spontaneamente s1 oLterri.t in lui l'abitL1dine fisi ca, non giii quella moraJe, l'abito vero e necessario. Nella guerra non si avranno quei tre quarti di cose morali, che Napoleone giudicava indispensabili per l'esito. · Come si deve fare perchè fl soldato abbia rincrescimento delle pul).izioni e desi~erio delle ricompense? Non si tratta già di ollener~ quel rincr~scimento, che è naturale conseguenza di una pri~ vaz1one, di un dolore fisico o morale, che si subisce· non si traua già di quel desiderio che è naturale conseguenza ài, utile reale a s~ stessi o di vanità: si vuole quel rincrescimento tutto intimo, che è smderesi vera e sicura, che si risc,lve in pentimento, in proposito fermo di bene: si vuole quel deside1·io che è idealizzazione del concetL0 dei dovere, che è <;ertezza e sp eranza di utile arrecalo coll'opra AXliO XXI X, VOL. lii.
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ricompensata più agli altri che a so stesso. Non egoismo, ma al- . tr-iiismo, come si dice con voce moderna. Come importa operare onde si susciti il sentimento del dovere raffermato dall'amore della gloria e della patrià? Sentimento non vuo~ dire necessità di coazione, ma di libertà: sentimento del dovere vuo . dire coscienza intima, profonda di esso, per cui si compie ciò che esso' impone, non per timo i· di pena o speranza di premio, ma per impulso quasi istintivo dell'a.ni~a. Amor della glor! al ~~a q~est~ non è sentimento volgare, ron è ambizione, non è 11 desiderio d1 plauso rumoroso; è qualche cosa di. alto e cli nohile, che non può sorO'ere se non in un animo gentile·; è santa esaltazione, puro en tusiU:mo per un ideale. Amore di patria, non vuol dire istinto di difendere la casa assalita dai ladroni, il talamo insidiato, la croce che secrna lu. tomba elci cari . vilipesa e calpestata: amore cli patria è e de;'essere sacrifizio di sè per gli altri, abnegu.zione assoluta, incondizionata. Tutto questo deve sentire il soldato; ma come si deve operare per farlo penetrare nel!'ani mo cli lui ,spesso cl'ogni liwe m,uto? Basteranno le leggi, i regolamenti? Applicandoli in modo assoluto, ri oiclo, in flessibile.si potrebbe riuscire a creare degli automi animati, a ~noltiplica.re la specie dei semoventi, mai a fo'.'mare dei veri so!· dati. E questo non è e non può essere l'ideale cli u~a buona ~ost'.tuzione d'esercito, sul quale a poco si approda ove 11 moto sia nsultalo di un impulso esteriore piuttostochè l'eO'eLto necessario di un impulso intimo, organico. ' li difficile non sta a.dunque nel crea.re formule più o meno appariscenti: esso riposa essenzialmente nell' in fondere vita pratica a questi principi. E ciò non si può risolvere con formola astratte. Per .qtìanlosi filosofeggi e si sottilizzi, a me pare che ogni precetto teorico al riguanlo possa compendiarsi 111 questo assioma. Tutt~ le uni fa miiitari si personificano nei soldati che le compongono, negli uf· fiziali che le comandano: esse sono una forza vi va tanto più efficace, quanto più il principio che le anima, che è l'uomo, non solo ha più coraggio e più valore, ma ha più scienza e capacità. Avuto ciò avremo le unità militari perfette. E lutto è detto con ciò; nulla è fatto : tutlo è detto e tutto rimane da far.si . Valore, istruzione, educazione, è detto con questt1 parole: ma. se è detto ciò· che dev'essere,
OSSEUVAUOl\I ED APPU~Tl
non è detto il da farsi perchè sia. E dal dire ai fare, c'è cli mezzo il mare. L'educazione mili tare quincli non può impartirsi attenendosi a princip ii rigidi, assolu ti, ma solo fondandosi sull'esperienza. continua, indefessa, attenta degli uomini e dei fa~ti nella. molteplice varietà dei loro movimenti e del loro essere. L'esperienza è la grande maestra della vita: è quella in virtù della quale non solo si evitano molli e1Tori, ma che consiglia e sospinge a tante opere savie. Siate uomini pratici, è avvertimento che più ch e tutti giova ai militari, la virtù e la scienza dei quali a, nulla approdano se non in quanto si pongono in esercizio. La pote,n::ci è utile solo perchè deve tradur.si in atto. E Napoleone lasciò scritto: « la théorie donne !es axes, l'espérience trace la courbe ». Ora essere pratico significa, osservare più i fatti e gli uomini che le astratle teoriche, vuol dire analizzare, e dall'osservazione, dall'analisi con metodo induttivo elevarsi fino ali 'altezza dei principì generali, però mai assoluti, sempre relativi. È un eserc izio atlivo di critica psicologica, è il positiYi:;mo scientifico trasportato nel mondo morale. E come ri.on fai· tesoro della esperienza quotidiana nell'apprezzamento di fatti che sono tanto varii qttanti sono gl i individui? Se questi individui da un modo di e5sere psicologico o fisico (in quanto questo agisce e reagisce su quello) indefinitamente vario, si vocrliono o . trasformare in un modo di essere identico o pressochè tale, bisogna bene adoperare mezzi diversi, cure diverse, precisamente come fa il coltivatore che su uno stesso terreno deve educare, allevare pian Le di cli versi climi, cli diversi terreni. Educare deriva appunto dal latin·o ecliicere levare, trar fuori da ..... un luogo, .... uno stato. Ogui individuo ha temperamento, abitudini, istruzione, educazione, costi tuzione fisica propria.; quindi è impossibile nutri re fondata. speranza che un sistema unico di educazione possa giovare a tutti eguah;1ente per ottenerne in definitiva l'unifor mità assoluta, rigida, infiassibile. Occorre quindi studiarsi di riuscjre all'armon ia, al coordinamento, i quali sono appunto unità. nel vario, nel molteplice: diversi su.ohi semplici combinati producono un suono solo composto, ma pure sempre unico e nei suoi effetti migliore di ciascuno dei suoni semplici esaminali isolatamente: diverse parti ben
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OSSEUVAZIONI ED Al'I>USTI
DELL'EDUCAZIONE l\1ILITARE
congegnate fra loro costituiscono ub. meccanismù molteplice, vario nelle sué parti, uno nella sua azione. In sostanza la rièchezza di un'esistenza varia e moitepljce deve riuscire ad essere unificata ed armonica. E perciò necessita che l'eclucazione pieghi nel suo sistenia a se,conda degli individui. Vi sono i punti fissi, i principii cardinali, ma le àpplicazioni spesso mutano: e che· importa ciò se con Lale adattamento si riesce al fine ultimo, l'unità,. la coesione, l'organismo? La scienza delle massime è falsa se non ·è. accompagnata dalla scim1za: clel1e applicazioni. Per il che torna evidente come occorra all'ufficiale ni.editare le lezioni, che a lui ponno. fornire l'esperienza propria a quella degli altri, per acquist:are cosi con un lavoro Lutto personale le cognizioni a lui indispensabili per fornire degnamente, saggiamente ed inlelligentemen.Le alla sua missione. Però nel tesoreggiare l'esperienza altrui non deve o11iare che l'esperienza si acquista e non si presta, onde fadi sempre bene a non trascurare nna riprova in quei casi in cui ciò è pOssibile. II principale difetto di tutte le induzioni si è qnello di non ·essere stato ahbastanm largo il campo delle osservazioni, onde i frequenti e deplorevoli errori per falso principio. Una sentenza di Federico II è al proposito la migliore conferma di questa mia opinione: « Per chi si consacra alla carriera delle armi, la pace dev'essere il tempo della meditazione·, la guerra quello in cui mette in attnar.ione i risultati dei suoi studi )>. Combinando questa sentenza saggia con quella già ripetuta di Napoleone, rimane dimostrato che: la guerra è la prova del modo nel quale un popolo ha adoperata la pace. E di vero se la conoscenza esalta degli elementi costi tu enti l'unità. militare, è necessaria peradatt.trvi qnell'educazione, che è fondamento precipuo ed essenziale del buon organamento militare, questa cognizione non p1iò essere che il prodotto di un lavoro lungoi,. di un'osservazione assidua, incessante. Ora ciò non è possibile se non nella pace: nel periodo della guerra manca il tempo e la serenità. richiesta per siffatto studio; si ha invece bisogno,di poter adoperare alacremente i mezzi disponibili, non già quello di studiarli e combinarli. Oportet studnis8e, non stiule.re. Il pensiero è sempre a. danno dell'azione; se quello si dovesse svolgere in tanta varietà di
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esami e di considerazioni mancherebbe la celeri Là. e pure la energia dell'esecuzione. Chi adopera un'arma che perfettamente conosce, -ottiene migliori risultati di clii prima di agire e nel momento stesso che urge l'azione deve stud iarla, poichè anzitutto non perde tempo nello $Ludio, nè stretto a farlo imperfetto, perchè innalzato dall'urgenza, mancherà della coscienza del suo valore efféttivò, nè ugirà -col timore che la fretta sia stata ti scapito dell'esattezza. II soldato è un'arnia in mano di chi comanda, ed arma sono tutte le uni Là' mi.Jitari rispetto a chi dirige l'azione; un'arma anima.ta, intelligente, che va quindi usata secondo la sua natllra; ma pur sempre un'arma. Ciò premesso , gli è molto chiaro come l'educazione delle milizie debba conformarsi all'ambiente storico, ai costumi , alle istituzioni, ai pregiudizii ·medesimi, a quanto insomma potrebbe dirs i la.risultante del tempo. E par strano come ancor oggidì vi .sieno coloro i quali stanno saldamente attaccati alle idee di un passato già. morto e trovino · ingiuste le lagnanze e le osservazioni che lor vengono fatte, solo perc:hè sono contrarie a quanto si faceva allorchè eglino occupavano qnella posizione onde muovqno le lagrrnnze e le osservazi0.ni . .E non si avvedono che questa è una caricatura delle melanconie classiche di Claudio, il-quale con un .editto voleva. fossero riconosciute le due nuove lettere di sua esclusiva invenzione da .aggiungersi all'aÙabeto . I tempi mutano e specie poi hanno mutato Iilell'ultimo ventenn io, e con essi le idee, le te1~denze ed anche .i sent,imenti; l'utopia di ieri può essere diventata, come.pure è avvenulo, la. realtà dell'oggi, perchè, come dice Goethe, ciò che ò pa-racLsso oggi su.rii luogo comune domani. Quindi il punto di partenza. sull'analizzare od impartire un òrdine, una decisione, non ' ' -dev'essere il Le1~1po che fu, . bensì il tempo che ò, e prender consiglio in relazione alle esigenze, lii sogni, tendenze del momento, poichè in caso contra.rio si corre pericolo di camminare a ritroso -come i gamberi, con grave detrimento d'ogni bene. Contro hi forza naturale ineluttabile delle cose non valgono gli uomini, quand'anche sieno veri geni i, la loro forza di resistenza s'i nfrange dinanzi alla forza d'impulso. Tempits in1wvcit et ùinova.tiowi bus siiis etcenvplwn a ternpore petcmt. E questa sapiente sentenza dovrebbe seguirsi sempre per qualunqLrn innovazione delle mil itari discipline. Essere affatto fnaccessi bili a.ll'acceUazione delle cose nnove, od anche solo
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DELL'EDUCAZIONE MILI TA RE
troppo resti i, il non volèrsi scostare dalla vi·eta regola, - cosi faceva mio padre - beninteso delle grandi novità (chè delle piccole tutti sono avidi e ghiotti), può tornare di danno incalcolabile, ed è una vera e propria abdicazione della ragione, una negazione insipiente della legge cosmica, in ,•irtù della quale tutlo è destinato a trasformarsi perennemente. « Stori·a invero è movimento ; se è sLoria naturale è movimento che ripetesi; se storia umana è movimento progressivo, chè la storia dell'uomo non r itesse le sue giornate. Il progresso impl ica un'aflenµazfone ed una negazione; l'affermazione del!' avv~nire, la negazione del passato: il punto in cui s'incontrano questi due contrari è il presente: ogni presente adunque è l'urto dei con trar i i, è lolla fra due mondi . Questa lotta porgendosi come tenzone frailsìed iln.o intorno acl un medesimo punto, è contraddizione. Vero è adunque innegabile che la contraddizione costituisce l'essenza d'ogni presente>>. E c_osi quel pensatore che è Giovanni Bovio sp iega quella lotta continua. che esiste tra coloro. che, come ostriche alla roccia, stanno attaccati al passato, e coloro che ad ogni patto vogliono andare innanzi . Ma se questa 6 la condizi.one del movimento storico, non pure come viene discorso dalla mente, ma come ciascuno lo sente ognigiorno nel travaglio della vita, non perciò è men vero che non si può impunemente contrastnre al sovrapporsi dell'avvenire sul passato. La lotta, la contraddizione fra il passato e l'avvenire, sarà pur la forza impulsiva del progresso, sarà accessoria; ma essa dev'essere tuttavia il prodotto del raziocinio, non già la paura del nuovo per sè . l sistemi nuovi , leconquiste nuove non devono rigettarsi solo perchè negano il passato, ma perchè la loro attuazione pratica non corrisponde al motto Excelsior, chs sta scritto sul vessi llo del progresso, della civiltà, altrimenti non può parlarsi di lolle, piuttosto di ribellione. La ragione deve sempre imperare: è male assai lasciarsi dominare da un istinto cieco di paura: produrrebbe un danno incalcolabi le immediato, perchè si può riuscire a restar privi di mezzi utilissimiper raggiungere uno scopo determinato; un danno incalcolabile mediato, non meno pernicioso, perchè lo spiri to di critica, che invade tutto e tutti, e di cui dirò in seguito, fal'ebbe venir meno la stima · ed il prestigio di colui che senza esame respinge e condanna. · Gli è ben vero che nell'arte mili lare ( dove quasi sempre qualsiasi
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innovazi~ne produc~ i suoi elJetti a lunga scadenza) è ~u~po più che in qualunque altra tener presente, che molte innovaz1~lll se~ucono col loro facile bagliore e traggono in err_ore, ~ che _prima . di acce:· tarle occorre andar ben cauti per subordrnare 11 des'.dorahile al ~o:,sibile, ii'poco e discreto bene certo al molto o meglio problematico. Ma come io non credo saggio consiglio rigettare se~za es~rr_ie, del pari pessimo consiglio stimo \'accettare~enzaesame, mco~d1z1o~atamente. Fra queo;ti due estremi ed opposti devo stare un q~i-dmediuni, la sovranità clella ragione. D'altro canto non deve sfuggire, che ~ell'adozione di un sistema qualunque per quanto buono non avviene mai non si verificl1 i qualch e inconveniente; questo_ no~ de: 'essere giusto motivo per rigettare senza più. Gl'~nconvement1assa~ spesso più che da vizio intrinseco del sisLema dipendono da molti ~oefficienti; e primo la mancanza di esatla conoscenza non_sol_o del sistema in se stesso, ma delle peculiari condizioni da esso n ch1esLe per essere ben applicato: onde molli di essi spa1:i~cono a~auo ~-ve_ngono temperati dal modo cli atLuazione, dal! eserc1z10, ~alt espet 1enza . Lo ripeto è d'uopo cautela ed oculatezza nella es~c?.z1one, ma da q~e~~ al disprezzo cl' ogni proposta, troppo_ grande e I 111tervallo. Tu_w_ n,l.1 eccessi sono viziosi: la veri la sta nel gtusto mezzo e questo non si ti o,,\ finchè non si lasci alla ragione spregiud1cata libero esame ed attento·
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III. E ciò detlo,.torniamo più da vicino al proposito nostro . Il m~ggi?r.e Miiller ha scritto: « La discipl ina è l'anima di tutto l'esercito; e 11 rapporto fra il comando e l'ubbidienza; essa dipende i_nteramente dal capo» . Le due prime preposizioni sono vere, l'uJt1ma. ha mutato di vero ma senza esitazione, è un'iperbole. Allrìbuir~ al comandanle p. es. di un reggimentò tutta la responsabilità della disciplina dell'inlero corpo che egli cor~ian_da, sarebbe lo stesso che rendere un abi le coltivatore responsabile mteramente clel perchè tutte Je piante del suo giardino non fr nttifichi_no._ M?lta parte, gmnde anzi, di responsabilità egli può avere; aunbmrgltela
DELL'EOUCAZIOXE )IILlTARE
lutta è un'esagerazione; bisog:1a pure Lener con Lo di quegli elementi che si sollraggono quasi insensibilmenLe all'azione dell'uomo di quelli altri che eccedono la misura delle sue forze .fisiche ecl i~telleltuali. Perchè un colonnello pote%c con giustizia ritenersi appieno responsabile della disciplina dell'intero cnrpo, . bisognerebbe aver prima dimostrato che gli fu fornita la materia prima idonea, onde gli fosse possibile coll'esercizio so lo della propria attività. plasmarla in quella fo rma, che è necessal'ia per raggiungere la mela prefissa. E la maleria prima, che. ne1 caso concreto occorre plasmare, trattare come dicono i chimici, è l'uomo, e di più l'uomo specialm cnle considerato nella sua parte. morale, il che vuol dire una materia proteiforme, ora malleabile, ora rigida, sempre insofferente di freno sollo c1ualunque aspetto. Giudico allenermi al giusto pensando che l'educazione, la disci.... plina (che è patte di quella) dipendano si in massima dal capo, ma ritengo pure elle la sua responsabilità debba venire accresciuta od attenuala dal grado maggiore o minore di responsalJilità, che in linea dipendente può allribuirsi a ciascuno dei subordinati sulla gerarchia militare. Il capo G e dev'essere il centro moLore,e mano :numo ogni altro comandante è un organo di trasmissione cli un dato movimento; e quindi l'esattezza di questo è in rapporto dirello alla funzione cli trasmi ssione. In via assolula può dirsi ed affermarsi, che il capo è responsahlle interamente come centro direttivo, impulsivo, poco come mezzo di esecuzione. Ad ogni modo questo è pur Yero, che la sua autorità direttiva può esercitare in maniera che ne cresca o diminuisca in correlazione la bontà dell'esecuzione stessa. Ed usccnélo dalle astrattezze. dalle teorie, veniamo alla pratica. Un sul9eriore ordina, comanda: il suo ordino, il suo comando devono essere compiuti, eseguili. Ma poichè non si traLta cli una esecuzione materiale, e si deve riuscire invece ad una esecuzione intelligenleemoralmenlo quasi a[atlo libera, gli è mestieri sia stabilito fra chi comanda e chi deve ubbidire un rapporto lale per cui la esecuzione del comando diventi quasi una necessità morale, e questo rapporto non può essere che effetto morale: esso non può avere altra base che la stima e l'amore: stima che è l'apprezzamento dei proprii meriti per parte degli aHri, e che il Puffendorf esattamente dice essere rispetto alle persone ciò che il prezzo alle
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cose, amore clre è vincolo intimo, aHìnità che n11scc dall'accordo di sentimenti e cli intendimenti, quando non è il riflesso cli gratitudine. E poichè l'uno e l'allro sentimento si possono con studio od arLe suscitare, perchè ciò dipende in massima parte dal nostro vo"' lere, gli è chiaro che sotto questo aspello si accresce la responsabilità del capo in conformita dell'altitudine sua a dare vita ai detti due sentimenti. Per conciliarsi stima , questa dev'essere la prima regola fondamentale . Kon si riesce a farsi stimare, laddove non si abbia prima coscienza sicura e profonda del proprio merito. Essa inspira confidenza nelle proprie azioni e si trasmelle per impulso spontaneo e simpatico in chi obbedisce. Si ottiene cosi la celerità dell'obbe:dienza, l'esattezza clell'eseeuzione, perché la celeri ltt, che è la prima conseguenza della confidenza in se sles$i, la celerità con cui il comando s'impronta nella .mente e nel cuore di ch i obbedisce, non lascia tempo a che l'attività personale del subordinato si svolga ed invertendo l'ordine sobisca quella trasformazione ohe èl'e[ello della critica spontanea quanto immediata. E non G poco vanLaggio nella, vi La militare. E ben lo in Lese il Manzoni quando nel suo canto imperituro celebrò l.t vinù eroica del sommo capitano. In pochi versi ci ha dipinto magistralmente la sicurezza degli alli concepimenti· nel capitano e la celeri lit del suo ordine: Dall'Al[li allo Piramicli,
Dal 11:insanaro al ncno, Di crucl Sccuro il ful mine Tcnoa. u.ictro al balcnv.
L'idea è baleno, la risoluzione è il fulmi ne - ambi l'islanlaneità. - ma l' isLan laneità dipende, secondo il concetto del poeta, da una. qualità personale dell'eroe, la sicurezza, la coscienz:.t di sè e la chiama quel Secwro . E quando coll e braccia conserte l'J Yede assai iLo dal ricordo dei dì che furono, ecco che cosa egli scolpisce con versi veramente scultori: E ripensò le mobili Tende, e ì percossi ,·alli, E il lampo rloi m~n ìpoli E 'l'oncl,t dei ca,·alli, E il concilalo imperio,
·E il celere obbedir.
DELL'EDUCAZIONE MILI'l'ARE
E il pensiero si ferma al celere obbedir con un crescendo poetico e sÙblime tutto è ~nergia, risoluzione pronta. E Napoleone che colle braccia al seno conserte ripensa il celere obbedir, e che a quest'ul.timo pensiero sente straziato cadergli lo spirito anelo, è pure · un grande ammonimento, una bellissima lezione di vita militare; Rapportando il concetto dei primi versi a-quello dei secondi si ha l'espli.cazione della regola posta. Non vi ha nulla di più dannoso in qualunque momento della vita militare, dell'incertezza, dell'esitazione: es:;e sono contagiose. E .siffatto contagio se apporta un male diretto ed immediato nei casi nei qnali urge l'opera attiva ed energica, poichè altrimenti dum, Romae consulitur, $agu1itwrn es11ugnatur, ne apporta uno non minore in quelli nei quali si procura di creare le abitudini e svolgere le attività per quei casi necessarie: si comincia ad arrecar offesa grave ad uno di quei principi i che erano pei Romani e sono per noi una delle basi della disciplina e·dei regolamenti - l'abitudine contratta durante la pace a tutte le esigenze della guerra - e si finisce col mancare di quel prestigio, che è pure elemento così essenziale, . onde l'azione, il comando abbia assoluta ed inconcfoionata esecuzione. · Il presti aio che'in definitiva si riduce alla fiducia dei subordinati, dev' essere costantemente tenuto alto: se esso decade vengono pure meno la disciplina, l'armonia, la coesione, si a/fra.lisce la forza d'u-' nità che si concentra nel capo. E qui soccorra una regola molto pratica. Se egli vuol conservarlo alto deve sovratulto avere a cuore che non vi sieno sopra di lui superiorità di merito generale fra i suoi inferiori,e pnre vi fossero, non deve lasciarlo mai credere. Un capo che lasciasse prender vigore a siffatta credenza, autorizzando un subordt naLo a pensare che egli starebbe e farebbe meglio al posto di chi lo èomanda, sconvolgerebbe il criterio e la i:agione della superiorità. di posizione, la quale deve corrispondere ad una superiotità d'intelligenza e di coltura, o cp.rnnto meno ad una superiorità raaauarclevole di senso pratico e cli carattere. Un capo può tutt'al più ammettere sopra di lui una tecnica specialità, senza danno o pregiudizio alla funzione che compie. E se ne interide intuitivamente la ragione. L'arte della guerra si suddivide in tante bran~he che sono poi altrettante 5cienze, di cui ciascuna può avere vita a sè. Ora un capo deve di necessità tutte conoscerle, perchè dovendo die)
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rigere le forze combinate, che dall'esercizio di esse derivano, a fine di rivolgerle ad un unico scopo, ciò gli tornerebbe impossibile senza conoscere le varie attinenze, i vari rapporti che corrono fra loro. Ed in. ciò sta appunto la difficoltà ed il merito d·ella direzione: ma sarebbe assurdo preter.idere da lui una conoscenza profonda di ciascuna branc(l., p~rchè la suddivisione dell'attività in tante conoscenze e divisioni fa mancare il tempo e supera la. più elevata forza , fisica ed intellettuale. Quindi è che la sua autorità e dignilà non vengono scosse, se taluno volle e poté concentrare tutte le sue facoltà. in una sola delle tante scienze che costituiscono l'arte della guerra. · E perchè nessuno abbia fondamento a ritenere che un subordinato meglio del suo capo potrebbe tenere il bastone del comando, è di grande importanza che il superiore non si lasci mai sfuggire occasione alcuna di dimostrare la sua superiorità morale ed intellettuàle sopra i subordinati. Curerà quindi che ls. sua azione sia sempre preminente, in modo però da non venire assorbit,t dai particolari pro.prii dei personali .da lui dipendenti, l:ld in modo che da lui emerga sempre il senso pratico, ed il colpo d'9cchio, od il tatto o qualunque insomma di quelle virtù generali che difficilmente potrebbero rinvenirsi in qualunque de'suoi sottoposti sia per difetto · d'osservazione, che d'opportunità e di esercizio.
IV.
Non basta però farsi rispettare e stimare dagli inforiori: il rispetto e la stima apporteranno per _legittima conseguenza e necessaria la sommissione; si otterrà. quindi l'esecuzionè esatta dell'ordine impartito; si avrit l'intelligenza che, vinta, piega. È però inoltre urgente il concorso della volontà perchè questa esecuzione diventi quasi un prodoll.o spontaneo, ciò che dà poi tanta maggior efficacia ali'esecuzione stessa. E questo non si ottiene quando il superiore non riesca a farsi amare. E l'amore, identificazione per cui un volere si immedesima talmente nell'altro che diventa uno solo, si ot-
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DELL'EDUCAZIONE iÌILITARE
OSSERYAZ[ONI ED Af>Pl:ST [
tiene precipuamente dimostrando agli inferiori, che si ha a ·cuore il loro interesse morale e materiale, dimostrando . a fatti ·e non a parole, colla premura e coll'amorevolezza, che si amano e si stimano, che si appreua il peso dei _sacrifizi che subiscono ch iamati, mét pur nondimeno volonterosi, senza rimpianti, nè doglianze accidiose, mentre per buona ventura nell'animo dei nostri bravi uffìziali è scolpito al vivo il sentimento che si racchiude nel verso:
di molestia, nia cui deve bastare quel contatto continuo che il superiore ha cla avere coi s-uoi sottoposti. Da siffatto studio si attin,geranno le norme opportune ·per conformare il sistema particolare di educazione, giacchb io consento èhe vi sieno ed nn sistema generale, complessit o, ed uno pa.nicolare, quasi indiv iduale; questo ha da essere ha$e per render quello possibile, perchè non rimanga vanità cli parob, m.à fat to concreto. Ove poi questo studio sia compiuto in modo sagace e paiterno, attira l'affezione e la confidenza, mentre è testimonianza sincera dell' interesse affettuoso che si ha per chi ne è l'oggetto, testimonianza semp_re gradita di una virtù assimifaLrice sorprendente. Il subordinato non dev'essere trattatù mai con durezza, ove ciò non sia conseguenza del carattere di chi deve subirla : vi ha un' ostinazione clie non si vince che con maggiore ostinazione, e molti altri casi nei quali torna opportuna e provvidenziale la regola sirwilia'similibus, - ma prima cli adottarla importa studio, e nell'usarla discernimento. La pena è la medic.ina delle malvagità, dsÌsse Platone, oncl' è che al peccatore si deve sempre presentare una con,· trospinta proporzionata alla spinta, poichè
Secl 1)(1/riae ùl
vrosit; ill pol'ro, su,({icit, òpleinl
L'eccessiva. e costante severitit non è fatta per stimolare ì'amore: · essa invece riesce acl isolare completamente il superiore, a porlo in visla, ed i suborclin:tti quasi istintivamente si vendicherebbero studiandone e misurandone i passi, avidi di cogl ierlo in fall o, e basterà il m.inin10 perchè lo si accusi cli mancanza d'intelligenza, o di cuore, o di carattere. L' ecc.essiva severità fomenterebbe la più solerte diffìclenzR e quindi anche il timore, e chi agisce sotto l'impulso di ·questo cieco sentimento, paventando ad ogni istante una punizione, si alli eterà di aver forniLo al dovere imposto , come per essersi liberato da un peso enorme dalle spalle: Nè deve poi dimenticarsi C'he il sistema del terrore fa nascere la dissimulazione pl'ima ed in seguilo la simulazione. che è ben peggio. L'ipocrisia avrà il suo regno dando un saluto eLerno alla lealtà e·franchezza mili tare· costretta al bando. L'J.rciduca Giovanni cl' Austria. in una sua conferenza sull'educazione mil itare ('I) a questo riguardo così si esprime:« Ho deplorato assai spesso l'asprezza, non mai la mitezza; una buona parola, un amichevole sguardo si cattivano obbe.dienza ed amore.~La rigidezza eccessi ~a è inoltre pericolosa., poichè colle sue ipotesi rinnega la legge morale e ripone il suo scopo nel domare una resistenza ocl una disobbedienza che non esiste». . . ( La benevolenza, i modi cortesi e quasi affettuosi, senza pe(\Care peraltro di eccegsiva debolezza, sono n1aniere più conformi alla natura umana per conciliarsi amore, rispetto e considerai.ione. Ne emerge da ciò il dovere nei superioPi di uno studio intimo di ciascuno dei loro dipendenti; studio che non deve- tornare cli peso e (1) Rivista ,Jfilita.1·e Ilaliana, diSJlensa di aprile :1884.
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Assolver m,n si può chi non si pent.e. fa(. C. XXVII.
Sacrosanta, inviol abilepertulli hacfaessere la massima evangelica: · pe,r id propter q1wd peccabitis pnnitierit·is, non .scordando il giudizio del generale Van Remoorter ('I) « Essere indulgenti pei lievi falli è buona tattica; ciò produce affezione e gratitudine; ma importa essere ine$orabili per tutLo ci ò che è insubordinazione, disordine grave, vizio inveterato ». Concetto che Dante avea già espresso da molto tempo quando disse: Ed in sua dignitat.s mai non rinviene Se non riem1iic dove colpa vò ta Contro mal di1ettar con giuste pene. Pa·r a,i., C. vm.
Dottrina questa, éhe r.on solo ha ostacolo, ma piena conferma secondo le nuove teorie, le quali pretendo~o trovare nella Lendenza al male una necessità fisica o morale, ma pur sempre necessità. (i) Biogrnpltia par Al/Gl/STE ,DAUFRESNE'.
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DELL'EDUCAZIONE hllLITARE
Scrive il Lombroso, bi'zzarro quanto acuto ingegno: « Le nuove nozioni antropologiche portano pmtlosto, è vero, a scemare l'infamia, ma in fondo a perpetuare la pena, sia essa poi presa sotto un nome più che un altro, inquantochè quanto meno sono responsabili i rei, tanto più sono temibili, come faci:i alla recidiva inquantochè la tendenza al crimine, innata perchè atavistica, non scema se non per la soluzione ed il sequestro dei rei, e non è contenuta od almeno raffrenala, che per timore delléi repressione, è un'onda sempre incalzante, che si. r,eprime e contorce in sè stessa quando trova delle altissime dighe, che irrompe e dilaga se non le trova, oppure le trova sfasciate » (1 ). Di massima col subordinato ha da usarsi con una certa bonomia, una certa e misurata libertà e confidenza, sempre con modi squisitamente cortesi. Cotale affabilità rafforia la stima da un canto, fa nascere, impone quasi amore dall'altro. E quanto più in alto si sale nella gerarchia 1nilitare, tanto più è naturale e necessario siffatto contegno, mentre o l'età o la posizione elevala giustificano, che si procuri saldare la concordia dell'obbedienza e del comando col calore vitale di un sentimento quasi paterno: il che potrebbe sembrare un'ipocrisia, od un'esagerazione tanto maggiore, quanto minore è la distanza di grado o di eLi. In questo caso piuttosto che l'esercizio di un'autorità paterna, che potreb be diventar pesan te e spesso insoffribile,è mestieri far uso di benevolenza e di.confidenza, ed è quanto basta per attingere In. meta. A riguardo della benevolenza non tornerà di nocumento ad alcuno la lettura e la meditazione del libro secondo del De Officis di Cicerone. A.cqua •pèrò e non tempesta: la benevolenza non deve scambiarsi colla famigliari ti eccessiva,. nè tl"ascendervi; questa infatti induce molto facilmente l'errore di una pari tit, che non esiste e non può esistere, quindi il difetto di vera autorità, la inefficacia delle ammonizioni, e tutte le altre legittime quanto perniciose conseguenze. Non sostenutezza eccessiva e nessuna eccessiva famigliarità. Il difficile, il saggio sta appunto nel sapersi contenere nel giusto mezzo, (,l)
L'incre,nenlo de! delillo in Jlalia e dei me:szi 1ier arrestarlo.
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OSSERVAZIONI ED APPUNTI
tenendo esatto conto dell'ambiente, del carallere, delle inclinazioni degli individui coi quali si deve usare . Ripetiamolo ancora una volta: l'educazione particolare, individuale è la preparazione necessaria a quella generale, complessiva: anzitutto lo studio di ciascun uomo, indi l'accordo, l'armonia. Gli è cosa facile a intendersi, quasi intuitiva, eppure tanto difficile a praticarsi con dirittura di criterio, con esatto discernimento.
V. L'educazione per essere compiuta deve estendersi al corpo, alla mente, ·a1 cuore. Non giova prendere da molto alto le cose per di- · mostrare come una certa energia delle fibre , ed una certa elasticità delle membra possano servire ai bisogni del pensiero e dell'affetto. ricordare l'antico e giusto motto: 1nens sa,na ùi Basterà al rio-nardo 0 co1·po·n sa;no . Quel critico acuto e profondo filosofo, quanto grande scrittore che fu De Sanctis, nei suoi memorabili discorsi ed istmzioni riusci a stabilire la <,ginnastica come fondan1ento prim,t della educazione civile. Sarebbe opera vana ripetel'e quanLo egli disse e quasi un'ingiuria all'altezza della sua dimostrazione. L'edueazione della mente da un canto solleva all'altezza della nostra missione nel mondo, sen;::a la coscienza ed il desiderio di raggiunger la quale ben potremo definirci col venosino Orazio V
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Nos mvmeros s1tmu.~ et (1·w1es consmnere nati;
mentre Dante, che aveva pienamente compresa l'armonia sublime delle facoltà umane ci dice: Considerate la vostra demenza; Fatti non foste a viver come hrnt.i, Ma per seguir virtut.c e conoscenza, I n(., C. xxv:.
dall'altro canto conf~risce a quella così essenziale del cuore, edentrambe formano erestituiscono ii-fondamento della virtù. Le nostre disposizioni regolamentari conferiscono molto bene per
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OSSERV.\.ZIO~! ED APPUNTI
DELL'ED UCJ.ZIO:-iE :'.IIILIT A.IIE
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oHenere al' riguard0 il mass.imo riwltato così nella truppa, come negli uffizi ali. Quel cbe di lunga mano tornai più difficile ad ottenersi si é una vera educazione del cuore; del cuore che si cela agli occhi di tutti ed inganna coll'ipocrisia dell'apparenza. Tuttavia però è certo, che l'educazione del cuore non s'impone colla rigidezza e coll'impero di una discip lina brutale, ma solo colla superiorità di coltura e di carattere, che legittima la superiorità del grado, coll'avere e piu ancora co\ mostrare di avere un cuore, colla persuasione e coll'esempio. Egli è per questo appunto che le colpe e le inrrazioni alle leggi ed ai regolamenti devono considerarsi tanto più gravi, quanto più è elevato il grado di chi le commelte; poichè quanto più elevato è il grado che si riveste, tanto più è estesa la responsabilità dell'esempio, tanto maggiore è il danno arrecalo. L' esempio è il modo più efficace di educare, intendendo la parola nel più alto significato che essa possa avere. Ogni jnfer iore dovrebbe poter sempre prendere dall'azione del superiore bella, buona e vigorosa norma a sè stesso. Costui deYe emanare tale luce, che essa, rifleLLendosi ·sui corpi circostanti, non tra,passi come nei corpi diafani, ma ·venga assorbita e fatta quasi color proprio, vitale nutrimento. Io non credo in modo assoluto all'antica sentenza: « quali.s 1Jate1· talis filius », che la moderna scuola positivista antropologica vorrebbe fondal'è Gome dogma scienLifìco, fondandosi sopra una legge assoluta, indefettibile di atavismo; ma intendo bene, che, come i domestici esempi furono e sono il sistema e scuola di educazione, cosi gli esempi dei superiori nelle caserme; nei campi, in un'azione qualsiasi lo sono pei subordinali. Il Montesquieu, nel suo libro della grandezza dei Romani, mentre forse mirava solo a constatare un fallo, lasciò scritla una sentenza allissima, opportuna assai per chiarire l' efficacia dell'esempio nella vita pubblica e privala « Il y a des mauvais exemples qui sont pires que des crimes, et plus d'états onLpéri parce qu' on a violé les moeurs, que parce qu'on a violé !es lois » ('1 ). Del resto l'esempio fu quasi sempre identifica to coll'educazione (I) S11Ua g1·c111Cle;;;;a dei Ro111a11i, C.
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medesima. Non per nulla i p,idri spartani conducevano i giovanetti davanti all' Ilota briaco . Era immondo spettacolo, il quale ricorda l'inverecondia di Cam, che irride .alle paterne , ergogne; ma da esso appunto imparavano i giovanetti a fu ggire il -v izio dell'intemperanza. L'uomo è essenzialmente un animale di abitudini, e suo istinto principale è la imitazione: è fatto fisico non meno che psicologico; è il principio, la legge universale di altrazione sotto una delle molteplici sue forme . Se poi si pone mente cbe si capiit dolet orwnianiembra langnimt, si vede come l'esempio deve sempre venit' dall'alto, nè solo per quanto concerne le cose di alta importanza, come quelle per es. allinenti alla moralità ed alla disciplina, ma pure nelle minime, per es. nella esattezza e puntualità delle operazioni la cui ora dipende dai capi, come riviste, rapporti, convegni : se quesla puntualità non si osserva dai capi, gl'inferiori trascinati a generalizzare, con e.-;agerala e forse comoda illazione ne dedurranno la ma,,roiore o minore importanza che il superiore attribuisce alla 1'0 puntualilit ed esattezza: il che in effetto può non esser vero, ma è un'impressione perniciosa, che a bandirla può costare fatica e studio, specie nei giovani, perché come disse Orazio: Ouo semel est imbittu rccens senmllit ottore,n
1·esta <liti........... .'.
li testo nuovo conserva a lungo Ì'odore di ciò di cui fu una volta ·riempito. False induzioni ponno ritrarsi intorno all 'esattezza e puntualità. da certe false diciture da noi inu so, qual i per es.: grande e perfetta uniforme; le otto precise; e via dicendo; quasichè nel concetto di chi comanda vi po~sa essere una grande uniforme perfetta ed una non perfeLLa, un'ora che non sia precisa ed una che lo sia. Sono cose che in sè stesse potrebbero non avere un gran rnlore; ma se si considera che l'uomo è uso a so fisticare su tulto, in cerca del proprio comodo, si sente la neéessilit di evitare questi mal i di forma, tanto più che non è priva di un fondo di vero la sentenza del filosof9 francese: « souvent la forme imporle le fonde ». Per la stessa ragione e fonclamenlo dell' esempio, il superiore deve tnllo vedere e con oscere da sò stesso, accertandosi, che ogni sua disposizione fo sempre e puntualmente eseguita. Da questo modo . AKXO XXIX, YOL. 111.
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OELL'EDl,;CAZIO~E MILIT.\RE
cli procecle1·e si trardt la legittima conseguenza_, che egli non trascura l'essenza dei propri doveri, o scendendo a.Ile più mimite particolarità., insegnerà inoltre come nulla sia da trascurarsi pel buono andamento del servizio; darà peso e valore alle operazion i di ciascun inferiore, il quale sarà cosi eccitato dall'amor proprio ed in pari tempo sorvegliato, e d'altronde egli fornirà così ad un preciso suo dovere, quale si è quello cli fo rmarsi un giusto concelto degli clementi e dei mezzi di cui può valersi. Ne con ciò, s'intende, i superiori debbono imporsi una fa tica improba, una diuturna ispezione: ciò sarebbe anzi di detrim ento all e fu nzioni che più propriamente sono a loro devolute, ed offenderebbe pet· sop rassello l'amor proprio degli inferiori , giacchè )a incessante sorveglianza urta la susceuibilitti di chi ne è oggetto; · in fatto clessa non è sempre diffidenza, tuuavia ne assume sempre l'aspetto , e la diffidenza è accusa tacita, cui la dignità medesima si ribella. No, eglino debbono sapet· apprezzare l'opportun ità ed il bisogno. Il superiore che interviene raramente ma a tempo e luogo per controllare in modo diretto, spesso per corl'eggere, pl'ovvedere o disporre cose nuore, se auche potesse sembrare agli eccessiv i recrim inatori del dovere mancanLe di zelo, pLu· tuttavia favo risce ecl avva ntaggia il concetto della sua superiore in telligenza ed esperienza, accresce la sua autorità ed il sno prestigio. Sagacia e colpo d'occhio sono requisiti essenziali in chi comanda. Come la continua sorveglianza Lorna a menomare l'impulso e l'amor propl'io, così del pa ri la ingerenza diretta dei capi nelle attribuzion i degli inferiori , rnenti'e offende ancor essa l'amor proprio, ha per primo effello di scemare anzichè di pl'omuovere l'interesse e lo ~elo del servizio, po ichè si pregiudica così l'indipendenza di spirito e lo svolgimento delle indivicluali tit. Gli è hen Yero: l'individualismo non deve lasciarsi trionfare in un corpo ol'gnnizzato, siccome quello che tende di sua natura a sottrarre piuttosto che a sommare le fo rze: esso invero rappresenta il dato e determinalo modo di pensare, giud icare ed apprezzare dell'individuo; ora siccome questo modo di essere dello spirito spesso è Yario o nella sostanza o nella forma, per conseguenza la sua attività. in un organismo tende od a lottare, o ad isolarsi, diventa o J'ol'za clirn·genle o sc iup io cli fo l'za. È quindi ch iaro che non può
OSS lsl\VAZI O:'< I E D APJ.> liN Tl
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giovare all'uni Là di quel sistema nel quale nessuna. fo rza ha da andar perduta, ma tuLte debbono essere com•ergenti . Però la cosa corre ben diversa, allorchè l'indiviclualismo si svolge, si esplica nell'ambito suo, nella sfera che gli è propria: allora si ha. un,i forza convergente resa più attiva dall'impuìso intimo cli un'energia maggiore intelletluale o fisica . Ond'è che imporla andar ben cauti e guardingh i prima di logorarla nell'a llrito , di cercare di assopirla o cli el iminarla affatto. È saggio in vece indirizza.ria, correggerla a. modo che diventi funzion e normale, organ ica cli una società od insieme armonico. Siccome in ogni umano giudizio ecl in ogni allraJ cosa, così anche in questa devesi badare più al fondo che a.llè apparenze. ·E qui cade in acconcio elevarsi ad un ordine di idee molto al to, il quale in certo modo si rannoda con quanto si è ora. esposto.
VI. Il superiore deve sempre porre gran studio per non investirs i ed infatu arsi occec;sivamcnte del suo dovere e della propria responsabilità, sicchè, sempre pa.uroso di lasciar scalzare il principio d'autorità, riesce a distruggere interamente lo spi ri to d'in iziativa nei suoi di pendenti, mentre egli dovrebbe per contrario moderarl o, indirizzarlo, disciplinarlo . Sarebue impruclenlo costringere l'allivilà individuale in un cerchio di ferro, OYe fossero incise a caratteri di fuoco le sacramentali e fatali paro le: Fin q1~ie non più oltre. Pur non dimenticando le saggie osservazioni scri tte al pruposilo, torna opportuno fermarsi alquanto a deli neare la sostanza, la fo rma. ed i limìti della facollà di iniziativa, tanto più che per quanLo abbia studiato sulle carte di coloro che ne scrissero, non mi fu dato rinvenire criterii esa.tti , per poi.ermi io -stesso for mare un concetto adeguato di essa; cni si fanno i mmerirate censu re assa i spesso, quas i mai lodi si ncere: !asi considera come nnacontraddir.ione ontologica alla disciplina, al pri11cipio d'auto rità, e la si condanna senza più, sa.Ivo a lodru·e l'etretto, il fa tto compiuto, senza far le viste tuttavia che la lode risale alla causa impellente. Per questo appunto gli è assai difficile, ma utile fissare qualche principio gener._:le.
OSSE!\VAZION I ED APPU:-ìT(
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DELJ,'EDT.:CA ZIO:-ì.E MILITA!\E
Iniziatirn in potere è quel diritto, quel dovere che emanano dalla responsabilità di cui è rivestito o gravalo un determinato <rrado. Iniziativa !n atto è. la d~~isione presa da un comandante di fruppe al s?rgere 1mprovnso d1 date circostanze impreviste, decisione presa o~ m ~auca.n~a. di ordini, od a modificazione od anche in opposizione di orclm1 del capo supremo assente, nell'impossibilità di conSl~llarlo, collo scopo di scongiurare danni impreveduti o di raccogliere vantaggi inspe1·a1.i. . ~a. iniziativa vera? risoluzio?e che clir si voglia, non dipende ~~mcli solam.ento ·da1l~ forza d, volontà : non ne è infatti capace I ignorante, 11 quale d1 necessi lh esita di fronte al concetto del la propria responsab ilità, la quale egli si rappresenta immediatamen te dii~a.n:i e lo opprime annich ilendo in lui ogni individuale energia: eh, e ignorante non ha la piena e sicura coscienza del proprio va.lor?, teme. ad .o~~i ist::u~te di cadere in fal lo, e questo timore paralizz~ ogni .attm la; dubita anch e quando è cbiarn il proprio dovere, e dubitare u essere giit sconfillo. Co.me fu giu~tamenle osservato, .Blucker, malgrado tulli i suoi sforz_i , le grandi facoltà della sua volontà e la sua energia JJen conosciuta, n~n avl'elibe certo potuto otlenere i grandi risultati che lla conseguito, se non avesse avuto sempt'e al fianco Gneisenau (che egli chial)lavrt la sua testa), nello spirito del quale egli trovava ~oslantemente una guida sicura e come il complemento della propria capacità. E qui a semplice titolo d'incidenza si noli l'osservazione del De Cristo foris « il nome di BJiicker è nella memoria delle azioni ed ignoto è quello di Gneisenau; ~intorno che l'ist'.~t o comune pone alla guerra l'attività, l'esecuzione al di sopra dell mgegno, e non falla perchè le facoltit della volontà sono nell'organismo ». o o . . umano più rare di quelle dell'jn<re<rno E qui importa notare che la testa ha il' p1·oprio cora<rrYio . com".1 èH') , " 1 cuore, che la mancanza di talento spesso non è che la mancanza di ris~luzione: credere in sè ' è raddoppiare le proprie faco ltà, Je, propne forze; e perciò non sempre la mancanza di risoluzione è indice s.icuro di difetto d' intellige~za, mentre quasi sempre .la mancanza d1questa è di ostacolo alla risoluzione. Ciò premesso, un comandante non deve mai lasciarsi trascinareda Yane paure, sì da sacl'iucare a queste un elemento vivo di aLLività,
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in tulti i tempi e dai più illustri generali sommamente apprezzato , e tanto ulile specie sul campo di batlaglia, dove la prontezza di de·dsion e è bene spesso preferibile, anche cadendo in qualche errore, .alla lentezza ed alle tergiversazioni, le quali fanno perdere un tempo molto prezioso, che una volta sfu ggito lo è per sempre, men'tre è 'incontestato ch e ne.Ila guerra ogni perdita di tempo equivale a perdi ta di fo rze, e che il pezgior parli Lo è semprec1uel!o di non prénùerne alcuno. Pri ma cli condannare quindi bisogna avere un concetto molto esatto delle condizioni molteplici che poterono conlrilmire a fare erompere quesLo impulso prepotente d'energia individuale. E per far ciò è dornre importante sopratutto che il capo si spogli d'ogni qualunque passione, rinunzi alle ingannevoli seélnzioni di un fall ace amor proprio, che si può prelendere o!Teso; è indispensabile aver serena la mente, come dev'essere sempre in ch i è chiamalo a giudicare di fatti altrui , lanlo più se questi in qualche modo ci ri guardano; guai se si lasciasse sorprendere dalla persuas ione che oltl'epassando o contraddicendo all'online si vo ll e arrecare ingiuria a lui, mi sconoscendone o pnr solo ponendone in non cale l'autorilà - neqne eniin ciiiqiwm mnrtaliwn iniw·icie snae parwe1iidentur a nessuno dei mol'tali par lieve l'ingiuria che a lui suppone fatta, - di ~se Sallustio :_ ed il giudizio pecca senza dnb bio di quell'eccessa di apprezzamento; ed è invece inconcusso, che i giudizii umani solo allora sono rispetlali che li segue una fede sicura e viva, solo allora J1anno efficacia cli esempio che vestono appat'enz(I. di ragione ponderala, che non lasci ano nemmeno il so~petto cli pers01rnli esacerbazioni - in tutLe le cose umane l'opinione vuole i suoi sacri Ozii più o meno ragion~voli, sempre però imperiosi, spesso necessarii . Come si è già accennalo, l'iniziativa in cerLi casi può essere provocata clàlla urgente necessità di supplire al difetto di ordini del capo per impre,edute circoslanze - in allri una modificazione agli. ordini pur necessaria per le muLate r,ircostanze _._ e qualche volta può anche rappresentare una specie di resistenza ali' ordine per di versità di apprezzamento individuale in chi deve esegu ire'.l'ordine sLesso - sempre pei·ò allo scopo di scongiurare danni imprevisti o di conseguire van laggi insperati. Sollo qualunque cli queste forme si presenti, in qualunque cli.
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DELJ,'EDUCAZlONl, MILITAHE
qtiesLe circostanze, anct!e l'ultima - la resistenza- la risoluzione può e~se!'e u~ ~tto l?devole, un'azione eroica, anzichè un'aperta violaz10ne, de,_ fer?1t do:7eri che dalla disciplina sono imposti, anche in quest ultuna ipotesi può essere un diritto ed un dovere. · Ben a ragione i_l capita~o Gatta in un suo recente articolo, Le masse a1·maie, sc_r1ve: « Alla disciplina, prima virtù di un esercito, debbono andar congiunti lo spii'ito d'iniziativa ed il cora,wio della responsabilità. Ogni inferiorn deve aver appreso a consi;iiarsi pe~ s~ stesso; essere capace d'interpretare e commentare gli ordini che rr_ceve; _deve a_nzi talvolta saperli dimenticare, giacchè una disobbed1e~za m faccia al nemico può determinare la vittori~ in una battagha, salvare migliaia di vittime ('I)». Certamente nè le leg~i'. nè i regolamenti militai·i possono a p1·ior·i e con una form~tla stabil tre. che è lecito ad un inferiore ed in qualunque modo d1 satten.dere l'~rdine del superiore, od in qualunque tempo. La leggemedesnna anzi Io esclude in modo perentorio mentre n: ll'art.. ,1O.f. del _Codi~e. p~nale militare è detto, qiiahmqii~ 1·ifiuto cl_ obb~d:t~nza ~~li 01·dm1, di 1m supe1·io1·e è recito . Ma io mi domando, S1ff~tta d1spos1z10ne esclude che nella mente del legislatore sia reato 1~z 101:e commessa anche per ordine del superiore militare se J'ord_111e r_iguarda mate~ie .estranee al n~ilitar servizio, oppure se l'atto sta ev1de1:~emen.te 111g1usto? Ad evidenza, no. Di fronte al Codice pe:~ale md1ta1:e 1} su~ordinato sarebbe p~u· sempre_ptmibile dell'atto ll~1.')msto da 1~11 e,,egut~o, malgrado l'ordrne supenore, il quale ordme non puo punto l1berarlo dalla responsabilità attinente all'atto stesso. ~ ciò a~zil.utto ~erchè vi sarebbe contraddizione nei termini a_no·~· ntenere 1mputab1le l'..n atto della cui ingiustizia non può dub1t~1s.1 ~ c~1e fu com~rnsso l1~eramente; in secondo luogo perchè in att,. dt snrt_il_natura, '.I supenore non è più superiore, non avendo egli _au_fo!'lta .se non u1 quanto comanda cose di sua competenza, le q~1.a!J s1eno giuste, o _I~ cui ingiustizia almeno non sia manifesta . E 1 ec 0-·. sembra . tanto pw vero, in quantochè l'articolo 90 dello stesso oct,_ce, nco~oscend? nella sentinella collocata in luogo esposto al nemico, ed m una fortezza assediata, il dirillo (e facendole anzi e$presso dovere) di accertarsi se chi viene a rilevarla sia o non sia 1
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(,I) Vedi 1/ivista illiU/are, febbraio {884.
0SSER\'AZI0l\I ED Al'PUNTI
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il proprio caporale cli muta, e nel caso che noi sia, di accertarsi se vi fu necessità che sia venuto a rilevarla un altro caporale, parrebbe mostrare, che non fu intenzione del legislatore di soffocare nell'inferiore, ancorchè mil itare, ogni coscienza e quindi ogni responsabi lità del prÒprio atto . Ora argomentando da questo esempio tratto dal Codice penale militare possiamo andare ancora più oltre e dire: può ritenersi un'infrazione alla disciplina l'atto cli quell"inferiore, il quale supplisce, modifica o contraddice anche assolutamente l'ordine superiore, se il suo atto riesce ad evitare danni gravissimi, ad acquistare vunLaggi massimi? Evidentemente no . Nè vale osservare che il superiore ha piena responsabilità del suo comando, e che quindi deve esservi obbedienza·cieca per par-te dei suoi dipendenti. li primo fondamento di ogni autorità in chi comanda è la giustizia intrinseca e l'opportunità del comando stesso. L'arbitrio del superiore è una necessità cagionata dall'impossibilità di prevedere ci priori Lulli i casi even, tuali e tutte le circostanze dai singoli fatti. Ma questo arbitrio ha perciò stesso certi confini. Anzitutto esso non può estendersi oltre quelle cose che entrano nella cerchia delle sue attribuzioni; in secondo luogo cessa l' arhi trio, cessa. I'autori là in queste cose medesime, qualora il comando sia non solo ingiusto, ciò che riporla ad un altro ordine di idee, ma pure affatto insipiente od anche solo ad evidenza dannosamente inopportuno: ossia qualora l'ingiustiziu, l'insania, la dannosa inopportunità del comando sia tale, che possa da chiunque con .certezza venir riconosciuta. La responsabili l.à nel superiore di ogni atto da lui comandato prova di per se stesso che il comando dev'essere aiusto non eccedere le sue com1)etenze e pure essere tale da ~ ' t èonclurre allo scopo che con esso si vuol conseguire, ma non può sotto pretesto di disciplina so(Iocare il carattere 1i1orale e la responsabili tà dei subordinati. La disciplina, indispensabile all'unità d'azione, è legitt.ima. quando serve al gi usto , al buono e, nel nostro ordine cli idee, all'utile. E valga nn esempio a suffragare meglio di tanti discorsi la nosLra Lesi. Poniamo per ipotesi che in seguito acl una battaglia a noi favorevole su un nemico; che si ri tira.'precipitosamente in disordine, ma protetto dalle sue riserve, un generale di di visione riceva ordine cli occupare colle sue truppe una data pos izione, a limitarsi da essa a
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DELL'EDUCAZIONE MI Ll'fARE
OSSERVAZfONI ED APP U~ TI
fulminare col fuoco il nemico senza inseguirlo. Questo generale però, non appen~ occupata quella posizione, non solo intuisce che un energico e risoluto inseguimento apporterà per conseguenza la: disfatta totale del nemico, la rotta completa delle sue riserve, ma vede e capisce che l'abbaridono per ·parte sua della. posizione, che gli fu comandato di ocCllpare e non abbandonare, può senza danno di sorta per In. sittrnz1one generale del combattimento e venire senza pericolo abbandonata. L'oppor~unità incalza' è pronta a, sfuarrire e Vò gli sfuggirà senza dubbio se egli esif;a, CJ se per agire deve attendere 1a risposta del capo, da cui dipende, in seguito al la informazione cli tale stato di cose. Ma egli capisce chiaro il proprio dovere e senza più trasgredisce l'ordine ricevuto, insegue il nemico ed ottiene il risuhato c!·,e si riprometteva. Dovrà essere egli condannalo per aver violata la disciplina ? Si dovrit ripetere il terribile esempi e, del severo capitano r?nuu10, che danna a morte il prode, valoroso, ma disobbediente figliuolo? In questo caso la violazione delladisciplina era non solo manifesta, ma ingiustiuc<1ta; invece nel caso da noi posto, fu violata l<t disciplina? Mai no. La legge, il reg9lamento non possono ~tal~ilire a p1"io1'i che sia permesso ad un inferiore infrangere un ordme superiore, ma l'iniziaLiva, la risoluzione è quel dil'itto e doYere che emana dalla responsabilità di cui un dato grado è rivestilo o grav<1to. E perciò io sarei propenso a ritenere, che nella ipotesi sovradiscorsa, se il generale d.i divisione segni_sse l'ordine ricevuto solo perchè tale, e si lasciasse sfu èH'> arri re il vantacrCYio in pa, rola, dovrebbe egli esse!' tenuto responsabile non solo del minor frutto conseguito da quella battaglia, ma pure delle funeste conseguenze t he in seguito potrebbero da ciò derivare. La risoluzione non è solo un diritto, ma pure un dovere, un dovel'e ben grave e terribile, ma pur nondimeno un sacrosanto dovere cui non si può i~punernente disattendere. E gl'insegnamenti non hanno d'uopo (l'essere tratti da guerre antiche, da naz ioni lontane: la storia militare di tutti i paesi e di tutti i tempi può essere salutare ammonimento. .Montecuccoli riporta al Consiglio Aulico col suggello.ancora intallo tutte le lettere e dispacci spedi.tigli durante la guerra per dar gli ordini ed istruzioni.Il commodoro Nelson a Copenaghen guardava i:) è>
i segnali di ritirata che gli dava l'ammiraglio Parker pone~1d?si il cannocchiale all'occhio che egli avea cieco e lamentandosi cli non veder nulla,clisobbedisce all'ordine superiore e prende Copenaghen colla sola su.a squadra. Ripetiamolo ancora una volta: le leggi, i regolamenti devono tacere, perchè certi doveri nascono dall'intima natura delle cose senza bisogno di prec~tti impossibili, perchè ve ne sc>no di quelli che si sentono ma non si p0$SOno esprimere. che si intuiscono ma non si possono definire e questo è uno di quelli . Abbiamo detto !a risoluzione un dirillo_e pure un dovere terribile; e- ciò è chiaro se per poco si pon mente al giudizio che si deve portare sull 'opportuni Là del suo esercì.zio . Ed eccoci alle severe ma giuste norme che debbono governare in tale materia. Prima fondamentale regola è questa, ecl in particolar modo nell'nltima forma, deve. trionfare sempre come assioma il principio: L'opera si giudica da1 fine ottenuto, dai i:isultati, le intenzioni dai fatti compiuti . Cb i si è stimato capace cli assumere l'enorme responsabilità di sostituir~ il criterio proprio a quello del superiore, deve pur essere. capace di sentirne il peso tutto intero. Se fare come era stato ordinato di fare avrebbe apportato un male certo ed evidente, e l'inferiore si sarà studiato di evitarlo, ove sia riuscito ad evitare quello e sia caduto in un danno maggiore sebbene imprevedib ile, dovrà essere punito e tanto maggiore sarà la pena quanto fu più grave il danno . Ma con tutta la massinia ecl esemplare severità dovrà essere punito quando o da bene volse in 'male, o da ~111 male sebbene certo , cadde in male maggiore del pari a:pprezzah1le et ptiori. Il suo ardimento non può essere scusa a danni sebbene non voluti, tuttavia avvenuti per opera sua esclusiva. E dico e stimo giusta in questo caso la punizione più severa, più esemplare'. per:chè allora deve pigliare tutto il suo vigore ed impero la subordmazwne (che è leCYae naturale in oani azione collettiva), la necessità clell'a0 dempim~~~o del proprio doyere, la intangibilità del principio di autorità. Non si può o[endere un bene qualunque che a prezzo di maggior bene; in cgiesLa soh ipotesi l'offesa rimane assorbita. dallo evento e sparisce. La legge ed il regolamento quindi questo nùn ponno sancire con espressa disposizione. Da cosiffatte considerazioni, io spero emerga già senza scopo di
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OSSl>H \'AZI0?\1 ED APPUNTI DEL~EU UCAZWN E MI UTABE
molte dichiarazioni postume, come io non intenda confondere !.'iniziativa coll'individualismo. Quella è comportabi le e possibile solo noi gradi più elevali della gerarchia (nei cui rapporti si può affermare, gli ordini non sono mai assoluti e tassativi, ma sono pi utto sto istruzioni che non esigono quindi in alcun caso un'obbedienza passiva, 'il che & tanLò piLL vero, quanto più è elevalo il grado di chi. deYe ubbidire, cioè quanto maggiore è la sua responsabilità), ed in quelle condizioni di tempo e di 1uogo in cui l'azione è decisiva. in rapporto all'evento che si. vuol conseguire, cioè noi momenti più diflicili della guerra, la quale percjò ben giustamente Napier disse, una scelta continua di difficolLà, è propria dei comandanti di I.ruppe in detenniuate condizioni, epperò non considero il norado , potendo nelle contin!!enze varie esser mollo diverso . L'in"" dividualismo im•ece è l'attività noll'esel'cizio esclusivo circoscritto della missione propria a cia:;cun militare. La prima è quella che esce ébl limite che gli è normalmente as:,•~gnato; il secondo è quello che tende a toccare il limi te senza mai oltrepassarlo. Ben si pale~a perciò, come io non abbia in animo cli tendere a scalzare alcun principio i>npcriore, ma intenda a contenerlo in quei giusti confini, che lo rendono comport~bil_e ~oll~ mut~bilitit clegli eventi umani . Io desidero che contro 1l limite si reagisca quando diventa ostacolo e1Tettirn in rapporto al fine che il limite si propone di tocc~r~. G~i ~ eviclo~~e cl_el p_ari c~me sia l~nl.rt~o. d~l legittimare lo spmto di nvolla. I ult1, g10,,~n1 ~ vc~ch1 nH1ZJal_1 hanno da aver presente la massima che, non SI piio esigere magrio1· obbeilien::a tla chi comanda, di q1wlla che egli prest<t qucmdo ubbid·isce; la quale in." ultima.'analisi è parafrasi dell'antico eletto del Vangelo, non farè a.gli altri ciò che non rnrresti fosse fatto a le_ sl~sso. Cl!i ubbidi sce non s'i nchina davanti ad una perso na. qnnlsias1, ma dinanzi alla impersonalità di un princi_pio, il principio di autorità. La resistenza non si può giustifi care, se non quando l'evento l'ha. giustificata da sè pcrchè ad ogni altra legge deve cedere il posto il bene della. cosa pubblica - Salns reipiiblicae siiprema le.r: esw Jìnchè l'onestà, la giu:;tizia ripiangono inviolate e srrnte. Onde emerge pure, che se io faccio la dovuta parte a quello spi ri to di critica, che invade e pervade il mondo medesimo, non trovo però giustificazione alcuna per quella critica, sia a sempl ici parole,
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sia a fatti piu eloquenti ancora, che è continua, incessante protesta contro tt1tt•> e contro tutti. Cotale sistema io lo detesto anima intera, perocchè sia da un canto la prova cli ollracot.ante alterigia e dall'altro proclllcR danni fun es ti. Pur troppo la. critica elevata a si sterna rasenta la calunnia, se non se ne sussidia, e diceya il famoso cinico Talleyrn.nd « Calunniate, calunniate sempre, qualche cosa otterrete» . Ad ogni modo espresse una grande Yerità Napoleone quando ebbe ad affermare: « Fra le fignre rettoriche l'unica che abhia valore si è la ripetizione, poichè a furi a cli ripelere qualche cosa rimane sempre»; e questo qualche cosa che della critica continua rimane & una scossa al prestigio , all 'autorità legiLtim,i-dei capi, e lo spirito d'individualismo tendendo di sua natura ad esagerare, e pure essendo conl agioso, può facilmen te degenerare in vera ribellione ad ogni principio d'autorifa, che è il silènzio r.osciente ed intelligenle del moltepli ce. Cri tica sav ia ed intelli gente è solo quella di colui il quale con tutta coscienza può dire: posto nelle con tingenze di quegli che asserisco aver fatto male, io avrei fatto meglio; e posto al caso la lingua non ab bia dello più che non abbian o potuto mantenere i fatti: la critica altrimenti diventa davvero quello r.he la de~niva Alfonso Kan, In. potenza degli impotenti. « La critica che nulla produce » s·crisse Teofi lo GauLhier, con un'originalissima. quanto esalta similitud ine << è un vnn iloquio: vale un abate che corteggia , la moglie di un laico, questi non può battersi con lui, nè rendergli la parigl ia ('I ). » Siffatta critica, che muove solo dalla stolta vanità di afiettare indipendenza di carattere, che si esplica discutendo liberamente e sur:erlfamenle tutti gli ordini ri cevuti , apportandovi le maggiori restrizioni, merita essere repressa colla massima energia: dappoichè oltre ad essere un esempio fun esto, inev itabile di insnbordina1.ione, manifesta Je..,rrerezza di carattere, mancanza cli coscienza della misoo sione che si compie,· dei doveri che incombono. Non credo, come peraltro pare a taluno, che a somiglianza dei governi costituzic,nn/ i, in cui l'esi:;tenza dei partiti è condizione essenziale di vitalità, ciò lo sia del pari nell'esercito: nei govemi (i) J/c,clmoùclle clc .lfcwpin. Prcface.
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DELL1EDUCAZIOXE ~!ILITARE -
0SSERVAZ!0Xl ED APP UNTI
parlamentari si capisce la rappresentanza delle di verse op ini~ni del paese, non si intende invece a quali opinioni si debba lasciar camponell'eserci to, quali lotte sieno feconde fra i vari aradi della o-erarchia; ma questo credo fermamente, sempre nei termini nei quali ho detto contenermi, che la ri soluzione intelligente, pur quando in opposizione al volere dei capi, ai loro ordini espressi, Ì10n è offesa alla disciplina, nè al cardinale principio d'autorità, quando l'esito stia in suo favOTe -- chè sia diriLlo o dovere ad un tempo - ecco tut.to. Nell'apprezzamento di cotali ffi'entualilà si commettono errori gravissimi derivanti in massima pane da criteri eccessivi, da esagerate persuasioni, le quali ripercuotono i loro funesti effetti non solo nelle alte cose, ma pure nelle piccole, e fermiamoci un momento a vedere qualèhe conseguenza nei fatti di minor importanza. 0
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LE LEGGI DI GUERRA li LA
CO NVENZIONE DI GINEVRA <1i
(Coii ti mw)
I. PnUNAS ToLA G rnsEPPE
Un uriico statuto di leggi di guerra non v'è: per farlo bisognerebbe ridurre tutti i pos~ibili e probabili di;:.sidii tra le nazioni alla stregua µi pochi criteri; a,ccordarvisi , ed assentirvi reciprocamente. Armo'nizzare in pace divergenze avvenire, uniformandole a principi i per farli valere poi, in guerra, colle armi alla mano, non è p.ossibile.Vi è però un codice co~1e latente nella coscienza di amici e nemici, e parimenti sentito, dal quale scaturiscono regole, abitudini in guerra, considerabili come le sue leggi. Nel discutere e nel ri. cercare questo vero riposto avviene, come nelle discussioni politiche e sociali, che dotti: lìlosofi, coll'esame di ciò che sono queste abitudini, o leggi, o diriUo di guefra, come lo dicono, e di C'iò che torna cli do.nno all'umanità, vi aggiungono imaginazioni a quanto avrebbe potuto esserle di vantaggio, ne traggono sempre nuove idee, le moltiplicano , le confondono, talcbè spesso non si trova più modo a ricomporre e a riconos~ere quel vero primitivo e reale. Altri tali discutendo meno sottilmente, credono le leggi di guerra dipendere
Capitcino nel' 10° ·regg. a1·liglieria.
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(1)
Servirono alki co1npilar.ione di cruesto studio:
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BLUNT3CIJLI. - L e dl'Oit intenur,tiorwi CO{U{ìé. 2. C. LuEDER. - Die Gen(e1· Conv entio n. 3. ALJJEnIGO G 1,:,TIL E. - Del <liritto <li r,ncrrn. 4. E. GunLT. - Znr Gesclii ch te cl~r iìlternationalen w11,ci (reiwilli9en Kran l,e>~:plege iln Krie9e.
E LA CO)(\'EXZIOXE DI GIXE \"RA
LE LEGGI DI CU,EftHA
dall'esito di una battaglia, dal vantaggio consegui to dalla villoria. L'ebbrezza del vincitore potrà pel momento far tacere verso il vinto i riguardi ed il rispetto riconosciuti e sanciti dal lungo esercizio come abitudini o leggi di guerra: ma. questo sarà solo una passeggiera oppressione di quesle leggi. Quella face del giusto e del vero Iche ,riscalda il cuore dell'umanità, non si spegnerà mai . Senza essere acldentro nè nello studio del diri tto, nè nei codici, col solo lume dell'esperienza, col solo esame dei fatti, cerchiamo come nascano, si sviluppino e si pratichino queste abitudini o leggi di guerra.
II. Otlesto primo germe cli giusto e d'ingiusto insito di natura nell'uomo, si vivifica e si propaga vivendo in consorzio; esercitandolo si dilata, si accresce e produce recipl'Oci doveri di rispetto, d'afietti tra i membri d'una stessa società, d'una stessa nazione; scontrandosi col cuore de' membri delle altre nazioni si accomuna, si scambia e si cren. quella solidarietà umana, primo vi ncolo di relazioni tra i popol i. Saranno mezzi propri per accre.scere ed annodare questi vincoli le comunicazioni attive f'ra le nazioni, sen1 irà a rinforzarli la garanzin. assicmata dallo leggi alla individualità personale: varranno ad accrescerli le costituzioni politi che interne degli Stati . Parrà, in presenza dei colossali eserciti , che mantengono le nazioni, un paradosso a dir.;i : ma pur è veri tà, che mai come adesso vi sono stati mezzi pi ù propri per coltivare e consolidare questi sentimenti umani tra le nazioni ..... e d'influire sugli usi, e su lle abitudini o lerrni l)t) di gnerra. FetTovie che avvicinano i popoli nell'industria e nel. commercio, telegrafi che lanciano i pensieri sulle distanze annullatei unità di pesi, di misure, di moneta che tolgono ogni screz io di calcolo, abolizione di passaporti che invitano le na;,,ioni ad avvicinarsi; tutto è fatto per accomunare i popoli negli interessi, nella speculazione, e dare mezzi per conoscersi e per accomunarsi nelle affezioni del cuore. Garanzia marrrriore d'adesso non venne mai asnc> sicurata dalle leggi alla personalità individuale. Il creare dei diritti V
nell'inclividuo, che vive in comune accanto all'altro, ingenera stima e mutuo rispetto, istilla i sentimenti della fraternità umana, via ed indirizzo a miti abitudini, a leggi di ·guerra. E le costituzioni politiche moderne degli Stati non influiscono forse grandemente a modificare e a migliorare le leggi di guerra? Il potere degli Stati moderni, spartito ed equilibralo com'è su pi ù larga base, garantisce ed assicura meglio le leggi r,he conducono n.lla gnerra, e che la regolano . Oggidì, ad esempio, non ,;arebbe possibile che s'incominciasse l'opera di nn Luigi XIV o d'un Napoleone; come sarebbe follia il credere che, per il bisogno d' uniformarsi in r eligion e, si dovesse coprire d'orrore e di sangue l'Europa, o di faro ai giorni nosLri una guerra cli successione cli Spagna. Non sarebbe fattib ile oggidì che un generale . per animare i StLOi soldati alla vittoria, si presentasse, come fece Napoleone, sull' Alpi e adcli iasse come premio le ricchezze delle pianure italiane. Ma tali relazioni tra Stati, Lale aaranzia data all'individual ità personale, tali costituzioni politiche formano gli ordini, l'ambi ente in cui vivono, prendono alito i membri delle singole nazioni; ma queste concorrono oggidì. a formare gli eserciti; essi avranno perciò in sè tutti i risultati del progresso civile, tutti i fr utti della civiltà delle nazinui stesse; le leggi cli guerra dunque non sono dn. ricercarsi nei libri dei professo1·i, ne nell'opinione dei doLLi; esse sono semplici, osserYa il generale Ambert, devonsi cercare nella coscien:t.a stessa degli eserciti . Questo leggi di guerra non sono stazionarie, fisso; esse seguono il perfezionarsi dogli ordini e clelle leggi civili, il depurarsi de'costumi; il raffinarsi dell'eclucazione dei popoli ; nel loro esercizio segneranno quindi il loro successivo grado di perfezionamento. Tra gli antichi, il popolo che splendette per stabili lit cli leggi, per \'irtù cittadine e militari, è certo il greco . Cerchiamo queste leggi di guerrn tra i Greci, tra questo popolo , che con tanta solennità raclunaYa tutti i rrio·nni divenuti atti alle armi innanz i al tempio dei Numi, i quali i~1braccianclo lo scuclo pc\ quale diventavano ciLLadini, dovevano giurare solennemente, sotto pena di essere consacrali alle furie, di considerare per con fini della pt1tria tutte le terre che produ.cessero frumento, orzo, vili ed ulivi; vediamo come venivano praticaLe queste leggi di guerra. I Gl'eci chiamavano barbari tnlli i popoli non di Grecia; nega-
LE LEGGI DI GUERRA 48 vano loro quel trattamento e quei riguardi di cui essi solo pretende\•ano aver il privilegio; stimavano che ogni barbarie, ogni violenza era legittima contro il vinto, S'olo pel fatto d'essere tale; credev~no d'umiliarsi nell'usare loro riguardi; si reputavan una razza prefenta, superiore. Il negare eguaglianza di trattamento nei doveri d'umanità tra vjnto e vincitore, è ,uno sconoscere ogni legge di guerra. VoJaiamoci ai Romani, a questo popolo che per fortuna, per va0 lore e per scienza ha dato al mondo le norm.e più ~miversali ~ più celebrale cli aiustizia. I Romani tendevano a dommare e a s,gnoreaaiare oli :lLri popoli : essi erano i depositari dei diritti dei vinti, b ll ' dispensavano e regolavano tali ruritl.i a loro arbitrio .« su1~t ~t . e i siciit pacis, jiira; j1isteqiie ea non m,i?ms qiM1:1n fortiter cl!tclicim.ibs gerere » scrive Livio ; parole e null'alt1:o che parole'. c)1è i ~alt.i . provano che i Romani commisero una sene contmua cli v10laz10nt .delle le.aai di auerra. Il clominio di un popolo su d'un altro, il farsi arbi;to a/riguardi verso i vinti , per la sola ragione d'essere vincitore, è un annientare di pianta ogni idea di legge d!i guerra. I Romani si.n dal princ.ipio del loro impero diedero sempre prove cli fede malva11ia verso i vinti: così il Machiavell i. E malvagi e $leali furòno daddovero. Si valsero non che ,altro della elasticilil. dei vocaboli delia loro lingua, per ingannare i vinti . Della sottile distinzione tra iirbs e civ'itas si servirono maliziosamente per venir llleno alla parola data ai Cartaginesi: distrussero Cartagine, perchè L'ii1'bs for n1ava la città, risparmìal'ono i cittadini, perchè costituivano !a civ·itas. Riducevano la fede dtli trattati conch iusi , su cui la soldatesca semplicità rion deve mai arzigogolare, ad uni palestra maliziosa e. fraudolenta da leguleio. Il Cristianesimo sì'che fu · maestro puro di leggi mnani tarrie; cancellò ali errori de'secoli ~mteriori, disseminò nuovi principii, basi ancora ~gg idì delle relazioni tra i popoli: ne proclamò la cari Là recip roca, ne fiaccò la·selvaggia fierezza, li curvò all'umillà, ne rincacciò l'eaoismo· li conciliò in mutuo amore; i costumi si rabbonirono, ~lt'animi 's'ammansarono, le leggi di guerra si raddolcirono. Chi sa nei recessi della Provvidenza quale avvenire sarebbesi riservato alle massime del cristianesimo, se esse nella loro essenza fossero state lealmente fecondate, e sinceramente seguite nelle loro deduz ion.i. Vi si mischiò l'egoismo di setta. Il papato, divenuto superiore sil')c')
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E LA CO?s'\'El'(ZlO'.'IE DI GJNEl'UA
gnore del laicato, si fece arbitro nell'imporre la fede agli infedeli; . predicò la violenza, che doveva o convincere o distrnrre; le guerre divennero feroci, spieta.te, e le sue leggi s'arrenarono. Vi fu un breve 1Seriodo in cui il popolo germanico, quale sprazzo di luce, segnò })er un momen to una traccia fel ice pel suo grande amo1;e alle leggi di guerra. Popolo diviso in tribù, pieno d'amore per la li bertà e ·per l'indipendenza, lo\leran te che ognuno ~i governasse a suo modo, ravvisante nello stran iero l'uomo colle sue prerogative, fiero nella iotta, che era per loi la definizione legale di una contesa, · e non un mezzo di dominio, questo popolo osservò le leggi di guerra quali erano uscite dalla fede del cristianesimo . Ma l'atlendev:d a tabe dell'intolleranza religiosa inoculatagli dall'onnipossente influenza del papato; avvennero allora guerre di rel igione, trude ne diYennero le sue \eoai. Il cristianesimo però tweva lasciato aperto gli animi alla mirezza. V'era un vasto campo su cui s'erano gettali utili semi, era utile farli germogliare e l'al'l i frn t.Lare, Dotti, filosofi, pensatori , ne trassero profitto; combatterono il fanatismo reli n"'ioso ' che adoperava la forza per estirpa.re le eresie, diedero l'imagine sub lime di do\'eri reciproci tra i popoli, tracciarono la via per giungere alla cognizione d'un diritto delle genti; sceverarono le leaai dell'umanità confuse e disseminate colle altre, indicarono i modi <:){') per codificarle. Le leggi di guel't'a comparvero sollo il Lit 1.ilo « De Jii1·e belli>> col nostro Alberigo Gentili , con quello di« Jus -g~ntiu,m » coll'olandese Grozio, e l'umanità si rassegnò' ad aspettare cla' legislatori la sanzione de' progressi de' suoi affetti. Dotti e legislatori non camminarono sempre di conserva alla meta; e forse non avverrà mai che essi, in questo sèisma or tacito or pal'ese di pratita, e di teoria, s·accordino perfettamente. I diplonmLici al congresso di. .Parigi, nel ,1856, abolirono la pirateria in temp() di guerra; ammisero che la bandibra neutra copra merce nemica; convennero che la merce neutra non sia."sequestrabile in guerra, quand'anche con bandiera neri1ica; restrinsero il blocco in guerra; e l'ammisero solo, quando la potenza, che lo dichiara, può effettivamente mantenerlo; più tardi si acceuò l'abolizione di proieLLil i esploden ti in guerra. L'atto moderno però più grandioso, pel suo carattere urnanil.ari o;è certo il patto internazionale convenuto a Ginevra nel 1864. Al\NO XXIX, YOL. 1ll
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E LA COi'!V lìNZIOXE Dr GINEVH.\.
LE LEGGI DI ci;rmnA
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Nei regohnnenli degli eserciti sono in scritti i clue palli interna.._ zìonali che più li riguardano : la Comenzione di Ginevra e la dichiarazione di Pietroburgo per l'abolizione dei proietti esplodenti. 11 nostro Regolcmiento stil se'rvi.:rio 'in fJ ìberrr.i fo. seguire quesli trattati da principiì , massime e consigl i, che devono considerarsi come la gu ida del soldalo in guerra; essi sono ispirali a così alli e nobili.sentimenti di doveri militari e cl'umanitil, da far bene comprendere dalla mcnlc del soldato quali nuove no1·me di rispctlo e tli riguardi tra Yinlo e Yincilore regolino la condona delle guerre 1noderne. Il mililarc, è dello, si rico rdi che le leggi di guen a non riconoscono nei belligeranti libertà illimitata nello scegliere i mezzi per nui)cere; che sono proscriLLe Je armi, i proieLLi, le ma.terio alle a. produrre dann i !"Upedlui; cli e non è da leale so!élnto l'ucc iclcrc pro (liloriamente indiYitlui della nazione o dell'esercito nom.ico; che non è da generoso l'ucciclere il nem ico elle si arrende a discrezi one; ch e i1on è amm essa llt diehi arnziono di non dare quartiere; ch o è contro j trallali l'abusare dei segni distintivi della Co1wcnzione per trarre in inganno; che non 0 negli usi di guerra il valersi delle insegne del nemico, per raggirarlo; che sono severamente proib iti tulli i danni alle proprietà, alle porsllne, quando non sono giustificali dal lo necessìtà di guerra. Altri , sensi di non minore saviezza sono delta.ti per i l)rigionieri di gnerra e per gli stab ilimenti di pubbl ica ntilitit. I pri1;ionieri di guerra devono essere trullal i con umanità; si devono :. lç>ro i massimi riguardi, in ragione del grado e delle qu alitit elle rivestono; gli stabili menti consacrati ai culti, alla. carilit, all' isLru:zione, alle arti ed alle scienze, siano essi prirnti o pubblici, devono essere scnipolosamenle rispeLLati da ogni militare. Una rlellc più ),elle massimc che ci può dare un'i dea dello spiri to di questo rogo\
lamento è contenula nel § 70·1, che qui riporto alla lettera: « Kon « è diso1,1ore perdere una bancliera ove siasi difesa sino agli estremi; « egli è invece disonorevole atlo il salv(l.rla, nascondendola, insieme « ad alcune lruppe di scorta, al feI'l'o ecl al fuoco clell'avrersario ».
IY. La Co nvenzione cli Ginevra, come ogni grande alto alle segna un deciso passo arnnti nelle leggi dell'jncivilimento e dcll'umanilit, ha ìa ragione storica dell a sua ot'i gine . Duecento e novatuno e più acconl i del genct'e della Gonvenzione sono. slali conchiusi per tre secoli tra le potenze in guel'ra; periodo sufficientemente lungo per avere autorità ad indicarci le ragioni dello sviluppo degli usi e delle leggi cli gnena. Sono scamb i di prigionieri co nvenuti tra eser,citi, al momento, cfopo um, baLlagl ia; convenzion i conchiuse nell e cancellerie, ponderate, bilan ciando i ristlltati mi litari e i doveri umani Lari; dedizioni di piazze forti, d' isole, di eserciti intieri in sLrtgioni inclementi , in paesi mal sicuri , dlll·ante gu~rre fo lte percoutrasti religiosi , nazionali, dove spesso le esigenze militari erano in disaccordo coi ri speLLi e riguardi umani tari. Pur non pertanto q tiesli non vennero mai meno nella consideraz ione dei con traenti. Altri trattati di questa natura saranno stati senza dubbio conchiusi dapprima, poichè non è ammissibile si possa esser passalo ad un tratto a leggi così esplìcile, cosi larghe, sotto certi ri guardi , senza avere percorso successiYi stad i cl i gradazione. La storia però così diligente a tener conto dei progressi nelle ·costituzioni e nell o successive trasformazioui degli eserciti, non conservò notizie sn qttesti Lrallati propri i per illuminarci sui progressi umanitari nella Yil.a degli eser6iti. Yi contribuì fo rse l'uso che i trnLlali non erl no resi di pubbl ica. ragione, come oggidi, restando nascosti negli a.rchivi, nelle biblioteche e nelle nolo diplomatiche. Il clou.or Gnrlt, con miuuto esameJ mise in luce i palli cl i tal sorta, conchinsi cl::t trecento anni tra. le poLenze in guerra e ci conduce passo passo all'esame del laYot·o che ebbe per risultato la Com-enzione di Gine,•ra .
E L,\. CONVENZIONE DI GINEVRA LF: LEGGl DI. GUEURA
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~ tanto di qua che di li.t da Monti . (Fatto in Vigone li ,19 Ottobre
Nel primo trattato, per ordine cronologico, conchiuso nel 158i da Alessandro Farnese, duca di .Parma, generale di Filippo II re di Spagna, per la resa di Totu·nai, è stabilito, che feriLi ed mnmalati continuino a rintanere ·in cura nella ciltà resa, e siano. appena ri stabili ti, trasportali. Nella resa di Ostenda ('1604) e cli Breda ('I 62.5), al genovese Spinola., generale di Filippo II( pur di Spagna, è permesso alle famiglie ed rii servi tori di rimanere coi feriti ed ammalati negli ospedali, con facoltà, quando questi siano ristabiliti, di recarsi dove meglio lnro aggrada. Pari condizion i sono ossei·vate nella capitolazione di Torino, resasi con la guarnigione spagnuola, col principe Tommaso di Savoia, all'esercito francese (,1640). Nella resa. ai Francesi della guarnigione spagnuola del castello di Tortona ( 1642\ per non prolungare di soveechio la sofferenza dei fer iti, ù traccialo la via da seguirsi più breve, pee Alessandria, passando per S. G·iuliano; e i medici, chirurgici e farmacisti e Lutto il personale sanitario minore colle loro famiglie e servitori sono ammessi a godere gratuitamente carri per trasporti e viveri al pari dei feriti. Nel :1602, nello scambio dei prigionieri, tra l'esercito spagnuolo e olandese si defini_sce per la prima volta la. somma pel riscatto dei medici, dottori e farmacisti, riducendola a due mesi di soldo; e nel ,1622 il genera.li'ssimo marchese Spinola, al s~ldo di Spagna, nello scambiare i prigionieri coll'esercito olandese, 'fissa ht somma giornaliera da spendersi pel ·nutrimen to dei medi ci, chirurgici e farmacisti. In uno scambio di prigionieri tra l'esercito spognuolo e francese,convennto a Thuin ( 'I 689) , i prigionieri, ivi ò detto, sono guardati in luoghi chiusi; se qualcuno però si ammali con pericolo di vita, deve essere trasportato e curato nell 'ospedale. La seguente convenzione originale tra. S. M. Cristianissima e S.A. il duca di Savoia., l'unica che si trovi per mo!Li periodi di tempo, scriLla in italiano, ci dà un'idea dei sent.imènti umanitari che prevalevano in quell'epoca; ci enumera certe cariche, sconosciut.ea[atto negli eserciti moderni, e ci porge nel tempo stesso un modello cli stile militare allora in uso : . « Trattato di Cambio e ranzone d' l)rigionieri di guerra fatte e « che si faranno dalle Truppe di S. M. Christianissima, e da que!le « che compongo1~0 l'Armata di S. A. R. di Savoia. e de suoi alleati 1
« ·1690). Tutti gli Ufficia.li set'vienti agli Ospedali dell e due Armate, ~i Capellm1i , Elemosinieri , Medici, Speziari , Cirurgici, Donne, F1« olivoli Servitori si manderanno d'ambe le Parli senza ranzone. :< Ess~1~dovi de SoldaLi di Fanteria, Cavalleria, o Dragoni pri« gionieri feriti, o infermi a segno che restan~o nelle Carceri po« tessero correr pe1;icolo della vita, che però si dovessero mettere « in Ospeda.li,o altri luoghi per farg! i assisLere, e medicare; se gua.« rianno si pagarà per essi, oltre la somma dov_ut.a per l_a loro « ranzone. ciò che il Sovrnno dà agli Ospedali per il trallernmento « c1·1 o-li infermi il cbe si dichiarerà con buona fede d'ambe le t) ' « Parti Y.• . . Nelle guerre per la successione cli Spagna, per tredici anni con~ secutivi. si sono fatte numerose cap itolazioni ispirnle tult.e a largln sensi un~aniLari e prolissamente pariticolareggiateper essere eseguite. Nella resa di Kaiserwerth, i prigionieri ammala.Li e feriti francesi sono mantenuti e provvisti cli medicine a spese del vincitore; ed assicura.Li della persona, quando sono trasportati, per_ esse1:e resi; in quella di Saarbeiicken è permesso ~he un uffic_iale_nman~a. presso i ·feriti ed ammalati n~gli ospedali per sorvegliarv.1 ecl. ~ss1curarsi del tra.Uamenlo; in quella di RotLenberg , che 1 feritt ed -ammal}tti nei trasporti abbiano clue coperte contro l'incle1~ermi della stagione: ed in quella cl'Ulma ('I701-), è onlinato che nei tra~ spor'li si debbano fare soste di tre in tre ore, e cl~e le vacche.' .• montoni e la farina siano lasciati per nutrire i malal1; che med1c1, flebotomi e farmacisti siano provvisti in marcia, nell'accompagnare i malati, di cavalli, ricevano alloggio gratuito, e i loro ·ca.valli abbiano f;rarro-io e biada senza. spesa; ed in quella di Landau ( "704) , che feriti' :c1 ammalali sieno portati nella sala del vecch io ospedale di S. Stefano ecl ivi provvisti di materazzi, paglioni, lenzuola _e curati a. spese cli S. M. Eguali sensi umanitari informano le capitolazioni tra Spacrnuoli ed Austriaci, cli Capua (24, novembre ,1734); ' • d. T di Messina ('121'> luglio 11735); ili Siracusa. c,1° giugno ,I '"'3v) I t> ; I rapani ( 12 luglio ,1735). . . Nel 1( 7k3 tra Francia ed Inghilterra, clop0 la battaglrn cli Dellingen, ven,ne fatta una ~onvenzione per la resa dei prigionieri, · <<
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f, E LEGGI DI GDEl.U\A
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E LA CONVEi\ZIOKE DI GIKEVI\A
così ricca d'umani sensi, che meritò di essere, in sedici anni, chiamata in vigore per quatLl'o .vo!Le. In essa è delto : che i feriti ed ammalali sono nutriti e curati graLuilame}He dal v.incitore; che e~si non sono prigionieri di guerra: che medici e cl1irnrgici possono mnanere pre'sso i feriti:, muniti di passaporto dei generali: che i belligeranti possono lasciare per la sicurrezza degli ospedali una guardia; .che i feriti ed ammalali ristabil iti, i medici, i chirnrgici e , la guardia armala siano l'imandati con tutta garanzia; e nella convenzione di Carlsbad(174,'1) si ammette che gli ospedali nè allora ne pee l'avvenire saranno sprovvisti degli utensili di cucina. ' Le capitolazioni, le convenzioni per scambi di prigionieri, avvenute in questo tempo al di lit del!' Atlantico, sono ispirale a senti-· menti umanital'i non meno elevali; così per la resa della città di Queh:c, dell'.isola di. GL~adalupa tra Ft;ancia ed Inghilterra {il 7i>9). N'er tmttatt conch1us1per le guerre marittime, al personale sanitario furono ~oncessi riguardi molto più larghi. Nel ,J780 tra Francia ed Inghilterra si concesse che i medici e chiruraici fatti prigioni su!le navi siano messi in libertà; nel !18·12 tra l'In;hilterrn e gli Stati Unili, che i medici e chirurgici presi a bordo d~l!e navi mercantili sieno subito rilasciali . Il governo francese nel 1179'.2 abolì vecchie abitudini per scambio eriscatto dei prigionieri, diènuove nonne, conservate oggidì pressochè in tutti gli eserciti moderni: che gli ufficiali non devonc, riscattarsi a' prezzi del grado; che il grado non compensa .il numero; che i non combattenti non siano prigioni di guerra; nella capitolazione di Vliessingen, 11809, è accordato un soldo maggiore come premio ai medici che più amorevolmente si siano prestali a curare malati; ed in quella di Lukau, traPru,ssia e Francia, 118 113, cbe a oli ufficiali sani tari sieno conservati la spada, gli effetti ed i bao·ao-li. Negli ultimi tempi sono fatti al persona.le medico largh{ ;rivilegi; neJJa capitola·zione di Kars" 27 novembre 11855, tra Russi e T~rchi, è permesso agli°ufflciali medici ed agli addetti agli ospedali, s'mter1de certo non militari, di recarsi dove 101·0 mto ·lio a()'O'J'"<l" <:J Neile Lral.tative di sgombrn di paesi occupali, o di evacuaz ione di città assediata, per prevenire o per attenuare <>li e!Tetti di epidemie si fu larghissimi nell'accettare, tra le parti ?.)belligeran ti, misure sa-niLarie umanissime. Nel l 630 nell'assedio dell,1 città di è) è)
Casale si convenne, fra il comandante l'esercito francese e C{[tello spagnuolo, che il borgo di lVIirabello dovesse essere il deposi Lo temporaneo dei ferj ti ed ammalati della. cri.ti~ assediala. Il comandante la città ebbe il permesso cli far trasportare i fariti eél ammalati fuori, cli farli rientrare, quando lti salute lo permettesse e di potersi accertar che nella località, dove trovavansi feriti ammalati, nessuno fosse in corrispondenza cogli assediati. Nello sgombro della Francia dalle ann i alleate, nel 18·14, si stab ilì: che fossero creati depositi capaci cli 1150 ~~ 200 ammalati ogni tre o quattro 'lappe; che i .comuni fornissero i carri ai malati; che in l<'rancia, per la sorveglianza e per l'operazione di sgombro, rimanesse un generale con commissari e meclici . rinalmenLe un beneficio, che nei trattati moderni non è ancora conseguito , è la neutralilà accordata dalla Prussia ed Aus~ria. in auerra ( 1759) acrli stab ilimenti di bagni di Carlsbad, Topl!Lz , w:rmbrunn e La1~deck, dove erano rico,·crati e curati feriti ed amma lati. Tali sono in genere i sentimenti che regolarono i trattati che precedeuero la, Convenzione ùi Ginevra, e che rappresentando le guerre che tennero divise per tre seco li le nazioni, compendiano di fatto la storia della parte che ebbero tal i guerre sul progre$SO civi le delle nazioni. A tali traltat,i non presero però parLe tutte le nazioni con la stessa (i,equenza e continuità. Dei :29 I accordi, che sono stati raccolli, a. 187 eh be parte la Francia e a. 102 l'impero germanico con l'egemonia dell'Austria.; a 80 il .Brandebu rg e la Prussia; a 46 l' fn o,rhilterra ., a 37 l'Olanda, a 49 la Spagna, a 9 l'America del Nord, a 4 gli Stati Italiani. La Spagna vi ebbe parte tra il il602 e 11824; l'Olanda tra ìl 11602 e ·I 794; la Danimarca tra il 1162G e ,J 864-; la Francia tra il 164 1 e 1856; la Svezia tra il 17 19 e 1808; la Russi&, tra il '1'734.. e 1181:>6. Le basi eh~ hanno dato luogo alla Convenzioi1e di Ginevra es[stevano fl.dunque .di fatto fino da'secoli anteriori ; esse però avevano servitò solo a due Qm·l.i contraenti; ebbero seìnpre un carallere puramente provvisorio, momentaneo; tali lraLtati erano inoltre abrogabili al cessare della necessità, La Convemione ha il merito di aver dato alle idee dei trattali anteriori un carati.ere internazionale pet'manente, e, ciò che è più importante, d'essere essa stata accettata. da tutte le potenze. I trattati anteriori sono stati inspirati e conchiusi 1
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LE LEGGI DI GuEHRA
E LA CO:ilVE"NZ lONE DI GlNEVJ\A
sotto le impressioni de'morenti: la Convenzione venne ponderata, misurata, portando ogni nazione in bilancia,. primamente l'i nteresse proprio, la conservazionP, del propl'io esercito, e qu indi i beneficii umanitari. La C()nvenzione, guardata souo questo aspelLo, è di un gran valoi·e; ha rnesS'o in IIXce sentimenti umani Utrj migliori cli quei già pratica tisi e riconosciu ti fra due contraenti; è grande mer ito poi d'essere stala sancila dalla grave e circospetta diplomazia, la.sciatasi persuadere per sancire dei diritti umani Lari. Per ora la Convenzione è il più importante patto internazionaìe che rego la le leggi di guerra fra le nazioni . I sentimenti consacrati nella Convenzione ·non sono nuovi· essi erano r imasti ,come assop iti fra le nazioni per il lu.9go peri ;do cli pace; si ridestarono alle emozion i dell e grandi lotte dibattutesi in quesL' ultimo Lrenlenio . L'aspra giornata ·cli 8olferi no svegli ò, condensò, subli mò questi sensi pietosi rimasti così a lungo come addormentati ; ogn i cuore gentile si scosse ...... e la villoria, dell'umani tà era guadagna ta ( I). Il suo merito venne in questi ullimi lemp i conteso fra nazioni, volendoselo ognu no rivend icare come un'iniziativa propria speciale, prelendendo d'essere stata sola depositaria di questi senlimenti umanitari : lusingandosi persino talun i in izialori di questo progresso umanit~rio destatosi, essere mel'ito speciale di poch i il cùnseguito benefizio. La Convenzione è il prodotto de'sensi umanitari delle naz ioni; e non disconoscendo la generos,t iniziativa dei Pnlascian1, dei Dun:rnl, e degli Arnult nell'auivare la propag,i nda che ci portò al pallo di Ginevra, diciamo, che gli umani sensi di essa sono di tutti, e che da LU Ll i egualmente sono es$i divisi e sentiti, sia nella. ca.panna come nella reggia, sia nella caserma come nel la università.
V. "'Le associaz ioni pel servizio volontario dei feri ti ed ammalati in gu erra hanno or igine storica meno antica dei trattati; compaiono con staluti. e con organ izzazione propria nelle guerre del ,181Ì '.i H 5, (l) Corne Mcr1ue ia Convenzione dt'l J8Gt. vedi llivisl a del
sct.tem!Jre :!883.
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assumendo una formazio ne sempre più conforme alla moderna società della C1'oce Rossa. La. carità pubb lica era nel principio del secolo, viva, benefica, non però disciplinata ed ord inata. Nel 'I 805 , nell'esercito austriaco i veter-an i prestavano già il servizio sanitario negli ospedali di Vienna, improvvisati con mezzi della carità privala; e il 2dicembre, con 800 carri di privali, venivano po rtati negl i ospedali di Vienna dal campo cli Austerlit.z 9000 feriti. Medici civili,le:signore dellacittà ... prestavano il servizio negli ospedali, nei conventi , nelle ch iese, fall i ric,)veri diferili. Nelle prestazion i volon tarie agli eserciti si andò più avanti in Prussia. Nel 1806 l'esercilo prussiano era vestito ancora come ai tempi di Federigo il (}rande, la fanteria non aveva cappotto, e si era in settembre, prossimi all'entra.re in l~arnpagna. La carità. pubbl ica provvi de per gli indumenti d'inverno dell'e sercito. li serviz io sanitario n o'r1 era rriigliore; e si dovette tra l'altro aprire uno stab ilimento, a cui e?'ano chiamati gl i inadatti alle armi , per preparare bende e Glaccie. La benefic:enza profondevasi con tutti i mezzi e per tutte le bisogna degli eserciti; soccorrere fer ili ed amnulati, nutrire· vedove ed orfani , sovvenire la popolazione depauperata, aprire ospedali , arredarli . Tra il ,1812 e ,18 10 si costituiscono le prime sociecà. N~l marzo 18 13 l'esercito prussiano , vicino ad entra.re in camp~gna con 80 mila. uomini, aveva il materiale per solo 6 ospedali ·volanti, capaci di 300 uom ini, e per 3-ospedali principali, in LL1tto per- 4800 (eriti ed ammalati. Le società istituironoos15eclal i prov in. ciali, molto rassomiglianti agli attual i di risen(a, con materiale, personale proprio. Le signore della più :tlta aristocrazia, con~ capo una principessa della corte, assumevano il modeslo titolo di 1:uoche, sottocuoche, clistl'ibuenclosi le cariche in rngione della posizione aristocratica sociale che godevano. Era una gara tra le darne e le signorine più giovani nel concorrere a len ire i mal i clel la guerra; sentimento che si conservò trnclizionàle nell a classe femminile tedescn . A capo 'clegli spedal i stavano i medici piltrinomari della provincia, i professori delle uni vers ità, i dotti in materia medico-ch irurgica . Ven ivano raccolti doni dai rnembri social i, e spedi ti ali' esercito , con trasporto gratuito, e cou fac ili tazioni da parte <lell'aulorilà. A Ber1
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LE LEGGI DI GUERRA
E LA CO:SVE:'\ZIOXE DI GI?iE\"l\A
lino solo vi erano 2o società; ebbero un inLroito di 499 ,48,i lalleri, grande somma per quei Iemp i, spendendone :iW 1,462 per gli ospedali , e '.2il9,377 per socco_rsi. V'erano società ad tfannover, a Lii. 11eburg, a Lauenlmrg, a Nieburg, a Doll ingen, a Brunswich, ecc. A Vienna era la socieLà · delle dame viennesi che dava rappresentazioni pubbliche, concerti, le cui somme venivano erogate a benefizio <lei feriti della guerTa. Que~te soeiefa non comparivano in pubblico con un clistintivo proprio, che le segnalasse all'attenzione ed fllla considerazione pubblica. Vi è solo parola di una società della Cror,e Verde, isti tuita in Sassonia, i cui membri, per acconsentimen to delle autorità, portavano a sinistrn sul petto il segno dell'opera pietosa a cui s'erano dedicali. Il servizio di queste società in guerra non era più estesamente impi egalo di quanto Jo sono le società moderne. Veni vano adopeeàte nelle circostanze in cu1 il servizio ~anitario mi litare era insufficiente; sui campi di battaglia, Ì'aramente; negli assedi, a raccogìi ere i ferit i, a seppelli re i motti, fuori delle mura, come ad esempio all'assedio di Colberg; a coacliu\'are i trasporti, o farli per loro conto; a disperdere i lllétlati negli_ospedali; in patria poi aLtendevano a lenii-e, ed a temperare i malann i causati dalla guerra. Queste società avevano un'espansione maggiore delle moderne; presenJavano però il cara ttere del1'01rnlenza che clonava alla miseria; conservavano lo spirito dell'aristocrazia, che oilrin agli eserciti, che la sostenevano; ritraevano della formafE}udale, che le isp irava; non erano propriamente nazional i; ci danno la ragione storica del sorgere e del crescere cou tanta fac iliLà dell e tante società moderne di beneficenza, che fanno capo alla C'l'oce Rossci.
« nosciuli neutri, e, come tali , proteLLi e rispettati dai belligeranti,
VI. (:L} , Tra i difetti, .che si accollano alla Convenzi.:.ne, vi è in sommo grndo segnato il modo della sua redazione: Art. 1. « Le ambulanze e gli ospedali 1ni.l'itw·i saranno rico1
(:L} ~li valsi del t.e, t.o della Com;enz:io1w inser ta a 11,1g. 113 del & yolcrnicnto di s~;-vi;;;io in r,u,e;-rn. !\irto JT.
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« per tL 1Lto il tempo che vi si Li·overanno dei malati o dei feri ti.
« La neutralità cesserebbe, se queste ambulanze o questi ospedali foss ero guardali da ima for:rn 1nititare. » llfititari, parola superflna; la nen,tralìl.à è riconosciuta non già per essere ospedali mii il.ari, ma perchè essi contengono feriti ed ammalati; quesla parola crea malintesi, ingenera l'idea che gli altri ospedali non mil itari, con tenendo anche fer ili ed ammalali, non possano essere riconosci11ti neutri . Da mia {ona militcire espression e assai vaga: un ospedale che abLia una guardia di pulizia, perde o no la neut.rnli Là? Attenendosi allo spiriLo della Convenzione, sembrerebbe di no; se si sta invece alle parole, è certo che sì. La forza armala agli ospedali era già stata ammessa sin dal 043 nel trattato di Dellingen 1ra l'esercito francese ed inglese. ' Circa lét neutrali tà degli slabil imeni.i sani tari, quest'anicolo è indieLro più d'un secolo. Yegwisi in fotti il Lral.tal.o conch iuso nel 1759 fra Prussia ed Austria, più soprn cilato . Nel 11866 centinaia di feriti morirono per rnancanzad'urw: cura propria, adaLLa; i locali dei bagni in Boemia non potevano essere occupali; essi non erano neutrali . Art. 2. « Il personale degli ospedali e delle ambulanze, che ,« comprende l'intendenza, ecc. ecc. >> . Enumerazione inni.ile; più brevemente potevasi dire, i non combattenti. Continua indi l'artico lo« parteciperàalbeneficio(quel personale) « della neu tralità allorquando sarà nell'esercizio delle sue funzioni, « tino a che rimarranno dei feriti a raccogliere od tt socw1Tere >>. .E se invece dei feriti, vi sono malati da soccorrere, vi è o no neutralitào/ Jt chiara la.lacuna. - Non v'è parola nella Conve1nione sul personale sanilario volontario; è vero che per massima nessuno esercito lo ammeue al servizio di prima linea; per caso si può ,rnche troYare a raccogliere feriti; deveserte dire parola in una revisione. Art. 3. «Le persone des ignate nell'articolo precedentezioircmmo « anche dopo l'occupazione deJ nemico conlinuare ad esercitare le « loro funzion i nell'ospedale, r; l"itirarsi per raggiungere ecc. ». L'anicolo primo addi1.ionale corresse potranno, dicendo che il « personale designato nell'articolo secondo continnerà » cioè in <<
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LE LEGGl DI GUERI\.I.
modo assoluto, imperativo; così è levato ogni arbill'io di andarsene o di r imanere. · Art. ~. « Il materiale degli ospedali mii ilari restando so ttoposto « alle leggi della guerra, Jc persone addette a questi ospedali non « potranno, nel ritirarsi, portar s.eco loro che gli oggetti di loro par~ « ticolare propri eli't ». Sarà un po' difficile in pratica di potei' distÌll "ltel'e "li orrrretti privati da quelli degli ospedali. n ° no Art. o. <( Gli abitan ti clel paese che porteranno soccorso ai « feriti saranno rispettati e resteranno liberi, ecc. . . << Ogni ferito raccolto e curato in una casa vi servi rà di salva« guardia. L'abitant\3 che ana presso di sè raccolto dei fe riti sarà « dispensato dall 'alloggio rlolla t.rupp,t come pure da una pal'LC delle « conLr ibu:t.ioni di guerra che ven an no imposte ». !-ibe'.·o, ù parola inutile; secondo gli usi modern i di guerra, gli ab 1lant1 non possono essel'e disturbati, meno poi essere priva ti della l iherLà. Quest.'articol? h~ in genern una latitucli ne troppo vasta; risveglia troppe aspettaz1on1 , non sempre adempibili. Dopo la battaglia di Yorlh, dalle fin eslre, dalle porte svenlol:wa la bandiera neutra delht Convenzione. Con un ferito, cli e si aveva in c::1:rn, si pl'etendeva a tulle Je garanzie accordale da quest'al'ticolo. I TeclesclJi, che d~ver.ano ~i rnccare per le strad~, non lo intesero, come pare, come gli ab1la1tt1. Di qui delLtsioni e grida alla violazione della Convenzione. ·Art. 6. « I militari feriti o maiali saranno raccolti e cnrati a « qualsiasi nazione essi a.ppartengano. « I comandanti in capo avranno la faco llil di conserrnaro imme« diatamente agli avamposti nemici i mili tari feriti du; ante il com« battimento, qnanrlo le ci.1·cosran:::e lo pe1·11ictteranno e Cl) ( consen« timenlo ùelle due parti . , «. Sarnnuo invia Li nei loro paesi quelli che dopo · la o-uario-ione 0 « sa ranno riconoscinii incapa,r,i di servire. " .<~ Gli al tri potranno essere egualmente ri nYiali, alla condìzione << di non p1·endere le armi durante la rruerra. · « Gli ~gomberi (evacu.ations), col p;·:;onale che li dirige, saranno « coperti da una neutralità assoluta» .
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B LA CONVE~Z IOXI, D[ GINEVRA
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Quando le circoslan:e l-o permetteranno, servono queste solo a nutri re e ad istigare il partito interessn.to a tergiversare per l' esecuzione di qu est'articolo. Si dirà che ò una raccomandazione ai generali; questo non è ragione per legittimare una simile inserzione in un:t legge internaz ionale. L'articolo 5°, addizionale al G scrive « è stipula.lo che so'uo la. « riserva degli uffi cial i, il cui 71ossessn impol'ferehbe alla sorte ddle « armi, e nei limiti fisso.Li dal secondo paragrafo di quell'art.icolo, « i ferili caduti nelle mani del nemico, quancl'anche non fossero 1·i« conosciiiti inccipaci di sen i-I-e, do-ornnno essere 1·ilncmclati nel « loro paese dopo la guarigion e, e prima seè fai.ti bile, a condiz ione « però di non riprendere le armi dnr<mte la guerra » . Un generale, capo dell'esercito, è Jeri lo, è muti lato; per le sue condizioni fisiche è riconosciuto incapace di sen;ire; esso però è sano, e robusto di mente, il suo possesso impol'ta alla sorte delle o,rnvi: dovrà qu e:;t(i generale essere rimandato o trattenuto? Sarebbe st-ato meglio, per evital'e ogni equivoco, si fosse stabilita la resLitlLzione per gradi. Solto il pn nto cli vista umanitario è un progresso, che i feriti , quand'cmche non fossero riconosciuti incapaci di servire do1J·mnno essere rimandrui: sollo l'aspetto militare ò un affare di difficile esecuzione, pur osservando la cmul-i.:::ione cli 1w n prendere fo cinn:i durante la guerra. Pongasi acl esempio che gli uomini restituiti sostituiscano nell e for tezze altri destinati a combattere. La Convenzione sarebbe legalmente eseguita; di fa tto, no; si potrebbe megl io dire « col divieto di prendere le armi , e dinon prende~ parte per via diretta od in diretta a pregiudi cnre il nem ico ». Alla lettera, s'intendel'ebbero anche gli sgomberi delle piazze forti assediate; in questo caso sarebbe un soll ievo per gli assediali e un rinv.igorimenLo a resistere. Non è probabil e che l'assedian te lo permetta . arebbe megl io che, nell'interesse dell'umanità, si estendesse qn~st'artico lo per qualsiasi sgombero. Art. 7. « Una bandiera distintiva ecl uniforme sarìt n<lottata per gli ospedali, le ambulanze, e gli sgomberi (evticuatio-ns)ecc. ecc. » . La bandiera adotla.ta è quell a della Confe clera1.ione svizzera, cambiando il campo rosso in bianco, e la croce bianca in rossa, di quella Svizzera, paese neutrale per eccellenza, e patria della Con0
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E LA CO)[VE~ZlOl'ì:E DI Gl~EVRA
LE LEGGl Dl Gt'ElUIA
venzione .
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bracciale, come s'è visto, non basta per evitare abusi,
è necessario un piri severo controllo, per esempio J'esi bizione di UQ certificato persc,rnt!e timbrato, e determinare misure severissi me per pv.nire i ,:ontra,vvemQri . Ari:. 8. <.< I particolari dell a presente Convenzione saranno re« golati dai comandanti in capo gli esl'Jrciti belligeranti , dietro le « i~tr:1~zioni dei)oro Govem.i rispettivi, e conformemente ai prin« c1pll generali enunciati in questa Convenzione J>. Articolo superfluo; si sa che i capi militari sono nelle condizioni pi ù proprie per essere conoscitori della situazione, e nel caso quindi di cur;,tre l'esecuzione clei particolari di tale Convenzione: come era inutile il diì·e; che i rispeuivi Governi dovranno dar~ istrn-' zioni conformi alla Con'. venzione, dal momento che tale Convenzione fu riconosciuta e rettifi cata dai Governi stessi. Gli altri due arLicoli.11on hanno per l'essenza della Convenzione alcuna importanza; essi riguardano le formalitit per h rettifìca.
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La. Convenzione, qirnle è, venne messa pel' la prima volta alle prove nella guerra del ;I 866 tra l'Austria e la Prussia. L'Austria non aveva, prim a d'allora, aderito alla Convenzione, ed invitata per due volte, prima crincominciare le osti li tà, rispose evasivamente. ll 3 luglio a Koniggrittz, i Prussiani, praticando la Convenzione per coni.o loro proprio, facevano raccogliere e soccorrere i ferit i austriaci abbanclona1i suì campo; non fo evitalo però, che molli feriti per nn,a distesa di quattro miglia, tre giorni dopo il combat,Limenlo, foss ero stati trovati morenti colle ferite incancrenite; poichè gean parte dei feriti si nascondeva acl ogni ricemt J..,er tem,1 di essere massacrati dai Prussiani protestanLi. Il ,principe di Hesse, comandante il contin aente dellaBaviera J l . o ' c1e Wiirtemberg, e del Baden riconobbe la Convenzione sin dal principio della guerra; cosicchè, al cominciar delle ostili là, si ave·rn questo singolare spettacolo, che sopra una parte del teatro della
guerra dalla parte austriaca la Convenzione era 6sservala, e sull'altra JJarte non la era. Il 18 Iuglio l'Austria aderiva completamen te alla Convenzione. Quest'adesi one, dopo le prime ' prove, e lo sviluppo dato alla società della Croce Rossci, cl'ea1;ura immediata della Convenzione, mostrano quanto questa sia stata apprezzata in sul principio dell a sua esecuzio.ne, e quanlo vi si conti sopra per l'avvenire . Nel 1870 tra Francia e Prussia vennero richiamati in vigore gli articoli addizi onali, conch iusi nel ,1868, e che, come si disse, non erano mai stati ri!Lificali dalle potenze. Sin dal principio di questa campagna s'era manifestata nei Fi;ancesi un'assoluta ignoranza di qnesto patto internazionale, del suo spirito, e clei sentimenti a cui esso era informato.' I medici, i più compromessi in tale Convenzione, non la conoscevano, e meravigJiavansi di non essere considerati prigionieri di gLterra; pareva loro d'esser feriti nell 'amor proprio nel vedersi considerare neutri. Il Comi Lato centrale stesso non era dei più adatti per pl'Opagarne la conoscenza. I generali, gli uffìciali non ne conoscevano cli più, Nell'esercito tedesco, dove era preveduta in parte questa ignoranza della Con venzione, per cma del Comitato centrale, e col permesso dell'autori tà militare, vennern diffuse nella truppa 80 mila copie della Convenzione commentata per ·l'uso del solda to . L'ignoranza <lella Convenzione produsse da parte dei Francesi ben presto i suoi tristi effetti; si spogl iarono, si incarcernrono medici, si moschettarono amlmlanze, treni sanitari . I Tedeschi risposero con pari acrimonia; requisirono, presero ostaggi, incendiarono villaggi, atterri rono le popolazioni; d'onde recriminazioni, recrudescenza d'ambe le parti; più dalla parte dei Francesi, éccitati in sommo grado dalle patiLe sconfìLLe. Il Governo francese ha creduto bene di da:re pubblica conoscen za della Convenzione nell'agosto 1870 . Nel gennaio ,1871 il Governo prnssiano, in una nota · alle potenze, faceva .cor10scer ventuno casi di l1a QTat1te vio lazione della Convenzione di Ginevra da parte dell'esercito frane.ese, e di questi, soli poch i casi erano stati sr,usati, Convien dirlo: i violatori erano per lo più negl i ul timi gradi, tra i solclati comuni, dove è più facile trovare ,gli elementi degli ulLimi strati sociali, o nelle popolazioni ngrìcole inscienti cli queste infra1
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VII .
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E LA CONVESZ!OKE DI Gl:XEYRA LE LEGGI DI GIJERI\A
vittime con rabbiosa efferatezza- e tutto questo per ruhare.Avvolt~i che piombano sui fer iti, e senza pietà strappano, laceran_o~ mut_1~ Jano per far presto; sono ieiie in forma umana, per le qt~ali 1_ ~~m1t1 dei morenti che cercano niuti, sono un eccitamento a v1eppiu mferocire e finirli, pcrchè questi in date contingenze non ~i vengano Le~ stimoni delle loro infamie. Questa genia , che contamina da secoli i campi di battagliR non è ancora cessnta, e nell'ultin1a guerra braveggiò sui campi di battagl ia. Le sentinelle,. specie di notte, n?n lare il campo; un accordo interna1.1onale mteso ad esl1rPossono vi,ri n . 1 pare per sempre questo flagell o, che rende cosi selvaggia ~ guerra, deve essere 'tennto i_n c0nlo in una revisione della Convenz10ne , Le consUtlazioni dei cadaveri sul campo di baltaglia non sono sempre fatte a dovere, con coscienza. Molti fer iLi, tramo'.'titi dt~gli spasimi, in preda a orribi li dolori, sfiniti, sono credu ti morti, e sepolti, Ve ne furono esempi nella campagna 11870-7,I. Bene spesso j cada veri sono raccol ti e sepolti senza po terne o constat~tre la identità, o almeno la nazional ità.. Questi uomini, sfuggiti così dalle file dt.gli eserci ti, sono considerati dispersi, posiz ione cli cu_i si at~ tende clal tempo la regolarizzazione legale. Questa s1tuaz10ne_ d,~ ]uoao a disordini sociali incalcolabili, })Oichè le perwne, e l.utL1 glt inl:i·essi ché sono in relazione ai dispersi, non hanno più un'esatta posizione, legale. Spose senza marito, e non sono vedove; fìgl i senza. padre, e non sono orfan i; fomigli.e che non sanno come piangere un marito, un padre, un figlio. . .. . Nell'eserci to rnsso, in Cri mea, vi forouo 60mtlad1spers1 , 60 mila fam ialie, per rispetto a questi , con posizione inego htre . Nel 1863 un i3case imperiale regolarizzò questi dissesti sociali . 'Nella guerra del 11878 i dispersi erano so lo 26 mil a. Il 11° di quesL'annb e1:an_o ridotti a ,13 mila, e l'Invalido Hnsso rnllegrandosi di questa d1mL~ nuzione, annuncia va che l'impenttore aveva permesso alle _mogh dei dispersi di rimaritarsi . ì\ella. campagna del 1870 l'esercii.o t~clesco ebbe '10'.2 ufficiali e 112,75'.2 dispersi di truppa; nel 11866 l'esercitò austriaco ebbe l'?,3G2 uomini di truppa e 81· bfficiali, un terzo delle perdite di tntta la campagna. Ta li disper::;ioni negli eserciti sono riducib ili . Un segno inseparabi le dal solélaLo, e che contenga la iiazional itit, Ja, patria, il nome, !l cognome, il reggimento, la compagnia e la mal.ricoht e clie, pnma del sotterramento
zioni. Gli ufficiali quando per ignoranza la violavano, se ne scusavano, e quando lii loro voce eri\ sentila, lo impediYano anche · ai soldati. L'articolo che più prestavasi agli abusi ecl alle violazioni, era il 7°, quello clel d)stinti':o· Le case, i carri, persino i cavalli della Convenzione; dei franchi tiratori, più d'uno, Portavano il sec•no ' e> si portava in Lasca il suo bracciale, e se lo metteva, per garantirsi , non trascurando cli sparare, quando pl'esenta\ras i un buon colpo. Bourbak i, lo si sa, uscì da Metz, protetto clal distintivo dell a Convenzione. Violazion i vi furono d'ambe le parti, talune spietate, or· ribili, gi udicabili, se si vuole, con minore severità, pei Francesi, tanto eccitati davanti a così crudi disi-nganni, feri ti nel rnodo più orribile nel loro orgoglio nazionnle. Le violazioni anelarono però via vin diminuendo, a misum che la Convenzione era conosciuta dall'esercito. Gli abusi e le infrazioni non van~anno però mai a clistrnrre i beneucii che essa apportò agli eserciti quando venne lealmente eseguita.
VIII.
La Convenzione ha molte lacune. Non è finora estesa alla guerra marittima, campo vasto di vittime, terribile per gli elementi da combattere, l'u0mo e la nawra. L'opera uman itaria qni deve essere pronta, perchè chi è sfuggito all'ira del combattere, non sia. preda inevitabile delle onde . L'agone dove si decidono le sorti di migliaia d'uomini, è vasto, indefinito : mostruose sono le macchine _ che spesso in un batter d'occhio rovesciano migliaia di vittime in una voragine di fuoco, che scende nel profondo dei mai-i. Il naviglio destinato al soccorso, · se segne i combattenti, fac ilmente ei stesso è sagrificato, se sta lontano, e giunge a lo tta finita, è troppo Lardi. Devesi cercare il modo perchè vi possa essere portata soccorso, e non rassegnarsi che migliaia di uomini sieno inevitabilmente. destinate a morire, quando molti , con soccorso a tempo debito, potrebbero e,ssere salvi . 1 campi cli ·battaglia apparvero sempre più inumani dallo spettacolo di veder correre dei predoni a spogliare cadaveri, a finire
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Al\NO XXI~, \'Ql,. Il!
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LE LEGGI DI cu;rmnA
della vittima, sia ritirato, è uno dei mezzi più pratici. f: già in uso nell'esercito tedesco, e fu adotlato nell'esercito russo do~;e è aHribuita a questo mezzo, ed alle cure della Croce Rossa, la diminuzione tanto spropon:ionale di dispersi della campagna del 1804-'55 a confronto di quella del ,f 878. . · Le osservanze igie{richemeritano pur parola in unpaLLo internazionale; poich è a queste è ann.essa la salute degl i eserciti e delle nazion i. Le fosse, per la fretta, non sono scavate abbaslanza; i cadaveri vi sono ammomicchiati, poco a fondo; nel dissolversi infettano l'aria, danno luogo ad epidemie; senza. riguardi sono sepolti i cada.veri vicino agli ospedali ed agli abitati, con danno dei snpersUti. Dopo i sanguinosi combattimenti di Weissenbonrg, di Worth e di Speichern, i Tedeschi volsero sopra le fosse dei cadaveri canali d'acqua corrente. Le disinfezioni furono più radicali atLorno a ~Ietz, dove erano slati ammassati enormi masse d'uomini; si seminò il terreno .di calcina, di .carbone, ed in talune località si versò pure del pel.rol10, che venne incendiato; s'innalzarono mucchi cli terra dove si pi~~t~rono piante .viyac_i, facendovi scorrere canali cl'acqu; corrente. Iah preservat.1v1, eminentemente uman itari, se sono difficili ad essere praticati da un partito solo, si sempli6cano nella loro e~e~uzione, quando vi concorre l'opera di tutte le parti belligerant1 rn teressate. La Convenzione è poco conosciuta. Negli eserciti la sua conos_cenza è riserb~ta all a sola iniziativa delle singole potenze. Un arl1~olo c~he esprnnesse l'unanime volo delle potenze, che fosse più di vulgata, sarebbe un bene. Nell'esercito francese che si mostrò così poco conoscente della Convenzione nel ,f 870, venne adottato nelle scuole mi li tari 1tn 11uuw.,cile di diritto internazionale. Il modo, della sua red~zione è tenuto come un clifeuo capitale. Una legge ìatta per essere 111terpretata e praticata nei momenti meno adau.i, deve essere esplicita, chiara, norr bisognevole di tanta riflessione per essere intesa; deve essere evidente come un re(Yolamento miliLare, propria per essere data nelle mani del soldato come in quella del generale, senza equivoci, senza lacune;· desti nata per milil.ari che vanno per le corte, deve essere concisa, non verbosa, spiccia1 dire ciò che vuol dire, e nulla più.
E LA COSi'E>'.ZIOSE DI GlSls\'DA
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La Convenzione, di venuta legge interna~ionale, continuò ad essere il campo di discussion i di fi lanLrop i perchè fosse migl:orata nella forma, e le fosse data maggiore comprensione. La sua reuifica. non venne fatta, a. term ine (isso, da talune potenze; proroghe una -dietro all'altra vennero date. non mai puntualmente osservate. I .gab inetti andavano a rilento a rir)onoscere un pal.lo liberamente -discusso e lealmente riconosciuto . L' Auslria vi aderì quando non potè far cli meno,dopo Koniggr~itz; la Russia, tra le grandi potenze, fu l'ultima a riconoscerlo; il governo pont iGcio lo riconobbe l'ultimo, dichiarando di escludere ogGi senso umanitario, e di fa.do per puro sentimento religioso. Con tali precedenti, prudenza esigeva di non impegnarsi in grandi discus~ioni sulla Convenzione, strappata a fu ria di strasciconi dalle potenze. Nel tl867, la società medica cli D:.wmstacli, discusse sul modo di migliorare le condizioni ·dei fer iti ed amnialati in guerrn:, e s'arrischiò cli mettere in discussione gli arlicoli della Convenzione. Un'assembl ea medica a Berlino, coil'assenso del Governo, clisc.usse in forma puramente actademica sulle condizioni dei feriti ed ammalati in guerra, escludendo per principio ogni discussio·oe sulla çonvenzione, tema delicato , che toecava gli interessi delle altre nazioni. Nell'occasione dell'esposizione di Parigi nel 1867, in. presenza ·di tanti" strnmenti chirurgici esposti,. le celebri lit mediche scontratesi, vennero a tratta.re della Convenz ione. Nell'estate dello stesso ~nno si tenne un,t conferenza prelim inare a cui pr-esero parte 1 delegati dei comi~ati clelltt Ci'oce llossa delle diverse pote11t.e, e le teleurità mediche; vi si discussero gli artico li della Convenzione, senza mostrarne chiaro le lacune, senza denudarne ad evidenza. j difetLi, perchè c'era pericolo, che cercando di migliorarla si giungesse invece a, guastarla. Le sociclà Leclesche della Croce Rossa, per loro co nto, disputavano a \Vtirzburg, un po' prima clell'agosl.o, sulle migliorie da introdursi negli articoli della Convenzione. Dal 26 al 1
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LE LEGGI DI OUEUU.\.
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E LA CO'XrEXZIOXE DI GIXEYR ..\.
3 1 agosto sedevano in Parjgi 87 delegati di comiLali, ·incl usi i deputai.i delle polenze, e si OCCllparono della Co1we1p:ione, formando un progetto, con riserva di discuterlo in un::t nuont assemblea. La situazione diventava .così identica a quel la del I8G3. Il Governo itnl iano aveva preso l'iniziativa per la nuova. riunione uffici aie; s'indugiò, si deferì, si accellò di preferenza l'irn-il.o del Governo federale svizzero. A Ginevra, dal 5 al 20 oLlobl'e '1868, i delegati delle potenze, muniti di pieni poteri, si riuniYano per discutere il progeLLo l'o rmnlatosi a Parigi. Si comrenne su 9 articoli per l'armata, e su o pel' l'esercito; q~1esti artico li invece di essere considerati come addizionali d'un trattato giit ratifi cato, si tennero quale risultalo defìniliYo della Con l'enzione del ·I 8(3ft., abbisognevoli di ratificazi one, che non venn e mai fatta. Detti articol i si l'ichiamarono in vigore, per speciale convenzione nel 1870, e si polè formare un naYiglio neulrale pc! servizio dei feriti ed ammalati delle due armate. Il risullato del congresso 1868 venne tenulo in gran de considerazione; ed il re di Prussia, alla fine dd ·1868, aprendo la Dieta, si rallegrav::i. coi 1·appresen tanti che il congresso di Ginel't'a avesse manifeslaLo così benevolo accordo nell 'accetlare pel' la guerra mariLLima gli stessi proVYedimenti già adoll.aLi per la guerra. terrestre. Frcdc1ezza anzichenò vi fn, dopo il 11870, a parlare della Convenzione cli Ginevra; nel 1873, all'epoca dell'esposizione di Vienna, si tenne una conferenza modica sul trasporlo dei feriti ed ammalati, escludendo ogni discussione sul merito della Convenzione. La Russia, rimasla estranea alle discussioni ·del 186,. e del ·I868, otteneva una villoria sul cnmpo umani tario, col proporre e far acceLLare l'abol izione dei proi eui ll°esplodonti dagli usi di gnerra. l\el ·I 87 4, la Russia proponeva ed otteneva che si ri unisse a .Brnsselle un congresso di I;; Stati . a cui presentarn un progetto per codificare gran parte dell e leggi di guerra. I delegali delle potenze formularono il progel.lo di 56 articoli considerati piuttosto come r isultato cli idee scambiatesi tra i rappresentanti delle potenze, che non come un patto intemazion::i.le adottabile. Le discussion i ivi tenute saranno sempre elementi preziosi, che serviranno per riformare, al momento opportuno, la Convenzione. 1
Or ora si pubbli carono opere, opuscoli, scritti molti sulla Convenzione internazionale del ·I864, e pel IO prossimo sellembre è indetta una conferenza a Ginevra, a c:ui so no invitati i delegati dei comitali della Croce Rossa di tutte le potenze fìr ma tàrie. La convenzione di Ginevra 0 riconosciuta da 31 poLenze.
• X.
La Convenzione del ·i 864- lealmente praticata è sommamente provvidenziale; alli ern le soffereuze dei fe ri ti ed ammalati, tempera i mali inevitabili della guerra, rannoda in simpatici senLi menti di umani Là le nazioni . Essa arrecò benefizi alle nazioni ed agli eserciti, quando non se ne ali1Lsò; meglio conosr,iula sarà fonte inesauribile di umanitit. Le imperfezioni sue non ne scemano i meriti ; e non v'è ragione, se ha difetti, perchù essa sia troncata con un colpo di spada. I sentimenti da essa proclamaLi, se· sono giit praticati negli eserciti, si rnITorzano; quando sono legalizzali drt auto rità. Un trattato internazionale unico, ne precisa più facilmente i dornri umaniLari e la pratica, che non la spiegazione arbitraria dei si ngol i eserciti. Con un traLlato internaz ionale, i sensi umanitari vi guadagnano in autorilà; chù negl i eserciti i più numerosi sono gl'incolti, che si sollomettono più facilmente all'autorilit d'un comando, quando trattasi di comp iere un'opera pietosa., elle non all'imp ulso del loro cuore. I feriti, così garanti ti, non si esponanno, por tema d'eccessi nel vincitore, a morire più volentieri tra gli spasimi, che non darsi alle cure umanitarie assicurate da leggi. Auguriamoci pertan to elle rJrima che succeda l' urto dei colossnli eserciti, la Convenzione di Ginena, per onore e por rispello del il'uman ilit, sia entrala nelle migliorie reclamale dalla ci\'illù.
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Bosco Prnmo T<!nenie clel 35° r egg . fantel'ici.
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SO Hl?RESA DEL ~!ONCE:SISIO :NEf, 1800
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« Neiperg et dans laqnelle s'élend en détail snr la part que Télé« maqne Cosi.a a prise au pian età l'exécution de celte a(faire ». Comunque sia la cosa, vediamo nella sorpresft del Moncenisio un utile esempio di combattimento in montagna e meriterole di nuovo .ricordo.
GUERRA IN MONTAGNA
I. SORPRESA DEL IVIO NCENISIO NEL 1800
L'episod io di guerra in mon Lagn:i che presentiamo ai letlori della. Rivista l'abbiamo to llo da un manoscri tto della biblioteca del Re in Torino (,I ), manoscritto che l'i teni amo un fog lio stacca.Lo dal Memoriale del cavaliere Telemaco Costa di Beamerrarde ufficiale di stato maggiore e inspiratore dell\mpresa·. Questo valoroso ufficiale appa.rteneva ad una di quell e nob ili fo.miglil:) della Savoia,_ che sempre sacrifìcarono viLa e interessi al bene del Re e dello Stato . Fratello ad Enrico di Beau regarde, possiamo vedere nel bel lihro: Un homme d'autrefois, di che stampo forof10 quegli antichi genti luomini. Che il manoscritto appartengtt all 'inspiratore dell' impresa lo si rileva dall'andamen Lo del lavoro, faLto di inni.e idec1 rt:igislrate succe:;sivamen te ma che pur hanno CJ(t~lla sponlaneil.à. e quella precisione che si osservano solamente in chi scrive e lavor[1 nella situazione. Che esso appartenga al Costa cli Beauregarde appare da una posti lla. in calce al manoscritt.o, nella quale è detto: « Dans un «·Journal en allemandà Vienne , année 11809ou ·18·10, on lit une ré« Jation de la surprise du Moncenis, faile et. signée ·par le général .
(!) }fanosc1·it/i Stoi·k P at1·i a. -
Fa,c. s;;, ti. li.
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Nel '1799, dopo le battaglie del la Trebb ia e di Novi, le truppe francesi in Piemon te i-ipiegarono sull'Apennino e sulle Alpi, dove i capi arrestarono le loro trnppe nella speranza di un 1:itorno cli fortuna . Ma era quello nn esercito orma i sfasciato dalle bauaglie perdut e e dalla continuata ritirata; andava quindi spezzando i legami del suo organismo, spegnendo ogni sentimento di dovere. Ci volle !'.energia morale e la mano ferrea del Massena per arreslal'e le diserzioni e tenere le truppe nelle posizioni :.wanzate. L' esercito franéese aveva la sinistra nelle Alpi fra il Piccolo San Bernardo ed il Moncenisio; il cenf.r~ fra Fenestrell e e il colle di Tenda , passi dell'alto Tanaro; l'estrema destra copriva Savona e Genov~. Gli Austro-Russi, padroni del piano,si erano avvicinati agl i sbocchi alpini, vi erano penetrati e cercavano nelle slrozzaLme delle vali i e s~i contrafforti fra. esse buone posizioni difensi1rc. Infatti il corpo d'. Roban e parte di qnello di Hadick occupavano le valli d'Aosta· e eh Domodossola; le trnppe del generale Kaim avevar~o per cen tro 'fori no, occupavano la valle di Susa, e bloccavano Fenestrelle mentre che gli a,,arnposti di Ott, sl.abilit.i a Limone, sorvegliavano il colle di Tenda. I generali G::ittesheim e RelJ er,arde racco lti lll Mondovì, stavano pronti ad operare verso 111i sbocchi della Ri viera di ponente. " In. q uesla srtuazione dei due eserciti era cosa naltirale che l:1. ù(Yuerra entrasse, per un certo periodo di lempo; in una nuova fase, risolve~dosi in guerrigl ia d'avàmposti e cli sorprese. L'inverno po i che arrwava a grandi passi era pure un serio ostacolo alla guerra manovrata nelle Alpi . •
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SOBPHESA DEL 1lONCE:<l!:W ?\EL ,( 800
GUERRA IN 1110:ST.\GNA
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tendimento di farne una potente mina. - Gli Austro-Sardi acceso il fuoco, fecero la zuppa e continuarono a mantenerlo Yivo fino al mattino . Allo spuntare del giomo, assaliti dai Francesi, sbucarono . rapidi du ll'alloggiamento per difesa; in quel punto briliava la mina distruggendo il baraccone. Vi perirono il viv(lndiere e la sua donna, un ufficiale e un sergente. Non pi1ì tenib ile· quel colle per mancanza di rieovero, si pensò da parte della difesa di tenere il Calet di Meano, nella slrella che congiunge Susa al colle·à.elle Finestre, e vi si costrusse un blockaiis per sessanta uomini.
Quella parte di lruppe francesi che si era ritirata per val Dora e val Chisone, aveva lasc iala una fotte guarnigione in Fenestrelle, occup:tto il Moncenisio e teneva forte riserva a Briancon . Per coprire le comunicaz·ion i fra Brianç.on e FenesLrelle, i Francesi occuparono l'.nlta valle di Oulx, Cesana, Fenil e Solemiac, mentre la guarn igione di Fenestrelle avev:t avamposti verso Vucan e teneva occupato il colle delle Fine,tre. Un distaccamento austro-rnsso, al quale si era aggiunta qualche compagnia degli avanzi d9llo sfortunato esercìlo sardo, era penetrato nell a valle di Susa,al seguilo dei Frances i in ritirata, e vi aveva occupata questa ciWt.. ~fa era minacciato continuamente da altacèhi provenienti dal Moncenisio, da Cesana e dal colle delle Finestre, attacchi i quali si succedevano l'un l'altro con insistenza, e lo ·costringevano a retrocedere a Bussoleno, a S. Anlonino e qualche vo!La ad Avigliana e RiYoli. · Questo distaccamento era fo rmato nella mao-ai or parte da cavai• 00 · leria russa (cosacchi) la quale non ~i poteva adoperare dovunque; la fon leria misla di Austriaci e di Piemontesi era in poco nurnero e non poteva fronte·ggiare tulli gli allacchi per il pericdlo di disperdersi in piccoli nuclei, cosicchè la situazione di questo piccolo corpo di lruppa era realmente difficile. Si mantenne pel'ò nella sua posizione e, rilirati i cosacch i, il dislaccamenLo Cn rinforzato da, due squadroni usseri comandati dal lllfll{giore .\Iescho, da due battaglioni Arcidpca Giuseppe, che furono acquarti erati in Susa, comandati cl:~l colonnello Soudin, e da un battaglione croati . Le compagn ie piem.onl esi furon~ ancont incaricate del servizio penoso degli avamposti. La forza, essendo così accresci ula., si poteva tentare qualche impresa: e per primo togliersi di su l fianco i Francesi del colle delle Finesl re. Infaai furono assaliti i Francesi dal col le di Fa lli0r~, che domina quello delle Finestre, e respinti su Fenestrelle. ~la gli all eati tenne1~0 questo colle pochi giorni: assaliti a lor volta., ripiegarono in v:>.l Dora, se non elle i Francesi avendolo cli nuovo abbandonalo , le truppe della difesa lo rioccuparono tosto con sessanta uom ini, i quali presero quartiere nel baraccone che era costrutto . Ma co là era stata preparala un'insidia. Un barile di polvere era stato interrato nel fondo del cam ino del baraccone e ri coperto da antica. cenere coll'in-
La città di Susa essendo divenuta la base del distaccamento austro-sardo, furono fortificate le alture della Brunetta, rotLii. la strada al ponte di Venause occupata l'altura di Jaillon , spingendo gli avamposti fino all'Arcangelo t't. Novalesa per son'egliare in i\~oncenisio, occupando con una. ridotta il terreno dinanzi a. Chaurnont e mettendovi it difesa un i.Jattaglione croato con due cnmpagnie piemontesi. Ma l'attacco direi.lo contro i croati aCha.mnoni: due giorni dopo cl'avere occupato quel paese, e respinto con grande fatica, cons igliò di fo rtifica.re ancorn il passo di Susa.e quello di Jala.s tra Gravère e Su.sa. Tutte queste fortificaz ioni dovevano costituire una forte l~r1iea di sbarramento nella valle,ttppoggiata da un lato al contrnfforte'clel· l'AssieLta e dall'altro all a Dora. f trinc.eramen.ti furono prontamenLe condotti a termine, preparate le b1ttterie, tulto predisposto per· armarle. ~hl,ncavano però i cannoni. P1er questi si era scl'ilto a Torino rtffine cli averne; ma dopo mi lle tentennamenti e promesse i:on si o[ersero che dtLe piccoli cannoncini. Ma alla pos izione, così come era stata preparata, si richiedevano grosse batterie per ottenere· una efficace e fori e di resa dello $barramen lo. Si fu allora che, anckle perdu te le speran1.e di trarne dalla propria base, il Costa cli Beauregarde propose di andarli a prenclern al nemico, attaccandolo di sorpresa nella posizione del Moncenisio . Concepimento inspirato da vera arditezza e mezzo potente a seno·
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SORPRESA DEL MO?iCE?iISIO Km,
GUrnRA IN MOKTAG~A
ter_e la fibra del so ldato e a Lenerne alLo il sen fi menLo morale. E e~~, lascieremo la parola all'autore del manoscritto: il pensiero del1mtrapresa e li.i sua traduzione in disposi Li vi, meritano di essere riporta Li lelternlmente perchù coslituiscono il fondo de!l' iriseo-nac. mento.
II.
«. ~i~n proj~t fuL envoyé ~t ;\f. le général Kaim qni commandait la.d1v1s1on. Il fot approuvé, et il renvoya aussitOt deux dispositions fa1t~s par les officiers cl'éfaL-major g6néral, pour l'aLlaqne du Monce~11s, P?ur que i)'J . de Mescho !es examina avec moi, et que nous h11 en cl1sons notre avis. _«. La premi,ère de.ces disposiUons porLait, que puisque qu'il n'y a:·ait que--1-00 hornmes snr le }Ioncenis, il n'y aurait rien d'aussi .5 ~'.nple, que d'attaquer la Grande-Croix, par la pleine de SaintN1colas, et le grancl chemin, Landis que des troupes ·Jéaères orimO . 1es roc I1ers i:t. droite et à gauche de la. Grande-Croix, t> ~e1:a1ent où etaiL le plus grnnd nombre de canons, et que l'on forccrai t l'ennemi se srmver sans pouvoir emmener ses pièces, puisqne il n'arnit pas des chevaux pour cela. . « La 2ctoil pol'Lait, qu'il fa lfait tourner l'ennemi par le col de la R~ue a;1ec,~m c~rps suffisant, _et qu'en remontant la Maurienne par J v' Cl\\\O:.,\ ~ Ierm1gnan e Lanslebourg, on se renclrait maHre clu Moncen1s par !es derriéres, en ramassaut tout ce qui se lrouvait dans celte partie. ~< rob~erv~is à l'égard de la première dis·position que l'officier, qui l aya!,t ~a1 Le, ne connaissait le Moncenis et la position de la Grande-~rorx,. que par la carte fautive, qu'iJ avait ex<).minée, que les roc\iers de dro1Le et degauche duposte et des batteri es de la G-randeCro1x_ étaient inabordables mcme aux cbamoix, et qu'en attaquant ?om· le grand chemin et la plaine de Saint-Nicolas on était touJ0urs sous lè feu. de 12 ou 114 pièces de' canons, qui detrniraient la plus grande part1 e de, la troupe chargée de celle atta11ue, et rebu.
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terait le reste: que l'on ne pourra.it attendre de celte altaque aucun succès, mais la perte inutilement de beaucoup de monde. 1 « QuanL i.t la 2rte .disposition je representai que la marche clu corps qui chercherai t à pénétrer en Mauricnne par le col de la Roue, prèterait trop le D.anc à la garnison de Briançon, qui pourr.ait faire répcnLir de ce mouvement audacieux, su ivant le corps en Maurienne; tandis que Jes troupes qui étaienL il Lanslebourg, se porteraient par le Moncenis, y tien~rai ent et met.teraient le corps qni aurai t fait ce monvement dans une tròs-mau rni~e posi tion , sa.ns qu'il pu.t recevoie de secours, et sans pouvo ir se retirer. « J e proposai de foire passer ce déLùcbernent plutot par la vallée de Savine, le long d11 lac No ir et le Petit-Moncenis, et par les derrièies de tout.es les position,; et de quartiers de l'ennern i, sans qn'il piìt s'en douLer, t::wdis qu'une pòrtion de ce détftchement irait se placer à Bramans età Amsois en dcscendant le Petit-Moncen is, pour couper la relraite aux troupes qui ét.aient il Lanslchourg et qni seraient attaqu{:es, dès qne celles qui etaient stll' le Moncenis seraient prises. « Ce plan parut plus simple et d'un succès plus probable à M ..le géoéral Kaim; il drnrgea M. le major Mescho de me prier d'en faire la disposilion, en réservanL !es troupes piemontai;;es et Jes . Croales poul'la defense du l)as- de-Suse, pour cmp1~cher la garnison de Briançon de fa ire quelque tentalive sur Suse pendont le mouvement .
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« Yoiei la disposition , que j'ai proposée et crui fot. acrrée aux pre• • V m1,e,rs iours d'avl'il 11800:,. « t On foira fai re ,(i l.r·ainaux forts pour .porter cles canons et 0
leurs afTuts, et l'on faira courir le bruit. qu'ils sonL desLinés pour monter, dal1s !es l1aueries dc Gravières et de Ja las et du fort S. François, les canons qne l'o\J. attend de Turin. Ces trainanx seront ptéts pour lf\ 6 au soir. · « 2° Quarante paysans cle la paroisse cle Jaillon, qui sont pPes-
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GUERRA IN lfONTAGNA SORPRESA DEL .MONCE:-i!Sl0 NEL
que , tous au Petit-Moncenis pendant l'été, seront commandés sous prétexte de s'aider it condLtire les · trainaux. Ils devron t tous - av~ir une piocl1e, on une ha.che destinées il couper la glace et la ne1ge dure, pou1· fac il iter la marche de la troupe, dans les rnarches éscaiyées de la Vallée de Savine au lac Noir . Ces paysru1s seront réun1s le G au soir dans un local fermé, ou l'on placera une garde, pour qu'anéun ne s'échappe. · .« 3° On faira mettre dans 20 peaux de bouc ·I00 pintes cl'eaude-v1c, que l'on di st.ril_rnira par 5 dans chacune, pour Jes fa.ire porter par !es paysans susdés ignés, à tìn de servir au refraichissement de la troupe . « 4° Le G de 1;atin on fa.ira redoub ler t.oute la Jicrne des gardes des postes avancés de Noval~ise et d'Arcangel e1: renou. vellant des plus fort ht consigne de ne laisser passer personne dt.1 cuté de la Ferriòre, pour empeche1·, que l'ennemi, ne puis:::e avoir · par les ..espions, des nouvelles, du mouvement qu i va s'opérer. « 0° Le 6 ,lll soir toutes !es Lroupes pi.émontaises et le baLaillon des Croates occuperont !es noUveaux rel:ranchement du Pas-cle-Suse et de .falas so us prétexte d'une attaque dont on est ménacés. « 6° Les 11200 homm es desl.inés à l'expéclition seront rangés sur la Phce de Savoie (in Susa) le G au soir à la tombée de la. nuit et aprés la retraile, tous rnu nis de pain pour deux jours, aussi que pour !es offìciers . . « 7° A9 heures précises on faira. di stri buer lcs gLlides, ou so it !es paysans !es uns chargés d'outils, les autres d'eau-cle-vie, et l'on partira, la troupe précedée d'une avangarcle dc ,100 homrnes commandée par un capitaine. On suivra. la route de .Taillon, de la vallée de Chavri et de Savine. On marcher(l lentement eL 'se1:rés pour que perso nne ne s'écarte de la colonne . « 8. Arriyée au fond de la vallée de Chavri , an pied des àrandes . ~ . ~·amp;s cr.u1 montent il. la vallée de Savine, la troupe faira halte Jusqu au JOur, « Six heures de mai·che. ' « 9. A 3 beures du matin, le 7, l'avangarde conlinuera sa route, _P°,Ur monte1· dans 1:.1. vall ée de Savine. Les gnides se jo indronL a I avangarde pour piquer la neige trop .dure dans ces parlies des rampes !es plus rapides pour les rendre faci les lt la montée des troupes.
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« Lorsqne cette avangarcle aura atteint le haut de la valléc de Savine elle faira hai te pour attendre la tète du reste de la colonne: et aussitdt qu' elle sera arrivée, elle suìvra celte vallée en prenan t les devants; longera le Jac Noir(1I) et elle nes'arrétera plus qu'ell e n'aìt atteint la redoute des Espagnols, o,;cupée pendant la dern ière guerre par !es Français . « Cette redoute es t à demi hem· du Petit-Moncen is, et ferme la tète de la vallée de Sttvine . · « L'officicr commandanL l'anngardc prenclra position dans cetle redoute et lienclra. sa troupe ra5semblùe, sans pennettre . que personne s'écarte. Dans le mòme Lemps, le reste de ltt troupe, après s'ètre réunie, e.t reposée au haut de la vallée de Sa.vine, suivra · l'avangarde et iea occ,lper denx chalais ou granges qui se trouvent au-dessus, et a 1/ 2 heure en deça de la retltrnte cì-dessus désignée, où se Lrouve l'a.vangarde . Lit on fo ira bal te, !es soldats mangeront et se reposeront. « 1O. A. onze henrès dn soir, la lroupe se remeura en marche, et rejoindra l'avant-garde à la recloute desEspagnols. U on faira. la clivision des colonnes, qui doivent se séparcr ponr l'attaque des diverses posi.es des enne1:1is, qui Jeur seront assignés . On di stribnirn les gnides il. chaque colonne avec une portion d'eau-de-v ie. « La 1e colonne forte de 4-00 hommes, commandée par un major, se separera aussiUH clu reste de la troupe et prenanL par sa gaucl~e ' clescendra an Petit-I\1oncen is et de là aux granges de la Villelle et de SL.Pierre·d'Eslravache, où il n'y a aucun habitant. Il s' y reposera une heure, ensu.ite il marchera au village de Bramans, qn' il occupera, avec là buLte, qui domine ce vi llage . « Il enverra anssilùt. 'un ca,piLaine aree 1150 hommes de l'autre c6té de la rivièrc cle !'Are, pour (cmpai'·er dn village de Auxo is, et des hautcurs·qni domincnt le chemin qui y tend, clepuis le village de Termignon .Ces denx officiers seront pré,,enus, que leur dest.ìnation est de couper la ret.raite de cc que ponrrait s' <~chapper de Lanslebourg, !orsque ce village sera al.laqu6, par le chemin qui clescencl de la Ramasse. « 1111. La :zme colonne, fo rte de .1:QO hornmes, suìvra le reste 1
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(1) Le lac de Sa vi ne.
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GUERRA
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MOi\TAGN.\
SORPRESA Dl~L )(0NCENIS10 ,XEL
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de la troupe j usqu' aux granges dn Savalin d'en Bas: là elle se séparera,commanclée par un major,suivra !es bords de la partie droite du _lac, pour se porl.er snr le village de la Grande-Croix, qu'elle inve· stirn au po int clnjour. Le~ il enverra un capitaineet mo hommes pour s'emparer des batterie~ v sont de c,< <r:1rde ,.. et cles 30 hommes qui .., • et qni son!: au-dessous et au levant de la Grande-Croix. Le comrnandant faira sommer l'ennemi de se rendre; ce qu'i l ne manquera pas de faire, !es maisons n'offrant a.ncnne commòd ité pour se défendre. ' « A.ussitot qu' il aura ce poste, et prit possession des balteries, il enverra- 1100 hommes et un capi taine prendre au but de la,, plaine de S. Nicolas , à l'entrée de la. route, une garde de 6 hommes et un caporal, qui y sont placés en avangarde et il enverra prévenir it la Ferrière le commanctant du dé!achement qni escorte les mul ets et !es trainaux, qu'il peut monter au lVIoncenis. « 112. Pendantque celte 2° divisi on se sera séparée des autres, a.u Savalin d'en Bas, le reste de cette ti-oupe marchera au-dessus de la Lòte du Lac, el se porLera à la grange dite la Coupe cl'Or ·sur le chemin qni de la poste tend à la Ramasse, où ceue troupe se divisera encore en deux colonnes de 200 hommes chacunc. « La 3mc co lonne marchera sur la Poste OLI elle prendra ou forcera une garde de ,f 2 hommes et un serge1H qni s'y tronvera et se portera aussiWt it l' Hospìce du Moncenis où est le cruartier clu comma!:!clanL et les HlO homrne;; qu'il a auprès de luì .. ©.n Je fa ìra. sommer de se rendre, et ìl n'est pas à croire qu'étant surpris et pris à dos, il tente de se défendre. « La .qmc colonne de 200 hommes, dont l,t 3me se sera séparée à la Coupe d'Or, se portera aussitut à la Ramasse, où el le prendra position, pour. veiller à tout. ce qui pourra veni.r de Lanslebour(J'a, et attendre !es autrns colonnes, après la réussite de leurs expédil.ions. Aussitòt que la troupe ennemie des postes de l'Hospice et de Ja Grancle-Crù ix sera renclue, on la foira. partire pour Suse, sous l'escorte de 200 hommes apré$ avoir desarmés !es prisonniers, on clistribuira I' ea.u-de-vié, et sans' perte de temps, le reste de la 2me colonn~ et la 31110 rejoindront la .1_.mo à 1:1 Ramasse et !'on marchera sur L~tnslebonrg pour attàquer 300-fOO hommes qui s'y Lrouvent, compr1s deux genéraux et presqu'autant d'of/ìciers que de soldats.
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« On se tiendra dans la descente à couvert des bois, qui hordent chemin à gauche en descendant. « On auaquera avec 300 hommes et avec impétuosilé la. garcle avancée qui csl dans la Chapell c à la Wle de Poni., pendant que le reste de la troupe se fo rmera en batlaille pour soutenir l'attaque et passer le pont aussit6t que la cliose sera possible. On avancera quelques tirailleurs le long de la. rivière et en facc cles rues, qui y tendent, pour empècher quc les troupes qui scrtiront en confusion de Jeurs quartiers puissent se fonner. «Si !es Français chcrchenta Lenii\ ils clonneronl le 1.emps de !es tourner; mais il est plus probable qu'ils s'en fui enl; alors on les poursuina vivement jusqu'à Bramans; ott ils seront arretés par la ·Ie colonne et l'orcés à se rendre. « H. En partant de Suse on y commandra un major eL200 hommes qui recevront l'ord1·e de se rassembler dans la journèe dLJ.'7, les 30 mulets à bast que M. i\Testrallet pourra fournir; il commandera 40 paysans, tous les ma.réchaux e1. serruriers de la ville. Il réunira tous ces ouvrier;; sur les 8 heures dt1 soir, le 7; il faira charger les •I4 Lrainaux sur !es muleL'> et parLira ave~ Lot1t cela. it ·I·I heures c1u soir· de Suse ponr an-iver it 4 heures du rnatìn à la, Fenìère où il attendra de nouveaux ordr_es. )P,
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IV.
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Nel ritirarsi sul!' Are i Francesi che occupayano val Susa, lasciarono un posto avamato sull'altipiano del Monceni sio per mantenerne il· pòssesso. Vi :wcvano eretta una. grossa batteria. fatta. spallaggiare da un distaccamento di 130 a ,150 soldati. Questa hatteria so rgeva in prossimità ·della Grande-Croix e 30 uomini la guardavano; 400 ernno acquàrtierat.i nell'Ospizio e una punta cli guardia occUpava la Posta. Nessi;i.n altro distaccamento faceva corona alla batteria, nemmeno verso il l?iccolo Moncenisio, che pure apriya varco sul fian co e·alle spalle della occupazione. Da Susa. due linee d'attacco portavano contro qtrnlla posizione: 1
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SORPRESA DEL i\IONCE~!Sl0 :!\EL
Gl:ERRA lN MO:l\TAG :S.A
quella direLLa per la gran de, _sLr~da; quella aggira~te al s~tc~-oY~s~ l'altipiano per la valle del {~iaghone, per val Sa, me, per ~I. P_ic . colo Moncenisio e val Saval,ne. Qnesta, come vedemmo prn m. . nanzi, fu la prescelta. . . ' . La condotta generale,J.ell'attacco, quale fu idealo e esegnito, si può riassumere così: .. . ,, . . . . . . Marcia della colonna d'attacco , d1v1sa rn a:7angaaid1a e g1 o~so, fino al Piccolo Moncenisio; formazione dxl d1sLaccamenlo per I occnpazione di Bramans snll' Ar_c, per spezza~·e la linea L:n~lebo.ur~= Bria.ncon; marcia del grosso ,n va.I Sanl,ne fino ~~l ln,è)o, _f~1 m,t zione ·dei distaccamenti che ass:.lgono la Grande-Cro,x, l Osp1z10 e la Posta, occnpando lo sbocco del Moncenisio ~~rso Ramaf>:e; raccolta su questo punLo delle forze po rla.te su!l'alllpwno, ma~·c,a su Lanslebonrn:, altacco di quellrt loc.alitit, offensiva su Term1gnon. . L'att~cco, cosi come fu ideato, si svolse. . .. . Nella sera del 13 april e, ore 6 pomeridiane,. i HWO uomrn t. eh~ dovevano compiere l'impre5a, furono raccolti :u~I~ piaz:'a Sav~,a dt s~u'sa. Alle ore 7 furono distribuite le guide a1cld1erent1G.rcparL1 e la 1· colonna si mise in marcia. perco t-rendo ht strncla del ,ag 10ne e rimontandone Ja. valle fino alle grandi rampe di Sa.vine, dove s'arrestò e riposò . :Stt coda della colonna raggilinse il campo un'ora . circa dopo la mezzanoLte. Alle ore 3 antimet'idiane fo ripresa lii marcia dall'avang(tarclta: essa doveva aprire la strada nell e ripide rampe ~he, })Ort~no a!lti testata della valle Savine, le quali erano coperte eh nev_e rndunla che bisognava scav·are in cerLi punli a gradinate per salir~-Il C<>manclo del.f'avanguardia era stato dato al Costa d, Beaureo·irde che aveva chi esto l'onore di :iprire la marcia. Arrivata alla · ~~m.mittt dell a testata del Savi né (colle Clapier) si arrestò ed attese la coda della intera colonna. Questa non giunse. chè alle 3 dopo , mezzogiorno, tanto fo lenta e faticosa b salita. . . . · · . .\ Rao-criuntada\lacodaclellacolonnal'avanguarcha st ripose m ~ov1mentc~:°scese nella valle Savine, costeggiò il lago No ir (lago Sa!me), e si diresse sulla ridotta degli Spagnoli, che ve~rne o_ccupata. Il grosso, dopo essersi riposalo, riprese a st~a vo!La il. mov1menlo e la sera, alle ore 7, era riunito in clue grang,e (chcilm,s) poste a mez-
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z'ora di distanza dall'avanguardia; la quale, a sua volta, non distava che una mezz'ora dal Piccolo Moncenisio. Alle 1 I della stessa sera il grosso riprendeva la marcia e s'univa alravanguardia alla ridotta degl i Spagnoli: alle ore 1 1 e mezza le truppe erano nuornmente riunite. Si formarono. allora_i distaccamenti in cui si doveva rompere, allo spuntare del giorno, 8 aprile, la colonna, per procedere all'attacco: 1° Un distaccamento si doveva slaccare al colle del Piccolo Moncenisio (400 uomini e un maggioi'e), scendere alla Villette e Saint PieITe d'Estravache, fare un riposo di un'ora e marciare su Bramans, occuparlo, e spingere un nucleo (,I 150 uomini) ad Auxois. Questa colonna non ha compiuto il suo mandato: non si spinse fino a Bramans, lasciò aperta la strada di Lanslebourg-Bt"i-mrçon per la quale fuggirono due generali, trenta ufficiali, un pagatore. venti gendarmi coi cavalli, e centocinquanta soldati. Fu colpa la disubbidienza . 2° Il grosso, occupato iL Piccolo Moncenisio, avanzava lungo la valle del Sa valine fino alle Grangie d'en Bas: qui vi un reparto di 400 uomini sotto il comai1do del map:giore Mescho, lambendo la riva sud-ovesl clel lago del Moncenisio, marciò rapidamente sulla Grande-Croix, vi fece pri gione la guardia della batteria e si impos sessò dei 110 pezzi d'artiglieria che l'armavano. 3° Il ri1rnrnenle del grosso si dirigeva intanto rapidamente verso , la riva nord-ovest del lago. Un distaccamento di :200 uomini, guidato dal Neiperg, ufficiale di sta.lo maggiore austriaco, si avanzò sulla Posta; il Cosla di Beauregard, che cvmandava l'avanguardia, vi sorprese e fece prigione la guardia francesé. Il distaccamento marciando poscia sull'Ospizio vi faceva prigione il comandante con 150 soldati. -i 0 Il nucleo che ancora rimaneva del grosso avanzarn sulla Coupe d'Or, strada che conduce a Ilamasse. OuiYi in attitudine difensiva ·attese il distaccamento di Neiperg, e raggiunto da questo, presero riuniti, l'offensiva su Lanslebourg. Men.tre scendevano sul villaggio, un distaccamento di 300 Francesi rimontava il versante per dare il cambio alle truppe della 1
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SOHl?RF:~A DEL MOXCllXl~IO NEL
IN ~I ONT.\GN.\
balleria. Furono attaccati con impelo, mess i in fuga su Lanslebourg, dove entrarono ad un tempo e Francesi ed Austro-Sardi. La sorpresa nel paese non poteva essere più completa: i Francesi fuggirono da tulli i .lati: alcuni generali corsero senza calze per le strade, si arresj,ò. la mogli e del generale Dass in e gl i si presero. gli equi paggi. La moglie del generale venne però tosto restituita.
, La colonna dei muli che dornva farn il trasporto dei cannoni e . delle provviste di polveri conquislat,i al nemico, si erti Lrovata sul far del giorno 8 riunita alla Ferrera. Qui\'i an<isata, in tempo dalla· Grande-Croix. della riuscita clell'aLLacco, vi si portò rap idamenLe e vi giunse alle 6 ore del mattino . I pezzi rurono smonLati, poi caricali sulle slitte, mentre gli affusti furono caricati su i muli. La colonna si mise in marcia su Susa in mezzo alla contentezza generale; i cttnnoni furono portali sulla piazza di Savoia, dove arrirnrono alle 3 pom. di quel giomo.
Y. t a soq)resa del Moncenisio, Jacond0Ltadell'azione pel' effettuarla, forni scono qualche insegnamento: I . Che in mo ntagna vi e grande clifficoll.'t nel superare gli ostacoli frontali e che conviene, ogni'Iualrolta è possibile, girarli. L'attacco clirel.to alla Granrle-Cro ix: dal piano di S. Nico las avrebbe infatti costato molte.perdite e dato l'allarme alle riserve di Lanslehonrg. :? . Determinato r oggeui,·o al quale si n10learri1·are, è 1,eces- , . sario prepararne l'azione con la maggior prudenza possibile, e in , tuui i più minuli particolari. In montagna una volta iniziala l'azione ques ta ri mane abbandonata a se stessa e cerca di r.ompi ere il moto che ha rice\'Ulo dalla spini.a.. Così da.la l'idea deìla sorpresa. del )Ioncenisio, si prendono in segreto i provved imenti per il Yetlovagliarnento dellç truppe, per la marci a, per il serr izio cl'in formazione,ecc. e si comuni ca ai capi il pensiero che gu idcrit l'azione.
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3. Iniziata, non rimane ai com.1ndi parziali che un sol còmpi lo: eseguire il proprio mandato: certi spostamenti e soccorsi riescono il più sovente inutili, e manovre lattiche, rapidi e centrali in monlagna sono qw1, i sempre degli ideali. Nel nostro esempio vediamo infatti condolla con mo I La prudenza la marcia offensiva. fas i fa di nolle (sorpresa), lenta, compatta e continuata, con brevi riposi. Tutta la colonna marcia ri unila fino al Piccolo_Moncenisio: qui le comunica7.ioni si separano: una cade sull'Arc a ~; l'altra va sulla riva sudovest del lago dell'alLipiano e si riùifo rca; un ramo va all 'oQ' rrettivo • • v t> pri ncipale: la ba tteria; l'aJLra si dirige alla discesa che va a .Ramasse. L'allacco si parti sce cosi successivamenl.e in cl'islaccamenti coli' aprirsi delle comunicazioni e ragginnge lo scopo. L Ponderare le dif/icollà logistiche delle marcie in montacrna, le quali sono cosi differenti a seconda della stagione in cui si c~mpiono e delle condizioni in cui si trova l'oslaco lo da superare. Vediamo, infatti, nel nostro esempio, la colonna muovere da usa per raggiungere il piede delle rampe che fanno corona alla testata del Sarinc: fra questi due punti non vi ha che una dilTerenza di livell o di ·~"' circa, cioù quattro ore di marcia: la colonna ne impiega sei; ma marcia di notte, lenta, racco lta, come gli è ordinalo. Alle 3 anLimeridiane rlellastessanoLtel'avanguardia della colonna si rimette in marcia, sale grandi rampe, si apre la strada. nella neve per mezzo delle guide a colJ)i di 1mla e di piccon i' rarro-iun <re lac. , . O è'> t> somm1 tit del oolle Clepicr, vi si arresta ed aspeWt la coda della colonna. QnesLa non arri va che alle 3 dopo mezzo giorno. La colonna non ha che lllla forza di 11200 uomini e non ha superato che un dislivello a·i circa ·I 000 111 circa. () . Quanclo si hanno a snperare dorsali così di fii cili come quella. ora accennala è dovere clell'arnnguardia arrcstarrisi fi no all'arrivo del grosso. Spingendosi innanzi nel versante opposLo, il movimento della ma""ioi· .d.,di discesa aumenterebbe in celerità in raaionc l'l 00 rapi 1ta del versanle, e l'avanguardia potrebbe essere baLLuta e disfatta prima di es$ere soccorsa. G. ZAL\TTARl.
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f,A SOPERFJCm D [TALIA
LA
SUPEREIOIE D' ITALIA
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le altre regioni: manca un vocabolario topografico che· ordini le tante voci e denominazioni locali, e le spiegh i e commenti nella lingua nazionale; manca il calasto geometrico, base dei tributi fondiari; manca lo sviluppo delle nostre coste comprese tutte le isole, sviluppo che è oggetto di differenze stupefacenti, oscillando fra chilometri 3600 secondo taluni autori, e 1 1, 300 secondo altri ; manca una lunga sel'ie di carte speciali idrografiche, geologiche, etnografiche, agronomiche, ecc. ecc. Tutti questi grandi lavori mancanti hanno però già da lungo tempo il loro posto nel programma tracciatosi dalla nuova Italia, posto assegnato a ciascuno _secondo un ordine logico indicato da ,considerazioni tecniche, finanz iarie e d'urgenza. Epperò, il notato ritàl'Clo nel loro compimenlo, non offusca la scien LiGca attiviLlt onde ha dato e dà prove egregie il novello Stato . R iguarclo alla esatta superficie cl' Italia, vi è da osservare, cl1e i ,dati per ora ufficialmente adMtati sono ilfru ti.o di studi fatti sui documenti esistenti, nè.si poteva farnmeglio in attesa dei nuovi documenti in corso di costruzione. Si auendeva. adunque il comp imento di ,questi, ed intanto non si voleva perdere un tempo prezioso in un la,,oro che avi'-ebbe distolto una parte del personale e del bilanciò ,dallo .scopo pt'incipale, tanto più che il risultato do vrebbe in ogni modo essere infine rifeduto . Tuttavia oggidì pare giunto il tempo di occuparsi di questo im:portante argomento, perchè i lavo ri della Gran <:arta d'Jtalia sono molto avanzati, sp~ecialmente nella determinazio.ne degli eleménti .geografici . Le discrepanze ed i dubbi finora esistenti sono molti e rilevanti. Basta esaminare la divergenza. dei dati esposti dagli autori, e ·dalle stesse autorità per e~serne penosamente· impressionati. Ne siano prova i seguenti numeri, avvertendo, elle essi sono ridolti alla .supeeficie dell'Italia qual è orRpoliticamente costituita, cioè senza ,Ja Corsica, nè Malta, nl' il Ticino, nè l'Istria, nè il Trentino, ecc. 1
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La superficie di uno Stato è il fondamento cli ogni rapporto statistico, di ogni considernzione che riguardi la popolazione, la produzione del suolo, la ricchezza generale, lo sviluppo stradale, ecc. ecc. Insomma, in qualsiasi confronto, sia pur anche d'ordine intellettuale e morale, l'elemento suolo entra direttamente od indiretlamenle quale· coefficiente indeclinab ile. Purtroppo a cprnsto proposito l'Italia presenta ancora un'incognita deplorata, per colpa specialmente dei suoi tristissimi e secolarj precedenti politici, a cancellare gli effetti dei quali non possono cerlame~te bastare i pochi lustri trascorsi dacchè ha conquistata la dignità di nazione. Era appena iniziata l'era della sua unità quando intraprese il vasto lavoro di mappatura cli tutta la superfici~, lavoro condotto con grande zelo e già portato a buon punto ( I) . .Ma e~so non è compiuto; e durante il suo compimento non rimane tempo a pensare ad ali.re operazioni, secondarie rispetto a tale còmpit.o, e da esso dipendenti, quale ad esempio la de~erminazione della superficie. Non è soltai;ito la · determinazione della superficie che manca; manca anche una carta corografica d'insieme dell'Italia: manea un dizionario topografico che coordini con intenti e con vedule italiane e moderne i molli e pregevoli lavori esistenti, come quello del Casalis per il Piemonte, del llepeLti per la Toscana ed allri simili per ~
Ci) Là Francia ha incominci,1U i suoi rilievi alla scala di ·1:400~0 nel 1810 e li ha tci·miuati nel •1878.
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:\'figlia geografìche quadrate 86.Hl6, corrispondenti a krn' . . . . . . . . . 296.594.,,8 Dizionario geografico imiversnle cliFranci.a.-Miglia geografiche quadrate 88. 006 , corrispondenti a km' 304 .858, 67 ~I.tLTE BituN . -
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et mélanges).- i\Iigliageografiche ·quadrate 86,400, corrispondenti a km' . BALnr. Geogmfia. Miglia geografich e quadrate 9G.000 corrispondenti a km2 • Censimento_ del Regno ,4'Italia; Di=ional"io dei Co. mimi; Ann'llcirio della Direzione genemle di stciti~tica, ecc. l,m~ . Commissione d'i nchiesta sul catasto 18,.1-, km' Jlh ttheilun,qen di P ETERMANK, km2 • PmmA nr. Dizionario di 1;eo9rafi,a, km~ .
N APOLEONE I (No tes
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D 1TALfA
LA SU PE!WICJE
296.260,60·
320.700,00
296. 30i.i,6·1 283.74 1,85296 .322,~·1
296.200,0~
Tocca all'Istituto geografico l'onorhole incarico cli riempire qt1esl.a lacuna. che getta il dubbio in lulti .i nosl.ù atti pubblici e 1.01\'lie o loro ogni prestigio scienlifico. Finora si calcol,nra la superficie generale col sommare le superfici e pal'ziali desunte dalla grafica misura di tante mappe o carte. Ammirabili , i110egnosi istrumenti, chiamati 71lani11wtri,sono stati inveutali,per misurare coli esattezza delle superficie; ma i risultali complessivi non sono stati soddisfacenti perchGtroppo moltepli ci si presentano le cause d'errore. La direzione generale di sta~istica ha folto l'esperimento di misurare i circondari e comuni della provincia di Trapani con il planimetro Dickens snll u cart a delle provincie meridionali di · 1 : 50000; ma le discrepanze risulLarono talmente gravi da dettare le sconfortanti parole, che leggonsi a p_agi na 20 del suo ultimo annuario. · Adunque, sebbene generalmente usato, tale procedimento .non è attendibi le e bisogna ricorrere ad altro sisLema scientifico, che contenga in sù la matematica dimostrazione di sua esar.tezza. Bisogna cioè sostituire il calcolo alle misure grafiche, limi- • tando queste nlLi,me ad nna piccoliss ima frazione di superficie pe rifericlt. L'Islituto geografico ne possiede gli elementi e lo può fare in tempo . non lnng0, con poca spesa e con tulla esattezza. Solo gli ra difello il personale, essendo queslo, per ora , tutto assorbilo dal lavoro pri ncipale. ~Ja anche questa deficienza poLrà superarsi, purchè le auto·rilà interessate gli agevolino il còmpilo.
La superficie sopra-suolo, quella vera cioè che terrebbe conto di tulte le pendenze e di tulle le inflessioni del terreno,non è presa in consideraz ione, sia perchG la scienza ngronomica dimostra che, per la verticalità della vegetaz ione, il terreno in penden za è uguale per produzione alla sua proiezione orizzontale; sia perchè le difficoltà di esaua mente determinarla, sarebbero assolnlamente insormontabili. Si è dunqne convenuto ch e la superficie da considerarsi sia quella del suolo ridoLLa al li vello tlel mare. Ma, colla misura grafica, tratLandosi cli un esteso territorio, gli errori provenienti dal sistema di pro iezione adottnti per i ri lievi, sono già di per loro notevoli; e quando si r.onsideri che essi sono accumulali con quelli assai maggiori del rilenimenlo a scalo grancfosime; con quelli del graficismo; con· quelli derivanti da, eterogeneità di cosLJ'Uzione delle mappe, sia nelle scale, sia negli strumenLi , di viene ovvio il dubbio sull'osauezza dei risul tati di un tale procedimento, dalo pure (ciò ch e purtroppo non ù) che di tntlo il nostro paese esistessero buone mappe catastal i o buone C:tl'le a grande sc::da. Ciò posto, e ritenuto per buono il principio adottalo, che la superficie da considerarsi è quell a del suolo ridotto nl li, ello clel mare, ne con segue che devesi misurare la superficie tlel poligono sferoidico e non quella proietlnta sui pian i delle carle. AflreLLiamoci a soggiungere che qnella supedicie sferoiclica si può owrnere facilissimam ente e con tutta esatl.l~zza, ::enza bisogno di carte. Dal quadro d'unione della Gran Carla d'Tlalia in corso cli coslrnzione alla scala di •I : 100,000 apparisce che delta carta consta di ': tì7 fogl i, ciascuno dei quali ù compreso fra 30' di longitudine e 20' cli latitudine. Com'è noto, per questa carla è stnto adottalo il sisLema cli proiezione naturale o policentrica, che considera ogni foglio · !-iccorne una carLa. indipendente il cu i centro di pro iez ione è il centro di figura del foglio stesso. La super(icie contenula in un foglio è cosi piccola rispello a qnolla totale della tena, che essa può scientificamente riteners i come un elemento cl ifierenzialo di superficie sferoidica. Ciò è dimostrato dal calcolo. Jfa si può anche dimostrare col considerare lo stesso sistema csleso a LuWt la superficie terrestre, in guisa che la. Ierra. si presenti c0me un poli edro di ( 180 X 3) (3Gi:i X 2) = 388,800 facce. E siccome gl i angoli solidi alla su0
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LA SUPE.f\FICIE
D'ITALI.\
perfi ci e non variano col variare del raggio, e.osi possiamo figurarci dello poliedro r idotto a dimension i soggette ai nostri sensì; e~ . allora ci persuaderemo che fra quel po liedro e lo sferoide non vi ha differenza perceuibi le nella SLlperfic ie. Rammentiamo ancora, a maggior chiarezza di confroi1to, che il poli edro co l maggior numero di facce che usualmente riceva geometrica costruzione è l'icosaedro, ·il qual~ con sì piccolo numero di facce, già dimostra le sne atti,ienze colla sfera; la proporzione fra 20 facce e 38'8,800 facce, è nuova dimostrazione dell'asserto . Un(L pall(L che avesse 388 ,800 facce, avrebbe, sensib ilmente, la superficie liscia. Ciò posto, si esamini il quadro d'unione della Gran Ca.rta d'Ita lia. I 277 fogli si riducono a 274 percli è sei sono destinati al ti tolo, alle convenzion i, ed ai dati della carta senza essere menornarnente toccali dal terreno. I '.i n·I si dividono in 107 iu tieri o ripieni ed ~ in ·I 64- parzia li . I primi sono nell' interno e gli altri sono alla periferia. La superfìcie dei fogli è variabile secondo la latitudi ne ;n senso decrescente dal Sud al Nord; e ciò perchè, mentre gli arc.hi dei meridiani vanno lenlis6imamente aumentando dall'equatore verso i poli, quelli dei paralleli vanno rap idamente dimi11uendo nell o stesso senso. La superficie dei fogli ripieni, giil calcolala, t"isulta di if 6·1, 669 Km:, 634-, 280 cale.ola la con una sola decimale quale vien forniLa dalla tabella A annessa all'IsLrnzione sulla prniezione na turale pubblicala dall' Istituto geografico. Sarebbe desiderabile per maggior appl'ossimazione di calcolarla con due o tre decimali ; l'errore però non toccherà, sul totale dei fog li, le unità dei km2. · Rirnape da conoscere la .superficie dei fogli parziali pei-iferici. Ricordiamo che i .rili evi per la coslrnzione delh.t carta si eseguiscono parte in tavo lette alla scala di 1:iS0,000 e parte in tavo lette all a scala di 1::25,000, le une e le altre di superficie matematìcamente nota. Vediamo dunque quante di dette tavoleue ùitiere o ripiene entrano nei fogli peri me-trali; esse si possono desumere dall o stesso .' > . quadro d'unione, e la somnrn, della loro superficie calcotaia, si aggiangeril a quelia dei fogli interi. Di·guisa d1e abbiamo già accertala matematicamente una superficie che è ci rea i ~ /5 della superficie lo tale. Per la superficie che resta 1
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a misurare è necessario di avere graficamente là linea dei confini e delle coste; ma e%a è ridotta a così piccola proporzione che non vi è più pericolo di accumulare gnwi errori. Sulle tavolette infine, che sono attraversate dalla frontiera, si traccieranno le linee dei minuti primi di meridiano e di parallelo, e si calcoleranno i risull,mti rellangoletti, che Lutti interi si trovano nell'interno della frontiera . Quelli inveve che sono pal'Le nell'interno e parte all'esterno, presenteranno generalmente una figura triangolare ed una q@drilatera, oppure due quadrila.Lere, Ja, cui superfic ie, opportunamen te scomposta se occorre, sarà di fac ilissima misurazione con mezzi grafici . · In questa maniera la superficie periforica che si dovrà grnflcamente misurare, ì'iene ad essere una parte aliquota tanto piccola r ispelto alla superficie totale, da essere eliminata ogni possibili Là di errore. Una parte di confini e di coste è già ri levata dall'Istituto, e per il ri1mnente potrà ritenere per buona quella data dalle ~arte e mappe esistenti , senza tema di erro ri. Dal complesso della superficie che in tal guistl verrà otten uta, e collo stesso sistema, si potranno determinare le superficie del1e provincie e dei comuni. Di una provincia si sommano le superficie dei fogli interi, quindi quelle delle tavolette intere, e finalmen te le pat:Licelle di tavolette attraversate dai confini. Avvertendo, che le dne o più parli delle tavolette attraversate dai conlìni, devono trovarsi riscontrate nel loro noto totale , Cosi tld esemp io, nella provincia di Cuneo si trovano i due fog li '79 ed 80 intieri; i f'o l li 78 e 90 già calcolati nella superficie to tale d'Italia; quatteo tarnlette al 23,000 intere del fog lio 68, ed una del fogl io 69; unu tavoleH(L al 50,000 in tieradel fogl io 80; e lìnalmenle due dehfoglio 91. Restano da misurare grafica meni.e otto tavo lette parziali al 26,000 sui fog li 68 e G9 , ed otto tavolette parziali al 50, 000 sui fog li 8 1, 9 l e 92. Ognuna diqnesle sedici tavolette parzial i devo trornre il sno comp lemento nelle provincie limitrofe di 1'01·ino, Alessandria, Genov(L e Porlomaurizio. Circa all'esattezza dei confin i am min istrativi , tracciati nell e carte, si può asserire r:he quelli delle pro vincie sono · at:certati. Non così quelli di tutti i comuni; ma gli errori non saranno nè così frequen ti
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T,A SIJPERl"JCIE D' ITALIA
nè così gravi da infirmare il valore complessivo della proposta misurazi one. Per non attendere il compimento dei rilievi ora in corso, i quali richiederanno circa. altri 1O anni, si può trarre partito come già si disse delle carLe esistenti; basta tracciare esattamente su di queste i meridian i ccl i paralleli dei (oglipel'imetl'etli della carta al 1-00,000 e delle I >ro lavolelle, e qniocli misurare la desiderata superficie parziale. Considerata la piccolezza della superficie, e la relati,•a ]JOnlà delle carte di cui bisognerebbe valersi, cioè il i:>0,000 piemontese, e 1'86,400 austriaco pel continente, si può essere certi di non cadero in errori che non siano trascurabili. Per la Sardegna può esservi qualche dubbio, perchè la carLa esisten te, che è quella di Alberto Lamarmora, buona in _quanto alla rappresentazione del terreno, offro poc:he garanzie per l'esatto tracciamento delle lin ee geografiche. L'Istituto topograflco addiverrà certo a questa misura, malgrado la foga del lavoro in corso. Risponderà in Lai guisa aù un sentilo bisogno ur~ente del paese, salrn a portare più tardi qnell e succcssive lievi reuificazioni, che la compiu ta. nuova corta d'Ital ia. polrtt dimostrare necessarie. 1
RASSEGNA TECNOLOGICA
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illaggiore
PtTT.\LUGA,
TORR I E CASA1\1A T TE COR AZZATE LORO IMPIEGO NELLE t'ORTIFIC.\Z!ONI DI COSTA ED F.NTRO TEIIRA
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La corazza Rollo KinlJ11rn. - Corazzat111·.:, di ferro fucina to; hatterio e lorri inglesi, russe o h<'lghe; c,11crien1.o di Spezia, Shoebu r) nc;;s o )ICt>(lcn. - Corazz:iturc di .icciaio e r.omr,0111.{l-Pléittcn. - Corazzature ili gh isa inc1tn·it,1; torr i e casamattc Grnson; csperionzo cli Mcppc11 o di Huckau; rannoni lnnghi 35 culill ri , proictli rii :icciaio, poh·crc CaCJn; inçonvenienti delle torri e casam:11to Gru,oo; C-OlllJIOSti cleflagranii co me carica interna elci proiclli. - Cannone cornzzato Krupp; c.<tlerienzc ili llredol;u· o cli MOJ)11cn; modilicazioni apportate nel 1880 e noi IS8'o.. - Cannone a perno ell a soppressione di rinculo. - Della corazz:i nelle fortilìc,11.ioni onl.ro terrr,. - Conclusioni.
Nell'anno 1855 ll'C baLlerie gnlleggianti, In. La1Je, la Tonncinle e Devastation, allaccarono le bauerie da costa russe sollo .Kinburn; le arLigli erie della piazza si addimosLrnrono impo tenti a co1Hinuare la lolla contro di esse, perchè i loro proietti nulla poternno conLro le corazze di cui ernno provv iste. Queslo primo successo della. coraz;m fu l'origine del nuovo indi rizzo preso sia nelle coslruzion i navali, sia nella fabbricazione delle moderne artiglierie, le quali all a lor volta dcterrn innrono nuoYe forme nello fortifi cazioni da costa ed entro terr,1. L'.impiego del l'erro in forma di corazze nell rt coslruzione delle navi eserciLò anzilullo la sua influ.enzn. sulle for tificazioni da costa. L'Inghilterra, per ragioni facili a capirsi, fu la prima ad armare di corazze le opere di difesa che guerni scono il suo litorale, e specialmente verso il cannlc La )Ianica, nll'imbocco del Tamigi e del 1
TORRI f; C.\$ .Ul.1.TTE COIU.ZZ.\ TE, E CC .
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RASSEG 1'A l'EC:i:OLOGICA
)Iedway, e lungo le sponde di questi dae fiumi. E siccome alcuni esperimenti di tiro esegu ili con artiglierie rigate contro bersagli di gh isa avevano dato in Jnghilterni ri sultati negativi, cosi si rico rse esclusivamente alle pias~re di fe rro fL1cinato; le quali, in seguito alle buone prove fatty]a. prima in Crimea e po.;cia ai poligoni, ernno :;late·ac1ouate per la costruzi one delle navi .
I. Le batte1·ie casa.mattate con corazza di ferro fuci nato inglesi sono di dne specie: in una la corazzatuhi è parziale, essendo applicata unicamente sul fronte del forte in corrispondenza. del pez"o per chiudere il vano frn i due piecll'iui in muratura. e la vo lta: nell'altra. costituisce una murata di fer ro continua. In ambedue i tipi la corazza è compostn. di tre piastre grosse ciascuna mm. ·l zi:>, tramezzate <ln due strati costitniLi di cemento di ferro o di mattoni in asf'allo ocl anche di se mplice calces truzzo, e grossi quanto le piastre . ~ on ci fermeremo sui particolari di costruzione di questi forti corazzati; solo noteremo che la coru1.zatura parziale fu applicala ai forti posti a difesa dei passaggi di limitala larghezza, dove non conviene alle navi di soffermarsi a lungo per ballere le opere di difesa; la corauaturn continua in"ece è adot.lata per le pos izioni esposte ad atLacch i estesi ecl avviluppanti con navi cbe operano al l:ngo. Il ferro fucinato oltrecchò in Inghilterra, tro,·ò impiego nelle forLilìcazi on; russe e belghe. Il sistema. di corazzatui·a applicato in Russ in, e più precisamente sotto Cronstaclt, non è sempre uguale, e Yaria. essen;:ialmenle da. quello inglese. Vi so no tipi cli corazzature in ferro [nc:nato a pareli di travi disposti orizzontalmente, fissal i a ritti i quali si appoggiano a robusti contrafforti; allre constano cli, uno strato di piastre con cuscino di legno., r incatzato cla una sl.rul.lura com 1Jinala con lamiera di fel'l'o e cemento: altre ancora sono formate con granito e ferro. .Nel Belgio il forte di S. Filippo, che fa. parte del gruppo di o-pere
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poste· a difesa della bassa Schelda, sotto Anversa, è armato con tre cupole del tipo Coles; le piastre sono in feno laminato e furono fornite dalla dittn. Cammei. Le corazzature di ferro fucin ato, a qualsiasi Lipo esse appartengano, sono soggette a sconnessioni dannosissime ed a rollure nelle parli di collegamenlo, accompagnate talvolta da proiezioni di frammenti nello interno degli spazi che dovreb bero proteggere. Un crit erio sulla maggiore o minore attitudine delle coraz1.e di ferro fucinato a resistere alle perfezionale artiglierie di coi oggi può disporre l'attaccante, ce lo possia mo form are esaminnn~o i risultati ottenuti nelle esperienze di Liro fatte a Spezia, a Shoeburyness ed a }I eppen. Piastre di ferro fucinato , grosse 55 centimetri, fornite da t'iue fra le piùaccreditaLe fa bbriche inglesi, Cammei di Sheffi elcl-e Marre!· di Rive de Girc, fu rono a. Spezia, in Stillo scorcio dell'anno •I876, completamente sfondale dal cannone da 100 tonnellate, sen1.a che la forza viva del proietto si esaurisse; anzi questo possedeva ancora una velocità di 8'2 metri al minuto secondo, dopo aver attraversato l'intiero bersaglio, la cu i grossezza era di metri •I ,28, compreso il cuscino . Questa piastrn era intera, ossia di un sol pezzo. Fondandosi forse sui risultali melallurgici di alcuni anni addietro si è ritenuto d~ molti, che lo spessore di i:iO centimetri oltrepassasse i limi li cli una buona fab bricazione delle piastre fucinate ed a questa circostanza ulll'ibuivano la cauiva prova fatta dalle piastre sperimentate a Spezin.. Secondo costoro le corazzature, oltre una certa grossezza, dovevano costituirsi con 2 o più piastre, divise da cuscini di legno (sistema Sa.ndwich) e ciascuna piastra essere contenuta nei limiti di spessore imposti dalla necessità di fabbricazione. i\la i fatti non confermano tale opinione. l\' et secondo periodo delle esperienze cli Spezia, faLte nel dicembre dello stesso anno, furono soLloposti al tiro due tipi di corazzature di ferro fucinato. diversi per struLLura, ma egualmente grossi nelle, piastre. Il primo era costitui to da due lastre Cammei grosse, quella anteriore cm. 30 e la posteriore cm . .25, tramezzate con un cuscino fatto di travi di quercia grosso cm . 30; il secondo bersaglio constava di una lastra massiccia 13rown di 55 cm. Ebbene, tirando contro queste dne di[eren ti corazzature con lo stesso cannone da ·l 00 tonnellate, ma con cariche più piccole delle
HASSEG:XA TECNOLOG ICA
TORl\I E CAS:\:'tlATTB COlL\ZZATE , ECC .
precedenti per megl io ri levarne gli efieLti, lit p~netrazion~ nelle pa1·_Li in ferro del bersaglio costituito da una sola piastra fu clt 8 cm. 1111· nore che in quello a due piastre. Questi riSLtltamenti provano che l' industria metallurgica è oggidì beniss imo in g?.do d_i fabbric:1re piastre grosse 55 e forse anche più cm. di_bontà pan a quelle grosse 30 cm. e men~ . A S!loeburyness col cannone da 80 tonnell ate, cariche di 168 e H)3 ko-. di polvere prismatica e proietto Palisser pesante kg . 77·1, si clist7"usse nell'anno 11877 quasi completamente, tirando dal!a cli· stanza di m. ,109 una corazzatura Sandwich della complessiva grossezza. di m. 1, ·193. li bersaglio si componeva di 4 lastre di ferro b.minato Brown, grossa ciascuna mm. 20:l, e di tre cuscini di legno teac. grossi ciascùno mm. ·127; lit Complessiva grossezza delle lastre . era q~1indi di mm . 8 12, mentre alla Spezia era cl~mm . 3~0. Le navi armale con artiglierie della potenza de, cannon i da ,100 tonnellate italiani, e da 80 tonnell ate inglesi sono fino ad oggidì tre: il Dnilio, il Danclolo e l'Infle:àbfo; ma è no to che l'Italia, Ii.i Francia e l' Inghilterra auendono alacremente allo all estimento di nuove corazzate, di queste ultime ancor meno vulnerabi li e più potenti per mezzi di distruzione. I)"l' clistnio-o-ere corazzature di ferro fucinato ben pi ù robusLe di quelle applicate alle fortificazioni inglesi, msse e belghe, non occorrono del resto cannoni da ,100 o da 80' tonnellate. A Meppen nelle esperienze del mese di agosto ,1879 furon? fatt~ due colpi dalla disLanza di m. 1150 col cannone da 2'1, cent,meln Krupp con tr0 un bersaglio costituito da due piasl1:e di ferro fucina to, collocate verticalmente l'una dietro l'altra con un intervallo di 50 cm. e grosse la prima mm . 303 e la seconda mm. 305; la grossezza com- ''. plessi va. del ferro era. adunque di mm . 5,1O.Lo spazio fra le due piàsLt'e ern riempito con lrnvi di legno . Le < •ranate·erano di acciaio e pesavano kg. 160; la caricR pesava/ ù ko-0 . 75 . Entrambi i prn ietti perforarono nettamente il bersaglio, spingendosi l'uno cli 220Q e l'altro di 11209 m. ancon:i al cli là del me- desin10 . '" ·L'energia spiegata dai proieLLi dopo la perforazione potrebbe indurre a credere che le piastre fossero di cattiva. qualità . Così non è; V
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proven ivano esse dall a fabbr ica di Dillinge1: presso Saarlouis, ~a quale fornisce le piastre da corazza alla n~arina_tede~ca, cl~e le rttiene non inferiori ai prodotti dell e case 111gles1Brown e Cammei. Per ragioni di economia le corazzature in ferro ruci nato imp iegate nelle piazze interne non raggiungono mai la grossezza di quelle che si acloperano nei forti R mare; non sappiamo che :,iano state messe in opera piastre xrosse mm. 260 nelle fortificazioni continentali. . Quale sia la resistenza cli simili piastre contro i moderni cannom aé'l15centimetri, cioè della. l.Jocca da. fuoco, che nei parchi d'assedio è destinata a battere le corazzature , lo dimostrano le seguenti prove. Con un cannone Armstrong di iJ5 cm. si ottenne la quasi completa perforazione di una piasl:ra di ferro laminalo grossa mm . circa; il proietto di ghisa temperala pe:;ava kg. 36,29 e la veloc1l.a iniziale era di m. 583. I 585 metri raggiunti dal!' Armstrong non segnano già. il limite massimo della vdoci tà ollenuta con cannoni di medio calibro; il Krupp andò oltre questo limite con cannon i da 1Ii'> e da 24 cm . Né è assolutamente necessario ricorrere alla straordinaria velocità iniziale cli 631 m. di cui appunto era anìmato il proieLlo da 15 cm. Krupp, per produrre il lavoro dinamico di 616 tonnellate metriche sufficiente per perforare siffatte piastre, esso si può avere anche con velocità iniziale di soli metri 508 ,4 imp iegando proietti più pesanti, cioè lungh i calibri 3,5 a vece di 2,8 . Col cannone di ,13 cen timetri nelle esperienze fatte a Meppen l'anno ,f 882, si tirò contro due bersagli corazzati composti uno cli dne piastré di ferro inglese, ~rosse ciascuna mm. mo, e separate da un cuscino cli Jerrname n "arnsso mm'. 250 ; l'altro cli una corazza grossa mm . 300 pure di ferro inglese e di un cuscino di legno grosso mm · 260 con una piastra. interna cli mm. 25 . Contro il primo her:,aglio, dalla. distanza di m. 11i'>O fu lanciato normalmente un pro ietto perforante con carica. di kg . 117, la veloci Là all'urto era, di m. 533,15 . Il pro iet.to att.raversò nettamente il bersaglio senza. produrre fenditure nelle p;aslre, non si deformò e si raccorciò solo di un milli metro. · Contro il secondo bersaglio si sparò nelle condizioni suaccennate, m:t sotto un angolo di 85 gradi; il pro ietlo lo attraversò producendo nelle piastre un'apertura poco regolare ma senza fend iture .
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Il fallo che anche con dire1.ione di tiro obliqua rispetto alla corazza si è ottenuta Ja perforazione di un bersaglio grosso in complesso mm. 57iS, e di cui mm . 325 erano in ferro, costituisce un dato importante, meri t~volo di lutla la nostra attenzione. Quest0 è certo che i risu ltati fin qui descriLLi autorizzano a stimare la corn.zz~ di ferro fociualo insufficiente a proteg11ere materiali €)d uomini conll'Ola potenza delle moderne artiglieri:, non solo di massimo ma anche di medio calibro.
II. La nostra marina convinta di questa verità, sostitui l'acciaio al ferro, come metallo da corazza. G·li Inglesi, i quali dubitavano della giustezza del partito prnso dagli I taliani, si rivolsero all'industria nazionale per avere wi, Lipo di corazza che potesse con vantao-rrio sostituirsi a quelli costituiti di solo ferro laminalo o di solo acci~io. Ebbe cosi principio la fabbricazione di quel genere di piastre che gli Inglesi chiamano Com,po1~nd-f'lciuen, e che sono una combinazione di parti di ferro e di acciaio, ed anche di sole parti d'acciaio di dilTerente qualità, saldate insieme. Le piastre d'acciaio e le Compound-Plallen per diverse ragioni, tra le quali primeggia l'economia, non trovarono, per quanto è a noslra conoscenza, applicazione nelle fortificazioni di costn ed entro terra. Kon ci fermeremo quindi sulle medesime, ma passeremo ad un altro genere cli piastre da corazzatura, che trovò giit esteso impiego.nella difesa delle coste nei mari del Nord e Baltico, o che gode ancora oggidlil favore di molti ingegneri mililari: alludiamo alle co razze di ghisa indw·ita Gruson.
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TOnm E f:AS,\MATTE COU.\ZZATE, ECC .
ll.\SSEC :"iA 1'1, C!\O LOCICA
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di ferro fucinato, fornita dalla casa Cammei, già stava per adotlare . il sistemù inglese, quando un indu striale tedesco, l'ingegnere Gruson, già nolo pei suoi proietti cli ghisa indurita, sorse a combattere il principio sul quale si basa l'impiego del ferro fucinato nella corazzatura. Non nella localizzazione degli efl'elti d'urlo sta il principio della difesa, egli disse, ma nel renderli innocui opponendo al proietto un corpo duro alla superficie, per impedire la penet.razione, e duttile, ma tenace negli strali successivi per riparlire l'urto su ampio spazio. Ed essendosi il Gruson oJierto di provare a propri e spese la giustezza della sua Lesi, il governo tedesco soprassedette da ogni ulteriore prati ca con le case inglesi . Negli anni 1873~74 ebbero lu ogo numerose esperienze conlro · piastre per casamatte corazzate o IOl'l'i girevoli in ghisa indurita, le quali sortirono esito per quell'epoca talmente favorevole, da decidere il governo del nuovo impero a commett.ere al Gruson tulle le parli in fono pei forti da erigersi slll basso Wcser, presso 11remerhafen, a difesa dei due principali empori commerciali deUa Germania, l3rema. ed Amburgo . La Dwische-Heereszeitwig annunciava nel 1879 il compimento di tali opere cli fortificazione. Esse constano: cli una batteria corazzala eretta sul banco Lang-Liiljen, armata con nove cannoni da ~M cm. e di un ridotto collocato dietro la balleria, armalo con tre torri girevoli a due cannoni da 28 cm. cadauna; cli un forte collocato sulla riva sinistra del fiume, il quale contiene cinque torri armate ciascuna. con un cannone da 28 cm.; di un forte situato su lla riva destra cd armato con O cann oni da.28 '.:.lll. in tre torri girevoli; questi due forti stanno soltocorrenle alla. balleria corazzata . Più a valle sorge, a protezione delle opere retrostanti contl'o af.lacch i cla. terra o contro sbarchi, su ciascuna riva. un piccolo forte aranzato ed armato con una tone per due cannoni da 15 centimetri. Il Gruson fu pure incaricato dal Governo tedesco di fabbri care altre torri girevoli per la cli fesa: delle foci dell'Elba presso Cuxhafen; dei golfo Jahde il quale, come è noto, contiene i Ipori.o di Wilhelmshafen; delle coste del Baliico e più precisamente dell'entrala nel Kurische lfafI e della baia cli Wismar. Nel bilancio della guerra olandese figurava nel ·l 879 la somma 1
III. La Germania la quale dopo la guerra contro la Francia reputò necessario di ricorrere al ferro per una valida difesa cli pochi punti accessibili alle navi da. guerra lungo il litorale del mare del Nord, dopo di aver sperimentato al poligono di Tegel nel ,18'i I una torre
A!\NO XXIX, \'OL. lii ,
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RA SSEGNA TEC~OLOGIC..\
di !ire 642000, per un forte armalo di Lorri Gn1son, da cosLilui rsi nell' isola Harssens, presso la fortezza di Relder, a difesa dell'in· gresso occidentale nel.Zuidersee. . P1:eoccupato dalla necessitft di assicu rarsi più a lungo ch'è possibile li possesso delle comun icazioni, e d'impedire l:t distruzione dei ponti, che. per la bassezza a.elle ri \'e dei fiumi che da ogn i paTLc discendono 1rt, Olanda come in un vasto serbatoio, potrebbe essere causa di inondazioni, il tenente colonnello Kromhout dell'esercilo ?lar~dcse consigliò I~ ~ostruzione di for ti dotati di grande resistenza mtr in seca ecl armati ciascuno con tre torri girevo li Grusou, collo~ate a( ",er~ici di ~in lriang~lo, in modo da rendere possibile su Lulti 1 punLr I ,m one dt clne to1Tt - senza sotlrarre all'esercito arande numero di combauen Li, si sbarrerebbe così l'accesso a detttponti. L'idea del T~romhout trovò terreno fecondo in Olanda e quel paese sem~rav_a d_,sposto :\d affidare la protezione delle sue principali comun1 caz1om contro rmpreso nemiche ail opere rinforzate con torri (}ruson . Se ab bia. o no cambiato opinione in quesli ulti111i r,it1rni per lo recentissi me esperienze fatte sulle corazzature di 01rhisa induri ta, lo ignoriamo. Il Portoga llo, pare abbia avulo pure inlenzion e di armare alcuni punti del sno I itorule con torri Gruson. L':ll:itico~f~1te di San_ta Maria soLto Anversa, il quale più non sti- ,. mavas1 su01c1on1e a rc;;1stere agli aLLacch i di navi corazzate che lont~ssero di fo rzare la cinta dei fort.i salendo la Schelda, fu nel ,J871:J rmforzato con una batteria. corazzata Gruson per sei pezzi da 24 cm. Krupp. Il forte la Perle, a valle di questa batteria, è armato con tre orri Grnson. ~·~rustria ha ricorso al Gruson per afforzare alcune posizioni fo rtrfi cal.e sulle sue frontiere meridionali, ad esempio il campo trincerato di Trento . Crediamo snperllu.o accennare all e lunghe trattati ve corse fra il g?~erno !taliano e l'ingegnere Gruson per la fabbri cazione di tesC.ug- . grnr destmate a rendere più efficace lo sbarramento di alcuni nostri pass; alpini. Per qualche tempo si rimase Litul,anti nella scelta fra le testurrgi,ni ? rnson ed il cannone co razzato Krupp; l'idea di adottare qn~st ullimo fu però abband~ata verso la fine del .f 880 e pochi mesi
TO!\RI E C.\S.Uf.\TTF. COII.\ZZ..\TE, ECC .
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or sono furono sospese le ordinazioni pu re al Gt·uson per le ragion-i che di remo in segu ilo. li Gruson fabb rica due tip i principali di corazzatnrc, le çasamalle e le torri gireYoli. La. casamatta corazza ta Grnson consta cli piastre di cliYer,;a forma e di diverse di mesioni. lo quali si mettono nssiemosenza l' imp iego di cl1iaYarde, di bolzoni . di rerri ad angolo, di costoloni, di materassi e sim ili accessori occo tTenLi nelle altre costruzion i di siffatto genere; essi si sostengono a -vicenda e resistono all'urlo dei proieui a guisa delle volte solo per eJfotto del co1Hrast.o elci loro peso . Le basi della piaslra. cannoniera e della piaslra d'ala l1anno forma .arcuata; la grossezza non ù uni form e ma varia fra i GO cm . ed ·I, I Om. e·pi ù, la massim:t grossezza si lrova al conlo1·no cìella cannon iera. Le piastre merlon i hanno ad un dipresso in pianla la forma di un fango col gambo rivolto verso l' interno. Queste piastre sono veri pilastri a cu i si appoggiano le piastre cannon iere, e dirnno al sistema .la voluta stahilitit. Le unioni in senso verticale sono a semplice contatto; quelle orizzontali sono a dente semplice in isqua(lro. Un maslice speciale ha da impedire le infì ltrazioni. Le piastre di coperlura hanno forma relLangolfi°re di m. 7, 00 X 1,7'0 cl i lato circa , esuper.ficie leggermente incurrnta ; la grossezza non su pera i 20 cm. Ai lati lunghi corrispon dono dei uordi, specie di costo lonii lo facce di due _piaslre alligt1e sono a contatto semplice . Posteriormente elette piastre di copertura posano su blocchi di gh isa incastrali nella massa murale che fa seguito alla coraz.rn, la quale contiene i local i cli sel'\·izio, gl i oggeui ecc. clella balleria . I pezzi di ghis~, o zoccoli , ch e reggono le piastre cannoniere, hanno sul lato interno, in corrispondenza del centro della ~annonient, una caYilit nella quale ù collocalo il perno cli rotazione clel sott'alfusto. I pilastri cli,•iclono l'interno della casamatta in scompartimenti. In ciascuno scompartimen to sta tmn. bocca da [uoco, che spara attraverso ad una cannoniera d'aperlura minima. Il piede della co,razza è protetto esternamente da un parapello in conci di granito, i quali si elevano fino al fondo delle cannoniere e costituiscono una ,specie di spalto avan.ti alla balleria . La parte po:3teriore del cielo della batteria, e le volte elci local i ri cavali dietro la medesima 1
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invece sono protetti da un doppio strato di calcestruzzo e. terra, d0lla complessiva grossezza di circa m. 3,50, disposto sul davanti a scarpa. Un fumaiuolo dà esito al fumo. Le batterie corazzate-si appoggiano lateralmente, secondo le ci rcostanze a rocce, a muratura od anche a grandi rialzi di terra. Le baLJ,erie casamatte, come le testuggini, trovano essenzialmente impiego nella difesa di zone limitate di terreno; tanto quella di LangÌ:titjen, quanto quella di Santa Maria, infatti hanno per compito principale di contra:;tare alle navi da guerra la comunicazione sut Weser e sulla Schelda. Le- torri girevoli si collocano lit dove occorre bauere il terreno circostante in qualsiasi direzione, essendo il loro campo di tiro illimitato. Le torri Gruson constano di due parti essenzial i, collo:.. cate l'un~ sopra l'altra; quella superiore è esposta al tiro, epperciò si fa di ghisa indurita; l'inferiore invece è sottrn.t~a al tiro ed ha le parti in ferro fucinato. Questa serve di piedriLtto a qllella, che è foggiata a gui sa di calotta, ossia di volta a base circolare con poca elev:nione sul centro. Va però notato che la inassima ampiezza della volta non incontrasi già all'altezza del pulvino ma delle cannoniere, essendo le piastre panciute, come (fllelle posi.e in corrispondenza del cannone nelle batterie casa.mattate. Le piusl.re ::;tesse sono collocate l'una accanto all'altra senza artifizio; a rendere più salcla la loro unione tuttavia i margini dei piani di contatto sono rilevali ed il vuoto risultante nelle sezioni si riempie, come nelle casamatt.e, con piombo. Le cominessure , hen s'intende, convergono tutte al centro. La sommità. della volla è composta con piastre meno grosse unite alle sottostanti e fra di loro mediame dente semplice in isqnadro . La calotta di ghisa poggia, come fu avverti~ su di un cil indro cavo a pareti di ferro fucinato, girevol i dappiede su d'un sistema di cu1Ti mobi li; una dentiera serve per la trasmissione del movimento . Tale disposizione rende possibil~ di far girare la torre altorno al proprio asse a braccio o mediani.e pressione idraulica, e ne lascia completamente sgombro l'interno, cosicchè i cannoni si possono introdurre da soli.o. Le prime torri invece giravano attorno ad un albero ·centrai e, il quale oltre a guastarsi faci lmente riusciva d'ingombro, in guisa che l'armamento doveva fors i do! cielo .
TOI\l\l E CASAMATTE CORAZZATE, ECC.
Per ridurre l'apertura della cannoniera ad un minimo, il cannone è qui, come nelle casamatte corazzate, incavalcato su speciale affusto, studiato in modo da trasportare il. punto di rotazione del pezzo attorno alla volata. Sotto la baueria. havvi un locale riserbato unicamente al deposito dei proietti nelle torri per cannoni da 28 cm. più, ed ai proietti ed a parte dei meccanismi per il movimento nelle torri per cannoni da ,1i:i cm . e meno. Nelle torri per cannoni da 28 e più cent. i meccani smi per il movimento stanno in altro locale a volta ricavato sollo il parapetto ad un iivello col magazz ino dei proietti. Inferiormente al fonclo della cannoniera le parti in ferro della torre sono esternamente protette da una corazza convessa; ne risulta così una galleria abbastanza spaziosa cl1e gira attorno alla torre e ne assicura il libero movimento. Sopra questa cornzza e sopra le volte dei local i r icanti sotto il parapetto, iì cui pendio è lasLricato con quadri di granito , e steso uno stralo di calcestruzzo. Un'apertura nel cielo della torre dietro il cannone serve pel puntamento . Il puntatore sale su di una piccola scala, e, sporgendo la lesta oltre l'orificio e traguar·dando s·opra un mirino collocato sulla volta, per mezzo di un porta-voce dà gli ordini per il movimento della torre, l' ulteriore puntamento si fain modo regolare. Le torri a due cannoni da 28 cent. pesano ci rca 6000 quintali e quelle ad un cannone quintali 5500; si dovrebbe perciò credere. che ilmovimento di sì enorme mole richieda molto tempo e fatica . . 'l'ult'altro invece, poichè nei movimenti a. braccio due o tre uomini bastano per far gii·are ht torre di pochi gradi, mentre non ne occorrono più di dieci negli sposta.menti maggiori. Le torri ìn.eno pesanti fanno un;i. rotazione di 360° in cinque o sei minuti primi e quelle più pesanti in dieci o dodici. Le condizioni di servizio s,rno tali da permettere ai cannoni da .28 cm. un colpo ogni due minuti. Le torri prÒvviste di motore idraulico compiono una rotRzione completa in soli 2 minuti e mezzo. Contemporaneamente alla direzione puossi chi.re ai pezzi, dallo stesso motore, l'elevazione; i clue pezzi cli una torre si rialzano di ,17° 1/t dalla lorn posizione piit d~pressa in 35 secondi. Le torri frno ad ora costruite dal Gruson sono per uno o per due cannoni da ,1:z, ,u;, :z8 e 30,5 cm., le dimensioni delle torri va-
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riano naturalmente'.secondo (cannoni. I diametri nrn ss imi esl<:' rn delle cupole misurano m. 5,100 nelle lo'rri per cannoni da 12 cm . e m. 1:?, i:> nell e torri per cannoni da cm. 30 ,5; Je piastre sono grosse mm . 530 , 640, 700, 770, 850 e 111100 misurat.i :i ll'altezza delle cannoniere. . · UJ1 a tofre lrrnso n per calibri di 115 cen li mel.ei., costa L. 375,000 e)i re 60 0,000 per cali bri da 28 cm. a Buckan, ove esiste la fobhr ica. La. i;orazza di gliisa indurì La trovò pure applicazione nella difesa bassa dei .fossi sollo la forma di capon iere; se ne fanno di diverso tipo a seconch deu-li scor)i che si vo Voliono rarrrriu nrrore V • ( na caponiera in ghisa indurita è stata cosLrulla emessa in opera in una delle piazze dell a G-el'manin; clessa è coll ocata sulla capitale ed acldos:;ata nlJa controscarpa; differi sce cla una lorre gi1·eyole solamen te in ciò che il movimento di rotazione è soppresso. Nelle pareli sono ricarnle quaLLro cannoniere e diYer:;e fel'iLoie. L'armamento consta, di cannoni orùinarii o di cannoni a revolYer Hotchkiss . Le esperienze fallo negli anni ·I 873 e •I 874 in Prussia per accertare la resistenza della col'azza Gruson contro le più potenti artiglierie ùi quell'epoca, avevano dato buoni risultali, epporciò quel governo le adottarn, come già fu eletto, per la cli fesa delle coste dei mari del ~'ford e Baltico. Se non cho il ma·i;imo calibro dei cannoni da costa dell'esercito prussiano avan ti l'an no 1878 era quello da 28 C!1l. Il _Krupp, il quale dopo l'epoca suddetta fo rnì al governo tedesco cannoni da cosla da cm. .24- o 30, o, cer.:ò di provare net[' espe· rienza de! ·1879 come i perfezionamenti appo rtai i alle arti1.1lieri e, ai proietli ecl alle polveri, mettessero 1'ti dubbio le deduzio~i che dai fa vornvoli rif;u\Lali ottenuti nelle precedenti esperien;::e fo.l.lo contro corazze Gruson, si aveva diritlo di trarre sulla resisten1.a delle corazze stesse. Conlrn una corazza di gl1isa indurita gl'ossa, nella posir.ione della cannoniera, mm.. 6.25 furon o s1Jarati a Meppen il .l,o'iorno 8 a"'osto ~ o 18 ,Q, oLto colpi col cannone da cent. 1l>,5 (irnprigi0nato} dalla distanza di metri •li>O con carica dipolvero di kg. 6,500 . · I tre p1;imi tiri furono fal li con granata di ghi sa indur.ila del
peso di kg. 40,8, e gli altri quallro con proietti cli acciaio del peso di kg. 40,7 . La piastra fu spaccala in clue parli, fess urate esse pure. Il lavoro d'urto eseguito dagli 0 1.10 pro ietli lanciali contro la corazza del sistema G·ruson in dello giorno ascese a 20!)8, o ton nellate metriche. Diciamo si stema Gruson perchè la piastra non proveniva dalla fonderi a di Buckan, ma era stata fusa a Essen nell o stabilimento Krupp . QaosLi risul1.aii indussel'o pa1·eccbi giornali 1ecleschi a ritenere le piastre di ghisa indurita incapaci a resistere alle moderne nrliglieri e ecl in ispecial modo ai proieLLi d'acciaio. L'iogegnere von Schiilz, favorevolmente conosciuto per altre sue pubblicazioni sui prodolli cli ghisa indurita, in un suo opuscolo cerca di dimostrare la poca seriel~t di sim ile giudizio, basato sui risultati di un'unica esperienza falla su piastrn di gh isa indurita fabbri cata. nelle offtcine cli Essen, lo quali, secondo lui, non hanno alcuna pratica nella fondi la di sim ili corazze, o quanto meno non hanno ancora poluLo mosll'are cli possederla . Il Schutz di chiara fra le nitre cose erronea la disposizione del bersaglio, essendoché la rcsisLenzn clegl.i elementi che costituiscono la torre Gruson, non può essere desunta dalla resis tenza. che presenta una piastra isolata, precisamente come non si può giudi care delle resistenza. di una volta da quella dei singo li mattoni . In quanto all'aumento cli polenza balistica verificatosi negli ultim i tempi, l'autore suddetto osserva che vi si provvedelle assicurando alle cora;::ze resistenza sufficiente pure conlrn i mag giori calibri e le maggiori velocità iniziali; quando più non bastano le grossezze assegnate alle piastre di corazzatura delle torri cli Lipo piccolo, egli dice, se no fanno cli 80, di 90, ecl anche di ,1-10 centimetri. La corazza di 1! 110 cm., secondo i calcoli del Gruson, doveva resistere anche all'urlo dei proietti da 4.5 cm esperimentali alla Spezia negli anni 1876-77 dalla. marina. italiana. Fin dal ·I880 (I ) noi esponevamo il dubbio che nuoYi progressi nella fabbricazione delle artiglierie, dei proietti e delle polveri po -
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i SSO, fascicolo cli gennaio.
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tessero rendere illusori i calcoli del Gruson. E che ci apponevamo al vero nel ritenere possibile un ulteriore aumento di potenza balistica nei cannoni da costa e da marina, lo prova il fatto che pol'tando la lunghezza del. cannone da cm. 30,5 da 25 a 3i:S calibri, e la lllnghezza del proietto da calibri .2,8 a calibri 3,:j il Krnpp riuscì di re1~ente ·ad imprimere a quest'ultimo una forza viva all'incirca uguale a quella cha aveva il proietto dell'antico cannone da 35,5 cm. · Ma anche col cannone da cm. 30,5, lungo solo calibri 25 si bracciò completamente il 22 ottobre 1883 a Buckau una piastra di ghisa indurita. grossa. metri 1,060. · Il governo olandese il quale come più sopra abbiamo visto aveva intenzione di applicare il sistema di corazzatura Gruson, non solo alle fortificazioni entro terra ma anche a quelle poste a mare, · nel dare la commessa cli una torre corazzata per due cannoni da cm. 30, 5, si era riservato il cliri tlo di sottoporre le piastre alla prova di un cannone da cm. 30,5 acquistato dal Krupp nell'anno ~ 880, quindi non di ul timo modello. Però il tiro fo eseguito non già con la primitiva granata pesante kg. 3:29, ma con proietto perforante d'asciaio fuso, sistema Krupp, lungo ca.libri 3,5 e p·esante kg . 455; la carica di polvere prismatica pesava)g. il.20 , quindi kg. ,i,8 in più di quella. stabilita come normale per il tiro delle granate lunghe calibri 2,8. Il bersaglio non era già cos~ituito da. una sol piastra come nell'esperimento fatto a Mep-pen nel ,1879, ma da cinque piastre, e queste era.no state disposte in modo da presentare ad nn cli.presso ugllale resistenza che nelle torri; la piastra contro cui si doveva tirare stava al centro del bersaglio, le altre quattro erano collocate lateralmente ad essa, due per parte; nel complesso il ber;aglio rappre- a sentava una mezza torre circa. Al disoprn delle piastre perirne. trali era collocata una piastra di copertura di un sol pezzo, sostenuta dalla. parte rispondente allo interno della. torre da tre solidi pilastt<i in muralura e che si collegavano alle piastre laterali con forti piastre d'unione. « Col primo tiro si colpì il centro dell a piastra dove essa presentava la massima grossezza di metallo. La punta clella granata · d'acciaio penetrò nella corrazza in moclo da costituire una perfetta
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continuità di parti coli' acciaio fuso della piastra e quindi per togliere il prnietto si dovette rompere un poco la corazza. Questo primo colpo produsse tma fenditura orizzontale che si estendeva per quasi tutta la piastra e che dalla sup~rficie interna si presentava come fenditura minima (incrinatura); qu;ndi questo solo colpo aveva basta.lo a dimezzare la piastra per qiutnto essti figurasse ancora intora. Il proietto naturalmente si era frantumato. Attorno al punto ove avevti ba.Unto il proietto erano a.v,,enute sfald.ature sulla superficie esterna della piastra e si scorgevano i vi pure cmque fenditure minime. Dalla parte posteriore della piastra, oltre alla fenditura orizzontale già accennata, si riscontrò pure una fenditura verticale che si dirigeva verso lo spigolo inferiore. « Anche le parti adiacenti al bersaglio avevano sofferto da questo primo colpo . La, piastra di copertura era stata spinta indietro di qualche millimetro dalla sua posizione primitiva e la piastra speri -, mentata sì era cacciata alquanto più vicino ai ritti' di sostegno. La piastra di copertura e quella esperimentai.a si erano alquanto avvicinate fra loro, mentre gli interstizi colle piastre cj~·costanti si erano allaro-ati. Il colleo-amento fra la Iliastra d'unione ed i ritti si v <l era rilassato . 'fotti questi fatti assumono una ceri.a importanza riflettendo che tali spostamenti delle singole parti di corazze possono facilmente impedire il movimento del meccanismo delle torri girnnti. . « La commissivne emise il parere che i danni accaduti non avrebbero impedito il proseguimento del tiro e quindi si sparò un seconclo colpo dirigendo il puntamento m. ,1 più ali.o' ed alqùanto lateralmente. Pure il secondo proietto si frantumò dopo aver prodotta una rilevante escavazione ed un gran numero di fenditure in -varie direzioni; di queste fenditure una volgeva superiormente verso sinistra, una seconda verso lo spigolo destro della piastra, -una terza con direzione vet'ticale raggiungeva il foro del primò colpo e quindi comprometteva molto la stabilità della piastra; si scorgevan,i ancora altre ;i, fenditttre minime sctlla superficie interna. « La profondità delle fendilure non potè dedursi poichè esse non si palesarono, come avvenne pel primo colpo, dalla parte posteriore della piastra. Invece la.grande fendituraorizzontaledel primo colpo, durante il secondo tiro si estese sino ai due spigoli opposti della
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piastra e si allargò in modo che i suoi due bordi distayano quasi 1 mm.. fra loro per cui non poteva più esservi dubbio su lla rottma della corazzR. · « l"er quanto riguarda l'efieuo del colpo sul complesso del bersaglio, si osservò che la piastra di copertura fn nuovamente spinta , indietro, 111enlre invecè gli inlersLizii fra cli essa e quella esperi mentata si ernno ri stre tti ed altrettanto ern avvenuto fra questa e !lt1e!le ci rcondanti. Si cercò di sp iegare tale fa Lto asserendo che per questo secondo colpo la cosLruzione si era nuov:11ne1He consol idata, spiegazione però che contentò ben pochi. · « Il nuoYo spostamento della piastra di .copertura fu dichiarato insignificante e le prove venneio continuate. Il terzo colpo hattè a destra. dell a piastra, a metà altezza fra i due fori precedenti , 1mt'l m. a destra; pure rruesto tiro produsse escavazione, .spaccaturn e fon- . di1.ure che collegarono i tre punti battuti. Un attento esame dimostrò che col 3° colpo si erano prodotte 8 fenditure radial i, delle quali una coll egava il 2° co~ 3° punto colpilo estendendosi ancora fino allo spigolo destro ·della piastra, mentre un'altra fend itura collegava il 3° col 11° punto colpito. La fenditura che congi ungeva il 3° col 2° punto colpito non si em compenetrata con quella che dal 2° punto colpito si dirigeva verso lo spigolo sinistro della piastra, ma aveva direzione parall ela a questa. I bordi della citata fenditura del 2. 0 co lpo intanto si erano ancor maggi.ormente allargati. Per il 3° co lpo la escavazione fo p iù profonda, mentre le sfaldature si dimostrarono uguali alle precedenti degl i altri due tiri. 11 3° colpo aveva pròdouo dalla parte posteriore della piastra due lunghe e larghe fend ilure che si dirigevano verso lo spigolo sinistro della piastra, delle quali una shoccaYa con varie diramazioni nella fen . di tura orizzontale prodotta dal 1° colpo, mentre la seconda si man-\ 'teneva alquanto lontana dalla. fenditura orizzontale. · « Questo 3° colpo ebbe effetto potente pure per la intera costruzione . La piastra di copertura era stata nuovamente sp inta indietro , lo spigolo destro della piastra. battuta si era cacciato addietro ..Mentre dopo il 2° colpo si avevano trovati quasi normali gli intersLizii fra la piastra corazzata e la piastra di copertura, invece dopo il 3° colpo questi vani si erano straordinariamente allargali, ed alt.,:ettanto dicasi, per la parte destra, degli interstizi i fra le piastre
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d'unione e quelle latera! i. Anche fra le piastre ecl i 1\Lt.i si scorgeva dalla parte sinistra soluzione di conLi~uità, locc)1e .p1·ov~va eh~ era avvenuto uno spostame9to delle piastre e qu:nd1 m: mdebo . limento di Lui.la Ja cosLrnzione. Malgrado Lutti questi detenor~ment1 0 quantunque sulla superficie interna della p:astra ballu~a ~1 a~es: sero constatato· tre fend iture che ne attraversavano Lutlct la g1 os sezza, si rilenne, a motivo del peso dell,1 c,orazza ba~tula'. che la costruzione fosse ancora suscettibi le di difesa e si decise d1 sparare un 4° colpo. . · . . . « n punto colpilo da. questo 4° tiro era situ~lo '. n, basso. ed.,~~ s'.~ · t. -~ "li eITetLi del co!JJO forono però st.raord1rnll'I. rutta .l,tdp1 DIS 1«,, t, . . . lia:,t1,t si fracassò, presentando larga breccia ed _alcum ir~mmcnl1 e a ~o ~ razza · pesanti parecchie migliaia di chliogrnmrn1 _furono cacciati nell' inteÌ'no della costruziòne. Il 4° colpo aveva pro~loLLo una mwv: grande fendi tura che sbocc,tva in quella grande o.r,~zonlale del .'.l ~olpò e verso il basso giungevlt lino allo SJ?'g?lo s1n1slro della ~1c1stra. T olte queste fend iture avevano delurnta.to un blo~co cent1.ale, che, completamente sciolto, andò a battere contro ~I.ritto, mec1'. a1~0 all'interno della torre. Nel vano che per tale modo s1 lormo cadde~ o dalla .parte sinistra. pure i rimanen.Li pezzi ~lella p(asl1:a, la .qn~lem conclusione divenne un mucchio dt rottami. La piastra qurncl, con 4 colpi diretti oo-nuno in località diversa, era sta.t~ d,strntta. e non aveva ;otulo sos~nere la prova . Le fcnclilnre di _cture.zza cl1'~'.·~tno avvenute dm·ante la f'onclita non avevano punto 111l1u1to sul 11:iultaLo ». (4) . . . . Questo e;;perimento finisce per dare p iena ragione a qne1 .g1~r1 , nalì tedeschi che clopo la prov~t f<1tta a J•·,,1epp e11 11el 1879 . : d1clua.-. rarono essere la corazza. di ghisa. inclnrita irrcapacc di re.s1st_er~ ai . · ct·1 a.ccrnw, · · . qua LLI'O ·sol·, c·oi•)i con proiellt cl acpro1.etl1. perloranl1 r . · . ciaio bastarono infat.ti in ambedue i casi per brecc1are·la piaSlra. . . I fautori clella corazza Gruson naturalmente non si danno vrntt nemmen& dopo questa prova e sostengon~ che la pia~tra ~v~·ebb~ resistito pure al quarto colpo qualora le piastre laterali ed .1 plias.t u in muratura si fossero mantenuti al lor-o posto ed avessero imped ito (i) Deutsche Jleei·es Zeihmo, 21
tata 2•, anno 18SI.
,os3· - /l'vista cl'A1·tiglierici e Genio. Punnorn1n1.Jl·e"' •
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al blocco centrale sc iolto cli penetrare nell'interno della tone. ~fa si[atte obb iezion i a nostro avvi so non possono arere mollo valore dal momento che malgrado la migliore disposizione del bersaglio, la piastra battuta non- si comportò diversamente da quella sperimentala nel '1879. Non de,'esi poi dimenticare che dei tre fatto ri clie concorrono a costituire l'efficacia delle artigl ierie, nello esperimento del 21>. ott\lbre 1883, uno so lo, il proieLLo, era. conforme agli ultimi perfezionamenti; gli altri due, la bocca da fuoco e la polvere invece erano suscetti bili cli ulteriori miglioramenti. Già .avvertimmo che la boc-.ca da fuoco misurava in lunrrhezza ca. o libri 2.5 a vece di cali bri 35; c:rca la polvere notiamo che nel "880 tanto la compagnia unita Renana-Veslf'aliana, la quale ha sede in Cologna, quanto la compagnia Ilottweil di Amburgo, perfez ionarono la poi vere prismatica da cannone. La nuova. polvere, della polvere cacau a motivo del suo colore bruno e della sua grande rassomiglianza con la cioccolalla, si distingue eh quella prismatica nera per la grande uni fo rmi tà nei risultati, e per le minori pressioni che esercita sul fo ndo della camera, per cui si può ottenere un massimo di lavoro co n minor tormento della bocca da fu oco. Tirando col cannone da cm. 30,5, lungo calibri 2i>, carica di kg. -120 di polvere cacaii, proi e1to lungo calibri 3,1/ 2, pesan~e kg. 4i>1S , si raggiunse una YelocitiL iniziale di metri ,i.67 ed untt fo rza viva. cli tonnellate metriche o0o7 ,6; a tutte cose ugnali con la polvere prismatica nera la Yelocità iniziale invece fu cli metri ,i,,i.iS e la sua forza viva cli tonnellate metriche 4490. Con la prima polvere la precisione del cannone -poi era stata tanto favorevole che a distanza di metri 20.z6 la dispersione in altezza- fu m. 1,80, la dispersione-in larghezza metri •I ,20, la deriazione med ia in altezza m. 0,4'.2 , la deviazione media in' larghezza m. 0,33; di con:;eguenza a 2000 metri di distanza per mettere il oO "/o dei tiri nel bersaglio, basta un'altezza di m. 0,7·1 ed una larghezza cli m. 0,55 . - Da quanto precede è lecit'l dedurre che una corazza di ghisa in· durita di cm. ·I IOpotrit essere · brecciata d1)po poch i colpi, sparandovi contro col cannone da cm. 30, 5, lungo calibri 33, impiegando proieLLi di acciaio :,,istema Krupp, lunghi calibri 3,ij e polvere cacaii. 1
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Le qualità balistiche di quest'ul tima polvere aumentan o la probabilità di co lpire dell e bocche da fuoco situate sulle navi. , Ciò che si è detto della corazza di ferro fucinato lo si può ora applicare pure alla corazza di ghisa induri ta: essa ha fatto il suo tempo come mezzo di resistenza nella difesa cli costa. Recentissime esperi enze contro corazze destinate ai forti alpestri poi, dimostrarono che la corazza Grnson grossa cenlirnell'i 57 può essere brecciata , con pochi colpi , pure dal cannone da 10 cm., quando questo faccia uso cli proielli d'acciaio, ·anche colla polvere progres$iva cli Fossano . Questo fatt o determinò il nostro comitato d'artiglieria e genio di sospendere le ordinazioni al Gruson. Pure ammettendo che il coslrull.ore di co razze I.rovi modo di opporre all'aLLuale potenza delle aniglierie adeguata resistenza, resta a vedere se si potrii con eguale facilità sostituire ad unn lon e oppure ad una balleria corazzata, costruita per reggere ad un determinalo sforzo, altra piLl robusta, unn. volta accertato che la prima più non soddisfa allo scopo per cui rumessa. L'ingegnere von Schlilz lo all'erm:i. . È noto, egli scrive, che le piastre di ghisa indurita nel sistema Gruson si mantengono a posto un icamente ·per efTe LLo del proprio peso, e che non occorrono ulteriori provvedimenti per consolidarle. Ciò costitui sce un grande Yantaggio, imperocchè le piastre danneggiate dal fuoco possono essere cambiate senza grave di spendio. Tale particolari lit rende possibiledi sostitnire nelle torri e battel'ie Gruson, alle parli riconosciute troppo deboli contro gli eventual i mezzi cli altacco, altre più resistenti . Il signor Gt·uson non trova difficoltit, secondo lo Schlitz, a fondere piastre di qualsiasi grossezz", la strnttura in ferro poi sn cui gravitano le piastre ò a priori calcolala per maggiol'Ì pes i; nulla dunque si oppone al cambio dell e tre piastre frontali . che piu sono e.sposte al fuoco dell'attaccan te nelle torri girevoli. L'ammontare totale·di simile lav,,ro non supera lire 1'I 2,500 e questa somma non oltl'epassa i limiti di una moderala spesa. Con tutta ragione, conclude lo Schutz, si può quindi sostenere che il sistema Gn1son Lien conto non solo delle esigenze presenti, ma anche di quelle anenire; e~so meno cl'altr-i è soggetLo ai' vincolo di restrinzione sia per considerazioni d'impianto, sia per considerazioni fin anziarie. 1
RASSEGNA TECl<Ol,OGlCA
TOUR! E CASAMAT'.f E CORAZZATE, ECC.
Da parte nostra noliamo che; data la possibi lità ~li sostituire alle piastre riéonosciute troppo deboli, altre più resistenti, 1~ spesa d_e~ba -Jimitarsì alla somma prevista dall'ingegnere von Schut.z. Egli _ti~n conto solamente del costo delle piastre; ma. aumentando sens1b1lmente il peso morto; si renderanno, se non 1iei lipi più piccoli ·certamente· nelle t.oiTi destinate ai cannoni da 30,5 cei1timetri, ~1ecessariè' nuove macchine motrici. Un caso consimile si è verificatO\ nel forte cli S. Filippo presso ·;Anversa, ove le toni furono armate con corazze e con cam~on_i di ,maggior peso di quello previsto in origine. Pe1: esser sicun lmocrnerebbe estendere il provvedimento adoWi.to per le strutture s11 ~ui insistono le cupole di ghisa pure alle macchine motr.ici, e forse anche ai m1fri cli fondazione su cui gravitano queste ultime. . . L'operazione del cambio delle piastre poi non può fars i inun mollo qualunque, ma ricl1iede l' impiego di apposite e costo~e grue. . , Quella di cui si serve il Grnson còsta oltre 60,000 lire. Una p1az~a armata con cli verse di queste torri dovrebbe possederne parecchie per poter far fronte ti tolte le eventualità.. . . . . . Ma cosi fa.e.endo si aumentano le spese d1 pnmo 1mp1anto 111 modo certamente non insignificante, senza garantirsi pienamente contro l'avvenire. Che avvcrrèbbe infaUi quando si presentasse lanecessit:t di rinforzare non solo la corazza ma di armare la posizione con bocca da fooco di maggior potenza~ · . SiITaLL~t eventnalilit non ,'; esclusa, essendochè uno dei fattori che determinano l'armamento cli un'opera da 'costa è la potènza delle navi che la possono attaccare. Di qLrnle auménto ques~~ potenza sia suscettib ile lo abbiamo visto nel cannone cla cm. 30,0. Completeremo le notizie gi~1 d:tte a.I riguardo aggiungendo che i_l c~nnon~ da cm. 35,5 in virtù della smi maggtor lLrnghezza e clell' 1111p1ego cli polvere cactu.t-, la quale . pennette cli portare la carica da kg. ,f l =5 a kcr. ,162 lancia un proiel.lò cl'acciaiopesante kg. 45l> con una velocit.à iniziaJe cli m. 565, cui corrisponde una forza viva totale d'1 .tonnellate metriche 679 maggiore che nel cannone cla. 31:>,5 cli antico modello. La lunghezza del cannone da 40 cm. che il Krupp si a~s~me cli io.rnire all'Italia raggiungerà pure i 35 calibri, e, se le not1z1e p9r'
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tate dai giornali sono esatte, questo cannone superera. in potenza di perforazione quel lo da 45. cm . Armstrong adottato per il DiiiZ.io . Del' resto come scegliere il momento opportuno per effettuare il cambiamento delle piastre oggidì, ove il periodo cli preparazione a:lla guerra non è che di poche settimane? L'ingegnere Jnilitare non costruisce le opere di 'di fesa per il mo-. mento, ma per tempi foluri. Nei suoi calcoli egli deve tener conto non solo dei mezzi di distruzione di cui il nemico dispone in gìornaia, ma spingere lo sguardo in avanti ecl introdurvi quei fattori .che mercè i gigantesch i progressi dell'industria ai temp: nostri , possono, se trascurati , domani compromettere l'esistenzti dell'opera sua. Fra,i probabili perfezionamenti nei mezzi cli distrnzione notiamo la sostituzione di sostanze fulminanti alla polvere ordinaria, come carica di scoppio dei proietti. La possibilità d'impiegare il fulmicotone umido come carica di scopp io dei proietti iri seguito ai buoni risultati da noi ottenuti in esperienze faue a Casale ecl a Bologna, non la vogliamo escludere. Negli ultimi tempi poi il Gnison ba ottenuto risultati oltremodo soddisface:1ti coi sistema Sprengel, producendo cioè all'ali.o dello sparo il mi.,;cugl io nella granata cli due cMpi che dànno un prodotto eminentemente esplosivo. La pat:l:e anteriore dell,r granata contiene un recipien te chiuso, di vetro, ben protetto e riempito d'acido nitrico forte; la parte posteriore è ri empi ta di dinitro-benzol solido . In tali condizioni la carica della granata è completamente inoffensiva, ma qùanclo il cannone è sparato, un meccanismo semplice rompe il serbatoio d'acido al prirno movimento della grnnata, l'acido è proiettato in dietro sul clinitro-benzol e forma un miscuglio che la rotazione della granata completa quasi immedi atamente, non p'ri ma però che il proietto abbia abbandonato il cannone. Solo 100 grammi di fL1lmicotone bastano per sfondare una piastra del miglior fèrro fucinato grossa '.:,H mm. . • Gli effetti cli una earica cli 20 e più chilogrammi di consimile . esplodente raccolto in una granata da 40 cm., che si lancia contro una corazza Gruson, non si conoscono, ma certamente essi dovranno essere tanto più considerevoli, che lo scoppio ha l11ogo immediata.mente dopo l'urto,, cioè quando tutto il sistema è in vibrazione. 1
RASSEGNA TECNOLOGICA
Nè va dimenticato che l'esperienza ha dimostrato crescere la.potenza dilaniatrice dei composti deflagranti in ragione del grado di durezza del corpo contro cui agiscono. Chi oserà sostenere, solo avendo presente le poche considerazioni da noi più sopra svoltè, che l'ultima pa!·ola circa i mezzi di distruzione moderni sia stata pronunciata? Nelle posizioni altaccabili solo sul fronte, meglio di una batteria 9 torre girevole con armamento obbligato, soddisferà alle esigenze di una futura difesa una batteria in sabbia, armata con cannoni di massimo calibro e provvista di copiosi ricoveri alla prova. Le forme migliori nella fortificazione sono le meno rigide, o con altre parole, quelle la cui forza .intrinseca ed estrinseca, se così ci è lecito ch iamare la potenza offensiva di un'opera, può variare col variare della potenza alla quale le opere hanno da resistere. La corazza rappresenta la massa inerte, la difesa morta, mentrechè il cannone è mezzo potente d'offesa; e siccome i principi non variano col mutare delle forme, così non vi ha ragione per scostarci nella difesa delle coste dal principio cui s'informa il moderno modo di guerreggiare. In quanto all'esempio datoci dalla Germania rammentiamo che le fo rtificazioni da essa costruite lungo il litorale del mare del Nord, risalgono ad epoca in cui la-potenza delle ar'liglierie della marina era ben lungi clall' essere quella che è oggidì. È b,ene poi avere presente che le condizioni idrografiche ivi sono favorevoli alla difesa, essenclochè l'a!Lewt d'acqua iion raggiunge che in poch issimi punti i 4 o 6 m.; e quest,t profondità si riscontra generalmente ad una distanza superiore ai 9 km. dalla spiaggia. Le maree vi presentano inoltre dei fortissimi dislivelli e la formazione dei banchi di sabbia vi è frequente . Queste condizioni facilitarono ai Tedeschi nella guerra franco:ge! manica la difesa delle coste del mare del Nord, e riteniamo avranno . avuto il loro peso nella decisione di quei circoli militari, quando trattossi di stabilire il sistema di difesa alle foci del Weser e dell'Elba e nel golfo di .Jahde.
TOHI\I E CASAMA1'TE CORAZZA'rn, ECC.
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lV. Nell'anno 118·77 il Krupp fe~ a Bredeler un primo spe.rimento con una nuova macchina da guerra, il cannone corazzato. I primi studi e le prime costruzioni di un cannone corazzato secondo il sis~ema Krupp, s'aggiravano intorno ali' imprigionamento in casamatta di ferro fissa, di una bocca da fuoco. La pianta della ca-samatta fissa ha forma di semi-ellis:Se, con l'asse maggiore al centro; la massima curvatura quindi risconti-asi sul fronte, ov'è imprigionato il cannone. Le piastre d'ambito delle prime casamatte erano verticali; negli ultimi modelli esse invece sono fortemente· inclinate all'orizzonte. La: maschera;. la quale- costituisce tanto nei primi quanto negli ulrimi tipi parte essenziale del sistema, come quella che é destinata a chiudere da fuori la bocca della cannoniera ogni qualvolta il cannone non fa fuoco, scorre su di un piano inclinato verso !!interno della casamatla; l'aspetto esterno della. maschera rammenta le vecchie corazze .della caYalleria. Tale forma offre poca pl'esa ai proietti. Per la manovra della mnsche.ra se1•ye un contrappeso che si muove in un pozzo scavato dietro la canùoniera; dello contrappeso agisce mediante una: leva ad angolo, le cui due estremità si collegano alla . maschera ed al contrappeso. Un argano solleva il contrapp~so e completa gli ordigrii necessari alla manovra della maschera, che può essere eseguita da un ·uomo solò. Per il puntamen to è praticato al disopra del cannone nella piastra frontale un foro rettangolare attraverso al quale si dirige la vi · s~ale al bersaglio per mezzo di uno strumento speciale, il quale assicura il perfetto parallelismo della visuale con l'asse dell'anima. Ciò che costituisce la specialità del sistema Krnpp è l'.installalllento del cannone. Le cannoniere costituiscono in qualsiasi sistema così di casamatta, come di torri mobili un lato debole ; anigli'eri , fortificatorì, ed industriali escogitarono ripieghi a fine di ridurre , ..I.NNO XXIX, VOt. 111.
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TOnIU E C.\S.\ :UATTE COil.\ ZZ.\ TE, ECC.
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ad un min imo la loro apertura eslerna, tuui però conservarono un vuoto fra Yolala del pezzo e cannoniera. Il Krupp, partendo da un principio affatto nuovo, eliminò qualsiasi vuoto od apel'lura nella cannon iera, sopprimendo in modo assoluto il rinculo del pezzo. A tale scopo egli imprigionò il cannone, mediante una sfera metallica avvitata alla bocca del cannone,nella corazza frontale, la quale per t~I modo è solidamente collegata al pezzo cui serve di scudo. Un ~ado a vite, che si infila sul cannone pri ma cli munirlo della sfero, mantiene quest'ullima nel suo alloggiamento durante il tiro. L'operazione dell'avvitare e dello svitare del dado non presentando alcuna difficoltà, il cannone può essern tollo da posto quando lo si ritenesse necessa!'io. La rotazione nel punlamento è per tal guisa trasportala all'estremità della bocca del cannone. Allo interno esso appoggia su d'uno speciale affusto, che permette cli elargii la voluta direzione tanto in senso verticale quanto orizzontale con molta faci l:tà e precisione. Il Krupp ha sperimentato n.vanti a numerosi ufficiali di tutte le nazioni nell'anno ·1879, a i\Ieppen un cannone imprigionalo da cm. '15 ,o installnl.o in casamatta a pareti verticali . . ~on entreremo nei particolari.di queste esperi enze e solo noteremo che cambiando alzo e di Mzione ad ogni sparo si posero nel berilagli o i proielli in modo da formare nn lJ ed nn X. I colpi si eseguivano coll'inlervallo da 22 a 38 minuti secondi. Le varie parli del sistema fnnzionarono in modo inappuntabile. Durante il tiro parecchi ufficial i sedettero SL1lla sell a collocala sulla volata del cannone per il puntatore, altri tennero la. mano sulla culawi; tutti ·concordarono. nell'asserire di non aver osservato nonchè indizi di rinculo ' il minimo movimento del pezzo. li giudizi o generale fu che nessuno altro sistema può competere riilpelto alla rapidità del fuoco quell o Krnpp, e che pochi possono misurarsi con esso nella esattezza del tiro . Il fuoco di un cannone corazzato cla 15,5 cm. R.C. si giudica eqniralga quello di sei pezzi di uguale calibro collocati dietro parapetto i11 terra: Ormai il cannone corazzato ha eseguito numero di spari sufficient e ad assicurare circa la sua resistenza nel proprio tiro . Girca la resistenza delln piastra frontal e, sperimentata a Meppen neil'an~o ·1879, con Io stesso procedimento usato per la corazza di
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ghisa indurita sistema Gruson, si ossérra che gli oLLo colpi sparati contro di essa, di cui qtialll·o con granate di ghisa indurita e quaLiro con proietti di accin.io sistema Krupp, non la misero fuori servizio; i proielli scivolando sulla sua superficie vi produssero dei solchi senza arrecarle gi·ayi clanni. Siccome però la piastra era massiccia, e la maschera si trovava avanti alla finta bocca della cannoniera, così questa esperienza non fu ritenuta bastevole per formarsi un criterio esatto circa il modo di comportarsi del sistema, quando foss e colpito da un proieuo nella periferia della sfera non protella dalla maschera. :Non poteva tutlavia a.lla: Commissione d'ufficiali italiani che assi stevano allè e~perienze cli Meppen nel ·I870 sfuggi1·e il gmnde vantaggio che dalla celerità ed esattezza cli tiro del canno~e corazzato Krupp si sarebbe potuto trarre nella difesa dei passi alpini. La Commissione a vendo rilevato nella sua relazione al Ministero della guerra questa circostanza., il Min istero stesso intavolava trattative colla casa Krupp per l'applicazione cli eletto sistema nella difesa dell e nostre frontiere Yerso Nord-Est e Nord-Ovest. • Preoccupato dal fatto che un unico proietto, il quale colpisce lrt sfera fra pezzo e corazza, oppure l'ipertura cstern ttdella ca11110niera in prossimità dell'orlo, basta, come si ebbe a verificare nelle esperienze cli lkedelar, per mettere la. bo~ca da fuoco foori servizio , per poco tempo, 0 vero, se il guasto è leggiero, cioè tale da non impedire il funzi onamento del cannone dopo rallentato il dado interno, ma per tempo indeterminato quan èlo i gua:;ti fossero di maggiore entità, il nostro Comitato d'artiglieria e Genio prima di pronunr.iar;;i definitivamente in merito al cannone corazzato, rnlern avere ma«giori lumi circit l'attitudine della corazza frontal e a resistere un certo nLimero di proietti da 1.2 e da Io cm., i quali la col pissero nel raggio della sfera di YOl:lla, ed in queslo senso ri reri,·a al Ministe1·0 che poneva le sue condizion i alla casa. Krupp. Il risultato di tale pratica fu l'abbandono a quell'epoca da. parte nostra di dello sistema; mn non perch~ il 11'. rupp si ririutasse ad assoggeLlare il cannone corazzalo allo esperimenLo voluto dal )iini. stero, bensì percltè dich iarava di dovere, per corrispondere alle condizioni messe, ingrossare di molto la corazza. f'r onlale modifi candone pure la struttura, il elle richiedeva nuovi studi.
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Questi studi furono condotti a.termine nel ·1880; la piastra frontale era ancora verticale, ma fu modificata nel senso da costituirne la parte centrale, ov'è l'alloggiamento della sfera, in modo che la parte interna, alla qnale s'avvita il dado e che è sottratta al tiro, con- · stasse di ghisa, la parete· estema invece, la quale contiene l'alloggiamento della semisfera.anteriore e l'apertura della cannoniera, era fatta con acciaio durissimo. Il vuoto risultante fra queste due piastre in corrispondenza della semisfera posteriore poi dovevasi riempire con una pinstra anulare fatta con ferro omogeneo. In un opuscolo pubblicato nello scorso febbraio dal Krupp si osserva. che ; risultati delle ultime esperienze éseguite contro le corazze con proietti di acciaio, lo indussero ad apportare al suo sistema di cannone corazzato ulteriori modificazioni; eccone le principali. La par:te- di corazza.frontale, che contiene l'alloggiamento della sfera,_non consta più di ghisa e di acciaio, ma è una combinazione di ferro dotato di differente durezza, la quale si incastra in una pia5tn1, non già verticale, ma i.qclinata all'orizzonte di 30°. La parte di casamatta che trovasi al disotto della bocca. della cannoniera è affondata nel terreno, e la parete corrispondente è protelta da un sistema di piastre inclinate esse pure verso l' orizzonte di 30°; queste piastre sono internate e soliclarr~enle fissate ad una massa muraria che cinge la casamaua tutta ali' ingi ro. La sommi lii di dette piastre non appoggia punto contro la parete della casamatta, ma è sostenuta da robusta. struuura in ferro collocala a tale distanza dalla casamatta da non impedire il libero movimento in su ed in giù della maschera. Scopo di tali innovazioni è cli ridurre ad un minimo la superficie esposta ·al tiro, e di agevolare lo scorrimento dei proietti che colpiscono la corazza, fatta con ferro omogeneo mollo tenace. ' 1 Il Krupp cr.ede che tenendo la piastra nei limiti cli grossezza di. ,J a 2 calibri, si abbia tutta qtiella resistenza che è desiderabile in pratica. In questa come nelle precedenti costruzioni è reso possibile il cambio cl.elle parti direHamente esposte al tiro cioè, del pezzo centrale, della maschera e della sfera di volata del cannone. L'installamento del cannone, i 9ongegni pel movimento della maschera e puntamento del pezzo, non subirono sensibili modificazioni. Il K1:upp ci presentà nel suo. opuscolo i disegni cli un tipo cli ca-
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samatta corazzàta a pareti fortemente inclinale e di tre tipi cli torri girevoli pure a pareti inclinate. Queste ultime posano con l'estremifa inferiore su di un sistem~t di curri mobili, girano quindi ad un dipresso come le torri Gruson. Le parti di corazza esposte al tiro sono fra di loro congiunte.ad incastro, senza l'impiego di chiavarde od altri consimili mezzi d'nnione,facili ad essere proiettati all'interno. Il Krupp crede d'aver così reso il suo sist.emadi pratica attuazione. Un giudizio in proposito non crediamo si possa dare, lo attendiamo .alla prova. Qualora esso la sostenesse vittoriosamente, un grande utile ne deriverebbe alla difesa,che per il momento nulla ha da sostituire alle casamatte e torri girevoli Gruson. · In montagna vi sono posizioni dominate, ma che s-oddisfano egregiamente a determinati còmpiti; quivi meglio delle batterie scoperte e delle casamatte in muratura convengono le torri girevoli, anzi in taluni casi non è altrimenti possibile l'occupazione di simili punti. Nella difesa dì costa le torri girevoli si prestano meglio delle batterie in barbetta con parapetti in sabbia ad una tenace resistenza nelle posizioni poco elevate e che si inoltrano per modo in mare da essere esposte ad un attacco concentrico. Ivi le batterie in barbetta :abbisognano sempre cli un numero di pezzi relativamente grande, 1~oltiplicanclosi i fronti di attacco; in azione entrano però solo quei pezzi che trovansi sul fronte minacciato, gli altri non potendo far fuoco debbomi· considerare come massrL inerte. Il cannone imprigionalo in casamatta girevole, il quale ai vantnggi delle torri Gruson accoppia quello di massima celerità e ginstezzlt di tiro, soddisferebbe .aclunque a.Ile esigenze cli una energica difesa. Resta solo a provarsi che esso è dotato cli tutta quella 1'esistenza passiva che è indispensabile alla sicure7.za. dei cannonieri e pel non interrotto funzionamento dei pezzi.
V. Il cannone corazzato non è l'o.nico sistema di artiglierie a soppressione di rinculo ideato dal grande industriale tedesco per la difesa. delle coste; un allro egli ne escogitò che bene a ragione interessa l'artigliere e l'ingegnere militare. Ecco in che consiste. Il cannone è incavalcato su di un affusto a. perno e soppressione
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di rinculo. In Yirlù della soppressione del rinculo l'a!Tusto è ridoUo a dimensioni mi nime, di guisa che esso a qualche distanza non si distingue dalla bocca da fuo co, che emergo di poco sul terreno circostante, essendo il congegno di roLazione collocato in una camera o pozzo circolare scarnlo nel terreno naturale . . Tullo il si:';tema gira attorno ad un asse Yerticale, oss ia l'asse di . un robu5to alhoro massiccio d'acciaio, la cui tesla è foggiala a coda di rondine e s' incastra nella parte inferiore delle cosce dell'a!Tuslo. Allìnchè l'inliero masso murario che circonda la camera entro la quale sla l'albero, concorra ad ammorzare il rinculo, che dagli orecchioni si trasmette successirnmenle: alle cosce, all'incastro, al perno, alla piaslra-paiuolo ed al muro di fondazione, le pareti della camera e la superficie esterna del masso murario sono rivestile ciascuna. con un cilindro di grossa lamiera di ferro; i due cilinclri sono poi ten uti in sesto superiormente da parecch ie lraYale in Ceno disposte radialmente nello spazio interno. I cannonieri sono protetti all'atlo del caricamento del pezzo contro il fuoco cli moscheLte°ria, da uno scudo fatto con lamiera di ferro ed assicurato alle cosce dell'affusto. Inlercellando lo scudo la visuale e riten endosi poco conveniente nel caso presente la disposizione adottata pel cannone corazzalO, il puntamento si fa, lateralmente al pezzo, all'i~fuori dello scudo, indifferentemente del resto se a destra o sinistra di esso. All'uoposel'\'e un apparecchio composto di un regolo di lunghezza sufficiente munito di mirino ed alzo . Un sol uom o può eseguire il puntamento tanto in elevnzione quanto in direzione ed appiccare il fuoco alla. carica adollando innesch i elettri ci. La camera dell'albero serve pure come magazzino da proietti; vi si giunge per una galleria, la quale comunica colla balleria:per mozzo di un secondo pezzo destinato al sollevamento dei pro ietti . Snl. l'ronte cl'atlacco un par!1 peLLo corazzo.Lo, consistente in una piastra di feno piegala a semicircolo, proleggel'affusLo ed il perno; l'altezza di qu es to parapetto è tale da permettere al cannone la massima, depressione conC0$Sa dall'affusto. Av:rnti il parapetto hani· una 'piastra in ferro fucinalo leggermente inclinata all'orizzonte, la quale posa anteriormente sulla pinstra-parapetro, mentre l'estremità
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esterna è sonelta da sopporti che trovano appoggio contro il muro di fondazione. Nei rapporti di serviz io questo sistema presenta il vantaggio di permettere che sia le manovre di caricamento, sia di punla mento del pezzo, possonsi fare tutte sulla pialla-forma, mentre, noi cannoni da costa, incavalcali su affusti ordinari, gli uomini sono suddivisi ed occupano piani di dilferenle allez7.a, oYe la libertà di movimento è limitala. Ta le circostanza e In possibilità di m3:ntenere gli uomini, anche durante lo sparo, di etro il cannone, rf:nde il maneggio più fac ile e nel medesimo tempo più spedilo, impiegando minor numero di uomini. Il puntamento in direzione non richiede che lo sforzo necessario a vincere l'attrito dell'albero nei suoi alloggiamenti, passando l'asse di rotazione pel cen tro di gravità del sistema. Tl cannone può quindi cambiar direzione più presto che cogli affosli ordinari, e molto più con torri girevoli. E siccome le altre operazioni procedono pu re pi ù spedile, si potrà fare macr"ior numero di colpi che con qualsiasi altro sistema di aroo liglieria da costa in uso. Sui cannon i che limno in bnrbetla, dietro ·pnrapelli in terra, questo sistema ha il vantaggio di riparare meglio uomini e meccanismi contro i proietti nemici . 11 suo affusto semplice, basso e pro tetto dal parapetto corazzalo non può essere paragonalo con In complicata mole degli aIT11sti ordinari da costa. Sui cannoni installali nelle torri girevoli poi ha il Yantaggio di presen.lare un bersaglio ben più pi ccolo, epperciò, molli dei pl'Oielti che colp irebbero una torre girevole con pregiudizio per la sua manovra , passeranno accanto al cannone senza. lederlo. Kè va dimenticato che con questo sistema si elimim il scri o inconveniente del CLlmo che in un rnpiclo tiro può, co me è nolo, rendol'c mollo dis:\ge.vole la. permanenza. nella ca:iamatta. Queste considerazioni acqui stano maggior V~Llore dal fallo che le navi da guena. della nostra marina: Italia e .Lepanto, le qnal i forn1ano l'am mirazion~ general e, e che gli stessi Inglesi cercano di riprodurre, hanno i quattro can noni da 100 tonnellate in barbetta. L'ultimo sistema del .K.rnpp a. noi sembra risponda meg li o di 1
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TORRI' E CASA.~IATTE COilAZZATE, ECC.
ogni altro ai bisogni della difesa presente e futura, perchè il principio su cui ba$a è inalterabile: offrire al nemico il minor bersa/l'lio 1possibile è e sarà sempre ilmiglior mezzo per diminuirel'ernc:cia del suo fuoco. ·
VI. ,La lotta impegnatasi fra cannone e corazza è ormai risolta in fa:vo11e del cannone. Alla aumentata resistenza della corazza si oppose una prevalente potenza nei me:zi di distruzione, specialmente per opera dei due grandi industriali Arrnstrong e Krupp. Non inceppai.i dal vincolo del peso e del volume essi crearono i mostruosi cannoni per la difesa delle coste e per l'armamento delle n~vi che finirono per dare ragione a coloro che prima della loro esistenza già sostenevano aver la corazza in genere fatto il suo tempo . L'armamento degli eserciti può esso pure variare, non mai però entro limiti cotanLo vasti come l'armamento delle navi; il vincolo della mobilità anzi obbliga a non oltrepassare i 6000 chilogrammi, .pure nelle arLiglierie destinate ad agire contro le opere di fortificazione poste a difesa delle frontiere continentali e dell'interno di un paese. La possibilità di poter opporre a queste artiglierie costrnzioni in ferro dotate di tale resistenza, da assicurare anehe contro eventuali perfezionamenti dei tre fattori che costituiscono la loro potenza, cipè: bocca da f1wco, proietto e polvere, non è quindi esclnsa. Se~ nonchè l'impiego del ferro s11 vasta scala nelle piazz"l forti eside una spesa tale da rendere ritrosi anche gli Stati le cui finanze sono in floride condizioni; del resto è riconosciuto che nella pluralità dei casi le opere in mtm\Lura ecl..tn terra possono benissimo far fronte ai mezzi d'attacco di cui dispone l'assediante. L'impiego del ferro sotto forma di blinde poste sui punti più importanti del ramparo, e più specialmente sul fronte delle casamatte, trova non lieve diilìcoltà nel collegamento delle pi astrn con la muratura. I)
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Le torri in ferro fucinato sistema Coles, Sclmman, ecc., richiec1ono l'i,mpìego di bolzoni, cli chiavarde, di costoloni, ecc., che come giit avvertimmo facilmente si staccano all'urto dei proietti con pregiudizio della sicurezza all'interno della casamatta, esse trovaI!ORO pèrciò limitatissimo impiego. La fiducia nelle casamalte e torri girevoli Gruson è staia, scossa dai risu!Lati delle ultime esperienze. Solo ingrossando cli molto le ·pareti si potrit forse ttrrivare a dotarle di quella r~si~t~n~a ~be è necessaria per impedirne il brecciamento con pochi tm fatti col cannone da 15 cm. e proietti d'acciaio. Ma.anche facendo astrazione dRlla possibilità di metterle in tempo più o meno breve fuoei servizio, altre ragioni rendono problematica l'utili tà di impiegarle nelle forlific,1zioni entro tena. La pratica ha dimostrato come tanto le batterie corazzate quanto e torri ll'irevoli Gruson non vadino esenti da alcuni incom1 en ienti proprii di tnt.te le easamatte; le condizioni di ventilazione ad esemp io non sembrano guari diverse da quelle che si riscontrano nelle c:asamaLte ordinarie, le condizioni di luce poi, caus:t la. rislretlezza delle cannoniere e la chiusura della parete cli go la, sono alquanto inferiori aquelle delle 'Casa:matte ordinarie. il quindiindispensabile ricol'l'ere all'impiego di luci artificiali; all'esposizione elettri ca di ViemHL figurava appunto un sistema d'illuminazione delle casamatle Gruson con luce eleUrica. · . _ In alcuni casi si verifìcò un clistacco della massa muraria del parapetto dalle parti in Oahisa., dis~acco che si ascrive ai successivi movimenti termali della ghisa e che rende possibile l'irtriltrazione dell'acqua nei lo mli sottostanti alle casamatte, i quali ben spesso set'vono al ricovero deIJe mun izioni. I cambiamenti di temperatura determinano a\tresì movimenti nellP- corazze che rendono possibili stillicidi allo interno delle casamatte attraverso le giunzioni. Altri stillicidi si prodncono nella stagione fredda per effetto del condensamento dei vapori d'acqua sulle pareti interne delle corazzRture, nè è possibile tener l'aria asciutta imperÒcehè la permanenza delle , squadre di cannonieri nelle casamatte stesse, rendono umida l'aria ambiente. corazzatura nelle batterie Gruson ha un difetto statico, quello cioè della poca presa che hanno le pietre del cielo sia suìle piastre l')
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anteriori sia sul muro d'appoggio retrostante; se sotto l'azione di colpi simultanei contro le piastre frontali si determinasse un movi mento all'indietro dell'intiero sistema, le conseguenze sarebbero ben funeste. È quindi indispensabile che le fondazioni e tutte le murature in genere siano talmente forti da impedire in ogni circostanza che la tendenza delle piastre a scorrere indietro si manifesti . , Nei rapporti della difesa notiamo in primo luogo che le canno-. niere presentano esl.ernamente un vano grande e ben dannoso per il modo con cui spicca da lontano quando havvi contrasto fra luce ed ombra. In secondo luogo va rilevato che in tutte le esperienze di tiro contro piastre di corazzature si ebbe sempre a verificare il fa.tLo che quanto più le piastre sono dure alla superficie, d'altrel:lanto aumenta la proiezione all'ingiro delle schegge risultanti dalla rottura del proietto che colpisce la corazza. In esperienze fatte a 'Magonza nell'anno 11865, tirando contro la batteria in ferro fucinato Schuman, i proietti in ghisa indurita si rompevano in piccoli pezzi i quali venivano rimbalzati di 30 a i.SO passi; guelli d'acciaiò fuso non frantumandosi, oppure frantumandos\ in pochi pezzi rimbalzavano fino a distanza di .2000 passi. Questi dati si rilevano nella relazione uffi<>iale inoltrata dal relatore della commissione maggiore San dei·. A Manchester in uno sperimento fatto nell'anno ,1878 contro una piastra ll'accia.io compresso Withworth, il proieuo Palli$er di kg. H.2,.5 si spezzò all'urto in una quantilit cli piccoli frammenLi. Le schegge del proielto rimbalzarono e continuarono il loro movimento cii rotazione indiel.ro con tale forza da rendere possibile la perforazione di l[Q la.vole cli legno collocate immediatamente di fronte al bersaglio, e che non ne arrestarono la dispersione lutto all'intorno. ' ·Altro fa tt.o consimile ernsi veeificato a Buckau nel ·l 814, tirando contro una piastra cannoniera, Grnson col cannone da 28 cm. prussiano. Al 119° colpo si dovelt~·o sospendere le esperienze perchè le sche< nre avevano rovinato il ricovero blindato eretto a 400 metri aa · · circa dal bersaglio, per cui i membri della commissione non ritcnevansi più sicuri nel ricovero. Il' campo trincerato altro non è che un campo di battaglia disposto a difesa .
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Le truppe della piazza so tto la prolezio~e ~ei forti hanno da contrastare al nemico pÌll a lungo ch'è possibile 11 terreno ester~o. Ma Ja proiezione deDe schegge ren~e il _Le_rreno nelle adiacenze delle torri e delle casama.lte Grnson mternbile. . . .. I fautori delle torri Gmson s'accontentarono eh sapere 1_1 pr_es1d10 dei forti al coperto contro elette schegge, riSlll~a~do. essi cl1cono, che quelle di esse le quali vengono lanciale verso 11 forle con elevazione superiore all'allczza della massa coprente, percorrono traiettoria arcua.la e yanno a cadere dietro l'opera. i\'I~ allora ~·eneleranno poco sicuri l'accesso ai forti e gli ~ppos~a1~1ent1 delle nservc . J' 1 ,1!J uom1m .che. stanno. nelle ' de't< di· p1'ote<raere < ·0n , . o N"~ c1· pers uade batterie d'ala ed intennedie e negli nppostament1 d1 fanter~a con paradossi e piccole traverse; se ne richiederebbe un numero troppo grande. . d bl Per queste e per altre ragioni che lroppq lu_ng? c1 c~n urre ~e l'esporre, molti ritengono l'impiego delle t?rr'. g1rev~h e ba~tene casamattaLe Grnson di poca iJliliti.t nei camp i trrncerat1. Nella stessa Germania le toni e le ballerie cas!l.matta~e G1:uson non trova,rono che limitatissimo impiego nelle opere eh_ fortifica~ zione continentali. rer quanto è a nostra conoscenza. 1 moclerm campi trincerali eretti a difesa, della frontiera occi~le~tale di quell'Impero, eccezione fatta per l\'letz, ne sono sprovv1sl1. . I tre forti cli l\'Ianstein, Kamecke e Saint-Eloy nel campo trmceraLo di Metz poi occupano posizioni isolate ed hanno speciale destinazione· lo stesso dicasi dei forti di Hamm '. e di lfamerten sul Reno ov~ ·1e torri Gruson costituiscono la principale opera cli sbarrame;1lo di due fe!'t'ovie cl~e allraversano il fiume (l valle di' Di.is~~
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Alcuni aiornali pubhlicaronc che i forti staccati del campo trmcerato di Strasburgo sono annali con torri girevoli (}ruso1\ qu~sta notizia 1nanca di fondamento. La corazzatura Gruson trovo 11npiego sotto St.rasburgo , ma.non sotto la forma cli torri, b~n~ì di ca.ponicre collocate sui sal ienti della nuova cinta del corpo cli piazza. . I mezzi cli offesa cli cui il nemico dispone nella guerra eh montagna sono risi.retti; quivi la forza in trinseca di un'opera_ ha gra~dissimo valore, semprechè tra.ttisi di resistere con P?cln ~ ~n0Jt1~ in posizioni dotate di reale valore difensivo . In aleun1 speciahssmn
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casi, le torri girevoli Gru son potranno forse Lrovare ancora impiego, supposto che il sistema cli torri girevoli escogitato cli recente dal Krupp fallisse alla prova del tiro. Ma se le sper;:inze in esso riposte dall'inventore si adclimoslrassero fondate, è certo che la cora,zzatu1:a Grnson piìi. non potrebbe contendergli il posto !nella difesa delle strelLe. . Nei campi trincerati la, proiezione delle schegge sul terreno fron, teggiante ra Iinea dei fo rii non essendo a temersi nel sistema Krupp, perchè difficilmente le granate si frantumeranno all'urto contro la corazza di ferro omogeneo, e se si frantumassero le scl\egge non avrebbero tanta forztt viva residua da render pericoloso il terreno adiacente, scade una delle principali ob iezioni falle alla corazzatura Gruson. Nel mettere in rilievo quest:1 circostanza non taciamo però che anche le tol'l'i Krupp non vanno immuni dagli inconvenienti derivanti dalla deficiente<I' ventilazione, dalla mancanza di luce e dai stillicidi. La soppressione assoluta di qualsiasi apertura nel la cannoniera renclerit naturalmente anche più sentito l'inconveniente del fumo. Pei campi Lrincemti non soggetti ·a dominio, merita d'essere preso in considerazione il sistema di cannone a perno ed a soppressione di rinculo . La pratica attuabilità del medesimo è stata accertata nelle sperienze falle a i\'Ieppen nel marzo 11882, tirando :5 colpi con un cannone da ,15 centimetri, gran,lta pesante kg. 311,5 e carica di kg . 8,5. Nessuna alterazione o guasto si ebbe a rilevare dopo 16 sparo sia nei meccanismi dell'affusto, sia nel collegamento del ·perno alla piazzuola.
VII.
Da. quanto si venne esponendo, si possono trarre le seguè1Hi conclusioni : 1 1. La corazza di ferro fucinato non è sufficiente a garantire i pezzi in batteria contro le moderne artiglierie, anche di limitato calibro, perocchè con cannone da 115 centimetri Krupp si perforano
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nettamente bersagli del sistepia Sandwich, in cui la grossezza complessiva delle piastre raggiungeva i 36 centimetri; 2. La corazza cli ghisa indurita trovò inipiego tani.o nella difesa di costa quanto nelle fortificazioni da piazza. Il suo avvenire però è compromesso dallo inaspellato ptogresso fatto dalle artiglierie, progresso che come sopra fu eletto, riuscì giit di sommo danno alla corazzatura in ferro fucinato; 3. Qualora il sistema cli cannone imprigionato in casamane corazzate ed in torri girevoli Krupp si comprovi praticamente resistente al tiro delle artiglierie cui viene contrapposto, esso polrà sostituire con vantaggio il sistema Gruson; 4. Quando il. sistema del cannone a perno ed a soppressione di rinculo ideato dal Krupp abbia dato maggiori prove di potere essere tradotto in pratica, vi ha motivo per rilenere che acquisterà grande favore nella difesa di costa , ed in alcuni casi anche nella difesa delle piazze. Come stanno le cose attualmente però l'opinione cli coloro i quali dichiararono fin dal 1873 le opern in terra ottimo mezzo di difesa anche contro le artigl ierie più potenti delle flotte, a noi sembra sempre giusta. Il tiro in barbetta è stato giudicato dal consiglio superiore d~lla marina ancor cli recente preferibile al tiro in casamatta; lo attesta la decisione di costrnire pure le nuove corazzale senza. torri, cioè come la Lepanto e i'Itatia; iS. L'ultimo bombardamento di Alessandria a nostro avviso n011 può costituire un argomento nè contro le opere in terra, nè contro il tiro in barbetta, imperocchè troppo impari era la potenza de!le artiglierie che slavano a fronte. Ad eccezione di un piccolo numero cli cannoni Armstrong da mm. 254 e da mm. 229, atti a forare le corazze delle navi inglesi, meno però quelle clell'ln(lexible, e di alcuni cannoni rigati cli minor calibro, la maggior parte delle bocche da fuoco che costituivano ~'armamento cli quelle opere, erano cannoni lisci di ghi:5a del lullo !~efficaci per giLtata, preeisione cli tirb e potenza. Gli Ingles i invece di~ponevano di quattro cannoni da mm. ,f.06, quattro da mm . 305, sei da mm. 280, terentotto da mm. 254, dodici da mm . .229, otto da
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RASSEGNA TEC:',OLOGIGA -
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mm. 203 ,2 ed oll:o da rnm . 177,8, quindi, senza contare le mitraaliere in tottde di 80 bocche da flloco rigate. t> I ro'rli principali di Akssandria poi sono situali su isole o su prominenze cli terre, posizioni, come già · avvertimmo, poco favoreyoJi ad una tenace difesa cori sole opere in terra, armate meschinamente e sprovviste, o quasi,. di ricoveri a prova di bomba . . Il caso di Alessandria a nos~ro avviso prova solo che il bombar. damcnto cli una pi~zza mal'ittima. è sempre possibile quando l'artiglieria della difesa è inferiore per efficacia a quella dell'attaccante.
RIVISTA ESTERA
SULLE CONDIZIONI llILITARI DELLA TURCHIA DONESANA
1lfagqiore del g(',n'ÌO. NOTE D l
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VIAGGIO
Un 1nilitare che arrivi II Costantinopoli, prima di tutto paga il suo tributo d'ammirazione al panorama stupendo delia città, poi · cerca il soldato e durante la sua permanenza in Turchia, lo guarda e lo studia . con quell'interesse che il geologo analizza un minerale raro da molto tempo desiderato. Egli è che dopo i risplendenti fotti di J:llevna e Scipca il soldato.turco ha acquistato alcun che di leggendario e, fatto sparire ad un trauo quella specie cli commiserazione e di compatimento con ·cui era gin. dicato, fece toccare con mano che non è poi ancora tanto degenere dai guerrieri di Hajazeue, ì\faometto Il e Solimano il Grande. Colpisce a tutta prima il suo bell'aspettà, il suo vigore e la sua fier~zza; - se non seppe appropriarsi della così ,letta civiltà europea, nemmeno ne ebbe le malauie e la corruzione; è d'una razza ancor vergine, con un fisico a111m:irabi le e quella dignità di se stesso dovuta al sentimento religioso per cui si crede superiore agli no-· mini di altra rnzza e specialmente di altra religione. La recluta turca come materia prima per un esercito è fruanto cli meglio si possa desiderare; - vedevo C[nasi ogni giorno giungere dalle ~rovincie cl' Asia alla grande caserma di Scutari, coscritti stracciati , in zampitte; mezzo nudi, ma pezzi di giovinotti tarchiati e svelti che era una meraviglia. '
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ESTERA
Rll'ISTA
Sono in generale alti di statur:i, ben complessi senza essere pingui, anzi stretti di cintura, robusti cd ngili nello stesso tempo; - la Tuchia povera cli mezzi fina11ziari procede più col buon scuso praLico che colla teoria e senza tanti scrupoli, per rinsanguare l'esercito prende il fior fiore della sua gioven tù. Il Turco si può dire. che nasce soldato, nei ranghi, :rnche da coscritto, ha nulla di qt:ella posa, cli quel portamento artificiale .dei soldnti europei che i rigidi regolamenti imprimono e mantengono ùu.rantc tutto il tempo del servizio. Tale fotto pel soldato turco è dovuto in parte all'uniforme nazionale, spigliata e r..aratteristica, e che general meµtc anche pel coscritto è mai unova ma che ha gih servito a clnssi antecedenti, ossia è roba di classe, prccisarnente come si costuma da noi giù da pa recchi anni. Negli eserciti europei, in omaggio alla disciplina c1ualc la s'intende, vno)$i vedere tutto bene attilato, nllineato, inquadrato a spigoli r iyi cd a questo modo di vedere è forse dovuta la golfo ed incomoda uniforme di talune fanterie, con keppi e cappotto, non più in armonia coll'odierno modo di combattèi·c alla bersagliera, a sbalzi, alla corsa e sempre a terra. Il soldato ottomano con quella sua uniforme alla zuava , stringata, comoda, ed anche elegante quando è nuova, ha un certo non so chè di felino nell'aspetto e nelle mosse; egli è rotondo, pieghe\'Ole ed elastico, ment!'C invece ilufantaccino europeo è legato ed insaccato, qnadro, · rigido ed impcllito; questi si muove lento e compassnto a movimenti regolari, uniformi, a cronometro, quello maneggia il suo fucile, manovrn nelle evoluzioni, con una scioltezzn ed una naturalezza che 'dimostrano l'istinto naturale al mestiere delle armi. La religione comanda al soldato turco l'obbedienza e l'abnegazione, il fatalismo lu rende coraggioso e non gli fo temer la morte, l'intel· Jige·nza e :a sobrietit gli sono doti naturali; - convenientemente trat· tato ccl istruito, sarebbe il soldato ideale per eccellenza. ~ Nelle manovre, se per precisione ed insieme, le truppe turche non possono stare a pari con quelle degli eserciti europei , le su perano uella scioltezza dei movimenti i c1uali sono quasi sempre rapidi, tanto nel maneggio dcll'arme, quanto in marcia e nelle evoluzioni tattiche; i comandi sono brevi, tronchi ed energici, grandi carse che durino parecchio, prima che term ini l'istrnzionc. Tutti i giomi , verso le quattro pomeridiane, le truppe si riuniscono su\ piazzale del proprio quartiere ed escguiscono esercizi mil itari per un'ora circa; - ove y'è music.1, questa interviene e fa sentire l' iuno
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imperiale; - riuniti in ultimo in ordine serrato mandano un evviva. al Padiscià. Appena lasciato in libertt, dalla manovra , prima sua cura è di adempiere ai doveri rel igiosi, cioè di lavarsi testa, piedi e braccia e quindi recasi alla moschea per la preghiera della sera; - . nell'osservanza di questi doveri è scrupoloso e rigido ossenratore e nella mGschea mantiene un contegno inappuntabile quale vidi lenerc nelle chiese in Germania dai mi litari tedeschi. Al venerdì festa pei l\Iussulnrnni, non è raro il c.1so di vedere soldati esercitarsi nclln lotta, coperti soltanto con semplici mutandine di cuoio ed unto il corpo di sostanze grasse secondo l'uso degli :rntichi. atleti; - allora si possono vedere certe musculature erculee che dannit ragione al detto - « forte come un turco ». I soldati turchi hanno un modo tutto loro speciale cli far eseguire una consegua , - lo ri marcai varie volte e specialmente un venerdì santo sul piazza'le della 1noschea durante la funzione del Sultano; quelli incaricati cli tener indicn·o In folla, se non sono puntualmente ubbiditi al primo cenno agguantano il libero cittadino che si permette una mezza. osservazione e Jo m:rnclano rotoloni n terrn, adoperand~ anche ben soventi la punta dello slivale ed il calcio del fucile. In un governo dispotico e militare quale esiste in Tnrchia ò naturale che non si dia nè si possa dare importanza a fa tti simili; da noi ove ben soventi nei servizi di sicurezza pubblica al mil itare toccn trangugiar amaro e sputar dolce, basterebbe molto meno per far succedere d'urgenza una interpellanza alla Camera e fa r perdere mr. paio d'ore preziose ai Jnvori parlamentari. , Dall'im pressiono che mi è rimasta del soldato turco, parmi che si& molto erroneo il credere che esso sia poco adatto all'offensiva, mentre ha dimostrato sì splendide qualità nella difensiva; - per le doti e qualità militari che possiede esso dovrebbe essere più adat.to a quella che :t questa; - i rovesci toccati nella guerra di Bulgaria, parmi che ~ debbono auribuiro piuttosto agli errori dei pascià, alla , mancanza i1t questi di iniziativa e cli colpo d'occhio, anzichè darne torto ai greg:iri; le poche volte che que,ti comb11ttorono offensivamente dimostrarou© qualità rare e di cruanto sarebbero capaci sotto comandanti che noli fossero soggetti a quell'apatia, inerzia, indolenza che per lo più caratterizzano i grandi personaggi turchi. I milrta~i turchi possiedono robustezza e sobrietà per resistere alle faticose operazioni logistiche, intelligenr.a, llgilità e coraggio spinto al faAN!\O XXIX, VOL lii.
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natismo per le operazioni ta1tiche; - l'armata dell'Est nelle mani di Me~1ernet Alì, _forse il p_iù abile de( loro generali fece prod igi di. resistenza e cli abnegazione nell'offensiva strategica fra il Lom e la Jantra e nei movimenti laterali fra il Danubio e i Balcan i. .Alla ballaglia di Thcrkieuui . è an'.mirnbile la loro tattica -a sbalzi, nOatto .ilio scoperto, sc avandosi ogn i volta elci ripari nel terreno· _ cd in generale in .quasi tùtli i com~attimcn ti ch'ebbero luogo iu q,;esta pa rt.c del. teatro d1 gt~errn le quahtà offeusive del soldato turco si palesarono rn modo ernrnente. : !,a . pii:} be(la prova e:si la diedero ncll'altacco delle form idabili pos1z!on_1 di ~cip~ e_ spec_ialmeute negli assal ti dapp rima per sorpre~a, poi r1petul1 ed ms1stenti contro il lato sud della posizione tri ncer1lta del monte San Nicola, su per roccie con pareti a picco da 65 a ,1oo metri d'all~zza credute dai Russi inaccessibili; battaglie da giganti e prove luminose del soldato turco nel combattimento offensivo. La sobrietà di quella truppa è oramai proverbiale; ciò non toolie che io a_bb(a visto in qualche cnserma all'ora del rancio, della 1~iinestra d1 riso che doveva essere eccellente, e nel brodo, della carne con cip.olle da cui esalav_a il pi~ g~·adito profum o; - non saprei dire com~ s1 ~assano le cose m provincia, ma in Costantino poli, qnanto al vitto, 11 soldato non si trova punto mnle . un giorno sentii dire che per ragioni di economia s'intendeva di ridurre :i metil la razione giornaliera dei viveri, che viene disLribuita a tut.ti i m_il it.ar.i, così agli nfuciali come agli individui di truppn; _ nou pote_1 ass1ct~rarmene, mn lo si può credere possibi lissimo essendoche c10 che s1 passa in Turchia, rnggiunge per occidentali il limite dell'incredibile. A tutto .dicembre dell'nnno in cui mi trovavo colà, gli ufficiali nou avevano ricevuto che quattro rnesat.e di stipendio: è ben vero che hanno viveri in nl.l tura, • il padiglione in crtrnrtiere per J'alloo-oio e-l~ • C,c, ) un venll o .trenta r.ranch1 al mese per far froute ai bisogni più pressanti. Un bel giorno s1 sparse nella capitale la notizia che il ministro delle fi nanze non poL endo ottemperare alle esi1renze del ministro della . • D gncr'.·a, ~ra ~lato rimpiazz~to cl~ un generale cli divisione il cui primo ~u? 1u d1 pnvnre ~ello stipendio per un mese gl'impiegati governat1v1 non escluso gli agenLi diplomatici all'estero. Persiuo il personale della giustizia, non è pagato a quanto dicesi, od ill~eno assa i malamente retribuito; non è quind i da meravigliarsi se ?g_111_cosa, nell'amministrazione pubblica , procede per via di bcichsis, ossia dt mancie; - la corruzione sembra che si sia infilt.rata in ogni I.
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ramo della cosa pubbl ica , tanto nel civi le quanto nel mi litare, colla massima libertà e toller:mza, come una cosa alTaLto normale. Di qui appnrn una causa di debolezza e di disgregamento che va ad intaccare profonda mente In disciplina e la compattezza dell'esercito; il favoritismo nella gerHch ia militare fa salire agli alti graùi indi vidui incapaci; - gli ufficiali non pngati, non possono tenere quel .decoro che la loro condizione esigerebbe; - ne scapita la disciplina , scema la volontà nell'ndem pimenL•> del proprio dovere, e la posizione ùell'ufficiale perde di prestigio e valore; - quindi ne viene che la classe colta ed :igiata si allontana dall'esdrcito, mentre è pure necessità ineluttabile di riempire con elemeuti,· anche scndenLi , i vuoti che si fauno nei CJtrndri In conseguenza, nonostante che l'elemento soldato sia della migliore qualità che si possn desiderare, la massa dell'esercito possiede in s2' tante e ta li cause di clccaclcnza, che quest'esercito osservato da vicino inspira ben poca fiducia; alcnui bei fatti di valore compiuti nell'ultima cam pagna, gli gnndaguarono l'ammirazione dell'Europa, e si portò a éielo la sobrieti1, il coraggio, la fermezza al fuoco, la resistenza alle fatiche del soldato turco, e si disse e molti fin irono per credervi che l'impero ottomano non era poi quel grande ammalato che si diceva a Pietroburgo. La Turchia nel 1877 combaUeY:i contro una potenza che abbarbaglia per l'estensione cli:! suo territorio, e pel numero totale della popolazione e dei suoi solcl:i ti, ma che in realtù possiede un esercito in bontà uguale all'incircn o di poco superiore a quello turco; gli errori com messi dai Russi nel campo tattico, resero possibili ai Turchi le splendide resistenze di Lovtsca, di Gorni- Dubniac e di P.levua . Colit, come in parecchi Stati d'Europa , la parte migliore, più bella e meglio curata , è la fanteria, e la ragioue si comprende facilmente per essere la fanter ia il ncrho dell'esercito, l'arma che maggiormente sopporta fatiche, affrou·ta pericoli e paga maggiori tributi di sangue; quella che pesa di più nei calcoli di p{obabilitit dolio vittoria e che nello stesso tempo costa in proporzione molto meno delle altre. Pur tullavia In fanteria turca, in cene parti e specinlmcnt.e nella tenuta lascia rnolto a desiderare; la specie d'abito all:i zuava, di color turchino, che indossnno i soldati, è di panno molto grossolano che dopo qualche tempo perde il p6to ed il colore, acquistando una tinta verdastra sbiadi ta. ~on è raro in servizio Yede1· sold1lti con abiti logori e scarpe sucide;
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il fez rosso non è igienico e fa cadere i capelli: in apparenza sembra, che la ti"na sia nell'esercito malattia universale ed epidem ica; panni invece rn~ lto pratico· e comodo il calzone, ampio nelle anche, ed il largo cappotto a ·cappnccio, di grossolano panno color cioccolatte che indossano eccezionalmen te sopra il giubbetto nelle rigide giornate; non, fanno uso nè di cravatta., nè· di rnocc1cbino, cose antinazionali ; portano alla cintura una larga fascia rossa ·molto igienica, su cui cingonoÙ cinturino . . I~ complesso è un vestito nazionale semplice e comodo e piuttosto gradevole alla vista; se i soldati -' rossero ~iù ~ul(ti nel_ corredo erl avessero panno più fino, la tenuta sarebbe di bellissimo efietto; sembra però che ora si abbia l'intenzione di cambiare quest'uniforme in una· specie di divisa alla russa, cioè stivaloni alti fino al ginocchio, tunica con cinturino sopra, e colletto dritto però sempre senza cravatta. Dicesi cJ{c nelle provincie, il soldato in ogni parte dell'amministrazione che lo riguarda :;ia molto male trattato; ciò può essere facendo il paràgone col sold11tò europeo, ma .bisogna paragonare alla vita stentata e quasi da Jm1to, che il giovane turco prima di essere chiamato sotto le bandiere passava nelle selvaggio montagne dell'Anatolia e dd Kurdistan, se; pur non trascorreva la vita sulle aride sabbie della Siria e della Mesopotam ia. . Abituato fin da bambino a mangiar male e dormir peggio, proverà sempre un certo beùessere, una vita migliore, trovandosi sotto. le armi; . un zei-becco di Sardi o di Ereso, abituato anche fra i geli ad anelar coperto--di solo pochi brandelli, indossato ch'egli abbia gli abiti vecchi dichiarati fuori d'uso nella capita le, si crederù pur tuttavia d'essere vestito bene. In Costantinopoli il soldato è molto bene alloggiato; - vi sono, una diecina di caserme che per posizione, vastità, disiribuzione dei locali e· solida costrnzione possono primeggiare colle principali di Europa, e sono ~ut.te occupate, oltre ad un buon numero di casermette sparse in molti punti della città ; ne Jrn veduto di queste ad Eyub e a Piri-Pacha clJe .si trovano all'estremità del Corno d'Oro,. a Vlano-a sul mar di Marmara, e ad Ortakeni sul Bosforo. Il parco del sultaJ"lO, di Yeldiz,. residenza attuale, ba due belle y:-1serme su] Bosforo, lateralmente ai palazzi imperiali, e poi lutto all'intorno del parco che è vastissimo, vi sono piccole ca:.;erme specialmente a Ieni-.Malwlé net punto più a nord e più elevato ,ove vidi acquartierato un tabor, os:;ia battaglione, di Arabi cogli ufficiali tutti · quanti neri. e)
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Pare che S. ÌliL I. per l'esempio della fìue tragica fotta da molti dei suoi predecessori, intenda tutelare la propria esistenza dandosi completamente in _braccio al partito militare; feci il giro tutto all'. intorno -0ella residenza imperiale, sentinelle ogni cinquanta passi, proibito al passante di. arrestar;;i, sem~ra una cittadella iii istnto d'as:;edio .. A poca distanza dal pare,) del sultano, un dieci minuti circa, per .andare a Pera, attorno ad una valletta ad ovest dì Bechik-tasch, vi sono cinque caserme,· grandiose, be-lle, sembrano nuòvc; bene in vista -l'una dall'altra, e abbastanza vicine che ùn solo ufficiale con· nn trombettiere basterebbe per· ·regolarne il servizio e l'orario a tutte cinque. Nella campagna fuori delle !nura ad ovest di Stambul, dalla parte ,ove furono aperte le. hreccic e dato l':issalto nel maggio '14,53, nei luoghi ove Maometto II doveva avere il sno gran quartier generale, sorgono le" due grandiose .caserme di Daud- Pascià e Bamid-Tchislik, . la prima star.a occupata dai Francesi nel ·1855; a Scutari sulla cost.a d'Asia vi è quella grandissima cli Sélimié ove è acquartierato un reggimento di ·cavalleria, in magnifica posizione sul mare di Marmara. Quando mnmira:o queste grandi e hell,~caserme che così superbamente · .appaiono e spiccatio sfarzosamente ne~ panorami di Costantinopoli, pensaro con tristezza a quelle mal· adatte, mal aerate, mal disposte, nelle quali sono acquartierate le truppe in Italia, e come, ciò che si risparmia volendo utilizzare i vecchi conventi, si spenda in ripartrzioni e forse anche in tante medicine e negli òsped'ali. La Turchia ebbe il suo apogeo di potenza, il suo periodo glorioso nella stori~. ed ora percorre l'arco discendente della sua epopea, e t ome tuttè le grandi razze .asiatiche che furono conquistatrici, si ritira ora poco a poco, senza lasciare memorie illustri e duratnre nei paesi che abbandona. · · Fu in urto continu~ coi popoli cristiani ed in tutte le- gùerre sostenute -0osì in Europa come in Asia, da Belgrado a San S. Giovanni d'Ac1;i ed a Plevna, la truppa di questa . nazione ebbe sempre una speciale predilezione per la fortificazione sui campi di battaglia. Gli Osmanli, .cattivi marinari, se· si eccettua qualche momento ful gido sotto i capi corsari Occhiali e Mezzomorto, non di razza turca, hanno invece in terra ferma unii storia mil it~re di cùi a bnou diritto P'.issono anelarne. gloriosi e snperbi; nazione guerrieni che sorse raPHlamente .in Asia, c011qu istù paesi e senza mai mescolarsi cogli abi1anti governò quale razza dominante, dispotica, patl'i~rcale; liberale e tollerante nello stesso tempo. Checchè si scriva e si dico, il Governo ottomano-è liberale nella po-
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litica interna, come tollerantissimo in fatto di religione che pm formava pretesto di tutte le guerre mo))segli; all'opposto di quanto si crede generalmente da noi, sollo il regime religioso il più fanatico, si può godere della più ampia libertà di coscienza e professa re qualsiasi religione; in nessun paese del mondo forse, gli ordini ecclesiastici e specialmente i cattolici , son.o più rispeltati, più riveriti e più ricchi come nella cnpitale di qnell' impero; al santo sepolcro di Gerusalem~e sono i soldati turchi di guardia che fauno cessare le ris$e e proc.:urano di mantenere la pace fra le vario denominazioni di ecclesiastici cristiani, gelosi del mestiere e più ancora dei lucri che loro. procurano i pellegrinaggi dei devoti. Come pure, sotto il Governo assoh1to il più dispotico, si possono seguire o m:mifestare lo idee politiche le più repubblic:aue e petroliero con tutta indifferenza e libertà d'azione; - il Governo ha ben altri grattacapi, specialmente coi tempi che corrono, politici e fi nanziari, e lascia andnre od almeno dimostra una pazienza biblica; talora arresta i più incorreggibil i quando più non Yalgono le ripotuLO ammonizioni, elio poi lascia in libertà in seguito ai reclam i delle antoritit politiche straniere. Quando infine la pazienza è al colmo, che i ricalci tranti si mostrano addirittura incorreggibili , allora la giustizia è rapida o proutn: si prendono e, per quanto senti i dire, si fanno sparire e chi s'è visto s'è visto; il Govomo turco ha un'antipntia la più spiccata por spese cli dctenuti in sconto di pena od in attesa di aiudizio; il e;rncro è cosi tolto d'un solo strappo, e l'esempio giorn pe,~chè inst:mtanco. Nel dicembre del 1880 qnnndo appunto fervernno oli armamenti in Grecia coutl'O la Turchia, partivano liberamente alla<>luce del sole i volontari greci da Costantinopoli cantando inni patriottici o·quelli non accellati in Atene perchè difettosi, se no ritornavano tr~ncrnillamente ali~ p_rimitivo occupazion i in Costantinopoli ; - solo perchò In cosa com1uc1ava a prendere 1111 aspetto un po' sfacciato, la Sublimo Porta pensò tli far cessare gl' insolenti andiri vieni, od almeno dare un segno di vita coll' impedire ad un piroscafo lo sbarco di questi reduci, ma ad un pirosc.'l fo soltanto. È ben vero che dalla Grecia sola, la Turchia aveva poco da temere: un molosso rispetto ad un cagnolino; - mentre nella capit:;le greca si ferveva d'attività per armare e mobilitare ecl istruire, od i dne battaglioni cl' Ateniesi manovravano da mano a sera in piazza d'armi alla presenza di S. M. il re Giorgio, nel caffè del commercio a Pera gl i ufficiali turchi giuocavano al bigliardo, o quando si nccen1
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naya a qualcheduno di essi gli armamenti della Grecia, facevano un leggero movimento di spalle denotante la più olimpica indifferenza. Mi trovavo a Costantinopoli appunto in quell'epoca, e sentiYo nei calTè chdntans di Porn, · cioè proprio nella capitale turca, suonare l'inno patriottico greco, ed applaudi re frene ticamente, fragorosamente, colla stessa disi nvolturn come se si fosse stati nei caffè di piazza dell'Indipendenza ad Atene, e questo per me era addirittura il colmo della tolleranza. ~'.I.a cruesta t~lloranza, o piuttosto questa somma indifferenza per parte della nazione mrca, può anche denotare incapacità, debolezza, disgregamento o sfaccio, lo redini del Governo che sono rallentate per debolezza di polso, le forze ripulsive che hanno vinto la coesione del sistemi•. d'accentramento governa tivo, quindi cattiva amministrazione, conseguenza di tutti gli altri malanni. Le provincie europeo soggette alla Porta, sono amministrato nel modo il prù deplorevole - In Turchia è dovo forse si paoano meno . o imposte ma è anche dove lo condizioni di sicurezza, di comodità e di benessere generalo lasciano maggiormente a desidernro; - il Go:el'Ilo tnrco è quindi divenuto ormai impossibile por paesi europoi ; mcapace per sè e per i sudditi, e-onuzioue e disgregamento <lappertutto. L'im pero ottomnno è più ammalato che mai: - dappertutto ove hanno ingerenza i Turchi, ci si vede lo sfacelo, nei ministeri, neal i uffici pnblilici e pol'sino nelle case e nelle vie dei quartieri do~e abitano; - a nulla si pensa al rimedio, niente si rinnoYa e si ripara, come se vernmeute fos,ero in uu accampa rnenlo da doYer presto o tardi abbnndona re; - le tee breccio di Maometto II nelle mura occidentali di St.'lmbul sono ancora quali erano al momento dell'assalto· gli zingnri hanno lil piantato le loro tendo. , È nn peccnto che una parto sì bolla· del mondo si I.rovi in tali conrlizioui; - la posizione di Costantinopoli è forse, e senza forse, 1n più bella d'Europa; la città, a guardarla dal mare, è unn i;ìt·ena che incank'\; - si supponga Napoli vista dal goll'o o che si stenda non soltanto da nua parte, ma in an fiteatro tutt'attorno all'osservatore fermatosi e~tatico à metà del gran ponto di Galata, ed ecco il panorama di Costantiuopoli. Ma so si penetra nella cillù, nei luoghi abitati, s,·anisce l'incanto; - ~ase io legno, secco e nero , strade tortnose, male o per nulla selciate, vicoli da ghottò, fango o poh-ere, sudiciume o cani dappertutto; - tre o quattro contrade, soltant.o della immensa ci ttà, !:iOno nelln uoue illuminate, per le altre non vi è illuminazione di sorta,
R1V1STA l 36 (!tiÌildi pei viandanti è in uso il liinternino ed il bastone come nell'Eurol)a 0ccicleutale nel medio- evo. Fuori delle mura, nella campagna, è uno squallore, non alberi, llOU boschi, non vegetazione: è il deserto; - invece cli orti e villini, ~llalche malandata opera di foxtificazione· campale da cui il cannone wer qn11nto è lunga la 'portata batte in ogni senso un terreno affatto swperto; è poco decol'oso ,per l'Europa incivilita, che in sì misero stato si trovi un tal luogo da paradiso. Vi ·è forse da consolarsi pensando che un governo quale è- il turco :ittualnrnnte, non la può più a lungo durare in Europa; - a questo governo la cu i esisten?.a è e.osi compromessa, è legge naturale che ]18 subentri un altro ed una patte della eredità passerà probabilmente :dia Grecia .. Gli stranieri, od oriundi stranieri detti levantini, residenti in Turchia, sotto la protezione dei rispettivi consoli, si trovano nella posizione la :più invidiabile, perchè oltre al non essere soggetti ad impo:;te, sono ~uarentiti contro qualunque prepotenza , e favoriti in molte .cose, come scuole ed ospedali, a spese della madre patria che tenta sempte, come è huona regola cli estendere all'estero la sna influen za. La nazione tnrca sarà 1>bbligata di ritirarsi innanzi alla marea della t iviltà e del progresso, .che avanza lenta, ma che nulla arresta;- essa cadrà da for te perchè fibra e~ sentimento esistono sern.pre; è }'.amministrazione che è guasta, e l'ammiuistrazioue è il cuore di ogni nazione; - da essa emana il sangue che mantiene il vigore e fu forza e quando essa pecca tutto il sistema ne risente e si sfascia poco a poco. È strana l'evoluzione attraverso i secoli cli questa bellicosa razza tl'agricoltori che dall'Asia passa in Europa, si sovrappone agli aborigeni della_ penisola l)alcanica e clel!e isole dell'Arcipelago e vi rimane eome col ta da sonnolenza, allo stato di torpore; - ed intanto ne apJ>rofitta la popolazione soggiogata e lavora cli finezza, d'astuzia e d'in·t,righi per abbattere il dominatore, non potendolo vincere col valore e colla forza . Le concessioni che il Governo turco è costretto man mano di accordare ai soggiogati aument.uno in questi forza ed ardire per otaenere concessioni sempre maggiori, ed i Turchi, al par::igone, popolazione leale e primi ti va, non sapendo lottare che grossolanamente wn armi siffatte, nè in grado di scuotersi dal torpore ed assimilarsi tlella civiltit europea, retrocedono innanzi all'attività del progresso ove· ]IOh sono vinti colla forza.
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Cosi il territorio ottomano delle isole dell'Arcipelago è quasi tutto ricaduto proprietà dei Greci, ment1·e a nord la Tttrchia perdé sempre più. terreno, e tanto dall'Arcipelago, quant0 dall'Adriatico e dal Da- , nubio, man mano che la civiJ.tà si avanza i Turchi emigrano e .ritornano in Asia. E ci sarebber,o già tutti da un pezze se la ri valità e le diffidenze delle potenze europee pel timore del soverchio sviluppo delle 1:az11e slave, non tenessero in vita il gran Malat0 che; d'altronde ha tn,ttavia forti ssima filffa e pel momento niuna voglia cli morire. A UGUSTO GIA.COSA.
Gcip·ìtano negh 11lpini.
IL RIFORNIMENTO DELLE MUNIZIONI IN CAMPAGNA
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PRESSO L' ESERCl'l 'O F RANCESE
Il . 2.8 febbraio del corrente anno il ftiin istro della guel'ra francese, generale Campenon, ha riepilogato in una breve Istruzione alcune norme per il rifornimento. delle munizioni in campagna. Dopo di avere rilevata la graHde importanza delle disposizioni che mirano a mantenere sempre uei ripar.ti combattenti completo il corredo delle munizioni', divide queste nelle seguenti categorie: 11• munizioni sul la linea di battaglia; 2." tnlmizioni dei parchi di corpo d'armata; 3a mun izioni dei parchi d'armata (g,rands pa1·cs). La prima categoria comprende: I a) per la fanteria: le cartucce portate clugli nomini (78 per ciascuno) e quelle contenute nei cassoni cli battaglione ('18 per nomo). ossia 96 co lpi ('I), (1) I cani·bagaglio della: fanteria tr11.sportano inoltre una cassa per ciascuno, contenente 1512 cartucce, le quali non sono comprese ·nelle 96 orndet.te perché è tassativit~ entc prescritto che debbono essere consiclerat.e co1~1e \Hla riserva per l'eve11tllale di~ esa .d~I convoglw-carreggro , e possono solo essere unptega.te pel , nfo rncment.o degli
llom,m nei bivacchi e negli accan tonamenti.
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per l'artiglieria: le cartucce contenute nei cassoni delle batterie, ossia circa ,150 colpi per pezzii ; b) le sezioni dimim·izi-01ii, che seguono immediaLamente i corpi e portano 46 colpi per ogni fuci le e 50 per ogni pezzo . In ogni corpo d'armata, ciascuna divisione è provvista di una sezione di 1nunizioni per fmite1·ia e di una sezione di 1n1tni:sioni, pe,r a1·tigtic1·ia; l'artiglieria di corpo d'armata ha inoltre due cl i tali sezioni. Tuue queste munizioni sono trainate a tergo del corpo d' armata e -lasciano la colonna solo quando la propria divisione od una parte <;li essa opera separatamente. · La colonna-munizioni è comandata da un maggiore (che{-d'escadro n) d'artiglieria ('I), il qunle è specialmente incaricato di provvedere. al rifornimento delle munizioni snlJa linea di battaglia. Ciascun corpo. d'arnu,ta è inoltre seguito dn un parco d'<i1·t·iglieria, comandato da un tenente colonnello, il quale ha il titolo di d'i:l'ettore del 1>a1·co ed ha a sua di5posizione alcuni ufficia li nonchè un certo n.umero d'impiegati. Questo parco trnsporta 33 cartucce per ogni fucile e 72 per ogni pezzo, cd è divi:;o in quattro sezioni, ciascun" delle qnali è comandata da un maggiore; ha inoltrù un disl:1ccamen10 cl_'o p~rai ed un~ d'a-rtiglieri. Le pri me tre sezioni trasportano muniz1on1 per fan teria e per artiglieria; la c1uarta invece trasporta solamente munizioni pe1· artiglieria ed una riserva di parti e cli utensili per le riparazioni e per la conservazione del materiale, di scatole a mitraglia, ecc. Le sezioni del parco non sono destinate in modo stabile ad alcun riparto ed è pre$criuo che, salvo ragioni di forza mnggiore, debbano soddisfare alle. richieste delle truppe, ancorchè queste non apparten~ano al proprio corpo d'armata. Lo stesso obbligo, in caso d'urgenzn , mcombe pure alle se~ioni delle divisioni . Il JJa1·co d'armala ò comandato da un colonnello o da un tenente colonn,~llo, che assume il titolo di di1·ettore del varco d'artiglieriu del/'.c11:inai_a, e.cl ha a sua disposizione un certo numero di capitani e d1 1mp1ega t1. Questo parco è diviso in cinque scoglioni, i quali trasportano le cartucce rinchiuse in casse; una parte delle cas~c del 4° scagliono è trasportata sulle carrette dn parco che formano lo eq·uip<iggio cla trasporto clel varco (iqwivage clc tra,ns1wrt dii g1·wir.l pare); il ~ scaglione tiene le casse caricate su treni ferroYiari (2), 0
{!) Quèsl~ mag.giore fa t)arte del comando cl'arliglicrin drl corpo d'armaÌa.
(2) Questi lrem sono delti /rai11s-e11-cas mobi tcs.
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situati rn avanti della srnione-magazzino; gli ultimi tre scaglioni infine tengono le proprie casse depositate in questa st.azione od in qualche località posta più indietro . Stabilito in tal gnisa lo scaglionamento delle munizioni, l' lst-1·11zione dà le norme per la distribuzione sulla linea di hottaglia. Mnni:::ioni di fanteria. - In ogni reggimento di fanteria havvi un personale speciale addetto ai cassoni-munizion i cli battaglione, ossia: 1° Un capo cwt'i[Jliere montato, incaricato della direzione di tutti i cossoni del reggimenLo: 2° Un sottuffi?inle, cap~-ca~sonc Ì )Cl' ocrni cossone. 3° Due soldau procvediton, j[ e Il capo-cnssone ed i soldati provveditori non possono montare sui cofani elle in caso di movimenti ra pidi. Si distribuiscono le cartucce ogli uomini pigliandole dni cassoni, i qual i a loro volta vengono riforniti dalle sezioni o dai parchi . Le cartucce degli nomini messi fnori combattimento vengono raccoltA e dote ai combattenti; quando esuberanti devono essere coricate sui carri . È solo permesso di versnrle ai pnrchi ed olio sezioni quando il corpo si trova nell'impossibilitit di trasportarle. Sul campo di battaglia i cassoni del reggimento devono, per massima, star riuniti ad una distanza non snperiore ai ;f 000 metri ed in una località defilata alla vista cd nl foco. l\'ei momenti critici peraltro può il comandante ùel reggimento farli avanzare sino alla stessa linea di battaglia, pur che rimangano coperti. Il sito dei cassoni è indicato alle truppe mediante una banderuola gialla, la <runle deve essere issata later:il mente ad una 1rualchc disranzn, affinchè il nemico non possa valersene come punto di mira. Di notte, la handernola è sostitu ita da unc1 lautema dello stesso colore. Quo !ora i cassoni perdessero qualche cavallo, il comnndantc della divisione, ed, in caso d'urgenzc1, quello della brigata, lo fanno sostituire da quelli cl i riserva d_elle sezioni-munizioni . L'Istruz'ione prescrive eziandio che prima cli stendere gl i uomini in cateno sia loro distribuito uu pacco di cartucce e cl1e poscia si approfìtli di tulle le ci rcostanze favorevoli per rinnovare il corredo di cartucce. Soggiunge poscia che sulle posizioni difensive importanti si possono stabilire lungo la linea di bnltaglia ,piccoli deposiLi di munizioni, o condurvi c:iss•ini cli bottaglione, purcli'è siano ben ri parnli. Ogni riforni mento di munizioni dnll'avanti ali' indietro è assolutamente proibito.
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Le cartucce vengono distribuite per cura di soldati desigaati dalle ,compagnie poste io riserva, non dovendo essere distratto dal combattimento per ude servizio alcun soldato delle compagnie di prinrn linea. Gli uomini destinati, prendono ciascuno una· delle · 12 bisaccie contenute nel cassone, r ipiena di circa 60 pacchi di cartucce ( 1), e se la pongono sulla spalla in modo che una tasca penda ·sul dinanzi e l'altra a ·tergo. Si recano quindi snlla linea dei cacciatori, distribuiscono le cartucce · e quando la bisaccia è vuota ritornano al cassone per riernp.irla. · Se un cassone è richiesto di rifornire nn ripi:,rto di altro battaglione, è autorizzato a farlo, ma solo come cosa e,}ceziona le ed .in tal caso il ca~o- cass,me deve ricevere un ordioe od un buono (anche scritto a lapis) lìrmato dal comandante ·del proprio hattaolioae. E stabilito che i cassoni d'un reggim.ento, rrn~ndo ril~niti, sieno vuotati · successivamente, e che, non appena un cassone è vuoto il capo~grnppo mandi avviso alla ·sezione-munizioni di spedirne ?Itro pieno. Q?est' ultimo è accompagnato snl sito da un brigadiere, ·! l quale deve n ceyere dal capo ciel cassone, ·da riempirsi, un biglietto mchcante l'ora in cui venne fotto il rifornimento e la quantitit delle cartucce consegnate. . Jl!un~zfoni cl'arl'igli e1"ia. - Sul campo cli battaglia la batteria è dr:1sa lll ?ue gruppi: cioè la batter'ia d!i combattimento (sei pezzi e sei cassom) e la riservà (tre cassoni, la fucina e la carretta da batteria). · · . La hatter_ia ~ombattimento, quando sta per giungere · sulla posizione, lascia md1etro (a 300 111 al massimo), in località ben riparata dal fuoco o dalla vista del nemico, tre cassoni sotto il comando del ~ar~~cial.lo-capo (rna1·échal cle logi s chef). Ecco il primo scaglione d1 r1forrnmento della batteria. La rìserva costituisce allora il secondo · scaglione porienc\osi indi~tro (tra · j 500 e gli 800 metri) in Jocalitit coperta non so lo, ma anche in facile comunicazione con la batteria. Quando il secondo cofano del cassone cli ciascuna sezione sta per esser~ esau~·ito, il c~p!tano i~via· nu sottuflìciale ad avvertire il primo scaglione d1 portarsi muanz1. Insieme viene avvertita la riserva di sostitnire detto scaglione, e quando questa giunge a· sito i tre cassoni vuoti vanno a formare il secondo scaglione portando seco i feriti. Il capo · della · riserva, non appena riceve i detti cassoni, 11€ domanda altri tre pieni alla sezione-mm~izioni più vicine, mediante un 1
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(I·) Il peso compfossiv'o risulta di circa 17 chilogr,tmmi.
buono, sul quale viene indicato il numero della lmtteria ed i I calibro delle bocche da fuoco. Con le munizioni ricevute, egli riempie i suoi cassoni. e fa tornare indietro 'luell i della sezione. L'Ist1·1izione consiglia di riunire possibilmente le riserve d'un gruppo di batteri'3 presso una strada e ad una distanza di 500 a ,J 000 metri, secondo le ineguaglianze del terreno. In tal caso, essa dice, « se il « rifornimento per mezzo della sezione-munizioni non può essere im« mediato e se una delle batterie del gruppo, più fortemente impe« gnata che le altre, sta per trovarsi sprovvista .di munizioai, essa « può, per ordine dell'ufficiale superiore che ct)manda il gruppo, « rifornirsi clirett.amente al la riserva d'una delle al ire batterie ». Ciò premesso, l'Istruzione passa a discorrere <lei modo come debbono condursi le sezioni-munizioni ed i parchi d'artiglieria. Prescrive anzitntto che le prime seguano la truppa così. presso da poter disimpegnare sollecitamente l'ufficio loro; stabilisce poscia che ne!Ie marcie · prendano posto nel ca1-reggio di combattimento (traùi rle combat); subito dopo il ·parco del genio. Sul campo di battaglia poi, se i generali comandanti l'artiglieri:a o lo divisioni non dànno alle sezioni alcun cenno , queste 1lebhono .situarsi a 1500 metri circa clietro la linea di fuoco del riparto cui sono addette, disponendosi possibilmente presso una strada e fuori della me-,. desima sul fianco destro. · Se il combattimento s' impegna improvvisamente ed il comandante delle sezioni trovandosi distante dal campo di battaglia non riceve alcun online, non deve esitare un solo istaate a spingersi innanzi. Dopo il combattimento, per effettuarne il rifornimento generale, le sezioni- inviano senz'altro sul si to, d.esigoato dal comandante dell'artiglieria come centro di distribuzione, le vetture vuote, formandone possibil mente dei gruppi diretti da ufficiali. « Il rifornimento delle sezioni, cosi snl campo cli battaglin, comè dopo « il combattimento, tanto per la fanteria, quanto per l'artiglieria, è sem" pre fatto per trasbordo e non per cambio di vetture .. L' eccezione a « questa regola deve essere più rara che è possibile ». Alle fo,i~ioni di cavalleria è poi concesso pigliare munizioni da.I corpo d'armata più vicino. Il parco di corpo d'armata marcia d'or1linario ad una tappa di distanza · dalle truppe e soÌo durante il combattimento le sue sezioni si portano innanzi marciando generalmente rinni te. Esse costituiscono un solo cenwo d:i, cli str,ibuzione, e quando hanno un certo numero cli vetture vuote le mandaao a riempirsi presso il parco d'a.rrnata. 1
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È còmpito del comandante l'artiglieria di corpo d'armata di procu-
rare che le sezioni-munizioni, i parchi di corpo d'armàt.a e le sezioni a:·anzate del parco d'armata conoscano sempre In reciproca posizione alfinchè non succedano perdite di tempo e disguidi di colonne. 'I~triiz'i~r~e ~t,'lbilis_ce pos~ia _alcune norme amministrative per le sez1onH11un1z1on1 e pei parcln cli corpo d'annata: di esse diremo solo che il compilatore procnrò di non imbarazzare il celere ed ordinato svolgersi di codesto servizio. Così , mentre . è prescritto che qualml~jne distribuzione sia fotta dietro la _present,'\zione d'un buono firmato dal comandante del corpo o del disLa<.:camento, è pure detto che .la mancanza ~i siffatto buono non è motivo sufficiente per non aderll'e, durante 11 combattimento, alla richiesta d'un riparto qual~m~ue. I!1 tale caso basta un buono provvisorio, redatto in qualsiasi man iera, dal comandante della corr.Jée. . Come dicemmo più sopra, il parco d'armata ( grand pcirc) è diviso m cinque scaglioni identici ; il ,J<> è tenuto ad una distanza tale che le sezioni del parco di corpo d'armata possano raggiungerlo in una, o tutt'al piCt, in dn~ marcie; il '.2° deve poter r;ggiungere il ,1o in due giorni al massimo; gli altri tre inflnt:l sono concentrati alla stazioue-magazz~n_o od !n altra località .opportuna, pc>r modo da poter essere ,portati innanzi secondo i hi_sogni dell'armata. Gli orc~ini relativi ai movimemi ed al rifornimento del parco d'armata sono dati dal comandante dell'armata, secondo le indicazioni fornite dal direttore dei servizi alle spalle dlllle troppe, e sono comunica ti per sommi capi ai comandanti di corpi d'armata, ai comandnnti dell'artiglieria .ed a tutti i capi di servizio interessati. Spetta poi al comandante deìl'a rtiglieria <l'armata di dare a qtrnlli dell'artiglieria di corpo d'armata tntte Je clisp-osizioni speciali . Quando uno degli scaglioni è esaurito, il direttore del parco deve provocare, o dare egli stesso, l'ordine per la sua sostituzione e fore nel tempo stesso la domanda al ministero della guerra perchè ~iano completati gli scagl ioni più arretrati. A tal uopo egli deve essere costantemente in relazione per mezzo del direttore dei servizi sulle retrovie, con la comm'i.ssione Sll,perfore delle fe1·1·ovie e cou la d·i.1·ezione delle /e1oro vù, cli ca1npcigna. . Se ~e ~omnnicazioni ferroviarie si prolungano sin sul campo di battagl ia, il parco d'armata può trasportare le sue munizioni direttamente alla linea dei combattenti, sopprimendo così il rifornimento successivo dei suoi scaglioni avanzati, dei parchi di co rpo d'armata e delle sezioni-munizioni. · ~
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• Spetta ai comandanti rlell' artiglieria delle armate _e dei corpi di armata di adottare le disposizioni più opportune per trar partito di « tntte le circostanze favorevoli che possono permeltere di accelerare <e o di semplifica re le operazioni del rifornimento; le quali disposicc zioni non possono essere concretate in un regolamento ,, . Con questa saggia norma generale, l'Istruzione finisce di occuparsi dei parchi ed aggiunge alcune massime per regolare il rifornimento di questi per mezzo delle piazze forti, dei forti isolati <3 degli stabilimenti , d'artiglieria che si trovano nella zona delle operazioni. È a tal riguardo stabilito che i governatori di queste piazze e forti isolati dipendano dal comandante del!' armata o del corpo d'armata (isolatQ) che opera in cruel territorio. Questo comandante pèraltro non può, per alcun motivo, toccare l'assegnamento normale di guerra della piazza o del forte , e solo, qualora venga a trovarsi separato dai proprii parchi, può . prendere le munizioni che per avventura vi si trovassero in eccedenza. In tal caso il comandante della piazza è in obbligo di rendere informato il ministero della guerra · della quantità di munizioni distribuite, indicandogli se sia necessario di so&titnirle. Gli stabilimenti d'artiglieria infine non inviano munizioni ai parchi mobili che in seguito ad ordine ministeriale, e, òolo in caso ·d'urgenza, dietro un ordine del comandante dell'armata o del comandante dell'artiglieria d'armata. «
MEZZI DI TRASPORTO MARITTIMI DELLA FRANCIA
Ormai tutti credono che la Francia in una fntnra gw~rra contro una delle potenze marittime eui·opee non terrebbe, come nel ,1s10, !a flotta inoperosa e l'impiegherebbe invece, od almeno tenterebbe di impiegarla, ·per sbarcare truppa su di un pun_to della costa nemica. Ma .se in ciò concordano tutti i pareri, molta discrepanza notasi invece ogni r1ua\volta si discende a determinare la r1uantit.à dei rnezzi di trasporto che la Francia possiede per eseguire una siffatta spedizione e
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se al momento opportuno essa potrà adoperarli. Lasciando adunque impregiudicata, perchè non cli nostra competenza, la quistione, se at.. t ualmeme sia o no possibile eseguire una grande spedizione·marittima, ci proponiamo di esaminare i mezzi di trasporto militari e mercantili che- la Francia possiede ecl in qual misura essa potrà profittare nella eventnalilà di uua' spedizione marittima, la quale, perchè per noi più interessante, supporremo sja diretta corit.ro uu punto del lido tirreno. ,r nostri cnlcoJ:i, come è naturale, saranno approssimativi, inquant~chè per ri~olvere ·il problema propostoci in modo rigoroso dovremmo prendere in considerazione ogni singola nave e dedurne in base allù sua c0strnzione e disposizione interna, la capacità cli trasporto per uomini, quadrupedi o materiali; la qual cosa ci condurrebbe ad uno s·tudio troppo lungo e non confacente coll'indole di questa Ri'Vista. Notiamo per.altro, a tal proposito, che, anche considerando le nr,vi complessivamente in gruppi , ci allontaneremo cli poco dal vero, poichè per il loro grandissimo numero, si stabilirà certamente il necessario compenso tra le ,differenze.
I. Le navi alte al traspòrto cli un corpo di spedizione, si possono di..: videre nelle seguen ti categorie: ,t a navi da battaglia ecl avvisi; 2.a incrociatori; 3a navi da t.r:isporto militari a vapore; 4" navi mercantili a vapore ; 5• uavi mercantili e militari a vela. Noi per altro prenderemo ~n considerazione solamente quelle della 3a e /1a categoria, perchè: a) quelle della 1• sono disadatte all'imbarco di grande quantità di truppe e di materiali sia per la loro costrnzione, sia perchè esse ,debbono esclusivamente essere impiegate per Ja~scorta e la difesa del ,convoglio; · . . b) quelle della 2." categoria, sebbene meglio delle precedenti s1 prestino allo scopo, saranno utilizzate solo peT trasporto 'di cp~alcl~e riparto di truppe di marina (incaricato cli sbarcare prima sulla spiaggn\ per. agevolare lo sbarco alle altre trnppe) o tutt'al pitì. pel trasporto di qualche quortier generale;
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e) quel le del la 5" categoria infi ne, henchè sia nostra convinzione che saranno impiegate pel trasporto del materiale più pesante, conducendole a rimorchio ( 1) , pnr tnttavia non ne terremo alcun conto, percbè in ogni caso compeuseranno abbondantemente (2.) gli errori che potremmo commettere consideronclo come disponibi li nei porti francesi taluni piroscafi, i quali potrebbern invece essere indisponibi li perchè abbisognevoli di ri pHazioni oppu re perchè destinati a continuare l'eser.;izio delle linee più importanti di navigazione. « E si noti bene, dice il Perruccbetti (3) pa rlando di questo stesso « argomento, che in questo còmputo non si è tenuto alcun conto delle « navi a vela del commercio, tuttora numerosissime, di cui dispone « la !?rancia . In queste, quando il mare fosse sbarnzzato completa« mente dalle nostl'e navi combattenti, si potrebbero trsaportare nella « estate, a rimorchio dei va pori, forze enormi; e come osservav::i un « illustre nmmiraglio, sarebbe una grave ornmissione il non tener « conto di ctnesti dati, nel clcterrninare·Ia presumibile entità delle mi« naccie marittime •. , J\O'ainn"iiimo inoltre che tratteremo delle navi militari (3' categoria) V~ O distintamente da quelle mercantili (fta <~ategoria), poichè d'ordinario per indicare la portata delle prime si usa per unità cli misura la tonnelltita d·i d'isloca·mento e per indicare invece quella delle seconde si usa la tonnclllita di registro, tra le quali e:siste una grandissima di!Terenza. Il dislocamento infatti corri,ponde al peso del\'acqna spostata da una nave, completamente carica, espresso in tonnellate metriche di 1000 chilog.; e· siccome un metro cnho d'acqua di mare pesa circa ,102.6 d1ilog., così si ha che il dislocamento in tonnellate metriche è uguale al volnme della parte irnmers::i ~lella nave espresso in metri cubi e · moltiplicato per 1,026 . Il toimellaggio di registro imece è determi nato in modo affatto convenzionale, tenendo conto principalmente dello spazio disponibile e serve a regolare i diritti di dog:ma, di pilotaggio, ecc.. Per calcolarlo, si misura in metri cubi lo spazio libero interno della nave (dedotto per ~onseguenza quel lo occupato dalle macchine, ca ldaie, 1
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UJ Possono essere .rimorchiate cbi piroscafi di grande portata, i quali hanno go~cl'almcnte una velocitii. do1;pia di q11ella del convoglio (nort mai snperiorc :1.llo 8 nugha) oppnre 11ossono essere t.1·:1inate da i potenti rimorch ia:t.ori che lii Francia possiede Jlel sorvizio de"'li arsenali militari e elci po rti mercantili più importanti. . . (2) La Fr~ncia infatti, oltre alla sua numerosa flotta :t vcl:t mcrcant1\c,. poss_,c~c un numero abbastanz:1. riièvante !li antichi vascelli a \'Cla, i g11o li, bcnchc rnd1at.1 dal ruolo della flott,t, anzichè es,crc veml11t.i, so no conservati negli arscn:1.Ji. - EsS,L ne h;\ poi un discreto munero in lmo nissimo stai.o, esistenti sulla lista della flotta. \3J Lct difesa clello Slltlo, ri:1g. 317. A'.'i NO
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com busti bile, alloggi,) dell'cqnipnggio, ecc.) e si divide per la ton11ell ttlCi c/;i H,gistro, ossia metri cubi 2,83 ('I 00 piedi cubi inglesi), la quale f11 ffssata come lo sp:1zio medio occupato da u-0.a tonnellata di mercanzia; per cni il tonnellaggio d~ registro di una nave rappresenta il numero di tonnellate di mercanzia media onde essa è capace. Ciò prernc:;so vedianìo quali sono le condizioni cl' imbarco che richiedono· i v:.i rì dementi di un corpo di truppe, ossia lo spazio che ciascuno di essi occupa a bordo di una n:.ive, nou essendo qui il caso di co.Ùsiderarne anche il peso, poichè questo, non raggiunge mai la portata della nave. A ta le riguardo crediamo anzi conveniente di fare a meno di ogn i dimostrazione e ri port:.irc senz'altro i dat.i di fa tto forn iti dngli uomini tecnici . Ciri.;a la capacità delle navi mercnn tili è generalmente ammesso: ·1 ° Che nn piroscafo inferiore alle 300 tonue!lat.c può contene1.·e un numero di soldati di fanteria uguale a due volte la sna portatn, e d1c questa proporzione di minu isce col cre:,cere dell r, di rneusion i del piros<Utfo, diventando pari (ossia un uomo per tonnella ln) . oltre una portata di 3000 tonnellate di registro. - · Per la qual · cosa, dovendo ca lcolare complessiva mente moltl pi rosca fì di varia grnnclezza , fa d'uopo assegnare ad ogni soldato una media di 0,75 tonnellata di registro . . 2° Che un cnvallo deve in media essere Chlcolnto come 3 uomini. Generalmente solo i tre rfliorti rlcllo spaiio libero del piroscafo posst,no essere utilizzati per i cava lli·; ma ciò non influisce molto '.sui nostri calcoli, poichè i cav::dli sono sei:npre accompagnati dai rispettivi cavalieri e carri, dai qnal i sarà occupato i'altro qnnrto della nave. Notiamo inol tre a tal proposito che, dovendo fare 11ua grnnde spedizione, la cavallet·ia e l'artiglierin verrebbero· certamente caricate sui trasportiscuderia militari, i qua li $ODO costruiti in modo (~a conservare una giusta p1'oporzio11e fra il dislocamento e la capienza in quadrupedi . 8° Che per la permanenza a bordo di 5 giorni, ogni quadrnpede vuo le un metro cubo di srazio per i foraggi e per la hardaturn . . · ,~0 I11 fine, che un cùro a due rnote occupa lo stesso spazio richie:;to per o uomini; uno n quattro ruote ordinnrio occupa lo ,;pazio richiesto per 1 O uomini, ed uno a quatto ruote del pnrco da ponte (co11 barca) occura lo spazio di 15 uomini. Giovn peraltro osservare che le cifre ora dette vanno nel cnso nostro di qualche poco aumentate, irnperocchè~ dovendo, per ragioni foçi li a comprendersi, evitare di frazionare t.roppo le unità t:ittiche, hen pochi sono Ì piroscafi cheriescoùo caric11 t.i completamente .
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È bensì vero pur anche che, tra ttandosi di una breve travcr~a ta (,1), si può, specialmente per la fa nterin , assc.:gn,we a rpwlche ripa rto un piroscafo di una po1·tata inferiore a rruel lu che ,·eramente sarebbe necessaria in hasc al stHlùelto còmpnto; ma nel ogni modo accettiamo una leggiera perdi la di spazio, per cornpcHsa rL\ la rprn le stabiliamo sul com[I lesso delle navi cli e per un uomo si richicda lo spazio corrispondente :id ,1 tonnelln ta di registro nnzichè a O, Jr, tonnellate, e si avrù quindi che sni pi roscnfì mercantili è necessario: uno spazio corrispondente nd ,1 tounellata di regi~u·o per ·l nomo; uno spazio cOl'rispondente a 3 tonnellate cl i registro per ,1 cnvallo; uno spazio corrispondente a 5 tonnellate di registro per 1 carro n 2, ruote; uno spazio corrispon denlt) a ,1O tonnel late di registro pe1: 1 carro a fi. ruote; uno spazio corrisponden te ad 1O lOnnell ate di registro per 1 carro a 1.. ruoLe ( con harrn da ponte). Nel tempo stesso non terremo alcun con to dello sp:izio necessa rio per i foraggi, hardaLnre, viveri ed acqua, poichè tali oggetti trovano sempre suffì cieule posto nell'ult.ima sLi va ed in !p.1ellc parti del bastimento che non sono mai calcolnte utilizzabi li per gl i uomini e qnadruped i. Per quanto poi rignurda la determ inazione della ca pncilù cli trasporto delle navi militari. (3" catcgori11) in relazione al loro tonnellaggio metrico, ossia dislocamento, non si hanno norme fi sse. Dall 'csnme però dei piani di costruzione di moltissi me di qne~te navi e dai trasporti effettivamente eseguiti presso di noi (dopo la campagna ciel 1866) e specialmente in Francia ed in Inghilterrn , si è dedotto che la tonnel:. lata metrica corrisponde pt'r tale riguardo a 213 di tonnellata di regi3>tro (2), ossia che un trasporto rnilit.nrn di 3000 tonnellate di dislocamento ha la stessa copacità di un piroscafo mercanti le ·di 2000 tonnellate cli registro; e questa norma è ormai ammessa da tutti gli uomini competenti in argomento. 1
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(I·) ria irarsirdia a Palermo vi sono 50!o, miglia ma rine, ossia un,i trnver:;ata di 63 orn eon una velocità med ia di 8 miglia. Le cifre invece da noi citai.e ruroHO stab ilite per traversate l)on più lunghe di cruest.e, basandosi sulle spedizioni marittime dol Ill'C· sente secolo. - Del resto, le socie tà di naviga zione assegnano una tonnollat;i. per <lgni nassegg,wo nelle traversate transat.lan Li clw. (2) Ql1esto navi (1Sse1HIO cosl.ruitc. apposta per t.rns1)01to di truppe sono ntilizz,,te complctamcnt.c e la loro 11ortal.;1 in quaclrupo;Ji, uom ini e rnateri,1Ie ò sempre prevod uta dai Jl i;i.ni di co,tn1ziM10. Tale propo1·zionc non può man~are cli osattc.zza i;S,sendo dedotta :i:r1p11nto da ll'csJmc di molli <li quest i piani.
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II.
Vediamo ora i mezz,i di c111·· d.1spone 1a I'·rancia · per eseguire uu~ spedizione marittima. ~.1 1~;:i « Liste des bMiments cle la nia1"ine frcmçwise • rileviamo· anzit~1tto che ess~ possiede 582. piroscafi . Da questa cifra peraltro 110 i reputramo conveniente dedurre i piroscan di portata inferiore alle 300· tonnellate di registro perchè crediamo ferma mente che la . Franci:i, ayend_o .a sna . c~isposizio:1e tanti ~iroscafi di media e grossn portata ('I), non commettera certo 1en ore dt fa r conconere nella formazione del con~;ogl io uu n~unero, anche lim itato, di piroscafi minori, i quali per I~ p1ccoln veloc1 ti1 e poca navigabiliti1, renderebbero più lent:i e pericolosa la _traversata ed all ungl1erebbero troppo la profoncliti1 del convoglio. I p1roscaG adunque sui qua li si fonderan no i nostri calcoli sono. i seguenti: La _Com~agn·i e généralc. transatlanl'iq1.w né lia 63 clclln portata corn plesstvn cli ,100,000 tonnell/lte di registro; . , La Compayn·~e dcs messager·ics ma·ritimes ne ha 55 delln portata complessiYa dt 90,000 tonn. di registro; . ~ci C?mpagnie des chargenrs réim·is ne ha 2i della porta ta corn· pless1va d1 38,200 tonn . di rertistro ·' Q •. ~ci_noiiuel/.e Compagnie 1nar.seillaùe dc navigation à, vapenr (Fr_cvtssinet) ne ha 2.~ della portata comple5siva di 2,1,600 tonu. di registro; · La Compagnie hcìvraise péninsulaire de na-oigat-fon à 'Oape.iw ne h~ ·19 della portata comple~siva di 2.0,300 tonn. di reo-istro· · La Soc'iété génhr~le d~s transports maritimes à vape~r n: hn 14 della portata complessiva d1 117,300 tonu . cli rertis tro · La Compagnie {'rnn~aise de nav·igation · à, !apc1:r ( Frt/mJ) ne h:l 114 della portata complessiva di "6,800 tono. di registro; La Cornvagnie de ncwigation •1wixte (:l'onache) ne h" •12. della portata complessiva di 7, 360 tonn. di registro; . \1) Si no ti che le P•incipali. società di navigazione francesi sl,1nno orn trnsform,rnùo oro matcn(IJe, os; 1,t sostituiscono ai pie.coli grandissim i piroscafi affine di ri ., • lo''''nre. pe.r./veloc·1 · ta· ·mglo,;i ed americ.ine. Questa trnsfor ma, ,, zi~~~· . 1 ,:, e comoa·t· •. a coI le soçic . rn1scn,1 tutta a rnntagg,o della potenzialità di trnsporlo clcll,1 Francia.
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Lei Compaynie nationcde de navigcitfon ne ha 8 della portata ,complessiva di 2,1,2.00 toun. di registro; Lo, Compagnw ·i,nsiilaire de nav·igalion ne ha 9 della portata ·complessiva di ,t,600 tonu . di registro ; La Compagnie ·marocca·ine et li?'menienne ne ha 6 della portata ·com plessi v;:i di 5,900 t.oun. di registro; La Compagnie maritime clu Pac·ifiqne ne ha 8 della porta ta di ,f .1,,000 tom1. di registro ; Lei Compagnie commerliiale des t·mnsports à, vapenr f'rançaise ne ha 7 dell a portata complessiv;i di 19,500 tonn. di registro ; Lei Complt(Jnie nantaise cle navigation ne ha 8 della portata complessiva di ,1,,000 tonn. di registro; La Société fra.nçai.se des stea1ners de l'Ovest ne lrn 1O della portata complessiva di ·10,2.00 torn1. di registro; La Compa.gnie Worms et foss e ne ha 8 della portata complessiva di 4,'100 ton n. di registro; La Compag1vie des Parpiebot.s (rançaise ne ha 8 della portata •complessi va di 4,900 tonn. di registro; La Compagwie génerale cles batea1ix à vapmr cltt No1·d ne ha 7 tlella purtata com plessiva di 4,500 tonu. di registro; Lei Comvagnie Grand-Camp ne ha r> della portata complessiva di ,1,800 tonn . di registro; La ComP.agwie More / et Prom ne ha 4 della ponata complessiYa di 3,310 tonn. di registn,; La Compagnie du, Séiiegal ne ha ti della portata com plessiva di 5,too ·1om1. di registro; La Comvagnie Ca1:tlot e S . .Pierre n.e ha ,~ della portata complessi va di 2.,500 toun . di registro; , La Compagn·ie Mcinr'fce et néttnion ne ha 3 della portata complessiva di 5,800 tonn. di registro; Appartengono ad armatori privati dei vari porti 95 pirosca(1 della portata complessiva di 75,700 tonn . cli l't!gistro. Insieme piroscan 427 dcll;:i portata complcssiYa di 499,030 tonnellate di registro. Esaminando ora la dislocazione di codesti piroscafi .11 ·1 ° gcmiaio e ·IO "luglio del ·1883 ( ol) non che i movimenti avvenu ti nei porti francesi in detti mesi , npparisc.e: 1
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(1) Non abbiamo fotto caso clel111 dislocazione del i 0 gennaio -168!.- perché. "razic alle spedizioni del Tonchino e ~le! ,rndagascar, ci rappresenta, una situazion~ ; !Tatto ec· cezionalc. ·
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1 1° Cho un fjuinto di essi urmcggi:i quasi sempre nei porti f'r(lncc;i del :JJcditerraneo; 2° Clic un altro qu into trovasi nei porti frau cc.;i dell'.\tl:rntico· 3° Che .duo qui1~ti rnn:igano, e di essi una metà (ossia un quini~ d?l ~o t.i l'.3) n enLrn ne, porti l'raucesi del Mediterraneo in un periodo e~, g1orn1. '.20'. un <prnrt? (un decimo del totale) rientra nei porti dcli Autlnut,co 111 uu periodo di giol'lli fo e l'altrn qni:lrlo rien t,·n in questi .stessi porti in un periodo di giomi 35 · ('I); . 4° Ch;J l'ultimo qn iuto è 1;:i ppresentn 10 dai piro::;\:alì i11 ripc1 raz1one oppure da quelli che non toccano quasi mai, o solo n Jungl,issimi iuterva lli, i porti della .Frnncia. Onde avviene: a) che iu un gioruo x tJnalnuque dell' a11110 si trova con tutta p~·ob_abililà nei porti fran cesi del )l cditerraueo disponibile un numero eh piroscafi rapprns1~nlalo da nna portata complcssi ra tli ,100 000 lounollate; ' /J) che ailrett:11110 unmero di pi roscafi ù disponibile 11ei porti francesi d<'ll'Atlantico; . e) che, sospolldendo ogni partenza, iu 2,0 giorni se ue radu ucranno altrettanti nei porli <lcl IIIedi terranco, ossia che l'aumento "iornal iero sani m media 5000 tonn.; r, d) che iufìue quest'aumento giornaliero nei porti fran ce~i dello ~u,· . ,. · . 1. 50 , 000 tiO, 000 Atl· " .ico sai.i 111 mer1ia e, - 1-7 - + --= t~1G·I, 05::-,1·.,« l 1·I 1,,.....00 · 35 i 1 ,n cifra tonda. Dal Carnet poiw l'offfoic1· de m1wfoe, veniamo a cooos0ere che 1n Francia possiedo iu trasporti a vapore: 4O traspo'.'li di 11° clrsse (.1l.9esims, Annamite, Hien-lloa, Gi1'?'~:le,c .'.'..it,.·epule, _JI~tho, .Yive, Sha,nrock , Ton,1nin, l'inh-Lonu) , d, D-f,9t>o 101111. cl, dislocamento complessivo. ~ 9 trasporti di 2." classe (Avey1'011 , Cahados , Cérés, Charente Col're.ze, Crease., Dordogne, Entrepl'enant, Enropéen Fiii-ister·, ·,' Ga,.·onne, GuriTière, Japo.11, Orne, Rhin, Saì'the Seine 11-1, 1·- ~), l' f2 i · ·I:· d. . . ' ' < •, . onne c.1 > ·,<> <> 1011 u. , d1sloc. complessivo. 8 trasporti di materiale ( Adonr, A l'iì:ge, Biè1:,1·e, Caratane,
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(1) L,i. di'.rcrenzi, fr,, gli a;-riv i nni ]101: u ciel Mcclitc1T(t11co cct in qnc,lli dcll'A l.lantic1J i: 1 I roclott.~ <l,, l fatto che buona parte do1 fliro,cafi in,crilli nei primi porli non e·cono
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Rl\'l :ST.\
fadtlon) molti dei piroscafi inscritti negli :iltri port i r,rnn o i ,~ii1 ggi
Jsère, Moselle, Oise, Fienne) , di 11'.2,979 tonu . di di5locamen10 com-
plessiYo. . •.. ,j 2 trasporti.-aVYisi (A.li ier, Cher, Dines, Drac, Indre, 1\ 1evre, Pounoyeur, Romanche, ·oeme, carff', Seiull'e, Yh·e) ( 1) , di ,(8,360 ton o. cli tlisloc. complessivo . . 3 con·e1te a ...-npore (Colig11y, l:wnénide, napìtle) di :i ,86/i. tonn. di clisloc. complessivo. 3 Yasrelli a .-a por<' (Cavronne, ouremin, S. Lou·i.~) ùi ,f !i,3:~G tonn . tli disio~ . complessivo . fo sieme o5 uavi con 161,009 tonn . Li i disloc . complessivo. Per stabilire il numero e.li dette navi che potr:111110 C3sere disponibili in un oo-iorno x dell'anno, dobbiamo, oltre : dia uislocaiione, . . . prendere puro in esame In coudizione loro, cioè se armate, IU nserrn ovvero ·rlisarmate. Crediamo ntilc però di dichiarare elio per amlJo questi rignurdi potrcrn,) ::;taliilirc d~i d~ti . generali ~eno esa lli d~i precedenti, in<ruan tochi: Ira vii rio s1t11ai1on1 che abbiamo sott occhio spicc:rno troppo sensibili dilTerenzc. Pur tutll\\'ia, ba, andosi sulle medesime, 110n crediamo di essere molto lontan i dal vero :isscrendo : 11° Che un terzo dei tr:i;;porti sopradetti si troYa negl i arsenali del Meditcnaneo, 1111 toezo negli :-irsenal i dcli' Atlantico, où un terzo in navigazione o residente nello c-olonic; 2.° Che una metil dei trasporti esi::;tenti negli arson::di frnncesi sono in riserva, un quarto sono disarmali ecl un quarto sono arm:-ili . Aggiungernmo ancora che per il passaggio allo stato d'armamento da quello di riserYa si richiedono in media 6 giorni (2) e 12. da quello di disarmo. Per cui avremo: e) Che uel giorno.,; sarà con lutla probabi lità disponibile u<:gli arsenali del Mediterrnne0 un numero di trasporti militari rappresentato com· e, 1· e1·,sIocameuto iJG 7 ,000 · 1391 6 . plessi va mente eIa un tonneIlaggio r, 0
= "X ,. = · . . . -13!H6 X 2 ~ cornspontleute nel caso nostro a tonn. d1 registro = 9211; 3 a
f) Che nel giorno x se ne trornranno disponibili altrnttanti negli arsenali dell'Atlantico; (I) Sono in co,;trnziono altri 5 lra,porli-aHisi (li :1597 tonnellate di dislocamento o 2 lr:t.sporti misti t.Ii 3392 tonncllal.o, che ~aranno varati verso la li no del corrente anno· (2) 1-'l riserva e di -1•, 2 · o 3" cat<'goria ed h3v,·i t ra ogni categoria una srnsibilo
differenza per le navi da l)attaglia m,i non per i trasporti. - .\bbiamo quindi preso J•er ba,;c la 2a Càtcgoria 11cr non co mpficaro m:1ggiormcnt.o i nostri cal~oli, tanto più che è razionale il credcro cho la Francia all'a11prossimar, ì della guerr:1 farelJl>o tacita. monte tntlì i prot1aral.ivi n0cessari p,:: r nffrcttarc l'allestimento elci suoi trasporti.
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g) Che nel giorno x 6 potranno esserne allestiti uel Me,Iiterraneo altri trasporti d'un tonnellaggio di dislocnmeuto complessi1'0 di 16 000 \ = 27832, corrispondente n tono. di registro 1855!1;
,·10 con carrearrio di requisizione alla costituzione dei servizi acc~sso_ri :~1eno imlispeis~bili. r ur tuttavia nelle .due tab.clle_ ~he ~eguo_no rnd~~ eheremo anche il tonnellaggio necess_ario_ P?l' il t1 :i_~po1. lO eh qu:il,-~ rrlia se!'vizio pel caso in cui !e n duz1om cln not c1cdnte co1n e :f: nLi non fosse;·o da taluno npprovate. Oltre a ~iò, uel)e tol~ellc stes~e onsidereremo prima uua divi:;ionc isolata, ossia forni ta lh . una al'.~uota di cavalleria, 0 poscia un corpo d'armata composto di due divisioni rl'golamentari.
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h) ·c he nel giorno x 6 ne potranno essere allestiti altrettanti nel!' Atlantico; ?°) Cito nel giorno .v ·12 potranno essere nllest.iLi nel i'ICediterran~ altri trasporti d'un tonnellaggio di registro ::omplessivo di 9777· tonnellate; ·l) Che infine per lo stesso giomo ue potranno essere allestiti altrettanti nell'Atlantico ( 1).
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III. Dunque siamo già in grado di determiunre la potenzial ità di tra~porto della marina francese, raggrnppnndo, secondo le vMie supposizioni, le cifre sopra citnte; ma crediamo conveniente di fissare prima un altro d~i !lati che concorrono a rendere più esntta la soluzione del problema. In tendiamo cioè di calcolare quale è il tonnellaggio che · si richiede per il trasporto delle unitù tattiche più importauti, inr1uantochè ci semùrn razionale ammettere che la Francia non si prefìggcrà solo di usufruire cli tutti i meni di trasporto disponibili, ma terrà anche in deLi to conto le esigenze mili tari, le qual i vogliono che un corpo di spedizione sia possibil meute composLo cli grandi unitù tattiche, ossia di di visirn i e corpi d'armnta . Per fore ciò prenderemo a )Jase le. « Tn/Je/le 1·elat'ive nlla coSl'itu:.ione dell'esercito francese » pubblicate dal nostro Corpo di stato maggiore, · avvertendo che, menlre .issegner,!mo nlla part.e combattente d'ogni unitit I' cffetti·>'o di guerra, ridun·emo al puro indispensabile l'organico dei servizi .iccessori, perchè non è 11 mmissibile cl1e ![UCsti sieoo trasportati nl co ni pleto prima che il corpo cli spedizione siasi assicurata unn base di operazione snlla costn nemica, e perchè in una evcntnalitù di guerra, co me rpiesta, è savio consiglio di provvedere sul
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1 (I) Xon abbiamo ten uto calcolo ùci tras11orti che po,;so no trovarsi in navigazione per far ritorno in !<rancia o nrril'nrvi in 1.e,~·1po 11or essere HLilizza l,i, pcrch,'>, como g-iit.
clichiarammo Jiiù volle, dc,iùcriamo ot tenere dei risulla li che in niun caso sicno superiori al vero.
Tonnellaggio clJ 1·egista•o necessa.1•io JU~I t1•as1>01•to cll unn di11 i s ionc t'1.•1ù1ccse isolnt.a sul 1,icclc cli gtie1•i•a. lWIIETTLVO rlcl lo p;, rl.i tra.sporta.te
PARTI
U'N I TÀ O SERV I ZI
delle uni là o S<Jt'l'izi
cho cost.itn iscono fo tiil' iSionr.
cl'tc vcngo110 trn sp,-.r1,11c d
a) Qur1,rtù~t generale:
Comando 1~ stato maggiore Stato maggiore dell'artiglieria Stato maggiore del gen io . Intendenza . Tesoreria e poste Servizio religioso Gendarmeria Scorta ( 11 plotone di cavalleria)
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Riepilogando adunque, occorrono : 22438 tonnellate tli registro per isolata con servizi r idotti; 239·13 tonuell,1te di registro per isolata cou servizi comp leti; .'r,968.i, tonnellate. di registro per il con servizi ridoni; 07870 tonnellate di registro per il con .scnizi completi .
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il tr(ISporLo di
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divisione
il trasporto di un(I divisione trasport,J di un corpo d'armata trasporto di un corpo tl'(lrrnata
raneo e dne giorni per effettuare il caricamento e raggiungere il grosso del convoglio, che si sarù riunito in qualche punto della costa francese o della Corsic:i . La spedi;,;ione insomma potrebbe essere pronta alla partenza nella sera del ·I 0° giorno di mobili tazione. . . . In tal caso i mezzi di trasporto che potrebbero essere util1zzat1 sarebbero i seguenti : 10 Le navi mercantili dei gruppi tt) e /J) aventi una portata complessiva di 200,000 t0nnella_te cli re.gistro;, . 2,0 LE' navi du guerra dei gruppi e), /)e!]) aventi una portata complessiva di 87, 108 tonn. di registro; . . Insieme 237, 108 tonn. di registro; ossia potrebbero trasporlarn qucittro CO'l'p·i d' nrmala sul pfode d·i gnerra con tutti ·i se1·vizi èessorii al co1npleto: ,~ si avrebbe un avanzo di circa GOOO tonnel lnte di registro, oltre a tntti i piroscafi che nei ·I 0 g.iorni di preparaz~one sarebbero o-iunti nei porti del ~foditerraneo, ntornnndo d1 naviga. zione, dei quali si potrebbero utilizzare certaniente quelli urriva~i nei primi sette giorni inqnantochè c1uelli giuuti nell'8°1 • 9° e ·I 0° g10.rno non avrebbero forse il tempo per scaricare la propria merce ed 1111harcare le trnppe. - A.cl ogni modo si avrebbe nn altro sopravvn~zo di tonnellate 7 x 5000 (gruppo e) = 85,000, che potrebbe servire per mantenere in auività le litrne di navigazione più irnpoi'.t~nti_ e per organizzare un servizio cli rifornimento cli cnrlioue, mnn1zio111 , vestiario ecc., per il convoglio di spedizione. . 3• Snpposù:ione. - Che la .Frarn:in infine ' intenda fare la s pe~ dizione dopo aver nrmati tutti i suoi trasporti da gn~rra ~~ - a.verl1 concentrati nel Med iterraneo, ossia nel 20° giorno d1 rnobtl1tnwnc, giacchè, come dicemmo, 12 giorni occorrono per l'allestimento delle navi e 7 all' incirca per la navigazione dal l'Atlantico al :Mediterraneo. In tal caso adunq~ sarebbero disponibili per la spedizione: 1° le navi mercant.ili dei grnppi ci e b) aveni.i una portata , complessiva di 200,000 tonnellate di registro; 2° le navi mercantili del gruppo e) aventi una portata co m1}lessiva di 85,000 ('I) tonnella te di registro; 3° le navi tla gnerra dei gruppi e), /, g), h), ·i) cd l) uventi una portata complessiva cli 11:,'.:t'I 6 tonnellate di registro; Totale 359,2 16 tonncllute cl i registro; ossia potrebbero essere trasportati 7 corp'i, d'armata sul p·ietle di 9M1Ta, con servizi , ·idotti opp~ire (i corp·i d' anna,la con ttitr:i ·i ser1
1
IV.
Determinati tutti i fattori che concorrono alla solmione del prnhlema, possiamo finalm ente concretarne il risultato, supponendo che la spcd iiione si svolga nelle s.itnazioni cli guerra più probnbili. A uo, tro avviso, si potrebbero quind i fare le seguenti :-npposizion i: 11" StiJJposfrione . Che Ja F rancia decic(; ·di effettuare la :;pcdiziouc mariuima al più presto possibile, ossi,, servendosi di tnlLi i mezzi che saranno disponibil i nei suoi porti del }(editerraneo . In tnl cnso, c:1lcolando 2 giorui per la riunione delle truppe nei poni d'imbarco cd ;i ltri due giorni per l'imbarco, il convogl io surit pronto alla sera Ilei !1° giorno di mobili1n1.io11c. Durante questi ,i- giorni. la squadra da combnttimento avrà iu tan lo fa lla la provvista del c:1rbonc ed ese guita nna rapida ricoguir.ione delle nostre coste. I mezzi cli LÌ-usporto che la (,'rnncia avrebbe a sua disposizione snrehbero: •I O Le 1iavi mer~ntili del gruppo ci)' a,,enti unn ponata complessiva cl.i ,100, 000 ton nellutc di registro; ~ 0 Le navi da guerra del grnp po e) uventi una portflla complessiva di 9/277 t.onn. di registro; Tot:ile •I OU ,277 tonu. di registro; ossia potrebbe trasportare <lne corpi d'annata stil pie(le cti gue1Ta con sèruizi ltccessori ridotti, ed anebbe nn sopravanzo di circa 10,000 tonu. di registro. 2• 8nppos·i::;ione. - Che la J<'ranciu stabi lisca di fare la spedi zione dopo l'arriv_o nei porti del Mediterraneo dei pirosca fi mercantili che nel •1° giorno di mobilitazione si trovano disponibili uei porti dell'Atlantico. Questi piroscufì impiegheranno un giorno per la provvì~t:i <lei carbone, sette giorni per la navignionc dall 'Atlnntico al )Iccliter1
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1:i:i al completo. In quest'ultimo caso vi sarebbe un soprnvan1.o di 12,000 tonnclln te ed un altro soprnYanzo di H,000 tonnellat.D proYc-
nicnte dai piroscafi che sarebbero rien trati nei porti dcli' Atlantico nei primi ,t O giorni di mobilita1.io11e e che avrebbero potuto benissimo porsi in viaggio pel ~Iccliterraneo nel ·I2° giorno insieme ai trasporti militari del gruppo l). Dei quali sopravanzi non abbiamo crccluto di tener conto, poichè in qucst.1 3• supposizione la Francia, anzichò fare un solo convoglio, ne farebbe certamente due, ossin uno con t11tti i mez~·i disponibili nel 10° o 12° giorno uei porti del Mcdi terronco e l'altro nel ~0° giorno coi mezzi piovenienti doll',\.llantico. Ed i• facile vedere come in siffaua combinazione il 1° convoglio potrebbe rar ritomo in Francia cd uoirsi o seguire a breve distanza il 2° perchè tra il •12° ed il 20° giorno ,\vrebbe sufficiente tempo per fare la w,rnrsata, eseguire lo sbarco e tornare in Francia. Possiamo aduuqnc conch indcre che, calcolando una tra,·ersata di due "Ìorni dalle coste della P rovenza In Fraucia può sbarcare sulle nostre ~oste ~ corpi cl'nrmain nel 6°, 4 corpi d'nrmnla nel 10° e G corpi d'nrmala nel 2'.2° giorno di mobilitazione, supponendo il caso piìt sfovoreyole, quello cioè che lo stesso materiale dn trasporto sia utilizzato per una soln traversata; imperocchè i) facile vedere che se nella 3• supposizione il convoglio vtone diviso, come accennammo, in duo parli, il materiale della prima pnr!H potrebbe cs;;ere u1.ilizzato per aumenrnrc la portata della seconda, ossia nel '.22° giorno di mobilitnzione potrebb1:;r o essere gii1 sbarcnti snlla nostra costa nove corpi d'armala. Ma siccome una forza così considerevole nc,n sarà cerlamonie, nuche n\·endo i mezzi di trnsporto, mai impiegata in uua spedizione marittima, così pos:::inmo asserire, senza torna di errnre, cho dopo il 20° giorno cli mobili1aziono, la !;rancia avril a sua disposizione i mezzi <li trasporto necessari per csegni,·e contro la nostra costn tirrena una spedizione mnri ttima dc'll n fo1'za nrnssimn consentita da qunlginsi situazione di guerra. 1
1
I FRANCESI NEL MADAGASCAR <o
In pnnc1p10 dell'anno corrente i Francesi avevano, nelle acque di Madagascar, mozza do1.zi na di legui di di versa portata, ben mun iti cli cannoni , mitragliere ed equipaggi. La truppa cl.i sbarco oousistova in circa 900 uomini di fanteria <li marina; altri 600 circa, reclutati fra i creoli dell'Jso la del la Rénnio11 (antico possedimento francese), stavano pronti ad imbarcarsi per Madagascar. Colln trnppn da sbarco pre~idiavano i porti cli Tamnta va, .Ma,iunga, Marusanga e ~rurnnclava; mentre la llotta, dopo avere inutilmente bombardato o distrutto i villaggi della costa, incrociava davanti ad essa, onde . ma11LOnere una specie di blocco che danneggiava i negozianti europei, ass:ii più che gli Hovas, o non impedìva n questi di ricevere, di tanto in tanto, da parte inglese o americana, qunlche carico d'armi. A breve distanza da TamntaYa , in rosizionc buona e fortificata, tenevano campo gli Hovos, iu rinrrwro cli cinque o sei mila, e coglievano ogni occosione per dar noia al presidio, senza attnccarlo risoh1tamen1e, per rispetto dei cannoni della s<rnadra. ( France:-i facevano ricogniiioni verso l'accam pa men to nemico, sema neppu l' essi attaccarlo, rerchè troppo deboli a tale impresa. Da una parte ç dall'r, 11.ra si scambiavano parlamentari senza conchiudere nulla, porchè le trattative erano soltanto stratagemmi per guaclngnaro tempo o terreno. · I Francesi dapprima avevano creduto di spnventare gl i Tlovas senza, o quasi souza, mcuere piede a terra e costringerli ai paui che volevano loro imporro, tirnndo sempl icemente cannonate cln l mare; nia gli llovas si portàrouo fuori Liro, o così resero inutile l'azione della squaclra. Credettero poi i Francesi cli recarsi in mano un pegno rimuneratore, proudendo il porto Tamatava (il principale dell' isola , dove negozianti inglesi, francesi, americani e cinesi facevano un commercio abbastanza fl orido), e gli altri porti soprauorninati; le outraLc doganali dovevano compensare, ai Francesi, le spese dell'occupazione e la perdita rli queste entrate persnallore ngli Hovas l'arrendevolezza. ì\fa è naturale che, cessando il commercio, cessano le entrate doganali , e U) Ved i Rivsida .Jlilitare Italiana, puntatt di febbraio 1881. Al'iXO XXIX, VO I.. 111.
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che, in tale situazione, i I corn rnercio doveva cessare. r' Francesi non in~roitarono un soldo; la regina degli Hova:; rerdette btlllsì un cespite d'entraw, ma la popo lazione non si accorse del danno. I popol i semibarbari snbiswno il commercio coi civil i, più cbe no n lo c~rc!1ino; lo interrompono fac ilmente (~ sen za rincrescimento. La popolaz10ne d1 Tamatava, composta in gran parte di Saclavi (gente nemi ca degli Hovas) si adattò presto al 1movo ordine di cose: i Saclavi fecero il focc ili no alla t.rnppa, come prima lo facevano ai ncgozinnti · europei, i qunli furono i soli rovinati. · Il governo francesi~ cl ovette persuadersi , che per ottenere q ualc:osa bisognava recarsi a Tenariva, città capi tale, con circa Q5 mila abitanti, posta nel cen tro dell' isola. ~fa per fa re 1ruesta marcia non ha-· stavano le poche forze di cui disponeva il comandante del corpo di spedizione. 'Madagascar non è come il basso Tonchino, un paese tagliato da corsi d'acr1ua, dove le barche a fondo piatto rendono tanti scr• _vizi ; è una regione moutuosn, priva di strade e coperta di bosehi, dove le miglia bisogna fa rle a pied i, le artiglierie strascinarle smontate e i bagagli e i viveri portarli a schiena di mulo o a spal le di facchino. Una strada meue invero eia Tenariva a Tamatava. ~ nna da Tena riva a Madjunga; ma appena meritano il nome di strad,a; trnversano strcue, colli e bassure bosco.se, e sono, per qnanto dicesi, sbarrate in vari punti. Gli Hov;1s che le difendono hmrno nome di essern · valorosi, sebbene di questo valore non abbiano ancora avuto occasione di dare fa prova. I bombardamenti rlel la costa si fecero dai Frnncesi senza perdere un uomo t>, ciò indipendentemente dal ~alore dei nemici, i quafi non :weva~o cannon i da rispondere. Questa di Madagascnr è finorn una spedizione incruenta; ma non senza morti; perchè la febbre nrriva più in là degli Hovas. Essa è il nem ico principale che si teme sulla strada di Tenariva. Per giungere a detta città si calcola una ventina di tappe, durante le quali le notti di rugiada sa r;:innno più micidiali che i giorni cl i battnglia. Aspettando che gli affari del Toncb ino permettessero cli t.rnrre di laggiù i rinforzi necessari, per agire energicamente nel Madagascar, i Francesi ordinarono, armarono e istruirono i creo] i dell'isola Réunion, che volontariamente si offersero di servi re, sotto ullìciali frances i, nelle operazioni a Madagascai·, e ne formarono quattro compagnie; in pari tempo cercarono di trarre profitto delle antiche .discordie dei popoli dell'isola, Dicesi che il numero dei Saclavi a servizio delle trup pe frances i raggiunga quasi i tre mila; che abbiano un certo ordinamento e sicno 11rrnati di fuci li Gras; ma costoro nou li vedia mo pren1
ESTERA
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dere -parte neppure alle ricognizioni; onde tn tto fa credere che sieno impiegati solo nei servizi di fatica; il che non è poca cosa, massime in paese di clima malsano. Maggiori vantaggi dalle dette discordie traggono i Francesi nel loro commercio cogli indigeni, per soddisfare i bisogni della vita.- Avendo la regina degli Hovas invitato tutti i capi dell'isola ad astenersi dal vendere viveri ai Francesi, certo Lahime.risa re di Tullcar, rispose: pensasse essa a trarsi d'impaccio come poteva, cbe quanto a lui preferiv11 l'argento dei Francesi al loro piombo . · Sullo scorcio dell'mno ·1883, le misme del contrammiraglio Pierre, verso gli stranieri residenti a Madag11scar, avevano suscitllto del malumore in Inghilterra a causa specialmente dell'arresto cli un missionario i~glesc e di maltrattamenti usati al console inglese in Tarnatava, <:erto Sll' Polehnam . I l governo inglese sporse reclami, le trattative si .s! pr~lungaron_o fino in principio dell'anno corrente; la questione poi s1 cbmse, collo sborso di una somma, che il missionario riscosse in persona, e per il console (morto nel frattempo) riscossero cr]i eredi . ~el discorso iua~igura le del Parlamento, la regina d'Inghilt~rra potè dire: « Le trattative colla Francia, riguardo agl i incidenti del Madagascar, sono terminate in una maniera, che tende a confermare l'accordo cordial~ fra .le due potenze» . D'allora in poi nella stampa e nelle Camere rngles1, abhast.anza occupate dagli affari dell'Egitto e del Sudan, poco' o nulla si parlò più del Madag,iscar. • Sulla fine di febbraio ebbe luogo invece un' interpellanza nel Parlamento francese; la quale però non condussead alcnn risultato. Acoloro che disapprovarono la spedizione e a quelli èhe sostennero doversi spingere con maggiore energia, affermando il diritto che ha la Francia alla s?vranità su tutto il Madagascar, i ministri risposero, che la Francia h~ molti diritti nel mondo, ma bisogna procedere ,prudeute~ente, agire secondo le occasioni; qui udi fecero la storia de.Ile , trattative, le quali erano sempre pendenti e conchiusero che se queste a~essero fallito,. si sarebbero adoperati tutti i mezzi per vincere la resistenza degli. Hovas. ' Al_ ~outramrnin,glio Pierrc era succeduto nel comando del corpo cli sped1~1oue il contrammiraglio' Galibert, che, più guardingo del primo n~I rispettare gl'intcressi e le suscettibilità inglesi, n<1n era meno energico rispetto agli Hovas e cercava ogni1 mezzo per sostenere il morale della sua tr~ppa,_ mantenendola ìn attivi'tà . Ma non trovandosi più s~illa costa v11lagg1 da bombardare ed essendosi gli Rovas posti fuori llro, nè avendo egli una forza sullìciente per attaccarli nel loro campo,
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ESTER.\
46,i.
RI VISTA
doveva Jimita l'si a fore ricognizioni , che, (a gindicarle ch1.. qnelle che si dànno per lo più imporLauti) erano semplici passeggiate mil itari . Una ne foce il 14. gennaio, con un distaccamento di '200 creoli, una cvm paguia da sbarno e alcuni pezzi d'artiglieri:i cli lllarina. Questa lruppa si di1·csso verso una posizione detta Faratte, fo nifi calo e tenuta dagli Hovas, e g\nnta vicino ad essa cominciò un vivo fuoco di artiglieria e di moschetteria . Dicesi che i ercoli si comportassero come rocchi soldati, ma alla sera il distaccamento si ritirò senza avere couqnrstato nnlla e se11za avere perduto un .. uomo. lt probabile che gli Ilovns abbiano avuto va ntaggi e perdite prcs:;'n poco eguali. Di que:;te operazioni nei primi mesi dell'anno corrente se ne fecero parecchie. Nello ste.,so tempo si lavorava a migliorare le comunicazioni nei dintorni del lo località occnpate d~i Francesi, e a cost.rurro cp1alchc fo rtino. .Xel mese di aprile ebbe luogo un nuovo cambio del comandante il corpo di spedizione. Al contrammiraglio Galibcrt successe il contrnmmiraglio Miot. QnesLi partì da Tolone il 9 aprile e giunse a 1':imaLava il 9 maggio. Frnttanto iu f 1·ancia si presero disposizioni per inviare a Madagascar considcrevùli rinforzi. « ~ ei uoslri circoli ma1iLtimi (scrive l'Atenir mihtaire del 26 aprile) si occupano molto di un prossimo invio. di Lrnppe a Madagascar. Un ord ine segreto prescri ve armamenti, la cni naturn nou lasL:ia alcun cluhhio sulln importanza delle operazioni di cui sarà Leatro la e.osta norcl-o,-est dell'i$ola». Il corpo cli sbaro.:o doveva e5sere portato a oll rc 3000 uomini, ivi compreso però ol tre uu migfo,. io cli volontari crl'o li. Questi rinforzi, che allora stava no per pbrtirc, ade~so devono essere giunti, benchè non lo troviamo annnuziato. Nello stesso tc01po si aumentarono i legni della sr1uadra, coi;icchè invece di cincrue che erano sulla fine del 1883, attualmente son(, uncliL:i o dodici. Il primo ia to di ìVliot appena ass11nse ii coma ndo, fu di T1oti rìcare ai consoli s11·anieri , che presto sarebbe dich iarato il blocco su tutte le 1:oste dell'isola. I giornali inglesi levarono la voce per il danno cht1 ne sarebbe dcriraLo al commercio inglese, nei porti di )fananoroo, ]<eirn1·iva e Yol1cmar. Poco nppresso non si pal'lò pi ù tli uulla ; il che lasci:i ~upporre eli o qucsLo blocco non si:i stato clichinrato. Fu per riguardo ngli interessi inglesi, o per iusullicionza di na,·i? Forse per una rngione e p131' l'altra; prr l'ul tima specialmente. Il diri tto in1.er1rn7,iorrnlc nou riconosce blocco se non è effeLLi vo,· e con undici o doJici legni , fra grantli e piccoli, non i} possibile IJloccare inticramentc U11 isola che ha una c1istcsa cli coste molto maggiore che quella del1' ltalia. 1
Secondo le ultime notizie le operazioni si lim iterebbero al la cosla nord-ovest. Miot ~·asporterebbe iI suo quartier generale da Tarnata va a Bossi-be, lasciando a Tamatava un piccolo prnsidio, con un capitano come comandante di piazza . Occuperebbe in seguito Baraton-be e Pnssandnva, e farebb e cost.rurre una strada da Passandava a Vohcmar, in modo da isolare · 1a puuta nord dell' isola. Questa strada di circa 200 chilometri, non pre!-enta (cl icesi) troppe clillicoltà . I progetti sarebbero st.1ti fotti a Parigi e inYiati al comandante del corpo cli spedizione . Un certo nm~1ero di fo rtini verrebbe cost.rutto l~ingo la strada, e due barche cnn noniere gcLtcrcbbc1·0 J,'àncora presso ciascuno dei due sbocchi sul litorale . Il corpo di spedizione, raccol to in quest:i specie di cnmpo trincernto, recinto per tre qunrti dal mare e facilmente approvvigionato dalla squad ra, vi pi:.interebbe temle e baraccho e ne farebbe la b:.ise cli operazioni, contro l'intcl'IIO dell' isolo.. Il governo francese, ac~omodate le cose coll'i mpero Celeste, avrebbe destinato agli Hovas una parte dei vincitori delle bandfore nen, dei quali altri sarebbero in viaggio ed nl t.ri giit inrivati . Se rngio11i politiche non intralcio.no le opera1.ioui mil itari, e se l'affare del Tonchino è realmente fi oito, la C{Uestionc del Madngascar sta per entrare in un periodo risol uti,·o.
C.
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MANFREDI,
capitano.
LIBR( E PEIHODlC l I
LIBRI 'E PERIODICI
c. c,n•ou:1·. - Lellere edite ed inedi te , racco lte ed illustrate da LuIGr CmALA, deputato àl Parlamento. - Volume terzo, Torino 1188.2, Tipografia Roux e Favale, prezzo L. 8 . , Questo volu~1C, come i' suoi precedenti, si divide in due parti. Nel1.un~ le lettere; nell'altra un cenno storico sul tempo a cui esse si r~fer1scono .. Le pubblicate i.n questo terzo volume risguar<lauo il penodo culr~mante della stol'Ja del nostro risorgi mento; quello che corse dal g~uua10 ,1850 .al settembre ,1860. Il cenno storico però non ab h!'~cc'.~ ~utto l'mlZldetto pMiodo, rna si fo rma al tempo in cui Cavour r1p1gho 11 potere, abbandonato dopo la pace di Villafra;uca. Sul detto cenno storico 11011 ripeteremo quanto intorno alla sua utilità, per l'intelligenza delle lettere di Cavour e al merito suo intrinseco, già dicemmo nelle biografie d,el primo e dd secondo volume; noteremo sol~ eh~ l'interesse cfol racconto cresce in proporzione dell.:i l:?~ndezza dei . fou1. Andrn qui.' come nei tratti precedenti, il Chi ala; prn che ?es~rivere e n_arrare m nome proprio, compone dei quadri con brani d1 _lettere,_eh memorie, di dialoghi, di discorsi; ma qui più che altrove, t quadri rappresent:mo situazioni e figure, che resteranno famose fìnch è duri una pagina di storia ital iana . . . L'opera principale di Cavour, dal 1° gennaio al 28 aprile ,i 859, fu d1 rendere inevitabile la guerra senza provocarla. A.I primo dell'anno· Napoleone apre una nuova fase della questione italiana colle famose parnl~ rivolte_an:ambasci~tore austriaco : je 1·egrelte ccc. che spaventano 11 pubbhco 10 Francia e la diplomazia in Europa. Cavour trova 1
che la qtlestion ·italienne lÌ étè aussì -mcil engagée qiw possible; ma si affretta a trarre partito della nuova situazione. L'Austria si mette in guardia, la Germania fo ·il viso dell'arme, l'Inghilterra, con un interesse e un ardore. che oggidì sembrano str.:ini, si mette in moto per impedire la guerra; in Fraucia il pubblico mostra ch iaramente che non divide le simpatie dcll' imprmttore, a cui i suoi min istri non cessano di far capire indirettamen te i pericoli e i danni della sua politica . Egl i si turba, tentenna, fa stamp:H'e note in senso pacifico, vorrebbe tirarsi indietro e cerca ripiegh i per non mantenere i patti, senza che possa dirsi averli apertamente violati. Frattanto in Ita lia le speranze di nna gnerr:, imminente h:inno prodotto un' elforvcsccnza, che deve :ivere il suo sfogo, hanno creato fatt i, cli cui non si possono arresta re le conseguenze, e Mazzini sta all 'ert:i per farsi in nanzi se il governo si ritira . In questa situazione Cavour è ammirnbile per aui litlr, sublirrw per calma e sicurezza; non dnbita nn istante nè di sè, nè della sua causa. La pa.-rtie que j11 jo·ue S'ltr l'ech·iqu·ie1· rliplomcitù['lte (scrive a 11' Azeglio) est excess·i venient compbiquée. Toitte(o·is je ooas assn1·e qite je ne s•1.às ni e(frayé ni décoitragé. La questione ogni giorno cambia d'aspetto, per gli sforzi dell'Inghilterra e le incertezze di Napoleone. Cavour, facendo buon viso a gioco sempre peggiore, dalle sue 5tesse difficoltà lrae argomentq di vnntaggio, e messo troppo nlle strette risponde : « meglio cadere colle armi in pugno che per<Jcrci nell'anarchia ». Giit presso alla metn, $i trova dinanzi un ostacolo insuperabi le. Ji'rancia ed Inghi lterra gli fanno d'accordo una proposta che egl i non puù rifiutare. Per la prima volta si sente sopraffatto. « Il ne m,e reste pliw qtte me /'a-ire scmter la tete » esclama ricevendo questa specie cl' intimazione. Ma appunto questa volta la salute viene dal nemico : è l'Austria che rifiuta la proposta da tutti accettn tn e in via a Torino il noto 1.iltimatum. Cavour lta vinto. Allo spi rare del term ine assegna to, corrsco-ua all'iuviato austriaco la risposta del governo rnrdo e poi sortendo, gandosi le mani, dice agli amici clie l'aspeuano in anticamera : Nous wvons (ctit de l' h:i.çto·ire...... et rnctintencint allons dine.r » . Tutto ciò è noto notissimo ; ma non venne mai esposto con tanta chiarezza, nè così nutenticarnen te docurnent:ito . Lo stesso dicasi dei numerosi partico lari su fatti e situazioni di quel periodo : la compi lazione <lei discorso della corona, il quale tanto commosse l.'ltalia, scritto da Cavour, c;orretto da Napoleone e ricorreuo da Vittorio Emanuele; le relazioni tra Cavour e Garibaldi rrnando questi scriveva : « Egli (Cavonr) può tutto, faccia tutto e qualche cosa cli più ancora, io hacicrò piangendo la mano che ci solleva dall'avvilimento e dliila miseria>>; 1
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K PERIODICI
UBRI
la formazione dei corpi vo lontari , non voluta dal gove1,00 francese combinata fra G,wihaldi e Cavour « accoglieudo quanti Italiani mettevano in cimn dei loro pensieri l'indipendenza della patria, qualunque fossero i loro precedenti politici, purchè scevri da macchia di disonestà; >, la risolutezza del r~, che non esita di scrivere ali' imperatore essere disposto (ove questi abbandoni la causa d'Italia) a seguire l'esempio· di Carlo Alberto e rendere note al mondo le ragioni . che lo costringono a tale sacrificio; la vigilanza di Cavour dnrante la campagna; i primi dissensi tra lui e l'imperatore, per l'invio del principe Napoleone in' Toscana ; l'armistizio e le sue cento piccole ragioni, coperte sotto il pretesto degli armamenti della Germania ; la furia di Cavour alla fata le noti1.ia, i suoi sfoghi contro l'imperatore, le ultime disposizioni date prima di lasciare il Ministero , le quali fecero scrivere ad Aurelio Saffì « diresti Cavour, in quei supremi momenti, diventato seguace di Mazzini, con questo divario però che le risoluzioni del conte di Cavour, anche quando il suo animo era maggiormente esaltato, racchiudevano sempre una possibilità di riuscita, dovecchè quelle dell'agitatore genovese non la racchiudevano e non riuscivano mai; » tuuociò è stupendamente esposto e rappresentato nel cenno del Chiala . Il quale continua estendendosi :il periodo di tempo in cui Cavoar, date, per protesta, le dimissioni dopo Villafranca, desideroso di riposo senza potàlo godere, perchè ansioso del l'o pera rimasta incompiuta e tormentato dal timore che altri gliela guastasse, ora in Syizzera, ora a Torino, ora nel la sua villa di Leri , è sempre l'uomo a cui tutti guardano, a cui tutti ri corrono per lumi e per consigli; tanto che. un ministro in carica scriveva, essere difficile andare d'accordo con lui, ma essere impossibile governare avendolo contrario. Seguono p~i le lettere e telegrammi di Cavour, numerati in continuazione 11 quelli dei volumi precedenti, dal DLXXXIX al DCCCLVII. In capo al libro sta .l'interessantissima lettera scritta da lui a Vittorio Emanuele intorno al colloquio di Plombieres, la q'uale, benchè poi·ti la data del ;.U lugl io 1858, venne inserta in questo volume, perchè venuta iu luce qtrn!1do gli altri due erauo già stampati . Chiude il libro una breve appendice con documenti relativi a fatti accennati nelle lettere. Fra queste ve ne sono (come negli altri volumi) alcune non scritte da Cavo ur, ma a lui dirette, in :'i~posta a qualche sua o' aventi con essa relazione. Della fo rma delle lettere di Cavour abbiamo dett.o nelle bibliogralie dei volumi precedenti, valga anche per queste ; del conteuuto diremo che in queste è tanto più interessante, quanto più grandi sono le questioni e i fa tti di cui si tratta. Pochissime di tali 1
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lettere si riferisc.rmo ad affari privati ; sono istruzioni pei ministri della .Sardegna all'estero ; informazioni date o richieste a di.versi personaggi in Lombardia e nell'It::dia centrale ; scambio d'idee con uomini di Stato (d'Azeglio, fariui, Ricasoli, Minghetti, ccc ., ecc.) su questa o quella questione politica ; comunicazioni a Lamarmora al campo, su cose ritlettenti il Ministero della guerra, tenuto allora da Cavom;; norme a La 11arina per dirigere gli atti della Società Nazi onale e l'af'flnenza dei volontari in Piemonte; norme ed ordini a Persano sulla condotta ,da tenere rispetto alla corte di Napol i, al la marina napol.etana e alla spedizione cli Garibaidi ecc., ecc. Ciò che maggiormente irnpressioun nella leLtura di questo carteggio è la chiaroveggenza quasi divinatrice di Cavour, la sua faci lità di accomodarsi alla situazioue, trovare un punto d'appoggio, dove altri .avrebbe trovato un abisso e soprattutto la fiduc ia in se stesso e nel proprio paese. Poche volte confessa d'essere in imbarazzo e sempre se ne cava con una risoluzione audace. È interessante vedere ciò che egli pensnsse dell'aiuto· dei :Francesi nel 1859, del ·quale pure, per ineluttabile necessità, avea fatto il cardine ,della sua politica . « Les França-is ent;ra•i,1iés conwe lenr gré (scriveva egli a Lamarmora un poco restio ad utilizzare forze rivoll,!zionarie) ne nous JJardonneront.famais, si la plus grande part'ie d,u po·id de .l' entrepirise tombe sur leiir dos. Malheilr à, nous, si nous trioinvlwns wvi,quement au moyen des FrançO!ts ». Quando, liberata la Lombardia ,e ordina te un , poco le forze dell' Ita lia centrale, Cavour vide la probabilità di cc seppell ire (secondo la sua bella espressione) ciuchi e arc.iduch i sotto il cumulo delle schede dei comizi >, non si spaventò all'idea ,di fare, anche da solo , la guerra ali' Austria . « La Francia e l'Inghilterra d'accordo (scrive egli al generale Fanti) non vogliono darci che Parma, Modena e le Legazioni : la Toscaua di verrebbe un regno separato. La Francia avrebbe la Savoia. Queste proposte sono formu late · in una specie di 1tltvmatum. Se il Piemonte le respingesse, si lascierebbe cour jtr· -des ,rneillcu,rs chances à, ses risques et perils. Rispondo, per telegrafo, ~he piuttosto che costringere la Tosca11a a rinunziare ali' annessione, noi non esiteremmo à courir les nieilleit1·s chance.s di cui ci si parla ». In pari tempo scriveva al con te Arese, inviato strnord inatio a Parigi : ,, Vedendo l'unanimità e la vivacità dei sentimenti degli Italiani, non sono nè punto ~è poco spaventato dall'idea d'in.contr111·e solo le ire d~ll'Austria ,, . E a Ricasoli telegra fa va : « comptez ,sur rnon dé'OOuement et au besoin mème siir l' auda,ce ». Dopo la spedizione di Garibaldi, alla vigilia dell'annessione dell'Ita lia meridionale, delle Marche e del1
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l,IBRI
E l'ElUODIGI
l'Umb~·i~ , una guerr11 coll'Austria pareva a Cavour qu3si situra. Però non_ e~lto un momento a fare quello che ha fatto. Simili atti di coragrriò ogg1d1 recano meraviglia e perciò li abbiamo notati. ,_,, Aspettiamo con desiderio il quarto volume che chiuderà quest' interessante pnbb licazion~.
suo luogo. Ogni volu metto, trnrine i due primi che contengono notizie generali, comprenderà la 1,toria di un corpo e formerà un lutto a parte, da poter essere, con minima spesa, acquistalo. Quésto è il disegno generale $ul quale non tl'oviamo a ridire, e i primi tre fascicoli fonno presagire che l'autore saprù conforlo ad effetto. Il primo fascicolo contiene brevi cenni sui principi di Casa Savoia; il secondo notizie general i sull'origine e ordinamento dell e varie al'mi, comandi, istituti e slahilime11ti mil itari; il terzo la storia I del ,1° e 52, 0 reggimento granatieri, precedu ta. dallo stato di servizio degli attual i cornandanii di bi;:igata e di reggi mento. Il raccouto è necessariamente ristretto, rna ordinato e ch iaro; lo stile è sempl ice e dimesso, forse anche troppo, e di questo 11011 faremo appunto. l\fa non possiamo trattenerci dal farne un altro . Nei libri di storia l'esattezza è la prima cosa e in quelli che rivestono il carattere cli cronaca, è tutto o quasi tutto; perciò anche una svista nell'esposizione di cose notorie, può danneggiare il libro, ingenerando il sospetto che di maggiori ne sieno occorse in quelle cose, che non sono nella memoria di tutti . Ora nel fascicolo pt:imo, pag. 81, è eletto che il principe Napoleone,. marito della principessa Clotilde, è figlio di un fratello di Napoleone III, mentre tutti sanno che è figlio di 1111 fratell o di Napoleone I. Potrebbe essere qui un errore di stampa; ma nello ste5so fa scicolo a p::ig. 8.6, si legge che Maria Anna Carolina Pia, vedova dell'ex imperatore Ferdinando cl' Austrin , morw recentemente in Prnga, era figl ia wi-ica cli Vi ttorio Emanuele I re di Sardegna, il quale, jnvece, tra maschii e femmine , ne chlie cinque. Se non egualmente importante, certo da non trascurarsi in simi li libri, è l'esattezza clell'espl'essione; e, a questo riguardo, appunti se ne potrebbero fare molti, cominciando dal tit.olo. Chi legge sul frontispizio Sto,rin dell'ese1·cito itahano; · non comprende pn~cisamente che si tràtti di una storia dei col'pi . La stessa parola cor'pi :vienedall'autore usata in diverse maniere, non t.ntte esatte; così in principio del sec1rndo fascicolo e detto, che prima · di stendere J a storia particolareggiai.a delle diverse frnziorv,;, che costituiscono l'esercito, si stima opportuno narrare le origini dei diversi corpi, e si fa seguire questa avvertenza, da notizie storiche sulla fanterià, cavalleria e artigl ieria e genio che sono arm,i,, e sulle scuole, su i comnnd i, ccc. ccc.., che non sono nè armi riè corpi. Nèl primo fascicolo si legge che Umberto III di Savoia seppe, « assieme coi comuni alleati, far piegare lo stesso potentissimo Barbarossa a riconoscere, col trattato di Costanza, la libertà dei comuni Itali ani »; espressa in questo modo
Sto,:itt '~~ll'ese,•cito ittditt'/110 tltdltt Ct>fltitu~io11e tle ·t Jft1'H co,·11 i <ttl og!Ji, narrata su documenti da TELE·
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SARTI. -
Roma, tipografia Paolini, ,f884.
Quest'opern, in corso di ~ubhlicazione, è destinata a riempire ·realmente una lacuna, ~he abb1mno più volte lamentato. Da qualche tempo. vennero pnblihcate storie parzial i di questo O quel reggimento, a somiglianza_ delle molte, che si pubblicano i_11 Gerrnauia ò in Austria e che tanto g1ov~no a mantenere in quegl i eserciti Jo spirito di corpo; ma per un reggHnento che ha la sna storia stampata, vi sono almeno tre che ne manc~no,. e fra rp1esti, tutti, ? quasi tult.i, i reggimenti che hnn~o una ~toria_ pm lunga e pièt gloriosa ; quell i cioè provenienti da'.!:: eser?1to_ picmont~se . E. la ragione. ne è evidente: mentre per 1_ 1e'?;::,1menll d1 nuova formazion e trnsw sca rtabellare nei giornal i mililan degl i ultimi :2o an'ni e nella storia del risorrrime~-to ita liano dnra~te lo s~esso periodo, pei reggimen ti vecchì sono 1~ecessarie ltm"'he e paz1ent'., ricerche_ negli archivi, associate allo studio comparato.., di quanto ~1a v~nne m luce sulla storin militare <lei Piemonte. A questo lavoro si Hccm.5c l'autore e non . possiamo se non augurargl i buona lena e buona for tuna. ~ella prefazione egli c'indica il metodo e i criteri che intende segmre. Ritenendo Emanuele Filiberto corrie il vero fondatore ct· b· · · · l' · ·1· · · · · l UOfll ore ,· eIel , 1111.. 1.ni 1tar1 rn. Piemonte, incomincia da' , suo i ten1p1·· la, s t011a I eser cito ;nbalp1no'. e poichè non è tanto la storia generale dell'eser~1to, c_h e~lt :' no_le . narrare, « quanto quella p11 nicol11 recroiata dei ~·art corpi~ f'.·a1,1~n_1 ~-1 es:o'. cos~ divic~e il lavoro in tante pat~ti quante ~ono . qnelk 1n cm ~1 chv1de I esercito , .. <'.., rrn1·,·c de1· va ri· . . (. ~ 1·a' .-- Ju stor··o . reggn~ent1, d_1r~ le battaglie a ct~i presero parte, farù menzione degli ,10.m1~1 che_ 11 1lfustrnrono nrng~torme~te.' e via via ». Siccome poi alcun~ reggimenti provengono dai corpi clt volontari, che combatterono sotto li generale Garibaldi, così anche di questi corpi terrà parola a 0
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LIDII!
I~ parte del duca ~i Sa voi a, nella lotta dei co muni lombardi contro I imperatore, apparisce come la principale, o una delle p'rinciilal' ·1 h . f r 1, I c e non sta m atto e 10,·so neppure nel l'opinione dell':rntore. Più t · \ . . un sun o storico e ristretto più la p:n;ola e la fra se devono essere precise, perchè non sono temperale da altre. Abbia~o . :o~uto fa re qu~ste osservazioni perchè ci rincrescerebbe ch·e· d~ s1mll1 t!te$attezze, venisse d:rnnoggiata un'opera che stimi amo u.nl.1ss,ma e ù111 nuguriamo ìl miglior successo. L'autore è in p,'inc1p.1~ del s~o .lavoro, e può, se crede, fare pro delle nostre avvertenze. . L ope~·a 1~t1era consterà di 60 voh1metti da pubblicarsi nel corso ·divun J~renn,o. Vennero fu ori i primi tre. Il prezzo d'ognuno è li re O,oO ; s1 fanno abbuonamenti per L· Q5 paoabil,· a L . ""'• 00 an11c1· · . 'o .pate, oga1 ,12 volumetti .
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della Lepanto; 2. le nuove corazzate inglesi; 3° la corazzata fraucese }ndomptab/e; 4- 0 l'incrociatore Gioi;anni Bcmsan, ecc. ecc.; geog1·afia (3rnnialti) si parla delle scoperto, dei viaggi d'esplorazione, dello spedizioni francesi ed inglesi, del l'area del Regno d'Italia, degli studi e pubblicazioni varie attinenti alla geografi:i, ecc . ccc.; espo~ùioni, congrei;s'i . e concorsi, esposizioue internazionale cl'elcuricità a Yieuun, esposizione iuternazioualc della pesca a Londra , esposizione nozio1rn le svizzera a Zurigo, ccc. ecc.; necrologia scientificci dell'anno 1888 . 0
- - - - -- CtJ11uneutni1•es s111• l e s 1•égle11tents ,ie la cttv,t.l-
le,•ie. NAHD,
.A'lu1·1u1.1•i.o sc~entifico e iHrlusb•iu1e , fondalo
da F. GnT-
L. TREVELLIN[ ed E. TREVES, e com pilato da vari professon. - Anno ventesimo. - Milano, 11884, tipografia Treves.
SPIGN~,
I :e~ti ~noi di vita ~i 'JUesta pubblicazione e il nome dei compilatori c, clrspensnno dal! entrare nel merito. Daremo un breve cenno ·<li ciò che contiene il ventesimo volume, eh.e riguarda il 11883 : ast1·onomia (Ceforia), uu capitolo è dedicato al settimo con<>resso dell'associazione geodetica internnzionale, teuulosi l':mno sc~rso a Roma. metereologia e fisica del globo (Deuzn); un capitolo tratta della re~ c<~~te ca tastrofe ~lell' isola d'Ischi:i_; .fisica (Feniui); chim'ica (Gabbn); sci~,u~ natwral~ (Anf~ss?); ?ned1c1,na e chirurgia (Pirovano e T ur;itr), 111. uu capi tolo st d1~corre dell'ultimo colera in Egitto; agraria, ·(Arcozz1-Masm~): un cap1t~lo tratta della bonifìcazione dell'i,gro romano; meccamca (Saccherr), nn· capitolo è dedicato alla farrovia fuuicola.re di Snperga; ingegneria e lavori pubblici (Trevellini) , 1111 un capitolo tratta del nuovo acquedo tto di Venezia, un altro del le nuove. cost:u:-io~1i di_ c.asamicciola; arte nvilitare (Cla varino), ~i ira tla JU d1strnt1 cap,toh: 4° dell'attua le nostro armamento in 'artig~ierie; 2" del .cannone acceleratore; 3° delle sostanze esplosive imp1e~ate nel carrcnmento dei proiettili; /~o del nuovo fuci le della J'an,terra; niarina (Rimiesi), i capitoli hanno per titolo: ,10 rimorchi o
TacLiquc élémcntaire dc l' arme . -
Per il. RE-
maggiore.
L'autore è giù noto per vario pubb licazioni militari. L'opera cheabhiamo soLL'occhio contiene l'introduzione e due capitoli. Nella prima si fa la storia dei regolamenti ilella cavalleria belga, a cominciare eia quello del 118:29 e veneudo fino id l'ultimo ciel novembre ,J883 . Si confrontano tr11 loro e si dimostra coine nei successivi si lasciò sempre più largo campo all 'iniziativa. Il primo capitolo traila dei principt che regolano le ecolu:sioni clellci wia/le1·ia, ed eutra a questo riguardo nei più minati particolari: gli allineamenti , le cqnversioni , la marcia obliqua, le formazioni ili battagl ia, le di verse andature, ccc. ecc . Nel secondo capitolo intitolato, le diverse scuole, :;i tratta dell'istruzione individualo, delle scuole di plotone, di squadrone, ecc. ùCC. si discutono le <111est.io11i relativo, si coufronta110 vari pn11ti dei regolnmenti tede~co, francese e belga. La materia è ben ordinata, l'esposizione è chiara. Questo libro serre non solo a fai· conoscere intima mente i rego.lamenti per le evol uzioni della cavalleria belg,1, ,na a richiamare l'attenzionù sui priucipi che regolano, i11 generale, le evol,uzion i della caYalleria . Faremo uuD piccola osservazione: nè suI frontispiz io, nè : dtrove vi è una parola che indichi trattarsi di regolamenti lielgi ; il lettore straniero, se non fa auenzione ai nomi elci componenti le commissioni e a qualcl1e altro indizio casuale, può giu ngere fin o quasi al termine del libro, credendo , che si rratti cl i reo-ola menti francesi.
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E PERTOO!CI
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gono ordinate le marcic ed il servizio di sicurezza - le norme pel combattimento e per l'attacco e difesa delle piazze forti (1). Insomma in poche pagine-(70) si trova condensato tutto ciò che occorre per farsi un'idea succinta ma completa · del servizio in guerra dell'esercito francese. L'esposizione è piana e facile, di guisa chr. anche i meno avanzati nello studio del la lingua tedesca potranno consultare questo libro senza tema d'incontrarvi quei certi periodi ingarbugliati che formano la disperazione dei novizi.
' (Il sern_izio in car!ipagna p·l'esso l' esetcito francese) . Compi lai ione ~e: capita~~ Em~n, coman~ante di compagn ia nell'8° reggimento :;a~sone d1 Janterra . - Bet"lino, Mit.tler und Sohn '188{. P1:esso ?l i_ stati maggiori delle principali potenze d'Europa esistono uffi?1 spe~1a!i a:enti l'incarico cli studiare gli ordi namenti mil itari de"li alt.n p~es1, e dr mantenersi a giorno di ogni eventuale modificazio:c ad esst :i pporta ta sotto qualsiasi aspelto. Non è qui iI caso di spendere parole a dimostra1:e _l'iùil ità_pratica di tali studi, i quali in parte ve_ngono anche resi d1 pubblica ragione ed offrono il mezzo di istituire raffronti -molto istruttivi. . Il favore incontrato da queste 1;ub.blicazioni lrn fotto sì che all'azione governa tiva si è associata quella indivichrn le; e così ·vedemmo ?on ha gu_ari pe~· iniziativa privata pubbl icati a Londra ed n Berl ino ruteressautt $tud1 sull'esercito nostro, che avev:i giù forni to arO'omemo cli analoghe pubblicazioni austriache. " Dello_ stesso gener~, ma più ristretta nei \i ~1iti, è la pubblicazione del capi tano Exner, rI qua le dai diversi regolamenti vigcr;ti in Francia per le manovre d~lle varie arm i - dall 'istruzione sul tiro - dagli u!t,m1 reg_olamenll ( ottobre '.' 883) sul servizio ,iu campagna e nelle piazze f~rt,, e da· _Rltre pnbhhcazioui consimili ha tratto gli elementi necessari . per delineare a grandi tratti l'ordina men to e )'azione in guerra dell'esercito francese. Il lavoro incomincia coll'accenrrnre la sudd ivisione dell'esercito in armate ed in corpi d'armata ( il); poi indica la forza e la cost.it.uzione de~ co1:pi cl'~~mata - _l'azione del comando, · degli stati nrnggiori e· dei :'ar, servrzt accessori - il modo · d'impartire gli .ordini e di comumcare la parola d'ordine; qnincli tratta c\ecrli accantonamemi de·1 I. deg1·1 accar~~amenti e del -relativo servizio; "' ·' . .bivacc 11, poscia espone il procedere ciel serv,zw delle sussist1:·nze - il modo con cui ven(1) Secondo uno studio comp,,rativo delle forze milita ri t.odesche e france·· c·t t dall '··t1to1·, l F . . . , ,, , a .o • . ·: · . • ,,, r.i _ •rm)C1<t puo mettere 111 campo 21, corpi d'r,1rmata, S dei quali compos ti eh 1111hz1 e t.crntorml,, cost1ttu re!Jbero l'esercito di ,econrlt, linea. .
Jttlu•esb e••icTl,te 'iibe,• 1.lie JJ'e1•i.tnde1•u1ngen iuul Fo1·tsclu·itt,t iU,e,• 11Lilit,"i1·wesen ( Relaziorvi annuali
sulle m,iitazioni e prog1·essi nelle cose militari) . - Pubblicazione di V. LòBELL, colonnello, coll'aiuto di collaboratoridi varie nazionalità. - Bel'lino 11884, tipografia M.ìu.ler e figlio . Di quest'interessante pubblicazione annua le venne testé in luce il X volu.rne, risguarclante il 4883. Per la forma, per la materia e per la ripartizione, di essn è simile ai preccd1:nti. Nella prima parte tratta delle mut.azioni uell'ordinarnenlo di singoli Stati, che per il ,f 883 sono i seguenti : Germania, Belgio, Bulgaria, China, Danimarca,· Egitto, Francia , Grecia, Inghilterra, Giappone, .Montenegro, Olnnda, Norvegia, Austria, Persia, Rumeni a, Russia, Svezia, Serbia, . Spagna, Turchia. Nella seconda parte contiene le relazion i sui progressi in diversi rami dell'arte militare: Lattica della fanteria, della cavalleria, dell'artiglieri::i di cam pagna e della guerra da fortezza, letteratura militare, fabbricazione di armi, di materiale dell'artiglieria, t~legrafia rnilitare. La terza parte, ded ic!lta alla storia militrare dell'anno, contiene i sunti storici dello spedizioni francesi nel Tonchino, a Madagascar, nella Senegambia e il racconto degli avvenimenti nel Sudan egiziano; più 58 necrologie mi litari, fra cui quella del nostro generale Lombardini, e la cron;ca dell'anno 1883. " , Manca in questo X volume la relazione sulle mutazioui nell'ordina1
(!) La massima parto di codeste 1101.izio ~i tr<muio nell'articolo della nostra Rivista, dispensa di aprile, intitolalo : Il Regolcimento 1)81' 'i/,.. servizio inte1·no della fa·n teria
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mento militare dell'Italia; fo t'se perchè se ne discorse, con molta am , piezza , nella relazione dell'anno antecedente; mentre non ebtero luogo. altre mutazioni, se non quel le previste dalla legge 29 giugno ,1882, e di cui perciò venne già trattato. Si accenna però all'Italia nelle relazioni -sui singoli rami dell'arte mili tare, e s'indica quanto, anche presso cli noi, venne 'fotto al rign;.irclo . Crediamo inntile entrare in particolari sul merito cli questa cono~ciutissima pubblicazione. Il suo compilatore, colonnel.lo Lobell, facendone, nella prefazione, un poco di storia, nota il sempre crescente favore del pubblico, che assicurò o.ll'Jahregber'ichte la supremazia su tutti gl i altri periodici di simil genere, e fu caus,, indiretta delI~ morte di alcuni cli essi. Così cessarono le loro pubbticazioa i L' Année mihtcii1·e, nvite annuelle des faits relal'i,fs mtx arrnées frnnçcii.ses et étrangeres, fon dato ·a Parigi nel 1818 e durato quattro anni; noncl1ù l'.4nniiai-re cl'cirt, de sciences et de tecnologie niilitaire, che si stampò qm1 lche anno a Brusselles. E sì che questi periodici avevano sull'falwesberichte il vantaggio di essere scritti in una lingua più nota gencrn lmente in Europa . VariP. copi~ 4ell'Jahresberichte partono ogni anno per l'Asia; in Europa non vi è ufficiale studioso che non lo consulti ; in'. Germania e in Austria poi, dove non si oppone alla sua diffusione la difflcoltà Jella lingua, la pnbblicazioae clell'.Taht'esbet'ichte è aspettata (dice il colonnello Lobell) come quella della RCJ;ngliste. (Annuario mil itare). Facendo la debita p~rte cli merito ai collaboratori e al direttore (che è qua lcosa di più di un semplice mette.tir en payes, com'egl i. modestamente si chiama) siamo d'accordo con lui nel riconoscerè, in questa diffusione de ll'Jaht'es/Jerichte, un indizio dello spirito dei tempi, un effetto della vigoria dell'attua le vita mi litare . 1
(Dei trasporti rn'iliicwi) . ·- GEORGE AR~IAND FuRSE, lnogotenenle co lonnello. - Ec1ilo in Londra per
.JLUil,H·y :L'1•,u1,s.11a1·t.
,~m·a della concelleriR di S. M. L'autore sostiene la necessilà1, per gli eserciti delle potenze continentali, di organizzare già in tempo di pace il servizio del treuo con personale e mnteria le permanente e speciale. Colla mobilitàzionc dell'esercito il corpo de' trasporti deve sorgere vivo, ordinato e completo
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e mettersi prontamente a disposizione dell'esercito. Studia l'importantissimo servizio dal dupl ice pun to cli vista del vettovagliamento e della sanità; mette in disanima tu tte le, ramificazioni per le quali i trasporti espandono l'azione loro, cioè: ferrovie, vie ordinarie, fiumi rrnvigabili, }aohi e cmrnii. Queste considerazioni non riguardano di rettamente .l'esercito inglese, che intraprende guerre lontane o per combattere rnsorti nelle colonie, o per sta bilirne delle nuove. L'esercito inglese non è costretto a portare le sue forze ai confini; <~sso du un trentennio è impegnato in guerre di loutani paesi, spesso barbari, nei quali deve adottare mezzi di trasporto; e cli locomozione acconci alla viabilità dei luoghi, ed uniformi nlle abitudini degli indigeni . L'autore ammette che ogni corpo · di truppa debba avere un proporzionale carreggio, proprio; vorrebbe però, che· un corpo del treno creato indipendente si mettesse sotto la direzione del commissariato, il .quale avendo già una parte così attiva nelle somministrazioni agli eserciti, potrebbe con maggiore competenza controllarne il servizio. Tratta poscia esclusivamente dei trasporti inglesi adottati nelle guerre. delle colonie. L'esercito inglese aveva cla . tempo un reale equipaggio del treno istituito in origine dal duca Wellington ; fu soppresso nel ·1883 e sostituito da trasporti incaricati dello sgombro dei feriti dal campo, di seguire i reggimenti per trllinare il bagllglio degli ufficiali , e gli utensili necessari alla vita del campo della truppa . Nel ·l 854-, alloscoppiodelleostilità tra la Turchia e la Russia, quando l'esercito inglese doveva scendere in campo come alleato, poche vestigia erano rimaste dell'ordinamento trasporti ; cosicchè si è dovuto procedere a costruire tutto cli nuovo. Molt.i dei trasporti vennero requisiti in Inghilterra; il maggior numero di essi, sull' in iziare della campagna, venne acquistato a Costantinopoli; si comprarono basti, selle, briglie, fornimenti, coperte, tende, carri, _ecc. Al momento dell'imbarco per la Crimea si fn in gravi imbarazzi per trasportare i cinque mila cavalli provvisti, i capi di bestiame, e gli armenti raccolti. Questi mezzi furono in principio scarsi : si faceva però assegnamento sulle risorse delle provincie turche enropee ed asiatiche . In Crimea si stabilì la base d'operazione dell'esercito di spedizione a Balaklava, dove tutte le previsioni e mezzi cli locomozione cloveano essere di retti . Accennati alcuni episodi di scontri di trasporti , in cui i Cosacchi ebbero la peggio, rileva l'impegno messo per provvedere nel minor tempo possibile un ader1uato congegno di trasporti. Le commissioni per acquisti portarono cavalli, cammelli, carri, che servirono nei primordi della campagna . Venuto meno . il tentati vo cli ordi~
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nare un serv1z10 di trasporto sotto la dipendenza del co~missariatQ, con regio viglietto del 24- gennaio ,1855, venne creato un trasporto territoriale (Lands lraspo1·t). Il governo inglese incnricò i suoi consoli all'estero di acquista re ogni sona di mezzi di trasporto per l'esercito d'opernzione in Crimea. Quest' incarico dato in principio ai consoli, · venne in seguito revocato, perchò era incompatibile col dovere del console d'essere stabi le io un soggiorno. S'inviarono allora per questo ufficio agenti con stipendio fisso , col diritto ad un indennizzo del tnnto per cento sulle provvisioni fatte, assecondati e coàdinvati da computisti appositi pure con soldo. ì.\elle più lontane regioni s'ebbero così aaenzie inglesi: ve n'erano a Diarbekir, a Treliisonda, a Bngdad, a Er:erum a Bukarest, ai Dard:inelli, nd Antiochia, ad Alepo, a Dnmasco; in Siria, in Bulgaria, iu Spagna e in Piemonte. Vennero impiantati due depositi cen.trnli, uno ai Dardanelli per i trasporti, e per gli animali provenienti dalJa Spagna, Piemonte, Sicilia cd Arcipelago; cd un nitro a Sinope pci provenienti ch1ll'Asia Minore. · Nel principio del •1856 l'esercito inglese aveva 28 mila capi di bestiame, cavalli, camclfi, buoi e muli. Ques10 treno servì per tulla fo cam pagua di Crimea ed ero diretto e guidato da ufficiali presi dai combattenti. Malgrado la sua rapida costituzione, che impedì di potergli dare una consistente coesione, e il rozzo e deforme materiale, che non prestavasi all 'uniformità, rese però grandi servigi. Non ebbe p.er altro nè tempo uè modo di esplicarsi, giacchè l'esercito ingle~e rimase pressochè staziouario, e il servizio si limitò sulle linee d'operazioni, dalla base sino alla zona di combattimento. Quc.;ti sono i mezzi di trasporti usati nelle guerre posteriori dagl'Inglesi in Persia (1856-57) ; nell'insurrezione delle Iodie (•1857-58); in Cina (1860); nella Nuova Zelanda ( dal 486 1 al ·1868); nella spedizione di A.bis· sinia (4 867- 68); nel. Canadà; nelia terra degli Zulù. L'autore descrive minutamente il servizio di traino in queste gueiTe condotte nelle colonie, infiorando qua e là di piacevoli aneddoti Ja sua erudizione militare; è un libro fatto sotto il punto di vista inglese, poichè nes.sun .altro. p~ese vorrà t-rascurare i suoi mezzi di trasporto, per doverli poi costttu1re al momento della mobilitazione, profondendo tesor(, . e accruistao~O Uf\ materiale llOn COllCiliabiJe colle guerre degli es~rc1t1 contmeutalc. Ad ogni modo è sempre un proficuo studio per chi ama allargare le sue cognizioni militari, e fa r tesoro dei progressi nel modo di guerreggi:ire degli eserciti moderni. · 1
.,c1lu•b11clte1• r..,. ,lie tle'Uls clie.,J. t•utee
flltd 1,1a,•i1te.
I O t.rimestrc ·1884-.
[lederico ll nella campao na del ,J742. lennart Torslenso1t. Studio <Li slol'ia m ilitare. - K ALTEXHO IIK , capitano. Durante l'assedio di .Rign, nell'anno Hi2-1, Gustavo Adolfo re di Svezia mandò uno dei suoi paggi, a nu colonnello, con un ordine di grande importanrn. Per istradn il paggio, essendosi accorto che il re si era sbagliato intorno alfe disposizioni del nemico e che perciò l'ordine era inopportuno, lo cambiò di propria iniziati va e lo recò a destinazione come so partisse da l re. Questi, che intanto si era avveduto clell'enore, aspetta va con impazienza il ritorno ciel paggio, e appena lo vìdc gli comandò cli tornare indietro recando un altr'ordine. lVla il paggio rispose: perdonate; mi sono nccorto che il nemico aveva cambiato disposizioni, ed ho qnimli ordinato in nome vosrro ciò che ora mi dite. Il re meravigliato gu:irclò a lnngo il giovane e disse: ciò che hai fotto, nigazzo, potrebbe costarti la testo; ma l'hai indovinata, e credo che ci voglia meno per mc a indovinare cbe riusci,·a i un bra vo gencrnlo. Quel paggio era t cJtna rt Torsteoson. (Segue la sna biografia, colla narr111.ione delle campagne !J cui p1·ese parte). Le overazion'i del .17enèmle Gm·lco nella, regione dei Hulcani i n luglio 1877. - TnoTuA, capitano. Souo capitoli staccati da una storia ancora inedita del l'ul ti ma girnrra russo-tnrcn. ll 1° regg·imenlo usseri p·rit-~sfam; nclln campagna contro lei R1tssia nel 1812. l e /ortifi,caz'ioni rlella Sv·i:uerci, 1Jamn1,arcci, Svczù1,, Norvcg'ia,, lnghilterm, v eni.ola balcanica e penisolci ibe1·ica. - OoErrnAm, lenente. L'c,;pcrienzn della campagna ciel 1810- 7-1 risvegliò, iu tutti gli Stati, la ·questione ùellc for tificaiioni. Le due potenze impegnate in detta guerra cominciarono subito, dopo la fim• di essa, ed ora in gran parte condussero a termi ne opere colossali. Le ::iltrc potenze o imitarono, o si ,;forzarono di im itare; alcune si limitarouo a fare progetti. Delle principali, i lavori e i progetti sùno abbastanza uoli, perchè molto se uc scrisse; meno noti sono quelli clelJe altrn. (Segue l'esame dello st,1fo attuale delle fortificazioni presso le potenze acce11nate nel titolo, nonchè dei relativi progetti). Io Svizzera i progc-tti ,\l'iNO XXIX, VOL 111.
È PERIODICI
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furono molti , ma, sia per ragioni finanziarie, sia per ra~ioni pol i-; tiche, finora non si fece nu lla. Fu nominata una commissione, la quale re('e un progetto vastissimo, ma prima 11ncora che 11vesse compito il suo lavoro no fu nominata un'altra chu fece un progetto ridotto . Pare e che quest'ul ti.mo nbbia p~obabil ità cl i essere condotto ad effello. In Danimarca, al pri neipio del ,1882, venne presenta Lo un progetto di legge per una spesa cli 66,,133,i.iOO corone, 111 massima parte per lavori di forti ncazione. Si tratta va sopratutto di mettere Il i sicuro Cop-~naghen. Il progetto, dopo molte discussion i, fn accettato da uu ramo del r arlamento, ma fu respiuto dall'altro o non se ne parlò più. La Svezia e la Norvegia sono iu condizioni territoria li molto fo vorevoli ulla difesa . Le fortificazion i però lasci:mo molto a tlesi~ clerare; e qni pure i miglioramenti sono ancora allo stato di progetto . (Si continua descrivendo le grandi opere di fortificHzioni fatte dall'Inghilterra sulle :mc coste, gli ampliamenti e il nuovo armamento delle fortezw di Gibi lterra e Malta, le vecchie fortificazioni di Cipro, ecc. ecc. La fine alle successive puotate). la spedizfone francese al Tonchino. ui cannoni d·i bronzo. Il nuovo 01·dina11iento dei telegrafi militcw·i . -
TRE UG~FEl,IJ.
Si
acc.:enna ai servizi cbe il telegrafo ha reso in mol te guerre special:menLe iu America . Si nota che oramai, io Europa, Lutti gli Stati (s:1lvo la Turcli ia, la Greci:1, il Porlogallo e qualche altro della stessa Cl'ltegoria) hanno fatto provvedimenti per il telegra fo militare in tempo di guerra. Si esaminano !1nesti provvedimenti o si espone diffns·amen te il !:'istcnrn inglese che viene proposto per esempio. La blittagl:ia ·<li Porto Said. Una pagina dellci storia /iituni. Trnd uzion'3 dull'i nglese. L'autore suppone che in principio del ;1886 scoppi una gnerra tra la Francia e · l'Inghilterra, e che il 2 giugno ,1886 abbia lnogo, presso Porto Suicl, una grande battaglia rrnva lc colla peggio degl'Inglcsi. In questo lavoro si passano in minuta rassegna le fo rze navali dell'Inghilterra, se ne accennano le manc~iuze e si fanuo proposte per rimediarvi. le cant·ine mili tari. Sull'iimbrtgliwrnento de·i cavalli in teo1·ia e in pratica.
St,·e ffl e,u·'s s clwi f t . -
Oeste , •,•eicl ,iscl1.e ,-,1 ilita1•isce ,1° trimestre 11885 .
Zeit-
Contribiito pe,,· lei storia dell'·i. ,,.. cserC'ito . - LusTIG, colonnello. Dati statistici sugl' istituti e stabilimenti militari. . G-iorgio Rimipteq· e Cristo(oro Borner, comandanti del, yen'io e dell'ar tig/.ùi1'ia dnrante l'assedio d,,; v-,:enna nel ./688. . .. Gl'i attacchi nottitrni i llustrat'i con esempi della stori a 1ni li_tare: _ T RAUB, maggiore. La tecnica fo sempre nuovi . pro~re~s~. Ar semplici rucili a retrocarica stanno rP.r succ~dere_qu_ell~ a ripet.1~10ne, alle semplici ciirt.uccie, le cartuccio a mit.rnglw. f\1 rn 1gli_orarnen11_d~II~ armi cl& fuoco a mano, corrispondono quelli delle :mm C\ munmon1 d'artiglieria. L'attacco di uoa posizione, cbe er11 già ~;osì cliffi~ile_~ micidiale alcuni anni fa, e-01110 si vide u Plevoa, Io sara molto cl, pm nelle campagne future. Ciò costringerà gli att,accanti a coprirsi, più spesso clte per il pagsato, col 'celo della n otte. Già nell'_ ul_ti 1Ha guerrn russo- turca nelle lotto elci Turchi contro i Montenegrm,, nella repressione cl~lle insurrezion i clclla Crivoscia, nello imprese degl'Inglcsi in E<ritto e nel Sudnn, le operMion i notturne hanno u11:i parte consider!volc. (Seguono esempi) . I clHssici mi li tari limitano a pochi c:isi_ b convenienza di agire nell'oscuriti1; ma essi ca lcol~vano ~olle :irm ~ io uso ai loro tempi. La situazione è cambia tu . Gli assalti nouur111 sono divc:11t:1 li nna clcllc operazioni a cui, per le guerre futu re, bisogna essere prepRrati. . . .. Combattùnento d·i pn.tti,gl'ie e sernizio d"•informazwm. - PJEH~ , maggiore. . -, . Passaqy-io delle (ort.ifìcazioni costcili sotto lri dipendensn delh. r. ma,rina da gnerra . - HEN11irnimo . - Gli aLtacclii du. mare si rnspingono colla Jlotta e con le fol'ti ncazioni costa Ii; m~glio . pe~·ò colln nona, la qnale, oltre gli altri vantaggi, ha sn llc fort1fi~1.1om rrnello della mobilità . Ma le fortificazioni sono pure neces~a r1<' quando la flotta è insuffi ciente; divent.ano poi l'unirn cli fo&a quando la flotta fu battuta. Soli punti ,la fortificarsi sono quelli il cui possesso, in man_o al nemico, è un grall vantaggio per esso, o 1111 gran danno per noi. L'Austria lrn con;entrato le sue fo rze marittime in Pola, cri ha munito l (UP.s ta posi1.ione cli fortilìcazioui, elle null:i lnsciano a desiderare. Tiu intenzione di fo rtificn re pur anco uno dei porti di Gravosa , o le Bocl'hC
È PEÙIODJCl
LIBRI
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rli Cattaro, · per servire di base d'operazione e, occorrendo, di rifog10, a una flotta che operi all'entrata dell'Adriatico. ' Ma compite tali opere e armate dei più potc:!ti c:nrnoni, uon si è ancora fatto tutto. Chi servirà questi cannoni? Il corpo d'artiglieria da forrezza, malgrndo la migliore volontà, non è in grado Ji farlo. Troppo diversi sono, ·dall'artiglieria ordinaria da fortezza, questi immani cannoni da costa, che si caricano e si puntano a macchin:i. Per conoscere i loro complicati ffi()CCan ismi ' e servirsene con facili1ù, bisogD,à aver fatto con essi lunghi e ri petuti esercizi. Gli artigl ieri <la fortezza hanno poche occasioni rl'acquistare conoscenza e pratica, <:On 11uesti ordigni. La maggior parte dei cannonieri in congedo illimitato non li hanno mai veduti . lt quindi necessario, o dividere il corpo di artiglieria da fortezza in due parti, assegnandone una 11 11c fortezze terrestri ·e l'altra alle marittime, ovvero passare quesw sotto la dipendenza della marina. L'u ltimo partito sarebbe il migliore, perchù porterebbe nell:i rlifes:i delle coste maggiori unità d'azione ( dipendendo nnche dalla marina il servizio delle torpedini) e perchè gli equipaggi della ll otta, usi alle manovre dei gra:ndi cannoni delle corazzate, raci lmente apprenderebbero quelle dei cannoni delle fortificazion i costali. La torpedine Zubouic. U.'iwoer'i igienici per un i. I". egercito operante nelle 1·egion'i orientali e sud-orfontal,i,· della monarchia. - :M1cHARr.1s, medico capo. Sull'ùnpieqo delle niater,ie /'osf'orescenti JJM' uso :nvilitare. La'Ooro e r,i,pa1·t'i,z'i.one del tempo nelÌa mrhilita.:t.ione dli una /w.tte1·ia. - T R:Al'SfA, colonnello. Una conferenza siil teina: attacco della è0;ualle1"ia contro la fanteria. Fra le CfLlestioni militari più dibattute negli nit.imi tempi, vi ò quella di sapere se l':ittacco di una massa di cavalleria, contro una di fanteria, che conservi ancora la sua auitudine al combattimento abbìa ·più o meno probabilità cli successo. li metodo generalmeut:) tenu10 nel dibattere tale r1uestione è falso, e dà càttivi risultati. Quando :;i fosse giunti a persuadere a una truppa di caval leria, che i suoi attacchi contro la fanteria sono impotenti, che cosa si sarebbe ottenuto? Da un:i cavalleria, intirnament.e persuasa di ciò, non si speri di ottenere quanto da una che abbia la persuasione contraria. Ma anche qucst:i persuasione contrari{\ può essere dannosa, se conduce :i dare attncch i intempestivi, seguiti ·da insuccessi e perdite disastrose. Cl1ti nel corso di una battaglia vi sieno n1omenti, in cui un att:icco di cavalleria, in un determinato puuto, può avere risultati decisivi, nessuno, che abbia fior cl, cervello, lo nega. Non solo nelle
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ptoss1me battaglie, ma anche in quelle dei St~o!i p1u. lontani, per ciuanti proo-ressi l'accia la t.ecnica, finchè le forze e il cuore degli b 1·. uomini non e.ambiano, questi momenti ci saranno sempre; importante è di poterl i e saperli cogliere. Dunque invece di va?liare :istrattamente i gradi di probabilità dell'attacco d1 una massa dL cavalleria contro uua di fanteria ancora intatta, gi1>va meglio studiare in quali situnzioni di unà battaglia l'impiego della cavalleria ~ia ogcridì me"lio indicato; vedere se vi sieno situazioni in cni u11a c.:1rica diventa ~1ecessaria, qu:intunque abbia poca probabilità di successo ; se conven"a attaccare la caval leria avversaria, o riservarsi al momento b . I opportuno per attaccare la fanteria; qnali elementi inlhnsc:rno su successo e l' insuccesso di una carica, ecc. ccc. (Si discutono le accennate questioni ed altre che vi hanno attinenza e si couchinde che, per una brav:i cavalleria, il tempo delle c:iricl1e non è nncora finito, citando l'esempio dei Tedeschi, i quali, nelle loro grandi manovre, esercitano la cavalleria a dare assalti in massa, quantunque abbiano fresca la memoria di due guerre da essi fatte, nelle. quali étltri vogliono trovare la prova, che gli auacchi della cavalleria hanno fotto il loro tempo). Le niwve f'ortifìcaz'ioni nella Cri'Dosc~ci e su.i confiwi della Hosnùi e dell'Erzegovina, - RIEGEL, capitano . Le nostre srnole dei cadetti d:i /ante·ria. - IL<\YMERLE, maggiore generale. - LLrngo e interessante studio in cui si prende ad esame qnanto, per l'istruzione e l'educ,tzione degli allievi, si fa nelle scuole dei cadetti in Austria. '
N. Hm Voi. 28 . L' or·d·~nmnento sani,l(l//"ÌO rwilita,re Jn gue11·ra e propost~ Intorno alla miliz'ia ed cri volonta,r i.
llo11ttl llH.ile,.l SertJice Instilutio-.1,. -
Il chirurgo maggiore Evatt, che prese parte alla spedizione di Pesak nel 816 ed alla campagna dell'Afghanistan, lamenta che l'ordinamento sanitario militare non si:i molto conosciuto dagli ufficiali. Prima ciel <\853, il servizio sanitario rnililare inglese era disimpegnato da un D"l'uppo di ufficiali m~dici addetti ai battaglioni ed, alle batterie, . di cui vestivano l'uniforme, ed in ogni guarnigione esistevano ospedali di batta••lione di re""irnento o di batterin, dipendenti dai riv ' 1:?~ 1\
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spettivi comandanti. Nel ,1854 non v'erano in Inghilterra clte tre ospedali generali, ed i malati delle guarnigion i erano ripartiti a piccoli gruppi in quelli reggimentali . All'epoca della guena di Crimea, ogrii corpo d'armat.a aveva per cias,·u na delle /~7 unità, un'ambulanza secondo la forza, ma non esisteva servizio d'ambulanza. I medici di battaglione e di reggimento che trovavansi al fuoco, facevano portare via i fer iti alla meglio, Mn avendo personale preparnto e destinalo al bisogno . Fune! 1857 e nel ,1858, che una commissione, presieduta da Sydney Hei'bert, introdusse una serie di miglioramenti, ma senza prc,cedere ad alcun cambiamento radicale. J grandi progressi avvenuti nel servizio sanita rio, sono posteriori alla guerra di secessione d'America, alla campagna di Sadowa ed al disastro di Sedan; dopo i quali avveojmenti cominciaronsi a studiare gli ordinmnenti esteri, e dal ,t 873 in poi venne a mano a mano istituito tutto un sistema, che può sottostare al giudizio degli uomini di scienza , n quello degli umanita6 e dei medici. Lungi dall'essere compiuto, Hsso trovasi tuttora in uno stato d'infanzia; ma quando si riflette al tempo che in Inghilterra è necessario per introdurre uua modificnzione qualsiasi, bisogna riconoscere che un gran p11sso si è fo tto. Si v11nno costituendo 4 compagnie di portatori per ogni corpo di armata, ossia una per ciascuna delle tre divisioni, e la quarta, div isa in due mezze compagn ie, è destinati\ alla brigata di cavalleria. Iu guerra, la forzn di ogni compagnia è di 8 ufficiali medici e di '.2.00 uomini con carri chirurgici, provvisti di ogn i sorta di st.rumenti, di tavole per operazioni, di medicinali, di alimenti, di stirnolnnti, e di q.uanto fa d'uopo per la loro distribuzione; iuoltre di 33 carri di ambulanza per il trasporto dei feriti . Questa compagnia di portatori può essere divisa in due mezze compagnie ed il sig. Hevatt spera anzi che non, tardi ad aver luogo la forma zione di '.t compagn ie distinte . Un ferito è subi to racco lto dai portatori del battagl ione e reca to pres5o l'ambu lanza reggimentale, ove viene eseguita una prima medicatura; quindi, riconfortato con acqua o liquori , è trasferto ai carri d'ambulanza delle compagnie portatori, . i qual i lo trasportano all'am bulanza generale della di visione. Ivi esaminato i I suo stato dal ehirurgo oper;,to fi fasciato, poi riconfortato con brodo, passa ngli ospedali da campo situa ti sempre molto indietro. La stazione di 11mhulanza dei portatori costituisce in rea ltà uno speciale avanzato assai leggiero, ed nn luogo ove si raccolgono i feriti divisiontili, i quiil i
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possono talvolta ivi rima nere finch è _l'ospedal_e d~, campo si~ in co~dizioné di operare dietro la lmea d1 battaglia. Juuo questo ~ov1meoto dei feriti ha luogo mediante una serie di manovre tecniche, le quali richiedono molta pratica e molto esercizio.. Per cui iI personale dovrebbe intervenire alle manovre tattiche del le truppe, sa n·•ario ,.,.. . ·1 · le· quali vedrebbero in qual n~odo_?isirnpegua in . ~nerrn . le .att1'. ',rnzwm . In Eai tto il trnsporto dei fent,, secondo I opm1one d, lo1tl v"\• olseley sue. e> . stesso, è stnto eseguito n dovere, ed il merito è tanto maggiore per le esrreme difficol tà che le compagn ie ebbero a supenìre . Tosto che Ja compagn ia di portatori ha versato i feriti agli ospedali da camp?, essa procede coll'armata riprendendo il suo po~t~ fra l~ truppe del,a divisione. TnLto ciò trovasi ancora in stato cli tormaz1one, che procede lentamente, ma )'avven ire è assicurato; e · nelle future guerre nelle quali l'Inghilterra si troverù impegnata, il . pers~na lé del corpo sanitario avrà occasione di distinguersi () di acqu1stars1 tntta l,l stima dell'esercito. · I 4,7 ospeda li del corpo d'arma t.a sono stati sostitu i~i _da 25 ospedali da campo per ogni corpo d'armata di 36, 000 n?rnw1,_de lla capa~ cità per ciascun ospedale di 200 fer iti. Gli os~edal1 poss1ed?1_10 carri speciali, i quali contengono provviste abbondanti e ~o n~ mobtl 1_q_ua~Lo ,ma batterii1 d'artigl ieria: ad ogni o,pedale sono destnrnt, 7 ~e?1~1 ~ 37 inservienti. Di questi '25 osped:ili, 6 stanno presso le tre d1v1~,?~1; 6 altri sono in riserva dietro il fronte dell"esercito e iJ3 sono stl1 bli1L1 tr~ le linee di marcia 1) la Jrnse. Ad ogni combattimen to i feriti so1w ~o~·tat1 alla stnzione di 11ssistenza e quindi agli ospedali da ca mpo della d1v1s1on,~ i quali, ~ma volt.a pieui, rimnngono ove sono, ed al la divisione sono destinati altri due ospedali della riserva che lt1 seguono colle compagnie di portatori. I feriti o mah, ti che guariscono sono tost~ av~ viati ai loro battagl ioni; quando peggiorano ovvero se il loro st,a t,) e molto grave, essi passnno da speciale a speda le fiu_o .a~Ja lws?, ove sono imbarcati su quel li galleggianti per essere avviati lll fog lnlter1:a: Ma <Juesto servizio non pnò essere disimpegnato come le necessita lo richiedono per l' insuffic.ienza del persona le. In yace _es~'.l co 1i:;_1st~ ·di ,1 uomo ooni ·IO amnrnlati ; in guerra la proporz10n,) e eh ·I ogni 9, nè basterebb; la proporzione stabilita per la mari na di ,t :7 ·1/ 2, essendo necessario ·1 uomo ogni 5 ammalati. Quind i occorrerebbero !i-~ uomini oltre il personale arn mininistrativo, i cuoch i ecc:, _inv~c_: de'. 2.2. soltanto che sono adibiti ai servizi di assistenza a1 lenli ecl ai malati . Quanto al materiale, è un errore il tenélo chfoso nell'arsenale 1
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B PEIUODICI
di Woolwich, e dovrebbe essere distribuito ai vari centri divisional i per poter e.,sere visitato, esamina to o giudicato : una volta all'anùo dovrebbe essere adoperato per un mese in esercitazioni pratiche. Incredibile è il numero degli ammalati nelle guerre inglesi : durante la breve campagna d'Egitto, il c0ntingente dei malati fu di 583 per. ·1000 uom ini , ed i mezzi 'd i trasporto sono insufficienti : Nello stessò modo che è costituita una riserva cli ufficiali per l' esercito di prima linea, dovrebbe esservene pure nna per il çornrn issariato e pel servizio dei trasporti, per cui bisognerà creare nri corpo di commissariato e di trasporti della milizia. Ogn i spedale destinato ad essere imbarcato per una spedizione militare dovrebbe avere i suoi cavall i, i conducenti, lo stato m,1ggiore medico come una batteria d'artiglieria, e come questa sbarcare in paese nemtco cd operare. Por !e operazioni necessa rie, il numero 1f<~gli uomini è insuffici ente, uon potendo ([llefl i inca ricati dell' impianto degli ospedali e dei tr~sporti assistere i malati . In genera le fra gli uffi.;i a'li e gli uomini da loro dipendenti sono poco conosciuti i priucipii pi L 't eJementari d'igiene, ciò che è causa cli un gra n numero di malati, e molti fra quelli del corpo cli spedizione in EgitLo dovettel'O essere ricoverati negli ospedali per manc.-inza di cure preventive. Quindi è necessario che siano fatte delle buone leuuro e tenn te delle conferenze, nell<~ lJuali gli ufficial i possauo essere istruiti ad alleviare i rigori ed i patimenti di una campngna . Inol1re è pure necessario provvedere , perchè gli ufficiali medici si teDgano a {.(iorno dei continu i progressi che la scienza della medici na va fa cendo. I corpi elci vo.l ootnri mancano del voluto ordinamen to sanitario: essi non hanno compaguie cli porlatori nè ospedali da campo, e queslo servizio dovrà essere sta bi lito, cercando di estendere le cognizioni relative fra i medici civil i e gli studenti di med icina . Ordi nati in battaglioni, essi potranno assistere e concor:rere al le istruzion i come soldati, capora li e sergenti, imparando a comandare ed a controllare il servizio delle compagnie di portatori e degli ospedali da campo ilei futu ro servizio medico dei volontari. L'a utonom ia del corpo medico d,~Jl'escrcito è essenziali:; per .assiwrare il buon andamento del servizio sani tario in guerra. Deyl'i attacchi nottiwr11i,. - Ca pi tano R. F. JoHNSON. ~ La prima parte ne esprime la natura ; li classifica , spiega le cnuse ed i motivi per cui si compiono, come si giustificano e si pr1~parano. La seconda tra tta della tattica spe.;iale di queste operazion i; dell'azione del la fan -
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teria nelle marce, nell'attacco e nella difesa; di quella dell'artiglieria della cavalleria. L'autore conchiude facendo notare cruanto poco hanno :utato gli elementi dei combattimenti notturn( da\l'ep.oca in . cui g~i eserciti combattevano colle frecce e coi giavelott1, fino ai nostr1 tempi, nei quali i mezzi di distruzione .sono tanto cresciuti e cresceranno assài probabilmente ancora . . , . . Sulla necessità di 1tn' istrii.zione regolarnentare per gh ufficiali .di m,a·t ina nell'a1·te di manovrare _le navi sotto vapore. - Capitano o. p. F1rzGEHALD. - - L'autore di questa breve monografia insiste sulla necessità che a•1 li ufficiali di marina sia data un'istruzione speciale per la manovra<> del!e navi, essendo agli antichi mezzi di prop.ulsione, -0ssia alle vele, sostituito il vapore. Propone che allo studio . delle macchine siano aggiunte delle esercitazioni pratiche sul modo dt manovrare una nave sotto vapore, perchè il sistema finora· adott3to non -0 sufficiente ed a questo scopo basta l'impiegò di can~ooiere . Stato littnale della ·qiwstione delle corazze. - Capitano C. ORDE BaoWNE. - In questa conferenza è èhiamata in modo particolare l'~t1enzioue allo stato presente della questione delle corazze, che costituisce un problema di una grande e speciale .importanza. L'~utore -confronta gli espei;imenti fatti colle corazze d, Krup~; quelli. della Spezia con cannoni cli mo tonnellate; le prove compmte a P1etroburo-o con corazze di acciaio e di ferro compound, verso la fine• del <} ' I ~ 882 ed al principio del ,1883; finalmente, le espenenze .esegmte a Shoeburyness nei mesi di agosto e sett?mbre 1883. Sono mol~re accennate le esperienze ordinate in Francia contro delle corazze d1 ferro impiegate noi lavori di fortificazione. , Noi soli , conchiucte 1:auto.re · abbiamo fusi cannoni di ·I 00 tonnellate, e la nostra corazza r1vest1ta d'acciaio non trova competitori. Nelle esperienze importantissime eseguite dalle potenze estere, il materiale inglese ha un. post~ prerùine.nt?. · Tuttavi a non dobbiamo chiudere gli occhi davanti agh elementi m cui possiamo diventare deboli, oppure uei quali le potenze estere possono accrui_stare un qualche vantaggio su di noi ». Allo scoppi-0 d!i una giie1Ta, qtiale è il riiigliore ordinamento per la distribuzione del personale della marina e delle riserve fra le potenti n avi da guerra, ed im, pr;ponione f'ra le nav'i mercQ;ntili come ausiliarie alla marina? - Due articoli dei capitani Carlo JoaNsroNE e H. CLEVELAND .. Il generale u. Sroscu e la 11iarùia germanica , tradotto dal tedesco dalla Frankfurter Zeitung.
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LIBRT
St1~dio di un nuovo metodo di eserC'izio di tfro su di itn bersa-· glio mob'i,le, del luogotenente di vascello H. DUTHEIL de la RocHÈRE, tradotto dalla Revue Mar·itùne et Coloniale. La r·ecliita, breve _guida per l' istruzione del soldato di fanteria fino 111 suo passaggio alla compagnia, del capit:iuo KoEPPEL, tradotto dal tedesco. La. di1J,isione di Outrarn di fronte a Liu;know, ·1857-58, studio tattico del cap. Sir ' IAMES SEtON. La sorpresa di Fontenoy snr il1oselle, del 22 gennaio 187 1 trndotto dnl tedesco dal cap.. J K. TRoTTFJl.
EDUCAZIONE NIILITARE
BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO
VII.
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DELLi.
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Carte e piani.
PERTHES. H.arte des H.,•iegss.t !laaupla~ees i_ta iigypliscl,eta Sudan (Carta del teatro della guerra nel Sudan egiziano). Golha,1884, stabilimento Perthes, prezzo L. 1. Se.ala 1: i2,500,000. PERTHES. H.arte des IJmgegencl von ~·11akim (Carla dei dintorni di Suakim). Scala 1: 100,000. Gotha, 1884, stabilimento Perthes. PERTHES. li.arie dea Hafe11 ,,o,.· .~ ual,inì (Carta del porto di Suakim). Scala i : 50,000. Gotha 1884, stabilimento Perlhes. · PERTHES. Il.arie dea IJtagegend vota H.at'lum (Carta dei dintorni di Carlum). Scala 1: 250,000. Gotha, 1884, stabilimento Perthes. Il Direttore
ORESTE BARATJER!
OSSERVAZI ONI ED APPUNTI (4>
La mente nostra inclinala sempre a considerare le cose con quelle arLifiziose concezioni, alle quali venne dalla prinut giove1Hù ahii hrnta, è corriva a guardare ogni singola parte diun giudizio e di un ~ • fatto dii un punto di vista esclusivo, colle viete reminiscenze e pre.~ giudizi di scuola e di una pratica troppo speciale. È un difetto imme.nso che produce un danno inestimabile. Bisognl;t. ricordare che chi osserva con lenti colorate non vede il color reale delle cose,. ma quello delle sue lenti, che si riflette st1 tutto, e perciò sarebbe sto lto a disputarne. Prima di g:udicare'cleve essersi pensato e ben seriamente. Non per null,a la verità fu rassomigliata acl un prisma. l .pun.ti di vista esclu$ÌVi corrispondono e rappresentano gli errori speciali. - E veniamo al concreto. In ogni ordine sociale non bisogna arrestarsi dinanzi al sacrifizio degli individui per salvare la massa. È la ripetizione dell'antica sentenza che v.iriustificò la crocifissione di Cristo. - Convenit• 1it meiis 1no1·iatur, ho1no p1·0 populo: - a questa sen tenza appawno repugnauti il senso morale ed i supremi principi cli giustizia, i quali invece comandano - Pereatrnimdiis sed fiatjiistitia. Molti in quel principio non trovano nè immoralifa, nè ingiu-
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Tenente Colonnello net Bersaglie1·t. DEMARCHI ~A RLO,
gerente.
(i) Vedi
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Rivista 11/i/.ilai·e di luglio . ANliO XXXI, VOL . Ili
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OSSE.I\YAZIONI ED APPUl\'l'l
DELL'EDUCAZlO'è\E MILITARE
stizia, ma io non sono disposLo ad ~tcconciarmi al loro modo di vedere. Secondo il mio sommesso giudizio, la più semplice, la piu. esatta, 'Ine,10 ipocrita risposta, forse l'unica, che possa darsi all'austero filosofo sdegnalo si è qllesta - Necessitit non ha legge. E davanti a questa necessità che non ha legge piego anch'io: per salvare la massa si sacrifichi pure l'individuo. Ma qualsivoglia dottrina piaccia seguire al riguardo, gli è pur certo che da tuLti si ritiene, ed è a ritenersi siffatto sacrifizio un abuso mostruoso, l'eser' ci zio d'una forza brutale, quando non ha il limite assoluto della più urgente necessità. Persuasi però clell'utile del principio, non si è in genere troppo · severi nell'esaminaTe se ricorra sempre il limiLe, il fondamento che in qualunque modo lo gius1ifica: si considera drt un punto di vista esclusivo e,si aberra dal retto sentiero. -E ci soccorra qualche caso pratico. Si argomenta: la disciplina dipende quasi totalmente dal superiore, da lui il regolare andamento del servizio, il buon contegno, la esatta osservanza dei regolamenti, dunque egli ne dev'essere tenuto garante; e si giunge a generalizzare così eccessivamente siffatte premesse, che appena in parte sono vere, facendo pesare sul superiore tutla inLera la responsabilità per la mancanza di un .singolo individuo; per esempio, ·si punisce il capitano perchè il tal soldato della sua compagnia è sudicio, perchè veste mal_e, è male in arnese. Ma perchè il capitano? Perchè essendo il capo della compagnia ba sotto la sua direzione tuui i componenti di essa, e quindi la sua sorveglianza sia direttamente, sia indirettamente deve giungere fino al gregario. Siffatto ragionamento però prova troppo : con esso a rigor di logica si giungerebbe all'assurdo, che la responsabilità. deve salire molto più in alto. Io intendo che la. responsabilità pesi sul capitano quando il male sia esteso a tutta la compagnia; ma nel caso di un solo individuo deve di lui essere unicamente garante il superiore immediato. Oncle ben a ragione il De Cristoforis vonebbe che le punizioni avessero a procedere per gerarchia, cioè punendo unitamente al reo il suo superiore immediato: infatti egli afferma, ed a me pare conforme a verità, che ogni mancanza non ha la sua causa sollanto nel fatto del momento, ma spesso, per-non dir semp_re, ripete la
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.sua origine nell'anleriore e continuata negligenza ed ignorànza del superiore immediato cli colui che commise la mancanza. Quello perciò a me pare grave errore, il quale ha sempre per -conseguenza olt.re ht esasperazione del punito, l'adozione per parte sua, se non cli mezzi affatto riprovevoli, certo violenti o quanto meno non conformi alle prescrizioni regolamentari, per ottenere dai sottoposti ciò di cui irragionevolmente lo si tiene responsabile. - Nulla esacerba di più che s~tbire una punizione che si ha coscienza di non aver meritata. II colpire il capo per la ma,icanza di uno dei suoi subalterni è :atto meglio a generare una specie di terrore, di spavento del la re- ) sponsabilità, anzichè a secondare· il tranquillo e sicuro esercizio di essa; ond'è che piuttosto che a soddisfare la propria. coscienza si cercherà sempre di sapersi coprire a tempo, facendo anche ricorso .à' sotterfugi e ripieghi, meglio che a.Ila leale ·e giusLa applicazione delle regole e dei principi. Egli è perciò che, non tanto per questo, quanto per moltissimi .altri casi di ben maggior rilievo occorre: la responsabiliLà sia ben definita: ed allora come.alcuno non polrà sottrarsi ad essa, così nessuno dovrl1. farla da Cireneo. Uniqniq1w .rnwn è sommo prin.cipio di giustizia distrifoti va. Ma andiamo ancora oltre. I regolamenti militari sono, o per lo meno devono essere, per ·Così dire, l'ultimo stillalo di quel complesso di dottrine, che si ·chiama scienza militare. Tuttavia non perciò opererebbe da senno, .chi trasci nato da siffatta persuasione volgesse l'animo ad applica.rii in tutta la loro esclusività ed assoluta rigidezza, senza limitazioni, senza eccezioni. Egli crederebbe peccare di arb~trio facendo piegare le norme alla 5pecialittt dei casi e pecca invece d'arbitrio applican·doli rigidamente perchò gli sfugge che le norme imperative spe·cialmente contemplano e provvedono ai casi generali e normali, .certo non ai casi speciali, i quali àppunto perchè tali, come sfuggono alla considerazione determinata speci.fica del legislatore, cosi si sottraggono ad una norma preordinata. Ond'è che molto a ragione il La l\'Jarmora ebbe un giorno a dire in pieno Parlamento, che i regolamenti son fatti per chi non si sa regolare. E molto vi ha di serio e di vero nella frase . I regolamenti sono prescrizioni
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OSSEl\VAZIONl ED APPUNTI
norme di condotta, e gli è .manifesto che di norme di condotta ha duopo chi non sa condursi da sè. Ma lasciando da un canto quanto· vi può essere di rettorico nella frase, gli è però certo che si fa uno strano abuso di logica allorcbè caso per caso ci si rivolge ai regolamenti e senza· più .si giudica coli' antiquato aforisma -
-considerato: e sia siffatta credenza ve{·a o falsa non imporla rispetto alla perniciosità degli effetti, la quale sarà sempre la medesima. Come in tutte le posizioni, così anche nella carriera militare si vive in certo modo e fino ad un certo segno d'opinione; e questa ha tanto valore ed importanza per non venir considerata quale un elemento ·del tutto inattendibile . - Sotto il medesimo aspetto mi pare un gravissimo errore la idea di coloro i quali hanno per indeclinabile prin-cipio, di non lasciar mai disoccupati i sottufficiali. Come pure parimenti sotto lo stesso rapporto panni poco correLto e profìcno l'uso inveterato ed alquanto 'esleso di addossare i ·)avori ai migliori. La pàziern-.a di cosloro si pone così a troppo duro .cimento, mentre si ottiene minimo miglioramento degli altri, i qua.li <lai momento che esistono hanno pure il dovere di sapere ed il diritto di ,tpprendere, forse dolore e rincrescimento di costoro per l'offesa all'amor proprio, violazione dell'equità e della giustizia e del crran principio della distribuzione del lavoro, che se è vera e salnrare nel can~po economico, dove è elemento essenziale di grancle e buona produzione, non lo è meno nel campo morale, intellettuale sotto tutti gli aspetti della vita pratica. E probabilmente siffatto sistenut non co11elllce in concreto alla migliore esecuzione dei servizi e per la slanchezza che s'ingenera nei migliori e perché i meno esperti fìnirnn_no a rimaner sempre tali e quindi ad essere iI trave che inciampa la ruota quando pur@ sarà il caso di dover;:;ene servire. A ciasr,uno singolarmente bisogna volgern il pensiero, dedicar~ le -cure, di tutti preoccuparsi, perchè tutti banno da essere il più che istruiti ed eclticati. Possibile ucrualmente o Non è fuor di luogo avvertire che, specie tralt,rndosi di' nffi-ciali, acquista incalcolabile importanza il precetto di utilizzare ciascuno in base alla sua natura, indole, caratLere, ~tlLiLltdine varia, in ·sostanza col c.riterio di luogo, di tempo e di persona. Questo è l'unico segreto pArchè non solo si attui sagacemente la legge della distribuzione del lavoro, ma perchè non s'abbiano mai ad udire quelle terribili e sconfortanti parole: - sono oramai stanco del servizio - indizio certo, chela buona volontà cli chi le proferisce fu spezzala, fiaccata, che ,l'unico ritegno che lo trattiene a posto è l'interesse; mentre. invece dev'essère fede cardinale che l'ttfficiale imprende la carriera. mosso da un affetto è pure da uri interesse, che qnesti legami si vanno au-
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DELL'EDUCAZIONE M!LITAHE
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E poichè i regolamenti hanno ·precipuamente di mir-a quanto si attiene alle esigenze del servizio, ne deriva, che volendo esser rigidi osservatori di essi, si fini~ce per svisarne il senso, lo spirito vivificatore e si cade in arbitri, in angherie. Se si tratterit di cose attinenti al servizio si avrà un'interpretazione nel senso più lato rio-uardo al supposto vero interesse del servizio stesso~• l:) • se si tratterà invece di 'facilitazioni, vantaggi individuai!, allora s1 avrà. un'interpretazione restrittiva, casuist.ica, mancando così di coerenza e .di giustizia. E co,;ì operando non si fa neppure l' interesse st.esso del servizio, poichè dall'ufficiale e dal soldato sol<~ allora si potrit pretendere quanto sono capaci di prodLllTe, quando venaano ad essi concessi i massimi possibili vantaggi, agevolezze, facilitazioni, · che dalle vere e reali esigenze del servizio non sieno contradette. In questo errore di soverchia rigidezza si cade appnnto dal non sapersi spogliare da certi pt'egiudizi, da artifiz iosi preconcetti. Così, preOl'.CLipaLi esclusivamente dall'assioma, che occorre in lempo di pace far contrarre l'ab itudine a tutte le esigenze della auerra, non si lien calcolo alcuno d'un allro principio, il quale . per altro pare assai ovvio, sì da dover essere massima imprescindibi le nel comandare: - Risparmiare sempre gli ufficiali, specie nel servizio: dove basta uno non porne dt1e: il numero dev'essere sempre proporzionalo non solo alla specie d'istrnzione, ma anche al numero d'individui da istruire: il soverchio impaccia. e s'impaccia in se stesso. - Ogni ufficiale che in qualunque sua funzione in servizio deve avere un còmpito a sè, ben definito, chiammente determinato, nettamente delineato colla commisurata, vera responsabilità attinente. Si ha altrimenti sperpero di fo rze, di energia produttiya. e si ingenera la credenza che chi comanda non ha.· un concetto esalto di ciò che si vuole eseguire; si produce inoltre quel rincrescimento che nasce sempre dinanzi a. qualun(Jue sciupio inè)
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mentando i_n egual misura nel corso della carriera, e che se l'affett~ non giunge a prevalere e trionfare sull'interesse, non ne /; pero nemmeno soprafatto. Giustamente fo detto che lo stato n:iilitrire è la più nobile J · · , t l Il . , 1· , . ,. l' I . ' a pm san a ee_ e pro e~swm e u llmo dei. mestieri. E diventa certamente u? ?1est1e~·e l~ddove non è ,l'mno~·e,. non è l'idealità di un alto principio che 1 aLtiene e forma l associazione arande che e· l' esercito, · ma la sol_a:forza ~li ~oes1one, il solo vile stimolo dell'interesse. E gli ~ffett1 rnfaustt dr tale stato di cose io li trovo mirabi lmente scolpiti . 111 queste parole del De Sanctis: « ~erch~ la ~ci~nza ebbe così piccolo potere sulla vita romana? Perche riLiratasi da lei oani stinio1·o, . la. vita V L lsi era . raffreddata, . o og111 sentnnento ~ el s1md~. E se ne volete un'immagine guardale La che si av·rnzav·, alla . . catastrofe. . . erano 1 barbari . , , "·1·10 e qua erano ·t soldati acca~npat1 alle_ fr?nt1ere che li attendevano. Quelli portavano seco la patna, la fa.m,glla, le loro donne, i loro vecchi i loro fi crli erano. un ~)opolo in marcia, le loro migliori armi er;no le fo:·z~ moral1. La_ er~ la famiglia e qua era la caserma, soldati d'oani gen_te, t~1tli chiamati romani e perciò nessuno romano davvero tenuti _ass1er!1e nella vita artifiziale dei campi senz'altro stimolo' che lo st1pen~1?, senz'_altro vincolo che la disciplina, formidabili non ai loro 11em1c1. _ma a1_loro conciLtadini, che li ch iamavano pretoriani, lont,~na da~l1 ~cc~1 e ~al cu?re la casa, la famiglia, il tempio, ]a pall~a, tutti glt stnnoh che fanno grandi uomini » (,I). B1sog1:a b~n. ~ravvedere adnnque perchè sieno assecondate Je di·aen''e del! a unr·t:. verse aLt1tL1d1111 m. quanto. è comporlabile colle eo1 · d et. trovar mo o che I doven riescano doveri o-rad iti· a~ce . v -Ll·'t· " 1 da li avolonl~, alla qual cosa specialmente un superiore riesce quando e"li costantemente identificare le.sue opinioni con cr·.uelle el en , sappia · f ,· : .. . . . . . m euou,. e 10 t,tnto pm mquantoche l'esercito, emanazione diretta d~lla soc10La, che ne! _secol?. nostro è profondamente ragionevo le, vn'.e anche quello spmto critico dell'indagine, che fa intravvedere cluaro dove il superiore si vale del comando e dove si prevale del ~rado. ~d è. da questo giudizi? c?e dipende essenzialmente no:i già 1 obbedienza, ma quella honta d1 esecuzione, che si esige oncl'essa •
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(1) Discorso inaugurale del i6 novl'mbre 18i2. -
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sia profittevole. L'ideale è l'armonia dell'intelligenza e della volontà: l'obbedienza passiva non è virtù militare. La disciplina fino al soffocamento della volontà non è più disciplina, essa conduce anzi alla disubbedienza non appena il motore viene a mancare. Risulta pertanto, che se non si può nella vita militare porre alcun dubbio sulla esecuzione di un dato ordine, occorre essere molto occulati sulla più o meno buona esecuzione di esso, ove non si voglia tener più all'apparenza che alla sostanza; gravissimo errore questo, che si · verifica talvolta in qualche contingenza della vita militare, per esempio, in occasione di riviste, ispezioni, azioni di controllo, nelle quali i superiori lasciano intravvedere la propria preoccupazione ai loro dipendenti , la riflettono su cli essi , e si finisce quasi sempre per guardare con occhio troppo sospettoso e malevolo chi esercita il controllo, il quale peraltro viene ad esaminare e verifica,re quello stato di cose che è e dev'essere il normale. E poichè mi venne fatto ùi dire qualche cosa ci rea le condizioni estrinseehe dell'obbedienza e del comando, non mi sembra foor di luogo fermarmi ancora alquanto su queste condizioni. Una delle cure più-vigili di chi comanda dovrà essere quella di curare onde ciualunque ordine sia perfettamente comp1;eso da chi deve eseguirlo, e non già nel!~ forma, ma nello spirito, nellaestensione; nell'intimo suo significato . Si riuscirebbe altrimenti a darne ed averne,i'idea non già a far1i'e sorgere il sentimento pieno e profondo. E gli sforzi non risponderanno mai agli intenti , ove del comando e dell'ordine non si abbiae l' nna e l'altro. Entrambe sono due facoltà o potenze dello spirito, che si possono confondere nell'unità 'di esso, ma che pure non sono la stessa cosa e per la causa che li muove, e per le estrinsecazioni che ne emanano, e possono anche stare disgiunte senza contntdizione alcuna. Idea invero è quello che vuole la mente; sentimento ciò che sente il ·cuore. - Fra l'una e l'altro esiste una climm1ict1 intima, segreta, talchè il sentimento può assoLLigliarsi in un'idea, questa scendere e generare un sentimento. · Se dell'orcline ·si avrà un'idea chiara e beri deiinila, si potri1., ottenere un'esecuzione materiale esalta, ma senza zelo, senza interesse proprio, si :tvrà. il riflesso esall'.> della mente di chi da cui l'ordine emana, nella sua forma esteriore, ma. privo di quell'anima, di quella
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DELJ}EDUC..\.ZIO~>E :'1111,IT..\.RE
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vila che gli può venire dal solo sentimento, di quel contributo spontaneo, indi viduale, sul· quale fa e deve fare assegnamento chi comanda: in fo ndo un'azi one meccanica. - Se se ne avrà sentimento vivo e profondo, si polrù ottenere un'azione traboccante di energia individuale, impetuosa, ma appunto per questo scomposta, .irregolare, come tutto ciò che è prodotto di passioc1e buona, ma tumul tuaria, senza la fo rma serena, tranquilla, ordinata: si avrà il riflesso esauo del cuore cli coltri dal quale il comando emana, nella sua sostm11.ialità non nella forma voluLa dalla sua mente, non illuminata, guidata dalla luce clell'in Lelligenrn, ciò che gli può venire solo dall'idea chiara e precisa: in fo ndo una azione in cui troppo si rivela l'individuo che la compie. _: Gli ò a.dunque mestieri che dell'ordine si abbia sempre idea chiara e precisa, sentimento vivo e profondo, insieme. confusi, cooÌ'clinati, equilibrati. - TuLto il segreto è riposto appunto in siiiatto contemperamento ed equili brio. - Questo ottenuto non si potrà più dubitare della bontà deÌI'esecuzione, perchè allora solamen te potranno con veritit ripetersi dai subordinati le parole di Dante, allorchè si decide a, seg.uire Virgilio nel viaggio da lui proppstogli:
minosa in quella formula concreLa, che ne dà il ca,P.iLano ~a~ae~e Bianciardi: « Spirito militare è lo spirito guerre~co d1sc1phnato i> (,I). Quindi lo spiri to guerresco è il principio vivificante di quello militare, mentre la disciplina piega e conf?nna quella forza dandole la perenne facci tit di produrre ttlltO il bene pos. sibile.
IX.
Tanto mi aggrada il tno comandamento Che l' ubbidir, se già fo,sc, m'è tardi; Più non t't} chlopo ~prinni il tuo talento. ~~
l n(. c. n.
Ecl è qui espresso il concorso siinullaneo della mente e del volere - idea e sentimento. E quando l'trna, e l'altro concorrono appieno in-un'opera qualunque si ha convinzione e persuasione, mirabile armonia d'entusiasmo e d'intelligenza.
Abbiamo considerato fin qui i rapporti fra il comando e l'o~hedienza nel caso normitle, nel caso cioè in cui nessuna repressione sia necessaria per farli procedere d'accordo convergenti ad un unico scopo. - Vediamo ora brevemente, ~ome si pos~ano ~antenere siffatti rapporti in maniera cbe l'uno mconti:ando:1 coll altr~ non abbiano a costiLuireforze divergenti , nel caso 111 cui peraltro st manifesta indispensabile la coazione, sia per frenare i moli incomposti, sia per eccitare la forza d'inerzia. . , La disciplina, che è il giusto rapporto fra 11 comando e I obbedienza, deve insegnare la ficlucia nei capi, l'abn~gazio~e _de~la propria volontà, il silenzio delle proprie opinioni, 11 sacri fiz10 incondizionato della propria esistenza. Ora crli è indiscutibile, elfo l'insegnamento non produce ~non frutto s~ non in chi è clisposto a riceverlo, e poichè nell'eserc1to e · necessario che esso insecrnamento si trasformi in sugo e sangue vitale c,Ji 6-chiaro che o;e i inezzi morali non sieno sufficienti a svol cr~r: cotale intima 'disposizione, è duopo far ricorso ai mezzi di l coazione che alla lor volta però debbono ancbr sempre usati co criterio (li luogo, di tempo e cli persona, informandoli ~ostantemente ài sommi dettati di giustizia, affinchè il mezzo non riesca repugnante allo scopo . . . . . . ,· . . La coazione solto qualunque forma SI mamfesl1, 111 quabtaSi_mi1')
VIII. Dal complesso di tutte queste osservazioni salluarie, slegate, ritengo si potrà tuttavia con logica conseguenza ritrarre una delle più importanti definizioni, che comprende la forrna ed il contenuto dello spirito militare. E questa clefin izione; che pure incontra ostacoli e difficollà, in virtù delle premesse emerge lu-
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· · (I) E qui tengo a. dichiarare, ·che scril'Cndo queste osservaz_ioni ecl_ a1i~unti, mi s_ono giovato di idee e talvolta anche di parole non solo del ~al}'.tano Il1~nc1ard1 , ma p~re <lei generale Còrsi, del Dcscuret (/,ci medi cina delle passioni) e dell AJe1ubert (l"ls10loaia delle passioni).
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DELL'EDUC.\ZIOSE iuLITAnE
sura si infligga, in quanto è un patire, un dolore, , una privazione, una restrizione, una coercizione, in quanto cioè limita e costringe l'atLività umana consapevole di sè, riveste sempre forma di un male, che si arreca ad un membro della società. E però ne deriva che giammai devesi infliggere una punizione se non quando sia irrecusabile che si riesca per SHO mezzo e virtù ad evitare un male maggiore. Siffatto giudizio non e così agevole come pure a prima vista può apparire, poichè intimamente si collega con una delle più gravi difficoltà del comando di tru.ppa, difficollà che consiste nel saper misurare la quantità di disciplina, che si può ottenere e giustamente esigere dai sottoposti nei momenti diversi della vita militare, giacchè per trovare la giusta misura di tale quantità è dnopo intendere l'uomo ed il tempo presente. Punire è facile, non è così riprendere del male fatto indicando il come si po tea fare ottimamente o quanto meno non errare. Sempre che possib ile conviene preferire alle punizioni l'appello ai nobili sentimenti dell'uomo : la punizione dev'essere l'ultima ratio, il ferro, il cauterio . L'abuso della peml fa lo stesso effetto del(abuso delle medicine, ed i rimedi eslremi a mali leggeri sono più un danno che un bene, spesso aggiungono un altro male nuovo. Solo il castigo veramente meritato è per chi sente fiaccola che illumina, balsamo che risana . Se desso è· appena inopportuno produce funeste conseguenze. Onde la punizione riesca efficace, allorchè è veramente meritata, dev'essere inUessibile, inesorabile, ma sempre giusta e commisurata all a gravità del fallo. Gli effetti altrimenti sono i medesimi di quando la si infligge per eccessiva sever·ità, anzi rinfoco lari 11011 dal pensiero di un eccesso, che può anche trovar scusa e perdono, ma dal pensiero di un arbitrio, elle è se1iza perdono. Nella disciplina occorre giustizia, nulla di più, Illllla di meno, poìchè la severità e la dolcezza sono elemenli estranei alla giustizia e quindi anche allo scopo. Chi amm inistra la gi11st:izia inesorabilmente ma equamente finisce sempre per cat~ivarsi l'amore d'ognuno. Il segreto del comando si è - Non perdonar mai, nè mai minacciare. ' Per questo appunto i rimproveri e le minaccie in moclo generico sono un gravissimo difetto: i primi,faLLi colleuivamente inaspriscono,
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irritano e feriscono acerbamente chi sente di non merital"!i, e solamente ponno trovare una qualche giustificazione quando si lasci trapelar chiaro cui sono diretti; queste sono sempre inutili ed odiose. In molti casi meglio assai che siffatte pu~izioni, poichè sono anche esse forma di punizione, giova saper tacere e fare intendere per , altra via il proprio pensiero. Se è il caso di punire si punisca, ma non è lecito svisare la natura di questo mezzo correttivo; non si può impunemen te imporlo facendone abuso. Un rimprovero ingiusto, tÌna punizione immeritata, un sentimento onesto e degno aebitrariamenle contrariato, od crffeso, o non giustificata appieno l'opposizione, apportano danni incalcolabili: quando pure si ri esca a. costringere il risenti men lo esterno, si sYeglia. e si stimola la ri volta interiore, compressa. dalla disciplina e trattenuta dall'interesse, la quale reca con sè effett i non meno perniciosi e .micidiali. Certi sentimenti, certe corde del nostro cuore non si urtano mai impunemente; anzi più il cuore è nobile e generoso, più si rihella all'ingiust.izi :i, all'arbitrio, più accoramento risente dell'umili azione patita. Vi ha un istinto che s'impone ad ogni sofistica della ragione e non vi ha. forza valevole a rattenerlo . L'uomo ha. doveri grandi e molti e primo fra tutti l'inviolabili tà dei diritti dell'umana persona lità. · E si badi che non è mai il caso, che il punito non esamini la. punizione, non la . studi e pesi nella sua. forma, nella sua misura, nella sua intrinseca. ginstizia. Egli potrà errare nei suoi apprezza. menti, anz i erra di regola perchè nella. bisaccia dell'antica favola cade cli dietro la somma. dei nostri falli, perchù se la coscienza ha in orrore il follo, sottilizza Jìno lld escluderlo, ma non manca mai quell'esame sever:o, compiuto colla pazienza e coll'amore dell'anatomico che cerca tendini e nervi. Ed in fa lli , come ben osserva il Bentham, la pena è necessaria per fissare l'ntt.enzione di un indi-viduo su ciò che particolarmen te è di sno aovere. Quindi la pena ha per primo scopo ed effetto ad un tempo di esercitare la riflessione di chi la subisce; ed a questo scopo mai non falla - così non faIJisse. agli allri suoi fini - perchè vi sosp inge il naturale rincrescimento della imposla sofferenza. In tale riflessione il punito giudica il suo giudice e guai se egli non può concludere: la pena me la sono meritata. Se la pena. conduce la rifle.ssione ad un op-
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~osto .risulla~~ ne viene esaspe1;azione, odio, manca la fede, la stima, l ~more e si impreca agli uomini ed all'umana giuslizia. Chi pu- · niscea ~uesto de_ve por men~e: e chi è punito non si lasci ti'asport~re da impeto cieco, da stolti pensieri di vanità .e non si fidi mai d1 ,se stesso:_si rivol~a ~i~Uosto ai propri compagni e ritenga per fermo, che 11 loro grnd1z10 non è un plebiscito itrtefatto; esso più spess? r~p-?r~se~1ta _I~ coscienza sicura del vero. Come i compagni sono_ 1n11gllon g1 ud1c1 del' merito, così sono anche i micrliori "indici 0 della colpa e della pena. "' !J superiore inoltre non si lasci mai trascinare dal, pensiero che la _P~~a tant? più è esemplare quanto più è prossima al fa.Ilo, e · qnmdi non ~unenti chi mai di non punire quando egli abbia l'animo· t~r~ato o_da impeto di nobile sdegno, o da ira anche giustificabi le: si ncord1 che la prudenza è mtidre di saggi consigli, e che il più spesso, come dice Manzoni: · ..............dove Semi na l'ira, il 11çn timento miete.
Chi punisce dovrebbe sempre poter dire come quel o-enerale che facea decimare un reggimento per diso1lbedienza: Io ~on sono un giudice, ma la giustizia. · . Cicerone lasciò scri tto:« Si qni reipnblicae presimt ley1un sim,iles smt, qnae ad pwniencl-wn non irncnncl-ia sed aeq1Litate clucwitw· ». I governanti si mostrino simili alle leggi, le quali non per ira, Jrnnsì per equità s'inducono al punire - e questa sentenza racchiude tutta la santità dei doveri al proposito.
X. Esposti questi principi generali veniamo a considerarn il sisteiua punitivo sotto altro aspetto non meno pratico. osserva che da superiore a superiore varia il valore maggiore o mmore che si dà alle diverse mancanze; alcuni per es: dànno peso più grave alle colpe di carattere morale verbigrazia la menzogna, altri invece attribuiscono maggior peso alle infrazioni che
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turbano l'ordine e la regolarità. militare verbigrazia ritardare alla ritirata, oltrepassare una licenza. A q·uesto rigum·do quindi non sarebbe fuor di luogo venissero dal ministero impartiti slabilmente criteri direttivi più concreti di quelli auuali, a fine di ottenere, con grande vantaggio dell'equi!à., una maggiore·uniformilà. di essi fra i vari comandanti di corpo. S'intende che siffatti crilert abbiano una certa elasticità sì che possano piegare allà specialità dèi casi pratici; ma uno spostamento assoluto di essi da un corpo all'altro e persìno nello stesso reggimento pel mu!amento del capo, non profitta alla disciplina, nè alla diri I.tura dei critert, i quali ove fosse possibile dovrebbero essere immutabili come la giustizia stessa. Nelle punizioni, come si è veduto, occonono severi lit e giustizia e pure la coscienza di adempiere ad un doloroso dovere; ond'è che a me paiono errori ed offesa al principio di gi ust.izia. non solo le amnistie, ma pure il diminuire una pena. fissala, che era e dovea essere la menoma. adeguata a.I fa.Ilo. La clemenza è virtù del legis!atore, non dell'esecutore dell e leggi: far vedere che si possono perdona.re le mancanze, e che la pena non ne è la necessaria conseguenza è un fomentare la lusinga della impunità, è un fa.r ve·dere che potendosi- perdonare, le condanne non perdonate sicno piuttosto violenze della· forza che emanazioni della ginst.izia. Avea scritto da molto il Beccaria oppugnando con tutto il vigore della sua logica stringente il diritto di g1·azia. agli stessi sonani; e molti pubblicisti antichi e moderni sono con lui. Io non devo certamente a questo punlo entrare a. discutere materia così alla, c-he noi richiede l'argomento, nè d'altronde ne avrei gli studi e .l'attitudine necessaria. Tulla.via al mio modesto criterio sembra, che se può consentirsi col Rlackstone, che il dirilto di grazia sia la più bella delle prerogat.ive della Corona, se può consentirsi col Montesquieu che: « Les monarcrues ont tout il. gagner par la . _clémence; elle est sui vie de tant d'arnour; ils cn tirent l.ant de gioire, que c'est presque toujours un bonheu r pour eux d'avoir une occasion de l'exercer », siffaltojliril.lo perde ogni ragione·o vien meno quando la grazia si esercita da un comandante di i.ruppa: si ca.pisce il fine politico ed anche l'atto più mornle che può inspirare siffat.ta. deroga. o complemento di giustizia. all'autorità. sovrana; non si capisce la
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ragione che possa permettere ad un esecutore di Ien-ai cli correo-o-ere 0 il su~ pro~u_nzi~to, di modificare il precelto della 1:gge, tan~ più• che l _amrn st1a s1 accorda per faui pienamente estranei ai puni li. In questo caso ha tutta la sua efficacia il celebre dilemma cli BenLham: « Se la ~ena è necessaL·ia non la si deve condonare; e se non è necessarn1. non la si dovea pronunziare n. Un'unica eccezjone può ammettersi, quan~o cioè si abbia la piena certezza che una punizione inflitta, ma pur non subita per intero ha ~rò conseguito pieno ed intero quel fine che con essa si vole~ raggLun~er~- I_n. tal ca_so la de!·oga al principio è un vero complemento cl, g1ust1Z1a, po1chè si conegge allora l'errore cli non aver ~apL~to te_ner giusto ed esatto calcolo cli quanto occone porre sempre m bilancia nel fissare una punizione, non si fa che rendere debito e~ opportuno oma.ggio alla massima di Pellegrino Rossi: <e L'eguagha1nza apparente delle pene nasconde sempre un'ineguagl ianza rea e» . Sarei tentat~ cli amme~te~·e un'altra eccezione per la ricorrenza della festa nazionale e de, g1omi genetliaci delle LL. .mr.: ma limi,. tandosi s~m~licementealle punizioni leggere e non mai alla prigione. Invaderei un campo, che non è certamente il mio e lo correrei · da_ lad_rone guastando e clevast.ando, se mi accingessi a. discorrere sc1e~t1ficamente i_ fini della pena. Non sono ancora giunti a mettersi_d'accordo gl i special isti e lottano acremente, è facile iman-in~rs1 che cosa potrei dire io, ove pure tornasse opportuno! Ma\1 11110 ?rosso buon senso sembra., che la pena debba. fra l'altro proporsi anche la emenda del reo, come la medicina la ouarin-ione del0 0 , I . fì · 1amma ato: sia 111e ulLuno o primo non so, ma fine clell,1. pena deve pure essere la. emenda del reo, come ci addita la parola sLessa penitmi:rci ~ f cl Lolla a prestanza . . dalle credenze cristiane. Se non e· 1o ~copo on a~ent~l_e, tutta.via essa ha. una. parte, un significato nel dominio del_la g1_ust_iwi penale; perchè altrimenti il fenomeno comune :i.Ile l~g1sla:-10~ll del secolo attuale, il comune indirizzo alla riforma ·pe111tenziuna non potrebbe sp iegarsi. Nel nuovo progetto di codice penule, p~r quanl? se _ne sa dai gio1·nali , si contempla già e si vuol dare sanzione leg1slat1Ya, a torto od a ran-ione non r,iudico alla Jiberazione condizionala dei condannati; : questo is~ituto ~on basa appunto su altro fondameuto che la emenda. ·
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La punizione invero deve consistere non in un'espiazione che distrugge, ma in una espiazione che redime. - Onde la non eccessivitit della pena. - I puniti non devono essere inferociti dalla disperazione; il salutare ufTicio della pena nell'animo dei colpevoli dev'essere invece ecci Lato, .aiutato. Sovratutto )lella fase del ravvedimento si deve sostenere l'animo cli chi vuol emendarsi; lasciando capir chiaro di essersene avveclnti e di tenerne conto, perchè ciò varrà a produrre veramente quello zelo, qnell'aLLi vità e buon voler~, che appena accennavano a comparire. E per riuscire nell'intento di ottenere l'emenda, una delle cure più vigili si è quella di eviLare per quanto possibile la comunanza dei puniti colla prigione. La quale questione ha un intimo nesso colla più alta e generale, che ancora si discute, intorno al più adatto sistema penitenziario, ma che ormai par quasi decisa in favore del sistema di separazione dei cletem1Li, accettato dal nuovo progetto di. codice penale, a cui sinceramente faccio piena adesione. Limitando sempre le conseguenze al campo definito nel quale mi aggiro, potrà discutersi sulla legittimità o meno dell'isolamento assoluto del reo dal consorzio civil~_; ma non può permellersi, nè tollerarsi, che nella prigione si apni una scuola di scelleraggini, di malvagità col contatto dei reclusi fra loro. Il consorzio dei cattivi nelle p6gioni, ·oltre ad essere palestra di corruzione, è causa della formazione di un nucleo di malviventi, di malintenzionati, di biricchini, che all'uscire da quel luogo di pena . si troveranno stretti fra di loro dal vincolo di un consorzio cli sventura. La cella separata è il solo mezzo efficace acl evitare ogni contatto di puniti fra cli loro. E ritengo fermamente che non si possa impugnare alla società. il diritto cli imporre Lale separazione , mentre essa ha pure il debito di antìvenire il delitto, le mancanze: suo obbligo non è soltanto quello di reprimere, ma eziandio di preYenire; ed esercita certamente queslo ministero quanclo si studia di impedire quei legami intimi, che costituiscono come una società di delinquenti contro l'ordine e la sicurezza sociale: Oltre a ciò la cella separata che cosa toglie al conclannatQ'? Lo priva della società dei <lelinquenti, del consorzio dei degradati come lui, infermi m,oralmente sia più, sia meno, di lui, i quali possono corromperlo maggiormente, ocl essere cla lui maggiormente corrotti. Ed a questo ha
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diritto la società di porre rimedio adeguato: melins esi occiwrere in, iempore, qncun post 1nd nerata càusam ·remediton ponere. It meglio assai provvedere in tempo, che aver da pensare ai rimedi, dopo che si risente già l'effetto dei danni ' l<'ra il sistema attu,ale ed il sistema di separazione· là scelta non può esser dubbia. Il Tocqueville a ragione ebbe a dire: « La riforma morale anche coll'isolamento e col silenzio è sempre incerta; la corr.ùzione è sempre certa col misctiglio dei detenuti )) . E chi po trebbe preferire al bene sebbene incerto, il male sempre certo'? In o()'ni pecrcriore ipotesi non si avrebbe mai oltre lo stesso male. 0 ~v - Oncl'è che appli cando questi criteri di un ordine più elevato e generale alle punizioni militari severe, trovo più che opportuno, anzi necessario, lo stabil ire il sistema celluìare per rinchiudervi tutti i puniti di prigione di rigore. Oltre la morale della favola delle pere marcie e delle buone, esse tornerebbero molto, ma molto opportune anche per coloro sui quali si vuole immediato l' effelto della punizione - · il che si ottiene colla. pen·a piuttosto di breve durata, ma grave nel modo; ciò che non potrà mai conseguirsi colle attuali prigio1ii, dove anz i spesso non pochi cerçano entrare, commellendo a calcolo qualche mancanza, a fine di riuscire a schivare qualche cluro serviz io. Pur troppo non è abbastanza esteso il sen~ timento del!' onore e del dovert; ! Se non siamo ancora ai tempi nei quali per esimersi dal servizio militare si osava commetlere reati · notati di pena infamante, poichè essi rendonò indegno di far parte del!' esercito; :;e sono passati quei te1npi pei quali si osava for offesa . invereconda alla propria integrità personale, per non servire la patria> se la Dio mercè il sentimento della dignità' umana, la coscienza di cittadino, si sono fatta strada e molto; se il nostro esercito valoroso sui camp i di _battaglia, Io è del pari nelle immense sciagure nazionali; occorre però ancora si facci.a qualche passo nella via della educazione morale e solo qualche passo ci farà fortunatamente toccare la meta assegnata. · Agli ufficiali sovratutto s'appartiene questo còmpito difficile, ed eglino sapranno fornirlo degnamente colla coscienza profonda di servire la patria, perchè eglino sanno moìto bene che la patria non domanda solo la prolezione di un braccio vigoroso, ma d'un braccio · reso invincibile dall'altezza della mente, dalla nobillà del· cuore.
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Sciaguratamente la stessa patria nostra c'insegna, che allora solo fummo grandi e rispettati, quando non assoldati mercenari hanno difeso malnate ambizioni, iresciagurate, ma cittadini che di sè e della patria nobilmente sentivano hanno impugnata l'armad.el.soldato di popolo libero e civile.
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Il celebre Emanuele Kant con poetica imagine, ma con molla verità ebbe a scrivere:« !\'Ii addormii e sognai che la vita è bellezza; mi destai e mi convinsi che la vita è un gran dovere ». Ciò che Kant disse della vita potrebbe ripetersi della nostra divisa e si direbbe una gran verità; veri Là che per buona ventura e gloria nostra ·è diventata comune; percliè oggi allo stolto , all'ignorante appena è perdonato si preoccupi dell'appariscente divisa, dei galloni e delle frangi.e delle grandi parate( ma tutti sanno, esiami c.onsentito questo sfogo di civile e patriottica compiacenza, tutti sanno che il cuore dei nostri f.ìeri e baldi soldati si accende d'enttlsiasmo eroico per ogni causa nobile e santa; che il loro braccio non serve alcuna tirannia, ma la causa dell'indipendenza e della libertà; che sono anch'essi cittadini, figli di una madre comune, la patria; che sanno morire eroicamente o sul campo di batlaglia, o travolti dall'impelo delle onde, o soffocati e schiacciati dalle macerie d'una immensa ruina, sempre col nome venerato dell'Il.alia e del Re sulle labbra. Agli ufficiali rendersj degni della divisa che vestono, della missione che in paese libero e civi le è loro affidata. Io non mi tratterrò a svolgere la immensità dei doveri che per questo fine incombe su di loro. L'ho detto: il maggior Miiller ha scritto intorno a ciò bellissime pagine, che vanno meditate e studiate con intelletto d'amore. Tuttavia dopo aver discorso tanto, q1,1asi esclusivamente di diritti, che l'uffiziale può vantare, perchè gli si impongono i doveri che è chiamato a compiere, mi sia consentito aggiungere atcune parole, le quali se non saranno consigli da seguirsi, sono tuttavia il rin esso sincero della mia coscienza. Dall'ufficiale si deve richiedere forza di mente e forza di volere: :l4, -
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DELL'EDUCAZIO~E M!LlTAlìE 206 cioè completo sviluppo dell'intelletto, che si ottiene con un largo corredo scientifico, ed una completa educazione del cuore, os!;ia sviluppo ed invigorimento indefioilo di tutte le aLtiviLà morali. Egli deve possedere serietà, lealtà, prudenza, spirito di sacrifizio, co- . scienza di se stesso, dignità di carattere, il quale è volontà nel do-. vere· attino-endo tutto Ciò in un complesso di aspii·azioni ideali, che ' o ' elevano l'anima al disopra del gretto egoismo, ~lella proccupazione per la propria conservazione, pel proprio benessere. In lui occorrono freschezza, libertà ed elasticità di spirito. Bisogna persuadersi inoltre che la sola pratica, nemmeno quella della gnen;a, è sufficiente per formare un buon uffiziale, ov'essa non sia accompagnata, sostenuta e rinvigorita da soli_de conoscéllze nella misura del necessario: la pratica non può dettare tanti modi di soluzione quanti sono in guerra i casi ed i problemi che si pos- . sono presentare: onde la necessità di cercare sempre, costantemente, di aumentare e confermare quel patrimonio di idee e cognizioni,. nel quale deve consistere in gran parte la nostra attitudine gnerresca. Il maresciallo Puysségur, che di questo è persuaso, bene a ragione ·dice: «Se così non fosse, i caporali ed i brigadieri veterani sarebbero i migliori capi; sono invece necessarie teoriche cognizioni precedenti, poste le quali basta piccola pratica >>. Ed a questo riguardo è duopo proporsi sempre e coslantemente seguire la ben nota ma tanto proficua massima nulla dies sine lineci: osservare, studiare e tradurre sempre in pratica, poichè come dice il proverbio tedesco : Niemancl ist je als ~ieister von Rimmel gefallen; alles vill ge. lernt und geùbt sein: nessuno è piovuto dal cielo maestro fatto, è duopo tutto imparare e porre in atto. A questo proposito ben a ragione clice il Miiller: « È un errore il credere che l'esperienza della guerra sia indispensabile per formare dei buoni soldati, dei capi abili . Egli è senzi~ dubbio utile l'aver falla la gnerra, ma è ben più utile ancora il sapere come si deve farla ». Ed a questo risultato non si giunge se non collo sludio continuo, indefesso, paziente, specialmente di tutto quanto ha tratto colle militari discipline. E questa necessità ha tanto maggior valore e peso se si pone mente che l'istruzione militare oggidì è un campo di tanla e tale estensione, e cl'una tanta ricchezza, che non si riesce . mai a trovarne i limiti, a numerarne i tesori . - Catone ci ha la- .
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sdato detto che, la vita è paragonabile al ferro, facendone uso continuato essa hrilla, al contrario irruginiscé se non se ne fa uso. Stolta idea è quella di coloro, i quali reputano che gli stucli scientifici inaridiscano il cuore, spengano i nobili entusiasmi, eliminino ·--; lo spirito clei grandi e alti ideali: essi al pari della letteratura e delle arti belle accrescono e sviluppano· l'intelligenzrt, elevano il cuore, inspirano nobi li e g~nerosi sentimenti, sono fecondi egualmente di grandi aspirazioni, sono sorgenti di sublimi entusiasmi. L'uomo è grande, capace di cose egregie, sempre che può affermare la potenza del suo spirito. Tuttavia è pur ·bene che i nostri studi e lavori non tendano solamente a ciò che può avere applicazione pratica diretta, immediata, palpabile; giacché col trascurare e rimuovere affalto tutto quànto innalza e nobilita il sentimento, coll'abbando11are ogni ideale, che non sia il raggiungimento di un fine certamente ed esclusivamente pratico, si danneggia la stessa istruzione tecnica, od almeno non la si ravviva, togli endo .lustro e decoro al nostro stato. Negli studi militari il grave scoglio sta tutto nel saper determinare e combinare esattamente quello che deve sapere l'ufficiale con quello che non deve ignorare un gentiluomo, nello stabilire insomma la voluta. armonia fra la coltura militare e quella generale. Sovratutlo poi importa non mantenersi paghi delle apparenze del sapere, nè illudersi a segno da credere in buona fede di possedere 1a scienza quando non se ne possiede appena che la larva. Il parere soddisfa appena gli stolti: da chi ha ingegno e coscienza del dovere 'Che gl'incombe è da cercarsi l'essere. I propri doveri non si devono misurare dalla soddisfazione e dal piacere maggiore o minore che si prnva nel compierli, e dalla utilità e dal profitto che se ne ritrae . iVÌassimo d'Azeglio nei Hico·r'cli -ci ha dato un termometro abbaslanza sicuro ed _esatto all'uopo . Egli scrive: <e Vivendo ho imparato che una fra quante approvaiioni può -ottenere !'nomo, è la vera, la _buona, la sola da cercarsi, quella che vi man.tiene dolce la bocca, ed è l'approvazione del giudice che ci iportiamo tutti nel cuore, quando ci dice: hai falto il lno doverè I Mi è accaduto di venir lodato e portato a cielo.da tulti, mentre il giudice mi diceva: tu non lo meriti: e sentirmi la bocca amara, ed .andando a letto la guancia trafilla come da un capezzale· di spine,
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malgrado tutti gli evvi va e tutti i bravo». In ogni cosa la co5cienzn, è il miglior giudice, ma la coscienza pura, sincera, vergine di pre.! tensioni, non artefatta da sofismi più o meno , arguti e sottili. Stt1diamoci adunque di meriLare sempre il plauso del giudice nostro:
,che nascondono, eccitando la nostra curiosità colla segreta attrattiva d'una favol'evole prevenzione, ecl opera sull'immaginazione, la quale ha tanto predominio sul pensiero. L'ùomo non è mai giu,dicato così grande coìne rpianclo sembra sottrarsi alla vista di coloro che lo cercano. Dalla modestia derivano inoltre tanti altri vantaggi; preserva dai ,colpi dell'invidia, riconcilia il vinto col vincitore, rannoda ed assoda tutte le inclinazioni, spande in tutte le opere una specie di dolcezza e di tolleranza, che ne acci'esce le attratti ve. Chiunque tu sia, diceva un filosofo della Grecia, se i tuoi scritti ti acquisteranno celebrità, porta con umiltà la tua fama; non lasciar conoscere il luogo della tua dimora; l'arte di essere felice è riposta nell'arte di sapersi nascondere. Parole d'oro, che nel loro linguaggio figurato rendono la più chiara idea di questa subìime e generosa. virtù. Non è neppure da confondersi l'orgoglio coll'ambizione. Bossuet così la dipinge: « Fra ti.1tte le passioni umane la più superba nei pensieri, la più impetuosa nei desideri, ma la più flessibile nella condotta e la più nascosta nei disegni ». San Gregorio ce là rap..: presenta nel suo vero carattere allorchc dice: « L'ambizione è timicla quando cet'ca, superba e audace quando ha trovato ». L'orgoglio è un verace senti mento di su, l'ambizione invece è desi·derio violento e continuo di sollevarsi sugli altri ed anche sulle loro ruine. Le parole di Aristodemo la scolpiscono al v:vo e bastano da sole a far intendere quanto debba curare anima onesta onde .non ci roda le ossa, non ci guasti ed invelenisca il sangue:
Hoc opus, hoc stm li tun pa,rvi prop.e1·enws et mnpU Si 1Jat?·ia.e volmnus, si no tis vivel'e cai·i , 0JtAZro, lii}. 1, epis, ur.
Sarebbe desiderabile che molti ufficiali fossero anzichè vani più. orgogliosi, giacchè mentre l'orgoglio è una convinzione ben ferma della nostra superiorità, la vanità invece è il desiderio di destare negli a!Lri questa persuasione, cotili. segreta speranza di convincerne alla lunga se stessi. Mentre il primo ha origine . in una convinzione internà e diretta che si ha del proprio valore, quella al contrario cerca. U!l appoggio nell'opinione altrui per giungere alla stima di se stessi. L'uomo orgoglioso si solleva, il vano si espone. L'orgoglio non si cura di vane parole, non ha nè fasto, nè ostenu1.zione, deriva unicamente dall'in tima convinzione in cui siamo del proprio i1alore, reagisce continiiamente contro qualunque umiliazione, non si manifesta che-per dar risalLo ai trani d'un bel carattere, si forma un bisogno continuo dell'onore e gli si impone ,l'obhligo di tutte le perfezioni di cui la natura nostra è capace. L'orgoglio quale io lo concepisco e lo desidero è dunque un sentimento ugualmente puro che sublime, è la più nobile delle originarie nosfre disposizioni e deve sempre formar parte della nostra morale costituzione. Io vorrei che alta la fronte ognuno potesse dire ardito come il Fernando della Partita a Scacchi: E fra lo mie Yirtù, Jnima virlt1 l'orgoglio.
La vanità è l'orgoglio dei deboli , ponendoli in qualche modo sui trampoli per essere posti a livello dei forti . Essa è uM passione da comparsa. L'uno è l'es$ere, l'altra il parere, l'uno è il corpo, l'altra è l'ombra. L'orgoglio però non deve escludere la modestia. A questa si può applìcare ciò che Bacone dice del silenzio, dà peso alle azioni ed aggiunge autorità alle parole. Ed invero essa ha tutti gli allettamenti cli quei veli, che sembrano accrescere importanza agli oggelli
L'uomo ambizioso ,c uom crudele; Fra le sue mire d i g randezza e lui Mett e il c:1Jlo del ]ladre e ciel fnÌt.clio; Calcl1er!t l' u110 e l'altro e farà d 'ambo Sg,Lbello ai piecli per salir sublime. MO.xTr, ,fris/..
E del pari bisogna guardarsi dall 'invidia, passione abbietta, che nasce solo nelle anime deboli e malvagie, che fa agì re unicamente pervie nocevoli. L'individllo codardo e calunniatore del merito e della virtù è irritato da quanto eccita l'alt!'lli ammirazione, non ha indulgenza nemmeno pel vizio e per le oscuri là.
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DELl;EOUC..\ZIO~E l!ILITARE
OSSEIWAZIOXI ED APJ>ù~Tl
Questa invece bisogna confortare e suscitare - l'emulazione stimolo dell'inerzia, sentimento lodevole, che solo può nascere ed. esercitarsi nei cuori nobili con sforzi generosi. L'animo eccitalo da essa sa ammirare i suoi rivali,. nè teme dichiarare francamente le sue speranze, poichè non ama correre alla gloria che per le vie deL dovere. I trofei di Milziade, diceva Temistocle, non mi lasciano piit allori da mietere: lo animava il desiderio ardente di gloria, non 10· tormentava l'altrui: ::)1ilziade era mèla da raggiungere, non era oggetto da atterrare, calpestare, vilipendere, deni grandone la fama, oscurandone le gloriose gesta. L'emulazione e l'ambizione, disse un illustre pensatore, differiscono fra di loro in questo, che la nobile emulazione consiste nel distinguersi fra gli uguali pur cercando il proprio vantaggio, mentre l'ambizione è un desiderio smoderato di cop!'ire cariche superiori a i propri meri li, alle proprie forze. E questa è vizio, l'altra virtù . Questa tiene la Yisiera le, ata e la fronte maestosamente alla; il vizio si copre di un mantello d'jpocrisia, nasconde la faccia e striscia nel faoJo per guadagnarsi a prezzo di viltà una posizione che non gli compete. E sarebbe pur facile che ognuno seguisse la sua via senza urlare il compagno nel cammino. Tutti si può essere capaci di oneste e gra:icli cose: ognuno. può rendersi utile alla società cui appartiene, al corpo del quale è membr.o. purchè non si lasci affasci nare da miraggi troppo alti, purchè misurate le proprie forze , abbia r invigorito il carattere nella energia e tenacità del volere, così bene espresse nelle parole di Alfieri, che sono nn conforto ed una bella lezione: Volli, yoJli, sempre volli e forti ss imamente volli. - Volere fortem ente e non vigliaccamente, ecco il gran segreto. Racconta Sterne nella Vila di Tt·ist.ano Sandy, che certo giorno costui era molestalo insistentemente da una mosca. Il saggio filosofo lerntosi dal suo scrittoio aperse la finestra e scacciò via l'insetto noioso dice.mlo: « Ya, viYi tu pure, il mondo è grande abbastanza perchè possiamo vivere entnunbi senza darci molestia». I n questo aneddoto che paré una favola, vi è la più arg1.1ta, la. piu bella condanna dell'invidia, la quale fa come colui che chiude gli occhi ed allorchè urta un suo vicino se la pi glia con lui e lo vorrebbe distrutlo come d'ostacolo nl suo procedere innanzi.
Aragione i pagani avevano erello l'altare dell'emulazione accanto
a quello della gloria, mentre l'invidia sembrò Jorn tanto odiosa,
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che ne fecero una divinità infernale. Con queste ultime ossenrazioni non ebbi in animo di fare una lezione morale - inutile lezìone ed inopporlu1m. l\Ia non mi è sembrato fuori di proposito studiare la fisonomia di quelle diverse passioni, sbozzarne un'idea con tocchi fugaci, perchè pur troppo l'orgogli o si confonde spesso colla van ità e coll'ambizione; l'emulazione con l' invidia. Fra loro esistono punti di contatto molteplici, almeno nelle apparenze, e giova aver sempre presenti·i limiti di separazione fra l'una e l'altra, non tanto perchè si sia accorti nel giudicare il movente delle azioni altrni, quanto perchè possa ognuno vigilare sopra se stesso, onde il limi te non sia oltrepassalo; perché non si lasci trasportare dalla impetuosa onda del volere. Tardi potrebbe avvedersi di essere dominato · da un vizio funeslo, anziché guidato e sospinto da un generoso e nobile impulso. È meglio assai provvedere in tempo che pentirsi. - Pr'i.nàpiis obsta: se1·0 medicina paratnr. - Q1mm, m.alas per l(ln9a.s involoere moms. - Osta al principio: invan rimedio è dato. - Da medica arte a un mal quand'è invecchiato . Orgogli o, emulazione, modestia sono le buone passioni ecl affetti che devono regnare nell' animo di chiunque impugni un'arma per difendére la patria, di chiunque senLe di aYere un petto, i;he dovrà essere baluarclo sicuro contro la prepotenza dei suqi nemici. - A loro alimentarle, ai superiori Lutt i rinfocolarle, confortarl e di sapienti consigli e di esempi più sapienti ancora. Ho giit accennato come uno dei requisiti essenz iali per un ufficiale consista. nell'. essere un vero e perfetto gentil1,10mo nell'estensione tutta che ha la parola. E non mi fermerò certamente a discorrere con dettagliata enumerazione di tulle le qualità che sotto quel nome devono comprendersi. Solo mi pare opp,1rtuno e mi piace ricordare, eome la gentilezza sia il primo dovere del gentiluomo: gentilezza di maniere non solo, ma gentilezza in Lulte le immaginazion i, in tulle le volontà, in tutti gli affetti. La scortesia, dice il Pellico nei Dovel'i degli Uomini, produce due gravi mali; quello di guastare l'animo di colui che l'esprime e quello di irritare ed affiiggere il prossimo.
DELL'EDUCAZIOXE MILITAUE
Ond'è che riesce quasi inesplicabile la condotla di talmii ufficiali, perallro educatissimi e pieni d'intelligenza, i quali nei ca1Yè 1 nelle trattorie, negli alberghi., 3:ccampano una quantità di pretese eccezionali, di m1lla soddisfatti, trovano a ridire di tutto con voce alta e grossa·, con tono burbero e di comando, quasi si trattasse di una rivendicazione cli solenni diritti calpestati. Nè minor mancanza di delièalezza e di riguardo è quella di certuni, i quali trovandosi d'alloggio in una casa ove sieno di molti inquilini, tanto al mattino di buon'ora nell'uscire per servizio, quanto la sera rincasando ad ora tarda, non curano di non procurar molestia agli altri casigliani con rumori molesti, per esempio, canticchiando, lasciando strascinar la sciabola. Strascinar la sciahola specialmenLe,è far ricoprire d'ingiurie immeritate il corpo intero cui si appartiene, poichè colui che è molestato, solto l'impressione del fastidio, dimentica quasi l'individu~, che dovrebbe esser tenuto solo ed unico responsabile di quella sconvenienza, e ricorda che la sciabola si cinge dal militare, e tutti accagiona di eguale indelicatezza. Non si udrà mai in questi · casi maledire all'individuo A o B, ma sibbene gridare contro gli ufficiali . E ::.iò si verifica anc.he quando l'ufficiale in marcia con truppa riceve alloggio presso gli abitanti d'un paese;i quali appunto banno smessa l'antica e lusinghiera ambizione di ospitare militari, considerandolo come un peso, mentre pochi per buona ventura male hanno corrisposto alle cordiali premure, compensandole invece che con i tratti della più squisita cortesia, con pretese .fuori di luogo, con disturl,i e noie, se non peggio. Bisogna farsi un'obbligazione della gentilezza, e sovvenendoci di ciò opereremo in guisa che la nostra presenza non sia mai una calamità per alcuno, ma piuttosto un piacere, un benefizio. Lo so, siffatte osservazioni si attengono ai più elementari principì di educazione, sicchè quasi dovrebbe disdegnare il parlarne, e potrebbe parere gratuita offesa. Ho stimato tuttavia farne un semplice ricordo, pe'rchè una soverchià fatuità e leggerezza · il più spesso ne sono la causa; perchè d'altra parte sono erroÌ'i, che tanto ' più facilmente si commettono, quanto più lieve sembra la loro importanza. Alle cose gravi e serie si riflette; nelle più lievi ci lasciamo guidare dall'impeto giovanile, che soventi trascina a quelle inconsi-
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OSSERVAZ!ONI ED Al'l'tNTI
deratezze, le quali tolgono stima e prestigio all'esercito intero. II perfetto gentiluomo si conosce dalle minime cose, epperò non si debbono neppur queste porre in non .cale. Massimo d'Azeglio, che fu un gentihwmo fino aliti punta dei capelli, descrive nei nicorcl-i le intemperanze, le s.cortesie, le inurbanità tracotanti, che da Irti e dai suoi colleghi ufficiali si commettevano in particolare nelle piccole città; e pur deplorandole si compiacea tuttavia che fossero genero$arnenle perdonate. Oggi noi sarebbero più. A quei tempi tutti i cittadini erano usi a considerare sempre il soldato come in.marcia per una grande battaglia per la causa della redenz ione deIIR patria, e perdonavano all'impeto inconsiderato del suo entusia:;mo, al bollore del sangue fremente; ·tutto gli perdonavano quasi lieve compenso alle improbe fatiche, ai sacrifici eroici di Lutti i giorni, di tutte l'ore; tutti i cittadini pensavano, che gran parte di quei valorosi era composta di giovani volontari, non adusaLi alle armi, alla severa disciplina militare. Oggi ogni cittadino, pur non dimenticando di essere cittadino, ricorda sovratulto e dolorosamente di essere un contribuente, che paga onde l'esercito permanente sia scuola di severa educazione non solo, ma pure di onorai.a e civile educazione. Questo mioI concetto pratico dovrebbe bastarn a farnu• pere1onare la coraggiosa franchezza, forse in usitata, colla quale ho osato porre la mano sulla piaga. II secolo XIX ragiona; ragiona forse fin troppo, e chi veste la nostra onorata divisa, non può, non dev'essere compatito, tollerato, bensì am:~td, rispettato, come colLti che · esercita una delle più alte, delle più nobili missioni, che incombono a cittadino. Io parlo per il decoro e la dignifa nostra e del paese.
XII.
E prima cli por termine 1111'altra osservazione, la quale sia no1:ma e sutiello a tutte le altre osservazioni. Quando un male prende tal piede, che il porvi riparo arrecherebbe danno ancora maggiore di quello che il male stesso
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OSSERVAZIONI lm APPUNTI
I DELL'EDUCAZIONE MIUTARE
produce, sia primo· fra tutti i principì quello di cercare e studiarsi non già d'arrestarlo od impedirlo, bensì d'indirizzarlo e dirigerlo: richiamare la folgore mediante i parafulmini per guidarla. in un pozzo. È consiglio dettato dalla più sagace prndenza, il quale deve scrupolosamente OS$ervarsi in ogni contingenza della vita, nella quale pur troppo gli effetti non corrisp0ndono moHo spesso ai propositi, le grandi parole ai fatti. Non si deve perciò perdere mai la calrna, nè la. serenità del giudizio per quanto grande e grave sia l'onda dei mali: occorre studiare, ripeto, a provvedervi o reprimen· doli ove sia possibile senza danni maggiori, od aprendo sbocchi, . costruendo dighe lontane, ove la repressione non sia pvssibile senza peggiori conseguenze. La calma è il segnacolo della potenza: - Incaricato il pittore David di ritrarre Napoleone I, ebbe a manifestargli la difficoltà di render~ l'immagine del suo genio e della sua grandezza e possanza, cl1e allora erano all'apogeo: « Di pingetemi, rispose l'imperatore, dipingetemi tranquillo' sopra un cavallo infuriato )>. E ne usci cruel famoso ritratto, che riprodotto in mille edizioni, ha fatto il giro del mondo. Chi tiene le redini del comando deve rendere l'immagine. della torre dantesca: Sta come torre ferma elle non crolla Giammai 111 cim;t per soffiar dei venti. P1irg., c.
V.
Non si lasci trasportare da impeti di sdegno; non si preoccupi tropp<i di far valère la sua autoritit sè il male non lede la dis,~iplina. Il terrore eretto a. sistema è prova evidente di debolezza di spirito e di mente; un riflesso di paura che rode l'animo a chi lo spiegQ; una necessità. di uomo disperatamente perduto, che s'appiglia e s'afferì-a ai rasoi, che gli tagliano le mani e non lq salvano. Stia sempre dinanzi agli occhi di chi vede la tempesta ruggirgli c1.i sotto il famoso ritratto del pittore David. , E con questo ho finito l'assunto che mi era. proposto, come le forze
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modeste consentivano. - Sarebbe per me il sommo dei premi, se un'idea sola di queste mie fugaci osservazioni fosse degna di ·essere accolta, se avesse la fori.una di penetr~re nell'animo di qualcuno e aiovare a lui, all'esercito, alla patria. ~ se invece nulla di buono, di profittevole fosse uscito dal labbro mio, e fossi u'.1ica~1ente riuscito di peso e di noia, voi mi perdonerete, quando v1 avro detto col :Manzoni: « Credetelo che non l'ho fatto a p9sla :&. Non per questo io mi lascerò soprafare da codardi a\lettame~ti, da acidiosi sconforti. - Coraggio , io dirò a me stesso, coraggio e avanti. Al proposito non avrà corrisposto l'effetto; ma il propo~ito fn ed è san to , perchè io ho guardato alla salute vera e costa?te d1 quest'esercito che amo con amor vivo e potente, all'Italrn, che sta in cima a'i nostri pilt sacri pensieri, ali~ nostre più calde aspirazioni, a quel Ile valoroso e leale, chè sui campi di ba.tt~gli~ ~sul . trono si addimoslrò sempre degno figlio di colui, che a gmst1z1a la · patria riconoscente chiama: Padre della patria. . . . . L'Italia è fatta ormai; fotta col senno e col patnott.1smo tle1 regg1tor~, coll' intelletto e coll'amore degli Italiani, col valor; magnanimo dei noslri soldati. Fn compiuta un'impresa eterna, l impresa dell'unità e dell'indipendenza nazionale. Ma questa irnmens~ gloria che ci è toccala,_ alla ~uale fanno corona tante imperiture opere concepite e comprnte~ forse che questa glùria dell 'eth che sovranamente muore non Jas~ia nulla da compiere a. noi, all'età che nasce1 - Alessandro 1l ì\facedon.e, pensando alle vittorie di Filippo, fra le lagrime esclamava: « i'l'Ito pad1:e ·non mi )ascerà più allori_ da mietere ». Ma Alessand1:o faceva,.d1menticare Filippo e ne ombreggiò la fama nell'eterno libro d~ll 1mmorta.lità. Siamo grati a chi ci diceva. figli di Fabio il T~m1~or~ggiatore, ma procuriamoci il giusto orgoglio, che. la slon_a c1 dica invece discendenti di Scipione il Debellatore d1 Cartagine: . Avanti e in alto ci grida la natura; avanti ed in alt.o ci gnda la scienza; avant.i e in alto ci gridano i nostri padri, che han~o sofferto e Jagrimato per condurci ove siamo; ava.nti e in ~'. Ilo gridiamo anche noi fino all'ultimo respiro colla forza concitata del giova.ne, colla calma tenace dell'uomo; e _quest'eco ~i ripercuota in tulle le menti, in tutti i cuori , santo e vigoroso eccitamento alle · opere sublimi.
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DELL'EDUr.AZIONE MILITARE . -
OSSERVAZ!O:-SI ED APPUNTI
Ora che la bandiera italiana sventola, sia opera di tutti e arandi e_pfocol~, giovan! e ~ecchi , cli spargerne, di fondarne il "culto; . sm sentnn~nto cli tutti, che la bandiera simboleggia ·e rappresenta l'Italia, la patria, il Re, la lil)ert.à, l'indipendenza, la· l)'iustizia, la dignità di ve_ntinove milioni cli cittadini; che per ques~ la bandiera non si abbassa, non si macchia, non si abbandona mai, e che piuttosto, come la vecchia Guardia, si muore.
BATTERIE AD OTTO PEllI OBATTERIE A~El
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PituNAs ToLA GrusEPPE
Capitano cl'A.niql . nel 16° Reqginiento .
Oggidì in Italia, da persone di competenza indiscutibile e di capacità incontestabile hi merito ad ordinamento dell'artiglieria da campagna. furono esternate le osservazioni seguenti: - La grande portata di tiro ottenuta per il fucile rich iede mialogo sviluppo di effìcacia e di uni Là taltiche da parte dell'artiglieria da campagna e qnesla quindi ha innanzi a sè uno s_plendido avYenire.
- La grande efficacia ollenuta per il fucile, specialmente quando · la fanteria eseguisce ·il tiro in massa, ba poco 1neno che annullata la importanza delle ballerie sul campo di battaglia dell'avvenire. - La mobilità, la condolla del fuoco, la correzione dei tin, la sorveglianza dell'intera batteri a es igono ineluttab ilmente che qnesta unità non sia composta da un numero di. pezzi superiore ai sei. - La riduzione delle batterie da campagna da otto pezzi a sei pezzi è inopportuna e le spese che deriverebbero da tale trasformazione non sarebbero compensale dai risultati che se ne otterrebbero.
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BATTERIE AD OTTO PEZZI
Di fronte a sentenze Lanto disparate, starei per dire così diametralmenle opposte, il nostro comandante di batteria, abituato d'a lunghi anni ad uim esistenza vegetativa, poco meno che str.zi-0naria, si trova da qualche tempo a questa parte sottoposto acl uno stato di incubazione il quale, se d.a una parte gli permette di sperare che i . giovani suoi subalterni faranno una brillante carriera, dall'altra gli lascia temere che un giorno o l'altro egli stesso sarà fatto scomparire per soppressione di corpo. È qttindi abbastanza naturale che leggendo pubblicazioni di scrittori stranieri, i quali trattano di ordinamento dell'artiglieria da campagna, venga desiderio di conoscere come all'estero sia considerato un ~trgomento al quale da noi tanto bene si attaglia la nota qualifica di « attualità palpitante >>. Mosso appunto da que:;to sentimento , avendo trovato sul periodico mi litare russo Voiewnii Sbornik un lungo studio, firmalo Zinovieff, che porta per titolo: Batterie ad otto pezzi o battei-ie a sei pezzi? mi posi a leggerlo con interesse e, secondo il modesto mio giudi..:io, mi parvero originali e degni di molta considerazione il modo col quale l'autore trattava l'argomento , i nuovi punti di vista sotto i quali egli presentava l,t questione e la sintesi progress iva colla quale egli determinava la unità tattica d'artiglieria. Quando poi, poco dopo, sulle if[ittheilungen iiber Gegenstiinde d,;s A.rtillerie und Gm1,ie-Wesens, in uno stuclio tattico pubblicalo sullo stesso a.I'.gomento da un nolo scrittore militare, · il maggiore austriaco Zawodsky, vidi citato lo Zinovieff e ;riportati interi brani del suo lavoro e per tal modo da autorevole penna convalidata la mia opinione personale, mi convinsi màggionnente della importanza di quell'articolo e mi decisi di riassumerne e di volgerne in italiano i ,tratti principali, semplicemente per porgere ai miei colleghi materiale alla discussione. Dicesi che dalla discussione sorga la luce, ma in questo caso sarebbe desiderabile che ne sorgessero - b~tterie! Lo Zinovieff comincia il suo studio accennando aln1. condizione anormale che si è formala fra due enti importantissimi dello scibile militare - la tattica e l'artiglieria. Egli deplora che lit Lattica, il
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DATTEnIE A SEI
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cui còmpito è di occuparsi dei mezzi di comb&.tlimento delle varie armi, .abbia sottoposto al raggio d'azione delle sue ricerche soltanto l'impiego dell'artiglieria sul campo di battaglia senza immedesimarvi le questioni di tiro dell'artiglieria. Eppure il tiro è l'unico mezzo di combattimento dell'artiglieria; quest'arma non possiede che una tattica unica al fuoco e tutte le altre sue qualilà, come mobilità, leggerezza e simili sono coefficienti, bensì necessari, ma pur sempre secondari. Dall'altra parte i teorici concentrano ogni loro azione esclusivamente nei faltori materiali del tiro dell'artiglieria, nell'esame delle condizioni della traiettoria, nella probabilità di colpire, ecc., occupandosi poco deWirnpiego dell'artiglieria nella guerra di campagna poichè per questa parte essi ritengono competenli alt.ri specialisti - i taltici. In simili condizioni era naturale che dovesse risultare confusa e , poco decisa la risoluzione delle questioni tattiche riguardanti l'artiglieria, specialmente dopo l'adozione delle bocche da fuoco rigate. DifaLLi ben pochi si occuparono d'indagare quali propriefa tattiche · l'artiglieria abbia guadagnate e quali abbia perdute adottando le bocche da fuoco rigate. La pluralità constata soltanto che mentre prima i cannoni avevano gittate da H 00 a ·t 300 metri, dopo che se ne riga l'anima questa gittata si raddoppiò. Non si tenne conto· che il tiro dell'artiglieria aveva essenzialmente cangiato il proprio carattere e che coll'adozione delle bocche da fuoco rigttte nell'arte della guerra aveva preso posto un nuovo cespite .di stuclio - l'arte del tiro - la quale, nello stretto senso della parola, per l'addietro non esisteva. Contemporaneamente a questa nuova arte sorsero concetti nuovi, si escogitarono lerminologie nuove. Si cominciò a parlare cli regolare il tiro, di correggerlo, di disciplina, di condotta del fuoco, ecc., tutte cose di cui per lo passato non si aveva idea. Al tempo delle artiglierie lisce dalle posizioni di fuoco non agivano batterie, ma pezzi, e quanclo il capo-pezzo aveva bene puntato il suo cannone l'efficacia era sempre rilevante a motivo della radenza della traiettoria. Che il co mandante di batteria fosse abile o no, egli nulla poteva aggiungere o togliere a queslo effetto. Gli attuali cannoni invece posseggono i vantaggi d'una grande , precisione, ma quest'ultima porta utili e/Tetti ad una batteria soltanto quando il comanda11te della stessa sappia bene servirsene;
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llA TTERIE AD OTTO PEZZI
nelle man i di un comandante inabile questa specialità delle bocche da fuoco rigate non significa più prevalenza su q:uelle lisce. Premesse que:;te considerazion i, l'autore, in base ai principii stabiliti dalle odierne istruzion i sul tiro dell'artiglieria, viene a trattare la questione dell'uni{à taLLica. dell'artiglieria da campagna. Nelle pubb licazioni di tattica, dice lo Zinovieff, in genere,su ques~o argomento si parla in modo molto indeterminato . Mentre per la · fanteria e la cavalleria le unità ta.t.Liche sono rigorosamente ed esattamente determinate, per la maggior parte degli scrittori militari l'unità di c-ombattimento clell'artiJlieria non è strettamente fissata. fai ripartizione dell'artiglieria in batterie è subordinata più ad esigenze economiche ed amministrative che non a considerazioni ta.tticil e e sotto al punto di vista semplicemente mili tare una batteria potrebbe essere costitu ita tanto da due come da cinquanta pe7.zi, mentre d'altra parte vo lendo indivicluare l'unità assoluta per l'ar. tiglieria bisognerebbe dichiarare che questa è rappresentata dal singolo pezzo. E che quesfultima asserzione abbia ragione d'essere lo si desume dalla pluralità delle opere mili tari nell e quali, descrivendo battaglie ed in genere operazioni di guerra, mentre la forza della fanteria e della cavalleria è computata per battaglioni e compagnie e per squadroni, inve,.e quella dell'artiglieria è calcolata in base alla somnia dei singoli pezzi. Se colla denominazione cli « unità tattica » si vuole. intendere una fraz ione di forza che possa essere diretta da un solo individuo e che contemporaneamente, nella sua azione, possegga una certr• ..autonomia, avuto riguardo alle proprietà delle bocche da fuoco rigate, dev'essere naturalmenle possibile pure per l'artiglieria lo stabilire una riparti?.ione in unilà !altiche analogamente a quanto viene fatto per la fanteria e per la cavalleria. Non è necessaria nessuna dimostrazione per provare che il per.zo isolato non possa cons iderarsi come un ilà tattica, essendo privo di indipendenza combattente, e che quindi questa uni là debba constare incondizionatamente di più pezzi. La efficacia di un riparto d'artiglieria sarà tanto maggiore, quanto più grande, a parità dj tempo, sarà il numero dei colpi sparnti,
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purchè sempre ognuno di questi colpi Yenga tirato .con tutte le condizioni necessarie per oltenere la massima possibile efficacia. Considerando superficialmente la questione sembrerebbe che si potrebbero ottenere vantaggi tanto più rilevanti quanto maacriore . fosse il n1.1mero dei pezzi che si po~esse fissare per ogni batteria, ed un simile ragionamento era in parte gi ustificato al tempo delle bocche da fuoco lisce, perchè, come già si accennò, dalle posizioni non erano le batterie ma i singoli pezzi che faceano fuoco . Ma per le bocche da fuoco rigate una simile asserzione sarebbe del t.utto ingiustificabile. Attualmente per la celerità di tiro sono stabi li ti limiti fos i,il sorpassare i quali sarebbe non solo inop~ portuno ma anche impossibi le. La pratica del tiro indica che la migliore condotta di fuoco sla nello sparare isolatamente i colpi in modo da frapporre fra ogni tiro una pausa necessaria per osservare il colpo , dare la correzione ed eseguirla. Nessun colpo dev'essere sparato nella batteria senza l'ordine del suo comandante. Naturalmente ques to è il procedimento norma.le, quello che tr·ova il suo più frequente impiego. Ben è Yero che nella guerra di campagna si presentano casi eccezionali nei qna li la regola dianzi espòsta perde ogni valore e così per esempio nel Liro a melragli a durante il quale non esiste osservazione dei colpi. In tali casi sarà ·miglior partilo il ìirare per sezione, ottenendosi con ciò grnnde celerità di tiro poich è ogni pezzo, appena caricato, può essere sparato al comando del suo comandantè cli sezione. Anche quando si comanda fuoco da un'ala, non si fanno più cot'l'ezioni · ecl il tiro di ciascun pezzo viene eseguito . senza comando; ma_devesi considerare che in avvenire questa 'sarà una circostanza eccezionale a motivo della conti nua mobi lità dei bersagli: In massi ma si esegnirà un continuo tiro di aggiustamento e quindi sempre sot.to la immediata direzione del comandante di batteria. Qneste evenienze eccezionali però non devono essere prese in considerazione qua1idn si voglia· stud iare un ordinamen to d'arti- · glieria. Affinchè un riparto d'artiglieria abbia veramente diritto di chia- · niarsi unitit tatlica è quind i nec~s~ario che nei èasi normali di tiro esso possa , per unità di Lern.po, sparare il nrns:Si mo numero di colpi ~~
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O BATTERtE A SE C l'EZZI?
DATTERIE AD OTTO PEZZI
colla condizione però che in qualunque momento esso abbia a disposizione pezzi pronti al fuoco. · · . I faLtori principali che si presentano per r isolvere la questione di quanti pezzi debba constare la batteria « unitit tattica>> sono due e precisamente: da· una parte, la pausa di tempo necessario perchè. un pezzo appena sparato sia posto nuovamente in condizione di far fuoco: dall'altra, la pausa di tempo, necessario, fra due colpi nella b'atteria, di cui abbisogna il comandante per osservare gli effetti del tiro e per presCl'ivere una eventuale correzione. Esperienz~ molto estese ed accurate hanno dimostrato che, nel tiro a aranata, per ricondurre il pezzo in posizione dopo lo sparo, . . per caricarlo, rimettere a posto l'alzo e puntare, con s0rvent1 perfettamente istruiti ed abili ed ammeuendo che il rifornimento delle munizioni avvenga senza il menomo ritardo, si richieggono 4:o secondi. Per tirare un colpo a shrapnel il tempo occorrénte snpera di qualche poco i 52 secondi e qualche volta raggiunge i 60 secondi. Devesi aggiungere che una tale celerità di tiro richiede una rrrande tensione di forze nei serventi e che quindi questa celerità ~on potrebbe essere mantenuta a lungo senza esaurire la resistenza dei serventi. Per questi motivi e siccome nel caso vero accidenti diversi e di fficoltà del terreno rallenteranno il servizio, si può ammeLLere che per preparare un pezzo a far fuoco richieggansi pel tiro a granata ,J minuto, per quello a shrapnel 1 1/ ~ ed anche 1 %minuti . P,er la determinazione del secondo fattore bisogna prendere in considerazione la durata della traiettoria, il tempo occorrente per presci·ivere ed eseguire la correzione, il tempo necessari o per comandare il fuoco, per far ripetere questo comando dai capi-sezione, per eseguire materialmente lo sparo. Se si ammette che la durata della traiettoria sia'di :S ad 8 secondi; il tempo per pre5crivere ed eseguire la correzione in media 5 secondi; il tempo per comandare il fuoco ed eseguirlo anche 5 ·secoùdi, si ottiene una celerità di tiro 1 · media di 11i:i a 118 seconcli per colpo, ossia di 3 /~ a 4 colpi per minuto . Nei casi in cui la celerità di Liro de,e considerarsi come qualità principale, senza riguardo alla forze fis iche degli uomini, al l'esa.uezza di caricamento, ecc., questa rapidità di servizio può essere portata fino ~ ·5 colpi per minuto. ~
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Coll'aiuto cli questi dati lo Zinovielf esamina come batterie diversamente costituite COl'l'ispondano al loro scopo. Una sezione d'artiglieria, due pezzi, non può essere considerata unità tattìca perchè la sua indipendenza di combattimento 0 mollo 'limitata,. Il preparare al fuoco i suoi tJezzi richiede marraior tempo · DM di quello che deve sussistere fra due colpi successivi. Dopo ,10 secondi che devono ,separare il primo dal secondo colpo, passan·o ancora da 1/ . ad ·I minuto, durante i quali la sezione rimane com. pletamente inattiva. La posizione della sezione sarà quindi , del pai-i .a quella del pezzo isolato, molto critica, quando essa abbia di fronte un riparlo, comunque piccolo, di fanteria o cavalleri a, il quafe .sappia utilizzare quella pausa di fuoco per il proprio attacco. Per-. sino tirando a metraglia non sarà sufGcientemente al sicuro una tale sezione d'artiglieria poichè lo spazio eh'essa batterà con questi 1 ·suoi proietti , potril. essere r)ercorso dal nemico in 1 a 3 minul i' durante il quale tempo la sezione non potrà sparare che da 2 a 6 ,colpi. Nelle considerazioni fin ora esposte non si tenne c<,nto del tempo necessario ~er fare force lla. La. clul'ala di questo periodo, ossi(t il numero dei eolpi occorrenti per aggi ustare il tiro, è qllantità che non si può determinare in modo assoluto perchè il formare la for•cella, mentre da una parte può essere eseguilo con differente grado di precisi one, clall'al tra può essere reso più o meno difficile da cir·Costanze locali di comballimento ed i osservazione. Malgrado però chè non ~i possano al riguardo stabilire norme fisse,ciò non pertanto :.si deve ammettere che un abile comandm1te di bauerià, tirando a distanze medie e con favo revoli circostanze di osservazjone, ·solo dopo 8 1O co!pi pel tiro a granata, e ,J 5 ri,spettivamente per ,quello shrappel, 'sia in caso di ottenere effetti notevoli . Ben inteso queste cirre, in condizioni sfavorevoli alìa osserYazione, tirando a grandi distan:.~e, ecc., aumunteranno rilevantemente. Il periodo di tempo occon:ente.per aggiustare il tiro è tanto più pericoloso inquant.ochè durante lo stesso, il riparto d'artiglieria se non è del Lutto inerme, però, rispetto al nemico, non ha che un' effi-c~cia minima. Oi'a una sezione per sparare il numerc di colpi dianzi Cllato, ha bisogno di 5 ::td 8 mimHi, e per ottenere una qualche ~fficacia è quindi assolutamente necessario che il bersaglio ri-
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D.\TTEUIE AD OTTO PEZZI
mangti immob ile per 5 ad 8 minuti dal momento in cui si comincia a regolare il Liro. ' Siccome però questa condizione ben difficilmente si Ye1:ificheri1 in pratica, ne segue che .acl una sezione d'artiglieria, sarà addiril.ura impossibile regolare il suo tiro. Avendo qu:ittro pezzi, le condiz ion i per ottenere buon efieuo. si presentano molto più favorevoli. Se si presuppone che il comandfote diriga il fuo co colla celerità normale di 4 c,,lpi per mini.llo, si troYa che il primo pe7,zo può essere pronto per il secondo colpo quando gli toccherà sparare per suo turno; solo tirando a shrapnel, questo pezzo ritarderli di 1/ 4 acl '/ ~minuto. Conseguentemente una Lalleria di quallro pezzi pot1·ebbe con qualche diriu o fun gere come uniHt tattica dell'artiglieria, soltanto essa non sare bbe in caso di continuare a lungo con grande celeri Lit il fuo co senza esauri re le forze dei suo i serventi. li menomo incidente che ritardasse il caricamento dei pezzi, come terreno sfavorevole, stanchezza degli uomini e sim ili, basterebbe per produrre una rilevante diminuzione nella cele1'.itiLdi tiro; peggio ancora se avvenisse uno scaLlo a vuoto . Inoltre perch0 una balleria a quattro pezzi po Lesse essere veramente eflìcace contro un bersaglio mobile bisognerebbe che si presentassero in suo favore circostanze cli Liro vero mente eccezionali . Una catena di t iratori che avanzasse rapidamente contro questa batteria, fin o a quando non entrasse nella gittala utile del Liro ,t metraglia, sarebbe esposla a perdile molto limitate e queste sarebbero più che altro prodolle da sch eo-CYe accidentali . Dal momento quindi che una batteria a 00 , qualtro pezzi non è alla. a svolgere Ltllli i còmpiti ch'e;;sa può essere cliiatnala a disimpegnare sul campo cli battaglia, la medesima non deve essere dichiarata uni lit Lattica. Quando si abbiano a disposizione otto pezzi naturalmente non può più subentrare nessuna dilaziono nel tiro . Per quanto poco rapidamente però si approntino allo sparo i si ngoli pezzi, per esempio 11 \\ minutò per colpo, tirando con una celerità normale di quattro colp i per minuto, non potrit evitarsi che sempre nella batteria vi sieno due, tre e perfino quallro pezzi pronti allo sparo che debbano attendere il loro turno di tiro. · Quando ri sieno circostanze che favo riscano un rapido caricamento, vi saranno pezzi, cbe,vronti per lo sparo, dovr~nno allendere
,
o
BATTERIE A
sm
PEZZI?
perfino ·I minuto prima di poter far fuoco. Una lale balleria non . potr1t quindi trarre piena uti lità dai suoi pezzi perchè vi sarà sempre una parte di es:;i inalliva in aLtesa del comando di fooco. Se si procedesse oltre e si volesse considerare una batteria a dodici pezzi, la. quale ai tempi delle artiglierie lisce non sarebbe slata una impossibilità, si doYrebbe dichiarare completamente incompatibile una tale fo rmazi'one; nè aq essa. si opporrebbe soltanto la eccessiva estensione del fron te, ·poicbc quand'anche si trovassero i mezzi di ovviare a quest'inconveniente restringendo a dismisura gl'intervalli , dovrebbesi ciò non pertanto dichiarare difeLtosìssima. una tale costituzione perchè sempre nella batteria rimarrebbero inattivi da 6 ad 8 pezzi, vale a dire da '/! a z/3 dell'intera batteria, e per 2 a 3 minuti dorrebbero aspellal.'e il loro turno di fuoco. Da·quanto fin ora si espose emerge che se una balleri a a quallro pezzi è troppo piccola per continuare con celerità normalo un fuo co durevole, al conLrario per adempiere lo stesso còmpilo, una balleria ad otto pezzi è troppo grande. Xc , ·i e n e cou1c cons c;;u.e 11za che In. ,·eJ.•n, unità tattica cleU' iu·ti~licl'in. •lehha, cs.oScJ.•e la. l1n.tt.erin. ,., sei 11c :.,;zi.
A questa cifra del resto pervennero pareccb ie artiglierie, sia empiricamenle, sia per considerazioni che nulla hanno di tallico. In base al cò mputo prima esposto, Lll1il. halleria a sei pezzi, senza -stancare soverchiamente i pro1Jri serventi, pol1it continuare a lungo un tiro normale di quattro colpi per minuto ed anche in quei casi nei qualr alla cele!·iti1. di tiro si sacrifi cano tut.te le altre condizioni, la batteria a sei pezzi potrà continuare per qualche tempo un fuoco avente la celerili:t di sei colpi per mi nuto. Come arma <[l1indi , e rispettivamente come un iLiL lattica, la batteria a sei pezzi deye considerarsi come perfettamenté equivalente a quella a.cl <>Llo pezzi. Se si suppone che nel campo di battaglia stieno cli fronte due avver~ari,, ognuno dei qua li ài sponga di ventiquallro pezzi , costituiti da una parte su tre ballerie ad otto pezzi e dall'altra su quattro batterie a sei pezzi, si commetterebbe grave errore se, riferendosi alla parità di numero dei pezzi , si volesse sostenere che i due nemici posseggono egual forza d'artiglieria; ben al contrario il primo cli
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llA TTERIE .\ D OTTO PEZZI
O BATTERIF. A SEI PEZZI ?
ess i dispone di un'artiglieria che è per un qnnrlo iriferior:e a quella dell'avversario . · . . . I vantaggi delle batterie a sei pezzi rispetto a lJUelle ad otJo pezzi l'JSultano ancora più ch iari quando, ol tre ai principii speciali dell'artiglieria che 5n ora si esaminarono, vogliansi prendere in consideraziono quelle norme general i che valgono per determinare leun ità Lalliche delle altre armi . · .Secondo i principi i della tattica !,.estensione d'una unittt combattente dev' essere limi Lata in modo che una sola persona possa direttamente guidarla ed in parte possa sorvegliare il persona le da essa dipendente. Solto questo punto di ,·ista l'artiglieria è influenzata dalla estensione della propria uni i/i tattica più sfavorevolm ente del!& altre armi . Se agli intervalli fra pezzo e pezzo d'una balleria ad ollo cannon i si aggiunge lo spazio che lateralmente ad un'ala dern rimanere fra la posizione assunta dal comandante per poter diri"ere il . b o tiro e la :1.ncria e che quindi si comprenda qnanto facilmente possano essere fraintesi comandi impartiti a grande distanza, rimarrà chiaro che una grande estensione di fronte per un riparlo d'arti glieria è svantaggio'sissima perchè essa costitui sce una nuont causa di ritardo per la celeriti.t del tiro. Esperienze esegu ile in Russia colla massima cura hanno iii mostrato, come del l'esto era da aspellarsi, che la celerità di Liro d'una batteria ad otto pezzi non ha mai superato quella d'una balleria a qualtro pezzi; ed al contra.rio si presentarono cit·coslanze nelle qual i le batterie acl otto pezzi, qlrnnlo a celerità di tiro, rimasero addietro a quelle a quauro pezzi; ed in questi casi davasi sempre per causa del ritardo un comando male inteso. Anche se durante le evoluzioni, a motivo della sempl iciLit dei c.omandi, la grandezza della unità non sarà di lanLa importanza come nel Liro ed anche se la lunga pratica dei comanclanli cli batteria e l'irnpiego cli opportuni ripi eghi potranno ovviare ad alcuni inconvenienti , ciò non pertanto qnalnnque artigliere ammellerà che in circostanze sfavorevoli di terreno, di luce, di yenlo, ecc., il far mu overe a dovere una batteria ad otto pezzi costituisce per il suo comandante una straordinaria fatica, e qualche volta una impossibil iltt. Lo Zinovieff considera alcuni altri svantaggi di i11inorc im-
portanza delle batterie ad otto pezzi e fra gli altri cita pure il seguente . La inopportunità d'una batteria ad otto pezzi si palesa più chiaramente durante le marce in campagna . Un tale riparto (russo) ammonterà a circa 27 vetture le qLrnli in colonna occuperanno non meùo 600 m. Basterà il minimo ostacolo per allungare la colonna a 700 m. ed oltre e d'alL1·a parte anche il citato numero delle yetture si avvicina al limite che molteplici esperienze presso gli eserciti europei hanno stabilito come massimo per essere suscettib ile di sorveglianza da parte d'un solo comandante. Tutti i difetti fin ora enunciali delle batterie ad ollo pezzi sono così sensibili che sorpassano cli grnn lunga i piccoli van taggi che queste batterie possono presentare in casi speciali relativamente rari. A difes,i delle ballerie ad otto pezzi sostengono alcuni che una tale palleri a, anche qualora noi combatLimenLo perdesse uno o due pezzi, rappresenterebbe pur sempre una fo1:za d'artiglieria suffìcienLe; mentre una ugual perdita colpirebl,e ben più grayemente una balleria· a sei pezzi. Coloro che propugnano quest'Ò.rgomento calcolano per così dire i due pezzi in questione come una riserva cli materiale, uomini e cavalli di cu i le baLLerie a sei pezzi sarebbero sproYYisle. Ma l'argomentazione è speciosa. La campagna franco-german ica de! ,f 870- 187 1 e quella turcorussa del 1877-'1878 hanno dimostrato quanto raramente avYenne-lo smonto dei pezzi per opera del fuoco nemico. Anche se a~cadd e spesso che batterie da campagna fo rono fatte Lacere, quast sempre cosi avvenne per uccisione dei serventi e non già per essere stati smontati i pezzi dai prniett.i nemici. Il volere quindi considerare il 7° ed 8° pezzo d'una batteria come una ri serva d: bocche da fu.oco, semb ra del tutto irrazional e; la riserra d'uomini di cavalli e cli munizi oni clev'essere al sicul'Odall 'efficacia del fuo c~ nemico e qu indi noù ha da essere condotrn. in prima lin ea. Lo Zinovieff termina il suo studio colle seguenti osserrazioni: « L'artiglieria da campagna russa possiede circa 300 batterie ad « otto pez:t.i. Quando in base n. quanto fu esposto si voglia ricono« scere che una batteria a sei pezzi Geffettivamente equi ralente ad 1
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, S:2.8
llATTEnm AD OTTO PEZZI o JlATTERrE A SEI l'EZZI?
« una batteria ad otto pezzi, non si perviene alla conclusione di« retta che l'esercito russo traina seco inuti lmente 600 cannoni. e « 750 carri eh mun izioni, non meno di ,1350 vetture a 6 cavalli? « E ponendo la questione differentemen te, non sono ,100 'baLtel'ie « alle quali l'esercito rnsso rinuncia, mentre potrebbe senza spese « di sorta ricavarle dalle attuali ballerie, togliendo ad ognuna di esse · « due bocche da fuoco e riducendole tulle a sei pezzi? »
A.
L' ESERCirro ALL'ESPOSIZIONE DI TORINO
GIOP PI.
Capila.no d' artiqlfri·ia.
I.
:i
È stato tanto scritto, a quest'ora, sull'esposizione di Torino, che
ormai può esserviJnogo soltanto per rassegne speciali le quali, pigliando a trattare una sola delle tante parti che costituiscono IR mostra, cerchino d'illustrarla nel più ampio modo possibile. Tale appunto è lo scopo che la presente relazione sulla pane militare dell' esposizione vo1Tebbe raggiungere, se molte ragioni non obbligassero a rapidi cenni sulle cos~ esposte, senza permettere disquisizioni . Nonostante, la lettura di queste pagine persuaderà, confido , il pubblico mi litarn che, per l'esercito, l'Italia studia e larora. Im. portante persuasione giaccM solo lo studio_ e il lavoro potranno rendere le nostre fo rze militari capaci di oprar forti cose per_Ia patria comune. Vorrei che i mil itari tutti che si recano all'esposizione di Torino entrassero, prima che in ogni altro luogo, nel padiglione del Risorgimento Nazionale. Jn quel recinto che, in questi giorni, è divenuto sacro per ogni italiano, il soldato s'inspira ad atti magnanimi; là si prova più che mai l'orgoglio della divisa; là si pensa e si sente; là si spasima nel passato, si freme di gioia per il presente, ci si tempra alle lotte che può recare il futuro. E.anch'io vorrei poter descrivere qui i tanti ricordi racchiusi in quel luogo; ricordi di cui a ragione il popolo ·e l'esercito d'Italia ~on fieri. Ma non è questo
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T)ESERCITO
il mio còrnpito. A me la prosa delle descrizioni aride, la enumerazione degli ordegni da guerra, l'analisi delle nuove macch ine. Anche qLiest'enumerazione racchiude, forse, la sua parte di poesia; racchiude, non foss'altro, il conforto di saperci preparati ad og~1i evenienza. All'inaugurarsi dell'esposizione fo cantat.o: Arca di pace Italia, Il:a lia, Italia !
Ma pure inneggiando alla pace si può ·non dimenticare la possibili là di una guerra; il che, per un popolo, fnsernpresegno di vera saggezza.
II.
Il re dei metalli è il ferro e non l'oro, il ferro cioè, nelle sue tre speciali varietà: ghisa, feno e aéciaio . Quest'ultimo prodotto intermedio, sotto un aspeLLo, agli a)tri due, tende ora a surrngare il ferro. Le rotaie delle fetTovie, gli scafi delle navi, le lastre di corazzatura, i ponti metallici arcuati o sospesi, ecc., si fanno ora piuttosto coll'acciaio che col ferro per ragion i fisiche e meccaniche che qui non è il caso di enumerare. Si è detto e ripetuto' che avevamo clel ferro a · iosa. L'Elba doveva darci tante tonnellate cli questo metallo quante ce ne possono dare di marmo te montagne di Carrara. Questa fiaba venne sfataia dai calcoli di vari mineralogisti, segnatamente dal Sella. Jt ora ammesso che il deposito dell'Elba non ha che 6 milioni circa di LonnellaLe di minerale il ch e equivale a poco più di 3 mi lion i ton~ nellate di ferro . Così il iniraggio è scomparso, e quand'a:nche si riduca a 200 mil a tonnellate annue l'estrazione del minerale, fra una trentina d'anni non ce ne sarà 'più.· Gl'inclustriali e gli economisti hanno quindi rivolti gli occhi ad altri giacimen ti, ma questi ancora, di poca entità, sarannc1 in breve tempo esauriti ed il ferro non si troverà che in località inaccessibili . Ne segùe che quello in casa bisogna tenercelo caro, ed anzi dobb iamo acquistare all'estero il ferro vecchio che, aggiunto al nostro ed al minerale in natura, ci da-
.
ALL'ESPOS1Zl0NE Dl TORIKO
234
rebbe modo di prndurre almeno quanto ci occorre:eùbe se sapes simo attuare in grande l'industria della siderurgia . All'esposizione i campioni di minerale non mancano certamente. Ne ho veduti di fono spatico di Pisogne provenienti da Damioli e da Cornia; ne è venu!o dai giacimenti dell:.t Valle D'Aosta; da Por~ toferraio giunsero i minerali dell'Elba, campioni mandarono il Gl isenti e il Calini da Brescia; a\Lri da Bormio Girolamo Brioschi . . I minerali in natura, però, hanno importanza relativa : resta a sapere il teno'l'e, la composizione mineralogica e chimica, la ~iffìcoltà di utilizzarli, ecc. È meglio dunque accennare ai prodotti del minerale principiando da l fen'accio. Anche in crò Piemonte ~ Lombardia si p·resent.ano meglio delle altre regioni, benchè l'Italia centra.le ahbia. fatto atto di presenza col Masson di Val cl' Elsa, coi fratelli Tardv di Livorno, colla Società anonima. del Pignone di Firenze, e c;l Cassian Bon di Terni. Di ghi5e lombarde, noto quel le del Tossinò l)odestil. rii Cremona, clel Cerimedo di Milano che presenta ghise di grosse dimensioni, del Ghislanzoni di ~erg~mo che ~spose ohise areO'<re e del Damioli di Pisogne che hagh1sehwnche. Di prodotti ;ie1~~ntesi notevoli quelli del P.olli e B~cc.ardi di T~rino, di Grisalcli e10ttino pure di Torino e del Longhi d1 Alessandrta. La Liguria è stupendamente situata per ricevere il combustibile estero e si è data su larga scah1 all' industria dei metalli ~ome potrebbero fare e non fanno ali.re regioni mari ttime del nostro Stato . Questione di fibra. Yi sono, in faLli, i prodotti in ghisa del Tardy di Savona e del BelleYdier cli San Piet' d'Arena, atli a sostenere il confron to con · qualsias/produzione congenere dell'estero . · . . . Venia.mo ora agli espositori di ferri ed acciai. Poch i gli arL1coh della ditta ~fosson la qnale ha pure uno stabil imento completo con · forn i da pncleltare, forn i alla Semiens, laminatoi, mag~i, alti ~fo1:n i;. insomma tutto l'occorrente; notevole pure una collezione di fih cli ferro, grande e piccolo diametro, nonchè alcune sb~rr~ in .sottil~ dimension i. Non ho veduto i prodotti della feni era d_i J>iombmo ~e quelli della Società fiorentina che pure si presen tarono .all'.esp~s1zione di Milano . Ho veduto, invece, delle sbarre ol maglio del l•rediani di Lucca ecl alt.re invia Le fin da Cagliari dall'ingegnere Romby. Lascio in disparte la med ia e bassa l ti.lli a che si mo~tran~ Lroppo neo·li i',O'enti. in ciuesto 5<:r en ere di rwoduzione. Da· ]3rescia, Gl1sen l1 ha <')
r ALL'ESPOS IZIONE DI
L'ESERCITO
tom:-;o
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inrrlese che si fa chiamare la « Pestarena Unitecl Gold m.ining Com"' » IR quale scani. il minerale di Piedirnulera: sono anche in jJa%y mostra campioni .auriferi provenienti da Valle Calderone. Pi1i che la ricerca dèll'oro, però, ci gioverà quella. del ferro e del combustibile. Qui ho voluto parlarne sollanto a titolo di curiosità, méntre, al contrario, pareva mi indispensabile accennare alle specie degli altri metalli esposti, siccome quelle che trovano ampio consumo nei nostri stabilimenti d'ar1iglieria. Ven ianio ai combustib il i. La nostra poverlit carbonifera è ormai nota e sarebbe irrimediabi le se non potessimo 1rarre da ll'estero, a buon mercato, il carbone che ci manca . L'apertura del Gollardo è stata vantaggiosa anche per questo perchè i cnrboni tedeschi costano assai meno, alla min iera, degl'inglesi e dei fran cesi. Altro rimedio consiste nei rigeneratori alla Siemens che ci clànno modo di utilizzare combustibi li mollo scaden ti. Mtt la fusione del minerale da cui si ottiene il ferraccio sarà per noi sempre gravosa quando dal ferraccio traggh iamo piuttosto l'acciaio che il ferro e piuttosto i prodotti dell afabbricazione siderurgica difficile che quelli della facile. Tuttavia siain poveri ma non miserabili . Nelle Alpi p rossime alla Savoia ahbiamo arfioramenti di antracite di cui quella regione è ricchissima. ,(!l'esposizione figurano campioni venuti dal comune di La Th uille. Il Leonardi presenta del carbon fossil e, col suo sullprodol.lo il coke, proveniente da Borgo Taro. Se fosse vero, come si afferma, esistere in quel\' ampia v;dJnta del vero Iitantrace in gran massa, sarebbe questo on evento fortunato ora soprattutto che la nuova ferrovia Parma-Spezia sta per ravvivare·qnella. regione. OuanLo a. li11niti ne abbiamo in buona quantità. in Toscana , in Sa;clegna e in ~Itri luoghi. Il maggior deposito è sempre quello di San Giovanni in Val d'Arno; ve ne sono inoltre, e bene uli lizzati, nella maremma toscana. Vi sono esposte a Torino iigniti di Murlo inviale dal Twerenbold;· altre che vengono da Treviso e dnl Tirolo. Dalla Sardeo-na si presentarono le ligniti di Bacco-Ahìs spedite dal Roux e i pr~doLLi di Teriàs-de-Collu. Vari i campioni di ~orba. Vero è che molte regioni torbose sono ancora inesplorate, tali sono il littorale veneto frrt le h1gune cli Venezia e,J'Isonzo, e le maremme Pontine.
spedite varie quali~à di acciai: fus i al crogiuolo per utensili, acciai c~i cementazione, fusi alla Martin, pudellati, colati su stampi e. uri Imgo~to cli acciaio Martin di 3060 kg. Ha vohllo esporre anche un mag:I10 a doppio effetto di 800 kg.; ben poca cosa per.chi sa che al Cr~usot havvi un maglio di 1100/m. kg. Gregorini di Lovere, industriale ben noto ai nostri stabilimenti di artio-Jieria fa mostra , .. f ;::, ' d acwuo uso per artiglierie, di grandi proietti d'acciaio martellato, d'a~p~i acciai fusi e martellati dimostrando che la produzione degli acciai da guerra non è trascurata. Del Gregorini pure sono alcuni saggi di ghisa(,(a, 2• e 3" classe) provenienti dall'alto forno di AIIione in Val Camonica. . ll rame, ecco un ~efaJlo di cui non di fettiamo e che esportiamo rn nat_ur~ n?n s_apen~olo esportare lavorato. Ha mandato campioni la societa dt Cluavan , a.Itri ne sono giunti da Volterra e dal Monte Rosa i quali ultjmi discendono cfoll aregione elevata in cui o-iacciono mercè una ferrovia aerea . Di questo espediente non abbisorrnano le miniere di i\fonte Catini che hanno all'esposizione alcuni \ampioni. Altri campioni ha inviati la società anonima italiana delle miniere, pi·ovenienti sia da ll a Toscana, sia dalla Valsesia e dalla ~~Ile d'Aosta. Que:5ta societit ha anzi adottato il processo elettrolitico 'per la riduzione del rame e ne addimostra il metodo nella · galleria ~ell 'elettr icità. Sono degni d'esame anche 26 pezzi di rame ~res~nt.att da Aimone di Pon te Canaveto, le sbarre del Romby di Cagliar,, ecc. Il piombo ci viene sopratutto dalla. Srmlegna. La società di i\·~onteponi p.retende che il suo minerale contenga 1'82 p.'°/o di !)1on~ll0 e sara vera~~nte co~ì nei campioni che ha spediti. Il piombo e solitamente argentifero e il Lenore dell'argento sarebbe di .2,1o grammi p~r ,1 tonnellata_di miniera. Altro minerale plumbeo della , • Sardegna e venuto da Lanusei . J~o zinco è pochiss_imo rappi::esen-tato; un solo campione di nikel10, un solo pnre d1 alluminio metallico . Più del mercurio e dello zinco fa di sè mostra l'oro come se ne avessimo molto. Irwece i nostri giacime~1~i .au~·iferi sono t,rnto scarsi, il loro tenore è sì. piccolo e la. probabrhta d1 trarne buon prò così debole ' che fino aa-li ultimi . . () anm s1 ncercavano sollanto le sabbie aurifere dei torrenti che scendono dalle pendici del Monte Rosa. Oggi si è costituita una. società
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L E SERC1TO
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ALJ,'ESl'OSIZIO:SB DI TORl~O
III.
Artiglieria italiana, secolo xvr, organo a quattro canne ai arcbibuso da posta; Artiglieria papale, secolo xnu, obice corto da libbre 14, B. Presso la bocca ha lo stemma di Papa Pio VI (Braschi); Artiglieria napoletana, sevo lo xvm, anno 17i:>4-, caunone di marina fonderia di Napoli; sul primo rinforzo ha l'arma dei Borboni sulla volata. Su uno s,-olazzo, la scrilla: Reale mari1~a; Artigli eria napoletana, secolo xvm, anno "742, pietre da cm. 40 B. Sulla vo lata.', in uno svolazzo, il mo tto: IGNIS. VALIDA. TEMPE TAS.; - porla l'arma dei Borbon i ed ha la maniglia formata da due delfini . Nome del ferro : I L )1AC!G1'0; ArLiglicria toscana (L0renn) secol,) ·wrrr, anno 17,IQ, mezzo cannone moderno da lib bre 24: di Norimberga, fonderi a. di Firenze. Nome della bocca da fuoco: ATROX; Artiglieria genoYese, secolo xvm, anno ·I7-1O: mezzo cannone moderno. Sul corpo del pezzo porta lo stemma del .Doria: in uno svolazzo verso la volata, porta il motto: SPES ET VIRTUTE O.i\CHA; Artiglieria toscana, secolo xvH, anno 1633, mezzo cannone moderno comune di hronzo. Sul corpo del pezzo porta l'arma dei ì\'Jedici; ha il bottone cli culatta fo rmato da unn. testa di Icone detto .i\Ialzocco; le maniglie sono formate da due delfini. Pesa 4-5:30 libbre; Artigli eria piemontese, secolo x1x, anno ,, 837, cannone in ghisa da cm. 6, a retrocarica, liscio, sistema Ca.valli, fuso ad Aker, in Svezia ed a titolo di prova. Lancittva la granala oblunga liscia; Falcone da 4. - È composto di un'ani ma di rame rivestila con dogho di legno coperte di cuoio. Venne fabb ricato in Torino per ordine cli Vittol'io Amedeo I; Artiglieria francese, secolo xv,, anno r!BS3, falcon e antico. t fuso a Parma, di otto faccie con base e capitello a mo' di colonna; Artiglieria (Veneziana) del ducato .di Urbino. ì\Iezza colubrina B; secolo xv1, anno rn.u , fonderi a.di Venezia, colla scri tta: Gnùlflig Vbal.clus'll Urbini Dn.v IV ed Cet Gtbiclobaldo Il della llovere; Artiglieria italiana, del secolo xv, spingarda con rispettivo cannone (Mascolo) cli ferro battuto proven iente da l esi; .\.rtirrlieria italiana del secolo xv, anno 14:06 , trnmba da homo barda trovata nel castello di Gradara; 1
A cosi breve distanza dàll'e~pos izione di ~Iilano, non era facile al ministero della guerra improvvisare una mo~tra che riuscisse abbn~tanza interessante e contenesse qualche cosa di nuovo. Nonoslan,te, a ~)arei:e degl'intelli.genti, vi è riuscito assai bene, si,t perchè nell esercito si Iarnra seriamente, sia perchè molli sono rrl'indnstriali che si affaticano a inventare e produrre a Yantag11io delle nostre forze militari, sia, infine, perchè il generale Giovan~etti, incaricato di dare ordinamento alla mostra stess:t col sussidio del ca~i tan~ Lan~aveccbia, ha saputo farlo egregiamente impiegandoYi I al.ta rntell1genza e lo zelo ch'egli mette in tutte le cose. E sembrato al generale che qualche cosa di nuovo si poi.esse presentare a Torino esponendo roba vecch ia; scli icrando cioò in bel)'ordine una serie di anliche artiglierie che si· trornvano una volta di~se'.ni~a~e ~~me l'.t per l'Italia. Ciò sarebbe riuscito islrutlivo per gli ulfic,alt v1s11ator1 della mostra, mentre anche i profani - compresi i pacifi ci borghesi - avrebbcrn potuto interessarsene. E così fu fallo . . Lo spazio assegnato alla mostra militare, prossima alla galleria del lavoro, è ab bastanza Yasto. Vi sorge in mezzo il buslo in bronzo del generai Cavalli - il padre della modema artiglieria iln liana c, dar~n~i al ''.~sl~, disposti in fila sul pavimento, gli antichi pezzi. coperti di nobtl1ss11na ruggine. Quesli ·pezzi, bisogna ·co nve!~i rne, fanno nna strana fìgu i·n, in quel posto, mes:;i a confronto colle arti?li_ci·i_e d_ell'oggi . Ma l'in teresse consiste appunlo nel paragone. E, 1st1tu1to 11 confronto , destata la curi0sità, messo in luce l'enorme progresso aLtnato , lo scopo è completamente raggiunto. Ecco la serie delle vecchie artiglierie che fanno mostra a Torino dei loro anni e delle loro imperfezioni: Artiglieria. siciliana, secolo xvm, anno 17 18: sul primo 1·inforzo ha Io stemma. di Spagna ed il ri trai.lo di Filippo V ed Isabella 1,arnesc. PE. V, REY. SPANA. YSBEL . FARNESIOP. Nome della bocca a fuoco su uno svolazzo in volta: EL TERIBLE·
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ALL'ESPOSIZIONE DI TORINO
J}ESEI\CI'l'O
Artiglieria itali ana, secolo XIV, bombarda (mortaro) parmense di ferro colato, colla Lromba cerchiata in ferro balluto. MoschcLlo ft braga secolo xiv; bo1Ùbarda perugina di ferro colato data da Niccolò Piccinino agli Osiniani neH 450, con palla. 0 I'gano a 30 .canne proposto nel 117155 daLcav . Doria del Mario sotto tenente d'at'tiglieria, congegno che prelude, in èerLo qual modo, alle moderne !!!.ilra-, gliatrici ; . Artiglierie mocleme. - Dal momento che -intehdevas i mettere a confronto le antiche colle pnove artigli erie, era logico esporre la intera collez idne del materiale di servizio (da campagna, da montagna, d'assedio e da costa). Vi sono quindi i cannoni (da campagna) da cm. 7 e cm . O sui relativi affusti , un cannone da cm. -Li! BR (da difesa) e un altro pure da cm. '12 (da assed io) il pezzo da cm. 32 GRC (ret.) e quello da cm. 4o dello da 400 tonnellate (da costa). Si è esposta anche a parte, la culalla del cannone da 32 onde farn e osservare con più agio, la interna struttura. L'artiglieria da montagna ha esposti gl: affusti de' suoi pezzi; lavoro .solido elegante e leggerp ad un tempo dei nostri arsenali di costruzione·. · La fonderia di Genova ha esposto una. quasi completrt collezione di proieUili fra cu i principali: la palla oblnnga da 4.5 per cannone da 1100 tonnellate (peso 11000 kg.) lo shrapnel da cm. 15 a diaframma; hl granala .da cm. Hl; lo shi·apnel da cm . 12; la granata da 21,; lo shrapnel da 116; lagrnnaLada O; la palla eia.granata da 32. Come si espose una collezione di antiche artiglierie, si volle anche p_orre in mostra una serie di antichi fucili. Troppo lungo sarebbe . enumerarli e descriverli. A confronto -- e fu pensiero otLin-,o venne po:,;la la collezione.dei fucili usati in Italia nel 1859 al momento della guerra d'indipendenza, e percltè la mostra riuscisse più i1Heressant.e, vi si aggiunsero i moclelli delle anni portatili bianche usat.e in quel medesimo anno . Fra queste ul time sono notevoli quelle adouate dall'esercito borbonico. Per completare il paragone si è esposto il nostro fuc ile M VeLerlì dimostrandoùe il processo graduale di fabbricazione (parli in legno comprese). Ft1 esposto anche, in tanti pezzi, il processo graduale di fabbricaz ione della sciabola di cavalleria. Molta gente si affolla di con ti nuo intorno a questa mostra: ciò perchè la disposizione progì·essiva d_ei · 1
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pezzi fa cà.pire con chiarezza anche ai profani tutta la lavorazione necessaria per oLl.enere gli oggetti compiuti. Molto osserYali, come a Mi lano, sono gl'istrnmenti delicatissimi esposti dal laboratorio di precisione di Torino, cioè istrumenti verificatoi d'armi portati li resi necessari clacchè, perfezionata ognor più la fal1bricazione delle armi, specie dopo l'adozione cli quelle a retrocarica. divenne indispensabile eseguire verifi cazioni sempre più minute e rigorose. Vi sono anche istrument.i veriffcatori per le artiglierie e per i proiettili relativi; la loro costruzione è accuratissima poìchè le tolleranze ammesse nella fabbricazione dei proietti sono soltanto di pochi decimi di millimetro nelle dimensioni principali. Già in occasione della mostra di Milano , fn notato come una produzione che onora assaissimo ìl laboralorio dì precisione sia quella dell e cartucce melalliche per fuc ili ( 11). Il macchinario del laboratorio può fabb ricare gi.ornalmente ci rca 2.5 mi la cartucce a bossolo ·d'ottone. Ques ta produzione spiega. il perchè della presenza all'esposizione di Torino di varie macchine che hanno per iscopo di facil itare iJ lavoro, sia per la costrnzione delle cartucce, sia per innescarle, ca.lihrarle e caricarle; spi ega anche perchè, le principali fra queste macchine, sieno dovute agli studi dei bravi capi-tecnici e capi-operai del laboralorio. Tali macchine sono senza dubbio ciò che cli più nuo vo, se non di più interessante, presenta la mostra militare dell'esposizione di Torino . Val quindi la pena di breve· mente descriverle; dico brevemente, perchè non sarebbe possibile una descrizione completa senza oltrepassare i limiti consentili per una semplice relazione. 11facchi:na per innescare, controllare, caricare e calibrare automaticamente le cartacce da gneri·ci. - È dovnla a un industriale, il sig. Sante Marelli, costmttore meccanico. All'esposizione essa funziona ogni giorno dalle 2 e ¼ alle 3 ¼ nella galleria del lavoro ed è incredibile come il pubblico vi si affolla d'intorno. Ma questo affollamenLo nul'la proverebbe · sulla bontà della macchina, se più autorevoli giudizi non l'accertassero . (.J ) VeserEilo al/.'esposi:zio1ie cli 1Jfila 110. - Luglio iS81. i6 -
AX:'iO XX IX, ,·0 1.. li .
!!ESERCITO 238 Ecco come lo stesso sig. Marelli espone lo scopo della sua macchina. « Il caricamento delle cartLtcce r.omprende una serie ~'operazioni distinte, cioè: innesco, introduzione della polvere, delle palle e dello stoppaccio nel bo~:;olo, pigiamento e calibramento ('l ). Queste operazioni, nonchè il coritrollo che ,ne deriva, si fanno negli stal)ilimenli d'artiglieria con diversi procedimenti e col concorso di num~rosi operai che possono lasciar passare cartucce difettose credendole buone (2). Per ovviare a tali inconvenienti, i Governi, in genere, -hanno organizzato un sistema d'accettazione in cui lo sparo e il peso di una dl3terminata quantità di cartucce per ogni migliaio, forniscono un cri terio che si crede esatto sulla bontà e perfezione di tntla la partita soltoposta a controllo. Questo criterio; tuttavia, è insufficente percliè le diverse tolleranze nel peso delle materie varie che costituiscono la cartuccia, danno nel peso totale una latitudine che rende impossibile constatare lapresenza o la mancanza del fulminante nella capsula di cui la cartuccia stessa è innescata. Tutto ciò, del resto, è ben lontano dall'assicurare che tutte le cartucce sieno esattamente simili a quelle che il caso ha fatto tra.rre dal mucchio per essere sottoposte ad esame». Secondo l'inventore, la macchina da lui presentata - e che compie tulle le operazioni sopra descritte colla massima regolarilà -'- non presenta - perché automatica - gl'inconvenienti accennati offrendo, a un tempo, il non lieve vantaggio di diminuire del1'80 per ¼ il personale necessario al cariçamento dei bossoli coi mezzi attualmente impiegati , e di allontanare assai i danni probabili dell'esplosione. È un fatto - come lo hanno dimostrato le esperienze compiute nella galleria del lavoro - che bastano due donne e un operaio per il servizio della macchina la quale procluce 30000 cartucce circa in un periodo di dieci ore. Congegno pel' ingrassare pallottole di Cltrtticce pe1· a1·mi mod.
(1) Chiedo scu, a ai lettori per l'uso di ques ta parola che sa cli harbarismo. Il illarclli scrive in francese e non so trovare altro vocabolo adatto a tradurre la voce calilJrage. Traducendo . per calib1·0 non si rendere.bile affatto il significato che qui v1J0Jsi csprimer"e. (:!) Questo inconveniente è in rnolte parti eliminato mediante il congegno Pascarolla . di cui è pa1·ola più avanti.
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AL!,'ESPOSIZIONE DI TOUINO
J870. - Questo congegno, inventato dal signor Giuseppe Perino, capo-tecnico ,d'artiglieria presso il Laboratorio di precisione in Torino, è un complemento alla macchina Marelli. Infatti la macchina Marelli, per ben funzionare, esige che le pallottole sieno pulite, vale a dire non sieno ingrassate che nella scanalatura, .il che si ottiene appunto mediante il congegno Pel'ino. Tale congegno è composto di due parli distinte: l'una, produce il filo di grasso destinato a ingrassare la scanalatura delle pallottole; l'altra, imprime alle pallottole stesse i movimenti necessa1·i per sottoporle all'azione della materia lubrificante. La prima di queste parti si compone di tre cilindri, cavi, di di[erente diametro e sovrapposti l'uno sull'altro; quello superiore - di diametro minore degli altri - ha un'appendice che si prolunga nell'interno del cilindro soLtostante, separato dall'inferiore mediante un diaframma di ottone. Nel cili1ìclro superiore s'introduce il grasso convenientemente confezionato, il qual grasso viene sottoposto a una deterininala pressione mercè uno stantuffo munito di due tiranti disposti nella parte inferiore del congegno. Nella cavità anulare risultante dal cilindro intermedio e dall'appendice del superiore, s' introduce dell'acqua riscaldata da una fiammella a gas, allo scopo di rammollire il grasso . Normalmente al cilindro contenente la materia lubrificante e presso alla base, è avvitato un fusto <listributore della materia stessa : esso consta di tre parti, cioè: 1° di una chiavetta regolatrice che, mossa da vite perpetua, serve a limitare la sezione .d'uscita · del grasso; 2° di una seconda chiavetta distributrice la quale, mediante apposito bocciuolo, apre ed interceUa il passaggio del gl'asso ad ogni palloUoh che si presenta; 3° di un beccuccio a foro semicircolare dal quale esce il filo di grasso. Le pallottole vengono disposte una ad una in ima tramoggia incìinata e successivamente raccolte da un cucchiaio animato da doppio movimento di rotazione e di andirivieni . Ad ogni giro del .cucchiaio una pallottola vien portata colla scanalatura da ingrassarsi in corrispondenza del beccuccio d'uscita del grasso e contro un punzone, animato esso pure da moto rotatorio. Questo punzone, imprimendo un movimento girante alla p,tllottola, proprio nel medesimo tempo in cui si apre la chiavetta distributrice, fa si che il filo di materia grassa venga ad avvolgersi nella scanalatura. Retrocedendo il cuc1
, · chiaio, la chiavetta distributrice si chiude, la pallottola ingrassata cade in una cassa sottostante, mentre il cucchiaio ne riceve un'altra per continuare la operazi·one. . Il congegno è pur munito di una chiavetta per lo spurgo dell'acqua e ,i è annesso anche un tubo di vetro per indicare il livello di un agitat,)re; c'è poi un termòmetro destinato a mantenere uniforme I~ temperatura dell'acqua, nonchè una vite fissa con chiocciola inne'Statà in un volantino mobile posto souo e secondo l'asse del congegno, allo scopo di sollevare i pesi, quando, esaurito il grasso nel cilindro, occorre introdurvene all,ro . Per faci litare poi il movimento, dello stantuffo ed ottenere che sempre combaci co l grasso, lo stantuffo stèsso è munito di valvola. · La macchina Perino ingrassa circa 2000 pallottole all'ora, vale a .dire eseguisce il lavoro di otto donne impiegate in una identica lavorazione manuale. Essa ha giit funzionato regolarmente a Torino, ·nonchè nel Laboratorio pirotecnico di Bologna. Attualm6nle trovasene in uso nn esemplare anche presso la Direzione d'artiglieri a cli Alessandria. Jlfacchi?ia ci vapore con clistripuzione. - Anche questa macchina é dovuta al capo-tecnico sig. Perino .. La distribuzione del vapore si ottiene per mezzo di quattro otturatori Corl iss, perfezionati·, comandati da un meccanismo speciale. I robinel.Li otturatori superiori sono per l'ammissfone; i due inferiori sono per la scarica del vapore. Il meccanismo di distribuzione, destinato a manovrare i quattro distributori, permette la espansione variab ile del vapore determinata dal regolatore, giacchè, per mezzo del meccanismo a scatto, gli ottu-. ratori d'ammissione hanno chiusura istantanea e durata variabile cl'apertura, mentre gli otturatori di scarico, ricevono dal meccanismo stesso urr movimento periodico regolare. I robinetti sono posti direttamente sui coperchi del cilindro, la qual disposizione ba ver risultato di eliminare pressochè lo spazio, nocivo dei condotti in temi del cilindro permettendo altresf di collegare gli organi di distrihu • zione in modo semplice e simmetrico. Un solo eccentrico calettalo sull'albaro motore dà movimento, con geometrica precisione, ai quattro distributori . Si è cercato così di raggiungere lo scopo cui tendono oggi gli studii sulle macchine a quatLro distribut.oi·i, cioè conciliare la massima semplicità negli organi di distribùzione colle
DI 'l'ORIKO molteplici e complicate fasi geomeLriche acni deve rispondere una nuona clistrj·buzione di vapore. Pa,llottol·iera dei pcillollole iisatc nella p?·ovci forzatci per w·nvi :lf0 f 870. _, Questa macchina fu costruita dal capo ·tecnico sig. Perino aÌ!o scopo di ottenere, dil un getto cli piombo fuso, la for~1:i regolamentare delle palloLlole prescritta dalle tavole di costruzione del materiale d'artiglieria. Il pi,ombo fuso è versato con un ramaiuolo nei vani d'un coltello mobile corrispondenti a·gli alveoli aventi la forma delle pallottole da gettarsi; vani praticati sulle faccie interne ce· combaciate di due morse in bronzo. Riempita la forma e lasciato .coagulare il piombo, mediante un manubrio a leva manovrante il -coltello mobile. si taglia la materia dalla parte superiore delle :Pallot1ole; la si stacca con un gancio: si alza un saliscendi portante 1i punzoni clegl'incavi posteriori delle pallottole; si aprO'llo le ganasce -della pallottoliera e le pallottole, rimaste libere, cadono in un trngolo sottostante. Si ottengono dieci pallottole per ogni colata facendo da ,15 a ·20 colate in un'ora. Congegno per torni,,re l'orlo d-i base di bossoli cli càrbucce metcilliche. !l1° 1870-74 . - Uno èlegl i inconvenienti presentati dall'uso di ,cartucce da guerra con bossoli metallici, era lo scentramento dell'orlo di base dei bossoli stessi, il quale impediva ta.lvolta che la ~artnccia si allogasse nella camera del fucile oppure, se forzatamente introclotta, riusciva poi difficile estrarla con grave danno e perdita di tempo. A ciò impedire, il cav. Amedeo Bazzani, capo-tecnico di artiglieria presso il laboratorio di ·precisione, ideava e costruiva un ,congegno speciale così con1posto: un banco di ghi$a sorretto da quattro piedi colle pareti traforate in modo da registrare con facilità tutti òerti orr:rani ·e,~no interni tutti al banco stesso: un albero a - del cono Oc>' motore disposto in senso perpendicolare all'asse del banco e sorretto -cla due sostegni in ghisa. Quest'albero porta, a un'estremità, una puleggia motrice e, nel suo prolungamento, tre eccentrici funzionanti ciascuno in modo particolare. Internamente e in basso del banco sono fissate due leve soprayanzanti sul medesimo e unite fra loro per mezzo di un tirante a -snodo e funzion anti contemporaneamente. Esse ricevono il moto dall'eccentrico medio al quale aderiscono mediante una lunga moìla a spirale unita alla leva, internamente a.l banco dalla parte dell'albero ALL' ESPOSIZIONE
!)ESERCITO
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r.'ESERCIT•>
moLore e fissala al banco dall'altra estremità. La leva, dall'estremità opposta all'albero mot~re, fa agire contemporaneamente: ·IO un'punzoneche spinge il bossolo entro la maLrice; 2° una camera che s~orre entro una guida mosim da una leva fissa all'estremità del punzone e che dopo aver ricevuto in senso perpendicolare il bossolo dai tubo opposto, lo lascia ca·dere orizzontalmente, colla bocca verso Ja matrice, nella guida del punzone quando questo è animato· dal movii:rtento retrogrado; 3° una guida che scorre nello stesso tempo del punzone per sorreggere e guiclare il bossolo fino alla matrice e che si ritira velocemente, in un col punzone, per lasciar libero lo spazio per la cadula del bossolo; dopo che è stato Lomito dal coltello di tin porla-u tensile automatico messo in movimento dal torzo eccen trico. Nel mezzo del banco l1avvi un sostegno che , da una parte, sorregge l'albero porta-1ùatrice a molla il quale riceve il bossolo e lo tiene forzato quando il coltello aderisce all'orlo di base del medesimo e lo to1:nisc~. 811 quest'albero è pur fissata una piccola puleggia che• serve a ,mprnnere al bossolo una velocità di 500 I')ofri al minuto primo. L'altra parte del sostegno serve di guida ad un co rsoio che porta un pnnzone destinato a fare uscire il Lossolo dopo tornito. L'uscita. avviene rapidamente per mezzo d' uno dei !.re eccentrici costrutto " moto accelerato . Messo in moto con una velocità di 50 giri al minu10, il congegno Bazzani, col semplice aiuto di una donna o di un garzone, produce 20,000 bossoli torniti all'orlo di base, C\811trati, e ridoui a dimensioni esatte, nel periodo di dieci ore. Jllacchina per restitnire la forma 7Jl'ilwil'ivti ai bossoli delle cartncce sparate. colle armi mod. 1870-74 . - Un'altra macchina che attrne l'attenzione degli intelligenti, ò qllella icleata dal capo-tecn ico P'.'es~o il laborato1:io.~i pr~cisione, sig. Odoo rdo Formica, per resl1lu1re la forma prnn1L1va a, bossol i delle cartucce sparate colle armi mocl. 11870 e rnn., nonchè a quelli delle cartucce a melraglia. Questo congegno si compone delle parti seguenti: 1° un piano a quattro gambe in ghisa; 2° cinque sopporti in ghisa dei quali due ~er l'as~e maggiore, due ·per sorreggere l'elica e uno per sorreggere Il corsoio porta-punzone destinalo a far penetrare il bossolo vuoto nell.a malric~; 3° qualtro corsoi di feno, tre dei quali portano i punzoni e uno II porla-matrice; 4° due piattaforme ad eccentrico, di ghisa; 5° quattro aste di ferro, due delle quali con bronzina scorre-
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ALL F. Sf>OS!ZI0;'!E DI TORl ~O
vole e due ad eccentri co rotatorio; 6° di due eccentrici di gh isa; 7° un'elica di ghisa; 8° due punzoni d'acciaio per contro-dadi di ferro; 9° un grande sopporto ch e regge i due corsoi dei punzoni ed il corsoio porla-matrice; il 0° una picwla tramoggia d'ottone inclinata per presentare i bossoli al punzone che li introduce nella matrice; 1111° un volante in gh is:1 a pul eggia. La macchina ba per scopo di sostituire i bilancini, auualmente in uso presso le Direzion i territoriah di artiglieria appunto per ridare la forma primitiva ai bossoli già sparali, e sostituirli con vanLaggio notevole, sia dal punto di vista dell'economia, sia per la perfezione del lavoro che, col nuovo sistema, è di gron lunga maggiore. Un solo operaio (può essere anche operaia) lavora col congegno Forf ica per dispor:e i bossoli da ripararsi. in un.a tr~moggia inclinata per la quale essi vanno uno ad uno a d1spors1 or1zzonlalmente tra. ~I punzone e la matrice. A questo punto, sotto l'azione della macfhina, ciascun bossolo viene avvicinato da un punzone condotto da nn eccentr ico, .il quo! punzone lo fa penetrare colla bocca nella matrice, mentre un retro-punzone, condotto da un secondo eccentrico, s'introduce nella bocca del bossolo stesso allargandola fino dle volute dimensioni. Ciò fatto , i due punzoni si scostano lasciando il bossolo li bero nella matrice per esser trasportato alla parte opposta. La matrice è allacca ta ad un porla-matri ce avvitalo ad un cor-· soia, uni to, quest'ultimo, per mezzo di un nottolin o girevole all'e. lica posta trasversalmente al piano della macchina. Questa, girando mediante un'asta mossa da un eccentrico, trasporta il corsoio e, per conseguenza, la rispet.Li Ya matrice per una lunghezza di otto cenLimetri ver.so l'a!Lra estremità dell'elica. Qui giunl o, il corsoio si forma per ricevere il bossolo, il qua le per un egual movimento, va poi ud nscire dal laLo opposto perfellamenle allargato. Simile intermittenza d'azione è cb ta dalla formazione stessa dell'elica. La macchina Formica può produrre fino a 20000 bossoli riattati con un lavoro di dieci ore. Il modello esposto a Torino non è ancora perfetLamenle compiuto, ma ciò che si vede è più che suffi cente per dare un'esatta idea del congegno. jlfacchùili tciglìa-pallotiole da sh?-apnels e cla scatole a met,-raglia. - È scopo di questa macchina inventata dal signor Sterpone capo-
, ,r!ES,ERCIÌO
ALL'ESPOSIZIO-~E DI TORINO
operaio presso il laboratorio di precisione, tagliare il getto delle pallotto le da shrapnels e da scatole a metraglia. Il congegno si compone di un banco di ghisa lungo 50 cm., largo 25 e alto 115, sul quale s'innalza un altro piccolo piano lungo cm. 26, largo 16, al.Lo 6,5 dove è fissota una Lanaglia mediante un perno sporgente dal centro. Questa tana.glia è lunga cm . .20. D~ una estremità., porta le lame taglienti ; dall'altra, due pemi sporgenti i quali entrano in corrispondenti scanalature di forma romboidale a doppio cuneo, in modo che la tana.glia è costretta a tagliate due volte per ogni giro di manovella, ottenendo così molto lavoro con poca velocità.. L'albero motore a manovella è fissato sul banco con àue sostegni. Porta esso, da un lato, due puleggie, una fissa, · l'altra mobile, e dalla parte opposta, un volante del diametro di ,i.O cm . circa con rispettivo manubrio onde potersi servire della macchina a mano . Coll'impiego _del congegno Sterpone si hanno diversi notevolissimi vantaggi. Ma~sirna precisione di lavoro; produzione quadmplicata; facilità somma nell'uso della macchina, potendo qualunque individuo girare la manovella e ottenere ugual numero di pallotfole tagliate. Si noti che il meccanismo taglia pallottole di qualunque dimensione giacchè, superiormente alle lame, havvi una guida che si cambia ogniqualvolta variano diametro le pallottole, le quali poi, mediante un tubo, vengono, dopo tagliate, condotte nelle casse col. locate. sotto il congegno; la macchina pesa solamente 50 km. e il suo costo non supera le lire 430: 1lfacchina per conil'oltare Upeso ddle cm·tncce. - È un'iugegnos,t invenzione del capo-opera io Pascarella, addetto al laboratorio pi- · rotecnico di Capua e si compone: ,i.0 Di un tavolo di ghisa di forma rettangolare con uno dei lati minori ad arco di -circolo; è sorretto da quattro gambe riunile fra, loro, due a due, mercè una traversa. Fra le gambe e sulle tra'verse esiste una mozzatura di tavola di ·regno destinata a sorreggere una cas~etta nella quale scendono le cartucce. li piano del tavolo è ben levigato ecl ha due .feritoie per una delle q1iali passano le cartucce buone, cioè quelle bene empite di polvere, e, per l'altra, le cartucce di rifiuto, cioè qLielle senza polvere; ha inoltre un foro al centro clel lato circolare. Al di sotto d~I piano, corrispondente alla feritoia per
cui passano le cartucce buone, havvj un,piattino a bilico che è mantenuto contro la feritoia stessa, a livello clel piano, per mezzo di un contrappeso coll ocato in modo che, pas.;ando una cartuccia buona al di sopra del piattellino, questo si abbassa permettendone il passaggio per la fer itoia. Al di sotto delle due feritoie, havvi un canale per il quale scendono le cartLtcèe. 2° Di un disco so vrapposto al piano del tavolo in corrispondenza del lato circolare tenutovi fermo da un pernio intomo a cui può girare da destra a sinistra. Questo disco ha H: feritoie nelle quali si mellono le cartucce da controll are, e ulla sua periferia è munito di altrettanti denti che servono a farlo girare sul piano. 3° Di un1.1. puleggiri con relativo çongegno per muovere il disco . Per servirsi della macchina, una donna si colloca dalla parte del t.avolo opposLa al lato circolare.. quindi, mosso il disco , colloca nelle feritoie le cartucce da provare. Queste passano successivamente sul piattellino della prima ferì toia e, se contengono la polvere, scendono nella cassa sottostante. Quelle che non contengono la polvere continuano il movimento p!')rscendere nel canale non appena giunte alla seconda fel'iLoia. La velocità della macchina non dev'essere superiore a 45 giri al minuto primo. In tal modo si contrnllano circa 24000 cartucce in ·IOore di lavoro, tenuto conto delle eventuali in Lerruzioni. Niwvo 1nodello cli graiwia. - Il sergente Cesone ha esposto m1 modello di gramta per cannoni da cent. 9 (A. R. C. ret.). Questa granata che, secondo l'inventore, dovrebbe sostituire quella ora in uso, raggiungerebbe l'ideale di rendere possibile la frantumazione non solo degli iinelli interni ma anche dell'involucro esterno, _composto tnllo di pallottole, e di aumental'e considerevolmente il numero delle schegge prodotte dallo scoppio.' La costruzione del modello è fatta con lega di stagno e antimonio. La granata si compone di undici anelli interni di cui nove per la parte cilindrica e due per la ogivale; ciascuno anello presenta quattordici intagli a punta destinati a determinare lo 'Scoppio di egual numero di schegge. Nelle cavità esterne di ciascun anello entrano quauorclici pallottole corrispondenti a uno dei dieci strati dell'involucro il quale dovrebbe esser fnso in un sol getto col fondello e l'ogiva sopra gli anelli interni. Così i vuoti estern i tra pallottola e pal·
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L ESEI\C!TO 246 lottola che appariscono nel modello, a gelto ultimato, verrebbero in parte riempiti e sostituiti da tànti pezzetti capaci di resislere al la forza centrifuga sviluppata dalla velocità rotatoria. delle palloltole sporgenti e che presenlerebbero nello~stesso Lempo, la minor resislenza possibile all'azione della carica interna. Giusto a proposito, della carica, l'inventore dichiara non poter~ affermare nulla di preciso. Ci vorrel~bero apposite esperienze per tro1;are uno sviluppo tale di forza da rompere anelli ed involucro esterno, dando ad un tempo, alle schegge l'impulso necessario. In ogni rn~do,. il peso minimo di una scheggia sarebbe sempre superiore ai venti grammi e il numero complessivo delle schegge pro· doLte dallo scoppio ascenderebbe a circa 300. Non bisogna dimenticare che la spolella da adoperarsi sarebbe quella regolamentare a percussione. F1ioili a ripetizione. - Due sono i fuc ili a ripetizione di cui fu esposto il modello a Torino; l'uno, sistema de Lauso; l'altro, sistema. Papone. li primo a undici colpi successivi e a.caricamento pur successivo, ha il serbatoio delle cartucce in lamiera d'acciaio. Anche la leva per la ripetizione è d'acciaio e serve per ridurre l'arma a ripetizione e a caricamento·successivo a volonth del tiratore. L'otturatore a testa mobile è cl'acciaio e serve a ch iudere hi culatta; contiene il meccanismo cli percussione (molla a spirale e pefcussore). La culatta mobile è di ferro temprato; avvitata alla canna, ne fo rma il prolunrraroento· nel suo vuoto interno scorre e si assesta l'otturatore con appositi incastri'. C'è poi la leva cli sicurezza di ferro temprato colla relativa chiavetta d'acciaio; serve a disarmare il percussore che viene arrestato dalla chiavetta nella posizione di sicurezza. Il tiro si pnò eseguire in tutte le posizioni come con nn foc ile ordinario ad otturatore scorrevole e, per ogni co!po, basta aprire e chiudere la culatta. Questo congegno di ripetizione è applicabile faci lmente a qualunque fucile e presenta, secondo l'inventore, i seguenti vantaggi: soliditti, sicurezza, facilit1te pronto funzionamento dell'arma; il serbatoio delle cartucce collocato a distanza tale da presenare le me· clesime da ogni danno derivante dalle eventuali sfuggite cli gas ; perfetta e sicura estrazione ed espulsione cl~i bossoli evitandosi qua· è)
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ALL ESPOSIZI0'.'1E DI TOI\INO
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lunque inceppamento dell'otturatore nell'aprire la culatta; faci le il caricamento del ·serbato io; facile la scomposizione e la ricomposizione dell'arma che si ottengono collo svitare o avvi tare una sola vite; esatto equili brio per il puntamento essendosi trasportato il centro di gravità verso il calcio; evitata la deformazione delle pallottole durante l'esecuzione del tiro a caricamen10 successivo; impossibile la introduzione delle cartucce ir. senso contrario ; impossib ile finalmente lo sparo fortuito deli'anna carica mediante disarmo. del percussore colla leva di sicurezza. Simili vantaggi , se veri, sarebbero rilevanti. Nessuna esperienza officiale venne fatta con questo fucile. Il fuèile a cilindro scorrevole ri cloLto a ripetizione secondo il sistema Papone, cambia pochissimo di volume e di peso (si conservano le casse e t.utl.e le altre parti meno il dente di scatto) ed è privo di molle spiral i. L'arma completamente carica può contenere da tredici a quattordici colpi seco::iclo la forma dello sportello, dei quali otto o nove t.ra il serbatoio e la c:;tmera della canna e cinque in un pacco di ri'fornimento . Tut.ti qnesti colpi si possono sparare successivamente; oppure, cambiando i pacchi di rifornimento, si può prolungare il tiro, a volontà, restando sempre disponibili nel fucile, oltre le cariche dei pacchi, anche quelle del serbatoio. Il caricamento a pacchi - secondo afferma l'autore - si può fare coi! facil ilà poichè nell'aprire lo sportello- che è sul calcio il pacco vuoto si espelle dal relativo incasso e si può senz'altro introdurne uno pieno. Non basta: queste car(che a pacchi non solo si , possono eseguire tanto a culirtta chiusa quanto a culatta aperta, ma non è nemmeno necessario contare attentamente i colpi sparali giacchè le cose sono disposle in modo che, se invece di sparare so· lamente i cinque colpi del pacco, prima dì cambiarlo, se ne spa· rassero 4 volte 6 invece di 5 per ogni volta, oppure una volta 7 e due vol te 6, oppure una volta 8 e una volta .6 ed ancora una volta 0; non c'è interrnzione nel Liro ed anzi è possibile introdurre con facilità i colpi sparati in più rnai1canti nel serbatoio di riserva per il tiro a ripetizione. Questo per il fucile a ,14 colp i; se poi il fucile è a 13,,non si può fare che l'errore di un colpo di meno . Il Liro e la precedente in troduzione dei pacch i si possono effettuare in tulte le
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L'ESEilCITO
posizioni come con un foci le ordimrio e, per ogni colpo, basla aprire e chiLtdere la culatta . .L'invenlore non negtt che il suo fucile sia suscetlibile di molti perfezionamenti i quali, natmalmenle, non possono essere che il · risultato di mo lteplici esperienze. Soldciti, artisti. - Pri.ma di finire su quanto ha tratto all'artiglieria, per quanto non abbia nessun punto di contat~o col seevizio lecnico dell'arma; debbo accennare cli volo a due interessanti lavori esposti nella mostra militare dal caporale maggiore Scardellari e dal sergente Accallino, appartenenti ambedue alla ,1• compagnia operai d'mtiglieria (arsenale di costruzione di Torino). Il primo ha eseguii.o a matita e carbone un bellissimo rilratto dì S. M. il Re; il secondo vi ha fatta una cornice bellissima, tulta in legno lavoralo a mosaico . Il pubblico vi si ferma con visi bile compiacenza. Jfoteriale ciel genio . - Il Genio mi litare era molto più copiosamente rappresentato all'esposizione di .Milano. A Torino ha un modello di carri da ponte (i1860) eseguito da operai militari nel laboratorio di Piacenza; il 4- 0 reggirrienlo (pontieri) espone, un modello di galleggiante per il servizio dei trasporti militari nella Laguna. (scala 1/ 20) eseguito nel laboratorio delle compagnie lagunari in Venezia.. Poi v'è un carro-scorta pet' locomotive stradali con caricamen to interno ed esterno; una. collez ione cli attrezzi speciali per il trasporto e l'uso della dinamite in scatole di \alta (modejli); diversi modelli di pezzi (pozzi alla Boule con sbocco all'olandese e pozzi ordinari con sbocco in mezza galleria); modell i di batteria normàle d'assedio, tip i italiano, austriaco e prussiano . C'è fìnal:-' mente·un carro telegrafico elegantissimo e leggero, costrnlto nelle officine del gen io a Pavia. Ammirati molto i notevoli saggi cli autogrnfia, litogra(ìa, fotografi.a, ~otoli tog1'ana, cromolitognrfia, nonchè le belle riprodnzioni h1 carLa e tela preparate al ferro prussiato che lante ebbero lodi all'esposizione cli Milano . Lodato pure assaissimo è un album clei lavori esegui ti dal genio mili ta.re nel golfo e nell'arsenale della Spezia. ' Si dice che nel laboratorio èlell'uffìcio tecnico del comitato él' artigli.eria. é genio si lavora silenziosamente' intorno a.cl nna. nuova scoperta: ci si prepara dunqtrn una. gr'adita sorpresa. per un'esposizione fotnra.
ALL ESMS1ZIONE DI TOlU::-(0
III.
Nel salone attiguo alla sezione guerra, l'architetto ca.v. Augusto Guidini di Milano ha esposto alcuni suoi progetti per l'impianto del tiro a segno nei comuni italiani, specialmente nei capoluoghi cli provincia e di mandamento, secondo lo spirito della legge 2 luglio 1882 sul J.'iJro li segno 1iazimiale. È certo che i comuni e le società cli tiro a segno costituite in conformità di detta legge, potranno tanto meglio secondarn le premnre del Governo, qnanto più faci le sarà reso l'impia.nto dei bersagli in modo da soddisfare alle prescrizioni date dal Minis~ero della guerra per ciò che riguarda la parte tecnica, e da mantenere contemporaneamente la spesa nei limiti più ristretti . Ora, faci li tare questo impianto è lo scopo a cui mira appunto l'architetto Guidini il cruale ha cercato di.concretare alcuni progetti pratici ed economici a un tempo. Diverse società hanno adottato il proposto sislema , e il Ministero della guerra, fino dal gennaio di quest'anno, encomia.va. l'ingegnere milanese, chiamando la sua « nna ingegnosa co;nbinazione » e tale « cla potei' clare biwni 1'isuliati ». Il Ministero poi aggi ungeva os- · servazioni e consigli cli cni il cav. Guiclini fece tesoro, sicchè i progetti presentati ora all'esposizione di Torino sono, si può dire, il risultato non solo degli studi primitivi, ma anche delle modificazioni ministeriali . L'architetto Guictini può vantare una speciale competenza in siffatto genere dì costruzion i, avendo egli ideati e diretti i lavori del gran Tiro Federale tenutosi in Lugano dal!' 8 al 20 luglio. 1883 con 120 bersagli a due distanze senza che nello sparo di circa un mii ione di cnlpi, avvenisse la più picco,la disgrazia . Vantaggiandosi dell'esperienza, egli propone tre impianti di tiro a segno <_tipi A. B. C.). Il primo dove si trova solo quanto è strettamente necessario per l'esercizio del tiro, con un piccolo porticato per i tiratori che aspettano il-loro turno e per il pubblico; il secondo che ha uno sv iluppo maggiore; il terzo ancora più vasto, più ricco e più comodo. 1
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L'ESERCITO
QuesLo per le stazioni cli til'o . Il clia/ramma eh sic·iwez::a e 91bida rli Liro è uniforme per tutti e tre i tipi . Gl'impimiti cfoi bei·sa.c;li, costituiti da speciali gruppi di bersagli a varie disl.anze, sono studiati in base ad un duplice c.oncelto di costruzione, cioè a fossa e li teU:oici: a fossa, per terreni ove sia facile lo scolo delle acque; a tettoia, per i terreni umidi e soggetti ad infiltrazione; Questi ulLi~ni sarebbero i più adaltati per quelle società che volessero esercitare il ,riro in qualunque stagione e in qualunque condizione atmosferica. I bersagli o q·iiallt-i ,nobili propriamente detti, nel tipo a fossa sono montati in due modi diYersi, a scelta: cioè a perno centrale oppurn a movùnento verticale. Quelli del tipo a tettoia, invece so.no unicamenLe a mo1Jimento verticale che è il migliore per prontezza e sicurezza.d'esercizio non disgiunte da s9lidità. Le comunicazioni colle stazioni di tiro e i segnali costituiscono il completamento dei bersagli. Tipo A (semplice) . - Comprende 3 bersagli, dei quali 2 a250 m. e 1 a 300; distanze che si possono variare a piaeere. La stazione dai tiro ha un portiéato per il pubblico , uµ ufficio di direzione del Liro, un locale per l'armaìuolo con deposito di armi e munizioni e le tre cabine per i tiratori, le quali formano il fronte di fiwco d~ll'edif:cio ed hanno il mobilio occorrente (compresa la rastrelliera delle anni). Il parapetto delle cabine è 'mobile onde il Liro possa effettuarsi in . tuue le posizioni . La parete di sicurezza e guida di ti ro (diaframma traforato con tron iere) trovasi a calcolata ed efficace distanza dal fronte ·di fuoco della stazione di tiro e ciò sia per la guida che per hi sicurezza del tiro stesso. Questo diaframma è collegato al fronte di fuoco mercè appositi profi li di fiancheggiamento concorrenti essi pure a formare un vero spazio di sicurezza. Gl'impianti dei bersagli sono costituiti da un fosso con perimetro in muratura e vòJLa, e da . una cappa in terra fo.rmante profilo esterno: sono completal.i dai bersagli o quadri .mobili messi in comunicazione colla stazione cli, tiro mercè speciali apparecchi elettro-magnetici ( uno per bersaglio) e telefo1Jici (uno per ogni impianto di bersaglio). Il quadro mobile a movimento verticale permette cli dipingervi qualunque figura, quello a perno centrale non ammette che. il semplice disco o barilozzo .. Lo sfondo del bersaglio. è formato dal fe·l'lna-palle, cioè a dire da un terrapieno che si erge dietro i qua_dri mohili. 1
ALL'ESP0~17.IONE DI TORIXO
Tipo B (meclio). - Comprende 6 bersagli dei quali 1- a.250 m. e 2 a 800. La stazione di tiro è uguale alla, precedente ma con maggior quanti là di mobilio (panche per tiratori aspettanti il turno, cassone per deporvi le robe dei tiratori in esercizio, ecc.). Gl' impianti dei bersagli sono foi'mati da una speciale tettoia e.on finestroni corrispondenti aì quadri mobili e col frontone numerato; costruzione · questa che, oltre alla maggior sicurezza di Liro, pennette l'esercizio in qualunque stagione. I segnatori sono riparati.da un parapetto in terra sul fronte di fuo co. I quadri mobili sono a movimento verticale; gli apparecchi elGttro-magnetici e telefonici funzionano come nel tipo A; un Lenapieno funziona ugualmente da forma-palle . Tipo C (J.i maggiol'e si,ilwppo). - Comprende 12 bersagli di cui 8 a2i50 m. e 4 a 300. Nellastazioneditiro, oltreamaggiornumero di locali ad uso d'ufficio collocati sul fronte e fiancheggianti l'ingresso centrale e oltre a una g.alleriu di circolazione per il pubblico, esiste un doppio terrazzo supel'iore ( coronamento ai corpi laterali dell'edificio) da servire anch'esso per il pubblico e per la guardia del campo di tiro . L'impianto dei ber:5agli è fatto secondo il Lipo B aggiuntivi due locali, uno per il capo-segnatore, l'altro per officina di riparazione dei quadri mobili. Apparecc.hi di comunicazione e ferma-palle come nel tipo A. Ad eccezione de.Ila muratura in pietra e mattoni del bersaglio a fossa, i Tiri a segno proposti dall'architetto Guidini hanno profili in terra e costruzioni in legname ( larice, quercia ed abete) il legname tinteggiato a olio nelle stazioni di Liro; spalmato di catrame nel diaframma di sicurezza e negl'impìanti dei bersagli. Le coperture clelle stazioni di tiro sono in materiale laterizio (tegole piane). Tenuto èalcolo, infatti, delle avarie risultanti dall'esércizio e della conseguente manutenzione, è innegabile chH, per i. tiri a segno, le costruzioni in legname sono preferib ili a quelle in muratura giacchè, ·nelle prime, si possono rafforzare le .parti danneggiate con pezzi sovrapposti ecl è faci le poi sempre il sostituirle anche interamente. Si aggiunga. che gli effetti del tiro presentano molta maggior sicurezza nelle costrnzioni in legname, giacchè si evita ogni pericoloso rimbalzo di proietti li, schegge e frantumi che si sLaccherebbero dalle parti colpite se fossero in muratura. È sempre per lo ste$SO moLivo che nei progetti Guidini si è eliminalo il ferro, special1
L'ESERCITO
mente nelle pani più esposte; eliminato, s'intende, nei limiti del possibile. L'esercizio si effettua nel modo seguente: Nella cabina di tirn (stazione cli tieo) trovasi oltre al tiratore un impiegato della SoGietà: nn seg11atore è collocato presso il ber;;r,glio · corrispondente. La coniunicazione fra la cab ina di Liro e il b~rsaglio si ottiene mediante gli apparecchi telefonici etl elettro-macrrieti, come già fn accennato . Il tiratore spara sul bersaglio · ehe ~·~rrisponde alla cabina nell a quale si trova: l'impiegato ,avvisa il secrnatore il qual~ indica subitò con appositi segnali sul quadro m~bile il punto colpito e provvede alla sua riparazione. Gl'impiant.i permettono l'applicazione di bersagli e 1'11so d'arm i {nat·i ord.ina11,.zli a pincere dei tiratori . Berscir;L-i metaUici a segnalazione elett1·0-meccanica. ~ La invenzione di questi bersagli che figurano nella sezione XXII ( elettricità) è dovuta al capitano Ceroni e al tenente co lonnello Bregol i. Il merito dell'idea prima spetttl al capitano Ceroni, che venne poi coadiuvato effiéacemente dall' e5regi9 ufficiale superi ore .di nr· tiglieria: L'utilità dell'invenzione consiste nell'aver sapu.Lo trarre profitlo daali effetti elettro-meccanici per ottenere la segnalazione dei risuhati nei tiri. l primi saggi esposti, sono: 11° Bersaglio a bilico (tipo Ceroni) in cui la mobi li tà della piastra all'atto clell'urt:o del proietto, produce la composizione del circuito elettrico, quindi la segnalazione nlla stazione di tiro; 2° Bersaglio a cerniera (tipo ~eroni) basalo sullo stesso principio; 3° Bersagli o a 7Jercossa (ti po Bregoli) in cui la piastra è immob ile e in cui, per comporre il ci~·~ cL 1it,o elettrico, vi ene messo a profiLLo il movimento d'uno o pru pendoli applicati alla piastra stessa i quali ricevono la percossa prodotta clall'urto clel proietto contro il bersaglio; 4,0 , Bersaglio ci percossci pe1· il tiro cli scila (tipo Bregoli) basato sullo stess0 principio. Questa ,nL1ova specie cli bersagli (sia a cerniera che a percossa~ si compone essenzialmente: del bersaglio propriamento det~o; de'. fili conduttori destinati a mettere in comunicazione la stazione dL tiro col bersaalio: della balleria elettrica; della, tabella di segnala. zione posta atta stazione·cli tieo. Perchè j bersagli funzion ino, ocÀ
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eone venga nrmata la batteria col numero di pi le proporzionato alla intensi Lii della corrente che si vuole ottenere. Dall,i balleria elettrica devono partire: il fi lo del polo negati YO, il qual filo dev' essere auaccaLo in un punto qualunque del bersaglio; ·i fi li del polo positivo attaccati a ciascuno isolatore cli ciascuna piastra o porzione di piastra. La composizione del circuito eleltrico, che ha luogo nell'istante della percossa contro il bersaglio, produce nella tabella di segnalazione l'npparizione del nùmero corrispondente a quello della pinstra o porzione di piastra colpita. Questa tabella è sim ile a. quella in uso per i campanel li elettrici. Si è dello che nel bersaglio (tipo Bregoi i) il circuito elettrico è prodollo dal movimento d' uno o più pend9li applic.ali alla piastra. All'alto della percossa, il pendolo più prossimo al punto colpito è quello che, cli preferenza, produrrà la, composizione del circuito stesso e che darà h segnalazione corrispondente alla stazione cli tiro. Gli altri pendoli più distanti , o non si saranno mossi, o non avranno potuto effettuare la congiunzione del circolo. Nel tipo Ceroni il bersagli o- propriamente detto si compone: di un telaio di ferro sagomato; di due o tre tiranti in ferro; di tante piastre AB C q11anle sono le sezioni in cui si vuol cliYidere la figura rappresentante il bel'saglio. Ciascuna piastra ha una. cerniera la quale permette alla piastra stessa di mantenere la posizione verticale e di rinculare sotto l' urto del proiettile per po i riprendere immediatamente la sua posizione normale: Le piastre sono scaglionate in modo che il movimen lo dell'una lascia immobili le altrn, talchè la sÒla piastra colpita è quella, che dà la segnalazion~ alla stazione cli tiro. È appunto per queslo che, in corrisponclen~a cli ciascuna piastra, havvi un isolato re a cui fà capo il filo _conduttore. Tali piastre si tolgono e si meLlono con facilità per mezzo del pernio 0 chiavistello mobile della cerniera, il che rende il bersaglio trasportabile da una posi·1,ione all'altra, qualora si voglia mantene:-e la squadra dei tiratori in stazione fissa. Personé compelentissime affermano che, qualunque sia la scelta dei due sistemi di bersaglio, la loro adozione può condurre ai seguenti risultati : controllo esatto dei risultn li del Liro; addestramento rapido dei tiratori; ri$parmi o sensi bile di spesa; nessun perico lo. Una Commi::;sione militare, inca rica ta cli esaminare il bersaglio Ce11 -
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rooi, l1a giudicato che la durala dei bersagli meLallici può protrarsi fino ai oO anni e che la economia risultante, in confronto dei sistemi in uso, ascenclérebbe annualmente a lire 70,000. Ora che la , sempli ficazione ottenuta nei nuovi bersagli Ceroni-Bregoli riduce la spesa d'impianto a nieno della metà, si avrebbe una economia annua superiore alle lire 11io ,000. Sulla bontà intrinseca cli tali bersagli abbiamo, a dir vero, sen1.iro avanzare qnalche dubbio da distinti ufficiali ; altri invece ne sono entusiasmati . Sollanto una nuova Commissione potrà farci sape-re defìniti vamente se il sistema nuovo sia, in reallà, preferibile all'altro .
V.
Nell'elegante padiglione ereLLo dalla DiLta G. Buscaglione, fra i pregiati prodotti della fumisteria e delle ceramiche ornamentali, trovasi esposto un forno monLnto su carro e adaLto, seconclo gl'intenclimenti dell'inventore, per il servizio della panificazione al seguito clelle truppe in tempo di guerra. Questo Corno, in lamina cli ferro, è a sistema aereoterme. Sopra il. focolare è disposto un tamburo tt $SO posto in senso longitudinale entro cui girano parallelamente, per mezzo d'un congeghO d'orologeria, alcuni piani sospesi . e ricoperti con soLtili tambelloni di terra refrattaria cli CasLellamonte (Ivrea). Su quesLi piani si dispongono i pani che si cuociono girando atlorno all'asse del forno . Il modello esposto può contenere solamente H3 pani (,i, per ognuno dei 4 piani), ma il signor Duscaglione assicura che non havvi difficoltà a coslruirlo di capacilit maggiore in modo da avere 8 piani capaci di contenere ·I O pani ciascuno, il che darebbe un totale, per ogni fornala, di 80 pani equivalenti a 160 razioni. ' La direzione cli commissarialo militare di Torino ha cercato, nell'interesse del servizio, di esperimentare qnesLo nnovo !"orno e siccome là prova era diretta soltanto a riconoscere se la coltura riusciva completa .etl omogenea, si ricono bbe che i ri~nltati ottenuti 1
.\Lr.'RSl'0Slll0XE DI TOnIXO
non potevano esser migliori , benchè, per economia, si fosse confezionato il pane con farina senza estrazione di crusca. È innegab ile che il sistema dei piani giranti è uno dei più propizi per una cottura omogenea. Non si hanno i pani di gronda tt'oppo cotLi e quell i cli bocca co lli insuffìcentemenle, come avviene in tutti i forni; è pure evitato l'inconveniente cli altri forni aereotermi clove bruciano fac ilmente i pani collocali nei punti in cui la lastra è più a contalto col focolare. Infatti, nel forno Buscagl ione, -ciascun piano passa, nella sua rotazione per i pu nti più bassi, J)er quelli alli e per quelli med i nei quali la temperatura e necessariamente diversa, per cui, nell'insieme, vengono a trovarsi tutti in eguali condi1.ioni di calore. L'infornatura e sfornatura riescono abbastanza faci li ; si eseguiscono mediante pa le cli legno a co1·to manico: L'acqua si scalda in apposite ~aldai e disposte intorno al fo colare. Il comuustibile adoprato eil cokr. Se ne consumano 33 chi log. per la prima. fornala; 0 per le successive, notando che, per queste, si può anche impiegar/3 la legna. In questo caso il consumo e cli 0 miriagrammi per ogni fornala. i:; necessaria un'ora per la cottura completa. dei piani . · Ma se il forno Buscaglione 11ull a l:lscia a desiderare dal Iato del la perfetta panificazione, presenta poi inconyen ienti non lieYi. Prima cli tutto, le dimensioni (lunghe1.za m. 2:40 x ,1..20 diametro) esigono un carro da. trasporto di carreggiata troppo larga per esser conclotto lungo le vie che si può essere obbl igati a percorrere in tempo di guerra. È bensì vero che l'i nventore afferma potersi al carro dare la fo rma e la laruliezza del carreaaio rerroiav o;; - ò mentare; ma. è molto dubbio che questa trasformazione possa ottenersi senza scapito dell,l capi enza clel fo rno. Infa tti, restringere la -carreggiala non può che equivalere a restrioaere il tamburo. Si aO'. o giunga che il foco lare, staccato appena qualche cen timeu·o dal suolo, rende già il traino difficilissimo, il qual difetto di,·enterebbe sempre più irrimecliab ile ove si diminuisse la larghez1.a del l'orno. Non basta: fu riconosciuto manifostarsi una irradiazione fortissima .attorno al tamburo; e se è faci le impedire clte il calore danneggi le n1ote apponendovi ali di riparo come a quelle del fo rno Taddei ] . I~, non ?e ne può in nessun modo evitare la. dispersione, causata rn massimo grado, dal solo aprire la bocca del forno che è !on1)
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Ar;L'ESPOSIZHll\:E DI TORIXO
oitudinale e vastissima. Non basta ancora. Un movimento d'orolo;èria come quello cl1e, nel forno J3uscagl(on~ , è de~tinato a far gi.. rare i piani, e sul quale riposa tutta la pnnc1pa~e.azione c~el mecc~nismo; sarebbe gfa n~olto soggetto ~ guaslar~1 rn le~np~ nor~_al1, sia pur lavorando pac1fica0ente nell 1~1:ern~ cl un ~an_1(ìc10 _te1_r1Loriale . In tempo di guerra, le probab1htà. d, guasti s, moll1pl1c?~rebbero e proprio in momenti in cui havvi bisogno cl'aver materiale solido e fabbricazione continua. Anche il forno costrutto con identico scopo dalla Dilla Crivelli e presentato nel 488 1 ali' esposizione di Milano, b_enchè c~ive1_·so ne'. meccanismo, presentava _inconvenienti non pochi, al~unt d~t q_u~li comuni col forno Buscaglione. Forse questa" è costruzione d1ffic1l1ssima; forse sarebbe necessario che all'opera del costl'~l~lor~ mecc~nico si associasse quella cli persona espert,i nell,l p:1111 f1caz1one militare diversa dalla. borghese pi·ù che, per avventura, si creda. Certo s;rebbe ingenuo ritehere che il forno Geneste in Francitl e quello Taddei in Italia (il) segnino l'ultimo pr~gresso _del genere: Anzi questo interessamento tu tto speciale eh~ 1 nosLn cos~rutton meccanici dimostrano per risolvere il non fac ile problema, c, affida che si troverà modo di dare in servizio dell'eserci LO un forno rotabile da campagna che possieda questi principrtl issimi requisiti: fac ilitit di traino; solidi til di meccanismo e perfezione di coltura. bnpastat·rice meccanica ChiaboUo . .:._ Questa i1~.pastatrice ~necca.nica figurn a Torino nella gal leri,l del lavoro e .s1 compone dt due parli: una madia mobile e un organo lavoratore fisso. . . . La madia è di legno e, sostenuta da quattro mote dt gh isa, puo scorrere di fianco su due guide di ferro. L'organo lavoratore è fisso e si compone d'un albero che pende dall'alto in b_asso fino a._rasen_· tare il fondo della madia. Una motti dentata verticale che ni:ere 11 movimento dalla forza motrice di cui può disporre il panifici.o, .ingrana con urnL ruota .dentata orizzonta.le fissata. _al)a parte su1;eriore dell'albero e lo fa girare intorno a se stesso. Inlenormcnte, 1all,ero finisce con quattro palette le quali, mentre gir!mo di ~ontim:o coll"albero stesso, hanno anche un proprio movnnenlo rnterm,ttenle
,determinato· da un congegno semplicissimo posto in una scatola a met.à dell'albero. Questo moYimentò consiste in un quarto di giro attorno all'asse con cui sono imperniate all'albero, e questo quarto di giro lo fanno a scatto, avanti e indietro, umi volta per ogni giro -compitllo dall'albero sul proprio asse. .n doppio movimento delle p_alelt.e (qllello proprio e qt1ello comune coll'albero) dete:·mina l'azione dell'impastamento la quale è pure aiutata dalla pressione che,girando, fa subire alla pasta, contro jJ fondo della madia, la superficie el issoidale a sghembo cpn cui finisce la rrnxte inferiore dell'albero. Ad aumentare l'azione delle palette, due cli queste hanno iI profilo tutto seghettato. L'operaio impastatore comincia col versare r,ella. madia tutta l'acqua. necessaria per l'incorporazione della farina colla pasta li evitata che getla a poco a _poco spingendo a.vanti e indietro la madia finchè l'albero lavoratore non hU: finito lo stempra.mento. Allora, per mezzo {li canali reWt11golari di legno che dal piano superiore vengono -sopra la. madia, l'operaio fa scendere la farina. A misura. che la incorporazione di nuova far ina rende più cons i:3tente la pasta, va cessando il bisogno per l'operaio di spingere avanti e indietro la madia al disotto dell'albero, poichè la resistenza naturale che op}Jone la pasta, basta a. determinare un simile movimento . E così l'impastatrice continua automaticamente l'opera sua (ino a lavorazione fin ita, vale a dire, per circ~t 20 minuti: basta. questo tempo per ottenere due quintali di pasta lavorala. di tutto pnnt.o. Nello stc1.bilimento Chiabotto funzionano dLie di tali impastatrici -e·sia le esperienze ivi compi ut.e, sia quelle esegnite nel recinto stesso della esposizione (galleria del lavoro) hanno dimostrato come -sim ili macch ine, oltre offrire i vantaggi presenta.Li da altri congegni del genere, cioè risparmio di tempo e di mano d'opera, pu·lizia di làvoro, ecc., nulla lasciano a cle:;iderare per solidità di meccanismo, facilità d'impiego e perfezione. d'impastamento. E infatti, messél la. impastatrice Chiabotto a confronto colla madia a vapore -sistema Lebaudy e colla. impastatrice, pure :t vapore, sistema Deliry, usate nei pctniGci militari francesi, la pria1a presenta. sulle se-conde vantaggi l'i levantissi mi . . Fino1 dal ,1882 nelle pagine cli questa Il ivist.a (,1) venne dimo-
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(i) All'esposizione lignrnno anche i forni TacWci moli, I o IL ·J:\on so no 1wrla ,1ui perché ormai conosciutissimi.
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(1) Vettovagliamento dell 'esercilo in tempo di
pcicc, marzo.
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259 -renne immaginato e éostrutlo un nuovo modello esperimentato nel 1872. Modificalo ora nuovamente, il carro-cucina Inviti si prcfenta alla espos izione di Torino chiedendo un nuovo esame e un nuOYO giudizio. In una conferenza cho il generale Araldi tenne nel 1878 arri i uf- fici ali del.presid io di Bologna, furono messi in luce molti prc:~ i del carl'O-CLLcma modello Invitò. Non è qui il caso d'indagare e discutere per quali rngioni il Ministero della guerra non ha credulo finora di adolLarlo; certo però può avervi grnndemenlc influito la considerazione clel troppo maggior numero di cavalli che occorrerebbe assegnare ai corpi di truppa, mentre 0aià saremo imbarazzatissi mi nel cercare il numero di quadrupedi, di tanto superiore a quello dei tempi ordinari, necessario all'esercito in guerra. l\fa è un fatto che il generale Cialdini ne ha fallo i mi oaliori eloai· è un fatto che val'ie Commission i militari si sono pronunciate faro revolmente; è un folto, infine, che nelle grosse manone del ,t 869 e del 4872 il problema di cuocere iI rancio al seguito delle truppe, anche ai più dubbiosi parve ri solto . Forse nell'aITermazionc recisa che questa cottura si possa effettuare d1irante la marcia, ha.vvi un po' di poesia ('I). Anche per i forni Tnddei ciò si credeva possib ile, ma si vide ben presto che la pratica c:ont1·adcliceva la. teoria. Nonostante, molto meglio il carrocucina Invi ti, che l'attuale sistema delle marmitte da campagna, le quali, so hanno incontestabili vantaggi, presentano anche moli.i inconven ienti, cioè: il molto tempo che occorre a prepnrare i fornell i e le cucine; le tre o quattro ore che si perdono normalmente nella cottura e distribuzione del rancio quando la truppn aspetl.a ansiosamenLe di potersi refocillare; il maggio1· tempo che si perde nell'inY~are i viveri già preparali ai gross i distaccamenti, o non preparati a1 piccoli posti ai qtinli non è possibile distribuirli prima o durante la marcia nell'incertezza dé-lla loro forza. e distanza; la. possibilità ALL ESP0SIZl0 XE DI TORI~O
L'ESERCITO
strata la somma conYeni enza di adottare le impastatrici a rnpore anche nei pan ifici militari italian i. Se cosi. era allora, tanto piit. l'utile sarebbe grande adesso che la macchina Chiabotto è ,,enula a perfezionare il sistema . È inutile rip,!tere oggi quello che fu scriao. duo anni indielro. Aggiu.ngeremo soltanto elle il risollo problema dei piccoli motori permetterebbe oggi più che mai l'adozione delle impastatrici a vapore non sol o nei panifici militari territoriali , ma a11che, in tempo di guerra, alla sede dei depositi central i e pressoj panifici avaniati. . Dove ma1ica fa fo rza motrice forn ita da un corso d'acqua, puòhasuiro un motore a gas di due, tre, quattro, olto cavalli di forza secondo la importanza del panificio e secondo lo svi luppo da darsi alla pani(icaziolle . Cl Chiabo tto impiega a Torino un motore della forza cli G cavalli che è suffìcente por tutti i bisogni del suo stabi li mento sebbene la . panificazione vi abbia rnaaiunlo uno svilup1)0· vO considerevolissimo. La macchina Olto importa una spesa di una lira all'ora: potendo usare la forza idraulica si ha qua$i il risparmio 1 d'un terzo. Conse1·i'e a!imenta1·i. - Nulla d'interessante in questo gen ere di produzi one o, meglio, nulla, fra le eccellenti conserve esposte, che possa adattarsi ai bi~ogni del soldato in tempo di guerra . Ciò Yuol dire che lo ollime scalolello di carne in conse:·vn che si otten gono nello stabilimento di Casaralla presso Bologna, appunto por i llisogn i delle truppe in campagna ( vivel'i di riserva) portano sempre il vanto sopra tutte le altre produzioni congeneri. Cucina 11er caserme sisfoma fJedrone. - Di.ITorisce cli poco dalle solite cucine econom iche. Si scompone in quanro pezzi; due intermedi o due cli testa. Ogni pezzo è fo rnito di duo pentole di rame capaci di cuocere da 20 a 30 razioni ciascuna. l.'inti era cucina può dare quindi da .200 a .240 razioni. Togliendo i pezzi intermedi, si cuociono 1180, 1120 o 1100 razioni secondo il bisogno. CwTo cucina 71e1· 1m:pamre il rancio alfo tntppe in tcm po di gne1Ta. - Questo ca1To cucina è im·enzione del tenente colon nello in,•iti, deputalo al Parlamen to . Diciamo subilo che non è cosa nuon perchi) fo messo in esperimento per ordine del Mini $Lero della guerra fino dal 1869 al campo di Somma e durante lo manone sugli Appennini _in quello ,stesso anno . Giudicato .troppo pesanle, 1
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(-l) Questo ar,p rezzamenl o è tutto inrlividl1;llO. - Anzi, per giuslizia, clol>llo citare le seguenti linee del rapporto compilato cfal maggiore comandante il batlaglionc "ranat,cri 1irosso cui il carro-c ucina rn Pspe,·irncntato r,cl 1SG9. - « li -17 sottern!Jr: ;I • monw1to ctel/a parlen:m elci l'elramala feci accendere i fu ochi sul c.:irro cà mTivato , : a .1tonie ~~i:cll~ il rnncio <li ca rne 1)0/é esset e rUsl1·ib1tilo immerlirtlrimente (11oicJ16 anello ~~ r.1.z1on1 furono fatte durante la marcia) mentre le allre compagnie aspetta• r ono pm <11 un'orn per a,·cro il solo caffè ...
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L'E SE RCITO
che, durante il tempo necessario per tutte qùeste operazioni, un allarme, oppure un serio ostacolo del nemico, obblighi la. truppa (ld abbandonare i viveri mal cotti per rimettersi in marcia o per comhaHere. S'.lltro van ta.ggio non \' Ì fosse, resterebbe pur sempre qu ello di t1.ccendere più p1:ontamente i Cuochi a.ppena. arrivati alla tappa, di et1ocer meglio e più prontamente rl rancio, di potere acloprare legna anche fradi cia come l'esperienza ha dimostrato, di potere accendere i fuo chi e cucinare anche sotto la pioggia bnHente e, inGne, . di' poter muovere senza perder tempo a rical'icare le mnrm ille sui carri. Nella guerra. i 877-78 contro ln. Turchia, l'esercito russo adottò un carro-cucina costruuo presso a poco secondo i disegni forni ti dal colonnello Inviti al governo di Pietrnburgo: annuente il nostro Ministero della guerra. E bisogna pur dire che i risultali fossero buoni giacchè, per notizie sicure, si seppe che tali carri-cucina funzionarono perfino agli avamposti. Dopo ciò, non si può c,he far voti affinchè nuove e definitive e$perienze sieno fatte. L'argomento è così interessante, il pro~ blema da riso lversi così vitale, da meritare la pena di nuovi studi e c1 i nuovi !!i uclizi. V
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VI. Passiamo ora ad esaminare quanto ci presenta l'esposizione relativamente al corredo per la trnppa: è tema interessante e, per fortuna, dobbi,uno riconoscere, anche in questa parte, consolanti progressi. · Oggett:i cli .cormlo in,ilitare (sellel'Ìe, ha1·dMm'e, ccilzattirn e coperture del w po). - La mostra più imporlanLe in questo genere ù senza contrasto quella <le11a di tta Giovan ni Gilardini di Torino. Essa occupa un largo spazio in vicinanza immediata al recinto destinato al ministero della guerra ecl attrae da lontano l'attenzione dei ·visitatori per i 1nan:ichiwi di cavalli completamente bardati e sellati; manichini a abbastanza riusciti per costruzione e per forma. Nella sua : isita all'esposizione, il lle si fermò lungo tempo e con
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visibile compiacenza presso la mostra del Gilardini; di Lutto chiese notizia nè mancarono cla pnrte sua le osservazioni sagaci le quali dimostravano com'Egli s.i fosse già da tempo interessalo cli quanto riguarda ir corredo mili tare. Ebbé caldi elogi per il valoroso industrifile piemontese e lodò gr(tndemente, fra le alt.re cose, alcune qualità cli cuoio (invenzione Gilardini) che dovrebbero sosLi lnire gli attuali. cuoi bianco (maschereccio) nero e di bufalo per fìn imenLi e bardature, ad uso dell'tlrliglieria. e treno, nonché gli aLluali cuoi · delle bu[etlerie. All'esposizione di Milano, fra. molle ottime cose esposte, la dilla. Gilarcli.ni presentava alcuni finimenti c1·arliglieria in cuo io natnrafo ch'essa proponeva si sostituisse al cuoio cinneriio, specialmente per i seguenti moLivi: 1° il cuoio naLurale, dovendo esser conciato a. pura scorza di quercia, supera per uso cli sell eria il cuoio nero ordinario pel quale s'impiegano in commercio corami di concia scadente, misti spesso c~on vallonea e che non corrispondono punto all'uso per cui devono servire; 2" il cuoio nero si conode con facili tà quando resta ammucchialo per quaìche tempo , il che deriva dalla necessità di digrassare fino ad un certo pµn to il fiot'eclel cuoio per poterlo annerire: ne vie1ie che dovendosi impiegare acidi assai mordenti, questi producono la corrosione del corame della qual cosa fanno pur troppo testimonianza tulti gli oggetti di cuoio nero conservati lungo tempo nei magazzini militari ; 3° il cuoio .naturale è di più facile lavo razione - cosa importantissima. in momenti cli uro-ente bisoono - è di pitt facile ri1mlitura e conservazione giact> · chè basta ungerlo leggermen te cli tempo in tempo con olirJ adatto per mantenerlo sempre in stato morbido, elasLico e cli un bel colore nocciuola. Ciò risparmia uu gran lavoro al soldato giacchè con pochi colpi di spazzola ha i suoi corami puliti : ne resta perciò van taggiato anche l'aspetto della truppa mentre pessirn,- è la figura elle fanno le forniture di cuoio nero qnanclo sono impolverale o corrose ('I). Ora la diua Giralclini presenta nuovi campioni che sono i seguenti: Campioni ,1, 2 e 3. - Cnoio bicmco a concia niinerule ùisoliibile 11e1· finimenti e barcla,tun d'artiylieria e treno . - La concia ~
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In Germania e in Austria si adottarono ormai i fmimcnti di cuoio naturale:
J.'ESERCITO
è fatta con cloruro di sod9- e con solfato d'allumina ed è resa insolubile mediante speciale processo che costituisce un segreto di fabbrica. Tal risultato è della massima importanza perchè i cuoi finora . in uso , comep. e. il maschereccio, sonconci,tti con sali minerali senza altra combinazione. Sotto l'azione dell'umidità, il maschereccio de- . perisce rapidamente; le · materie concianti si sciolgono; le gra?se consumano; il cuoio diviene duro , si restringe e, infine, si rompe, ~el nuovo cuoio bianco, invece, essendosi resa insolubile la concia, l'acqua non può pregiudicarlo; anzi gl i giova facendo penetrare vieppiù le sostanze concianti nelle fibre aumentandone la solid ità e la resistenza. Nei lavori preparatori di qualsiasi concia, le peli i animali perdono molte delie lo ro principali sostanze - gelatina, bian.co cli uovo, ecc. - : i cuoi conciali a. tannino vegetale p . e. ne sono spesso così poveri da rassomigliare ad una specie cli feltro ruvido che s'imheYe d'acqua come una spugna e, nell'uso, dà naturalmente pessimi risultati. Ora, il secondo periodo di preparazione del nuovo cuoio ripara del tutto · a questi inconvenienti, poichè si nutrisce la pelle con una -composizione cli materie gelatinose, glutinose ocl albuminose le quali la rendono sostanziosa, flessibile e resistente. Questo stesso cuoio presenta inoltre il vanLaggio di essere con ciato e rifinito in tempo relativamente breve, mentre un buon cuoio di spessore medio, conciato a tannino vegetale come il cuoio nero comune, richiede non meno di 7 a 8 mesi di lavorazione; da 9 a 4O mesi se più forte. Invece, colla. concia. minerale insolubile, non occorrono più di 40 giorni per allestire compleLamente anche le · pelli cli più grosso spessore, il che, trattandosi di forniture militari, è d'interesse grandissimo, specie in Lempo di guerra, quando si debba ricorrere per grosse provviste di fìnimenli e bardature ai sussidi offerti clall'ind.ustria nazionale. Finalmenleil costo del nuoYo cuoio è assai minore di. quello d'ogni allro,giacchèla suafabbrica, zione richiede poche materie facili a trovarsi in qualunque località ove anche non esislano o sieno interro tti (mezzi cli comunica.z:one. La fabbricazione stessa comprende tre tipi di cuoio differente per rifinimento ed apparenza ma identici per la concia, cioè,: Tipo I. - Questa quali tà, rifinita, prende un color paglierino che gli dà,, apparentemente, una certarassomiglianza col cuoio ma-
ALL'ESPOSIZIONE DI 'i'ORINO
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hereccio . 1 finimenti confezionati con qt1eslo cuoio, colla. parte :1:lla carne rivolta esternamente. affmchè, essendo più ruvida dell~ opposta, non sfreghi In pelle .del cavallo,_ si mantengo_no_ sempre cl'. un colore uniforme per la facilili.t con cui po_ssono ~ulll'St h:ando)t con acqua e sapone: desiderandolo, si può, rn seguito, appltcare il b1anch et.lo. . . Tipo II. - l~ il medesimo cuoio cli cui al tipo I ann_er1l'.1, pero'. ditlla parte della carne rivolta est.erna~nenLe. Il_nero 1~1p1egaio e composto di materie puramente vegetali. L~ co_ncia specrnle J~~n ,I.o lascia penetrare nelle fibre della pe~le e q_umcl,_:1011 P?ssono ve11ficars i gl' inconvenienti già accennali per il cuoio co1~c1at~ e annerito col tann ino vegetale. Per ben conservare queslo L1p0 di ~ora me'. che la ditta Gilardini propone in sostituzione di quello deg\1allt'.ali fi.niment.i d'artiglieria e del treno, basta fregarlo con un p~mettwo cli panno unto d'olio o di grnsso. Volendo lo lo ciclo, ~asta 1:1passarlo Jeaaermente con sangue cli bue o con gomma. arabica sciolta nelov J'acqun; , . . . . . ·, . Tipo IIr. - E uguale a quello clegh_altn ~ue_L1p1 es1 d1:,L111guc soltanto per un colore bruno-chiaro che ti c~·o10 1:1l'.'ae da. un hag~o di tannino di scorze in cui viene immerso prnna di ncevere la con<:1a minerale; è annerito dalla pari.e della carne per cni _non ~i~erisce ciuanto a colore esterno dal cu?io ner~ _comune. ~ra 1 t'.:e llp'. , c~uest'ultimo è quello forse che l'!esce pm vantaggioso _guc~he'. c1ll_e quali lit eccellenti di concia del -~uoio bi~nco insolub,~e, n~1msc:. 11 pregio da rassomigliare al ct1010 ~onciato con t~nn,_ no d1 scor Per la sua preparazione completa, bastano /i.O g1orn1 come pe1 1_l cuoio bianco; Campione N. 4. - ( Cuoio b-ianco CL conc_ia _niine'.·afo insolHbile per ogqeU-i d·i lmflèlteria) . - Questo cuo10 _e desLrnato a surrogare quello dì bufalo proven iente dall a Francia. La. sua preparazione consiste, al solito, in nnn ;:;oncia con cloruro di soda e_solfato di ail umina, resa insol uhi le mediante un pro~esso speci~le._ Conserva sempre il suo color bianco, si mantiene sempre lts~io e morbido senz' essere flosc io e può competere tanto per conservazione quanlo per durala col cuoio di bufalo. ~ questo carnpio~1e ~ stata consern ta Ja grmia per servire da parle 111Lcrna al ~ent:H:m? o bandoliera allo scopo di evitare lo sfregamento sugli ah1tJ; rncome-
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L'EsEncrro
Ar, r;ESI'0Sl7.1 0NE DI TORlXO
niente questo presen tato dall'atluale cuoio di bufalo . Le parti della carne sono rivolte esternamente ed essendo esse le più atte aricevere il bianchetlo, ne consegue e.be gli oggetti possono sempre · tenersi puliti . Per imbiancare o ingiallire le bufTellerie si larnno prima con acqua e sapone; poi si applica il bianco od il giallo come sul cuoio di bufalo. · La invenzione della dilla Gilardini arricchisce l'industria nazi~nale emancipandola dall'estero cui deve ora ricorrere per il. cuoio cli bufalo, giacchè inutili riuscirono fi nora i tenta ti vi falli da parecchie case industriali iLaliane per ottenere pelli di bufalo di bontà eguale a quelle slran iere. Numerosissimi sono gli oggelli esposti a Torino dalla casa Gilardiui . Zaini, kepi, co lbacchi, elmi, cinc,hie da moschelLi co1·1·e<Hre , V ' DO ' uose, guan L1, giberne, cinturini, bandoliere, oO'uaine per mannaresi' . p1c~ozze, s~gacci,. grnxine e badili selle, fondi ne per pistola a rot~z.1one e, lll ult11no, un assortimento di sLivali, scarpe e stiva11111 per uso milita re che di mostra quanto interesse la dilla abbia posto nel riso lYere il non facile pro blema della calzatura del soldat:o. H?nc!tato alcuni elmi di feltro elle i Gilarclini propongono in sosl1 del. kcpy. Sono abbastanza eleO'anti ma l'imane oora vis. tuz1one . o simo 1l dubbio sulla loro sol idi tà specialmente sollo l'azione della piogg i_a. E nemmeno può piacere la proposta sostituzione del pennacch io alla penna nel colbacco da. cavalleria. lfoo'Va sella pe·r lei cavalLc1·ia. - Persuade molto più un nu;vo modello cli sella per la cavalleria esposto dagli stessi Gilardini. L 'arcione che si vorrebbe sostituire a quell i ora in uso (i qual i oltre rompersi con facilità . s0no anche eccessivamente. pesanti), ù compos!o di_ due bande cli lastrn d'acciaio vern iciate, ricoperte e O'.'l~Le.c~1 cuoio verde, un ile mediante due archi di fer1·0 i;iwto Yern1 CHtt1 111 nero. Alle bande, sono praticati cinque fori entro cui vengono ribaditi occhielli d'ollone per il passaggio degli staffili. L'arco a_nteriore. è forn ito di una. çamera di f,n'l'o e di un occhiello per assicurare 11 lnf,o porta-111osch<'lto . L'arcione così composto, oltre essere mollo più leggero, semplic:e, di bell'apparnnza e non meno ~ol(do.deH'attuale, presenta pure quella. elasticiLit che pri neipalmente e r1cl11esta senza. pericolo di ferire o danneer<rial'e in alcuna. man iera il cavallo . Il cu,scino sotÌobancla é pressoihè uguale ag.l i attuali;
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solamente il taglio é più eleganle e meglio si adaua alla curvatura del dorso e dei fianchi del cayallo. Il cuscino soprasella è fallo con cuoio di vacchetta anzichè in polle cli montone ed è rnITorzalu internamente con cuoio naturale, il che lo rende molto più solido e fermo: alla sua estremi li.i. inferiore vi sono due appoggi imboft'ili che servono di riparo alle gambe. Ciò venne fallo allo scop.o di servirsi del cuscino stesso in soslituzi one .della sella. per le piccole passeggiale e per i servizi interni onde non aggravare d'inutile peso il éavallo. Oggi, il tul>o porla-moschello in uso per la caralleria prcssnla un inconveniente gravissimo, po ichè, essendo il ~L1bo stesso assiCllrato all'arcione con una pia.sfl'a regyi-tnbo fermata da sole .i. Yili, succecle che, nelle cariche, si rompe con molla faci lità l'occhi ello o la camera. Qnello proposl<', inveee, essendo a.ssicuralo all'arcione con tre correggie, due delle guaii all'esLremitit e l'altra al ce!!lro, rimane ben fe rmo al suo posto senza co ntare che ripara assai meglio il mosch ello dall'acqua.. li peso complessivo di quesla sella è di kg. ·10 ,600 .
Corpo cli. selln nuovo modello ·/}(!Il' 1iso com,ww alla cavalleria, artiglieria, treno e carabiniel'i 1·ea.t i . - Questo nuovo modello di sella, esposto n:,,TUalmente dalla dilla. Gilardini, può -;enrire a tulle le armi suddette mediante il camb io dei soli accessor'ì. L'anione è form alo da due archi di ferro fol'giati ad angolo e verniciali, ripiegati e ribaditi sopra due bande di ll'gno noce. Ogni banda si compone di tre pezzi incastrali fra loro e combinali in modo da rendere l'arcione mollo più sol ido di quello ora in uso colle ])ande di un sol pezzo, col vanlc1ggio che, Yen endo a. rompersi una parle qualsiasi della banda, si pnò facilmen te cambiare la. parte rol.l.a con lieYe spesa, mentre aLLualmente bisogna cambiare l'intero pezzo. L'adl)zione cli qnei;la. sella di un unico tipo per armi tliverse, rc~hcrebbe un nole,;ole risparmio di tempo nel forni re, in caso di mobilitazione, ·i· corpi dell'esercito che ne difcLLas:,ero. li peso è di kg . 9,600. N1rni10 corpo cli .scllci (modello Calasi) . - Questo modello trovasi esposto in mezzo alle tante cose presentale alla mostra. dai fra- · telli Gilardini ed è i1wenzione del caY. Carlo Calosi, maggiore nel ~z reggimento carall eria. (Catania). 1n. sella, cogli archi a cerniera. e colle bande elastiche, elimina ogni causa di contusioni o fer ite al 0
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1)EsEnr.no
.\I.L'ESL'OS lZIOXE DI TORI:S-0
dorso del cavallo, ciò che tanto frequentemente accade Ol'a colle bande non piegh~voli e cogli archi che mal si adaltano alle svariar.e forme dei cavalli. Per la mob ilità degli archi e per la. elasticitit delle bande, che possono, i primi, allargarsi e stringersi a volontà. e le seco nde in clinarsi in ogni ,;enso. il maggior Calasi viene a st::.tli ilire un tipo unico di arcione adauab ile a qualsiasi dorso di cavallo e cl~e facilita moltissimo l'equitazione offrendo al cavaliere poco distacco dal lil schiena dell'anima.Ie, '.comodo ed elasti co seggio nonché il maggior numero possibile di punti di contaLto. t un fatto che questo nuovo modello è solido, elegante e leggero, come è vero che, coll'aver reso la sella adattabile a qualunque dorso di cavallo, l'inventore avrebbe esaudito un antico desideratwn dei corpi. N1io vi modeU.i d'anione sistema Pari nei. -- G. B. Farina, capomorsaio, ha esposti 3 modelli d'arcione. 11 mod. N. 11 presenta le seguenti differP,nze coll'arcione attualmente in uso nell'esercito: le bande per il dorso vennero tagliate con ritt)rcimento; gli archi non sono incastrati nelle bande ma vi sono uniti invece con un'allacciatui·a in cuoio e sostegn i in ferro o legno fo rtementeavviLati; l'arco anteriore ù diviso in tre pezzi stretti insieme meclianLe incastri inlemi e rinforzati da una chiavarda. in ferro. Il mod. N. 2 è identico al iX . ·I, tranne ch e gl i archi sono sostenuti da rialzi sporgenLi ·raui sulla banda. Nel mod. N. 3 la cinghia è atlaccata alla banda ma pitt vicino ali'arco anteriore di quello che lo sia nel tipo in uso e ciò per mantenere a posto la sella senz;ì produrre fiaccaLu re al garrese. Il porta-staffile va coll ocato ~ulla banda, a metà della ci nghia, sostenuto con una vite a dado. Campionario della swola lli confltuililà. - Sono quattro campionari messi insieme dagli allievi (sollufficiali aspiranti al grado di sollolenente contabile) addetti alla scuola di contab ilità in Parma . ConLengono una_raccolta di campion i di lana, panni, cotoni, tele, cuoiami, oggetti confezionati, ecc. La formaz ione di tali raccolte, debitamente illu:strate con opportune notizie, lasciata alle cure degli allievi, ha per iscopo di addestrarli a conoscere a vista cl'occhio i difelli che si riscontrassero negli o~~etti di corredo militare presentati dai fornitor i. Il saggio presentato all'espos izione 0 davvero interessanti ssimo . _ llo_cchelto breveaato Calandra. - Contiene tutti gli ~ggelli del-
l'attuale borsa di pelle usala nel corredo mili Lare e che il solcla.Lo racchiude nello zaino, me!lO il pettine e le forbic i facilmente collocabili in un pos to fi~so entro lo zaino-medesimo. Ciò fa economizzare spesa e spazio. Per la spesa il risparmio è notevole : l'attuale borsa di pelle è inventariata a lire •I,·IO mentre il rocchello completo non costerebbe che 31:> centcsinii. Bol"racce Barbanti-Silva. - Queste borracce, molto lodate da S. M. il Re clttrante la sua visita all'esposizione, sono completamenLe in legno; loro caratteristica. è la. leggerezza. e l'eleganza.
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L'esposizione di ì\lilano·era più ricca in fatto cli materiale sanitari o militare. Ne vedremo pitt Lardi le differenze; per ora conviene fermarsi su cosa che a Torino, come nella capitale lombarda, allrae l'attenzione del pubblico : vo' dire il treno-ospedale presentato dalla So.cietà Veneta di costruzioni . Terminata l'esposizi one di )fi lano vennero fatti col materiale colit esposto pratici esperimenti di esercizio salto gl i occhi cli una Commissione governativa; esperimenti che servirono di base per lo studio delle due nuove carrozze che la Sociellt, perseverando sempre nel ,suo proposito, presenta ora all'esposizione di Torino. Una è di III classe per 68 ~1 iaggiatori, adaLLa per il trasporto dei feriti in modo analogo a quella esposta a Milano . La differenza più caralleristica, rapporto al servizio sanitario, è che in questa più recente carrozza. le barelle possono collocarsi su tre ordini per contenere così 24 feriti, mentre quella di Milano, nonostante le :me maggiori dimensioni, non ne conteneva clic 20. L'altra carrozza presentata è mista di I e lI cla,-se con un compartimento a bagagli. Essa è trasformata in alloggio per il. personale cli assi,-tcnza, com~ posto di ,1 ca.pilano-medico, un sergente, un caporale e 112 !lO!dati cli sanità. La organizzazione di un treno-ospedale, come la Società aveva , proposto ali' esposizione di i\Iilano, venne pur essa modificata. Per
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ALL' ESPOSIZIONE DI TORl!\O
L'ESF.RCITO
incarico della Direzione generale delle slrade ferrnle presso il Ministero dei lavori pLlbblici essendosi nel 1882 riunite delle confereme sotto la presidenza del comm. Biglia, venne sottoposto al loro studio, come primo argomento« i l miqhor modo cli provvede1·e al t-raspo1·to dei {el'iti ·im, guerra mediante le ·veìtnre orclinariei> . - Venne allora approvata l'adozione, per tale servizio, delle carrozze ordinarie .di . III classe costruile sul sistema americano, comunicanti fra di loro pe,r le testate, ossia un tipo analogo a quello che aveva figurato nel . l'esposizione di Milano . Fu poi stab ilito d'introdurre tulle le di sposizioni necessarie in 24 Cltrrozze da trasformarsi, data una mobili· . tazione, per treni ospedali; carrozze ora in circolazione sopra la rete dell'Alta Ital ia. · Tenuto conto scrupoloso delle osservazioni fotte dalle commis · sioni governative, la Società. Veneta studiò le modificazioni più utili da introdursi nei tipi di vetture presentati a Milano. Oltre a qnella già. accennata delle barelle a 3 ordini anzichè a 2, altre varianti si adottarono. Si posarono, p. e.,· le nuove carrozze su due carrell i all'americana, ciascuno .con due assi, mentre le vetture esposte a Milan0 posavano sn due carrell i con un solo asse. Si ottenne cosi un movimento più dolce colla diminuzione di tinelle scosse e vibrazioni che tanto sono cl1mnose nel trasporto dei feriti in guerra . La Societil volle anche seconclare il voto delle Commissioni restringendo le dimensioni delle vetture, vale a dire, limitando a-1 Om. la lunghezza interna, mentre quelle dell'esposizione di Milano erano lunghe m. 112,7?5. In tal modo il·numero dei posti per viaggiatori in sei·vizio ordinario venne da 78 limitato a 68, sebbene col sistema dei tre orcUn i, la capacità per il trasporto dei fer it.i sia invece aumentata. Venne fatta una modificaz ione molto imporLante ai parnpetti dei terrazzini . Nelle vecchie Cftrrozze essi dovevano. esser levali ògni voltrt che.si avevrt· da caricare o scaricare un ferito; operazioi1e che rich iede,'a un certo tempo e che obbligava a togliere dalle carrozze alcune parti le quali, nella fre tta di una.rapida manovra., potevano perdersi o scambiarsi. In quelle ora esposte, invece, il carico e sca.rico delle barelle si può fare senza togliere i parapetti, essendo possibile spostarli in modo da permeltere qualsiasi manovra. Le porle vennero allargate a novanta. centimetri di luce libera per ren- · dervi·facile, il passaggio del~ barelle a cu i fossero aggiunti speciali · 1
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apparecchi per sorreggere in determinate posizioni gli arti feri ti. Fu migliorato anche il sistema di sospensione delle barelle. Inveee di fissare le mensole clir'ettamente ai montanti della cassa, i quali dovevano perciò avere una costrnzione speciale, s'impiegano det ritti o stanti verLicali fermati, al pavimento, con due pernelti, e alla parete della cassa, per mezzo di una vite che impigl ia la sua testa foggiata a becco enl.ro unl fe ri toia cavaui in una piastrella ferma la alla parete nella posizione voluta con semplici viti a legno. A queslt ritti vengono fermate le menso le - non più imbotti te come a Milano (11) e costrul.te in modo da potersi applicare a differenti altezze. Il pavimento venne costruito in legno larice e fu soppl'essa la tela cerata che lo copriva. Era stato questo un voto delle Commissioni inspirate dal Limore che, fra la tela cerata e il pavimento, potesse conservarsi dell'umidità e, con essa, dei mirtsmi che sfuggirebbero alle clis'infezioni . Alle fines tre della III classe vennero messe le persiane conservando pur sempre le ten dii:e in tela. Molte altre modificazioni furono introdotte. L'ossatura della cassa fall R più robusta, reso più ampio il lucernai·io, vari ata la forma dei riverbel'i, delle lampade .a candela stearica, ecc. Competentissimi funzionari cl'al~re amministrazioni ferroviarie fec ero all'epoca dell'esposizione di Milano molti elogi alla Società Veneta mischiandovi però una osservazione pm1gente. Fu detto che il treno sanitario in essa esposto em fallo pii~ttosio per generalì che per soldati e che un treno simile a. quello sarebbe stato impossib iie. L'accnsa non mancava di giustezza. La Socielà Veneta lo ha compreso, e nell e due carrozze esposte a Torino fu evi tata qualsiasi ricercatezzR in modo che, tanto cli per se stesse quanto per i I loro arredamento, sieno 1.m campione feclele d'un vero treno-ospedale. Non manca ora che stabilire definitivamente un solo Lipo di barella a cui debba aclalfarsi il nuovo' materiale; poi, scogli ere il modo più conveniente cli sospensione; precisare la formazione, l'organizza,.ione e l'inventario di ogni treno. llateriale sanitario 1niliiare. - Non ho veduti esposti a Torino nè zaini, nè bo'r se di sanità e neppure nes·sun carro per trasporto · (f) Si e abbandonato In. imbottitura J)erch,; di poco pratica Lttilità, e percbè sarebbe, in tempo di pace, dcper(ta noi magaui ni.
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ANNO XXIX, VOL . lll,
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AU} ESPOSIZIOXE DI TOIUNO
L'ESERCITO
di feriti gravi; materiale che fi:;urava ~dl'esposizione di Mi lano. Ho notato, invece, una carretta di sunitit col suo caricamento in medicinali, apparecch i chirurgici, bende, filacce, ecc., nonchè il materiale completo per una sezione di Sanità da montagna. La se.zione di sanità da montagna, coslruLta secondo le inclicazioni del maggiore medico cav. Guida, ha tre coppie di cofani ognuna delle quali è portata a basto di mulo: la prima·coppia contiene Yarie cassette d'istrumenti chirurgici e i meizi per lavare, medicare e fasciare le ferite; stecche, tele metalliche, ecc. Vi sono anche ollre la lanterna colla croce rossa, segnale notturno di neutralità, mezzi spec iali d'illuminazione che permettono di proseguire il lavoro chirurgico anche di notte: nella. seconda, havvi una raccolta di fasce, filacce compresse, tela, flanella e quant'altro occorre anche per le più difficili medicazioni: nella terza coppia; un cofano, è pieno di medicinali e di attrezzi per l'aiutante di farmarcia per preparare le pozioni; l'altro , contiene i cosiddetti viveri di conforto (estratto Liebig, caITè, cacao, ,rhum, marsala, ecc.). Non uno spazio rimane vuoto: si pro11Ltò perfin0 dei divisori in legno che spartiscono il.cofano rendendoli amovibili affinchè il chirurgo vi posi strumenti e mezzi di medicazione nel tempo in cui opera. Tutti i cofani si aprono davanti e di sopra.: il coperchio superiore rEista orizzontale. e può servire come scrittoio. I lavori tanto in legname che in fernùnenta, forono eseguiti nell'arsenale di costrnzione di Napoli con una perfezio ne non mai raggiunta finora dal nostro materiale san'itario . . Oltre le tre coppie di,cofani, la sezione lrasporLa una tavola d'operazione da campo, una tenda per lo stesso uso, coperlè di lana, sedi I.i pieghevoli, ecc. nonchè gli oggetti di piccolo equipaggiamento per i pochi uomini addetti alla sezione medesima. · La cet1·1·etta di scmità, invenzione anch'essa del cav. Gui<Ia, è d'e~ stinata a sostituire l'attuale pesanti~simo ccirro cli sanità nelle altre ' sezioni cli sanità. di divisione (specchio 6.i-, tomo I di mobilitazione). Ha due sole grandi ruote, è trainata da uni.t sola pariglia e può percorrere qualunque terreno (11). Tra.sporta lo stesso materiale del· carro ma disposto in modo diverso, giacchè essendo le fiancate tutte (1) Siccome ogni sezione di saniJ.à ha ora due carri ed avrà due carrette.in sostitut~zione, ,l'economia è di due 11ariglie e dei rclat.ivi conducent.i. ·
I.
-0operte dalle ruote, non ha altre aperture che davanti e d\ dietro. Nel davanti, ha sei cassetti che si possono togliere e mettere pet· terra accanto ai medici che operano. Tre di questi cassetti contengono quanto occorre ai tre reparti in cui SL;l campo di battaglia si divide il personale ch irurgico della sezione cioè: dùir11wstici e fe·l'iti leggeri: g·mndi operazioni : grcmdi meclicazion;i: gli altri tre cassetti completano i primi. La parte posteriore della carretta è occupata dalla farmacia. composta di dLle cassette !e quali, fatte girare su appositi perni, Ja:;ciano scoperta la parte media o interna della carretta dm è un magazzino di rifornimento per i cassetti anteriori e contiene oggetti volum inosi come fodere da pagliericci, coperte di lana, ecc. Altri oggetti voluminosi sono allogati in un ampio vano -che sta sollo l'imperiale: sull'imperiale invece trovano luogo la Luvola ch irurgica du operazione, due barelle pieghevoli, ecc. Nella sottocassa anLer.iore, sotto il piano delle stangh e, vi sono ordegni da illumi nazione-e altri oggetti: nella posteriore, sotto la farmacia, si trovano i viveri di conforto e una cassa cli zinco che contiene trenta e più litri d'acqua.. Quanto alla barella pieghevole modello Guida, tralascio di tenerne parola, avendola veduta ampiamente descritLa da altro periodico mili tare (,1) a cui i lettori possono ri-correre con faci[ itit. Essa venne adottata definitivamenta dal ministero della guerra coli' A.tto N. 1133 del 14 luglio decorso, inserto a pag. 488 del Giornale Jfilitw·e Uf{io{atc . Cassetlci cli soccorso per l1:eni-ospccllili e per sia:àoni fa1·oviarie in tem,po di giwl'm. - È cosa assai importante senza dubb io, trovare nei treni-ospedali e nelle principali stazioni ferroviarie il soc-corso di una buona medicazione. A questo scopo la di tta Hartmann -e Guarneri di Pavia ha presentata una casseLttt di soccorso contenente Lutto il materiale necessario per frenare emorragie, rifare lavature, cuciture, legature, medicazioni, piccole operazioni e tutto quanto insomma possa eventualmente occorrere durante il tragitto in ferrovia, dallo stabilimento sanitario avaniato agli ospecìaii di riserva nell'interno del territorio ( ospedali militari territoriali). Pacchetto cli nieclicnzione per il soldato in tempo di guerra. 1
(1) Vedi ltalfri JliWare, 28 luglio 1881., N° 91.
L'ESERCll'O
2.73
ALL' f::SPOSIZIOC\E DI TO RINO
La stessa ditta ha presentato un nuovo pacchetto di medicazione it quale comp rende: 1° un pucchetto cli garza antisettica ripieno ,cli' legno preparalo al sulJlinrn.to; 2° una hencla di garza ·indurita della lnngheiza di circa B m. uvenle due nastr i all'estremità per fermare la medicazione. L'app licazione è assai semplice giacchè basta sovra:pporre il sacchetto alla: feri ta.fe rmandolo coll a respettiva benda.. Gli esponen ti affermano che il legno da essi prep~rato - e pel quale essi hanno hreveLLo cli privativa - ha facoltà di asso1:bire circa 115 voi te il proprio peso di li quido. La preferenza clala al subl imato quale antiscllico è ginst.ificata - secondo la ditta - non solo dalla sua ei1_1inente fo rza d'azione, ma anche dalla sua qnas~ assoluta inallera.bilità e dal poco pre.r,zo. , Jllaterictle pe1' im,'infe1'meria cavalli. - La cura di ordinare ed esporre questo materiale venne dal ministero affidata al maggioreveterinario cav . Bertacchi, addetto al Comando del I Corpo d' Armata. Il · materiale stesso è nuovo per l'esercito e si compone di 11.1, casse e 2 col)i. È diviso in 4 sezioni di cui la .fà (A) :lfoiicinclli, oci:upa '7 casse. La 2u (B) Feni e stJ·nmenti chi·r nrqid, è costi luìla da una sola cassa divisa in 4 cassel.Li et.i piani. 1a3"(C)}fosseJ'i;ie, comprende 5 casse e i 2 colli. La 4,, (D) ha umi so la cassa destinata a servire da scritto io e a racchiudere gli stampati e carte occorrenti ogireUo per l'amministraz ione del di sLaccamento veterinario. Orrni ò ,,V è disposto in modo da riuscir fac ile trovarlo, prenderlo e ricollocarlo· a posto, specie col sussidio di due cataloghi, uno redatto per sezroni e l'altro per casse. · · · L'esercito è giit forn ito di 24 serie di materiale veterinario simili · a quella esposta a Torino. Di esse H~ vennero giit distribuite ai depositi cent.rnli delle intendenze d'armata e 114 sono in corso di sp·edizione per le stesse l.ocalità: così in totale 24 infermerie d:.t cninpo, · · compresa quella della esposizione. · Mancano ancora. a completare tutto i! servizio per la direzione di veterinaria d'armata : ,J O sei sezioni da montagn~da allestirsi al più presto; 2° una fucina speciale ridotta. per uso d'ognuna delle 21~ infermerie da campo; fucina che atLualmenle si sta esperimentando, come si studia del pari la migl ior formazione possibi le delle sezioni da• montagna. Tali studi vennero affidati allo stesso maarriore vele·· • . ùt) rmano cay. Bert.acchi, organizzatore delle infermerie. · 1
YIII.
· Segregalo a.ffallo dall a. mostra del Ministero della cruerra è lo n ~~rvato all'Istitu to geograrico militare; forse per.chè aveva bisogno duna sala a par te, non molto vasta, raccolLa, e si prese11tava adattatissimo un locale attiguo al salone dei concerti. . Tutti s~nno c!1e var i anni addietro l'Italia era il paese più povero m fatto dt la:oi-1 cartografic i. L'esposizione cli Milano potè provare che tale inferiorità è ormai scomparrn; quella di Torino non fa che . confermare i già oLLenuti successi. A Milano, i visitatori ·poterono ammi rare una cartti gra.ndissi ma della Sicil ia alla scala di 4 a ;J 00000, dal vero; a To eino, Hssendosi -continuati in qLtesti tre anni i lavori, fu esposta ora la carta d'Italia alla stessa scala, limi tatamente però alle provincie meridionali e n~mmen tutte. È lavoro stupendo per correttezza e per nitidezza. Vien poi, in proporzioni pilt modeste, ùna carta del G-rnn Paradiso, punto geodetico della nuova triangolazi one d'Italia; un'ultra della stazione pano,;amica sulla cima della Roler, punto geodetico sul ·contraffor te fra i vallon i di Sciva e di Valt.a.mone; un modello dell'_Etua, e var1 saggi di cromolitografia, foto litografia e cromoincis10ne. Una carta dei dintorni cli Firenze offre 'un bellissimo sarraio 0 di foto'incisione; un'altrn dei dintorni cli Verona ne costituisce ~n nuovo, e non meno bello, cli zincotipia. · Ca1·ta-irianovra dei dintorni di, JTilano, swta clct .J a 5000. Questa carta, che fig t1ra aH'espos iz!one cli Torino, sezione Guerra, venne eseguita per ordine del generale Thaon di B.evel, comand~nte l'ora III corpo d'armata (Milano). È una ben riuscita riduzione fo togra.fica del Catasto · di Milano fatta dal C[ìpilano del "enio Gall~tti e fotografata da Lehrnn. Sulla sna. esattezza non può esservi dubbio essendo slala riconosc.iuta sul terreno, e corredata di tuue le notizie necessarie per le, es· "' 1·•·1 "·la·,1 " ·0111· can1pa 1,• , cl a una ·Commissione cl' ufficiali sotto la direzione del ge1:ierale Ernesto Giusiana. •
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AL1!Esros1zroxE
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L E:$E RCITO
Distan:;iomet1'o !Jellati. - Per la sua atlinenza coi lavori Lopo-· grafici, per quanLo esposto nella sezione del Club Alpino Italiano anzichè in quella della Guerra, mi parn opportuno inlraLtenermi 1n·evemenle sul Dislan.::iometro del tenente colonnello di stato maggiore Bellati cay. Gi.useppe; istrumento inventato e costruuo per le levare dei piani topogl'afici e particolarmente adal/.o al edere · 1·ilie1:o dd le.::one alpine. . La caratterisLica che lo diffe risce essenzialmente dao-li o nitri distanziometri, si compendia nella trasformaz ione d'nn binocolo ordi nari o: a) in squadro con puntamenlo micrometrico a croce in campi di \'ista. spaziosi e ben distinti; b) in misuratore di p1;ecisione ((ìno al decimo del ·I') dell 'angolo opposto alla base nella proporzione db 1J
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,100 della distanza e anche d1 se s, fa uso di binocolo a forte 150
ingrnnd imento . Semplicissi ma la costruzione. Qualunque biHocolo da campagna , ~he non sia a sistenm galileano, si può trasformare con tenue spesa in telemetro adattandovi una cassel.tina porta-pr ismi. I l sostegno d'ottone che regge l'apparecchio sul !reppiede - orvero sul fucile l'idotto a Lreppiede mediante l'applic:nione di due aslicelle snodate alla. seconda fascetta - rappresenta il coslo mnggiore dell'in Lero appa recchio. Al telemetro va. unita una scalci di rettifica la quale . serve a contro llare sul posto l'esallezza dello strumento ove si ritenga. che siasi in qualche parte dissestalo. Si noli, però, che qu~sli. dissesLi o spostamenti non sono possibili che per urti casuali es. senclo. le parli dello sLrumenl.o cosL1'utte solidamenLe' ben"o 'iacriuc.Ob st~Le ed assicurate . . Cias_cu1:10 dei du: modelli ch e fig~ ·ano nel chiosco del Club Alpino, rnsieme cogli altri oggcl.li a corredo del .. l'operatore, può serYire alle levale speditive nelle zone alpestri. Col suo telemetro il colonnello Bel lati intende sopprimere il bi- · · sogno : di preventive misure rigorose cli basi; di fissore in nntecedenza, mediante t1·ia ngohtzioni , numerosi punt i cli riattacco ; di far percorrere il terreno dai porta-studia per rileYare i sin rroli rmnti ecc. Risulterebbe al tresì il grande Yantnggio di poter r ilevare estese z?ne (fino agli 8 o 1O chilometri quadrali quando il campo di visl3: srn. perfet!amente sgombro) da una sola stazi one- scell ,t in Iuogo pia- . neggiante e centrale_dal C[unle si scoprano tulti gli accidenti elci ter<)
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DI TORINO
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reno da riJeyarsi senza essere obbligati a porsi in staz ion e sovra determinati punti relativamente dominanti come si richiede per eseguire consimili rili evi regolari coi metodi e mezzi ordi nari. Mediante il nuovo telemetro, poi, il passaggio da un centro di levata ad un altro per la conti nuazione del piano topografico non può present.are nessuna difficollit se la di stanza fra i due centri (dai 'IOOO ai 2000 melri) si potrà misurare col distanziometro senza errore apprezzabile, potendosi in appresso ollenere coi noti metodi l'orientamento del nuovo centro di le,•ata e la sua precisa alti tudine rispetto al primo.
IX .
Non resta che dare un rapido sguardo all'espo'sizione di Delle Arti. . Veramente sarebbe superfluo perchè le oper:di soo,reLLo mi1,tare sono poche e queste poche, tranne alcune, medioc ri e anche meno che mediocri. Della mostra artistica, in genere, hanno pòrlo severo giudizio i più ripnlati critici d'Ital ia. Chi ricorda l'esposizione torinese di Belle ArLi nel ·l 880 o gli entusiasmi che suscitò; chi non ha dimenticata la mostra artistica. di l\Jib no neìl'anno seguente, contemporaneamente all'esposizione industriale, e com'essa fosse di Ocrran lunrrl • o mferiore alla prima; vedendo ora la mostra di Torino, non può che notare dol orosamente come la pittura e la scullura attraversino in Ital ia un peri 9clo di decadem.ù . Colui il quale desiclera aYere ancorn un' idea della nostra pittura storica in concetti ispirali dall'epopea mzionale italiana, deYe undare a cercarla nelle sale che racchi udono i ricordi del nostro risorgimento. Là , nelle tele d0I Xorfini . del D'Albertis e di tanti nitri · il~ ustri, ritroverit l' ispirazione ampia, feco11cla delle bnl.taglie d'ind_,pendenza; oggi, non si hr1nno che tentativi spasmodici per rag· g1nngère l'ideale d'un genere d'arte che jl perYertito gusto del pubblico ha condano.alo e condanna, senza una ragione ùl mondo , cosi, perchè la con-ente della. moda trascinri. questo pubbli co in cerca. d'emozioni diverse, perchè la pitLura.-fol.ografia è in sommo <)I)
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L'ESERCITO ALL'ESPOSI ZIONE llI
TonrK~
onore e si teme passare per ingenui o per cretini non inchinandosele davanti . E così avviene che, tolta una tela dell'Ademollo cli Firenze: V1:ttorio E1nai;uele a San ilfartino la m,attina clel 25 gitigno 1859 (sala I); un altra del D'Albertis: Carica di cavalleçfgeri 1llonfe1·1·ato ~ illont~bello (sala nord); una terza del Fattori: 11866 (Dinea cli, bcutaglia); (sala XV); due quadretti del Sartori: Jllanovre tattiche e. Ccivalluia Monferrato ·in pia,zza cFA:1·1ni; nonchè tre altri del Bai·tolena: Campo 1nilitare, Partono i coscritti e Chimnata alle anni · nulla, proprio nulla rimane che fermi l'attenzion·e del visitatore: F.orse può fo.r~ ancora eccezione per bontà di colorito e per verità <11part1colar1 11 quacfro del Gabani Giuseppe di Sinigaglia: Il conl.c! JJaratieri cli San Pietro car-ica. valoroswnente alla testci clel sno reggimento il 24 gingno 1866 . . La pittura storica, in genere, è, pur troppo, affetta da tisi : la :pittura storica militare non fa che prolungare ht sua agonia. Ancora un poco e le intoneremo - do vremmo farlo colle lacrime agli occhi - il parce sepidio I e.un.o Osv.U.DO PAGANI.
L'_A.RTIGLIERIA DA CAMPO CORAZZATA.
L'anno scorso, nella dispensa VI" della Hi·Dista Mfliiare l tcilimui, ho cercaLo di mostrare l'ut.i litit di esercitare le truppe di fanteria nella costruzione e nell'uso della fortilìcazione rap ida del campo di battaglia, e la necessili1 in cui trovasi l'artiglieria da ·c,ampagna di terie1: dietro allo sviluppo dei nuovi mezzi offensivi e difensivi della fanteria, procurando it tal uopo d'aumentare l'efficacia del Liro a shrapnel e di scemare le perdite del proprio personale. Il mezzo difensivo proposto per salvaguardare la vita dei cannonieri è semplicissimo , e consiste nel muni re ogni all'usto da campo di una corazza d'acciaio grossa fi: mm., quanto basta cioè per arrestare le pallotLole d·ei fuc ili e degli shrapnel$, nonchè le schegge minute delle granai.e scoppian Li ; e d'ampiezza sufficien le per protecraere i serventi della batteria dai tiri di fro nte e di sbieco. L'arte d~lle costrnzioni meLallicbe suggerisce poi le combinazioni migliori per dare leggerezza e solidità a tale affusto, traendo partito dal_le c~razze per formare la sua membratma. principale, che d'ordmario s'usa comporre con sbai.:r.e di ferro fucin.:ito pesanti e con~plicate. Tale proposta non fll suggerita dalla mira parli.colare dt mettere il personale d'artiglieria in posizione privilegiale?, nspetto alle truppe clelle altre armi; ma è stata inspirata invece tfa un concetto più elevato e d'interesse generale, quello cioè di garantire pel bene di tutti i combattenti la durala e l' efficacia del tiro dell'artiglieria, riclo-
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t.' AU'fIGLIEnIA
D,\ CAMPO
~an~o in_oltre a qn.es:'an_na quell'indipendenza dal terreno e quella li b~1.tù d1 manovra d1 cm godera allorquando la portala utile dei fucil_1 non oltrepassava quella del suo tiro a melraglia; l'acollit delle qualr ha_ Pll'.' semprn bisogno per spiegare tutta la sua enorme potenza oflens1va nelle fasi pi1ì critiche del combattimento. Kelle sue condizioni attuali l'artiglieria è invece sch iava del te!·reno e legala al la scorta di fante ria; essa non può usufrnire pertanto delle_ sue clo~i di mobi lità, e non trovasi in grado nemmeno di scansare I grandi rovesci, per poco che ìl nemico riesca ad accostarolis i col faYore del terreno. " L~ l aLLi~a dell'artigli eria, come in genere l'arto militare, per svolgersi ha bisogno cli un equilibrio tollerabile tra rrli el ementi cl'o[esa e_ q_uelli_di_ difes~; e all'~r~igl(eria non riesce facile, nè sempre è poss1bde,d1 rmYenll'e cond1z1om favorevoli di difesa nelb. disposizione n_at~_rale del terreno, sopratutto allorchè trauasi d'accostarsi a posi. z1_om oppor~un~m_en~e scelte e predisposte dal nemico. In operazioni d'. Lai fatta l artiglieria de,•e, per prima condizione, manovrare spedi tamente, ed occorre per~n_to sia in grado di prendere posizione ovu11Cf'.le com:enga per meglio ugire offensivamente, senza preocctq~ars1 del -~1~ello cli eond!zioni cli~ensi ve della localitl.t, e nepp_me ,della , 1cinanza maggiore o m111ore dell'avversario, ciò eh~ s1 puo ottenere soltanto sai vagnardando il personale mediante una corazza. L'incremento di potenza difensiva che riceverebbe l'artiO'fieria da· campag~a dall_'adoz(one delle corazze, corrisponderebbe a ;uanto ha · consegt~1to pr~ma d or~ la fanteri[t colia tattica del!' ordine sparso e . ?olle tnncee di battaglia, e sarebbe in perfetta armonia con quanto e st~l~ sempre fatto per la protezione delle artiglierie da fortezril e mar1t~1'.ne: U'.1a 1~a~gi_ore. pol~nza difensiva, senza nuocere a quellà offens1~ a dell artigl1erJa, 1mprnnereùbe anche un ca rati.ere più sistematico alla condolla del combattimento, scemando l'incubo e le consegnen%.e delle min~cce repentino, delle perdite considerernli, cl~lle _mosse errate e d1 tutte le for tunose vicende che traviano orc;rn~namente le gra_ncli_ masse, colle quali riesce tanto più in certo I .es'.L~ delle o~emz1or11, qua1~to minore è l'inOuanza regolatrice e:,e~ citata su di_esse dalle armi eminentemente tecni~he. I< urono solQ 1 Romani finora a riunire e coordinare sapiente,uentè
CORAZZ ,\ TA
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nei loro eserciti tutte le risorse tecniche dell'offesa e della difesa; e ritengo che nessuno declinerebbe la fortuna di condurre a buon :fine le guerre moderne colla scienza e coll'ardimento che fruttarono a quel popolo !.ante conqLtiste e tan t:t gloria. Perciò lo scudo che paralizza.nclo il tiro degli arcieri permetteva ai Romani di serrare addosso al nemico e di spiegare tulta la loro valentia personale nella lolla corpo a corpo, non deve essere consideralo una protezione meno utile e meno nobile ora, por la semplice ragione che Yiene proposto da ch i intende parimenti il bisogno di slringére d'appresso il nemico e di rendere la loti.a sempre più pertinace. Non è di questo avviso il capi tano d'artiglieria Ugo Pedrazzoli, che recen temente, nella puntata V della Rivista cl' Arri9lieria e Genio; combatte la. conclusione del mio studio sulle atluàli condizioni difensirn dell'artiglieria campale, e la.dichiara tatticamente un regresso . Egli comincia la sua critica coll'appunto seguente : il peso della corazza non sarebbe meglio impiegato ad accrescere la potenza balistirn dei pezzi, o la loro mobi lità'? Nel primo caso potete fare i! ti ro efficace da. una distanza maggiore di quella a erti lo fa il pezzo corazzai.o, e nel secondo potete più celeremente al.traversare le zone pericolose e cercare più prontamente posizioni dà cui oJtenere gli e[elli che vi ripromettete col tiro a p iccole distanze dal cannone corazzato. Merita anzitutto d'osservare che se l'affosio corazzato, opportunamente composto con lamiere sottili d'acciaio, non pesa più del corrispondente affusto ordinario, è pur vero che non si potrebbe,per la sempl icitit stessa della sua costru:r.iune,, rimuovere la corazza senza surroga.rvi un altro organo che dia uguale solidità alla membra.tura dell'fl.ffoslo; organo che risulterebbe presmnibi lmente cli peso eguale alla corazza soppressa . Basla gett are l'occhio sul disegno puhbl icalo l'anno scorso nel la Rivi8la !llililnre, a. corredo della mia memoria citata, per persna.clersi ·di questo fallo. In secondo luogo gio,·a rimarcarn che la tendenza a mantenere "' l'artiglieria. lontana. dal nemico, e(l a. fare esclusi\'O assegnamento sull'i doneiLit cl ifensi va naturale delle posizioni per spiegarvi le bat · terie, costituisce una prorn manifesta della preoccupazione dominante, cl1e l'art iglieria cioè possa faci lmente trovarsi paralizzata, nel
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L AnT1G LIERTA O.\. CA11 PO
momento decisivo della lotta, per repentine ed jngenti perdite nel pel'sonale. · .Se non che coll'espediente di tenere l'artiglieria lontana dal nen~_i co, oltre al grtaclagnare ben poco nella protezione del personale, s mcorre anche nei seguenti gravi inconvenienti: · a) Difficoltà 4i distinguere il bersaglio, specialmente in tel'reno . al be rato e con nemico bene appostato; . ~) In~~rtozza nel!' apprezzamento tlel risultato dei co lpi , e c1~ind1 rettifica lenta del tiro e rinnovazione freytienle degli spari d1 controllo; . e) Per~lil~ ne_lla giustezza del tir~ e nell'~ffìcac ia dei proietti; e cos1. pure d11111nuz1one d' in fluenza rnateriale e morale sui comhaLtenLi d'entrambe le parti ; d)_Ohbligo di desistere tanto più presto dall'appoggiare col tiro I~ altre truppe che procedo no innanzi nell'attacco, per tema di colp~rle alle spallo; abbandonandole prop rio alldrchè hanno il massimo b1~ogno del conc,m o dell 'artiglieria per superare la crisi t por riuscire nell'assa lto; Dilazi~ne e incagli maggiori por ginngel'e a coronare le po· s1z1on L c?nqu1;c;ta1.e coll:assalto, e preparal'visi a respingere i contl'aLlacch1 del! avversario. D'~ltr~ pa,t_e la necessità d'accostare sempi·o pi ù l'artiglieria alle. posiz1om nemiche e di proteggerne il perso.nal e, va crescenqo in ragione d~_lla ~11aggior po_ten~a difonsiva. che !ali posizioni acquistano coli 1mp1ego della lorL1 fi caz1one di bat1agl ia e col tiro acce- . ler~t~della fu~i leria: Infatti peraffrontaro quest'ultimo, l'artiglieria h_a b~,;ogno d1_una mvnlnerabili tà relativa., altrimenti una balleria· n cscircbbe nella loua i~ f'eriore ad ,rn gruppo di fucilieri sparsi; e per afl't_·ontaro trup~e.tr111cerate, l'artiglieria ha pur bisogno d'acc_ostars1 talmente v1cmo alle po:;izioni da poterle smantellare col· tiro in breccia, il solo effi cace. Queste rillessioni non riesciranno 11 uove a chi consideri si nteticamenle gli alli della. guerra, senza fare preconceLLe distinzioni tra I~ l?ll~ i.n c~mpo aperto e quella d'assedio. In generale, più nn'opera. d, 1o 1:Lil1caz1one, od una posizione cli haltagli a, è fo l"l.emenLc mun ita e va lidamen te di fesa, e più cresce l'importanzi.l. dell'rntervenlo d.elrartiglieria; JU{lggiore si fa per essa. la necessità. d'accostarsi pe~-
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COR.\ZZAT.-1.
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aprire la strada alle altre truppe, e indispensal.Jile diventa l'uso dei mezzi protetti vi. Pel' quest'uso po i l'arte metallurgica permette oramai d'allestire affusti da campagna di una costruzione semplicissima, portanti una corazza sufficienlemente amp ia e robusta, senza eccedere il peso degli afrusti ordinari; e ben si può dire che l' efftcacia di tale corazza, nelle condizioni della. lotta campa.le, supera quella di tutli gli altri espedienti di protezione fin qui escogitati dagli artigli eri. Dai tenlalivi sinora fo lli è lecito persino arguire che lo scudo incorporaLo coll'affusto, non solo è il rneizo più. semplice ed efficace por garantire l'azione dell'artiglieria, ma. che non ,e n'ha. un altro applicabile conrenienlemente sul campo di battagl ia. Il giorno in cu i lo pallottole dei fuc ili e degli shrapnels, come lo schegge delle granale, cadranno inefficaci cla,,anti al!a corazza cl'acciaio, non saranno più le piccole armi e le piccole imprc:;e che decideranno le sorti delle btttlagli o. L'arte de ll a guerra..dov rà allol'a subire un ri volgimento profondo, come ha gilt vaga.111ente inl.niLo il maggiore barone Golli, dello stato maggiore tedesco; ma quel ri volgimento sarà benerico per chi avrà saputo preparare comhatLenti gagli ardi e risoluti, e per i popoli cui più sta a. cu ore la difesa del patrio Slwlo, La tal.lica dell 'artiglieria doYendo mirare essenzialmente a fecondare l'azione delle altre armi, è bene schivi d'i mpegnar-; i a fo ndo nei duell i a cannonate, e miri so llanto a colpire le fo rze vive del nemico. Essa non dove pertanto avere ahra preoccupazione fuor di questa nel combattimento, nè allro divel'~ivo al proposito suo; e complica invece, e compromette l'azi one sua chi la induce a preoccnpru·si di cercare qua e là nn rifngio nelle pieghe elci terreno. In tal caso il di fetto, nell'artiglieria., di mez~.i difensivi proprì, diventa un incaglio allo spiegamenLo libero e completo dei suoi mezzi offensi vi. La. tattica attuale vincola.La appunto all'al'Lc di sfrnttare i ripari natural i del suolo, trascina soveotc le b_attcrie alla di fesa infrulluosa cli località bersagliato dall'artiglieria . lascia adito ai fac ili aggiramenti, clisassocia frequentemente l'azione delle varie armi, e induce ancora nei seguenti errori:
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L'ARUGLIEIIL\ DA CAMPO
n) D'infeudare l'artiglieria alle posizioni, neutralizzando conseguentemente il suo spirito d'intraprende.nza; b) Di confiscare a beneficio esclt1sivo dell' aitiglieria, locali Lit che il più delle volte sarebbero meglio usufruite dalle altre truppe; e) Di subor-dinare la direzione del tiro e. le mosse delle batterie, all'esistenza ed all'ubicazione dei ripari naturali, incorrendo anche nel pericolo d'intralciare i movimenti degli altri corpi; · d) Infine di presupporre sempre che il campo di battaglia presenti determinate condizioni faì'Orevoli alla protezione dell'artiglieria; a rischio di trovarsi poi delusi e imbarazzati nella pratica. Anche l'altro espediente su 5gerito più usualmente per scemare le perdite, d"aumentare considerevolmente l'intervallo nello spiegamento dei pezzi in batteria, presenta parecchi inconvenienti che qui accenno : a) Di rendere difficile la sorveglianza e la condotta del tiro, non che di compromettei;e talvolta la sicurezza della batteria; b) D'impedire generalmente lo spiegamento cli numerosi pez1.i sulle posizioni do.minanti, che il più delle volte sono per l'artiglieria le Jocaiilit più convenienti del ca.mpo di battaglia; e) Di rendere meno efficace il fuoco d'una determinata linea, perchè troppo rado; d) Di richiamare sopra ciasetm pezzo il fuoco di una distesa proporzionalmente maggiore di cacciRtori nemici, per cui le perdite possono crescere, anzichè scemare; e) D'incorrere nella probabilità di dqver frapporre negli ampi intervalli, pezzi di altre batterie che sopraggiunga.no ~ulla, posizione dopo a~1viaLo il combattimento; l) D'imbarazzare sempre più ii' rifornimento delle munizioni, la trasmissione dei comandi, e la raccolta d~!la batteria. per ulteriori movimenti. In quella vece il concetto di servirsi dell<t corazza d'acciaio per proteggere· il personale, armonizza colle attribuzioni dell'artiglieria, permètlendole di coprire tenacemente durante la difesa la. fronte delle altre trnppe, e di aprire loro arditamente la stra.da ·durante l'attacco; senza mai darsi pensiero dell'attitudine più o meno difen· siva del terreno su Ctli si spiega, nè della distanza maggiore o mi-· nore del nemi co, resQ relativamente impotente. Con tale ri st>rsa
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COHAZZA'fA
l'artiglieria sarebbe in grado d'associare ii più intima.ment~ possibile la propria azione a quella delle altre armi, e di lasciare che queste usufruiscano alla lor volta clei ripari naturali che presenta. il campo di ballaglia. In conclusione la resistenzti tenace cluranLe la difesa, e l'ardimento nelle manoYre offensive, sono clot.i inerenti, per l'artiglieria, all'adozione di un riparo di corazze, preferibilmente incorporato coll'affusto, oncle non nuocere alla mobilità e semplicità. del materiale. Nè vale, a sostegno dell'attuale stato di cose, addurre l'antico aforisma che l'artiglieria sia l'arma del combattimento lontano; poichù, se tale aforisma serve giustamente per distinguere l'azione esclusivamente balistica. dell'artiglieria, da quella che cavalleria e fanteria esercitano anche coll'nrto e coll'arma bianca, nel concreto non ha scemato mai d'una linea la considerazione ancor più antica che tutti i guerrieri hanno tributata alla mitraglia ( 1). D'altronde l'efficac ia dei moderni proietti scoppianti cresce in proporzione enorme col diminuire la distanza del bersaglio, ed è pertanto cosa naturale che l'arLiglieria. se ne valga per sbaragliare davvicino il nemico, come s'è visto replicatamente durante la guerra del ,1870-7,1, da parte dei tedeschi. Tuttavia le halterie che prim0 si cimentarono in assalti di tal genere, subirono perdite ingeritissime e rimasero alla fine paralizzate·, malaraclo ciò :1li esempi simili si rinnovarono nei falli n o d'armi successivi, perchè il bisogno d'accostarsi arditamente a.l nemico manifesta.vasi assai di frequente. L' applicazione però di 1
(,!) Per convalidare rrncsto giudizio citerò un episodio caratt.erislico delki batt,1glia di S. Mart.ino, dc.! quale fui testimone quale cannoniere. .. Verso mezzogiorno gli Austriaci erano scesi dall'altura. e minacciavano da ~1c1110 la 7• batteria, com,111clata in quella giorn~ta dal capitano Dalegno, coi tcnc11t.1, orti colonnelli, Accnsani cd AdaJlli. IL sergente Carlo Vign,i, attu«lmcnte maggioro n~lla riserva, teneva te.sta b1:-.illant.cmcnto al nemico col primo pezzo; e mentre per'.lev,1 violentemente un braccio, non dcsistova dall'inci taro i serventi griùanclo: m.etra;a I ci-....
. 11ie/,rnja I Era 'il momento più solenne c t)iù critico del combattimento, poiché scorgeTaSi
mevitabilo la ritirata; o l'eroico Vigna intni va. lucid«n~ente che l'nnico nostro scampo era cli ostinarci a tc.ner testa colla mitraglia alla fanten ,t sovercluantc del nonHco. Sgraiiatamcnt.e uomini e nrnniiioni f11rono ben presto esauriti, 111;r la mancanza di uno schermo e per la conseguente precipitazione del flwco; non prima però d'avere rintuzzato l'impeto dell' avversario abbastanza per assicurare la ritirata di tutti i pezzi.
L7ARTIGLIERIA DA C,DIPO
tale manovra sareb_be riuscila più sistematica, ed anche pi~ proficua, senza la grav1Là delle perdi te inflitLe clalJa fuciler ia francese a~personale ~l~lle batterie tedesche, specialmente subit~ dopo raggiunta la posmone, nell'alto eioè cli levare gli avantrnni, aprire il fuoco e regolar€} il tirn. 1on v'ha dubbio adunque che in tali fran- .. genti una corazia, la quale avesse mascheralo il pezzo nell'atto stesso . di meuerlo in posi~ione, av1:ebbe ri;,parmiato la vita di molti prodi, e concesso anche d1 raccogliere maggiori allori . E qui osservo come il mio critico attenui d'assai le perdil.e subìle cfall'artiglieria tedesca nelle tre storiche battaglie intorno a Metz. r~du.cendo le alle semplici medie di 3, 1O ~cl 8 uomini per singol; g1ornata _e per ognuna. delle batterie appartenenti ai corpi cl'annal.a comparsi :sul campo d, bal.laglia, poichè è notorio che tra esse corse una grande disparità di perdite a seconda delle località e della <lLlraLa dell'azione rispettiva, e sopratul.lo a seconda della temeritii spiegata accostandosi al nemico. Così vediamo nella o·iornata del 14 agosto, due b_rigate d'artiglieria del I e VII corpJ ;,erderc cias~una una cinquantina d'uomini tra ufficiali e gregari. Nella,seconda g1orna.ta l' itrtiglieria del III corpo ne perdette 360, e quella elci X 238; e I~ batterie della V e VI divisione cli cavalleria ne perdettero complessivamente 60. Il 18 agosto non riusci. meno funesto all' anigli eri/1 gern:anica:, q:tella della guctréiia ?e~'éle~te202 uomini; quella del '\ II coi po, g1a impegnato nella pmna giornata, ne perclè anc?r~ 4·I 4; l'art iglieria del IX corpo ebbe la penlita cli 35 uf/ic,alt e 384 gregar i, e finalmente la batteria della I divisione di cavalleria perdè da sola 3 ufficiali e 119 gregari. . Indagare po i se tali perdi te debbansi ascrivere alla mancama degli scudi, o pi uttosto alla terneriti:t delle batterie cli cacciarsi nell'ultim,1, crisi della loua sotto il tiro della fucileria, mi sembr; su-. r~erf~uo, sta~1t~chè la -prese~1za degli scudi non avrebbe impedito i belh esempi cl, audacia dati dalle batterie teclesche, o avrebbe fa ti.o ri~parmiare _in qu_ei frangenti la perdita di parecchi serventi e capipezzo, ccl evitato il conseguente dissesto nel servizio. fa ci tazione seguente che tolgo dall'articolo della Rivista cl'Artir1lie1·ia, mi sembra corrobori , anzichè infirmare le · ragioni fin qni addotte a :3ostegno della mia tesi. « Il generale russo barone Zedd.ler, · lasci&scritto che, a1'endo 1
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COlUZZ:ATA
l'artiglieria prussiana sempre ottenuti grandi effetti dal fuoco con« centrico della massa d'artiglieria, dal tiro obliquo e di fianco, « dall'accompagnamento all'assalto della fanteria fino a brevi di« stanze, e dalla per,masione, noiino ciò ,i, (maori clelle corn.z.ze, che « l'artiglieria può aiutare la propria fanteria senza eccessivi sacri<< fici, è da deplorarsi che l'artiglieria russa li abbia raramente se« guiti ».· Secondo me, l'affusto corazzato non impedi rebbe menomamente cli ottenere i vagheggiati effetti dal fuoco concentrico della massa di artiglieria, nè sarebbe d'ostacolo all'esecuzione del tiro d'infilata o di qualunque altra manovra. Esso tenderebbe anzi ad agevolare tutte le imprese cli tal g~nere, per la protezione considerevole che offrirebbe ai serventi, e perchè le sue condizioni di mobilità non sarebbero p,mto inferiori a quelle degli affusti ordinari . La presenza della corazza poi assodereb be e generalizzerebbe la persuasione, sulla quale fa tanto fondamento lo Zecldler e che finora è rimasta piuttosto allo stato virtuale, che l'artiglieria cioè possa, senza incontrare sacrifici eccessivi, accompagnare la fanteria all'assalto sino a breve distanza dal nemico. L'autorità adunque del generale 7..addler viene essa pure a convalidai'e le considerazioni da me svo lte fin qui, e :;erve a mettere· in maggiore ·evidenza la necessità di munire l'aniglieria campale d'un me_zzo di protezione che le pe1;melta di negligere ancor più se stessa, per assecondare viemmeglio l'azione clell.e altre armi. Trattando l'argomento da un altro punto cli vista, il mio critico afferma che allorquando il servente del pezzo giunge a coprirsi, si sente moralmente più sicuro; e qLli sta il guaio, perche è allora che difficilmente lo si smuove. Quando le batterie, egli scrive, potranno far fooco da posizioni coperte, persuadiamoci pure che esse non anclra:nno pazze a c'ambiare di posizione per ottenere migliori risultati; e quando un,a batteria si troverà riparata dietro scudi, stiamo pur certi che assai lunghi e disagevolnarauno i semplici ·cambiamenti di fronte, e tanto più cli posizione, perchè gli uomini che sono al· coperto si snidano difficilmente. Chi sta bene non si muove. Incomincio dal far notare che il cannoniere ha da adempiere attorno al pezzo funzioni molto delicate, per compiei'e bene le quali deve prestare la massima attenzione e sentirsi moralmente sicuro. <(
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ANNO XX I)(, VOL. 111
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L'AP.Tl f: I. I EIUA
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CA) I PO
D\dtra pa rte ù pure necessario che i serventi stiano sempre vici ni al loro pezzo, altrimonti questo ris<;h ierebbe di rimanere inaLLivo; e poichè la corazza permellerebbe di conseguire entrambi questi scopi, cosi è lecito arguire che la ~ua adoi ioue garantirebbe eompletnmenLe il sen·izio delle bocche da fuoco. L'asserire poi. che dalla sol i~ari etit dei serventi col loro pezio scaturisca una ren itenza del personale alle manovre, non è cosa esçli cahi lc d,ll momento che le mosse dell'arLiglieria si eseguiscollo riunendo gli avantreni ai pezzi, e non pnò qui11tli a<~ct."1dere che pochi serventi abbiano da rimanere inattivi mentre tutta la batteria è in movimento. Si noti an cora che urHL baLteria non avrebbe l'a.gione cli cambiare posizione nel momento in cui si Lro,,asse più seriamente impegn:1.ta e bersagl iata., percl1è sarebbe per lei come condannarsi a sicuro esterminio . È certo inoltre che il soldato è tanto maggiormente susceqihile d'esaltarsi nell e imprese ardite, qu.anLo più gli arri de la probab ilitit di sorprendere e battere l'avl'ersario, senza arrischiare troppo temerar iamente la vita; per cui là presenza dell a corazza, anzichè nuocere moralmente, :-ervi1ùa rinfrancareeùesal la.re l'an imo degli ar1igliori. L'eroe più tLtile è'pu r semp re co lui che sa fa r scontare al nemico il pir\ caramente possibil e il sacrificio della prop ria vita. L' applicazìone degli scndi ag,li affusti da campagna renderit ancora l.anto pi tL libera l.t mallovra dell'artiglieria, inquanl.ochò questa, col portar sempre sei:o i propri ripari, riterrà. ottima qualsiasi posizione e le basterà di raggiu ngerltt per Crovarvisi in sicura padron<1nza, sia pure sotto il più molesto fuoco e si trovi pur lontano ancora il su:ssidio delle altre truppe. Anche il còmpito degli ufficiali risull.er~t semplificalo, pel'cllè avrann o da preoccuparsi soltanto del modo di raggiungere la nuo, a posizione col minimo di· perdite, scegli endo fo rme di marcia, andature e strade opportuno. L'esperienza. poi dimostra che Gsempre possibile raggiungere tale risullaLo senza gravi perdite, c1uando s'a bbia l'arte di sorprendere ·l'avversario e muoversi velocemente in modo da non permettergl i di rettificare il tiro . Le condizi oni sono molto cliver;;e i11vece perl'artiglierin attualo, . cuì s'insegna di procedere guardinga di posizione in posizione atte sempre a coprir9 le batterie, come se lali pos izioni abbondassero a 1
COHAZZATA
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piacimento dei precelto ri . Quando poi una balleria fosse bene installata in una posizione di tal fatta, all ora si che sarebbe logico preoccuparsi delle renitenze d'ogni ordine ad abhandonarla, per la 'generale persuasione di non trovare altrove ricovero pìù conl'acenle. Allora accadrà che glì ufficial i stessi si arresteranno dubbiosi a bi l,rnciarc la vaga proba bilitit d' un tenue risulLato, co lla responsabilit.à. d'azzardare le sorti dell'intera batteria; e di questo passo l'artiglieria si farà sempre più Li tubante nell'azione e schiava del t.erreno,anzichè manovriera ed ansiliaria risoluta delle altre armi . Le obbiezioni più gravi adunque falle alla corazzatura, d'essere cioù un elemento di demoralizzazione, cli nuocere al buon andamento del servizio e cli paralizzare lo spiri Lo dell'offensiva, non reggono all'analisi, e si r itorcono in vece contro lo stato attuale di cose. In altro punto del suo lavoro, lo stesso critico conferma indirettamente lnle deduzione, tessendo un quaclro dell' impi ogo il pi(1 avventato che sìa maì dato ìmmagi nare per le balleri e corazzate. Continuanclo a trascendere, egli giunge a concludere che l'artiglieria corazzata riuscirà fors e a melte1·si in baueri a a brevi distanze dalla fa nteria nemica, ma non potrà soslenerv isi per la furia del fuoco di fucil eria e dell'artigli eria del difonsore, an cora intatte. .13allerie corazzale che alTronLussero ad un Lempo il fuoco delle due armi intalle, sarebbero realmente troppo temerarie; ma clevesi pure ammettere che a momento opportuno sarebbe loro lecito d' azzardare qualche cosa pi ù che adesso non si faccia, avendo la piena sìcurezzn. che le pri.llottole cd i pro ietti sco ppianti riuscirebbero impolenti cont,·o gli scudi, come a 2000, Cl)SÌ a 500 metri di di:;tanza . Si può inollre star sicuri che le altre truppe :'\LI.ratte d.all'esempìo, non lascierebbero a lungo le balte.rie sole nel cimento, e che arriverebbero in tempo per coronarne l'opera coil'assallo decisivo. Rispon derò ancora ad altre obbiezioni secondarie mossemi snlla visibilità dei pezz i corazzati, sul perico lo delle granate che colpireb bero direllamente la corazza, e sul guaio dei fuoclli di sbieco che si dovranno spe5so subire, a parere del mio oppositore, nelle battaglie d'ala, ogg i tanto raccomandale dai tattici. La visibil ità del pezzo corazzaLo non è sensibilmente diversa da quello di qualunque pezzo muni to di sedioli; e del resto, pel fatt o
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CORAZZATA L' ARTIGtlERIA DA CAMPO
stesso cl' esservi la protezione della corazza, tal è inconveniente perde tulla la sua importanza. Si noti d'altronde che alle medie distanze l'artiglieria si rivela sempre col sopravanzare dei suoi conducenti e col luccicare dei cannoni, prima che per lp. vista degli affusti; che . ' l'invisibilità piena è consegL1ibile soltanto alle grandi distanze, oppure in terreni speciali, indipendentemente quindi dal genere di affusto; e che a nulla essa servirebbe dopo raggiunte le piccole distanze. col proposito cl' aprirvi sollecilamente il fuoco. Venendo al secondo appunto, osserverò che il proietto da campo armato di spoletta a.percussione, stando ai dati d'esperienza scoppia un metro e mezzo dopo attraversato l'ostacolo che vale a determinare J'aci~ensione della spoletta. Non vi è quindi ragione cli preoccuparsi del caso in cui una granata colpisca direttamente la co razza, poichè J"attraver.sereb~e con un foro ne~Lo e andrnbbe a scoppiare un metro drca dopo oltrepassata la posizione dei serveùti; i quali. del resto ·riduconsi a due soli; quando le munizioni trovinsi a loro immediata disposizione nel cofano dell'affusto e sia frenato convenientemente il rinculo del pezzo. · Un proietto adunque c;he colp isse direttamente faffusto, non comprometterebbe la vita dei cannonieri, nè l'esistenza deil'alTusto corazzalo, più di quanto avverrebbe coll'afiusto ordinario. Qualora poi nella lotta un'artiglieria non corazzata insistesse esdusivamente nel tiro di demolizione, e mirasse quindi a colpire sempre in pieno ed a smontare gli scudi dell'avversario, e questo rispondesse con proietti scoppianti, non v'ha dubbio che la riuscita sarebbe sollecita e tutta a favore dell'artiglieria. corazzata. Alla terza obbiezione rispondo, che se nelle battaglie d'ala, la panacea tattica del momento, l'artiglieria corre il pericolo dei tiri di sbieco, questo è gravissimo per l'artiglieria attuale coi serventi allo scoperto, mentre è :ninimo invece pei pezzi corazzati i c.ui fianchi si protendono abbastanza per mascherare i serventi, come può scorgersi nel disegno dell'affosto pubblicato l'anno scorso a corredo della mia Memoria. precitata. Inoltre, in uno schieramento di artiglierie con intervallo opportunamente ristretto, la corazza di un pezzo contribuirebbe a defilare sempre più completamente il perso· nale del pezzo adiacente. Jn qualunque circostanza poi, la pròtez ionè offerta dalla coraz~
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zatura contro i tiri frontali e quelli di sbieco è di gran lunga superiore a quella data dagli usuali ripari di terra, siano qL~esti visti più O meno dal nemico. Infatti i ripari di terra a stento ~1 posson~ eri11ere durante il· com battimento, e coprono soltanto 1 serventi eh; riman crono accovacciali ed inatii vi. Essi lasciano quindi esposto tutto l'alto ndella persona. dei cannonieri che attendono al servizio ed al puntamento.del pezzo; di ~uelli _appunto ,:he me~l!~ i.nte_ressa di conservare incolumi, in cons1deraz1one dell unposs1b1Itta d1 surrogarli li per lì. con altri egualmente abili nella condotta del fuoco ed edotti delle vicende del com:gattimento. Che dire poi del genere indiretto di protezione, eh~ il mio. critico consiglia di procacciarsi coll'ingannare l'avve~·sano med1ant~ schermi di lìeno, paglia, foglie, canne, o ramaglie da cumularsi davanti alle batterie? Movente di tale proposta pnò essere sol tanto il bisogno, male dissimulato, di scemare le perdit~ dei serventi; ma lungi dall'avere l'efficacia deali scudi metallici incorporali cogli affusti, essa non vale più dei ~nti picco I i espedienti escogitati finora per mascherare l'articrlieria. Silfatti espedienti non reggerebbero un. e pro'teo-rrere èèl o . istante danrnti ad ·un'artiglieria corazzala, la quale avendo I propn serventi pi:otel.li, non esiterebbe di avanzare quanto. occo_rre p~r discernere bene il bersa(Jlio e spendere proficuamente I suoi colpt. Es:;a usufruirebbe·clell'e;istenza di tali schermi, siano di fogliame, oppnre di terra, per regolare in modo ancora più acconcio e sp~dito il proprio fuoco, e battere quindi più efficacemente l'avversano che vi sta dietro. Dal punto di vista. della costruzione_ se~bra_, R Lutta prima, molto semplice e pregevole il tipo ord111ar10 di ~ff~st? da ca1~pao-na· di lamiera oramai .copiato da tutte le art1glier1e, spo~ho ' la protezione dei serventi; ma nella rea1. di "oro-ani speciali per La avviene" l'opposto. ecl è l'affusto munito di corazz~ e composto tutto di lamiere connesse a celle, che riesce di costruzione notev_ol~ente più semplice, economica e spedita. I suoi p_regi principali . d, costruzione sono quelli stessi dell'aITusto Cavai!, da campagn~, il _quale conta quarat'anni d'ottimo ·servizio; d'avere cioè: '.in gus_c10 d1 sala costituito cl'un (]rande cofano trasversale, e che da consistenza ed elasticità a tutt; il corpo dell'affusto; due fus i cli sala per le ruote
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L' Al\TIGLIEIUA DA CAMPO 290 infissi nel delLo guscio e faci lmente ricamb iabil i; e finalmente le · cosci e compenetrate col guscio e quindi basse e stabi li . La corazza forma la parte principale del guscio di sala, gli conferisce l'op· portuna rigidezza e sostituisce il corpo di sala mancante. Completano :finalmente tali doti la parsimonia delle parti di fen~o fuc inato, dei cala·strelli e degli avvitamen ti, e il fa tto che tutte le superfici esterne sono lisce e continue sì da rendere faci le la manutenzione. Quello che più monta però è che l'affusto co{azzato, oltre ral)presentare un massimo di ,semplicità da l punto di vista della cost_~uzione, .10 rappres~nta_pure dal lato del serv izio e repde tanto prn semplice anche l'impiego dell'artigl ieria. Con esso infatti non è più necessario preoccuparsi del la ricerca di posizioni favorevoli pei serventi; nè occorre più di erigere schermi o parapelli per defilarsi dal tiro molesto dei cacciatori; talchè con esso l'eccesso del rischio non è più tale da incagliare l'ardimento di ch i brama avanzare. .Porrò . termine a q~esta difesa, rispondendo alla seo-uente ino tetrogazione: _« Gli scudi riparerebbero il. Liro dei eacciatori appo« stati verso i fianchi nostri ? No, dunque abbasso gli scudi! ». Senza ri levare la pretesa singolare di chiedere tulli i miracoli soltanto agli scudi degli affusti, e tralasciando di rito rnare sulla dimostr:;i.zione già data della loro efficacia per parare anche i tiri obbliqui, alla mia volta domanderò: sono stati mai in alto ,rJi scudi 0 per gridare loro: abbasso~ · So che il defunto generale Cavalli ha proposto, ai1cor giovane, un materiale d'artiglieria semplicissimo a due ruote, coll'~lfosto munito di ?a~·apeLto corazzato, e drn di esso venne fat to un esperimento d1 lll'O alla presenza del Magnanimo re Carlo Alberto; ma trov~ s~ri Uo .dall'illustre generale, che, d,sgustalo dai procedimenti usatigli , desistette .per lungo tempo dall'occuparsene, sino a che parendogli possibile di recare a quel pri mo saggio alcuni rilevanti perfezionamenti, ne riprese lo studio dopo le o-uerre e domandò cli rinnovare l'esperimento; ciò che gli venne rifiutato. Il gridare adunque : abbasso gli scudi l'parmi adesso fu ori di P~'oposito; co'.n~ ritengo verrà giorno in ctri sembrerà ·ingiustifìca.btle la proscriz10he attualmente loro inf(itta. Ai giovani ufficial i d'artiglieria credo anch 'i o opportuno di ri· volgere una parola, ma non p~r consigliarli .a gridare: abbasso le
CORAZZ ATA
evoluzioni compiicate, gl.i strumenti telemetrici, ed i criteri tecnici. Dico loro .invece: siate riflessivi, per approfondire le questioni con libero esame e non lasci,trvi affascinare dalle apparenze; e cons iderate come un beneficio se le circostanze vi cosLringeranno a lavorare e studiare anche più di quanto fa.reste dietro impulso dell'energiil vostra personale, pur d'alli lunrvi a. valutare giustamente le doti del soldato e Lui.te le ,lit.re forze messe .a vostra disposizione, non che a risolvere rapidamente gl i svariali problemi dell'arte militare. Dovete ritenere che l'lu'Liglieria più manovr·iera.· non ù quella che possiede le evoluzioni più semplici, ma quella che a forza cli studi e d'attiv itit ha. sap uto svolgere le facoltà fis iche e morali clegli individui in modo da r ispondere prontamente a tnt.te le esigenze e sorprese del combtttLimento. Se volete rnet~ervi in grado di g,tra.ntire i futuri desti ni delìa patria, riflettete che la guerrrr è un succedersi rapido di evenLi nuo vi, e che dovete prepararv i a dominarli con risorse adeguale . AbbirLl.e cara perciò la teen.ica militare perchè vi aiuterà sempre a tradurre in concreto il ricavo delle indagini e degli studi comp iut i duran te la pace, per fa!'lo poi valere in guerra q.uale sussidio di foria accumulata; e non sdegnate di usare gl i scudi,che lungi dall'o[usca re la vostra baldanza, sempli tìcheranno invece il cò mpi to vostro nel combattimento e vi renderanno sempre più intraprendenti . Mantova, 6 luglio 1884 . G. 'Bl A'.'\CAL10T Te1i. colnn . nel Ui ·regg . nrliglieria. 0
STUDI FEI.IUOV!AlUO - Mlf, lTAHl
STUDI FERRO VIARI O-MILITARI V.
Materiale mobile ferroviario. (Continuazione) (i) .
2° -
illat&riale di trnzfone.
Una Jocomotiva è un veicolo ferroviario che porta un generatore di vapo1·e o caldai(J, ed una macchìna a vapore, che utilizza la potenza di questo, convertendola in forza di trazione ed in veloci tir di corsa dei treni. La caldaia ha per ufficio di produrre in ogni ora di servizio una certa quantità di vapore ad alla pressione. La macchina poi riceve il lavoro del vapore prodotto dalla cald.aja entro due cilindri, disposti simmetricamente rispetto al veicolo, e divisi in due camere · separate da un disco scone,vole en~ro essi e del.to stantuffo. Mediante apposito 1neccimismo di distribuzione il vapore è condotto a premere alternatamente ora l'una e ora l'altra faccia degli stantuffi, obbligandoli ad un continuo movimentc1 di va e vieni. Al gambo · dei due stantuffi sono rispettivamente collegate per un'estremità due robµste.sbarre o bielle, l'altra estremità delle quali è unita al bottone delle mano·velle dell'albero motore; e per mezzo delle bielle e mano'velle il movimento di va e vieI)i degli stantuffi si converte in movimento rotatorio dell'albero motore. -Nelle locomotive questo albero è uno degli assi del veicol0 e con esso girano perciò due ruote adert~nli alle rotaie del binario . Le quali puntano contro le rotaie, quasi contro dentiere di un numero infinito di piccolissimi (,I} Vedi l/iv/$/ii il/i/.il(lre, fascic~lo di maggio .
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denti, e il movimento rotatorio dell'asse motore, si converte in mo vimento di traslazione dell'intero veicolo. Così eon un meccanismo di propulsi?1w ass.ai semplice, la potenza del vapore op~rante entro ai cilindri viene comunicata a tutto il veicolo, servendo a ciò da intermediario l'aderenza delle ruote. alle rotaie. La facoltà di correre assieme al carro che la porta e che è parle integrante di essa, e la trasmissione della forza mediante l'aderenza delle ruote alle rotaie sono le caratteristiche della locomotiva fra tutte le altre macchine a. vapore. Per molto tempo sono slati anche suoi distintivi la caldaia tiibttlan?- ed · il tirante forzato dell' m·i a nel focolare per mezzo del getto entro al camino del vapore che ha lavorato nei cilindri (vwpore di scappamento); ma ora questi caratteri sono comuni anche a molte macchine fisse. Ciò non pertanto è dovuta esclusivamente a tali due fatti. la straordinaria potenza delle locomotive relativamente al loro peso ed al loro volume. Le locomotive hanno tutte una stessa struttura generale, ma a seconda delle specialità di servizio, cui sono destinate si dividono in varie categorie, ed a seconda del modo di cos truzione si dividono in tipi, le une e gli altri differenti fra loro per dimensioni degli organi princip.ali e per la reciproca disposizione di alcune parti o meccanismi . Dal!' esame delle parti principali della locomotiva e dallo studio delle più importanti sue funzioni appariranno in seguito le ragioni delle più comuni classificazioni e le differenze principali fra i vari tipi.
Aderenza. - Accoppiamento degli assi. Procuriamo anzitutto di renderci esatto conto della natura e dell'influenza dell'adere-n za, di questo importante intermediario che permette di convertire in lavoro utile di traslazione dei· treni, il lavoro del vapore, dopo che dai cilindri è stato trasportato sull'asse motore. Le ruote dell'asse motore delle locomotive non sono staccate da terra come le puleggie dell'albero motore delle macchine fisse, ma poggiano invece sulle rotaie, sulle quali gravitano col peso loro e
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STUDI
FERRO l' J Al\10-)fll,ITAR!
di parte dell a macchina e della caldaia. In lale condizione, obbligate ci girare, devono, o 1·otolare progredendo e trascinando con loro lutto il veicolo ed il treno che vi è unito, o striscia1·e comro le rotaie scivolando sul; posto senza andare avanti; e delle due cose fanno quella che è più agevole. Al rotolamento progress ivo si oppongono su via orizzontale l'inerzia del treno qua.ndo è fermo, e le resistenze che proclme il suo moto quando corre. All o strisciamento sul posto si oppone l'aderenza ('I) delle ruote alle rota.ie, la cui resistenza, uguale alla resistenza d'attrito, è lanlo più grande quanto maggiore è il peso che le prime fanno gravitrtre sulle seconde. - Se lo sforzo necessario per vincere l'inerzia o le resistenze del treno è minore di quello che occorre per vincere l'aderenza e strisciare, le ruote motrici rotoleranno e c,on esse andrà innanzi tutto il treno . Se im·ece può essere pr-ima vinta l'aderenza. che non. l' inerzia del treno, ossia se qltesta è più grande della resist.ei::za cl'allrilo fra ruote e rotaie, le rll'Ote obb li gate a girare, scivoleranno strisciando sul posto e il treno starà. fermo. Di qui la legge fonda.mentale della Ll'azione w n locomotive, che, cioè, la forza dì trazione eletta locomotioa non pnò mai.· essere s·np11'1'iore allei .nia ade1·enza. Q(iesta limitazione dello sforzo di trazione (o cli spinla, se la locomotiva fosse a.tla.crata. in coda al treno) non è spec iale alle locomotive, ma si estende all'uomo, al cavallo e a lutti i moto ri che operano pogg iando sul suolo. Così, per esempio, l'uomo che cammina, punta il piede posteriore corilro il suolo, ed è per la resistenza di questo che può espl icare la forza muscolare necessaria alla sua traslazione; se il suolo cede o se è tai1to liscio che i piedi non vi· possano aderire che assai p0co (come avviene sul ghiaccio) , l'uomo non può progredire se non nella misura che gli è consentila dal suolo, indipendentemente dalla sua forza. - Il cavallo
non può esercitare alcuna forza ·di tiro, se le sue zampe non fanno presa sul suolo in modo da trovare in qL1esl.o nna resistenza allo scivolamento maggiore dello sforzo di tiro dn fare; per quan(o grande sia la sua forza muscolare, il cavallo deve limitarne 12, manifestazione a c.ruel tani.o che l'aderenza al suolo può permettere, allrimen li, come vedesi giornalmente sui selciati troppo li$ci, esso cade senza fai· andare avanti il carro che ti ra. - Perfettamente analoga a quella dei casi citati è la limi tazione dello sforzo di trazione èhe risente la locomotiva,. qualunque siil la sua potenza. in terna, per l'insufficienza di aderenw dei cerch ioni alle rotaie. L'aderenza è sempre proporzionale alla pressione delle s11perfici a contatto, dimodochè raddoppi ando il peso che un paio di rnote porta sulle rotaie, si raddoppi a la resistenza allo scivolamen to delle ruote si.esse. Il suo valore però dipende dalla natura e dal lo stalo delle superfici a contatto, o, per meglio dire, essendo costante nel nostt'O caso la natura delle superfici (ferro od acciaio), dipende dallo stato cli esse. Quando la supefìcie delle rotaie è secca l'aderenza è molto grande, quando è completamente lavata da una forte pioggia l'aderenza è ancora grande; ma se le rotaie sono ri coperte cli acqua allo stato vescicolare, come nelle giotaa.le nebbiose, o cli noti.e per effetto di rngiada, o nelle gallerie e trincee profonde per effetto delle infiltrazioni o del depositarsi del vapore e della polvere di carbone delle macchine, il valore dell'aderenza si abbassa rapidamente. Questo valore si misura mecliant.e il coefficiente f di allrito di strisciamento fra le due superfici aderenti, coefficiente che rappresenta · la forza necessaria a fare strisciare una sull'altra due superfici mantenuLe a conlctlto da una pressione pari all 'unità del peso . Se la pressione fra le due snperlìci è cli P unità, la resistenza allo sLrisciamen to è misurata da f P unità di peso . Il valore del coefficiente / e assai difficilr. precisarlo, perchè varia in uno stesso lnogo secondo le condizioni atmosferiche, e da un luogo àll'altro secondo la media condizione igrometrica del clima. Vi sono esempi (V. CouCHE, voi. II, pag. 266) di trazione con f = 1/ 4 ; apposiLe esperienze di ingegneri francesi hanno condotto a concludere che il massimo coefficiente, secondo il quale conveniva fissare i più grand i carichi rimorcbiabili dalle locomotire durante la bel la stagione, è di '/.; sulle linee ital iane, ed anche
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(:!) Aderire, vale stare attaccato. Due corpi aderiscono qnanclo le lo ro superOci a contatto si compenetrano e q1tasi-.si mordono in modo cl:L non poterle muovere senza sforzo una rispctt.o all'altra. Qtlaodo un;, supcrOcie scorrn sul\'alt,·a, vi è a l.trito per lo stesso rnof.ivo pel quale prima dello scorrimento vi era adet enza.: la pressione reciproca é la cama de.ll'nna, e de ll'altra. L'aderenz.L costitnisce l'icnpedimcnto a cominciare a strisciate, l'attri to l'impedinicnto a seguit;trc a strisciare; la 1·csistenr.a che produce lo strisciamento dà la misura del limite dr.ll'aderenza,- comc. qncll!l clell'11t.trito.
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STUDI
su qualche linea ben esposta. di mon tagna, ~ome quella del Seme.ring, p. e., il coefficiente di attrito in buone condizioni normali è di 1/ 6 ; su alcune linee maril.lime o di montagna non si ha qLtasi mai più di 1/ 7 , valore che assai frequentemente si risconl.ra anche sulle linee piane per elfeuo di una leggiera umidità; infine per effetto della rugiada, o della poh'ere di carbone, della pioggia minuta., della ·nebbia, dell'umidi tà nelle lunghe gallerie, ecc., il coefficiente di at.
. trito si abbassa ad
,1 ,J
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f<'ERROVIARIO-MlLlTA Rl
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8, 9. 10 e perfino tz
ed anche meno, seco ndo
,l' intensità d'azione del le diverse circostanze suindicate. Gettando sabb ia silicea (non sabbia calcareo-argillosa) sulle rotaie umide, si rialza il valore dell'aderenza in più o meno alto grado :secondochè l'umidità è poca o molta, ed a seconda anche della qua.Jità della sabbia. [n iettando sulle rotaie un forte getto d'acqua. si r ialza pure il valore dell'aderenza fino ad 1/ 7 circa, come in tempo di forte pioggia. Nella pratica si ricorre info.Ui ad uno dei due mezzi per corregger.e od almeno attenuare gli effetti dei 50verchi abbassamenti di aderenza. Sulle ferrovie italiane in condizioni normai i, col sussidio della sabbia quando occorre, si può contare su un coefficiente medio di aderenza pari ad .,/6 in estate, ad 1/ 7 in inverno. Il peso che ogni mota motrice fa gravitare sulla rotaia, per considerazioni di resistenza di quest'ultima, non può superare tonnellate 6,5 a 7; ossia il massimo peso aderente dell'intero asse motore non può essere superiore a kg. 113,000 - I4,000. Pertanto lo ·sfo rzo di trazione della Jocomoti va, non potendo nella maggior parte deÙe circostanze superare 1/ 7 di tal peso, non potrebbe essere più grande di .kg. ,1857-2000. Una !itle forza di trazione può bastare per iricammi nare treni piccoli e per tirarl i anche a grande velocità su linee orizzontali o qmrsi, può ba5Lare cioè per alcuni treni viaggiatori su bùo ne linee piane; ma è del tutto insufficiente a vincere le resistenze che incon~ trano i pesanti treni merci anche su linee piane, e tutti i treru indistin tamente sulle linee afone pendenza. Occorre pertanto in questi casi dare alle locomotive un'allitudine a più grandi sforzi .di trazione, e questa si ottiene accoppiando gli·assi, ciop renden-
doli solidali uno coll'altro mediante robuste sbarre di collegamento delle ruote in ognuno dei due fianchi, in modo che non possa girare· 1\sse ~notore s~nza far girai·e,.eg~almente l'asse o gli assi a lui :ccoppiati. Cosi si oppone al lo stnsciamento delle ruote sul po~l.o -non solo l'aderenza delle ruote motrici , ma anche quella delle ruote accoppiate, e si moltiplica perciò in ragione degli assi accoppiati il valore del mass imo sforzo che una locomotiva può fare,. pur di avere in sè stessa la potenza a ciò snffìci.ente: - Non devesi infatti dimenticare che l'accoppiamento degli asst non produce per sè solo nessun Humento di sforzo nella macchina: non fa che· permeLLere in maggior grado gli sforzi di cui e~sa è capace. . L'accoppiamento richiede che le ruote che s1 collegar.10 abb.iano esattamente lo stesso diametro, e che le unioni delle bielle d·1, accoppùimento alle manovelle delfo ruote siano eseguile con molt~ cura ed esattezza; soddisfatte tali concliz iooi esso non presenta notevoli inconvenienti. Ma coll'uso i cerchioni dell e ruot.e si logorano in moclo disuguale, epperciò ad ogni giro le ruote non possono pi_ù percorrere lo stesso spazio, se non a condizione eh~ idc:nn~ stnscino in parte sulle rotaie; di più gl i assi, per le oscillazwrn della macchina entro il binario e per le solleci tazioni che risentono al in curva, si spostano 8empre alcun poco, per la qual cosa Passac:nrio Vi."> • • le manovelle, i bo ttoni loro e le bielle d'accopp iamento nsenton~ dei ~randi sforzi di flessione, le unioni si allentano e a,,vengono urti ed ;ltriti che assorbono mo]t.a parte di forza ueste circostanzefanno si che in prnticR l'accoppiamento degl i ass i non sia scevro. di sensi bi li inconvenienti, eppertanto lo si' subisce come un'onerosR nece~siti:t, ma non si estende mai ad un numero cl'assi superiore-al pnro necessario, tenuto conto del servizio che deve prestare la locomotiva. L'asse che è comandato diretuunente dalle bielle motrici con serva il nome di asse motol'e, e quello o quelli comandati dalle· bielle d'accoppiamento si dicono assi acc.oppiat-i: e così alle 1·~ote motrici le bielle d'accoppiamento col legano delle mote accoppiate. Nel linauar,,:,io comLllle però qnakhe volta si sentono ch iamare 0 nv ruote motrici tutte le ruote accopp iate. Le ruote non collegale cla bielle alle ruote motrici, si dicono, ruoteporta.nti, poichè loro sola funzione è quella di reggere il Le--
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ff:RHOV IAIU0 - 1ll LITAIU
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laio: il loro diametro è indipendente dal di::unenlro delle ruole motrici e si tiene generalmente più piccolo, perchè i piccoli diametri garantiscono megli o l:t sicure,,za di marcia.
Dal numero degli assi accoppiati deriva la pili comune divis\one dell e locomotive in categorie. Nella pratica infatti esse si classi fi cano come segue: a) loconwtive a nwte libe?"e o a 1·1wte indipendr,nti,, che sono quelle esen ti da ogni accopp iamento di ruote . Servono su linee di pianura per piccoli treni quali sono quasi sempre i treni di relli per vinggiatori, perchè ~sse non possono fare che uno sforzo di trazione assai limitato; l[l pot.e1mt della macch ina si esplica principnlmenle nella produzione di una grande velocità, epperciò (come vedremo in seguito essere ·conveniente) le rnote motrici hanno un grande 'diametro . . Queste macchine però risentono gravemente fo mancan,rn di aderenza nell'incmnminamento dei treni diretti, che ri esce perciò assai lento: quesL' inconveniente di viene rilevante quando le fermate, come avviene sulle linee ove spe:;seggiano le diramazioni , devono essere numerosa, perchè si all unga notevolmente la durala dei viaggi. Tali macchine inoltre sono disadaUe a prestare un uLile servi,,io quando i treni diretti siano relativamen te grossi, p quando le pendenze delle linee siano qualche poco sensibili , Per le orn.deue ragioni ques ta categoria di macchine viene quasi dovunque abbandonala; b) locomoli'Ve a q1uìttro nwte accoppiate, ossia a dtie assi .xccoppiat'i. Il loro massimo sforzo può essere doppio di quello delle locomotive della precedente categoria; con ruote di diametro o- rn11~, . dissimo ·servono per treni molto celeri in sost.iLllzione delle macchine ~ ruote ,indipenden ti ; con ruote di diametro med io servono per tren i 01nnilms su linee piane; · c) locomoti:ve a sei 1·uote accopp late, o a tre assi accoppiati. La maggior parie di queste macchine ha solo tre assi, epperciò sono ad acleronza totale. Esse possono esercitare tutto lo sforzo che loro consente la potenza dinamica: servono per treni misti e merci e per treni viaggiatori su linee di pendenza notevole; ~
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d) locmnotive acl ot,to 1·1wte accoppiate o ci qnattro assi accoppiati; sono sempre ad aclerenza totale, sono èapaci di grandissimi sforzi e servono per LLtlli i treni sull e linee a rortissime pendenze, e per treni molto grossi sulle linee ordinarie . Ordinariamente non vi sono locomotive con un numero di ruote accoppiate·maggiore di 8: se ne sono costruite anche con 110 e con ,12; ma sono eccezioni assai rare e di non notevole importanza.
Il numero totale degli assi di una locomoliva dipende dal s110 peso, il quale si ripartisce in modo che ne-ssuna rnoia graviti sulle rotaie con prnssione superiore alle 6,5-'7 tonnellate. Sulle ferrovie principali non si usano però auualmenle locomotive con meno di sei ruote. Quelle aquattro, assai usate nei primordi delle ferrovie (era ti 4 ruote anche la prinnt vera locomotiva, Il !lazzo di ll . Stephenson, che vinse il con corso di Liverpool), sono state abbandonate, percbè poco potenti , di anclatLLra instabile e troppo pericolose in caso di roltura d'un asse. Ora ne esistono poche adib ite alle manovre interne di stazione: per contro esse sono molto usate sulle linee di tramway a vapore. . . La più graù parte delle locomotive esistenti è a 6 ruote. epperciò le locomotive a riwte libete ne hanno due niotrici e qo.atlro sempl icemen te portcmt·i, e le locomotiYe ~ quattro ruote accopp iate ne hanno due po rtanti. - Hanno ollo ruote le locomotive di peso superiore all e 40 tonnellate, ossia le locomo ti\'e <:ou grandissima. caldaia, alla a pl'Odurrc una grande quantità di vapo re; e ciò, o percbè devono, come le locomotive cli monlagna,esercilare un grande sforzo di trazione, o pecchè devono unire uno sforz.o considerevo le nel una grande vel ocità.. In quest'u ltimo caso hanno quattro ruote accoppiate, e le quat~ro ruote portanti sono collegate ad un carrello girevole: in Lai modo il passo r igido della locomol int risulta corto, vi è più facilità di trnnsito in curva e maggiore sicurezza di marcia; queste locomotive diconsi a wrrello girevole od a sterzo :
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FERROVIAUJO-)llLlTAI\l
e) d.i una parte anteriore CF, ra~:chi11clente·la camer~ ove sboccano i oas correnti nei tubi e che perciò si chiama carnera clel 1 . fu,mo; ad essa è so prarnrnesso il cantino o fwnaiuolo f, dal qua e 1 gas caldi sfuggono, trascinati dal getto di vapore che ha lavoralo nei cilindri e che scappa dalla bocca s. La camera del fumo serve precipuamente a stabilire il liranLe d'aria necessario per la combustione; è infatLi dovuto alla rarefazione che produce in essa il getto cli vapore sul pel camino, il precipitarsi continuo dei gas caldi atLravf\rso ai tubi bollitori e dell'ari a esterna attraverso alla graticola. La camera del fumo è adLmque un'appendice che sostituisce l'alto camino delle caldaie fisse, e il vero generatore di vapore è costituito soltan Lo dalla parte posteriore e mediana della caldaia. · L'assieme cli queste due parti può considerarsi formato da due distinti involucri : uno interno a con tallo col fuoco e co i suoi prodotti, comprendente il fornello colla sua piastra Lubolare ed i tubi bollitori; l'altro esterno a contano dell'aria comprendente ilportafocolaio, il corpo cilindri co e la piastra tubolare de.Ila camera del fumo. Fra i due involucri stanno racchiusi l'acqua e il vapore. L'involucro interno assorbe il calore del fuoco e dei gas caldi e lo cede all',tequa che gli è a contatto: esso costiLLlisce perciò la superficie di 1·iscaldanwnto o sitperficie riscaldatci; la quale si divide in di1·etta ed indiretta, a second,t chCj risente l'irradiazione clella brace e l'a1,io ne delle fiamme, oppure che 0 scaldata solLanlo per contatto dai gas cttldi. . . . L'acqua cleve sempre avvolgere la superflcie riscaldata, e la parte più alla di c1uesta, che è il c'ielo del focol1J;te, deve essere .ri_coperta al minimo da uno straLo di IOcm. d'acqua. In tale cond1z10ne lo spazio libero interno rimane ,di viso fra l'acqua e il vapore in pro~ porzioni diverse secondo il tipo delle caldaie: il più delle volte s1 hanno all'incirca clue volumi d'acqt1a per uno cli npore, ma nelle caldaie molto grandi il volume cli vapor<; si approssima a quello dell' acqt~a. <')
Della caldaia e delle site fi11nzion·i.
Una caldaia di locomotiva, qualnnque ne sia il tipo: consta sempre: a) di una parte posteriore (rispetto al senso normale di corsa), nella quale è la cassa del fiioco , o fornello, o focolare F (fig. 115) -
Fig. 15a
portante inferiormente la graticola g, sulla quale arde il combustibile che vi si stende sopra gettandolo dalla porta del focolare a. Il focolare è avvolto ai lati e superiormente dall'acqmt trattennta esternamente dalle pareti bbb del po1·ta focolaio; b) di' una parte mediana T, che, per la sua forma, prende nome .cli corpo ttilindr ico, attraversata longitudinalmente dai tubi bolli,tori in numero di 1170·2,(Q, entro ai quali passano i gas caldi prodotti. dalla combustione nel fornello. I tubi bollitori s'innestano nella parete anteriore del foco lare il, la quale a tal uopo è forata in corrispondenza di ogni tubo è prende nome di piastra tubolare del /'ornello ; e dal !al.o anteriore s'innest.ano in un'altra piastra forata e che chiude il corpo cilindrico, la quale si chiama pia.stra tubola·re dellcl camera del fi11mo;
L'acriua e il vapore banno una temperatura eguale, il cui valore dipende dalla pressione che vi è in caldaia. Tale pressio~e è prodotta dal vapore che si sviluppa e che, contenuto a forza, ricevendo 20 -
ANNO XXI;(, VOI, . 111.
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S1TDf
se mpre nuovo calc 1re spinge con la stessa forz a le pareli che lo serrnno, !,'acqua, e se stesso: Ques:a forza di sp ini.a esp l'essa in chilogrammi e ragguaglia ta al metro quadrato di ~uperricie premuta, dà appunto la mi,mrn della J.l?'essione . Per le caldaie è uso es primere la pressione• in atmosfere, è uso cioè cli raa.,uae1liarla alla })re•. , ,a n ..., sione che esercita sni cor1Ji e ' il ·1)eso dell 'atmosfera a 0° CE'nti,rradi a al mare, il quale è di kg. iio338 al m. q., o di kg. ,, ,03 al cenLirnetro quadralo. Unn pressione di 93000 kg. al m. q. equivale adnnque alla pressione di 9 a1mos fere. La mutua az ione dell e particelle di vapore su loro stesse e sulacqua. costitui,ce la pressione o.ssotuw che vi è in caldaia. ·Ma le pareti cli questa non la risento no lu lta, perché so no premute su l lato e:;terno dal pe"o dell'aria, che fa. equi li brio ad 1m'atmosf'e1·cl in temi: la pressione enettivci, qnell,l che meue in giuoco la resistenza delle varie pa rli della caldaia, è cufonqne egiwle alta pressione assolntci rhminnita di im' cionosfera . ' Le locomotive esordirono con pressioni effettive massi me pari a :3,5- 4 atmosfere, e fino ad un a trentina di anni or sono non si osò superare le 6-7 atmosfere : po i si andò ,-empre crescendo ed all.ual mente ,tlcu11 c reti, fra le quali le reti itali ane, si ::;ono arrestale alle 9 - 11O atmosfere effetti ve; altre $i sono spin i.e ad ,1,, , a 12 e pe1·fi no · a H, atmosi'ere. la quale ultima pressione è assai frequente nelle piccole locomo ti ve da, Lnunway. Le calchtie nuove vengono provate a freddo ad una press ione idraulica eguale ,td una vo lta e mezzo la m,,ssima press ione e[eLLi va di lavoro, più un'at.mosfern . Si f:t inol tre una [l'rova a caldo percorrendo almeno una diecina cli km . all a massima pressione di l a_\' OL'O. (Art. 7 e H> dell e lstl'IJzioni governative 3•1 ottobre '1.878). I
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La pressione del va.por-e entro la caldaia tende a lacerare l' involucro esterno, a sch iacciare quello interno, e ad allontanare l'uno dall'altro. Bisogna. perciò che essi, o abbiano una forma aua a resistere per sè sola a tali ,effetti, come l'hanno il corpo cilindrico e<l i tubi bollitori, oppure che siano ra~orzati e colleo·ati da armature . . . ' ::, e da t1rant1 opportunarnen Le clispost;. Il focol are che è una cassa ,L pareti piane è avvolto da ogn i lato da simi li rafforzamenti . I metalli impiegati nella costntzione delle caldaie sono il rame, l'ot. , .
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tone, e il ferro o l'acciaio. - Il rame, ad oì1la del suo grande costo, è impiegato per la cassa del fu oco, perchè ha u1Ht grande conduci biI ità
del calo re (5 a 6 volte più del ferro), epperciò trasmette subito alfacqna la grande quanti Là cli calore che riceve e non si ab brucia; perch é non è inLacca Lo dallo zolfo,che in più o men grnncle quantità posseggono 1nlli i carboni; perchè le incrostazioni, che sul focolare si depositano in quantità grandissima in causa clellavivaevaporazione da esso .prodotta, aderiscono meno al rame che al ferro; percbè in fin e il grande prezzo d'acquisto è in moHrt parte compensato dal valore che conserva. il rame usato, valendo anco ra cil'ca i due terzi cli quello nuovo . - L'oLLone è usalo pee i l.nb i boll itori , pel'chè è migli or conduttore del calorico che non il fen·o , non é intaccato dai prodou.i solfurei, tiene meno aderenti le incrost,izioni e permette una piit gr,rnde sottigli ezza ( mm. 2,5 invece cli 3). Contro ciò sla lo svan · taggio delht maggiore dil atazi one pel cn lori co, la quale è causa di for te spinta contro le piastre tubolasi, di piegamento e spesso anche cli rollura dei tubi: tale svantaggio ha fatto adottare su mo lte reti estere i tubi bollitori in fel'l'o . Tulle le altre parti delle caldaie si fanno in lamiera di ferro, di spessore variabile frarn e •16 mm . Con lamie1·e più grosse potrebbero veri fi carsi con facil ità casi di dif'elli interni, assai pericolosi appunto perchè non conoscibili dall'esterno. - Le lamiere d'acciaio, a cau;;a <ld la più grande tenacità, possono res istere ad una eguale pressione che quelle in ferro con uno spessore di ,:;ol i Ll'e q~int.i; si realizza così un considerevole risparmio di peso e si pttò spingere la, pressione cli servizio al cli lit delle ,, 1- 1~ atmosfere eiTettive , qual i solo consente con sicurezza il ferro nell e ca lda ie di dimensioni medie . .l3isogna però che il metallo sia molto accuratamen te prodo tto, martel lttlo, e lam inato; gl i esperimenti fatti finoia in Italia non hanno clflt i buoni risu ltati. L'impi ego dell'accia io però t.encle ad allargarsi ol l'estero. ' L'invo lucro esterno delle caldaie vien ricoperto con una camic ia di lamierino vemi ciato, che rnascherfl. la rozzezza della costruzione e impedisce il clisperclimento del calore col mantenere fra essa e la, caldaia uno sLrn to d'.aria coi bente. Oltre alle parli principali che sono state accennate, ogn i caldaia è mun ita di altre minori, ma put' tanto importanti che senza di esse 1
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flE RllO VIAlUO · Ml LITAl\l
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non potrebbe essere adopernla. Consistono queste negli apparecchi per la presa del vapore e per l"alimenlaziono Il acqua, ed in diversi nppareccbi di servizio e di sicurezza, dei quali Lutti pal'ieremopartitamento in segu ilo.
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Focolare e porlci/oi:olare. - Combustione·. - La cassa di rameformanle il foco lare si collega al portafoco lare _inch iodando inreriormente entram bi ad un robusto quadro di ferro, che determina e mantiene stab ilmente la forma loro . La distanza fra le due pareli rinserran ti l'acqua si Liene di almeno 60 mm . afrin cliè non sia troppo presto riemp ita da i sedimenti e dalle incrostazioni, ed il vapore che si s.v iluypa• non trovi troppo intoppo a sfoga re in allo. Le pareti verL1cah del focoln re e del portafocolare si collegano fra loro con una Htta seri e di robusti tiranti avvitati e ribaditi ('vi:ti passntfocie), ell e si oppongono all'allontanamento delle pareti per l'azione della pressione i1Hern a; al disopra del foco lare la pn rete posteriore del portafocolare è rinforzata da costole interne ed è collegata con lunghi tiranti al corpo cilindri co del la caldaia: a[tri tiranti collegano una parete lalenile coll'altra . Jn fine numerosi tiranti verLicali colle.,ano il cielo
de l foco lnre alla parte superiore del porlafoco lare, che ;ppunto per queslo si fa. parall ela al cielo stessQ. Una 1·ol1a la pnrte superiore del portafocolare si faceva semicircolare, af"fìnchè resistesse dasè senza bisogno di tiran ti vert icali; e il cie_lo del focolare, affinchè no n fosse schiacciato dalla press ione, si 11111 va a dell e pesanti armature rigide,appoggia L e al disopra delle sue faccio anteriore e po:Heriore; ma coll'allungarsi dei focolar i tali arma ture hanno dovulo essere sosliluite dai tir·a tll i, e Lale sostitnzione è slata giovevole tanto pel rispa rmio di peso, quanlo per la maggior faèilità di pulitura dalle incrostazion i, che no so no dc· rivali .. Nell a doppia parete pos Lerilire 0 praticalù un'apc1·Lura per la pol"l<t del /ocolm·e, ed anche qui la chiusura del vnno dell'acqua yien fa tta mediante chiodatura delle hmiere ad un grosso anello sagomato di ferro. 11 battente dello porla è formato di d~e lamiere stacca te, quella posteriore chiudo, quella anteriore protec,ue la prima dal soverch io riscaldamen to per l'irradillZi one del fuo c~~ La pPrfeua chiusura della porta è necessa ria, nffìnchè la penelrnz ione d'aria
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fredda al disopra della gri~l ia non rallenti fa produzione del vapore: per lo stesso mntivo è purn ecessario che il macchini sta possa mano n arla con fa cilità; egli non de,e aprirla che al momento in cui il ifuochis1a avvicina la pala cari ca di conìbnstibile e tenerla chiusa nel tempo che quello impiega n riempirla di nuovo . Generalmente :Ja porta è impern iai.a in modo che tende a chiudersi da sè; ed è mantenuta a poslo da un sali~cendi munito di una catenella che la apre quando vien ti rata; ora si r.omi·ncia a manovrare di preferenza Ila porta med iante un manubrio con manico di legno, connesso ·al perno che serve di cardi ne al ln po rta sLessa. Nell a parte inferio re del focolarn, ad una diecina di C!ll . al disopra del quadro in ferro, coll ocasi la graticola o griglia, fa qunle è costituita da sbarre longitudinali in ferro appoggiale su apposite lru verse. Prima le sbarre si faceYnno con una 1·igonfialura prismatica alle estremità che ne ass icura va la posa sulle tra verse e determ inava la djsLama d'una sban a. dall 'altra. Ora si preferiscono le grati cole fo rmate con liste di lamieraalte l0-12cent., grosse •I cent. che si riu niscono in paccheLLi , interponendo fra l'uirn e l'altra degli anell i in fern>di spessore uguale alla larghezza del vano che si vuole lasciare, e che per queste graticol e varia da t> n 11O mm.: i pacchet.li si tengono nssieme con paletti cli ferro , che auraversano le sbarre e gli :anelli in Lerposti . La larghezza dei vani dipende dalla qualila del carbone che si brucia: i.I carbone in grossi pezzi permette vani larghi, il carbone minuto o che si sgretola richiede vani ristreLli, perché alLrimenli cade in troppa quanti tà nel ci nerato io. Col cnrbone mi nu·10 non bisogna però che l'aria Lra\'(wsi la griglia con grnnde velocità, perchè .in tal caso soll eva i piccoli frammenti e li trascina incombusti nella camera del fu mo; epperciò la somma dei vani della gl'aticola, ossia la sua superficie lihe,-a non deve essere troppo scarsa. Nell e vecch ie graticole la superficie I ibera era
{-½ della s1tperficie totalh della
graticola; le griglie a par.chet.li ora indicate, le quali servono bene .tanto pel carbo ne minuLo, che per le mattonelle e per il grosso card:lone, hanno una superficie libera fra
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e della superficie lotale. - .
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fE L1ROl'Ì A1UO - MILITAT\l
L'estensione da dar::;i alla superficie della grn,i,icola dipende dall1t qiiant-ità t,itale di combiistibile che vi si diwe bruciare, e dai l'attività che conviene dare alla combustione; la quale attività si misura colla qiwntità d,i combw,tibile brw;iato sii ogni metro qnadrato cli QTi "li a. Le ~ranel i griglie peri11ettono, a parit~i di cons~nno totale di ;ombustib ile, una scarsa attiviHt di fuoco e un grande assorbimento di· calore raggiant.e: due condizioni molto fa vorevoli al buon rendimento della caldaia, epperciò sono ora.quasi dovunque sostituite alle griglie ristrette di una volta. Dalla grande griglia consegue inoltre una grande sn1)er{ì cie dii·eLla di r iscaldamento, la quale produce una evaporizzazione .20-3(} volte più grande cbe un'eguale superficie di tub i presso la camera del fumo; quando occon~ aumentare .la produzione di vapore di un certo tipo di caldaia, conv iene adunque meglio ingrandire il focolare che non aumental'e la lunghezza dai tubi bollitori. Questi mofivi hanno indotto, come si è detto , ad ingrandire di molto le graticole, che fino ad una ventina d'anni or sono ed anche meno, avevano una lunghezza il più delle volte inferi ore ad un metro; ora. invece si r iscontrano graticole con lunghezza di 2- 2,5 e perfino di 3 melri . A produrre quesli allungamenti (la larghezza non può aumentarsi perchè limitala dalh1 dislanza delle mole e dalla posizione del -telaio) ha concorso precipuamente il cambiamento di combustibile, la, sostiluzione cioè del carbon fossile naturale al coke; e non già del carbo.n fossile in pezzi·grossi, pel.quale le condizioni di co.mbus~ione rimane:'ano quasi uguali a quelle del coke, ma di quello· 1:11sto eh grosso e mmnto come viene dalla miniera (tout-venant), e sopratutto del solo minulo (ménu) allo stato disgregato e senz~t preventiva agglomerazione in 1nattonelle. Questo carbon fossile infalli produce meno calore utili zzabile rispetto al coke, sia per minorpotenza calori fica propria, sia in causa del suo disperdimento e della necessità di bagnarlo ,. perchè non sia asportato nel caminoallo slato di polvere; epperciò a parità di calore utile da prodmTer se ne deve bruciare un mag2"ior peso. Si ,-1,ooiun"a ora che per br uv ò l:> V ciare bene esige che se ne bn1ci poco per m. q. ; e• tali iftue fatt i spiesuperficie di è>r,riol piu' Varandp. gheranno perchè occorre una ~ rJ ia assai , 1 pel carbon foss ile che pel coke. Stabilito quanto carbone bruciare per ora e per m.:q. di griglia~ j
si può condurre il fuoco in due modi : cari carne una grande quan tili\ in una soltt v-0ltae alimentare il forn ello a gran di intervall i, oppure lenerne sulla grnticola urrn piccola quantità e rinnovarla frequentemente. Il cokc e il carbone gro~so di qiialilit che non si sgre.t.ol i, permettono l'impiego del primo modo, il quale assorbe ni euo l'at tenzione del macch inista; il carbone misto ed il min uto esigono invece che sulla grat icol a non si mt:;l.ta che uno strato :;ottile, altrimenti i picco li pezzi si salda.no rra loro iu una pas{,1 a metà fusa e ouurano la grigli a. In conclusione, del coke se ne possono bruciare bene 500-()00 kg. per m. q. e per ora, disponendolo snlLt grigl ia in islrati di 50-60 cenL. di altezza ; del litantrace grosso se ne r;ossono brnciare 4,00· 500 kg . per ora e per m. q. in strali di 2~-30 cent. (il che stante la su.a. maggior densilà dà suIlei grati.cola un peso egua.le a quello del coke in doppia altezza) ; e del carbone minuto se ne bruciano 300 -400 kg. per m. q. e per ora, in strati di ,Jo .,12 cm. e non mai più-alti ·ct i HH 8 cm. Semprequando si brucia li tant1·ace grasso o formelle, la graticola deve essere incl inala ed in patte mobile all'estremilil inferiore, poichè in tal modo le scorie (mlfohefer ) che producono tali combustibili scorrono al basso e non rimangono ad ollurare i vau i dell'aria; quando sono state accumulate in fondo sì aettano via Cl)I " l'aprire la parte mobi le della grigli a per mezzo di apposito tirante. Tale pane mobile serve anche in caso cli pericolo a dar modo di spegnere celeremente il f~wco e raffreddare la caldaia, dicesi perciò gettafiioco. L'inclinazione della grati cola, esig-endo che la si mantenga alla da terra nella parte posteriore, permette di collocare sollo al fornello uno degli assi della locomotiva, e quindi si ,tccorda assr,i b.ene colla convenienza di co.,trnzione, specia,lmente per le ÌocomoLive dei lreni ;v iaggiat<,ri , al le quali l'as;,e sollo al fornel lo impedisce di dimenarsi troppo quando sono in corsa ,celere.
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Al disotto della graticola per raccogliere le ceneri ed i pezzi di carbone acceso che cadono dai vani fra le sbarre, si colloca una. cassa C (fig. 15) in lamiera sottile, chiamala cinercitoio, chiusa lateralmente e al di sotto, e munila cli due porle kk nella faccia anteriore·e in quella post:eriore. Le porte si aprono e chindono mediante appositi tirnnti dalla pia ttaforma ove sta il macchinista, il qnale in 1
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FEl111,)l'JARI0-W LITA Hl 1
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lai modo regola l'ammissione dell'aria, e può Loglierla completamente quando vuol sospendere la combusLione, come nelle discese, per esempio. In passato certe macchine a griglia assai bassa non po levano l'icevere aria a su[ficienzo. dalle porle del cineratoio; si usò allora fare il cineraloio senza fondo e lasciar cadere sulla via le ceneri e i detriti di carbone; ora però tolte le Jocom.otive hanno cineratoio chiuso, il quale ha la doppia utilità di togliere il pericolo di incendio, e di impedire il disperdimento del calore al disotto della grigi ia. Su esso infa tti, l'aria chiamata al fornello incomincio. ad assorbire calore per iI con tallo delle ceneri scaldale dall'irradiazione e dalla combustione del carbone caduto, e ritcJroa così alla caldaia una parle di calore che altrimenti sarebbe irrimediabilmente perso. Per la pulizia della graticola nel fondo del cineratoio è lasciata un'apertura, che durante il servizio si tiene chinsa con apposito coperchio.
Corpo cilindrico . - Il corpo cilindrico, cece (fìg. 15}, è formato da 3 o da 4 anelli eircolari di l~rn iera di Ferro inch iodati assieme, ed l1a un diametro di rn. 11,'15-11,50, secondoch è le ruote della locomotiva sono più o meno grandi; poicbè distando fra loro invariabilmente di m. ·1,36~,sesorpassano l'altezzadell'asse dellac~aldaia , il diametro ét'Vquesta non può superare m. if , 115-1 ,20 . Lo spessore delle lamiere deve essere tanlo più grande quanto più alta è la pressione e più grande il diametro della caldaja (11). Il corpo cilindrico si unisce al porta-focolaio mediante piastre sagomale o, come si chia1
(,I) Sup poniamo sogo to scconclo un diametro un anello di lunghezza 1, o di spessore e di cli una caldoj,t di clinrnct.ro o,· sottopost,a nlla r,ressione 7J por unita rii Sl\J)erlìcie. lii· sultano due tagli di superficie l X e e, in ognuno dei qua li, so indichiamo çon li lo srono di trazione che risentiva ogni unità di superficie, bisognerà applicare una forza e li per mantenere l'anello nello stesse condizioni statiche in cui era prima. AIla. so mma di quc;te due forze ra eql1ilibrio la somm,t delle componenti della pressione parallele allo medesimo (le compo:ienli normali allo duo forze si olidono fra loro) cli è facile vedere che tale somma è eg uale n p X D X 1 = p D. Pertanto deve esser~ 4..,l\ n 1;1• - p D· 0° 0 ·, a e PD · -~n
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',>v (
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Assumendo li == 6 kg. per mm. (1., cioè 600 per cm. q.; D-= t50,ccn t., p l0,33 kg. per ~m. q. (Hi atmosfero effettive), risulki come ~possore necessario: e cm. 1,2!l mm. i :!,O, ossia in cifra tonda i3 mm. t;1 rormola t:ro,•aln fa vedere che anche con alto pressioni può bastaro uno spessore morlc~at,, ,., il cli.1:n"l".1 è piccolo; e ques to è appunto ìl caso delle Iocomotirn da
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tra1nwa:.
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mano pel loro aspetto, piastre imbottite, le quali si foggi.mo a caldo in modo che possano un ir$i bene alle due parti. I tub i bollitori si dispongono cogli assi secondo i ,·ertici di successivi triangoli equilètleri tracciati nelle piastre tubolari; il loro spessore, se sono in ottone, è di mm. 2,o da nuovi, coll'uso però si assottigliano , specialmente in prossimità del forne llo per lo sfregamento dei piccoli pozzi cli combustibile trascinati dal tirante d'aria. Il loro diametro è cli mm. 50-32; la loro lunghezza nella maggior parte dei casi non si scosta molto da m. 3,50 nelle locomo tive da viaggiatori, 4,25 nelle locomotive merci ordinarie e 5,20 nell e gràndi locumot.iYe da montagna; ed è regol ala in modo da produrre la superficie tolnle di riscaldamento necessa ria per ottenere una determinata quantità di vapore, con una pi1·1 o meno buona utilizzazione del combustibi le, secondo ch e la locomoliva, deve servire per treni merci o per treni vinggiatori. La distanza da centro a centro doi tubi , ossia la lunghezza dol lato dei tr iangoli di collocainento, si tiene di 6.:1,-66 mm. cosicchè fra un tubo e l'altro della stessa fila rimane uno spazio di ci rca ·I i.S rom. Il loro numero varia fra 170 e iH O circa, ,t seconda della superficie di piastra tubolare del forn ello, che può essere comun e al corpo cilindrico. Prima di ,:ollocarli a poslo, i tubi si provano al torchio idraulico sottomettendoli alla pressione interna di 25 atmosfere. Dopo introdotti nei fori delle piastre tubolari, lasciando una sporgenza esterna di 3 a 7 mm. per parte, i tubi sono premuti fortemente contro i for i delle piastre con una spina conica o con un allargatoio meccani co e le loro sporgenze vengono ribattute ad orlo. Si usa poi introdurre dentro l,i loro bocca, specialmente dalla parte del forn ello, degli anelli in ferro detti viere, che ne proteggono le estremità contro l'azione trJppo violenta del fuoco e li serrano meglio a posto ; dal lato anteriore le viere fanno ostacolo alla pulitura dei tubi dalla camera del fumo, epperciò sono ora abbandonate. I tubi devono essere frequentemente ripuliti poichè verso la loro estremità anteriore si rive~tono internamente di fuligine, perdendo così quasi tutla la loro conducibilità pel calore: il ricoprimento è tanto più intenso quanto più il combustibile è grasso e il tirante d'aria debole. I fori della piastra. tubolare della camGra a fumo si
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STUD I
fanno tli diametro maggiore di quello elci lubi, per potere estrarre con facilità questi ultimi, anche quando siano ricoperti da incrostazi oni. ( Camt 1·ci del {umo. - Scappamento . - Esternamente la camera del fnm o non è che il segui to del corpo cilindrico; essa pero è for mata con , lamiere di piccolo spessore, perr.h è non sono soggeLte a nessuna pressione interna, e risentono soltanto un piccolo eccesso cli pressione esLerna. La carnera del l'umo è cl1iusa sul davanti da una porla a doppi a parele, grande almeno tanto da perrnellere di ripulire tutti i tuhi I.Jollito1·i e cli cambiarli quando occorra. Tale porla, che può es:;ere ad un o o a due haLLenti, deve cili11dere ermeticamente, affinchè !"aria esterna no~ possa en~ra ndo contra riare l'aspirazione dei gas del fornello : le Jessnre che per avventura res tassero frn la porla e le pn reti fisse si possono chiudere facilmente con cemento e; con argilla. I tub i di condolla del vapore che ha lavorato nei ci lindri, detti tub'i cli scappam,ento, si fanno pen etra.re dentro alla carnera del fum o e si cougiungono, al disoLlo dell' innesto del camino e sull'asse di queslo, in un solo tubo soffiante, s, che scarica nel camino tale vapore. È gia slalo dello elio il geLlo di vapore Lrascina per attrito i gas che si tr0.vano fra esso e le parei i del camino, producendo cosi n:lla c~mera del fumo una rarefazi,me di atmosfera, che fa precipitare in essa I gas dei tubi uollilori, dentro ,ti tubi i gas del for nello, e nel forn ell o l'aria eslerna. Il gello di vapore non è regolare: ad ogni giro delle ruote (es· sendo due i cilindri ed essendo le manovelle ad angol o retto frn loro) avvengono quattro scari che di va pore a distanza eguaIe una dal. l'altra. Esse durano lanlo da sovrapporsi e da rendere perciò il ueuo cont inuo; ma al pri ncipio d'ogni periodo di scarica il vapore che Ila lavoralo nel cil indro è ancorn a pressione elevata e Ì'ugge rapiclam~n le, mentre sub ito dopo la sua pre·sione si abbassa., epperciò rl'· nu,sce con velocita più moderala Ad o~ni giro delle Ì'lf(ite adunque. il gelLo d'i vapore è per quattro isLauli violento, e negl' int.ervall 1, che sono lanLo più lungh i quanto più la loco motiva cammiua adagio, il geLLo è debole . Eguali o::;cillazioui risente per éonsegnenza il
rEI\P.01'1 ,\1\IO-~IT.JT.\ LU
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ti l'ante d'ari a, poichè l'aspirazione è forte qunndo jl vap11re si scarica con grande velocità e diminuisce quando qu~sla decresce. L'intensità. e la. durnttl di queste oscillazioni sono l.anto più piccole, e quindi il tirante d'aria è Lan Lo più rego lare, quanti più sono i giri di ruote che fa la locomotiva ad ogni minuto; anc;he il volume della camera del l'umo conco 1Te, a gni$a della campana d'aria nell o con · dolle d'acq ua, ad ammorti re quella specie di colp i d'ari eLe dello scappamento. L'abbassamento di pressione prodotta dal!" scappamento nella .:lamera del fumo arri va raramente ad 8-·1O millesimi cli atmosfera. Vo lendo prolungare, in ogni scarica, la durala del geuo a forte velocità, bisogna con tras tare l'u scita del vapore restri ngendo Ja bocca di scappamento: si ottiene in lai modo un più energico tirante d'aria, ma la tensione del vapore di scappamento rimane per più lungo tempo elevala e si aumenta perciò la cont1·op l'essione media nei cili11dri. Ad onta di ciò, conviene ricorrere al restringimento della bocca di scappamenlo ogni qual volt.a, divenendo scarsa la produzione del vapore, si clHbba allivare maggiormente la co mbustione per aumentarln; ciò può avvenire per ingombro dell a graticola a causa di un so,·ercbio carico <li combustibile o dell'ouurnmenlo da s·co rie, per ricoprimento con f1dig iue dei tubi bol litori, per considerevole quantità di incrostazioni intern e, ecc. Le locomotive sono perciò m,rnile di un congegno che dà modo di regolare lo sca ppamento, sono cioè a scappamento llariabile. .Per questo vi sono <lue sistemi. In uno internamente al lu bo soffianle, che è conico, si può, mediante un tirante manovralo dal mac- · cbin isLa, elevar€\ od abbassare un tronco cli cono che limita la bocca di scappamento ali'anello restante J'ra esso e il tubo fisso, e la rende perciò più o meno ampia, secondo che esso rimane più in I.lasso o più in alto. Kell'allrn sistema le pareli del Lubo soffiante sono late- · l'ahnenté fisso, e davanti e di dietro sono cos tituite d,l due alelle giranti attorno al loro lato inferiore ove sono impern iate; il maccbi-nisla pLtò aprire o d1iudere in diversi gradi tali aleLLe, e così regolare le dimensioni della bocca di scappamemo. L'uso quasi generale del lilan1race minuV> come combustibiledelle locomotive rende ora meno necessario lo scappamento varia- ·
S'l'U Dl FERllOV lA RJ O-MILIT.Hll
bile; infalli in tal caso non si paò, com'è stato detto, aumentare granchè il ti rante d'aria, perchè se troppo forte, esso trascina nel cami no molta parte del combustibile. , Oltrechè dalla rnlocilà del vapore di scappamento, la quantità ,di gas caldi trascina ti f_uori dei camino dipende anche dalle dimension i e dalla forma di questo. Le forme usate sono quell a cilindri ca ·8 quella co nica a bocca più larga io alto : que3l'ultima, permettendo al gello di vapore di allal'garsi e di diminuire perciò grndualmente di velocità, utilizza meglio il lavoro dovuto alla perdita di forza ·viva, e conviene quindi di più. A parità di vapore cons umato e di sezione _della bo(;{;a di scappamento, la quantità di gas trasci nala in un camino conico è'/~ più grande di quella trascinata in un cami no ci lindrico; epperciò, a parità di gas da trascinare, si può con un camino conico tener pi ù grande la bocca di scappamento e diminuire la contro press ione nei cilindri. · Sulle nos tre fe rrovie però . tolte poche eccezioni , alle quali p. &. appartengono le locornoli ve-tencler della S. F. M., i camini sono cilindri ci o molto leg giermeote conici . 11 diametro dei fumaj oli è determinato in modo da dare sfogo ,col vapore prodoLLo dalla caldai a alla corrispondente quanti tà: di gas ,ca ldi, colta più larga bocca di scappamento che è possibile: i dia· metri cho più eomunernente si r isco1Hrano variano fra 35 e ,H, cm. La base del camino si raccorda alla caldaia mediante ,;uperfi ci curvale in modo da agMolare l'cft1usso de i gas. Supe1'iormeote il camino può chiudersi con un coperch io girevole orizzontalmente, che serve, sp(lcialmente nelle lunghe fermale, a togliere qualunque tirante d'aria e ad impedire così che la pres·sione aumenli oltre il limite di servizio.
li tirante d'aria non si può alti\'are per mezzo dello scappamento -ch e quando la macchi na e in movimento e consuma vapore. Per produrlo quando la macch ina è ferma, o quando corre in discesa e il vapo re non lavo ra nei cilindri, .il macchinista. dispone del tirantùio cO .::ampillo, ossia di un getto di vapore proveniente dnlla caldaia e ,diretto ,•erticalmente sull'asse del camino, oppure in·forma d'anello
alla base di questo . Il tirantino si apre o chinde mediante un ru- . binello, manovrabi le dal la pi attaforma della macch ina; e serve in ispecial modo nelle rimesse per finire di mellcre in pressione la ca ldaia durante l'accendimento, appena il vapore abbia una tensione superiore a quella dell'atmosfera, e nell e fermate in stazione per impedire co l ristabil ìmento del tirantc d'aria la produzione del fumo, allorchè il forn ello è st,1to caricato da poco ternpo . Dentro alla camera del furn o,poco sotto al la bocca di scappament0, si usa collocare un ciaframma orizzontale all o scopo di trattenere i pezzi cli comliustibile incandescente trascinati dai gas caldi quando· il tirante d'ari a è assa i violeulo. Tale diaframma, che chiamasi para/aville, è costituito da una griglia a sbarre incl inale a guisa cli persiana, o più semplicemente da una rete metallica; i v.1n i fra le sbatTe della griglia o le magl ie della rete non devono però essere troppo l'istrelli, perchè potrebhero essere ott.urate dal miscuglio di ceneri con acqua che cade dallo scappamento, e fare così ostacolo al tirante d'aria. Talvolta, come nelle locomotive che bruciano lignite, il parasci ntille si cfopone all'estremità del camino a guisa di cuffia . I pez,:ett.i di carbone cl1e sbn ttendo contro il parascintille cadono in fondo alla camera da fumo, come pure le particelle che vi cadono per il rallentam ento di velocità che risentono i gas allo sboccare dai tubi , sono racco I Li il più dello Yol te a.l diso tto del fo ndo della camera in una cassa speciale 9 (fig. I i.i"), chiusa in ba:;so con una portella sconevole, ch e si ap l'e ogni tanto per versare sull a via i depositi , che vi si sono accumulati . Nella camera del fumo, oltre ai tubi di scappamento , si fanno ordinariamente passare anche i tub i p cli introduzione del vapore nei cilindri; perclic, essendov i una temperatura quas i sern pre superiore ai 300 gradi, epperciò mollo più gronde di quella clic hanno il vapore e l'acqua della caldaia, si pnò conYerlire in vapore una parte dell'acqmi trascimda meccan icamente enL1'0 il tubo cl i presa . Tanto la biforcazione del tubo di prel-a. del va poro nei due tubi di introdu zio ne, quanto la riunione de i tub i di scappamento nel tubo soffiante, si fanno in modo da lasciare scoperti i fori dei tubi bollitori, per poterli sempre facilmente ripulire od estrarre.
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F r,:
STUDI
Presa del vapore-ll.egÒlatore. - Il vapore dell a caldaia per condurlo ai cil indri si prende in un pnnto mol to elevato sopra il livello clell 'acqna, affinchè sia quanto è più. possibile ac;r:iutt.o, o:;,;Ìa separato dall'acqua che per la violenza dell'el.!ol li zione spruz~ in alto. A tal uopo si costruisce a.I disopra del porta-focolare o del corpo cilindrico un'apposita cupola D ( fig. H>), che prende nome di duomo, e 1~1 bocca r del tubo cl i presa si porta nell a parte superiore di essa. Sarebbe (:onvenienle che il duomo non fosse co lloc:1to al disopra del focolare, pcrchè ivi lo svi lnppo del vapore e per conseguenza il sol levamento dell' acqua, sono grandissimi: ma qualche volt.a, in vista cli una buona 1'i partizione del peso del la locomolivn. sogli assi , · si Lrascu.ra quest'avverlenza. Al duomo si da la for-nrn cilindrica con dia.metro di 70- 90 crn . . ed al! ezza cli ci1'C,t- un metro : il sno cielo si fa spesso se1,v ire clfl S!ide delle uafoole di sicul'ezza, e del fo ro risultante nell a calda ia in corrispondeuzaclel duomo, si approfi tta come passo d'no1nope1' la Yisila e puli zia interna dell a, cald,1in ste::;sa. L'imboccatura del Lnbo cli presa è mun ita di due luci trasver;;ali, che si possono aprire e chiudere col fare scorrere in giù o in su apposiLa valoola munila di altre luci, le quali corrispondo110 o no a . quell e del tubo di presa, seco ndo la posizione della valvo la $lessa. Questa scorre incassata fra dne sporgenze laterali della bocca del tubo, all e qua li vien fissnta una mo ll a di acciaio, che la preme esternamente obbligandola a.cl aderire al Lnbo cli presa. - L'intero congegno dicesi 1·egolat()J"e, perch1~ con esso si regola l' invio del ' va.pa re ai cassell,i di distribuzione; la n lvola si nrnno vra dal macc:h inisla per mezzo dell a manoliella del 1:egolatore, la quale pnò girare descrivendo un arco lim itato da due riLegni laterali, che corr ispondono al princip io o alla fine di corsa della v;:i lvola del regolatore . Quando le luci sono completamenle chiuse, la press ione del va pore sopra _la vnlvola è mollo grande dttl lato della caldaia ed è null a dal lato interno al tu bo di presa,; epperciò riesce grande la resi;;tenza cli attrito che si oppone fli lo scorrimento del la va<Jvola stessa, specia,lmente se le inc,roslazioni di tartaro hanno cominciato a . far:si sensib ili . Per agevolare la manovra del regolatore conviene
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mio V I AR I 0 - M I LIT A I\ I
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lubri ficarne le sup_erfic i_di scorrimento, al che si provvede cnn ap posito nibinetto eh, wngwiento avviLato al co perch io del chw mo; ma più :he alLr·o , ?io,:a il dim inuire la differenza delle press ioni operanL1 sulle due lacci e della valvola, e questo si oLtiene col •regolatore ci d iM v~loole, che perciò appunto lHi ora sosLiLnil.o quasi dnppertutto ti regolaLOre semp li ce . Esso è ca ratlerizzato essenzialmenLe da una valvola ausiliaria. cli piccola larghezia, che · scorre entro una scanalatura della valvola principale. Girando il manub rio del regolai.o re, la. valvola àus iliai·ia scorre da sola con resistenza facilme~1le vincibi le in rag-ione dell a poca snperlìcie su cui ,agisce la press1_one, fino a che nna. specie cli nasello spo rgente nella sua parte superiore non tocca la valvoh pi·incipale. Quando ciò avviene, si corrispondono fra loro dne piccole Iuci praLical e in ognuna delle valvole, e per esse il vapore ent.ra nel tubo di presa, e preme la rrrande val vola anche dal lato interno con forza gradatamente cre:cente, fino ad annulla 1·c la differenza di pres:-; ione snll e due faccie rendendo eosi facile lo scorrimen to della grande v,tlvo la. La. piccola va'.:ora ha un nasello .anche ncll,l parte inferiore, il quale spinge ali 1~s11 1~ grande va lvola, quando si Ytiole chiudere il regobLLore. L esperienza, ha mostrato che quando la loco mo Liva corre per l~rngo 1empo a reg'.ilaLore chiuso, come avviene uell e discese, i cilmdr1, gli specchi dei casserti di distribuz ione e (rii anelli deoli stantuffi si logorano fortemente: la piccola valvoi; del regolat;:,e ~ermelte di 1·!mecliare a simil e incon ven iente col lasciar penetrare in qnell e parti una p1ccoh1quantilil dì vapore basLevole a lnbrilì carle senzn produne :e nsi hil e sforzo di trazione. ' La m,illa d'acciaio ferma.-va lvolasi impiecra. invece di un rite(rno 1·igiclo, percbè, quando a rego lai.o re chius~7 sia messa la leva."' cli comando della di_sLribuzione in posizione <•pposta a quel la. co rrisp?ndenLe al mov imento dell a macch ina ed i cilindri aspirino perciò ar 1_a dalla camera del fumo e gli stantuffi C(lccino tale aria in cald~ia, la valvola_pos~a scosta rsi e lasciaifa penetrai-e, altrimenti po t1ebhero scoppiare 1 LLlin di presa e di introduzione .
Apparecchi di osservazione e cli sìcw·e.zza. - Le caldaie delle l~comotive s?no semp1:e muni_te cli ap~arecchi indicatori deJJa press10ne e ~e! livello dell acqua m caldaia (m,anometro, tubo e riibi-
ST UDI
neai di li1)etlo), i quali servonQ di guida per regolare l'una e l'altro, in modo da garantire la sicurezza della caldaia contro i pericoli dell'eccesso di pressione e dello scoprimen to del cielo del focolare. Pel c:;so però che mancasse o la diligenza o la po!lsihilità dell'osservazione, vi sono apparecchi di sicurezza automatici (val-vole di sicwizzci, turacciolo fiisibile sul cielo del focolare) che hanno lo scopo di impedire il soverchio accrescimento della pressione e di colpi di fuoco al foco lare. Il misuratore della pressione, o nicinometro, più usato è quellodi Bourdon. È costituito da un tubo ricurvo (fig. 116) di sezione ellittica molto appiattita nel senso del raggio cli curvatura, la cui estremità A è fissa e può mettersi in comunicazione colla caldaia mediante apposito rubinetto, e quella B invece è libern, chiusa e collegata a snodo al braccio m,, che fa muovere l'indice n, imperniato in C. Gli aumenti di pressione ali' in· Fig. 16• terno del tubo tendono a distenderlo, ad aprirne la curvatura; la sua elasticità lo r iconduce verso la curvatura di costruzione appena la pressione diminuisce. L'indice segna sopra un arco graduato, a.mplifìcandoli, gli $postamenli che l'estremità. libera B risente per effetto delle variazioni cli pressione. Lo strumen to viene graduato confrontandolo con un manometro a mercurio,_o più usualmente con un altru manometro campione di a'ccurat.,1 cosl.rnzione. Un segno rosso sull'arco gradua to indica ordirmriamente il timbro della caldaia, cioè il numero cli aunosfere effettive consentite come massima pressione di lavoro . . Applicando allo strumento un altro inclice folle, che sia tr;:iscinato clall'inclice principale finchè questo cammina nel senso clegli aumenti, ma. che, trattenuto da opportuni denti di a~resto, non possa poi più retrocedere, si ottiene il m,anonietro a massimi, utile per dar modo a.I c.apo deposito cli controllare se il Jrntechinista )ut usata una. pressione superiore a quella massima regol~mentare;
FER'ROV IAHIO-x!ILITAl\l
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Il più semplice mezzo cli osservare il livello dell'acqua consiste in una serie di clue o tre riibinetli di prowi, fissati ad altezze diverse sulla ~a.rete posteriore del porta-focolare, in modo che aprendoli, :catu!·1sce l\Cqu~ o vapore, secondochè i! pelo d'acqua è superiol'e ocl rnfer10re a.cl essi. Il rubinetto più basso si colloca a cm. ,io al di sopra. del cielo del focolare, ossia all'altezza clel minimo livello legale, e il rubinetto più alto si colloca a. circa 115 cm. più in su . Dei rnbit~~u.i t~i prova però si suole far uso cli rado, perchè si può osse~·vare .pm dire_w~mente ,e più esattamen te il livello dtfl l'acqua mediante il tiibo di hvello . E questo un robusto tubo di vetro che mediante due rub inetti alle sue estremità, pone in comunicazion~ esterna la parte della caldaia. al disotlo del livello minimo d'acqua con quella al disopra del massimo livello normale. . · A~renclo ambedue i rubinetti, l'acqua, per la legge dei vasi comurncanti, si dispone nel tubo a.Ila stessa altezza che ha in caldaia epperciò si può rilevarne con esattezza il li vello. L' os.servazione peri sarebbe fallace se uno dei clue rubinetti si fosse otturato per l'inLromission'e di pasta. vischiosa o d'incrosta.zioni; eppert.anto al tubo cli vetro è inferiormente unilo un tubetto cli scarico che va a sboccare a:~ cl_isot.Lo della piattaforma. ove sta il macchiÌ1ista, e pel quale,quando s1 apra la comunicazione fra esso e il tubo di livello,sfoga con violenza acqua e vapore asporland,> dai fori di uscita. ogni materia ete.rogenea : dopo ciò l'osservazione _è pienamente attendibile. I due rubinetti clel tubo cli livello sono ora. generalmente collegati ~ra loro cla una sbal'ra., per modo che, col gifo di un solo manubrio, 11 macchinista può aprirli o chiuderli ambedue in una volta .
Il più importante degli apparecchi automatici di sicurezza è co · st~tuiLo dalle valvole di siciwezza (fig. 15, v). Esse sono semp~'e almeno due in ogni lòcomotiva, e consistono in coperchieLti aene" ralmente rotondi , premuti dall'esterno verso l'interno con un carico e.guale all:i spinta. che risentono dall'interno della caldaia., allorquando la pressione del vapore raggiunge il va.I ore massimo legale. Per tal modo appena la. pressione interna cresce oltre questo limite, le valvole si sollevailo ecl il vapore fogge dalla caldaia, fino a che la pressione non ritorni nel normale . La superficie delle valvole è ordinariamente di 7/S- 1100 cm. q. 1
2 1 .:.... ANNO XXIX , VOI. . 111
S'l'UDI
F'F:Rl\OV!AHIO-)H LITAFI
Una valvo la di 80 cm. q., ad esempio, quando la. . massima pressione effeLtin debba essere di ·1n atmosfere, cioè di circa rn kg. per cm . q. , dev'essere caricata este1formente da un peso di 80 X ,] O= 809 kg. Non essendo possibil e appldre direLtamente un tal carico, si ricorre al\'e;;pedienle della leva; e si impiegano le,•e a fulcro es terno, imperniando stab il menLe ad un'estremit i1 nnrL sbarra. in ferro, so llecitata all'a lt.rn estremiLà da lla. tensione di una molla o bilancili di tensione (h, lìg. 45) cui non si ri chiede che uno si'orzo di 50-75 kg. Presso al fo lcro un apposito pieduccio della sbarra preme la valvola con forza eguale a quella della bil ancia di tensione moltiplicata pel rapporto ra i due bea.cci di leva . - La mol l,t si racchiude in una custodia cilinòrica, ed all'atto della prova governativa della caldaia se ne determina la tensione co l serrare grada tamente il dado a vite dell'asta che la coll egc1 alla lev\ _trovata la Lensioneesalla di c3quilibrio, per impedire al macchin ista di aumentarla, si interpone fra la leva e la custodia della mù lla un cannello melall ico rinserrante l'asta, il quale rende impossibi le di avvicinare di più, serrando il dado, lacuslocli aall,1 leva. Per tnl modo il macchi nista può bensì allentare le valvole, ma non può ca ri carle ,11 di lit del limite legale, se non col sovnwporre dei pesi sul braccio di leva, o col limare la cannella, cose che un atteni.o controllo. deve imped ire ( 1). UrHt sbarra trasversale li mi La l'a\te1,zn. di so ll evamento della leva, in caso di guasti. TI fulc1·0 della levD, la sbarra d'arresto e le valvole si stabiliscono Latte ~opra una robusta lastra circolare in ghisa, che prende nome di secie clelle Mlvole, e che il più delle volle fa àa coperch io al duomo, ma. spesso viene collocata anche al disopra del cielo del porta-foco lare. Le valvole delle locomotive non danno sfogo, co,me sarebbe desiderabile a tullo il vapore che la caldaia produce in egual tempo. Esse i nfa Lli si sollevano sub iLo che la pressione sorpassi iIlimi te mas · si mo, ma appena alzate, risentono dalla parte del vapore una pres-
sione un po' minore di quella che vi è in caldaia, .e dal lato della. bi lancia di tensione un'intensità di carico maggiore per effetLo dello allunrram'ento della mol la. JJertanlo il sollevamento è sempre assai piccolo e il soffia r delle valvole non impedisce, se il fuoco è mant_en ~l?, che la pressione cresca, in minor grado è vero , ma con c_ontrnuit~. La sicurezza che esse dàuno non è a.dunque assoluta; ma il macchinista ha nelle valvole un avviso che non deve lasciarlo passivo. Appena le valvole soffiano. (il che avviene specialmente quando la macchina è ferma in attesa di partire) egl i deve .arreslare la combustione col chiudere le ribalte del cineratoio e col coprire il camino ; deve quindi in iettare in caldaia quanta maggior acqua vi può capire, il che, raffreddando la massa inter1Ht, f~ abba~sare 1,a _pressione; quando non possa più alimentare la caldaia, cluud~1~·a. 11 ru~ binetto del trop-plein degli iniel.lol'i e dando vapore agi rn ,etton stessi, lo farà andare nel tender a riscaldare l'acqua d'al imentazione; unalmente quando la temperatura delt:acqua del tender ha raaaiunto il limite al di là del quale gli' iniettori non funzionerebbe:-~ più, il macchinista allenterà le valvole e farà fugg ire nell'aria l'eccesso di vapore .
1
(L) Le di~posizioni concernenti il personale di macchina delle F. A. I. con tengo no: , È severamente vietato di accorciarn i ca nnelli apr11icati alle l.lilancie di tensione o cli • sca01biarlc rcciproc.amente. 11 faLto del\'alrnsivo sop racca1·ico delle valvole, è JJLUl ito , coll' immediat.o licenziamento e viene denunziato all'auto rità giLLdiziaria q\1,1 Iù att.en-
• tato alla pubblica sicurezza ~.
'
Il 1wrncciolo fiMibile consiste in Un tappo di rame ad anima di pio mbo, che si avvit,t nel cielo del focolare, lasciandone la p'.trte superiore sporgente al disopra di esso . Quando la parte super10re d~l piombo, che si fa più larga dell' inferiore, rimane scoperta, epperc~ò non è più ben raffreddata dall'acqua, il piombo ~onde, e un m,_scuglio d'ttcqua e vapore precipilando sulla gra ti cola., spegne ,l fuoco ed impedisce cosi l' abl.Jruciamento del ~1el_o. de~ _focolare . La fus ione del turaci:iolo del focolare è sempre 1nd1z10 d, 1mperdpnabile neo-Jic,enza da parte del macchinista, epperciò dà luogo alla sua degr;:la;ione, ed anche al Jicenziarntnto È pure stab il ito che sarà li~enziato ogni macchinista che in un modo qualnnq~e avrà impedito il \ibero ufucio del turacciolo fusi bile (F. A. I. Circolare N. 5, 11870).
Appcirécchi d' cilinientazione. - Mano a m~no che l'a~q~a della caldaia si consuma co nvertendosi in vapore bisogna sost1tu1rla con altra nuova, e in ciò comisle l'alimentazione della caldaia. L'acqua
3~0
sn;or
d'alimentazione è porLata al seguito delle locomotive in cani dt s?orta o Lenders, e sono soltanto le locomotive d'una categoria specrnle, le locomotfre-tenders, che la. pol'Lano esse "'5 tesse in casse posto ai fianchi o al disotto della caldaia. L'acq_ua_ è ~ondolla_ col mezzo di appositi tubi dal tender agli apparecchi dt al1mentaz1one, che devono introdurla in caldaia· i tubi ~lel tend~r si uniscono a Lai fine a quelli della macch ina, c~n tubi rntermed1 di accoppiamento in gomma elastica, opp ure con tubi in metallo snodati (con doppia giunzio11e a ginocchiera),affinchè non si rompano negli spostamenti e nei piegamenti che durante la corsa il tender fa rispello alla JocomotiYa. Fi~o ad un_a ventina di anni or sono per introdurre l'acqua in caldara non s1 usavano che pompe aspiranti e prementi, a stantulTo pieno.' anrnti una sola camera di aspirazione e di sp ingimento io cal~h1a. Le pompe erano sempre due por ogni locomoti va.; eran() assicurate al la parte anteriore del porta-focolaio al disotto alla caldaja, oppure al telaio deHa macchina, e gli stantuffi erano messi in molo da eccentrici fissati ad uno degli assi. Quando la macchina era in moto le p 1>mpe lavoravano sempre, e l' alimenlazione della caldaia era graduale e continua, purchè non si sospendesse l'imuiissione dell'acqua colla ch iusura dei rubinetti dei tubi di aspirazione. ~fa q~1an~o la locomotiva era ferma, le pompe non potevano funzionare; dllllodocbè per alimenta re la caldaia'nell' inlerno delle slaiioni bisognava_far correre su e giù per i hina1·i la macchina, oppure bisognava n corl'ere ad una terza pompa mossa direttamente dal vapore e denominata piccolo catJalto. L'alimentazione colle pompe aveva dunque il difello capitale cH non poter essere fn ua da fermi : oltre a ciò portava costantemente l'onere di un dispendio passivo di forza per la i·esisLenza del meccanismo delle pompe, e l'acqua, vE\nendo introdotta in caldaia alla lemperaLura che avenl nel Lender, cagionava quando era fredda dannose_con_lrnzioni n~ll e lamiere della caldaia stosrn. Si aveva però il ,,a.ntaggio d, potere al imentare anche con acqua molto calda , riscaldata con parte del vapore di scappamento, il clte è fonte di un rile~ant e risparmio di combustibile, ed erano infatli a tal uopo npplrcatr ali~ lo_comotive, special1rtente in t: cl'mania, ·degli :;peci ali apparecchi dr riscaldamento dell'acqua de! tender . .
FERROVIARIO· MII,ITAR r
321
Nel 11858 il meccanico france3e Giliard inventò l'ir.iettore a vapore, o pomva a getto di vapore come alcuni lo ch iam arono, piccolo congegno entro il quale un getto di vapore della calda.ia si mescola ad un~ quantità, d'acqua da ·I Oa 15 YOlte più grande, e la trascina nella caldaia stessa. da cui esso è uscito . L'inietto1:e Giffard si divulgò rapidamente sostituendo le pompe nell'alimentazione delle locomo tive; il suo poco volnme, il non avel'e pezzi in movimento, il nessun consumo di laro1·0 quando non agisce, e piu di lullo la. possibilità di funzionare egualmente bene quando la macchina è ferma e quando è in molo, sono i pregi ai quali l'iniellore dere il suo trionfo. Il modell o dato da Giffarcl ha. sensibilmente camb iato dal lato coslrllttivo, sebbene sia rimasta invariata la disposizione fondamentale del l'apparecchi o; aLLuahnenle sulle ferrovie italiane l'iniettore più diffuso è quello dell'ingegnere Friedmann rappresentato dallafig .1 7•.
Dal becco con ico A effiuisce il vapore, che incontra allo sbocco, un getto d'acqua arrivala dal condotto B e si condensa mescolandosi c:on essa. I l miscuglio, sboccando da un secondù becco, incontra. nu.ova acqua che finisce la condensazione se è necessario, e quindi, ~:omplelamente liquido, si gella in una camera centrale, nella quale una valvola che si apl'e dal di dentro all'infuori verso v, impedisce che la pressione possa divenire superiore a quella atmosferica. Il getto traversa con gra ndissima velocità la camera atmosferica, e va ad _imboccare il canale C di condoua in caldaia, dentro al quale, mano a · mano che la setione si allarga, l'acqua perde velocità. e acquista pressione in conseguenza dello spegnimento della forza viva; cosi essa raggiunge una pressione superiore a quella che vi è in caldaia, e penetra dentro a questa.
32'.2
STUDI
Si può comprendere la grande velocità del getto liquido uscente dalla camera cli condensazione, quando si pensa che il vapore vi sbocca, 'precipitandosi dal tubo A verso la camera atmosferica, con una velocità che vuria da 800 a 900 metri al 11" seco11dochè Iu pres sione ussoluta in caldaia var iR da 7 a 112 atmosfere, come appunto si verifica nelle locomotive. La grande velocità del gel.lo liquido, 40-50 m. al 1", produce poi, spegnendosi nel tubo di immissione, la grande pressione necessaria per entrare in ca lchtia. L'acqua può affluire nella carnera di condensazione o per battente nuturale, se (come avviene per gli iniettori Friedmann) l'iniettore è più basso del livello dell'acqua nel tender, o per aspirazione prodotta dal getto ili vapore, analogamente a quan to avviene nel camino riguardo ai gas caldi. La came1\a atmosferica è mun ita d'un rubinetto v, entro al quale trovasi la valvola aprentesi dall' interno all'esterno, e che si chiama rubinetto deUl'oppo -pfono, perchè serve a scaricare il vapore non condensato e l'acqua che non può imboccare il canale d'immissione in caldaja. Chiudendo il rubinetto del troppo-pieno, il tubo diven ta continuo fra la presa del vapore e l'entrata in caldaia, epperciò il vapore che effluisce dal becc,) A. non si dirige verso la camera atmosferica ove lu pressione divi ene sub ito alta, ma respinge invece l'acqua nel tender e va esso pure a scaricarvisi . Si è già accennato che a tal mezzo ricorr~ il macchinista, allorchè le valvole soffiano e vuole util izzare il vapore eccedente, per riscaldare l'acqua del tender. Oltre ai pregi ,{ia accennati , dai quali conseguono la sicurezza di alimentazione tanto in moto che da fermi, e la riduzione al minimo possib ile delle spese di impianto e di esercizio, gli iniettori hanno anche quello di mandare acqua calda in caldaia e di non dar luogo perciò a brusche contrazioni dell e lamiere. Da!Jato del consumo di combustibi le però, tale riscaldamento non produce nessun r isparmio, poichè si fa a spese del vapore della caldaia, epperciò il calore che l'acqua porta dentro è soltanto resti tuito e non aggiunto alla caldaia. Anzi è un sensibile inconveniente degli iniettori che finora sono stati costrui ti, quello di non permettere di riscaldare l'acqua del tender con par~e del vapore di scappamento, e di poter conseguire in tal modo·un considerevole risparmio di combustibile: infaLLi quando l'acqua del tender supera una 1
FERROVJAHlO -mLITAUI
323
cei la temperatura: compresa fra i 40° ecl i 60° centigrad i a s:concla del tipo degli inieLLori, questi cessano cli funzionare, perche il V,lpore non si condensapiù tutto a contatto clell'a_cqua . . L' utilizzazione cl' una parte del vapore cli scappamento per riscaldare l'ucqua di ali mentazione fin presso ai ·100° centi~rad!, (dal che consegue rispetto all'usarla alla lemperatu1.'a orcl1nar1_a di HS in media un risparmio di combusti bi le fra tl 1/4, ed il ,(7 p. °lo secondo la condotta. del fuoco) è stato uno ~egli scopi pii:~ persistentemente ricercati in ogn i tempo . U.,:: . ndos1 le pompe v1 erano apparecd1i speciali (Kirchwegger, r.ooch, _e~c_.) eh~ n s~a ldavano l'acqua del tender, ma l'introduzione degli 1111etton ha impedito che tale pratica potesse co1ninuare I tentati v_i però sono stati rinnovati in questi ultimi acmi in ispecial modo ill Tlal1a clalChiazzari con una pompa ingegnosis~ima, e dall'ingel'in,,eonere ò ' ,,nere Mazza con un iniettore a camera cli condensazione ma,otenuta, ~rtiucialmente alla. pressione cli circa due atmosfere, inv~ce di_ essere al la semplice pressione atmosferi.ca.. Però J'a.ppareech'.o Cl'.1azzar i, vera.inente utile, epperciò anche diffuso per le macchme .hss~, ha per le locomotive l'inconveniente di essere una pompa .e cli non potere quindi funzionare a mact:hina. fe rrn~; e l'ap~a1:ecch10 )[aua non ouiene, anche teoricamen te , che assai modesti risultali . Per ora si può dire che nella pratica ferroviaria il problema d'un utile impiego del vapore cli scappamento per riscalcl~re l'acqua cl'alimen tazione, è riguardato come non rirnluto convenientemente. Le locomotive sono provviste di due iniettori, uno per parte, onde evitare che l'alimentazione debba essern sospesa. n~I caso ehe uno si guastasse . 0
~
Allorché comparve l'invenzione Giffard, il signor Combe deJl:istituto di Francia ne diede la teoria, spiegando il paradossale fenomeno pr esso a poco in questo modo. - Il vapore efflui~ce da una caldaia in pr essione con velocitu straordinaria e !'~equa mvece non ne effluisce che con una velocità da :30 a 20 volte mmore. Dentro.all'iniettore una parte della velocità del vapore si comumca a!la quantità d'acqua di alimentazione, che lo condensa e colla quale 11. vapore · d esima · «e si r e2:olano le cose i:1 modo s1· nume comnlet"'menLe ,, « , . 01'a , ·" che il miscuglio liqu ido r is ultante mante nga una velocità superiore
STUDI
L'ERROVIAUIO-MI LITARI
a quella colla quale l'acqua della caldaia zampillerebbe all'esterno, e . manifesto, dice il Combe, che il miscuglio s tesso entrerà in caldaia. Per regolare la velocità del ·miscuglio poi, si deve por mente che nell'incontro del geùo di vapore coll'acqua si ';_erifica il caso d'urto di due masse che rimangono dopo interamente unite: le quantità di moto devono perciò essere uguali prima e dopo l'urto. Pr.ima dell'urto, indicando con V la velocità del vapore, trascurando per la sua piccolezza la velocità dell'acqua proveniente dal tender, e indicando con a il peso d'acqua che si unisce ad ogni chilogrammo di vapore, la quauLità di moto è: 1 a . V 2g V + 2 {J x O, ossia 2 g;
dopo !:urto. chiamando u la veloci tà del miscuglio, la qua.ntita di moto è:
(a+ 1) . .
. " 2 "g' . .u, '·
pertanto dovrà. essere: V
= (a +
1) u, eppe1'ciò :
a=
V
a+1 ·
Regolando le luci dell'apparecchio in m0do che la quantità a di acqua aspirata sia tale da r endere la velocit~ u supe,riore a quella con la quale l'acqua effluirebbe dalla caldaia, e ciò di tanto da compensare i disperdimenti di potenza lungo il percorso dentro al tubo di immissione, si avrà la certezza che l'apparecchio funzionerà. Così, per esempio, sapendo che da una caldaia alla pressione assoluta di 9 atmosfere il vapore effluisce con velocità di 860 m. al 1", mentre l'acqua sotto quella pressione effluirebbe con velocità. di 40 m. soltanto, si dovrà fare secondo la teoria suesposta. a
+
1
<
860 . ' d. '>1 r.: . cLOe 1 :. .o, ossia a < :.'>O ,5.
tamente arbitraria (1). È infatti arbitrario applicare il principio della conservazione delle quantità di moto ad un caso in cui avviene un cambiamento di stato, la liquefazione del.vapore, in uno dei corQi urtanti. È poi inesatto il dire che il miscuglio liquido entra in caldaia, perchè la sua velocità è superiore alla velocità con cui ne uscirebbe l'acqua. Anzitutto, mano a mano che il Lubo d'immissione si allarga, l'acqua perde velocita, pel principio della costanza di portata in ogni sezione, ed entra in caldaia quasi senza velocità; in s econdo luogo poi l'acqua ad alta temperatnrà di una caldaia a vapore sgorga con velocità motto più grande della velocità eo1·rispondente alla sola pressione, stantechè si converte in forza viva anche una parte della energia interna, dovuta al calore che possiede. Ciò apparisce chiaramente dallo specchietto seguente, in cui ho riunite, in corrispondenza delle diverse pressioni assolute in caldaia, i valori delle velocità di efflusso del vapore, i valori delle velocilà di efflusso della l).cr1ua a temperatura cor·-rispondenie alla pr•essione dedotti dalla formola fondamentale della termodinamica colla scorta delle tavole del vapore saturo· del S 1 Robert, nonché il valore della velocita di efflusso dell'acqua fredda pel solo effetto di una pressione uguale a quella esistente in caldaia. ·
Pressione assoluta, atmosfere
2
VelociLà d'efflusso del vapore, metri al 1" .
482
606
4 - .- .
681
5
6
7
8
- - --- - 734
775
807
835
- -- - - - - - - - Velocila d'efflusso dell' acqua a temgeratura corrispon ente alla pressione, m. al 1"
,
69,6
113,2 H5,t 171,1 J93,0 212,2 229, 1
- - - - - - - -- - -
~
Per tener conto del!~ resistenze dentro al tubo di _immissione, i pratici assumono per a dai 7 çLgli 8 decimi del valore massimo te.oreLico; nel caso spf?ciale ora esposto, il peso d'acql).a a s1:i:rebbe duncg1e da ritenersi di 1!~ a 16 chilogran:).lpi per ogni chi!ogram~na d.i vapore impiegato nell'iniettore. Ta le è la Lenriq dell'iniettore, press'a poco quale fu data. poco dopo la s ua in ve ,1zione e quale si ripete ancora oggi; ma essa ~ comple-
3
- -
Velocità d'efflusso dell'acqua fre(lda,m. al 1"
14,2
' 20,2
24,7
28,5
3i,8
34,8 37,6
(il La teoria scientifica dell'iniettore a vapore non e stata ancora esposta da alcuno . .lo procurerò prossimamente di riempire 11uesf;a lacuna, mostrando il legame esatto esistente fra temperatura e pressione in caldaia, temperatura dell'acqua del tender, temperatura e ·velocità del getto liquido, e quantità d'acqua assorbita per ogni chilogramma. di vapore.
3'.2.6
FERROVIA RIO-MILITARI
· STUDI /
Pressione assoluta, almosfere . ' Velocità d'efflusso del vapore, meLri al 1"
9
858
IO
11
12
13
14
- -- - - - - --, - 879
- - - -
897
-- -
913
-
15
--
928 9H 9"i3 - -- - -
--
Veloci là d'efl-lusso dell'acqua a temperatura corrispondenLe alla pressione, m. alt" 2-~4,2 ~58,0 270,4 282,7 29::l,8 304,6 314) -- - ·-- - - - Velocità d'ert1usso dell'acq ua freJda, m. al l" !f0,2 42,7 45,0 47,2 49,4 51,4 53,:'.\
--
--
Acqiui d'al·imentazione. - Incrostazioni . - L'acqtrn d'ali mentazione è causa d'ingenti spese nell'e~ercizio delle ferrovie , non per la qiiantità che se ne consuma (giacchè tutlo cornpuLato le spese per provvista d'acqua rimangono quasi dovunqu.e inferiori a lire 0,02 per chilometro treno), ma per l'onere dieci volte più. grande che gli effetti della sua qnalità cagionano nel mantenimenlo delle caldaie. Le spese pel mantenimento del materiale di trazione sulle linee ove l'acqua è cattiva sono_infatti grandissime; sono invece quasi nu_lle quando l'alimentazione si fa con acqua pnra, com'è quella dei laghi di Svezia e c1uella piovana. La cattiva quali là delle acqL1e proviene qualche volta da acidità, nel qual caso. corrode le lamiere; ma più frequentemente è dovuta alla quantità di sali terrosi, specialmente di solfato di calce e di bicarbonato di calce, che esse tengono in soluzione. Coll'aumentare della temperatura dell'acqua il solfato diventa sempre meno solubile, ed il bic:;.rbonato si scompone in acido carbonico ed in ca1·bonato cli calce che è quasi totalmente insolubile: il carbonato però essendo più leggi ero, nuota lungamente nell'acqua come teuuissima polvere bianca, il so!Tato invece si deposita prestamen te ed accelera, trascinandolo seco,anche la deposiiione del carbonato . Così formansi sopra la superficie di riscaldamento dei deposi ti solidi, i quali vi aderiscono con forza che cresce col tempo, àllo stesso modo che cresce il loro spe~sore . La consistenza che acquistano le incrostazioni delle acque contenen ti solfati (acque selen'itose) di viene
3'27
ben presto assai grande, e se si prolunga un po' troppo il peri odo di servizio le semplici lavature diventano impotenti a toglierle ed occorre lo scalpello sulle lamiere, e l'estrazione e successiva lavatura ·a mutuo sfregamento dei tubi bolli Lo ri. Le inc1·ostazioni del solo carbonato di cake sono meno pronte a formarsi e più facilmente esportabili colle semplici lavature L'interposizione fra l'acq11a ed il fnoco di corpi assai poco conduttori del calorico, quali sono le incrostazioni, fa rallentare la produzione del vapore. e fa per conseguenza aumentare il consumo di carbone talvolta in proporzioni straordinarie : d'altra parte il metallo ~ contati.o del fuoco, e non più bene raffreddato all'interno, si scalda eccessivamente, si ramollisce, perde resistenza e dura poco . Tralasciando di considerare il maggior consumo di combustibile cagionalo dalle incrostazioni, l'impiego cli acque caLt~1'e apporta i segnenLi principali oneri: 11~ Una assai gravosa mant1tenzione dei tubi boll itori, che devono spesso essere tolti e pulì ti per ' reciproco sfregamento in apposito frullone; devono troncarsi le loro esLremità deformale per l'esLrazione e sostituirle con nuovi pezzi saldati a fuoco; 2° Una gravosa manutenzione del focolare e delle lamiere per r estrazione del tartaro; ' 3° Una minore utilizzazione del materiale di trazione in causa delle giacenze a r.ui lo obbligano le più numerose lavature e le più lunghe e frequenti riparazioni; . .il,0 Una minor durata dell e caldaie e sopratutto dei focolar i. A questo proposito basti ossenaee, che i foco lari delle loco motive del deposito di Genova, alimentate ._;on acqne contenenti :.rna mediocre quantità di carbonato di calce, durano da 8 a 4 O anni; mentre quelli delle locomotive del deposito di Bologna , alimentate con acque ricche di solfato di calce, solio òistrutti dopo 4 o ;5 anni soltanto di lavoro normale. Per evitare i dannosi e!Tetti delle cattive acque di alimentazione si sono tentai.i vari modi di purificazione, o di neutralizzazione dei depositi. La purifìcazione preliminare delle acque con reagenti chi. miei innocui alle caldaie è il meno più efficace, ma è assai costosa e non presenta qualche convenienza economica che quando il consumo d'acqua è grandissimo; ed in tal caso conviene quasi sempre
328
STUDI
più una condolla d'acqua .buona, anche da distanze molto grandi. La neutralizzazione dei depositi è slala lenlata coll'introduzione hl caldaia di diverse sostanze che si interpongono meccanicamente nei d.epositi stessi togliendo loro consistenza (talco , poi ve~ di carbone, segatura di legno. argill a, palate), o che reagiscono sui sali del· l'acqua formando dei depositi meno compaui (tannino , carbonato di soda , clorur;o di bario, ecc.). Ma i risu ltati ottenuti sono sempre stati mollo scarsi ed incerti . Alcune acque hanno l'inconven ien.le di rendere presto fangosa la, massa liquida in caldaia, la qual cosa contraria la vaporizzazione, fa sputa1·e la macchina per la molta acqtrn che è trascinata meccanicamente nei cilindri e logora gli specchi dei cassetti di distribuzione e l'interno dei cilindri per l1J sfregamento con intromissione cli particelle dure. L'inconven:enle di dare pastosità alla massa liquida lo hanno pure le materie grasse, se sono introdotte in caldaia con acque contenenti carbonato di calce. Si fo rma in tal caso una specie di sapone insolubile, che rimane lungamente in sospensione e si concentra poi sulle pareti della caldaia allo stato vischioso , _contrariando il sollevamento ·delle bolle di vapore ed isolando in tal modo, alla. stessa guisa delle incrostazioni, la superficie metallica dall'acqua che deve raffreddarla. Quest'inconveniente è specialmente sensibile durante le fermate, p0ichè manca al lo sviluppo del vapore l'aiuto dell'agitazione dell'acqua. La presenza nel vapore di scappamento dell'ol io che ha servito all'ungimenlo dei cilindri è, appunto per ciò che è stato ora dello. uno dei motivi che si oppongono all'impiego di tal vapore per ris('.a!dare l'acqua di alimentazione. I depositi incrostan ti si accumulano in ispeci àl modo sul focolare, in causa della grande auivilà di vaporizzazione che esso_ produce; e nelle vicinanze delle bocche d'immissione in caldaia dell'acqua di alimentazione, perchè ivi l'acqua. portata rapidamente ad alta temperatura, lascia precipitare molla parle dei sali che divengono subitamente insolubili. Ai depositi di qu;lunque genere si procura di non lasciar pren· dere troppa consistenza, mediante lavature della caldaia, a periodi tanto più ravvicinali, quanto più abbondanti sono le m'ateri-e incro-
l'EI\HOVJAHJO -MILJTARI
329
stanti contenute nelle acque che si adoperano. Per vuotare e riempire la caldaia vi sono al basso dei due fianchi del porlafocolare rubi"ll,etti (fi vnotamento o cli ,lcwatiirn, ad un'appendice dei qnali può avv itarsi la testa dei tubi di gomma o di tela forte, che co muni cano con una pompa, o colla condotta fon:ata del rifornitore, innestandosi ai rubinet.li della condotta stessa, appos itamente co llocati nei fianchi delle fosse di sp urgo dellé rimesse locomotive. Vi sono ino!Lre ·nella caldaja d·jver:3e altre ape1ture o portelle, che trovansi nei punti più bassi del focolaio, nel cielo del portafocolaio, nella piastra tubulare anteriore al disopra e al disollo dei tubi bo llitori, le quali sono chiuse con tappi a vite o con coperch ietLi autoclavi , e servono per iniettare all'interno con gelto forzato l'acqua cli lavatura, per introdurre i l raschiatoio o raffio destinato a distaccare le incrostazioni e per esporLare queste ultime. Le più grandi di queste portelle di lavatura Lrovansi sul cielo del portafocolaio ·e sul fondo del corpo cilindrico {i, fig. ,15); al disopra. di questo, e generalmente ove è il duomo di pr:esa del vapore, trovasi poi l'a pertura più grande, il passo d'iiomo., dal quale un nomo di piccola statura può pe1'.etrare in caldaia per megl io ripulire ogni parte . La lavatura, della caldaia deve farsi a freddo dopo ogni turno di servizio e non si deve cessare dal raccogli ere ed estrarre coi raffi introdotli da lutti gli orifizi le incrostazioni·, nè dallo immettere acqua, fino a che questa .non esca completamente limpida .
Proclu:.r:one di vapore. - Per la sua importanza e per la diffusione che ha fra gli ingegneri ferroviari, riassumerò brevemenLe la teoria esposta dal dottor O. Grove nel Manuale .ferroviario del v. \Valdegg intorno alla produzione del vapor<~. I combustibili che si bruciano nelle caldaie di locomotive si com pongono di idrogeno (H), di carbonio (C), di ossigeno (0) e di materie terrose che producono le ceneri. Nella combustione l'idrogeno si combina coll'ossigeno dell'aria per formare l'acqua e si sa dall'csperienz_a che 1 kg. di idrogeno bruciando sviluppa 3I500 calorie. Il carbonio si cornb.ina coll'ossigeno per formare: nella combustione perfetla, l'acido carbonico con uno sviluppo di 7500 calorie
330
per kg., e nella combustione imperfetta, l'ossido di carbonio collo sviluppo di sole 2100 calorie per chilograrnma. L'ossigeno che si trova nei combustibili è g ià combinato coll'ottava parte del suo 1~eso di idrogeno sotto forma di ~equa, e quindi rappresenta soltanto una corrispondente perdita di idrogeno. · Se il combustibile contiene acqua igroscopica (Aq), questa durante la combustione si converte in vapore, assorbendo circa MO calorie per ogni chilogrammo.. Pertanto il numero di calorie fornite nélla cornbustione perfetta da un kg . di combustibile, a seconda della sua composizione è dato dall'espressione
34::io ( H -
~) +7500
Pe
= 3Ii,f>OO (0,054 640 X 0,03
Conoscendo che
+
0,009) 7533 calorie.
=
La potenza calorifica del coke è di 63!~:3 calorie. Nei fornelli delle caldaie la combustione non è perfetta, una parte del calore va perduta per irradia.zinne esterna della graticola, molte particelle di carbone sono trascinate incombuste nella camera del fumo; la combustione del litanlrace, specialmen te nei primi momenti che è sulla g raticola è molto imperfetta e spesso devesi bagnare con acqua, tanto piu quanto più è minuto, affinchè non 'cada troppo nel cineratoio e non sia esportalo nel fumaiuolo. Pel' c1ue:;,.ti motivi il rendimento della combustione non può generalmenle essere che: 0,75 pel litanlrace, E'0,90 pel coke,
, t
epperciò in pratica la potenza calorifica utilizzala si riduce a
t kg. d'aria . . . .
calot'ie 5600 pe l lilanlt'ace, "ù1 00 pe1 CO l<e.
1
= kg. 0,89 O +
è facile ricavare che per fornire ad un chilogramma cli idrogeno
l'ossigeno necessario a convertirsi in acqua sono necessari 35,2 kg. d'aria, e che per fornire al carbonio 1'0ssigeno necessario a convertirsi in acido carbonico sono necessari kg. ·J 1,7 di aria. Per la combustione di un chilogramma cli combustibile occorrono perciò, s econdo la sua composizione, kg. d'aria A1·
= 35,2
(H - ~)
+
H,7 e,
e quindi: kg. '.L0,9 per og ni kg-. rli carbon fossi le, " » di coke.
kg. 9,9
Però non lutti gli gli atomi di os~igcno vengono a contatlo con un atomo di carbonio per combinarsi col medesimo; bisogna quindi somministrare una quantità d'aria più grande di quella teorica ora accennata, r egolandola col variare in r elazione alla quantità di combustibile da bruciare all'ora la vcloéilà colla quaÌe l'aria passa altraverso alla superficie libèra della griglia (l). Nelle ca!-, daie fìsse, affine di diminuire la temperatura dei gas prodotti dalla combustione nell'inleresse della conservazione del focolare, si somministra una quantità d'aria doppia della teorica: nelle locomotive stante la grande produzione di vapore che si richiede alla superfiç:ie r iscaldata, bisogua acceltare una lemperalura più alta nel for- , (·l) Per !Jl'llciare in un ora C kg. di combus t.illilo occorrono kg. Ar XC di aria. ossia ArC
I
A,C
m. c. :il 'ora, cl' per conseguenza ~X 3600 m. c. :il -!''. 3 SA mG è la superficie lihorn della graticola e v la velocir.:.1, coll:i. qu:.i le foria la attraversa, mG X v è il volume d'ari;t che passa-a\ ·l", perciò de1'e essere: :l,
V = 1n (' v , opper tan t·o: '\ ,. = "'680. 1n (' e· locomotiva mG e costante, <1uindi la quantità d'aria per kg. di
C i.3A,. X 3600
Per una data
bone c\ipencle dal ra]ll)Orto
E, p e=
= kg. O,ì8 O+ 0,27 H 0,J 1 I-I . . . = kg. 0,23 O + 0,77 azoto.
1 kg. d'acido carbonico J kg. d'acqua .
e - 640 Aq.
Il buon litantrace, o, come si ch iama comunemente con nome più generale, il baon carbon fossile, conLiene in media sopra mille parti: 800 di carbo'nio, 51 cli idrogeno, 7'1 di ossigeno, 30 cli acqua igeoscopica; e 4.5 di ceneri; perciò la potenza calorijlca di un kg. d i litantrace è
+ 7500 X 0,80 -
33,1
FE!UlOV I AR!O - MI UTARI
STUDI
T
T
car-
f, e siccome vogliamo che tale cruantita d'aria sia costante,
cosi crescendo il carbono cousurnato all'orn, deve crescere nella stossa prnporziouc la. velocità cli entrata c\ell'ari:.t e quindi il t.irant.o che kt produce.
333
STUDI
FERROVIARIO·:MlLITARI
nel!o, la quale come vedremo, è più vantaggiosa pel buon impiego · del combustibile; si dà perciò circa 3/s s oltanto d'ada in più della quantità teorica. Pel litantrace si ha aclunque:
peratura dei gas nella carnera del fumo, il calore perduto è dato da s Q T 2 e quello comunicato per contatto alla superficie di :riscaldamento è perciò :
Aria occorrente per ogni kg. di combustibile: Ar = .15 kg. · Peso dei gas caldi prodotti da C kg. di combustibile
Il rendimanto della superficie riscaldata, ossia il rapporto fra il calore utilizzato e il calore totale disponibile, si può dunque esprimere come segue:
332
Q
=
('1
+ ·J5)C = 16C.
'1
Questi elementi ci permettono ora di determinare la temperatura T, dei g.as della combustione sulla graticola, ed il rendimentodella superficie riscaldata, cioè il rapporto della quantità cli calore ch'essa ra penetrare in caldaia al calore totale che è sviluppato nel focolare. · Del calore prodotto, una parte si comunica alla superficie di riscaldamento, non per contatto dei gas caldi, ma per irradiazione diretta della brace, e questa è una parte assai notevole, che si puQ apprezzare a circa 115 ('1). Gli altri "'/5 del calore pro9otto dal combustibile servono ad aumentare la temperatura dei gas. - Ritenendo · che il calore speéitlco di questi sia eguale a quello dell'aria, ossia s 0,24, e che la temperatura dell'aria esterna sia di 0°, potremo esprimere la quantità cli calorico assorbito dai Q kg. cli gas per raggiungere la temperatura T , colle due espressioni eguali:
=
= 4 E, Pc C . . . . (a) ossia pel litantrace e per C = i kg. s X Q X T,
.
.
r.:
,)
0,24 X 16 X 'f,
Pel coke si ~coverebbe T,
4 = 5 , 5600;
T,
=
sQ {T, -1\).
1150°,
= -!300°.
ed eliminando sQ coll'eguaglianza a) si ottie'1e:
!-+i5 . T, ,T, - 1't
fa = o
{i) Questa quant.ità di calore è certamente proporzionale a lhi superficie de.I la grati· cola, ciò non perta nto nei calcoli del Grovp, la proporziono·ctel calò're irradiato è su p· posta cost.,ultc, il che è una causa di inesattezza. •
b . . . . . ()
la quale dimostra che, come è già stato detto, un'alta temperatura T, sulla graticola è favorevole al rendimento. La temperatura T 2 dipende dalla legge di trasmissione del calore atlravero alle lamiere del fornello ed ai tubi bollitori, e dalla conducibilità e grossezza ili essi. Si sa che il calore trasmesso attraverso ad una parete sottile é proporzionale alla d([ferenza di temperatura nelle due faccie; si possono d'altra parte riunire in un solo coeffieiente pratico le influenze delle condizioni di conducibilità per natura del metallo, per la spessezza delle lamiere, pel grado delle incrostazioni, ecc., esprimendo con k la quantità cli calore, che per ogni grado cli differenza di temperatura, passa in caldaia attraverso ad 1 m. q. di superficie riscaldata. Indicando l'uguaglianza del calore penetrato in caldaja allraverso ad un elernenio infinitesimo della superficie riscaldata, con quello rappresentato dalla diminuzione di temperalura subita per tal fatto dai gas, ed integrando l'espressione che coifì si ottiene, si ricava: kS _
li calore dei gas è ceduto in gran parte alla superficie di riscaJ-, damento, e quello che essi conservano quando sboccano nella camera del fumo è perduto per la caldaia. Indicando con T, la tem-
+
E,, = 5 · E, Pc C sQ (T , - T2) E, Pc C
8
Q -
.
T, - t
log. nat. T,. _ t .
. . (e)
nella quale S è la superficie riscaldata totale e i la temperatura dell'acqua in caldaia. Per le pressioni comunemente usate nelle locomotive, la temperatura t non si scosta molto da 180', e l'esperienza insegna che per medie condizioni di mantenimento delle caldaie, si può assumere le= 30. 22 -
ANNO XXI~, VOL. )Il
33,\,
S'rUDI
30 S
0,24 X 16 C
che con un tirante assai forte, epperciò dannoso. La densità del litantrace, doppia o quasi di quella det coke, compensa della meta altezza dello strato, ed il consumo in peso risulta lo stesso tanto p~r un combus Ubile che per l'altro. Ma siccome, ad uguaglianza cli calore necessario, bisogna bruciare un più gran peso. cli litantrace che di coke, e d'altra parte conviene piuttosto eccedere in sottigliezza di spessore che in eccesso, perchè nel primo caso si è certi di utilizzare bene la ./la.mm.a e si ha una grande irradiazione e nel secondo vi è invece pericolo che una parte dei carburi d'idrogeno siano distillati e non bruciali, cosi le graticole per carbon fossile si fanno più ampie di quelle pel coke, nella proporzione di i/3 in più, e perfino del doppio. In pratica a.dunque la superficie della graticola ha una considerevole influenza sulla buona utilizzazione dei combustibili, e per tenerne conto, indicandola con G, conviene nell'espressione del rendimento derivato da quelle b) cl), al rapporto
mo
log. nat. T, - ·180•
.,,
dalla quale si ricavi:\: T,
= '180 + 970 X e -
-125
T6
S
·e
. . . (d)
Quest'espressione unita alla formula b) da il rendimento E, in funzione del rapporto
~
della superficie totale di risc.aldamento al peso
di combustibile bmciato in un'ora. È facile veder~ che quanto più é grande il rapporto
~
più piccola risulta la temperatura 1\ nel,la
camera del fumo, e perciò più grande il rendimento E,. Ciò si spiega pure direLLam~nte riflettendo che a parità di cornbustibile bruciato, ossia di gas caldi prodolt.i, quanto più estesa sarà la superficie che i gas devono lambire e tanto più gr·ancle sarà il calore che le cederanno; e viceversa a parità di superficie riscaldata, più piccola sarà la quantità di gas che la lambiscono e più es::-i potranno essere spogliati del loro calore. La superficie della graticola non .figura nell'espressione del rendimento. lnfaUi teoricamente è indifferente che un'eguale quantità di combustibile sia abbruciato sopra una griglia piccola in uno strato alto, o sopra una griglia estesa in uno strato basso; parche la com.bastione proceda regolarm~nte, la quantità di calore svolto é costante nei due casi. Nella pratica pero la condizione della regolare combusUone non si realizza che quando lo . strato cli combustibile disteso sulla graticola può essere attraversato clall' aria con facilità in ogni punto, e questo fatto avviene con limiti diversi di à.ltezza a seconda della qua.lita di combustibile. Cosi p. es: il coke brucia assai bene in is trati di 40-60 cent. di altezza, il carbone ,fossile invece, che ha una densità maggiore, che è grasso e quasi sempre in piccoli pezzi, deve essere disposto in strati ·più sottili, 20-30 cent. ed anche meno se é assai frantumato (t), altrimenti non rimangono s ufficienti vani nella :~assa e l'aria non può attraversarlo
e'
S
. . l en t e G S : (f' C sosLituire que Il o equrva
Il primo termine di questo rapporto rappresenta l'influenza che hanno sul rendimento gli elementi costruttivi, il secondo l'influenza inversa dell'attività del /uòco, la quale si misura appunto colla
.'
quantità
~
di combustibile bruciato all'ora sopra ogni metro qua-
drato di griglia. Pe.r accrescere l'attivita del fuoco non vi è che un modo : aumentare la quantità d'aria chiamai.a attraverso alla griglia, e aliment.are di carbone con più frer,iuenza il focolare. La quantità dei gas caldi aumenta in proporzione al co)1sumo di combustibilé, e nella stessa ragione aumenlca la velocità . colia quale essi · passano a contatto della superficie riscaldata; è quincli naturale che il loro spogliamento di calore, il quale determina il rendimento della caldaia, sia tanto più piccolo quanto più è grande l'a.ttivita del fuoco. Lo specchietto seguente dà per diversi valori di
-
(I) « L'altezza più favorevole all'a.ttivita del ruoco, tenendo conto della. natura. dei • comlrnsUbili che saranno forn iti alle locomotive, è cli :12-'13 cm.; non hisognerà ma.i lasciarla. oltrepassa.re iS-20 cm. • . (F. A. I. - Circolare r;• i:HS72 sull'uso del litantrace minuto). '
335
l<'El\l\OYIAIUO -mLI'J'ARl
Sostituendo questi valoi:i, l'espressione e) diviene, se s i brucia litantrace:
i
e di
valore ì·.isullante del renclirnento E, hl'ucianclo litantrace.
~ ' il
:337
FERROVIAl\IO-MILITARI
STUDI
i'l 0e <E è··
o
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~· Bc.·i: tooobO ::,:l',a
-
40
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Rappor to
I
J
fra superficie scalda; a e superficie di griglia
:.o
60
I I
,o
1-::-,
90
I
:100
I I HO
-00
200
0,73
0,78
0,81
0,83
0,84
0,85
0,86
0,87
0,87
250
0,68
0,73
0,80
0,82
0,83
0,84
0,85
0,87
300
0,64
0,69
0,77 0,73
0,76
0,79
0,81
0,84
350
0,60
0,65
0,69
o,n
0,76
0,78
0,83 0,80
400
0,57
0,62
0,66
0,70
0,73
0,76
0,78
0,54
0,59
0,64
0,67
0,70
0,73
0,76
0,80 0,77
0,87
159 500
0,51
0,57
0,61
0,65
0,68
0,71
0,73
0,75
0,87
600 700
0,4&
0,52
0,57
0,60
0,64
0,67
0,69
0,71
0,87
0,49
0,53
0,56
0,60
0,63
0,65
0,68
0,87
0,44
0,87 0,82 · 0,87 0,87
Questo specchietto rende ancor più manifesto come il rendimento della superficie riscaldata dit;ninuiscà col crescere· dell'attività del fuoco, e come, a parHà di energia di fuoco, cresca il rendimento col crescere dell'esLensione della superficie riscaldata; per6 mostra anche che gli aumenti sono sempre meno importanti quanto più grande è già la superficie stessa. - Ciò concorda qolle esperienze cli vaporizzazione nelle succ:essiv<~ zone della superficie tubolare f'atLe sulle ferrovie del nord della Francia e citate dal Coucbe (III, pag. 34- 35); dalle quali è risultato che la parle dei tubi in prossimità della carnera del f'unw in una caldaia di lunghezza normale non ha che una ben piccola influenza sulla vaporazione, ossia sul rencljmento. Le stesse esperienze servono a dimostrare l'influenza dell'energia del fuoco. Furono infatti chiusi metà dei tubi bollitori r iducendo la superficie riscaldata da rn. q. 73,8 a m. q. 39,6, dal che doveva risultare una considerevole (lirninuzione di rendimento; ma siccome nel tempo istesso si ridusse il consumo del combustibile da kg. 370 all'ora a kg. 303 soltanto, così il rendimento non diminuì che del li p. °f.. Un fatto cornpens6 adunque in gran parte l'altro; come appunto lo specchietto surriferito mostra che deve accadere.
Avuto riguardo che il peso delle locomotive cresce considerevolmente col crescere della superficie ri,scaldata, men.tre la- potenza <li evaporazione non a umenta invece che di poco, nella pratica si limita tanto più il rendimento, quanto meno si può utilizzare per l'aderenza un grande peso delle locomative. . Bruciando il litantrace si assume generalmente E1 pari a 60-70 p. 0 /. nelle locomotive viaggiatori, e pari a 70-80 p. '/, nelle locomotive merci e da montagna. Il prodotto E, E, dei coefficienti di rendimento della ~ombustione (pel litantrace E,= 0,75) e della superficie r iscaldata, dà il 1'endimento della caldaia, il quale nella pratica non sale mai al disopra di 0,60 ,e spesso scende a 0,45 e a 0,40. Possiamo ora conoscere, in base al carbone bruciato C ed alla sua potenza calorifica P c, quale sia la quantità totale di calore .che entra in caldaia; indicandola con vV, si ha evidentemente: W
= E, X E
2
X P e X C . . . (e).
Per r idurre in vapore avente la temperatura t un kg. d'acqua in.trodoLla in calda ia a.Ila temperalui.·a io, occorrono approssimativa.mente calorìe 606,5 + 0,305 t - tò. . Per pressio ni fra 8 e 12 atmosfere, quali sono quelle ordinarie <lelle locomotive, possiamo r itenere occorrar10 calorie 660 - to, assumendo la temperatura media in caldaie di.180~. - Quando l'acqua di alimentazione.non viene preventivamente riscaldata si può r itenere io 20°; e se si ammette poi che assieme ad ogni chilogramma di vapore sia trascinata 0,2 kg. di acqua, cioè se si assume per coeJ[i-ciente di spruzzo 0,2, si ha che ogni chilogramma di vapore rappresenta un consumo di
=
660 - 20 + (180~- 20) 0,2
= 672 calorie .
P·er un lavoro rappresentato dal consumo di Va kg. di vaj)Ore all'ora occorre pertanto trasmettere alla caldaia 672 V a calorie: di qui e dalla formula e, si deduce l'espressione del vapore prodotto all'ora dalla caldaia Va -
w - E,
672 -
E, p e X e
lH2
. ... (()
Conosciuta la quantità totale V a si può ricavare la quantità
Vea
338
STUDI
di vapore prodotto all'ora per kg. di combustibile (formola .f> e la quantita Vsa per m. q. cli superficie riscaldata (formole f e e). Il seguente quadro dimostra per i principali gradi di r endimento, e sempre per· un fuoco alimentato da litantrace producente nel focolare la temperatura T, 1'150°, qual sia la temperatura dei gas nella camera del fumo (formola b), e quali siano le quantita orarie dì vapore per clnlograrnma di combustibile e per m. q. cli superficie riscaldata.
=
FEHl\OVIAlllO-MlLITARI
339
I prodotti unitari cli vapore indicati nel quadro più sopra riportato, suppongono che l'acqua di alimentazione sia alla temperatura dì 20•. Ma tutti essi aumentano se l'acqua viene iniettata in caldaia ad una temperatura superiore, acquistata p. e: a spese del vapore di scappamento (·!). Così se la temperatura dell'acqua fo$se .di 100°, il calore necessario alla produzione di un chilog rammo dì vapore sarebbe: 660 - 100
+ ('180 -
'100) x 0,2
= 576 calorie
invece delle 672 calorie trovate prima.
Rendimento della super·ficìe riscalclat.a, E, .
=
0,7) 0,75 0,80 0,85
Temperatura dei gas nella I camera del fumo, T, 719° 64-7° 575°1 003° 431° 359° 287° 2·15° Vapore prodotto per kg. dì combustibile, V a:C 4,11 4,58 5,oo! 5,41 5,83 6,25 6,67 · 1,08 Vapore prodotto per in. q. di superficie riscaldata, .. . . . Va: S 5',6 18,9 '2,9 !37,9 33,2 28,5 23,3 116,4
=
= =
\
Come sì vede ogni chìlogramma di combustibile produce tanto più vapore quanto più alto è il rendimento: per contro la quantità di vapore per m. q. di superficie riscaldata, epperciò anche la quantità totale di vapore, è tanto · più g rande quanto più piccolo è il rendimento stesso. In una data macchina, essendo costante l'elemento ~' il r endimento non può variai'e che in funzione dell' attività del fuoco, la quale può essere aumentata o diminuita entro limiti 'molto larghi a volontà del macchinista. Se questi caricando frequentemente il focolare ed accrescendo il tirante d'aria, aumenta l'energia del fuoco, la macchina produce più vapore e diviene capace di un maggior lavoro; ma cresce il costo di ogni chilogramma di vapore. Nell'esercizio ordinario delle ferrovie importa che il costo del vapore sia basso, epperciò il lavoro ordinario delle locomotive viene stabilito in base ad una. moderata attività di fuoco (300-3::)0 kg. di carbone all'ora per m. q. di griglia nelle ordinarie locomotive merci); ma vi sono invece circostanze nelle quali più che al co.sto devesi badare alla capacita di lavoro, ed in quelle si potrà pretendere daIJe locom9tive molto di più che nelle ordinarie circostanze, colla sola condizioiie di indennfzzare i macchinisti del maggior dispendio che loro s'impone.
In tal caso la quantità di vapore totale V<J., a parità cl i rend imento E. e di combustibile bruciato C, crescerebbe come 576': 672 (formola-e), ossia di oltre 'l/ 6; e della stessa quantità crescerebbero tanto la produzione per chilogramma dì combustibile, che quella per m . q. di superficie riscaldata. - Se però un prodotto totale all'ora più grande non occorresse, si potrebbe diminuire l'attivila del fuoco ed ottenere per chilograrnma di carbone bruciato, non solo l'aumento dì '·1/6 ora accennato, ma benanche quell'altro che proverrebbe dall'aumento di rendimento per la dimi11uita attività del fuoco . Queste considerazioni dimostrano quanto sar ebbe grande la convenienza dì riscaklare l'acqua di alimentazione con vapore di scappamento, se si potessero eliminare gli inconvenienti inerenti a tal riscaldamento, sopratutto quello della sospensione del funzionamento degli iniettori. . Conoscendo il vapore prodotto. per ogni chilogramma cli combustibile,· sì deduce l'acqua consumata coll'aumentaTe il peso del vapore in ragione del cofnciente di spruzzo 0,2. In tal modo si rileva p. e: che alla produzione di 5 kg. cli vapore corrisponde il consumo dì 6 chilogrammi d'acqua per chilograrnma di carbone; alla produzione cli 6,6ì corrisponde .il consumo di 8 kg. d'acqua ecc. Il consumo di acqi.ta relatioamente a quello .d ,; carbone cresce quancli:> essa viene preventivamente riscaldata, non bastando la piccola restituzione di peso che si fa con rimpiegare una parte del
(·l) Anche l'iniettore introduée in caldaia l'acc1na spesso a temperatura molto superiore a i 20°· ma essa è riscaldata a spese del vapore disponi bilo in caltJaia ed i I suo calore non'è quindi che una restituzione e non un'aggiunta alla caldaia.
,/
3ft.0
STUDI
vapore di scappamento, a bilanciare il risparmio di combustibile che a tale rimpiego è dovuto. Per valutare la produzione oraria totale di vapore delle caldaie di locomotiva, piuttostochè controllare i dati assunti dal Grove e rifare i calcoli quando sianvi circostanze diverse da quelle da lui supposte, alcuni ingegneri preferiscono fare un'esperienza diretta sulla 1'iroduzione di vapore di un dato tipo e da quella dedurre una regola empirica di produzione. È così che sulle F. A. I. si stanno calcolando le nuove Tabelle di carico delle locomotive in base ad una produzione di vapore, che è una media fra quella che si ottiene dai calcoli d::;l Grove, e quella che risulta dal computare la supe,:ficie riscaldata diretta per 5 volte il suo valore vero, sommarla colla superficie indi1·etta ed assegnare alla supe1:fleie riclotta una produzione di vapore per'iri. q'. variabile f'ra 19 e 26 kg. secondo i tipi di locomotive. - g cosi pure che la produzione di vapore pel calcolo aelle tabelle cli carico sulle . ferrovie romane, è stata calcolata in base alla formula mostruosamente empirica: Va= 2300 G + ·J4 S. Nel quadro segueDte ho riuniti, estraendoli dalle tavole annesse alla classica. opera del San Roberto sulla termo-dinamica, o cal·colandoli coll'aiuto di tali tavole, i valori che più possono interessare riguardo al vapore d'acqua. In corrispondenza alla pressione assoluta in atmosfere sono indicati: ·1° Il valore della pressione espressa in chilogrammi per metro quadrato di superlìcie; 2° La temperatura centigrada i esisten~e in caldaia; 3• Il numero delle calorie, assorbite da 1 kg. di acqua nel passare da o• a t, restando sottoposto alta pressione che possiede il vapore saturo ad ogni, temperatura (1). Questo calorico corri(i) Questo calorico è superiore a quello che assorlie l\tcqua per passare da 00 a. t0 restando sottoposta ,t pressione costante, precisa.mente della. qu;rntità di calorico che e necessa rio comunicarle per farle vincere l'aumento dell:i. pressione. Cosi si spiega. come a 1.00° il calorico totale assorbito si;t di calo rie 100,5 invece di WO: sono infatti :100 le calorie che assorbe l'acqua. nel passare da o• :i. t00° sotto /.a vression.c a./.mosfe' 1·ica, ma a O" il vapore saturo è a.Ila pressione (teorica) di 62,5 kg. per m. q.; e per portare l'acqua da questa pressione a cruella di l.0333 kg. per m. q., prima di riscald,trla, occorre com11nicarle 0,5 c:i.Iorie, le quali si aggiungono ape :100 che assorbe dipoi nel raggiungere i mo• sotto quest'ult.ima pressione. ·
FEHROVIARIO-MILITARI
34,1
s onde alla somma dei prodotti degli aumenti 6 t di t~mperatur~ p!r il calore specifico e deW acqua, il cui valore varia da 1,0i.3 a 100°, fino a 1,044- a 200°; 4° Il numero ,. di calorie assorbite da un 1 kg. d'acqua avente la temperatura t nel passare dallo st.ato liquido allo stato di vapore mantenendo la stessa temperatura; 5° 11 calorico totale posseduto da t kg. di vapore, che è. la somma dei due elementi precedenti. Si noti che questi eleri:ienti variano in senso inverso uno dall'altro col variare della press10ne, in modo da rendere la loro somma quasi costante; . . 6° Il volume specifico s del vapore, ossia il volume ll1 metri 1 dà ·1 · cubi occupato .da t kg. di vapore. Il valore reciproco 8 · 1 peso specifico, ossia il peso di un m. c. di vapore
STUDI fERHOVlAR!O- MILl'l'ARI
Pressione assoluta, atmosfere . ... . ...
I
2
3
4
5
6
7
8
Pressione in kg. per m. q.... . . . p= 10333 20667 31000 41333 ~1667 62000 72333 82G67
RASSEGNA TECNOLOGICA
Temperatura in gradi centigradi . . . t = 100• 120°,6 133°,9 .144° 152°,2 159°,2 165°,3 170°,8 Calorico sensibile del'100,5 12'1,4 135 l'acqua . . :ict.t
=
'145,3 153,7 160,9 167,2 172,9
Calorico cli vaporizzazionesotto la pressione p ... r= 536,5 521,9 5'12,4 505,1 499,3 494,1 489,7 485,7
FULMICOTONE ASCIUTTO E FULMICOTONE IDRATATO
Calore totale possecluto dal vapore ..
.... r+~ct.t= 637,0 643,3 647,4, G50,4 652,9 655;1 656,9 658,6
'
Volume specifico in m. c. - . . s= 1,<150 0,8G1 0,588 0,449 0,364 0,307 0,265 0,234
Pressione ossoluta, atmosfere . . .. ....
9
IO
Il
,
12
Pressione in kg. per m. q. . . . . . . p= 93000 103838 113667 124000
13
14
15
134333 144667 155000
Temperatura in gradi 175°,8 180°,3 184°,5 188°,4 192°,1 195°,5 1980,8 centigradi . . . t
=
Calorico sen~ibile del178 l'acqua .. . ic a t
=
182,7 187,1 191,1 194,9 .198,5 201,9
Calorico di vaporizzazione sotto la pressionep . . . . . r= 482,1 478,8 475,7 472,8 470,'l 467,6 46f>,2
))
» ))
))
))
Calol'e totale posseduto dal vapore . .
. . .. 1·+~ct.t= 660;1 661,5 662,8 664-,0 665,1 666,1 667,1
Volume specifico in m. c.- . ... s= 0,209 0,190 0,171 0,160 0,148 1),138 0,130
))
))
(Continna). Jng. L. CON'n-YECCIIL Cl~pitano di 'Stato m_aggiore.
...
La Ri·vista Militare ha ~estè ('I) pubblicato un articolo intitolato: Le odierne sostanze esplosive per nso militare, in cui, tra le altre, vengono emesse talune opinioni discutibili e forse pregiudizievoli qualora venissero accolte senza benefizio d'inventario dagli studiosi, fidenti nell'autorevolezza del periodico che vi diede pubblicità. L'opinione cùi si allude, si riferisce alle qualità esplosive del fulmicotone, le quali, secondo il succitato articolo, sarebbero di gran lunga superiori nel fulmicotone compresso ed umido o meglio saturo d'acqua, anzichè nel fulmicotone compresso ed asciullo. · Tale asserto è appoggiato ad alcune poche esperienze, dai cui i'isul tati l'autore dell'articolo ha creduto di poter dedurre la conclusione suespressa, intendendo di darne plausibile spiegazione colle seguenti . parole: {< L'acqua incorporata nel fulmicotone a nostro avviso contri« buisce jn due modi ad aumentare la potenza cli rollura; essa de« termina in primo luogo la pronta e più completa trasmissione « dell'urlo iniziale alle parti della carica che maggiormente diijano « dall'innesco; ed in secondo luogo trasformandosi pel grande ca« Jore che si sviluppa all'atto della reaz ione chimica istantaneamente (i) Dispensa V. - Maggio, i884.
3H
RASSEGKA TECNOLOG ICA
« in vapore sovrariscaldato, concorre coi gaz svolti dall'esplosione a: del preparato negli effelli final i ». Comincieremo dal premellere che a priori sembra lecilo elevare un qualche dubbio su di un folto così anormale, che una materia inerte, una materia cioè ch e non contril,uisce nel feno meno della combustione come l'acqu&, possa accrescere la potenza di una so stanza esplosiva, ciò essendo in opposizione a tulle le teoril} finora conosciute sugli esplosivi; ed una tale considerazi one deve con si gliare ad andar guardinghi prima di ammettere un principio cosi as:.olulo. In quanto alle esperienze citate è da osservarsi primieramente, che esse non sembrano abbastanza concludenti, sia perchè in numero troppo esiguo, sia perchè fatte med iante cari che assai limitale di 50, 60 ed al più 1100 grammi di fulmi cotone umido inne'>caLo con 30 grammi di fulmicotone asciutto, del quale non può essere del tutto escl us:i l'in(luenzasui risultati, nullaassicurandochequesli non siano ad ascriversi tra quelle anomali.e che talora si riscontrano nella pratica, e di cui non sempre è possibile rendersi esallo conio . In secondo luogo, perchè le esperienze aventi per scopo di stabilire un qualch e principio fondamentale, specialmente quando questo sembra contraddire con altri già ammessi dalla scienza, siano accettabili in tulle le loro conseguenze, debbono esgere eseguite con disposizioni cosifa LLe, che sia possibil e avere sempre condizioni precisamente upiformi, e contemporaneamente di an mezzo di valutarne gli effetti colla più scrupolosa esattezza. Tale è ad esempi o il manometro a schiacciamenl-0 adottato in Francia dalla comm,issione degli esplosivi per la determinazione delle pressionì esercii.ate in una data capacità, e tutti conoscono la delicaLezza deì crushers impiegati dagli artiglieri pe1· misurare la pressione della polvere pirica nell'anima delle bocche da fuoco . Invece i mezzi adoperati nelle esperienze succitate, per quanto in quello scritto viene accennato, era.no ben lungi dall'avere il carattere di quell'assoluta esattezza che sarebbe stata indispensabile perchè inspirassero completa fiducia nelle conclusioni, che se ne sono dedotte. Nè più convincente sembra il modo con cui l'autore dell'arli colo ha cercato di spiegare il fenomeno; poichè se non vi ha dubbio che
~'ULMICOTONE ASCIU'!'TO E FULMICOTONE IORATATO
34,5
l'acqua trasfonnata in vapore concorra coi gnz svolti dal l'esplodente uegli effelli esplosivi, non è rigoroso dedurre cbe per un tal fallo questi vengano accresciuti; ed invero giova non dimenticare che una tale trasl'ormazione non pnò aver luogo se non mediante assorbimento cl i notevole quantità di calore svolto nella decomposizione ch imica, per cui viene abbassata la Lemperalura del sistema all'alto dell'esplosione, ed il volume dei gaz fo rmatisi è di gran lunga inferiore a quello che si avrebbe dall a decomposizione cli un eguale quantità cli fulm icotone asciullo. Parimenti la velocità con cui si propaga l'onda esplosiva in una data sostanza, dipendendo da un fatto chimico e non mecca nico, è 1antc maggiore quanLo maggiore è la quantità cli calorico sviluppato nella decomposizione, per cui non è ammissibile che l'azione dell'a_cqua incorporata nel fulmi cotone, come di ogni alLra sosla nza che assorba calore, determini la più completa trasmission e dell'urto inizial e all e parti più lontane; aggiungasi che la propngozione dell'onda esplosiva si fa tanlo meglio quanto più compatta è la materia ec,plodente, ossia quanto minori sono gli interstizi fra stra lo e strato occupai.o dall'aria o da altre sostan1.e, per cui la teoria e le esperienze comprovano che gli effetti dél fulmicotone sono tanto. maggiori quanto più esso vien compresso, ossia r idotto al minimo volume, cosa nonconciliab il e colla pretesa facoltà aLLribuita all'acqua, poichè altri menti si verrebbe a conseguenze assurde. Così si dovrebbe dedurre che iI fu i mi cotone compresso alla densità di 11, 00 (come quello usato dalla marina per il caricamento delle torpedini) che assorbe maggior quantità d'acqua del fulmi cotone compresso alla densità per es. di 11,:20, suebbe più potente di ques to; onde l'inutilità di una forte compressione. · Anzi qualora l'acqua fosse sì fac ile veicolo alla propagazione dell'onda esplosiva, siccome non vi sarebbe ragione perchè tale propri età cessasse di esistere quando essa fosse incorporala nell a massima quan ti Là, così, spingendo l'argomentazione all'estremo si verrebbe a conclu dere che il fulmicotone in polpa ed idratato sarebbe estremamente sensib ile e dotato di maggior forza esplosiva di un pari peso cli esplodente compresso ed asciutto, mentre è noto che in quelle condizioni il folmicotone è del tutto inesplosibi le. D'altronde non sarebbe spiegab ile la maggiore insensibililà del fulmi-
F ULMICOTONE ASCIUTTO E FUl, MICOTONE IDR,\TATO RASSEGNA TECNOLOGICA 346 ~olone umido, la quale è solo dovuta alla diminuzione di calore prodolla dall'evaporazione dell'acqua incorporala, moti,,o per cui si mostra incapace a produrne l'esplosione l'innesco di fu lminato di mercurio, il calore sviluppa.Lo essendo in tali condizioni reso insufciente per elevare alla tempel'atura della decomposizione le parti d'esp lodente a contallo. Ad avvalorare la tesi che abb iamo irnpreso da trauare, basterà invoca re i principi i scientifici, fon damento delle odi erne teorie sugli e;;p\osivi, teorie ct1i ha dato in questi ultimi anni, un grande impulso in Francia l'esimio chimico Berthelot, presidente della gib. citata commission e colà insliluila sin dal ·1878 . GI i effetti esplosivi dipendono da due ordini di fenomeni: gli uni -sono dovuti alla pressione, gli altri al lavo ro meccanico sviluppato. La pressione è determinata dal volume dei gaz prodolli alla tempeperatura dell'esplosione, il lavoro dalla forza viva ingenerala nelle mokcole gazose dal calore svo lto nella decomposizione chimi ca, ed è a questo che son dovuti i risultati più utili che si ricercano nell'impiego degli esplodenti nelle mine, risul.tati che non possono dare gli agenli che nou svi luppano forza.viva, come per es. l'acqua 11ella dilatazione per congelamento, o la calce viva parimenti nella dilatazione per idralazione. Calore, temperatLU'a, volume di gaz sono.elementi che dipendono esclusivamente dalla costitnzi:,ne della materia es[)losiva, e dalla natura dei proclotti dell'esp losione, e possono essere determinati sia teoricamente nei limiti delle odierne cognizioni, sia anche sperimentalmente. Perciò quando di diversi esplosivi si conoscano i predetti elementi, coi quali si può det~rminare il lavo ro di cui sono suscetLibili e le pressioni che po~sono esercitare in condizioni -identiche, si hanno i termini necessari per poterli mellere ·a con fronto, e dedurne le conseguenze, se non assolute dei loro effetti esplosivi, almeno qnelle relatire, cioè il rapporto di tali eITeLLi. Non è ~ui il caso di addentrarsi nei metodi con cui si possano iletenninare i dati caraueristici degli esplosivi, poichi} ciò sortirebbe dal nostro obiettivo, e c'impegnerebbe nello sviluppo di teorie che si trovano già rassegnale in libri (,1) che L1·attano di proposilo una (!)
Vedi più specialmMte: Sm· la fo,·ce <Ics 111atières. csvtosives <t'après _l~ !lzermo-
cltimie par M. BEnnm1.0T, membro dc l'institul·, prcsident do la ,:omm1ss1011 dos
sul)stanccs oxplosiYes. Paris, tSS3.
3,~7
tale materia; solo accenneremo che qu_ando sia nota la composizione chimica d'un esplodente e la reazione che ne consegue nella decomposione esplosiva, la termochimica inseg_na a ca~colare i_l ~alor~ svolto, mediante la conoscenza del calore di formazione de1 d1vers1 corpi composti preesistenti e di quello dei prodo tti fo1:mat.isi nella reazione, i cui dati si trovano anche raccolti e tenuti al corrente nell' .A u?iuaire dii biireau des longit11,des. In quanto agl i elementi da cui dipende la pressione, essi si possono valutare applicando le leggi di Gay Lussac e di Mari otte, nonchè i coefficienti di dilatazione ed i calori specifi ci dei gaz. In verità questi coefficienti e qneste leggi che sono state determinale per le pressioni e temperature relativamente moderate, non sono più rigorosamente esatte alle allissime temperature e pressioni che si manifestano nelle esplosioni; a ciò si aggi unga ancora che in una decomposizione chimica non è possibile conoscere altro che i prodotti finali, mentre in molti casi, specialmente nei composti nitrici, questi prodolli non si formano direllamente, ma solo in seguito a decomposizioni e ricomposizioni successive, ossia in seguito a dissociazione, la quale ha per effetto di abbassarn la tempera.tura e quindi la pressione massima. Da ciò ne consegue che i valori teorici della pressione calcolati in base alle leggi ordinarie ed astrazion fatta dalla dissociazione, sono di solit.o superiori ai valori reali, per cni quell i non debbono e.ssere considerati come assoluti, e questi vengono piu rigorosamente determinRli sperimentalmente mediante apparecchi di pr:ecisione. Ad ogni modo la. conoscenza dei valori teorici è suflìcien le per il nostro assunto, poichè trallandosi di confronto fra esplodenti dell'istessa, natura o posti in identic!1e condizioni, è chi aro che il rnppol'to Lra i valori leorici non polrkt differir molto dal rapporto tra i valori reali. Premesse tali considerazioni, prendiamo ad esaminare il fulmicotone asciutto, la cui composizione chimica è data dalla formo la
.Questa sostanza appartiene al num ero di quelle in cui fa difetto l'ossigeno per ridurre al massimo graclo d'ossidazione i suoi elementi, ossia per oLtenere una combustione completa:, per cui la sua
RASSEGNA TECNOLOGICA
FULMICOTONE ASC!UTI O .E k'ULMICOTON.E IDRATATO
decomposizione può presentare molteplici risullati secondo le condizioni in cui essa ha luogo . Nel caso ordi nario del l'impiego del fulmi cotone nelle mine, nelle torpedini e simili, in cui si ha sempre ~1~a forte de~sSità di _caric(lmento ('I) si ritiene che la sua decompos1z1one esplosiva corrisponda ali' e.quazione:
vano ess~~zia!menLe per _la diversa compressione, essendo il primo alla ~e_ns1~~ d1 1,~8, ed 1~ s~condo alla densità di 1, 12 ( 1): l n tali cond1z1ont 11 ftilq11cotone italiano veniva saturato con l'aacriunta di 0 circ_a il 2~ p. /? ~'acqua, ed il fulmicotone tedesco col p. ¼, od m altri tel'mm1 per llll dato peso di fu lmicotone saturo il primo conleneva il "6,7 per 0 / 0 ·d'acqua ed il secondo il 23 °/o. La composizione ch imica di questi due tipi di fulmicotone saturo può essere rappresentata con approssimazione rispettivamenle dalle seguenti formole :
c1s
n s(A o H)" 0' = 1
0
8
12 C! o~
1
ossido di c.~rbonio
+ 12acidoC'O' -f- ~H!? ~apo, o 1
carbonico
2
acquo
1
1
30
(x)
l
in cui nel ·secondo membro i componenti sono espressi mediante i .' . . pesi molecolari. Applicando ad una tale relazione le teone superiormente accennate, si deducono i seguenti dati : , Calore sviluppato a volume costante(2) per kg. Calorie. 4032. Volume dei gaz r idotti a 0° ed alla pressione Litri 859. di om760 (3) per kg. . . Gradi 46 1iJ . Temperatura te(}rica sv!luppat.a . Pressione teorica sotto la densità di caricaKg. 13879 mento i;. per cm'. n 1
·Consideriamo ora il fulmicotone idratato, e più precisamente i due tipi già fai.ti esperimentare dal Ministero della guerra, cio~ que_llo italiano della fabbrica di Avigl iann, e qu ello tedesco della fabbnca Kruppa-Mulhe i quali. a p~rte le li_evi d_ill"~r~nze _di ~omposi_zio1:e dovute più propriamente ai proced1ment1 cli tabbncaz1one, ddier1-
•
48
!
n
considerando l'nnil,(t di peso. Le rorti densità cli caric11mcnto sono
quelle in cui quel rapporto si approssimti. od anche super~ l'u ni là, come s1:ccedc nrllo cariche po~lo in c:tmore, il cui volume non e molto su(l1)nore a quello doli esplodente. (2) A pressione costante il calore sviluppato è minore di circ.-1 1~ · • (3) Vi é compre.~o il volume del ,·aporo acqueo d~U·acqu,1 C!i con1posi1 ione, bencho o!Teltivamentc ,1uesl:t non sia gazosa che a temperatura superiore a o•.
18
C H (A, 0° H)110' 8 48 C H18 (A. 0° H)11 0 18
+ 25 HO
+ 38 Ho
e la loro decomposiz ione esplosiva in condizioni ana!ocrhe a quelle g!à accennare per il fnlmicoton e asciutto, sarebbe espre;sa da eqnaz10n1 conformi alla equazione (X), coll'aggiunta della quantità di vapore acqueo prodottn dall 'acqua incorporata. . Ri petendo calco li analogh i si avrehbero i seguenti risu ltati: Pulmicotono idratato col
- I--1,6,7 Jl.
¼
23 p.
¼
I Calo1:e sviluppa lo a volume costante pc; cbilogramma . . Cnlorif'
762
655
Volume dei gnz ridotti 11 0° ed alla pressione om, 700 per chilogramma Litri
922
947
Temperntura teorica svil nppata .
Gradì
Pressione teorica sotto una densilà di caricamen to i / n per cmll K è> " (T
3079
11689
1 1
n
{i) Oiccsi densità di C."tricamcnto il rapporto tra il J>es_o in gram~i della carica, e~ il volume clcllo cap."tcità in cui si ra esplodere espresso 1n cm. cubi, rapporto che ' '
esprime cou
3/i.9
,, 0099
n
Mettendo a conrronlo tali quantità con quelle già riportate per il fulmicoLone asciutto, si ricava che il calore sviluppato ossia il lavoro (i) La dlversita di peso specifico llOll costituisce propriamente una caratteristica dì una data specie di fulmicotono, essendo esso dipendente osclusiYamente dal grado di comriressione cui viene assoggettato.
23 -
ANNO XX IX, VOL, 111.
3li0
l'ULM ICOTOXE ASCIUTTO E FULmCOTOXE IDRATATO
RASSEGNA TECNOLOGICA
meccanico massimo che è ad esso proporzionale, e la pressione esercitata sono ridotti di '/ . nel fulmicotone contenente il 16,7 p. ¼ d'acqua. e di 1/ 3 in quello che ne assorbe il 28 p. °/.. Non fa d'uopo accennare quale maggiore riduzione di potenza subirebbe il fulmicotone compre$SO alla densità di ·I ,00. Qni si è considerato il caso che l'esplosione abbia luogo in una capacità circoscribta; all'aria libera ed a pressione costante le cifre s11esposte varierebbero alquanto, essendo un po' minore il calore sviluppato e maggiore il calore specifìco dei gaz, per cui la temperatura sar·ebbe un po· diminuita; ad ogni modo i termini di confronto variando presso a poco nella stes;;a proporzione, i rapporti degli effetti delle sostanze prese in considerazione si mant~rrebbero inalterati . · Parimenti seblJerie in pratica, per le ragioni già. accennate, i risultati possano offrire notevoli differenze, e quindi rapporti anche di versi da quelli calcolati, tuUavia questi non potrnnno mai invertirsi, per quanto sensibili sian le variaz ioni. Laonde si arguisce che ness11na ragione tecnica può giustificare il principio emesso dall a maggior potenza del fu lmicotone saturn d'acqua, in base ai risultati di alcune poche esperienze, i q11ali forse potrebbero trovare meglio la loro giustificazione sia nel metodo sperimentale seguito, sia nel metodo d'osservazione per valutare gli effetti ottenuti. 1
Nello stesso articolo preso in esa.me, mettendo a confronto i pregi e gli inconvenienti del la gelatina esplosiva (gomma) e del fulmicotone, si accenna a sfavore della prima di tali sostanze ai perniciosi effetti fisio logici, alludendosi anche alla nausea ed al disgusto prodotto dal semplic,3 maneggio. A tale riguardò osserveremo che la nitro-glicerina, come in genere i corpi liquidi , è suscettibile di emettere alla temper3:tura ordinaria e molto più a temperatura elevata, per evaporazione, delle esafozioni capaci di agire sull'organismo animale, e più propriae simili, mente sul sisteri1a nervoso prodncerido <:apogiri, emicranie I in i special modo quando la SLtperficie evaporante è ,assai estesa; un tal -fatto si verifica per ès. nella manipolazione occorrente per incor-
31'>'1
porare alla nitroglicerina altre sostanze e formar così le dinamiti in genere. Giova però osservare che gli operai addetti ad una tale operazione si abituano assai facilmente ad assorb ire quei_va.pori senza risentirne disturbi di riliev?, nello stesso modo con cu i l'uomo si fami ealiarizza con talune sostanze velenose, ~ome. all'assorbimento dei suahi della nicotina, ed alle iniezioni di morfina; ed inoltre che le· o manipolazioni eseguite a mano libera senza calzar guani.i non han mai pn,douo effetti pernicio~i, quando si avverta di non portare le mani impregn;:ite di nitroglicerina al volto o Loccare vi,;ande, poiché questa non manifesta le sue, qualilà venefiche se non quando è assorbita dal sangue. Tale evaporazione però non è più possibile, od almeno è resa del · tutlo insensibile qua,ndo la nitrnglicerina si trova assorbita o mescolata con altre sostanze, come nelle dinamiti e più ancora nelle gelatine, nè il loro maneggio a mano libera è da ritenersi pernicioso , come può meglio di qualunque ragionamento, comprovarlo una semplice :visita nel dinamitifìcio di Avigliana al compartimento · destinalo alla confezione delle cartucce. D'altra parte, quando anche si v:ogli'a ammeLLere un tale fatto, sembra che esso non potrebbe essere di nes.sùna importanza nella prati ca, poichè le ,dinamiti e· le gelatine vengono messe in commercio in cartucce aHolle con uri involucro di carta pet:gamena, da cui sarebbe eliminata qualsia:-i possibili là d'evaporazione e di conta.tto immediato; siccome poi per la formazione di cariche di qualsiasi formlt non è necessario .di spogliare le cartucce del loro involucro , così non si comprende come il maneggio di tali sostanze nelle condizioni suesposte possa nelle applieazioni pratiche esser causa di · effetti perniciosi all'organismo anima le. Che se poi si vogliono comiderare gli effett.i fisio logici derivanti. dai gaz svolti nell'esplosione, questi sono Lulli in sfavore del fulmicotone . Ed invero la nitroglicerina essendo sostanza che contiene ossigeno in dose maggiore di quan~o occorre per- prodnrre la combu stione co1ppleta di Lulli i suoi elemenli, ne consegue che nei prodotti della sua detona-zione non vi ha traccia di ga.z deleteri, ma solo
352
RAS&EC:-lA TECNOLOGICA
FU l,MICOTOiSE ASC IUTTO E f•"U LMICOTONE IDRATATO
gaz innocui , cioè l'acido carboni co, il vapor acqueo, l'azoto e l'ossigeno ( 11). Lo stesso si dica della dinamite alla si lice, e della gelatina, come sarebbe facile verificare mediante le equazioni cliirqiche indicanti la reazione svi luppata dalla loro decomposizione esplosiva. Per contro la detonazione del fulm icotone, come si rileva dall'equazione (X) superior,nente citala, produce una notevole quantità a; ossido di carbonio, gaz che, come è noto, è estremamente deleterio. Infine se si vuole considerare la decomposizione per semplice infi ammazione, allora le due sostanze gelatina esp losiva e fu lmicotone si trovano in condizioni uniformi, poichè tanto per l'una quanto per l'altra si manifes tano delle reazioni pi ù complesse, con sv iluppo di gaz perni ciosi, come l'ossido di carbonio ed il biossido d'azoto~ ma un tal modo di decomposizione non è da prendersi jn considerazione, poichè nell'impiego degli esplosivi è la detonazione che s~ ha in mira, dovendo sempre evitarsi la sempli ce combustione.
..
Da quanto precede si può inferire, ammesso anche che la gelatina esplosiva ed il fu lmicotone asciutto sviluppino uguale potenza balistica a parilà di peso (sebbene in realtà essa sia alquanto maggiore per la gelatina) non poter essere mo lto dubb ia la scelta del materiale più opportuno per la dotazione dell'esercito . Ed invero essendo dimostra ta la grande inferiorità del fulmicotone umido, questo, malgrado i suoi pregi ~' incombustibilità e d'inesplosibililà quando non si trovi in condizioni speciali, non potrebbe· formare un esplos ivo cli guerra, pel qua le è requisito essenziale di racchiudere la massima polenza sollo il min imo volume. Nè pare che potrebbe invocarsi l'argomento dell'impieg(I sn ìarga scala del _Juhnico lone umido nel caricamento delle torpedini marinEI, po iché è da ritenersi che la potenza balis.tica racchiusa nella carica di fulmicotone S,ltnro impiegata in tali congegni, è tullavia di grnn. lunga superiore a quella che sarebbe data da un ugual peso cli polvere (I) Ecc? 1,1 forrnola della dccomposiiione esplosiva della nitroglicerina: CG H' (A 3 0 6 Hl 3
=
3C'0'
acido carbonico
+
5H0
vapor acC)ueo
+
3A',
azoto •
+
/
O
ossigeno
353
piri ca, e sufficiente allo scopo che si vuo! 1:aggi_unger~. Nè _è a dirs! ~he non sia possibile di costruire torpedrn , cariche d1 gelatma assai ,piu potenti, o quanto meno di ugual poten.za alle attualì, ma di più piccolo volume. . . Non resterebbe quindi che porre a confronto la gelatma ed ,I fulmicotone asciutto. Sotto il pun to di vista della sicurezza mentre la. aelatina ed il fulmi cotone sono ugualmente infiammabili al contatto ,di materi.e inr.andescenli, la prima è inesplosibile, quando vi sia incorporala una. picc61[1 qua oti là di canfora, sotto l' urlo di un proietto da fucil e, mentre il fulmicotone é susceLtibil e d\nfiammarsi, e tanto piu fa.cilmente quanto maggiore è la sua densità, ed anche di esplodere se in masse di notevole grossezza. Infine se si consid era. l'impiego che debbono fare le truppe mobili delfe sostanze esplodenti, è fac ile arguire come il fu lmicotone male si presta in causa della sua rigidità. Ed invero, tranne le cir, costanze in cui sia possibile adott are pi ccole cariche all'aria libera formale da poche cartucce, generalmen te in campagna gli esploden ti sono impiegali od in fori da mina, od in guaine per formare cariche allungate dn adattarsi alla fo rma de~li o~t~coli da abh~Ltersi; nel .primo caso la scabrosità delle pareti d1 roccia rende pencol oso per gli attriti il caricamento con fu lmicotone, senza dire della notevole diminuzi one d'efftcacia per i vani non lievi che M risulteranno, non ,ess~ndo possibile che il foro corri sponda esallamente !n tutt~ la sua lunghezza al diametro delle carl11cce; nel secondo caso il fulm1c~tone è assol utamente inadallo, ed in special modo per le opere metal11che. Al contrario la è)o-elatina per la sua grande plasticità presenta una ' facili tà e sicurezza d'i mpiego in qualsiasi circostanza, e stante la sua maggior densi tà si potrà sempre in ùn dato volume concentrare una potenza assai superiore di quell a che si avrebbe con egual volume di fulmi cotone. . Solo potrel1be obbiettarsi se la gelatina è suscellibile di una co~ì foncra conservazione come sembra e$serlo il fulmi cotone. A tale n,gua~do osserveremo che sebbene si sia riuscito a cons~rvare _il fulmicotone anch e per lo spazio di 11O anni senza alterazione, ciò che per gli nsi militari, tuttavia non è a risarebbe oltre il bisorrnevole 0 tenersi indefrnita la. sua stabili tà, e ciò sia per la sua costituzione chimica, sia_per la presenza di prodotti accessori provenienti dalla
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RASSEGNA TECNOLOGICA. -
FULMICOTONE ASCIUTTO, ECC.
reazione originaria ed anche formatisi per cause accidentali, che non è possibile di evitare in un periodo cli tempo più o meno lungo. In quanto alla gelatina, là stabilità chimica è da desumersi dagli. elementi che la costituiscono, tra cui ~ssenzialissimo la ni troglice rina; ora nessun dubbio che questa sostanza non sia un corpo stabile, ed a provarlo basterà citare il primo saggio fabbricato nel 184.7, dall'esimio professore Ascanio Sobrero sotto il nome di pfroghcerina. già in possesso del gabinetto chimico della scuola d'applicazione degli ingegneri di Torino, ed ora conservato com.e preziosa memoria presso il clinamitificio di Avigl iana; esso è là ad auestare come il lnngo percorso di ben 37 anni, da che usciva dalle mani del sno · scopritore, non abbia arrecato alterazione di sorta. ' Per ciò che riguarda la stabilità meccanica, non essendo la gelatina ctìe un composto di corpi chimici, la sua invenzione è troppo recente perchè si possa assicurarla con argomenti irrefragabili; ad ogni modo tutto induce a credere che con accu rati processi di fab- . bricazione possa essere raggiunto un risultato soddisfacente, tenuto presente che in siffatto genere cli sostanze non deve aversi in mira una conservazione indefinita. ·
IL
SERVIZIO DELLO STATO MAGGIORE
1
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(De•• Die,ut ,le• Genernlstabes J)Cr BRONSAI\T voN s.crrn1:LEN~OllF, maggior ge-
nerale
O capo di stato maggiore del corpo della guardia. 2 ed1Z1one nuovamente elaborata dal maggiore di stato maggiore MEC~F.t. - Dorlino, 188',. M1tt.ler und Sohn. Un volume in-8° di pag. JX. 513.)
'
« Per corrispondere a molteplici sollecitazioni, mi sono risolto . n
scrivere un libro sul servizio. dello stato maggiore. Dnplice è lo « scopo che mi proposi, cioè di for_nire ai ~io:'an_i _uf~ciali chiama_ti «
1
F.
APR0Sl0
Ilfaggiore del Genio .
a questo speciale servizio una. gn_ida che h_ 1ndm_zz1. nel! ,ade~~1« mento dei loro uflìci, ed in pari tempo eh contribuire alla ddiu~ « sione generale dei principii onde nel nostro esercito si informa il « detto servizio . << Si è parlato di una scienza _ di stato maggiore, ma_ in ~ealtà { « questn non esiste. Vero è ~he nell'uffici:1le di st~to i:naggiore s1 p~e~ « suppone la conoscenza ,h tutte le scienze ~1litan nffinchè el:>lt « possn disimpegnnre il suo_ servizio, ed appt~nto._w questa con?s~~nza « risiede l'intimo elemento mtellettuale che msp1ra In sua au1v1ta >>. Così nel •I875 il colonnello von Schellendorf incominciava la prefazione alla prima parte del. ~agistrale l,n'.o.ro terminato poi ~e] ",87~ · che come è detto nella prelazione alla ed1Z1one attuale, ebbe un ac cogÌienza così favorevole .da indurre l'nutore a ripubblicarlo. Per for~i un'idea della competenza dello Schellendorf a trnttare expro(esso di u11 argomento così comp~esso e _s,:ariato, gio:erà ri?o_rdar~ che egli per parecchi anni fu incaricat? d1. mseguar'.~ 11 ser_v1z10 d, stato maggiore agli allievi dell'Accadem in d1 guerra lll Berlmo; c he nel .j 876 fu addetto allo stato rnnggiore del II corpo d'arrn:1!:1, e dn · (<
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IL SERVIZI O
rante la guerra del 1810- 11 aI gran quartier generale principale; e che a pace · fatta fu per lunga pezza capo di stato maggiore del corpo della guardia. Ora egli ò tenente generale e ministro della guerra. Da un tale stato di se.rvizio appare evidente come egli ,abbia, quauto altri m11i, avuto l'opportunità di studiare ed approfondire l'al'gomento, non solo nelle teorir.;he speculazioni dell' insegnamento, ma ben anche nel campo più istruttivo dell'applicazione pratica così in pace come in guerra. , Infatti l'opel'a· dello Schellenciorf già al suo primo apparire riscosse il piauso delle persone più autorevoli in argomento, fu tosto tradotta in francese ('I), anche dai meno entusiasti delle pubblicazioni german iGl1e venne annoverata fra le migliori, P. da tutti fu encomiato lo spirito essenzialmente pratico che in essa predomina. Era natura.le che ripubbl icando quest'opera dovessero es5ervi io-· troclotta talune varianti in cin1sa delle modificazioni organi.che avvenute negli ultimi anni sia negli stati maggiori dei vari eserciti europei, sia nell'esercito germanico ; inoltre col111 pubblicazione in un volume solo, poteva tornare opportuno ·l'eseguire qualche trasposizione dei capitoli, raggruppando gli argomenti affini. Tale còmpito fu affidato al maggiore di stato maggiore Meckel, il ben noto autore della 1'aktik von Pe,,·izoni1ls e della Allgemeine Lehre d-er T?·uppenfuhrung . (2) · Del I ibro tlello Schelleudorf fu già dello con tutta ragione, che non basta leggerlo, rna che bisogna studiarlo e meditarlo, e che studiandolo si sente d'esser davanti all'opera d'un maestro, e d'un maestro rii vaglia. Infatti nulla vi è ammesso, nulla vi è dì troppo; ardua impresa è pertanto quella di · farn e un sunto bibliografico, perocchè le diverse parti sono così perfettamente lavorate ed armonicamente (i ) Anzi non sarà fuori di luogo osservare che per la sollecitudine avuta nel puhblicare la versione francese, ques ta non andò esen te da gravi mendo. Per citarne al cune Feldln·-unnen è tradotLo por (onlai-nc, Oberst Wa.chtm~ster per coLonel va.guemes/l'e, /,:l'iegsgetichUiches .Erk$nnlntss per affairejtudiciai,·e, An-mid Abinarsoh per marcl!e1' off'eiisivement ou en retraile; befordei·t per emptoyé ed una volta . persino Brot por viancle .. Nell'interesse di coloro che non possono leggere il testo t-edosco facciamo vo ti che dato il caso d'una t.raduiionc francese della nuova ccliziono questa sia scevra dalle mende riscontrate ne!Ja prima traduzione. Ancor moglio sarebbe avornè una buona versione italiana. (2) In una interessantissima pubblicazione eh~ tratta àci m.eto1U à'/nsegna.re la tat.tica, è detto: • In Meckel od in 'f hyr, o meglio in ambedue insieme, i;l_i esiirciti trovano « tuttociò che occo rre per imparare la grande tattica; essi sono i veri rappresentanlt • dello stato odierno d Pll:1 scienia del comhat.tere •. (llA:-C.~LAnr, co1onnello austriaco di stato maggiore).
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disposte, ché quando si voglia additarne le più importanti s1 rimane perplessi nella scelta. Ci limiteremo quindi ad esporre la partizione dell'opera, ed a citarne qua e là qualche brano, per viemmeglio ·eccitare il lettore allo studio dell'opera stessa. Essa è divisa in due parti, la prima tratta del servizio di stato maggiore in tempo di pace, la second:i di quello in tempo cli guerra.
I. /
La prima parte consta di sei capitoli. Nel primo è tratteggiata l'azione generale del servizio degli uffiziali di stato maggiore così in , • I guerra come m pace. ,t: « Oggidì il corpo di stato maggiore generale costituisce una parte « essenziale degli eserciti. Uno che abbia sotto di sè un com plesso « considerevole di truppe, non deve, sopratt.utto in guerra, perdere " il suo tempo nell'esaminare ed ordinare le minuterie del ser« vizio, le quali tutlavia possono avere una grande import:rnza, e <( devono essere discusse e risolte ponrfaratameute. Astraendo da l fatto « che !'attività intellettuale e fhica di un solo uomo non sarebbe suf(( ficiente all'11opo, egli perderebbe di vista il concetto d'insieme delle forze che stanno sotto i suoi ordini. Perciò un generale ha bisogno ( ;< di aiut'i,; questi costituiscono il suo stato maggiore c_omposto di « persone tratte dai vari rami del servizio. ì\'.Ia la elaborazione depe « operazioni militari propriamente dette, è affidata ad un persona le (( speciale, cioè agli ufficiali del corpo di stato maggiore)). -\ Segue la esposizione dei motivi per cui l'importanza dello stato maooiore è cresciuta in raoione diretta dell'accrescimento numerico b~ ~ ' degli eserciti che non consente di farli agire in modo rnet.odìcarnente prefisso e che richiede un più vasto campo di operazione. .x Poi l'autore ennnéia le attribuzioni dello stato maggiore, che in guerra sono le seguenti: 1° Redjgere, in armonia colla situazione militare del momento, tutte le disposizioni che si riferiscono al ricoYero (acc~mpamento od accantonamento) delle truppe, alla sicurezza, alla marcia ed al combattimento; 2° Comunicare gli ordini relativi, a voce o per iscritto, in tempo opportuno e colla diffusione necessaria;
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. IL SECIV\ZlO
30 Racc,)gliere, riunire e coordinare convenientemente tutti i dati
la conformazione ed il va lore militare del teatro d'operar icruardanti M zioue, ed apprestare le carte topografiche; ,i, 0 Raccogl iere ed apprezzare al loro gìnsto va lore, le notizie sull'esercito nemico e comunicarle nll':iutori tà mili wre, super;ore; 5° Curare che le proprie ' trt1ppe sieno sempre in condizioni' di potere combattere, e tenersi sempre a giorno del loro stato sotto ogni aspeuo; (io Redigere il diario, compilare le relnioni rli combattimento, raccocrliere i dati notevoli per la successiva storia della guerr::i;. D , 70 Disimpegnare inc11richi speciali ~ particolarmente eseguire ncognizioni. In pace il servizio dello stato maggiore deve essere una continua preparazione al disimpegno delle attribuzioni in guerr::i. Perciò gli ufficiali addetti ai comandi di t1;nppe si occuperanno delle disposizioni per la mobilitazione, delle marcie, della dislocazione, delle esercitazioni, di ciò d1e riguarda le ferrovie ed i t elegrafi. Gli altri nflìciali devono, sotto la direzione del capo di stato mag- ) giore dell'esercito, attendere alla preparazione delle eventuali grandi operazioni militari rnercè lo studio dei teatri di guerra, la conoscenza ed il raffronto · dell'organizzazione d!}i vari eserciti europei. Inoltre hanno il còmpito di dirigere la costruzione delle carte, di procurnre )o svilu ppo delle scienzé guerresche, :-pecia lrnente delln storia milit.:1re, e di accudire all'istruzione dei giovani ufficiali . Per al tro l'ufficiai<~ di stato maggiore non deve nel tempo di pace limitarsi al disimpegno dei ~uoi doveri di servizio; è suo stretto obbligo di abilitarsi alla missione che gli incombe in guerra, e a compensare con lo studi o quel che gli manca d'esperienza pratica. P ur coltivando la mente non deve negligere lo sviluppo delle necessarie qualità fisiche. Affichè non scemi in lui l'interesse per le truppe e pei loro bisogni s:irà molto uti le che egli ritorni spesso a for servizio nei corpi combattenti. \ 1
Il 2° capitolo espone l'organizzazione dello stato maggiore nei prin~ cipali eserciti europei, cioè in Germania, Russi11, Austria, Italia, Francia ed in Inghilterra-. · "Naturalmente· l'organizzazione dello stato maggiore ,prussiano è trattata in un modo più particolareggiato. - Esponendo le -,ue rliverse fasi e trasrnntmnenti , le sue relazioni col Capo del lo Stato, colle supreme autorità' militari e colle truppe, l'autore tende· 11 far risaltare
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che le condizioni fondament:tli pel buon funzionamento dello stato ma1rcriore sono: l'autonomia, raggiunta in Prussia a poco a poco; la ! pie~; libertà nello svilupp'o clell::i istruzione scient!lì~o- mil itare; @ , possibili tà per tutti gli ufficiali di essere ammessi rn. quel- Gorp0 ~za_jl vincolo 9i condizioni tassative; ed inlì ne il prescritto loro ritorno periodico nei corpi di truppa . La storia dello staw maggiore prussiano incomincia dall'epr,ca. del Gran<fe Elettore, e l'autore ::1rnrnette che questa istituzione, come tante altre innovazioni o migl iorie, sia stata imitata dall'esercito :;vedese che allora era il meglio 01;ganizzato cli tutti ('' ). Ben particolareggiatamen te sono esposte le successi,,e modificazioni fino ai tempi nostri, e sebbene molte di esse siano orma i cadute in disuso, esponendole ne è fatto risaltare iL lato buono o cattivo. Secondo l'autore, una delle principali ragioni dei successi ottenuti dallo ,stato maggiore prussiano nelle ultime campagne, sta nel l'ano che dal ,132,1 in poi, il capo di stato 01:iggiore non dipende da altri che dal Sovrano . È evidente il vantnggio che deriva daJl'affidare la condotta delle operazioni di guerra a chi, in tempo di pace. diresse tutto il lavoro di preparazione. Nei pàesi nei quali il capo di stato maggiore è subordinato al Ministro della guerra, si pensa forse che al rompere delle ostilità, il Ministro, il quale necessariamente è al giorno del lavoro di preparazior:e alla campagna, assumerà egli stesso l'a direzione delle operazion i. Ma l\1t1tore rileva essere qnesto un errore, perchè è ben diffici le che si trovi un personaggio il quale riunisca in sè l'a ttitu dine a fare il Ministro e il· capo di st:ito maggiore e, dnto anche il caso, quest'uomo non reggerebbe al peso di così immane fotica . Dippiù la nomina a Ministro della gnerra dipende ta lvolti1 eia influenze politiche e specialmente da quelle parlmnentari. Per cui si può dire che lo stato maggiore prussiano ha precorso di un mezzo secolo r1uello degli altri paesi, e che la determinazione sovrana tlel ·18:21 costituì un vero progresso. Non sarà fuor di proposito il citare alcuni dati sull'organismo prussiano. Nel "866, allo scoppiare tiella guerra, il quadro dello stato mn cmi ore era ·di 64- ufficiali peì t.em po di pace e di 83 pel tempo di gue~~a. Questo numero era già considerato insufficiente e si voleva aumentarlo, ma gli avvenim enti non ne lascinrono il tempo. Durante (i) L'a.sserzionc del barone Lalrnre che lo stato maggiore prnssi,.no fosse costitu ito soltanto da Federico li modellandolo alla francese, é nbattuta dall·autore per ben due \ volte nel corso dell'opera .
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IL SEl\V lZIO
la campaiua, gli ufficial i di stato maggiore in servizio furono ,t 05, non compresi i commissari di linee ferroviarie. Il progellato aumento fu poi stabi lito nel 1861 con u11 decreto reale che divise l'organico del lo stato maggiore in due parti , c.: ioè qundro principale. (Hawpt-Etat) e quadro ausi lia rio (Neòen-Etat) per gli scopi ·scientifici . Anche l'organico attuale è diviso in tal modo e consta di: 1'I 3 uffici ali del q und ro principale; 37 » • ausi liario; 150; in tot11le; ai quali devono aggiungersi 58 ufficiali comandati . I ,150 ufficiali sono, rispettivamente al servizio, ripartiti così: 71 al comando dei corpo e 73 ai comandi di truppe. Se ~i tien conco degli ~tati maggiori della Baviera (24,), della Sa~sonia (10) e ciel Wllrttemberg (7) l'organico di pace è di rn,t ufficial i effettivi. In tempo di guerra , calcolando l'esercito ripartilo in 4 armate complessivamente compost-e di O corpi con 37 di visioni di fanteria e 10 di cavalleria, occorreranno ·circn 22.0 ufficiali. L'nutore rledicn poi alcune pagine alla neale accademia di gite1Ta p1·ussiana che è il vivn io degli ufficiali di stato mnggiore. Ne espone la storia ed in succinto 1rnche l'ordinamento. Presenta quindi l'ordinamento dello stato maggiore r usso, la cui istituzione risa le a Pietro il G-rande, e che neancbe oggidì è ordi nata in modo analogo a Cf\tello delle altre potenze militare europee. Il ca po di stnto maggiore russo, oltre al disimpegno dell e funzi oni spettanti in Prussia ed nltrove a questa carica, ha molti) ed im portanti attribuzioni rispetlO ad altri r;imi del servi"zìo mi lita re, ma è alla dipendenza del ministro della guerra. Gli nfficinl i di sta to maggiore si reclutano fra gl i uffìciali che compirono con buon successo i corsi del l'Accndemia militare fo ndt1ta nel 1832 d:ill'imperatore Nicola. A condizione di avere quattro an ni di servizio come nffìciale, e lii supernre l'esame, vi sono ammessi annualmente 50 allievi di ogni grado, dall'alfi ere sino al capitano della guardia e dell'artiglieria ed al maggiore delle altre armi. Per prepararsi all'esame di ammissione, cruest.L__uffìçjali sono per pHecchi mesi esenti dal se~v~o. Terminati i corsi gli all ievi vengono classifi coti in tre categorie; quelli della prima vengono tosto proposti ad un avanzamento straordinario, e quelli dell'ultima si calcola 11011 abbiano terminato il corso . Circa 30 dei meglio classificati , vengono aggregati allo stato maggiore. Sotto il punto di vista dell'a\.:anzamento questo corpo gode di nn vantaggio $peciale pel fatto che non essen-
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dovi il grado di maggiore, i capitani vengono diret.tamenr.c promossi ( a tenenti colonnelli. In Austrill (dal 1883 in poi) la posizione del capo di 5tato maggiore è analoga a quella del capo di stato 1:naggiore prussiirno, cioè è al la dipendenza diretta dell' imperatore. Ivi peraltro lo stato maggiore oltre al suo servizio speciale ed al disimpegnn delle funzioni ui aiutantato, ha t~l une attribuzioni che in Prussia spettano al ministero della guorr·11. L'ordinamento dello stato maggiore italiano è riepilogato brevemente quale esso è, e senza null11 osservare in proposito . Più n lungo si diITonde 1'11utore sn rpiesto argomenLo ri spetto al la Francia. Ivi, esso dice, non ha mai esistito un corpo, nò un capo di stato maggiore del genere di quello prussiano. Dopo 111 campagna del 1870: 7,1, era naturale che, riordint1nrlo l'e~ercito, si toccasse auch e lo stato maggiore. Siccome il ministro della guerra per rngioni parlamentari o politiche non dnrara a lungo in carie.i, molti e disparati progeui furono presentati pel riord inamento di questo corpo. Dopo a vero sommariamente cnnnciati questi progetti, espone quello fìnillmeutc adottato, col quale è abolito il corpo cd è istituito il ser'lrizio di suito maggiore. Dice che in qne~to ordin3mento si riscontrano miglioramenti so~Llmziali rispetto al passn to, ma nota l'inconveniente tli non aver affidato la di reziono di questo servizio ad un personaggio che dipenda unicamente dal capn dello Stato; peraltro rico nosce che in Francia il capo dello Stato non può, per effetto delle condir,ioni pol itiche, esercirnre rea lmen te lv suprcmn autorità militare Incidentalmente fo osservare che per l'addietro nello stato maggiore francese l'avanzam(\nto era in peggiori condir,ioni che llèi corpi fii tru ppa ('I ). La composizione e le attribuzioni dello stato mnggiore inglese come iu genere tutto l'ordinamento mil itare di quello St.11to, differiscono molto da quell i degli al tri paesi . Di sfu ggita rimarcheremo che attua lmente 7 ufficiali di stato maggiore e /~ comandoti disimpegnano le fu nzioni corrisponden ti a quelle del ·grande stato maggiore prnssiano. Passiamo :il capitolo III che tratta dell'ordinamen to di pac,~, del comando e dell'amministrazione rlPll 'esercito germanico . (i) Nel :1871,, vi erano ca1>itani <l i stato maggioro CQn anzianità del t856, ment.ro i capitani più anzian i cl<ill,i fanter ia orano del 1858, rinelli d'artiglieria e genio del 1859, quolli di cavalleria del :1860, e quelli di gendarmeria <lei ·1862. Altro cho dn noi I
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IL SERVJ~lO
N.e lla prefazione era detto: « Affichè un ufficiale di stato maggiore « possa rlisim pegnare completamente il suo ufficio, è necessario non " solo che egli possegga un giusto criterio militare, e che gli sieno cc famigliari le forme in uso, ma fa d'uopo altresi ch'egl i conosca « esattamente e in tutti i suoi particolari l'organizzazione dell'esercito « prop;·io, così per il tempo cli pace come per il tempo di guerra. « Spesso si crede di corrispondere a q nesta condizione più di quanto « realmente sia vero ». È Hillm'ale quindi che l'autore si diffonda sn questo vasto argomento, senza tuttavi:\ entra re in particolari che. non si ·addicouo all a natura del libro e che d'altronde si possono riscontrare nelle leggi organiche e Hei regolamenti speciali eh~ l'autore non lascia di ci tare. Il ca pitolo IV tratta del° reclutamento. Incomincia esponendo come si costituissero anticamente gli eserciti regolari, che ebbero la primà base nel sistema feudale. Venendo ai tem pi nostri fa risaltare la necessiti1 di avere la prevalenza numerica . Osserva che in teoria questo scopo può raggiungersi applicando rigorosamen te il principio del servizio obbligatorio per tutti ed aumentando la durata della fe rma. Ma con \ ciò si raggiungerà il -maximitm del nivmero, non delle quahtà; .e se . in guerra le tru ppe buone non sono mai troppe, quelle catti,·e creano imbarazzi crescenti in nigione multipla del numero di esse truppe. \ Perciò quan<lo la differenza nurneri<.:a fra due e5erciti non sia troppo grande, il sop ravvento rimarrà a quello dei dne che ha maggior vnlore , intrinseco, e questo dipende dalla sol ida i)ltruzione di tntti gl i individui ' che · lo compongono . _ Interes$ante è' una tabella in cui sono posti a rnffronto la superficie dello Stato, il numero degli abitanti, la forza dell'esercito, il bilancio e le spese militari da l 1MO al giorno .d'oggi. Un'a111iloga t1,bella raffronta le condizioni attuali delle sei grnndi potenze europee. Da questa risulta che l'Inghilterra è lo Sta to in cui Ja così detta imposta Jel saogne è ,Più lieve poichè assorbe solo il 0,7:3 ¼ della popolazione, poi viene l'Ital ia con O, 78 °/o. La Francia è · nl culmine con 1,,i-8 °/o. I paesi in cui i cittadini pagano meno pel ml'lnten imento del la forzf. armat.:i, è l'Austria ove la quota individuale è di lire 8,40; segue .l'Italia con I ire 8, 78 ed alla testa di tutte è la Francia con I ire 2·1, 27. L'autore rimarca che il numero degli uffi..-.iali è scarso relativativamentH a quello degli altri paesi, ma che pel m()mento non gioverebbe aumentare i quadri, giacchè da una pnrte non si VQgliono per
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nul la affatto diminu ire le e,igenze rispetto ai requisiti social i e scien tifici dell'uffìciti le, e didl'altro lato non può esservi grande affluenza alla carriera mi litare per le condizioni poco favorevoli dell'avanza mento, della legge sulle pensioni, e perchè fin verso i 30 anni l'ufficiale lrn sempre bisogno d'esser soccorso finanr.iariamente,_dalla . fami(•lia . Quindi la necessità di tenere nel massimo conto 11st1tuz10ne der' volontariato d'un anno, e degli ufficiali di complemento. Anche in Germania si è in pensiero per i quadri dei sottufficiali , stante la difficoltà di averli buoni e in numero sufficiente. Il (:apitolo V è dedicai? al servizio che gli ufficiali di stat~ rn.a~\ giorc prestano negli uffici dei cornau_di di corpo d'ar_mata, dt dll'l sione e del comando del corpo. Assai mmutamente parla delle attribuzioni e dell'azione dei vari uffici, avvertendo peraltro che ta!e esposizione rappresenta il modo di vedere dell'autore_ sanzionato da lun_ga pratiGa, non già uno stato norma le delle cose, po1_chè a t~le_pr~posito esistono ben poche cfo:posizioni tassative. Degno cli nota e il rtmarco fatto dall'aotore, che cioè in Prussia il numero del persona!!~ addetto ' agli uffici è molto mirrore 0he altrove, soggiungendo che per tal modo tutti hanno abbondante lavoro e non vi è luogo a siuecure.
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Im portantissimo è il capitolo YI che tratta della gralidi mano~rc dec\icando1ri più di 80 pngine. Incomincia dallo :;volgimento storico dei principii general i. Dice che in tutte le epoche i grandi condottie1'i si applicarono in tempo di pace a prepanwe le loro truppe_alla guerr11 H chn alla denulerìza delle manovre ha ~enut.o sempre dietro la sconfitta . Federico II svi luppò la tùtic:;a prussuurn del secolo scor:;o, · sui campi di manoyra di Berlino , <.;pDndau e Potsdam . Nel 053 fec_e per dodici giorni marn,vr,we a Spandm1 t9 battagl ioni e IH squu_d1:on1. Nel •184-0 re F1~derico Guglielmo richiama l'attenzioue del n11111strc della guei'ra sulle grandi manovre; in seguito di ciò. il generai: von Krauseneck rtdige una Memoria che lo Schelleudo rf riporta per intero: Dalla lettura <li questa Memoria si scorge ~ome_ ,~nche_ allo~a. v,1 fo;;se una soverchia tendenza agl i aggirn rnent1 tatt1c1. Inlatt1 1v1 e detto: « Anche i tentativi di aggiram en to che s'i ripetono così d·i, _(re. « qitente nelle ma novre, contribuiscon() a far yerder~ l'ordine e_l:1 « calma più presto che non in vera gue'.Ta: . Un agg1rame~to, c1oe • una minnccia al fianco od alla linea d1 nt1rata elci nem ico, non « costituisce per,sè solo un assoluto vantaggio nell'a_g?ir~u~e, nè_ uno svan« tagcrio ncll'acrcrirato vengono o e).:) • Tutto dipende dalle condlZIODI m cui
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• a trovarsi I due avversari. L'aggirato che abbia le sue forze riunite o disponga di riserva, potri1 spesso ridurre a mal partito l'aggi« r:inte le cui forze sono divise o disseminate su un fronte t.roppo « disteso ». L'autore dà un sunto delle norme per l'istr"lhZ'Ìone delle t1··uppe nel servizio di campagna e per le grandi mano'Vre, attualmente vigenti , le qunli furono prescritte dopo la guerra del ·1870-7,1, -in base ad uno schema proposto da l capo di stato m11ggiore, esaminato da uM commissione composta di elevati ufficiali di tutte la armi. Passa quindi a discutere la scelta del terreno, il quale deve essenzialmente porgere alle truppe l'opportunità di app licare il servizio di c~mpag~a . e la tattica del combattimento sotto aspetti svariati più che sia poss1b1le, ond'è che deve evitarsj il terreno uniforme. Sono pure enunciate le condizioni a cui deve soddisfore .il terreno per le riviste . Dice che per esaurire l'argomento potrebbe parer conveniente l'esposizione delle norme adottatfJ in qualche esercito pel concentramento d! trupp~ nei carn~i permanenti, ma egli non concorda in tale opinione, giacd1è detti campi, ove il servizio di alloggiamento e di vettovagfo1men to funziona sempre · in modo soddisfacente ed uniforme non giovano a predisporre le. truppe alla vera guerra, nella quale l; cose procedono in guisa ben diversa. Trattii poscia dei campi e dei bivacchi, degli accantonamenti, delle marci e, del servizio san~tario, dei loca1i di punizione, . del riparto del tempo, del preventivo delle spese, delle tabelle di marcia e di dislo~azi.one, delle disposizioni per le manovre, dei rapporti e delle relazrom. · Se può s1::mbrare poco conforme ad nrra logica ripartizion11 del lavoro, i I vedere che in questo capitolo 1,',rntore tratta · taluni araoment, che a prima vista si giudicherebbe più opportuno fossero stati riservati per la seconda piirte dell'opera, dedicata al servizio di o-uerra. sarà facile il ri~redersi quando si rifletta allo scopo delle gra:di ma: 1rovre. Queste 1nfatt1 servono essenzia lmente solo per abituaJ'e i co~andanti e gli ~t~ti maggiori al maneggio di grossi corpi di truppa, cl onde la necessita che almeno sotto l'aspetto logistico le cose procedano esattnmente come in guena vera. Parlando. dei campi l'autore è d'avviso che i vantaggi della tenda. \ usata. ormai soltanto più in Russia ed in Italia, non compensino a i sullì.crcnza del maggior carico personale ('I chilogrammo ·in Italia , ,1,ft.0 iu Russia) se sono portatili, ovvero del maaaior numero di impedimenti se esse vengono trainate al seguito delle ~~nppr~. Tuttavia
siccome nelle manovre del ,1883 anche in Germania si usarono le tende pel ricovero di ,12.00 uomini, espone le disposizioni norma li per un accam pamento colle tende. Discorre altresì degli accampamenti in cui la truppa è ricovernta sotto capannnccie improvvisale, ricoperte di paglia o di frasche. Ma, per poco che ciò sia possibile, consiglia di atLenersì al sistema dc+ l'accantona mento facendo bivacçare soltanto gli avam posti; indici', poi come si possa calcolare la capacità d'accantonamento dei luogh i nbi- · Mi e aggiunge che in tutti i casi conviene disporre le cose in modo che per giungere sul terreno di manovra, le truppe a piedi non deb. bano percorrere più di ,t Ochilometri, nè più di Hi le armi a cavallo. In seguito trntta delle marcie e dei .qunrtieri di marcia. Nel disporre le miirc.ie pel concentramento delle truppe si dovrà, sia nella scelta delle strade, sia nella durata delle marcie, sia infine nel provvedere al. ricover0 delle 'truppe, avere soprattutto di mira il minor disagio pel solda to. Facendo eseguire movimennti di grossi corpi idio scopo di esercitarli rn)Jlc nrnrcie di guerra, se le truppe saranno al:ca ntonate tuui i giorni, si dovrit cakola re elle la rheclia giornaliera del la marcia di una divisione sia di ·15 chilometri soltanto, perchè alcu ui reparti per giungere ni loro accantonamenti dovrauno talvoita spo:;tarsi pcr::;ino di 4 chilometri da!la direttrice di marcia Dice che la marcia è fa base di tutte le operazioni mi iitari, di cui la battM:lia è soltanto il coron(lmento. Perciò si diffonde ne.I dar precetti suÌL durata e rapidità _delle m:1rcie, sull.1 composizione degl i scnglioni, sogli intervalli, sulla disci plina. Insiste nella necessità di evitare che, sia in gnerra, sia in p::ice, per causa di una poco accurata disposizione avvenga di pretendere dagli nomini e dai quadrupedi tutto lo sforzo cli cui sono capaci; in g·ue1-rci, perchè non rmmcherà certo l'occasione di dover imporre per davvero il massimo sforzo possibi le; cd in pace perchè se talora accade di mettere alla prova la resistenza delle truppe alla fatica, ciò deve avvenire per del iberato proposito del comandante nell'in tento di temprare la forza di volontà del soldato e di fargli comprendere quale assegnamento si voglia fare su di lui in certe co;1tingenze di guerra. In questa edizione al capitolo VI è stato aggiunto un paragrafo che contiene le norme da seguirsi per ottenere che le manovre abbiano il carattere di una vera guerra. Ne accenneremo qualcuna. Si disponga che le truppe siano ricoverate proprio come in tempo di guerra.
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ANNO XXlX, VOJ,, lll .
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Si notifichi giornalmen te la dislocazione delle truppe pel giorno successivo, e ciò avvenga soltanto sul fin ire deli'esercitazioue, infatti se, come si usava per l'addietro, i capi partito sanno prima del combattimento quale sia la dislocazione assegnata alle loro truppe, possono focilmente arguire qua le sia il concetto del direttòre delle nm1ovre, ed è probabile che a seconda cli questo modifichino le loro idee su lla. conclot.ta del combattimento; per tal modo viene a mancare lo scopo delle manovre che è quello di abituare i comandanti ad agire secondo fa situazione e l' ispirazione del rnomn1to. Si lasci ai comandanti dei due pa rtiti completa lihertù d'azione circa il modo di raggiungere l'obbiettivo designato, ed in ispecie circa all'ora in cu i giornalmente si iniziano le operazion i; così ogni cvmandan te si abituerà alla difficil e arte di sapere in qua lsiasi tempo e circostanza disporre delle proprie truppe. Si faccia in modo che un capo partito ignori la forza d_ell'avversario. Siccot'ne ordinnriame11te è notorio quali e quante truppe concorrano alle m;movre, per ottenere lo scopo anzidetto bisogoerà ricorrere ;id espedient.i. Unù rii questi consiste nel preavvisare che nello :;volgimento delle operazioni è da tenersi conto dell'apparire di truppe segnate mediante le solite convf:nzioni. Di fronte a questa possibili tà, :rnc;he se in fatto non entrano io c;impo truppe seguate, i due comaa- . danti si troveranno in coll(]iziou i iden tiche a quelle di vera guena, eri a 11ueste con[orrneranoo le loro azioni. Un altro espediente è quello cli toglier-e da una parte e da ll 'altra nna certa CJU'.lntità di truppe che saranno dicl1iarate neutral i e tenute a disposizione del direttore rlell!l manovre, il quale a suo tempo le .:issegnerà ad nuo dei due partiti . Natnralrn!lnte un capo partito non deve sapere se sia stata tolta del la forza :ill'avvers::irio, nè in quale r1uantità. nè dove questa forzn neutrale venga avvia ta. Dippiù l'entrata in ca mpo cli questa forza deve opportunatameute corrispondere alla situazione del momento . . Per ultimo dice l'autore che le manovre sarebbero più proficue ail a preparazione alla guerra, se i riparti di truppa che vi prendono parte avessero veramente l'eITett,ivo di guena, e se al seguito delle nniti.t vi_ fosse il competente carreggio. A tal proposito nota che in Germania sembra siasi progeuato di ordinare che alle manovre autunnali in ogni corpo d'armata vi sia un reggimento di fan'teria ed uno di cava\Jeria (o'vvero un b_attaglione cacciatori) con tutto il loro carreggio di guerra, e ciò auche nell' intendimento di meuere alla prova le condizioni del can eggio ste$SO.
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II.
Veniamo :ill:i seconda parte del libro che trnua del servizio di stato maggiore in guerra, ed evidentemente r11cchi ude il frutto di uno studio profondo dell a storia, e di non comune pr.:itica persona le negli _a~venimenti guerreschi, sebbene non vi si riscontrino esempi stonc1. E questa oò1issione avvenne a bella post.i perchè, co_me dice _l'a_ntore, dalla storia clel!a guerra si possono tr:irre argomenti superficia li a sol stegno di qualsiasi asserzione o suggerimento, ma per corrobor(lre davvero un'opinione mediante esempi stOJ'ici, sarebbe necessario citarne parecch i, e per giunta dimostrare che essi · veramen te si attagl iano al caso perchè_identici sia nelle cause sia negli effetti. Ora ciò avrebbe fot to accrescere la mole d1~l libro, e nociuto alla economià <lei lavoro .
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Questa seconda _parte consta di nove ca pitoli. Il primo tratta dell'ord inàmento delle arm::ite, ~lspresso cla ll'ordre de l!ataiUe., col quale i corpi di truppa vengono rip~rtiti piuttosto secondo l'azione teoolare dei comandi e dell'am ministrazione, che secondo le forma o . zioni norma li di combattimento. Esam ina ti i princip1 generali che , regolano l'organismo di nn grande esercito e la $ua ripartizione in armati,, vie11 fotta risaltare la necessità ili adibire a Cillscuna armata uu orosso riparto ( divisione) cli cavalleria sussidiato da nrtiglieria , mon~ ta (niinimwn 11 batteria, maximwm 3) ùrn non impa:;toiato coll'aggiuniione permanente di un piccolo corpo di. fantfria . Tale aggiunta l'nutore non si perila di qualificnrla come illogica ed in contraddizione col la nalu ra della cavalleria. Nella composizione di <1ueste divisioni si deve tener ·conto de_ll'arnrnrnento attribuito ali~. varie specie di cav:.:lleria. Nuova è la discussione circa · la convenienza di :rv.er la divisione a base ternaria (G-er, mani~ e Francilì ) o binaria (Rnssia, Austria, Italia). L'autore non si pronuncia nettamentè in proposito, ma <irgomenta che il progett?. di :aggiungere nn 7° reggimento alle divisioni germaniche denoti la tendenza verso la forma zione binaria. , Dimost1\1ta la iuopportnnità cli avere una riserva d'artigl ieria d'armata, /
DEl, LO STATO MAGG IORE
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I L SF,RVIZ! O
mento, nl qual proposito è dimostrato essere utile che al comnndo si -studì il caso d'unn eventuale ritirata , ma superfluo l'i ndicare ai corpi la direzione della ritirata ste.,sa . Poscia è parola delle istruzioni da darsi a quei comandanti in sott'ordinc ai quaii, f)Cr la ragione della distanza, non si possono inviare ordini giornalieri. Seguono quindi le norme per la r,1~azione del diario, degli specchi riassuntivi delle operazioni giornaliere, delle rela.zioni cli scontri e liste delle perdite, dei rapporti gio1'n,alieri e 1:apporti delle or,erazioni, e fina lmente, degli ordini del gi orno e dei ,proclami .
parla delle formazi1Jni della fanteria e rimarca la conven ienza di non framm ischiare ai corpi di prima linea quei ripnrti che vengono costituiti soltanto al momento della mobilitazione (M. ì\1.). Il secondo capitolo riguarda la formazione dell'eserci to sul piede di guem1 . Accenn,Ha l'importanza degli studi che in tempo di pace gl i ufficiali di stato maggiore debbono dedicare al perfezionamento· del piano di mobili tazione, l'autore passa a trattare dell'armata di operazione e clell'ordinamen to dei diversi quartieri generali ai quali deve essere assegnato il persona le strettamente · necessa rio. Ne adduce le ragion i e fra le altre dice essere dimostrato dall'esperienza che negli stati maggiori nn!llerosi, gli nmbiziosi intrigano, gl i irrequieti fanno sorgere degli attriti ed i vanitosi sono sempre malcontenti. In teressan ti s11no le indicazion i pratiche circn la preseuza cl i giornal isti o di persone straniere presso i quartieri generali, circr1 al riparto delle varie arm i e dei servizi speciali e circa alle formazioni speciali antonome. Tocca cli sfuggita dell'armata presidia ria, di w i il riparto, l'impiego e l' ulteriore sv_iluppo per le operazioni di guerra dipender/luno dalle circostanze.
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l)egno c\i studio speciale b il capitolo quarto· riférentesi alle ma.rcie, -che. vengono distinte in marcie di rndunnta e rpl)rcie c~i guerra. Il paxagrafo che tratta del l'i mpiego delle ferrovie nella raduna,t.a , è n~oltp ~iù clifl'uso che non fosse nel la r;iri ma ed izipne. AcceQ.n,ata la importal\za di que«to fa,ttore logistico e la necessità degl i studi da fa rsi in proposito nel tempo di pace, per prevenire gli inconvenient.i pos~ibi l.i , è reso conto cli quel ch,e fecero le fe1:rovie, ge,nnnniclte nel periodo cli tem~o fra il 25 lugli~· ed il 9 :.igosto '18.10. (Su, sei li.r~ee., mediante ,1'205 treni di ,J H\,000 assi, furono trasportnti •16, 000 uffi-ciali Vr0,000 uomirni, 135,000 cavalli , H- ,000 cnnnoni ò vetture). È p.ure· considerato il ciiso cli dover utilizzare le. linee fluviali pel trnsp,orto cli truppe e son.o esposti i dati di fatto circa la capacità dei :b.attelli a vnpfl re st~lle divor:se li:Q.ee tçdesche di navigazione. Venendo poi (!;Ile marcie. di guerra è detto che debbono essere sempre regolate in modo che in qualsiasi ist~nte le truppe si trovin_o in condizi.one da poter co.mbattere. Soltan,to in caso cli neces,si,tà e dopo matura ri!lessione · si farà u.so di marcie notturne le quali , io massima, adduconv moltepl ici inconv:en ienti. · · Seguono le indicazioni sulla composizione e forza delle colonne; una tabella contiene i, dati sulle profondità di marciii dei singoli riparti e seryizi access6ri; poi è p_arola degli allungHmeuti, della celerità d,i m?rcin, dell'ordine di mai:cin delle ti-u ppe nel campo tattico e di qt\ello del •c,irreggio. J;,a, 1uedin delle marci.e gio,rnaliere è fissata in 2~ chilometri e 1/ 2, ma le prime devouo essere più brevi, ed ogoi ,i. o 5 marcie si farà ,µn soggiorno. Specia li considerazioni tattiche o strategiche, e le relazioni fra il tern po e lo sp~zio, esigono tal volta che vengano imposti alle truppe sforzi m,a,ggiori; convi_ene ricordarsi che ad nn corpo di ~fll)ata il qt~ale marcia su di una sola strada, per percorrere 22 c~1i- ·
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Il $ervizio di uffìcio iu tempo di guerra costiL'uisce l'argomento del capitolo terzo. Affin'chè si pos::;a essere certi che gli or~lini vengano a conoscenza soltanto del le perso ne interessate, in un quartier generale d'l-irma ta ò necessario di avere nffici:il i à sufficienza per la trascrizione del nnm,wo necesgario cli copie degli ordini riguardanti le operazioni. Tale bisogna non deve mai essere affidata al personale di truppa . Se si fa uso della riproduzione meccc1n icn, l'originale antogrofico deve essere scritto· da un ufficiale, come pure uu ufficiale sorvegl ierà la stampa delle copie necessi,rie, e la susseguente cancell~tu ra dell'autografia clallii pietra litografica o da llo zinco. lnoltre l'ufficio del comnndo sia sempre sorvegliato e_'possibil men t.e no11 abbiii che~ un solo ingresso . Presso il quartier generale deve sempre trovarsi il comandante o :dmeno il suo capo di stato maggiore, affinchè in qualsiasi emergenza vi sia una persona informata della situazione e delle operazioni ideate. Sono accenn9 ti i vari mezzi impiegati p!W la sicura trasmissione degli ordini , e sono esposte le norme eia osservarsi nella loro compih1zione affinchè riescono ch iari , precisi, completi e brevi . Seguono Je iudicazio11 i su i dispos'il'i,1;,i di marcia e di combntti-
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Il, SERVIZIO
. lometri e ,1/2. e spiegarsi, occorrono da ,12. a 2.0 ore di tempo, secondo che le circostanze sono più o meno favorevoli . L'ordine di marciadovrà essere ana logo all'ordine in cui si prevede che le ,truppe dovranno entrare in azione. Le impecl imenta dovranno essere divise in scaglioni ed ognuno di essi àvere un comand;inte. È un grave errore riguardare la marcia come no semplice auo pel . quale le truppe si spostano da un punto all'altro. Bisogna studiarsi di ottenere che al termine di ogni marcia la situazione risulti nel le migl iori condizion i possibili. Perciò è d'uopo trarre acconciamente partito da ll:i rete stradale, e fissare gli obbiettivi giornal ieri di ogni singola colonna di marciil . Se è necessario talvolta fare delle marcie accelerate, quando queste siano combinate per bene, e che la disciplina delle truppe non· lasci nulla a desiderare, si potranno in due giorni di marcia percorrere 70 chilometri dalla fantèria e 100 da lle armi a cavallo. Den inteso che qui non si tratta di piccoli riparti ( colonne volanti) bensì di riparti· maggiori . Alcune considerazionj sull'impiego in guerra delle ferrovie e dei, grandi trasporti per mare, completano questo capitolo. Quello che segue, il V, tratta del ripose, e del ricovero delle truppe . Siccome in Germania non si usano le tende portatili, ne consegue che il migl ior modo di ricoverare le truppe consiste nell'..accantonamento, e !'aut.ore vi dedica molte pagine. Dopo aver detto che la· considerazione prevalente deve essere quella di poter sollecitamente concentrare il corpo accantonato ed enlrare in azione, e che la questione di' comodità delle truppe va posta in seconda linea, passa ad enunciare i vari criteri se1:ondo i quali devono disporsi gli accantonamenti nel' periodo della radunata , in quel lo che precede immediatamente l'apertura delle ostilità, nello stato di guerra ma non in vicinanza immediata del nemico, durante le mHcie in vicinanza del nemico, dr contro a fortezza e durante un armi"st.izio. Dedica qualche parola agir accampamenti di tende e di cnpanne. Dei bivacchi dice che dal puutod~ vista tattico sono ciò che di megl io si possa desiderare, ma per contro sono perniciosi alla salute delle t.ruppe, specialmente nella stagione cattiva, tanto che un pessimo accantonamen to, è preferibi le ::id un ottimo bivacco. Tuttavia espone le varie condizioni a cui deve sod<li-· sfare un bivacco ed agli altri consigli pratici, aggiunge questo: Per farsi alla lesia un'idea dello spazio necessario, è con veniente di avere un cartoncino sul qnale siano intagliati, nella stessa scala d~lla .carta lo-
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DELLO STATO MAGGIORE
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pografica di cui s1 dispone, gli spazi che occup.iu_o al ~iva~c~ ~m reoaimento di fanteria o di cavalleri11, od una brigata cl artiglieria. 0 So v<'>rapponendo tfuest.i modelli suJJe ca~te topografiche, si può facilmente discernere se lo spazio disponibile sia sufficiente al l'uopo. Il capitolo VI versa snl serviiio delle sussistenze. Dop? ave~ ril~vato , l'importanza di tale se.rvizio, l'aulore dice che nè il desiderio di risparmiare le truppe, nè l.J preoccupazione dei viveri, debbono far perdere di vista le esigenze tatticlw o strategiche del . mom~nlo, e compromettere il risultato delle operazioni, perocchè altrnnenli una battagl ia perduta importerebbe poi sacrifizi e pri vazioui di gran lunga maggiori . Insegna wme debba funzionare questo serv1z10 nelle ' s~e diverse forme, che sono: Sussistenze di accantonamento (·I), sussistenze tratte dai magazzini d'intendenza, dal le colonne viveri, dnlle requisizioni, impiego delle razioni viveri di riserva portate da l soldato, e fina lmente uso cnmn lativo di forme diverse. Nel VII capitolo è esposto quel che si deve fare affinchè l'esercito di operazione si trovi sernpre in condizione di pote~· co_mbatt~re. A ta I uopo occorre provvedere alla :;icurezza delle \)r~pne linee _cl, oper~zione, hmgo le rruali si ritira dalla ma1lrepatria 1_1 necessano rif?~·m:mento di armi, munizioni , vestiario, equ ipaggtamen to, utensili, 11 completamento d'uomini e di quaclrnpedi e si rin via il personale cliv~nuto ina bile a com~attere . Queste operazìoni "i effettuano pel tramite del Sl:!rvizio delle tappe che è delineato nei suoi traLLi principali omettendo quelle particolarità che, come è detto nel la prefazione, debbono rimanere segrete. , Il penultimo capitolo è de?ica to alle ricognizioni .. Nell a prima ~d'.zione questo argomento era 10 parte svolto nel capitolo \1II _del l1b1 o primo, nel quale era discorso delle ricognizioni da es_eguirs1 111 tem~o di pace, che venivano chiamate ricognizioni generali; mentre le . ngnizioni speciali, cioè del tempo di guerra, _erano trattate nel hbro secondo. Ora pubblicando l'opera in un volume solo, sono state fuse le due trattazioni apportandovi alcune varia'nti ed aggiunte. L'an tore espone molto particolareggiatamente il modo di eseguire le diverse ricognizioni, e le cose a cni l'ufficiale di stato maggiore ,leve (4) Come è noto in Geri:nan ia il so ldato accantonato in mo lti casi prestah ilili ri,:eve il vitto d,i chi lo ospita.
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s.rrnv1zio
DELLO STATO MAGGIOHE
a·~tribuire p_eculiare importanza secondo le diverse condizioni di tempo, cli luogo e dtscopo. Troppo lungi ci condurrebbe il voler seguire l'autore nella sua esposizione: perciò ci limiteremo ad enunciare i titoli dei di versi paragrafi. Dopo aver accennato al!' importauza ca pitale di questo ramo di servizio , enumera gli studi, le cruali tà ed abilità personuli', i ri-. pieghi, i dati eh.e possono tornar utili nel disimpegno di simili inca richi. Poi pHla degli schizzi topogrnGci , delle forme ed espressioni convenienti ai rapporti di ricognizione nei quali i:) bene usare una terminologia comunemente adottata. Indica gli elementi da con,siderarsi nelle ricognizioni di acque correnti o ferme; d'Ltn passaggio di fiume nell'avauzat.a , uella ritirata e quando si aspetti che il nemico voglia passare il fiurne; nelle ricogn izioni di . stmde e di ferrovie, sia nell'intento di utilizzarle, sia in quello di renderle inservibili ; nelle ricognizion i di Juogl1i abi tati, di bosch i, di bassure, di montagne, di strette o passi, di po$izioni, tanto di raccoglimento, quanto di avamposti o cli combattimento, suddividendo queste ultiml:ì in posizioni di battaglia, di av,mgrrnrd ia e di retroguardia. Poi dà le norme per le ri cognizioni del nemico, del terreno da esso occupato e dalle sue fo rtezze. Segue un'appendice che tratta delle ricognizioni da farsi nello iuterno dello Sta to e che riguardano le fortezze, estese zoile di territorio, o la raccolla di dati stati,tici , ed infi ne le ricognizioni all'estero, le quali prendono specialmente di mira gli eserciti stranieri e le fortezze. 0
« Nel corso di questo libro l'azione personale dell'ufficiale di stato « maggiore, non fu oggetto di tratt.azione o di accenno che iu via « incidentale. Lo scopo dei capitoli precedenti era essenzialmente l;1 « esposizione di tutto ciù cbe il giovine ufficiale di stato maggiore ha « bisogno di sapere e di conoscere. Ma può darsi il caso che, pur • avendo imparato molto, quando si venga all'a pplicazione prat,ic.i di « ciò che si è appreso, si intoppi in difficoltà le quali non possnoo " essere completamente rimosse altrimenti che in virtù dell'esperienza « personale. A tale riguardo , come in. genere per la massima parte « delle co:;e militari , la miglior scuola è la guerra , mà la guerra è « lo stato eccezio1rn le del vivere militare, ed il servizio del tempo « di pace non offre che occasioni _limitate di apprendere prnticamente « il miglior morJo di applicare gli insegnameuti teorici. « Perciò .in quest'ultimo capitolo, basandomi sull'esperienza di molti « altri, e sulla mia, mi propongo tenere parola di taluni.casi n.ei qual i
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l'nffficiale di stato maggiore può in tempo di guerra, esercitare una ut.ile azione, sia agendo direttamente per impulso proprio, sia coa« diuv,rndo il proprio generale "· / Da queste parole premesse al IX. capitolo, è fa cile_ a_t'.gornentare I quanto grande ne sia l' importanza , e se non avessimo d1gg1a oltrepas1 sato i limiti dello spazio concesso ad un sunto bibliografico, saremmo 1 tentati di riprodurre testualmente le poche pagine in cui con tocco maestro ven<rono tratteo-"il.l te le norme direttive dell'azione e del contegno di un uffi ciale di stato maggiore nel servizio delle notizie ed informazioni, nelle traltatiYe col nemico, nelle marcie e nel comb:ittimento. Ma non tralascieremo tuttavia di ciLare le ultime parole del lib ro · « Come chiusa del capitolo ed al tempo stesso dell'opera , rimarie « da porre in rilievo la necessiti~ c:he qualsiasi atto dell'ufficiale rii « stato mao-<riore sia basato sul consenso del suo aencrale. Ciò non a~ . v " vuole dire che egli deblrn sempre aspettare l'ordine di agire, chè a anzi dovrà chiederne licenza qualora questa non gli sia già stata « conc< ~ssa una volta per sempre secondo determinate norme. « Un ufficiale cli stato maggiore che si11 capace, praticamente attivo, ,, e goda la fiducia del superiore'. non inconl.rerà facilmente ostacoli « nella sua azione, se al costante proposito di rendersi utile accop" pierà un contegno pieno di tatto . .Se questo manca, oppure se la « sua attività si rivolge a cose infrnttose, l'effetto reale che ne ri« sul terà sarà quello dell'oziù alfacendato. Individui che non produ« cono altro di meglio non sono a posto nè nello stato maggiore, nè « in alcun'altra posizione importante •. « «
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Ci sia concesso ora di dedicare qualche parola alla parte avuta dal maggiore Meckel nella nuo-va edizione dell'opera . Le p_rinc(pali &g~ . giunte o rnodiOcazion i sosLanziali furono già accennDte via vrn che s1 ri$C-On travano. Riguardo alle ammissioni potrl:)bbe e;;sere ricordato che I.i fi ne miseranlla del colonnello Massenbach è or11 avvolta in un velo pietoso, e che è taciuLO l' inca.rico della divisione topografico-stat~sti?a di allest_ire le carte dei paesi stranieri. Ma anche nella forma _si l'l scontra qualche innovazione, e la più spiccata consiste nella tendenza ad eliminare le voci tolte in prestito dalle lingue l~tiue, per sostituin i vocaboli prettainente tedesch i. Questa tend~nza del l\1eckel al purismo linguistico, si manifestò per la prima volta nel suo libro Allge;nei ne Lehre der Tm1Jpen(iihnmg, e gli fruttò encomi ed incoraggiamenti da parte dei critid; era quindi naturale che egl i perseverasse nell'impresa. Ma ci sia permesso un'osservazione:
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IL SERVlZlO DELLO STATO MAGGIORE
Siamo d'accordo anche noi che non v'è ragione di dire: D'iffr.renz, Etablrirung, Usiere, invece di V&rsch'iedenhe·i t, E1·richtwng, Waldsaumi, ma c'è veramente un vantaggio nef sostituire Daiu,r de,r Anwesenheit bei de-1· Fahne a Priisenz -datLer, in die E'inzelnheit eingehend a detaillirt, Haiipt- Entw'ickehmgsstiifen a Phasen e simili'? Specialmente poi in un'opera nelle quali si riscontra tutt·ora Orgari-isati on, mobi le, /'or-rnelle, Bagage, Schrdber nu joiir e cento altre voci di ta l fatta? Comunque siasi c'è parso degno di nota quest'affermarsi del purismo germanico an(:he nel campo della letteratura mili tare, che meriterebbe da parte nostra maggiore imi tnio11e, tanto più che la letteratura mil itare italiana, anteriore a tutte le letteraturn militari europee, ci presenta vocaboli ed espressioni esatte, spiccie, meglio determinanti il concetto che qua l&ivoglia esotica frase o voce, presa ad impr'esti to dalle lingue militari straniere, le qua li per lo innanzi avevano attin to alle chiare fonti dei classici nostri .
LIBRI E PERIODICI ~.
.lftili.ens Weln•k,·11.fl. Ein Blicl, (Uf,r tlie yegen1'(.i.•tige 'IH ilita,•iscl,.e ,Jlllclitetttu,·i cl,eluHg tles 1
milùa1'i d' Ttalia. Uno sgiianlo su,ll'attuale sviliippo della 7Jotenzci del llegno. - Berlino, 11884:, Li" pografia Mittle1: e figlio) .
Hoeni(l1·eicl, s (Forze
o.
• •
L'anonimo autore si propone di dare un breve cenno dell 'entità e dell'ordinamento dei nostri mezzi di offesa e di difesa (esercito,, fl otta, fortifi cazioni, ferrovie), in confronto colle esigenze della gueda moderna e con quelle della situazione specic1le d'Ita lia, Crede propizio il · momento di presentare, in Germanin, questa pubblicazione, per l'interesse che ivi si dimostra a conoscere le forze dell 'alleata d'oltr'A lpi, e perchè, colle ulti me leggi, l'ordinamento di queste forze se mbra fina lmen te uscito dallo stato provvisorio. li primo capitolo comincia con un quadro oscuro delle cond izioni d'Italia su l finire del ,1 88 1; la si dice circonda ta dn tali pericoli, che solo l'arcostarsi ~.Ile potenze centrali poteva sa lvarla dalla rniriacciante dissoluzione (drohenden .4uflosimr;) e si accenna a un preteso movimento del l'opinione pubblica , diretto ad aumentare gli armamenti, per rendere l'Italia capace di alleanze. Si cita un discorso del deputato Sani, che sarebbe cad uto come sc,intilla incendiaria nel Parla1nento e in tutte le classi del/ci soc ieui; si riporta un brano di un opuscolo ( MEZZACA PO, Polit'ica ed anni) nffermando che l'impressione di esso si rispecchiò in tutte le discussioni militari della Ca mera. Si dà un sunto di queste e si ch iude il capitolo col progetto di legge, che, (lpprovato con qua lche modiflcazione il 29 giugno 1882, forma la base del nostro attuale ordirrnmento militare. L'(~sposizione è chiara, l'intonazione benevola; ma i giudizi ci ap- · paiono come quel li di uno straniero, che parte da idee preconcette, o si fonda troppo sulle gonfie relazion i della stampa gio1:naliera. Chi non sa quale forza abbia preso da 30 (lnni, in Italin, lo spirito di n11 zionalità e sopratutto chi non lo sente. può talvolta (a giudicarne dal chiasso dei giornn li), credere im minente lo sfacelo. Sulla fede di questi1
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LllllU
si può anche ritenere che nn opuscolo, un discorso sull'esercito, sieno stati una rivelazione, una scintilla; che l'origine delJ13 ultime leggi milit.ari, debba cerc,H's.i negli ultimi avvenimenti politiei, nelle disil-lnsioni africane, o nel desiderio di acquistarf. la ca pacità di :illel)rsi (die ,1llianzfahigkeit). ~la chi vive qlli della vita del paese sa che lo sviluppo delle nostre forze mi litari ebbe finora, ecl ha pur sem pre, un unico limite nelle nostre forze fi1rnnziaric; <:he ha procednto e continua a procedere di pari passo con queste, ind ipendentemente dagli opu.scol i, dai discorsi, dallr disillusioni e da lle alle:inze, le quali possono talvolt:i essere occasione di lieve acceleramento, ma cause determinanti non mai; perchè la causa vera, preesistente e permanente è la coscienza, chiara negl'Italiani, della propria. missione storica e la volontà di cornpirla. li s('lcondo capitolo tratta della legge di reclutamento, delle ferme nell'esercito perm:rnente e nelle milizie, ecc., ecc. Nel terzo si espo11e l'ordinamento mi liture quale risu lta dalle ultime leggi. Nel quarto si parla della mobil itnione, spiegan.do il sistema adottai.O in Italia e le sue ragioni. In questi capitoli non vi è naturalmente nulla di nuove, per noi, e forse neanche pel Tedeschi; avvegnachè la stessa ma teria si trovi già ampiamente trattata non solo nell'Jahresber-ichte del ,f 882, ma in vari laYori pubbl icati da riviste tedesche, che da qualche tempo si occupano, con una certa · predi lezione, delle nostre cose militari. L'autore vi mise di suo la chiarezza, che è uno dei meriti principa li del libro . Non mancano alcune inesattezze, ma lievi e dipendenti pit'.L da 11' espressione che dal coucetto. . Ser:rue il c1uinto capitolo ' intitolato o.~servaz'ioni , nel qua le si dice esc) . servi in Italia cbi vorrebbe ordiQ(lre l'esercito e il paese unicaniente per la difensiva e chi voçrcbbe renderlo capace di un'offonsiva j)Fonta ed ene:-gicll; (distinzione giusta , nu\ esposw in term.ini troppo recisi, forse per accentuarla meglio, (l fin e di renderla ,più intelligibile fuori d'l;talia) ('I) . Si esprimono giud izi molto lusinghieri sull'atti tudine degl'Ital iani al servizio militare, sull'istruzione, sull'educazione e qualità moral i e fis iche degl i ufficia li e della trnppa, nonchè sul grado c\i capacità dimostrllla da lle diverse armi nelle grandi manovre degli ulti mi anni. Degl i uffic iali in particolare si dice: e< Così come è attualmente, il co,rpo degli ufficiai! mostra un'intima omogeneit~, che l'antagonismo politico ed economico, tra l'alta e la bassa Italia, non è riu.scito a sc1~otere. Il lega.me più stretto (;he li unisce è il sentimento pat.riottico, per cui (l) Le.ggansi puro i due articoli sull'esercii.o italiano in seguito a.Ile leggi de( 1882 pubblicati dal J1ilwbii.i;her ('iii· die deiilsche Ar·nwe und ,!farine del g,iugno e Iugho del corrente anno. •
E PERIODICI
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l'interesse indivichrnle ~iene subordinato al comune; d'onde sc:it1Hiscono l'obbedienza, l'abnegazione e lo spirito di sacrifizio, ogni qualvolta si tratti del proprio dovere e dell'onore dell'esercito. Compresi delle necessità finanziari e e politiche della loro patria, gli ufficiali si adauano all'esignità degli stipendi, ai la lentezza degli avanzamenti, e associano il rispetto delle leggi a un sentimento cli gelosa cura per le istit.uzioni. Delicati e cav;:illere$ch i, se.uza pretese nelle loro relazioni col pubblico, incontrnno la migliore accoglienza in tutte le classi dell8 :;ocietà. In Ital ia la professione clclle armi è $timatn ; gli uf!ìciali godono ivi dello stesso rispetto, prestigio e fiducia, di cui godono, nel paese loro, gli ufficia li tedesd1 i » . . Poichè c'è sempre chi, negl i scritti stran ieri, va spigolando gli appunti e le critiche al no,tro iudirizzo, è pure giusto qualche volta mostrare che non sono tutte parole di biasimo quelle che ci vèngono dall'estero. Pnr troppo , in mezzo agli elogi, troviamo anche qui un apprezzamento, che si risente delle solite idee preconcette e che vogliamo rettificare, benchè ormai riguardi la storia . L'autore crede cli un valore mol to discu tibile, per l'esercito regolare, il con tingen te che si ebbe dalle schiere cli Garibaldi e dice esserci voluto tutto il prestigio personale di Vittorio Emamv~le e cli Umberto, e l'abil it1 di amministratori e comandant.i come Cia.ldini, La Mar mora, Della Rocca e De Sonnaz, per lim itare la fu nesta influenza che Garibald i e~ i suoi partigiani, cominciavano a far seDt.ire nell'esercit.o stesso. Chiederemmo all'autore tedesco dove ha pc;cato queste idee se non . ave:;simo talvolta letto di peggio in linf)'ua ita liana. Ciò che valesse il contingente garibaldino, lo provano qu:ll i che ne restano e che l'autore stesso riconosce come militari bravi'. istruiti e onore del l'esercito; in quanto poi a Gariba ldi in persona, st può discutere il bene o il male della ,sua influenza suHa_ politica_<!el paese, ma su ll'eserci10 non ne ebbe e non volle averne ma 1. E 1m poss1b1l~ citare cli lu i un atto, unn parola che, direttamente o indirett:uneD te, accenm al fatto, o al desiderio di un'i·nfluenza qu~lunque nel l'esercito. Non è da poco tempo, come sembra credere l'autore, che il nostro corpo di ufficial i è al dissopra d'ogni influenza politica; lo è stato sempre. · Il sesto ca pi tolo tratta della d'i {esci territori al~ d' Tta_ li<~-. ~i descriv~ a grandi tratti la nutura rlei confini, si notano I passi pm 1mportant1 e le loro difese, si apprezzano le posizioni e fortezze della valle del P·o, si dimostra la necessità di difendere le coste, si parla delle fqrtificazioni della Spezia, di quelle che vogliono farsi sulla costa romana e in Sardegna, ecc., ecc. È·un sunto di quanto già fu scritto in proposito nei periodici militari tedesc.hi e specialmente nello studio inti-
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tolato Fronte occùlentale di difesa d'Italia, pubblicato nei Neue Mi,litiirisce Blatte,,. e del quale la !Noista rni lù.are diede un sunto nelle biogralie del mese di gennaio corrente anno . Senza parlare delle lacune che si ri scontrano in questo capitolo, non possiamo tacere dt!lle molte e gravi iuesatlezze. Eccone un saggio: Si cita la fo rtezza di Vemimiglia (die con decreto tle11'8 lug lio corrente anno, venne per lì no ean cellata dal novero delle fortP.7.7.e) come un'opera .avanzata di Genova, capace di re,pingere, colle sue domùianti batterie., iin attacco da ma1·e; si nomi na la fortezza di Strndella come se esistesse; si parla di Vado (i cui fort ini, a difesa rlel golfo, cessarono rii essere considerati tali, fino dal genna io ,J880) come se si tratt.1sse di un forte di sbarramento della strada littonrnea ; si accenna .1lle nuovè fortificazioni che vogliono costruirsi in detto golfo, dandone per motivo, non lu fac ilità colla quale un nemico ivi sbnrcato potrebbe girare le Alpi, nel esempio di Na poleone I, ma la possibil ità che ivi si facc ia una base <l'o,perazione contro la Spezia; per provare la necessità di fort.ifì care ,le coste romaue, si citn la spedizione dei Francesi nel ,18fkH, e fin qu i non c'è cbe dire; ma per rinforzare l'Hgomento, si aggiungono « i combattimenti di Ca pua, l'eroica difesa di Gaeta, fatta dalla valorosa regina iVfarill di Napoli, in novembre ,J860 e l'attacco intrapreso ria Ga· ribaldi contro Roma nel ,J862 (sù;!) »; fotti che (a parte l'inesattezz:1 d'espressione con cui sono designuti) non ;iusciamo a c:.pire quale relazione s'abbinno colla difesa delle coste romane (1·oniisce Ufedand). L'ottavo capitolo è ded icato alla flotta; enumern le nostre nav i da guerra, dividendole per qualità e classe, descrive sommar,ament.e le principa li, distinguendo le già capaci d'entrare in a1,ione, da quelle elle uon lo sono, o perchè trovansi ancora sul cantiere, o se già varat(>, mancano, di qualche pari.e dell'armatura, ecc., ecc. ; termim1 co ll' indicazione sommaria del bilancio dr~lla rna;·ina per l'anno 1883. Nel c.apitolo seguente (nono) si ritorna,.sulla difesa delle nostre coste mediterranee, specialmente dal punto di vista della flotta; si discorre diffusamen te del le progettate fort ificazioni della Maddalena, si fa una lusiugh iern descrizione del c.irattere dei Sardi a cu i il governo aflìda la sicurezza della loro isola (d~scri zione tolta di pianta dal la Neiw .F'reie Presse) e si couch iudc accennando alle critiche condi1.ioni della nostra · , marina mercanti le, all' inchiestn pa rl amentare fatta nl riguardo,, ai premi, ai sussidi, ecc., cec., con çui il governo dovrebbe .-iiutare. la marina mercantile, per metterla in grado di sostenere, in tempo di pace, la coucorrenza str/'lu iera, ed aiutare i1Ì tempo di guerrn, la flotta. Nel decimo c!l pitolo l'autore prende ad esame la rete ferroviaria
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italiana, in rapporto aìla difesa del paese. Accenna qnal era nel ·1860, nel ·1864, nel 1870, quale è oggidì e quale sarà fra qualche anno; segue lo s·viluppo del la questione ferrov iaria nel nostro Parlamento; classifica le linee, ne apprezza la capacità, enumera il materia le di cui dispongono, e mette in ril ievo i pericoli i, cui nel caso di guerra, si trovano esposte le due grandi linee costal i del Mediterraneo e dell'Adriatico; dice che la conformazione della penisola non permette una prontezza di radunata pal'i a quella dell'Austria, della Francia e della German ia; che soltanto una rete ferroviar ia molto sviluppata, con grandi tratti a doppio binario e abbondante materia le, può rendere meno sensibile questo difeLto; che finora si è lontani dall'aver fatto il desiderabile, rna si è fatto il possibile e si continua a fare. Nel loro complesso questi giudizi sono conformi a qn.-into, sn tal proposito, si è già detto e scritto in Ita lia e fuori; ma perchè fossero esatti anche nei particol:1ri, sarebbe necessario che l'autore avesse preso per punto cli partenza una base esatta. Ora quando nella carta fcnoviaria, che si un isce come allegato a questo capitolo, si Yede mancare parecchie linee ferroviarie im portantissime, apert~ prima che il libro fosse stampato, è lecito dubitare, se11z'altro, dell'esattezza delle deduzioni. Non citeremo, per Lrer itù, i tratti mancanti; diremo solo che fra essi ve ne sono degli aperti nel prim,i semestre del ,1884., e di quelli già in esercizio dal 11883 e dal ,J882. Nell'u ltimo cap itolo ,si dà un rnpido cenno di quanto venne fatto per l'csercitll e la flotta, in questi ultimi anni , e dello stato in cui attualmen te si trovano. La ricchezza delle forze intellettuali e fìs iche viene usnfrnit.a (dice l'imtore) senza intaccare le fonti della produzione nazionale; l'esercito corrisponde per numero alle attunli condizioni del regno; furono au mentati e meglio ordinati i bersaglicti e gli alpini; si rese più mobile la cavalleria; si migliorò il materiale d'artiglieria e si fece una più giust:i ripartizione dei cal ibri; vennero stretti i legam_i tra l'esercito di prima e quello di seconda linea; si diedero, al le milizie, quadri più solidi ; si riordinarono i Sl~rvizi amministrativi e1l accessori. Di pari p,1sso collo sviluppo dell'esercito anelò quello del le fortificazio11 i; forti di sbarramento sorsero ai passi del le AIpi; si fecero provvedimenti per la difesa delle isol<~. L'aumento delle forze mai:ittime fu considerato e trattato come imprescindibi le neces~ s.ità; si costrussero grandi navi da battaglia, legni costieri, torpedinieri, ecc., ecc. Le migl iorate cond izioni fìnanziarie, l'interesse del paese per le cose militari , la genorosi tà del .Parlamento, quando si tratta dell'esercito, 1
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LJBRI E PERlODlCJ
della flotta e della difesa territoriale, lo zelo degli ufficiali e della truppa, nell'adempimento dei loro gravi doveri, tutto prova che l'Italia possiede gli elementi per diveutHe una potenza mi litare di primo ordine. Malgrado la posizione del paese eccentrica in Europa, malgrado ia cerchia alpina e una rete ferroviaria, inc11pace finora di f.adunare le truppe al confine, colln dovuta prontezza, l'esercito italiano costituisce digiì1 una forza , colla quale nelle future guerre bisognerà seriamente contare. Così dice, più in disteso, l'autore, e non vogliamo certo èontraddirlo. Solamente per amore di esattezza dobbiamo reuificare qualche sua espressione . Non è perfettameote esatto il dire che, nell'ultimo ordinam<mto, venne aumentat:i la forza, di pace deHe com pagn ie cli fanteria; la forza media rimane sempre la stessa, ma sta infatti che, mentre prima si aveva presente per quattro o cinque mtsi la forza minirnci, perchè i congedi ant.icipati avvenivano in settembre, e la nuova leva giungeva soltanto in febbraio, ora questa forza 1winrirna si ha soltanto per due mesi ed anche meno, perchè la nuova leva giunge in novembre. Erronea affatto è poi l'affermazione chè adess.o, per la prima volta (z1im ersten Alale), sienO apparse, nell'esercito italiano, le batterie a cavallo. Due ne esistevano giù nell'esercito piemontese, furono conservate per . vari anni nell'italiano, presero parte alle gnerre dell'indipendenza e solo vennero soppresse nel novembre ·1870 . Non si tratta dunque di mfistituzione nnova, ma del risorgi mento di un'antica, elle ha Je sue brave tradizioni . Nel la conclusione l'autore ci reca le .congratulazioni della Germania I per il crescere delle nostre forze militari; fa voti perchè il nodo, così \ felicemente stretto con quella potenza, resista agli strappi della politica giornaliera, e si augura che l'Italia trovi, nel sentimènto dcJJa propria missione, la forza e la costanza di mantenersi sempre nel grado teste raggiunto di potenza militare, ' per l'onore e l'interesse proprio e la sicurezza comune.
Il Diret..t..ore ORESTE BARATIERI
Tenente Colonnello n ei Be1·saolteri.
DEMARCHI CARLO,
gerenie.
r UNA PROPOSTA C I RCA
IL 1VIORA.LE DELL' ESERCIT()
I. Non farebbe meraviglia se in q'uelle menti che nel passato sognavano anelando alle libertà che noi godiamo e a1;chitettavano la nazione ilal iana ordinata con leggi, con istituzioni popolari, non farebbe meraviglia, ripeto, che in lorò non lrovasse po~to un esercito permanente. Era naturale che non sapessero disgiungere nel loro pensiero il fallo di questa istituzione da una speci , di carattere feudale; e il grande scopo conseguito alla patl'ia, e le braccia tolte al lavoro, e l'ingente spesa, e la pace che sarebbe scaturita dal vivere libero, dovevano sembrare loro tante cause, tante ragioni da impec}ire il ritorno e l'assetto normale nello stato di un esercilo perman.ent.e. Pure a chi fosse sorto a dir loro : « Ma si i noi avremo in mezzo « alla più grande libertit un grande esercito: la femui sarà brevis« simà: i quadri molti e c~leremente fatti : tutte le provincie d'Italià « saranno egualmente arruolate, egualmente comanderanno e ~b« bediranno, sarà insomm!l la nazione intiera in armi ii for5e quei pensaiori non avrebbero contraddetto e sarebbei·o stati colpi ti dalle -profetiche .parole. Ìl'l a fig urati, o lettore, che in mezzo ad essi_ci fosse slalo allora un militare collo, un militare coll'anima di soldato e la mente di generale: che cosa credi tu che avrebbe risposto all'ardi tointerlocu25 -
ANNO XX IX, VOL. 111 .
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UNA PROPOSTA
tare? Probabilmente scotendo la testa: «Come?!, avrebbe interrotLo « la ferma brevissima? e chi ci darà i graduati? La nazione in armiÌ (< Chi terrà a dovere qaella massa di cittadini? E osereste chiamarli « soldati? » E giù, giù, avrebbe forse enumerale tutte le difficoltà in mezzo alle quali lavoriamo da molti anni perlacostituzione del nostro esercito. E poi .(attosi più serio avrebbe ripreso: «·Ma « l'intoppo maggiore sarà questo: che l'esercito essendo intiera« mente e sinceramente nazionale, in contatto così intimo colla · « nazione, sentirà come un corpo solo tutte le commozioni sociali « dvii, , pol iLi che .di quella; e allora quale argine ali 'irrompere dell~ << passioni, quale catena che vincoli gli animi tutti ad tino stesso ri« speLto alla disciplina? » Infatti, diciamo la verità, il conci liare l'esistenza di un esercito sinceramente naz ionale, d'un esercito che s.i rinnova continuamente nell'onda dell'intero popolo, il conciliare dico la sua perfetla disci- · - plina, la sua uni tà, la, sua compattezza morale in mezzo alla pratica schietta e larga de.Ila nostra li b.~rtà, panni da\vero uno dei_sommi problemi del nostro tempo . E non temo di esagerare dicendo che in Italia i dati di quest0 problema sono più difficili che àltrove. La Germania ci oITre un esempio: non un modello: là l'esercito è regionale. La nazione francese, lo SLato contano secoli di esisLenza, l'esercito grandi tradizioni E v'è in loro tanta di1Terenza di geografia, di storia, di costumi, di dialeLti? E d'altra parte, abbiamo noi quel plesso di vincoli amministrativi antichi e tenaci come l'Austria? E non basta. L'indolè del governo nostro , la nostra politi ca estera hanno pure inGuenzasulla formazione del morale dell'esercito. Alla quale politica, per dir solo di quesla, non concorre d~vvero a dare un carattere decisivo nè il vago Limoi·e di avventurare quello che abbiamo con tani.o dolore, taòto sangue, con tanta fortuna e tanto senno acquistato: nè la coscienza nazionale inclinata a rispettare nègli altri quei sommi principii Jler cui soro-emmo: nè la aeoarafìa o stessa del nostro paese, premuto alle porte da tre colossi di potenze e tanta costa aperta alle offese. • Io vorrei poter sviscerare dal seno del moment~ storico che attraversiamo Lutti i dati del nostro problema; vorrei presentarli di- . nanzi alla mente del. lettore ed egli. vi riconoscerebbe come tante e)
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CIRCA IL MORALE DELL'ESERCITO
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parti del rno pensiero. Perchè ess i si addensano indistinti e premono nelle anime nostra, di noi ufficiali: si amo noi che formiamo il così detto morale dell'esercito; è quello che pensano le nost1:e menti, che sentono i no;-;tri cuori . Deve essere la coltura, la. sobrietà, il senno delle nostre intelligenze, deve essere il caldo ed onesto sentimento clei nostri cuori, che conciliano_nelle anime nostre le contradizioni talora stridenti del problema che ci occupa. Mai forse, in nessun secolo vi fu tanta mobilità di pensiero nello scibile e nella vita pubblica: mai fo rse come oggi tanta varietà di dottrine cozzarono in una così vasta quantità di menti, nè con tanta rapidità si succedettero, si soprapposero, si cancellarono; mai forse còme oggi la classe dirigente senLì il bisogno di possedere un'anima illuminata e forte che come timone la guidi !n questo mare tenipestoso.
II.
Quando noi parliamo di difesa dello Stato, di organizzazione delle forze nazionali, di mobilitazione, per esempio, siamo sicuri su · per giù d'intenderci. Il contenuto del nostro pensiero in simili questioni può essere un po' diverso, ma chiamati ognuno a dare una definizione, la potremmo dare e non sarebbero poi tanto differenti l'una dall'altra. Mach e cosa risponderemmo noi se ci domandassero: che cosa in tendete voi per il morale deil'esercito? Certo taluno direbbe: l'esercito è fatto per la guerra; e perciò infondete nei soldati sentimenti,pensieri guerreschi: ma altri potrebbe soggiungere; l'esercito nostro è fattore d'incivilimento; e perciò considerate nel soldato il cittadino, inculcategli dei buoni ed elementari principii di etica civile, parlategli delle grandi istituzioni ' nazionali, del lavoro, del risparmio e che so io: ed un terzo potrebbe sorgere a dire; l'esercito da noi è simbolo, è fattore di unità nazionale; e_perciò affratellate gli individui, parlate loro di storia patria, di geografia, ecc: Ora vi ripeto, che cosa intendete pet' il morale dell'esercito? S;immagini il lettore se anch'io mi sono fatto tante ,,olle questa domanda: e davvero non ho trovato una risposta che pienamente
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UNA l'UOPOSrA
mi contentasse, una definizione in tiernmente compren siva e chiara. EppUl'e noi parliamo di formare questo morale, di educarlo di mant~nerlo alto : eppu re all'improvviso nccadere di qualche fatto nell'esercito, noi accusiamo il moral e, come se fosse una cosa nella, distinta nella nostra mente: eppure noi lo reputiamo cosa di tanta importanza . Egli è che esso è il rcsultato di molti faU.ori a ·cui ognuno dà un val ore arbitrale; egli è che noi stess i partecipiamo a quella mob ilità di pensiero che la cri tica universaledel nostro tempo sconvolse. · Puro se io dicessi, per esemp io, che esso è la somma e la fusione del pensiero e del sentimento di tutli gl'individui che compongono l'esercito, voi potreste ossen·are che questa, più che una definizi one, ha l'aspetto di una frase immaginosa. Una frase immaginosa sì, ma clie ha un fo ndo di vero, in quan to che ci può indicare là dove risiede il morale dell'esercito: e poichè noi sappiamo in qual pane cli questo, il pensiero comun e e il sentimento hanno maggiore sostanza ed autori Là, così noi possiamo ripetere che il mo · raie dell'esercito è nella mente a nel cuore cloll'ufficiale. E cli questo mi pare dobbiamo contentarci; noi sappiamo così dove debba concentrarsi In noslra attenzione, il nostro lavoro, affìn chè questo morale sia elevato e foite. Il dire che i soldati s.tanno troppo pow sotLo le armi perchè il loro sen limento sia assorbi to e padroneggialo da quello degli ufficiali , par1ni un rinnegare la nalura umana, un negare la storia. Le qmlli possono ben mostrarci qualche eccezione: ma la naturale soggezione ad una classe di rigente, nel una ari stocrazia non languono o simutaiio in rivolta éontro il loro diri tto di sovrastare, ma conlro il fat to di esserne indegne.
III. J•armi inulile il dimos.lrare l'importanza del mornle noli' esercito :
e una cosa che si può aITermaresenza tema di esser contraddetti . Utile sarebbe l'analizzare pun to per pun to tutto quello éhe permane e si agita nella vita nazionale e che ha su quel morale un in- · fl usso, sia cliretlu sia indiretto, sempre efficace. Tali sal'Cbbero, lo
ClllCA LL MORALE DELL ES KRCl'fO
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delle nostre Jecrcri fondamentali;. l'indole, l'indirizzo del·I Gospn· .-t I o · ,,,, , . . · verno; Ja politica· estera; le tendenze .~ell_o_p_rnwne pu~blica ; 1 co.nsiderare l'esercito, or::t come fattore cl mc1vil11:rnnto, 01a. ~om~ fo1 z~ d'ordine pubbl ico e cosi piegarlo nell'~clucaz1one e neglt usi a tal'. scopi: i1 \ellore ne può aggiun?ere a\Lr1 , s~ crede, .ma ness~n~o ~,1 questi che ho dello potl'i\ L~gli erc. ~e aggi~ng~~l~t e, 1~a e~~ 1, ed1,~ ma<:mior parle di essi sono 1mpresc1ncl1b1h pet 1101, qua:;1 che lae oa . 1· I nessuno cli essi si può cambiare o alterare per rendere 1~11g 1ore ~ sua efficacia. sul\' eser1:ilo. Sono cose queste di altri tempi, contro 1 quali si è levalo il grido che l'eserci to è per la nazione, non questa.
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per quello. . . . . , . . . d Da tutte le quali cons1cleraz1 on1 mi pare d_1 po~~t conclud~1e e . affermare: 40 che il morale dell'esercito subisce I influenza d1moltt d ti che sono al di fuori di esso e che non si possono mutare; 2° che . : esto morale trova. per tal modo non lievi dirficolti:t nella sua ~orqmaz1one · e 1·1ella, su··.. ,,·1ta·, 3• che data. la sua. importam:a. e le d1ffì. . coltà sopra. enunciate, parmi cosa di tanto_ elevat~ e pressanl~ interesse ìlazionale e militare, quanto Lutto ciò che riguarda la difesa dello Stato; e poichè di questa si occup::t coll_egfolnum te m~'alla ~ntoriL1t militare, cosi polrobbe accndere circa d m~rale dell eserctto . A questa c,>nclusione del mio ragionamento il lettore ? ?trebbe strincrermi i pa.nni addosso e dirmi : ma cotesta alta aulorila co_ll~oiale°che tu invor.hi, si occupa clelle questioni nelle loro grandi lt~ee e in modo tutto sintetico; come vorresti tu che si ~ccup~sse de~ , le dell'esercito il quale per essere il _resultalo .dt tanti fatton mota , . f ·t f e ·al di fnori e al cli dentro cli esso, ha un carattere 1nc1e 101 ? e ors ind efini Lile'? E sa i Lu indicarmi un punto nel quale maggiormente consista cotesto morale e si elabo ri e dal quale poi si spanda come luce a calore vivificante? . Io qui lo ripeto: cotesto punto è l'ani1~a c~ell'uffi~iale; è_.nelle anime nost1·e che si uddensano e premono I di~ere~tt. fatl?L. 1 de~ morale nell'esercito: noi dobbi amo comprender\1, ca pirh Lut~1 m noi stessi. Neila elaborazi one di una mente illun:'.nata , saggiament_e educata di un cuore onesto quei fallori che p1 n sembra_no consp1l rare a distruggere lo spirito mi litare, i_l m.orale d~ll'_ese1:c1to, devon0 trasformarsi fìnff a di,•enire cagione d1 forza e di vigoria.
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UNA PROPOSTA
Dove la ragione non sp_iega l'amcir patrio nutrito alla storia comp_ensa e confort~. Veggas1 quanto importi l'educazione, Ja formazi_one m?ral: ed rntel~~~tuale dei l'ufficiale; e~ è su questo che ]'azione \ d1 quell ele, ,Ha auto11t~ collegiale potrebbe mtendere e soffermarsi.
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IV. Ed ecc?ci spinti_ ad un tratto nel mari.magno dell'educazione. ~uando s1 p~r_la d1 educaz_io~~ viene subito in mente il metodo, il s,i_st_ema, e.po_11 _pr?gramn11_ d msegnamento, gli orari delle scuole, 11glene dei g101·an'. e tutto il complesso dei mezzi e modi educativi. ~e per avventura _il letto~·e se ·n'è interessato , se ha letto qualche II_bro c!1e ne tratti, se glt è toccato aver parte nell'educazione di g1ovan!, non improbabile che egli sia stato in ultimo indotto a q~esla conclus1one: a dare cioè un valore non caiisale ma condi zwn~te a tu_tti quei_ mezzi ~ quei n~odi . Talchè quando gl i venga detto. q~est1 sono I metodi educat1yi nel tale istituto: subito eali dom~ncl1_: e che uo~1.o ?. il direttore? Questi sono i programm/ e ancoia ri batta: e chi e l 111scgnante? . Poi~hè i~ve_ro è il d'.rettore, è l'educatore, è l'insegnante, è l'uomo m essi che _1sp11:ando rispetto, fiduc ia nei giovani, dà efficacia alle parole, • ,. . agh . at.t1 suoi; è ,.lui .che .dà,. per dirla con fr;se del 0et"101no, I/nton~z1one elev~l~ al~m~1~ro isti tuto educativo. I metodi, i pro~.' an!m1 sono cond1~10m utili , anchB necessarie, ma sempre condiztorn; la cans~ effic1~nte sta _nell'uomo che educa, che presiede. ~ non ch,e 1_0 vogl_w. con ciò !ornare a credere e a defi nire l'educ~~1?ne: .un azione d,_1:elta dell"educalore sull'educando: anzi quanto ~m md11 el~a ~anto piu efficac13. Ma eh i non ha conosciuto bnon isSIIIle, bra:v1ssu~1~ persone in se stesse che chiamate dalla natu ra 0 dal_ pr?pr10 uff1c10 all'educazione di giovani, hanno ottenuto risultati diametralmente opposti a quelli che si aspettavano, a quelli cl1e a buon diritto esigeva il pubb lico? '. Io non mi perito a dirlo: l'educazione,sopra tutto quando si tralLa d1 quella,morale, è quasi un mistero; è come un dono di n.aturn in
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. CIÌtCA 11, MORALE DELL'ESERCI TO
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chi la professa. Essa è scienza, è arte, è accorgimento: l'educatore deve giungere sino a celare la parte men huona di se stesso. Perchè non bastano ad educare una schiera di giovan i i grandi esemp i, i grandi fatti, le grandi impressioni: sempre efficaci, sono alti specialmente a muovere a spingere le masse; ma i giovani hanno bisoono dì un esempio continuo, spicciolo, minuto davan ti a loro; ta;di talora alla induzione e alla deduzione nel!' ordi ne intellettuale, sono prontissimi nel morale; se l'educatore, (( se il maestro ha detto e fallo questo , io posso andare molto più in là e fare questo e questo).); e senza che se ne studino, bevono e si nulrono di quell'esempio minuto che li contorna. Chi non sa tutto questo, chi non ha fede, notatelo bene, in qoesto processo sottile e _costante dell'educazione, può essere, lo ripato, una buonis5irna una bravissima persona, ma fa mostra per la meno cli profonda ingenuità se si mette in qualsiasi modo nella parte di educatore. È adunqne più che nel somn;i.ario indirizzo intellettuale, è in quello '?o'.·ale, ~ so~r:at~tLo_ nèlla sc_el_t,i a~':1en? dei principali per· ' sonaoa1 eh tutti gli 1st1lut1 educat1v1 mt111.an del regno , che po\ trebi;: i.n1.erverii r~· con f'.·utto_ quell'alta autoritri. co~(eg!ale tlì cui_ ho parlato, e per tal modo rnnu1rebbe sul morale clell mt, ero esercito. Lettore, chi è che studiando qualche tral.tato di arte, di legislazione militare e giunto alle pagine che trattano della legge sul reclutamento non abbia visto parole presso a poco cli questo senso: Essa è cosa di tanto alta importanza militare e nazionale che interessa la famiglia, lo Stato , l'esercito nel presente e nell'avvenire; essa esige tanta maggiore attenzione in quànto che i suçi maggiori effetti non sono subito visibili, non sono ;mmeclì,tti, ma fanno sentire la lor·o inlluenza alle generazioni future. Or non possiamo noi dir lo stesso sul reclutamento e sull'educazione dell'uffìciall1? E se la bontà del primo non è intieramente in nostro potere, quanto non dobbiamo noi rivolgere maggiorm~nte la nostra attenz ione sulla seconda e provvedere con acuta efficacia? l
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RAFFAELE BIANC IAHDI ·
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DISCIPLINA
DISCIPLINA.
tanLi statini di mancanze e di punizioni, rispeLt.o ai corpi, ai luoghi, ai tempi,alle età e via discorrendo, dalle quali, con la più grande f~cililà del mondo, arguiscono chi sappia e chi non sappia tener la disciplina, quali sieno le condizioni disciplinarie d~ll'es_e~cito e chi debba pensare a tutto questo, e cosa debba fare il M1111stro della guerra perchè da oggi a domani tutto cambi di faccia. ' snlla disciplina, •guardandola Qllesto modo leaaero di ra"ionare o solo dal lato dei suo i effetti immediati, trova, se non tagione, scusa almeno, nella definizione del Regolament.o,nella quale essa e considerata più per quel che prndnce, che per quel che è. E ch'io abbia ragione di dolerm,me vedrà facilmente il lettore se mi permetterà un quadro che ' ne lo 1tJreve1rno, non troverà di suo di moslrnrali ... gus.to. Immagini, dico, che ad uno dei nostri potenti vicini sia venuto il ticchio di passare le Alpi ed il Mare, per venirci a fare \HU visita in completo assetto di guerra, e, reso vano ogni nosLro tentativo per difendere il suolo che ci vide m1scere, ci abbia &overchiati da ogni parte. .1 Il trisLe quadro non è finito ancora. Immagini che fra le cause di · tanta sventura sia stata questa: che le nostre truppe, benchè abb iano combattuto valorosamente, si sieno mostrate poco pronLe ad eseauire.ali ordini, poco disciplinate, sicchè piani assai ben concepiti :ieno :ndati a vuoto per mancanza di un'ubbidienza pronta, rispettosa ed assoluta. Passata la burrasca, come tutto passa su questa terra, I.a nazione . umiliata, offesa nell'onore come nell'i'nteresse, chiede a se stessa: di chi la colpa'? Del tal generale che ha combinato mal~ le mosse? Del tale allro che non è accorso al cannone? Dei ministri che non hanno preveduto? Dellét Camera che non ha dati denari a tempo~ Di tulli? Sì di tutLi - risponde la voce dei più- 'per quanto riguarda la prepara~ione politica, la preparazione militare, e la: stessa condotta d_ell~ guerra, perchè in libero paese tutti concorrano al gove~·no, e ~um~1 alla scelLadi coloro c.he avrebbero duvuLo salvar la nazione. D1 tutti, meno per quanto riguarda la disciplina dei soldati. Di questa erano responsabili i soli militari, cui si affidò la miglior gioventi1 del paese per anni ed anni; e se quei signori non han saputo farne soldati che voaliano ubbidire e combattere, la colpa è tutta loro. Aspettavano ~
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Scrivere della disciplina militare è sempre difficile. Anche chi non si propone che di presentare ai propr-i commilito:1i poche note su qu~l che si. v~de e s'impara vivendo fra i soldati, è spinto da un lato, d, analogia rn analogia, a toccare le più ardue questioni filosofiche, dall'altro ad intrigarsi in particolari da caserma punto interessanti. A due .estremi cioè, che si toccano in questo : che stancano chi legge e gli fan gellare il libro. Io che h_o mille ragioni per cercare di accaparrarmi presto le buone graz1e del ~etLore, comincio dal promeltergli che mi' proverò a ~tar lontano da, due pericoli, risparmiandogli intanto il ·paragone dei due scogli del I1'aro, abbastanza balluti dall'acqua ... ,e dall'inchiostr_o.
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Per alcuni le grandi virtù militari nulla hanno a fare colla disciplin~, _roba da _caserma, di. cui è scopo principale i'otlenere che gli uomrn1 se ne st,eno tranqu,llamente ai loro posti, senza brontolare, e soprattutto tengano i boLLoni ben lucidi, e le gibeme bene annerite: il che nessuno può ottener meglio dei troitpiers di vecchio stampo, con un po' di buona volontà e d'energia . . Natural!nenle per gente simile il ragionar di disciplina è la cosa più facile del mondo, e il trovare su chi ne pesi la responsabilità è questione di un minuto. Quando poi credono giunto il momento solenne pe~· is:udiare ·a fondo questioni disciplinari e, mettono pomposamente 111s1erne un certo numero di cifre ben J)ene allineate, ,e fanno
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DISCIPLINA
forse che gl i uomini pol itici andassero a montare il picchetto per loro, e che gli accademici della Crusca facessero in loro yece l'istruzione moral e e ·di buon contegno? - Aquest'accusa che risponderemmo noi , in quel giorno? Nulla probabilmente, pensando che non vale respingere argomenti a chi non ha sapnto respingere il nemico. Ma ora che quel quadro è così lontano da ogni probabilità, ora che c( troviamo a far parte di questo ~ammirab il e esercito che ogni giorno cresce e migliora sotto i nostri occhi, esaminiamo rn chi pes i la responsabilità disciplinare dei moderni eserci ti in guerra. E se anche la conclusione delle nostre ricf'rche Sil"rà che essa non gravi tuLla le nostre spaile, non per que:;Lo ci sembrernnno men fori. i i nostri doveri, non per questo la discipl ina ci appurirà. ch iusa nei lim iti angusti cli cui ho parlato. Sol chi non ha idea dell'estensione del mare può credere che le sue acque s'abbassino perchè hanno inva'>o qualche tratto di spiaggia. II.
Fu detto che ogni paese ha il goveno che si merita: con maggiore evidenza si può di re che ogn i popolo ha,ed ebbe sempre,quegli eserciti che fu capace di produrre. . Senza tessere una rivista storica, cominciando dai soliti Greci e Romani, mi limito a dire chela specie degli eserciti, il loro vigore, la loro capacitit di combattere valorosamen te ed ordinatamente, fo sempre in legame direttissimo colla somma delle qualità che distin · guevano il popolo di cui erano emanazione, sicchè, quando quest-o cadde sì basso da non- saper più impugnare nna spada; ebbe mercenari, cioè peggio che niente. Ma non mai quel legame fu intimo come oggi, in cui gli eserc iti son divenuti una vera istituzione nazionale, e possiam dire addirittura, la nazione in armi. Ora come potrebbe l'opera nostra, se abbandonata a se stessa, dar l'impronta a tutta la nazio~e ? No i siamo così avvezzi ormai a con.siderare il servie.io v~enerale obbligatorio come base della forza naz ionale, che ci pare impossibile ch e da questo grande e giusto perfezionamento possano nascere delle difficoltà. Eppure se in una isti tuzione nnova vi è del buono, anche mo lto, non può non esservi pure del male, anche poco. Buttate giù una casa perchè vecchia ed incomoda, la rifate a nuovo, e, dopo
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pochi giorni che, colla soddisfazione di legittimo proprietario, l' a?itate, scoprite qualche difettaccio imprevisto. Qu~l merav1gl1a ! nulla è perfetto sotto il sole. · Così è giusto, è sant<1, è per mille versi necessario che tulti i cittadini sieno soldati, ma questo sistema ci togli e là facoltà della scelta, che era invece possibiie in altri tempi . Formando le trnppe con uomini che avessero le qualità per divenire buoni soldati , si poteva stabili re una disciplina semplice, ·chiara, dirò così, tul.La d'un pezzo, nota al caporale come al generale. Oggi non più: poveri e r icchi, dotti ed ignoranti, cresciuti a vi ta austera e viziosi prim a che uomin i, caldi d'amor patrio o indifferenti, o avversi, tutti debbono essere soldati, da tutti la disciplina deve ottenere le stesse cose. Nè basta: allora i soldati rimanevano lungamente sotto le bandiere, sicch è venivano a prendere nell'aspetto e nella sostanza l'impronta che loro s'imprimeva. Se Cilttiva era quell'impronta, la colpa era di chi l'aveva data . Oggi in,vece una. parte dei f'utur i difensori della patria sia èl__ue o tre anoi, non interi, so llo le bandiere, e poi torna a casa, ove non udrà mai più parla.re di doveri militari; altri toccano l'esercito per pochi tn%i , altri parti ranno per la guerra ·o, saranno chiamati indireuamenLe a concorrervi senza sa.pere che sieno il comando e l'11b bidienza. Si completi pure il sistema co i ri driami periodici, si modifichi, si perfezioni quanto si voglia. il sistema cli pernrnnenza alle bancliere, il tempo per la grande opera sarà pur sempre scarso, se già non è forte in costoro l'amor di patria, il sentimen to-del dovere. I mezzi poi onde rautorità dispone nell'esercito sono assai minori di qt~elli d'una volta, e le statistiche, e le deduzioni sproposita.Le ch e se ne fanno, mettono sempre in dubbio· il superiore che ha dovere di punire. Non invidiamo noi ce\'Lo ai mi litari d'alt1:i temp i l'.uso pi~ largo di punizioni corporal i ~ l'arbitrio che loro s~ consentiva . D_1cia:mo bensì che si può chiedere più stretto conto d, quel che sappia ottenere, a chi ha in mano più fort i mezzi e ne ha più libera la scelta. Ancora una delle difficoltà che presenta la discipl ina moderna in confronto dell'antica, e poi lascierò quest_a enu merazione, più pel'" ischivDme la monoton ia che per credere d'aver detto tutto . Perchè l'istruzione disciplinare del so ldato si possa credere com·
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piuta, si richiede pili oggi che pel passalo, quan tunque si passi ora sopra, e non sempre con ragione, a molle minuzie. Ricordate i serrafile del grande Federico, che incrociando le la barde dietro le linee impe~ivano che si ~·allentasse l'andatura ? Pensate a quella disciplin~ mat~nale, che esigeva da l soldato la sola esecuzione di pochi atti qual, potre_bb_er~ esse r fatti da automi, e dite se non è pi ù diffici le · la nostra d1sc1plrna, la quale esige dal soldato che fra il caos del com~attim~nlo cerchi coll'occhio il proprio ufficiale, ne eseguisca i cennr, ne rnterpreti le intenzioni. . Si crede forse che, per aver cessato di chiamar cieca la disciplina, il regolamento abbia voluto dire che l'ubbidienza debba essere mino~e?TuLL'altro . Ora si vuole che l'ubb idienza abbia gli occhi aperti, e cioè non possa trovare scusa alla propria insufficienza nella lettera degli ordini ricevuti : si vuole un sentimento cosi alto del dove~·e, che vi faccia adoperar per esso tutto quanto avete di forvt:e fis1el~e e mor:ali, gi~ngendo fino ad affrontare i pi ù grandi peri coli, mass1n~o de, quali è, per un soldato d'onore, quello di vedere d1sapprov~ta l'iniziativa che ha creduto doversi prendere pel bene della patna. Ed ecco come la disciplina bene in tesa o-iunt:ra ad abbracciare anche l'iniziativa, che per un certo yerso I~ se~brer~bbe n~mica ; daLe ad un esercito una disciplina cosi al La, che dt essa s1en parte tulle le molle che fanno agire il cuore umano ?a_ll'.a°:1or patrio fino alla paura di una -consegna, e la scuola del!~ tn1Z1at1va è beli' e falla . . )fi s! dirà che a portare il soldato al punto che ho detto lavora 1'1st~'U7,1_one, come l'i niziali va dell' ufficiale è illumi nata dalla scienza. ~!~ 10 rispondo: è istruzione, è scitlnza, ma istruzione e scienza fac'.h abbastanza; è anche di scipl ina, ma discipl ina difficil e. L' islruz1?ne nel solda~, la scienza. nell'ufficiale insegnano a fare; la disciplrna fa fare__nei m~menLi più diffici li: quando fìschiano i proietti: qua~do le p1u gravr responsabilità son poste alla prnva. · R1ass~m_en~o quanto ho dello sin qui, credo di poter concludere ~be I~ d1sc1plrna moderna. deve, con mezzi e tempo mollo 'limilati , far di tii~ti gli elementi di forza viva che la nazione possiede un sol tutto co~i cementato,dri potei· essere adope·l'ato come strmnento dalla mano dt 1in solo uomo per ottenere la vitwtia. Se questo_non è difficile, in verità, tutto è facile al mondo •.Ora
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io chiedo, possiamo ·noi riuscire a 1an10 se gl i eleme11Li che, senza scella, dobb iamo ricevere, non sono già educati al senLirnenlo del dovere, e :;e il soldato che Lorna a casa n9n si sente più ripetere nulla de' suoi obblighi militari? Se insomma quest'idea dell'importanza della disci plina dello Lruppe è consid erata com e cosa di quarlie1·c, che non ha bisogno delle simpatie del pubblico, nè le merita, e ai danni del la quale è anzi le.cito cl , !ollare, come con tro cosa vieta ed antil iberale? A me pa re di no. E quindi affermo che l'intera nazione di, ide con noi la responsabiliLà della disciplina: essa deve favo rida, non solo , ma prepararle la via, e conservarne, come sacro deposito, i frnu i. 7
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Ho dello che quest'anali si null a avrebbe to lto all' impo1:tanza dei III. nostri doveri; ed invero scorgendo uno scopo così elevato per la discip li na, ne vi.en fuor i bensì la necessità che Lnlli ci aiuLino ad ottenerlo, ma si vede anche la maleria ingignntire tan to, che qnel che ordinariamente si tiene pel' disciplina , non ne è più ai nostri occhi che una parte, per quantò necessaria ed importan te. Ed ecc.o quindi due corrent i cli do,·eri: della nazione da un lato, dell'esercito dal l'alLro. Io tenterò di dare uno sgnardo alla prima di queste dne correnti, e così aprirmi il campo a Lrai.tar meglio la seconda, perchb più appariranno ch iare lo ~ifficoltà d'aver soccorsi di fuori, e più difficil i, ma anche più nobili, ci appariranno gli obblighi nostr i. L'uomo non si assoggclla di buon grado al sacrificio della libertà, non pone a rischi o la vita, se non ha dinnanzi :1gli occhi un ideale elevalo. Senza di questo avremo il coraggio:;o per islinlo, rnra cwis, e la bestia da soma che va innanzi senm saper come, o qualche cosa di peggio. QuesL' ideale possiamo risvegl iare se assop ilo , coltivare nei giovani cuori dei nostri soldati, n~n creare. E allorach i darà la scin ti lla?-Lareligione che ha creali i martiri sembra falla apposta per ciò, ma quel che ella sia ai giorn i nostri sa pur troppo ognuno. Aprite i volumi della moderna filosolì a. e troverete ad ogni capi tolo, o poco meno, che vi si dimostra come due e due fan quattro che quanto si è avuto sin qui per verità rel igiosa è da porsi insieme coi i-acconti delle streghe e dei folleu i buon anima loro. L'autore poi,
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dopo avervi condotto a precipizio pei cieli e sotto terra, ed avervi mostrati dei terreni antidiluviani, dei mondi che hanno cessato di vivere, degli ,-tltri ~scono appena da ll 'ovo; dei crani di uomini e di sc_immie, vi dice: Ora se volete credere in Dio, credeteci pure, io non velo proibisco; tulLo può esistere con lui o senza di lui, a vostra scella:. Ma è inutile che andiate studiando se l'anima vostra, dopo la morte, andrà all'inferno od in paradiso. Sarà meglio che vi rallegriate pensando che siete parte di un grande tutto armonico, dove nulla si disperde, sicchè morendo non fate che mandnre elementi di vi ta ad altri esseri. - Bella consolazione in fede mia I Ora. 'la somma di queste icfee intese così a sproposito (il ben io-no lettore ha ben capito che ho voluto caricare un po' le tinte) d~lla gente grossa, crea, od alimenta almeno, quella corrente di scetticismo che, dalle classi colte, scende, scende fino al fondo della scala delle intelligenze, ove s' incontra colla più crassa superstizione. Le sfumature fra questi due estremi sonÒ infinite, e bisogna aver esaminate t?t_l:e le gr~dazioni sociali per sapere come si pas$i dalla fi losofia pos1llva, nella sua più scientifica espressione, a certe idee da medio evo, che quelli che studiano il popolo stando ~eduli allo scrittoio credono cancellate da secoli. Se adunque, procedendo da i due estremi di questa progressione, verso il mezzo, togliamo da un lato i convinli delle nuove dottrine, poi quell i che, senza capirle, ne hanno intanto preso quel che loro accoìnoda per non essere fra i tementi .dell'ira 11ent·ura, poi quelli che vanno a messa per abit.udine, e perchè nel paese bisogna far così: sé dall'altra togliamo quelli che credono in Dio egualmente che arte streghe, poi quelii , ahi, quanlo numerosi! che cantano a squarciagola salmi che non capiscono perchè, [ddio mandi il bel tempo o la pioggia : se togliamo tutti questi, io dico, il gruppo centrale di quelli che la religione soll eva al di sopra di questa nostra. creta, 1·imane spaventevolmente rimpiccioli to. In I talia poi, il dero, come istituzione ahneno, sta quale nemico .sempre in armi di faccia allo Stato, e se l)On ci fa. direttamente gran male, ci nuoce indirettamente togliendoci il bene che potrebbe fare. Voglio dire che se avessimo un clero che tanto individualmente quanto come corpo, fosse maestro ai popoli di morale pura, e, senz:alcuno scopo terreno, mirasse al perfezionamento delle anime, egli c1 preparerebbe un terreno pronto a ricevere ogni buon se~e, e,
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primo d'ogni altro, quello dell'amor patrio. E rion !'.arebbe chieder molto: nè si qov,:ebbe chieder di più, per non coinvolgere nella politica un' istituzione che deve aver per oggetto la coscienza individuale. Ma noi siamo, pur troppo, ben lontani da ciòl Chè la chiesa, sempre intenta ai beni deHa terra, non mostra che di sognare un passato che non può tornare, e ci pone in(ìnca questo bivio: o paolotto. o nemico! . Fi;1 qui dei cattolici. Gli ebrei e i protestanti sono pochi, e il loro numero, se si rimarca· in qualche città o regione, non può essere notato nell'esercito. È un fatto .tuLLavia che chi ha studiato dappresso gli ebrei non può non inorridire ai mali trattamenti che soffrirono in altri tempi, e che soffrono ancora in alcuni paesi inciviliti, e non meravigliar:;i delle strane idee èhe corrono ancora sui loro costumi e sulla lor0 . reli gi~ne nel nostro popolino. E chi è entrato una sol volta 'nella chiesa Valdese deve aver provato l'effetto che ha sulla mente e sul cuore quel rito così semplice e nobile, e deve essersi persuaso che là dentro vi è modo di sollevare in alLo la mente, di uomini moderni. Ma i prinii non hanno alcuna poss ibilità di far proseliti e~ i secondi ne hanno pochissima, ed è assai dubbio i.e, riuscendovi, renderebbero un gran servizio all'Italia. La riforma non fu propriamente nè respinta, nè accettala dà.I popolo italiano, che lasciò andare e venire tante belle cose, fino al dogma dell'infallibilità. È indifferema, e scetticismo, è .... . . .? Ma mi avveg30 dì essermi già troppo dilungato in qllesta materia, che, pel mio scopo, non può essere che un lato di una .questione .. M! par ttÌttavia che, per chi voglia completare colle proprie osservaz10n1 quel che ho detto, apparirà evidente che la religione come mez~o per preparare i cuori alle grandi virtù mili tari , è meno efficace 111 I talia di quel che si possa pensare o sperare . E ciò detto volgiamoci altrove. Sui banchi della scuola si formano gli uomini! Così abbiam sen- IV. Lito dir tuUi le mille volte. Ma anzitutto qui non si tratta. di fare degli uomini soltanto, ma degli uomini preparati a divenir buoni soldati, al che sopra ogni altra cosa concorre l'educazione.
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Senza di questa sappiamo da un pezzo che l'istruz ione crea gli spostati , i quali, lo si noti di grazia, possono ésistere in tutte le classi sociali, dal. contadino che si crede nato, per fare il sorvegliante, allo scenziato che non ha potuto entrare in qne~ta od in quell'accademia. L' istruzione adunque può andare verso un pi,ecipizio quando cammina tanto veloce da non poter essere seguita dall'educazione, o, in termini più chiari, quando crea più scuole di quel che possa avere maestri buoni e ben pagati, e quando pensa più ad insegnare molle cose, che ad insegnarle bene. Ma i temp i nostri guardano un po' più alla quantità che alla quali tà, e la staListica vuol cifre grosse. E çonta a centinaia e migli°aia quei che ogni ann o debbono ess·ere cancellati dal numero degli analfabeti, come conta a decine il numero di materie che si debbono insegnare ogni anno ai giovani destinali ad :were un'i struzione completa: Insomma (sia detto col dovuto rispetto pel sapere e pel cuore dei nostri insegnanti, e senza chiudere alcuna speranza per l'avvenire) coll'aria che Lira, non è facile che il corpo discente italiano possa emula re il tedesco di. cui fu detto, e non senza alcun fondamento, che gli si debbano le vittorie del 11870-7 11. E mi volgo finalmente intorno, e cerco fra quelle tante cose che hanno influenza: sul nostro spirito, e che ne formano, {n certo qual modo, il· cibo quotidiano . Ma cerco purtroppo spesso, non dico sempre, invano (·I). En tro in una esposizione di belle arti, e, da pochi quadri in fuori, tutti mostrano alla gioventù ben altro che e)>empi d'amor patrio e di forti virtù : Per le strade, sulle piazze, alcuni monumenti parlano dei più il lustri autori del nostro risorgimento, ma accanto a ciascuno l'indivisibile edicola da giornali_mette in mostra i più immondi scarabocchi . Accanto alla storia, la pornografia. Entro al teatro, ah im el l'autore dei Pezzenti mi regala La lwna di miele. Il pubblico si annoiava dei suoi Fi amminghi ardenti. d'amor di patria, e batte ora le mani al poeta tisico . Tisici · noi tutti, esclamo , se non sappiam che correr dietro ad un'arte corrotta e corruLtricel Tisici che abbiamo i nervi tanto in(1) Quando scrissi questo capitolo non avevri ancor vista l'esposizione cli Torino. Ne sia o non ne sia questo il luogo, sento il b isogno di unire hi mia debol11 voce al plauso nnanù:ne per quegli ordinatori, che seppero far risuonate si al ta ,la nota patriottica per quelle sale incantate.
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deboli ti, da non sentire ali.re scosse che quell e che ci procura un sedicente verismo, che vuol Lutto trovare e mostrare e non trova e non mostra che qu;lche brnttural E disgustato di tutto quanto vedo, mi rifugio nel santuario della fam iglia, d'onde solo può venire la virtù dei fntnri guerrieri. E non mi occorre di ·confrontare la famiglia nostra colla rnmana, la quale era più che ogni allra mai ordi !}aLa a yre?arare citt~clii~i forti d'anima e di corpo, soldati valorosi e disciplmat1 per le legioni. _ A me basta l'riffermaÌ'e, con una sintesi che non parrà strana dopo quanto ho detto, che base dell'educazione milita~·e è l'educazi~ne che si riceve fra le pareti domestiche, alla quale si cercherebbe m-. vano di sostituirne un'altra qualsiasi, per concludere subi to che le fami 1>frlie tutte, di cui la nazione è l'aggregato , condi vidono con noi la responsabili tà della disciplina degli eserciti. : . . . . Si è parlato molto, troppo fo rse, al nostro popolo de sno1 d'.ntl1 : è tempo che gli si parli, da chi ha fac ile la parola ed a?tle la penna, de'suoi doveri , se non si vuole che questo sovran,~ divenga un ti ranno fatale pe'suo i, imbelle contro i nemici . Dover! che sono tanto più numerosi e sacri quanto più un popolo vuol esser libero, e fra i quali sti primo il preparare se stesso, a combattere e_ad ubbidire là dove la patria vuole, e l'e<lucare a questo i propri figl i: M1;t qui non è Lutto. Quando i cittadini di~enn_t! so ldati son _chiusi V. in caserma non cessano per questo d'essere, p,u o meno d,retta men l.e, sottoposti all'influenza dello spirifo e dell e tendenze esterne. È questo, si può dire, un as~ioma. Si pensi ad un esercito, op~ pure ad un semplice reggimento che vivono in un paese dove tuLL1 tenaono in alla si.ima le istituzioni militari, ne seguono con amore i p1~gressi , ne temono, come grave sciagura n~zio~~.le, la dec~denza e lo si paragoni alle truppe d' un paese anl'.-!rnhl~r~·, dove il soldato è chiamato sgherro, dove giornalisti e poh t1ca~t1 di~o~JO ~h_e la disciplina (sia pure la più mite) è con traria _aila li berta mdmduale e che uri cittadi no non dev'essere obbligato a montar la guarcÙa quando non ne ha voglia: e non si avrà fatica a convenire in quest'opinione. ' Per questo riguardo, fatte poche eccezioni di tempi e di lu oghi, 26 -
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noi possiamo andar superbi del mirabile acco rdo che regna in Italia fra esercito e- paese . Qual~he giornalista va ben dissoLLerrando, a regolari intervalli di lemp~, d paragone fra l'esercito ela nazione armata, senza saper pl'opn~ bene che sieno l'uno ne l'altra, o balte sulla pace perpetui! e sul d1sanno general e, e ne predica proprio all'ltalia, che sarebbe tanto ~ontenta di non far mai guerra ad alcuno, ma che deve pur tenersi arn:aLa se non ~uol fare un giomo o l'altro la figura di quel t_ale l'aso d1 t•.:rra, obbligato a viaggiare in compagnia dei vasi di fe rro. Ma simili pistolotti lasciano il tempo che trnvano, né possono far scader l'esercito dall 'alto pregio in cui è tenuto in JLalia nè toglierc_i quell'affel.Lo dei nostri conciLLadini che è insieme s;rone e premio al nostro lavoro. Ma non ho ancor detto nulla di ,1 ues1a influenza nel momento (~ecisiYo, n~I tempo di guerra . E so n lieto di arer serbato per ull1mo quest argomento capi Lale. . Chi crede:;:;e _che un esercito , lasciando le guarn igioni per andare a combattere, s1 sottragga all'influsso buono o catti vo che rrfi viene dal paese, credereuue ltn assurdo, e Lenderebbe invano (li sostenerlo coll'argomento die i soldati so no lonLani dai loro fo colari viYo~o di \'i la propria, son sempre sotto gli occhi dei imperi ori. ' E vero che quella vita dà alle truppe un certo insieme, una certa c?esione lt~lla particolare, è vero che l'idea del grande affare di cui si trn.tta t1~u ~ulti colla mente ai dovei·i, mn chi partisse , come Backe~ttl~ Egitto, con truppe senza coraggio e senza disciplina, tene1:e. e 111V~L~~ di trasformarle strada facendo, sopralullo colla brev1ta e le cr1s1improvvise ed enormi delle rruerre moderne. E non solo i soldati vanno alla guerra portand; seco i sentimenti e la di,,~iplina_ che avevano in pae:;e, come portano le cartucce nello za ino e~ il fucile in ispalla, ma ogni giorno e ad ogDi ora av ~en~ono fra il paes~ e l'esercito scambi di timori, di speranze, di 1llus10111, dJ scoraggr.~meoL1 , che giungono e si spandono più veloci del telegrafo! Le_ aquile che uel ·1870 stavano per essere pòrtate verso la Germania, erano quelle stesse che avevano serruito il o-rande N~poleo ne ne(la_s~a corsa trionfal e attraverso l'ELu·op; , e che~ dopo lui, a,·evano v1sl1 1campi d'I talia e d"Algeria. Sem bra,,a che Ja vittoria non sapesse siaccar:;eue! Nessuna mernvigli,t Mu,nque se
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quanti le avevano viste trionfanti ne ricordassero le glorie anti che, ne prevedessero di nuove. Sapevasi che la disciplina tedesca era maggiore, ma si diceva: - la ·disci plina fran ce:;e men compassaLa, ma eretLa sull' orgoglio nazionale, sull'entusiasmo, sull'amor di patria e di gloria è la vera disciplina moderna: si vale dello slancio, del valore e dell'intelligenza cli ciascuno, come addita il progresso: "Ossa trionferà. Non dico che questo ragionamento basasse in tutto sul vero; certo era naturale il fa l'Io, e molti lo fecero, che ora non sei ricordano più. Ma il capo di quell'esercito guardava spesso dietro le proprie spalle. Fin dai primi giorni gli si chiedevano vittorie esi minacciava rivoluzione. Qual meraviglia ch'ei fosse titubante? e chi è titubante è debole, e chi è debole è male ubbidilo. Non erano giunti ancora i giorni più funesti, e già nè l'imperatore, nè i generali, nè il governo comandavano: ch i comandava era Parigi I Ed ecco caduto l'imperaLote ed al suo posto un governo popolare a cui non tnlli si assoggettano volentieri: caduto con un esercito ch e la minaccia di rivoluzione ha cacciato volente o nol ente fra i Prnssiani ed il confine belga. Ed ecco la nuova guerra sostenuta dalla repubbli ca fra le di scordie, i malumori, ed in(ine la guerra civile: ecco per esLrema catastrofe un esercito francese marciare su Parigi appoggiando le proprie ali ai trinceramenti prussiani! Dal l'al trn pal'Le una nazione di molti Stati unita so llo nn sol uomo che rappre-;enta la salute della patria, lP.gge suprema. Non solo i solchtti tedeschi marciano al pas:;o di scuola, colle punte degli elmi perfel!amente al lineate, ma in tutti è la volon tà assoluta di vincere, ed anche ·non vincendo, ubbidire, ubbidire sino alla morte. L'unione non è solo nell'esercito, ma nei paesi, p1·ima così divisi, sicché la parte armata della nazione e la parte che resta a casa, e le famiglie, che pur rimpiangono i cari perduti , unisce una volontà sola. Per Lai modo il paese e l'esel'cito reggono cosi, contro tulle le prevision i d' Europa, a quella lolla interminabile . Nell'unione sta la forza. Gli è per questo che il Còrsi volendo riassumere nella più semplice espressione le ragioni di quel grande insieme di falli, raccontati in 397 pagine, ha detto: ,< fu il Lrionfo della disciplina».
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In caso di guerra avremmo noi a guardarci molto spesso indietro? Il lempo degli indovini è passalo da un pezzo, per quanto esistano ancora uomini e donne che vivono ('.01 fcw le carte : ma se è leciLo trarre induz·ioni per l'avvenireda quaoLo ci sta inLorno, giova sperare che no. L'f1nlia non ha nn centro popoloso sLrapotenLe che possa da solo· dettar legge alla nazione: il partito retrivo se~te ogni giorn o piu d'essere impotente, e lo dimostra colle inLerminabile querimonie: i parliti ultra-liberali fan chiasso per far credere d'essere in molli , incoraggiali dalla toll eranza generale, ma ci danno assai meno a pensare di quel che facciano in tutti gli altri stati d'Europa; la grand issima maggioranza della nm~ione è troppo raggruppaln intorno nll'augusta Casa regnan te, e, tranquilla, uo po' apa lir,a se vuolsi, nei tempi ordinari , si scuoterebbe al pericolo della patria e Lerrebbe in freno r pochi forse nnaLi. Gli slranieri che, come di sse non è molto un elegan_Le scrittore, vedono sempre gl'l talian i seminudi, seduti al sole con una scodella di maccheroni da un lato, ed nn pugna le alln ci ntura , non sanno bene che sia I'Itali a moderna, e la credono forse ancora quella misera espressi0ne geografica, destinala a senJir sempre, vincitrice o vinta. ;\la s' ingan oano davvero: che le discordie funes te che ci tennero tanti. secoli nell'abbiezione, so no, per·voJontà di Dio e della nazi one, spari te da. questo suoìo . Di ciamolo pur fo n e, e senza temer di erra1·e, anche oggi che 1111 cannibale in formP- umane, ves(~to pur Lroppo della di visa di solda to, ha fatto sLrn ge de' propl'i compagni invocando l'O)'goglio mun ic ipn le. L'esercito' ha concorso mirnbilmente all'opera. dell'unificazione nazionale, rinunciando per questo ai vani.aggi di carattere essen-: zialmenLe mi li tare che gli avrebbe procurato il sistema territori ale. Ma su questo avrò bisogno di ritornare più innanzi. Frallanto non vorrei che, coll 'aver mol to insistito sull a necessità che la nazione cooperi con noi alla grande opera della discipli na, s'indctcesse che mi paia nulla essersi fatto sin ora in questo senso . La ginnasticn obbliga toria nelle scuole, il tiro a segno nazi?na le, l'istituzione stessa de lla, milizia territori a,le sarebbero lil per d:irmi torto Su questo r iguardo noi dobbiamo anzi applaudire all'opera dei nostri legislatori, e più che applaudirla, aiutarla con 6gni nostro
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potere. Nè temano i mi litari che queste novità, rubino loro, come suol dirsi il pane di bocca. Del laroro ce n'è per LuLLi, e ce ne sarà. sempre . . . .. . . Ma è naturale, fb o ad un cerlo puo Lo, d1e , militari s1eno guardin11hi nell'accettare novità: i Yecchi ballaglioni cosi alli neali, così puliti, moventi a scatto, passano ancora di quando in quando din~nzi alla loro immaginazione e producono loro il senso, ohe cambiare voglia dir camminare al peggio. l\Ia indietro n_on ~i può _andare:. fermarsi neppure. Prngred iamo adunque ma a g1ust1yass.1 e_1a,'.ona1~10 1 insieme per conservare, e rifat e, s~ occorre, I ant1c~ d1sc1pl11~a piemontese, senza perdere i va·ntaggi dei nuovi perfez1onament1. . Dalle istituzioni che ho detto la milizia territoriale è l':inello d1 conrriunzione fra l'esercito ed il paese in pnce ed in guerra, Lultavia. a r:i)derla soli da e disci plinala concorreriL sempre più il seco ndo che il primo, e sarà insomma quel che lo spiril? p~L~·iotLico nella nazione saprà farla. Al suo nascerf\ veramente 1opinion e volgare voll e prenderla per qualche cosa di simile alla guardia nazion~le, di buona memoria, parngone che, se non è esatto, non dovrebb essere offensivo. ~Ja è pur vero ch e la guardia Mzionale '3 caduta sollo il ridic~lo: Ricordo una certa rivoluzione in un certo villaggio . Appena cacciali gli oppressori ( tre geQdarmi) , fu creata la guardia nazi~n:ile a suo_n di musica e di evviva, e ne fu pos ta un'intera compagnia a guardia del munici pio . Gli ufuciali con la sciabola a.I fi anc? _ed il. b_errèlto gallonato, ma vestit i del resto come gli altn li beri c1.t1ad1111,_ ~vevano l'obbligo di passeggia.re Lui.Lo il giorno sulla_ piaw~ vicina. Intorno all'ingresso del palazzo, guardalo da doppia sen11nell a, fu messa una cancellala. falla ad immagine e somiglianza di quelle che alcuni, ch'erano stati qualche volla in ciLtà, avevano _visto intorno alle guardie austri ache; sol o che invece di . e~sere d1 ferro,. co1;1~ quelle, era di legno, ma in compenso, d1p1nlu a tre c~lo11. Ne~ ione, cosi giorni di festa poi ' la orruardia era addiritt.nra d'un baLLagl . 1, per dire s'i ntende, perchè nel corpo di gL1ardia cap ,v~. appen~ ~ solita compagnia : quanto agli ufficiali la faccen~a era pm se~ ph~e. ad essi il posto sulla piazza non mancava . N_o 1, marmocchi, etavamo sempre là a bocca aperla in contemplazione, anc!1e dopo suonata da un ·pezzo la campanella della. scuola. Per me poi era oggetto
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d'immensa curiosità il cambio delle sentinelle, ma doveva starmene a rispettosa distanza; neppur mi perm~ttevano d'arrampicarmi sul la cancellata l E così oggi ancora sono col desiderio, insodd isfatto , di sapere quel che dicessero i dne ·difensori del municipio ai loro successori nell'alto ufficio. Ma ohime I Come son brevi le gioie dell'infanzia l Un bel giorno la compagn ia fu ridotta ad un plotone: l'ufficiale passeggiava sol itario, benchè vestito ora in com- . pi eta uniforme. Poi non si vide neppur più quello: e finalmente, visto che nulla. minacciava i padri dell a patria nei loro consigli, ftt tolta la.guardia (ridotta ormai a tre u<,m ini ed un caporale) e fu buttata giù anche la cancell?la, con supremo nostro dolore, e moll.a. soddisfazione del maestro. Si diss~ allora: chi è soldato faccia il soldato, chi pizzicagnolo il · pizzicagnolo. Ma oggi si dice diversamente : chi è chiamato a comballere in prima linea. vi si prepari: chi no. stia sempre pronto a sostener le spalle dell'esercito , ma Lutti concorrano come meglio possono e sanno alla difesa della patria. Al la velleità infantile, al momentaneo sconforto dell'adolescenza , è subentrato il fermo volere e l'opera efficace dell'età virile . La milizia territorinl e, insomma, ha un còmpito ben definito, che può aumentar di valore e d'esigenze, non distruggersi.. Se a ciù penseranno gli ufficiali di questa mi lizia, come mostrano di fare, senza curar troppo le questioni di cifre o di stelle, di mostre 0orandi o piccole, potrnnno andar superbi della loro divisa. · VIT.
Prima di Lrattnre della disciplina nel suo lnto più di rellamente militare, o dirò meglio, prima di cominciare nlcune osservazioni molto umili su questa materia, occorre ch'io faccia una dichiarazione. Nello svolgere le mie note mi sarà impossibile astenermi dal fa re qua e là qualche proposta, destinata ad · aumentare il nnrnero, oià così grande, di quelle che si leggono pei libri e pei giornali. ~la spero che il lettore si accorgerà ch'io tendo più a ci1iama1'e.Ja sua attenz ione su alcuni punti che mi pare si possano disctitere senza. · ledere il rispetto alle norme ed alle abitudini vigenti, e senza gettare perciò lo scredito su quanto si è fatto finora. Tutti sapp iamo quanto sia dannoso al buono spi ri to dell'esercito, quel continuo.
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dimostrare che tolto va a rovescio , .e il trovare _in due parole la soluzione di pr·oblemi su cui uomini cornpelent.1 hanno log_oralo e looorano l' in tera vita. Ma è d'altra par-Le necessario che u_~a drscussion0e cri lma e spassionatà, fatta col desiderio del bene. p1u che pe~· la vanità di chi la cornincin, vada pu r creamlo qnel cornpl~sso ~1 opinioni che non ispingon~ l'auto,·it.à su .via d.·iver~a,_ ma.. la 1lh~rn 1nano sulla vi a che percorre Sol che glr scr1Lton dr _co:,e tecniche hanno in qufl:.;1.o a:,sai più li bero campo che non quelli che trattano materie più generiche. Così chi propone una nuo,'.a sp?letta , ?nr che abbia il tallo di non clii-e che leattuali sono cau.,ve, 11 ~he mgenererebb.e sfiducia nei nostri cannonieri, può benissimo dimostrare 1~ bisoono che la propria invenzi one sia al più presto addottata; eh, 0 · nd 11~ a1.·11· colo propone ·invece una tn(i.a·r. 111cazio_n~ , . del Re,rolamcnto ~n di disciplina deve usrir brrn alln n gu~rd1. La s'. tratta dr .cose ~b e debbono seguire senz'altro i progressi della sc'.enza: qnr s1 l~cc; la tradizione: là si ricorre alht matematica per dnnostrare, qm I apprezzam ento è sempre mult'.form.e: là. ~gni c~ns:?n~nz~ è_ ''.~prezza bil e, qui non si sa dove s, vada t~ fi111 re,cb~d1 1sL_1tn:'1 on 1 c,,eate.o lasci ate oggi possiam sentire il bene od il male fra d1ec1 o vent annr. I
Ho dello che noi, col non adottare il sistema terri'.oriale, ci siamo VIII. privati di nn ben eficio per vantaggio clell'unità.naz10n_ale . ,· ._ 1 Infatti si pensi a quel che sarebbero le nostri grandi auto11t,1 L~I ritoriali se, comandate dai medesimi uomini che le_governnn~ ~ttua.lmente, avessero sempre le medesime truppe a1 ~o ro ~rdrni e se. per di più, queste fossero recintate sul luogo, e si vedra_ molto fa~ilmenle come benefica e duratura ne sarebbe l'opera pe.r rispetto alla discipli na . Col sistema. misto che abbiam dovuto seguir~, e che pure è necessario sia ronserv~to almeno per un buon tr~t~~ di tem.p~ ancora , queste autorità, le cur truppe mut~no ad ogni :~tn_nl:,. 111 contrano scogli ad ogni passo quando voghon~ .d a~·e unct direz1o~~e efficace al lavoro disciplinare; e cosi una quanti Lu. e~, cose che col ~1stema territoriale sarebbero decise sul luogo, ~ol s~stema nos_ti:o invece aspettano l'approvhzione dalla cap(l.ale:· d_1 qm la neces~,t.a che alla capitale affluisca un numero strepitoso ~, d~ma.nde ~. d1 111for. · e1·i rap poi·t·1 e d'r ·::, taL·1stichc erl eccovi qu111d1 a cro che. con maz1on1, < • , due brutte parole si chiama \'accentram ento e la burorrazra: le
DISCIPLJXA
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q_uali, per quan to semb)·ino due cose differenti, spesso di uniscono, si_ ?onfondono, e sempre si moltiplicano a viceooa . Voglio dire che p1u cos_e devo far dirouamente il poleré centrale, e più gli occorrono d1 quelle carte che ho dello, e piu coloro che le debbono 1.l'asmeuere debbono starsene ch iusi nei loro uf'fici. · Mi si dirà che gli uomini attivi sanno e scl'ivere e cavalcare lavol'are a tavolino e sul campo di manovra. Verissimo: ma io no~ parlo neppur per ombl'a del le persone: pal'lo delle islituzioni. Dico perciò eh~ questo s_tato di cose è penoso, pel' quanto non sia colpa pro })l'1a~enle d1 alcuno, e che è lecito fare dei voli perchè non debba peggwrare: cosa che avverrà senza fallo se il poLere centrale dovrà ris~rbarsi p:ero?alive sempre maggiori, e, per conseguenza inevitabile, dovra chiedere sempre maggior numero d'infonnazioni. . Qui la materia delicalissi rna mi obbliga a camminare con passo w-cospello, e ad insistere sull'innocenza delle mie intenzioni. Farò anzi un'os.5ervaz ione che forse sarà sfuggila a molti che, come me senton~ i d:rn~i,. inevitabili in parte, che vengono alla disciplim~ dalla vita d ulitc,o che deve fare un si gran numero di ullìciali, scelti necessariamente fra gl i ottimi, e dei quali, falla eccezione di poche tempre eccezionali , Lutti vanno scapitando nell'attitudine rt governar soldati. li sistema territoriale sostituisce ai continui ordi ni del potere centmle, _una se'.·ie di abitudini e di tradizioni che danno al l'opera generale 111Lonazwne uni ca. e costante. !)la senza queste cose di cui mi dicono cosi ricco l'esercito german ico, è impossibile eh~ le iniziative individ!lali camminino come altrellante colt>nne le quali ' ' pul' seguendo vie di~·erse. si collegano spesso per linee trasversali s: intendono, si scambiano notizie ed impressioni, per giungere in~ s1eme alla meta comune. Ora ciò non era possibile fosse creato di bollo quando sorse il nostro. eserciLo, cli ele. che si formò per successive a""l'O"aziooi oe n . rnent, e11sparaL1, e per di più doveLLe esser guidalo da uomini so "getti, forse più del bisogno, alle volubilità della politica, 'che orii cambiò spes~o, or li impacciò nell'opera loro organaLrice.' L'esercito deve perciò essere grato a quell'insieme di instituzioni cen.trali , che , con lavoro indefesso e zelante, seppe darci buona parte dei vantaggi che ricavano con minor fatica alle altre nazioni ove al discen'
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tramento guidato da antiche tradizioni, si è potuto aggiungere· da lungo tempo l'alto indirizzo generale di persona inamovibile. Non siamo dunque pessimisti, e sperando nell'avvenire, Leniamo conto del mollo che si è migliorato, come del molto che si è crealo di nuovo. Vi sono propriamente due specie di disciplina : una esterna, ap- IX. parente, visibile a lutti, un'altra interna, non discernibile che dai più illuminati. La prima si propone di far soldati lindi, pllliti, che sfilino come J>rnssiani; la seconda dì aver uomini seri , disposti ad obbedire colle gambe e colla mente in faccia al pericolo. Dico questo non per amore delle distinzioni, mezzo molto co modo per tirar in lungo uno scritto , ma per necessitit che mi spinge a far vedere or l'u~a or l'altra dello duu facci e di questa difficile materia, che è pur sempre una e indi,·isihile. Se chiamassi la prima disciplin a apparente, la seconda disciplina reale, coine s'usa di spesso, fare( già un prin cipio di requisitoria della prima a totale beneficio della seconda, il ,:he non è certo nel mio intento. Preferisco ch iamarle disciplina estrinseca e disciplina intrinseca. L'ideale sarebbe cli giungere alla perfezione nell'una come nell'altra. Ma questo è naturalmente impossibile, siccbè sposso, secondo i tempi e i luoghi, si ti tuba fra opposti sistemi e così si giunge poi o da un lato agli eserciti tulti cera e bianchelto, buoni per le parate e cattivi in campo, o dall'altro, a forza di trascurare le forme, si perdono i mezzi per manteDern la parte intrinseca della disciplina. Cosi i Francesi quando \'Ollero sorvilmen!e imitare i Prussiani. si ebbero un esercito allissimo a manovrare sotto un solo capo, per isfilare innanzi al JJhaeton della Du ·Barry, ma anche fatto apposta per fuggi re al primo colpo di canuone, uccidendo i propri capi . Viceversa colorn che, sprezzando ogni forma, non si basarono che sul conl."t1io e sull'entusiasmo individualo, non Lardarono a on comprendere d'essere su faba via. Cosi dopo la rivolttzìone si vide presto che fossero truppe raccogliticce seoz'ordini gerarchici bene stabiliti, anche se spinte innanzi dall'amor di patria e di libertà ..... e dalla paura della ghigliottina. T battaglioni continuarono bensìa partir da Parigi, carichi di coccarde e di bandiere, cantando la mar-
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sigl ie~e, sotto gl i ordini di capi scelti per elezione dalle truppe stesse: ma, g1ungendo alla frontiera, I rovarono vecchi a vànzi di recrc,i menti 0 c:ie li accolsero, li istrni1·ono, li disciplinarono, e i loro ca1;i eleuivi s, dovetLero contentare spesso di essere promossi da colonnel li .a caporali . . .così Garibaldi ebbe ragione di credere che ai suoi Mill e l,astasse il fuoco dell'amor n.'It.atia, e la (iducia in un condotliero invinci bile: quei sentimen li erano una specie particolare di disciplina, se ottenevirno che quei prodi ubbidissero e fossero una sola e terribile dava nella mano ercu lea del capo; nHt non appena ,3gl i ebbe.a comandare gente meno scel.La e men devota, rimpianse ad alta voce l'assenza della disciplina e cercò, finchè gli fu possibile, di crea rla e mantenerla. Fra la disciplina dei Mi lle di )farsala e quella dell'esercito francese rrima della rivoluzione, si potrebbe lracciare lntla una progress1?n~ in cui ogni truppa moderiut troverebbe il posto, e di cui la perfezione sarebbe nel mezzo. lvi, o poco lungi certamente, si dovrebbe collocare il vecchio esercito che seni di modello all'italiano, nel quale alla disciplina dei bouoni lucidi s'univa con mirabi le unità la_disc.iplina che bo ch iamata intrinseca. Ma dopo il ,J866 quel modello parve sfatato. L.1 disciplina dei bottoni locidi se ne a?.dò _rrest_issi~o, ma pur rimasero gli avanzi della discipliila reale, p1u d1ffìcd1 e p1(1 lenti a distruggersi . Questi LuUavia. minati ogni giorno dal soffio della novità intese a sproposito, dall'infelice esito della ?uerra, ~al!'ec~n?mia fi no ali'osso che ne seguì, conservò pur tuttavia certe ab 1tuclin1 , una certa tal quale intonazione. sicchè i malanni nuovi sorgenti da quel mutar di cose non furon~ sensibili se non a chi el'a ogni giorno a contatto di gom iti col solda to. Jn.:. ~orn~a le. cose continuarono per proprio peso, ed il vedere entrare n,1 Milano reggimenti che marciavano alla buona,, condotti da uffi?al_i collo zigaro in bocca, cel'te bizze fra le diverse classi d'uffìciali , li. grnoco , e tante altre cose che il tacere è bello, erano sc:andal i d1 cni non si sentiva appa rentemente il contraccolpo. ~. Dove poi s'andasse per quella via è meglio non cercaré. Quella crisi, diciamolo intanto senza vanagloria, fu superala bene e~ a~~ast?nza p1:esto,. qua~d? ci.oè s'era ancora in tempo a rimediarvi, d allora m po, la d1sc1plma andò piuttosto migliorai:ido che
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DISCIPL!è<A
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peggiorando, come alcuni pretenderebbero. A molle cose, che ~i erano oett,1te fra i cenci, si ritornò com'era naturale, e la d1sc1plina c~mpleta ritornò a, poco a poco ad essere, nell'an!m? di tutti, la base di un esercito: oggi ancora si opera a questo mrghoramento come ampiamen te provano recenti ordin i sulle ispezioni, sulle r_i~ viste, ecc : e speriamo che così si continui. Non saremmo n11 1 1 prim i per cui un'èra di progresso sia comincialo dù una sconfitta. Pur tuttavia ciò che intacca la disciplina ha eliet,ti così lontani e durevoli che sarebbe utopia il credere che dei mali d'allora quafche cosa non sentiam o anche adesso . E quel che si risente senza dubbio è i'effello sulla carriera degli uffic iali, questione legata indissolubilmente alla disciplina. Quand' io metteva insieme le note per questo lavoro aveva pre: parato un fascico letto su quest'argomento, tutlo ben lardellato d1 calcoli sopraffini riuniti in elegan:i specchietti, e corroborato anch.e qua e là da qualche citazione tedesca e d'altri simili ornamen ti . Ma quando l'ho preso in mano , per attaccarlo al resto del manoscritto ' e . "li ho dato una scvrsa, ho subito visto che bella. (igura. ~ avrebbe fatto quella roba, e mi sono affrettato a ridurlo 111 tanti pezzettini minutissimi; e quan·do ::;ono stato conv into che nessuno avrebbe mai potuto mettere in~ieme quell'autografo, fosse pur stato il' più diligente di tutti i giu dici istruttori , mi son sentito come sol~ levalo da un peso. Soddisfazione invidiabile che auguro a quantl · scrivono di questioni che li riguardano da vicino, e ~redono che l'io non faccia capolino ad ogni quattro righe! · Ma bisogna pur ch'io noti lo sconforto che cagiona .s.enz'~lcun dubbio la molta variabil ità nelle condizioni d'avanzament1 e cli carribre, per cui gli uffi,ciali nostri, piu assa.i che second~ le divers~ armi, e secondo che possono avere o no :wanzamentl scelta, si dividono in disgraziati e fortunati, , . -.. Onella varietà continua di sistemi, che oggi bultç1 via una m1r1ade di ~f(ìcinli, per aprir doman i larghe porte a ?hi rnol . port?re. spa!line, preparando inevit~tbilmente un nuovo nsta~no e cosi via :'1a alternando; l'avaniamento a scelta ora pet' terzi, ora per quarti e simili incertezzè, concorrono a far sì cl,e, più che dai servigi resi e dai meriti di ciascuno, le carriere dipendano dal caso , e fanno che. di individui aventi date le stesse pl'ove, alcun i sa lgano ai sommi O'ra,di altri restino in fondo della scala.
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Di questo fallo gnwissimo non si può dar lotto particolarmente ad alcuno: chè i nostri reggitori non poterono mai pensare che a provvedere come m\'glio pote,,ano ai bisogni momentanei . Per me non avrei citalo quest'argomento neppure, se non mi serrisse a far . vedere come gli elTeLLi delle istituzion i militari si facciano sentir lontani dall'adoz ione dei metodi che le crearono e come sia necessario pensare sempre all'avvenire quando si tocèa la disciplina. Intanto è un fallo che questa mutabilità di cose, que&to procedere, dirò cosi, a sbalzi, non accenna ad essere al suo termine. Infalli dell'enorme falange cli sollotenenti che in questi ultimi anni furono versati nell'esercito, i primi sono fa t!!,lmente destinati a buona carri era, gli ullimi invece a carriera mediocrissima: fra i primi e gli ultimi il divario d'età è minimo ; il divario poi di classifi caiione non vale che per gli appartenenti ad un medesimo co1·so, sicchè verrà il giorno in cui si ripeterà la solil..l questione prodolla dall 'avere a gradi diversissim i ufficiali della stessa età e provenienza . Nè varrà a rimediarvi alcun fatto che dia possibi lità. di acceleramento agli ultimi , compresa la possibilità di fare la scuola di guerra, perchè di questi vantaggi i primi pro1tlleranno sempre di più.
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Il modo con cui gli ufficiali si reclutano, non può avere · che effeLti troppo fac ilmente riconscibi li e di cu i è necessario tener conLo, ma non con lo scopo di di r che lutlo va male, che all'avvenire dell'esercito non si pensa, ed altre simili cose· che chiamo errori per non dir di peggio. _ Si dice e si ripete che la Scuola di Modena non può dare che quello che dà, e che ai reggi men li spelta fare il resto. Potrei citare un certo periodo in cui dalla Scuola militare uscivano ogni anno pochi ufficiali, certo inesperti ancora, ma ai quali si era dato un indirizzo pratico tale, da poterli senza tema pi·esentare alla truppa appena arrivati. Ma si disse che quel sistema ern antiquato, che la scuola aveva per iscopo la scienza, e che so io: tutte belle cose; nia è un fallo che i nuovi solloLenenti non riescono a comandare un po' discretamente il loro plotone se non dopo un anno almeno di reggi· mento, sicchè i" inc.onveni ente si può dire continuo, e molti arrivano al punto di poter concorrere per la scuola di guerra senz'avi;re.ancora imparato ciò che un vero i:;trutlore deve sapere. • .
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DI SC tPLIKA
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r reggime'nti sono scuole pei soldati e n~n per gli uflici~ li. A ~hi porta spalline non è bello si faccia lezione_ 1~ p~·e~enzn ?e' lor? inferiori. mass ime in prcsenzn. rl ei soLtnfficiall, dei qnnil alcu_n 1 comandano bene. e si credono perciò in diritto di rider~ so~to I baffi, e di concln clereche si può essere urficiali senza saper guidare tru~pa, 1 come si pnò saper comandare senzn. essere ufriciali: Ter me, se_losse lecito di fare una proposbl, direi che si deve an~1l1~llo prefenre la quali Lit alla quantità, ed abolire sop;·aLu~t.o l'tum~1s:1on e _ali~ s_c?ol~ per titoli, impossibile fìnchè non sabbia magg101 e 1'.n1fo1 mila di scuole, ed uniformità vera e reale, non quella che viene sollant~ dai programm i unici. Poi !'alti pei: la scuoln. di ~~o~e1~a pr~g:·ammi basati sulla certe1.zache gli all,evt possano clav,e1_0 1mp_a1a1c_quel che loro s' insegna, vorrei ché essi nM andassero at regg1men_L1 ap~ pena ufficiali , ma fossero riuniti in u~a o più scuole nonnali o d'. applicazione, che le si vogliano chiama_re. fn que~l~ sco~le essi dovreb bero appt'enclere non I.I. vera prat~ca del_~crv1i_10, qne\lo indi ri;,,zo pratico, e quel fare, quell'.esterto re mili tare insom~ia , ~he li dimostri degni di essere maestri al soldato app~nn ar_n~at, al reggimento, 0 li avvi i su quelln. strada onde escono _gli '.1ffic1al 1gen·t - · clie s·, 1·,a 11 ·,empre o"oarcfar con ammi razione quando _ . . t I UOffitlll, ,.., IJettola JJer cercarvi un loro in feriore traviato, . entrano ·in 1.11w qmindo contano i chiodi delle scarpe, come quando ontl'ano in una sala da ballo principesca. Queste cose io pcn~ava pochi giorni or sono, mentre assistev~ con, vero entu:;iasmo alla brillante figura che la scuola norr~ale cl, Pinerolo ba fai.lo al soncoi-so ippico, e paragonaY~ _entro_dt me le due scuole normali , quella di cavall eria e qn~lla _di lanterw. . . La prima ha uno scopo princip~tle_ (non dico ti !-O l~) h~n dete1= minato: insegnare ai giovani ufficiali a mon1are ~ ca,allo, e lo ol tieue. I vecchi solda ti ed i $O Ltnflì ciali cli ca_va llena, c~uando vec1o~10 un ufficiali no sbarbatello arrin1re al regg1m~nto,_ launo, un ~ei to . ndo lo veo-aono Oo inno-ere 111 p1rizza cl armi ben so rr1sel\o ... ma qua · l'JO r.i • f . ·1 , montalo, caricare e saltare ostacoli c?me e~s, non}a~no a~~: t so1. . nb·1a p1·e· to ·1n un'esclarnaz1one d, mera, igl.,a e clt i ispetto. l'I SO SI CUI ' :, . I ' L'in gresso è fauo, il resto viene da sè per ~h_t l~a l,1'.on~ v_? ont,a . . La nostra scuola normale insegnn le armi,,~ Liro, _1 la, o_i i _da zap, pa 01,e, I a talt·,ca , . e che so io: tutte cose ~he, a r1Jor di term1111' e cosi
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D1$CIPUi'/A
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i~ teo,_'ia, si do,:rebbero sapere uscendo da Modena. M~ non prende I uffi~iale n<mz10: vuol che prima abbia fotto la sua cornpai--a n l recrrr1m t I b._ . f ' :,, e bene Ia ·i:mb 1en· o, c 1e a 111a atto sapere a tutti che non· sa tenet' · s~ta o _a m ~ano, nè allineare il plotone, e che nella sua mente· ricca d, l~nt1 t.e~remi e determinanti' non trovano posto il peso medi~ dell~ raz1one d, ca rne, ed il prezzo degli oggelli di corredo. . Ri co rdo la vecchia scuola normale dei bersaulieri modello d I crenere, e'lie s_,. aoo t 1· d . 0 ' e ~ _1 quan o 1 bersaglieri cessarono d'avere un regolamento speciale d, manovra. Ma non s'inseo nava. là dentro il I . . n so o l 'e goIamen I o; s1 sopratuùo un t1·po t·J·1d.1sc1p · 1·ma e d., ser. . . proponeva . . . v1z10 a quella g10,•entu scelt1 ss1rna ! E questo tipo mi prtr 11ece'"",. t u I' . , :,:;...110 a u_o: eserc,10 quanto, e forse più, lo fosse allora pei soli bersagl, en. .
lo si creda pure, col bisocrno che ser1t1· "mo tutt· d. · Oggi, . . . . 0 u . I I macra1ore IStru,,rnne tecnica sulle armi, colla necessità di (l"!'e a· o · · ~"'. . I' . .. . " , 1 i'),ovani uffi1I un 1ndmzzo unico di disciplinn col bisoono ir1cli'sc cl·b·1 ct· cia •, • • • • , e) u 1 , e I una 1:,t1. ,Luzrone che d,a •r vantarrai che l'esercì lo· 'fede·co t" · · · • • • • i:lò;) • · "' 1c1e daI t1roc11110 de :,U_o, futuri nffìc,al , nel grado di nllìere porta-spada secr ·, d· JI , · , i nllhO ,l d V-ota • zione el'I tntt,· rrI', uflìchli del corpo 1~ seno Ja c,1e propongo av, ebbe ?n co mpito non facde. Ma l'operasua verrebbe ,benedetta da quanLI. hanno a cu~re la disciplina dell'esercito, compresi quelli che,.110? fanno buon viso all 'al.tuale scuola di Parma. 81 cose . Ie . discutono d. · molte . . del nostro recrime <tLlu'ile e fra queste ~01 me '. servrz, o; e eh,, propones i entri più francam en te nella via libl3rale "~tr~presn, per~hè si possa davvero ch ieciere, di quando in quand0, del!~" l"t·t . . . ragione . . ad 0011, -'? comandante · " 1 ud.me e1·I cui· gode; e chi vo, ,ebhe invece ri tornare alte antiche restrizioni. Tutte que$le quistioni sono deanis~,·me a·, stud·10, ma. sopra . - oan,. • e> ,., sta la scelta degli ufrtciali. Se sapremo crearci un corpo d'ufficiai de·1a·r · · d , omogeneo · · e cnpace avremo presto nrrione 'e) 1,e,'l.1c1·1sistema· eb anche v1 siaqnalche anacronismo nei recrolament· le d ' . . cosean ranno ene· ugualmente. , d ubb',o o , e qual,· , sen za a1cun . . . Uflìcrnll qual i io ·soano 1a g,oventu italiana può dare rimedieranno senz'ac . . .. . . .. , , corgersene a cert_r chfettucc,, rnseparab1h da lutti i regolamenti, come da tutte le cose-·,umane, ma senza renderanno poss1·b,·1e un s1s . tema a·1 . ,. . .dubbio . ser_,·1zw basato sul! imziatwa, vale a dire, in fin dei conti sul criterio e sulla buona volontà degli ufficiai i. ' •
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Se diffici le è reclutare uCficiali , più diffici le è reclu tare soLLuffi- XI. ciali e lo ,,,u'à sempre per le ragioni che tulLi sann,). La questione dei sottufficiali è stata così baLlllta e ribattuta che il parlarne qui può sembrare superfluo : mi restringo perciò a poche osservazioni. Vien censuralo da molti l'andazzo di continuar sernP.re via via a molti plicare i favori concessi a que~li graduali ed a facilitare l'ammissione nei ripa·rli d' istruzion~ . ~on dii:o che s'abbian tutte le ragioni di dir così, ma son certo che non s'innalza una classe coll'aprirne l'c1ccesso a ch iunque, e collo scemarne i doveri . Questione po i, come suol dirsi, di atlua.lità, è il paragone fra i grandi riparli d'istruzione che vivono di vita propria ed i piccoli riparli facenti parte dei corpi. Sarebbe per al tro errore il dare un giudiiio forma le soprn due sistemi diversi che si vanno provando con manifesta incertezza nella scelta, per la quale si aspettano, troppo giusLamente, i dati dell'esperienza . · I i;frandi riparti hanno pur no?dimeno un vizio intrinseco, non comune ai piccoli, e che spiegherei cosi: Un giovanotto che, dopo aver prol'aLo tutti i mestieri, si decide, per non sapere più dove bau.ere il capo, ad entrare in un battaglione d'istr.u,,ione, si accorge I presto che là dentro bisogna r igar drillo. Le camerate sapientemenLe disposLe e le scuole a<l anfìteatro si prestano benissimo alla sorveglianza: tnLlo è regolato a perfezione, gli ufficial i sono rigorosi, una muraglia insuperab ile a qualunque ginnastico circonda il quartiere. Dopo aver visto un paio di volte con quale facilità giri sui cardini la porta della p1·i gione, il nostro allieYo si decide a passare fra i ravvefoti, consolandosi col sognare la viLa del reggimento dove avrà l'uscita serale, la camera separata, la mensa, e potrà for~ s'anche fare qualche scappatella $enza che i superiori se n'accorgano. Costui che al ploLone d'istruzione d'un reggimento r,on avrebbe durato a lungo, nel battaglione d'istruzione finisce per crua.darrn·,ffe i É'oalloni d'arcrento con arandissima soddisfazione dei e) ,., l"> supeliori. Ma è un frntto di sena calda che si guasterà al primo soffio d'aria un po'più libera. . Ebbene, noi preferiremo mollo probabilmente un sistema che darà forse minor numero di sottufficiali, ma provati. alla vita militare vera, ad un altro che più facilmente ce ne darà, fra molti, qualcuno di simil creneré· perchè alla mancanza di so ttufficiali sappiamo ~
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DISCJPLINA
DISCIPLI NA
come suppli re, mentrn un sollufficiale cau ivo guasta da solo mezzo ~·eggimento. E qucsLo dico non per teoria, ma per qu el che ho visto in una non breve pratica di s~rvizi o. . <ì.ua~do i nuovi sottufficiali son giunti al reggimento, l'interes,;e d1sc1plinal'e vorrebbe che, quanto piu son buoni, Lanto più stessero lungamente fra i soldati. AYViene in,·ece il contrario. Tutti comincia11 0 coll'aspirare alla scuola di Modena, ed i più ist1·utti vi riesco'no abbastanza pre!lto. Dei rimasti, che com inciano subito a puzza re di s~oslalo, i_ migl_iol'i passano furieri, e son già subi to qualche cosa tra il ~ont.abd·e e il graduato di compagnia, con manifesta ten denza al pn mo ufficio. Poi si cercano so uufficiali per la mfl""Ìorità e p~r l'am~inistr.azion~~ ecc., fin ché non restino alle co,;:;agn ie che I meno 1st.ruLL1o 1 p, u malcontenti. Qui mi par già di vedere gli aiutanti maggiori e direLLori dei conti guardarmi in cagnesco,-e poi dar la stura all'en umerazione dei servizi ~p~ci'.1li del reggimento, al bisogno che vi siano addetti graduati s~elt1ss1m1, ecc., ecc . .Ma io non disconosco punto l' importanza d, . L.n~te .qu es.te cose, dico sol tanto che esse richiédono sop1-a.Lutlo a!lil1La cli sc.r,Ltura, menlre le qualitit che si vogljono nei graduali ru truppa nguarclano essenzialmenl o l'altitudine al comando e la lunga es_pe'.·ienza del soldato. Si fa cciano dunque duo catego;·ie di s?ttufficial1 ; e,. avan.zando ancor d'un passo sulla via pel' cui l'impiego si è reso quasi md1penclenle dal grado, si ammettano nelle du& calegori.e promozioni Gn~ a furier maggiore; ma sia permesso il passaggio dn una categona all'altra solo in certi casi eccezionali e ~os~ non avveng~ più che chi ha sempre seduto negli uffici . p;rc,hò e divenuto svogl,alo, vada a. comanda re una squadra ed occol'r'endo un plotone. T furieri o fur ieri maggiori cli compagnia natuml ~ mente non. dovrebbero essere compresi fra gli scri vani, ma fra i combattent1. È lecito per altro far voti perchè la contabilità si rnda via viasemsernp.lificando in mod~ che_ess i abbiano a passar più tempo in compagn ,a .e meno nella fureria , tanto più che, nel sistema ch'io pro- · pongo, dovrebbero essere incaricati a turno di quelle non molle attribuzioni degli al.tuali fu rieri maggiol'i di maggiorità, che disdirebbero alla categoria degli scrivani. Ed ecc?mi al.fondo de!la scala gerarchica; ai gradini piu bassi, ma su cm poggia tutto l'edifi cio; voglio dire ai caporali.
...
Quando nel 1873, in visla dello scarso numero di sottufficiali, si creò 1ft classe dei caporali maggiori di compagnia, si ebbe più che altro, in mira di trovare un 1·ipiego (1) temporaneo, destinato a durare fin quando i riparli cl' istrnzione avessero r iempiuto il vuolo esistente nei quadri cli sottuffi ciale . ì\ia non si tardò a riconoscere un valore superiore ad ogni aspellativa nella nuova istituzi one, sicchè la si fece cli transito'ria di ventar permanente. E fu saggio consiglio a parere di tutti, che videro rinate nei nuovi graduati le doti degli antichi sergenli. ~fa anche questa istituzione ha il suo tarlo rodi tore e già sento dire che i caporali maggiori d'oggi non son più quelli d'alcuni ann i fa. E questo tarlo è la possibilità che t'>aiun,rano \ (") a quel grado individui poco atti al comando passando per la trafila cli caporal furi ere di scrivano e simili. Si noti che no i abbiamo bi sogno sopratutto di trovare nel nostro caporalmaggiore l'individuo cli buona volonlà, c.oraggioso, risoluto , capace di comandare bene un posto d'avviso: insomma l'uomo di fiducià per eccellenza; e questo non 1:iot.rà mai essere che chi ha passato tutto il proprio Lempo cli servizio nella compagnia. Ora io dico : secondo il regolamento cli disciplina non vi sono propriamente che due gradi fra il sottufficiale ed il soldato : vo~lio dire il caporal maggiore ecl il caporale. ~on vi clovrebl>ero essere quindi che due specie cli distintivi in lana al fondo delle maniche, perchè il caporal furiere non è che un impiego ·di caporale. Lasciando poi stare le paghe qual i sono, cli rei che i caporali furi eri e i caporali maggiori di maggioritlt e él'amministrnzione non dovrebbero essere cbe caporali, aventi per altro un distintivo di verso .(sull'a lto della manica per esempio) che ne indichi lo speciale impiego. Tutti quelli di costoro che in guerra non fossero necessari alle cariche speciali en trerebbero in compagnia come caporali. La questione de~ distintivi è più seria di quel che si possa credere a primo aspetto, e recenti falli lo dimostrano: intanto è cerLo che colla non forle modificazione che io sottopongo al giudizio del mio lettore (e che non dico punto sia la panacea per Lutti i mali), si por rebbe più strettamente in legame il regolamento di disciplina con (I) V. la Rcln1ìonc con cui veniva presentato alla firma dì S. M. lo schr ma del R. Decreto !O maggio !Si3. 27 -
AN NO XX lX , VOL. lii.
XII.
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DISCl l'Ll ;\'A
01SCIPLl1i ,~
quello della • divisa, menll'e facendo dei caporali mamrior·,· d' Urr.IICIO · • • < :m una classe. ,di scr11•unr , senza toglier loro alcun rnntn,raio si IOl'rebb f m, , e sempre p1u alLa e uor d'ogn i pericolo la classe dei caporali maO'ofori. , Sulla scelta dei caporali poi ho una sola osserrnzione a fa~:; ed e questa: collo scano elemento che ci danno le clnssi, e co ll a necessità di porre negli uffici LutLi q11elli che ·hanno abil ità nelle scrirture, è spesso diflìcilissimo scegliere gli allieYi istrultori in modo che alle condizioni cli aLl.iLud ines'Lrni$CU il saper leurrere e scrivere·, . . 00 p~rciò sove1~t1 alla _seconda c?ndizi one si deve sacrificare la prima. ½'~ posto, s, corch, pe1 fut.ur, caporal i di compagnia gente robusta, attiva, amante del lavol'o e avente quel cornplesso di doti che vi clanno il buon istruttore, e,più che Lutto, l'individuo cbe va innanzi e si ~rascina dietro gli altri, e si lasci da parte il resto : per me giLrn?ere, fì n_o ad accollare per caporale un ill eltorato, il che so bene che, '.n alcun, casi; dà qualche inconreniente; perché l'esperienza m'ha insegnato come i caporalucci scri vanelli senza forza nè fisica né mornle, che ualbeL!.ano in faccia all a Lruppa, che non son mai in caso d! ,dar l'esempio di resislenza alle faLiche del campo, fanno mollo p,u male che ben e nelle compagn ie.
per mancore, non è reo soltanto della propria colpa individualo, ma di qttella ancora che col proprio esempio e colla dimenticanza d_ella propria <lignirà, induce negli altri. Ma tutlociò non vale nella. slessa misura per l'appuntalo, uguale in quasi tulle le circoslanze della ,ila ordinnria al semplice soldnto, e che non può avere quindi molto ascendente sui pl'opri compngni più vecchi. Io farei perlanto dell'appuntalo un semplice solda!o scelto, il cui distinlivo (non posto al fondo della manica) indicasse agli ufficiali l' uomo da potersi prendere ad occhi chiusi nelle operazioni di piccola guerra per una missione difficile, per portare un ordine, e simili, e indicasse anche, per qualche éaso eccezionale, ch i prendere per mellere in un drappello scelto di cui tulli i componenti debbano avere occhio di lince, gambe di ferro, fedellà a tulla prova. - L'essere buon Liratore dovrebbe anche considerarsi come condizione per divenire appuntato, senza che per queslo le due categorie di ti1·ato1'i scelti e di soldati scelti doYeJsero confondersi, perchè non Lutti quelli che sono da mellere fra questi ultimi hanno naturalmente le qualità che mi sembrano n~cessarie ai primi: A supplire poi al bisogno di caporali, che non snra troppo frequente in guerra, si potrebbe ricorrere senz'altro a soldati comun i formalmente incaricati di ciò dal comandante di compagnia, e nei cas i momentanei, ai soldati più anziani del riporlo; e mi pare che sarebbe conforme ai più sani principii di disciplina l'infondere nel soldalo l'idea della superiorità che spetta ai più anziani, anche quando, tralla,ndosi di uomini della stessa classe, questa anzianitit non si può dedurre che dai numeri di matricola. Tanto più che colla quantità di elementi poco istrutti (uomini della classe più giovane, uom\ni di complemento, ecc.) che ingrossano in guerra le compagnie, occorre che noi prepariamo tutti i soldati che possono ricevere l'istruzione comp leta a fare normalmente da capi fila. Sono onche da comprendersi fra i soldati gli allievi delle scuole e dei riparti d'islruzione ed i volontari di un anno. Ma che cosa sign ifica quo! galloncino d'argento al bavero dell'abito ? Rappresenta un grndo?- No, perchè il regolamento di disciplina non ne parla. Rappresenta un impiego?- Ma anzilutt0 il regolamento contempla ~o-li . 1mpiegh i quando parla degli alli evi musican Li, carabinieri, ecc., ecc., di cui definisce la posizione disciplinare, ma non nomina orrJi
Dopo il caporale non vi è più grado propriamenle dello. Pure h~n y~sto fra il soldalo ed il caporii lo gli appuntati, la cui posizione d1sc1plrnaro polrebbe- sembrare men chiaramente slabilita. E_d in_vero Ja qualità loro non prende forma di grado se non in cerl1 casi, come quando l_'appunlalo è poslo al comando di un drappello, e nelle m;:rncanze dr caraltere collettivo. Or~ qu a~ lo al primo caso io o~serverei che, dala una compagnia sul piede d, guerra, composta d1 soldati di olto o nove classi dell e -quali, _trann~ le due più g;ovani , tulle hanno i propri appunta;i: può avvenire fac,lmento che uno di questi si trovi a comandar uomini ~110!~0 p_iù vecch( ~i lui; congedati da un pezzo, ma pur sempre poco 1_nclmat1 ad ub~1d_11:e _a c_hi n?~ sia rivestilo di un grado che porli seco una super10r1la rnd1scut1b1le e permanenle. Quanlo al secondp caso è no~o come sia· giusta e necessaria la responsabilità dei o-raduat! nelle .az ioni collelli ve. E questo perché? Perch è vogli: mo che Ii supenore non dimentichi mai l'importanza della missione sua perch e senliamo che il grad uato che s'unisce ai pr~pri dipendenii
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DISCIPLLNA
allievi decrli istituti; di più, negli allievi musicanti e simili è presupposta ia qualità di soldato a cui s'aggiunge qualche qualità speciale per cui essi Yengono addetti a ~ervizi i estranei ~Ila i:-O?di~ion_e del soldato comune. Nulla di tullociò nel nostro allie,vo ulfìciale o so ttufficiale, pel quale quel cordoncino (e per gli istituti superiori~ la divi sa tulla particolare) piace mollo meno ai militari, che non alla signora mamma, la quale andrebbe si~uramente in ~e~i qui~ se Arturo le comparisse dinanzi col semplice cappotto gr1g10 dai bottoni di stagno. Qùando io aveva la fortuna di far parte, come ulti~~ ruota de~ carro, s'i ntende, del corpo insegnante della Scuola m1htare, se m1 arrischiavo cli ricordare quei tempi in cui l'allievo ora vesti lo in mo.do mollo più simile al soldato, e puli va. da sè il P'.'Oprio fucil~, e all'esame ultin1o era capace di comandare un battaglione (proprio un battaglione cli fanteria) in pi azza <}'.armi ed . una compagnia su terreno 'vario, qualcuno mi cl~,;a del codi no ... Ma sarebbe pur ~oloros,> che quelli che aspirano a diventar qualche cosa nell'eserc1to, e ne rappresentano l'avvenire, si vergognassero di vestire da soldato ed essere effettivamen te soldati semplici per qualche tempo aln10no, e avessero sch ifo d'essere inferiori ai miei caporali illetterati e di salutarli per la stra.da! E che per attirare la giove~tù fra le nostre fi le fos;e necessaria davvero l'attrattiva cli simili gingilli I · Non mi si dica che queste sono idee buone in teoria e ca ttive in pratica, perchè questo giro cli parole, che s'usa tanto , no~ ha_significato . Se una idea teorica è buona, dev'essere anche appltcab1le : se non è applicabile è cattiva, almeno pel momento. Se così è, allora si conservi quel galloncino, ma se ne spieghi ben chiaro il significato a tutti i soldati. XI II.
Ho detto che con un perfetto quadro di ufficiali e con un ben coinhinato sistema gerarchico si rimedia ai difetti dei regolamenti. Non vorrei che ciò avesse fatto credere ch"io non abbia dei nostri reoolamenti, e sopratutto del regolamento di disciplina, quell'alta opinione che si merita, o che semplicemente mi perm~lla di ere · dermi competente a giltclicarlo. Lo si accusa veramente d1essere un po' teoricc,, un po' ricco cli aforismi, i quali, per quanto ottimi, pos_sono sembrar superflui in un libro che ha bisogno~d'essere semph-
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DISCIPLINA
cissimo perché dev'essere imparato a memoria da tutti i graduati indisti~tamMte. Forse si potrebbero passare tutte le massime ge- . nerali in un commento, fatto con molta ampiezza, e che starebbe al testo come un trattato di tattica al regolamento d'esercizi. Ma questo non intacca che la forma, e, del resto quel commento sarebbe utile anche senza toccare il regolamento, e dovrebbe, a mio credfl1:e, essere spiegato in tutte le scuole militari, facendosene così un vero ràmo d'insegnamento. Quanto alla sostanza mi pare che piuttosto che far ragionamenti su quel libro, sarebbe assai meglio che vi cercassero un po 1 più addenlro quanti scrivono su pei giornali, e commentando qualche fatto dolorosissimo, ma inevitabile (come sono purtroppo inevitabili tanti delitti di cui le cronache ci raccontano ogni dì qualcuno) chiedono ad alta voce« provvedimenti per la tutela della èlisciplina ». È assai meglio, mi sembra, non parlare, che gettare ad ogni momento -rarole di -scredito sulle nostre istituzioni militari; mezzo abbastanza strano per migliorarle! Ho per esempio qui dinanzi un articoletto .dell'Esercito Italiano inteso a« sollecitare energici provvedimenti per la tutela qella disciplina e del prestigio dell'esercito >> ( nient.e di meno! imperocchè queste « sollo l'impero di un regime fiacco ed imperfetto, sono andate per quest'aspetto via via peggiorando 1>. E per dim11strare tutto questo l'articolista non ha da far gran che: gli basta allineare poche cifre, dalla cui eloquenza, non mai abbastanza lodata, .si vede subito che il numero dei denunziati ai tribunali nell' 83, fu maggiore che nel!' 82; proprio la stessa fatica che ci vuole a sapere che ora è, quando si ha davanti un buon orologio! · Per qualche statistìca fatta così, come da alcuni avvenimenti speciali non si trae ar 0~ omento per a-indicare dì bollo la disciplina d'un esercito, come con qualche provvedimento eccezionale non sarebbe lecito sperare di rimettere insieme una discipli na sfasciata. Per dar nuova faccia alla disciplina d'una compagnia, occorrpno almeno tre mesi: per un reggimento è, , in qualche caso, · bastante un anno; per tutto l'es~rcito saranno troppi dieci anni? Una trasformazione improvvisa si potrebbe ottenere quando, avendosi a curare u·n corpo ' incancrenito, non si rifuggisse da alcun mezzo, e non si pensasse all'avvenire lontano, ma solo al domani ; perchè è più facile estirpare un cancro, che impedirne la riproduzione. '
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D1SCIPLINA
l\'la noi abbiamo a che fare con un corpo giovane, robusLo, allquale occorre uni,t cura blanda, ma realmente saluLare,. diretta più a favorire il crescere ed il perfezionarsi delle membra, che non a guarire qualche piaguccia, che sparirà presto col giungere di sangue migliore. Si pens i che noi avremo ancora fra otto o dieci anni per sottufficiali gli attuali allievi dei riparli d'istruzione; che dai so.ttotenenti d'oggi dovranno us1~ire i futuri generali, che le abitudini, buone o catLive, che ora si vanno introducendo, e lo spirito che infondiamo nei nostri soldati, si trasmetteranno di classe in classe fin chi sa quando . Si pensi a LL1LL0 qttesto, ed imece di chiedere per oggi i sopralo. da ti e1iergici provveclimenti, si potranno studiare i modi di non perd~re per l'avvenire alcLma clel\elorze disponibili per lu difesa della patria .
XIV .
Se i graduati si scelgono, i sofdaLi son quelli che dà la leva, coi soli correttivi dati dalla legge sul ree! utamento . È notevole che, mentre la scelta dal lato fisico è oggetto di una quanti L~L di nonne assai minute e sapienti, non si ha, pel lato morale, clrf> l'esclusione degli indigeni, di cui parla l'inal tera bile art. 3° della legge. Ora è certo possibile che, anche malgrado qneÌ!'articolo, entrino nelle nostre fi le afoL1ni di quelli sciagm·aLi, la cui vita antecedente dimostra inclinati al delillo, e ·perciò sarebbe da vedersi se i casi d'esclusio.ne non fossero da aumentarsi . Ma non è cosa che· si possa trattare leggermente, pel'chè, tanta è la nequizia umana, che vi sarebbe gen te capace cli commettere precisamente il l'ealo necessario per cadere in una delle nuove categorie cli esclusi·. Ad ogn i modo per altro, se la scelta non è possibile per tutto l'esercito, è ben possibile per una par'le dell'esercito a beneficio di un'altra. E da noi, come ognun sa, la parte beneficata comprende tutti i corpi cbe non sono di fanter ia cli linea, per la quale si ba così un primo osta· colo al lavoro discipl inare. Ma le difficoltà aumentano per via; percbè ques't'arma che già raccoglie tutto quanto gli altri non vogliono,. deve · poi cedere acl ogni istante qualcuno dei buoni elementi che è riuscita a raggranellare. E v' ha di più. Lo scopo a cui si tende col disciplinare uomini in fan terià è più ardùo che nelle .altre armi. Queste ixifattì si presentano
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al comballim ento con form azioni poco variabili, in cui gli \1omini sono fra loro tenuti a distanze coslanti dalla natura stessa del materiale e dei cavalli; il cavaliere poi e l'artigli ere acquistano presto l'idea della prop ria impotenza se isola.ti, e la semp lice difficoltà di scendere dalla sella o dal seggiuolo, lì incatena allo squad1..one od alla batteria. La fanteria deve invece, per comballere, sciogl iersi, disgregarsi in mezzo alla babele del combattimento moderno, dove ogni vincolo di disciplina materiale finisce coll o sparire, per .non lasciar più luogo che a quella disciplina che ho chiamata in trinseca, se si è saputo crearla a tempo. Senza di quesLa il fante che ha tutto con ,;è, armi, munizioni , viveri, 11011 si sentirà mai legato al la"propria compagnia, come il cavaliere all o squadrone e l'artigliere al la batteria. Delle varie specie di fanteria poi, quella di linea ha senza dubbio maggiori difficoltà che non le fanterie special i. Non basala su elementi tèrriloriali come gli alpini, meno ricca di tradizioni dei bersaglieri, tranne pochi reggimenti, assai meno pittorescamente vestita, essa è destinata a raccogliersi in quelle forti masse, cosi sensibili, cosi nervose, dove una parola sola gettata. da un insuborcli nato ·o da un :vigli·o.éco, é udi la da mille. Pure, se è permesso _cli fare voti perchè qualcuna delle tante difficoltà sia un po' scemata, specialmente nel senso cli toglierci men c.he si possa di elementi buoni, non è lecito darsi per qu_esLo allo sconforto. Ogni arma ed ogni specialità. d'arma ba difficoltà proprie da superare: ma queste difficollà formano oppunlo il vanto di cias~nna. Per noi, ciò c11e veramente costituisce una specialità .è appunto il còropito di formare, con elementi così difettosi, quelle enormi compagnie di guen;a che la Latticà. moderna. vuol che obbediscano al pensiero cli chi le comanda. Visto sollo quest'aspetto il .nostro còmpito ci parrà degno cli noi ; e certo per raggiungerlo non crederemo sia superOuo, occuparci delle scarpe e dei bottoni, e delle mi lle pratiche di minuto servizio , come del tenere sempre in molo . le più delicate molle con cui si guida iì cuore umano.
Ho lel.lo da molto l.einpo un certo opuscoletto d'un giovane ufficiale, che non ricordo veramente più cli che Lrallasse, ma ch e term i-
42.0
DI SCll'Ll NA
nava minacciando all'I talia il suo Metz ed il suo Sedan, se non faceva, e subi to, una in fini là di belle cose da lui proposle. Or bene, io credo fermamente, e son lietissimo di credere che se nessuno baderà a quel che ho scritto, l'Ilalia con ti nuerà ad es-' sere quel bel , paese che è, e non avrà da temere il minimo Metz o Sedan del mondo. Siccome tuttavia lavorare senza scopo nè frullo è fare men eh~ niente, così concluderò coll'esprimere mollo umilmente una speranza . Della disciplina e delle questioni che la riguardano scrivono molti; ma scrivono anche molti sproposili. Con ben a1Lri frutti potrebbero parlarne coloro che al sapere del filosofo uniscono la lunoa . d o prat1c_a ella vita militare: ma essi sono generalmente più genle da fatti che da parole. Ora io mi lusi ngo che qualcuno di essi, leggendo queste pagine, si convinca che noi siamo di fronle a questioni gravi, e per amor di patria, '.si ponga a -tratLarle. Se a questo potrò giungere mai, la fatica che .il mio povero lavoro mi ha costato, sarà c~mpensaLa largamente. L.
LAOERCHI.
LÈ FORME ED I MODI TATTICl. DELLA FANTERIA lN RELAZIONE
CON tA SUA ISTRUZIONE PROVVISORIA SUL. TIRO
I 1
In tutti I tempi e presso lulti gl i eserciti ordinati; s1 e sempre cercato di adotlare forme e modi tallici in relazione con le armi in uso. Nessuna meraviglia quindi che le armi a tiro rapido ed a lunga gittata, rendano oggi tale questione più che mai importante e che alla sua soluzione si provino, secondo le loro forze, moltissimi tattiéi grandi e piccini, nostrani e foraslieri. Da noi una commissione di competentissimi uffici.ali ebbe lo speciale incarico di studiarla a fondo e di compilare un nuovo regolamento d'esercizi e di evoluzioni per la fanteria . Questo non è .fino ad oggi comparso alla luce, e siamo perciò costrelli a servirci ancora di quel regolamento d'esercizi e cl'evoluzioni, che fu compilato fino dal)'anno 1869 e rimesso in vigore, con poche ,;arianti, nel 1876. · Se noi confrontiamo queste due date con quella del 488 1, in cui fu pubblicata l'istruzione provvisoria sul tiro, siamo costretti a confessare che fra di esse corse precisamente quel lasso di teinpo in cui furono aumentate l'efficacia ed il raggio d'azione della fanteria e dell'artiglieria, e fu meglio studiato il loro impiego sul campo di battaglia. Niente di più naturale quindi che il regolamento d'esercizi e d'evoluzioni, ·attualmente in vigore, sia arretrato di qualche anno, e che si senta il bisogno di modificarlo in alcune sue parti. 1
1
LE FOmm ED f )1001' TATTICI DELLA f.ANTJWIA
Perciò, a mio avviso, operarono molto a proposito que' comandanti di trnppa, che, valendosi della latitudine concessa dal regolamenlo cl'esercizi del 11876, adottarono, in combattimento, form azioni e distanze, il meno possibile in opposizione colle attuali esigenze della tattica. Fra questi è il generale Avogadro, già comandante della di visione . militare di Torino. Sono conosciute, per essere state messe in pratica al campo di brigata cli Montalto, le note èla lui fatte litvgraf'are nel gi ugno 11883 << siigli atti dell'cittacco e clella difesa del baiicigbione e dei r ipar ti d!i più battaglioni» ; note delle qu.ali , non so ben dire, se·più chiare o più razionali. Menù ossequente, per la stessa natura del suo scritto, al .regolamento· del 11876, il capitano d'artiglieria Giovanni C::istellani, in un suo studio intitolato: « Il niiovo regolamento d'esercizi e cl'evoht,zioni )) -(") ha escogitate anch'egli nuove modalità di com battimen10, più rispondenti alle nu0ve esigenze. }fa il primo, tulto inLen to al!' istruzione delle truppe da lui dipendenti, non riassume i regolamenti, le esperienze e gli auto revoli ~critti militari che servirono cli base alle sue conclusioni; egli li suppone noti a'suoi uffici ali, e concreta, senz'altrn, alcune norme che possano servire a meglio fissare le idee circa la modalità materiale dell'azione delle truppe . Il secondo~ prevede~do prossima la pubbli cazione di un nuovo regolamento, mira sopratutto a mos trarne necessù ria la divisione in due parti, ed a far inserire in esso alcu1,1i suoi'modi di combattimento, senza estendersi molto sui determinanti . l o non Ji seguirò punlo per punto nel loro cammino, ma percorrerò quello che mi è naturalmente tracci·a toJal tema : « le /'onne al i modi tattici in relazione con l'istri~zione provvisoria sul viro pe1· ùi fanf.&ria ». E siccome i modi e le forme rappresentano gli etfelli , e la istruzione provvisoria contiene la causa, od i determinanti di essi , cosi esaminerò prima questa, e ne dedurrò quelli. (1) Vedi llivistci Nili/are., agosto
rnsa.
IN RELAZIO:'<E CON LA SUA ISTRUZIONE PROVVISORI A SU L TIHO
4'23
I.
La nostra isLnnione. provviso ri a sul tiro ha la sanzione di Iungili, pazienti, scrupolosi e ri petuti esperimenLi, folti succ.essiva.mente presso due nazioni , di cu i l'una tiene ora a ragione il primato militare in Europa. Se foss imo nel secolo xv, pot.rnmmo senz'altro affermare che il brevetto d~invenzione di essa spella all'Italia, e che la Germania se l'è procurala sul la nostra fo lsarigrt. Ma nel secolo xix ci è giuocoforza confessare che la falsal' iga l'ab biamo a~operata noi slessi, essendo la nos.Lra istruzi one SLll Liro una imitazione cli quella tedesca. Ma che perciò? Band~ agli -scn,poli : nei tempi che corrono, l'esclusivismo dev'essere morto e solleiTaLo: il buono dev'essere preso dove esiste, purch è si prenda con dirillo d'inven tai'io . E l'inven tario fu fat.Lo scrupolosissimo, ed il campo di S. Maurizio, tormen tato per due anni consecutivi da spessissimi tiri e da non mai stanchi tiratori, ne può fa l'e pienissimtdede. Fn dunque la biennale esperienza che ha consigliata l'adozione della nuova istruzione provvisoria sul ti ro, e parmi che Lre anni di pl'alica abhiano messe ormai in evidenza le "poche Yar ianLi che bisognerebbe introd urvi per renderl a definitiva. Dimostrato così nulla esserv i di più atten-clibilè e di meglio accertalo della nostra istrnzione, nasso a consi- . derarne quelle parti che hanno direLLa influenza sulle forme e sui modi Lat.lici. .Fra le cose importanti , sanzionale clall'ist.ruzione sul t.iro, sono importantissime il puntamento al piede del bersaglio, ed il tiro in massa, Degli svariali vantaggi che del'ivano dal pun tamento. al piede non pal'lerò, nè della miglior determinazione del punto a mirarsi , nè dell'appariscenza immediata di esso, tanlo al disotto del fumo, quanlo nei bersagli arich.e più picco li: credo che basti il maggior profiLLo che si ri trae daJla radenza del tiro , pel' farlo preferire al puntamen to al centro. Quest' ultimo l'iusci rebbe più micidiale,
1:-l REL.\ZIONE COX LA SUA ISTIIUZIONE l'R0VVIS0ll1A .SUL TIRO
4'.2!~
LE FOR ME ED I MODI TA1'T1Cl DEr, LA FANTE!\!.~
quando il bersaglio fosse sempre alla distanza di punlo in bianco. Ma in combattimento non é 1Jossibile la stùna esatta delle distan:;e e d'altrn parte non impol'fct colpire il cenfl'o pi1ittosto che un alo·o punto dello sléSso bersaglio ( 1) . Cosa importa, che il punto colpito sia il piede, .la garr1-ba, il petto od il braccio, purcM il nemico sia messo in condizi one di non poterci più ollre nuocere? Ed è molto più probabile ridurlo a tale col punlamento al piede. che non con quell o al centro, poichè col primo letrade,nzci e la precisione di tfro del nostro fiicile permettono di utilizzare tutta la sua efficacia anche senza uctriare 1·t vwnto preso di mira (2). Per convincersene basterebbe gettare uno sguardo alla tavola 2° annessa all'istruzione sul tiro, osservare lo specchietto degli spazi baLLULi dall'inLiero fascio e fare il confronto delle linee continue riferite al limite inferiore, con quelle a Lratti riferite al centro. Si vedrebbe allora, come, adoperando l'alzo di ,.oom, si abbia uno spazio battuto di 1oom (3) contro l'uomo in piedi, e come si batta tutto lo spazio di 301)m contro l'uomo in g:nocchio, e quello di 200m conlro l'uomo a terra, adoperando gli alzi delle distanze corrispondenti. La cosa avviene ben altrimenti col puntamento al centro, fatto conlro uomini in piedi, perchè l'alzo di 400 111 dà solo 60m di spazio bat~uto, quello di 300m ne dà 111 5 e solo quello di 200.ne dà uno di 275, mentre contro uomini in ginocchio od a terra, .gli alzi delle tre distanze danno spazi battuti tanto minimi da non meritare considerazione alcuna. Le cifre testè riportate sono per se stesse eloquenti: esse dimostrano che marciando conlro nemico che punti al centro, ci si possono presentare lunghi spazi non involti dall'intero fascio; e che muovendo contro un altro che punti al piede, non ne troveremmo alcuno che sia risparmiato dai colpi bassi, oppure dai colpi alti. Nè basta, chè il pnntamento al piede ci dice ancora, che, se dai 400 ai 300'" ci si può schermire da qualche colpo con la positura in ginocchio, e dai 300 ai 200'" con quella a terra, non vi è positura che ci schermisca pei 200'" restanti, e tanto varrebbe, teoricamente ·parlando, c;olTermarsi, qnando occorra, in piedi. E vero (I)
Istruzione snl ti',·o, pag. !35. lstn,zione sul til'O, pag. !35.
. (3) Questi spa1.i battuti devono ri ferirsi all'intaoro fascio e non alla traiettoria media: lo spazio battuto da quest'ultima sarebbe di 400 metri. (:!)
\.2.5
1
che quest'ultima posilura ci espone anche a'colpi che, in quei cri tici momenti, riuscirebbero probabilmente alli per la positura in "inocchio od a terra; mani uno può negare che il so ldato dritto pi ù facilmente ubbidisce alla voce de'suoi cap i. Quanto al difensore, pel quale il muovere è cosa eccezionale, la positura a terra sarà sempre preferibile; essa presenta non solo il vantaggio di diminui~·e il ber:;aglio, ma anche qL1ello essenzialissimo di aumentare lo spazio battuto. Imperocchè, /òrnwndo la linea di mira e lei traieu01·ia corrispondente qiiasi trn sistema 1·igido, quanto più la prima rasenterà il terreno, tanto più facilmente la seconda incontrerà l'uom o, costrelto a camminare sopra cli esso. Tullav ia, ciò che distingue in modo special e la nostra isLrnzione sul tiro, è l'adozione su larghissima scala del tiro in massa, o til'o sinwltaneo cli più armi ·cont1'0 imo stesso obbiettivo. I massimi el'felti, essa dice, mggiungibili col fiioco, si possono soltanto ottenere allorqurindo si riesca a concentrare il tiro sii quel p1mto che appare siccome il più importante e nel più bre-ve tempo possibile (,1). Perciò, soggiunge, i fuochi 11i1ì efficaci sono sempre i fnochi in ma.ssa, chesipossono ese,qiiire.o. salve, a panse o col tiro acct!ltrato ('I). E finalmente afferma poco dopo che, sebberie i l limile del tiro incliuidual-e sia in massinia stabilito a 400w, tuttavia, finchè sia possibile, sarà li p1·eferini, cmche alle clistanze minori, i l tiro in massa, apcmse, il qnale del 1·esto altro non è se non wi tiro individuale disciplinato (2). E invero nel tiro individuale, dati che siansi le indicazioni generali circa il uersaglio, ed i comandi di c,>1nÌ!li· ciate-il-foc e di cessale-il-foc, si lascia in arbitrio del tiratore !a stima delle distanze, l'adattamento dell'alzo, la scelta del bersaglio e, quel che è più, il modo di regolare i suoi tiri. Nessuno può disconoscere, che, per quanta istruzione siasi falla in proposito, difficilmente la generalità clei soldati, in 1nezzo alla comm.ozio~e prodotta dal comhaLLimenLo vicino, potrà cavarsi d'impiccio. E vero che la radenza della traiettoria fino a 400m e i>OOm è tanto grancle, da scemare d'assai gl'inconvenienti che ne derivano. Ma la bontà del fucile non può per nulla rimediare alla dimenticanza, o meglio, (I) Mrn;:;ioue rnL til'o, pag. J.45. (2) l slrn;:;ione sul li1·0, pag. 146.
426
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LE FORME ED I )fODI TATTICI DE (,L,\ FAKTERIA
al la inscienza ne'soldali di regolare i loro colpi. Essi spareranno per isparare e ·non per colpire: il grande frastuon o non ,lascièrà pit\ giu ngere a'lc,ro orecchi la voce de'capi, e così. la t.anlo necessaria discipli na del fuoco diventerà espress ione vuota di senso. Questo essenzialissimo scopo si ottiene invece col tiro in ma·ssaa salve ed a pause, del quale si dovrit esclusi'vamenle far uso, fin chè sia possibile, ànche alle minime distanze. Quando non sia più possibile, per i'im,nin enza della crisi riso lutiva, far uso delle due specie di fu oco, e neppure d'un fuoco individuale calmo :e disciplinato, l'islr uzione sul tiro intende si t'icorra. alla· terza specie dei tiri in massa, ossia al fuoco accelerato. Come si vede, il Liro individuale, tanto importante in pace per lo amnìaeslramenlo del soldalo, è, dalla stessa istruzione sul tiro, stimalo poco pralico in guerra, e parmi lo dimostri chiaramente là dove dice, che senza un a ferrea disciplina lo stesso fnoco a pause degenera fac ilmente in fuoco celere e sregolato, e meglio ancora là dove prescrive di preferire sempre, finchè possibil~, il tiro a pause al tiro individuale. Panni perciò si possa affermare, che il Liro individuale debba considerarsi d' uso eccezionalissimo in com batlimen to; che quello acceleralo si debba adoperare solo nell'immi· nenza della crisi risolut.in, quando cioè sia urgentissimo coprire il nemico d'una vera gragmtola di piombo, e che i liri per eccellenza siano, per la pluralità dei casi, qnell i in massa a salvè. ed a pause. Con essi, e :;pecie eon quelli a salve, si oltiené la disciplina del fuoco, e si paraliizano, in gran parte, gl'inconvenienti prodoll i dal malo o nessun puntamento, ch e l'e;:pe;ri enza ·dimostra verifi carsi, pur troppo, in guerra. Le tabelle 5a, 6• e 7\ annesse all'istruzione sul Liro, ne danno una prova luqi.inosissima. Tali tabelle furono compilale in base a'risnltati di Liro ottenuti da squadre di tiratori, buon i, mediocri e cattivi, che spararono a salve dalle varie distanze, contro linee di bersagli , a tale i·ntervallo l'una dall'altra che i colpi, rasentanti la sommità di unali nea, avessero a toccare il piede della successiva. La tabella 5" dà i risultati di tiro contro una .compagnia in linea in p·iedi, e la 6' dà quelli ottenuti sparando c1)ntro una compagni~ in colonna serrata di ploloni, in piedi: l'alzo adoperato, per ogni distanza, fu lo stesso per Lutti i tiratori .
l N RELAZl01\E CON LA SUA ISTRUZIONE PR0VV1S0f\1A SU L TIRO
,..2.7 "'·-
. Dall'esame delle due tabell e appare come, adoperando una sola linea di mira, la dispersione dei proieui avvenga -,opra una zona che ha larghezza. circa uguale alla fronte dell a trupp~ che spara, e luno-hezza di ci rca400 oppure 300 m., secondo che le d1stanze stanno fra ~00 e 700 m., oppure tra 700 e 11600. Ma nella pratica, dice l'istruzion e-sul tiro, converrà tener conto solamente della parte centrale dell a serie, compresa fra' bersagli estremi, i quali contengono a.lqieno ,1O colpi. In tal caso, sparando solamente cento colpi per ogni distanza, la lu nghezza della zona è di circa: Metri 4o0 se si adopera la linea di mira di 400m. » 350 » » » 500"'. >) 220 » )) ». 600 01 • }) )) )) )) '170 .Alle clistanz.e superiori, la zona, a.' cui limiti estremi sia ancora possibile colpire almeno 11O voltr il bersaglio, non è gran fatto più luno-a di 1100 rn. ; ma se, per otlenere tale lunghezza , basta sparare 1001') co lpi alla distanza di 900 m., ne occorrono 150 alle dne distanze di 11000 ~ 11100 m.; 200 alle successive cli 11200 e 1300; ne abbisognano .300 a quelle di 11400 e ,1500, ed infine si devono sparare 400 colpi, quando si adopera là linea di mira di 116?0 m. Le lunahezze delle zone sopra menzionale sono medie approssimative <>fra le due tabelle, le quali, dal punto di vista delle dimensioni, n~n differiscono gran fallo l'una dall'altra. Ma n~n si ~u~ dire lo stesso a proposilo dell'inlensilà, secondo la quale 1 protetti si distribuiscono nelle varie parti delle zone considerate . Confro~tando .le serie riferentisi alla compagnia in linea con qibelle relative alla co1i1pagnìa in colonna, si sco1~ge che la compagnJia in .qibe~t'ibltima formazione, sino alla clistanza di 700 Stbbisce per~it~ di P?Co maggiori che la compagnia in linea. 1tlle distanze _swp~1·wri _Pero le perdite della colonna diventano i l doppio ocl anche il t1·iplo di q-iwll~ della linea (il). Per convincersene basta osservare le colonnet_te d~1 noccioli, delle due tabelle e le altre quàttro che stanno loro ai lati, 1
1
111
({) Js!rnci one su! tir o, pag. !38.
lN RELAZIONE COI\ l,A ·s uA ISTRUZIONE PROVVISORIA SUL Tl~O
LE FORME ED I MODI TAT'TICI DELLA FANTERIA
e si vedrà, come ad 800 m. esse diano una media di ,f 9 bersaoÙ colpiti contro la compagnia in linea, e di 26 contro quella in c~lonna, e come àlle distanze successivamente superiori le medie siano: di N° ,t 7 e 26 bersagli colpiti per la distanza di » lfo e 23 )) )) )) )) )) » · H e 20 )) )) » )) )) )) 9 e 118 )) )) )) 7 e ,J6 )) )) )) )) )) )) 6 e 114 )) )) )) )) 5 e ,14 )) )) )) )) )) )) )) 4eH )) ))
900m. ,,ooom,. 1lif OOm. ,J.2.00'" . ,J3oom.
1.wom.
1
,f500'" . 1l60om.
Ciò significa, che una compagnia in colonna, che marci dalla distanza di 11600 m. a quella di 800 dal nemico, potrà essere colpita, ogni 110 m. del suo lungo percorso, eh un numero di proieu.i, che andrà crescendo da H.. a 26, mentre quello che colpirebbe la compagnia in linea, durante lo stesso percorso, andrebbe solo crescendo da 4 a 17. Invece, alle distanze-inferiori ad 800 m., le perdite subite dalle due compagnie, di cui l'una sia in colonna e l'altra in linea, differiscono sì poco, che è indifferente l'adottare l'una o l'altra fo rmazione. Ma se dal lato deÌie perdile e nel limite di 8QO m. non · è abbastanza spiccata la preferenza da darsi aÌl'una od all'altra delle due fo rmazioni, dal lato della mobilità, della maneggiab·itità, della 'compattezza e dell'effetto morale, la colonna è dà pre'rerirsi·aJla linea, semprequando debba permanere allo scoperto, recarsi in soccorso della catena antistante, o mo vere all 'assalto . Fra ,1600 m. invece ed 800, le perdite della colonna sono relativamente tanto grandi che, a mio avviso,· tutti i van taggi della medesima debbono essere sacrificati alla formazione in linea, sia per istare fermi, sia per avanzare . _Tuttavia, per quanto splendidi siano i risullati che si ottengono adoperando un solo alzo, le zon~ in cui è pericolow il permanere od il mo,'ersi, sono, oltre i 600 metri, tanto corte, che spesso uno , sbaglio d'un centinaio di metri, tanto facile a commettersi nella stima delle grandi distanze, renderà quasi nulli o-fi effetti del tiro. Ele 1' 1.T.'1 rancesi, nella guerra del 11870-711, ebbero ~à, pentirsi amaramente d'aver fatto troppo . a.,segnamen to sul tiro in massa a grandi 1
,\c'.z9
di stanze, adope1·an~o un solo alzo per ciascmrn di esse. A. tutti è noto come il Dreyse, ond'erano armati i Tedeschi, avesse una gittata molto inferiore ai Cha.ssepoLs de' Francesi, e come questi avessero, cletermina~o di trar profilLo della snperiorillt dei loro fucili, restando in una difensiva quasi assoluta. )fa l'alzo unicò rendeva la zona tormentala poco profonda, e dimenticandosi essi, per soprammercato, di cambia~·lo , avven iva che i Tedeschi o non erano co involti, o ne scansavano i dann i con una breve corsa avanti: ritraendone il triplice vantaggio di so ttrarsi alle perdite, d'imporsi moralmente con l'energic~t offensiva, e di poi·tarsi a tiro ~fficacè del loro Di·eyse Così, a causa d'un oLtimo fucile, non istudiato a sufficien~a .circa l'impiego c.he se ne doveva fare, assistemmo all'appa-:rente fenomeno, stranissimo per i profani di cose militari, che, durante quella guerra, i Francesi si difesero colla calma tedesca, ed i Tedeschi assaiLarono colla.foga fra ncese. Sebbene abbiano _fatta cattiva prova, i Liri a grandi distanze non furono messi all'indice ; era troppq' evidente la loro utili Là, e, dopo la guerra, fu rono t.eoric,amente e sperimentalmente studiati dallé principali fanterie europee, sinchè fu trovato un modo lale d'esecuzione, eh' essi fn rono qnasi universalmente adottati . Questo modo consiste nell'adoperare conlemporaneamenté due o più alzi co_ntro uno stesso bet'sagfio, o, come si esprime la nostra istruzione sul Liro , nell'eseguire le serie cçnnb inate. fa tal m,odo l'e-stre,nitàposteriore di 1.1;na zona ,vci ci sov1·cipporsi all'est1·eniità ante1·iore della zona precedente, e't1itto il trciUo di ternno compreso fra ie clistanze co1··risponcle1iM agli alzi ùn:piegati, ,viene ad essere baitiito in modo qiiasì wii/01·me e da i m niim ero cìi colpi 7-n·essochè egiiale al noc?iolo delle se1"ie cwrisponclenti a qnegli cilzi ('1). Se ben si osserva, i risultati delle serie combinate, eseguile conlro una compag.nia in linea in piedi, e regislrati nella tabella 70., altro non sono che la combinazione di due o tre serie sempl ici della_tabella 5a. Teniamo conto solamenle della parte centrale delle serie di detta tabella, di quella cioè, i cui bersagli estremi contengono almeno 11O colpi. Qualora se ne spari solo quel numero precedente-. mente stabilito, le zone divenlano 1100 o 200 m. più lunghe _di quelle (i)
Jst.1·uzio-ne sui tiro, p,1g. i3:l.
28 -
ANNO XXIX, VOI. Jll.
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LE F'OHME ED I MODI TATTICI DELl,A FANTERIA
teslè considerate, s~coodo che s'impieaano due o tre linee ct 1· m·. 11 a conse~uu ve. _C~sì _la loro estensione in Iun ghezza oltrepassa i 400 m. alle distanze inferiori a 600, ed a quelle superiori non discende mai s~~to_ a' 300. Nè la zona tormenlata diventa solo più lunga, ma anche prn mtensamenle battuta, e nella maggior parte di essa, si con la un numero di proi~Lli_ci rca uguale a quello che si vede registrai.o nelle colonne de' noccwh delle tabelle 5a e 6", precedentemente esaminate. E questo avviene sempre, purchè si meUano in pratica le rerrole di puntamento pei tiri in massa: si direbbe qivasi che la dett~ .zonti facci~ (atalmenfe sistema rigido ·colla combinazione degli alzi e si spost,i inesol'abi.l·nie1ite con essi a beneplacito di chi com,anda il . fuoco. · . S'immagini ora che· il _numerò de' colpi sparati sia quintuplicato , e che, ad es., se ne sparmo500 con le linee di mira· combinate di 700 e 800 m., e '1500 con quelle di HOO·HSOO e 1600 m. In tal caso, anche i risultati saranno quintuplicali; dove prima si contavano due bersagli,· se ne avranno 11O; amendue le combinazionidaranno una zona tormentala lunga 460 m. ed il nocciolo consterà rispettivamenle di 150 bersagli aHa distanza di circa 700. m. e,, 35 poco oltre a quella di 11400. Questi • brillanti risullati, che si fanno anche più l')o-rand i alle di~ • • stanze mmon, e s1 conservano poco dis:;imili alle ·marro:iori indussero alcuni scrittori militari nella persuasione-,che al diia di 1000 m. s~ sarebb~ potuto, a~ tiro d'arti 11lieria, sostituire in molti casi quello d1 fan tena. -Il capitano Fascl in uno studio sul!' artio-Jieria da campo ('I), sostiene contraria opinione. Egli cerca di dimostrare, che per _av~re: .alla distanza [ di ,1500 m., l'effetto utile ottenuto per mezzo_ d, uno shrapnel da cm. 9 con N. 177 pallette, occorrerebbero circa 5.25 pallotlole da fucile Mod. 11870. ln risposta dì ciò basta ?sservare, _che le cifre delle perdite ripo1-tate in due pubblicazioni · 10teressant1 che trattano del servizio sanitario nell'ultima ,,uerra russo-turca, . danno al fucile nn' importanza straordinaria. s:condo tali cifre, _sia all'ass~lto ~i Nicopoli, sia alla prima baLLaglia sotto ~lewna, d1 1100 morti r.uss1, 92 sarebbero caduti per effetto det fuctle, 7 per effetto dell 'artiglieria ed uno d'arma bianca; nella seconda •
.
<')
1
(i) L'ai·tiglteria da campo e i suoi i·iparti. -
Rivista 11/ili/ai-e,
ag_osto, i883.
IN RELAZIONE CON LA SUA 1ST1\1;Zl0NE PROVVISORIA SUL TIRO
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hattagl ia sotto Plewna, {'artiglieria non avrebb~ col ~i to \morte che il 5 °/ l'uno per cento l'arma bianca, ed il 94- ti fucll~. E vero che, se i Russi avessero proceduto contro la fanteria turca m modo meno temerario e se mao-o-i ore fosse stata \'abilità clegli artigl ieri turchi, l• le cifre riportate sarebbero forse alquanto diverse : sta però I tatto, generalmente ammesso, che il fuc ile è l'arma per eccellenza sul campo di battaglia. ,
0
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•
H. Da quanto si è detto finora, appare senza dubbio es_sere il n,oslr~ recro\amento d'esercizi e d'evoluzioni, con le sue tre linee, co suo, so; tegni a 200 m. dalla catena, e co l grosso a 250 metri da ques~i, essere, dico, arretrato di qualche anno. Per poco che sparando m masso. un numero maggiore di colpi, si ce~·chi di pr~lungare la zo_na 1 tormentala, non solo il so::;tegno, ma pure il grosso rimarranno comvolti ne' danni che soffre la catena. A prova cli ciò potrebbero essere qui riportati i-risultali ottenuti l'anno_ scorso d~i tre _battaglio~i del mio reggimentò, nella 3a, 4a e 5" lezione del tll'o d1 combatti mento, sebbene il sostegno vi fosse posto non a 200, ma solo da ,100 a ,150 metri dietro alla catena. Ma, per non dilungarm\ lroppo, riporterò solo quell i ottenuti dal 3° battaglione ~e!la 4• _e ~ a lezil,ne, nelle quali la catena fu collocftta ~i 500 m. dai t1rator1, il sostegno H.>0 .da quella , e gli alzi adottati furono quelli di 600 e 700 m. Le palle lanciate furono "760 nella 4• lezione e 1925 nella 53, -~ q~elle che colpii·ono fnrono rispeLtivamente 258 e 320; poco p1~ d1 un terzo colpì il bersaglio rappt'esentante la catena, e due terzi andarono a forare quello che supponevasi il sostegno. Questo fatto può essere testificato da quanti hanno assistito a tiri di tal genere: esso si verificherebbe tuttavia, se dietro al primo sostegno ve ne fosse un secondo ed anche un terzo, purchè tutti dentro ai limiti della zona tormentata. Quali dunque saranno i modi. e le forme lflttiche in' cui trovino minor presa le a:rmi attuali, e che siano meglio i.n relazione con l'istruzione rnl tiro? · Sebbene la o-ittata massima del nostro fucile sia di 2750 melri, '
l')
,~3j
LE FORM E ED I :\!ODI TATTICI DELLA FA~TERI..\
tultavia, per varie ragioni ch e è inutile enumeral'e, osso è so lo graduato fìno a 1600 metri . Ho dimostrnto quali sorprendenti risnltati si possono ancora ottenere a tale distanza, e perciò parmi si possa stabilire che essa costi tuisca qnel lim ite oltre il qnal e una. truppa non debba procedere se non in forma di combat.timento. Tralascierò perciò di patfare cif:Jl'opportunità di ripartire l'ordinanza in più schiero, della forza delle medesime, e della distanza che dovrebbe correre fra di loro; al cli qua di '1600 metri , non vi può essere ~ho una schiera, qualunque ~Ila siasi, in ordine di combattimen to. Sn questa sola dunque fermerò la mia allenzione, e dirò quale sia l'ord ine di combattimento cbe convenga adotl.are in offensiva ed in difens iva, quale distanza fra'suoi vari riparli, quali le formaz ioni di questi , qoale inrine la modalità dell'azione. l\'ell'offensiva . - I regolamenti d'esercizi e d'1w0Iuzioni delle principali fanteri e, hanno adottato , quale ordine di combattimento, quello cosi dello misto, il quale consta di catena, sostegni e grosso. Si vem sw1,t relata, pare che anche il nostro regolamento nuovo segua tale ordine di idee; tu LI.avia spero mi si vorrà permettere di esporre alcuni miei criteri su ll' opportunità di abolire i sostegni e di adoUare un ordine di comuaLtimento che co nsti solo della catena e del grosso . Gli scrittori di tattica, di fronte alla lunghezza del la zona tormentata dal tiro in massa, tentano s0llrarre il sostegno alle perdile, all ontauand61o dalla catena. Ed il capitano Castellani, basandosi sul fatto che le principali fanterie d'Europa adoperano tre lin ee di mira all e grandi distanze, e due alle medie, consigl ierebbe che il grosso si tenesse a 375 m. dai sostegni, che questi, com' è prescritto anche dal regolamento russo del ,I879, si Lenessero in principio a 375 metri dalla catena, e le si avvicinassero lanto da fonders i con essa di mano in mano che si accostassero al nemico. Da ciò deriverebbe, a mio avviso, il grave inconveniente, che i sostegni , pur non essendo totaJmenLe sottratti alle o/Tese, sarebbero messi nella quasi impossibi li tà di soddisfare, a luogo ed a tempo, ai còmpiti loro, dei quali , principalissimi, sono quelli di sostenere jmmedialarnente o rinforzare la catena. Meglio sarebbe perciò sopprimerli ed unirli al grosso od alla catena. Se si unissero al grosso, questo, pel fatto d'essere più numeroso, offrirebbe più bersaglio al n_emico, e
IN RELAZIONE CON LA SUA ISTRUZIONE PROVVISORIA SUL TIRO
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proverebbe maggior difrìcoltà a procedere innanzi , e pel fallo ~ella maggior distanza i rinforzi, da esso i~yia.:i alla debole caten~, g~~naerebbero in ritardo e decimati. Se s1 unissero alla calena s1 ev'.Le~ ;ebbero i citati inconvenienti, e si raggiungerebbero i van~agg1 d1 rendere la catena più indi pendente, perchè piu forte, e d1 avere pronto il mezzo di sviluppare u_na _gra~_massa cli _fuoco,_dove e qu~,ndo · fosse necessari o. Per quanto s1as1 abili nel fars i sche1mo ~el ~er ~ en_o e nell'adollare la forma tattica meno vulnerabile, no? s1 d1'.m~U1ranno mai tanto le perdite, quanto coll'arrecarn~ dt magg'.on al nemico. Siamo rilornati un poco alla volla alla cosi deua tall1ca del fuoco che ha nome dal Grande Federico di Prussia. De' suoi successi 'strepitosi fu debitore, come è noto , alla rapidità. di tiro, on_de il suo fu~ile era capace, e specie al fallo di aver saputo _u~ufru~re del fuoco di quasi tutti i suoi soldali. Si.fa~cia anche oggi lll guisa che i soldati, soggetti direttamente od 10d1relt~menl? .alle offese, possano mettere a profitto il loro _ou:irn~ .fucile, si ~~'OVt 11 mod_~ ~he quella Lai zona di oltre 400 meln si~ ~tu larg~, ptu l~ngae piu 111 tensamenle tormentala che sia possibile , e st otlerra un nuovo e arande fattore di vi uoria. ,. . 0 ·uno dei piu valorosi eserciti d'Europa, il russo, ha dovu.Lo p1~ d'. una rnlta retrocedere, prostra.Lo, davanti alla tomposta ,d, pr~1el~1 scatenatagli addosso dai Turchi. È ,1 ero che la precipit_az1one; il ,d1~ sordine e la mancanza d'ogni puntamento da parte ~t quest ~ltrm1 furono causa che i Russi non subissero grandi perd1~e, e firnssero per avvezzarsi a quella grandine di proielti. !\fa non s1 ~uò negare, che, se la fo rtuna del moscovita rimase per gran tempo 10 fo~e'. ne fu causa prima l'effetto morale prodotto ~u di !ui da quell~ m1r1~d~ di proietti che, sibilando ac~1tam~nt~, gu1zzava~o ~er ogni cl?ve · et. cominciava per isgomenlars1, po , s1 perdeva cl animo e fimva pei accasciarsi del tutto. . :Non intendo già che i solclali abbiano a sparare senz~ ~-egola e ad imitazione dei Turchi: non è sempre I <, . possibile . .. che, d.ISCI·p1·oa ollre al propri o munizionamento, ciascuno d'ess i ~bb1a v1_cmo u~a cassa di 500 cartuccie: non si ha :;ompre una Pl e'\'ina da difendere. Anch'io Vllrrei che i soldali avessero un certo addestramento, e co~ del puntamento. l noscessero tulla, la ·mporlanza . Ma per quanto s1 . faccia, gli eserciti odierni , composti di ~lemenlt cotanto eterogenei,
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LE FORME ED I )fODI TATTI CI DELLA FANTERIA
.non potranno mai essere agguerriti al punto da sparare con calma. Dubito perciò molto che, pari essend o le altre condizior1i, non abbia ad avei' la peggio quello d'essi che, per mirar troppo, o peorrio per l~nere !n serbo gli uomini, souostia ad un num ero cli proi;lli maggiore d, quello da lui lanciato sul nemico. Ciò cons iderato, e visto che il sQstegn o non può adempiere alla sua 1.11issione .se ~o~ esponendosi, con le mani io mano, a grandi perdite, parmr miglior partito metterlo tosto in catena, dove ho di . i~ostralo che ne soffrirà. di minori, e donde a sua voila ne potrà -cagionare di maggiori al nemico. Se non ostassero la difficoltà di costruzione, la grave spesa e la necessità d'un pesante munizionam~nlo'. ~arebb~ venuta, secondo l'avviso dei più, l'epoca del fucile a r1petrz10ne, e rnlanto si trascura di mettere in pratica il mezz,, che può cla!'e lo stesso effetto coi fu ci li attmtli. Si metta in catena il sostegno, e se occorre anche una parte del grosso , e invece di 200 uomini al'ma~ di fu cil i a. ripetizione, se ne abbiano 6,00 e talvolta 600 pronti a sparare con quelli a caricamento successivo. È innegabi~e. che questi ultimi varranno assai più dei pri mi , perchè 200 uo~mr '.10~ potranno soppor tare il rinculo di quel Lola.ledi spari, nè Cal'ICarsr d, quella corrispondente quantità di cartucce di cui è capace un numero doppio o triplo d' uom ini . . ~I i si .dirà for:se che, facendo la catena troppo forte sin dal princ1p10, sr corre il rischi o di consumare troppe cartucce ; ma l'osser· :azione cade di per sè, quando si pen si che nei primordi dell'azione 1 I fuoco si efl'ettiia in massima, dietro ordine clei comanda,1 ti di.bl'igata e di reggimento, ed eccezionalmente di qnelto cli battaglione ( I). Altra osservnzione che potrebbesi fare, all'abolizione dei sostegni, sarebbe che la successività delle linee ass icura la succe~sione degli sforzi, e che questa è arra di un esito felice. Ciò in parte è vero, ma a ch e approderebbero gli sforzi successivi d'una truppa contro un avversario che ne coprisse di piombo il cammi no? A uulla; quando i singoli sforzi non fossero superiori in potenza a quelli opposti dal nemico, si correrebbe lo ·stesso rischio dell 'arti ol71ieria . . . . 1mp1ega1a a sp1zz1co contro una forte balleria avversa-ria . Questa smonterebbe i pezzi cli quella di mano in mano che si presentassero, (1) lstrn::;ione sul li,·o, pag. i44.
JN RELAZIONE COI\ LA SUA ISTfiUZIONE N\OVVJS0RlA
SUL TIRO
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e fini rebbe per aver ragione di tnlli , quand'anche, messi assieme, potessero costituire una balleria mo lto più numerosa. Tuttav ia non . intendo abolire la successione degli sforzi; la catena dovrebbe essere sostenuta dal grosso, e questo sa rebbe a su.a volta surrogato da una parte della seconda scliiern . . Ma, per non parei' innovatore troppo radicale, mi terrò pago di aver enunciata l'idea, arnn chè altri la ponderi, e, se pratica, la. traduca in atto. Per ora dirò come, a parer mio, si possa tener il sostegno a distanza tale che ei possa. ademp iere al còmpi to sno, e come possa in pari tempo essere in 5 ran parte soltrnll.o alle offese. ll soldato punta istintivamente contro il bel'saglio che gli sla dinanzi e che gli è piu vicino, ed inoltre dirige, per abitudine, la sua linea cli mira sulla parte mediana di esso . Suppongasi che le due catene avversarie siano composte delL stesso numero di plotoni, ad intervallo eguale alla. lunghezza della fronte rispettiva, e l'uno all'altro opposti dne a due; si otterranno, per elieLLo del loro fuoco, tante zone, tormentate più verso i centri che verso le ali, qLtanti sono i ploton i; e tante zone, poco o nulla colpite, quanti sono gl'intervall i. Questo fatto si può verificare su tutt.i i bersagli rappresentanti catene~ truppe in linea o truppe in colonna, tanto nelle varie lezioni del tiro cli combattim.ento, quanto in quelle cl'esame. In ciò l'esperienza s'accorda pienamente colla teoria, giacchè ragionevolmente deve avvenire che, dovendosi ogni riparlo scegliere un I.,crsaglio, ed un punto di es:;o su cui dirigere la linea di mira, questo non solo sarà al piede, ma, per lasciar minor campo possibile alle deviazioni lateralL, sarlt ezianclio a distanza quasi uguale dai due lati di quello. È vero che il maggior numero di fori si riscontra nella. m.età di destra. del bersaglio; ma. ciò dipende, a mio avviso, non già dal puntamento, sibbene, in piccola. parte, dalla deviazione cagionala dal senso della rigatura, cd iu gran parte dalla tendenza. che ha il sol dato di rifiutare, mi si passi il vocabolo Lllllo militare, cli rifiutare, scallando, la spalla destra. Da.lo e concesso, che quanto h·o dello or ora sia conforme al vero , parmi dimostrato che il posto dei :::ostrgn i debba corrispondere agli intervalli esistenti fra i ploton i della catena, e che quanto piu quelli sono vicini a questa, tanLo meno debbano temere l'incrociarsi dei proietti, che rasentassero, per malo prnlamenlo, i lati interni di
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LE FùRil!E ED I )CODI TATTIC( OELf, A FAN'l'ER!A
due plotoni consecutiv i. Io reputo pertanto che la distanza dei sostegni in tal guisa dispo:;ti non debha oltrepassare 200 metri e che invece qu~lla del grosso, principalmente basata sulla lunghe;za della_zona tormentata, non sia minore di 600 metri dalla catena, allo scopo di sottrarlo qnasi intieramente ai danni della foci leria. Nella difensiva. - Parmi che la lunghezza delle zone tormentate, assai più che nell'offensiva, consigli nel la difensiva l'àdoziorie di due linee. Tutti sono d'accordo nell'ammettere che, io difensiva, con ven?a spiegare,. :i_n dall'iniziarsi del vero attacco, la maggior potenza d1 fuoco poss1b1 le e che perciò si debba dare in massima una preponderanza di forte alla catena io paragone dei sostegni. Se si aggiunge che la difensiva suppone un numero minore di forze cli quelle a disposizione dell 'offensiva, parrà evidente· quella non poter ottenere su questa la superiorjtà del fuoco, se non metlendo iu catena un n~mero grande di uomini. E ques~i non saranno per fermo esuberanti, quand'anche vi si destinino fin dal principio rtli attuali sostegni. Nè solo per èiò la loro abolizione è resa ancor più necessaria, che non in offensiva. È assioma che, in difensiva, Je distanze, nel senso della profondità, .siano più piccole. Ora, avendo ammesso che in offensiva i sostegni stiano a non più di .200 metri dalla ~atena, ragion vuole che in difensiva ne distino 1100 od al più 150 111 • E v~ro che la loro disposizione a scacchiera li preserva dalle gravi perdtte; ma ·non è meno vero che · eglino si troverebbero nella poco- invidiabile condizione di subirne, senza poi.eme arrecare. Quanto sarebbe p iù vantaggioso che fossero addi·rittura in catena, pronti a rendere, col loro fuoco, qu~lla tal zona, di oltre 400 metri, più larga, piu lunga e più intensamenl.e tormentala I E lo stesso teneno su cui si svo lge l'azione difensiva , panni consigli una la.le dispo_siiione. Qualora sia stato ragionevolmente scelto, vi deve essere facile la sua correzion e; i difenso ri t i saranno in gran parte al coperto: essi potranno fac il ù1ente uscire dai ripari . natural i od artilìcirdi ch'essi siano, ecoronal'e in un haller d'occhio . il ciglio di fu;ic:o Di ciò informino i Turchi nella dife,a di Plewna. Due obbiezion i ~i potrebbero fa re nl mio ord ine di cornbattimeuto su due lin~e. La pri ma, di pice!o la imporlan:.r.a, sarebbe ch.' es:;o è diver:;o da quello dcll'offen:;iva, e che perciò mi all oJJtanerei da quella un iformità che è tanto necessaria negli ordini Lattici; la se-
IN RELAZIONE CON LA SUA ISTRUZIONE PROV Y!SORIA SUL TIRO
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conda, un po' più grave, sarebbe ch'e.sso non si presta gran fatto a quelle modificazioni ehe le mosse impreviste dell'attaccante rendessero necessarie. Alla prima obbiezione rispondo che la diversità fra l'ordine di combaLLimento in o[ensiva e quello in difensiva non è sostanziale, che quand'anche fosse tale non si deve mai sagri ficare la vita degli uomini ed un fattore di vittoria ad una semplice· questione di forma; che in ultima analisi anche nell'offensiva i sostegni si possono considerare r,ome eccezionali, dovendo essi dopo j 600 metri, cogi~ si vedrà in s0guito , essere in linea colla catena. Quanto al non essere prontamente modificabile, dirò che non sono certo i sostegni che si adoperano primi, per far fronte all'imprevisto·, ma i grossi, e meglio ancora, la seconda schi~ra. Distanza fra' vari 1··i7Jart,i dell'ordine di combattimento. - Al noto aclacrio- nulla esservi d'assol11to in tattica..:..... piacemi aggiun· gere, nulla esservi di più relativo delle cifre l~he si è costretti d'introdurvi . Perciò le distanze ch'io sto per fissare devonsi ritenere ,come criteri modificabili, secoqdo i casi. In massima il ragiona, mento basato su ll'istruzione del Liro parrai richieda, che fra la catena ed il grosso dell'assalitore debbano correre 600 metri circa, e che ·i sostegni non debbano distare più di 200 metri dalla prima; il difensore invece abolisca i sostegni, e le due linee rimanenti non distino meno di 450 metri l'una dall'.i.ltra. Form. az'ione dei va1·i riparti - Non parlerò della formazione del vrosw e dei sostegni alle distanze maggiori di 800 metri; già. soni note le raaioni che consigliano a tene.rii in linea, cosi in ~ . fer.. . mala come in marcia. Neppure l'ipelerò che ·alle distanze mmon l vantaa,,i della colonna devono darle la precedenze sulla linea; perchè le perdite a cui questa va soggeua sono di poco mferion a · quelle sofferte dalla prima. Qui ragionerò principalmente della catena. · L'essere la catena più o meno fil.La dipende dall'estensione della fronte, intomo alla quale 'i parei·i dei Latt.ici sono di versi assai . Secondo gli uni, la fronte del battaglione dovr~bbe es.sere ugual~, all'incirca, a quella che occupa quando è in lmea sopra due righe, ossia non maggiore di 280 metri (·1); secondo altri ne dovrebbe avere ~
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ragionamento è basato sul b,tl taglione di 800 uomi_ni.
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1,E FORME ED I MODI TATTICI DUIA. FANTERIA
IN REl,AZJO NE COI\ LA SUA ISTRU ZIONE PROVVISOR IA SU L TI RO
una maggiore: il regolamento russo gli assegna 3-75 metri pari a 500 passi, ed i ricordi tattici e logistici déi colonnelli Besozzi e Sismondo la fanno variare tra 240 e 40_0 metri. s·i dice che non si può allar · gare la fronte al battaglione senza éorrere il rischio di estendere di soverchio J_' ordinanza intera dei corpi maggiori. Ciò è , ero, ma non è ammissibile che prima c1· iniziare la crisi ri solutiva , i combaltenLi in prima line,t ~iano su due r ighe e poss ibilmente neppure · d1 nna a conlallo d1 gomiti. Per quanto la catena sia filla, corrono enormi dilierenze fra i risultati che si ottengono sparando contro bersagli intervallati, e quelli contro bersagli con tinui . Già ebbi occasione di notare quanto fosse maggiore il numero delle palle che colpiscono il soslegno a contatto, di quelle che colpisr.ooo la catena, fitta;- ma siccome quello è in ginocchio e questa a terra, cosi per togliere il dubbio cli e-la differenz,i. di penda in gran parte dalla diversa positura, confronterò i risultati della prima e seconda lezione del tiro çli combattimento. In esse il 'bersagl io è'in piedi: ma neHa prima lezione rappresenta quattro uomini à contatlo, e nella. secQncht una catena ad intervallo <l'un passo. Ciò posto, ecco gli effetli ottenuti lo scorso anno dai tre batlaglion i del mio reggimento : 1
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Dunque le palle che colpirono i bersagli continui sono in numero quasi doppio di quelle che colpiron.o la catena, e la differenza é tutta dovuta alla disp.osizi<,ne del bersagli o, perchè il variare delle distanze entro qne'. li miti che danno tutto spazio ba.Unto no.n può
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avere che un'influenza trascurabile. Quale la conseguenza'? Che l'estensione della fron te sia la maggiore possibile, 4,00 metri almeno pel battaglione, ed i singoli uomini della c.a tena vi si dis~?ngano ad un ceno intervallo. Nè or,corre questo sia grande: la d11lerenza tra le perdite d'una catena fitta e qnell.e d~lla rad~ sono sì.piccole, che non convi ene sacrificare all' nlt1 ma 1 grandi va.ntagg1 cl~e present:i la prima, qua li sono: fac ili Lit di conrnndo, mag~JOr~ spazi~ pe' riparti retrostanti, abolizione de' 1~orim~nti laterali , d1 qn.elh obl iqu i e de' frammischiamenti . Parm1 perciò che la c~Lena . fitta debba, d'o ra innanzi, essere la regola, e la catena r.ada l eccez'.one. Ora assegriando, p. es. , una fron te di 400 metn al .battaglt?n~, non si turbano gran fatto le esigenze di spazio per le umt~ magg1?l'l , · ,~''oo acritincre o-rande vantacr"io e :,.. 11 ;:, il ~ oo di do vere so lo all'ultimo .metlere . in catena llomini a contatto . Imperocchè si possono stendere 111 pr111cipio quallro plotoni sopra nno spazio di oOme tr·i per c.iascuno,. u~ uomo circa per metro corrente, lasciare fra loro tre . rntervall I d'. circa 61 metri, o due di mo mptri, secondo che I due plotom centra li si stendono o no l'uno all 'altro vicini, tenere in corri~pon · clenza di essi i sostegn i, e st.endervéli poscia in catena fitta. ìlfoclalùà clelfozione . -:- Prendiamo le mosse da iJ600 m. e destini amo: . a) quaLt1~0 plotoni in ca tena; . . . b) due mezze co mpagni e cli sostegno, 111 lrnea d1 fro~ t.e per due, a non più cli 200 m. indietro ed in corrispondenza agli 111Lervalli de' primi; e) due compagnie costi tuenti il grosso a circa 600 m. dalla · catena. . I tre riparti devono muovere successiv~menle p~r yren.dere le loro distanze, e, pur conservandole, marciare a.vanti, h~che la ca~ tena abbia percorso 900 m. circa. Durante I~ ~na m~r.c1a, que~ta, in massima, avrà. solo respinti piccoli partiti nem1c1, o lancialo qualche salve sui nuclei più grossi in vista. Giunta a 7~0 m.. da! nemico la catena non dovrebbe più avanzar::ìi se non per 1scagl10111 di plot;n i dalla destra o dalla sinistra d'ogni compagn ia .. ! sostegni ed il arosso se(ruono alle rispettive distanze, ma quelli s1 regolano in guisa di po t~r entrare in catena a 600 ·rn. dal -~emico; .si potrà così usufruire di tutto il loro fuoco, che, a quella distanza, e gia po-
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LE FORME ED I MODI TATTICI DELLA FAN:TER!.\ .
lentissimo. Quando la catena è tutta a 500 m. dal nemico, il gro:-so, che trovasi' invece a ,J,J 00, deve, con una. marcia continuata, procedere tanto celeremente da guadagnare 300 m. circa, ment.re la ca tena ne guadagna mo, e da. trovars i a circa 800 m. dal nemico quando questa ne disti solo 400. Allora il grosso dovrebbe formarsi in colonne serrate di mezze compagnie, e percorrere cosi, nella mano de' propri comandanti, uno spazio di circa 500 m., met.à di passo e-metà di corsa, nel tempo che i quattro plotoni d'ogni compagnia della catena impiegano a percorrerne 1100 a sbal.zi successivi di 50 metri ciascuno. Il fauo che quando si giunge a 300 m. dal nemico si ha dinanzi uno spazio tuuo battuto, fa sì che, in massima, la catena cessi a tal distanza d'avanzarsi a sbalzi, e che ~i debba da essa muovere all'assalto. Perciò lutto il grosso; o quella parte di esso, che il comandante di battaglione non avesse già inviato a rinforzare il fuoco della catena, dovrà trovarsi in linea con questa, sul punto o <$UÌ punti da quello indicatigli, qualche momento prima ch'essa si slanci all'assalto, e siccome, in generale, fu sempre la massa che ebbe ragione delle resistenze, così pafo1i che la colonna serrata per compagnia, sopra una delle sue mezze compae,anie ' sia pel ecrrosso la forma più adatta: essa conserva . sufficiente compallezza e mobilità per portare l'urto, e la sua sezione di testa può dare una discreta quantità di fuochi . Forse, per essere .la fronte di soli 400 m., di quanti cioè occorrono ai 400 uomini già in catena, il grosso non troverà. interva lli liberi per entn\r~ in .linea'. ma ciò non monta, trascinerà seco all'nssalto quel breve Lrallo di catena che avrà tra' piedi. Da 300 rn. in poi mi sembra difficile stabi lire delle norme. In un terreno declinante verso il nemico gli si potrà correre addosso tutto d'un fiato; se in salita, converrà invece avvicinarglisi a sbalzi fino a soli 200 ocl it lf!SÒ m., e po i movere all'assalto. Anche in terreno piano è malagevole cosa fare di seguito 300 m. di corsa veloce, e parmi razionale fermars i successiva.niente a 200 ed a I00 m. dal nemico ('I), per dar tempo a' soldati di prender lena e tirar qualc~e colpo . La positura per ciascuno dei du~ alt parmi debba esser~ 1.11 piedi ("), sebbene a prima vista paia tanto pericolosa; a tali di-
IN RELAZIONE CON LA SUA ISTRtiZIONE PUOVV ISO RIA SU L TIRO
stanze, in realtà non è gran fa tto più esposta delle positure in gi nocchio ed a terra, mentre è di gran lunga più atta alla continuazione del movinwnto. Il difensore, privo in massima d'iniziativa, è costretto ad adattare fa propria azione a quella dell'aggressore. Essendo i suo i sostecrni in lineà con la catena, e vicinissimi all a medes:ma, esso può a s~10 beneplacito usufruire de' loro foochi, quando, dove e in quella quantità che i bisogni potessero richiedere, e ~·itrarre dal fuoco a salve tutti i vantaggi che presenta. Il grosso poi dovrebbe pori.arsi a tale distanza e disporsi in gu isa. dr~ essere in gran parte sottratto alle perdite, e.da giungere all'uopo m catena alcun tempo prima che il grosso dell 'assalitore raggiunga la propria; .a ~ifferenza però di quesl'ullimo, esso deve disporsi tutto quanto 111 lrn ~a, per mettere a profitto tulti i suoi fucili. Nègli deve mancare lo spaz'.o,, perchè la posizione difensi va dovrebbe presentare poche locnlil~ in cni fosse necessario mettere un solo uomo per metro corrente; 1 suoi ripari, naturali od artificiali, permetteranno a' combattenti di di sporsi, sen.za gravi rischi, a conlallo di gomiti, ed anche su due ricrhe ~Il fuoco dovrà essere, in massima, la risorsa principale della difensiva frontale,· essendo io d'avviso, che la conLroITensiva debba prendere di mira il Ganco dell'aggressore. Tullavia, se il fuoco fos se impotente ad arrestarlo, parmi sarebbe rnolt.o. co.ndann~vole. quel comandante che non facesse il possibile per 1spmgere 1 suoi soldati anche àl contrassctllo frontale. Le mie conclusioni tattiche suppongono che l'azione avvenga in terreno piano, giacchè esse son basate sopra i r isultati forniti dall'istruzione sul tiro. È noto che questi si sono ottenuti in terreno :parallelo alla linea di mira ed aclop1wa11,do gli alzi, che sono stati determi nati per la densità dell'aria corrispondente .alla temperatu,.ra di 15 .r;,radi, all'igr.omet1·icità d-i 0,5 ed alla pression~ bcvrometnc~ di 750 mi:ztùnetri (if). Senonchè· avverrà spesso che. 11 te,rre?o.sar~ più o meno in cli nato alle linee di mira, e che, specie ne primi at.ti di guerra, i quali si dovranno combattere sulle Alpi, così la Lempe{I) Jstn,:;ione snl tiro, pag. Ul, ved i la not.a ih ca.Ice.
(il Note litografate del generale Avogadro.
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1,E FOn)!E ED I MOO[ TATT ICI DELLA
l•'ANTE RIA
ratura. come la pressione atmosferica, saranno mollo di verse da quelle secondo cu i gli alzi furono detenninati. Ed invero non sono trascurabili le influenze dipendenti dalla temperatura, specie al le grandi distanze. Se si prende per termine di confronto la gillata ottenuta alla temperatura di 15°, quella a 0° diminui sce di 5 metri per ogni 400; ed aumenta circa altrettanto quella n 30°, di modo che, nel primo caso, alla distanza di 11600 111 la gillata si raccorcia di 48, e nel secondo si allunga di 53 ( I ). Maggiore d'assai è l'i nfluenza esercitata sulla lunghezza della zona tormentala dall'incli nazion e del terreno. Se ne ha la prova evidente, quando si voglia meditare alquanto sulle figure della tavola 11a e specie sulle cifre registrale nella nota in calce alla pagina 1,~2. Tale influ enza va fo rl cm ente aumentando col dim)-0uire .delle distanze. Confrontando la zona baltula che si ha in un terreno che di scenda verso il nemico con inclinazione di 3° con quella ottenuta in piano, si osserva che essa si raccorci.a -di 20 metri alla distanz:. di 1600, cli 38 a quella di I000, e ri spettivamente di 122, di ·I7!~. di 365 alle dista nze di 600, di 500 e di 400 metri . Più grandi ancora sono le differenz,e per l'inclinazio ne cli 30°, ed alle delle distanze le zone si raccorciano rispellivamenL0 cli M5, di 67, di 167, di 223. di 419 metri. L'inyerso de,,e succedere per un'i nelinazi one in senso opposto a · quello or ora consi deralo, e, teoricamente parlando, le zone devonsi all ungare- cli quantità analoghe a quelle di cui r.bbiamo detto raccorciarsi nel primo caso . Duolmi di non poler r iporlare quivi i risultati che, sono persuaso, abbiano talvolta ottenuto le compagn ie alpine nell'eseguire 1'8a lezione del tiro di comballimenlo contro nem ico nascosto alla vista. Certamente la noslra curiosità ne sarebbe di mo lto eccitata, giacchè può darsi il caso che una truppa percorra con poche perdile il versante di un'altura che si trovi tutta in vista del nemico, e che un'altra truppa, forse il sostegno ed il grosso della prima, abbia a soffrirne di grandissim e nel pennanere o nell'ascendere ·lungo il versante opposto. Però éosì nell'uno come nell'altro caso, parmi non si debba arrecàre nessun'altra variante alle mi e conclusioni talliche, all' infuori 1
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Istruzio11e sul til'O, specchi_euo in calce alla pag. !:!I.
IN RELAZIOc\E CO~ LA St:A ISTRUZIO~E PUOVVISORIA SUL TIRO
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di quelle che si riferiscono alle distan~e fra'riparti dell'ordi ne di combaltimento . Quando la zona tormentala la si raccorcia, si debbono in mass ima diminu ire d'altl'eltanlo, od in quel torno, le dette distanze; quando la si :.!l unga , si devono aumentare. Perciò in un terreno in discesa, si può restringere la profondità dell'ordine di combattimento , e per lo contrario parrebbe a- prima vista che si dovesse aumentare in quello in salita. Se non che, nel seco ndo caso il rimedio sarebbe peggiore del male, perchè, senza diminuire gran fatto le perdite, si mcllel'ebboro i sostegni ed il grosso nell'impossibilità di soccorrer!? la catena. Sia che questa facc ia fuo co dalla linea di congiunzione di clue versanti, sia che già si trovi su quello in vista, parmi che i sostegn i ecl il grosso debbano tenersi tanto pi ù vicini al ciglio od in una fo1:mazione tanto più sottile, quanto maggiore è la distanza che cono tra il ciglio ed il nemico. I risultali che si ollengono netr8• lezione del Liro di combattimento contro b~rsagli coperti alla vista, ne danno una prova abbastanza allendi bile, ed i tre hai.I.agiioni clel mio reggimenlo, di k035 palle lanciale dalla dislanza di •I 000 metri in 'terreno piano, ne eb he1:o 203 che colpirono il bersagl io rappresentante una compagni a in colonna serrata di plotoni a 100 metri dall'ostacolo coprente. Se il terreno dietro al medesimo fosse stato inclinato in senso opposto ai tiratori, i risullati sarebbero stati magg iori, mentre sarebbero stati quasi nulli ove il bersaglio fosse si.al.o in linea ed im mediatamente dietro all'ostacolo . Si diffidi dunque del teneno che, sebbene coperto alla vista, s'inclini a seconda del ramo discendente della traiettoria; se ne clirrìdi assai più ch e non di quell'altro il quale, sebbene perfettamente in vista, s' inclina in senso opposto al ramo predetto, e si approfitti degli ostacoli coprenti, addossandosi ai medesimi in formazione so ttile E qui avrei finito, qualora non potesse in qualcuno sorgere il dubbio che le mie conclusioni Lattiche rispondenti, fino ad un certo pnnLo, alla nostra istruzione sul tiro non siano appl icab ili contro i nostri probab ili nemici, che hanno fucili cli versi dal nostro. « Ma le armi recentemente adottate dalle priocipal i fanterie europee · « sono ad 11n dipresso equivalenr i. li fucile Yemdl dell 'Austria, il « Martini-Henry ~ell' fngh il terra, il Ma user della Germani a, il Gras « della Francia, 'il Beaumont dell'Olanda, il Wetterli dell'Italia, il 1
IN HELAZIONE CON LA SUA ISTRU ZI ONE PROVV ISORIA SUL 't:lllO
· U,,j,
LE FORME ED I ìl!0Dl TA'l'T·!CI DELLA FANTEIIIA
« Berdan della Russia, differiscono pochi ssimo gli uni dagli altri. « Coloro che ne faranno uso., combalteranno ad armi uguali, pos« sedendo tutte, quasi nella stessa misura, gittala, perietra:,ione e « giustezza » (1); ' Si può aggiungere anzi, che, siccome la tendenza dell'oggi è tulta rivolta ai calibri di 9 e 1 O millimelr i, ed all e velocità. iniziali di 500 e 600 metri, il fucile iLaliano si trova, sotto il riguardo del calibro; in condizioni migliori degli altri fucili, avend one tutti uno maggiore. Da ciò -parmi si possa ragionevo lmente dedurre che, dato e concesso le mie conclusioni taltiche siano rispondenti al nostro fticile, a for tiori dovranno essere tali rispetto oi fucili dei noslri probabili nemici. Ma la pratica è dessa sempre conforme alla teoria? Or ora risponderò in proposito. Si afferma da taluni che alle distanze inferiori ad 800 metri la colonn.a non sia praticabile e c)1e _basti la dolorosa esperienza fattane dagli Auslriaci nella campagna di Boemia, per fare abbandonàre tale formazione, non appena si entri nel raggio d'az ione effi-· cacissima delle armi a tiro rapido. Infatti, si dice, nella guerra del 1870-711 non si. riscontrarono esempi di colonne che procedessero, cm-ì formate, sino a breve distanza dal nemico, o movessero all'assalto; esse sentirono sempre il bi sogno d'avanzarsi nell e formazioni più sottili che potessero adottare. . Ciò è vero a prima vista, ma, nel combattimento inquadrato, le ragioni di spazio s'imposero prepotenti anche in quella guerra; e, il più delle volte, se non furo no regolari colonne che s'avanzarono e mossero all'assalto, furono frotte di soldati che, in ultima analisi, presentarono tuLti gl'inconvenienti delle colonne, senza averne un solo vantaggio. E si noti che allora non si conoscevano ancora aJ,baBtanza bene gli effetti del Liro in massa, che questo era esegu ito impiegandovi un solo alzo, che erano stati quasi dimenticati i miracoli delle colonne napoleoniche e che la memoria ancora..,recen te delta guerra di Boem ia faceva sì che tutti rifuggissero dalla colonna, siccome pericolosissima formazione. Ora le cose procedono altrimenti : ora è luminosamente accertato che a meno di 800 metri il (i) Studio su.lt'a;·nwniento e ,nondes del i5 dicembre i883.
m/.l'islntzione del tiro f n Francia. - Jlei;u.e cles aeu:ç •
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tiro in massa di fucil eria non ottiene contro la colonna effetti di oran lun"a mill'liori che contro la linea. Nè vale il dire che quella d ia all'a; tiglje;ia più gran presa cli questa. Si ~a ·che l'artiglieria, la quale prenda in mira delle truppe, spara in massima cogli sh rapnel. Questi producono in generale degli effetti che si rass•}migl iano a quelli prodoLLi dai tiri in massa di fuciler ia,. Si consideri infatti lo shrapnel da 9: alla distanza cli 2000 metri il suo erTetto si ripartisce all'ingrosso sopra una, superfìcie eli t.tic:a, profonda 300 metri e larga 50, ed alle· distanze minori, essendo la traiettoria più r·adente, tale superficie va sempre più allungandosi nel senso dell'asse maggiore, ossia nel senso della profonclitii. .delle truppe. Parmi aclunqne ·che, anche dirimpeu.o all\artiglieria, convenga al grosso la fo rmazione in linea alle grandi distanze, e quella in colonna alle medi e, alle piccole e negli assalti. . Più grave del precedente è il dubbio mosso da Lalnni sulla pratica alluazione dei Liri in massa, .a pause ed a salve, alle distanze minori di 800 metri . A !ali distanze. si dice, gli stessi ufficiali , che -pur sono uomini, non potranno, sottrarsi all a commozione ed all'orgasmo onde le truppe sono dominate; i loro comandi risentiranno del loro stato d'animo, e perciò tal i fuochi degenereranno fa cilmente in tiri cel~ri e sregolati. Ma. quando si pensi che, in tal caso, cadrebbero di per sè le conclusioni detri struzione sul Liro, e che si perderebbero .Lutti- gli splendidi ri \;ultali de-I fuoco in massa ,. dalla medesima specialmente raccomandato, ognuno si couvincerà dell'assoluto bisocrno di adoperarlo non solo fra 700 e 400 mel1'i, · ma anche ali è mi~ori distanze: È questione di temp: ramento, mi :;i dirà,· è que$tione di carattere, che varia coi' popol i e cogli uomini. E sia, ·ma nessuno può · negare che la calma ne' so ldati deriva in gran parte da quella degli ullicia.Ji, e che su questi l'educazione e specie la fo rza di volontà operano de' miracoli, - volere è potere. Ri ca.pit.olando tutto quel che ho detto, mi pare si possa concl udere: 'l ° Che per effetto del puntamento al piede del bersagl io, ~. tratti di terreno dincinz·i allei bocca dell'arma toialmente battuti daWintiiJro fascio sono più estesi, che col puntamento ol centro ('I); (t) / sli·uzione
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sul tfro, pag. ·13G.
AXl,0 XXIX, VOI,. lll.
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LE FORME ED I 1f0DI TATTICI DEtLA FANTElllA, ECC.
2° Che il tiro in massa dev'essere d'ora innanzi la reo-ola, e gli altri tiri l'eccezione, perchè esso determina, quasi fatal~ente, una zona che oltrepassa in lunghezza i 400 metri, sopra la quale cade una Yera grandine di proietti; · 3° Che a più di 800 metri una trupp~t in formazione profonda · va soggewi a maggiori perdite che se fosse in linea. e che alle distanze minori le perdite sono all'incirca uguali per le due formazioni; . 4_° Che i sostegni ed il grosso debbo~o, ·per , ql;anto è possibile, nrnanere e marciare in linea, quando si trovano a più di 800 metri-, ed in colonna, se a meno; 5° Che il migliç>r modo cli diminuire le perdite sia quello di cagionarne di grandissime al nemico, per mezzo del fuoco; 6° Che i sostegni siano perciò soppressi ed uniti alla catena e che il grosso sìa collo~ato al di là del limite posteriore della zon~ tor men Lata; '7° Che volendo cons.ervare i sostegni nell'offensiva, questi vengano disposti in corrispondenza agli intervalli della catena ed a non più dj 200 metri dalla stessa. .8~ Che in offensiva, la linea destinata a far fuoco abbia ; li uom1111 a poco meno d'un pasgo l'uno dall'altro, e che in difensiva non importi siano dessi a contatto, purchè al coperto; 9° Che solo il grosso possa o debba rriunaere sulla catena in formazione di colonna, un po' prima dell'as~1.1t/e che, così form;to, possa e debba eseguirlo; . '10° Che, i'n te~Teno inclinato all;orizzonte, si possano diminuire alquanto le distanze fra' vari riparti dell'ordine di combaLLi. ment~, con l'~vvertenza di addossarsi, sempre · in linea sottile, a quegli o:;tacol1 che copri,,sero alla vista ed ai colpi del nemico.
G. SALA, Capitano.\
NOTE INTORNO Al
COLONIBI VIAGGIATORI
Lfi valli che dalla giogaia alpina scendono in Italia. so no in gran
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parte sbarrale o verso la metà od ,Ì n pro~simi ~à dello sb?cc~ d~ forti.: alcun i capaci di lunga resistenza·. Questi forti saranno 1 primi perrn d'operazione, e magazzini di vettovaglie e di munizioni per le nostre truppe alpine, le qiiali occuperanno i punti utili ad offesa e difesa'. punti bene spesso assai discosti dai pern i di manovra, male collega~1 fra loro, facili a girarsi, e non praticabili che a pedoni od a. muli. Là, appiattate dietro una rupe od a. tergo cli un colle, spieranno l'avanzarsi del nemico, pronte a fulminarlo. Ma l'eroismo non sempre basta a salvare una posizione: i difensori. isolati, privi ~i inezzi dì comunicazione, con scarsissime vettovaglie e poche mumzioni, dovranno, se non pronta.mente soccorsi, arrendersi al numero, o girati da un manipolo di soldati ben gtlidati, si vedranno tagl iata forse l'unica strada di ritirala, senza. modo di far conoscere . . . la critica posizione loro. ·· Nessun mezzo di comunicazione è di così facile 11np1<-lgo, e pochi presentano in tali casi tanta utilità pratica quanto quello dei colombi viaggia tori. . . . Un colombo lanciato annunzia al forte il nemico 111 vista. sulla frO'ntiera, indica i punti pei quali si avanza, e ne.dice la. ~orza; ~ochi minuti bastano a prepararlo, in un'ora al massimo avra raggrnnto il colombaio, e dieci minuti dopo il comandante le truppe saprà la notiz!a e disporrà a pro~osito.
INTORNO Al COLOMBI Vlil.GGIATOHI
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NOTE
In una posizione girata, il comandante si° può trincerare e preparare ad una valida difesa; ·egli è certo del soccorso, perchè un co- . lombo lancialo ègi unlo al forle. Unn. truppa che ha dovuto sostenere un lungo fuoco, attende con sicurezza nuove munizioni che ha · chiesto al forte con un colombo; un pedone avrebbe impiegato troppo ternpo, ed essa sarebbe stata costretla a ritirarsi. · Non occorre apparati, non oli; ollo o dieci colombi porlati da alcuni soldati non impicciano i movimenti di una compagnia: e si possono impiegare appena giunti sul posto. purr.hè sit.1 giorno e non piova dirotlamenle. Si è certi'che talé mezzo di comun ica7<ione non · può essere impedito, non ri chiede fatica; non lega li1 truppRad una posizione, avanzando e retrocedendo con essa, perchè è egualmen te servibile in qualunque punlo della valle. L'impianto dei colomba i ecl il mantenimento dei colombi costa poco, ed il sistema ·ci serve non solo sulle Alpi e per le comunicazioni tra i campi lrincern ti, il paese e le truppe eo·uerrec,o-ianli . ae · , nm eziandio per la difesa delle noslre eslesissime coste. I colombi infatti, se impiegati a tfovere, indicherebbero il passaggio cli navi, le t1otle in vista, le navi in ancorao-aio la lorn pa, rv t)?) ' Lenza e la loro rotla; oppure lanciati da bOl'clo clegl i incrociatori , potrebbero annunziare alla flotta ancorata in un porto od in una rada l'appressarsi del ne~1ico, o la rotta che percorrono le sue nàvi, o navi da catturare; e questo senza che interl'ompano il loro servizio di crociera, e con grande vantaggio per la celerità con cui Lali avvisi sono màndati, voicbè i colombi, se bene addestrati, fanno in media sessanta chi lometri all'or·a. e possono . se bene allenali, tenere il volo per nove o clieei ore di seguito. Ma tali vantaggi non si hanno se non con colombi robusti e bene addestrati, e con colombai bene disposti. In Halii:l non abbiamo vere razze nostrali di colombi viaggiatori: esistono ~ Moderni razze che eseguiscono viaggi, ma. sono inCÌ'ociate con razze belghe ed è solo da pochi imni che si fanno esegui re viaggi di qna[che importanza.· È nel .Belgio che la. coltiva1.ione dei colombi viaggialori ha preso maggiore sviluppo, e le razze belghe pure, ovvero incrociate, sono q'uelle ·che hanno pro.dotto i colombi viaggiatori che popolano quasi tutti i colombai d'Europa. ·
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Due razze speciali e distinte si disputano il primato nel Belgio ed banno preso nome cli Am'ersa l'una e di Lut.inga l'altra, dalle cillà. ove più specialmente si pro_ducono. La prima è proveniente clall'in· cwciaménto delle razze Tù.mmler del Belgio e Carrier inglese, l'altra dalla Tummler e Movchen. Queste tre razze si distinguono per le seguenti qualitil: la razza Movcben per maggiore intelligenza e facilità. ad orientarsi, la razza Tiimmler per avere;uni1 amente ad una buona intelligenza,celerit.à. e resistenza di volo, ,la razza Carrier invece per la maggiore robustezza e resistenza al volo, avendo più di tutte le altre sviluppati i muscoli del petto e delle ali. · La razz~i d'Anversa. è alquanto più robusta e un po' meno intelligente cli quella di Lnttinga; i suoi colombi. sono _alquanto più g!'os_s_i specialmenle di pello, hanno il collo ~la cigno, .11 he~co un po p1.u Junoo le membrane carnose che racchiudono gli occhi alquanto sv1lup~a~e, e le gambe alqu.anlo più al te degli altri; i qu.~li ?erc,~ò Ja.tivamente hanno il becco più corto, sono alquanto piu p1ccoli, pm svelti cli forme, hanno le gambe meno alle, e le membrane carnose degli occh i pod1issimo sviluppate: . I tipi puri tuttavia sono rarissimi: e non è che un occhio esperto ed inteJlioente che li distingue, provenendo quasi lutle le razze ;lLtualment: esistenti, da un incr-o~iamenlo delle due sopra indicate, ed 'avvicinantisi più all'una che all'altra. secondo l'elemento che vi predomina. . . . . . In ·aènerale però i colombi belgi sono pmllosto p1~coll, hanno 11 corpo è)elegante, la testa esigua: il_ bec~o c?rto_coJle.c~r.un_co!e. nasali alquanto pronunziate, gli occlu piccoli, v1vac1 e moln1Jss1m1, il petto grande e in alcune razze munito di gozzo; le ali vigor~se sono ben serrate al corpo, ed i remigan ti ampi ed a barbe fit.l.e. giungono fino a.ll'ultimo quarto della breve coda. La tinta così degli occhi come delle penne è variabile, quantunque predomini in quest'ultime .il nero azzurro brizzolato di tinte più chiare o bianche; ma tanto per gli occhi quanto per le penne, ·nessuna Li~ta ~ .ten~1ta più i~ ~regio. Attuai mente da noi esisto no vari colomba1 mtl1t.an, e credo s1 debba stabilirne pa1·ecchi altri; ma le varie razze ·originariamente provvi~te, hanno prodotto colombi deboli e pesa~ti ; forse a ciò avrày~re ,:oncor5o ]'in erzia ìn cui furono tenuli quasi fino ad ora: basti dire
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NOTE
.. / che stettero otto o nove mesi di seguito senza far~ un viaggio. Forse la colpa è da allribuire alle poche cautele usate nell'allevamento ed aHe soverchie covate che annualmente si lasciava loro fare; forse a~la non ~ufficiente cura nella scelta, forse alla troppa economia pel v1.Lto - il fallo sta che abbiamo colombi deboli, che non resistono· a lunghi viaggi, specialmente se nei calori estivi, od almeno arrivano in ritardo e con molle perdile. Silagginnga che spesso lasciò a des iderare l'indirizzo dei via(J'~ i. ' È c11 rego la, presso gli addetti ai colombai, che i colombi imparino la s.trada r.ome fanno i nostri alpigiani; cioè, riconoscendo successivamente da distànze ognora crescenti il terreno che hanno percorso nel viag-gio antecedente, là giunti ne ricalchino la via. ·Che l'indi riz,.o dei viaggi lasc iasse a desiderare lo provano le tappe intermedie fra i· punti d,t corrispondere, le quali, alle volte si spostavano moltissi\)10 dalla retta, altre volte segnavano una strada che si divideva in due tratti formanti un angolo. forLissimo; cosa che sviava i colombi, poichè essi d'ordinario , e specialmente per Jnnghe tappe, partono sempre in una data direzione rispetto all'orizzonte, e sempre in quella direzione in cui furono da principio abituali. L'anno sco rso mi venne ordinalo di scegliere le Lappe da Ancorrn a Roma, seguendo la ferrov ia, ed io scelsi le seguenÌi: Ch iaravalle - J esi - Serra S. Quirico ·- Albacina - Cancelli - Gualdo Tadino - Nocera - Foligno - Spoleto - Terni - Orte - PU:~so Corese - Monte Rotondo - Boma. Osservai però che i colombi arrivavano sempre nel colombaio cli Ancona dalla dire,zione di Falc~n!trn Alta (p?nente) partendo da lle tappe successive fino a quelle di Gualdo Tadmo, e giungevano invece dalla direzione di levante da tulle le tappe che facevano in seguì to fino alla provenienza da Roma; !' che di1~ostrò , co~e risultò pure dall<t direzione che prendevano i 1 co lombi nel partire, che nei primi via•rni fino da Gualdo Tadino seguivano prima la valle dell'Esino, ;l~e va in direzione circa da sud-ovest a nord-est, finchè sboccando al largo dellh rnlle a Falco~ara, voltavano verso Ancona. Per le alt1:e tappe ~eguitavano a partire e volare nella stessa direzione di sud-ovest a nord-est·, o scostandosi di poco,per approfittare di un punto più depresso per attraversare l'Appennino ; e giunti al la rgo delle valli che sboccano nell'Adriatico voltavano verso Ancona, e rasen tando Monte Conero verso il mare arrivavan.o da lernnte al colombaio.
INTOR);O Al COLOMDI VIAGGIATORI
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Dal fatto narralo, da altre ossen'azioni fatte sui colombi degli allri gruppi, e da es peri men ti appos iti, venni a concludere eh~ i colombi partono sempre in quell a clireziqne rispetto all'orizzonte, nella quale furono nei primi viaggi abituati . li come essi trovano questa direzione è ben fac ile a capi rsi: ed a spiegarlo,nessun senso speciale,.nessuna corrente eletLrica eterea, nessuna portentosa memoria, nessuna Yisla prodigiosa, nessuno squi · sitissirno odorato occorrono come tanti a:-seriscono. · Il colombo, come tutti gli animali, riceve l'impressione dei fatt i più comuni: li sole che sgombra le tenebre, che s'innalza poco per volta: che descrive quel grande arco, che lo ri scalda, ,e al suo sparire reca l'oscurità, è quello che più lo impressiona: tolti i giorni se lo vede ripetere questo fenomeno, e nella stessa forma; è sempre lo stesso sole, è sempre lo stesso spazio che percorre, e nello stesso tempo; anche chiuso e ,;enza scorgere il cielo , ma aventlo luce, dal tempo cbe questa dura, sa ·certamente in qua l punlo del sno ·arco si trovi il sole; come pure uno sguardo al sole gli basta per dargli l'impressione del periodo della giornata. Ora intuendo in qual pnnto si trovi il sole, ed il per iodo del giorno , gli viene naturale la scelta d'una direzione rispetlo all'orizzonte e parte verso il colomba io non perchè ne conosca la direzione, ma perchè gl i hanno imparalo che volando in una data direzione, relativa alla posizione del sole, a seconda del periodo del giorno, ci si arriva. Ed è appunto nel fargli imparare detta direzione che sta la difficoltà dell'addestramento . Mi si dirà che quando è nuvolo non si vede il sole; è vero, ma il colombo dalla durai.a della luce intuisce egualmente l'ora, ed è di fficile che un occhio esercitato, come è quello degli an imali, ai fenomeni più comuni non scorga anche con tempo nuvoloso la ·provenienza della luce: e poi se non si può scorgere la proven ienza della luce da presso terra, come può succedere a noi, chi può dire altretlanlo d' un colombo che s' innalza, ed ha forse miglior vista della nostra? Io non saprei spiegare diversamente il fatto che colombi lanciati da una città, distante alle volte ottanta e novanta chilometri daltultima tappa e con catene di col li ne frammezzo, parlino direttamente dalla gabbia verso la loro destinazione; in qualunque senso si volti l'apertura della medesima.
1:--TORNO Al CO~OMJ3l Vl AGGL\TOfil
NOTE
Se i colombi lent.ennano, girano o r1g1rano prima di decidersi a partire, VlLOl dire, o che il loro addestramento non è ancora completo, o che la poca aliez.ione al nido non gli invoglia al ritorno . In Italia non furon o sempre osservale le regole di al levamen.to . · Spesso si sospendevano· ·i viaggi pe1· perdile non lroppo ri levanti, le quali ernno quelle che purgavano, per così dire, il co Iombaio. Ma si · ern nuov i in lale allevamento ed addeslramenlo: nessuno aveva mai· tenuto veri colombi viggiatori, e l' esercit<; credo contasse nessun colombiere pratico (,( ). Dal poco tempo che dirigo il colomhaio di An;;ona, ho [alto quanto ho poLulo per addentrarm i, ho sorvegliato attentamente le cove, i viaggi, le partenze e gl i arrivi, ~q voluto andare a fondo cli ogni cosa che nel colombaio suçcedeva, e di ogn i perdila che si subiva; e_ra sempre il percbè che io cercavo e che cerco: e quanlo aggiungo l' ho dedotto dalle mie osservazioni. . I colombai vanno disposti in siti asciulli, possibilmente ri parali dal venlo di tramontana, con un sol r,·onle rivolto a mezzodì· fuor dalla porLaLa delle al'Ligl ierie se sulle coste, nel sito meno e;poslo in caso di un ilOmbardamenlo se nelle piazzeforti o nei fort i di sbar ~ ramenlo, e per le valli non sbarrai.e o sbarrate ve,:so la metà; a mezzodì di una morena frontale, o delle ultime pendici. Debbono possedere tanti scompartimenti ben distinti, quanle sono le linee di comunicazione, ciascuno con un'apertura munita di ~,rab. bioni, i cui uscetti a·stecche pendule, permellano l'entrata ed impediscano l'uscita ai colomb i. · · Ogni scompartimentQ dovrebbe avere la capienza non minore di un metro eubo di spazio per ogni due colomb_i. Sarà utile, ogni due scompartimenti uo abbaino munito cli ·persiane, alquanto più alto del soffitto; ed alcuni sp irarrli muniti di i:rraLicciale a li vello del pavimento. Il pavimento deve .essere di cemento, e sempre tro~'ars'i in-buono stato; come pure le pareti devono essere rivestile cli cemento, almeno per circa un metro da terra. Gli scompartimenti abb iano comodo accesso, e se non tulla una. facciata, al meno la porta sia a graticciate in modo da po t'3re osser.
{l) li colomb:1io milit:1rc di Ancona esiste da. sei anni .'
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vare dall'esterno quanto entro succede. Se è poss ibile, l'acqua sia a livello cl.egli scompartimenti, nè mai facc ia difetto. . Se si usano le aLtuàli casseLLe per la cova, sarà utile all'ingiro un n«raclino _ in - le(a1no allo da terra venti cen timetri e largo cinquanta; colla tavola che lo fo rma, distante circa cinque centimetri dal muro, · in modo da. permeU.ere a tulla la polvere che altrimenti si accumula dietro le cassette, di cadere·a terra e potere così con fac ilità spazzarla con vantaggio grandissimo per la minore produzione d'in selli ch·e·trovano in essa modo di propagarsi. Oelt~ La.vole devono essere di legno ben st~.gionato, slucc~ue e da poter togliere e mettere con fac il ità . l cofombi !~hc ·auualmente possecli_!tmo, quantunque deboli e pesanLi , sono atti a. dare in pochi ane i ottimi risultati, e procurarci una raiza cla non temere rivali; ma bisogna migliorarla , anzi fo1·mal'la questa razrn, e mai lasciarla deperire: ricordandosi che basta ~n anno cli trascuralezztt, per perdere ciò che si è acqt1LS\a.to in moll.i anni cli lavoro continuo ed intell,igenle. Bisogna che l'indivich~o al q.llale è affidata la rum d'un co lombaio se ne occupi con- amore; egli deve ltllto vedere e tuU.o sapere di quanto succede sia nel colombaio sia durante i viaggi; deve disporre èonvenientemente per le ta.ppe: . prestare assidua attenzione per evitare ogni causa d.i malatli,1, specialmente infeu.iva.; curare il buon nutrimen to e la pulizia, e ricordars i che quesLi sono i principa_li ca rdini su cui poggia u·na buonti riuscita. Non deve mai fer·marsi al bene che ha raggi unto, mct tentare semp1·e it· meglio al quale si deve arrivare; Lenendo a mente che solo \'.esercizio fa il buon maestro, e che tutto si oLliene col la pazienza. G·li si deve lasciare iniziativa e responsa.bilità in tutto e sn 1.nlto, e non terrario ocl incepparlo con disposizioni ccl ordini che alle volte dati sen~a reale co'gnizione di causa, sono più dannosi che utili , tenendo a mente che clima e locali tii influiscono sull'allevamento e sull 'addestrarn enlo. I colombi debbono viaggiare assai; il miglior colombo è quello che appena v.ista una gabbia. da viaggiare nello scompartimento vi rrira attorno per entrarvi. "' I viaggi più lungh i sciranno fa lli dalla metà di otlobre a tutto aprile; pei mesi cli agos lo e settembre si faranno tappe corte, essendo i colombi· in muta.
JN'l'OR!\O Al CO L.OMll l VIAOGIA'fOJìl
);QTE
Le tappe debbono raggi ungere una cl istanza ·,;uperiore al còmpito assegnato al gruppo, perchè se tale disl.anza fu la massima percorsa dopo alleva1nenti e cure, resta du bbio se i colombi siano ancora in grado u percorrerla dopo essere stati per alqna nto tempo chiusi, e. senza eserciz io di volo, come succede in caso cli guerra. I posti di partenza delle varie tappe devono trovarsi al pos,-ibile in lin ea retta. Un gruppo per piccole distanze (.50 o 60 chilometri al massimo) può percorrere due linee, purchè non siano troppo di vergen ti; per di stDn7.e maggiori non dovrà fa rsi loro percorrere più di una linea. Si potrit altre"i stab il ire fra due punti post.i a distanza non maggiore dei 30 o kO chilometri una corrispondenza continua, falla dagli stessi inclividni; come benissimo haotlenulo il sig. con Le iYlar,:o 13entivoglio di Modena, appassionatissimo colombi cultore; a tal uopo mentre in uno dei due posti che si vuol porre in corrispondenza continua vi sarà il vero colomba.io, ove i colomb i nidi fica no e Lr 0vano solo acqua a loro disposizione, nell'altro non trovano che da mangiare: ed ogni volta. che abbisognano di nutrim.ento sono costrelli a recarvisi, per ritorna re poi a bere e per curare la prole al proprio nido. .Tale mezzo potrebbe ad esempio con molla comodità e profitto servire ove si aggruppano vàri piccoli fo rti non molto dislnn li da un grande campo trincerato, come ed esempio: Verona co i forti di Pastrengo , Ri voli, Centino, e gli altri tuttora in costruz ione, disponendo un colomba.io per ogni forte ed un posto comune per mangiare a Verona. Un'ora almeno prima della lanciata, i colombi dovranno mangiare e non si ommetterà nrni di lasciare acqua a loro disposizione llf!O alla partenza; una tale ommissipne se non è causa di perdita, sarà sicuramen te causa di ri tardo. La. lanciata. dovrà sempre eseguirsi in ora tale che calcolando un minuto di tempo per ogni chilometro da percorrere, il colombo arrivi prima. dell'imbrunire nel colombaio, Il nutrimento sia misto di 'veccia, grano, Cavino e migli o; nei paesi di clima piuttosto freddo e d'inverno si dia preferibilmente la veccia - in quelli piul.Losto caldi, ovvero d'estale: si dia il grano . Il favioo sarà utile quando i colombi eseguiscono lun gh i viaggi; qual-
che manala di miglio farà loro bene duran1,e la cova ed al ritorno dai viaggi . Dette granaglie siano bene asciutle e stagionate: la veccia spe · cialmente non si distribuisca che dopo tre mesi dal raccolto. Lara· zione di 38 grammi di granagl ia mista per colombo è sufficiente, sempre quando sia di buona qualità. . È errore il dare al colombo il mezzo grano o spazzatura d1 grano; la poca diversità nel prezzo dal buono, non compensa la. q~antiti~ maggio.re che si richiede; detta spazzatura gen~ralmente e. p1_ena d1 tarli, i quali rodono i pochi grani buoni che v1 sono; se v, s1 trova po i qualche grano ammuffito, è causa di m~latti e. Sarà utile ogni tanto, speèialmenLe in primavera ed autunno, dare ai colombi un po' di sale; sia in grossi grani che i colomb i beccano e mangiano un poco alla volta, sia disciolto in acqua, che unita a mattone Ll'ito, farina e miglio, si condensa in forme lle che si seccano al sol E\ . Ne"li scompartimenti non manch i ma, l'acqua; o su terrazze o sui te~ti, se ne abbia s~mpre delle vasche piene, da cambiare giornalmente; perchè i colombi possano lavarsi e bagnar::;i a \'òlontà. Si dovrà curare nel colombaio la ma.s:;ima pulizia: giornalmente, pavimenti, casselle ecl appoggiatoi saranno raschiati e spa1.zali . ~el periodo esti,•o ogni 8 giorn i i pavimenti dovranno essere la· vali, dopo rivere sciollo nell'acqua un poco di solfalo di ferro; tale operazione dovrà anche ripetersi nel periodo in vernale, .quantunque con meno freq uenza, e scegli endo giornate belle ed ~sc1u~te. .. OO'ni anno il colombaio dev'essere imbiancato, su1 rnun e sui pao vimenti, non debbono mai trovarsi screpolature. La cova comincerà in aprile, e si lascierà fino a tutto settembre. Ne(l'li altri mesi si possono lasciare egualmente uniti i maschi alle fe;m ine, purchè si tolgano le cassette per la cova, e non si dia più miglio; si troverà, è vero, qualche· uovo, ma sarà sempre inco nveviente minore della separazione. Non è facile distinguere la diversi Là della specie. In generale la fe mmina ha forme più svelte e sottili, la tesla più piccola ed alquanto appiallita alla sommità del crani o, ba un gorg~lì.o cli _voce più corto ed acuto e scuote le penne dellà coda all'avv1 c111ars1 del maschio. Il maschio ha un JOrgo lìo cli voce più cupo ed allungato,
NOTE INTOIINO Al COLOMB I YJACGlA TORI
ha gli occhi più sfavillanti, è pi Ll irrequieto, e fa la ronda all'approssimarsi della rernmina. I piccioni che si vogliono allevare qual i viaggiatori, debbono es-sere nati dai migliori volatori, da quelli che sono per sol ito i primi ,ed arrivare; sce.lte perciò le coppie,· si lasce6t loro allevare un solo piccione, in modo che trovandosi ben nutrito cresca robusto. Affinchè i piccioni non crescano difèuo~i, si avrit l'avvertenza cli mantenere sempre sufficiente fieno nelle scodel le per la cova; queste poi si debbono sempre tenere.pulite, e lavare dopo ogn i covala. Molta al.lenzione deve prestarsi per impedire lo sviluppo di qualunq~e malattia, specialmente infettiva, per la fac ili tà con cui fra -l.mimali cosi caldi ed in tal numero agglomerati si producono tali malattie, e la rapidità colla quale si estendono . È in primavera, e più in autunn0 dopo le lunghe pi oggi e-, che tali malattie sogliono svilupparsi ; sia per l'inazione,quasi direi forzata, ,alla quale i co lombi sono soggetti , sia per l'umidità inevitabile e <:onLih ua che si ha nei coìombai; una maggiore cura nella pulizia · e frequenti lavature con solfato di ferro discio lto in a.equa fatte al pavimento, sono suf0cie1Hi il più delle volte per evitarle. Al pronuncia,·si d'una malaLtia infettiva, sarà sempre migliore <:onsiglio sacrificare prontamenLe gli in feLLi, rifleuendo che questi · ben difficilmente riacquisteranno la loro primitiva vigoria, e che la fo ro sostituzione costa poco, in tutti i casi però quafora si vo lessero cuùire, ciò deve farsi in posto che nulla abbia di comune col coJombaiò, e più lontano possibi le. Una causa di forti perdite sono i cacciatori di tulle le specie; le reti poste sui co lli e su ll e vette dell' Appennino pel pa,saggio delle paìombe, sono lanti carnai pei colombi viaggiatori, che in quei _giorni hanno <la fare le traversate: meno sospeltosi, perchè più domestici, Yi incappano fac ilmenl;e. · Il piombo poi non li risparmia neanche in prossim iLit del colom1rnio; e specialmen le in questi paesi ove la caccia è aperta quasi tul.l.o l'anno, ':ontinue sono le perdile che si sub iscono .
RAVAZZA VITTORIO
Ten. ·1B arti,ql., dirett . del c0Lo1nbaio m,il'it. ·rti Ancona. 0
RASS~GNA T~CNOLOGICA
FERROVIE TRASPORTABILI PEL SERVIZIO MILITARE
Traspor Li mili tari e materi1~lc rerrOl'iario. 1- Feryovia portntilc Docnnv ille. - Tranw ic in rialzo sist.oma Teil e sistema Had,lcn ad 1rna sola rotan, . - LocomoLL ve. Veicoli diver,i. - Trnmvic in~l,Jsi d;i trincea. - Impiego della fe rro via 11ortat.ile Decauville nella. campagna del TurcJ, es lan, nella spedi%ione tunisina, nell'esplorazione del Congo. - Cost.o delle ferrovie Ol'(linaric e delle rorrovic ridotte. - Condizioni porchb q11cste ultime po~sano servirn a scopi mili tari.
Giit fin dall'assedio di Sebastopoli gli All eati provarono la necessità . di collegarsi alla loro base di operazione mediante una ferrovia ordinaria lunga circa 33 chilometri, provvista cli 5 locomotive e di 40· vagondni; e se essa si dimostrò impari alla bisogna, lo fu perchè era stata costruita ad un solo binario. P~r condL1tTe a termine la campagna d' Abis:;inia anche gl'Ingles: furono obbligali a trarre dall'India un materiale ferrov iario èol relativo personale e ad impiantare una linea ferrata che in tre mesi rar•O'itmse un percol'S<J cli 20 chilometri ' t.ern1)0 veramente eccessivo, 00 . che sarebbe stato di gran lunga abbreviato se si avesse avuto sottomano un-materiale speciale di dimensioni ridotte. Nella guerra contro gli Ashantie, dovendosi attraversare per molte miglia una contrada inospitale e malsana, furono inviate dall'Ingliillerra parecchie locomotive stradali convenientemente ada_ttat.e a rotaie di piccola sezione che non poterono essere collocale m
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FE:LU\OVIE 'fRASL'Oll'fA RILI i'EL S8RVIZIO MILITAUE RASSEG:-!A TEC:-.OLOGICA.
opera solo per il soverchio scartamento, il quale esigeva lavoro ecce3si vo per adattare i1pi ano stradale. Da questi, ed anche senza questi esempi, è ch iaro che col materi ale ferroviario usuale è impossibi le di ripromellersi la costruzione di una ferrovia in paese lontano, privo di qualunque materiale ferro viario, menl.re sarà sempre possibile il fa.rio con un personale speciale quando si guerreggia in contrade civili. Così Yediamo nella guerra franco-ted~sca una linea ferrala costrni:.a tu lla in torno a ~Ietz e un'allra per riparare la distruzione del t1innel di Nancy, e nella guerra turco-russa un irsi con fe1:rovia Bender a Galatz, Fratesi a Zimnil.za. Giova però avrert ire che, coi materiali ordinari, un chilometro e mezzo di ferrovi a, impiegando una squadra di 77 uomini, non pnò essere costruito in meno di 30 ore, men tre invece con rotaie pesanti solo 26 kg. per metro lineare, collo stesso numero di opera i, può essere costruito in if2 ore sol lanto. Negli Stati-Coiti furono da non molto introdolle linee ferroriarie a carreggi'1ta di un metro, le quali fann o il medesimo servizio delle ordinarie e possono venire costruite colla rapidità di 5 km . al giorno compresi i lavori di sterro e rinterro. Gli Americani stendono qu este ferrovie allraverso contrade difficil issime, sopra burroni e sopra sentieri di montagna sui quali parrebbe impossibile costruire qualunque specie di strada. La più ri marchevole"certamente è quella costrulla nel Masachussett, fra Bedford o North Billerica, che ha uno scartamento di 25 cm., è lunga ·I ·I km., comprende ·I •I ponti, dei quali uno allraverso .ad un torrente largo 30 metri. Le rotaie di questa ferrovia pesano kg. ·12,4 per metro corrente; le loco motive· 8 tonn., e le vellnrn tonn. 4.,5, ognuna delle quali può contenere 30 passeggieri, la velocità media essendo cli 30 km. all'ora ed ogni treno composto di due vetture da passeggeri e due vellure per merci . Anche in Inghi lterra ed in Francia si costruiscono att-ualmenle materiali per ferrovie portatili che possono benissimo servire ad usi militari . Yc ne sono di di,,ersa carreggiata; ma quello che ha la carreggiata di 75 cm. sembra che presenti magg iori vantaggi e sia preferibile perciò a quelli che l'hanno più ri stretta, alme~o per gli usi militari.
Il peso delle rotaie per una ferrovia di 0,75 di calibl'o è di 15 kg. al inetro, la loro lunghezza di 1111 metri circa, le tra versi ne sono d'acciaio e la sezione che si è trovata più conveniente di dar loro è quella a U. Una campala pesa :160 kg . e può essere perciò trasportata da /4, uomini. Una tale ferrovia può venire c:ostruita anche da un personale non pratico colla rapiclitit di km. 14,5 al giorno; ed è facilmente ripiegabile è trasportabile in altra direzione. Altre ferrovie a carreggiata piccolissima furono pnre costruite in Inghil terra; l)lla di 60 cm. trasporla p~sseggieri e carbone nel North Wales, ed è lunga circa 20 chilometri con dislivello di iH Om. fra le due stazioni estreme; la locomotiva pesa 8 tonn. ed è del sistema Farli e; può trainare 1120 tonn. con una velocità media di 19 km. ali' ora; le rotaie pesano ,t 5 kg . al metro lineare e le traversine so no cli legno. · Tali ferrovie ridotte non offrono inconvenienti di sorta; esse tuttavia sono costruite nello stess~ modo dell e ferrovie ordinarie e non possono perciò,una volta costruile,essere facilmente. disarmate per venire distese in allre direzioni Kè sono tali ferrovie quelle di !llinori dimension( giacchè hanvene pure cli 45 cm . di calibro, le quali servono per le comunicazioni interne di nkuni. stabilimenti militari, e non sarebbero inadatte anche pel ser.vizio delle trincee e dell e parallele durante un assedio. Di queste ve ne sono di due tipi distinti: uno cùn rotaie clisp,iste sop!'a traversine di legno allo scopo di diminuire, massime durante la notte, il rumore del transito: Le rotaie pesano 14 kg. nl metro, e 114 uomini possono in una trincea costruirne 90 metri, anche durante la notte, in un'ora di tempo . Il secondo tipo consta di 1:otaie di 12 kg. al metro, collegate di 3 in 3 metri da traversine d'acciaio e serve specialmente per gli usi agricoli o manifatturieri. Ogni campata di 3 m, colle rispcllive traversine, pesa ci rca 90 kg., cosicchè due uomini possono far.il mente trasportarla; una squadra di H. uomini può meltere a sito 360 metri di linea in un'ora. Il primo ad avere l'idea d'una simile ferrovia portatile fu un agricoltore francese, il sig . Decauville, per applicarla al servizio di una vasta tenuta che egli possedeva nei di ntorni cli Parigi. Per non avere bi sogno cli un per::;unale appositamente istruito e potersi 1
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HASSEGNA TECNOLOGICA
valere quindi, tanto nella posa. quan Lo nell'esercizio, di lavoranti qualunque, egli costruì il materiale fisso unicamente di parti rigide e preventivamente col legate le une alle altre in modo che riescisse facile il trasportare tutta la linea da un si_to ad un altro, in bre_ve tempo, ciò che corrispondeva allo scopo della sua industria agt·icola, cons istente nella coltivazione delle barbab ietole sopra un'ampia zona di terreno . In seguito al buon risulfato di questa ferrovia portatile, il Decauville ne estese la fabbricazione adauandohi anche ad altri usi , come il servizio negli sLabilimenti, le comunica"ioni commerciali, e finalmente il servizio di guerra, per cui egli impiantò una vasta officina che è in grado cli fornire ferrovie portatil'i, di calibri divers i, con tutti i materiali di trazione e di armamento occorrenti, e che ha già una vasta e numerosa clientela. Qttesto secondo tipo di ferrovia sarebbe, pel suo piccolo peso, adatto al servizio degli,eserciLi in campagna, se non rich iedesse per l'impianto della linea un terreno perfettamente pi:mo e se le sue lo-. comotive non fossero così poco potenti da non o(frire la sicurezza di un servizio non.interrotto quale si esige in guerra. Esso può nondimeno essere utilmente impiega.tq nelle trincee. · Si riuniscono nel segnenLe quadro il peso ed il cosLo per km . delle diveése ferrovie ridotte io confronto del peso e del. costo al km. di quelle ordinarie, nonchè il tèmpo occorrente per la loro costruzi one :
FEJìROVIE 'J RASPOilTAIJlLl PEL SEHVIZIO 1HL1TARE
I'aHicolciri circa fer·ro1J·ie di calib,r i d·iJters'i .
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Furono pure suggerite per il servizio dei trasporti per un esercito. alcuni tipi di linee di tram via sostenute da cavalletti . Una di queste fu sperimentala in Inghilterra al campo di Alclershot e proposta dal signor Teli. Essa consiste in rotaie appoggiate su travi parallele e sostenute da cavallètti di varia altezza per ottenere un piano stradale orizzontale anche su terreno disuguale ed allo scopo di evitare, per quanto possibile, i lavori di sterro e rinterro ogn i qualvolta si incontrino disii vell i di circa un me~ro. Il sig. Teli perfe(1) Impiegando una squad ra di 73 operai. 30 -· A;';NO XXIX, YOL. lll .
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l\ASS EG NA TF.CNO LOGIC,\
zionò anche il suo sislema introducendovi l'uso delle Lra,·i al'male a tral iccio, invece dei cavn lieti i. Quc~to sistema presenta van taaai ed inconveni enti. Adoperando cava ll elli di legn,i alti circa un met;;, ·1600 m. di quesla strada rich iese 250 tonn. di materiale. I ri sul tati che si ebliero dalle prove fatte ad Alder~hot furono i soguenli: una locomolivn del peso di ton11. 4 •l / 2 trainò un peso di 250 lonn sopra una linea inclinala di ·I sn 50 colla velocità di ,i.O km . all'ora; la li nea giacen te sopra cava ll etti alti 2 m. si dimostrò pel'l'euarnente sicura e salda, e 500 soldati poterono armarne un Lrallo lt~nao 0 krn. 3,200 in 10 ore di lavoro . . Un altl'O ti po di Lnìmvi a. del lo stesso genere fu proposto da ,r. lfadden, impiegandovi al'mature di legno· ed anche di ferl'o. Esso co nsiste in nna rotaia o lrave fìss~tta sopra pali dell'altezz.a. di metri 2,20 conficcati per un metro nel terreno; co ntro i quali sono ini:astrate. a metà legno . inferiormente alla rotaia superiore, altre rotaie di legno piega le in un modo da poterle adattare a curve di 30 m. di raggio. T materiali per questa ferrovi,t hanno il peso di [SO T. per km. <li !\ viluppo I l materiale mobile è fo rmato da due casse appaiale e so:;pesc pel lol'O punto cl.i mezzo con ro-tel le o curri intagliati a V. che scorrono sulla rotaia superiore: le due pareti interne di queste casse sono inferiorrncnle munite di rotelle orizzontali a fo,mia osi d.1 carruco Ie cI10 si. appoggiano contro Ie due rolai e più basse sopranomi nate. La disposizione interna di qneste Yelture o casse è falla in modo dct ricevere uom ini,cavalli e nÌateriali d'ogni genere e da servire cziandio come pontoni pei· attraversare i corsi d'acqua. I tren i possono Yenir atlaccal i per mezzo di lunghe fnni a parigl ie di cavalli, muli, buoi, ecc. ccl essere così trainat i lungo e allato della linea, sen:t.a locomotiva. M. Had<len progettò e fece costruire una locomotiva che può trainare un convogl io di iOO tonn . di carico sopra un piano i:wii nato di 11 su 10 e il principio meccanico della potenza di traziono sembra essere fondalo non sull'attrito prodotto dal peso ma sopra un attrito di compressione esercitato lateralmente contro le rotaie inferiqri . li vapore è generalo in due ca ldaie posto nna antèriorrn ente e l'altra po,teriorm ente al carro della locomotiva; una _catena senza fi ne anrolge da un lato t.utt.e le ruote del lreno per accrescere o dim in uire l'alLrito di distacco nel le salite e nell e discese.
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l•'E l\I\OV IE Tl\ASPOI\TAIJIL l PEL SE RY!Z IO ~!lLlTAtlE
Onesto sistema di lramvia non è ancora stalo sottoposto a prùve ed e~perimenti abbastanza sevel'i che possano farne apprezzare il valore pratico por i trasporti mi litari. Riauardo a questa cale!!Ol'ia di Lramvie in rialzo è da ossern1re n che esse interceLLano le comunicazioni, esigono un materiale ed un lavoro gr·andi.ssimo per elevare il piano strndale, e ponti speciali pel passaggio elci cvrsi d'acqua, sono più fac il mente soggetLe ad essere distrutte e prnsentano maggiori difficoltà per essere disarmate o trasporlaLe. ~~
1
Due parole intorn.o all e locomotive. Un esame del le quantilà principali di alcun e locomotive costru ite
in Inghilterra farà apparire quella che sembra meglio alla a corrispondere alle esigenze del servizio mi.Iilare in c~mpagna .
Particolari di alcitne locomoti·ve . o
SP l~C!E
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Per passeggieri . .
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Locomotiva tender .
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seni zio militare ba,· 9 %000 Pel,,cno una pcsan te solo
Del Comitato del genio in- 0, H.\ glese 1
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6 21500
Modello arsena le .
O,M.\
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6 ·12.000
~o tonn. e del costo di
L. 37500.
La locomotiva per le ferrovi e ordinari o è troppo pesante e di Lroppo difficile maneggio per venire impiega la sopra una linea a carreggiala ridolla; e così di casi della locomoliva per passeggeri per ferroYie a carreggiaL,t di 11 metro, e della locomotiva-tender. Le piccole locomotive adoperate nei docks e nell'arsenale di
RASSEGNA TECNOLOGICA
4-65
FE!lROYlE TRil.SPORTAB l LI l'El, SEl\\'I ZIO MILl1'ARE
Woolwich sono troppo poco potenti per dare un(!. forza di trazione sufficiente, massime sopra una linea in pendenza o armata in freua , cpperciò con poca cura. · Quella proposta dal Comitato del genio inglese ha invece i ~eguenli caratteri che la. rendono preferibile a· tutte le altre: il suo peso è di sole 8 tonne,llate, il raggio delleruotemotrici èdi 11 metro e può agire su curve di piccolo raggio; essa è provvista à.lla parte anteriore di un tamburo Slt cui sono avvolt i ·120 metri di filo dì acciaio che può servire per la traz ione dei treni sopra strade molto ripide. Infalli , in alcune prove fatte con questa locomotiva, 25 tonnellate di caricofo rono trainale sopra una linea ma le armata, e.27 tonnellate sopra una li nea avente la pendenza di 11 su .25 con una curva di m. 75 di raggio; e finalmente, un carico di IÒ Lonnellale polè essere trainat_o sopra una linea la cui pendenza raggiungeva l' l su ,1I. Questi risultati dimoslra~ono che la locomotiva po teva soddisfare pienamente ai bisogni del servizio militare. Una modifìcazione assai importanlé fu introcfolta in questa loco motiva di M. Russe! Shaw. Essa consiste in una catena che si può assicurare all'estremità superiore di una strada in salila, mentre l'altra è collegala ad un Upnburo posto anteriormente alla locomotiva, il quale può girare, ad uso argano, mercè l'azione del vapore, avvolgendo la catena, ed Mtenere così il movimento della lo-' comotiva e ~i tolto il Lreno sulla linea in pendenza. così in salila come in discesa. Esiste finalmenlè ancora una specie di locomotive stradal i nelle qual i, sostituendo all e ruote motrici altre ruote da adattarsi sulic rotaie, si ottiene una locomotiva. al.la a funzionare sopra ferrov ie a cal ibro r idotto. Di lali locomoli1'e gl'Inglesi ne hanno in serv izio 2 tipi; u110 da 6 tonn . e l'allro da 8 tonn . Come si vede dall'assieme dei dati esposti, il problema di una locomotiva di piccolo peso, di gran forza di trazione, di moderata velocità che corrispondii ai bisogni mi litari : è tullora aperlo, ma è sperab ile che venga convenientemente risollo mere& l' impiego dell'acciaio e della ghisa malleabile.
pel peso e dimensioni non presentino diffìcollà per es_ser~ faci!mente trainali .sulla linea, così impiegando la forza degli an11nal1 come quella ·ael vapore . . .. · . . . . . . . Nel seouente specchio sono raccollr I dat, pnnc1pal1 d, alcurn s,~ stemi di ~arri, dal confronto dei quali sarà. facile il vedere quali meglio possano soddisfare ai bisogni mil itùi: o ~ o
spgc1E DI
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J66
n.~SSEG'.'>A TECXOLOGICA
2 l?nn. e la capacilit ~i 6 t?nn. di carico .ossia di 2'z m. c. di capacilà; essi danno un peso utile d1 2 lonn . per ogni coppia di ruole; possono essere trainali con cavalli o mu li ad una veloci là di km . 6.o all'ora. Lo sgombro dei feri li e dei malati, bene e sollecitam:nle fallo, conserva all'esercito un numero considerevole di uomini: d' onde l'utililit di un huon veicol o d'ambulanza da trasporlarsi per mezzo dell e ferrovie ridotle. , Per altraversare largh i corsi d'acq ua con una linea di Lramvie possono essere impiegati ballelli di lamiera d'acciaio costruiti a guisa .di casse rettangolari che lrasportino i lreni da una riva all'al tra o servano per la costruzione dì ponti galleggianti. Questi pontoni d"acciaio saranno certo di più solido e sicuro servizi~ che i P?llloni di legno, ora usati in tutli gli esercili, ~ potranno se1·v1 re med1anle un'acconcia di sposizione anclie come cani o veicoli pel trasporto del materiale. · Il maleriale mobile approvalo in Ingh il terra per la tram via da usarsi nelle trincee d'assedio è assai adallo per oli usi militari· con· siste di carri -p iatti lunghi m. 5,40, disposti so<>pm sale mcbiii che possono trasportare lanlo uomini quanto fascine, rotaie, materiali da paiuolo, armatme di magazzini, ecc. Questi cani sono mol!.o bassi pel" non essere visti dal nemico e per potervi meolio adallaro gli animali pel lraino in mancanza. di altro motor:. Alcun i di questi veicoli furono costruitispecialmente pel trasporlo delle grnsse bocche da _fuoco all e batterie d'assedio: il che farà risparmiare tempo e fatica a~le truppe incaricate di armarle, le quali perciò potranno con maggior p1·ofìuo essere. utilizz~te per altri lavori. Non v'ha dubbio che gli aumentati pesi dei cannoni d'assedio -odierni e delle munizioni !'elative ritai"deranno in avvenire sensi bilmente le operazioni d'investimento e d'assedio, per cui andrà perduto _un vantaggio grandissimo che l'attaccante deve prncurarsi sul nemico, quello della celerità nelle operazioni d'investimento. l'li_med(ano in partt: le ferrovie, per mezzo delle quali il problema. de! nforn,m~nlo delle munizioni ai magazzini verrà semplificato, evitando cosi la pericolosa sospensione del Liro per mancanza di proielti o di cariche. per le trincee possono,nel ritornar vuoti' essere I .veicoli . . destinati . . 1mp1egat1 qual, ambulanze per ritirare i feriti con orande vantaa.. ' o r,
FEnnovrn TRASPORTABILI PE L SEnv1z10 )JILITA HE
gio per mantenere il coraggio e l'abnegazione del le truppe QuesLi carri pesano solo T. I e '/ , e possono trasportare ognuno 3 T. di carico. J;o spazio non ci consente cli enlrnre in maggiori pal'ticolari sulla forma delle rotaie, sulla no ione delle traversine, sul modo di ston1lere ed armare le linee con tuLli i matei-ial i ch e furono costruiti per le ferrovie porla tili, lo scopo di questa Rassegna essendo inteso solo a. ricl1iamare l'all.enzione su questa nuova appl icnione della tecnologia meccanica all'arte militare, la quale condurri~ nelle operazioni guerresche ad nn a economia grandi ssima di lavoro, ad un guadagno di tempo rilcvan lissi mo, rendendo age\'Ol i o possibili, specialmente negli assedi, lrasporli che prima sarebbero i·iesciti molto dillìcili od impossibili. L'applicazione di quéste ferrovie portatili fu già falla durante varie campagne; gli Olandesi in SumaLt·à, i Russi nel Turcheslan, i Francesi a Tuni si se ne i,ervirono utilmente lalchè il loro va lore ha già la sanzione dell'e~perienza che gioverà qu i di ricorclarfl brevemente. La campagna clèi Russi· contro i Tnrcomanni presentava. du& oranc1i ssime difficoltà: la man canza di acqua attraverso ad nna distesa gùtndissima di terreno che bisognava percorrere e l'approvvigionamento in vettovaglie del corpo di spedizione. Esse non furono vinte che mercè la co.struzione di 11 O km. di ferrovia a cali hro cli 50 cm., con rotaie pesanti 7 kg. il metro lin e:ire e 500 vaaoni di specie di11ersa. Le rotaie non potendo esser stahilo mente posale sopm il terl'eno sabbioso del deserto, le locomotive non poterono essere impiegate ed in loro vece si fece uso della trazione a cavalli, med iante la qnale si trasportò giornalmente un carico di circa una tonnellata su un percor~o di 4-0 km. [n Tun isia i Francesi, invece, fecero uso di una fen:ovia di 60 cm. di calibro con rotaie di kg . 9,50 al metro lineare e le diffìcolt.à inconlrate per l'irregolarità del terreno furono altrellanto gravi di quelle incontrale dai Russi nella campagna contro i Turcomanni; hasta dire che per raggiungere il Keruan essi cloveuero altraversare 12 km. di terreni paludosi. Malgrado che essi pure non abbiano potuto far uso delle locomotive, il lavoro ottenuto colla ferrovia portatile a cavalli fu di 15 a if7 volte maggiore di quello .-1,e l')
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RASSEGNA TECNOLOGICA
FEHI\OVIE TRA$l'0R'fAB1LI PEL SERVIZIO mLITi\RE
nello stesso tempo avrebbero fauo coi metodi usuali di trasporto, senza contare che servendo essa per lo sgombro dei feriti, degli ammalati, molte centinaia di vite umane furono per suo mezzò ri sparmiale . .I carri erano a fondo metallico, lunghi 4 metri e mezzo e disposti su J. sale; essi potevano essere trasformati in carri coperti da mercanzie ed anche in vetture per 116 passeggeri seduti, oppure in vetture ambulanze per 8 feriti . Pel trasporto delle artiglierie furono adoperati dei p iccoli tr1icks a due o tre sale, muniti di un cuscinetto a perno~ mMcè il quale un pezzo pesante anche 9 T. collocato sopra due t1·ucks poteva percorrere la linea in curva senza inconvenienti . Un tale sistema era pure stato vantaggiosamente adottato per l'armamento dei forti di Parigi. Le ferrovie ridotte furono nella spedizione di Tunisi impiegate su scala molto più vasta che in ogni altra camp.agna di guerra e le linee costruite sono anche oggigiorno in esercizio, il che è una pr0,va manifesta del buon servizio che esse-possono ,ren·dere; così Suza è attualmente riunita. al Kerua.n mediante una di queste ferrovie, ed in gennaio 11883 fu stabilito su di essa un treno celere che partendo il mattino da Suza arriva in 5 ore a Keruan percorrendo 64 km ; Questa linea è ora servita da 118 vetture d'ogni specie. Un'altl'a applicazione degna di nola delle ferrovie portatili è quella fatta nella spedizione di Sa.vorgnan di Brazzà al Congo in novembre del 1881 , durante la quale questo ardito esploratore mise in opera il sislema Decauville per il tr~sporto d'un battello scomponibile di lamiera, lungo i tratti sui quali ern impossibile la navigazione dei fiumi. Il primo esperimento ne era stato fatto nello stabil imento stesso del Decauville a Pelit-Bourg, col trasporLare sopra una linea a cal ibro di 50 cm. con rota ie 'di 7 kg. al meLro un piccolo yacht del peso di 4, T. collocato nello stesso modo delle grosse artiglierie, sopra due trucks a perno girevole, lungo m. 13,5, alto circa 2 m. e largo m. 2,150, cioè cinque volte il calibro della ferrovia. La sezione di linea messa in opera per questo trasporto era volt.a a volta ripiegata e distesa di mano in mano che il battello procedeva e la celerità raggi unta fu di un chi lometro al1'ora senza che ne nascessero inconvenienti di sona. Se si considera ora che, a testimonianza stessa del Brazzà, in esplorazioni precedenti egli aveva dovuto impiegare intere settimane per superare certe rn-
pide. e che si e;·a sempre ripulato fortu11atissi.mo qu~ndo ~veva raaaiunl.o la celerità di 11 chilometro al giorno, ,.si può 1mmagrnare on . faei lmente come eali rimanesse soddisfatto del) Jmmenso vantagg10 che gli avrebbe p~lulo dare l'impiego di qualche decina di metr_i d! ferrovia portatile pel trasporto del suo battello at~raverso al.le reg1on1 selvaacrie dell 'Africa occidentale. Infatti la ferrovia Decauvi lle venne impi;;ata in tre successi ve esplorazioni e bastarono 1160. metri d! tal ferrovia · del peso di kg. ,1300 circa, con kg . 2200 d1 peso di veicoli - in totale quindi con un peso di circa T. 3 '/ 3 _:_ per trasportare al seguito della spedizione un peso di circa 20 T., c~>sli Luite da 7 battelli completamente armati con tutti i loro accesson . . Un altro confronto util issimo da farsi fra i vari sistemi di ferrovie a cafreggiala ridotta, è quello del cos~o cosi del mat.eriale come della costruzione della linea, in paragone del costo cui possono salire ali ordinari mezzi di trasporto su carri o con animali da basto. Prendendo ad esaminare per esempio il -caso di 20000 combattenti di orrni arma che abbiall'O da operare a distanza della loro base, sopra terreno nemico, sprovvisto di strade fenate, e evidente il bisogno per quel corpo di possedere il materiale occorrente per costruire una Iinea ferrata. . . . Supponiamo infatti di voler imp iegare una fen:orn.l del c~lib1:o di m. 0,715. Il costo di ,J 00 km. di una tale ferrovia, a doppio binario sarebbe il seguente :
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1
è)
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469
•
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1.\.70
RASSEGNA TEC NOLOGICA
FERROVIE TRASPO I\TABll,I !' E L SERVIZ IO · •lIL ITAlìE
L ire
I Tonneliat.c
Artnamento fisso. 100 km. di dopp10 binario Scambi, ecc. .. .. · . . . . 1
•1700000
76'25
84-500
38•1
·178l500
Materiale m obi le.
5 locomotive . . . 20 carri-ambu lanze 100 cMri -piatti . . 30 ponton i d'acciaio . 20 coppie di ruote a snl::i mobi le ·1
1
I I
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281200
93
62000
31
62000
93
M\900
4-6
·12500
34
,i-64-600
29!f
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30000
30
3,i-350
25
13750
,10
.21000
9
2:sooo
9
•170900
,t2A
1
iiccessori ed ·istrmnenti.
6 locomotive stradali di 8 c. v. 2I- tenders . lVIacchinario per 2 laboratori Materiale per detto . . . . . A<:cessori per stazione .· ... Strumenti per Ia posa delle rotate (!iO seri~)
1
L'insieme del costo di una doppia linea lunga 'IOO km. sarebbe quindi di lire it. 2,420,000 e il peso del matel'iale di tonn. Si-24, cioè di L. ~4200 e 84 tonn. per km . Se la. linea fosse slata costroit,, co l materiale delle ferrovie ordinarie, il costo ne sarebbe salito a L. 70,000 per km ., e con il materiale a scartamen to di ,1 metro, a L 29000.
È impossibile di calcolare esattamente qLrnle sat'ebbe il co:;to di LUtli i trasporti necessari per un corpo d'armala della forza sui ndicata impiegando i mezzi ordinari, giacchè converrebbe valutare la influenza che su di esso possono esercitare la natura del terreno, il valore degli animali, le condizioni atmosferiche, le distanze da percorrere, ecc. ecc. . . Nel caso indicato dalla tabel la seguente, nella quale sono esaminati diversi mezzi pel trasporto di 400 tonn. di materiale ad una distanza di 320 km .. i cani ed i cavalli occorrenti ammonterebbero ad un valore di L. ,it. 375,000 e gli animal i da basto corri spondenti a L. 750,000 fissando un prezzo medio di L. 625 a testa. Ora l'impianto cli una tramvia pel trasporto dello stesso peso, alle medesCme condizioni, costerebbe L. 269,0QO e questa linea , sarebbe per di più capace cli fare 112 volle lo stesso lavorn ollenuto colJ'impiego dei mezzi ordinari cli trasporto, giaccbè se colla tramvia le '100 tonn. sarebbero trasportate a 330 km . di ·distanza in circa ,16 ore, coi carri o cogl.i animali da basto occorrerebbero .almeno da ;JO a ,13 giorni . Sollo questo aspetto, con L. 2.i-000 al km. si può costrurre una tram via sulla quale si possano trasportare 600 tonn. di maLe:iali al giorno, mentre con questa somma si possono appena provvedere 4-0 animali da ba:3to per km. capaci di trasportare appena 4- tonn. di carico. Facendo il paragone fra il trasporto su carri del commercio e . sulla ferro via, è altresì da tener conto della quantità di foraggio o di ca!'bone necessario per l'uno e per l'altro sistema. Le condizioni alle quali si può acquistare il foraggio varia molto secondo le contrade da attraversare, ma in ·certe circostanze è necessario che i convogli si muovano portando sec1> uh certo rrnmero di razioni, come ]a locomotiva deve pensare al carbone il quale d'altra parte non sarà così facile a trovarsi come il foraggio, nel paese che si vuol altra versare. Prendendo per esempio il trasporto di ·I00 tonh. di materia.li a 3:20 km., la tabella seJuente indica. approssimativamente la quantità di carbone, di foraggio ed il tempo occo rrente per quel traspurto. I calcoli per clelerminare i dati delle tabelle furono fatti sulla base di un carro capace di tonn . ::2 ¼ a 4 cavalli, con due condu-
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l•'EUUO\'IE THA SPORTAD ILI !'EL SERVI ZIO MILITARE
R'ASSEGNA TECNOLOGICA
centi ed una certa proporzione cli sottufficial i: il carico di una bestia da soma è stabilito in lf 00 kg. circa:. Si è pure supposto che i cani da tramvia portino ognuno 6 tonn, di materiali e quelli attaccati alle loc_omotive stradali 6 tonn . Il peso lordo comprende: le :t 00 tonn , li p_eso ~lei cafri, dei cavall i, delle locomotive, dei vagon i, del foraggio o il carbone. Nel caso d'impiego della tramvia è stato aggiunto il peso del materiale fisso della linea; se si fa uso della tramvia col calibro di 0,45 il peso cli 160 km. a un solo binario sarebbe cli tonn . 6 100. Car·ico di tonn . 100 - Dfatanza km. 320 Deposit'i d;i foragg ,i, e di carbone post'i a distanze di 37 km.
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Avendo esposte le condizioni in cui si trovano alcuni sistemi di ferrov ia a càrreggiata ridotta, sarà facile di scegliere. fra di essi q~ello che me~lio può adaltarsi agl i scopi mi litari . Converrà prima d_i tutto esaminare quali sono le esigenze di un Lale servizio speciale, che possono venire riepi logate nelle seguenL1: 1 • 1° St~b il!mento di due binari, anzichè di uno solo , per evitllre le rnterruz1on1 e le conseguenti perdite di tempo; (t J 24 km. all'ora. (2! 48 km. alJ'ora.
,\.73
2° Materiale semplice che ·non richieda un'abilità speciale in chi deve adoperarlo; ·3° Traversine cli ferro o di accia io senza congegni pe!' fissarle; 4° Rotaie che non eccedano il peso cli 15 kg. al metro; 5° Ogni campala (rotaie e traversine comprese) non ecceda i I peso di 220 kg ., aJfincliè possa essere trasportata da 4. a 6 uomini; 6° Carri tutti dello stesso tipo (a sale mobi li); 7° Freni semplici e polenLi per ogni vellura; 8° Possibi lità di adoperare per la trazione, locomotive, cavalli o uomini; 9° l ponti del medesimo sistema di quell i adoperati nel servizio deìl'esercito. A tutte queste condizioni si può soddisfare con un mater iale prev iamente <letenn inato e costru ito in tempo di pace, e col l'addestrare le truppe nel la costruzione e nell'uso di queste linee ferroviare: il che si oLLerrà facendo ali es ti re qualche linea dalle truppe tecn iche speciali ed uti li7,zando la alle grandi manovre.,La applicazione di queste linee ai campi trincerali.pee mettere in comunicazione i vari forti fra loro e que:;ti co l centro della piazza costituirebbe gia-di per se sttmo un util e e3ercizio, e preparerebbe per la guerra un mezzo effi,)aci.,simo di difesa accumulando . una cerla quantità di nu(teriale che, raccolto quo.ndo il bisogno se ne facesse senti re, potrebbe essere uti Iizzalo dal! ' esercito in campo.gna.
RIVISTA ESTERA
RI VISTA
ESTERA
lKESERCITAZIONI EST[VE DELLA CAVALLERf A RUSSA (1883)
L'esperienza è maeslra: e nei domioii delta scienza miliLaro i suoi dettali crescono particolarmente di Yalore allorquando per ragioni politiche, cliplonH1liche, Onamiarie, e forse uman itarie pi'ù rare facendosi le guerre, più raramente essi hanno campo di esplicars i. Utile cerlamenle sarà pel nostro giovane es~rcito valersi dell'esempio altrui, massime nell'applicazione pratica di quei mezzi di guerra presso di noi non ancora ben de(ì niti, o perchè ancora. non ebbero o sono cli recente applicazion e, o perch è ancora con trovars i; quali p. e.: le grandi operazion i della cavalleria. per scopi strnte. gici, l'azione di questa in unione alt'arligl ieria a cavallo, il modo e la misura d'imp iegare il combattimento a piedi, ed altri . . Qui appresso vengollo co mpendiale in un so lo articolo le rela zion i di vari esperimenti ratti dalla cava lleria russa, in seguii.o alle crescen ti esigetize del l'arma e alla sua uni ficazioue in un corpo unico di dragoni, armato di buoni fucil i.
I. Le istruzioni estive nella cavalleria della guardia.
1n una dìvisione cavalleria del la guardia veniva dal rispellivo comandante passata una ispezione e fatte eseguire alcupe csercilazioni Lattiche per squadrone e pl;lr reggimento, la prima per constatare il grado d'istrnzione negli esercizi di camtte1:e rngolamentare, le altre per gillllicrtre intorno all 'applicazione dell e forme regolamentari e dei mezzi più atti ad agire ne! combattimento.
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[spez iane di sq iwclrone. - Circa questa ser,onda pa rte ecco qun.lche pa1·t.icolare : Fatti usci re dalle file alcuni soldati per serri re da esploratori, ordinavasi loro di camminare sopra una strada per una lunghezza ,di 6 km. e di riferil'e: a) intorno al la lunghezza, larghezza, qualità e accessibi lità dell n strada; b) intorno alla natura del terreno ai tali della medesima; e) intorno alle informazion i avute dall e persone incontrate durante il cammino. Al ritorno \'eri fica vasi con apposile domande il grado d'attenzione dei soldati e la loro abilità. nel riferire. l'articolare cura fu posta dal generale ispettore nel constatare i I grado di capacità posseduta dagli ufficiai; nella trasmissione degli ordini, facendo li a tal fine uscire ad uno ad uno, e impartendo ad essi ordini, talvolta a bello studio :;baglia.Li, da comun icarsi al rispettivo cormu1clanLe cli squadrone. S'inlraprese l'attacco contro fa,iteria(una compagnia segnata), avendo particolarmente in mira: che fosse eseguito a stormi, abbracciando ttillO il fronte della catena e possibi lmenleavvolgendo anche i fianchi, per obbligare la fanteri a a sparpagliare i tiri; che l'alternarsi delle andature avesse luogo alle clisLanze prescritte (la carriera. a non meno di 400 passi); che gl i stormi al Laccanti s'avanzassero fio contro la catena per abituarn i cava lli al fuoco; che nelle mosse avvolgenti le frazioni a ciò destinate non precipitassero l'azione, non si mostrassero troppo preslo, ecc. Ebbe luogo l'atlacco di 1-inci batteria segnata, protel.ta da uno squadrone in ordine ch iuso, stabililo 200-300 passi a fian co della ·batteria (l'altro fianco era assicu rato da ostaco li del terreno), in modo che l'allacco contro la batteria avvenisse in ordine aperto, e quello contro la scorla in ordine ch iuso; che entrambi si eseguissero contemporaneamente ed alla stessa altezza, percorrendo non meno cli 400 passi alla carriera (300 e anche meno contro la scorta); che non v1 fossero inc.rociamenti, e perciò se la scorta era a sinistra della batteria l'attacco a stormi doveva eseguirsi dal secondo me7.zo squadrone o quarto plotone, e quello in ordine chiuso dai primi due o tre ploto11i; <;he, infine. il numero dei plotoni impiegali a stormi s'adattasse al fronte della balleria ed al numero dei pazzi: cioè un plotone contro due pezzi, mezzo squadrone contro quattro. Circa la difesa eletta battel'ia si ebbe curn. che il comandante lo squadrone di scorta distribuisse equamente le forze, cioè distinguesse nettament~ l'allacco a stormi da quello iri. ordine ch iuso; che il contrattacco non al'veui:;se troppo lontano dai pezzi, cioè non oltre 200-300 passi, in modo di potei· eseguire un ultimo Liro a mit.rnglia; cl~e tra1.1.andosi di r iacquistare la ball eri a, supposta. gia. nell e man i del nemico, la, parte della fo rza a slornti agisse contro i pezzi da tergo e
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ESTEJ\A
RIVISTA
quella in ordine chiuso s'avanzasse per fronteggiare il nemiéo segnato in ordine chiuso ; infine che i movimenti s'iniziassero allevolute distanze, passando rego larmente da andatura in andatura e che il comandante del lo squadrone 'decidesse prontamente e conducesse l'assalto con arditezza, senza perder tempo. Nell'attacco clellci cat)alle1·ia appiedata si rivolse l'aLLem:ione particolarmente all'opportunità dell'esplorazione falla dalle p·attuglie; all'opportunità dell'appiedamento e protezione dei cavalli smontati; al grado di sicurezza offerta lorp dal terreno e dalla scorta a cavallo contro gli attacchi, e contro il fuoco; ·a11a regolarità degli attacchi, copertura delle r iserve, scelta del punto e della direzione d'attacco, in relazione al terreno e alla disposizione del nemico, in modo che le riserve non passassero senza bisogno da un'ala ad un'allra, che si eseguissero dalle riserve fuoch i a salve preferibilmente da coricato; che l'assalto fosse repentino senza ammassamen to sotto i Ifuo co; che l'inseguimento co lla baionetta e quindi col fuoco si protraesse fino all'arri vo dei cavalli smontati e della scorta per continuarlo poi da cavallo, e, non solo agendo a lergo, ma ultresì ai fianchi , siccome parti le più compromesse di un nemico in ritirala . Ispezione di reggimenio. - Questo avvenne secondo l'ordine seguente: a),Riunione degli ufficial i ed esercizi di marcia a righe ch iuse per tre alle vari e andature;. · b) Esercizi o come sopra esegui to da tutto il reggimento ; c) Esercizi rego lamentari; d) Esercizi di combattimento con nemi co segnato. All'ispezione, riferì ta egunlmente come si .vede agi i esercizi regolamentari ed all'app licazione delle for me regolamentar i, eea pi·esente ii principe imperiale Nicola Nicolaievic, ispettore generale della cavall eria, il quale fece le osservazioni finali. Esercitazioni cli ·regg1:mento con art,i_qlieria contro nemico se gnaio. - Questa parte delle esercitazioni si riferì ad un distaccamento composto delle tre armi e doveva comprendere· : a) Attacco con artigli eria. contro cavalleria; attacco, supposto combinato ad un attacco d' ala, fatto da uno o due squadroni; la stessa manovra supponendo respinto dal nemico il tentativo d'ala; b) A.u.acco con artiglieria contro fanteria; c) Attacco di una batteria e relativa scorta ; d) Attaeco della batteria respinto dalla scorta; e) Combattimento a piedi avanzando ; f) CombaLLimenLo di fens ivo a piedi. Programma. molto simile a quello per le esercitazioni di squadrone dalle quali le presen ti differivano solo in ciò che qui l'artiglieria è rappresentata ed eseguisce salve, e che le distanze, per ristrellezza.
cl i.spazio, sono ridati.e . Lt direzione del nemico rappresentato affidava.si ad un ufficiale di stato maggiore. 0,~ni batteria fu indicata da una sezione coi pezzi a 7'6 passi uno dall 'altro e cogli a:vantreni, non dietro i pezzi estremi, ma, per essere più visibili , dietro quelli cenlntli.
·
Ecco alcune norme date per la condotta de\l 'esercitaz ioni: Nel l'attac<~o, la wvatlerici avanzi senza. fermate. e senza attendere il conco rso dell'artiglieria, usando le andature regolamentari. Non impiegh i la carriera a distanza maggiore di 300 passi; prescrizione suggerita per frenare là tendenza di lanciarsi alla carriera da di. stanze esagerate, con danno dell'ordine, della cvmpattezza e simultaneità. · L'artiglieria concorra all'azione della cavalleria sfo rzandosi d'occupare una,, posizione non meno di due volte, anche se, costrel.la da reale bisogno a retrocedere, avesse dovuto fare a tal fine qualche piccolo giro. Inoltre venne prescritto di spiegare agli uomini e cli pretendere cla loro, che, irrompendo sullti batteria, i cavalieri pi1ì vicini ai pezzi li ci rcondassero per fingere cli sciabo lare gl'inservienti e impadronirsi del pezzo, e i cavalieri che arrivavano di fronte agli intervalli circondassero gli avan treni, i cassoni e i conducenti, 8imulando di impadronirsi dei cavalli e dei ·carri. Dopo aver stabili to a voce l'ora, il posto di formazione del reggiménto e l'ordine di marcia, il comandante della di visione prescriveva a quello di reggimento di eseguire tre temi: i due primi comprendenti attacco contro cava.lleria, il terzo contro fante ria. Nello svolgere i pri mi due lerni riguardo all'a1'liglieria si tenne in con to il suo conveniente trasl'erirsi sulla prima posizione, e la buona scelta di quesLa; quind i il rapido passaggio sulla seconda. ·posizione ecl even tualmente sulla terza per l'insegui mento. Durante lo svolgi mento del terzo tema. (attacco di fanteria.) l'artigli eria. collocavasi ord inariamente tra lo squadron e in ordine sparso e quelli . che agi vano contro le al i. · · L'attacco dellci cciva/.le1'ia appiedaili svolgevasi conformemente alle norme regolamenlari degli esercizi di fan teria, ed avve1: tendo ch e l'appiedamento av~sse luogc fuor i portala efficace del fuoco nemico e al coperto; ch e i cavalli smo:1t.a ti fossero nascosti dal terreno e protetti dalla. scorba; éhe avanzando si procedesse senza ferma te fìno a 600 passi e quindi a riprese 'di corsa; che il fuoco fosse eseguito con regolarità e secondo le distanze e lo scopo. Nello ,,vol o·ere i temi, il nemicò rappresen Lalo restava a cavallo: avvici" l'attaccante ti 600 -40o passi,. esso avanzava contro ,, nandosi 1 suo fianco per agire contro i reparti appiedati, e i conducen ti dei cavall'i 31 -
A:-INO XXIX, VOL . 111.
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ESTERA
RIVISTA
~nion!aLi . C\~ facendo si a.vvertì che la catena non rispondesse ai )u~ch, del d1fenso 1·e, che una porzione soltanto di qnesla dirio-esse il fuoco con::ro I~ cavalleria e e.be la cavalleria fosse rnspinta i~ via generale dalle riserve. Nell'agJre contro i caval li smontati i disLaccame_nti sui fian~h i non dovevano lanciarsi all'assalto separ~tamente dal posto dove s1 trovavano, ma prencìere l'abbrivio ritirandosi ctlquanto per riunirsi compatti e così pigl iare l'offesa.
disposizioni necessarie alla provvista ~ei viveri per ~li uom ini, dei foraggi pei cavalli, di regolare conven1en tel!le~1Le . l_e t.erraJure, ecc. Pel comandante di una scorreria dr ~aval lerrct e ut.1ltss1mo avere artio-Jieria ai suoi ordin i ciò avverandosi assai raramente nelle ordin~rie condizioni di se;·vizio, e giovando a dileguare il pregiudizio the l'artio-l ieria sia d' impaccio ali'azione della cavalleria. Lagnanza fo rse motivala da. difetta di abi Lu dine, essendochè quell'arma non s'unisce all a cavalleria che sotto la dir-ezione di un comandante di reo-crimento e solLanLo due o tre volte a.ll'anno, durante i campi: S~lo nell~ frequente abitudine al comando di distaccamenti d~lle . tre urrn i iniziato con comandanti in sott'ordine può svilupparsi la reale abili tlt nell' impiego dell'artiglieria» . . . Nel formare i distaccamenti si diede pernorma: ,1° la scelta degli squadroni è rimessa ai comanda~_ti di. reggim_ent.o; 2° il coma~do del distaccamento è affid ato al pm unz1ano dei due comandanti dt squadrone; 3° l'eserr;iLazione avendo per scopo d'impratichire iyo~ mandanLi, una riduzione di forza non può essere dannosa; qumd1 in ogni squadrone v.engono prese 11O ~}~ per plotone (_con~yr:ndendovi le reclute), scartai:do così cavali, g1ovam e ~eb?l 1; 4 gli squadroni eseo-uiscono 42-55 km., pernotLano, e il g10rno seguente marciano i~versamente; cioè nei due giorni percorrono 90 -1106 km . ; 5° all' allo della partenza ave:re. una raz_i on_e g_iornaliera di fo_raggio (sola avena); due r~ìzi?~t _pane e l viveri pe1.' preparare il rancio al bivacco; 6° ad ogm d1v1s10ne (due.squadroni) è ass_egnat_o un veterinario e un flebotomo -veterinario ~on alcurn med1c10_all; ad orrni due distaccamenLi (',ontrapposti è assegna to un ufficiale di stato"'maggiore con1:e. giudice di ca~1po. . , . Le quattro divisioni l'l/2 sqLtadron1) partiron_o da Kr~sn_o,e-Selo rispettivawenle incaricate: quella del :1° reggimento d1ditendere la stazione di Sablino (fer!'ovia Pietroburgo-Mosca); quella del 2° ·di attaccarla; la divisione del 3° reggimento di difendere la stazione di Sirevski (ferrovia Pietroburgo-Mosca) equel_la de.I 4° ~·i att~c~arla. La lungl1ezz;t delle marci e di ciascun giorno mullo .per van ~1st~c~ i la strada fatta per nu111rs1 camenti di 48-52 km. ed ao-criun"endov 0 aÌ comando della divi~ione, ~ombattere e esercitar~. il ~eryizio di sicurezrn , circa di 65 km . Nt>i due giorni dell'eserc1taz1on1 e con un llel'CO!'SO totale di 1130 k~. si ebbero soltanto 4 cavalli alquanto . . . zoppicanti sugli 8 squadroni. . . Ecco alcuni particolari !'elat1v1 alla marcta, occupazwne e .al combattimento: Distaccamento del 1° 1·eggùneiito . - All'andata per~orse 46 km. ( 'I2 al trotto e 34 al passo): impiegando 6 ore e20 minuti (km . 6,400 all'ora) . Al rito·mo: 49 km. (HS al trotto, 34 al passo)? m 8 ore .(km . 8,500 all'ora) . Andando e ritornando furono esegu~te parec-
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Scor,1·e1·ie cont;;·o (er'1'ovie.
CostiLUiv_asi_ l'ann? sco~so presso il comando del corpo della Guardia una c?m!n1s~1one ?' var:.coman~lanti di _divisione, sotto la presidenza del pi:rncipe: 1mpemle N1co l~ N1colaiev1c'. per decidere su varie ques~10n1 relnt,_ve alla cavalleria. In tale circostam:a la commissione nvolse !)a.rt,c?larm~n_te l_a ~ua attenzione sull'impiego di quesl'arma n_el servizi? .d, partigiant, il quale servizio oltre all 'essere una olonosa tracltz10ne nazionale della caval leria russa e dei cosaccl1 i n~lle moderne su~rr~ ba acqui~lat.o un'importanza speciale in ra~ g1one dello specrahssuno conto _111 cui sempre piit vanno tenendosi le strade ferrate e le i:eLrov1e d1 nn esercito. lVIa la pratica di pace non forniscea ll'atl.ività del la cavalleria vet:un modo d'esercitarsi in tale ramo onde decidevasi dall a comn;issione di fare eseg11ire durante il campo di Krasnoe Selò alcuni esercizi (a parti~i conl.!·,~ppostì), inviando distaccanienLi a grandi distanze co n van co~1p1t1: com: p_er esempio di piombare improvvisamente su una slaz1?ne. ferroviaria, su un trasporto, ecc . . Da una ~1V1S1one cavalleria del la guardia fo rmaronsi quattro distac~arnenlt ~uno per reggn;11ento) ciascuno di 2 squadroni con due pezzi, e dest111arons1 d.ue d1sta~camen t1 a difendere e due rispetti· vamenle ad attaccare delle stazioni ferroviarie. L'assegnazione dell'artiglieria a ciascun distaccamento fu su1YO"el'i (a dalle considerazioni dell'utilità che ricavano le due armi°~el comune servizio di scorreria. Pel comandante l'artio-lieria è utile: 0 1, tatti_ca~ente, giacch~ risul Landa esso il capo responsabi 1e del1_art1.glieria nel C?mbat~i~nento offensivo e difensivo, acquista la prat1_ca d1 condurre 1_pezzi m terreni mossi, in strade poco praticabi li , d1 conservare le dr stanze nella colonna di adallare le anèlature dell'a~·tigl ieria a_ quelle_dell a cavalleria; 2°' amm inistrativamente. giac · che ha occasione d1 npprendere. il modo di bivaccare, di dare le
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chic imboscr1te, celandosi nei densi e paludosi bost,;hi prossimi alla sLrada. li vil laggio di Seblino, obbiettivo principale. per un attaccante, fu dalla difesa occupalo con 2 pc;:zi e 3 ploLoni appiedali; uno squadrone intero rnslò in riser'va. La stazione ferroviaria, allcsa la poca accessihililil del terreno paludoso, e !:i copertura ofl'erla di fronte da un fìnmice llo, venne occupala da un solo plotone. Dalla esperienza fatta il comandante del distaccamento trasse le seguenti dediuioni.: « per rendere non interrolla la marcia, e più celere la trasmissione degli ordini dell'avanguard ia e dei rapporti clelle palluglic d'informazione della punta, è uti liss imo sp iccare cavalieri isolati che servano qriasi di posta volante fra il grosso e [a. avanguardia, aumentandone il numero nei te1-reni hoschivi o for- temente accidenlati, e nel traversare grossi ubitati. Nei terren i copel'ti da macch ie le imboscate, in ispecie qu elle piccole, sono di fac il e applica;:ione; tuttavia, perchè con prnli llo del le istl'uzioni pos:;ano agevolmentescoprirsi dall e pall uglie fiancheggianti, e conveniente dar loro forza non inferi ore al plotone; un'.!. velocità di km . 7 •l/2 all'o1,a non pre~enta inconvenienti per un distaccamento di cavallel'i a che abbia. una fo rza med ia, ed csegu isca marcie di 50 e pi ù km.: e può essere io casi eslrem i a umen lata, non eccedendo pentito i 9 o 9 1/ 2 km. all'ora» . Distaccamento del 2° reggimento. - .lfarcia in avanti: ,i-i$ km . nno a Sablino in ore 7,20; il dislaocamenlo pel' far rin fresca re i cavall i parLico larmen le d'artiglieria, cammillél. J.. km . a pied i. Ordine di marcia : mezzo squadl'onc d'avanguardia, preceduto a 10. MO da una pattuglia d'avanguardia; quindi col grosso il secondo mezzo squadrone coi relativi fianch eggiatori ; a 50 passi da questo : 2 pezzi, e 50 passi dietro a questi il secondo squadl'one con un plotone di retrog1iardia a 1>00_ metri. - La colonna eseguì tre im bo scale e tre Yolte fu ~orpresa dalle pi ccole imhoscate (4-5 uomini) del nemico. - A Uacco della stazione. Arrivala l'avanguardia a Sa blino fu accolta dal fuoc0 dei l'epnrli appieda.Li del •I reggimento, e quindi dell'artiglieria . .Il comandante fermata la colonua, e fatta prendee posizione all'arLiglieria, con 3 plotoni attaccò il vil laggio e inviò . 11110 squadrone allraverso un bosco paludoso per allaccare la sla;:ione. - La ritirata effelluavasi per 1ft stessa ,-lrn<la percorsa innanzi ed avendo mezzo squadrone in retroguardia e un plo1one in avanguard ia; tre volte l'artiglieria fu chiamata in posizione per trat tenere i'insegiui menlo del nemico . Distaccamento del 3° re.r,gùnento. - Nei!' andata percorse km. 50 in ore 6,48: cioc km. 7 1/ 2 l'orn colle fermal e e 8 1/ 2 senza. ~el 1·itorno ebbe a sostenere il combauimenLo ed impiegò 8 ore. Giunta la colonna alla stazione ed ,)ccupatala, sp iccò quaLLro pat-. 1
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tuoli e di ricog nizione sull e q, strade che vi conclucon.o , e a,vuto notizia che il nem ico si avanzava in forza, mosse nd 111cont_rarlo : e occupò una posizioue con dne pezzi cd uno sqnadrone app, eclalo, e coll'altro l'attaccò. Ebbe a. riconoscersi che dt1rante marcie proIungale come queste è oppor'luno distribuire agli uomini c~el. Ll1è affìnchè possano prendere qualche cosa di caldo, ~el brcv:ss rrno tempo clelle fermate .. Distaccame1:to del 4° reggim,ento. - Il comandan~e fece cammi nare il distaccamento al passo da Krasnoe-Sel? a ~a.terna, e a~ anda~ ture varie (km . 2 al passo e 2 al trotto), _da (, al:c111a al~a sta.zrone cl~ Sirevski: essendo d'opinione che co nv1e~1e r1span_nrare I cavali_, nella pri ma mela del la marcia per potersi v.al~r:e d1 andature p1~ rapide nella seconda. li c~n~andante della d1vrs'.o.ne ~.spress~ peto l'avviso che, dal.a la velocrtn generale delln mai era, 1resce drffìc1le poter compensare il ler~po perduto. Talli~a~en l. c parlando I~. velocità cli andatura d'un distaccamento che s1 d1spone ad esegui_, e una scorreria cli sol'presa su un. dato punlo deve es~ere com1derata souo due aspcui : la disposizione e forzn del n~mrco sono appros.simativamente conosciute o non lo sono. Nel pr~mo ca~o conve,i:ra marciare se,.,relamente e risparmiare le forze dei cavalli fino al( .rn · contro delle" pattuglie nemiche, eà allora accelera_re quanto pm .è possibile l'andatura. per non dar tempo all'avversario d1 prepararsi : e paralizzare così il vantaggi? dell~ ~orpresa. Nel .secondo caso, occorrendo riconoscere, non e possibile !nuovere. 1rnpunemen\e con celerità nel raggio d'occupazione nemica, e qL1md1 convena pr0cedere con andatura uniforme. .Dopo le esercitazi oni i giudici di ca~po te~ne_ro u_na conferenz_a ai vari ufficiali ed esposero alcune co~s_, ~eraz,onr. Riguardo la di fesa <li staz ioni : in si~i mo)l? a~ce~s1b~li ?on concenLrare 1~ ,forz~ esclusivamente sulle d,rellrrcr prrnc1palt d attacco, m~ sy1.brl11 ~ det posti d'osservazione su t11ttè l.e vie; dista~?are paUL~glie 1~nan? p~r riconoscere in tempo il nemico e non rrt1ra~·le ~Il apparire ~1 lui , ma rinforzarle, potendo trattarsi cli dimostraz1on1; l~nere la nserva al centro della posizione, ed occupare se~pre l~ ~ta~rone e.on ~oche forze, destinale n preveni re le sorprese de, part1g1an1che r~us~rssero a penetrare nei posti d'oss~rvazione. -:- .~itavoo delle stciz:io1~i ; n~o di essi fn frontale ed eseguito da tullo, 11 c~, s~ac~am~nto 1111,Lo, 1 altt o fo. dimostrativo (uno squadrone coli ar11glieria) m u~a parte del fronte, mentre invia.vasi uno sqlladrone contro la s1.~z1one; q~esto ultimo modo d'attu.ccai-e, separando le forze ~lHersa~-1~, .fLt r~vv_isato il più opporluno. - Conibattim1mto a piedi:. non 1~1z.1are .rl luoco e gli spostamenti cli co1·5a Lroppo presto; un lttoco srm!le è mnocuo
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e gl i spostamenti prematL1ri affaticano gli uomin i. Il tiro sia regolare, cioè ben determinala la distanza, esauo l'impiego dell'ah:o, e la scel ta dei bersagli sia Lale da ripromeLtere un fuoco possibile ed utile; avvertisce che i comandanti i quali dirigono il fuoco stando dritti possono perder di vista che i loro uomini co1·icati non scorgono il bersaglio. Rientrali al campo i distaccamenti, furono passali in rivista dat principe imperiale Vlad imiro, CJma11dante il corpo della guardia, e trovati in pieno-vigore . Poco dopo, cioè meu'ora dopo rientrati al , campo, i due squadron i del 3°reggimenf.o eseguivano il tiro d'esame a 4-00 passi da coricaw con esito soddisfacentissimo : Uno degli squadroni risultando ottimo, l'alLro biiono .
11. Distaccamento volante (Lietuci otriad) tra Karkov e Romni.
Le manovre di cavalleria a partiti contrapposti che ebbero luogo l'anno scorso a Karkov e B.omni, sotto la direzione del principe imperiale Nicola Nicolaievic, porgono uno speciale interesse : ,JO percM essendo grandissima la distanza fra i due partiti (oltre 2,15 km .) e vaga la natura: dei temi, l' iniziativa dei. comandQnlÌ trovava li bern campo d'esercilar::;i e le operazioni avevan modo di syolgersi in quel· l'ambiente d'ignoto che domi na in guerra vera; 2·, perchè porgono esempio di lontane e rapide scorrerie di partigiani di cavalleria contro le comunicaz ioni del nemico; 3° perchè concorrono (quantunque non ancora sanzionate dalla pratica) a risolvere la quest.ione controversa della utilità, e fino P.ossibi lità, di valersi . nelle future guerre della cavalleria, o d' interi distaccamenti delle tre armi, in :;\m il i irµprese d'indole puramente strate!o(ica. Ecco i temi generali dei due partili : Partiio Est. « A Karkov e Kursk concentransi le truppe mobilitale; a coprire il concentramento s'avanza verso il F. Psiul un distaccamento composto di un reggimento di fanteria, una brigala di cavalleria e due batterie a cava ll o. Tre giorni dopo aperte le ostili tà, il distaccamento è rinforzato da un'altra brigata di cavaller;a ». Part·ito Ovest. « Una divis ione cavalleria e due hatterie a cavallo riunisconsi a llomni, allo scopo di ricono~cere la dispos.izione del
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nemico, formando in pari tempo velo ad un corro d'armala. (sup posto) che la_ :.,egtte, e cl' impedire po:;sibilmente ti concentramento dell'avversano ». Il terreno in cui a0 isce il distaccamento del partito 0~1est, del qua le vencrono descritte le operazioni, è vario: parte a ~teppe; parte boschivo~ intersecato da piccoli corsi d'ac:qua o da lievi alto r~ e avvallamenti; pflrte da foss i a. letto profo_nclo, stretto e ~angosu, .111~ ouadabili e coronati da bosch t: abbraccia porzione dei go,,er111 dt Paltava Kt1rsk e Karkov. La popolazione prende intere;.;se alle esercitazion'i , particolarmente per le troppe che prime o.ccuparo.no I~ posizioni, era. più difficile al distaccamento vo lante 11 ~omp1to d1 assumere notizie di quanto avviene a tergo dell'avversano. . Saputosi che il nemico è col _gros.so al l'incirca tra Seb~clin e Akt1r, e coi posti avanzati sul f . Ps1ul 11 comand~nle _del d1st~ccamento dà le sue istruzioni, aventi pri ncipalmente _in mn?: 11° d1 _rompere le comun icaz ioni del nemico, avvertendo d1 eseguire guasti pas~~gaieri sulla Iinea ferroviaria Samsk-Kark ov, eventualmente util1z· ~abile dal proprio corpo d'armata, e distruzioni coi:1plete su qne_Jla Kursk-Karkov; 2° ài atlirare possibilmente sn cli sè il maggior nerbo delle forze nem iche per facilitare _il comp ito del _gross?· Lrt forza del distaccamento, ,presa sui quattro regg1menl1 d~II~ divisione, è di: 9 ufficiali (compreso il coma?dant~), '18 sot.~ufficiall e ,136 soldati, più un ufficiale di stato maggiore gn1cl1ce cli campo e un aiutanté del principe Nicola. 28 agosto. - Alle 8 '/ 2 anL. il distaccamenl~, preceduto a 3 km . da nn plolone C!)Sacchi d'Orni, parte da Romn1; d?po una f~rmata <li 4 ore ed aver fatto prigioniero un intero P?Slo di cavalleria,_ ar!"iva al vil laMio Markov,ka è si prepara a farv i Lappa, quando viene annunziata f; fuga d'uno dei prigion ieri; la notizia era di graude importanza; la linea nemica era slata a~pena allora traversat.a; _il di staccamen to presumibilmente tro~a_va::;1 ad ~na ~na eslrem11a.; lu d'uopo inoltrarsi ancor più nella pos1Z1on~ !le~1ca nprendendo nuo· vamente In marcia; al le 3 '/,. ant. del '29, il dtslac_ci~m~nlo estrema· rnenle alfalicato arri vava al villaggio Pecislce, e 1\'. l b1vaccan .. 29 cigosto . - Partenza alle 110 ant.; arrivo alle ? pom. al .villaggio Biskio, dove è fallo prigioniero un poslo nem1~0,.comanda~o da un ufficiale e trovato del carteggio. Dopo 4 ore cl~ r1p~s? ti ~!~ staccamento riparte; smal'rit.a la vi·1, e. falli . parecch i. gll'I rnuttl1, finalmente arriva di noue e riposa al v1llagg10 .Boroml1; un _plotone cosacchi viene distaccato per ~agionare ~1ual.ch e gnasto pa~·wlle alla fenovia Sumsk-Karkow (togliere le guide Ira le due staz10111), per piombare sulla s.tazione 'Fros,t.enez _e operarvi egualmente_ ~uasl1 parziali e per unirsi, esegu ito I 1ncanco, nuovamente al dr:,t.tccrun ento nella città Graivoron . 11
RI VJS'l'A
Partenza da Boromli alle 6 pom., arrivo ed occupazione di Grai voron alle ·I pom. del 3 1. ,U a!fosto. - Il ploloJ10 cosacco in viato alla stazione di Trostenez s'unisce al distaccamento, dopo aver all'alba del 30 guastati gli apparecchi telegrafici, Lollo le bussole, ecc., fatto saltar le rotaie in due punti (su d'u n po1ue e in un punto di crociameillo), quasi souo gli occhi di mezzo 5quadrone nemico, stabil ilo a poca distanza dalla stazione. Vengono di:.;ta,;co li dne plotoni, uno alle 5 porn. su Bielogorod. l'altro alle 6 pom. contro la stazione Lopan, entrambi incaricali di mettere fuori di servizio il materiale (distruzione completa) delle ferrovie Kursk-Kadcov, e Sumsk -Karkov. 1° settembJ"e. - Annuncia~i telegraficamente alle ·I I anl. la distruzione della stazio ne Lopan, operaLfl di noue, irrompendovi contro, sollo gli occh i di una compagnia di fanteria nemica che la guardava. Alle 3 '{. pom. il plotone s' uni sce al distaccamento. Alle 8 pom. il distaccamento leva il campo. No,1 si ha alcuna notizia d~I plotone inriato a Bielogorod, e vaghe notizie del nemico; di cesi che poca fa nteri a occupi la stazione d'Aktil'; è inviala una pattuglia comandata da ufficiale por riconoscere. ma nulla è possi bile accertare. Il comandanla del distaccamento decide allorn_ impa· dronirsene assalendola improvvisanienle e con risolutezza . È nolle os0ura [2 anL.). l'avanguardia avan,:a di trnllo sul viale della stazione; ma a 500m da questa Yiene accolla da una salva di fucileria; il plotone appieda e ri,;ponde col fuoco; un plotone del grosso appieda pure per sostenere quello eh~ è avanti: ma il fuoco crescente della fa nteria fa dislingn ere una lunga linea in catena, dietro In quale presum ibil mente sono cinque compagn ie in ordine sparso. Viene ·deci:;a lii ritirata per riordinarsi alqltanto indietro, raccogliere i feriti, ecc.; i plotoni appiedati mont.ano nuovamen te in sella e riunisconsi al distacca men Lo; iI quale prende il '])ar'li Lo di marciare cl iret. tameote sulla cillà d' Acktir, supposta occupala dal nemico. Dopo alcuni contrauempi ed equi,,oci dovuti all'oscurità, e dopo parecchi scontri parziaJi col nemico che incalza vivamente, è dato, sul far del giorno, ricono:;cere che la città è occHpala da forze del proprio partito. 11 distaccamento vi en tra o vi si acquartiera per non pren · clere più parte alle esercitazioni. ,2 selfemb1·e. - La sera ri cnlra il plotone cosacchi d' Ural, cui non riusci guastare la stazione di Bielogorod, fortemente occupala dal nemico; ma potè recar dei danni alla stazione di Almasa l'k. Durante la manoHa il dislaccamento marciò ordinariamente di notte, su strade secondarie ed anguste: e talvolta anche per: le campagne, valencl0si di guide del paese; riposò in genere negli abitati 1
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30 agosto . -
p~r _essere in_grado, in queste esercitazioni di pace, di nutrire uomrnt e.c~~all!, se~za farsi seguire dal carreggio e senza ricorrere a regu1s1z10111. Ne, cinque giorn i delle esercitazioni vennero percor:;1: 320 Ki ev. .. km. da un plotone del rerrnimcnLo oo 3 o0 » » » Kasan.
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·Bug. cosacchi d' Ural.
. L~.velocilà media di ogn( giorno, tenuto ·conto dei brevi riposi ( rl ptu 1.~1~go_~lto, •14 ore) rrsulta di 60-80 km.; si ebbe un caYallo morto, o fent, leggermente; un soldato solo ammalò.
Hl. Passaggio a nuoto eseguito dalla 4" divisione cavalleria.
Qu~sto ese1:cizio prese~ta _nn inte~·e.sse sp~cin le, perchè fu la prima vo lta 111 H.ussra cb e una mt1era d1vrs1one cli cava.llel'ia traversava 1111 ~ume.con tolli gli uo1!11ni a cavallo, essendo pel passato in usa111.a il cosi detto passaggio dell o tabime (mandrie), cioè traversata a nuoto, dei soli cavalli. L'eserci;:io venne conforrnaLo ad nn co nceLLo tattico: « alla divi~ione è _or~inalo di. girare il ~anco del nemico appoggiato al fiume S_upras h (111gua~a~rl e) per ~g1re a ter~o )> . La divi sion e non possiede alLl'l mezzi d1 passaggio che un piccolo canotto ed alcune zattere per carica.rvi gli oggetti di bardatura, le armi e le munizioni. , Il reggimento cosacc\i i. ( avanguard ia) doveva guadare il corso d acqua a Novodvorez; 1v1 il fiume aveva: oltre 30 m. di larrrhezza· 3 m. di profondilà, per circa IO m. di spazio; velocità. di om~30 ab~ bon c:anLe per secondo; fon do sabbioso e ri ve alquanto erte ed in gombre. TI pa:,5aggio ebbe luogo per plotoni di f'ronte colle rirrhe a dis.Lanza di due c_nvalli , ~ cogli ufficial i al i?ro post~ ; impiegaro!1s1 _27' . Port~tos1 s~lla r~va opposta, rl reggimen to doveva cuo· prt re ti passaggio degli allrt tre reggimenti . Questi traversarono alquanto a monte il nume, il quale ern lat·go oltre &.o m.; profondo m. 3,66, per uno ?pazio di •12 m.; veloce m. 0,32 per secondo, a fondo melmoso e ripe scoscese. Per la natura del terreno adiacente n?~ essendosi potuto per righe, convenne eseguire il passagrrio ind.lVldualmeni.~, un uomo dop0 l'alt_ro; ciò che rit~r.dò assai l'Zperaz10ne. In seguilo alla natura delle ripe, la profondila avendo 01·igine
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RIVISTA
appunto ai piedi delle rive, i CQva lli appena tol ti si dal sito profondo dovevano drizzarsi repentiname,ue, e quindi non pochi si rovesciarono . Pel passaggio dei tre reggimenti furono impiegate 2 ore e non si ebbero disgrazie nè fra gl i uomini, nè fra i cavalli . Per ev itare queste ultime si disposero delle banderuole nel luogo del tran sito: e a valle si tesero delle corde, che davano mezzo agli nomini trascinati dai cavalli di potervisi appendere, ed ai,cavall i di man tenersi nella direzione prestabi li ta. . Durante l'operazione del passaggio s'ehbe a constai.are la poc(t capacità dei soldati nel nuotare un itamente ai cavalli , e nel guidare i cavall i nel l'acqua; molti cominciarono a tirare le brigli e, di modo che i cavalli non potevano sp ingersi avanti; altri s'attaccavano alla criniera e anche mo lto avanti del collo; e persino alle orecchie dei cavalli, invece che al garese; alcuni nuo tarono col cavallo non dalla pa1;te giusta, e la corrente li cacciò sotLo il cavall o; non pochi ab bandonarono i CRvall i, i quali ritornarono indietro. I cavalli più ardenti geuaronsi con impeto nel'l 'acqua, e arrivati nel, luogo più profondo vi s'immersero fin sotto la testa, in seguito di che vennero . abbandonati dagli uom ini, e que,ti furono lravolti dai cavali i.
IV: Lunghe escursioni eseguite da ufficiali della scuola di cavalleria.
Dal comanclanle della scuola ufficiali di cavalleria ven iva a! campo di Krasnoe Selò costituito, il 3,1 luglio scorsO', 'un dr-appello di 10 ufficiali, 9 uomini di truppa e 2-i- cavall i. Questo doveva intraprendere una lunga escms ione coll'intento non solo di acquistare la pratica a giustamente regolare una lunga marcia, ma altresì di fare alcune esper~enze sull'equipaggiamento degli ufficiali. In conformità di un concetto tattico prestabilito il drappel lo do vevà perconere 256 km . toccando e pernottando in date località. Partenza da Krosnoe Selò il 31 alle 5 ant. Tempo d'arrivo: a Vologovo (km.· 3:5 ,1; 2) 9 ant. (ani vò realmente alle 8 3/ 4), alto mezz'ora (realmente 45 minuti); a Bruda (km . 34. '1/ 2) '12,30 pom., alto 2 ore; a Kalitno (km. 27) 5 pom ., alto mezz'ora ; a Rogestvieno (km. 23 ,1; .2) 8 ,1; 2 pom. Tappa di 6 ore. Partenza dal sito di tappa iI 11° agosto alle 2 ,1/ 2 an t.
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Tempo d'arrivo : a Go rki (km . 36) 6 1/"2 ant. (realmente arrivò 7,25) alto mezz'ora (minuti 35); a- Tosme (km . 33 ,112) ,10 1/ 2 anL. (realmente arrivò ,J 1,30), alt.o 3 ore: a Pav.lovsk (km. 35) 5 pom. (realmente arrivò 6), mezz'ora; alle baracche <lella scuola (km . 29) 8 '1/2 pom . (realmente arrivò 9 11/2). · I km. ·122 ·1/2 dalle baracche della scuola a Rogcstv ieno furono pe.1'corsi in ore ,15 ,1/ ?., con stato atmosferico dapprima sereno, poi rinf'resca to cla. un leggiero vento e da poca pioggia. - Le andature furono : ,J O minuti al passo ( 'I km . circa) e ,15 minuti al trotto (3'200 metri). Quattro volte impiegossi il trotto allungato 1l 00 m. al minuto) per ·I Ominuti : ma taleandatura"fu riconosciuta affati ca r troppo i cavalli e perciò il giorno seguente non si fece ·che 1/4.- d'ora al lrotlo. · Pei km . -133 ·I /2 da Rogest\•ieno al campo, invece di ·18 ore, se · ne imp iegarono 19; e ciò percbè, a cagione dell 'oscurità dominante, nelle prime ore·della marcia, convenne far maggior uso del passo , anche a causa di alcuni ostacol i incontrali via facen·clo. Alle 9 1/2. del ,1° agosto il drap pello enLraya di trotto allungato al campo dopo aver fatto 256 km. in ore tO ·1/ 2 : delle quali 27 ,J/ 2 di marcia e 43 nei riposi ; ciò che dà la velocità. medi a di km. 9,600 all'ora. Ufliciali e truppa erano in perfeLLo sta.Lo; dei cavall i uno solo, feri tosi coi sassi durante la. marcia, fu rimandato al campo. Ecco le conclusioni trau.e dall'esperimento; Iniziare la marci a dal sito di lappa facendo 20 minuti al passo. - Partire preferibilmente prima dell'alba. - Abbeverare i cavalli qualche ch ilometro prima d'arri vare al si to di pernouazione o del, grand'alto aflinchè essi mangino più vo lentieri ~urante il riposo: in tal caso un chilometro prima appiedare, allentare le cinghie e condurre il cavallo a mano per le redini. - Alternare le andature in modo da fare 11Ominuti al passo ('I 1100 m. circa) e ·11) minuti al I rnllo ( ·I ·I 00 rn. circa ogni 5 minuti). Nella seconda metà della marcia il trotto può essere allungato fino a percorrere un chi lometn1 abbondante ('I 067 m.) in 4 minuti, ma per ,J O minuti, o al m.,axi,mnm 115 minuti di seguito. Il gran cl' alto avrà la durala di 3 ore, 2 non bastando per far mangiare i cavalli . - Nelle giornate calde rinfrescare possibil mente i cavalli , umellando loro la bocca, e bago:rndo le gambe e la lesta con acqua. Quando le distanze fra i punti destinati alle maggiori ferma te sono mollo grandi (60 verste ossia. circa 6,~. km .), fare una fermata di mezz'ora affinchè uomini e cavalli possano rassettarsi. 0. CEHROTI. ( 1
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ESTEnA
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ORD INAMENTO DEL P ERSONALE MEDI CO 1"El, L" ESE R Cl'l'O
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,.L'ordinamou.to del. personale medico è da parecchio tempo l'oggetto d 1'.npo~t~,.'.t~. ~1scu:;s1oue ~ell~ stam1~a miVitare au:.triaca ; ora I' Organ ~e1 ..lhlita1wischenscha,/lichen Vereuie, c1 presenta le diverse situaz,on~ ciel personale medico nel gran quadro dell'esercito le discute ac,c~~nan~on~ .'.. bisogni e i possibili miglioramenti. Occ,/sione di questa v,.,a cli,,_qu1s1z1one eia pa rte del la stampa è In riapertura cieli' Accademia G,u~epprna, lo s,:opo è di propugnare misure atte a garantire in avvenire un personale medico scelto e me1>Jio retribuito. Il m~dico militare, oltre il conoscere parte scic\Jl tifica dell a sua r.rofes~t0ne, deve sapere _di cose mil itari quanto riguarda alla orgarnz,rnzioue e la preparazione del person11 le e mnteriale sanitario da guerra.
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Il lav~r~ ~i. di~tribuzion~ doli e i_ncombenz~, c~e ri_chiecle studì preliminari, co0 nmoni e~alte di h'.ogh ,, retto cn terw d, calcoli per valutarne persona le, tempo, gmsta conoscenza di ordina me11ti eleo-li eserciti, ~uò farsi sòto iu1 pileo. Come. l'intendenza provvedo al s~o ser~·,z,o _d,. veuo1,ag!iamen t.o, così il corpo sanitario deve già avere sott della sua ,azione . Le att ri' b112100 · 1 · pm ·· . occbw . . ti. probabile . , campo .. . tm po, tan~1 r1g11a.~da?o I az1on~. dt guerra, dove si richiede nel per:;;onale _mecl!co sagllfic,, abnegazione, e grande :i ffet!o al l'esercito. O, n-m la necessità d'1 e_duca:.n~ g1a ·· m · tempo d'I pace· un personale <lhe s t~n1 fo1 m., a concorcl,a cl i idee, s'affiati con tutti i o-radi d'ella · gerarchia med ica , e si Abitui all11 disciplina. Questi o-ermi cli discipl ina d~vono essere piantati nell'età più precoce della vi~ militare cfel medico ._ nell'aprirsi della sua carriera, perchè, coll'esercizio vi si rafferm i; e:'. costi tui:;ca cosi abitunlmente la sua vita. I l medico mi li tare, seuza nu u1en ele1rata della sua posizi o11e, seoza un amore sincero :illa vita .m ilitare, e che preferisc.'I questa solo per il desiderio di lucri,~ non potra portare uu'uti litb re11 le all'esercito. Mezzo per promuo1•ere nel med ico queste doti sono gl i isti tuti o :icc:iilemie milita ri sanitarie, dove colle qualità di cuore, colle cogoi-
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zioni militari, indispensabi li alla su11 posizione, potrit riovigo ri 1·ll lo sue forze fi siche. Le univer:;ìti1 potranno formare dotti medie,, difficilmente medici per gli esecciti. Una scuola milita re quind i pei medici era' già vagheggiata sino da quanrlo la chirurgia · e la medicina datasi la m11no . s'associarono per es:;ere Sludiate in comune, e per e:;sere da un medesimo personale rivolte a benefizio dell'umanità. L' idea primitiva di creare nul l' esercito ,Htstriaco un semenzaio cli medici militari ri:;ale al secolo scorso, al tempo di .Maria Teresa . Istituivasi la scuola cli chirurgia nella ca:;erma Grumpenùorfer per so pperire allo scarso numero di clii rurgi e flebotomi , che forni vano le uni1,ergi tit e che erano considerati pi uttosto come sottnffìciali elle come ufficiali autonomi e responsabili dirottamente uCII' esercizio dell 'arte. loro. - L:1 sr·.110!.1 rii' chirnrgi:i crcat(1 rla Maria Teresa non fu fortunlll:i sia per i pochi ;il lievi , si;i per i scn rsi maestri, come per il concetto, non ben maturato, non ben compreso. Si ern istituit:i 111 :;cuol:i per preparare un esperto persom,le, e si aminettev:rno i fi gli <li mi litari, i poco favoriti dalla fortuna , gli orfani, cos;cchè l'ist ituto ebbe nella sua origi11e l'asDetto di un ricovero, e ?1011 di uu istit11lo scienlifìco. Giu~eppe H, clie vide co i propri occhi lll grandi por,:ite del suo esercito nelIn guorr.:i t!i succesjone di Ba vieni, per t!efkieuza di personale medico, s'appropriò il conccll•J di sua madre, e rico:;:tituì l'ncc~delllia merl ic11 sollo nitro aspetto. Dotato di larghe veduto, aiulato rlnl consigl io del suo 1;hi r11rgo pri mario, l'italiano nrnmbillc1 , m:iudò medici per studiare all'estero, fece venire cln Firenze le forme umane modeliate in cera per potervi studi:ire, alzò uno staliilimento, tra il 1783-85, eia p:ireggiare la fama a cui doveva aspirare, e lo inaugurava col nome del suo fondato re. Vi chiamò all 'i nsegnamento i migliori maestri, diè (acoltà al i' istitulo cli laureare medici, e presto il nnoYo studio cl ireone la universitit metlica più apprezzata d'Enropa. Il maggiore Know sct'ivendo sul servi1.i.o sanitario ùegl i e:;erciti, dice: « che I' ac('aclemia Giuseppina è da cita rsi come uno dei più « grandiosi faui dell'epoc.'I di Giusoppe H ; essa s'acquistò ben a ra" gione fo fama cli tnllo il mondo civile; essa sola ha il diritto di « ornarsi di un alloro non meritato da qualsiasi altra istituiione; ad ,< essa spetta il grande morilo. di nver sollevala la chirurgia dall'11mile • suo stato, di averla nobilitata, e di avere in Germania svegliato uu « gran culto, liberandola tlai ceppi in cui tra stata fi no allora t.enula » . L'accademia Giuseppina raffermò l' innesto della medicina e della 1
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chirurgia, e per la prima volta, sollo l'egida di questa isti tuzione, le due scienzf:l comparvero ad operare in pieno accordo . Questa isti tuzione, che ebbe un periodo di spletHlore, non potè evi tare grnndi guai sus..:itatile ' da molte circostanze, ma più cli tutto dalla gelosa invidia delle università. Tre volte, in epoche diverse, venne cl1insa ('I 820-22); ('18<i-8-'18til~) ; (,J874-·188a-), con ragion i orpella te d'economia. In questi tre interregni si mostrò sem pre la uece5sità che si riattivasse; non mai però fn cosi viva come adesso la discussione, circa il modo .di ordinarla e di disciplinarla. Le inno'vazioni pel servizio saniwrio introdotte in tuui gli eserciti europei, la maggiore autori tà dat,\ al personale medico nflla gerarchia mili tare, e forse le an tiche avversioni che mal si celano contro é1uesta istituzione, hanno folto della questione sanita ria · uu importante argomento di discussioni vive, appassionate dagli interessi che vi si legano, e dall'amor proprio che vi si troYa irn.peg1rnto . Le prime di.vergenze, che si manifesta no sull a i:;tituzione dell'accDdemia, sono sul le attribuzioni del co,manfante; perchè queste sarnnno le basi che dovranno dare for rnà e tuono a t.utto l'ordina mento del personale 1ùedico dell'esercito . Deve egli essere comandante e direttore ad un tempo, avere cioè prerogative militari e diri 0rrere assieme il cul to della scienza medico-ch irurgica? Il capo dell'accadem ia non so lo deve essere dotto medico, ed avere un nome influente tr.i il persona le sanitario, deve conoscere ancora la disciplina mili tare, essere energico per esigerla e per mantenerla, avere spirito ed aspetto ni.ilitare, dicono gli un i. Altri invece affermano che le attribuzioni m.ilitari sei·vono solo a distrarre il nuovo conrnodante dall'attendere a fa re dei buoni medici, e che esso, suo malgrado, si troverà nella necessità di trascurare la scienza , che deve essere il cardi ne del nuovo istituto. A confortare queste sue asserzioni l'au·tort: cita la gcuola d'applicazione militare italiana , dove il comandante essendo investito della duplice attribuzione, della disciplina e della coltura scientifica del personale, ne avviene, che per attendere alla prima, trascura la secondo. L'autore dell'articolo non si esplica chiaramente sulla cou,,enevolezza cli riunire le due attribuzioni e preferisce citare esempi di istituzioni consimili stabilite ;ili ' estero. Gl i allievi medici sono ìnscriui in Francia alle università, assistono alle lezion i; un apposito medico dell'isti tuto dà loro istruzione di chirnrgia medica militare, ed a~siste · ai loro esami. Questa istituzione creata nel ,188·1, dice l'autore, lìuora non ha ancora. avuto tempo per mostrn re se essa potrà durare. Sempre coll'occhio rivolto alle attribuzioni militari, l'autore parla quindi dei medici dell'esercito tedesco. Sono chiamati a diri l!>o-ere uno •
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ospeda le quei medici che dal generale mt>dico siano riconosciuti forniti di qualitii militari e di abilità medica speciale. I medici direttori d'ospedale hanno su l personale il diritto di pun izione concesso al comandante di compagn ia. Il personale inferiore dell'ospedale è amd:ito . ad un ufliciale apposito comandato, che ha gli obblighi e i. doveri d'un comandante. Agli ospedali mil itari stauno per 6 mesi i volontari d'un anno destinati a divenire medici militari, che aspi rano a questo grado, purchè ottengano note caratteristiche fovorevol i per qua lità mil itari . Pari accertamenti di qualità militari debbono ottenere i medici borghesi per essere nominati uflìcia li medici di riserva . I medici militari russi non confort.apo gran, che l' idea di nominare i medici ufficiali del l'esercito; i medici sono im piegati nel servizio sanitario, e formano con quei dell'uflìcio d'intendenza un personale preponderante nell'amministrazione mi litare russa. L'autore biasima i medici russi, i qual i, henchè avessero fatt i preliminari studi i sulle zone cli guerra della carnpagua del 1878, non ne trassero poi profitto, e così miglia ia cli vittime, che potevano essere salve, furono sagrificate. Il cot'J)O sani tario medico deve essére un corpo a sè non solo per l'interesse e per il prestigio propriq1: ma anche per la iudispflnsnbile responsabilità del!' esercizio. E questa responsabilità deve nascere da , un suo ordinamento hen regolato, e da un snggio ed oculato indirizzo nell'a$secondare 'lo svi luppo delle operazi oni . La riapertura dell' accademia Giuseppina trae con sè altre misure ·secondarie collegate intimamente col benessere del personale medico. L'esercizio della professione medica nelle guarnigioni fn sempre l'incentivo primo, che detenninò i· medici militari austriaci a licenziarsi dall'esercito. La permanenza nelle guarnigioni produsse le maggiori dimissioni, si cercò di conciliare gli interessi dei medici col le esigenze e convenienze del servizio: non sempre si riusci .... È decoroso che un medico del l'esercito sia a disposizione del pubblico, che ha l'apparenza di dare ciò che lo Stato non può? Sta bene che un medico iù divisa si faccia il servitore del pubbìi co, e che vestito in civi le, per cupidigia di lucro, rinunzi al prestigio dalla sua divisa? Proficua cosa e cerLamente che il medico studi, fuori clella vita speciale dell'esercito, i molteplici aspetti dc' malanni a cui va soggetta l'umamtà., e che li studi e li analizzi nelle classi di popolazione, che per abitudini, nutrizione e fa tiche sono beo al tro del soldato ; è utile, perchè e.osi può fare tesoro di queste esperienze e di questi studi a beneficio !iell'eser~ito; ma questo esercizio di professione non deve tornare a scapito dell'esercito, a (;U i i medici sono legati. Questo permesso non
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è concesso nell' esercito francese; nell' eserci to italiano, per fovorirlo, si e concesso l'uso del l'abito civile. Ncll'e:;er-.;ilo ausLriarn il ~crvizio del medico militare tra la popolazione è uua delle fonti più l.ucrntive e più ricercale dal per:;oriale medico. In quesLo, convieu dirlo, vi sono altri gravi difetti d'origine, poichè essendo gli atttrnli medici stati educali cd allevali al!' antica accademia Giuseppina, non tutti ebbero coltura, istruzione quale si sarebbe da1a ad un personale di allievi che si fosse scello per intelligenza e non per favo ritismo. Il Ministero della gnerra iutnnto, dico la Welw Zeitwrig, per intervenire con più solleciti provvedimenti a migliorare il per~ona le, ha allargato i quadri, stabilendo: ,i, generali me1lici, 2-~ colonnell i medici cli Ja classe, e 30 lenenti colonnelli medici di 2a çlasse; 9~ maggiori mcclici ; 39·1 capitaui medici di ,1a classe, e ,f 95 ca pilani medici di 2a clt1~se; e H-2 tcne:-iti rn '.ldici. Da tempo le condizioni dei medici del !' esorcilo austriaco souo anguste, · e l'autore riporla il di scorso d'apertura 1enuto nel ·1854., che quadra a cappello colln situazìone aLtuaie mantenutasi identica dopo UD tren tennio. " 11 più importante 11rgomento per determ inarci a instituire uno « s1.abilimento militare proprio, a sè, n115ce dalla questione; quanto « sia necessario che il medico militare in campagna sia anin1.110 da << spirito mililarc, che non può impararsi sui lihri, ma che deve in« coo trarsi per ed ucazione. « In verità nn medico che sappia solo visitare ed ordinare, è poco « utile al corpo militare; solo un sollecito, pron10 ed abile .sen·jzio· « può creare <Jnestc parole di medico militare . « lli:;ogrìa es$ere vissuto i11 questa vitn cli ferro (la militare) assai « presto, per poter· operare utilmente, per non venir mai meno e <• progredire sempre. Il pensiero della libertà, che aleggia nelle alte « scuole civili , si chi11a ;olo con s:igrificio alla durezza milit(l rr, e « il sentimento delle incomodità, che 11 0 provengono, toglie all'aLti« vità l'impulso di un piacevole lavoro». Chi nella ternpestn delle ,,ue pretese cerl'a nella vita mi li tare solo una sodd isfazione del suo interesse, nou porta nell'e3ercito ciò che è più importante, e che più cli tutto dovri1 eleva re il sno spirita - l'amor per In sua posizione . e nu cnore .pcl soldato.
I FRANCESI NELLA SENEGAMBTA
All'estremità occidentale del!' Africa, a nord del cnpo Verde, in faccia alle isole di egual nome, sbocca il Senegal, che O(lSCe in un gruppo di monta«ne· poco elevato, ma intricato ed esteso, dal quale partono verso ov;st vari corsi cl' acqua, la Gnmbia, il Riogrande, la SierraLeona, il Misurado, con direr.ione più o meno parallel~ al Senegal, e verso est il gran fiume misterioso dell'Afric(l occident1,le, il N(ger. Tutto il versante occidentn le del detto massiccio, che comprende 1 bacini del Seneaol,· della Gt1mbia e degli altri minori fiumi sopraccennati, d'. prende il no;c _d'. Senegambia. È paese col~ino~o, va_ri~to e acque; il sole v1 e ardente a causa della lat1tud1uo (t1a 11 ,f 8 e 180 ) '. ma a rendere l'afa più soffocante influisce il vento da est, che v1 arriva dopo r,vere attraversato tutto il continente africano. Allor11 il termometro sale a 50 oaràdi all'ombra. Le pioggie sonovi abbondan. tissime e questo misto di calore e di umidità est~oma, me~tre riesce micidiale alla salute degli Europei, dà alla vegetazione un vigore prodigioso. Vi s_ono foreste gigantesche, vi crescono con facilità le_ p_iant~ aromatiche, la C(lnna da zucchero, il tabacco, tulle le produz1on1 dei paesi caldi. Tribù vnrie di razza, costumi _e colori_to, abi tano questo pnese; la maggior parte barbare, alcune sem1s~lvaggie, e, com_c sempre accade, Lntte nemiche fra loro. I meno addietro sul camm1110 della.. civihà sono Arabi imbastarditi, musulmani di religione; esercitano l'ngricoltura e la pastorizia cd abita~o in ".-ili aggi; gl_i_ altri son~ _negri a diverse gradazioni, parte ancora ,dolatrr, parte g,a ~oovertt11 allo islamismo, che fa coutiuui progressi; esercitano l(l caccia e la pesca e fauno anche il commerciante, vendendo pelli, denti d'elefanti, gomma ed altri prodoui equatoriali. . . . .. I Francesi miserq piede nella Senegamb1a ll1 prmc1p1c, del secolo decimosettimo (162,6), o::cnparono vari punti luogo il corso del ~eneg_al, fondandovi banchi, e caso commerciali (comptoit-s), e alcuo1 forti a difesa. La capitale di <Juesti stabilimenti è San ~ouis, alla foce del Senegal, sopra un isolotto ~ormat_o da_ due !)ra~c1 ?el fiume , c?n ~n porto, una fortezza e ~5 mila ab1tant1 fra md1gem ed Eurore1. R1-
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monlando il Senegal :;' incontrano poi llichard-Toll posto fran cese, Dagana capitale dello Stato del r allo e posto francese, Podor stabilimento francese, Bakel (3000 abitanti) sta bi limento francese difeso da uu forte ccc., ecc. Salvo S. Lonis, che può chiamnr~i cillà, f! li altri. luoghi ma :vrolomr , . soprannominati non ~ono neppure vilh11roi, DC <lf' raz10 1H e1I misere capa11ne. Il fiume che li bagnn costituisce la prin cipale via di 1:om unicazione, ha circa ,1600 chilometri cli corso e ,1ltre un chilometro di. larghezza, è imbar:11.z:1to da numeroso c;itaralle e navigabile per buon trullo solo nella srngione del le pioggir,. Riceve nella parte superiore molti nl'flueuti poro n:wiga hili, e 11cll'inf'eriore lo scolo di vari laghi; shocca in mare per una larga foce ingombra d'i~olo e rli sec0he . . Snlln Gambi.1 non hanno i Francesi ;;Labilimen to rimarchevole; ne hanno qualcheduno gl' Inglesi; sul Rio-Grande, Sierra-Leone e 1\Icsurado, ne lrnnno gl'foglesi e i Portoglwsi. I possessi frau0esi uel Sencgnl, quantunque anti0hi, :icquistarono r1ualch13 importanza solo verso la metà di questo secolo, sotto l'amministrazione del colonnello Faidherbe. Egli vide che alwni posti , p~rclnti in mezzo a popol:izioni ioclipendeuti e nemiche, se potevano Y1vcre, non potevano prosperare; perciò 11vutnue l'autnrizzazione e i me7.zi del Governfl fnrn cese, cominciò a farsi largo , trattando e "Llerrer:raiando coi capi indigeni ripnari del Senega l. Così in poco tempo i F~ancesfd ivennero padroni dell'intero corso del fiume 1), a mantenersi tali, costruirono riua e là molti fortini. I così cleui regni cli Unlo, Guoy, CayOI" e D1 mn r (con una p0polazione complessiva di 250 miln abitan ti) divennero tributari, soggeui, o protetti della Francia; la quale vi mandò per guori1igione normnle le seguenti truppe: 5 compagnie di fanteria di mariua; 2 battaglioni di cacciatori del Senerrnl· I') > ·1 plotone di S[}ahis, distaccato dal!' Alrroria o )· 2 batterie di artiglieria di marina. Nel porto di S. Louis si trO\'a ordinariamente un incrociatore rli 1• classe, con 500 uomini fra fJC[ uipaggio e truppa du sbarco. Fio0 a novembre dell'anno scorso vi fu l' incrociatore Alagicienne, che venne poi rimpiazzato dall' Heros. Grazie agli acquisti del colonuello Faidhr.rbe e ;\i provved imenti di sicurezza del Governo francese, le colonie fran cesi nel Senegal el>bero un leggero numento e condusserò nua vita meno stentata. Il loro comqiercio consiste $pecialmonte nell'esportazione di pel! i, nvorio cd oro; ma il guadagno compensa magramente le fatiche, i pericoli e V
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il capitale impiegato. Il Governo poi è ben lungi dal ricavarne le spese. Il nemico princip::1le che l'Europeo incontra in quei paesi è il clima che ogni anno uccide il ,1i per cento dei nuovi arrivati o non risparmia gli altri. Per il che le case di commercio si trattengono dallo inviare colù _rappresentanti, che naturalm ente vogliono essere pagati in propo rzione del disagio e dal rischio a cui si trovano esposti. Il Gornrno francese, non potendo migliorare il clima, pensò di ngevolarc il commercio, estendendone il campo ed :iprendogli nuove vie. Dietro la cresta da cui nascono il Seneg:i l, In Gambia e gli altri fiumi sopra nominati, scorre a semicerchio la Dioliba o nito Niger. Il corso del Senegal, so rosse navigabile fiu presso le sorgenti, sarebbe la strada più breve per giungere al. Niger, ossia al ·bacino più vasto e popolatp cieli' Africa, dopo quello del Nilo e fo rse del Congo. Non essendo 11avigabile, può fare lo stesso uffizio una strada che lo costeggi, meglio ancora una ferrovia. La costruzione di questa fu l'impresa intorno a cui larnrarouo, con poco successo, i Francesi negli ann i 1882 e 83. Affrettiamoci però a dire che lo scopo vale la pena. Si tratta di fore 1fol Senegal la base d'operazioni per aprirsi nno sbocco su Tombuctu, la granqe città dei Xegri, il centro delle popolazioni del Niger, calcolnte a più che una cinrrunntina di milion i. Si tratta far pnssa re per tale strada il commercio d'importazione e d'esportazione di un mondo quasi inesplornto, e piantare nel centro di questo la bandiera francese. Considerando Kaies (o, comù trovasi su alcune co rte, Medina) qun le punto a cui si arresta la nnvigabi!ità del Senegn l, si deliberò di costrurre dn questo punto UDI\ ferrovia che, passando per ffoFu lab6, gi ungesse a Bamaku sul Niger. Sono H 00 chilometri cli ferrovia da costruirsi in un paes" che non presenta ostacoli nnturali grandis~im i, ma pri vo assolutnmente di tutto e in mezzo -a popolazioni nemiche delle strnde, anche più che dei francesi; comprendendo i Negri che la soggezione sarà sempre uomiunle, finchò neppure nna s1rada solchi il loro tenitorio. Contempo.rnnca.mente a quella da Medinn al Niger, si rloliherò una ferrovia costale da S. Lonis a Dakar, stazione vicinissima al capo Verde. La costruzione di questa venna concessa nel una società pnri g ina; l'ol tra doveva ccistrnirsi direttamente dallo Stato .. Benchè i rel:iti,•i crediti fossero votati nell'autunno-del 4880, pure il pri ncipio tlei la\"l}l'i si ritardò fino al "88x, forse a fine di ultimare gli studi ,l pi) a111.:,Jt\l per npprestare e tr:isportare ~ul luogo gli operai, le prorn~ioni, le nrncchine e gli strnmenti. Pcrcl1ò poi
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l'impresa avesse probabilità di riuscita era necessario rendersi padroni <lei territorio fra Bafulabè e Bamak u, cioè a <lire c-0strurre e presidiare una serie di fortini, lungo la linea della futura ferrovia. Il che rd1iedeva aumento di spesa e perdita ùi tempo grauùissima. Le prime difficoltà naturalmente s'iucontrarouo nella resiste1tza dei capi negri, di cui le ferrov ie attra1•ersavano il territorio . A quella del littorale si oppose Lat Dior, re del Cayor. Irnperocchè qu esti sultani negri, che hanno per capit3fe un mucchio di c.ipanne, si chiamano re, · onde quando uno di f'ssi per amore o per forza si sottomette .i i .francesi, allora leggiamo nei giornali che la Francia ha, esteso il suo protettorato, o il suo dominio, sopra uu nuovo reame . Dunque questo re Lat Dior, già cacciato da Faiùherbe e poi, non sappiamo come, ritornato, non voleva ferrovie nel suo regno, e la societil parigina che ,,veva avuto l'incarico di costrnire' quella !lei Jittornle, protestava di non poter soddisfare al suo còmpito. Il 24- dicembre ~882 il colonnello Vendiling, con 3000 uomini, . mosse d:i S. Lonis cc.ntro Lat Dior, che, colto all'improvviso, fllggL verso il sud, ma tornò subito appena i Francesi volsero le spalle e scacciò un altro re, che questi avevano messo al suo posto. Fu quiudi gioc;oforza. allestire un'altra spedizione più grossa della prima. Nello aprile del ·1883 il maggiore Doods con 800 uomini entrò uel Cayor e lo percorse in tutte le direzioni, battendo i nemici delle ferrovie ovunque li incontrava e dando esempi come s'usa in quei paesi; la maggior parte dei partigi11ni di Lat Dior posò le armi; i più ostinati ebbero, in maggio t 883 , una sconfitta, dopo la quale il re stesso per qualche tempo disparyc, Allora i lavori della ferrovia si rioresero e continuarono con grande alacrità, pér modo clic il 27 luglio Hl83 venne inaugurato il primo tronco Dakar-nufisque, e prima che finisse il 1883 altri 1 00 chi lometri di ferrovia si trovavano in costruzione. Ma ben altrimenti andarono le faccende colla ferrovia dell'internò, che deve mettere in comunicazione la valle del Senegal con c1uella del Niger. I negri Dakhai, il cui territorio si stende a cavallo dei due bacini e che, dal 11880, si sforzano d'impedire ogni comunicazione tra l' uno e l'altro, si opposero subito al la,;oro. Probabilmente. questi ~egri delle sorgenti del Senegal non ,,aJgono molto più che quelli delle foci, nè il loro re, di cui non sa ppi.imo il nome, è molto superiore a La t Dior, ma il terreno montuoso, senza strada e la distanza dai luoghi d'approdo, rendono più difficile l'impresa di sottomeuerli. In dicembre 1882 partirono dalla Francia considerevoli rinforzi per le guarnigioni del Senegal.
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Il 7 oennaio ·1883, il colonnello Borgnis-Desbordes radu nate in Kita '2 :ompagnie di fanteria di marina, 3 compagnie di cacciatori d~I Senegal, •1 batteria l~ggera e un plotone di spahis, si mi~e in_ marcia verso il territorio dei suddetti Negri. Il ·13 stesso mese giunse a Basubè e il •I 6 era davanti a Dadabe. Qui la colonna dovette fermarsi perchè la popolazione aveva sbarrato il passaggio. 5i fece avanzare la batteria !l si cominciò il fuo co contro il muro o il paraavevanÒ inalzato e bastò un'ora e mezzo per apri re pe tto che i Neari 0 • \a breccia. Alle 14 antimeridiane i Francesi diedero l'assalto aI v1·1Jagaio e vi entrarono. Ma dentro allo stesso dovettero combattere accanitamente di tugurio in tugnrio, e pagar cara la conquista . Forse non fu prudenza g~ttorsi in quel lnberinto di capanne, dov~ h, tr_uppa non potè far valere la sup~riorit.à del suo armamanto; altrimenti non ~i saprebbe · come spiegare le perd~te. dei F.rancesi, ~ _qu~li, se?o~d~ le proprie relazioni , ebbHro 2. uffic1ah morti e 3 fent1, o uomrn1 d1 truppa morti e 4-3 feriti. Perdite gravi .rispetto alla forza della. colonna, gravissime se si considero essersi toccate nell'attacco d1 un villaggio di Negri, che o non hnnno fucili, o_ ne hanno alcuno_ vec~ chio e di scarto. Naturalmente il \abirin,to d1 capanne fu bruciato e dei suoi abitatori chi non riuscì a scappare restò a mordere le ceneri. La colonna prosegui la sua marcia e il ·1° febbraio raggiunse :Bamaku sul Niger, meta del vinggio. . Qui si presero tosto le disposizioni per costrurre un fortrno, onde rendere l'occupazione permanente e sicura; mentre una parte della truppa lavorava, un'altra stava a guardia. ~e tri~ù vicine_ non ce~: sarono di fare OO'ni sforzo per disturbare I lavori e costrmsero pm volte i Francesi~'\ lasciare la pala e prendere il fucile. Il '2 aprile 1883 sei chilometri a sud di Barrraku, ebbe luogo un combattimento, che durò quasi due ore, nel quale i Negri furono respinti, _mn i Francesi perdettero 18 uom ini. Un altro ebbe luogo il 5 dello stesso m~se presso )farigot-Dondoko, un altro il 42 presso Baku-Mausa. L'esito fu sempre lo stesso, :rnzi migliore pei Fran?esi, ch<i ~orse pr_olìttarono dd le lezioni prececlenti; nè poteva essere diverso; ttrando in c~m?o aperto, il mo,Ierno fucile ha, ~ulle . a~mi_ dei _Ne?ri, una supe:writà che niente può bilanciare. Agli ult1m, d1 nr:•~e li fort~ ~ra ~ltim_ato. Non è forse inutile osserv11re che, per nem1c1 sprovv1st1 d ~rm1 da fuoco, ogni recinto è un forte, e ciò spiega la facilità con cui venne CO!ltrutto il cosidetto forte di Bamakn. , . . . Il 2.9 apri le 1883, approvvigionato !l forte_ e .1asc1atov1 presidio, la colonna di spedizione si mise in marcia per il ritorno, dopo avere co-
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miuciato. l'impianto di un~1 linea telegrnfica, la quale non troviamo che· abbia mai giovato, forse perchè la distruzione alle spalle ha proceduto di pnri passo coll'impianto. 11 17 maggio dW.a colonna fece soggiorno in Bafulaqé e il 2 giugno fina lmente raggiunse il luogo d1 partenza ,· Medina, decimata .da l tifo ass::ii più che dai Negri. Essa area perduto oltre· la metà del suo effettivo. Della ferrovia,· la cui costruzione doveva proteggere, eransi faui appena ·19 chilo metri, fra cui la sal ita all'altipiano del Senegal, unico tratto che presenti grandi diflìcoltà. Con decreto del 27 marzo 11883 essendò stato ordinato éhe, al ritorno della colonna di sped izione, le guarnigioni del Senegal fossero poste sullo stato no·rrnale, 3 compagnie di fanteria di marina s'irnbar- ' carono i primi di luglio a S. Louis, per tornare in Francia e, -dopC> subite le debite quarantene per il tifo che portavano appresso, furono ammesse o sbarcare a nochefort, rid~tte a poco più di 200 uomini fra tutte tre. · Intanto al Seneg,11 l'umore dei Negri non si metteva al lo stato normale come In forza delle guarnigioni. In agosto Lat Dior si rifaceva vivo uel suo antico reame; un altro p:-etendente, certo Bu-Baker, insorgeva nel vicino territorio di Laos, men tre i Negri del tenitorio dr B.:ikhai minacciavano la stradn di B11rnaku e il ·nuovo forte. Erano fenomeni· del In stagione delle pioggie torrenziali e, al fìn'.re di questa, quasi scomparvero; ma scorn parvero. pure con essi i ,t 9 chilometri di ferrovia, perc~è le pioggie avevano rovinati i terrapieni, esportate le traversine e sotterrate le rotaie. Frattanto in Algeria e in Francia erano stati arruolati nuovi lavoratori, che, imbarcati il 7 ottobre, giunsero a S. Louis nei primi dr novembre e di là furono spediti a riparare i guasti .delle pioggie. Il generale Trentinian, comandante delle forze frari1;esi che si· trovano nel Senegal, si portò sul luogo dei lavori per ispezionarl i e assirnrarsi personalmente delle condizioni degli operai : Contemporaneamente, per ·decreto del i- settembre, si ordmò l'invio nel Senegal di '.2 compagn ie di fanteria di marimi, che s'imbarcarono in ottobre e giunsero in ùovembre a S. Louis. Di qui mossero verso l'alto Senegal allo scopo di proteggere i lavori, e strada facendo, trovarono Bu-Baker alle prese con Negri suoi nemici; onde entrarono in lega con questi e unitamente ad essi sconfissero Bu-Baker presso ~fodina in Lao.s. Quando in Francia si conobbe il risultato delle operazioni e dei lavori fatti nel Senegal, vi fu uno s1;oppio di malumore. Si disse che que~ pochi chilometri di ferrovi11, mezzo distrutti dall'acqua, erano costati più di un milione ciascuno, senza calcolare il · trasporto d'andata e
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ESTERA
ritorno decrli operni; si dis,e che i 1:ivori devono ogni anno . es;ser: interrotti ~er vnri m~si, durante i quali, pioggie_, ~egri e animali feroci distrn!.!"ODf• ciò che si è fatto; che da tre anrn si espo'.tavano pel,?enegal "'1~omini e danaro e s' importn\·ano tifo e_ febbre ~1al111; che l 1m~ prn5 a finalmen te era un'utopia, una lotta cogh elemenll'. e che ?.:i:anu acrli elementi è lecito ritirarsi. La Cnmera dei deputati, ~ cui ~olla n:e del 1883 il .Governo richiese denari per conti nuare I lavon nel Senegal, re,,pinse 1::1 domanda UH dicembre ,18~3). , , , ~fo il Governo non si diede per vinto e la npresento nel me~e ~~ guente; questa fu p0 r un credito straordin~rio di _3,5_00,QO?, .sul b1la n1;io del 188/i., onde ultimare il tratto d1 ferrov ia rnt.: on11nc1?to _do Kn ies a Bafnlabé, e tru1;ciare indi fin o al Niger una strada ordina ria: ·Unito alla dom.:incla , di credito, il ministc~ro presentò un rapporto dei lavori esecruiti e il conto delle spese. Il rapporto comincia col me:~ere 0 iu diiaro che l' impresa fn deliberata col lo sco p? di giunge1.'e àl N'.ger prima di ogni altra nazione europea, e render? padroni d1 qn:st a~teria riel grandr. Stato di cui Tombuctn è cap1t:ile e dov~ I.a liranc1n troverebbe uu vasto campo alla sua _attività e alla 5ua ~1ss10ne CI ".1lizzatrit.: e. Fa in seguito ri levare oomè i risultati ottenuti, ~1:1 l~~ad? le immense dirficolt11, non ;;ieno privi d'impot'tanza. La Francia se piantata a Bnrn:iku su l Nige:-; ba di fron te Stati rnus1tlrnani , che ve.don~ con inquietudine i suoi progressi, ma è pure 1;ircoudata da popoli dati al feticismo, docili, facilmente ~ssirnilabi_li; ~he le sapr~ nuo ~rad? d'. aver posto un termine al le v10lenze dt cui sono vittllne,- Graz'.e a~ forlini e ai corpi di guardia stabili ti di cento LU cento chilometr'., s1 può oggidì percorrere, con sicurezza, una li nea di. /i.50 ehilometr_; da I Senerral nl Nicr~r. L'impero fondato nel Sudan occidentale da Um:rrel-H~dfi è in °piena decadenza, i segui ne sono evidenti, la dis;oluzione è 1;ominciata, il frutto è maturo, ecc. ecc. Così dice il rapporto. Il conlo delle spese tende a dimostrare .eh.e la ferrovi.:i costrutta costa apparentemente pi1:t d'uo rnil ,one al thtlo~eti-o, perchè si è caricata sopra di es$a la spesa dei forti_ni, e quella delle spedizioni mil itari, ·e delle missioni polit,iche, a~ent1. per. scopo di ngevolarne In costruzione; nonchè quella del m.:iter1ale, J! CUI costo dovrebbe essere computato sull'intiera linea o almeno sopra un tratto as:;ai più lungo del costrutto. . . Dagli allegati uniti a questo copto ri:;u ltano co.se cnnose: s1 trova p~r esempio che la profumeria parigina st:i.ta chwm'.1ta a d~re per vari~ mi"liaia di li re de'suoi pro:lotti, destrn.:itt a solleticare I odorato dei Ne~ri . I giornali si lam,rntnron,) di gr:i vi irregolarit:1 1:;1 e ~i ri ~contra-
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RIVISTA ESTERA
vano in qwil cout,>; ma pare che il ministro della marina abbia dato, in seno alla commissioné, le spiegazioni occorrènti. Il fatto sta chè la domanda di ,c;redito venuta in1rnnzi alla Camer,i, venne approvata- senza contrasto sul finire di marzo 188,i-. I lavori, che non erano stati interrotti, malgrado il primo rifiuto dt31 credito, si proseguirono con maggiore attivitil. Si allestì un'altra colonna di spedizione a Bamaku s11nile per forza e composizione alla precedente. Questa incontrò. per via le stesse febbri e meno Negri, e giunse a Barnaku il 3 aprile. Dai dispacci del suo comandante (colonnello Boilévé) si rileva che la strad11 ordinaria nell'aJ.to Senegal è a buon punto, cosicchè la cavaHeria può già marci:irvi comodamente per q·uattro. A Barnaku si approvvigionò il forte, si diede il cambio alla guarnigione e quindi si tornò indietro rilevando per via i corpi di guardia. I Negri si tennero sempre a rispettosa distanza; due o tre volte si arrischiarono di :ittaccare il traino, ma furono semrre respinti. Una particolarità degna di nota è questa: da un dispaccio del detto comandante si rileva essersi im piantato a Bamaku un piccolo cantiere di costruzione, per cannoniere, e doversene varare 1rn:i nel mese di giugno; pare che nello stesso tempo un'altra fosse rimorchiata su per il Senegal, onde farle poi traversare, smontata, la linea dì displuvio. Per ora sono forse esperimenti; ma se la Francia riesce a mettere, sul Niger, una flottigli:i, è certo che le sue future imprese, nel Sudan occidentale, ~aranno molto agevolate. Secondo le ultime notizie il tratto di ferrovia da Kaies (Medina) a Bafulabé progredì molto negli ultimi mesi dello scorso e primi del corrente anno; oltre 80 chilometri si dicono già ultimati. Récentemente però un grave incendio distrusse i magazzini del materi·ale, recando cosi ai lavori un grave rit-ardo. Anche sulla femrvia del littorale, di cni parlammo in principio, si è .proceduto in questi ultimi tempi con relatiYn speditezza. Ai primi dello scorso giugno, l'uno dei due tronchi· di dett" ferrovia si trovava già spinto fino a Thtes (10 chilometri da Dakar) e l'altro fino :i Luga (60 chilometri da S. LouisJ, non restando se non ·120 chilometri circa a comp iere l'int;era linea E sopra questa, come su rru,ella dell'interno, si lavorava attivamente per assicurare il già fotto, prima che arrivi la stagione delle pioggie. C.
MANFREDI,
capitano.
ID~E DEL PRINCIPE HOHENLOHE INTORNO ALLA
CAVALLERIA.
he B (,,.,::::;1':r~a) _
"I VibtJr "•"nlltJrie. (Lettere niilita·r i, serie prima. DeUa ;r:f~ip~ 01 HOHEl'LOHE-ll'iGELFIN<.rnN, generale della .fanteri~ ò._la 1 d. s ~! \'lm1ieratore di Germania. - Berhno, S1eofned ,
. aiutante '. · genera e 1. . . smte, Mittler e figlio, i88.I.. pag. _iv. (i50).
.
Le sollecitazioni di persone amiche hanno _i~douo il ~rinci~e ad acqmstata esporre al pu bbl .. ico 1·1 frutto dell'esperienza m1htare . I · tm 35 d. , . ·o E• "1·, come dice nella prefazione, non rn stnna o op. anm I sei v1z1 . <> , • • • • • • ortuno di raccontare le sue vicende m1htan. lU . forma d1 _M1m~orie, p rr1odo •s·1 sarebbe' spesso trovato • Hl chsaccordo dsia I'coi rap-. pert\I1e. .IO tal < . ·t' urlìciali sia colla realtà delle cose..Infattl nel tumulto. eg ,_eventi poi , , . I . t·ealtà .è ben diversa da ciò che si vede e s1 ode lll pro, . · · d' · guenesc 11 ° posito. E siccome nel campo pratico egli formulo 1 suoi g,_u iz~ e re~ olò le sue azioni a seconda dell'impressione avuta per via d1, que ~he vide o udì, le sue Memorie uon .avrebbero avuto che un , al ore
l·:
individuale. · . d' I t . d I a Perciò ha preferito di esporre le sue idee ID forma .' et e1e e 1 . , . ·ato prendendo ·per tema l'impiego della cavalleria, della quale mcomrnci · d , · · modo spearma il Princi pe ebbe uegli ultimi tempi a occuparsi m ciale. . . Q esto tema è svolto in Yenti lettere. \ . ·n cui sono esposte le idee generali sulla cavalleria, Ne a pn~a,. I col deplorare le recenti vivaci polemiche su tale l'autore commcia ' . . I' le quali· per fermo non contribuiscono a cementare t vmco I argomento, di solidarietà fra g1·1 ·,ud·1,,1dt1·1 d'L uno stesso esercito, che, sebbene ap-
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IDEE DEL PRINCJJ>g lJOHEN!.OHE
INTORNO ALLA CAVALLERIA
partenenti ad armi diverse, devono essere sem pre disposti a sacrificarsi volonterosamente l'un per l'altro e lulli per la patria. Chi , 6asa11dosi sul fauo che uu cavaliere costa all'erario quanto dieci fanti, dice che facendo a meno di 20000 uomini di cnvallena si potrebbero mettere in .-irmi 200000 mi la fan ti di più, emc.ue un giudizio destituito cli fondamento; invero se su:la totaliti1 degli uprniui obbligati al servizio mi litare se ne assegnano 20000 alla cnva lleria, dando loro una destinazione diversa si potrebbe numentare di questa cifra il numero dei fon ti <:l risparmiore una quantità di danaro, ma con questo noti si potrebbero cre:1 re gli altri ,J80000 nomini. Nè meno illogiche sono le esagerazioni nel l'altro senso. Perchè le cose procedano razionalmente fa d'uopo che la forza delle varie armi sia armonicamente ripartita s·et:oudo no certo rapporto determinato in base a criteri speciali , fra i quoli è <la annoverare il numero dei caval li atti alla guerrl"l che si possono avere nel paese. _ La seco11d:1 lettera, colla opportuna citazione di rnolti episoJ.i, mette in rilievo la parte brilh,ute avuta dalla cavalleria tedesca nei successi del ·I 870-7-1 . . Parlando dell'avanscoperta, dice che quest'impiego delln c1.m11leria ora parn una cosa tutt'alfatto naturale, ma die in real tà per l'addietro non ci si pensava; si mandava bensì avanti una pHte della cavall'eria lcggiera, ma le grosse masse si tenevano sotto mano per lanciarle io azione soltanto .nel momen to decisivo delln battaglia . . Il _còmpito della cavalleria Délla battaglia forma l'oggetto delfa lettera terza. Dopo aver rimarcato che nella giornata del rn 3gosto ('1870) 8250 uomini di cavalleria tennero a bada 65000 uomini di fanteria nemica, l'autore dimostra l'opportunità dell'atrncco esegoito dalla brigata Hreclow, che taluni scrittori riprovarono, qualifìcanclolo an' inutile ~rncelleria, e che in vi sta del risultato conseguito, non. è per nu lla paragonabile all'attacco dclln cavallerin di Cardigan a Ba laklnva. Soggiunge che se Bazaine all':ilba del 17 avesse spinto :il l'attacco in massa le sue riserve intatte, ne sarebbero potute derivare funeste conseguenze pei Tedeschi; e se egli non lo ree~, ciò deve ascriversi pressochè in misura eguale tanto all'ardire ed alla risolutezza della cnval leria prussiano , quanto , alla bravura dimostrata dal le altre truppe, le quali, sebbene in linee souili e distese su largo fronte; combaU<:lrouo sempre ·offensivamente, in modo da far credere a Bazaine clie egli avesse da fare con tutto l'esercito tedesco riunito. · La quarta lettera verte sui còmpito della ca vaJleril"l di proteggere le fanterie.
Colla citazione di episodi dal ,18 agosto fino alla giornata di Sedan è dimostrato clic la cavalleria tedesca fu indefessa nel proteggere le altre truppe e nel molestare di continuo le mosse del nemico. La cavalleria divisionale :;i rese talmente utile alla fanteria nell' esplorazione delle loca lità eia attaccar:;i, ·che sotto Parigi ogni r1ualvolta un riparto anche piccolo di fanteria, com<~ sarebbe una com pagnia, doveva muovere per qualche operazione, foceva richiest::i di alcuni cavalieri pel servizio cli esplorazione e di scoperta. I risultati ottenuti da piccoli droppelli di cav;:i l]eria contro intere compagnie di moblots, dimostrano che malgrado il perfezionamento delle armi da fuoco, olln fa!1teria di:;animata ed alle truppe improvvisate e non aventi salda compagine, la cavalleria incute tuttora tnnto timore quanto nei tempi andati . Nella quinta lett.era l'autore espone ciò che deve fare lo c,iva lleria per risp,nmiare le forze della fanteria e dice cl1e nella ca'mpagnzi del .J870-71I, mercè la prot.ezione della cavl"llleria, le altre nrmi marciavano col la tranquil lit~\ del tempo di pace finchè fosse giunto il momento di entrare iù azione. Senza il concorso della cava lleria , che esonerò dalle preoccupazioni e dal serv\zio di sicurezza, il Corpo della Guardia non avrebbe cert11mente potuto iir i8 giorni (dal 3 agosto al 19 settembre) percorrre ·I 20 miglia tedesche ( circa 900 chilometri) con soli quattro giorni di sosta e prendendo parte a ·tre gÌ'andi b3tt;:1glie. Così pure fu merito della cavalleria, vegliante ognora ·n.lln sicurezza, se le altre truppe poterono qua,i sempre essere accauto1rnte . Dopo di aver esposto la parte che nei successi <lei 70-7·1 ebbe la caval leria tedesca, !"autore os~erva che certamen te i risultati da e~sa ottenuti non sarebbero stati cosi importanti se anche la cavallerio avversaria fosse stata impiegala nello stesso modo; ma in t.al caso prima delle battaglie dec.;isive sarebbe avvenuta una lotta corpo a corpo fra le d.ue cavallerie e quella che ave~se avuto il sopra vvento avrebbe poi agito come la cavalleria tedesca, jrnrchè si fosse ancora trovata in numero sufficiente; ne inferisce che in Germ311ia la cavnlleria nonchè .esuberante è scarsa di numero . La Jet.tera sesta tratta dei limiti imposti dal fuoco all'azione campale della cavalleria; il suo c.;òmpito nella battaglia è pur sempre quello d'una volta, se non che le modificazioni introdoti,c nell'azione delle altre armi lrnrino spostato il centro di gravità a cui essa deve tendere. Dal la citazione di esempi tratti dalle ultime c.àmpague l'autore deduce che malgrado il nuovo armamento della fanteria è pos">ibile che questa venga attaccata con successo dalla cavalleria, anche spiccatamente inferiore in numero.
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50.i-
IDEE DEL PRINCIPE HOHENLOHE
L'argomento della lettera susseguente è la futura compartecipazione della cavalleria noli a battaglia. Nel campo teorico, dice l'autore, la massa della cavalleria deve essere tenuta così indietro, che oltre all{I difficoltà di giudicare qn:ile sia ·il momento opportuno per entrare in azione, succede poi - che dovendo avanzare per 20 Ò30 minuti di tempo, la fisonomia del com batti mento pnò nel frattempo essere modificata d:dl'intervento di altri elementi. Per altro, nel campo pratico non v'è terreno chenoif offra qualche riparo, dietro al qn:ile la. cavalleria, al coperto ed a breve dist.1nza dal nemico, possa attendere il momento propizio alla s1rn azione. L'ideale d'una posi1.ione di 11ttesa per la cavall,)ria sarebbe q11ella che consentisse al comandante di rima nere tanto vicino al comandante in capo da poter ricevere a voce l'ordino di entrare in campo, ed al tempo stesso a cosi breve distanza dalla cavnlleria medesima da poterle d11re il segnale rlell'avanzata mediante un semplice cenno pre<stabilito. Il Principe è d'avviso che anche nelle battaglie avvenire la cavalleria potrà esercitare un'azione decisiva, ma a patto che un razionale allenamento l'abbia resa capace di percorrere ·ad nnclatura velo'Ce un miglio tedesco (7 chilometri e mezzo) prima di effettuare l':ittacco. La letter:i ottava riassume ciò che io avvanire dovrà fare la cavalleria. Dapprima i due eserciti contrapposti spingeranno in avanscopertn le ri spetti ve cavallerie; queste si disputeranno il possesso dol tO'rreno; la perdente si ri tfreril dietro alla fanteria, la vincente avrà conquistato al suo esercito l'iniziativa strategica. Nel giomo della battaglin le due cavallerie nemiche si proporranno di dare il colpo decisivo. Se 11mbedue sceglieranno bene il tempo ed il luogo, esse ver ranno a trovarsi l'una di front.e all'altra, o quella che avrà il sopravvento potrà poi ri volgere realmente la sua azione contro · le altre truppe nemichP,. Quando poi l'esito della baua~lia sia defin ito, mentre da nna parte il vincitore spingerà la cavalleri:i all' inseguimento immediato, dall'altra il soccombente ordinerà alla sua di proteggere In ritir~1ta; uc avverrà che queste due arm i si troveranno nuovamente e necessariamente in lolla . Infine anche l' inseguimento snccesgivo verrà effettuato dal vincitore e contrastato dal vinto per mezzo dell,a cav11lleria. Nella lettera che segue, l'antore svòlge il quesito se nella campagna del •1870-71 sarebbero state possibili le scorrerie a grande distanza, e dimostra che in realtà non è gi usto l'appunto fatto alla ca valleria germanica di non avere nella campagna della Loira eseguiti dei rai~ all'america na allo scopo di sconvolgere l'organizzazione della difesa.
INTORNO . ALLA CAVALLERIA
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La decima lettera esamina $e nelle guerre avvenire sarà possib_ile alla cavalleria di mettere lo scompiglio nella mobiliuizione del nem1c-0 per mezzo di rai~ e conclude che. ciò.no~1 potrà .fars_i. . . .· .. In America durante la cruerra d1 secessione, gli amm1 erano d1v1s1, I ~ • d• una scorreria attraverso al paese nemico aveva il vantaggio I trovare dov unque un numero più o ~ eno grande di_ ad~renti che. f~rniv.ano notizie, vivori ed assistenza ai feriti . Inoltre m quelle regiont le imprese di tal fatta erano favorite dalle condi~i~n.i speciali del terr.eno: In Europa simili scorrerie sarebbero p~s~1b1h solt'.'n.to n~l territorio nazionale invaso dal nemico od in caso dt guerra c1v1le. Non potrebbero giovare per isconvolgflre la mobilitazione dell'iw.versaTio per~~è la differenza che r.otrà esservi nei due pMsi nell'ordrnare la mobihtazione sarà di 2,i ore e non più. Quindi da una parte e dall'altra Je due masse di cavalleria si troverebbero alla frontiera pressoc~1è nel tempo stesso. Per distruggere ferrovie, ponti, e~c.- , non c'è b1~og~o di r ~ùl.~; bastano all'uopo poche pattuglie audaci, provvedute d1 dinamite. La lettera undecima considera le diffi coltà con cui deve loltare !a cavalleria, che oggi ha una missione più grave sia materialmente, srn int.ellettualmente. In passato era gii1 una gran cosa se un corpo cl.i ~avalleri~ percorreva uua trentina di chilometri in un giorno, oggi rnvece s1 prevmdo;o marcie di cinquanta chilometri per più giorni di segu~to. _Dippiù la c,avalleria deve oggi saper fare l'avansco perta a grandi distanze, essere esercitata nell'appiedamento, nella scuola di tiro e nel sisternati~o combattere a piedi, col quale durante l'ulLima campagna 111 cav~llena germanica fu 111 grado non solo di difen dere, 1n:1 ben anche d1 conquistare dei villaggi. . . . . .. . . Nella duodecima lettera s1 enumerano I requ1s1t1 a cui deve soddisfare la cavalleria odierna. Uno sciundrone deve poter percorrere ad andatura veloce un miglio tedesco (7 chilometri e mezzo) poi caricare ed :mdare a fondo della carica. . . Da pattuglie di cavalieri scelti e ben ~ont~ti si r1cl~1ede che esse facciano d11 80 a ,100 chilometri di cammmo m um'. giorn ata. . . Dai oTossi cor pi di cavalleria si pretendono marcie consecutive di 4,5 a 50 chilometri giornalieri . . . · L'autore espone il metodo da lui adott:.ito per eseguire gt0~nal':1ente, e di seguilo, marcie di 50 chilometri. Rimarca poi la necessità d1 eser-
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IDEE DEL PTIINCIPE HOUEN!,OHB
citare le masse di cavalleria nel passaggio immediato dall'ordine di marcia su più strade parn llele all'ordine di combattimJ:)nto. L'argomento della lethmi che vien dopo è l' istruzione di -dettaglio; l'nutore espone il suo modo di vedere circa al procedi men to da seguirsi nel l'nddestramento delle' ri·monte e del:e recinte. La quattordicesima lettera parla <lella manovra di squadrone e si interessa nll'esecuzione dei movimenti ord inali med iante" gesti o sP.gni convenzionn li presrn biliti, in luogo delle voci abitua li di comando. Ciò è con.sentito da uno speriale paragrafo del regolamento e del resto non è l\na novità., giacchè Seyd litz nsnva dare il segna le della carica gettnndo all'aria la pipa. · Poi l'autore pa rla dell'utilit:'1 di eseÌ'citarsi a dirigere le cariclfo contro un obbiettivo che è in movirnento e delle canse per le ']Uali le ca riche, che dovrebbero essere compatte, riescono talvol111 slegate. · Il servizio di cnmpagnn è i'oggetto della quindicesima lettera , nella q unle si accentua In· necessità di di~tinguere ben nettamente le istrnzion i sul servizio di cnmpagna da quelle ~sul servizio di esplor~zione e di da r loro per punto di partenza un su pposto logico, fa cile, che non obblighi la f:rntasia a voli_ pindarici. Segue una lettera che tr,Hla delle esercitazion i di reggimento e cli riparti maggiori . L'adozione della gu:ida al cent1·0 h,t reso i reggime11ti più mnnegge,,oli. • È assai più difficile mantenere l'accordo nell'azione delle brigate ùi nna divisione· di cava lleria cl;e quello delle corrispondenti unitit di fanteria . Si richiede all'uopo maggior colpo d'occhio e maggior_prontezza. rii decisione. D'onde la corivenienza di esercitare i corn~udanti di schiera n nrnnovrare inquadrati nella divisione . La diciassette$ima lertera svolge la questione delle divisioni di cavalleria; l'antore non I} d'avviso che (J neste debbano essere costituite . prima della guerra . · Invero il distinguere et priori la qul\lità del servizio atlribnito ai diversi reggimenti snrebbe dannòso sotto il punto di vistn morale, · perocchè a ·ruogo andare i reggimen~i riuniti in divisioni di cavalleria fin irebbero per guardare d'alto in basso i loro carnernta addetti alle divisioni di fanteria. Per giunta è uti le che tutta la cavalleria sia esercitata in ambedue i generi di servizio, affinchè allo scoppiare della gtierra sia possibile di costituire le divisioni come meglio torna il conto.
INTORNO ALLA CA \'ALLERI A.
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A. questo punto l'autore accenna incidentalmente alla riparti~io~e della cavalleria in pesante cd io leggiera e dice che ·tutte le teorie in proposi to al~ro non · sono che parole. Ciò che deve uni1;am~n!e se~'vire di norma n tale riguardo è il nu mero e la qual ità d,'uomin1 e di.caval li sn cui si può fore assegnamento. . L',1rgomenLo della diciottesima lettera è l'associazione della cavalleria colla fai1teria. Se nou si vuole che in guerra la cavalleria, preoccupandosi del r;1bco nemìco, esiti di fronte :ille altre armi, bisogna fin dal tempo di pace abituarla ad agire di conserva cor~ l_or~ . A tal ~roposito l'a\1tore ricordn che per l'aclclietro anche l'art1gl1er1a nttr1bu1va sovercil1a importanzJ al fuo~o della fucileria, ma oggidì ta le preocc\1pnione è stata messa in disrarte. Espone poscia le difficoltà che nellti mano:re del . lrrn po di pace si ::iffacciano 1anto nl comandante di un riparto d1 cava llena nel riso lversi ~ll'azinne, quanto al giudice di campo nel decidere del r:isultato. La diciannovesi ma lettera verte sul combattimento della cnvnlleria appi.edata . · 1 • . • L'autore afferma che in circostanze ordrnane la cavalleria non deve im pegna rsi in un combattimen to a piedi nvente car:atter: _offensivo contro truppe di fanteri a che non sia no decisamente rnfenon 1n numero. Nella difensiva la cosa è diversa, specialmente se fu possibile appostarsi die1ro un riparo. Il nemico che s'avanza e si_vede_accolto a colpi di fuoco, non può di primo ai.:ch ito giudicare se s1 trovi d1 fro~ te a fa nteria od a cavalleria appiedata; perciò egli arresterà la sua marcia, tasteggierà, prenderù le disposizioni per l'attacc~, e ,e prima cbe ,questo si pronunzi la cavalleria rimonta in sella e dilegua, ,~ssa avra fatto perdere all 'avversario un tem po considerevole. . Perciò in tempo di pace per abilitare la cavalleria n combattere ìlppiedata sarà snfficiente di addestrarla nel til'O al bei:saglio e nel l'occupazione rnzionale di località e di posizioni . . . Nell 'ultima letter:i l'autore esamina se, ed rn quale misura, debba assegnarsi artiglie:'ia montata al le divisioni di cavalieri~ e? ~r_gomenta che ciò debba esser fotto, assegnando per altro ad ognt dms1one una brneria distaccata . F iochè la divisione agisce da so la, la sua artiglieria la segue . dovunque, poi nel giorno della ba ttaglia campale, per non restare rno-
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lDEE DEL PRINCIPE HOHENLOHE INTORNO ALLA CAVALLERIA
perosa, associerà la sua azione a quella dell'artiglieria der corpo di armata, nella cui giurisdizione tattica essa verrà a trovarsi. Dal precedente riassunto apparirà · manifesto il valoi·e tecnico di questa pubblicazione la quale per la frequente citazione dei fatti di guerra in cui ebbe azione la cavalleria negli uh.imi decenni acquista ' . . l'importanza d'uno studio storico. Attendiamo con desiderio il fascicolo II che traiterit della fanteria.
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Le re1•1•ovie e l' tipp1•ovvigiOHtl'IHe1do i'lt gue1•1•te.
- Studio storico amministrativo militare del Lenente commissario AMILCARE FIOCCHI. - Milano, 1884., Enrico Trevisini, libraio editore. Lo studioso di cose amministrative militari che volesse formarsi un criterio dei modi migliori di vettovagliare gli eserciti, traendolo dalla storia delle ultime guerre, avrebbe da penare molto a racimolarne le notizie nelle voluminose relazioni clegl i stati maggiori, o dai monchi accenni che si trovano nei trattati di arte militare, o nelle monografie intorno alle operazioni di corpi, ovvero cli armate distaccate; e con grandi difficoltà ci riuscirebbe. Vi è tuttora assai incertezza, o mancano per lo meno convinziom sicure e fondate sopra .un diligente studio della storia. Al che si deve aggiungere che il vettovagliamento di guerra può bensì avere fin dal tempo di . pace un certo grado più o meno largo di preparamento rispetto al personale e al materiale, ma, applicandosi nelle manovre di pace in modo assai dissomigliante dalle operazioni di guerra, ed in iscala incomparabilmente minore, passa quasi inavvertito e non offre materia ricca cli insegnamenti per la discussione. Così i tre sistemi: del 1Yitto sugli abitanti, tanto usato dai Prussiani; delle requisizioni; e dei maga.zzir!,i al seguito trovano volta a volta sostenitori esclusivi più teorici che pratici. 33 -
ANNO XXIX, VOL, lll
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Il nostro Regolamento di servizio in gue1'ra, per esempio, tratta a lungo dei m.1gazzini sedenta ri e di quelli al seguito, senza però dare un'idea completa del servizio cli vettovagliamento lungo le linee di tappa; pare rifugga dal sistema di for vivere sull'abitante, cui accenna di volo; o quanto alle requisizioni esso dà alcune norme razionali bensi, ma insufficienti allo scopo, che non si potrit raggiungere se non quando oltre il personale amministrativo, anche i corpi di truppa sieuo addestrati in teoria e in pratica ad eseguirle. Dall'altro lato aon mancano nP.ppure coloro, che preoccu p.indosi soverchiamente delle lunghe colonne di carreggio ed ,1l lettati da cc~rti esempi prussiani nelle guerre del 1866, e 1870- 7 1, credoDo che soltanto le requisizioni e le compre dirette sieno acconce ad alimentare l'esen;ito, come sono le· sole alle a facilitarne in certi_ momenti la mobilità, e le accettano esclusivamente un po' per convinzione e molto in odio - diciamo così - pel carreggio. Non potrebbe dùnque' venire più a proposito lo studio del tenente Fiocchi, che è diviso in due parti. Tratta nella prima del le guerrt~ na_poleonicl1e, clie fa precedere da brevi notizie intorno ai sistemi di vettov:igli.amento iu uso prim a e nel tempo delln repubblica francese. Nella seconda tratta di quelle dd 1859, del ·1866 e del 1870-7 1. )1acendo la storia del periodo napoleonico, l'autore ha avuto in mira di porre in evidenza i fatti amministrativi del maggior genio di guena clei nostri tempi, svol tisi prima dell 'impiego delle ferrovie.' Nella seconda parte ha raggr·uppato la maggior parte di quell i accaduti in guerra dopo l' introduzione e l'uso .delle ferrovie, potente aiuto che ha facilitato e reso possibile l'impiego di poderose .forze e iI loro sostentaD'leuto. Da · quesm lato considerato, il soggetto è certamente trattato nel suo carattere più importante·; e siccome l'autore nou tra·scura i fatti minori che vi sono esposti con quella maggiore ampiezza · che può aversi (disgraziatamente non molta) dai documenti e dalle relazioni fin qui pubblicati, è agevole allo studioso farsi un criterio nou imperfetto del lo svolgimento del servizio, degli errori e degli incon~ venienti . .La storia dei fa tti è resa meno arida da lle considerazioni molto assenrrnte che !'autore_ va via via interca lando e che fanno di questo studio non uno dei soliti zibaldoni cli ru bacchiatnre abborracciate, ma un lavoro pensato e fotto cou assai diligenza. Maggiori panicolnri sarebbero• però stati utili; m a non v'è da farne
carico all'autore, poichè egli non poteva avere per ciò i materiali necessari. Tale quale è, questo studio apparisce tanto più utile in quanto colma in parte una lacuna molto lamentata dagli studiosi e può essere consultato con Crntto anche per lo insegnamento.
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G. M.
Sanato bibliogni/ico tlt~ll'opel'li del ,lott. W,11•loniont « Dove s' luinno ti p,,ss,u• gl'it1:vet•11,·i, ? ))
compilalo dal dott. P. E.
MANAYRA. -
Roma, Voghera Carlo,
Lipografo di S. M., 1884 . 1
Non è già una semplièe rassegna, come. sembra dal .titolo .e co~1~ potrebbe credere chi non ha conoscenza d1 :µe.ssuno dei molti ~cr1tt1 usciti dalla brillante penna del generale medico Manayra. Egli non ha dato soltanto un epilogo, capitolo per 'capitolo, del libro (~ ) test~ pubblicato dal suo collega, generale med(co. dell'e~ercit.o ~elga, .ma. ~1 ha iiggiunto, qua e là, preziose osservaz10U1, r~t~1ficaz1om e . g1.uchz1, .ctie senza nulla togliere al merito dell'ope1;a origmale, la chiariscono meglio in alcuni può.ti, ed nnzi invoglian~ a l~g?er!a . . Tanto. 1~iù che il libro, dice il dott. Manayra , ha per 1101 altn 1talran1, medici e non . medici, un interesse più vivo e più particolare, perchè in esso; fra le altre stazioni invernali, si citano favorevolmente, starei per dire ~polouetican'lente, alcune città d'Italia, cortesia di cui non abusano in ge~1ere gli scriLtori di oltr'al pi e d'oltre mare. che s'occup~no delle cose nostre. Fra le osservazioni aggiunte molto mteressante e quella ,.1,e ri()'.uarda il celebre chirnroo vercellese, Bernardino Larghi ,da poch i "'' ò o . . ·n anni rapito alla scienza, di cui era in Italia una delle magg1on 1 ustrazioni. Questi, che da giovane soffriva di frequenti gravi emottisi ed era .stato dichiarato insanabile dai più accreditati professori delle università estere ed italiane, compreso il Bnfoli ni, raccontava al Man 3 yra di essersi curato seeondo le proprie idee, che a molti sa.pean ·a i· pazzo, focendo molto esercizio all'aria libera , mangiando buone 0) Oit (cmt-i/. vassei' ses /i.ivei·s 9 01wrage d,estinè a11x aens dii ·m.oncle en quele ,à'mte station de re(uge hivenw.te et cmx mède~ins, par le d~c tcur W,u11,0110NT, a ·Bruxelles, clH)Z H0n ry K.istem,leckcr.~, éd,t enr, ni.e du Pala1s, 60, t884.
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carni arrostite e salumi crudi e cotti ed inaffiandoli con vino vecchio. Riacquistò ~osi la forza ?1u.scolare e la serenità di mente e ripre~ le. sue prediletta occupazrom che gli conferirono un alto posto nella wenza e nella pratica chirurgica. Ciò che v'ha di più sorprendente, a11giunge il Manayra, nella guarigione del dott. · Larghi, che morì n~l 1877 in età di 65 anni, . è che la cura fu intrapresa e condotta a termine in una città delle più umide e fredde dell'alta Ital ia e non in una stazione del Mediterraneo dalla temperatura mite e dal.l'aria pura e asciutta. E ciò a provare che le guarigioni che si otiengono talvolta nel primo stadio della tisi, fra i valetudinari, come li chiama il Warlomont, che accorrono nelle stazioni invernali del Mediterraneo, non sono da attribuirsi soltanto ai beuefici effetti dell'aria e del clima ma agli sforzi continui, persevernnti, intesi a migl iorare le funzioni' organiche e massime .quella della nutrizione. Il dott. Wadomont assegna a S. Remo la supremazia sulle altre stazioni invernali della riviera ligure e del resto d'Italia; ma il generale Manayra, con dati desunti da altri autori, dimostra che se la temp-eratura media annua è la misura della dolcezza del clima, San Remo che ha la temperatura media di 15,69, è inferiore ad Alassio ed a Genova sulla stessa riviera, nonchè ad altre città situate sul Tirreno o sull'Adritatico, come Ancona, Li vorno, Napoli, Palermo, Reggio (Calabria) ( Catania. Che se a queste stazioni invernali si aggiungono quelle altre molte che sono nelle due riviere liguri , e le altre del golfo di Napoli, di Salerno, e nella Sicilia, e le ·isole d'Ischia e di Capri, e· Roma , Pisa, Lucca, Venezia, I.a costa meridiona le del lago di Garda, del Verbano, del Lario, ecc., verremo, conclude il dott. l\fanayra, a mettere insieme tale una pleiade di stazioni iemali, da ospitare tutti gli infred.dati e i valetudinart del globo.
i l •·isoi•g·i 1nento ·itttli,1.110 - Biog,•ttfie sto,•ico-politicfae d 'illiestri Itali,.n-ai. - Opera reda.tta da vari
scrittori e pubblicata per cura di LEONE CAnPr. - Tipografia Vallardi, Milano, via Disciplini; Roma , ,v-ia del Corso, 1884. 1
,Di questa pubblicazione, in corso, abbiamo sollanto le _due prime puntate, ma bastano a dare un'idea generale di essa , perchè contengono l'elenco delle biografie da pubblicarsi, quello dei redattori e la
prefazione del direttore Leone Carpi. Tra le figure del risorgimento italiano che si prom~tte cli ritrarre, vi sono indubbiamente le più grandi. Alcune fra le minori possono forse apparire troppo piccole per stare fra cotanta compagine; ma sono pure necessarie per r intelligenza delle parti principali e ·per l'armonia dell'opera. Nell'elenco dei redattori si trovano i nomi dei più illustri pubblicisti italiani. Per dare un'idea di quest'opera e dello scopo a cui mira non sap,remmo fare di meglio che riassumere la bella prefazione di Leone Carpi. · Egli prende le mosse dalla sentenza di d'Azeglio : L'Italia è fatta, ma bisogna fare gl'Italiani. Chi fec~ l'Italia ? Una schiera spartana,. a cui ogni angolo della penisola fornì i I suo contigente. Gli ostacoli non fecero se rion ritemprarne gli animi, le P'='rsecuzioni non valsero se non a rinforzarne i propositi. Si studìava, si operava, e tutte .le discipline erano, con amore, rivolte alla mèta suprema . Dal 18'.Z 1 alle guerre dell'indi pendenza, eletta schiera s'accrebbe ed acquistò tal forza -che ,nulla più avrebbe potuto rattenere. Fra speranze e disinganni, trionfi e disastri, la mèta di tante aspirazioni e di forti sforzi venne raggiunta. Il valore fu grande pur non minore la fortuna. Perciò le moltitudini non ebbero agio di valutare l'importanza della conquista fatta. Gl i anni" e le fasi si succedettero e alla fede, all'entusiasmc sottentrò lo scetticismo, clÌe ora impera · sovrano in ogni disciplina morale, scalza la fede e piglia lo scettro in politica. Tutto volge e mediocrità e . decadenza. Non grandi partiti con forti intendimenti ; non impero di studi, nè ricerca laboriosa del bene pubblico. Al contrario, smania d'arricchire, caccia agli onori e agli impieghi, nullità invadenti dappertutto, capacità rare, sommità nessuna. E intanto il -quarto stato batte alle porte e ogni giorno crescono i .sintomi di ql!ella intensa aspirazione a un nuovo ordinamento sociale, che, senza opportuni provvedimenti, scoppierà ·tosto o tardi in conflagrazioni terrìbili. Unico rimedio all'afa che ci opprime e alla tempesta che ci minaccia si è di educare i cittadini alla scuola di quel recente passato, che, a forza di studi severi, di virtù, di coraggio e d'indomabile pertinacia ci condusse a costituirci. Fatta ragione dei tempi e delle nuove necessità , occorre rimuo:verc i giovani dallo spettacolo demoralizzante del presente e richiamarli ai salutari esempi del periodo eroico del nostro risorgimento: Le gesta degli uomini illustri e dei più insigni patt·iotti . furono sempre la guida più sicura ed effi cace anche ai grandi reggitori di popoli. La nuova generazione segua le orme di quella che 1
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tramonta, e .si prepari noo più agli esigli, alle prigioni, ar martirio, ma a consolidare le forze del paese, a fa rlo fiorente, rispettato e temuto; chè so gli ostacoli saranno di gran lunga minori noi saranno fo gloria e i benefizi. Lo s~opo pri~cipale dell'opera si è pertanto di 0ffrire ad esempio del la ~1oventù 1ta hann le gcst.i, la virtù, l'integrità cli carattere, il coragg10 e spesso l'audacia dei valorosi ciu.adio i, che più contri buiro~o alla nc?~tituzion~ del I~ nostra patria. Nè scopo più nobile, e più utde, avuto n guardo 111 tempi che corrono, poteva l'autore proporsi. 1\fo questo non è il solo; egli ci avverte che intende pur anco far sì. c~e « non rimangau~ pi.ù olt~e, a vicenda, ignorate nelle varie pro· v1nc1e del Regno, le az1on1 ardite e memorande di molti patriotti insignì e sia posto in sodo che nessuna regione e nessuna provincia possa vantare, sulle altre, mt1ggiori sncrilìzi, maggiore eroismo e, per conseguenza, merito e gloria maggiori nei formidabili cimenti, che valsero a riscattarci dall'antica servitù ». Diciamo ~chie~tamente che, in questa dimostrazione per porre iu sodo , la .rarità d1 ~utte (e regioni o provincie ital iaue nell'opera del nostro riscatto, 001 vediamo uno scoglio all'opera dello scrittore. La par!tà n~I ~m~o delle intenzioni è ozioso discuterla; nel campo dei fatti sar~ d1f?c1le provarla. Noi siamo persuasi che del periodo del nostro nsorg1mento 11011 vi sieno più grandi fatti, nè O'randi uomini ignorati; grandi nel sen:;o storico. I biogrdì possono dare rilievo ai loro personaggi, renderli popolari, scolpirne- il carauere in modo cbe resti, come tipo, nella mente delle moltitudini; possono anche trarre dall'ombra qualche figura secondaria e farle assegnare il posto che J~ sp~tta; ma_ nn nuovo grand'uomo, negli_ ultimi ciuqua11t·1mni, è difficile scopnrlo. Simili scoperte sono forse riservate a qualche Tedesco dei secoli venturi, che troverà ancbe chi ci creda. Lo stesso d_icasi _dei fatti; si può ordinarli, collegarli, v11gliarne le particolarità,_ discuterne le cause o le conseguenze più o meno prossime o recenti; ma è lavoro di precisione, lavoro d'analisi; l'ossatur11 è data, la sintesi è fatta;. nè crediamo che nuove pubblicazioni valgano a mut,'lrla. . C!·ediamo inv~ce che nella storia di tutti i luoghi e di tutti i ·tempi, v, ~,e~o sempre state le parti primarie e le secondarie, tanto per le naz1om quanto per le provincie, nè più nè meno che per gl'individui, e che proporsi a scopo la dimostrazione dell11 tesi contraria (sia pure per . le sole provincie d'una data nazione e per un determinato periodo storico) esponga seriamente al pericolo di torcer\! i fat.ti senz'avve-
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<lcl'sone o, qnanto meno, di non apprezzare reuamcnte la loro relati va grandezza. In un r:ipido sgu:il'do che lo scriLtore dà allo svolgersi delle idee e dei fatti che precedettero e accompagnarono il risorgimento d'Italia, dice: « Il concetto del l'uniti1 it.n liann, nel c:impo delle idee, non divcnòe ceno e ìmrnutahi le se non con Màzzini o, uel campo dei fotti, con Garibaldi. Quel concetto mise poi salde radici nella ment,e del conte di Cavour... ... Ma la sintesi e l'anima della glorios:1 epopea divenne ben presto Vittorio Emanuele » . Abbinmo riport:1to testualmente queste pal'Ole non solo perchè esprimono, in modo incisivo; una cosn che crediamo verissima, mri perchè ci danno pegno che, da 1 lnto polilico, i personaggi e { fatti saranno giudicati senza greLlczze di partito; onde l'opern presenterà ren lmente uno specchio cli tutte quelle fnrze, cho cooperarono al riscatto della nuzione e che, duce snpremo, il Re, si troverebbero ancora rillnitc quando :mtichì o nnovi nemici, volessero attenwre alla ne,stra uniti• od indipendenza . A compiere i suoi studi e le sue indagini, il Carpi cercò ed ottenne le testimoni unze, i doci1menti e le memorie di molti) l-0-inini nutorevoli A, nella redazione dell'opera, il cq-ncorso d'illustri pubbli cisti; da al- · cuni di questi ebbe biogrn6e complete, che pnbbliche~à coi nomi .degli autori; da altri ebbe gli elementi per farle; da lutti raccolse I dati necessari per mettere in piena luce lo stato pol itico e socinle d'ogni regione d'Itali:1, avanti e durante le guerre d'indipendenza, dcsçrivere ci;costanze, riferire aneddoti, epi:;odi, particolaritù da molti ignorate, ma non prive di valore e d'interesse ed alle a recare m.1ggior luce nelle vi te elci personaggi, che si vogliono illustrare. Saranno circa 200 biografie tutte originali o lìnora inedite, delle qualt nlmerio 80 avranno carattere di monC1gra fie abbraccianti un intiero periodo storico. Il direttore clell'opern espressamente ci avverte che, se a taluno paresse aver egli dimenticato aie-uni uomini insigni, degni di fì r,urar-3 nell'opera stessa, si sospenda, per uu momento, l'accus~ d' ino . f giustizia e d'ingratitud ine; perchè cli taluni non potè ancora a~,er~ su ficienii notizie; ma spera che gli giungetanno durante la pubbhc.1z1one, onde metterlo in grado di completare il lavoro. L'opera esce a dispense cli 50 piigine ciascn11:1 e nulla lascia a desiderare dal lato tipografico. La Casa editrice, allo scopo di rendere quesw pubblicazione più attraente e più ricca, ha deliberato d'ilJu. strarla coi ritratti dei personaggi principali . Le prime dispenso contengono il ritratto e la biografia di Vi ttorio Emanuele.
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Bt•ochu,•es niilitaires. -
Brusselles, 1884, libreria Mu.:.
quardt. S?tto. ~u~~t~ titolo è ~o~i~ciata la pubblicazione d'una serie di opuscoli m1l1ta11 10teressant1ss1m1. La maCJo-ior parte 'Ono or,·(J· 1· r •· . ,. • eè> . :; . .,ma I ran• . ces1, ~ 1~un, son~ tr~d~tt1_dall ,t_ahano o .dal tedesco; gli autori e i tradutt~n sono tutti ~lfinah. ~bbiamo scorso vari di questi opuscoli e cred'.amo pot~r assicurare che la materia è ben trattata,. come bene s_celt, sono gh argomenti. I quali nel loro complesso abbracciano l'int,ero camp~ d~lla scienza. militar~; ·ma siccome si vendono separatamen~, cosi c1ascu~o puo scegliere secondo il proprio bisogno . 0 il P_ropr10_gusto. Ogn, opuscolo costa una lira, benchè fra essi ve ne s1eno d1 .~ue~li che oltrepassano le 200 pagine e di quelli che non ne hanno pm dl'25. Ecco il titolo ·dei pubblicati finora: Les chemin_s de {er en tèmps de gu·erre com·idérés au point de vue de - leur destruction et de leur retablissement, par MARSJGNY, capitaiue commandant· d' arti!IP.rie. !'.aéro~~ation ~t les pigeonniers militàfres, par KENCKER, lieuteuant adJOlllt d etat-maJor. · · . Le~ procédés tactiques de Jules César, par HENRARD, colone! d'art11Iene. · · Etude si~r la construction d'un appareìl destiné à tancer des charges de dynamite, par JA11rMOTTE, lieutenant du génie. L~ question_des c1,irasses dans la défense des c6tes, par Juuus voN ScHuTz, tradmt d_e l'allemand par BRACKE, capitaine d'artillerie. . Les règles. de tir de l' art'iller·ie de campagne italienne compa1·ées à ~lle~ des principales artilleries con~inentales européennes, traduit de I 1ta_lien p<1r MoNTHAYE, lieutenant d'artillerie. · Etude su1· la guer·re de siége, par Wnnr, capitaine d'artillerie. . Hygiène. 4ssainissement d'une caserme, par P: J. VANDEN BoGAERT, heutenant-colonel du è)o-énie. · ' . , Et_ude _mr le tir d'une batterie .de campa_qne, par LoTTIN, capitai ne d artdler,t' . . Ét!ide sur les équipages de'siége, par M1cHEELS, sous-liemenant d'artt!ler,e. Application des 1·ègles de la mobil-isation aitx places fortes, par WANWERMANS, colone! du génie.
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Notice sur les frontiéres ouest et est de l' Allemagne, par DE SAGHER, capitaine d'infanterie. . ,. Le pM·iode de 1883 à, l' école de tir et d~ perfect-io_nnement pour l infanterie, par DE NENNHENSER, c.apitaine d'infonter1e.
Neaee 111il'itii,•ische Blatte,·. -
2° trimestre ·1884.
Sitlla conservazione delle armi presso la t1ruppa. · Il fucile di fanteria nèll' imp·i-egp di una nuo'Va ?olvere. - Si discutono alcune modificazioni che sarebbero necessarie, data l'adozione della polvere Diineberg: · Gli esercizi di marcia della ca'Valleria in Russia. - Si nota che i Russi danno una grande importanza alle marcie di resistenza della cavalleria. Oramai queste marcie non si faimo più soltanto da ufficiali per divertimento o per scommessa; ma da iutieri reparti di cavalleria. Questi esercizi sono in armonia coll'indirizzo dato all'istruzione della cavalleria russa e cfJIJ' idea d" impiegarla iu grandi masse, fino dal principio della guerra, coprendo _d_i cosac_chi le provinci_e n~micl~e prossime al ·confine. Segue la descrmone ~1 alc~ne_ ~arc,e di resistenza fatte da reparti di cavalleria russa lll prmc1p10 del corrente anno. p1·oposta per semplificare e rende:re più proficuo il se1··vizio dei pionieri di fanteria. (Continuazione). · Jn{l,uenza délla telegrafia sull' odiçrna condotta della guerra. (Continuazione). - La cavalleria fu detta l'occhio e l'ore~chiv _d?Il'esercito; ma la somiglianza non era esait,l, perchè, mentre dai sensi e trasmessa immediatamente la pereezione al cervello, ci ,~olle finora un certo tempo perchè le relazioni della cavalleria giunge~sero a_l ~omandante dello esercito. Il telegrafo può rendere perfetta la somiglianza. Per avere · uu' idea di quanto valga, in certi casi, l'anticipazione di una notizia, basta richiamarsi alla mente la situa:zione dell'esercito tedesco sulla fiÒe di a(Josto ,1870. -Per un lungo giro, che solo il telegrafo rese 0 possibile, era giunta al quartier generale la notiz!a. della mossi'. di Mac-M.ahon a sinistra, su Reims, per Metz, a fine d1 liberare Bazame; ma non era certa . · Si ordinò subito (25 ?gosto, ·11 pomerid.) una o-rande rico(Jnizione di cavalleria e uno spostamento gene,•ale verso d~stra: Ma il timore di da~·e un colpo in aria era grande. Si aspettavano
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notizie con estrema ansietà; nè que~te potevano giungere~ dalla cavalleria, se non a tarda sera del 26 . Ora se l\'.lac-M.ahon , come veniva supposto, avesse mosso il 23, non vi era tempo da perdere e non si poteva attendere. Fortunatamente iI comandante si con vinse che la notizia doveva essere vera , e indovinò. Fu un colpo di genio, un favore della provvidenza. Sarebbe stata una conseguenza naturnle della J,itnazione, se il telegrafo da campagna avesse unito il quartier genera le col reparto di cavalleria spinto in uaini. Uu secondo esempio può trarsi dal!' ultima guerra wsso-turca. ·1n ottobre 1877 il genera le Lazarelf, alla testa di 36 battaglioni di fan teria, 6 reggimenti di cavallena e ,rn pezzi, intraprese una Jn ucra marcia di fhmco all'armata di Mukhtar pasciii, raccolta nei monti di Kurukdere, coll'intenzione di riusci1~le alle spalle, ed ivi attaccarla, mentre l'arnrnta del granduca l'avrebbe attaccata di fronte . Questa marcia non ' potè così celarsi , che i Turchi non ne ;ivessero sentore e cercassero d'arrestarla . Il distaccamento turco incarica to di tal missione, non essendo abbastanza forte, venne battuto, ma i Russi restarono ciò nondimeno in posizione pericolosa, perchè incapaci di resistere ad un attacco dato con forze maggiori. Per fortuna una linea telegrafica era stata distesa alle spalle durante la marcia della colonna; onde il generale LazareO' poi.è avvertire immediatamente. il ecrrandnca . della situazione, e combinare con esso un attacco simultaneo. I l qua.le riuscì perfettamente e terminò colla' distruzioue dell'11rmata di Mukhtar pascià. Senza quella linea telegrafica, I' aggiramento intrapreso dal gènàale Lazareff gli sarebbe costato cHo. Natur;ilmente i servizi del telegrafo in guerra sa ranno anche mag·giori nella difensivh strategic11, opérnndo per linee intei:nc, o al riparo di gr:rndi· ostacoli naturali. In queste operaziqni tutto dipende dal ra• pido concentrnmento, in un dato punto, delle forze raccolt.e su grande spazio. Ora il tempo che il telegrafo fa risparmiare per aver notizie, può essere tutto impiegato per CO!.lCentrnre le f9rze. La relazione ufficiale della gnel'ra fr:m ·o-prussiana nota espressamente che il concentramento delle forze del generale Verder, oTdinato il 26 dicembre ,t870, ed eseguito in due giorni , non avrebbe così potuto farsi senza il telegrafo. Vi fu un tempo in cui la cancelleria austriac11 si rese ridicola per la pretensione di dirigere, da Vienna, le operazioni di guerra. Il ritatdp con cui le notizie giungevano alla cancelleria e gli ordini di questa ritornavano al campo, faceva sì che. all'arrivo, nuovi avvenimenti avevano cambiato la sitnnione. Ora mercè il telegrafo la cosa è diventata po&sibile; il capo dello. Stato può maneggiare contempo-
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raneamente i fili della guerra e quelli della politica; ma invee,~ di tenere alla capitnle il gabinetto militare, faril sempre meglio a trasportare in campo il gabinetto politico. Solo chi è in mezzo alla truppa può ;ivere il 5entimento giusto della situazione. Per mancanzll di quest,) sen timento il governo di Gambetta, nella c.ampngna del 1870-7·1, fabbrica va progett i ingegnosissimi, ma ineseguibili; come quello famoso dell'armata di Bourbaki. Nel campo della tattica, finora non è riu scito alla telegrafia di rendere crrandi servizi, benchè non manchino esempi di tale impiego specialmente nelle guerre americane ; però dopo che si è riusciti a costrnrre telegrafi da campagna di trasporto e d'uso facilissimo, e dopo che vennero perfezionati i telegrafi ottici, non v'è dubbio che la teJegrnfìa troverà posto anche sul campo di battaglia. Ma una parto, di gran Ju"nga maggiore, è riserbat:i alla telegrarìa nella guerra da fortezza . Coll'estensione dei moderni campi trincerati, coi forti distaccati a grandi distanze, l'unità d'azione della difesa sarebbe impossibi le senza il telegrafo. Nè in migliori condizioni si troverebb~ !'·attacco . Come si potrebbe tenere una linea d' investimento, che si stende decine di chilometri, per monti e valli, attraverso fiumi e ostacoli d'ogni specie, se il telegrafo· non recasse immediatamente al quartiere generale la notizin di ogni movimento del nemico , e, ai comandanti dei singoli reparti gli ordini del quartier- generale, per accorrere sul punto minacciato ? Non ultimo fra i servizi del telegrafo in guerra è l'unione mautenuta tra l'esercito operante, in paese straniero, e la madre "patrin. Il sentimento di quest'unione hn un' influenza benefica snl pae&e e sull'esorcito, accomunando le gioie e i dolori e confortando ai sacrifìzi. Nei fangosi bivacchi del 1870-71 i1 telegrafo, èhe porta v::i notizie del la Germania, versava costantemente delle correnti di vita. Stitdi milit<iri. Stilla ccirtografi.a. (èontinuaziooe). Le mlove d1fese della Francia. Pcirig'i e /.e sue forti ficazfoni . (Contimrnzione) . La .~ped'izfo~e fràncese nel Jladctyascar. Influenza dei com,battimenti nell' A(r'ioa del not·d mli: esercito francese . - Le operazioni dei Francesi in Africa sono di quattro . specie: 1° spedizioni di approvvigionamento, colonnes de con'1'oi; 2° spedizioni per la conqnìsta di una lùc3lità, co/o nnes d' opét·ations; 30 spedizioni per ricevere la sottomissione di una tribù, colonnes po/,itiques, ovvero promenades m'ilitaires; 4° spedizioni brigantesche (Tla1tbziige) o razzie. 1
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La forza delle colonne varia secondo i mezzi; la loro composizione 'è sempre la stessa: in testa la cavalleria indigena, i goum, su fronte molto estesa, poi la cavalleria regolare, poi qualche battaglione di fanteria, l'artiglieria, l'enorme traino, .fiancheggiato da fanteria e cavalleria e in coda di nuovo fanteria . Quando s'incontrano passi stretti, la colonna s'allunga e poi ripiglia comodamente ìa froute primitiva . Quando viene segnalato il nemico, se è a cavallo, si manda innanzi la cavalleria , se è a pie.di, la fanteria ; è rarissimo chè l'artiglieria trovi impiego. Dopo pochi colpi, gli Arabi fuggono; se i Francesi si lasciano andare ad inseguirl i en débandade, essi si rivoltano, e allora, ove i .Francesi non abbiano più alcun reparto chiuso, uno -scacco per essi è inevitabile; se l'hanno, la rotta tocca agli Arabi. Tutti i combattimenti in Africa sono su questo stampo. Ricognizioni, come s'usa in Europa, non se ne fanno nè grandi nè piccole ; · le grandi sono inutili, -le piccole sarebbero vittima delle imboscate. La disciplina delle marcie fu sempre trascurata; ognuno va come gli ,pare e piace, fuma e canta a perdita di gola. Se la marcia va in lungo, si legge la vita ai superiori, senza che questi se ne incarichino più che tanto. Se s'incontra una fossa d'acqua, le si fa mucchio a~torno sen~a che i s~periori siano in grado d'impedirlo, benché sappiano che la dentro s1 beve la febbre. Nè meno trascurato della disciplina è il servizio di sicurezza sia in marcia, sia nelle posizioni di ripos~. Le razzie poi sono operazioni affatto sconosciute in Et1ropa. Bruciare i villaggi ed i raccolti, uccidere gli uomini, porta r via le donne e i fanciuUi e far bottino, è ciò che significa una· razzia. Spesso in queste i Francesi haqno passato i limiti della crudeltà. (Sfod aufs Grattsamste 1Jer{,ihren). , Fino al ,1870 queste imprese afric:1ne fur~no stimate come là micrliore e scuola di guerra dell'esercito francese. Non mancò qualche avvedt1to che notò i pericol i di siffatta scuolà; ma tutti gli diedero sulla voce, .e la légende d'Afriqite accompagnò l'esercito francese nella campagna .del 1870. Le prime spedizioni in Africa si fecero speci1dmente per dare uria diversione all'opinione pubblica. L'Algeria fu considerata come un tampo dove raccogliere allori. Perciò ogni piccolo successo fu gonfiato tanto d11 pàrere una grande vittori11. E questo sistema, cominciato sotto il regno e proseguito sotto l'impero, continua.sotto la repub- · blica: Basti un esempio: nel ,18,i.O una compagnia francese occupava Mazagran, piccola fortez1.a sulle rive del Mediterraneo. Gli ATabi in forza di parecchie migliaia la circondarono; ma siccome non avevano nè scale per salire i muri, uè cannoni per aprire la breccia, tentarono
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invano di prenderla, e dopo quattro giorni se n'andarono. P ur tributando alla guarnigione i dovuti elogi, bisogna riconoscere che, se essa · non perdeva il cuore o la testa, iI forte non pote:a cad_e~e. _Epp~r~ in .Francia questo fatto fo elevato ali' altezza dei più ero1c1 d1 tutti 1 tempi; ordini e decorazioni piovvero sui fortunati difensori; si con~aron~ medaglie' si dipinsero quadri, si cantarçmo inn!; an~ora rochi anni prima. del ·1870, l'imperatore ricorditva all'esercito glt eroi del ~orte ~i Mazagran. . . · . . Di questi esempi se ne può .addurre un cei1tina10; o?n1 uffic1~le che av-esse comandato due o tre compagnie in un combattimento di retroguardia veniva esaltato come un comandante d'esercito: I soldati si credettero invincibili e si persuasero che tutti i nemici fossero come i Beduini. Un generale chiedendo di essere impiegato alle frontier~ della Francia ebbe il coraggio di scrivere al ministro: « L'uso di condurre truppe, la fiducia che loro inspiro, un' esperienza appoggiata a profondi studi; un appassionato amore di gloria , la volontà e l' a~itudine di ,vincere, rni rendono atto a compiere con successo la missione che potrete confidarmi ». Eppure che cosa poteva avere imparalo questo generale in Africa? Tultociò che in Europa è r:gol_a, in ~fric~ è eccezione, e viceversa. Già fino dalla campagna del ~I 8u9 m Italia, s1 erano visti alcuni elfotti della scuola d'Africa; la vittoria fece sì che non furono avvertiti ; ma venne in buon punto, per metterli in piena luce, la campagna del ·1870. . . Sic<:ome in Africa non s'usano carte, così, .nel 1870, i generali non sapevano adoperarle, e non volevan'o sentirne parlare. Uno dei _gene1:a1~ più anziani, Abele Douay, solo. alla vigil_iii ~lella batt~glia .d, _'We1ssenburg, in cui ebbe comando, accon;;entl, d1e_t.ro le più vive _1st:mze ·del suo càpo di stato maggiore, a dare un'occluata alla carta. S1c-eome in Africa al servizio di sicurezza non si dà importanza, così venne trascurato anche in Francia e le bombe tedesche, nel ·1870, più d'una volta salutarono inaspettate i bivacchi francesi. Siccome in Africa non accade mai di usare la cavalleria in massa ·per decidere una battagl ia, e crrandi ricocruizioni di cavalleria non se ne fanno, così mancò totalm:nte ai "en:rali francesi, nel ,1870, l'abilità di servirsi di questa arma. Ciò che disse della cavalleria vale a più ra·gione per l'artiglieria. Essa viene impie"ata così di raro nei combattimenti coi Beduini, che un "enerale franc~se, Lamoricier, il qùale guerreggiò in Africa per 15 :nni . e fn dei più abitttati a 'viincere, trovandosi più tardi aver comand~ in una battaglia, combattuta su territorio europeo, disse di sentire là voce del -cannone per la prima volt.a . .Nè la scuola di guerra 1
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algerina potè giovare all'intendenza, perchè tl'oppo di,,erso è- il servizio dei viveri per piccole colonne in Africa, e per grandi eserciti in Europa . Difatti nel 1870 l'intendenza francese non si trovò all'altezza della sua missione. Detta scuola inlì ne non fu buona neppure per il soldato. V'imparò, è vero, a sopportare strapazzi e fatiche; ma l'istruzione fu trascurata, la disciplina ancor più. Il peggio poi si è che la scuola d'Africa fu scuola di corruzione sotto val'i rapporti. Fino dall a spedizione del ,t 830, due generali brigavi1 no per avere il comando; uno l'ottenne, e l'altro fu indennizzato dalle casse pubbli che dei vantaggi pecqniarì ~peraii per sè e promessi "gl i aderenti." " Nel trattato do! 1837 che il generale Dugeaud conchiuse con Abd- el- Kader, stabilì per sè, in un articolo segreto, centom ila lire» . Di questi esempi di corruzioné dei ·geuern li fran cesi in Algeria se ne possono citfl!'e in quantità . (Solche Be-ispiele fiir die Cor.:. ruptfon der franzosìschen Generale in Alyie1', l'iessen sich noch eine Menge cw,/ii,Jwen). Dal 1859 al 1864 anche ufficiali in sott'ordine, mediante segreto accordo coi capi indigeni, s'arricch irono, spremendo il paese. Cosi lo spirito di speculazione s'impossessò del corpo degli ufficiali. I migliori c~rcarono, in Africll, decorazioni e avanzamento più rapido . I ministri vi mandarono quelli che voleva no favorire,e i favo riti, esaltandosi a vicenrla nelle loro relazioni, fecero dire d'aver costituito una società di mutua 11mrn irazioue africana . ;Le lunghe guarnigioni, in mezzo a popolazioni degradate, ebbero una pessima influenza sui costumi degli ufficiali e dei soldati. Le razzie furono una scuola cli lrnrbarie e di crndeltà·. Le formazioni speciali delle truppe di .discipi ina in fluirono sinistramente sullo spirito della truppa; nè meno sinistramente v'influì la legione straniera, composta in grnn parte di gente ch'è'11i)ino fatto naufragio morale. In conclusione, alla scuola d'Afrièa ·ufffciali e soldati perdettero perfino l'idea di ciò che sia una guefl'a in Enropa, e « con ragione uno scrittore francese disse Qhe la conquista d'Algeri costò ai Francesi la perdita dell'Alsazia e della Lorena ». La fe,r1'0'D'ia del S. Gottardo. Osservazfonì ml § 17 dell'istruzfone sul tiro . Intorno (l,(jli ese1·cizidelle1·iservenell' esercito russo . -TnosT, tenente. .Federico il grande e s1w in{lilen~<i sullo sviluppo della cavalleria 1 p1·ussiana, ne.lle guM·re della Slesia . Gl-i e.~erci.~i estitv,; delle truppe 1·it~.~e. La legge di recliitamenta davanti alle Camere f1;a;ncesi . 1
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0 1'.f}tui 1le1· 11lilita1· Wissenscluiftl·i clie11, , ,..e ,•eine,
vo i. XX VIII, fase . 4° e 5°, '188,L
Esercitazion'i delle trupv.e del.la 5a d·i,i;,i,sione nella gtLe1rra do: fortezza presso 0/rmltz in agosto 1880. -Z,rSER, maggiore.-Esposti . i temi e descritte minutamente le esercitazioni, l'autore viene alla seguen te conclusione : malgrado la deficienza dei mezzi, si ebbe una viva immagine di ciò che si fa nella guerra da fortezza. Le eserci tazioni, che uel loro complesso .ihhracciarono un campo più vasto di tutte le precedenti di eguale specie, riuscirono molto istruttive alla truppa e ai comandanti. · Per ragioni economiche, i lavori furono ridotti al minimo possibi le. ElTettivamente vennern costrutts solo due batterie d'a ttacco ed abbozzate due batterie intermedie. Sull'armamento delle batterie e su ciò che riguarda l'artiglieria in genera le, poche esperienze poterono farsi. Ma graude invece fu l'u tile per l'istruzione della ·fan teria nelle seguenti operazioni: assicurare le prime posizioni dell'artiglieria, fare il servizio di guardia alle opere e l'li loro intervalli, eseguire o res pi~gere sortite, respingere la guarnigione dal terreno esterr10 e conquistare le posizioni pel secondo collocamento dell'artiglieria, aprire la parallela, scavare gli approcci e finalmente venirn all'a$salto delle opeì'e. In queste esercitazioni apparve desidePabile un regolamento o uu' istrnzione speciale, clie dìa nonna all'azione della fanterià, uèi d·iversi stadi d'un assedio. Sarebbe poi stato uti lissimo sperimentare, per la trasmissione degli ordini , i telegrafi elet.trico ed ottico, ed è · sperabile che, nelle prossime esercitazioni, venga sperimentato an('he il telefono. J perfoot1; della tattic1i,rnodern<i. -REnz, tenente colonnello. - Questi pericoli consistono, secondo l'autore, nell'esagerazione delle diffico ltà dell'attacco frontale, e nella conseguente manìa degli aggiramenti, che dav1111ti a un difensore attivo sono pericolosi più degli attacchi frontal i. · La linea tenuta da l difensore è raramente una linea retta, e ogni curva presenta dei sal ienti, contro cui l'attaccante può agire con fuochi concentrici ; gl i elTetti micidiali delle arm i moderne sono un fattore 'coniune. A.dattandosi al terreno e usando convenientemente della propria superiorità, l'attaccante non ha oggidì molto minori prob[lbilità di riuscita di quelle che avesse una volta .
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525 Questo meclico capo è generulmente un uomo che ha fatto il medico di reggimooto _e ha visto manovrare quest'uait/i, ma da quell'epoca non ha più visto soidati se non all'ospedale. Davanti al movimento d'una divisione e d'un cor po d'armata, gli si confondono le idee; aggiungasi che un poco por l'età e un poco per mancant11 d'esercizio, non si sente forte in sella; eppure in sella riceve le dette istruzioni e deve impartire i suoi ordini. CerLO che se per medici militari non si am mettossero se non uomini che, in ta le situnione, si disimpegn:mo fran camente e bene, come nelle corsie d'u n ospedale, si potrebbe rinunziare ad aver medici io campagna; ma .venne adotto quest'esempio per provare che un medico capo, il quale non abbia almeno un'idea dell'ordinamento, e del modo di agire d'una divisione, non pnò disimpegnare il suo servizio in ca mpngna . Si vede qu indi che al medico mili tare sono necessarie altre qualità ed altre istruzioo:, oltre quelle che si acquistano all'università. Sguardo alle piiì importanti innovazioni falte negli esei·citi stranier i durun te il 1883. (Continu:izione). - In questo brano si tratta delle riforme introdotte negli eserciti fran cese, tedesco, rumeno e serbo. E PERIODICI
Il corpo ausiliario mtst1·iaco nella campagna del 1812.-ANG ELI, maggiore. Altra foterpretazione del § 868 del regolamento d'esercizi.:-BR.u KIEWIEZ, i:npitano. Il 1··iordinamento del ser·'Oi•io sanita1·io militare. - L'autore dice che molte utili riforme vennero fatte nel servizio sanitario dell'esercito austriaco, ma si desidera pur sempre una scuola speciale pei medici militari. - Tale scuola era stata creata in Austria da Giuseppe II e riccamente dotata; poi fu due volte soppressa cd altret· tante riaperta. Nel ,1874 si chiuse per l'ultima volta dicendo che, col servizio obbligatorio, i medici per l'esercito non sarebbero maocati. Però al medico militare non basta saper fa re solamente il medico; più si eleva nella gerarchia più le sue funzioni diventano complesse e richiedono qua lit.à e cognizioni militari. Ora queste i medici non le acquistano all'universit.à. In alcuni eserciti fu ~ato ai medici il grado efTeuivo. ~egli ospe:. dali hanno non solo la direzione, ma il comando . Questo succede. per esempio, in I talia. È il siSl!3ma più semplice e pi1ì logico; ma in pratica non manca d'iuconveaieati. Alcuni medici italiani si lamcntanò che le occupazioni inerenti al grado e alla C<'lric.t militare non lasciano ancora il tempo di stùdiare l'arte del med ico nè di esercitarla. In altri paesi esiste ancora il sistema del duulismo, cioè u~ medico è direttore e un ufficiale è il comandante; in Prussia vige un sistema in termedio: i medici hanno negl i ospedali la direzione e il comando, ma esercitano questo (in ciò. che riguarda In disci plina) per mezzo d'un ufficiale delegato ad hoc e posto ai loro ordini. Malgrado ' . ciò i Prussiani dunno una graude importanza alle qualit.à militari dei medici, che destinano alla direzione degli ospedali . Quasi tutti i loro · modici provengono dai volontari d'un anno, ed è sistema di non accettare nel corpo sanitario quei giovani che, durante il . volontariato, hanno dimostrato di non possedere lo .qualità necessarie per un ufficiale. In Prussia esiste poi quella scuola medico-chirurgica-militare, la cui istituzione s'invoca in Austria. Eppure ancl11: i medici mi litari prussiani ,almeno i capi) nella campagna del 1870-7 1, si trov:irono inferiori al loro còmpito E non è a farne meraviglia, e molto meno a farne loro colpa . S'immagini di essere alla vigilia d' una battaglia. I general i e i loro capi di stato maggiore hanno altro da pensare che al servizio sanitario. Il medico capo riceve, da un ufficiale di stato maggiore, istrnzioni brevi e confu5e sullo svolgimento probabi le dell'azione, sui luoghi dove devono collocarsi le ambulanze, ecc., ecc:. 1
'l'li e Jo ,.u .,u,l of llie Boyt1l C!n i t e ,l Se,•v i.ce I n sti • tieti o n ,
N. 124, Voi. 27.
I Russi sni mari Caspio e Nero. - Quando nel ,1849 In frontiera dell'impero indiano fu portata oltre l'Indo ni piedi delle montagne · dell'Afghan, poco si pensava alla Russia, perchè molte centina ia di leghe separavano allora le due fron tiere. Ma dopo la guerra di Crimea, la Russia cominciò una serie di piccole campagne verso est, come per compensa rsi a. danno dei vicini più deboli dell'Asia delle sue recenti disfotte io Europa, impadronendosi del la catena del Caucaso, e fa cendo <li tutta la Caucasia, posta tra il )far Nero e il Caspio, una sola provincia ed una base per una invasione della Persia e della Turchia in Asia. Nel ~ 86/f la Hussia estencleYa la sua frontiera nel hncino del Sir Daria e Jaxarte ed occupava Tashkend; poi soggiogando interamente il canato di Kok:md ed intimidendo quelli di Khiva e di Bokhara, mano mano giungeva nelle vicinanze immediate dell'Afghanistan. Nel ,1878, durante il congresso di Berlino, Kaufmann riunì un'armata a Tashkend per fare una dimostrazione contro l'India Britannica , mo3¼ -
.4 N:S0 XXIX, VOL. lii,
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E PEUIÒDI.Cl
strnndo chiaramrrnte che qnest'impr,ro formava l'obh:ettivo delle future opernioni rhiila Russia in caso di col li,iooe coll'Ing\ii lterrll A tutti sono note le immense risor~e della Hussta sulla ~o~ta nord dei Mar Nern A Kertch, che rappresenta la porta del l\fare cl'Azof. sono slllti costrutti souo la direzione del .generale Todleben dei forti form idabili, sotto il cu i tiro debbono passare totte le navi che vi vogliono p!rnetrare . Il Mar Nero. è solcato da ottimi piroscafi costrntt: a Newcastle e sulla Clydc, ed i dock di Sebastopoli haonu già date prove della loro attività. Ad Odessa, Sebastopol i e Batum , i pirnscafi s'avvicioano ll lle banchiue, cli gu isa che l'irnharco e lo ,barco delle truppe trovasi notevolmente focilitato. L11 traversata da Odessa a Ilaturri è. attualmente di t, giomi e di_3 _da Sebastopoli, toccnndosi tutti i porti; 01a un viaggio diretto :ittraverso il ~:lar N·cro si rompie nella metà del tempo. La n;wigazione li bera uel'l.Vlar Nero presuppone naturalmcr,te l'assenza di una Ootta nemica di forza superiore,· che non so_lo impedirebbe ogn i trasporto di truppe, rna farebbe sei;itire la sua azrnue sulle nltirne 5 m:glia del la strada ferrata dil Tiflis a Ilatmn, costrutta su cli u,~a spiaggia l)assa, esposta ad essern distrutla da una sola cannoniern. E ora in studio la costruzione di un tronco di strnda fern,ta del la li nea Rostof-Vli1d ikafkas a Novo Russik sul Mar ~ero, capace di trasportare rinforzi dall'interno delia Russia ai posti milital'i sul lVfar Nero, nel tempo· in cni il Mare d'Azof èostrntto dai ghiacci: La provincia del Caucaso comprende tutta la catena montana che si estende dal Mar Nero al Ci,spio; ln regione del le steppe ::i nord e la Trans-Caucasin a sud, che confina colla Turchia e la · Persia. La popolar,ione, consistente di Georgiani, Armeni, Kurdi, Turchi e di una serie di tribù montane, di razze e li ngue diverse, rappresent;1 una forza di 60 a 70000 uomini oltre lii riserva, costituit3 da un totale di 1IS.OOOO uomini e di alcune bande irregolarì di fanteria e di cavalleria di ~eorgia1~i, che sommano a più di 30000 uÒmini, e possor:o ~ssere_chwmate rn tempo di guerra. I Cosacchi poi in una campagna m Asia possono rendere dei servizi eminenti e mettere insieme 50 mila cllvalli ( 1). A queste trnppe effettive locali, voglionsi aggiungere i rinforzi che possono essere nrnndati a Wladikafkas a nord del la catena del Caucaso, congiunt.a per mezzo di ferrovià con ogni parte dell'impero. Una strada di montagna attraverso il passo di Dar_jal a
2400 metri, permette il passaggio di truppe tutto l'anno, eccettuati alcuni mesi d'inverno, in un di$treuo interamente pacifico. Fra pochi anni sarà senza dubbio aperta una strnda fenata per il Darjal, a meno · che sia preferito un percorso pi 1't lungo ma di più faci le costruzione, luogo il fiànco nord della cateniJ a est verso il Caspio, che arriverà a Petrofsk e quindi a Bakù; l'estremità orientale della strada ferrata da Tiflis al Caspi,j ·e passerà per Derbent. In caso di bisogno possono essere sollecitamente spediti all'armata del Trans-Caucaso in 011ni tempo e sta:\(ioue rinforzi illimitati, come può essere pure utilizzata la via di mare da Agtrllkan a Bakù ed a Michealovsk; ma giova osservare che la foce del_Volga mantiensi gelata molti mesi d'inverno, nel qual tempo ogni trasporto è sospeso. . Leggevasi recentemente nel Times, che con decreto imperiale rnsso sarebbe stato operato un riordinamento delle truppe locali del Caucaso, colla formazione di 6 battaglioni di riserva. E qui importa ·aHertire che in 2i ore può essere trasportato da Tiflis a Bakù un corpo di armatu di S.0000 uomini. Non esistendo nè a Tiflis nè a Bakù alcun r,gente consolare inglese, un siffatto movimento militare pnò succedere sèoza eccitare in alcun modo l'attenzione, e ad est di Tiflis possono compiersi su quelle estese zone di terreno grandi rno.vimenti di truppe sou.o il pretesto di eseguire manovre od esercizi di tiro. La città di Bakù, che è all'estremità orientale della stradn ferrata del Tram;- CauCllSO, richiamerà in iwvenire molto più l'attenzione che per il passato. Qu3si di fronte sulla via orienta le del Caspio, separnta da 24ore di navigazione a vapore, trovasi l\'lichaelovsk, la testa della ferrovia Trans-Caspiana, costrutta con mira esclusivamente militMe arrores0 . siva . Bakù, l'emporio del commercio del petrolio, che si raccogli: dalle sue fonti inesauribili, dà vitll ad un movimento continuo di 1rnvi a vapore, che forniscono al governo russo il mezzo di trasportare in 2/~ ore o Michaelovsk nttraverso il Caspio il corpo d'armnta accennato. La provincia Trans-Caspimrn della Russia è in parte att.ravérsata da uun _strada ferrata di ,1H mii;rlia, per cui occorrono 12 ore di viaggio su d1 un terreno perfettamente piano. Questa line:i che dal Caspio vii all'oasi di Tekke a T<izil Arvat, devesi i11le_ramente all'energia cd all'abilità del generale Anrwnkolf, il capo dei trasporti militari russi sot.to il genernle Skobeleff, il quàle la propose e la costruì, im- · piegando 100 miglia cli rotaie · che stavano depositate a Bender sul l)anubio, già comprate nel tempo del lll guerra turca. Questa linea ha già reso irnporl:111ti ,;l:\rvizi a S~obeleIT nel là sua campagna. Essa è destinata a proln u__,ar:;: fiuo nel Herat e .id unirsi al ·sist.ema ferroviario.
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_ (O ?hi vuole a.vere informazioni più recenti Ieg!!,t l'art.icolo intil:olato Bemerlmnge1i ·uber Translco.spien unù clic benachbarten L,m<tsiriche di LESS AR nel fascicolo \'llf dei 11/i tlheilunyen d·i PrnrmMANN.
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dell'India Britannica. Per ora è allo studio presso il governo del Caucaso il tronco da Kizil Arvat a Ge.ok Tépé, fra nòn molto la strada sarà spinta a Sarachs (angolo nord-est della Persia) fino a dove sono com!JÌUti i lavori preliminari . L'ultimo tratto che attraverserà il Chorasan appartenente alla Persia, e la regione libera delle tribù turcomanne, per giungere nell'Afghanistan, è già stato studiato dagli ingegneri russi, i quali sulla riva orientale del fiume Hari Rnd lianno trovato che le rupi dell'Herat non costituiscono un ostacolo :;;erio, giacchè non si dovranno super~re altezze superiori a 300 metri, e le tribù non oppongonsi all'occupazione del paese. Sommando i tratti di percorso da Michaelovsk, la base del Caspio, ad Herat, la porta dell'India, sono state constatate le distanze seguenti : Da l\iichaelovsk a Kizil Arvat 1 \.7 miglia di férrovie. Da Kizil Arvat a Askabad 125 » di strada rotabile, ferrovia propo<,ta . ,185 • in studio. Da Askabad a Sarachs )} Da Sarachs a Herat 20:2 » 1
Totale 669 miglia ('1076 chilorn.) di cui circa metà attraversano il territorio russo . È ancora assai dubbio se un corpo <l'armata che partisse da Michaelovsk possa occupare Herat mo lto tempo prima cli forze clirettevi dall'India Britannica, dista.udo questa città {)99 miglia da Sibi, l'ultima stazione delle ferrovie indiane e 522. da Kizil Arvat che è l'estremità di quelle russe . . Però le due strade non sono aperte in . egual modo acl un esercito invasore, giacchè l'indiano avrebbe da combattere sul suo ·cammino, mentre. i Russi stanno direttamente in comunicazione ferroviaria coll'impero, ecceLLuate due interruzioni entrambe di un giorno, l'una sul I\far Nero e l'altra sul Caspio. Tu lta la distanza si può attraver. sare in 9 giorni, e quando le linee delle strade ferrate del I' Indie si prol ungassero fino ad Herat, l'Impero Britannico si troverebbe direttamen.te collegato coll'E uropa . Nel ,1875 si stampò esservi un· punto che èostitniva una specie di perno cli tutta la quistione orientale, da non doversi mai perdere cli v-tsta, ossia di « non lasciare che Herat venis:,;e occupata dai Russi con un colpo di mano » . Ora siamo àrrivati precisamente a questo punto, ·e mentre i geografi parlavano di catene di montagne esistenti tra Herat e Sarachs, i·I generale Mac Gregor negavan~ l'~sistenza: e ciò venne confermato. nel ·1882 diill'ispezione personale dell'ingegnere russo
529 Lessar. Lo stesso anno aprivasi la strad·a da Tifli, e Bakù. L'Inghilterra e la Russia spinte da una misteriosa necessità avvicinansi ogni anno sempre ~iù l'una all'altra, ed ora che il loro incontro è prossimo, sorge la questione se non avverrà sull.;t base pacifica del ('Ornmercio· e dei rapporti internazionali vantaggiosi ad entrambe le parti. Osservazioni a Pietroburgo per arrr.stare ogni ulteriore progresso provocherebbero assicurazioni inutili; e le rninaccie lo accelererebbero. Ora è già proposta la costruzione di due Jl uove linee di strade ferrate cl:1 Tiflis · cioè una verso Kars ed Erzerum; un'altra a .Tulfa sull' Araxes, fron~ tiera persiana, esteJ:!sibi le fino a Tabris e Teheran. Tutto è pronto · per andare avanti, ed il pretesto dell'estensione del commercio è surciente per velllre e giustificare una pol itica intraprendente. Questo argomento acquista una grande importanza volendo stabilire una comunicazione diretta vers.o l'India con una .strada ferrata. Non è lontano il tempo il cui il commercio riprenderà l'antica sua via attraverso l'Asia me~ia, giil percorsa dalle nazioni Ariane nelle loro emigrazioni ad ~cc1dente, e da tutti i conquistatori dal tempo di Alessandro il Grande. E opportuno opporvi degl i ostacoli? L'esistenza di un pericolo .a danno del nostro impero indiano è un fa tto indiscutibile, mentre ·non v' ha dubbio alcuno, che il nostro dovere ci obbliu:, a concorrere 0 .alla p:icificazione di rruelle regioni, ed a promuovere 1a costrnzione di una ferrovia eh(~ possa trasportare · passeggieri da ll'India a Londra in 9 ·giorni. . _ . E PERIODICI
Sulla necessità di una migliore ,vfa di comimicazione coll'India
per la valle del/' Euf1·ate. - J. B. FELL. - La questione di · una strada ferrata nella valle dell'Eufrate e di nuove vie di comunicazioni) c~Jl'India è diventata di un'importanza superi9re, dopo l'occupazione di Merv per parte dei Russi, e l'insufficenza nonchè la mancanza di sicurezza del canale di Suez e della strada attraverso l'Egitto . Codesto soggetto vuolsi con~iderare sotto l'aspetto politico-militare e sotto cruello commerciale, finanziario e tecnico. Per la sicurezza degli interessi britannici, è indispensabile abbreviare la distanza tra l'Inghilterra e l'India, e rnercè la costruzione della· strada ferrata dell ' Eufrate si guadagneranno 6 giomi di tempo nel viaggio tra Londra e Bomhay. La ferrovia della valle dell'Eufrate µa un'importanza str:itegica somma, mentre d'altra parte rappresenta un buon impiego di capit~li . Essa dovrebbe unire il Mediterraneo al Golfo Persico, e le sue estremità sareb- · bero di qua Tripoli d'Asia (Ternbulus), oppure Sete ~ Alessaudretta, od anche nn p1rnto a nord di questa cit.tivtféll'a baja di Iscanderun; di là Bassorah (El Kewit) snl Golfo Persi(:f Il c0:-to della linea proposto
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E PERIODICI
che partirebbe dal Porto di Alessandrettn e per il passo di Ba ilan :id Aleppo arriverebbe al corso dell'Eu frate a Ilalus, sarebbe di 6, 000,000 di lire sterline ('I 50 milioni di lire italiane) seconùo il preventivo di Sir John )facneil, e mi surerebbe 850 migl ia di lunghezza. La media delle pendenze sarebbe di ,1 :500 o le curve non risu lterebbero nè molte nè ri;;trette. L:i potenzialit.à di una tale li11ei1 aù un solo binario sarebbt! di 3,000,000 di passeggieri e di tonnellate di mercanzie al!' anno, e con un doppio binario potrebbe trasportare tulio il traffico che ora pas:;a per il canole di Suez. Da Alessnnd ret.ta a Dassorah si avrebbero .soltanto :2J od anche ·18 ore di viaggio, e le ,-pese di carico e discarico sarebbero compen:;ate clal ~uadagoo di tempo. La nuova linea u.:> n sarebbe militarmente minacciata che dalla Rus,-ia ; ora K:irs , che è la localitì, più .vicinn al la strada clell'Eufrnte, trova~i a più di ,~OO miglin. Una spe,Jiziooo russa destina ta ad occupare la v11 lle dell'Eufrate dovn1bbe consistere di 50,000 uomini, i qua li non potrebbero arrivHvi in meno di :J settim:ine, mentre invece gl' Inglesi sarebbero in çondiziou>-1 di riu nire una forza eguale in un tempo minore çlclla meta, per due direzioni diverse rer mare e per strada fonata . Il tclegrnfo da campo dell' e.çercito inglese ; il lcu;oro coinpiiito nelle recenf'i campagne ed il suo ordinamento attuale. - A. C. J-l AMI LTON, tenente colou1rnllo. L'ordinnmento del servizio telegraJìco mil itare inglese, che nel 1870 aveva un materiale di 36 1uigl1a cli Jìlo portato da ,(2 ca rri , ha subito notevoli .modifìcazioui, e questa quantità è stata elevata a 60 miglia, cioè a 30 di cordone ripartito su ·I O carri ed a 30 di filo disposto su .~ cnrri per le linee aeree. Il materiale telegrafico destinato ::i seguire la spedizione dell'Egitto nel 1882 era composto di .i- sezioni foru it,e di 1 miglio di cordoue per 3 di filo aerei), e la fo rza consisteva di 7 ufficiali e 48.\. ,;ottufficiali e soldati con 65 cavalli. Arrivato nd famaiJia il 28 agosto, lo sban;o del ma.teriale riçhiese un tempo notevole, ma con tutto ciò il 1° settembre era già attivata una linea tra Ismailia e Kassasin; la linea di Suez era stata riparai..'\, e pochi giorui dopo nuovi fi li erano aggi unti a .quello della strada ferrata. Nella marçia di Tel-el-Kebir nella nolle del :12 ~ettembre la sezione telegrafica compiè il suo lavoro avanza ndo , nH1ntenendosi quanto più era possibi le vicino al gran quartiere generale. Al principio dell'azione i telegrafisti dovettero ritirar~i perchè stavano troppo esposti; mn nl termi1re della battagl ia dato l'ordine di proseguire la li nea fino alln ferrovia, in mezz'ora ne furono compiute tre miglia attraverso delle sabbie profonde, ed alle ore 8 e 30 del mattino era telegrafaw nlla regina la notizia della vittoria. 1
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L'nni tit dell 'ordinamento attuale è rappre::;eutata da nna sezione, e consiste di il ufficiale e di 53 sottufficiali e soldati con ,\. carri di mìlleriale a 3 parigl ie. Ogni sezione porta 2.0 miglia di linea con 3 urfìzi telegra fi ci completi, e pnò essere fornita di cordoni o di Glo aereo; occorrendo il tra:;porto si fa co l sommeggio. Consumato il fìl ,), i rMri si riforuiscouo ed il persona le di una sezione può impiantnre e mantenere una linea di ,100 111igli:i. Dei 53 uomin i di una sezione, 28 sono mont,,ti e fanno da conducenti o sono inca ricati del manteuimento delle linee , del le riparazioni: dei rimanenti 25, 1/ 3 è fornito dalla com p:ignia e 2/ 3 dalle società telegrafìchc. Al perso11o lc di una sezione va .iggiu nto uuo stato ma~giore Ji scrivani, meccauici, c,:c., che stanno nel punto più importante della linea . I quadri sono costituiti per 8 l:'ezioni, 2. delle rruali sono provviste di cordone e 6 tli filo aereo . Il materialr, destinato al somrneggio ù tenuto nei m::igazr.ini pronto ad ogni even ienza, ogniqualvolta In nntnra del paese richiedr. un tal modo cti trasporto. Tutto il materiale, gli utensi li dei meccanici di una sezione pro vvista di cordone, stanno in,\. carri" 3 pariglie, oltre dne supplement::iri per tnue quelle contingeuze che si possono presentare. Du e di questi carri sono di un modello speciale e sooo detti c.irri a cordone; ognuno di essi porla 6 tamburi di cordone di 5/ 6 cl i miglia, cosicchè ogni carro Jr.i una dotazione di 5 miglia . Iuoltre so no provvisti di tntti gli utensili necessari all a costruzione della li 1wn, uonchè dPgli ordigni e delle batterie di un ufficio. I c.issoo i del ca rro cootenenle gli strumenLi cd :iknne pi..:cole provviste fauno da sed il i, sui fJUali viaggiano nn sottuffìciale e 6 uomin.i,· impiegati a costrurre I~ linea qunudo si dovc:;se :ivanzare celeremen te: uni, tenda destinata n servire d'uffic:o ripara i telegrafì:;ti dalla pioggi:i, da l vento e da l sole. I due t:tmburi posieriori sono così disposti, die il fil o svolgesi automaticamente ogni qual volta il carro si muove, e può ùi nuovo essere raccolto colla stessa fa cili t:1 e rapidità. Il terzo ço 1To serve di magnzzino e porw ,1i tamburi eq uivalenti a ,1O miglia. li r,assone anteriore cont.ieoe la dJtazione complet:i di uo terzo nfGcio; il quarto carro, destinato al servizio ge11erule, serve al trasporto cli utensil i, cli una piccola fucina, ecc. La parte più notevole del materiale 'è naturii lment.e il cordone, fo rmato da 7 fili metallici, di cui quello centrale è di acciaio dolce, mentre gli nitri G sono di rame: il dinmetro loro è di 2/too di pollice equivalenti a if2 rn m. I l fi lo tl'acciaio serve e:;clusivumente all a tensione, mentre quelli di rame convenientemente isolat i ,ouo de,;t.i11.11i ,di., tra-
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smissione elettrica . Il peso è di '170 libbre (11,t 10 gr.) per ogni miglio (1609,329 metri), ed è capace di resistere ad una tensione di 250 libbre (113397,5 gr.). La resistenr.a elettrica è di 20 ohm per miglio. La velocità ordinaria di svolgimento di un cordone è di 3 miglia all'ora e corrisponde a quella di ma rcin di fanteria ; ma il lavoro può altresì compiersi al trotto e laJ inea essere ritirata in un tempo u(Yuale a quello in cu i è stata costrutth. . · <> Il materiale di una sezione di linea aerea è suddiviso su ,i. carri a 3 pariglie: tre di una costruzione speciale. sono destinati al materiale della linea compresi i pa li alti . circa 4 m. I primi 2 carri trasportano ciascuno 6 miglia di materin le con tutti gli ordigni necessari alla costruzione del telegrafo, mentre il 3° non ha utensili, ma contiene soltan to del materiale per 6 miglia. Ognuno rii essi è provvisto di una dotazioue completn per 1 uffizio telegrafico. Il 4° è destinato al servizio generale e contiene gli stessi oggetti del 4° carro di una sezione <li cordone. I pali sono di pino ed hanno 2 pollici (5 centim.) alla base; ·I 1/2 all a cima (3,75 centim.), e pesano 6 ½ libbre (2948 gr.) ciascuno; dipin ti ,1 linee afternate nere e bianche sono visibili da lont.1no. In avvenire saranno di bamboo e pegeranno soltanto 4. 1.12 libbre (204'1 gr.). Vi sono pure p&li lunghi 6 p. (1,80 rn .), de~tinati ad al lunga re i primi, quando occorre attraversare strade, e si congiungono con grappe identiche a quelle .austriache del· telegrafo da campo~ Gli isolatori sono di ebanite; il filo è di ferro o di acciaio galvanizzato e pesa 95 libbre (4.3,29,1 chi log.) per ogni miglia, presentando una resi,;tenza di ohm per miglia. A costrurre una linea ·sospesa sono impiegati ,1 sottufficiale ed 8 uomini, ol tre ,1 sottufficia le ed 1 uffi ciale destinati a segnare la linea secondo gli incarichi rispettivi. In ~ircostanze favorevo li si fanno 2 miglia :dl'ora; ma siccome si incontnrno spesso _delle difficolti1, così si calcola soltanto ,1 miglio all'ora" e la linea può essere di5fatta colla stessa velocità con cui marciano gl i uomini. Il materiale di montagna si usa solt~nto qu:rndo i ca rri a ruota non pos~ono essere impiegati, e non potendosi portare dei pa li , in montagna si usa di preferenza il cordone. Il numero degli uomini non varia, . ma ogni cnrro è sostituito da 50 animali da basto. Lo sperone. ~ Il fattore principale di fiiture vittor-ie na·vali. Amm. G. ELLIOT . La polvere da cannone considerata come lo spi1·ito deU'artigbi,eria, coi risultati che hanno .~eguito e segiLiranno ques,to modo di 1,edere. - Col. C. B. BRACKENBURY; sovrintendente del polverificio di Walham Abbey.
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E PEIUOO!Cl
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La Russia s'aimicina all' [ndia. - Luogotenente generale Srn Eow·. HAt1rtEY. ~ La recente occupazione di Merv per parte della Russia, nella sua lenta via verso il cuore dell'Asia, ha destato una viva agitazione in Inghilterra. Il generale Hamley present.a un' esposizione chiara delle spedizioni compiute dai Russi in Asia dall'anno 1873 fino ai nostri giorni; ed espone i vantaggi ottenuti ed in qual modo le varie campagne vennero intraprese. I Russi hanno il vantaggio di poter ·eseguire con ogni facilità grossi trasporti di truppe coH' impiego delle ferrovie e della navigazione a vapore, mediante i piroscafi che solcano le acque del Mar Nero e del Caspio; per cui Odessa trovasi in comunicazione diretta col Caucaso, che forma un territorio indipendente, ricco, convenientemente irrigato e diventato perfettamente russo. La capitale di questa regione, Titlis, può sostenere il confronto con qualsiasi città delrimpero russo per la posizione, il clima, l'estensione e l'importanza, gli edifizi .rubblici e priva ti e per gli stabilimenti militari. La somma delle truppe dell'armata del Caucaso è di -160000 uomini. Merv, che già fu un centro di grande prosperità, sotto il;nuovo governo riacquisterà l'antica sua vita , e quando quel paese sarà dt nuoyo po· poloso e fertile, esso offrirà una base d'operazione contro la frontiera dell' Afghan. Si è di recente sparsa la notizia che là Russia è a Sarachs: bisogna notare che vi sono due luoghi così chiamati si1lle rive opposte dell'Hari Rud. Quello a occidente è una città persiana fortificata; quello ad oriente è un'antica piccola città del .Kanato di Khiva. La differenza è importante, perchè nel primo caso la Russia occu. perebbe con un trattato colla Persia una parte del suo territorio, mentre nell'altro progredirebbe soltanto nella direzione che asserisce aver diritto di seguire. Qualunque sia il posto occupato, giova notare che d'un tratto essa ha spinto innanzi il suo posto avanzato di 185 miglia, e si è avvantaggia ta delle risorse di una fortezza persiana, un luogo· di grande momento cc,mmerciale e strategico. Se ricordiamo · che la possibile annessione di Merv era considerata, poco tempo addietro, quale una minaccia terribile da sping~rci all'occupazione di Herat, si comprenderà di quale importanza è l'occupazione di un territorio tanto più vicino alla frontiera afghana, dietro il quale stanno le forze ine·sàuribili del Caucaso e della Russia Europea. Delineata I~ politica della Russia nel Kanato di Bnklrnra e 11ell' Afghanistan, rappresentata dalla missioiie comp iuta a Samarcanda ed a Cabul dal generale Skobeleff, il quale seppe creare all'Inghilterra uon poche difficol tà, il . generale Hamley avverte di aver voluto soltanto esporre in termini general i i mezzi di cui la Russia dispone, per in -
BOLLETTINO DIDLIOGRAFJCO
LIDJU E PERIODICI
traprendere una campagna seria contro l'impero indian·o, \l non di esprimere l'idea che una guerra d'invàsione sia imrr:iriente, trovandosi qnell.-i potenza tuttora sotto il peso di un grave squiljbrio fina nziario per le recenti guerre sostenute ed i gravi torbidi che ne rodono l'interno. Il ritiro delle truppe indiane da Kandahar nel l'Afghanistan è ·stato un errore tanto più serio, che la Russia si an nesse quindi Merv ed occupò Sarachs: ora è di\'entato urgente decidere, se conviene uccuparf\ l'Afghanistan spingendo in tal modo ìnnanzi la frontiera mil itare dell'impero Iudinno. A.Itri preferirebbero sapere questa regione indipendente ma sottopostn all 'influenza ing·lese; tuttavia con una potenza quale è la Russia, che tiene la Persia e le sne ricchezze soggette al sno volere, è una pa rola vana pensare che l'Afghanistan possa rimanere qualche tempo ind ipendente anche solo di nome. Se gli Afghani non sono coll'Inghiltena, le souo contro, dice il generale Hamley; per cui questa dovrebbe stabilire un go,·erno forte a Kandalrnr portandovi un esercito, i cui posti nvanzati dovrebbero occn pare Cabu l ed Herat, con una !rase a Kurrachee in comunicazione con Kanda har rnedif nte una strada ferrata . Una gran parLe di un tale ·esercito potrelrbe· essere fo rnito dalle for1.e · attuali delle Indie. b necessitù di spingersi innanzi è urgente, non essendo ancora interarneo te compiuti i preparati vi a cui i Russi certamente attendono .
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.GRANT, uditore di g uerra. 1'' 0,action11~eme11t ,IP la j1111lice m_ililaire ,lmu le11 tliOére,altJ Et11t11 tle l' Europe. Cnstiania, 1884, tipografia Malling . È . un'opera in corso di pubblicazione. ·Venne in luce il primo volume. lnslruclio11 11ratique
.~ tu• le 11,,,• .,;"e de la cavallerie en campt1f/t1t>. Parigi, 1884, tipografia Baudoin, prezzo L.
:1.
.
Detta istruzione fu approvata dal Ministero della guerra, m data t4 lt1glio corrente ann·o. De la !n1m11a.~li</Ht'. Commentari anatomici _e fisiologici destinati a completare il Manuel cle gymnastiqu.e, recentemente
pubblicato sotto gli auspici dei Ministri della guerr_a ? c~ella pubblica istruzione. Parigi, ·1884, tipografia della soc1ela tipografica, pr ezzo L . 4-.
;JAQUEREZ, capitano in ritiro. I.a fi1rt1Hce tirmée. P ~rigi,_ 1_884, libreria Hessager, pr ezzo L. 2,50. Si propugna _l abolmone dell'esercito permanente e del servizio obbligator10, la creazione di un esercito coloniale e di guarnigione, formato con assoldamenti, e l'armam13oto della popolazione per la difesa del ter ritorio. maggior generale. O,•gmaisalioH der elel,triscl,~n Tele,,rafie ·i u Dentt1c•l1l1111tl fii r ,iie Zweeke ,le 11 Hr·i ege11 . · (Ordinamento della telegrafia elettrica ir~ Germania_ a
C HAUV IN,
scopo di guerra). Berlino , 1884 '. tipo~r~fia M,1ttler e figllo'. prezzo L. 3. L'autore· fu per ri:1olt1 a nru . di~·~t~re generale d~1 telegrafi in Prussia. L'opera dimostra J·utihta della t~legra~a elettr ica in tempo di guerra ed espone come è orchnato, m Prussia, il relativo ser ':izio.
BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO
E.
l11 111,gura~it1ne tlt'l u1011 tunenCo ,d le11e11le ge11 e ,·11le G. ,lletlici. Milano, 1884, ti pografia Lombttrdi. È
G UASTALLA.
u n discorso pronunciato dall'autor e all'i naug urazione del <letto monumeu to . Con parole vive, incisive e colde d'affetto, si narra la vita e s i ricordano le geHta dell'illus tre generale.
EXNER, capitano. IIPr DiP11St tler f1•a,a~ii11i11cl1e11 ;l,•mee i,n lì'eltl,.. (li servizio dell'esercito francese in campagna). Berlino, 1884, tipografia Mittler e figlio, prezzo L. 2. È uno studio sul regolamento francese del 26 ottobre 188;l pel servizio delle tr uppe in campagna. BuRCHARD
ÙTTINGEN, tenente. IJie ;lusbiltluttf/ del llrtil(L·acklestramento delle rimonte da tiro · · dell'artiglieria). Berlino, 1884, t ipografia MiUler e figlio, prezzo L. 2. L'ar gomento è trattato diffusamente; vi sono molte figure intercalate nel testo. '
La. milrt1illeu11e Ga.tli11t1. P a rigi ·Ùl84:, ti1JOgrafia dello Spectateur militaire. Descrizione del pezzo, maneggio, caricamento, uso, risultati delle esperienze, ecc., ecc.
V.
lerie-Zug,•emonten .
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BOLL&TTIXO BIBLIOGRAFICO
maggiore gener ale. l)e ,. H:rie9 ,,. 'l',u•kom e u,e u . (La guerra in Turcomenia). PieLroburgo, 1884, prezzo .L. 7,50 al volume. - È un'opera in corso di pubblicazione. Narra la spedizione fatta dai Russi co1nandati dal generale Skobeleff, in Turcomunia nel 1880-81. E tes té u.scito il 4° volume.
GRODEKOW,
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tenente. Die E11twickl,mg d e r rii••i• ch ,m Armee, • e it Mm .lahr e , '.188 ~ . (Lo sviluppo del!' esercito russo, dall'anno 1882). Berlino, 188i-, tipografia Eisenschmid, pr ezzo L. 3,50. L'autore è noto per va rie pubblicazioni sullo esercito russo. L'opera annunziata è la continuazione dell'altra dello stesso autore pubblicata qualche a nno fa col titolo: L'e.. sercito russo in pace e in guerra.
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DELL'EDUCAZIONE MILITARE . -
Tola Giuseppe, LE LEGGI
tenente colonn ello. Zwa,e i:it/ .lnhr , ( i la,r. (Vent'anni ulano). Berlino, 188-f, tipografia Oekers. Si trattano questioni · d'attualita, riguardanti l'arma di cavalleria.
B LOCHER,
01
GUERRA
E LA
ten ente colonnello. fi11iform,11 , Di•li11 c lio11• uu,l Son•·
tige ,fb:r.iclu•u tle r gc•a111111·1e 11 H . li . 06le rr ungar. ll'ehr111ach1, •ov i e Or,l, n tout Ehr, 11e ri1Jch*'u , ecc. ecc. (Uniforme e distintivi di tutte le I. R. forze militAri dell'AustriaUngheria, ordini, segni d'onore, ecc.). Troppau, 1884, litografia
Strassilla. Questi distintivi sono dati in tavole colorate colle relative spiegazioni.
•16°
r egg . artigl ie ria
coNvENz10NE m
Pietro, tenente n e l 35° r egg. fanteria • G UERRA rn MONTAG~A . SORPRE SA DEL MONCENI SIO G. Zavattari . LA s1:PERF1c rn o' ITALIA. Pittaluga, nrnggiore RASSEGNA TECKO LOG ICA. -
lNDEX,
- .Prunas • .Pag . 5·189_ G1NEvnA. Bosco
O SSERVAZION I ED APPUNTI.
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SULLE COND IZI ON I ~flLITA RI DELLA T URCHIA. -
Augusto Giacosa, !L
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RIFOl\NIMENTO DELLE MU :(IZCONI 'IN CAM~AGNA PRESSO L'ESEI\CITO FRANCESE
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M EiZI DI TRA SPORTO MAR11'TL\11 DELLA FRANCIA FnANCES1 NE L M ,\I>AOASCAR. -
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C. Manfredi,
ALL'Eseosiz10NE Dr ToRrn o . -
L',\RTIGLIElllA OA CAMPO CORAZZATA, -
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A. Gioppi,
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artiglieria » 277 _ V. - MATERIALE MOB ILE FERRO · Ing. L. Conti -Vecchi, capitano di stato maggiore. » 292 -
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J>ag. UNA PnoPosrA cmcA IL MORHE DELL'ESERCITO. - Raffaele Bianciardi, capitano ., D1sc1PUNA. - L. Laderchi . » LE FORME ED I MODI TATTICI DELLA FANTElUA IN RELAZIONE CON LA suA 1s:rRuzroNE PRovv1soR1A su L TiRo - G. Sala, c11pitano . » NoTE INTORNO A1 co1mrn1 VIAGGIATORI. - Ravazza Vittorio, tenente nel 113° art.iglieria, direttore del colomh:i io mi litare di Ancona . » RASSEGNA TECNOLOGICA . - FErmovrn TRASPORTABILI PEL SERVIZIO ,MILITARE » LE ESERCITA7.l0Nl ESTIVE DELLA CAVALLeRIA 1\US$A ('1883). - Q. lL SERVIZIO DELLO STATO MAGGIORE .
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Tedeschi .
38 1 _ 388 _ 1
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Der Dienst der franzosichen Armee im Felde. - EXNER. Pag. H4 Jahrcsberichte uber die Yeriiuderungen und Fortschriue iiber M.ilitarwesen . - V. LiiBELL . . . . » 175 Jahrbiicher fiir die dentsche Armee und Marine . )) 1-19 StreOleur's Oesterreichische M.ili tiirische Zeitschrift . » 181 I taliens Wehrkraft. Eiu Blick auf clie gegenva rtige militarische · Machtentwickelung des Konigreichs . » 375 Neue Militarische Bliitter . )) 5'17 · Orgau cler Militiir-Wissenschaftl ichen Yereiue » 523
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4,i-7,
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414./.1
ORDINAMENTO DEL PERSONALE MEDICO NEf,L'ESEl\CITO AUSTRIACO . ». ,i,88 li:/ I FRA:'liCEsr NELLA SE:sEGAMB1,~. - C. Manfredi, capitano 11 li93R..,,c lnEE DEL PRINCIPE IfOII.ENWHE INTORNO ALI.A CAVALLERIA » 50 1.::;'
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Inglesi.
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