RIVI.STA MILITARE ITALIANA RACCO~TA MENSILE DI SCIENZA, ARTE E STORIA MILlTARl
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Serie UI. -
Anno XXIX
Tomo II.
· ROMA, 188,i, · VOGHERA CARLO, 'r!POGRAFO-EDITORE Via Nazional e.
ADDESTRARE OVVERO EDUCARE? , I
tONFERENZA TENUTA NEL CIRCOLO MILITARE SCIENTffICO DI VIENNA DALL'ARCIDUCA GIOVANNI D'AUSTRIA-LORENA T!Nt:NT& >.!Ak~SCJ.\LLO Cò)fA!'il)J.;';U LA 25.t DIVISIONE Dt FANTERU.
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Spesso roi dolse cl'esscre stato ru~-ldo, mai (l'es;cro s tato affabile. Una buona parola, 11110 sguardo aroicllovolc ind ucono. all'obbcrlicnza cd all'amore. '
I. Proprietà letterari'!·
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RODOLFO OJ ,\8S9Uf\Go.
L'addestra.mento mecoanico come talismano.
Il successo in guerra non è un gioco dell'azzardo, sibbene la . manifestazidne1 della necessaria prevalenza che il più forte ha sul 'più debole. Astrazione ratta dalle condizioni di cultura e di pol itica, il più forte è tale per effetto della migliore organizzazione dell'esercito, del migliore armamento, della migliore condotta di guerra e finalmente del maggi,lr valo1;0 militare dei combattenti. A procluàe i primi .degli anzidetti fattori di vittoria, provvedono le amministrazioni della guerra secondo la potenziali lit dei .relativi Stati e lo spirito cli abnegazione dei contribuenti. La condotta della guerra, quella cioè suprema e decisiva, incombe a pochi personaggi. Ma il maggior o minor grado di valore del soldato dipende da noi, in quanto che è in ma:isima parte il frullo dell'opera nostra, il prodotto clel nostro la"\\OrO. Mentre oggigiorno è aunienta_ta pel condotttiero la difhcoltà di far valere la sna influenza personale, le terribili impressioni del combattimento moderno (in cui l'intensità del pericolo è cresciuta' così rispetto · al ten;ipo, come· rispetto . allo spazio), a.gisèono in {{) Traduzione da.l,..t·odcsco per consenso graziosamen te accordato da S. A. lm p.
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ADDESTRARE
OVVERO EDlJCAl\E7
modo deleterio sul morale del soldato e fanno sì che il contrasto fra l'istinto naturale della conservazione ed il sentimento del dovere è più che mai difficile da risolversi a favore di quest'ultimo. Ora il valore del soldato e la sua aaitudine ad essere impiegato come istrumento d'una volontà superiore consistono appunto nella villoria sul!' istinto di conservazione. A tal~ riguardo chi è che non pensa alle parole con cui a Kolin Federico II, incollerito, apostrofava i suoi granatieri ondeggianti: << Canaglia I avete forse intenzione di vivere eternamente? n Si comprende di leggeri.come, ripensando ai terribili monumenti innalzati dalla morte sui campi di Saint Privat e di Plevna, in tutli gli eserciti si sia studiato· il modo di combattere le impressioni dannose all'uomo e di contrapporre altri elementi a qt~egli istinti, che il combatLimento moderno scatena nell'individuo in guisa tanto mi nacciosa. Anzi sareb be desiderabile che tali questioni fossero state sottoposte ad uno studio ancor più intenso di q·uello che fu loro dedicato; e se !'o.omo, considerato come fattore di vittoria, fosse stato · argomento di preoccupazione almeno nella stessa misura attribuita · al perfezionamento tecnico delle armi, all'istruzione di dettaglio della fanteria e ad a.Itri svariati argomenti di studio militare, noi avremmo per fermo fatto un buon passo di più sulla via chè tende ~L chiarire le idee io proposito. Certamente le opinioni circa a.I mod0 con cui debba es$ere trattata la preparazione dell'nomo cilla gnerl'a, son J varie nello stesso modo che diverse sono le inclinazioni, il gusto; il modo di vedere . e le individualitiL ' · Laddove l'educaz ione del soldato, del pari che la condotta della guerra hanno una larga base, un principio vivifica~te(quali sarebbero una grande idea che esalta le masse, un gran d'interesse nazionale compreso da tutti, l'impulso affascinante d'una personalità che trascina, la pol.enza non scemata della religiori'e, o qualsiasi altra nooi le o ignobile passione d'un popolo) ivi è più facile .il còmpito della preparazione di un esercìto, inquantochè basta soltan Lo lo spianare la vifi agli impulsi anzidetti . La cosa diventa più difficile l~ dove nell'educazione del soldato non si può fare ·assegnamento che·in piccola misura su questi impuls i che eccitano la massa popo-. lare, ove quindi non è supponibile un movente comune, nè una guerra nazionale. ·
Da talmio si ·mwle che la forza dti resistenza della t1·nppa consista soltanto nella disciplina ecl im, niente alt1·0, e che il solo niezzo per produrre la di.~ciplina sia il riqido addestramento meccanico. Assoggettando l'individuo ad un tirocinio che ne annienti completamente la volontà in modo da rendere impossibile che in lui sorga il pensiero dell'indisciplina, si dovrehbe, secondo la teoria enunciata, ottenere che la truppa compia il suo mandato tattico malgrado i pericoli del combal.timento. In altri termin i: in luogo dei nobili impulsi che l'arciduca Carlo, basato sulle onorate tradizioni del!' esercì Lo imperia le, additò nel suo elevato Soldaten-Gesetz ('lì (impulsi, pensieri e sentimenti che ebbero così bella, person ificazione nell'armata del generale Radetzky) si dovrebbe ora far capitale della rigidezza, del formalismo, della marcia in parala e del l'addestramento automatico alla prussiana I Io non sono affatto cli tal parere. Per Logliere preventivamente di mezzo gli equivoci, si osservi pe.raltro che colla denominazione di aiitom,atismo prussiano qui non si intende per nulla. di alludere all'educazione prussiana. In Prussia, si addestra ed in pari tempo si educa; imero già Scharn•horst qualificò come una delle prime qualità dèl soldato, quella di pensare fortemente e naturalmente. Ciò che io vorrei si intendesse espresso dal vocabolo aiitomatism,o, procede in Prussia di pari passo colla ra1.ionale preparazione alla guerra., e consiste in un complesso di form:i,litit,· le quali, in grazia dell'intelli genza e della preesisten te educazione ivi possedute dall'elemento uomo . ponno essere praticate senza. danno- sosl.anziale della Vf\ra scuola del soldato. Da noi non si può fare aÙ,:ettanto senni. scapVo del!'.educazione guerresca, perchè quesfa rich.iecle tutta l'attivit~l pel' sè sola, a motivo del! ' inferiorità del nostro elemento uomo, e della ll'ifficollà incomparabilmente maggiol'e che si incontra per istruirlo; perciò essa ne soffre se si devono distrarre contemporaneamente tempo e forza pel conseguimenlo di altri scopi. In Prussia l'ttutomatismo di parata è un lusso che (quantunque forse non sen;:a danno) quella .nazione può permettersi; da noi costituirebbe una colpa. Chi è ricco può spendere il suo denaro in cose supernue senza ri sentirne danno;
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(1) !,egge det soldato.
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tullavia egli diventerebbe più' ricco astenendosi dalle spese di capriccio. Chi è meno provveduto di mezzi deve pensare sollanto a procurarsi ciò che gli è veramente necessario e commette un delitto verso se s~esso sesi meLLe in .capo distare a pari col ricco nello scialacquo . Chi si sente di avere una robusta capacità intellettuale può prefiggersi di imparare insieme due lingue, entro tm determinato periodo di tempo; ~a se non possiede una tale capacità, egli deve Iìmitarsi ad impararne · una sola .. Ora se si tratta di scegliere fra ledue lingue del soldato, cioè fra quella di guerra e quella di parata, è certamente un dovere il d_ecidersi per la prima. Queste parole sono dirette: contro le esagerazioni dell'automa) ismo innalzato a vangelo e contro l'applicazione della rigidità ad a.LI.i e circostanze a cui essa non si addice, benchè lo scopo, così di questa come di quelle, sia di aumentare l'attitudine della guerra; contro gli sforzi irrazionali tendenti ad imitare l'esèrcito germanico (che certamente noi tutti ammiriamo e stimiamo ·altamente), ma ad imitarlo in niente altro che nelle futili parvenze esteriori . Questo plagio deplorevole &d ingiustificato certamente farà sorridere i nostri camerata della German ia, i quali anzi come amici ci dovrebbero compiangere. _E questo sia dello per bene intenderci. Quae nocitiira tenes, quamwis sint cara, relinqtw.
Non perdiamo di vista che la nostra grande patria, abitala da tante razze diverse, costituisce il passaggio dall'Occidente all 'Oriente non solo sotto 'l'aspetto geogra!ìco, ma henanche per riguardo alla · coltura intellettua.le. In media il nostro elemento 1.wm,o - benchè ' scelte qualità per farne un soldato di guerra -- non ci possegga permette il pericoloso diverLimenLo della rigidezza di parata; val quanto dire 'Che ciò va al di là delle sue forze, e quindi ne scema il · valore. ~ La stessa cosa non si acconcia a tuUi; in certi casi speciali l'intelligenza degtnera in cont1·osenso, e il benefiz·io iri, t.orinento (1). (:!}
Vemunft wird Unsinn, Wohlthat Plage (Goi,-rnF:, Fwusl) . . . . . . demenla Di venta la rai;ionP., Tormento il beneficio. (Trad. del
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OVVERO EDUCARE'?
MAFFf:1).
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Invero uno dei doveri più difficili dei funzionari di uno Stato in genere e dei superiori miliLari in ispecie, è quello di comprendere le qualità caratteristiche degli elementi af~dat.i alltL loro direzione e dì usufruirle con gi usto disèernimenl:o. A seconda di queste qualità caratlerist.iche devono essere regolati ii tratlamento e l'educazione del soldato, come pure la specie ed il complesso di quelle preparazioni , mercè le quali si spera di accrescere la sua attitudine alla guerra. Nelle cose in cui stanno in gioco i supremi interessi umani, ~on è lecito di raffigur;rsi diversamente da quello che si è; bisogna esser messi in equazioné col proprio valore ·1:eale, per la ragione che poi all'atto pratico si vale per quel che si è davvero. L'adozione di forme prese ad imprestito e lo scimiottare le proprietà dei vicini non giova, anzi se ne ritrae l'unico risultato di dimostrare che si ba poca stima di $e stessi. Noi abbiamo l'ab itudine (e questa è una debolezza ereditaria) di tenere senza eccezione in maggior pregio Luttociò che è straniero, tanto più poi se ad avvalorare tale giudizio concorse la sanzione del successo: e non monta se questo sia sta to ,ottenuto per una ragione piuttosto -~he per uo'a!Lra/i1 Giova ricordarsi che· dopo la campagna del 18ò9, era all'ordine cl el giomo l'-imùaz,ione dei Francesi, la quale giungeva al punto di manifestarsi perfino nel tagl io dell'uniforme e in alt.re minuterie. LI risultato di que$1.a malintesa imitazione ·del nostro vincitore di allor,L, clel suo slancio e della sua offensiva, .fu la mal~{ugurata tattica cli 'twto, che nel ,J 866 ci costò così sanguinosi sacrifici e (for;:;e più che gli error i slrategici) produsse l'infelice esiLo della. campagna. Ora, sotto l'impressione dei loro successi, noi siamo in procinto cli copiare i nostri rnàestri, i Prussiani, e di cercwre nella frascheria del loro rigido addestrmnento il talùmano della vitt01·ia. Non è e.gli il caso dipreocciqm1·ci dellaposs·ibil-ità che questo met.oclo, applicato con eguale esageraz1:one e senza 1wsso.cogli alt1"i fattori, produca esso · piire mia teoria ·erronea e {wiera di tuneste consegnenze come guelfa della tnttica dell'u·rto copiata dai France-si? 1
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Successi germanici.
Eppure la Prnssia nella campagna del ,1870-7 1 (la più importante del secolo), ha vinto in virtù di questo metodo, e la Francia, il cui esercito era poco compatto, è stata baLLuta - così si dice - nè v'è da ricli1:e. ~ Il rigido addeslraniento, che può essere opplicato »enza dànno a!Felemento german ico, ha radice nell e tradizion i dell'esercito prussiano,. che datano fino dal secolo scorso, le qmtl i tanto meno è imssi bile di scuotere, inquantochè il Duce supremo a buona ragione pro ressa per esse un'affez ione che può chiamarsi culto. Inoltre in Prnssia veggonsi molte cose che la creduli tit accetta come fattori principali della potenza guerrescà prussiana. Ma n0n si perda di vista : che sopratutto .in ogni scuola e nel l'educazione del soldato si cura I? sv iluppo della faco ltà di pensare e dell'aLLitncline a prendere una decisione; che negli anni dal ,J860 in po i, nei quali l'armata prussiana eseguì il tirocinio immediatamente preparatorio al suo corso ti·ionfale, era seguito il me!.odo WaJdersee, tendente a produrre il criterio e l'istruzione di guerra; cli e il procedimento di applicazione pratica anche oggigio rno porta i suo i frutt i evidenti ; che s'incomincia nell'autunno e nell'inverno , con intell igenz,l pari al successo, ad esercitare nel tiro a segno traendone il massimo proti Llo taLLico ed a manovrare in terreno va!'io . Anche là da pal'te di militari si fa intendere senza ambagi, che l'eccessi,,o addestramento meccanico ed il culto della forma devono una bell a volta cessare. Non è il formal ismo esageralo; nè qualche élllro pa1:ticolare esteriore, che hanno condo tto i Tedesch i di vitt.oria in vittoria, sibbeoe: l'Bntusiamo nazionale, di cui tutta la guerra fu una conseguenza; l' eccellente ordinamento dell'esercito,. assimi latosi dal la nazione; h ferrea fon:a di vo lontà, che animava Lutti i membri della armato: la tenç!enza. di andare inna;1~i, che si mii'nifestò nelle marce di re~ · sistenza e nei combattimen ti; l'aurazione che il rombo del cannone 1
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esercitò sn tulli i comandanti olti e bassi e li spinse, anche senza ordini e senza arretrarsi di fronte alla responsabilità che assumevano, ad impegnare le loro col'onne. Il so ldato francese fece il suo dovere; le numerose, spav~ntevoli fosse in cu i giacciono ammassati i Tedes<:h i, sono · muti, ma eloquenti testimoni del valore e dell'abnegazione dei loro avversari. La éau.sa della sconfitta dei Francesi non consiste nel non aver essi imparato a slanciare i pi edi nello sfi lare in parata o nel non eseguire la parata dellit guardia con rigidezza prussiana, La caUiva orgon izzazione; il non aver saputo usufruire le forze nazionali; la mobilitnione eseguila al confine; la mancanza di piano d'azione; il fatto che, dopo la catastrofe dell'ìrnpero, la direzione della guerra venne esercitata dadi letlan Li, e sim ili, furono le vere cause del loro di sastro. L'obbedienza del l'intellello, l'arrendevolezza della volontà sono . cerlamenLe indispensabili, anzi assai più nei gradi de·vaù che nel soldato semplice; in vero si può dire che ta necess ilà di una salda · disciplina cresce in ragione quadrata del rnggio d'azione - della misura della respon~abilità - e del pericolo derivante dalla disobbedienza. Se il Capo prescrive l'arrivo di una colonna ad una data ora ed . in un certo punto, nrn il co mandante in soLt'ordine giudica migliore il criterio prop rio e non tien conto dell 'ordine ricevuto - o trova che la capacità di resistenza alla marcia aLLribuita alla sua truppa è eccessiv,1 - o crede che la presupposta azione contraria del nemico lo esoneri dall'att~nersi alle indicazioni ricev11te; come pure se l'ambizione personale (la quole pospone l'interesse generale al particolarn) induce a tentativi male concepiti - allora ogni calcolo è impossibile e il mal e:Sito è proqabile. Di questa specie di disciplina possono in parte aver difettato i Francesi . Anche cla 11oi qiwsta è tl'oppo poco richiesta, trqppo poco prnticata, e le manccmze contro cli essa non. 1iengono sempre sufficientenwnte riprese. Ma questa di· sciplina. non è da confondersi col ri gido addestramento delle truppe, nè la si può conseguire per via di questo. La carniciuola di forza 1 non ha mai fallo rinsavire alcun mallo, nè l'anima può essere di- ·, sciplinala mediante il corpo. Non è la materia che deve ngire sullo , sp iri to bensì questo $U quella. Non giova che un albero abb ia la
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corleccia bella e regolarmente costitui1a; se malgrado l'apparenza ingannatrice esso non ha sano il midollo, andrà deperendo, marcirà, e al primo temporale sarà rovesciato. È l'intemo che dere esser bello, ed è internamente che fa d'uopo esser saldi e compatti; ciò che importa per dav vero è che in pello all 'uomo fedele al dovere balla un mo?"e co raggioso si no al sacrifìzio di se slesso e poi non monta SA i suoi piecli non marcano regolarmente il passo sulla spianata di piazza d'armi. A dimostrare quanto sia infondaro il dire éhe coll'adcleslramento mecca nico si produce la vera disciplina, sta il fatto che Lai uni reggimenti i quali bri li avano per: la perfella esecuzione in piazza d'armi, non diedero sempre prova della miglior discipl ina ; mentre per contro qu ei reggim enti i quali da Ltimpo antico sono i deposi Lari della gloria e dell'onore dell'esercito, reggimenti a cu i si rannodano tu lle le tradizioni che fanno ballere più rapido il cuore del soldato e del patriota, talvolta fecero mediocre figura sul campo di parata. Presso i Turchi, che in piazza d'armi sono assolutamente senza compagine -- senza tempo nè cadenza di passo - che non hanno nè bella presenza, nè rigidi là di comando e ,di esecuzione, la so llomissione più illimitata rispetto _al sµperiol'e è cosa che rn da sè. L'addestramento pruss iano, che già esisteva ai tempi di Napoleone, a nulla giovò di fronte ai Francesi guidati dal grande Còrso, i quali erano allora nè più nè meno· di quello che furono (34 anni più tardi . Le vere cause dei su·ccessi germanici nel ·I870-7·1 ci devono in durre a prendere per modello, non già il meccan ismo dei Prussiani, bensì ·il loro sentimento del dove,-e, la lol'o for;;a di. volontà e la loro perseveran;;a « ttsq~M ad finem. . »
Spil-ito e forma. .
La -vecchia dispu ta, se cioè sia cli capitale importanza lo sp irito ·ovvero la forma, durer~ sin che vi siano uomini; il quesito è risoli.o soltanto per coloro che reputano necessario l' uno e l'altra. Un uomo completo è appunto .solamente colui , in cu i anima e corpo vanno d'accordo, ossia lo spirito e la forma si combinano. Il
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OVVERO EOUCARE?
corpo senz''anirna rappresen la la c;ola forma. erl è un caclaver~; l'~nima senza il corpo costituisce un articolo di fede sì, ma non d1 scienza. Come la sanità del corpo rinfranca l"anima , cosi la forma opportuna è utile allo spirito; raa la forma può altresì essere dannosa e ciò accade per l'appunto qualora essa ecceda lti miwra dell'opportuni tà e sia, non la. giusta espressione dello spirito, ma la sua rappresentazione stiracchiata in guisa che ne scapi_ti la_essenza. La forma pnò esser~ paragonata a.d un vestito, 11 quale,_ se ben fallo. aiova ali' esteriori là del corpo che ricuopre e non ne inceppa la libe;tà dei movi menti. ì\fa se il vestito non è di giusto taglio e misura, impaccia ch i lo indossa e lo slringe o lo impedisce nella sua attività. In 'una parola: tanto lo spirito quanto la fo rma sono importanti, ma la forma deve servi re allo spiri lo; senza di questo o, peggio ancora, in contrasto con ltti, essa non solo non ha v~l_ore, ma è dannosa. E contuHociò l'alfa e l"omega della scuola militare dovrebbe essere il 1·1"rforisnw della forma? - d'wia /ornw senza
scopo?! . . . . . . . Sia pure concesso a certa gente d1 burlar~1 _de_, cai;alier~ cle_llo spiri.lo; di compiacersi nel nnLare la rigida d1sc1plma, come I unico mezzo che aaevoli il succes~o nella concloua delle truppe, la qu ale discipli na, s:conclo il lol'O parere, non si olliene_ altri menti che co ~ rigido formalismo; ed infine di sorvolare c~n d1spr~zzo sona tultr gl i altri fattori, che rendono l'uomo capace d1 concepire r~ll~mente: e volonternso di arri re fedelmente a Stconcla del dovere. S1dica pure con sussiego: << ct~e cosa sono mai l'entu siasmo, il patrioltis.mo, « l'auaccamento ? tulle frouole I A me non occorre altro che un ob« bedienza ilii mi Lata, · e quesla la ottengo col rigido formalismo ». Ma in tale concetto risiede un doppio e1Tore, poic_hil in primo hwgo, l'obbedienza sola non giova, e secondariamente, questa non si ottiene col solo addestramento mec.canico del corpo. Allorquando avviene che le marce spossanti, '. bi1•ac~hi senza requi e, le strade faticose per mont~ e per boschi , abu1ano _log~rala nel solclalo, stracarico e quasi sfini to, la rigidezza cootrnlla rn piazza d'armi; se in pari tempo il piombo saggio - di c~i s'ignora . la proveni enza e l'i ndirizzo - siuil,l per l'aere ; es~ 1? tnl; con~1ncrenze si lralli di dover tenere cluro sul posto sollo r1 luoco ddl av~'ersario, anche se i fianchi od il tergo sono minacciali, onero cli
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A008 STIURE
assaltare una li nea che erulla la mo rle; - in allora non basla la disciplina, non basta la paura del superioro, peroccli ò le palle nemiche sono cerlo assa i pi ù Lemibili e Lemule che le minacce del comandanle. In Lai caso taluno, ch e stimava di << avere in pugno » la propria truppa solLanLo mercè la rigi<la di sciplina, verrà edotto in modo hen persuasivo cosi del suo errore come dell'i mpotenza di quei mezzi che a lui sembravano sufficienti da loro sol i per conseguire il successo. Il cor,iggio ,lel sacrifi~io si manifesti egli in forma pc~sioa od atiiva, è sempre soltanto la_rìs1hltante di forze nobili ed elevate che ci signoreggiano . « Queslo non ò uno stato normale della vita interiore » (scri ve un autore prussiano}.<( La volontà delerminatadal « fan atismo come la volonli1 prodotta dalla ;-agi"one, raggiungono lo « stesso scopo. Quella è una disumanazione, questa è una subii<( mazione dell'uomo. In un esercito cil'ilizzato non si può !'are asil. segnamento sul fa natismo , n motivo degli infiniti pericoli che egli « trae seco per la discipiina di guerra. Jnyece il razioci nio è lo scopo << fin ale di ogni istituzione guerre:-ca, d'ogni Lattica )) . Lo si.esso autore deplora altresi che si consideri l'uomo« come una porzione d'un « me1:canismo preciso, e che ci figuriamo che esso agisca così si« curamente ,:ome il meccanismo stesso, mentre in realtà si deve << tenere calcolo delle incertezze dell' umana na,ura }> . . Anzitutto è una singolare mutilazione che infligge a se medesimo q uell'organizzatore o condottiero che spontaneamente rinuncia ad eccitare ed utilizzare gli impulsi psichici - che sono assa i più polenti e sicuri dell'obbedienzri meccani ca, basata sull'eliminazione della volontà - per servirsi soltanto di questo ultimo mezzo che in cerle contingenze è affatto ins ufficiente all' uopo. L'agire in lai guisa è cosa dissennata come lo sarebbe il rinunciare spontaneamente all'uso della lingua, per esprimere poi i propri pensieri e le proprie sénsazioni soltan to nieùianle cenni o gesti. Persino le bestie - e lo sanno e se ne avvalgono pur anche i contadini coi loro buoi e i 101:0 cavalli da lavoro - si lasciano condurre meglio colla voce che · colla frusta o colle redin i. E l'uomo « fatto ad immagine cli Dio » dovrebbo essere condotto soltanto mediante un addestramento che m,iiti la la sua nobile essenza 1 E non si de\'e fare appello alla sua
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mente che pensa, al suo <:uore che senie? La (ecle in questi due clementi sarebbe essa forse una eresia ? . . La disciplina che spegne completamente_ I~ volont~l non è ~1sc1plina, perocchè questa è In c~isciente sottomissione ~el_le_volontci: m_a la votnntcì deoe esserci. Anche i nostri regolamen ll c1 impongono 11 dovere cli sviluppare la forza di Yolon tà nell'eclu~azion~ del gi?v in'e soldato . ll soldato non elevo essere un meccanismo ·rnconsc1~nle, che si fer ma quando su di esso non agisce più il m~lore, applica~o sollo forma del comando d'un uffi i;iale; nè un semplice apparecchio discipl inato, che si arresta qualora necessiti _un'.abnegazione st1:ao_rclinaria, 0 quando venga a mancare la sorveghanz_a del s.uperio'. e. No, egli deve essere un individuo , un uomo, che mediante. 1ecluca:tione dello spirito e del. carattere fu reso forte nella volontà, fi~ dalo, e capace del sucrifìzio di se medesimo. , . Da certm1i si ri corre sempre e poi sempre al noto esempio, che cioè nel combattimento presso Rudersdorf una. compagnia. della Guardia prussiana la quale slava scompaginandosi, fu i_-i m~f;sa , in pieno ordine Jl?-ediante il comando del capita.no, che la c~11~~0 a~l al~ linenmenlo su d'un'ala. Ma quan te centinaia, quante m1glia1a cli casi si clovrebhero citare, se si volesse tenere conto cli tulle le circostanze in cui poche, ma enfatiche parole, ac~ompagna.te ~al~'esempio d~l co · mandante, entusiasmaro no fìn u ali ultnno sacrificio tal una t1uppa già riluttante. . . In special modo le razze diverse che la nostra monarchi~ ~-,_unisce - tutte ardile, sensibi li , doci li Lall'olta, tal'allra fiere, vmli e facili ad essere trascinale - forni scono buoni e redeli soldati purchè si sappici pre1ulel'li per il loro ·oe1·so_httono . . . , . All'epoca in cui l'irri gidito formali smo soggiacque a ,J ena, I Austria non avrebbe potuto conseguire i successi di Aspern, nè contrapporre al vincitore la sua prov1rbiale pertinacia, se un grande uomo non avess.e ispi rato nel!'esercito, anùna e virilità, se non fosse stat~ fallo appello alle virtù, dei popoli della monarchia. Dalla massa a cui si fosse spe7.:i:ata la faco ltà del pensiero, non avrebbe potuto, n~l tempo delia calamità, eromp~re ali' indirizzo di Maria Teresa il grido « Moriainur proregenostrol » ovvero se alcuno avesse emesso questo gridò, nessun'altro vi si sarebbe associato nè colla voce nè col braccio.
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Esageraioni e loro pericoli.
La volontà del nostro massimo Duce, e qufodi la nostra leggH suprema, si esprime così: « In ogni insegnamento ed esercitazione « si deve tendere soltC1;nto alto scopo prat'ico di guerrn, ed a questo « scopo deve sempre mirare chiunque sia ini::aricato.dell'istruzione ». Epperciò l'addestra.mento ·che tende soltanto alla rigidezza ed a I formalismo, costituisce una serie infinita di accentuate opr..osizioni al regolamento, e di esercitazioni le quali non solo non ra<rniunaonù 00 O alcuno scopo pratico di guerra, ma sono nociye alla vera istruzione di campagna. . Il regolamento dice inoltre « la posizione del soldato deve essere naturale e non forzata»; nond imeno noi vediamo gli amici dell'esagerazione che costringono l'uomo ad una posa artefatta, pressoché ridicola, che lo contrae nervosamente da capo ai pie~i. Al comando « riposo )) ogni soldato è in facoltà di assumere «ima posizione più comoda»; tuttavia taluni istruttori vogliono che nell'esecuzione di questo atto si marchi il tempo e ne fanno un articolo di addestramento, fìntantocbè riesca loro di ottenere un riposo re,qolamenta1·izzato. Il regolamento prescrive che (e ogni movimento del sol« dato si eseguisca mantenendo il corpo in \ma posizione libera e « sciolta ll e che si debba precipuamente curare affincbè « l'inizio « della marcia abbia luogo in modo disinvolto e 1·isoluto ». Eppu re si pretende un'andatura rigida, che logora senza scopo le forze fisiche, ché sul tem·eno non ·è mai adoprabile e nella quale i · piedi, dopo essere stati solleYati in alto e colla punta rivolta io giù, devono .essere posali a terra battendo sonor:1mente il suolo. Il fuc ile « dev'esser:e ·rispanniato. I colpi sul fucile dati apposta per far sen« ti re .i tempi del maneggio d'armi, sono proibiti )} così il regola1µ.ent.o . Ciò null'ostante nel maneggio dell'arme si richiedono movim.enti 'Vibranti, sonori, e per ottenerli il fuci le è maltrattato come se il so ldato detestasse la sua fida arma . Non deve poi arrecar meraviglia se lo zelo degli esecutori si sp inge anco più oltre; se, per esempio; la cadenza del passo si marca batterrdo colla mano un colpo
sulla giberna o se, per ottenere il tintinnio nel mane<1aio d'arn.1e' oo si allentano le fascette ed altre viti, e così di seguito. · A questo si aggiunga : il volgersi di fianco tutto d'un pezzo e per via d'uno sbalzo; il mantenere passo e cadenza anche camminando chinati in ordine sparso; le marcie fronta li di più battaglioni in una sola riga a file aperte per ottenere il « movimento d'insieme >> dei grossi reparti; la penosa istruzione delle linee dei cacciatori le quali, con sovrano disprezzo del terreno, pur di conservare l'allin~amento, si geti.ano attraverso a qualunque cosa che giaccia, vegeti o séorra; i perniciosi ripetuti esercizi di stendere e serrare sul posto la linea dei cacciatori; la condotta di combattir:ne~to purnme_nte formalistica (se pure è concesso di dare questo nome ad un arllficioso e rigido manovrare delle linee di cacciatori); in breve tutte le aberrazioni di tal fatta, tendenti a fare dell'uomo un automa nel senso assoluto della parola! Ma l'esagerato formalismo, la rigidezza spinta all'eccesso, costituiscono essi soltaMo un inutile nia innocente trastullo ·? No! Questo sistepia trae seco pericolose conse,quenze. -.. Il male peggiore che produce l'eccessivo formalismo, non è soltanto quello di annientare la volontà e di fiaccare quindi moralmente l'uomo. Più pericoloso ancora è l'ingrtbllimento che cons~gue dal non mettere mai a prova Fintelletto, il pensiero, dell'indivrduo, il quale perciò perde completamente l'abitudine di riflettere. Noi dobbiam0 .utilizzare, chiarire, ao-uzzare l'innata intelli•renzr . ò b (~ dell'uomo, il brillante spirito naturale, il dono della fina osservazione e perfino l'ingenuità di molti dei. nostri popoli incorrotti. Il l~sciare sistematicamente depei·ire questi doni naturali (poichè deperisce tuttociò di cui non si fa uso), pare a me una cosa_ della quale nessuno debba potere assumere la resptmsabi lità. Succede poi che eh i ha un'intelligenza troppo forte per perderla, , va soggetto alla più fatale conseguenza di questo sistema, cioè alla · obbedienza apparente, vale a dire alla pratica della finzione; perocehè niente favorisce questa mala abitudine più delle · eccessive pretese, le quali inevitabilmente rimangono insoddisfatte. In terreni difficili e quando sopraggiunge la stanchezza, la reazione della natura umana ed il passaggio dalla rigidezza alla libertà, sono tanto ANNO XXIX, VOL. 11.
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ADDESTRARE
iù spiccali quante più esagerale fur?no le pret~se. Pei:ciò accade ~llora che O sfuma il prestigio di aulontà, ovvero _ti sup~r10r_e è gabbato. Apprezzando rettamente questo mo~e~lo ps1colog1co , '.~ nosLr~ reaolamento dice che si deve sempre nch1edere « sol~ c1~ che _11 6 lU « terreno consente e che può essei, e r,·,c h"1esto pe1· l' 1mp1eao l') « ouerra »· in Prussia poi le esercitazioni di parata sono regolati ' . . menlarmente distinte da <1uelle d1 guerra. Ma non siamo ancora alla fine; il male porla seco un analema che lo danna a procreare continuamenie altri malanni. Invero sottoponendo il_soldato alla gramola dello addesl~·a-i~ie~ito meccanico (non tenendo conto dello sforzo brutale che glt s1 . impone, e della fatica dell'istruttore elementare) è oltremodo (acile ~ comodo per il comandante, di ottenere in brev~ . tempo nsultali apparentemente straordinari; e,mecliante la prec1s1one c?reogr~'fica ed appariscente che egli ha inculcato alle sua truppe, d1 ~~re risaltare O mealio di dare ad intendere, che efficace fu I rnfluenza spiega;,a pe7· la' loro istruzione ed organi~znz_ion~. P~r o_LLenere _u_n risultato di questo genere non occorro ne c1:1t~r10 , oe sc,e~za ~1!1tare, nè attitudine ad insegnare, nè pre(lomin10 morale, ne atL1v1Là intellettuale di sorta; in una parola, nè intelligenza, nè carattere. Anche al più incapace riesce facile di addestrare la ~r~pp~_co~ questo melodo. ,\ la sei I criterio per. giudicare delle qual1ta m1l1ta~ ~ di una truppa, e quinùi del suo comandante, dovesse desume1s1 unicamente dalla ri<ridità contralla mediante l'addestramento meccanico, ciò costituir~bbe un pericolo per l'esercito e per lo Stato. Senza neanche pensarci mi si è affacciato spontan~o alla mente l'insistente quesito: Quale può essere il movente che_ spmge su questa falsa via uomini che hanno pure abbastanza espel'lenza .p~r sape'.·e che i risultati in guerra dipendono essenzialmente da a_ltn f~tlon? È persuasione, è opportunisnw od è final~enLe ~no speciale r1fl ess~ di quella. mania di padronanza, latente rn o~m uom~, la quale s1 compiace nel piegare all:.t propria volontì.i. 11 prossimo ~uo, non · :importa in quale maniera? La tenclen_za a voler o_ttener~ m pr~p~sito la soddisfazione del successo umcamen le coi mezzi malen ah'. farebbe qua.si supporre la impotenza a conseguire analoghi risultat~ coi mezzi intellel.lua.li e morali . Io penso che, non i11no solo, hens1 gran parte di tutli gli accennali motivi determinino questo indirizzo,
OVVEHO EDUCARE?
perocchè tanto spinta non può essere la fissazione degli individui in discorso, da far loro realmente credere che intoruo all'uomo-automa da essi vagheggiato, si avvolga un'aureola. recante le mistiche parole« in hoc signo vinces >> Ma una strana ironia delle cose si manifesta nel falto che mentre tuLLo questo lusso di formalismo ha per iscopo di render l'uomo rigomsamente disciplinato e capace cli iìbbidienz a illim1:tata, i mezzi che si adoperano per conseguire un Lai fin e peccano della più clamorosa disobbedienza contro le prescrizioni sovrane. Si prenda a cuore l'insegnamento contenuto nella pagina 1x dell'introduzione al Regolamento, ove è detto a chiare note che il conseguimento di una rigida disciplina « si oltfone nel modo più efficace mediante « l'esernpio, che dà il snperiore, della più illimitata itbbidienza ». L'addeslramento automatizzante ha trovato eco anche nella letteralura militare, e pur troppo questo modo di infiltrare il veleno è particolarmente pericoloso. In fatti col manlo della scienza e mercè sofismi cho persuadono perfellamenle gli inesperti e coloro che si acconciano volentieri ai pensieri belli e ammanniti, esso ha facile adito in molti c~rvelli e li guasta o per lo meno Ii confonde. Con ardore il cui riscontro presso gli spregiatori dell'entusiasmo arreca quasi sorpresa., questi scriltori riddano intorno al vitello d'oro del formalismo e letteralmente gli sacrificano quanto hanno di meglio. « La somma di altitudine al combattimento odierno (cosi è detto « in un libro) bisognerà prenderla da quel capitale che noi avremo « accumulato mediani.e il rigido addestramento ed il manovrare « compatto, cioè .med'iante la scuola di piaz.=a d'arme in ordine «chiuso ..... » « È cotesto il tesoro di forza concentrala, sicura, e di « ordine, che la truppa.... 1mò avere ammassato e deve possedere pel « combattimento e per l'ora del pericolo, giacchè nùm'altra cosa « può surrogarl.o ». In una conferenza resa di pu bblica ragione, è detto: « La pratica rigorosa dell'ordine ch iuso e del maneggio d'armi « è un mezzo di correzione, senza di cui gli eserciti modern i non « possono reggere ... . Tutte queste considerazioni fanno conchiudere « che urge di 1·infor.za1·e il formalismo .... » Un'altra pubblicazione, ottima del resto, intuona questo cantico in onore e gloria della piazza d'armi: « ....... perciò in tempo di pace l'addestramento deve farsi
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ADDESTR.\I\E
OVVERO EDUCARE?
« bene, spesso, anzi senza tregua. Lei piazza cL'ar,ni, che è la sciiwla « suprema dell'ubbidienza illimitata, il ginnasio della disciplina « corporale e spirituale, non può 1nai essere utilizzata a su/{1r <' cie·n za )> . Dove si andrà a finire se il gi ,ivo.ne ufficiale riceve un tale indirizzo in preparazione di una prossima guerra; se al tempo stesso egli sente di re che è meglio occupare le giornate invernali con esercizi di tal fatta anziché colle scuole interne. Chi onora così altamente la sola piazza. d'armi sa certo cli tenere in minor conto la scuola. Se un tal modo di vedere riuscisse a fars i strada nell' esercito, allora sarebbe vero che noi abbiamo : « nulla imparato e 11,ulla « dimenticato ». Il formai ismo teoretico invade anche regioni più elevat(:; esso stabilisce le fomui.zioni normali di combattùnento anche per le grosse unità di fanter ia, cioè i tipi che imbeci lliscono, e che sono il rifugio de'gli incapaci a disporre di loro testa; esso vuole che si manovri con brigate e divisioni per l'appunto come fa. il caporale colla sua squadra . Di fronte a tali insegnamenti, gli ufficial i patriottici che ragionano, devono sentirsi st6ngere d'angoscia al pensiero degli errori che ne deriveranno nei momenti solenni; essi avranno quasi ragione di temere che noi abbiamo aviito wi troppo limgo periodo di pace.
All'alto pratico a nessun'uomo ragionevole può venire in mente di tenere in poco conto lo scrupoloso funzionamento del servizi o interno e di tulle le necessarie formalità che a questo si col.:Iegano. Nessuno misconoscerà il significato che, in linea di disciplina, va annesso al fare ed al ricambiare il saluto; ma non è neanche da credere che ciò sia prescritto nell'intento di a,qiizzare la vi.sta, poichè lo scopo vero del sal uto è di for ti ficare il sentimento del rispetto al superiore, e lo scopo del ricambio è di sollevare l'amor proprio dell'inferiore. Anche il più accanito nemico dell'addestramento meccanico, dovrà convenire della necessità di pretendere con Msoluto rigore che si conservi no inalterate le distanze nelle colonne. Chi aborre il culto della forma dovrà pure ammettere la convenienza delle rigorose esercitazioni in ordine chiuso, non soltanto in piazza d'armi, ma l.Jenanche in aperta campagna; ciò, per altro, non come mezzo disciplinare, bensì come tiroci11,io che abitui le truppe a schierarsi rapide, serrate ed ordinate in perfetta attitudine al combattimento. Ognuno vonà ottenere, valendosi all'uopo di tutti i mezzi disponi bili: che sia correi.La e razionale la condolla degli ufficial i, che essi guidin'o il riparlo loro affidato, non già che si lascino rimorchiare da questo, che rapido sia i I passaggio dall'ordi11e di marcia o di attesa a quello di combattimento e viceversa, che il maneggio dell'arma sia eseguilo con precisione. che gli esercizi nel caricare e nello sparare vengano pratica ti finchè si raggiunga la massima abi lità meccanica nell'eseguirli, che si osservi rigida disciplina nel fuoco, che vi sia prontezza nell'aprire il fuoco, che si ottenga l'omofonia nelle sal ve, che il fu oco accelerato sia celere per davvero. Benché i tipi, il luogo delle d1sposizioni siano ciò che di peggio può figurarsi un soldato. che pensa, tuttavia nessuno vorrà impugnare la necessità che i tiragliatori imparino prima la formazione tipica della li nea dei cacciatori e quindi passino ad app:-enderne l'applicaz1one al terreno. · Mrt non si speri di aumentare la prontezza all'esecuzione, la svegliatezza delle truppe, la facoltà di avel'le in ptigno, mediante il solo addestramento in ordine chiuso. A tale scopo contribuirà più efficacemente il far uso di ·fo rme di combattimento nelle quali abbia minor efficacia l'indirizzo personale del comandante, e l'irradiamento sia più esteso; perchè con tali forme il comandante otterrà
P1·etese ragionevoli.
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Tuttavia ci tranquillizza completamente la consolanLe realtà, la quale dimostra elle questo sistema di addestramento, da cui derivano così 1risti conseguenze, non ri esce ad attecchire nell 'eser.cito, . poiché l'intelligenza ecl il senso pratico si sono spontaneamente rivoltali contro dì esso . Salvo rare eccezioni - ed è sperabile che scompaiano presto anche queste - nell'istrnzione del soldato si hanno·comunemente in mira; e con larghe e chiare vedute, i veri scopi di guerra, quand'anche si dia talvolta un po' troppo d'importanza a qualche parli colare. .
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maggiore frutto sopraggiungendo poi di sorpresa ad esaminare lo stato delle cose ed a mettere alla prova la presenza di spirito dei singoli individui e la comandabilità dei riparti. Al postutto, che gran disciplina si vuole ottenere manovrando in ordine chiuso'? Un soldato che al comando Fianco-clestr I si volgesse a bella posta a sinistra non potrebbe essere che un matto . Oltredichè è anche facile di provare praticamente che una truppa educak'1. ed istruita razionalm@te, senn bisogno di ricorrere alle esagerazioni vietate dai regolamenti, può raggiungere quel grado di esattezza e di precisione che serve a scopo tattico ed in pari tempo, soddisfa l'occhio. Perocchè una truppa deve anche esser bella da vedere e può esserlo senza danno delle sue qualità guerresche, anzi in virti1 di queste. Soltanto non si deve: nè giudicare belle certe odiose caricature; nè preferire la truppa rigida e pesante a quella franca e disinvolta; nè è aver più in pregio molte ed artificiose forniazioni {di cui non sempre si può fare uso), anziché poche e semplici, applicabili quindi sempre ed ovunquè. La specialità dell'arte nostra richiede che, pur conservando tutta l'affabilità e tutto il rispetto per la dignità umana, si proceda senza malintesa filantropia, senza intempestivi riguardi, esigendo energicamente e mantenendosi sovratuiLo rigorosamente coerenti. Ma tutto questo, comequalsia.;;i esigenzadella disciplina, può esser motù;ato e reso compr!!ns·ibile all'uomo, di guisa che rappresenti non l'im·pera~ivo della disciplina, bensì un postulato della ragione. Con tutta l'energia. respingo l'idea che così facendo si debba .in qualsiasi modo mettere in forse la necessità dell'obbedienza senza limiti. Al contrario io voglio soltanto che si rinforzi l'obbedienza, ma su base -morale. Non si obbietti che non si può prega1·e l'infeTioi·e, nè dirgli il perchè di ogni ordine. Questo s'intende da sè. Per contro non. s'impugni la verità çonosciuta, cioè che se l'inferiore, e nella scuola e mediante l'esperienza, si è persuaso della necessità dt tuttociò che gli viene orditiato, questa sua.convinzione perdura anche in. servizio e nel campo di liattaglia, e lo induce alla cieca. obbedienza quando anche egli non p9ssa nè conoscere, nè apprezzare laragione degli ordini emanati. . , Di più si presenta il quesito: devesi o no esercitare la -truppa in formazioni di cui poi non si farà uso?
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, Coloro che professano la filosofia dell'automatismo, sostengono che scozzonando il soldato col fai·gli imparare formazioni le quali n-0n hanno nulla di co~une con quelle che si impiegheranno poi a scopo tatlico, si giunge nel m·odo pìùsicuro ad inc~lc(\l_'e la dis_ciplina, perocchè appunto la inntilit_à ~i qi~este fo~·maz:wm, soggiogan10 lei ragione, annienta q'l.ialsiasi resicluo di res-1stenza. Qu~sto, m altri termini, vuol dire che sì deve render docile l'uomo anmentan~ done il pensiero, quasi che le pretese ragionevoli ave:sero mai fatto recalc,itrare l'intelletto di colui cui esse furono nvolte. Ma tant'è, la tendenza chiara e lampante dell'automatismo è quella di paralizzare l'intellige11,za. ..Una confessione cosi esplicita, anzi direi così nuda, dello scopo dell'automatismo, quale ci si svela nello scritlo intitolato « Metoclo pe1• clisciplinare le truppe » è una cosa che nel secolo nostro fa proprio vergogna . · . · . . Certamen.te gli esercizi prep. a~atori ag~volano lo svil~ppo d_i qualsiasi capacità, abilità ed attitudrne. Per imparare a scrwere s1 fanno ( prima le aste e gli :uncini, che son? parti costit~tive delle l?ttere; ma non si pialla allo scopo di render la mano docile per la scntlura. \ Si impara s1, sparare esercitandosi prima dì metter:si _alla posi.zione di Punt, nel mi.rare e nello se.attaré l'arma; ma eh, s1 sta a~\~iando . \ per divenir tiratore, s'avvantaggerebbe poco se, come eserc1z.10 preliminare al tiro a segno, dovesse, ad esempio, imparare a scivolare , sul ghiaccio. E 1:osì .via discorrendo. In breve, le esercitazioni pre. 1 paratorie devono esser~ parti della mate1'i~ complessiva che .for~1a oggetto dell' istruiione, non già l'opposto di essa .. Il tempo imp~egato in trastulli cli simil genere, l'ordinario buon senso lo qualifica \ come tempo perso, e tale e~so è realmente. ;· ; . _ Veduta al lume della ragione, tutta questa sto1 ,a no~ e che 1~Ju sione, una specie cli eccitazione nervosa prodotta dal tik-tak dt un riparto ben addestrato; un nevrosìsmo mercè il quale le nature ad esso access·ibil'i ricevono l'impressione di ordine, dì pieghevolezza, dii disciplina, di attitudine alla guerra . ilfa, come avviene nelle rap· presentazion i di spiritismo, fa 11iestieri essere un medi,ibm pe!· pote1.· p1·ovare qiiesta sensciz·ione: se no si resta colla sola impressione d1 una fantasmagoria senza sugo. . Del resto si senta· in proposito la voce d'un prussiano, d1 quel-
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OVVERO EDUCARE'? .
l'autore già precedentemente citalo: « Il soldato più coraggioso per « se stesso è quello che non è staio mai al fuoco. In lui l'abitudine « a vivere inquadrato nelle formazioni regolamentari è diventala sì « forte, che egli pe1· im certo tempo si muove sul campo di battaglia « come sul campo di manovra. Jrla per poco . .. , fintanto cioè che « egli non comprenda il pericolo a cui è stato condolto ...... ,. « Questi sono i momenti decisivi, che soltanto pochi spiriti forti « possono superare, conservando la potenza di ravvivare nelle truppe « lo spento coraggio e di trasci narsele dietro». In altri termini ciò vuo.l dire che: l'incantesirno in c1ii l'a1itornatis1no teneva avvolti ,qli uomini, S'Ì scioglie di fronte al pericolo · e che a qiiesio t1:ene lesta soltanto la potenza morale.
Impulsi morali.
In molteplici guise si è trattato lo sv iluppo del sapere e del potere nel soldato, ma ciò in modo pl·essachè esclusivo, facendo cioè astrazione dal suo volere, quasi che questa fosse una cosa che viene da sè. In vece i I volere è la cosa più importante ed occorre un trattamento speciale per ottenere non solo che venga soggiogato il volere neqat-ivo, ma a!Lresì che venga rafforzato quello positivo . Soltanto quando si sia ou.enuto questo risultato sarà realmente possibile di decidersi per le riso I uzion i pi,u a1·dite, che iI nostro reù'olamen to qualifica come le migliori. Non per nulla lo stesso regolamento designa come il primo còmpilo nell'islruzioi1e dei coscritti, quello di gettare le fonclamenta della loro educazione niorale. · E se è vero che noi · a rincalzo della nostra potenza militare non possiamo fare assegnamento su fattori morali così accentuati quali sarebbero; il fanatismo religioso dei Turchi - la tradizionale tendenza della Russia verso Costantinopoli - le aspirazioni dell'orgoglio nazionale per una rivincila, - a più forte ragione dobbiamo · suscitare ed ut ilizzare a.IL.ci impulsi che valgono a rendere le truppe fide al dovere e pronte al sacrifizio. Questo si otterrà coltivando il•sentimenio dinastico, rassodando i vincoli tra i cap·i e le truppe, nobilitando e ritemprando i caratteri, i')
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eccitando lo spirito di abnegazione derivante da a,ttaccarnento personale. Un generale alto localo mi disse una volta che, nella campagm d'Italia trovandosi alla lesta di un reggimento ungherese, egli fu interrogato se potesse fidarsi della sua truppa; al che rispose, che , questa, per amore al suo colonnello, avrebbe certamente fatto il suo dovere. E così accadde in realtà . L'amore di un1 truppa pel suo comandante può produrre grandi cose qualora, eccedendo la misura della semplice simpatia, si sollevi al grado cli illimitata e fidente abnegazione, e diventi capace di sacrifizio volonteroso. Il produrre un tale amore non è certamente cosa da tutti , poichè non basta all'uopo nè la buona volonlit, nè lo studio .. La smania po,i di popolar-ità nonrnggiunge mai q-t6esto scopo . Biso.gna aver cuore per il sottoposto ed allora si giungerà. in possesso del cuor suo. Ma non basta: il Ì'are semplicemente mostra di aver cuore. « Non otterrete « effetto sul cuore altrui se a quesLa impresa non prende -parte il (< cuore vostro » ('I). Gli uomini senza cuore sono, a lungo andare, abbandonati a loro stessi, ed altrettanto accade ai furbi che fingono · di aver cuore . Questi ultimi sono lascia!i' in as5o quando si scopre la Joi·o comme,dia, e tanto più sono o~iati, dappoichè ~i capisce d'essere sLati vittima del loro inganno. A tale riguardo l'uomo anche inesperto ha isLinLivamente un'intuizione assai piiLperspicace di quello che generalmente si è disposti a supporre. Coloro i quali a questo modo di vedere dànno la taccia di idealismo non pratico, obbiettano che sarebbe una. ben brutta cosa se un reggimento dovesse seguire soltanto il colonnello Ae non il colonnello B. Certamente questo sarebbe un male; ma tiitti. gl-i altri fattori morali, di cui fu fatta menzione, gara ntiscono l'adempimento del dov&re per parte di un corpo di trnppa sotto qualsiasi comandante. Peraltro il conseguimento di ciò che va ·oltre il dovere è indiscutibilmente (I)
Doch werdet 1hr nie Herz zu Jierzen sca!Ten · Wenn es lt11ch ;1ìcht vom Herzen gcht (GoF:nrn, Faust). se no senti Nulla, e nulla dall'anima non t'escc, Nè con -,ivo, profondo, intimo affetto Movi il cor <li chi t'ode, ogni Lua. prova Sprecherai per gu idarlo! (Trnd. del MAFFE I) .
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riservato alla potenza della personalità. Riistow dice con tutta ragione: « l'influenza del comandante non è causale. Chi potrà sotto << questo aspetto ottenere dai dipendenti più di queHo che ottenga « l'avversario dai suoi, avrà sempre il sopravvento )). Uno scrittore austriaco, il quale nell'abitiubine alla disciplina del formal'ismo riscontra la panacea universale, sostiene che « per effetto « della bre,,e permanènza del soldato sotto le armi, quei cerli su« periori benamati, attorno a cui nel combattimento si rannodava « il riparto colla risoluzione del sacrifizio nel cuore, sono oggi mai di« ventati im mito ». Orbene, la Dio mercè, chi conosce la truppa per contatto ed ha pure per essa un cuore in petto, può tuttora affermare l'esistenza reale di queste personalità. L'amore si inspira sollecitamente, mentre l' abitiidine è il r isultato del tempo; perèiò se il rapido .scambio dell'elemento itomo torna cli danno all'uno ed all'altra, parmi tuttavia che il discapito maggiore sia per l'abitudine. Soltanto l'inquadramento dei rkhi amati sotto le armi - le marcie al luo~o di adunatà, - il primo combattimento, per quanto insignificante, bastano a. far sì che un comandante sia o non sia amato; · infatti una sola occhiata espressiva'nell' ora del pericolo basta perchè un bra,•'uomo riesca a guadagnarsi il cuore dei suoi dipendenti. Una delle condizioni essenziali della riuscita, ed in pari tempo uri mezzo per sollevare il morale del soldato, sta nel rnpporto ùi cui si pone l'ufficiale. rinipetto a liti . . . _,. Questo rapporto è in ~gni esercito rego lato secondo le tradizioni. In Russia, stante le abitudi~i in parte ancora. patriarcali e la posizione sociale dell'ufficiale suba.lterno, esso è assai più immediato e più intimo che altrove, ed è talvolta fin troppo confidenziale.. È noto che in Prussia l'ufficiale, quale rappresentante del primo ceto nello Stato, si dedica molto alla vita di società e presso il riparto è rappresentato da eccellenti sottufficiali; egli è quindi assai meno in contatto col soldato e fra ufficiali e truppa non esiste quasi altra relazione che quella di servizio. Da noi questo rapporto varia · nelle diverse armi, secondo che l'ufficiale è più o meno obbligato alla convivenza col soldato. 'In massima si osservi che, avuto riguardo al carattere della maggio!' parte delle nostre nazionalità, sarebbe utile che nella fante1·ia qitesto mpporto fosse più stretto cli qnello che è.
OVVERO EDUCA.RE?
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\ ~soldato, incominciando dal momento in cui egli viene sotto. le armi, si deve ravvisare l'uomo ed avvicinarsi, a lui come tale. Conviene perciò che l'ufficiale non prenda sempre le cose soltanto dal punto cli vista del servizio. Il contatto giornaliero col soldato offre occasione di far sì che, senza peccare di sconveniente dirne-:. stiohezza, senza menomare il prestigio, il superiore ceda il posto all'uomo che sente e si interessa pel prossimo, e ciò si otterrà occu-: panclosi del soldato e prendendo cura, per quanto è possibile, della sua esistenza materifl.le. Mercè un maggiore rav\'ÌC.:inarnento, l'ufficiale - valendosi dei mezzi corrispondenti all'individualità del soldato e senza fare sfoggio di frasi vuote - riuscirà senza gra.n fatica a sviluppare in lui l'amore per il Monarca e per la patria, l'orgoglio della sua missione,. l'ambizione e l'amor proprio, l'ubbidienza convinta, lo spirito militare, il cameratismo e finalmenle lo spirito di corpo. A Lai uopo non si lasci intenlato alcun mezzo che valga ad eccitare e nobilitare l'animo del soldato. In pari tempo non si guardi troppo pel sottile trattandosi di futilità; non si prenda troppo sul serio se lo spi[J.Lo di corpo si manifesta neT'so.ldato persino c'cillà Ìninor stima di,~ltri corpT;-a tempcyopportuno gli si conce.da ogni divertimento lecito; s-i tolìeri, anzi sr utilizzi il suo buon umore e anzitutto si stia in gua1·dia contro 1;l malvezzo di far continuamente dei 1·-ùnproveri- piuttosto si lodi appena appena vi sia motivo di lode. Si ottiene assai più riconoscendo il merito che biasimando il difetto; il tributo di lode meritata è la condizione necessaria del sentimento d'amor proprio, del!' attaccamento, del lavoro volenleroso. L'azione deprimente del biasimo continuo produce il male più durevole: cioè l'apatia. L'ufficiale deve possedere in modo superlativo tutte le qualità morali richieste nel soldato, perchè esso ha il còmpito di plasmare caratteri m,ilitari e cli formare uomini indipendenti, volenterosi, attivi, che sentano di se stessi nel . senso buono. Se molti credono che la miglior preparazione per· la prossima guerra consista nel.. fare, dell"uomo una macchina, chi ha fior di senn.o ritiene invece di ottenerla coltivando l'indi·vùluabismo e la iniziativa. Poichè quanto più rapido è lo svolgersi del combattiment,), tanto più opportuno diventa il saper utilizzare le circostanze senza aspettare gli
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ADDESTHAHE
ordini . Quanto più micidiale è il fuoco, tanto più discutibile è la possibili là. di emanare orditii; tanto più frequenti le perdite di coma.ndanli, le cui truppe non pertanto non devono restare inattive nel momento decisivo, sebbene non siano avvenuti i rimpiazzi nel éomando. Quanto più forti sono gli auri ti, tanlo più è necessario che, invece,d'un'armata meccani.ca, si disponga d'un organismo vivente, le cui porzioni agiscano per impulso proprio secondo il cri terio della volontà. direttrice. Ma tanto più appare necessario che il comandante supremo invece di guidare gli ufficiali sottoposti pressochè colle dande, li guidi intellettualmente e li. fonni' se~ondo il suo intendimento, affinchè egli possa poi limi tarsi ad ordinare sqltanto ciò che è strettarnente necessario, lasciando il rimanente all'iniziativa propria dei capi in sott'ordine, colla sicurezza che questi agiranno se non secondo il S,UO comando 1 certo secondo la sua, ùiten_zi,nie, Ciò perallro richiede unmaggior rav~icinamento fra gli ufficiali di diverso grado, poichè saltanti'.> mediante ·iJ contatto personale è possibile d'insinuare ad altri le proprie idee e di comunicare il proprio modo di vedere. Taluni colonnelli e generali si sotti;aggono quasi aliatto al contalto cogli ufficiali; in molti casi questo distacco proviene dall'infondata apprensione che avvicinando l'inferiore ne possa scapitare il prestigio del su~eriore. Chi come uomo e come membro della gerarchia militare è saldo in sella, non sente il bisogno di circondare il suo Io con 'ostawli che ne impediscano l'approccio, nè di salvaguardare dall'analisi critica del subordinato l'autorità, la quale risiede nel grado e non nella persona.Come colonnello e come generale bisogna avere il coraggio d'essere un camerata all'in/iiori del servizio. Dianzi ·fu dettò della maggior necessità d'avere ufficiali indipen.:denti di ·carati.ere ed atti vi per impulso proprio; ora si a1Iaccia il quesito: se questa indipendenza non sarebbe possibile di ottenerla solo col tolle1·arla? .No I purtroppo bisogna promiwverla, poichè - i sùbordinati pigri .di spirito o resi fiacchi nella volontà, si adattano troppo volentieri alla comoda posizione dì pupilli, che li esonera da .qu·alsiasi responsabilità.; e la letargia che ne consegue perdura assai lungamente anche togliendo la causa che la produsse. Perciò
OVVliRO EDUCARE?
si lasci a ciascuno, nel senso dei regolamen ti, la sfera di ~zio ne che gli compete e si faccia a fidanza colla iniziativ~ resp~nsab1le del sottoposl\): in pari tempo si cerchi di persu~ders1 :11ed_1a~te sever? esame se egli fece ciò che gli fu affida~o; s1 sapp_ia d1strn~~er~ _il biasimevole orgoglio di un fatuo, dal grnsto senttmento ~ rndmdualismo dell'uomo che vale realmente e che perciò deve essere apprezzato. . . . . . Non si corregga tiitto c·iò che fa l'inferiore; s1 passi sopra a qual- ; che inesattezza di esecuzione è persino di concetto, per non menomare la prontezza al decidersi o la confidenz~ in se :te~s~. Non , si subisca. mai l'_influe~za _dell'un:o'.'e ? della_pa~~10ne_, ~Q. si ,~1.sprfz - I zino benchè d1ssenz1ent1 le opm1on! altru1. l1Non s1 11me11tmo le ! ·iù;t/e ·con .cui taluno tenta'di farsi innanzi e 'non si opprima il c~t- Ì rat.tere integro di chi, cosciente del proprio valore, no'.1 ce~·ca di en- I trare in grazia, anzi qualche 'l'Olla diventa, forse perSIIlO HlCOmOd~ per soverchia franchez1.a. In questo modo si edti_cher~im:o ca1·aiteri milita1·i. In altra guba si farebbe ro sollanto degli schiavi, che nella alternativa fra l'essere e il non essere, comprano l' ess&re a prezzo del loro carattere; dapprima forse a rnalinc.uore, ma poi adattandosi a poco a poco lì tale eviramenlo morale . L'ufficiale deve essere animato da 1m sentimento ideale della sita niissione. In questo egli tr~verà un ritegno contro gli assa!Li de~ materialis,mo, ecl il più forte impulso per l'adempimento dei gravi doveri del suo mandato. · Sappia l'ufliciale che se egli, saldo come s,cogliera vivente, resiste · ai fiotti delle tendenze deleterie del giorno, queste dovranno franuersi co11tro la sua fo rza d'animo . Eò0 1i si procacci il sentimento del• b • proprio valore capitalizzando i meriti che lealme.1~te si p'.·oc_ura_ 1~1<.rlioranclo i costumi . ispirando il sentimento d'ordine e cl, g1ust1zia, . :viluppanclo l'istru~ione ed il carattere dei 100 mila individui che, anno per .anno, entrano nelle file dell'esercito; questi benefici della civiltà, i soldati li appOrLeranno poi secoloro quali fruttifere strenne'. sino al domestico focolare, sino al remoto villaggio. Adoperandosi in tal guisa, l'ufficiale compie urnt missione di pace, la quale non ~ meno sublime del mandato sanguinoso che gli spella sul campo di battaglià.. Finalmente il nostro corpo di .ufficiali si metta bene in 1
ADDESTRARE 30 menle cho in un tempo in cui tendenze separatistiche cozzanti fra loro mirano a sommuovere la monarchia, l'ufficiale è chiamato: a saldare vieppiù streltamente i vincoli d'unione; ad imprimere il sentimento della concordia patria nel cuore delle migliaia d'individui che provengono da lutte le parti del vasto impero ; a tenere alto, nella lotta dei partiti, il vessillo com une , rammentandosi le fier e parole del poeta: « L'Austria è nel tuo campo ». L'ufficiale senta se stesso nella piena coscienza del suo ufficio; egli si elevi al disopra della misura comune di forza morale per essere, nello stretto senso della parola, l' an·ima della truppa e per condurla alla villoria. Affinchè poi l'appello e l'esempio dell'ufficiale non rimangano infruttuosi, deve il so ldato essere sensibile ed affezionato .
« Poesia/» 9do ripetermi con freddo soggh igno dagli avversari di questo mo.do di vedere. Ebbene, voglia Iddio che l'insuccesso non venga a far loro toccare con mano che una truppa soltanto addestrata, ma. non educala, li abbandonerà nel pericolo; • possano essi non trova~·si mai ridotti a dover sentire, nell'ora del dis inganno, quale differenza imporli il possedere o no quello che essi ritengono un mi to : cioè l'amore della truppa I Ed ora basta I Di fronte alla evcntualilà che in un avvenire non troppo remoto, possa la )Jonarchia trovarsi impegnata in altre grosse e vitali lotte, il patriouismo eredi tario dell'esercito deve imporre ed imporrà a ciascuno dei suoi membri, qualunque ne sia la sfera d'azione, che indirizzi la propria attività secondo i della.mi della sua piena ecoscenziosci convinzione e si meua su quella vici che gli o/Tre le più sicure garanzie di successo. La 'Vie, giusta è ima sola, come una sola è la verità. Nondimeno è difficile di trovarla e di riconoscerla; d'onde le opinioni diverse, le dirnrse credenze. Sorretto dal ricordo dei molti superiori, nobili e consci dello scopo, che crearono in me questa persuasione mediante la saggia e benefica opera loro; ripensando alle molti ed eccellenti truppe del nostro
OVVERO EDUCARE?
. ·to le uali anche senza l'automatismo, mantennero una rigida :~e1 ?~li~a n! giorni più difficili e che dallo spirito e ~al valore roor~le / ct rese capaci dei mollissimi sacrifici' io voglio conservare i~t:~~:~a mia fwe nell'uomo, la fede nei miei id.eali, la fede nella 'Irta che ad essi oi avvicina. .: t La eonfessione di questa fede è espressa nella seguente ? ispos a al quesito da civi si intitola questa con{ere·nza: NON SI ADD ESTIH, SI EDUCHrl
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IL CONTI\AFFORTE DEL MONTE CLAPIER
IL
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CONTRAFl{ORTE Dl MONTE CLAP.IER (ALPI MARITTIME)
Tra la Roia, il ·Varo e la Vesubia affluente del Varo, il terreno è tutto occupato dal conlrafiorte di monte Clapier, che suddivid~ndosi in altri sproni minori, ramificandosi a destra e a sinistra deprimendosi e sollevandosi forma nu{uerose valli e vallette c~lli e passi ~acili o alpestri, nod,i importanti e caralleristici, strette,anguste e contmue, conche apel'le e spaziose. Attraver:so a questo terreno, dal mare aUa cresta alpina, ricorre parte della frontiera italo-francese, che vi serpeggia con stranissimi risvolti lasciando in mano dell'una e dell'altra potenza alcune testate di v~lli, alcuni punti. i~portanti, la cui inQuenza non può essere d'.1bb1a nel!o. s~olgers1 d1 operazioni militari. Ora poi che la Francia ha stabl11to 111 modo, quasi direi definitivo, la difesa - di questo contrafforte colle opere permanenti costruite o da costruirsi all' Auth ion, a Fontan, Sospello e Turbia, mi è sembrato utile percorrere questo terreno, che nei suoi caratteri o11enerali parteao·ia un è)è) e po'. dell' Alpi e del!' Appennino , e su cui già con varia fortumt combattérono le armi cli Francia e Piemonte. La catena staccandosi da monte Clapier (304 sm) corre trasversahnente dalle origini della Roia alla foce del Varo, con direzione pressoché costante di nord-sud-ovest, diramando v~rso la Roia ed il mare i segnentì contrafforLi secondari:
·1o Da Cima del DiRvolo (2687m) il contrafforte sulla cui cresta corre la frontiera: questo sprone si mantiene per Lutta la sua lunghezza assai elevalo, non è superato che da sentieri di dubbia pra.ticabililà. e va a cadere a picco sulla Roia. 2° Da monte Milleforche (2078ml, presso l'Authion, si slaccano due contrafforti che vanno a terminare sull aRoia !'tino fra Saorgio l'altro al confluente di llevera e Ro ia. . e Brealio· t) ' 3° Dal nodo detto il TourneL (1•I63ml sopra Lucerame dne altri contrafforti irradiano verso il niare: l'uno per colle di Bra.ns, Castiglione e monte Gramrnondo fin isce a Mentone ; l' altro protendendosi fra i rami del Paglione viene degradando in coll ine coltivate ad aranci ed olivi su Nizza. Però dal primo ramo a Castiglione si distacca uno sprone, dirò così Lerziario, ma. molto importante, e per le altezze che raggiunge, e .per le slrade che lo percorrono, sprone che corre lungo la costa formando la cintura litoranea Mentone-Nizza. I caratteri generali di queste montagne si possono definire da noi Italiani colle parole sopra citate: parteggiano dell'Alpe e dell'Appennino. A nord . mqnli aspri ed elevati; gl1iacciai, laghetti e burroni; pra~erie e foreste ; pochi sentieri da capre e da mulo . e cime che olLrepassano 2300m, come quelle di Lustera, Ciamine ias, Capelet, del Diavo lo, Raus, Milleforche, ecc. i con trafforti anche essi erti e scoscesi scendono a pict~o su lle valli cbe delimitano e sono varcati da ben pochi sentieri. Man mano che scendiamo al mare il terreno si trasforma; ·le creste a taglio di coltello si fanno · tonde<;aianti· non I)iù erte mura< rlie·di roccie, non più nevi, o:hiacci V perpetui e foreste alpine, ma pascoli, bosd1 i di carulJbe e castani, colline cli olivi e lauri cedri, per terminare coi vigneti, cogli aranceti e i mi lle giardini della riviera; non più qualche raro sentiero, ma buone strade mulaLl.iere e rotabili ; non più qmtlche casina sparsa ) luo ù"o di ri[uaio nell'Alpe, ma boraat.e, 1mesi, ciLtà che si . t> " succedono cl i conLinuo sulle sLi·ade, specialmente sulla liloranea, quasi da far la sembrare l'arteria vìtale e necessaria di una sola, continua, immensa citlii. Però sopra Eza e Turbi a il contrafforte di Castiglione, che forma i monti litoranei, viene a cadere a picco sul mare tanto che la ferrata e la litoranea corrono in galleria e un'alta parete verticale di roccie so·vrasta alla strada Cornice alta; notevoli 1
è)è.)
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AN:-10 XXIX, VO L. Il.
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V
Il, CONTRAffORTE
in quesLo tratto i monti: A.gel, Testa di Cane, Campi dell'Alle e Pacanaglia. I bacini determinati in tutto o in parte dal contrafforte di monte Clapier, sono: 1° La Roia (parte desLra) alimentata dalle acque del Va\lon delle miniere, (che con quello di CostarinÒ mette al colle del Sabbione sulla catena principale tra monte Clapier e Cima del!' Abisso); di Cairos che mette all'importante colle di Raus; della Moglia; indi da quelle della Bevera la cui valle spaziosa, tagliata dal confine, mette capoall'Aut.hion; , . 0 i>. Le vallette che sboccano a .Mentone: val di Carey e di (~orbi o; 3° Il Paglione il cui bacino è compleLamente formato da questo contrafforte; il Paglione ha vari rami : quello di Peille, di Scaremi, di Contes, di Tourrette; ~ 4° Ultimo al mare il Vallon di l\fagnan; 5° Infine nella Vesubia si versano le acque dei valloni della Planchette, che va all'AuLhion; di Graus che va a Raus; di Gordblasque; delle Finestre e di Boréon;· questi due ultimi unendosi a S. Martino Lantosca formano la Vesubia. Rispetto alla viabilità h_o già cccennaLo come poehe sieno le huone sLrade nella parte superiore, molte ed ottime neJla inferiore; nulladimeno le comunicazioni fra le varie valli, fra i vari centri popolosi, fra le posizioni militari caratteristiche sono abbastanza facili e continue. Ora siccome sollo l'aspeLto milital'e la viabilità è una delle quali Lit essenziali in una regione, perchè a nulla servirebbero le forti posizioni se non vi ~i potes·se accedere; così parlendo da Nizza capoluogo politico, amministr'alivo, commerciale e militare della ·· contrada e irradiando verso il nostro confine accennerò brevemente •1 alle. vie da percort'ersi notando le poche e parLicolari osservazioni che ho av·uto campo di fare. Crndo giovi avv.ertire che in quanto ài nomi ho cercato di mant.enere la locuzione italiana e quellét usata dagli abitanti e non potendolo sempre; bo i'icorso alla carta dello stato maggiore francese (scala ,J : 80000ì fogli di S. Martino Lantosca, di Sospello, di Nizza. JJa Niz.ra alla f1·ontiera ital·iana per Sospello . - Lo stradone da Nizza al colle di Tenda si svolge nelle vallate del Paglione,
DEL MONTE CLAPIER
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della Bevera e della Ro ia scavalcando i colli di Nizza, Braus, Pero e Brouis. Da Nizza parte costeggiando la riva sinistra del Paglione sino a Trinità-Vittorio e Drap, graziosi paesetti, l'uno allo sbocco del vallone del Laghetto guardato dal forte P ica! (Vallon Dru), l'altro dominato da un vecchio castello a torri, di cui si scorgono gli avanzi assai ben conservati su un'altui·a vicina; indi traversata la riviera · risale ii Paglione di Conles che abbandona subito per inLernarsi nel vallone Fontana Gialla, valicare il colle di Nizza facile e aperto e scendere di nuovo sul Paglione il Scarena. Questo comune la cui popolazione è esclusi yamen te cledi la alla col tura degli oli veti, ha una. discreta importanza per la strada rotabi le di Lucerame, che pel colle di S. Rocco e Vallon des Moissins conduce a Lantosca sulla Vesubia e l'altra in costruzione che da Lucerame condurrà a Moulinet in val Bevera. . Là riviera è sempre guadabile sicchè di poco momento è il ponte in muratura del Paglione. Ma dopo Touet, pie.colo vi llaggio di montagna , la valle cambia. aspetto assumendo un carattere spiccatamente alpe:;Lre e la strada svolgendosi tra burroni e dirupi si accosta al difficile passo di Rocher-Percè, che come l'indica. il nòme, è una spaccaLura a pareti liscie e verticali cli ragguardevole altezza. Ivi la strada, che assai probabilmente è minata, se rolla, non permette la scalata. che alla fanteria e subito dopo principiano i lunghi dif(ici li e continui risvolti del colle di Bt·ans . In cima al colle ('I 000) alcuni alberahi facilmente convertibili in blokhaus, con dominio n . · da ambe le parli, offrono sicuro ricovero a un centinaio d'uomini; e che la posizio.ne sia ottima ce lo · dimostra la brillanLe fazione tra Aust.ro-Sardi ed i soldati della 11a re.pubblica che accanitamente si disputarono il possesso dell'arida e brulla montagna. Dal colle a Sospello la strada si sviluppa sulle falde cli Monté Barbonet, dominala dal forte omonimo, nella. streu.a valle del Merlanson, terreno di erosione. A ,U km. da Nizza incontra sulla Bevera Sospello. posto al c:entro di una vasta conca, fabbricato sulle due rive del torrente con que ponli antichi· ma poco robusti e in posizioni ta li che anche distr1~Li permeLLono di effettuare egualmente il passaggio. Sospello è il principale centro popolato e il più propizio all'adunala che si trovi lungo questa linea e offre molte risorse
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IL COXTR.\FFORTE
per la ricchezza. del suolo, per l'attivi là degli abitanli e pe.r le huone comunicazioni che lo collegano al mm·e e alle vall i vicine; la costruzione del forte e la ferrov ia che allnccerà Cuneo a Nizza awantaggcranno sempre più la sua felice posizione. Sospell o ehbe in epoche di verse a sostenere fortun oso vicende; si difese strenuamente per l'esistenza contro Saraceni, Guelfi e Ghibellini, Geno,·esi e Provenzali; fu piLt Yol te invaso, saccheggialo, bruciato; più Yolte ricoslruito e ancora oggidì si tro\'nno nei dintorni traccie di Jo1tiricazion i e rovine di monum enti antichi. Traver.:;ala la Bevera, sfalsando M. Agaisen cla'cui si battono i risYolti e il valico di colle del Pero, valicalo il colle di Brouis (823) offrente accesso praticabil issimo a lnlle le armi, si scende su lla Jloin. a Giandola, piccolo villaggio dond e fino al piede del co lle di Tenda la strada eone i ncassa.ta lungo la Roia. at trarcrsando I unghc ed an guste gole come quella di Saorgio e cli Berghe e piccole conche come Fontnn (posto doganale), S. Dalmazzo o Tenda . 'La. strada è facile n .diferHlero potendosi_agol'olmenle distruggere nei lunghi tratti sorrett i a muraglioni ed archi. È inulile che io ricordi il valore storico e tatlico di queste gole che si disputarono così b1'il lan teménte An:; tro-Sa rdi e France::i nel 1793-94 o che non vonn~ro abbandonale se non dopo il fe li ce aggiram ento di Kapo leone. 1
.Da Ni::::a alla frontiera italiana ver .Jlentone: tre strade vi conduco no, due rotabi li e una fer rata; le rotnbi li sono conosciute generalmente sollo il nome di alta e bassa Cornice. Cominciamo dall'alta . Questa ha il ,nntaggiu di correre Lulla su territorio f'rnnccse e a un livel lo Ln le da. non temere alcun colpo di mnno da parte di navi in crociera . Si diparte sub ito fuori della ci ttà di ~izza dalla strada di Cuneo o svolgendosi sulle falde di )I . Grosso passa su Villafrnnca al col le des Quatre chemins, indi girando intorno a M. Pacanaglia e M. Fourche, tocca i gruppi dei forli d'Ew, di Gam pi ·dell'All e e la Turbia: i quali sono co llegati con Nizz.i, colla ferroria e col mare, da buone rotabili militari, cioè dalla rotabile E::ci-Qu,atre chemins, 1'ttrbia-sur-me1·, 1'nrbia e Pical-Nùza per va.llon Dru, nonchè da lla inulatliera ora ri parata Laghetto -1h-
nità - Vittorio .
DEL MOTIE CLAPIER
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Turbia (l'antica Turri s in via) è una stazione romana. come lo altesta1'.o rudel'i di monumenti e in ispeci e il trofeo d'Augusto demolito dal maresciallo de Villars sollo Luigi X.IV perchè allo a servire di fortilizio in quel luogo dominante. Ke fa. ora le veci il fori.e Testa di can e qua.si a conferma della bontà militare della posizione non trascurata nè dagli anLich i, nè dai modern i fortificato1·i . La strada discende poi Yerso capo Martin passando per Roccabruna, nido d'aquile aggrappato a quelle roccie e raggiunge poi presso MenLone la Corni ce bassa l'l'a foreste cl'nranci e di ol~veli. La Cornice bassa corre qnasi a li,•ell o del mare facendosi largo nella rupe e nei fianchi dei contrnlTorti con mine e gallerie. Si sviluppa intorn o al si curo gol fo di Yillafranca , taglia la penisola di S. Giovanni, corre sollo Eza. in gall eri~ e mantenendosi parall ela alla ferrata e fraternam ente vicina, traversa tutto il p,incipato di Monaco, riunendosi prima cli Mentone alla Cornice alta. Poche centinaia di metri al di là di Mcntone entra al ponte S. Lui gi in terra itali ana e, traYersrito il piano di La tte, pnssa so llo lo ferito ie del forte S. Paolo a Ventimiglia, piazza ora radiala dalle fortificazioni dello Stato. La ferro.La, :rnch'essa ~,ia litornn ea, corre quasi sempre in gall eria e su opere d'arte abbastanza notevoli: è quindi poco sicura, facilmente soooetta ,,,, a colpi di mano. Le stazioni sono pi ccole con pochi binari o scambi, movimento ed eserci1,io dei treni lento forse per le forti curve. D' interesse militare si può notare che nelle stazioni Var, E?:a-sur-mer, Turbia-sur-mcr sono stati costrui ti ampi piani caricatori . La ferrovia non è guardata d'a alcu na opera speciale; però qualche pezzo delle batteri,~ della costa può baLterne cl' in Ci l.tta qualche trauo . Non si tien conto elci vecchio, rovinalo ed inntile castello di }Iontalbano, che chiudeva l'an1ica strada, ~izza-Vi llafranca.
Da Nizza al con{tne italiano per là Yesiibia . - Dopo aver passato il castello di S. Andrea la st rada s'ingolfa nella slrella Yalle del Pagli one di Tourrette e dopo l'altipiano, per non dir colle, tanto è aperto e spazioso, di S. Bernardo si trova nella valle della Vesubia sopra Lernnzo (patria di Masseua) o Sl'olgendosi in di rupi
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IL CONTRAFFORTE
DEL )!ONTE CLAPIER
e burroni e sulle pareti rocciose che cadono a picco sulla Vesubia, la quale in questo tratto forma numerose cascate, arriva a Duranus piccolo villaggio a ;29 km. da N.izza. Poco dopo la strada attraversata una galleria di 80 m. in roccia viva si lrova quasi a livello della Y-esubia: il luooo è arido alpe" ' slre, difendibile con pochi uomini ed è comunemente chiamato Salto dei Francesi perchè vuol si che di lassù fossero precipitati nella sottostante Vesubia i prigionieri della repubblica. Proseguendo la via a 40 km. si incontra il villaggio di Suchet, dove la strada traversando la riviera si porta sulla riva destra.a ciò coslretta da un'alta parete verticale di roccia corrosa dalla spumeggiante Vesubia e ripassa sulla riva sinistra poco prima di Lantosca costruita a ridosso di uno sprone roccioso che s'innoltra nella valle vieppiù rinsenandola. Da Lanlosca per Lucerame si può ritornare a Nizza è per Peira-Cava si può scendere a Moulinet e raggiungere l'Authion. Dopo La Bollène si traversa il villaggio di Roquebillière a (5,t km . da Nizza e soocco della mu lattiera del ·colle di Raus che permette, percorrendo i valloni di Graus e Cairos, rapido collegamento tra le valli della Vesubia, della Boia e la posizione del1'Authion. · La strada sollevandosi con i:ilcun; risvolti passa su terrazzi boscosi ad alcune centinaia di m. più alti della Vesubia e finalmente arriva all'ultimo paese un pò importante della valle, S. Martino di Lantoscà, costruito al confluente dei due torrenti formanti la Ve$Ubia, il Borréon e le Finestre. Siamo a 59 km. da Nizza, la borgata offre buone risorse, conta 3000 abitanti, la frontiera non è che a 2 km. e un buonissimo sentiero mulattiero, carrozzabile fino alla Madonna, conduce al colle delle Finestre, indi per la valle del Gesso a Entracque e Valdieri . Nel 1793 Serrurier tenne testa mol to tempo in questa posizione . che gli permetteva e di entrare in Piemonte e di soccorrere i corpi manovranti sulla Boia; era lontano e isolato dal reslo, ma la bontà della posizione, l'ardor dei suoi e il rigore della stagione lo soecorrevano.
vallone del Merlanson, sul colle di Castiglione e in val di Carey. Partendo da SospeHo e.on rapidi risvolti si solleva a ragguardevole altezza sul fondo della valle e corT? sempre in vista della posizione di Barbonet che batte tutta la vallata fino a Castiglione e in vicinanza deÙa nostra. frontiera che corona la cresta da M. Grammondo al ponte di S. Luigi, cresta ripida e rocciosa ma in molli punti facilmente accessibile. Dopo aver lasci ato sulla destra l'artistico paP-setto di Castiglione su un cocuzzolo isolato, in posizione formidabile e tènibile con poche forze, con dominio da ambe le parti, e traversato il colle con una galleria di 80 m. nella roccia, ci troviamo in val di Carey a 800 m. di altez'za sul mare e l'occhio vede disegnarsi allo estremo orizzonte una striscia di mare azzurro cbe si confonde col purissimo cobalto del cielo. Con rapidissimi risvolti, percorrendo prima le falde alla sinistra del torrente, poi passando snlla destra su un po nte allo 15 m. nella gola delta Gourg dell'Ora, proprio al disopra di Castelar, dopo 20 km. a una svolta della strada si affaccia allo sguardo l'anfiteatro delle colline di Mentone. popolale di ville e cli giardini. Questa strada lunga 23 km ., malgrado le sue forti pendenze e i suoi rapidi risvolti, era percorsa quest'estate dalle locomotive stradali Aveling-Porter che .trasportò.vano dalla slazione di Mentone a Sospello ·e indi a Barbonet le corazze pel forte. Dal punto di vista militare questa per ora è l'unica buona strada .rotabile che colleghi la linea del Tenda con quella della Cornice, ma ha il difetto di essere troppo vicina alla frontiera quindi poco sicura: appunto perciò i Francesi lavorano attivamente per congiungere Authion e Barbonet con Eza e Turbia passando per l\'loulinetSospello-Peille, comunicazione che riuscirà sicura, lontana e sottralla a colpi di mano .
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Strada da Sospetto a Mentone. - La buona strada carrozzabile che collega la linea del Tenda con quella della Cornice si svolge nel
t".
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Dopo aver così ,:ommariamente descritte le linee d'ostacolo, percorse le principali strade della regione e aver notate le difficoltà che si possono incon trare e che si devono superare, credo sia giunto il mÒmento di considerare in complesso questo tratto di terreno e vedere come ne è stata organizzata la difesa e l'offesa contro e verso di noi.
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IL CONTRAFFORTE
DEL MOKTE CLAPIEI\
)ii pare si possa fin da principio affermare che la posizione è assai più vantaggiosa alta Franciét che al)' Italia: senza voler fare dell'alla sLraLegia, è certo che !alinea del Tenda equella della Cornice possono benissimo essere calcolai.e in un progetto d'invasione in Piemonte perchè ronvergenli colle altre linee alpine nella pia- · nura padana, mentre a noi non servono che per obbiettivi affatt.o locali come l'invasione della Provenza. · Se la front iera avesse seguito il corso naturale tracciatole da uno dei rami del contrafforte d·i Mon le Clapier allora forse le condizioni delle due potenze si sarebbero lrovate in fatto cl' interessi militari pressoché eguali , perchè sarebbe rimasta in nostro p~tere int0rarnente la val !loia, invece avendola contorta in mille stranì rivolgimenLi ba . lasciato i1Hercettare dalla ·rrancia col cuneo di Saoro-io ~ la nosLra valle della lloia, dimodochè i Francesi si trovano d'avere in loro po_ssesso un sagliente avanzaLi ssimo i cui laLi, sebbene da noi avvolti poco ci possono servire, il più allo quasi imprnLicabil e per asperità di suolo e àifeL,~o di com unicazioni; il più basso serrato al mare e muniLo fo r~mente dai gruppi dei forti d'Eza e Turbia. E la Francia non si è lirn i!al.a. a preparare nel sagliente ora detto, vera piazza natu rale offensiva, luLLo quanto le possa agevolare l'offensiva verso l'allaebassa llo ia: poche opere e miuirna·spesa sarebhero ba.~late· per trarre dalla posizione l'elemento di fo rza uti le e necessario a questo scopo; ma ha pensato ragionevolmente di utilizzare il .contrafforte del ;\1 Clapier per la difensiva occupa.ndone punli cosi caratteristici e_per va.Iore naturale di terreno e per obhligarietà di passaggio, da premuni rsi interamente dalla cresta al mare. E ciò non ha fatto solo èol coslrui i·e forti e batterie ma con un ben inteso sislema di buone strade ro tabili militari che con tor. nano, si sviluppano, si appoggiano sul le p·osizioni scettE'. e permettono rapidi conc~ntramenti, sicuro coll egamento. Le esigenze della difensiva erano contenute in questo quesito : sbarrare le strade che dall'ltalia con ducono alla bassa Provenza e al V:aro :' · · Queste erano tre principali: la Cornice, la strada del colle di Tenda e quella del coll-e delle Finestre, mulattiera per il tratto da En tracque al colle e alla Madonna.Sulla prima abbiamo i forti della TurHia, d'Eza e_le, batterie della costa ; sulla seconda il forte Bar-
bonet · sulla terza per ora direuamenle null a, ma. sul fianco la po' . . sizione di AuLhion e di Peira-Cava. Dunque la Francia appogg1andoii colla sinisLra ali' Authion, col centro a Sospello e colla destra alla Turbia copre tutti gli shocchi verso il Nizzardo dalla cresta alpina al mare, senza rinunziare a linee difensive secondarie sull'innanzi e alle spalle.
Sbarmniento della Cornice . - Vediamo ora ciò che costituisce la difesa e lo sbarramento della strada della Cornice. La preoccupazione maggiore fu per la Cornice alta, qu_ella c!oè che_ corr~ come un bi~tnco nastro festonalo alle parett rocciose dei mont1 d'Eza e Turbi a.. Infat ti, d:tte le cond izioni locali della strada bassa e della ferrata, la loro migliore difesa e il migliore sbarramento possibi le'è minare a tempo ·debito le gallerie d'Eia che si succedono per qualche ch ilometro e dove un'aitissirna parete liscia e levigala di roccie èade a picco sul ma.re, che avr~ in quel punto una profondità di 30 braccia, senza che un sentiero si svolga su quel masso di quarzo rossastro. Inoltre un'altra resis~enza debole però e incerLa a causa della poca ro bustezza delle opere e del loro armamento, J?- si può ti·ovare nelle varie e numerose batterie da costa \Capo Martin, Capo d'Aggio, .Beau-Lieu, Capo S. Ospizio, Capo Ferrat, di Villa.franca, cli ì\font Boron, ecc .) le quali oltre a dominare gli specchi d'acqua cli quei molteplici seni hanno qualche cannone che può battere di piena inlì lata qualche tratto cli strada, qualche pun to ·speciaie e importante come p . e. quella di Beau-lieu · che domi na. e infila lo sbocco occidentale della grande gal Ieri et di Capo Rosso. . Erano quindi giustifi~ate le tenerezze che il i'ortificalore francese aveva ed ha per la Corn ice alta: iùfatti essa pel suo dislivello non è soggetLa a colpi di mano da navigli in crociera, non a tiri d'arcata, corre· a ridosso dei monti e domina e spazia tutta la plaga litoranea.. Sembrò sulle prime di aver fatto quanto baslava erigendo un forte in muratura con rir,overi e magazzin i su Testa di Cane, sprone roccioso che dall a Turbia vien.e a cadere sul mare e sotto cui si stende il piccolo principato di 1VJooaco. Questa posizione, coll egata da una buona strada rotabile svolgentesi sul rovescio della posizione alla stazione Mer-d' Eza sulla ferrata, era scelLa o uimamente permeL1
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U, CO"NTRA FFORTE
tendo di hattere efficacemente e d'infilata la strada alta. fino allo svolto ·di Rocca.bruna, la strada bassa sino a Mentone e tutto il principato. Da lassù lo sguardo scorgeva nettamente i forti di Ventimiglia e con tempo sereno correva sino alle bianche case di Bordighera. Ma poi è sorto il dubbio se faceva proprio bisogno per invadere il Nizzardo racc.;hiudersi tra il mare e la roccia, non aver terreno da stendersi, procedere incolonnati. E la risposta fu negativa, come doveva essere, perchè da ~1entone per Gorbio, per Castellar, per Ca-· stiglione si raggiunge agevolmente la cresta di quel ramo terziario che dissi formare la cintura litoranea, ramo che al suo distacco procede piano e spazioso e che poi si affonda subitamente nel vallone del Laghetto girando completamente il fortilizio Testa di Cane. E di congettura in éongettura, dato il te!'l'eno e le comunicazioni, sorsero i forti d'Eza e di Campi del!' Alle che dominano l'altipiano oradetto, rendono sicure le vie di collega.mento colla parte alla della reaione 0 e evitano il giramento della Turbia. Di questi .forti solo c0mpiuto è quello detto Pica! (V. Dru) che batte il Vallone del Laghetto e colla gola M. Fourche e M. Pacanaglia, facilmente accessibile per chi audacemente tentasse un colpo cli mano su Villafranca: qtie~ti forti sono collegati con Nizza da una speciale strada militare che evitàndo i lunghi giri della nazionale scende direttamente a M. Grosso . I forti Campi dell'Alle, in costru zione, battono le posizioni ·dell'altipiano tra Castiglione e M.a del Laghetto. ' · Sbarramento cfolla stracla del èolle cli 1'enda . ...:... Lo sbanamento di questa. linea si poteva fare nel sagliente stesso di Saorgio: le varie · gole, le eccellenti posizioni che vi si incontrano non lasciano alcun dubbio su ciò: ma alla Francia premeva, ~lopo creati sbocchi sicuri da Sao;·gio, avere alle spalle qualche punto forte che riuscisse di perno,_da cui irradiassero difese e offese; e che nello stesso tempo sbarrasse la strada. · La posizione più acconcia era Sospello, dove la vallata dellà Bevera si allarga e cfove sboccano buone strade che aaevolano l'aduo . m'.ta.. I ntorno -a So~pello varie erano le posizioni da scegliersi; migliori fra tutte due: M. Agaisen e M. Barbonet.
DEL MO!\TE CLAPIER
M. Agaisen (760m) sulla sinistra della Bey~r~, pre:so colle del Pero (730), è posizione felicissima per battere 1~·1svolu del co~le, h~ valle della Bevera fino al confine e il valJone d1 Merlanson m cui corrono le strade di Braus e di ì\1entone. . Ma il forte da costruirsi in quella posizione non avrebbe avuto)a strada d'accesso facile e coperta e la gola sicura, qùindi ·il genio militare francese, pur non rinunciando a preparare ed erigere occasionalmente batterie in questa posizione, diede la. preferenza · a M. Barbonet (84,6) che aveva tu'tti i vantaggi del primo, volgendo Ja gola a Braus dava alle forze della di~esa sicurtà ~'accesso e ritirata, e dominava di un centinaio di metn monte Agaisen, vantacraio anche questo da non trascurarsi . 0 1a posizione di M. B:l.rbonet ha però il difetto di trovarsi u~ po' troppo vicina alla frontierR ed essere dominala dalle .creste dei monti Picco della Sella e M. Grammondo {1600), che sebbene con · molta difficoltà sono accessibili ad artiglierie leggiere. Ad ogni modo il sito prescelto è molto acconcio perchè il monte sorge isolato quasi in mezzo alla valle e contornato dalle strade principali cho sboccano a Sospello. Il forte avrà 375'" di lunghezza. per 260 di larghezza, con due torri corazzate e un tracciato semplicissimo: fronte, fianchi e gola. La strada d'accesso , già all'ordine, si diparte da quella di Braus al passo di S. Gìovanni {ove sono eretti i cantieri degli ope'.·ai e d~v~ principierà, credo, la ferrovia funicolare pel trasporto dei matenah sulla cima del monte) e svolgendosi sulla falda della montagna ne raaaiunae n~ o , con mite . pendenza e con poche svolte, la sommità., Non so se siano O'ià principiati i lavori in muratura: quest estate lavoravano a prep:.·are lo spiazzo del forte mina.ndo una. roc~ia di ,14-m d'altezza da cui potevano ricavare ottima pietra cfa costr~1.~one. Sembra che il forte debba avere vasti ricoveri e magazzim con tre ampie cisterne da vuotarsi ogni tre mesi mancando .l~s:ù ~otalmente Je sor()'enti vive . Ciò che sarà lungo e costoso s1 e il considerevole tras~orto cli terre da prendersi al colle cli S. Giov~nni . Ho accennato a torri corazzate; queste vennero .o.pprovate dietro fa considerazione del dominio che avevano s·ull'opera le alture circostanti sopra ci tale e sono formate da ,1O pezzi, una piauoforma e un perno centrai~; le corazze e:;cono dallo stabilimento Creusot,
IH).,
IL CONTI\AFFO RTE
hanno circa 70 cm. di spessore; la piauaforma avrà 7 metri di diametro e il perno cen LrJle è in un sol pezzo di fondila. Se non erro il tipo .delle torri è quello Gruson a forma eliuica che offre il vanLaggio di escludere l' impiego di caviglie o perni essendo 1~ diverse parli che la compongono tenute assieme pel solo loro peso. Infatti nei pezzi che vidi sulla piazza di Sospello non riscontrai caviglie e fori ma solo_incassi che con adalli_fogli di piombo procuravano la perfetta aderenza delle va.rie parti. Ogni pezzo di corazza pesa una ventina di tonnellate e il traspcirto dalla stazione di Ment.one a Barbonet vien folto da un distaccamento della 4• compagnia gen io co_n Jocomolive stradali Aveling-Porter di '.:34.- cavalli a un sol cilindro, ruote larghe, timone corto, carro tmk speciale per corazzate. Non ho visto alcun cano scorta di servizio ma in punti stabiliti della st;rada botti r ipiene d'acqua e mucchi di fo rmelle per il rifornimento delle macchine. In un giorno vengono da Mentone a Sospello, nel seguente da Sospello a 13arbonet ; si dovettero ar mare solidamente i ponti.e le opere d'arte della sLradaper resistere al peso piuttosto rilevante che dovevano sopporlare. Allorchè molti ann i add(etro si progellava un forte di sbarramento non si cercava che appl icare materialmente la parola sbarrare senza preoccuparsi se, syiluppata la difesa delht po.)izione con concetti offensivi, si poteva addiven ire a un migliore impiego del terreno . Ora è raro e bisogna proprio che la posizione sia tale da non penneuere a.ltro modb di risoluzione che non si faccia dal punto o del gruppo di punti prescelti il perno forte e stabile di una difesa Rttiva , difesa che stanca l' al'"versario, gli disputa palmo a palmo il terreno, lo mole;;La ai fiànch i e alle spalle. E ciò è tanto più utile in montagna, ove per la poca produttivitit del suolo, per la lontananza dei centri popolati, per la difficoltà di comunicazioni, è arduo, per non dire impossibi le, l'aver sottomano e il pro.curarsi munizioni da fuoco e da bocca, arm i e materiali. Ora per la Francia il forte di M. Barbonet; poslo al centro della sa~ li11ea difensiva clall'Authion a Eza e dietro il sagliente di Saor-gio, può adempiei·e al dupli ce mandato cli forte di sbarramento e di perno di difesa:· ed ecco il perchè pur ricusando di aliltcciarsi al nostro tronco fer roviario Cuneo-Ventimiglia, è questione di costruirne uno tra . Nizza, Peille e BRrbonet ad uso esclusivo del
DE!, ~! ONTE CT,APIER
forte, tronco che una petizione dei Sospellesi chiese fosse prolungato fino a Sospello per dare sfogo alla produzione agrico la. al commercio della vallata ; ed ecco perchè ingenti lavori stradali collegheranno le posizioni di difesa permanenti specialmente dalla parte dello Auth ion .
Sbarramento della hnea della Vestbbia . - Accennando alla strada del la Vesu_bia ho notato come niuna difesa diretta si trovasse stabilita. in quella vall e, sebbene in molti punti basti per intercettarla. qualche lavoro di mina. (galleria cli Duranus, Srtlto dei Francesi) ma ho accennato ez iandio che erano munite le posizion\ di fianco dello Authion e di Peira.-Ca va, Credo che là Francia non abbia molto da temere dalla parte clel colle del le Finestre; poca, fanter ia, poca artiglieria da, montagna, pochissime salmerie ne tenteranno il passaggio: assa i più temibile è il colle di Raus a guardare il quale pensano le posizioni di Authion e cli Mill e[orche sulle qual i., ehe io mi sappia, non vi sono lavori permanenti ma sono già preparate in gui~a da essere di,;posl e fortemente in modo occasionale. In quanto alla posizione di Peira- • Cava essa non serve che a mantenere libera la com unicazione tra la. Vesubia (Lantosca) e la. Bevera (Moulinet) e guarenLire quindi le spalle dell' Authion non che le comun icazioni con Barbonet. E io credo i;be le idee dei Francesi intomo alla dif'esa dell'Anthion si r iducano a farvi manovrare corpi di truppa speciali , come sarebbero presso di noi gl i Alpini, in cui a tutti dal . l'ufficiale superiore all'ultimo gregario, fosse cognito palmo ·::t palmo il terreno . E a ques ta credenza fui vieppiù ra[ermato la sco rsa estate, epoca nella quale l_a divisione delle alpi marittitne fece su vasta scala manovre di monlagM, esercitando in ispccial modo i Chassetws sulle posizioni sopra accennate, posizi oni che vennero anche accuratamente perlustra.te, studiale e ri levale da un. buon numero d'ufficiali d'ogni arma. e d'ogni grado. Per completare questo rapido studio dovrei orn accennare alle difese che l'ILaiia ha preparato verso questo tratto di fronti era per resistere agli attacchi fran cesi. Dirò solo elle tuui i colli principali sono-sbarrali da opere permanenti già ultima.te o in via di costruzione (Tenda, Nct va-ZuccDrello-~! elogno-Allare-Caclibona-Turchino);
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IL COKTRAFFORTE DEL MONTE CLAPIER
che si stanno progetlando opere a difesa della rada di Vado (oLtimo luogo di sbarco) e apportando sensibili migliorie al fronte a mare della piazza di G~nova e che infine si è fac ilitata la difesa attiva , del terreno colla. costruzione di strade rotabili militari e comunal i obbligatorie che agevolano gli spostamenti delle truppe dalla cresta al mare, Ma quel che più interessa e di cui dobb iamo essere lietamente soddisfatti è di aver completato l'ordinamento delle forze mobili cli difesa e offesa colla creazione della. di~isione cli Cuneo, creazione che assieme &Ile compagnie alpine disseminale, antiguardo prezioso e necessario, al di qua e al di là della cresta alpina, vanà a porre un rilevante contin gente di truppe ed ufficiali a.contatto di questa parte di frontiera , Ciò che mi sembra lasci ancora a desiderare si è il legame ferroviario tra la costa ligure e la pianura piemontese: per ora non v'ha che la linea Ceva-Savona; in un pross imo avveni re, e mi augurerei assai pros~imo.. ve ne saranno al tre due: la Cuneo-Ventimiglio , l~i Ceva-Oneglia, Ambedue avranno una certa importanza. dal lato mi litare perchè toecheranno e servi ranno ai forti del passo cl'i Cuneo e di Nava; ma la• sec,onda riuscira importantissima perché svilupperà e completerà la di fesa del!' ottima posizione di fianco e a cavallo della strada del Piemonte e di quella della Cornice nei pressi di Oneglia costituita dal iVL Grande, È per noi un piccolo Authion; e una difesa fortissima in questa. posizione sarà per la Francia come il · cuneo in un ceppo, varrà cioè ad impedire il congiungimento di corpi venienti per terra e di quelli sbarcanti a Vado , L'argomento nii trascina mio· malgrado e m'avveggo che esco di carreggiata e dai limit.i che mi ero imposto: fo quindi punto fermo·, . lieto se con queste poche righe posso far volgere l'attenzione dei nostri alle linee di marcia di questo scacchiere, ricordando che Napoleone I le seguì per girare le Alpi e invadere il Piem.onle e che forse è sempre questa la strada migliore per una invasione franc.ese ìn Italia. L'
L ENCHAN'HN
Tenente del . genio ,
L' APP:B~NNINO BC)LOGNESE /
STUDIO GEOGRAFICO-l'IILlTARE.
IV.
, Passeremo ora all'altra ipotesi, quella cioè di un' innsione marittima. Nelle condizioni presenti dell'Italia la più grave minaccia può provenirci dalla Francia; essa per la grande superiorità del suo naviglio, e pef il .possesso di Lutti i mezzi occorrenti a preparare una grossa operazione di sbarco, potrebbe tentare di eseguirla nel periodo iniziale delle ostilità, con lo scopo di frappo rsi tra l'Italia continentale e la. peninsulare, onde sorprenderci nel periodo della .mobilitazione, Ma una simile eventuali tà non sembra di fac ile attuazione; a parere degli stessi ufficiali di marina, al presente la ' Francia non poLrebbe operare uno sbarco sulle nostre coste, nelle proporzioni di forza volute, in meno di ·15 giorni , a contare dalla dichiarazione di guerra. PiLt verisimilmente nell'accennato periodo potranno aver luogo spicòolate operazioni di sbarco sulla riviera ligure, per alimentar-e l'invasione costiera. Però, trascorso quel breve tempo è a temersi una potente offensiva marittima sulla costa toscana, che molto probabi lmente si combinerebbe con una invasione proveniente dalle Alpi e sviluppantesi nella valle del Po, per attaccare di fronte e prendere di rovescio l'Appennino toscano, contrastando al nostro esercito il concentramento sul punto più · minacciato,
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Si potreb be ancora supporre un o $barco fran cese sulla costa adriatica; questa per il nostro assunto si può limitare tra la foce d.ell: Isonzo e quella dell' Esino , ove, più che nella costa meri dionale s,. nscontr~no c?ndizioni ~i struttura che la rendono più difficil; di quell~ .t1rren.1ca. In fatti la spiaggia, si presenta in generale bassa, r1c1n!a d1 lagune, di cordoni litorali e sabbiosa fino a Rimini; dopo si prolunga sotti!e e molla ravvicinala alle montao-ne fi~o ad Ancona. !\1a prescindendo dalle .dirtìco!Llt costiere in c~so d~ ~otta nell'Adriatico, con i centri difensivi di Venezia e 'ai Brindisi, e con .un centro strategico scelto e costituito sulle coste dalmate, rinrn ne a surncienza assjcurato il com pilo della nostnt flo ua. . Neila. probabilità di un'offensiva austriaca la limitata larghezza d1 quel mare, la vicinanza dei porti di Trieste. di Pola , e di Fiume han 1~0 un ~rande val_ore rispetto allo minaccie di u1n spedizione. )fa I A~stn~t-Ungl1er1a che presentemente c-onta un naviglio da ' guerra mfen ore al nostro, tende a riman erci molto addietro. ì\'on è a suppo!·s i_quindi che voglia avvenLurare uno sba,·co sulle nostre coste adriatiche, senza PEima avere oltenulo una decisiva villoria sul la nostra flotta; ciò che nelle condizioni relative di forza non è a Lemers! . Si p_uò_qu indi con fondam enlo escludere l:t probabi lità di sb~rchI aus~rn~c1; e.se sono ·possibili operaz_ioni marillime da parte d_e1 Frances i, e ovvio notare che riuscirebbero troppo eccentriche: s1_a per la lunga traversata, e qu indi per i probaLi li cambiamenli d1 lempo, sia per il pericolo che il naviglio venga sorpreso dalla n_osL~·,dloLLn. nel mo1~ento _meno favorevo le. Dall'altra parte la fa- , cil1La ~el d1~ensore d'. raggiungere la costa adriatica da Bologna. 0 attrnverso I Appenn ino, farebbe correre serii risch i ad un corpo ch e accen nasse a sbarcarvi. Altre operazioni sulle coste meridionali ci condurrebbero !unrri dal nostro assun Lo; per cui ci limiteremo a quell e già accennale sul Tirreno, ove del resto ci concentra l'intefosse della nostra difesa litoranea in relazione alle più probabili offeso provenienti dalle valli c1el Pv e dell'Arn,o, che hanno per obb ietti vo la. piazza-posizi ono di Bologna. ~ulla ri viera_di ponente i punti pili. vulnerabili, cioè più favore. . v~I.' ad oper:u·v1uno sbarco,si possono ridurre ai seguenti: Porto ~Iaur1z10 e Oneglia, da cui una buona strada rimonkt l'Appennino, e
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per il valico di ] ava scende ad Ormea e va a Garessio, mellendo direttamente sull'alto Tanaro. Alb@ga, che ha una rotab ile la quale risale il torrente Neva, e pel co lle di Zuccarello va a riunirsi alla precedente, pure a Garessio. I?inalmarina, la qua1e ha una strada che pel colle di Melogno scende a CalizzaI).o. sulla Bormida, donde va a Bagnasco sul TMaro, innestandosi allrt strada che conduce a Cera A Savona hanno origino comunicazioni di una grande importanza straLegica;cioè, la rotabil e che rimonta il torrente Litimbro , la quale attraversato il colle <lell'All are scende a Carca re sulla Bormi da; e la ferrovia che va a sboccare pure in val di Bo1mida, dirigendosi per Acqui a.cl Alessandria, e per Ceva a Brà. Da Albi ssola Marin-1 e da Verazzr partono altre due strade che alla Jlladonnadel Salto si r.iuniscono in una sol via, che aura versato i I colle del GioYo torna a bi parl.ir:;i , ~cenclendo con un ramo a ~Iioglia e con un altr·o a Sassello. A Vollri s'incontra un'altra rotabile che per il passo del Turchino scende in val d'Orbrt e va ad Alessandria. Da Genova infin e, e sotto l'azione di quella piazza fo rte, si stacca un gruppo di comunicazion i di grande potenzialità logislica: cioè, la grande rota:bile che a Ponteclecirno si sdoppia, spiccando un ramo che per il passo delli\ Bocchetta va a Gav i e a Nov i, ove torna ad innestarsi alla rotabile summentovata che scende dal colle dei Giovi, o corr_endo quasi parallelamenLe alla ferrovia sì dirige, come quest'ultima, ad Alessandria . ~e .risul ta che le strade le quali dalla riviera di ponente rimo ntano l'Appen nino, hanno delle strette relazi oni strategiche col bacino del Tanaro, della Bormida e della Scrivia; e qualora la Francia si prefiggesse di eseguire degli sbarchi nella rada cli Vado, o nelle altre loca lità acceirnate, com-hinandoli con una in vasione costiera per la strada della.Cornice, potrebbe mediante le comunicazioni che adcl11cono all'A.ppenniuo, attraversare questo e ragginngere la valle del Po, prendendo di rorescio la nostra difesa dalle Alpi :mariLLime fino a Stradella. Ecco come le fortificazioni eseguite o in corso di costruzione sui v~lich i già menziona.l i, rispondono ad un imperioso bisogno della difesa; ma sarebbe necessario che Ja posizione di Vado yenisse fortemente costiLuita sulle alture dominanti, affinchè nel caso d'invasione costiera, e nell'eventualità di sbarchi, poless; fun zionare come ANNO XXIX, VO I.. H.
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L'APPENNINO OOLOGNl>Sl~
piazza di sbarramento della Cornice, nel periodo iniziale di una guena con la Francia. E se all'azione della difesa tefrestro si accop· piasse l'appoggio della nostra fl vLta, questa, anche nelle condizi oni presenti, con una rapida mobilitazione che le consentisse di operare subito dopo la dichiai'azione di guerra, potrebbe nell'accennato periodo agire auivamente col nerbo delle navi migliori lungo la costiera ligure, coprendosi con un buon servizio di esplorazione e di scoverta ( 1) . Qualora al nemico fosse impedito di operare per la linea della Cornice fin o a Genova, è a supporsi che minaccerà uno sbarco sulla riviera di Levante. Però da Genova a Se;;Lri la costa in generale non presenta condizi oni favorevoli a ,;i mile operazi one; ma.la spiaggia è buona :ra Chiavari e Sestri; e ivi l'in vasore potrebbe utilizzare alcune comunicazioni per scavalcat:e l'Appennino. In falli, una strada da Chiavàri per Borzonasca e la valle dell'Aveto an.:!rà in breve a congiungersi con quella cl1e da Genova, per il colle della ScoITera, Torriglia e Bobbio melle a Piacenza; ed è di grande importanza. giacch è è il- solp legame che si possa stabilire tra Piacenza e la l'iviera di Levante. - Da . Sestri altra comunicaziono per Varese e il colle di Cento Croci mollo a Borgotaro; da cui per Dercet,o s'inne:;l.a alla :;;I.rada della Cisa. iVJa effettuando uno sbarco sul trallo costiero in questione, il nemico urterebb·e necessariamente contro gli sbarramenti a difesa delle accennale strade, che saranno eseguiti alla Sco ffera, al Bocc,1 e alle Conto Croci; e potrebbe subire una :;eria minaccia di fianco dalla nostra controffensiva basata sulla Spezia. Sembra quindi potersi escludere la possibiliJà di attacchi che dalla ri viera di Levante tenderebbero a cadere nella valle del Po, di fianco o a tergo delle pri ncipali li nee difensive. Non così può dirsi della spiaggia che dal l,t foce della Magra si estende arcuataa quell a dell'Arno, continuando poi pressoché diritta fino a Li vorno. I vi, sobbene non si presentino del tultofa ,·orevoli le éondizioni per un grosso sbarco , tuttavia. è possib ile eITettuarlo; e se con esito fel ice, permeLLerebbe all'invasore di progredire per il bacino dell'Arno, tagliando tutte le comunicazioni tra l'Italia 1
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La difesa m arittfoia dell'Italia - Roma {881.
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continental e e la peninsu lare, eccettuata quella lungo l'Adriatico. Conseguentemente riuscirebbe a <:ontr::istare la ritirai.a alle ~ostre truppe sul l'Appennino toscan_o, e a minacciare nello stesso tempo di prendere di rovescio il nostro esercito operante nella valle del Po. In tale previsione la clìresa dovrà adottare una di slocazione che permetta alle nostre truppe di giungere in tempo a contrastare uno sbarco, giovandosi delle vie ordinarie e ferrate: Spezia-Roma, la Senese e l'Aretina, allè quali longitudi nali s'innestano le l,rasversali: Pistoi a-Pi sa, Firenze-Empoli-Pisa, Asciano Grosseto , Chi usiTerontola. D'altra parlfl l'attaccante, dopo lo sbarco, potrebbe trovare subito un intoppo nella piazza cl.i Lucca riattotn, e sull e alture vicine, qualora venissero occupate con qualche opera di fo rtificazione. Sarebbe al tresì necessario esegui re gli sbarramen Li del bacino dell'Arno per la difesa di gran parte della Toscana e degli sbocchi che adducono alla tosta dì valle cli Bologna. Una prima difesa si può opporre sui monti pisani; e sull'ampia ed aspra traverstt di M. Albano, che si estende da Serra valle pistoiesesul Nievole fi no a .MonL1;lupo sull'Arno, si può opporre una tenace resistenza. Codesta giogaia protegge contro un allacco proveniente dal mare il bacino di Pistoia e le truppe destinate eventualmente ad opern re su Bologna o a sboccare nella val d'Arno: ma non impedisce ad un al.laccante di portarsi a Firenze e in val di Siere, approfi ttando delle strade che solcano la val di Pesa. Per la qual cosn si rende necessario che le truppe dislocale in Toscana si trovino a portala di recarsi in tempo a coprire quei punti così importanti. Il porto di Livorno, indifeso, potrebbe essere scelto come obbiettivo di un grande sbarco , da un invasore che volesse assi curarsi la sua base marittima contro i nostri ritorni offensivi. Ma se ben si esamina quella posizione, essa può difendersi dal fianco sinistro delle alture che vi sorgono a cavaliere, da cui si riesce a ballere una parte dello specchio d'acqua del porto; menLre gli sbocchi della città verso la. campagna. a N., potrebbero efficacemente con traslarsi costruendo opere sulle ullime propa.gini collinose sopra Stagno, le quali non possono venire offese da una flotta nem ica. Or coi punti muniti o in via di fortifi carsi sulle nostre coste più minacciate, la di cui importanza è grande: sia per impedire uno
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sbarco presso i principali obbiettivi strategici, sia per tener saldo fino all'arrivo delle truppe preparùle alla loro difesa; gli incremenli gn1duali del nosLro nit viglio e i provvedimenti che man mano vanno adollandosi dalla: marina di guerra per proteggere il lit~rale, sono tanti fattori che tendono a diminuire le probabililii di offese marittime, e in conseguenza dovr~bbero calmare gli esagerati timori di disastri che ci p~trebbero cogliere a cagione del mare che ci bagna. La nosLra marina da guerra d'altronde deve contare per qualche cosa in cotesta lolla. Le nostre superbe corazzale di primo ordine e tulle le. altre navi non serviranno affatto? Si h1scierit che impttnemente ti naviglio nemico solchi il nostro marne per esso s'invada il nostro territorio? Quale correllivo alle soverchie trepidazioni faremo seguire il seguente brano d'articolo del\' onorevole Maldi;i il quale in un interessante lavoro sulla di fesa delle coste, fa lesecrue;lli 0 assennate considerazioni: · « Le nostre forze nav~li ,no~ trovansi ceri:amenle oggidì sviluppate a. quel punto che lo n ch,ederebbero i veri bisogni marittimi dello Stato. Però non siamQ nerJpure in condizioni da doverci al ~rimo sentore di guerra rinchiudere senz'altro in un porto, lasciare libero al nem ico il nostro litorale. Credo funesto esagerare il valore delle proprie forze militari, ma · è pur dannoso gettare la sfiducia completa sopra i propri mezzi di difesa e di offesa. Noi abbiamo un nu.cleo di forze naval i - non si prenda isÒlatamen te una nave per poi confron tarla con la migliore che possiede una marina estera1.lllle ne hanno di nuove e di antiche - di p~rfette e di meno valide - tu.LLe le adoperano. « Or bene, noi · anche al momento attuale abbiamo un certo nu. mero di corazzale da poterci rneu.ere in grado di non lasciare i m·punçmente il nemico padrone assoluto e libero di fare sulle nostre coste qual.unque offesa, qualsiasi operazione marittima di guerra. Ben lungi da me il pensiero che queste considerazioni debbano pie,~amef .Le rassic.ùrare le nostre ricche e popolose·città marittime. Desidero 111vece nd11rre al vero loro valore i soverchi timori da un lato, le.e~cess_ive fidanze dall'altro . Ma. perchè la flotta non possa runanere 1nutd1zzata nel n~omento del bisogno, fa d'uopo cbe il Ji .· to1\tl~ ove essa deve agire abbia difesi quei punti p rincipali e cli 111agg,or r~omen to, . che mentre lo garenti scono dalle più terribili
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offese nemiche, offrono alle nostre navi quei luoghi fortifìcati di rifucrio che sono indispensabili alle medesime per la migliore com · bin:zione dei loro movimenti, che .servono così a moltiplicarne \'azione >>. Per formarci un giusto criterio sull'entità di una invasione proveniente dal mare, ci fermeremo ad esaminare la potenzialità marittima della 17rancia, in base ai dati più recenti (1) sulla capacità del materiale navale, tanto militare che mercantile, di cui essa può disporre per i suoi obltiettivi marillimi. Giusta i calcoli più attendibili, il naviglio mi litare per una opernzione di sbarco di sporre di:
può
18 trasporli di 5200 n 5700 tonn . di dislocamento ciascuno 10 » 3200 3400 » » 19 » ·1 800 2300 » » 115 11500 )) ,1'700 » » 13 » 100 1300 » » 11O corazzate antiquate, de$l.i11ate già da due anni al trasporto 1
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di truppe in Africa. 9 frega}e a ruote o miste 7, antichi vascelli ridotti a caserme a '!'olone. Il dislocamento approssimativo di cotéste navi si calcola di 300 mila tonnellate. Considerando però le speciali loro condizioni, sebbene ·adallate per i trasporti di trnppe, si possono ridurre a circa ,J 00 mila tonnellate .nette. La marina mercanti le, tenuto conto dei piroscafi che saranno ult.imati dentro il presente anno , può dare complessivamente 3'78 mila tonnellate. Essa conta Hl piroscafi di 2000 a /4,000 tonnellate ciascuno; 67 di 11000 a 2000, 7 11 da 600 a ·l 000 . Nei porti di ar:mamento si trova sempre, in media, un terzo dei grandi piroscafi; parte degli altri fanno scalo nei porti francesi del Medi terraneo, e quindi possono considerarsi sotto mano. Tenendo conto degli interessi del commercio, del le navi in riparazioni ecc., si presume )
(t) Ri·visùi 1na1·itti1na del l.88.1., rase.. di gennaio. BONAMICO. La difesa marittima <lcU' /la /.ia., Roma, !S8l..
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che un quarto di cotesto naviglio, cioè 94 mila tonnellate di reoistr~, ~otr~~be ~ssere di stollo dal commercio per impiegarsi in o;eraz,~m mil1lal'I . )la bisogna considerare che per circostan1.e imprev,s~e, un_a ~al'te di questo materiale si potrebbe trovare in1pegnato m reg1on1 lon tane; e qui ndi è a ritenersi, che sol o sui 3)3 di esso si potrebbe contare; cioè, su 63 mila tonnellate. Ora codesto naviglio disponibile, può trit il 12"'0 e il 115m0 "iorno, dopo l'avviso prernntivo, essere pronto sulle rade di allesti~ento; q_uando però tulle le disposizioni fossero date per la sua mobili taz1one,onde concorrere, con quello mi li tare, alle operazioni di grossi sbarchi . Circa la capienza delle navi vi sono divergenze di apprezzamento . 11 generale del genio inglese Collinson, è di parere che per traspor_tare un corpo di 30 mila uom ini , con 5 mila cavalli , 700 ca1T1 e tutto l'equipaggiamento, occorrono circa 52 mila tonnellate di registro, su navi di 2 mila tonnellate in media. Egli computava una ~onnellata per uomo, 3 per cavallo, 1O ,( 12 per carro. Complessivamente tonnellate 1 3l4· per ogni uomo. Ma non pare abbia tenuto ~or~Lo degli uomini che si possono trasportare in coperta, a.llorche s, lralla di un viaggio di due o tre giorni . Da altri calcoli info tLi esegui~i da _nosLri ufficiali di marina, ri sulterebbe che per traversate dai porli fran cesi nel mediLenaneo sulle nostre coste in cui si possono tenere gli uomini in coperta, occorrono solam: nte t~nnellal_e '~ 1J4- _pc~· og~i uomo, compresa la sua aliquota di cavalli, eh malenal, e d1 v1ver1per 8 giorni. Nell'ip~tesi di una spedizion e su_l(a costa toscana, si può fonda.tamenl~ ntcn~re che la Francia, tra naviglio militare e mercantile, può progressivam ente fa re assegnamento : · a) Fra il dodicesimo e il quindicesimo giorno, sopra circa 100,000 tonnellate di capacità; cioè soprn un trasporlo non minore di 70 mila uomini . · b) II _ventesimo giomo potrebbe fare assegnamento sopra un tonnetlagg1? approssimativo di ,]30,000 tonnell ate, cioè sopra un trasporto d, 100 mila uomini alm1mo. e) Dopo un mese datt'ordi ne di mobilitazione potrebbe calcolare sopra un tonnellaggio complessivo di 1/S0 ,000 tonnetlate· cioè t20 mila uomini circa. ' 1
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La Francia inoltre ha il vanlaggio dei non pochi porli dai quali può muovere contro le spiaggie italiane: quelli Tolone e di ~larsiglia basterebbero da soli ad imbarcare celeremen te più r:orpi d' esercito, che in una giornata o due di navigazione potrebbero giungere sull e nostre coste. Nel 1867 l'imbarco delle due divisioni che formarono la spedizione di Roma, venne eseguito a Tolone in ·1Oore soltanto; e stando alle alfermazioni del Lovera di Maria e di altri, nello stesso limite di tempo, per la grande estensione di calale di cui si dispone in quel porlo, si potreb bero imbarcare fin o a quattro clivision i simultaneamente. Accenneremo ora agl i sbarchi che i Francesi hanno effe LLuato più recentemente; i qual i per essere avvenuLi in condizioni assai favorevoli , e quindi ben di verse da quelle che poLrebbero trovare sul nostro li torale, servono a far meglio giudicare delle difficoltà che presentano gl i sbarchi oggidì, se contrastati. In quello di Crimea avvenuto il H setLembre •1854, in &. ore r iuscirono a sbarcare tre division i e ,J8 cannoni; ma fu solo dopo tre giorni che le truppe si trovarono in grado di marciare su Sebastopoli; quantunque nè duran te nè dopo lo sbarco abbiano incontrato la benchè minima resistenza. Gli sbarchi che posteriormente eseguirono in Italia, cio·è nel •181'> 9 a Genova, non hanno importanza come operazioni · marittime, giacchè avvenivano in porlo amico, ove tutto era predisposto per effelluarlo celerementc. Quetlo che operarono a r.ivi lavecr.hia nel ·1867, avvenne nelle medesime condizioni, per rispcllo all'ex Stato Ponti(ìcio. Infine le ultime operazioni esegui le nel 188 I Cl) sulle coste della Tunisia, quantunque non contese dagli Arabi, vedremo come si svolsero. A Tabarca dopo una ricognizione incominciala il 115 aprile 1188~ dalla cannoniera Hyéne, solo il 24 la spedizione composta ·di tre bauaglioni, una sezione di artiglieria e Ltn' allra clel genio, con i viveri, i caval li e i muli, nonchèil materiale relativo alla fo rza trasportata, fu pronta a incom;nciare le operazioni . II 26 si prese la posizione di sbarco. ostacolalo snl principio dal mare grosso; do.po essendosi abbonaccialo alquanto, in 4 ore si Lrasportò a terra il
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(O Rioisla mariUima del ·1883, rase. di
marzo.
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corpo di spedizione, con l'artiglieria da montagna e i viveri necessari. Ma lo sbarco completo del materi.aie venne eseguito a riprese, a cagione del mare grosso, e durò fino al 30. L'occupazione di Gabes con HOO uomini e 17 cannoni, fu ese. guita nella giornata del 24 luglio senza difficoltà militari. Ma alfor-· chè le compagnie di sbarco dovettero ritornare a bordo, il mare molto agi lato che si frangeva fino a .metri ,J 00 dalla spiaggia, obbligò gli uomini a raggiungere le imbarcazioni, geuandosi nell'acqua nudi e portando gli abiti sulle punte delle baionette. E naturale, . che se per· poc9 gli Arabi a'vessero minacciato, l'imbarco, come pure lo sbarco, in quelle condizioni non sarebbe stato possibile. Il possesso dell'isola Gerba l'ottennero il 28 luglio senza opposizione sulla costa. L'operazione tuttavia fu l'unga e penosa, perchè le navi non poterono ancorare ché acl alcune miglia dalla costa, e il mare era molto grosso., Da questo rapido cenno è faci le comprendere che, sebbene le circostanze in cui esse si compirono, cioè da una flotta corazzata contro coste indifese o quasi, e con truppe da sbarco composte, meno che a Tabarca, dagli equipaggi delle stesse navi della squadra, e q-uindi con uomini esercitati a. la.li prove, tuttavia le operazioni riuscirono assai lente; contribuendovi in buona parte le concHzioni della spia•". gia. e le clil'ficolLà del nìare, quantùnque nel cuore del la stagiùlle estiva. Riassumendo, sembra puLersi dedurre, · che una grande opera- . zione marittima, la · quale dalla Francia come abbiamo visto, può esse,\e prepltrata con circa 70 mila uomini in un primo sbarco; con la probabilità di quasi raddoppiare Ja detta forza con sbarchi successivi, a ò.isLania di ,f O a 12 giorni l'uno dall'altro, se per noi si presenta grnvissinia, è però per la nostra avversaria irta d'innnme. re,,oli difficoltà, che possono far fallire l'invasione meglio studiata. Si rifletLà che la rinscita è in gran parte subordinata alla scelta del punto cli sbarco, alla vicinanza del porto d'imbarco, all~ sua situazion~ rispetto agli importanti obbieLtivi strategici. e alla possibilità cli fornire alle truppe sbarcate una sicura base d'operazione, nonchè delle buone comunicazioni. Non è il caso cli occuparsi delle piccole spedizioni, le quali non ragaiunaono aicun .risultato strateoico· o o cl ,, 1
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d'altronde non poti'ebbero sottrarsi all'attacco più o meno immediato delle nostre mi lizie territoriali. .. Sotto quali auspici quindi si presenterebbe og?i. una sped1z1o~e marittima sulle nostre coste, non tutte abbordab1l1 con grande facilità, ed ove i punLi più sicuri, che potrebbero prescie~liersi da. un invasore per base d'operazione, sono in parte fortificati ed altr~ lo $aranno in breve1 ]~gli è a. ritenersi; che cli fronte ad una offesa marittima minacciante il litorale ligltre o il toscano, la nostra flotta concentrata nella rada. della Maddalena., il cui assoluto possesso che è condizione indispensabile per la nostra difesa nel Tirreno, ci auguriamo le venga al più presto assicurato con opere di fortificazi?ne,_ f)OLrà operare per linee interne su ~ue~le coste, col vanL~ggw d1 una traversata. più breve verso l' obb1elt1 vo della flotta nen11Ca. Oggi il problema. clell11 nostra di fesa. ~uò presentarsi. in quesL( termini. Per impedire una. invasione cont1nen1ale e costiera, cogli sbarramenti delle linee principali alpine e appenniniche, e con la chiusura della strada della Cornice, si riteng.ono sufficienti 11O dei nostri 12 corpi d'eserc.ito concentrati nell'alta valle del Po. Gli altr! 2 corpi, con le troppe di milizia mobile e territori~!~, c.on~enlraL1 in stato potenziale a portata dei punti più vuln·erabi lt del Tirreno, basLérebbero Ia contrastare una invasione marittima. Per quanto riauanla l'azione della flotta, essa; dice il Donamico, sia pure min~re nnmericamenLe ed anche in feriore per potenza. offensiva; ma capace di tanta mobilità nautica, da. poter dal suo centro strategie~ attraversare, se costretta, la fronte nemica, non . curarsi delle navi assalitrici, e correre a tutto vapore sulla spiaggia di sbarco , col vantagJiO di qualche decimo di mig_lio sull e navi _i~cro~ia~ri~i _d~l nemico; quando non le fosse possibile, per eccess iva rnlenor1ta, vegliànclo Slll mare, sorprendere .il naviglio cluranle la traversata, e disperderlo. . . . . È innegabile, che le condizioni dei porti e della ~1ar111eria. francese, devono seriament.e richiamare. la i1ostra. attenzione sopra. una eventualità che si presenta assai grave e molto tem ibile, per le su~ correlazion i con ona in vasione terrestre. Cioè, si cercherebbe di for1.are qualcuno dei passi alpini, mentre u·n grosso convoglio navale) da. Tol one O dagli ancoraggi più vicini alla Ligu ria si presente.rebbe sulla riviera ligure o sul litorale toscano. Ma non è amrnis-
L'APPENNINO DoLOGNESE 58 sibile che dai porli nemi ci vicin issimi ai noslri, qualche sentore non,se ne abbia mercè i nosLri esploratori, Ad onta. della gran capacità che offrono le navi odierne, la quale però in certi casi costituisce un grave ostaco lo all'eITettuazione di uno sbarco, laddove si tratti di spiaggie sotLili, Lnttavia l'estensione di un .convoglio sarà sem1)re rrrande. Biséwna considerare che con la mairgior capacità delle navi, ·si è anche accrescinla la grandezza degli sbarchi; di guisa che non sarà facile impresa il proteggere un convoglio di oltre a ,100 legni ,il quale oçcuperà una superficie di alcune diecine di chilometri, contro alta.echi arditi di navi potenti e dotate di eccezionale velocità, come il Duilio, il Dandolo, e più ancora l'Italia, e la Lepanlo. Alla. loro azione,come propo_ne il Cottrau, si polrebbe associare quella delle to!'pedini ere; e insieme cotesLi cacciatori di navi, da tutte le direzioni molesterebbe seriamente i convogli da sbarco, in attesa che piotnbi su loro la nostra flotta. Giova rir,orclare che le nostre coste, specialmente le più esposte, saranno sorvegliate da còrpi special i ·cli o; servazione, composti da milizie mobi li e territori ali, tè quali, in molti casi potrebbero con.trn:;tare o ritardare uno sbarco, giacchè a confessione degli stessi · ufficiali cli marina, soHo il fuoco non si sbarca.. Aggim1gasi, che medi ante una ben disposta dislocazione delle truppe di 1a linea, preposte alla difesa dei la penisola, queste si potrebbero spostare dal bacino dell'Arno, del Tevere e all'occorrenza anche del Po, per arrivare a comball<'re le truppe scese a terì'a nell e condizioni più sfavorevoli; cioè, quando non hanno ancora sbarcato il loro materiale, operazione ehe richiede qualche giorno; o quanto meno, prima che il nemic~ operi ·un seconllo sbarco. In conclusione, se grandi sono le minaccie che possono, venirci dal mare, non perciò si devono attenuare le immense difficoltà che si accumulano sopra una operazione marittima: sia per le condizioni idrograuche, sia per il cn.llivo tempo di mare, sia ancora per le difese che si potranno contrnpporre ad un attaccante, se sapremo trar profitto dal naviglio, dalle fortificazioni, e da ben disposti aiuti di corpi .di {ruppè. Questi tre fattori agendo armonic.amente, imporrebbero al neÌnico un prob lema così arduo da rendere forse inalluabile uno sbarco. Contribuirà potentemente ad ottenere un tal ri sultato l'increm,ento della nostra marina. da guerra e la sua ben ~
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preparala e rapida mobilitazione, affichè dall'ini~io (~i una ·guerra. si possa. fare completo assegnamento sulla medesima, come su tutte le forze dell'eserci to, il quale, sarà sempre l'ultima rat.io contro le im.asioni, da qualunque parte esse si presentino. . . Ma-per alcuni anni ancora, cioè, lino a che il nostro .s1stem_a. cli. fensivo non sarà completato. e la. nostra ·noti.a non avra ragg1unt~ quel grado di forza che le è necessaria per ·proteggere le ·coste, noi dobbiamo tenere l'occhio vigile sul mare. E qualora. dalla potente nostra vicina si riuscisse ad aJiettuare uno sbarco, e a minacciare la va.I d'Arno coll'intendimento di prendere di rovescio l'Appennino bolocrnese. vediamo come in tal caso potrà operare la difesa. Anzitutto l'attaccante troverit un serio ostacolo nella unporla.ntissima posizione di M. Albano, l,t quale dalla stretta di Serrava.li e pistoiese corre e terminrt sull'Arno frn Montelupo e Signa.. _E~ ammettendo pure che riuscisse ad impadronirsi di quella pos1z101~e e delle allre sul marrrine del versante meridionale del!' Appennrno, ~ . b rimane al difensore il possesso del crinale che costituisce una oonissima linea difensiva. La dorsàle compresa tra il Corno alle Scale e :Montepiano, è protelta. dalle posizioni di S. Marcello, cli ~run_eL~, cli Collina e delle Piastre, formanti un gruppo in eccellenti condizioni· l'ultima posizione specialmente, ba una· grande importanza front~ a S., giacchè copre un esteso tratto cli cresta, le comunicazioni del!' Abetone, delle Piastre, di Collina, e indirettamente quelle di Montepi ano. Un piccolo corpo col sussidio di lavori di fortificazione anche improvvisf!ta, potrebbe dalle })iastce opporre tenace · resistenza contro un nemico preponderante, i~. attesa che gli giungessero rinforzi. La difesa della cresta, dal . valico di Montepiano vuole essere estesa. a tutto il trattu che insiste sulla conca cli Firenzuola., e può riassumersi nelle posizioni del Giogo e della Futa. ~laonde impedire che caduta quest'ultima, un nemico allo scopo di t1.'ansita~·e. s~lla linea del Santerno, approfitti delle rotabili che per il Cov1gl1a10 e Pietramala vanno a Firenzuola e a Castel del Rio; e analogamente, che una volta superala, la posizione del Giogo, clii Firenzuol_a o _da Castel del Rio si diriga al Covigliaio o a Pietramala, per nuscire sulla linea della Futa., è necessario fortificare oltre ai due val ichi, le posizioni cli Firenzuola e della. Radi cosa. Codesti quattro punti for1')
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merebbero -un potente quadrilatero, contro cui andrebbe acl urtare tanto un invasore proveniente dalla Toscana, quanto un attaccante che si avanzasse dall'Emilia. Perduta la cresta dell'Appennino, per impedire ad un nemico di raggiuogere la valle del Po, si può prendere posizione a Bombiana, · per interceuare la rotabile Porreua-Bazzano, e coprire nello stesso tempo la strada Porrella -Bologna. Occorrerà altresì occupare la . posizione del Sasso, fra M. Adone e M. Lagune, per impedire uno sbocco dal Setta. In tal guisa fra gli estremi indicati, si determina un fronte difensivo che copre gli shocchi fra Casalecchio e Bazzano; e con la posizione di Livergnrmo fra M. delle Formiche e M. Adone, la quale copi·e la linea della Futa e può co.nsiderarsi altresì come il prosei uimento di quell,1di Sasso, si :viene a costituire una Jineache dal M. Lagune si estende al M. delle Formiche, abbracciando le principali comunicazioni che dalla Toscana convergono su Bologna.
V. Guinti al termine delle considerazioni sulle qualità. strotegiche e tattiche del traLLo di Appenino tosco-emiliano che hastreua relazione colla piazza-posizione di Bologna, potrebbe domandarsi se questa, quale è oggi, si trovi · in condizione di adempiere l'alta funzione a cui sar~ chiamata nelle guene future quale testa di valle. Cio( se- essa, direttamen te o indirettamente, copre gli accessi alla penisola con la quale hafacili comun icazioni; se è in caso di resistere per un dato Lempo alle forze preponcleranti di un aLLaccanLe; se può , infine, prestare un valido appoggio al nostro esercito operante sulla oaniera appenninica : sia nel periodo della difensi va, sia in quello in cui riprenclerà l'offensiva, assicurando l'azione delle nostre truppe procedenti pel fascio di strade che convergono su Bologna, e facilitando pure l'azione di quelle sboccanti dalle rotabili ad occidente e ad oriente della posizione stessa. Gioverà anzitutto ricordare come il campo Lrincerato di Bologna, sia sorto nel 1860,.in un momento in cui minaccia vasi un attacco da 1
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. Ouindi il biso()'no cli premunirsi e procurare par te deoCYli Austriaci e ~ <l • un luogo di rifugio all'esercito del!' Italia centrale, e nel!~ stesso tempo precludern gli accessi all' aggressore e.be tentasse d1 penetrare in Toscana, in attesa che giungessero m sOC':corso le _trupp~ del gran Re Vittorio Emanuele. La deficienza di tempo e cli mez:'1 fecero sì che le fortificazioni si risenti ssero cli tanta_fr~tta; nondimeno in quel\' epoca esse avevano un valore reale, maggt0re al certo di quello che presentemente si potrebbe loro ~ss~gnare. L'allac· cante allora non disponeva dei vantaggi che oggi gli apprestano le artiglierie rigale con la loro lunga_ gillata: con i loro p~tenti 1~1ezzi distruttivi· nè le sue forze consentivano di opernre quei larghi aggiramenti 'che soltanto permelle la gran mo!e deg_li eser~iti odierni . D'allra parte le fo rtificazioni per l'esiguità d~, profili, !e lacune e la deficenza cli tracciato, o·ggi non si t1·ovano 111 grado d1 opporre una ·efficace resistenza: arrogi che si sono lasciate quasi in abbandono, in allesa che venisse costrullo un vasto e poi.ente campo trincerato. Vediamo ora sotto l'aspetto organico iri cosa esso consista. In pianura è costituito da una cinta continua in terra, tracci~la a li nee spezzate, che racch iLHle uno stretto spazio ·interpos_to_ tra Il Sa ven_a ad E. e il Reno ad O.; lrn la pianura a N. e la c1Ua. a S: La ehstanza fra le vecchi~ mura di Bologna e la linea artificiale delle fortificazioni rivolte a N. varia da metri 11000 a m. 11500; ma si estende per oltre m. 2000 ad E., cioè fino a Beldi1~orto; mag~iormente però acl O., giacchè fino alla testa di ponte d1 Cas,tlecch1_0 la distanza è di km. 5. Dinanzi a questa cinta si distende una lrnca cli lunette che quasi fa corpo con essa, giacchè se ne dislacc? per soli m. 1100; altra linea di 9 forti staccati, pure in terra, ma d1 pro · filo più robusto, completa il canipo trincerai.o di pian ura. Codesti forti situa~i sulle strade che da Bologna s'irradiano verso il Po, non . sono abbastanza lont;rni per garantire da un bombardamento la città' i mar,aZ"ini e (')rrli stabilimenti militari; e nello stesso tempo e o< .. v non offrono un sicurn ricovero alle. truppe che vi verrebbero accampate. " Il campo trincerato di collina che sorge a cavàliere del!' altro in pianura, del quale abbiamo tratteggiato le condizion i, ha le singole opere postate .sulle varie teslate collinose che si diramano da
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M. Paderno, prot~nclendosi a fogg ia cli ventaglio verso il pi(l.no e ~·acchiudenclo le . vallette dei rivi Meloncello, Ravone, ;\posa, Castiglione e Barbiano. Codesto gruppo montuoso forma il centro del campo trincerato di coli ina e 1~e è la parte più importante. Le opere principali si riscontrano sui poggi di S. Luca (M. della Guardia) M. Albano, Ronzano, S. Vittore, Barbiano, .M. Griffone e M. Donato; i punti di resistenza piu avanzala verso S. sono: ~1. Paderno, cbe dornii1a le testate delle valleLte cli Ravone e di Aposa, e M Pred,,ne avente a~ione sul Ra:vone ed anche sul Reno. L'insieme di codeste fortificazioni assume il carattere di uu ridotto che ha forma di un ornnd'arco parabolico dello sviluppo di km. '15 circa, capace " della maggiore resistenza su tutti i punti per la forza intrinseca delle posizioni stesse. A impedire che un allaccante si impo., sessi delle estremit/t dei contraffortì che ad oriente ed · occidente cli Bologna li mi tano il corso del Sa.vena e del Reno al loro sbocco in pianura, appr:ofi ttando dell'alto loro dominio ·per battere il campo trincerato di collina, vennero costrutti gruppi di opere che presero nome di M. Capra, quello che Io protegge ad o; e di M. Calvo, l'altro che lo copre ad E. A difesa del ponte sul Reno per la rotabile porreltana esiste un opera a corona, organicamerìLe infelice, che funge da Lesta di ponte a Casalecchio. Ne ri sulta che lct stretta omonima allo sbocco del Reno è protetta.da un lato dalla posizione di .M. Capra, e dall'altra parte dalle fortificazioni di S. Luca; mentre la slrella di S. Rnflìllo, allo sboeco del Savena è dif.esa da un lato dal gruppo dei forti di M. Griffone e qell'altro dal grnppo dei forti di M. Calvo. Codeste posizioni sono dotate cli efficacissima azione anche sulla pianura, e costituiscono la parte essenziale dello sbarramento del Reno e del Sayena. Ri epilogando lo stato delle fortificazioni quali oggi si trovano, . sembra se ne poss& dedurre che, quelle cli pianura non sono in condizioni tecniche e tattiche tali da resistere ad un assalto, anche coi mezzi di t)ffesa meno potenti. Le fortificaz ioni invece che costi.tuiscono il ca·mp~ trincerato di collina sono molto migliori rispetto alle posiziòni; e se tecnicamente sarebbe desiderabile che le opere venissero migliorate, tatticamente però presentano buoni caratteri di difesa contro un attaccante che si presenti tanto dal N. come '
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dal o che voglia assali di dal!' E. o clall' W., qualora fosse pervenuto ad impadronirsi delle opere sulle giogaie esterne a Bologna. · Finchè le fortificazioni rimangono quali sono oggi, nell'eventualila di una guerra sarebbe. miglior partito, forse, abban~o.nare la pianura. Per contrastare all'attaccante il ~ossesso ~ella c1lla e del marrrine delle colline che fronteggiano la pianura, si potrebbe prendere<') posizione su quest'nl ~ima, impedendo nello stesso tempo ad un nemico di procedere non visto all'attacco delle opere del campo trincerato di collina. Nell'ipotesi di un at,tacco procedente dal S., siccome sulla cresta tra Reno e Savena. il nemico potrebbe impadronirsi di M. S1tbbiuno per battere M. Paderno, ne consegue che la difesa di quest'ultima posizione è indispensabile pel campo trincerato di collina; e si rende necessaria la costruzione ivi di un forte ubicato in maniera da ballere la cresta non solo, ma anche i due versanti che formano la destra del Reno a sinistra del Sa vena. Però è bene ricordare r,he un attacco dal S. non può aver luogo se non da un nemico proveniente dalla _Toscana che abbia forzato il crinale dell'Appennino dalle Piastre alla Fula, o un quaJch_e passo trasver~ sale sui cotrafforti esterni al Reno Cl alla Sav~a; 1Il1prese le quah presentano non poche difficoltà per la forza na~urale dei ~uoghi. . In oani modo il Ii1assiccio collinoso che abbiamo esamrnalo, coi gruppi d i M. Calvo e cli M. Capra è fortemente c~ndi~ionato rispett~ ad attacchi.sviluppantisi dalla pi,urnra, o provementt d_a S., nei. casi di corpi disc.endenti dal!' Appennino, oppure che_abb iano agg'.ra~o . al largo Bologna,. Esso costituisce ua campo trmcer:ato, c_h~ rnd~pendentemente dalle fortificazioni, possiede eccellenti qualtla tattiche· tali · da respin(Jere qualsiasi attacco e da re$istere per lungo tem~o, specialment~ se, ad impedire gli aggiramenti dei c~ntrafforti, si occuperanno le pos izioni di cui abbi,imo fatto cenno cltscorren~o di quelle lungo le cliJ'ettrici di 1~a1~cia. ~cl esse occ_orrono poclu e · facili lavori di difesa, bastando piccoli cl1staw:unent1 d1 truppe mobili, sussidiate da trinceramenti o da qualche blockhaiis; e operando o,re occorra, la distruzione cli alcuni tratti di strada, per ritard~re e rendere talvolta impossibile il passo ad un corpo di truppe nemich~ . ' . Le medesime condizioni difensive però, non riscontrandosi in pianura, si rende necessario costituire davanti Bologna,un gran campo
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trinceralo, per conservare i I possesso clella cilLà e tener saldo il piede nella valle del Po. A raggiungere coLesto intento, e far sì che il campo trincerato attinga il massimo valore difensivo -offensivo, ai mezzi inerti delle fortificazioni .si dovranno far cooperare le forze vive; per la qual cosa dovrà essere costrutto in modo: l° Che racchiuda un grande spazio , dentr,> il quale un esercito possa all'occorrenza rjfugiarsi, conservando tutta la sua libertà di movimento; 2° Che agevoli ed appc\ggi gli alta.echi contro un nemico che assedia il campt,; di ·guisèt che i forti rappresentino tanti perni fissi, intorno ai quali le truppe possano manovrare e comballere; 3° Che la principale forza di resistenza graviti sui forti di 113 linea; e questi si~mo vasti e robusti, largamenle dolati di ricoveri, nonchè di magazzini a botta di bomba, per raccogliere tutto il materiale necessario a dispot:re in balleria artiglieri(l di medio calibro sui rampar'i . 4° Che i medesimi forti siano spinti a tale. distan'r.a dagli accampamenti, dai magazzini e dall a città, ed nbbiano azione tanto lontana, da garentire efficacemente contro un bombardamento. 5° Che una cinta continua garentisca il difensore da una qualsias i sorpresa potes,e tentare tm attaccante; sper~ialmente se, dietro la perdita di un forle, cercasse d'irrompere dentro il campo per intraprendere la lotta contro le truppe 'della difesa, e così impedire la conlinuazione della resistenza . Dentro codesto nuovo "Campo lrincerato, le linee ferroviarie Piacenza-Ancona e Padova- Pistoia, verrebbero meglio protette; parimenti si assicurebbero i primi troncl)i delle due nuove ed im:portanti linee: Bologna-Verona e Bologna-Porto Maggiore, la cui costruzione va ad iniziàrsi dentro l'anno che corre; non che il trarnway a vapore Casaleccbio-Bazzano interessantissimo per la difosa, in quanto che viene a congiunger-e il campo trincerato di Bologna con quello che ev~ntualmenle potrebbe forma.rsi nella gran posizione ~1( ·Bazzano,. per assicurarsi lo sbocco delle valli del Lavino e del Samoggia, e facilitare l'offensiva del noslro esercito. Altra linea di tramway in parte cosi.rutta. pure di grande importanza, è quella che da Casalecchio, e più precisamente da quella stazione ferroviaria su lla linea Bologna- Pistoia, lambendo sempre il piede delle col line
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andrà a terminarea S. Rufflllo, percorrendo un arco concentrico a quello tracciato dal campo trincerato di pianura. Co~es_te line~ di tramway a scartamento ordinario, e solidamente cost1lU1le, a$s1curanu in. oani evenienza rapidi spostamenti di truppa e di materiali . Riepil~~anclo il già. detto a riguardo della piazza-posizione di ~o~ logna, risulterebbe, che mentre, le comunicazioni possono d1~s1 ottime in pianura, le slrade formando ivi una rete a fitte maglie, e sono soddisfacenti sulla zona monlnosa, ove la difesa può contare sopra un graduale incremento e migl ioramento delle · medesime, lo slesso fallo non si verifica relativamente alle opere di fortificazione, le cui condizioni si rendono sempre più precarie. L'importanza che assumerebbe la piazza-posizione di Bologna in caso d'invasione conEinentale o marittima, esige l'attuazione di un nuovo campo trincerato , mercè il quale essa possa raggiungere il massimo valore difensivo- controfl'ensi vo, in armonia alla sua funzione st.ralegica. Esamineremo ora se le qualità atlri buitele da eminenti scrittori, e fra questi specialmente dall'Araldi e dal Gandolfi, rispondono alle idee oaai più' aenernlmente accreditale nel campo della pubblicità vo o militare. A ttile scopo non riuscirà snperfluo il r iassumere i principi generali a cui si vuole che sodd~fino oggi le grandi .posizioni fortificale, specialmente se queste sono destinate a divenire piazze di rifuaio nel periodo io cui un esercito e costretLo alla difensiva, in 1.'> ' atlesa di rifarsi e· di rifornirsi per riprendere l'offensiva. Quando sul campo di battaglia non è arrisa la villoria, per fare argine all'inseguimenlo, i parapetti di un_ gran campo trinceralo, che raccol .,a sotto la sua protezione un esercito battuto, possono solo Sètlvar; queslo da uno sfacelo; dargli il tempo cli riordinarsi, e di attendere i rinforzi necessari per tentare un ritorno offensivo. Ma per sollrarsi in modo sicuro all'attaccante, è neces:'.ìnrio che si ricoveri in una re(•ione le cui linee eslreme di difesa siano costituite . da potenti ostacoli naturali, i qnali non possano venire superati dal nemico se non eccezionalmente, con molla perditR di tempo e collo spie5amento di una grande superiorità di forze. Codesti oslacoli però dovranno essere muniti di ORere di fortificazione, le quali mentre proteaaono l'esercilo difensore, nelJo stesso tempo sbarrino <'.)<) i diversi sbocchi tanLo avanti che indielro, affinchè esso possa muo,. è)
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versi e comunicare al sicuro 'c·ol territorio da cui dovrà trarre le sue risorse. ~la non sono soltanto questi i vantaggi di una barrierastrateaica che comandi le più importanti comunicazioni che l'allra,,ers:no· . essa costituisce pel difensore mi utilissimo perno di manovra, eh~ è una . delle più importanti funzioni che nell e vauerre moderne s~no el estrnate ad esercitare le piazze forti. Nel cas,) da noi considerato diventa altresì una posizione di fianco contro un avversario che voglia manovrare per l'accerch iamento della pia~za di Bolo.gna ~lai N_-E. o dal N-0. Il difensore 'in questo caso h~ il va.ntagg10 d1 agire offensivamente e per linee interne sopra: una parte dell'esercito nemico, prima che questo possa giungere In tempo a soccorrerla. Qualora dopo in~tili sforzi l'aggressore si accorgerà di non poter sormontare la barl'lera, gTì sarà forza assediare la piazza; ma colle proprietà di cui gode qu_ella di Bologna; di conservare cioè le comunicazioni col centro della penisola, riesce un'operazione luno-a e assai difficile; d'altro canto procura alla ·difesa ciò appunto che :ssa domanda al campo trincera.Lo: vale a di re, il tempo e i mezzi necessa1:i aflìn~hè !'esercito possa riordinarsi e rinforzarsi per riprendere I offensiva . Ma è necè~sai'io per ciò ehe il difensore possieda la capacità manovriera, la qur:tle gli permetta di· utilizzare le ri sorse offertegli da.Ila sua posizione; in una parola, bisoana che l'uno e l'altra, cioè il difensore e la piazza, si completino el armon izzino a vicenda. Dalle i.dee suaccennate risulta che le posizioni fortificale non nnno considerate semplicemeùl.e come un ostacolo inerte; lo che in c,enera facilmente l'immobilità,' l,1 quale in ultimo conduce alla ·mo1·t; 8t,1·ate,gica; bensi si clovrànno ritenere come agenti . di soccorso, che permettano al difenso re di ristab ilire l'equilibrio rotto . . Sono q'.ieste le· qualità. che deve possedere una piazza-posizione; ~ che a noi sembra siano applicahi I i a Bologna, ql)alora si eslendessse il. Sti? s'.10 campo .trincerato e si occupassero le più importanti posiz1.on1 d1 sbarramento sull'Appe1:inino; in modo da costituire fra Ja p1anur~ padana e la-cresta appenninica una vasta posizione fortificata, d, carattere eminentemente offensivo·difensivo. Non manc~no coloro che ad ogni piazza da guerra preconizzano
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la fine di Metz e di Parigi; e sotto questo incubo si oppongono a qualsiasi proposta cli campi trincerati, convinti che e.ssi ese,.'cita_n,o una fata le attrazione sul difensore. Ma quelle erano piazze g1rab1lt, e come tali, gli eserciti che \'i si appoggiavano, oncle non correre il pericolo di restarvi rin eh iusi a. vrebbero dovuto ~b bandonar~e. C~sa è avvenuto invece? Nellalottasotto l'impei:o l'esemtoclel Reno 1dentdìcò Ja sua sorte con quella dellél piazza; di guisa che può dirsi i suo~ sforzi avere avuto per obbiettivo il mantenimento del possesso di Metz Il nodo dell:t guerra ::,OLLo la repubbli ca fu ancora il po_ssesso di un altra piazza, Parigi. Di modo che il fatto elle ca.nlltenzza la guerra del ·1870-7'1 è que5tu: le piazze non serv irono direttamente di appoggio all'es&rcilo, ma vennero considerate .~ome .un o~tacolo che per la loro forza di resistenza doveva mettersi 111 pr1m;i. linea, a difesadell'eserci Lo chedovevarimanervi imniobilizzato. Cosi si spiega il deplorevole destino di quelle fortezzè e degli eserciti che racchiu~ devano. Ma non è lecito clct esse dedurre conseguenze sfavorevoli a tale importante questione; e che del restò non sono applicabi l( alla piazza-posizione di Bologna, la quale riunisce le due emi.nent1 proprietà di posizione tattica e di postura strategi~a, per cm. non può venire aggirata e separata dalla sua base, sctlvo 11 caso.c~e 11 n~mico rosse riuscito ad operare una polen te invasione manttima diversiva sulla costa tirrennic~t. , Ma se si vuole che.essa adempia a.ll'importante funzione in guerra, è necessario provvedere in questo periodo cli pace aJ.l'ètss~tt~ della .vasta posizione. te sue peculiari condizioni co.stitu1te nch1edono un tale lavoro di preparazione, da non riten~rsi possibile di concretarlo ·alla viailia cli una guerra. D'altra parte la. possibiltit d'improvvisa mi;accie di sbarèh i e d'inva.sioni continentali insieme, fa sì che il provvedere alla difesa dei valichi appenninici dei qu.ali abbiamo fatto parola, e ad una polente resistenza del campo t.nncerato in collina e in pianura è di manifesta urgenza. L'esempio di Plewna sempre invocalo in appoggi~ delle ~ortificazioni improvvisate o provvisorie, non è tale da rass_1curarc1. In Bologna, per le speciali condizioni del terreno , per lo scopo a cui devono soddisfare le fortificazioni, specialmente in pianura, onde ottenere una prolungata resistenza contro mezzi potenti di oIT~sa. de: vono le opere assumere formct, dimensioni ed imrortanza dt grandi
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DOLOGNESE -
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forti_ p~r:m~nenli; essi siano numericamente pochi, ma fortemenle cost1tu1t1, m modo da rappresentare i capi saldi della difesa la q_uale ~l momento del bisogno si potrà completare con opere ' s1onal1. occa dal c·tmpo vacro · · Ie ideAuguriamoci li . .che uscendo . < 'o delle cl"ISCUSSIOOI, . e s~1 a pos1z1one dr Bologna acquistino forma concreta si fissmo; rn u~a parola, che il conceuo razionale della sua difes~ venera .finalmente tl).carnato. "
NOTE
SULL'IMPIEGO TATTICO DELL A FANTERIA
Do~rENICO GrANNITRAPANI
Capitano dtl genio. T.
Mentre nel campo Lecnico si sta discutendo sull'opportuni tà e convenienza di sostituire il fucile a ripetizione a quello che troYasi ora in uso, e quasi tutLi sono in quesLo concordi che qua ndo esso venga adottato da alcuna delle potenze mi!ilari, le altre dovranno necessariamente seguirne l'esempio, una discussioné intorno all'impiego della fanteria n~I combattimento può forse parere mei20 che opportuna. Certo un cambiamento di tanta importanza nell'armamento non si potra effettuare senza una corri., pondente mo.clificazione negli ordini e nei modi di combattere della fanteria. Non mi pare possibile pre\'cdere oggi con qualche precisione la portata di tali cambiamenti , dei quali dovrà pure risentirsi la tattica delle altre armi; tuttavia si può sin da ora stabilire, che non si tratterà di creare un sistema Lattico nffallo nuovo, ma piuttosto sarà il caso di adattare il presente alle esigenze del nuovo armamento, sul quale più specialmente si dovrà regolare la condotta tattica. · Quanto alle relazioni colle altre armi, il legame coll'artiglieria do\'rà essere maggiormente slrello , e a quest'arma si dovrà lasciare ~iù larga parte nel periodo della prepararazione; colla cavalleria mvece non si vede motivo perchè debbano essere alterate le rela-
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NOTE SULL 1MPIEGO TATTICO
zi,o~i es!slenli . Tutto ciò sla nella ~atura stessa della k'lltica, la quale 01dina_r1amente non cr~a, ma modifica gli ordini preesistenti, adattando! r al nuovo ambiente nel quale de,;ono funzionare. Esiste in pr?posilo una legge costante, secondo la quale qualunque. accrescimento nella potenza del fucile determina un corrispondenle diradamento nella forma, la quale, nei Lempi addietro serrata e profonda, andò perciò gradatamente assolli11liandosi fi no ad oggi: che ~onsiste di una sola linea di combatlen~ saldamente appoggiala ai sostegni e alle riserve relrostanti . . Al punto però cui siamo giunti , è dubbio se un diradamento ult~r!ore sia pos_sibile e conveniente. Un aumento nella portata e prec1s1?ne del Liro potrebbe fo rso avere per effetto di allontanare le sch iere nei _primi periodi almeno del combatti.mento, e port~rebbe ~e~_za dubbio ad u?_pi ù alto apprezzamento del valore dei ripari ed m~rnme ~ella mobil,1.à de11e lruppe. Il Liro a grandi di stanze, recentem~n~e mtrodotlo, è certo da considerare coni e una modificazione sens,~rle apportata all'impiego della fanteria nel combattimento· tuttavia per quanto si può giudicare a prio1·i, esso non avrà altro ef~ fetlo. c_he quello di consentire alla medesima una parte più attiva n_el pe1·1_odo ~ella preparazione, in concorso coll'artiglieria, la quale, s, sa, v1 funziona come arma principale. ?'.'a il. f_ucile_a ripétizione non può dare che un aumento di celer,ta, utd1zzabil_e ~olo _come effetto decisivo; la qua:! cosa più che s~ll:_forme'. dovra influire sulla condotta del combattimeoLo. Larap_id,ta del t,ro è però giunla a tal punlo, da indurre a meditare seriam~n~e soprn~erti momenti' che sopravvengono nell'azione, e per la pnma volta s, man ifestarono nella campagna del ,1870-711. Cosi nell'attacco di_S~i~t-~ti_vat il 18 agosto, dove le truppe della guardia arrestale da ymss,mo luoco al la distanza di 330 metri , mostrarono un: fe~·mezza degna di ammirazione. Così pure nell 'attacco della 3~ ~rigata contro la destra francese il 16 agosto, dove 5 batta. gl,on, avanzatisi allo scoperto, e accolti da fuoco celere a breve di stanza, ~lovettero r~tr~cedern precipitosamente, perdendo in un quarto dora 72 ufficiai, e 2.6H> soldati. S'è ~etto che all'artigli~ria d?vrebbe e:-;sere fatta più larga parte nel pe~·,odo della preparaz10ne. E infatti ormai ammesso, che, contro fantena bene appostata e coperta, un aLLacco diretto e su terreno 1
DELL.-\ FANTEl\lA
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scoperto sarebbe impresa temeraria, dove manchi il concorso dell'artiglieria, che sola può col suo fuoco render possibile alla fanteria scoperta di avanzarsi fìno alla distanza decisiva. Gli esempi ' cilati confermano pienamente la veri Là di questa opinione (~ ). Ora si comprende agevolmente che tale concorso sarà tanto più necessario, quanto più crescerà la pott1nza de! fu cile; e nel presente caso, il grado di distruzione dell'arLigli eria sulla fanteria avversaria dovrà essere assai più prolungalo ed intenso, ed avrà per iscopo non solo di render possibile l'avanzare della fanteria dell'attacco, mtt ·al_tresì cl' impeclire che, gi unta questa a, distanza decisiva, venga improvvisamente fu lminata dal tiro rapido del fucile a ripetizione, appena per le ravvici nate distanze sarà l'arti glieria obbligata a sospendere il suo fu oco .
Il. Esclusa l'ipotesi di radi cali cambiamenti nella tattica in nn prossimo avvenire., è naturale che gli ordin i esistenti debbano essere oggetto delle nostre cure principali, non tanlo perchè la pr_ecisa loro pratica appli cazione ri chiede la perfella conoscenza di qnanto loro si appartien!J, quanto perchè essi rappresentano realmente nel combattimento un elemenlo di forza necessario alla esp licazione di tutti gli altri, e specialmente del numel'o <lei combaLLenti, che per· consenso unanime oggi è il primo. La tendenza costante del detto numero a crescere fino agli estremi lìmiti,negli eserciti cli tutte le nazioni, non si può rivocare in dubbio; codeslo aumento è reso possibil e e facile dalla qualità dello armi, il cui impiego non richiede in generale doti o vigoria speciale, e perciò i·imane accessibi le all a pluraliltl degli adulti. Ma la ragione di questa tendenza parmi si debba ricercare nel fotto, che,di fronte (I) L'autore dell'opuscolo Considera:zi011i S'lll combatlime11to di localUci i: pure di dì questo parere, e di ce: , Io creclo che a questo riguarclo si tr11tti assai meno cli forme «
tattiche, che di un con,·cnientc impiego di artiglieria. BasU!rà tenere il difensore
• sotto 11n fuoco di artiglieria talmon te micidiale, che egli non nrclisca alzare gli occhi • e non Jlossa osservare la fanteria dell'aggressore che si av vicina. » V. opcrn cilala, ediz. Voghera, noma, {8i5.
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.NOTE suu;mf>IEGO TATTICO
agli altri elementi di forza considerati nel loro complesso, tutli gli ese:-citi si trovano in condizioni identiche. Lo svi lupparli in grado più o meno elevalo, dipenderà sopralutLo dall'attività spiegata in tempo di pace; in questa !oli.a ciascuno può aspirare al primato, o quanto meno mantenersi a livello cogli altri; mentre invece serimanesse sopralfat.to, ciò non si potre bbe ascrivere che a colpevole indolenza. Il diverso geado cli civiltà, l'indole bellicosa o pacifica, e le allre circostanze per le quali una volta si distinguevano le nazioni, e per riflesso i loro esercii.i, o sono affatto scomparse, o tendono ad equipararsi; .cosicchè nessun esercito potrebbe ormai spe- · rare di possedere sugli altri, o per le qualità del soldato, o per l'armamento speciale o più perfetto, alcun vantaggio che rappresenti un privilegio in suo favore, e non_sia dato agli altri di otLenere col lavoro costante ed assiduo in tempo di pace. Il numero fa eccezione alla regola. Quella nazione che può scend~re in campo con maggior copia d'armati , può in precedenza fare assegnamento sopra una -maggiore probabilità di vi ttoria. Questo però alla condizione, che non sieno trascurati tutLi gli altri elementi di forza, i quali possono essere considerati come altrettanti coefficienti della forza numerica, e servono ad accresceme il valore. Mentre questa lrn un limite che non può superare, gli altri si mostrano SU$CBtlibili di perfezionamento continuo; nel loro progresso l'anività militare trova campo a svolgersi liberamente, e può mi rare a risultati considerevo li. !limane con ciò confermata la necessità di una pratica costante nella condotta e nell'impiego delle tl'Uppe, e quella di uno studio continuo e profondo di Lutto quanto può concorrere ad innalzare il valore della potenza numerica, e contribuire nel mornentQ decisivo a determinare in nostro fa vore quella preponderanza che ci assicura la vittoria.
III. La preponderanza di forza si dimostra con la distruzio!Je delle forze dell'avversario, la quale diventa pertanto lo scopo cui tendono i partiti contrnp·posti, quando scendono in campo a misurare le rispettive loro forze. Essa non può essere istantanea, ma si deve svolgere con intensità crescente.
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DELLA FANTE RIA
Si comincia in sul princìpio con l'eliminare pochi combattenti; il numero di tali eliminazioni va gradatamente crescendo, fino al punto da influire sui vincoli tattici; a.ll?ra questi prim_a, si ra\len~ tano, e poscia finiscono per clissol versi affatto . L' eserc1z10 ~el c~maodo si fa ognora sempre più difficile, e i riparti ancora rntatll, abbandonati a se stessi. o s'impegnano inopportunamente, o non s'impegnano punto, e finiscono p0r esser~ trascinati ~1011.a riti.ralR insieme con ?.>°li altri rrià battuti e disciolt1. L'opera di distruzione non si arresta però a questo punto, anzi si fa più atti va, e continua insino a che più non rimanga al vi nto alcuna possibilità di riacqllistare quell'equilibrio nelle forz.e materiali e morali che es;steva al principio del! 'azione. . Codesto risultato non si può ottenere senza un proporzionalo consumo cli forza comballenle, che si manifesta in modo identico; onde necessariamente avviene, che, indipendentemente dallo scopo ulteriore cercalo, l'uno dei partiti esaurisca le sue forze prima di averlo raggiunto; oppure, riconosc,iuta per tempo la s1ia inferiori!à, si ritiri rinunciando acl otlenere la: preponderanza cui mirava, con fermando così una volta di più la verità dell'assioma fondamen1ale di tutta l'arte della guerra, cioè, che· i l più forte v·ince. L'auo materiale col quale la vittoria I.altica si manifesta, è l'occupazione violenta della posizione dell'avversario. Si sa però che a questo ri'.3ultalo non si puo pervenire se non· col mezzo dell'offensiva, dell'offensiva energica; po ichè la difensiva si propone soltanto uno scopo negativo: quello d'impedire la vittoria dell'avversario. · · Fra queste due manifestazioni caratteristiche del combaltimento prende parte la dimostrati va, la CJLrnle non mira neppur essa alla villoria, ma bensì a gL1adagrrnre tempo, ecl assume secondo i casi apparenza offen~iva o difensiva. Questa non esce dal primo stadio del combattimento, cioè clalla preparazione; la difensiva percorre il secondo stadio, che è quello clel lo svolgimento, e rimane socl-: disfatta con la decisione, alla quale necessariamente il medesimo perviene; l'offensiva finalm ente si compie so lo col terzo, che è l'inseguimento, o, come viene chiamato dallo. Scherff, lo sfruttamento. Accennato così sommariamente lo svolgimento e le manifestazioni del combattimento, si può ora vedere come in esso si contenga la fanteria . è)
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' NOTE s ur, L'IMPIRGO TATTICO
DELLA FANTERIA
IV,
La fanteria combatte col, ferro e col fuoco, e se io accenno qui alla principale delle sue prerogative, che ·è quella di possedere con un'arma sola 'duplice modo d'azione, è solo per stabilire il valore · relativo di que:;ti due modi; essendochè la forma e l'impiego tattico devono necessariamente ri::;entir-si della prevalenza dell'uno o dell'altro. Lt potenza del fnoco è andata e va sempre continuamente crescendo; tanl.ochè questo, dopo di aver servito come semplice mozzo di preparazione, tende ora a sostituirsi nei.suoi e1Tetli alla baionetta, e a render l'uso di questa sempre più difficile e raro. Ciò non pertanto stimo che l'importanza di quest'arma non sia punto diminuita. I caratteri del suo impiego eminentemente decisivi non si sono punto alterati nel volgere del tempo; ancora oggi essa produce gli stessi elTetti più morali die materiali, ed ha perciò lo stesso valore che aveva, quando il fuci le era considerato siccome il manico della baionetta. Non lutti però sono di questo parere, e in generale si confonde il merito intrinseco con la frequenza dell'impiego. « La baionetta ha indictregg'iato di moito >> dice il Boguslawski, « ma essa non è condannata ·a perire; l'unità e la varietà « su cui si fonda la potenza della fanteria ne soffrirebbero » (1). Evidentemente q·uesLo si riferisce all'impiego; ma quanto al merito intrinseco, ecco come egli lo giud ica in un altro luogo: « Conside« rato il progresso anenuto nell'arte militare, la presente maniera « di combaLlere in cacciatori è il solo mezzo per portare al più alto « g1~à.do il valore dell'arma da fuoco; giova però non disconoscere « assolu,tamente quello dell'arma bianca, della baionetta inastata. « Essa è l'ultima ratio de,l fante »(2). Lo Scl1erff assegna alla baionetta nel combattimento una funzione 1
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si spec1'aie , che non sarebbe quella dell'assalto, . , . colla quale .· . mira alla decisione. Secondo la slta opinione: << s1 de~'e ~ i.tenere come <l eccezionale il ca:;,o di poter scacciare dalla sua pos1z10ne un av« vesario risoluto e ben postato, senza uno sviluppo di fuoco pre« ponderante per parte dell'avanscl~ier~, e ~11'.occo,rrenza della « schiera principale. La lotta della fan tena oggi s1 de~1de co~ fuoco, « non più colla baionetta (il che veramente 110~1 s1 è,:na1 f~tto); « questa comincia il suo lavoro nel terzo slaclto coli atto d1 di« struzione '& ('1). Il recrolamento d'esercizi austro ungarico è informato a questo si.esso :oncetto: l'assai'to alla baionetta vi è considerato non come l'atto che determina la decisione, ma come la prima sua conseguenza; es5 o non sarebbe che un prorompere impetuoso contro la. p11sizione che l'avversario ha abbandonala o sta abbandona1~do. Questo modo di vedere mi pare del resto abbastanza logico; se infatti si ammette che il fuoco debba precedere l'assalto, l'aggressore dovrà anzitutto procurarsi la superiorità nel fuoco; ma qua~do avrà ottenuto tale vantaggio, nòn gli converrà certament~ ~bba,n. donarlo, per ncorrere · ad un aItrr, mezzo d'az'1 one , . la cui , rrnsc1ta non è certa, ,mentre sarei.ibero certe le perdite gravi cn1 dovrebbe in precedenza esporsi. , Sotto 'questo aspeuo la questione mi parrebbe rtSolta nel s~nso che il fuoco ordinariamente rende superfluo l'i'mpiego della baionet ta·. Resteranno però sempre dei casi eccezionali, e ~e_i nostri terrem non saranno neppure rari, nei quali il fuoco sara 1mpoten~e a decidere, e pur tuttavia a nessuna delle due par_Li con~err~ '.'tcoiTere all'assalto per provocare la decisione. Il fucile a npet,zwne .non farà che accrescere la frequenza di simili casi . , I nuovi fotti adunque fanno crollare le vecch,ie ma~s1me. ~a baionetta per quanto saggia deve cedere il passo innanzi _alle follie della: sua rivale - la pallottola -quantunque Suwarow ~,a passa~o alla storia predicanclo . un principio affatlo opposto, e vrncendo in . nome del medesimo. (1ì
(·I) D ie Jlattptwaf{e i n Fcwm. itn<l Wesen, p. 73. (2) Die Fecht.we{se alle;- Zeilen, p. t 19.
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Ei:nige ta./tl'ische Grunclsiitze, p, H .
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NOTE SULL'IMPIEGO TATTICO
V.
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· Ciò che risulta indiscud ibile nell'acce1111ata q1ie,tione, si ammetta oppur no la necessitit di ricorrere alla baionel.la, si è che quella preponderanza, di cui ho parlato innanzi, si manifesta principalmente, e quasi esclusivamente col fuoco. È poichè da quella dipende in· ispecial modo la vittoria, è conveniente vedere per quali mezzi si pnò giungere ad ottenerla. Tale questione è assai complessa, e, vo lendo esser breve, mi occuperò soltim to del numero e della forma, escludendo tutte quelle altre circostanze, che, pur concorrendo a determinare tale preponderanza, possono considerarsi come il risultato della preparazione alla guerra, e si debbono acquistare col lavoro costante del tempo di·pace. !!'mezzo princ(pale per ottenere preponderanza di fuoco consiste appunto nell'impegnare nell'azione un numero di combattenti maggiore dell'avversario. Quando però sia data la forma tattica, oggi pres::;ochè uguale in tutti gli eserciti, la forza numerica conserva un rapporto costante con l'estensione · della fronte; perciò maggior numero di combattenti richiede necessariamen te fronte più estesa. S'intende che, per l'elasticità stessa della l'orma, devono essere stabiliti certi limiti, entro i quali è da credere che il rapporto 'accennato non si alteri. L'alterazi one di questo rapporto, cioè l'eccesso nella fron te o nella· forza, è semp·re causa d'inconvenienti, la cui gravità cresce quanto più ci allontaniamo dai limiti fissati. L'estensione troppo grancle relati vamente al nurner1> può contribuire, è vero, a scemare gli eITeLti del fuoco avversario; nello stesso tempo però essa porta come conseguenza una corrispondente diminuzione nel!' intensità del proprio iuoco, mie a dire debolezza in ciascun punto della fron te, ed è pure causa di maggi,>re difficoltà nella direi ione, sp'ecialmente per parte degli ufficiali inferiori, che banno i'incarico di dir'!gere il fuoco e regolare i morimenti della linea combattente. La fronte troppo ri stretta, oltrechè può essere causa di più gravi
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DELLA FANTERIA
e d ite non consente che uno sviluppo limitato di fuoco , e richiep" derebbe' pur sempre un tempo maggiore,.anche quan.do ~1. v?g 1·1a ammetLere che, col mezzo di rinforzi successivi e contmu1 ; s'. possano ottenere ali stessi risultati, che con proporzionata fronte s1 otterebbero assai più prontamente e con minori perdite. . . Vista pertanto la necessità di conservare inalterato il rapporto tra forza e fronte, si può sin d'ora stabilire, che per ottenere lapre~onderanza del fuo co, in generale si richiederà uno sviluppo magg10re di fronte.
VI.
I regolamenti tattici st~biliscono i limiti entro .i quali può va'.·ia~e la densità della truppa sulla fronte. Dallo specchw ch e segu~, 1~d1~ cante la fronte di cÒmballiment0 della fq.nteria presso i pnnc1pal1 eserciti , si ricava che in generale è ,tssegnataal baltr:igl ione una fro1~ te normale approssimati vamente eguale a quel.la che occuperebb~ sp1eaato su due ri,rhe. Fa eccezione la Germania, dove al battaglione è r,< ;ssegnaLa unn, fron te alquanto inferiore a quella che occupa spiegato su tre righe . è)
•
Forza combattente
Fronte normale
Fronte ma ss ima
(Un !)attagliane)
(metri)
(metri)
Germania ..
980
200
Francia .
90{~
300
350
Austria
860
300
i50
Ru6sia
956
350 .
Italia
860
290
STATI
630
Mentre in G·ennania si è assegnata la fronte più ristret~a, .la nos_t1~a fronte normale si mantiene in relazione con quella degli altri eserc1L1; solo possono sembrare alquanto estesi i limiti entro i quali la den-
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NOTE SULL DIPIEGO TATTI CO
sità può variare. Avverlo però che la detta fronte,secondo le più recenti di;;posizioni, si dovrebbe restringere alquanto, e si avvicinereb he maggiormenle aquella assegnata dal la Germania .In fatti secondo le Norme generabiper la divisione cli fantetia in co1nbattimento testè uscite, una brigata su l1'e schiere dovrebbe occupare da 500 a 600 metri di fronte, ossia da 250 a 300 per un baLLaglione, nell'ipotesi che le schiere sieno di pari forza. Da questa front e si dovrà ancora dedurre, quando sia il caso, lo spazio occupalo dall'artiglieria. Poichè è di sommo interesse il conservare il rapporto tra la forza e la fronte, di cui sopra si è detto , credo opportuno accennare sommariamente le principali cause che possono contribuire ad alterarlo. a) In offensi·Da. Sono cause di allargamento eccessivo: la direzione di vergenle data a più riparti che concorrono ad un solo attacco ; il segui re particolari del terreno che facciano deviar.e dalla giusta ditezione; il lasciarsi lr,11Te iin inganno da abi li manovre del nemico . La forte re$istenza incoqlrafa sulla fro nte produce ancora lo stesso effetto: in questo caso la truppa si comporta come una sostanza fluida, o plastica, che non potendo avanzare lende ad espandersi ai lati. E q uesta tendenza è anche promossa dall'abitudine contralta nelle manovre in pace;in cui non si producono perdite di sorta; onde la truppa si va gradatamente accumulando e aclden·sanclo sulla fronte, e allora il bisogno di espandersi si fa maggiormen te sentirn. Fintanlo che rimane \:Ontenu to nei giusti li miti, l'allargam~nto non è errore; esso diventa tale, e graviisimo, solo quando si produce a danno dell'intiera fronte .ché rimane indebolita; vale a dire, quando è cau,,a che si alteri il rapporto indicalo . 1·aLldensamento può essere determinato dalle ste"se cause soprac· cennate operanti in senso ·inver:-;o. L'allenzione dei comandanti inferiori in generale basterà per evitare simili inconvenienti. b) In di(ensìva: La necessi Là di far fro nte ad avversario più forte in numero, il quale prolunga la sua fronte, può indurre il difensore a fare alLreLtanto per opporsi all'avvolgimento. Il bisogno di tener~ le tru.ppe raccolte,di fronte ad avversario cli cui non si conoscano le intenzioni, può produrre l'eccesso opposto, quando manchi il tempo per m; rapido schieramen to. ln ogni caso, piuttosto che assumere fron te convessa, è preferibile scaglionare indietro la truppa dalla parte dell'ala minacciata.
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F..\NTE B!A
VII .
li mezzo più convenienle per trar vanlaggio dal numero non consisterà certamente nel distri buire la forza, e regolarne l' attivi tà in modo uniforme su tutta la fronte. L'esper ienza mostra come il maggiore e più facile risultalo si ottenga,quanclo una parte deliri fronte nemica è tenuta solamente impegnata, mentre un'altra parte, più piccola relativamente alla prima, viene assoggettata al più potente sforzo. La disorganizzazione prodotta in un punto si propaga rapidamente all'intiera massa combatlenle. La prevalenza del numero consentirà sempre all'aggressore di estendere la sua fronte fino ad abbracciare un fianco clell'avversario, e colpirlo cosi nel suo pu nto più debole, in quello nel quale la resistenza che incontrerà sarit minore. Il combattimento verrà così ad essere costituito di due lotte distinto nell'azione, e coordinate nello scopo, per effetto della mente direttiva il più polente derili elementi ' di forza che possrtno venire , e' . m appogg10 al numero . Questo è, secondo IÒ Scherfi', ciò che costituisce la caratteristica del combattimento, per la quale differisce dalla lotta, semplice atto frontale che si svolrie in una sola direzione. La fronte di combattimen.o dovrà· perciò essere dall'al.laccante divisa in due parti : ala dimostrativa e ala decisiva. Il difensore dividerà invece la sua fronte in ala difensiva ed ala offensina, se mii-a alla decisione; ma per qualche tempo sarà obbligato alla pura difensiva. Su questo punto non mi estendo, poichè non è mio intendimento di trattare delle norme che reggono tale distribuzione; basti l'averle solamente accennate, per trarne-la conseguenza, che l'offensivaoffre il modo più conveniente per usufruire del numero preponderante, e che il partito, che può contare su questo vanlaggio, deve 11).irnre alla decisione col mezzo dell'azione oITensiva .La potenza grandissima del fuoco, e un esagerato apprezzamento dell'infl110nza del terreno, hanno indotto taluno a sostenere che si debba dare la preferenza al combattere in difensiva, idea. questa che cominciò a manifestarsi ?)
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XOTE Sli LL IMPIEGO TATTI CO
DELLA FA:'(TERIA
dopo il 1859 con la proclamazione del principio: off'ensi:va strategica e difensiva tattica, cose che non sono neppure sempre pienamen te conciliabili fra loro . L'ammaestramento che si può trarre dalla campagna del 1870-7 1 è in diretta opposizione con tale principio. Il terreno, il rifugio del debole, eserciu1 sul fuoco infl uenza variabile entro li mili mollo estesi, e tale da modificare in modo decisivo i rapporti di forza esistenti tra d11e pt>.rtiti. Nlln conviene tuttavia esagerarne _il valore. La storia, è vero , sopratutto quella recente, ci mostra esempi di grandi sacrifici di uomini e di tempo folli per conquistare posizioni, sulle quali il nemico previdente aveva saputo elevare qualche riparo . Ma que:;ti si.ossi esempi, e infiniti altri ancora, provano la vanità degli sforzi della difesa. Col legarsi al terreno essa non fa cbe ritardare il momento della sconfitta; ma ques ta è inevitabile; poiché l'aggressore, se è attivo e intrapredente, giungerà sempre a colpire il difensore nel suo punto debole, e lo costringerà a sloggiare dalle posizioni con tanta cura preparate. La mobilità è il migl ior ausiliario del fuoco, come pure il migl ior riparo contro la sua prevalenza.
Questa condizione di cose si suole così esprimere: l'az'ione della fante.rùi si svolge con crescente intensità. Tuttav ia a conservare l'acquistata preponderanza occor,-erà un'altra condizione ancora, alla quale la sola fanteria è .i o grado di soddisfare; ed è questa, che una volta impegnalo l'avversario nel combaltimento, non gli si deve più lasciare neppure un momento di tregua per riaversi, orientarsi e decidere sul modo di far fronte ai più stringenti bisogni . Quando vi sia l'intervento dell e tre armi, l'incari co è prima assunto dall'arti glieria, e passa poscia alla fanteria, non appena sia questa giunta a sufficiente portala. L'essere poi la fa nteria la sola arma che ,,i possa soddisfare, è ciò che cosLiLuisce altra delle sue proprieti1, non certo la meno im portante, di c;u i però non mi pare si tenga quel conto che meri la. La ragione è,che l'idea clel modo con cui si svolge il combattimento odierno nnn si è ancora pre~entata in modo chiaro e preciso al la mente di tulli, e perciò la necessità di dover soddisfare alla sopraccennata condizione non è generalmente compresa. Quando il fu oco venne a sostituirsi alla baionetta nei suoi effetti decisivi, assunse pure i caratteri e i modi dell'azione vicina, per quanto questi erano compatibi li con la sun natura; donde la tendenza··nell'azione lontana a svolgersi con intensità crescente e celerità sempf'e maggiore. V'ha chi paragona la lolla odierna ad un vortice immenso, il cui movimento cresce ron rapidità vertiginosa, e consiglia di non penetrarvi prima che ciò sia assolutamente richiesto dalla situazione. Ma se si vuol conservare il domin io di questa, invece di rimanerne sopraffatti, non bisogna esitare a precipitarvi quan te truppe occorre, appena il momento sia giunto . Ena perLan to chi reputa che il fuoco possa lungamente durare dalle posizioni occupate senza languire, e lo si possa, a piacimento moderare senza nuocere all'andamento della lotta. Le regole per il fuoco si modificano in relazione colla sua effi cacia ognor Cf'escente, e oggi i più grandi risu ltati si misurano forse più dalla brevilli del tempo impiegato a ollenel"li, che dalla gravità del danno recalo all'arversario. . Il moderare l'intensità del fuoco non sarà dunque sempre in fa. collà nostra. Se il nemico batte gagliardamente la posizi one che oc-
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VI11.
Nello slosso m9do che, per vincere non è necessario che la preponderanza del fuoco si manifesli in modo uniforme su tulla l'esten zione della fronte, c,ome si è dirnoslrato: co.~ì si può dire, che non è neppure necessario che essa si man ifesti con eguale intensità in Lutli i periodi della lolla. Utile nella preparazione, la sua necessifa cominda col secondo periodo: con lo svo lgimento;· poiché solo col :;uo mezzo si può dominare l'avversario a disLanza, e acquislare tcr·reno . Ma.quanto più ci avanziamo, sempre maggiore si fa l'eflìcacia del fuoco dell'avversario; donde il bisogno di accrescere continuamente l'in LP,nsilà del nostro, per conservarne la preponderanza fino al momento supremo della crisi decisiva, in cui, se vogliamo che questa si risolva in nost1'0 favore, il predomini o del fuo co è di assoluta e imprescindibile necessità.
AliNO ,XXIX, VOL 11.
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82.
NOTE SU LL'I ~I PrEGO TATTICO
cupiamo, non vi sarà che un mezzo per mantenerla: dominare il suo fuoco col nostro; se vogliamo sloggiarlo dalla posizione che occupa, il miglior mezzo che ci si offre> per non dire l'unico, è ancora e sempre Io slesso: mentre al contrario, moderare U fuoco , rinuuciare alla sua preponderanza, vuol dire rinunciare a.l predominio nella lolla: alla villoria. E veramente la diminuzione nell' intensità clel fuoco è il primo sinLomo di debolezza, al quale, se presto non si · provvede, Lerrà dietro inevitabilmenLe la ritirala.
/
IX.
La forrna tattica, ~he la truppa assume per combattere, deve anzitullo rispondere al principio della divisione del lavoro; vale a dire: la truppa. deve essere riparlitct e distribuita in relazione con gli speciali incarichi rispettivamente assegnati a ciascuna parte. Fra questi speciali incaric.l1i, i due più importanti, che corri spondono a due dei principali momenti dell'azione, sono: ,1• L'occùpazione delllt posizione aclistanza decisi va, nell a quale il fuoco raggi unge la sua massima efficacia. Tale occupazione segna il prinr,ipio della crisi; · 2° L'Òccupazione della posizione nemica, che determina la soluzione della crisi. In relazione con questi due scopi successivi, il primo dei quali è di scala al conseg1iimento dell'altro, la truppa si separa fin dal principio in due parli, costi tuenti l'avanschieia. e la schiern prin~ cipale. La loro forza suol essere uguale, imperciocchè l'esperi enza inserrua che per la buona ,·iuscita del combattimento non si deve • impegnare più della metà della forza per il conseguimento del prim? degli accennati scopi, che costituisce l'incarico dell'avanschiera. E pertanto di assoluta necessità, che la sch iera principale si conservi intatta sino all'occupazione della posizione a distanza decisiva; se fosse costretta a rinf~rzare l'avanschiera prima di tale occupazione, · la sua forza, in precedenza logorala, verrnbbe a mancare nel seguito, <:)
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DELLA l~ANTERIA
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e resterebbe con ciò compromesso l'esito dell'attacco. Lo stesso ragionamente è applicabi le al caso dellct difensiva. Il còmpito dell 'avanschiera rimane così nettamente delineato; esso può essere considerato isolatamente, e·allora si vede tosto che il conseguimento d6Ilo scopo assegnato alla medesima richiede lo sl'olgimento particolare di un'azione indipe11clente dalla schiera principale, e che retto con gli stessi criteri, richiede a sua volta la separazione del l'avansch iera in una linea combattente ed una o due linee di riparti che I.a seguono. Risalendo a f..rze maggiori, troveremo indi etro nel senso della profondità succedersi altre linee egualmente destinate ad azione decisiva, merlLre quelle che precedono svolgono un 'azione, che non è decisiva se non relativamente alla schiera che succede, oppure, il che torna lo stesso, relativàmente alle successive posizioni da conquistare. Se ora disponiamo tutte queste linee e schiere sul terreno , e facciamo che successivamente si avanzin o, e intervengano nell'azione ad esercitare il particolare incarico a ciascuna rispettivamente affidato, Roi avremo l'ord ine da combattimento della fante ria, Un esame pari,icolare dell'ordine da ~ornbaltimento così costitùito ci mostrerebbe tosto come esso risponda ancora ad alt.re condizioni non meno necessarie. Così ad esempio l'efficace impiego del fuoco e la sua preponderanza sono assicurati dalla possibilitft di un pronto rifornimento delle perdite, e détl giungere a tempo sulla linea dei neces:;ari rinforzi. Circa l'impiego dell'arma bianca, nelle condizioni .in cui l'assalto potrebbe essere ammissibile, non paré diffic il e il dimostrare ch e la linea semp lice, sufficientemente serrata, se anche non fosse la sola possibile, sarebbe pur sempre quella che vi risponde meglio, sollo !"aspetto delrordine e della-celeri tà con cui può essere lanciata anche a tr:averso a terreni in cui le forme più dense e serrate si disordinerebbero affatto. Si osserva finalmente che la diminuzione delle perdite, alla quale si dovrebbe aver riguardo, piuttosto che dallti forma generale, dipende da quella particolare assuola ctai vari riparti che entrano nella costituzione dell'ordine da combattimento, e sopratutto poi dipende ancora dall'ab ilità nel di· rigerli. ·
DELL.\ FANTERIA NOTE SULL'I?,JPIEGO TATTICO
X. Per ottenere la prepondenwza del fuoco sul principio dell'azione, non sarà ordinariamente nec~ssario che tutta la fronte sia coperta · da fitta linea di tiratori; anzi da per tutto si ammette che lo svolgimento si deve iniziare con una catena assai rada, e in relazione con questo concetto, si ammette pure che un plotone solo diste'>o possa occupare una fronte massima di oltre 1 oom {1). Le ragioni che si possono addurre in appoggio di questo eccessivo diradamento non mi sembrano tulle val ide e suf!ìcienti a giustificarlo, mentre molte se ne I?Ossono addurre in contrarjo. Premetl.o che per l'impiego del fuoco una catena fitta è sempre preferibile ad una rada, e che in generale 5e la truppa è ulilmente impiegabile sulla )inea, non v'è ragione di tenerla indietro in sostegno, rinunciando alla maggior prontezza con la quale si possono ottenere i -risultati ai quali si mira col fuoco. Ammessa tuttavia la necessità di guadagnar _tempo, o qualunque altra ragione che consigli a non impiegare molla forza ad un tratto, non vi è ancora motivo pcrchè la debole forza che si trova in linea debba occupare una fronte eccessivamente larga; la qual cosa ha sempre per effetto di accrescere la dif{ì collà nel dirigere i riparti anche i più piccoli, e di rendere in evi tabi le iI mescolarsi dei medesi rni fin dai pr_imi rinforzi che si portano in linea. In tal guisa la linea è debole tanto per il fooco, quanto per l'urto; e finnlmente obbliga a spostamenti laterali, che sono sempre causa cli disordine e di rallentamento nel fuoco. Se con tale disposhione s'intende disperdere il fuoco dell'avversario, osservo che il vantaggio arrecato alla linea andrebbe a danno dei sostegni, i qnali trovandosi bersagliati senza poter rispondere al fuoco. faranno quel che già fecero nelle ultime guerre: fng_qirwnno · 1
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Mass\ma fronte metri :100. - li plotone è ' /, dell;i, compagnia. »
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avanti, compiendo prematuramente e con disordine quel movimento che dovrebbe compiersi con regolare precisione e opportunità di tempo. La linea deve richiamare su di sè il fuoco dall'avversario, e facilitare così l'avaì1zare dei sostegni, del cui appoggio costantemente abbisogna. Per tali ragioni, quando non sia il caso di occupare tutta la fronte con fitta linea di tiratori, a me pare pi i1 conveniente, che i riparti che vi si trovano restino fra loro separati da intervalli, piuttosto che estendano eccessivamente la loro fronte. La truppft retrostante non sarà per questo meno validamente coperta; uno o due ploton i possono così coprire un battaglione senza bisogno di occupare materialmente tutta la fronte di combattimento assegnata al medesimo. Se poi questo ha un fianco scoperto, meno logico ancora sarebbe il ripiegamento della catena, ma vi si dovrebbe provvedere staccando in fuori qualche riparlo, che si regolerebbe nellrt stessa guisa di quelli che stanno di fronte. Così avverrà che se il fuoco dell'avversario -.;i concentra sui r iparti in linea, il terreno retro~tantenon sarà uniformemente battuto, e i riparti che seguono, approfittando degli spazi meno halluti, potranno avanzare senza subire perdite troppo gravi. La linea dal canto suo troverà maggior fac ilità ad avanzare per scaglioni, continuando il fuoco coi riparti che stanno fermi; la qual cosa, quando mancano gl'intervalli, è oltremodo difficile, :;e non del tullo impo1osibile a compiersi; poichè i riparti che s'avanzano mascherano tosto quelli che stanno fermi, e li costringono a cessare il fuoco. · I detti intervalli si andranno del resto riempiendo :assai prontamente man mano che la linea combattente si avvicinerà alla distanza decisi va, raggiunta la quale, saranno ìnt.ieramente scomparsi. U,i sol passo della fronte che al mmnento decisivo non sict ocrnpato cla un tiratore è tm errore. La linea in quel momento rappresenta la massa, la massa che decide, la quale perciò nella forma più conveniente cleve raccogliere la maggiore forza possibile (11). . (il Chi vuol vincere deve O""i come ai tempi di Serse portare la sua massa contro il nemico; cioè deve entrare ~;, periodo della decisione offensiva con fa maggior pos-
sibile forza cd unione. -
v. ScHEflPF.
Die Le/I.re von ller 1'rwppen'Verwendmig. Lib. IV.
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NOTE SULL'IMPIEGO TATTICO
OELLA FANTERIA
Il tenere la truppa raccolta sotto la mano dei propri comandanti nella linea combattente renderà più agevole il rinforzo della · linea stessa; e se con con tal mezzo non si eliminerà del tutto l' inconv-e~ niente del frammischiamenlo, questo verrà cePtamente ritardatu forse si potrit restringere ad alcune parti della linea, ed in ogni cas~ se ne attenueranno gli effetti.
bero potuto trarre dalla precedente campagna, mostrarono nel fallo una deficenza assai maggiore. Le tradizioni cli Suwarow eraùo ancora vive pressò di loro, e credetLero di po terle impunemente seguire contro un nemico che essi non tenevano in molto pregio; così adottarono quel sistema tallico che già era stato fatale agi i Austriaci nel ,t 866; ma le perdite straordinarie subì te, presto Ii fecero accorti dell'errore. La potenza del numero valse tuttavia a compensare quanto nel loro ordinamento e nell'imp iego· tattico trovavasi di difettoso ('I). Il mezzo più elncace per dirigere queste masse sciolte i Tedeschi lo dovettero improvvisare, e lo trovarono nell'iniziativa clei comandanti inferiori, che, illuminali dalla chiara conoscenza dello scopo generale, consentì a questi cli cooperarvi attivamente; ma sopra.!.
XI. )
La questione del frammisch iamento non pare suscetlibile di soluzione perfell~; tale almeno è l'opinione generale avvalorata dalla esperienza delle ultime c-,nnpagne. Si è osservato in rrue:;te il fatto costante della pronta. dissoluzione della fanteria sotto l;azione·polt:ntissima del fuoço, e del conseguente frammischiarsi di riparti arossi e piccoli sin ·dal principio del combaLlimento. Così grave inconveniente vuol essere in parte attribuito al fatto che la preparazione e l'addestramento delle truppe non e1:a.no in perfetta /1.rmonia coi caratteri della lotta odier:na, quali si manifestarono per la prima volta nella eampagna del ,t 870-'H, e che, non preveduti, non avevano potuto formare argomento di studio in precedenza. Era la prima volta infatti che i due partiti si presentavano armati entrambi di fucile a. tiro celere, e la lotta che ne risultò si svolse in maniera cosr nuova e inaspettata, da colpire forLemente l'immaginazione. La fanLeria tedesca, che aveva fama ·di esperlissima, non si sottrasse alla legge generale, e la dissoluzione penetrò su larga scala nelle sue file. Se tale si mostrò _quella vittoriosa, non vi è bisogno di accennare quale si fosse lo stato di quella vinta.--(,t). ' 1 ~ella campagna del 1877-78 i Russi, malgrado il frutto cheavrebè)
. (i) A_conferma di quanto sopra, riporto c111i il seguente brano del Bognsfawski, che si nfensce alla battaglia cli Worth: « l.n. fanteria si avanzò nel combattimento in colonne d'. compagnia, ma_ !lt presto obbligata a sciogliersi in grossi st-0rmi, coi quali continuo la lotta. Da. cio nacquero inconvenienti cli varie specie. Confermiamo come · in pochi combattimenti fanteria. vi ll.or'iosa siasi trovata silfattamente disciolta come al la ,
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l>atlag!ia cli Worth nella maggior parte dei punti del campo di bat.tàg lia. Verament.e il terreno offriv:ì eccezion:1li difficoltà, come grancli boschi, monti, la. Sauer gon na, cste. sissime piantagioni cli luppoli e vigne. Non furono però c1ue,te le sole cause., In molti easi i ripi,rti · tattici si m<:scolarono sin dal principio senza necessità cviclent.c. E un fatto che le nostre truppe non erano tanto bene abituate alla grnn,le la tt.ica di Lira tori (! u:)nto sarebbe stato necessario in qucst.o caso. Aggiunga$i in fine che le forti perdite st1bite, specialmente da.I V e Xl corpo, con tribuirono a. rallentare sensibilmente gli ordini. " • i da tener conto della. grande tenaci tà negli attacchi contro eccellenti posizic111i,. e ciel singolare conte"110 doi comandanti inferiori, i ciuali, ma.Jgrado ht (lissoluzione delle truppe, sempre cor~~ervarono qu,u;i per istinto dinanzi :,gli occhi lo scopo collettivo. La fanteria Jlrussian:t lottava co ntro un'arma superiore, la ([na]e hen compensa.va in parte il minor numero elci Francesi. • • L'impressione del fuoco delle arm i a retrocarica, usatcì qui per la prima volta. da entrambi i partiti, (u immensa; la fìsonomia del comba ttimento riusci l'ivamcnle sorprendente, fl oltre ogni prevision<i inaspeWtta e nuova, Le linee dei tir«t-Ori quasi sempre coric,tte si sottraevano olio sguardo, di tal gu is,t che 13 posizione ncmir.a non era ricoooscill ile che por il fumo; e ciò malgrado sensillilissime ora.no le percli t,e. Non colonne che cone,scro all'assalto, solo estese linee di rnoco e sciolte-rnn.ssc s, offriv:mo allo sguardo. , Entwicl.elung dcr Taliti k. Voi. I, p«g. 38. (I) Il battaglione russo componevasi di r, comragnie, una delle qu:,li desti nata :t conìll:tttere io cacciatori. Quanto al modo. di comllattere, il capitano v. Trotha lo d()scrive noi seguente modo, • L'atlacco inl.ra.preso per solito da. consi<lcrcvole clisr,1nza (piti <li milio passi) e\ ordinariamente conctotto in moclo, che la linea dei tital:ori e le. due schiere in colonne ili' compagnia, spesso ancora la riserva formata. in masse cli ba.tt.aglionc, a. 1iochissima. distan1,a l'una dall'alt.r:i, inl.er·vengono quasi conternporane:.imente nell'n1.ionc, e si confondono insieme nell'avanzarsi: cositchè nei CMi più favorevo li la tl'ltppa. arriva in vicinànza del nemico in una lim;,, di stormi passahilmen te in clisorcline. Se le truc,pe che assaltar\O non raggiungono nella prima cors;t l:'L posizione nemica, allora si rnnnicchia.no sul terreno, e cominciano un fuoco vivo per solito di poco o nessun effet.to; gli ordini tat.tici allora si rallentano al più alto grado, e la condotta tattica. si rende a.ss.ii difflrile, sovente impossibile. Per rimetter~ di nuovo in movi mento la. lin(:a venula in tal gltisa ad arrestarsi, bisogna spingere innanzi fresche riserve. ,, Der Ka.mp{ imi. Plcwna, pag. 1.58.
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NOTE SULL mPIEGO TATTICO
DELLA t~ANTERIA
tuLto valse loro l'ascendente che essi costantemente conservarono sulle truppe. Giova rammentarlo e soprattutto non dimenticarlo . f: però del resto lecito 'ritenere, che anche la prepat.'azione, 9ra più corrispondente all'impiego lattico, servirà ad impedire, che la dissoluzione e il frammischiamenlo assarnano le gravi proporzioni, con cui si manifestarono nelle campagne scorse. Ma se tale inconveniente è, come si vuole, inevitabile, non sarà certo il miglior partito quello di chiudere gli occhi per non vederlo; ragion vuole che si prendano in considerazione tutte le circostanze che possono concorrere ad ntlenuarne le conse1•uenze. e $;i studi la applicaz ione di tutti i mezzi che possono contribuire a contenerlo nei più risi.retti limiti. .Fintanto che si tratt:a .di combattimenti in piccole proporzioni , non mi pare che la conservazione dei riparti tattici presenti grandi difricoltà; ciò è prnvato da qualche esempio nelle ultime campagne; ma se a11che così non fosse, le conseguenze non sarebbero gravi, mentre lo stes.so non -si può dire quando si tratti dell'impiego di grandi masse su più linee di battaglioni . Però anche in quest'ultimo caso , per quel. che riguarda la prima linea, si può regolare il rinforzo in modo da evita.re nella medesima la confusione dei ripa!'Li . Solo coli' intervento della seconda linea la con~usione par·e inevitabi le, specialmente se i battaglioni della medesima appartengono a reggimenti di versi da quelli della prima. Os:;ervo tuttavia a questo proposito, che l'inten•ento <lella seconda linea non deve elfelluar:;i 1a spizzico per piccoli rinforzi successivi, come succede nella prima; essa vuol essere invece lanciata avanti con rapidità., e deve appru·ire improvvisamente sulla posizione a dislanza der,isiv,t, quasi nello stesso momento in c11i là prima giunge ad occuparla. . Perchè ciò avvenga, s'intende che la forza precedente deve essere sta.La pienamente utilizzata, o, come dice lo SchedT, consumata si no a~ scoria. senza bisogno di rinforzi tratti dalla seconda linea. In una parola: si ripete su grande scala ciò che ho accennato avvenire in prccolo per un battaglione; così gli ultimi rinforzi che soprag-· giungono sull a linea comballente devono essere iutieri battaglioni, come nel ballagl ione sono intiere compagnie. Ora se la seconda
linea avrà conservati inLatli gli ordini, gli avanzi della prima potranno foncler:;i nella medesima, ed essa li assorbirà senza che il suo ordinarn·ento resi.i menomamente alteralo. Questo concetto non potrebbe forse essere messo in pratica senza preventive disposizioni, che regolino in generale l'intervento delle linee successive. Indipendentemente dal medesimo, io stimo inoltre, che l'opporLuna disposizione dei bat~aglioni sulle linee possa servire a mantenere jnLatli i grandi riparti, quali il reggi?tento e la brigala, e un giudizioso metodo di rinforzo possa contribuire alla consen azione dei piccoli. Tutti gli sforzi dovrebbero essere messi in opera per conservare intatti i plotoni , e. vi si riuscirà, se gli ufficial i subalterni si manterranno all'altezza della loro missione. l?intantochè neila serie dei riparli uno almeno sussisterà. intatto, ogni possibilità di direzione non sarà affatto perduta, e le conseguenze del disordine saranno sempre meno gravi . Il regolamento austriaco insiste sulla conservazione delle squadriglie; ma io credo che impiegando il sistema della linea ad intervalli , ed evil:anc1o le linee troppo rade, anche· i plotoni si possano conservare intatti. QuesLi dovrebbero intervenire nella linea con tutta la loro forza, occupando Vali intervalli ·' quell i che giit vi si trovano schierali, man · mano che si avanzano , si dovrebbero sempre più restringere, per modo che in ogni battaglione il rinforzo si potesse fare sempre alle ali .
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1
V
XII.
Sarebbe il caso qui di esaminare se oltre alla linea più o meno filla ' che vuol essere impieo-ata per il fuoco , sieno impiegabili altre o . forme più serrale, e particolarmente la linea doppia, che per tanto tempo prima di quella semplice dominò sovrana nella tattica della fanteria. Non si può negare che in simili questioni l'idea dominante del momento esercita sempre qualche influenza. Per qualche tempo dopo le ultime ciuupagne l'uso di tali forme in campo aperto si negò
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NOTE SULl!l!\IPIEGO TATTICO
·DELLA FANTEIIIA
recisamente, e per vero dire l'esperienza che in quelle si era falla erapienamenle favorevole a tale opinione (1 }. · In questi ultimi tempi però si venne operando una certa reazi9ne, dovuta senza dubbio ad un esame più calmo dei fatti,e ad un più esali.o apprezzamento dell'im piego del fuoco e dei suoi effetti (2). Se infalli si ammelte che la preponderanza del fuoco sia cosa di tanto momento nella loLta, bisogna pur convenire che l'impiego di deboli e rade linee non è il mezzo più sicuro per ottenerla; perciò se anche si volesse escludere l'impiego di truppa serrata su due l'ighe in prima linea, non si potrebbe non ricono,;cere la necessità di fitte catene cont.imrnmente al irnentfite e tenute a numero da fo rti sostegni. Se nelle ultime campagne non si fece uso di forme serrate per il fuoco, può darsi che ciò si debba all.ribnire alla 'causa che ho già accennata: alla preparazione, che, per quanto accurata, non rispondeva al modo di combattere presente. Dopo d'allora, come ho detto, le idee in proposito si sono alquanto modificate, e sol.o una nuova campagna può giustificare o condannare il nuovo indi. rizzo taLLico. Sino ad una prova in conlrario si può pertanto ritenere che, oltre ai casi eccezionali in cui la detta fo rma trova piena giuslificazione, essa sia pure adoperabile in C(lmpo aperto, specialmente sul principio dello svolgimento, da picc<:>li riparti interpolati nella linea semplice. S'intende che vi devono essere eccezioni anche per questo impiego, come ad esempio quando la linea fosse batluta dall'artiglieria ; queste però non fanno che confermare · la regola (3). È opportuno ricordare in questo punto che il nostro regolamentò d'esercizi, del pari che quello tedesco, non escludono l'impiego in campo aperto della S!,Iddeua forma per il fuoco. Il regolamento
ausLriaco ha fatto ancora meglio: ha soppresso l'antitesi dell'oràine chiuso e dell'ordine sparso, ammetLendo forme serrate, aperte o spiegate, secondo le circostanze, con indirizzo uniforme ed omogeneo e senza alterazione alcuna nei comandi (·I).
(1) Ut Fanteria ted<1sca, del f}ari che rruella avversaria, si trov.ò cost;ret.ta ti svilupp:1ro forti linee di t.iratori, colle /jnali si svolse la lotta in grande della fanteria, senza che '.' n~ssun-a delle clu? p:u·ti ri.useisse. d' introdurre riparti ch i11si in JJrima linea, per impiegarli 111 fuochi a salve, come e uso frequente in pace. - v. Bocos1,A wsKr. Dia FechtweiS't a.Ilei· Zeilen, pag. !Si. (2) V. Rivista m-ililare Ital·i Q;n,i, r;iur;no 1880:· J,a tattica del f11oco in Ge·1·-man'i<i. (3) Per l'impiego .del fuoco su due righe, lo spazio assegnato all'.individuo si mostra alquanto ristre~to. Sarebbe convenient<1 aumen tarlo cli poco portandolo a 0,75, e si avrebbe con cro un altro vantaggio. L:i Jlrofondità della colonna di file, che si rorm,1 dalla linea 1loppia, resterchlle per tale aumen to accrcscinta anch'r.ssa di poco; ma forse quanto IJast,t, pcrcl1 è possa liberamente muoversi, conservand o la sua profondi tà cosa che ora clifficilment.e si ott.icnc. '
XITI. Nei nostri terreni non sarà diffiè,ile il caso in cui l'agressore potrà, se non da per lutto almeno io qualche punto, rnggiul)gere i limiti della zona decisiva senza incontrare gravi ostacoli, e talora anche senza~far fuoco; questa circostanza è sempre per lui di grande vanta,ggio, quantunque sia più · intenso il lavoro che gl'. rimane poscia da compiere. Qmrndo il· lerreno senza essere affatto scoperto, non offra per altro ne~irnn vantaggio all'allacco, la fanteria in generale dovrà fare assegnamento su l concorso dell'artiglieria per l'occupazione della posizione _a distanza ~lecisiva. Do_ve però questo mancasse, ovvero qnando st lratLasse 'd1 sola fanteria, sarebbe allorn più che mai necessaria la maggior estensione di fronte, senza la quale, nel movimento avanti per scaglioni , non sarebbe possibile conservare la neoessaria'preponderanza. di fuoco · col mezzo dei soli riparti che slanno fermi . La zona decisivtt generalmente si fa cominciare a 300"' dalla pos1z1one nemica, e si reputa d1e fra i 300m e 200 01 la decisione sia inevitabile. Queste cifre non vogliono essere accettate in modo assoluto, e credo che sieno suscettibili di maggiore estensione in un senso e nell'altro; ad ogni modo, entro o fuol'Ì dei limiti fissati, la decisione sarà. tanto più pronta , e a distanza tanto maggiore, se il lerreno non influisce, quanto più ~rande sarà la differenza fra la potenza di fuoco dei due partii.i. I~ dunque in ciò ancora questione (IJ È desic\erabile che questo dualismo· nelle forme cessi anche p_rcsso cli noi, no_n solo perchè non ha più ragione cli esist.ere, ma cziandio perché torna nocivo alla '.hscrplina. Per quan to si faccia non si riesce a cancellare dalla mente del soldato I rd_ea'. che in ordine sparso rlellb,: essere tollerato un certo grado di disordine; e$SO an~, s, conferma maggiormente in questa opinione, Qllitndo vede che l'ort1111e cluuso viene adoperato come corrett.ivo dell'ordine spa rso; come rimedio alla tolleranza supposta.
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NOTE SliLL'IMPIEGO TATTICO
di preponderanza di fu oco, quando, s'intende, que"to abbia raaS'!u_n~o quel grado di efficacia che occorre per produrre effetLi d~c1s1 vr. Yenen~o ora_a discorrere del tiro celere in questa zo na, premetto che, ~e si co nsidera so ltan to la generali tà dei casi, mi pare fuori di dubbio che quella truppa che a 250m fosse molto sicura del suo tiro potrebb~ r:inu o_ci~re ai vantaggi dell'acceleramento. Sollo quesl~ aspello e d1scu ll bile se l'adozione del fucile a ripetizione possa competere con u_n più accurato addesLramento nell'impiego dell'arma co me trovasi ora. Osservo poi che i limiti della zona decisiva andaro_n? allargandosi col crescere della porta ta , e sopratutto della prec1::;10ne, ma non credo che a tale elTelto abbia punto contribuito la rapidilà. La rngione è semplice: per ottenere col tiro celere la potenza decisiva che ha il tiro mirato fra i 200m e i 300'", noi dovremmo avvicinarci assai di più, e certa mente molto al disouo di :zOOm si tro verebbe quella distanza nella qua le i risul tati dei due tiri si ~guagli~no a p~rilà di tempo. Vero è, che, a pal'Lire da questo punto, I efficacia del Liro celere sarò. superiore a quella del tiro mirato e che andrà sem pre crescendo col dimi nuire della distanza, fin~ a raggiungere il massimo proporzionale alla rapidità. l\fanc_ano' i_ dati sufficienti per poter indicare con precisione il ~~mt~ d1 equivalenza delle due specie di tiro, il quale per altro non -e indipendente dal grado di cele,·ità, e variando questo, dovrebbe variare esso pure; mi pare però che sarebbe util e il determinarlo con una serie diesperi enze,- pot.endo esso servirea 0,, judicare intorno alla conven ienza di adollare il fucile a ripetizione. Il sempl ice ragionamento fallo basta tuttavia a stabilire, che il Liro celere non pu ò superare in efficacia il Liro mirnto se non a distanza nemico assai breve; per conseguenza: o noi procureremo di raadal . ò giungere nel combauimenlo quella distanza, o doHemo necessariamente rin uncin re ai vantaggi derivanti dall a celerità. Ora se il ti ro 1'.1irato produc_e effell! decisivi a maggiore distanza, l'impi ego del Liro ~Jere sa nt eccez10nale, nè più nè meno che quello della baio· netta, venendosi esso a trovare nelle medesime cond izioni. Ciò non vuol dire ~he_il fucile a ripetizione sia da rigettare; anzi, poichè tulle le ragion, che mili tano in favore della baionetta valgono egua lmente per esso, se questa non è dest inata a scomparire dal campo
DELL A F ANTER! A
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di battaglia, quello alla sua volta, per le stesse ragioni, è destinato a intervenirvi , e presLo o Lardi vi farà. il SLlO ingresso. I casi eccezionali in cui esso può essere utilmente impiegato, specialmen te nei nostri terreni, non sono cc,sì ra ri come si potrebbe facilmente supporre. . , "\1i è però altro ancora: anche fuori del momento decisivo il fucile a ripetizione può essere utilmente impiegato. Si è visto che alle brevi distanze la quantità dei tiri prevale sulla qualità; ciò è dovuto alla cresciuta probabili Là di colpire il 'bersagli o. Ora qnesta singolare circost.anza della prevalenza della quantità sulla qualità si veri Gca anche alle grandi distanze, ed è dovnta precisamente al caso opposto. Oltre un certo limite, la probabilità di colpire è dì tanto diminuita, che il pun tamento preciso non ha più nessun valore; se allora si ricorre alla qua ntità, ecco che il fu oco riacquista ancora la sua efficacia; col -;no mezzo si possono rendere impratir.abìlì larghe zone di terreno, e cagionare danni sensibili al nemico. Siccome però è sempre util e, e talora anche di sommo interesse, che tali danni siano prodolli nel pi ù breve tempo possibile, così ogniqualvo lta si presen ti l'occas ione, e le mun izioni non fa cciano difetto, non si dovrtt esitare a far uso del tiro celere anche alle grandi distanze. Non ma ncano nell'ultima gnen a esempi di questo impiego per parte della fan teria turca, segnili da ottimi risultati.
XIV.
Resterebbe ancora a vedere se col mezzo della forma si possa ottenere qualche riduzione nelle perdite, alle quali la truppa rimane e~posla pe1· efieLLo del fuoco dell'ttvversario. Certo, qualunque temperamento si vo lesse adottare, hisognerèbbe anzitutto che non andasse a danno della preponderanza del fuoco, che si deve procurare di otLenere ad ogn i costo e sempre. Si e già visto ch e se la linea rada è meno vulnerabile, è però. nello stesso tempo meno peri colosa anche per l'avversario; vantaggio e danno si co mpensano a vicenda, e quando· si volesse ricorrere a.
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NOTE sur.r!JMPJEGO 'fATT JCO
DELLA FANTERIA
spedienLi di si mii genere, tanto varrebbe allora non espone le truppe al,fuoco: non si vincerelìbe mai , ma non si su,birebbe nessuna perdita. Sulla linea combatLente adunque, per le truppe che nebbono far fuoco, non v'è altro mezzo da rnelLere in pratica l.ranne quello di tenerle coricate, o coperte se il terreno si presta; per quelle che debbano muoversi invece è altra cosa: le precauzioni e gli spedienti possono essere fecondi di buoni risultali. I movimenti avanti devono essel'e rapidissimi·, non l.l'oppo prolungati e sempre compiuti. per riparti . Fra questi è prefel'ibi le il plotone, il cni comandante potrà iniziare il ·fuoco cbn prontezza appellèl giunto nel nuovo appostamento . Nell' esecuzione di, questi movimenti si dovrebbero impiegare forme più adatte ancora della linea, sempre però a condizioìrn che non riescano a danDo della celerità, e mi pal'e che non sarebbe diffici le il ll'ovarne. Per quarcbe tempo prnsso di noi gli anelli della linea, invece di due, si composero di quattro individui, i qual i, fermi stavano in linea, mal'éiando si mellevano in Gla. Il vantagaio che presenterebbe una linea di fi le o anélli consim ili non ha bisogno di esser dimostralo , $ia d,d lato cl.ella vulnerabi li tà, sia dall'altro della mobi lità . . Ai riparti che si muovono diell'O la linea conviene raddoppiare la profondità formandosi su quattro righe; con questo semplicespediente il bersaglio offerto si ridurrebbe subito della metà, e la loro mobil ità pure sarebbe accresciuta. Quegta forma è nel suo impiego di tani.a convenie111.a, e.be nel combattimento dovrebbe senz'altro essei·e sostilui~a all'altra su due righe, e iusieme alla colonna di file, che già adoperiamo, dovrebbe formare la base delle evoluzioni della fanteria. · Le forme ind icate possono serv ire per il plotone; per la compagnia poi, senzct punto uscire dai regolamenti, trovo ancora un'altra forma la cui utilità per muoversi nello spazio battuto dai fuoco nemico è incontestabile; questa sarebbe la li_nea di plotoni in colonna di fi le,"- Convinto della grande utilità che offre l'impiego di questa forma, ebbi già altre volte occasione di spezzare una lancia in suo favore, facendone vedere la convenienza sotto l'aspetto della mobilità attraverso terreni. difficilmente praticab ili con altre forme ,
della facile trasformazione, dell a poca vulnerabilità derivante dalla sensibi lissima riduzione di bersaglio che con essa si ouiene ( 1). A maggiore conferma di questa opinione, espongo i seguenti dati, che indicano la vulnerabi lità relativa della colonna di plotoni e della linea cli plotoni in colonna di file, per una compagnia esposta al fuoco di tiratori, eseguito in condizioni perfellamente identiche. Essi non hanno bisogno di commen ti (2) . 1
Per cento delle perdite COMPAGNIA
In colonna· di plotoni . . . . In linea di plotoni in colonna
di fi le .. .. . . . . . .
·1000 111
soom
600m
23.6
49.6
62.7
7.5
:24.0
35 .0
<>Ù
Come si vede, per ottenere una diminuzione nelle perdite delle truppe che stanno dietro alla linea combattente, non sarebbe neppure necessario ricorrere a nuove forme: basterebbe il giudizioso impiego di quelle esistenti. È però indispensabile che tutti i comandanti di l'iparto sieno ben penetrati della necessità di,scegliere la forma. a seconda dei casi, e modificarla ogni qualvolta ciò sia ri, chiesto dalla situaz ione. Essi devono considerare come primo e streuissimo loro dovere quello d'invigi lare affinchè la truppa da loro dipendente non rimanga esposta a danni che dalla necessità. del momento non sieno pienamente giustificati. Venezia, 4 marzo '1844 . G. V.
MOGNl.
Trm, . col. nel 39° fant.
U) Note per un corso di tattica, pag. 206. (2) Slre(fle11;r' s -mitiliirische ZeUschrift, marzo iSi5.
LA GEOLOGIA E Gl, I ST UDI ~IILITA RI
L A.
GEOLOGIA E GLI STUDI MILITARI
I. In un libro di recenle' pubblicazione, col titolo La difesa eletto Stato, del tenente colonnello Perrucchelli , generalmente accolto con molto favol'e per l'importanza dell 'argomento e per la co mpetenza con cui fu trattato, sono svolte nei capitol i I, TI e III le tesi relative allo sludio geografico militare, alla appli cazione dei precetti dell'arte dell a guerra, allo studio del terreno, ed all'aziono militare dei terreni di montagna e di pianura. Tra le molte buone massime contenute in quesla trattazione ho no tato talune idee la cui impor tanzn. e verità non mi sembra nè evidente nè assoluta echesono pure esposte sotto fonnaforse troppo esclusiva ed afferma tiva; laddove sarebbe bene, per l'influenza che possono esercitare sugli s.tudi geografici e topografici militari, i quali presso di noi allendono ancora un pili adeguato sviluppo, che su quell e idee si facesse unn. più ampia e serena discussiune. Avendo per parecchi anni, !.ebbene entro pili modesti confi ni e con pili r istretto còmpito di quelli abbracciati dall'autore, dovuto occuparmi di questioni aventi stretta analogia con quelle svolte nei capi toli sopra citati , mi credetti lecito di intervenire nell'arrin o-o per p"Pomuovere, se ne fosse il caso, .una pili minuta ed accurata disamina dei punti controversi e trarne qui ndi la luce a ber\efìzi o di tutti . Le opinioni che a me paiono principalmente controverse sono innanzi lutto quella che esclude la necessilà, non solo, ma ben
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anche la opportunilà di un qualunqu.e studio sistematico della materia geogralì~a e topografica, come preparazione allo studio ap · plicativo della difesa dello Stato e delle operazioni militari in l)aenere·' poi quelle tutte che si riferiscono alla necessità, importanza ed utilità della geologia, come base o sussidio a questo studio sistematico ed a quello applicativo. Avendo espres:5o, in un mio lavoro sulla importanza della geologia: nello studio mi litare del terreno (1), idee alquanto diverse, e non potendo accettare la limitaz ione che l'autore, pur commendando quel mio·'scritto, del che gli son griiLO·;t~,vorrebbe imporre alla utili tà delle cognizioni geologiche (2) , mi è; duopo comballere quelle opinioni, aflìchè non sia, senza il beneficio delle prove e sotto la sola autorità dello scr·ittore, ammessa la taccia di 1 esaaera. . 0 zione e peggio che ne verrebbe ai fatti ed alle deduzioni da me esposte, che pure sono il frutto di coscienziose osservazioni e di maturo esame. Scevro da malinteso amor proprio, · non d<it·ò cosa che non sia dettat.a:~à quell'amore della verità e da quel do,,eroso sentimento che dev'e ani mare l' uomo convinto anche quando, al la bontà della causa ed alla eccellenza delle anni, deve ri cono$cere essere in se stesso non corrispondente la abilità nel trattat·le, di fronte a valenti oppositori. Io_ritornerò il meno possi bil e sulle ragioni da me svolte, in appoggio alla mia tesi, nel lavoro già citato, al quale rimando il •letfore per tutto ciò che concerne l'applicazione delta geoloaia aali ·s~ii~i militari, facendogli in pari tempo osservare che una ; radu~ztone fu da me fatta sulla 1.itilità, importanza e necessità di detti studi, oncle non mi si accusi di esagerazione. . Ed ora ~sttminiamo più da vicino le opinioni controverse, cominciando da quèlla che si riferisce alla esclusione di uno studio sistem~~ico qtiàii iasi come base degli studi di geografia e di topografia m1htare.
l')
U) Vedi Rivista Jfililar e del 4883. 12) _Vedi Pag. ¾20. Egli crede utile qualche cognizione geologica
e per {Jiu dicare o meo(i-0 ancoi·a pei' ritener e a memoi·ia « i caratte1·i ·fisici e l ' aspe'rita delle forme • e chiama • intcr 1!$Santc dal punto di v ista di qiteste n ozioni > il mio ln\'oro sulla fm,..
Portanza della geol-Ogia nello studio mattare del te1·re11-0. ANNO XXIX, \'OL.
u.
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LA GEOLOGlA
II.
Nel Capitolo I del libro stio, l'egregio autore, dopo aver posto in evidenza l'importanza da attribuirsi ai vari dati analitici e detto del processo da seguirsi per metterli in equazione e dedurne la sintesi per lo studio della difesa dello Stato, passa ad esaminare il mèlodo da tenersi per studiare il territorio di uno Stato dal punto di vista militare: Egli crede « necessario di liberarsi anzilutlo dalla falsariga, co« moda se si vuole ma spesso fallace, dei metodi di studio basati « sulla idrografia, o sulla geologia, o su qualche altro ramo di « scienza che, al pari degli ora detti , potrà essere bensì di aiuto al « militare ma non può fargli da guida. Infatti, egli dice, siccome il militare« vuol sapere in quale grado « gli elementi geografici potranno esercitare la loro azione sull,i « guerra (tanto sulla preparazione quanto sulla condotta) la via più « diretta a seguirsi nello studio di questi dementi consiste nel se«·guire quella stessa che dovranno tenere nel loro ordinalo svol« gersi le presumibili fasi della preparazione e della condotta della « guerra. E più avanti: « Si potranno insÒmma esaininare gli elementi « geografici, coordinati per linee di marcia e per linee di resistenza, « tenendo- l'ordine stesso col quale questi sarebbero probabilmente « incontrati dall'azione militare: E poco prima: « Si potrà senza inconvenienti limitare il campo « ai minuti particolari del terreno », il che pare detto nel senso di limitare il campo di questo studio a quello che interessa le linee di marcia. , . Questo è senza dubbio il metodo più opportuno a seguirsi per lo stuclio del problema pratico della difesa di uno Stato e, in genere, di ogni operazione di guerra; ed invero, in questo studio applicativo è mentre si sta per ricamare sul canevaccio i dati.analitici già rac:colti sulle forze degli Stati avversari ecc., non sarebbe più il caso di
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E GLI STUDI MILITARI
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occuparsi del modo con cui questo canevaccio è stato tessuto. l?uori di posto a.dunque sarebbero tutte le disquisizi,rni sul contesto geografico fatte in base alla idrografia, od alla geologia, o ad un altro principio qualsiasi. Ciò stornerebbe ed intìacchire?be la sintesi, conducendo il pensiero a diporto per campi deserti d'ogni interesse immediato. Non è certamente più in quel momento questione di ricordare da che punto della, famosa linea di displuvio europea s; stacchino le Alpi, e da quali nodi della cresta alpina si diramino i contrafforti, nè di ricordare a quali :;istem i di ,,ollevamento corrisponda questa catena; ma bensì di ricercare come e dove la si altra.versi e la si difenda. Se ciò è incontestabile, non mi sembra che lo sia del pari l'affermazione, dell'autore, essere il punto di partenza da lui proposto, il vero ed il più proprio per lo studio della geografia militare. Secondo me l'autore si è posto in un puDto di vista troppo particolare al suo caso, e scambia col primo il secondo gradino di quella scala di studi e di ricerche, che la mente deve ;;ali re per assurgere dall'analisi alla sintesi della materia geografica. La geografia, come tutte le scienze, ha i suoi principii e le sue applicazioni. Per giungere a queste, bisogna impadronirsi dei principii; ed è quindi necessario, anche pel militare, avanti di studiare gli elementi geografici in· funzione delle linee d'operazioni, che egli considera in un dato problema, è necessario,dico, di studiare glielementi suddetti per se stessi, nella loro origine, nei loro legami e · nei loro càratteri, nei loro rapporti, nella loro influenza sulla geografia di una data regione. Che poi s'adotti il vieto e gretto metodo statistico, o il più ingegnoso per bacini del Lavallée, o il metodo geologico, questa è un'altra questione; di gusti, di opinioni, se non si vuole di utilità; ma mi . pare indiscutib.ile che il primo gradino a farsi sia questo, e che quando col PerrucchetLi si deve salire il secondo, non è più il caso, di discutere del metodo di questo studio, che già deve esser fatto e che non intralcia punto lo studio che si sta per intra· .prendere. Se questo ragionamento sembrerà giusto, si verrà per logica conseguenza ad ammettere che, come base dello studio della geogra-
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E GLI STUDI MILITARI
LA GEOLOGIA
vi
fia militare, deve esistere nel repe'rtorio delle cognizioni di chi si applièa quello della geògrafia in genere, fondato su uno dei tre metodi suddetti, cioè statistico, idrografico, o geologico. Quale sarà il più conveniente pel militare? Nel metodo che io chiamo statistico, per distinguerlo dagli altri, i grandi accidenti del suolo sono soltanto enunciati l'un dopo l'altro con qualche cenno assai vago sulla loro posizione. 'Esso è pur troppo il metodo ancora generalmente adottato nelle nostre · scuole, e non dà alcuna idea dei caratteri dei vari elementi e dei loro rapporti. Il secondo presenta un coordin.amento dei vari elementi ma trascura troppo la vera ·ossatura e le forme del suolo, per curare essenzialmente quanto si riferisce"alle linee di impluvio e di displuvic,; e perciò ingenera idee false rispetto ali' entità di questi elementi (ostacoli e ·linee di movimento), .che formeranno lo scopo principale di un successivo ordine di .ricerche, còine già si è dello. Il terzo, cioè il metodo geologico, come quello che ripete lo studìo degli' effetti dalla conoscenza delle cause, è il più adatto ad imprimere chiare idee fondamentali sulla vera struttura di una regione, sulla natura'ed' ~ntità degli ostacoli e delle linee di movimento, di cui si ricercheranno più avanti i particolari, secondo il bisogno, come il Perrucchetti ha giustamente accennato. Tale e3sendo la mia op'inione, ·mentre non credo opportuno·di ritornare a discutere sul principio fondamèntale, che cioè lo studio applicativo, di cui tratta ·essenzialmente il Perrucchetti, non esclude, anzi implicà la necessità di uno studio .sistematico preventivo, :e mentre consente> nel metodo progettato pel primo, sarò semp:e disposto ad estendere ed approfondire la discussione su qualunque opposizione mi venga fatta per ciò che si riferisce alla preferenza che io sostengo doversi attribuire al sistema che ha P.er base le cause, la còstituzione geo!ogica. Le ragioni in appoggio a queste mie"vedute furono da me ampiamente, ·se non chiaramente, svolle nel mio studio_gi? citato; e però vi rimando chi desiderks~e maggiori dimost razioni.
" III.
V
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\.
I
Il metodo geologico che, come dissi. non dovevasi a parer mio, mettere nemmeno in discussione nei casi citali al Capo I, è in fine del Capo stesso e nei seguenti, di nuovo ripetutamente affermato inopportuno quando lo studio delle operazioni mili tari ,entrando nella fase in cui necessita di maggior copia di particolari relativamente alla praticabilità del terreno, induce l'autore alla ricerca dei sistemi migliori per la hccolta ed il coordinamento dei dati stessi. L'antore ne prende \lCcasione per combattere le esagerazioni di coloro che della geologia fecero addirittura un requisito indispensabile peressere buon generale, e pretesero sostitui re le divinazioni tratte dalla carta geologica alle effetti ve ricognizioni, o, per far pompa di co~nizioni scientifiche, p'arlarono del Leneno con un linll'ua,rofo che non può essere inteso dai più. È portato della· natura umana che ad una azione tenll'a sempre I ' · O dietro una reazione e che, nella lotta delle:opinioni, una esagerazione in un senso altre ne generi in senso opposto. Non fa meraviglia aclunque se, al sistéma arbitrario e artificioso che legava lo studio della geografia ai displuvi ecl ai bacini, siasi opposto quello naturalissimo fondato sulle cause determinanti delle forme del suolo e se, a scuoter.e la noia delle severe leggi di questo. si sia vivamente sentito il bisogno di ribellarsi acl ogni legame e ad ogni forma, op-, ponendo alla esagerata importanza dei primi, la esagerata denega- · 'zione di questa importanza. . A proposito di queste esagerazioni e colla scorta della citazione f~ttane dal Perrucchetti, volli leggere l'articolo intitolato: La C Jitique et les atbitres aux 1,ianeuvres, inserito nella Revue militaire de l'étranger ,15 settembre 11883, per rendermi più esatto conto del valore delle critiche in esso esposte circa all'argomento geologico . In detto articolo trovai riportato un capitolo di una recente pubb.licazione del Boguslawski sull'istesso tema, che termina col periodo seguente: « Non bisogna più parlare di concisione quando è)
è)<')
E GLI STUDI MILITARI
LA GEOLOGIA
« c~rti c.ritici (parla delle critiche fatte alla fine delle manovre) « s1 lasciano andare a conferenze accademiche ed interminabili
« sulla c6nfigurnzione del terreno, sulle sue proprietà e virlù per << tale e tal altro genere di operazioni. Queste osservazioni ci fanno « lt>rnare indietro i>.i tempi in cui si insegnava, assai seriamente, « che per utilizzare convenientemente il terreno b1:so9na conoscerne « assolntamenle la natura ,geologica » . L'autore dell'articolo appone, a proposito di quest'ultima frase, ]a seguente nota, riportata anché dal Perrucchelli a pag .' 48. « Quest'ultima frase, di cui non ci si indica la. soruente è" in « francese, per b.en marcare senza dubbio che queste esaueraziÒÌli « son.od~ at~r.ibu!rs i a noi. È fiato sprecato. Già da lungo ~empo gli « scr1Ltor1 mil1tan tedesch i ed austriaci s1 accusano reciprocamente (( di esagerare l'influenza della geologia e della geografia sulla « condollp. delle operaiioni e, recentemente ancora, un reputato uf« .ficiale (superiore) prnssiano (ei-n . ,qewichtiger Stabs-Offìc..ier) si « è creduto obbligato di reagire con queste parole dirette ad uno « dei suoi allievi. Mi è proprio indifferente, mio caro, che le vostre « lrnppe marcino sul quarzo misto con mica o sulla volgare ·ar« gilla. Quegli che cita questo ghiribizzo (bontade) riporta eziaudio « un'altra amenità (plaisanterieJ èhe il no&tro autore non può cer« tamen_te non conoscere. Bisogna segnalare come una esagerazione « delle rn~uenze geognostiche le id~e emesse nel 1840 dal capitano « v. Benn1gsen-Forder, idee che egli volern appoggiare su certe « asserzioni, senza. dubbio mal comprese, del maresciallo v. Miif« fling, secondo il qual e Napoleone l sarebbe passato maestro in . « geologia. Il ·13 e ,1/4, ottobre 11806 lo stesso Napoleone si sarebbe « fatto portare dalla riva opposta della Saale un ciollolo, e questo << ciottolo gli avrebbe fornito un'idea sì chiara, sì complet,t del ter« reno delle sue future operaiioni, che egli avrebbe immediata« mente in'(iato le sue direttive ai suoi corpi d'armala». Questa citazione, contiene in poche righe là prova più convincente di quant~ ho asserito; cioè che un'esagerazione in un senso ne produce altre in senso opposto. Tali sono per noi le idee del Bennig~en-Forder, .non meno che la boiitade del gewichtiger Stabs-0/fi· cier, not meno della opinione, che per utilizzare convenientemente il terreno, bisogna assolutamente conoscerne la natura geologica. è.')
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Infatti cominciando da quest'ultima opinione, con tutta la convinzione che è in noi :della utilità che la conoscenza della natura geologica del suolo può avere per le applicazioni militari, non possiamo non associarci al Boguslawski nel ritenere inopportuna ogni conferenza sulla configurazione del terreno, fatta al momento ci.ella critica deÌle manovre, qualunque sia il metodo di un tale esame. Quanto al bisogno assoluto di conoscere la natura geologica del suolo per utilizzare convenientemente il terreno , l'esagerazione risulla evidente dalle parole: bisogno assoluto e dall.a generalità dell'asserzione. Innanzi tutto quando si tratta di utilizzare convenientemente il terreno a scopo tattico, in una manovra o in un combattimento, non è proprio più il caso di pensare se si cammina sull'argilla o sul quarzo misto con mica, e neppure di studiare il terreno sulla carta; dal momento che il terreno ci sta davanti e che possiamo, a colpo d'occhio, ril,warne le proprietà favorevoli o meno al mandato che ci è imposto. Allra. cosa è però quando sihmo lontani dal teatro delle opera-, zioni, sia logisliche, sia tattiche. 'Allora il sa pere se il carreggio , le artiglierie percorreranno le strade di terreni calcari come quelle del Carso, del ~a I1 rovenza e del Mstro Apennino centrale, o quelle sabbiose senza fondo, come ve ne sono nella Prn:;sia orientale, o quelle di mobili argi lle delle crete senesi, non sarà cosa in~ifferente neppure pel reputa.lo ufficiale superiore prussiano citato più sopra. prevedere certe condizioni d'accampamento, il presumere i caratteri generali dei rilievi in rapporlo co lla praticabilitil, colla forma loro, colla natura degli ostacoli che essi presentano, potrà essere di non poco giovamento per lo studio di un teatro di operazioni. Queste cognizioni, è vero, specialmente se desunte soltanto dalla carta geo..: logica, non saranno paragonabili per assolula sicurezr.a ai risultati di minuziose ricoinizioni, e tanto meno bisogna credere che. si possano desumere dalla vista di · un ciottolo fatto apportare dal teatro di operazioni. Io stento ad ammettere che un uomo di buon senso abbia potuto credere, non che narrare, il fatto attribuito a Napoleone sulle rive della Saale; ma anche concedendo che una La.le esagerazione sia stata pronunziata nel senso/e nei termini incriminati, non la trovo un argomento valevole per negare l'utilità della geologia, nei limiti
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che la pratica ed .il buon senso potranno farle assegnare. Gli aneddoti piccanti sono spesso un'arma efficacissima in mano agli uomini di spirito, per annientare sotto l'impressione del buon umore, e diciamo pure del ridicolo, le tesi che non sempre si possono validamente oppugnare. Essi però il più delle volte costituiscono un tranello teso alla buona fede di chi li intasca senza il beneficio dell'inventario. Questo inventario sarà quindi sempre conveniente di farlo, sottoponendoli al crogiuolo di uì1 se1,ero esame, ed analizzando le circostanze) constatate se possibile, intuite, in mancanza di meglio, che possono avervi 4ato origine? . Che se il reputato ufficiale prussiano si espress~. veramente co l suo allievo nel modo sopra accennato, perc)lèrnQ,n 4evesi supporre, c)1~ ~nzichè colpi re il metodo e gli insigni ma~~tt:i'di esso, non abbia Y?,l!Jto· rilevare l'in?pportunità deila osser'vaziooe geologica, fatta foss,e in un momento in cui altri fatliori più importanti avrebbero dùyuto i~1porsi alla considerazione del giovane ufficiale? Ma basti dell'aneddoto , e ritornia1Ùo all'altra esagerazipne citala, a.quella cioè che dichiara il b-isogno assoluto delle cognizi9ni·'geolog,che per le applicaz.ioni di cui ho poco sopra conférmatR e, nei mio lavoro inserto nella Rivista 1lfilita,re, dimostrala più ampiamente l'utilità. · . Bisogno assoluto di quelle cognizioni neppure. per lo studio preventivo del terreno non c'è; come non c'è bisogno assoluto di saper costruire un cannone per adoperarlo in guerra. Infatti, come basta conoscere gli effetti delle armi per poterne fare un buon impiego; così sarà sufficiente il più delle volte avere i dati che le carte e la, statistica ci offrono, per utilizzare convenientemente il terreno e, . ... preparare le direui ve delle operazior.ù. Quindi io non saprei dar torto a quelli cbe sostengono di non credere che per fare la guerra bisogni essere geologo, e che si può riuscir buoni generali senza saper distinguere un calcare da u1.1.a. arenaria o da un gra1~0, e senza conoscere le teorie sullè .fPJ:rua: zioni delle montagne e delle pianure. Inf:atti n.on:· ço11stç1 cb.e Aiessandro, Anoibale,CesP:re e i barbari stessi che condussero le loro orde fino all'.estrema p,unt~·d'ltalia, fondassero i loro piani sulle cognizioni geologiche. Forse qualche idea sulla clivabi lità delle roccie Annibale potrebbe averla posseduta quando, con ingegnoso metodo
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si apriva la strada fra le rupi alpine: ma non è questione che intendiamo proporre agli avversari della geologia. Il oenerale dunque, e ogni comandante di truppe, potrà, secondo il nos~ro avviso, aspirarn alla viltoria, senza essere geologo, più di quello che gli occorra. essere fonditore, costruttore, matematico, geodeta, topogra~o, .ecc: . . . Le sue doti pnnc1pali,. quando · disponga d1 un esercito che si batta, saranno la scintilla.del!' arte e la conoscenza degli strumenti che deve adoperare; pe11quanto si riferisce ag\i effetti che possono produrre . Ma devesi da ciò inferire che tutte le cognizioni non necessarie ai capi non lo siano nei loro , coadiutori ed esecutori? Ecco un lato della questione che nè il Perrncchetti nè gli autori da lui citati hanno considerato. : Io ammetto che Io stratego pos~a,, munito di un semplice schizzo d'in$ieme e di un compasso, triangolare il teatro d'operazìoni, e accontentarsi di poche linee a vivi colori, di poche freccie e pochi numeri, esprimenti le centin~lia '. cli chilometri, per inquadrare in stretta sintesi.i suoi larghi concetti e, posto il dito sul punto capitale, esclamaye: Q11,i batterò l'esercito nemico! Ma dietro a lui veclo una lunga schiera di 1Jffìciali che apparecchiano, con paziente e minuto lavoro, i rp.ate1:iali per ordire quei piani , i dati p.er tracciare quell~ righe e quelie freccie, in apparenza molto semplici, per calcolare quei numeri. Fra quelli che apparecch iano questi materjali, non ultimi ap. pajono gli ufficiali che devono fornire ai generali i dati sulla natura e praticabilità del terreno, ed è per questi che io trovo assai utili, (se non mi si vuol passare il necessario), le cognizioni di geologia. Che se mi fosse almeno per un istante concesso cli afl'ermare una necessitò. relativa, io vorrei dire, questa potersi limitare a pochi principi e a poche nozioni, come ho accennato nel mio lavoro; al contrario dèlla utilità, che io non dub ito di asserire tanto maggiore quanto più :;ono estese le cognizioni della materia. Ma rientriamo in argomento e vediamo se, anche nel!' ulteriore procedimento dello studio ap,plicatìvo , non torni dì molta utilità la conoscenza geologica del terreno d'operazioni.
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IV.
' Apprezzati convenienlemente ttitti gli altri faltori di una guerra in sè e per sè, sarà giunto i l momentò per lo stratego di esaminarne le reciproche fnnzioni ed inlluenze, nell e condizioni e circostanze probabili che si suppongono veritìcàrsi all'atto di en trare in azione. A questo punlo la mente dello slratego suppone gli eserci ti avversari in movimento verso la regione dove dovranno necessariamen te urlarsi; desume dalle carte le vie ordinarie e ferrate per cui quelle masse possono avanza,re; calco la le dislanze; ri leva gli ostacoli che esse devon6 superare prima di giungere a conlatlo, e quelli di cui possono a vicenda avvantaggiarsi per attutire o render van i quegli urti. Anche qui ad ogni passo ritorna in giuoco l'influenza degli elementi già prima genericctmente studiati; rli nuno in mano che di · minuisce lo spazio in terposto, sempre più cresce l' influenza. dei parlicolari; di mano in mano che dai moventi politici, passando pei concepimenti strategici e per la trafila dei calcoli logistici, si va avvicinandosi al lo st1.1Llio delle soluzioni tattiche ·probabi li, la mente di sua natura si trova condotta a rilevare i dati e le circostanze in cui si scompongono i dati e le condizioni dei primi determinanti . Così avviene di un oggetto. che, veduto da lontano , ci impressiona sol tanto coll'insieme della sua m~ssa; ma fattosi più dappresso ci mostra di quella massa i più minuti particolari. Come per gli alt11 fattori, siamo all ora costretti.anche pel terreno, a ricercare più intimainente la natura e le altre condizioni; ed a ciò fare ci varremo di tutte le font i attendi bili, senza antipatia nè simpatia preconcette r~: uno o per altro metodo, per una od altra fun~. : . · Certamente che a queste fon ti ed a questi metodi dovremo · cèr- · care, fra tuLto·quanto ci offrono, quello specialmente, anzi es~lusivamente, che ha diretta importanza pel caso nostro. Consultate con questo criterio, le carte e la memorie geologiche
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ci potranno essere di grande utilità. Da esse non cl~iec~eremo di conoscere se la tal zona è eocenica, o pl·iocenica, o trias1ca, o carbo~ifera, se « a stratificazioni concordanti o disc~rdanti ', nè ce~·che« remo di risolvere noi quegli intricati problem i e quei duòb1, che << gli stessi più dotti geologi non sempre s_i p_ eritan~ a risolvere ); ma a, quelle fonti domanderemo quelle noz1_0111 che et possono dare: che le carte, ipsometriche, quando ne esistessero, non sempre c1 darebbero chiaramente, e quelle che, nè le carte ipsometriche nè le topo·grafiche, ad onta della loro mole e dei loro ' '.! Ltagli, in parte non ci offri rebbero affatto, in patte ci rivelerebbero soltanto dopo luncrhe ricerche e pazienti confronti, spesso quasi intentabili per la n . mole delle carte stesse. Fra questi dati havvi appunto quella praticabil ità mili tai:e, che, secondo il Perrucchetti « la più bella e minuta carta geologica non « baslerà mai a lasciare indovinare ad occhi cbiusi, per far muovere ~ non dirò un corpo d'armata, ma neppme una pattuglia di un ca« porale e tre soldati » . , . , Ammelto la negaliva per gli vcchi chiusi e per 11 _capor~le coi tre soldati; perchè davvero , per quanto si aprissero gli ?ech i, nessuna carta potrebbe dirci dove un caporale e tre soldati no,.1 possano più qua più là trovare un passo ; ma mi ~ppo,ngo alla t~po~~ sibilità di determinare se tale o tale altra specie dt lerreno sta piu o meno pralicabi le per corp'i di lruppa. , Finchè le forme e certi caratteri del suolo dipendono dalla costituzione geognostica, la conoscenza cli tali dati, as~oc(ata a quella dei particolari fornit i dalle altre carte, ci permettera d1 dedurre parecchi importanti caratteri logistici e tattici che c'.alle sole, ,carte lopografiche non è possibile ricavare, e che esercii.ano ~n mtluenza faci lmente determinab ile sulle operazioni mii ilari. Se s1 ammette la relazione fra le forme, i caraLLeri del :;uolo e la sua coslituz.ione, non si può logicamente negltre la conseguenza sL1dd,etta : se, non si ~m~ mette poi la premessa, non ho che richiamarmi· ~Ile d1m_osL1_-az1on1 fatte nel mio più volte citalo lavoro e i1witare gli oppos1Lon a n-· sconlrarle sul Le1Teno e confutarle. Natmalmente non parlo di precisione matematica; perchè lanatura è assai varia negli aspelti malgrado l'uni tà delle sue leggi, e perciò ho lasciato iÌ caporale ed i tre soldali al loro destino e mi 1
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son,o limitato alla prati cab ili Là del terreno dove sarà chiamato ad operare ui;i c0rpo di truppe. E qui mi è giocoforza notare, come nel contraddire a coloro che accordano molta importanza al sussidio della geologia, si soglia esser troppo corrivi, nel supporre che a questa importanza venga senz'altro sagrificato il giusto apprezzamento degli altri elementi e delle altre fonti di studio di più direLlo interesse militare. · Questa è una opinione gratuita che niente giustifica, e che basta un momento di riflessione ad invalidare. Infatti il consultare le carte e le monografie geologiche non implica nel militare, che non ignori l'arte sua, la rinuncia a quelle altre suppellettili che formano il corredo tecnico della sua professione. Tale rinuncia devesi poi tanto meno àmmettere per l'ottimo di tutti i mezzi, che il militare, semp re quando lo p0ssa, deve impiegare, per controllaré le falle intu izioni circa il terreno da studiarsi. Sarebbe invero da condannarsi quell'ufficiale che, esagerando la sicurezza dei dati approssimativi che la geologia gli può fornire.,« ne « facesse delle ricetle pec risparmiarsi la fatica di andare col le sue « gambe a verificare se un terreno è praticabile o no ». Ravvi poi ancora una osservazione da fare a questo r.,roposito. Se è vero che nessuna carta geolog ica, :;ia pur la più bella, potrà tener luogo di una ricognizion e (sempre quando si possa farla), « e « che più delle divinazioni del geologo varranno le informazioni di « un soldato alpino, quando si Lratti di riferire sulla praticabilità di « un passo, cli una china, » non è men vero che le divinazioni del geologo saranno sempre qualche cosa meglio di una ricogn izione manca.La e.delle divinazioni che, nella impossibilità di mandare un soldato alpino in terreno lontano o nemico, dovrà fare chi, senza il concorso della geologia, non al'l'à a sua disposizione che le carte ordinarie, magari a picòola scala. In massima però, quando si tratti di un dettaglio topografico, ammetto il poco valore delle divinazioni geologiche, la cui importanza invece lJ.ffermonuovamente per lo studio dei caratteri del suolo entro limiti più estesi e co&i viste più complesse. Entro.questi limiti e con questi scopi, come guida per ricognizioni da fa rsi, per intuire l'analogia dei.c.aratteri di estese zone di terreno, come utile complemento ai dati forniti dalle carte di altra specie, e
in particolare, quando' non sia possibile fare affatto o con sufficiente tempo e cura le ncognizioni del terreno, saranno di grande aiuto ·1e cognizioni geologiche; e ciò senza che vi sia hisogno di far vana pornpa di esse o di parlare 1.in lingua,ggio non cornpreiis,ibile dai più. L'ufficiale che ha. un incarico cosi importante, quale è · quello dello studio del terreno, deve porre a profitto le sue cognizioni, nor: per vana · pompa, ma col solo scopo di bene adempire la su'a missi ohe. 'Egli è il primo giudice dei mezzi più opportuni per conseguire questo scopo; a lui dunque la scelta di essi, qualunque possa ·essere l'opinione che altri nutra sul loro valore; purchè sappia raggiungere i volu ti·risultati . Circa poi alla possibilità di totali o parziali ricognizioni di un teatro di guerra od anche solo d'operazioni, gioverà ricordare: che esse richiedono molto tempo e molti mezii , che nou sono sempre possibili in paese straniero, e che molti anni devono ancora passare, prima che ad onta dei molti mezzi destinativi, si possa dire completamente conosciuto lo stesso nostro territorio nazionale. Molti invero hanno scritto sulla geografia d'Italia, molli hànno' descritto la praticabjlità del nostro'A:pennino, e vi hanno ideato sistemi di difesa, senza rilevare, quali differenze esistessèro fra le 'varie 1sue parti; differenze sensibilissime, che, mi occorre dirlo, la geologia avrebbe a colpo d'occhio rivelato . E che la geologia 'si presti a stabilire con pochi e facili tratti, senza ingolfarsi in un mare di descrizioni 'e di distinzioni, i caratteri delle, diverse regioni, lo provano i molti, che pur rifiutando di accordade importanza, si valgono di cognjzioni e nomenclature 'ad ~ssa attinte, per car-atterizzàre con concisione le Alpi dolomitiche, i terrazzi, gli anfiteatri morenici, ecc. certi di esser capiti dagli intelligenti lettori. E si pnò dire che la geologia abbia pur servito in gran pàrte di guida al Perru.cchetti, oltre che in questo, anche nella classificazione che egli fa, nel suo libro qui considerato, dei teiTeni, montuosi, collinosi e piani, e specialmente nella suddivisione di questi ultim{ secondo caratteri, che altro non sono che il portato della natura geologica e l'effetto delle leggi meccaniche, che presiedettero alla distribuzione dei detriti frasportati dalle correnti. Su questo teina deilimi ti d'imporLanza della geologia nello studio geografico militare, non posso poi accordarmi in tutto col 'Perrucchetti nel limitare l'opinione del Niox, riportata ·dall'autore nella
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LA GEOLOGIA HO nota a pag.'120 e 121 del suo libro . A proposito poi dell'uso fatto dal Niox delle nozioni geologiche, .mi limiterò ad osservare, che il medesimo, descrivendo la geografia militare di estese re.gioni in numero di pagine relativamente ristretto, non poteva scendere a quelle applicazioni della geologia, alla conoscenza del terreno, che sono le più utili, cioè quelle del campo logistico e taUico; e che anche dal poco che ha esposto, egli non ha trallo alcuna de. duzione fo ordine nè alla geografia, nè alle condizioni militari delle -regioni descritte; così che si stenta a compr_endere l' utilità di una applicazione fatta in questi limiti, se pur tale qualifica può essere accordala a quelle citazioni di geologia . . 1
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V. Prima di por termine a questi appunti, mi sia permesso aggiungere qualche altra osservazione alla opinione espressa da taluno: che l'utilità del sussidio della geologia non può essere estesa che a pochi, in causa delle molte cognizioni scientifiche ché rir,hiede" e della congerie di termini propri di quelle scienze e non compresi · dalla comune dei lettori. Ravvi in queste asserzioni qualche cosa di vero, sebbene si esageri, come ho più volte e specialmente nel mio lavoro cercalo di dimostrare. l'estensione e la profondità delle cognizioni scientifiche . ' necessarie. La necessità di queste cognizioni può essere Jiìnitata a poche no- , zioni quali occorrt no per poter comprendere le leggi generali che regolano le trasformazioni della superficie del suolo ed i fenomeni meteorologici che vi hanno grande influenza. Quindi anche la qua· li fica di geologi, che con soverchia generosi Là si regala dagli oppositori (quasi per appannare quella di mili tare), non può essere accettata nè da me, nè da coloro, che pur valendosi delle cognizioni geologiche e dei lavori ·dei geologi, non possono affatto impancarsi fra questtt categoria di scienziati, nè vi pensano. Ridotte così a poca cosa queste cognizioni , si potrebbe egli am-
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metLere che un ufficiale colto, quale deve essere quello che aspira a far dei piani strategici, o che ne prepara il mat.eriale c~lle ricognizioni, nGn abbia nel suo repertorio di coltura la base scientifica che si richiede per la licenza liceale? E per la parte che nelle scuole ordinarie non si insegna, cioè per la geologia, si deve proprio credere che la difficoltà di acquistare le poche generali nozioni necessarie al nostro scopo, sia per questi ufficiali tanto grande , da dover far rinunciare al vantaggio che se ne può trarre? Perclìè_dunque s'insegna alla scuola di guerra la geologia, se essa si considera un fardello presso che inutile, e che ruba un tempo iiecessario ad insegnamenti più inrapporto coll'istruzione militare? Che se invece la geologia si crede utile, vi sarà proprio un gran danno ed un gran perditempo, o qualche insormontabi le difficoWt, a che s'insegni a tutti in quella scuola, ciò che ai pochi riesce utile e facile di apprendere? Se ciò si facesse, sarebbero d'un tratto elimin~ti gl i ostacoli che si allegano alla attuazione di un, metodo di studi geografici e topografici militari, che darebbe ufficiali adatti ad eseguire, èoi vantaggi offerti dalle conoscenze gi1ologiche, quelle ricognizioni e quegli studi preparMori, che il generale potrà utilizzare negli apprezzamenti del teatro di guerra sul quale progetta di operare. Quanto alla difficoltà d'intendersi nel linguaggio, ripeto ciò che ho già clello qui e nel mio lavoro citato, che cioè, una parte sola di questa nomenclatura interessa le cognizioni necessarie alla comprensione delle carte e monografie geologiche; e questa sarà faci lmente imparata dalla classe di ufficiali che ora ho detto, come impara i vocaboli speciali dei vari rami delle scienze militari, che non son pochi nè facili. Riferendomi poi alla gran massa dei lettori, starei per dire, che essi non devono accorgersi nemmeno che le descrizioni loro ammannite provengono in parte da speciali cognizioni geologiche, perchè esse potranno essere fatte nel linguagiio comune. Che se . qualcuno non sarà in caso di capire neppure che differenza passa fra una roccia a struttura granitica, . un calcare, la sabbia e l'argilla e crederà troppo difficile O' troppo faticoso l'acquistare queste cognizioni, mi ra%egnerò volontieri ad avere il suo voto contrario.
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E còn ciò chiudo, e ·mi par tempo, le osservazioni, alle quali il libro del lenente colonnello Perrucchetti mi ha offerto occasione, sulle obbiezioni mosse da lui e da altri alla utilità ed importanza della geaH>gia·:nello studio militare del terreno; soddisfatto se sarò riusèito a 6niettere la questione nei suoi veri termini; togliendola ·c1a1 campo:delte esagerazioni e dei preconcetti: pronto sempre aricredermi per mia parte in quelle cose, in cui mi si userà la cortesia di provarmi che ho errato.
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LEVA SU1 GIOVANI NAT1 NELL'AN NO 1862 E
DELLE VICENDE DEL R. ESERCITO RI'VA PALAZZI
dal 1° ottob re 188! al 30 settembre 1883
.J'enmite colonnello. Relazione del tenente generale FE0E111co TorrnE a S. E. il ~linist.ro della guerra
I volumi del generale Torre, che ormai hanno toccato il numero di 20, costituiscono un tesoro per coloro che vogliono studiare a fondo le condizioni dell'esercito nostro e lo sviluppo successivo delle forze d'Italia. Quelle cifre, cosi maestrevolmente e chiaramente distribuite e raccolte in tavole e specchi, rispondono con matem11tica eloquenza ad un'infinità di quisiti e porgono sicuro ammaestramento così all'uomo politico che scruta la missione e gli effetti d.ell' esercito nalla società · attuale, come al militare che studia con amore e perseveranza i progre~si e le riforme negli ordinamenti di guerra. E una miniera preziosa di notizie statistiche comparate che ci fanno meglio conoscere le varie regioni del nostro paese rispetto a salubrità, a ' coltura, a moralità; che ci dimostrano con dati indiscutibili l'influenza degli ordini militari nell'unificazione e nei progressi morali della patria; che narrano colla precisione delle cifre la storia della nostra gioventù, la quale ormai in grandissima parte passa per la scuola delle armi; che sollevano il lembo del vel0 coprente alcune palpitanti quistioni sociali. L'interesse aumenta mano mano che si allargano e progrediscono gli ordini militari, mano mano che cresce il bisogno .µi ricerche ~iu ampie e profonde, di parnlelli con altre truppe e con altre popolazioni. ANNO XXIX, VOL. li.
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DELLA LE VA SUI GIOVANI NATI NELL1ANNO
1862
Nessun esercito ha annualmente una relazione così completa della situazione e delle vicende sue; nessuna amministrazione dello Stato porta come l'amministrazione della guerra così largo t.ributo alla stati.;tica, a questa scienza sociale che da poco uscita dall'infanzia, sorge di già maestra ai legislatori ed ai governi. Ond'è che troviamo le cifre del generale Torre sempre citate come schiarimenti, come prove e come indizi nelle discussioni militari e sociali. Ond'è che vi apprendiamo le conseguenze delle successive riforme nelle ieggi , nei regolamenti, nelle disposizioni che mirano a darci le salde istituzioni militari, le quali istituzioni formano la base della forza, della sicurezza e della dignità nazionale. Ond'è che i volumi del generale Torre hanno contribuito a sgombrare la mente di molti errori e di molti pregiudizi, ad impedire che errori e pregi udizi s'infiltrassero nell'esercito e nella nazione, a mostrare la via che deve condurci alla meta, a rischiararci nel lungo e diffi cile cammino percorso nella costituzione delle forze militari nazionali ; in una parola hanno contribuito, più di quello che si crede, all'ordinamento .dell'esercito italiano. Trattandosi di un'opera già tanto favorevolmente conosciuta in Italia ed all'estero non ci occorrono altre parole a dimostrarne la ìmportanza e l'utilità. Ci limiteremo quindi a ricavarn~ il più sollecitamente possibile,. e secondo l'abitudine degli anni decorsi, le principali notizie statistiche che valgono a dare un'idea abbastanza chiara, dello sviluppo dei J;l.Ostri ordinamenti militari e delJe condizioni fisiche ed i11tellettna1i del nostr.o paese.
E DEI.LE VICENDE DEL R. ESERCITO
Esercito permanente.
·~4:6,804: Reggimenti di fanteria 262.,626 Distretti militari . •19,897 Reggimenti alpini 4:·1,850 Bersaglieri . 36,726 -Cavalleria 76,·19·1 Artiglieria . 18,2.38 Genio . 20,859 ·Carabinieri reali 3,284: S<mole militari e reparti d'istruzione 4-,3H\ Compagnie di sanità 659 -Corpo invalidi e veterani . 257 D.epositi. dei cavalli stallon~ 1,2.78 .f.ompagnie di disciplina 358 Uomini di governo . 4-42 Stab_1l_1m~nt1 Compagnie carcerati. 382 ~Ilitar,i Compagnie reclusi . 7,1,6 d I pena Nei reclusori . . . Ufficiali in servizio attivo, disponibilità o in 12,9H aspetta ti va . 2,939 Ufficiali di complemento
. ·i
I. . Milizi a mobile.
(}li uomitti d,escritti nei ruoli militari dell 1esercito permanente e della wilizia mobile al · 30 settembre 1883 -erano 1,092.,0',15
cioè 750,765 . dell'esA-rcito permanente e 34:1 ,250 della mili1:ia mobile.
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Fanteria di linea e bersaglieri Reggimenti alpini Artiglieria . Genio Carabinieri reali Compagnie di sanità Ufficiali . Ufficiali di complemento
3-10,674 3,561 2.0,026 3,376 60 ·1,537 1,-i06 9·10
750 ,765
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DELLA LEYA SUI GIOVANI NATI NELL'AN~O
1$6'2
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E DEI.LE VICENDE DEL R. BSERCITO
Se a questi ,1,092,015 si aggiungono i 1533 uffkiali nella posizione di servizio ausiliario, i ,~7~.2. ufficiali della milizia territoriale, i 37,i-8 uffìciali di riserva ed 1,0 17,2.,12 di militi territoriali . si avevano
Di tutti questi militari la specie d'arruolamento era In seguente :
ESERC IT O
l\llLIZIA
permanente
mobile
2., '119, 2.50 uomini .
-
In complesso si nota un aumento di ,133, 63 1 uomini di fronte alla forza dell'anno precedente alla stessa data del 30 settembre, e questo aumento è comune cosi all'esercito ·permanente corne idio duo milizie mobile e territoriale. Difatti l'esercito permanente conta 35,807 uomini, la milizia mobile 9,U8 e In territoriale 87,H6 di più dell'anno nvnnti, e tutte le categorie di ufficiali, ad eccezione di quelli · di milizia mobile, sono in aumento. - Cosi si hanno in più 5·12. ufficiali in servizio attivo, 208 di complemento all'esercìto permanente e 411 alla milizia mobile, 325 nelln posizione di servizio ausiliario, 806 di milizia territoriale e 99 di riserva. Gli uomini sotto Je armi al 30 s·ettembre 1883 erano 170,500, compresi 20,859 carabinieri, e così oltre 8,000 di più dell'anno precedente. · · Quelli ascritti dall'esercito permanente erano per grado cosi divisi. 1
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E~orcito
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Sottilflìcia li
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Caporali
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Quota
11ercentoato
700 ,025
9'"::>,,.o ')'"
335,8·14-
98,99
15,867
2,16
,1,,1rn
0,33
Volontar\ di un anno
1,309
0,48
Volontari che già fecero l'anno di $er\'IZJO
/i ,2115
0,57
Volon tari che ouennero di ritardare l'anno di servizio
1,860
o,-v ')"'
-
-
Studenti nuiversitari che octennero di ritardare il scrvizio
938
0,13
-
-
Inscritli di lc\'a Volontari ordinari
1
'
.Surrogati ordinari.
18
Surrogati di fratello
-
-
1,99 1 1
-
0,59
17
0,0·1
2.9·1
0,09
1
1
1,396
0,19
Raffermati senza premio per un anno
1,304
0,-18
-
-
6,938
0,94-
-
-
2·1,033
4, ,i-92.
, 25,525
71,289
2.9,084
106,373
Raffermati con premio per tre anni
636,590
305,658
9,i2.,'.iM8
Servizio sedentario
715
0,1 O
-
-
73,~.9·12
339,234
1,074,H6
Estranei aIl 'esercito
322.
0,0.J.
-
-
Scambi di numero
I
\,
O)
Quota
r ra i soldaU sono comprcsi i carabiniori semplici.
. I
-
-
6
-
Ecco gli elementi che rappresentano la forza complessiva ·dell'esercito permanente e della milizia mobile:
l48
DELLA LEVA SUI GIOVANI NATI NELL'ANNO
Esercito
Milizia
permanente
mobile
f
H-3 ,005
Classi, di 1a cate~oria con Sotto le armi · · , fe1ma tempoianea I n conge · do .111 1m1tato. ..
32.i,372 '17,i.,887
Classi di 2• categoria m congedo illimitato
2,i.0,04-0 ·164-,3 i-1° 25,0·15
Uomini con ferma sospesa (stabilimenti militari di pena) . . . . . . . . . . .
·I ,570
Uomini senza 1 mite cli ferma (Veterani)
TEMPO
9·10
Ed ecco la proporzione per cento dell'età dei singoli militari:
I
I
Esercito
Mi I iz i a
'- ~permanente
Maggiori di 18 anni e minori di 21
marsi un'idea dell'istruzione militare, la qnale va migliornndo, specie per le trnppe di complemento dell'esercito permanente che dànno .solo i! ,1.5,95 per cento di militari privi d'ogni istruzione, mentre due anm prima la proporzione era del ·I ·1,56 e l'anno scorso del 59,87 per cento.
.passato sotto le armi
Complcmento dell'esercito permanente permanente (2• categori,t) Esercito
Complemento Milizia . della milizia mobile mobile (2" categoria)
1
Uomini con ferma permanente cli 8 anni sotto le armi . . . . . . . . . . .
Minori di ann i -18 .
H9
E DELLE VICENDE DE L R. ESERCITO
1862
mobìlo
0,.05
4,93
0,01
Dai 2·1 ai 25 anni.
63,87
2,15, ,
Dai 25 a1 30 anni .
32.,95
6·1,60,
Dai 30 ai 40 anni. ·
1,0·1
36,24-
Oltre i ,!,O anni .
0,,19
. Nel seguente specchio è accennato mediante proporzioni pe~centuali 11 tempo passato sotto le armi da tutti gli uomini attm,lmente ascritti, all'esercito permanente ' e alla milizia mobile, e da esso è facile for-
Punto Non oltre due mesi per la semplice istruzione D~e m~si per 111 semplice 1struztone Da ·1 giorno a 6 mesi Da 6 mesi ad •I anno Da ·1 a 2. anni )) 2 a 3 )) )) .. . ·· 3 a ,I, )) )) 4 a 5 » )) 5 a 6 )) )) 5 a 7 )) )) 7 a 8 » )) 8 a 9 )) 9 a 40 )) » 10 aH )) » 11 a ·12 )) » ,l'.z a ·13 » )) 13 aH. » »H a 15 )) )) 15 a 2.Ò )) » 20 a 2.5 )) Più di 2.5 )) ))
,1.5,95
1,;l'I
-
-
0,1i.i H, •13 H,68 59,08 ·1,89 ,'l.,35 0,70 0,59 0, 57 0,33 0,3·1 0,37 0,:20 0, •15 0, 11 0,07 0,25 0,,13 1 1
o,,,a
53,97 0,08
-
-
\
-
56,68
-
·1,2.8 -
8,/i-9 0,1 O 0,68 90,30 0,03
O,H
--
-
-
-
-
-
-
-
0,2.5 0,04-
-
-
-
4-2,04,
-
-
-
-
' La forza al 30 settembre 1883 della milizi,, territoriala risultava di 1,0·17,2.12., cioè: sottufficiali ·13, 985, caporali 43,859, soldati 959,368. Essi provenivano: Dall'esercito permanente direttamente dopo compiuta la ferma tem·poranea di anni ,12 (uomini appartenenti alle compagnie operai da costa d'artigli·eria, alle compagnie del treno ed alle compagnie di
120
l)J.:LJ,A LEVA SUI GIOVANI NATI NB LL'ANNO
1862
, snni tà) nonchè quelli di cavalleria delle classi 18i6, ,1847, 1848, ,18,rn, ·1850, 18iH, ·1852 e ,f853 Dall'esercito permanente dopo compiuta la ferma pennnnente (sottuflicial i, carabinieri assoldati, rinssol dati, raffermati) . · . . . . Dalla milizia mobile al termine. della ferma tcmpora-nea (uomini delle classi 1845, ·1846, ,1846, •1848, 1849 e 11850) . Dalla mil izia mobile (uomini di 2• categoria delle classi ,1846, 1847, 18,i8, ,f8 ,i 9, 1850, ,185·1 e 1852) . . . Dalla leva sulle classi 1855, ,1856, ,f857, ,1858, ·1859, 1860, 186,f e 11862. (uomini assegnati alla 3n categoria in virtù . degli arl icoli 86, 87 e 88 della legge): · Dall'esercito permanente e dalla milizia . mobile (uomini della ·1 • e 2• categoria passati al111 3a in virtt't deO'lì ar0 ticoli 95 e 96 della legge) · 1
1
E DELLE VICENDE DEL I\, ESERCITO
28,907
I'"' 3"3 u,
, f ,;
187,887 288, •165
1
1174,576
20,32.,1, 1,017,2·12
II. Gli in5critti sulle liste d'estrazione del la classe 11862 erano 3,10,596, cioè ,f2,880 più che la precedente classe .. L'esito dell'esame di essi fu il seguente: Cancellati dalle liste Riformati . Rim11ndati alla prossima leva Dichiarati renitenti . Computati nel contingente di ,1a c11tegoria Assegnati alla ~· categoria . )) . allit 31J. ))
~.693 cioè 52,246 67,il37 »· 8,996 · » · 74,257 )) 28;289 » . 76,03·1 ))
))
310,M9
Deducendosi i volontari di un anno · aspiranti al volontariato stesso, prosciolti bensì dall'Mruolamento ed assegnati alla 3n categoria, ma computati in •In .
1
53
Rimangono gl'inscritti nelle liste d'estrazione 310,596
·1,19 per cento 16,82 » )) 2·1,6·1 2,90 » )) 23,91 9,11 » 2,t ,48 »
100,02
0,02
La proporzione dei riformati è assai minore della leva prec~de~1,te nella quale ascese al 27,80 per cento, cioè_ ali' ·I1 per cento d_i p1_u. Ciò è dovuto per una parte (5 per ¼) al sistema del secondo rmv10 , di recente introdotto nella UC1Stra legge sul reclµtamento . Per un'altra parte ai cambiamenti arrecati in taluni. a_rtico(i_ dei preesis.tenti e!enchi B e C delle infermità esimenti dal serv1z10 nnlttare, cambiamenti sanciti col Regio Decreto del ~H- settembre ,1882 specialme~te r(spetto alla periferia toracica degli in5critti. Prima d'orn sebbene il pemnetro toracico nelle persone ben conformate cresca generalmente col crescere delfa statu.ra, in modo da conservarsi con questa in certi rapporti, tuttavia avviene che quando la siatnra si eleva molto al disopra della mezzana, il rapporto del perimetro toracico è alquanto minore che no.o or.Ile stature. più basse, senza che perciò si avverta una notevole cltminuzione nella robu:;1.ezzn . Ora, invece, st!.lhilito il minino del perimetro · toracico a c:,entimetri 80 per le stature che raggiu ngono o superano metri 1,56, ma che non raggiungono metri ·1,62, si richiede per ogni due centimetri di aumento di statura nn mezzo centimetro di più nella periferia toracicn, fermo rinrnnendo che coloro i qMli ab.biano 5 centimetri di delìcienz11 nel detto perime1.1·0, debbano essere senz'altro riformati e che debbano essere rinviati ad altra leva coloro, la cni deficienza toracica v,,rii da 2 a ;j centimetri. Dei riform11ti cli cui sopra, il 7,25 per cento lo fu µer mancanza di statura, mentre nella Jev:i precedente il numero dei riformati a tal titolo fu assai minore. - Com' è facile vedere, quasi la metà dei riformati lo fn per difetto rii statura, sicchè deve riconoscersi ben fondata l'innovazione portatll dalla legge 8 luglio ,1883, la quale è andata in vi11ore con la successiva leva sulla classe ,1863, testè ultimata, l' inno;a7.ione cioè di ridurre da m· ·1 ,56 a m. ,1,55 la statura minima voluta pe1· l'idonei tlt. U maggior numero cli riforme si veri6 cù, secondo il comru_to, p~r ernie (7,76 pèr cento su l numero dei rifornrnti), deficienza d1 penmetro· toracico in rapporto :il la staturn (7,39), i gozzi (3,08), le alterazioni organiche dell'occhio (3,08), la debolezza di coslitnzione (2, 7,1), la cattiva costituzione del ca.sto toracico (2,00) . Il maggior numero di riforme si ebbe nelle provincie di Sondri~, Catanzaro, Bergamo, Reggio Ca labri,1, Cagli,:n·i Caltanissetta, Sassari, Cuneo, Catania e Benevento. Quel le che diedero il minor numero furono Rovi110 Verona Ferrara, Arezzo, Lucca, Vicenza, Udine, ç) Massa e Carrara, Pesaro e Urbino e :Modena. t
100,00
'
'
DELLA LEVA SUI GIOVANI NATI NELT;ANNO
1862
Di tutti gli uomini di •1a, di 2a e di 3a categoria, . 89,4-03 cioè 50,08 per cento sa1)evano leggere e scrivere sapevano soltanto leggere . 5, 02,~ » 2,8·1 » » non sapevnno nè leggere nè scrivere . . 8!~,097 » 47,H Il migliornmento nel grado d'istruzione letteraria è sempre lentissimo, benchè costnnte. Difatti lo scorso unno la proporzione di coloro che sap,wnno leggere e scrivere ascese al 4-9,89 per cento, mentre in una delle prime leve fot.te dopo l'unità d'I talia, quella sui unti nel 184-3, la proporzione di coloro che ;;ape,•ano leggere e scrivere era solo del 29,59 per cento. Le provincie che ebbero un · maggior numero di renitenti furono Napoli, Genova, Messina, Cosenza , Salerno, Poteuzil, Livorno, Belluno, Massa e Cam,ra e Palermo, éd il minor humero si veri fic(> nelle provi ncie di Ferrara, Ravenqa, Firenze, Pesaro e Urbino, Siena, Bologna, Pado.va, Pisa, 'Brescia e Forlì. N(lu vi furono renitenti nei ci rcondari cli Alghero, Cento, Comacch io, Faenza, Lanus~i, Lodi, Rocca S. Casciano e Volterra . Se dai 74-,257 inscritti di ,1• ca tegoria, si detraggono tutti quelli che già si tl'ovavano sotto le armi perchè volontari di un anno, od· ordinari, quelli in carcere, i mol'Li dopo l'arruolamento, i dise~to1:ì, gli all ievi negli istituti mi litari, gli uaìciali, ccc. risulterà che gli assegnati e diretti ai vari corpi del R. esercìto ascendevano a 66,675 uomini . La loro assegnazione fu di 37,276 ai rcggìmenti cli fanteria, ·1072. ai granatieri, 333·1 agli alpini , 476,t ai bersaglieri, 5672. nlla cavalleria, 6650 all'artiglieria cfa ca mpagnn, 2,i-2.9 a quella da fortezza, 2292. ·al genio, '1888 ai carabinieri reali, Hl ai reparti d' istruzione, il rimanente alle co mpagnie di sanità, alle sezioni panattieri e ad altri servizi. <li versi.
III. Gli arruolamenti volontari ordinari ed i passaggi per libera elezione dalla :za e 3a alla •I• categoria dal ·l O ottobre 1882 al 30 settembre ·1883 furono 2707, superando di circa 500 quelli dell'anno precedente. - Di essi, 1558 avvennero nei reparti cl'istrnzione, ciò che dà bene a sperare pei reclutamenti avvenire dei sottufficiali .
E DELLE VICENDE DEL R. ESERCITO
123
La ~ 8· ammissione dei volontari di un anno, che si chiuse il 31 ,uglio 1883, fu più scarsa di quella antecedente, _essendo ascesa_complessivamente a ·613 giovani, dei qua~ i 355 pe~ rntraprenclere 1l_se~vizio il ,1° novembre. p. p. e 258 per ritardarlo srno al 26° anno cli eta . ·Anche il numero dei premuniti fu più scarso, ascendendo a 623, mentre l'anno avanti fu di 78·1 . Passando a discorrere dei reparti d'istruzione, troviamo che i giovani i quali nell'anno ·1883 portarono a termine il loro corso d'istru~ zione furono 703, dei quali 665 superarono l'e,,ame e furono promoss~ sergenti, 38 per non averlo superato passarono ai corpi col grado d1 caporale. I 665 furono così qualificati: Ottimi . Buoni . . Mediocri
2•1O 387 68
J,a differenza con l'anno precedente così pel numero come pei risultati è tanto minima che non vale la pena di rilevarla. Le rafferme con premio concesse nel •I 883 furono 2458, cioè 8·15 in più dell'anno precedente, per cui il numero delle rafferme accordate dalla loro istituzione al 30 settembre ·1883 ascese a •17,363. I risultati delle chiamate all'istruzipne furono meno buoni dell'anno precedente per quanto riguarda le •le e 3e categorie, senza che se ne possa comprendere la ragione. Inyece furono migliori per quanto riguarda le ~e categorie poièhè evidentemente oramai è entrata nelle abitudiui delle popolnzioni la chiamata periodica e successiva delle 2,e categorie stesse, e d'altra parte si tratta di giovani quasi tutti presenti nel Regno perchè da poco tempo visitati dai consigli di leva . Ecco intanto le. proporiioni relative alle dette chiamate:
E DEl,LE VICENDE DEL R. ESERCITO
DELLA LEVA SU I GIO VANI NATI NBLL1 ANNO ,j 862
·oo ....
PHOPO!lZlOf\E PIUlCENTUAJ.1~
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·-~
CLASSI E CATEGORIE
o·~~ ~ o~
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1a cat.cgoria, classe 1857 e alpini ,1858
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o
·~·§
lii
:~ ~E e
;;;
""
4-7,2/1-6
7,93
2,60
-
8 \.,03
5,44
d'artiglieria e genio
,f 3,278
3,96
3,62
-
85,05
5,37
categoria, classe ·186:2. (1 • parte per tre mesi) .
2·1,61,3
3,69
5,01
,f ,09 88,28
1
9,250
3,2-9
1,98
0,9'1 90,65
3, 17
1
-la categoria, classe 1856 di cava lleria e classe 1857 1
a
2a categoria, dasse 1862 (2a
-
1 ,93
1
parte per un mé'se)
1
.3• categoria dei nati negli anni ,1sr~9 e ,1850 c,ia categoria) dei nati nel ,1.81:>'I e 1852 (2• cat.egorin) dei nati nel ·18G2 (3• cale-
go rin), nonchè i so tufficia]i nati dopo il ·1850 . ·12,3 18 1
:
5,55
8,62
-
rono 830, cifra anche qnest' anno minore di quella dell'anno precedente. I militari che io segnito a rassegna di rimando vennero congedati furono 3-173 (cioè ,100.0 di meno dell'anno avan ti), dei quali . 1793 reclute, 8 a reclute della precedente leva che raggiunsero un anno dopo le bandiere e 566 uomini di 2a categoria. Di questi milìtari soli ~6 figurano p1~r malattie incontrate nel servizio. Le principali cause di riform11 furouo · la tubercolosi polmonare e altre alterazioni organiche ddl'apparalò respiratorio, le ernie viscerali, i vizi organici del cuore, le cachessie, ecc. La mortalità dei militari sotto le armi ascese in quest'anno a 218'2, · cifra superiore di 2.85 uomini di quellà dell'anno precedente. Di essi morirono per cause di servizio ,f 9, dei quali otto appartenevano ·al-l'arma dei carabinieri rea li, 87 $uicidi, di cui -17 nell'arma stess:i. Tutte le armi 'hanno fornito contingente al suici'dio, la di cui proporzione per mille sull a forza media dei militari sotto le armi è la seguente:
G9, ,rn ,f 6,34-
Ci riportiamo del · resto alle riflessioni fotte in proposito lo scorso anno a pag. 5:2.-1, e 5'.25 della dispensa vr - gi ugoo, ,t883. Nei vat'Ì gradi della truppa avvennero H,2:32 promoz;oui; 34-6 sospensioni e· ·1,1 H, . retrocessioni . Le principali mancanze che motivarono Ja retrocessione dei sotto ufficiali fnronò: la cattiva condotta abi tuale,· le infrazioni alla discip_lina,. i de~iti con inferiori, _il furto, la prevaricazione e l'approprìa:z1one mdeb1ta, le mancanze m servizio. Furono 970 militari che nel corso dell'anno passarono nelle compagnie di disciplina, dei quali 470 dopo avere espiata una condanna per furto. Mia reclusione, alle compagnie reclusi e carcèrati furono mandati 159,i. uomini, fra i qual i ve ne erano 118 per reato di diserzione, 2-75 per furto, 2.83 per insubordinazione. I mi litar} disertati, compresi fra questi anche le reclute della classe ol 862. che non risposero alla chiamata senza giustificato motivo, fu-
Scuole militari Corpo invalidi e veterani Carabinieri reali . , Compagnie di sanità . Reggimenti di fanteria Distretti militari BersBglieri Alpini Artiglieria Compagnie di disciplina e stabilimenti di pena Cavalleria .
1,5,i. ,f ,U
I
0,83 0,68 0,4-4 O,U 0,31 0,2.8 0,28 0,23 0,20
Complessivamente il numero dei morti sta alla media della forza sotto le armi nella r,roporzione dell',J ·1,26 per cento, superiore di molto a quello .dei due anni precedenti. L~ proporzione della mortalità nelle varie armi è rappresentata dalle medie seguenti : Reggimenti di fanteria Distretti militari .., . Reggimenti alpini Bersaglieri
·12,il,5 per mille ·I 0,79 )> 7,96 » ,f '2, ,i ù »
126
DELLA LEVA SU! GIOVANI NA'l'I NELJ}ANNO
Cavalleria Artiglieria Genio. C11rabinieri reali Scuole militari . Compagnie di sanità: Corpo invalidi e veterani Depositi dei cavalli stalloni Compagnie di disciplina e stabiJimenti militari di pena
1862,
ECC.
9, 96 pe,r mille )) 12,33 12,09 » 7,12 » )) 5,56 ·15,59
»
3,i-,63 8,13
))
9,62.
RIVISTA ESTERA
» ))
IL REGOLAMENTO PER IL SERVIZIO INTERNO
Nel porre termine al rendiconto sommario dell'ultimo capitolo della diligentissima relazione, anche noi coll'egregio autore auguriamo che esso « non sia pascolo a vuota curiosità, sibbene che i molteplici dati «· con tanta cura in esso raccolti servano a, studi seri e proficui al be« nessere del nostro esercito ».
DELLA FANTERIA FRANCESE
I
Con decreto del 2.8 dicembre u. s. venne· approvato dal Presidente della Rr,pubblica francese un nuo·vo mgolamento per il servizio interno della fanteria (1) in sostituzione di quello del 1833, il quale, come disse il ministro della guerra, più non era in armonia con l'ordinamento, il reclutamento, il servizio, l'istruzione e l'amministrazione interna. Il rego]:)ln,ento è diviso in quattro titoli , dei quali il P.rimo tratta delle funzioni inerenti a ciascun grndo od impiego, il secondo dei doveri generali comuni ai diversi gradi ed impieghi, il terzo delle marcie nelrinterno, ed il qna.rto infine dei doveri degli . ufficiali generali rispetto al nuovo. regolamento. « La disciplina costituendo la forza principale degli eserciti, è ne• cessario che ogni superiore ottenga dai suoi subordinati un'ubbic dienza completa ed una costante sottomissione; che gli ordini sieno « eseguiti letteralmente, senza esitazione nè mormorio; l':iutorità che « li emana ne è responsabile, e il redamare non è concesso all'inc. feriore che dopo aver ubbidito • . • Se l'interesse del servizio richiede che la . disciplina sia ;;alda, (i) Cono stesso decreto venne pure approvato il regolamento per il servizio interno della cavalleria e quello per l'artigliéria e treno, i cruali clifferiscono da questo solo nelle Partì che riguardano il servizio speciale di dette armi. In essi, oltre alle norme Per il servizio interno, si contengono anello quelle riguardanti la parte disciplinare e la (Oncessione delle licenze.
RIVISTA
ESTERA
• richiede nel tempo stesso che essa sia paterna. Ogni atto di rigo« rismo che non è necessario, ogni punizione che non è stahi lita « dal reaolamento o che è dettata dà un altro sentimento che 11011 « sia quello del dovere; ogn i atto, ogni gesto, ogni proposito oltrag" giante d'un superiore verso il sno_subordinato, è severamente proi" bit(). I membri della gerarchia mil itare, qua lunque sia il loro grado, « devono trattare l loro inferiori con bontà, essere per essi guide • benevoli, ed avere verso di essi quell'interesse e quei riguardi che • sono dovuti ad nomini, il cui valore e devozione procurano a loro • successi e preparano la loro gloria •. Il regolamento stabilisce quindi che gli ufficiali, funzionari ed agenti dell'esercito atti~'O hanno, nel comando, la precedenza su quelli della riserva e della milizia territoriale di grado uguale; che gli ufficiali a riposo, conservano per tale riguardo gli stessi diritti, che loro spettavano :il momento del collocam.ento a i·iposo, sugl i ufficial i dell'eserci~o attivo, se sono inscritti nella riserva di detto esercito, e sui sc,li ufficiali ~lella milizia territoriale, se appartengono a questn, ed infine che gli ufficiali di rii;erva e della milizia territoriale, che non hanno servito nell'esercito attivo, non possono in nessun caso esercitare le funzioni di capo di . corpo o di servizio o di comandante di deposito. e)
•
'
I. FUNZIONI INERENTf A CIASC UN GRADO OD IMl'Jl..:GO
Colonnello. - Al colonuello è affichtn la direzione di tutti · i rami di servizio nelÌ'interno del suo reggimento; deve peraltro limitarsi ad emanare gli ordini, l11sciando ai suoi subordinati le norme particolari per l'esecuzioneciei medesimi . .L'opern sua si deve far sentire per mezzo di un impulso regola tore e non con un'azione immed iata . Egli non deve perdere mai di vista l'eventua lità d'una mobilitazione improvvisa; vigila co::.tantemente a prepararla e non trascura alcuna cosa per assicurarne l'ordine e la rapidità . E~ge che gli nffìciali conosr,ano tutti i particolari delle loro attribuzioni in siffatta èircostanza, e si assicura di frec1uen te dell'e~istenza e delle buone condizioni del materiale. Tiene assiduamente la sua attenzione rivolta allo stato mora·le dei dipendenti e si adopern per svì luppare in essi 1 sentimenti del dovere, dell'onore e della devozione alla patria.
Ogni giorno informa il comandante della brigata dei fatti principali avvenuti nel reggimento, inviandogli un rapporto, il cui modello è quasi simile alla nostra Situazione graduale n1.tmerica (1). Al colonnello spettano le promozioni nei diversi gradi ed impieghi di trup.pa; però quando un battaglione· è distacccato in altro corpo di armata queste sono fatte dal rispettivo comandante, come pure allorquando il colonnello si trova all'este:o con .una part~ del reggimento, le promozioni oradette, nella parte rimasta rn Francia, s.ono .fatte dal suo comandante, se ufficiale superiore, e dal generale eh briga ta, se ufficiale inferiore. Il colonnello emana per mezzo del tenente colonnello tutti gli ordini relativi al servizio, alla disciplina ed all'amministrazione, ed il regolamento prescrive che un ufficiale, ricevendo ordini direttamente dal colonnello, ne informi il suo superiore gerarchico . Il colonnello evita di dare disp~sizioni che possano interessare la responsabilità dei membri del consigl io d'amministrazione e, quando riconosce la convenienza di sospendere una deliberazione del consiglio stesso, deve riferirne al generale di brigata ed al sott'intendente mili'tare. Tenente colonnello. - Il tenente colonello non comanda alcun battaglione ed ha attribuzioni speciali inerenti all'andamento generale del servizio (2) . . . « Il tenente colonnello è l'intermediario abituai~ del colonnel lo in · « tutti i rami d~I servizio e lo sostituisce in caso di assenza_. " 'l'rasmeue gli ordini che riceve e vigila, perchè siano bene ese« guiti. Quando li ·red ige lui stesso, premette sempre che emanano « dal colonnello, affinchè nel servizio uno solo sia l'impulso. ,a È membro del consiglio _ di amministrazione. • Gli ufficiali dello stato maggiore gli dirigono tutte le domande « personali; gli ufficiali incaricati della direzione di un servizio spe<;-ciale gli dirigono pure le domande che essi formolano nell'interesse « di detto servizio. Da noi però viene spedita solamente ogni i5 giorni. . (2) Una circolal'e ministcl'iale dello scorso febbraio determina il posto del tenente colonnello nelle varie dislocazioni che può avere il reggimento. Il regolamento fissa solo che egli assuma il comando complessivo del deposito e del 4° battaglione ogniqualvolta, essendo uniti non si trovano nella stessa loc:1lilà del comando del reggimento. - In tal caso però' il comando diretto del 4° battaglione è sempre tenuto clal rispettivo maggiore. Non essendovi in Francia: l'a.i utante maggiore · in J.0 , vedremo che molto delle attribuzioni assegnate a questo. dal nostro regolamento sono disimpegnato dal tenente colonnello. {!)
ANNO XXIX, YOL. Il.
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• Il tenente colonnello bada ai particolari dell'istruzione e delle scuole reggimentali. « Egl i lw l'alta vigilanza sull' infermeria . «. Quando coman~a il deposito, presiede il consiglio di amm1mstra« z1one centra le e tiene d'occhio p:irticolarmente a tutto quanto in« teressa la mobi litnzione ». È inoltre prescriuo che, durante l'assenza del colonnello inform i questo d'ogni cosa per mezzo di un rapporto settimana le. ' Egli è poi incaricato delltl tenuta dei seguon ti re"istri: ·I O registro degli ordiui del reggimento; e 0 ; ~o s?ecchio di avanza mento al grado di capornle e sotturtì.ciale; 3° ~I giornale delle marcie e delle opernzioni; · 4° rl _registro delle conferenze reggimen tali faue ,1gli ufficial i ; 5° Glr specchi caratteristici degli ufficiali. Sul registro degli ordini del reggimento il tenente colonnello appone la firma ad ogui ordine e vigila perchè i rerristri de<>li ordini dei comaridi di hauaglione e delle compagnie sieno 1: nuti re<>~larmente 0 e sempre vistati dagli ufficiali . · Il registr.o _degli ordini è s_tabi lito al principio di ogni anno e vengono t~ascrii.tt .sul _nuovo registro tutti gli ordini dei general i ispettori ~ quelli altn che il colonnello crede opportuni. Dei registri . vecchi, que!l~ tenuto dal leuent.e colonnello è depositato nell'archi vio, tutti gl i · altn mvece sono abbruciati. Gli specchi caratteristici degli ufficiali sono conservati in una· cartella mu nita di serrntura, ed il tenen te colonnello è incarica to di scrivere ma no mano sui medesimi le punizioni, ed almeno due volte all'anno, in gennaio ed in luglio, le note rillettenti la condotta militare o privata, e l'istruzione degli ufficiali. Quando i! tenente colonnello si as.s.e~ta: consegua I~ canella al colonnello e quando ambedue questi ulf1ciah sono assenu, la cartella rimane in conse,.na, ma chiusa' al . • . e, maggiore più anziano. Lo specchio caratteristico del tenente colonnello è tenuto dal colonnello. Quando una parte del reggimeot.o è distaccata sotto gli ordini del teuent.e colonnello, questo tiene gli specchi caratteristici dei soli uffi ciali dipendenti e gli altri sono tenuti in corrente dal colonnello. I mnggi,,ri _comandanti di bauaglione di staccato trasmettono al ,1° gennaio e 4° luglio e comun icano al colonnello le punizioni e le note da inscriversi sugli specchi dei rispettivi ufficiaii. Il tenente CQ]onnello osserva i registri dei servizi da prestarsi dagli <(
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ufficiali e dai reparti del corpo. Firma pure mensilmente il registro dell'infermeri a. Allorquando il reggimento prende 1,i armi, il tenente colonnello ne assume il comando, lo conduce snl terreno e lo riaccompagna in quar1iere. Se lui è assente, questo incarico è disimpegnato dal maggiore più anziano. · Arrivando il reggimento in una nuova guarnigione, il tenente colonnello compi la un elenco degli alloggi occupati dagli ufficiali e lo consegna al colonnello, Egli vigila inol tre che gli ufficiali non alloggino troppo lontani dal pfaprio riparto ed abbiano alloggi convenienti. - Se un ufficiale cambia alloggio è in obbligo di darne notizia per mezzo della sitnazione-rapporLo. Gli ufficiali ammalati vengono notificati al tenente colonnello, al quale incombe di disporre perchè siano visitati dal medico . Allorchè i tre battaglioni attivi del reggimento sono cl ist,accati dal deposito e che questo è separato dal ,~0 battaglione (battaillon disponible), il tenente colonnello rimane coi primi; se que.:;to battaglione in1•ece si trova unito al depo:;ito, egli assume il comando superiore di detti re.parli. Infine, trovandosi il tenente colonnello assente per qualunque moti,o viene sostituito, nel servizio giornnliero, d:;I maggiore di settimana, rimanendo al colonnello l'alta vigilanza sulla infermeria. Maggiore ( I). - li maggiore comandante di bauaglione risponde direttamente al colonnello dell' istruzion e teorica e pratica dei suoi subordinati. Egli assiste a tutte le riunioni de.I batt:igliono, o di alcune compagnie di esso, por le istruzioni. Uno dei comandant.i dei battaglioni attivi (2) è membro <lei consiglio d'amministrazione; uno è presidente della commissione per il vitto della truppa, ed il terzo è incaricato della direzione generale di tuUe le esercitazioni corpornli. In taluni cn!-i però lo stesso maggiore può avere c.ontemporaneamcute più d'una di queste attribuzioni. Il comandante del battaglione passa ogn i trime~tre una rivist.:i alle proprio compngnie per osserl'nre come è tennto il. materiale d'ogni genere e come sono fatte le ri parazioni . Dell'esito fa relazione al tenente colonnello, il quale ne riferisce al colonnello. - Lo stesso avviene ogniqualvolta il maggiore pnssa una rivista per scopo :,mmi(Il Il rcgolamonto chiamn elle{ de balaillon il maggiore comandante di battaglione
e maJoi· il maggiore relatore. · .~2l. 11 battaglione clisponi bilo (&•) ò rtlrnsi sompro dist.accat.o dal reggimento, e per lo
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in
una piazza forte.
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ni strativo. La vigilanza sul rancio della truppa e sullo stato degl i oggetti di cucina è affidata al comandante del bauaglione, il quale verifica almeno due volte al mese i li bretti d'ordinario delle compagnie. Bada pure al cantiniere cd alla mensa dei suoi sottuffi ciali. Il regolamento enumera poscia tutte le attribuzioni '.del maggiore relatore, le quali sono nll'incirca quelle ste:;st:J fis~at(1 da l nostro regolnmento. Ha di più la direzione del servizio di accasermamento e casermaggio. Aiutante rnaggio1·e. - L'aiutante maggiore (capitnuo) coadiuva in tutto il proprio comandante di battaglione ctl è inc[lricato dell'istruzione teorico-pratica a righe chiuse dei sottufficiali e dei caporali. Tiene d'occhio In cantina e la mensa dei sottuffìciali, m.i rimane affatto r.stra.neo alla pnlizia ed all'amministrnzioue interna delle compagnie. Assente, viene sostituit-0 da un altro capitano, il quale rimane esente da qualu nque altro servizio, ma conservn il comando della propria com pagnia; solo in casi eccezionali può essere sostitui to da un tenente. Uffìcùili, contabili. - Il direttore dei co nti ( capita,ine trésorier), l'uffi ciale di massa (offìcierd'habillemen t) hanno le stesse attribuzioni che da noi. - Il primo ha a sua disposizione un subalterno ed il secondo due. Porta-band·iera. - È incaricalo dei particolari del servizio di accasermamento e casermaggio sotto la direzione del maggiore relatore, Si occupa inoltre del servizio dell'ill uminazione dei locali d'uso comune, nouchè di quello della lnvatura della biancheria di tutto il reggimenlò'. Medici,. - Io ogni reggimento trovasi un medico di ,J • classe (médec'in-major de Jrc classe), uno di 2• Glasse (medeoin-rnajor de _2de classe) ed un aiutante di ~ 0 classe (aide-major de {re classe). Il primo dirige ti scrv'izio sanitario del corpo sotto il controllo del colonnello, per ciò c.he interessa i! servizio in genere, e sotto controllo del medico ispettore poi corpo d'armat~, per quanto ri fl eue la parte tecnica e scientiGca. Per il servizio dell' infermeria e della sala di convale:... scenza ('I ) dipende dll'ettameute dal tenentu colonnello. I medici sono obbl igati a prestare le loro cure :i tutti i militari del reggimento ed alle loro fomiglie. Il medico ca po deve inoltr c visitare due volto per setlimana gl i ammalati del reggimento chi:! sono rico1
(I) In questa sala sono ricoverati per qualche giorno gli uscenti dagli ospcclali che r icevono uno speciale tr'àttamenLo di vitto.
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verati negli ospidali. Tuili o parte dei medici possono anche essere comandati a prestar servizio presso gli ospedali militari della guarniuione, non 'restando perciò dispensa ti dal servizio reggimentale. Essi fa~no conferenze sull'igiene agli ufficiali ed ai sottufficiali, e l'istruzione teorico-pratica ai porta. feriti ed :igli infermieri del corpo. Ulfic'iali di cornpagnfa. - I l corrrn ndante dell a compagnia è responsabile dell'istruzione, disciplina ed amministrazione della compagnia. Per quest'ultimo riguardo ha attribuzioni maggiori ,eh~ presso noi, poid1è qu ando nel reggimen to non è convocata la comm1ss1one speciale per il vitto della truppa, pensa egli a stipulare i conLratti per la provvista delle derrate. Egli è coadi uvato da un tenente, che ~i occupa specialmente della parte nm ministrnti va riguardante il ran cio, da un sottotenente, da un aiutante ('I), da un sergente maggiore (por la contabilità), da un furiere (sergente o caporale) e da un certo numero di sergenti o capo rali. In tempo di pace la comp:ignia è divisa in due plotoni ed ogni plotone consta di dne sezioni di due srprndre ciascuna . Il tenente comando il primo plotone eri il sottotenente il secondo; le sezioni sono comandate dai sergenti e le squadre dai caporali. Quando un plotone va d1stnccato portn seco l'aiutnute ed il furiere, e rimane così col capitano il ,solo sergente maggioro, Ufficiale d'approor,igionmnento. - Un ufficiale subnlterno per ogni reggimento è incnricato, sotto la direzione ciel cnpit:ino di mnsso , della conservazione e di stri bur.ione d1~i vi V'3ri di riserva tli 1• linea, quando sono dati in consegna al corpo: si occupa pure, senza cessare di for servizio :illa propria compagnia, del carreggio ed oggetti di bardatura pel trasporto di questi viveri . vraclllati di trnppa. - Ad ogni comando di battaglione e di compagnia ò assegn:ito un aiiita.nte ( adJtidant). Quello di battaglione ha autor.itit su quelli delle compagnie, coadinva !'a.intanto maggiore uell'istrnzione teorico pratico dei souuHìciali e capornli ed assiste al rapparto mattinale tenuto tlal colonnel lo, Qnello cl i com pagnia esercit:i una sorveglianza diretta e costante s.u tutti i sottn ffì ciali, caporsli e soldati della compagnia, àflìne di essere in grado cli dare agli ufficiali minute informazioni sulla cuntlott:i di ognuno dei suoi subordinati; assiste a tu tte le riunioni della com paguia cd è specialmente impie-
11) L'aiutante ò il primo dei sott,umciali o, corno vedremo, si occu11,L della parte diSciplinarc, mentre la patte co ntabile li disimpegnal:l dal foriero coadiuvato <11,I sergente maggiore, Vedremo in se•>u ito l',tiu t.anLo tli maggiorità ctisimpognare molto delle :1 t tribuzioni che dal nostr~ regolamento sono fissalo per l'aiutante maggiore in 2°,
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gat? n~ll'istruzione dei ti ratori di 3• classe e dell e reclute ritardatarie: e?li è 1n una p:irola l'intermediario immed iato e costante dcll'ufGciale d,. setti.mana per ciò che ~oncerne l'istruzione e la 1liscipÌina, e lo suppl1scc m caso d'a$seuza. I( ser~e~te in~ggiore è l'agente del capitano per quanto ha trattocoll a""'.mm1str:1Z1one e ne risponde n lui direttamente; supplisce, in c~so. dt a~senza, !·aiut:intc e prende parte con la co mpagnia alle istruz1on1 teorico-pr:it1che; l'J specia lmente inc:iricato della comunicazionedegli ordini e della scuola elementire. Il /nr·iel'e (sergente o caporale) è sotto gli ordini immediati del sergente maggiore ed è iucarica(,() di tutti i lavori di scriuma e del servizio di caserma e mobiglio . Oltre a ciò deve assistere a tutte le distribuzioni ed all'acquisto delle vettovaglie . Segue poscia nel regolnmen to l'enumerazione dei doveri dei serg~n ti e dei ca porali di cornpagnin, del portn-lettcre, del ta mburo maggiore ccc. ecc. Gli en/anis de troupe souo aJloggiati in 1t11a c:i mera a parte e rice~?no, sollo l'a lt~ direzione dlll ma·ggiore relatore, un'educazione ed un 1slruz1oue specia le. eri;-ino settimanale ( 1). - Iu ogn i reggimento sono com:rndati poi servizio settimann le: . 1° u1~ coma u<lan lo di batt.~glione (2) un aiutnnte 111c1ggiorc ed un amtante dt battnglione, lltlli tre d'uno stesso bauaglione; 2° ~ue capita ni: uno (capilaine d'orclinafre) per la distribuzione cl.cl ~·a1~c10; l'a!tro (copi tai ne de tlistribution.s) per tu tto le altre dislri210111 ~e però m facoltà del colonnelio di stabil ire che un ~olo capitano $1:l comandato a rruesti ~crvizii); 3° tin furiere per bauaglionc; 0 .'~ un ufficiale subalterno, un sergente et! un caporale per compngnia . . I!. maggiore, incomi'.1ci::111do il i-ervizio di settim nnn (a l sabato dopo , 11 distacco rlell:1 gu:,rdw), ric~ve <ln l predecessore: ·1° un. clenc? .degl.i uffi.ciali, dei sottufficiali e dei capor:ili che flrondono r1 serv1z10 di sctllmana; 1
\i) li regolamento non parla del sen•izio sett.imanale in unico c:1pitolo, ma nera cenno mano mano nel lrauare delle attribuzioni di ciascun grado. Noi invoco abbiamo crcdu'.o .c.on1•en1ente di. riu~.iro le .~isposizioni che si riferiscono a <iuesto senizio, per dm o •11 nostri lclton un 1dc;1 p 1u chiara dol suo meccanismo cho ù molto clifroronto ct·1l nm~. · (2) Qua!1do un c.1pitano comanda intorinalmen te un battaglione, por il servizio set.li.manale, e cons1Clcrato como maggiore.
435 2° uuo stato numerico, per compagnia, dei militari d'ogni grado disponibili per il servizio con l'indicazione nominativa degli indisponibili e delle cause d'indisposizione; 3° l'elenco dello consegue e degl i ordini la cui esecuzione deve essere specialmente osservata, dei giorni e delle ore in cui si debbono fare Je varie distribuzioni, dei servizi, ecc.; 4- 0 il registro per comandare il servizio degli nrfìciali e dei riparti iutieri . Il maggiore ha la direzione su periorc del servizio sellimana le e deve, con frequenti visite ai quartieri, accerta rsi che ogni cosa proceda sempre regolarmente. L'aiutante maggiore di settimnna coadiuva il maggiore e si occupa delle riunioni dei picchetti e guardie, della p1ùizia del quartiere, delle chiamate e riunioni prescritte dnl l'orario, della distribuzione dei foruggi, ecc. Riceve dnl predecessore il registro per comandare il serYizio dei sottufficiali e caporali, e dal maggiore riceve gli elenchi e registri sopracletti . Durante la seuimana può essere obbligato a dormire in quartiere (•I). Il capitano d'ordinaho è incariato di verifica re la buoua quali tà delle vettovaglie e hatlare all:i rlistribmione dei ranci. Egli dipende per ciò dal prnsiden t.e della commiss•ione pel 'IJitto. Il cap'itano di d'ist ,·ibtizionc ù incari1·.ato di dirigere In provvista e la distribuzione del pane e qualuoqne altra distribuzione. Egl i, occorrendo, è coadiuvato da ufficia li suba[tt,rni che può richiedere all'aiutante maggiore di sÒttimn na , e dipende per questo servizio da l maggiore rei :itore. L'ti/ficiale di settimana assiste a tulle le riunioni della compagnia per recarsi alle istrur.ioni e per riviste. L'aiutante di settimana rende conto all'a intanto m:1ggiore cli quanto è successo nel quartiere durante la sua assenza e, nei casi urgenti, può anche rivolgersi dirett.imcnte al maggiore, al tenente colonnello ~d al colonnello. Egli si occupa special mente dHlln pulizia del quart10re ed ha la vigilama diretta sulla gnardia di polizia alla porta del quarLiere; non penetra però,se non nei casi di estrema necessili1,nell'interno del le compagnie. Riceve infine i rapporti clelln chiamata serale ESTERA
(I) Xei battaglioni distaccati l'aintantc maggioro si alterna net servizio di settimana con nno doi capitani (designato dal maggiore) comandanti di comr1agni,i, il quale rimano esente dal servizio dello distribuzioni.
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(ritirata) ed è responsale che i segnali per le operazioni giornaliere siano suonati puntnalmente (1). Al sergente di settirnana spella di vegliare ali' andamento del servizio nell'interno della compagnia e dipende per ciò dal rispettivo ufficiale di settimana . Il furiere di settimana è incaricato di compilare il rapporto-situazione del rispettivo battaglione; di tenere il registro degl i ordini del batt.aglione e di comnrricare gli ordini al maggiore, all'aiutante maggiore al medico ed all'aiutante del batt~1glione, specialmente quando non sono di servizio (2) . Quando i quattro l)attaglioni sono riuniti, ognuno dei quattro furieri di servizio riceve inoltre un incarico speciale dall'aiutante maggiore di set.ti mana, ossia : uno fa da segretario cli questo ; uno da fiiriere d'ordine;, uno da fur·ie1·e d'ospedale ed il quarto da furiere aggiunto. Il furiere segretario è incaricnto di compilare il rapporto-situazione e di eseguire tutti gli altri lavori di. scrittura (3) ; .il furiere d'ordine è quello che è i ucaricato di recarsi ogni giorno a seri vere gl i ' ordi ni del comnndo del presidio; nl foriere d'ospr~dale spetta di riunire ed accompngnare gli ammalati che entrano al!' ospeda le od i guariti che ne èscono; il furiere 11ggiunto infi ne è a disposizione dell'ai utante cli battnglionc di settimana per i servizi esterni. eventuali e deve inoltre presentare giornalmente al relatore le varinioni avvenute nella forza. Allorchè manca dal corpo qualche battaglione, uno stesso · furiere disimpegna parecchi degli incarichi ora accennati. II. DOVl,R ( GENF.RAf.[ COMUNI Al DIVF.RSL GRADI ED HlPIEGHI
Rapporto giornaliero. -:- Ogn i mattina i sergenti furi~ri compilano il r9pporto- situazione della compagnia e, lìrrnato dal capitano, lo consegnano all'aiutante del bauaglione il quale ne fà il riepilogo e ne invia O) Come si vede, Ila le stesse attribuzioni a.ssegnate dal nostro regolamento all'ufficiale di picct,.etto. (2) In un,t parola, fa ciò che da noi è di spettanza del furiere maggiore di battaglione. (3) Fa ciò che da noi è stabilito per il fu riere maggiore della 1Mggiori tà di reggimento, poiché questa in Francia è rappresentata clalfa maggiorità del battaglione che fornisce gli ufficiali pcl servizio settimanale reggimentale.
ESTERA
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uoa copia all'aiutante maggiore cli settimana ed unn copia nl comandante del battaglione., Qnnndo l' aiutante orad.etto ha riuniti questi riepiloghi inscrive su quello del primo bauaglione la forza tot,ile del reg.gimento ed, all' orn stabilita, fa suonare il segnale pel rapporto giorna liero. A. questo intervengono il maggiore e Faiutante maggior·e ed i forieri ('I) di settinrnnn, gli niulanti di battaglione, il sotto-capo musica , il tambur maggior, i sergenti maggiori delle compagD ie e della sezione fuori rango (2). Il maggiore prende conoscenza dei rapporti-situazione e chiede le spiegazioni necessarie. Le situazioni vengono quindi lette ad alta voce dai sergenti mag{;!'iori in presenza del teneùte colonnello, il quale si reca poscin dal colonnello, accompagnato dal maggiore, dall'aiutante maggiore e dall'aiutante ,di battaglione di servizio e gli consegua, oltre alle situazioni dqlle compagnie, il rap porto del medico- capo e del sergen te comandante In guardia di polizia al quartiere. Il colonnello esa mina ogni cosa, delibera a riguardo delle domande cd emana poscia gli ordini per le operazioni della giornata e questi vengono in seguito dettati d:ill'aintante maggiore -O dall'aiutante cli battagl ioni~ ni sottuffi ciali sopra nominati. Dopo ciò gli ordini sono di rnmati nel modo segnente: 1° l'aiut;:inte cli battaglione di' seu.im11na li comunica al tenente eolonnello, se per avventura non ha potuto assistere al rapporto (3); 2° ogni aiutante cli battaglione li comunica al suo comandante ed I • al suo aiutante maggiore; 3° dal furiere aggi,unto al mnggiore relatore, se non hn preso parte al rapporto (ii·) ; 4° dai furieri di settinu,na ai medici ; 5° dal furi ere della sezione fuori rango agli ufficiali contabili; 6° dai sotto-ca po musica al capo musicn; 7° dal sergente maggiore al comandante ed all'aiutnute della compagnia; 8° infine dal sergente di settimana agli ufficiali subalterni della compagnia ; Sa/iuta. - È stal)ilito che un inferiore saluti il superiore, quando (i) Corrispondenti ai nostri caporali fLlri cri di compagnia, poiché al nostro furiere corrisponde il sorgente maggiore. Essi però sono generalmente sottufficiali. (2) Comprende il 11ersonale di amruioist.razione, zappatori, ecc. Ha.vvi inoltre il piccolo stato maggioro che comp rende i rn usic,rnti. (3) U regolamento autoriwi. il colonnello a dispensa1·e dal rapport.o il tenente colonnello. <1•) 11 regolamento obbliga il maggiore relatore ad interven ire al rapporto solo qua ndo ha a.lTari da t rattare personalmente.
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e 10 uuif9rme, a qualunque parte clell' esercito appartenga , non che gli ufficial i esteri; gli eguali (graduati) devono scambiarsi il saln to. I militari di truppa non si scoprono mai il capo; gli ufficiali invece, eotranrlo in una camera ove sia un superiore, salutano e poi si scoprono a meno che facciano una visita di dovere . Gli impiegati e funzionari mil i.tari hanno, per rispetto al saluto, gli stessi obblighi e diritti degli ufficial i. Riconoscimento degl·i 11fficiali. - Al riconoscimento del colounellc, 11ssiste il generale di brigata; a quello degli ufficiali superiori e dei capitani, il tenente colonnello; a quello degl i ufficiali subalterni, il rispettive, comandante cli battaglione. Gli ufficiali superiori ecl il porta-bandiera sono riconosciuti in presenza di tutto il reggimento; gl i u rficiali inferiori , che hanno comando di tmppe, iu presenza del loro ba ttaglione; gli ufficia li contabili infine in presenza del piccolo stato maggiore, della sezione fuori ràngo e di tutti i sottufficiali che hanno ingerenza nella contabilità. GM?"dia cti polizia. -;-- Non crediamo conv,eniente di riepilogare quanto il regolamento dice molto estesamente circa i doveri della guard ia di polizia al qua rtiere, poichè non rli!Teriscono d11 quelli in uso presso il nostro esercito. Istruzione. - Il colonnello è respons::ibile dell'istruzione di tutto il reggimento e specia lmente degli uflìcia li. Egl i deve per ciò in terrogare c1uesti, separatamente per grado, di quando .in quandn sulle istruzioni teoriche ed assistere alle istruzioni pratkhe. È detto che l'istruzione della truppa sia regolata iu modo' che le reclute· possano in primavera essere atte ad entrare in campagna e · che per l'autunno siano fìn ite tutte le i::.truzioni' pratiche. La direzione delle conferenze degli ufficiali è affidata al teuente colonnello. Le esercitnzioni di marcin com inciano due mesi dopo l'arrivo delle reclute e lìnisce col corni 11ciare delle e;ercitazioni tattiche applicate al terreno. È prescritta una marcia per settimana della lunghezza di 16 a 30 chilometri. Vi intervengono tutti gli ufficial i ed è raccomandato ai cnpitani di prendere notn dei cattivi marcintori. . Le esercitazioni d' imbarco e sbarco sulle ferrovie ('1) sono fatte per ordine del comandante del corpo i.l'armata, due volte nel primo trimestre dell'anno ed una volta all'epoca dell'istruzione dei riservisti ..
(f) Esiste per queste esercitazioni un regolamento speciale.
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I carri· peraltro ed i cavalli sono caricati e scaricati parecchie volte, così di O'iorno come di notte. In tu~e le (Tuarn igioni, nelle quali trovasi qualche riparto d' artiglieria, le tru;pe di fanter ia sono istruite nel maneggio del ma teriale da cn mpagna e da fortezza. . . Ali' epoca poi delle is.pezion i trim estrai i, sono fatt i m ~resenza d:l generale ispettore esercizii parziali di mobil itazione, .specie nel ~ancare il carreggio, il bersaglio e le cucine degli ufficwlr, nella distnbnzione degli oggetti di corredo, delle armi, dei viveri di riserva , delle barelle ecc. In ogni reggimento vi sono due specie di scuole, cioè : l' elementa1·e, ché è fatta per compagnia cd agli illetterati, ed il corso preparatorio, al qua le prendono parte, se lo vogliono, i soldati e gra~ duati di truppa che possierlono qualche istruzione letteran a. Questo e diretto da un capitano, scelto dal colonnello, e ne sono professori alcuni ufficiali subalterni ('I). Uni fonne - Quando è, prescritto il grande uniforme, gli .ufficiai~ lo vestono dopo l'una pom . e la truppa dopo il primo r~ncro. Ag~1 u+fìcii1Ji anche vestendo il O'l'(lOde uniforme. è concesso di portare 1I berretto' e O']i :;1.ivi1 li se mo~tano a cavallo. Gli uffi ciali e mi lit.ari di truppa deltesercito permanente portano i l>l'lffi ed _il piz_zo, e n.on. è loro permesso di Ja?cia r crescere la barba sulle guancie; g)·i ufficiali della . milizia territoriale possono invece portare la barba piena . · Rfoiste ed ·ispezioni. - Il , regolamento dà anzitutto no~·r~e m?lto minute per le rivi:;te e parla poscia delle ispezioni amrn1~1strat1ve; le quali sono passate annualmente dall'.intendente o tlal so ttointendente del corpo d'armata, co:;ì nei magazzini come sul terreno. Iu questo ultimo caso il reggimento è prcsen.tato all'ispettore dal colonnello, rendendo(Tli o\i onori 51)ettanti al gr::ido al q1rn le è assimilato. o ti ed esenzion'i. · Licenze Le esenzioni da qua IcI10 ·rstrnzione ocl operazione, che non faccia parte del servizio di settiman.11, so~o a~cordate . agli ufficiali subalterni, dal rispettivo ca pi timo; ~ 1 ca p1.ta.1H ·dal comandanti:! di battaglione; ai contabili, eia! r~lat.or~: a1 m~d1~1 .ed al porta-bandiera, dal tenente colonnello; aglt u,tficwh supenon mfine dal colonnello. Tutte le esenzioni, meno queste ultime, vengono comunicate al colonnello al rapporto del giorno successivo . Le licenze sono poi concesse agli ufficiali nei limiti seguen ti:
(I) Per le scuole havvi un regolamento sp eciale.
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· ·I~ dal colonnello,. sino a quattro giorni con stipendio intero (salde de presence) od oHo giorni con stipendio ridotto (salde d'absence); :Z0 dal generale di brigata, sino ad otto giorni con stipendio intero o quindici con stipendio ridotto ; · 3° dal generale di divisione, sino a quindici giorni con stipendio . rntero o trenta con stipendio ridotto; . '.1° .dal gener~le di corpo d'armata, sino a trenta giorni con sti_pencho rntcro o smo a tre mesi con stipendio ridotto. I colonnelli non possono recarsi in licenza che con l'autorizzaz.ione del mi_ni~tro.· Sol? i comandanti di corpo d'armata possono concedere .ad ess, licenze d1 dur:ita non superiore aoli ou.o oiorni. Gli ufficiali 'J' è) è) .conta b11 per ottenere una licenza superiore aoli otto oiorni debbono .present11re nna dichiarazione del consiglio di a~iminist;aziooe constaian te. che le esigenze del servizio non vi si oppongono. . . 1~1) epoca delle nrnnovre autunnali e dell'ispezione del genera le di <l1v1s1one ~on_ son? ~ccordate licenze di sorta; nessuna licenza è pure .concessa m r1serv1st1 e territoria li durnnte le istruzioni, eccetto nei g iorni festi11i. Se l'ufficiale oltrepassa la licenza è punito co,,.li lìrresti di rigore; se il ritardo è mr,ggiore di otto giorni, cogli orres~ in fortezza e se maggiore di quindici giorni , viene sottoposto ad un consiglio di discipli na. · L'al lontanamento illègale da l corpo è punito cooli lìrresti di riO'•Jre 0 se minore di (t.8 ore; cogli arresti in fo1:tezz11 se ~1inore di (i oio rui · dopo ques'.o limi te_ l'u_f~cia_le ~ sottoposto ad un consiglio di discip_lin/ . ~er le licenze ai rrnl1tlin d, truppa si seguono le stesse norme stahd1te pe_r gli ufficiali; per le esenzioni invece sono fissate le seguenti: 1 ° 1I capora.le può dispe11sare dall'intervento ad un rancio; . 2° l'~iut_ante di compagnia, ed in sua assenzll il sergente mag,g10re, puo dispensare da qualche ch iamata durante il O'i·orno · · 3° il capitano lìCCorda le dispense dal le istruzioni int:rne eci esterne ed i permessi sera li sino alle ore ·1 O. Questi, nei casi d'urgenza, possono essere ('Oncessi 11uche da ll'ufficiale di settirnan11. . Gli ai utanti ed i sottufficiali decorati della Legion d'Onore O del'la medaglia mili_tare 11011 che taluni dei ringaggiati hanno il permesso per~rnnente smo alla mezzanotte e non intervengono alla ritirata. Gli ~Itri sottufficiali , furieri, caporali e soldati decornti della Legione d'0:1ore e della medaglia mi litare sono dispensati dalla ritira taccd hanno il permesso permanente sino alle 1 O pom. · Punizioni - « Sono dichia'rate m1H1carn:e contro la disci plina e « punite come tali secondo Ja loro gravità :
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eia parte del superiore: ogni atto di debolezza, abuso d'auto..:.
« rità, parola ingiuriosa e punizione ingiusto; «
da pHte dell'inferiqre : ogni mormorio, cattivo proposito o man-
« canza d'ubbidienza, qua lunque sia la ragione che egli abbia di la« gnarsi ; l'ubbl'iachezza, l'infrazione delle punizioni , la cattiva con-
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« dotta, i debiti, i litigi tra militari o con borghesi, la mancanza ad « una chiamata, ad un'istruzione o ai diversi servizi, le contravven<< zioni agli ordini ed alle regole di nettezza; infine ogni mancanza « contro i doveri militllri, proveniente da negligenza, da pigrizia o d& « cattiva volontà. · « È pure considerata mancanza contro la disciplina la pubblica-: « zione di scritti qua lunque, senza la preventiva autorizzazione del « ministro della guerra . « Le rnanconze aumen tano di gravità quando sono ripetute, e so« prattutto abituali e collettive e quando sono commesse iu servizio « od in presenza d'inferiori o sono :iccompagnate da circostanze che « possono ledere l'onore od il decoro . · • ff superiore che incontra un inferiore che disturba la pubblica • tranquil lità od in una tenuta indecente, <lB"fo impiegare la sua in« fluenza ed autorità per ricondurlo all'ordine a qualunque corpo ap« partenga. Tuttavia egli deve evitare di esacerbarlo, specialmente se « ubbriaco; procurerà invece di farlo arrestare dai suoi compagni o « dalla guardia . « A. Int'llO di assoluta necessiti1, non si deve comunicare ad un ub« briaéo la punizione inflittagli sino a che non sia cessato Io stato di · « ubbriachezza ». Ciò premesso, il regolarnefito stabilisce i diritti che, rispetto alle punizioni, ba ciascun graduato nelle diverse circ()stanze, non che alcune norme generali . Eccone un riepilogo: 1° il graduato che, per ragioni d'anzianità , esercita temporaneamente un comando sui suoi plìri, può punire questi come se fossero suoi inferiori; in tal caso un soldato ha i diritti di punire concessi al caporale; 2° il Gapitano può modificore od annullare le punizioni state inflitte ai suoi subordinati dai graduati della compagnia; · 3° un graduato che tiene inter:nalmente un comando, ha gli stessi dirittj di punire spettanti al · titolare; · (i.o il solo colonnello e gl i ufficiali generali possono consegnare un intero riparto di truppa; · · 5° l'aiutante maggiore di settimana non può, per motivi di ser-
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v1z10 essere pnuito che dagli ufficial i superiori; così per gl i stessi motivi gli ufficiali. con tabili non possono essere puniti che dal colonnello, dal tenente colonnello e dal maggiore relatore; 6° il medico ,c:ipo può esser punito solo dal colonnello o dal tenente colonnello: gl i altri uffi ciali medici possono anche essere puniti ' dai maggiori e dai loro superiori diretti; 7° i militari incaricati di un servizio speciale possono essere puniti, per ciò che riguarda questo servizio, solo dal superiore che lo dirige; 8° quando un graduato punisce un militare del proprio corpo anerte l'aiutante di battaglione (furier maggiore) di settimana, il quale ne ·~'iferisce al comandante J.1 compagnia del punito; 8° infine, quando un graduato punisce un militare d'altro corpo deve informarne il propr.io aiutante maggiore di setti mana , il quale ne dà notizia al comando del presid io per l<1 partecipazione a) comandante del corpo del punito. Le punizioni disciplinari che possono essere inflitte agli ufficiali sono le seguenti: gli arresti semplici; il rimprovero fatto dal colonnello; gli arresti di rigore; gli arresti in for tezza; · il rimprovero fatto dagli ufficiali generali. Il ri mprovero così del colonnello come dei generali, è semp1'.e fatto in prc;;enza di ~rno o parecchi ufficiali del grado superiore o dello stesgo grado, ma più anziani, dell 'ufficiale che lo riceve. Un ufficiale può essere messo agli arresti semplici da qualunque suo su periore in grado ed anche da n no di grado eguale , quando questo ha il comando del distaccamen to o del pre:;idio. Un tenente può infliggere la punizione degli arresti sern plici per giorni quattro; un capitano per otto, e per quindici se I' urJìciale punito appartiene alla sua compagnia; uu' uffi ciale superiore per quindici, il colonnello ed i genehtli per trenta. L'ufficiale punito cogli arresti semplici non è esente da alcun ser'vizio, e deve nelle ore di libertà rimanei·e nella propria . camera, non ricevendo alcuno, tranne per motivi di servizio. Gli arresti di rigore e quelli in fortezza non possono essere ordinati che dal colonnel lo, per trenta giorni al più i primi e per quindici i secondi . Il punito non presta alcun servizio. Gli arresti possono essere ordinati per iscritto e a viva voce ; in ogni caso però viene comunicato all'ufficiale, per mezzo cli Jet.tera
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chiusa, il motivo della punizione ed il giorno e l'ora in cui ne rimane prosciolto e deve a sua vo Ita accusarne ricevuta . GJ i arresti di rigore e. quell i di . fortezza, se l'interesse della disciplina lo esige, sono posti all'ordine del giorno . Spetta poi al generale di brigata cli decidere se l'ufficiale punito cogli arrP.sti in fortezza si · può recare da solo a destinazione oppure debba essere accompagnato da alt.ro ufficiale. Allorchè un ufficiale inll igge arresti 1111 un altro del la stessa compagnia, ne informa tosto il çapi Lauo, il quale ne riferisce poscia &l comandlìnte del battaglione. Se l' ufficiale punito invece è di un'altra ~ompaguia, ma dello stesso battuglione, ne viene diretta mente informato il maggiore, i.I quale ne dà notizia al capitano del punito. Se infine questo appartiene ad nn altro battaglione, l'ufficiale che ha ordinato la pnnizione ne riferisce direttamente al tenente colonnello, il quale ne fa avvertire il capitano interessato. I comandanti di battaglione ed il maggiore relatore comunicano sempre al tenente colonnello gli arresti stati inl1i tti agli ufiìciali dipendenti. Il colonnello ne viene informato dal tenente colonnello, e ne dà partecipazione al comandante. della bngata per mezzo del rapporto giornaliero, se trattasi di arresti semplici; ne riferisce invece immediatamente (per Jet.tera) , se trattasi di arresti di rigore o di arresti in for tezza . Spirata la punizione, l'ufficiale non deve fare alcuna visi ta. Le punizioni 1che possono essere inlliue ai sottufficial i ed ai çaporali furieri sono le seguénti: la sospensione del permesso serale; la consegua in quartiere; la consegna in camera; il rimprovero del capi tano; la prigione; il rimprovero del colonnello; la retrocessione; la cassazione; la revocazione ed il collocamento a riposo d'ufficio per quelli che banno posizioni speciali (commissionés) , ~a sospensione del permesso serale è inflitta per trascuratezza nel fare le istruzion i e per leggicre irregolarità commesse nel servizio; la consegna in quartiere per irregolarità nella propria tenuta od in quella dei dipendenti; la consegna in camera per leggiere mancanze contro la disciplina; il rimprovero del capi tano, la prigione ed il rimprovero del colonnello per le mancanze più gravi; la retrocessione , nei casi dì recidività e cattiva condotta abituale ; la cassazione e la
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revocazione infine sono inflitte a quei sottufficiali contro i quali tutte le altre puuizioni si manifestarono .inefficaci. Il rimpr,JVero del capitano è fatto in presenza d'uno o parecchi sottuffkiali dello stesso grado e deJJa stessa compagnia; quello del colonnello invece viene fatto in pre<;euza di tutti i sottufficiali del corpo ed l~ messo all'ordine del giorno. Il sottufficiale consegM to in c.1mera non esce da questa che per motivi di servizio; quel lo poi punito èolla pri aione non presta alcun servizio e, se Ja punizione oltrepassa i 15 gio;ni, il colonnello può fargliela scontare nel carcere militare del presidio. Le punizioni possono essere inflitte nella misura seguente: ,1 ° dal sergente maggiore, quattro giorni di sospensione dal permesso serale o due giorni di consegna in qµartiere; · ~ 0 dall'aiutante di b~ttaglione di settimana, per motivi inerenti al servizio speciale, dall'aiut.ante di compagnia , nell'int.erno della propria compagnia, dal sottotenente e dal tenente, otto giorni di sospensione .lai permesso serale o quattro giorni di consegna in camera ; 3° dal capitano, fuori della propria compagnia , quindici giorni di sospensione dal permesso serale e otto giorni di consegna in quartiere od otto giorni di consegna in camera; · ,i.0 dal capitano, neH' interno della ·propria compagnia , e dagli ufficiali superiori, trenta giorni di sospensione dal permesso serale, o quindici di consegna in quartiere, o quindici giorni di consegna in carnera, od otto di prigione, o il i:improvero. 5° dal colonnello, trenta giorni di. sospensione dal permesso serale, o trenta cii consegna in camera, o quindici di prigione od il rimprovero. Ai caporali possono essere inflitte le !:iegnenti punizioni: · la consegna in , quartiere; la sa la di polizia; la prigione; la cassazione; la revocazione ed il collocamento a riposo d'ufficio per quelli che hani10 posizioni speciali (comnnissionnés). l e punizioni stabilite per i soldati sono: le corvées supplementari; l'intervento alla rivista della guardia; la consegna in quartiere; la sala di polizia; la png1one; _ la cella;
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Ja retrocessione dalla 1a alla 2a classe; la revocazione ed il collocamento a ripr>so d'autorità per quelli che hanno posizioni speciali (commissionnés); l'invio ad una compagnia di disciplina. Il caporale e soldato che deve es~ere congedato mentre sta scontando una punizione di prigione o .,,di _cella , viene trattenuto alle armi sino alla fine della punizione. Cosi pure il soldato alla cui classe spetti il congedo anticipato, ·può essere t.rattenuto alle armi, se di cattiva . condotta, per tanti giorni quanti furono quelli di prigione ? cella da lui $Offerti negli ultimi due anni di ::;ervizio. Questa punizione però deve essere approvata dal comandante del corpo d'armata, e deve cessare quando la classe del punito passa nel'la riserva. I militari infine della seconda porzione del conting<"nte, i quali siano di comprovata cattiva volontà ed abbiano subito quindici giorni di prigione o più di trenta di sala di polizia, possono essere trattenuti in servizio per uno o due mesi. I riservisti che subirono una puuizione di prigione o di cella du~ rante la loro preseoztt al corpo per l'istrnzione, rimangono alle armi per altrettanti ,riorni quanti furono quelli della punizione, ossia tutte le pun,izioni dt' prigione e di cella sono scon tate dai riservi~t~ alla fin~ del periodo d'istruzione. Le stesse norme sono pure stabil ite per 1 militari della milizia territoriale. Le punizioni sono inflitte ai c3porali nella misura seguente: . ·1 ° dai furieri (caporali o sergenti), dai sergenti e dai sergenti maggiori, quattro giorni di consegna in quartiere_; . . . 2. 0 dai sergenti maggiori nella loro compagma e· dagli amtant1, otto giorni di. consegna in quartiere; . . . .. · 3° dall'aiutante di battaglione di settimana , per mot1v1 nferenns1 al suo servizio spe~iale, dagli aiutanti di compagnia nell_'int~rn? della propria compagnia, dai sottotenenti e dai tenenti, otto g10rm d1 consegna in quartiere o quattro di sala di polizia; . . i 0 dai capitani, quindici giorni di_consegna 111 quartiere od otto di sala di polizia; . . . . 5° dai capitani, nella )oro compagnia, e dagli ·ufficiai, super~o~1 , trenta giorni di consegua in quartiere, o quindici di sala di pol1Z1a, od otto di prigione. Ai soldati, infine, sono inflitte come segue: ,t dai caporali, due giorni di cousegn~ in quar!iere; . 2° dai forieri (caporali o sergenti), da, sergenti, e dai sergenti maggiori, quattro giorni di consegna in quar.tiere; O
ANNO XXIX, VOL. Il.
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3° dai sergenti maggiori, nelln propria compngnia, o dagli aiutanti, otto giorni di consegna in quartiere; i ' dall'aiutante di baltaglione di settimana, per motivi riferentisi al suo servizio speciale, dagli aiutanti, nella propria compagnia, e dagli ufficiali subalterni, otto giorni di consegna in quartiere, o quattro di sala di polizia; 5° dai capitani, quindici giorni di consegna, od otto di sala di polizia; 6° dai ca pitani nell11 propria compagnia, e dagli ufficiali superi,Jri, trenta giorni di consegna, o quindici di sala di polizia·, od otto di prigione; 7° dal colonnello, infine, trenta giorni di consegna, o trenta di sala di pol izia, o quindici di prigione, od otto di cella (da ded ursi da quelli di prigione) ('1). I soldati consegnati o puniti dalla sala di pol izia sono impiegati in tutte le wrvées del quartiere, e non sono dispcusati da alcun scrYizio od esercitazione. I caporali o soldati puniti di prigione non fanno servizio, e vengono esorcitnti per tre ore al m11u.ino e per tre ore alla sera nel plotone di punizione, sotto il comando d'un sott11ffìciale; i soldati sono inoltre impiegati nelle corvées più faticose. Quando nella giornata non ha luogo 11lcuna ebercitazionc, i caporali e soldati ritenuti nella snla di polizia, prendono parte per due ore al le esorcitazicni del plotone di pun izione. I soldati pun iti di cella, vi rirmmg()no rin· ch iusi tutta la giornata; ricevono per villo il pane e due zuppe, una delle quali senza carne, e non hnnno diritto che ad una sola coperta. La 1·etrocess'ionll è sempre inflitta dagli ufficiali genera li. Gli aiutanti possono essere retrocessi all'i mpiego cli sergente maggiore o di sergente; i sergenti maggiori, a quello di sergente; i sergenti infine cd i furier\ possono essere retroci;ssi al grado di caporale. Quando si vuol provocoJ'e una retrocessione fa d'uopo sia compilato da l capitano della compagnia un rapporto il qunlc, vistato dal comandante del battaglione e dal tcnen1e colonnello, viene trasmesso :il colonnello, unitamente a tulli i documenti che possono interessare. Il colounello verìfica e firm a e poscia trasmette ogni cosa al generale di brigata, :il quale spetta di decidere. I sottufficiali retrocessi cambiano di batt,'\ glioue, · e, nei bauaglioni forman ti corpo, cambiano di compagnia . (t) Il regolamento non ra conno di alcun lirru te nell'applicazione delle.duo 1iunizioni: corvées supplementari ed inte,·vento alla i·ivisla della g11a1'Clia; per cui è a credersi clrn possano essere inflitte da qualunque superiore per una o più volte consecutive.
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La cassazione, che tronca completamente la carriera militare, deve
« essere impiegata con la massima circospezione e per le mancanze
più gravi o l'i ncorreggibilità ben constatata ». La cassazione. (o retrocessione n soldato) d'un aiutante è decisa d:il comandante ti corpo d'armata; quella degli altri sottufficial i, dal comandante la divisione, e quella d'un caporale, dal comand11nte la hrigatn. I sottufficiali e caporali cassati cambiano di battagl ione, o di com pagnia so il corpo si compone d'un sol batt:1glione. La retrocessione e la cassazione per manc:i nze contro l.1 disciplina dei sottufficiali ringaggii1ti, di quelli stati nominati dal ministro, del c<'!po armainolo e del sou.o-capo musicn, nonchè il colloca mento a riposo di autorità dei sottnrGciali in posizioni speciali (commissionnés), è pronunciato dal comandante il corpo d'armata, in seguito al parere d'un speciale consigl-io d'inchiesta reggimentale, convocato d'ordine del comandan te stesso e procedente con le stesse formalità che vedremo stabilite per i consigli d'inchiesta degli ufficiali . La retrocessione e la cassnzionc dei sottufficia li decorati della Legione d'onore, deve essere decisa da I rn inistro. I soldati di ,1a clagse, i tamburini ed i trom bettieri sono rimessi nella 2a classe d'ordine del colonnello, in base al rapporto del capitano della compagnia muuito del parere del comandante il bnttaglione e del tenonte çolonnello. · Consigli c.L'ind1:illsta e dli discipHna. - I primi giudi cano gli urficiali ed i souufficia li , ed i secoDd i i soldati (1). Per gli ufficiali vi sono eziandio tre punizioni più gravi: la sospensione da ll'impiego (suspens'ion d:emp loi), la privazione dell'impiego (retra'~t d'èmplo'i,) e la ri l'orma (1·efonne). L'ufficiale so:;peso dall'impiego non è sostituilo per un anno nel reggimento e può esservi richiamato anche prima. Quel!o invece punito con la privazione dell'impiego, può rimanere in tale posizione per uu tempo illimitato; però, dopo tre nDni che vi si trova, vien e so ttoposto ad uu consigl io d'inchiesta il quale deve tlcfìnire se sia il caso di richiamarlo in atlività, oppure collocarlo in riforma. La sospeDsione e la privazione d'impiego (m'ise en non aclivitp) sono pronunciate dal presidente cleli:i Repubbl ica in seguito a rapporto del ministro della guerra, munito del parere di tutte le autorità militari per le quali è passato. Ln riforma invece viene applicata dopo «
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cessi.
caporiili, non essendo contemplati nel regolamonto, verranno prima retro-
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di avere sentito il parere d'un consiglio d'inchiesta, auche quando si tratta di riformare un ufficiale per motivi di salute (•I). Il regolamcuto stabilisce quindi la com posizione e la procedura por i consigli d'inchiesta degli ufficiali e dei sotturGciali (poco dissimili da quelle fissate dai nostri regolamenti) e passa poscia a parlare cosi dei consigli di discipl ina per i soldati: « I soldati che, senza aver commesso delitti giudicabili dai consigli « di guerra, perseverano nondimeno a portare il disordine cd il cale tivo esempio nel corpo, sono designati al comandante la di vi~ione " per essere trasferiti ad un:i compagnia di disciplina. « Quando un capitano giudica che un soldato della sua compagnia « deve essere inviato ad una compagnia di disciplina, indirizza al co« mandante del battaglione un rapporto, nel quale indica le mao• canze commesse dal soldato, le punizioni sofferte e le recidività che « danno alla sua condotta un carauere di perseveranza pericolosa per « la disciplin11 del corpo . • Il capo del bnttaglione ri mette questo rapporto, munito del suo « parere, al tenente colonnello, il quale lo annota a sua volta e lo « trasmette al colonnel lo. « Il colonnello, o chi ne fa le veci, conYoca allora un consiglio di « disciplina com posto di: << un comandnnte di battaglione, presidente; « i due capitani di compagnia più anziani, membri; « i due tenenti pi ù anziani, membri, « presi tutti fuori del battaglione al quale appartiene il soldato in« colpato. , I l consiglio di disciplina si riuni sce nel giorno, luogo ed ora « fi ssati .dall'ordine di convocazione, messo all'ordine del reggimento. e Gli ufficiali vestono l'uniforme della givruata . « Al consiglio viene data lettura dell'incartamento (dossier) • Il comandante del bauaglione ed il comandante della compagnia « dell'incolpato, sono successivamente consultati . « Quaodo 11ue?ti $i sono ·riti rati, il so ldato, iu tenuta del mattino, , senz'anne, condono ùalla guardia, è inteso per la sua difesa. « Il consiglio delibera, vota e redigo in seguito il suo parere mo« tivato, che trasmette in triplice copia al comandiante il reggimento •. (I} Jn Francia l'urtìci,1le inabile per motivi di salute viene sospe.so o privato cl'imJlicgo o riformato con le stesse formali tà come (Iuollo che viene posto in dette posizioni per mancanzo contro la disciplina.
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Se questo parere è favorevole al soldato, il colonnello ne dà semplice notizia al generale di brigata; se _i~vecc è sf~ ~oreY~le, man~a a questo tutto l'incarw mcnto. La decisione delìmuva viene poscia presa dal comandante la divisione. . . Certificati . - All'atto del congedamento ,,iene consegnato ad ogm militare che ha servilo per più di un anno un certificato dì bnona condotta, se lo merita, o nel caso contrario viene anootnto sul suo librcllo il motivo per cu i non gl i venne rilasciato. In un reggimento, il certificato viene firmato dal colonnello e rilasciato in segui to al parere di una commissione composta: del colonnello, del tenente colonnello, di un comandante di battaglione, di un capitano e di un tenente. Nei distaccamenti e corpi minori cli un reggimento,' la (·ommissione si compone pure di ~inl1ue ulficinli dei vnri gradi . Il comandante della brigata approv:1, o no, la d<3cisione della commissione ; in quest'ultimo caso, se questa persisto, è chiamato a decidere il comandante In divisione . Il certificato non può essere rifiutato ai souufficiali, caporali o soldati cli ~· classe ed assimilnti; tuttavi;i se la commissione è Ji parere che taluno di essi ne è ind egno, il colonnello ne riferisce al comandante il corpo d'ar· mala. I soldati conged3ti dalle compagnie di disciplina non possono ricevere in nessun caso il certilìcnto di buona condotta, ma può essere rilasciato ad essi 1111 attestato d·i pentimento (attcstat·ion de tepent'i.r ). Distribuzioni. - Allorchè le vettovnglie sono fornite dall'amministrazione milit3re, l'incetta ne è fatta sotto la sorveglianza del capi tano d'ordinario o di altro ufficia le; i for.i ggi invece sono prelevati colla presenza dell'aiutante maggiore di settimana. L'ufficiale che ·assiste ad una di~lribuzioue deve firm are un registro iudicanrfo il $UO apprezzamento. In caso dì ririuto la decisione spetta ad um, commi:;$ione speciale inca ricata in ciascuu_presidio di esaminare le co11troversie tra i ,;orpi e l'amministr:izione milito.re otl i fornitori . Queste com missioni rnno così composte: ·I • per i vìvcri e la legna: un m.iggiore, i due capitani più anziani del prcsidiv, un medico ed un commissario; 2• per i for:iggi: l'ufficiale più eleva to in grado, i due capitani più anziani cd il veterinario pi ù anziano delle armi a cavallo del presidio; un commissario. Le commissioni sono sempre presiedute dal comandante del presidio e le loro decisioni sono inappella bili. Nelle marcie, le commission i si compongono di uffi ciali del corpo se non ve ne sono nitri nel sito della ta ppa, e sono presieduto rfal
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colonnello e dal comandante il distaccamento. Yi interviene il sindaco (od uu suo r:tpprcsentante) e ùue periti scelti da lu i. ' Le decisioni delle commi:;sioni sono fo rmolate in un verbale, del quale è spedi t:t co pia nl coma11dante il corpo d'armata ed al miui:-;tero . RanciJ de/lei truppa. - P rerne..:.sc le norme da seguirsi per tenere la contabilità della massa ordinm'io, per cuocere e distribuire le vivande, il regolamento erltrn n parlare della commissione d'ord:inar'io reggimentale o di corpo nominata dal coman d:rnte del corpo e composta: in un reggimento: eia un maggiore, presidente, dn quattro capi tani, membri, e da un ufficiale suba lterno, segretario; in un battagl ione distaccato: da tre capitani, di cui uuo è presidente, da un ufficiale suba lteruo segretario. Sna missione non è quella di ingerirsi nell'amministrazione del fondo . d'ordinario, rna con~iste in una continua vigilanza sulle derratn acquistate di reu.amente dal corpo, così per accertarne la buona qualità, come per verificare sn i· foru itori vengono pngati puntualmente. A tal uopo il presidente nomina settimana lmen te uuo dei membri , che è iI capitano d'ordinario ( 1). Nelle contestazioni coi fomitori, la commissione dcJil.iera in morJo itwppellnbile. Mense. - Le mense degl i ufficiali sono poste sollo la direzione ùel tenente colonnello. Iu ogni reggimen to è costituita uua mensa per gli uffìciali superiori , una per i capitani e<l una per gli uffìciali subalterni. Nei dist.1ccamenti per altro il maggiore può convivere coi capitan i e nelle rnarcie tutti gli nfncinli siedouo alla stessn rneosn. In questo cnso il pagamento è proporzionale al grado dei commensal i. L' uf(iciale più elevato. in grado o più anziano è il presidente della mensa e <leve f,•r uso della sua autorit~ per mautenervi l'ordi11e e l:i buona armonia. Solo gl i ufGciali ammogliati sono di,pe11sati cl.li convivere all:i meus.,. Le mense dei sottuffìciali sono fotte pn battagl ione da l c:in tinierc; e ve ne h:i: una per gli niu t;111ti, il sotto-capo musica cd il ca po :1rmaiuolo; una per i sergenti miiggiori ed una per i sergenti, i furi eri cd i caporali furieri. Nei di, t,:iccamenti però sprovvisti cli cautiniere, le mense sono fo tte ad economia. La direzione superiore è al'fìùaui al tenente colonnello, i::d ogni aiutante m:iggiorc si occupn dei particolari di quelle <lei proprio bauagl ione. (>ebiti. - I l tenente colonnello é specialmente incaricato cli vigi(i) I ca11itani clic sono membri della comm issione non prestano nel corpo il ser vizio sottirnaaalo di c!islrib11;:;ione, essendo riuesto fallo dagli altri capitani.
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lare perchè nessun ufficiale contragga debiti. Quando un ufficiale ne contrae viene punito severamente e souopt;sto a ritenzioni sullo sti pendio, se le spese fotte riguardano il vitto, l'alloggio e gli oggetti ùi vestiario.
III. MA ne rE
In questo capi tolo si considerano solamente le marcio fotte dalle truppe per cambio di residenza. Uno o due giorni prima che il corpo si metta in marcia vieue preceduto da un ufliciale, il quale, giun to alla pri:na tappa, prende i conceni col comaudaote del presidio e col municipio per l'alloggiamento delle truppe e per la prcvYista, elci viveri. Fa tto ciò, scrire un pro- memoria per il coma ndan te della colonna e lo lascia al municipio pcrcliè gli sia consegnato. Questo co mandnote, prima cl i abbandonare il sito di tapp,1, aggiu n_gc sul promemoria tutte le indicazion i che ~I.ima necessarie ed utili per la colonna. se vi è, d1e segue. Qualche orn pri 111 0 ùel la colonna, parte per ii sito della t11 ppa il capitano d'alloggianiento (capitaine de lo9ement) accomp:igoato dagli aiutanti di battaglione, dai furieri, da un caporale e parecchi soldati per compagnia e dalla guardia di polizia. Giu rito a posto il capitano ritira il pro-memoria sopradetto, ne verifica il contenuto e poscia distribµiscç i biglietti d'a lloggio ai furi eri ; uel tempo ~tesso fa a,·vertire i fornitori di tener pronti i viveri e più tardi si assicma che r1uesti sieno ' di buona qualità. · La partenzn della colonna deve ::iver sempre luogo dopo l'albo. 1i consigliato di riunire spesso le tru ppe per escrcitnione scuw suonare il segnale; così pure i ;;;cgnu li per le fermate e le riprese della marcia possono essere dati col fi schietto 1111zichè colle trombe. Gli ufficiali in punizic,nc mnrcì:ioo col proprio riparto ed alla tappa ri mangono in casn, ma possono nscir·3 per rec;Hsi alla mensa. Seguono poscia moltissime norme sul modo di regolare le marcie, alloggiare le truppe, mantt:nere l'ordine, ecc., le quali non prescn~no alcun speciale interesse, essendo poco dissi mi I~ da ([uelle swbil11e dai nostri regolamen ti.
152
ESTERA
153
J1 IV1STA
IV. D ov1m 1 DEGLI l:FFICIA!,I GEN ERALI RI SPETTO ALL' Al' PLICAZIOKE OtsL REG OLAM ENTO
Questo c11pi1olo con~ieoe poi.:he righe le rruali meritano di essere riporlate testualmente: « Gli ufficia li ge'nerali, co rnandanti di (;Orpo « d'armata, cli divisione e cli brigata assicurano l'esecuzione piena • ed intiera cl i quanto è prescritto d,11 presente regolamen to. « Essi vigilano perchì: ciascnoo cooservi l'iniziativa e In respoosa« bil ità dell'impiego che gll è confidato; a tal uopo essi evi tano d'in« terven ire troppo spesso nell'inlerno dei reggimenti ; la loro azione « deve fars i sentire per mezzo di una di rezione generale data a tulti « i servizi e la loro vigilanz11 si esercita median te ispezioni periodiche « che perrnetlono loro di conslalare i risultati 01tenuti. « Essi devono astenersi diii chiedere 11 i reggimenti relazioni, si« luaziooi od elenchi la cui compilazione non è prescritta dai regola« men li e badare che tulle le autorità po~te sotto i loro ordini si confor« mino rigorosamente a questa prescrizione ».
LA MARI NA MlLITAllE RU SSA I. L'imperatore è il comandante supremo delle forze di mare, ma il comando effettivo viene esercitato da un ammiraglio- capo, che è quasi sempre un membro della famiglia imperiale (1). Quest'ultimo a sua volta manda ad eITetto gli ordini dell' im peratore e vigila Stt tutti gli affari della marina per mezzo dell'ammiragliato o ministero di cui tiene la presidenza, avendo a IMo un vice(I) Attualrnento è il Granduca Alcxis .\texandro\'itch.
presidente, il quale ha titolo ed attribuzioni di ministro della marina ('I). L'ammiragliato comprende: • . ,Jo un consigho d'amrnirayhato, il quale ha autontà snprcm.a ~er decidere intorno alle questioni legislative , economiche e lìnanz1a'.·1e : 2• un comitato tecnico, che si occu pa delle nuove cost~uzron~ navali e del loro arrnnmeo to, dei bwori pel migli oramen~o dc~ yortt militari e mereautili e di tutti gli stabil imenti della ma ~1~a mili.tare; · 30 un u(~ào a·amm'irag liato, il qual~ r.rcpar~ tutti i l~vorr eh~ debb,rno essere sottoposti .all'esame del consrglio e s1 occupa moltre d1 tutti gli affari riguardanti gli stabilimenti d'educazione navale non che -deO'li affari politici; . . 0 /~ o un',ispezione, la quale è incaricata di quanto riguarda 1_1 per~onalÒ, virrila sull'amministrazione dello stabilimento Paolo per 1 pensionati e :u l servizio della prigion~ marittima di · Pietroburgo; 5° un i,({ici o idrografico; (io una direzione del se1·oizfo scinitario ; 70 un u(fìcio di contabilità,, che esam ina tutte le spese, ispeziona i maO'azzini ecl il materiale novale; I) 8° infine un archhiic, . L'ammiragliato fa sentire la sua azione nelle varie parti dcli' pero per mezzo di comandanti superiori di porl,i o com~ndant-i. ~ i porto; i primi risiedono in uo porto ~i 1a classe ('2) ed i secondi m uno di 2a classe (3) . . In ogni porto di ,1n classe hnvvi uno stato maggior~, u.n. co.mandaute del porto (rnpitano <li vascello), no comando .d1.art,glrei_-,a·, un ufficio idrografico, un ufficio tecnico per le costruziont ~avah,. una direzione di commissariato, una di rezione di silni til cd uflìc10-ga b111elto del comandante superiore del po rto (ufnciale ammiraglio). . . . In ooni coma ndo di porto di 4" classe bavvi inoltre un cous1gl10 di ufficiali arnmiraali e cornandnnti di navi di ,1° f\ 2a classe ed un con~ siglio d'amminis~rnione: il pri mo traua le questioni più. icn po~·tantt riOetteuti il servizio navale e l'equi paggiameolO delle nnvi , ed il secondo tratta gli alfori amministra ti vi della zona dipendente .da l comando del porto. Si noti per altro che il comanda~~o ~upenore ~on è obblirrato ad attenersi strettamente, nelle sue clec1s1on1, alle dehbe-
'.m~
1:>
(,t) li ministro agisoo quindi sotto l'alta dirozione dell'ammiraglio capo. - Attualmente è ministro il vicc-ammir,tglio SllestiakofT. (2) Sono di t• classe: Cronst.aàt, Pìctrol)urgo, Nicolaiew o Vladivostok. . (3) Appartengono a qucsl.c classe: Svcaborg, Ucvel, Arcangelo, Daku, Scbns topoh, Ilalum, :Xicolaiowsk (su ll'Amur) o Kagala (sull'Oxns).
ESTERA
RIVIST A
razion i di qnesti consigli e deve sol~; quando agisce m opposizione alle medesime, riferirne all'ammiraglio. I comandi dei porti di :za classe non hanno che una parte degli uffici e direzioni cl i cui sopra è cc1mo, in relazione alla loro importanza. La loro autorità è poi mol to ristretta (eccetto c(t1el lo di Baku) in ciò che concerne i serviz i ammiuistrativi. · I principali stabilimenti navali , che si trovano distribu iti nei diversi comandi di porto, sono: gli arsenali di Pietroburgo, Cronstadt, Nico~ lajcw, Astrakan, e Nicolajewsk sn ll'Amnr ; le officine per nrncchinc di Ishara e Cronstadt e la fonderia di Obuskow, li.i qua le forn isce anche cannoni all'esercito ( 1). Gli stahilimeliti d'educazione marittima sono i .5eguenti: ·1° la sctwla navale clii 9uenci a Pietroburgo, la qu:ile è il principa le semenzaio degli ufficiali di marina. · Vi si trovano circa ~HO pupilli del governo, ossia figli di nobi li, d'ufficiali e d' impiegati governativi; .il corso di stud i è di quattro ann i, uno preparatorio e trn marittimi. Al la fine del cor:;o gli allievi vengono nominati cadetti di marina; 2° la scuola di nwcigaz'ione e d'artiglie1··ia a Cronstadt, incaricata di fornire cadetti di marina od ufTkiali cli artigl ieria di marina . Il corso degli studi è pure di quattro ,urn i e vi sono ammessi pupilli del governo dell'età tra i ·13 ~d i '17 anni. Ha in media 140 allievi . 3° La scuola clel genfo marùtùno, che fornisce cadetti del genio e del corpo delle costruzioni nav11 li. Il corso è pure di quattro anni e vi sono ammessi pupilli del gtwerno tra Hi ed i 18 anni . Ha iu media 80 allievi. · Le stazioni navali sono infine le seguenti: nel Baltico, Pietroburgo, Cronstadt, Sveaborg e Revel; nel m11r Bianco, Arcangelo; nel mar Nero, \iicolajew, Sebastopoli e Batum; nel inar Caspio, Astrakan, Baku cd Ascllurada; nel Pacifico, Kicolajewsck e Vladiwostok .' 1
1
1
II. La legge per il reclutamento del personale della ma,rina da guerra è basata sul principio generale del servizio obbligatorio. I soli scambi
ammessi sono i:rnelli Ji fratelli, ed anche questi sotto certe condizioni . Nessun cittadino russo dopo l'età di ·15 anni può cambiare naziona lità. (l) Occupa circa 3000 operai.
Il continrrente lHIUUO è fissato per legge (in media 5500 uomini) ed è scelto l!l per mezzo clell'cstrnione a sorte fra gli inscrit~i dicl~i~ra~i atti al servizio, dell'età di anni 20, ccl appartenenti a paesi _manttim1. Il sorteggio si fa dal 1° novembre al 1.l'>d!ce~bre nella R.u$~W europea e dal HS ottobre al 31 dicembre nella Siberia : pur tuttav1~ pare_ che in .:ivvenire sari1 regolato in modo che le rccln te giungano ·m corpi pel 1• dicembre, affinchè siano istrn itc completamente al\' epoc.:i del le eser· · citazioni e$tive. La durata nonna le del servizio è di 1O a uni, cioè 7 nella flotta e 3 nella riserva. Il servizio conta daI 1° gennaio successivo aIl' estrazione. È però in facoltà della suprema autorità di far passar~ un _ann~ prima nella riserva i marin.ai ~l~e ~1anno _fa~to corsi di studi primari 0 che si trovano iu al tre cond1z1on i speciali, come pure sono accordati ai semplici marinai congerli temporanei di un anno._ Le esenzioni dalla leva sono più numerose che da 1101, essendone e·sentati tutti i membri del· clero d'ogni rito cristiano cd i cantori del!~ chiese ortodosse. Sono inoltre esenti dal prestare servizio in tempo di pace ed inscritti per 15 anni nel la _ri:crva: . . a) i dottori, chirurghi, farrnac~stl e. vetf\r'.nan; b) gli csposiLOri all'accademia 1mper1ale eh bel le arti mandati all'estern per completare gli studi ; e) i professori, maestri, i5titutori, e ~uelle alt1~e persone appartenenti a stabilimenti di edm;azione pubblica , che si trovano 1u speciali condizioni ; cl) i capitani, gli nffkial i di mare e:l ufficiali '.na~chi_nisti che _na: vioano su lerrni rnem1ntili cli bandiera russa ed 1 piloti cd allievi piloti. Questi rimangono inscritti nella riserva per s~li ., O anni_- . Gli in 5critti clic hanno· servito almeno per due anni come marinai o ,macchinisti su legni di lungo corso e quelli che hanno servito_ almen~ per un anno sui legni di piccolo cabottaggio passano ncll~ rnerva, '. primi dopo 5 anni di servizio attivo ed i seeondi dopo 6, nmanendov1 però ascritti sino al decimo anno di servizio complessivo. Gli ebrei noo sono amme:;si a servire nella flotta. I volontari servono per due anni Jtella flotta e per cinque 1iell/\ riserva. Essi a!l'atto ùell'arrnolamento debbono subire un esame e se vengono accettati sono in:;critti nei ruol i col grado di sottnfficialc. Dopo i .due· anni di sfrvizio attivo sono sottoposti ad un secondo csarn(:, e, se dichiarati idonei, passano nella riserva col grado di cadetto. 1
1
1
1
<156
ESTERA
RIVISTA
III. ;,
La marina militare russa si divide rn quattro parti , cioè : la flotta del mar Baltico; la fl otta del mar Nero; la flotti gl ia del mar Caspio; la flottiglia siberiana ('l ); ognuna delle quali ha materiale e persona le proprio. Gli uomini della flotta clél Baltico sono divisi in ,f O division i e 4/ 2 ,e due compagnie coi seguenti organici <)i pace: Ufficiali naviganti
Ufficiali sedental'i cd impiegati
Truppa
·1 . clil'isione della Guardia (Pietro-
burgo) ., • cli visione di Fin landia (in tempo di pace ha i soli quadri) . ,ta, 0• 3.1 , 4a, 5a, 6n, 7", divisione ..., ' (Cronstadt) .
~" divisione (Pietroburgo) Mezza dozzina di Revel . tom pagn ia navale• di Fin landia. ))
.»
d' Arcangelo Totale
69
80
»
2
squadre del Baltico , due delle quali fanno esercitazioni di croci~ra ed una quello cli sorveglianza delle CO$te ; Ja 7a ed 3a divisione e la mezza di\'isione di Revel forniscono il personale alle navi che non fanno parte deJJe sqnadre omelette: le compagn·e naval i infine di Finlandia e di Arcangelo fanno il servizio nei fari e nei porti. · Ogni divisione è comandata ed amministrata da un capitano di vascello di •1 • classe ed ha un numero di compagnil" proporzionato alle navi che de1·e equipaggiare. Alla floua del mar Nero appartengono due divisioni navali, una delle quali (per turno) fornisce il personale alle navi di crociera e l'altra fa il servizio nei porti; la ·1 a divisione ha un organico di pace di 8•1 ufficiali naviganti, ,14 6 ufficiali seclentari ed impiegati e 180•1 sottufficiali e marinari; la 2" ha 79 utlìciali naviganti, ·109 ufficiali sedentari ed impiegati e ,f 739 sottufficiali e marinari . La flottigl ia del .mar Caspio ha una sola divisione, COll un organico di pace cli 60 ufficiali naviganti, 76 ufficiali sedentari ed impiegati e ·1363 sottufficia li e marinai . La flottiglia siberiana infine ha pure una sola divisione con 50 ufficiali naviganti, 67 ufficiali residenti ed impiegati e -1809 sottufficiali e marinai.
2056 )>
56·1
706
4 4596
108
H3
2•174
29
40
488
2
6
405
'10
48
779
993
490 .
---,19,'i-39
La di visione della guardia fornisce esclusi va mente il personale per gli yachts imperiali; le prime sei divisioni clànno il personale alle tre (I) Eravi anche fa flottigl ia dell'Arai, ma venne sciolta con decreto del 3 febb raio t88l.
- Così pure venne sciolt,t, con (lecceto del r, marzo :!883, la fiottii. vo lon taria, com1iosta '<li 6 piroscofi compra.ti nel 1878 per pubblica so ttoscrizione ed impiegati in tempo di pace nel commercio mercantile cd in tempo di gneua come incrociatori ausiliari.
IV. Esaminando la tabella che segue, si scorge di leggeri come la Russia abbia dato un gr~nde sviluppo al suo materiale torpediniere, specialmente nel mar Baltico. E ciò è naturale inquantochè in quel mare le sue coste si prestano benissimo per l'impiego di questo genere di difesa e d'altra parte era questo il modo migliore per co.ntrobilanciare, senza troppo aggravare le sue .finanze, la potenza offensiva ~empre crescente._ della flotta german ica, la quale dal ·1810 in poi prese uno svilu.ppo tale da essere oramai una marina mil itare di ,1 ° ordine (•1). E · si noti ohe il governo russo non cessa di dare ordinazion.i alla casa 11) L'Army and Navy Gazette in un suo :uticolo dello scorso anno (Vedi R'i'visu:i ma·r it.tfana del febbraio t883) nel rare un 1>arallclc fra la flotta rll$sa e la germanica dimostra che quest' ultima, bcnchò molto inferiore poi numero delle navi, ha maggior Potenza o!fensiva dell'altra pcrchè ha navi più moderne e quindi pìù veloci e più Potenti. - Oltre a ciò può essere coadiuvata da una marina mercantile molto piiì numerosa.
159
ESTERA
RIVISTA
« mar1tt1ma. Prima si
pensò 111 mare Baltico, orn è la vo\t:-i del mar Nero, dove l'ultima guerra russo- turca fece sentire il difetto « di una buoria flotta e toccare con mano che, se nell'esercito la cor<( ruzione 2.mministrati va e le malversazion i <~ra;o grandi, nella ma« rina non erano · minori . L'a,niniraglio Pestschuroff fu prima di tutti « l'uomo che sbrogliò la matassa, e pose · 1c basì di un nuovo ordine <( di cose. Ora il mini~tro del la mario.1 viene a compire l'opera .
Thoruycroft di barche torpediniere atte ad essere im piega te non solo nella difesa delle coste, ma anche in alto mare (nel Baltico) contro le navi nemiche (·I) avendo esse ·un dislocamento di 60 tonnellate e 4 siluri . Un'osservazione ben più importante da farsi però è lo sviluppo che la Russia sta per dnre alla sua lloua del mar Nero. Le sue condizioni in quel mare sono ora tali che essa fra poco avrà e.olà terminate tre potenti corazzate ( due da 8500 lonn. cd una di 9990) e pare -che una quarta sarà ben presto posta snl cantiere; di modo che, se si tien conto della piccola flottiglia di torpediniere che già vi possiede, fo d'uopo· convenire che la flotta russa avrà ben presto in quel mare up.a grande preponderanza su quell a turca. Si aggiunga inoltre che ha in Sebastopoli un cantiere governa tivo e che ve ne sta ora sorgendo uno privato, sussidiato dal governo, il quale fra non molto avrà tutti i mezzi necessari per la costruzione delle maggiori-navi corazzflte. Diremo inoltre a questo· riguardo che l'ammiraglio Pestschurofl', dopo un'ispezione fotta alla flotta del mar Nero nello scorso anno (2), pare che abbia presentato all'ammiragl iato nn progetto per riordinarla completament.e. L'oradNto ammiraglio proporrebbe di sopprimere la sovvenzione annua di 20 milioni di rubli, che il governo paga alla comp,1gnia di navigazione a vapore del mar Nero per averne il materiale a sua piena. disposi1.ione in tempo di guerra, ed impiegare invece una tal somma nella. costruzione di nuove cora;,,zate. A suo pa rere la Russia do.vrebbe crearsi in qud mare una flolla re,gohire che contasse almeno 6 grandi corazzate, li, corveLte <·.orazzate, 25 carmonieré, una discreta flottigl ia torpediniera e..l altri legni minori. A tale riguardo così si esprimeva nello scorso febbraio la Deut,sche Heeres Ze'itung: « Il viaggio del ministro della marina russa « in Crimea, per assistere alla messa in cantiere di varie navi co« razzate sul tipo dell'inglese lnflexible, segna il principio di una « nuova era per la flotta russa nel mar Nero. Dopo le dimissioni « del granduca Costantino, cessata l'influenza del partito Popoff sugl i « affari della marina, il nuovo comandante granduca Alessio ed il « nuovo ministro della marina, ammiraglio Shestiakoff, misero mano « ad un piano generale di riforme e vi lavorarono atti vamente, to« gliendo gli abusi, migliorando il materiale e riordinando il perso« nale; oltreciò,aumentarono considerevolmente tutti i mezzi di difesa
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((
.
« La conclusione è la seguente: che fra pochi anni la Russia avrà in Sebastopoli una grande città commerciale, con due cantieri, uno « governativo e l'a!t1'0 d'una grande società sovvenzionata dal governo, <( dai quali sulla fine del ·1885 o sul principio del ·1886 verranno « lanciate in mare quattro grandi corazzate, alle C[trnli la 11otta turca « non potrà opporre delle uguali e cbe, unitamente alle 6 nuove « cannoniere ed alle 12. torpediniere, saranno in grado d'impedim « l'entrata nel mar Nero a qualsiasi squadra turca. Verso la stessa « epoca sarà pnre compìto il riordinamento del la flotta sotto tutti i « rapporti. »
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1
Materiale navale della Russia. (I nwneri f1·a pcirenlesi ind,icano U disJ.ocamiento)
NU~iERO
E NOME DELLE NAVI
Qualità delle navi
o
.~···~ -~~ TI,-5 ~.~
Flotta del .Mar Nero ~~ ~]
Flotta del Baltico
""-""·.g rn.
Corazzate di battaglia .....
3
22
·I O A torri: Pietro il Grande A torri,: Ca(9665) - Minin (5740) terina II Wladimir Mouomach (57iH) ( 9990, in - Ammiraglio Lazareff (;J7o3) costruzio-- Amrniraglio Grei~ (38H) ne) - Si- Amrn. Tchitcagof (3693) nope(8500, - Amrn. Spiridof (37,i. 1) . in costru-. Ammiraglio Arkass (5800, in zione ) costruz.)- Moschova (5800, Tsch esme in costruzione); (8500, in costruz.), 1
(l} Veggasi nella dispensa <li febbraio d< ·!l cor rente anno della /livista ,,;arifti1na la descrizione delle ultim o torpediniere fatte èostrurre dalla Russi,i. (2) Vedi Revne marWme et colonia.te, dispensa. del marzo iSS3, nella cronaca.
I
))
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\
160
Qualità
-
delle navi
Corazzate di ba ttaglia
NUMERO E NOME DELLE NAVI
E NO)(E DELLE NAVI
Qualità
,,
o
Flotta del Daltico
20
(Segue )
Nummo
casamatta: Sebastopoli (62.72}- .Petropnwlosk (604-0) - Dmitrij Douskoi (5800) Kniàz-Pojnrski (M\06) - GenMal Admiral (4-604-) - Arciduca Edimburr (4-602) Retv1san ( 3884- - Kreml (3H 2)-Ni tron-Menya (3370) - Pervenetz (32.77);
l<lotta del Mar Nero
~-~ cl"'
~-~== 1o~ "= E';:: ..,., o<> o-
Flotta ~ i-~ .., a:, ~~ S:.a del Mar Nero ~::::
Flotta del Baltico
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Trasporti . .. ·
»
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2
I
Yachts ecl Avvisi . .. .... Torpediniere di I• e 2" classe.
))
if)
131.7
10
9
4 5
97
18
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))
H·
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»
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))
I
,
Torpediniere di alto mare ... »
""·-
,10.
1
Pesca-torpedini.
•1 (Wzriw cli 230,tonu.).
5 (dt48 e 6S l9uo.)
))
Piccoli piroscafi. [
1
I
Piroscafi ausi1\ari ... . . , 6 (della disciolta flotta volontaria) 3 (mercantiliJ »
1
))
delle navi
Cannoniere .. · \
Bronenosec (138 1) - Jedinor-og (H06) - Koldun (1666) Latoik ( 15Hi) - Lawa{159,1) - Peruu (15,i.9) - Strjelec (H3·1) - Tissou (1666) Uragan (•I 4·15) - Wicscun. (H4-9). PopoJTe (navi cir colari corazzate) .... ..
o
ce ·~ ~·a. ._e
.:..ir.
-.a
3° Per fìum·i, : Smertch (154-3) - Russalka (1979) - Tcharoidieika ('1979) . ifO
~
""·-VJ """'
A
Monitors . ....
,16,1
ESTERA
RIVISTA
>>
Njini-Novgorod (3'100)- Russia Czàr -- Cza(3·1 4-7) - Pietroburgo (304:8) rewna . - Costautine (1625J--,- Vesta Czaritza, di (·182.8) - Argonaut (726) . circa 3000 · tonnellate. 2
»
>>
))
»
Na,vgorod (2HJ.1) A.mm. Popoff (3550). Incrociatori .. .
27
3 (corvette)
(dei quali 2. sono in costruzione) da 900 a rnoo da 1000 a 3000 tonnellate di tonn. di didislocamento. slocamento. NANO XXIX, VOL. 11.
H
RIYI STA
L' INSURHEZ IONE NEL SUDAN. EGIZIANO (Conlinua~ione e fine).
'
In principio di geuuaio 1884c, il Governo egiziano mandò nna nota all' inglese, iovitandolo ad assumere la ùifesa del Sudan e dich iarando che, in caso di rifiuto, si sarebbe rivolto alla Turchia, c-edeudole quella parte del Sudan ori entale ch'essa giù possedeva prima del •I 868, compresi i porli di Snakim e Ma;;saun , e avrebbe ritirato, da l Surlan centrnle e occide11tale, le proprie truppe. L'Inghiltena rispose che 11011 si opponeva alla retrocessione del Sudan orientale alla Turchia; in quanto poi allo sgombro del resto del Sudan, ben lungi dall 'opporsi lo consigliava vivamente. Que~t.a risposta era conforme a tutti gli atti precedenti· del Governo inglese; ma pare che i mi nistri egiziani non se l'aspettassero, µerchè ne furono sconcertati e, alle insistenti premure del commissario inglese, non seppero rispondere altrimenti che dando le dimissioni. Le qunli furono così motivate: • li Governo inglese esige che uoi abbandouitnno il Sudan. Non possiamo conseutir vi perchè il Sudan appartiene alla Porta, che lo affidò alla nostra custodia . Il Governo inglese dice che l'Egitto deve seguire i snoi consigli, senza discuterli . Ciò viola il decreto organico del 28 11gosto ,1878, secondo il quale il Kedive governa coi suoi ministri. Dinmo le no,;Lre di missioni, perchè siamo impediti di go,·ernare secondo la costituzione » . Ciò non mutava la si tuazione, nè indicava un rimedio. Al ministero presieduto da Cherif pascià, successe quello presieduto da Nuhar pascià, che non rifiutò i consigl i de'll' Inghil terra, ma si limitò a non meuerli in pratica . A dir vero sarebbe stato mollo dif6 cile il fa rlo. Per quanto desiderio avesse la Turch ia d'immischiarsi negli affari d'Egiuo, quando seppe, che i territori offerti dovea conquistarli, con una spedizio11e a proprie spese e sottostando ad altre condizioni, non volle accettnrli; uu corpo di truppe che già -;i trova,•a imbarcato da· vanti a Costantino?oli e pronto alla partenza veu ne fatto sbarca re, e li S.ultano si limitò a far allo, non sap piamo se di sovrnuità o cli umanità, mandando in Egillo una dozzina di chirnrghi. Questo per ciò che riguarda la cessione del littorale del Sudan; in quanto allo sgombro 1
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del resto, il nuovo n11n1stero nominò una commissione che ne studiasse i mezzi e stabilisse la nuova rron tiera dell'Egitto. Questa seconda parte dell'incarico era molto faci le; la fron tiera ru tracc'.:ita, sulla carta, ai limiti del deserto, dove la trncciò la nntnra; ma in q1_rnnto alla prima parte, più si stu'. liav.:t e più si vedcvHuO difficoltà..Da gr~1~ tempo era stato detto che il M,1hdi avea fotto ta/mla rcisa di tutti ~ piccoli posti sparsi sul Y'\SLissimo territorio del ~ud~n; m~ ora che s1 trattava di abbandona re quest.o paese, sorsero p1ccolt post, dt1 tutte le parli; fra gli altri, una gn::iruigione .di circa mil_le uomini a, Goudocoro, rruasi •I ,i.00 chilometri a sud LI, Cannm. La cos~ è ~ alt.ro~c~e meno strana di quanto sembri a primn vista. Quelle decme di m1gl1aia d'insorti che si radunano tumultuariamente per far rronte a un corpo d'inv:bione, si di$perdo·n,o, per le necessità della vita, il giorno dopo la vittoria; oon restando il ì\iahdi se non un gruppo di fidi, specie di guardia del corpo. Quando un fo rte non è sulla l_orn strada, n?~ "anno a cercarlo. La previdenza, la cura del domani, sono quahta rarè ue<>J'inso rti, anche non sudanesi. Se Bila distanza cli cen tinaia dr chilotne~rl vi sono piccoli distaccamonti di nemici, ci stiano; ri_nchè non danno fosticlio, nou v.)le la pena cli occu pa rsene. Questo r~g1ona mento è naturnle e, nel presente caso, anche giu$tO. ~a turale è d'altra pnrle che ·sifatte guarnigioni, le <JU:lii non dava110 più ,egno di vita , siano state credute morte; massime tlagl'Inglesi, che non avevano un grande intere,::;e ad informarsi della loro salute. La ste~:;a gunrnigionc di éartum, che ern sempre stata calcolata a circ~" .\.000 uomini.' quand_o si trattò di ritirarla si trovò che ern tli 6000; degli Europei, che dtcev::u1si partiti tntti, si Lrovò che ve n'er::iuo :in corn; snlk1rono anche m:ii parlato , e che pur fuori mioli.i o ia di E<> o zi ani, di cui non si era essi ,,olenno partire. Può darsi che co me prima si osoger:ivano le perdite, per_ i'.1dur1:e l'Inghilterra a intervenire nel Sudnn, così ora si esagerassero I rnnast1.. per non ess•)re obbl igati di sgomhrn ro; ad ogoi modo· è certo che parccch;e migliaia vi erano ancora. Come ~·itirarli_? ~enulo c::ilcolo_delle distanze ci volevano mesi; considenrnrlo I me1.1.1 d1 trasporto , c, volevano centinnia di barche, per la strada del fium ~.' o migli aio di; cam meìli per quella del deserto, e non si aveva uò un~ c_osa nè _I altra. Dovevano poi i distaccamenti venirsene giù all~ ~p1cc1ol11ta ciascuno per conto proprio? E gl'insorti li :ivrebbero las~1at1 passar~? ~,>vevano invece radunarsi in un punto ccntl'ale, per pol muovere rns,eme? ~fa 6ra conveniente che i più vicini, ottendesseto dei mesi, l'arrivo dei più loutnni, e questa radunata auebbe poltito compiersi io un paese
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insorto e vastissimo? Abbandonare le fortificazioni era mettersi in balìa del nemico. L'ordine di partenza potev:t es;,ere una sentenza capitale. · Intnnto, alla voce ·dello sgombro del Sudan, l'opinione pubblica in Egitto si era com mossa. Al Cairo sì . tenne un meeting, e vi presero parte Egiziani ed Europei, protestando contro questa misura. Samuele Ilaker, quegli che av1~a comandato una spedizione egiziana nel •1870, scriveva al Tùnes, mostrando i danni dell'abbandono di Cartum, ecl assicurando che, se un esercito inglese si .fosse avaozat.o nel Sudan avrebbe avuto !.'appoggio di tutte le tribù rimaste ancora fede li. Tnli pro~ste ed argomenti avevnno certo poca influenza sulle decisioni del Governo inglese, ma creavano in Inghilterra e sopratutto in Egitto una correntecontrariaallo sgombro·del Sudan, che fece ~entire i suoi effetti sul Governo di quel paese ed anche sni funzionari inglesi quivi dislocati. In fatti il ministro della guerra, Abdel-Kader pascià, il commissnrio inglese sir Bariog, e il comandante del corpo d'occupazione, geuei·ale Wood, dopo avere studiato insieme il modo di sgombrnre il Sudan, studiarono insieme i meni di soccorrere Cartnm, e per nu momento parve cha si potessero inviare rinforzi, per la stra,la Massaua- Kassala ; ma fossero pur giunti a che cosa al'rebbero servito, se non erano tali da sch i,,cciare l'insurrezione? A fare resistenza lunga bastava il pre_sidio cli detta città, In qua le d'altronde non ei-a neppure assediata. Un dispaccio del 2o gen naio annunziava che gli ufficiali cli Cartum esprimevano l'opinione di poter ·sostenere un Inngo assed io. È vero che altri di,pacci assicuravano essere le truppe malcon tente, perchè in creJi.to di paglie arretrate; ma a queste miserie i soldati egiziani, come i turchi, ci sono assuefatti, e se era questione soltanto di spedire danaro, poteva passare per qualunc1trn strada. In conclusione non si fece nulla . I mprovvisamente si udì il nome di Gordon, generale inglese, pasciil egiziano, mandarino cinese, filantropo cosmopQlita, ex governatore dd Sudan, conoscitore di Negri, amico di Beduini, cavaliere errante, onesto e fortunato . Parve ed era veramente l'uomo della situazione, se alla si tuazio'ne fosse bastato un uomo. L'opinione pubulica in Inglulterra lo accolse col favore con cui , nei casi dispèrati, si ricorre ai rimedi delle quarte pagine. I giornali dissero che f:.orclon solo valeva un esercito, e il Governo inglese, a cui non pareva vero di cavarsela così a buon mercato, si affrettò di mandarlo a c&rc:ne. La soluzione del problema correva piana sotto tutti i rapporti. Presiedeva il ministero egiziano Nubar pascià, vecchio amico cli Gorclon. Era comm issario inglese in Egitto sir Baring, già ivi coiHrollore nel tempo che Gorçlon
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governava il Sudan; interrogato sulla convenienza di affidare a questi una missione, rispose due voltfl negativamente, ma alla terza (H> gen.naio) mutato parere, rispose che una scelta migliol'C n~n p,o·t~·~bbe farsi (·I). Gordon si trovava a Brusselles, su l pt~nto cli pa1 tll i:: pe~. quaudo gli eOlle" O' per conto. della Società internazionale a(riccma, . . . I iuuse l'inrito del Governo inglese. Egli non ~sit~ un_ 1sta?te; ~1 scio se 1ai precedenti impegni, accettò_ l'i~c.11riCO e SI ffiJ~e lf~ VJ~g~'.~ per, '. ~ strada più breve; giunse a Br111d 1s1 il 20 gennaio, il '.21 s 1mba~ co per l'Egitto, il 25 o il 26 era già al ,Cairo e il giorno appre$SO part1rn ~Ila volta cli Carturn per la strada Assuan-Corosco-!lerber. . Gordon andava nel Sudan qu::il1~ inviato dell'Inghilterra, e ci tenern tanto ad apparir tale in faccia agli insorti, che desiderava vivarilente di passare per Sua ki m, onde la popolai.ione lo _vedesse smout:.i:c j a Un a nave in<rlese· credeva anche di poter fare ID tal modo un viaggio ' " per,uaclendo ' · .e due servigi, i Beduini · che tenevan0 la stra cl a Sua1qmDeber (coi quali van tava nntichr amicizie) a tornar~enc a casa. La sua missione io,;ero non si limitava alln valle del Nilo, ma a~brnc:ciava anche i porti della co,tn. Ma giunto al C~iro , r. conosciuto il vero stato delle co:;e, egl i dovette rinnm-iare alln eletta strada e a quella parte ùella sua missione, che ::;i rìferiva al littora!e ?e_l mar ~os~o . Un altro disino-aHno aspet1.av11 Gordon lìoo da l pnnc1p10 del v1:1ggto. Egli avera pitf volte rnnnife:;ta to l'inte_uzion~ di 1:ist~bili re,_'.1 el governo delle provincie $Udanc:;i, i tliscemlentl degli an t1d11 $Ult~rn , o ~Imeno di porta r:;cl i apprcs~o, per se1·1·irsene; all'occorrenza; ma la ttane ricerca, non trovò, se non un solo e indegno rampollo; certo Abdel-Saku~·, figlio del fu Sultano del Dar- fnr, che pre:;e con ~è, ma dovelle nmaudare alcuni aiorni appresso, siccome scemo dr mente e dato al" l'ubhriachezza. . La situazione nei paesi, in cui Gordon si avvicin~va , non avei., mol to variato da quella che era in dicembre, 1,ll'indomalll della sconfi~ta del generale Bicks. Il lVIabdi regna va tranquillamente nel Cordot~n e~ esercitava 1urn grande influenza sulle viciue provin cie, ove mol~t capi tribù agivano come vassalli del Mahcli. Altri cht: _uon parteggHw:n_o per i ribel li, erano però ben lungi dal muoversi m favore de~lt ~gtziaoi; c'.,è anzi si mostravano piuttosto contenti di <~s_sere stati ~,bernti cli questi, ,senza essere ancora mulestati da quel,l i. ! 1/!ahcl~}'.'a sempre a El Obeid e non mostrava nessuna premma dr 1'.mctten,1 JU campagna. Le sue forze (secondo un giornale arabo che s1 stampa al (i, Doc:uncnti pubblicali nel libro blm.
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Cairo), ascende1•ano a 36 mila uomini di trup pa regolare, cioè inquadrata, cd altreunuti di truppa incgolnre, cioè n sLormo. Queste forze al momento 11ou c:;i:oterauo· nè sul terreno, nè sulla c:1rt:1; ma solo nel la meutc del profeta ; però l'esperi enza avc'n dimostrnto clic u un suo ccu110 poLcv:1110 radu11,1rsi. Di tratto in trutlo giuogc'Vll :1otiziu che questa o qnelln tribù ern insorta, 111a l' insurrezione cousisteva nel dich iar~rsi pel i\fnlidì, poich~ no11 vi cn1 contro clii i11sorgere. Talvol ta il telegrafo rcc~wn cl1e il M11hdi si (31:,n mosso con uu gro,so esercitoe -al'en preso rruo,ta o qu ella di rezione; ma ornno scorrerie di corpi Yagnboudi, che fotto bollino o veudeun si disperdevano. I n unn di queste scorrerie fu (:olto cd ucciso il viaggiatore ola11tl0se Schuwcrt. Bestava 11 ll'Egiiio C11 rtum, ben pre:iicliata e ben munita, comandata ùal colou uello ingle:;o Coetlong; non assediai.i, non iuvestitD, ma colle str,1de in mano ni ri bel-li. Restnrnno pure qua e là, nei ca piluogh i o in stazioui fortifì ca te, vari pre,;idì egizi\ìni, dimenticati dagli amici e dni uc111ici, coutenti di vivcrè e fonu11ali se loro riusciva di giu ngere senza molestie fìno a Cnrtum; pronti a darsi :11 nemico persal-:aro la pelle. Lo notizie di tali disL;1 ctnmenti erano e :;0110 tuttora incerte eco11troddittorie. Ver::;o la mcti1 di genun io il tèlcgrafo nunirnziava, elle gl'insorti ave.iuo t:,glintn la !-l,rada alle gnaruigioni di Dnom e Ko,·ec, dirette a Cartnm; ma tali guarnigioni si erano ri tirate a Cartno, fìno dal mese autect!dcntc~; onde probabil111ente qui si tratta di piccoli posti ripiflga ti su Dnem e Kovee cd ivi fermati d~.gl'insorti . Yi sono ancora? Raggiunsero Cnrtu m? Passn rouo al nemico? Non se oe seppe più nnlla . Questo era il paese in cui Gordon si prese11tnva senz'n rrni; ma non senza munizioni. Appunto in quei giorni 1•ggiuo cootrns$e con RoLhschild un prestito o, come si di;:;se, un'anticipazione di <p1nkhe m1lioue di lire\ delle qual i 1111a pilrte furono 1llt.lS5e a di sposizione di Gordon e fìn cliù dn rarouo fecero mcra,•iglie. :'lfon tre Gorclon s'avvinH a Cartum, nn altro generale inglese a servizio dell'Egiuo, sir Baker, a Suakin1, si apprestava a trattare la 1p1cstione elci Suda,1 con ben nitri :irgomr, nt.i. La pnrte orienta le del Sntlan egizi,rno, che, per I'. iocrzi,1 del :'l'.fa hdi e l'atti vi Lil del suo I 11 ogotc ue11 te0 ::;man Digma, era diventala il teairo pri11cipnlo delln guerra, comprendo i cli~tretti litt.ornnci del mar Ro:;sn : Snnkim, Ca.;sal:i e l\:Iassaua . :È 11 11 · ten itorio i11 gran pnnc deserto, sparso qua e lit cli oasi, abitato da Lnliù cfi Iledui11i nomadi, poYere e valorose. La 1empera1ura è H deote, il :-:uolo arido e il rlima, H l vari trntti delle coste, insnlubre. la grande strad:i 1n aritti111:i clellc I ndie e dell'est.ro1110 Orien to, non tocc:i questi litto rale, flll( lando di rettamente da Suez nel :\den; però vi si tro-
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vano alcuni porti, primi fra essi Mnssaua e Snakim . Quello_ è _la porta dell'Abissinia , questo è il punto di partenza della strada m1ghore per audare a Cartum: Le operazioni di guena si restringono per ora al disu·etto di Suakim. Questa citt:\ che fu giù nel medioevo u!1a buo~a piazza di commercio, si trova ridotta a poco più che un n11Sero v,_1laggio; ma conserva ancora lauta importanza da far porere necessario aal'In olesi il difenderla. 0 ' Ess~ infatti costituisce I.o sbocco dell' alta valle del Nilo e dell' interno cieli' Africa verso l' Oriente, e potreblie forse, iu un prossimo avvenirn, preudere grande sviluppo, massime se gl'Inglesi _vi ferm~no il piede, e mettono in esecuzione il progett<_i di ferrovia_ Suakirn~ Berber. La ciuil propriornente dettn è costru ita sopra un 1~olouo rlt mezzo chilometro di diametro, iu un seno di mare, molto rnc.ivato e abbastanza spazioso, 111 a con ingresso ristretto e ingombro 1~i snbhi~,,. Un ponte unisce la città :illa Lerrn ferma, nel punto clo:·e_si trova il sobborgo di Ger, che contiene gli edilizi più importnnt, , _1 . bazar, le caserme, ecc. La città è popolata escl usiv:imeo te da Bedurn1. Nel sobborgo hanno residenza n edoini, Egiziani e qualche Europeo. Sono m tutto, fra la città e il sobborgo da ·IO a ·1'2 mila abitanti . La c:1·111 1~:ign.1 all'intorno è secca e steri le; piove raramente; le scarse fontane s, trovano a due chilometri da Gef; un acquedotto porw in cittù un gotto ù'acqua, che nell'estate diventa fil irorme. Gl'insorti tent:n·ono più v~lte di rompere tale acquedotto, ma non ti riusci rono; è _troppo prez,os~ per non essere beo gunrdato. Gl'Inglesi scavarono ul t11namente alcuni pozzi artesinn i. Tre strade di carovane pnrtono da S11akim dirigendosi verso l'internb del paese: due per Cassnlo, una per Berber. È qu~st:ulti_ma ~he gl'insorti hanno chiuso o che gli Egiziani e gl'Inglesi voglio110 rrnp1·1rc: Partendo da Srwkim verso Ilerbcr si s,1 le una rnonwgua, snlln cm cresta è Ilamclu, grosso villaggio; poi ::;i trn,•ersa un pnesc collinoso'. e si scende nel deserto; qunsi .i l principio cl i questo ::;i t.rova l'_oa 5 1 cli Kokreb, col villaggio di egunl nome a mezza sLrnd,; _trn S_1rn lrnn e 13erber, e più lungi l'oa$i e il vil laggio di Rakon ik . S1 co11t1nua per un ~rida pianura lìno ad Oback, dove si trova dell'_ ac~ua e, pr~~egucndo Yersù Bcrber, dist.iute 111H·ora nn ccntm11 10 cl I ch ilomcLl'I , s ,n. contrn Abu-Selem, paese sCI1Za sorgenti , ma dove le pioggie autunnali permeltono là. coltura . Quindi si .giunge a Berber tloYe lti strada di Suakim si unisce a quella prùvenientc da Assunn e Corosc-o . La distnoza fra Sn.ik.im e llerber, che in linea retta in irnrn oltre: 850 chilomNri, ricl1 iedArebhe, in condizioni onli11arie, da ,12 n 15 t:ippe; ma
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trattandosi di marciare in terreni sahbiosi e sotto un sole ardentissimo molte di più ve ne i~npiegherebbe un corpo di truppa. ' Quttndo s, parla d1 att•1cco o difesa di Suakim, déve intendersi del sobborgo di Gef, perchè Suakim sorgendo sopra un isola non è attaccabile cfagli insorti, che non hanno barche. Detto $Obborgo è fortificato; ad un estremi tà, vicino ,d mare, sorge un opera armata con artiglieria; su l fronte, dal lato di terra, si st.ei1de una linea di trincee appoggiat~ a due forti. Un ~hilometro .più innanzi sorgono ·12 piccole ·ndotte, d,~tnccate l' nna da ll'a ltra circa [i.00 rnetri, coperte da un fosso largo _e. profondo e da ~ifese accessorie. Ogni ridotta ha una piccola guarn1~10ne e un maga;,,z1no blln provvisto. Di qneste fortificazioni qunlcosa r~s1ste1•a da gran tempo; il resto venne fatto recentemente daali 0 Egi:iani sotto la direzione d'ìngegneri inglesi ('1). S1r Ba!<er, che già, sulla fine del 4883, vedemmo occupato a formare ~n eserCJl.o da .opporre a· O:man Digma, J:worò. a questo in tento tutto tl mese d, gemmo. Dal Cmro gli si mandnvano di continuo rinforzi, per la via di Su~z, raccogl iendò tutta l'accozzagl ia che passava oziando 11 suo tempo ne, sobborghi del Ca iro, di Alessandria e nelle altre città del Delta . Questa gente <l'ogni risma e <l'ogn i coniò radunata quasi a . fo.rza, o ve,_,dnta per denaro, s'imbarcava alla rinfusa e, giunta a Suak,m, era d1v 1sa per hllttaglioni di Arabi, di Negri, di Egiziani e di Tur(;hi. G·li Ji;uropei entravano in corpo di gendarmi . I Turch i costitni va~o l_'elemcnto su cui si poteva 111aggiormeutc contare; gli Ambi ~ 1 N.egn rrnn. r'.1an_cnvano di conigg-io, ma nutrivnno simpatie per gli rnsoru ; . gli Eg1z1an1, ernno l,1 paura personifica ta. Diccsi che a questo modo s, fosse ro raccolti da 7000 a 7800 uom ini , e f1,rse tanti ne f'urono spedi ti; ma il giorno della battaglia, non resta vano se non 3600; il gen~ra!e e gli uJ'ficiali non risparmiarono cure e fotiche, per .istruire e d1:;c1plinare questa gente, ma il tempo era poco e la stolfo cattiva . Più proficuo fu il 1..i voro fatto in torno alle fortificazioni di Sua kim eh: veuner? rest~urn te, arnplintc cd armate di bnona artiglierin. Il primo pcus,ero cl, Baker, fn quello cl i riti rare le ounru igioni c<>iziane da Tokar e Sinkat, due piccole piazze ·vicino a SL~lkim; ~ma no~ s'era più a tempo; si trovav:rno già in l'estite e bisognava liberarle. Da v:lJlti a sir Bnker :;i trovava Osnrnn Dignrn, , presso a poco nelle stesse cond izioni in cui, due mesi prima, :;i trovavano di fronte, nel Cordofan, il Mahcli e il generale Hicks. S0 gli uom ini di B.iker nrnritavano appena il nome cli soldati, aucor meno lo meritavano quelli di (1)
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,Qsman Digma; ma quanto gl'insoni erano inferiori per ordin.:1men10 e .armamento, altrettanto supcrnv(IUO i loro avversari, per numero e coraggio. E:;si scorazzavauo tuuo il distretto di Suakirn, tenendosi col grosso n cavallo della strada di Suakirn-Berbcr, :,tringendo d'assedio Tolwr e Siukat, minnccian do Sirnkilll stessa. La m::iggiore vicinanza al l'Egitto .e la relativa facilità di comnuicazioni davano a fiakcr un vantuggio, die Hidc; non aveva avuto: quello di poter:;i provvedere di tntto il materiale occorrente; ma di mor:ile vi era là ste~sa sea rsità . Un mezzo morale, se cosi può clti ;1m3rsi, fn ·impiegato contro Owrnn Digma, che 11011 si era tentato contro il Mahdi: quello d'opporre profeti ai profe ti. Si· sb,m:ò a Siiakim un ClH'ico di :;ceiechi, che si sparsero nei dintorni, predicando la sottomissio ne, offrendo l'amuistia e dicl1iara11do imposton il pr-ofeta del Cordofan e i suoi luogotenenti . ?Ifa pare che quei Bùduini ammettano Jn li bertà J'opinione anche: pei profet.i; lasciarono predicai'e quell i degli tiltri e credcuero al loro . La differenza più càraLtc~ristica, fra la sitnazione di .Baker e quella di Hicks, era la seguente: rneut.re questi, ln~ciundo C:irt.um per 111:1rci11re su El Obeid, brnciava i suoi vascelli e si avventtn·a \'3 nell' ignoto, qtiegli lasci3udo Suakim p<1r marciare Hl Tolrnr, a poche tappe di distnuzn, si sr.ntiva . ben appoggiaw le spalle; percl1e a Suaki tn , oltre le fortificaz ioni, vi ernno le navi degli Iugle:;i. Q11c~sti stn vaoo a vedere; in pri1110 lnogo non erano ancora decisi; in secou1lo luogo, non ancora pronti e per apparecc hiar:;i aspella vano le pro ve cl i B,1ker. Pi ù volte, nel rne:;e di geu11:,io, gl'in~orti avevano spinto le loro scorrerie lìn presso Suakim, ma ~coglievano sempre la noti.e per timore dei c;an110:1i 01~d'era110 ar111ali i fo rti; più volte sir .Baker avea mnndato in giro ricognizioni di cè1vn llcria, ritornnte sempre annunziando d'a ver inco11t1>;1to grossi nuclei .di 11e111ici e d'averli dispersi. Ai primi di febbraio parve a Bakcr di essern fo rte ablw;taoza _per misurarsi cul grosw in CHm po aperto. Lo spiogev:1110 n troncare gl'indugi le notizie di Sink/lt e 1li Tobr, In c.ui g11111·11igio11 i diccvansi agl i estremi. Fra le tlue piazze da liher;1r,-i si diede la precedenza a Tolrnr. Sorge rruesta ~5 chi lo111etri dentro terra, da llo sbocco del liumc Barka (scritto anche Baraka), e 75 chilometri a sud di Suakirn, in teri·itorio fertile e relativamen te ben coltivato . Il porto di Tokar è Trinkilat, a !~8 chilometri da Suakim. Ivi sir Baker, negli ultimi di gennaio, aveva tra~pol'la to, a poco a poco, per via di mare, il suo pic1colo e:;ercito; poi vi si era reca to egli sle:;so, avea preso accarnpam•rnto in buona posizione, quau.ro chilometri a sud del paese, e vi si era l'ortificato. La sera del 3 febbraio diede le
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disposizioni per marciare il giorno appresso su Tokar. S('iami d'iu:;ot'ti vagavano all'intorno. Tutta la notte prècedeu t.e alla partenza, si videro fuochi e s'udirono 'Si:'Jari, che, se non col1)iì·ono ia n1·, . oo-l i Eo-iz è)_, ' non furòno però, inuti li, perchè li turbarono e predisposero al 11auico. Il 1 febbraio, a punta di giorno, gli Egiziiin i erauo in linea davanti all',H:campameuto e, alle 7 ,t/2 antimeridiane, si mettevano in marcia: l'artiglieria ·in testa, seguita dalla fanter ia; la cavallerir, stesa a ventagl io dav/luti la fronte, ·formando un semicerd1io di mezzo rn i):(lio; in coda 300 cammell i carichi di· bagagli. L'intiero corpo ;iscende\ 11 a circa. 3600 uomini ed era cosi composto : due battaglioni di gendarmi (~ra 1 qua li mo lti volontari europei), ua battaglione di truppe egiz1.an_:, . L.ln .batta?lione di Arabi indigeni del Sudan, un battnglioue misto cl, Egizi:111i e di Negri, un bnttaglione di Tut'cli i o Basci bnz.uk . La forza di questi J.rnu.agl ion i variava da 450 a 700 uom ini . La c:wal:._ l?ri~ c?n~ist?va in 450 g~ndarm i n cava llo, fra i qu~l i molti Turchi; l a1:t1gliena ii~ H canno111 da cam pagna e 2 rn it.rngliere. Gl'i nsorti agli ordllll dt Osman Digma erano calcoltlti ci rca ·15,000; di cui 3000 intorno a Tokar, 3000 intorno a Sinkat, 4000 da vanti ·a Suakirn ~ gli altri $parpagliati nei dintorni. ~fa neppure 2000 vennero incontro a sir l3aker. . Il t.~rreno <1rn nudo e deserto; ma il tempo caliginoso non lasciava 1:edere a gran~e dist,:rnza; in principio piovigginava , poi si mise I ~cqna a rovesct. Ver~o I~ 8 cominciarono ::id appariré 1~sploratori ne1~11:1, (:he lentamente s1 l'll'.rnvano d::ivanti alfa cavai lerir, egizinna, ma diventavano, man rnn no, fHù mrnierosi. Alle() si levò un furioso tem porn le, che oscur~ .affatto !'orizzoute e tolse !a vista di qu:,nto succedeva anche davic1_ n?. Gli A.rabi devono a veri o prnso per uu segno celeste, a loro propizio, perchè apparvero tosto in grnn numero sn di un rialto di terra, presso la .so rgente Tcb, là do;,e, il 2 dicembre 1883, e!·a. st.at.o ucciso. il cou~ole Mpncriew. Nel lo stes,o tempo, sul fianco s1111stro dell a colonua lll marcia, si vide non lontnno frll i cespugli, un oi1deggiare di banderuole, at.taccate al le l:,ucie. coìonna fece alt. .L'r'.'.·ti_glieria staccò i caval li, mise alcuni pezzi in posizione e comincw il fu oco contro quei gruppi di banderuole; la cava llc>.ria mosse al galoppo verso di esse. Intanto un drappello cli Arabi a ca vallo comparve ,u) fian co destro della colouna, quasi . per esplorarn la forza e la di~posiz1ono dell'e~ercito egiziano. Baker manrlò contro di loro un plotooe di cavalleria tnl'Ca. Gli Arabi si dilegrrnrono, ma tosto riapp:irvero, appena il detto plotone volse le groppe e, pa$Sando velocis-
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:;imi davanti al fronte degli Egiziani, si recarono sul loro fianco ~i~ ni:;tro, dove la cavalleria com batteva cogli Arabi dalle banderuole . In breve la battagl ia divenne generale. L'artiglieria egiziana faceva un fuoco vivissimo, ma con poco effetto; i proiettili passavano sopra la te~ta del nem ico; la fanteria sprecavn le munizioni tirando a troppa distanza . Qnauù'ecco improvv isn rnente la cavalleria tornare in dietro a diro w1 e i c,1valieri, qna~i impazziti, fa r(~ fuoco in tutte le din}zioni. Pnre che i nemici, in gran nu mero, si fossero na::;co:;ti dietro una piega ' del terreno e che questa cavalleria se li abbia : i:;ti sbucare di. ~o tt~ i piedi. La fug;i d~lla' cavnl leri::i gettò il disordine nellù ~le dei lant1 e il panico si comunicò immediat:.m1ente a tutto l'esercito. Per respingere i fuggenti , che sconvolgevano ogni cosa, fu necessario ordinare la fo rmazione del q uaclrato . Per delle settimane le truppe di Haker erano state -esercitate, in piazza d'armi, a formare il quadrato, ma quando si trattò di eseguire la manovra in facci.\ al nemico, parve che vrnisse loro ordinata pe.r la pri iha volta . Bene o male si riusci a forrnare tre lati, ma snl 1pH11'LOvi erano dn(~cornpaguie <li Alessand ri ni, çhe stavano iutontit.i, come pecore~ e non ci fu verso cl', metterli a ,posto. In questa lacuna en trarono 1 fua.,.euti e dietro loro alla rinfusa il nemico, mandando tlJllO sossopra: ""' cammelli, cav!! lli, cannoni, bagagli, ecc. uomini Gli Egiziani tiravano all 'irnpazz;it.o. ; il lato destro del q'uadrnto faceva fuoco sugl i altri; i Fellh si gettavnno pancia a terra e, in questa posizione, domanda vano misericordia; ma non l'ottenevano, che gli Arabi (cui i capell i ondeggianti davano l'aspetto di demon i), li pigliavano alla 11u1.:a e li configgi\vauo al snolo. I soldélti n,.gri opposero una certa re:,ist.co in; così pure i Turchi; i pochi Europei resistettero uno all'ultimo. Il colou ncll o Sartoris, capo di stato nrnggiore, cl;e avea ordinai.o la fo rmnioue del quad rato e vi si trov;1va in mezzo, non potendo far~ i obbidire nè sentire, s pinto e prern nto da tutte le pnrti, lavorava di gomiti per nprirsi la strnda e cavarsene; nè ci sarebbe riuscito, se non l'n int:wa il nemico, dirndando le· fi le. Il coman dante in capo, Baker .pascià, che si era fin dal principio portalo, con un poco di cava lleria, dinanzi alla fron te, si trovò tagli ato fuori clnl quadrato e circonda to dagli Arabi. Si aprì in mezzo ad essi nna strada; m3 quaodo o-iuusc pre,so al quadrato, questo non era più se non una massa infor;e. Gli avanzi del batwglioue tnrcc,, vari ufficiali inglesi e 37 gendarmi it.aliaui combattevano ancora ferm i ed ordinati; ma presto vennero anch'essi trivolti nella fuga od ncci;i . La turba, in piena dirotta, si fermò solo quando giunse ull'accam-
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pame~to fort(fi c_a to. Qu_ivi, con grande fritica, si riuscì a mettere in linea a!Gun1 cavalieri. In linea ci si misero, ma difficilmente avrebbero <:ombattuto. Per f?fluna il nemico non proseguì l'inseguimen to fiuo <1 qnesto pnnto. forse ebbe paura dei cMmon i dell a noua in(Ylese che su~~o~e ,esse1:c a Tri_nkit~t, fors: non è nella str.He&ìa di ~p1e~t'in~o~t1 I u~tìfru1re la v1ttom . Ma ti non vedersi inseguiti non arrestò 1 ln?ge_nt1; clw, preso un poco cli respiro, nel campo fortificato, rinco~110_cwron? la corsa e, per terreni paludosi, giunsero in breve a Trmk,t~t, s1 géttarono sulle barche, che erano nel porto, o le avreb bero atloudate, pel troppo cnrico, se, riuando erano piene rrli uffìcin li europei non · a~·essero, colla ri voltelfa, tenuto indietro' q~wlli che volevan? ancor11 ~al 1re. Solo, a notte iuoluat.a, il panico cominciò a calm_arsi_; allo1:11 s, potè mettere nn p,)' d'ordine nell'imbarco e, sotto la. ~l1rez1?.n~ di_ \1ffi~iali europei, i legni carichi partirono per Suakin. Glt nflìna l1 eg1z1a111 _c~rano troppo stanch i dalla corsa precipitosa e se ue anrforono a dormire. . Le perdi te dPgli Egizi1111i, in quest.a battaglia, furono 2300 ·uomini (fra cn1 96. uffi ciali) 3000 fuci li, i cannoni, 2 mitragli1're, 16 mi la -cbilogramm1 di poh•ere, una grande quantità di cartuccie e 300 ('amm~~li_ cari~l~i ~Ji_.v_iveri _fl di bi,g;igli, e perfino la cassa riel corpo . Uffic,,1h 111 01 ti , le11t1 e d1spers1 ve ne sono d'ogni naziona li tù: vari te-d~s~_h) eJ aus~ri,1~i,_ molti in~lesi, '}Ualche italiano. Fra questi ultimi tro, i<H~l l non~m~t1 11 colonnello Paleoto, il maggiore R.ucc11 , il tenen te Mar_ch,, morti; 11 co lounello Messedaglia ferito. Le rerdite de,...li ins~rt1 f~rono relativa mente poche e· le prede che f0coro furono ~er essi d1 u~ _1m_menso valore; perchì:J difellaY;Jno di tutto e specialmente di mun1z1on1. ..,.., Il _o fob?rn io, ~Ile dieci di sern, sei legni stracarichi portavano a ~u~knn ?11 avanzi della disfa tta: il genera lo Baker, il colonnello Sartons e cir,·a 1300 uomini, la maggior [HH'te di:;:irmati . Vari rriorni dopo una nave rec_av,~si a_Trillkilnt, ~·accoglieva e trasportava a Sinkat ·qua~che altro cen t1na10 cli dispersi . E opinione fondata che se o-]'in_sorll avessero la~ciato a_vnnzaro il corpo cli Baker fin presso 1~ kar, 111 modo da prenderlo 1n mezzo, ben pocbi sarebbero sfugo-iti alla strage. _.~.nzi perchè qnestr, fo$Se più com pita; ba~t.nva cht:J < rin kitat fosse p111 lontana da l luogo della baunglia e che i vincitori ayes~ero inseguito. L,a sei·~ stessa della sua disfatta Baker ne di ede annunzio nl Kedive e n ebbe rn_ risposta .p11r~le di rammarico e di simpatia. Orn si preparava ,1 cl1fendere Snak,m, collo forze che gli riman~Ynno; potevano
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essere in tulio 3600 uomm,, dei quali nn terzo disarmato; tutti poi demoralizzati. C'era a temere che non avessero tenuto fermo neanche dietro ai trincieramt:Jnti . La popolazione parteggiava per gl'insorti ed era minacciosa; lo str-•sso governatore mostrava simpatie per essi, onde convenne chiedergli o dargl i la dimissione. Se Osman Digma avesse marciato risolutamente contro Suakim, tutte le probabilità erano per lui . L'esi to della battaglia di Tokar foce impressione in tutta l'Europa . Varie potenze inviarono a Su::ikim una loro nave da guerra, coll'incarico di sa lvare, occorrendo, i connazionali, ma non prendere alcuna parte alla difesa della città. Al Cairo l'annunzio gettò là costernazione. A Londra, la stampa quasi un::inime chiese misure energiche. Si tennero meeting, s'interpellò il Governo in parlamento ed esso dovette riconoscere, che veramente gl'insorti cominciavano ad invadere quel territorio che l'Inghilterra aveva interesse o difendere e che perciò era giunto il momento di agire. Più volte il Governo inglese aveva mauife'llato l'intenzie,ne di ritirare le sue .truppe dall'Egitto e dichiarato che le cose del Sudan non riguardano l'Inghilterra; la q11ale sa rebbe int~rvenuw soltanto quando fossero 'minacciati il delta del Nilo o il littorale de.I mar Rosso . Queste dichiarazioni sono confermate dai documenti pubhl iQati, in ·principio dEll corrente anno, nel libro bleu, nei qnai1 s1 vede uno studio speciale di non fare o dire cosa, che importi una responsabilità negli avvenimenri del Sudan. La spedizione di Hicks ebbe luogo per conto esclusivamont.e del Governo ogiziirno. Dopo la disfatta di questo generale il min istro inglese Granville scrive al commissario Baring: • Noi non possiamo dare nè soldati inglesi nè soldati indian i » e alle . parole corrisrondono i fotti. So 1o verso la fine del ·1883 si aumenta la $CJ1rndra del mar Rosso e si prendono misure per rinforzare il corpc d'ocupazione, qua:,i di mala voglia, sotto la spinta dell'opinione pub· blica e dichiarnndo che la linea di condotta non è ci,mbinta. Ma la logica degli ::ivvenimenti, più forte che quella dPi prinl:ip1, costrinsn il Governo ingle~o a uscire da qne:;ta riserva. La sera stessa della sconfitta di Baker l'ammiraglio Ilerwctt, comandante la s•rnndra i"nglese nel mar Rosso, telegrafò la notizia a Londra, notando il pericolo a cui era esposta Su~kim, o n'eb be riscontro t.e:.. legrafico di difenderla . Ond'egli fece prendere posizione a quelle delle . sue navi, che si trovavano nella baia di Snakim (Eulialu.s e Decov) in modo da poter tirare sugli insorti, se mai si fossero presentati; sbarcò una parte dogli equipuggi facendo loro occupare i forti, e proclamò in Suakim lo stato d'assedio .
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L'azione degli Inglesi non doveva spingersi oltre alla difesa del littorale, Il}a per bastare a questa era no necessari altri provvedimenti. Jìortunat,amente nelle stazioni inglesi del Mediterraneo vi erano ùomini e materiale pr~parato. , Si spedirono ordin i a Malta, a Cipro ed a· Gibilterra cl' inviare !)gni cosa a Suez; si affrettò la partenza dDll'Iu' gh ilterra çlelle troppe, gi/1 destinate a rinforzare il corpo di · occupazione; si for marono a Suez i trasporti ·chJ erano in viaggio, per uno scambio di truppe fra l'foghi ltena e l'India; la coi'azzata Kàrisfort , fu trasferta da Alessandria a Suakim e posta agli ord ini dell'amm iraglio ,Herwett; si sottrassero alla gunrnigior1e del Cnìro alèuni 'balla,gl ioni e squad roni , rimpiazzati in parte da altri tolti :illa guarnig\one di Ale,sandri.a, la qnale città restava specialn'iente afDdatn alla difesa della flotta. ' Per quanto sieno grandi i mezzi Qnde l'IughilteJ'ra dispone, pure • questa radunata d'11or:1i11i e di materiale, da tanti punti a distanza grandissima, riclliese quasi tutto il mese di febbraio ; ed intanto gli -avvenimenti faceva\10 il loro torso. Davanti a Suakim le cose presero l'andamen to che avevano avuto rÌel 1mese precedente. Nulla di serio . tentarono ,gl'insorti contro la città; a ppal'l'ero più volte nei dintorni, devastarono le pianragion i, cercarono, ma inutilnien te' di ta&Jiare e f acquedotto, acl'esero fuoch i duran te 'ID notte e tirarono fucilate, per provare i foci \ predati a Baker e per destare al larm i. La notte dél ·1 G si credette a un vero assalto; tutte le trnppe della difesa presero i loro posti, ma non vi fu se non nno scam bio di fuci late all'oscuro e .a grande distanza, clnrato qualclrc ora, senza alcun danno. Gli In glesi dal cant~ loro si limita rono, nel mese di febbraio, a pro teggere Ja propria radunata. Ma frnttau to le piazze di Tokar e Sinkat che, fi no dal mese pre<;edente, dicevunsi agli estremi, ora vi· erano realmente, e la loro caduta poteva ,auenders,i da nn momento 11 ll'altro. Di Sinkat si sapeva che popolnzione e presidio a~e\'ano mangiato i cammelli, i cavà lli e i cani, che i cl istnccarnenti sortiti a fòrJggiare non tornavano più indietro, che in una parola si moÌ:iva lettt'ralrnente di fam e. Alle pre$santi domande di soccorso, in principio si rispose, che detta città era .fuori della cerch ia1 a cui gli Inglesi intendevano limitare le loro operazion i; ma poi si disse la ragione più v.era e mùn·o crnclek non si .era ancora pront~ se la piazza avesse po tuto resistere fìno agl i ultimi di febbra io, il soccorso non sarebbe mancato. Ma l'aspettar~ àncora era impossibile. Il 1O febb raio il comandante cli Sinkat fece inchiodare, i cannoni e prendere ari ogni soldato, che poteva reggersi in ,
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pied i, tante m11ntz1oni quante bastavano per una giomata di battagl ia ; poi mise fuoco alle polv~rier e ·e f,cce s~lt.are i for ti.. ~opo ciù _o 600 uomini ischelitriti, col co mandante 111 tei;til, segrnt1 da un m1glia1a di donne e di ragazzi , sortirouo dalla piazzh e furono immediatamente circondnti dagli insoni . Lottarono con eroi;;mo, ma sopralfotti dal numero ' dovettero soccombere. Iu quanto alle proporzioni del massacro ci troviamo <lavati ti a due versiou i di fferenti: secondo l'una venu~ risparmiata nn·a gran parte delle douue e dei ragazzi , e dato qua;tieré a una decina di soldati; secondo l'alt.ra tutti i sortiti da Siukat furono uccisi, e si lasciarouo in vita soltanto coloro a cui la delrn!czza non aveva consentito di lasciare la piazza, della quale i ribel li presero possèsso . Quest'ultima sortita della guarnigione di Sinkat fu l'unico atto di èroismo, che abbia illustrato le truppe egiziane dtfrante la gùerrn. Il sacrifizi'o di quesri 500 o 600 valorosi commdsse l'Inghilterra, ' 11ssaì più che la perdita dei ·1300 pusillanimi di Baker. La stampa levò clamori contro la politica del Governo ; il t)ùbblico èspresse in mille guise il $ UO rammarico. La conseguenza ·di ciò si fn nna 1rn1ggior~ spinta alla radunata in Suak im · e la decisiùne presa di soccorrere Tokar, appena si fos$e in grado di farlo; ma per pnro senti mento di umanità, seuza variare il programma, che li mitava la difesa al littorale. Toka r liberata dall'assedio doveva essere smantell~t.a .. Sfortunatamente neanche per Tokar gli Inglesi giunsero in tempo. L'ammiraghQ Ben vet scrisse al comandante di questa piazza di tener fermo. e il ge~era le Baker vi aggiunse, per qnel che. vatevano, nuche le ~sortazioni sue; però tutto fu inuti le. Fino verso la metà di febbraio, 111 guarnigione si era comportata valorosamente, e aveva fatto varie sor. tite non del tutto infruttuose; una frn queste, con esito fortunato, lo ste,so giorno in cni Ilaker fu sconfi tto . Ma la sorte cli Sinka t l't1veva scoraggiata. D:opo la caJuta di questa piazza Osman Digma strinse (p1elia più for tementr~, impiegandovi i cannoni prednti, i quril i so facevano più rumore che danno, erano, per la guarnigion e rinchiusa, una proV(l delle vittorie del nem ico. Il comand,mte di Tokar, prima di trovarst assolutamente agli e,trem i Cùme quello di Sinlrnt, chiese di venire a patti, o forse gli fLnono offerti da Osmall Digrn~. impazienttJ cli sbrigarsi da questo assedio, per riun ire tutte le sue forze -cont.ro gli Ingle:;i. Il 20 febbraio i due tennero . un colloquio; là notte seguente molti ~oldati disertarono; il giorno appresso la [}iazza fu resa. Si cedettero le armi e le munizioni; la guarnigione ebbe salva la vita e in gran parte passò al nemico. Un distaccamento <l'insortì pre-
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sidiò la città. La notizia cli quest'altra resa non fece grnnde impressione, forse perchè vi si era preparnti, ma fu· un nuovo impulso all'attività del Governo inglese. Si disse, e non a torto, che il comandante di Tokar aveva mancato al suo dovere, non aspettando i soccorsi promessi; però la pnrola trad:imento non fu pronunziata , e sare~be stata troppo dura. La guarnigione da qualche tempo soffriva la. fame , è, se teneva fermo, ern specialmente sapendo che gli insorti non davano quartiere. Quando O,;m/lll Dignrn le offerse In vita , :ti comandnntc non i.,arve vero di /lCcettare e i sold at.i, temendo un pentimento, non 3$pettarono i'indomaui, ma si affrettarono a lasciare ì posti la stessa notte. Fra gli eva$i e gli arresi erano ancora 300; 70 e più ammalati restarono nella piazza, per non potersi muovere. La proporzione tra· 11uesti e i primi basta a provare, che la gua rnigione era tutt'altro che in floride coudizioni. Mentre i disastri per gli Egiziani si succedevano l'uno all'a ltro, tornava, in campo l'Abissinia colle antiche pretese, e rinnovava le dimostrazioni contro Massaua; ma di questa faccenda si erano fin da principio incaricati gli Iugle:;i, che dell'Abissinia conoscono · le ·genti e le strade, fino dal ,1868. Dopo a vere per tutto iI 1883 tenuto a bada il re Giovanni, colla promessa di qualche lembo di terra, gli mandarono ora un messo (sir Wi lde) il qunle, non sappiamo con quali argomenti , se ne fece un amico, e l'indu;se (dicesi) a prendere in date occorrenze, parte conl.ro gli insorti. Un di:;paccio del 22. febbraio, parlando di una scorreria fatla dagli inforti sotto Su::ikim , dice che questi furono respinti dagli .4.bissini; dal che sembrerebbe che, o per arruolamenti volontari od altrimenti, qualche compagnia di costoro si trovasse in Suakim. Il Macl l1i cercò anch'egli di farsi uu alleato del ril Giovanni e gli scrisse come a rollega; ma n'ebbe in risposta paro!,~ di disprczzo. Il Mahdi se ne sarù consolai.o forse con Je lettere di Gordon che, proseguendo il suo vioggio su per la valle del Nilo, gli scriveva ad · ogni fermata, prodigandogl i i titoli di emiro e di sultano del Cordofan . Partito dal Cairo il 27 gen11;1 io, Gordon era arrivato il 2 febbraio ad Assnan, città di confine dell'Egitto propria mente eletto; da qui aveva scritto la prima volta al :Vfa lidi, siccome a signore del paese in cui stava per entrare, e gli eveva chiesto la liberazione dei prigionieri europei, fra cui dei missionari e delle suore che, secondo le ultime notizie. erano sempre a El Obeid; indi, ripartiva per Corosco, ove giunto 'il 7 febbra10 raccogheva alcuni capi di tribù, li arringava e se li ren1
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deva propizii; prendeva con sè due persone int1uenti, telegraf~va al Cairo di non aver bisogno di scorta e proseguiva il viaggio. Il giorno H lo troviamo a Berber, piccola città, con guarnigione egiziana, punto d'incontro della stra~a proveniente da Suakim e stazione cli formata delle carovane. l>a qui lelegrafa al Cairo e a Loncl_ra che tutLO cammina a gonfie vele, e che le difficoltà si appianano sul suo passaggio, che nutre piena fiducia nella riuscita della sua missione e che per agevolarlo gli si n:iar1di una buona quantità di . decorazioni. Da Berber iu su Ja strada era da qualche tempo chiusa dagli insorti e non si sapevn come . Gordon a vrebbc fatto a proseguire. Ma ecco chA un v:ipore carico di emigranti, scenden<l.o giù per il Nilo, o{l'riva una prova palpabile che, all'annunzio del viaggio cli Gordon, gli insorti si erano affrettati ad aprirla. Continuò pertanto e giunse il rn o il -1,1. a Chendy, piccola città a mezza strada tra Berbere Cartum. Quivi fece un'altra convocazioue di capi tribù éon lo stesso risultato, e 'telegrafò ai due Governi con cui si trovava in ·comunicazione, non esservi alcun motivo d'inquietarsi nè per Berber nè per Cartum, nè per lui; perchè tutto anelava a seconda dei proprii dt~sidc~rii, e l'esito della missione poteva dirsi assicurato. Queste notizie, al Cairo trovava'no degli iucreduli; iu Europa destavano meraviglia; in Inghilterra soddisfazione grandissima. Il Kedive si congratulava con lui, Glad- · stone tesseva le' sue ]odi in Parlamento ed, invitato a spiegare in che cosa consistesse la detta missione, diceva, non trattarsi di riconquistare . con la forza il Sudan, nè di consigliare quelle tribù a sottomettersi volontariamente al Governo egiziano; ma di liberare le guarnigioni e ristabilire i capi tribù nei loro pot1~ri ereditari. Così staÌ1clo le cose , non si capisce di. che si congratulasse il Kedive. Tra Chencly e Cartum gli insorii avevano rotto il telegrafo, nè da soli potevano ristabilirlo, al modo che riaprivano le strade. Ma Gorclon st.esso, strada facendo, s'incaricò di dirigerli in quest'operazione, che fu compita prima del suo arrivo a Cartum, avvenuto il ,18 febbraio. Così in una ventina di giorni, con prestezza mernvigliosa, egli aveva fatto il tragitt,} dal Cairo a Cartum, parte a dorso di cammello attraver$o i deserti, parte in barca sul Nilo. A Cartum si era fatto prece• dere da un proclama del quale parleremo ap presso . L'entrata di Gordon nella capitale del Sudan fu veramente trionfale, anzi da profeta . La folla lo acclamava sultano, gli · prostrava innanzi, gli baciava le mani, gridava: (< Viva Godon, egli ci accorda più del Mahdi ». Alla sera vi furono luminarie, fuochi d'artificio·. Le feste durarono vari giorni. Ma a turbare in Inghilterra la gioia di così fausti avvenimenti, il tele. ANNO :X:tll:, VOL 11.
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grafo che recava l'eco degli applausi, recava pure il testo del proclama affisso alie cantonate, il quale, assieme alle sterline, era stato degli applausi la cagione principale. In questo proclama Gordon riconosceva il Madhì come sultano del Sudan, prometteva l'abolizione della metà delle imposte ed assicurava che nessun impedimento sarebbesi posto al commercio degli schiavi. l<'u un disinganno e una rivelazione del vero stato delle cose. In Inghilterra si levarono clamori e si domandò se, per riconoscere la sovranità del llfahdì e legalizzare il commercio degli schiavi, era proprio necessario che un generale inglese, per conto del Governo, si recasse a Cartum. Gladstone, interpellato alla Camera, se ne uscì con una distinzione che non appago gli interpellanti. Gordon frattanto n una sua lettera distingueva fra la caccia ai Negri che battono la ca~pagna e il commercio dei Negri che già vivono in schiavitù. Dice,·a di ave.r sempre considerato, come un furto, la liberazione degli schiavi negri senza riscatto, e aggiungeva che, quando era governatore del Su- . dan, e gli veI\ne in ·idea di liberare qualcbe schiavo, l'ha sempre comprato. Conchiudeva che il commercio, a cui promise di non mettere ostacolo, .è quello dei Negri schiavi, ma che avrebbe cercato sempre d'impedire la caccia ai Negri liberi. . Mentre in Inghilterra· si discuteva sul detto proclama, Gordon seguitava a far atti da governo rivoluzionario. Facea bruciare i registri delle imposte a,rretrate, sopprimere il dazio-consumo, distruggere gli strum()riti di pena, demolire le prigioni, rivedere i giudizi, creava nn consiglio ·di notabili (consiglio di negrieri), apriva nu ufficio per ricevere i reclanii del popolo, Hringava egli stesso questo popolo, dicendo: « Vengo coll'aiuto di Dio a riparare i mali del Sudan; non combatterò con altre armi se non con quelle della giustizia; non avrete più Bascibuzuk •. Incoraggiato dalla f~1tuna del primo proclama ne pubblicò un altro in cui annunziava ai Sudanesi che il Kedive voleva mandare contro di loro un esercito turco, ma che la regina d'Inghil· terra aveva mandato lui per affrancarli dal giogo egiziano. Ritorniamo per un momento a Suakim. Quivi mentre l'esercito inglese si radunav.a, quello di Baker si disfaceva. In principio parve che potesse riordinarsi e Baker vi lavorava_a tutt'uomo. Furono cli. stribuite armi a quelli che le avevano perdute e si formarono nuove compagnie e battaglioni. L',1 ·1 febbraio Baker li passò in rivista. Erano quasi 3000 uomini che, a vederli, parevano soldati. Forse dietro. i parapetti avrebbero tenuto fermo. llfa l'essersi gli Inglesi recata in mano la direzione della guerra e il loro ~upremo disprezzo per tutto ciò che riguardava l'esercito egiziano, diede a questo il colpo di grazia. ·
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Invero gli Inglesi ne aiuta,,ano materialmente la ricostituzione, e andarono fino al punto di dare gli ufficiali, per la formazione d'un battaglione scelto. llfa quando tale battaglione domandò di concorrere alle operazioni in campagna , essi non vollero assolutamente saperne, onde gli ufficial i del detto battaglione diedero le loro dimissioni. Alla demoralizzazione <lei soldati egiziani in Suakim, faceva riscontro l'indisciplina di quelli che si trovavano al Cairo: Verso la metà di febbraio avvenne quivi un fatto caratteristico: un drappello di militart si presentò al palazzo del Kedive, con una petizione coperta da moltissime firme e diretta al Kedive stesso, nella quale si protestava contro l'invio di soldati egiziani nel Sudan e si chiedeva il congedo degli ufficiali inglesi, stranieri di patria e cli religione. I porgitori del la petizione vennero subi to arrestati, messi sotto processo e si aprì un'inchiesta sull'autenticità delle firme; esse vennero dichiarate false e forse alcune lo saranno state; ma il fatto parve a tutti gravissimo. D'allora in poi i soldati egizi,mi vennero impiegati soltanto in servizi non militari . Avendo gl'Inglesi aperto un arruolamento di cammellieri, si offersero molti soldati egiziani e vennero accettati. Però le velleità e i. progetti d'impiegare· questa geilte in oper11zioni di guerra, non· mancarono nel Governo egiziano. Il qual.e vedendo che, della difesa del littorale contro Osman Digma, si prendevano carico gl'Inglesi, pensò di assumersi quella dell'Egitto propriamente detta, contro un eventuale attacco del Mahdì. Si annunziò la spedizione di una brigata (comandata da ufficinli inglesi) alla prima cateratta, e il rinforio delle guarnigioni di Assuan, Co.roseo e Berher. Qne:;t'ultima città aveva ricevuto un rinforzo fino dai primi di gennaio, quando la demoralizzazione degli Egiziani 1ion aveva ancor fatto tanto progresso; era stata ben provvista di · viveri, e difesa da trincee, onde trovar.si in grado di resistere lungo tempo. Delle altre non sapremmo in quali condizioni si trovassero e che provvedimenti sieno stati presi; ma il progetto d'inviare una brigata egiziana per affrontare il Mahdì, in campo aperto, se mai si fosse presentato ai confini dell'Egitto, provocò fra gl'Inglesi uno scoppio d'ilarità, e la loro stampa protestò che non si dessero ufficiali inglesi per comandare una simile brigata; onde se ne smise il pensiero. Per fortuna il llfabdi non si mosse. Gli Inglesi . continuanvano i loro preparativi. Già il U febbraio a:vevano raccolto in Suakim un buon nucleo di truppe che vennero, . il 43, passate in rivista dall'ammiraglio Herwet e dal generale Baker. Altre ne giunsero i giorni seguenti, le qual i, per la ristrettezza del porto di Suakim, o in vista delle operazioni future, furono sbarcate
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in parte a Trinkitat. Gli arrivi più numerosi ebbero luogo verso il ;.W· del mese. Il rn partirono da · Suez il Th:ibet con 723 uomini, la Neera con 281 , l'Osiris con 106, il Rinaldo con 32!~; s~guirono nel giorno appresso i traspol'ti Tcdd:igton, Mehallah e Chibin, earichi di cammelli e muli, provvisioni e bagagli . A comandante del corpo di spedizione fu nominalo il generale Gramm, che ebbe per capo cli stato· maggiore, il colonnello Buller . Al comando della cava lleria fu proposto il colonnello Stuart; l'artiglieria fu posta agli ordini del nrnggiore Lloyd. Questi ufficiali giunsero a Suakin clii i 2.0 al 25 fehhraio. Fino allo~a la direzione era stata tenuta con molta energia dall'amrniraglio Herwett. Eg!i aveva annunziato ai comandanti delle navi straniere, ancorate a Snakim, che, in nome delln regina d'Inghilterra e del Ked ive d'Egitto, assumeva i poteri civili e militari per difendere la cittil assediata dei ribelli e accettava· il concorso d_i chiunque volesse · coadiuvarlo in quest'impresa . Quindi co' suoi marinai, sostituiti a poco n poco delle tmppe che arriva vano, aveva provvisto alla difesn di Suakim, proclamato lo stato d'assedio, ordinato il disnrmo degli indigeni. . Dopo la presa di Tokar (20 febbraio) gli insorti avevano ristrella la cerchia intorno a Suakim , e si erano avanzati presso Trinkitat, prendendo posizione nello stesso accampamento che aveva servito a Baker. In ambedue le citlà aveva luogo quasi ogn i notte un allarme, e nei loro dintorni, ogni giorno qualche scontro di pattuglie o di ricognizioni. Iu uno di questi, due ufficiali inglesi, il maggiore Huggard ed il tenente Caufield, alla testa di pochi soldati inglesi e 530 Abissini , incontrarono e respinsero un migliaio d' insorti. Il primo atto del nuovo comandante generale Gra,mm, fu dì mandare parlamentari ni ribelli onde intimare la resa ed offrire l'ammistia; anzi più generoso di Beker, che l'aven offerta purcliè si fossero dispersi, egli era pronto a lasciarli tranquilli, purchè si fossero internati; ma Osman Digma rispose che intendeva fare agli Inglesi lo stesso trattamento che aveva fat to agli Egiziani. La sera del 2.4- febbraio il corpo di spedizione poteva dirsi al completo e, se,;ondo le relazion i dei giornal i inglesi , era così composto : ~ • due brigate di fanteria, delle quali la prima comprendeva: il 3° battaglione tiratori inglesi (6·1O uomini), il ·1° bnttaglione Higlander (751 uomini) e il 2° battaglione tiratori irlandesi (334.- uomini) ; l'altra brigata comprendeva il 4° battaglione della guardia nera (76,1 uomini) e la fanteria di marina (5(i,t uomini), il 1° battnglione del reggimento York e Lancaster ( 4-00 uomini); 2° una brigata dì cavalleria sotto gli ordini del colonnello Stuart, 1
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formata con _328 uom ini del ·10° reggimento ussari, 4.- •1O del ,19° ussari e ·126 uomini di fanter ia montata; 3° una brigata d'artiglieria, agli ordini del maggiore Lloyd, for-:mata di 6 pezzi da 7 libbre, dieci cannoni da montagna, di bronzo, e quattro cannoni Krupp da 9 centimetri, con 126 artigl ieri: ,1, 0 un . distaccamento del gen io (200 uomini); 50 » di sa ni tà (200 uomini); 60 un corpo di marinai, sotto gli ordini del capitano Rolfe (362 uomini), con due cannoni da nove libbre, tre mitragliere Gatti ling e tre Gardu er. Eraoo in tlltto 5000 uomini (fra cni 206 ufficial i) con 22 cannoni, u mitragliere, 700 cammelli e 350 n1uli per i trasporti. Il 25 febbraio le truppe, che si trovavano a TriJ1kit.(lt, fecero qualche passo avanti e quelle che erano a Snakim, lasciata ivi una piccola guarnigione, si imbarcHono pPr Trinkit.at, scelta come punto di partenza delle operazioni . Così aveva fatto Baker r) con più ragione, perchè intendeva muovere alla li berazione di Tolwr .. Anche su questn cillà mossero gli Inglesi, rnn per soddisfazione, di amor proprio, più che per rngioni strategiche; infatti dopo esservi ént.rati, J'nbbandonarono. Però, anche senza Tokar, lt scelta di Trinkitat, come punto di partenza, era indicata dal fouo, che il grosso cltJgli insorti stava raccolto attorn0 alle sorgenti di El Tcb, su lla stradu dn Trinkitat a Tokar; i1ppnnto vicino al luogv dove n::iker era sta to sconfitto. Le battagl ie nel deserto nvvengono quasi necessa ri amen te presso le sorgenti , perchè ivi solo è possib(le la raccolta di grossi corpi di truppa. Il tragitto p~r mare da Suakim a Trinkitat aveva poi (oltre la maggiore faciliti, che per terra) il vantaggio di sottrarre lo spostamento al la vista degli insorti , che ernno davnnti a Suakim; i quali se pure n'ebbero sentore, non si diedero premnni di muoversi, nè per at.tacc11re la città, duraute J'nssenza degli Inglesi, nè per recarsi in a1nto al corpo principa1'3. Appena partiti gli Inglc:è'i da Suak im, le truppe negre ivi lasciate si ammutinarono. Il dispettù di non essere state accettate in compa. gnia degli Inglesi diede l'ultimo tracollo alln loro disciplina . Gli ufficia li :;i dimisero; ì soldati miu,1cciarono ùi passare al nemico. Si sarebbero· manda ti" volontieri a Suez ed anche :ill'inforno, se si avessero avuti i mezzi di trasporto. Vi fu uu momento in cui si temette seriamente per la sicurezza di Suakim, e si pensò di r,ichiarnare un rinforzo di truppe inglesi . Per fortuna gli insorti che erano intorno a Suakim non si accorsero o non si curarono degli umori dei loro compaesani, che erano in città. Intanto questi, un poco col le lusinghe e
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un poco colle minacce vennero disarmati e chiusi in caserma. La guarnigione di Suak im (650 marinai inglesi, un centinaio forse di soldati inglesi e qualche battaglione egiziano misto) ebbero da guardare, oltre la )inea degli avamposti, anche la caserma dei Negri. In questa scoppiarono rivolte che furono represse e diedero luogo a misure di estremo rigore. Appena fin ito il t.rélsporto dell'es~rcito a Trinkitat, si ebbero disponibili alcuni legni, vi s' imbarca rono subito questi· Negri e si trasportarono a Suez, dove furono disciolti e congedati . La certezza ormai acquistata che le truppe inglesi si movevauo contro gl'insorli diede coraggio, ad alcune tribù rimaste fedeli, 4i mostrarsi · più risolute. Il 2.6 o il 2.7 febbraio, non lungi da Suakim, ebbero luogo scontri, fra Beduini fedeli e Beduini ribell i; altri ebbero luogo verso la stessa epoca presso Cassala. Dette tribù fedeli inviarono anche messi al generale Gramm, offrendogli il concorso di alcune migliaia d' nomini, ma chiedendo, di essere poste sotto la protezione inglese. Il g~nerale Gramm non era in facoltà di accordar Jorò èiò che chiedevano, quindi il concorso non fu accettato. L'obbiettivo di Gramm, giusta le istruzioni avute, era di attaccare i ribelli e disperderli, senza avanzarsi troppo nell' interno; ·scacciarli da Tokar, ma non occnparla stab ilmente e mettere in salvo, ritirandosi, la popoluziont} egiziana che volesse seguire. Fi110 dal 2.6 o dal '!7 febbraio l'avanguardia· inglese erasi av11nzata ed avea preso accampamento in quella stessa posizione, qualche miglio a sud cl i Trinkitat, dove, nei giorni precedenti alla sua sconfi tta, avea preso accampamento sir Daker. Il quale ora seguiva il quartiere generale inglese, ed era una guida preziosa. Un trinceramento indicato col nome di forte cli Bakcr, ivi costruuo dagli Egiziani in quell'epoca, e poi venuto a mano degl'iusorti , venne occupato dagl'Inglesi senza , o quasi senza, contnisto . Nel la notte elci 27 e 28 gli esploratori di Osman Digma, vagolando intorno ·all'accampamento inglese, riaccesero quei fuochi e ripeterono quelle salve, che giit avevano spaventato gl i Egiziani di Baker; ma non ottenner•l il 1mdesimo effetto . Il comandante inglese, avea fissato il 28 febbraio per marciare contro il nemico; per difficol tà incontrate procrastinò di un giorno la mossa. Ma i corrispondenti che erano a Suakim, non avendolo saputo a tempo, spedirono egualmente i loro telegrammi; onde si potè leggere la descrizione del combattimento prima che fosse avvenuto. Il generale inglese approfittò dell'accennata 9ilazione per fare un ulti1m tentntivo presso gl'insorti : mandò loro un parlamentario coll'intimazione di ritirarsi nelle montagne. Per poco che si fossero al-
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lontanati dalla costa, Gramm sarebbe rima5to a Trinkitat. Ma Osman Digma non si degnò di rispondere. Il 2.9 febbraio tutto essendo pronto, si mossero alle 5 del mattino, verso il luogo dove erano acgl'Jnalesi <> • campati gl'insorti. L' ammi raglio Hewet e il suo stato maggiore seguivano il quartiere generale. Nella baia di Trinkitat stavano. all'àncora alcune navi da guerra e molti legni da trasporto. Benchè 11 corpo di spedizione fosse di 5000 uomini, pure, dedotti gli am malati e qualche distaccamento lasciato addietro, la colonna ne aveva poco più che 4:000. Gl'insorti raccolti intorno alle fontane di El Teb vennero stimati dagl'Inglesi a circa ,1O mila. Proporzione non esorbitante ove si consideri che parecchie migliaia erano armati di sole lancie, e la maggior parte degli armati di fucile lo erano solo da pochi giorni, cioè dopo averli predati al l'esercito di Baker e ai presidii di Siukat e Tokar. La fanteria si avanzava formata in quadrato, o per meglio dire in rettangolo; nel centro del quale stavfl il quartiere generale, ,le provvisioni, i bagagli, le ambulanze, ecc. Pare che qnesta forma zione fosse consigliata dal modo di comb.Htere degli insorti, i quali irrompono coll'impeto della cavalleria . L'esempio di Baker, che fu scon{ìtto specialmenté per non aver potuto formare il _quadra to, aveva fatto molta impressione. Ma in questa formaz ione non si poteva andnre avanti; tanto più che il terreno era sparso di cespugli, quindi fu giocoforza modificarla. Percorso mezzo miglio si segnalù la presenza cli esploratori nemici che lentamente si ritiravano, facendo spari inoffensivi, per la troppa distanza. Agli spari degli insorti rispondevano quelli egualmente, per troppa distanza, inolTensivi dell a corazzata Sphynx, che tirava cfalla rada di' Trinkitat. Seguitando gl'iusorti, la colonna giunse al campo dove era sta to sconfitto sir Baker e l':Htraversò in mezzo a mucchi di cnclaveri putrefatti . Circa tre miglia dal punto cli partenza gl' Inglesi si trovnrono davanti a fortificazioni in.terra, armnte di cannoni . Al l' intorno si vedevano sventolare bandiere, onde si riconobbe di essere giunti presso l'accampa, mento degli insorti. Questi aprirono tosto un vivo fuoco d'artiglie1:ia e poco appresso quello di' fucileria , ma non riuscirono ad arrestar:e la marcia , che proseguì ordinatamente verso una posizione, a tergo degli insorti, preceden temente indicata dal generale in capo. Il llua le a forza di spedire p~rlamen tari , se non era riuscito a far ritirare il nemico, era riuscito almeno ad avere, su di esso, informazioni precise. Verso mezzogiorno il movimento nggirante era compito. ·Durante lo · . stesso gli Inglesi non avevano risposto, o solo debolmente, al fuoco degli insorti, ed avevano avuto una perdita di rn morti e ,i.O feriti.
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Dic?no, ~li Inglesi, che il nemico tirava ahbastanz.:i bene, forse era ,desiderabile che tirasse peggio, ma l'esiguità delle perdite da essi tocc_ate, in questo movimento girante io torno 111 suo campo, dimostra che trrava abbnst~nz~ m~le. Gi ur_lli al luogo designato, gli Ingle~i fecero alt;, la fan tena s1. m1s~ pancra a terra, l'artiglieria prese posizione e ap:l. un _fuoco_v1v1ss1mo, con t,ntli i pezzi , per preparare J'as&alto. Gli !nsort1_ colti alle spa lle fecero fronte indietro alquanto sconcertati; ma L pez1,1 che avevano coll ocati sul dinanzi, non riuscirono a riinetterli _in batteri_a dalla parte opposta. Anche in questo periodo preparatono le perdite degli Inglesi furono pochissime, cd altrett11nto gr·,wi furùno inve~e. ,Cl''.el~e ~]egli insorti che, ammucchiati com'erano, sentavano 111 1 artiglieria delle masse compatte e profonde. Quando parve che le granate_ avessero abbastanza rovinati i par~petti e sconyolte le fi le. del n~m 1co, la fanteria si slanciò all'assalto con grnnde bravura. Gli Arab i fecero una valorosa resistenza . Stanch i di essère decimati dall'artiglieria, a cui non potevano rispondere, mandarono un grido cli gioi_a, q~tanùo videro gli Inglesi avanzarsi; e si precipitav~no co11tro di essi con uu coraggio disperato. Hotti alfatto gli ordini uscivano da lle trincee a gruppi a stormi, :mnati di lancia e di scudo e si s~agliavano contro gli Inglesi che li crivellavano di palle, prima che giungessero a tiro di hrncia. Il cieco coraaaio deali insorti ne , I ,., . oo .., afTretto a sco 11 tta e ne aumentò le perd ite . . Dopo di1e ora di combattimento i soldati di Osman Digma cominc1~ro no_a vac!llare. Gl'Inglesi penetrarono nel campo, ne cacciarono aflatto 11 nemico e g!i volsero contro i suoi stessi cannoni. La cavalleria fece, contro di esso, brillanti cariche, ma non riusci a mct.terlo in fnga . dirotta; si ritirava lentamente, passo passo, facendo spesso ritorni offensivi. Gl i Inglesi poterono allora :;pingersi fino alla sorgente di E'! Teb, dove un grosso nucleo d'insorti s'era frattanto raccolto attorn? e dentro un edifizio. io muràtura, che aveva l'aspetto di un antico mulino, ed era sta to preparalo a difesa. Qui pure il combattimento fu vivo _e terminò colla peggio degli insorti. L'edifizio fu preso d'assalto da i soldati scozzesi. Dopo ciò gl'insorti si ritirarouo su tutta la linea _in~eguiti clall.:i cavalleria ; ma l'inseguimento non durò a lungo, per?l'.e 1_1 comaudant.e lo fece cessare. Egl i radunò le sue truppe su lle pos1z1om conquista te, e vi pernottò circondandosi di trincHe; il che basta a dimostrare che era persuaso di aver cacciato il nemico, ma di non averlo disfatto . Ecco, secondo Morning News, il tes to del dispaccio mandato dal generale Gramm al ministro della guerra: « Kon avendo ricevuta al-
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cuna risposta al. messaggio indirizzato ai capi degli insorti, partii ieri mattima (29 febbraio) dal (orte Baker, con tutte le forze disponibili, · 3000 uomini di fanteria, 750 cavalli, •1·15 nomini della brigata navale, 6 cannoni d'assedio e 8 pezzi da sette libre dell'artiglieria reale. Incontrai gFinsorti trinciernti vicino a Tc~b ed armati di cannoni Krnpp . Marciando a destra, girai le trincee, che furono nttaccate e prese per di dietro·. « Una dopo l'altra fnrono tolte due po:;izioni fortificate . Caddero in mio possesso quauro cannoni di bronzo ed una mitrngliatrice Gatling, come anche molte armi e munizioni . Le perdite degli insorti sono considerevoli. Sino a questo momento abbiamo trovnto nelle posi1,ioni prese novecento morti. .A parte l'azione della cavalleria, il c~mb~ttimento ha durato 3 ore; il nemico ha dato prova di tin coraggio disperato e di una grande tenacitù. ;; Si crede che Qr,['insorti avessero impegnati ,t O, 000 uomini. « Le nostre perdite sommano a 28 uomini uccisi, '.zO dispersi e •I .\-2 feriti. « Primieramentc la fanteria rnarc,iava in quadrato: le bestie da soma, cariche di munizioni e del materialé delle ambulanze, erano state poste . nel mezzo; ma questa manovra impediva la m_arcia, per cui fummo costretti di mod ificarla. • Le nostre 1 pcrdite sa rebbero statr, morto maggiori, se avessimo attacato dì fronte. « Lascierò domani qnesto luogo, che ho fatto circondare da trincee, e marcierò su Tokar . La nostra provvigione d'acqua è scarsa. Ho imposto al comandan te di Toknr di abhandonarc ùomaui la città. , La guarn igione che lasciamo in quc:;to trincit!ramento ha l'ord ine di visitare il campo di battaglia di Baker e di se ppellire i morti ".· Segue una lista aom inativa degli ufficiali morti e ferit i. I primi sarebbero quattro. La lista dei secondi comprende venti nomi fra cui quelli del generale Baker e de; colonnell i narna'by e Bnrrow. Questa fu la prima s<lonfìtt,a di qualche importanza che gl'insorti del Sudan abhian'.l subìto dopo due anni di gnerra. . Il ,1° marzo gl' Inglesi mossero su Tokar e vi giunsero con una marcia forzata. · L'A rabo che teneva questa piazza per conto di Osman Digma, $Ì ritirò col suo pre:'o idio, prima del loro anivo. La popolazione uscì loro incontro festosamen te, acdarnandoli come liberatori . La fanteria restò fuori; parili della cavalleria esplorè, i dintorni, l'a ltra accompaanò il aenera lc Grnrnm nel suo ingresso in - ciuit. Ivi affamati 0 O ed infermi restavano ancora 70 soldati dell'antica guarnigione egiziana. V
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Dopo l'accoglienza fatta agl'Inglesi, buona parte della popolazione non trovandosi più sicura a Tokar, volle seguirli quando si ritirarono. bopo essere rimasti soltanto due giorni nelle posizioni conquistate, gl'Inglesi si ritrassero a Trinkitat; dove parte restarono di presidi,>, occupando anche, come posto av;,uzato, il forte Baker; mentre il resto s'imbaì·cò per Suakim. Gl'insorti, ch'eransi internati nelle montaoue c) ' ma a poca distanza , rifecero i loro passi e dopo pochi giorni li ritroviamo nelle stesse posizioni . Intanto un cambiamento di scena era avvenuto nel Sudan centrale. Le notizie di Gordon dopo il 20 febbraio avevano cominciato a diventare più rare; i dispacci non parlavano più cl'applausi nè di entusiasmo. Il 25 si annu:iciava che le tl'ibù dei dintorni di Chendy erano insorte, per non aver avnto lo stesso trattamento (forse la stessa distribuzione di sterline) che i cittadini di Cartum. Gordon inviò contro questi 1;ibelli il colonnello inglese Coetlong (già comandante dellà cruarnigione di Cartnm) con '1500 o 2000 uomini, nello stesso tempo" pubblicò il seguente proclama che segna il principio di una situazione nuova : « Dal mio arrivo fino ad ora diedi sempre buoni consigli. Tutto tendeva ad assicurare la tranquillità e ad evitare spar"imento di_ sa ngue. I miei co1~sigli non furono ascoltati: sono costretto <:>quindi, n:110 malgrado, di domandare un invio di truppe inglesi, le quali ora s1 sono poste in cammino. Arriveranuo fr.1 pochi giorni . Pnnirò seve:a~ente tutti coloro che non cambieranno ·condotta. Voi sapete che non ignoro nulla di ciò che avviene. Vi avverto affinchè èonosciate la mia decisione "· Queste proclama non fece alcun effetto. L' annunzio dell'invio di truppe i?glesi fu chiamato, dal Governo inglese, uno stratngemma e per tale lo nc?nobbero anche i Sudanesi . Ritornarono in campo gli emissari del M~_hd1, _che _non aveva mai risposto alle lettere cli Gordon, e qnesta volta 1rnerzra gli aveva giovati). Le tribù a sud di Cartum minacciarono anch'esse d'insorgere. A queste, non avendo soldati, Gordon mandò il colonnello Stewart, ca rico di procb.rni . .Egli rimontò il Nilo Uionco con du~ va1~ori, ~he si fermavano davanti ad ogni vi llaggio. I capi tribù, chiamati a_ bordo, ascoltavano un dis·corso fatto in inglese da Stewart e spregato m arabo da un interprete; ricevevano varie copie di proclami e_se ~e andavano. Ma, proseguendo su pel fiume, la po.polazione delle rive drventava sempre più ostile. I vapori comincinrono a trovare davanti ai viHaggi gruppi 'di uomini armati; nessuno venne più a bordo; scendere m terra era ur! melter:;i a rischio di farsi ammazzare inutilmente. Fu giuocoforza a ritornare a Ca rtuin senra · avere conchiuso nulla.
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Un'illtra simile spedizione pa.rtì subito dopo, egualmente prov~ista di proclami e meglio di stedine; onde ebbe _appare_nte~en te ~n risultato 1 mi.,liore, ma effettivamente lo stesso. Gh Arabi e 1 Negri mettevan~ in ~idicolo i . proclami e chi li distribuiva. In poco te~po ?artum s1 trovò nelle ste5·se condizioni in cni era prima dell'arrivo di Gordon. Quale fn la causa di qnesta inaspettata mutazione? For~e i Snda-: nesi s'accorsero che Gordon concedeva cose che non era rn grado di togliere nè di garantire? Forse_ le. sterlin:- erano finite? Queste cause · hanno il loro valore; ma la principale bisogna cercarla nel fatto ~ell'avere- gl'Ingle~i (loro malgrado, spinti · dagli avve~imenti) co'.11p_mto azioni di "uerra sul littorale, mentre Gordon compiva la sua m1ss1one · a Cartum~ Ad ogni modo, verso i primi cli marzo, qtia~do a?pu.~tofeste"11iavano la loro prima vittoria contro gl'msorti, l 1~-' gl'fo"lesi "' c)è) • • • viato dell'[nghilterra nel Sudan, per liberare le guarn1g1on1 , non era pm. in grado di liberare neppure se stesso. C.
MANFREDI,
Cap·ituno .
UN NUO VO TRATTATO DI SCHERM A
UN
NUOVO
TRATTATO
rn S0HERTh1A
/
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Il trattato di scherma scritto dal maestro napoletano Masaniello i>ARlSE . e premiato in concorso dal Ministero della guerra, e la nomina di lui a direttore tecnico della scuola magistrale militare, institui ta di recente in Ilorna, adt!imostrano come dopo lunghe controversie, si sia venu to .a riaIT~rmare in Jtalia un sistema uoico, che, ripigliando le antiche tradizioni, toglie d:il gi uoco schermistico quegli elcrn1enti che 11 0 n avevano alcunà ragione di essere. L'Italia si può di re essere stata la terra genitrice della scherm3 ; sia ~he si pensi 3gli esercizi dei gladiatori <: de i soldati dell'an ticaRonrn , sia che più immediatamente si pensi ai famosi maestri d'r,rme, alle accademie et! ai trattati che fìor irono in Italia fìn dai primi moti del. risorgimento . Da ll 'Italia pa,;sarooo in Fran,;ia i primi maestri d'àrme, -al segùito di Caterina de' Medici; ed ai principii dell a scherma italiana è informato il primo trattato che sia apparso in Francia, quello del Sa int- Didier. Mae5tri ital ian i accorrevano costantemente alle corti dei re di Franci;i, Enrico III, Enrico IV e Lu igi XIII. lVJa' sotto il regno di Lu igi XCV giù la scherma francese nel suo giuoco si allontanava dalla italiana, acquistando no carattere proprio, onde aucor ,oggi da lla nostra si di:;tiogue. Le in vasioni francesi in Italia intflrrnppcro la tradizione dell'unica -scuola nazionale che in tutti i centri della vita ita)iana si era m:1ntenuta fino allo scorcio del passato secolo . .Fu accettata in Milano In scuoi-a del Morn, cl1e era venuto coi Frnucesi, e che si sforzò ad innestare uel giuoco schermistico ital iano parecchi elementi ch'egli rav·-visava superiori nel francese. Un non lodevole desiderio di cose nuove
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s inse molti verso questo sistema misto, che si è mantenuto in parecchi p~nti d'Italia fino ai giorn! nostri. Ma d'_altra part~ non }rnncar~no coloro, che a tra verso ogni contatto straniero, non 1smarr 11 ono gl mseunamenti del la veccb ia scuola ilaiiana . Nelle scuole dell 'esercito, do po l'unificazione d'Italia, era stato adot:.. tato il sistema mi~to; mentre in parecchi centri d'Ctalia, •: massime in Napoli, maestri e dilettanti si tenevano tenaci alle tra_dizioni nazionali. Ma a che pro chiedere arnmaestr:irnenti alla scuola fran cese, quando la superiorità del la it<'l liana era iodiscutihile ? Non entreremo certamente a discorrere qui tecni1:a111ente della differenza fra le .due $C_uole; anzi affermiamo sen z'altro che l'una e l'altra hanno grandi pregi. \\la noi Italiani abbiamo una sola scherma, che ci a.ccompagna nella sala e sul terreno; e però ne consegne nel nostro insegnamento una ~emplici tà maggiore. Tutto ciò che abbiamo appreso nella sala 1~ossiam_~ senza difficolti1 attuarlo sul tefreno; la stes,:1 arma, sol che s1 camlm talvolta la Jarna, ci serve nell'unn o nell'altra occasione. I Fran'cesi, per contrario haooo due scher1~e, per cu i so~10 sottoposti a due melodi di studi , secoodQ che vogliano prepara rsi alla prova nel la sala o a quella sul Len eno. . Nella sala essi usano del piccolo loro fìoretto, senza coccia, che lascia la mano più esposta; è uu' arma molto più legge1?, che loro consente di fare un giuoco più complicato. Quando poi ~anno sul terreno nsau·o un'arma triangolare a foggia della uostra ba ionetta, e non rinunziano alla coccia; e, dimentich i di quanto hanno. imparato nella sala, schcn;1iscono in nitro modo. Con tutto ciò, lo ripetiamo, non deve intendersi che uoi si vogl ia disconoscere i grandi pregi e le glorie della scuola fran cese; ma non si potrà negare, che quante volte sulle tavole di una sala o sul terreno si sono provati i valorosi campioni del l'una e dell'al tra scuola, la vittoria abbia sorriso, anche in recentissime gare, più frequente.al nostro ginoco . Non poclJi no_mi conosciuti nella storia delle accademie e dei duell i si potrebbero qm addurre a conferma del vero. Era dunque nell() aspirazioni di dilettanti e maestri che il Governo italiano nella istruzione dell'esercito, avesse adot.tato la pura scuola italiana, non guasl.;Ha da elemenLi st.rnnieri . L' :\.ccade.~ia nazionale di scherma, istituita in Nnpoli dal ·186·1 sotto gli auspici del generale Cialdini, si fece con operosa ed incessan te sollecitnùine 'cenLro di queste aspirazioni. Dopo parecchi anni il Ministro, impeosie~ito dal~:1 seri_et~ della questione, nominò una Commissione composta dr egregi ufflcinli .superiori dell'esercito, perchè l'avesse studiata, e avesse fatte le prq-
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poste necessarie. L11 Commissione non indùgiò a proporre al .Ministero ' di bandire un concorso con premio per il migliòre trattato di scherma, · cioè di nominare una Commissione di persone competenti e tecniche , appartenenti all'una e all'altra scuola esistente in Italia, perchè avess~ · prescelto quel trattato di scherma che, fondandosi sulle tradizioni nazio. nali, avesse messa in mostra tutti i maggiori vantaggi. Bandito il concorso, dieci trattati furono' Sùttoposti al giudizio di una · speciale Commissione coinposta dei più provetti schermitori d' Ital ia · sotto la presidenza del generale Angelini. Dopo un diligente e scrupoloso esame fu giudicato di gran lunga superiore agli altri ed ap. provato alla unanimità quello che era designato col motto latino: Prae, terea non caesi-m sed pnnctim, ferire d·iseebant. Ne era autore Masaniello Parise, maestro di scherma napoletano. Il sùo nome indica la scuola ch'egli rappresenta. La vittoria di lui è stata , una vittoria della scuola napoletana, che così ritornerà ad essere quella che già fu un tempo, cioè l'unica scuola italiana. Le antiche tradizioni, che resero gloriosa fra noi l'arte della spada, sono state con questo fatto ripigliate e riaffermate. Intanto la stessa Commissione, che giudicù il tratt.ato, propose al · Ministero un voto, che era pure un voto di molti, quello cioè che la Scuola magistrale militare per la istrnzione-schermi.,tica fosse institnita ,, in Roma. Il Ministero anche in ciò $eguì il desiderio delln Commissione decretando che la sede della scuola magistrale, fondata lln dal ,t 868 in . Milano, fosse trasferita in Roma e resa degna della nuova residenrn; . e a direttore tecnico della scuola medesima ha nominnto Masaniello Parise. In taJ·modo a questo bravo e colto maestro sono oggi rivolti gli sguardi ,, di quanti lavorano per il progresso dell'arte. A lui è toccato l'alto onore di raffermare nell'Italia l'unità e l'indipendenza della scherma: egli dovrà farsi geloso custode delle antiche tradizioni nazionali in qu&lla Roma, · dove Vegezio inculcava nella istruzione di un esercito che aveva con-. quistato il mondo, il precetto• punetim, non caesim », cioè colpi di · ·punta, non di taglio, cioè culto primo, continuo ed appassionato della · spada. E MasanieJlo Parise, benchè giovane di anni, saprà coll'ingegno e ··{:Ol lavoro rendersi degno dell'alto posto, cui è stato chiamato. Egli : o.ppartierie a una famiglia benemerita della scherma napoletana. Suo avo, il vecchio maestro Raffaele Parise, fu tra qi.iei bravi che resistettero alle seduzioni artistiche che ci venivano d'oltralpi, e, conservando scrupolosamente gl' insegnamenti della vecchia scuola italiana,
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seppe ad essi informare una pleiade di discepoli e tutti ~ suoi ~i'.1que figliuol( Luigi, Annibale, Achille, Augusto e ~a!T~ele, (~e1 q~iah 1_ tl~e ultimi sono superstiti, tutti valorosissimi schermi ton ed an1mos1 patr10tt1. Il trattato di scherma premiato sarà pubblicato fra non guarì; e con esso verrà ad accrescersi di un bel volume la già ricca letteratura schermistica italiana. Si, è proprio il caso di dire letterntura, scher-nvistica: e lo ha dimostrato appunto il Parise, il .quale nella prim3 parte del suo trattato, in cui espone sto:ia _dell~ scl~er'.na. ci ha data una preziosa ed esatta bibliografia d1 tuttL gli scnt.tor, d1 scherma del secolo xvi sino ad oggi. Ed anche ·questa letteratura, che- è stata per così dire ricostruita .con la rassegna hibliogr:.dìca del Parise, aer cresce Ja gloria della scherma italiana; perchè nessun'altra 11azione, neppure la Francia, che tanto vanto mena dei ~noi _scrittori di s~l~erma'. ne possiede un numero così considerevole. D1fatt1 daremo qui 1 nomi di questi autori per ogni secolo . . Scrissero adunque di scherma, in Italia, nel secolo xvr : Pietro Moncio, AnJ.onio Manciolino di Bologna, Guido Anlonio di_ Lucca di Bologna, Achille Morazzo .di Bologna, Marcàntonio Pagano di ~apoli'. Camillo Agrippa di Milano, Giacomo Di Grassi di Coreggio, G1ovann1 Dal!' A.gocchie di Bologna, Angelo Viggiani di Bologna, Alfonso Fallopia di Lucca. . . . . . Nel secolo xvu : Marco Docciolini di Firenze, N1colétto...G1gaot1 di Venezia, Salvatore Fabi·is d~ Padova, un Anonimo, Torquato d' Alessandri, Ridolfo Capuferro di Cagli, Antonio Quintino, Giovan Battista Gaiani, Antonio Vezzaui, Francesco Ferdinando Alfieri di Padova, Terenziano Ceresa di Parma, Galeazzo Gualdo, Francesco Iacobilli di Foligno, Alessandro Senese di Bologna, Mariu Bresciani di Ferrara, Francesco Antonio Mattei di Troia, Giuseppe Morsicato-Pallavicini di Palermo, Giuseppe Villardita, Carlo Torelli, Francesco Della Monaca, Francesco Antonio Marcelli di Roma, Bondi di Mazo di Venezia. Nel secolo xvm: Giuseppe d'Alessandro di Napoli, Costantino Calarone di Messina, Alessandro Di Marco di Napoli, Guid' Antonio Man"ano di Pavia, Nicola Di Gennaro di Napoli, . Michele M.icheli di . e Firenze. Nel secolo xix : Paolo Bertelli, B.ossaroll-Scorza, Pietro Grisetti, Blasco Florio di Cntania, G·iuseppe W,eiss, :M.ichelt, Gambogi, Niccolò Abbondati, Bartolomeo Bertolini di Trento, Alberto Marchionni, Cristoforo Blengini di Mondovì, Giuseppe Giuliani- Bolognini, Paolo De' Scalzi, Massimiliano Caccia, Carlo Tambornini, un Anonimo, Giuseppe Cerri, Cesare Alberto · Blengini, Salvatore Mendietta-Magliocco,
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C~ NUOVO TRATTATO DI SCHEll~IA
Giuseppe Radaell i, Del Frate, Vittorio Lamberti ui, Enrico Strada, Cesare Enrichetti , Federico Cesarano di Napoli, Doux, Acliillc Angelini, G-. Percz, Luigi 17orte, Giovanni Pagliuca. Ecco adunque qnegli autori che prirna del Parise hanno scritto di scherma, e dalle cui opere questi non ha mancato di trarre gli utili ammaestramenli li libro del Parise diverrà il testo ufficiale e la norma ci:istante della istruzione schermistica nella scuola magistrale , nelle scuole reggimentali e nei collegi militari. E se il Ministro della pubblica istrnzione, com'è desiderio di molti, vorrà rendere obbligatoria la sch~rma nelle scuole governatiYe, anche in .queste dovrà certamente adottarsi il presente trattato, afnnchè da ogni lato si concorra a rendere veramente una quest'arte in Italia. Il trattato di Masaniello Parise, informato allA più sane tradizioni italiane, è scritto con ordine, con chia rezza, e la difficile materia vi è svolta con lucida .esposizione didattica . Ollro il cenno storico sulla scherma, e diviso in due pnrti, l'una che si occupa della spada, l'ahra della scherma. È arrichito di circa ~essanta tavole, le quali gioveranno a rendere più evidente gli svariati movimenti. Ed è affatto nuova la felice idea che lrn avuto l'autore, di comprendere in due grandi quadri sinottici, posti in fi11e del trauato di spada, tutte le azioni di offes.i e di difesa che si ~spletano nel giuoco. Couch iudendo, uoi nutriamo viva fiducia che la p·ubbl icazione di questo trattato e la nomina del valoroso maestro napoletano alla direzione della scherma militare, riusciranno di grande incremjmto al progresso di un' nrte, che sì hene educa il corpo e lo spirito. F.
LIBRI E PERIODICI e
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.Ferdanando .I.I ed il su.o regno
per NICOLA N1sco. - Na-
poli, Morano, 1884. Un volume. Dal punto di vista bi·ografico questo libro non avrebbe ragione di essere, poichè solo dei reggitori delle sorti di un popolo, i quali le abbiano sostanzialmente mtttate, o degli uomini , che compirono grandi cose, è utile far conoscere la efficace azione sulla età in cui vissero. Ma gli avven imenti, che si svolsero durante il regno di Ferdinando II di Borbone furono tali e t.111ti, da rendere quel periodo della mas~ima importanza per la storia patria, tanto è che l'annunciata pubblicazione fa manifesta fede di quanto dai tempi che narra, siano mutati i nostri, che l(:l consentono di poter vedere la luce e di correre, senza ostacoli di sorta, per le mani di lettori, i quali banno l'incalcolabile benefizio dell'immunità nel giudièarla liberamente e con coscienza. Ma chi può ormai negare che sia còmpito assai difficile lo scrivere una storia, la quale può dirsi davvero contemporanea, perchè riguard& una somma d' interessi, di cose, e di uomini, nei quali vive ancora forte il bollore della parte che ebbero nelle accennate mutazioni, ed esercitarono una grande influenza su quella nobi le operosità, che in un trentennio circa gell.ò i fec-0ndi germi del sentimento nazionale in Ita~ia, e li r.oltivò, cosicchè giunse a condurla al trionfo della sua unità ed indipendenza. Difficile còmpito si è detto non solo per l'utilità morale e scientifica della storia, ma per dire tutta e senza alcun valame la verità, con ANNO
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VOL. Il.
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animo e giudizio imparziale, attingendola a fonti pure e va rie, dando ai cnratteri ed alle azioni la loro ginsta importanza. Perciò unn critico. particolareggiata e completa del libro, cli ,;ni si tratta, ri uscirebbe anch'essa niente agevolo, troppo lunga e ci trarrebbe fuori dai limiti cencessi a questo breve cenno dallo scopo della Ri·vista, poichè non sarebbe possibile tralasciare l'analisi della mnteria principaltl dell'opera, la qua le ha un carattere poli tico dei più complessi. La vita di Ferdinando II, congiunta alln triste memoria del suo governo, è già troppo nota e giudicata dagl i inesorabi li eventi elio trassero a migliori destini la nazione; e l'autore ha trovato nel risorgimento politico iu, liano la legge storica compiuta, e quindi una buona guida al criterio con cui doveva indagare i faui ed analizzarli. Se non che egl i più che esaminarli e giudicarli intese a dar loro ordine e pnbblicik~ in una concatenata esposizione, lasciando che la critica delle cose, che narra, ~merga nella mente del lettore, che può abbracciare le relazioni delle vere cause e degli effeui, piuttosto che farla propria sempre che se ne presenti l'opportunità. Questn facoltà per altro di ana lizzare e giudicare ci sem bra uffìcio principale dello storico, che oggi più che mai deve servire al suo scopo eminentemente .civile, spiegando tutto senza perdono qualsiasi, nè tema, nè sistematica prevenzione. Non dissimuliamo quante siano le doti che occorrono per riuscire giusto giudice dei propri tempi; ma le difficoltà non disim1ico-nano dao-l i obbliahi nò D O '' scagionano l'autore di avere talvolta sorvolato su cose, che reclamavano più profonde iodagini. Però la libertà del raccontare procerle senza accarezzati riguardi por parte sua, ed egli giustamente l'npprezza, in guisa da mostrare quanto lavoro ·ccl ostacoli ebbe :i vincere il progresso riformativo in Italia, e quanto fu a questo avverso e funesto il governo del Borbone. Nondimeno molti fatti, che, per chi sa scoprirne i veri motori, servono a formare la concatenazione delle cause efficaci dei mutamenti avveratisi nel nostro stato sociale, passano inYece come fenomeni d'intemperanzc insignifican ti , se l'amore della critica non si ferma a rilevare, che anche le gloriose imprudenze e le audacie inconsiderate ebbero una notevole influenza sul compimento di quella nazionalitil che fu pure da forti ingegui considerata come una utopia per l'Italia. E quès~a critica informata ad uno scopo determinato sfugge all 'autore, tranne rn alcuni i.ralli, in cui è generica più che altro, come sono sfuggiti fa tti che avrebbero reso più integrnle la sua opern . Ma, senza entrare in particolari, ci basti il dire, per lo speciale int.eresse da cui siamo indotti a fare questo breve cenno in un periodico
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estraneo alla politica, che assai opportuno ed utile sarebbe riuscito nel la ricordata storia uno studio più esteso ed accurato delle condizioni militari del regno di Ferdinando II, le qual i ebbero fasi di non lieve importanza, non a tulli ben note, nè da tulli esattamente giudicate. Infine l'autore ha fatto già molto presentando un quadro degli avvenimenti, che si svolsero in circa tren t'anni in quella parte delln nostra penisola più cli ogni altra agitata per la fede, che in essa sepper~ mantenere sempre viva uel libero avvenire, non pochi grnudi . L'a ltro merito dell'opera è la giusta distribuzione delle sue parti e lo stile sobrio e chi:iro.
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SEPPE F1mRAI\ELLI, -
CONgit«l'tl tli
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per GIU-
Napoli, Morano, ,1883.
Le paiienti ed accurate ricerche del lo storico, intese a disseppellire memorie Jalla polvere degli archivi, quando si propongono non solo lo scopo di giovllre alla veritù cd alla coltura, ma principalrnentc mirano a meltere in luce falli di p:itriotlico interesse, raggiungono una mètn oggi più che mJ1i elevnta, perchè fccondn di civile educazione. Questo nobile proponimento appari;;cc nel librn di cui ci OC(;upiamo, nel quale una ricca serie cli avvenimenti sono intrecciati con esposizione sommaria, ordinata, e formano il vero quadro sul cui fondo spiccano le vicende della congiura di Macchia e la figura di Tiberio Carafa, dipinto come uno degli uomini di Plutarco. Drevi ricordi nccennano come crebbe tra il xvII e xv111 secolo lo spirito d'indipendenza negl i Italiani del '.\Iezzogiorno, la cu i fermezza aveva già trionfato della tirannia teocratica, non permettendo d'introclLnre colà il tribunale dell'iuquisizione. I vari moti coi quali essi con aiuti e senza tentarono di rovesciare la dominazione spagnuola non furono per cupidigia di mutazioni e di onori, come con leggerezza fu scritto da qualche storico, ma scoppiarono per quel giusto sentimento ribelle, che accese gli animi di coloro che riacquistavano la propria coscienza, e li spinse ad afferrare ogni occasione propizia, o apparentemente tale per infrangere un giogo divenuto insopportabile.
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La congiura di Macchia ebbe le stesse cause della rivolta di .Masaniello, sebbene meno felice, poichè con questo fu tutto o gran parte di popolo in un momento di en tusiastica ribellione, mentre il Carafa ed il duca di Macchia la ordirono con forze improvvi~ate insufficienti, non avendo dalla loro uè tutta la nobiltà, nè quell'onda popolare che irrompe. , • Ma l'autore sorvolando su queste differenze vuol far vedere quali furono gli avvenimenti, che prepararono l'indipendenza della patria, per la cui causa morirono, fra mille altri, Carlo di Sangro e Giuseppe Capece, due eroi, due vittime della dominazione straniera, i quali in tempi liberi debbono essere ricordati. Per altro egli forse scorge troppo intimo legame tra i fatti della congiura di Macchia e l'attuale risorgimento politico iÌaliano. Quei moti furono conati incerti d'intolleranza di servitù, che non avevano ancora assunto carattere di riscossa per la vera indipendenza, dai quali però il sentimento di essa spuntava come alba di luce in quelle triste giornale. Infatti si parlava sin d'allora in Napoli di liberazione, e tanto era il desiderio di ottenerla, che pur di spezzare il giogo spagnuolo, s'invoca vano gli aiuti stranieri, e si sollecitavano, perchè non ve ne erano pronti, nè la ri voluzione aveva un ordinamento compatto, disciplinato, nè un'individualità spiccata, un vero ed autorevole capo, che avesse potuto guidare le forze al trionfo. · Le cose narrate si riferiscono ad uno dei periodi di storia, in cui abbondano le imprese militari per la guerra di successione combattuta in Spagna, Germaniil , nei Paesi Bassi, in 1talia, e chiusa coi trattati di ~trecht e di Rastadt, e con la cacciata degli Spagnuoli da Napoli. Tiberio Carafa, dopo di essere stato l'anima della insurrezione nella sua patria, prese parte ac.l alcune di quelle guerre, militando sotto gli ordini del principe Eugenio di Savoia, meritandone la fidm;ia e la stima per la nobiltà dell'animo e le splendide prove di coraggio, che confinò con la temerità più che con la prudenza del condottiero. Bene avvisò l'autore facendo rivivere nei patri ricordi l'obliata figura del Carafa, al quale è imputabile solo l'errore di non aver compreso prima quanto scrisse poi, cioè che solo con un esercito nazionale potevasi realmente liberare il paese. Infatti qiiando l'Austria voleva ridurre il mezzogiorno d'Italia un vice-regno, l'esercito napoletano, condotto da .Montemar e da Carlo Borbone, mutò la sconfitta di Velletri in vittoria, ed i reggimenti pro;.
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vinciali, formati di agricoltori tolti alla zappa poche settimane prima dell'azione, decisero della indipendenza del nuovo Stato. Sia lode dunque al signor Ferrarelli, già ufficiale neJl'.esercito nostro, nel cpi libro si rivela lo studio d'importanti documenti, e si svolgono con chiara ed ordinata narrazione pagine di storia, che onorano ·un popolo, di cui non furono mai ben no~ la vera indole e le aspiraz10m .
Cenl't'i sto,•i.c i e critici sullri co,11'en~iane ,li Ginev-,•a . - Studio del prof. LUIGI 0Lm. - Modena, 1884-. 1
2a .edizione.
1. ~
Il prof. Luigi Olivi, incaricato dell'insegnamento del Diritto Internazionale nella R. Università di Modena, ha voluto narrare succintamente la storia della Convenzione ginevrina non trascurando quanto si riferisce all'applicazione di essa nelle guerre europee sino al ·187ii. Questo argomento era stato trattato con molta copia di erudizione dal Lueder (1 ); ma il nostro autore menLre confessa di avere attinta dal libro tedesco la inspirazione del suo lavoro, dichiara essere suo scopo l'indagare i motivi dei mutamenti avvenuti nelle manifestazioni ·del principio giuridico umanitario - assunto non sviluppato abbastanza dal Lueder - e completare altresi la storia dei risultati ottenuti dall'applicazione della Convenzione di Ginevra alla guerra fra la Serbia e la Turchia e a quella fra Turchia e Russia. L'aut.ore principia col dimostrare quali fnrono le mani festazioni storiche dell'idea inspirntrice della Convenzione di Ginevra. II primo esempio di un trattato regolatore della sorte dei feriti in guerra è dato dalla convenzione compiuta nel ·I 58 1, fra la città di Tournai ed Alessandro .Farnese, principe di Panna; poi, dimenticanza assoluta di tali regole quasi fino a tutto il secolo xv11 . - Nel 1689, però, i cartelli di scambio racchiusero sottoscrii'.ioni speciali per i feriti in guerra e per gli ammalati caduti in mano del nemico . Nel "743, dopo la 1
e. (lotnmalico. tradotta in ftancese per cura del comitato internazionale della Croce
(l.) La Convenzione (ii Ginev,·a dal pwnto di vtsla storico, critico
Quest' opera Rossa.
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battaglia di Dettingen, si proclamò l'inviolabilità degli ospedali da campo . Questo trattato contiene il germe della Convenzione di Gi. nevra, la quale ebbe vita dopo che la campagna del 1859 ne fece sorl{ere il pensiero nella mente del ginevrino Dnnanl. Veramente il Dunant non fu che causa indiretta giacchè nell'opuscolo da lui pubblicato nel 1862, egli si limita a domandare la costituzione cli società private cli soccorso per completare il personale sanitario degli eserciti. Colui che potè realizzare la filantropica idea fu il Moynier, resosi poi tanto benemerito per la sua attività nell'opera della Croce Rossa . L'autore, dopo questo rapido cenno storico, comme.nta uno ad uno gli articoli della Convenzione cli Ginevra esponendouc i criteri giuridici . .S egue il raccon to delle vicende $Ubìte da lla Convenzione stessa fino all'adunanza del 1868, la quale ebbe a scopo di colmare le lacune appar~e durante la campagna del 1866 ('I). In questa aclnnanr,a si formularono le varianti stimate necessarie; ma siccome non tutti i rappresentanti erano muni ti cli pieni poteri, così la cosa rimase allo stato di progetto e furono solamente l taliil, Prussia e Francia, le quali prima ancora della guerra del 1870, aderirono al progetto medesimo : sicchè, per esse, acquistò forza obbl igatoria, pari a quella della Convenzione del 1864-. Dopo la guerra franco-prus:;;iana non mancarono coloro che pro·posero di abolire la Convenzione per l'imbarazzo che ne veniva alle operazioni militari. - Le violazioni verifi catesi, nota l'autore, riguardano principalmente l'.ibuso della bandiera e del bracciale; abuso reso possibile sol ta,nto dall'ignoranza della Convenzione, più che altro da parte fra ncese. Le violazioni da un lato ne produssero altre come rappresaglia, gli animi s'inasprirono e le cose andarono di male in peggio. Ebbesi a lamentare la mancanza del braccia le intern.1zionale in chi aveva diritto e dovere cli portarlo (i medici sopratutto lo sdegnarono, e a torto, come indizio cli pusillanimità) , mentre poi di esso abusarono parecchi non appartenent.i al servizio religioso nè al sanitario. Perfino i predatori lo usarono. Tedesch i e Francesi presero precauzioni perchè simili falli non si rinnovass1ffo, ma gli inconvenienti continuarono. Altrettanto dicasi per l'abuso della bandiera, che fu spesso inalberata su edifici che 1
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(1) V. L.a Societa ilella Croce Rossa. ecl il Servizio sanitario 'in g1ierra nella 1/itvis/.a .iJfi/,il-an italiana - dispensa di settembre iS83 . È noto cbe al principiare cMla cam-
pagna del {866, l'Austria rifiutò di aderire alla Convenzione, mentre Prussia e Italia. dichiararono di restar vi fedeli, per quanto mancasse loro il trnl.tamento d i reciprocità. - L'Austria fini poi coll'accondiscendervi nel mese di luglio essendosi accorta di 'c1uali vantaggi fosse appor tatrice la Convenzione alle stesse sue truppe.
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I. '
non erano nè ospedali nè ambulanze. Viceversa edifi ci che non erano nè ospedali nè ambulanze e specialmente i magazzini e i materiali, benchè protetti dalla bandiern, vennero assaliti e saccheggiati. In quest'ultimo punto, il prof. Olivi opina che sia da adottare una_ miglior . redazione nell'art. · ·IO della Convenzione, aggiungendo alle parole ambnlanze ed ospcclcili mil'itari , le ;;,eguenti: ecl ogni altro stabilimento che ne clipenda. L' esposizione sarebbe più chiara, indi più precisa la responsabilità dei belligeranti. ;\!ella guerra di Serbia del 1876 e in cjuella russo-turca del ,1878, narra l'autore, la Turchin si mostrò impotente a fa r rispettare alle sue truppe il patto ginerrino. L'odio di religione era ostacolo troppo forte e la vista della croce rossa, anzichè rendere i ~l'urchi più uman i, non val:.e che n inferocirli. Del resto i Russi, per rappresaglia, non furono da meno. Cosncchi e Circassi assalirono e saccheggiarono gli ospeda li turchi protetti dalla mezzaluna rossa uccidendo i feriti ivi ricoverati. Dopo la presa di Plewna invece il trattament.o l'atto ai feriti turchi fu molto migliore . i\la la pnrte più notevole del libro traua dei modi migliori per garantire la osservanza dell:i Convenzione di Ginevra e per prevenirne e punirne le trasgressioni . La carità si espaode - dice l'Olivi - il diritto raffrena e coordina . Quindi obbligo degli Stati circa al la Convenzione · sarebbe di esercitare un'azione ·positiva che miri a produrre l'ambiente propizio, a garantire intatto il diritto prevenendone e non solt.anto temendone le violazioni. A tale effetto l'autore propone : ·IO estendere la protezione a tutte le persone e cose necessarie a r,:iggiungere il fin e uman itario; 2° autorizzare nuche l'uso della forza per respingere gli auacchi contro la inviolabilità delle persone e cose protette; 3° determinare che il fa tto della occupazione nemica non alteri\ da per sò la condizione ginridica delle predette persone e cose e che la prigionia di gtwrra non può spiegare efficacia se non riguurdo ai feriti o nm rnuluti i qun li, dopo la guarigione sieno riconosciuti capaci di combattere; fìssnre iu quali casi po~$.\ aver luogo la con$egna dei feriti uemici al l'esercito da cui dipendono e stabilire la inviolab ilità dei convogli e dei tra-. sporti fìnchè i medesimi non vengnuo ri volti ad uso diverso; 4- segnare esattamente la posizione giuridica dei privati individui e dell~ società private di soccorso di fronte agli eserciti guerreggianti; 5° adottare un emble1oa comune per tntte le persone e cose che entrano in . questa speciale sfera giuridica ; 6° estendere i principi della Convenzione alle guerre marittime; 7° portare il . testo della Convenzione a conoscenza di tutte le tru ppe; 8° introdurre nelle leggi militari 0
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L e l••sil •·ntio nnel. -
E. Guru,Airor, capitano d'artiglieria.
- Bruxelles, 1188i-. È la seconda edizione di un lavoro già pubblicato nel 1882. li capitano (}uillamot si è proposto di determinare con esso le caratteristiche principnli di un'arma nuovn, lo. qua le, ol tre riuuire le migliori proprietà delle armi ora in uso presso i diversi eserciti, riuscisse principalmente attn pel tiro alle gr,rndi distanze. Egli toglie però occasione della presente rista mpa per avrertire che i portati del suo studio sono stati subito applicnti, e quasi rigorosamente, nel fucile Tleory- Magée posto in esperimen to in Inghilterra nel 1882. Stima perciò conveniente far conoscere ora al pubblico tutti i particolari di costruzione <l'un fucil e basalo sui meclesimi principi, che era stato da lui concretato, col concorso elci costrntluri fratell i Nazau t, pririla ancora che venisse in luce l' IIenry-)Iagée. - Questa seconda edizione è dunque accresciuta cli tulio quanto si riferisce al suo nuovo fucile. V' hanno inol tre taluue varianti dalla edizione primitiva. Nel capitolo I l'autore tralt.'\ ciel calibro. - I clue fattori che più importn di accrescere- se si vuole guadagn:ire in giustezza cd in radenza sono la cle!1sità di ctiricameuto e la velocità. La rnas~ima densità alluale è quella dell'Ilenry-Miirti ni (calibro mm. 11 - densi tà gr. 0,30 di piombo su ogni millimetro quadrato della sezione), ma nd essa corrispondono cartucce troppo pesanti e rinculo troppo forte. Kon si potrebbe quindi aumentare ta le fouore se non diminuendo il calibro. L'nutore osserva però che tale diminuzione non potrà essere molto sensibile perchè con un calibro molto inferiore agi' H mm. si C..'\drebbe uell'inconveuien te cli dover adottare per la canna grossezze di pa reti e hm ghezza troppo considernvol i. Egli acceua il cal ibro del fu cile svedese mm. 1O, I , e dimostra che con tale calibro, con una carica di gr. 5,5 di polvere Nottweil e con proiettili varianti fra gr. 30 e gr. 25, ossia con densità di caricamento sempre maggiori cli quella dell'Hcnry-Martini
20i e compresa fra 0, 375 e 0, 3il:2, le velocità iniziali corrispondenti sarebbero sem pre maggiori di quel le offerte da lle armi auuali varierebbero cioò fra m. · 43!i e m. .H5 . ' Il capitolo II è dedicn to alla , 'rigatiira. Il passo delle riohe doo vrebbe essere determinate, in gu isa da d,we al proiettile st.abi lilà eguale a quella del fu cile Henry-Martini, dovrebbe perciò essere "sensibilmente inferiore di quanto s'usi generalmente - cioè verso i iO centim_etri con _proiettili d! 25 gr. e meno di 40 con proietti li più pesan ti. Il proulo delle ngli e clovrebbe presen111re nn solo fianco, quello cioè dircuore del tiro . Le resistenze passvve (capitolo III), contro il moto del proiettile nell'anima sono dimostrate trascurabili. L'effetlo complessivo prodouo dalla ~r~ssione normale dei fian ch i delle righe e dall'aurito fra le superfi~1eltco1clali è Jo stesso di quello che sarebbe prodotto eia una variante d, gr. 0, 20 nel peso del proiettile. Il lavoro pel forzamento aneca alla velocità iniziale uno variante minore delle differenze medie che si osservano sulla ricerca della velocità iniziale stessa. Ciò che esercita , secondo l'autore, uua influenza nlquanto più sensibi le è Ja nstrozzatura del bossolo s·1J proiettile, ed egl i suggeri sce di risparmiarla. · I capitoli ff e V trattano del congegno meccanico e delle dimensioni clell'arma Il capitano Guillamot è pa rtigiano delle armi a blocco, ad un colpo, ca paci, secoudo lu i, di celerit~ di tiro maggiore che non quelle a ripetizione. Riduce la lunghezza totale dell.'arma a m. 1,20 sempre però con no peso di kg. i,500 . - Assegna alle cartucce il peso di gr . .~3 e U e vorrebbe che il soldato ne portasse 96. Nel capitolo VI polveri e pressioni si indicano i caratteri che darebbe ~vero .la polvere aeccs$aria in oggi per imprimere al proiettile forze vive cli kg . . ~60 . .. 280 invece di 230 ... 2i0. L'autore ha fatto esp~rimenti su alcune specie (lello migliori conosciute, per stud iarne la !orza, la costnnz,1, le pressioni. Quella che meglio lo soddisfo è una polvere del tipo Curtis Harwey fabbricata in 11elgio a Wetteren. Il capitolo VII è inti tolato gùtstezza, ma reca soltanto le cause che la possono al terare ed i suggeri menti per scemarle. Di confronti e deduzioni circa la probabilità. di colpire, nulla. . L'ulti~o capitolo, apphcazione, descrive nei suoi particolari l'arma ideata. E a blocco e risponde ai cinti principa li seguenti: cali bro mm . 10,_1_; righe 8 verso sinistra ad un sol fian co, passo m. OJO; proiettile a cilindro-ogivale a fondo piano, di gr, 21,G di piombo legato con z°lo st_aguo ed 1. ¼ ~nti'.nou!o, con involucro di carta forte : carica gr . 5, 5 di polvere tipo Curt1s d, Wettercn od HGP <li Rollweil; velocità iniB PERIODICI
pene appropriate contro le violazioni degli impegni presi dai governi; 9° proclamare obbligatoria iu linea di diritto l'osservanza dei precetti umanitari indipendentemente da qualsiasi sistema di reciprocità.
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zialc a ~5 m. dalla bocca m. ,1,6,i- ; veloci tà di rotazione "1 60 "iri · angolo di tiro per 1000 metri 2.0, 4-1'. Il soldato dovrebbe e:ser~ provve_duto di. cnricatori celeri sul genere dei Kruka da appendersi però ar bottont dell'abito : il fucile dovrebbe potersi ric.iricare senza abbassar l'arma dal la posizione di pimt . · . li tema di questo lavoro è importante e<l abbiamo veduto come ne siano s_tati tr,witi gli argomenti essenziali. A nostro parere perù nn temn d_1 qu_es~ g~nere avrebbe meritato una orditura più completa e moglw J1str1bu,1a, uno svolgirneuto più generale. L'autorr~ ha inv~ce preferito . richiam~rsi il più delle volte soltanto ai dati speciali d~ CJ_nesta o _d, .<ru: (la. Jra le armi conosciute nel 1882., coll'unico scopo d1 riprodurli rmmtt m un'arma nuova , quasichè costituiscano essi l'_ulti m~ _ra~·ola del progresso bnlistico . Le c0nc.l usioni alle quali è gmnto s, risentono della cerchia troµpo ristreua entro cu i furono elaborate. Nessuna moca viglia ad uuquc se rnen tre troviamo in qttesto volume una formale condanna contro i fucili .Hebler dei ca libri di ~nm. 7 ~ mm. 8, 6, si~comc od ineffi caci o non sicuri pel tiratore, '.1. fatto s,a. ".enuto . a d'. mostrare ta~to coi fucili Ilebler quanto specialmente cot Rnbm d1 mrn. 8 e d1 mm . 7,5, potersi ottenere auche con cnlibri così ridotti la necessaria cffì cncia , essere anzi con essi che, senza eccedere nel peso delle munizioni , si realizzano i desiderati sensibili numen ti nel la tensione della tracttorin e nel la rri1.~ tczza del tiro. ;:, In ogni modo il libro un lavoro di lena , e sarà sempre profi ttevole l'addentrarsi nelle discussioni serie di cui esso ci reca esempio.
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De,• Eis e nfn•l1.n-T.1•,u1,s11,11•t ve1·w1.1 ,1ulete,· t.nu.t e ,·k1·nnl-.te1·. -':frie ge,• {Tl trasporto snlla fe·r·rovia dei feriti ecl a.n~mala~i in JJne_n:a, con ii~1:cippendice sttlt'ùn11ianto de[Jli stabilimenti sanitari 1n gnerra) per Grnuo or NrnoEN nwio ispeLtore di costruzione e d'esercizi o di feno vie, dottore lilo sofin, cavaliere, ecc. - Berl ino , ,f 883, seconda edizione con 9 11 incision i in tercalate noi testo .
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Il trasporto dei feri ti ed am malati in guerra per mezzo della ferrovia vcn~~ :·~-tlott~to per la pri~a volta in gra_ud_c misura nella cam p~gua 185i ,)i) . Sino al •1870 s mtrodussero m1gliornmeoti nel ma teriale ila
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trasporto ; da quell'anno sino ai nostri giorni s'attese in i:;pecial modo ad armonizzare il servizio dei trasporti cogli estesi ordinamenti dati agli eserciti. Da Sellastopoli a Balaklawa, dai campi di Magenta, di SoHerino e di Koniggriilz, per disperdere masse di feriti, s'impiegarono carri di merci, carrozze di viaggia-tori, provviste di uno strato di paglia, di s!lcconi, e, in alcuni c.isi, pei feriti gravi, di materazzi . Nel 4867, sulle ferrov ie nssianc, per opera del dottor Esmarch, e colla protezione dell'imperatrice Augusta, nell'occasione del rinnovamento del materiale fe rroviario, com parvero 60 carrozze cli 4,a classe, unito con intercomunicazione, adattabili pel trasporto Jci feriti ed ammalati . ì.\'el ~868 venne sulle ferrovie prnssiane introdotta una speciale disposizione · per la qu ale in un carr~-merci venivano allogate sette barelle mobili poggiate su molli piauc. E questo il sistema dei carri-traspol'lo pei feriti ed ammalati usati nell'esercito prussiano nel la guerra 1870-7·1. L'esercito austriaco ne studiò l'impiego . Il ministro della gnerra russo, nlla mostra di Bruxelles , esponeva il sistema Zavodowsky, adottato nell'esercito, consistente in carri-merci con barelle pensili , a due pi:rni, assicurate al cielo della carrozza. Nel 1873 , in un consesso cl i medici , a. Vicon·a, vennero falli voti, chè nell'interesse dell'umani tà, si costruisse un materiale apposito. Il .consiglio non venne seguito, primo , per le enormi spese, che dovrcbbcr,) incontrare gli eserciti , secondariamente, perchè, col materiille attuale riducibile, si ottiene il doppio scopn, di ,,euovagliare l'esercito uell'anclat.i al teatro delle opernzioni , e nel trasportare i feriti nel ritoruo ai magazzini di vcttov:igliamcnto. l\fa il perfezionamento dei trasporti mira a disperdere le grandi masse di feriti, che in poche ore si accum rilnno nel breve campo çli una b:i t.taglin. E quest'opera intesa nd allontanare epidemie, a sciogliere eia cnrc gli eserciti operanti , non può fo r:;i così iill' iugro~so; bisogna, nell 'interesse uman itario, procedere ad unn scparnziono. Non sono trasportabil i i feriti da arma da fuoco, d11 taglio, alla testa, ,tl busto, cou la fe rita nello stadio di reazione, e in pericolo di peggiornre: i trasportohili con condizioni dipendono dalla qtrn lità dei trnsporti, dalla lol'O clurilla e dalla celerità dei medesimi. I trasportabili sono i feriti lcgginri . I trasporti o sono, treni-ospedali, cd allora Imano un medico capo di rettore sanitario, uu conduttore c~po scelto nel personale della direzione della ferrovia, medici, infermieri, deposito ùi Lliauche1:ia, farma cia ; o sono treni- malati, o treni sussidiari, ed allora sono n:eno correda ti, senza essere pri vi di comodità. Ma lo sgombro dal teatro dell o guerra di tante migliaia di uomin i sofferenti, e la loro dispersione iu vasta superficie avviene per gradi ; 1
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clt gui nascono gli ospedali d'accantonamento, di tappe, i posti di raccoglimento, le stazioni di pernottamento e di vettovagliamento dei feriti e dei malati, che vi allluisc.:ono per farvi breve sosta, ed essere quindi o avviat_i_all'esercito, o direlli agli ospedali permanenti e di riserva, nel quieto territorio della patria. Ecco per sommi capi, l'epilogo brevissimo dell'opera pubblicata dal di Niedeo , compilata colla cooperazione dei dottori Goelling, medico capo del ·134 ° fanteria , Niese generale medico, e presidente della società per la cura dei feriti ecl ammalati in Al tona, del signor Oscar di Hoenikn, deputato nel circolo di Herzogwn ld, membro del Parlamento dell'impero, o del Comitato centrale delle società tedesche della Croce n ossa, libro dedicato a S. M. l'Imperatrice Augusta, angelo di carità in pro dell'esercito.
Boy11l 1 · :r-1 1Uetl Service .lwastit~dio11. -
N. 1122 (Y. 27).
L'istntzione del /nei/e per la mili::ia. - c,,I. G10nG10 G, w ,~LKEU, - La mili1.ia inglese forma un contingente di 138 battnglioni di fanteria, i r1uali costituiscono una forza rilev;iute che ogni anno viene chiamata ;id un periodo d'istrnzione. Data l' efficacia del fuoco, bisogna insegnarle con ogni premul'a a destr:imente va torsi delle armi arthlatete. La milizia trovasi oru in uno stato di transizione per il suo arm11 meuto, sostituendosi allo Snider il fucil e Martini-Henry, onde avrà fra breve lo stesso· muuizionarneulo della fauleria. L'insuffi cienza nella sua istruzione devesi in gran parte :iuribuire ;i defìc.:ienza di istruttori, deficienza che va sempre cre.;cendo e comprende cosi gli ufficiali come i sottufficiali . L'autore presenta alcune proposte per rimediarvi. La -nmYigazione aerea militare. - Ll1ogot. 13. B.~oE?-. PowELL. È una rivi s1a delle varie fasi per le quali la navigazione aerea è passai~, dopo che il 5 giugno 1783 Montgolfìer lanciò il suo primo pallone, e dei vantaggi che ha reso in guerra dall'assedio di M.agonza uel "79U, fìno all'impiego fattone nel celebre assedio di Parigi; il servizio degli areost;ili potri1 essere utile nella guerra avvenire, ma è mestieri continuare gli studi e gli esperimenti per giungere a risulrn.ti meno incerti. .Igiene rn'ilita1·e. - F. S. B. F11. DE CuA UMONT. - Molti benefi ci ha recato l'igiene alle trn ppe, sopra tutto nelle circ.:ostanze nelle qual i 1
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queste trovansi sotto zone quasi tropicali, come ne!lr, ca'.npag'.ia di Egitto. La mortalità è assai diminuita fra le tr~ppe 10gles1, ossia ~el rapporto del U per cento di }lleno ud ·1860 m coufronLo al 1804-, del 26 per cento nel ,1870 iu confronto al ·1860, e del ~~ nel ,'1880 in confronto del 1870 . La proporzione gene ride della morta] ita nell esercitù è stata net decennio 1870-79 del 56 per cenLo µiino re che pri~~a · del 1854- e la diminuzione del 4880 risulta del 6'.2 per cento. La t1s1, causa maggiore di vittime, è ora quasi scon~parsa; e qt~es_to migliora.mento è stato decisamente provato conseguire dall11 migliorata condizione nella ventilazione nei dormitori, che si è andata effettunndo dal 1858 in poi. Le febbri enteriche o tifoidee, sono fra le malattie più perniciose che hanno dirndato le fil e dell'esercito inglese: tuttavia stituiscono sollauto il f~ per cento d1;1la mortalità, mentre nella vita civile 1 fra individui della stessa età è quasi 2. ,1; 2 volte maggiore, ossia del 9,6 per cento. Fra le mal;ittie che producono la mortalità nella truppa, vanno Galcolate quolle del cuore e dei grossi vasi, ed il dottor Lawson ha riconosciuto vtcuni anni fa, che l'aneurisma dell'aorta era H volte più frequente nelle truppe che uella vi111 civi le. Esse sono più frequenti nell'esercito di terra che nella marina, ma v~riano pure ~econdo i corpi , e le armi. Per contro. le febbr! . reum~t1che·,. nella v,~ civile abbast.anza comuni, sono quasi sconosciute uell esercito. Le migliori condizioni di salute' dell'esercito si devono in special modo al minor lavoro ed al migliore sosteutnmeuto. Fucili a magazzino ed a 1·ipetizione. -Ten . col. G. O. FosoBRY. - L'antore, 1·icord,1ndo che un anno addietro proponeva un cambiamento nell'armamento motivato dai progressi fatti dalla meccanica, dai nuovi elementi introdotti nell'arte dt!lla guerra e sopratutto per i progressi già ottenuti dai Francesi, cerca orn di dimostrnre la necesgità di esercitare il soldato al tiro come se fosse io guerrn, badando ai movimenti degli uomini e degli animali presi di. mira. La efficacia tattica del tiro cclore in qualche fase del combatt1meuto ha indotto vari governi· ad esperimentare. nuove armi_ a magazzino.. Il 10ma1razzino di un fucile deve contenere non meno d1 4O. cartucce, o . qunntochè con un tal numero si può provvedere ad ogm contmgenza di tiro celerissimo. Presentandosi dei momenti, nei quali il soldato non può assolutamente co ricare la sua arma, il serbatoio è indispensàbite; nè andrà molto che il fucile o ripetizione farà parte dell'armamento delle truppe in rrlesi. L'autore passa in rivista i vantaggi ed i difetti dei sistemi di 1:e, Shulhof, Spencer-Lee, Mannlicher, Decley Edge, Bethel Burton, e propone infine di sostiture con risparmio di 1
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sp~sa 1~n. altro mllteriale al legno di noce ora impiegato nel calcio <lei f_uc'.h. Quando questo fosse di metallo, il vuoto interno sarebbe adnw_ss1mo per magazzino. Acet~nna infine all'invenzione di un fucile ele~tnw, fatta da M. Pieper di Liegi, e riferisce che nel Belgio il .fnc1!e ~oya?t ha preso. un bel posto per alcuni miglioramenti introdotti, d1 ~1_11 ~aria assai favorevolmente il capitano GuillumOt nella Retme militaire beige. , Del fuoco d~ fìic~leria 'Ìn campagna.. - Magg. C. K. BaooKE. _ L a~1tore esor~1sce dicendo, che lo studio della tattica rfol fuoco è stato cosi neg!elto_ m Inghilterra e si hanno dati così insufficienti, che è neccssar1_0 ricorrere agli esperimenti compiuti all'estero per stabilire ''lrna teorrn sul modo di meglio utilizzare l'azione del fucile in campagna . Presenta quindi alcune considerazioni avvertendo di essersi v~lso delle t,nrole e delle deduzioni contenute in un commentario del]'1:t~·uz_ione del fuci le in Germania , pubblicato nel 1882 nella Revue · rnilita-ire de l'étranger. Chiudono il volume alcune notizie spigolate dal\' A'veni nwilitafre ·n_onchù alcune informazioni relative alle manovre autunnali dell'escr~ cito francese ; una critica snlla caval leria austriaca nelle manovre del ~ 88~; un breve sunto del riordinamento dell'esercito austriaco andato 111 vigore il ,1° gennaio 1883; infine uno studio sui convogli delle colonne che operano nell'A lgeria meridiona le.
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erroneo il piano d'attacco per non aver giustamente definito il còmpito dell'artiglieria . Inefficace l'azione dell'artiglieria in conseguenza: della mancanza di una direzione generale; delle interrnzioni notturne nel tiro e scelta di bersagli senza importanza; del tiro a distanze esagerate; della riluttanza ad avvicinarsi al nemico ed immobili ti, nelle posizioni; della esagerata tendenza mostrata dal l'artiglieria di> campagna ed agire come artiglieria da posizione; del timore di soffrir perdite dal fuoco di fucileria e postamento irrazionale dei pezzi ; dell'inoperosità nella quale fu lasciata una massa di lr40 cannoni della riserva d'artiglieria. Erronea la disposizione delle truppe per l'attacco: 2.2. battagl ioni per l'attacco principale, 7tr per agire su punti secondari e solo 9 in riserva . Poco profiuevoli gli eroici conati della fanter ia per cattiva disposizione e impiego delle forze. Attacchi prematuri e ripetuti con piccole frazioni di truppa invece di sostenere, fino al loro ret.rocedere, quelle precedentemente impegnate nell'azione; soverchia compattezza nelle formazioni, donde perdite d'intere unità ; precipitazione nel dare il segnale d'attacco, ignoranza nell'agire per· compagnie e, avanzando, nel valersi del fuoco e del terreno; debole appoggio dell'artiglieria e cavalleria . L' a1·tigh e1·i a, il giorno dell'assalto, poco agevolò l'ardua missione della fanteria per colpa delle complicate disposizioni iniziali, ecc., scarsezza di fuoco sul punto d'attacco (2. sole batterìe del le 50 esistenti seguirono le truppe attaccanti), scarsezza di posizioni fiancheggianti. Po~o valida l'azione della cwoatliwia prima e durante .i fatti di P levna; ciò in seguito al suo sparpagliamento, alla manci1nza di riserva e · giusta iudiCf1Zione dello scopo d'azione' , a Ila esagerata e prematura inclinazione di inseguire, alla mancanza di drappelli di collegamento fra le sue colonne, alla debole ricognizione del terreno, al timore nei capi di àssnmere responsabilità che pure erano in rapporto colla forza . La forza e i mezzi delle truppe del ge,r1;io addette ai distaccamenti troppo limitate: all'ala sinistra, che operò l'attacco principale, non furono assegnati nè ufficiali, nè truppa del genio e nemmeuo strumenti da trincea. Si ebbe a rleplorare la mancanza di legame generale nelle parti del fronte, e -di vicendevole appoggio delle armi. Non si seppe trarre profitto, nè cli ciascun'arma in particolare, nè (specialmente) delle varie armi insieme ; si <~urò poco la cavalleria prima del combattimento, troppo durante l'azione; si curò sufficiente-mente l'artiglieria prima del combattimento, si curò troppo il personale e poco i p~ zi e le munì-
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JToJenn i Sbo-,•,,,il,. -
-i- 0 trimestre "883.
Lovtc!a, Plevna e Scc1:lcO'l;o. - K u nOPATKtN (seguito). _ Molto per · il$teso .s1 tratta delle forze russe e rumene concentrate sotto PI e,,na, d . e11a s1tuazwne eI le truppe in ciascuno dei periodi d'attacc 0~ .:>.6 d 29 30 3 · · ' o, ..,.,), ~ • , e , ,t agosto, del!e. op_eraz1on1 compiute in r1uet giorni . Rendesi -conto del consumo mun1z1on1, delle perdite in morti e feriti. I n ultimo do~o aver ·tr~tt~ggia_lO vivamente la parte presa dal genera le Skobele; ttll _assalto dei ndottt N. ,t e 2, e il fascino esercitato dal suo eroismo · sulJe truppe russe,_ espongonsi alcuni giudizi, relativi alla giornata del --30 agosto: eccone 1] sunto : . Le ·inf~rmazio_ni : ulla forza e disposizione dei Turchi furono inesatte ed msuffic1ent1; superficiali le ricognizioni del campo di P levna;
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, ziou i nel comhrnimento; poco si curò la fanteria prima del!' azione, affatto nel comhattimeuto. r.nfìne s( ebbe . a deplorm.'e maucanza d'iniziativa in molti capi delle va.ne armi, attendendo essi, non solo gli ordini sul come e quando agire,. ma ,r~rsino di agire, facendosi scudo della ragione « non ricevetti ordrm ». Le perdite durante le operazioni sotto Plevna, relativam~nle al comp_Ie;;so delle forze che vi presero parie, furono senw confronto tenuiss1m~ nella ca~alleria e artiglieria, armi che p<)tevauo e dovev,rno J)atters1 con . perdite a.nche del 50 p. ·¼ del loro personale, come fece in m°,~ti casi la fonten~ nella presente guerra, e le varie armi nelle guerre ~~:s.~ate. (Sebastopoli, Caucaso, · ecc.). S,~lo a tali condizioni è possibile 11 reale legame e concorde zelo d, tutti per raggiungere il supremo scop0 - la vi ttoria. Ci1'~a (a comqJosi;;ione delle batter·ie attù;e. - .M. A. SINovmv. _ ~ercas~ dr confutare le ragioni espresse in varie puntale del Vojenni Sbor~ik dal c~lonnello Suaun e A. G. contro . la costituzione delle batterie a 6 pezzi, rropL,ste da llo scrivente. · Le. ù~ni~ion~ tattiche n~lla cawlleria. - / \ - Vi sono descritte e~e~·c1taz1~n1 talt1ch~ eseguite l'anno scorso dagli ufficiali di una div1s10ne. ~1. cavalleria . D'enchè i reggimenti fossero distanti dal comando del~a d_1·v·~:1011e (uno 4~0 .chilon:io3tri_circa), due volte l'anno, e per un ~c~e c1,1~cuna volta, mv1arflns1 net reggimenti il capo di sta to maag1ore, Cou q UeS.1.(• li·rr'1-;' . J' 'l'amtante in ,1° e un ufficiale di stato rnaaaiore M • C_la I s i fo1:ma ro1~0 .due gr'.1 i)pi: i I capo di stato maggiore ebhe la direzwne . de~lt ?ffìc,a_h s1~p.er'.ori, l'aiutante quella degli uffici.ili inferiori . Eserc1taz1om deal1 nlf1C1al1 SB-periori· ad orrnuno di· es·· • • . v · • , I;) :,I (q ua Je d'1rettore d1 1struz1one) si diede un tema da risolvere in presen 1· · I' J · · bi , za e I tutti g· I d.a tr1, c1nscuuo e Je cosi .campo di esporre una que' tione · . · 0 · ~ e 1 suoi· . . . g_m _i,:~ V:11 u1t1rn1 gwrn i eseguivasi il giuoco .di guerra ._ Esercitaz1on1 l egl , ufficia li inferiori: iniziaronsi ricordando alcune nozioni di topografia (scale, rappresentazioni di terreni con alture ecc) · d' . J . . , . , qum 1 g10~·na mente si s~olge.va pé1: un'ora e mezzo il sunto di un capitolo di tattica (per esemp10 h1vacch 1, mistfre di sicurezza , ecc) . , e davas1· por· un tema su llo stesso araomento ad O"llÌ ufficr·ale da .· I . · I • ' " e) < l JSO \·ers1 anc )C m uu ora e mezza. -:Ad un'ora pom. venivano present t· d . . . . . a I e esposl!· ms1eme I van temi. E cJsì fu ripetuto per una .sett· ' j' d' · . Iliana ag1·I U ffi1C'.a 1 1 un reggnnento. Negli ultimi giorni si fecero esercizi sul modo ~1 c~mand~re pattuglie di cav~lleria, ecc., ed infine si procedette alla ~oluz10ne d1 un tema con nemico segnato. Terminato questo primo pe·
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riodo dell'istruzione, vennero distribuiti ad ogni ufficiale alcuni quesiti tattici da ri:sol versi al tempo del secondo arrivo degli ufficiali di stato oW"O'iore della divisione (primavera) . Iu maggio, durante i campi di sq;adrone, si diede principio al secondo periodo, facen~osi_viaggi d'i~ strnzione su terreno conveniente (confine ,1t1striaco) è d1stnbuendo gli urfkial i in modo da non agglomerarsi in un solo punto della zona pre· scelta . I terni furono: ricognizion i, incette di foraggi , sicurezza delle incet.te, attacco di convogli, difesa cli strette, ecc. Chiudesi lo scritto facendo risaltare la grande util ità ricavata da queste esercit11zioni e la buona volontà e gaiezza colle quali esse vennero eseguite, m11 lgrndo che aiornalmente occori'esse a ciascuno percorrere non meno di 50 chilo"metri. La eh-i amata clelle 1·eclute nel 1882 . - Osservazioni stat'ist'iche. D. Znrnr,N. - In un precedente articolo si cercnva dimostrare con cifre parzial i come il numero degli accettati in servizio ri~peno agli _uomini di leva visitati dell' anno ·l 882, coll'aumento della misura toracica, do. vesse scemare rispel.to a quello degli anni precedenti; ora, avendosi i . dati di tutti i governi dell' impero, si ri torna sull ' Hgoment.o. Da una . tabella ind icante in ciascuna provincia della Russia europea il numero dei rivedibili per grac.ilità dnrante gli au.ni ,i 874--,J882, emerge come questo numero ven ne sem pre aumentando fino al 1882, anno che rappresenta il 1nai'i11mm. . Unggrnppando i governi in regioni, si ~·ic~va d_a quello specchio il per cento fra rivedibili e visitati dei due ulttrn1 ann i: 1
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·1 ° Polonia .
2.8,8
20 Russia settentrionale.
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30 Ural (citeriore) 4° Russia l:entrale 5° Piccola Russia 6° Russia occidentale 7° Governi lim.itrofi al Volga 8° Nuova Russia 9° Governi del Il.litico.
19,2 ,16,2 115,4 ,u.,5 113,6 13,3 1
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Se poi si con fronta il numei·o degli individui rivedibili per gracilità col numero dei liberati dal serviz.io per malattie e difetti fi:;icì durante gli anni ·187!i.-'1882, ri,,;ul ta che il per cento degli ultimi diminuisce mentre aumenta ciuello dei rivedibili. Forse ciò deve spiegarsi col fatto che nel vi:;i tare le reclute dell'u ltima leva si portava la maggior ANNO XXIX, VOL, Il.
E PElllODICl
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cura alla verifica della misura toracica, valo a dire che riscontrntosi per il visitato una misura inferiore alla stabilila, si trascurava cli risitarlo sotto gli altri aspetti, e veni va senz'altro rimandato per gra:·ilità. Raggruppando per regioni il nurnoro dei liberati dal servizio per malauie ed imperfezioni fisiche, si hanno poi 1882 i segucmi risu ltati : 10 Nei 4- governi del Baltico 2• )) 10 )) della Polonia 30 )) .} » della Nuova Russia 40 » 5 » della Piccola Russia 50 » 4 » dell'Urnl (citeriore) 60 )) 3 » della Russia seuentrionale. 70 )) 9 » della Russia occidenlalc
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90
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·16
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del Volga . della Russiu centrale .
21~ ,2 p. 0 / 18,2 )) Hi,2 » Hi,2 )} 114,5 )) if.i.,2 \) 13,2 )) 12 /t· )) 112,3 ))
0
1
. ~ iu~c~~o poi il t?~a!e d~gli scarlati (per difetti fis ici e ma lattie) r rived1btlt por gr::icil1 ta , s1 hanno lo seguenti cifre, esprimenti lo stato sanitario all'età della chiama ta: 1° Polonia 2° Russia settentrionale 3° Ural (citeriore) . 4- 0 Nuova Russia 5° Piccola n ussi(l 6° Ru ssia centrale 7° Governi del Baltico . 8° llussia occidenta le 9°. Governi del Volga 1
51,9 p. ¾ 4-5, 8 )) 1~0. 7 )) 39,2 )) 38 ,9 )) 38,2
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35,8
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34- ,2
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Quanto al numero ·degli iucliridni accettati iu sen,izio ri:;petto ;ii visitati , riepiloga11do si ha : ·IO Polonia 2• Russia ·sctteutrionnlo 3° Ural (citeriore) ,i-• ProvinC'ie <lei Baltico 5° Russia meridionale . 6° Piccola H ussia 7° Russia centrale 8° Hussia oci;identale 9° Govern i del \Tolga
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1
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39,5 p. °lo 5 1,2 ))
51\ ,8 5G,2 56,2
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58, 1 » 58, G )) i.\9,2. »
63,4-
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Hisullati non troppo soddisfacenti e dirlìcilmente spiegabil i. Frattanto è utile notare ali:uni falli : Il maggfor n mn1wo dei •rimandat,i e rivedibUi cade nei governi dovi! 1naggiormente abbonda,no le fabbriche indit.~triali . Così i I governo di :Mosca rapprc:;eu tante 1111a produzione ann ua di ,W0,000,000 di li re, dà 50 accewui sopra 'IOO visitati in sei distretti, e 60-70 p. ¼ in r.ltte distretti. Il go\'Crno di Smolensco, c;on una produzione nnnua di 800,000 di lire, prcscuta il !iO p. ¾ di acceuati in un solo distreuo, il 60-70 p. ¼ in tre, rei in due distrctLi oltre il 70 p. o;., ecc. Nei goveru i cloYe maggiore è il numero degli stabi limenti industriali maggiore è il 11umero degli accettati in servizio per avere la statura prescritta. Così eia una mbel l/\ comparativa per gli anni 1874-·188 1 risulta che nel governc, Smolensco abbonda il numero degli accettati con st11lurn superiore di centimetri 27,67 a quella prescritta, mentre noi governo cli Mosc::t i nvecc prevale il numero degli accettati con statura esuberante di Om,2767 a Om,4..S.45. Di più in quest'ultimo governo abbonda il numero degl i individui sca rtati per non avere lo sviluppo t.orncico prescritto ; donde scaturisce l'altro principio: le condiziowi sfa~orcvoh e le fatiche della v'ila manifatturiera inflliiscono sullo sviluppo della statura a danno dello sviluppo toracico . Ripartendo poi i governi della Russia europea in tre gruppi: 1° gruppo - cereal i non sufficienti ai bisogni local i (·15 governi, settentriou(lli, ·nord-occidc11tali e centrali); 2° gruppo - cereali suf!ìcienti (l i bisogni del sito (9 governi, orientali, del Baltico e oecidentali); 3° gruppo cercal i in eccedenza :ii bisogni (~6 governi, in genere del Mar Nero) e prendendo per questi gruppi il per cento medio degli scartati e dei rivedibili per graciljt.i1, si trova il 32 p. 0 / 0 di rivedibili , ecc., nel 1°gruppo, il 37,8 p. ¼ nel 2° e il ,~0,9 p. ¾ nel 3°. Risultati analoghi si otteng0no prendendo per termine di confronto il prezzo di un pud (Kilog. •I 6, 380) di granaglie dura nte gli ultimi ,t O anni , e raggruppando i govern i a norma del prezzo stesso ; si ha cioè, che il numero medio dei, 1·ifo1·11w.ti è 1ninore nei gruppi d-0vc il prezzo delle granagNe è maggiore, e viceversa . C:osì i quattro governi del Baltico e quello di Novogorod, con un prezzo medio nei cereali di lire o, 20 il pud, danno il 38 p. ¼ di riforma ti; mentre i governi di Kostroma, Yologda, Torek e .Mosca, con un prezzo medio nelle granagl ie di lire 1 ~.40, danno il 43,8 p. 0 / 0 di rifo rmati . Proverà questo che oltre alla scarsezza del raccolto, e quindi <lel grano, esistono ancora altre potenti cagioni sfavorevoli alle condizioni deil'esistenza ?
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•
, 1,iunì Per ultimo m10 specchio, riforibile ngli anni ~ 87/~-1 881, rii mostra che il numero degli accettati i11 servizio paragonnto a quello dei vi~i tnti, costituisce la progressione in genere decrescente dei rapporti 67,2 p. °/o (nu no 11871~) - 67,8 p. ¼ - 65,6 p. 0/ 0 - 65, 7 p. 6,.,r~ p. o;. - G3,,I- p. % · 61 ,3 p. ¾ (anno 1188·1) e pel ·188'2 il 59 p. 0 / 0 ; anche rispetto al per cen to fra gli accettati e rividibili si hn la proggressione decroscentn dei rappor'Li 33 p. 0 / 0 ("8H) -22. p. o;., ( 1882), donde si conclnde che l'a.wnento della in·isum loracica adottato nel 1882, di poco ha alterato i 1·irnltati der1J.i anni anteriori n che la sola circostanzn che distingne i risultati della ch iarnntn del ·1882 si riassume in un insignilic,rn te aumento d~i rivedibili prr grncilitù cd i11 una certa diminuzione degli accettnti. Il distaccamento Kobuletsk'i nella giwrra 1871-78. Sgucirdo generale all'operosità dei va1·i seroizi del ministero clelfo y1terrn J)l'l 188.J (fine). · - Gestione ammini,;tr:Hivn del consiglio superiore miliwre e dei co111itati superiori di cod-ifìca:rione, rlegli ospeda li e dei carceri. Un'nppcndice clii il risultato delle operazioni bancarie Jrll:i cassa. Le esperienze di tiro cont·ro opere di {orti(lcazione. - A. PLI U· z tNSKr. H.iepilogansi alcuni tinti sulle esperienze eseguite negli n11 ni -1882 e 1883 con artiglierie contro opere di fortilìcazione nel c~unpo dr.gli znpp:itori del genio di Ustj Tgior. Chiudesi l'articolo insistendo sulla necessità di dare regolare andamento e maggiore svilnppo n tal i esperimenti, riconosciuti CO$Ì utili per l'arte militare, estendendone l'uso a tntti i campi delle varie brignte z~ppatori e poligoni d'n1'tigl ieria. . emplificazioni nel maneggio cl'a1·mi . r « bu(fcts " JJlfi soldàt'i,. - 'I' . D. - Nei reggimenti, dove per l'agio11 i local i non si crede opportuno stabi lire wli siti di convegno :id u~o delb trnpp:1, l'incln~tria dello spaccio dei co mmestibil i ò esercitata dngli Ebrei; i quali mediante una te1rne som mn pnga ta al reggimento, LlCIJnistano il diritto rii smungere ad usura la borsa del soldato. I bufl'ets dei soldHti sono retti da appositi statuti con persotiale di servizio comandato per turno dalle compagnie: vi si vende a prezzi moderati Lho, zucchero, pane, tabacco, siga1·ette, acquavite, birra carta francobolli, -ecc., e sono amm inistrati per curn del reggimen ~o. In ~uniche corpo si osservò per loro conto un movimento complessivo d'entrata e ù' uscita di oltre '180,000 lire, ed un utile per la cassa del reggimento di 4.0,000 lire. L'articolo riporta per esteso lo statuto che regoln qualche b11ffe ts. 0
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le istru::ioni estfre nelle scuole-yunker di catalleria e dei Cosacchi. - F ON H F. R$C HELM A;-i ('I ). - Dopo aver ri ferito e commentato l'ordine dei va;·i esereizi pratiri eseguiti l'mrno scorso d:igli nllievi della scuola-yunke-1· dei Cosacchi d'Oremburgo, in conformi tà ai programmi recentemente ern:mati dal ministero della guerra (4882) ri guardo alle istruziou i delle scuole di c.1valleria, lo scrittore propone di dare maggiore ~vi fnppo all'insegnamento della telegralìa teorica e pratica, in guisa che ogni allievo sia io grndo rii trasmettere e ricevere telegrnmmi, intercctlarne sulla liuea, cli distruggere il materiale, ecc. I11 vistn poi dcll'importnnza acq nistata dall'npplicazione degli eliografi a scopi mil itari, proponesi d' introdurre nel corso d'istruzione delle scuole-yunker di ca val leria anche l' inseKUarncnto sull'uso di quegli apparecchi . Il tiro 1·idotto nelle camernte. I mez.z-i per gwida1·e ·il cavallo. - D. D.. - Con discussioni , figure e form ule matematiche provasi come l'ntLuale costrnzio11c del mo1·so in uso presso la cavalleria mssa non s'adatta :i Lnlle le sv:iriale qualità dei cavalli presi al servizio militare, e chin~esi proponendo una forma speciale di morso. Da1·vas e f(arategùi. - G. A. AuA~ OARE.s KO. - - Studio etnografico Ji una propagine delle mo11tagne dell'Al t.ai e PHrnir, connesse al nodo montano ciel Tian- Sciau. Sei od otto pezz·i? - Colonnello VoLO'l'ZKJ. - Articolo piuttosto caustico che ribadisce, non Lauto il principio delle b:itterie a 6 p~zzi , quanto gli argo menti ncldotti dal signor Sinoviev uel propugnare i meriti e l'adozione. · I dizionari russi tecnico-milila1·i - T<. G. - È fatta una parzia le critica dei cinque dizionari tecnico-mil itari esistenti in Russia, conchiudendosi che malgrado i pregi del dizionario tedesco-russo di Mi ller e Monclak (del quale ora è stata pubbl icato la 5n dispensa, letLera F), la letteratura russa è a ta l riguardo molto indietro a qnclla degli alt.ri stati, specialmente all'inglese e piLì rmcora all'iwliaua." Chiamata d'·istrn::'ione e cli verifica pei· gli uomini della 1~i,serva. - A. 11.~R.u,ov. - Lamentasi da principio la poèa esllttezza coila quale procede l'amministrazione tcrriLorinle e perciò l'inesattezza dei ruoli relativi ai riservisti compilati dalle nutoritil locali (distretti, brigate locali, ecc.), al punto cbe nei rendiconti annuali e piani di chia(!) 1roN HEnsCUELllAN i) l"autore dell'apparecchio telegrafico portatilo attualmerlto in uso presso gli s11uadroni della cavalleria russa.
> LlillH R PER IODICI
BOLLETTINO JHBLIOGRAr'JCO
mat1 è d'uopo ridurre la cifra dei riservisti del 25°, os;;ia di parecchie centinaia di migliaia; io ultimo · parlasi delle conseguenze apportale dalla riduzione delle ferme al l' istruzione in genere, ma specialmente a quel la riservisti i quali sLaudo in seno al le famiglie presto dimenticano ciò che hanno appreso nel breve tempo di servizio attivo. Per ovviare quind i ai due inconvenienti propongousi chiamate di controllo e d'istruzione in modo che ogni individuo alla fìne degli otto ::inni passati nella riserva abbia preso parte a 8 chiamate ' della prima speeie e 4- della secondn .
Fe,•o,•du-ung uber ,U,! /Eln·e11f1e••fo/ite der 0/ficiei•e frn 1,,•,mssiscl,en 81/ee,·e . (Dis posizioni 1·eg ol_ a menlar1 .circa i cons igli di disciplina degli u!'ficiali ndl'eserc1to prussiano). Berlino, 1883, tipografia Mùller , pl'ezzo L. 1,50.
SoLMS.
/J}ie !lmve udung der Elel,tri:::ili'il /iìr m~l~lttrisclae Zwe,•l,e . (L'impiego dell'élettricilà a scopo _m1htar~). Vienria, '1884, tipografia Har tleben, prezzo L. 3,69. E pie~ colo volurne che fo pa rte della Bibliolec((. eletl1'o·t_ecn,tecl e si vende s eparaLa mente. Tratta della teleg rafia milttarc, degli apparecchi per accens icne cli materie osp_Josive, della cromomelria elettrica e dcll'illuminaz10ne ele ttrica.
VACCI-ITER.
un
I
.
IJe,• Fe lddiem;t de,• ,t,.ei IJ/aflen. (Il servizio di campagna
BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO
delle tre armi). Iglau, '1884, tipografia Bauerle, prezzo L. 2,70. È pubblicato solo il 1° volume. T ratla della condotta e dello schieramen to di grossi corpi di truppa, prima del combatti-. mento. Jtin (01/(llyen untl tlit> osleri•eiscl•ittcl,e tt.,•_lais cl,e lleo(nwl,i,.m 11 ssta.tfou . (Giovanni Mayen e la staz10ne au-
CHAVANN G.
AvF. N EL. llicl, elieu et la monarcl,ie ttbsoiHe . Parig i, -1881-, tipog rafia P lon et Nourrit, prezzo L. 18. Sono clne gros si volumi in-8• che trattano delb s toria della F rancia all'epoca del detto ministro. ·
s tria ca cli osservazione arlica). Vienna, 1884·, t1pografi<'l _Hartleben prezzo L. '1,50. Sono cenni storici sulla delta s laz10ne, compiÌati dietro indicazioni del suo direttore, tenente Vlohlgemuth.
Due ni;; BROGLIE . l<'1•éde1•ic Il et ,l.6arie Té,•ètw. Parigi, 1884, tipografia Lewi, prezzo L. 4 al volume. S toria dal '1740 al 1742, s u nuovi documenti, in due ,volumi.
lfef>er ,Ue Afusbiluug in tler zet•sh•e ut.eu Feclit,wl. (Sulri-
IL'to•t m ililai,•e eliez les Romnin ,<J. Parigi, :I.881·, tipografia Plon et Nourrit, p rezzo L: 7. Osservazioni crit.iche che l'a n no s eg uito a quelie di Folard e cli Guizchardt, sullo stesso a rgomen to. ·
Betr11cl, hm!/ e1t ii.be,• ,t,r.s Gef ec lat ilei• ~n fanlet•ie, \Cons\-
slruz.ione pel comhatLimento in ordine ~parso) . Hannove.r, 1884'. tipogr·afia Helwing, prezzo L. O,~O. E l.ln breve opuscolo, l'autore si firma: un ufficiale austriaco.
CHAVELAYS .
l)as Tagebucl, liaiset• llm•ls 1181, t1,us de,• Ze.i t cles Oes: te1·reichisclieu-llù•bfol9el.i•ie9es. ·( Memoriale dell' impera tore Carlo VII, ri ferentesi al tempo della guerra per la successione austriaca). Monaco, 1883, tipografia Riegel, prezzo L. 10. Questo memoriale, pubblicato da Theodor Heigel, dicesi tratto da un ma noscritto dello stesso imperatore, avente per titolo: l11émoires sur la conduite, que j'ai tenue depuis la
mort de l'empereur Charles VI et de tout ce qui s'est passé 1 eet égard.
à
derazioni sul combaltimento della fanten a). Hannover , 188:1-, tipografia Helwig, pre,,zo L. ·1,25. S~ tra tta de1!a co~!~ott~ 0 dell'impiego delle truppe in combalt1menlo, a,-u to ILouar do agli effetti delle armi a grande portata.
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maggiore . lJebei• de,• Enttviclu:luug ,te,• leite1ulen C.. etlaul, e n ztu• e t•s teu Ca1n1111{111e llo1u•ptl1•te ,'i.
MALACHWS CK I,
(Sullo sviluppo dell'idea direttiva nella prima campagna di Bonaparte). Berlino, '1884, tipog ro.fia Mi tller e tì~lJO, prezz_o L. 0,90. Jt una· confer enza tenuta dall'auLore al c1rcolo m1htare in Berlino. ·
BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO
Rm,g-u11,J Qum•tierlisle ,le,• 1'.aise••licl,eu 111,wine /i.ir d,u J"l•r J.S8•1. (Annuario militare della màri'na imperiale (tedes.ca) per l'anno '1884). Berlino, '1884, tipografir, MilLler e figlio, prezzo L. 2,80. '
LA
LEGGE DI RELLUTAMENTO E L' ISTRUlWNE PRIMARIA
Fel,lz.iìge tles Pt•in~en Euy·en von St1.v oye11. (Can1pagne del principe Engenio di Savoia). Vienna, i883 in . commi!isione presso Gerold. ·È un'opera in corso di pubblicazione, redatta dalla sezione storica presso l'i. r. archivio di .Vienna. Il fascicolo ·1x, ultime pubblicato, tratta della campagna del '1707, ., nella guerra per la successione di Spagna.
IN
ScHOENBECK, ca pilano. ReiÌl•andl,ucl, fiit• berilleue ·O flicie,•e de,• ll'uutru1>pen (Manuale d'equitazione per gli ufficiali .montati di fanteria). Lipsia, 1884, tipografia Bausch, ·prezzo L. 6. Il libro si divide in tre parti: nella prima tratta delle qualità del cavallo; nella seconda dei metodi di. ca.~alcare; nella terza ·dell'equipaggiamento, mantenimento, alloggiumento ·dei cavalli, loro trasporto in ferrovia, ecc., ecc. GoLTZ, lenente colonnello. 0//icier."Jltind umi Beamtemt!,um. (Ufficialità e burocrazia). Berlino 1884, tipografia Deckers, prezzo L. 0,75. E una risposta a uno scritto anonimo ·irilitoiato: I diritti .degli Atflziali nello Stato e nella società, nel quale si contiene una ·critie;a dell'altra opera del colormello Goltz: Dtis . flotl, in IJ'tiffe,, (La nazione armata). · KèiHLER, maggior generale . Zur Scl,lacl,t vou 'l'tigliticozzo. · (Sulla battaglia di Tagl~acozzo). Breslavia !884, tipografia Koebner, prezzo L. 2,50. E una monografia della delta batt~&lia., a\'venuLa il 2o agosto '1268, fra Corradino di Svevia e Ìe truppe di Carlo d'Angiò.
Il Direttore
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RES.TE BA RA T .I E R:I
Tenente C,òlonnello n ei .Be'rsà{Jlie,·i. DEMAHCHJ CARI,,O,
9erente.
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ITALIA
La .stabilità degli ordinamenti, così politici:· come mili tari, costituisce già, per se stessa, tale beneficio d~ convincere ognuno ad anteporre le leggi penetrate nelle abitudini e nei costumi del popolo, ad altre nuove, anche mi'gliori, la di cui applicazione, già sempre difficile nei suoi primordi, possa in qualche modo spiacere ai meno chiar9veggenti, ·od essere osteggiata da coloro i cui interessi ne riescono lesi. La vecchia Inghilterra ci offre un chiaro esempio dei vantaggi di leggi antiquate, ma pure religiosamente conservate; e noi sappiamo con quanta prf?cauzione proceda quel popolo pratico nell'a• dozione di nuovi ordini, se anche generalmente riconosciuti migliori . La nostra legge sul reclutamento, lungamente studiata da uomini competentissimi, discussa ed approvata in Parlamento, comincia a dare risultati altamente soddisfacenti pe1:chè corrisponde alle condizioni noslre ed ai bisogni dell'esercito, ed è quindi ad augurare che possa mantenersi tale per lunghi anni. In base alla legge deila perfettibilità delle cose umane non havvi però dubbio che se ai vantagg1 incontestati presenti di questa legge si potesse aggiungerne uno nuovo, la di cui influenza benefica fosse intesa ed apprezzata e valesse a rendere accetto anche fra le popolazioni rurali questo contributo che da esse fu sempre considerato come il più grave, non si dovrebbe esitare nella sua adozione. ANNO XXIX, VOL. 11.
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LA LEGGE DI RECLUTAMENTO
E 'L'ISTRUZIONE PHO!Al\IA IN ITALIA
La proposta che qui svolgerò non deve alterare in alcuna parte gli ordini esistenti, ma deve solo servire di com,1Jlem,ento alla legge alluale, e deve valere ad uno scopo bene definito, .il cli cui valore non poLrà certamente sfuggire a coloro che, usi a considerare le quesLioni da un punto di vista largo ed elevato, non si arrestano innanzi ad obbiezioni o difficoltà di ordine affatto secondario, qualora si tratti cli raggiungere sicuramente un aHo obbiettivo cli ordine militare e nazionale insieme.
di popolo, direttamente interessalo a procurarsi i benefici della
I.
Le uhime guerre dimostrarono come la questione mi litare racchiuda in sè tali e sì vasti problemi, da esigere alla soluzione dei medesimi il più diretto ed efficace concorso di tuLLe le forze morali e materiali di un popolo. I grandi sacrifici che le varie nazioni si impongono per disporre · di va::;Lì mezzi di offesa e difesa, sarebbero meno sentiti dai ciuaclìni, se oltre alla coscienza della propria forza e del proprio valore, vanta~oi di altre indole ad essi si palesassero più immediati .e più uO . -vicini. Si è detto, e certamente a ragione, che l'esercito no::-tro è scuola di moralità, di ordine e di coesione nazionale; orbene, io credo che es-,o, indireLta~ente, possa valere anche a gagliarda leva cli istruzione popolare. · Se Tesercito nazionale potesse rappresentare eziandio il grande beneficio é fosse l'ausiliare più efficace e più pronto cli civiltà, solleverebl1e a tale punto il suo pregtigio da far dimenticare, ~.pche · ai tiepidi patriotti, i sacrifici ora ii:nposti al paese, dalle condizioni generah d'Europa: . L'inesoi·abile necessità di premunirsi con forti ordini militari non apparve giammai così evidente come nel secolo presente ; in, questo secolo notisi bene, nei quale, salvo rare .eccezioni; .i destini dei popoli non sono già retti dalla volontà personale di singoli capi, ma bensì da larghe isti.tuzioni, fondate sopra rappresenLanze
pace. _Questo fatto dimostra quanto sia vana la speranza cli coloro, i quali pel mantenimento deUa pace confidano nelle teorie astratte ed umanitarie. La storia di lutLe le età e di tutti i paesi troppo chiaramente c'insegna come a determinati periodi o per la tutela cli inLeressi materiali o per il bisogno di supremazia fra i singoli popoli, le guerre sieno inevitab ili, e come la grandezza di una nazione dipenda, per ciò, ed in ultima analisi, dalla sua potenza materiale.1E da qui deriva appunto lo streLtissimo nesso fra gli 'interessi finanziari, il be nessere dei singoli cittadini, e la somma delle forze di cui uno Stato può disporre. I costumi più miti) i progressi della scienza, come anche lo stra·ordinario sviluppo commerciale) potranno forse rendere le guerre meno frequenti e più bre\•i; ma ogni illusione deve svanire circa la -tendenza fatall} che spinge, volta a volta i v,fri popoli, a far prevalere colla forza pretesi o veri diritti, i quali. poi nell a maggior parte dei casi, si ridiicono a qnesliòni di inieressiniateriali e, cioè, ad una 'VM'a e propria lattei per l'11sistenza. · Ammessa cotesta tendenza, ingenita alla natura umana, di far I prevalere la forza al diri tto , ed essendo ormai provato come le conflagrazioni fra ese1'citi, regolarmente organizzati, riescono assai meno disastrose, e meno micidiali di quelle sostenute da truppeirregolari, appare evidente la necessi là di quelle vaste e regolari organizzazioni permanenti, che, pur richiedendo gravi sacrifici pecuniari) evitano però ai popoli le estreme conseguenze e l'estrema . rovina a cui .traggono le guerre, se condotte da capi inesperti e da . combatlenti improvvisati. Codesta necessit1t delle istituzioni cli eserciti regoléÌri, per la tutela dell'onore, dell'indipendenza, e dei più grandi interessi nazionali , fece convergere tutti gli sforzi degli uo- · mini di stato a conciliare gli interessi cli ordine militare con quelli di ordine sociale. Tale appunto è l'arduo quesito che impone la legge sul reclutamento, legge che, e per l'indole ed il caraltere cli un popolo e per le svariate condizioni di civiltà., e per infinite altre circostanze, decide della coesione di un esercito e quindi anche della_polenza effettiva cli un popolo. '
2:2.0
1
E L 1STRU7.l0NB PR!M ,\RIA IX ITAL,IA
L..I. LECCE DI 11ECI.UTAME/\TO
II. Coll'incessante progresso dei tempi moderni. e colle vaste conquiste della scienza, i criteri circa le esigenze della guerra hanno mut~to profondamente. Al maresciallo di i\fol tke si allribuisce il seguente detto: « /e nost1:e vittotie sono do1nite al maestro di sciwla ». Con queste parole 11 grande stratega ha palesato evidentemente che laddove il livello g~nernle dell'i struzione raggiunge un dato grado, ne deriva, ?er logica conseguenza, tale somma di forze morali ed intell ettuali, rn tutto l'organ ismo dell'esercito e su tutta la sua scala gerarchica, da rendere assai più agevole la so lu1.ione degli infiniti problemi cho p~·ese~t~ ques~a. grande incognita che si chiama « la gtte1'ra ». E d1~a~t1, Il s_ent1me~Lo del dovere e dell'onore, l'an~or di patria, lo spmto naz ionale, 11 culto all e istituzioni ed il rispetto alle lecmi. codesti ~assimi fal(ori di un esercito, non rappresenl.ano esstti portato diretto dell'educazione, attinta alle scuole, se dirette ao-Ji alti scopi nàzìonali ? Nei paesi ove la maggioranza dei soldati arri va ad una certa elevatezza di coltura, ogni graduato si persuade che i vincol i delfo. discip_lina. non bastano a ·procurargli la considerazione e la fiducia voluta di front~ ai suoi subordinati , ed è perciò sp into ad acqu istare collo stud10 una determinata superiorità. morale ed intellettual_e: .Tale_sentim_e~to, inteso e propagato su larga scala, ed in lutti 1 gradi ed ordm1 della milizia, centuplica., non havvi dubbio, quei faltori.. morali, che nei giorni delle grandi prove ass icilrano la vittoria. Noi· sappiamo p. e. che l'esercito ottomano, ,senza scuole, non vale quanto quello inglese o germanico; e vediamo infaLti ~he. nel mentre in Turchia l'ufficiale raggiunge appena la coltura del nostro caporale, in Inghillerra e Germania l'ufficiale si t1;ova q_uasi a)la ~ommitit della scala sociale. Se le valorose truppe frnnces1. .nell ultnna guerra non furono condotte con perizia. pari a quella dimostrata dai loro avrersari, ciò si deve più che ad ogni è)
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altra causa , alla scarsa preparazione, alla tiepida fede nelle alte sfere della gerarch ia, ed al falso indirizzo delle sct10le primari e, tendenti, sovratullo nelle campagne, a formare devoti seguaci cli un clero egoista, anzichè forti ed intelli~enti cittadini e soldati. Quando il soldato rimaneva sotto le armi lunghi anni, e che la sua istruzione mi·litare non esigeva 'grandi cure, la preparazione morale si compiva. nel primo tempo del suo servizio, in modo, che per parecchi anni se ne raccoglieva il frutto . Col sistema delle ferme brevi, le condizioni sono mutale profondamente; ed è perciò che dal punto di vista. puramente mi lita.re, sarebbe slato per avventura opportuno di adottare la brnYe permanenza ~ollo le .armi , solo all orquando si avesse provveduto seriamente alla preparazione, e, cioè, allo sviluppo, nelle scuole, di quelle qualit~ che innestate noi cuore dei fanciulli, rendono poi il compi lo dell'educatore o dell 'istruUoro militare assai più facile ed agevolo. ·rn Italia colle ultime leggi sul reclntamento, si adottò bensì il sistema delle ferme' brevi , ma non si raccoglie ancora il frullo di quella prepa1·azione che costituisce l.a Jll'emesS(t, che è fondamento e base natiirnle dell'obbligo generale della leva. La Prussia adottò le ferme brevi quando fra i suoi contingenti di reclute contava appena. il 5 °lo di illetterati; l'Italia segue tale sistema, mentre le ultime Relazioni ufficia li, fanno ascendere ancora. la proporzione dello reclu to illollerate al 50 ¼ ('I } circa. Sollo questo rapporto l'llalia si trova adunquo in condizioni cli mani festa inferiorità. Vi sono certamente allre potenze militari in condizioni pari, o simili alle nostre; ma siccome, a dati momenti , non avremo il comodo di scegliere il nostro a.Hersario, così dobbiamo adoperarci non solo ad uguaglia.re ma bensì a stqJeral'e qualunque altro oserci~o, visto che solo col si~peran si vince. Il generale ì\Iorand scri,·ern: L'esel'cito deve rappresentare tma semplice e solida macvhina capace di essere adoperata da im operaio ordinario. Cosa signinca ciò? Ciò signifi ca che i Capi non possono supplire allorquando la massa dei congegni non mie a funziona1·e bene, e perchè codesti congegni funzionino armonicamente, (I\ Dolla classo del tSOI il 50,0S per cento cli recluto sa peva leggero o ~crJverc, della classe del !860 il 49,S9, e, rimonlando indietro, della classe del t8~3 solo Il 29,89.
E L'ISTRUZIONE l'UlMAnIA IN ITALIA
LA LEGGE DI RECLUT.·L\!E~TO
e l'indifferenza sarà sempre sconfìtto da altro esercito, composto . di uomini educati a.Ila fede di idea.I i mora! i e religiosi. Non discutiamo se la religione della patria possa produrre maggiori effetti della religione rivelata, ma persuadiamoci che le due religioni unile non possono fallire all'alto scopo. Ecco ove l'influenza delle scuole primarie cleve prevalere! . Pochi giorni or sono si proclamò ancora al parla.mento di Francia, « ch:e il soldato deve credere per saper morfre )>. Ed infatti i più gràndi capitarli e reggitori dei popoli, considerarono ognora la fede quale massimo fattore di grandezza, cli potenza e di successo. Sui campi di battaglia., quando si decide dell'onore, cleU'indipenclenza della patria, non sono i pensatori ocl i filosofi che ci assicurano la vittoria., ma bensì le masse delle popolazioni, se guidate dal sommo idea.le, che si c·ompendia, per noi, nel magico grido : Dio, Pcitria e Rei
bisogna che il livello generale del paese corrisponda alle esioenze 0 degli Stati moderni, bisogna insomma che le scuole del paf\se sieno d_irette agli alLi obbiettivi nazionali. rr nesso adunque fra l'educa.zwne morale del popolo e la sua potenza effettiva e materiale è così stretto da non potersi ormai scindere la soluzione dei due grandi problemi. C~ndiz(oni sp~ciali, inutili qui a ricordare, indussero l'Italia, ne~h ~nn., decol'SJ a. ~onsiderare l'esercito . qiuile scuola per il paese, e. l ~serc1_to ha cornsposto anche a tale esigenza; ma nelle condizioni presenti, covien togliere questo equivoco, ed avere il coraaofo di proclamare altamente << che col sistema delle /erme brevi b più l'esercito che cleve se1·vire di sc;iwlci al paese; ma bensì, le le sc,iiole del paese all'esercito». Pu_r t'.·oppo noi subiamo le conseguenze dei governi passati, 0 strarnen od assoluti, quando il merito primo del patriott.a consisteva. nella loua contro gli ordini politici. La. plebe, fra noi, non distingue oggi ancora la diversità fra i governi d.i altri tempi ed il governo atLt,ale rappresentativo, e diffida sempre ancora di luLLo e di tntti, ma specialmente di quanto .em.ana d~ll'autorità. Questa diffidenza è aggravata. dalla. propaganda. osttle ~et c?htri buenti. non rasssegnati a sopportare i gravi pesi della. ~1tuaz1~ne anormale di una nazione giovane . Data questa con~1z1one eh cose, come è mai possibile cancellare in breviss imo temp.o dall'animo .d'una giovane recluta le impressioni che ha rice.vu to, per 20 ann~ ~i segtiito, nella famiglia, ove quasi sempre si sparla. e talvolta st nnpreca. al 0croverno? I ~d ecc~ co~e si ~alesa, per noi , la necessità di propagare e perfez,on~re !l ?IU rapidamente possibile le scuole primarie. Jl favore pubblico e .n volto a!l~ scuo!e. su~eriot.·i ed alla. università che producon.o ~01 una mmade dr nnp1egat1 poveri, cli professori senza s~olari, d1 a.vvocàti senza clienti e di spostati di ogni genere, e non s1 pensa forse abbastanza al beneficio che deriverebbe alla nostra patria se. il maestro del villaggio fosse capace di innestare, nel ct1ore dei faù?iulli la fe.de pura in un principio superiore. . Lascwmo pure ai fi.losofi il compito di scrutare nei misteri della sdenza,. di te~tare la soluzione dei grandi problemi sociali; ma noi persuadiamoci bene che un esercito ove predomini il materialisnio
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III. Nelle condizioni oclierne, non havvi dubbio che i risultati dell'istruzione primaria non saranno nè prossimi nè soddisfacenti, mancando in buona parte l'edueatore serio e capace; i criteri, adunque, che si palesano circa. l'influenza delle scuole, coine sono. dirette attualmente, non· hanno che un valore molto relativo. Il vero uomo di stato cleve sp ingere però lo sguardo suo all'avuenfre - come fecero precisamente gli nomini di stato della Prussia, dopo i grandi rovesci subiti all'epoca napoleonica; nessun sacrificio cleve parerci grave fin-· chè le nostre scuole, e per numero e per serio indirizzo, non corrispondano alla loro missione patriottica. Ammesso che si debba. guerreggiare in grandi masse e con grandi eserciti, bisogna necessariamente ridurre la ferma, al più breve termine di tem1fo possibile, e por formare soldati in breve tempo, occorre un elemento già preparato, più intelligente e svegliato . Si chiegga ai nostri ufficiali di compagnia o di squadrnne, cui sono affidate annualnientc le reclute, e si avrà in risposta che quelle che già sanno leggere e scrivere imparano più presto gli esercizi e
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le istruzioni militari, e si formano più presto soldati. Gli stessi ufficiali vi diranno, è vero, che i campagnol i analfabeti, una volta bene avviati, sono più disciplinati di quelli che frequentarono le scuole· ma essi alludo'.10. alle attual i nostre scuole dei cen tri maggiori, men~ tre la loro opimone sarebbe ben diversa se si· trattasse di buone s~uole dei villaggi'. ~ dei campagnoli ivi istruiti. Si tratta adunque ~1 una vera necessi ta anche dal Iato militare; ed è ben evidente che m q~esto ~as_o l'~ument_o del bilancio dell'istruzione pubblica pro· durra la c1I~1muz10ne d1 quello della guerra. Oltre alla questione.finanziaria nell'attuazione pratica delle scuole le maggiori difficoltà, per noi, derivano però anche dalle resistenz~ pass~vema tenaci dei contadini stessi, o ignoranti o male consigliali , i quah trovano ht loro ragione in una sola e semplice causa (ben nota a chi conosce l'indole dei nostri contadin i), quella cioè : « che il sacr!ficio ùn1nediato non sembrn loro compensato cla iin beneficio eqir/!Valente e sovratutto vicùio ». ~isogn~ adunque trovare una leva poten te per spingere il figlio delt operaio e del contadino alla,'scuola. . Secon~o_una. mia antica e profonda convinzione, la prospeLtiva dr una _dnnrnuzione considerevole della permanenza s, 1 tto le armi, determmata per legge, costituirebbe per le popolazioni rurali la potente leva che ci abbisogna, quando per essa fosse stabilito« che « il te'.·zo dli ogni ·contingente cl!n1iiw di 1a categoria sia esonm·ato « cli wi anno di se1:,viz,io, n o1·i già per effetto deU' estrazione ci sorte « (come succede ora) ma in s(;giiiio a provata idoneità nell'ùt1·u« ,z,i,one, impartita nelle sciiole ». Per otlenere l'intento è mestieri però che tale vantaai:rio sia con- · .. ( f ,. è)è) cesso, non gia come n proposto altrove) dopo due anni di servizio, ma bensì all'arrivo al Distretto, poicbè con questa m.isura il vantaggio apparirà al con tadino più vicino, e quindi più sicuro e più grande. _ . . Qu~ndo il contadino sappia che mandando suo figlio alla scuola, può riaver!~ dal servizio mili!m~ un anno prima, e quindi di aiuto al suo lavoro ed alla sua famiglia, oh allora troverà senza ak'un dubbio, il mezzo di farlo studiare I ' Sovra tale concetto si fond&no appunto le proposte che qui seguono .
E L'ISTllUZlON:E PRIMARIA IN ITALIA
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Il contingente annuo di uomini validi per l'esercito, che può dare . ]'Italia, è di 475000 , come risulta dagli ultimi dati uf!ìciali, rilevati dalla media ottenuta nei vari circondari, in questi ultimi cinque anni. Dai ,175000 uomini abili, si traggono , quest'anno , 77000 di ,1a categoria (,1 ), dei quali 50000 dovranno rimanere sotto le armi per tre anni , e 27000 per due soli, notando che 76000 circa sono esenti per condizioni di famiglia e quindi assegnali alla terza categoria'.. (La. cifra è veramente stabilila in 25,000, ma havvi l'aumento dell'8 per 0 / 0 in causa delhi perdite eventuali). ·Questa è la disposizione di legge che io propugnavo già molli anni or sono, e più parLicolarmeQte in un mio lavoro nel •I8811, quand'o si chiamava ancora una p6ma part.e di 1a categoria, di 65000 uomini per tre anni di servizio, e una seconda di 20000 per Lre mesi (2·). Le campagne passale hanno provato che i contingenti, addestrati pei: brev.i s~tl,imane hanno uno scarso valore; onde devono essere tenuti in proporzione non rilevante se vuolsi evitare il pericolo che l'elemento deficiente in campo sovrasti in modo da far perdere il frutto degli enormi sacrifici imposti al paese dal bilancio d'ella guerra. La leoae nnova corrisponde a codesta esigenza; ma diverge ano<:> .• cora dal mio antico progetto, in questo senso, che i 25,000 uommt sono esonerati dal servizio di un anno, per effetto del numero est.rallo , mentre io propugnavo e propugno ancora il concetto dell'idoneità raggiunta col frequentar la scuola. (i) li contingente. per l'anno ventmo sarà di 80000 uom ini secondo la legge di Jc,·a . . . . recent~mente presentata al Parlamento. (:!!) E ben inteso che anche al lora io proponeva la ferma di due anm ad nn terzo del contingente, non giil. perchè credessi che due anni fos~ero suliìcicn_t.i a fon ?arc buoni soldati, ma perché, chtte le nostre cond izioni fi nanziane e data l'esigenza eh u~ grande esercito ravvisavo il minor male nel possederc un terzo ciel cont.mgen.te di 1• categoria co;l 2 anni di servizio, anzichè la grande maggioranza delle classi con Poche settimane.
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E L' !STJ'IUZIONE P1UMARlA 1~ ITALIA
LA LEGGE DI RECLUTAilfEN'fO
La quesLione adunque dell'istruzione pri'maria, collegata alla legge sul reclutamen to, è rimasta intatta. Le condizioni tuttavia per toccare la meta vengono dalla nuova legge, grandemente age-: volaLe, collimando le atLuali operazioni preparatorie della leva col proposto congedarnento anticipato del terzo di ogni contingente annuale. Ora, siccome persisto nel credere che alla mia proposta. si debba arrivare, così mi sono indolto ad occuparmi oggi ancora di tale queslione, memore del detto biblico: « bnssatee vi sarà ciperto ». La..circo.fare ministeriale N. 11420 scorso anno pubblic~L la tabella di riparto fra i vari circondari e distretti del conLingente di 27,000 uom ini ( col rapporto del 35,06 ¼ ) che deve presta.re soli due anni di servizio, e tale esonero deriva da.I numero estratto da ciascuna recluta. Colht proposta qui svo lta basterebbe abolire quella specie di lotteria, che è l'estrazione a sorte, per sostituirvi l'opera di una commissione governativa e provinciale incaricata all'atto del così detto a.sse,ntò di esaminnre i certificati ed i titoli degli aspiranti a compiere due soli anni di servizio. Coll'odierno sistema le operazioni preliminari della leva riescono certamente più agevoli, ma io proverò che anche l'eliminazione per merito di studio può compiersi con grande faci lit1t. Dalla ~abel la ministeriale appare che i distretti incaricati dell e 011erazioni di leva sono· io numero di 88, donde la media della cifra di 27,000 divisa. per ogni_centro d'operazione, risulta cli 3110 uomini circa. A me sembra adunque che il cò'mpito delle varie commissi.on.i non sarebbe grave e cl1e non passerebbe il limite pratico, poichè non si Lralterebbe già di una prova orale o scritta circa. la capaciLà. individuale, ma solo di un diligente esame di documenti; ecH ben ceeto chè gli inte1'essati si affretteranno di presenta di nella stessa guisa che producono i certificati di famiglia, cli vaccinazione, ed altri . ·
V. Generalmente gli avversari di ogni innovazione, atteggiandosi a gi\1dici supremi, cercano un punto qualsiasi in apparenza vulnerabile, per combattere un in.tero progetto. Con un molto spiritoso e fortunato si demolisce il prodotto di mature riflessioni; e siccome
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fra noi, molti sono coloro che non si prendono la briga di studiare, di sviscerare un concetto complesso per risparmiare fatica, così la opinione pubblica condanna a fascio le buone e le cattive idee. Ad evitare, almeno in parte, tanta jattura, risponderò qui ed in anticipazione alle probabili principal i obbiez ioni , che rrossono compendiarsi nei seguenti punti: ,1° La. difficoltà di applicare la legge, in genere, e sovrntulto quando, in certi da.ti circondari e disLrel.li lontani, non si presentasse il Lerzo del con:.ingente recl uLe do tato dell'idonei tà richiesta dalla legge. 2° La difficolfa di eliminare il solo terzo del contingente, quando invece in altri cas i si presentasse un numero maggiore cli reclute aspiranti all'esonero. ,, 3° La difficoltà di Lrattamento che deriverebbe ai giovani delle singole provincie coll'esonerare un terzo delle reclute in ogni distretto anzichè comp lessivamente il terzo dell'intero contingente annuo . . 4•· L'abbassamento del livello intellettuale dei corpi , col tongedo anticipato accordato ai soldati meglio istruiti . o0 La diflÌcolUt cli trovare poi un elemento sufficiente per for mare graduati. Alla prima obbìezione giit ho risposto , in parte, col provare che coll'aHuale legge giii tullo è predisposto pel congeda.mento anticipato di un terzo del contingente di ogni distretto, e che la scelta degli aspiran ti riesciril facilissima per mezzo della presentazione del certificato cl' icloneiLit. Ora aggiungerò che nello spirito di questa disposizione cli legge è mestieri déterminare come non debba es. ser·,i distinzione cli studi e di grado cli coltura, ma che l'esenzione debba derivare esclusivamente dalla. presentazione del certificato di esame della 3a elementare col programma delle scuole governative. Quanto al secondo punto, che, cioè, in certi distrntti non si raggi ungerà il terzo degli aspiranti all'esonero, la risposta è facilissima, poichè al numero mancante si potrà sempre suppli re equamente, colla sorte, con quella stessa sorLe che ora si impiega senza alcuna distinzione ed in modo assoluto . Così p. e. dato il caso che su 300
E 1.'1S'fRUZIONE PRDCARIA IN ITALIA
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coscrilli di 4~ categoria se ne presentino soli 50 idonei, si dovrà anzitutto esonerare da un anno que.sti ullimi, indi si pi·ocederà al sorteggio sui 250 non idonei per ri cavarne i 50 che mancano al complemento del terzo voluto dalla legge. Venendo a verificarsi il caso inYerso, quando cioè ai distreLli più popolosi si presentasse un numero di reclute col cerLificato richiesto superiore al terzo del contingente, appare chiaro che qui ancora si potrà, per mezzo della sorte stabilire quali delle reclute esuberanti al terzo abbiano a percorre1:e tre'anni anzichè due. La.terza obb iezioBe se cioè, sia giusto ch e il favore accordato dalla legge abbia ad estendersi alle reclute di ogni distrell.o o circondario, anzichè all'inlero contingente annuo del Regno, ha un certo valore, potendo accadere, coll'estrazione a sorte, che reclute, meno istruite ottengano quell'esonero che altre si guadagnarono coll o studio. Ma appunto così si ha il vantaggio di far valere la diminuzione di serviz io come spinta efficace di istruzione in quei circondari ed in quei distreui i quali ne difettano . E non è forse evidente che il merito del frequentare le scuole nei centri popolosi e meglio civilizzati è assai minore di c1uello che lo siti nei villaOo-ai c, sparsi ove i genitori debbono affrontare maggiori sacrifici ed i figli percorrere lungo cammino per lrovare le scuole'? Il principio di 5_iLìs(izia ilon è adunque oITeso cli fronte agli individui , e meno ancora _cli f,rou te alle singole provi ncie, poichè è ben giusto che quelle diseredate e meno ricche, - ove esistono poche scuole, acquistino qualche vanla.ggio di altro ordine, e risentano meglio il beneficio della .legge. Siamo giunti alla quarta obbiezione, a quell a cioè, del pericolo cli abbas;;are, col congedo anticipato dell'elemento reclute meglio islruite, il livello intellelluale dei corpi. Come abbiamo già detto, gli uomini di slato debbono spingere il loro sguardo nell'avvenire.Ammesso pure che quel lerzo che parle in congecto rappresenti l'elemento meglio istrnito (relati vamente però sempre ad ogni circon:clario)ciò non significa ancora che esso rappresenti , in via assoluta, dopò d_ue anni diservizio, l'el~rn ento più intelligente, las toffamigliore per trarne un graduato. L'obbiettivo militàre principale è quello lli istruire pronta.mente: e non havvi dubbio chele reclute le quali frequentarono le scuole riesciranno meglio delle al tre che non ebbero agio cli esercitare la loro intelligenza; ma. alla grande scuola dell'e-
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sercito si ottengono pure rilevanti risultali e quindi sul to tale di un contingente la proporzione dei meglio istruiti militarmente sarà m11tata, almeno in buona parte . Non è del resto il livello dell' istruzione, nel senso scolastico, bensì quello dell'educazione militare, che importa di rialzare; cl'allro lato i soldati partenti in congedo anticipato rappresentano una sola nona parte dei tre contingenti sollo le armi, e quindi la lieve proporzione, non potrà esercitare grande influenza in un senso piuttosto che in un altro, tanto più che, dopo brevi anni, l'applicazione pratica di tale disposizione cli legge non avrebbe più la sua ragione di essere, se non in minima proporzione. Il congedo a:n Licipa.to poi non si accorda già ai meglio istruiti di tutto il terzo contingente, bensì al terzo cli ogni distretto. Si tratta adunque, come è già detto, di una proporzione relativa a.i livello intell ettuale e morale di ogni circondario, e non già assoluta rispetto ai giovani dell'intero contingente, locchè è molto diverso, chiaro essendo che su 88 distreui e circondari, ol tre alla metà, fra brevi anni offriranno un largo contingente di giovani bene istruiti, che non saranno fayoriti dal sorteg'gio, per la esuberanza degli aspi ranti. Del resto poi ammesso anche il 50 ¼ di analfabeti in ogni contingen'te, ed ammesso che si congedi il 33 % con anticipazione, chiaro appare che fra i t.re contingenti rimarrà pur sempre una buona quantità di individui alfabeti. Il vero punto di vista della questione qui Lrallata si estende, lo ripeto ancora, molto al di là delle esigenze del momento, ed il giudizio in argomento deve abbracciare l' avvenire, quell'avvenire che non migliorerit giammai , anche per riguardo all'esercito , se non penseremo in tem.po a seminare per raccoo-liere come fece precisamente la Prussia. o . Le ragioni qui esposte rispondono anche , in gran parte, alla quinta ed ultima obbiezione, quella, cioè, che .da codest~ proposta ne possa derivare danno alla formazione cli :buoni quadri di caporali e sergenti . Circa i sergenti devesi ricordare che altri criteri ed altri mezzi occorrono per la soluzione del grave problema. Una reol.uta che ha frequentato le scuole si istruirà presto, ma la posizione e le condizioni del caporale nella compagnia. non esigono molta coltura, ' mentre a tale ufficio paziente e laborioso voglionsi individui che sieno dotati di senso pratico, di fermezza e di soli do spirito mili_-
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tare, quali tà codeste cher si acquistano più facilmente alla scuola dell'esercito anzichè altrove. Per ottenere buon i caporali havvi anche un altro mezzo, voa[io dire l'istituzione dei 'lJOlontari, di quattl·o anni, cioè di coscritti ~he accettano di rimanere quattro anni di seguito sotto le armi, alla condizione di essere esonerati qualche anno prima dalle chiamale eventuali del contingente di 1a categoria. Questa istituzione dà in Gerniania eccellenti risultati, ed i reggimenti (specie quell i di cavalleria) con tano l).na buona quantità di tale elemento, perfeuamente adatto a for:mare ·graduati di truppa, tanto più che parecchi di codesti rn·lonla~·i rinnov'.tno la !erma di anno in anno, specialmente se promossi sergenti , e finiscon o per rimanere al corpo fino all'età prescritta per ottenere un impiego civile. Fra noi codesto aumento d'un anno di servizio attivo, senza un compenso vicino, incontrerebbe qualcl1e difficoltà nei suoi primordi; ma a poco a poco, esso entrerebbe nei costumi del paese ed i giovani si persuaderebbero del vantaggio, di pbter, dopo un periodo di t,empo più breve, considerarsi prosciolti dal servizio militare, per poi avriare negozi e stabilire famiglie, più presto assai di coloro che compiono soli tre anni sotto le armi. Un ultimo mezzo per supplire ad una eventuale deficienza dell'elemento caporali sarebbe quello che i giovani arruolati nei riparti e plotoni d'istruzione, non dovessero escire sero-enti, come su~cède wa, scàpito degli aspiranti sergenti dei corpi, c)ma che invece; pur abbreviando · di 6 mesi la loro permanenza, dovessero poi, salvo per merito eccezionale, percorrere i gradi di caporali o -caporali maggiori col diritto di passare sergenti entro r anno , Si dirà forse che col porre tale ì·estrizione non si troverà un numero sufficiente di giornni disposti al volontario arrnolamento: io credo che il Umore non sià fondato, poichè i giovani i quali asp irano a fare il corso d'istruzione difettano generalmente di atti tu dine ad al tre carriere, ed anche perchè il grado cli co Itura, richiesto per la loro. ammissione, essendo limitatissimo, il vantaggio ora offerto, qLiand~anche fosse ritardato di 6 mesi, non dovrebbe influire a danno dell'istituzione.
2.3·1
VI. Come nella prefazione, così qui , giunto al termine cli questo studio, rammenterò una verità, che dev' essere bene impressa nella mente di noi Italiani . . Come ogni individuo ha bisogno di luce e_di aria per esister~ così ogni popolo esige una determinata espansione che può essergh contrastala, e cui deve provvedere colla forza. · . « Mens sana i1i corpore sano ». Le leggi della natura impongono la lotta per l'esistenza, e qualunque sieno le parvenze, ~e forme e le condizioni della civiltà, pure certo è che la sostanza n marrà sempre la stessa. In Italia si pensa alla potenza intell_ettuale e no·n si è abbastanza persuasi che senza la potenza matenale, la prima è irremissibilmente condannala alla decadenza: Si. sono fatti e si fanno rrravi sacrific i per l'esercito, ma le popolaz10m non sono ancora ben~ convinte dell'altissima missione patriottica affidata al1'esercito. Fochi giorni or s.ono, e quando q~este brevi pagine erano già scritte, un celebre letterato francese, dopo lunga permanenza e. luno-hi studi compiuti in Gei·mania, pubb lir,ando le sue impressio~i (',OSÌ si esprime: I TeclescJi.i ha11,no il ciiUo dell'intelligenza e della for:ta; ogni Tedesco s·i se:nte soldato, pel solo fcitto che è uomo, che è figl'io m,aschfo ed adulto della grande patria tede~ca. Non è adunque il milita1'ismo, nel senso duro che s1 annet~e fra · noi a tale parola ciò che impone ai Tedeschi tanta mole d1 potenza mili tare, ma bensì il serio e puro sentimento di dover essere forti per esse1:e temuti e rispettati . Ad u~a co~ti'.rn~ vicend_a di forme di governo e d'inQuenze fra i vari strati so_ciail , s1 P~'eferi_sce colà il patto fra governanti e governati di subordmai·e og111 asptrazione al santo e primo scopò dell'indipendenza e della potenza nazionale. Ai fautori di eserciti improvvisati devesi ricordare che il popolo della libera America ha ricuperalo colla fertili fa dell'immenso suolo
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e coll'altivit1t miracolosa, propria alla sua razza, il centinaio di miliardi gettati nella guerra di secessione, ma che una simile spesa:, prodotta d~i belligeranti improvvisali farebbe cadere la vecchia Europea in completo sfacelo. Ammesso adunque la necessità di eserciti organizzati e visto il prodigioso progresso delle scienze tutte, comprese quelle militari, chiaro emerge il bisogno della potenza intellettuale a sostegno della pole11za materiale, e quindi l'impiego di tutte le leve che debbono guid.are all'alto scopo, prima fra le quali sarà pur sempre, senz'alcun dubbio, l'accresciuto livello morale ed int_ellettuale delle nostre popolazioni rurali. Alla scienza .esatta ed analitica dei condottieri tedeschi, si dovrà opporre simile scienza; all'arte della guerra ed agli ordinamenti, profondamente studiati, si dovrà opporre uguale arte, uguale ordinamento; alle legioni compatte, legioni compatte; alla disciplina del fuoco la disciplina del fuoco. Se lo slancio naturale dei meridionali aveva un grande valore negli attacchi alla baionetta, prima delle invenzioni delle armi a tiro celere, la natura fredda e coni passata dei settentrionali trae ora un vantaggio indiscutibile dai nuovi mezzi di offesa e difesa. Non è adunque un'inconsulta smania di copiare, od una vana adorazione del successo ciò che deve spingerci all'adozi0ne di nuovi criteri nell'educazi-0ne ed istrn~ione del nostro giovane esercito, ma bensì un esatto apprezzamento delle condizioni modificate e variate, in nosftl'o· sfa:vore.
Lè truppe che si spingevano con entusiastico ardimento sino a provocare il combattimento corpo a corpo, debhono ora invece scegliere, pur·avanzando, una lieve piega del terreno per fulminare, riparati, il lòro avversario co'l fuoco preciso e con azione calcolala. I Negri fanatici cadono a migliaia innanzi ad un manipolo di Scozzesi che si occupano semplicemente di caricare e ricaricare il loro fucile e di mirare giusto, senza muovere un passo, come alla scuola del tiro. Non havvi reltorica che po,;sa cangiare i termini di una questione assolutamente matematica. Colle nuove armi vince chi sa dominare le sue impressioni, il suo entusiasmò, per subordinare l'azione ed un calcolo positivo. Nell'ordine sparso poi, il di cui impiego diventa sempre più necessario, quasi ogni combattente deve formarsi un criterio dellit
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situazione, deve saper scegliere il suo posto di combattimento, regolare le sue mosse, raggiungere il suo obbiettivo speciale; tutto · ciò non si ottiene se non da soldati educati sapientemente alla fredda scuola del dovere, al sentimento della dignità personale che loro in.segna di dominare il cuore col cervello, da soldati infine, che coll'istruzione hanno allargato il circo lo- delle loro idee primitive . . Si veo-aa reo-crimentali c1uale grande superiorità si oa ai tiri a seano n oo . manifesta fra i soldati non analfabeti, in confronto di quellL analfabeti, e si c~pirà allora tutta l'importanza della riforma qui proposta. Di fronte a truppe che già hanno provato la loro superiorità, derivante dall'esatto calcolo cil'ca le cause e gli effetLi , bisogna opporre tfuppe che sappiano e.possano, se non per indole naturale, almeno per l'educazione ricevuta, impiegare mezzi eqllivalenti, e se all'indole meridionale il risultato riesce meno facile è questa una ragione per applicarsi, con maggiore cura, ad un obbiettivo che in ogni caso bisogna pur .raggiungere 1vi::;Lo che non possiamo in modo alcuno ' cambiare i termini della questione. , Per eclllcare il soldato italiano alla disciplina del fuoco occorrono mezzi precisi e positivi, e primo fra questi, sarii pur sempre l'accresciuto livello dell'istruzione. Nelle prime pagine del presente studio credo di avere dimostrato con ampie rao-ioni fondate sovra criteri pratici, come, fra le nostre I'> ' popolazioni ·agricole, la prospettiva dell'esonero cli un anno dal servizio militare, per i giovani meglio istruiti alle scuole del regno possa costituire la più potente fra le leve dell'istruzione primaria; ho provato come' colla leo-cre in vi o-ore, l'attuazione pratica di tale l'>l) proposta sia ao-evolata dalle identiche disposizioni preparatone della leva e dell: identica proporz.ione dei vari contingenti; ho pure dimostrato la facilità di esecuzione nel determinare a chi possa aspettare il favore dell'esonero cli un anno del servizio; ho finalmente risposto, in anticipazione, alle probabili obbiezioni. Ho perciò esaurito il mio tema. Qui non si tratta di questione finanziaria, poichè colla proposta svolta non si spenderebbe una sola lira di più; non havvi offesa ad alcun principio di equità o di giustizia chè, anzi, si antepone il mee)
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ri~o alla sorte; non si tratta di sconv:olger~ l'ordinamento attuale poichè il congedameµto an~icipato, per merito di scuoio., non sa1;ebbe che. un cornplell).ento ad un~ legge che corrisponde gitt, in ogoi sl).,a p·arte, alle condizioni dei paese ed ai bisogni dell'esercito. Tqtte le condizioni presenti concorrono adunque ad_ agevolare l'esecuzione di ' una misura il di cui ì:alore intrinseco non può ess.er.e. contestato, e le di cui conseguenze, anche agli os~enatori superficiali, non possono non apparire benefiche e tali da esercitare ur;ia, grande e decisa influenza sull'esercito e sui d_estini del nostro paese. · « Am,ninistmzione 1nilita1·e ... .. » ecco le ultime parole, interrotte dall'agonia, dell'illustre uomo di Stato, che tutta Italia.ancora, piange. 1:,'ultimo pensiero del forte palriota -conferma esso soltanto il grande affetto che · portava all'esercito, o rivela forse la maggiore sua preoccupazione? Alle condizioni di civilta, profondamente mutate, non· dobbiamo subordinare le tradizioni di aHre epoche. L'azion~ nostra deve 01;a DJJ\'are. a risul lati corrisp,ondel).tj a_He , nuove esigenfe n_azjonali e milita,ri e codeste e~_igenze si riassumono « nel milto della poienza intellettuale non clisgiit1ito dal c1.dto della_ pç?tenza materiale, po·ichè da codesto connnbio soltanto potrà l'Ital•ia ·riuscire grande clavve·ro · e ten~tita e 1·-ispettato, come loAnpqcò Re Vittorio Eman-iiel_e )) .
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1tfaggio1·e gen_erale,.
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STUDI FERROVlARIO-MILlTARI
V. Materiale mobile ferroviario.
N·ei riguardi militari la conoscenza tecnica clel materiale mobile è meno necessaria di quella della via. Può -infatti accadere che le truppe debbano costruire una ferrovia o debbano per Io meno riatarla, ed accade frequentemente che militari'. debbano emeUere giudizi su progetti o su linee esistenti; non accadrà mai invece che le truppe debbano costruire vagoni o locomotive, e quasi mai si dara il caso che militari abbiano da pronunciarsi sopra un tipo degli uni o delle altre. Nella trattazione del materiale mobile baslerà adunq~e esporre i principali caratteri che servono a dare un'idea delle parli principali dei diversi veicoli e del modo in cui vengono disposte, e che giovano a farli conoscere quanto basta per bene .utilizzarli, trascurando molt.i di quei dettagli di costruzione che pur sono utili trattandosi della via: Converrà. inoltre trattare in modo diverso il materiale mobile da trasporto da quello di trazione, i vagoni dalle locomotive; per i p.rimi infatti l'utilizzazione è diretta, perchè le truppe viaggiano in essi, li caricano e. li scaricano: per le seconde l'utilizzazione è indir.etta, epperciò meno interessante dal lato costrullivo. Délle locomotive bastera a.dunque dire quel tanlo che è utile per la coltura
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generale degli ufficia.li, insistendo più specialmente su, quelle parti che sono necessarie per comprendere le esigenze e le leggi della trazione da parte di color0, che possono essere incaricati di studiare ·o di predisp~rre grandi trasporti militari. ~
Il rnatrwiale mobile o niateriale- rotab·ile delle ferrovie, vale a dire l'insieme dei veicoli che le percorrono, si divide nelle due grandi categorie seguenti: 11° Materiale da trasporto, che alla sua volta si suddivide in • materiale per viaggiatori, comprendente le carrozze o vetture, ed in material e per merci (carreggio e bestiame inclusi), comprendente le diverse specie di carri o vagoni; 2° Materiale di trazione, che c,omprende tutte le specie di locomotive, ed i tenclers; Le due grandi categorie di materiale mobile, differiscono fra loro al massimo grado per la forma, come per l'uso: in tutte e due però sono eguali quei caratteri degli organi di contatto colla via, i quali servono ad assicurare la stabilità dei veicoli in corsa entro il binario; epperciò, prima di parlare separatamente dei due generi di materiale mobile, converrà far cenno di quei caratteri fondamentali che sono comuni 'ad entrambi. Essi risguardano: / a) La forma dei cerchioni delle niote, i quali sono muniti di orlo e sono conici; . b) La fissazione delle ruote sulle sale, od assi (come più comunemente si chiamano) a distanza coslante una dall'allra; e) Il parallelismo degli assi di uno stesso·veicolo. a) Forma dei cerchioni. - Le rotaie piane su,lle quali nel secòlo scorso ruotavano in molte strade induslriali dell'Inghilterra i carri ordinari , erano munite di un ritegno salienle interno alla carreggiata, il quale impedi\'a i soverchi spostamenti laterali dei veicoli. Quando alla rotaia piana fu sostituita quella saliente, il ritegno delle ruote fu portato sul cerchione cli queste a guisa di orlo sporgente; mantenendolo all'interno della carreggiata; e questtt disposizione, non ·mai abbandonata .di poi, costituì un pi'imoimportante distintivo del materiale rotabile ferroviario in c·onfronto cli quello delle vie ordinarie. \
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L'orlo dei cerchioni adunque ha lo scopo di imped_ire che_ i veicoli possano uscire dal binario per gli sbatti1~1enti l_aterah che l'IScntono, in causa della corsa serpeggiante dei trern, e della_ ten~er~za a se(Yuire la direzione tangenziale nelle curve. L'orlo è il pr1_nc1_rale r:ano di sicurezza del materiale mobile, ed è dovuto pnn?1pal::nte al grande peso dei veicoli, che impedisce i so llevam~nll_ verticali di qualche entità, se il ~onseguimen!o del_lo. scopo cui mira la zione può ottenersi con dimensioni assai piccole: ht sua spor· sua ado , f . cl' genza infatti non si scosta granchè dai 25 ai 35mm sulle erroVIe 1 tutti i paesi. .. Per le ferrovie italiane la Commissione del 11874 ha stab1 ltto che « l'a,ltez.za 1wrrnale clell'orlo dei cerchioni deve essere di mm. 32, « misurati nel profilo esterno all'incontro dell'orizzontale tirata dal « punto di mezzo della larghezza del cer_chi?ne. N_on saran~o però « accettali in servizio cumu!ativo i cerchioni aventr un orlo cl altezza « maggiore di mro. 38 e minore di mm. :28 misurata nel modo so« nadetto ». , Non tutta quest'altezza ha azione nei casi ordina_ri: !'~rio ~ fo,wialo in modo che il suo contatto laterale colla rotaia puo avet lu~:0 s~ltant.o a poco più di 110 mm . sollo il punto ~'ap~o~?io, e 1~ rin:anente sporgenza non serve che nei casi eccez,ona_h ~1 grandi sbat,timenti con sollevazione delle ruote, e nel passaggio in cune ristrettissime. · . Come o-aranzia cli resistenza agli urli laterali e di non soverch1a variabilit1 clel ginoco della via, la stessa Commissione,del ,18711 ha stabilito: « La grossezza normcde dell'orlo - « deve essere cli mm. 30, misurali sulla .,........... « perpendicolare al piano clel ce~·chione O--0-- --- -- -- -- --, « condotta dal punto di intersezione det « profilo verso la rotaia, colla ~arallela << alla generatrice del cono d1 ruota« mento,. distante un centimetro dalla ,=.· « medesima (fig. 11•). Non sarà. ammesso . (J=r'== • , ; « in servizio cumulativo il )"ateriole in it.t ~-~t ;_il, ~ :, « cui quest.}t spessezza sia inferiore a Fig. 1• v « mm. :25 )).
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Il punto di intersezione della parallela suddetta col pro,filo del cerchione corrisponde press'a poco col punto più basso di possibile contano colla rotaia nei casi ordinari. La superficie di ruotamento dei cerchioni è conica, e il rao-oio di rotazione presso l'orlo è più grande di quello presso la faccia esterna al binario. Tale conicità conferisce stabilità ai veicoli poichè ogni paio di ruote si addentra nel binario a guisa di largo' cuneo, invece di appoggiare soltanto sopra alle rotaie; essa concorre inoltre, in unione colla solidarietà delle ruote di uno stesso asse, a riportare in posizione normale i veicoli che si sono o soverchia. mente spostati da un lato, o che sono inseriti obliquamente entro il binario. Quando, in fatti, un veicolo si sposta per una causa qualunque verso un lato, le ruote da quella parte girano, per effeuo della conicitit dei cerchioni, sopra un raggio più grande che non le ruote dall'altra, epperciò avanzano di più e fanno prendere al veicolo una posizi0i1e obbliqua che riavvicina l'orlo delle ruote opposte alla rotaia. Quando poi il veicolo è inserito obbliquamente fra le rotaie, le ruote inritardo girano sopra un raggio più grande e così riguadagnano cammino. Per tal modo il conettivo dell'obbliquità e. dello spostamento laterale nasce, in grazia della conicità. e della solidarietà delle ruote, appena l'inconveniente si produce. Il veiwlo però, prima di essere ricondotto in posizione normale risente una serie di oscillazioni, tanto più rapide e violenti quanto più grande è la conicità: di qui la convenienza di tenerla assai moderata. La conicità ha poi belle curve un'altra funzione: quella di moderare gli strisciamenti che la differenza di lunghezza fra 1a rotaia esterna e quell~ interna del binario produrrebbe necessariam@te, se le due ruote gemelle d'ogni asse ruotassero con raggi eguali, come conviene che succeda negli allineamenti. Medi.ante la conicità invece, appena il vei~olo entra ·in curva e si porta naturalmente contro la rotaia esterna, le ruote sopra questa girano con raggio più grande che non quelle poggianti sulla rotaia interna, e così lo stri. sciamento, può essere tolto, od almeno diminuito. · Il valorenormale della conicità dei cerchioni del materiale mobile italiano fu stabili to dalla Commissione del ·187,1 debba essere fra 1/ 116 ed 11/20: su tutte le reti italiane è stato però adottato il valore di ,f /20. t')O
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b) Ìi'issa.;;ione delle nwte Stigli assi. - Fino dai primordi delle ferrovie la ruota girevole attorno al fuso delle sale non fu ritenuta sufficientemente sicura. È, infatti, poco solido il modo di assicurarla all'asse, perc.hè non possa scappare durante il viaggio; è difficile mantenerla verticale , stante il reciproco logoramento del fuso dell'asse e del mozzo della ruota; è infine possibile il libero avanzare di un a sola ruota quando l'altra, non potendo più girare per una causa qualunque, sia tenuta addietrù per la resistenza che incontra strisciando. In ognuno di questi casi vi sarebbe serio pericolo di sviamento clàl binario; eppertanto, contrariamente a quanto si pratica nei veicoli delle strade ordinarie, nei quali gli assi sono fissi al telaio e le ruote l">airano impern iale in essi, ,nei veicoli ferroviari le ruote sono fissale stabilmente sugli assi, e cosi sono rese perfettamente solidali una <:oll'allra; gli assi poi girano entro apposite scatole, dette boccole o scatole da grn.,Sso, sulle quali si fa gravit.are tu~tò il peso del veicolo soprastante. Le due ruote cl'ogni asse vengqn'o fissate a distanza costante una dall'altra, e tale distanza, invariabi le ed assoluta assai più che non quella fra rotaia e rotaia costituente la larghezza del binario, è come quest'ultima uno dei dati fondamentali in ogni rete ferroviaria. La Commissione del 1187 1 ha stabil ito a questo proposito, che in tutto il materiale mobile italiano « la distanza normale fra le faccie « interne delle ruote debba essere di m. 1,362. Che sia acceLLato in « servizio cumulat.ivo il materiale mobile delle ferrovie estere, nel « quale l'accennata distanza sia ~ompresa fra i limiti di m. 1,359 ed « ,, ,366 ». Dalla distanza fra le faccie interne delle mote e dallo spessore dell'orlo dei cerchioni in relazione colla larghezza. del binario consegue il giuoco della via. Dal giuoco massimo che può esse1:vi con cerchioni ad orlo logorato e_ntro curve le più ristrette:(mm. 53) e dalla convenienza che il cerchione appoggi sempre con sicurezza sulla rotaia, I:isulLa la larghezza minima ammissibi le pei cerchioni delle ruote . La Commissione del ,187 1 ha stabilito a tal riguardo per tutto il maLeriale niohile italiano« c.he la larghezza normale del cerchione « dei veicoli debba essere di mm. 4BO ; che il materiale mobile possa « essere accettato in servizio cumulativo con cei:chioni di larghezza « ridotta a mm. ,127, purchè però le ruote siano fra loro distanti non 1
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« meno di metri 1,362. ». - Nelle locomotive, a maggior garanzia 1 di sicurezza, la larghezza dei cerchioni è di mm . HO. c) Parallelismo degli assi. - La conven ienza per la sicurezza di corsa che leruo te non possano prendere una posizione obbliqua alle rotaie, unitamente a quella di altro ordine, ma pure molto importante della ,;emplicilà di costruzione, hanno folto r,dottare la disposizione, secondo la quale le boccole sono tenute a posto entro o-uide fisse al . I teIaio , e quali mantengono gli assi fra loro paralleli . Questa condizione risponde bene alle. esigenze del percorso in linea rella; ma in curva ha l'inconveniente di obbligare le ruote a prendere per l'appunto quella posizione obbliqua alle rotaie, che ,-i voleva impedire. Bisogna però ricordare che gli all ineamenti ed i tratti in curva di grande raggio , equivalenti agli allineame1~1.i , su quasi tutLe le linee superano di molto in estensione i tratti in curva di p icc?lo raggio; è quindi razionale che il 1naleriale ferroviario sia prnc1puamente costruito in vista del percorso in linea rella. L'obbliquità delle ruote rispetto alle rotaie nei tratti in·curva ristretta si procura in pratica di attenuarla lasciando un ofooco di qualche rnillime.tro fra le boccole e le piastre di guardia, "cioè permettendo una piccola convergenza degli assi verso l'interno della curva; pel materiale localizzato su linee a curve ristrette si procura s?pr~LtuLLo_ di alten_uare tale obliqui là col ridurre quanto più piccola s'. puo la ~,st~n~a Jra gli assi estremi dei veicoli ('I ). A questa riduzione equivale 111 sostanza l'espediente usato nelle vellure ferroviarie americane, di fare cioè, imperniare il telaio dei veicoli su due ca1·relli indipendenti fra loro e ciascuno a due assi rigidamente paralleli, ma ravvicinatissimi, piut.tosLochè farlo portare da due o tre assi considerevolmente distanti uno dall'altro come si usa nelle ferrovie europee.
le dimensioni del profilo trasversale delle locomotive, delle carrozze e dei vao-oni non devono oltrepassare alcuni limiti convenuti, in base ai Juali è regolala la luce libera delle opere d'_arte . cle!la via. La Commissione del ·I 87'1 per le linee ed il matenale italiano ha stabili lo il profilo libero e la sagoma di costruzione e cli carico, di cui è stato parlato nello Stiidio IV: le dimensioni principali cli quest'ultima sorio: m . .i,30 Altezza rna~sima sul piano del ferro >> 3,40 Larghezza massima .
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Sagoma limite del materiale. - Un carattere che deve essere pure _comu~e a tutto quanto il mat~riale mobile è quello di poter transitare liberamente su tulle le linee di una grande rete; epperciò ({r L'obblìquità delle ruote colle rotaie ha per misura (prescindendo dall 'accrescimento eh~ puo pe.rmcttere il giuoco della via) il rapporto cl: 2 R, ove ,i e Ja distanza ass, ~stremi dei_ veicoli ccl n il raggio della curva. Come si vede tale rapporto puo cluummre tanto riducendo Il., t1Uanto accrescendo proporziona.Jmente R.
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Minima altezza sul piano clel ferro delle parti più basse: m. 0,37 Lateralmente su m. 0,275 per parte . » 0,,16 Centralmeùte, dentro e fuori .deHa.carrèggia(a: ,1° -
Mat:eriale da trasporto. I
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Oani veicolo da trasporto consta di tre parti principali: gli assi mon~atti, il telaio e la cassa . Il telaio è portai.O dagli assi e sorregge la cassa; esso è la: parte che consolida tutto il veicolo, quella che sopporta le scosse durante la corsa e che resiste ali~ s~linte e ag_li strappi cli trazione; la cassa invece_è la parte carauernt1ca del ve1' Colo, queHa··che gli dà forma e lo rende atto ai trasporti cui è destinato. Nel materiale europeo il telaio è complet~mente distinto dalla cassa, cl~e gli è soprammessa ed è più la~·ga di lui ; nelle l~ngh~ carrozze americane invece, le quali appoggiano su due carrelh assai distanti uno dall'altro, per dare a Lutto il veicolo la necessaria resistenia alla flessione, si collega talvolta intimamente il telaio alla cassa, costituendo colle pareti di questa due robuste travi armate longitudinali. · ~ . . Le carrozze ed i carri delle ferrovie hanno forme e proporzrom ~olto differenti.da quelli delle vie ordinarie. Ciò proviene principalmente dalle due seguenti condizioni, che sono state per molto tempo a loro esclusive e lo sono ancor oggi, all'infuori di qualche vettura da omnibus di città: ,1° Le ruote penetrano dentro al telaio e sottostanno com.-
ST UDI
FERROVIA l\10 -l!IUTARI
pletamente cilla cassa, la cui larghezza per tal modo è resa indi-
Asse. - L'asse è un 'corpo cili ndrico cli fe rro o di acciaio che si innesta nelle rnole, al di fu ori delle quali sporge con una parte più sollile. della fuso, destinata a sopportare il carico soprastante. Il fuso è cilindrico, torn ilo e perfellamenle liscio: esso nel girare sfrega contro il CU$Cinello del1a scatola da grasso, per mezzo del quale riceve il carico del telaio e della cassa; alla sua estremità il fuso ha un risalto d'arresto che ne fo rma il collarino . Presso al fuso è il tratto rli imiesto, che si fa pure tornito per ricevere esattamente il mozzo delle ruote. La parte frapposta alle r uote dicesi corpo dell'asse; il più delle Yolte essa è la. continuazione del cilindro dei lratti d' innesto, lasciata grezza com'esce di fucina. In alcune reti però , e fra queste quella dell'Alta Italia) il corpo dell'asse non si fa cilindrico, ma si fa gradatamente più sotti le dall e ruote verso il mezzo; tale forma è giustificala soltan to dal piccolo risparmio di peso che in tal m9do si fa. GI i assi si costruiscono di ferro scelto o d' acciaio Bessemer dolce, più volte ri scaldato e fu cinato al maglio. Le dimensioni degli assi si tengono general mente eguali tanto per le vellure, che por i carri merci; esse variano soltanto a seconda, del peso più o meno grnnde che devono sopportare. Così, per esempio, per le pesanti vetture, tanto come pèr i carri merci di grande porlala si usano assi assai robusti; si usano inYece assi di minori dimensioni per vetture più leggiere e per carri di minor porlala. Su ogni reLe vi sono due o più Lipi normali cli assi, oltre a molli tipi di vecchia fabb ri caiione; le dim ension i dei Lipi normali variano anche da rete a rete, ma in limiti assai ristrelli. Le più importanti sono le dimensioni del ruso, eppòi quelle del tratto d'innesto. li fu so sopporta direttamenle ed in fal so il peso del veicolo e gli urti delle piastre di guardia, ed è perciò soggello a rilevanti sforzi cli flessione; per questò motivo, ed anche per diffondere la pressione dei cuscinetti su di una superlìcie Lanlo estesa che nessun punto sia premuto in lUl)do da espelle.re il lubrificatore interposto, conviene che il diametro del fuso sia grande. D'altra parte però, la resistenza alla trazione che oppone l'attrito nei perni, cresce co l diametro dei fusi, e per questo converrebbe non farlo troppo grande. Le dimensioni adotu1te in pratica rappresentano un compromesso
p_endenle dalla larghezza del binario. I l conseguimento di questo risultato ha esatto l'adozione di ruote piccole, per non compromettere la stabili tà dei veicoli coll'alzarne soverch iamente il carico, e per non rendere troppo incoinodo il salire e lo scendere dalle carrozze, il caricare e lo scaricare i carri da meri:i . Le esiaenze della facili là di trazione, fa vorita dalle ruote grandi, sono state°così sacrificate; ma, oltreché tal e sacrifizio è assai piccolo nelle ferrovi e, in caus~t del-la poca resistenza d'attrito che le ruote incontrano sulle rot_aie,_esso è ben largamente compensato dall'avere potuto costruire ve1colt non certamente bell i, ma ampi e molto comodi; 2° Il peso clet veicolo .rrra1Jita sull'asse estei·namenle alle mote e • non frammezzo a queste. Ciò è natm·ale conserruenza della ma<1O v g1ore larghezza della cassa rispetto al binario ed ha il vantao<1io o(Lre ~l(a_più grande stab ilità d'equilibrio in vist~ della qual:~al; d1spos1s1z10nc è stata adottata, .di rendere anche facile la visita delle scatole da grasso ed il rinn ova mento cli questo. Esaminiamo ora brevemente le diYerse par li ed i pi ù impo1·tanti organi d'ogni veicolo .
Ruote ed assi. L'insieme dell'asse e delle due ruule ad esso innestate dicesi asse montato. Un asse montato (fig. 2a) gi compone di tre parli distinte, mn strettamente connesse fra loro, che sono : l'asse, le ruote e
cerchioni.
Fig. 2• :_ SC31a di t :40.
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FERROVI ARIO-)iILIT ARI
fra le due considerazioni, e la tendenza odierna è favorevole ai pitL forti , anzichè ai più piccoli diametri. Il fuso è incastrato nel trauo d'innesto, il quale perciò sopporta gli sforzi di leva prodotti dal carico e dalle scosse del veicolo nell'incast-ro, e sopporta inoltre la grande pressione del mozzo necessaria alla fissazione della mota . Conviene pertanto che il diametro del tratto d'innesto sia considerevole, e ciò tanto più in quanto che una rollnra che in esso avvenga rimane celata dal mozzo, epperciò é più. pericolosa cfie all.rove. Le dimensioni più comuni sono, pel fuso : diametro mm. 75-90, lungh. mm. ,J 70-480; è pel tratto d'innesto: diametrn mm . 425-,14-0, lunghezza mm. 1180· 1185. Per veuure di P classe a quattro scompartimenti e per vagoni merci con portata.di 12 tonnellate, le F . A. I. usano assi aventi il fuso di mm. ,120 di diametro e200 di lungliezza, e il tratto di i11nesto di ·155 mm . di diametro . - La lunghezza totale degli assi risulta di m. 2,08-2,'15. Le rot.Lure cl'assi avvengono rara.mente nelle vetture viaggiatori, nelle _quali sono anche meno pericolose, perchè lo st retlo serramento delle \'eUure fra loro può impedire il rovesciamento di u1Hl che non sia più. bene sostenuta. Esse sono invece più frequenti negli assi dei vagoni merci, perché il carico è spesso più grande che nelle vetture e sopratulto perche i veicoli risentono scosse di maggiore intensi tà a causa delle molle piu. dure di quelle del le carrozze. Meno quando sono dovute a circostanze violente, le rotture cl'assi .non sono mai improvvise: nella sezione di rottura &i vede sempre una parte nera che accenùa a discontinuiLà di antica data. Stante il grande interesse a togliere dalla circolazione gli assi poco . solidi, le amministrazioni dell e ferrovie hanno stabiliti dei pre1ìli per quei loro agenti che segnalano degli indizi di rottura in qualche ·asse.
La forma e la disposizione delle razze possono essere varie. Se ne costruiscono con nastri di ferro piegati a caldo su appositi stampi e uniti fra loro da èhiodi ribaditi e dal mozzo in ghisa che ne serra le estremità (fìg. 3•). Il mozzo si fonde quando le razze sono gia a posto; la ghi~a raffreddandosi abbraccia le razze e le collega. Le razze possono essere ripiegate in modo da formare un cerchio continuo costituente la corona; oppure da o.ITrire alle peri3 Fig. " feria una linea discontinua. In questo secondo caso, che è quello della figura 3· la corona è riportata esternamente ::ille razze, cui viene unita con chiodi a testa rasata dal la.Lo esterno, ribaditi all'interno. Le ruote col mozzo in ghisa costano meno di quelle col mozzo in ferro; hanno l'inconve niente dj pesare qualche poco più di queste , ma, per veicoli ~i non istrnordinario peso, sono ugualmente solide, specialmente se 11 mozzo viene cerchiato a caldo con uno o due anelli di ferro. - Il mozzo in ferro vien formato con rigonfiamenti delle estremità delle razze, i quali si fanno saldare fra loro riscaldandoli entro una forma cilindrica di ghisa, ove, dilatandosi, si premono reciprocamente fino · a saldarsi; dopo si marLellano fortemen te. l sistemi che si seguono per la costruzi one di rùole da carri e da carrozze con mozzo in ferro sono principalmente due; o si preparono tanle sbarre di forma conveniente, che piegate su stampo diano ciascuna un settore della ru'ota e si scaldano esi saldano fra loro i settori (lìg. 4"ì; Jlig. 4,• o si saldano normalmente ad una sbarra diritta le razze in modo da forniare una specie dr rastello, eppoi si piega circolarmente la sbarra, e si saldano le ·estremità delle razze per formare il mozzo, e le estremità della sbarra per chiudere la corona (fig. 5°). In questo secondo sistema si usa costruire mezza ruota per volta, eppoi unire le due metà. Il foro del mozzo viene sempre tornito prima cli innestarlo all'asse.
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Ruote. - Vi sono ruote a ,razze e riwte piene od a disco: in tutte la parte centrale, ove si innesta l'asse, dicesi mozzo, la parte pe -
riferica che riceve il cerchione dicesi corona. Il mozzo può essere di ghisa o di ferro, le razze e la corona sono sempre in ferro .
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Fig. 5•
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f'ERRO\'IAlUO-MII.ITAlll
Le ruote a razze hanno l'inconven iente di a o-ire come venlilatori e di sollevare sollo ai veicoli in corsa de{'i.urbini di polvero con fastidio dei viaggiatori e danno del materialé rotabile. Quest'inconv.~niente no~ si v~rifica colle ruotl3 piene, ossia a disco, epperc10 molle reti, specialmente tedesche e inglesi e qualcuna anche francese, le usano di preferenza. Su alcune reti le ruote a razze sono state guarnite con legno che n'empie gl'intervalli , o con lamierino che le ricopre. Ma le più usate sono le ruote a disco ondulato di lamiera di ferro o di acciaio fuso (fig. 611) , le quali cominciano ad essere usale anche in Italia nelle vetture di nuova costruzione. Si fanno anche ruote a disco di ghisa. fuse tulLe di un pezzo col loro cerchione (assai usate in America e discretamente in Austria-Ungheria) e ruote di ncciaio fuso pure a cerch ione unilo; ma convengono meglio le ruote a cerchione staccalo, e la Unione tecnica delle ferrovie tedesche ha emesso parere che lutti e due i sistemi a cercbion e ùnito debbano essere esclusi dai vagoni con freno. Pig. 6· Il diametro della corona delle ruote vien tenuto sulle ferrovie italiane di m. 0,91. Cerchioni. - I cerchioni delle ruote sono conici e muniti di orlo come già è stato detto. Una pa'rlicolarità della loro fo rma e c.fie J~ con'.ci tà di 1/~O non si estende per 1:uua· la largh ezza non occup,tta dall orlo, ma dal lato esterno, per una larohezza di 20 millimetri subenlra. un'altra coniciià a·ssai più senlit/(circa 11/4) formanle un; smussaturll esLerna(fig. 1'). Scopo di questa è di impedire che, pel logoramento nella parte media e lo spostamento del metallo espulso dalla zona compressa, si formi nel cerchione una specie di orlo esterno, che potrebbe compromettere la sicurezza di corsa. I cerchioni prima facevansi di ferro; ora predominano i cerchioni in acciaio Dessemer, passati al laminatoio dopo che i masselli da cui voglionsi ricavare sono stati fucinati e successivamente battuti al maglio per diver:;o volte. ~ Ai cerch~o~i si lo spessore di 50-60 mm. da nuovi (in I!alia 5.:, mm.).; s1 1·1torn1scono quando sono troppo deformati dall'uso, e si mantengo~o in seryizio fino a che il loro spessore non è ridono a 1
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22-25mm. II ·diametro di ruotamonto delle ruote con cerchioni nuovi rìsulla. nel materiale italiano di m. 1,02, e con cerch ioni vici ni al massimo logoramento tollerato di m. 0,95-0,97. fonesto delcei·chione alla corona. - La superficie·esterna della corona si fa cilindrica e si tornisce; lostesso si fa per la superficie inLerna ·del cerchione. I loro diametri però non si lengono eguali, ma quello del cerchione si tiene più piccolo di quello della corona di circa un millesimo della sua lunghezza. Per collocarlo a posto, il cerr,bione si fa dilatare riscaldandolo, e cosi il suo diametro aumenta e può abbracciare la corona, alla quale dopo che si è raITreddato rimane strettamente avvinghiato in causa della di[erenza dei diametri. La semplice adesione del cerchione alla cqrona però, sebbene ·forzata, potrebbe a lungo andare non essere più sufficiente a trattenerlo; e di più se, per una circostanza qualunque, il cerchione si rompesse, salterebbe dalla corona con pericolo di deviamento del treno . E pertanto necessario di assicuravelo più stabilmente, ma i diversi modi di ciò fare non sono ancora tali da impedirne il distacco parziale dopo la rottura. La fig. 1 a mostm il modo più generalmente usato, specialmente per cerchioni in ·acciaio, che è quello di unirli alla corona con viti a dado. Si usa pure la chiodatura con chiodi conici a testa esterna rasata. Innesto delle ruote fall' asse. - Il tratto di innesto si t?rnisce in moclo da dargli una leggierissima conicità,facendolo verso .l'interno di diametro maggiore di circa 114 di millimetro che non all'esterno. L'asse si intr0duce nel mozzo e Io si preme con uno strettoio i4;aulico fino a 30,-3.o atmosfere . A meglio assi curare l'asse alla ruol~ si introduce ~ colp~ di mazza una ch iavetta a cuneo dolce in una scanalatura praticala. per ~ /5 nell'asse e per 4/ 5 nel mozzo. AlCl,\l) Ì ri_teqgono eh~ la, chiavetta faciliti la rottura,dell'asse, ma quest~ influenza. nociva non è dimostrala. Anche senz'essa però le ruoteJ qua,ndo sono state.'così fortemente compresse su!l'asse, non tendono a,~1usçirne. . . Il pe~q di up asse montato per carn o carrozze vanava fino a n9n IDiq_lto tempo fa da 750 a 820 kg. Ora il p~so degli assi per vetture pe~.aqti e per carri di gran portata supera 1 1000 kg.; sulle F. A. I. · l'asse a fuso di 120 mm,. dj diam,etro pesa m.ontato kg. 110,80.
FERnOVl.\RIO • Mlr.l"tARl
STUDI
'l'elaio.
Il telaio (fig. 7a) è generalmente composto di due travi lonaitudinali F,F, dette fianchi, longaroni o cosciali, da parecchie t;avi tt normali ai fianchi, dette trwverse, e da dia,qonàli_dd; il tutto strettamente e solidamente collegato.
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Fig. 7a
Il telaio poggia su molle ·di sospensione M, che alla loro volta vengono sostenute dalle boccole B, in cui girano i fusi degli assi. Per mantenere verlicali le oscillazioni delle molle e paralleli fra loro rrli assi del veicolo, le boccole si incastrano fra due forcelle di ferr~ le piastre &i giiardia pp, assicurate ai fianchi del telaio. = Pe~ pot~rsi_ unir~ agli ~Itri v~icoli senza _pericolo di urti o di strappi violenti_ ~1 ~raz10ne, 11 telaio porta gli attacchi o congegq-1/i cl'wnione, mun'.t1 d1 apparecchi elastici; porla cioè il gctncio di trazione g col tenditore a vite, l'asta d,i tmzione a e la rnolla di trnàone Mt i respintori elastici rr e le catene d'i sicurezza ec. Al telaio sono inokre collegati i montato,i o banchi1ie per salire e scendere dalle vetture, le mensole mm di sostegno della cassa, ed i freni, sia direttamente, sia per mezzo di aste poggiate sulle boccole.
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I telai possono essere in legno, in ferro, Otmisti. I telai in legno appartengono al passato: ora if legname di buona qualità si fa sempre più raro, la rovere sana, secca e di convenienti dimensioni diventa sempre più costosa, epperciò tutte le nuove costruzioni, si fanno in ferro, e solo si mantengono in buono stato i telai in leano esistenti. Questi hanno ilvantaggio di una relativa leggerezza, ;regevole, quanclò non è a danno· della solidità, per i carri merci in ispecial modo, stante il minor peso morto che ne risulta; sono però esposti ad incendiarsi ed esigono una manutenzione costosa a causa della facilità colla quale il legname ~i contorce, si screpola, si restringe o si gonfia a seconda delle condizioni atmosferiche e a causa degli allentamenti che da ciò risultano nelle chioclatùre o inchiavardature delle diverse parti, e del deperimento del Jeoname per scomposizione o per attacco dei tarli. . o . I telai misti so110 usati su poche reti specrnlmente frances i e belghe, che tengono a fare cli legno le testate del telai~, costr~endo i fianchi e le traverse intermedie in ferro. Ma con ciò non s1 realizza nessun vantaggio, mentre si ha l'inconveniente dalle unioni sempre poco solide fra legno e ferro . . .. I telai totalmente in ferro sono adunque attualmente prefent1 m modo esclusivo. La loro forma più generale è quella stessa dei telai in legno, cioè due robusti fianchi o cosciali, due traverse di testa e · parecchie traverse intermedie, collegat.e ai ~anchi_ con piastre.lle cantonali e chiodi ribaditi, il tutto reso mdetormabtle da due diagon;li formanti croce di S. Andrea (fig. 'i''). I c?llegamen.t! di_agonali possono pure disp°Ors1 come è md1cato schematicamente 'nella fig. sa. I fianchi sopportano tutto il peso del telaio e della soprastante cassa/ e lo riportano sulle estremità delle molle, che alla loro volta lo Fig. sa fanno gravi Lare sugli assi . Essi. sono adunque sostenuti da punti fra loro lontani epperciò soggetti a sforzi ·di flessione verticale; conviene quindi dar loro una sezione a doppio T (I) oppure ad U ( C). Quest'ultima è la più usata perché si presta mealio alle unioni sia colle traverse, sia coi diversi pezzi che s'inchi~dano verticalmente od orizzontalmente ai fianchi, come ANNO XXIX, YO L, li.
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le pi astre cli guardia, i sos tegni de!l'alber~ del freno, le mensole reggenti la cassa, i sostegni delle molle, ecc. Le tra verse si fanno con ferri ad C: , od anche con ferri semplicemen te ad angolo L ; le diagonal i con ferri ad angolo, perchè si possono pi ù facil mente piegare e riesce più facile il metterle a posto . L'altezza dei fianchi, che è il pri ncipale elemento della loro robustezza, dipende aalla distanza dei pun ti d'appoggio: ordinariamente però è compresa fra 23 e 30 centimetri. L'altezza delle traverse si fa di 110-115 centimetri per lasciar posto alle diaaonali . ·r·ra 9 e 112 centimelri. t1 ' Ja cu .i a Itezza. varia Lo tra Yerse cli lesta si fan no deila stessa altezza dei fianchi: la loro lunghezza, affi ne di meglio reggere la cassa o cli masch erare alla vista la sua maggiore sporgenza sul tela io, si ti ene uguale alla larghezza della cassa; r iesce perciò considerevolmente maaaiore di qul;llla. del tel~io, la quale è limitata dalla posizione delle pi:stro di guardm che nm angono interne ai cosciali e delle mol le ch e ad essi sottostanno . Così, essendo la distanza fra le piastre di guardia d'uno stesso asse generalmente di metri ·I, 76-4,80, e quella fra mezzo e mezzo delle molle di m. 11,90- 11, 94 , la larghezza del telaio fra i lembi esterni dei cosciali risulta all' incirca di soli m. 2,00; mentre alla travers~ di testa si dà, secondo i veicoli, la lunghezza di.m.2,35-2,00 e perfino m. 2,80. La lunghezza dei telai, ossia la distanza fra le due traverse di lesta, si fa uguale alla _l unghezza della cassa che devono sorre,rncre e che è.differente perle di verse serie di veicoli . I telai delle di~:rse specie di veicoli differiscono fra loro anche in alcuni accessori, come, per esempio, le molle di sospensione ed i conc,eani d'urto e di trazione che sono più perfeui nelle carrozze che "n;i carri . La loro fon:1~ e _le modaI ità di costru~ione però, sono le stesse per tutti, e, a panta d1 lunghezza, col solo cambio di parli accessorie ali stessi telai possono inclifTe rentemente servire per vellure da via:aiatori . ·come per carri. da merci. i:)l)
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Acce.sso1·i del folaio. Boccole. - Sul fuso dell'asse vien posto , éom'è stalo dello, il cuscinetto, che gli trasmeLLo il peso del veicolo e contro il quale il fuso frega fortemente girando . li cuscinelto si ra di metall o assai più dolce di quello del fuso e generalmente di bronzo, affinché non le logori; per aLlenuare poi l'attrito cli strisciamento si lubrifi cano le superfici a contatto con olio o con grasso . ft però necessario che la materia lubrificante sia portata a contalto del fuso e che questo sia di fes o dalla polvere che in grande quantità si solleva al passaggio dei treni. A ciò si provvedo col raccl~iudere fuso e cuscinetto dentro il recipiente che contiene il lubrificante, cho è chiamalo perciò scatola da ,grasso o boccola: questa poi si collega superiormente alla molla di sospensione e si incast1:a verticalmente fra le piastre di guardia. Come lubrificante s'impiega.il grasso (mist:ella di sego di bue, olio cli ravizzone o d'oliva ed olio di palma in proporzion i cliYerse fra loro, secondo la stagione, col 40 a 50 p. °lo di acqua e 1' 11 p. 0; 0 di soda) o l'olio d'oliva, di colza, di ravizzone, di palma secondo la convenienza. Il migliore lubrificante è l'olio d'oliva: in Austria. si usa pure l'olio minerale, e negli Stati Uniti d' America vi sono esempi d' impiego dell'acqua saponata. L_'acqua pura sarebbe un buon lubrifica tore, se aderisse alle superficie metalliche e potesse mantenersi fra loro sotto la. fo rtissima pressione che risente il cunetto; ma ciò avviene tanto pi ù difficilmente quanto meno il lubrificante è vischioso . I I tipi di boccole sono innumerevoli. Quelle da grasso tendono ad essere sostituite dalìe boccole da olio: in I lalia però esse sono ancora numerose. La fig. 9&dà la se: zione longitudinale di una.delle più comuni . :!::='-----+;·="j='+ ...---·---~J :: : ... sca t oIe da a iasso. ~ cl 1ec1p1ente " · · · 1, supenore 0 .. ,__ _ ""'::'-'·": ! m, chiuso da un coperchi etto a molla n, vien messo il grasso; lo sfregamento dell'asse contro il cuscinetto quando il veicolo Fig. 9'
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s'incammina, riscalda il cuscineuo e ed il fondo del recipiente 1n, ov'è il grasso, che· perciò si scioglie a poco a poco, passa dai fori o e oiun oe a contat.to col fuso. Delle scanalature elicoidali praticate nel cu~inello concorrenLemente ai fori o, diffondono il lubrificante su tutta la lunghezza del fuso. ·La boccola consta di due parti che si uniscono, in corrispondenza del diametro orizzontale dell'asse, mediante due chiavarde. In tal modo la :;ottoboccola si può tògliere facilmente per visitare il fuso e ripulir!o . Le due chiavarde, invece di testa, portano superiormente una forcella, i due rami della quale abbracciano lateralmente la molla di sospensione e permettono di obbligarla, media.nte una piastrella infi lata in essi e tenuta da dadi avvitati nelle loro estremità superiori, a non distaccarsi dall'insellatura della boccola. La parte superiore della boccola ~.orta due robuste ali che si protendono in basso anche lateralmente alla sottoboccola, e che sono munite, in corrispondenza della striscia p p, di due scanalature verticali, entro cui passano le piastre di guardia. Le boccole da olio hanno generalmente il recipiente dell'olio nella parte sottostante al fuso, · ed il lubrificante è portato a contatto di questo o per assorbimento capillare di stoppini di cotone simili a quelli ordina1:i da lume, o per imbibizione di s.pugne, bambagia. ecc.; o finalmente per sollevamento col mezzo di un disco conico afrante coll'asse. quest'ultimo caso sulla parte superiore · e> . I f . del disco poggia un nottolino, che raccoglie l'olio e lo a gocciare sul mezzo del cuscinetto, da dove per appositi fori scende sul fuso. La fio-. 1oa mostra una delle più semplici b~ccole da olio: quella applicata alle veLLure Pullman, la quale è grandemente diffusa in America. La boccola -è di un solo pezzo ed è chiusa sul d,tvanti con un copercl1io a cerniera n . La parte inferiore del recipiente m, si riempie di cascami di cotone o, imbeFig. !.O" vuti d'olio: durante il viaggio si visita ]a massa spugnosa e se è troppo pigiata (nel qual caso l'olio sale con difficoltà e il fuso si riscalda) la si rende più elastica, tirandone una parte più -avanti, se invece è poco compressa (nel qual
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caso non arriva fino a toccare il fuso) la si pigia alquan to. Un diSl'.O in cuoio q, che abbraccia l'asse in vicinanza al mozzo· della r~uota, impedisce il disperdimento dell'oli o e l'ent'.·ata ~lel~a pol~·ere. , In tulli i si::tem i di boccole il consumo utile di olio o cli grasso e sempre minimo, una. pi_ccolissima quantità di lubrificante pot'.·ebbe bastare per un tempo grandissimo, se non si alterasse per mistura col metallo e colla polvere, che riesce sempre a penetrare nella boccola, e se non si dispe!'desse esternamente, ad onta della ·chiusura della boccola con dischi in feltro od in cuoio. Le boccole, in causa della for ma complicata che hanno generalmente, non si possono fare cbe per mezzo di fondila~ il"metallo usato è la ghisa , epperciò esse riescono sempre assai pesanti. :t\el Belgio si è cominciato da qualche anno ad impiegare anche delle bocco le di ferro fucinato, a55ai semplificate nella forma per renderne più façile la costruzione. Pfostredi gna1·dia. - Le piastre di guardia (p p, fig. 7°), serYono, come è stato dello, a mantenere il parall elismo degli assi ed a guidare lo boccole nel loro molo di su e giù causato dalle oscillazioni delle molle, e dalle irregolarità delle rotaie. Esse sono di ferro e constano o di una inforcatura semplice tagliata in un foglio di grossa lami"era, o, più comunemente, di un ferro piallo piegato ad arco e rinforzato da due.saette la.terali. Le piastre di quardia sono attaccate solidamente nella parte interna dei fianchi del telaio, e le loro estremità inferiori sono collegate con una. piccola sba rra. Qualche volta le piastre di guardia di uno stesso fianco sono colleo-ate fra loro da. un tondino di ferro: questo tirante non ha utilità <7:) che nei veicoli a freno, nel qual caso annulla In spuna m senso -0pposto che le piastre risentirebbero quando il freno è serra~o. Le sca tole da grasso non sono strettamente incastrale .fra le piastre cli guardia: si lascia sempr·e fra loro un leggi ero giuoco (4 mm . dà una pnle e dall'altra della· boècola in senso trasversale al fuso, 2-3 mm. da una parte e dall'altra della piastra di guardia, in senso lonoitudinale al fuso), e con ciò si. facilita grandemente il passaggio n nelle curve, permettendo agli assi cli abbandonare il rigido parallelismo e di disporsi un poco radialmente (8 mm. in totale per ogni I
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FERROVIARlll-MJLITARI
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asse) (,1). Questo giuoco, se fosse troppo grande, potrebbe essere cagione di ur(i dannosi fra le piastre di guardia e le boccole nell'incamminamento e nell'arrosto (tei veicoli; ma tenuto in tali proporzioni non presenta inconven iente di sorta, tanto più che, come vedremo, lo boccole, e con loro gli assi , sono sollecitaLe nell'incaminamenlo e nell'arresto dei veicoli più per azione delle molle di sospensione, che per quella delle piastre di guardia. La distanza fra le due piastre di guardia di uno stesso asse nell'ordinario materiale da trasporlo è di metri 1,76-1,80. 1
iJiolle. - .Malgrado la perfezion e della via, la sospensione elastica nei vei coli ferroviari è più necessaria che in quelli delle vie ordi narie: la grande velocità.dei treni è infatti causa di forti scosse, al1.reltanto e più ancora che non lo sia !'irregolari là del suolo per le vellure ordinarie. Indispensabile per i viaggiatori, la sospensione elastica è così favorevole alla conservaiionedel materiale ed al man· tenimento della via, che attualmente essa è estesa anche a: tulli i vagoni per merci , non ostante la minore velocità colla quale corrono ordi nariamenle. Le moll e di sospensione sono interposte fra gl i assi e il telaio; deformandosi, mantengono la continuità di contatto delle ruo~e colle rotaie, e· spengoi10 gli e[etti immediati delle scosse, convertendole i·n. una successione regolare di oscillazioni. L'effetto della disuguaglianza di oscillazioni da una molla all 'altra dello stes.so veicolo ò tanto meno avvert ito , quanto più è ampia la base d'appoggio del telaio: Siccome però nel senso della largher.za l'appoggio delle molle resta determinato dalle dimensioni del binario e da quelle conseguenti per gli assi, e non si può quindi allargare maggiormente la base d'appoggio; così, per rendere più stabile il movimento dei veicoli, non rimane che allungare tale base, aumentando lo scartamen to degli assi estremi. Ciò si fa nella misura compatibile colle esigenze del percorso in curva e colla resistenza che può darsi ai fian chi : com'è naturale, si fa di più per le venure da Yiaggiatori e meno per i vagoni da merci. (:!) Col giuoco di S mm. per ognuno elci due assi, <11iest.i possono disporsi radialmente io ogni curva il cui raggio si:1 maggiore di circa :120 ,·olto fa distanza fra gli assi; R > 4:!0J.
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Qualunque corpo elasLico può funzi.onare cla ?1olla :.. epperciò potrebbero a tal uopo impiegarsi il leg.no, 11 sugher?, 11 ?auc1u, noncM le barre di accia io temprato convenientemente (oggiatc. Le moll o di acciaio però, sono di uso quasi esclusiv~ non solo. per la sosp~n: sione dei veicoli,.ma anche per la costituzione clegh apparecchi cli urto e cli trazione. Le molle possono avere principa.lmen!e due form e: possono cioè, essere foggiale acl arco ecl allo~·a d1con~1 mo.l~e \balestra (Me il[ t (ìg._73 ) ; e possono essere foggiale a spira _c1lmcl11ca, conica. e in lai caso diconsi molle a spiwi, e quelle co~11che-anche 0 moUe a bovolo (fig. 13). Vi sono pure, ma sono po~o d11Tuse, molle a clischi, costituite da molti dischi di accia'.o. rotoncl1.e lcgg~rmente conici accoppiati concavità. contro conca.vita; le rane coppie ~ono poi infilzate in un bastone metallico e adclossat~ u~a coll'alt1:a· -~oL~o la pressione queste rnol le si schiacciano pe~· app1all1 mento. !le, d1sch 1. Per la sospensione dei veicoli si usano m modo esclus1,•o molle a balestrn delle anche molle a foglie , perchè formate dalla sovrappo~ sizione di diverse sbarre o foglie 1·icurve cli acciaio temp1·a~o., aventi la stessa largh ezza \7-9 centimetri) ma di lunghezza success1~amenle decrescente una dall'allrK(fig. H). La foglia più lunga nceve la
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Fig. Jt•
pressione alle estremilii e dicesi /'ogliamadl'e.; le altre non sono che rinforzi ad essa e diconsi foglie seconclcirie. La distanza. che p~ssa fra le estremiltL di clue fogl ie succe::.si ve dicesi l'ilaglio, Le fo~he sono assicurate fra. loro con un chiodo ri~ntclito, che attraYersa 11 mezzo cl'o..,nuna cli ossa; una nervatnra longitudinale nella parte convessa d'o;ni foglia, compenetran l~ in_ un~ conispondente. sc~nalatnra della foolia successiva, impedisce il d1ssestamento latetale, quan~o manca la nervatura no fa le veci un bottoncino o risalto, penetrante in apposito intaglio delle estremità delle foglie.
L1'ERROVIAHIO-MIUTAl~I
STUDI
Il fascio di foglie costituente la molla di sospensione può essere abbracciato e tenuto a.posto, com'è stato già detto, col mezzo di bi·iglie o forcelle, collegate alle boccolè e chiuse da· una piastrella premuta da dadi a vile . Il mezzo più usato oggigiorno però, è quello delle staffe di ferro ; le quali sono o completamente chiuse, come quella della fig . 11, ed al !ora vengono poste a cald~,. o aperte superiormente ed allora si collegano alla molla con una piastrella 'prem ula da dadi a.vite. Generalmente le staffe portan0 inferiormeµte una sporgenza, che penetra in u-n corrispondente incavo delle boccole, alle quali rimangono in tal modo collegate per semplice appoggio . - La posizione delb molle rispetto al fuso dell'asse è sempre tale, che il centro d'appoggio corrisponda esattamente a metà lunghezza del fuso. Le estremità delle molle di sospensione possono essere a1)poo-ofate . 1">i'l contro i fian chi d~l telaio in apposite scarpe, oppure essere collegate ai fianchi medesimi co'n articolazione a snodo. Nel primo 1'nodo la molla, per distendersi quando è compressa, deve strisciare colla estremi.Là contro la scarpa. Siccome a ciò si oppone l'attri to considerevole fra le due parti, il quale, specialmente quando siano arrugini te, può impedire lo scorrimento e rendere la sospensione rigida, così questa disposizione, che si usava prima per i carri merci, è abbandonata in tu tte le nuove costrnzioni. Il secondo modo pennette il libero disLendimento della molla ed è quello esclusivamen.te usato oggi.giorno, sia che la molla porti alJ'esLremiLà un anello en_trn al quale penetra apposito uncino del sostegno della m..olla; sia, disposizione più comune, che la molla ed il sostegno siano uniti da un tirante a snodo (fig. 7a e H "). Il perno del LiranLe verso il sostegno è collegato alla tesla di una chiavarda per mezzo della quale, serrando più o meno i dadi a vite,. è facile regolare la tensione della molla e l'altezza del veicolo . Se il tirante a snodo si lasciasse verLicale la mobilità del telaio sarebbe troppo grande; si dispone perciò obbliquamente, e con ciò si ottiene pure il vantaggio di costituire per mezzo della molla un'altra unione del ' telaio agli assi, in modo che la conwnicazione del moto dal primo ai secondi, avvenga elasticamente e senza l'intervento delle pias~re_ di guardia, ridotte così a funzionare da semplice apparecchio cli sicurezza. 1 1
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Le molle di sospensione non si fanno eguali per tutti i veicoli da trasporto, ma si fanno più flessibili per le carrozze, meno per i carri . Le prime si costruiscono con foglie lunghe, e poco numerose: le seconde con foglie più corte e più robuste, oppure in maggior numero . Orclinarirunei{te la larghezza delle foglie è di mm. 75-90, ed il loro spessore è di mm . 10-13; le più COl'l}.Uni hanno la larghezza di mrr1. 90 e lo spessore cli mm. ;\2 . La lunghezza delle molle si reg.o.la in base allo scartamento degli assi ed alla lunghezza dei veicoli, affine di ripartire convenientemente gli appoggi del telaio. Alle più lunghe molle si può dare . ugual 11essibilità che alle più corte, col farle di un ·maggior numero di fogl.ie o con fog!je più robuste; ed a parità di lungh ezzct e di spessore delle foglie si ottiene una più gl'ande flessibi lità diminuendo il numero di queste . Così p. e: le F. A. I. impiegano per carrozze mollelunghem. ·1,78 con foglie a sezione di mm. 12 X 90, nelle quali si ha una flessibilitii. di mm. 53 per ogni tonnellala,se le foglie sono 11, e una flessibililit di mm. 70, se le fog li e sono soltanto 1O. Le stesse ferrovie, , per vetture grande scartamento di assi impiegano molle lunghe m. 2., 13 , a sezione di mm. 13 X 90 e a 12 foglie, le quali d~nno una flessibililà di mm. 66 per tonnellata; per carri merci hanno molle lunghe m. 11, 20, coù 12 foglie a sezione di mm. ;\3 X 90, I.e q.tt..l.li dà.nno una flessibilità cli mm . 10,5 per tonn. · La freccia di costruzione delle molle si ragguaglia alla loro flessibilità in modo che solto il massimo carico e ad onta delle più vio·1enti scosse, l'abbassamento del telaio non· possa mai essei·e tale che l'orlo delle ruote abbia a toccare il tavolato della . cassa. Vedremo che il massimo abbassamento tolleratò per l'accellazione dei veicoli nei treni è di m.. 1,0t-0,85= 0, 19 nel caso di massimo carico e diJnassimo logoramento dei cerchioni . Siccome il massimo logoramento dei cerchion1 può raggiungere 30-35 millimetri; così le molle · non devono mafpotersi inflettere più di ·m. 0,:190-0,035 = O, 155 · Nei carri merci, che sono i veicol i soggetti ai più forti carichi la freccia di incurvamento delle molle è minore di 1100 mm. e basta perchè ad esse si dà sempre una piccola flessibi lità. Allo scopo di rendere più dolce il moto .delle carrozze di lusso, si usa qualche volta la doppia sospensione, interponendo delle altre 1
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FERnoVIA RlO-MILl'l'ARI
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molle fra il telaio già sospeso nel ·modo ordinario e la eassa. Le vetture a letti della compagnia Pullman e alcune carrozze di ,1• classe d~lle.F. A. I. di costruzione recente, sono munile, allo stesso scopo, d1grosse rotelle di cauciù, interposte fra il sostegno della molla e il dado della chiavarda di sospensione.
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Congeg·ni di imione dei ve-icoli od cittacch. - Nell'incamminamento dei treni e nel loro arresto, come pure in tutti i cambiamenti di velocità che succedono lungo la via per eJ:Teuo delle variazioni del profilo avverrebbero fra i veicoli degli strappi troppo violenti e deoli urti pencolos1 se non s1 provvedesse a rendere elastica in doppio senso la loro unione. Vimpiego di apparecchi elastici fu sempre ritenuto indi spensabi le nelle vetture da viaggiatori per togliere il fastidio . ed il pericolo di tali brusche azioni; l'esperienza però non tardò a dimostrare la gtande utilità loro, anche per la conservazione del mate1fale da merci, epperciò i respintori elastici e le molle di tra, z·ione si impiegano attualmente in Europa anche in tulli i vagoni, facendo naturalmente tali apparecchi meno perfetti o meno delicati che per le vetture da viaggiatori. L'atti tudine dei congegni d'unione allo smorzamento degli urti non basterebbe però da sola a garan Lire la sicurezza e la ·corno-: dità cli viaggio . Se i veicoli sono indipendenti uno ciall'altro, nella marcia serpeggiante dei treni possono prendere per cause molteplici un'andatura a sbattimenti laterali e verticali, tanto più forti quanto più grande .è la velocitit di corsa, con fastid io dei via o. . ' . 5 giaton e con grave pericolo di sviamento . Se invece i veicoli sono serrabi fortemente uno contro l'altro, le sollecitazioni irregolari che uno riceve, non possono agire sopra Jni solo, ma si comunicano anche ai veicoli auigui,_ed il loro"efietto diminuisce di molto per la maggior massa e la maggiore resistenza cl' attrito contro· le rotaie che esse dovrebbero vincer~ per produrre le accennate perturbazioni . ])'altra parte molte di 'tali sollecitazioni irregolari, operando su diversi veicoli in modo non concordante, possono reciprocamente annullarsi se essi .sono so lidali uno coll'altro. È perciò che nei treni viaggiatori, che sono i più veloci, le carrozze ed i vagoni del treno vengono serrati uno contro )'altro in modo, che i respintori siano compressi in un certo grado, quando le sbarre di attacco sono in •
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2.59
tensione : il che è foci le ottenei·e mediante un'asta a doppia vite, collegata atle maglie d'agganciamento e costituente il tenditore. L'agganciamento dei veicoli si fa sul loro asse longitudinale ~Ila stessa altezza sul piano del ferro alla quale vengono tenuti i re· pintori. È agevole comprendère che quest'altezza, come pure la distanza dei respintori uno dall'altro ed il diametro dei paracolpi, non possono essere lasciate all'arbitrio dei costruttori, se si vuole poter riunire in uno st.esso treno veicoli diversi e in di verse condizioni di carico. Esse pertanto sono state precisate dalla Commissione .del 187,1 nel modo che sarà detto in seguito, come condizioni di ammissione del materiale mobile alla cil'colazione in servizio cumulativo . Dalla figura Hl· si rilevrJ, lét forma òel gancio cli trazione e del Vagone ad asla di trazione contino,,. Parie clel freno Parte sen,ia. freno
Parie sen.::a freno Carrozze. Fig. l2" - Scala di i:30.
Pcwte del f1·e110
tenditore. li gancio porta un occhio nel quale si introduce a caldo la maglia di sospensione del tenditore, la cui maglia d'agganciamento invece, si introduce nel gancio di trazione del veicolo vicino . Le due maglie non sono uguali, ma la prima è più lunga di tutta la distanza
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ST UDI
fra l'occhio e il becco del gancio . Le due maglie sono chiuse ciascuna da un dado imperniato in apposili fori: nei dadi penetra una robusta vite, le due melà della quale sono avvi late in senso contrario. Alla vite è collegata una manovella portante all'estremità un pesante bottone, il cui scopo è di impedire che la vite giri durante la corsa. Gi rando la manovella, la YÌle avvicina od allontana fra loro, secondo che si vuo le, tutte e due le maglie conlemporaneamente, rendendo così più celere il serramento dei veicoli ed il loro sganciamento. Quando i veicol i sono a contaLto è collo stringere la vite del tenditore, finché ad uomo è possibile (fino a rifiuto), che si comprimono i respintori e si produce la conveniente solidarilà fra una veuuru e l'allra. La vite e le maglie del tenditore devono fars i di ferro di prima qualità e le loro dimensioni devono offrire un'assoluta oaranzia di resistenza ai più grandi sforzi di trazione ch e possono verificarsi. II diametro interM della vite del tenditore viene tenuto sulle ferrovie italiane di mm. 34-35, col quale la sua sezione resistente viene a risultare di mm . q. 908-962; può perciò sopportare con sicurezza da 8 a 9000 kg. di sforzo, e non dovre.bb~ rompersi (quando non presenti nessun clifelto di costruzione) che per una trazione almeno quintupla di questa. Z)
Il gancio è saldato all'asLa di trazione e quesLa. agisce sul telaio coll'intermediario di molle. In questa pane le disposizioni possono essere diverse, ma appartengono sempre ad una delle tre seguenti categorie .; I L'ask'l di trazione è unita alla staffa cen trale cli una molla a Lalestra le cui estremità sono appoggiate alle aste portanti i paracolpi (fig . 7), e la sta[a scorre fra due guide connesse al telaio. Le molle a balestra ~ono due collocate genera lmente presso una traversa centrale, dalla quale restano indipendenti: possono però collocarsi anche più vicino alle testate. Qui l'apparecchio di trazione fa sistema con quello di repulsione, ed è il telaio che trasmeue lo sforzo di tiro da uno estremo all'altrn del veico lo. Questo sistema è quasi generale per le vetLure Yiaggialori . Non volendo far sopportare al teiaio lo sforzo di trazione si possono unire fra loro le molle con tiranti a metà dislanza fra le estremità e la stalTa di assettamento centrale. · O
FERROVIARIO-~!ILITARI
26,1
,2a L'asta
di trazione agisce sopra una molla applicata contro la faccia interna della traversa di testa ta: la molla è di acciaio sia a bovolo, sia e dischi, oppure è di ca.uciù . Qui occorrono molle disLinle per la trazione .e per l'urlo, le quali ultime si appli cano contro la faccia esterna dell e traverse estreme. Il telaio anche in questo -sistema sopporta e trasmette lo sforzo di trazione, nè vi è modo di alleviamelo. . ' 3a L'asta di trazione è continua da un estremo ali' altro del veicolo (Fig. s•) ed agisce sopra una o due molle a bovolo, premendo con apposite sporgenze dell'as ta delle piastre che le rinserrano. Le molle sono unite al telaio, il quale rimane in tal m,>do trascinato dall'asta coll'intermediario delle molle. Con tal sistema tulle le ac;te ed i tenditori dei veicoli d'un treno formano, dalla testa alla coda di esso, una catena, alla quale sono attaccati i Yeicoli coll'in termediario di molle. Le molle di repulsione sono qui pure indipendenti cla quelle cli trazione ed appli cate contro la faccia esterna delle traverse di testala. l due ultimi sistemi sono quasi esclusivamente impiegati per veicoli da merci, e dei due il preferibile ed il più -usato, è quello ad asta di trazione continua . Qualunque sia il sistema seguito, la corsa del gancio di trazione è sempre limitata a pochi centimetri, mediante convenienti sporgenze d'arresto delle quali è munita l'asta di trazione.
I 1·espintori sono costituiti da dischi o paracolpi sporgenti, i quali trasmettono gli urti ch'essi ricevono alle molle di repulsione, mediapte un robusto gambo o mediante un cilindro cavo, scorrenti sia l'uno che l'altro in apposita custodia, applicata contro la traversa di testala, la quale ne guida e ne limita la corsa (Fig. 7 e 12). Quando per addolcire le variazioni di trazione non si adoperano molle a balestra, le quali in tal caso servono anche per i respintori, per questi ultimi si impiegano, ri nserrandole nella custodia esterna, molle di cauciù [assai usate in Germani a) oppure di sughero imbevuto di melasso (America), o mollea dischi d'acciaio, omolleabovolo. Queste ultime sono le sole adoperate in I talia; la fig. ,j 3 indica le dimensioni di quelle che si usano Fig. !3"
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STUDI
FERRO\·IA 1110-MILITA.Rl
sull e F. A. I. Lo schiacciamento completo di queste molle avviene sott~ il carico di kg. 3000, dopo una corsa di "60 mm. , pari a me1a della loro allezza quando sono libere. . La ~orsadei respintori si fa assai più grande chcquelladel gancio di traz10ne, tenendola però diversa dall e vetture ai vaaoni merci· ~os~, come ~'edes_i nella fig. •t 2a la corsa dei respintori p:r le veltur~ e di 2 1cent1melr1, e di quelli per i carri è di I O ad •I I cent. soltanto. La sporgenza dei .respintori deve essere sempre tale da proterr,•cre · in modo assoluto gli agganciatori, ch e devono introdursi fra testate dei veicol i, e da.impedire che qualunque parte di un veicolo poss~ tocca1~e il. ''.eicolo ''. icino, il che potrebbe arren ire special men le per 1 casotti dei lrenator1. Aquesto riguardo la Commi ssione del '187·1 ha st~bilito, che «qualunque sia la disposizione dei casotti dei froni, « essi debbono sempre essere messi al coperto con un corrispon« dent~ aumento nella sporgenza dei paracolpi ». I~ per questo che, come s1 scorge nella fìg. 12", l'asta dei paracolpi dal lato dei freni è più lunga, e mu nila di un arresto che ne limita la corsa. La Commissione del ·I87 1 ha pure espresso il parere, che le dimensioni relat ive degl i attacchi debbono essere tali« che la di:;tanza « fra la faccia inl.erna del gancio di, trazione e quella esLerna dei « resp ingenLi, sia di m. O,.i.Q nell e veLLure e di m. 0,31 nei cani « merci ». A proposi to dell'altezza dei respintori sulle rotaie,· della loro distanza .e de.I diametro dei paracolpi, elementi che, come è già sta lo dello, devono essere stabilmente precisati affine di potere liberam~n~e unire fra loro i veicoli nella formazione dei treni, la Comm1ss1one del ,J87 11 ha stabili Lo quanto segue : . « L'.altezza nor~ale del centro dei respingenti sul piano delle «· rotaie per un veicolo vuoto deve essere di m. I ,04, e può discen« dere a m. 0,81> nel caso di massimo carico e di massi mo loaoran " mento dei cerchioni . « li. diametro normale del paracolpo deve essere di m. 0, 35 0 « la distanza orizzontale fra centro e centro dei respingenti sulla « stessa testa del veicolo di m. 1,72. « Possono però accettarsi dall'estero in .3ervizio cumulativo i vei« coli aven~i il centro dei respingenti varianti in altezza dal piano « delle rotaie da m. 1,07 a 0,94 e colla distanza fra centro e centro « variante da m. ·I ,67 a 11,77 ».
Il limite minimo di m. 4 ,67 è stato' posto per non escludere il vecchio materiale austriaco, nel quale, per fac ilitare il passaggio in curve ristrette come quelle del Semering, la distanza fra i respintori era tenuta assai bassa. Ora però tale distanza è in Austria di m. ,J ,7o in modo uniforme, e sulle reti francesi varia da m. 1 ,71 a 1,73. Quesl' un iformità non e:;iste riguardo all'altezza dei respingenti, la quale in molti veicoli delle reti tedesche è finanche inferiore al limite min imo di m. 0,94. Le F. A. I. sono state perciò obbl igate dalle necessità del servizio cumul:\Livo in ternazionale, ad abbas.sare tale limite fino am. 0,90, il che hanno fallo però, prescrivendo nel tempo istesso opportune precauzion i nell'interesse dell a sicurezza dei treni (1 ). Un altro elemento di unifo rmità fra tulle le reti, sebbene non sia slalo espticiLamente prescrillo,è la forma delle superfici di urto dei paracolpi, la qu ale per uno di ogni testata è piana e per l'al tro è sferica. Se i paracolpi fossero tulli e due piatti , lungo i tratti di via in cun'a non appoggerebbero che per un punLo dell'orlo, e la pressione fnori di centro tenderebbe a torcere le aste. Per mantenere l'appoggio quanto più è possibile prossimo al centro dei di schi, si fa in modo che un pàracolpo convesso controsLia sempre a un para-
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(i) Con ordine di scrl'izio dol 2i novembre ·1884 è stato infatti stabilito elle, in seguJto agli accordi passati nelle conrcronzc tenutesi a Derna colle Amministrazioui interessate al sorvi1.io cumulat.ivo ltalo-Svizzoro-Gcrmanico, non possono essere rifiutati ai transiti di Chiasso e di Lu l' ino i veicoli avcnli l'altcz1.a del centro dei repulsori inferiore a mm. 0,10 e fino a 111111 . 000. t'\eUo ammettere però talo maggior tolleranza 1>ei veicoli esteri, furono prescritte, onde cautel,tro il più 11ossil)ile la sicttrezza del sen'izio, le norme seguenti: • i O I veicoli esteri aventi la sninc\ica la altezza minima dei repulso ri, verranno • ncèet.lati al transito 1U massima nei soli t,rcn-i-mc,·ci, esclusi cioè in generale da qual• siasi treno con viaggiatori, sia dirctt.o, omnibus o misto. • 2' Nello sole lince in cui noo si hanno treni esclusi\·amonte per le merci, i pre• detti carri potr.inno rar parte dei treni misti. " In simili casi però si.dovrà usare sempro la precauzione cli collocare i veicoli stessi • fra altri soggetti al massimo carico, allo scopo di diminu ire il più possibile il clisli• vello dei repulsori. , 3° Jn nessun caso, i voicoli in qucstìone verranno accoppiati a veicoli vuoti. 4° All'atto della loro entrata nella nostra rete, e dopo riconosciut.i, mercé attenta • verifica, l'allczw elci repulsori, rcrrà per cura dei ,•criflcatori di confine apposta a " tali veicoli una speciale etichetta por tante a stampa la seriLia: escluso clai tr,mi-viaf) • Oialo?i.
·
5° 'l'alo etichetta dovra essere rispettata e rnan tenu Lu a posto dura nte tutto il • percorso del veicolo sulle nostre linee •.
STUDI
FERRO\'IARIO-M JLl'l'AnI
colpo piano, disponendoli così che, giuirclando il veicolo, s·iatJtsempre qiiello ·picmo a destra e q·nello c.01wesso a si1ii.stra. Ciò, se il diametro dei paracolpi non fosse sufficientemente grande, non sarebbe senza inconvenienti, perchè nel contatto fra un veicolo assai carico e a cerchioni logori con uno vuoto, il paracolpo sferico· più al.to tenderebbe .ad essere sollevato dalla spin la de.I paracolpo piatto e potrebbe conseguirne uno sviamento.
loro. Esse sono fissale alla ira.versa di testa mediante chiavarde collocate sul piano dell'asse dei respintori e dell'asta di trazione. La loro utilità per le vetture da viaggiatori è contestala, perchè,dovendo servire in caso di rottura del gancio o del tendi I.ore e non potendo essere in tensione quando tale rottura avviene, non possono guari resistere allo strappo violento che risentono nei treni cèleri; che se poi una resiste e l'altra no, allora si ha. una trnzione fuori d'asse, che tende a. far deviare il veicolo. Quest'ultima consjderazione consiglierebbe di preferire l'uso di una sola catena. sotto al tenditore, come usa qualche ferrovia inglese, invece delle due più o meno distanti fra loro; ma la quasi. totalità delle reti europee e americane usa due catene. - Per il materiale da merci la loro utilità è più manifesta, poichè nelle manovre di staiione fatte un po' bruscamente, avviene qualche volta che la maglia d'attacco del tenditore esce dal gancio; epperciò le catene da sole possono più frequentemen te servire alla trazione. D'altra parte, stan,te la poca veloci tà dei treni merci, il pericolo di rottura per stra.ppo violento è in essi assai minore che nei treni viaggiat.ori. · La Commissione del ,187 1 relativamente alle catene di sicurezza ha consigliato « che siano tuue ad uncino di eguale ]un« ghezza, eccedente la sporgenza dei respingenti di m. 0,30, quando « la catena è tesa orizzonlalmente, e distante m. O, 06 dal piano delle « rotaie quando pende liberamente. La distanza delle due catene « sulla stessa traversa viene suggerita di m. 1,05- 1,20. « I carri (',011 accoppiamento a catena senza tenditori po~sorio es« sere accetta.ti dall'estero, escludendoli però dai treni viaggiatori ». Usualmente le catene si dispongono alla distanza cli m. 1,20 una dall'altra, e si fanno della lunghezza (in senso verticale) di m. 0,89, colla quale la condizione della distanza cli 6 cent:clalla rotaia. a catena sgane,Jal.a, è soddisfatta nel caso di un carico medio: ma quando il carico è massimo ed i cerchioni sono molli logorati la catena può toccare i congegni della via con pericolo di grave danno. Le catene di sicurezza sono fo tte con ferro nervoso di prime qualità e vengono assoggettate ad uno sforzo di prova. di 118000 Kg.
Il materiale da traspÒrto americano è generalmente sprovveduto di respintori elastici, e l'alta.eco si fa nel mezzo, collegando, mediante piuoli verticali, una piccola sbarra rigida alle aste di trazione dei veicoli vicini. Le aste di trazione sono continue da un capo all'altro dei vagoni, sui quali agiscono mediante una o due molle di trazione; in tal modo esse formano colle sbarre di collegamento una catena continua, ma rigida, che mantiene i veicoli a distanza costante uno dall'al tro. L'uso dei respintori a contallo e distanti fra loro come lo sono nel materiale europeo, non sarebbe possibile per le vetture americane, lunghe assai spesso più di 20 metri, senza un temperamento che diminuisse la grande resistenza cagionata dallo scpiacciamento dei respintori del lato interno nel transito in curva. Questo temperamento può consistere nel collegamento dei due respintori di ogni testata con un bilanciere girevole, sia rettilineo come nelle vetture della ilfetropoliiana di Londra, sia ad arco circolare come nelle vetture Pullman. ché circolano sulle linee europee. Per il materiale da merci americano i congegni d'urto sono superflui, perchè il modo di attacco non consente nelle manJ)Vre dei veicoli le spinte violente che sj verificano ogni giorno nelle nostre stazioni, ma esige invece nelle manovre di formazione dei treni molta precisione e lentezza, affinchè l'agganciatore possa introdurre il piuolo, cogliendo il momento in cui l'occhio della sbarra d'unione corrisponde con quelli della forcella dell'asta.: Come precauzione contro il caso di rottura del tenditore o dell'asta di trazione ì veicoli vengono pure uniti uno coll'altro medianté catene di si01wezza. Queste sono ·robuste catene di forma ordinaria, portanti. un uncino alla loro estremi Là, col quale si agganciano.reciprocamente fra
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Ji'reni. - Interessa sommamente-la sicurezz,t di locomozione lo avere un mezzo per moderare la velocità dei treni correnli,special'
ANNO XXIX, VOL. 11.
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STUDI 266 menle in discesa, e :per arrnstarli quando occorre: tale mezzo consiste unicamente nei fre1ii . ' La forza ritardatrice più potenté risiede neJla locomotiva e di questa diremo in seguito pal'lando del ~ate~·ia_le di traz_i~n~:. ma è pur necessario che anche alcuni a_ltri ve1c0I! ?ano muniti d1 fren?.' perchè in tal modo si modera o s1 annulla pm regolar~uen~e _e piu efficacemente la velocità di ogni porzione di treno, e si puo nnpedire la retrocessiqne precipitosa della parte di coda in caso (\i rottura deoli attacchi durante una. salita. I fre~i operano tutti sulle ruote dei veicoli imped~ndone o. c~ntrarianclone Ja rotazi9ne: tutti producono così. un allnto di str1sciame~to che oppone resistenza al moto del treno. Lo ·strisciamento è gene1;ato dalla pressione di zoccoli o ceppi di legn~ o. di met~llo ~ontro i cerchioni delle ruote . Ammesso un eguale coeff1c1ente di attnto fra ceppi e cerchioni e fra cerchioni e rotaie (i~ che è :'ero p~r i cepp~ metallici) è evidence che quando la press10ne de1 ceppi contr? L cerchioni rimane inferiore al peso che le ruole portano sulla rotaia, le ruote oairano strisciando contro i ceppi; se tale. .,pressione invece, . .. supera quella delle ruote sulle. rot~ti,3, le prime non girano pm e avanzano strisciando sulle seconde. . I diversi sistemi di freni differiscono fra loro pel modo col quale si opera sui ceppi: il che può farsi precipuamenle,o con ~anov1:a a m·ano in ooni sinao]o veicolo, o con un mezzo meccanico a disposiziòne del macchlnisti:t o del conduHore del lreno . Si ?anno. perciò due principali categorie di freni: i freni a, ma1~0, ed i freni contimbi. Di questi ultimi parleremo dopo avere discorso della locomotiva, alla quale essi si estendono e dalla quale si prende la forza per la loro manovra. . . . I freni a mano sono di divèrse specie e di innumerevoli sistemi: i più usat\ sono quelli manovrati a vite e quelli manovrati a leva .. Nei più comuni freni a vite, mediante una manovella G (fiJ. H) si <')
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o-ira l'asta cli coma11,do G F, la cui e3tremilà inferiore è falla a vite : penetra in un dado mobile F, cioè in un dado che si alza o si abbassa, secondo il senso di rotazione dell'asta, trascinando in questo suo molo due tfrantiniFE, dai quali è abbracciato e che sono uniti a snodo ad una leva acl angolo E, imperniala al telaio. Questa è abbracciala. dalla forcella del tirante principale del fl'eno ED, il quale aaisce ,ulla leva del /r.,-eno DA, obbligando a girare l'ctlbel'o del 1 '-' freno A. Quest'albero è costituito da una robusta asta trasversale al veicolo portante acl ogni e:,Lremilà una doppia levn BA B, cui si uniscono per mezzo di caviglie, le aste B C di .pressione dei ceppi, se questi agiscono soltanto dal lato interno alle due ruote, ed anche i tiranli dei ceppi, quando questi agiscono da una parte e dall'altra di ciascuna mola. Così, facendo girare l'albero del freno si obbligano i ceppi tenuti da apposite scarpe, ad accostar-5i, o a discostarsi dai cerchioni, secondo il senso cli rq_tazione, L'al bero del freno può essere sospeso mediante appositi sostegm ai fianchi del telaio ed allora. lo sono pure i ceppi (fig, ,14); oppure può essere sorretto da due sbarre longitudinali abbraccianti le boccoie ecl allom i ceppi scorrono lungo queste sbarre. Il prin10 modo è il più sempli'ce, ma ha l'inconvenienle che, perefiello delta flessibilità delle molle, varia il posto dove il ceppo preme il cerchione, e che quando la ruota è fermala, essa fa sistema rigido col telaio e riesce perciò impedito il funzionamento delle molle. Il secondo si stema toglie completamente gli accennati inconvenienti, ma complica la costruzione. Per i nuovi veicoli si·dà la preferenza al sistema con albero e ceppi sospesi direlta:nente al telaio, e si procura di impedire che possano cessare di funzionare le molle, prescrivendo che le ruote non debbano mai e_,sere premute in modo da fermarle (da inchiodarle, come dicesi comunemente). I freni con un solo ceppo per ruota (sempre cl-tbe 7Jer · ogni asse però, perché non si infrena mai un asse da un lato sì e dall'altro no) fanno risentire degli sfo rzi alle piastre di guardia ed agli assi in modo non simrnelrico; quelli con due non hanno quest' inconveniente; ciò non pertanto generalmente (meno che in Germania) si preferiscono i freni semplici, premunendosi contro gl i effet.ti della loro spinta con convenienti dimensioni delle piastre e degli assi e con l'impiego di un tirante cli collegamento delti; piastre di guardia di uno stesso fianco. è)
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FERR0\"1.\ RJO ·~III.IT.\Rl
2.68
STCDI
I ceppi si fanno di l~gno o di metallo (feno o ghisa). I ceppi di legno sono faci li ad incendiarsi se fa ruota frega contro di essi, ed affinchè ciò non avvenga bisogna premere tanto da fermare la ruota facendola strisciare sulle rotai e: in Lai modo si /accietta il cerchione, si logorano le rotaie e si incorro nell'inconveniente suaccennato di sospendere il funzi onamento delle molle. E mollo meglio invece che Io sfregamento possa avYenire contro il ceppo, perchè in Lai caso il cerchione si coi1su l11il uniformemente e rimane torni to ed ir,vece delle rotaie si logora il ceppo; epperciò ora ,·anno diffondendosi gli zocco li metallici, in so~tituzi one di quelli di legno . li metall o che meglio conviene è la ghisa: il ferro , che potrebbe reputarsi 111iglio1·e per la conservazione dei cerchioni, ha l'inconYeniente di essere troppo dolce, motivo pel quale i ceppi di fer ro si sbavano, cadono a pezzelli come se fondessero e durano assai poco . 1~ di grande importanza che la manovra dei freni si faccia in 1nodo unil'orme in tuLLi i veico li , affincliè quando il macchinista chiede la loro chiusura o il loro ali entament.o , non possaa vrnnire che i frenatori facciano le operazioni co nlmrie. È perciò che la Commissione del -187 11 ha stabilito elle: « la chi usura dei freni de,·c farsi girando la « manornlla da sinis1ra a des:ra quando il manubrio percorre l'a rco « pi u c1istanLe dal petto del frenatore>>; vale a dire cli e il rreno de,·e serrarsi, quando si gira la manovella nel senso secondo c·ui girano le lancette di un orologio, de,,eallentarsi girando in senso conlrario. I /i·eni a leoa constano di ceppi sospesi al telaio, i quali vengono ~pini i contro le ruo_le o allontanati da esse, secondo che si abbassa o si alza una luuga leva laterale al veicolo. Questi freni non si applicano d ,e ai vagoni da merci; la lern si fissamedianle alcuni denti d'arresto e così iI veicolo rimane o libero, o f1 e nato in' un,t certa vo luta graduazione per tutto il tempo della sua corsa, senrn che nessun frenatore lo accompagni. La leva si presta assai bene per la sollocila manovra dei !'reni anche quando il veico lo corre moderalamente; il cho è utile, specialmente i1elle man oHe di stazione por la composizione e la scompos izione dei treni . Inoltre i freni n. leva convengono nelle discese per risparmiare un per:;onale speciale di frenatori; bi sogna però che il profil o del Ili via Yi si pre~ti e cho special i condizioni di traffico offrano costantemente il mezzo
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di avere nei treni un conveniente numero di f'ren i a leva, il che non su tul le le reti può avvenire. In It alia i freni a leva non sono usali: sono invece comunissimi nella vicina rete francese della P. T.. M.
lfomero degli assi e pcu;so rigido dei 'Veicoli . - Le carrozze ed i cani fer rovi ari hanno in Europa due assi, sono cioè a quattro ruote. Quelli a sei ruote non comprendono ell e uno scarso numero di vagoni di straordinaria portala, o di -reLLure per lo pi tt di 11• classe. Nei vngoni il terzo asse serve a. r idurre il cari co · di ogni asse ed il peso che ogni ruota fa gnwi lare sull e rotaie: nelle vetlnre di 1& clas:=;e invece sembra cbe l'impiego di tre assi 11 0 11 sia gius tificato nè dal lor·o peso , nè dall a maggiore stahi li!il di corsa (Conche Il , pagine 1 I ··I5), perchè il terzo asse alleggerendo il carico sugli assi estremi e diminuendo perciò la resist enza di attrito che si oppone alla rotazione orizzonta le del veicolo, ngevola il clim.ena·1·si dell e vetLurc. In Ita lia le ,·ellure a tre assi sono fo rse relatirnmente numerose (sull e ferrov ie dell 'A. 1. è a :1 assi il Cì.27 p. °lo dell e vetture possedule. 162 fra lult.e) per imi tazion e di quantosi è fallo dalla vicina réte francese P. L. }I. ; ma le altre grandi società francesi hanno tutte carrozze a quattr·o ruote soltan t.o; ed in Germanio , clore predom inaYano le vellure a tre assi , le nuove costrnzioni si fann o a due: lo stesso si fa in Jnghillernt. l~ei veicoli, tanto a. due che a tre assi, la stabi li tà di corsa è tanto più grande quanlo maggiore è la base di appoggio del telaio e della cassa e quanto minore è la sporgenza in falso alle eslremità: il che riviene a dire che la slabilità di corso cresce )n ragione della distanza o scartamento fra i loro assi estremi, cioè in ragione del loro passo 1
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1·igido. Col crescere della distanza fra gli nssi però crescono pu re le resislenze di trans ito nell e curve e le difficoltà di manon a con piattaforme girevoli in mol te si.azion i. Sopratnllo per la co nsiderazione delle curre, ò necessari o limi tare il passo dei veicoli; il che si fa di più per i carri da merci e meno per le 1'ettnre, contemperando cosi in grado diverso, a ~econda del! a relatira loro imporlnnza , le esi- · genze della stabililà di corsa, con quelle della fac ililà di ma non a e di transiLo nelle cnrve. Nella riunione di Dresda gli ingegneri ferroviari tedeschi stabi-
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FERROVL\.I\IO-~llLYrARI
li_rono i seguenti :mass-imi per la distanza fra gli assi esfremi, avuto nguardo al transHo sulle linee a frequenti curve:
Cassa delle carrozze. - Fino dal!' origine delle ferrovie si adottorono due diversi tipi di carrozze: uno con vari' scompartimenti· trasversa.li e con porte sui dne lati in. corrispondenza d'ogni scompartimento; l'altro ad un solo gn111de scompartimento, con sedili disposti longitudinalmente, o più spesso, trasversalmente di qua e di là. da un corridoio centrale, e con porte alle clue testate della carrozza in corrispondenza di questo corridoio. - Il primo tipo , detto a si.stenia inglese, è il più generalizzato in Europa: esso utilizza megl io lo spazio, esige ;poco tempo per lo scendere ed il salire dei viaggiatori nelle stazioni, e si adatta ad .una certa tendenza all'isola.mento che ·hanno i viaggiatori europei. Il secondo tipo, detto a sistema americano, è il solo impiegato negli Stati Uniti d'America ed è usalo in Europa su linee da toiiriste, come sono quelle svizzere, oppure su linee di importanza puramente locale e a brevi percorrenze, com'è il caso delle tramvie a vapore. In America il sistema a lunghissime vetture intercomunicanti risponde ai costumi di quelle popolazioni ed alle necessità dì hmghissimi virrggi senza incontrare città.; per la qual.cosa occorre che il viaggiatore possa in treno muoversi, distrarsi, riposare, leggere, mangiare, ecc., come farebbe a bordo di una nave. · In Europa il sistema americano è preferito (con veLture di dimensioni ordinarie però) ove si 1:icerca la vista del ,paesaarrio che vO ' si può meglio godere per la facilità di spostarsi nell'inLe)·no della vettura, e per la possibilità. di rimanere sulla loggetta esterna a.Ile porte. È usato nelle linee locali,perchè si presta meglio al servizio di controllo, che in causa delle molte fermate deve essere continuo, ed all'economia del personale, tanto dì quello del treno, che di quello delle stazioni: il conduttore infatti, essendo in comunicazione con tutti i passeggieri, verifica o distribuisce loro i biglietti e li ritira prima· che scendano, può serrare da solo uno o più freni quando occorre, ecc. In c1uesti ultimi tempi nell'idea di dare alle vetture a scompartimenti trasversali molti dei vantaggi del tipo americano, sono state costruite in .Italia alcune vettuee a corridoio longitudinale, ma da un lato anzichè nel mezzo. L'accesso al corridoio, dal q1iale si accede agli scompartimenti, è come nel tipo americano dalle testate; epperciò si ha l'inconvenie.nte del troppo lento sfogo dei viaggiatori,
Curve della via di rnggio fra )l )) » » »
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3,66 4-,57 5,03 5,50 7,32
~u_esti ma_ssimi però non si applicano che alle carrozze, anzi gli ult1m1 non s1 applicano altro che a carrozze localizzate su determinate linee: per i vagoni da merci ordinariamente non si supera in Germania il passo di m. 3,00. . , . . ln It~lia si hauno alcune carrozze a Lt'e. assi con passo cli m. 5 e 11 massimo passo delle veLlure di 2" e 3° classe è di m. 3 80-4 30· quello dei vagoni raggiunge spesso i m. 3, in parecchi v;aon i 'è di m. 3,~0, .ed è_perfino di m. 3,70-3,80 nei grandi vagontper der~·at~ alimen tar,; però la più grande parte dei carri delle ferrovie italiane ha un passo di m. 2,70-2,80. . Per le linee secondarie del 2°e 3° tipo economico, dalle quali non e_ però escluso il tran sito dei vagoni della rete princ:pale, la Commi;;s10ne del 1879, a causa dei minimi raggi permessi (che sono rispeLLivamente m. 150 e m. 100) ha consigliato che il materiale locale non si faccia d! passo maggiore rispeltivamente cli m. 3 e2,50 pel' le car- · .rozze) e dt m. 2,50 e.2,.25 per i vagoni. 1
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Cassa de1: ·veicoli. La cassa ha fo rma diversa a seconda dell'uso cui i veicoli sono d~stioati: essa pertan Lo costituisce la loro-parte caratteristica e distintiva. La precipua divisione dei veicol i consegne dall'essere destinati al traspoJ·~o di viaggiatori od a quello di merci: si hanno perciò le due . categone delle c~r'.·o.zze ?:vettnre, e dei carl'i merci o vagoni; ciascun_a delle qu~lt. st suddmde ali,~ sua volta in specialità minori, inerenti_ alla cond1ztpne dei viaggiatori ed alla diversa quali là delle merci da trasponàre.
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aggravato dalla ristrettezza del corridoio, .nel quale si incontrano ,quelli che scendono con cruelli che montano. Un altro recente tipo (Kossuth), stato pure r.ostrnito in Italia ,sembra i1wece des ti na to ad un duraturo imp iego . In esso vi ò da uno dei lati una balconata longitudinale che permette la comunicazione esterna fra i diversi scompartimenti e dalla quale, median te ponticelli levatoi, si può transitare da una vettura all'altra. L'accesso alla vettura è mantenuto dai due lati mediante pol'liere ·Corrispondenti a ciascuno scoq1partimento e non si hanno perciò gli inconven ienti del pass~ggio ·dei viaggiatori carichi di bagagli in 1111 ,corridoio .r isLreLt.o . I c0mpattimerHi sono separati e cl1iusi, e lasorveglinnza del personale del treno lungo la balconata rende assoluta la sicu rezza dei passeggieri; questi hanno la comod ità di re·Carsi, occorrendo, alle latrine (poste in speciali scompartimenti , un,t per . ogn i classe) durante la corsa, e possono, rimanendo nella. balconata, godere comodamente del paesaggio lungo la linea; infine il .personale di servizio ha una l'acile comunicazione da un capo all'al tro ,del treno. - Queste vel.tnre si impiegheranno nella formaz ione di alcuni tren i direlli; le balconate saranno tutte a destra del tre!lo in w1 senso di cor3a , ed a sin istra nd senso opposto. li solo in,-;01nre11iente che presentano è la soppressione di un posto per ogni sedile, ma esso è largamente compehsato dai vantaggi che sono stati sopracce1inati. Tn questo studio non ci occuperemo che assai brevemente delle cmToz1.e comuni delle ferrovie ordina.rie, cioè di quelle a sistema inglese .
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l'ossatura delle pareti ; queste si r icoprono internamente con tl1vole &oLtili ed esternamente con lamierino di fe rro ben disteso, in modo da rinserrare uno strato d'aria che impedisca la troppo solleci ta penetrazione del calore esterno in estate, e la dispersione del calore intern,J d'inverno. A. questo scopo si usa pure far doppio il pavimenlo ed interporre dell a segatura cli legno fra i due tavolati rinserranti i traversini; ed anche il Letto si fa a doppia parete, rico prendo superiorm.ente le centine con lamiera cli zinco, perchè l'acqua piovana non penetri nell e carrozze.Apposite aperture nella doppia parete del Letto permettono l'introduzione delle lampade, ed una tavola longitu.clinale rende sicuro il transi Lo sull'i mperiale delle vellure agli agenti incaric:ati di accenderle. La cassa si colloca sul telaio facendo appoggiare I'in telaiatnra imlle traverse di testa e sopra alcune m.ensole in ferro inchiodate ai fianchi del telaio (m, ni, fig. 'i): la si assicura o con ritegn i alle sue estremità formanti arresto contro il télaio , o con viti che IR un iscono alle mensole. Al telaio Yengono pure uniti, facendoli spesso d'un solo pezzo co n le mensole, i soste,qni delle banchine, i quali sono di fen o e portano due gradini, il più basso per la banchinri longitudinale che serve al personale del treno, durante il viaggio per andare da un veico lo all':tltro, il più alto fa da JJtidana per accedere alle carrozze . ,. L'a[Lezza del pavimento sul piano del ferro. risulta, ·a vellura vuota,· di m. 1,20-11,25: l'altezza interna della cassa viene tenuta di m.· il',80-2,110 presso i fianchi, e di m. 2 ,00-2,25 nel mezzo; l'altez: amassima di tutta la vettura r isulta di m. 3,20-3,50. Al disopra del tetto della cassa, nelle vetture con freno, viene costrnila una log,qetta o casotto per il frenatore, cbe vi accede per mezzo · di montatoi forman[i col pianerottolo della loggetta una doppia scala n'ella testata dove è l'asta di manovra del freno. L'altezza della log. getta al disopra del suo pianerottolo esterno si fa di m. 11,80-:l!,00, è al disopra del cielo di m. 0,90- 11,00 . J.I tetto della loggetta deve rin'lanere dentro'la sagoma normale, epperciò non può essere più. alto di m. 1,30 sopra le rotaie. Le I9ggeue pei frenatori devono essere aperte lateralmente, ma chiuse davanti e di dietro da pareti vetture che hanno delle nicchie munite di fineg tr ino con vetri. .aperte sul davanti presentano l'inconveniente di non poter viaggiare 1
La cassa del le carrozze consta di una in,telaiMnra i1'1.,{e?'iore in legnarne, larga !l uanto è lun ga hl traversa di testa,e lunga quanto tutl.Q il telaio , tenuta a sesto con trcwe1'Sini incastrati. ai lati più lunghi, e soreeggenti i tavoloni del pauùnento. Ad ogni angolo dell'in· telaiatura si innesta un 1nontante d'a,ngolo, la cui forma si adatta all a s-agoma laterale della carroiza; all' intelaiatura. si uniscono pure . i 1nontanti, delie po 1·te ed i niontanti intermedi, i quali tutti si inca:;lrano superiormente in una cornice, che forma l'intelcliatnrn .siq1eriore e po rta le centine cle,,fin.ate a reggere il tetto. Le due in.telaiature ed i montan tipollegati da listell i orizzontal i, costitni:;;cono
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. FERROVIARIO- MILITARI
S'J'UDl
aperte lateralmen te e 11011 si prestano perciò ai viaggi nella stagione invernale. 2° Ca1Tozze di II classe a scompartimenti trasversali capaci cli ·IO post.i ognuno; 3 per sedile. La larghezza della cassa è anche qui di m. 2,40-2,50, epperciò ad ogni viaggiatore sono assegnati non più di 4-8-50 cen timetri ( I). Il numero degl i scomparti menti nelle carrozze più recenti è di 4., molte delle vecchie hanno invece 3 scompartimenti soltanto, ed alcune 3 scompartimenti ed un mezzo scompartimento o coupé. La larghezza degli scompartimen ti è assai variabile.: in alcune vecchie carrozze (F. R.) si ri scontra la larghezza di m. ·I ,35 soltanio; parecchie hanno scompartimenti di m. ,1,60 all'incirca e le più li hanno di m. 1,76-1 ,80. Le carrozze di lf classe hanno i sedili e gli schienali foderati di stoffa o cli pelle, e imbottiti di crine. 3° Gai-rozze cli I classe a scompartimcnLi capaci di 8 posti, con u!la larghezza di 60-64 centimetri per person;i, (1) . Le più hanno 3 scompart1menti , oppure 2 con uno o due coupés. Molle delle nuove sono a ,f. sc'omparLimenti. La larghezza degli scompartimenti è in poche carrozze .di in . ·1,8'.iH, 95: nella massima parte è di met.ri 2,00-2,il O. L\tl tezza interna sui fiancb i è normalmente di rn. 1,83-2,-1o. Nelle carrozze di I classe gli s~hienali ed i sedili sono elastici, i cuscini sono imbottiti di crine, e il tutto è foderato di panno, oppure di un tessuto di crin e ed aloe. Il sedile è separato in due parti da un appoggiatesta sporgente sull o sch ienale e da un appogg ia-hracr-ia mobile, che può sollevarsi girando a cerniera presso lo schienale. 4° Car1·ozze m,iste cli I e I[ classe, aven ti 3 scompartimenti dei quali quello di mezzo di I classe; spesso ne hanno quattro, due di I e due di II, oppure uno di I e tre di IL· - Vi sono anche Clvr1·0:ue 1niste dina e JIJ• classe, ma sono assai scarse: in tutto se ne hanno ·I8 ·sulla rete merid ionale e sicula . 5° Carrozze d·i lusso , cioè carrozze di I• classe con scompartimenti a leu.o, .saloni., breack, ecc.
che voltate in un senso solo, colla loggetta all'indietro, poichè in senso opposto il frenatore è esposto permanentemente ad una troppo violenta azione dell'aria. L'interno della cassa vien diviso in iscompartimenti mediante trameni di legno, ai quali si lÌniscono i sedili. Ogni scompartimento ha due porte, larghe m. 0,55-0,60, con finestrino nella parte superiore; fra le due pareti delle porte penetra un Lelajno con vetro e, nelle vetture di 11• classe, anche una piccola persiana pel finestrino; nelle vetture di 2• e di 1a classe, oltre a quello delle porte, vi sono altri due fineslrin i lateralmente a queste. Dalla parte esterna frammezzo alle porte e al dìsotto delle finestre, si collocano dei guidamani orizzontali di ferro ricoperto d'ottone, acciò chi cammina sulle banchine possa sostenersi . Presso le testate cl' ogni cassa si fissano dei ferri ad occhio eleni porta fanali, destinati a ricevere i fanali cli segnalamento. Per ullimo le pareti esterne vengono dipinte e verniciate, e quelle interne ed i sedili o dipinti, o tappezzati, secondo la classe della vettura. Apposite iscrizioni esterne indicano la classe degli scompartimenti, la società proprietaria della carrozza, il suo numero cli inventario ecc.
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Le carrozze sono di più specie,·vi sono cioè: 1° Ccwrozze di 3a classe, a sèompartimenti trasversali capaci di 1 1O persone, o per sedile. Esse hanno generalmente quattro scompartimenti e le più recenti cinque. La larghezza dèlla cassa è in. ternamente m. 2,40-2,50 , perciò sono assegnati ad ogni viaggiatore 48-50 centimetri . La lungb ezza della cassa di pende dal numero e della larghezza degli scompfl.rlimen ti, la quale larghezza varia fra m. 1,37 e 1,70, comunemente però non si discosta molto da m. 1,50. 'fntto l'interno è di legno dipinto . Nelle costruzioni recenti al di sopra di ogni sedile si colloca la rete porta-bctgagli, la quale manca nelle vecchie carrozze. Il tipo a scompartimenti trasversali non è il solo che si riscontri · nelle carrozze di III dasse di vecchia costruzione delle ferrovie romane:. in molte la cassa forma un solo scompartimento, con sedili longitudinali nel mezzo, trasversali nelle testate, e con due sole porte per ogni lato. Molte ddali vetture, 67 sul totale di 5i:>'I, sono 1
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(I) Nelle ferrovie tedesche ogni sedile di li classe è destinato a 1, persone, per la qual cosa ogni viaggiatore dispone cli 61 ccntimet.ri. Ogni sedile cli I classe è destinato a tre persone soJ;iment.e, ed è foggiato come ere seggioloni uno accanto all'altro, so no perciò assegna ti 80 ccn t. per persona .
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STUOl
Vi sono inolli·e carrozze speciali come le vettu,re cellulari, le vetlit re 7Jostu od am bidanl• post al,;, ecc. In alcun i paesi , ed in Italia su ll a rete meridion:ile, si u.;;11.no anche Yetture di lY classe, nelle quali si lrasporlano i ,·iaggialori in pi edi. La cassa forrrrn un solo ambiente, muni to di fin est re senza Telri; a carico completo ad ogni uomo risulta asse~na lo lo spazio di 1/ 3 cl i m. q. sulla piaLtaforma. Questa spec ie di Yellur·e è piena mente giust ificata in cerle contrade agricole e ioduslriali, e dovrebbe anzi essere permesso doYnnque il trasporto a basso prezzo dei lavoratori in vagone-besliame, lrnspol'lo che per piccoli viaggi non presenta iocon,enienté alcuno e che farebbe risparmiare tempo e forza alle cla~si povere, senza esigere dallo amrni nisLrazioni ferro viarie nessun n110Yo impianto.
Cassa dà vagoni . - La form a del la cassa elci Yagoni è a.:;sai differente a seconda dell'uso cui sono deslinati: pel modo di costruzione può non di scostarsi mo lw da quella dell e carrozze in alcuni ·vagoni cope,.ti, e può sparire riducendosi ad un semplice tarolalo in al cun i va,qoniscoperti. La Yariet,i dei Lr·a.spor-ti che le ferrovi e devono eseguire condusse dapprima a moltiplicare i tipi dei vagoni per appropriare meglio lo strnmento all il suà funziou e; ma da molto tempo si è riconosciuto che ciò non convenirn. Si creava infalli una complicazione imbarazzrrnte fa. costruzi one e con Lraria alla facil ità. del mantenimento , si condannara a prolungale giacenze per mancanza di impiego ed a luo ghi Yiaggi a vuolù molta quantilit di maleriale, o frequ entemente arri vava che nellesta7.ioni, non arendo soli.o mano il ti po co rrisponden te ai tra,-porLi da effelluare, bisognara impi egarne un alt ro, fallo per altri usi, epperciò poco adauo a qnell o occorrente. Invece di costruire Yagoni speciali in Yi:,La di ri slretle categorie di tr;sporti, si procur·a al presente di mo ltiplicare il num ero di quei vagoni che possono servire a molti e rnriaLi usi . I principali Li pi di tJagoni cope1·ti sono i seguenti: ·I° Carri da bagaglio o baga!Jlia1. de.,Linal.i a co ntenere i grossi baga:{li dei Yiaggià.tori ed a ricornrare il wndullure del treno . Al l'esterno la forma del carro cl;\ bagagli è qu ella cli una carrozza senza fine.;tre e a due porte, una per lato, ampie e s~orre\•oli. Vicir.o
FEIUlOVIAl\1 0-MILIT:~ lt(
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ad una delle estrem ità e su tullì e · due ì Jianch i ri è una tJedeLta sporgente ;'L paret i di vetro, che permette di guardare la Jineil ed ì fìanch i del treno senza dorer:;i a/Tacciare alle porle; da quella parte della cassa sta il conduttore, dall'altra si dispongono i bagagli. Nell'estremità di servizio dove sta il conduttore del treno vi è il freno, che si manovra dnll'i nterno ; vi è una cassa longitudinale addossata alla testata e con po rte esterne, nella quale si rinchi udono ì can i e che perciò dicesi canile; ,i sono altre cass~ a disposizione del condutto re; un casellario pe1· le con ispon denzc e allM car·te di servizio, ecc. In recenti costruz ioni (F. A. I.) in una testata del ca rro trovasi un compartimenlo separato, con accesso da due porte esterno, destinato a la.trina. '2° Vagoni da merci e bestiame. - La cassa costit uisce un solo vano coperte,; in ciascu n fianco vi sono generalmente tre aperlu re, una grande nel mezzo mun ita di porta scorrevole, e clne in alto presso le testale munite di chiusura a ribalta (I ) . La costruzione è analoga a truella della cassa delle velturo: un' in telaiatura inferiore porla i monLantì cl'tl{Jgo lo, quelli della perla e quelli intermedi; un'i ntelaiatura superiore col lega i monlanti e sorregge le cenLine del tello. I tra ,,i longitudinali dell'in tela iatura ìnferiore so no inch iavardati sopra mensole unite aì fianchi del Lelaìo esu essi poggiano per formare il paYimento dei robusti tavoloni trasversali connessi uno all'altro; le paret. verlicali sono foderate all' iu terno e all'esterno co n tavole di lari ce o di abete . li tetto è pur foderato di tavole e superiormente è ricoperto con tela olona, spalmata con un preparato d'ol io di lino co tto, terra rossa e biacca, cospa rso mentre. è ancor fresco di s,1bbia fina . Le porto sono guidate superi ol'rnenU) da nna bacchclta di ferro fissala alle parei i, e scorrono infe ri ormente col mezzo di rotelle sopra una sbarra di feno fissata alle mensole. Esse hanno una larghezza di m. 1,30-·1,60 e si chiudono mediante bl'a.cciuoli a dopp io gancio, che permcllono la chiu,rnra totale, oppure r1uella parzia le con una striscia di luce larga c1uall.1·o·dita . .- Le l'ibidto delle rine,,tre sono (il Molti vagoni delle fs'. M. hauno in vece 1iortc a. ~orniern a due IJaltenti o di essi non pochi hanno le parli s11periori dolle pareti laterali chi ucli!Jili co n sa.racinoscltc. Le più recenti costruzioni sono su 11uella rete a 1,orte scorre,·oli o a due solo.ribalto disposte \liagonalrneutc.
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STUDI
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impemiate inferiormente dall a parte interna del carro; quando esse' sono citi use e imp iombale, il· carro può servire pel trasporlo di qualunque merce; se si trasporta bestia mo le ribalte possono tenersi aperte, ma non semi-aperte. Attualmente si costruiscono vaooni con fi~ estrini a ribalte incassale quando sono apei•Le (F.ll.); nella maggior parte però dei vagoni esistenti le ribalte sono addossate alle pareti, epperciò restringono la larghezza utile della cassa. I vagoni da merci e ~estiarne fra tnll.i i carri coperti sono i più impor'lanl.i dal lato militare, perchè, oltl'o all'uso ordinario che li rende indispensabili pel trasporto dei cavalli, si prnstano al trasporto degli uom ini mediante il sempl ice collocamento di panche mo~ ili .snlla l~ro piattaforma. Questo ripiego è una ne_cessitù per tu LL1 gli esercrL1 ,stanLe la relativa scar$ilà di velluro di IlP classe: ha inoltre i! rnntaggio di semplificare il rimpiego del materialo di ritorno, e di diminuire alquanto il peso dei treni . Le dimensioni più comuni del la cassa sono: lunghezza rn. 5,~56,00; larghezza m. 2,34··2,oO; altezza sui fianchi 1,90-2,05. 11 volume della cassa varia ordinariamente fra i 23 od i 28 m. c. La portata ~ei carri da mer·ci e bestiame, cioè il peso che possono portare, è diversa secondo le condizioni di resistenza di Lutto il vei <:olo ed in ispecjal modo delle molle e degli assi; per pochi carri vecchi la portata è soltanto di 6 tonnellate, per molli fra gli esistenli è di 8 tonnellate, e per la più gran parte è di 10. Quelli di u!Ùma costruzione delle F. A. I. e F. M. han.no una capaciLit di 3om.c ed una portata di 12 tonnellate. . Dal l~to. dell'impiego militare la portata non ha valore che per le d1mens1om del vagone che ne con.;;eguono. I vécch i ca rri da 6 lonnellate p. e. (al 11° gennaio 1884 ne ri maneyano ,14 alleF.A.J., 2.23 alle F. R. , nessuno alle altre reti) hanno dimensioni assai scarse, poi~hè. la lunghezza della più gran parto non supera m. iS, e per alcurn J'imane perfino a m. 4,,2; le loro dimensioni sono adu,nque tali da non poter contenere in molti casi più di 6 cavalli, mentre ne occorrerebbero. da 12 a io per caricare il vagone del peso di 6 Lonnellale consentiLo dalla loro portata. Questo peso non si ra oofonae ~~n nessuna s?ec ie di carico militare, eccello che nei lras;~rli d1 deerale o cli materiale per i servizi di intendenza. La capacità in ca,,alli di truppa è di 8 per la più gran parte dei
vagoni bestiame di tutte le perlate: alcm1i vagoni con freno,ne_i quali la nicchia pel frenatore penetra all' interno della cassa, non consentovo che il carico di 7 cavalli. Le ferrovie dell'A . I. e quello meridionali hanno un discreto numero cli vago~i (200 le F, A. I. e 650 le F. M.) atti al trasporto delle derrate alimentari fresche. Essi sono muniti di r ibalte e di inferriata ai fineslrini laterali ed h:rn110 finestre di aeramento in basso, con rete metallica, persiana ed imposta. La cassa è lunga. rn. 6,64, , ha una capacità. di più di 33m.c; la loro portala è di '1:il tonnell ate. Nei trasporti militari servoi:io per 8 cavalli o per ,s_.o uomini,come gli altri vagoni da 42 tonnellale. 3° Vagoni ch'iiis·i da merci. - Sono simili ai vagoni per merci e bestiame, ma non hanno finestr:ini. Siccome non servono pel trnsporto bestiame e creano perciò una specialità imbarazzante, così nelle nuove costruzioni si abbandona questo tipo e si r itiene esclusivamente quell o precedente. Fra i vagoni chiusi le F. M. classificano anche 96 vagoni aventi quattro finestre laterali con inferiala e persiane, i quali perciò possono servire anche al trasporto dei cavalli . 4° Vagoni sciidc1·ia o cavallai. -Sen•ono al trasporto di cavalli di lusso, in apposite poste separute da un tavolato mobil e imbot~ìLo di crin_e. Ve ne sono a. tre poste longitudinali ed a quat~ro poste trasver:;ali. Le finestre sono munite di persiane. In ogni vagone è riservato uno spazio per chi accompagna i cavalli. 5° Vagoni da pecore, carri-r;abbie,pl',comi. -: Servono al trasporto del bestiame minuto che si colloca nei due o tre piani in cui si divide il vagone. Ad ogni piano si dà un'altezza di m. 0,80-'1 ,00; le pareti sono fatte con liste di legno staccate una dall'altra, precisamente a gu isa di gabbia. Spesso sotto al telaio fra gli assi .del wi.gone è collocata un'altra gabbia più piccola.
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I principali tipi di vagoni scoperti comprendono: ,JO Vagoni a sponde alte, vagoni a cassetta con sporule {1,Sse, vagoni da carbone, denominazioni che si riferiscono tutte ad uno stesso tipo di veicolo , destinato a svari ati trasporti. Esso è costitui to da un tavo lato ori1.zontale racchiuso da pareti verticali. fisse, al Le m. 0,60-1,i:>O. Le pareti di testala sono più alte di quelle laterali,
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STUDI
PERROVIARIO·Mil.lTARI
sono foggi ate a timpano e spesso collegate s.uperiormente con una stanga longitudinale . I montanti defle pareti laLeral i sono fatti con ferr i a T inchiodati alle mensol e, ed ai montanti sono inchiodati i tavoloni longitudinali formant.i le pareti. Un ferro d'angolo longitudinale inchiodato alle mensole i-iceve le estremità dei tavoloni orizzontali della piaUaforma. Le pareti laterali sono munite di porta a due bauenti. Questi vagoni sono adaLti al trasporto delle merci disgregate di non molto valo.re come i carboni, i laterizi, i pietrami, .ecc. e di quelle, come grosse botti, casse, ecc. _che richiedono il caricamento con gru, a.I quale male si pres tano i carri chiusi . Per difendere le merci dal .sole e dalle intemperie, si ricoprono con grandi copertoni cerati che si fissano ad apposite campanelle dei montanti. - Questi vagoni non trovano impiego che in modo affatto eventuale nei trasporti di truppe: ne hanno invece no'rmàlmente uno importante i vagoni delle categorie seguenti. 2a Vliqom: a sponde basse, car,·i.piaUi a sponde mobili. -Sono di costruzione simi le ai precedenti, ma. l'altezza delle pareti n,on supera generalmente m. 0,20·0,50 e quelle di fi anco, oppure quelle di testata, od anche tutte sono mobili, e possono riballarsi girando attorno a dei cardini connessi al telaio. Nelle F. A. I. predominano i vag~m i a sponde di Lesta mob ili e laterali fisse, nelle F· :J:{ . quelli a sole sponde laterali mobili; nelle F. i\1. quelli a spoude mobili di fianco e di tes ta. Le sponde di testa, ribattendosi sui° respintori, posso no costituire, se so no alte circa 50 cent. , una specie di ponte fra due sur,cessivi vagoni che permetta il faci le transito del c,Ì.rreggio da uno all'altro vagone. Se le sponde sono assai basse, ciò non è possibile ed.il ponte fra i vagoni attigui deve costituirsi con tavoloni o con ferri ad U o con rotai e di fian,30. Comunque però negli usi militari i vagoni a ribalte in testata sono preferibili ai vagoni con ri balte di fianco, perchè si prestano al caricamento di parecchi vagoni in fila con carreggio , che si fa transitare da uno all'altro . L,t larghezza delle pi.attaforme, ossia del lavolàto, è di m. 2,20-2,50; · nei riguardi militari è però più importante la lunghezza, che varia fra m. 4,50 e 6,00, con assoluto predominio dei vagoni',con lunghezza cli tavolato compresa fra m. 5,20 e 5,60. ' 3° Vagoni 7Jiatti senzci sponde, vagoni piaual·i. - Per gli usi
cui servono rientrano nella categoria precedente; i grnssi e pesanti · massi ed il carreggio si possono infalli caricare su questi come sui vagoni a sponde mobili. Sulle ferrovie romane si comprendono sotto il nome di ,vagoni 7Jianali, tanto quelli senza sponde, che quelli a sponde di testa mobili. 4° Carri a bilico, carri piatti con bilico, vagoni pianali co1~ bilico si chiamano i vagoni senza sponde o con sponde laterali fisse e quelle d1 testa a ribal!.a, quando portano al di sopra del tavolato un grosso trave imperniato in apposito foro centrale e poggiante alle sue estremità su rotell e, o su semplici pomi in ferro, scorrevoli sopra guide circolari metali1che. Questi vagoni servono a trasportare i materiali molto lunghi, che non possono essere caricati sopra un solo carro; si caricano allora facendoli poggiare su due bilici successivi, perchè cosi, in grazia della rotazione di questi attorno ai perni, la rigidi lit del carico non fa ostacolo al passaggio nelle curve. Nelle testai.e del tra.ve girevole, ossia del bilico, possono configgersi ·due aste in ferro munite supe.riormente di catena per fermare ed assicurare il carico. Togliendo il bilico questi vagoni possono impiegarsi senza ostacolo alcuno pel trasporto del carreggio . Ol tre alle specie di vagoni coperti e scoperti ora indicate, ve ne sono altre delle quali sarebbe superfluo il pa.rlare qui, perchè il loro uso o è limitato ad alcune merci speciali come la birra, il latte, il ghiaccio, ecc., o è ristretto al servizio interno ferroviario. In quest'ultima categoria sono da comprendersi i vagon-i per ghiaia, i vagoni-cisterna, i ,vagoni -gni o gru mobili per servizi eventuali nelle stazioni non dotate cli gru fisse, i vagoni-attrezzi o carri di socco1·so portanti gli strumen ti necessari pe! momentaneo riparo della. via e del materiale e per le prime cure alle persone in caso di sviamenti, di scontri, ecc., i carri-sagoma, per la visita delle gallerie, gli spazzaneve, ecc. ecc.
Nomenclatura delle carrozze e dei vagoni. - A seconda della specialità del servizio cui sono destinati, tanto le carrozze che i carri vengono divisi in serie, ognuna delle qnaii ha. una propria denomi nazione ed è distinta dalle altre con una. lettera dell'alfabeto . Questa ANNO _;l:XIX, VOI.. 11. '
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STUDr 282 lettera costituisce il vero nome di servizio del veicolo, quello che esclusivamente si adopera in tutte le corrispondenze e in tutte le relazioni fra il personale ferrov iario. Le denominazioni del materiale sono quelle stesse state sopra indicate per le diverse specialità; le lettere delle serie variano da una rete all'altra. Lo specchio seguente indica per le più importanti categorie di veicoli la lettera impiegala su ciascuna rete. Spesso la lettera della serie ne ha un'altra, come indice di qualche parlicolarilà di costruzione; generalmente l'indice/ significa che il veicolo è con freno. Oltre la lettera della serie i veicoli portano un numero di inventario, che può essere progressivo entro ciascuna serie (F. R.), o progressivo per tutti i veicoli della rete, in modo che due di essi , anche di serie di vcma, non possano avere lo stesso numero (F. A.I.e l•' . M.). Qualche volta però in questo secondo sistema la numerazione dei veicoli presenta delle· irregolarità, a causa dell'a~•ere dovuto sorpassare i numeri stati primitivamente assegnati alle diverse specialitit. Così p. e. : nelle ferrovie A. I. alle carrozze cli 1" classe erano stati assegnali i numeri clall"I al 300, ma raggiunto questo numero se ne sono dovuti saltare '.iH,000, seguitando dal 2,1,3011 in su; alle vetture di 211 classe erano assegnati i numeri dal 500 al i!OOO,. ora si seguita dal 22,50 11 in su, ecc. Il materiale delle diverse serie posseduto al ,1°gennaio 1188t dalle reti italiane, tutte comprese meno la rete sarda, appare.dal seguente spec<~hio, nel quale il materiale delle ferrovie romane senza transi lo, cioè n.01'1, ammesso a circolare s1ille linee delle ciLtre 1·eti italian<i, perchè non adempie a tutt13 le condizioni prescritte dalfa Commissione del 11s1,1, è distinto da quello avente transito. Quest'ultimo so.ltanto può essere utilizzato nei trasporti militari in caso ài guerra. Tutto il materiale delle F. A. I., delle F. l\L e delle F. C. S. ha transito sull'intera rete italiana.
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SPECCHIO
~el materiale da tras1lorlo in servizio sulle reti italiane al t gennaio f 884 0
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Vngoni a sponde fisse. Vnfioni a sp·onde mobili di fianco e ISSO di testa . Yagoni con sponde mobili di testa oppure senza sponde . . Vagoni con bilico . Vagoni diversi (5)
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(I} Xcllo spccehio non llgura la rei.o sarda, il cui m.:i.terialo si compone di 92 ca.rronc, HO. carri coperti o 215 scoporti. (2) ~ono la S0c1e1,~ veneta, la To1·ino-Cil"ie-Lan;::;o, la Sonthià-lliclla,. la .Yol'il <li JJ/itano, la Settim o-1/ivm·olo, l:l J'c1n nc1-SuzzC1,1·c1. aventi $ervizio cnmulativo collo 1·. A. 1. ' 1:) J Vi è soHnnt.o la società della' fmTo,•ilt Sicut'.i- Occillenlale. ossio della '.J',-a1Ja11 l-Palel' ì11,0: 01. (~l Comprendono lo vetture cellt1,la1·i, gli cnnlm.la.nli 11oslali e In vell1we dei JJcicchi pgstaf<: r . le F . .\. I. sono stai(' computato in <1ursta cat~oria anche 3l. vctlura di tutto le classi per troni economici, e prr le f. M. anche 22 carrozze di 1\' classe. . . . i (::H Comprendono i v;igoni. cl:~ pecore, i vagoni cl,l _gh iaia e da massi senza rcspintori, 1 1agon attrezzi o eh socco rso, 1 carn c,sterno, 1 ct, rn gru, gh spazzanovo, occ., ccc.
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Compresi 6 JIH poi t,r:.1., po1,to cc1nip,lgt:i, aventi. porlo a ccrnicm nello testate. Compresi 7 H P poi trnsporto polve ri [)i richo.
(8 Compresi IO IIL con letti e 3,1. lJ ,\ con riUrata. (9) Comprese 8 CO misi.O cli Il o III classe
(10)
Com1iresi
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di portala, 11r.r trasporto di grosse arLiglicrio.
Hl) Comprese l.O OC miste cli Il o t Il clas,;r. so no carrozzo cli Ili cla,;so con baga;!liaio.
(i2J 33
(:!_31 Non tiochi cli cruc:;ti vagoni sono J) robabil111,inte a sponde mobili di fianco o di testa ; però ,ne, dati che mi sono stati forniti uon e fatta alw n:l distinzione in prO[)OSito.
is6 S'fUDI Peso delle ca1·1·o~~e e dei vagoni. - Il peso delle carrozze dai, primordi delle ferrovie fino ai nostri giorni è andato sempre crescendo, perchè una forte massa è favorevole alla buona conservazione del veicolo, alla si.abilità. e dolcezza cli corsa, ed alla preservazione dei viaggiatori in caso di scontro o di sviamento dei treni. Le antiche vetture non pesavano che da 3 a 5 tonnellate, mentre ora, per 11n eguale numero cli posti, pesano cla 6 a 9 tonnellate. Il peso dei vagoni-merci, ossia là loro tara, sarebbe invece desiderabile che po lesse essere.piccolo, perchè rispetto alle merci da trasportare la tara rappresenta un peso morto; µia le esigenze di buona costruzione e di resistenza rendono questo peso sempre assai conside1·evole, variando esso fra le 4 e le 7,5 tonnellate. Le maggiori differenze di peso, a parità di capacità delle casse, sono date dall'essere il telaio in legno oppure in ferro, dall'esservi o nei il freno (·1/2 tonnellata) e dal dovere essere gli assi più o meno robusti in relazione alla portata. I vagoni coperti pesano più di quelli scoperti, a cau sa della cassa. Per fissare le idee dirò, che nelle ferrovie italiane per vetture di 11" classe da 24 posti si riscontrono dei pesi di 6000- 9400 kg. ciascuna, cioè di kg. 250-390 per posto olTerto, e per vetture di 30. classe da 40 posti si hanno pesi di 0500-7500 kg., cioè di kg. 1140-190 per posto offerto; le ultime vetture di 3a classe da 50 postr pesano 9700-10,200 kg., vi è perciò un peso morto di kg. 200 per posto ofierto. I vagol)i da merci e bestiame con portata di 8 tonnellate pesano· kg. 5200 -7000, e quelli con portata di ~ O tonnellate pesano da 6000- a 7300 kg., appartenendo il peso maggiorè a. quelli di piu recente costruzione; i carri bestiame con portata di 12 tonnellate· delle F. A. I. e delle F. !VI. pesano kg. 8000-8200. I vagoni piatti o a sponde basse pesano, i più kg. 3500-6000, ed alcuni pochi per portate di 15 e perfino 25 tonn. pesano anche· 7000 e 9000 kg. (carri NNN delle ferrovie A. I.). Come peso medio può ritenersi kg. 5200. Nei trasporti di truppe le velture di 3a classe od i vagoni da merci e bestiame di ,1Oo meno Connellate di portata si caricano con 32 uo.mini del peso, fra proprio e portato, di 80 kg. ciascuno, cioè con kg. 2560 in totale; i carri coperti si caricano con 8 cavalli, le loro
287
FERROVIAIIIO-mLITARI
selle e 2 uomini, cioè in media con un peso di kg. 42.00; i carri scoperti infine si caricano: o con due carrette da battaglione e clne uo -. mini (kg. 3280 al masidmo), o con un carro a quattro ruole e due uomini (k". 2620 al massimo), o con quattr;; sale del materiale da cent. 7 e due uomini (kg. '.2783 ), o con tre sale del materiale da cent. 9 e due uomivi (kg. 3'.iH O). Si hanno perciò i seguenti limiti di peso dei diversi veicoli ch e fanno pari.e dei treni militari: . Per carrozze cariche di uomini: kg. 8060- 10060; peso med10 computabile kg. 9500; per vagoni carichi di uomini: kg . 1'760-9860; peso medio computabile kg. 9000; . per vagoni carichi di cavalli: kg. 9400- 11300; peso med10 computabile kg. 10500 ; . per vagoni carichi con carrette da ballaglione: kg.6700-9300; peso medio computabile kg. 8500; per vagoni carichi con materiale da cent. 7 : kg. 6300-8800; peso medio computabile kg . 8000; . . per vagoni carich i con materiale da cent. 9: kg. 6700- 9200; peso medio computabile kg. 8500. Avuto riguardo al peso complessivo del trono, conviene pertanto che i treni, che trasportano uomini e cavalli si compongano di un numer~ minore di veicoli, che non quelli che trasportano per la massima parte carreggio. 1
1 1
L11;nghe.z.za dei veicot·i fra i 1·espintori. - La lunghezza totale delle çarrozze, interessa più specialmente per lo sviluppo da darsi ai marciapiedi delle stazioni, e la lunghezza dei vagoni invece, per lo sviluppo da darsi ai piani caricatori; tanto dell'.una cl~e dell_'altr~ bisoona tener conto nel valutare la possibilità di libero mcroc10 dei treni, percorrenti linee a semplice binario, in relazione a!la lunghezza dei raddoppi di binario delle stazioni. Le luno-hezze totali dei veicoli . corrispondono a quelle del telaio e della cassa,·aumentate per la sporgenza dei respintori di m. 1,20-•l ,40 nelle carrozze, e di m. ,1,00-~ ,20 nei carri, secondochè i veicoli hanno o no il freno. La lun"hezza. delle carrozze varia col numero e colla larghezza degli scompartimenti: vi sono carrozze di 9-1 O metri di lunghezza ~
,
288
STUDI FBI\HOYIAlUO- ;\ !ILITAHI
toLàle ed altre di soli met1·i 7-8, e queste sono finora. la. più gran p~~. La lunghezza dei vagoni da merci e besLia.me è di m. 6,20-6,75 per quelli di 8 tonn. di portala, e di m. 6,75-7,20 per quelli con porta.la di 11Otonn.: i carri da ·12 tonn., sia quelli ordinari che quell per derrate alimentari sono lunghi m. 7,9,)-8,45 . I carri scoperti hanno una. lunghezza di .m. 6,00-6,70 sollanlo; sono molto rari quelli che superano i 7 metri. In media, nel valutare la lunghezza dei treni nei tra.sporti di truppe, si usa computare m. 7 per ogni veicolo: ciò può essere poco se il treno si compone per la massima parte di vetture di 3" classe, è troppo se invece vi predominano i carri scoperti. Perciò anche riguardo alla. lunghezza. totale dei treni, come riguardo al loro peso, è conveniente che quelli che trasportano uomini si compongano di un numero di veicoli minore di quello che possono avere i trlmi che trasportano carreggio. ( Continua).
lng. L. CONTI-VECCHC Capitano di stato maggiore.
NOTE ED APPUNTI DI
TOPOGRAFIA
LETTURA DELLE CARTE -
Che cosa stanno facendo, se è permesso? Faccia.mo la carta topografica. Bene; ed a che cosa serve? A moltissimi usi. Ma chi se ne serve? - « Coloro che le adoperano >> risposi io seccato, non tanto ·atI'insJ~.L~n.za. di quel bifolco, nell~t di cui vigna avevo trasportato l.t favoletta pretoriana, quanto perchè le sue domande mi mettevano in un imbarazzo mai provato. A che servono - chi le adopera? E quelle interrogazioni mi martellarono il cervello per tutto il giorno. Quel buon contadino mi voltò le spalle tutt'altro che soddisfatto di me; ma vi era un altro meno soddisfatto di lui per le mie risposte, ed ero io. Industriali, ingegneri, cacciatori, viaggiatori, commercianti, ne incontrai a migliaia per le campagne, ma. eh' io li vedessi mai a consultare un foglio topografico! Solo qualche alpinista. si vede girelloni con la carta in numo, in ossequio ai consigli della. direzione di un qualche club, ma la tiene piegata e se ne serve di ventaglio . Il cinquan1amila piem1mtese, l'ottanlaseimilaquattrocento, co·sì detto austriaco, e le nostre moderne tavolette di campagna riprodotte, sono i documenti topografici che corrono per le mani della truppa.
2:90
DI TOPOGRAFIA
NOTE ED APPUNTI
Queste carte si distinguono a primo sguardo; sono legate in tela gl'igio-cenere, o color tabacco, e si piegano in 6, 9, 112, 116 p~rti e più. Appartengono al corredo dell'ufficiale insieme alla fodera del keppy, al binoccolo da campagna, alla sciarpa, alla borsa della colazione; non è possibile che un attendente per quanto sbadato si dimentichi di presentarle al padrone unitamente ai guanti, alla scattala dei fiammiferi, al fazzoletto ecl alla chiave di casa. Le carte topografiche hanno due posti ben distinti: uno di marcia~ l'altro di riposo. Appartenendo all'ufficiale a piedi, in marcia stanno nella borsa della colazione separate da una tramezza di cuoio dal companatico, oppure fra il doppio petto del!a giubba, facendo capolino dalla fila dei bottoni. Per l'ufficiale a cavallo il loro posto è inalterabilmente nella tromba degli stivali: non si esce di lì. Giunti alla tappa, chi le volesse rinvenire le può trovare rincantucciate in una qualche camera da pranzo a rifascio colle sciabole e coi berretti; e negli accampamenti, sotto alla tenda, quando disperate cli trovarle, rammentatevi di· cercarle fra la cassettina d'ordinanza ed il lembo dei teli: scivolano sempre sull'erba, cercano di essere dimenticate. È pur vero che dul'ante la marcia si tolgono di dove sono qualche volta, si aprono, ci si fissano gli occhi sopra, così camminando, scansando un 'mucchio di ghiaja, dando licenza a Tizio di andare a bere, avYertendo i primi di raccorciare il passo, raccogliendo le redini, scacciando un tafano dal collo della cavalcatura, tergendosi il sudore, inciampandp in un pane che sbuca improvviso da una siepe. Data aria a quella carta perchè non puzzi di chiuso, la si.ripone al solito luogo, con un respiro di soddisfazione profonda e doppia sia per aver consultata la carta a discarico di coscienza, sia per essere riusciti a levarsela dagli occhi per-un'altra mezz'ora. Ho detto consultare; vedremo a suo tempo le dottrine di quel consulto. Intanto assodo qui una verità provatissima dalla esperienza, ed è questa: la vista ~i una carta topografica i·iesce qualche cosa di urtante, di antipatico, di oppressivo. Nori ho saputo danni cli ciò completa ragione, forse perchè tal ragione sarà costituita da cause
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complesse, le quali o male si afferrano, oppure, prese separatamente, non sembrano a suflìcenza persuasi ve. i\fa senza in vestigare le cause, tali sono gli effetti. · Nel colore della fodera di una carta ci si vede il ricordo delle fatiche passate, la profezia delle fatiche future, il disagio dei·campi, le colazioni troppo salate, le conferenze reggimentali sulla rosa dei venti; nell'interno di una c~rta ci si vedono: l'incombenza di uno schizzo, il sopraccapo di un itinerario, il tema di una manovra, e questa è la parte migliore; poi ci si vedono strade che non ci sono, . case sparite, fossi che sono muri, mm;i di biancospino, ed una infinità di linee curve, serpeggianti, parallele, grosse e sottili, disseminate per ogni dove, che_danno le traveggole, che intontiscono la mente, che mettono il marasma addosso. Quel color plumbeo del disegno delle nostre tavolette riprodotte, si stende pesante su tutto il paesaggio. Non si vedono i colli, si confondono le strette, si scambiano le dorsali cogli impluvi, non si comprende per ove si salga, da qual parte si scenda. E l'occhio smarrito e polveroso vaga dolente su quel dedalo di linee indecifrabili, su quei geroglifici arcani e va, e va, e va, come l'ebreo errante, in cerca di una forma da abbracciare, _di un connotato da riscontrare, di qualche cosa che lo conforti artisticamente, topograficamente; ma sì! Col sole che batte cocente, affranli dalla fatica di una. ricerca infruttuosa . ' di un trovare impossibile, ci si schiva un capogiro col piegar debitamente la carta e col riporla ai suo domicilio. . Per mio conto, non Ìni perito a dido, nelle carte topografiche odierne non ci ho ·mai capi to un ette,. mai! Ed in fondo in fondo non me ne dispiace troppo, poichè vedo che al mondo c'è equi librio anche in quest:o: nel mentre per me sono incomprensibili gli stessi fogli che ho rilevati io e disegnati io, per altti parecchi sono comprensibili perfettamente tutte le carte, tutti i disegni, di qualunque sistema, cli qualsivoglia paese. Essi lo dicono, ed io, mancherebbe! lo credo. . Dal ,f 866 in poi sono spariti' coloro che non toccavano le carte se non dopo mille cautele, che le guardavano con mistica venerazi"one, con quel convincimento profondo che per capirle occorreva esserci nati, averne il bernoccolo, possedere la chiave. di quelle misteriose rivelazioni. Nei giorni presenti, nei quali gli attendenti si
2.92
NOTE E D APP L'NTI
fanno fare i ri tralli in gruppi allegorici come gli allievi della scuola di guerra, le carte topografiche non destano più soggezione di quanta ne faccia la vista di una tasca a pane. Le carte sono l'abicì della scienza militare, soho i ferri pili semplici del mestiere, e nessuno vuol perdere al trimenti su cli esse ìl suo tempo come di cosa saputa . ,·ecch ia, stucchevole. Per capir le carte non occorre punto sapere come si faccia a far~P. nè essere disegnatori, nè aver mai toccata la vite di una diottra. I trattati di topografia compresi i più moderni, sono t.uui dello stesso stampo: geometl'ia pratica, sladie,eclimetri, bussola, livelli, le solite nenie. In fon do al trattato si an iva alla così detta lett1midelle carte: si spiega.no i segni convenzionali , si fa capire - in modo più o meno preadamitico - la faccenda delle c1~rve di livello; sul lumeggiamento se no dicono cl'ogni colore, ci si ingolfa nelle scale a non uscirne più, e finalmente si chi ude coll'accennare alle Memorie descrittive ·ed alle Monografie nella maniera la più incompleta o superflua. Un trattato giit da me altre rolte prodotto in questo studio, accenna nelle prime pagine al proposito dei suoi autori <<. • •• paleseremo in una parola quale tributo la topografia rendo alle scienze militari ». Lo lessi attentamente e lo trovai un corso di lopogrn/ia elementare molto ma militare per nulla affatto. Ho cercato quel tributo ch e .s·i vol eva pttlesare, ma ho finito il libro senza trovarlo. Mi parve un li bro erroneo nèl titolo, inquantochè non è il carattere dei lettori che ·infirma il carattere del li bro, ma è il libro stesso _che nelle sue pagine det•e comprendere lanLo da poterl o chiamare di carnltere militare. Invece lo si yhiamò militare perchè è dato agli allieyi delle scuole militari ; così essendo, se distribuito in un seminario diverrebbe un corso <li topogra{t,a ecclesiastica. Leggendo ove si parla sulla lettura delle carte, ebbi a strabigliaro seguendo quel metodo di insegnamento. Si dice: la strada che dal punto A mette al punto B, ha la tale clirezione ,' è della tale classe, è in salita sino al punto C, in discesa sino al bivio F, por si biforca in due strade minori di cui una va verso il mare al punto 1'J, e l'allra si arrampica pel monte e tende al punto N. Si dice: un millimetro vale tanto, quindi un cen timetro vale dieci volte tanto : col com-
DI TOPOGRAFIA
293
passo si prende la distanza da P in Q, mettendo una punta in P e l'altra .... No, eppoi no I Questo non è e non sarà mai insegnare la le~tura di una carta; siamo mille miglia lontani. E me ne dispiace tanto più in quanto gii.t altri posteriormente ha calcate quelle onne t,ral.Latistiche. Quella non i: topografia mil itare, è topografia. da asilo infantile. La Afonorie descrittive poi sono trattate in modo più lagrimevole ancora. Ecco in qual modo la topografia rende il suo lrihuto alle scienze militari : dire quale è la sponda destra e, sinistra di un .fin me, la velocità della corrente, la coltura del suolo, la classe di una strada, dividere le catene in gruppi, contrafforti e versanti, falde e pendici, vette e guglie e Yia via esporre tullo il fondo d·i magazzino che si impara nella seconda classe elementarè quando si studiano gli elementi di geografia fisica. Le Memoria descrittiva si trasmuta in lopogra(ia scriUa: è la spiegazione del graficismo adoperato poi disegno, è l'esplicazione dell'alfabeto topografico, e, saputo questo, si pretende che si sappia leggere una fra.se, un periodo, una pagina di topografia, si pretende che dalla lel.tnra ne emerga il tributo della cartografia alla milizia I i\fa per sapere questo tanto di topografia, basta non essere privi tli senso comune; un analfabeta qualunque, nato in mezzo ai solchi e giunto a trent~anni senza ombra di ideo sulle rappresentazioni grafich e di qualunque specie e vissuto nella pili crassa ignoranza, dopo una settimana dall'aver fallo, a noi operatori , da porta stadia, sapeva leggero benissimo una carta come è indicato nei trattati di topografia recenti, senza avei· speso un solclo a comperarò il libro, e senza essere stato di fastidio a nessun insegnante . Il rintracciare i luoghi , il riconoscere il terreno, il capirne le forme mediante la lettura di una carta, specialmente in tempo di guerra e nella zona dell'azione fra belligeranti, è cli potenti ssimo aiuto a ben condurre crualsiasi operazione di manovra. Dove mancano info rmazioni avute col mezzo di ricognizioni, quando manca il tempo per far papo agli altri mezzi dai qunli attingere notizie del terreno sul quale ci troYiamo o stiamo per mettervi piede, od è solmnenle occupalo dal nemico, una hnona carta. topografica é sempre pronta a sovvenirci purchè si sappia quanto ab bisogna circa al terreno.
DI TOPOGRAFIA
. NOTE ED APPUNTf
295
samente, o taciute affatto. Mi pare dunque che il leggere bene e compendiare saggiamente nella lettura di una pagina tutto un volume, sia.lavoro di osservazione' e di mente e di polso,da non pigliarsi per burla. La nostra abitudine nella lettura di uno scritto ci ha. fatto dimentie:are le prime soddisfazioni del sillabario, quelle del capire una frase, del connetterne due insieme, qLiella dì gustare un aneddoto, una novella. Ci siamo scòt'dati della consolazione per la scoperta delht prima papera stampata. Coll'esercizio ci siamo abituali a capire le figure retoriche, abbiamo imparato a mandare a memoria tutto · un avvenimento, tutto un intreccio, a prevedere.1:t'no scioglimento, a gustare una huona situazione d1:a.mmatica. Ci siamo formata una ragione delle condizioni dell'autore, degli elem~Jti dell'opera, del suo impiego, àel suo ·scopo, della sua utilit~ Lasciati alla nostra abitudine abbiamo concorso spesso, senza ptµre accorgercene, a fare della critica, di quella sana e buona, non tinta di bile, non pregiudicata da dogmatis\ni, non viziata da aspirazioni indefinite, sconclusionate, inutilissime .. A qµesto modo il lettore completa, con qu~nto ha in sè, quello che l'autol'e trasfuse nel libro. Ognuno arreca un complemento proporzionalo ai suoi mezzi; fm due lettori potranno correre apprezzamenti dispai:atissimi sù d'un libro, anche se allevati alla stessa scuola ed alle stesse cloltrine, ma tale discordanza _non nascerà certo perchè l'uno a,vrà letto il libro alla rovescia, confondendo i personaggi, travisando i fatti, scambiando le parti. Per entrambi il libro sarà stato perfettamente veduto nella forma delle sue parti, nell'armonia dell'assieme, nell'impiego dei mezzi adoperati. :Ma ·in topografia abbiamo moltissimi lettori di carte che non conoscono tutte le lettere dell'alfabeto, e per quelli - che io chiamo analfabeti.:.._ ogni castigo è poco. Dopo di essi abbiamo una. compatta falange cli altr.i lettori che in topografia non solo non hanno mai messo assieine un· periodo, ma neppure un vocabolo;· e poi ne vengono tanti e tanti a.Itri' ai quali non passò mai in mente il paesaggio vero cli quella immagi11e grafica che hanno innanzi agli occhi; non passò mai in ri.1ente che in quel foglio topografìç,o tengono compendiato un grosso volume di roba importantissima per · la milizia.
Ma questa carta ha da essere buona, e per ora, lanto all'estero che da noi,. non ne vedo che ·di mediocrissime e di cattive, come sono tutte quelle che mancano di chiarezza e di molte notevoli indicazioni che direttamente ed unicamente inlluiscono sul far marciare, manovrare e combattere la truppa bene o male. A questa bisogna non ci vogliono carte che sfiduciano, sulle quali non si rinviene che raramente e dubbia.mente il punto sul quale ci si trova, per le quali Ja;.luce travisa le forme, le curve allucinano la vista, la nudità dei particolari militari ci priva d'ogni risorsa. Il continuare in un sistema d'insegnamento così primitivo ingenera negli studenti la fa.lsissima credenza che la lettura delle carLe ·si impari in tre ore, argomento questo perchè si viva lunghi a.nni nell'esercito sbadigliando di noia su quelle copertine oc,ri<l'io -cenere' o ogni volta che capitano sou' occhio, non altrimenti di quando aprendo un libro a caso vi si legge: << C'era una volta una buona donna che aveva una gallina ecc. ». Le carte poi, per loro conto si vendicano terribilmente del nostro abbandono e disprezzo, del nostro fare altezzoso; anzi le carte vanno famose per certe cantonate fatte prendere a quei lettori saputi ed annoiati e q~iasi vergognosi di averle fra mano oggi; dopo che divennero roba tanto comune, tanto a buon prezzo. Le carte subiscono un po' la sorte dei medici : passato il bisogno, nessuno se ne cura; ma nelle strette ~el male si consultano con attenzione e con affanno, si interrogano su tutti i sintomi, si allibisce ai loro silenzi, ci si trov~ perduti ad una loro smorfia; e si promette di tutto un po' per guanre . Molti ammalnt_i muoiono solo per consulti ritardati, per responsi non compresi, per medicamenti accatastati di fretta, o per regole sbagliate dalle avute prescrizioni. Lét colpa cadé sempre sul dottore che filosoficamente borbotta. « chi muore giace ». segni grafici che si trovano su di un foglio a rappresentare cento chtlometri quadrati di terreno, si pensi che tengono post.o di un ben gross~ volume; se alcuno vuol provarsi a tradurre in iscritto quel grafic1s.mo che vi si trova, se vuol cioè applic.ire su quel disegno la topografia scritta - la quale colla monografia Ila molti punti differenti - vedrà quante pagine vergate e quante cose espresse confu-
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A luUi costoro in massa po i non venne rnai neppure il dubbio che in quei ghirigori neri e colorati vi possa essere nascosto quel ce.rto tributo che la topografia rende alle scienze militari, e che nei libri non hanno mai trovalo. Se adunque fra tntl,i coloro che sanno leggere un libro, abbiamo sul libro stesso tanti pareri differenti, figuriamoci che armonia cli apprezzamenti sulle qualità militari d'un terreno veduto su d'una carta suita quale mollissimi analfabeti s'illudono di saper leggere solo per saper distinguere untt mulatti era da una chiesa. Le cause cli questa deficenza deplorevole di persone Iellerale in topografia, colle quali pur troppo anch'io non faccio numero, sono svariate e complesse. Derivano. dalla mancanza di libri di lesto sulla leLleratura topografica; dalle carte che furono sempre abbondanti per numero e sempre deficenti di convenzione, di costruzione, di arte rappresentativa; derivano dalla mancanza completa di scuole - tolto l'asilo infantile - e dalla mancanza assolula di un metodo d'insegnamento topografico-militare. La lettura d'una carta tende alla sintesi di parli che non si apprese ad analizzare, e la carta rimane unò zibaldone informe non cli frasi e cli periodi - che non sarebbero sempre sufficenti _:__ ma di leLLere dell'alfabeto e di vocaboli in parte sibillini, o errati, o inutil i. Io mi spingo oltre nell'accenttrnre alla scarsezza del nostro sapere in topografia mi litare. Io ritengo che nessun mappatore borghese dell'isliluto, per quanto provetto nel duro mestiere di rilevar terreni, possa considerarsi lellore di topografia militare, per quanto questo ti.tolo sia un aggiuntivo a quello dell'istituto. Noi mi li tari, parlo della massa, in fatto di topografia non siamo utilitari, non tiriamo partilo di tutto quanto ci capita sott'occhio in materia. cartografica per ragionarvi sopra; all'istituto stesso Ie tesi delle generali discussioni si svo lgono attorno all,i rappresentazione materiale dei segni , oppure attorno alle applicazioni meccaniche di riprocluzione. Non ho mai sentito un precetto, mai un cenno che allude~sc a qualche cosa di praticamente militare. Altro ci. vuole che sapei· scernere. un ponte in legno da un ponte in collo, e definirlo carreggiabile dalla sua larghez.ut ! Quante migliaia di chilometri si rilevarono senza cl1e l'operatore
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DI TOPOGRAFIA
XOTE ED APP UNTI
abbia. mai pensato a quanto pesa un pezzo d'artiglieria da campagna, ed in tutla l'Italia non esiste un solo ponte in legno della larghezza di 2 metri, per quanto sbilenco, roso, tarlato, marcito, crollante, che un mappatore siasi permesso cli segnare solo come pedanea, nell' interes$e militare il più immediato. Eppure con questa considerazione non esco dal più semplice elemenlarismo. Io non mi sarei mai azzardato a far subire ad un ponte di quella fatta la metamorfosi cui accennai; il metodo del rilievo me lo impediva in modo preciso. · Questo particolare del ponte valga per tutti gli altri. Forsechè tale o simile applicazione topografica militare falsa il terreno, svisa la topografia vera, fa danno al pubblico? Scartiamo lo preoccupazioni accademich e e vuote. Coloro che sono abituati a passare su quel ponte con un catTetto, con una vettura, continueranno a passarvi e la nostra pedanea segnata al suo posto non li trarrà in inganno: essi, !a pedanea, non la vedranno mai, perchè la nostra carta non.la gm1rderanno mai. Se qualcuno passando dirà, nel vedere un ponte invece di un trave, che il mappatore si è sbagliato, avrà formulato un giudizio boi·ghese e lutto sarà fini to; ma come segno convenzionale militare rimane una pedanea e ci assicura contro il possibile accidente di c1uattro cavalli e di un cannone stramazzati nell'acqua di un canale o sul greto di un torrente. I mali non si arrestano al non saper leggero una carta, vanno molto più in là, sino a farne co;;trurre di quello celeri o speditive che si chiamano schi.z;i e che resteranno monumento storico ad attestare, come indi ce, il basso livello degli studi topografici odierni. Gli schizzi costituiscono la carta annessa, e negli elenchi di trasmissione vi figurano, dopo la relazione della. manovra, l'itinerario di marcia e la monografia della posizione. Gli schizzi sono entrali nella consuetudine bul'ocratica; a riunirli tulli, dal sessantasei in poi, se ne avrebbero tanti cla non capire negl i scalfali di nessuna biblioteca, e tuttavia non se ne troverebbero due uguali per colorito, per segni, per metodo; in quella moltitudine sterminata, di veramente topografici-militari-speditivi non se ne trovano tre dozzine. E vi sono gli schizzi fatti a vista ..... gli A.'iNO XXIX, VOI,. II,
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NOTE El) APPUNTI
schizzi fat~i a memoria.... . nei quali la, vis la .e la memorìa non vi ebbero parte alcuna. I giovanetti che escono dall'avere appreso le rivelazion i della topogr~fia e che hanno una bella mnno di scritto, esercitano con privativa il mestiere di schizzisl.i topografici nei reggimenti, nei corpi , nelle scuole, nei campi, nelle guarnigioni , e li fanno in qualunque stagione, a tavolino, in istrada, a cavallo, in veltura: ne prendono le commissioni e li confezionar.o sopra misura, da consegnarsi nelle 24- ore, su qualunque scala, su qualunque carta, con qualunque elemento dimostrativo; non c'è che da chiedere. Chi ha bisogno d'uno schizzo si rivolge quasi sempre a quel tale che ne è pl'atico; il bene di studiare topografia militarmente è un bene incamerato a pro di uno solo, il quale se ne avvantaggia nominativamente: in sostanza, quella specie di disegnatore. studia il terreno meno cli tulti . Fa il topografo e forse non è ben sicuro eh e l' ampiezza d'un angolo è indipendente dalla lunghezza dei la1 i, fa lo schizzista e forse non conosce le funzioni del livello dell'eclimetro, fa il disegnatore di terreni e non ha mai copiato dal vero, non è mai stato fuori dalle.mura della città, fuori dai banchi della scuola di Modena. Eppure in quattro e qualtr'otto vi presenta uno schizz9 ... .. ma come I Guai se penso ai secoli di studi che vanno perduli sommahdo assieme LLltLe le ore che si sgobb:1110 a tavol ino da gente giovai10, robusta, balda, inlelligei1te, per arricchire il paese nostro di schizzi topografici che sono buoni perfettamente a niente, rappresentando niente e sbugiardando tutto. Eppure·sono lavori rettangolari, incorniciati, puli ti·, leggeri leggeri; hanno le strade, le case, le acque, e perfino l'asse per saltare il fosso, e hi loro brava scala e le quote, e colori vivaci, e fili d'acqua graziosi , senlieri minutissi1ni, ciu.liettini di erbucce, scritturine da donna. In fin fine per urio schizzo si può pretendere di più? Oibò I Nessuno lo pensa, anzi io sono fra coloro che pretenderebbero molto ma molto di meno, io vorrei che invece di costrurre di quegli aborti si risparmiasse la c~rta ed il 1 tempo, si togliesse di mezzo .questa dannosa illusione di lavorare in topografia menlre la descrizione clei luoghi vi è assolutamente estranea; io vorrei che si togliesse l'appalto di quel lavoro a persone ottime e forse capaci di riuscire artisti, ma che per ora, in-
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299 gannati dal mal vezzo comune, non si accorgono di essere strumenti di un male immenso , sia col dare pretesto agli altri di sch ivare uno studio militare sul terreno, che è di tutti , per chi manovra, il più proficuo, sia col compiere un lavoro da amanuense, ne! quale.è estraneo il p'ensiero, estranea l'applicazione tattica, e pur tr9ppo affatto estraneo il terreno. Se quei fabbricatori di schizzi a tutto pasto sapessero che i loro lavori, anche come solo · graficismo, per quanto sembrino capi lavori ai loro occhi, all'istituto non passerebbero che per scarabocchi, io sono sicuro che smetterebbero la penna, per ricominciare colla matita ad uscire in camp~gna, a coilucarsì in una strelta collinosa per copiai·e dal vero il terreno, per tenlare uno sd1izzo - se ve ne fosse il bisog~o che desse.le forme del terreno, quelle forme che negli schizzi quasi tutli dimenticano ; che desse i particolari mililari topografici che influiscono sulla . manovra, che negli schizzi odierni si cercano invano . È un realo impedire, col proprio mal fare, che ciascuno si debba occupare degli studi topografico-militari ·per quanto gli spetta; ·ed è un reato presentare un ghirigoro qualsiasi p·er un lavoro di topografìa, 1hentre non ha nulla di comune col terreno, presentarlo co!ne _cloct1mento di manovra mentre è privo di qualunque militare . cnteno. , Una levata a memoria, a vista o speditiva, s'impiega quando manca il tempo necessario o gli strumenli per una levata regolaré. Quando noi avessimo perduti tutti i bagagli e fra questi le carte topografiche in dotazione; quando le carte in distribuzione fossero sfumate per qualsiasi causa, quando si combattesse nello Zululand od in Papuasia, ove for;;e non si fecero mai levate recrolari e manca o la cartografia, ammetto la necessità di ripieghi negli strumenti, di spedività nel lempo per costrurre degli· schizzi rappresentativi. Poche linee, pochi vertici di triangoli disposti approssimativamente: una direttrice, alcune tracce di strade per complemenlo, l' indizio cli qualche caseggiato, due tocchi sulla forma del lerreno, poche quote altimelriche comunque collocate, anche sbagliate del ~/5 per 1100 nei metri non imporla, ma fra loro indicanti un comando purchessia del punto A. sul punto Be cli.questo sul punto C. Dall'insieme poi risulti l'andamento del tratto collinoso, del letto del fiume, il convergere di qualche strada, la disposizione d'una
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NO'fE ED APPUNTI
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sLreUa, le adiacenze d'un ponte, gli sbocchi d'un paese; alcune lettere per indicare le colture, alcuni numeri per indicare le ore di marcia; una pennellata per segnare un pantano, un tocco di matita rossa per tracciare un mm·o ...... infine un compl esso che indi chi tempo breve, 'mezzi mancanti, intuizione topografica, coltura militare, abbandono completo di artifizi per far parere il lavoro bello, e completo possesso ed impiego di quegli elementi pei quali il lavoro riesce semplicemente utile .. Io vorrei saper fare il dovuto elogio a quelli ch'io inf.endo per schizzi topografici militari, ma non so neppure come esprimermi per indicarne lo spiri to e le forme, tanto sono abitualo a vivere in mezzo a carte di segnate, che sono, nel tempo stesso, parodie di disegni topografici regolari e parodie di schizzi spediLì vi. In grafìcismo uno schizzo deve rappresentare, con pochi . !ralli che servano di ossatura, qualche cosa che apparisca allo sguardo con insieme armonico, con carattere spiccalo, con forme vero, con dimoslraliva evidenza. Le linee tipiche saranno nude, spolpate, ma disposte in modo che l'individualità rappresentata non abbia a confondersi con alLre; mancherà alquanto dell'uUle, ma vi sa.rii. tutto il necessario. Un traLLo di terreno si rappresenta in pochi menti, appare come in visione e ri cade - quale schizzo - nel dominio del passato insieme a quella manovra che venne eseguila o meno. Non è quindi uno schizzo quel disegno eh~ non è gt'ossolano di tratti, semplice di linee, stringato d'indicazioni; non è uno schizzo se non ha l'impronta della celerilil. di coslruzione, e la testimon ianza che mancarono i mezzi adeguati per condurre a comp imento un vero lavoro topografico rego lare; LutLi gli altri non sono schizzi: nessun artista così li chiainerebbe mai, in omaggio alle consuetudini sancite dall'arte del disegno. i\Ia per quanto rozzo e geometricamente trasandato, uno schizzo può aspirare ad essere un capolavoro nel genere se saprà dar risalto e quelle forme del terreno che tracciano le grandi linee d'una manovra, se saprit dar ri·salto a quei particolari sui quali la manona si svolge nei 'sùoi periodi, se saprà accennare a quelli ostacoli minuti del terreno che sono preziosi ali ~ mosse ed all'adaltarsi clelle varie armi, per modo che quello schizzo risulti un documento di manovra accentuante 14n tipo di manovra ed indicante il mod~ di adattamento più net-
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wrale, semplice e ovvio per coloro che vi debbano prendere parte. Ma per la costruzione di cosi fa.Ui schizzi ,, occ<,1Tono tre cose indispensabili: essere topografi, essere militari, aver occhio per manovrare; mentre in oggi la maggior parte degli schizzisti hanno una. ubiliti1 cli manovra solamente presunta, ed una abilità topografica. preuamente illusoria, unicamente convenzionale. Io non vissi nel tempo in cui gli schizzi sLi copiayano dal vero~ sibbene Yivo in quelli in cui si copia dalle copie comunque fatte di qualsiasi malfatto originale. Ho assistilo e volentieri al la ecatombe delle tavolet.Le Trinquier, Hue, Févre e sim ili che ora giaciono inonoraLo e polverose nei magazzini degli oggeLLi fuori d'uso, in pasto ai topi. Il mio piacere origìmwa dal vedere fallire l'applicazione pratica di istrumen.Li che non servivano a fare schizzi, ma solo a tlare agli schizzi forme e carattere sbagliatissimi, lenLando di fai' la scimmia alla tavoletta pretoriana senza aver mai potuto realizzare un lavoro pratica.men Le utile. FL1· una piccola sventura per la milizia, l'apparizione di queste.accademiche elocubrazioni topografiche incamate con astucci, assicelle, fibbie, cuoio, bastoncini, bussole, fermagli, regoli a sconere, dischi .gi1·a11ti, carta lucida, fil i a ])iombo, indici cli ollone, spilli ed altre ch incaglierie. Ecco uno stuolo di ufficiali a. dare il benvenuto al nuovo strumento topografico speditivo e starvi attorno nelle vicinanze dello guarnigioni per ore ed ore; ed uno di essi ·10 tene,•a. in mano , ed altri cinque i più vicini lo ammiravano, ed allri dieci più indietro lo travedevano, ed altri trenta più lon!ani se lo immaginavano. E lo strumenlo veniva sfoderato, ispezionato, palpalo, alzato, rigirato, orientato; e ciascuno diceva la. sua e nessuno sentiva quello che gli altri dicev;ino; ed io quando potevo, a cento meLri ]ontano mi 1·impialla.VO dietro un albero e reciywQ il 1Je 7Jro/1mdis al nuo,,o anivato . Finalmente si passava. ad uno esperimento pratico della duraln. cli quaLL1·0 o ci'nque ore; finito quel lungo lti,roro si gua rdava al risultato, alla levata spediti va, e così tra il eh iaro e scuro, mettendo la carta velina. del disegno contro luce, si indovinavano, più che vederle, cinque o sei linee storte, che partivano dal punlo di stazione, qualche cosa come la proiezione di quei ragni piccoli dalle.
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gambe sottili e lunghissime. Ci si guardava in viso e si restava inton_ti ti dalla meraviglia di aver fatto in cinque ore e malissimo quanto ciascuno di noi avrebbe saputo fare discretamente in venti minuti . L'is~r_ument_o passava all'ufficio di ·maggiorità e dopo aver posato su tutlt 1 tavoli, sulle sedie ~ sulle panche, finiva releaato colle casse d'imballaggio. All'istituto ve ne sono moltissimè dt' tali tavoJett_e speditive e nessuno le ha mai toccate, nessuno le toccherà ma1. Questo trattamento è razionale; in fatto di esattezza un ingran_d!ment~ di carta la meno buona, sarà sempre un lavoro di precisione nspetto al meglio.condotto rilievo speditivo; e poiché in Europa non vi_ è _penm·ia di carte topografiche capaci, come elemento, a la.sciarci cos_trurre qualunque scheletro topografièo, di qu~l~nqt1e scala, e poi su~ ~erreno mettervi le sue v_ere polpe e . dat v1 le sue forme carattenst1che, nessuno sentirà mai il bisoano di ric~rrere con tanto spreco di fatica e di tempo ad una levata ~he non riesce che ad una sformai.a superfetazione. E questo si capì perfettamente: mentre da un lato nessuno curò quegli _strumenti - dagli stessi loro autori tenuti in moto con vii.a g.alvanica per pochi mesi a furia di fatiche -, tutti ricorsero alle cart_e, ed a mezzo di ingrandimenti folli a: tavolino, con tutti i conforti del mestiere, di edero mano alla costruzione di un reticolato topogr~fi~o _cl~e non poteva ~ssere nè più speditivo nè più preciso. Che poi ci s1 sia fermati aJ reticolato, che non può cerlamente èhiamarsi scheletro, poichè non dà che le forme planimetriche del tertereno, questo è altro argomento. Nell'ingrandimento ci si accontentò di moltiplicare gli enori della carta, paghi di non aver dal terr~no ness:m e~emento informativo, nessun aiuto di manovra, che ser:1sse a riempire quegli spazi generati dall'allargarsi dei triangoli col muta!' della s~r~la, .lieti di sosti tu ire alle forme plastiche del suolo, alle rrso~se m1litan della scena, i lenocinii bugiardi delle lacche, della chrna e del carmina. · Il _lettore .di carte si trova adunque con un ingente materiale dinnan~!, _che in cartografia rappresenta il metodo ed i sistemi i più s~aria_L1, s~ poss?no chiamarsi mètodi e siste'mi quel miscu:i-lio arb1Lrar10 di ~egn1, di significati, di colorito, cl, chial'oscuro, "'di cose superOue, d1 apprezzamenti erronei. Di qui ne nasce che più si guarda
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il disegno, meno si afferra l'immagine del terreno, più si cercano elementi di manovra più si cade nel problematico, nell'indeterminato, nel vuoto. Quasichè poi le carte che riproducono le levate regolari non bast.as~ern a tanta confusione, vengono loro in aiuto questi schizzi che variano all'infinito a seconda d.ei reggimenti, clell' umore degli autori e della volontà di chi li richiede. Causa precipua che ci si allontani dalla semplicità e quindi dalla evidenza, che ci si allonlani dalla comune conoscenza del linguaggio topografico e dalla possibilità di farci topograficamente comprendere dagli altri e di comprendere altrui . Ne nas~e la sfiducia nelle carte, la molestie di tenerle fra mano, la letizia di levarsele dagli occhi. Condanno il sistema odierno, la sconfinata libertà di fare della topografia, che chiamerei «personale>) perchè ne vedo tutto giorno le sue pecche gravissime e le sue conseguenze che in guerra sarebbero disastrose. Coloro stessi che non hanno ancora smessa l'abitudine di credersi privilegiati a ,decifrare le arcane rivelazioni tattiche di ogni carta, coloro che in topografia capiscono tutlo, che guardano le carte con una smorfia di compassione e di compatimento a quella miseria umana che è la lettura cartografica, quando sono chiamati ad operare a tu per tu con una carta alla mano, in una manovra coi quadri, si mostrano più ragionevolmente pratici, meno certi del doCL1menlo che adoperano, meno fiduciosi nelle loro qualità innata di percezione topografica. È curioso vedere come una carta viene Lratlata prima che suoni l'ora di manovrarci sopra. Le strade vengono colorate, e così i canali, i torrenti, i fium i; si dà il rosso ai muri, alle case; si rinforzano. le mulattiere, i sèntieri; si marcano le ore di percorso, si segnano sui margini stradali dei puntini o.delle lineette di trasverso a indicare le distanze di ch ilometro in chilometro; si adombrano i colli ed i monti, si scrivono lettere ai sindaci per sapere se un ponte è in legno, se nella tal strada passano le artiglierie ecc. ecc. E dopo tanto lavorare, e più spesso dopo aver fatto lavorare degli altri, si è così mal sicuri di aver un buon ritratto del terreno di manovra, che si chiede una .breve licen~a di sétte giorni, che si impiegano dall'alba al tramonto a passeggiare a piedi ed a cavallo per quelle strade, per quei poggi, per quelle gole, onde scoprire le informa- . zioni militari che sulla carta non sono, per vedere le forme di quel
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terreno, che le curve non segnano e che il lumeggiamento zenitale sconvolge. E finalmente succede non di rado che durante la manovra vengano a galla molti errori derivanti unicamente da una cattiva carta o da una.cattiva lettura. E qui mi chiedo se non è inutile un~icarta·topografica di un tratto di terreno di manovra visitato da cima a fondo due o tre volte; mi chiedo se questi fatti, che fatti sono e cognitissimi a. Lui.li, non ci av'i;ertono che le nostre carte sono militarmente di una insufficienza spaventosa; mi chiedo se la leuura di una carta sia cosa tanto universalmente saputa ed elementare da confondersi col sillabario. Mi chiedo finalmente come avverrebbero le cose se invece di manovrare coi q':)adri ed in tempo di pace e dopo veduto il terreno, si dovesse leggere la carta manovrando con soldati, al tuonar delle artiglierie e su di un terreno topograficamente incognito di vista come sempre succede. Non mi domando altro, che altrimenti vorrei ancora sapere quali risorse può sperare da una carta un comandante di bat.teria, un ca.po battaglione, per wndurre con buona manovra applicata al terreno la propria gente, quando questa. carta induce in errore coloro che manovrano coi quadri e muovono cinque, dieci, cinquantamila uomini come se li avessero sulle punte delle dita, per le mosse dei quali comandanti qualunque carta topografica sommaria e spoglia di particolari può essere sufficiente. Se quelli che vanno, e giustamente, per la maggiore, alcune volte si trovano, causa la lettura delle carte, ,\rres taLi a mezzo tma manovra con disposizioni tattiche o sbagliate od insufficenti a ben riuscire, che dite poi della massa numerosa dei mediocri I Avendo capi-Lo per mio conto di non saper leggere una carta, non posso neppu1; sognarmi di cercare insegnarlo altrui; lascio la grave e delicata cuÌ'a agli autori di tesLi in topografia di là da venire. Nelle mie note non rinvengo che alcune elementari considerazioni su questo proposito e come tali le espongo. Non im_porla essere pratici nei rilievi del terreno per potersi riportare alle condizioni nelle quali l'autore della carta che si sta leg·gendo si trovava appunto nel costruirle. Trattandosi [sempre di proporzioni grafiche minimissime, rispetto alle dimensioni vere misurate sul terreno, è ovvio il saper lo-
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gliern da una rappresentazione del terreno Lutto quello che essa appun Lo non conti1?ne ·e che sarebbe assurdo il cercare nel graficismo. Così se ne vanno quei partico lari del suolo che all'occhio assumono proporzioni notevoli specialmente per coloro cui tutto sembra favorevole per adattarvi truppe . Per quqnlo un foglio topografico sia · munito di scala, per quanto sia segna lo in calce che p. e. un millimetro vale 25 metri, e pureessendoelementa.rissimomisurare una distanza retti linea, credo che l'abituare l'occhio e la mente a vedere e considerare i punti notevoli del terreno alla reale distanza loro ri~pettiva, sia cosa della massima difficoltà, specialmente per coloro che s.i trovarono, come noi, nel continuo esercizio di tale computo su carte di ogni scala e misura. L'avere le distanze grafiche unicamente in proie;:ione orizzontale, accresce questa difficol ta man mano che il terreno rappresentato è mosso di più, è più fortemente inclinalo. Se mere& le cune 09. un efficace lumeggiamento si vede bene la forma del terreno che comprende due punti a misurarsi nella loro distanza, la carta è affatto muta alla nostra vista, là quale non può posarsi sui due vertici del triango lo di cui ci occorre vedere l'ipotenusaribaltatasul piano orizzontale; condizione di cose sempre più sfavorevole coll'aumentare del denominatore della scala e dell'angolo di pendenza. Prima di voler leggere militarmente una carta convien saperla leggere bene convenziona,trnente, e non crndo cadere in oziosità accennando ad alcune cosucce che, perchè minime, si trascurano, a torto, completamente. Le diri1ensioni di una casa - che è bene esagerare alquanto in iscala, occorrendo che spicchino chiare - per quanto minime, occupano uno spazio grafico notevole; epperò, se un caseggiato nel piano occupa uno spa.::io S, in· terreno collinoso o di montagna occuperà una quantità. tanto maggiore di S, quanto è più forte il declivio su cui posa, e la disarmonia grafica ,si fa maggiormente sentire. Mentre le cueve ,sottilissime corrono sul di.segno distanti fra loro in un rapporto grafico esalto, gli abitati si collocano in un rapporto scalare sbagl iato e questo va tenuto in istretLissimo _conto e i'ammentarlo sempre. Così supposte tre case messe in modo da. costituire i vertici di un triangolo equilatero di lato ugùale a I00 metri e con due vertici sulla stessa curva orizzontale, alla scala del cinquantamila e con una pendenza di 40° sul declivio, l'altezza del
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NOT& EO .\PPUK'fl
trianr,olo supposta a V2 misurata sul terreno , diviene solamente tl ouale ad a misurata sul "rafico fra la casa più alla e la curva sulla " ' l) quale giacciono le altre due; il triangolo ha uoa forma tull ' a1Lr? c11_e equilatera e per poco che cresca la pe_n~enze_ 1~ tre case nusc1ranno proiettate quasi in fila, il che è d1flerent1ssimo dal vero stato locale . In causa di ciò sul disegno ri sultano vicine due str~cle :'h~ corr ono notevolmente separate; i casolari discosti e dissemtnal1 si raggruppano in vari centri abitati che si ~~ai~bian? pm· borgate e frazioni cli villaggi; sette od otto circoletti m~1ca1:t1 un bosco occu~an_o sul versante tale spazio che graficamente in prnnura s~rebb_e triplicato e di circoletti ne conterrebbe una ottantina. Ben si capisce che in questi ca&i non si sbaglia nel comprenderei segni: I: case, le strade, il bosco, si leggono per quello che sono, ma per captre la topogra~a del luogo convien già. leggere una frase cli .topografia, elementarissima sì, ma costituita da due o più vocaboli.. . . Convien cer~arli quei luoghi di forte pendio, lungo1 quali s~encl~ un torrente, lungo una delle cui sponde serpeggia con otto nsvolti una bella strada carreggiabile che unisce un ponte, alla con~alle, con un rrruppo di cinque case in cima: che questa strada conti n~l suoperc~rso altre tre O quatLt·o case inLer:allate: che i! ~orrento abbia un leuo profondo. Poi quei luoghi convien~ gu~rdarlt sulla carta. e si vedrà che i risvolti della strada si sono ndott1 a tre, che le case sono otto o nove raggruppate assieme, che il tratteggio dell~ spond~ si vede appena, quando non si confonda colle curve; e po,, le~ton di carte, usate il procedimento inverso, e da quella ra·~presentaz1~ne· grafica impossibile a farsi meglio - _causa_ le angusti.e della pr~iezione e la piccio\ezza della scala - mclovmate, se siete capaci, I.a topoornfia di quel terreno; e se vi riuscirà bene, ~llora consol~tev1, che ~na frase topografica l'avete saputa leggere. Si potre~he scr'.vere un volume - cosa che mi guardo bene dal fare - sugh erron ~he derivano dalla lettura delle distanze in terreno inclinato, .e specialmente su quelli che nascono dal far correre l'occhio ~ra il diseg~o di pianura e quello di montagna, dando una comune mterpretaz1one ottica al grafìcismo. Dovo mi parve giusto hò accusalo i marpatori di les~ ~opog!afia militare, ma qui li difendo ad oltranza, che ne hanno dmtto. Eco-
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mune il malvezzo di scaricare sulle spalle del topografo la responsabilità per enori commessi e dovuti unicamente ad una falsa interpretazione di quanto è sognato, e bene spesso si accusa di inscipienza nel graficismo degli operatori i quali - a parte considerazioni militari - sono maestri espertissimi nel rilevare terreni e mappatori intelligenti da non tem ere confronto alcuno. E da tali enori origina lo andare in cerca di un grnppo di case che non è mai esis tito, lo sconforto di cammi nare un'ora per passare da una casa ad un'altra che si riteneva discosta da questa una cinquantina di metri; di qui il mandare una pattuglia fiancheggiante su di una si.rada parallela più su. credendo di occupare un fronte di marcia cli ,(00 melri, ed invece portarsi innanzi col grosso un chilometro, mentre il comandante la paltugl ia perde coi suoi uomini un'ala di polmone e giunge solo a toccare la strada superiore - alla altezza del punlo dal quale venne staccato - quando il grosso si impazienkt e si arresta, per trovarsi <la tanto tempo e per tanto sp::izio con un nanco scoperto. Io non so se chi mi legge trovi tullo questo poverissimo: sarei dolente, poichè io non trovo povero tnlto quanto possa schivaro uno scerpellone nella manovra delle truppe, derivato da uno scerpeflone nella lellura di una carta. · Nel salire per forti pendii la strada si raddoppia per la fatica e si quadrupla pel tempo che vi si impiega a percorrerla; nelle discese generalmente avviene l'opposto. Che cosa succede quando si percorre un terreno che comprende <li verse strade, a mezza costa di un ripido versante, alquanto discoste fra loro? Apartire da una di esse, arrainpicando, per arrince a quella immediatamente superiore, sembra di non arrivarci mai e qualunque gradino, qualunque spianato si vorrebbe averlo per la strada che si cerca, o si teme sempre di averla saltala inavvertentemente ed· in buona fede si accusa il mappatore di averla segna la erroneamente ad un terzo di distanza del vero; rotolando invece verso il basso se ne saltano due o tre colla massima clisinvol tura e si arriva su di un'altra che non è quella che si cerca e si sostiene che fra la strada di partenza e quella di arrivo allre non Ye no sono intermedie, segnate sulla ca1'La, ma assolutamente mancanti sul terreno. Que~Le accuse non farebbero male ad alcuno, se una lruppa in mano di superficiali leuori di
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carte non terminasse per manovrare in modo fuori dal concetto e dalla volontà del comandante in capo. Bisogna avei·e per dogma di fed e che in terreno montano, d;i,•a una direttrice di marcia a mezza costa, e reparti percorrenti un fascio parallelo cli strade, quelli che si trovano a monte della direttrice sono sempre accavallati su cli essa e ci vogliono sforzi erculei a mantenere i repart i sul l'alto alla dovu ta distanza; mentre quelli in basso per poco che duri la marcia o la manovra si riducono ammucchiali in fondo al fli llone lontani di eci volte unto dall a diret.lrice di quanto non comporti una giusta disposizione tallica . .Da un lato si confuse la fatica colla distanza e si percor:;e - nel triangol o di pendenza - un cateto credendol o una ipotenusa: dall'altro lato la facilità di percorso assorbì la di stanza e si camm inarono quàUro ipotenuse invece cli una. In montagna tale quistione ha un valore enorme: non vi :;0110 caneggiabi li, bensì mulalli ere angusto, sentieri mezzo nascosti e vioUole in fini te che non contano nella rete stradale. Se, andando in su, si sapesse di doYer cessare la salila appena si incontrn nna strada carreggiabile, allora un errore non sarebbe ammessi bile: camminando anche mezza giornata, ce1'li di non aver saltala una strada così visibile e rara su CJ:uei terreni, si sarebbe certi di non ~Yer s_alilo .a sufficenza e di non essere giun ti a segno; ma se per 1pol.cs1 fra il punto di partenza e quell o della data strada si fossero tracciate altre Lre strade pure carreggiabili e non segnate sulla carta, p.oLremmo essere sicuri che, tenuto conto della fa tica e del tem po impiegalo a sal ire, noi avremmo scambiata la prima slrada per la quarta con una disinvoltura degnadeJla massima ri provazione. Così succede co i sentieri e colle mulalliere. Il graficismo e l'inclinazione dei versanti non lrisciano tener coni.o che di qu ei passaggi ehe hanno una certa continuità, che serY0110 a qualche cosa; mà · fra questi ne troviamo un altro, due, dieci che conLan nulla e per essi , ci incamminiamo coll'animo leggero, e 3bagliamo strada cornpl et.amenle. Chi è capace nel grarìcismo topografico di leggere una frase, non si occupa solo di contare una o due o più strade che attraversa per cercare la buona; ma sapendo ch e il disegno· è ri~a1~iat~ su di un caneyaccio a triangol i, in ogni sua·parle completo, si r1fer1sce arl altri partico h1ri del terreno e per mezzo dei segni grafìci
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rispettivi, cerca cli cautela!'si contro le insidie che il terreno fa alla leLLura della carta. Un ciglio roccioso, la confluenza di due torrentelli , lo potranno orientare e indic:argli il punto grafico corrispondente a quello sul qual~ si tro~a, ma pure in queste cautele l'ammentare sempre le angustie del disegno e le diffìcoltà di talune rappresentazioni; l' idrografia che su lla carta è segnala c;olo nei suoi ram i più grossi, sul terr_eno è tra?ciata da inn umeri rami minori e per ognuno di qne3 ti abb1am~ un '.'~pluvio,. una ~onflu enza ed una grnndissima analogia nella d1spos1z1one reciproca di quelle tracce: di qui il faci lissimo scambiare una confluenza con altra cd· errore appunto cercan do un appoggio per~chivare un altro errore. Le rocce sono ostacolo ustiale nei terreni a fort~ pendio; coll'aumentare del loro numero, se mollo disseminate, si aumenta la difficoltit di rintracciare quella stata rilevata dal mappatore a preferenza di altre vicine: oltre ciò nel 0arafìcismo stesso è inclusa un'altra difficolta cli poter inclividuaro unn roccia. Sul disegno si vedono dieci o dodici virgolelte, messe a tratteggio,_che stanno ad indicare una roccia, e noi forse cì troviamo inn~nzi ad una parete rocciosa alla quanto un campanile; se non badiamo che la pendenza è quasi a picco, se non pensiamo che in quel caso l'inclioazione assorbe la proiezione, pensiamo subito di essere fu ori cli strada, poi chè quell'appena percettibile trattecrcrio non p~tò stare a indizio di così colossale ostacolo; ma il mappa~iro ha ragione, la carta è innppuntab ile, e la colpa è nostra perchè si lesse male. cerchiamo sulla carta le creste a frastacrli a der1t· 1'· . Non . o , a hr,ualie t> ' e: . 11 disegno non comporla quei particolari minuti: accooten tiamoci ~he .si veda tracciala l'ossatura. l'Occiosa nelle sue linee tipiche. È mutile consultare lungo una cresta se l'andamento nel comando di u_na pun_ta sulla successiva è scrupolosamente mantenuto: il grafic1s~o è impotente a trndurre fedelmente in planimetria quello che no1 vediamo tanto bene spiccare ni tido sull'azzuno del cielo·· le quote $tflsse, sulle roccie sono rare, e pure sufficienti al biso rrn~ limi latissimo che se ne può casualmente avere; dalla cartocrrafi; dobbiamo esigere mqlto, ma che le esigenze nostre siano co;tenule nei limi ti pratici e possibili . Ci di:;turbiamo, ci inalberiamo contro una carta, che non ci peritiamo a dichiarare sbagliata, perch è su di un
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altopiano invece di segnarci nove o di eci protuberanze collinose, o meol r, io prom inenze e aobbe del suolo, ce ne indica solamente tre; e ci lamentiamo Lanlo più perchè non riusciamo pure a riconoscere sul terreno quelle tre segnate sulla carta, poi eh è le altre interposte e non segnate ci tolgono la possibilità di riscontrare la posizione e la relazione di quelle. Ma è pure gi ustizia il pensare che le elevazioni di terra ommesse sfu ggirono fra lo spazio compreso in due curve dilTercnLi cli quota dai ;JO ai 25 metri, altezze queste che so non po~sono venire allimetri camenle dimostrale col grafìcismo, rispello al terreno hanno un noterole nlore, sia per accentuare un punto d'orien tamento, quanto per segnare un punto taLLico di manovra. Che se il lettore della carta vorrà rammE1ntarsi di ciò e vorrò. considerare quel terreno nell e fo rme stale gra ficamente applicate per esso dal topografo, trovera subilo quella curva di livello inferiore che tuai quei rilevamenti di terra comprende e che ò valida col suo andamento a di stinguere perfettamente quel luogo da qualunque altro circostante . Se quest'ultimo cenno può stare come avvertimento a riscontrare il terreno colla carta alla mano, tsso è argom~nto altresì per domandare la sostituzi one di un 25 mila all 'altuale 50 mila alpino. Ottenendo maggiori spazi planimetrici sul disegno, le proiezioni orizzonlali meglio si individuano scemando assai la facil ità, anzi la quasi certezza di commettere ianti errori di lettura. Non è infa tti un co ntrosenso l'adottare una scala che riduce ad un quarto in s11perfìce planimelrica - rispetto all'all1'a scala da no i usala nei rilievi - una superficecoll inosa omontana equindi curva fortemente ed in mille modi svariala, che misura in metri quadrati estensioni immensamente più Yaste di quelle piane sulle quali proi etla? Con procedimento tale si fa sparire la diJierenzagrande delle due superfici in leooi ora fiche che rispondono esattamente al calcolo teorico, 00 O ma solo in via approssimativa al pratico, e per nulla evidente poi, se fa tto colla scorla dell'occhio solamente. L'unico fa tto che in certo modo impedisce che il disegno topografico della montagna divengc1 totalmente uno sconcio alla scala del 50 mila si è quello che in montagna diminuiscono di numero e le strade e le case ed i ponti e tulli i rimanenti particolari. Se invece tulti gli altri manufatti si moltiplicas:;ero, come avviene nelle popolate pianure, allora sarebbe ("I
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insufficiente il 25 mila e converrebbe applicare il ·12,oOO e forse scendere ancora. Chi voglia lacrimare di pena su tali inconvenienti cartografici, veda qualche foglio del nostro 50 •mila, verso gli sbocchi delle valli alpine, ove al terreno fortemente inclinato si sposa una popolazione grossa, manifalluriera, industriale cd agrico la, e su quelli pensi se sia possibile trovare un uomo tanto topografo o tanto presuntuoso da affermare di leggervi bene il terreno corrispondente. In pi anura, se nou abb iamo a lamentarci per tali faccende, ne abbiamo alLre non meno deplorevoli, nè meno difficili in via topografica; siccome poi in pianura si svolge il grosso delle operazioni di guerra., neH'interesse militare gli errori sulla lettura della carta riescono di gfuniunga più gravi e funesLt. La lettura, a tavolino , di una carLa è mollo dissimile da quella che si fa percorrendo con essa il terreno; la prima appartiene specialmente alle operazioni preparatorie, la seconda a quelle esecutive: quell a per comandanti reparti di truppa sempre grossi rispetto a quelli dei comandanti in soLt'ordine che adoperano la carta per rintracciare le minute particolarila topografiche. Leggendo lontani dal confronLo col Lerreno, i segni grafici convenzionai i si esaminano solo nella loro reciproca relazione, e nu lla svia la mente o lo sguardo, nulla sorge a far confusione, a disloglieredai propositi che si stanno maturando . Anche una carta vecch ia di cento anni , sempre riferibilrnente al disegno, non muta cli espressione o valore, non genera vari anli a di sposizi oni di manovra, se sta lontana dal paragone col terreno vero. Quando per contro si ha soll'occhio le real i località, le diffico ltà di percorrere praticamente il paese, di seguire praticamente certi itinerari , di prati camente disporre per l'atLacco o difesa di una località, Eono bene altrimenti maggiori che non ne presentino · le uouali soluzioni applicate teoricamente. Operando sulla carta tutto\ sgombro, tutto è appianalo, Lutto è visibile. Ciò essendo, il nostro co ncetto di manovra si s1·olge posando su figure in ogni parte determiuate, in ogni dimensione misurab ili col compasso e colle scale. Operando sul to1-reno qualunque piccolo ostacolo è di ingombro alla vista che solo può, generalmen te, a[ errare la disposizione delle linee più vicine, le fo rme più prossime. Se il terreno si potesse dominare a volo d'uccello come la carta
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lo rappresenta, il riscontro dell'immagine coll'originale sarebbe elementarissimo; ma per contro le fo~me planimetriche proieUale sul disegno vanno riscontrate con: quelle planimetriche del terreno per tratti ristrettissimi di venti, cinquanta, cento metri all'ingiro; e per tutto il rimanente il paragone succede con continue prospettive costituenti continui panorami, cioè proiezioni verticali . Taluno pensa che l'essere sul terreno vero, aiuti moltissimo la leltura della carta: per me la ritengo una credenza erronea: visitando il terreno, la carta anzichè letta, deve dirsi appena riscontrala nei suoi vocaboli, nelle lettere del suo alfabeto; e questa verifica riesce sempre difficile, poichè dà sempre oi·igine a continui errori causati sia dal differente modo cli vederé i cluè termini cli paragone, sia dal fatto che l'uno - la carta - entro ce1;ti limiti di tempo rimane invariato, è l'altro - il terreno - è continuamente sottoposto a cambiamenti cli ogni natura. Che il riconoscere le carte sul terreno sia cosa difficile e delicata, lo deduco dal fatto che le carte riconosi;iute di data recente lasciano sempre moltissimo a desiderare. E si capisce. Si limiLano-sempre alle reti stradali ,carrozzabili ed alle toro adiacenze visi bili passando al trotto in vettura; così quello che si vede in fretta e furia non è che una piccola parte del terreno per quanto importantissima. Siccome però le operazioni tattiche si svolgono su tutta la superfice dei triangoli e non solo sui fili del reticolato, cosi il rimanente terreno non adiacente alle linee stradali princìpali, può metamorfosarsi a stiit posta e star sicuro che nessuno si prenderà la briga di farlo sapere con documenti cartografici. · Intanto le più semplici verifiche ci assicurano .che per estese regioni l'aspetto del paese, in un decennio, cambia completamente. Gli aumenti o le diminuzioni nelle case per i centri popolosi, quali le borgate ed i villaggi, non hanno veruna influenza si.11l'alterare le condizioni dell'orientamento: sono variazioni che influiscono direttamente suita manovra; l'abbattimento o l'elevazione di lunghi muri di cinta, il turarsi di certe strade, l'aprirsi di altre, le condizioni di circonvalla1.ione, Io sbocco dell'abitalo sulla campagna, non trarranno mai in inganno il meno esperto lettore sullfl identità cli quella borgata o villaggio. Ma è ben allrimenli se consideriamo il minuto caseggiato sparso suita campagna.
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Premelto, e non ve ne sarebbe bisogno, che mentre a tavolino, volendo :,;i ha hi carta costantemente orientala, e la misurazione delle distanze sempre esatta non succedendo possibili errori sulle estremità delle linee che si misurano a ragion cli compasso e di proporzioni, sul terreno la carta tende a mutare orientamento ad ogni nostro passo e · con una costanza che non cessa un minuto secondo per tutto l'i tinerario; così pure ì' aiuto del misurare le distanze è tolto, poichè per mantenerci orientati, se non rispetto al terreno, almeno alla carta - cioè per saper sempre fissare sulla carta i l punto cor,rispondmite a quello clel te·rl'mio ,ml q1wle noi siam.o - convel't'ebbe non aver altro a fare cluranle tutto il percorso che contare i p~1/ rilìurli in metri, appli.care il decimetro alla carta, ecc. - :gr_entre tale operazione praticamente non si eseguisce mai, limitandoci a mantenerci orientati sulla somiglianza della immagine al terreno vero, riscontro celerissimo sì, ma privo delle guarentigie del calcolo, ed esposto a lutti gl i inganni che in mille maniere il paesaggio, col suo mutarsi, prepara al lettore di una carta che ::;i afficl.i completamente alle impressioni dello sguardo. Ad affermare queste eventual ità,, valga qualche esempio . Camminando per una strada, devesi voltare per altra strada a destra subito dopo trovata una casa che sta sul bivio. L'itinerario è semplice; incontrando altra strada a destra al cui bivio non sia una casa è chiaro che, - a nnnmi. della carta - quella non è la strada per cui si deve svoltare; e si procede oltre.Tre ipotes.i frequentissime -possono avvenire: ,J O che sia sta la costrulta un'altra casa ad un bivio precedente, ed in questo caso si scambia questa casa per la vera e si sbaglia strada. Fermiamoci qui un momento. Taluno dirà non possibile l'errore, perchè nel caso si deve pnr veclere più lontana sulla strada l'altra casa che si cerea. No, spesso non si vede, o per esserne troppo discosti, o perchè rimane coperta alla vista. Io voglio anche ammettere che chi marcia abbia avuto mezzo cli tener calcolo approssimativo ·degli spazi percorsi, e che .dopo un dato tempo si trovi ad aver errato colla misura precisa di una cinquantina cli metri - errore minimissimo. - Ebbene anche così. da presso alla casa che si cerca, un grosso albero la nasconde allo sguardo, e quanto non copre d.i essa la fronda di un gelso o di un sali ce, rimane coperto daHa ,,iepe che contorna la via. Camminando .ANXO XXIX, VOL. I.
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in pianura alberata, ad ogni tralto succede di giungere addosso ad una casa, ad nn gruppo cli case, senza pur avvedersene a pochi passi lontano . Cosi si potrebbe pensare che se quella casa rimane coperta, dipartendosi però da essa un ahrn strada, qLlcsta, nel mezzo della campagna, si polrti scorgere o per siepi o per alberi fiancheggianti. Ciò può essere, ma ben spesso anche i filari d'alberi tagliano i campi in ogni direzione pur restando in mezzo ai solchi e non fiancheggiando strade di sorla. Pei riman enti ostacoli stradali, siepi, muricciuoli, fossi ecc. e paraca1Ti, nulla generalmente si vede, guardando attraverso ai campi, perchè le messi laterali coprono Lutto. 2° Può darsi che la casa che si cerca al bivio sia scomparsa affatto; mi rammento che nel territorio di Casell e Torinese ho visi Lato minutissimamente un largo campo di orzo in cerca di un rudero che attestasse come sette anni prima in quel luogo sorgesse una grossa masseria, e non mi riuscì di trovarlo. Allora si continua la marcia in cerca della casa, sperando di rinvenirla ad ogni gomito stradale, dietro ogni gruppo d'alberi, si cammina mollo, si perde tempo e ci si trova spostali. ' 3° Può darsi che, giungendo al bivio che ha una casa, mentre si sta per svol tare si veda a cento metri oltre un'altra casa ad allro bivio: allora si rimane perplessi nel pensiero che la buona sia la casa più lontana, e questa prima sia sLata costrutta dopo falla la carta. Siano tre case discoste una Lrentina di passi l'una dall'altra e nelle vicinanze di una strada. Dopo esegnita la levata topografica, si fabbrichino in quel luogo altre due case e tre fienili in muratura, uM tettoia, un pozzo, due casotti per maiali ed un pollaio, ed ecco trasformaLe quelle Lre case disseminate, quei tre punti neri, sulla carta, in un grosso cascinale, forse con cento abitanti, ed allora una vera borgata. Di qui siepi, muricciuoli che prima non c'erano, lo sbocco di un'altra strada; un complesso quincli di paesaggio che sulla, nostra carta non ha nessun riscontro. Che se per caso, un duecento metri più innanz i di que~ luogo, esistono e[ellivamente altre tre case con una disposizione simile a quella delle prime tre, allora si pensa che quelle laggiù siano Yeramente quelle che si cercano; e se
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più inctietro, sulla carta, si vede un altro gruppo di case, si conclude che sul terreno noi siamo ~ppnnto a questo gruppn di case, e si procede verso quelle tre case ingannatrici e si cade in errore. ~on mi si vonit obb iettare che queste località hanno un nome sulla caria· e se ne può chi edere agli abitanti del luogo . Primieramenle molle località sulla carta non hanno nome, poi molli nomi so~o ripetuti, altri sono cambiati, altri travisati; infine qui tratto un1camente·sulla létlura della carta, non degli ausiliari informativi indipendenti da essa, nè di interrogatori ai bo1·ghesi; clie se questo ammettiamo per principio, le carte perdono mollo del loro interesse. Dovendo slt\Lal principio percorrere un itinerario, po trei anche ~eLtermi la carta f n ~sca, affidarmi ad un vetturino o prender posto m .un treno ferrovrnrro, e son,J sicurissimo cli i,ll'iunaere a sell'no senza . o e fat1ca, senza e1Tol'l e colla massima speditezza I Camminando verso un gruppo di case, fortemente segnato sulla carta, spesso avviene cl1e lo si oltrepassa cli molto senza avveder~ene, mai più pe?sando_ che quello che si vede sia la realtà di quanto e segnato s~ll~ 1mma?me. La cosa avviene per ciò: il mappatore segna, la proiezione orizzontale delle case, quindi lo stesso ser1no convenzionale ~ervc per ~n _ed(fizio a solo pian terreno, come ~er una ca:m alta cinque o sei p1an1; così una larga tettoia in muratura vale in topografia grafica tanto qnanLo un lanificio che conLen<ra 0 due mila operai. · Essen~oc! messi in capo di vedere sul terreno un ,qruppo di case, come lo md1ca la carta, se· distinguo solo una casa alta, non mi avvedo neppure li per li che questa è circondata da altri edifizi alti due metri e mezzo o tre, che :;pariscono fra le siepi, gli alberi e le stuoie che riparano gli orti, e proseguiamo a camminare cercando sull'orizzonte un gruppo di case tanto alte qLianto erroneamente ce le siamo figurate noi. , · Accennai già ad un segno convenzionale che desse mezzo almeno di distinguere i fabbricati che hanno il solo pian terreno dao-li altri. Non mi dilungo a parlare. di tal sorta di variazioni nel pa:saggio; fate sorgere o scomparire lunghi muri, lunghe palizzate; cambiate alcun_i fil! alla rete sLraclale, raddrizzando strade contorte, aprendo scorc1ato1e, sopprimendo risvolti abbandonati, e l'immagine del ter-
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reno cambierà sempre più; ·e siamo appena in principio al(e trasformazioni . Su di un corso d'acqua noi cerchiam.o un ponte in muratura e lo troviamo in legno; eh bene, si dicono cose dure all'indirizzo del topografo e non pensiamo che una piena ha portalo via quel ponte· dalle fondamenta, ponte già veramente in cotto eélora ricostrutto in legno per misul'e economiche della provin,:ia o del comune. roniamo· poi che il ponte non sia stato altrimenti rifallo su quel luogo; ne avviene che anche la strada che vi metteva capo si sarà fatta deserta, . e vi saranno sopra cresciute le ortiche, oppure i possidenti vicini vi àvranno lavorato di zappa e .cli aratro seminandovi grano turco . Si vorrà dire che il mappatore ha segnato il granoturco C<•l segno con-· venzionale di Ullcè stràda cli q~a-rta classe? Intanto cerchiamo questa strada che conduce al ponte e girando la troviamo un 200 metri discosto dalla primili va e ci portiamo al ponte, altrettanto discosto dall'altro, e ci crediamo di aver letta bene la carta scambiando il nuovo col vecchio. certi cli percorrere e strada e ponte segnati dal · mappatore, il quale ha rilevato il Lerreno mia dozzina d'anni prima di ogni mutamento . - Passiamo alla, coltura dei terreni . Noi colla carta aila mano ci int1·oduciamo in un terrenodie deve, dalle indica.zioni grafiche, essere coltivato a risaie, e pure non vediamo nè arginelli , nè canali, nè larghe distese di acqua, ma prati e biade. Gli argini sono sepolti fra le erbe e le spiche, i canali sono coperti da folte siepi; .eccoci clnnque fuori di posLo, sbarrando tan to d'occhi. guardandoci attorno . Lo dovremmo pur sapere che i terreni dimagrati dalla risaia, a turni di tempo stabiliti, si variano di coltura; cos:1. i campi a turno alternano coi prati . Nè basta; il germogliare ed il crescere delle erbe, delle piante e degli alberi, svisa il terreno e lo copre mollissimo; in breve tempo ht scena si cambia come in un teatro: ove era un fitto bosco ecco un'immens:1 radura, ove era gerbido ecco alta la segafa, ove erano fondi limaeciosi ondeggia alLissima la canapa. Le straclè si occultano colle siepi, le case si nascondano dietro gl:i alberi, i prati ed i campi si velano con folte baschine cresciute ove .per l'irinanzi pascolava il gregge. Qui soppresso un fosso, più là aperto un canale, altrove fatti lunghi tratti di copertura in muro ad un canale, lo si copre di terra e vi si semina
sopra, occultanclolo alle ricerche, e pur non avenclo cambiato percorso. . . In montagna per quanto rovinino i .torrenti , per quanto matenale -si accumoli nelle valli, nè le alluvioni, nè i coni che se ne formano, nè le ruine cli sponde boschive, nè l'abbatLimenLo di case o di ponti, possono influire molto sulla lettura clella carta, po~chè chi la .c~nsulta è ovunque circondato da spiccate e caratLenstiche pr?s~elt1ve neuamente secrnate in profili inalterabili; acque che pur . funbonde . D • . sbattono contro le strette dell'alveo, non possono da questo uscirne in modo alcuno che sia sensibile colla scala clel disegno; così si hanno costantemente mille modi per accertare fa nostra posizione . ·sul terreno. In pianura invece ~:ariazioni. icl1:o?rafiche, specialmente in loca lità percorse-an~fiun11 a dolce decl1V10, hanno potenza tale da scambiare le forme di un vasto tratto cli paese. On fiume eh~ cambi aITatto cli letto, sconvolge tutta la logica disposizione clegh ostacoli clel terreno , e dopo qualche anno, sotto agli alti .ponti in muratura bion~eggia la messe, l'antico leLLo si amma'.1t~ colle erbe o-Ji arc:ini servono cli di visione Ira le propneta, le strade (.l~e1· p1·at1· ( ' vi corrono pel lungo senza scopo; .ove era un .1111111110 s1 costruisce una stalla, ove era una casa vi scorrono placidamente .le acque; e nuovi argini, nuovi ponti, altre strade, altri opifici, s~ ergono lungo · ile nuove sponde, e così tutto ·all'intorno è cambia.Lo ~l paese, rotta la clispos izione delle sue ptwti, al te rata la rappresentaz1one.'cartog1:a: ·fica. Sul!R dèslra del Serchio, fra Diecimo e Ponte a l\'Ionano, v1d1 ,un bel ponte in cotto a tre arcate sopra un vas~o .campo di sega.l~, nè si poteva altrimenti comprendere cbe per cli la fosse pa~sato il fiume, non rimanendovi altra vestige nè di avvallamento clt letto, ill.è cli rialzo alle sponde, non ciottoli o sabbie nel mezzo, ma . tutto pari e regolarmente seminato, mentre il SP;rchio scorre assa'. lontano, addossalo ai piedi della collina, in un letto che pare esistere da secoli. Le alluvioni incrombrando )'alveo di un corso d'acqua, creano <inflessioni che svisano il tracciato primiti;vo, separnno le acque in .due O più rami, creano dei vasti isolotti che si rivestono di.cedu~. Le acque col tempo corrodono le sponde, gener~no sc~s~endnnent~, abbatlono file d'alberi annosi, cancellano lunghi tratti d1 stracle v1- . -cinali e tutte queste varianti ecl altre ancora possono .essere la risule)
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tante di u? lungo laY01fo , quanto l'effetto tremendo di un nubifrarro, avv.enuto. m pochi momenti. Se la filossera de,,asta un Yigneto e~cov1 ~ra~mntato un campo; un suolo al'gilloso coperto a p1·a~o si ca~b1a m u?a cava da fabbricar mattoni; una sorgente d'acqua ferrugm~sa chiama a sè strade, case, colLm·e, là ove erano ainepri. . salva11co, squallore. Una ferrovia crea rrallerie pon ti· ·ottop"" : · · · I· · · a:.sacra,. ai g1m a t1ss1rn,, profonde trincee; scavalca strade maestre lh~JI~ pro_tub~ranze del suolo, abba~te altre case, divide le coltur~, alter; Il t1 a~c1ato delle strade e der canali adiacenti, impianta stazioni casotti ecc. · ' è)
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du~qu: si, unisca quanto può la mano deJÌ·uomo o la natura p~'. L1,~sfo1 '.nar e I aspett.o del paese, cioè al pochiss imo che mi occorse d11 e .~, unisca tutto quanto non mi venne alla mente e s· .. 1· d' · · . . , 1 pensi m qua i con iz1on, s, trovi spesso un letLore di carte perco ,. d ·1 terrc~o . P~l'chè in pianura manca affatto il panorama e q~:1\~c~ che SI po t1 ebbe scorgere da un l'iaJzo, da una ripa, dal parapello di un ponte, resta completamente velato dall 'alberatura quasi ovunque a~bond~nte; e mancan?o spesso il mezzo di scor"ere un notorole tratto dr terreno, convien e rinvenirlo sulla cm'la ~ ezzo per pezzo sbocconcellato fra dtte ·ca f. d , ' . . . • se, r a lte strade, fra un canale' ed un m~1 0,. f,.a un C(l!trvato ed una radura.; ~on viene cioè riporlal'si ·1 1Ie m1~ul1ss1me p~rticolal'ità del suolo, che sono appunto quelle,che, iù fac ilmente subrs~ono le trasformazioni cw accennai. è qui è fin~o te mentre a tali cosucce è giuocoforza ridursi, la scala poi del ri~ '.evo ~on permetteva forse che la rappresentazione dei· m,·n t' ·trcola · · dd' 'd u I pai . .<11 s1 su ivi esse tanto sul disegno, quan!.e sono le suddi vis10n1 del fel'reno; e cosi fra i campi si conr,loba un or·ato I . h t fl' . ,., ' • ' ' un ) Osc e lo ~o ~ca un c.arnpo m!.~ro, ~i quar.tro strade campestri so!o tre .se ·. nea·seo·. na,ono, d1· tre pont1cell1 due sola111ente · s1· n·1evarono· s1. tu ò .· i Jr ego ad un g-ruppetto d'alberi' ad uno stagno di quara~la m_et,,. ~-. e parlo sem~re del 25 in ila, che se passiamo al 50, allora. . se ne , ola.no e ruscelli e peda.nche e argini e siopi e mu ri e t ~ . colture e ro . .. . O::,Si e ccc O Lui.I.o quanto abbia dimensioni che .se sono p · 1 quando un millimetro vale :50 metri, e come tali si ;rascurano ':~~: p~r all'occhio dell'ossenatore che le vec]e ,al!·c1 ' scn ~ Ia ad ,, notevoli d1 1J conrro ' su 1 terreno natnrnle, e le cerca inYa.no sulla carta. . E non ho ancom fi nito sul proposito. I mappa.lori, per quanto a
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me sembrino avvicinarsi, sul lavoro, più ad automi che ad esseri pensanti, non sono da considerarsi strumenti meccanici che muovano tutti egualmente; è saggio rammentarsi come ogni operatore, nella angustissima corchia della sua libertà di azione, nella fiuizia iniziativa del suo operare, ha. un modo personale suo proprio e particolare di vedere il terreno, cli impressionarsi allo spettacolo che svariatamente gl i presenta il paesaggio; e da ciò ne nasce un diverso apprezzamento nella scelta e nel risalto che si dit o meno a certi par'licolari, inconveniente qneslo che non è possibile cancellare. La disposizione dell'animo, la fretla o la larghezza. del tempo, la meticolosità. o la spiglialr.zza del fare, la lentezza o la sollecitudine di ch i rileva, il larnrare al mattino o Yerso sera, in nn giorno nebbioso o con uno splendido sole, l'operare con bel l:empo o di:sturbati da frequenti acquazzoni, l'aver la luce YCrso lo zenit o mollo incl inata sull' orizzonte, tutto questo cerlamente influisce, ecl è cosa provata, perchè una tavoletta. di campagna abbia uno sti le a sè, un carattere individuale poco comune con le alt re adiacenti. Se rilevando uno pensa. a manovrare su quel terreno con un plotone di fanteria, ,,edrete spuntare sul disegno e arginelli e lìlari d'alberi e coccuzzoletti ed affondare buche e crepacci; se peusa invece al piacere di essere proprietario di tnlto quanto rilcrn - nella ipotesi di non voler li tigare col vicinato e di volér stahi liee le colture a vasli tratti uniti allora spariscono le siepi , i muri, i fossi e leslraducole divisionali, e spariscono i campi di saggina, le viti mingherlin e, i prati a st.riscie so ttili e si butta giù il terreno a co lpi che diconsi maestri, ci si attiene alle grandi linee, ci si solleva topograricamente a più alle regioni, e quel poveraccio cui capila cli trovarsi su quella ipotetica possessione del topografo, su quel Lcrreno rilei;ato maestl'l'volmente ver sintesi, rigirandosi col la carta fra ma no, si buscberil un capoaatlo ma rriuntterà difficilmenlc a sbriiwrsi, tanto più se esce allora allora da uu.. terreno slalo rappresentato graficamente con tulte le pettegole lineel.le ch e sono di pura co mpetenza catastale. È doYeroso per noi il levarci di mente l'ubbia che il mappalore visiti min11tame11te lui.Lo il terreno da rilevare; ciò può essere creduto da ch i non si intende di mappatura, ma non sarà mai' ottenibile, neppur;e nel più fa vorevole terreno, un'ispezione locale di quella vastità. E intanto, quante volt~ si fa rettilineo un tronco di CJ
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NOTE ED APPUNTI
DI TOPOGRAFIA
strada e veramente reLLo non è, ma con alquanLe leggere inflessioni: qua.nle volte si chiede quanti passi di disLanza vi siano fra due crocevia successivi per regolarci nel disegno - dovendo lottare contro lutLi gli ingombri alla vista e contro le àsinerie di celti zoLiconi i quali, dopo cinque giorni di prova, convie~ rjmandare alla vanga che maneggiano meglio della stadia, - e ci si sente ri.spondere pet· esempio: sessanta; e si accettano per tali e poi alle volte, per avventura, si comprende che invece erano centosessanta e si corregge. Ma quando l'avventura prupizia non succede, e capita spesso, lo sproposito rimane indelebih11ente sulla carta. Guai chiedere informazioni; tuttavia alle volte il chiederne è in. dispensab ile; si •domanda quante case ci sono in un fol1.o di alberi, fra i quali vedete appena uno spigolo in muratura, e vi dicono tre piccole case, e ne segnate tre piccole, mentre ve n'è realmente una sola, grande, con t1·e fa1nìglie, il che è tutt'altro per la topografia e per noi, ma è lo stesso per quel tale che vi diede la chiesta informazione. Così _vi chiama strada un sentiero e canale un fossetto, ed infine vi storpia il vero, e quando ve ne avvedete lavorate per quattro, ,melate a casa a notte fatta, mal contento di voi, maledicendo altrui, .è pensando che, volere o non, aJJ' Istituto si aspeLt; inesorabilmente da voi quei venti o quei quaranta chilometri quadrati al mese I Come vi sono coloro che leggono benissimo qualunque più astrusa ed incomprensibile carta, e dicono di capirvi in essa perfettamente il disegno, così aÌtri ve ne sono i quali, senzaalc1m bisogno di carte, il terreno capiscono per induzione; conobbi persone che lo soste·nevano ed altre che ci credevano; non io però. Io, in materia, ap~ partengo ai S. Tommasi; specialmente dopo che da una colonna di fumo avevo pro11os1.icato una casa ed era una fornace, e dopo di aver; scambiato il rumore cli un treno ferroviario colla cascata di un torrente. Ma quelli ai quali accennai non si fermano a tali bazzeccole. Da un versante collinoso o di montagna che vedono, indovinano il versante opposto; costrutta l'orografia, ne vedono le linee idrografiche; da una pendenza si fanno il concetto di tutto il declivio cli im aYvallamento completo; dall'alteiza di un campanile arguiscono il numero degli abitanti del villaggio, e mercè una pozza d'acqua luccicante, un nugolo di polvere soUevata dal vento e le I
spallette cli un ponte rosseggiante fr:t il verde delle siepi, sono capaci di costrnire mentalmente un ottavo di tavoletta. Lascio qtiei tali alla lorn buona ventura, ma prendendo le mosse da quelle stramberie, e cercando di dimenticarmi gl i errori madornali da me commessi in fatto di induzione, credo che veramente un notevole aiuto, in certe circostanze alla letLurn della carta, possa esser dato dalla fine osservazione di alcuni particolari del terreno, ' avvenuti nel campo del panorama che si contempla. Essendo in cerca cli una borgata copert~L dall'alberatura e giunti ad un bivio di cui un ramo tenda direttamente verso un punto sull'orizzonte, sul qmLle verso mezzogiorno si scorgano parecchie colonnette di fumo innat:.:::arsi per l'aria, el'altrp ramo diverga alquanto, mi atLengo al primo e sorprendo direttamente gli abitanti sull'ora del desinare. Una bianca striscia sp iccante sul fondo verde di un pendio alpino, mi indica un campo cli segala: ·se qnel ca~po è mollo discosto dall'abitato svela quasi sempre la presenza cl1 una casa campestre, di una capanrm al suo margine, cap~uma o casa che esiste sulla carta e non v'ediamo sol terreno; poichè il grigio della sua, muratura si confonde con quello della retrostanle roccia. Un fi lare di ontani, specie se serpeggiante, o cli salici, c,i svela un canale, un fosso , un rio che non possiamo vedere. Se capitiamo su di un t1~atto cli terreno sul quale si veggano bene tre o quattro strade divergenti;-·se · cerchiamo in quei paraggi un paese, una borgata, giunti su una cli quell e strade la percorreremo dalla parte della sua convergenza étille altre. Se ci sembra cli non vedere sul terre.no_ una mulattiera che è segnata sulla carta, non bisogna impazient1rc1, la si cerca e sarà quistione di dtrn minuti e si troverà; diamine! abbiamo vista una casa in lontananza, alla quale non si può accedere da altre parti comodamente, e la nostra induzione non poteva essere .fallace; le case sono visitate dagli uomini e gli uomini - per .ora almeno - cammiriano., non volano; e per dove essi passano vi sarà una traccia e passeremo noi pure. Se fra due erti e brulli cocuzzoli vediamo una insellatura boschiva o cespogliata o pratile o nuda e giallognolù, possiamo indurre con certezza che per di là vi è un passaggio a preferenza della inse!Jatura successiva o prececl\:mte, alla quale si acceda cor. forti pendii ed a cui foccian corona rocce, frane e detriti e che si mostra
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NOTE ED APPUNTI
meno agevole, meno praticabile; da che esiste il mondo, la gent.e,. compresi i contadini, ha sempre cercato, avendo l'arbitrio della . scelta, il facile ed il comodo nel tracciare i cammini; e noi pensando come gli antenati, ci dirigiamo a quel colle e rinveniamo la strada. Se vediamo un lungo muro è facile che dall'un' dei lati vi sia una strada; se sn quel muro vediamQ luccicare dei pezzi di vetro, di bottiglie od altro di tagliente, è quasi certissimo che la strada vi è, e ne possiamo andar sicuri se per di fa sentiamo lo schioccar di una frust.a, il cigolar di una ruota od"i l bestemm iare di un carrettiere. Da una, altura,, da una specola, da un ch iosco, si arguisce un villino: intravediamo un parco, un giardino, una peschiera e quindi indoviniamo un muro di cinta, dell'acqua, della. ospitalitàr-dei mezzi di difesa, degli abitanti. . Se in· distanza, da un lungo filare di alti pioppi, o dal luccicare delle acque, o dal rumore sordo delle onde, si può comprendere il corso di un fiume, a noi occorre di trovare su cli esso un passaggio e siamo fuori di orientamento colla nostra carta, di quelle strade che ci si possono presentare,. no i sceglieremo la più batt.uta, e fra due molto frequen tate, quella che ha u,n tracciato che più si avvicina al perpendicolare snl corso del (i ume: quella acldunà certamente ad un ·ponte, ad un passaggio con barca, ad un ·guado e, nelle condizioni normali, ci sara sempre facile passare sulFaltra sponda. È parimenti induttivo che le strade, le viuzze,. i sentieri, che corrono sul declivio di un monte sono per lo più incassati verso l'alto ed il rialzo verso la scesa, e che l'incassatura ed il rialzo sono tanto piit forti quanto maggiore è la pendenza; è induttivo che su di esse strade o sen tieri si trovano dei ponticelli in cotto, od in muro a secco, o formati da qualchè ampia lastra, o da due travi che sostengono alcune graticciate coperte di terra, i quali ponti stanno a cavaHo ai mille torrentelli che solcano il fianco àei monti anche i merio aspri, i meno rotti; ponticelli che in topografia non si segnano che in parte, perché molti giudicati trascurabi li per chi fa una carta e non una semplice pianta, o perchè sarebbero di peso ad un disegno giù. abbastanza minuto e ristrello anche occupandosi solo di cose di maggiorrilievo. Quando in collina si vedono, in distanza, delle piantagioni . di
viti, se il pendio è notevole, allora è induttivo e l'agionevole.e vero pensare che quel terreno è disposto a gradinate, ed à gradini tanto più alti quanto più aumenta il declivio, e che i gradini sono sostenuti. da muri a secco, e che .i filari sono nella direzione delle curve orizzontali, e che quei tratti cli terreno sono difficili a traversare nel senso della. pendenza, e che sarebbe infine pl.ie!'ile pi·etendere una carta topografica che si occupasse di quei rialzi, di quei solchi, di cli quelle incassature, anche se i gradini fossero alti tre o quatlro o più metri, non già perchè una earta non possa oecuparsi di un rialzo di strada anche di un metro solo, ma perchè, mentre una strada può essere o non essere in rif'lzo, e non lo si saprebbe indovinare, una vigna con 30° di pendenza non può assolutamente essere coltivata in altro modi) che a gradini, e ognuno lo deve sapere. t induttivo e ragionevole che un corso· d'acqua perenne, quanto più di lungo tracciato, di viene più ricco di acque, quanto più in forte pendio, diviene cli corso veement.e, ed Lrnenclo la massa delle acque alla veklcilà, diviene capaee di corrodere il fondo , cli scavare ]e ripe, di generare abrasioni, dl formarsi sponde alte e cadenti verticalmente sul pelo d'acqua, e così ogni piccolo filo di torrentello col crescere del pendio e del percorso - come avviene in terreno di montagna - erèa sempre un cer to ostacolo ad essere traversato anche se sul disegno non è segMto il tratteggi.o valeYole ad indicarlo. · Convien pensare che i terren i piani · sono pur sempre dolcissimament.c ondulati, a larghissime onde, con impercettibili pend ii, misuran li al più al più l'uno per cento di inclinazione, fra il culmine dell'onda ed il solco fra due di esse: pensare che essendoci sopra, camminando, non ci accorgiamo cli ciò e ci pare di essere sul levigato pavimento cli una camera. Ebbene a 200 metri di distanza, quando fra noi ed una compagnia di soldati nemici coricati od inginocchiati vi è interposta una di quelle impercettibili onde, essa colla sua cresta ci copre perfettamente all a vista quella genle che col fucile ci sta a bruciapelo. Una carta topogra.fica anche al 5 mila, con curve intermedie di · 1 metro, e con qnalunqne più diligente ed efficace lumeggiamento, non ci indicherà. mai e poi mai queste cose, necessarie ad essere suggerite dalla nostra sana e seria induzione, la quale starà a dirci
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XOTE 1::0 APPU~Tl
che coi Lerreoi perfettamente piani, r.ome si so"'liono chiamare , non . o devesi mai fare troppo a 11danza n~ deYesi, inversamente, disperare affatlo; essi possono ugualmente tende.re insidie a noi e favorire le insidie nostre ad altrui danno. Così sulle pendici montane non ci ill11da la irregolarità che tro,•iamo sulla carta e per distanza orizzontale di cune e per levigatezza di suolo e per mancanza di bosch i, e non ci sembri mai di avventurarci su di una superfice conica come quelle che impariamo a conoscere in geometria solida. Troveremo sempre, o prima o poi, dei pianerottoli, dei gradini, delle nalu1·ali trincee, delle piatteforme di carbonaia, dei larghi per abbeverare gli armenti, dei cigli cli roccia a fior di terra; la matita del topografo e la camera oscura fotografica assorbono ·tutto ciò nelle proiezioni Yerticali, ma tutto ciò è un Les.oro per condurvi la truppa. Per ;,;fruttarlo però bisogna avere un huon ~istema induttivo, col quale aiutarci nei nostri apprezzamenti e nelle nostre ricerche. Quando sul terreno ci troviamo perduti fra campi sterminati, nel mezzo di prati a vista d'occhio, nel follo di boschi inestricabili, e la nostra carta conta come zero, convinciamoci che i1; quei momenti di bisogno, di dubbio, di vane ricerche, di inutili sforzi per èapire cloYe siamo, è bene meltere la carta in tasca e cessare di percorrere cento m. di qni, dugenlo di là, come navicella senz'albero e senza tjmone sbattuta in mare. Prendiamo una direzione qualsiasi e via pe1: quel!~, sempre diri L!i: una strada la troveremo; anche il più umile senuero - trascurato dal mappatore-in quellacotiLingenza, è buono, e quello prendiamo. Un sentiero non pLlò essere caduto in terra dal cielo come un bolide; se dall'un dei capi si perde nel · nulla dell e erbe, delle spiche o dei ginepri, rif'acciarno i nostri passi : dall'altra parte certamente ci condurrà a qualche punto più defi nito; se sarà una casa coloro che vi sono o che vi furono non saranno anacoreti; avranno avuto commercio col resto del paese, una strada la riLro\'eremo. Allora questa casa, che sul disegno sariL not~ta, 110n sapremo a quale di quelle grafiche conisponda: eb bti'ne, teniamola per un Yertice di un triangolo di cui cerchiamo art,·i elementi per coslrurlo e per scoprirvene uno simile snl disegno; e via per quella slrada, e giungeremo a·cl un bivi o, cioè ad un altro vertice e così avremo determinato un lai.O; poscia percorriamo quel
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ramo di strada che fa maggior angolo col prima. percorso ed arriveremo a qualche altra estremitit ben defini ta di esso, ed avremo due lati e l'angolo compreso. Di due strade egualmente disposi.e, in simmetria, rispeuo ad una terza, percorriamo il ramo principale, ch e sarà il piùJ)altL1Lo, epperò il più solcato da ruote, più inciso di pedate, più coperto cli polvere o meno sepolto dalle erbe e dai virgulti; per questa via giungeremo sempre a qualche luogo topograficamente molto notevole, e così poi.remo ot·ientarci. Se inve·ce al principio delle nostre ricerche troviamo un fosso, un canal e, non saltiamolo, ma seguitiamolo \'erso corrente o verso le origini: saremo certi di trovare, dopo non molto , una pedanea, un ponte, cioè a dire troveremo una strada che atLraYersa qLtel corso d'acqua, e noi via per quella strnda; non troveremo ponti o pedaoche? Ebbene troveremo sempre i capi di un sen tiero, di ~na mulaltiern, cli una campestre che attraverseranno a guado . I mpediti da una fo lla siepe non buchiamola, ma procuriamo di accompognarla: vi sarà pure un passaggio , magari costruii.o da siepe posticcia, da stecconala, da un cancello: allora da quello passeremo noi pure, ocl :,Imeno in qtiel sito bucheremo la siepe e ci troveremo sn di una strada. Guai se, cercando di orien tarci, saìtiamo i laLi dei triangoli e ci gettiamo nel vuoto - poichè per chi è smarrito chiamasi vuoto il fiLto delle i.Joscaglie, dell e messi , delle erbe, dei cespugli, delle sabbie. - Si potrebbe durare un giorno in ti ero attraversando campi, vigne, -prati, gerbidi, scttvatcando muricciuoli, sa[tando fossi, [arando siepi, senza mai incontrare un sentiero. È necessario percorre i lati, cioè i (ìl i del reLicolalo; sono e.ssi che ci conducono ai verti ci e sni vertici stanno i bivii, i crocevia lesa.ntelle, gli oratori, i ponti, le case, o qnegli altri osLacoli che costituiscono quel mezzo col quale rintraccieremo sulla carta il punto in cui si~mo, e la. direzi one di qllello al quale si tende. Anche questo fa parte del coefficente indullivo. Tutto quello poi che un sano criterio topografico lascia presupporre e indovinare, il mappatore clovrebbe studiarsi cli non dimostrare con segni i quali per riuscire evidenti dovrebbero uscir troppo foori dalle proporzioni della scala; all ora il lettore di carte sarebbe anche meglio informalo sul Yero stato del terreno. Se ad ogni minimo fosso si vede delle sponde a tratteggio, si rimane au-
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NOTE lm APPIS.NTI
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torizzati a ritenere che dove non vi sia tale tratteggio, il corso d'acqua ha sponde di nessun rilie·yo; meni.re d'altra parte fra dlre fossi a sponde tratteggiate ugualmente, si dà ad entrambi uguale importanza - se è uguale la larghezza, - ed in realtii avranno valore diversissimo, mentre per l'uno il traHeggio avrh un ·valore di pura coUYenzione, e per l'alt.ro non sa.rà che una. pallida ed inefficace rappresentaz ione di sponde maga.ri alte sei o sette metri. Di qui ne nascerebbe che ogni qual volta si vedesse secrnato un piccolo ciglio roccioso, una franatura, · una sponda., u~ argine, !'_incassatura di una strada a mezza costa di monte, il tratteggio di una breve conca o di un risalto, si penserebbe essere ~uelli ostacoli più note11oli di quelli che la nostra induzione ci avrebbe suggerito; prima di riscontrarli realmente sul terreno, ci saremmo fatto di essi ostacoli un concetto più alto, ne prenderemmo nota più diligente ed edeguata alla loro entità e più conforme al vero. Per tal maniera sparirebbero quelle meraviglie di vederci innanzi ad una parnte rocciosa alta 30 metri e lunga .200, rappresentata da venti o trenta lineette sottili e corte come zampe di mosca; o di vedere una strada al ta 2.0 metri sul livello (folla campagna, seg11ata in disegno ~on _un t_ratteggio così breve e meschino che finisce per confonderst coi lati della strada, per poco che la riproduzìone sia scorretta, per poco che le pietre ocl i rami siano stanchi. - Nella lettura delle carte sembrami utile rammentàrsi di qualche altra cosa. Se noi potessimo sempre avern sott'occhio il terreno sul quale ci occorre cli camminare, studiare, manovrare, e vederlo in lutto il suo reticolato, nei suoi particolari planimetrici, nei suoi profili altimétrici, in verità che le carte avrebbero poca ulilitit. Difatti esse stanno precipuamente acl indicarci quello che non vediamo, che è appunto. l_' oggetto delle nostre principali ricerche topografiche ; stanno a _ palesarci le relazioni svariale fra il punto in cui siamo e quelli che ci circondano e che solo vediamo, mercè la carta, cogl i occhi della mente. · . · Ebbi moltissime occasioni cli constatare che taluni non si funno ragione di ciò affatto, e come non adoperano quasi mai la carta per quelle indagini alle quali perfettamente risponde, così, per; falso compenso, se la tengono aperta fra mano e non hanno occhi che
per essa, qt1anclo sono nella zona nella qùale dovrebbero avere l'occhio e la mente rivolti a tutt'altro. Nelle manoHe cli esercitazione colla truppa, questo si vede tuttodì eél è cosa purtroppo noci va. l\fa che cosa guardiamo, cli grazia'? Cerchiamo di orientarci? l\fa se siamo sul nostro terreno; di vedere il nostro avversario? )fa se lo abbia.mo innanzi; di scoprire ove va la, strada tale, ove il torrente tale altro tende, se il tal giardino è cinto da muro o da siepe? Eppure tutto ciò lo vediamo al naturale, coi suoi tracciati, colle sue forme, coi suoi colori, coi mezzi appunto che superano qualunc{lie artistica carta. Questo mettere le carte in tasca a tempo e luogo opportuni, è la più chiara prova di saperle leggere: si smette la carta al 25 od a! 50 mila e si legge quella ve1:amente distesa sul terreno alla scala del vero, con risultati infinitamente maggiori, poichè ci è permesso di veélere la scena sulla quale si deve operare, e gli attori circa a quello che fanno, e come si muovono gli altri, e come dobbiàmo muoverci noi per manovrare bene. Ma l'arrestare le truppe, od il lasciarsele sfuggire cli mano, od il lasciarci sopraffare, guardando un pezzo cli càrta in circostanze di luogo, tempo e modo, nelle quali a priori sappiamo che ci potremo veder sopra poco e capircene niente è, mi pare, la massima prova cli inscipienza in topografia; è la negazione dell'attitudine a far entrare il terreno come ausiliario alla ma.no,;ra. Sono cose vernmente elementari tutte queste che dissi e mi feci . meraviglia di non vederle scritte nei corsi cli topografia elementare. Sarebbero' per avventura troppo semplici? O forse non sono quelle che si elevano sui vocaboli della lingua topografica a tracciarne le prime frasi? Al lettore il giudizio. Certo è che mi par poca cosa l'inseg1uu:mi, nel -188:3, che le acque corrono all'ingiu e che una strada diviene in salita quando da una curva orizzontale passa alla .curva superiore I ! ( Cont·imia).
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J RASSEGNA TECXOLOGIGA -
LE ODIERNG SOSTA NZE E SPLOSIVE, F.CC.
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nelle artiglierie da campagna, e qLrnlla terribil e avvenuta a Stowmarket nell'anno ,f 87 1 • La nitroglicerina allo stato fluido a sua volta, anche se di recente fabbricazione, è dotata di grande sensibi lità. all'urto, il suo trasporto riesce perciò assai pericoloso. Nè sono escluse le esplosioni fortui te . per decompos izione spontanea della massa, quando la nitrogl icerina non è perfettamente pura. Per queste ragioni la nitroglicerina allo stato liquido non fu impiegata su larga scala che per un periodo di tempo assai corto. Un ir-ande impulso fn dato alla diffusione della nitrogl icerina, quando Nobel l' impiegò pel primo sotto forma di preparat.i plast.i ci, conosciuti sotto il vocabolo generale di dinaniit<\ fra cui quella composta colla Kieselg1.ihr è certamente la migliore perch è la tena silicea, quando è perfettamente pura e calcinata convenientemente, ritiene tre volte il suo peso di nitroglicerina. La KieselgLrhr, o farina fossi le, mescolata con la nitroglicerina riparte il .fluido in una qtiantità. inclelìnibile di microscopici vasi, i quali interponendosi fra le molecole della nitroglicerina, la diluiscono. La nitroglicerina poi trovandosi imprigionala negli interni meati di una materia solida ed estranea al fenomeno dell'esplosione, perde della sna eccitabilità; e ciò non deve stupire quando $i riflette che per la grande resistenza che presentano le cellule silicee, le particelle di nitrogl icerina in esse contenute non assumono più all'urlo il ·grado di calore necessario per iniziare una reazione chimica, od in altri termini per esplodere. La dinamite Nobel N. 11 trovò.imp iego tanto nel commercio quanto presso gli eserciti fino a questi ultimi tempi; oggidì però essa è caduta in discredito, specialmente quale esplodente da guerra, per le ragioni che esporremo in seguito, e perch é l'industria è riuscita a fabbrica.re ,dtre sostanze, pure a base di nitroglicerina, ma di esse meno pericolose; fra queste ultime spiccano le gonvrne esplosive. L'Abel fin dal ,J 867 aveva notato che incorporando un miscuglio cli folmico tone e di nitro con la nitrogl icerina, ,il primo pareva diven ire in certo modo gommoso; ma egli non fermò la sua attenzione Sli questo fenomeno . Più tard i, Nobel 1mpiegando fulmicotone fatto principalmente con prodotti nitrosi compresi fra la trinitro-cellnlosa ed iJ. cotone-collodio, ottenne un composto gelatinoso da, tutte queste 1
RASSl~ GNA TECNOLOGICA LE ODIERNE SOSTANZE ESPLOSIVE PER USO MILITARE
Il ch imico francese Pelouze osservò .nell'anno 1838 che facendo agire l'acido nitl'ico concentrato sui tessuti cli cotone e cli lino, si ot. tenevi un prodotto infiammabilissimo e detonante, che egli chi.amò pirossilinn o~sia fuoco di legname. Il chimico i taliano Sobrero ottenne n~l· 1184-7 dalla reazione dell'acido nitrico sulla glicerina altro prodotto rion meno infiammabi le e detonante della pirossilina, la nitroglicerina. Tanto il priri10 quanto il secondo di questi preparati non troval'ono però applicazione nelle industrie civili e nell'arte dellét guerra che negli ultimi tempi, e ciò essenzialmen te per le seguènti 'ragioni. I pirossili preparati dapprima in Inghillerra' ed in Franr;ìa, e di poi in Austria dall'inallora capitano, ora tenente maresciallo barone · Lenk, quando esposti per lungo tempo all'azione di una temperatura elevata, su·b ivano trasformazioni chimiche di tale natLlrÙ da renderne pericoloso il trasporto e l'impiego non solo, ma pure la conservazione nei magazzini. , Non di rado si ebbero a lamentare esplosioni per instabilità chimica del preparato. Citiamo quella avvenuta a Semmering nell'anno 11865 e che mise fi ne a tutte le esperienze del Len k, tendenti a sostituire alla polvere ordinaria il fulmicotone in treccie come carica cli proiezione 1
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HASSEGNA 'l'ECNOLOGICA
materie intimamente mescolate che, sotto un certo punto, erano una combinazione chimica colla nitroglicerina, e che costituiscono il raggua.rde,,ole agen Le esplosi \' O da noi conosciuto sotto il nome di gomrné, e che la fabbrica di Avigliana distingue in: 901n11ia pura, gomma canfomta. gom1na esplosfoa, dinanvite gelatina N. 1, ecc. Giova osservare che queste denom11lazioni nrn sono generalmente adottate, e che altre fabbriche chiamano gli stessi prodotti col nome cli ,gelatine esploclenti, nome che meglio risponde alla loro apparema, la quale in realtà si avvicina di molto a quella della gelatina comune. La gomma canforata, che la commissione 111ilitare giudicò la meglio adatla per gli usi di guerra, contiene maggior quantità di nitroglicerina della dinamite Nobel N. ~, ciò mtllameno essa è dotata di grande stabilità fisico-chimica. . Fra i pirossili il più conosciuto è qnello· che si olliene col cotone e che si chiama perciò fidmicotone, cotone /itlminante, cotone a:rotico, po!1Jere di cotone, nitro-cdlulosa, ecc. Abbiamo già avvertito che il Lenk impiegava il fulmicotone sollo · la forma cli filo intrecciato in miccia più o meno serra-to. Gli Austriaci si serYiva.no nella preparazione della Hitro-cellulosa cli cotone greggio di qualità superiore ecl a lunga fibùt; il chimico inglese Abel invece impiegò più Lardi lo scarto cli cotone risullante dalìe filande. Questa sostituzione è cli grande ·importanza perchè allontana ogni pericolo cli reazioni ch imiche per la presenza di quelle sostanze vegetali estranee alla cellulosa, che sempre si riscontrano nel cotone greggio, ed anche rese meno costosa la fabbricazione del fulmicotone. Un altra sos·tanziale innovazione clell' Abel fu quella di ridurre il fulmicotone in pasta, e di comprimerlo in solidi di forma r'egolare, costituenti n~asse omogenee, nìentre prima non lo si comprimeva. - La compressione del fulmicotone offre il grande va.nt.aggio di poterlo impiegare in guerra con grande facilità, massime nella ra, pichi. demolizione cli ponti, di ~uide da fet'I'ovia e cli q,ìaJsiasi ostàcolo. - A questi vantaggi, per sè già grandissimi, va aggiunto an · cora quello principalissimo di aver assicurato l'esplosione del preparato mediante la detonazione di una capsula .contenente non più di grammi 'l,00 di fulminato di mercurio .
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Da quanto si è eletto appare come la dinamite Nobel N. ,1 altro non è che una miscela di parti Equide e parti solide; la sua stabilità è tanto più perfetta quanto più completo è l'assorbimento della riitroglicerina nell'eccipiente,1 e quanto maggiore è la suddivisione delle particelle fluide. TuLtavia anche la miglior dinamite si scinde rapidamente nelle sue parti se messa a contatto dell'acqua, ed anche se sottoposta all'azione prolungata dell'umidità, perchè l'acqua si sostituisce in vjrtLt di un endosmosi a poco a poco alla niLroglicerina che rimane libera. Sollo lo. pressione ed anche' per effetto del calore la clinamile abbandona parte del liquido,. che si ra·ccoglie alla superficie delle cartucce e viene tutto ocl in p,Lrte assorbito dall'involucro, essa trasuda come si suol dire. Così in questo come nel caso precedente, il liquido reso libero . riacquista le qualitiL pericolose della nitroglicerina. Altro difetto della dinamite Nobel N. 1 e la facilità con cui gela. Il disgelo è un'operazione preliminare necessaria per impiegarla, essenclochè la dinamite gelata e cloLata cli Lale grado d'inerzia da richiedere per farla detonare, inneschi potentissimi' e non ammessi nella tecnica militare per la grande loro instabilità. Sebbene vi siano istruzioni semplicissime per effettuare 1·operazione del disgelo, la maggior parte degli infortuni che si ebbero a lamentare, sia negli eserciti sia nell'industria privata, è dovuta alla negl igenza·messa nel maneO'ofo della materia cre]ata. · Un caso funesto avvenuto ancor ~ò di recente nel!' officina di Pembray, la quale appartiene .alla società anonima delle materie esplosive, è pur troppo novella prova dell'imperiosa necessità che havvi cli adottare precauzioni per impedjre il éongelamento della dinamite, .o per servirsene quando è gelata. Mentre piccole qmmtilà cli dinamite libera abbruciano, se in·fiarnmate, lenlamenle e senza esplodere, grandi masse raccolte in 1
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lUSSEGXA TECXOLOG ICA
stesso locale sono susceuibili di esplosione so inuarrnnatc in un pun to crm1Junque, la combuslione in simil caso può elevare la temperatura delle parti di dinamite prossime alla fiamma al punto da det.erminarne la reazione chimica, susseguita da esplosione. Quando il f'uoco si propaga acl una massa di dinamite un po' considerevole è impossibile prevedere quello che potrà accadere. Anche piccole quantità di dinamite possono esploclere quando sono contenute in un recipiente e l'uscita dei gas ò impedita da un ostacolo abbastanza resistente . Una certa quantilit di dinami te coperta con tena, sabbia, rottami, ecc. se inGammala, brucia dapprima tranquillamente ma poi esplode. Ciò trova la sua spiegazione nel fatto che la temperatura d'esplosione della dinamiLe non è molto elevata, essa sta fra i 1180° ed i 100°. Gli urli_piccoli producono so lo la deformazione, ma non l'accensione e molto meno l'es, plosione dirella della massa dinamitica; LHl colpo secco e violento. però p rovoca sempre l'esplosione della dinamite Nobel N. ~ anche se libera, quando non è gelata. Una pallotlola d'arma da fuoc0 lanciala contro una massa dinamitica ne porta repentinamente la temperatura ai limiti volutr perchfr si veri fichi la sua decomposizione, e di conseguenza la sua esplosione. Il confricàmenl.o e l'atll'ito nella maggior parla dei casi detenninano l'esplosione della dinamite Nobel • . ·1 allo stato plastico; l'esplosione poi ù quasi certa quando la sostanza si trova fra $IL1e snperficie metalli che. La dinamite· produce sull'organismo animale effetti fisi ologici perniciosi; chi ne aspira le evaporazioni, ecl in maggior grado chi la maneggia senza calzare gttanti, va soggello a forte mal di capo e di gola, a nausee, a Yomito, ecc. Gli agenti esplosi\'i da adoperarsi in campagna oltre ad essere dotati di grande potenza dilaniatrice, hanno da possedere quel grado di stabilità meccanica e chimica che ù necessaria per poterli conservare nei magazzini , trasportare sulle ferrovie e sn..carri 0rdinari in vicinanza del nemico, maneggiare da uomini anche non dotali di grande intelligenza. nelle varieYicissitudini di guerra, senza maggior pericolo di qnello che presentino le polveri ordinarie. Una sostanza che richit:de grandi precauzioni nel maneggio;specialmentequanclo è gelala, che assume faci lmente le pericolose proprietit della nitrolll10
LE ODIEil :S E SOST.\:SZE ESPLOSIVE PER l:SO ~Il Lll'..\l\E
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"licerina e che anche allo slato di perfetta conservazione esplode ~allo l'u;lo cli una pallollo lrt da fucile, se libera, e per effello d'urt~ anche minori se chiusa in vasi resistenti, e che infine è germe dt malattia per ehi ò cosLrelLo ad aclopern.l'la, non potev~ mant~ue_re il posto assegnatole negli osereiLi che ·0110 _a quanclo. l''.ncl.ustn ~ lo~~e riuscita a trovare altri composti meglio rispondenti ai b1sogn1militari. Questi composti noi ora li abbiamo, e:;si sono : il (iilrnicotone comvresso e la gomma espiosiva . Il primo fo adotl~lo cl~lla marina di quasi tutti gli Stati cla anni, e qu ando la ~ua fab lm.ci.~zione ancora non aveva il grado di perfezione raggmnto ogg1d1; nonchò cla ,,l i eserciti in11le:;e, prussiano, russo e di recente anche 0 1 l' da quello l'r ancese; la. seco nda è slala adotta La non è guart. tal ~sercito austriaco . Il Mini stero della guerra itali ano ha pure rigettato la dinamite '-'obel N. ·I; quale sostanza sia destinata a sostituirla ancora non si sa, la scelta pende però fra. il fuhnicolone e la gomma esplosiva. 1")
II. La preparazione del fulm icotone c~mprnsso viene fatt.a ov un~ue secondo i procedi men Li tecnici indicatl dall'Abel ed attuaL1.cl~ppru:na alla Badia. di Waltham in Inghilterra . In llalia esso si labbn ca dalla società di dinamite in A.Yigliana, ed ecco sommariamente in che modo. Si pone anzitullo ad essiccare lo scarto di cotone in ap~osite camere e poi lo si immerge in un trnogo~o conte.nente una ~mc~la acida composta di 3 parti di acido solforico e cli ·I yarLe d1 ac1d~ nitrico fumante. Il cotone assorhe circa 1.2 volte d .suo peso dt acidi, per l'imestarl o li beramente cd in t~ltLì _i sens! e ren~er_e possibile che s'inznppi e compenetri Lutto d1 acido mtro-sollorico, per o,gni chilogramma di cotone si mettono nel truogolo 150 chilogrammi di miscela acida. . Dopo circa. ,1Ominuti si estrae il ~ulmicotone dal tm~golo , lo st lascia sgocciare e quindi lo si compnme con uno strelto10 a mano .
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RASSEGNA TECNOLOGICA
I~ s~g~1it? il fl~ln~ico~one che contiene circa il2 volte il suo pes() ~1 ~-c1d'. st lascia 1~ :1poso_p~r 1~ezza giornata e più, ma non già alI a11~ libera, ben~1 in rer:1p1ent1 che si collocano dentro l'acqua di u_n tm~ _poco profondo; ciò allo scopo principale che tutta la massa s1 Lrov1 m condiìioni di temperatura perfettamente iden tica. Durante questa operazione tutti i piccoli nodi ed aggruppamenti dd cotone han~o c_ampo di saturarsi a1jpieno. Gli acidi superflui si espellono eh poi mettendo il fulmicotone dentro un tamburo crirevole che ha il fondo ed i lati traforati fi uamente, e siccome il~am~ur? ruota e ~ompie circa mille giri ogni minuto, così in virtù delI azt0ne centrifuga 7/ 12 circa degli acidi si raccoJcrono nel vaso entro cui si muove il tamburo. · ò · . Rimanendo ~erò ancora qualche po' ·di acido non.-combinato, Jo si asp~rta mediante successivo b_agno in un tino di legno, nel quale prec1p1~a un. getto d'acqua in cui è sciolto earbonato di soda per la neulral1zzaz1one degli acidi. Dopo 7 ad 8 minuli non resta più a_Jcun ~apore cl'~tcid?; il fulmicoto ne si estrae e si asciuga parzialmente '.n apposito sistema di macchine centrifughe, e poscia si trasporta m altro locale. ..01\ivi_il f~l~1icotone viene ~etla~o in un tino ripieno d'acqua, in cui si muo, ~ una ruota guermta dt taglienti coltelli, i quali urlando c?~tro un~i ?tastra di acciaio cvstituiscono come un sistema di for~1c1 che ~1v1de e tritura il-fulmicotone molto finamente. La ruota da, t·1na, 111·1cct · a vapo1·e,· oJtre alla triturazione • · .r messa. rn moto . . , lilla ti fulm1c_olone s.ubisce in questo tino una completa lavatura. Per_ndurre _il ful'.ni.cotone in pas ta lo si sottopone all'azione di macch'.ne cons1~tent1 li~ tinoz~e -nelle quali girano ruote a palette che.agitano e dt,1_avano. Il fuhrncotone per 4-8 ore mutando l'acqirn ogm .qualvolta s mtorb1da. Trascorso questo tempo se ne prende un sagg'.~ p_e1: Yetle~·e .se la depurazione che ha subito, e le alti·e sue qualt~a .fis1co-chn111che sono tali da poterlo levare dai tini, altri-· menl! s1 continua l'operazione. . . La polpa ~ulmicoto~e levat~ dalle tinozze viene sott~posta a prove d, collaudaz,one e r1co11osc111t·' so(ld. ··f· t 1 · t· · · • '. , · •, . " . 1::; .1cen e, a s, a prosciugare 1 e?t o una macc!1 ma cen1:r1fuga, quindi la si riparte per fa formaz10ne deìle camhe, le quali si modellano prilna servendosi di un 1
I.E ODIERNE S0$.-TA1'Z E ESPLOSFg PEil USO W LIT AlìE
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torchio, a mano, e poi si comprimono sotto uno strettoio idraulico della forza di circa una tonnellata per c.m q. La società. di Avigliana provvede il cotone dall'Inghilterra. Gli acidi sono fabbricati acl Avi gliana; ad onore del Yero diremo che la societi.t ha fatto grandi sacrifici per meuer~i pienamente all'altezza dei migliori stabili menti del genere; l'acido solforico da essa acloperat0 è concentrato a 66° B (97 monoiclrato) ed ha un peso specifico di 11,84; qnell o nitrico è concentrato a iS0° n (96 mono idrato) con peso specifico e1i ·I ,50.' I mezzi di cui attualmen te dispone Ja, fo,bhrica su.ddeLta sono suffi cienti, per quanto riguarda le 01)erazioni di prosciugamento, lavaggio e triturazione, pe1· una produzione anche su vasta. scala, servendo queste _stesse macchine ed apparecchi altresì pu la fa b1.,ricnione del cotone binitrnto, il r1uale in grande quantità viene continuamente preparato dalla fahbrica pel confezionamento delle dinamiti gelatine e delle gomme. Il colore del fai rnicotone cli Avigliana è bianco-bluastro; le cartucce hanno forma cil indrica o prismatica a base esagonale o rellangola1·e, lo si può però avere di qualsiasi altra forma, ciò dipendendo solo dallo stampo cli compressione. La densi tà ò variabile; quello sper'imentato dalla commissione militare nel maggio 11883 aveva un peso specifico di •I ,'.28; quello di ali re fabb riche e specialmente tede;;che non ha che un peso .specifico di ·I, •I 2 e perciò a parità di peso ha maggior volume, oltredichè è meno resistente alle rotture fo rtuite . La buona fabbricazione e l'uniforme compressione che vi en data alle cartucce della fabbri ca di Avigliana, fu riscontrata dal"ln. commissione mandata dal 3Ti nistero del,a guerra nel giugno -1883 ad Avigliana dal fatto che immergendo in acqua c1ne di delle cartucce, dopo vent.iqnallr'ore avevano assorbito la medesima quantità di acqua. La purezza del fulm icotone risul!ò dai residui c1i combustione; ab bruciatone unn cerLa quanti tà fu trovato che detti re$idui sLavano . al disoLLo dell''/ i per ·I 000; il fulmi cotone dell a fabb rica di Kruppai\fohle, che è la migl iore della G-ermanià, e che fornisce la marina e l'eserc.iLo germanico, diede residu; di combu$tione di mollo superiori raggiungendo il ·123 1/ 2 per 11000 . I residui del fulmicotone di
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RASSEGNA TECN,OLOGtCA
Avigliana erano di sola silice, derivante dalla composizione organica della cellulosa, quelli del ful micotone di Kruppa-Mùhle invece constavano di silice e di carbonato di calce, proveniente dalla neutralizzazione che in detta fabbrica si fa con carbonato di calce (creta) mentre, come abbiamo vi~Lo pi(t sopra, la neutralizzazione si fa ad Avigl iana con carbonato di .soda il quale ò solubile nell'acqua di lavaggio. Il fui micotone asciutto ha tutta l'apparenza del cartone ordinario; può es5ere facilmente tagliato con un coltello in direzione delle lìbbre, cioè normalmente all'asse delle cartucce, non però in senso opposto ove per disgregarlo occorre la sega. Esso asso rbe l'acqua in proporzione variabile co l peso specifico. Quello di Avigliana della densità di 1,28 allo slalo di. perfetta salJ)razione contiene non più del ·I 8 p. ¼ di acqua; il fulmicotone di KruppaMiihle.invcce, il cui peso specifico, come ahbiamo visto, è inferiore, assorbe l'acqua in ragione del 30 p. °lo. Il fulmicotone compresso di buona qualità non varia punto il suo stato alle alle e basse temperature; il gelo non lo altera anche qu ando è saturo d'acqua; la commissione provò questo fatto ad Avi-gliana conservando per cinque giorni alcune cartucce in un frigorifero la cui temperatura si manteneva costan te a - ,15° C. Quando il fulmicotone non contiene più del 3 p. ¼ cli acqua lo si dice asciutto, esso presentasi in fatto tale al tatto. Essendo il fulmicotone asciutto dotato di llOLere igroscopico, assorbe l'umidità dall'aria, non mai però oltre 1'8 al 9 p. %, come si ~bbe ad ac. certare nelle esperienze fatte a Casale. Alcune cartucce lasciate a Verona nei mesi di febbraio e marzo •1884 per 30 giorni all'aria' libera s'imbevettero di circa il 4 p. °lo d'umidiHi. La necessità di mantenere il fulm icotone asciutto non si presenta che per le cartucce d'innesco, ed anche per queste hon 'in modo assoluto, imperocch0 cartucce contenenti il o ed anche il 6 p. ¼ d'umidità esplodono all'urlo d'tmR capsulR contenente· un grammo di fo lmi nato di mercurio . Le cartucce d'innesco per altro si con· servano asciutte paraffìnandole. !.,e altre car tucce ·conviene mantenerle umide, e ciò per la ragione che il fulmicotone imbevuto d'acqua, mentre non perde, anzi acquista in forza dilaniatrice, offre 1
LE OOIEI\NF. SOSTA?\Zls F.$PL0S I VE l'Elì USO MIL1TARG
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rnag,girw sicnre:ua cli qnello asciiitto, che. talvol_ta s'accende p~r azione meccanica. Ciò non si ebbe però mai a verificare nel fulmicotone umido, del quale si può sostenere che presenta al riguardo tali pregi, quali difficilmenLe si possono riscontrare in qualsiasi altro esplodente finora conosciuto, non esclusa ht polvere ordinari~. . La facollà dei solidi di fu lmicotone compresso .a conservarsi nell'acqua. per lungo tempo ù messa fuor i dubbio dalle prove fatte a Casale, a Bologna ed a Verona; fra quesle ricordiamo quelle ese• guite su due prismi rimasLi immer3i nell'ac:qua, l'uno per il 90 l'altro 246 ~criorni ' senza ammollire e .perdere la loro forma ( 1). II fulmi cotone evapora. sponlaneamenle l'acqua contenuta fino al 3 o 4 p. 0 / 0 alle temperature estive; mellendolo in un essiccatore e portando la Lemperatura · in qttest'ultimo ai G0° ritorna perfettamente asciutt9 dopo poche ore. QuesLi passaggi non alterano \~i sua costituzione fisica. II fulmicotone regge adunque completamente al gelo nonchè all'azione dell'acqua ed al passàggio dallo slato umido alla stato asciutto. Il fulm icotone asciutto si accende all~i tempei:alura cli ,J90° C, ossia alla temperatnra in cui la dinamite Nobel N. 1 esplode. Questa sua proprietà. gl i conferisce unR grande stabilità alle temperature alte. _.. Non ·cleve quindi meravigliare se il medesimo hrncia senza esplodùe anche quando _.se ne infiammano grandi quantità all'aria libera: .Sorvoliamo .sulle piccole esperienze di combustione fatte presso 1 i due r~ggimen.ti zappatori in Italia, e ricordiamo solo che in_ .lng~i~terra se ne ab bruciarono addiritura cataste di parecchi qorntal t m luogo aperto senza che se ne verificasse l'esplosione. Per quanto 1
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(!) F'ra. i numerosi casi in cui le sostanze (•splosive possono tr~va.ro applicazio ne sott'acqua. citiamo quello recente di a.hbau.imento cli p:1Hfica~e nel _hume Hosso, sotto Bac-Nin. I Cinesi ha.uno costruito shamimcnti traverso 1L Jlllme mfiggcndo nel suo letto pali e riunendo (Jlles ti con numerose traverse. . . Altre volte siffatti ost,,coli si rimuo vevano con rnanopere eh forza. le cruali non potevansi altrimenti condmre a ·term ine che sotto la. protezione di batterie collocate a COJ1feniente a istanw dallo sbarramento. Oggi l'operazione ò più semplice. LFrancesi pol'tano di notte imbarcazioni sotto L'osta.colo, gli uom ini affondano piccole cariche, creclia.mo di ftùroicotone, lungo i fusti e lo fanno scoppia.re. r pali sono così svelt.i clàl fonclo, gettati acl una certa altezza, poi trascinati dalla corrente e nulla più resta del paziente lavoro dei Cinesi.
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RASSEGi'.A TECNOLOGICA
LE ODIERNE SOSTA:/ZE ESPÌ.OSIVE l'El\ USO ì\llLITAUE
è a nostra conoscenza la temperatura d'esplosione del Julmicotoùe
compresso non è ancora stata stabilita, ma essa deve essere molto alta e certamente supem la temperafura di accensione della polvere pirica, la quale sta fra i 300° ell i 330°. Noi abbiamo tuffato repentinamente piccole quantità di fulmicotone nel mercurio riscaldato oltre i 330°; non ottenemmo alcuna esplosione, ma solo l'ac~ censione del preparato. Il fulmicotone saturo d'acqtrn si può dire insensibile all'azione del calore. Pezzi di fulmicotone imbevuto d,acqua tenuti ripetutamente sopra una fiamma a gaz, o messi sul fuoco d'una fucina ben avviato, si consumavano lentamente a contatto della fiamma stessa ed ogni combustione cessava allontanando i pezzi dalla fiamma o togliendoli dal focolare. Il fulmicotone umido non esplode al più intenso calore anche se rinchiuso in vaso resistente; a Casale, a Bologna, ad Avigliana, e Verona se ne chiuse una certa quantilit in scatole di lamiera piuttosto robuste che poi si gettarono s·ll calast•~di legno acceso; ebbene spento il fuoco :ii trovò che il fulmicotone si era consumato lentamente senza menomamente danneggiare la scatola. In un incéndio avvenuto soLto Constadt nel giugno 11877, le torpedini della canno niera OpiiAte cariche con fulmicotone imbevuto d'acqua non esplosero , e si che alcune di esse furono ritirate da sollo le ceneri fatte rosse sia dal fooco, sia dal la combustione interna del fulm icotone. Le grande combustibilità clel folmicotone secco rende possibile la sua rapida consltÙlazione anche in silo p~rfattamente chiuso . Se il f1dmicotone asciutto e chiuso in un vaso qualunque, i gaz svil uppai.i dalla combustione non potendosi dilatare, assumono per l'alta temper11:tura tale tensione da rompere il va5o, ogni qualvo lta le pressioni non bastano a produrre il calore necessario per determinare la deflagrar.ione del preparato., ma sono sufficienti pel' vincere la resi stenza delle pareli del va.so; all'incontro quando dette pressioni a.ument;mo al punto da provocare la reazione chimica del preparato, ha luogo la sua esplosione. 'Perchè s'avveri quest'ultimo fatto però occorre che le pareti del recipiente abbiano una considerevole resistenza. · Nel le esperienze fatte a Casale, a Bologna e àd Avigliana si ebbe ad osservare che il fulmicotone asciutto chiuso in una cassetta di
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lamiera grossa mm. 3 rompe quest'ultima quando s'infiamma il fulmicotone allo int.emo, e che dalla cassetta sfasciata uscivano ancoi·a fiamme di fulmicotone in combustione. Il fa.ti.o che il fulmicotone secco brucinndo in sito chiuso può deflagrare anche quando non si verifica un violenl.o urto iniziale o per lo meno può determinare la rottura del vaso senza che vi sia vera detonazione, questo fatto merita· d'essere preso in seri(t considerazione perchè c'insegna cli non ·ilìlpfogare il f1dmi,cotone asciiitto come carica nelle mine che si ùiterncino in n11, mezzo resistente sempre. quando le condizioni non siano tali da garantirci che per urto, sfregamento od altro, non sia possibile la fortuita infiammazione del fulmicotone. Già abbiamo avvertilo come in genere convenga ·meglio i mpiegarn nelle demolizion·i ·il fiilmicotoneionidopiuttosto che qHello secca come car-icci, ris1~rbando eh adopet-are il f1dmicoton1~ ascintio solo conM innesco: ora soggiungiamo che siffatto precetto dovrebbe essere scrupolosamente osservato per eviLare disgrazie in tutti quei casi in cui vi ha una lontana possibilit.il che la carica subisca iwt-i o sf1·e_g c~menti. Quanto sopra abbiamo detto non deve indurre nella credenza che il fulmicoto1~e si possa alterare alle massime temperature estive dei nostri paesi. · Un'idea della òo-rande att.itudine .che il fulmicotone asciutto ha a sopportare le alte temperature ce la possramo formare pensando . che esso regge per 52 minuti alla temperatura cli 80° senz~ ~ec~m~ porsi, mentre la· dinamite Nobel N. ,1 in identiche cond1z10Ill s1 decompone dopo solo 8 a 1O minuti. Ogni lavoro si traduce in calore. La maggiore o minore at.t.itudine nelle sostanze esplosive a. conservare la lo'ro stabililit chimica s1,tt.o l'azione d~I calore per un tempo più o meno lungo, ed .il grado di temperatura più o meno elevalo che è necessario per determinarne l'esplosione, costituiscono quindi criteri sicuri per giudicare della loro attit:udine a resistere all'attrito, r1I confricamento ed agli urti tanto moderati quanto violenti. Dopo quanto sopra abbiamo detto . stimiamo superOno di/Tonderei sulle esperi enze fotte i.n Italia ed altrove per dimostrare come il fulmi cotone presenti un grado di sicurezza incomparabilmente maggiore di quello che riscontrasi 1
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RA SS lsGNA 'l'RCNOLOG ICA
nella dinamite Nobel N. I nel maneggio, nei trasporti e ndl'impiego; l'istessa polvere pil'ica non vanta al riguardo maggiori pregi del rulmicolone. Per col<>ro che reputassero questa. nostra asserzione azzardata, soggiungiamo che ad Avigliana la commiss ione collocò piccoli peu.i di fu lmicotone asciulto fra due piastre metalliche che poi si posavano sopra l'incud ine di un maglio del peso di kg. 47,50, che si faceva cadere liberamente aumentn.ndone la caduta fino a che sue. cedeva l'esplosione. Alla temperntura naturale di ,18°, por fare esplodere il fulmicotone occorse un'altezza di cadula di m. ·I ,30, cui COl'l'ispondeva un lavoro cl'urlo di circa 24 chilogrammetri. Riscaldalo il fulmicotone da 60° fino a ,100° esplose facendo cadere il maglio dall'altezza di m. 0,70 , cui corrispondeva un lavoro d'urlo di chilogrnmmelri 12,50. Esso si accendeva,pel'òsottow·ti mollo minori. Se alle piastre metalliche erano sosti tuiti dischi di legno, l'esplosione non avera mai luogo, anche colla massima forza d'urto disponibile, circa chilogrammetri i>6 . • Il fu lmicotone saturo d'acqua anche se messo fra piastre metalliche non ha mai esplqso, e nemmeno s'infiammò facendo cadere il maglio dalla massima altezza permessa dall'apparecchio, che era di metri 3,20. Per provare se il fulmicotone resisteva all'urto dei proietti di fucileria, si tirò con un fuc ile Velterli, modello 1870, dalla distanza di soli 6 metri contro cariche di fulmicotone libere e rinchiuse in scatole di legno, e si osserrò che s'infiam,mava se a$ciutto 1na senza esplodere, e che nè :/ infìmnm,ava nè esplodeva se imiiclo . Messo il flllmicolone nelle condizioni le più suworevoli, chiuso cioè in piccola quantDà in una cassella di lamiera di feno grossa 3 mm . e sparatovi contro dalla distanza sopra.detta, quello asciutto esplose,. al la densità 1,28, e sol•) s'infiammò, se compresso alla densità di I , 12; il fu lmicotone umido però si mantenne affatto inerte malgrado vi si sparasse contro per J,en cinque volle.
III.
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La fabbricazione della gomma canforata non richiede _nume~ose operazioni come quella del fulm icotone ~n~ ì'Ol~a che .1 a. mtro,-g_lrceri na è stata preparata. Collocata quesl ulLJJn~ in 1:ec_1p1cnte ,td,t_Lt~, . se ne eleYa prima la temperatura a 5_0° cent1grad1; il cotone b1mtralo finament.e diviso è aggi unto gradatamente e, m_antene.n~o .1~ temperatura al massimo cli 3::$0 cenLigradi pe~· non e~c1r\da1 l.~m1t1 di sicurezza, si agita il miscuglio, entro cui da ultimo ,,1. ve1:.a la canfora, conLinualamcnte. . . . . . . .Ta oomma canforata conLiene in °lo, 88 parli di n1tro-ghcenna, 7 ;;rti cli cotone hinitrato e 5 pctrli di canf~ra. L'agg!unta della canfora, 0 cli qualunque altro idrocarburo soli clo, cc'. nfemcc al preparato una grande insensihilitit, rendendo la soluzione del co~one binitralo più perfetta che nella gomma. ~urfl.' la_quale non c~:1L'.ene canfora e consta solo di 93 parti di nitro-gl1cer111a e 7 parti d, cotone hinitrato . . La aonuna canforata, nella sua forma pit\perfella, e trasparente e di n~ colore giallognolo, è sufficien temente solida p~r con~en·ar_e la sua. forma cilincll'ica alle crdinari e temperature: e_plastica ma non imbralla le clita; separarne le parti che la cost1tu1scono anche col me7,zo di un dissolvente è difficile. .. ' La densiLà della gomma canforata è uguale a ·I ,ii..J: . _ La aomma can[urata si taglia col coltello sensa. pel'lcolo,_so ~topo " . p1·ess10n1 . · non ttasu . da, co . me non perde il I1qt11clo sta a raoo-uardevolt sotto l'i~fluenza clel calore solare od arLificiale anche quando questo è portalo a considerevole altezza . . La cromma. canforata infiammata si consuma senza la.sciare alcun o residuo di combustione. . . . Immersa nell'acqua anche per p,trecch1 g1orn1 non ne ~ssorbe che piccolissima quantiLil, circa il 2 per ·1000 ._ L'Abel ne mise un campion.e nell'acqua O v-e lo lasciò per tre anrn e mezzo; dopo un ce1lo
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RASSEGXA TECXOLOGIC..\
tempo la trasparenza era scomparsa dalla sup'er(ic,ie ed a poco a poco dalla massa, ma tollala dal bagno ed espostala all'nria ripigliò la sua trasparenza, li berandosi dalla piccola quantità d'acqua che av~va assorbilo. Volendo, le cartucce di gomma canfo1·ata si possono consenrnre perfettamente asciutte, imm ergendole in un bagno di paraffina liquida, dopo di che si avvolgono a caldo in carta pergamena, pur essa paraflinala. Le teste delle cartucce si rendono impermeallili ripiegando le estremità della carta ed immergendole in seauito nel bagno cli paraffi na liquida. Per ecce~so di prudenza si m~niscono le cartucce d'innesco con siffatto involucro; avvertiamo però che cartucce di gomma canforata ri maste per qualche tempo nell'acqua senza veruna precauzione, esplosero all 'urto di una capsula contQnente un grammo di fulmin ato di mercurio. . Alle temperature basse In gomma canfo rala passa dallo stato plastico allo stato sol ido ; essa gela. Ciò avvi ene cp1ando la r,omma canforat:1 rimane per mollo tempo esposta ad una lemperatu;a inferiore a 7° cenLigradi. Snlle mo cartucce sped ite dalla fabbrica di Avigl iana a Verona nei primi giorni di febbraio ,1884-, cir~a 50 erano pel'feu.amenl.e diaccia te. Le cartucce gelate so no di una considerevo le durezza e non si spezzano tanto facilmente. J>er disgelarle prontamente occorre scaldarle al bagno maria, usando di lulle le precauzioni riconosci11Le necessarie per la dinamite _No ~el N. ,1. I! disg~lo a!· bagno mari a si opera in apposito se~ch1~, .d:tto m~rmit~a .sv~dese, mantenendo !'acqua alla_temperatl~Ia. cli 50 a GO c_ ent1grad1. In mancanza dell apparecchio si fanno disgelare le cart ucce mettendole nelle Lasche dei pantaloni O sollo le ~scelle. J.n nessun caso d,evonsi mettere le cartucce gellite sopm fiioco niido,- sop1·(i caldaie a vapore, ùi fo1·ni e nepptiresopm fm·nelli o s.tiife qualmtqiie. Si ccome le cartucce gelate esplodono senza di fficoltà, esplicando tutta la forza desiderabile con l'innesco proposto dalla commissione mili tare e del quale tratteremo in seauito cosi l'operazione dello sgelamento non si rcndèrà necessaria :he i~ casi speciali; in pratica quindi il fatto che la oomma canforata 5i solidifica alle basse temperature non ha conse; uenze. Alle alte temperature la gomma canforala si· comporta in modo
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analoao al fulmicotone; esposta alla temperatura di 50_ centigradi, non diede seoni di decomposizione che dopo 59 minuti ·. Il calore la rende è vcra°più molle e viscosa, masi può sostenere che la temperatura estiva anche nei ~ae_si meridionali del~'Eltropa non basta , . . . . per alterare il suo stato clrn:11~0. . . A contatto di ·un co rpo :n ignizione la gomma c<tnfo1 ata l'.be1~ abbrucia con vivida fiamma; se ne possono abbrnciare qum_tah come il fulmicotone, se senza pericolo, lo ignoriamo, due chiloorammi però accesi in una sol volta non esplosero. . . r, Racchiusane una certa quantitit (circa ,i.00 grammi) 1n ~assette di lamiera cli ferro e gettate queste ultime sn ~n fuoco ~1 leg~o ben nutrito, dopo pochi" minuti avvenne l'espl?s'.on_e; nell rncend1~ di Cronstadt le cose non sarebbero passate cosi ltsc1c quancl? le to1 pedini fossero state caricate a Yece che con fulmicol~ne om1do con 1tomma ·canforak'L Passiamo ora a yedere come si comporta la aomma canforata agli urn. . I'> . Alla temperatura nnturale di ,18° la gomm a canforata esplose all'urto del maglio se chiusa fra piastrette matalliche con un altezza di caduta di metri 0,80 e di metri 0,60 se portata alle temperature di 600 ed 80° centigradi; non s'accese però mai all'urto. . , . Qties te prove cli no tano che lei gomma canfornta esplode 1HtL facilmente all'urlo che il [uLniicotone asciutto, mci che ha m qiiesto i l ·vaniaggio di non infiainmarsi. Siccome la gomma can_forata non esplose,· l'acendo cadere il magli_o d~lla_massima al.w.~a d1 ,111. 3,20~ quando era collocala fra due dischi d_1 legno, cosi l!1sogna ~onve . nire che nelle condizioni ordinarie di trasporlo, di maneggio e cl i impiego, la gomma canforata pastosa si comporta ugua lmente bene · . . . che il fulmicotone asciutto. · Questo apprezza mento l'estend'i "mo,PL1re noli effetti nsnltant1dal e, o. · con mosc11eLt'i ' ' etlei·li' , modello 11870. La 0n omma tiro . ,. canforata se .b 1 · · cas•ette c1 • Je1tno non esplode ne s 111fiamma spa1 l1 era o e 11 usa m " o . cli 6 metri , tanto allo stato plastico, ranelov1· cont.ro l'Laila< c1·1s•ar1z" • quanto allo slato sol ido. Esplode invece se chrnsa m cassetta d1 lamiera di fen o. i,
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IV.
Tanto il fulmicotone quanto la gomma canforata reggono sotto tutti i rapporti benissimo all'azione dell'acqua ed al passa,ggio dallo stalo nm ido allo stato asciutto e viceversa; non occorrono quindi nè magazzini perfeuamente asciutti per la loro conservazione, nè provvedimenti speciali quando trattasi di impiegare dette sostanze sotto terra o sotto l'acqua, sia pure che vi dovessero rimanere per lungo tempo. Una. cartuccia di fulmicotone asciutto bastando pe.r determinare lo scoppio cli qualsiasi carica di gomma 1:anforata e di fulmicotone saturo d'acqua, ì'esito delle mine è assicurato per la nessuna difficoltà elle vi ha a preservare la cartuccia d'innesco perfetta men te contro !'umidi lit.. La gomma canforata può rendersi perfettamente inaccensibile durante il deposito nei magazzini conservandola sou'acqua, ·come taiuni proposero; nel trasporto poi la si potrebbe avvolgere in un panno imbevuto d'acqua .Il fulm.icotone non abbisogna. per preservarlo contro il fuoco sia nei magazzini sia nel trasporto, cli altra. precauzione all'infuori cli' quella di mantenerlo sempre umido ; e ciò non presenta vernn inconveniente nella pn-.tica, sapendosi che esso non si altera a contatlo dell'acqua e che non rimeLte della sua forza pur rimanendoYi per lungo tempo. Quando si ritenesse l'operazione dell'inaffiamento in càmpagna di diffici le attuazione, si potrebbe impedire l'evaporazione dell'acqua incorporata nelle cartucce, paraffinanclo quesl'ultime prima d'incassarle. Il trasporlo del fulmicotone umido in vicinanza del nèmico, è scevro di pericolo irnperocchè la pallottola del moschetto non basta nonchè a farlo esplodere a provocarne l'infiammazione. Il fulmico tone umido ripartito in casse può anzi servire da .riparo a quello asciutto che come abbiamo visto s' infiamma al tiro da vicino: basterà all'uopo attorniare quest'ultimo con éass~ di fulmic,o tone umido. I Prussiani ripartirono i 280 chi logrammi di fnlmicolone
LE ODIERNE SOSTANZE lsSPLOSl\"E PER USO :l!IL!Ti\I\F.
compresso onde è dotata ciascuna compagnia del genio in ,18 casse, e queste si caricano sul carro da polvere in modo che le Lre casse con tenente fu Imi colone asciutto risultino al centro . La oo-omma canforata tanto pastosa quanto gelata, non essendo . soggetta alio scoppio per efl'ello di urto violento , presenta al nguardo l'istessa sicurezza del fulmicotone um ido; l~a però sul fulmicotone asciutto il vantaggio di non in !ìarnmarsi . E costt prudente in oo-ni caso non trasportarla in casse troppo resistenti . In genere le c:sse d' imballo di ambedue le sostanze cli cui trattiamo, risponderanno tanto meglio· alle esigenze della sicurez..1.a quanto più saranno frag ili. · Il gelo non modifica in alcun modo lo stato !ìsico-chimico del fnlmicotone; la gomma canfornla per effetto del freddo da pastosa diventa dura, ma tale carribiamento no_n è d'imporlanza nella pratica applicazione, essenclochè non modifica il suo modo cli agire come carica nelle mine siano esse r-reparate di •lunga mano od improvvisate. La plasticità clelJa gomma canfor,,ta ed il suo maggior peso spe:cifico costituiscono qualità moit.o pregevoli per gli usi di campagna; il fulmicotone ,i sua volta, a nostro avviso, si presta, se umido, ' mecrl io dcl!a cromma canforata come carica di mine chiuse in recipie~ti mo! to ;esistenti, ad esempio le torpedini fissse, le torpedini semoventi , le granate mine, ecc. , Le ripetute esperienze da noi fatte sul fulmicotone umido, chiuso in vasi resistenti e di limitala capacità., per accertarne l'assoluta insensih ilità agli urli i p iù violenti, sia il nessun pericolo che esso detoni riscaldando il recipiente di ferro fino al color rosso, queste esperieùze che diedero sempre ottimi risultati , c'indussero nella convinzion~che il fulmicotone umido poss::i'. benissimo resistere all'urto della carica di prn iezione tanto delle artiglierie di attacco e di difesa, quanto di quelle da cost.a, ed al calore che le pareti della granata assumono prima cli uscire dalla bocca del pezzo. Chiedemmo ed ottenemmo nel ;J882 a Bologna l'autorizzazione di fare una piccola prova su di una granata da 112 centimetri. ~e riemp immo la cavità con fulmicotone umido, meno una cartuccia che era perfettamente asciutta ed inne.scala con chw capside, e che alloaammo al centro della. carica; ponemmo la granala così allestita b ANNO XXIX , VOL. IL
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LE OPIERNE SOSTANZE ES1'L0SIYE PER USO i\llLI'rARE
fa apposito buco ricavato in solidissimo muro e poi facemmo esplo-
L'omogeneità del piombo fuso e la grande uniformità de'suoi ca. ra.tteri fisici rendono questo metallo meglio adatto del legno, del ferro, della terra e delle strutture ·murarie agli esperimenti che hanno per iscopo di ricercare il maggiore o minor grado di potenza · ,dirompente delle polveri fulminanti . fa fabbrica di Avigliana. si serve all'uopo di cilindri di piombo ,del diametro di cm. 20 ed alti <,m'. .20, sul cui asse è praticato un foro destinato a ricevere la carica (circa grammi ·IO), che poi si intasa con terra argillosa. L'esplosione della carica non produce che · jnsianifì.canti effetti all'esterno·,· all' interno essa invece crea un vuoto la, cui forma assomiglia a. quella di una bottiglia . .La forza della so·stanza in esperimento ia si giudica élal maggiore o minore vuoto pro-dotto allo interno de.I cilindro . . Un altro metodo usato ad Avigliana per stimare la potenza degli ,agenti esplosivi è il segnenEe. Nellll camerft di un mortftio di bronzo, fabbricato appositamente per simili prove, sì mettono grammi ,t O dellct sostctnza da sperimentarsi, e poi si carica il morta:o con un proietto cilindrico, che natn·r almente non vi è forzato, ma lascia un certo vuoto . La potenza si giticlica in modo comparativo claJla distanza cui il proietto Yiene. lanciato, facendo esplodere 1ft carica con crtpsula di gr. 0,65 di fulminalo di mercurio. Notiamo fin d'ora che in simili prove la gomma canforata si pa·lesò alquanto più poten te del fo lmicotone asciutto, d1e produsse nel cilindro di piombo un vuoto di litri 0,372 e diede alla prova del mortaio una gittala di metri ;\88 mentre colla gomma canfora.La si ebbero rispettivamente litri 0,494 e metri 248 . Questi due metodi , basando sul principio delle cariche intasate, danno risultati pregevoli per le cariche internate in un mezzo resistente, ma meno con formi al vero di cruello adottato dalla commissione per le esperienze presso il 2° reggimento del genio, metodo che ha più analogia con le ctpp licaz ioni che più comunemente occorrono in campagna. Il meclesimo cb. cioè la forza di compressione che una cleterminata polvere fulminan te esercita su d'una. sottostante pila cli piombo, esprime quindi megl io dei metodi prima. clescrilli la potenza cli rottura di cui ò capace nna. carica appesa ocl appoggiata liberamente all'oggetto eh distruggersi, oppure cli cariche solo Jeg-
dere Jilezzo chilogrammo di pol'vere da moschetto contro il fondello della granata. Ebbene la sua carica interna resisLeLte benissimo .a questa prova. Fattala in seguito scoppiare con l'elettricità, i guasti prodoui nel muro fu rono superiori -rt quell i che risultarono dall o scoppio di uguale granata messa in identich~ c.ondizioni ma caricata con polvere ordinaria. Riconosciamo che le condizioni del proietto nel caso ora accennato non erano le stesse di quelle che si verificano nell'anima della bocca da fuoco ; comunque a noi pare che i risultati ottenuti in detta circostanza. dovrebbero incoraggiare a fare altri esperimenti più concludenti, èd a questo scopo potrebbero servi re bocche da fllOco me::;se fuo ri serv izio e destinate ad es~er ridotte in pezzi .
v. Ora che wnosciamo le proprietà fisico-chimiche delle due' sostanze che si discutono i primato nella tecnica mi litare, pa$seremo ad esaminarne !et potenza. · La·maggior potenza di rottura degli agenti esplosiri in genere sulla po lvere pirica proviene da ciò che i primi nell'esplodere si trasformano in un volume di flu idi aerif~rm i, uguale alm_eno al triplo dei gas permanenti forniti dallo scoppio di uno stesso peso cli polv·ere piric:~, ed inollre dalla circostanza che i gas svolti da un preparai.o deflagrante sono posti · istantaneamente in libertà, laddove q:uelli forniti dalla polvere in seguito alla relativamente lenta- sua combustione, si svolgono in un intervallo di tempo ancora percettibi le, sebbene non appaia sempre tale ai nostri sensi. · Gli oggetti che più comunemente occorre cli demolire in t.,o-uerra con procedimenti. spicci, sia per creare un ostacolo al nemico sia per agevolare le operazioni delle proprie truppe, non sono per la J~ro n~tura i più acconci a: fornire criteri esalti sulla potenza esplosiva. d1 due o più s,)stanze in esperimento'.
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germenle intasate, quali nella m:iggior parLe dei casi occorrono nelle rapide demolizioni . L'apparecchio consta di una pila di piombo coronala da un piat.-· tellino di accia io. Avendo il fulmicotone compresso la forma di prismi esagonali o di cilindri, ai corpi di piomho ed al piattellino si dà forma analoga, cioè prismatica o cilindrica. Le pila col piattellino d'acciaio in cima si colloca sul piatto di un'incudine; si mette quindi sul piatLellino la. sos tanza da esperimentare, libermnente, e quando trattasi di modellare le carich e sn d'una determinata forma, chiusa in una scatola di latta di ser.ione uguale a qn.ella della pila; il tutl:o poi si rende solidale con l'incudine mediante due fili di ferro che s'incrociano nella somm ità della scatola, i quattro capi liberi s'avvolgono attorno ad altreltanti chiodi piantati nei lati del trave che regge l'incudine. "' Con siffatto apparecchio si determinarono nelle esperienze di Casale, di Bologna e di Avigli ana : ci) la forza di compressione del fulmicotone asciutto, della gomma canforata e della dinamite Nobel N. 4; b) l'azione dell'acqua incorporala nel fulmicotone; e) !'.influenza degli inneschi sulla energia della detonazione~ cl) l'influenza dell'intasamento; e) la stabilità del fulmicotone stato :;ottoposto all'azione dell'acqua, o del calore ed a)Lernritamente all'ùno ed all'altro. Accenneremo sommariamente ai risul tali ouenu ti. a) Forza di com,pressione cfol /iilinicoton(~ a,sciutto e deltri yomm,a wnfomt.ci. - In fatt,J di po tema, almeno per quanto è dato dedurne dai risuhali ottenuti con inneschi certamente suscettibili di perfe zionamento, te dne sostanze si possono ritenere fra di loro pressochè uguali, ma. entrambi superiori alla dinamite No bel N. 11; il fu lmicotone d'Avigliana poi per la sua maggior densità, si addimostròpiù potente del fulmicotone tedesco . h) Az,ione clell' acq1.ia inccrporata nr,l f1dmicotone, - In tutte le esperienze sul provino di piombo a pila, abbiamo rivolto speciale· . attenzione al fulmicotone saturo d'acqua, e fai.lo numerosi confronti tra gli effetti di demolizione, risultanti dall'esplosione di cariche di fulmicotone asciutto ed umido . Sempre si ebbe a rilevare elle.le cariche di fulm icotone umido spiegavano mnggior energia di quelle
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costituite con fulmicotone asciutto . Ad illustrazione dell' asserto ci-tiamo la seguente prova. Una cari~a di grammi 60 di fulmicotone saturo d'acqua ( 1) innesca.La. con gr. 30 di fulmicotone asciutto e capsula di gr. 0,65 di fnlminnto di mel'curio, compresse una pila di piombo, coronata con disco d'acciaio , di mm. 32,So; ngnale carica(gr. 90) cli fulmicotone tutto ascinllo non la compresse che di mm. 25 ,75; la compressione nel prjmo rnso fu a.dnnqne di mm. 1,.1O maggiore che nel secondo. Piena conferma del giudizio che da questi risultati si ha diritto -0.i Lrarr-e, la. si trova. in quest'altra esperienza. che rappresenta un caso pratico. . . Una cartuccia di folm icotone saturo d'acqua messa ad Avigliana trasversalmente e sulla metà di una. piastra di ferro fucinalo grossa mm. 2 1. recise la. piastra, la quale poggiava. colle due estremità su due travi distan ti cm. 11!1: l'un dall'altro, nella.mente, mentre alLra carLuccia di fui mi cotone asciL1tto non riesci a romperla e solo la piegò . ad angolo quasi retto con fo1'L i crepacci sul rovescio . . . A.nalo()'hi r isul tal.i si olLennero a Verona., come s1 può rilevare dall e espnericnze N, -13 e 1o descritte nello specch io che fa parle di qnesl(l lavoro. . . . L'acq11a incorpor~tta nel l\thuicotone a nostro avvtso contn~uts~e ;n due modi acl aumentarne la potenza cli rottura; essa determ111a 111 primo ltior•o la. pronta più completa. trasmissione dell'lll'lo iniziale alle parti della carica che maggi ormente dista.no cl~tl l'i'.rnesco; e~ in secondo lu.ogo trasformandosi pel gran calore che st sv il upp.aall allo della reazione chimica istantaneamente in vapore sovra nscalclato concorre coi gaz svolti dall'esplosione clel preparato negli eff~u,i finali . . e) Tnfltien:a clell' innesco .rnllo s1Jiliippo c~i po~e:i.=ci del~e di~c ,sostmt:e in esame.- Urnt delle piit interessanti ver1la messa. tll evidenza dal le nostre e$peri enze, è I'inlluemm cl1e eserci~a l'urto ioi-ziale sogli elieLLi di distl'uzione di una sostanz.a e:;plos1va. Una carica di ocrl'ammi :20 cli "Q:Otnma canforata fatta esplodere con capsula di or. 0,65, compresse il provino di piombo di 1· mm .; uguale ca.Tic; innescata con capst1la. cli gr . ,1,00 cli fulminato di mercurio IR 1
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U} Il peso dato si riferi~cc al fLllmicotonc asciL1Uo, l'ac<Jua. l(t1indi è csc.Jusa.
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LI, ODIE RNE SOSTANZE ESPLOSlVE PER USO :'lllLlTARE
RASSEGNA 'TECXOLOGICA
compresse d_i mm._9,4-0. Una carica di grammi 20, come la precedente, ma dt fulmicotone asciutto innescata con capsula di or. O 6iS ?ompresse il provino di piombo di mm. ,]8,20 e di mni. <.)20, ,e;; mnescata con capsula contenente grammi 11,00 di fulminato di mercurio. Questi risultati ci dimostrano anzitutto come la s0la aiunta di · grammi 0,3 i5 di fulminato di mercurio nella capsula, ossia ;el mezzo, destinato ad esercitare l'urto iniziale, aumenti notevolmente !!'l i eiTetti. In seguito essi provano che l'aumento negli effetti fu più. ·~ensibile n~lla gomma canforata che nel fulmicotone, le differenze essendo. d1 mm. 5,4,0 nel primo caso e di mm. 2,,J Onel secoùdo. Ciò ~iustifica l'ipotesi che la potenza 'dell'innesco è più prossima al limite ; 0 _ lnto nel fulmicolo1~e che nel_la gomma canforata, o Q.On altre parole c~ie la gomma canforata abbisogna cli un innesco molto più enerai co d1 quello adoperato, cioè una capsula con lenente <l'r. 11 00 dl fnlmi· per esplicare tutta la forza intrinseca " ' di cui è cana to d.l mercurio, pace. E che si è_nel vero s~stenendo che la gomn;.a canforata non poteva restare dt tanto al dtsotlo del fnlmicotone nei suoi effetti cli compressione al provino, che per l'insufficienza dell'innesco ·1 0 dimostrano: in mo~o da dissi~are qualsiasi dubbio altre esp;ri enze fatte su pras_tre d1 f~r,ro fucrn~to . Consistevano queste nel disporre a~lraverso piastre clt ferro fucmato grosse mm. 32 '/ 1 una cartuccia . dr gomma canforata innescata in un primo sperimento direttamente con_ una sola capsula contenente grammi 11,00 di fulminato di merc~r10, e nel secondo con innesco composto di una cartuccia di fulmicotone a~ciutlo, armata con capsula di gr. ,J,00 di fulminato~. A scanso d1 f quivoci notiamo che la cartuccia di fulmicotone costituente l'innesco era disposta in modo da non avere influenza suali éffetti di rottura, essa sporgeva cioè all'infuori della piastra di ferr~. Fatte detonare le due cariche i risultati furono ben differenti· la P:ima carica.' cioè quella innescata con una sola capsula incurvp ; 0 , 0 , di poco la pia:;tra, Ja seconda invece. cioè quella con innesco compost~, la r_ecise nettamente. Soggiungiamo ·ancora che ripetuta· l'espe_Henza in condizioni affatto identiche con cariche di fulmicotone asciutto ed umido, si ottennero risultati meno brillanLi che coll a gomma canforata debitamente innescata, e che anche in questa cir-
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costanza il fu lmicotone umido si palesò più poten te del fu lmicotone · asciutto. Nel dubbio che i risultati ottemiti sul provino di piombo con le piccol e cariche di 20 grammi .ed innesco costituito ·della sola capsula possano dar luogo a false in terpretazioni , a far credere cioè che l'inferiorità spiegat,t in detta circostanza dalla gomma canforata debba attribuirsi pi uttoslo che alla causa vera, cioè all'insufficienza dell'innesco, alla minor potenza della gomma canforata stessa , in questo dubbio noi insistiamo sui fotti ultimi esposti. Nelle numerose esperienze da noi falle con le sostanze esplosive avemmo bensì occasione di accertare la diffi coltà che si prova a regolarne l'azione, quando sono eh iuse in uno spazio ristretto; in quanto al loro impiego in spazio libero però noi riteniaino d'esser giunti ad avere sufficiente uniformità d'azione. Infatti se si confrontano i risultali ottenuti nelle esperi enze ese·guiLe a Verona il giorno 8 marzo 11884 ili presenza delle autorità mi litari e di numerosi ufficiali con le teoriche da noi sopra esposte e svolte il 11° marzo in una lellura falla avanti agli .uffici ali di detto presidio, si trova che i medesimi sono regolari; essi in nulla differiscono da quelli otl.em1ti nelle esperienze fatte a Casale, a Bologna. e ad Avigliana, e perciò avvalorano le deduzioni tratte dalle sopracitate esperienze. Le esperienze descritte nell'annesso specchio dal N. 116 al 20, e più specialmente quelle N. 116, 1171JiS, i19 e 20, dovrebbero dissipare adunque qualsiasi dubbio circa l'influenza'che ba la potenza d'urlo iniziale sui risultati finali cli rottura di cari che liberamente applicale contro strutture di ferro o di legno. Non basta però nelle cariche li bere che l'urto in iziale sia per quanto possibile violento, ma occorre altresì che quest'urto si trasmetta in Lutta la sua potenza alla carica, specialmente quando questa è allungata, il che richiede anzitutto il massimo e più perfetto contatto della carica coll'innesco.. L' innescare acl esempio una carica allungata con cartuccia cilindrica quando la carica slessa è co·stituita con cartucce di ful micolone cubiche, non è certamente il miglior modo per ouenere il massimo efietto di rolLura, nè crediamo occonano altri ragionamenti per dimostrarlo. Lo spediente poi di riempire il vano che ri sulta per l'interpol azione della cartuccia ci-
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lL\ SSEGXA TEC XOLOCHCA
1.F: ODIER'.\E SOSTANZE ES1'L0S1VE PER USO MILITAHE
Jindrica fra cartucce cubiche o prismatiche, con fulmicotone sminuzzato , a poco giova, percliè il fulmicotone cosi ridotto non ha più le qnalità. che appunto rendono pregevole il fulmicotone compres:sÒ. . La. regolarità degli e[elli oltrecchè dalle esperienze più sopra c'.tate, emergé dalle esperienze N. .2 1 e .22. In quella N. 2,1 si raggiunse la completa distruzione del trave di legno, ed in quella N. 22 si fo al pun to di rompere totalmente la pias tra, risullato che si sa1·ebbe senza dubbio ottenuto quando quest'ultima non avesse poo-0 giato su pietra friabi le di solo circa un ce1HimeLro per lato. 1n Juanto ali' innesco dovranno esser faui ulteriori studi, quando non s1.volesse .quello. composto di fulmicotone asciutto e capsula di grammi ,1,00 di fulm mnto di mercurio. Fino a che non sì sarà riusci ti a trovarne uno più perfetto però, a noi pare che quest'illtimo possa essere senz'altro adoperato. Alla fin fine se si adotta il fulmicotone altro non occorrerà che.sosti tuì re alle attuali capsule contenenti grammi 0,63 di fulmin ato di mercurio, nel caricamento dei par~h i capsule che ne contengano gr. ;J ,00; se si adotta la gomma canforata oltre a delle capsule occorrerà a,w,iun ele un certo numero . Oè> ;, dl rnrtuccb di fulm icotone asciullo . Il perico lo di fortuite esrilosioni non sarà perciò maggiore che conservando le ccipsule di ar. O 63 poichè noi '.i~biamo visto che la detonazione di una di ;ues~e semp re sufhc1ente per provocare l'flsplosione di ambedue le sostanze di cui ci occupiamo. In ogni caso la maggior sicurezza che deriva . dal.hl sos~it.uz!one dell:t dinamite con lino o l'altro dei nuovi preparati,~lrn~1c1 sia 1~el ma~e.ggio delle cariche, sia nel trasporto, sia nell nnp1ego, ed 11 sensibil e aumento di potenza che ne deriva, deve pesare sulla bilancia dei p1'o e contro ben più che l'inconveniente s~ incon_v~nie~l.e vi -~, di clo:er ricol"reré a capsule alquanto pii~ ricche cli lulmmalo d1 mercurio. I Prussiani non esitarono ad adottRre la capsula contenente gr . 1,00 di fulminato di mercurio a. fine di sfruttare meglio che possib ile tutta la fo rza dell'esplodente, e sì ·che le loro compcignie pionieri trasportano direttamente al loro seg•.iito più che il sestuplo in peso di sostanze esplosive delle nostre compagnie zappatori. . llite1:iam~ necessario ricercare ed applicare con st:rupolosa curn 1 mezzi tuu1 che possono influire sul rendimento delle cariche, fra questi primeggia la. potenza dell'innesco . °Lo ripeti,rno, ima caric,t
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falla esplodere con urto iniziale proporzionato ·alla sua eccitabilità produrrà maggiori effeui di altra carica cli peso doppio non debitamente innescata. · Il nostro innesco elettrico per dinamite non basta per detenninare lo scoppio nè del fnl1nina11,te ascùitto nè dellci gomma ccinforata; tuttavia esso può trovare in via provvisoria ancora utile impiego come mezzo di comunicazione del fuoco alla cap~ula, ~01?e dimostrammo praticamen te a Verona nella conferenza d1 presidio. d) Influenza dell'intasamento . - Gl i e[etli di compressione variano in 0aenere secondo che le cariche sono libere oppure inta. sate; la differenza tuttavia è meno grande nel fulmicotone che nella gomma canforata. A prova di ciò valgono le·seguenlii esperienze: gr. 63 di fulmicotone asciutto e capsula con gr. ,1,00 di fulmicotone ridussero l'altezza della pila da. mm. 60 a mm. 39 con carica libera ed a mm. 37 / > con carica chiusa in scatola di latta. Grammi 65 di gomma canforata. in identi che condizioni ridussero l'alteiza della pila da mm . 60 a mm. 49 con carica li bera; a mm. /4.6 con carica ch iusa in scatola di latta, ed a mm. lé>, con carica chiusa in scatola di latta e poi coperta con sabbia. L' inla· samento aumentò gli e!Teui di compressione a paragone della carica libera di mm. 3 e di mm. 7. · . .. Queste esperienze fatte in presenza degli ufficiali del presidio di :Bologna nel marzo ;l882 ricnnfermarono i risultati c.ttenuti a Casale; l'utilità dell' intasamento in genere, e la necessità di impiegarlo nelle cariche di gomma canforata è messa fuori dubbio . , e) Stabilità lfincimica del fulmicotone e della qomma canfo1·ata stati inimers~ per im tem1Jo relat·iva·mente lungo nell'acqua e poi ascfottcili. - A dissipare even tuali dubbi sulla quistione se le sostanze di cui ci occupiamo, perdono, ecl in che grado , della loro potenza rimanendo per qualche tempo immerse nell'acqua, o per lo avvicendarsi dallo stato asciutto ed umido, va.lgono le seguenti esperi enze. • Grammi 65 di fulmicotone immerso senza interruzione per 32 giorni nell'acqua, e poi essiccato , fallo esplodere sul provino cliecle sisultati quas i uguali a quelli ottenuti in una preceden te esperienza fatta con fulmi cotone non mai stato esposto all'umiclitit; la compressione della pila risultò soli mm. 1 inferiore.
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RASSEGNA TEC).OLOG I CA
LE ODIERNI, SOSTANZE ESPLOSIVE PER USO MILI1'ARE
Grammi 65 di fulmicoLon'? posto di nolte al bagno nell'acqua e di giorno lasciato nell'essiccatore per 32 giorni consecutivi, si p11,lesò dotato di egual-forza del fulmicotone rimasto sempre asciutto; come questo esso ridusse l'altezza della pila da mm. 60 a mm. 37 ,5. Dopo un bagno nell'acqua della durata cli giorni 1190, una cartuccia cilindrica di fulmicotone d' Avigliana falla esplodere a Verona sopra piastra di ferro fucinalo grossa mm . ;i:1'1, la recise nettamente, producendo effetto non inferiore ad uguale carica di fulmicotone saturato d'acqua solo cli recente. Veggasi l'esperienza N. · 115 nello annesso specchio. L'acqua riesce di grandissimo giovamento nella roltt1ra dei corpi cavi. Due bombe dét 2.7 centimetri furono ridotte in minute scheggie con una carica di gr. 30 di fulmicotone in cilindri collocata al centro della bomba, stata preventivamente riempila d'acqua. Le più voluminose colonne di ghisa potranno quindi facilmente rompersi, riempiendole, se vuote, cl' acqua ed introducendovi un'asta alla quale sieno assicurate ad una certa distanza. l'un;i dall'altra piccole cariche. La stabilitit dinamica della gomma cimforata stata immérsa per qualche tempo nell'acqua è dimostrata dalle seguenti esperienze. Una caeica di gr. 65 rimasta per 3 giorni nell'acqua e poi fatta esplodere a Bologna cbn capsula di gr. 11,00 sul provino lo compresse di mm. 17,5. La carica era stata coperta con sabbia. Uguale carica di gomma canforata conservata accuratamente, come si è visto più sopra, aveva compr-esso la pila di mm. 118. A Verona cartucce di gomma canforata state immerse per giorni 3.2 nell'acqua, diedeeo rist1llalo analogo ad uguale quantità di gomma , canforata conserY:Ua diligentemente nel magazzino. ( Esperienze N. 4e5).
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pressione al provino di piombo a pila di mm. 22.,5 e gr. 127, una , compressione di soli mm. 30. Ne deducemmo che nella demolizione di oggetti con cariche appoggiate semplicemente contro una o pi~ fa_ccie, a parità di p1'.so coiwenisse megl io aumentare la superfie1e d1 contatto dell~ canea con l'oo-o ,etlo da rompersi, piuttosto che l'alte,,za della canea, con è.li:! . altre pa.role riLenemmo le cariche appiattite più utili di quelle alle·. La giustezza del supposto fu praticamente comprovata ta~to per il fulmicotone quanto per le dinamiti mediante le seguenti esperienze. Grammi 438 di fulmicotone asciutto in prismi intieri e disposti trasversalmente su di una trave di larice, la cui sezione misurava mm. 24 X 26, non bastarono a romperla, come pure non la ruppero uguali cariche di gomma canforata e di dinamite_Nobel ~- 1, mettendo le cartucce su due stl'ali. Nel complesso 1 guasti non erano tali da potersi credere che un ponLe sarebbe rovinato qua.udo avesse uvuto per sostegno simiii travi. Le stesse cariche recisero invece nellamente travi di dimensioni uguali a qtielle precedentemente indicate , facendo le cariche appiattite, mettendo. cioè la 'cartuccia di dinamite .Nobel N. 1 e di gomma canforata non più I una sopra l'altra, ma l'una al lato dell'altra, ed impiegando non ~iù prismi intieri ma dimezzati (solo il prisma d'innesco fu tenuto mtiero ). . Quale sia l'altezza più conveniente delle cariche in rapporto agh .effelli che si vogÌiono raggi ungel'e, ciò potrà essere sta.bi lito mediante apposite esperienze; fin d'ora si può ritenere però che l'altezza sarà relativamente piccola essendosi ottenuta la completa roLtura di travi grosse cm. 24- X 26 con cariche alte non più di cn1, 2: Il provino, come si vede, ci fornisce criteri bastante1~ente es~t~1 non solo per apprezza.re la potenza dei dive1:si compostt e~plos1:1, ma eziandio per rilevarne i difetti di costiL11z1one e le avane sul'.1te rimanendo lungo tempo nei magazzini, sott'acqua, ecc. Il provmo ci potrà forse anche offrire il mezzo cli esprimere con formole ma· tematiche la potenza di una determinai.a carica, essendo. sempre possibile riprodurre il lavoro da essa eseguito ,sul pr~vino con una macchina di cni si può calcolare la forza, per esempio una berta, 1
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In parecchi casi si era notalo il fatto che aumen tando le cariche,
a tutte ~ose uguali nel resto, gli e(foui di compressione non erano proporzionati alla maggior quantità di esplodente impiegato . Così grammi 65 di fulmicotone asciutto avevano dato una com-
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LE ODIERNE SO~T.\è\ZE ESPI.OSIYE I'Efi USO MILITAl\E
Il.l.S$EGXA TECNO LOC !CA
il cui maglio si farà cadere sul provi no cla quel!' altezza che sarà. necessal'ia per ottenere l'istessa compressione. La circos tanza che le cal'iche di gomma canforata abbisognano di un potente innesco e clell' intasamento per esplicare l.ulta la loro forza di namica; questa circoslaGza non permeLLe di estendere senz'altro i criteri clesunli dallo esperi enze fatte con questa soslanza sul provino alle r.ariche che s' internano in un mezw qualunqne. Gli elTetLi di siffalle cariche sono megf.io rappresent.ati dal prorino cilindrico di piombo, e dal mortaio. Le deduzioni che si traggono dai risultati ottenuti col proYi no di piombo a pila per le ca riche libere, dal provino di piombo cilindrico e dagli e.lTelli ottenuti nel Liro col mortaio per le cariche intasale, vanno soggette a modificazioni in pratica in virtù delle proprielà fisiche dei corpi sui quali deuo preparato ha da agire. Dalle esperienze fìn qui falle è resa eYidente la inti ma relazione che passa fra gli dTetLi di rotl1.1ra e la resistenza alla compressione dei solidi; di massima gli effetti di rotllmi si, possono ritenere direttamente, pl'vpor;;ionali con la l'l'!iÌslcn;;ci allei compl'essione ili detti solùli, ed inverswnenfo pl'O])OJ·;;ionali co,i Lei loro ;lcisi:icità. . Giovn ancora noi.are che non 1:uue lo !';0Slanze esplosive agisc~no 111 modo affatto eguale; il fulm icotone locali7.za la sua azione, esso stritola, polverizza il solido contro cui poggia od il mezzo che lo racchiude; le dinamiLi invece producono maggior effetto di diso-regamenlo e s, avvicinano ne, loro effetti più alla polvere che il fulmicotone, specialmente quando l' urlo iniziate non ra.•rniuntte 1,, Ol:> veemenza necessaria per e!-plica.re l.uLLa la forza di. cui la oo·omma canforata è capace. . Ugua li cariche gomma canforata e di fulm icotone falle scoppiare con capsule d1gr. ,f ,00 entro lena non qanno gli stessi effetti , si ottengono cioè cavità di maggior volume <:pn la gomma canforata che co.n il fnlm icoto ne . Questa inferiorità del fu lmicoto ne si rileva pure nelle mine appli cate all'interno di sl.ruLlure murarie: fa differenza tuttavia è piccola e scompare quasi alfauo nelle murat~ll'e vecchie di buona qualità. Nell~roltura delle Lrnvi di legno il fu lmicotone e la gomma can forata s1 appalesano ugualmente acfaui; no n devesi però dimenticaro che le cariche di gomma canforata hanno bisogno d'innesco più po•
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tenle del fulmicotone, e che con innesco con tenent~ un grammo cli fulm inato di mercurio, quando trattasi di demolizion i rapide, l'intasamento è necessario nella gomma canf•wata, mentre può essere trascurato nel fulmicotone, senza gnwe pregiudizio negli effetti di rottura. Nella demolizione delle stmtture in ferro il fulmi cotone ha una pronunziata superiori lit sulla dina.mi Le Nobel N. 11, e questa s11n superiorità è ancora pi(1 sentita quando le cariche constano di fulmicotone nmiclo anzichè asciullo . Ciò emerge dalle esperienze di Casale, e fu. confet·mato a Bologna da esperienze falte su guicle da ferrovia. La gomma canforata purchè debitamen le innescata, si palesò non meno potente dello stesso fulmi co tone umido; l'innesco proposto • dalla Commissione militare in seguiLo alle esperienze di Avigliana, basta per mettere la gomma canforata all a pari col fulmicotone umido. La nostra istruzione sui lavori di mina - Volume VII, Titolo TI, 3• edizione 188 1, a pagina 3.i, indica ~re dilTerenti modi per distruggere le travi squadrai.e. - II t~rio modo, il quale consiste nel disporre la carica allungala nel mezzo cli ciascuna trave, nel senso della lunghezza della tra,,e, è quello che richiede il minimo lavoro, è perciò da proferirsi nell e occasioni in cui il tempo stringe. Secondo queste indicazioni le cariche per la rolLul'a cli una trave della sezione di cm. •17 X 22 risulterebbero di gr. 2 168 per legno dolce. . Questa carica è addirittura il quintupl o di quella impiegata a Yel'ona per reci dere Lravi di lal'ico grosse cm. ,f7 X 2'.2 e calcolala colla fol'mol a da noi proposta cioè : C = 0,0012 (ci X b) centimetri; nella quale : C indica la carica in grammi; a) le dimensioni dei lati della sezione retta clel trave b ) espresse in centimetri; 0,00 I'.:>. un coefficiente numerico ricavato dalle nostre esperienze. A noi pare che I' isLt·u1. ione dovrebbe contenere dati e fol'mol e più precise di quelle citale più sopra. Non disconosci amo la con-
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RASSEGNA TECNOLOGICA
venienza di abbondare in casi in cui dalla demolizione di un ponte può dipendere la salute di un riparto di lruppa, e forse interessi anche più grandi, ma abbiamo pure presente Ja necessità di non fare inutile sciupio di una materia che presenta difficoltà e pericolo a trasportarsi, e d1e potrebbe mancare quando più se ne ht1 bisogno. Giova poi avere sempre presente che la speditezza nell\1ttuazione pratica di una mina è funzione del volume della carica. Nè va dimenticato che in molti casi .non sarà possibile applicare che cariche cli un determinato volume, e ciò si verificherà specialmente nella rottura di ponli metallici. Nei ponti costruiti secondo il sistema Schifkorn ad esempio la pili. conveniente ubica;1,ione della carica trovasi sotto i l'itti, nello spazio risultante fra le due piastre, che costituiscono i m~mbri più importanti dell'al'matura stradale, quivi il volume della carica è obbligato. Del resto nella demolizione di ponti d'importanza · strategica bisogna procedere con assennatezza, in vista di possibi li ri torni offensivi·. Ricordiamo che l'istruzione austriaca per il collocamento- e calcolo delle niine prescrive che in caso di demolizione di pile 'si deve evitare di intaccare le fondazion i; per ottemperarvi sarit giuoco forza fare le cariche grosse so lo q1ianto è necessario per esseee sicuri del risultato, senza perciò cadere nel le esagerazioni . Adottiamo pure un coeffic iente di sicurezza, ma queslo non sia m1 incognita per l'nffic ial e, ma apparisc1lsegnatamente nel la formula.
vn. Non crediamo d' afer sviscerate completamente le molteplici quistion i che riflettono l'impiego delle varie sostanze esplos ive in guerra, anzi riconosciamo che su talune solo sorvolammo e che di altre affatto tacemmo; tuttavia crediamo poler trarre anche da que:;to incompleto 1avoro le seguenti conclusioni : ·I" Tanto il fu lmicotone qua.nlo la gomma can l'orata. vanUtno graD dissimi pregi sull a di namite Nobel N. ·I , c!ie è lorn di molto
LE ODIERNE SOSTANZE .E SPLOSIVE PER USO MILITARE
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inferiore specialmente rispetto a sicurezza di conservazione, di maneggio, di trasporto e d'impiego . 20 Sono pregi comuni ad ambedue le sostanze: . a) Il nessun danno che loro arreca l'umidità; si può asserire senzc1 tema d'essere contradelli, che così il fulmicotone come la gomma canforata reggono completamente ~!~'azione dell'acqua; ciò non si può certemente dire della polvere pirica: . b) La grande loro po lenza superiore del 30 °/oa qu.ella della dinamite Nobel N. ,1 per gli effetti di rottura. 3° II fulmicotone ha sulla gomma canforata i seguenti pregi: e) È più sicurn allo stato umido se ch iuso in vasiu1olto resistenti. d) °L'esplosione sua co i mezzi di cui altualn:cnte si dispone è meno diffici le a· provocarsi. Volendo adottare un mnesco umco , da farsi detonare coll'elettricità, vi. ba fondala ragione per credere che vi si riesca per il fulmicotone ma non per la gomma canforata. 0) Allo stato cli ma'teria esplodente il fulmicot~ne ~on ha 1~es~ suna perniciost1 influenzn, sull'organismo anim~l~, s1 puo d?rm 1rv1 sopra senza pericolo cli prendersi il benchò mmnno mal di . capo; non cosi la <romma canforata la quale al'solo tatto produce disgusto e nausee, sebbene in grado molto minore della dinamite Nobel N. 11• 4° Anche le più alte temperature estive non inJ1niscono sulla stabilità chimica tanto dell' una quanto dell' allra sostanza. In vasi metallici chiusi e mollo resistenti tuttav ia il ful micotone umido è innocuo anche alle massime lemperatnre ed a contatto delle pareti riscalclate al color rosso; la gomma canfor.at~ in:e~e e?plocle. Di conse;:;uenza la gomma canforata non può sost1lu1re 11 fulm1 cotone uniido come carica delle torpedini . · 5° La gomma canforata a sua volla ha sul fulmicotone il vantaoo·io : . . 0 ~ a) Della 1jlasticità per cui riesce di più fa.c,_le '.mpiego tanto nelle mine preparale, quanto nel le rapic~e dcm?l.1 zì~n1. b) Delhi maggior densilà per cui a panta d1 volume la sua potenza è maggiore. · e) Di esplicare maggior t'orz::t anche a parità di peso nelle mine ben intasatè. 6° Allo scopo di utilizzare tutta la forza di CLli sono cripaci le
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RASSEGNA TECNOLOGICA -
Lll ODIERNE SOSTANZE ESPLOS IVE , ECC .
gomme ed il fulmicotone umido, è mestieri far uso di un innesco assai potente. Quello composto di una cartuccia di gr. 30 almeno di fulmicotone asciutto e di una capsula contenente gr. ,f ,00 di fulm!nat_o c!i mercurio, oltre all'essere dotalo di sufficiente energia per gli usi d1 campagna, presenta ottime condizioni di maneggio, di trasporto e di conservazione. Dare un giudizio assoluto sulla convenienza di adottare il fulmicotone o la gomma canforata non è cosa facile, quando si consideri che ambedue hanno comuni le quali tit. che rendono preo·evole un agente esplosivo da guerra, e ch e solo differiscono nel!; cose di minore momento . Più che da altro a noi sembra quindi don ebbe la scelta essere subordinata alla possibilità di avere un prodotto sempre costante e conf?r!~e. ai s~ggi prova~i all'a.tto del collaudo; e siccome questa poss1btl1ta sta ll1 proporzione diretta con la fac ilità cli fabbricazione su vasta scala, così solo da questa ultima ci rcostaRza dovrebbesi far dipen dere l'introduzione nel nostro esercito dell'una piuttosto che dell'altra sostanza esplosiva. .•
· RIVISTA ESTERA
LA SPEDIZIONE DEI FRANCESI NEL TONCHINO
Dopo la presa cli Son-Tay, le operazioni militari al Tonchino entrarono in periodo cli sosta o, per meglio clire, in un periodo difensivo (Vedi Ri'v·ista 1lfilita1·e, puntata di felihraio 1884), Le perdite dei Francesi nei fatti d'armi, che precedettero e accompagnarono l'attacco di detta città, erano state molto maggiori di quanto ·le avevano annunziate i primi dispacci; notizie posteriori le portarono a 500 nomini tra morti e feriti. L~ corrispondenze inglesi, probabilmente esagerate, le fanno ascendere a un migliaio. Mentre i Francesi attaccavano Son-Tay, gli Annamiti e i Cinesi impr~ndevano tale operazione, che, se condotta con la dovnta energia, poteva avere gravi conseguenze. Una colonna cli varie rn igl iaia. d'uomini, da Bac Ninch, !fiOSse verso Hannoi, lo stesso giorno, o il successivo a quello in cui i Francesi Ùe uscivano e giunse fin so tto detta città, senza incontrare ostacoli; qui messi alcuni pezzi in posizione, t.irò vari proiettili contro gli stallilimenti francesi, specie contro un'opera che sorge sulla sinistra del fiume Rosso, fornw~do testa di ponte davanti alla citti1. lì piccolo presidio ivi rimasto fn sorpreso e sconcentrato; ma fece buona difesa . Gli assalitori dopo · un grande spreco di munizioni, paghi d'aver destato un allarme, o intimoriti alla notizia della caduta di Son-Tày, si ritirarono . Il tentativo assunse carattere di una semplice dimostrazione, ma bastò per far comprendern al comandante francese, che non era il tempo di muovere su Bac Ninch nè .su Hang-Hoa. 1
DONESANA
1lfoggiore del gervio.
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Af\NO
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RIVISTA
ESTERA
Lasciato pertanto in Son-Tay il colonnello Bichot, con un migliaio d'uomini, rifece i suoi passi e giunse in tempu per difendere Hannoi .da altri tentativi. Qui il 28 dicembre, un ipcendio fortu ito, nei rnagazzini dell'artiglieria, avea destato un grande allarme; era scoppiato un deposito di polvere, facendo morti e feriti, distruggendo il materiale di due batterie. La notizia di tal fatto, naturalmente ingrossato, indusse gli Annamiti a ritentare la prova contro Hannoi. Il 4 gennaio si presentarono in gran numero, nelle stesse località ed attaccarono il vicino porto di Batang; rrw furono respinti, con energia tanto m11ggiore, quanto più forte era questa volta la guarnigione. Nè soltauto contro Hannoi, si dirigevano gli sforzi delle bande· annamite. La notte dal -1° al 2. gennaio assalirono Nam Dinh, città fortificata, una delle principali occupate dai Fcaucesi . La lotta fu viva ; molte case andarono in fiamme; i ]francesi ebbero morti e feriti; ma gl'insorti fin irono per essere respinti con gravi perdite. Egual esito aveva avuto tre giorni yrima (28 dicembre) la sorpresa di un piccolo posto occupato da 60 Frapcesi. Scontri' di pattuglie avvenivano quasi ogn i giorno. I fuggiaschi di Son-Tay si erano sparpagliati ed ' avevano rinforzato le bande. )\e era capo certo Du Doc, che per quàlche giorno fece parlare di sè, poi sconiparve, morto () ferito in uoo scontro. In pari tempo numerose giunche di pirati scorrevano i fiumi e i cana li. Co$toro ovcvano il nido sulla costa, nelle isole di Gow-Tow .e di Fu-Tai- Moon. Le cannoniere davano loro la caccia, ma non abbastanza effi cace, non potendosi avventurare in quel labirinto d'isole e di scogli. 11 comandante lraucese ( contrammiraglio Courbet, sino ali' arrivo del generale Mil lot) disponeva delle seguenti truppe: ::H compagnie di fanteria di marina 1 battaglione di ti ratori ann~m iti 1 reggimento di fanteria ,1 battaglione di fucilieri di marina 8 batterie da montagna e vari pezzi da campagna e da posizione . 1
3700 ,1'200
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1800 600
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800
Totale 8 100 1
Coi servJZL 11ccessor1 si andava ai 9000 . Vi erano poi circa 600 marinai impiegati specialmente sui legni della flottiglia. Non sono comprese nelle indicate cifre le truppe dislocate in Huè, a guardia della residenza fra ncese ( 100 uomini), e nel la vicina rada, a guardia 1
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delle fortificazioni di Thuan-an (700 od 800 uomini); nè gli equipaggi della flotta. . Non reca meraviglia se con tali forze i Francesi erano costretti alla difensi~ra. Davanti ad un nemico più bravo e meglio condotto, neppure a questa avrebbero bastato. Vi fu anzi un mo~e_nto i~ ct~i si credette che la situazione fosse pericolosa; · ma 1 rm{orz1 gmngevano senza interruzione; ogni settimana sbarcava ad Hai-Phong qualche battaglione e qualche batteria; al p~riodo delle inutil~ recri_mi~azio~i, era successo un periodo di silenziosa attività; i bastimenti s1 caricavano e partivano, $enza che manco .i giornali 1:anounziassero. Fra l'ingente materiale d'ogni genere spedito al Tonchino, notiamo come novità due palloni areostatici col personale pratico del loro us~ e una grande quantit.à di barclw-vetture, in pezzi di lamiera ~he, chve1:samente combinati, fo rmano una piccola barca per fiumi e canali, o una specie di vettura da trainarsi come un carro ordinario. . I primi rinforzi vennero eia Courbet impiegati ad aumentare 1 presidi; i successivi a formare a colonne mobili per purgare il Delta. l buoni risul tati non si fecero a lungo aspettare. Fino dal 9 gennaio Courbl.'\t telegrafava, che i pira ti erano rrieno m~mer?si nei din~or~i di Hannoi e di Haiphong, ma continuavano a mmacc,are la provmcia Nam-Dinh, per dove si allestiva una spedizione di truppa . Il resto di questo mese passò in perl ustraziom . In principio di febbraio l'insurrezione era quasi schiacciata e i dispacci ufficiali annunziavano che la provincia di Nam-Dinh era finalmente tranquilla_, che le colonne mobili avevano fatto scomparire i pirati, che le cannoniere della squadra aveva oo distrutto i loro nidi, che tutto era · preparato per riprendere l'offensiva. Nello stesso tempo che si perseguitavano gl'insorti si studiavano accuratamente le strade e i canali di Houg-Hoa e di Dac-Ninh. Il colonnello Bichot da Son-Tay, il colonnello Belin · da Haunoi, face vano a quest'uopo frequenti ricognizioni. La cannoniera Linx esplorava il Song- Cau (scritto anche Song· Koi) e si accertava che la fl ot~ tiglia poteva entrare nel canale delle Rapide, che scone a sud d1 Bac-Ninh. La circostanza che il nuovo comandante non era ancor 0 -iunto e il comandante provvisorio, o di propria volontà, o per ordine !vuto, ritardava le operazioni, riuscì favorevole _ai Francesi, perchè li obbligò d'imparare le strade a forza di ricognizioni, e cli rimuovere gli ostacoli prima di marciare al nemico. Onde _l'attac_co contro B_ac~ Ninh fu poi meglio diretto ed incontrò meno cl,fficolta che qualsiasi dei precedenti.
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Nei primi di febbra io si compì un import.ante lavoro : il colloca-' mento di due cavi sottomarini, che, partendo l'uno da Haiphong, l'altro· da Tbuan-an nella rada di Huè, misero in comunicazione te!eo-rafica il Tonchino e .l'Annam colla Cocincina e quindi colla Francia."' Però, siccome le linee all'illteruo non erano ancora .impiantate, così i tele• grammi dall'interno acl Ha iphong e vicever;:;a dovevano essere portati da staffette, _il che per I-fonnoi dava un ritardo di due o tre <>iorni. L'inconveni_ente era meno seu ti to rispetto ad Huè, che dista da Tli~an-an s?lo poche ore. Nell'interno si usava il telegrafo ottico, che in qunlchecircostnnza, rese buoni servizi. Mentre le truppe cli terra e la flottiglia si preparavano all'offensiva, la flotta continuava il suo uflìcio cli bloccare le coste. Essa si componeva di due squadre: cruella del Tonchino (,i corazzate, 6 incrociatori e varie cannoniere) agli ordini diretti del contrammiraglio Courbet e queUa della Cina (~ corazzate e 4 incrociat.o ri) a<>Ji ordini deì contrammiraglio Lespés . Questa incrociava in alto m~re, quella vicino alla costa . 11 blocco però non era rigoroso, perchè altri menti i Frnncesi avrebbero bloccato se :;;tes,i. Le navi non 'avent.i a bordo contrabbando di g~erra, nè merci cinesi, nè marinai cinesi, potevano, mediante visita e previa licenza del comandante, e$sere ,l\mmesse a sbarcare. Come favore speciale era concesso ad alcuni negozianti cinesi stabiliti a Turannc, Saigon ccl Hàiphog di continuare i loro commerci, pnrchè fossero muniti d'una carta di cfrcolazione e si servissero di vapori francesi. · La Cina intanto, resa più docile dal corso degli avvenimenti e dal c~nt.i_n~10 ii_rrivo <~i truppe francesi al Tonchino, offriva patti che, a gmcllZlO di_ molti, avrebbero potuto essere accettai.i e tornarono in campo voci di mecliazioni. ì\'.la il governo francese aveva oramai me,so in moto tropp i denari e troppa gente, per recedere dal suo programma, che consisteva nell''intiera occupazione del Delta. Se più arrendevJ1e· era diventata la Ci na, umi lissima s'era fatta la corte di Huè, oi·arnai sottratta intieramentc· all 'inlluenza cli Pechino. Il nuovo re di ,10 anni riceveva con grande so lennità il signòr Tricout, inviato francese. e l'assicurava della sua piena cl.evozione al trattato del .25 ao-osto .· Il consiglio di reggeuza faceva eguali dichiarazioni e si rirnett;va alla · buona grazia della Francia, per quel le attenuazioni che credesse dJI caso. Faceva affiggere il trattato alle can tonate e offriva alle autorit.ù militari cli occupare la cittadella di Huè, come se, vo lendo, avessero avnto bisog-110 di offerta. Quarrlo si umiliava la c.;orte altretta nto :;i esasperavant> le popolaziou i, che ln rabbia impoteute cout.ro l'iurnsorc
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ESTEI\A
l\lVJSTA
sfoanvano contro i compa triotti, fatti'si cnsttaui e perciò sospetti ~i patt.eggiai·e per esso . .Più volte ginnse n?tizia di . stragi'. a:vennte _m .questa o quella provincia e fra queste eh ~na, i:u ~r,_ im_d1 febbra io, nello vicinanze stt~sse di H.uè, in cni più dt 200 Cristian i furono massacrati.. lnntilo e barbara protesta, che dava luogo a terribili repressioni. Al Tonch ino poi si uccidevano i soldati isolati, si tirava alle sentinelle e la guerra assumeva nn carattere cli brigantaggio. Verso la metà di feb brnio giunse al Tonchino il nuovo comandante generale l\1.illot, e1l annunziò la sua venuta con due proclami : l'uno all'esercito in cui dicc,ra che s'avevano a combattère « orde tanto nemiche della Francia, quanto della Cina e ilei poj)oli clel Toncl1ino •, l'alt.i·o ai popoli del Tonchino cui notifi cava di essere venuto -~er • purgare il loro paese dai banditi e farvi re~nare 1~ pac~ e la grnstizin ,. Egl i era iùuuito di poteri più Jargln, che 1_suoi predecessori, disponeva di forze molto maggiori e s.i tro:a,:a li bero dalla presenza del commissario governativo Harmaml, n cluamato fra L~anto ~ Parigi. Le forze francesi nel Tonchino erano allora le seguenti e cosi v ripartite: 1a brigata - generale Negrier - 2 reggimen ti di marcia - 4800 uomini; 2.a brigata - generale Brière de)'Isle - ,( reggimento di marcia , 1 re1ro-imento fanteria di marina - ,i-200 uomini; ~3~ brigata - colonnello brigadiere Bichot - 11 reggi~ euto fan• teria di marina, ,t bauaglione fncilierì di marina, ·1 battagltone cacciatori annamiti - 3600 uomini: più •I distaccamento cli cavalleria; 8 o ~ ù batterie da montagna di vari calibri, servite in parte da artiglieri cli marina; 2 batterie da campagna; •I da pos!zi01ie; •I di c_anncini revolver; molte mitrngli1~re; ·12 barche cannomere per fiumi _e canali, con 28 pezzi e [°>50 uomini di equipaggio; va~·ie comp.agrne del genio; ,1 clistaccamento di trnppe s:mirarie; altro d, C{tlelle di sus\;istenza; altro infine di · gendarmi. . . . ·. Erano in tutto 16 mi la uomini , acni aggiungendo i man na1 sbarcati, i Kidis o porta bagagli, e le guarnigioni dell'Au~am _(~nto uomini .a Huè per guardia alla resi(lenza ed un migliaio nei forti d1 Th_uan-a~, nella baia di egual nome) si andava oltre ai ~0,000. S~lvo 1 reg,gimeuti e battagl ioni di marina, gli altri reparti eran? :rnova. formazione, composti specialmente di truppe \ratte dall i\lgeri_a ~ d1 V?· lontari provenienti dai vari corpi dell'esercito. I reggimenti d1 marcia .aveano preso tal nome, forse per distinguersi da quelli di egual numero che si trovano in Francia. Dove intanto si facevano provvedi1
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ES'l'El\A
366 menti per spedire altri rinforzi, quando i primi non fos~ero basta(i; cioè si preparava la formazioni: d'un nuovo reggimento di marcia e l'invio cli ~00 uomi ni, come supplemento, per riempire i vuoti· in cinscuno dei J'eO'oimenti giit formati . La spedizione di materiale continuò fìuo agli ul~~ui di febbrnio. Nella Cocincinn pure si formavano e s'istr~1i,•ano corpi di nnsiliari comandati da ufficiali o sottuflìcia.li fran cesi. Millot aveva a suoi oròini tutte le forze che operavano in terra e la nottiglia, che scorreva i fiumi e i canali. Courbet riteneva il comando della squadra! che operava sulla costi\ . Ab.bisognando Millot del concorso della squadra doveva il piano essere combinalo fra i due comandanti . Le forze riunite di t~rra e cli mnre dipendevano poi dal mi· nistro clell3 · morirrn, a cui disposizione quello della guerra avea posto il personale e il miiteriale dell'esercito, che faceva parte del corpo di spedizione. I Cinesi, oramai entrati direttamente nella lot.ta, senza che da una parte o dall'altra inte1·venisso dich iarazione tli guerra, faceva110 anch'essi i loro µrepnrati vi. Ma dopo averli visti alla prova questi soldati dell' impero celeste, vieuo meno l'interesse di sapere come vi si prepararono; perchè non si costruiscono fortezze per :ibbandonarle all'avvicinnrsi del nem ico, nè si acrruistano ca nnoni, por lasciarli sui parapeLLi senz'averl i neppm o iu~hiodati. I telegrammi recavano proclami bellicosi, movimenti di truppa,. chiusura di passaggi; si mett~vauo in ist.ato di clifesa non solo Bac-Niuh ed Hong-IIoa, rna si collocavano con grande soleuoità Jclle torpedini nel fiume di Canton. i\Ia queste, dficaci ancl1e so abbandonale, riusciva no troppo pericolose ai neutrali; oude_ gl'Iuglcsi, che banno tante navi in quei paraggi, chiesero ecl ouenuero che se ne usasse molla pni·sin1onia. Non si capisce perchè alcuua di queste t.orped ini non sia staia collocai.a nei canali Tòuchiuo, dove avrebbe reso buoni servizi, senza far reclamare gl'Inglesi. In rccc si fecero sbarram,mt.i con pali piantati, che tlnpprima lo cannoniere francesi cercarono di rompere coi proiettHi dell'artiglieria, ma poi, siccome i trouconi i11fissi nel fondo rendevano ancora difficile il passaggio, si ricorse a cartuccio di dinamite, che attaccate ai pali verso il fondo e accese colla scintilla elettrica, li schiantavimo e se li portava giù la corrente . .\lalgra<lo ciò Bac-Niuh ed Ilong-poa erano talmente munite e presidiate, da lasciare pre"umere una certa resistenza; tale almeno quale l'aveva fai.La Son-Tny. Scnoncliò alle cento cause di debolezza di qnelle gnamigiooi, si aggiunse fa discordio fra bandier e nere e soldati cinesi. I pochi conispoudenti, che ne ebbero sentore, valu1arono esatuimente il fatto, deducendone che, d11l 111iscurunSTA
glie di Annamiti e Cinesi, c'era da asricu,nsi meno resistenza che dni soli Annamiti. Al 20 di febbraio cominciarono le operazioni prelim inari dell'attacco di 13ac-Xinh, cioè il concentramento d'una brignta in Ha11noi e cli un'altra in lfaid- Zoung, con la rispettiva artiglieria, sen·izi accessori , materiale da ponte, ccc., ecc., nonchè la prcs.a di possesso cli alcune posizioni importanti, per il pian,!) che si vol~va ,.eseguire. Così, lo $lesso giorno 20, un baLtaglione ed una bai.tena s 1mpndronirono di 7 pagode, situale nell'angolo compreso fra l_a dest.r~ de! Song- Cau e la sponda me1·idionale del caunle tielle_ l~np1~e. I Cmes1 attntcarono il z5 queste posizioni, ma furono respmt1. i\ello stesso ~empo il servizio di pedustrazione nel Della divenne attivissimo e ,·i furono qna e là ,•ari piccoli scontri. Si_ voleva _asso!utamente schiacciare le bande, o almen~ togliere loro 11 coraggio eh teutare qualc~sa co111,ro Je guarn igioni, mentre le ,;olon11e tl'nuacco snrebboro stnl:c im pegnale contro Bac-Niuh . Alla fin e di febbraio questo colonne s1 trovavano già form:110 nei punti designt1ti; il concentramento del malo~ rinlc continnnva nncor:i. Tutto faceva prevedere che la co mpagna si avviava acl una fase tlecisi\'a e si ave3 frelw di comiuciore, p<'1' non essere colti d.illa stagione delle pioggia priina di avere finito. Non si dubitava dell'esito, ma neppure i pi ù ottimisti tra i ~ranc~si neclevano che le coso dovessero andare così II seco nda. S1 ern 1n grande curiosità (li ,·edere come si sarebbero comport:Hi i Cinesi. . . Le due colonne d'attacco erano stato concentrate l'una (bnga ta ~egrier) in Hannoi, l'altrn (brigata Brière) in Ilnidzoung. prima d! queste città sorge sul fiume Rosso, la seconda sul Song-Cnu, altro_dai due maooiori finmi che c.91Tono il Della. Un canale detto delle !lapide ~~acca dnl fìumc Rosso t1d Hanuoi e, correndo quasi _in ~i~ea retta da ovest :Hl est, inette nel Song-Cau, passando a nna qu 1n1l 1c11111 di chilometri a sud di Bac-Ninh. Ln quale sorge a nord-est di IIannoi , distante da questa cirea 30 ehilometri , nelln 1.011a di ~crreno. com pre$a t.ra i due fìumi , che ivi h(l uua largheiza dì 50 ch ilometri. Una buona strad" porta tla IInntioi a B.ic- Xi nh, quindi prosegue per Lnng-Son, ver;;o l'interno della Cina. Sn qnesta s~rada avevano i Cinesi accnmnlato le difosc e da que~ta parte solo s1 guard:n,ano. Acl cssì forse non semhravt1 possibilH che il nemico lasciasse la strada bat.tut.'\, per marciare attrnverso i ca mp_i._Delle tl'uppe che si. rac00glievano ad H aid,Zonug o non ehbor_o not1:'in, o le c~edettero destm~Le ad altre operazioni. Tutta la loro :ittenz1one s1concentro sulla strada d1reu11 . La colonna Bière portì il 5 o il 6 marzo da lfoicl- Zoung rimon-
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RIVl:'.TA
tando la destra del Song-Cau; la colonna \fegriér, con n1i si trovava il com:rndnnte i11 rnpo, lasriò Hannoi il giorno 8, ma i1ncce Ji OlUovcre verso 13ac- 1 iuh, piegò a destra, rasentando la !:-pouda meridionale del canale dello Rapido, che così coprirn la marcia. Am_bedne le colonne erano :wviate verso il con fluente, alla posizione delle 7 11ar;ode, occupata dai Francesi fino dal 20 febbraio; dove forse, ::;econdo il progeuo, . le colonne stesse dovcYano riunirsi, riposar~i e gettare i ponti per passare· il cannle delle Hapide. ì\Ia non vi fu bisogno di tnttociò. Ilrière giunto al canale, non Yedeudo nemici da nessunn pnrte, lo passò presso Dzoung sopra un ponto, cbe i Cinesi avevano lasciato inta tto e non guardato. Negriér, il primo giorno di marcia, 11011 incontrò il nemico; il ~econdo (9 marzo) trovò sulla sua strada duo opere forti fi cate, di cui s'impadronì, perdendo solo due o tre· uomini. Il 1O continuò la sua marcia di fianco e J',I 1 passò il canale, o sullo stesso ponte dove era passato Brière o sulle barche deliri fl ottiglia; prese coutri tto coll'::tltra colonua e s'incamminò verso nord-est, per portarsi sulla sLrada da Bac-.\fiuh a Lang-Son, al puuto dove e~sa traversa il Soug-Cau, per tagliare, alla g1.tarnigione , Ja linea di ritir~ta. In tanto Brière prcndova posizione sulle alture di flacNinh, in modo da battere non solamente la piazza, ma nuche la strada proveniente da Hannoi. • Dac-Ninh è una citt.adelln, circondam da villaggi e da una ventina cli opere in terra, che si dicono ben costrntte, ed erano nrmate di buona artiglieria; ~enza contare i trinceramenti sulla stralla proveniente da Hannoi. Una metà della guarnigione era disseminata fra queste opere e trinceramenti; anzi molti non vedendo comparire i! nemico, si urano spinti innanzi sulla detta :,trada. Quando costoro e quelli dei tl'inceramenti si accorsero cli avere il nemico alle spnlle, furono colti dal panico e presero la fuga. Il loro primo movimento fu verso la cittadella, come a luogo di rifugio; ma por giungervi ]Jisognnva giil passare sotto il cannone francese. Allora si sbandarono completamente fu ggeudo a di rotta verso Thnin-Gu ien. Dagli spalti della ciuadolln e delle opere vicine si vedeva, da una pa.rte, questo spettncolo, e d:ill'altra, i movimenti della brigata Negr1er, cbc minacciava di chiudere la strada di Lnng-Son . Kon vi fu uomo che tenesse formo . Tutti abbandonarono i posti, senzn manco inchiodare i cannoni, nè dare fuoco alle polveri o si affrettarono in d!rczi?ne di Lang-Son, prima che la stl'nda venisse preclusa. Le p1ogg1e, le strade ca ttive avevano (dicesi) fatto ritardam la colonna i'\egrier; o forse qni trovò npplicazioue la massima: a nemico che fngge ponte d'ol'o. Ed invero l'inseguimento senza bauaglin è una 1
369 fortuna così rnra, che, quaudo capita, couvieue godersela intiera. La sera del lo stesso giorno (I '.2 marzo) il generale Negrier mitrnvri in Bac-Xi~ll, per la strada di Lang-Son, come se venisse dal la Ciua. I Irancesi trovarono nella piazza nn cer)tiuaio di canuoui, fra cui v?ri Kr_u~p,_ tutti_ in _buonis$imo stato, e una grande quantità di fucili, di_ mun rzron'. e d1 viveri . Le loro perdite, secondo un dispaccio di ì\I1Ilot, spedito la stessn sera, furono di 6 morti o ~5 feriti . Un bastimento assalit.o tre giorni dopo da i pirati della costa, ebbe 12 morti; il doppio dei caduti nella presa di Bac-Xinh . Ammesso pure che contando meglio in. app1·csso le perdite, come si è fatto per quelle di SonTay, esse nscendano al doppio, si può dire cito questa piazza, la quale da tauto tempo facea padare di sè e s'annunziava come una Plevna cinese, i_ Frnucesi l'ebbero quasi senza colpo ferire. NMnclte ~ difensori sofft:irono grandi perdite, grazie alla sollecitudiue con cui sgombrarono ti posto. Ben altri menti sarebbe stato se Necrricr «iunrreva . V ù .O c. · ~nma sulla strada di Laug-Son, o se la llottiglia rimon!.ava iu tempo il Song-Cau, lino al puuto dove è travorsnto dalla delta strada. I l1rnncesi si riposa rono un giorno, qui ndi le due colonne cl'u ttacco divennero colonne d'inseguimento. Xegrier marciò in direzione di Lang-Son, 13rière in quella cli Tlrnin- Guyen. Essi raggiunsero la coda dei fuggenti e li cacciarono di posizioue in posizione. Così dicono i dispacci; ma siccome non si parla di perdite, bisogna credere che i Fr:rncesi, non abbiano più visto ciel nemico se non le spalle. Brière nrrivò a Thain-Gnyeu senza incontrare il menomo ostacolo; Negri~r trovò sulla sua strada una cittadella prèsidiata, quella di Plm-Lpog-Ciau, e se ne impadronì , colla perdita ùi 3 · morti e pochi feriti; quindi prosegui l'inseguimento. Il 17 marzo }IilJot telegrafava che il nemico era stato inseguito, colla massima eneriria da una parte fino a Thaiu,Guyen, o dall'altra fino a metil strada da ' Lan-Son; cho st_imava inutile andare più oltre e conservava il forte di Phu-LangC1an, come posto avanzato. Le cluo colonne cariche di trofei (armi, munizioni, haodiere trovate nelle cittadelle o gettntc dai fuggenti per correr(\ più leggeri) tornarono in Ìlannoi. . A_ compire il programma esposto da Ferry. in Par·lamento, quanùo si discusse la questione del Tonchino, restaYa di prendere Hona-Hon· .:, ' mpresa non creduta diffici le mai, e dinveotata jfac ilissima dopo la presa d.i Bac-~inh. El'a Hong-Hoa come Bac-Ninlt , una citt;della quaclrnta, a circa 4-00 metri dalle rive del fiume Nero (un affiueute del Song-Cau) circondata clri villaggi e da opere accessorie con una guarnigione di 12,000 uomini, preparnti alla fuga . La sua 'vicinanza a un fiume, esponendola al bombardamento delle cnnnoniere, bastava ESTJ':HA
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RIVISTA ESTERA
da sola cletermi'nare facilmente la caduta. Il 6 aprile cominciarono 10 . operazioni contro questa piazza. Le due colonne che avevano preso Bac-Ninh, dopo essersi riposate alcuni giorni in Hannoi, si raccolsero in Son-Tay, donde partirono l'una (Brière) il 9 aprile per la strada di Hong-Hoa; l'oltra (Negrier) il giorno dopo, seguendo la diga del fiume Rosso. Le cannoniere procecle:vano pcl fiume. Il giorno 1'.z. aprile, giunte le truppe a tiro cli cannone dai villaggi della pinzza, piantarono due batterie e cominciarono il bombardamento. Le cannoniere si affrettarono per unire anch'esse i loro tiri. Non giunsero in tempo, ma fu poco danno. L'att.acco dei Francesi era, pei Cinesi, il segnale stabi lito della partenza. Inchiodnrono i loro cannoni, misero fuoco alle polveri e poi sori.irono dalla parte opposta, passando fiumi e canali su ponti, che previdentemente avevano a tal uopo preparato. Neo-rier accortosi della ritirata del nemico si avanzò per circondare <> Bong-ffoa, dalla parte delle montagne, ma non giunse in tempo a tagliare la strada e, come avea fatto a. Bac-Ninh, entrò nella cittadella per la stessa parte donde il nemico era uscito . I dispac()i non segnalano prede, nè trofei; dicono che la piazza ertt intieramente sgombn,ta, l'artiglieria tolta dai bastion i, i magazzini in fiamme, la cittadella quasi distruua . Nei giorni appresso s'insegui il nemico e si presero akune posizioni fortificate , incontrate per via e probabi lmente abbandonate. Le perdi te dei Francesi iu·tutta qnesta operazione furono 5 soldati (il dispaccio non dice se morti o ferit.i ) e 1111 porta-bagagli annegati in un canale. La presa di Bac-Ninh e di Hong-Hoa non destò in Francia gli entusiasmi della presa di Son-Tay. Forse l'averle avute così a buon prezzo ne dirninui il va lore; forse molti comincian,J a llllllitare dell'utiliti.1 ~lell'impresa . Il programma cli Feny è compito. Tutto il ~eltn del lìnme Rosso e del Song-Cm1 è in mano dei Prancesi. Si andrà più: avan;.i '? La poca resistenza degli uomini incor11ggia; trattiene q_uella del cl ima e del la distanza; fors'anche altre ragioni. Si dei luocrhi o adatterà la Cina al fotto compiuto'? I dispacci parlano cli velle~tà bellicose, ma dopo quanto si è visto c'è poco da crederr.. Ad ogn i .modo è cominciata o sta per cominciare la stagione delle pioggie, e fino a !:>ettemhre le operazioni al Tonchino sono finite ( 1). 1
J
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(IJ Disracci del 17'? maggio annunziano che un trattato fu conchi11so tra la l?rnncia e 1:1. Cina, nel quale c1uesta riconosce il protettorato dclt.1. Francia sull'Ann.:im r. sul
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MILITAR.E
ITALIA
SEC0l\D0
UN GIUDIZIO INGLESE
Fra le pubblicazioni 1~otevoli più recenti, un lavoro stampato a Londra, ·che s'oc~upa con minuti particolari delle condizioni militari del nostro paese, intitolato :ippnnto l'Italia Militare (-1 ), non ha tardnto a prendere un posto meritamente distinte•. L'autore, il signor Charles Ma rt~I , offre ampie prove di essersì occupa to con molto interesse delle v.arie questioni relative ali' ordinamento militare detl' Italia ed alla difesa della nostra frontiera , nonchè di tutti gli altri problemi che riflettono il nost.ro avvenire politico-militare. . . Che eo-li nutrn un amore specia le per l'Italia, appare lìn dalle pnme pagine, ~ve constata la lodevole abnegazione colla quale gli Italiani sopportano il peso di gravi imposte, ~)er consacrarne una p;irte notevolissima alla costituzione di una forza potente cli terra, ed alla 'creazioné cli unii poderosa mari1rn. Ora l'esercito italiano ha. :icquistato sul continen te europeo una tale importanza, c4e « sul i\'.Ied iterraneo, nell'Africa settentrionale e negli Stati in agit.nzione dell'Emopa S-E, come in tutte le questioni estere più vicine e più arden~i, lo statista lia da tener calcnlo cli un nuovo fattore, ed il soldato d1 un nuovo elemento di forza )) (2) . Se i capitoli preliminari delle future storie dell'esercito italiano, ricorderanno con plauso i meriti del nucleo che servì di base alla sua formazione, essi dovranno aItresi riconoscere · nei ministri della
Tonchino colle attuali frontiere. (i} ilfi!ilet,r/J flaly, by C11AJ1LE, MA11Tn. - London, i\lacmillan et C. 1ssr.. (2)
CUAUJ,ES M,\l<TEL. Op. cit. p,1g. 2i.
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L'ITAfa fA :\[(Ll'l'ARE
SECOXDO UN GIUD1Zf0 11\GLESE
guerra e della marina che si succedettero, mia serie di lavoratori instancabil'., capaci, coraggiosi nell'intraprendere e fermi nell'eseguire ma amnurevoJmente seconda ti dal la nazione. Giacchè i tentativi praticati dopo Custoza e Lissa dai generali di Revel nel ·1867, e Bert.olè-Viale nel ,I 869, per ottenere dnl Parlamento un voto favorevo le ad un nuovo suo ordinamento, mercè il quale !'effettivo veniva in O'uerra elevato a 624- ,?00 uomini, meritano cli essere acceny111ti qtrnn~unque i loro progetti naufragassero. Non perciò l'opera loro può dirsi vana, essendo il paese stato pre-· parato alle 1119cliticazioni propngnate poi dal generale Ricotti, « il padre dei riformatori dell'esercito italiano», ( 1) per cni fu stabilito il se1:vizio mi litare obbligatorio e venne soppressa la su.rrogazionc. Dopo un'esposizione del concetto che informò la leO'O'e elci m.ese di ·1· c)è) e1cembre_ 11874-, relativa alla riduzione della ferma da cinque a tre anni, alla creazione del volontariato d'un anno ed alla costituzione di un esercito di terza linea o territoriale, pm riconoscendo che i meridionali, intellettualmente più aperti, imparano più facilmente i doveri militari dei settentrionali meno svegl iati, viene manifestato il dubllo, che il periodo · del servizio in Italia non sia sufficiente per inculcare nei sold~ti una severa disciplina. ìVIa contro un siffatto timore st.anno i fatti, essendosi ~elle grandi manovre autunnali ripetutamente riconosciuto quanto l'istruzione del soldato è cura~a in Italia, e con quanta severità la disciplina è mantenuta,_ come si richiedé in ogni esercito ben ordinato. Segue un !ungo s_tud10 delle disposizioni successive dovute al generale Mezzacapo, intorno alla creazioni~ di una vera riserva per l'esercito attivo in campagna, migliorate quindi colla legge successiva del 26 novembre 188,t del generale Fel'rero. I~ un confronto dell'_ordiuameuto nazionale clell' esercito con quello reg10nale della Germania, la cui semplicità per la rap ida formazione dei reggimenti territoriali è molto ammirata, l'antore non ritiene un tale sistema opportuno alla situazione poiitica e sociale dell'Itali~, dovendosi con elementi diversi formare una sola fam iglia assimilata a vautaggio co1~uue, ciò che costituisce appunto quanto sti in mira nei capi della naz10ne, e che a poco per volta si ottiene. AccennMe le vnrie unih cli razza che dominano nella penisola e dimostrano condizioni fì sich~ div~rse, sono enumerate le cinque zone di reclutamento stabilite ed è riferita la somma delle cure che vengouo usate, a fine di assi;urare l'un ità e la coesione dei rc()'()'imeuti · on ·
La creazione dei <listretti militari attribuiti alle condizioni particolari del reclutamento in Italia, e le varie funzioni che loro spettano hanno interessato vivamente l'aqtore, il quale in un esame delle successive opernziooi che segnono l'arrivo delle reclute, riconosce il lavoro penoso a cni quei comandi· dovranno sottost.11re all'atto della D1obilitazioue dell'esercito. E si compiace nel riferire, che esperimenti compinti in condizioni non vantaggiose lwuno prova to, che un distretto è capace di Yestire ,125 uomini ed armame 600 all'ora, ossia equi pnggiarne in media 800 al giorno; e eh.e sei classi di riserva della fanteria cli ~G,'000 uomini per classe, possono e:;sere equipaggiati in circa tre giorni, rn entr·e colle disposizioni 11uteriori ne occor· · revano nl rneno otto. · Siccome le reclute arri nno ai reggimenti nel cuoie dell' inverno e troppo ta rdi perchè in primavera, quando vengono incorporate nelle compa!rnie, abbiano una ta le istrnzione da stare a pari cogli uomini più a;zia11 i, risulta che per 7 mesi dell'anno, ossia fmo all'autunno, « trovansi in una posizione militare anormale » ('I). Ma codesto in.conveniente è ornai tolto cli mezzo, perèliè mentre sino dal •1883 si è anticipata di un mes<~ la chiamata annua dell a leva, il passo maggiore saril fatto sul fine dell'anno in CO L'SO, anticipando di un nlt.ro mesn questa chiamata port,mdola al principio di novembre. L'istruzione cli 90 giorni sta bi lita per gli uomini di 2" categoria vincolati all'esercito per 119 anni, sembra all'autore insnfficiente. Però da cauto nostro nou possiamo a~cett.are così di leggieri quest'appunto, senza osservare come il numero degli · individui ascritti a_lla seconda categol'ia viene scemando anno per anno col crescere del contmgente di prima categoria, il quale negli ultimi tempi è sali to c~a 65,000 uomini a 11,000 , e salirà a 79,000 probabilmente nel prossnno anno . Nè conviene dimenticare, d1e gii uomini di seconda categoria ridotti a questi minimi termini formano un comp]Qrnento che il go,,erno può dividere in due parti, ecl al qua le può dare nn' istruzione lino a 6 mesi. Jt mestieri clistingilei·e i militari cli 11n categoria che portano l'esercito alla sua forza di guerrn e marciano subito verso In fro11· tiern, e J' istruzione preparatoria . che viene data al com plernento di '.2.~ categoria. . . . Le relazioni statistiche del genernle Tone intorno alle operaz10n1 delle \eve, e le considerazioni che si riferiscono alle cause cli dispensa dal servizio militare, alla statura delle recl11te, alle infermità predo(l)
(i) ClIAT<LES J\L\t\ TEL. Op. cit. pag. 30.
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CHAJ\l,).;S l\lAH'l'GL , 0 [) .
cit., pag.
so.
3i,1-
!.'JTALIA MILITARE
SECOè'\DO UN (:lUD!ZlO ll\GLESE
~~in~nti, alla capacità fisica degli uomini secondo le rispettive proV!nCie, sono state ~omp_ulsate con sufficiente diligenza dall'autore, il qu~~e present.a la _s~t~rnz10ne_ al ,1° aprile ,1882 della forza cieli' esercito · attn o e _delle milme mobile e territoriale, conchiuclendo col dire che l'Italia con 30 milioni d'abitanti 1ha preso posto fra le sei "Tandi potenze d'~u~opa. Se yoi l'aum'ento negli_ abitanti riconosciutoè) dalle r~cent( s~at1s11che co~L1~uerit, è cl' avviso çhe fra lSO anni ]a popolazione _Italiana ugua?l1~ra quella dell'Austria , sorpasserà quella della Francia, ~ mantena I rapporti odierni coll'Inghilterra, fa Germania e la Russrn. . Il capitolo IV, dopo· una breve relazione del!e attribuzioni del Mintst~ro della gue~ra ed un'esposizione dell'ordinamento territoriale c?u~1ene _la f~rmaz1one ~'.·ganica di gt~erra di una divisione e di un corp~ cl aunata, m,t le sue. cifre. non corr1spondo110 "" cruelle espresse nalle b1 ta e le ~~lla fo_rm_azione dr gu~rr~ dell'esercito, e quantunque le differenze ~urno lievi , pur tuttavia e dover nostro rilevarle. Contnttociò queste 11011 alterano il concetto che esprime , oss1·a cl1e 1n . av. dtlferenze ,. . venir~ (( un mvas'.one de_ll'It~,li~ sarebbe temeraria, quando non fosse allestita coi~ me:z1. s~ffic~entt per lottare contro un milione di soldati bene armati e d1sc1plmat1 ». L'armamento dell'esercito forma ~l tema di uno studio speciale del:.. l'atH~r_e, nel quale confrontato il Vetterli colle armi in uso neo{ eser~lt~ d'Europa, non lo giudica inferiore agli altri fucili . Intorno 1~rn~1z1011amen_to non _s~no stimate sufficienti le disposfzioni per il rilor111m~~to_ de, soldati m campagna, ricordando a questo proposito il fatto ecceztonale che nella campagna del ,187ì-78, il 1600 reo-<>imento russo consumò 94-_ cartucce per uomo nell'azione di Ka-ra-Has~~n-Koi mentre un battagltone del ,13° reo-o-imento s•)"i·o· •· seh 1p . k a, . . . oo t " ""l pas· , :;·o n1 1n una. scaramuccia 12i colpi per fucile. Jn r~s~osta a codest~ _cortese appunto, valga il seguente specdi ietto con_1pa1at1vo dd- mun1z1oname11to di ·1 a Jiuea in cartuc·c."c· per ogni fuc1 Ie presso i principali eserciti europei :
~'.I:
1
\
.
Jt(l] Ì(L
Portate dal solciato 88 Nei cassoni e carri al seguito Nei parchi divisionali ,1,8,9 Nei parchi di corpo d'armata 50,. Totali
·1 86,9
Francia
Austria
78 ;1 8,1 ,l.6,4
·10 52.,5 2.2,5
3,1,5
6,-
,111, -
rn,1 ,-
Germania
80 3,1,7
donde si vede, che quello dell'Italia è sensibilmente superiore a quello degli altri eserciti. Studiafo le disposizioni relaLive alle direzioni di commissariato ed all'intendenza 'generale nei vari servizi in guerra, noncbè quelle che si riferiscono all'approvvigionamento delle Lrnppe, rilevasi che l'ammi.: nistrazione italiana ha disposto pe1· avere nei luoghi di mobilitazione dei viveri per 12. a ,13 giorni-, oltre le provviste valevoli circa 4giorni , che si possono ottenei·e mediante perquisizioni sulla fronte . E parlandosi del servizio dei trasporti·, è lodato l'impiego su certe zone di terreno delle locomotive stradali , ciò che procura un risparmio di uomini, tempo e cfanaro . Intorno al servizio sanitario degli ospedali, quantunque dicasi ben orilinato, è espresso il dubbio che all'atto pratico sia insnfficiente ai bisogni eventuali ('l ). Inquantod1è una volta riempiti gli ospedali da campo, la sezione sauitari:i diventa la sola risorsa del corpo d'armata, e pochi soldati possono bastare a privarla dc' suoi ultimi mezzi di azione. È pure messo in evidenza l'impiego d~i' reggimenti del genio, sia nella costruzione e riparazione di strade ordinarie e ferrate, di linee telegrafiche e di ponti entro la zona di operazione; sia in quella di opere campali sul terreno d'azione: come sono riferite le attribuzioni dei var'ì parchi del genio con tutte le loro dipendenze, non trascurando di mettere in rilievo i mezzi di cui clispongono i reggimenti di fanteria e cavalleria cogli utensili a loro distribuiti . Conchiude infine col convenire, che l'esercito italiano inobili tato possiede dei quadri solidi e dei soldati be~ escrcititi , e che con miglioramenti successivi otterrà .un grado di perfezionamento superiore a quello odierno. L'ordinamento delle tre armi di fanteria , cavalle1:ia ed artiglieria, è compreso nel capitolo V, ove è ampiamente accennato il modo del loro reclutamento e quale ne è l'armamento. Non abbiamo qui ragione di fare osservazioni importanti, senouchè l'nnifÒrme della fanteria ha ' da' più anni subìto alcune modificazioni importanti. La creazione delle truppe alpine, destinate principalmente a coprire la mobilitazione dell'esercito, è assai lodata per il modo del loro reclutamento e l'impiego loro attribuito. L'autore stima, che colla, forza di circa 30000 uomini, che esse rappresentano; indur~ti alle fatiche ed ésercitati alla tattica particolare . della guerra di montagna so-
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CHA11LES MARTEL.
Op. cit., pag. :126.
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r/ JTA T..IA
stcnuti da batterie di montagna nel rapporto di 3 pezzi per ·1000 uomini, l'Itnlia possa ordinare una strenua difesa del la sua frontiera . . La formazione dei reggimenti dì cnvalleria ha dato luogo ad alcune osservazioni, sembrando la forrn troppo rigorosamente calcolata per la sola azione difensiva sul territorio it.aliano, mentre sarebbe insufficiente quando il teatro della ·guerra venisse ad essere portato sul terrìtorio nemico, ed è biasimata la formazione all'apertura di una campagna dei /i.O plotoni guide, destinati ai servizi del le divisioni. Codeste osservazioni non cr11no sfuggite ai nostri ammini,tratori, çhe per il passato dovettero talvolta ricorrere a. ripieghi, per ottenere i servizi più necessari in guerra proporzionatamente alle esigenze del bilancio; difatti appena le finanze del paese trovaronsi sensibi lmente solleva te, furo no emesse disposizioni per il miglioramento di tutti i servizi compresa l'arma di c,:ri,a lleria. Quindi mentre i reggimenti sono giù stati ewnern t.i dalla formaz ione degl i accennati plotoni guide, colle nuove proposte di legge, ora in esame al parlamento, è stabilito l'aumento di una brigata di due nuovi reggimen ti, cosi che gl~ squadroni da 132 avranno ad essere IH . Con questo aumento, oltre all'avere un reggimento per ognu no deÌ ,J :4 corpi d'armatn, ne rimarranno altri 12 coi quali potranuo essere formate tre divisioni di cavalleria .• L'ordinamento dell'artiglieria 'è riforit.o con molti particolari, comin ciando dalla fus ione avvenuta nel 1860 di quella dei vad stati italiani. Dopo un cenno del la div0rsità dei pezzi delle batterie leggiere e delle pesanti di ogni reggimento, viene molto apprezu1t.a la leggierezza dei primi, per cni ne sente" moltissimo vantaggio la mòbilitit dell'arma. . È pure riferita la formar. ione dell'artiglieria della milizia mobile, e dopo un cenno di que]I:i da fortezza, sono enumerati i pezzi ed iI munizionamento di erri l'Italia dispone iu caso di guerra, compresi i I materiale vecchio ed i due parchi di riserva di 2.00 pezzi ciascuno di Piacenza e Mantova. Ricordando i servizi compinti dall'art.iglieria nelle guerre del 1859, del ,1860- 6 1, del ,f 866 e del 1870, si riconosce che il munizionamento ai corpi ed alle divisioni è stato sempre compiuto in morlo da non giustificare rimproveri. L'interesse per il personale dei sottttfficiali spicca nel . lavoro che esaminiamo, ove è este:;amente narrate Cfttanto è stàto opérnto per dotare i recrgimenti di nn buon elemento; e non è a dubitarsi de l favore cori :ui saranno ovunque accolte le vantaggiose recenti disposizioni stnte emanale, per assicurare loro dopt\ 1111 certo nurnero d'anni 1
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SECONDO UN GIUDIZtO INGLESE
i\f lLITAllE
di serv1z10 una couvenien te posizione sociale, e qnelle relative alla loro istruzione, disposizioni che hanno di molto migliornto le loro conclizi_o~i. Infi ne, parlando del soldato italiano, è fauo ri levare eh~ lo sprr1to di patriottismo e di abnegazione così uu i,,ers~lmente messo. in mo.stra, non è forse in nessnn luogo ta11to onesto e sincero come m Iraha. I rel)'oimenti italiani p•>ssiecl;uo slancio e s0I iditi1, nggiuugesi, e di essi no~<> può dir:,i come Cesare degli antichi Galli, che « cominciano coll'essere più che uomini e fin iscono col mostra'.·si m~no cbe do~~e •. Allo spirito di corpo che si mantiene nei regg1mcnt1 per trad,z'.one, attribuisce il fatto che sono eritate molte mancanze, che le misure punitive non basterebbero a reprimere . . . . Trattando nel capitolo VI del carattere, dell'1struz1one e della tattrc~, il soldato italiano è riconoscinto dotnto di molte virtù militari , solmo e resistente :il lavoro; disciplinato, e per questa discipli na capace di compiere delle nrnrce che meli.crebbero nll,1 prova le truppe legg!ere P(ù rinomate: naoiung-esi che le bnouc qualità' del contadmo meglio sviluppate dal c;.'lme~·atismo, autoriuano a credere il s.olcla~r> italiano_ dei nostri giorni capace di sl.:mcio nell'auacco, uonchè d1 :es1st~nza .~ d1te-:nacità nella difesa. Agli ufficiali, il sig. Marte! è prodigo ?1 l?d1: bravi e sottomessi, egli dice, essi riuoistono ad un gl'an patnot~1smo uua volontil al lavoro ~uperiore aù ogni elogio. Nt1ll 'enum~raz1one .rlelle scuole da cn i · provengono, dei cJrsi che seg__uono, e d~1 vantaggi che otten11ono coloro che vengono ammessi nlla scuola d1 guerra, son~ . incor~i alcuni lievi errori, ed osserviamo, che la dnrat.::i del corso dei colJer,i mili tari 11011 è di due anni , ma dì quattro; che quella della scuo~ mi litare cli Modena è di dne, e non di tre; che la scuola di cavalleria è " Pinerolo e non lw. alcuna. dipenden1.o a Pavia. Aggiungiamo anco1'a, che gli allievi · dell'accademia milit.:ire_ tli Torino .promossi ufficiali d'artiglieria e dl!I gen io debbono seguire per alln dn~ anni il corso della scuoio d'applicazione d'artiglieria e gcuio, d,:po di che passano tenenti: quelli che falliscono agli esami sono trr,sfert1 nel le armi di linea. . . L'autore uon man,·a di for cenno del cor50 d'ist.ruzione ferrovian~ affidato al direuore generale dei trasporti, nonchè de.Ile scuole sm:at! reggimental i per i sottu ffi cial i, i caporal i cd i so!dnt1, nelle quali e impartita quell' istrn7,ioue elementare loro n~cess:ma. . , .. La questione della difesa della zona alpwa .~ trattata, co~ laigl11 particolari, ed in questa circostanz:i ~ mol.to ~viluppato I ord1n~mon_to dei bat.taolioni alpini, ai qnali nei prnnord1 cli una campagna e af11dato lun;o la linea di fronticrrt il còm pito di sostituire il servizio cl.elle
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L 1TALL\ .:lllUTARE
divisioni di cavalleri'a su altri terreni, alle quali spetta copnire la mobiVitazione e la concentrazione dcli' esercito, sohanto che questi, liatta. gboni formano ad una vol ta la linea di 0sservazione e di prima re_sistenza .. In guerra il tempo è oro, ed una resistenrn prolungata nella zona alpina cagiona 11 ll'aggressore una. perdita di tempo preziosissimo, in un momento in cui gli è oltre ogni dire dannosa . Merci~ continue esercitazioni in un terreno montano come le Alpi cou truppe destinale a con tr:istarne i passi, imprese giudicate ten;ierarie e di un'esercitazione diflìcile diventano possibili mercè una conoscenza esaua del terreno, che si ottiene sol tanto con frequenti marce manovre. . Non entria mo nei giudizi espressi sul modo con cui sarà condotta la guerra attraverso alle Alpi in caso di con.fl.itto, · che la discussione si prolungherebbe oltre ogni limite, per notare che i forti cli sbarramento sono giudicati solidamente costrutti, ma è loro nttrilmito il dil'etto di essere più o meno comandati da alture, osservando che la loro potenza nel resistere è sottorosrn :illa loro inaccessibilità. Trattando dell'artiglieria italiana, di cui loda jl pe~sona-lc che dice di bell'aspetto è ben istrutto praticamente, l'autore aggiunge, che a prima vista può sembrare insufllcicntc, in confronto a quello degli altri eserciti d'lforopa, ma vuolsi osservare, che la natura elci. terreno sul qua le essa lia da essere impiegata , non permette cl1e in rare circostanze il concentramento di grosse masse, altrove così cl'ficaci. Tutte le questioni che da qualche tempo in qua vengono me$Se in campo relativamente all'arma· cli cavallcl'ia sono estesamente riferite, pur riconoscendo per qual i considèrazioui. economiclie la forz,i della c:i.valleria è rimasta per tanto tempo CO$Ì ristretta. M:1 osserviamo, che .le recenti proposte di legge presenta te al parlamento dal Ministro della guerra, rimediano per ora ai bisogni del nosiro esercito. L'istituzione dei zappatori di ca vall_eria, che in guerra possono rendere utili servizi, è molto loda ta, ma non sono espressi identi(;i concetti intorno all'istruzione tattica, non sembrando conforme all'impiego di quest'arma specialmente per quanto si riferisce ali' appiedamento , per cui il numero degli nomini disponibili i~ ritenuto insuf.ficiente. Il distintivo della cavalleria appiedat:i o montata è l'offensiva e la tattica dell'urto;_ e l'autore pe11sa, che colle nostl'e disposizioni tattiche non si possa ottenere il massimo dell'azione offensiva . _ . I nostri bersaglieri , di cui è esposta una breve storia, sono giudicati Je migliori truppe Jeggiere d' Europa, e la lpro comparsa improvvisa nelle fozion i campali in luoghi molte migl ia loutai!e dalle posizioni ove
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-si supponevano e non· senza supellare grandi difftcoltà, desta una- gitista -meraviglia. ' . . .,:Lo·st11dio dei servizi de.Ile ferrovie in guerra e dell'import.anza delle · fortificazioni nella difesa della frontiera, forma il tema del capitolo VIII, ire! quale sono con alcuni particolari rilevati i vizi delle nostr:e lin~~ :principali Jung"o il Meditenaneo ·e l'A driatico, soggette a ~ra:11 d~nm da parre ·della fl otta nemica, per cui 24' 01·e dopo la cbch,arazione delle ostilità il trasporto. delle tcuppe può t.l'OVllfSÌ imerrot\O, _N~ si t11ce dei gravi difetti della lineà Bologna-Firenze, la quale per le irequeuti curve e le rapide pèndeilze, oITre una potenza militare limita~a alla• nretà della mc.dia délle altre fe rrovie ita\iirne. · A,,vertite le dannose conseguenze del!' insuflicienzi( .d~l m0vitne11t0 nei trasporti dal mezzocriorno alla valle del Po , è accennato che vi si o d" rimedierà soltanto cprnndo saranno com pinte le· linee ora in cotso 1 l-a:v.oro. . · · · E·sse1~do le nostre strnde ferrate ttilte ad un binario, eccettuato 1/ 1O fo cui è doppio, ne cleri va che mentre le potenze conti.ri.ent~)i_fQrman(il 2J treni militari al~iorno, l'Italia ,può contare sol tanwsu::-1_8, ed ai~ch~ ,ne Ne éiécostanze più favorevo li: inolwe:,son·0· da prevedersi mterrnz10m nel servizio anche di 1H orn .per le condizioni geografiche speciali della penisola. Non è passnta inavvertita l'insuflìcienza 1el ._m::tt_ei:ìa}.e, r.li q1j, tanto si è occupato il Gabelli, per cui l'Italia : disporrebbe so ltanto tlella quantità necessaria al movii:neuto cl.i 6 torpi d'a'.·m~ta, _nè_è s_tata taciuta 1:i mancanza cli _piani caricatoti in molte staz1qm pr.mc1pal.1. Intorno alla difesa del lo Stato ·ap·poggiata sulle fortezze, il sig. _Ma nel giudica, l'Italia trovarsi in una posizione ecc~zion'.1le, n_on_pos:s~de:~~o « nessun altro paese un più ·gran numero di. c1lt.ù e d1 piazze lort1fi. cate; . 111a con tutto eiò nessun altro paese è cosi mahmente difeso dal-: l'arte dell'ingegnere)> (·I), esistendo numerose piazze _for_ti u_o°: nece~-sarie, ed essendo alcune mili tarmente dam,,ose. Qmnclt passando 1~ r-asse<>na i lavori, cli fortificazione successivamente intrapresi, osservasi -cl1e · iessun paese d'Europa malgrado la frec{lfenza de~ p~n ti n?mina~-:mente fortificati è così aperto ·alle invasioni; ma gli Italwm, aggiupgesi, non hanno avu~o nè i miliardi della Germania, nè i ricchi rispnrmi dei F·rancesi per cnrarc in specitil modo i lavori delle. loro fortezze. Con tutto ciò, non è sconosciuta l':izione· difensiva di rnol ti · forti come -ostacoli mornentanci, o come magazzini di approvvig_ionarnento, Alla piazza di Alessandria non viene assegnata una grande irn portanza 1
(!) C1-rAn1.Es MA1n E1, . Op. cit, pag. 23-L
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come fortezza moderna, ed anzi è ritenuta non più difendibile senza la costruzione cli opere staccate sui colli di S. Salvatore. Sono troppo ampie le considerazioni esposte su Verona, Peschiera, Legnago e le opere di Venezia perchè le riportiamo, nonchè quelle intorno f1 1\Iantova ed al Serrnglio, a cui è at.tribuito un gran valore da qrnÌlsiasi parte minacci l'inva,,ione, manifestandosi l'idea che debba farsene una fortezza di prima classe. Le condizioni di Piacenza non sono trovate buone, e proponesi un gran campo trincerato a Stradella. Il valore difensivo di Genova e della Spezia, considerata di nessuna importanza strategica per un esercito di terra, ma solidamente costrntta e fortissima dal lato di mare, è ampiamente discusso. Vengono quindi considerazioni su Bologna, Taranto, che :icqnisteri, uua speciale importanza una volta clic l'Ital ia avrù una maggiore preponderanza sul Mediterra neo (•I) ; su Gaetn, Capua e Roma, cd in questa occasione accennasi a M. Argent11ro cd a Civitavecchia, come le località più propizie ad uno sbarco, quando un nem ico prendcs$e Roma come suo obbiettivo principale. · I lavori di Roma confrontati con quell i di PMigi, ~ietz, Lione e Strasburgo, non sono giudicati tali da formare di questn città una piazza di prima classe. Con::;idcrando tuttavia la situazione dei vari forti e ·1a na tura dei lavori compiuti, è ritenuto che l'occupazi;ne della cittit non potrù aver luogo, se l'assalitore non dimostrerà una graude energia, e se l'investimento sarit di:;turbat.o da truppe che accorreranni) da altre parti d'It.alia a sua difesa . Le fortifìcaz ioni italiane sono quindi suddivise in tre tipi aventi caratteri diversi. Nel primo sono compresi i fortilizi montani moderni destinati a resistere a una prima invasione; poi vengono le gra~di fortezze di Spezia, di Roma e di Tarnnto quando saranno costrutte ed · ultimate. ed infine le antiche piazze forti di nessuna infbenza in caso· di guerra . Qui il signor Martel esprime il giudizio , che le fortificazioni in generale, le permanenti comprese, 11011 si_ano capaci di arrestare il corso regolare di una gnerra condotta con vigore e con riso:... fazione, fondnn1losi sul fatto che l'urto delle masse, il Jlfassenschlacht dei tedeschi, abbia da decidere delle sorti delle future campagne (2). Ma non tutti gli scrittori militari odierni più stimati concorrono nelle> • stesso avviso, nè ci mancherebbero importanti citazioni in contrario, · se non fossimo limitati dal!' angustia dello spazio che ci è concesso. (·I) C1tAn1.i;s :.lfAnT1;1.. Op. cit., p~g. 2i;
(2)
CHAI\U,S
i.\lAHTI::L. Op. cit., pag. 26:l.
SECONDO UN GIUDIZ IO 11\GLESE
MIL!TAUE
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Lo studio intorno alla mobilitazione dell'esercito italiano fa parte del capitolo VIII, nel quale gitldicasi il meccanismo a)~nanto co1~1p!1cato, ma lo si spiega colle condizioni topografiche e poht1che spe~1ah dclJ'Ita Iia. Calcolato il tempo indispensabile non solo per l' arrivo delle riserve e <lelle sezioni sanitarie e di sussistenza, ma al. conce.nt.ramen '. o degli equipaggi da ponte, delle grosse artiglierie,. dei p~rcl~ 1 del. gerno e dei servizi del tt'eno, notasi che in questo penodo r1cluecles1 dalle ferrov ie l' impiego cost11ntc di tutt.c k loro risot'se, mettendo a dura prova la potenza del traffico e l'attivit~ del person~l~. . , . Dopo aver accennato, clic nello studio della_mohtl.1taz1one dcli. eser ~ cito per una guerra eventuale coi vicini .cont~1~ent_ah della. ·~em~ola, sono state previste e presrritte tutte le d1spos1z1om cs~enziah, c~me la data del trasporto cli questa e di quella unità, la v~a da seguire'. i luoghi degli approvvigionamenti e dei c~~rc~n~ra~.entt .~\elle .g~·andt ·1: ·1s·" ì\lartel ec;prime il timore ' che I rnlerionta e I msnfhc1enza UUl .a, 1 10 . l , , . {lei cavalli possa minacciare seriamrute l'ef~cacia dell'es~r.c,to. Il ca pi tolo IX si riferisce ad uno s~ud_io dt geogra~a ~1 d1.tar_e e della difesa dell'Ital ia, basata sn tre gr11nd1 lrnee naturali costituite dalle ,\_] · (l·tl p e daoli A.[Jenni ni. Qneste tre linee rinforzate da opere 0 • P1, e' dal 0la difesa · · · . d'1 d'arte mobile, :;cgna110 le fos1 successive eleIl' azione· un esercito invasore, da qualsiasi parte minacci il pericolo. . È evidente, c!Ìe un'invasione marittima non può ven_ire che. da nazioni come la Francia e l'lnghiltcrr11, che dispongono dt rn_ez~t potei!· tissimi. Quelli della Franda meritano invero d'essere presi rn sena considerazione, pott.mdosi a Tolone imbarcare simLt~taneamcnte, quattro divisioni in rn ore, mentre a ~farsiglia le handu.nc. Iun.go 1l. ~orto hanno uno sviluppo tale da permettere ad 85 navi eh sch1erars1 I nna ' presso l'altra per l' imbarco. . . .. Inoltre la marina mercantile dispone di trasportt a vapore di 200,000 tonne!late di spostamento, e nel Mediterraneo ne s~no ~ostant:n~ente disponibili •I 50,000 . Ma la ['()]ice riuscita dell'operaz1one e suho1d1nata alle iucert.czze della navigazione ed ai pericoli che ~c~ompagnano una ·!lotta numerosa e vnria , onde se uno sbarco è poss1bde, non debbono nascondersi le serie ditlìcoltà, che ad esso sovrastano. . L'ordinamento della milizia territoriale non sarà un lavoro compmlo, se non sarà accompagnato da disposizioni che stabiliscano punti d'~p-· poggio nella difcBa peninsulare, e non sarà provvedt~to. ad U~! rapido concentramento di trnppe, concordemente alle open1z10111 a cui 1.a flotta concorre. Giaccbè in caso di guerra ad essa incombe una parte su-
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prema (·1), costituendo· un elemerito indispensabile nell·a di fesa dello, Stato coi1ie 1ar.ma clifonsiva collegata colle ·operazjoni dell 'esercito, speetan:dole ·di coprire il fianco delle truppe che openuio nella valle del Po·; 'di difendere con ogni mezzo ìa costa e le città ap1frte; d'impedire uno sbarco, non curandosi della · protezione ·della marina mercailtile:o. della cattura delle navi mercàùtili del paese con cui si è in guerra . · ,:,fr pericòlo; màssìmo che minaccia l'Ital ia, . consiste in un attacco simulfanèo 'per mare e per terrll; e mentre l'esercito di terra è in si,. tuazione di tener fronte al le truppe, .che . teutano d'irromp:eré att.ra, vei:so l'e ·Alpi, ogni cosa può mutare, se 60,0.0.0 uomini riescono a sbaréal'e subitamente · sulla• rivièra . ligu.re, oppure a i10rd od a sml del capo Argen'taro. l:.'azione deHa flotta ba da essere quindi.di ,con,tr3stare i disegni dd nemi•CO; · ed ·il 'lillmero, la forza, il tipo delle COr razzate \ tnliane dovrànno essere fissati avendo irl mira la difesa Jia..ziò'nale: Daùi una · gtieàa· èolla, Fr.ancia, ·1a flotta italimia,.cònc·entran,.. dosi aila l\'IaddaléÌw, pofrà procedere a delle contro-offensive; coprire· s'pe~ia ·e Genova, minàcciare Tolone, od, accettafo ò tifiulare una battaglia secondo'· le· speciali :conveni,enze e .le · provviste di carbone. :, · '''10 stùdi'Ò·dèJi:a- dife.sa :de'H'a · frotdier~ occidentale, forma ogg.et,tò. ,tlet capitofo X. · Fafia ùrùi sùcéinta descrizione del carattere .:dèll,ti ·montaane che soraono tra l'Italia e la Francia e . dei · :vari loro passi, e) . e) l'autore,·discute Je, rrpbabilità di un: iny,asione ,ita}ianà, facendo risaltàre la:·gfoviti deglr :"osiaçol~ ·-~apnci tli. ·arrestare nella . loro-zona qual.. siasi movimento oITensivo. · Dopo aver detto cl1e la storia ha provato quanto la frontiera è forte e può essere fatta tale, il l\'.Iartel soggiunge,. chei reèenLi irnpoPtalltÌ:·hFiror-i d'ingegneria milita.re compiuti.in Fnulcia, hanno iieso la·:zt>nà in discorso assai prù formidabile. ILsistemn_ adot1ta'to ha in mira tre scopi principali, ossia· di pab:ilizzare ogili · inv.as'ionc' ifall~rrà · a 1fot·d;; di crescere l'·azioue offensiva- difensiva del centro e ·a ·destra'; di preparare una, base marittimi! offensiva sul Mediterraneo, · · Uiio, siudio · minuto ~ul :ttiacGiato d;elle''fènovie fa conoscere , cb,e ttJ.t,te· le gtahd'ì 'lirree di: comirnièaziorie alpina colla penisola sono .coperte o direttamente dà forti di sbarramento, od indirettamente da grandi cà:mpi trincerati. I vantaggi risultanti, da qués(o sistema di fortezze non .'è' ristretta· alla pt1ra difensiva,, che 'anzi 'esse hanno un carattere offensiva spiccato, so'ptauotto · n·ena sezione della ·linea più accessibil.edéfla ·frorniera ,' come tra il Moncenisio ed il ìlfonviso. .
SECONDO UN GIUD1ZIO JNGLESE
L' ITALIA i\[(LITARE
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.JJ) CH,\ I\LES i\lART·ET. , op. cit., p. 318.
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I,o s tes·So Concetto ha espresso il ca[)itano Mirandoli (·I), il qu:i'le scrisse,· che al grande valore difensivo della zona di fron tiera corrisponde un. valore offensivo eguaimentc im portar~te,. dovuto al favo. revole andamento della linea di confine alla direzione convergente delle vie d'invasione terrestri e marittime, all'ul)icazione delle piazze' forti, allo squ ilihcio infine di potenza fra l'Ièalia e la F:ancia. Il sig. Marte! conch iude poi le sue osservazio~i col dire, che. nelle attuali condizioni la Francia in un attacco offensivo non trovasi serlaincmtè minacci'atà nei suoi pi::mi di .difesa, come a· prima giunta panebbe, in caso di una doppia campagoà e quaudo do,:es~e p~·e- : munirsi contro un al.tacco simnltaneo sul Reno e sulle Alpi . La causa di un tale stato di cose viene attribuita ai cambiamenti, che i grossi eserciti 11azionali hanno portato nello operazioni stra1.egichc (S) . ·Potendo la :Francia iu ~aso di mobilitazione ac:cumulare grandi forze nelle piazze situate sulla linea di un'invasione italiana, appa~·e ad evidenza che essa preoccupasi di ottenere altrove (3), in caso d1 una doppia campagna, qualche risu ltato decisivo prima di ~rovursi ~nriamente minacciata da un eser,cito ·invasore che snpert le Alpi. La prima ·battaglia che· si combauerà sul Reno, ,n•:1errà prima che s.ercito itafomo, nelle circostanze più favorevoli, possa trovarsi m condizione di progredire oltre la frontiera.risoluto ed ordinato, in modo da proseguire la guei·ra sul terreno nemico. La difesa. fran~es~ pertanto consi:;terà in uno .sforzo sufficiente a trattenere gli Itahan1 nelle valli ·della catena alpina · nei primi loro. passi, fino a che non. sia ,pronunciato il risultato delfa cnmpagna sul Reno. Anche Mll~c1.rcocostanze più favorevoli, non sembra probabile che un esercito italiano possa trovarsi sul Rodano prima di una lung~ od. aspra campagna di r.. settimane, non · essendo possibile avanzare m minor tempo colle truppe ben ordinate e con una base sicura. . . · L'inferior.i'tit numerica degli Italiani, trova d'altra parte il suo ampio compenso .negli, ostacoli della zona alpina, .nota _il sig. l\'.Iar.tel, c0mentando un concetto del colonnello lJabormida, 11 quale scrisse che l'Italia troverebbesi in balìa della Francia, se le Alpi non costituir,sero tra le due ~:izioni una zona che r itarda il progresso delle loro truppe. Dopo un cenno delle difficoltà che accompagnano nel passaggio delle
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I 'i
(!' Capitano MmAl'.Oor. ,, Piaz::c forti e fenovie fra il .illilita1·e, gennaio i882, pag. '17L
(2) CHARLE.5 MARTJ::L., Op. cii:., pag. 331. (3) CHAl\LES MAHTEL. Op. cit. pag. 332, 333.
Roaano
e le Alpt - llivista
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L'rrALIA MIUTAUE
Alpi un esercito di centinaia di migliaia d'uomini con tutti i suoi irnpedimenti, esclusa l'azione difensiva, notasi che sei soltanto sono i passi sulla frontiera franco-italiana che permettono di avviarvi co.Jonne numerose. Computando che per oguuno siano dflstinati in una prima spedizione 50,000 uomini, e che 60,000 debbano operare sulla ?°sta,. l'Ital!a avrà nei primordi della campagua da oppofsi ad una mvas10ne d1 360,000 uomini . Tenuto conto del tempo approssimativamente necessario alla testa delle varie colonne francesi perchè si trovino di fronte ai difensori dei ~~ssaggi alpini, e v~lutata la resistenza minima degli o;;;tacoli della prima !urna, allo scopo eh ritard11re la marcia del nemico mentre il ()'rosso dell'c.;ercito si sta concentrando più indietro, occorre che il for~e del llfoncen_isio re5ista 7 giorni; Exilles 6; Jrenestrelle 5; Vinadio ,i- ; Colle di Tenda t. In cp1esta eventualitù, gl i Italiani potranno contrapporre ai Francesi tre grossi esercì ti non minori di ,100 000 uomini sulle linee Pinerolo-Avigliana; Stura-Verrnenagua e Tanai:o-Bormida. ~fa m~a volta r!unite le truppe francesi sotto un solo comando, padrone det paSSI per CUI loro verranno prouti rinforzi, una splendida vittoria per partù degl i Italiani darà dei risultnti praticamente ne<Yativi a"'. . . o ' o g~uuges,, po,chè non v'ha combinnionc strategica clte possa rimediare a questo stato di cose, che è una consegue!1za inevita!Ji le delle condizioni geografi che e numeriche. Tuttavia nou così ~i pensa in lt:.llia, etl il Perruccl,etti scrive ('I), per citare un solo scnttore'. a proposito della frase tante volte ripetuta, eh~ ?er~1tta. la tet~le del Po tiato è pe·rd1tto, che « iu un paese in cm ,e v1 vo 1 sentnnen to del la propria digni tit e della patria, tutto lo Stato vuole essere considerato base alla, difesa, e non deve ammettc1:si il pi ù lontan? pensiero, che per la caduta di un pnnto O di una lmca del terntono, si possa mai patteggiare con straniera influenza. Fincltè rest:a un lembo di terra o di mare da cui trarre aiuti o sul quale ripiegare combattendo, nessuna bandier:a potrà piegarsi senza vergogna >>. · · N'on ci occupiamo di tutte le combinazioni che sono riferite nell'eventualità di una guerra tra la Francia e l'Italia, nè di tutti i O'iudiz1: c(1e sono espressi', alcuni dei quali sembrano piuttosto prem::itt~·i. Ma chrem?, che non crediamo il sig. Marte! sulla retta via 11uando scrive, 0he « s~ a1 Francesi riesce di mettere un piede nella ri viera e stabilirvisi solidamente, la totale disorganizzazione dei piani. di difesa dell'Italia
SECONDO UN GIUDIZIO l:'iGLRSE
diventa soltanto più una questione di tempo; inquantochè nuovo forz~ non possono tardare ad arrivare, ed all'Italia non rimane altra scelta che l'abbandono cl.egli sh::irramenti mont::ini, o c.oncre il rischio che i suoi difensori si trov ino com promessi in una eventuale ritirnta • . ('1) Tutkwia per coneggere l'impressione d'un giudizio così severo e che riteniamo anche non abbastanza ponderato , egli aggiunge subito, che « i piani difensivi sono così ben preparati; le disposizioni per il concentramento non solo delle truppe destinate alla difesa !oc.aie di qoesta zona, ma anche del gro,so della riserva nella valle del Po sooo così ben definiti e pronti ad essere eseguiti mercè l'ordin~mento delle linee ferroviarie, che un successo nell'auacco può ritenersi problematico ». Sono quindi enumerate le varie l'orze, t,he possono essere destinate alla difesa delle varie zone, superate le quali, malgrado i frequenti contro-att:v:chi, il nemico si troverit avere di fronte il grosso dell'esercito. Allora comincerà la parte più seria clell'imprcsa , non do;reudosi immaginare, che per il fat.10 che l'invasione ha potuto superare una o più dell1:l gr:indi linee, tutta la difesa delle reg.ioni il lpine abbia da considerarsi fini ta. Ed a nostra volta aggiungiamo, che un popolo che ha acquistato con virtù cittadine il diritto di viverè una vita libera, calpest::indo con un'audacia che uou ha posto nei ricordi della storia interessi Potenti e o"rnvi pregiudizi, non è così facile a smarrirsi, pcrchèl' la sua fronti era può essere scavalcata da un nem100 potente ed are ,to. Esso saprit trovare in se stesso nuove forze per accrescere il valore difensivo ed offensivo del proprio esercito, mentre qualche manipolo, per alcuni dei tonti valichi montaui dai non al pini reputati impraticabili, potrà seriamente inqnietal'e i fianchi e le spalle dcli' esercit.o invasore. Inoltre possono trovarsi altipiani formidabil i per natura, posti a· cavallo delle grandi linee d'invasione e non facili a girarsi, ove corpi di poche migliaia d'uomini sono in sitn::izione ~i ra_ccoglicrsi e stabilirsi solidamente, capaci di st~ucare, con pers1stent1 attacchi, la rniircia del nemico e tr,Htenere il passaggio dei convogli. Il sig. ~fartel fissa.nella cifra di 50- 60,000 uomini (2), il massimo delle truppe suscettibili cli essere avviate per le grandi arterie alpine. S'iccome la questione della tra versatt1 delle Alpi è stata di recente lar(l) C1tAIIUS MAllTEI,. Op. cit. 11ag. 3G:?.
<2) CrrAn1.i;s ,L, wm1 .. Op. cit. p,1g. 35r.. (lì G. PEnnucCHETTJ. Lct difesa. dello Staio, l'orino
1ss1. pag. 4§.
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1
SECONDO UN GIU DIZI O [SGLESE
L ITALJA MIL1'l'ARE
gamente discussa dal coloimello Perruchetti ('I), mandiamo il lettore alla parte della sna opera, ove tratta dçlle sqrprese che possono andarsi . preparando. . Le couclfaioui della difesa della frontiera austriaca sono presentate come il preciso contrapposto di q.uelle francesi. Sulla frontiera nord-est, l'Austria occupa le teste delle principali Yallate e, generalmente par·Jando. la linea dello spartiacque. -Ed il tenente colonnello Baratieri (2), seri ve, che « la frontiera austriaca cala minaccio.sa dalle A1pi retiche alle @nde sonùl'e .del Garda ,, 'verso, gli storiòi poggi sui quali fu c.ònqtli's tata la nostra indipendenza ; m:t poi risale per le Alpi del Cador.e alle Alpi Carniche, e s'addentra a sua volta verso il cuore della monarchia austro-ungarica ». E poche pagine dopo aggiunge (3), che « il Tirolo, spec.Le . il Trentino, in UHHIO dell'Austria costituisce pur sempre un grande vantaggio a,nche nel senso @ffensiv:o, perchè addentrandosi fra Lombardia e Venezia, piglia a rovescio Ja nostra B1..0bili,tazioue del Veneto, e con forze minori concorre potentemente all 'offensiva che su noi si .scatena .dall'Isonzo ». . '· Conformemente a qnest.c riflessioni 'trovasi nell'opera cl1e esaminiamo, che la stretta difesa della frontiera italiana, ·aspra ·,per il suo an:damento, · è cliffici.hnente praticahÌ!le conside1·anclo iI c·aratterc di 1avvi:_ Juppameiito .della i frontiera , austriaca,; e . la posizione roii{°acciosa del Tirolo. La difesa della frontie1~a austriaca è assicurata da forti di sbafr ramento, che hanno nel Tinolo ,un · importante va,lore ,difensi,vo; e le .ferrovie che sboccano a Gorizia, Tarvis e F.ranzensfeste permettono .un rapido c0.nce:1tramento delle forze austriache. Il Perrncchetti av.verte nella cit:ata pubblicazione (4),a proposito delle condizioni della · nostra fronti era v:erso Alistrja, che. qui vedesi (' anzi-tutto .u,na' linea di mas- . sima efficacia, costituita da una vera zona di, aperta piani.tra larcra· umi ventina di chilometri, per la quale l'invasore può attravers:re la fronti era presso il Jlasso Isonzo sopra una decina di strade;. e t.r0viamo poi delle valli considerevoli per ampiezza, ·costituenti :altre linee d'importimza ve.rarnente assai gbm.cle >>·. ·· , Tuttavia di fronte alla iJOsizione minacciosa dell'Austria , os.ser.vasi che l'Italia non ha trascurato alcuno dei mezzi di difesa in suo potere, sbarrando fortemente gli shocchi delle S:trade '.più. importanti;
(·i ) G. P}:flHUCHtlT'l'J. - 0[}. Clt, ag. 239 e seguent i. . , -(2) O. B,111ATrn111 . la _clifern delle Alpi. Nuova Antologici.. i\.prilo 15, 1882, 1iag . (3) O. B,utumn1. Articolo Cltato, p1~g. 727.
(1,) G PERRUCcm;1"rr. Op. cit., pag. 252.
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.fortificando nominalmente la finea dell'Adige da Verona all'Adriatico, e rnercè un conyeniente sviluppo dato alla rete ferroviaria, ha ma~giormente facilitato il' concentramento delle sue truppe, di cui po.trà giovarsi prima che t:Austria sia in tempo di profi ttare del vantaggio della particolare superiorità delle sue posizioni (•1). Contuttociò in una campagna io cui l'Austria avesse a lottare soltanto coll'Ital ia, questa, sec-0ndo il Mnrtel , incon trerebbe delle difiìèoltà nélla· d,ifcsa .cl~l. Veneto, inquantochè un esercito cl:opernzione con~ro un nemico· clte terrehbe la linen Gorizia-Tarvis, sarebbe minacciato sui fi anchi ed allo spalle da forze che occuperebbero le Alpi Carniche ed il Tirolo; e non sarebbe possibile spingersi verso la Stiria prima di. occupare il Tirolo e le valli dell'Adige superiore e del PiaYe. Dopo ·aver notato, che l'occupazione del Veneto nei primordi della ·guerrn sarebbe un fatto grave, i cui risulta ti morali non ·verreh.bero compens:iti da vantoggi che potrebbero ottenersi alt.ro,'e, 'avvertesi, non essere st.ato fott•J i:iulla' per migliorare quest? stato di cose in modo da porgere un aiuto ai difen sori dell'interno del Veneto, nè per assicurare il ritiro della linea d'osservazione sulla frontiera orientale. Le linee . di marcia dl'I nemico sono distintamente segnate, e ·-tre .p1Js.ti for~ifica:ti .a BeUnno, Udine, Conegliano potrebbero (liutare materialmente l'esercito stil l'Adige proteggendone iI concentramento, mentre si pr.esentano tanti posti di raccolta della milizia mobile e della territoriale. Accennate le opere di fortificaz ione del Trentino, che costituiscono un luogo di fcnsivo-oITensi~ro importante, ricordasi che il Tir,olo possiede delle speciali istituzioni mi litari rimarchevol i, e notasi clie le opere di: difesa:. fissa a mòbiJc di qoèsta · tomi ug:uagliano, se non sorpassano in fomi i preparativi italiani sulla frontiera fra ncese, e che la sua potenza dife nsiva non bn d.n mettersi in discussione. Viene quindi ricordata la difesa di Kuhu nel 11866 con forze minori cli quelle cli Gar.ibald_i .e.cl è lode,,olmente cit.ata la 'Pregiata sua posteriore pubblicazi01.1e sulla g,uerra · di montagna, oYe spiega il sistema difensivo più conveniente in un pnese come il Tirolo, che egli f~ consistere in tre linee principa li, corrispondenti a q:uel le di osservazione, di resistenza e di contr'attacco. La grande forza del Tirolo, si conchiucle(2), consiste nel'la possibilità di concentrare rapidamente le forze op.port.nne d'att:acoo contro . le .colonne d'-invasione,.che trovansi impegnaie nelle gole delle · m6ntagne.
72~, (I ) CHA1\LES M AIITEL. 0[). c i t ., p ng . 362.
12)
CllAJlLES !l!All'fE L.
Op.
cit., pag .
366.
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L l'l'A LIA MILITARE
SECONDO UN GlUDIZlO I~GLESE
. Vog!imno p~rò osservare, che cpwntunque le annotnioni dell'autore sian_o m. massuna .esatte, non bisogna dare un va lore esagerato alle fort1~ca~JOn1 del .Trentino, per il quale l'Austria ha avuto seinpre uua predtlezt0ne spec,alc, e non sempre le manovre che riescono feliccn~eute ~1uando sono comandate da un ottimo capitano, offrono gli stessi r1st~ltat.1_qm_mdo la mente che ne dirige !'a1.ione non possiede ideutidrn doti m1litar1. Infine è pure detto, che mentre l'utilità del Tiro lo è indiscutibile ~er una guerra, difen~iva , il suo :'alore è più limitato e meno appa1ente, <~uando I Austria volesse eflettnare un attacco contro l'lt.n lia, s,en~a disconoscere, che cìuella zona in possesso del nemico paraliua I ~z10ne ~cl Veneto, finchè è occupata da forze sufficienti; ·ma le linee d1vergent1 che escono verso il piano lombardo, impediscono ad un ese,:ci to d'opera~ione di assicurarsi una reciproca cooperazione fra le vane colonne d attacco che sboccano dai monti. . XII ?d ultimo capitolo dell'opera del sig. Marte! destinato alla d~le~a pen,nsul~re, p_ri?cipia colla sentenza che leggesi nei Comentnri c!1 N~poleone, 1~ cui e eletto clic « la configurazione geografica cielI ~tal.ia sprop~r~10nal~ente lunga in confronto alla sua larghezza, co s~1tuisce un v1z10 capitale »; cd egli fa · suo il concetto dello stesso capitano, _che « nessuna regione dell'E uropa trovasi così vantaggiosamente situata come la . penisc,I~, per diventare una grande potenza u~vale . : . . e la bandiera 1tal1ana lotterà con vantaggio contro quelle d1 Francia, Spagna e Costan tinopoli •. .. _Siamo l~e~ lontani da una tale situnzione poli tica e militare, e non osiamo vat1c1~are cl~~ s~rù dell'Italja fra un secolo . Però noiiamo, che la s_ua popo!az10ne, ?ia d1 17 a ,18 milioni d'abitanti, quando J.\'apoleonc cosi s espnm:'va, riconoscendo che anche in un periodo di decadenzt\ era capace di levare ·l 30000 marinai, è ora cresciuta a 30 milioni 1~e111~·e le, cond_izioni finanzi'.u'!e del paese hanno migliorato in propor'. z1one, e, l'..t penisola, allora dr:1sa, _forma adesso un solo Stato la cui potenza l~,t ti suo peso nella bilancia delle nazioni. Inol tre va facendosi s~r~da ti pe~siero, che l'Italia debba essere una grande potenza marittn~u, _ed_ ti_ colon'.1e~I0 M~rsel! i_ ('I) scriveva or sono poche settimaiw, c!ie 1 m1glton ufficiali cieli esercito « hanno In nobile abneaazione di ripetere, che essi stimerebbero meno dannosa una sosta n~ bi lancio della guerra, che non iu quello della marina, tanto i loro stud i li
inducono a pensare, che l'esercito ital iano non possa conseguire con probabi lità i suoi fini o!Tensivi e difen5ivi, :;enza la cooperazione di una forte marina ». Il Monte Argentaro congiunto ;,l con ti nente da due strette li.ngue di terra, e considerato dal. ~forte! come uno sperone roccioso isolato che si spinge nel Med iterraneo non dissimile da Gibilterra, $ernbra che sia ritenu to in Francia per essere la base migliore e più sicura per un'azione marittima contro la penisofo, mentre le condizioni marittime di Civita vecchia non garebbero ivi credute sicure. A sud del Capo Circeo la costa presentasi più favorevole ad uno sbarco, ed i punti più import.anti sono G-aeta e· Ni.1poli con Capua, che rappresenta il complemento del gruppo. Allo stato_delle cose l'occupazione di Napoli non offre serie diflì ccltà è detto .('I), e si aggiunge che l'assenza di fortificazioni atte a proteggere crqesta citti1devesi alle condizioni -topografiche della piazza, clic richiedo'no S[)&se colossali. Ed il l\farselli (2) nello scritto citato "'riconosce, non potersi l'I~alia difendere come un regno dell'alta Italia , ma punti quali Gaeta e Capua hanno mutato e non scemato cl'importanza, quindi appare la necessità di fortificarl i seriamente secondo le idee odierne. Tan1nto r: indiGata come una posizione d'un valore indiscutibile, e destin::tta ad avere una parte rilevante· nei futuri conflitti tra le potenze del ·Mediterraneo e sulle cost,~ dell'Adriatico . Brindisi ed Ancona sarebbero i soli porti meritevoli cli un tal ·nome. Il M. Gargano costituirebbe la hasa migliore, col suo porto di Manfredo nia, per uno sbarco sulle coste dell'Adriatico, di truppe che avrebbero di mira l'occupazione di Napoli e delì'Italia meridionale; ma codesta zona forma pnre una posizione difensiva, mentre in caso di guerra coll'Austria, può minacciare i si,oi preparativi sulle coste della Dalmazia . Quantunque non difesa dal lato di terra in modo da pesare con una influenza decisiva nel corso di operazioni cli guerra, Veneziu è giudicata come una posizione natnrale fortissima, e finchè rimarrà nelle mani degli Italiani, compenserà quale barriera l'inferiorità. nord-est. Sulle coste dell'Adriatico, aggiungesi , nul la costituisce una preminenza su cruellc del i\'Iedit.enaneo per una base di operazioni offensive contro la penisola; anzi la navigazione è ivi più difficile, la costa meno ~ccessibile, i porti sono meno frequenti, l'interno è generalmente meno fertile ed auo a movimenti di grandi corpi di truppe, mentre gli obbiettivi sono più distanti e di accesso meno faci le.
1
.!'
1
( I) N. ìlIAnseLLI. G/.' llaliani del Jfezzogiomo. -
t mano J8Sr., pag. 3t..
Nuo-vci An/.ologia, <li scienze, e.cc .
t ••
(1) CHAfll.ES MAlì TEf. Op.
cit., pag.
37CT.
(2) N. · i\IA u~ei.1.1. Arlicolo ci ~,tto. pag. 52.
j 390
SECONDO UN GIUD11/.IO INGLESE
r:xrr,~UA MILlTM{E
·· Rimàne ·a parlare della Si1:ilia, che l'autore · chiama l'jsola rncontestabilmente più importante del rngno . Egli s'a ffrnua a sugge1:ire 'cl i forti fi care l'angusto stretto di Messina, cosa già stabilita dalla nostra amministrazione della guerrn, [l'er impedire ad nnfr flotta nemica- di àvvicinarvisi allo scopo di interrompere ogni comunicazione Còll'a Calabria, mn pure osserva che ri mane sempre il golfo di S. Eufem ia; luogo assai favorevole acl un calé oggetto:L'inwrno dell'isola è·giudicato poco atto a grandi operazioni militari, e la difes1r è· J!i;tenuta tutt'altro che fa cile per gl i ostacoli· che si fràppongono ad un rapido' concentramento présso la costa, per la mohiplicità dei fron ti' d'attacco e l' insuffièienz11 dei preparativi marittimi necessiiri ad una opp01'Lunn resistenza; ma d'altra pnrte il cnrattere intersecato della zona interna costituisce un compenso a quest'inferiorità. Le operazioni di Garibaldi dopo lo sb,H'co n Marsala, denotano quanlo per :la sua natura tiueì paese è favorevole alla tnttica ddle guerre di partigiani'. · i • 1· ·· L'isola di Sardegna è considerat:t per le sue condizioui topogra{ìche impropria a costituire il teatro ,di opèrazioni militiiri, a meno che si fli'atti di cose di poca importanza, mentre hn 1111 valore notevolmente maggiore per le operazioni della flotta italiana. Il sig. Marte] termina i I suo l'ibro ripetendo quanto di Malta scrive il ccilonnel lo Si't'oni, ossia che 'in.' mano agli foglesi quest'isola paralizzà ll infhrenza della Sicili11, delfo renisola, del la Sardegna e .de.Ha Corsica, minacciandole tutte quanto J.a costa afri cana . · ·· · · · · Oi nasce ora l·o scrupolo se abbiamo riassunto nelle sue part.i più essenziali il libro che abbiamo preso in esame, contnttochè la nostra esposizione sia risultata mol to pi ù v<1sta di quanto fosse. nel!' ànimo nostro, e ciò perché l'nntore si è addentrato in minutissimi particol,1ri intorno al nostro ordinamento militare, ed lw faito valet'e l'importama politica e milin~re clell1Italia iQ. Europa . il'.Ia i limiti di questa rivista non ci hanno pèrmesso quel largo sviluppo che sarebbe stato necessario, per far conoscere tutte le sne opinioni come pure per rilevare varie altre mende oltre quel.le che già abbiamo addi tato . Ma ci afl/èttiamo di aggiungere, che tali mende non scemano il merito dell'opera , nella quale l'autore ha prol"ato un gra nde amore per l'Italia. Alcune fonLi da cui il sig. Marte! ha tratto pareech i dei· suoi giud1zì non sono invero così autorevoli da meritnre che eo·l i ne l'ar.;esse tesoro, mentre più vol te li~ lrascurato di .citare valentt scrittori mili tari italiani, dai cui lavori ha attin to a larga mano, qtwnclo i titoli delle loro pubblicazi6ni cd il nome degli autori avrebbero giovato al libro stesso, dandogli qucll'imp!'oHta seria, che iu siffotto genere di scritti
non va trascurata. Contuttociò questo libro costituisce un buon manuale per chi, digiuno di studi militari intorno all'Italia, clesi.dera farsi nn corredo di cognizioni. sufficienti. Quindi se non possiamo dire che l'autorn abbia arriccl1ito la scienza militare della risoluzione di alcuno degli ardui problemi che sono ora il soggetto di imp~rta~ti studi, ci piace ·di riconoscere in lui il . merito. cl'. aver sap~lto rmnir~ in un volume molti quesciti, che da più anm lormauo 11 terna dt ampie discussioni sn avvenimenti futuri .. S~1 avveuimen.ti che s~~o una conseguenza dell'espansione delle nazton1, e elci sentimento eh libertà e d'indipendenza dei popoli. . Le condizioni polic'o-militari dell'Italia migliorano evidentemente og111 giorno; l'istruzione mili tare che va più. lnrg11mente diffondendosi morcè le più vaste chiamate nnnue e per ìl vo(on~arinto cl'~n anno, c?ncor~'e .a.cl affratellare le genti delle varie provmc,e ed a mugellare I pleb1sc1tt. La recente istituzione dei tiri a segno, porterit seuza fa llo m breve tempo qù~l frutto a cui m_ira, di ave~·è in caso di bi sogno. ge.nte_ addestra;ta al tiro e costitnirà, scrive il Baratieri ( 1), « puntL d, n t1'ovo all'a milizia' territoriale, punti cli ritrovo, che fra i monti segnanti la nostra frontiera terrestre _e sulla lunga distesa del nosrro litorale possono divenire in caso di guerra centri di cl'ifcsa efficace, perchè preparata, aninwta ed abbracciante tutta la popolazi9ne orcl'inata ed addestrata · alle armi )). · Nel recente sno scritto .gi1t ç,ita to; · il colonnello_Marselli. (2) constata " ;che fà sitt~a'zione politica e militare elci Regno d'I tàlia è migliorata iu questi ultimi anni » , e bisogna riconoscere, cb.e siff~tto migl.ioraménto è dovnto all' idea che si va diffonèlendo, d1C' Fl ta!Ia per e~tst.ere e svilnpparsi abbia da appoggiarsi sulfo f~rza. ~~ll':ser~i,t.o e :elln' marina. Speriamo che qu~sto concetto andra d1 pm nr prn ~\Jaroandosi, . perchè il nostro paese sia non solo st.,mato, ma altres1 te1:rnto, . per essere con\'enientemente rispettato . Opere come quelle del sig~o.r Ch. iVIartel concorrono a far conoscere all'estero la potenza a cm il nostro paese è (ll'l:ivato coila sua saviezza politic11 e -fìnnnziaria, e me- · . ritauo un particolare npprer.zamento . Roma, 30 aprile 188 1:. Ccipil((,nO L. GATTA. 1
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(l) O. BAI\ ATit:nL J
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tiri ci sagno nell,-i <li{es//, delle Alp'i. -
:1883, pag. 50. (2) N. ì.l.lARSEI.Ù . Artico lo ci!;LtO, \!· 28 .
N. Antol ogia i O m aggio
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LIBRI .E PERIODICI
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de géographie mi lit.aire. -
Pnris ' Alcan ' ,f 884.· ) P"H<:)rt . 37rc:
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. Ecco un altro libro, che vn ad accrescere la gii1 notevol issima serie d1 lavori geografico-militnri sul la difesa del territorio della terza re.Pubblica francese, contro unn ipotetica invasione germanico., con o senza allenti. l' anoui~o .au.tore, non fa uno studio complesso di strategia appli :_ cata, 1~a s1 hm1t.o. ~ll'esa~1e del territorio, orient,mdone i principali elementi geografici, lmee dL movimento, linee cli osLaco!o e fortificazioni rispetto alla direttrice delle pro~abili operazioni fro i due eserciti, fran~ c~se e .tedesco, .supposti avvorsarii. )fatnralmente le operazioni offensive dei Francesi oltre la frontiera sono appena accennate; qnelle invece controffensive al di 'l,na della medesima, sono discus;;e a fon do e fino all' ullimo periodo della difesn, confortando le principali argomentazioni con esempi traui per la massima parte dalla guerra del 1870- 7L Nelle C?nsidern~ioni ge1~ernli si svolgono alcune idee sul ln importanza degli elementi naturnh nella suddivisione strategica di un territorio. Dnta una rroutiera difettosa, uon v' ba arte ca.pace di renderla buona, ed è ùTaziona/15 il tole.re con le fort'ificazioni correnere la natura e localizzare lei lotta, là ove essa non p116 che aver conseyuen;;;e _poco feconde nella prospern e disaswo.~e nella ati1Je1'sa f'ort,1ma. E quindi necessario in tali condizioni, o procurarsi la superioritit :issolu.la ~lclle forze mobili, o cercare il teatro di gnena più adatto :.ille propne lor1.e.
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·Ecco cosa deve fare la Fraucia, non solo in un conllitto fra essa e la Germania, ma eziandio nella ipotesi di una grande alleanza; perocchè nel caso di due coalizioni, la Franco-Russn e la Italo-Germanica, i primi e decisivi risultati sarebbero sempre ottenuti sulla frontiera francotedesca, la quale fra tulle è la più aperta e adatta ai celeri concentramenti e mo,,imenti delle grandi masse ed è pure la più vicina ai principali obbiettivi. · Ciò premesso , l'autore passa nel capitolo primo ad esaminare la regione frontiera, fino a Parigi . Indica.udo l'andamento della linea di confine, che si divide nei tre trouchi: Lussemburgo-Donon; DooonBallon d'Alsal'.O; Ballou d'Alsace-Porrentruy, enumera i singoli obbiettivi del nemico, i fasci di vie più apurte all'invasione della Francia od alle controffensive di questa .contro l' esercito gernrnnico , le linee di resistenza, il valore e il più conveniente roggruppamento delle singole fortifi cazioni di frontiera, nonchè l'officio di queste fortificazioui, nella ipotesi di manovre determioate. Poi, dalla regione immediaL.amentc adiacente al confine, passc1 nl la zona intermedia fra qnesLo e Parigi. e si mostra de0isarncote avverso a fortificazioni permanenti, le quali mirassero a creare una po5izione di rannodamento intermedio (Nogent-Monterèau), fra il grande campo trincerato della 0apitale e le opere della Mosa-ì\fosella., Circa la linea fortifica ta l\fosa-i\iosel la, mette in rilievo il carattere di resistenzn passiva del tratto centrale; accenna allo spiccate qualità controffensive dell'ala destra, qunlità che potrebbero migliorarsi ancora col rafforzament.o di Bayon; mentre assai meno razionali gli appaiono all'uopo i progetti di nuovi lnvori sull'altopinno delln H3ye, a Nancy a Luneville, a· S. Diè, a Ràon l'Étape: circa l'ala sinistra infine, dopo discusse le diverse combinazioni dì offensiva e c)ntroffensiva, giudica inop portuna la creazione rli un gran campo trinceral,o a Mézières. Queste condizioni deila frontiera, riepiloga J'ant<:Jro con chiarezza, dicendo, che l'ala destra francese e il centro tedesco, sono i tratti del fronte più adatti a celeri e grandi concentramenti cli truppe dai rispettivi territorii ; onde le prime operazioni, se tali concentro.menti saranno d'ambe le parti eseguiti a dovere, riusciranno relativamente lente, premendo ai Tedeschi di non procedere al centro, senza prima aver as$icurata la propria sinistra; ai Francesi per contro di operare a tempo opportuno contro il fianco e le spalle dell'inimico, disputando accanitamente la linea della Mosella, e basando i proprii attacchi sulla regione della Saona. Quanto all' ala seuentrionale del fronte, le posizioni di · Verduri e quelle cli Reims tendono a darle sufficiente sicurezza, obbligando la AJ'il\0 XXIX, VOL. Il.
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destra nemica ad assumere grande estensione, ed a·metocl ica men le procedere contro Verduu, il cui aggiramoato per facilitare io sbocco della massa centrale tedesca, sarebbe lento e pericoloso. Nel secondo cap'i,tolo viene esaminato a hrngo il campo trincerato di Parigi. - Lo s,1iluppo ora dato u questa piazza, rende il problema della diresa pi~ delicato a risolvere. Contrariamente a quanto nel 1870 avvenne, i Tedeschi esiteranno in una guerrn futura, n lanciarsi immediatamente in una impresa, cbe, vista l'attuale organizzazione della Francia, presenterebbe serii pericoli o difficoltà gigantesche, e sarà quindi l'invest,imento non cercato dcii Tedeschi, ma s·i bbenc subito, per coi·ona're i lcn·o successi. Considerando i fronti d'attacco della piazza forte risulta, a parere dell'autore, che il più vulnerabile è quello nord pèr le vie dell'Oise; onde la massa principale nemica, se l'obbiettivo dirigente delle pri me operazioni fosse Parigi, dovrebbe provenire dall'estrema ala destra del front.e di schieramento tedesco . Q~testti ipotesi però giudica l'anonimo ben poco attendibile e rimanda in proposito il lettore n quanto ò seri tto nel capitolo quarto. Nel t.erzo capitolo sono part.itamentc esaminate le regioni della Saona, dcli' Atlantico o dell'Ovest. Della regione della Suona è messa in rilievo l' importnnza strategica, derivante dalla sua giacitura, intermedia fra il centro del territorio francese e le lince d'invasione provenienti dalla Germania e dall'Italia. Saldamente collega ta col bacino della Loire, naturale ridotto della Francia , la regione della Saona, offre mezzo al difemore di tenere a lungo divisi gli eserciti coalizzati, che tentassero ripetere le operazioni del 18H, e del 18 I5; di gravemente minacciare i fi anchi e le spalle di questi eserciti stessi, o cli preparare cziandio, specialmente verso il Reno medio, energiche controffcsc. A conservare tutta l'autonomia desiderabile per questa regione, ed impedirne l'isolamento, l'autore non crede sufficienti le attuali fortiftcazioni, pure in gran copia ercttevi dai Francesi in questi ulti mi anni , e propone una posizione fortificata a Chalon-Chagny e 1.mo sbarr:imento al nodo stradale di Vesoul. Discute poi., l'eventualità di una violazione del territorio Svizzero per parte dei Francesi, e la giudica ioopportnna, e in ogni caso limi tata allo scopo cli agevolare un .movimento controffensivo verso l'alta Alsazia, non già uno aggiramento a sud della Foresta Nera, per colpire il Wurtemberg o la Svevia. Insiste sul concetto controffensivo verso l' Alta Alsazia, che giudica razionale e fecondo, se tentato dopo che il nemico, si sarà impegnato nella Lorena, e se il concentramento delle truppe di riserve francesi procedcrù con sollecitudine.
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Della rE>gione Sud-Ovest o dell'Atla,l_ltico, caratterizzata dalla grande linea della Loire, esamina l'autore la parte a Nord e quella a Sud del fiu me, sotto il triplice aspctlo del la o[ensiva, della difensiva e della controoffensiva. Mette in speciale rilievo \':izione prcpondera-nte del tratto della Loire fra Orléans e Gien , tratto che foggiato a saliente colla punta rivolta a :Parigi, · può servir cli baso (se Orléans s:irà convenienLCment.c fortifìcata n grandi manovre controoffensive per rompere la cerchia d'investimento del campo trincerato della capitnle. L'alt:'\ Loire ha sopratutto carattere difensivo , e servirà al collegamento delle truppe della media Loirc, con quelle concentrate nell'adiacente bacino della Saona: la bassa Loire servirà come linea di raccolt.a per gli uomini e material i delle provincie sud-occidentali. La zona a Nord del fìumc, da Angers al mare, ha per la particolare struttura delle linee di ostacolo e per l'ampia base marittima, tutti i requisiti per servire cla ridotto. Il qnarto capitolo è consacrato aIlo studio della regione del Nord-Ovest o della Manica . ?\Icutre la parte occidentale di questa regione, airnlogamente a quella a noni della Loi re, costituisce un ridotto che il concorso della llotta e le ampie fortificazioni di Dunquerquc, Calais,. St. Omer possono rendere capace di fornire gagliardo appoggiv ad un' armata manovrante sui fian chi dello truppe assedianti Parigi, la parte centrale ripete il suo valore dalle grandi vie di invasione cbe la attraversano dirette da nord-est n sud- ovest ed avanti per obbieuivi, dei Francesi il Reno a valle di Colonia, e dei Tedeschi Parigi. La parte orientale infine, può dare adito ad operazioni più li rnit.it.e, tendenti rispettivamente ad avviluppare l'ala settentrionale del fronte di sch ieramento Mosa-1\fosclla. Nell'esame di questa regione l'autore si diffonde io numerosi particolari geogl'afici e strategici e tratta .in ispecial modo delle operazioni militari cliversi,,e o convergenti., che potrebbero essere tentate dagli eserciti della Francia e del la Germania attraverso il Belgio. Con larga copia di argomenti dimostrn come la violnzione ciel territorio belga sarebbe, al principio dello ostilità, più dannosa che utile così all'uno come all'altro dei belligeranti, e soltanto dopo i primi successi sulla .Mosa-Mosella, potrebbe prcs'3ntarsi per il vincitore la opportunità cli una diversione a settentrione attraverso il territorio neutrale. Questa operazione però, mentre rispetto al fronte di schieramento, sarebbe per la Germania convergente colle altre precedenti dirett.amente dnlla Lorena verso Parigi, per la Francia invece sarebbe di ,·ergen te da quello bngate sulla costa Lorenese e l'alta Mosella, e occorrerebbe
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per presentare probabilità di successo, che le masse Francesi gettate sulla estrema ala destra tedesca avessero tale prevalenza di forze, da potere superare la linea del Reno, prima dell' arrivo delle · riserve nemiche. A proposito di siffatte operaziont l'anonimo, mette pur in campo un'alleanza Italo- Germanica, e dice che in questo caso è indispensa· bile che i Tedesch i possano facilmente estendere la zona d'operazione dal lato delle Alpi, se non altro « pe·r non accrescere le esùazioni « del loro alleato lasciandolo nella ternà d'i trovars,i, solo e senza « soccorso dfrelto possibile in faccia al cornnne nemico ». Questà ci pare un'asserzione proprio gratuita . Se l'Italia sì limitasse ad eutr::ire in campagna con un'annata di 2. o 3 corpi, potrebbe anche ammettersi la necessità che questo nucleo relativamente piccolo, per far sentire con efficacia la propria azione, dovesse anzitutto ricercare il contatto strategico-I.attico coll'esercito tedesco; prolungandone l'ala sinistra, e tendendo ad unirsi ad essa, per le più rapide vie di comunicazione fra i. due fronti di schieramento. Allora ogni ritardo nel congiungimento dell'armata itali:ma coll'ala tedesca potrebbe avere fnneste conseguenz13 per noi , di fronte ad un nemico prevalente di nu· mero ed in buona posizione centrale, nè certo sarebbe opportuno in tale situazione, che i Tedeschi si ammassassero al nord per operare attraverso al Belgio. Ma una volta data l'ipotesi dell'anonimo, le condizioni sarebbero assai diverse, perocchè l'Italia entrerebbe in. campo non già con un'armata, ma coll'esercito iotero e mirerebbe più che ad un immediato congiungimento coll'ala tedesca (conO'iunaimento di cui non si sentirebbe il bisogno) a far cadere le difes: della valle Rodano-Saona od almeno a paralizzare ogni offensiva che in qnesta regione tentasòe basarsi, per fare manovra centrale fra i due eserciti invasori. Nelle osservazioni finali, l'anonimo presenta un sommario ofodizio " della intorno alla posizione geografica militare relativa della Francia, Germania . e dell'Italia. Constata che, data la superiorità marittima della Francia , il tratto del suo contorno realmente accessibile alle invasioni è relativamente ristretto, mentre l'Italia , oltre al carattere convergente delle l'inee d'invasione te1o.restri, ha coste estesissime e 'Vulnerabili, che la costringono a dare alle sne forz.e marittime imo sviluppo 'magg'iore di qiianto esigerebbero, il suo commercio e la sua situazione entro nnmare chiuso(!). La Germania poi ha rnggiunto a snd le proprie natnrali barriere, ha una frontiera che acl est non ha se noo un valore di
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aspetta;;ione e ad ovest oltrepassa i limiti geografici e costituisce così un vero confine militare, il quale esige una continua tensjone di forze offensive e difensive. È un vantaggio ·questo che ripete unicamente il suo valore dalla potente organizzazione militare tedesca, e che crea per contro l'obbligo imprescindibile per la Francia di prendere misure difensive corrispondenti. Come avrà rtlevato il lettore da .questo rapido sommario, lo stndio complesso dell'anonimo abbraccia l' intiero problema della difesa della Francia di fronte alla Germania. L'esposizione è a nostro parere abbastanza chiarn, e le argomentazioni conformi ai precNti dell'arte della guerra. Quanto 111 metodo, noi non lo crediamo il più adatto a studii. di simil genere, poichè la continua mescolanza che ne deriva, di considerazioni strategiche, e di considerazioni geografiche, esige nna tensione non indifferente nella mente del lettore, per apprezzare le qualiti1 militari di un territorio. Sotto questo aspetto, e senza citare i nostri autori, possiamo dire ché le pregievoli monografie del Niox sono di gran lunga da preferirsi. Aggiungiamo per ultimo essere caratteristica 'del libro una serietà e serenità di vedute che fa singolare contrasto col tono leggero ~cl aggressivo di parecchie pubblicazioni del genere venute alla luce in Francia dopo il ,t 810. Questa serenità inalterabile e talune espressioni piuttosto severe verso la Frnncia sparse cpia e là nel libro ci hanno fatto, Io confessiamo, sospettare sulla vera nazionalitit dell'anonimo. Comunque sia l'anonimo non si illude, nè vuole illudere il lettore sulla precnria situazione militare della Francia di fronte alla Germania, ma dimostra che malgrado tutto, le sorti del la Francia non saranno compromesse se la condotta delle prìme operazioni sarà conforme alle real i condizioni geografiche del territorio, e non già vincolata al nuovo sistema fortificato. Qualwnqiie rnanovra, scrive savi11mente l'autore, la c1ti ragione d'essere è ttn'icamente l'iitilizzcizione di iin gi,sterna difensivo artificiale, costi,tm:sce non solo una pro·oa, ma ttna caiisa di debolezza, ed è sotto questo aspetto da aiigwrarsi, che l'esercito francese debba un giorno considerare tutto qiwll'assieme di gigantesch'i lavo1·i di f'ortifìcaz,ione, eretti dopo il 1870, come la test'imonianza di una passP;ggera eccbissi della sna potenza e. r1:vutazione. P. 1\L
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,.,;t,•erfl.ea,u-'s Oèste,.,•eicTiiscTie Hlil'itii,•.i sclie Zeitsclu•ift. - 4° trimestre 11883.
La, lotta, nel mulo Carso. - Le condizioni di clima e di suolo in questa regione sono talmente special i, che le norme per condurvi una guerra dilTeriscono, non solo da quelle che valgono per la guerra in pian!lra o in coJlina, ma anche da qnelle della sempl ice guerra in montagna; e siccome l'Austria può essere chiamata a guerreggiare su questo terreno, o su altro sirnile, massi me dopo l'occupazione della Bosnia e dell'Erzegovina, così vale la pena cli studiarlo . .Segne la descrizione topografica e statistica del Carso, e l'apprezzamento cli questa regione sotto l'aspetto mili tare; poi si tratta del modo di condurvi una guerra offensiva e difensiva; i:;trnzione delle truppe, armamento, ve· · stiario, viveri, servizio di trasporti, accampamenti, rnisure di sicurezza, piano di campagna , base delle operazioni, lavori di fo rtioca_zione, misure per reprimere le insur(eiioni, direzione del combattimento, ecc. I cap'ilan·i, degl·i arC'ieri della gimrdi a del corpo . - TRRGENJ?EST. - Notizie biografiche sugli individui che ri,1estirono, in Aust.ria, questa carica. Cont-,·itmto pe·1: la storia della guena del 1683. -: V 1ENKOWSKT, tenente. - Narrazione dell'assedio cli Vienna ·in detto anno e documenti relativi. Pel 9'Ìlubileo del 50° anno di se.1·vi1;,io del generale /)arone Kuhn. - Notizie biografiche e cenno delle campagne a cui detto clO'enerale . prese parte. Un'ùiea am,e·rioana, sul fiwco di (a.nteria. - Si riporta, per sunto, un lavoro pubblicato ne!F,frmy and 1\Ta'Vy Journal, nel quale si propone di ripa1:tire i soldati delle compagnie in squadre, secondo la loro abilità nel tiro, per inviare in principio del combattimetito, la squadra dei migliori tiratori, r1uando si spara alla distanza màssima e farla tinforzare, man mano, dalle alti·e, numerate in ordine ri i abili tà; finchè alla distanza di HiO o 200 metri tutti i tiratori ·in combattimento valgano lo stesso. · llecip'ient·i per f acqua delle t1·1.1;ppe in: montagna. - Si nota la difficoltil che incontcano i distaccamenti di truppa, nella Bosnia e nell'Erzegovina, a procurarsi dell'acqua e la difficoltà anche ma"o-iore l . vv c 1c s1 prova portarsi appresso la provvista di accprn, quando grossi
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corpi di trup pa viaggiano in simili paesi; un m.ezz?, n~n ~li togliere la difficoltà ma diminuirla, sarebbe adottare otn d, stoffa unpermeabile, leggerissimi, da portarsi a dorso di mulo e ripiegarsi quando sono vuoti. Nuo'Vo ordinamento deU'eser<Yito serbo. - Questo consta di 5 divisioni di prima chiamata, 5 di seconda chiamata ~ 60 ~att~glioni ~i fanter ia di 3• chiamata. Ogni divisione ha :3 reggnnent1 d1 fautena su (t. battaglioni ciascuno, 1 reggimento dì cavalleria a 4 squadroni, 4 rea"imento di artialieria a 8 batterie su 6 pezzi, e le truppe suppleti~:. Lo stato ma;giore di un reggimento di fanter_ia ha 40 uomini, quello di un battaglione 9, l'effettivo delle compagn i? .'186. ~o stato o-a'1ore di un reaO'irnento di caval leria ha 4:2 uomm 1; ogni sqoama ~ H . c1· drone conta ·176 uomini e H~ cavalli . Lo stato maggiore I un reggimento di artiglieria conta da 112 a ~7 uomini ; ogni batteria ha da 56 a 82. uomini e da 22 a 63 cavalli. Tenente (eld •niaresc-,;allo bcirone Galhna. - N~~rologia . . Le (orze mi litari delln S11agna. - Le lotte pol.1t1ch: che agitarono la Spiìgml , nell',ultimo decennio, ebbero ~rna cattiva , mflu~nza , sull'esercito, ma in complesso non v'è dubbio che qnell esercito h~ progredito e che la na ione fa de~Ji sforz'. per metterlo nella coud_1z10ne 7 che a)i con viene. Secondo \'ult1mo ordrnamento, la Spagna puo rnobilit:i'e un esercito di 400 mila uomini. Il reclutamento è basato sull'obbligo generale al servizio. Le forze militari constano di. un ·esercito permanente, una riserva di prima ·cJa~s~ e .una . nser~a dt se~o.ncl~ classe; come (con nomi diversi) sono ogg1d1 npart1te le !orze milttan in quasi tutti gli Stati d'Europa. L'obbligo . al servizi~ dnri.- dal 20~ al 32,0 anno. La renna varia, seeondo k diverse arrrn dn due anm e mezzo a t.re anni . Le esenzioni sono maggiori che presso gli altri Stati; cosi per esempio, sono esenti dal servizio nell'.esercito permanente o-J'irnpie<rati del aoverno; è poi ammessso, mediante pagamento, , 1:, · v v . · · · l il passaggio da una categoria all'altra. L'eser.cito co.lomale si ~-e~ nt_a per arruolamenti volontari, ma quando qnest.1 non fossero suff1c1eut1, vi si destinano uomini di leva. La fanteria dell'esercito permanente consta di 60 reggimen ti su 2 battaalioni 2.0 battaalioni cli cacciatori, -1 di scritturali e ,1 cli ord inanz!.. vi' sono poi ;;,·I1-0 battaglioni di riserva e 140 battaglioni di deposito, più un corpo di disçiplina. A_lla_fanteria del~'esercito permanente appartengono pure gli alabardieri della guarcha del corpo. La cavalleria comprende ,1 squadrone di guardia del corpo, ·1~ reggimenti lancieri, ,12 reggimenti dragoni , 2 r:eggimenti ussari e 2 sqna1
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droni indipendenti. L'artiglieria comprende 6 reggimenti d'arli•olieria d~t c~mpafna, 4- d'artiglieria da montagna, 6 d'artiglieria a pi!Ii , 3 d art1gli~rra da fortezz~. I reggimen ti d'artiglieria da campagna hanno 4 batterie e un deposito i'.1 tempo di pace, 6 batterie in tempo di guerra. Le. trup.pe del gemo formano 5 reggimenti di ~ .battaglioni su ii compagnw ciascuno ed 1 di deposito. Vi _è poi l'esercito coloniale di Cuba composto di 8 regc,imcnti di fant.er1a, 8 battaglioni cacciatori, ,1 regoimento oendarmi .. 1:> 1 rea,,_ mento di milizia bianca cd 1 cli milizi; nera; cin cavall;ria e ;~(_ glicria proporzionata; pii;t le truppe di Portorico e quelle delle Filippine. L'artigl-ifria austriaca .dell'armata del Dan1t/n;o nel 1849. So?ra_ i metodti d'insegnamento della tattica in genere e sopra gnelti dli ilfeckel e Tyr ·in ispecie. - Si fa un esame critico e comp11rativo delle due opere pubblicate, sulla tattica, dai due indicati autori e si conchiucle: i metodi sono diversi, ma la tattica è una sola. Il metodo cli Tyr è più chiaro, più scientifico e più vero che quel lo di M:eckel.
IL
DELLE- GENTI NELLA
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CAMPAGNA DI RUSSIA (1812)
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Il Direttore OR E STE BARATIERI Tenente Colonnello nei Be1·sa{Jlieri.
DEMARCHl CARLO,
gerente.
Ricche di ammaestramenti appaiono tmcora le guerre napoleoniche sia per il vasto genio che le ispirò sia perchè le qual ità militari , senza cni generalmente non si vince, vi furono portate al massimo elevamento. Se la semplice lettura di un riassunto di Storia può fare intendere a. priori il carattere di quelle gesta, solo uno studio intenso, compiuto con la. scorta degli scritti dei principali testimoni, o dei più autorevoli storici, può comprenderne tutta. la vastità. È ~ssando dai compendi di storia. generale alle memorie di Napoleone; di :Marmont, di San Cyr, di Bourrieme, alle storie di Segur, di Foy, di Charras, di Thiers, che nell'elevarsi, l'orizzon.te naturalmente si estende e che si intrQ.vedono meglio le relazioni tra quelle guerre e l'istesso diritto, giacchè non manca accanto a Napoleone ed a quei fatti straordinari, insieme al rumore delle armi ed al diritto della forza, fra il grido della vittoria e le audacie della violenza a porsi in vista il diritto delle genti sia egli oppresso dalla prepotenza o elevato dalla giustizia o dall' utilità. Non è nostro còmpito di accoppiare in quest'epoca eccezionale i superbi eventi cli Napoleone con le massime del diritto internazionale, giacchè porre quello in questo affine di conoscere quanto quel grande .o-enio rispettò o violò i diritti sacri clell'umanilà, quanto questi o . . poterono agire su di lui, quale influenza ebbe egli nella evoluz10ne .~l\NO XXIX, YOL. li.
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4oz
IL DllllTTO DEf,tE GE.'il'I
NELLA CAMPA CX A Dl RUSS IA ( 18112)
d~I di ri li o_ di_ guerra dal 1815 ai nostri giorni, parmi soggclLo di stud_,o gra~d1ss1mo, d'applicazione feconda, ma certa mente cli non inferiore difficoltà. Limitando lo studio al lo principal i quistioni di cHritto di guerra che possono trovar campo di discussione nella campagna del ,181 z, i J laYoro resterà assai semplificato e reso, in pari tempo, fac ile.
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*""* La campagna del il8·12 sarà sempre soggetto di studii feco ndi. La differenza deìte due razze predominanti ivi poste a contrasto , la crudeltà usata dagli uni per islinlo, dagli altri per necessità o per conven_r enza, ne segnano i pri nei pal i carnltt1ri e qnasi ne regolano iI procedimento. La vastità e l'audacia dell'offesa trovnno riscontro in una P!ù ardita e_ tenace difesa. L'amor di patria, l'ol'gogl io di razza , le d~1Iereoze d1 casti\, la pertinacia dei propositi ed il cfo;ioteresse il ptù asso luto, in(ìne il dirill.o della lmona causa, provocano il più strano gr uoco e lo più gravi conseguenze contro a quelle nitre fol'z e dell' in vasore che si r iassumono nel senti menlo di ambizione nell'aviditil della glot·ia, nell 'ul.megazione dell'individuo, nella t/ducia nel loro capo e nel principio stesso di conquista. In mozzo a tullo questo contr~slo di due elementi differenti, dissuona e meraviglia, c?me ~trano !enomeno, la condotta. mansueta dei popoli alleali, sogg1ogat1 per qualche tempo ancora, alla voglia tiranna di Napoleoun. Ad onla che la guer:'a aùbia sino a qt1esto punto dovulo nutrire la guerra e che tale principio sia stato applicato in tutto il s uo ri aore dai generali fran cesi, pure il dirillo delle genti non aveva rice;uLe le sue più m_emorab ili ingiurie . Altrove, la guena era slala ancora umana, ma rn quest'à11no, in qnesto p11nto, in cni comincia il ramo discendente della for tuna, del grande capitano, in questa orribile annata del ,J8 12, il sentimento cri uman ità va talora tanto a ,·iLroso sino a ·scavalcare il medio evo per rivaleggiare con le tenebre dell' antich ità. . Nel porr~ a raffronto il dirilto continentale con quello marittimo rndarno scriveva Napoleone nelle sue ilfemorie (11) che « nei secoli 'I' (i) :Jffm 0.~1:cs pow· SCl'_vi,· -~ t'Jlisloil'c de France sous Na,polèon. Générn l Gourw.1.'lo omc ecux1crnc. - l',1 1'1$, l'lfmin-Oidot, {823 - l'icutrc,; - pag. 91.
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barbari il diritto delle genti era eguale tanto nelle guerre continentali quanto nellemariuime,gli individui delle nazioni nemiche erano fatti prigionieri sia che fos:;ero sLali armali, sia non fossero che semplici abitanti, ed essi non uscivano di schiavitù che l'iscattandosì. Le proprietà mobi liari e quelle stesse fondiarie erano in lutto od in parte eonfhcate. La civiltà si è fatta rap idamente sentire ed ha interamente cambiato il diritto delle genti nelle guerre terrestri senza aver ·avuti gli stessi e1Ie1ti su quelle di mare, in modo che come se esistessero due ragioni e due giusti zie, le cose sono regolate da due diritti tra loro dilierenti.11 diritto delle genti nelJa guerra con tinentale non include più la spogliaz:one dei proprietari nè un cambiamento nello stato delle persone. Così le propri età non cambiano di mano, i magazzini di mercanzie rosi.ano intatti, le persone restano libere . Sono solamente considerati come pl'igionìeri di guerra gli individui presi a mano armata e facenti parte di corpi militari . Questo cambiamento ha molto dimimtilo i mali della guerra, ha reso la conqn ista cli una nazione più facile, la guerra meno sanguinosa e meno disastrosa. Una provincia conquistala presta giuramento e,se il vincitore lo esige, dà degli os taggi, rende le armi , le contribuzroni si percepiscono a profitto del vincitore che, se lo giudica necessario, stabilisce una con tribuzione straordinaria per provvedere al mantenimento della sua armala e per indennizzarsi delle spese della guerra, ma questa contribuzione non ha alcun rapporto con il valore delle mercanzie ìn magaz~ino; è soltanto un aumento proporzionale più o meno forte della contribuzione ordì nari a>>. Il Bluntschli nellf.l[ sua introduzione al diritto internazionale codificato, scorrendo dalle prime epoche sino alle auuali dice che i popoli dell'antich ità non riconoscevano alcun diri tto al nemico; si attribuivano qnello d'occupare liberamente e cli prendersi i beni di coloro ~he chiamavano loro nemici . I fondi erano acquistati dallo Stato vincitore, i mobili erano presi dalle truppe e dati al generale che ne clisponeva a suo tnl ento . Nessuna regola, nessun principio impediva all'armala di brucial'e le case del nemico o cli devastarne i campi . li costume era sovente, è vero, più umano del d.iritto; usavansi talvolta dei ri guardi per politica anche quando il diriLLo avrebbe autorizzato la devastazione e le vio lenze» (1) . {I) Le droit inlenwti onal codi{ìé var M. BLU:-rscnr.1 - Paris, -1Si0. - Tnll·ocl11;:;io11e.
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IL DIRITTO DELLE GENTI
NEL.LA CAMPAGNA DI RUSSIA
Queste citazioni che dovrebbero solo farci sovvenire delle epoche più lontane e più barbare, ci ricordano invece quell e prossime e civili, giacchè se non sono il rifl.esso della storia del 48 12, si è perchè da questa ne furono sopraffalte in ferocia. Ma ciò che più ancora · deve far riflettere si è che esaminati quesli fatti con le massime di diritto internazionale noi ne vedremo taluni quasi giustificati, di guisa che per incolparne una delle due parli belligeranti converrà. risalire sino ai molivi della guerra ed alla ingiustizia dell'aggressione dal lato dell'invasore.
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Soffermandosi a questi, la storia cominciando a dirci della ingiustizia della invasione, degli inutili ·sforzi fatti dai marescialli e dai consiglieri cli Napoleone per dissuarderlo, ci descrive quella lunga sequela di orrori e di iÌTegolariLà commesse dai Russi sul loro ter- ' ritorio con gli incendi e le rapine, con la devastazione delle case e delle raccolte; con il saccheggio dei Francesi , a lor volta, cli tutti i valori mobiliari e con la completa occupazione degli immobili , con l'incendio di tmto quanto nella ritirata rimaneva indietro, col mas sacro da entrambe le p,uti cli taluni prigionieri, con la rapina verso i fornitori. con la distribuzione di carta-moneta falsificata, inllne èon l'espansio~e di quel che ha di più brutale la guerra senza il rinfranco di ciò che ha di più elevalo.
,,. ** Se nel l'Egitto Bonaparte non era riuscito, in Russia doveva riuscini l'Imperatore. Alessandro, Annibale, Cesare, non avevano fatto di meno. Ambizione sconfinata e, come dice il Còrsi, politica falsa ' e cieca spinsero Napoleone in guerra contro la Russia. La marcia principale dell'esercito numeroso degli alleati su Vilna secondata a destra su Minsk, a sinistra verso Riga, con l'intento di battere Barclay e disuni rio da Bagration, la ritirata di Doctorow, di Bragation, di Barclay assieme alla devastazione del terreno che abbandonano; la separazione e la pronta ricongiunzione ili Barclay e di Bagration col solo sacrifizio di un combattimento di avanguardie e di retrvguardie, l'occupazione ·e gli incendi cli Vitepsk e di Smolensk, la nuova separazione dei due generali russi, con l'intenzione di cuoprire anche Pietro lrnrgo, e la loro riunione sulla strada. di Mosca, col sacrificio del combattimento di Valontina, la ritirata e l'offensiva su Mosca, la batlaglia di Borodino data da Napoleone ed accellata da Kutusof, l'occupazione e l'incendio di Mosca e dopo, quella fata le ritirata a Lraverso a tuu.i gli orrori della distruzione del!' inverno -e della guerra, ecco, spogliata da ogni idea di gloria, la campagna di Russia del 118112. Se molto potrebbe a no i insegnare l'analisi di questa guerra per il concetto che·la informò nell'invasione come nella difesa. per il genio çhe la sorresse, per gli errori che vi si commissero, per gli esempi di straordinaria abnegazione e. fortezza di carattere che vi si esercitarono, rron meno però può dirci il raffron to di quelli eventi con il dil'itto di guerra e con il dovere di umanità. ·
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Non-è possibile di giudicare una guerra dal punto di vista del diri tto internazionale senz~i prima esaminare la giustizia o no della pl'ovocazione giacchè è dal sentimento del pl'oprio buon diritto che dipende talora la .condotta degli avversari e l'esito stesso politico e militare della campagna. Ma per rendersi conto di tal cosa bisogna non attenersi alle cause le più vicine ma conviene eziandio risalire alle remote che condussero alle ostilità, giacchè poche guerre moderne offrono come questa del 18·12 un così strello nesso tra le cause e gli effetti per l'influenza che vi esercitò il diritto della buona causa. . Ognuno rammenta quel sistema continentale che ideato d~ Napoleone doveva annientare la rivale Inghilterra, concetto non realizzabile che con l'assoggettare ai voleri della Francia quelli dell' intera Europa. Era questo un principio di monarch ia universale che doveva ancora una volta provare la sua inattuabilità. Se gli altri Stati europei dopo le rapide vittorie napoleoniche erano 1 ormai piecrati a siffatto sistema non lo era ancora del tutto,. nel 181 ,t , o . . la Russia . ..U contrario, forte e quasi minacciosa., con eserc1t1 agguerriti che nsciti dalle loro steppe avevano ormai fatto intendere le loro grida in Germania, sul Reno, in Italia, giunta a quel punto in cui, ' come dice il Segur « le nazioni conservando le antiche virtù ne .pos:sedono già molte di qnelle acquÌ$tate » non pareva disposta la Russia a piegarsi definitivamente ad un simile dispotismo internazionale.
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In epoche di continui conflitti, l'attrito tra popoli limitrofi non potendo che essere conseguenza della stessa guerra, fornendo essa a mano a mano nuove questioni, cosi queste non potevano mancare tra la Russia e la Francia giacchè vicina a questa poteva dirsi la Russia dal momento che l'Austria e la Prussia abbassate, ann ienta.te, prive di politica propria e mora:lmente soggette, ed in tal uni punti ma.teriaìmente occupate da Napoleone, non potevano più pre· sent.are sufficiente barriera alle pretese dei loro vicin_i. In tal modo il dispotismo internazionale mediante il sistema continentale assieme agli attri ti dei due giovani e gelos i imperi riassumevauo le cause lontane della guerra in una questione di predominio europeo. Dinanzi a queste cause di conflitto, poco di più possono dirci quelle che aff rettai'ono la g·uerra tra i due imperi , giacchè tanto l'ukase del 34 dicembre 118H che interdiceva. in Russia l'ingresso della maggior parte dei prodotti francesi, quanto la questione d'Oldemburgo non sono che. conseguenze dell e prime. Ad ogni moc1o furon queste che a lor volta spinsero la Russia a domandare lo sgombro della Prussia e della Pomerania Svedese; la diminuzione del.la guarnigione di Danzica, ad accelerare con straordinaria attività gli armamenti delle due parti fino a condurre i due avversari a .quella lotta armata che ad entrambi doveva riuscire fatale. Di qnesto, è quasiovvio ildirequantofa.colpagiuridicaresti a Napoleone. Conconono in questo parere e vi concordano i di lui stessi marescialli, i suoi consiglieri e gli stessi storici che scrivendo di quei fatti si adoprarono a mantenere sempre augusta la fama del loro capo. Era il buon dirillo da.Ila parte della Russia, nè può lo steS'-OSegur esentarsi dal chiamare con il Litolo di grande aggressione quella che col passaggio del Niemen si compiva dagli alleati. Se si tien ctmto poi delle massime di diritto , questa ingiustizia non può apparire che sempre maggiore giacchè noi sappi amo come· non vi possa essere vero diritto delle genti senza la perfetta eguaglianza degl i Stati fra loro, principio, osteggiato appunto con per· tinacia da Napoleone. È poi da notare quale- immensa sproporzione stabili sse questo ,grande genio tra le cause delle guerre che intraprendeva e gli effetti
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stessi ch'ei voleva dedurne e come a giustificare la guerra egli impugnasse gli in teressi suoi e dell a Francia. Ora, se come dice il Blunteschli << la causa della guerra non ne determ ina che in parte lo scopo » se« ]'esigenze dei belligeranti crescono in proporzione dei sacriGzi che la guerra esige e dei rischi che si corre intraprendendo una campagna» se « la villoria dà vita a dei nuovi diritti )> ('I) cli tali principi abusava strnnamer.te Napoleone. D'altronde lo stesso autore ci dice che « l'interesse di uno Stato non è sufficiente per giustificare la guerra, che solo si giustifica se è intrapresa a nome del diritto , non però se ha uno scopo di interesse o di utilità, chè molte guerre sono disgraz iatamenle accadute senza necessità per motivi politici, per aumentare l' in fluenza del governo, per appoggiare nna tendenza politica }> (2) . Inutile l'opporre che dopo la ri foluzione francese, l'imperatore rappresentava un grande principio ed una grande id ea in azione e che perciò, in epoche così anormali, male potrebbesi giudicare un grand'uomo con i soliti criteri del diritto dellegenli, giacchè a quest'argomento non potranno che ril,ellarsi Lutli co loro che pongono i principi di giustizia e cli umanità. al disopra di qualtrnque altro il cui fine sarebbe po i quello di paral iz~are l'influenza che questo diritto riesce ad esercitare tra i popoli . )f.
** In questa guerra, i sac~heggi e le rapine non furono che dirette conse(ruenze decrl' incendi. Il sistema di abbruciare lutto ciò che t> avrebbero dovuto abbandonare f Lt quello adottato dai Russi, conducendo seco gli stessi abitanti dell e citlà e lasciandovi poco più degli invalidi e dei feriti . « Nel distruggere adoperarono quella cura e qnell'orcline necessari i per conservare» (3). . Da ciò, quel resultato di effìcace difesa che in breve dovea annientare l'esercito nemico. A riscontro cli questo sistema, videsi invece nell'invasore l'inleresse di impedire con ogni mezzo la distruzione, tanto che Mnrat e è)
(1) e (2) DwNTSC HLI. -
Opera citata,
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536 e 518.
(3ì Storia di Niipoleone e (lella grancte armata nell'anno 1812 del generale conte, SEGUTI. - Libl'O VI, C,lpitolo VIII .
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Davou\lottan~ difallo .a Viazma con lo scopo principale di estingue'.·e I mcend10.Quando però dopo Mosca la ritirata è decisa allora ved,amo i Francesi imi Lare i loro aVYersari o a lor volta ndlla abbandonare, ·tulto, anch'essi, distruggere, ponflndo una barriera di fuoco tra loro e l'avanguardia nemica. Esaminando quanto fu lecita questa condolla di guerra, avente pe~· scopo da entrambe le parli di trattenere l'avversario e di diminuf!'e !'intensi là dell'inseguimento ,è d'uopo riconoscere che dal lato d~lla R~ssi.a non esisteva per lei difesa più efficace. Nella sua opera d~str.ugg1tr1ce concorsero le popolazioni stesse, tanto che la si volle g'.ud1cal'e come un tacito patto .stabil ito tra servo e signore, tra sudd'.l? e sovrano. ~oco campo di studio e dì ingerenza ha in questo il dtl'ltlo delle genti. Quella fo1·ma di .governo, quella religione al cui capo sta lo czar, quei generati , quei sacerdoti infeudati a lui. implicavano h facile esecuzione di un simile piano cui concors~ro le m~sse con abnega7.ione e con entus·iasmo. Furono barbari , se vogliamo, ma grandi barbari che tutto sacri ficarono contro la. inll'iustiz ia dell'invasione. a Per iRussi vivevain tutla la sua forza quel diriLLo dell a buona causa secondo cui se i pareri del KJuber e del .Bluntschli non sono cerlo in accorc~o, non so no.però trascurabili , lanLo più essendo il pri mo autore .d, molto anteriore al grande giureconsulto di Heidelberga . Per il Kl~be'.' « i diriLLi dell,i buonn. causa verso la parte che fa una guerra mg1us1a sono i medesimi fra le n2·,.ioni come fra ll'Ji uomini iso)ati n.ell ~ ~tato di natura, essi sono illimitati (jiis infi~ìtum) al meno 111 prmc1p10. Circostanze particolari possono soltanto limitarli subordinandoli allo scopo della guerra. ·on vi è dunque alcun mezzo per quan to violento che rl nemico, la cui causa è giusta, non possa impiegare per difendere i suoi diritti attuali e foturi e procurarsi intera riparazione, purchè questi mezzi non portino pregiudizio all'interesse dei terzi. Naturalmen te libero e indipendente da qualunque potere giudiziario straniero, egli ha la scelta dei mezzi e ne fissa la quali là e la quantilà. Nel modo stesso che le azioni degli Stati sono considerate giuste sino a prova contraria, qualunque violenza esercitala da uno Stalo, la cui causa è riconosciuta buona, dev'essere reputata legittima a meno che il contrario non sia posto
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in evidenza.» ( I) . « Dello stesso parere si pronunziano il Grotio (2) e il Vall:el >>. (3) Il Bluntsch li invece dice che « le regole del diritto internazionale sul modo di fare la guerra o i:Ui diritti ed i doveri dei belligeranli devono essere rispettate anche in una guerra ingiusta >> aggiungendo cbe « se si volessero impiegare misure più severe o più crudeli con tro uno dei partiti al quale rimproverasi la ingiustizia delle sue pretensioni, la guerra ritornerebbe ad essere completamente barbara. Ciascuna parte afferma in generale ch'essa combatte unicamenLe per far rispettare il suo buon diriLto e nega nel medesimo tempo il diri tto dell'avversario . Le leggi di guerra hanno periscopo di incivili re la guerra legittima come la ingiusta)> (~,} . Davanti a tali pareri fra loro non concordanti non è inutile il tener conto come questi incendi assumano lo stesso carallere di quelle inondazioni che anche nelle guerre moderne e da eserciti civili fu rono provocate per trattenere od arrestare la marcia degli avversari. Anche dnl lato dei Francesi, gl'incendi che compirono nel ritirarsi appai ono, in parte, giustificati dalla necessitii. Nella ritirata, ~ssi ricalcarono all'incirca il terreno e le città già percorse; rilornaro110 perciò, a mano a mano, su quei ruderi ch'essi stessi con il loro lavoro, con la loro mano d'opera, con le loro fatiche avevano sottratto alla distruzione ecl al fuoco; di~truggerli ancora, non era che proseguire l'opera cominciataevolut.a dai Russi. Questi, d'altronde, abbnndona ndo in quel superbo e selvaggio modo le case e gli abituri avevano reso queste propriet.à nella condizione di cose di cui la mancanza del proprietario era accertata ed assoluta e poste perciò alla mercè della guerra. Se la necessità fu consigliera e fu anche, in parte, giustificazione per i Russi, non può non esserlo per gli alleati allorchè si badi ai terribili disastri della loro ritirala cd all'accanimento e perlinacia nel·l'inseguirli ed ai miracoli compiuti dalla retroguardia comandata da Ney per sottrarvisi. KLunEn. - Droit rlcs gens moaernes de t' Euro1ie. Guillaumin et Comp., i86L, § 24 L GnoTto. - De jw·e beUi el pacis. - Lib ro Ili, ca.p. I, § 3°. (3) V ATTEI .. - Droit cte 9e11.s dc L'Ewrope. - Libro III, ca11. Xl e IX, § 160. (4) 01,UXTSCHLI, - Opera citata, %519. · (i) (2)
NE LLA CAMPAGNA J>I RUSSIA
IL DIRITTO DELLE GENTI
a mio credere il o-indizio del Morfo dove dice che« per una occu- · " . pazione prolungata anche per poco tempo, l'occupante è s~st1'tuito allo stesso sianore del suolo e che per conseguenza ne. posstede o . .. 1 Lulti i dirillì ;a} ( 1) e perciò anche quello di decretare atti stati g1a. fatti eseguire dal legittimo sovrano del luogo. . Ad oc.,ni modo conviene associarsi al parere del Bluntschl, dove · dice eh;« le nazioni incivilite ripudiano il principio di potere uno stato fare al nemico tu tto quello che gli pare utile ,per la propriacausa » aggiungendo che « le nazioni restano malgrado la guerra . .unile tra cli loro per i legami di umanità >> (2) . Rimettendosi però alla imparziale ,tes timonianza dello stesso· Segur, parrebbe che Napoleone non fosse favorevole ad un tale si- . sterna di distruzione. Risulterebbe clifa tto, aver egl i dello abbando-· nando Mosca di« non aver voluto dar l'ordine di distruggere il · paese che abbandona; dolere al suo cuore_ l'aggr~1va_re l'infortunio · · di quelle popolazioni, per punire il russo mcendia1:10 e cento c~lpevol i che fan la guerra da . tartari , non voler rovmare n_ovem1l~ possidenti e lasciare intieramen te senza soccorso duecentom1la servi innocenti cli tanta barbarie » (3) asserzioni quesle non ce1;to smentite dalla lettera di Berthier in data del ,19 ottobre del 'Is,12 per· .impeo-nare Ku tnsof (< a regolare le ostililil in modo che l'impero mosc~vita non venisse a soffrire se non i mali indispensabili dello stato di o-uerrà essendo la devastazione delta Russia altrellanto nociva a . . quell' impero quanto dolor?s~ per il cuore ~i Na~oleon_e » . . .. . Sappiamo come Kutnsot n spondesse nell asserll'e la imposs1bil1 ta, cl.i frenare il patriottismo dei Russi.
Il Blunlschli pare voglia ammeLtere la disLruzione se suggei-ita dalla necessità. Difauo egli dice che: « coloro i quali volontariamente e senza moLivo distruggono o danneggiano la proprielit privala violano il diritto delle genti e devono essere punili, che sono considerati come particolarmente atti barbari l'incendio delle abitazioni, la devaslazione delle colLure, ·1a distruzione delle dighe, ecc ... ecc .. ., se questi atti non sono necessità delle operazioni mi1i Lari ». È pure da aggiungere che il diritto di rappresaglia fu certo sentilo ed impiegalo dal lato dei Francesi nell'opera distrutLiva. Per quanto un tale diritto sia destinalo a sparire presto dalle nostre abiLudini, pure i più recenti scriltori non sanno ancora esenLarsi dallo ammetlerlo come eccezione. Le istruzioni americane dicono che: « la condotta barbara del nemico, non autorizza ad a o-ire egualmente verso di lui. Se dei selvaggi torturano i loro prio-ionieri e li mettono a mor.te, le truppe civilizzale posso110 al massimo ·fuci lare i loro prigionieri ma non hanno giammai il dirillo di Lor-· turarli . Spesso voglionsi giustificare con la rappresagli~~ gli 'atti compiuti per passione, odio e vendetta. Il diritto internazionale divenuto piu umano autorizza eccezionalmente le rappresaglie per i casi dì assoluta necess ità » C,1 ), ed in altro punto dice lo stesso teslo che: « le leggi attuali della guerra non possono impedi re le rappresaglie , che però le nazioni incivilite vedono in quelle il lato piu tristo della guerra, che ciononostante non esiste talvolta altro_mezzo per impedire la ripeLizione di barbari ~lLraggi ». Il Bluntschli poi nell'ammettere anch'esso la rappresaglia, le pone per li mite il sentimento di umanità scrivendo che « quando il nemico non rispetla gli usi della guerra e ricorre a mezzi interdetti dal diritto internazionale, le rappresaglie·sono autorizzate, che però usandole devonsi -rispettare le leggi dell'uman ità >> (2), le qual i ci, tazioni tutte ci confermano che il senLimento di rappresaglia non può essere che una altenuante alla condotta deo-l i alleati nella loro e:> r itirata. Ma un argomento ancora più importante a difesa degli alleati è '<)
(·I) l slni.zione alle armale am.ei·icane .in campagna, § 27. (2) B!.UNTSCBLL - Opera Citl\ta, § 567.
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** Come si accennò, il saccheggio non fu che una conseguenza degli incendi. Se il diritto di bottino provocò i pareri più disparati, oggi è da tutti i giureconsulti disapprovato non so lo perchè ingiusto ma, anche come fatalmente dan noso alla disciplina ed alla consistenza,
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Monrn. - Le loi s i·è/.alives à la (lttCIT e. (2) Uc.uxrsc nu. - Opcr,i citata, § 534-.
(!)
(3) Scc,un . -
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Sl,01•i a ctellci Graiule Armata.. -
Voi. I,
p:1g .
.1.70.
Libro Vll, cap.
!\ELLA CA MPAGNA DI RUSSIA ( 18i!S!)
I L DIR ITTO DEI.T,E GEXtt
degli eserciLi combauenLi . Il Riquelme ('I) nei suo i Elementos de,~ derecto international, il Pinheiro Ferrera (2) nelle nnnolazion i al libi·o del De )farlens: Precis di, droit des gens de l'Europe, lo ponoono all'indice; l'IIalleck nel suo lratLalo: lnternationcil Law ed il Kl~ller noi Droit des r;ens, nell o ammetlel'lo solo nei casi di assalto di città, sono dagli altri scrillori vivamente combattuti. · · Il genere di saccheggio usato in Russia ci vieno raccontato troppo bene dal Segur per trascurarne la citazione. Ci di ce egli in propos iLo (3) che l'armata francese lasciava dapperLulto soldati stanchi o smarrili presso dei qual i passavano gli ufficiali con indifferenza; che molti di quegl i uomini isolati erano soldati avidi di bottino i quali fingevano una malattia o una ferita per allontanarsi dai rano'hi . o ' n_è v1era material~ente il lempo per impedire tali falli che sempre s, avvereranno ogm qualvolta grandi masse si spingeranno innanzi con tanta fretta . A Viazma dopo che Murat. e Davout operarono prodigi per circoscrivere l'azione dell' incendio appiccatovi dai Russi, ci dice il Segur che fu necessario finire col saccheggiare ciò che restava affine -di poterlo utilizzare (4-), che le borgate nelle quali gl i in vasori rimpiazzavano il nemico erano .subito saccheggiate, che a Mosca dopo l'incendio subentrò ìl saccheggio francese prima furibondo e di,sordinato, poi regolato dagl i stessi capi . « Nel primo momento» dice il Segur(ti), « Napoleone abbandonò quella ca.pi Lai~ al sacch eggio nella speranza che Ja sua annata sparsa su quelle rovine non le avreb be scavate senza frutLo; ma quando gli fu noto che il disordino cresceva, che la vecchia guardia vi si era pure trascinata, che i contadini ru ss i richiamali finalmen te con le loro prov visioni che egli faceva pagare con generosilà, affine di alletlarne degli altri, venivano spogl iati dai famelici nostri soldati -di quei viveri che-ci portavano, quando seppe che i differenti corpi ,in preda a tutLi i Lisogni erano sul punlo di contendersi con la forza quegli avanzi di Mosca, che infine perdevasi con quel disordinato bollino Lutti i soccorsi ancora esistenti, diede allora ordini rigorosi (I) H1QuELME. - El1mientos llcs Oereclo Jnternationc,I, pag. t,75, voi. r. (2) DE M ARTEus. - l'rècis d 1i droit des gens de l'Eu:1·ope, pag. 2i0, voi. Ili . (3) e (·~) Si::Gun. - Opera citai:, - Libro VI I, cap. I e libro VJ, cap. r. , (5) SECUR. - Opera cit~ta - Libro VIII, cap. VIII o libro IX, cap. I.
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e comandi alla sua guardia di non uscir dal quartiere .... ordinando il sacerbeggio per turno ai corpi come se si fo sse trntLato cli qualunque altro servizio ». E lo stesso storico completa i I carattere di questo bottino co l descriverci l'uscita da Mosca, così: (•I) « Sino dalla vigilia usciva l'armala senza inlerrnzione drllla capitale moscovita. In quella colonna di centoquarantamila uomini e di circa cinquantamila cavall i di ogni specie, centomila combattenti marciando alla testa con i lot'o sacch i, le loro armi, con più di cinquecento cannon i e d,iem il a vetture d'arLiglieria, rammentavano tuttora quell'apparato terribile di guerrieri vincitori del mondo, ma il rimanente ìn una spaventevole proporzione rassomigliava ad un'orda di Tartari dopo una fortunata invasione . Consisteva questo in un miscuglio, in una confusione éli calessi, cli cannoni , di carrozze eleganti e di cani d'ogni sorra disposti su quattro fi la lunghissime. Qui, dei trofei di bandiere russe, turche e persiane e quella croce gigantesca del grande han; là. doi contadini russi con lunghe barbo guidando o portando il nostro bottino , di cui eglino fanno parte: altri trascinando a bracc.ia dei carrelli pieni di quanto hanno potuto raccogl iere ..... Sì notavano sopratlnlto in quel seguito dell'armata una Lurba di uomini di tutte le. naz ioni, senza uniforme, senza armi, ò .dei servi i quali bestemmiavano in tutte le lingue e facevano avanzare, a forza. di urli e , di percosse, vetture eleganti tirale da piccolissimi cavalli alk1ccati con cordo. Tal i vetture sono piene di bollino e cli viveri salvati dal!' incendio e conten gono eziandio donne frances i con i loro figli .... Seguivano pure delle fanciulle russe prigioni ere volontarie. Si sarebbe detto osser quella una carovana, una nazione errante o piuttosto una di quelle armate degli antichi , di ritorno da una grande distruzione, carica. di spoglie e di schiavi . Nou si concep iva in qual modo la tesla di quell a colonna. poLrebbe trascinare e difendere, in un tragillo si lung0, m1a massa così pesanto di equipaggi . Ad onta della larghezza della via e delle grida della sua scorta, diftìcilmenle si faceva strada Napoleone attraverso a quell a rnoltiludine. ·sa rebbe stato sonza dubbio sufficiente per liberarci da tutto quel treno l'ostacolq cli una gola, poche marcie forzate o un capriccio di Cosaccli i, ma apparteneva solo al desLi no o al nemico il diri tto di (!) SBG~11. -
01)era citntn. Libro
vm,
ca1>. Vili e libro IX, c.~p. I.
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e tali non potevano essere quelle commesse in un paese reso deserto e rovinato dallo stesso signore del suolo; la quinta che l'occupante può requisire solo nella misura del diritlo dello Stato occupato, dititto, che considerato il potere dello Czar, non poteva essere più assoluto; la sesta infine che è necessario di indennizzare i proprietari danneggiati, la quale ultima condiiione spariva, per allora, stante l'abbm}dono e la distn1zione delle località compiuta dagli stessi padroni. Secondo siffatti criteri, che crescono solo oggidì ispirati dalla più sincera. delle libertà, noi dunque vediamo che qnei saccheggi non furono a rigor di termine che una sequela di requisizioni, le quali, se presero l'aspetto orribile del più sfrena.lo bottino7 ciò debbesi solo attribuire, a quel fatale sistema di difesa, non condannabile dal diritto di guerra, che faceva dire agli ufficiali ed ai soldati delht grande armata « che avendo avuto gli abitanti di Mosca non solo l'intenzione di abbandonare la ciW1. ma eziandio quella di distruggerla, era per conseguenza legittimo l'acquisto di quanto se ne fosse potuto salvare, che tali avanzi potevansi considerare, come quelli delle armi dei vinti, appartenenti al vincitore, esrnndosi serviti i Moscoviti della loro città come di una grande macch ina da guerra per clisttoggerli >> ( 11).
~alleggerirci in tal modo . Quanto all'Imperatore, conosceva egli benissimo non polere togliere nè rinfacciare ai suoi soldati quel frutto di tante fat iche; d'altronde, nascondevano esse anche i viveri ed , egli che non poteva da.re ai suoi le sussistenze dovute, non poteva proi'bir loro di portarsele, ed infine, mancando i trasporli militari, · erano quelle ,·euure la sola via di salvezza per gli ammalati e per ,i ferit i ». · Cono,;ciulo cosi il carattere e gli estremi di un siffatto bottino se · noi ci domandiamo se in tali condizioni fu lecito, non apÌ1are erronea una risposta affermativa. Giuridicamente sta difatto il diriuo ormai riconosciuto di « requisire prestazioni in natura où anche personali · e, in caso di bisogno, incontrn.ndo resistente, di adoperare la forza» e questo lo ammeue già l'Heffter ('I) nel suoDroit ln,te,mation'alcle l'Europe. Con il Liua (2) poi e con altri autori sappiamo che« l'oc, cupazione conferisce all'occupante gli stessi diritti del legittimo sig_nore del suolo e che non si può condannare le truppe di occupaz10ne a mancare dello stretto necessario » ed in questo concordano i pareri del Blnnt:schli, le norme delle Is truzioni Americane ed il regolamento del nos~ro servizio di guerra. Ora se la requisizione è da per sè un diritto dell' occupante, è chiaro come mancasse ogni . altro mezzo all'in fuori del saccheggio, per effettnarla,· dal momento · che tutto era da contendersi alle fiamme. Perfino esaminando le -'condizioni giuridicamente necessarie per affermare il diritto cli re• qnisizione, noi ve le troviamo tutte, all'infuori di quelle r%e viziose per l'assenza dei proprietari o per l'atto della distrnzione. Lo .stesso Litta (3), uno dei più moderni e liberali scrittori, fissa a sei le con. dizioni perchè un tal diritto sussista: la prima si è che l'occupazione sia eITettiva, e tale era quella degli alleati; la seconda che devesi ricorrere alle requisizioni nel caso cli impossib ilit~t di adottare altri mezzi per provveclersi, la qual condizione cadeva rigo rosamente nel , caso; la terza che queste prestazioni devono essere richieste con regolare mandato cli chi comanda, il che non ent possibile di fare, mancando la parte a cui dovevansi richiedere le cose; la quarta che f occupante non deve rovinare un paese con requisizioni esagerate,
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** CircR al trattamento dei feriti e dei prigionieri, la loro sorte hon fu molto differente da quella delle città incendiate e delle proprietà messe a ruba. · · · Nel Capitolo VIII del libro VI il Segur ci dice difatto che i rapporti dei chirurghi facevano orrore, che gli ammalati erano spesso senza viveri, senza letti, senza coperte nè paglia, e senza rimedi; che a Witepsk erano rimasti quattrocento feriti rnssi sul campo di battaolia che altri trecento erano stati abbandonati nella città dalla loro armata e che questa avendo trascinato seco gli abitanti, quegli infelici erano I'. imasti ignoti per tre giorni, senza soccorsi, ammonticchiati confusamente con i morti in èJllell'orrida putrefazione, fino <')
Dtoit Tnte,·nalional cle l' B,wo11e, rmg. 2:;2. (2J e (3) Po~1.1•i::o LrTTA. - L'occnpa:zione, sno concetto e stwi efleUi sulle proprietà ' pubbhclte e vnvcile nella g1terra continentale. Milano, J)omolarcl, -IS8t, pag. 56 e scg.
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(t) H1wnE n. -
(1) SEGUE\. -
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Opera citata. - Libro Vlll, ca11. lii.
NELLA CAMPAGNA Dl RUSSIA ( 18"2)
IL DIRITTO DELLE GENTI
a che fnrono raccolti e curati con i feriti francesi. Ci narra ancora (11) che per tre giorni uno spedale di cento feriti reslò dimenticato e che il solo caso potè farlo discuoprire; che dopo quella grande battagfot della Moscova, la più sanguinosa dei tempi moderni, come la chiama il Còrsi , i cadaveri erano ancora insepolli e pasto agli animali da preda quando i Francesi, nel ritirarsi , risolcarono quel terreno. Da questo si può considerare quanto la sorte dei ferit i fu disgra.ziata e contraria alle leggi di umanità. Eppure anche questa trascuratezza, adatta a suscitare tanta pietà, fu una diretta conseguenza del carattere speciale che sino dal primo periodo seppe assumere questa guerra. Ma dove la più orribile crudeltà ebbe campo di applicarsi fu nella sorte dei prigionieri, crudeltà che nel raccontarla, invano può lo storico attenuarne la colpa. Nel Capitolo VIII del libro IX ci dice che « ... nella sera di quella lunga giornata avvicinossi la colonna imperiale a Gjatz meravigliandosi di trovare :;ul suo passaggio dei Russi recentemente uccisi. Osservavasi che ognuno di essi aveva infranto il.capo nello stesso modo ed il cervello sanguinoso sparso pochi passi distante. Sapevamo che due mila prigionieri russi marciavano a noi dinanzi condotti da Spagnuoli, Portoghesi e Polacchi. Ciascuno della nostra. colonna, secondo il proprio carattere, sdegnavasi, approvava o non curavasene. Queste diverse impressioni erano però mute attorno a Napoleone, ma palesò il suo sdegno Calaincourt, esclamando : esser questa una crudeltà atroce; questa. adunque la civiltà da noi recata in Russia! Quale effetto farebbe una simile barbarie sul nemico! Non gli lasciavamo una moltitudine di feriti e di prigionieri'? Mancherebbe campo all'avversario di esercitare un'or· renda rappresaglia? Serbò Napoleone un cupo silenzio, ma l'indo~ mani cessarono quelle uccisioni. Limitaronsi a lasciar morire dalla fame quei disgraziati nei recinti, nei quali, a guisa di be~tie, li mettevano la notte . Era anche questa, senza dubbio, una barbarie, ma d'altronde, come operare diversamente? Negava il nemico di cambiarli. Dando loro lti libertà sarebbero andati a pubblicare la misera. nostra situa.::ione, e dopo poco, riunendosi agli altri, sarebbero ritornati per inseguirci con accanimento . In quella guerra a rno1te, (I) SEaun. - Opera citata. -
Libro
vm, cap.
IH.
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il dar loro la vita. sarebbe stato un sacrificare noi stessi. La necessità ci rese crudeli. Proveniva il male dall'essersi posti in un'alternativa così terribile. Del resto i nostri prigionieri, nella loro marcia verso l'interno della Russia non furono trattati con più umanità; pure ivi l'imperiosa necessità non serviva di scusa». Circa ad un simile modo di condurre la guerra, indegno anche delle epoche le più selvaggi e ed oscure, nulla si può aggiungere ' alla difesa, che lo stesso storico tenta invano a pro dei violatori. La massima che la necessità debba essere la suprema legge ,del la guerra e che lo scopo debba, anche qui, giustificare il mezzo, non deve essere scritta in ness un libro di diriLto, giacchè questo perderebbe tutta intera la sua efficacia nel mitigare i dolori della guerra e nel regolare le relazioni degli Stati Lra di loro. <' Al disopra della necessità e della ragione di guerra>> come enunciava già il maresciallo Bugeaud « son vi i diritti di umanità ai quali capi e soldaLi devono restare fedelmente soggetti;>. Se sino a questo punto, nello studio del la campagna deH8"2, si può tener conto di ogni altE>nuante, cli ogni giustificazione che possa fai· apparire meno feroce quanto in allora si commise, qui, ogni argomento, pur posandosi sulla dura legge della necessità, non può essere che energicamente respinto, accettando invece in lult0 il loro rigore i pareri di l3luntsch li e delle Istruzioni Americane, qtiando il primo dice( l) che: « si può fare in tempo di guerra ciò che esigono le operazioni militari, ciò che è necessario per raggiungere lo scopo della guerra, s.enza violàre i diritti generali dell'umanità e gli usi di guerra delle nazioni inc ivilite» è le altre <( che quando gli uomini sono tra loro in guerra aperta e si combattono con le armi, essi non cessan? di essere sottomessi alle leggi della morale e di restare verso Dio e verso gli uomini responsabili clei loro atLi ». .. Concluderemo perciò che di taliorrori sono egualmenteresponsabtl1 i capi delle due parti, l'una provocando la mala sorte dei prigionieri col rifiutarne lo scàmbio come poco conveniente; entrambe nel compiere gli abbominevoli atti delle stragi e degli assassini. Nè può valere la raaiorie adotta che liberando i prigionieri questi avrebbero potuto far c~noscere anche megl io al nemico la pessima condi_zione 1
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BLUNTSCHLI. -
Opern citata,
ANNO XXIX, VOL. 11.
s 51,9. 28
NELLA CMfPAG'.'iA DI RUSSIA Il, DIRITTO DEU,E GENTI
dell'avversario, stimolando così l'inseguimento, giacchè un argomento siffatto non ·vaneb be meno se fosse impugnato ogni qual voi La la parte sconfitta, ricorresse, nel ritirarsi , ad eccessi e massacri di simile naturn che ritornerebbero, a disdoro dell'umanità, a prend er posto nelle stesse regole del combauere: ,'I-
** Il dubbio che nella invasione della Russia possa essere stata anche introdotta carta falsa monetata ci viene insinuato dallo stesso storico sin qui ampiamente citato. Fra i consiglieri ed i generali che tentarono distogliere Napoleone daila guerra contro la Rnssia lo storico ci dice delle obbiezion i che volle porgli in evidenza il duca di Gaeta nell'osservargli che se erano soddisfacenti le rendite dell' impe!IO, se era cosa ammirabile il vedersi senza debiti esigibili dopo reso un conto di quattro bi lioni, pure stava per finire tanta prosperità all'avvicinarsi di una gnerra rovinosa nel 1842; che se sino allora la guerra aveva nutrito sè stessa, non sarebbe stata più possibile tal cosa non potendo vivere l'armata alle spese dell'alleata Germania, ma al contrario dovendo nutrire i di lei contingen ti senza speranza di ipdennizzo; che in Russia non eravi da raccogliere oltre la gloria che r,anape, calrami e legnami da costruzione non certo sufficienti a cuoprire le spese di unà guena continentale. « ....... questo ministro era stato ascol tato; lo guardava l'imperatore con volto ridente accompagnando questo sorriso con una clelle sol ite sue carezze. Credeva costui di averlo convinto; ma gli rispose Na.p0leone: Credete adunque che io non saprò a ch i far pagare le spese della guerra'? Cercava di intendere il duca sopra eh i cadrebbe questo peso quando l'imperatore eon un solo detto , svelando tuLta la grandezza de'suoi progetti ,eh iU$e Ja bocca allo stt1pefutto ministro. Pur troppo valutava egli le diffi eoltà della sua impresa. Questo, forse, lo fece accusare di essersi servito di un mezzo da lui rifiutato nella guerra con l'Austria e di ,cui aveva dato l'esempio il celebre Pitt neì 1793. Si dice che sul finire dell'anno 18111fo informato il prefetto di polizia di Parigi che venivano falsificati dei biglietti di banca russi da uno stampatore . .Mandato per arrestarlo ques.Li fece resistenza; ma giùnla la forza fu 1
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preso e tradotto dinanzi al magistrato, il quale rimase sorpreso della si curezza ,~he mostrò e più di tutto clal sentir nomina.re da lui il ministro di polizia. Venne egli libernto sul momento. Si è poi aggiunto aver costui con tinuato le sue falsificazioni e che arrivati appena in Lituania spargenir!1.o la voce cli esse1·ci impossessati a Vilna, nelle casse dell'armata nemica, di parecchi milioni di cedole dt banco russe. Qualunque sia stata l'origine di questa moneta falsa, Napoleone la vide còn repugnanza eslrema; s'ignora altresì se ne facesse uso: è però un fatto certo che nel tempo dell a nostra riti rata, al lorchè abbandonammo Vilna, la maggior parte di quei biglietti vi furono trovati intatti e vennero per ordine suo abbrnciati ». Da questa citazione risulterebbe non solo che la carta monetata fu l'alsificata ma che forse, in minima parte, fu anche spesa. La falsificazione delle monete non era nuova r.ella storia e la illecita utilità da ri trarne non era. certo ignota a chi di ogni cosa sapeva apprezzare tutto il valor suo. Anche amrnettèndo che siffalle cedole non siano state spacciate, la falsificazione non cesserebbe solo per questo di esistere; e senza poter maggiormente indagare sull'auten.tici ti:t di un simile fatto non è ceno ozioso il domandarsi ec,ualmenle se tale falsificazione sia lecita, e se lo stesso principio d1e la guerra doveva nutrire la guerra poteva essere un'attenuante a violazione siffatta. A noi pare che se un tal principio fosse un canone in luogo di un abuso come era, pure non potesse mai includere l'altro di rovinare · a proprio beneplacito le fì mmze ed il credito dello Sta.lo avversario sino ai punlo di pervertire il carattere dell.t moneta la cui utilità oltre che nazionale è puranco universale. Noi sappiamo non esservi norma di sorta che possa autorizzare il creditore a falsificare a danno di un debiLore ancorchè moroso; d'altronde la falsi!icazione eseguita con quella cura che è nei mezzi di un governo, compendierebbe da per sè sola una guerra forse più terribi le di quella. a mano armata e con conseguenze più permanenti di quelle che questa non arrechi, di guisa che consuona con lo spirito del diritto moderno cli respingere simili arti confinandole nel campo del furto e del falso. I')
IL DIRITTO DELLE CE)ITI NELT,A CAMPAGNA DI UUS$ 1A ( 1181S)
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** Da quanlo venne esposto sin qui circa alla campagna di Russia risulla ~he il modo di condurre una tal guerra non andò a seconda dei sentimenti di umanità, ma che al contrario procedè a sbalzi di barbarie in barbarie dal primo sino all 'ultimo suo peri odo. Non fu certamente nè per completa e brutale malvagità, nè per intenzione prestabilita, che tali fatLi accaddero; furono imece conseguenze imprevedute dell'indirizzo che quasi da per sè prese la, guerra e che non fu poi possibile di cambiare. Contribuirono ad ogni modo a darle un Lale carattere: la ingiusti zia dell 'invasione d11 una parte, il diritto della buona oausa dall'altra, i I sistema adotLato da entrambe, l'una cercando al più presto una grande baLlaglia, confidandovi nel!' esito, sacrificando tullo per ottenerla, spingendo le operazion i militari con una intensità che no n si addi ceva alla mole della grande armata; l'altra sfùggenclo ogni probabili lit cl i combaLLimento, ri correndo ai mezzi più estremi per sottrarvisi; tulle due conducendo con furi a operazi oni di tanta. mole, r ese sempre più di fficili dalla scar:;a potenia mob il inatrice della Russia, dal la lunga li nea cli operazione degli alleali, dalle special i condizioni di suolo e dì clima del teatro di guerra . Yi influi il carauere assolutamente anormal e dell'occupnzione frn neese essendo forse perfino discutibil e se essa presentasse tnlli gli estremi per dirsi tale; nè mancò cli arrecnni perniciosa ioOuenza la condou.a clell'occupnnte, signoreggiante su quel Lert'ilorio con la stessa rigidezza del legillimo ~ovrano, senza inneslarvi la temperanza che nei governi assoluLi Ya ta!oramescolandosì a mano a mano con il rigore del clispolismo ; pesò infine sul carattere della guerra l'insuccesso dell'offesa, la conti nua riusciL,L del si slema inizialo sin dai primi momenti dalla difesa. Per quanto una tale cnmpagnn possa offrire ancora maggiori elementi di esempi, di citazioni e di ra[ronti , pure i ~rincipali fatli qui accennati mentre ci ammaestrano che in operazioni così grandi, con un per~onale tanto numeroso, procedendo in frella nelle opernzioni mili Lari è fa.cile trascenclere, a poco a poco, sino alle più grandi violazioni del diritto internazionale, sembrano inoltre sufllcienti allo scopo assunto in queste pagine.
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Si riassume questo nel concludere che anche secondo le norme oclierne del diritto delle genti, potrebbero talune malvagità sfuggire alla generale ripro vazione per il solo fa llo della giustificazione che arrecherebbe loro la necessità. Nelle principali citazioni dei testi più nutorevol-i, risulla infatto che se da un lato ogni inutile barbarie è posta all'indice come illecita, pure, dall'altro, talune cli esse, la rappresaglia compresa, non sono ancora cancellale dai nostri codici, di modo che il diritto della buona causa potrebbe forse ancora autorizzare qualunque estrem a risoluzione, lo scopo potrebbe giustifi care il mezzo, la necessità essere di aLLon uante alla . barbarie e la rappresaglia confermare con l'imitazione i più orribili eccessi. È per ques to che senza voler dare alla guerra un carallere di dolcezza che non può avere, converrebbe però concedere maggiore autorità ai pareri.dei più liberali scrittori del iliri tto internazionale. Affermandosi che lo scopo della guerra è nel ristabilimento dell a pace, devesi sperare, che non siano più giusLificatì quegli eccessi che con r inasprire maggiormente le parti belligeranti, ritarderebbero l'opera pacificatrice. Sa l' imporre ai propri eserciti regole cli condolLa umanitaria confermandolo perfino con regolamenti, non clà ancora in Europa diritto alcuno a reciprocanza di trallamento e se le convenzioni circa alla condotta del la guen a, stabilite tra qualche Stato in previdènza cli guerre fu ture, non vinco li per nulla quegli altri Stati che non vi presero parte, pure è da ritenersi essere questi i primi passi per ollenere poi il consenso delle altre nazioni. Ed è questa la via su cu i deve indirizzarsi la risoluzione del ques.ito cli togliere alla guerra la parte sua inumana e barbara. Le istruzioni alle armale americane in campagna, la c·onvenzìone di Gi nevra, le norme per il servizio in guerra dell'esercito italiano, quelle contenute nei regolamenti e nei codici penali mi lilari di taluni eserciti europei sono i progressi che la questione fece in questi . ultimi anni. 1~ da augu,~arsi che su questo esempio, altri ne vengano a far ma•rniormente trionfare i sentimenti di umanità. 00 AC HILLE CèiE::-i
Capitano .
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C01iSIDERAZIONI SU LLA DISCIPLINA MILITARE
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I.
CONSIDERAZIONI SULLA
DISOIPLIN.A 1\1:ILITARE
Ch i di noi non ha pensalo 1Jualche istanLe alle leooi . rin della disciplina militare? Chi non ba sentilo il bi sogno di indagare il perchè di qu esta legge eccezionale tanto severa ne' suo i principi quanto rigoi·osa nella sua applicaz ione? Chi non ha desideralo che questa legge armonizzi ne' suoi principi col progresso intellettuale delle masse (specialmente in seguito aL servizio obbligatorio) per comanclarlepiù faci lmente e renderle sempre più valorose in guerrn? Chi non ha cercato se nell'eserci to nostro la disciplina è studiata ed amministrata nel miglior modo per raggiungere lo scopo che si prefigge? Chi finalmente non avrà finito le sue meditazioni senza dire in cuor suo : noi stessi, non potremmo fare qualche cosa di più a -vantaggio cli questa disciplina, vita e val ore dell'esercito nostro? Bene spesso fermai io pure il pensiero sulle accennale conside~ razion i, e quant.o piu mi approfondiva in esse tanto più mi si presentava impon ente l'importanza e la potenza della disciplina militare, sicché crebbe sempre più in me la convinzione: dovere qli eserciti metà del loro valore all' istrii.zione materiale, l'altra m~tù ~llc~ cbisciplina. È per siffatta convinzione che io .vorrei ripelere in iscritto le medilazioni che mi indussero a tale apprezzamento,perch è se rÌP,.scirò colla parola a daro vila alle mie idee come le sento nell'animo, 11l1Lro speranza di aver consacralo qualche ora di sLudio non afi'atto inuLile n prò della disciplina militare.
L.i clisclplina è la ragiono intrinseca ccl universale della virtù delli eserciti. Foscot.o.
Scopo degli eserciti permanenti è la difesa dell'ono1'e e dell'interesse 1iazionale mediante la giw1"1·a: pe,rchè qtieste 1nasse ar,nate possano convenientementese7"vire al loro scopo è necessa1·-io che perit11, tempo determinato sieno preventiva,nente riimile, ordinate, islmlte e milìtarmenie educate: ma senza leg"i speciali alle n oarantire l> <> in modo assolulo la subordin azione, l'obbedienza e l'ordine, queste masse d'llomin i armati sarebbero riesci te un pericolo sociale permanenLe; senza leggi speciali alte a garanLire il fatlo, che q uesLe masse al momento supremo della loua avrebbero saputo sacrifica re anche la loro vita colla necessaria fermezza e decisione, lo scopo ultimo degli eserciti sarebbe rimasto senza garnnz ia; l'esistenza degli eserci ti avrebbe potuto ritenersi non razional e e forse anche ingiusta; ogni scienza di guerra presso che vana. L'esercito permanenl:e di una nazione rappresenta pertanto tra le macchine sociali, quella che ha il massimo bisogno cli essere garanti ta nella soliditit ed inalterabilità del suo meccanismo, e per la somma delicatezza e complicazione dello si esso suo rneccan ismo e pel dirficilissimo scopo che si prefigge, essa non avrebbe potuto raggiungere la voluta orra1·anzia senza l'impieoo di le(}'oi ' ù ou affallo speciali pe1· rigore e per inflessibilità. Ciò però non basta; la.macchina. immensa col la quale noi fi guriamo l'esercito, non è una macchina puramente materiale; essa ha due vite ben distinte: ruppresenta l'una, il suo lavoro materiale per cui masse d'uomini armati, ordinati e subordinati regolar men te, vivono uni t.i, muovono e lavo rano e si istruiscono dietro l'impulso d'ordin i e comandi; l'altra vita rappresenta inroce il lavoro morale, per il quale queste masse armato I . educale nell o spirito militare, nell'amor proprio e nei sentimenti
SULLA DISCIPLINA MILIT ..\lU:
CONSIDERAZtoNI
del dovere e del!' onore, si preparano· a sacrificare colla necessaria abnegazione anche la propria esistenza, ogni qualvolla il paese affiderà al loro valore il proprio interesse ed il proprio onore. Fino a tanto cl1equesta macchina deve agire nelle sue operazioni preparaLorie nei peri odi di pace, anche per la sola forza delle no · slre leggi disciplinari, mai uno sconcerto grave turberà il suo normale andamento; la subordinazione e l'obbedienza regneranno sempre sovrane; ogni interesse individuale cederà o si infrangerà contro l'inflessibilità ed il rigore della disciplina materiale; ma quando questa macchina dovrà agire in guerra, quando in guerra il suo lavoro non dovrà solo rappresentare un lavoro materialerna ben · anche l'emanazione di una forza inspirata ai sentimenti del dovere e dell'onore, allora guai se mancherà quel soffio di , ita morale ch e solo può fare d'ogni soldato un istrumento vero di vittoria. Non è pertanto possibile formarsi· l'idea di un ese1'cito regola1·e senz~1 un codice di disciplina che pel rigore delle sue leggi ne tuteli il suo materiale funzionamento, come non e possibi le immaginare un eserC'ito valoroso senza che le sue -leggi abbiano in se stesse e nella loro applicazione quello spirito di potenza nìorale che valga a garantire il suo vero valore. Da questi due principi emergono facilmente le caratteristiche speciali che devono avere le leggi della disciplina militare, non che il modo col quale essa dovrà agire praticamente per raggiungere lo scopo che si prefigge. Il conceLLo d·ella sua pratica applicazione si potrebbe fin d'ora concretare così: coll'insegnamento e colla 1·igorosa osservanza delle leggi che regolano la subordinazione, l'obbedienza, il rispetto a superfori, l'ordine e tutti i dove?"Ì e le forniàlità che da questi p1·incipii deri·vano, noi provvederemo al regolare materiale funzionamento dell'esercito; coll'insegnamento e coll'osservanza diwnaeducazione inoralediesappia innestare nell' anùno del solclato i se,ntùnenti dell'amor 'proprio, del do·ven, dell'onore e la fiducia ne' suoi capi, noi 71rovveden1no al sno ·11alore morale. Distinguerò la prima parte di questo ipsegnamento col nome di clisciplina m,ateriale e la seconda parte col nome di disciplina morale.
II. Scopo della disciplina non è il punire ma l'esecuzione della logge - iL 1mniro non è che un mezzo come può esserlo anche il prcm·io. · DJ, B11ACK.
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Siccome sarebbe assurdo il pretendere, che un individuo pel fatto solo di vestire la divisa militare debba ritenersi disciplinalo e re · sponsabile delle sue azioni come soldato, !1e consegue,che chi ha la responsabi lità dell~ disciplina dovrà innanzi tutto provvedere cbe da tutti coloro che sono obbligati di osservarla sia conosciuto il modo di adempiere questo loro dovere, facendo concorrere pei: siffatto insegnamento tutti i mozzi di cui eglj può disporre e materiali e morali. Varrà fra gli altri la lettura del nostro regolamento di di- , scipl ina chiaramente e praticamente commentato in tutte quell e parli che possono ritletLere il soldato; varrà il buon es·empio dei graduati e dei soldati anziani sopratutto nell'esigenza e nell' osservanza scrupolosa di un'obbedienza pronta, assoluta, rispettosa, perchè sta appunto in siffatta obbedienza, ridotta ad abitudii1_e, la sintesi di tutta la disciplina materiale. Quando il modo di rispettare la disciplina sia convenientemente conosciuto, il capo responsabile deve s'aperla mantenere scrupolosamente osservala. È fuor di dubbio che uno dei mezzi più potenti ed opportuni per mantenere la disciplina si è quello di evitarne le trasgressioni col sapet·le prevenire; questo mezzo studiato ed applicato con cura, con perseveranza e con relto criterio, può dare dei risultali così favorevoli, da ritenerlo non mai abbastanza raccomandato ed apprezzalo. Il sapere prevenire le mancanze è certamente frutto dell'esperienza; ogni ufficiale dovrà perciò farsene uno · studio particolare cblla convinzione, che è'questo pure un importantissimo suo dovere e che è molto più meritevole il saper prevenil'e le trasgressioni che il saperle punire. Oltre però a questo mezzo del prevenire, ed oltre i mezzi mora!i
OONSIOEltAZIONI
come si vedrà più avanti, varranno a manlenere la disciplina le pivnizfoni regolamenta1·i. In quest'ultimo senso l'ammi nisLrazione della disciplina presenta forse le maggiori difftcollà,ed è per ciò che reputo opportuno farne soggello di speciali considerazioni. La repress ione delle trasgressioni discipl ioari per mezzo delle punizi oni si riso Ive pratic~mente in due fatti : l'uno, giiulic(tre delta g1'aviteì, cli una da:,a, manca1tzci; l'al tro fissarne ·la pwniziorie. Non vi ha dubbio, a mio parere, che dal più o _meno rei.lo apprezzamento di quesli due falli dipenderà la più o meno buona amministrazione della disciplina. Per regolare il nostro giudizio sui due fatti su1Tipetuti, non è possibile stabilire norme lnssal.ive; le trasgressioni possono essere così molteplici, ed una stessa mancanzn, ed una stessa punizione ponno talmente variare nella loro intensità a motivo delle tante e differenti circostanze che le possono accompagnare (circostanze di tempo, di luogo e di condizioni speciali, materiali e morali dell'individuo da punire) che cadremmo facilmente in errore se ci allenessimo ad una misura I.assaliva per determinale trasgressioni . nostro reoolaSenza però allontanarsi daUe norme di rettive del • i') mento di disciplina, ed anzi in armonia allo spiriLo delle medesime, parmi si potrebbero fac ilitare sensibilmente i nostri apprezzamenti clcissifica1ulo in clne grancti cazegorie tutte le mancanze punibili disciplinariam ent,e, e stabilendo iri massima, per ognuna delle due categorie,difl'&t&nti spec-ie dipuniz·ion1; cla appl·icarsi con qiielta gradazione che sareì, mistirata dalle ci1'Coslanze mitiganti od aggrnva;1 ti che accompagnano la colpa . Ammessa la convenienza di detta classjficazione, mi parrebbe giusto di assegnare alla prima categoria, tutte le trasgressioni che intaccano la disciplina ne' suoi pnncipii di subordinazfone, di _obbedienza, di 1·ispetto a snperiori, di onorabilità e cbi decoro; e di ascrivere alla seconda cateaoria tulle le altre mancanze meno 11ravi e generalmente provenienti da trasc1wate.zza, dciignornn.za, eta climenl'ican.za, da vivacità di temperamento, da pigrizia o svogliate.zzci ed in fine tutte qiielle prodotte da caiise ine1·enti alla gioventù per sè stessa spensierata, poco ri{T,essivci, poco istrutta e poco educata; bene inteso però fino a quando anche queste mancanze non abbiano passato quel limite da prodmrc scandalo dannoso nei compagni, V
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SULLA DISCI PLINA J\lILITARE
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oppure la convinzione della incorregibililà senza repressioni più gravi. La sala di clisciplina o la prigione (semplice o di rigore) e le albre · pim-i.z·io1ii clisciplinari pitì. gravi, sarebbero in massima riservale per le trasgressioni assegnale alla prima caLegoria; il rùnpro·vero sen!ipl-ice o la presentazionealle chiamate giornaliere e la consegna in quartiere sarebbero in massima da usare per le mancanze assegnate alla seconda categoria. ,;\'la anche colle norme fin qui tracciate sarà pur sempre da ritenersi difficile il còmpito di ch i deve giornalmente, e quasi direi a: tamburo ba ttenl.,, formal'e giudizi ed emetlere verdelli per dare corso alle esigenze quotidiane della disciplina. Una saggia espe- · rienza, lo studio e la conoscenza del cuore umano, e la coscenziosa operosità. degl i uf(ìciali tntti, per presentare le mancanze sotto l'aspetto il più esallo e veritiero, saranno sempre una necessità, af- finchè ch i regge un comando, possa regolare i suoi apprezzamenli ed i suoi verdetti con giusliz iaed in armonia allo spirito della nosLra disciplina. In questo modo solamente il capo responsabi le potrà olienere, che nel corpo sol.lo il suo comando domini sempre austera . e rispellatn la forza della disciplina, nel tempo stesso che la certezza della 'giustizia formerà quell'ambiente ca lmo, confidente e,, simpatico nel quale solo ponno sYiluppusi , crescere e mantenersi le virtù mii ilari.
III.
Il maresciallo i\farmont nel suo li bro (de l'esprit des institiitions· militaires) lralLa colici massima elevatezza la ' quislione della disciplina e ne tocca lo spirito con Lanla abili là e con tanto convincimento, che come omaggio a questo grande uomo cli guerra, io ri-peterò qui di seguito e succintamente riassunte alcune sue idee in argomento: Egli dice: 11, La disciplina dev'essere immancabilmente e premurosamente · « osservata; sem pre severa per una mancanza grave, deve ciò non-· « pertanto essere ben ponderala nelle sue applicazioni.
, 42.9,•
SULL A DISCIPLINA MIL ITARE CONSIDERAZIONI
« Nei paesi dove l'elevatezza dei sentimenti, la · delicatezza dei
·« costumi e la dignità del carattere hanno escluse le punizioni cor« porali egli è importante di far entrare il più èhe e possibile un « fino apprezzamento delle punizioni. « Le punizioni e le ricompense basate sopra un apprezzamento --« giusto e delicato hanno questo di meraviglioso che esse sono su. -« scettibi li di una gradazione infinita ed agiscono· potentemente « sui cuori generosi. Un capo intelligente ha frequen ti occasioni « per utilizzare questa risorsa. L'elogio ed il biasimo impartiti a -« proposito; il talento di far nascere un'utile e nob ile emulazione ·<< banno sovente bastato a tutti i bisogni. « Giammai una pun izione qualunque, eccetto che per una fia-« grante vigl iaccheria, deve essere inflitta colla espressione del di··« sprezzo. 'futlo ciò che degrada il soldato e lo diITama diminui sce « il valore dell'uomo, come tutto ciò che lo innalza a' suoi occhi <~aumentale sue facoltà . « La punizione giusta produce aJLrcltanto eITelto quanta èla calma ·« colla quale viene inflilta; la violenrn di un capo autorizza la mor. « morazione del subordinato colpevole. « In qualche armata si spinge all'eccesso la severità per man·<< canze che ag,fi occhi della ragione sembrano futili: senza espri· « mere un biasimo, io non posso approvare l'importanza che vi· si « annette . « L'esistenza di un'armata è una cosa così meravigliosa e cosi · « artificiale, per cui non si potrebbe Lrascurarn senza pericolo · « tutto ciò che contribuisce a dare a' suoi costumi delle abitudini « d'ordine e di so ttomissione; ma il capo deve vederne sempre lo · « scopo vero senw esagerare l' importanza dei mezzi ». « L'abitudine all'obbedienza no n basta quando manC'ano la stima. ·« e la conudenza nei superiori. La confidenza nei superiori rappre<< senta una gran parte del valore di un esercito >>. · E qui unisco le citaz ioni per non dilungarmi ol!,re misura.; parlando '·,però io in particolar modo per i giovani uffi~iali mi permetterò di inculcare. codeste massime colle seguenti ripetizioni : Ogni trasgressione va immancabilmente repressa perchè anche le .'.'filancanze lievi, quando recidive, ponno portare sconcerto al re-
golare .andamento della macchina mii itare. La trascuratezza nel reprimere le trasgressioni anche leggere apre le porte alle mancanze gravi. Non lasciamoci però vincere dall'abitudine di punire ogni mancanza colla prigione; questo abuso,oltre diminuire la forza morale di., tulle le punizioni regolamentari,ci melte in contraddizione collo spirito del nostro regolamento, il quale per serbare appunto la prigione alle mancanze gravi ha fissata una lunghissima gradazion e nelle· punizioni più lievi. Ricordiamo a ques.to proposito che ht consegna. in quartiere da tre sino a novanta ai orni se0 na una proaressione talu ~ente lunga, che può bastare a ben molti e molti bisogni; che i.ma, consegna in quartiere cli parecchi giorni è molte voHe più sentita di pochi giorni di prigione; che dobbiamo inculcare nel soldato l'idea . di non avere punizioni m~rcate sul proprio stato di servizio. Pen:hè però anche le punizioni lievi possano bastare al loro scopo occorreche sieno applicate col necessario rigore, ed è forse la ·mancanza di questo rigore, io penso, una delle cause prime che ponno dare ori- gine all'abuso delle punizioni colla prigione. È pur giustizia misurare· le punizioni rispetto alla maggiore o mi nore facil ità cli mancare in conseguenza dell e maggiori o minori difficoltà che si incontrano nel disimpegno de' propri doveri. Aquesto proposito ·non dimenlichianio come meritevo le di ri oo·uardo il oarado di caporale, appunto per le tante diffìcolLà che egli deve superare nell'adempimento de' molli suoi doveri. L'autorità del suo grado è · talmente compromessa dalla in timità nella quale deve vivere col soldato, che sollo ogn i rapporto questo graduato ha diritto alla più coscenziosa protezione de' suoi superiori. In ai·monia allo scopo 111orale delle punizioni ricordiamo pure · come nostro dovere, quello di non precludere la via della riabilitazione a chiunque si re.se colpevole di mancanza grave. Quanti esemp i non abbiaino di giovani riabilitati che si fecero modelio di disci- . plina ! · Se il soldato poco educato e p~co sensibi le presto si ab itua anch e, alle punizion i gravi, q_uello educato e sensibile nelle punizioni gravi si avvil isce, si sfiducia, soffre lo sfregio a suoi sentimenti delicati , non si coregge,, spesso si guasta. Non lasciamoci a.dunque sedurre da· l'idea che le punizioni quanto più sono gravi e tanto più. sono effi caci; . bene spesso questa eflìcacia non è che apparente. Una truppa abituata.. e)
e)
. ,130
CONSIDERAZIONI
·a punizioni gravi anche per mancanze lievi, perde a poco a poco il . giusto apprezzamento del castigo; il suo amor proprio si alluti:;ce; , una disciplina puramente apparenle e materiale lo governa, e questa disciplina nello scontro di uno scoglio faci lmente sv.:tnisce. Col mantenere inve,:e il più acuto possi bile il sen,imento dell'amor proprio, studiamoci di far nascere nel soldato la maggiore suscettività nel giudicare il valore delle punizioni e delle ricompense; sarà in qùesto modo che anche le punizionJ meno gravi otterranno il loro scopo e . che le rico ;npense potranno spesse volle prendere il posto dell e punizioni . Una mancanza contro la disciplina produce non di rado nel supe· riore un momentaneo risentimento, che quasi domanda come sfogo una subitanea punizione; l'animo nostro è pur qualche voi La ~ariabil e nel sentirs i più o meno favorevole alla mitezza od al rigore . Guardi amoci bene dall'assecondare queste momentanee guscettività., quando . dobbiamo maneggiare la bilancia della giuslizia per punire una tra' sgressione; in questi momenti \'animo nosl.ro deve mantenersi nella massima calma se vogliamo garantita quella parità di trattamento, . quella giustizia vera, che fa rispettata e proficua la punizione. Non dimenlichiamo, come dice il Decristoforis : che anche il comanda1ite 'il p·iù seve1·0, purchè gfosto, riesce ci (a1·si temel'li ecl anche amale. Quando pertanto non faccia difetto la giustizia sarà sempre da preferirsi una disciplina che pecchi di soverchio rigore . ad un,t disciplina debole e trascurata. Questo soverchio rigore non dovrà però mai essere tale da opprimere· lo spirito de' nostri subo r. clinati; in questo caso anche il carattere può rimanere o[ eso e·le sue virtù compromesse. Non illudiamoci finalmente che anche il giusto rigore della disciplina possa da solo produrre il mass imo e[eLto della subordinazione, . dell 'obbedienza, del valore. Senza la stima, senza l'affetLo e senza la fiducia de' suoi dipendenti ogni superiore si troverà semprP- spro~·isto.del talismano per farsi obbedire anche nei momenti ~el pericolo .. e delle passioni. Nè è da credere che i surripeluti sentimenti sieno frulli inerenti al grado di chi comanda; no, essi non si' acquistano che a stenlo, con un laborioso interessamento per i nostri subordi, nati; colle continue prove che in noi non fa difetto mai quell'istru·
SULLA DISCIPLINA MILITAI\E
zi~ne che ci rende facile e sicuro ogni sorta di insegnamento e di serv.izio proprio dell'arma nostra; con quello studio lungo ed indefesso che solo può 1nantenerci all'altezza della nostra posizione; coll'esemnio infine continuo e rigoroso di tutte le virtù militari. 1 Non dimentichiamo, o giovani ufficiali, questo lavoro nei lunghi periodi di pace, egli non è certamente meno importante e proficuo di qualunque istruzione materiale da impartirsi al soldato. I pericoli, i patimenti, le passioni non si superano sen2a sforzi morali; la guerra non si fa solo colle armi ma è indispensabile che vi concorra il cuore; questa forza morale non agisce senza la stima e senza la fiducia in dii comanda.
IV . l i movente della disciplina in guerra è l'onore. DE BMCK .
fa forza moràle di cui ha bisogno la disciplina militare per raggiungere il suo vero scopo si d~ve trovarla nello sviluppo di certi sentimenti virtllosi che sono naturali del cuore umano. Stabilire quali saranno questi sentimenti e scegl iere il modo più conveniente per coltivarli a dovere, ecco il quesito • · Ogni uomo porta in cuor suo dei germi d'amor proprio i quali si sviluppano e crescono in ragione diretta delle forze materiali e morali che egli crede di possedere. Dall' amor proprio nasce b stima di se stesso, da questa stima nasce il- sentimento dell'onore; l'amor proprio, la stima, l'onore creano i prodigi cl' ogn i valore e d'ogni virtù. Quanto più i nostri soldati saranno isl:rutti ed educati e tanto più cresceranno in loro questi nobili sentimenti; quanto più questi stessi sentimenti saranno apprezzati e coltivati da chi è rivestito di un grado e tanto più aumenteranno del loro valore anche per effetto dell'esempio. Sono adl'mque questi i principii sui quali si dovrà basare la forza n~orale che dobbi amo dare alla nostra disciplina, e nella
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SULLA DISCIPLINA :MILITARE
CONSIDERAZIONI
loro origine e nel loro legame non ci sarà difficile trovare il concetto che dovrà servire di guida per svilupparli. La base della disciplina, dice De Brack, è lo stiulio e la conoscenza degli iwinini sotto i nost?·i ordini, In questo principio sta la sintesi del modo più pratico ed opportuno per poter colla parola. e coll'esempio coltivai'e e crescere nel soldato e virtù più sopra enumerate. Lo studio e la conoscenza degli uomini sotto i.nostri ordini non possono.effettuarsi senza un conveniente contatto tra il superiore e l'inferiore; questoavvicinamento,usato con retto criterio e con saggezza, sarà quello che dovrà dare i maggiori frutti dell'educazione morale. E pregiudizi9 dannoso quelio di tenersi lontano quanto ·è possibile da' nostri dipendenti per meglio garantire la nostra autorità; la stima e la fiducia dei nostri inferiori non si acquistano senza una fondata reciproca conoscenza, ed il superiore che sa di essere stimato non deve mai temere di comprometLere la propria autorità avvicinando i snoi dipendenti . L'istruzione morale potrà anche impartirsi al soldato con speciali conferenze ed i temi potranno essere molti fl svariar.i; non saranno però tanto facili quanto importa che essi sieno semplici, opportuni ed utili, ed è perciò che il regolamento di disciplina affida quesla istruzione tassativamente al comandante di compagnia. Ad ogni modo queste confe"'3nze non basteranno mai da sole a raggiungere il loro sr.opo; l'ed.ucazione morale può e deve essere l'opera di tutti i giorni e d'ogni momento, perchè in ogni atto della. nostra vita militare avvi sempre qltel lato che può servire di morale insegnamento. Nel rimprovero come nell'encomio; nelle istruzioni come nel servizio; nel lavoro come nel divertimento; nella divisa come nel contegno militare; nella deferenza ai superiori come nel tratto cogli inferiori, dapertutto si troverà quel tasto che può toccare la. corda di uno di quei sentimenti che generano le virtù militari; ec~o lo studio che a noi importa di fare per regolare le nostre azinni ti1tLe in conformità del principio suaccennato, il quale trascurato, non potrebbe a meno cli recare danno a quella discipl ina morale che pur vogliamo e dobbiamo ottenere. Sviscerare in tutt.i i suoi particolari questo argomento sarebbe troppo ltmgo e superfluo·, specialmente per chi avrà già studiato
nella filosofia della. disciplina mi litare tutte le forze morali che possono concorrere al suo perfezionamento. Mi permetterò solo di ripetere che la maggior forza degli eserciti sta nella disciplina, che la disciplina agisce e domina in ragione di retta dell'autorità di chi comanda e che sarà quindi sommo dovere di noi tutti l' au mentare qnest.1 forza. d'autorità tanto in noi quanto nei nostri dipendenti affinchè nella catena. gerÙrchica possa ognuno, fino all'ultimo soldato, trovarsi al contatto con superiori che autorevoli e stimati abbiamo tanta forza da garantire la disciplina dei loro, dipendenLi. li maresciallo Marmont dice: << Il soldato deve credere nel val,ire << del suo -camerata; deve credere nel valore del suo ufficiale con« giunto all a sua maggiore esperien:ta ed isl.ruzione; deve credere (( al valore dei suo generale congiunto alla scienza ed al talento. , « È in questo modo ~.he l'armata. forma un tutto che ninna forza (< può rompere )) . Non ci sfogga quindi mai un rimprovero che avvilisca, mai un rimprovero davanti ad inferiori del rimproverato, per cui possa nascere il dubbio che egli non possegga i requisiti necessari al suo grado. Non dimentichiamo di usare in ogni circostanza i ri'guardi dovuti a qualunque grado, perchè mai sieno lesi i sentimenti dell'amor proprio e con questi il prestigio d'autorità . Nori trascuriamo mai d'impartire ai nostri subordinati le meritate attestazioni cli fi ducia, di stima e di lode, . perchè è pt1r questo un potente mezzo per accrescere il loro amor proprio e la loro forza d'autorità. Rigidi osserntori della disciplina, non temiamo mai l'impopolarità per farla rigorosamente osservare; inspirati dal sacro fuoco del dovere siamo sempre l'esempio tlell' attività e dell'abnegazione. Nella lodee nel biasimo s:iamo giusti e temperati; nelle difficoltà siamo calmi, sereni e decisi; in servizio e fuori riservali, ma a!Tabili e generosi sempre ~oi nostri inferiori e loro immancabile scudo ogni qualvolta giustizia lo reclami . Ecco come potrà essere impartita l'educazione· morale cl\e nasce dall'esempio e che per l'esempio vive e si accresce; ecco quella•vita morale senza di cui un esercì to per quanto bene e materialmente disciplinato ed istrutto, difficilmente sarà anche valoroso. A~NO
?ax,
VOI. . li.
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CO:S:SIDERAZIONJ SULLA DISCIPUNA MILITARE
più pronto e potente per garantire l' esem1zione del nostro volere e del nostro comando; se mi fosse lecito una similitudine vorrei dire . ' che essi in relazione alla massa dei soldati, rappresenteranno sempre i cerch i di una botte perchè non si sfo.sci ed i fili elettrici di comunicazione tra l'ufficiale ed il soldato. Ai graduati dedichiamo aclnnque le nostre più assidue cure; istruiamoli con cuore e col massimo interessamento; non accontentiamoci di impartire loro una istruzione ed una disciplina appena superficiale, e s·pecialmente quest'ultima studiamoci di innestarla nell'animo loro ben razionale e profonda, sicché ne nasca quella disciplina' del dovere che ad ogni circostanza valga a garantire in loro l'esempio di tutte le virtù militari. La sola disciplina. materiale arti ficiale può venir meno nelle masse al primo cessare del timore del castigo ; può venir meno al primo scontro di passioni; anche le catene della più ferrea disciplina si potranno spezzare contro l'istinto della propria conservazione quando esse non saranno ribadi te dalla forza delle virtù morali, dal fuoco sacro del dovere, dall'amor proprio, dall'esempio, dall'onore.
V. I
D1tll'eserr1pio dei JÌiù cornggiosi dipende spesse vo lt.e il destino clellc battaglie. MARMONT.
L'esempio del bene come l' esemp io del male sarà sempre una delle forze che regòlerà la vila sociale; quanto più questa vii.a sociale sarà intima e tanto più l'esempio spiegherà la sua potenza; quando l'intimi tà sarà regolata da leggi speciali per identificarne lo scopo , allo ra l'esempio sarà il motore principale di tul.le le azioni dei componenti questa associaz ione particolare. Da questa argomentazione non può a meno di nascere un pensiero sull'importanza e sul valore dei quadri nella bassa forza, nè io mi permetterò di sorvolare su questa idea senza alcu ne brevi considerazioni . · Il soldato, in tutte le circostanze più diffìcili della vita mili tare e sopratutto nei disagi e nei pericoli della guerra e quando com balle, · ha bisogno di vivere in un ambiente dove la forza della di scip lina, la forza della fiducia e dell'esempio dominino a lui tan to vicine da trascinarlo senza titubanza all'adempimento de' suoi doveri. A formare questo ambiente concorreranno in molta parte la presenza e l'opera degli ufficiali, ma per la scarsità del loro numero in confronto del loro bisogno, per l'organis~no stesso dell'esercito e per la moderna talli ca nel combattere, vi dovranno pur concorrere,· e colla m~ggiore efficacia possibile, tutti i grachtaLi di truppa. Non v'ha dubbio, i graduati nnmerosi, bene istrutti e bene educati ,costituiscono una gran patte del valore di un esercito; e quesla. loro importanza è anche provata dalle dotti discussioni fatte in Parlamento quando pel nuovo organamento dell'esercito ti'attavasi "1.1 quistione de' suoi quadri, e dalle premure incessantemente rivolte :a questo bisogno da tutti coloro che dirigono gl'interessi nostri militari. Nessu_no di noi potrà ad ogni modo disconoscere c:he nei momenti più difficili per la saldezza della disciplina militare, come nei morqenti supremi del combattimento saranno i bravi graduali che in noi fidenti ed a noi devoti, varranno come il mezzo più sicuro,
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' ,
VI. Perchè la disciplina possa dare i maggiori frutti non basta che sia impartita e' praticata nel doppio senso sovraindicato; fa pur bisogno che tanto la parte materiale quanto quella morale, mentre s'aiutano a vicenda a raggiungere il loro scopo particolare, abbiano sempre di mira come scopo ul Limo e comune la loro 1ttilìtà ,in guerrà. Quando per esempio la parte materiale si adopera perché l'ordine e l'obbedienza diventino pel soldato un'abitudine non deve essere guidata dal solo scopo che per tali mezzi l'andamento del servizio riescirà più conetto, più faci le e più pronto; ma dovrà eziandio avere di mira lo scopo ultimo che cioè, questa abitudine dell'ordine e del1'obbedienza saranno un giorno due pòtenti fattori per decidere della vittoria. Così pure quando la parte morale si studierà di innestare nel cuore del soldato il sentimento dello spirito di corpo, del dovere, dell'amor proprio, non dovrà calcolarne unicamente i vantaggi pros-
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SULLA DISCI PLINA MIC, ITAI\E
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CONSIDERAZIONI
simi e riferibili all'andamento ordinario del riparlo di truppa nel quale fior isco?o, ma dovrà vedere uno scopo u!Limo mollo più grnndo e lontano e c,o~, che questo amor proprio e questo spirito cli corpo f\ del dovere sptngeranno un giorno l'individuo cosi educalo ad atti di abnegazione e di valore, quando cioè l'onore e l'interesse del propri o paese saranno affìdati al valore dell e arlUi. .È così io reputo che de,,e essere inLosa la disciplina mili taro, nè credo che la sua prntica app licazione potra ri escire cotTCLla o veramcnLe ·pro ficua se non . ' allorquando anche nei gradi meno elevali della gerarchia militare essa sarà studiata, compresa ed appli cala con siffaui sentimenti. Quanto più si fanno lunghi i periodi di pace e tanto più si cado nel pericolo di trascu rare il vero scopo dell 'esercito. Il: un feno meno doJo1·oso ma pur troppo vero: coi lungh i anni di pace facilmente le nostre preoccupazioni od il i1ostro la,,0 1·0 tendono a limitarsi al regolare andamento di una vita di quartiere e di guarnìg~one; lo spirito mili tare si indebolisce; le vi rtù mili tari perdono del loro sp lendore; i lamenti e Je promesse fatto nelle ultime.guerre a poco poco svani- · scono, siccliè spesso corriamo fino il pericolo di disconoscere l'utile vero, pet· accontentars i di un lavoro e di una disciplina che poco rispondono ai veri bisogni della guerra. Per carità di patria g.uardia~ moci da questo sonno velenoso, e sia nostra arma per combatlerlo vittoriosamente, l'idea, che ogn i nostra azione diretta ad istruire ed educare il soldato abbia sempre per ultimo scopo lei .ma iit-ilità in, guel'ra.
VII. Quando si è fatto 11n O!!Crcito si ù rruasi fatta una Nazione. 0ECR1ST0FORIS.
~on si può a meno di misurare con compiacenza il lunao cam. o mrno percorso dal nostro esercito sulla strada d·el progresso: o siccome noi tutti vi abbiamo portata fa nostra pietra, godiamone pure, ma non per questo illudiamoci di avere compiuta l'opera nostra. Noi abbiamo è. ben vero un esercito fornito di pregevoli elementi e 1,t sua onrnnizzazione va orini rriorno mirrliorando,· l')t, •
V
I')
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ma egli ha pure una esistenza mollo recente, stata varie volte sconcertata nel suo svil uppo dalle vicende inerenti nel una nazione, che sorge nuova in brevissimo tempo dalla annessione di parecchi Stati differen ti per abitudini, per educazione, per si stema di ainministra.zione e di governo, differenti insomma per difeui e per virtù .. Urge adunquc imperiosamente che una saggia e severa disciplina identifichi e moralizzi cogli stessi principi i le nostre aspirazioni e le opere nostre, sicchè più fac.ilmente possa questo esercito garantire l'unilà 'la grandezza della Patria. Il nostro eserciLo è figlio di una nazione che giovane, fort.unala, d' indole fo rse troppo ottimista e confidente nelle sue virtLl, rifugge da severe meditazioni, ed anche le svenlure di altri paesi a lei vicini non valgono a persuaderla , come snrebbero necessari seri sac!'ifìci per scongiura.re in tempo le sventure che a lei pure potrebbero toccare. Il nostro esercito, specchio di silTaua nazione, egli pure è virtuoso e capace dei più grand i sacrifici; ma non è, come sarebbe necessario, ab itualo a considerare bastantemente l'importanza della sua missione, della sua responsabi lità, e dei preventivi sacrifici ·Che gli incombono per assicurarsi la villori a nogli eventi di una guerra . Queste nostre Lendenze,queste nostre pecche bisogna combatterle, bisogna correggerle se non vogliamo vedere verificarsi quelle scia· gure, che ora rifugiamo fino anche dal considerare, perchè il loro pemiero troppo ei a1:cuora. Se pertanto è obbligo della nazione il considerare come convi ene l'importanza somma della difesa nazionale e provvedere, per quanto a lei spetta, che le sue forze di guerra. acquistino quell'incremento -che basti a renderla rispettata e temuta, a noi tutti formanti parte dell'esercito, pel sacro impegno che ci siamo assunti, incombe l'obbligo di cooperare in modo , che questa forza di guerra raggiunga la massima potenza ed il massimo valore. Pensiamo sempre che di questa potenza e di questo valore non potrà essere madre che la disciplina, quel la disciplina, che come nostra. religione, deve da noi colla parola e coll'esempio esser infusa piena di vita nell'animo di quelle masse, che dovranno un giorno in noi fidenti e da noi guidale, rispondere alle speranze ed alla fiducia del Re e della Patria . Non· dimentichiamo finalmente che il nostro paese vede nel suo
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CONSIDERAZIONI SULLA DISCIPLINA MILITARE
esercito una scuola di moralità, e la fonte di quei sentimenti che devono col tempo formare il carattere della nazione . Non perdiamo di vista questa importantissima meta perchè è pur questo uno dei nostri più grandi doveri. Tocca a noi che portiamo appunto la divisa del dovere, dell'abnegazione, del sacrificio, dell'ordine, dell'onore, del rispetto a tuuo quanto vi ha di più virluoso nella vita sociale, tocca a noi ad innestare nel cuore della gioventù destinata alle armi quel carattere, che solo può essere garanzia vera dell'unità e della grandezza del nostro paese; « cli quel carattere {dice Samuele Smiles), « che vem sintesi di tv,ue le virtù oivili e rY1;ilitcwi, è il solo tesoro che « maipotràdivenireprecla di qualunque potenza·vitto,riosa. e che comi~ << faro soprannaturale varrà sempre a salvare il paese anche nella « più avversa fortima ». ·
IMPRESSIONI MILITARI DI VIAGGIO JN
SVIZZERA E GERMANIA
I. S.
DEL F RATE
Tenente Colonnello CaMlteria.
Lug,ino. _ Bollinzona. - Il San Gottardo._ - Una secluta di tiro a Lucerna e il fucile a ripetizione. - Jmpressioni sull'esercito svizzero.
Nei mesi cli ao-osto e settembre del 11883 intrapresi un viaggio. di o breve durata, in Svizzera ed in Germania, nel quale mi proposi un triplice scopo: conoscere cfa vicino l'esercito germanico, visitare i campi ùi battaglia ove qLiesL' esercito mie tè tanta gloria e far qual eh~ pratica di quella difficilissima, bella e forte lio~u~ t~clesca che s1 dura 1anta fatica ad apprendere nelle scuole e dai hbn. Dare qualche cortto agli illuminati lettori della Hfoist(i di quanto ho veduto per un concorso di fortuite e fortunate drcostan~e,_ de~ stare maggiormente il gusto dei giovani ufficiali per codesti v1agg1 all'estero cotanto islrutti vi e tessere sulle cose vedute qualche considerazione relativa alle condizioni del nostro esercito è il fine cui ·tende questo breve articolo. 'f
** A. Lugano ebbi una bella soddisfazione : quella di sentire lodati i nostri tiratori italiani. Era appmlto finito il Liro e ancora restava qualche cosa della effervescenza da esso prodotta. Non fummo i primi I non monla ..... a poco a poco si raggiungono le più
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[Ml'RESSIONl )flLI'l'AlU DI VIAGGIO
alte vette e nelle future gare internazionali, se l'istituzione dei tiri prov inciali prospel'erà, non v'ha dubbio che ne ricaveremo marrgiore onore. In tutti i modi è d'uopo cctncellare l:t falsa taccia "'di poco belligeri che ci hanno affibiato, e vi riusciremo esercitandoci molto perch·è gli Svizzeri ed i Tirolesi, loro degni competitori, tirano molto bene ed banno un'arma formidabilmen le gi usta. Il viaggiatore, che ha tempo, si ferma , con interesse, qualche ora a Be!linzona e, se è mili tare, studia la buona posizione che sbarca la. via del Gottardo e fin dai remoti tempi era considerata la chiave della valle del .Ticino. La ciWt conserva anche oggidì un'ammirabile impronta medioevale e notevo li qualità difensive. Tuttora si ergono superbi i suoi tre castelli di Uri, di Schwitz e di Unterwalden. dai quali i rapaci balivi di quei tee cantoni, tanto teneri della lor~ libertà, opprimevano, senzR compassione, i popoli del Ticino loro soggelli , sicchè ne nacquero sanguinose rivolte e più sanguinose l'epressioni. Q1,1ei sciagurati tempi s.ono caduti in oblìo l un vincolo di amistà e di fratellanza unisce oggi gli Italiani dell'alta valle del Ticino ai Tedeschi e Francesi che occupano gli altri versanti delle Alpi è la Svizzera, pegno di pace Lra i popoli, impiega la sua atLi vi Là a sviluppare le sue industrie sempre più fiorenti. Fino ad Airolo. proprio ai piedi . del San Gottardo , ti riscalda e .sorride sole e .:ielo italiano e senti la. nostra dolce favella. Troppe memorie militari sono annesse a quel colle perchè un soldato passi oltre senza visitarlo. Del resto è impresa da poco. Cinque ore di buona sctlila sulla via postafe menano all'antico ospizio, il cui possesso fu ta.uto disputato da Italiani, Svizzeri, Francesi, Russi ed Austriaci, ed altre tre ore di buona discesa lungo Ja rnmorerrrriante · valle di una delle Reuss, conducono il buon camm inatore, ristorato da quell'aria purissima, ad Hospenthal in ·pieno e pittbresco villaggio svizzero. Di qui al passo del Furka non è molto il camm in o. Ravv i" la posta e con questo mezzo o meglio a piedi, consiglio la bella gita a quei miei colleghi i quali percorreranno la libera Elvezia. Essi saranno 1;icompensat! dal la vista di due tra i più bell i spettacoli della natura, quello dei 1nonti giganti delle Alpi Bernesi con le cime nevose del lWul.Lerhorn , della J'ungfrav, del Finsteraarhorn e poco più in giù, quello ancorn più meraviglioso del ghiac.ciaio del Rodano, d'onde esce il potente fiume francese. Nell'agosto <:.1
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IN SVIZZERA. E GERMANIA
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e sHttembre questa strada è popolati ssima. Famiglie inglesi in carrozza, fam iglie tedesche a piedi col lo ro zaino sulle spalle, la percorrono . Ahimè! nelle mie escurs ioni alpine ove le intrèpide giovinette del settentrione mi lasciavano indietro, ho cercato invano i miei connazionali! Ai mon ti, ai monti, Ilal ian i, a rinforzare la fibra resa molle dal dolce Sud - Sempre più in alto, sia la nostra impresa morale e fisica I La gita a piedi non dovrebbe arrestarsi qui. Ch i vuol veclare uno dei più belli e selvaggi spettacoli dell a natura ritorni dalla Furka, con la posta, ad Andermall e percorra a piedi il tratto d,t Andermatt a Goschenen, seguendo il corso della · Reuss le CLlÌ romoreggianti cascate hanno scavato la via nella dura roccia. Quei vapori che si sollevano daJ fondo battuto cle!le acque, quelle colossali pareti scabre 1 ed a picco, qu':}gli eno rmi mass-i che sembra debbano ad ogni istante piombare nell'abisso, quei panorami nuovi ad ogni svoltar delle vie, talvolta di repent_e svelati dallo sparire delle fo lte nebbie, fan credere di essere nel mondo dei sogni e non si slupisce se i superstiziosi montanari, or non è gran tempo, si facevano il segno della croce e narravano, di ritorno alle loro case, paurose storie di coboldi e di fate. Il soldato non può a meno di arreslarsi riverente dìoanzi al ponte del Diavolo. · Costà i Francesi vi.nsero due aspre giornate; .onore alla virtù guerriera! forti animi e tempre robusle furono quelle che seppero battersi e vincere,in rri.ezzo a quegli aridi dirupi, ed in condizioni tanto sfavorevoli che, se non fosse storia provata, ·parrebbe !avola. 'I-
** Nella bella Lucerna, sulle ineantale rive del lago dei Quattro Cantoni, ·vidi, per la prima volta, milizie svizzere. Bei sold,tti per mia fe' , a lti e robusti! L'uni forme , senza essere esteticéunente bella, è molto comoda, fati.a senza risparmio ed ha per caratteristi.ca principale la solidità. Visitai il bel quartiere di fanteria ove esiste una istituzione analoga al la. nostra scuota centrale di Parma. Colgo qui l'occasione di salutare e ringraziare quei valenti e colti ufficiali del corpo d'istruzione che vollero Lutto farmi vedere e tutto spiegarmi.
IMPRESSIONI MILITAln DI VIAGGIO
Ne ricavai l'impressione che nei varii corsi si impartisce una seria e positiva educazione mii itare e che nulla è risparmiato per ottenere lo scopo. Jl sistema svizzero cli tenere pochi uomini e poco Lempo souo le armi permette ch'essi siano ben pagati. In relazione alla parsimonia dei grandi eserciti vicini il soldato svizzero nuoLa nel lusso, basti il dire che ha un rancio eccellente, con oltre 300 grammi di carne, una lira di paga giornaliera ed, almeno nel quartiere di Lucerna, perfino i letti elastici. Fui invitato anche ad assistere ad una lezione di tiro cliret(a da un capiLano. I tiratori, i quali erano Svizzeri francesi,si muovevano con molta svellezza e sparavano i loro cinque colpi con risultati veramente ottimi, anche alle distanze di 300 e 325 metri, la maggior parte colpendo sempre il bersaglio e facendo da H a 113 punti . Assistendo a questa seduta di tiro rimasi sempre più confermato nella buona opinione che già aveva del fucile a ripetizione, il quale sarà,senza dubbio, !'arme dell'avvenire. Così potesse la mia debole voce sollecitarne la rapida introdutione,presso di noi, almeno per le truppe alpine e pel' i bersaglieri. Non spaventi il poco peso maggiore, il fuci le è bene equilibrato ed iò, che non sono un gigante, trovava poca fatica a maneggiarlo . Del rèsto, se svantaggio v'ha nel peso, lo compensa il minore rincnlo, sicchè la recluta ed anche l'anziano, tirano con maggior confidenza e minore apprensione fin dal principio. Col fucile svizzero si mira con facilità, ed a questo proposito, mi sia concesso notara essere, negli alzi dei fucili, il meglio nemico del bene; per me una tacca approssimativamente giusta, ma abbastanza larga, perchè l'occhio vi si riposi facilmente sul fondo, val meglio dì una tacca studiata molto matematicamente,la quale ha questo inconveniente: che la maggior parte dei soldati non è buona di farvi passare la visuale. A Zurigo ed a Basilea ebbi occasione di vedere varì riparti di soldati svizzeri di naziona!itit tedesca; l' impressione vantaggiosa rimase pur sempre e la constato perchè mi avvenne di sentire parlare, con troppa leggerezza, in Germania, in Francia e talvolta in Ita lia dell'esercito confederalo. Composto di uomini robustissimi, armato dell'onimo Wetterly a 'ripetizione,' fornito tli ufficiali permanenti distinti, animato da ~m fiero patriottismo, questo esercito,che con la
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IN SVIZ7.EUA E GERMANJA
oltre 1120,000 soldati in prima linea, può infliggere, nelle sne montagne ed anche nel piano, serie lezioni ad un avversario imprudente, il quale non tenesse il debito conto di tutti i suoi elementi cli. forza. ·
II. Berlino. - Il corpo della guardia . - Le caserme del 2• reggimento della guardia a piedi. - li casino degli ufficiali. - Le piazzo d'armi. - Lo sentinelle. - Il cambio della guardia reale.
Lo scopo puramente militare di questo scritto mi vieta di far· troppo lunghe descrizion i. La capitale del potente impero germa-nico è una stupenda città con vaste pia,,zc, lunghissime e larghis-sime vie, magnifici palazzi, innumerabili caserme, moltissime nu-diti.l statmirie maschili, una popolazione immensa accigliata e seria,. un turbine di ferrovLe, di tra,mways e di carrozze, un'enorme qnantiLà di gendarmi a piedi ed a cavallo e di belle fanci ulle dai capelli·· biondi, dalle rosee guancie e dall'aspetto poco severo. Il cielo non ne è ridente e l'attornia una vasta n1onotona pianura, in parte incolta e sabb iosa, sulla quale grandi 1noliùi a vento stendono mestamente le lunghe braccia. Com'è naturale la mia attenzione si rivolse ben presto ali' esercito, il ct1i serio contegno e la tenuta in;eprensibile sono al dissopra di ogni elogio. In Berlino tien guarn igione la maggior. parte del corpo della, guardia cioè il 2°, 3°, 4° reggimento della.guardia a piedi, i reggimenti di cavalleria dragoni, ulani, coràzzieri della guardia) guardie-· del ~orpo ed ussari. Senza dubbio il corpo della guardia è magnifi- . camente bello. Sebpene in guerra non adempia lo scopo speciale di essere tenuto come riserva, ma ·venga adoperato come tutti gli altri, esso è u·n corpo scelto reclutato fra i piµ robusti e più alti uomini di tutte le regioni clell' impero. La statura minima per potei:e appartenere è di 11,70 centimetri. Molti, forse, si son formati l'i dea che il soldato tedesco sia qualche cosa cli ruvido e di feroce~ o di esteticamente brutto, come apparivano a noi i Croati ed alt.re-·
IMPRE SS IONI .Mll, l'l'ARl DI VIAG(l[Q
stirpi guerriere dell'Austria. NienLe di tulto questo . Quei soldati vestiti con tutta proprietà e molti quasi con ri cercatezza {percbè è permesso alla truppa di fal's i far abiti di panno fino, sempre quando non si altel'i il tagl io o non si cambi il colore) hanno in generale faccie rubi conde, paffute ed oneste ed un·espressione di dolcezza e di bonarietà che li rencle simpatici. Fieri cli appartenere acl un corpo scello, essi marciano per le vie od iso lali od ingruppi, con scioltezza e vivaci Là e rendono, con matematica precisione, gl i onori a ch i son dovuti. Degli ufficial i veduto uno, son veduti Lulti. Alcuni di gigantesca statura, tull.i o quasi Lutl.i alti , compostissimi nella severa lunga tunica, a.dallala alla vita e con alto colletto dritto, pro cedono con passo per lo più celere .e maestoso, quale si addice agli ufficiali° della mona1·ch ia la pitì militare del mondo . È diffici lissimo vedern e nei caffè o nelle birrerie ed è quasi impossibile vederne negli omnibus, ovvero nei tramways, sebbene questi ultimi ,siano clec.enlissimi. GI i uffi ciali,cbe hanno mezzi, vanno in cn rrozza e gli altri percorrono, a piedi , le non lievi distanze che vi sono tra un punto e l'altro della vastissima città. Dei caffè e delle birrerie fanno a meno, senza fati ca; perchè passano la maggior parte del loro tempo disponibile, nei circoli, bene organizzati, posseduti da ogni corpo, i quali hanno la denominazione speciale di casino . )f.
** Una domenica mi fu concesso di visitare la caserma ove alloggia una parte clel.2° reggimento della guardia a pi edi. Nel vestibolo del corpo di guardia rimasi colpito dalla vista delle tavole di marmo su cui son scolpiti, in lellere d'oro, i nomi dei morti nelle ultime campagne. Sopra i nomi vi è l'inscrizion e: MLT GOTT, FUR K ONH,· UNO VATEHLAND STARUE~ DEN HELDENTOD
Con Dio, pel Re e pe1· la patria mori?-ono la morte degli ero'i.. . Io non ho potuto Lrattenermi dal pensare che molti dei nostri Teggiinenti potnebbero form; r.si delle tavole; in cu i fossero segnali i nomi dei gloriosi caduti nelle guerre d'indipendenza dal 4848 al
IN' SVIZZERA E GERMA NIA
~870. [ reggimenti che non presero par-te a quelle baLlaglie, potrebbero raccogliere i nomi degli spenti nelle dure lotte del brigantaggio o negli alti di abnegazione e coraggio compili in casi di epidemia, di innonclazioni , di terremoti o cl'incendii che sono tanto frequenti nella storia del soldato italiano. Infin1} ai reggimenti nuovi l'avvenire fornirà ampi e occasion i di acquistars i questi onorali trofei. Né il dire che non abbiamo il sistema regionale può impedire che si adotti la pia costumanza; perchè un corpo il qual e lascia una guarnigione per un'altra, ogni tre o quallro anni, può, senza gravi inconvenienti, aggiungere al suo grosso bagagl io una 9 due tavole gloriose, che si possqno fare con materiale meno pesante del marmo. La stupenda iscrizione cui 110 accennato è su tolti i monumenli fun ebri e lo migliaia cli croci semiùale sui campi di battaglia di Weissem bu rg, Worth, Spicheren. Colombey, Gravcllotte o Saint Pri vat. In Gern1ania si stiniò mi gliore che ogni reggi menLo pen sasse a rendere degni onori ai suoi cadu ti proprio su l luogo della maggior strage. 1·effetto morale è immenso, indescrivibilmente maggiore di quclloprodo1to dagli ossarii monumentali. Tra Worth , Elsasshausen e Fi-oschwciler le croci ed i tumul i indica no ancora chiaramente il procedere t'lella haLtaglia o le sue tappe più sanguinose. Nei quartieri prnssiani da me visti i soldati hanno camere ore i letti sono sovrapposti a due a due come le cabine in una nave. Ogni uomo ha nn armad ietto che può chiudere a chiave e dove può tenere anche oggetti di sua privata proprietà. Questo è 1111 vero lusso, in confronto Qel nostro soldato il qual e dispone del puro spazio ove mettere lo zaino ed è ten uto con rigidezza spartana · privo di ogni comodi tà, perfino cli un catino ove lavarsi. A questo proposito, in nomo dell'igiene e della pulizia, credo opportuno esprimere qui il desiderio che in ogni q11articre venisse, almeno -ad ognr due uo mini,dato un piccolo bacino di metallo, che si lascerebbe poi ai reggimenti i quali ·daranno il cambio . Sarebbe cosi reso fac ile ai soldati di lavarsi al mattino e non si vedrebbe più la sconcezza· di vedere adoperata a tai uso la stessa gavetla. L'ufficiale che mi accompagnava ebbe la gentilezza di farmi vedere le cucine e di dirmi che in lutti i nuovi quartieri di cui vaco·prenclosi la Germania erano le stesse. Piccole e proprie, esse sono
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IMPUESSIONI l'llILlTARI DI VIAGGIO
.munite di marmitte di più dimensioni, fatte secondo gli ultimi sistemi, che permettono il minor consumo della legna e la miglior .cottura del rancio, mediante la concentrazione del vapore. Trovai ammirabile la pulizia dei cucinieri, con grembiale e ber;reai bianchi come ta~ti cuochi d'albergo e molto gustosa la zuppa ··che era distribuita allorn allora. Anche i sottufficiali hanno il loro casino con stanza di lettura, da giuoco ~ p.er la mensa. Si dice che anche la Germania scarseggiadi . sottufficial i. In quanto a me, sia in Berlino, sia altrove, ne ho ve. dul:i mol.Lis:'l imi, i quali dovevano essere molto anziani perchè deco.rati delle medaglie commemorative delle guerre contro la Danimarr-a, l'Aus1ria e la Francia. L'ho notato tanto più ch'essi mi richiamavano alla memoria il tipo dei nostri antichi sottuffici~li, oggi quasi del tulto perduto e che pure aveva il suo valore. Temerei di di lunaarmi troppo più che non mel permeLta lo spazio concessomi nella rivista .. se anaJ izzassi,minutamente,le condizioni dei sottufficialiin Germani~ in r-onfronto· dei nostri. Però giuslizia vuole si dica che il recluta, mento più facile dei sottufficiali ed il loro restare sotto le armi dipendono anche dal fatto che la nazione essenzialmente militare cir-conda il loro modesto grado di mollo rispetto.
,,. ** 'Nel quartiere di Berlino ed in altri che ho visitato, i comandanti --di compa~~ia possono dirsi felici: hanno i locali occorrenti per i .. loro uom11~1, per le scuole, per le riviste e non meno di tre stanze per i loro magazziJ i dove stanno gli operai militari che lavorano . per loro conto. Come dovrò più volte osservare nel corso di queste note, il grado di "· C~~~n~a~le di com~agnia è ~ol~o rispeUato in Germania e lo spirito d: m1z1at1va nonche quello d1 giusta divisione del lavoro comincia .ad alitare possente anche sopra questa piccola unità tattica ed am; ministrati va ornai tanto importante. Così il capitano non vede facilmente cambiati i suoi ufficiali ed i suoi uomini secondo la volontà di un potere centrale animato da · ottim.e intenzioni che producono poi a lur~o/4:ndare i più perniciosi ,.effetti. Ed essendovi stabilità, il fapi tano lavora con vera passione
IN S\'IZZEUA E GEUMANIA
tanto più che sa di coltivare un albero il quale gli porterà i suoi frutti G Ii porterà proprio ·a lui. La divisione del lavoro rende facile a.I furiere il disimpegnare delle sue incombenze. Questo feldwebel ha allato il vice feldwebel, il quale è specialmente incaricato della disciplina; ha un sot.tufficiale che risponde del magazzino vestiario, ne ha un altro che ha cura e risponde dell'armamento ed on lerw che. risponde ed ha curn degli oggetti di proprietà dell.o Stato. Essendovi il solito discenlramento, i furieri hanno da fare col solo capitano e col zahlmeisler o contabile del batLaglione e non sono sottoposti alla triplice e collaterale azione della maggiorità, come è intesa presso di noi, dell'amministrazione e del comando di compagnia. ~
** Il casino degli ufficial i del 2° reggimento della Guardia, senza essere splendido, è bello e forn ito d'ogni comodità. Si compone di più stanze per ioilette, per giuoco, per lo studio e di una grande sala pel pranzo comune. In una delle stanze vi sono i ritratti degli ufficiali morti combattendo e quelli dei successivi comandanti di reggimento onorari i ed effettivi. . \ L'isLituzione dei casini è troppo conosciuta da chi si è occupato, anche per poco ,dell'esercito germanico,perchè io mi vi trattenga di mollo. Essa, retta da minut~ ed osservale regole, mantiene vivo e strellissimo il senso di cameratismo tra gli ufficiali. Anche nelle città più popolate e ·che offrono più distrazioni, gli ufficiali non abbandonano il loro casino ove trovano economia e mezzo di istruirsi, molta rispettabi li tà e cari e gioviali compagni. Merita di essere particolarmente studiato .il modo con coi gli ufficiali superiori si contengono ip. questi ritrovi e questo modo è tale da togliere ogni imbarazzo, ogni soggezione ai loro giovani camerati, i quali però, è giusto il dirlo, sia. per l'indole loro e della nazione, sia per l'educazione militare già ricevuta, non si permettono mai famigliarità o mancanze di riguardo,che in breve riuscirebbero dannose alla disciplina. · Reputo non pratica, presso di noi, l'istituzione dei casini al modo german)co, ma constato con piacere che molti nostri reggimenti si
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sono formati dei buoni circoli i quali durano,da anni, con generale soddisfazione e peregrinano con essi, e che in molte guarnigion i si sono costituiti splendidi circoli militari. Una bella abitudine cho parmi si poLrebbe trapianLare da noi sa-: rebbe quella ben nota ch e lia il nome caratteristico di Licbesmah l cioè pranzo d'amore. In Germani a (almeno così mi si dice) una voi La il rnese tutti gl i ufficiali di un reggimento , sian eless i ammogliali o no, sì trovan o riuniti alla mensa comune. Non potremmo farlo noi pure, se non ogni mese, almeno da Lre a quaLLro volle all'anno? Ciò sarebbe tanto più utile, in quanto che i nostri urficiali non sono obbligati alla mensa comune come i tedeschi . Mi paro che con quest'uso si restringerebbero; sempre più, i vincoli del cameratismo i quali sono necessa ri, anzi indispensabili, nella gran famiglia militare e ne crescerebbe l'affiatamento tra i varii gradi. · Kel casino degli ufficiali tedeschi frequenlano anche i porteple /ahn1'ich, giovan i che aspettano il post.o vacante per essere promossi ufficiali, e persino gli avantageurs cioè quei giovinetti che si arruolano come soldati , aspirando a divenire portepée (ahnrich e quin~i sottolenenLi , anzi i p01·tepée fiihntich pranzano con gli ufficiali. di cui così cominciano ad apprezr.are cd imparare i costumi e le abit udini . D'altra parte gli ufficiali hanno il mezzo di conoscere a fondo quelli ch'essi dovranno giudicare e con voto sovrano, se siano degni di far parte dell'ufiì ciali fa del reggimento, anzi dovrei dire dell'ufficialità dell'esercito: perché un aspirante ufficiale non ammesso in un reggimento ha poca probabilità, per non dire nessuna, di essere ammesso in un altro . La sceltezz:t del corpo degli ufficiali prussiani dipende, in gran parte, certamente, da questo rigoroso modo di ammissione. « È difficile essel'Oammesso nel corpo degli ufficiali, mi diceva « un colonnello, ma quando uno riesce vi entra trionfal mente, certo « di essere conosciuto e.stimato dai comp~gni e cli averne superato « la piu severa delle indagini, non solo nella breve vita militare ma « anche in quella privala ,, . Ma il sistema prussiano non è facilmente imitab ile per tulio e non è priYo cl'inconvenienti. Non è imi Labile perchè in nessun allro paese il grado di ufficiale è circondato cli tanlo prestigio e di tali privilegi come in Prussia; e quindi in nessun altro paese vi ha una
I:N SV IZZERA E GERMA NIA
così gran quantità di giovani che indossano con vera passione l'uniforme dell'ufficiale. Non è pri\•o cl'inconvenienti perché, in causa del sistema regionale, vi sono dei reggimenti che hanno belle guarnigioni ed altri che vivono sempre in piccole città cli 3° e 4° ordine, per lo più di rigido clima. Per quanto amore per il grado di ufficiale si senta. in Germania, è naturale che mentre nei primi i candidati fioccano, nei secondi se ne difetLi . Con tutto ciò anche. nei reggimenti, ove si scarseggia di ufficiali , dovendosene nominare, non si passerebbe sopra ad una sola formal ità e si darebbe inesorabilmente la palla nera a quel candidalo che non soddisfacesse a tutte quelle condizi oni di onorabi li Là e di educazione che si pretendono , a giust0 titol o, da chi del'e apputenere al corpo degli ufficiali. Jf.
** Durante il mio soggiorno a Bel'lino, gran parte della truppa era fuor di città per le esercitazioni tattiche, non pertanto vidi manovrare l'arti gli eria e Ja cavàlleria in grandiose piazzo d'armi, di cui noi non abbiamo quasi idea fuorchè in alcune guarnigioni come quello di Milano e Verona. A Berlino non ve n'ba mica una sola, ciò sarnbbe mol lo scomodo e farebbe perdere tempo . In German ia si sa che tre anni passano presto, si vuole impiegare tuUo il tempo disponibile per l'istruzione e non par mai sufficiente. Si ha l'Exercwr Platz del Kreusberg che è un rettangolo irregolare, il quale ha per lo meno due chilometri di lato, la Pioni er Ubiingsplatz (per le esercitazioni del genio) che si trova al sud dell a città, la grande piazza d'armi della cavalleria al nord-ovest, vicino alle grandi caserme Seicllitz, ed un'altm ragguardevole presso la stazione del nord. Le piazze d'armi sono perfettamente piano ed è agevolo rendersi conto della facilità con cui la truppa può essere esercìtata nella marcia regolare. In molte nostroguarnigion i cioè riesce impossibi le. Quindi gli ufficiali esteri ,che assistono alle nostre grandi manovre,non devono essere troppo severi se non vi è matematica regolari Là nello parate, sia per questo motivo, sia perchè la vivace indole italiana non si presta, come la tedesca, all'immobi lità ocl ai moYimenti rigiclamente esatti. AN~O XXIX, VOL, U.
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Nella piazza d'armi presso il Kreuzberg vidi eseguire esercitazi oni d'artiglieria per batterie. l\on potei avvicinarmi di troppo , perchè un gendarme a cavallo, accortosi ch'io guardava la manovra con qualche attenzione, m' invitò, con modi cui non si replica, ad allontanarmi.anzi ad uscire dalla piazza d'armi. Vidi manovrare con scioltezza e precisione, ma non mi parve di aver notalo oran differenza da quanto fa la nostra brava artiglieria con la qual; ho avuto il piacere di manonare, mC1lte volle, ai campi ed alle grandi manovre, in terreni diffi cili e rotti e cli ammirarne la celerità e l'arditezza. A proposito della espulsione dalla piazza d'armi, mi viene in pensiero ch e da noi si pecca in contrario senso; e per tema di uscire dalla legalità, tolleriamo che una quantità di fa nnulloni venerano a cacciarsi fin sollo il naso degli istruttori . E non è a dirsi co~ e ciò disturbi gl'istruLlori stessi, i soldati in general e ed in particolare le povere reclute . Da quell 'immediato contatto con i suddetti fan nulloni pare non vi guadagn i nemmeno la ris1)eLLabililà di cui deve è>rrodere qualunque esercito, sebbene di uno St::tlo, la Dio mcrcè, retlo con formo costituzional i. Sarebbe prop1·io impossibi le esercitare un po' di polizia nelle piazze d'armi quando vi è la truppa e meuervi delle tabelle di legno su cui fosso scritto che dm:anle le istruzioni non è permess_o cli avvicinarsi? Da noi si spingo la longaminilà perfin o a permeLLcro il li bero commercio cli frulla acerbe e cli liquori perniciosi. Nelle occasioni in cui bo potulo avvicinarmi ai varii riparli, e furono mo lle acl onta dei gendarmi, ho potuto ammirare il pro · fonclo silenzio in 1;ui sta. la truppa anche quando è sul riposo . Non avviene così ?he clove sono più compagnie o bauaglioni, centinaia e migli aia d' uomini parlando a bassa voce, formino un gran rumore che distrae l'attenzione e menoma la seri età della manovra . Vidi ancora un altro buon uw in Germania ed è quello di. non ripetere mai su bi to un movimento sbagliato; non si sentono quindi gl'isLrnU01·i di lrnppa ed anche ufficiali inferiori e superiori, dare due o tre volle i comandi di allenti e ri poso, di desLr' l'iga, di spail'armi ecc., ecc., quasi fosse ammissibile che il movimento non si pos,m far' bl~ne altro che la seconda volta.
sv1zzÉn,1 E
GEIU!ANIA
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Ho già detto ch e il _corpo della · Guardia (i l quale è un piccolo esercito che ha nove reggimenti di fan Leria, oUo di cavalleria, due di artiglieria da campagoa , uno di artiglieria da fortezza, un battagl ione del genio ed uno del treno) è stupendo per la scelLa degli uomini e per la ten nla. È degno di nota il conlegno o per così dire 'la posa del soldato di questo corpo in faz ione. Io non mi stancava di ammirarlo! Egli sla disinvollo, sul riposo, col fucile su l'una o sull 'allnt spalla, la canna in alto, stretto all'impugnatura; ovvero sul braccio destro, con il calcio dietro il gomito, canoa in alto e la bocca verso terra. Il braccio che non ha il fucile pende naturalmente, ma il piu dello volte è un po' incurvalo co n la mano arrovesciala sull'anca o tenuta dietro il dorso, lr. gamba sinistra o destra, è spinto. fieramente, innanzi. Quesla posizione, eh' io .chiamerei di fiero, soldaLesco e soslenuto riposo, non togl ie al soldato cli n.ddimostrare la sua vigi lanza ed egli lo fa voltando, di tanto in 1:uùo, rap idamente la test.a con una movenza quasi ca,denzala. Appare il superiore da Ioni ano? Ecco il nostro uomo pi·enclere la posizione di attenti e, falti con l'armri e con meccanica precisione, due o Ire mo\' imenti , presentare l'arma, qui ndi r imanere perfeltamenle immobi le. Quando vi sono due senlinelle, -come avviene dinanzi i pa lazzi imperiali e principeschi della famosa Yia Unter don Li nden, l'insieme dei movimen ti è mirabile ed è olten ulo mediante tempi ch e sono contali, a bassissima. voce, da quello dei due solclaLi, il quale vècle, per ii primo , il superiore. · Nell'esercito tedesco , innegabi lmontente pieno di sostanza, si tiene anche mol lo conto della forma esterna la quale si cerca rendere solenne e mi pare si abbia molta ragione perchò precisamente dalla forma ne esce quel!' allo senso di rispellabilità e d' imponenza che esercita un salutare influsso sulle impressionabili masse.
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Ho assistilo più volte al cambi o dei plotoni della Guardia dinanzi alla Konigl iche ,vache (Guardia Reale). Noterò che eziandio in
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BIPHESSIONI ~IILITARl Dl VIAGGIO
questo magnifico corpo non sfugge l'inesperienza di alcuni t,aiovani graduati e soldati. Molli inconvenienti di cui no i lalvolla ci spaventiamo , avvengono 3:nche nell'esercito che, per ora, è il più viUorioso e glgrioso del mondo. Non è raro ·,edere giovani ufficiali non troppo sicuri nel comandare, qualche confusione nello schierarsi e nell'ordinarsi, soldati che ritardano a venire in rango; anzi voglio raccontare ciò che segue perchè mi darà motivo ad una osservazione forse non priva d'inte- · resse e d'ulil:tit. Un giorno, data la consegna, l'ufficiale smontantesi presentò per ricondurre la guardia al quartiere, ma quesla non era ordinala, anzi il metter.si rn tre righe riuscì alquant<l lnnao e confuso; di più due uomini giunsero in ritardo con l'uniforme" alquanto scomposta. Ebbene il giovane sottotene~le non dette il minime segno d'impazienza, non rivolse rimproveri nè al soli.ufficia le, il quale non aveva saputo riunire a tempo la guardia, nè ai ritardatari, non si mise a fare il caporale egli stesso per riordinare quegli uomini, ma aspèllò con apparenle indifferenza e prese H èomando del plolone solo qnando il sottu!'ficiale glielo · presentò perfeltamente immobile e pronto a partire. Questa astensione assoluta di rimproverare i t>~raduati in presenza • di inferiori ed in generale i militari in presenza di borghesi parm i dovrebbe essere dovunqne e specialmente dove, a questo riguardo, vi sono regolamenti altrettanto buoni e belli quanto quelli prussiani. O la conformazione del là vasta e stupenda cillà d( Bel'lino lo pennetla, o siasi fatto uno studio speciale, certo è che ie sentinelle sono collocate in posizione ove dominano o figurano mollo bene. In generale i corpi di guardia hanno, in Berlino, un certo spa;,; io, sul dinanzi, rinchiuso da una cancellata. Nel centro di questo spazio vi sono su lrn righe delle aste che servono pei fucili degli uomini , collocati, in modo che questi schierandosi, in caso di bisogno, possono, in un baleno, contemporaneamente, prendere le armi (,1 J. Qui mi torna opportuno descriyere un ultimo esempio della minuziosa curn messa in ogni operazione esterna.
(1) Questa stessa preoccupazione vi è anche nelle caserme dove le ntstelliere d'armr sono ratte in modo che più uomin i in un-i sola volt.a 110,sono prender contc.mp,; rancamcnte i loro fucili.
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IN SVIZZERA F: GER:VJANIA
Chi si ferma qualche tempo dinanzi ad una di queste cancellate, non è raro che veda un soldato isolato uscire dal corpo di guardia, avvicinarsi al sostegno ove ha il proprio fucile, impugnar questo , .eseguire perfettamente il movimento di maneggio d'armi per met.terlo in spalla od al braccio, e quindi fare il dietro front (Kchrt I) e rientrare nel corpo di guardia od andarsene al passo cadenzato. Tutto ciò da solo, colla stessa precisione come se vi fosse presente i l st10 capitano o ch'egli fosse inquadrato nei rangh i.
III Weisscmlrnrg. - I vantaggi del nostro libretto fenoviario. - I campi di b:1ttaglia di Weissernllllrg. - ~lorsbronn. - Wiirth. - Speicheren. - Metz. - L'inspe1ione di hrigat,t nella piazza d'armi dii\iet.z. - Una passeggiat,t cavallo da Mot.z a Hayange,
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Da Berlino a Weissemburg feci un rapidissimo viaggio ferman,domi,solo poche ore,a visitare la bella città di Francoforte. I treni diretli germanici vanno presto, son comodi ed esatti; molti agi, a noi ignoti, esistono pei viaggiatori di 1" e :it classe ed è ammirabile i.I pet·sonale ferroviario, il quale è disciplinatissimo ed ha un aspeLLo del tutto militare, locchè non fa mera.viglia, perchè la maggior parte .-0.egli impiegati sono sotlufficiali congedati. A Weissemburg ebbi una vera fortuna: quella d'incontrarmi con un vecchio ufficiale in i·iposo il maggiore von W;.\<\' al quale mi presentai quale capitano dell'esercito italiano e ne ebbi, come dovunque dagli ufficiali germanici, lieta accoglienza. Qui è d'uopo che apra una parenlesi per n-0lare che noi ufficiali ilaliani abbiamo un van}aggio che ci è invidia.lo da tutti gli altri: quello del nostro libretto delle ferrovie, il quale oltre la benefica -riduzione di tariffa, ha l'utililà speciale di servirci come. sicuro passaporto e di farci riconoscere per tutto. Il t'itrntLo , la firma e il bollo del Ministero costituiscono un tal cumulo di prove che tutti ci riconosc?no per quello che siamo e non .temono di aver da fare con cavalieri d' indnstria o peggio. Dalla posta di Berlino e da quella di Metz mi furono consegnati dei va1
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lori, senza altro, sulla presentazione del libretto. Certo io devo ·all'autenticità che mi dava il mio libretto se, subito riconosciuto nella qualità di capitano di q.n esercito amico, fui ricevuto e trattato, senza diffidenza alcuna, con l'alto senso di cameratismo mili tare, che altamente distingue la prode e colla uffici alità dell'esercito tedesco. '/,
** Weissembnrg, la piccola città, chiave dell'Alsazia perchè posta tra i Vosgi , i monli Haardt., il Reno e la Lauter ha meno di 6000 ahi-
tnn ti e nulla di notevole. Troppo son conosciuti gli eventi dell.a giornata del 4 agosto ;I 870 perchè io mi vi arresti: basta aprir bocca con un testimon io del combattimento (e ve ne sono molti) per avèr chiara certezza tanto della inconcepibile negligenza dei Francesi come del loro valore. Quando il ge;ierale Bothrner giunse , coll'avanguardi!\ del 2° corpo bavarese,in faccia a Weissemburg; verso le nove del mattino, le case della piccola città erano ancor piene di ufficiali francesi, tra cui lo stesso generale Douay, méntre la truppa si apparecchiava, lranqnillamenle, il caffè del mattino e quando, verso il mezzodì, tre corpi d'armata spiegarono e lanciarono le potenti loro forze contro quella debole divisione francese di 1·1 battaglioni,. essa oppose un'accanita resistenza e sfruttò sino ali' ultimo i van· taggi della sua posizione, i quali davvero erano eminenti . Onore ai prodi d'ambo le parti! Il massiccio castello di Geissberg ed i suoi dintorni coperti di tombe, formano un degno prologo alla grande epopea guerre,ca. Un profondo senso di rispetto e di venerazione fa battere il cuore ad un soldato presso tante ossa di valorosi, i quali caddero comballendo per la patria loro. · Dopo aver visitato il bel casino del 60° reggimento , ove fui ricevuto colla più cortese ospitalità, partii da Weissemburg per visitare il campo di battaglia di Worth. Sceso alla stazione di Walbourg percorsi a piedi uno di quei fitti boschi,che furonotanto fa tali ai Francesi, ai quali coprivano i movimenti del nemico, e dopo dne ore di gradevole passeggiata su belle strade, fiancheggiate da piccole e pulite case coloniche e da giardini pien i di fiori, giunsi a Morsbronn,. ove si erge il monumento elevato dai Francesi alla memoria dei _prodi corazzieri della brigata Miche!.
1.· SVIZZERA E (fERÌl!ANIA
Com'è noto, poco dopo le 2 del pomeriggio, per disimpegnare il centro, assalito contemporaneamente dal 5° e dall'H O corpo prussiano, il maresciallo Mac-1\fahon ordinò alla propria destra di attaccare la sinistra nemica, cioè la 22° divisione e la brigata wurtemberO'ese verso Gunstett. Ma questo assai to sebbene eseguito valorosan;ente da pat'te clelle divisioni Conseil- Dllmesnil e Lartigue andò a vuoto, anzi fu così potente il controattacco dei Prussiani che, per arrestarne l'inseguimento, fu lanciata la brigala di corazzier,i Miche!, la quale si era avanzata da Forstheim su Morsbronn . E altresì noto che questa valorosa brigata compì la sua mi~sio.ne .c?n splendido eroismo e rimase quasi del tutto distrntta. A chi v1s.1ta quel terreno sembra quasi impossibile vi sia stata tentata una ?ar1ca di cavalleria. Questa non fu rolla solo dal fuoco della fanter ia nemica ri parnta dietro gli alberi che coronano lo sprone arcuato di J\forsbronn, ma anche d~ii fitti filari di basse viti, dove cavalli e cavaliéri, nella sfrenata corsa, caddero rotolando in mezzo al grandinar delle palle che li ebbero sicuro bersaglio. « Orribile spettacolo si"nore - mi disse il colono clella casa posta sui fatai camp.o - ;idt\n quella sera, cavalli ed uomini, ammucchiati, confonclevano il lo!'O sangne e la llrna spargen i suoi raggi sui giovani volt~ dei caduti contra(latti dall'ira e dal I.errar della morte e su quei brandi e quelle corazze scintillanti ». Il mom1mento oltremodo semplice è costrutto in pietra grezza ed ha questa iscrizione: l\lILITIBVS GALUS
mc
!NTEREMPTIS DlE 6 AVGVSTI
1870
1
DEFVNCTI AJ?HVC LOQVVNTVR EREXIT PAT RIA MOEllENS ANNO DOMINI :I 873 AVX CVIRASSUmS DITS DE Rl<:ICHSCHOFFEN
Da Morsbronn a Worth, la strada corre a piedi del Nieder-Wald, ove si an nidarono e non poterono mai essere sloggiati i resti dei primi l,attaglioni prnssiani, e si formò in parte la 2-F cli visione per at.taccare Elsasshausen.
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IMPRESSlONl MILITARI DI VIAGGIO
Quanto sangtre costò questo piccolo villaggio l Le numerose croci dimostrano, si può dire, in qual guisa procedetLe la pugna, e negli ampi spazi scoperti i gruppi o le linee di tombe indicano do,,e le catene erano obbligale a formarsi ' dove naiunaevano i sosteo-ni ,, V ' ò > dove si raffittivano le file, ben presto allargate di nuovo dal fuoco distruggitore. E qtresto stesso spettacolo ti si mostra di nuovo sull'altipiano di Froschwei ler, ove ebbe luogo la lotta più accanita. Un grande monumento francese è eretto sulla piccola altura che domina l'altipiano stesso, ma non ha veruna inscrizione e porla solo i nomi dei corpi , i quali faceva n parLe delle di visioni Ducrol e , Raoul. Il terreno del campo di battaglia di Worlh offre l'idea d'umt forte, ma non d'una form idabile, posizione; la quale, in molti punti, coi suoi fianchi coperti e boschivi, facilitò l'opera dell'assai itore, cui furono anche di non poco aiuto le opposte alture di Preuschdorf, Obersclorf e Gunstett, ove poté fin dal principio dell'azione mettere inconleastato e saldo piede, far giuocare la propria arti. glieria e resistere quando vi fu assaltato a sua volta. Il sagrifizio dei c.orazzieri di Morsbronn, gl i audaci assalti della fanteri a francese per riprendere Gunstett, la difesa di Froshweiler e di Elsasshausen, ed il ricordo dell'enorme preponderanza dei Prussiani, circa 1100 mila combattenti effettivi contro 40 mila, non possono a meno di destare qui, ·come a Weissemburg, un senso 'di profondo rispetto per il valore spiegato dalle truppe di Mac·l\fahon. . pure razioMle di credere che la vittoria del principe Federico Guglielmo sarebbe stata seriamente compromessa, se il corpo d'armata De Failly, od almeno una parte di esso, fosse, verso le due, comparso sul disputato campo cli ballaglia. ìVIa, per quanto desiderio ne abbia, non mi estenderò di più su una giornata già lanlo nola; soltanto dirò che la visi ta di quel terreno, sotto ogni punto·di vista utile per formarsi una chiara idea della difficoltà dell'assalto e della difesa di una forte posizione, è specialmente vantaggiosa per i nostri uffìciali,da tanto tempo privi di guerra, affine di correggere, per così dire, l'impressione che resta da certe finte·ba 1.taglie a cui assistiamo nelle grandi manovre, dove, in un'ora, da forze avversarie, cli numero quasi pari, sono prese o perdute posizioni che offrono mollo maggiori difficoltà di quelle del campo di Worlh.
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IN SVIZZERA E GER~l.'\NIA
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Sul pomeriggio di quel dì stesso mi recai, semp1;e a piedi, a .Reichshoffen, bello ecl industre villaggio, e quindi a Niederbronn, ove si schierò la divisione Guyol de Lespart, del 5° corpo, avvicinatasi al campo di battaglia, ancora in tempo per frenare l'inseguiinento della cavalleria prussiana e wurtembergese. Bel paese ondulato e coperto cli colture e di boschi, belle sLrade e bella gente! Consiglio a quei miei camerati , che vorranno visi tare quei luoghi, di· non privarsi del piacere cli percorrerli en toiwiste. Vi troveranno clileUo, economia, salute e facile occasione di conversare con gli aITahili Alsaziani e le belle Alsaziane pur che conoseano il francese ed un poco il ledesco, il quale è anch'esso quasi indispensabile con le persone del popolo, in ispecie della campagna. Il giorno dopo lasciai Niederbronn e per ferrovia mi recai a Forbach, piccola città, la quale, senza giusto dritLo , elette il nome all'altra battaglia del 6 agosto, la cui dennminazione esatta è queJJa di battaglia cli Speicheren o Stiring, località vicino alle quali avvennero i sanguinosi combattimenti. Per formarsi una chiara idea dell'azione avvenuta è d'uopo che l'ufficiale vi spenda almeno un intero giorno . La visita è piultostv faticosa ed un buon consiglio è quello cii fornirsi non di carrozza, ma cli una cavalcatura, non clif. ficile a trova.rsi a Forbach o ad Etzling; cli qui, lungo l'altipiano. andrit a Speicheren, quindi, per il senLiero che passa tra le alture del Galgenherg e del Wenterberg, a Sa.arhriick. E poichè la mali nconica città prussia.na non gli · desterà la voglia di fermarsi a lungo , varrà la pena di percorrere alquanto le incassate rive della Saar e le forti alture che ne dominano i passaggi, la faci le difesa dei quali fu abbandonata, per inconcepibile errore, dal pur valente e dotto coma.nclante del 2° corpo d'armata generale Frossard. È utile ritornare da Saarbriick lungo la bella via nazionale che mena a Forb,tch, la quale passa attraverso la piazza d'arme, celebre per la parodia di combatLimento del 2 agosto in presenza dell'imperatore e del p_rincipe imperiale. Una buona mulattiera conduce
!:s SVIZZERA E GER)!ANU.
IMPRESSIONI Mll, 11'ARI DI VIAGGIO
quindi a Stiring, fianco sinistro della posizione francese la cui presa deLerminò la perdila della giornata. ' La posizione di Speicheren-Stiri;g è molto più fo1'Le di Weisse~burg_ e di Worth, e si potrebbe dire imprendibile da forze· pan o d1 poco superiori, se i Prussiani non l'avessero presa. :Ma a qual _prezzo I lo dicono prodigi di valore e di tenacità, cumuli di morti sul!' ampia spianata, scoperta, anche adess,> dalle freq~e~tiss~me ..tombe sormontate da croci. Quell'ampi; distesa di p1an1, d1 colli e di orli di foresta è tutto un gran cimitero, eterno· monumento di orgoglio e testimonianza del valore tedesco . . Qui i pochi battaglioni della ;f 4a e ,f 3a divisione, non avevano i b~~~hi do:~ nascon_dersi, n~Il'~vanzare, come a Weissemburg od a \\ or th, ne 1 potenti soccorsi dietro le spalle. Alcuni di ess i lasciando sanguinosa traccia, superarono lunghi tratti di terreno scoperto e~l afferrato il più nordico sprone di Speicheren, se ne impad~·ornrono ,dopo ì più cruenLi sacrifizi e vi si mantennero; altri si annidarono nella foresta è non vi fu maniera di cacciameli che •• 1 · dis.perato periodo della · bauaglia, si .vide traspor' p,u . lNe,11' u.l ti_mo tata sull alt1~1ano, .attraverso la foresta, l'artiglieria da campagna, e questa schierarsi e combattere sulla linea dP,i ·cacciatori, sotto il tremendo fuoco dei Chassepots. Se nelle .due battaglie di Worlh e di Weissemburrr era.straordinaria la preponderanza di numero del vincitore, qui i~vece avvenneil contrario e si ebbe lo spettacolo, forse unico, cli forze minori che conquistano una posizione disperatamente difesa e fornita di ogni risorsa della natura e dell'arte . Quale ammaestramento anche per noi I Possa esso instillare nell'animo di tutti, dagli alti capi all'~ltimo comandante di plotone, gl'immensi vantaggi dell'offesa sulla d1fe~a ~ la ne~e~s'itcì. d'infm~dere lo. spirito offensivo in tiitli gli atti d<~ll a.none rn1,hta1·e, anche in quelli che, a prima vista, sembrano di natura ad esso contraria! Delle perdite subite dal vincitore rendono solenne e commoven~e testimonianza, i monumenti eretti sul nominato sprone dr Spe1cheren alla memoria dei caduti del 39°, del 40° e del 74° fant. attorniati da innumerevoli fosse sormontate da croci di rrhisa. So~ tutte di Tedeschi. Qui non havvi monumento di France~i, nè me1
moria dei loro spenti e sopra un tumulo solo, leggo questa. inscrizione che mi commuove, percbè unisce, con le stesse,r.obi li parole, . vincitori e vinti: HlER RUHEN IN GOTT TAPFEHE KI\IEGER PllEUSSEN UNO FRANZOSEN DIE STARIIEN DEN HELDENTOD AM
AUGUST
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1.870
Qni riposano in Dio Valorosi g·ne1-rieri prtbssiani e francesi Essi morirono la morte degl-i eroi _Il 6 agosto 1870 La baLLaglia di Speichernn, rimarrà come momumento del valore , prussiano. La critica militare la chiRma una balta.glia d'incontro ed uno sforzo d'audacia in cui la f6rtnnata iniziativa del generale Kameke,sorpassò,forse, i limiti di quella che può es~ere concessa ad un IYenerale in sotL'ordine, Nelle alte sfere militari tedesche si pensò , o forsè lo <,tesso, ma è indicibile l'orgoglio con cui, gli ufficiali d'ogni grado, citano quell'azione gloriosa: « A Forbach, eravamo di meno dicono , ed abbiamo vinto i Francesi schierati in posizioni for- · midabili ». . Ad ogni modo fni·ono sempre più splendidamente provati la bella concòrdia, che regnava tra i capi clell'esercito, di cui, ben cinque successivamente, si trasmisero l'un l'altro il comando nello stesso · cli, il pronto accorrere di tuLLi i corpi al tuonar del cannone e la. valentia tattica delle tre armi, le quali fecero, come dissi, miracoli · di valore, di audacia di tenacità. Strano a dirsi t nessuna delle tre bauaglie cli Weissemburg, di · Worth e di $peichereri furono volute dai comandanti delle rispet· tive armate. E non pe1·tanto ebbero esito felice e misero in chiara luce l'alto valore delle truppe prnssiane e francesi, la concordia e · la disciplina degli uni, la discordia e l'indisciplina degli altri . Sebbene il grande $Lato maggiore non le avesse prevedute, gli resta la gloria di averle pr~parate. Gli è come quando s'ingaggia una partila a-.
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IN SVIZ ZERA E GERMANIA
IMPRESSIONI MILIT AR! Dl VIAGGIO
.scacchi tra duegiuocatori di polso. Quegli il quale nelle prime mosse :avrà disposto i suoi pezzi, ben sostenu ti e protetti e pron to ad offendere, quando che sia, il nemico, con preponderanza di forze non appena gli presenta il fianco, coglierit senza dubbio, bon presto, il fr utto della propria accortezza, della propria prev idenza. La bella valle di Ehren thal, seminata di tombe, è ornata, fin dal ,1873, da una magnifica statua che rappresenta la Germania, la ,quale tiene, col braccio teso, la corona della vittoria sopra le fosse dei guerrieri caduti per la sua grandezza e per la sua unità. ~
** Giunti a Metz a notte tarda e vi dimorai tre giorni, occupati, in .gran parte, nella visita dei campi di battaglia. Presentato, per leUera, dagli ufficiali, che ebbi la fortuna ·di conoscere in Weissembnrg, a molti altri che erano in Metz, feci tre giorni di vita quasi comune con essi, ebbi così agio di apprez:zare, ben da vicino, le solide virtù di coltura, di cortesia e di ami·CÌlevole cameritismo, le quali prosperano nell e file dell'ufficiali lit prussiana. Prtigo anzi i numerosi amici che ho la fortuna di avere ·nell'esercito nostro, di volermi dare aiuto a .;aldare, se è possibile. ,quando se ne presenti il caso, il mio debito di gratitudine. ~e!l'ufficialiti:t prussiana io trovai, non solo la più squisita urban1_1.a, ma_anche la spontanea espressione di sensi di simpatia ,per 11 nostro Augusto Sovrano, per la nostra patria, per l'esercito ·nostro. Il colonnello del ... reggimento ebbe la bontà d'invitarmi ad intervenire all'e~ercit.azione di piazza d'armi del domani , resa più solenne ,dalla circostanza, che alla ~'i9a brigata. era passata l'ispezione dal . generale com;indante della divisione ed il tenen te colonnello mise a "mia disposizione uno dei suoi più Luoni cava lli. ~
* * La piazza d'armi di Met.z è vastiss ima ; vi manovrava l'intera -~ 9· brigata, in ordine misto, ed un reggimento di fanteria di un'altra
,brigata, il 42°, pure in ordine misto .
Il ·terreno è perfettamente piano e scoperto, meno da un lato, formato dal lemho di uno di quei piccoli boschi che sono tanto frequ_enti· in Lorena. Un piccolo tratto di qnesto bosco fa anche parte del la piazza d'armi . La brigata. che passava l'ispezione, indossava la sua qw1,rta muta, la quale tuttavia era in bnoniss imo stato e gli ufficiali-. subalterni portavano, sulle spalle, un piccolo zaino di cuoio nero assicurato con cinghie. I capitani erano tutti a cavallo, ed a differenza. di quanto è prescritto presso di noi, non smontavano nemmeno,, quando evidentemente figu ravano di essere nel raggio della zona del fuoco. Le compagnie avevano un effellivo presente di 4 30 a ,J 40 uomini perchè, come è noto , le truppe dell'Alsazia e della Lorena hanno gli effettivi di pace rinforzati . Mancava un battaglione del 60° perchè rimasto a o-uernire il for te di Bi tsch . Sn per giù credo che ìa forza V u di quella bri•rata di 5 ballaQ'lioni fosse di circa 2700 uomini . Senza essere trascinato da un entusiasmo preconcetto, non posso, a meno cli convenire, che le trnppe prnssiane manovrano mollo bene in piazza d'armi e sopratutto con una calma ed un insieme mira bili. La brigalR eseguì. dapprima molteplici evoluzioni in ordine· chiuso; si spiegò e ripiegò per reggimenti e per bat.taglioni, formò· due o t.re linee e colonne di battaglioni sulle ali e sul centro e final mente si esercìLò nell'ordine misto, terminando, la manovra,con l'atto· risolutivo dell'ass~lto . Quindi sfilò in parata. Tutt.o ciò fu fatto senza incertezza. Una volta dato il comando dal generale, l'esecuzione è fulminea; si sente un gran frastuono di concitati comandi e sembra che avven<ra una r.:>rfran confusione, ma questa cessa come per incantoo • ed ecco compagn ie, battaglioni, reggimenti, la brigata intera, immobile ed allineata nella nuova frorHe e nella nuova fo rmazione. Gli ufficiali comandano con voce energica e vibrata, ma conservano la loro calma. Non si Ju mai il deplorevole spetlacolo, che pur qualche, volta si vede altrove, di un generale che rimprovera un colonnellood un maggiore, e di colonnelli o maggiori che corrono dietro a.cl un reparto di Lrnmbeuieri il quale non va. a posto o ad un plo tone che sbaglia, tempestando chi comanda. queste sezioni e perfino, talvolta, assumendone la direzione. Nell'esercito germanico è massima costante cli tutti, di evitare il rimprovero in pubblico. t notevole il perfetto silenzio mantenuto dalla t.rnppa in piazza è)
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IN SVIZZERA E GERMANIA
IMPRESSIONI ~pLrrAR I DI VlAGGJO
. d'armi, anche sul riposo, onde ne avviene, che l'attenzione dei capi e d.ei gregari i non è distratta dal le ciarle e quindi si passa molto bene e molto sollecitamente, dal riposo all'attenti. I piccoli tamburi, due per compagnia,mi fecero buqna impressione e, parmi, rendano buoni servigi. Certo essi conferiscono una grande maestà al reggimento in marcia, in manovra e nel momento dell'assa!Lo. Ogni volta che si · eseguiva un movimento alquanto lungo, ciascun capitano comandante faceva battere il passo e conduceva, ordinatissima, la compagnia al posto dovuto . Il passo era battuto da un solo tamburino e, con quella sola forza necessaria, perchè si mantenesse la cadenza, senza far più rumore del bisogno. Cavalcando a fianco di un colonnello, il quale, trovandos i, per suo diletto, in piazza d'armi, voll e tenermi compagnia, gli raccontai che noi non abbiamo più i tam· buri, ma le sole trombe e che ce ne trovavamo bene, però, non fui · capace di persuaderlo. « I tamburi ci vogliono - sosteneva - per << l'imponenza della marc~ia, per l' eJTetto sui borghesi e sugli stess i « soldati, per la marcia al passo e per la carica» ed, alla mia obbie. zione che erano tanti fucili di meno in riga, mi rispose che, nel momen~o e nel c~so del bisogno, di fucili, ne anebbero trovati sempre non appena incominciala l'azione. 'f.
** Nella manovra in ordine chiuso ed in quella· in ordfoe misto, la truppa in ordine chiuso muove, il più delle volte, al passo di corsa ·· od almeno al passo di carica, specialmente, negli spiegamenti e nei cambiamenti di fronte; gli ufficiali prendono così l'abitudine di cap ir presto, e di dare rapidi comandi e, nello stesso tempo, spira, in ·· piazza d'armi l'alito dell'energia e del vigore in luogo dellé1 sonnolenta lentezza. In quel maUino vidi eseguire, più volte, l'assalto alla baionella · dalla 59a brigala e dal 4,2° reggimento fanteria, ed, ogni volta, in modo che è prova della frequenz.a con cui si fa quella istruzione , tanto importante. È notevole, che al!' esecuzione, è data la massim,a · espressione di potenza offensiva. Infatti si fanno rinforzare, molto presto, le catene, che, in b reve, diventano fittissime, ed i reparLi, in · ordine chiuso, si avanzano fino alla catena, in colonna di plotoni,
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·sicchè,in qualche tratto,la densità del fronte di attacco,riesce molto rilevante. Io non .potei trattenermi dal mostrare la mia meraviglia acl un ufficiale superiore che m'era vicino, il quale, sorridendo , mi rispose: « Caro capi Lano, non vi preoccupate troppo del le perdite .... « Noi cfobbiamo supporre una posizione ben guernita e difesa da un ,« r:.emico valoroso .Ora, una posizioùe ben guernita, non ha meno di « 4 o 5 uomini , per metro, di densità sul fronte. Senzaunpotente « sforzo non si vince e, per fare un po lente sforzo, occorrono molti « uomini l'uno vicino all'altro , cioè la massa e molli fucili in linea, « cioè il fuoco. Senza dubbio le perdite del reggimento e della hri « gal.a che auacca, saranno molte, ma, senza grandi perdite,non ab« biamo mai vinto nè a Sadowa, nè a Gravelotle, nè a S. Privai. « D'altronde molto ancora è d'uopo contare sulla propria arti« gl ieria >> . Uno di questi assalti fu respinto: i baltaglioni di prima linea si ritirarono lentamente e~l a scaglioni, smascherando, a suo tempo, i battaglioni cli riserva,i qual i figuravano d'aver, in pochi minuti,eretLa una trincea spediLi va. Dico figuravano, perchè il lavoro non fu effett ivamente esegu ito, con mio grande dispiacere. Infatti io desiderava rendermi conto, personahnente, deH' utilità pratica degli arnesi cli iappatore. DoveLli accontentarmi di quanto mi si disse, cioè che facevano buona prova e che ogni battaglione di fanteria e di cacciatori, porla 400 vanghette, 40 piccozzini e 40 scuri. A qual punto sarà ora questa quislione presso di noi? · Negli spiègamenti, nelle marcie delle catene, nel dar loro il cambio, nel rinforzarle, nelle marcie · avanti ed in ritirata, non notai nulla di particolare e mi convinsi, sempre più, che il nostro soldato non è inferiore a nessun altro nel!' ordine sparso e che i nostri co, mandanti di compagnia e di plotone sanno condurre bene, come i loro colleghi del nord, le rispettive sezioni, nella zona di combattimento. Non pertanto, sia per la mancanza di piazie d'armi in molle guarnigioni, sia per altri motivi, per quanto ho potuto scorgere da 20 anni, anzi .da 2 1 anno a quest'oggi, si fa poca o quasi veruna istruzione su lla tattica degli assalti . Ho preso parte a molti campi d'istruzione, ma non mi ricordo cli aver veduto eseguire assalti di reggimento o di brigata con forme regolari e con un concetto determinato, se non una volta sola, nel 118.82, al campo di Borgo Ticino, per ordine del maggior generale Celestino Rossi. 1
IN SVIZZERA E GERMANIA
IMPRESSIONI MILITAlU DI VIAGGIO
Dopo che ebbi visto ripetere, tante volle, l'assalto alla baionetta nella piazza d'armi di Metz e, con forme così profonde, non mi astenni dal tenerne parola con vari ufficiati tedeschi, dai quali tutti ebbi questa uniforme risposta: Che nell'esercito germanico si dà molta importanza agli assalti: 1 1° Perchè si ha gran fiducia di paralizzare il fuoco nemico, colla preponderanza e l'esatLezza del proprio fuoco di artit1lieria e di fu0 cileria. 2° Perchè nella guerra di Danimarca, d'Austria e di Francia in molte circostanze, venne impiegato, con buon successo, l'atto risolutivo dell'assalto a Duppel, a Speicheren, a Elssasshausen, a SaintPrivat, ecc., per prendere importanti posizioni . 3° Perchè èil metoclo d''istribz-ione il più atto acl in1nilcare nella t~·i?pa il vivo sentùnento dell'offensiva, il qiiale si vuole sviluppatissimo, con la stessa ene1'gia e perseveranz-a,con ciii si viwle lo spi1·ito d'iniZ'iativa negli itffìciali . 'f-
** La manovra fu seguita dallo sfilare in parata, per il quale non vi ha parola di lode che basti.L'interà brigata si formò,in un baleno, in colonna di reggimenti; con i reggimenti, l'uno dietro !'altro, a 150 metri di distanza. Ciascun reggimento aveva i tre battaalioni cont1gm, r1p1ega1.1 m colonna serrata di mezze compagnie. I musicanti, i tamburi, le cornette ed i pifferi si portarono di fronte al generale di divisione." Tutti gli ufficiali montati, cioè ufficiali superiori, capitani ed aiutanti, al galoppo, si misero in testa ai reggimenti formandosi per quadriglie dietro i rispettivi, colonnelli. Poi si mosse il primo regg imento, tutto insieme, col passo ILmgo 80 centimetri e la lenta cadenza di if 1.2 passi al minuto , ben segnata dai piedi, che battevano con forza il suolo, a buon dritto senza tema di esagerare. Con uguale esattezza, con uguale imponenza sfilò l'altro reggimento. QlLelle grosse schiere, le quali si mettono in marcia come un uomo solo, quelle migliaia di guerreschi elmi lucenti, quell'imponente incedere di una massa poderosa producono un'impressione indimenticabile cli {of.zà e di 1·ispettabil-ità. 1
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** Dopo l'ispezione della brigala di fanteria ebbe luogo l'ispezione di un reggimento di dragoni. li colonnello fece manovrare tutto il reggimento al trotto per 50 minuti continui, dopo di che il generale passò in rivista i cavalli e rimase soddisfatto, vedendoli vivacissimi, in buono stato e poco sudati. Non cadde nè un uomo nè un cavallo, quantunque i movimenti fossero eseguiti con 'rapidità fulminea e talvolta fossero oltrepas<;ati ostacoli al salto.A Metz, come a Berlino, molti generali assistevano in perfetta tenuta, fin dalle prime ore del mattino all'esercitazione in piazza d'armi. Il giorno della ispezione ve n'erano quattro. Così pure v:i erano più colonnelli di altri reggimenti ed ufficiali di altre armi. Tutti questi ufficiali generali, superiori ed inferiori vi si recano di moto proprio, per vedere, come sono risolti i vari problemi d'istruzione e di tattica dai loro colleghi. ma non s'immischiano menomamente in ciò che si sta facendo. l\ii accadde di vedere due generali, di cui uno di divisione, avvicinarsi ad una batteria che eseguiva i tiri a salve. Il capitano si avvicinò al generale di divisione, fece il suo rapporto: « Batteria X del tal reggimento· agli esercizi a fuoco di salve » quindi riprese tranquillamente ad istruire i suoi uomini, come se quegli ufficiali generali non fossero stati presenti. È d'uopo aggiungere, che questi stettero attentissimi, come semplici spettatori, senza rivolgere nè parole, nè osservazioni di sorta al capitano comandante. 'f-
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Il giorno 116 agosto invitalo dal colonnello von D... partii da Metz per Hayange, ove si rendeva l'intera 59a brigata. Parmi degno di nota che sebbene il colonnello ed il aenerale non avessero comando di truppa, pure non passò loro nemmeno pel capo l'idea di approfittare della ferrovia Melz-Thionville, onde percorrere i 35 chilometri della tappa. Alle 6 ant . il generale si trovò puntualissimo col suo aiutante capitano S"'n alla porta N. E. cli Metz, dove giungemmo perfettamente a tempo, il colonnello von D"'H, il maggiore von )
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ANNO XXIX , VOL. li .
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BIPHi>SSIONI MlL!TA lll DI VIAGG IO
V'"'"', l'ailllante del colonnello Lenen Le F""""', ed io. Oh la bella cavalcata. la quale rimarrà uno dei più cari ricordi delltl mia vita mi litare, grazie all'infinita cortesia ed all'amabile, instruttiva conversazione di quegli egregi uOìcjali I Ad un certo punto della si rada, poco a nord di Maiiieres-le-J\l elz vidi un riparto di Lruppa e eh iesi, rispoltosamente,al goneralo,che mi aveva chiamalo il lui vicino, se quel la era la l'elrogunrdia dell a, brigala:« La brigala? - foce il generale - ahl no ... io ho indicar.a l'ora « nella quale i miei reggimenti devono trovnl'si l'uno a Hayange, « l'altro ad Ukange e ciò basta ». Ed io - soggiunse il colonnell o « von D.. . - ho assegnato ai miei comandanti di bauao-lione l'ora . cui. elevono trovarsi a Haya11ge ed ho lasciato ad essi " l'accordo' «m « ci rca la scelta della strada da seguire e la facoltà di inviare, se i• « possibile, anche le compagnie per vie diverse. Noi cerchi amo di « concedere la maggior libert.ù d'azione agli ufficiali d'ogni grado, « ma s~eciali~e1~Le ai co mandanti di batlagli one e cli compagnia, « ~elle 1st'.·uz10111 ed esercitazi on i, come nel servizio di campagna.; « ,n quost,, come nelle marcie e nell' impiego delle formazioni tal<< Li che, acciocc l1e si sviluppi 11ell'ufficiale lo spiriLo dell'i niziativa « e I~ cosc!enza della responsabilità propria, mediante le quali doli « egli esp itcherà in seguito il massimo della sua polonza inlelleL« Luale e morale, Lutto a vanta<mio del servizio »• 00 , Credo superfluo ogni commento circa quesLo modo di comprendere ed apprezzarn le molle ch e fanno agire il cuore umano. '(-
** ~ungo la via _c'i mbaLLemmo in più riparli di altri corpi, compagnie o squadron 1, accantonali nei dintorni di Metz, i quali andavano a_ll'isl1:uzion: sul servizio di campagna (felddùmstiibimgen). Questi n part1 conlmua,·ono la loro tnnrcia verso. la parle,cui erano direLLi· ma ogni volla il comandante si recava presso il generale e "li facev; il su~ rapporto (rnelclu,ng) con la nota e re<l'olamentare fo rmula: 0 ·< squadrone X del lai reggimento che si reca all'esercizio di avamposti da A in B )\ , Se il riparlo marciava nella sLessa nostr: direzione,questo rapporto e1·a fallo dall'ufficiale che·èhiudeva Ja marcia ed in sua mancanza dal feldwebel o vice feldwebel (furiere o vice furi ere).
IX SVIZZERA E GE Rll!AI\ IA
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Quest'ob bligo del rapporto corre anche per i semplici soldati isolati ù pei pi ccol i reparti ed è notevole la ehiarezza e la semplieità, con cui si esprimono, non solo i so ttuffici ali, ma anche i semplici soldati e sopratutto il modo disinvolto e pl'foo di timore ma streltamente mili taro, con cui ess i pa1fano ad un generale, anzi (come ·ne fui assicuralo) ai più alti dignitari dell'esercito ed allo stesso imperatore. Per Lal modo avviene, che gli ufficiali di qualunque grado, i quali marciano a qualche distanza dalla coda dell e loro truppe, prima di arrhrare alla tappa,sanno già molte eose e possono giudi care da una infinità di piccoli falli e di interrogazioni il grado d'isLruzione, di disciplina ed il diapason morale di esse. Ma v'ha di pilt I in tal modo i soldati si abituano a parlare con superiori di g1:ado eleva tissimo e non si ha lo spettacolo, tanto penoso e tanto ricli colo,'cli soldati tremanti, storditi o im barazzali alla prima domanda rivolla loro, d'improvviso, da un ufficiale il quale non sia della loro compagn ia o del loro corpo. '(-
** Quando giungemmo a Hayange verso le 11·1, la truppa era già nei suoi larghi accanton·amenti dopo aver compito, in circa 7 ore, la marcia di 35 chilometri. ~ on vi fu nemmeno l'ombra del rapporto, come dtt noi s'intende. Il generale si recò alla sua abitazione . Il colonnello e gli altri ufficiali si recarono al caffè o, per meglio dire, alla birraria centrale del paese, ove a poco a poco venne qualche capitano delle compagnie più vicine e com inciò il solito consumo di birra, al quale io mi era ben presto abi tualo . A.Ila mia domanda, se gl i ufficiali sarebbero stati riuniti per l'emanazione di ordini e di aHertimenti: « No - mi risposo il colonnello semplicemente. - Tutti. « sanno ciò che deyono fal'e; se qualcuno ha d'uopo di me, per fac« cende che assolulamenlc non possa sbrigare egli stesso, viene a « trovarmi. Al postnlto tra due ore vi è il pranzo in comune, cui « intervengono tutti gli ufficiali ». Tullo ciò mi è sembralo semplice, bello e pratico e mollo più commendevole degli eterni rapporti gravidi di raccomandazioni e di rimproveri.
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di eccitare, nel modo il pitì vivo possibile, i sentimenti dell'onore e del dovere. Quest i sentimenti, una volta destati, sono mant3nuti vivi mediante lo stretto, ma rispettoso cameratismo tra gli ufficiali di o«ni arado ed arma e mediante i tribunali di onore. Questi hanno lo scopo: << di custoclire e salvaguardare tanto l'onore dell'intero corpo degli ufficiali, come quello dol si ngolo individuo. Essi devono procedere contro quelli che si comportano indegnamente ed allontanare questi membri indegni dal corpo degli ufficiali. D'altra parte essi devono rendere ginsli1/.ia agli uHiciali ingiustamente sospettati » - Ed ecco come è ben definito l'onore: « Il vero onore non può « esistere senza fedeltà fino alla morte, senza coraggio incrollahile, « senza salda risolu tezza, senza obbecl ienza. piena cli abnegazione, « senza la più grancle schiettezza, sen:.ra il [)itì. rigoroso risel'bo nel « pal'l'1,1'e, sen':1.a l'adompimento coscienzoso di quei do veri, che sem<< bl'aoo i più minuti ecl insigniGcanti. n Il tri bunale di onore è fo rmato da LL1tli gli ufficiali del corpo presieduti dal colonnello, i quali eleggono il consiglio di onore, composto di tre ufficiali, un citpilano, un tenente ed un sottotenente, cui tocca fare le investigazion i ecl a sno tempo riferire circa gli ufficiali sotLopusti a giudizio. Troppo lungo sarebbe l'esaminare la sovrana. ordinanza sui tribu nali di onore in data 2 maggio 4874: clirò soltanLo che, senza adotLarne tulle le modalità, pure si potrebbe, forse, fare qualch e cosa cli simile anche presso di noi che non abbiamo altro se non i consigli di disciplina. Parmi degno di noi.a che in Germania, dove il corpo degl i ufficiali è, senz!l. dubbio, clelico.tissi mo per la propria ripula:1. ione, non· si hanno avuti quegli scrupoli, che abbiamo aruto noi. Tulli sono considerati cL1stodi dell 'onore, della condizione di uffi ciali, e dal sottotenente al generale, e non incorre in biasimo veruno chi acc11si dinanzi al tribu nale, un collega od ancl1e un superiore, il quale abbia mancato alle leggi del decoro e dell'onoro. Ma guai se l'accusa fosse portata leggermente I L'ufficialo accusatore subirebbe a sua volta il giudizio del tribunale, sarebbe privato del suo grado ed inoltre incorrerebbe nelle punizioni del cod ice,ore aresse caluniato .un superiore. Mi sembra anche uon priro d'interesse descrivere, quali sieno le prescrizioni in caso di duello : Sfidatore e sfidato devono far noto <")
Non ho parlato dei campi di battaglia attorno a Metz, perchb ai letLori della Rivista sono notissimi fino i più min uti incidenti di quei terreui e di quelle tre giornate di lotta da giganti. Quell'immenso spazio tra St. Private Garze, seminalo di gruppi di tombe, quasi tutto scoperto, interrotto solo da qualche villaggio, da qualche cascina e da boschi, ft1 tet-timonio dell'i mmenso valore, dell'immenso odio dei Prnssiani e dei Francesi . Esso è tulto pt·aticabile, meno pochi tralLi solcati dii profondi burroni, e la difesa non vi aveva forse dappertutto quel grande vantaggio che fu detto rispetto all'offesa. Su quei piani,conquistati col fe rro e man'tenuti co l ferro, clominano gli elevati fort i del campo trincerato di Metz, le cui opere fmono rese dall'arte tre volte più fo rmidab ili di quello, che non lo fossero nel 1870. In qtiesta fortezza, come a Thionville, come a Strasburgo, come in tutta l'Alsazia-Lorena, havvi l'avanguardia dell'eserci to tedesco, fornita di tutto, con la più minuta cura, pronta ad ogni momento ad entrare in _campagna ed a lanciarsi sulla bella etl ubertosa Francia, da quel lato ir remediabilmente aperta. Al viaggiatore sembra che tut to, in quei luogh i, parli non solo di una guerra passata, ma.anche di una guerra futura· ancor più tremenda. Possa questa essere soltanto un'illusione e venire dimostrata tale dal mantenimento deJla pace tanto necessaria al benessere, alla feli cilà delle due nazioni rivali o dell'intera Europa. ·
IV. Qualche parola sui tribunali d'ono re. - Sugli onori. - Sull'iniziativa dei comandanti di battaglione o compagnia. - Conclusione.
Ed 01'a, per compire ques te no te, dirò alcune parole sui tribunali di onore, sulle punizioni,.sul modo di rendere gli onori, sull'iniziativa dei comandanti di battaglione e di compagnia. Agli ufficiali prussiani non mancano istruzioni compilate per essi, con lo scopo
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1:-1 SVIZZER A E GElnlANlA
dura fino a due sett.i mane, ma, il 4°, 8° e 11 1° giorno, il detenuto ri ceve lur~e e villo; la retrocessione per gli appun tali; il passaggio dei so ldati alla clas::;e cli punizione; il trasferimento ad un reparto di lavoro o di disciplina. Nell'esercito tedesco la faco ltà di punire non è prodigata, come presso no i. Hanno autori.Là di pon irc soltanto gli ufficiali riv,eslil.i dello speciaJe comando di un riparto, non inferiore alla compagnia. Quindi gli ufficiali snbalLerni, cbe non sono comandanti di compa. ,.,llnia non hanno faco ltà di punire e tanto meno i soLtof!ìciali di qualunque grado . Tutti dev·ono far rapporto al comandante di co mpagnia, c:trica quesLa, alla qLtale si è voluto dare importanza i1.1 ogni modo, anche con quello di affìd~u·e al solo, che la rivesle, l'aulorit!t cli' punire. Ho visitato più loc~tli di punir.ione. Le punir.ioni son o scontate ìsòlatamenle in celle; non si hanno dunque le prigioni com un i,dove sono, misti ai soldati semplici, i capornli e caporali maggiori, con quale vanlaggiv della clisc.iplina si può imma~i nare ! .ogni .ce.Ila h~ rrn campanello, che corrisponde col c.orpo cl, guardia . A, b1 sogn1 corporali· no n si sodd isfa nella cella. D' inverno è prescritto regni un cn.Ìore di,,-j- H , centigradi e vi sono appositi caloriferi. Tot.to ciò mi par bello, umano, .i mitabi le. In generale le punizioni hann o mi nor durat8. delle nostre e la potenza cli punire ò più limitata anche nelle punizio ni che riguardano gli ufficiali. Lo stesso cornanclant.e di corpo di armala non può infliggere ad un ufficia le più di 115 giorni di arresto in stann (St11,ben-1frres i). J general i di divi-. sione e di brigata con possono in fliggerne ,·i.spettivamente, p iù di ,J O ocl 8; il colonnello non più di 6 ed infi ne i coma.nclanli cli compagn ia, balteriR o squadrone non possono mettere agli arresti un ufficiale, se non quando sono comandanti cli distaccamento ed io tal caso per soli 3 giorni . . . , Le punizioni degl i ufficiali sono poche pi3r due rag,0111: l una, perch è questo è il desiderio di Sna :Maestà, l'al tra in cansa del- · l'ec.cellenle spirito militare c.he domina nella gioventù. D'allroncle è certo che nell'armata tedesca. no n sarebbe sofferto nè dai superiori , nè da·i propri-i co1npagni,, un ufficiaie il quale prestasse il servizio con svogliatezza. 1
subito i.~ fat to al consiglio di onore, il quale ne info rma il colonnello e gli espone il suo parere in proposito . Il colonnello giudica, se deve aver luogo il duello . Al duell o dev'essere presente un membro del consiglio stesso, il quale invigili che siano r igorosamen te mantenuti LuLLi i costumi di cavalleria. Al consiglio spella p,ire di procurat·e, che le condizioni del certame non siano più r igorose di quanto realmente lo meri ti il fatto. Avvenga o no il duello, quando siasi reso notorio.che uno déi due ufficiali ba. offeso il collega per pura leggerezza o per malvagità, il colpevole viene soLLoposto al giudizio del tribunale, percbè ha violato le leggi dell'onore, non tenendo conto di questo stupendo avvertit imento dato dall' f mperatore: « Non può essere toll;rato nell' es~r« cito chi ofende con ler;genzza l'onore dei siwi camfrati. come « non p1~ò esserlo qnegli il qiiale non sa ciistodil'e il proprio'». 'f,
** La disciplina , c.om'è noto, è mantenuta saldamente nell'esercito tedesco e principalme1He nel prussiano. Le punizioni regolan1enlari per la truppa sono: . il rimprovero sempl ice, formale e rigoroso; . le prestazion i di servizi o, fuori turno che presso noi furono abolite; · 1 l'arresto in quartiere (Casernen-Anesi) corrispondente alla. consegna, ma limitalo a quallro sellimane, menlre noi l'abbiamo , per 90 giorni ; ..· l'arresto mite ( Gelincler- Arrest), che corrisponde alla nostra prigione semplice, li mitalo a qua.Uro setti mane. I detenuti non escono nemmeno per seryizio e possono aver libri ; .. l'arre.s t~ medio (Mittle1·er-Ane.st), clie corrisponde alla nostra prigione cl, rigvre-, può clur-are fino a tre settimane, però nel 4° 8° <i>. I o . , ' ' I 0 e ' 6 giorno, è concesso al detenu to lutto il vitto . Sono soao·e!li . . vv a questa pun1zw1w anc.he i sergenti; · . l'f~1Testo di r igore (8trenr1er-Arrest), del quale noi non abbiamo il corrisponden te, è scontato in cella, a pane ed acqua, ma coll'aggravanlc terribile della perfetta oscurità. QttesLa punizione 1
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Non si hanno facilmente, in Germania, molti particolari sull e punizioni ecosìpme sui reati milital'i, che pur si comettono anch e colà. Non è così presso di noi, anzi un ufficiale superiore prussiano, che conosce la nostra lingua e si diverte talvolta a leggere i nostri due giornali militari, si mostrava pòco edificato della disciplina del nosti·o esercito. Ed a tol'Lo, perchè la disciplina è salda, ma è nun pertanto vero, che in quelle nal'razioni della cronaca dei tribunali vengono talvolta sviscerati certi fatti, i quali, certamente sono minime'eccezion i, ma all'occhio dello straniero non sembrano tali e versano una luce poco benigna sulla disdplina dell'intel'o esercito, della quale.a giu:;to titolo siamo orgoglio~i . 'f,
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In Germania sono state emanate le più minute prescrizioni circa il modo di rendere gli onori, non già per la so la truppa, ma anche per gli stessi ufficiali. t Noj abbiamo in qua, in là, qualche istruzione generale per la truppa nei nostri regolamenti, qualche libriccino dovuto aH'iniziativa parli colare di qualche ufficiale, ma siamo' ben iungi dall'avere un regolamento, il quale statuisca con norme fisse su una quantità di casi, che si presentano frequentemente. Per gli ufficiali non vi è nulla all'infuori delle tradizioni dell'esercito piemontese e degli allri, che si son fusi per formare l'esercito italiano. . Il saluto degli ufficiali tedeschi è diverso da quello della truppa, essi portano, senza affotLazione.Ia mano alla visiera col braccio naturalmente piegalo e dinanzi a superiori acconsentono lievemente col corpo, facendo così un breve e nobil e inchino di molto bello effetto. Questo saluto, che non si trascura mai nemmeno tra intimi amici, ha un effetto morale grandissimo sulla popolazione, la quale · rispelta molto gli ullìcia li, perchè vede, che gli ufficiali si r Lspettano , molto tra di loro, a qual unque arma appartengano. Sebbene esista uno stretto cameratismo ed un fortissimo spiri to p.i sol idarietà, gli ufficiali si trattano col Lei e si dànno del tu fuori di servizio soltanto
IN SVIZZERA ls GERMANIA
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gl'intimi amici d'infanzia Sembra che ciò concorra a mantenere il riserbo e ad impedire l'esagerata con fidenza, che può venire dall'abuso del tu,, non solo tra uomini o giovani della stessa età, ma anche per esempio tra vecchi tenenti con ·15 o ·18 anni di spalline e sottotenenti appena uscili dalle scuole. Che un superiore dia del t i1, ad un inferiore in s~rvizio o lo riceva è cosa inaudita e non creduta po:;sibile: Gli ufficiali di grado pari si sal utano scambievolmente, a qualnnque arma appartengano. In Germania vidi resi gli onori e mantenute le norme del buon contegno, con la stessa minuta cura, dappertutto, a Berlino come a Potsdam, a l\'letz come a Weissemburg, a Strasburgo come a Miilhouse, nella città grande come nella piccola, nella capitale come nel villaggio. In qu.ell'èserciLo, così pieno di sostanza, si crede, ben a ragione, di non poter sprezzare impunemente la forma. Per ultim.o noterò, che il milit,u·e di truppa fa fronte non solo ai sovrani, Ri principi, ai marescialli, al generale della p1·oprici divisione, a quello della p·ropria brigata, al comandante del p1·opr,io reggimento o battaglione, nrn anche al comandante ed agli ù{ficial-i clella p1'opria conipagnia, tale è l'importanza che si è voliito dare, se1npre ed in tutto, a questa unità tattica ed ainministrntiva, la cui iniziativa sviluppata, non in qualche pagina di regolamento non osservato, ma in pratica e p:uidata da lontano, con mano ferma e larghi concetti, è in caso di dare i più splendidi risultati. ')f
** Non p.:itrei trascurare, in q1ieste note, l'impressione favorevolis sima,che mi fece il modo,come è compreso il grado di capitano comandante. Questi gode di un'i1idipendenza, di una li bertà d'azione, di cui non v'h,i altrove nemmeno una lontana idea. Non appena giunte, le reclule sono ripartite, tra i batta.glioni,in base alla statura: ali uomini più alti sono quindi nel 11° battaglione. Nei battaglioni ~i fa l'istessa cosa: quindi la 1a compagnia ha gli nomini più alti , la 4• i più bassi, nè per questo la4a compagnia è meno bella o buona
IMPnESS!O)II MILITAlH DI VlAGClO
della prima. In lai modo si ouiene una bella tmiforq1ità nelle co m- . pagnie e nei battaglioni ed una grandefaci li tà nel marciare al passo . Per l'isti'uzione delle reclute non sono emanati ordini hrnghiss imi e pieni di parlicolari , i qtrnli stab ilisqano giorno per giorno, ora per ora, ciò che deve fars i; l'istruzione compete esclusivameo t.e al co mandante di compagnia, 11Jemmeno il com,anclclnte di battaglione può imm ischiarsene: egli ,,eclrà. i risultali a suo tempo . Il capitano adopera il metodo cl'isll'nzione, che più gli conviene e dispone dei I.re mesi di dicembre, genrn1io e febbraio . É indescrivibile l'emulazione e lo sfo rzo dei ·capi lani per far comparire all'esame le loro reclule ben istruite. All a libertà ed all'i niziativa loro lasciala, corrisponde, ben s'i ntende, la mass ima delle responsabili tà. Un cap itano, il quale presentasse le sue reclute ist.rnile irr1perfeuamenle, çlue anni cli seguilo , all' ispezione del inarzo, avrebbe senza dubbio tronca !a carriera. Dopo questa ispezione, le reclute sono r iunite agli anziani e per ctlt1·e cinque o sei settimane la compagnia è a/fidata esclusivaniente at capitano, il quale la ammaestra 11 el lascuola di compagn ia, per présentarla poi all'ispezione di compagnia; che è, come qltella delle reclute, passa.La dal colonnello . Sol tanto allora interviene attivamente il maggiore, il quale, fin qui, non ha fatto altro che sorvegliare da lontano . Con la stessa iniziatin, Cùll la stessa libe1fa di azione, cgl i impartisce, per quattro o cinque setti mane, l'istru"ione al bauaglione, che dovrà poi presental'e alla ispe1.i one passata dal genera.le di bri gala. Ecco ora, per mezzo di quali disposizioni di saggio cliscentramento, in Germania, sono giunti a. ricavare, certo non tutto ad un tratto, tanti buoni risultDti dall'opera dei comandanti di compagnia: 1° Sì dimostra molla fid1M;ia riei comandanti cli compagnia ed è attivata in ogn i modo l'emulazione. 2° Meno cas i giustificatissimi e straordinarìi non si ordinano passaggi di compagnia di ufficiai i e soldali . 3° Una volta dntogli il suo persona le di reclute, il capitano sa che dovrà trarne gli elementi pel' forma re i proprii graduali,' cli e serviranno nella sna compogn ia. . Sa, insom ma, che lctvo1·a p1ir se stesso e, seguendo i deLt::i'rni ge1
IN SYl ZZERA E GElUl ANIA
neral i della natura umana, lavora con doppio vigore e quindi con, . doppio frutto. 4° Il colonnello fissa, in genernle, la durata e la progressione dell'istruzione . Il colonnello ed il maggiore sorvegl iano, da lontano, senza ~e~ sette S01)1'Cl il èapitcinO, :;eUZll menomare la fiduc ia, che Ì SUOÌ UOTfll Hl , gli devono. . . . È il cap itano che regola i particolal'i della giornata e_l_'1_nd1nzzo, delle isitrnzioni, salvo a risponderne, con piena re.sponsa.b 1ltta, al su~ maggior•;, allorchè gli presenterà la compttgni~ .per le ma.no: re eh battaglione ed al suo colonnello, allorchè gl1e1a presentera per l'ispezione. · 0° La facolfa punitiva (StmfgewaU) risiede nel solo comandat~leed è estesissima. Nemmeno il primo tenente può. md i comp\v,nia o fl iggere punizioni, se non comanda, interinalment~ la c,)'.npa~rna .. . 6° 11 comandante cli compagnia ha faco ltà d1 premiare 111 ~tu modi, di etti ellìcacissimo quell o di concedere permes$i 11no a qu111- · di ci "gi orn i. . N~n lo nego : perchè la cosa m' interessava più da vi_cino, la. mta attenzione era l'ivo lta, più che agli altri, sui miei colleght e sulle loro ·. comp,agn ia. . . . . . Devo c0 nfessare che ne invidiai la pos1z1one non per lo sl1pendw,_il quale è senza confronto inaggiore del nostro, non pel caval ~o, clrcui lutti sono fo rniti , ma per la facoltà, che loro è concessa, d.1fa1:e il bene nelle loro compagnie per il bene dell'esercito. ~ capitani~ in Gennania, lavorano mollo, come lavoriamo molto no i, ma es:1 laro~·ano .molto più volon tieri, per·cbè I' accentram~nto non toglie· dalle IOi'o spal le la responsabili tit, perchè si ha fiducia IO loro, per~ chè possono muoversi in un raggio di azione a_bb:~slanza va_sto, perche sono fier i dell' importanza,che viene loro aLtnlJU1lae del rispetto che ne consegue ( 1) . . . ·. Da riues to modo di cons iderare i comandanti d1 com~a~n1a, 1~eviene un allro vantaggio ed è questo: che i comandanti cli reggi1
(i) l\ipc to, cho se (Jua.lchc comandante (li compagn_ia., non '.nette,so il dovuto impegno, non potrebbe dtira.re in quel turbine .dt emulazione e ch\Hrondc sarebbe energ,- · mente richi:un,, t.o cfal maggiore, a suo tempo, ,;uJJa. buona carregg1<\ta.
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lll PRESSIOTI MILITARI DI VIAGGIO
mento non sono continuamente occupati in enormi lavori di maggiorità e d'amministrazione, non devono comandare direttamente ,14 ,eompagnìe e resta loro, come ai comandanti di ball.'\gl ione, il tempo necessario ad allestire i temi, che gli ufficiali subalterni dovranno risolvere nel corso dell'anno,per approfondire le loro cognizioni militari, a preparare infine il corpo degli ufficiali (11) per la guerra, perchè nell'esercito germanico non si perde ma.i di vista,che l'esercito è fatto per la guerra, in primo e special modo per la guerra .
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ll·eno '
m'imbattei in un re,ro-imento di linea, uno di bersaglieri cd ~~ alcuni riparti cli cavalleria e cli artiglieria. n opo aver visto qualche eserci Lo estero ed il più rinom~lo tra essi , non ho potuto reprimere tlll grido di gioia e di orgoglio, vedendo quei bei soldaLi italiani, i quali, come noi sono nell'aspetto, così non saranno a nessuno secondi nel valore e nella fedeltà, quando il Re e la paLria li chiameranno alla prova dell'armi.
F ILIP PO ZEVl 'f
** Chiudo queste note col narrare l'impr"essione rimastami sui sentimenti politici, che animano l'Alsazia e la Lorena. La maggior parte degli Alsaziani,col tempo, sembranoadaltarsi al cambiamento avvenuto, anzi il basso popolo e, più ancora, i contadini sono favorevoli ai Tedeschi, di cui comprendono la lingua, alla quale è affine il loro dialetto. Ma nelle città e specialmente in Strasburgo e in l\Hilhouse, le simpatie sono sempre per i Francesi . In Lorena, meno poche eccezioni, gli animi anche dei popolani -sono decisamente francesi, e si parla, in generale, il solo francese. Per l'uso cli questa lingua è una lotta penosa, strana e continua tra gl'impiegati tedeschi e la popolazione, alle poste, alle ferrovie, nei vari i uffici i. Una gran parte delle famiglie cospicue alsaziane e 'lol'enesi hanno i loro figli nell"eserciLo francese ed è evidente, a chi .abita qualche tempo in quei paesi, che esiste ancora una fo rte maggioranza, la quale desidererebbe di ri un irsi alla Francia ed è solo contenuta dalla forza del potente esercito accantonato in mezzo .ad essa.
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** Ritornai in Italia per la via del Gottardo e sul lago di Como rividi , con gran gioia, i nostri primi soldati: due robusti carabinieri .dal piglio soldatesco e fiero . Entralo in Milano, appena sceso dal (:L) S. M. impcrìalo chiama il 'corpo degli nrn cia li, una condizione di persone , alle quali e affidata la diCosa del trono e della patria o riconosce in essi il più v:i lido so' . stegno dell'unita <lolla patria o della dinastia.
Capitano nel 47° regg. fanteria.
DELLE ~llL IZIE PAESANE S•)TTO E~IANUE LE FILlllEl\'l'O, lj:CC.
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I.
DELLE MiLIZ IE PAESANE
Emanuele F ilibe rto_
SOT T O
llon io supplico V. M. a rir;uardare se p~r ia mia età ecl esp()rienza io non sia atto a quel' governo (dei suoi SI.a li)
~EMANUELE FILIBERTO E CARLO EMANUELE I
uomo eia riguadagnare colle armi io mano il perduto.
e se io non sia Lcller<i (li
f:.\O,NUf.L F 1L1nen1 0
a
C,\RLO 'i ,
(NOTE. · STOlUCDE)
Varcate le Alpi occidentali, conquistata pa1'Le della valle del Po, i duchi di Savoia fondarono in Italia. mia monarchia nazionale nello -·scopo e nelle armi. La storia di questa monarch ia si potrebbe forse riassumere in una formala: la politica colle anni, le a,rmi colla politica. - Ed è .. questo un grande insegnamento. Fra il 11tS53 e il 1630 due momenti di questa storia sono parti··Colarmente degni di studio . li sorgere della monarchia e il suo sapiente predisporsi alla lotta. che la geografia e la politica le prepa ra.vano; quindi la sua prima lotta e l'affermarsi nei destini d'llalia. Il rimanent~ moto storico della monarchia non è.più che legge di _gravi lit. . D; questi due momenti desideriamo ricordare alcune lmee generali . Non scriviamo quindi una nuova storia: prima di noi l'hanno -scritta il Saluzzo, il Cibrario, il Ricotti e altri valentuomini ; ci .·spinge a ciò il solo desid.erio di ricordare talune circostanie e ta'June istituzioni , che si direbbero d'oggi se non fossero di più secoli, tanto è vero che il progresso nella ci viltà m.odifica le forme,' ma . Aascia intatti i principi. 1
Rientrato nei suoi Stati Emanµele Fili berlo ~rovò una monarchia da rinnovare. • · Non vi erano pi ù frontiere, poiché Francesi e Spagnoli avevano posto campo ai piedi delle Alpi e sul Po, padroneggiando il Piemonte; non vi erano più fortezze, in parle smantellate ed in parte presidiate da truppe straniere che vi avevano . innalzata bandiera propria; non vi era. più ~sercito perché nelle lunghe lotte sostenute erano scomparsi gli ordiùi militm·i, rotl.i i legami intimi fra la feudalitit e la monarch ia, distrntte le poche milizie nazionali sorte colle città libere. ]on vi era pilt capitale, e qt1indi ridotto.quasi al nulla .il concetto di governo nel popolo, e con esso spento il sentimento nazionale. Si aggiunga che la rapacità dei vincitori e la tristizia dei vinti avevano fauo strazio delle terre e delle città; la coltivazione ridotta a cercar-e rifugio attorno ai luoghi fortificati;.le in,dustrie scom. parse e per strascico a tanti danni, la peste('' !·. In una situazione così disperata Emanuele Filiberto ebbe mgegno e caralte.re pari alla situazione. Perciò la storia lo annovera fra i grandi riformatori e fra gli eroi . Gli anni della giovinezza li aveva. pas~àti assistendo da un lato aliti rovina politica della sua casa; dall'altro presso la corte spaStoria d.ella mon.ai·ehia cli Savoia. Cw11AnI0. - Storia dt Torino.
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DELLE MILIZIE PAESANE
SOTTO EMANUELE FILIHERTO E CAULO K\[ANUELE I
gnola dove aveva trovato ricetto come soldato. Fra quei principi e capitani, che correvano ad adorare il grande astro, Carlo V, il duca aveva prontamente portato a maturità il senno, acquistando quella molta esperienza degl i uomini e delle cose, che è arma così potente nelle mani di un capo di Stato. La guerra e l'esercizio del comando vi acraiunsero bentosto la fermezza nei propositi e il coraggio delo~ . l'azione, mentre il genio naturale della mente gli svelava i misteri di quella politica tenebrosa che, alle armi di Carlo 'Y , succedeva con l?ilippo II e Caterina Dei Medici. Fra l'Escuriale ed il Louvre Emanuele Filiberto aveva conosciuto l'Europa, e così, fatto conoscitore prof~ndo dei divisamenti di quelle dne personalità politiche, seppe trarne partito. Tulta la politica di Emanuele Filiberto è inspirata ad alti personali, e ben dice il Cibrario, quando afferma che il duca era inclinato ai governi stretti, sia per indole propria, sia per le qualità di ) capitano e di capitano vittorioso, sia perchè uscito dalla scuola di Carlo V, sia perchè sapeva non esservi altro rimedio alla corruttela di quei tempi, che l'uso moderato e sapiente dell'autoritàdiLLatoria. Un pensiero predominava sul concetto pol itico che serviva ad Emanuele Filiberto di base nel rinnovamento della monarchia; questo: la indipenden.a ci1·1nata dello Stato. Fu questa l'idea che Io guidò attraverso alle grandi difficoltà del suo regno; l'idea che divenne base di quella poli t.ica accurata, auiva, che doveva sottrarre la monarchia alla tutela della Spagna e della Francia. E questo semplice e pur grande principio indicava ancora gli obbiettivi ai quali il duca doveva arrivare . · E primo obbiettivo era quello di ottenere lo sgombro del territorio dalle armi straniere. Era evidente che nessuna autorità, nessuna forza di ricostituzione, nessuna libertà di operare poteva manifestarsi con potenza nel nuovo Stato, fino a che truppe straniere o vi scoraizavano, o vi tenevano presidio, o in un modo o nell'altro vi dominavano. Obbiettivo, codesto, da raggiungersi più coi negoziati che colle armi. Bisognava spezzare lentamente e con pru.denz,~, col principio dei fatti compiuti che è così soventi volte applicato· nella. storia della Casa di Savoia, quella teoria della ntutrahtà forzata in cui la Spagna e la Francia andavano d'accordo·per soffocare sul na-
scere la aiovane monarchia. Per Emanuele Filiberto il momento cli difendere la propria libertà colle armi non era ancora grnnto. Altro obb iettivo era quello del rinnova.mento interno della monarchia e delle forze dello Stato. Era necessario abbattere le ultime rocche dove il feudalismo si era ripiegato, ricostituire una monarchia a base assoluto. per darle compattezza ed unità, combattere e clistru oaere nelle città gli ocli di parte, che sotto antichi nomi, maoe . Izare scheravano il protezionismo spagnolo e francese. B'1sognava ria il sentimento nazionale e mantenere alto il prestigio della Casa che · crovernava lo Stato, inquantochè per.fino i colori di Savoia erano !comparsi dalle divise dei soldati; bisognava rialzar~ gl_i orcli~i ci_vili e giudizifl.ri, c:tcluti in vero disprezzo e moderare J cl1ssens_1 r~haiosi che trascinavano a lotte fratricide. - Ancor questo obbiettivo "'si doveva raggiungere più colla politica che coIl e anrn,. e quantunque 'Emanuele Filiberto, per un istante, si sc~rdasse _questo vero _ nella lotta coi ,Valdesi, seppe a tempo arrestarsi e continuare nella via della modeeazione e della conciliazione. :r'nfine obbiettivo non meno importante era qltello di spalleggiare r l'autorità. del principe e dare alla monarchia un vero valore politico, · con le armi. Forse nessun principe fu così convinto come Emanuele\ Filiberto che il valore politico di una monarchia sta essenzialmente nel suo esercito; nessuno forse meglio di lui riconosceva che il peso \ di uno Stato si _misura dal peso della sua spada, perchè infine l'ul- / tima ratio del diritto è la forza. Questa forza Emant1ele Filiberto la voleva un prodotto della stessa monarchia; la voleva nazionale, poichè « spetta ai sudditi, diceva, « la clifensione e conservazione del naturale principe, della patria, · « delle mogli , dei figliuoli, dei _parenti, degli amici, delle ca_se )>('I?· Obbiettivo ancor questo di non poche difficoltà a raggmngers1. Oani accrescimento di forze in Piemonte sollevava sospetti e min:ccie in Italia, in Francia e jn Spagna. Da un lato si temeva che il vassallo, così.si pensava in cuore, sfuggisse dagli arti gli vellutati della tutela, dall'altro si paventava la forza congiunta all'indipendenza pqlitica: tutti temevano il granello che desse il crollo alla bilancia della preponderanza politica in Italia. \
r.)
(1) Editto
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2 dicembre
ANNO XX IX,, VOL, Jl.
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-1560 . .:.. ~lanoscri l,to cle.ll'arch ivio di Stato in Torin o. 32
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DEJ, LI': ~llLlZIE l'AESANE
SOTTO E~(ANUELE FIL IBEU'l'O E CAU LO E)fAN UEl,1~ I
Ma quivi appunto, in mezzo a tutte queste difficoltà, il duca Emanuele spiegò il suo genio. Ebbe per anni l'abilità nello scopi·ire <rii " intendimenti dei suoi nemici e la destrezza nello sventarne gli inganni; seppe tentennare a tempo fra la Spagna e la Francia, ad nna promettendo la fede dell'antico e devoto soldato, a.ll'altra impalmandone una figlia; nel di battilo fra'lante.gelosie,_seppe nascondere la grande ambizione e simulando fare. Cosicchè il principe po li ticamente volle la pace, sebbene per istinto fosse portato alla guerrn; aveva compreso che i giovani Sta.li hanno bisogno di rassodarsi sulle basi prima di espandersi; che dalla filmt e dal senLimenLo dipende,•a il valore e l'azione dei suoi soggetti . .E in mezzo alle vicende politi che nelle quali egli poneYa la base della .nuo\'a monarchia, non trascurò la grande istruzione delle armi; vi pose una cura speciale e. la involse d'un pensiero Lutto suo. E così cogliendo le occasioni ogniqualvolta gliene porgevano il destro, cominciò dai luoghi forLi(iéati, era lo stile clei tempi; costrusse le forLezze di Torino, di Vercell i, di Cuneo, di i\londovì e di altri siti, rinnoYò il censo della popolazione, stabili i presidi delle piazze a onorario fisso, eh r~mò a si; intelligenti capi da ogni parte d'Italia, creò ed organizzò la cavalleria permanente, instilui la milizia a cavallo, e preparò così la morni.rchia ai suoi destini. Era però scritto dal fato che egli dovesse solo compiere il lavoro della preparazione alla lotta.
fo citlà. colle loro milizie, i Veneziani colle cernide o i Toscani colle
Il. La. milizia. paes ana.. ...... Mai a(cuno ordinò alc una repubblica o regno che non pensasse che quelli medesimi che abitavano (juclla, con le armi l' aYesscro a difendere. MA.CCIJU.VIUI -
Arie della. qutrra.
· Col sorgere in Piemonte della nuova monarchia in~pirata a prin-cipi nazional i era naturale che sorgesse anche il pensiero cli una milizia propria. · ~on fu un'idea nuova quella che spinse Emanuele Filiberto a ,creare la milizia paesana, inquantochèl'avevano preceduto in !Lalia
bande Lerri tori ali (il)· Le i~lituzioni nazionali erano di venute un desiderio di molti in quei tempi, e ne fan no fede gli scritti del Giannotti e del MacrJiiavelli (2) . ~foriLo grande cli Emanuele Fil iberto fu qttincli quello di avore avuto fede nella nuova istituzione, fede nel s110 popolo, di averne accettata l'idea non so lo, ma di averla applicata su larghe basi, tali da rencleda vera fo rza difensiva dello Stato e solido istru'mento della politica del principe. Eppure quando si instiluì fu ritenuta intempestiva e l'idicola (3). Quale appunto fosse il concello che inspirava il duca di Savoia nell'instiLuire codesta milizia, ci appare da un preambolo di editto, col quale appu.nto si accordavano agli uomini che la componevano speciali privilegi. Riporteremo pel' intero questo brano, inquantochè alla chiarezza -del pensiero tiene dietro bellissimo esempio dell 'antica usanza clei principi di Savoia di parl are al p9polo, come in un'assemblea, il linguaggio del cuore: « Avendo noi, dopo la santa pace dal signore Icldio concessa; ri« yolti tutti i nostri pensieri a quelle cose che più la ponno conser<< vare e mantenet·e i nostri Stati in tranquillità: ed essendo a.ffati·« cati in più adesso principalmente a stabilire le cose appartenenti « al cul to divino, dal q11ale ogni altro bene procede: e da poi a ri·«' formare l'amministrazione e la giustizia con hi quale i popoli si ·« ritengano in n nione e concordia, resta ancora a dar forma alla « milizia per la sicurtà e conservazione loro, la quale cosà avendo ~ pensato di fare con la minor gravezza e comodità. di Stato che « fosse possibile, ci è parso con la matura deliberazione del nostro « Consiglio di Stato, di stabilire una milizia dei nost1·i p1·opri siid« diti, persuadendosi che essi saranno più fedeli a noi e meno mo« lesti agli altri nostri sudditi. Oltrocbè non serviranno come mèr« cenari per altrni, ma in caso proprio per la defensione e conser« vazione del natural principe, della patria, della mogi ie, dei figliuoli, lfistoire militai r e <tu P ié111ont. - Vol. 10, pag. ·lui (2) GIANNO'l'T f. - Repuliùlica. /iOl'ClllirUJ. MACCRIAVEl,LI. - A,-te della, guerra. - Scritti politici. ,{3) RtCOTT1. - Storia della monarchia- cli Savoia. - Yol. 20 (1) SAT,UCES. -
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SOTTO EMANUELE FILI BERTO E CARW E ) IANUELE I
« dei parenti, degli amici e case lol'o. Per questo abbiamo creati « un nume.rodi capi e colonnelli, e capitani ed altri ufficiali neces« sari per Jo governo e maneggio di detta milizia e per fare la scielta « di tutta la gen te che sarà più atta ali' eserci~io delle armi, alli « quap abbiamo comparlito le provincie e i luoghi nelli quali hanno « a fare la eleziòi;ie e descrizione delle persone più abili all'arte mi« !ilare, con ordine di non admellere afcuno che sia min ore dì 18 << anni nè che passi l'età di 50 anni, li quali saranno qual ificati, « orclinaLi ad armati come sarà loro dichiarato dai suoi superiori e « acciò che ognuno vi concorra più volentieri, spinto da onoralo « zelo e dal comodo che i li e ne avrà da risultare » (I). In queslo preambolo il pensiero del principe si delinea neLlamen te: · · Allo Stato occorre una milizia fedele, per ~ua sicurezza e conserrnzione; uqa milizia che imponga le minori gravezze e che sia di facile ·oi·dinamento; , una siffatta milizia non può essere insli tuita che col concorso di lulli i sudditi, perchè ad essi spella la difesa del naturale principe, della patria1 della moglie, dei figliuoli, dei parenti e degli amici; · nessuno, nei limiti d'età, voluti dai bisogni di guerra, può essere esente da questo sacro dovere verso la patria: lutti i sudditi atti alle armi , fra i '18 e 50 anni, debbono perciò essere soldati; la milizia deve avere base organica terri toriale, dev'essere cioè ripartila per provincie, per comunità, per terre, al quale riparlo territoriale deve col'rispondere quello tattico dei colonnellati, delle capitanerie, dell e cen turi e, delle squadre (2). Formulato così il concetto base del nuovo ordinamento della mi lizia, Emanuele Fi liberto procedette alla sua costituzione. E per prima atto impose, sotto gravi pene, ai sudditi, di non servire principi stranieri; fece quindi, mediante commissari, ripartire per provincie, per comunità, per. terre, gll uomini atti alle armi· no. ' 1
(i) Eclitto dato in Vercelli, 2 dicembre 1560. Copia di ques to editto è pure stata data in francese dalla raccolta DtùiÒin sulle Je.,..,.i '.lecreti, ccc. dei principi di Savoia. i'ioi ci siamo serviti di una minuta dcll'cditto~i~ 1Laliano, firmata di 1rnguo da.llu stesso duca - ec\ esistente nei n. archivi di Stat.o in Torino. Non abbiamo modificato che l'ortografia. (.2) Le 11rovincic erano otto al di qua delle Alpi, e furono pure portati a ouo i colonncllati. ·
minò gentiluomini piemontesi e forestieri capi di colonnellati e ne fissò le aLLl'ibuzioni . Accordò alla milizia ed ai volontari tali priv.ilegi che elernrono ben presto nel popolo ad alt.a consideraz ione siffatto servizio. Il Piemonte annoverava, stando agli scrillori del tempo, circa ·100 mila abitanti al di qua, delle Alpi . Il duca fissò la forza della milizia a 24 mila (,1) uomini, i quali, cogli ingaggi volontari, oltrepassarono talvolta i 30 mila. Di questa milizia erano scelti otto mila uomini fra i più atli alla guerra e specialmente fra quelli che l'avevano fatta; questo nucleo di forze era destinato a rapidamente raccogliersi in un punto qua'iunque degli Stati per opporre una prima difesa. Decretala la insti tuzione della milizia nel 1560 il duca ne affidò il'ordinamento tattico a Giovanni Antonio Levo, C'apitano piacentino ai suoi servizi, il quale venne perciò elevato al grado di sergente maggiore generale delle milizie, e rivestilo cli speciali incombenze, ,come appunto la istruzione di essa e la sua ispezione annuale. Il Levo ha scrillo un libro nel quale è indicato l'ordinamente tattico della mi lizia e gli esercizi in cui doveva addestrarsi (2). Scrisse ·sotto l'inspirazione dello stesso duca e ne fan fede ·1e seguenti patenti:« Vislo e ben considerato il presente discorso ..... fatto a nostra 1
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(l) Per lo stotlio p,trticolarc dcll:t milizia paesana, rimandiamo i lettori ai capitoli Vlll e X del t• volume dell'opera del Saluzzo, noi quali l'au toro ha fatto una rapida, ma precisa sinLesi delle notiiie raccolte dagli scrittori contempo rallEli a Emanuele Filiberto, e clegli editti emanati clil Carlo Emanuele I0. Nel voi. 4°, pag. {53, il Saluzw afferma che Emanuele !?iliberto fissò la lo1•ata a i5 mila uomini, rorso l)asanclosi snll'autorità del Carnbbno. li Hicotti (voL 2°, pag. 282) la porta a 23 mila; noi ci siamo a.Uenuti anche a que,to dato sulla fede del Carrero, :ambasciatore veneto presso il duca. • Ha parlato assai S. E. (il <inca) di dare forma alle genti del suo paese nel modo « che sono le .cernidi di V. Serenità, che si domandano ordinanze ........ e cerC:1ndo in , poi di s,q1erc quanto potesse essere il numero di queste. ordinonze, mi venne afTor« mato che per servizi <le! paese ·ascendevano a 24 mila uomini; ma volendo co11d·1wU « {!tori non passavano li ot/,omi/.a ranu, m,1 ben buoni veramente, essendo allevati « questi ed esercitati lungamente nella passata gtterra », (Manoscritto dell'università · di 'l'orino).
(i) Del.l'ordine e ·1nodo di oi-dinai·e, comvarlire e<l escrcilare la iniUzia ilet sere-
nissinio ,z,uca <li Sa.vaia. Di c1ucsto libro ve no sono duo edizioni: una di 'l'orino, nel i566; la seconda di Vcrcolli nel i56i. Noi ci siùno serviti llell'edi1.ione di Vercelli, esistente nella biblioteca <loi R. archivi di Tol'i no.
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SOTTO ),:MA~UELE FILIDEUTO 1s CAllLO E)IANUELE t
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istanza dal capitan o Giovanni Antonio Levo da Piacenza, sergente
« maggiore della nostra milizia . .. . ordin iamo e comandiamo, che « ta le discorso sia acceW1Lo, eseguilo, etl interamen te osservato in « detta milizia senza. repl ica e contradizione alcuna sollo pena della « nostra indignazione a chi contravverà » . Il Levo comincia ad esaminare qual i siano le armi più vantaggiose pee l'infonteria ecomequeste anni debbano essere di:;Lribuile nella milizia . La milizia è ripartita in colonnellat.i ciascuno 'di se.i compagnie. La compagnia ha 400 nomini non com presi gli ufficiali che debbono essere dieci e pl'incipal i il capitano , l'alfiere, due sergenti e qna!.tro ccnturion i, ltitt1~ persone esp1wte e ben qiiali ficate, dice il Lel'o . Ogni compagn ia deve avere ·I50 uomin i picchieri con corsaletti, •IO con rotelle e co1'saleLti, 11O alabardieri con c.orsaleLLo e 230 nrr.hibugieri con morioni .· Le compagnie si scr,mpoogono in quallro centurie; ogni centuria in quatlro squadre, comandate da ca pomii. Le diverse anni devono essere distribuite nelle stesse proporzioni sia nelle squadre, che nelle centurie, che nelle compagnie, per potervi tiiiti quest:i 1nem.bri esercitare netti loro partùnenti con ogni sorte d'armi coi suoi capi. Le esercitazioni si dovevano fare dalle squadre tulle le domeniche, dopo la mP.ssa; dallo centurie da qnindici in quindici giorni; dalle compagnie una Yolta al mese: i colonnelli alle quallro Lernpora dell'anno nei giorni festivi; la brtLaglia generale due volte all'anno, alla Pentecoste e a S. Martino. Dopo avere parlalo delle armi, delle loro qualità lattiche, delle loro proporzion i nei diversi riparti organici, dopo avere in dicate le pl'ime forme d'insieme e il modo delle esercitazioni, il Levo si fonda sull'au LO!'ilà di celebri scrittori militari e ricordando il VolLurio, il Macchiavell i, il Langey ed il Tartaglia, slatu, come egli dice, mia gt6idlt già gran tempo di molte cose, esamìna gli ordini di bauaglia da adottarsi nei differen ti terreni e per diverse ciecosLnnze, e indica le regole che debbono guidare le truppe nelle manovre. Quale sia il merito del Levo in quesli suo i studi e quan ta parte essi abb iano contribuito all a preparnzio~e alla guerra della milizia, Jo ha. già del~o il Saluzzo: ·
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«.L'exer,~ice CL l_a mancnuvre de J'infanteric furent 1·églés par lo « meme LG,•o; quo1que les préjugés de l'ancienne taclique se mon« trnnt par tout dnns celle partie de son ouvrage, on ne saura iL lui « •:efns.er, avec une connaissancc exacte des auteurs militaires qui « I a~a1e~t pré~édè,le lalent des saisirdans chacun d'eux ce qui pou « va,t 1111et1x s accor-der avec lcs calculs auxquels on commencait ii « celle époque it soumeLtre l'art miJitairn, malgré Jes cris d'un gran cl « no~11Jr~ d_'offìcie,rs, qui n'ayanL d'autres connaissances que celles « qu ds L1ra1ent } une l?ngue p1·atique, auraient vo ulu empCchm· « loute espèce d 1onovaL1ons. Celte hcureuse innovation dòit ètrc « sur~out aLlribuée à l'enthousiasme qu'on avaiL conçn pour Ics « n?c1e~1s; on Ics éLudiait, on chcrchait tt les imiter, et. Levo nous <( d1t lu1-~eme, quo c'élait l'ordon nance des Grecs qu'il se proposail « pour moc1èlo ... · ......... ....... nos colonnellats qui forma ienL des « corps séparés n·,n~raient jamais pu ètre assujetLis it l'exactitucle « de calcul établi par la phalange: Levo sut' se conformer à l'ar« ~ure, ii la discipl ine des trou pes pou1· lesquellcs il écJ'i,,ait, aux « c11·c.on,stan~es des lemps, età la position du pay$ que celte armée « ava1t. a défendro. Il augrnenta considérnblemcnt le nombro des « arqu1b1:1giers; et j\1stifìa ce changemcnt eo observant, qu'il fallail « poun·o1r à la sùreté de beaucoup de places forles. Le Piémont « d'ailleurs 6Lnit alors bien moins propres aux rirnnceuvres d'une cc masse_ de p.iquiers qu'it la r:h icane des troupes lé«ères ,, ( I). . L:ordrnamen~ della milizia, il suo armamento, ~ sua islruzione l'tChresero dappl'lncipio grandi cu re; ci vollero più anni pl'irna che procedesse regolarmente. Q~a?do il duca viaggiava nei suoi Stati, usava, per rialzare il p1·est1g10 delle milizie, vederle riunite ed esercitarsi, capitasse in qualunque terrr. e città.« Ed io, dice il Lippomano, che continua« mente lo scguìva, ho u.vuLo occasione di vedere cli essa milizia « una _grande parte, e cosi bene mi sono riusci Li, che io per me giu« dica, clic fossero bastanti ad ogni fazione » (2). Dai documellli che ,;i lianno sembra che so lo nel 11ii66, cioè dopo (1) S.u.uc,,:~. - OrJer,t cil:tt.,, pGg. 1:;1-1ua.
..,
l.1ProlrAso, amu,1,cìatoro "encto, cìtaLo dal N,u•roNi;. - Delt'antica mili::ia in Piemo>1te. )l:tnoscrHto clol R. archhio di Torino. (:!)
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DELLE MILIZIE PAE SANE
SOT'fO E)[ANOELE FILIBERTO E CARLO EMANUELE I
sei anni dall'instituzione, la milizia cominciasse a dare vere speranze, tanto che il duca ai 25 di gennaio di quell'anno scriveva : «. :.. abbiamo instituita una milizia dei nostri sudditi ... con l'eser<< cizio e disciplina della quale senza gravezza ed incomodità d( « gente esti'anea, possiamo renderci abili e bastanti con esso noi « alla difesa, e sicurezza loro ». Ma al duca non era concesso di vedere all'azione fa sua milizia, questa parte spettava al suo successore.
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Serruendo la .storia di quei tempi si vedrà « quel principe non solo o « librarsi tra la Spagna e la Francia, ma aspirare all'una e all'altra « di queste corone, conquistare sulla Francia il marchesato di Sa(< luzzo, occuparl e la Provenza, so~tenerne tutto l'impeto e procu« rare di disfarla coi rivolgimenti interni; quindi tentare la s.otto<< .'.!1i~~i0!!e di Ginevra e del paese di Vaud, disegnare la rovina << dell'impero otlomano, mettere mano· con Enrico IV all'atterra« mento della duplice casa d'Ausburgo e alla·ricostrnzione politica « dell'Europa; poscia resistere da solo all'immensa monarchia spa« gnola, trarre a sè le potenze del Nord, ambire gli scettr i di Boemia << e dell'impero, congiurare per la liberazione d'Italia, sforzarsi a « collegare i principi per la indipendenza comune, proclamarla, << farsene campione, svegliare l'Europa con ti·o agli ambiziosi intenti « dell'Austria e della Spagna; e quando i suoi alleati infingarda<< mente si acquetano ai trattati di Madrid e di Mouzon, dividersi << colla Spagna il Monferrato; mal soccorso dagli amici e ingannato « dal Richelieu lasciava, morendo, il dominio in preda a tre eser«' citi }) (:ì ). Merito grande, di Carlo Emanuele fu quello di avere col trattato di Lionè chiuse le por te occidentali d'Italia alla Francia e avere eretta la Casa di Savoia a guardiana dell e Alpi. - « È molto meglio, « diceva Carlo Emanuele (2), avere uno Stato tutto unito, come è « questo di qua dai monti, che due, tutti e due mal sicuri». - Fu pure grande inerito quello di avere proclamata la indipendenza d'Italia e tentato di farsene il campione, ed infine di avere r idestato · nei suoi sudditi quegli spiri ti guerrieri che resero il Piemonte eminentemente militare. Trascinato in imprese così grandi ed audaci Carlo Emanuele ricorse a tulli i mezzi per avere solda1.i, armi, danaro. Capitano eminente inspirato agli atti o[ensivi, fece base delle sue operazioni un esercito d'ordinanza, formato da soldati di mestiere. Nella guerra per l'acquisto del :marchesato di Saluzzo il principe , aveva dovuto convince~·si' che la milizia paesana, ottima istituzione difensiva, non conteneva elementi sufficienti per compiere quegli
III . Carlo Emanuele I. Italia , ah non w mor ! Noo creda il mondo Ch'io muo va ai danni tuoi l'hoste guer ricr;i; Chi desia sotLrarti a grave J)ondp Contro te non congiura. Ardisci e, spera. CARLO E trU,lrn!Lt:
Carlo Emanuele I, succedendo al padre, si presentava sulla scena {lei mondo con ingegno elevato, acuto, potentissimo; il suo animo ardente sentiva vivamente la gloria. Audace nei concetti, amava le o-raneli imprese per quanto pet·icolose e incerte ; di grandissimo valore personale come soldato, stimava sopra ogni altra cosa le armi , perchè essendo ad un tempo principe, capitano, oratore, y oeta'. trovava nelle vicissitudini della guerra largo campo per esplicare 1 suoi ideali. Da Emanuele Filiberto ereditava una giovine monarchia, rifalla nelle finanze, preparata nelle armi, italianata nello scopo. Con essa il duca morto gli aveva anche lasciato un programma di SLato: lo acquisto del marchesato di Saluzzo, del Mouferrato, il ricupero di Ginevra. Quando Carlo Emanuele divenne capo dello St~to la situazione d'Emopa era rrravida di lotLa: si combatteva. o si suwa sulle armi per la pr:ponderanza politica e pei dissidi religiosi. _L'ambiente invitava alI'.azione, e il giovane principe vi si gettò per in tero.
(I) RrcoTTI. - Oper,t cit1ita, voi. 3° fatr o<liizion e.
(2) Testamento rolili to. (Ricor <U).
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DEI.T.F:
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atti di rapida ofTcnsiva co i l[tHtli inizi ava sempre le sue imprese; così che questa mii izia, che fu dal duca ordinata e riordinai.a più. volte nelle vicende della guerra, fu specia lmente riservala alla difesa del territorio. L'esercito d'ordinanza era formato da soldati cli mestiere raccolti dovunque: fossero essi italian i, Spagnol i, Francesi o Svizzeri;catlolici o protestanti, nulla importava a Carlo Emanuele,purchè fossero rolli alle fatiche, pronti ad ogni audace impresa . . E codesti venturieri • correvano numerosi sotto il duca, principe guerri ero e li berale, che teneva in tanto onore il mestiere clelle armi; ma la loro devozione si misurava a peso d'oro ( 1). L'ol'dinamento difensivo del Piemonte ayeva: in quel tempo una impron ta tutta speciale. Pres idi fissi nelle piazze e nei castelli; milizi e paesane nelle provincie, come difesa. immediata cli un primo attacco, e, raccolte in capitanerie e colonnellat.i, assalivano da o!!Ili lato l'invasione, soccorrevano le piazze assediate, atlaccavan~ i posti nem ici, facevano insomma nn'audaceguerra cli partito. Quindi, eserci to di soccorso, quello d'ordinanza, che si raccoglieva prontamente in mano al duca, che cogl i armeggiamenti l'apidi ed inaspeltali, tentava di dar scacco al nemico, impegnarlo in l'nlse manovre, per quindi assalirlo a fondo, decidendo le sorti della guel'ra. Questo concetto difensi vo ·controffensivo del duca si pale.sa chiaramente nel seguente passo dei suoi Ricorcli poliLici (2). Decisa la guerra., bisogna fare le segu euti cose: cc Un pecu li o di « danari buono, sparagnanclo e procurando di metterne il più ell e « si potrà insieme, acciocchè con quello, che lascio, da sè, si possa « sostentare un pezzo, esercitare e tenere ben armate le milizie, << crescere la caval leria sino al numero cli due mila, che basta pel' « questo paese, dove bisogna che t'infantei-ici giuochi, e unirsi e le« garsi con quel lle, che non egl i farà la guerra, proc1wando al « p'it'b presto di metterla netti loro ]legni .. ... Per il Piemonte, con-
(1) Oìcova Carlo Ema nuele, degli Svizzeri: • Qu:into ai Svizzeri non bisoana altro • chn fargli pagar bcno dolio loro ponsioni, cd in loro prcsenz;t moslrar cho ra caso • ~o~,;~.'.?ro_nazione, non promettergli niente che non gli si :1Ltenda :tppuntino, e non • 5; 11 '. ' s'. d1 loro, s~ n?u 111 gran _l)isogno, pcrch,:, cos tano assai ,,. ( Rico1·llì) . (~) F 1'.1ono. pubblicati per la prun,i volta cJal H1coTT 1. - Appr n,Jico al voi. 3•. Sono Rtcord, per ti figli o, principe di Piemon te.
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SOTTO E.\ T.\:. liELE FILIB€1\TO E CARI.O E)l.\:'i UELE I
,1.9,J
« viene fare due piazze d'armi, massime se l'in imico vi0ne da
« due parti, come è credibile: l'una a Savigliano, l'altra. a Avi-
,, '
« gliann, la prima per accudire e soccorrere il marchesato di Sa« !uzzo, Oemonte e Cuneo e l'allrn Susa o Pinerolo; lo quali duo « piazze convel'l'.à in Lai caso rinforzare gagliardernenlc, e massime << la terra di Pinerolo, crescendo anche il pre~idio di flevello, Ca« Your o Carmagnola e castello di Fossano e Cuneo, fa re con ri« gore o prestezza meller tulli i grani del paese nelle piazze forti, << ed un poco dentro, co me Torino, Carmagnola, Sav igliano, Fos« sano, Mondod e Cun eo; l'istesso fare del· fo raggio, o quello che « non si potrà portare bruciarlo. illa ùi questo non conviene ai;ue « nfssmici pietà, nè amfoizie, pel'chè in qnesto in pm·le consiste la « scdue..:..:ci eletto Stato .. .. .. Se è contro i Spagnoli la guerrn, basta « presidiare bene Asti e Vercelli, e rifortificarle alla moderna, eri« metter la cillaaella di Yercoli i che quasi da tre parti è fatta e farno « nna nuova in AsLi..... a Gallina1·a bisogncria in ogni modo for« tifica re Lanto la. terra, che si può far buona, come la .collina cho· « vi è. vicina e la dominà ... rimeuere Santhià in istato di difesa ... « Yillano,·a d'Asti p1:esidiarla ...... e se si teme dal )I onferrato pre« sidiare bene Ch ivasso e Crescon Lino, e l'nflimo fortilì carlo, e l'i« stesso faro di Venua e Chit>ri , ma non bisogn~1'ici stare sulla di« fensi1Ja... .. bisogneria di lungo entrare nelll) Slato di llilano, e « anelare diritto a quella cit tà» (bloccando ~OYara). OriJ. se raccogliamo il pensiero del duca in alcune li nce general i cli condotta, possiamo, fo rse· tracciare il suo sistema strategico così: I° Col danaro la guerra si prepara e si manlieoe a lungo: questa la prima base della preparazione ad essa. Poi eserciti proporzionati allo scopo e ben addestrali. Fare la difensiva ove occorre, ma tradurla prontamente in controffensiva ed ofiensiva assoluta - ptocnrando ctl 11itì. p1·t!8to cli mellel'lci nei lol'o l'e_qni (Spagna e Francia) - Rc1c<:ogliere le risorse sulla baso cl'opcraziono (Torino, Carmagnola e Cuneo) lasciare il deserto al nemi co - in ·q1wsto ni,Ss1ma pietà nè ainici.zie, verchè ùi qiuslo in parte consiste la saloezza dello Stato. 2° Ver5o le Alpi - difcnsiva-controITensiva- o!Tensiva - Di fesa dello piazze e dei cast.~lli e dei posti più difficili nell'interno; difese agli sbocchi di Avigliana, di Pinerolo, di r.uneo, e manone
DE LLE )!ILIZIE PAESANE
. controffensive attorno. a queste piazze; due centri di ra:ccolta, campi .trincerati, ad Avigliana ed a Savigliano (1). 3° Verso Sesia ed il Monferrato - offensiva - la debolezza della frontiera lo consiglia. Nelia difensi va graYitare auorno a Ver. celli se la linea cl'operàzione seguìta dall'attacco è quella di sinistra del Po; gravitare su Asti se la linea d'operazione passa lungo la ,,destra del fiume.
SOTTO EMANUE.LE FIL!llERTO E CARt.O E~fANUEl, E I
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IY. Le trasformazioni della milizia. ì
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Debhe un principe non avere altro oggetto, nò altro pensiero, nè prendere cosa alcuna per sua arto, fuori della guerra, ccl ordini e ,lisciplina di essa; perchè q11ella è sola arte che si aspetta a chi c·omam!a. ~hccuu.VILLl • Pr incipe
La posizione geografica del Piemonte, la sua situazione politica -di fronte alla Francia ed alla Spagna, le quali non ambivano che il possesso di questo paese o per lo meno 1a ·sua decadenza politica, !'offensiva, la lolla attiva, quale la intendeva Carlo Emanuele, dovevano naturalmente consigliare questo principe a tenere in gran . conto la milizia paesana e cli farne base della difesa terri toriale dello Stato. Perciò noi vediamo che non appena salito al trono, due anni (i) Per megl io chi arire che co~a. intendesse il du ca Carlo Emanuele per piazza di ,·armi, ripetiamo la descrizione. di quella di Avigliana, fatta magistralmente da l Hìcoiti , su t111 disegno do! capitano Morello, ingegnere do! duca (,1630) esistente nçlla biblioteca c\ol Re in Toi·ino. ·« Sieclo Avigliana tra la s1 ioncla destra della Dora e due deliziosi laghi, al piede di « un'amena collina che è tosto all' usci la della valle di Susa; e veramente lo straniero "che clisconde ()al\' A\pi, qna incomincia a rallegrarsi davvicino del suolo italìco. Per « cura ciel conte di Castellamonte, i1 lgcgnore ducale, il lu ogo.era stoto rido tto in forma - « ·di campo trincerato entro cui stavano !! mila armat.i. Un 1mnto, che faceva capo ad • un'antica abbazia, dava il passo del fiume; due ])racèla cli lrincieramenti. non ancora . • compiuti congiungevano l'abbazia al cam(JO il quale, ~on linea quasi continua, rin-
·~
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dopo, rinuova. i privilegi accordati alla milizia dal padre, richiama tutte le autorità alla loro osservanza, ed eccita i sudditi a pro fittare .. di essi . · Come accennammo già il compito della milizia, nel pensiero deL duca, era duplice: nella difensiva - resi'stenza ad un primo at. tacco - difesa delle piazze - guerra cli partito; nell'ofiensiva oltre i confini - tenere testa agli attacchi 'imprevisti, così facili in, quei tempi di fede di1bbia e cli rapidi rivolgimenti politici . Nel primo caso la milizia era un esercito specialmente. destinato a coprire i fianch i ed a preparare l'attacco dell'e:;e,rcilo di ordinanza;, nel secondo era un esercito di riserva lasciato nella base cl' operazione a sua protezione. l)urante il i·egno di questo principe la milizia fu chiamata. alle armi più volte nei momenti del pericolo: tutti ricordiamo la g1:ave · situazione nella quale sì trovò il Piemonte, quando Carlo Emanuele, passate le Alpi, portò la sua offensiva in Provenza. In quella circostanza lo Stato in pari.e minacciato ed in parte invaso dal Lesdìgnière, l.rovò la sua difesa nella resistenza dell e piazze e nel soccorso delle mi lizie . . Le trasformazio~i della mi lizia furono sotto questo duca frequenti: · · alln fine d'o_gni grande guerra, Carlo Emanuele, vincitore o vinto, aveva bisogno di riordinare le sue milizie e rioi'dinanclole le Ira.sformava. B.ima.nclando, per i particolari provvedimenti verso la milizia di · quel prrncipe al lavoro ,del Saluzzo (,1) - dove con una sintesi stringente - si riassumono gli editti militari di quel regno, diremo.. che duè di queste trasformazioni meritano speciale· ricordo: quella cl~l 11594 e quella del ,16'12. , fiancata qua e liL da forti e ·sostenuta da un castello altissimo, abbracci~va la terrn i sobbor<'hi e un ampio tratto cli terreno verso Susa. Alcune opere isolate · sulle' alture vi; ino proteggc,,ano le comun icazioni ciel campo al più prossimo dei " due ·Ja"lli cosi che non si potesse circuire. Insomma, benché quella posizione dei « trince1; m~nti rosse dominata, e ·1•i rosse abl)racciato uno spazio sproporzionato 111le • forze, non po teva il si to essere più opportuno a sopra vegliare ccl impe~ire, secondo · «· il caso. le masse francesi; perche comandava la strada che dalla valle c\1 Susa r1C$CC « a Pine;·olo e Sa1L1zzo, e per mezzo ciel ponlc so11radetto porgeva modo cl i investire «· cli fianco l'escl'citò che srcnc\eva la sponda sinistra della Dora ». (Opera citata , vo-.. lume 1,0 , pag. 489). · (il SALvC~s. - /iistoire m ililciire ctu l'iémont. - Turin, 1818. - Cap. X e Xlll. « «
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DELLE MILIZIE PAESANE
Dopo la guerra di Provenza, Carlo Emanuele r itenne necessario . di rinnovare gli ordini della milizia ed emanò un editto nel quale palesava inLerno il suo pensiero: « Conciò sia cosa che la principale cura del vero ed oll.imo prin« cipe consiste nel conservare quanto più sia possibile la tranquil « lità e la quiete dei suo i Stati. Nel che dovendovi conconere non . <e solo egli stesso, con la virtù e prudenza sua, ma insieme i popoli -·« e i sudditi a lui commessi col valore delle per:;one loro e con lo · «affetto dell'anima a che per il debito di fedeltà li sono tenuti, a « ciò mirando con l'occhio dell'antividenza il fu serenissimo duca · « padre nostro, che sict in cielo, avesse fino da principio eretto ed <\ inlrodoua una milizia paesana, decorandola di molti particolari e -« privi legi affinchè fosse pronta ed armata in ogni tempo che fosse « stato necessario servirsene per conservazione e difesa di questi « Stati di qua dai monti, la quale sebbene sia andata fin qui tralle « nenclo, nondimeno considerata la qualità cli questi tempi e che · « molti descritti ed arruolati in essa sono vecchi, infermi ·e inabili « a sì lo.devo le esercizio, abbiamo con propria esperienza visto e · <<conosci uto essere più che necessario venire ad una nuova descri« zione , ossia riforma generale della milizia» (11) . Ciò premesso, il duca stabili va che gli uomini aui alle armi dai 18 Hi 60 anni fossero inscrrtti nella milizia generale; che le inscri· zioni avessero termine al quindicesimo giorno dopo decrelale; che fossero consegnate le armi proprie o le avute dai co1nuni; che nessun uomo appartenente alla milizia · potesse allontanarsi per lungo tempo dalla propria terra senza averne prima ottenuto il . consenso. Questa milizia. non aveva altro obbligo che quello di servire nel proprio territorio: fu divisa in colonnellati, i quali comprendevano · più provincie. I colonnelli eran(, scelti dal duca, i capitani e gli .· altri ufficiali lo erano dai colonnelli. La milizia generale non ebbe privilegi. Dalla miliziagenerale venne tratto un corpo scelto di soldati, detti .,quotizzati, di 01.to mila uomini . Questo corpo era formato dagli .,uomini più esperti nel maneggio delle armi e nella guerra, e tratti 1
(I) Editto, !5 maggio !594'.
SOTTO EMANUELE FILIBERTO E CAIU,O EMANUELE I
dalle comunità in proporzione della loro importanza. « Essendo << stato necessario per la qnalità dei tempi presenti, dice il clnca, . « fare una riforma generale della milizia nostra paesami da cavallo « e da piedi, ed elelto_1}8 una pa1ycolare pe:· stare. pront~ e~ armata'. ·« sì per la conservazione e la sicurezza d, questi St~t1 d1 qua d~1 <i monti . e in orrni tempo resistere .a chi cercasse all'impro viso o. m « altro 1~odo q~alsiasi assal irci, come fecero l'anno scorso gli ere" tici del Delfìnato ..... » così egli diede _a questa Lrnppa. un particolare ordinamento e speciali privilegi. Nessun soldato inscritto nei ruoli cli questa milizia poteva assen~ tarsi dalla propria terra senza speciale consens.o; allontanan_dos1 dalla terra era sostitui to cla altro soldato. Le anm erano depositate nei magazzini delle comuµ ità, tenuLe i1~ numero .e in b.uon s.tat? · I ruoli era.no sempre tenuti a giorno sostituendo a1 mo1_'t_1 ~cl ai d1venuLi inab ili altri solcla.ti. Dovendo marciare questa milizia aveva la paga delle truppe d'orcli.nanz'.i.. . .. a . _ I quotizzali furono npart1t1 111 quattro .c~lon~1ellat1. o.,m colon . nellato in cinque compagnie di 4-00 · uomini . ciascun~ delle quali con 200 arch ibugi, 1100 moschetti e 100 ~ilabarde o picche. . . I colonnelli ed i capitani erano eletti dal duca. Le com~agrne ~1 raccoglievano una volta al mese« in un luogo com,odo ali, so~dat1, « per farci risegne deile ge1_1ti;. i! capitano c~n tale. ~ccas1one'. « a.vanti che licenziarli, cerchi di nmostrare alh soldati 11 modo di « marcia.re in ordinanza, portar Je a.rmi, far scaramuzza., sp~rar lo « arch'ibuaio e altri simili esercizi cli guerra, e questo stesso faranno « i colonn°elli di tutte le compagnie l'assieme del loro colonnellato, « almeno due voltel'anno » ('I).. . Dopo la pace di Lione, nel 1603, Cari.~ Emanuele, vol,~ndo ridare nuovo ordine alla milizia e sempre pm accrescerne ~ im~ortanza verso gli alLri sudditi, rinnovò i privilegi, « .conoscendo d1 quanta sia nel servizio nostro e pubhco, oltre lo. aver dato « CO n-erruenza :> a . « oani mi<rlior forma ailç1 milizia paesana., esser necessano decorarla. « arm:i·la di privilegi tali , che possano indur l'~nimo. del solda.l~ « a bJne e fedelmente ·servire, quando saranno cl11amal1 ed a molti « altri farsi a~crivere in essa » (2) .
ed
(i) Ed itto, 15'mag:;io :1594. (2) Editto, :15 gennaio ! 603.
496
SOTTO EMANUELE FILIBERTO E CAR LO E.VrANUELE I
DELLE MILIZIE PAESANE
Sul finire della guerra intrapresa dal duca per impossessarsi il Monferrato, le condizioni politiche d'Europa si modificarono profondamente, e gli interessi po.litici, velati dal sr,ntimento reliirioso ,, , prepararono aI Nord quella lunga guerra che per trent'anni non diede più pace all'Europa. . Sebbene questa lotta fosse eminentemente nordica e dovesse scoppiare oltre Alpi, pure i colpi che essa portava dovevano anche ripercuotersi in Italia. Carlo Emanuele intravvide le consecruenze della nuova guerra e vi si preparò sia coi negoziati che colle" armi . Politica1pente, egli cercò l'al leanza coi principi protesJ:anti, cercò la n~utr~lità della Francia col parentado e si preparò alla guerra. S1 fu m quel turno di tempo, mm, che la milizia paesana subì una nuova e profonda trasformazione. « Avendo noi nelle occasioni che si sono presentate di far levata « della ò . nostra milizia paesana per la difesa cleoli Stati nei frano-enti « d1 queste passate guerre, visti molti disordini, che sono secruiti in « cl~nno_notabi_le del servizio nostro e dei Slati", ciò procede~do da « d1vers1 abusi, che vi sono commessi, non solo nell'eletione dei « sol~ati,. 1~a _eziandio delle levate, tanto dai colonnelli, ca.pitani e << altri ufficiali, quanto dagli agenti delle comun ità. Così disponiamo : « che per essere la milizia carico personale, il quale venend_o sup« por~ato dal generale indifferentemente verrà ad essere più tolle« rab1le, e meno grave al particolare, vogliamo e ordiniamo che « tutti li capi di casa delle città, terre e luoghi dei nostri Stai.i di « qua dei monti sciegli endo solo il più abile di ogn i casa, di che « stato, grado ed condizione egli sieno, ancor che privileaiati. « tanto dalle leggi che da noi , ai quali privi leò-i deroohia~o ~ « d'ora avanti siano obbligati a servire detta milizia. in ;o-Iii oc~a« sione, che saranno di.mandati, sotto pena di vita, e confisca1,ione « di tutti i loro beni » ( 11). Compilate le liste di inscrizione, i colonnelli e.cl i capitani dovevan~ ripartire gli inscritti, in ogni cit.Là, terra e luoghi~ in tre ruoli . Ognt ruolo doveva avere inscritti soldati appartenenti a tutti i ceti nel rapporto di un terzo della totale de$Crizione. -Avveni va così che iiella chiamata d'un terr.o, rimanevano nelle terre e nelle cii.Li.i. ~
(1) Ed i tto, 7 aprile
·16-18.
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altri due terzi d'uomini alti alle armi , divisi in uomini agiati, uomini d'arte, maestranze, ecc. Per togliere alle comunità, già scosse per le continue guerre, la. gravezza di provvedere le armi, il duca ordinava che ogni soldato dovesse provvedersele del proprio. Quesle armi, in ogni riparto organico, dovevano essere ripartite così: un quarto di moschetti e bandoliere, un quarto di corsaletti e picche, un quarto di archibugi e fiasche, l'altro quarto di picche secche. Ai pi.ù ricchi ed agiati toccava provvedersi cli corsaletti e picche e di moschetti e bandoliere; i meno agiati d'archibugi e fiasche; i più poveri di picche secche. Decretata lc1 chiamata della milizia correva alle armi il primo terzo; questo serviva un mese, dopo il quale gli succedeva il secondo terzo e cosi a questo snccecleva l't1ltimo terzo . Le compagnie comprendevano 800 fanti, con un capitano, due ufficiali, tre sergenLi, nove caporali e tre tambnrri, in guisa che ciascun Lerzo fosse comandato da un ufficiale, un sergente, tre caporali con un tamburrro . Ma nei momenti di grande bisogno, quando gli attacchi nemici si presentavano per più punti del territorio, quando l'esercii.o d'ordinanza impegnato in altra direzione non poteva accorrere là dove si presentava la minaccia, Carlo Emanuele ricorreva alla levata in massa di tutta la milizia della provincià minacciata.
V. Gli insegnamenti storici.
Nella metà d~l secolo xvr sorge un Italia una nuova monarchia. Nata nelle Alpi e gravitante per territorio sul Po, posta sull'asse strategico principale lungo il quale si combattono due potenti imperi, Spagna e Francia, ~liviene un grande obbiettivo politico e le armi straniere minacciano farne un teatro continuato di guerra. A capo di questa nuova monarchia sta un giovane principe, valoroso soldato, famoso capitano, profondo e destro uomo di Stato, al quale aspetta la grand~ 'missione di preparare i destini del nuovo regno. ANNO XXIX, VOI,. li.
33
DELLE MILIZIE PAESANE 498 Per ciò fare fissa alcuni obbiettivi e lenta raggiungerli: sgombro <lei terrilorio dalle armi straniere, riordimmenlo interno dello SLalo, armi a sua difesa, politica ocnlata, tentennante per parvenza, audace nel fal.to . Il suo genio lo guida in questa vera lolla cli rinnovamento: genio paziente e tenace. Ma il tempo corre rapido e le instituzioni vanno lente. Emanuele Filiberto muore senza avere raggiunti tutti i suoi obbiettivi; ma lascia una monarchia rifalla nelle finanze, preparata nelle armi, italianata nello scopo. Carlo Emanuele che gli succede ha genio eminentemente offen~ sivo : offensivo in politica come in guerra. Nessr;na grande od au·dace idea, nessun intrigo, nessun mezzo è da lui trascurato; tutto ciò che può tornare utile alle sue imprese è adoperato. . In politica ha alti ideali, frullo cli mente immaginosa ed arditissima, accompagnata da potente ambizione. Nelle armi è impaziente dall'aspettare: ama colpire e colpire come il fulmine. I suoi primi atti colgono quasi sempre cli sorpresa il nemico: disfatto nelle battaglie raccoglie gli avanzi del suo esercito, assolda nuovi soldati, mette in armi le provincie, e marciando e combattendo organiz:i:a nuove truppe, fa danari e getta le basi di nuovi ed arditi negoziati. Se è ;veri tà questa: che la guerra richiede prepar'azfone 1Jaziente ed azione audace, Emanuele FiliberLo personifica nella nascente monarchia la preparazione paziente, Carlo Emanuele l'azione audace. Dal ,1553 al 11630 non corrono che settantasette anni di storia, eppure, guardando ben addentro nei faLti, molti sono gl i insegnamenti che ne rossiamo trarre. Ricordiamo questi: La politica e le armi sono due grandi motori dello svolgimento storico di uno Stato: in uno sì racchiude l'idea che crea e dirige; nell'altro la forza che traduce in atto il pensiero. La politica di utio Stato è sempre imposta dalla ,s ua posizione aeoarafica, dai suoi bisogni, .dalla :ma storia, · dalla sua civiltà; ç'.) una buona politica è sempre offensiva nello scopo e solo difens.iva nella forma. . Uno Stato · rinchiuso fra potenti nemici non può fondare la sua esistenza politica sulla seinplice neutralità: deve proclamare !'indi. pendenza armata dello Stato e procurafsela col valore delle armi. Solo dall'unità delle forze interne dello Stato derivano quegli sforzi potenti che si traducono in (atti ·grandi e gloriosi. ?)
V
SOTTO EMANUELE FILIDEUTO E CARLO EMANUELE I
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Lo Stato non deve avere altre forze difensive all'infuori di quelle nazionali , perchè spetta a queste « la defensione e consernzione « del natural principe, della patha, delle mogli, dei figliuo li, dei « parenti, degli amici, delle cose loro. )) L'ideale di un ordinamento difensivo di uno Stato ché protegge la sua indipendenza è quello della nazione armata. Se poi, abbandonando il lato politico della storia, ci inoltriamo in quello militare, oltre alla febbrile attività che fa sorgere fortezze dove più non erano, o vi erano in rovina, che organizza presidi, che prepar~ arm i, che compie insomma quel cumulo di atti che abbracciano la prep1J,razione alla guerra, vediamo anche sorgere colla monarchia la milizia paesana. Rappresentante la fo rza prima e principale dello Stato, fu, solto Emanuele Filiberto, unascuoladi rinnovamento virile,di sentimento patrio, di fede al ·principe - Fu istituzione eminentemente difensiva, per la natura dell'elemento soldato, per l'ordinamento organico. Carlo Emanuele la trasformò . Tanti siulcliti, alttettantis,Jldati: ecco· la frase che rispondeva alla Spagna e che sintetizza il suo pensiero, poicbè durante il suo regno la monarchia si trasforma in vera nazione armata. Noi scorg,iamo ancora proclamata nell'azione l'offensiva, l'offensiva audace, e la vedi amò praticata, puichè la ,giMrra, diceva Carlo Emanuele, bisogna procurare al più presto di metterla nei loro regni (dei nemici). E nella difesa delle Alpi occidentali vi troviamo un emhrione di concetto che poi meglio esplicato ha levato tanto grido di sè: lo sbarramento delle valli, la difesa degli sbocchì, la creazione di centri controffensivi. E qui ci arresteremo nella speranza di avere raggiunto il nostro scopo: quello cioè di mostrare che i grandi principi sono di tutti i secoli e di tutti i grandi uomini, e che studiando la storia colla scorta di essi si legge anc~e tra le pagine che sembrono meno chiare. G.
ZAVATTARI,
Capitano.
NOTE BO APPU:è'!TI DI TOPOGR.U'lA
NOTE E D APP .CT NTI DI
TOPOGRAFIA .
LETTURA DELLE CAR T E.
II. Già accennai alla grossa difficoltà di abituare il nostro occhi o al passaggio cli pl'Oporzione che esiste fra le distanze sul terreno e quelle corrispondenti sul disegno . Fissando sulla carta nn convenlo ed un ponte, misuriamo tre chilometri in linea rella di distanza fra di essi; alzando lo sguardo, contempliamo il terreno innanzi a noi in cerca di uno di quegli es trnmi della linea, se siamo· nell'altro, o di en trambi se non siamo in nessuno dei due- È già ben difficile calcolare a occh io una lunghezza cli tre cbilomelri, se siamo dall'un dei capi: che dire poi se ci troYiamo nella seconda ipotesi ? Più lontan i saremo da quel convento e da quel ponte, più del icata sarà la misura, anche grossolanamente approssimaliva di quel tratto cli spazio che li separa .. Come potrà giovarci la caz>La che teniamo fra mano, se nelle nostre indagini sul cap ire il terreno che rappresenta., ci trov iamo incapaci od inccrli ~l scoprire su di esso terreno tre vertici di un qualsiasi triangolo simile al suo co1Ti spondenle grafico che abbiamo sulla carta? Se è vero che il disegno ha per base una triangolazione topogra · fica, e se è vero che l'omotetia dell e Ogure è l'ausiliare più potente ad un buon orientamento sul terreno, e ad una lmona lettura delle carte, sarà pur verissimo che si no a quando non sapremo sul terreno
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vedere da lontano i vertici della triangolazione reale, a noi mancheranno i primi elementi per leggere il terreno. Niun dubbio che coloro che oggi insegnano a leggere una carta col far comprendere la diITerenza dell e grafiche rappresentazioni di un molino e di un orto, saranno pronti a dirci che il terreno si può leggere anche pezzelto a pezzeuo, di cento in cento metri, senza sopracapi di vertici, senza. preoccupazioni triangolari; ma come già chiamai lettura da asilo infantile quella che sulla carta si ferma ai segni convenzionali, ora qui rincaro la dose col dire che la lettura del terreno tenuta in sì anguste proporzioni determina la completa radiazi one dal libro che comper.dia la scienza militare cli « quel tributo che la topografia porta all 'arle della guerra » . Se poi dalla misurazione planimetrica si passa alla stimazione a vista delle differenze di liv13Jlo, il gi nepraio di vien vieppiù fitto . Le difficoltà di tali calco lazion i sulla carta indicheranno mancanza di nozioni sulla teoria dei piani quotati, e convot'l'à che l'analfabeta si ponga a tavolino a studiarle; le difficoltà di calcolare a occh io sul terreno i dislivelli dipendono unicamente da mancanza di pratica di gambe e lo studioso di topografia, che aspira a divenir conoscitore di terreno, doVt'à adattarsi al duro tirocinio di calcolare le differenze di quota a furi a di confronti suffragati da lunghe marce, abituando, con questo· modo preadamitico e tullavia modernissimo, l'occhio ad apprezzam enti approssimativ i, che lo fa ranno ricredere sui giudizi che cervellotticamente emetteva circa alle distanze verLicali. ' Dopo ciò, puravendo nell'occhio unabuonascala di proporzione, il leLtore di carte penserà. sempre, quando esaminerà un terreno di collina o di montagna, che egli sul terreno misur.erà sempre a occhio quelle ipotenuse che sulla carta vede sol9 in proiezione orizzontale, il che vale tanto più a rendere i suoi apprezzamenti diffici li, quanto più cresce la pendenza di qnelle ipotenuse . Ben sappiamo che L,lii disquisiiioni potranno parer sotti li e scolastiche e superflue ad un tempo, ma ben sappiamo ancora che tale parere è la ri~ultante appunto dell'avere non so se scombussolata od invertita o dimezzata addirittura la Lcoria che studia il terreno. L' insegnamenLo dellll lettura del terreno credo non sia mai stato fatto .
Dl TOPOGnA l<IA
NOTE ED APPUl'\TI
Poichè il terreno è, pare consegua che anche la sua conoscenza guardandolo, debba essere senz'altro. complemento di sludicL L~ aver« occhio militare al terreno », si consideri frutto di lunoo lavoro, o dono freno logico, è cosa a sè, nè punto ha attinen~a dicesi dai più - colla elementarità supina di saper leggere il terreno , per la qual leltura occorre $Olo aver due occhi in capo, che anzi uno c'è di più. Quando si sa - continuano a dire - la nomenclatura del terreno che occupa poco più di una paginetta del § 3° nella scuola d'orientamento del no~Lro ammaestramento lattico, tutto è saputo circa al terreno. Precisamente come avviene e come dissi circa alle carte topografiche: appena spoppati ci si crede abili a vestir elmo e corazza. Quella pagina dell'ammaestramento lattico, facendo la nomenclatura del terreno ne porla i singoli nomi in Lulte lettere maiuscole, quasi a indicarci con quel lusso di graficismo tipugrafico l'armonia che correr deve fra essi ed il graficismo topografico che emana dall'istituto. Poco ci vuole a vedere che quelle parole in caratteri maiuscoli sono l'alfabeto del terreno e nulla più . Nè sembri strano che vi siano più ignari di questo che non cli quello delle carte: lo si riLe1~ne sempre pel più elementare e ovvio de~ due e quindi pel più universalmente saputo: motivo perchè lo si conosca di meno. Questi rudi?1enti in conclusione si saltarono di sana pianta e di conseguenza si sallò completamente la. lettura del terreno, passando subito alla cosidella cc lettura delle carte » essa pure rimasta nelle angustie accennate: e con tale materiale ci si mise alla sol uzione del problema di « far entrare il terreno, mercè la lellura delle carte, qtiale grosso coefficienLe nella fo rmo la della vi tLol'ia ». . Se noi s~opriamo a nudo i dati del problema dei quali dispornamo, ess1 sono: 1° conoscenza rudimenLale sulla nomenclat;11·a del suolo; 2° conoscenza incompleta ed in mille modi confusa dell'alfabeto delle carte. È mai possibile soluzione alcuna? A me parrebbe che, dato un materiale cartor,rnfico razionalmente pratico, gli altri elementi strettamente necess~ri alla soluzione sarebbero: esercizi teorico-pratici sulla lettura del terreno· 1
'
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esercizi Loorico-pratici sul la lettura delle carte; esercizi continui di confronto fra le due letture sul terreno e sulla carta che lo riproduce. Con tali dati il problema sarà risolvibile sempre, purchè si applichi la manovra vera sn quel terreno e con quelle carte che conosciamo completamente nel loro intimo ed indi ssolubile nesso .
,,. ** Il leggere con pratica speditezza una carta topografi ca non può essere che il frutto di lunghe leLLure fatte lentamente e coll a massima dil igenza e pedanteria. Conviene abituarci a poco alla volta a quel faticoso lavoro di pensare alla natura, alle forme, ai · singoli caratteri di tulto quell•> che si ,;ede segnato: alle inti me relazioni fra quei varì particolari, specialmente interessanti la rnaool'ra; ed aver sempre presente l'utile pratico che può dare ogni menoma rivelazione dello nostre rifiessioni; e le utili rivelazioni cresceranno coll'acuiTe e collo spingere oltre quanto si può il faticoso lavoro di ponderare e riflettere . Vediamo segnata una chiesa? Non occorre soverchia fatica a pensare che sarà facilmente il più solido ed il più grosso edi fic io in muratura, fra i vicini - che vi sarà appiccicato un campanile il quale bene spesso porterà un orologio, almeno una meridiana, certamente delle campane; e colle campane delle lunghe corde; sarà fadle supporre nel campanile delle scale a piuoli. E se continuiamo a fi ssare il pensiero sul campanile, intuiremo che sarà tanto allo da dominare un vasto orizzonte, e quindi che la pila o croce o madonna collocata in vetta si vedrà di font.ano, e costituirà un facile pun to d'orientnmento. Una chiesa presuppone annessa la casa parrocchiale, un orlo o giardino murato; il cimitero nelle vicinanze. Nè voglio correr dietro ad altre in~luzioni probabili: dico solo che generalmente il segno grafico di una ch iesa non lascia nella mente di chi lo vede che un'impressione troppo fugace per aver tempo a sYiluppare tali o simili considerazioni. Vedendo scri llo: filanda, /'orno fuso1·io, lanificio, molino a vapore, ecc.: si può ben pensare che sull'edificio torreggi un altissimo
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NOTE ED Al'PUNTI
Dl TO POGRAFIA
camino; quello ci servirà da sLella polare. Appena vedutolo - il che sarà fra le cose meno difficili in qualunql1e copertissimò terreno - ci Lroveremo col mezzo di orientarci - arguiremo che per quel l~ogo ?asse~·à un_a rotabile; se vedremo a distanza due, tre, quattro d1 quei com1gnoh, penseremo che la rotabile riallacci tutti queo-Ji edifici. · Ci slJaglieremo ? .Può darsi, nia faremo ottima cosa a pensare per regola a questo modo, senza bisogno di pigliar giuramento che la faccenda sia proprio così. Certo vi sono fonderie, mattonaie<~ setifici che fanno traffico sui canal i a mezzo di barconi e di zattere,come è certo che esistono chiese più alte del loro campanile e campani li senza campane, ma tutto ciò conferma che di regola le cose sono come la lo "'ica o· l'esperienza le dimostra. . - Bene spesso avviene di trovarci a godere di un bel panorama, sia guard~ndo la sottoposta campagna da un punto culminante, sia guardando un fianco di monte o di collina dal basso, o da un opposto versante. Quale occasione per studim·e topografia, per leggere una _carta a dovere, p_er accorgerci palmarmente - se siamo ignoranti - della nostra ignoranza sullo studio e la lettura del terreno . Eppure, generalmente avviene che si guarda j ( paesaggio in un batter di ciglio: il nl)stro occhio non abituato alla fatica dell'analisi, vede del paese il solo complesso, ed un com.plesso così grossolano che annebbia, anzi sopprime ogni parziale rilievo . La nostra mente non abituata a ragionare topograficamente seguendo passo passo l'analisi de Ila vista, rimane inerte per lo studio del terreno e mentre sub irà le più svariate impressioni , mentre il pensiero nostro correrà di galoppo alle più lontane reminiscenze, mentre il nostro cuore sarà fortemente mosso per cause le più dissimili e nascoste, noi possiamo affermare senza. tema di fallo che non un atomo fosforico del nostro cervello si occupa a studiare il terreno, pensa a metters i in relazione colla carta topografica di quel paese. Eppure ci si dovrebbe provare una volta almeno - a titolo di esperimento - quando abbiamo smaltita la colazione, e tutte le poetiche impressioni e tutti i ricordi più cari del momento, stando comodamente bocconi sull'erba di un colle, di un alta sponda di un è)
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fiume, oppure supini in fondo alla valle, ad indovi na'.·e il ~erreno tuUo che ci sta dinanzi, servendoci unic.amente per guida d1 quella parte di esso che nettamente vediamo. . . . . . . E dapprima J' orografia, sino alle sue più lievi propaggini c1 .guidi a studiare la complessiva pendenza del suolo: questa determrnata, risaliamo man mano dai più grossi ai più sottili rami clèll'idrografi.a, figurando scorgere il defluire delle acque. Su.ppost~ così l'esistenz~ di un torrente, di un ruscello, il nostro pensiero c1 conduca a quei particolari naturali ed artificiali che lungo quelle acque generalmente si trovano; acuendo la vista, li scopriremo. Così pensando alle invariate ed invariabili leggi dell'idrostatica, potremo scernere i punti di confluenza, i versi del declivio, la rapidità della corrente, l'erosione delle acque, la ~atura _del f~ndo ~ delle sponde; supposto un punto di confluenza, 11 pensiero c1 port'. ad altre deduzioni che ad esso si riferiscono . Si può pensare che cli regola gli ingegneri invece cli gettare due ponti su due ton:enti o canali in vicinanza del punto di loro confluenza. prefenscono "ittarne uno solo quando le acque si sono congiunte; - gl i inge:0e{·i preferirebbero farne sempre due dei ponti, ma chi paga la :pesa è ,più coer~nle a Cfl1este nostre induzioni topografich~ . Se si suppone in un luogo un ponte, questo ponte non e che un pezzo di strada, vi sarà dunque tuLta una ~trada ~i cu_i a!Jb_iamo ~n plrnto per fissarla. Questa strada passa pe1 punl.1 ab~tat1 , _1 quali~ poco o mollo spuntano fra l'alberatura col rosso dei tet_l.1; yer gl'. abitati più ,grossi passano le rotabili principali; ai magg1on cenLn · popolosi fanno capo maggior numero di strade. . . Dobbiamo, sempre guardando il terreno , raniment.arc1 che loroidrografia impera quasi dispoticamente su quanto è opera della mano dell'uomo . - Per scavare una galleria, per gettare un ponte, per iùnalzare una massicciata, per allungare un~ strada di u~ chi~ lometro, per sottostare ad un 5 ¼ cli pendenza. rn una rotab ile, s1 pensi che bisogna proprio esservi costretti. . . Ouando non si tratta di concorrenza ad un punto abitato e s1 vede che- due O più strade, che potrebbero. camminar parallele, od anzi divergere dovrebbero per raggiungere il loro scopo , vanno lemme lemn:e e di contraggenio a;vicinandosi, non si falla arguendo eh~ vi sono costrette da un ostacolo da superare: sarà. uno sperone dt
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NOTE ED APPUN1'1
colle, sarà un largo letlo di torrente, un'estesa torbiera, una palude : altro sarà, ma avremo sempre un guado, un ponte, una galleria, un tratto di percorso comune a tutte quelle strade od una ristretta zona di terreno sulla quale le strade, pure non toccandosi, si fiancheggiano vicinissime. Se poi la notata convergenza, superata la stretta, si cambia in di vergenza, noi lo comprenderemo egualmente dal vedere man mano allontanarsi gli abitati disseminati in fila su di una strada, da quelli disseminati sulle altre. Se fissando un versante a forte pendio, noti~mo al suo piede una borgata ed iii cima, od a mezzo fianco un altro grosso abitato, possiamo supporre che una carreggiabile li unisca e' correr dietro, in tale supposizione, alla ricerca di altri elementi che ci facciano mutare il supposto in certezza. Quando siamo a livello inferio re di una strada serpeggiante su di un colle, il piano stradale non Io vedremo mai, sibbene i suoi fianch i, le scarpe, i rialzi, le opere d'arte al i imbocchi di gallerie, le siepi, i filari d'alberi, le case_perspic;n7i, la strada. Facciamo un còmpuLo approssimativo della differenza di livello fra quelle due borgate, còmputo sempre difficile pei pratici. Stimisi per esempio quattrocento metri . .II più è fatto; se immaginiamo che quella strada d'unione non abbia più del 3 ¼ di penden~a, essa avrà uno sviluppo di113 chilometri circa. E sin qui poco abbiamo per giungere a scoprire il suo andamento sul fianco del colle, però possiam dire che (risvolti di essa,siano molti,siano pochi, sommati assieme daranno i ,, 3 chilometri. Ora il numero dei risvolti può dipendere da vari motivi : dagl_i altri punti abitati da toccare che sono sul versante, da ostacoli in rocce, burroni, frane, ecc., da schivare, da declivi più c~olci, da luoghi pianeggianti da cercare per aver campo a svoltare, dal maggicir o minor costo di esproprio di terreni, di mano d'opera, di opere d'arte e via via. Pensando a tutto ciò ed a molte altre cose, avendo il terreno innanzi aali occhi, anche a forti distanze, si può riuscire tanto pratici da s:O"uire ad occhio il tracciato stradale, quel tracciato cbe non indoviner~bbe mai quel tale che non si asi occupato in simili indovinelli. - Sempre nello stesso ordine di idee, sarà nostra cura cli riflettere sui fenomeni semplicissimi che avvengono nelle prospettive causa gli angoli morti alla vista, causa la mancanza cli ombre, la uguaglianza delle tinte dei terreni e delle colture, e la notevole di-
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stanza fra l'osservai.ore ed il teneno osservato. Be~e spesso quel terreno mosso, collinoso, alpino non si può sc?lpire ~el.tamen~e: neppure colla analisi ottica la p.iù minu~a e pazi_ent~: 1. successi~~ innalzamenti del suolo, le collmette, gh spero111 alti _dt monte, ~i proiettano sul fondo alpino r,iù alto, per modo che Ci se~bra vedere un solq e compatto versante, mentre in quel tralt? ~1 possono essere varie valli e molti versanti. E tale errore grossissimo sc?n~ volge completamente qualun.que altro lavoro dell'occhio, qualsiasi ragionata induzione del pensiero. . .. . E se dall'alto gettiamo lo sguardo sul paese sottostan_t~, p1L1 f~i te è l'angolo di inclinazione clel nostro raggi,) visu~le e pm s1 appiattisce il terreno che esaminiamo, sino a scomparire completa~ente delle vere colline, fino a considerare quel suolo totalmen~e prnno, errore tanto grosso, quanto facile, tanto co:11un_e, q1~a?to. d1s~stroso se incoalie un comandante di truppe che dia cl1sp?.s1z1oni pet qualsiasi m:novra, fidandosi con troppa certezza all'impressione del suo sguardo. )f
** Credo di poter afi'ermare- ed all'estero-mi sembra più manifesto , - che da noi manca assolutamente l'insegnamento al\co1a, . della . . topograrìa, écceziqne fatta delle parti c~e traLl_a~o delle app!Icaz1oni geometriche, del disegno e del manegg10 degli iS~rurne? lt, che sono . quelle elementarissime, l'abicì ~i q~e~to r~mo d_, stuclt._ , Per conto mio, eccettuati qnei pnm1 ruclnnent1 non mi! ammento ~he mai alc11no mi abbia insegnato a leggere una carta, cioè a c~m~ prendere per suo mezzo il vero 'terreno che rappr.esent~; an~t. d1 questa precipua parte d~lla to~o~r~fia non ho m_,u sen t,to feti ne cenno. Negli istituti nostn snpenon I argomento è trattato n?n co~ne cosa che faccia parte clell'insegnDJUenlo, ma c~me .co:a che .e sot~m~ ~ s,· clebba sapere da epoca remota, dei nostri anm le::.o . primi . . . dt adolescenza. Se ne fanno applicazioni limitat1ss1me, ~istrett~, sistematiche troppo. Invece, sotto questo rapporto, a 1101 vecchi, mancarono sempre libri, insegnanti e specialmente meto~o; se qualcuno si occupò clella lettura· delle carte sì fu dopo un~ fehc~ ~ personale ispirazione, dovuta a qualche casuale scoperta 111 cui s1 aveva ca-
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NOTE ED Al'l'Ul\T! DI TOPOGRAFIA
P.ito che la cana non si sapeva leggere alfauo. Cosi, questi studiosi, si occu~arono pe1: conto loro s.u. tale faccenda, ciascuno per sè nelle domestiche pareti, come se si fosse !rullato di suonare il violino mentre quello è l'esercizio militare più utile di tulli I ' Guardiamo come si insegnano le cose più ovvie, più rudimentali anche d.a persone in.tendentissime della materia, appunto per man~ canz~ ~· metodo,. ~1 mezzi didattici, di volontà nel dare a questo st_udio 1mp?rt11.nt1~s1m? diii te~Teno un indirizzo che solle\'i la lopogr afia da.questa mop,a opprnnente . . <~ Immagin!a~no un monte .tllorno al quale di ,io in ,io metri di « differenza d1 ltveflo siano costrutle orizzonlalmentento delle rin« ~hiere ..... ciascuna di esse porli un numero indicante la rispet« tiva alle~za. · · ...... Supponiamo ora che d'un tratto il monte si « spro~ond1 e che lo ringhiere cadendo in direzione verticale .... . si « fel'lnino sopra il piano che si è formato al posto del monte. Pei· « effetto della loro caduta, tutte queste ringhi ero si troveranno com« p.r~se l'una 1!ell'~ltra in modo che andando_dall'esl:erno all'in terno « s1 111contre1.·a prrma ecc., ecc .. ... Esse ringhiere ci rappresente« ranno precisamente le curve di livello, dello quali, i n·umeri che « esse portano sono le quote ». Ghilarcli. . . Per~~ invece queste r inghiere rapprMenlano le rislretle barri ere d, ler~·~ e~tro cui si costringono le menti pet· comprendere delle ospos1z1on I topografiche incomprensi bili. Io sup~ongo di essern nei panni di un poveraccio che abb ia la fortuna d1 non sapere un elle di r:i.ppresenzion i del suolo e s _ a· J • 1· , up pongo I c,orerm1 are un concetto sulle curve orizzonlali di Jivell Un m~nto c.1e I s1 · s~ro r0nc1·I e lasci una voragine lo capisco: un monte o. che sr sfasci e la~c1 un cumulo di macerie molto ampio di base e di poca altezza - nspeLto al monte, - lo comprendo e me lo fi guro· ma u~ monte che sprofondandosi lasr.i al posto della sua proiezion~ un piano, ~uesL_o no~ lo c~pisc.o .a/fatto! E tanto melll) poi capisco come q~1el_Ie rmgl11~re m cosi orribile caduta, co n un tintinnio infernale d~ v1cend.ovolt urti, con un intricarsi ed un a·ccavallarsi da non si d~re'. abb,~no lo virtù- in forzacer·to di qualch e legge misteriosadr drspors, una nell'alt ra, pari pari, secondo la loro proiezione orizzontale. Queste ringhiere stesse, oltre a ciò, mi <limno un'idea di cose alte
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un metro, un metro e venti ciascuna, e se voglio incarnar una curva geometrica in qnalche cosa di palpabi le almeno allo sguardo, passatemi l'espressione, deve essere mia cura di 1;icorrere con similitudini - come fece il Righ in i - a cose di altezza inapprezzab ile. come ad esempio alla linéa segnala dal pelo delle acque. E si pretende innestare nel cervello :li rog~zz i, od agli adulti ignoranti, la topografia a questo modo, alle spese cioè di errori fisi ci, geologici, geometrici? Eppure a tutt'oggi ne siamo solamente a ciò, mentre prendendo un plastico costrutto ad hoc, ed esposto innanzi ad una macchina fotografica, preseuti anche cento allic,ri, io una sola lezione, ne croate tanti professori in materia di proiezion i orizzonr.a li e di andamento. delle curve di livello, e -quindi sull' impòrtanle espressione grarìca di quesLa alti metri ca misurazione ! Poichè mi cadde dalla pen na il vocabolo « plastico :& eccomi a prenderne uno, coll ocarlo so l tavolò, ·circondarmi di giovani neo(ìLi al cullo topografico. È egl i possibile SLtpporre che un allievo di quatlordici o quindici anni, cbe un sultuflìciale di 20 o 25, guardando un plastico, cioò una figura solida simile e proporzionale ad un'altra figura, che in natura ba visto mille volte, non comprenda da sè e sub ito trattarsi di una delle specie di rappresentazion i dell a superficie terrestre? Non Yi pare di potere essere certi che potete, voi insegnanti, r isparmiarvi per una buona mezz'ora il fiato nell'esporre la vostra dottrina, assistendo al Ji eLo speLLacolo della lettura quasi immediata dei vostri allievi, dei quali uno dirà; questo è un fiume; un altro: questa è la cima di un colle; un terzo: questo è un pàose, quest'altra è una casa: per di là si scende al fiume; questa strada conduce al lago; e via via? E se di questo plastico ne avete clile copie, una ot.lenuta col sistema a grad in i e l'altra cli getto in \ gesso, senza alcun di sogno o sem.a grad in i, non crede~e potere in un momento condurre quelle g; ovani menti dal plastico miito a qi6ello parlante? Fatto questo primo passo ci si troverebbe già in tutt'altro am bi ente topografico. Su cli un plastico a gradini si può svolgere Lulla 1n teoria che tratta della rappresentazi one del Leneno, avendo accanto un foglio della carta sulla quale il plastico si costrusse. 11plastico a gradini è il più felice anello di congi unzione fra l'idea gene·· raie che ci si forma sul plastico mtito e quella µart icolar·e e conYe-
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NOTE ED APPUNTI
zionalissima che è espressa sulla carta. Su questo passaoaio dal!' una , I . aIl a tra ra~presentaz101~e del terreno, mille svariati esercizi si possono fare d1 lettura e mille controlli avere se le idee si misero bene nelle menti e se vi trovarono mezzo a fecondare. . Capire se la rappresentazione al~imetrica è ben veduta anche su d1 una supe'.·ficie piana, se le più intricate relazioni di pendenza sì svo lgono chiare e semplici nelle considerazioni che l'occhio fa sulle i~magini e nei calcoli che il compasso fa sulle scale. Quella voluta bizzarra, arbitraria e scenografica che si chiama scala clivometrica del le no~tre tavolette riprodotte, cessa per incanto dall'apparire allo sguardo nnpenetrabile come il 1lfane, Tekel, Phares dellà. Jeaoenda ed il meno svelto dei ragazzi, il ·' più duro dei sotturficiali;i rid~ s?P'.'a , e sa pesai:la per quanto vale e valersene nei modi sempliciss1m1 che la sua forma ha cercato di abbuiare. Vero è che non si può pretendere che si legga bene quello che è male scritto che ci si faccia dei giusti concetti su rappresentazioni completame;te stravolte nelle forme, che si veda un trano di terreno sulla céÌrta, qua,ndo questa ha delle i~magini che non gli somigliano punto. TuLto questo_che io dico è benissimo provabile sperimentalmente, ~ per _esempio cosi: da tre individui di eguale presunta od a$sodata 1strnz1one nella. topografìa si faccia fare la descrizione di un eoual trai.lo di terreno, ma questa monografia uno la faccia su di una c~rta a sole curve, l'altro su carta ben lumeooiata ed il terzo su di un d. S c>ti I . P ast1co agra_mi. ia a lutti quesLi sconosciuto il terreno corri~pondente e lavormo cercando di vederlo bene mercè J'immaaine di cui dispongono. Dai tre svolgimenti del tema si potrebbe c:vare tutta una completa, argomentazione a schiarimento dell'influenza che ciascun modo di rappresentazione del suolo porta sulla celere chiara e vera interpretazione di questo. Dal tempo impiegato e dalÌa fatica durata dal lettore della carta a sole curve, spi ccherebbe anzi tutto · i1~ quali cattive condizioni siasi eS$0 trovato di petto all'altro che, aiutalo da un chiaroscuro artisticamente distribui to sul diseono .. 1 n ' avre bb . e ~on. p•u_ agevo ezza e colla massima spon taneiti1, condotto a te_rmme 11 compito suo; non dico del terzo che disponendo del pia· stico, aveva già fatta le sintesi - questa prima, - e f analisi della forma del terreno e dei suoi ostacoli alquanto prima e più fac.ilmente del secondo. Ma a parte ques ta economia di tempo - d1e mi e)~
si potrebbe dire ebsere, in moltissimi casi e specialmente. a tavolino, . di nessuna necessità, - economia che io pure penso dr trascurare all'atto, poichè, in fondo in fondo non avrebbe nessuna influen~~ sul dare o too-liere merito alla lettura di una carta fatta con tutL1 1 comodi, la n:tura delle monografie diverse ci fare bbe accorti di ben · altri e maggiori utili. Colla carta a, sole curve, l'altimetria si può ·indagare, palpare palmo a palmo, misurare, mii vadere noµ ~nai, e quindi 1:occhio si perde nella planimetria, e per quanto a[at1cato da quelle rngarbugliate matasse fluLtnant.i delle curve, . scorre le_ case'. le acque, le s~rade, il colto e tutto quanto è grafìc1smo plammetnco: la mente a questo irresistibilmente pensa, perchè è mancipi~ dell'occhio, _e dalla penna fluidamente scorre l'inchiostro per scrivere vocabol1 , vocaboli, e poi cifre e poi vocaboli di nuovo . Il tema per ~o:ve decimi rimane svolto con online casellario; ha lo stile clegli mvenLari, di colorito smorto, di efficacia nessuna; svolge un argom~nto di cruda analisi, di numerazione stentata, di interesse affatto pnvo . E poi, stanco, disturbato ed anzi traviato dal vero ind)rizzo cui deve tendere una monografia per valere qualche cosa, 11 lettore della carta si avvia a descrivere il terreno nel suo carattere, nella sua complessività., per mezzo di quei_tratti spiccati ~ distintivi che da sol i ne dànno l'idea che occorre rncarnare; ma si ! . Che.cosa, ne sa egli di terreno , come volete che ve lo indichi se ha mai potuto vederne la forma4? Vi dirà che è montagna, che è collina, che è poco o molto mosso, che è un miscuglio di monte e di piano ; che una linea di disphFi~ · pas:;'1;. pei pùnti a, b, e; che un' a,ltra, a questa parallela, tocca ~ punti d, f'; accennerà al fiume che scor~·e_f~·a _due a_lte ca~en~'. .~~ torrenti che solcano i foinchi di queste; ai $'Itl d1 maggior~ a:,p~mta~ e spingendo minutamente le sue cu,re analiti che dirà. qua~t1com1gnoh vì sono e quali le linee di comunica,zio~e e ~ut~~ le v~r1~ alte~ze, ed i luo<l'hi più popolali ed i più impervi, ed 1prn rocc1os1 e si esaurira. :._ poveretto - istupidito dal faticosissimo lavo,ro, poserà \a penna colla mente intontita, cogli occhi rossi_ dal ~ui nu~o fis~a~·e, con una voglia matta di fare una pallottola dei suoi fogh scntt1 e buttarla, gi~ dalla, finestra;· e resistendo a quella_ felice 1spll'azione, vi presenterà un lavoro dal quale non ne capirete assolutamente .
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DI TOPOGRAFIA
NOTE ED APPll:'fiI
~ul!~
del teneno, n_nlla mi intendo o!Lre quello che avrebbe capilo il pru analfabeta dei vostri scolari dopo due giorni che gli state insegnando ~a tabella dei segni convenzionali. Tullo ciò per una monogra~a cli ~erreno, e, nell'interesse militare, è desolante, è una vera d1sgr~z1a che spesso si fa sentire in un campo più importante che non sia quello della teoria. Tende _inv~cc ad _invertire il lavoro, anche nella disposizione delle ~a!t1 eh I l~gge ti terreno sulla carta lumeggiata - ,colla luce che rn1 mlendo io, ben jnteso . Quel !'isalto del terreno, quelle movenze del suolo, quel delinearsi caratlerntico delle parti, lo schiari rsi della ramificazione idroo-rafica, lo spiccai:e d?lle altnre in massicci, catene, contrafforti: il ;roLendere verso tl piano dell e propaggini collinose e delle dolci fa lde: l'add~rltell~rsi di quei speron i alpini cbe concol'rono da opposti pend11 a rrns~rra1:e i serpeggianti torrenti, tutto si vede plasticam~~te _e pe,r smLes1 e per _anal isi, in modo che, con pat·i spontane,ta s1 afferra collo sguardo l'insieme senza.che le parti disturbino ~ si discernono le minutissime cose senza che le grandi faccian~ mgombro . Però l'evidenza plastica predomina e l'osservatore è Lralto irresistibilmente a comprendere. tuui gli elementi in un sistema solo. di cui vedo l'andamento, la mo lo, le proporzion i, i caralleri orografici, il dominio sul piano, il comando sn!le mili, la sua poLe_n7:a come osta?olo ~Ile l'.·aversate, come valore. per la sua occnpazrone; e quasi subito discerne i punti di facile comun icazione, i .l~?gh i deboli, le successive fasi di dominio che si esercita o si subisco a seconda del procedere in una anzichè in altra direzione . Il graficis~o pla~imetrico non scompare, che anzi spicca meglio qualora lo s, vogl,a vedere, solo cede la preminenza a quanto per una monografia è più sostanzioso incomparabi lmente. E non dico « sostanzioso » a caso . Nel L1:adurre in sintesi i caratteri di un terreno non si sillaba più, non si stentano più frasi che ab biano nudo ; crudo il soggetto, il verbo e l'attributo, ma si fa delta lettura di ca1'Le, che diventa buona se chi legge sa capire il frasario ·e la lingua topografica. Come snccede nella lettura di un libro - - nella quale tutti cap iranno ortograficamente benissimo, ma c0n tante maniere di comprenderne la sostanza quanLe ne corrono fra quella dell'ignorante
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che non è andato più in là della forma degli elzeviri, e qL1ella dell'inLelligenLe che immedesimandosi colla mente dell'autore, completa l'opera. in ogni sua parte, e ben spesso per essa divinizza altre forme e svolgimenti e risultati più naturali, più puri, più eccelsi così avviene nel leggere una carta; senonch è noi , per vero - parlo sempre della maggior parte - ci siamo fermati ali' inch iostro di china, al carmino, ai paracarri ed alla romana inclinata. Qnesto esserci arrestali, anzi pietrifica.Li sulla strnda di quarta classe a fondo naturale, sulle angustie di una mulattiera e sulla rappresentazione artistica di un bosco, ci ha condotti a scambiare completamente non già il tutto colla parte, ma addirittura a non ve,lere di. una testa altro che i capell i, i nei e le rughe : cli una persona altro che l' ab ito che la copre; e come il notomisla, a colpi di bistorì, scortich iamo indifferentemente le braccia cli un atleta e quelle di un rachitico e pesiamo it cervello di un ebete colla stessa bilancia che si adopera per quello cli un sapiente. Eppure il terreno, preso a sofficenti tratti - e ba.elisi che non tocco la quistiooe militare - non assume il suo caratlere nè dalle sci classi di strade che possiede, nè dai suoi mille torrenti che lo il'!'igano, nè da chi lo abita, nè da quanto soprn vi nasca. l capelli, i nei e. le rughe lo potranno far bello o brutto; gli abili lo potranno far ricco o povero - se misurato a metri quadrati e se coltivato ad orli, a viti anziché a lupini - , ma lascieranno intatta la sua indiviclualili.t,· la qLiale - entro considerazioni cli altra specie, geografica, industriale, commerciale, mi li tare - r imarrà qual' è, intatta cioè, inalterab ile, non passibile di due immagini, nè di due monografie diverse che fedelmente e magistralmente la interpretrino. Cosi avviene che quando occorre servirci dell'opera cli cruesta i11dividualità - di questo tratto cli terreno - che non conosciamo che nelle apparenze le più vacue e superficiali, non sappiamo quanto valga ò per virtù, o per valore, o per sapere, o per forza, è spesso affidiamo i nostri segreti a chi ci tradisce, ci sorreggiamo a chi e troppo debole, chiediamo consigli a chi è incapace di darne. Questo mio, anzichè parlare figurato, appartiene alla leLLura delle carte topografiche. Da un plastico riesce più spiccio e piit ch iaro ancora il terreno, poichè si può cl ire che è il terreno stesso quello che AXXO XXIX,
voi.
Il
... NOTR ED APPUXTI
s_i vede. La mente non ha più alcuna preoccupazione per dar ri lievo alle forme, e l'occhio spazia su tutLo e si ferma su tullo e tutto vede e misura di un Lrauo. ll lumeggiamento dà la forma, ma il plastico dà anche le dimensioni altimetriche: non occorre le<rn·erle . n: I oo per poi ra1,rontar o, basta vederle; e nel solo passaggio fra la carta a sole curve, quella a tratteggio ed il plastico, si tocca con mano quanto sulla prima riman~sse di non veduto e sulla seconda di non misurato. Il dominio di un colle su di un altro, la più liove insellatura, il più dolce degradar di pendenza, sul plastico è incisivo, mentre co_l tratteggio è nebuloso, colle cur;e impossibile spesso, vroblemal,co sempre. Ma fra la seconda e la terza monoo-rafia non vi sono differenze nel carattere, nel valore, nella [isonomia del terPeno, ma solo in più minuti particolari di quest' ultima riferì bili alla altimetria; mentre la 2° poi riuscirà indubbiamente più completa_, o per Io meno più chiara e regolare nella esposizione planimetrica, la quale spicca assai meglio che su qualunque plastico. In questo modo adunque uno studio su di un plastico varrebbe ad affermare il quasi nessun valore dello studio monografico su di umi carta senza lumeggiamento, cd a provare quanto possa un chiaroscuro ben distrihuilo su di una superficie piana per dare al completo - appena meno velocemente - tutte le informaz ioni sintetiche sul terreno che può dare un buon plastico, superando poi questo per efficacia di descrizione planimetrica. L'abitudine a monografare terreni rappresentati con altorilievi · aprirebbe la via a saper descrivere con fedeltà un LÙreno avut~ sulla carta, cioè a saperla leggere nei dovuti modi; abituerebbe a saper c?gliore sul terreno vero le forme tipiche di esso, immaginandosi sempre, l'osservatore, di avere innanzi il plastico, e seguendo s~l te'.TElno quel metodo descrittivo che pel plastico acloprerebbe. D1 qui un combinarsi e succedersi di esercizi topoo-rafici di cui per ora la pluralità non si occupa a!Tatto: descrivere uè)n terr~no servendoci unicamente del terreno, senza aver fra mano alcuna r~ppre~entazi~n~ c?nvenzionale di esso: poi descriverlo sul plastico r1spett1vo: poi rifarne la monografia sulla carla; ed inversamente prima su questa - cambiando terreno-, poi sul plastico e ,rnl terreno da ultimo; e cosi ancora passare dalla cari a sola al terreno
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solo e reciprocamente, sopprimendo cioè il plastico, il quale a vero diro, una volta prestato il suo ufficio per apprendere a leggere le carte, diviene - a questo scopo - un mezzo elementare e va messo da parte, poichè i plastici - me lo dissero pi etosamente gli altri non si portano sul terreno, perchè non sono tascabili. Quanti insegnamenti utilissimi da questi studi comparati emergerebbero, e solo per essi si radicherebbe fortemente la convinzione che il conoscere i segni convenzionali ed il capire il terreno guardando una carta, sono gli estremi gradini di una lunga e faticosa scala. cli studio topografico, alla cui sommità si lrova il tributo che la topografia ?'ende alle scienze rnilitari. In queste comparazioni la lacuna o deficienza. che si trova in una descrizione, svela l'inefficacia della parte artistica, l'insufficenza di un segno convenzionale, la mancanza di una notevole informazione. L'esuberanza di notizie su certi particolari, accerla un errore nel sistema, poiché si avrà un certo contrasto vivo con quanto mancherà di informazione in allre cose ben più importanti. Si toccheranno con mano gli errori causali dalle letture affrettate, da quelle solamente abborracciale, dal non essere cauti e prudenti a studiare i caralleri dei Lerreni forlemenle mossi; cosi solo si acquisterà quell'abituclin~ difficilissimo. a vestire che consiste a non fare tullo un fascio del graficismo planimetrico con quello altimetrico, e ad avere una forte paura che passino inconsiderate tutte quelle grafiche informazioni che rimangono sepolte o nascoste in parte dalle inesorabili leggi delle proiezioni. Por tal modo ci si convincerà che in materia cartografica abbiamo molto assai da fare perchè il lettore che sbaglia non possa in avvenire scagionarsi col dire che nessuno. gli ha insegnato a leggere, nessuno gli ha procurato buone carte, nessuno lo ha guidato con un buon metodo didattico, come abbiamo tutti diritto, sbagliando, di scagionarci oggi; si riuscirà a trovar altre parole dure, più incisive de.Ile mie, per stigmatizzare quella negazione del vero e dell'artistico che è il lumeggiamento zenitale; e finalmente ci riuscirà di tremare guardando ,le nostre tavolette riprodotte come sono ora, nel pensiero che con quelle dovessimo proprio sul serio essere chiamati a descrivere ed a capir bene il terreno.
DI TOPOGRAFIA
NOTE ED APl'UNTI
'Il-
** Per giungere a questo punto delle mie note, alcune volte accennai di contraggenio a quistioni di topografia considerate nell'interesse militare; volevo venir diffilato sin qui senza parlarne mai, che meglio si sarebbe manifestato il mio pensiero; senonché tanto poco ne dissi che mi sembra potersi assodare aver io per ora trattato delle produzioni ·cartografiche considerate - in tesi generale - unicamente come rappresentazioni pure del terreno, senza speciali riflessi che potessero modificarne la forma, l'espressione o l'impieao . Poichè infatti in arte rappresentativa grafica, il bello, il buono, il°vero non può essere che uno solo, comune per tutti. Il ritratl.o di un ter;eno . ·. ' mn.anz1 tutto deve rassomigliare all'originale per quanto si può; ecl anche se~za propendere per un metodo piuttosto che per un altro, ognuno grnd1ca dalla bontà del risultato, cioè dalla chiarezza ed evidenza plastica di una carta topografica, la bontà e l'efficacia dei mezzi di rilievo e di quelli rappresentativi che concorsero a costrnirla. Da ciò era natura.le si potesse fare confronto delle nosti-e carte con quelle estere,_e trattare di tutti i metodi più recenti di topografia, senza alcun riguardo al luogo d'origine, nè alle caratteristiche del terreno in esse carte rappresentato. In seg~ito, sull a base dataci da una buona carta topografica, ci ·è lecito costrurre con altri elementi quei dati che più specialmente si riferiscono all'utile pai·ticolarc -delle va.rie branche cui la topografia interessa direttamente, fra Je quali sta innanzi tufte, per importanza, quella degli studi militari . Quindi rnenLre. una carta può essere sola per tutti, su di essa 0 c,ni studioso vede il terreno da punti di vista affatto speciali che lo <> d~no a te~er cònto di alcuni ragguagli soltanto, di alcJ1ne speciali, · m1stire, di alcune singolari considerazioni che possono avere nessnn contatto e nessun interesse per altri che applicano su quella carta e su quel terreno i teoremi per risolvere problemi di teorie differen, tis:c;i_~e. Così, di una carta, quanto è superfl_uo ad uno, è di prima ut1l_11.a ad un altro; quanto al primo con.corr~ a dare le più preziose .not1z1e, pel secondo è di puro ingombro e ben vorrebbe che la carta ne andasse spoglia.
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Ma pel militare nessuna informazione - di una buona carta è superflua, nessuna linea cli ingombro, nè dannoso alcun elemento rappresent.ativò. Il militare non può nella lettura delle carte essere esclusivista., fare delle astrazioni, tener conto di certi dati solamente, poiché in ogn i evenienza il militare ha sempre bisogno cli vedere per intero il terreno di cui si tratta, e nel suo complesso e nelle sue minute parti, nei suoi profili , nella. sua sagoma planimetrica; e questa necessità rende al militare più complessa, delicata e difficile la lettura delle carte. · Alcuni studiano una carta per segnare il tracciato di nuove strade, di m10vi canali, di nuove costruzio.ni; per applicarvi manifatture, ripari, fortificazioni , per dissodar terreni, per prosciugar paludi, per correggere il corso del fiume, infine per trarne un profitto agricolo, industriale, commerciale, difensivo, sanitari o, ecc.; a!Lri vanno in cerca sulle carte di vie le più facili e brevi e sicure: aLLri originali invece.cercano le più lunghe e disastrose; ina tuLti nel guardar una carta rammentano il precipuo scopo di quelle consultazioni e da quelle non divagano rnai .. Come adunque non vi ha ingegnera che guardando una carta si spogli di quella. camicia di Nesso - di Nesso solo per l'appiccicatura - che per lui sono. le scale, i compassi, i livelli, le catene metriche, i g:oniametri, gli sterri, le curve stradali, i salti d'acque e via dicendo, così non vi ·pt1ò essere militare che.legga una carta spogliandosi mai dei ferri del suo mestiere. Io non mi so figurare un ,lettore militare di carte che nel leggerle, non abbia in mente di fare camminare, manovra.re, postare , e combattere le truppe di cui ha, o può avere, il comando, ·sul terreno in esse carte rappresentato. Se così non fosse, egli allora cadrebbe nel grossfssimo numero di coloro che pure leggendo, o meglio guardando una carta, non hanno alcuno scopo speciale, e vivrebbero perfellamente bene se la topografia non fosse stata inventata. Eppure la maggior parte dei militari che adoperano carte top1Jgra.fiche ne riducono la lettura alla più nuda, squallida ed inefficace informazione iLineraria. L'ltine;rario, questa più comune ed elementare significazione topografica., in uso quotidiano presso qualunque reparto di lruppe, ,comprende in oggi, nelle stie anguste linee, quanto si faccia di to;pografia pratica comunemente; cosi la lettura di una carta è riuscita ·
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NOTE ED APl'UNTI
l'insieme della leLLura di un cerlo numern di itinerari; le ipotesi di attacco e difesa di una posizione si sono rido~te ad aLtaccare o difendere un bivio, un ponte, due case ad un crocevia. La lettura dei segn i convenzionali si è spinta - dopo tanto progresso! - ad oc cuparsi cli quanto è segnato a duecento metri a destra ed a sinistra di una direttrice di marcia. Colla cos idelta topografia sc'l'ilta, si può indicare minutamente il terreno per modo che per ogni parLicolarità vi sia un cenno, per ogni forma una frase, per ogni rapporto un periodo; ma il terreno, con questo elemento solo descrillivo, nessuno se lo potrà mai figurare, poichè non si può abbracciare in un solo complesso !e relazioni e l'armonia di tutte quelle parli anatomizzate. D'altro lato il graficismo puro, per quanto minuto, intelligente, appropriato ed efficace, non potrà mai dare di un terreno tulle quelle topografiche informazioni cbe si possono avere da una buona memoria descrittiva. Questi due mezzi uniti , completandosi , saranno i soli che soddisferanno a tutte le richieste bisognevoli alla milizia. ·o ra, se tutto· si volesse da uno scritto solo, se ne farebbe un volume e la descrizione rimarrebbe monca, poicb è, per manovrare, il terreno deve vedersi almeno sulla carta; se tutto si attendesse dal disegno., il graficismo di verrebbe minutissimo, complicat.o, esuberante, epperò confuso e la ri cerca del meglio andrebbe a detrimento del buono; ciò essendo, quanto piu una carta sarà minuta, accurata, ispirata all'interesse mililare, tanto più breve sarà la memoria descrittiva, ed inversamente se specificatissima questa, sarà sommario il disegno. Per quanto però anelai lungamente esponendo è indubbio che, dei due elementi, dovi·à sempre ridursi sommaria la memoria·descritt.iva, poichè il disegno reca in sè elementi tali di evidenza e di informazione, di equa e piana esposizione, e quindi di comune ccl uguale intHrpretazione, da non poter in alwn modo venir menomato nel numero dei suoi segni convenzionali ed in tutti gli altri suoi mezzi informativi . ' In un tempo abbastanza vicino a noi, l'itinerario era considerato come descrizione affatto seri tta, anzi, lo stesso graficismo non era più impiegato a seconda del suo uso naturale, ma storpiato a totale ossequ io della scrittura. Si diede mano ad itinerari elle fecero indietreggiare attonita e spaventata. 1:arte del disegno, e segnarono un
DI 'fOPOGRAF!A
rista:1no completo nello studio topografico, e stab ilirono precedenti vale;oli solo a confondere la dottrina ed a mettere in rivoluzione le idee nella interpretazione delle cose le più elementari e spontanee. Alludo agli itinerari cli cui un esemplare tipo si vede nel trattato ~e~ Righ ini, intitolato << Itinerario da Pinerolo a Cesanne )) . Non v1 e mili tai;e che non lo conosca.. La stra.da è rettilinea e per breve tratto, a destra ed a sinistra vi è il disegno topografico del circostante terreno . Il criterio direttivo era questo: qualunque strada, con qualsiasi storto, sconvolto, irregolare tracciato, si faccia in linea retta; tutti i particolari clel terreno vicino si dispongano per modo che ci~scuno risulti rispetto alla strada alla distanza sua reale da questa; 11 che in altre parole vuol dire: prendete una zona di terreno, ~iclucetela a. mezzo del disegno per modo che risnlti assolutamente impossibile di riconoscerlo nel percorrerlo colla carta alla mano, ed avrete il vostro itinerario; in altre parole vuol dire: andrete sempre a r'.svolti, camb ierei.e cento volte di orientamento, ma la strada snl chseano non svolterà mai: vedrete panorami, incantevoli forse, e svaa riatissimi sempre, e sulla carta non ne troverete raffigurato uno solo: scorrendo coll'occh io dalla carta al terreno e dal terreno alla carta vi sembrerà che Lutto a voi d'intorno cambi di forma e di po· ' . sizione: vi si smarrirà lo sguardo, vi si annebb ierà la mente, vi stancherete in indagini risibili in quel ginepraio, in quel labirinto, di parere e non essern mai, e sarit bazza se giungerete alla tappa prima che vi colga una si ocope. Fu quella, a mio credere una aber. razione topografica delle più nocive, delle più artistica~ente deplo~ revoli, e militarmente nefaste. Come abitu~rsi, con tali document.1 fra mano, a conoscere il terreno dalle sue forme grafiche, come imparare ad abbozzare località con modelli fatti i~pposi.tamen~e in maniera tuLLa contraria ùl vero, come mantenere ali evemenza l armorna fra. ch i comanda guardando quel controsenso grafico e·chi ubb idisce su terreno aifatt.o dissimile ·- poichè se la sostanza inventariabile del terreno è quella stessa, l'adatta.mento tattico della manovra sarebbe tutt'altro se fatto su terreno di cui il disegno dell'itinerario foss e l'immagine vera - Ma questa grafica non è che una parte del documento, vi è lateralmente la parte cli topografia scritta e v;i si leaae « la strada costeggia la sini stra. .... la destra del Chisone r, ... « al tal punto vi è un bivio, un ponte in legno .... in muratura ... )) c)c)
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NOTE ED APPUNTI
..... « la straàa segue l'andamento delle ultime fa lde della montagna, ecc. ». Insomma è detto a parole quello che è di pura competenza della topografia grafica; sembrerebbe mai più un documento da dare in mano ad un comandante di truppe, ma piuttosto un sillabario sul quale il giovanetto potesse esercitarsi a capire il valore dei singoli segni convenzionali. Nè si può di!'e che quel graficismo doveva servire di semplice schiarimento, nè che stesse a titolo complementare, poichè una cosa scontorta, svisala, confusa non può recar luce' non può aa.aiunaere . ee e utili informazioni. Le parole non cambiano la sostanza deJle cose. Un itinerario che è infine? Topograficamente è un tratto di disegno che comprende un dato percorso, con una zona adiacente alla direttrice di marcia da definire nei limiti a seconda del bisoano· ~ ' come descrizione scritta è unicamente quello che si chiama monografia. Non vi è argomento a sottigliezze, a separazioni: siamo in piena topografia, composta dei due elementi necessari a reciprocamente completarsi . Un itinerario è una descrizione di posizione la quale è definita in ogni sua parte, anzi più e meglio di ogni altra; fra le sue estremità di partenza e di arrivo, e nei limiti laterali indicati, abbiamo un terreno che ci indica una posizione di marcia, la quale, come qualunque altra, può divenire posizione di manovra e quindi di attacco e difesa con qualunque direzione e con qualsiasi ipotesi. La memoria descrittiva si intraHerrà più diffusamente a toccare quei punti che sono speciali per l'interesse delle·tr'uppe ,in marcia, alla logistica propriamente detta, ma non potrà. per nessnn .motivo risparmiare una sola parola informativa che a quel terreno si riferisca, considerato sotto il generale concetto di una posizione tattica. Da ciò ne emerge che non vi possono essere rappresentazioni grafiche del terreno che non siano fedeli applicazioni di proiezion i, di prospettive, di misure vere; nessun pretesto è buono per giustificare l'impiego di un mezzo rappresentativo grafico che non sia naturale ed efficace; ne emerge che sono ibridismi, perditempo dannosi quelle copie lucidate dalla carta in cui non traspare che il puro da vicino·' a tracciato stradale con quanto lo tocca o lo fianchea(ria •. OD no, occorre aver fra mano un materiale sul quale . conoscere ove siamo, sapere per dove moverci, con quali criteri operare, e ciò non si può avere neppure ~on uno schizzo che lfmiti le nostre informa-
Dr TOPOGHAl'IA
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zioni a cento, o duecento metri lontano dalla strada; altro ci vuole con un alzo graduato a 11600 metri I Se una monografia si occupa specialmente di un itinerario, si chiami monografia ùinera1·io, ed il termine isolato di Itinerario lo si lasci ai to1wist.es, ed alle ferrovie . Non è ad un cambio di vocabolo ch'io miro, e non potrebbe esserlo, bensì alla abrogazione non solo degli itinerari gralì.ci rettilinei, ma di quelli altri comunque fatti che costituiscono una invalida superfetazione alla carta topografica. La memoria descrittiva in sè, non è se non un elemento topografico puro e semplice; ha quindi un carauere comune, alla portata di tutti, unicamente materiale 1 ponderabile, evidente alla mente, come allo sguardo è evidente il terreno per struttura, forme ed ostacoli. Quindi, se mercè una carta ed una memoria descrittiva fatte a dovere si giungerà a comprendere bene un traLLo di terreno in esse raffigurato , noi mili tari non saremmogiunti cheapossedere gli elementi necessari per imprendere a leggere le carte 1nilita,r mente, per conoscere cioè i vantaggi che la manovra può ricavare quando sia applicata al terreno con un sano criterio topografico. Il leggere bene una carta ed il prendere su di essR le disposizioni di una buona operazione tattica, sono due qualità, affatto distinte; la prima unicamente materiale ~ per quanto 1~omplessa, delicata e difficile -, la seconda tuua intellettiva, per quanto possa svolgersi in ristrettissima cerchia. Dalla applicazione continua e svariata delle truppe al terreno, ne nasce la conoscenza intima del valore cli questo in rapporto all'influenza da esso esercì tata sulla manovra stessa; a poco a poco si comprende anzi c0me il terreno sia quello che dà e fissa il carattere tattico particolare per ogni manovra; e così si abitua a vedere un terreno ed a leggere una carta con un cri terio speciale, con una dottrina a noi -- che è la, dottrina clel manovrare le truppe, - e si giunge per tal m1J,niera alla lettura militaré delle carte, la quale pure essendo un ramo di sa.pere di base per le scienze militari, . ~ di assai più elevato di quanto non sia quello della semplice lettura della carta - nel puro senso topografico - dal quale generò. Per coloro che 'poco si occupano della materia, questa mia può sembrare una sottigl iezza, ma fallirebbero di gindizio, che anzi la differenza è tanto grande che mi risparmia qualsiasi schiarimento . ·
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Fatta astrazione dai casi fortuiti, nei quali un errore è coronato da buon successo, eccelluate quelle varianti che nascono dalla influenza di innovazioni tattiche - che hanno un carattere transitario, sino al momento cioè che l'innovazione è pure passala nel campo nemico ..:__ , in ogni epoca e per qualunque truppa, il terreno costrinse sempre la manovra a plasmarsi su cli esso, e rivestire· una forma dalla quale a grandi linee se ue poteva ricavare lo stampo, cioè il terreno, o la carta topografica, che è tutt'uno. Il dire che dagli andamenti di una buona manovra - buona nel senso tattico, non curo il risultalo - si può comprendere le forme del terreno sul quale si svolge, è affermazione azzardatissima, eppure - in tesi generale - non sçirebbe che la riprova del vecchio aforisma che il terreno determina la manovra. È ben vero ctie anche ammesso negli opposti combattenti uguaglianza di istruzione, di mezzi di offesa e di difesa, cli capacilà nei comandanti e cli valore· individuale per tutti, due manovre su terreni uguali osimili, avranno avuto svolgimenti differenti, riportando per una delle parti ali stessi buoni risultati già ottenuti dalla stessa parte altre volle, ma :onviene anzitutto andare a rilento nel classificare due manovre in scompartimenti diversi, e dopo conviene ancora notare se p·er avventura una delle due manovre, per quanto ben riuscita, non fosse tatticamente a biasimarsi. Così una vittoria ottenuta ad assai caro prezzo può essere il risultato di un'ottima manovra, ed anche di una sconfitta non poterci lumen tare per cattive disposizioni tattiche prese. L'evidenza di queste vecchie notizie non fa se non avvertirci che fra il vincitore ed il vinto altri elementi oltre il terreno sorgevano a contendere la palma del succ.esso. Ma se il terreno non comprende tutta la formula della manovra, se esso lascia aperte delle brecce per le quali entrano fattori estranei a stabilire la vittoria, nessuno di essi però - che sia di carattere materiai è - può dirsi dle si regga di per sè, senza che il terreno vi abbia almeno una piccola influenza. Questo è tanto vero e tanto conosciuto che qualsiasi ap· piicaz ione straterrica o o , loaistica o tattica viene -concepita, delineata, eseguita quasi unicamente in base al ten,eno sul quale deve svolgersi; e sarà sempre censurabile qua1unque buon successo se riuscito in urto alle sagome che la manovra avrebbe dovuto assumere rispetto alle forme speciali cli quel terreno
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che la comprese. Ora, per lè' manovre alle quali non si possa direttamente provvedere sul posto avendo l'occhio sul terreno, conviene disporre colle risorse che offre la lettura di una carta; e la carta, i~ questo caso, che cosa fa? ·· · Stabilisce le linee di manov;·a, dispone le truppe, emana gli ordini, presiede ai movimenti; viene ad assumere gran parte del comitndo, si incarna colla mente del comandante: non dico già che lo sostituisca. Non estendo le considerazioni di topografia oltre i limiti ad essa dovuti nell'accennare alla riuscita delle manovre ed alle probabilità di villoria, ma, entro quei limiti, è indubbio che un buon lettore militare di carte topografiche sarà sempre un buon manovriero, inquanlochè n@ si pu.ò essere buon _manovriero se non si ha occhio al terreno, od alle sue grauche o plastich~ rappresentazioni, i Iche tormi perfeLLarnente lo stesso. Avrò io insistilo t,:oppo su questa distinzione? Vorrei, potendo, insistervi di'p.iù- e meglio , perchè l'argomento è di grave importanza; cosi almeno a me sembra, tanto più se mi ri faccio alle pagine scorse, in cui accennai senza perifrasi che no i difettiamo assai di material i e di metodo di inse- · /Jnamento atli ad ottenere solamente dei buoni lettori cli carte, con~ o siderandone la letLura nel puro senso topografico . Ciò esS.endo, possiamo noi pretendere o sperare in buoni lettori di carte nel senso topografico militare, tanto superiore al primo? Come volere aclattai·e un reparto di truppe ad una forma di terreno che non si afferra; come poter sfruttare il valore tattico di un terreno cli cui non possiamo farcene Lale criterio che ci indichi la , sua classificazione, che ci rammenti àltre operazioni militari congeneri; come pretendere finalmente che una manovra si svolga saggiamente, se la carta· che dovrebbe suggerircene all'orecchio il trac- · ciato p·rincipale, ci parla un linguaggio che non possiamo com- · prendere a voce e pel quale non c'è nè mimica, nè interpreti? Come· che or,li altri buoni coefficienti di riusci~a, che S·pe1·a1·e ' arro·iunr,o vv sono in noi, possano entrare nella formula della vi11oria, se questa . formula, essenzialmente costrulla sul terreno, manca dei termini principali? Datemi pure un buon lettore di carte, se cosLt1i non sa leggerle militarmente, se costui non ha in sè per lo meno , se non la pratica, oli istinti del buon manovriero, colla sua ottima cùnoscenza del è)
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NO'rE ED APPUNTI
'terreno, non riuscirà a stanare un sorcio dal buco! E per contro poi da un ottimo manovriero illeLterato in topografia - non dico analfabeta-, non sperate mai buoni risultati oltre il limite tattico di terreno sul quale manovra lui direttamente e del quale ne vede ,direttamente e completamente le forme; non speratene mai nep,pure di mediocri, da quella zona d'azione infuori, a meno che non ·siano attribuibili alla cieca fortuna. Ed a questo proposito pare che ;ad ogni giorno che passa, alla fortuna che s'aggira sui camp_i di Marte, l'arle militare assottigli la benda sugli occhi , e ·dai favori "che spande si direbbe ormai che l,i Dea ci veda chiaro nel giuoco . - Il costante confronto fra il terreno .e la carta, la continua applicazione, sulla carta, delle linee che la manovra svolse s1,1l terreno, ·sono gli unici mezzi per arrivare a quella abitudine che si concretizza nell'aver occhio 1nilit0;re al terreno. Io non la credo una special ità ingenita in taluni soltanto, i quali abbiano ad esserne i privilegiati; nel campo specialmente della piccola Lattica, il vincere consiste precipuamente nell'aver occhio al terreno, e non si nasce coll'occhio militare come non sinasce professore di diritto canonico; ci si fa alle manovre come alle pandette. Sicuro, però, che non ·conviene scbi va rei la fatica di tale studio col dire: non ci sono nato. Per poco che si guardi ad Annibale, a Napoleone, ci si sfiducia e si esclama: gen io ci vuole! Ma se abbassiamo lo sguardo su di un plo·tone, su di una batteria ed anche su di un .reggimento, vediamo 1)ersone inLelligenti che manovrano benissimo, che leggono benissimo una carta militarmente, e. tulLavia non si può dire perciò che siano animati dalla fiamma di Cesare e di Alessandro; altrimenti il genio varrebbe poco prezzo. Questi comandanti invece souo ele·menti preziosissimi per un esercito, sono strumenti che la vittoria acquisì al suo carro, perchè essi seppero a loro volta acquisire colla pratic;1 continua la conoscenza del terreno, della cartografia, del le truppe manovranti, e ne seppero fare, dei tre elementi, una amalgama sola, indissolubile, completa e perfetta in sè, appunLo una ·nuo.va trinità che presiede ai favori delht guerra. Quando poi dalle astrazioni teoriche si passa alle applicazioni pratiche, con viene appianare saggiamente. la via e scemare i triboli perchè percon-endola non ci si stanchi da bel principio. Si tratta ,,di ottenere grandi. risultati con piccori mezzi. Disponendo di una
DI TOPOGRAFIA
carta rilevata con intendimenti militari, costrutta con arte rappresentativa semplice, vera, italiana, non converrebbe mai separarcene/ ogniqualvolta si agisce colla truppa, per quanto insignificante ed elementare fosse la manovra, per quanto diuturna e ripetuta la esercitazione. Si strappi di mano ai monopolisti della topografia da strapazzo quella usurpazione ai danni di tut.ti, costituì La nel lavoro di carte, schizzi, itinerari, monografie, rapporti di manovre, riduiionì, correzioni, ampliazioni ed ogni altra manipolazione di grafìcismo; e si venga ad un'equa ripartizione e degli incarichi e del . lavoro topografico, cioè si venga ~ti riparto in tempo di pace di . quello che in tempo di guerra ce ne spella un pezzo per ciascuno: almeno avremo imparato aservircene. · In oggi si invecchia in fretta'. e mi pare un secolo che sia morto un mio buon camerata che nel 66 andava all'incetta viveri per me, purchè io facessi la scuola d'orientamento per lui; in oggi, per tutti, deve essere di pari difficoltà l'incetta viYeri e la lettura militare delle carle. - Vedere come si postano otto soldati , calco lR!'e la resistenza di un plotone su di un poggio, conoscere il tempo richiesto alla_ tr~- . Yersata di un burrone, esperimentare la veloèità di una marcia m discesa, l'estensione di ·una esplorazione, l'efficacia del dominio, temperare giustamente lo svantaggio dell'essere dominati, comprendere la praticabilità del terreno pei cavalieri, per le artiglierie, sono elementi primi di _manovra applic.ata alla lettura della carta. Occupare i caseggiati trovandoli come si erano ved~ti sul disegno, essere sempre con un orientamento perfetto, nconosc~re colla massima semplicità le varianti avvenute al terreno, non incontrare nulla per cui si stupi5ca, ci si alteri, ci s~ confonda; avere quella praticaccia costante della scala del ril_ievo pe_r la qttale non occorrono nè compassi, nè decimetri, nè clrvometr1, per far scaturire la misura delle distanze, il computo del tempo che _costituisce la chiave prin cipale delle manovre: sono i primi elemenLi di topografia militare. In ogni manovra un ufficiale ha un cer~o impiego, tanto se è solo quanto se colla truppa: ebbene lo compia co lla sua carta alla mano e poi su di un abbozzo, da buttarsi più tardi sul ftwco, vi segni il terreno con quattro tratti, vi ponga su il suo , plotone, le sne compagnie, ì suoi squadroni come si trovavano sul
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NOTE ED APP UNTI
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terreno al momenl0 a; segni per dove passarono per recarsi alla posizione b, a quella d'attacco, a quella di sostegno, di ritirata, di fianco : e sempre a scarabocch i, ma tali soli per graficismo, topografici poi per esattezza, mili tari per manovra sana; :-pecli tivi quali si conviene al carattere passeg:;ero e veloce dei movimenti tattici . Sia lo schizzo il brogli asso cli manovra, il taccuino sul quale più tardi si faranno le Memo1·ie descriLLiv13, gli clementi sui quali svolgere quelle conferenze che non sono evirale, che non sono la ruina delle l'nigliori ore della giornata. Su quegli sgorbi si veda se si capisce la carta, sulla carta si g@rdi se Io sgoi·bio non ne storpia le linee tipiche militari; e poi quegli schizzi si geLLino come spiche batlule o vuotate; cd altro si semini ed altre spiche si col oerano e cosi via ' e così sempre, perchò le basi di uno studio di topografia militare si impiantino bene. Io sono tutt'altro che entusiasta del giuoco di guerra, ed altra volta lo dissi su ques to periodico, ma ammesso quel giuoco nelle esercitazioni t.eorichc di tavolino, e trovato per caso profittevole per taluni comandi superiori, bisogna vedere su quali elementi to. pografici si deve svolgere. Le carte topografiche nl 5 mila ed al 1O mila. furono quasi unicamente il teatro Slllle quali si svolsoro quelle simulale operazioni di guerra; e per lai modo ci si occupa di manovre pur non avendo lrnppa: ci si esercita alla lettura della carta, o si impara a conoscere le sue indicazioni , ed ubbidirvi. Ma per ufficiali che si occupano del giuoco di guerra, la leLLura della carta - come con venzionalÌsmo grafico - non è più adeguata ed in relazione al loro sapere mil itare; è quistione essenzialmente di manovra appli cata, è speciahnenle tattica militare che si impara, cioè applicazione teorica di truppe al terreno . Ciò essendo, ·non è sulle carte che si deve svolgere, ~ibbene sui plastici che è "\'ero terreno figura lo, come è manovra figurata quella che si fa; se estrinsecate le truppe con indicazioni palpabili, adattatele almeno all'estrinsecazione palpabile del suolo. Quando da una carta topografica si chiede l'indirizzo sistematico di un processo di manovra, quando si chiede un concetto sul quale modellarvi le truppe e segnarvi le linee dei loro movimenti, abbastanza si ~hiede ed abbastanza si ottiene. Se però, anche con un 5 mi la, noi vogliamo la · materiale applicazione di pezzettini di metallo che ci rappresentano 1
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pattuglie, squadroni, pezzi d'artiglieria ccc.: allora - astrazion fatta d&lla sovrapposizione urlante cbe si fa fra cose convenzionali di specie tan to diversa - avviene che cessa l'evidenza minuta di quelle disposizioni, e po i ne sorgono contestazioni, prove e riprove svariate per le quali ci si dimentica della tattica e si cade in piena e nuda topografia. La ri cerca dei dominì, il calcolo delle pendenze, l'investi gazione degli angoli m,01·ti al tiro ed alla vista, ci fanno ri· correre a profi li, compassi, al gesso, alla lavagna ed a questioni rumorose, fuo ri posto e fuori tempo, che frastornano la mente di eh i è intento a dirigere una manovra, o.cl eseguire una mossa, e ch e do- · vrebbe perconLro essere affatto libero da ogni altra preoccupazione, come appunto succede nelle manovre vere; il plastico sta a segnare il terreno, 1pa la topografia come topografia va tolta cli mezzo . Perchè invece una manoua a tavolino si riduce sempre a dissertazioni topografiche? Perr.hè appena nel campo degli esperimenti, anche puramente didauici epacifì ci, appena mosso il piede; lo sentiamo mal fet'lno, non posando su di un sodo insegnamenLo topogl'afico-militare . Il giuoco cli guerra non può essere un esercizio di lettura carlografìca: sarebbe meschino e· sbagli a.Lo. La lettura cli una carta va essa pure fatta con allenta osservazione e mal sopporterebbe che i calcoli della manovra venissero (t frammischiarsi con quelli delle curve, coll'efictto del JnmeggiamenLo, e cogli altri elementi descrittivi di cui dispone e dei quali è costituita. Ad ogni modo l'eserci tare quel ginoco su quelle carte direttamente è un passo cosi lungo di abitudine topografica, che, per i piu, richiede per ora. un punto di sostegno intermedio costituito dal plastico. ~folti dei giuocatori a tavolino snlle carte topografiche sono ora inceppatissimi a muo,,orsi nella manovra, pel motivo che non azzardano ordinare una mossa, un'azione qualsiasi, clnbhiosi sempre, di fronte allo spettro di quel terreno che conoscono troppo vaga.mente; le manovre sulla carta simo poi eternamente lunghe perchè qualsiasi movi mento, qualsiasi giudizio, è preceduto da un combattimento a corpo a corpo fra chi lo deve ordinare o sancire, e la carta topografica trincerata di etro le sue curve di livello. Vidi anzi in talune cli quelle lotte geometriche, accadere tali combinazioni per le quali si impegnarono tutti i campioni di ambe le parti, si ricorse
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NO'l'E ED Al'P UNTI
Dr TOl'OGl\AFL\.
a teoremi, ad equazioni, ad esempi sperimentali, ed in quel generale combattimento di matite, di regoli, di cifre e di linee, si dimenticò la batteria a, che faceva fuoco da mezz'ora senza essere in ragionevole campo di tiro, lo squadrone b, rimasto da un'ora nell'alveo di un torrente a mezzo guado; dimenticata la situazione dei partiL.i, svisato il concetto diretl.ivo, errali i calcoli dei tempi, contestati mille particolari e rovinato sui ruderi della geometria il ca'stello della manovra. ' Con un plastico eseguito su di una scala all'uopo scelta, tutii quei calcoli si ridurrebbero alla materiale applicazione di una squadretta di livello, o di una riga; moltissimi sarebbero risolti ad occhio. I gradini dei plastici sarebbero celere mezzo per confrontare il comando di un dato punto su altro di diverso versante,o di opposla posizione: uno spigolo rettilineo appoggialo al plastico sui punti a calcolarsi, darebbe immediatamente, colle sue tangenze al terreno, le indicazioni circa agli angoli morti. Un regolo a livello appoggiato a due posizioni contestàte nel comando, co l subitaneo spostarsi della bolla d'aria, indicherebbe le relazioni di dislivello. Volendo aver celere misuradelle pendenze, sea talregolo un altro a cerniera ven isse infisso ad una sua estrem ità, appoggiando questo secondo al plastico debifamenle, e collocando l'altro, mercè il livello, orizzontalmente, si potrebbe subito leggere su di un piccolissimo sestante graduato annesso, i gradi dell'angolo di pendenza.; e cosi via, che di simili gingill i misuratori ne abbiamo pletora presentemente. Il piano orizzontale poi di ciascun gradino del plastico si presterebbe ottimamente alla collocazione dei pezzetti metallici convenzionali che non potrebbero adattarsi a plastici lisci su declivi molto inclinati. E la manovra procederebbe spiccia, unita per tempo, · unita per concetto, unita per còncorrenza delle parti verso la catastrofe finale. lVIa, ripeto, non ho .fiducia nel giuoco· di guerra, al lra importazione esotica; mi sembra valer meglio per un comandante di cavalleria una buona e sola esercilazione coi suoi squadroni in veri uomini ed in veri cavalli, che non tutte le brillanti cariche di l\fassinissa e di Murat giuocherellate sulla carta con dei pezzetti di stagno. S:no a poco fa si aveva per le monografie una specie di mistica venerazione; la parola era difficile: figurarsi poi la cosa I Ma come
succede sempre, si ebbe la reazione anche in ciò, ed ora le monografie corrono come acqua di fonte. Io non parlerò di quelle monografie che pare si facciano a peso cli carta: sibbene di quelle che hanno mantenuta alla parola molta sostanza. Le prime veramente non sono che topografia seri ttà: è la sostituzione pura dell e parole ai segni conY~nzionali; per esse è stabilito come un modello e su di esso tutte si foggiano egualmente. Si compongono-di tanti capitoli; 01·ografia e c'è fin l'ultimo sperone di monte; Hrogmfia, e si notàno sin gli aflluenti di 7° ordine;· Strade e più ce ne sono, più se ne meli.ano; Abitati, e non sfugge la più recondita catapecchia; Opere d'ci1·te.. .... lasciamo correre; Risorse locali, e non vi si dimentica nè un mulo, nè una pecora, nè un sacco di riso; Considerazfoni ye1ie1·cih, capitolo elastico, vago comodiss imo: si dà un cenno sulla cultura del suolo , sull'abbondanza del commercio , sull'indole degli abitanti: ma generalmente giunti all'indole, si imbroglia. la matassa e si fa punto fermo . Queste sono le monografie aJla portata di tutli gli studenti di topografia appena usciti dall'analfabetismo: sono i pr imi zibaldoni, letterari, i quali applicali lungamente nello studio della topografia,. sono indic~tissimi a fossilizzare la mente. Le vere monografie, quelle che hanno diritto al nome di militari, sono costituite , nella loro parte principale, da ben altri elementi; completano solo la carta topografica con quelle materiali nozioni ch e i segni convenzionali non r iescono a poter esprimere. :Poi considerano quel tratto di terreno come scena su cui svo lgere uni operazione guerresca: attacco e difesa specialmente di posizioni. Le svariate condizioni di forze nel le truppe, di direzione di marcia, di punti d'occupaz ione, unite a quelle svarialis·sime del terreno che si considera, offrono un numero notevolf: di ipotesi alle qual i rispondere con disposizioni altrettanto svariale e complesse. Da una buona di tali monograrì.e si fa palese la capaci là mili tare teorica specialmen te:_ di un ufficiale, e di per sè presenta elementi sui quali constai.are se si capisce a proposito un terreno, se si sa leggere militarmente una carta, se ci si ricorda della storia delle auerre ) se le manovre lelte od eseguite ci lasciarono alcune utili irùt'? pressioni, se in fine si sa fare della vera tattica militare su documenti cli topografia. militare. Io non travedo neppure quello clrn in V
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materia po;;sono riuscire a fare le persone di grande talento, ma mi sembra di aver vi sto alquanto in quello ch e arriva a fare, volendo, la grande massa delle persone di criterio studiose. In linea di progresso militare, ormai si conLano suli'e dita c~iei pochi visionari che ritengono ancora fermamente che un buon cervello.militare si impasti solamente in certe scuole, ~on certi professori, cori certi impieghi. Dalla immensa maggioranza si è capito completamente r;.he il cervello è proprietà individuale, col quale si possono fare lutti gli esperimenti, compreso quello di costrurre· monograGe di terreno , senza inconere acl essere processati per violata privativa . Da questa libertà di fare, nata dalla libertà di pensiero, dal libero esame della propria militare coscienza, noi ne poss iamo presagire notevole prosperità agli studi topografi ci. Nelle monografie si miri direi.la.mente all'utile, e non si esageri nella forma; la semplicità è la veste .che meglio si adatta a tal genere di argomenti di interesse militare comune; si liberi da quei rimasugli della vecch,ia scuola, alla quale pareva non essere con degni ad un soggetLo di monografia le espressioni semplici ed ovvie. Quasichè il terreno non fosse già: di per sè argomento delicato ed intricato, si usò infiorare la descri"ione con similitudini di geometria sol ida e di fortificazione ed altre, a tal che non poteva:correre un contraffo l'te con due speroni protendenti alle estremità senza che lo si ehiamasse bastione, nè un cocuzzolo dietro che 1·idotto non fosse, nè un torrente innanzi non qrta.liO cato per fosso, ed i prati al di là erano lo spalto, il displuvio la Hneci di fho co I Poco si usino quei confronti che tentano distogliere la mente dal!' efficace e pratico e diretto stùdio di quel terreno; se debbo col pensiero tener dietro , ad una linea ab, parallela ad tm altra ed, la quale è normale all'impluvio m, e misura col fronte d'occupazione l'angolo ·a, che può considerarsi settore indifeso di quella parte di triangolo isoscele raffiturato dalla sezione orizzontale della parte SLlperiore del monte, che sappiamo assomigliare ad un prisma pen tago nale, i di cui contrafforti si diramano divergenti come branche di un immenso polipo, tendenti ai punti mnp .... addio monografia: finita la lett-ura .<;e ne sa meno di prùna. Si usi il linguaggio figurato, quando si presta a rendere concisa ed evidente l'espressione ma. non si faccia della le,tteratura accade-
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mica con argomenti che non vi si prestano , nè per la natura loro, nè pel loro uso, e tanto meno per il carattere delle persone che debbono trarne pahito. Considerando Late esercizio descrittivo del terreno come elemento ordinario e comune agli studi cli manovra, allora esso si generalizza spontaneamente, e ciascuno prende piacere a provarcisi, a tentare -cioè i propri mezzi intellettivi, a mettere in pratica le proprie cognizioni , ad esporre alla libera i propri apprezzamenti, che, come quelli di Oini altro, banno diritto cli scendere nel campo delle discussioni didattiche. ìV.1<1, tutti facciano, non pochissimi; e per fare alquanto .ci si metta in capo che al momento delle azioni ,,ere di guerra il monopoli sta di schizzi e di mon<\\Tafìe, l'inclispensabi le, pensa per lui e èonta per uno, lasciando Lltlli gli altri nelle peste pel' non aver . mai fatto nulla, e rimanendo nelle peste lui pure per aver m,ani{atf.urato molto, rimanendo estraneo alla topografia militare. N,m si trascurino mezzi per riuscire chiari ed evidenti; così, avuti -per vieti quelli itinerari cui accennai , ed altri vari dei quali non dissi per brevità, ci si appigli u nuove forme espositive. Una monografia itinera1·io o qualunque altra -memo1:ia descrittiva, potrebbe arricchirsi di alcune piccole figure prospettiche del paese, vàlevoli a delineare punti o posizioni chela monografia man mano tratta specialmente; è così comune ormai la fotografia! Chi cammina in terreno sconosciuto, specialmente in guerra, ed esercita un comando, non avrà mai esuberanza di buone informazioni. Alcune volte il raccapezzarci celeremente sulla nostra posizione in terreni di difficile orientamento può valere un successo militare, che potrebbe anche andar fal li to in causa di alcuni · minuti titubanti, perduti nell'inazione. Non sarà mai lunga una monografia se conlef'l'à tutto quanto è )mono sapersi circa al·terreno . Per gli itinerari ci si fermò persino a di~cutere sulla forma dei pezzi di carta su cui dovevano tracciarsi: l'averli.in un foglio solo, l'averli in una striscia rotolata a cilindro, o piegata a festoni seguendo i risvolti della strada, occupò la mente di tante persone, che sembra non sapessero che una monografia non fa quistioM di forma, ma di sostanza topograGco-militare: e che fe preoccupazioni di rendere di piccolo formato le carte e tascabili gli itinerari, ridussero di piccolo formato le idee, e rachitiche le descrizioni.
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NOTE ED APPUNTI
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Dl TOPOGRAFIA
tullh la cerchia alpi-apennina; la costruzione dei plastici al 25 mila di tulle le zone principali di competenza delle truppe alpine, cli tutti i terreni presi ad esercizio del giuoco di guerra, di tutte le posizioni montane di notevole importanza nella difesa territoriale d' I talia, è -domandata dall'utilità :più evidente. I lavori topoo-1·afici liberi dal monopolio, e rivendicati all'esercizio di tutti coloro oche da essi sono chiamati a cavarne un frutto . Ab"1tuare lo studente mi litare a considerare le carte topografiche come -strumenti principali del suo mestiere speciale. E per irnprendere tutto ciò farci forti nel pensiero che, ad onta di questa geremiade, noi possiamo iii oggi provare in . tutti i modi piÌl luminosi che in fatto di cartografia e cli studi sul terreno nessuna. potenza in Europa cammina innanzi a noi . Scilla~ 7 giugno 1883.
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,,. ** Ho finito quoste noLe ed appunti di topografia. Ho espresso chiaramenle il mio pensiero anche in mezzo alla confasione della mia dissertazione; io opino che a noi resta sempre molta strada a perconere prima di giungere ad un livello cho porti gli studi topografici a pari cogli altri studi militari . La luce zenitale deve assolutamente spegnersi nelle applicazioni cartografiche; fin che essa manderà i suoi raggi non saranno possibili riproduzion i artistiche, non possibili elementi topografici espressivi ed utili . Abbiamo il nostro centomila artisti camente falsato, che ad alta voce chiama in soccorso il sostegno di coloro che hanno amore alle tradizioni artistiche italiane, che si interessano agli studi militari applicati al terreno . :\lanchiamo nel modo il più assoluto di una carta topografica mili tare, non possedendo ora cl1e un tesoro di elementi greggi per costrnirla, ma incapacissimi per loro stessi di porg·ere al.la milizia qualunque efficace aiuto . Alla nostra cartografi a fa assolutamente difetto un indiriz:zo militare tanto nella mappatura, quanto nei segni convenzionali . Non abbiamo un iibro di topografia ispiralo ai principii che trattai per som mi capi; uon abbiamo un meLodo di insegnamento proficuo allrt coltura dello studio del terreno considerato come elemento di manovrn1 Nell e scuole mi litari o non studia affatto topografia, o lo studio si riduce ai rudimenti primi, e la materia è tequta. senza importanza, sem:a un coeiliccnte app rezzabile negli esami, meno di quanto sì tenga in conto il disegno di fi gura e la scherma del fioretto. Quasi ovunque le conferenze di topografia sono ripetizioni dell'alfabeto; il vedere uffici ali a contemplare malinconicamenLe il segno con vcnzionale delle strade campestri, od il sentirli interrogare su che cosa sia una curva di livello, ci dà il termometro pi ù feqele della nostra .situazione in fatto. di studi topografici. La fototopografia reclama il suo impiego pel rilievo al ~5 mila
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RASSEGNA TECNOLOGICA -
RASSEGNA TECNOLOGICA DEI SEGNALI E DELLA TELEGRAF[A OTTICA IN GUERRA
Uso dei segnali Jlress? i Greci; i Homani e nell'era moderna. -· Telegrafi fissi di Chaµpe clt Mu~ray e clt sir Popham; telegrafo portatil~ i Pougct. - 11 corpo dei scoonala~ ton ~, ~lyer nelle ~ucnc_d' Aìneri~a; la telegrafia aerea adoperata in Bosni,;dagli Ansi,,1a:1 e _al Tonchrno _da,_ F'rancesL - Espe,rienze fatte in Danima.rca; cripl:ografo, lampade Chatam, d1 W,ùker, d1 Spakowky. - L'eliografo n_elle _cÒ!onic ingJc.si e msse; ohografi Le,eurre, .Mance, ~langin. - Vantaggi· di una truppa speciale per le ~egnalaz10111 m guerra. ,- Gli a.reostati nelle gllC!Te della rivclluzione fran· cese, d1 _seccss,one, nell'assedio di Parigi; locomozione aerea, - Ordinamento del co1·po dei segna.la.tori in Inghilterra, Russia, Austria e )<'rancia.
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Ogni oggell.o, ogni movimento, ogni cosa in br~ve, che dia al nostro inLell etto un'idea diversa da quella che potrebbe fo r nascere la semplice impressione di quell'ogge~t0 o di quel n~ovimènto su l senso della vista, può considerarsi come un segnale . Da queslo Iato, facendo un'attenzione più profonda sugli atli usual i della vita, noi vedremo_che il modo di corrispondere per segnali è molto più frequente d1 quello che comunemente si creda. I gesti che accompagnano e soventi sostituiscono la pa.rola, gli emblemi, le segnalazioni nelle stazioni ferroviarie, le Janten1e dei bastimenLi, le bandiere delle varie nazioni , le orifiamme, ecc. ecc., sono tulli mezzi adoperati per LrasmeLLere pensieri o notizie. Quelli menzionati si r iferiscono però a definite e li mi L~te idee e· si com1f ende facilmente che riuscirebbe troppo complicato l'accrescerli soverchiamente. Per poter con poch i segni esprimere qualunque idea fu immaginato ·di combi nal'l i fra loro nel lo stesso modo,
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che si usa !'are coll e lettere dell' alfabeto, r iducendo però i segni a forme più sempl ici e ad un numero minore a Hne di semplificare il modo di trasmissione . Un segno solo sarebbe in giusta regola bastato, poiché ripetuto un certo numero cli volle si sarebbe con esso potuto rappresentate qualunque leLlera dell'alfabeto, ma il metodo era 1ungo per cui si preferì adottarne due, e ne nacque il così detto alfabeto 1lforse che è quello adoperato in telegrafia. ·Quantunque l'nso dei segnali in guèrra rimonti alle prime epoche sLoriche e sia praticato anche dalle tribù selvagge, è solo da pochi anni che l'appl icazione ne fu introdoua negli eserciti moderni mediante un personale ist1;uito apposiLamente e provvisto di un maleteriale insieme leggero e sempl ice che non richiede, nè soverchia fatica, nè tempo troppo lungo per essere posto in opera. Dalla presa di Troia annunciala per mezzo di segnali lungo le rive dell'Egeo a 330 miglia di distanza; dal telegrafo aereo di DemocriLo che serviva ai Greci per inviare gli ord ini da nave a nave nei comhattimenLi marittim i; dalla chia.ve di Polibio rhe servì ai Romani nella prima guerra punica, e dai modi usa.Li dai Cartaginesi per comun icare éolla Sicil ia, venendo fi no all'eporn moderna, si trovano moltissime applicazioni della telegrafia aerea. Solo nel medio evo, durante il quale lanLa civiltà tramandata dagli antich i venne spegnendosi, si dimenticò l' uso dei segnali per Lrasmel.tere notizie. Ma nel 11683, durante l'assedio di Vienna, Sobiesky, mediante ·segnali si pose in relazione cogl i as::;ediati e con operazioni combinat.e riuscì a debellare i Turch i. E un secolo appresso nel11789 , il francese Chappe inventò il suo telegrafo aereo che servi a Napoleone per stabili re linee di comunicazione lunghissime, mediante le quali da Lille a Parigi si po teva in 2 mi nuti trasmettere un segnale e da Parigi a Ber Iino (,i-80 miglia) un telegramma in 115 minuLi . Un apparecchio tèlegrafico alquanto diverso da quello di Chappe ".enne introcloLLo pochi anni dopo ii) Ingh il terra da SirGeorgeM urray e funzionò utilmente fra Londra e Plymouth duran te la guerra contro la Francia. Il medesimo telegrafo fu quind i adoperato in Danimarca sul princ~io di questo secolo ed un& linea ne fu ereua sul Gran Belt il cui passaggio, pericolosissimo nell'inverno, rimase per clò molto più sicuro . Questi telegrafi aerei, il cui impir-,nto esigeva stazion i fisse, non
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poterono essere, malgrado alcuni. tentativi, introdotti neo li eserciti. Solo gli ufficiali di marina riuscirono con successivi mi!lioramenti ad impiegarli sulle navi, cosicchè Nelson prima della ba:ttaalia di !,rafalgai·, con loro mezzo, telegrafava a tutti i bastimenti dellasq~1adra celebre motto: England expects that eve1·y man thù day wilt do his cluty. (L'fo,qh'ilterra atte-nde ogg,;, dai suoi fi.qli l'adeinpimento del loro dovere), e dopo 'di allora il sistema di Sir Home ·Popham fo a,~ottato da tu~te le marine militari e mercantili, e migliorato poi dal! mglese Larkms e dal francese Sallandrouse in modo da non esigere la conoscenza delle lingue strani ere. . Per gli eserciti di terra l'uso dei segnal i incontrava però gravi difficoltà, quasi sempre insòrmontabili, per cui vi prendeva invece ampio svilu~po la telegrafia elettrica, finchè, manifestatisi anche in questa· alcuni inconvenienti, la telegrafia ottica ritornò ad essere in favore. Un Francese, il conte Pouget, capitano·di fregata in ritiro, semplificando il metodo adopérato ~ulle navi delle segnalazioni per mezzo di orifiamme variopinte, scemò il numero di queste in modo che un cavaliere potesse pori.are in groppa tutto l'apparecchio e va· lersene pure durante la sua marcia; un tale sistema . però, non fu mai introdotto in nessun esercito. Fu invece il colonnello americano A. I. Myer il vero introduttore dei segnalatori militari, i quali , adoperati da lui nella ,,uerra d~gli S_tati_Hniti contro il.Messico, nonchè in molte campagne ~ontro g)1 Ind1an_,, ebbero poi un largo impiego e resero segnalati servigi a1 federali durante la guerra civile. La diserzione di un uffi ciale cui il Myer aveva insegnato la pratica e r"alfabeto, fece sì che i se~ gnalatori furono pure introdotti nell'eserc ito dei confederati, e da allora i due par Li Li avversi dovettero studiare per trarne il massimo vantaggio. I segilali consistevano in un'asta divisa in quattro pezzi che si piantavano uno sull'altro mediante ghiere metalliche, portante all'estremità una piceola bandiera nera o rossa avente nel centro un circolo oppure un quadrato rosso o bianco, largo la terza parte del lato della bandiera istessa. , Durante la notte alle bandiere si sostituivano lanterne formate da un tubo cli rame ripieno di trementina, petrolio od altro liqui do infiammabile e di uno stoppino. · ,
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I segnali erano osservati coll'aiuto d'un cannocchiale, e L'alfabeto usato, era quello Morse; perciò dopo di aver richiamato l'attenzione cfol corrispondente coll'innalzare perpendicolarmente davanti a sè lo stendardo o la lanterna, erasi convenuto che il pun/,o si esprimesse abbassando lo stendardo lateralmente a destra fin presso terra e rilevandolo subito alla primitiva posizione, e la lfrwa abbassandolo invece a sinistra e rilevandolo tosto. Un corto interv(tllo dopo ogni lellera ed una pausa-più lunga dopo ogni parola servivano ad evitare ogni confusione. Que~te segnalazioni furono adoperate ordinariamente da ,t 6 a 20 km. cli distanza ed in alcune circostanze favorevoli cli luce anche a 24- km.; parole staccate furono trasmesse anche alla distanza di 64 km. Alcuni esempi daranno un'idea dei risultati. Nel 1863 un corpo dell'esercito federale stava attraversando il Rappahannock col!' intendimento di atlaccare la si nistra dei confederali cap ita·nati da Lee, mentre un' altra corpo di &,0,000 uomini si disponeva a passare il fiume stesso più a valle a Fredericksburg. Lee, indovinando le intenzioni del nemico, si getta allora fra i due eserciti, batte il 1° corpo a Cbacellorsville, quindi si rivolge contro il 2° minacciando di rompere i ponti e cli tagliargli la ritirata. Senonchè una segnalazione fatta in tempo da questo 2° corpo al quartiere generale del 11°, decide il generale di questo ari prendefe l'offensiva e dar tempo all'altro di ripassare sull'altra riva. Quando nel 11864 Shermann aveva occupato Atalanta, Hood con rapida mossa aveva tentai.o di Lagliarlo fuori della sua base d'operazione ad Allatoona, e vi sarebbe riuscito se il. comandante dei segnalatori di Shermann, il capitano Bachtal, non fosse giunto in tempo, avvicinandosi a 50 miglia. da Ro me, a dar ordine al generale Corse di correre in aiuto di Allatoona. Corse, nello stretto tempo . occorreflte; sarebbe riuscito ad arrestare la marcia del nemico con tutte le sue truppe senza un caso fortuito che impedì ad una parte di esse di arrivare . .Sostenuto con successo il .primo attacco , il pericolo di essere sop1:affat.lo dal nemico era imminente, quando, a rincuorare gli animi,. apparvero, a 29 km. di distanza i segnafatori di 8hermann che stendendosi colla più g,·ande rapidità di veUa in vella stabilirono le comunic:azioni colle truppe di Corse e decisero Hood a ritirarsi nelle montagne Alleghany. 1
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Durante l' ultimo periodo della guerra, quando Shermann,avendo • quasi compiuta la sua grande marcia attraverso la Georgia e la Carolina, raggiunse S:wannah presso l'Allantico, il corpo dei suoi segn<!.latori potè mettersi in comunicaz ione colla flol.La dei federali .lo stesso giorno che l'esercito s'impadroniva del forte Mac-Alister ed acquistare in tal modo un so lido punto d'appoggio sulla costa del mare. Il generale Gillmore, durante l'assedi o di Charleston, per mezzo di una linea di segnalatori lunga 90 km . con 7 stazioni, poté stab ilire la com uni cazione fra il suo quartier generale, i suoi còr:pi d'eserci to e la Gotta. Siccome la contrada era coperta di bosch i, fo necessario di erigere qualche segnale su palchi alti fino a 50 m . e larghi 100 alla base. Questa linea rese utilissimi serv igi malgrado che il terreno sul quale era di;; tesa si prestasse meglio per una linea telegrafica. Il generale Carly durante l'inverno 11864-65 stavaaStaunton ed aveva di fronte il generale Sheridan a Winchester. Avendo egli però lascia~o innanzi a Newmarket alcuni distaccamenti di cavalleria, co i quali era in telegrafica comunicazione e che avevano mediante pattugl ie d'avangtiardia, stabiliti alcuni segl)alatori al no rd delle mon tagne Massanutten e più in ba,:;so nell a vallata di Shenandooh alle spalle del nemico, era :n caso di sorvegliare . da ogni parte il campo nemico e potè così .essere avverti to in tem1'.lo di oo·ni ' ~ mossa del generale Sheridan, benchè questi fosse lontano .più di 114!5 km. Malgrado ques ti splendidissimi esempi, i segnalatori non furono moli.o impiegati nelle guerre del ,t 866 e del 11870 e solo se ne fece qualche applicazione negl i assedi di Belfort e di Metz per sopperire al deficien te materiai e telegrafico . Neanche nella guerrn russo-turca 'I del 11878 sembra se ne sia fatto uso, malgrado il pressante bisogno. Basta ricordare le battaglie lungo il passo di Shipka e gli scontri sanguinosi di Plewna, che avrebbero probabilmente preso una piega di.versa se•si fossero fatti .avanzare a tempo, mediante segnalazioni, le riserve; e il grande vantaggio che trassero i Russi dall'impiego del telegrafo neJla campagna contro iW uktar pascià, vantaggio che sarebbe stato ben maggiore se si fo sse fatto uso di linee di segnalatori coi quali le comunicazioni sarebbero star.e mèno interrotte di
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quello che lo furono pei danni recali al ~1ateriale telegrafico e per la poca ab ilitit del personale che Io serv iva. Gli Austriaci invece durante la campagna della Bosnia fecero largo uso dei serrnalatori e senza di questi non avrebbero di certo potuto condurTe aquell a guerra colla volu lR unità di inle~li s.n un teatr~ privo di strade e così rollo e monluo:;o . II sis~ema 1my.iegato da.gli A_ustriaci consisteva in un'asta lunga m.1 ,80 all estrem1 ta. dell a qu,de era fissala. una bandiera triangolare avente la base di .90 cm.~~ un'altezza di ;I ,50 nel centro del là quale era tagliato un tnangol? prn piccolo . Questa bandiera triangolare po leva e,5ser~ pres'?n.tala 11'. '12 posizioni diverse, le quali salivano a 24, coll'agg'. unta ?,1 m~ disco di 60 cm . nel centro del qo.ale era tagliato un disco prn piccolo, per cui si aveva mezzo di rappr~sen ta'.·c .tutte I~ 2:t leuere ~ell'alfabeto . Secondo le relazioni degli uffi c1a\1 a.ustnac, con que~lo ap: parecch io e coll'aiuto di buon i cannocchiali si. tras~\isero dispacci a 115 chilometri cli distanza . Può pa rere a prnna vista strano che colle bc1'r1diere adoperai.e dai segnalatori americani, le quali, e1:an~ di dimensioni più piccole dell'apparecch io usato dagli Ausl~·ia~ 1, si· potessero trasmettere avvisi e o~·dini a d(stanze molto ma~g1~r 1; _m,a la spiegazione di un tal fallo s1 h~t. co1: s1.derando che n~~- band,ei a in mov imento apparisce molto pm d1stmlamente alla H,ta ~, una bandiera in riposo. Circa alla celerità con cui cùll'apparecch10. ~t~st.ri aco si trasmi sero i telegrammi non si hanno dat.1 bei~ po~ 1t.1v1, però in circostan1.e ordinarie è supponibile ~he il tempo ,mpieg~~~ da una stazione a segnalare una lettera ad un altra sta1.1one no.n sai a mai minore di 1. a. 5 second i, celeri là massima ragginnta dal sistema americ~no; il quale ha i I .vantaggio su quello ~us.tri~~o di nrn~ ~nag-. giore semplicità, di pres tarsi meglio alle trasm1ss1~n_i mterrned,epe~ la facil ità colla quale queste possono essere sta.b1hle, quantunque il secondo richieda un'abilità minore in chi lo.deve adoperar~ e quincli più diffi cile sia il dirnenti~arne il. mod_o ~'impi~g~ . Per gi.n: dicare però esalta.mente quale dei due s1ste~1 s1~1111gl'.01e occone. rebbero esperienze comparative fatte nelle 1den1.1che c,rcostanz~ d1 tempo, di atmosfera, di terreno e con persona~e egualmente pratico dell'uno e dell'altro sistema. La c·ampagna della Bosnia ba olTerto occa?ione ali' Aus.tr'.a cl! ap.prezzare tutta l' importanza delle segnal azioni, e non s;na. mut;le 11 ricordarne qualche esemp io.
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RASSEGNA TECNOLOGICA
. Il giorno_ 2 settembre, allorchè la brigata Lemofo de ll a 6• divi-s_1one, fu distaccata al di là di Mokro, essa potè rimanere in cont111Ua ?omtm_icaz ione collo stato maggiore della divisione, mediante una hnea d1 segnalatori che part:~va da Serajewo e raacriunr,eva Mokr,~ per un~ di~.t.a~za _di 20 km.; una domanda di .20 °;aro1: ed una 11sposta d1 3t) r1ch1edevano un tempo di 25 minuti per essere trasmesse da un'estremità all'altra della linea . . Il combattimento di Zepc.e sostenuto dalle 7 fino alle ,1,1 del mat· tmo da~la colonna fiancheggiata dalla 6a divisione sarebbe riuscito probab.rl ~~nte. svantaggioso alle anni austriache se, quando la tesla d~lla dmsrone s_te:;sa gi~nse i_n linea, il generale Tegethoff, no~ m_endo nessuna ~nfo~'maz1one circa le- forze e le disposizioni del nemico, non fosse nesc,to a procurarsele mandando alcuni seanalatori sopra una vicina altura i quali poco tempo dopo, alle ,1,1° ';. tele·grnfarono: « GI' insorti occupano un fronte di 1600 pasili attr;verso -<< la strada all'altezza. di Volya Pla.nina. Le loro forze constano di 4 « cannoni _serviti da uomini appartenenti all'esercito regolare, sulla « fronte v, ~ono 900 Turchi con 4-0 uomini a caval lo e 20 bestie da « soma, .il.li ovest della strada, un battaglione di red·if's; un altro << battag) ione che non si .può distinguere è nel bosco » . Qu_esli . due esempi mostt:ano due casi diversi nei quali può essere 1mp_1~gato un corpo ben organizzato di segnalatori; da una parte eSSI se'.'\'i()J10 a collegare col grosso una colonna distaccata a 20 km:; ~all altra essi trasmettono in modo non inJerrotto le informaz10111 otLenute per mezzo di una ricognizione circa la posizioiie e le forze del nemico . , E così cr:ebbe !I c~·edil.o dei ~orpo dei· segnalatori, che fu adopeiato con esito felice 111 parecchie circos.tan·ze. Il generale Tegethoff se ne valse largamente : per esempio nel combattimento di Viso ka telegrafò_ al colo_nnello Hattenbruner: « Mi avanzo col centro rn Vi. « soka, Il maggiore Eimannsberger è già sul vost!'o fianco sinistro « mina~ciato. Gttada.gnate terreno nella direzi9ne del ponte sulla « Bosnia. Le vette di Vraloitza sembrano saombrate >>. E nel combattimento di Serajewo (18 agosto) du/ stazioni di seo-nali fu_rono slabilit~ sull' Humberg per riconoscere le posizioni del nemico. e comunicare col grosso a Vlazn i, mentre due al tre stazioni si . 1'o su K .mantenne • . ob·1·, 11a- Glava p1,esso lo stato magg1or'e del generale legethoff e funz1onarono per parecchio tempo. . 1
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AlLri esempi di segnalazioni ci presenta la guerra contro i Carlisti j n Spagna nella quale l'esercito regolare, non potendo far uso della telegra fia elettrica in una regione infestata da nemici cosi palesi come nascosti , dovette ricorrere .ali' impiego dei segnaii trasmessi per mezzo di un personale improvvisato il qmtle, quantunque fornito di scarsa istruzione rese però molti importanti servigi. Recentemente la telegrafia ollica ebbe un utilissimo impiego al Tonchino. Sul principio della spedizione francese il bisogno di comunicazion i fn, i diversi di staccamen ti si fece vivamente sentire di fronte a,l peri colo d.i essere partitamente attaccali senza poter ricevere in lempo soccorsi dai posti vicini e per mettere in relazione· le colonne di spedizione, mandate in varie direzioni, colla base di operazione. Il generale Bouet chiese perciò d'urgenza un dislaccarnento di segnalatori con un materiale apposito di telegrafia ottica 1>, il :.VIinisLro della guerra in gi ugno del 11883 faceva por Lare alla . volta del Tonchino con un persona le apposito il sottotenente Saillard, il quale aveva già organizzato il servizio della telegrafia otL_ica in Algeria. QuesL' ufficiale giunto al Tonchino fece istruire 40 uomini· di fanLeria di marina e al termine d'un mese fu in grado di corrispondere alle esigenze delle communicazioni per mezzo dei segnal i. La stazione cen trale venne installata sopra una torre della cittadell a di Hanoi e questa fu posta in relazione col comando della, spedizione per mezzo di una lir;ea telegrafica lo.nga 3 km ., da questa stazione centrale si potè mant.e.nersi a contati.o dei vari di-· . staccamenti .per un raggio di 30 km . e il vantaggio ne fu risentito specialmente quando le forze dei Francesi erano ancora molto scar..;e. Fu per mezzo delle segnalazioni ottiche che la debole colonn,i che occu pav:i. Batlang ·a ,15 km. da. Hano'i sullri riva oppo:;ta del fiume Rosso, Qhiedendo •)gni volta soccorsi, pol.è resistere ai ripetuti attacchi delle truppe ch inesi e mantenersi in quella importan te posizione con piccole forze, come pure devesi a questo potente ausi liario se il blockii.us occupalo dai Francesi sulla strada di BacNinh sulla, r iva sinistra cli quel fiume ed a soli 6 km. dai trinceramenti chinesi , e 1a·stazio'ne cli Polan a 25 km . da Hanoi, sentinella avanzata sulla stra.da di Son tay, poterono mantenersi in relazione coslanLe colla base d'operazione e riceverne a tempo opporLono i SOCCOI'SJ.
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Durante la marcia su Sontay il servizio della telegrafia ottica resè degli -importantissimi aiuti e l'ammiraglio Courbet potè con tal mezzo rimanere in continua relazione, sia colla flott iglia, sia con lfanno'i, sia colla colonna del colonnello Belin, ricambiando con l'uno o l'altro più di 250 telegra:nmi . I.a telegrafia elettrica in un paese rollo ed intersecato da canali e da terreni paludosi come il Delta tonchinese, non a,;r-ebbe cenamente potuto rendere i servirri <',he con pochi m.ezzi rese invece la telegrafia oHica, il cui materiaie 1ion consiste che in una lampada a petrolio munita di un !'i/lettore, di un congegno semplicissimo per produrre le eclissi intermittenti del fascio di luce riflesso e di un cannocchiale. · Gl' inglesi si occuparono in questi ultimi anni di far progredire l'uso e la pratica dei segnali; e coli' introduzione di bandiere piu. piccole delle americane resero possib ile una celerità ma()'"iore di Oè> trasmissione, sia col farle trasport~re da uomini a cavallo, sia col fac ilitarne il maneggio. · Anche in Francia., dopo l'esperienza fattane in Tunisia ed ar Tonchino, l'attenzione è ora rivolta alla telegrafia 01.tica, e le eser~ eitazioni con ti nuano al monte Yalérien, presso il reggimento del genio di Sain L-Cloud, e ogni anno in occasione delle grandi manovre. Anche in Danimarca l'idea di .Lra1· partito dei segnali per stab ilire comun icazioni rra le varie parti di un esercito nacque sono già mo lti anni . Nelle guerre del ,18,I-8 -50 ed in quella del ,[864 linee telegrnfiche fisse erano state erette ed impiegate a scopi militari e nel ,J868 durante le esercitazioni dél 11• battaglione del gen io fu sperimentato un materiale composto di banderuole e di fiaccole che avendo fatto buona prova, fu successivamente perfezionato e inLro<lolto in servizio. Due modelli di banderuole furono trovati preferib ili agli altri, u1Ht rossa con un circolo bianco nel 1rtezzo; un'altra bianca con un cii·colo rosso, entrambi di quattro piedi quadrati; una maggiore ampiezza essendo stata .riconosciuta inut ile. L'espe· rienza ave\'a dimostrato che sopra un fondo chiaro la bandBrnola rosso-b ianca appariva più distintamenLe che m;a nero-bianca e che l'impiego delle lanterne presenta serii inconvenienti, dipendenti e dal loro modo di ardere e dall'influenza del vento . Interrompendo la,luce delle lampade con intervalli di piccolct o di grande durata, per mezzo di un diaframma mosso rapidamente con _un tasto simi le
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al manipolatore degli .ordinarii telegrafi elettrici, si p~tò infatti_riprodurre il punto e la linea dell'alfabeto Mo'.·se; ma 11 te_m~o nnpiegato con tale sistema, essend~ st~to ali~ distanze, br~v1 nco_nosciulo troppo considerevole, fu g1ud1caLo di non cosi_ utile _a~pl_,cazione come le bancliere e, quanlunque gli apparec~h1 relatm s1eno rimasti nell'esercito. danese sempre in servizio, esso non vi ricevette un lar()'o impie"o . L'ast,i delle bandiere, che col sistema americano è d,i tr~ pezzi, ridotta a soli due, reputandosi sufficiente la !~n~ "hezza totale di m. 2,50 per distanze di 6 ad 8 km. Con c10 s1 ;bbe un aJlegge.rimento nel materiale ed un guadagno nella r~pidilàdelle segnalazioni. Le no~·me c!10 le regolano s0no l~ seg1~entt. Quando una. parola è tennmata 11 segna,l~tor~ s?ll~\·a _pe1 due vo lte la bandiera perpendicolarmente davanti a se ; 11 ricevente segnala quindi « com;preso >> abbassando la bancl~r~o_la fino ~ _lerra in di rezi,rne del mittente e risollevando la alla prnm t1va pos1z1one, oppure« 1wn c~rn.p?'eso >>agitando la ~andier~ sei vol_ te vers~ destra. S'era dapprima adollato il sistema eh non npetere d tel_eg1amma e ciò per guadagnare tempo; ma si dove_tte _rico~oscere ciò p_o~er ~ssere fonte di errori, di confusione e d1 ntard1. Dove~dos1 1mp1eaare stazioni intermedie, queste trasmettono i messaggi lettera p~r . ÌeLLera e quando la stazione ricevente, al termine _de\\~ parola fa 11 segno « com.preso » o << non com,preso >>, qu~sto vien ripetuto dalle stazioni intermedie finchè giunge a quella d1 partenza. . . Per evitare che il •elegramma venga intercettato dal n~m~co m vista, si fa uso del criptogra{o di Wheatstone, col quale s1 da alle ldtere trasmes~e un valo re diverso da quello che hann?, e la com~ prensione dei telegrammi in cifra non richiecle maggior tempo d1 quella dei telegrammi ordinarii . . . .. · Questo criptògrafo consta di due circoli concentn~1 , sul lembo dei qual i sono se"nate le 26 lettere dell'alfabeto ; sul CH'colo esterno le lettere sono disposte nell'ordine usuale e vi ~ inoltre ~n posto , Lo · su c1uello interno le leltere sono collocate 111 un ord111e qua, llO ' . d. d . 1· lunque, purchè diverso dall' ordiùario._ ~ul ~enlro_ e1 ue c1rco_1 sono imperniati due bracci le estrem1ta dei quali toccano, uno 11 lembo del circolo esterno, l'altro quello dell'interno; sopra ogou~o di questi bracci è fissata urrn piccola ruota dentat~, qu_~lla clel brac~10 più lungo munita di 27 denti, quella del bracc10 pm corto mumln.
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di solo 26 denti; ed entrambi queste ruote poi ingranano con una terza ruota dentata indipendente. In tal guisa se si fa girare il braccio più lungo in modo che la sua estremità passi da una lettera a quella immeµiatamente vicina, la sua ruota dentata seguendo il movimen to del braccio, girer:à sul suo asse di una quantità eguale a lla larghezza di un dente ·e farà girare del la stessa quantità la ruota indipendente e cruesta llt ruota fissa al braccio più corto, che si sposterà esso pure çli una lettera nel medesimo senso in cui si è spostato l'altro braccio. Se si dispone l'estremità del braccio più lungo sullo spazio vuoto del circolo esterno e gli si fa quindi compiere una rivoluzione intera, in -modo cioè che l'estremità ritorni sullo spazio vuoto, l'estrernit.à del braccio più corto, cui viene trasmesso il movimento per mezzo delle ruote dentate, percorrerà esso pme 27 spazi cioè verrà a fermarsi sulla lettera che segue immediatamente cruella che segnava prima del movimento. Così alle lettere seg11alate da!Ja stazione mi Ltente si può fare corrispondere una lettera diversa alla stazione ricevente e se, per una convenzione prestaLilita, si è scelto una lettera qualunque del circolo interno come chiave, $i può rapidamente interpretare un telegramma che per qualunque alLro, non munilo di criptografo, riescirebbe incomprensibile. Infatti, nelle due stazioni posto il braccio più lungo dei criptografi in corrispondenza dello spazip vuoto e il braccio più corto stdla lettera cli1:aue, alla stazione mittente si farà scorrere I' estremitil del braccio limgo sulla prima lettera del dispaccio e si trasmetterà la lettera corrispondente indicata dal bracL:io più corto e così di seguito, mentre alla stazione ricevenLe si farà girare il braccio lungo finchè quello co rto si fermi sulla lettera segnalata e si terrà nota di quella indicata dal braccio lungo . (~li esperimenti fatti colle lampade per le segnalazioni di notte non essendo riesciti favorevoli si ricorse all'impiego di luci artific1ali, ottenute con sosttnze e con metodi diversi. Fu dapprimtt sperimentata la l~lce così deLta di Chatam prodotta lanciando, con una corrente d'aria, la tb.rnma di una lampada a spirito sopra un miscuglio di magnesio, di resina e di licopodio ridotti in polvere e in proporzioni diverse secondo l'intensità di luce ' richiesta. Facendo· agire la soffieria, a volontà si po levano così pro-
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durre lampi di luce che tenevano luogo del pun,to e della linect dell' alfabeto Morse. Questo metodo però, per l'incompleta combustione degli in gre~ clienti, produceva una quantità grandissima di residui solidi e d1 fumo che dopo alcun tempo oscuravano la luce o impedivano il funzionare della lampada. per cui fu messa da parte e sperimentala invece la cosi detta lwrnpada di Walker. Questa consisteva in un bastoncino di calce sul quale si dirigeva il dardo di una fiamma a spirito per mezzo. di una corrente di ossi?eno. I l~mpi, con intervalli più o meno lunghi, venivano prodotti da un diaframma a leva mosso per mezzo di un tasto a mar~ello o manipolato1:e. Se questa lampada era scevra degli inconvenienti di .que.lla ~L Chatam, ne presentava però degli altl'i gravissimi e il suo unp1e~o rn .c~mp_agna, pel difficile trasporto e la buona conservazi~ne dei ~·ec1?1ent1 contenenti l'ossigeno, fu giudicato di non pratLC~ appl1car.rnne. Finalmente nel ,J877 :;i ricorse in Inghilterra ad un metodo abbastanza buono per le segnalazioni notturne nelle operazioni di campaana facendo mo della lampaffa di Spakowsky che, introdotta dappri:na con successo sulle navi della flotta, fu poscia adottata_ ~el servizio di telegrafia nell'esercito. Una piccola lampada a spmto invisibi le ali' esterno arde continuamente mentre per mezzo di un mantice ·e di un polverizzatore da liquidi pieno di petrolio o di ben zina si lanci~1 sulla fiamma stes.sa un getto di questo liquido ridotto ' ~ .. in minutissime particelle. Una fiamma alta da '30 a 45 cm. s1 tnnalza quando agisce la soffieria e cessa tosto al cessare di questa e si possono perr,iò produrre lampi di luce equivalen~i al pnnto ed alla linea dell'alfabeto Morse, visibili alla distanza d1 .2.2 km., seil tempo è chiaro, ed a 6 km. e t/ 2 durante una pioggia dirotta. Per aaevolare il trasporto del materiale occorrente per questo sistema odi lampada ed affinché esso non avesse a guastarsi. anc t1e· per lunghi percorsi sopra strade malagevoli , le. di ver_se ~u~ parti vennero rinchiuse entro una cassetta a scompart11nent1, d1 dimensioni e di forma tali da poter essere collocata sopra un carro ordinario di artiglieria diviso cioè in due treni, ognuno dei quali mu~ nito di un cofano lungo m. 11, 20, largo e alto 60 cm., contenenti tutto il materiale per l'impianto di due stazioni capo-linea. Due carri attaccati a due cavalli poterono perciò bastare per 4 stazioni~ ANNO XXIX, VOL. U.
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due estreme e due intermediarie e sopra ognuno dei loro cofani sedersi tre uomini ed adattarsi il bagaglio, ogn i Lreno essenclo anche trainalo indipendentemenle dall'altro. Due ufficiali ed un seroente a cavallo segui vano il carro. " D~~nito così. in .tu~ti i suoi parlicolari il materiale occorrente per slabilire le slaziom di telegrafia olLica, venne proposto al paifamen Lo Danese la .spesa occorrente per l'ordinamento di una compagnia di ~egnalatori, progetto il quale non essendo stalo approvato rilardò m .qu~l paese come in alLri l'isLituzione di un corpo chiamato in avvenire a rendere servigi incalcolabili agli eserciti. Ed ecco giunlo il momento di parlare dell'eliografo. Sono infaLti troppo recenti e troppo noli al lellore alcuni deoli immensi servizi .d n resi a questo sempliciss imo istrumenlo in Asia, e perchè non ne si,1 fatta una descrizi one alquanto parlicolareggiata, e perchè, senza ripe~ere tulle le circostanze in cui esso fu impiegato, non se ne dia qui qualche maggiore cenno slorico. L'uso dell'eliografo .conosciuto fin dal tempo dei Greci e dei Romani, eb~~ dai Russi. un'applicazione nell'assèdio di Sebastopoli; e tale notlZla essendosi subito divulgata in Inghillerra, dette motiro ad un Inglese di far conoscere a quesLo proposito una di lui invenzione, senza però che l'attenzione dej miliLari vi fosse richiamata. Quantunque infaui I' Ingh ilterra possedess·e da molli anni un corpo di telegrafisLi militari provveduto di un buon materiale, la guerra del Capo era stata intrapresa. senza il loro concorso con ora ve • ' è> scapito delle operazioni con 1To gl i Zulù, incominciale in gennaio .,,. 1 1879 con corpi di truppa distanti perfino di 4 60 km. l'uno dal!' altro. Non fu ch e alcuni mesi dopo, quando si potè avere il maLeriale telegrafico di campagna, che si apprezzò tutta l'utilità dell'eliografo col quale furono trasmessi telegramm i a 54 km. di a.istanza, con specchi di 76 mm. di diametro, e perfino a 240 km. con quelli di m. 1,52. L'esercito inglese fece ancor più largamente uso dell'elio grafo durante la; campagna dell' Afganistan . Questo slrumenlo adoperato dai reggimenti di fanteria permise loro•di stabil ire una serie cJ.i sta~ioni segnél,laLrici di mano in man.o che s'innoltravano nell'int.erno del paese e di tenersi perciò collegati coi quartieri generali e colle teste di linea dei telegrafi elettrici. Ventiquattro stazioni elio1
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grafìche furono così stabilite ed impiegate fra Cabul e Jumrood, dal che non devesi inferire che lanLe ne fossero necessarie per comunicare da una all'altra di quelle località, giacchè fra Cabul e Peshawur, che distano fra loro di 288 km., le comunicazioni furono -stabilite mediante solo. 4 stazioni, e fu possibile, quando l'atmosfera ,era perfettamente limpida, di comunicare diretlamenle fra i punti estremi di quella linea. Troppo lun go sarebbe il riferire i vanlaggi che gli eliografi pr-0-curarono alle truppe inglesi durante i varii combaLLimenti da esse sostenuti in quella campagna, e ci limiLeremo solo ad accennare l'impiego fallane dai Russi nel 1880 durante la campagna contro i Tekké. Questo istrumento che era stato già messo in esperimento nei battaglioni di zappatori fin dal 1877 consisteva di 3 modelli -0.il•ersi: 1 1° Apparecchio di campagna il cui specchio aveva il diametro 1 di 4 a 5 pollici e / 1 e che permetteva di comunicare a 35 o 40 km.; 2° Apparecchio di cavalLe1"ia il cui specchio aveva il diametro ,di circa pollici 3 1/ 2 il cui fascio luminoso era visibile a 21> km.; 3° Apparecchio da fortezza provvi5lo d'uno specchio di .20 pollici e che poteva adoperarsi fino a oO km. Durante la notte questi strumenti servirono, mediante la lampada Spakowski descritta più sopra, ecl in alcuni casi anche utilizzando la luce della luna quando questa era. a più di 30° sull'orizzonte. Soventi volte durante quella campagna i distaccamenti eliografici accompagnarono le ricognizjoni che avevano per iscopo la distruzione dei pozzi ove i Tekké venivano ad attingere l'acqua ed in tali circostanze essi furono impiegali a m.antenere le comunicazioni col grosso della truppa per parecch i giorni di seguito. Più Lardi, nelle vicinanze di Seak-Tepé l'eliografo fornì alle truppe dell'avanguard ia il mezzo di dare notizie sui movimenti del nemico a circa 8 kil. di distapza. Molli e svariati sono i modelli di eliografi costruiti; accenneremo solo i principali. Leseurre, ispettore delle linee telegrafiche in Francia, fu quegli che fin dal 1864 vi gettò le basi della telegrafia ottica. Il sistema da Iui proposto consisleva di un ttepiedi, sul quale era collocato uno specchio circolare, mobile in tatti i sensi, per poter dirigerlo in
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modo da ricevere i raggi solari e rifletterli poscia in una direzione ~eterminata. Due canocchiali collegati fra loro, e cogli ocul~ri diretti 1~ senso opp_osto, c,cmpletavano l'apparecchio ; uno di essi, il più piccolo, serviva a riconoscere la direzione del fascio di luce emergente dallo specchio ed era collocato perciò in modo da trovarsi comp~eso in qu.el fa~cio; un crocicchio di fili di sposti entro il canocch1~le e pro1ellati sopra un diaframma insieme al fascio luminoso, determmavano esattamente la loro posizione relativa. Il secondo ~an?cchiale ~erviva ad orientare l'apparecchio sul punto voluto delI ?rizzonte, li che effettuato, collo ~pecchio mobile e col canocchiale di prova si diri?eva il fascio luminoso sul medesimò punto. Questo telegrafo porta~tl~ pesava 8 chilogram mi, la sua istallazione esigeva. un tempo brev1ss1mo . Due persone coll0cate a ,J6 km. di distanza,' l'una. cla!l'altra, senza. con?scere l,a loro posizione rispetti va, per '.110zzo ~i questo apparecchio potevano riconoscersi ed entrare subito m corrispondenza. ~arebbe. diffi cile l'indicare le ragioni per cuiquesto strumento cos1 semplice ed utile non venne adoperato pe ·1 ' ' d' < rI semz.1~ 1 campagna e forse ciò dipese da che, all'epoca della sua: apparizione, la telegrafia ottica, era in discredito mentre quella elettrica in molta voga. L'eliografo Mance è quello adoperato gener~lmente neali esercì ti · • • • <'> ' esso consiste m .un piatto mobile mediante una vite perpetua, sostenuto d~ u~ trep10de. Su questo piatto, imperniato su due ritti, uno, specchio circolare con .un piccolo foro centrale che serre a diriaerlo sulla stazion_e opposta si muove mediante una chiave Morse, ri~nita, pe1: mezz~ d1 un'asta d'ac~iaio alla parte superiore dello specchio e, puo cambiare a volontà l' mcl inazione in modo da lanciare il fascio.· luminoso ri!lesso sul punto voluto . Un secondo trepiede serve a trasp?rtare un altro specchio necessario per riflettere i raggi solari sùl' pmno quando, per la posizione del sole, non si possa con questo, riceforl i direttamente. L' apparecch'io del colonnello francese 1~/angin si compone di una cassa rettangolare di lamiera di 0,50 X 0,35 X0,25 divisa in due, scomparLi~enti per mezz? d'un diaframma in cui è praticato un picc~lo foro circ~lare d~va~ti al qu_ale si muove uno schermo per mezzo·. d1 una leva.~lt tras~niss1one e di un tasto. Sul davan ti del comparti-· mento anteriore è mcastrata una. lente piana-convessa; larga .24· cm ...
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nel compartimento posteriore è disposta una lampada a petrolio munita di riflettore. Volendo servirsi della luce solare invece della lampada, si toglie questa e si dispone superiormente all'apparecchio un eliostato il quale, riflette i raggi solari sopra una lente collocata nella pane posteriore dell'apparecchio, l'attraversano e si dirigono quindi sulla lente anteriore, d' onde ne escono per raggiungere il pun~o col quale si vuol comunicare. Un canocchiale collocato nella parte superiore della cassa.serve a Jirigere l'istrumento alla stazione eorrispondente o a riceverne i segnali; la cassa è collocala sopra un trepiede, il peso totale è di 8 a 11O chilogrammi. Con questo apparecchio si può trasmettere alla distanza di !50 km.; il modo semplice ,del suo impiego e la facilità del suo trasporto lo rendono uno dei migliori istrumenti ottici per le segnalazioni di eampagna. Un apparecchio simile fu pure costrnito dal colonnello Mangin per 1a guerra d'assedio . In esso la, sorgente luminosa è data dall'elettri.cità ed .uno specchio aplanetico costituito da un disco di cristallo -concavo-convesso a superficie sferiche di raggi differenti, serve a riflettere parallelamente tutti ì raggi luminosi . Con questo riflettore :Si possono stabilire comunicazioni fino f1200 chilometri di distanza. Per quanto semplici e maneggevoli sieno gli strumenti ed ì segnali coi quali_si è cercato di stabilire un modo di comunicazione a distanza pel quale non occorra come pel telegrafo eiettrico lo svol.gimento di un filo e l'impiego d-i apparecchi delicati, pure non sarà possibile di ritrarre da quelli tutti i vantaggi che promettono senza un personale istruito appositamente. Infatti, èosì per le segnalazioni coll'eliografo, come con quella -colle bandiere, è necessario conoscere bene l'alfabeto ed i segnali <Corrispondenti, il modo cli dirigere e ref.{olare i canocchia.li e gli .specchi, di adoperare il criptografo, di scegliere la stazione conveniente, ed avere una certa abilità nel cercare e nello ·scoprire la ,stazione opposta, anche in terreno sconoscil1to, qua.li tà tutte che non .si acquistano senza un.lungo tirocinio. È necessario poi specialmente che a questo servizio sieno chiamati ,uomini non solo d'in telligenza pronta, intraprendenti, vigorosi e · dotati sopratutto di buon issi ma vista, ma. volonterosi e diligenti, essendochè una tr~1scuranza commessa. da un posto isolato può recare -confusione e perdita. di tempo nella trac;missione dei telegrammi; ,e
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motivo per cui il corpo cui è affidato un Lale delicatissimo servizio deve essere animato da un altissimo senso monde. Gli ufficiali superiori di ogni arma, dovrebbero conoscere il servizio dei segnalatori ed il modo di funzionare dei vari apparecch i per trarne partito in ogni circostanza; e ciascuno di essi dovrebbe perfetlamente distinguere quand.o convenga stendere una linea di telegrafia elettrica, o far uso di semplici banderuole, ovvero è meglio lanci are le squadre di eliografi. Tutto ciò non è ancora sLabilitoda re.golamènti scritti, e non può quindi essere appreso che pe1· mezzo di una personale esperienza sulla pratica applicazione dei nuovi apparecchi. L'impiego delle lampade nelle segnalazioni notturne esige più di quello delle bandiere, una buona istruzione perchè più difficile h1 percezione dei segnali e la durata dei lampi o il sign ificato delle posizioni delle lampade; ma sopratntfo l'utilità di un con tinuato e pratico tirocinio appare manifesto qJJando l'atmosfera è poco chiara, o nebbiosa o durante la pioggia, nell e quali circostanze un segnalatore inesperto si smarrirà facilmente e non sarà capace di distinguere i vari segnali, mentre uno rotto a questo servizio saprà superare le dif(ìcoltà, come Io dimostra il fatto di aver potuto comunicare fra sta· zioni distanLi fra loro da6 ad 8 km. durante una pioggia molto fitta mediante uomini istruiti, ciò che sarebbe stalo impossibile con segnalatori improvvisa~i . È poi anche e\·idenle che la celerità delle· segnalazioni, ollrechè dallo stato dell'atmosfera e dalla distanza, dipende in gran parte dall'abilità del personale e quantc, più i segnali potranno essere osservati disLinLDmcnte ed esaLtamente e tanto minori saranno gli errori accide~ali e quindi la perdita di tempo . Ora con un perwnale ben istruito si può segnalare~ a 3 parole al minuto e colle lanterne, una o due nello stesso tempo; ma conviene che una tale celeri là sia ben conosciuta e costantemente pralicalagiacchè la perdita cli una parola sola può essere cagione di confus ione e d~ una lunga interruzione. · li modo di agilare le banderuole ha pure una speciale influenza sulla portala del segnale .e ciò fu constatato in mille esperienze per cui con segnalatori istr uiti si polè far uso cli bandiere di dimensioni mollo più piccole che per segnalalori ordinnri. La maggiore o minore ab iliLà di questi riesci poi apparente nella trasmissione dalle stazionii ..
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intermedie giacchè in tal caso le confusioni e gli enori sono più fa·cili a ripetersi. , ., L'impiego dei segnali alla guerra, indispensabile nei _terren i !~praticabili od in contrade infestate da parligia~i, può 1:1ce:ere d'.verse appiicazioni secondo che le trnppe sono m, '.na'.·c1a, m ~os~zione, 0 impegnate nel combatlimento. La necessita ,di coll:ga1 e fi a loro le colonne che marciano parallelamente verso il nemico sopra stl'ade distanti l'una dall'altra, con terreni intermedi pl'ivi cli comunicazioni dirette, o seminati di ostacoli e le difficoltà che si o~pongon~ in tali circostanze all'invio di uomini a cavallo e allo sLendnnenL.o d'. linèe telegrofiche, rende evidente il vantaggio clel~e ~egn~laz1on1 aeree. Le quali saranno ezianclio, utili ea~evo!er~~no ~l ~01;1p:to :ell~ telearafia elettrica per mettere m comumcaz1oni 1~01 p1 d ~' ~nc>ua1 dia~ specialmente la cavalleria d'avanscoperta coi q1,~art1er'. g~nerali, per riceverne le comunicazioni sulla forza e sulle mtenz1om del nemico. · , . ,. , Per quanto il materiale della telegrafia eleLtnca mil1ta1~e si.a stato 1 inquesti ann i perfezionato e semplificato, pure l'op~raz10n~ ~ello stendere i fili che mettano in comunicazione le ".ar~e parti, d1, nn esercito in marcia e la delicatezza degli appareccb I d1 trasm1 ss1one e di ricezione presenterà sempre l'inconveniente di esigere u1~ temp? , piuttosto lungo per stabilire le successive. stazion_i ed um d1ffico~ta quasi insormontabile a seguire le colonne 111 mar.c1a per 1~ c.aus~ f1 ~. quenti cli interruzione della corrente, per guasti proclott1s1 nei fili, neali. isolatori,·nelle pile. . · Qnantonque parecchi inconvenienti dello stesso genere prese~trno l'eliografo e le segnalazioni con bandiere, pure si cornpren~e cli le~~ aieri come con un personale capace, ben istruì Lo e ben chretto, s1 · ;ossa eliminarl i, tanto per la maggiore sen~pl'. cità degli ,ordigni~ quanto per la più pronta esecuzione e la ~11gliore p~rc~zione cle1 segnali, sopratutto se si conserverà fra le diverse staz1on1 una moden'ita distanza da 6 ad 8 chilometri , Quando un esercito o una parte di esso occupa una posizione fissa sulla quale prevede cli dover comb~Lt~re, il 1?ateriale teleg:afico da campagna, completato in questì ult1m1 Lemp1 con un matenale tele· fonico, permetterà certamente di st~nclere una ~ast~ ~-ete ~he metta in comunicazione i quartieri generali delle grandi urnta e giunga fino
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~gli ultimi avamposti e alle vedette estreme. Però la quantità rilevante di materiale che esige una tale op_erazione sarà sempre al disoLLo dei bisogni reali, e molte circostanze si presenteranno, massime quando l'attacco della posizione sarà da qualche tempo avviato in cui l'impiego delle segnalazioni sarà urgentemente richiesto ed ~fficacemente sostituito all'altro modo di comunicazione, specie per le · colonne aggiranti e per le estreme vedette di cavalleria cui riescirà sempre problematico il far giungere il filo telegrafico o telefonico . In questo u,l timo caso i segnalatori a cavallo muniti di canocchiali e quelli collocati in punti elevati potranno vedere tuUo il terreno antisté~nte ed osservare ad una distanza molto maggiore, clie una sempt,ce vedetta, le mosse del nemico, e trasmettere immediatamente le notizie ai posti retrostanti, la cui sicurezza contro gli attacchi dell'avversario essendo per ciò fatta maggiore, saranno anche viemm~glio guarentite le comunicazioni colla rete telegrafica de.I quartier generale. Brillanti esempi di un impiego di segnalatori agli avamposti ce l'offre infatti la campagna degli inglesi nell'Afga.nistan dur~nt~ la quale stazioni avanzate di segnalatori invisibili al . nemico, rresc1rono mç>lte volte a sventare i suoi diseani e trarlo in inaanno o è> • Se alcuni esempi della guerra civile d'America, ci hanno appreso che durante il combattimento si può trarre anche dal materiale telegrafico di campagna seri vantaggi, tanto più ne potrà rendere un corpo di segnalatori che piegandosi più rapidamente alle mosse dei combattenti e potendosi impiegare improvvisamente,. così.nei movimenti aggiranti, come per conoscere gli effetti dei tiri dell'artiglieria, varrà in molte maggiori ciscostanze a dare utili informazioni. Perchè tali vantaggi possall'O sicuramente essere raarriunti con"'"' materiale viene però che i metzi offerti dai segnal i aerei e quello del ordinario di campagna vengano impiegati a tempo e luogo oppor. tuno: il che non si potrà consegui re senza che essi vengano adoperati dal medesimo personale e che questo durante il tempo di pace sia stato costantemente addestrato. Gioverà ancora pel perfetto andamento del servizio che il comandante di questo personale, -sia in guerra, sia durante le grandi manovre, rimanga addel:l.o al gran quartier generale, come direLtore delle informazioni e comunicazioni dell'esercito e che egl i solo abbia da decidere della conve~ nienza di adoperare l'uno o l'altro mezzo.
Solo seguendo questa via l'impiego dei segnalatori potrà conseguire quegli splendidi risultati che se ne oltenner~ d~ra~t~ la ~ uerra americana, ed a qnesta ad ogni modo converra nfenrs1 se " ii vorrà apprendere l'uso rapido e· sicuro dei segnali ottici. . . Circa la preferenza cla. darsi all'impiego delle bandieruole o d1sch1 ovvero a quello dell'eliografo sembra che quest'ultimo sia meglio in vrado di soddisfare alle esigenze di una facile percezione, anche a distanze ragguardevoli e che si presti perciò meglio dell'altro alle variazioni aLmosferiche,nonchè per evitare un numero troppo grande di stazioni intermedie, cagione di ·frequenti errori massime con un personale poco istruito. Ammettendo co1~e ~mico _appa1:ecchio per la telegrafia ottica l'eliografo, bisogna qmnd, munirlo d, una lampada per farne uso anche nelle segnalaz ioni notturne e nei casi in cui il sole fosse scoperto dalle nubi o dalla nebbia. I pei;fezionamenti introdotti negli accumulatori d'elettricità,che li rendono di agevole trasporto e di poco costo, oliriranno certo una ottima sorgente di luce da. S'ostituire a quella delle lampade a petrolio, massime nelle stazioni fisse; e siccome il loro peso e il loro volume va ogni giorno ~iminueodo talchè li vediamo adoperati per apparecchi cli piccolissime dimensioni, così si può sperare .di ~io · varserie pure nella telegrafia ottica affinché questa possa vernre impiegata nelle frequenti e rapide mosse delle truppe durante il cornbàttimento . Allora, non v' ha dubbio, la telegrafia ottica nelle operazioni da campagna sarà il 1nigliore ri1ezzo per comunicare fra distanze comprese fra 11 e 30 km., la rapidità di trasmiss ione raggiungendo 1O parole per minuto e malgrado anche ui~ tempo pio~oso od oscuro. Il vantagg io di questo prezi?so ~c~u1slo pei'. l'arte militare sarà maggiormente sentito quando s1 sara Hl, grado d1 dare all'apparecchio ricevitore la facolta di registrare in modo permanente i segnali , il che ·non è impossibile di ottenere quando si giunga a Taccoglier i lampi di luce della stazi~n~ mittente in un tubo che li auidi sopra una carta preparata chnrncamente e sulla quale riman°gano impresse le brevi e le lunghe come nell'ordinario apparecchio telegrafico Morse. , . . Un altro mezzo impiegato già da molto tempo per le segnalaz,om ed ora nuovamente allo studio è quello degli areostati. Di ess i sarà quindi necessario dare qualche cenno affinchè nulla rimanga igno1
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ral.o di qua_nto si sta studiando oggigiorno a riguardo clell' irn portante questione delle segnalazioni . Gli areostati possono fornire il mezzo alle truppe in ricognizione di scoprire le mosse del nemico e la natu'.·a del teneno, noi.are ltL disposizione delle riserve e il momen_to _e il mod~ ~on cui vengono impiegar.e; negli assedii possono costituire u?a vrgtl~ ve~ella cui nulla sfugga delle mosse e manovre, un m~zzo d1 com~t01caz10ne coll'esercito di campagna. Cosi, _ap~~na ~o~osciuta, 1100 anni or sono, l'invenzione di Mong?lfier, 1~1litan s1 avvidero del vantaggio che da essa potevaseno r~trarr~ e rl ~over?o francese nel ,f 793 isti Lc1iva a Meudon una serie di_s~enment1 e l anno seguente creava un corpo speciale di areost1er1 col seguente decreto: · · « Pren~endo i~ considerazione le conclusion i del rapporto circa « le esper10nze d, :}Jeudon sui palloni areostatici, il Comitato di sacc Iute pub_blica desiderando-di far· subito uso di quesl.o nuovo mezzo «per la difesa della Repubblica ordina quanto seoue : 0 .«._''. S~ra costitui fc~ una ~ompagnia eletta di ~arco nauti per il << set vrz10 dr trn pallone in ogni esercito della Repubblica. 0 « ~ Tale compagn ia sarà formata di un capii.ano, 1 sergente « !nag?iore, 11 ser~ente, .2 cn~orali 0 20 uomini, la melà dei quali « 1stnuta nelle arti occorrenll per quel servizio: di muratore di « carpentiere, di inverniciatore, di chimico, ecc. ' « 3° La. compos1z1?ne, · · 1 · ord'rnamento e i vari as)legni per questa « compa?ma saranno identici a quelli di ogni altra compa onia del« l'esercito. · ;:') « 4° ecc. ecc. » Parecc~i a_reosta_ti furono ~ubito costruiti da questa compagnia con seta d1 Lione l'ICoperta d1 una vernice speciale, e si conserva!'ono g?nfiati per due o I.re mesi . Il primo, l'Entreprenant, larrro 7 meln, poteva sollevare circa 500 libbtc, ed era traltenuto al suoio ad un'altezza di 4,?0 metri mediante due cot·de perché non acquistasse nessun movimento di rotazione sopra se stesso e non disturba~se le o:-servazion i. Per trasportarlo si erano fissate alta.sua super. fic,e esterna 20 corde, ognuna delle quali era tenuta da un uomo e durante la notte veni va accuratainente ricoperto e lratleo uto sotto u~a 1·an t~nda. ~'-i drogeno ne~essario per riempirlo fu ottenuto col meodo dr Lavors,er, facendo croè passare una corrente di vapore acqueo
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sopra limatura di ferro incandescente e le comunicazion i degli osservatori furono stabilito per mezzo di segnal i con bandiere di varii colori o con telegrammi scriLLi lanciati entro sacchetti di sabbia. A questo altri ne seguirono; L' Entrépl'enant fu inviato al generale Jourdan dell'csljrcito elci nord, il Celeste a qllello cli Sambrn e Mosa, l' Herwle e l'Tntr~pide a quello del Reno e llosella, e Coutelle, il comandante della compagnia clE>.gli areo nauti ,i l 18 di giugno facen la sua prima fortunata ascensione per riconoscere la posizione degli Austriaci, la quale fu sPguil.a poi da allre moltissime. Per trasportare L'Enlreprenant da Mauheuge a Cbarl eroi , per una distanza di circa 50 km. Contclle impiegò 20 uomini cbe lo tenevano ad una alte?.'Ka tale da permettere alla cavalleria.d i comoda.mente transitare sollo e nella battaglia cli Fleurus se ne servì per fare due ascensioni nonostante un fortissimo vento e durante le quali tulle le mosse I del nemico f'uronoatl.entamenleosservnte e segna lale per 5 o 6 ore.. I buoni serviz i resi dalla 1° compagnia di aereonauti, indussero il GoYerno a crearne una seconda costituita egnaimente a .Meudon la quale servì da deposito alla prima. Durante l'assedio di Magonza poi Coutelle fece co n un all.ro aereoslato parecchie ascenzioni malgrado un fortissimo vento, dal quale fu lanciato violentemen Le parecchie vo lte contro terra e parecchie lo sollevò trasportandolo a molli metri di distanza insieme ai 22 uomini che lo traLLenevano, ;·i uscendo nonostante a contare tutte le bocche da fuoco del nemico edimostranclo così la poss ibili tà di val ersi degli a,·eostati anche -::on un'atmosfera agitala. Altre ascensioni furono fatte durante i co mbattim enti di Ehrenbreil.stin, Aldenhove, Li ège, Bonn, Andernach, Frankfort,ma finalmente a Wurburg tutta la compagnia degli areoslati fu falla prigion iera. Nel ,f 798 Napoleone aveva chiesto per la spedizione d'Egitto, l'invio di Goutelle con un distaccamen lo cl'areonauli, ma sfortunatamente la nave che portava tutto il materiale occorrente fu cauurala da.gli Inglesi e da allora non si parlò più, nè più si fece uso degli areostati nelle campagne cl i guerra dell'epoca Napoleonica . Nel 1812 però a. Mosca i Russi ne costrussero uno immenso capace di portare 50 individui col quale si 1ipl'omelLevano di so llevarsi al disopra dell'esercito fran cese per lanciargli contl'O una. pioggia 1
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e che in un'altra occasione, nell'attacco di un'isola del .Missisipi, il tiro d'una batteria poi.è essere diretto e regolato da un areonauta cheosservava da un pallone i risultati dei colpi. Nel 1862 furono intraprese in Inghilterra le prime esperienze sull'impiego degli areostati; esse conslatarono che in un raggio di 16, km. si poteva, senza essere visti, scoprire qualunque piccolo movimento di trnppa. · Nell'assedio di Parigi poi l'impiego dei palloni ricevette la più, ampia applicazione. Si · cominciò coll'ancorare due areostati uno a Montmratre e l'al tro a Montsouris per osservare le linee prussiane· tras~Uendo le comun icazioni diretlamente all'estremità inferiore della fune cbe frena va J'areostato, per mezzo di cassette in lrodotte· con un anello nella fune stessa e facendo 6 ascensioni ogni 24 ore,. 4 di giorno e 2 di noi.le . Quando poi Parigi fu bloccala e intercettata ogni altra comunicazione, si pensò di utilizzare i pochi areostati ehe esistevano, e, usufruiti questi, si diede mano ad allestirne, dei nuovi capaci di .2500 m. c. riempiendoli di idrogeno carburato (gaz illuminante). Durante h, mesi,66 dì questi areostali lasciarono Parigi, dei quali· 51 allestiti dall'amministrazione dello Poste e dei telegrafi. Per mezzo loro 160 individui poterono essere trasporta Li al di là· delle .linee nemiche; 3 milioni di lettere furono inviate alle loro destinazioni sul tenitorio della Francia, e 360 piccioni viaggiatori,.. dei quali 57 soli rilornarono a Parigi, poterono essere trasportali aldi lh della cerchia degli assedianti . In giugno poi del 11879 una speciale commissione fu riunita in ~nghilterra per esaminare la questione dell'impiego degli areostafr in gnerra, e nell'aprile 187'1 essa fu offìcialmente e stabilmente costiluita per procedere alle relative esperienze, dopo le quali in sett.~mbre 11870 il Minislero della guena destinava una intera compagnia del genio a ricevere una completa e speciale istruzione ac} AldershoL Anche il governo francese fin dal 11872 istituiva a Meudon una, scuola di areonauti destinandovi una cqmpagnia del genio e stanziando per le relat.i\re esperienze L. 23000 annue . Da allora il nuovo istituto progredì man mano e 4 nuove unità con un effettivo di 90 uomini furono coslituite, ognuna provvista di un materiale proprio. H
di _proietti e d,i materie esplosive. I loro desideri i erano sali Li troppo :a'.L1 , mentre l areo stato non . riesci a sollevarsi da terra.. Ali' assedio -d Anv:rsa nel 18,f5 unr. ricognizione fu fatta con un areostaLo· nel ,J826 1Francesi ne inviarono uno in Algeria e i Russi finalm,enle ,pare ne usassero nell'assedio di Sebastopoli. Venendo ad epoca più recente i Fran,cesi per mezzo dell'areonauta <Godard cercarono nel ,1859 di lrar partito in diverse circostanze di ·que~lo ~ezzo ~i osservazione e nel!~ giornata precedente alla bat·t~glia d1 Solfenno e durante la medesima due ascensioni fortunale ,diedero utili informazioni sulle posizioni deo-fi austÌ·iaci . Anche ali America?i 1.1ella guerra civile impiegarono ;li areostati per alcu~e -esplora~JOlll. Il 4 ottobre 186 1 un areo nauta per nome La Mountain :ascese m un pallone dal campo di i\iac Clellans e fu condotto dal vento ~t~l c~mpo ~.emico ad un'altezza di 2 km. 1/ , d'onde ne osservò fo pos1z10111elutl11 m?vimenti. Le informazioni che l'areonauta potè ·c?n t~l mezzo comunicare al quartier generale furono di grandis· s ima importanza. · Più tardi_ i ~·ederali istitui rono un vero corpo di areonauti con ·due modelli d1 pallone, uno capace di 500 e l'allro di 900 metri ·cubi,. quest'ullimo essendo ritenuto il più conveniente. L'involucro era d1 seta, spalmata con una vernice allo scopo di trattenervi l'idrogeno e que~to veniva preparato con un apparecchio trasportato ,sopra due carr1. Occorrevano appena 3 ore per meltere in azione l'apparecchio e rie~p_ireil pallone, il quale gonfiato, accompagnava s:rnpre le truppe d1 ncognizione rimorchiato da 25 a 30 uomini e rnnanendo coslanlemente ad un altezza di circa 300 metri. Un filo telegrafico metteva in comunicazione gli osservatori col qualier oenerale ~~Ile lruppe e qualche volta anche col governo a Washingt~n . .,Per facI11ta_r~ l'i ntelligenza delle comunicazioni, alcune carle topo_gra~ch:, d1v1se preventivamente in zone numerate, servivano alle staz10rn eslreme e qualche volta venivano prese delle impron~e fotografiche eh~ dall'a_reonauta erano spedi le ai quartieri generali.· · Fu con tali 1~ezz1 che durante la battaglia di Cbickahominy un pallon~ areos~at1co, so~le:atosi ad un altezza di 600 metn al disopra del!e hnee dei Federali si mantenne sempre in telegrafica comuni·ca~ione col ge?erale Mac Clellan e che ogni più piccolo movimento <let Confederati fo da quesli immediatamente conosciuto e anno lato, 1
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più assoluto segreto è mantenuto, sembra però che 30 areostati siano già Slati preparali e che :I loro numero debba fra breve essere portato a io. Molti !urono i sistemi proposti per dirigere gli areostati attraverso ali atmosfera ed è cer~o che qualora criuno·essero ad un med .. . 0 è> to o prat1~0 ~ sicuro, l'i mpi ego d'egli areost.ali in guerra assume .. ~-e~~e. vast1ssnne proporzioni. Dei tenta~ivi faLLi in questo senso ecco i piu nnportanti : il primo risale al 11852, nel 4ual anno Giffard costrusse un pallone di forma allungata iri senso orizzontale e lo munì di un piccolo _motorn a vapol'e di 3 cavalli, pesante 1150 kg., il quale metteva in movimento un?e!ica con 1 1Orivoluzioni al minuto. ~·esperiment~ riescì bene poiché malgrado un vento piuttosto forte 11 pallone po lè navigare in una direzione determinata colla velocità di 5 a 7 miglia all'ora. Nel 1872 il signor Dupuy de LOme fece, per ordine del Governo al~~ni esperin1enti con un pallone di forme identiche a quello di Gtflard ma con un propulsore più potente, ed ottenne con esso una velocità di 6 miglia all'ora . . AJcuni esperimenti su piccola scala furono pure ultimamente fatti a Parigi dal Tissandier adoperando un propulsore elettrico adaltato ad un pallone avente esso pure la forma allungata in senso orizzontale, ma . per le dimensioni troppo piccole· date all'areoslato, queste espenenze non bastano a dimostrare se il Tissandier si sia aprena avvicinato ali/i soluzione del problema per la ,quale· si i·ich1edono ben altre esperienze ed altri studi. L'esam~ fatto ?:-i diversi metpdi impiegati in alcune campagne e presso vari_es~rc1t1 per segnalare 011dini od informazioni alle truppe combaltent1 c1 conduce necessariamente ad ammettere la necessità di costituire un corpo speciale di segnalatori che 'di conserva. con quello dei telegrafisti ne completi l'ufficio durante una campagna. Una tale necessità fu già riconosciuta presso vari es')rciti ove si pose mano ad, impiantare stabilmente questo servizio in tempo di pace: Vediamo brevemente come esso funzioni in Inghilterra desumendo alcune informazioni dal Manual of J'nstriiction in army signallig. 1
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Gli apparecchi cli cui si servono i segnalatori inglesi dell'esercito sono: Dm:am,te i l giorno, le bandiere, l' eliografo, l'eliostato. Durante lei notte, la lampada a luce dì Drummond e le lanterne. L')!fabeto di CL1i si fa uso è quello notissimo di Morse; per rappresentare il punto si fa una segnalazione ottica della durata di 11/8 di secondo; per rappresentare la linect la durata è di 3/ 8; l'intervallo fra due segnali. consecutivi, di 1/8 di secondo e lo spazio di tempo fra due parole è eguale a quello della linéa. Ogni sistema e l'impiego di qualunque apparecchio è fondato sopra queste convenzioni e ::;ull' esatta·osservazione delle durate di ogni segnale. li primo e più semplice mezzo è quello delle bandiere di cui ve ne sono di due modelli, una più grande di 3 piedi quadrati montata sopra un'asta di 5 piedi, e l'altra di solo 2 piedi quadrati sopra una asta ~i 3 piedi. Ve ne' sono delle bianche per adoperarle sopra fondi scuri , e di bleu per i fondi chiari. Per indicare il punto, partendo dalla posizione normale che è quella dell'asta leggermente inclinata sul braccio sinistro, si porta questa vivamente verso destra alla medesima inclinazione e si riporta alla posizione normale; per indicare la linea si eseguisce lo stesso movimento verso destra finchèfa bandiera tocchi il suolo, indi si riporta alla posizione normale: L' eliogmfo è quello Le Mauce, descritto superiormente; L'eliostato è un apparecchio a riflessione simile all'eliografo, sai vo che le intermittenze dei lampi sono prodotte, invece che dalle inclinazioni comunicate dallo specchio mediante un manipolalo11e, da un diàframma ad eclissa. · Le lampade a luce di Drummond sono munite cli lenti e con esse si può comunicare fino a 32 chilometri di distanza; il loro impiego esige però una quantità di accessori: trepiedi, recipien~i per l'alcool, per l'ossigeno, tubi pel g.az, canelii di calce, clorato di potassa, ecc., che )El rendono di complicato trasporto e di difficile impiego. Le lanterne sono munite di una grossa lente che concentra tutti i raggi in lllla direzione unica, e hanno internamente un diaframma per intercettarli a volontà; per esse si adopera l'olio di colza e un lu1
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cignolo piatto. Le segn~zioni sono osservate mediante buoni cannocchiali o binoccoli da campagna. In ogni reggimento di cavalleria, brigata d'al'liglieria o battaglione di fanteria un ufficiale è designato come istrullore e viene coadiu vato da due so ttuffìciali ; sì l'uno che gli altri devono aver ottenuto un brevel.lo d'idoneità. dalla scuola dei segnaiatori stabilita a Chatam, e devono imparti re l'istruzione secondo le prescrizioni del 1J1ctnual più sopra ricordato affinchè l'uniformità nell'eseguire i segnali sia perfetta e quindi possib ile le comun icazion i, non solo nello stesso corpo, ma anche fra corpi diversi . Gli individui scelti a frequentare i corsi d'istruzionesono tre per batterie, squadrone o compagnia, dei quali un ufficiale e due uomini di truppa. Ogni 6 mesi un'ispezione fa tta da un ufficiale specialmente delegato, . informa la direzione della scuola centrale a Chatam del progressso e dell'andamento dato ali' istruzione d-ei segnalatori nei diversi corpi , e ,1l termine di ogni anno ha luogo fra di essi un concorso, i risultati del quale vengono pubblicati e stabiliscono un ordine di merito. L'istruzione speciale dei segnalatori non richiede più cli 40 giorni tanto è accurato il metodo seguito ed assidua la cura postavi nell'imparti rla. I servizi resi dall'eliografo nella campagna dell' A.sia centrale hanno indotto pure il Governo Russo a dare una costituzione permanente alle truppe destinate a valersi di questa specialillt militare e fu creato, a partire dal '1° gennaio 1883, presso il battaglione del genio nel Turkestan un distaccamento di eliografisti composto di 2 ufficiali subalterni, 2 sottufficiali e 18 soldati e fu stabili ta una scuola speciale cui dovranno periodicamente intervenire 2 ufficiali subalterni, 2 sottufficiali e 25 soldati. Si è già detto dei tentativi fatti in Danimarca presso il Parlamento per avere i fondi necessari alla costituzione di una compagn ia stabile di segnalatori . In Austria i segnalatori vengono costituiti ogni anM in 11O sezioni, ognuna delle quali comprende 4 stazioni di segnali formate di, 1 sottufficiale capo-stazione; 1 sottufficiale incaricalo delle osservazioni, e 3 uomini. La sezione è comandata da un ufficiale subalterno a cavallo cui è addetto uu secondo uf'ìciale subalterno pure a cavallo, destinalo all'ocr.orrenza a sostituire il primo. Il personale cli
una sezione comprende in tal modo: 1 uHkiale subalterno caposezi(rne, ·I ufficiale subalterno sotto-capo; 8 sottufficiali, 12 soldati, 2 attenden ti. Ogni stazione di segnali è munita di un npparecchio completo simile a quello che si è più sopra desr.ritto e di uno di riserva. I mezzi di I.l'asporto sono diversi in ogni sezione secondo che essa è desLinata. ad operare in terreni ordinari o io terreni di monta,gna; nel primo caso una vettura a due cavalli è addetta alla sezione; nel secondo 5 cavalli o animali da basto, oppure 8 asini. Le 11Osezioni sono annualmente riunite in guarnigioni convenienti all'isLruzione cui devono attendere e sono poste sotto la sorveglianza del capo di stato maggiore del comando militare di circoscrizione o di qualunque altro ufficiale superiore designato; quindi intervengono alle grandi manovre. L' istruzione tecnica dipende però esclusivamente dal capo-sm-;ione e ad essa interviene annualmente un certo numero di uf(ìciali, sottufficiali e soldati allo scopo di preparare una riserva di ufficiali, di sotto istrullori e di uomini pratici nel maneggio dei diversi segnali. Per tal modo in ogni comando militare, sono :;empre in pronto due sezioni di segnalatori le quali, all'atto della mobilitazione dell'esercito si provvedono del materiale occorrente e vengono destinate agli stati maggiori delle grandi unità poste sul piede cli guerra o, se ne è il caso, nell e piazze di guerra r.hc potrebbero venire assediate. Il deposito dei materiali è stabilito in una delle seguenti città: Vienna, Olmutz, Graz, Praga, Lemherg, Budnpes't, Karlstadt, Insbl'llck, Karlsburg, o Zara. Finalmente un'istruzione ministeriale in data 9 febbraio corrente anno stabilisce in Francia che 114 baLlagli oni di fanteria di linea o di cacciatori a pied i debbano immediatamente essere provvisti del materiale necessario alla telegrafia per segnali in ragione di una lanterna e di due bandiere per compagnia. In ogni compagnia vi saranno sei segnalatori portanti come segno distintivo una saetta sul braccio. I segnalatori di un medesimo reggimento verranno istrniti da '1 ufficial e coadiuvato da 2 istruttori. Il materiale consiste in banderuole rettangolori metà bianche e metà rosse, Ìe lanterne sono costilLLite da piccole lampade a petrolio di cui si può intercettare la luce mediante persiane mosse da un manipolatore.
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nASSEGNA 'rECNO~lCA -
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Le bandiere permettono di corrispondere a 1000 metri in circostanze normali e le lanterne a 3000 m.; distanze che possono venire facilmente triplicate e quadruplicate per mezzo di stazioni intermedie. Da quanLo è stalo superiormente esposto appare che l'impiego delle segnalazioni nelle future guerre avrà un,a ~arte più !mp.ortan~e di quello che l'ebbe nelle passate e benchè I eltografo d1 cui fe~e.10 aià uso CJli antichi non sia stato adoperalo, nè nella guerra c1vtle d'Ameri~a, nè in quell~i del 11866 fra la Prussia e l'Austria, nè in quelle franco-prussiana e turco-russa, pure, per l'attenzi~ne che sembra siasi su di esso rivolta in questi ultimi due o tre anni, e per i s;rvigi da esso resi agli Inglesi ed ::ti Russi, è certo che con mag~ gior diligenza si proseguiranno in avvenire gli studi sul modo d1 adoperarlo in gtJet-ra. . È da sperare quindi che l'autorità militare del ~ostro paes~ provvederà essa pure per l'àllesLimento di un materiale co~:en1ente ~ di un personale speciale che sappia trarre in avvenire tutti t vant.agg1 che se ne può giustamente ripromettere, anche r ispetto alla d1f~sa delle coste, seguendo in ciò l'esempio degli Slati-Uniti d'.Amer,ca dove il corpo dei segnalatori, organizzato militarmente, è !Il lempo di pace impiegato a servire le linee telegrafiche delle c?ste per uno sviluppo di oltre 1,1000 km. con ,t '1 ·t stazioni ed è diretto dal capo del servizio dei segnali in guerra .
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RIVISTA ESTERA
ULTIMI AVVENnIENTI NEL SUDAN EGIZIANO (t>
Dopo la battaglia di El Teb credettero, per un istante, gl'Inglesi di essere riusciti ad allontanare, dalla riva del mar Rosso, Osman Digma e i suoi seguaci; si fermarono qualche giorno nelle posizioni conquistate, fecero ricognizioni nei dintorni, e poi tornarono a Trinkitat, dove, lasciato un piccolo presidio, s'imbarcarono per Suakim. Il desiderio del Governo inglese sarebbe stato di fare fin d'allora ciò che fece dappoi; cioè lasciare anche a Suakim qualche .centinaio di uomini, e trasportare subito il resto delle truppe a Suez, per indi ripartirle tra il corpo d'occupazione in Egi tto e le varie stazioni in.,.. glesi del Mediterraneo; ma ben presto si avvide che la prima lezione data a Osman Digma non era stata sufficiente. Cinque giorni dopo la battaglia di El Teb, costui era già ritornato, con varie migliaia di uomini, nei dintorni di Sinkat e Tokar, e minacciava Suakim. Bisognava pertanto muoversi una seconda volta, dargli una seconda battagli~, e spingere l'inseguimento più a fondo che la prima volta non si fosse fatto. Ma il Governo esitava; passarono alcuni giorni e la situazione ridivenne qual er9. alla vigilia della battaglia di El Teb. Il generale Graham mandava agli insorti delle intimazioni, a cui essi rispondevano con dei rifiuti; convocava gli sceicchi delle tribù amiche, i quali protestavano della loro buona volontà, ma non volevano compromettersi senza gar:rnzie, che i! generale non era in grado di dare. (l) Vedi Rtvista illilitare, aprile {884.
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565 .arrestato; le truppe già in rii.irata, rifecero i loro passi e tornarono .alla lla'ttagl ia. La quale divenne generale e durò più di due ore accanita, poi finì colla p:iena sconfitta degli Arabi. Gl'Inglesi presero le alture, penetrarono nella piccola valle dove Osman Diirma avea posto il campo, s'impossessarono dei viveri, •bruciarono le t:nde e le ,baracche. Le perdite degl'Inglesi ·furono un centinaio di morti e olt.re 150 feriti ; quelle degl' insorti sono calcolate a ~O·OO uomini, di cui ,più che metà uccisi nell'inseguimento. Due giorni dopo gl' Inglesi riiomarono ·a Suakim; gli avanzi del ~orpo di Osman Digma si dispersero nelle montagoe . Con questa battaglia finirono le operazioni sul litorale del mare Rosso, e cominciaro·no le trattative. Osman Digma non volle saperne, . ma i suoi seguaci l'abbandonarono . I -capi delle tribù fedel i all'Egitto ,presero coraggio, quelli delle incerte si dichiararono per gl' Inglesi. Sulla cesta dell'ostinato Osman Digma fu posta una 111glia di mille sterline ; ma il governo inglese interpellato in proposito alle Camere, ,disapprovù quest'atto e ordinò che si ritirasse il relativo proclama. Per qualche giorno il grosso delle truppe inglesi restò ~'l Suakim e si fecero grandi ricognizioni nei dintorni. In alcune di questi i sol:.. ·d11ti soffersero molto per il caldo e la stanchezza; di regola generale un cruarto restava per istrada . Piccoli gruppi d' insorti si vedevano qua e la, e fuggivano all'apparire degl'Inglesi. Alcuni ufficiali inglesi, con ,scorta, si spinsero molto innanzi sulla strada di 3erber, e tratu1rono ·Còi capi tribù per farla intieramente riaprire. L'ammiraglio Hewet volea rendere ogni tribù responsabile della sicurezza del tratto di $trad·a, che passa sul territorio. Buonissima idea, se partiti gl'Inglesi, .Ja responsabilità non fosse diventata una parola vana. Forse i capi wromisero quanto loro si chiedeva; fors' anche, per qualche ginrno, ,dett.a strada restò aperta; poi tutto ritornò allo stato di prima; salvo che gl' insorti ebbero maggior precauzione a non avvicinarsi troppo .alle rive del mar Rosso. . In principio di aprile le truppe inglesi partirono per varie destinazioni, lasciando Suakim presidiata, ben munita e ·con due navi da guerra ancorate nel porto. Così·sarebbe finita, per gl' Inglesi almeno, la ;questione del Sudan, se un generale inglese, inviato in missione a ·Cartùm, non si fosse trovato e non si trovasse ancora colà alle prese cogl' insorti. Quanrlo il governo, per puro spi rito umanitario, come disse qualche ministro, inviava Gordou a liberare le guarnigioni egiziane del Sudan, era ben lungi dall' immaginarsi quanto <rli sarebbe . ~ostato poi il liberare l'inviato. ò ESTERA
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Intanto gl' insorti intercettavano tutte le strade; Suakim, ' dalla partedi terra era di nuovo investita. Il giorno 8 marzo l:i cavalleri:i inglese ricominciò a fare delle ricognizioni; l'H il grosso delle truppe partì da Suakirn dirigendosi verso la montagna. Erano l,e stesse truppe che avevano preso partealla battaglia di El Teb diminuite delle perdite: ~ brigate di fan-· teria, ,J di cavalleria, 1 d'artiglieria, di$taccamenti di truppe speciali; in tutto dai 4 ai 5 mila uomini, sotto gli ordini del generale Graham, li campo nemico non era lontano; trovavasi appiè delle alture, a circa 18 miglia da Suakim, in una località detta Tamanich, presso un ruscello di egual nome. Ivi Osman Digma teneva ancora da 6 a 7 mila uomini. Giunti :i Zareba, poco distante dnll' accampamento nemico, gl'Inglesi si fermarono e si trincerarono. Nella notte dal '1'.2 nl '13 alcuni stormi cl' insorti destarono l'allarme nel campo; vi fo uno scambio di fucilate con qualche morto e ferito. La mattina del ,13, a punt-0 di giorno, gl'Inglesi mr,ssero verso il nemico, e quasi subito, come avvenne il giorno della battagli:i di El Teb, incontrarono grossi drappelli di esploratori, che lentamente si ritiravano verso le colline. Gli Inglesi marciavano in due r1nadrati, o per meglio dire in due masse, perchè i quadrati erano quasi ripieni. Volevasi con ciò evitare il pericolo che gl i Atalfr, irrompendo furibondi, come aveano fatto a El Teb, riuscissero a, rompere le file. La densa nuvola di fnmo che,. colle moderne armi a til'o rapido, avvolge le t.ruppe in combattimento, pare che renda. quest' irruzione più faci le, cli qnan to si potrebbe ere·· dere, tenendo calcolo solamente degl i effetti di dette armi . Difatti ma lgrado tutte le precauzioni, gl'Inglesi non riuscirono. ad evit.arla . Giunta la brigata d'avanguardia presso alle coll ine, un poco stanca e· sconnessa per la difficoltà d·i marciare nella detta formaz ione, e recinta da uria nuvola di fumo (perchè avea marciato facendo fuoco in tutte le cHrezioni, contro sciami d' insorti -che vagolavano da tutte J;:i parti), fu improvvisamente assalita da un drappello, che, sbucatodalle colline,, si gettò disperato contro le baionette, ruppe le prime file, penetrò nel quadrato, s'impadronì di alcuni pezzi, e chi sa quali· successi avrebbe oLtennto, se dentro al quadrato non ne trovava nn altro, formato dai battaglioni di fanteria di marina . Chi(iso in mezzo, 11 temerario drappello fo intieramente distrutto; mi(· la brigata restò· scossa, quasi scomposta e volse in ritirata . Intanto l'altra brigata avea avuto tempo di avanzal'e, si era spiegata la cavalleria, . l'artiglieria avea presa posizione, il momentaneo successo dei ribelli fu subito, 1
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Fino dalla metà di febbraio, ali' entusiasmo delle prime accoglienze fatte a Gordon uel Sudan , era sou.entrato la freddezza; agli ultimi di detto mese, fra lui e i sudanesi, erano cominciate le ostilità. Ai primi di marzo Cartnm era isofata in mezzo ali' insurrezione cornoavanti l'arrivo di Gordon. Questi teneva e tiene ancora a' suoi ord ini alcuni ufGciali europei, su cui può fare assegnamento; ha sul fìu~no due vapori armati; qualche buon pezzo sulie fortificazioni , ed è ben provvisto di mu~izioni e di viveri. Lo guarnigione dtllla piazza è calcolata da quattro a sei mila uomini bene armati. I vuoti sono tratto tratto riempiti da distaccamenti, cbe, da questo o quel posto avanzato, r i~scono a sgattaiolare e fi ccarsi in Cartum. Il morale di queste tru ppe è come quello delle altre guarnitioni egiziane, ·in cam po aperto fuggono; dietro i parapetti tengono, se i capi non trndiscono. La popoJnziooe della città è in parte ostile a Gordoo. Tutto calcolato, non è senza un gran coraggio e nna grande avvedutezza eh' egli riesce a mantenersi in Carturn . Quautlo ebbe notizia della pri ma vittoria degl' I nglesi contro Osman Digma , Gordon scrisse, o telegrafò nl genernle Graba m, pregandolo cl' inviare un dist.accamento di cavalleria a Derber, promettendo eh' egl i sarebbe partito al la stessa vol ta da Cartum, assieme alla guarnigione. La distanza di Berber da Cartum è press' a poco eguale a quella di Borbcr da Suakim . Le comunicazioni tra Cartum e Berber erano ancora semiaperte, quelle fra Suakim e Ilerbor avrebbero dovute nprìrle g!' Iuglesi, prolìttando della vittoria. Una ,,oJta che i due distaccamenti si fossero dati la mano, potcYano muovere per qualunque vi a senza temere chiusure. I l progetto ern certo attuabile, ma non con un drappello di cavalleria. Ad aprire e mantenere apertn la strada Suakim-nerber, davanti a Osman Digma battuto una sola volln, bastavano appena tutti gli uom ini del corpo di spedizione e non bastavano affatto i suoi mezzi di trasporto; tanto più necessari in quanto che l'esperienza di queste e di altre campagne ha dimostrato che, so può farsi grande assegnamento sul coraggio del soldato inglese, non può farsene altrettanto sulla sua resistenza nelle marcie. Il com missario iuglese iu Egitto, sir Bnring, sconsigliò questo progetto; il governo 110 0 volle assolutamente snperne. Da quel giorno Gordon s'accorse che dovea contare soltanto su se stesso e quiudi agì di propria iniziativ:i, senza prendere ordini nè consigl i, nè dal governo egiziano, nè d~Jl' inglese. Le ostilità contro Gordon cominciaro110 sulle rive del Kilo Azzurro, I vi si rnccolse sulla fine di febb raio un nucleo <l' insorti che rriinacci.a ,•ano Car.tum , o almeno la investivano da questa parte. Ai primi
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eh 1rnirzo un piccolo corpo d' insorti partì dal Cordofan por urnrs1 a quelli, del fiume ·Azzurro ma, incontrato per via da una tribù fedele, fu battuto e disperso. Gordon uscì da Cartum e pose il cnmpo sulle rive del fi ume Azzurro per affron tare gl' insorti ; avvicinatisi questi, ebbe luogo il "7 mano uno scontro, in cui 11·ordon dovette persuadersi, in modo assoluto, che la sua truppa non può essere adoperata in campo nperto. Al primo appari re di poch i insorti a cavallo, gli ufficial i egiziani (primi fra essi due pascià) si diedero alla fuga. I soldnti ne seguirono l'esempio, ·gettando armi o munizioni. Un centinaio di c11valiori arabi se li cacciarono dinnanzi come un hranco cli pecore e ne fecero unii strage rclati,·ament.e grande. Gordon, rientrato in Cartum, riordinò alla meglio la sua gente e fece fucilare i due pnscià autori priori pali del panico . Poi, sia che qnest' esecuzione gli avesse crea to nuovi nemici in città, o che temesse abbastanza dei vecchi, divise l:i città stessa io due parti , coolìnando in un:i gli abitanti meno fidati, frn cui una parte di quei negrieri , di cui, nei giorni dell 'entusiasmo, avea formato un consiglio di notabili, e stabilì un rigoroso stato d'assedio. Nell o stesso tempo pos(1 mano ad aumenuire le fortil:ic.a ziooì, dietro le quali soltanto la sua geute era capace cli combaLte~e, e, considerando la ciuadella come ultimo rifugio, la divi ~e con un fosso dalla cittù . Ai primi tli aprile parve che il ~fohdi si risvegliasse, perchè (senza lasciare ancora il suo harem di El Obeid) mandò in giro emissari e proclami, por eccitare i capi tribù ad unirsi in una spedizione contro l'Egitto e a sterminare le tribù fedeli agli Egiziani . Le popolazion i a sud di C:i rtum l'avevano prevenuto; quell e a norcl risposero all'appel lo. Un grosso nucleo d'insorti si raccolse n Chendy, sulle due sponde del Nilo, per intercettare, colle allre, anche la strada· del fiume e minacciò detta città. Però l'interruzione delle comunicazioni non era ancora tale che, per mezzo cli emissari, non si potessero avere di tanto in tanto notizie più o meno incerte e confuse. A mezza strnda fra Cartum e Chendy vi·è il borgo di IIalfiych , stazione forti lìcat.a con guarnigione egiz_iana. Questa, vedéndo il temporale avvicinarsi, non pose temp.o in mezzo, abbnndouò il posto e rifugiossi in Cartum. ~ieno fo l'Lunata fu quelln di Chendy; dopo avere cli iesto inu tilmente soccorsi, una parte pnssò al nemico, l'altrn snlì sopra un vapore cou parte della popolnzione e tentò raggiungere Berber. Ma il vapore incagliò o venne fer. mato (metà cli aprile) o tutti i rifu giati vennero uccisi. Questa notizia in altri tempi avrebbe levato rumore in Ioghi'ltcrra, ma ornmai. si ò preparati n peggio.
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Così passò quasi tutto il mese di aprile, colla strage o colla resa di qualche distaccamento e con scaramuccie nei dintorni di Cartum . La fine di aprile è contro segnata da un notevole pas.so dell'insurrezione. I ribelli entrarono in Berber. Fino dal 20 di detto mese, il governatore, stretto da vicino e incapace di resistere, domanda al suo governo se deve aspettare soccorsi, o trattare coi ribelli. Il ~aoverno . . eg1z111no passa la domanda all'inglese, il quale risponde: meglio la resa di Tokar che la strage di Sinkat. Intanto, per quanto pare, al governatore di Berber non si risponde nulla; la maggior parte delle sue truppe passano agl'insorti, armi e bagaglio; costoro entrano io città ed egli con pochi fidati si chiude nella cittadella. Gordon continua con successo a difendere Cartum ; ma la sua azione e la sua influenza non si estendono oltre le muva della città; nello s~esso tempo fa premure per avere soccorsi ed espone progetti, che più sono strani, meglio dimostrano quanto si trovi a mal partito . ~ropose di nominare a governatore del Sudan quel Ziber o Zeheber, famos.o ex mercaiite di schiavi, che, due mesi prima, egli non avea voluto neppure per compagno di viaggio; ma il governo inglese non volle saperne di Ziber; allora Gordon pensò ai Turcbi e scrisse a sir Baker: « credete che facendo appello ai milionari inglesi ed americani si potrebbero avere 200 o 300 mila sterline? Con questa somma, chiederei al sultano 3 o ,i. mila nizam, che, condotti a Berber basterebbe per cambiare la faccia delle cose ,, · ma il aoverno inalese non ç) volle saperne dei Turchi. « Una misura di questo aenere (si leage . d. d l'!> l!> rn uno et ocumenti del libro bleii, recentemente pubblicato) non si accorda co lle viste del governo della regina, che tendono a staccare il Sudau dall'Egitto )) . Alle ripetute interpellanze avutA in Parlamento circa le intenzioni del governo ri~petto a Gordon, i ministri risposero, respingendo sempre con indignazione il sospetto che si volesse abbandonare eletto genernle, e respingenclo, :n pari tempo, l'idea di fare una spedizione per salvarlo . A #prima vista non si comprende come conciliare queste due cose; ma leggendo fra le linee si vede avere i ministri inglesi l'intima persuasione, che Gordon 2-1ei1·sonatmente può sai varsi c1uaudo vuole, essendo essi disposti ad accordargli la somma necessaria per aprirgli qualunque via, ed essendo egli uomo abbastanza ricco di stratagemmi per cavarsi d'i·mpaccio. Scnonchè a Gordon ripugna di si Ivarsi fuggendo, senza avere realizzato alcuna delle speranze, che il suo invio avea fatto nascere, ed abbandonando i compagni a rovina sicLua. Però fi no dagli ultimi d'aprile comincia a compari re, nelle risposte dei mi-
nistri inglesi, la possibilità di una. fu.tura .s ~edizione nel Sudan, da fors i però comodamente e il più tardi poss~b,le. . Nel mese di mar.raio la situazione peggiora . Sulle nve del mar Rosso, Osman Dig: rialza la testa; sul Nilo l'insurr~zione scend~ · col fiume. Cominciano a mancare notizie di Gordon; s1 sa solo che. e n Cartum e si difende con bravura. Il Mahdista sempre a El Obe1d e u~n sembra disposto a lasci are l'harem per il campo di b.att:iglia: ma oramai ha fatto scuola; i suoi luogotenenti sono numerosi· e tutti pt:ofeti . Uno di essi predica nell'alto Egitto e vi desta grande eccitamento . Oramai non è più qnestione soltanto della salvezza d1 Gordon, ma di quella dell'Egitto stesso. Il governo: egiz.iano, e r?rse .anc~e l'inglese, cominciano a impensie~irsene. Ma 11 primo ha l ererc1to disciolto e le casse vuote. Il secondo , dopo aver detto per tanto temp.o elle gli alYari del Sud:1n non lo riguarda'~o, s'accorge che nna spedizione è necessaria, ma dice che può fars i appena fra tre o quattro mesi. Intanto si manda ai confi ni qual che battaglione egiziano, che probabilmente fuggirà all'appa1) re del nemico e si arruolano Arabi che, al momento opportuno, passeranno agl'insorti. · Costoro alla metà di maggio giungono davanti a Dongola. Il governatore fa la solita domanda di soccorso ed ottiene questa risposta : soccorsi non si possono spedire; resista se può; in caso di verso si ritiri. Egli invece manda a Wadi Haifa (piazza più vicina. all'Egitto) un suo ufficiale, <.;On un distaccamento, a prendere le arrnl e le munizioni che colà si trovano. Questi raccoglie 2000 fucili e il:00 mila ,cartuccie e fa trasportare tutto a Dongola. ·Perd1è? Jt eccesso di zelo ,da parte del governatore? È tradimento? Queste domande vennero fa tte nel Parlamento inglese e i ministri non seppero, o non vollero rispondere. Dongola è sem pre nelle mani elci governatore, ma se per ·~onto del Kcclive o pe1· conto del Mahdi è quanto, per ora, non sappiamo . . . . Il 7 maaaio venne annunziato lo sbarco dl 300 Inglesi a Suak,m, per difencl:r~ quella città un'altra volta minacciata. Probabi!ment~ n.on .~ 0110 i soli e non saranno gli ultimi . Osman Digma s'aggi.ra n~1 dm~ torni alla testa di qualche migliaio di Arabi. Ogni sera gli eqmpagg1 delle navi da guerra iogle:;i, ancorate n~I port~, sce~d~uo a .te.rra per rinforzare i posti . Una notte (·17 magg10) gl rnsort1 s1 ~vv.1cmarono fino a pochi metri dalle fo rtificazioni del .sobborgo~ e comrnc1arono u.n vivo fuoco di fucileria. Gl'Inglesi dietro 1 parapetti sta v:rno preparati, ma non risposero. Al la mattina le mura delle case più vicine erano crivellate di palle.
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Nel distretto di Cassala, confinante coll'Abissin ia, gli Ambi com:... battono fra loro. Tratto tratto giunge notizia che una tribù fedele ha battuto una · ribelle, o viceversa. Iu Cnssala e in altre cit.tà dello stesso distretto vi sono numerose guarnigioni egiziane; come vivano e che cosa facciano è poco noto. Non essendovi nlcun genera le inglese, non se ne parla . Ancora un mese fa si· credeva che, volendo, potessero ritirarsi per la strada del!' Abissinia; vari messi inglesi erano stati colà onde scrutare il terreno, per questo e fors'aoche per alt.ri scopi, e l'avevano trovato favorevole. A.i primi d'aprile partì a quella volta sir Hewett in persoua; il comandante della squadra inglese nel mar Rosso ; ma si trovò di fronte a resistenze inaspettate e pare che questo viaggio sia stato una disillusione. Egli venne accolto con entu~iasmo a Massima dalla guarnigione egiziana, che terne egna lrnente degli insorti e degli Abissini; ma, pass<1ta la frontiera, le cose mutarono d'aspetto. Una corrispondenza da Adua (città dell'Abissinia) al Daily New.~ dice: « Hewett giunse qui il 26 aprile, colla missione inglese. La popolazione è ostile. Nessuna deputazione andò ad incontrarlo. Si vietò la vendita di viveri agl'Inglesi. Hewett dichiarò al comandante abissino, che è impossibi le andare avanti se il divieto non viene tolto. Allora si ebbero i viveri, ma poco dopo si tornò daccapo col rifiuto. Causa d_elle difficoltà sono gl'intrighi dei consoli francese e greco. Due ufficiali inglesi furono insultati. Il re scrisse a Hewett che andrit ad incontrarlo e lo consigliò a non ritirarsi . Hewett propose il seguente trattato: Massaua sarà dichiarata porto libero. Il territorio di Bogos e Sanahit sarà ceduto. all'Abissinia. Il re favorirà il ritiro delle guarnigioni egiziané di Calabat, Cassala e Amandib attraverso l'Abissinia . Le div<~rgeoze fra l'Egitto e l'Abissinia saranno definite mediante l'arbitrato inglese ». Dopo ciò non t.roviamo più nei giornali inglesi (fino al termine di maggio) alcun che di positivo sulla missione cli sir Hewett,; i giornali fran cesi rlicono ché è com pletamente fallita . Una spedizione inglese nel Sudan sembrn finalmente decisa. L'opinione pubblica la reclama; il governo lasciò capire che è disposto a farla. Sono cominciati i preparativi; si comprano cavalli e muli, si fa ispezionare da ufficiali inglesi il corso del Nilo per determinarne le condizioni di navigabilità . Pare che la spedir.ione sarà di circa dieci mila uomini, che il grosso sbarcherà a Suakim e prenderà la s~rada Suakim-Berber, mentre un corpo rimonterà il Nilo con vapori. In quanto all'epoca nulla può dirsi di certo. La sta~done 111igliore per navigare il Nilo· dicesi che sia l'estntc, perclt'esso allora è in piena; per traversare invece le steppe fra Snakim e Berber è miglior stagione
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l'autunno. I ministri inglesi dissero che, prima di mettersi in _marci'.'' ci vogliono . quattro mesi; ma forse esagerar?~o ad. arte le. d1ffic~lta;. altrimenti potrebbe darsi che, mentre la sped1z1one s~ ~repa1~, Goidon fosse costretto ad arrendersi o fuggire e la gnarn1g1on.e . di Ca.r~um venisse massacrata. E!:di è vero che in tal caso la sped1z1one dn·er-: , ' ,, · ,,. f vanno avanti rebhe necessaria per difendere l'Egllto . Intanto. g msor 1 • che si arrende, acqmstano qualche pe~zo. 0 e ad Oaui ~auarniaione ~ t tt d fil q.ualche migliaio di fncili, colle relative cartucc1e; ari~: t~ e et . gliori modelL Dicesi che a Berber aJ)biano trovato P1~ d1 due mila, Renvi.ngton e, da qui a quest'autunno, hanno tempo d'imparare a maneggiarli. '
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C.
MANFREDI,
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capitano .
LIBRI E 1.'ERIODICI
LIBRI E PE -R IOD ·ICI
,c o,,uli~iotti ge11e1•11li 11e1• l'tippalto tle i, lt1 v o,•i, tle l g e nio •11-i l ·i t,n·e, approvato con ll . Decreto del 117 aprile
1884. B e11ol,nne nto p e i l,iuo,•i 1.l i p iccol<• •na111.ten ~ifn1e
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1le11li iui mobil'i mil'tla,·i, ( 11 maggio 188,i-).
·
. Non spetta a _noi esam inare le disposizioni regolamentari, le quali ·s1 devono eseguire alla lettera e non discutere. Ma ci pare doveroso cogliere il destro, che ci dà la pubblicazione di questi due regol:imenti, per volgere un'altra parola di lode alla Direzione rrenerale di arti· glie~ia o genio _a cagione della cura fel ice posta nel~ redazione (1) . __ ~ma_lmente s1 . sente un_ alito di_ vita italiana; finalmente si ca pisce 11 stgndicato det vocaboli o spariscono mano mano i barbari:;mi, le frasi grott.esch~, i. modi_ im~ropri che ~anno .1rricciar la pelle e leggere -con un senso d, noia e d1 fa tica la massima parte di cotali regolamenti. . Co~tinui il Ministero della guorrn a tracciare la via agli altri Mi mston, compreso quello della pubblica istruzione. Coll'autorità sua, ·che estende l'efficacia sopra tanto numero di persone, potrà oiovare assai i~ argo_meoto. ~osì _nobile come quello della lingua, la ; uale è la mamfestaz1one piu chiara della nazionalità . Cosi la pensava il maresciallo Moltke quando usava della sua alt.issi_ma infl_u_enza p~r purgare la lingua militare tedesca ùa una quantità ,d1 vocab1h strameri, che per necessità di cose, e specialmente per Hl
Vedi Rivi$ta, ill ilitare 11.aliana, {884, voi. J, pog. 38!.
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mancanza di una letteratura militare anteriore alla francese, avevano invaso il favellare tedesco. Noi abbiamo una letteratura militare italiana anteriore all'una od all'altra: aLlliamo una lingua ricchissima che ci prese11ta, corle$e e· bell a, il vocabolo tornito per ogni concetto: pur troppo negli ultimi tempi abbiamo trascurato sgarbata~ente e l?tteratura .e lingua .. Ma di ciò potremo parlare a suo tempo 111 un articolo speciale: . Per ora ci scu tiamo l'animo sollevato, perchò l'esempio che viene· dall'alto non può a meno di avere moltissimi imitatori. Una volta determinato il vocabolo italiano, smessa l'abitudine del gergo, ciascunotroverà ridicole certe espressioni ora usat~ dai burocratici con grande pi·osopopea. Si dovrà j)er spirito di d_iscip~i~a ~do\t.a_re I~ ~:irole corrette dei Regolamenti , e fara nno testo lo chspos1z1om mm1st~r1ah._La consuetu: dine di dire bene, si propagherà come la consuotudme di usare modi cortesi; la parola appropriata verrà su lla penna come ora viene il bar..: barismo. È quistiono di digni tà nazionale, di dignità militare. ]l presentare uno scritto in lingua conveniente è como presentare la propria persona in abiti convenienti; e quindi i mili tari devono, por lo stesso prestigio loro, attendere con maggiore cura alla purezz~ dei modi di dire, i quali nella buona società hanuo molta parentela coi modi di fa ro. Nelle svariatissime relazioni di servizio, nelle moltissime scritture di ogni specie por ordini, disposizioni, aITari amministrativi e via di· condo si baderà alla forma ed alla lingua, che in fi ne dei conti vogliono dire chiarezza: e così io breve volgere di anni ci troveremo in buone acque e l'esercito guadagnerà in prestigio ed in considerazione auche colla coltura, che si manifesta nella espressione esatta, ed avrà acquist:ito un ahro titolo di benem~renza nazionale. Abbiamo fra mano due regolamenti aridissimi: una volta si fa ceva. la pelle d'oca al solo aprirli per leggerli; per :ntendcrli bisognava proprio dimeniicaro la limpida e chiara fav~lla del s!· Ora. è un'altr~ cosa . Le ispide espl'essioni !>Ono scomparse; 1 vocaboli strani sono slall sostituiti da vocaboli italiani; il periodo corre liscio e corretto; nessuno intoppo ci fa arricciare il naso, ci affatica la mente e ci fa giuaro il libro. È già un grande progresso, a dare un'idea del quale credi:imo utile di accennare ad alcuni vocaboli rinnovati o corretti oell' ordine se.,
guente :
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10 Nel primitivo Regolamento s1 adoperava n larga mano la frase 1'es1,i moniale di Stato di questo o quello edi ficio. Ora l'espres--
E l'ERIOOICI
LIBRI
sione Testimon-iale di stato di uria caserma, p. e., anche sottint~nden~o I~ parola Atto (perchè testimoniale è aggeuivo, che vale ,d1 test1mon1aoza) è espressione impropria, dovendosi dire ,1tto testimoniale dello stato (cioè del modo d'essere) della caserma. Ma il documento di cui si tratta non ha questo scopo, nè dà akuna idea dello stato della caserma; e solo ne enumera i locali distin!mendoli ad uno ad uno, e dichiara quello che in essi sì tro·va. Dunqt~e la parola -inventario (~a i,nvenio), usata d'al tronde comunemente, sembra la più adatta a specificare lo scopo cui serve il documento di cui parliamo. E non è vero che inventario si riferisca ad omretti mobili soltanto . I ee ' i rncc 1è troviamo n~i buoni scrittori inventario dei beni, della casa, ,delta d1cca, e simili. 2° P'l·ocesso ve·rbale: venuto dal barbaro gergo dei curiali, indica quel documento nel quale in ism·itto è esposto quello che urebalmente eioè a viva voce, si, è detto nel dibattimento di una causa, o in un; adunanza qualsiasi . Questo vocabolo non poteva lasciarsi a sianificare O l'atto di una consegna, dove non si tratta di far parole, ma di dare .e ricevere: ' La grottesca solennità di tali espressioni, Testimoniali di Stato Pr~cesso ve,rbale faceva talvolta travisare lo scopo di questi documenti ,ed incuteva perfino una certa diffidenza ad npporvi la firma. 3° Palchetti a zaino - rastreUiere a fieno furono sostituiti con palchetti d.a zaino ecc. ,i,o Gli oggetti di casermaggio s'ingentilirono chiamandoli mas:sen"zie di caserma. 5° Resoconti è paroln di gergo amministrativo che bisogna subire, urn , checchè no dir.a il Tommaseo, è forse migliore di rendiconto. 6° Consegnatarfo: il vocrbolario nou dà questa voce, ma essa può tollerarsi, percbè di forma italiana, derivata al modo stesso di -affett1,ario - depositario - locatario, ecc. 7° L'antipatica parola utente è alfine scomparsa dal Reaolamento ·sugli immobili militari per la semplice ragione che essa no: era ne-cessa ria. Cioè non è necessa rio assimilare i soldati che dimorano in una caserma all'utente di pesi e misure o delle acque di un canale, il -qual~ « è t.cn~to p~rticolarmente alle discipline e alle tasse imposte a -« chi per ragion di commercio adopera pesi e misure, e che ha di{< ri tto di giovarsi delle aC(rue ad irrigazione di terre, o a porre in « moto mulini od altri opifici »,
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Ln st,•,itéuie ,i1111liquée <n Jec <-tu•tes et tdnns . --
F1x, colonnello comandante il 6° reggimento fanteria belga . Brnxelles, 1884, tipografia l\f uquardt. 1
Ua qualche tempo lo strategia si preferisce studiarla sulla storia militare, anzichè in corsi teorici; ma ciò non esclude die lo studio preliminare di un corso di strategia sia utile, per non dire necessario, corno introduzione allo studio della storia militare. Per leggere con profi tto le campagne de i geandi capitani bisogna auzituuo avere uua idea abbastanza chiara delle grandi questioni, che hanno rapporto coll'arte della guerra . Senza ciò uon si vede chiaro nelle operazioni che si svolgono davanti gl i occhi, non si è. in grado di apprezzare una situazioue, un progetto, una decisione del comando e via dicendo. Non in tendiamo dire con ciò che le regolo, noi modo ristrello e tassativo in cui solo è possibile formularle, offrano un criterio infallibile per gi udicare dei fatti; anzi, ammeLtendo coll'autore che agire secondo i tempi e le circostanzec un principio pericoloso, lo riteniamo giusto; il pericolo dipende dalla dillicoltà dell'applicazione. Chi proprio agisce iu tal modo, soddisfa offettivamente a tutte le regole anche quaudo apparentemente le viola tnue; o almeno soddisfa a leggi superiori che non trovano posto nei trauati. Contuttociò siamo pienamente d'accordo coll'autore ste3SO quando afferma che, senza uno studio preliminare di strategia, non si comprende bene la storia mili t:ire. • Il trauato che abbiamo sott'occhio è un quadro sint.ctico dello stato aLtuale della scienza strategica. L'antore intese volga rizznrla, mettendo a portata di , tutti le qucstoni che vi si ri reriscono; perciò con stile sempl ice e piano, ordinatamente o metodicamente, ne espone e svolge i principii fondamen tali e loro corollari universalmente accettati; avendo cura speciale di ev itare le espressioni puramente tecniche . . L'opera si divide in quattro parti, precedute da un'introduzione e segu ite da un'appendice. . rell'introduzione si dimostra la nece11sità dogli eserciti, si espongono i principii fondamentali dell'arte militare e 5i dimno le principali definizioni. Nella prima parte si trattr1 della p1;epa,·azione alla guerra: ordinamento degli eserciti, mobilitazione, racltmata, lineo strategiche, ferrovie, fortezze, teatro di guerra e del le operazioni, pol itica delln guerr~, obbiettivi. La seconda parte ha per titolo: concetto delle ope1·az-ioni e traua i segnenti temi: servizio di informazioni, base d'operazioni, fronti strategiche, schieramento stra -
i.mm 576 tegico, linea d'operazione, punti . strategici, Jine,~ di comunicazione, f1robJerni o combinazioni strategiche. La terza p:ute è dedicata alla condotta cleUe operazioni e tratta perciò degli avamposti, degli accantonamenti ecl accampamenti, delle varie specie di marcie e relative misure di sicurezza, delle sussistenze in campagna, del servizio di tappa, delle battaglie. Nella quarta part.e, intitolata applicaz,ion-i, si prende ad . esame il complesso delle operazioni strategiche di una campagna offensiva e di una difensiva; q-uindi passando dalle gueraJità al caso speciale del Ilelgio, si applica a questo paest{ quanto venne esposto nel corso dell'opera; cioè si descrive il teatro di guerra del Belgin, si discute il suo sistema difensivo si giustifica la creazione del grande ridotto di Anversa, si dimostr; la ;ecessità di tutto sacrificare, all'occorrenza, per con servare questa cittadella, si· apprezz::i la linea della Mosa e le relative fortificazioni, ecc. ecc. Nell'appendice vengono esposti i principii secondo i quali furono co:;;trutte le fortezze tedesche dopo la campagna del ,t870-7,t e l'ordinamento del servizio per la difesa di esse. Chiude l'opera la descrizione di alcune fortezze, fra cui quella di Anversa. Questo trattuto non è una sempiice esposizione di regole, come per av·ventura potrebbe credersi leggendo solo l'intestazione dei capitoli; l'autore si mantiene il più possibile sul terreno della pratica, cogli esempi e colle applicazioni. Così, trattando .dell'ordinami::uto delle forze militari, traccia a grandi linee quello dei principali eserciti europei; parlando della mobilitazione, espone il sistema francese in confronto col belga, e parlando dei trasporti, espone il sistema francese in confronto col tedesco; trattando della politica della gnerrn, del teatro di operazioni, ecc. ecc., fa sempre segùire l'esposizione delle proprie idee da un esempio storico, tratto dalle ultime campagne e dall'opinione espressa in proposito da qualche illustre capitano o scrittore militare. Nelle sue applicazioni l'autore ha in mira specialmenie li Belgio a cui dedica quasi esclusivamente gli ultimi capitol i; ma nella parte didat~ica l'opera ha una portata generale come la scienza di cni tratta ed è (a giudicare dalla parte fi.riora pubblic.:ita) uno dei trattati di strategia più completi, più ordinati e più chiari che ci sieno .passati per le mani Esce a fascicoli di circa ,100 pagine ciascuno in 8°, :il prezzo di L. ,t ,50 il fascicolo. L'opera completa sarà di circa ,1000 pagine. Finora vennero pubblicate tre puntate e il prospetto gener~le.
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Die Conse,•vi,•ung de,• N<ilel"tuigs u,id Qenu,ss-
delle sostanze alimentari e nutritive) ( 11) pel dottore CARLO H.E1NZERLTNG con M incisioni in legno. - Hai I.e, Knapp, 11884.
uiittel (La conservazione
t e co?se'.·ve alimenlari dànno alla letteratura militare tedesca ampia messe eh discussione e di studio. L'impiego delle conserve, come alimentazione, cammina di pari passo così nella popolazione, come nell'esercito. Non è molto che veniva pubblicata una voluminosa opera del Meinert su tale argomento, ed eccone una nuova, uo11 men~ interessante, del dottor Heinzerling. L11sciando da parte ogni nozione scientifica, , difficile{ a riepilogarsi in una breve rassegna, ci ]imitiamo a spigolare quànto ci sembra utile dal punto di vista militare. Game in conserw. - GJi Egizi conoscevano già l'impiego del sale, come mezzo per prevenire la corruzione della carne. I Cinesi, ·i Mongoli, già da lungo tempo conoscevano il modo per conservare la cacciagione. Gli Indiani originai;i d'America, ancora prima della sua scoperta, preparavano la carne col disseccamento. I primi metodi scientifici per la conservazione della c::irne si bnsano tut.ti snllì'l rimozioM dell'aria coll'ossigeno che essa contiene. In Francia nel ,1g,13 venivano dal governo stabiliti premi per la ricerca cli un 5istema di• conserva di carne, la c1uale assicurasse acrli ec1uipa,rni • l!l or:, unn a!1mentaz10ne sana e nutritiva. Si formarono pure società cl'incoraggrnmento che promossero queste ricerche. La maggior parte dei sistemi messi alle prove cambiava esseJzialmente il gusto e il sapore della carne. Nei primi qnarant'anni di questo secolo, dopo gli inutili tentativi di aver la carne fresca dall'America si volsero gli studi a trarne altrimenti profìtto eolla conservazione'. Sino al principio del ,t 860 si credette che l'ossigeno e l'acqua fossero la causa _d~lla dissoluzione dei corpi : mentre questi corpi sono solo n~a cond1z1one per provocarne la dissoluzione. I metodi perci6 allora , m uso attendevano ad allontanare l' acqna e l'ossigeno. A f~rza di ricerche scientifiche si stabilì, con tutta sicurezza, che la (i)
Qu,1ttro fascicoli: lei consei·vazione delfri ccn·ne, dei latte, <lei leymni delle biade
<lei 'Vino e ctel!ii bir1·a. AXNO XXIX, VOL Il.
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dissoluzione è prodotta da piccoli corpi orgamc,, funghi. Ora vi sono due vie additate per conservare la carne: rendere impossibi le lo sviluppo degii organi eccitatori alla cori'uzione eliminando le condizioni propr'ie ~li~ loro vitali tà, impedire la comparsa dei medr~sim i nei corpi soggetti a dissolversi. Ambo le vie furono seguite con fa vorevoli risultati, e puossi dire, che la questione della conserva dei le carni·, in pratica, sebbene non sia tanto semplice, in generale e risoluta. Quale estensione abbia preso la conserva di carne dal ,(860 in q u,1, lo mostrano gl i. espositori sempre crescenti al le esposizioni . Nel 1852 a Londra furono ,100; nel 1867 a Parigi 2.78; nel ,187:3 a Vienna 470. ,1 ° Conser1Ja della carne con· sale o con salarnoia. - Il metodo comunissimo, d'uso nella vita economica delle famiglie, è il conservare la carne o col sale, o coll'immergerla nella salamoia. Questo sistema ha la proprietà di eliminare dai corpi la materia acquea . La carne pe1'de però col sale' un poco del suo valore nutritivo, e parte del suo succo, ricco di materia. allmmioosa e salina solvibile, si converte in una concia saba. Se l'immersione nella salamoia vieu fai.la con cura e non si prolunga a lungo, la perdita delle materie organiche non avvieue così estesamente. Questa perdita di sostanze può essere grandemente scemata con salamoie più energiche, iutroduceudovi perciò un liquido cunceutrato di ~aie. 2° ConserDa coll'elùnùiazione dell'a:1·ia . - Il primo processo tenuto per isolare la carne fu di porvi sopra uno strato di gelatina compatta fatta con estratto di carne. Il processo ultimo è di scaldare la carue e chiuderla quiudi ermeticamente. È questo il sistema J\.ppert. La carne, spoglia delle ossa e del grassçi, è messa in recipienti di latta o df zinco, <li forma cilindrica o fatti a dado; il coperchio è saldato e munito di un'apertura, che subito dopo il bollimento, vien chiusa. I recipienti sono scaldati in nna bagnomaria per 3 o 4 ore; I lo scaldamento è spin to fino dai 95° ai 100° C. I pezzi di carne devono essere così posti da evitare possibilmente i rilioimi interstizi . Le scatolette devono essere di latta <li buona quali tà, poichè, se esse si screpolano, la carne si corrompe . Le scatolette per essere preservate dall'umidità sono verniciate. La carne nelle scatolette è èineora in buona condizione, se l'involucro di latta ed il coperch io hanno un ripiegamento all'indentro . La carne conservata in questo modo è raccomandata in ispecie pei lunghi viaggi di mare, poichè la sua consistenza le assicura una lunga durata, quando la chiusurà ermetica del le scatolette siasi fatta
-con esattezza. È un sistema noto in commercio col nome di carne.in scatolette. Per la llUtrizione questa carne Yale come la fresca; giacchè colla cottura ed indi colla saldatura la carne non perde alcuna delle sue qualità nutritive: il suo gusto è pari a quello della carne fresca. In certe scatolette si rinvengono filamenti qt1asi simili alla struttura ,di tessuti ; proviene questo da macellazione d'animali magri, strapaz.zati, visst1ti in branchi, in lunghe marcie. 3° Conserva collo spalmare sulla ca,rn,e materia irnpenetrnbile .atl'arùt. - Si riscalda la carne per luogo tempo in un bagno a vapore dai 90° ai ,100° C. per dist.ruggere gli insetti e le materie organichr.; i pezzi di carne o sono immersi in grasso animale liquefatto, o in grasso minerale (paraffino) ; ovvero si stende sopra la carne una soluzione di gomma arabica, di gelatina o albume sciolto . Si propone pnre d'immergere la carne in una soluzione di materia .antisflttica prima di coprirla con strati di materia impenetrabile a\Ì'aria. La soluzione gelatinosa deve essere riscaldata dai 65° ai 70° C:; · e cosi densa, che raffreddandosi sia una salvaguardia per la conserv.1. Redwood propose pure di coprire con grasso minera le la carne da -conservarsi. Insegnò a mettere la carne in cassette che contengono g rasso liquefatto, dove si lascia lìncbè cessino le bollicelle di venire n galla . Si estrae, e si lascia raffreddare; si fa una nuova immersione nel paraffino, finchè la carne sia ricoperta di uno strato ,denso. Quando devesi consumare, si toglie lo st.rato del grasso, col·l'immergere la carne stessa in ac.qua calda dai 50° ai 60° C. Il pa-raffino si scioglie e compare sulla superficie dell'acqua. 4o ConsertJa della ca1·ne col dissecca.mento. - L'acqua coote,nuta nella carne iu ragione fra il 70 e il 75 °lo vie11 estratta, o per mezzo del sale, o con altri mezzi artificiali . Negli Stati del sud d'America il disseccamt:nto della ca rne è molto in uso, e se ne fa un graude consumo; ogni anno dalla sola provincia di Rio Grande sono -esportati dai 20 ai 30 milioni di chilogrammi di carne. In graude . misura la carne dissecca ta .e polverizzata venne usata presso l'esercito Jràncese nella guerra di Crimea. 5° Conserva delta. carne coi freddo . - Già in antico si cono-sceva il modo di conservare la carne in luoghi 'ghiacciati. Aveva in ,principio soltanto valore nei climi in cui il freddo è cosi intenso da permettere di conservare grandi provviste di carne per a stagione .calda . Questo sistema acquistò poi grande importanza, dopo l'invenz ione di macch ine per fare il ghiaccio in ogni stagione e luogo. Si
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usa per esportare nelle navi, dal!' Ameri ca carne fresca in camere raffreddate. Qua le valore abbia in commercio l'iutrodnzione della carne fresca in questi ultimi tempi lo dimostrano le seguenti cifre: L'importo, in peso di libbre inglesi, della carne fresca nel porto , di Glasgow è:
Lo stockfi.sch proviene dai banch i di Nenfoundland in Norvegia; 'l'aringa è conservata con sale o coll'affumicamento; Ja sardella, prodotto delle coste occident.ali della Francia, son messe in serbo sotto olio; il caviale, uova di pesci, in specie di storione, pescato alle bocche dell'Elba o del Weser, alle bocche del Volga, sotto Astrachan, viene preservato col sale. Simili conserve o servono a nutrire le popolazioni povere, e in caso cli bisogno, anche gli eserciti ciel nord, o adornano, le più costose, la mensa dei ricchi. I l latte si conserva mettendo ,1 ;,t6 di zucchero, e facendolo evaporare, e ridurre consistente. Si mantiene a lungo, e per consumarlo ·si scioglie in acqua calda nella quantità di 3 di zucchero per •I 3 d'a:·qua . È il sistema Malbec noto già fi n dal 1821. II chimico Kirchhoff lo -conserva col l'evaporazione e col polverizzarlo. Newton, altro chimico, insegnò a conservare il latte mettendovi da ·1 / 15 sino a ·1 / •I 00 di zucchero; lo zucchero si scioglieva, la parte acquea si faceva evaporare, ed il rimanente, era tirato a sciroppo. L'America fornisce all'Europa due qualità principali cli conserve di lat.te, una consistente, soda (prr.sen,ed ilfillc), l'altrn compressa con .zncchero (condensecl Mille) . Molte fabbriche di conserve di latte esistono da tempo; e la loro sol idità ci mostra come sia molto diffusa l'alimentazione con questa conserva: ~ 0 fabbri ca svizzera tedesca di estratto di latte a Kemplen in Baviera; 2° fabbrica di Vevey nel cantone di Waadt; 3° la società alpina di Luxburg; ,i, 0 la società inglese a Londra. Conse·ri.:a di grasso. - Il grasso non ben depurato inranciclisce. Si ,depura collo scioglierlo due o tre volte; si leva il gusto del rancido con gesso, cremore di tartaro, sale o salnitro. Il burro si conserva col sale; col mesccJlarlo con materia antisettica; col depurarlo dell'albumina e dell'acqua; collo squaglio; e coll'isolamento. Conser·va delle ·uova. - Non è ben chiarito se i germi di corru·zione penetrino, o si sviluppino nell'interno stesso dell'uovo. Il vuoto, ·Che si osserva tra la pellicola e il guscio, in una delle sue punte, si crede in -relazione coll'esterno, e sarebbe lì dove si forma il primo deposi to di corruzione. Un indizio per giudicare della buona qualità ,dell'uovo è il suo peso specifico; fresco ha il peso specifico da 1,078,i, sino a ,f ,09:Vit; ogni giorno ne perde 0,00 17 sino a 0,0048; è vecchio quando il suo peso specifico è 1.05 . L'isofament-0 dall'.iria; l'avviluppamento del guscio con materie impenetrabili ; il ridurne in polvere il tuorlo e l'albumina sono altrettanti mezzi per conservare le uova. Le frutta s,i, conservano : 1° col metterle in siti freddi con tempe-
Nell'anno 1877, 45,312.,768 libbre inglesi. • »
·1878, 47,848 ,,192. ·1881, 56,357,n6
/) . »
6° Consen)a della ca1·ne coll'azione delle sostanze antisettiche _ ·- Il t.rattamento della carne colle materie antisettiche si fa, col sospendere la carne al fumo, all'evaporazione, che contenga sostanze in forme gazose agenti come antisettiche, coll'immergere la carne in soluzioni di sostanze atte ad impedire la fermentazione e la corruzione. Proust e Parmentier, chimici, furono gli inventori . dell'estratto . di carne, e pei primi lo esperimentarono nell'esercito francese. Liehig coMinal1lore della loro opera, volse le grandi ricchezze di carne dell e·. Americhe ad alimentare i paesi, chè n'erano meno provvisti . Est-ratto cU Lie/)'ig . - La carne, sino a 2.00 bovi per voha, con apposite macchine viilne smin.uzzata; indi passa in snrnl titoi capaci di più di 6000 kg., · dove, sotto ad nna gra nde pressione a vapore, le sostanze vengono liquefatte. Segue quindi la segregazione del grasso, cavandone l'albumina, la, fibrina e il fosfoto di magnesi11 . Questi elementi sono portati in serbatoi, di dove escono per. filtrazione, dando luogo ad un primo co11gnlamento. Il condensament0 ·avviene esponendo l' estratto in luoghi ventilati. Il chimico della fobbTica visita l'estratto, che vien poi senz'altro ch ius,) ermeticamente e messo in commercio. Tale estra tto ha pure i suoi contraffotori. I piedncci dei vitelli e dei su ini bolliti a lungo danno una materia pastosa, che aromatizzata con radici d'erhe, passa largamente in commercio come l'estratto ge- · nuino di Liebig. Il succo cli carne misto con forillll venne pure ridotto in biscotto .. Per fa rlo, si sottopone la carne ad una lunga cottura, estraendone così il succo, che viene tirato come un sciroppo. La part.e filamentosa viene esclu5a, ed il succo colla farina forma il biscotto; venne questo . provato negli eserciti ed all'fisposizione di Londra nel •1855 fu àssai lodato. È molto in uso in Russia il snccus carnis per nutrire i deboli , convalescenti ed i ragazzi.
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ratura dbi 2° ai i° C.; 2° col coprirle con grnsso miuerale, cd isofarl e tlall'nria; 3° col cuocerle con gradi di calore sino a ~ 00, per uccidere i fermenti, e col chiuderle quindi col sist\!ma Appert; ti. 0 col disseccarle; o col calore naturale, nei paesi caldi; o e.o! cnl,Jre artiGcia le; 5° coll'immergerle nella concia di zucchero, d'aceto, d'alcool, con, od anche senza, l'acido salicilico. I legimii si cons1w,oano: 11,0 éol disseccamento e compressione. Si s?m'.nergouo i legumi in acqua bollente piCt volte, si agitano, ed estrani s1 ù1~seccano ~o~ra ~raticci .esposti in luo~o caldo. Vengono indi compres~1 e forrn~t1 rn scatole d1 20 r~,zioni. E sistema iu uso in Russi~ · e ta li legumi sono pure consumati nell 'eserci to; 20 coll' isolamento'. I legumi sono puliti, sono chiusi in scattale di latta orl anche di vetro e quindi messi a• bollire in una soluzione di sale concentrato. llaf~ fredn te vengono le scato le S(lldate. Si conservnno puma questo modo· gli sparagi e i cavoliuori; 3° colla concia antisettica. I cavoli , i fa giuoli, le rapi sono spezzale e salate con droghe o compresse . Si depurano clell'ncr[ua per mezzo clell'osmose. Vi si aggiu11gc nnovo sale, e se uon basta, l'acido di latte; 1r11 esti due elementi dùnno luogo act uun concia antisettica. Conserta di bietole. - Snno assalire durante la crescenza da di versi parassiti, il millepiedi, p. es . (iuli?.ts terrestri:;), da l lombrico· (lumbricus com,niwiis), che ne intisich iscono la vita e ne rosiccbi::mo, il bulbo. Si couservano iutem1te in fosse fonde e larghe un metro. Sono coperte con strnti cli terra u piovente, e devono essere con cura tnrntc a tempo le screpollature. Consen1a delle patate . - Le patate pelate ed a/Teu.1te e non interamente cotte sono disposte su di un telajo in luogo asciutlo per essere di sseccate. 'Pri ma di c,sern, coun viene la patnla cl ilnita con acqua fresca con 1 ¾ di acido solforico, e dn ,, sino a 2 ¼ d'acido idrock,rico e quindi asciugntn . Questo trnuamento dù,alia patat:, un colore gin llognolo, arancio, trasparente, mantenendole tntte le qual itit nntrienti. Tale conserva delle patate vien prep3rata a Liibék ed è usata nella. marina militare. Le biade si consercano : ·1° custodendole in cave murate, in sot- wr.rauei, o in recipienti crmeticnrne11te chiusi; 2° disseccandole col ·:a lore artilìciale. 3° trallando le medesime cou mezzi atti a Jistrucrgerno ~li .insetti; 4° .muovendole di frequente, palleggiando i gra;i . Il ni1glior modo cl, conserM1·e /e farine è il tenerle in locali ast'iutti. Il chimico Lon bel ne raccomanda la conservazione nel vuoto; Freel:md,. 1
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1,ltro ch imico, in adatti recipie;n ti compt'es5i sotto a Lorchi. L'umidità della farina proviene da l grano non ben stagionato. Il pane conserrato per lungo tempo in luogo asciutto e sicuro da ·vermi, subisce carnlJiamento nel sa pore, auribuibili a cause non ben :iucora accertnte. I fu11 gbi, che avvengono ~ul pane, sono le mucc,rinee, I' aspergillm e il penit:illimn. Il pane si conserva: •1° convertendolo in biscotto; 2° coll a pressione idrnulica; 3° coll'isolamento, coprendolo cli materie irn perme:ibi li. Il biscolto si mantiene in luoghi nsciutti, e dove la t-emper:itura per massima è umido, in c11ssette cli legno . Il biscolto ha tulle le qu(t iilù nnt.rienti, però rerde d1ll suo primitivo sapore. Il pane fresco vien chiuso tra due assi e sotto ad uua forte pressione Yien ridolto ad ·I /8 del suo volum.:; esso mantiene la sua crosta invariabile, la mollica prende un aspetto vitn,o; si dissecca com pletamente in otto giorn i; non arnmuflìsce e serba le sue quali th uutrienti. Per consumarlo si 1110'a in un po' d'acqua e riprende il suo volume primitivo . Per isolarlo dnll'aria si copra: o con sostanr.e metalliche, plumbee, o con polrere di c-0nere, sabbia, o cemen to o con grasso. ll cafl'è viene conservato r.ol sistema della pre,-sione. Ad evi tare la dispersione del la parte aromatica la massa ridotta è avviluppMa cnn estrntto di caffè, o unto d'olio . .li caffè macioato viene messo in scatoleue di metallo sottoposto alla pre$sione di 4-0 :i101osfere, o quindi vien chiuso ermeticamente. Il caffè colla soYdrchia pressioue perùo del suo gusto; con pressione leggiera non acquista una seria consistenzil; in questo caso viene formato in tavolette come quelle di cioccolala. L'estratto d'i caffè è preparato nel vuoto colla evaporazione della soluzione del caffè abbrustolito. Vo1.111e per lrt prima volta esposto nella mostra di Londra nel ,18li5 dalla « english con,dense,l ilfilk, company ». Secondo le ricerche del dottor W.igner tale estrailo conserva bensì il colore del caffè, non però le qualità sostanziali , disperse nella ev:ipo razione. l l fìeno fresco . - Viene più comunemen te nei paesi ca ldi con,,ervalf.l col disseccamento delle erbe; dura da I anno a 1 1/ , ; in seguito si po lverizza, perde il suo grato sapore e non è pitl nccetto dagli animali. Un perfetto dissec.comcnto lo preserva da lla muffa e dalla fl'l'llH;Jlt.:i7.iOlle. li lìeno per essere meglio e in ma~gior qu~ntità trasportnbile viene compresso con macchine. Uu altro modo di conservare il fi eno è cli asciugare superficia lmente le erbe, pigiarle quindi a strati , e disserni-
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narli di sale. Bisogna evitare, che nell'interno di queste masse si lascino dei cavi , dove si forma tosto la muffa. Nei tempi recenti si adattò pure il sistema di triturare il fieno, di mescolarlo con avena, frumento o fagiuoli sp_ezzati; quest.a miscellanea vien posta in un tinozzo, rivoltolata piLt volte, e quindi estratta ed asciugata con filtrì. Viene allora sottoposta ad una forte pressione tra metalli con le pareti riscaldate, riducendola così in pani di •l/20 del primitivo volume; tali pani sono asciugati in una stanza a 30° C. di calore. Conswrva del vino. - Il vino, quando è giovane, va soggetto ad una serie di cambiamenti, che influiscono sul suo gusto e sulla sua bontà . Ne sono la ca usa piccoli esseri organici, che o entrano tardi nel vino, quando è già in uno stadio di maturità, o sono già uell'u va o nel mùsto. Per conservarlo si usa: 1° di accrescere la parte zuccherina, o direuamente, o coll'immetterci rnos_to evaporato 11! fuoco a I mosto in fermentaz ione; 2° di aggiungervi dell'alcool, ovvero di unirvi una quantità di vino leggiero; 3° di mettere nel vino acido solforico od acido salicilico; 4° di bollirlo ed isolarlo ch1ll'aria. Pel pass~to usavano, per conservare il vino, mezzi superficiali; ora che si conosce meglio la enologia si procede con mezzi essenziali. E'.:co le principali sostanze 11limentari, usate nei paesi esteri, e di cui le amministrazioni mil itari con occhio attento seguono lo sviluppo per trarne profitto sia a favore del vettovagliamento delle truppe m campagna sia a sollievo degli ammalati e feriti nelle ambulanze. 1
si
O••gtE'H·i s,ition de1• el'!ld,•iscl1,en '.L'eleg1•upl1:ie in Deutscl,luntl /'ii,· tlie Zi"ecl.,e tles H1'"ieges. ~
Coi l:ipi di Ernst Siegfried Mittler e fìglio, di B-erlino , il signor von CnAUVlN, maggiore generale a dispositione, già direttore generale dei telegrafi dell'impero ha pubblicato un opuscolo portanLe il titolo <li: Or,q anizzazione della telegrafia elettrica in Gerniania pel servizio di g1wrra. Come si rileva dalla breve prefazione, l'11utore si crede in dovere verso 'l'esercito di esporre le proprie opinioni, fondate sull'esperienza di tre campagne, intorno al tema preso a trattare: e ciò ,$pecialmente avuto riguardo che nella storia della i?uerra franco- ~o-ermanica ' com._.. '
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pilata dallo stato maggiore, si trova bensì ciò che ha attinenza alle sezioni telegrauche di campo e cli tappa. che furono mobilizzate colla armala, ma si rinviene assai poco di ciò che riguarda la cooperazione degli organi della telegrafia di Stato, i quali non dipendevano direttamente dal gran qLJartier generale e non erano mobilizzati . Secondo lui è necessario mettere in luce quali siano le ingerenze -della telegrafia di Stato nel lavor-ìo att.inente all11 condotta ed ai bisogni dell'esercito e nel rifornimento di impiegati, apparecchi e materiali per le stazioni di tappa e di campo, come pure quale iudirizzq {lSSa debba tenere nella costrnzione, nell'assestamento e nel servizi.o delle stazioni ordinarie dipendentemente dalle possibili esigenze guerresche. A tale scopo appunto è diretto il suo lavoro, del quale ci li. mitiamo per ora ad l)Ccennare il contenuto, estraendolo tal quale dall'indice. Il hivoro ò diviso in quattro parti precedute d11 un'introduzione. L'introduzione contiene : a) un breve sguardo storico allo sviluppo dei telegrafi da campagna in Prussia e nell11 Germania del nord dalla guerra danese a - quella franco-germanica, inteso a provare la bontà dell'organizzafione prescelta; b) fondamenti dell'organizzazione della telegrafia elettrica stabiliti in occasione dell'organi'zzazione del servizio cli lappa per l'armata prussiana ai ~,t maggio ,1866; e) giudizi dei comandi superiori dell~ •I a, '.2• e 3" armata, sopra i servigi prestati dalle sezioni telegrafiche da ca mpagna nella guerra franco-germanica. La I parte tratta della necessità di basare la telegraua Ida campagna sulla telegrafia di Stato, ed espone quali siano i mezzi materiali e personali come : linee e apparati telt·grafici, impiegati dello Stato e pionieri. La II parte contiene: a) organizzazione dei telegrafi da campo in tutta la sua esten. zione e relativame,nte alla telegrafia di Stato, per qu11nto questa è chiamata ad agire nella preparazione della guerra e in correlazione -col servizio telegrafico speciale da campagna ; b) discussione del quesito risguardante quali siano mezzi per cui si possa accrescere la potenzialità della telegrafia da càmpagna , fondandosi sn lla propria e su ll'esperienza straniera . Suggerisce di: ,J O migliorare l'isfruzione dell11 truppa (formazione di un reggimento di telegFafisti) ;
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LIBLU
2. dimin uire di peso delle vettu,re; 0
3° ampliare ·la sfera d' azione delle sezioni telegrnuchc da
campo coll'introduzione di un sistema Morse trasportabil e; 4. 0 persuadere gl i ~1rficiali tutti intorno alla utilità ed alla' necessità della telegrafia elettrica . Quest.a pa rte contiene inol tre . l'orga nizzazione della telegr:i fì:i rli Stato, delle sezioni di tappa e delle sezioni di cam po. La III p11rte si occupa della condotta della telegr11fìa elhtrica in guerra : nell'offensiva, nella difensiva e nella guerra d'assedio. Nei primi due casi considera i var1 servizi: di Stato, di tappa, di campo, e nel terzo quelli dell'assediante e dell'assediato. La IV parte fina lmente dà una rappresen tazione sommaria dei servizì resi dalla telegrafia elettrica nella guerra franco-germanica, come attesta to della bontà della sua org:mizzaàone.
,les s ciences 'll'tiiilt1i1·•es. - Fascicoli di gennaio, febbraio e marzo . - Parigi , Bao.do in, ,f88~..
·.Toti1•1a ,1l
Il soldato (fine). - G. L. M. - La quistione del vestiario è considera ta, seconc\o tutta la sua importanza, nei suoi particolari . Per la copertura del capo, ripu tando inuti le di darle un carattere di difesa , si propone che, volendone conservare due ti pi per ogni soldato , uno dev'essere senza visi~ra, soffice e da potersi riporre nello zaino, l'a ltro il kepì, finora difficile a sostituirsi, deve sempre %sere portato in tesw , nè quindi può usarsi come copcrt.ura ria fatica o di confide nza. Circa la calzatura, si esclude quella con le ghette, e si dimostra l'utilità di non adottarne un modello solo ma più di uno in apparenza uniformi'. Per Ja caval leria si comprende che lo stivale è il so lo possibile. Si dimostra la nece3Sità cli dare al soldato un vestiario di ric:am bio, adottando un modello unico, che ser virebbe di parata quando è nuovo, e quindi passerebbe ad altro uso, e si entra nell'esame di altri pnrt:cola ri circa la tunica, il mantello per la fanteria, gli oggeui di tela, ecc. Qui ndi si accenna l'utilità di abolire tu tte quelle prescrizioni , che non sono rigorosamente necessarie, non escluso il t1Jglio dei capell i e della barba , e ciò per poter più contare per la correttezza della tenuta sull'amor proprio di ciascuno, anzichè sulla sola vigilanzà assai stretta
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e talvolta insufficiente. Svolgonsi poi svariate considerazioni per recl_a__ .. mare riforme e metodi atti a sviluppare l'intell igenza del soldato, il i:t> carattere, l'iniziativa, di rnani,~ra che la disciplina riesca a rinforzare i l suo vigore morale ed intellettua le e non già ad indebolirlo . E per ottenere ciò si fa vedere qu11nto sia nccessn rio un certo decentramento,. affìnchè la beneflca e legi ttima azione dell'autorità del comandante lao similc altra uni tà, possa esercitare tutta la sua benefica, compaania V ' . influenza . .f,e cr i,tiche al regolamento dì -m anovra del 1'2 giugno H75 (une) .. - '\-- H. ToLLrn. - Il pretendere che si possa da ,1800 a 1200 metn ~refBri re di far avanzùre due sezioni di ogni unità di cornbatti~1ento, ·anzichè procedere innanzi per sq uadre aggruppate, ~on p.arc ali a?toresia cosa saggia, poichè la sezione è assai più vulnerabile, n.e co_nvenie?te per l'assalitore, che deve gnadagnt1r terreno con le ~1 1'.1ort perd1~e: Crede alt.resì che le due sezioni della prima schiera d1ciascnnn ur11 t a di comùatti rncmto in marcia in ordine serrato non possano proteggere i ]oro movimen ti con fuochi di snlve, perchè qnesti 5on1> difuc ili, · inefficu ci e pericolosi. Ne fa quindi la storia della_ l?ro _origine ai nostri giorn i, anal izzando i fatti che .ne r~ndono a~sa1dtffìcilc_I.a ese. cuzione, e dornnnda se debbano servire dt base ali azione de~1s1v~. Dalle teorie svolte co'nchi udc, che nell'efficacia e clur_ante il pmna periodo del combattimento _i r!nforzi deb?~no ,ess~r~ c~nservati su terreni favorevoli nelle grandi distanze a, tm cl art1g:Jieria , essendo un a stranezza il far cominciare l'offensiva de' fnoch i, donde non si vede· lo ~copo eia colpire, ciò che spegnerebbe lo spi rìt? di essa. Non giudica quindi opportuno il modificare l'attuale prescrizione sul n~oc\o eh com: ba Ltere i cui inconvenienti si possono ovviare, facend'.> m modo cli attirar~ nella fanteria il più gran numero cl'intel\igenze elette, ed esercitandosi molto alla condotta delle lince' di tiratori nelle circostanze le più svariate p diffi cili. - I nfine ricava dal suo stud~o .<:elle _~orme· razional i snlla condotta ciel fuoco, cioè: vista la super1or1 ta dei tiri da c.acciatori non solo sui poligoni, rna vieppiù in campo di battagl ia, è necessario che le formnzioni permettano di servirsene il più che sia , possibile. I fu ochi a sal ve possono essere u~il!w1ti nelia difensiva, e nel l'offensiva contl'O la cavalleria, ma preferibilmente per squadre. I fuochi rapidi, nocivi alle grandi distanze, sono invece ~Ile brevi quel. li dell'atto decisivo, e per conseguenza i più importanti del combattimento. L'nutore propone in ul timo d'istituire una gr@de scuola ta t.tica applicata per l'un ità ~li principii: . La battagli a. - E la traduzwue d, un'interessnnttl conrerenzn di·
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E PERl0 DlCI
UBRI
ignoto autore, fatta nel 188·1 al circolo milita;e di Colouia. Incomincia dall'esaminare con esempi pratici delle ultime guerre quale debba ·essere il front.e d'azione ·di un corpo d'esercito. Svolge quindi il modo ,cli combattere del l'artiglieria e della fan teria così nell'oITensiva, come nella .difensiva, e la parte- che hanno nelle diverse fasi della battaglia. ·Offre infine un calcolo ~elle perdite che subisce un reggimento di fan,teri:1,avanzandosi per l'atlacco sino a '.iH,O metri senza tirare. Dell'ordinamento d.elle piazze fort'i e della loro d'if'esa. - La prima ·parte di questo lavoro si occupa ciel comando delle piazze e dei servizi .:annessi. Dimostra la necessità che il governatore vi sia destinato sin ·dal tempo di pace, e ne determina le attribuzioni, come capo supesiore. cli t.ut.to il personale militare nello stato di guerra, e dipendente d:11 s?lo. ~r.ande stato maggiore generale; come capo assoluto anche pei ·poteri cJVJh nello stato d'assedio. Analizza tutti i servizi mil itari, ci·vili, di fortificazione, di viveri, d'amministrazione, ecc., e la formazione tli uno stato maggiore del com:mdante; ac ·enna quindi alla mobilitazione di una piazza cd al modo di prepararla . Nella seconda part-e -si studia la composizione della guarnigione e come utilizzarla . Perciò :si riepilogano le norme di fare la scelta cli una linea di difesa , fissare fa guarnigione dei fo rti, determinare suHa linea di difesa il fronte di =azione di ogni battaglioue cli prima linea, aggrup pare questi battaglioni per settori sotto imo stesso comandante, dandogli una riserva speciale di buonissi me trnppe, conservare qualche battaglione come riserva generale, organizzare il resto delle truppe in guarnigione mobile, a dis!)osizio~e . del governatore per le possibi li operazioni, Poscia si passa ~ 1 lavon da eseguirsi, spiegando partitamente come ordinarli, da chi debbano farsi, quali debbano essere, in che modo utilizzare la piazza ,così ordinalll , quanto sia necessario un servizio d'informazione e cli t rasù1issionc d'ordini intorno alla piazza. La ter,za parte riguarda fordinamento e la difesa di essa piazza uello stato cl'ass~dio, cioè il periodo d'investimento, quello durante il quale il nemico si organ izza ,e la difesa propriamente detta, considerando la maniera della lotta, la resistenza delle posizion i avanzate, come possano essere disposte le artiglierie avversarie, come ripararvi e situare le batterie, ordinare il servizio dei pezzi, regolare h rapidità del tiro,. in che modo possa aver luogo l'azione della fanteria. - Si svolgono pure molti particolari circa la linea generale di difesa, l'armamento, le line,~ di fuoco dell a fanteria, l'a,;salto, i lavori di contro approccio ed. altri. Le nii,/izie e le truppe provino·iali, (Continuazione) . - LEO~E HEKNET.
Jstritz·ione sulle niarcie della cavalleria operante sola, - Vi si rias.sumono succintamente le norme che si debbono osservare, perchè-< gli uominì sieno sempre in grado di montar subito a cavallo, rimettendo t.ntlo in ordine in poche ore dopo l'arrivo negli accantonamenti. - L'ordine di marcia. il modo di vigilarlo, la regolarità dell'andatura, ~li alti, la velocità delle marce, tutto è brevernent-e determinato. .Tl corpo del genio ed il nuovo regolamento wl strvizio ·in cam- pcigna:--:.,_ Nou ti'ovasi giustilìcata la disposizione mantenuta di mettere un- colo01\ei10 o generale a capo del servizio del genio in un corpo· d'eser<:ito', potendo bastare anche nu tenente colonnello; nè credesi utile quella di affidare anche all'artiglierin la . costruzione di ponti, il che la distoglie dalla sua vera destinazione. Si lamenta che il nuovo· regolamento non detl'lrrnini bene le at.tribuziou i genera li delle truppe· del genio, nel.dette agli eserciti ed .xi corpi d'esercito. Si esamina la co-stituzione dello stato maggiore del gen io nei suoi quadri, constatandone la "Ìusta proporzione, anche tenuto conto di quelli dell'esercito tedesco. - \pprovasi l'au.uale ordinamento e non si ammettono le critiche, chele qua li tà mora li e materiali degli ufficiali del genio possono essel'e alterate dal le loro conti nue occupazioni in tempo di pace pei fabbricati militari. Si passa quindi alle truppe del genio, prendend.o per termine di confronto quelle tedesche, che sono di una forza doppia delle francesi . Si propone perciò di aumentarle dando loro un com plemento di attribuzioni . , A·11wnaestra·mento della compagnia per il combattiniento. - E il sommario di una recente pubblicazione tedesca molto lodata. Come Parigi pnò essere attaccata. Come de1i' esse1·e di/'esà. Generale CossEHON DB VILLENOISY. - Dei quattro mezzi per rendersi padro'ne ·di una città for te, cioè la sorpresa, il bombardamento, l'assedio regolare ed il blocco, l'autore crede che quest'ultimo, come nel, 1870, sarebbe preferito contro Parigi. .lVla dopo gl' importanti lavori di fortificazione compiuti, la linea d'i nvestimento, perchè di molto al lontanata, non potrebbe essere continua. Ciò posto, esamina quali posizioni si offrano ad nn avversario, d10 volesse assediare la capitale della Francia, dimostrando per esso la neccsistà di occupare al uord ed al sud la cresta delle collin~, e di trincerarsi negli altri lati doveesistono aperture nelle col line, e specialmente in quei punti dove le acque si sono scavati passaggi. A suo avviso , considerate le risorse cli cui dispone Parigi , ed il difetto della linea di circonvalla-· zione nemica , che si estenderebbe per circa 220 chilometri, la infe- , riorità dell'attacco sulla difesa è incontestabile. Sostiene con molte rll-· 1
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-gioni la necessità di adottare la difesa altiva, e fìn dal principio di ,una guerra organizzare la popolazione parigina per renderla pronta ,ed att~ a c?mbattere appena si presentasse il nemico. I corpi una volta Jormat1 non dovrebbero rimanere ch iusi nella cinti,, ma accampare e accantonare sotto la protezione dei forti. Questo sistema avrebbe iJ vantaggio di disciplinarli, sottrarli ad intlnenze dannose, manterrebbe lontani i corridori nemici, e più tardi indebolirebbe la linea d:investimento. Iodica infine le varie posizioni che le truppe della -d ifesa pot.rebbero occupare sia per accampare sia per agire con van,taggio . 1l proposito delle ret·i ferrov·iar'ie della Francia e della Germania. _- A. G. - E.samiua le due reti partitamente, la traversata di Parigi, 1] trasporto d1 un corpo d'esercito, il mezzo di ,,ccelerare il movime~to, la possibi litit di essere prevenuti sulla frontiera, l' importanza •cnp,tale. delln direzione, i mezzi e la direzione nel 4870, l'abuso della fortifìc11zione dopo questa epoca. Conchiude che i mezzi di concen.trarneu to per la Francia non sono inferiori a quel li dei Tedeschi: -che se per qualche caso gli avver$ari prendessero qualche precedenza, uou bisognerebbe credere Lutto perduto. Ma anzitutto sost.icne eh<~nella vera conoscenza dei princ,pii dell'arte della guerra, nella destrezza di impiegare le armi perfezionate, e nell'esser pronti ad ogni sacrifizio s ta la speranza della vittoria.
Le S1,ect(1leHP i1lilit(ril-e. -
e marzo. - Parigi, ,f 884.
Fascicoli di gennaio feb braio '
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Esercito d,i, spediz·i,one, esercito d'Africa, esercito colon·iale. _ A. G. - Ri levasi che dopo i fatti di Tunisia e del Tonch ino !'or{!inamento miliu1re francese non risponde a tutte le necessità, essendo costi tuito in v_;s~a di una guerra generale, sicchè non se ne può di~t.rarre una m1n1ma parte, senza tema di compromettere il meccanismo :lei la mobilitazione. E tenuto con to di varie considerazioni, si riso!ve 11 problema con la proposta di creare i tre eserciti distinti secondo fen unciato di questo articolo. L'esercito cli spedizione uon avrebbe reclutamento speciale, dovrebbe essere sempre pronto ad entrare in campagna in ~,i, o 36 ore da ll'ordine ricevuto. Quindi i suoi effettivi devono essere al completo, e la sua forza numerica quella di ùn corpo
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d'esercito, cioè 30,000 uomini di tutte le armi, alimentata non da reclute, nia da giovani soldati con 6 mesi almeno d'istruz!one. prel~vati dai corpi vicin i. La sua dislocazione do vrebbe essere m una pos1zione centrale interna sopra nodi di ferrov ie. Una riserva formata in modo speciale al:ment(;>rebbe i suoi vuoti in guerra. Formerebbero la fanter~a cli qnesto corpo 35 quarti battaglioni su ·1O reggimenti di 14- compagme ciascuno. L'esercito d'Africa per le condizioni del clima potrebbe essere forma to rli 1/ 6 di reclute ordinarie del contingente francese; 4/ 6 dì volòntari nati o residenti in Francia; 2/ 6 di volontari indigeni o coloni; 2; 6 di ria~soldati. Il suo effettivo dovrebbe ammontare a 30, 000 uomini . Lo stesso reclutamento e con le identiche proporiirmi è proposto per l'esercito coloniale, ma indicando maggiori vantaggi pec~1niari sia nell'alta paga, sia nel premio di riassoldamento. Tuuo ciò che è dimostrato per la costituzione della fanteria s'intende esteso anche alle altre armi. Circa la cavalleria si accenna l'utilitil di avere fanti montati, essendo tro ppo dispendioso e diflìcile l'invio in lontane reoion i ed oltre il mare, di squadroni intieri, ed il rifornirli. ~. Stnd'io suUà ba.tta17/,ia di, San Qu:int·ino . (Fine). - Vi sì esaminano le cause generali che infl uirono sulla marcia dell'esercito del nord e sulla perdita di quella batt::,glia. Fra le prime si accenna il minor cammino, che dovevano percorrere i Tedeschi per giungere a San Quintine, avendo essi a disposizione strade più dirette ed in mi~liol'e stato, la muggiore mobilità , l'aver potuta conoscere rapidamente J,1 vera direzione del movimento dei Francesi, che per la poca cavalleria non poterono dissimularla . Fra le altre notasi l'aver dovuto il generale Faìdl1erbe accettare battaglia attorno San Quintino in posizioni troppo estese per le sue forze, con un esercito divi:;o in due parti da un ostacolo insormontabile, o sotto la minacòa di veder le sue truppe tagliate dalla lorc linea di ritirnta. ~ifetto del ~ia~o di ba_ttaglia del generale Goeben, sembra allo scrittore cieli articolo, s.ia stato il non avere agito secondo il principio di operare c~1~ la più granrle massa possibile uno sforzo combinalo sul punto dec.1s1vo, eh~ per l'esercito germanico era al la sua sinistra, verso la strada di Cambra1 e di Bohain, le due linee dì ritirnta del l'esercito del nord . Sotto questo aspetto credes.i che l'occupazione di Fayet era della più alta importanza pei Tedeschi per 1;endere poco possibile la ritirata dei Francesi. Invece per la iniziativa lasciata da Goeben ai suoi luogotenenti Ja battaglia per parte delle ,me truppe degenerò in un insieme di lotte parziali , nelle quali ciascuno dei gruppi agiva, secondo .il ~roprio impulso, senza troppo curarsi del collegamento. E pure gmd1cata ecces-
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E PERIODICI
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siva la prudenza dei Tedeschi dopo il combattimento , la quale permise ni Francesi di ritirarsi senza molestia. Ricord:i rnilitar'i, del generale barone HuLO'r. (Continunione). Ouer1·1i tm·co-1·1tssa 1877-1878. Snleyman pascià ed il suo pro· cesso. (Continuazione). - FAus·r-LuRION. - Vi si riproducono i dodici quesiti formulati dal presidente la corte di giustizia in seduta segreta, il voto pronunziato su ciascuno di essi da ogni componente la detta corte, e la sentenza che riassume tutta la storia .del P,rocesso, l'esame degli atti di accusa, la requisitoria d~l procuratore generale. Con ta le verdetto la Corte, ritenendo quattro capi d'nccusa, rimase convinta, che per le erronee misure adottate eia Suleyman pascià , gl i eseroit.i dell'yst e dell'ovest del Danubio non poterono operare.la loro ricognizione, che il nemico ne trasse vantaggi mora li e materiali. che profittando del tempo perduto dai Turchi potè far venire dei rinforzi consecmivmnente, ed aumentare la sua potenza, che in seguito tutte le operazioni dell 'esercito ottomano, si urtarono di difficoltà in difficoltà e che questo errore fu il preludio di tutte le sventure dell'impeto ; delle perdite irw:dcolabili con le qual i la guerra fu chiusa . Le agùazion'Ì in Algeria. ,(Continua) . - KrvA. - Vi si descrive il Gourara, regione situata al sud degli Areg ed al nord delle oasi del Touat, bagnnta dal Mcssàhoud, che viene da Fignig, ricca, che traffica col Sudan, col Marocco cd un poco coll'Algeria. Vorrebbe.si che la Francia pei suoi interessi coloniali stabi lisse delle relazioni eon quel paese poco conosciuto, e di cui non si hanno · serie cognizioni geografiche. Il Regolamento de.l 23 ottÒbre 1883 wl servizio delle piazze ('I). Accennata Ja mancanza di disposizioni uniformi precedenti il ,186:3, vi si ricordano le varie ordinanze che regolavano tale servizio in modo differente da una piazza all'altra . Indi si esamina il nuovo Regolamento, che si riconosce più preciso nel determinare a quali città spetti il nom<{ di piazza da guerra, ed a quali ufficiali ne possa essere affidato il comando . Notasi l'abolizione di talnne prescrizioni divenute inutili oggi circa il riconoscimento alle porte ed il servizio in generale di pace, per cui è stabilito l'ottimo principio, che consiste nel ripartirlo per frazione costituita. Ma non si giudica sufficiente l'aver migliorato il riposo agli uomini della fanteria, limitandolo a sei noui al minimo, mentre tuttora si. conserva il priv ilegio antico del cava. (i) Ved i: li Nn.ovo Regol<miento Francesevet sei-viz·io dell'esenito in cam.vaona nella. Rivista A!iWare Itcilianci, dispensa di mal'zo, :188/r..
liere, che ne fruisce per dieci. Lodasi la distinzione tra il servizio di ouarnioione e quello della difesa, diretto da un ufficiale designato : in dai tempo di pace dal presidente della repubblica, perchè l'azione difensiva possa così essere ben preparata. Osservasi però, che non solamente rpiando la guarnigion~ sia composta di cavalleria, artiglieria · e genio, debbasi restringere il servizio di pi~zza,. ma sempre_. Quest~ restrizione al puro necessario e la partec,pazLOne propol'Zlonale d1 tntte le armi al servizio cli piazza, dev'essere il vero prinèipio cli esso, atto a far sparire tutte le ridicole rivalità fra quelle ed a stabilire il loro mutuo appoggio. Altre osservazioni si fauno su altri articoli del regolamento. Co!;Ì favorevolmente accolta è la regola, che appena pubblicato l'ordine della mobi litazione il governatore, od il suo supplente, prenda subito il comando della pinzza, costituisca 1~ riunisca il consiglio di vi rrìlanzil delle· provvisiùni, il consiglio di difesa, e metta in esecuziine tutte le parti del progetto difensivo . Infine rilevasi il bisogno di una maggiore precis.ione e conformità nei regolamenti laddove trattano <li servizi simili, e notansi alcun i· progressi circa le prescrizioni ., degl i onori. U,i cwp,itolo inecl'ito .s u Ligny- Vater!oo - Paris. - E. 13. - E la pubblioazione di un rapporto inedito, indiri.zzato c!al generale Hulot, comandante la 3a divisione del fi. 0 corpo eh esercito francese, al generale Gérard, comandante io capo di questo corpo alla battaglia di Ligny. Vi si espongono particolareggiatmneute tutte le operazioni di quella divi5ione dal principio della campagna del ,J8H, sino alla tregua sotto Parigi. · · La sped!izfone 'inglese -in Eg-itto. - Si fa la storia de!Je cause della 0cruerra, oenerata da i grandi interessi finanziari che l'Inghilterra i:, • I d. . p!'ese a proteggere comu nazione ern~1entemente. marilluna._ . n 1 s1 esamina Ja composizione della Ootta mglese e d1 quella eg1z1an11, ~ poscia il valore dell'arrnatn inglese, di cui si offre _un .crua~lro quas1 completo, chiuso con l'osservar.ione, che mo lgraclo 11 riordma~cnto, molto rimane ancora a fare, perchè possa dirsi all'altezza de, prool'essi moderni. Si rias~umono poi le diverse fasi dell'esercito egi;iano cfall'ordinamento di Mehernet-Alì nel 18H fine, alle c0nclizioni in cni trova vasi, nel momento della rivolta di Arabi-pascià. Narrasi il bombardamento di Alessandria, descrivendo la situazione della città, il suo aspetto, le opere di difesa d'Alessandria. . L' esei·c,ito serbo nel 1883. - NoEL DESMAYSONS. - Tratta del nuovo riordinamento decretato nel principio dello scorso anno. L'esercito è diviso in tre bandi . Il primo si compone delle truppe attive e loro ANNO XXIX, _YOJ.. li.
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E PERIODI CI
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riserva, il secondo è formalo degli uom ini che hanno compiuto la ferrna nell'esercito permanente e costituisce là seconda linea, il terzo serve alla difesa interna del paese. La durata del servizio attivo è di due ::inni, il reclutamento è ' fondato sul sistema territoriale: tutte le forze dei tre baud i si com pongono di 20 ,"20 uom ini. Il ·regolamento del 28 c/;icemb,re 1883 rnl servizio ·intM·no ('I) . A. G. - Analizzato in tutte le sue particolarità ed in confronto. al precedente, è in generale sfavorernlmente giudicato, percltè muta Len poche disposizioni preesistenti, e credesi che fra non molto debba cedere il posto ad no altro regolamento, che sia in realtà più in armonia coi costumi della nazione francese, 15011 la nuova tattica ed il nuovo ordinamento. A prnpos·it ? dell'eseri;ito colonùile. - SPES. - Vi si propone di fondere in un solo l'esercito d'Africa e quello delle colouie, e. di formare, mediante un nuovo riord inamento delle truppe esistenti, 108 ])att::iglioni. L'artiglieria si comporrebbe di 4 reggimenti a 3 battaglioni di t~ batterie; ciascuno dei reggimenti avrebbe '.2. batterie montate, 4 a · piedi e 6 da montagna. Il gen io si cornponebbe di 2 battaglioni ., ii- compagnie. Iufiirn per compiere il sistema si vorrebbero sopprimere i quarti battaglioni dei 1H primi reggimenti di fanteria e fonderli nei tre primi. I quadri degli ufficial i sarebbero mantenuti in parte, e posti al seguilo ·dei reggimenti per sostituire gli ufficial i distaccati per qualche . motivo, ed in caso di mobilitazione ~ervirebbero a formare un quarto battaglione di riserva, uno di uomini della riserva, di cui il posto sarebbe tutto indicato nelle fortezze. Questo sistema permetterebbe di accrescere le ·12 compagnie attive a HO uomini e le compagnie di deposito a 87 nomini, e ta li. risultati si otterrebbero con uoa economia di ,I. a 5 milioni, che potrebbero utilizzarsi per un ificare i diversi stipendi degli ufficiali e per aumenttire quelli degli ufficiali inferiori. ll yenerale Chanzy per M. A. Chtiq'uet. _: E. B. - È un esame di una recente opera biografica sul comandante l'esercito della Loira . Il volontariato d,ri ·un anno e la prossi ma legge sul 1·eclutarnento. PrETHO L1rnAuTCO UllT . - Esaminate le varie questioni sollevate dai fautori e dagli abol izionisti del volontariato di un anno si discutono le riforme di cui è capace, concludendo di conservarlo, 1 abolendo gli esami speciali, e restringendo il diritto al detto volontaria to ai giovani ,provveduti di diplomi particolari ed agli allievi di scuole designate. Di 1
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(I) Vedi l'anali~i cl)e ne
ra
la lli'visla 11/ilitare llaUana, dispensa di aprile I88'..
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:fronte a tale diritto e vantnggio starebbe l'obbligo di restare nella riservn otto anni invece di quattro, cioè dne anni di, riserva in più per ogni anno di dispensa da l sei·vizio attivo. L'esereito di riserva in 1111 modo potrebbe trovar mezzo a com piere facilmente i suoi quadri ·d'ufficiali e sot.tufficiali. Ristretto così il numero dei volontari si potrebbero riun ire per gruppi di 30 o 40 al più in taluni reggimenti e so tto una dii·ezione. Essi non dipenderebbero dalle loro compagnie che per l'amministrazione soltanto, ma sarebbero trauati come gli .al tri soldati. Le compugnie di fànte1·ia montate. - KrvA. - Le vorrebbe composte con volontari europei o indigeni presi nell'esercito, ai quali si .aggiungerebbero alcune guide pratichi~ del pàese., armate di rivoltelle -e di moschettoni d'artigl ieria con baionetta, sufficiente contro le tribù. .arabe. Propone per le bardature e le selle, quelle riform11te dei reggimenti ,di canilleria, per la rimonta l'acquisto di muli arabi, che si potrebbero avere al prezzo di 600 franchi ci:,scuno. Con ciò si sopprimerebbe il pesa nte onere · che grava le tribù fedeli, si sop primerebbero i sol;;rars, il cui nutrimento accresce il convoglio della colonna, si .avrebbe più sempliDcnzione nelle scritturn arnm inist.rative, ed invece ,di spendere, come oggi 1;46, 000 franchi ogni anno pel mantenimento ,e la requisizione di 100 r1uadruped i, se ne anticiperebbero 60,000 .<1\'endo migliori cavalcature, che $i potrebbero rivendere, quando non ,occorressero più. Leltera inedita su Gcmbloux- Vavre -Parigi. - Fa seguito al c_apitolo inedito su Ligny-Vaterloo-Parigi , ed è indirizzata dallo stesso· ,autore, generale Hulot, ad un colonnello, di cni s'ignora il nome . Egli nel riepi logare dice non poter<;i attribuire al tale od al tale altro ·luogotenente del l'imperatore l'iosuccesso della campagna del '18 15, ma alla giornata del 116 giugno, dal momento che quella seria bat- taglia non raggiungeva lo scopo di battere uno dei due eserciti nemici, ,e quindi non restava che ben poca probabilità di successo finale. Una nota al la detta lettera tratta un punto controverso della storia, ~cl è quello circa l'arrivo del generale Bourmont allo stato maggiore prussi::ino, che determinò gli alleati ad uscire dal loro torpore, e fece mancare, in tuLto od in parte, la sorpresa sì abilmente preparata da Napoleone I. · La battaglia dell'Assietta per VITTORIO DADOfaUIDA, - Traduzione <lei capitan~ ·.LAPOI\TA. (Continuazione) . Qitest?'oni di .tiro. :_ A. G. - Vi si riproducono due tavole annesse ad. un opuscolo . recente pubblicato da un ufficiale dello stato. 1
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maggiore tede~co: .4ppli-cazione del giuoco d,i, gi_w ·ra e linwiti, della sua. 11t'i-lità. Esse contengono i risultati dei fucchi di fanteria in un minuto con ,100 fucil i, è quell i di una batteria ne) tempo stesso. Progetto cli creazione di SMALAS di camelli nel sud clell' Alger-ia. - K1vA. - Proponesi di formare una specie di deposito per rimonta di quei quadrupedi in luogo atto a resistere alle sorprese, sottoponendo l'amministrazione e la direzione di detto deposito ad un consiglio presieduto dal comandante superiore del circolo . .Ponte divi.sib,i,l,c e portatile. - F u esposto in qnest'i\nno da lla ca6a Decanville, e giudicasi utile per l'eserci to in campagna o nelle· spedizioni co loniali. La confe1·enzq, dell'anidiica Giqvanni Sal'Vatore ('I). Docwrnenti storici. e milita,r i E. HuLoT. - Sono tre let.tere, di cui la prima riguarda i tiratori del Po nella grande armata, la seconda contiene un succinto apprezzamento su-Ila guerra della penisola iberica, la terza è un · ordine del giorno indirizzato àl 1° battaglion~ dei cacciatori n piedi.
Ne,"e lfl'ilitm•isclte Bliitte,•. -
1° Trimestre ,f 884.
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l' sistemi 1nilùa.ri di Eiiropa.
Proposta, per semplifìcare e rend&re più profìcua ·l' op1wa dei pionieri di fanteria. Sulla mwla d'equitazione pe-1· gl!i tifficiali cli ca·valleria. Stud:i miclitari (Continuazione). - Nozioni di cartografia. Cenno storico clelki cartografia presso i Greci , i Romani, ecc. Varie specie cli proiezioni. La F'1·ancia in A.lgeria. Osseroa.sioni ~i+l hwgo. - Dopo la cam- · pagua tlel ,t 870-7 1, la Francia vide formarsi una nnova Europa; da ogni parte sorgere burriere contro l'espansione del dominio gal lico, e sul Reno la gigantesc,, figura dell'impero tedesco. Era più di quanto la .vanità francese potesse sopportare. Quindi riforme d'ogni specie all'interno, e sforzi continui per riacquistare il prestigio all'estero, ful'Onò il lavoro di tutti gli uom ini, che dal ·187 1 si sono succeduti 11 1 governo in Francia. Ottenere qualche successo fo pel governo unii . 1
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(1) La. Ui-vista. .1/iWare Italiana dello scorso aprile ne ha dato la tracluzio.rie.
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<Condizione di esistenza. Ma sul suolo europeo la situazione non era favorevole. I successi bisognava cercarli altrove; per quanto Ja strada fosse lunga ecl incomoda, i Francesi non esitarono a prenderla. Gli uomini di Stato, il mondC\ finanziario , gli speculatori, gli avventurieri, fissarono il chiodo in un impero coloniale, ed oggidì al Tonchino, .al Congo, a i'.fadgascar, solda-ti francesi conquistano e gente d'affari s'affaccenda. Ma il terreno che meglio permette sono le coste mediterranee dell'Africa. Seguono alcune memorie storiche su questo territorio e la sua descrizione topografica, con notizie particolareggiate sul le principa li città . Le nuove difese della F1·ancùi. - Forisr. - Estesa rassegna del· -l'opera che, sotto questo titolo, venne pubb lica ta dall'iogeguere fran-cese Ténot . .P1·envi di tiro 'Ìn Russia. ..::. Dopo !'esperienze dell'ultima guerra, !a tattica della baionetta, tradizionale nell'esercito russo, è andata molto in discredito e non ha quasi più oggi cli chi la sostenga. In vece, nella .stampa mil itare, si propugna vivamente l"utilità cli dare il più ampio sviluppo ::igli esercizi del tiro a. segno, per mettere la truppa in grado ,cli usufrufre tutt.a l'efficacia dei fuci li moderni. Il governo non è restìo ttd accogliere questi coilsigli e ne è prova, non solo l'adozione del fuci le Berdan, ·un'eccellente arma da guerra, ma anche la pubbli-cazionc della Nuova istruzione snl tiro, in cui s-i rende rngì~ne a ,t utti i principii che regolano attualmente rrnesta materia. Però diflì,coltà maggiori cfle altrove si oppongono, in Russia, all'esercizio pratico del tiro: le condizioni speciali di moltipresidì, la mancanza (in molte ,guarnigioni) di località adatte pel tiro, la .brevità degli esercizi estivi, -e soprnlulto la scarsezza di cognizioni sul tiro, che fu finora una ,caratteristica di ·molti ufficiali russi. Il governo però fa il possibile per ·-vincere queste diflìcollà e, con tutti i mezzi materiali e morali (specie , •con un ben inteso sistema di ricompense) è riuscito ad eccitare una ·1lobile gara, non solo fra la truppa ma anche fra gli ufficiali , molti -dei quali mostrano C'ggidi, per que:;to esercizio un vero entusiasmo. L'instcibilità dei niinistri della guerra in Francùt. - L' ·I ,1 diçembre 1630 fu nominato il primo ministro della guerra in Francia, -.certo marchese di Sablé; il 3 ottobre 1883 si dimise il genera le Tl;ibandi~ . In questi 253 anni la Francia ebbe 99 ministri della guerra, i quali così restarono, in media· 30 mesi ciascuno iu uffizio . .Fra detti ,ministri ve ne. sono ,17 che conservHono il potere oltre i 5 anni; più a lungo di tutti lo conservò Luvois: 29 anni ; mèno di tutti, Du,mourienz: i giorni. Questa statistica dimostra, che il rapido COI1$lllno 1
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dei ministri, della guerra non è una prerogativa speciale dell a seconda, repubblica. Del danno che, da questa instabilità, ridonda all'esercito se· ne arcorgono anche i Frnncesi. Da qualche a11110 ve11ne crenta la cn rica, -di c:ipo di stato m:igg:ore e recetemente quell:i di souo segrern rio di ~tato . nel_ ministero della gnerra. Con ciò si è ottenuto lo scopo dr rip:irt1re 11_ la,:oro e :illeggerirc il ministro; ma non di rendere più stabile la d1rez1one del lavoro. Infatti, cambiando il ministro, cnmhi:io(} il cnpo di stnto nrnggiore·e il souosegret.ario cli Stato, i qu:i li non altro sono se non creature del ministro; volondo renderli quasi indipendenti e dare loro una personal ità propria, se ue fa, nelle condizioni della Franci:i, dei personaggi politici; il che è quanto dire ~O(!ùelli alle mutazioni quanto il ministro. ~o Jlarcie d' in-cerno. Lei legge milit,11·e al 7rnrla111ento francese . . Idee intorno alla cavalleria fri Italici. - Breve rassegna dell'nr.:.. 11colo del colonnello Hoselli intitolato: La cavalleria . Studio e proposte,. st.-impato nella R'iv·ista 111.il-itare, puntnta di ottobre 'I 883. La quistione delle JJiastre per la cli(esa c/c:,/le coste e le relative esperùnze fatte nella p'iazza cli fi1·0 di Grtison, 'in J?nckait nel 1883. - V. ScHiin. Sull' amnento della precisione dei tiri presso la fanteria. - Si fauno pro poste rigua rdanti i bers:igli e le va t'ie specie di ti1·0 ; si conchiude che f'uliliti1 !:'lraonliuaria degli esercizi cli tiro è o««idì ricouosciuta in tutti gli eserciti; che so pratuuo hisogna infonde ri~iel soldatola fiducia nella sua arma e uel!a propria abilità, a fine di meuerlo nelle co nd izion i cl'nnimo, che sono necessarie per pnntare con trnnquill iw. e ottenere buoni rimirati. I l. S . G?ttardo e il suo accm.spallo 'verso sud. (Con tinuazione). I nfluenzci della telegra{,,a snll'odiernct condotta della guerra. Dopo che l'a rrnamenlo, l'istruzione, l'ordin3meuto cli quasi lutti gli. eserciti _eu ropei . posnuo sugli stessi principì e si trovano qnnsi o egt~aJ· grado d1 perfezione, la rapidità, ossia la quistione di tempo, è di venta~a t~n:1 delle principali in tutti gli stadii di una cn111pagn11. F in clnl prmc1p10, la precedenza nella mobilitazione e nella radunata port:1 l'inestimabile v.-intaggio del l'iniziati va. La scelta del momento io cui cominciare la mobi litazione è della rna$sima iniportauz:.i . ]Ifa questa scelta, che dipende contemporane11m,mte da chi dirige le cose 'della guerr11 e da clii ha iu nrnno i lì li della pol ica, si fonda suil'esnt.ta couoscenw della si lt1a1.ione. Or.i , $ia che le trnttative vadano a lungo come 11 1 tempo della gt{erra,
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di Crimea , o sia che il fulmine tengn rlietro al bnleno come nel 1870, le fasi successive della quistione da cui può nascere la gnerra ~ono porta te dal telegrnfo; le. notizie 5'incalznno, le clomanrle e le risposte si seguono immediatamente; qui ndi il momen to propizio per co1ninciare la mobilitazione viene e pnssa rapidissimo, srnza lasciar gran tern po ·a ponderazione e consigli . Ecco una prima conseguenza del telegrnfo, la quale 11e genera un'11ltra eri è la necessità che ch i dirige le cose dell a guerra non sia totalmeutc estra neo alla poli tica e vicever~a. Già fino dal tempo di pnce debbono essere ponderate le proba bilità pro e contro, e gli aiuti che possono aspettarsi cfo questo o quell'nllcato. Se rapolcone III, alla vigilia della g11 erra del 11870, avesse conosciuto esattamente le condizioni degli eserciti italiano ed aust,rinco , non si sarebbe cul lato nell.-i spernnr.a di ai 11ti, che Austria ed Italia, anche rnlendo, non potevano recare in tempo. Qnando per la prinrn volta si trattò dell'al leanza fra l'Austria e la Germania , questa pose per prima condizione il riordin.-irncmto rleH'esercito, e dopochè l'Italia fu :imrncssn terza in quest'::tlle:in1.:.1 , non m.-inc.irono, nel la sta mpa tedesc.-i, esortazion i d'ogni specie, perchè questa potenza desge .-i llc soe forzo mil itari unn costituzione e un indirizzo più offensivo; rendesse l'esercito di 1° linea più ntto ad opera re oltre i con nni, e creasse nello stesso tempo, una potente fl otta da guerra . Un':1llec1nza tanto vale quonto può rendere e oggidì, grnzie alle fe rrovie ai telegrnfi, chi 11 0 11· è apparecchiato non arriva io tempo. Una volta lo scoppio delle osti lità ora sempre procec.luto eia coucentramen ti di truppe ai conlì11i , compre di cavalli , principii di mobilitazione, ecc., ccc., con cui s'intencle,,a dimostrare la serieti1 dei propri propositi . Ma oggiclì il telegrafo porge il modo di couoscercimmedi.-itamente quanto ci sia di vero e d'apparente in qut>ste dimostl':11.ioni; le rruali perciò l'i escono inuti li, a11zi ta lvola dannose; perchè. porgono al nemico il destro di precipitare, se vuole, gl i avvenimenti . Nal ~ 870 un telegrarnm11, alt.rcuaoto sempl ice nella forma quanto grave di significato, mobilitazione generale secondo i l p'iano, svegliò contcmporauea mente, iu quasi ogni angolo della Gel'manin, nn'auivitù febbri le; domamle e ri~poste lrn la direzione centra le e i comandi locali s'inseguirono coll:i rapiditit del fulmine; in pocui giorni l'esercito era pronto per la radunata; dopo ciò un correre, un incrocia rsi, di treni io tulle le direzioni, senza confusione, senz'urti e iu altri poclii giorni, tutln la parte va lida della popolazione era t.rnsportatn al confìnr. Senza il telegrafo, tuttociò sarebbe sta to impossibi,le. Se invece dell:i Germania si piglia per esempio fa Russia o l'Ingliil 1
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terra, i servm che, nella mobilitazione e .radunata, può rendere il telegrafo sono anche più evidenti . ·Perché un ordine tla Pietrohur110 giungesse ai confini dell'impero russo, ci volevano una volta delle settimane e un mese non bastava perchè un ordine giungesse da Londra alle estreme colonie inglesi. Ora si parlà agli an tipodi come ai vicini di casa . · Un'altra conseguenza de-I telegrafo (sempre in unione all<~ferrovie) è la facilità dì approvvigionare grandi masse di truppe, raccolte su piccolo spazio, e quindi l'ìndì pendflnza della condotta della guerra dalle vettovaglie locali. La · storia moderna ed anche l'antica ci presenta esempi di eserciti nu merosi, quanto gli attuali, che fecero spedizioni lontane e non fallirono in causa delle mancate sussistenze. ì\"apoleone I fece Ja :,pedizione di Russia, e tanti secoli avanti, Serse aveva fatto quella di Grecia. Ma lasciando la spedizione di Serse, che cominciò ad ~ssere preparata dal padre di chi l'ha fatta, Napoleone nel if8,J2 ebbe a sue disposizione, per raccogliere vi veri e ripartirli nei siti opportuni, tante settimane, ànzi tanti mesi, quanti allora ne abbisogna. vano per radunare e mettere in moto un esercito, come quello con cui foce la spedizione cli Russia . Invece nel 1870, tra l'ordine di mobilitazione e le prime grandi battaglie, passarono 18 giorni. . Col principio delle operazioni sarebbero terminati i servizi del telegrafo, se la moderna tecnic;i non fosse riuscita · ad intromettere i telegrnfi di campagna nell'organismo stesso dell'esercito, collegando i vari reparti tra loro e col comando supremo. Conseguenza diretta di tal fotto, si è che il comandante in capo è in grado di avere conti-:nuamente soll'occhio un quadro completo della sitllllzione generale, di decidersi in conseguenza a far conoscere immediatamente, ai capi in sott'ordine, le sue decisioni. Quest'aumentata facilità, pel duce Slipremo, di tenere le briglie, può, secondo taluni, menomare la necessaria indipendenza dei comandanti dei grandi reparti; ma il comandante in capo, se vuol essere tale, avrà sempre troppo da fare nel proprio campo, per invadere l'altrui. Ad ogni modo di tutto può abusarsi ,ed anche del la telegrafia . Le forze che ogni giorno la scienza strappa al la ri:itun1 -e trovano applicazione in guerra, sono a favore del pitì intelligente. {Continua). L'igiene milita1·e. Lwoori teorici e pratici degli u,ffìciali russi.
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61•gt1n de,· 11.lilitit,• - W,isse11,scluiftliclien Jre,•eine.
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Voi. XXVII, 4° fascicolo e XXVIII, 11°, 2 e 3° fasc.icolo .
. \ ll s·isteina dei grupp·i , sotto l'aspetto tattic-o, strategico e /ort·ifi·Catorio. - RErrz, tenente colonnello. J pr1>m,i soccorsi ai fe1·ùi. -
M:1Kuucz, dottore in chirurgia . Sul nntrimien,to , · con speciale r·ig1w1·do a quello dei soldati. KunY, medico di reggim_ento. - Si tratta, in modo tecnico, delle perdite, che l':llimento giornaliero deve riparare e del modo e proporzione, con -cui vi riparano questi e quelli alimenti; si conchiude colle seguenti 11arole di Moltke: « Quando da un uomo si richiedono i massimi .sforzi intellettuali e corporali, egli non deve soffrire penuria . In campo nessun alimento può costar caro quanto il cattivo ·». Le grandi 1nano1we clcll'ese,rcito francese nel -i883. - Estratto di ,osservazioni e giudìzi di giornali francesi. Sguardo rewospetti-vd sulla vita nvil-it((lre in A1.1sttia nel 1883. La cawUe1·,ia nissa nella sua attiiale fase di s1,ilttppo. - \NAL_TI!Of l'f:N, colonnello. - Le grandi riforme che ebbero luogo in questi ultin1i tempi nell'ordinamento 1lella cava lleria russa, i progressi da essa fotti nell'istruzione, la sua dislocazione e la sua forza numerica; meritano la più sàia attenzione da parte degli Stati confinanti; tanto più che, nella stampa militare russa, non si fa alcun mistero dello scopo a cui mirano queste riforme. La Russia conosce la grevczza incvitabil.e dei suoi apparecchi di mobilitazione, e sa 'va lutare appieno lo svnntaggio che le deriva dall'aver bisogno di 5 o 6 settimane, per mettere il suo esercito sul piede di guerra, mentre due settimane bastano all'Austria e alla Germania. Per ovviare a quest'inconveniente ha dislocato sui suoi confini occidentali e meridionali 9 di visioni di cavalleria, così · ordinate da poter })assare i confini al primo scoppio delle ostilità ed armate ccl istruite per modo, da potersi non solo misurare colla cavalleria nemica , ma anche colla fanteria. Questo è ·il vero motivo della conversione degli ulani e degli nssa1;i in dragoni, o, com'altri disse, in fanteria montata. A queste divisioni, in caso di .guerra, spetta il còrupito d'invadere il territorio nemico, rompere ferrovie e _linee telegrafiche, assalire le stazioni di reclutamento, distruggere i magazzini di viveri, armamento e vestiario, ecc. ecc.
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Segue un minuto esame dell'ordinhmcn10, armamento ccl istruzione dell a cavall eria r ussa, in confronto coli' austriaca, per vedere fino a qual punto la prima sarebbe io grado di compiere, all'occorrenza i sopraccenn ati incarichi. ' Sassoni e Polacch-i, daMnti a l'ienmi nel 1683 . ~·eser·c'ito come sc-uqla . - HoRSETZKY, tenente colonnello. - È un \~p1d~ .cenno di ciò che annn~lm.ente ~i fa, nell'esercito austriaco, per l.tstruz1one della truppa, sotto I d1vers1 rapporti , per l'istrnzione scientifica degli ufficiali e per gli esercizi pratici. Le operaz'ioni del tenente generale Arcùhicci Carlo d·1; Lorena nelln cctmpagna de! 1688 . - MOnLWEHTH, maggiore L'int·roc~iizione clelle cartucce; u.n mezzo per aimientare gli effetti, delle anni da. f1wco . · · lJBDELAK, maggiore. - Descrizione del [laese derrli abiEgitto. . . ' e tant1, governo, eserc1to, finanze, spedizione inglese. . Come stabilire. l'insegnam ento dell'ordinamento dell'esercitò. ;~forisnL'i, stilla .~a'~alle,,rfa. - ScHMITZHAUSEN, capitano. . Sguardo alle pni wiportant·i innovazi01~i fa,tte negli eserciti strame1··i, dur·ante l'anno 1883. - In Russia, la disposizione più importante, condotta ad effetto nell'antunno del •1883, si fu la creazione dei (]~tinti e sesti sc1nadl'oni, presso ti2 reggimenti cli cavalleria. La forza cli questi 11or~ nuovi squadroni è, per ora, cli soli 11115 cava li eri· ciascuno; ma ~utto è disposto perchè, mediante i contingenti del 188t e del ·l 885, ?a po'.·tat~ a ·150. Solo i cornzzieri deliri guardia hanno ancora rcgg1meot1 d1 quattro squiiclroni. La cavalleria rego lare russa pertanto consta attualmente di: 1
i reggim(lnti corazzi eri della guardia 6 id. c:ivalleria id . id. 4-6 id. dragoni .
Totale.
,16 squadroni
36
id.
276
id.
3~8 squadrnni
, . Vi son? poi. i cosacchi .che in. tempo cli guerra mettono in ·campo 1,16 reggimenti e 30 sotn1e (squadroni) autonome. Per ciò che spetta all'istruzione si ò progredi to nell 'indirizzo preso chi c1ual~hc tei:11~0, e che è st11to causa della trasforma7.ione cleoli ulani e degli. usse'.·1 rn dragoni . Si dà una grande irnportanrn al fuoco e si consuiera il cavallo .come mezzo di trasporto, non più come arma. . s,egue .un .ce1~no sulle innovazioni che ebbero Juoao nel!'ordinamen to 0 deil esercito italiano. L'articolo deve continuare.
I•ERIODJCl
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Le niwve istr1izioni pe1· il combatti.mento neli'ese,rcito francese. Esaminata la nuova Istrnzfone pubblicata col titolo : Jndicati ons p 01i1· le combat, si viene alla seguente conclusione: Le norme date per la condotta del combattimento riposano sui moderni principi della tat.tica, generalmente da tutti ::iccettati; considerandole in se stesse, astrazione fotta dal terreno e dalla situazione, sono eccellenti. Certo che il t.erreno e \'avversario costringeranno spesso a deviare dalle norme generali e l'.rstnizionc stessa lo nota ; in tal caso gli ufficiali dovranno cercare, nel proprio cervello, nella propria iniziativa, il partito migliore. Ra ramente si vide così condensato , in un piccolo regolamento, il meglio di ciò che la prnpl'ia es perienza e lo studio degli .eserciti stranieri banno insegnato, relati vamente alla condotw del combattimento moderno. Accanto a viste originali, ·s'incontrano mas,ime già note, ac cenni a forme ed usi di eserciti stranieri. Prova dcila 1liligeuza di chi ha redatto le IncM.cations poiw le combcit, e dell'utilità dello studio snlla tattic:i degli esercì ti stranieri . Conferenza sui prinoipi tattiC'i del cornbattimenlo della (anterùi. --: DnATllSCHIMDT, tenente colonnello. - Discussi que,-ti principì e analoghe prescrizioni regolamentari si conchiucle: La base del valore morale della fanteria deve essere lù convinzione, il sc~ntimento del la propria importanza, come arma. Essa è l'arma principale, non solo pcrchè rappresenta la massa, ma perchè ad e,;sa ;;pettano gl'iocarichi più grandi e più diflìcili; i suoi uomini, piucchè quelli delle altre armi, prodigano, in tempo di pace, il sudore; in tempo cli guerra il sudor(} e il s11ngue. Su l campo di battaglia è sempre la fanteria che, vincitrice o vinta, decide. Da questo sentimento dell'importanza della propria arma, l'ufficialee il so ldato di fan teria devono trnrre c1uella tcnncità, che li mantenga fermi davanti agli effetti terribili delle armi moderne. L'nflìciale specialmente deve essere altero che, in p<lCC come in guerra, il problema più diflìci le tocca a I ui. Perocchè sarebbe un assurdo i I credere che la truppa, cui in guerra spetta il èòmpito più grave, sia la più. faci le - ad essere educata e istruita. La fanteria ba tutte le ragioni cli sentire vivamente lo ' spirito d'arma, ed è importante che lo senta. Coll'ordinamento, la mole, l'armamento e il carattere degli eserciti moderni, può qu~si dirsi, che un esercito tanto vale quanto vale la sua truppa a piedi . Le f01·mazio1vi di; guerra dell'esercito t~desco. Wallensteùi e la riserva di ·p,ifsen nel 1684.
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BOU.ETTINO BlBUOGRAF ICO
. B OLLETTINO BIB L IO G RAFICO
- --~ <C. CAvou R. Lettere edite e inedite raccoH0 eu !lustrate da Luigi Chia la. Voi. III. Torino, 1884-, tipografia Roux e Fava le, prezzo
La Frmace ~"•r rapp11rt à 1• !lllemllgtie. Bruxelles '1881:, li- · pografia Muquar dt, prezzo L. 8. È uno studiò geografi~o-mi: li lare deì territorio della Francia, rispeLto alla Germa111a; v1 si slu<lianò le diverse manovre cbe comporta la costituzione· geog1·a lica e to pogratìca della Francia, lenendo conto del sis tema cli difesa qmile A.LtualmenLe si trova. L•a.1•mé,1 f 1·auc11i.<Je eu ·188<1 et le tJé1té1•al Gtillif(et. Pa-rigi , '188\., tipog eafia Ghio, prezzo L. 1,25. È uri. opuscolo in cui si enumerano i sel'vigi , s i traccia il cara tte re del generale, Galliffet, e la s ua posizione morale nell'esercito francese .
el LE GOFF. lli.Uoit'e d u go1rne1•uemenl ,te l,r défeuse utitio,uile en p1•ot1ince. P~rigi, '1884, . lipogr~fiu, Charpen ticr prezzo L. 3,75 al volume. E una storia specrnle, della camp~gna 1870...:,J. Il 1• ,volume solo finora pnbblicato va dal 4 settembre 1870 all'8 fe bbraio 187 !.
S TEENACKERS
L. 8. Ci torneremo sopra. GAUTIER. L_a cl,ev,de,•ie . Parigi, '1884, tipografia Palmé, prezzo L. 35. E un g rosso vcl urne in cui si Lralla della sto eia e del carattere <:!ella cavalleria m edioeva le, e specialm ente della Crancese nelle crocia te . tenente. Étttd(! ;watique sm• ll's soc i étés ,le li,•. Parigi, ·J884, tipografia Baudoin. È 1111 sunto ordin ato delle leggi ed istruzioni che regolano le s ocie tà di tiro in Francia.
:SA!NTPÈRE,
COTTEAU. lln touriste da n s l'eXll'ème 01'ient . Parigi, '1884·,tipO"Tafia Hachette ' prezzo L . 4-. È la descrizione,di un viaggio, o . fallo nel Giappone, nella Cin&> nell'Indocina e nel Tonclunodal 1881 al 1882. L'autore era incaricato di una m issione scientifica dal govemo francese . · t
co mmissario di marina . Sotweni,•s d'une c ,unpagne,111:•s le Leu,mt.. L' l!,'f11111te en :IS8'!. Psrigi, 1884, liporrrafi a Bero-et'-Levraull, prezzo L. 6. Mern.or·ie s to riche, rla Li "' "' . . d e li eslatisLici, economici, finanziari sul!' Egitlo ; clescr1z1one principali città, no tizie sulla popo(azione, ecc., ecc.
GIRARD
F AUST-LORION. llisfoil'e de la guen•e ltwco-1•uss~, 1877-78. PRrigi, ·1881, lipografìa dello Speetateur, prezzo L. 4. Si tratta specialmente degli atti di Suleirnan-pascià e del s uo processo, intorno al quale si pubblicano var i documenti. .lYlA LTE- BRU_N. I./ ;lllemag,i e iUtcsb•'ée. Parigi, 1884, tipografia Rouff. E un'opera in corso di pubblicazione; esce a fascicoli di 15 in 15 giorni; u n g rande numero di incisioni r appresentano piante di città, fortezze, fo rli di sbarramento, teste di ponte, ecc.
LAHURE, maggiore: Cau,ite,•ie. E:c11lol'tdio,1- et cou~bat. Palipoo-rafia Du maine, prezzo L. 3,75 . La prima parteri.oo·i> '1884 · J V Lralta dell'impiego strategico della cavalleria, la seconda parle dell'im piego tattico.
Fxx, colonnnllo. IAr. strlltéfJie lf.111,liquée . Bruxelles, 1884, tipo.
lenente .colonnello. Le,<J A1tf1lais eu Egy111e. Pa- . r ig i, 1884, tipografia Jouvet, prezzo L. 2,50. Tratta del la s pedizione inglese in Egitto, della questione del Sudan e cli quella del canale di Suez.
R eN~EDERT,
BARBOU . Les l,h•os cle la FraHce et les l•avillon.s- 11/oirs.
Parigi, 1884, lipogri:ifia Du'1uesne, prezzo L. 1,75. Racconti e scene della spedizione . francese a l · Tonchino. 1 voi. in-8• cor1 incisioni, ritratti, ecc.
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grafia Muquardt. È un'opera in corso di pubblicazione. La parte tratta della preparazione della oi,erra; la 2• del concetto delle operazioni; la 3· della condotta delle . operazioni; la 1~· delle applicazioni a casi pratici.·
RussaAUM, medico militare. Die Evacutition im ll.t•iefl. (GI~ S"'Omberi in tem po cli g uerra). Monaco, 1884. Tratta dBgh, s;omberi dei lazzare tti ·e trasporto degli ammalali e feriti.
'606
.OOLLETTINO BTDLIOGUAF ICO ,
RESCH, professore. IJlls morlerne -11.,•it!gs,•ecI.t de,· civilisi,•1"11 Stt1atemvelt (Il moderno diritto di guerra degli Stati civilizzali) . Lipsia, 1884, tipografia Moser . L'opera consLa di due parti e un'inlmduzione. La 1' parte tr atla del diritto di gqerra in genere, del lo stesso di riLlo in casi speciali della g uerra, e della fin.e della gue1'ea; la 2' parte trn tta dei d i cilli e dei doveri di neutrali, e delle misure lecite ai bellit~er an ti contro gli abusi della neutral ità. BALBI. Il llgemeine E,•dbesclu•eilm11r1 (D3scri zione generale della terra). S!~sta edizione rivedu ta e aumentala da Chavanne, in corso di pubblicazione. L i psia e Vienna, 1884, tipografia HarUeben. È un trattato di geografia, in tre vol umi in-8', con 400 illustraiioni e 150 carte; esce a puntate al prezzo di L. 0,80 caduna ..
Der 1''eld,lie11st ,te,· d,•ei IJ'age11 (Il servizio di campagna delle tre armi}. Tglau, 1884, tipografia Bauerle, p r azzo L. 3,50. È un estratto dei regolamenti ed i struzioni che sul servizio di campagna hanno vigore in Germania. IJ'al,rheil uml lr,·tl,um bei ltpimenitles (Verità ed errori di Epi menide). Hannover, '188tf, tipografia Heh.ving , prezzo L. 1,40. È la 1~isposta ad un opuscolo, che un ufficiale prussiano, sotto i l pseudonimo di Epimenide, ha pubblicato intorno alle condizioni dell'esercito austriaco.
SOmlARIO DELLE UATEIHE co 11Le11ule nelle dispense di aJlrile, maggio, giugno 1884
A.DDJ~STRARE OVVERO·EoUCAnE? - CONFERENZA TENUTA NEL CIRCOLO MILITARE SCIENTfFJCO DI VmNNA DALL AUClDUCA Giovanni Cli Austria-Lorena, tenente maresciallo, comandante la 2,5a divisione di fanteria Pag. IL coNTHAt•FOHTE Dr MONTE CtAr>mn (Al pi mari a.im~). ;-- L. Lenchantin, tenente del genio . » 32. - · L'APPENNINO JJor.oGNESI~ (STuow GEOGBAFrco MILITARE). - Dome- · nico Giannitrapani, cayi tano del genio . » 41l\orE suLr,'rnrrnco TATTICO on:r.r.A FANTERIA. · - G. V. Mogni, tenente colonnello nel 39° fanteria . » 69 L A GROLOGIA E GLI STUDI )llLITAt11. - Riva Palazzi, ten. col. » 96 DELJ,A LEVA SU! GIOVAN! NATI NEU,' ANNO ·1862, E DELLE VICENDE DEL H. ESERCITO DAL ,1o OTTOBRE 188~ AL 30 SET'l'EMBRE ,1883. (Relar.ione del tencute generale Federico Torre a S. E. il ì'dinistro dell11 guerra) . » ·1113 .... lL HEGOL,\MENTO PEll lL SElìV!ZJO lNTEl\NO DELLA FANTERIA FRANCESE. » 12.7 _f. ~-.. L A MABINA MILITARE RUSSA » 1152, /?. ~ ~ VrnsunnEzroNE NEL SUDAN EGIZIANO. -C. Manfredi, capitano. » 1162. //, f!UN NUOVO TRATTATO 01 SCHERMA . » ,188 LA LEGGE D1 RECLUTAMENTO E L'ISTI!UZ!ONE l'RIMAHIA 1.N I1\\ LIA. Bo selli, maggiore genera le . » 2. 17·STuDI FERROV!AlHO-MILITARI. - V. - MATERIÀL'E MOBILE FEHUO· v1AR10. - Ing. L. Conti -Vecchi, capitano di s1.ato maggiore. » 235 _ NoTE ED APPUNTI DI TOPOGRAFIA. - L EnunA DELLE CARTE. 1
1
1
G. Bertelli
Il Direttore ORESTE BARAT I ERI
Tenente Oolonneuo net Bersaottert.
D~:MARCHl CARLO,
r,erente .
· " 2.89-500 -
R ASSEGNA TECNOLOGICA. - LE ODmRNE SOSTANZE ESl~WSIVE PER USO ' MILlTAnE. - Donesana, maggiore del genio . >> LA SPEDIZIONE DEI FRANCESI Nl>L TONCfflNO » L'l'rALIA MILl'l'AHE SECONDO T.;N GIUDIZIO INGLESE. - L. 'Gatta, » capi tano IL DIRITTO DELLE GENTI NELLA ' CAMPAG'.'IA DI RUSSIA ('18•12). Achille Ciien, capitano . » CoNsroeniztoN( suu.A n1sc1PUNA MlUTAnE. - Settimio Del Frate, te~ente colonMllo di cavalleria » hrPRESSIONI 11ULITARI DI VIAGGIO IN SVIZZERA E GERMANIA. - F. Zevi, capitano . »
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E~CA(NoTE sTon1c1rn) . - G. Zavattari, capitano. Pà_q. 4:1& ~
DELLE MI LI ZIE PAESANE S0T1'0 E MANU ELE FILIBERTO E CARLO NUELE
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RASSEGNA TECNOLOGICA. IN GUERRA
DEI SEGNALI E DE LLA 'l' ELEGRAl'lA OTTICA
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ULrnn AVVENIMENTI pit.ano
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C. Manfredi, ca» 563-/'(
l ,lbri e pe1.·l0lllcl.
ltaliam:.
Ferdinando II ed il suo regno. - NwoLA N1sco Tiberio Carafa e la congiura cli Macchia. - GtusEl'Pf:
. l'ag. 193' FEHRA>> •J 95
REl, LI
Cenni storici e critki sulla Convenzione di Ginevra. - 1 . Ouv1. » 197 Condizioni generali per l'appalto dei lavori del genio militare. » 572 Regolamento pei lavori cli piccola manutenzione degli immobili . militari . · » 572: 1
Pr(l;nces·i.
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392·, . » 575
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·o er Eisenbahn-Transport verwun<leter und erk.rimkter Krieger. - G1u110 Dl N1ÈOEN Streffleur's Ocsterreichische M.il itiirische Zeitschri ft Die Conservirung der Nahrungs und Genussmittel. -
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CARLO
. HEI NZEÌlLING )) 517 Organisatio~ cler elektris~hen 'l'~legraphic in Deutschland fiir dic Zwecke des Krieges. - CnAuvrx » 584Neue Militarische Bliittcr . ,> 5960 rgau der l\'lilitiir-Wissenschaftlichen Vereiue ·» 60·1
Ingles"i.
Journal of the Royal United Service Institution Russ1:. Vojenni Sbornik .
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