RIVISTA MILITARE ITALIAN A IJACCOLTA MENSILE DI SCIENZA, ARTE E STORIA MILITARI
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Anno XXIX
Tomo I.
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1:WMA, 1884vooHERA. CARLO, TIPOG-RAFO-BDI T OH.E Via Naziooale .
ALCUNE CONSIDERAZIONI SU L
'rIPO NORMALE DI MARCIA PEL CORPO D'ARMATA
.. Prozn·ietà letteraria.
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La 11"' parte del .Regolamento di servizio in guerra dit le nonne d'esecuzione delle marce; per attenuare però ai comandanti le difficoltà nell'emanare gli ordini per ,le marce delle grosse colonne e le preoccupazioni che ne derivano, promette cli fissare, con una speciale Istimzione s·ulle marce in gw:,rl'a, un tipo a cui attenersi normalmente, variabile in via eccezionale qnanclo la situazione del mo mento. obbligasse a modiOcario. Non istaremo a dimostrare di quanta utililit sarebbe l'avere un tipo normale di marcia pel' le grosse colonne, essendo ciò ora.:nai penetralo nella generale convinzione. Non si obbligano i comandanti .ad adottarlo; ma adatto come dev'essere alla maggior parte dei casi, le variazioni che potessero dimostratsi i1ecessarie saranno sempre ' poche, p~.rziali e determinate da evidenti ragioni di opportunità, e queste solamente troveranno posto nelle disposizioni prn\'entive cli ogni marcia: cioè, invece di ripetere ad ogni volta l'intero dispositivo della colonna cli visionale o cli corpo cl'armata, s'indicheranno soltanto le variazioni da doversi arrecare al dispositivo normale ed abituale alle truppe; con ciò, mentre si semplifica la redazione degli ordini e se ne fac ilita l'intelligenza, si rich iama alla mente dei comandanti in sott'orcline le peculiari condizioni della marcia che richiede speciali rnodifìr,azicni . Non ci resta che a far voli perchè la promessa Istruzione sia presto pubblicata. ·
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ALCUNE CONSIDERAZIONI
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i,lJL TIPO NOml ALE DI MARCIA PEL CORPO D' ARMA TA
. Credi amo Lutln.via che sullo stesso argomento siano ancora eh risolvere alcune altre questioni tullora dibaLLute e sulle quali non sempre concordi sono le opin ioni : anzi, per esprimere tn lla in tera In. nostra impeessione, ci pare che, con la promessa d'una speciale · isLrnzione sulle marce in guerra, si abbia vol uto dilazionare la risoluY-ione di tali questioni , appunto per aspel.taro una maggiore discussione dei relativi argomenti; giacchè non snprernmo diversamente spiegarci che cosa; oltre ad assegna1·e in una o duo pagine i tipi normali degli ordini di marcia applicabili alla divisione o al corpo d'armata, si possa di re che non trovi il naturnle s1,10 posto 11el regolamento di ser viz io in guerra , il quale allo marce dedica l'intero li bro VI. • t in questa persuasione che reputiamo cosa non del tulLo inutile di rich iamare J'att.onzione degli stud iosi sugli argomenti riferentisi alle marce in guerra, sui quali i rogolamenti non hanno ancora staLui to in modo definitivo . La recente pubblicazione oflì.cinle « N01·me gencmli per lei dfoisione di fanteria 111, conibattimento » che il pubblico mili tare hn accollo con tanto favore perchè giunge in buon punto pen isolvere moll,e que:;tioni tattiche, sulle qnali Lullora si notavano frequenti ssime divergenze, assegna benancho un tipo normale per le marce di divisione, e risolve inoltre una questione di pri ncipi o sull'impiego logistico dell e truppe suppletive. Como lo inclica il loro nome, lo trappe suppletive sono organicamente assegnate ai corpi d'armata pe1· dare ai comandanti di questo uni t.à di guerra la facollii di modificare la proporzione delle Yarie armi nelle dipendenti divisioni secondo le circostanze d' impiego 1.att.ico, In pratica però soventi si vetlono le I.ruppe suppletivo tenule logislicamente separnte, salvo poi ad impiegal'le durante l'nzione tauica quasi come una l'iserva a disposizione del comandante del corpo d'armata. ron vogliamo contestare che i.al. modo d'impiego non possa talvolta. tornare opportuno; siamo solamente convinti che non è il più ordinario, nè il più naturale, pe,:chè crediamo che quegli il quale megli o di ogn i altro può giudi care dell' utile impiego tallico delle varie armi è il comando di divisione: l'influen,:a che sul comballimenlo può esercitare un comandante di corpo d'armata è piuttoslo genel'ica e direttiva; egli può giudicaro
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dallo condizioni più generali nelle quali verserà prob(lbilmenLe il combatt imento delle sue divisioni r ispetto alla configurazione plastica del paese, alla situazione del nemico, allo scopo in mira, se . la cavalleria debba essere tutta impi egata. nella esplorazione frontale o diversamente, se l'artiglieria suppleLiYa debba essere tutla assegnata alla di visione di testa o in altro moclo ri partita, se la fanteria scelta debba esse1·e tenuta indi etro per l'i manere disponibi le o collocata più innanzi per avere un impiego sul principio dell'azione; ma tuuociò precede il reale impiego tattico , durante il qualo le truppe suppletive r imangono a disposizione dei comandanti delle divi:;ioni presso cui vengono a trovarsi : in altri termini, l'influenza. del comando di corpo cl'armat(l si fa sentire più nel predisporre logistica.mente la bauaglia che nel guidarla tatti camente. Ora troviam0 che le Norme generali per l<t clivisione di fanlel'-ia in combattiniento stabiliscono che almeno una parte delle trnpr,e suppletirn ò in via normalo già assegnata logisticamente alle divisioni. Abbiamo così un tipo di ordine cli mal'cia ed una autorevole indicazione sull'impiego logistico delle truppe suppletive, che oppo1'lunamente potranno servirci di norma por l'ordinedi marcia del corpo d'arma.La. Prima però di ricercare quale debba essere taìe tipo di ordine cli marcia normal e, ci pare opportlmo cli studiare un'altra questione, cli lieve interesse fo rse per le marce di divisione, ma elle per quelle di corpo d'armata ci sembra averne uno assai apprezzabile. E qui notiamo che ogni particolare il quale, riguardando l'ordine e la perfetta esecu1.ione delle marce, si fa. sentire principalmente nelle marce di corpo d'armata a causa della grande profo:1dililchequesta un ifa di guerra assume, ha in oggi un'importanza assai maggiore · che per lo passato, essendo che in oggi le marce cli corpo d'armata, per la mole degli eserciti, sono assai più frequenti, e anzichè potersi evitaré come si cércava in altri tempi, sono clivenute quelle ordinarie, e le marce di divisioni solamente le eccezionali. La questione a cui vogliamo alludere riguarda il metodo più convoniente cli regolare i picco li alt orari: se cioè gli alt orari dovranno essere contemporanei per Lutti gli scaglioni della colonna o succes· sivi; in altre parole, se saranno per tutti nello stesso tempo o per tutti sugli stessi siti .
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ALCU:-I P. r.oxSIDEl\,\ZIOX I
sur, TIPO NOIUL\I.E DI 31 ,\llr.I.\ i'EL COlll'O o'AlUIA'fA
Già prima delln.'1mbblicazione della pal'te prima dol regolamento di serviz.io in guol'l'a, le norme c1a osservarsi nelle marce dei gl'oss i corpi avevano l'ot·mato oggolto cli accurati studi e di frequenti espe· rimonti . Il comando del II corpo d'arma.La in occas ione dell e grnndi manovro del 11879 pubblicò alcun i Cenni siblla csewz'ione delle mm·ce, in co i., dopo cli aver dimoslralo la nocossilit di un metodo normale, preoccupandosi dogli eccessivi allungamenti nella profondità delle grosso colonne. fece un accuraLo e completo studio delle cause che li producono e dei mezzi pet· limitarli. AmrneLtendo'come inovilabile un certo allungamento per le oscillazioni cbe continuamenlo subisce una colonna in mal'cia, dimostrò che tale allun c,amento Cl'esco con la lunghezza della colonna e con la durata della mal'cia: essere per·ciò necessario che i p iccoli alt rispondess.el'o, non soltanto allo scopo di dar riposo alle tl'uppe, ma benanche a quello di far riprendere lo distanze noemali, affinchè, col ricominciare la mal'cia, l'all ungamento non abbia a continuare in modo indefinito; oLtenel'e cioè che restasse li mi lato solo a .quello inevitabile nel Lempo fra due piccoIi alt successi vi. Senonchè, per le colonne solamente di una. discreta Jnnghezrn, il tempo necessario pel'chò la coda dopo l'alt possa riguadagnare la distan:1.a perduta è tale cho, o la Lesta don ebbe arrestarsi ad ogni piccolo alt pel' un tempo eccessivamente lungo, a fine di accordare qualche minuto di riposo anclre a.Il a coda, ovvero , riducendo a gius ti limiti per la Lesta dico lonna le fel'ma Le, queste diverrebbero· illusol'ie pel' gl'an pa.rte della tl'uppa.: il primo modo allunga enormemente la durata della marcia e perciò la fatica di tutti; il secondo, ch'ù quello più frequentemente U!-ftLO, spiega come sia tanto volte successo in guena che truppe abb iano fo.tLo intere tappe :5enza un s~lo cilt, e quindi gli smisurati allungamenti, la stanchezza. eccessiva del soldato e Lutti gli allri gravi inconvenienti che ne derivano . Si stabiliva pertanto che le wlonn o cli marcia si dovessero f1·a:1.ionare in un cerLo numero di scagli on i, incolonnati a distnn~a tale che l'elieLLo dell'allungamento in un'orn di marcia non si potesse estendere dall'uno all'altro, e di lunghezza calcolata in modo che. la coda di ognuno po lesse avere almeno cinque minuti" di fe l'mat.a effelliva ogni ora, dopo di aver serrato le di stanze, senza .
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che la testa dovesse perciò fare una. fermaLa maggiore di dieci minuti . Secondo quell'ord ino, la l'unghezza che sodclisfa a siffnLt.a condizione è quella di ci l'ca I000 mell·i (un reggimento cli fanteria), poichè con un allungamento calcolaiO ad un quarto durante un'ora di marcia., la. coda dell o scaglione dovrà, ancorn (lopo l' alt ti.ella testa marciare por;circa quattro minuti, e quindi godrà di sei minuti di riposo pel' dieci cli ctlt. La di stanza iniziale fra cosiffatti scaglioni dovrà essere perciò di circa 250 metri . I principali vantnggi di tale provvedimen to erano cosi enumerali ... << ogni scaglione, formando come una piccola co lonna isolata, si Ll'ova nelle migliori condi7.ioni per eseguire una marcia ben ordinai.a e per mantenere andal.nl'e costanti; lo scaglione essendo poco profondo·, l'allungamento si li mi ta da sè ; è assicurala una fermata effotli \'a orrni ora ad ogni elemen lo della colonna; ed in coma ç_,, pl esso si rispa:rmia una fatica eccessin alla truppa, si riduce la dtu·ata Lo tale della marcia. e si oLI.i ene cosi di far giungere all'occorrenza sul campo di battaglia più celenunontc un magg ior nm:nero di uomini in condizioni fisiéhe e morali migl iori :i> . l n quella stessa epoca era anche autoreYolmente propugnato un altro sistema, pel quale, pur dividendo la colonna in isc,agliooi , la distanza iniziale fra questi si ·,,ol eva pari a.ll'allunga monto dello scaglione anlostante più l:L lunghezza di cammino percorribile in dieci minuti di marcia (666 metri). Lo scopo n'era di rendere indipendenti gli (tlt orari in ogni scaglione. ln falli, a.l lorqu:mdo per ei;empio, il 4° scaglione si ·arresta dopo un'ora di marcia, il 2° può ·ancora marcial'e per dieci minuti senza rag~iuoge.re la coda del I0 , e quando la raggiunge questa si rimelle in moto; i due scaglionj con tinuano cosi. senza di$lanza finché, passala. l'ora di marcia pel :l 0 scaglione, anche questo a sua volta si arresta per dieci minuli e ri piglia la distanza primitiva. C()n questo sistema tutti gli scaglioni fanno alt sugl i slessi siti, ma in tempi successivi . Per le grandi manovre del ,J·880 un all.l'O ordine del giorno fo emanalo dal comando del I corpo d'armata di manovra, col quale si troYò ancora necessario di richiamare l'aLteuzi,me dei comaridanLi delle truppe sugli inconvenienti che derivano dal sistema generalmenteseguito d'ini:1.iarela marcia mantenendo fra i reparti lo distanze stabilite dal regolamento d'esercizio e di prescrivere che al segnale
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SU L TIP O NORMALE Di MARCIA l'El. CO RPO o' Am(ATA
ALCUNE CON$1Dlrn A7.l 0N C
di alt ognuna dovesse fe rmarsi, senza preoccup::mi di regolare le distanze per non perdere del tempo concesso al riposo: avendosi cosi U!1 eccessivo al lungamento, spesso irregolare, della colonna e progressivamen te crescente ad ogn i ripresa di movimen to, per cui all'atto pratico si pr_oduce che gli ultimi reparti , per non rimanere troppo indietro, continuano a marciare anche- durante le ferma.Le dell:t tes ta di colonna . I mezzi adottati fu 1·onÒ simili a quell i indicati nell'anno precedente dal comando del II corpo d'armata, dividere cioè la co lonn:t in rripm·ti della profondità di circa rnoo metri, con distanze pari all'allungamento inev itabile in un'ora -di marcia: e fo di più aagiunto che .unendo un certo numero di reparti si formasse ro s.caglioni ili mcircici in colonnali in modo che la distanza fra ia coda di uµo scngl ione e la testa di quello successivo fosse pari all' albnngarnento clell'nltinio reparto awnentato dello spa~io perco?Tibile in 10 m·innti. Con quest'ultima disposizione, si diceva, « oltre a rendere più flessibi le la colonna, non $e ne incepperà. per ragioni eventuali non previdibi li il suo :mdamento continuo ». E di fatto non sembra che il comando del I corpo d'armata cli manovra volesse mira.re a svincplare asso lutamente gli scaglioni dall'obbligo di ferma rsi tutti nell.o stesso tempo , perchè nello si.esso ordine, pa rlando delle fermate orarie, si soggiungeva: << Queste saranno o;·dinale contmnpo1'cineameniedai comandanti degli scaglioni con la scorta dell'orologio senz'altro avviso ». Così il vantaggio dell'utilissima inno vazione restava limitato ai casi eccezionali nei quali, per una ragione qualunque, uno sc~glione avesse dovuto fare un piccolo cilt non prestabilito. Infine per le manovre del 11882, nelle quali per la prima volta si ebbero i co1;pi co°Il una forz a quasi eguale a quella di guerra, il comando del I corpo d'armata di manovra., ritornando sul tema delle marce, prescrisse ancora dm la colonna fosse suddivi sa in iscaglioni non maggiori del reggimen to, con distanza pari all'allungamento; quindi soggiunse: « Il primo alt ora1·fo dopo l'inizio della marcia sarà indicato dall'ordine di nrnrcia; poscia, dopo ogni ora ~i cammino, ogni scagli one si arresterà pel proprio alt. Ad ogni forma la, o alt 01·cwio, gli sc,a.gl ioni serrano rispellivamente sulla •
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testa ». C,)me è r:hiaro, non vi essendo fra gli scaglioni che la di stanza del naturale allungamento, gli alt dovevano essere necessltriament.e conLemporanei. Il libro VI del RegolamenLo di sen' izio in guerra, pub bli ca to appunto dopo le grandi manovre del 11882, sembra inspirato, come del resto è naturale, alie esperienze degli anni precedenti e specialmente d.a quelle del 1879 e 1880. Esso può, rimandando . siccom e abb iamo detto, pei particolad ad una speciale istruzione ancora non pubblicata, non fornisce sufficienti elemenli pel' dedurne con sicurezza quale sarà la form.azion e delle colonne e il sistema pei piccoli alt. Tuttavia alcune prescrizioni già indicano a innova.zioni che vanno notate. · Ammetle (N . 504,) che la colonna deve essere divisa in iscaglioni non giit di reggimen ti, sibbene d'i ntere brigate di fanteria, o di _ reggimento di fanteria con reparto d'artiglieria; e quindi prescrive che al segnale d1 alt fa.uo dare dal coinandant-e eletto scaglione, ogni comandante di battaglione , di batteria o di squadr-one ferma il proprio riparto facendolo serrare sulla testa. Si accosta cosi al sistema sperimentato nelle grn,ndi manone del ,1880 dal I corpo d'armata di manovra, di formare, cioè, scaglioni ess i stessi suddivisi in reparti ,minori, sulla testa dei qual i dovevano le truppe se·r rnre al segnal e di cilt ; senonchè nelle norme del 1880 i reparti di scaglionP. si volev:rno di. i;ma pI'o f'ond ità di circa 11000 metri (il !'ep:gimento cli fa.Oteria}, mentre con le prescrizi oni regolamenlari si scende alla profondi Là di battaglione, cli bal!.eria o di squadrnne. Questa misura ò assai vanLa.ggiosa, perchè, mentre limiLa l'eccessivo allungtunento così come facendo sena.re sul!a testa degli interi scagli on i, mantiene una rnaggiore continlliti:t. nell a colonna senza · accrescerne ra profondiLà; e so praLtutta ass icu ra ad ogni pa;·Le della trnppa quasi l' iden Lico riposo ad ogni ferma la. Un'alLra innovazione la tro viamo nella pi ù ehiara espressione della dnrata. della. ma.rcia fra due fe rmate successive: « Il cornandante della colonna, è dello, indicherà nell'ordine dispositi vo di marcia, l'ora in cui si dovrà fare il primo cilt. Il seconclo cilt si fa rà un'ora precisa dopo quella indicala pel primo, e cosi successivamente . La durata di ogn i fe rmata sarà di rn minuti >>. Co n ciò resta inLeso che la dnrata dell a marcia fra due cilt sllf:cessivi è cli 50 minuti, 1
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.\LCUNE CONSIDERAZIONI SUL TIPO NORMALE DI ~IARCIA l'El, COlll'O D'AIUIATA
mentre la sempliee espressione, si farà un piccolo alt ogni orn, era inl erprelaLa ora nel senso di 50 minuLi di marcia effeuiva, ora in quello di 60 mi nuLi . L'alt al ci nquantesimo minuto ha un doppio vantaggio: in primo luogo, e ciò è quello che piit importa, accorda un riposo pi ù frequente alla tt'uppa, cosa chti l'esperienza accenna come assai opportuna, in secondo luogo evita equivoci nel regolare gli alt, perocchè la fermata e la ripresa della marcia si ripeLe d'ora in ora, senzn costringere a tener calcolo della differenza di 1Ominuti per ogni fermata. li regolamento però non indicando le dislanze alle quali devono essere incolonnati gli scaglioni non si può con sicurezza dedurrese gli alt orari dovranno essere contempornnei per tutti noli scarrlioni .. b , o successivi e indipendenLi per scaglione. Dalla redazione del citalo N. 504 e del precedente N. 50z pare che si voglia accennare ad alt simultanei; ma in Lai caso perchè la. prescri:1.ione d'indicare nell'ordine dispositivo del comandante della colonna l'ora del primo alt? Non basLava dire, il pl'imo alt si farà a.I 50° minuto dopo la partenza della Lesta delln colonna? In fatti, se all'inizio della marcia si volesse una fermata dopo un tempo minore di 50 minuti, come molti consigli.mo, ammeLtendo che i riposi sono contem poranei, la vantaggiosa misura non verl'ebbe adottata che pel primo scaglione, tutLi gli allri doYendo fermarsi quando il pri mo lorne,·à a ferm arsi dopo un'ora. Ol tre a ciò , perchò fo1·mare degli scaglioni di marcia c,On una prop1·ia indivi dualilit ed un proprio comando, se qnesli non devono nrere una speciale funzion e nel metodo della marcia? Col siste1mi adollato per le grandi manovre del 1879, lo scaglione funzionava come quella ad oani fermata·' parte sulla cu i te~la cloveva.nsi serrare le truppe ' o ma slabilito che le truppe serrano invece in tesla ad ogni battagl_ione, hatteria o squadrone, q11ale significato l'esterebbe ancora all o scaglione, che il regolamento vuole anclrn formato cli hri 0rrata anziché di reggimento? Dobbiamo da, c,iò concludere ch e il re l'>0 olamento di servizi o in guel'ra, non solo monda ad una speciale Istruzione da pubblicar3i pe,i parlicolari del tipo di formazione, ma lascia la queslione del metodo delle fej·ma le uffauo indeterminala cd impregiudi cata. Noi quindi possiamo esaminare liberamente i due sistemi , degli alt
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contemporanei, cioè, e degli alt successivi sugli stessi si Li, per cercare quale dei due presenta maggiori vanlaggi. Veramenle al primo sistema non sapp iamo aLLribuire alcun speciale vantaggio che anche all'allro non possa con\'enire: è un gran passo fatto spezzando la colonna in iscaglioni per evitare la causa principale degli eccessivi : 1 1lungamenti e delle inutili fati che, no~ oriunrre però a dare alla colonna la necessaria elaslicili1 per adatlars1 ~Ile ;arie condizioni in cui viene ad efl eLLuai·si la marcia nei diversi punti della strada: le alternati,re di marcia e di riposo producendosi . necrli o stessi momenti su Lulla la strada, quello che fa il primo scaglione, il quale forse monta una ripida salita dopo varie ore di marcia, deve fare l'ultimo che n'è molti chilometri distante e forse appena allora esce dagli accampamenti. Nè come vantaggio del sistema può qualificarsi la facolLà che resla al ,~omandanto della colonna di variare, occorrendo, la clul'ata delle fermate secondo le diverse ore della giornata, prolungandole per esempio in quelle più calde del meriocrio perocchè tali proÙ'aLli riposi, op1)ortunissimi t:Jt'J ) per le prime truppe partite sin dal mallino è pel'ciò in molta vicinanza dei nuovi accampamenti, sarebbero inuLil i pe1· le ullime d1e, trattandosi d'una colonna di corpo d'annata, muovono assai Lardi, ed anzi dannosi allungando per esse cli troppo la durata totale della marcia è facendole quindi arrivare agli accampamenti a notte fatta. Col sistema degli alt successivi ed indipendenti possiamo invece regolare le alternative di marcia e di riposo come meglio conviene nei diversi punti della colonna. E ben sì stabilito in massima che le fermale si facdano al 50° minuto di marcia, ma nulla impedisc;e che, occorrendo, si possano fare più frequenti o più l'al'e, l'alt per scaglioni essendo determinalo dal sito anzichè dal tempo . Vogliamo, per esempio, che prima cli passare un ponte militare si faccia una. piccola fel'mala per far smontare gli uomini a cavallo e regolal'e le . distanze, oppure che tale fermata capiti ai piedi di una salita per far prendere fiato alla truppa; vogliamo che lungo una salita l'ipida i riposi ~ì succedano ad ogni mezz'ora pur riducendoli alla meltl dell'ordmaria durata, oppure evitare che si faccia alt in un determinato posto, come sarebbe la sommitil del colle dopo la salita: tutto ciò è conseguibile quando Lu!Li gli scaglioni si fermano sugli stessi siti in modo indipendente, bastand(!; solo prestabilire i siti
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ALCUNE C01iSIDT;;ll:\ZlON I
dove van folti gli alt, che in una marcia ordinaria non sono mai più di sei o sette, menlre con l'altro si<:tema ' onni modificazione . o ripetendosi pel' tutta la colonna, la rende per Io menò inutile. Se poi si tien conto d~l(e circostanze imprevidibili, i vantnµ-g i del ~ etodo ne! ~lt successm sono ancora più sensibili, potendo ogni scagl ione ant1c1pare e posticipare Ja propria fel'mata oraria senr.a tema di disturbare il regolare andamenlo della marcia dell'intera colonna. Fra i molti casi imprevidibili che riohiedono una momenlane~ s_osta della colonna n.e citeremo uno solo, ma che si presenta ~,ssa,_ dt frequente, quello cioè dei passaggi a livello sulle ferrovi e. E evidente che, se la ferrovia ò in esercizio, durante la marcia la colonna sarà molle volte ari·eslata. per la chiusura delle barriere Col siste_ma degl i alt contemporanei per ogn i passaggio di tren~ ferroviario lutla la colonna dovo arrestarsi, o, serrando Io distanze sul ~u_nto ~'interruzione, risentirne una gra,·e perturbazione, e un sensibile nta,·c'lo; con gli alt successivi, Io scaglipne impegnato si arresta pel breve tempo necessario al passaggio del treno, e mette quest? tempo in conto dei ,, O minuti del riposo immediatamente successi_vo: tutto il rimanente della colonna continua imperturbata la ma1·w1. Taluno, pur riconoscendo Lutti i vantaggi del sistema cleO'li alt successivi, lo crede tuttavi a poco opportuno giudicando eh~ osso deb~a alluug_ar~ di troppo la colonna, richiedendo fra gli scaglioni la distanza d1 circa 700 metri, oltre il naturale allun enamento dello . scagIione antestante. Quand' anche qnest' uni co svanta•mio en fosse reale, non saprnbbe essere sufficiente a farne abbandonare i vantaggi, perchè, come vedremo, gli scagli oni ai quali bisogna in modo speciale procurare lo i-pazio percorribile in ,10 minuti di cammino non sono molti, anche pel corpo d'armata ; ma comunque sia, neghiamo che questo fatto ge11eri un reale allungamento della colonna purchè il numero degli scaglion i si mantenga fra certi limiti. Supponiamo infatti Lt·e scagli oni profondi ciascuno 24-00 metri, compreso il naturale allungamento, metriamoli in marcia con la velo~ità _di .4 chilometri all'ora ed a contatto l'uno dell'altro. Dopo iiO mmul1 ~1 marcia la testa aHit percorso 3333 metri e sarii perciò sfilalo Lutto il primo scaglione o parte del secondo; succede un ripo'so di ,, O minuti e quindi ancora 50 minuti di cammino; la te.sta.
SU I~ 'l'IPO NORl\U l~E 01 :ltAHClA l'El, COHPO n ',UtJIATA
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avrà percorso 6666 metri quando si farà il secondo alt, e sarà sfilato gran parte del terzo scagliono l'Ostanclone anr,ora 534. metri; lo sfilamento sarà. pertanto compiuto so lamente 8 minuti dopo eiprestt per la terzn Yolta la marcia; in total e avrà durato 2 ore e 8 minuti. Supponiamo ora gli stessi tre scaglioni nelle identiche condizioni di marcia, ma incolonnali con distanze di 666 metri fra loro. Al 50° minuto il primo scaglione, che sartt tutto sfilalo, si arresta pel suo alt orario; il secondo scaglione, che sar~t giù. partito da 4 minuti
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continua la sua milrcia. e si arresta dopo altri 46 minuti, ossia 11 ora e 36 minuti dopo l'inizio della marcia; i11 questo momento il terzo scaglione è pur esso partito da 4 minuti, e perciò il suo sfilamento per compiersi ha. bisogno di altri 32 minuti 2,~00 ( GG 66 '
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in totale i tre scaglioni avranno impiegato per lo sfilamenLo 2 ore e 8 minuti, tempo esattamente eguale a quello impiegato con l'altro sistema. Se invece di supporre gl i scaglioni profondi 2.1-00 metri, li avessimo supposti profondi solamente 2000 metri, tutte le al tre condizioni rimanendo invariate, avrermùo trovato necessario per lo sfilamento con gli alt successivi ·I ora e 40 minuti , con gli alt contemporanei 11ora e 50min.; ciò per la ragione che nel primo caso lo sfilamento dei tre scaglioni sarebbe compiut.o innanzi del secondo riposo orario, mentre nel secondo caso fra i tre scaglioni esistono sempre due distanze di 1O minuLi ognuno. Egli è dtmque evidente che, volendo adoLLare il siit.oma degli alt successivi senza aumentare Ja profondità della colonna, si ha la facollà di formare tanli scaglion i di marcia quanti sono gli alt durnnle lo sfìlamento . Se lrv1colo11na fosse continua dorremmo, per ciò ottenere, formare scaglioni profondi ciascuno di circa 3300 metri, siccome però nella éolonna giù esi1
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ALCUNB CONS!DBlh.\ZIONI
stono vàrie lacune per i·agioni ·d'ordine e di sicurezza, éosì riesce più che sufficiente.forniare scaglioni di bi'igata lli fanteria siccome prescrive il 1:egolamento. · Adottando, dunque, il .sistemà degli (1, lt successivi, p111· lasciando fra gli scaglioni la distanza dì 1O minuti di cammino, in realtà non si allunga là profondità totale della coionna, in conf1·onto dell'àÙro si:;tema quando anche abbia gli scaglioni·a,con Latto; ina· se si considera che pure nel sistema degli alt cÒntemporanèi è utile ·cli lasciare una qnaiche distanza fra gli scàglioni, ·che.i più vo'gliono dit due a trecento. metri, il vantaggio anche ·sulla proforidità resta incontrastato a.l sistema degli alt successivi. · . Pare quindi vantaggi9so sotto molti i:apporti lo stabilfre che nella. formazione delle grosse ·colonne cli m.arcia sia mantenuta fra cr]i scaglioni m:a distanza pari al ca111mino percorribile in '10 minu~i, e che i piccoli alt si facciano indipenclentemente da o.gni scaglione· al 50° min11to cli marcia, o su quei punti della strada che fossero preventivamente fissati dall'ordine dispositivo di marcia. · Passando ..ora all'argomento deli'ordine di marcia· normale del corpo d'armata, lo studio delle relatiye questioni ci sarà 'molto facilitato dall'autorevole guida che·ha stabilito il tipo di i;narcia per la divisione. . · Cominciando dalla parLe in ordine cli sicurezza, osservjamÒ che le« Norme .r;enei'ali per la cl~1yisione cli fanteria in combattimento » fanno precedere lù. _colonna da tutta la cavalleria addetta alla divisione: analogamente polremo stabilire cl1e il corpo .d'armata si fa precede1:e da tutla fa. propria cavalleria. Infatti n:ei casi nor.mali, ·quelli cioè nei quali il terreno permette un utile impieg,o della cava.lleria esplora11te, non v'è alcuna sufficiente ragiòne per tenere durante la marcia una parte cli quest'arma in riserYa. L'impiego della canlleria sul campo cli battaglia è generalmente posteriore .a quello ~èlle al ti·e armi; .essa quindi , dopo d'ayer servito comepitt · opportuno mezzo d'esplorazione e di sicur.ezza, avrà tutto il tempo, venuto l'avyicinamento col nemico, di i'itirarsi senza mai perdere d'occhio l'opportunità d'intervenire; anzi il suo impiego riuscirà assai più f~cile e naturale· quando , già Lrovandosi sul terreno della lotta, ha·poLuto segufre l'andamento di questa in tutto il-suo· svolgimento, che non allorqua:ndo, provvenendo dalla coda della co-
SUL 'l'Jl'O NOHM.\LE DI il!Al\CIA PEL CO IIP O n'AmIA'l'A
Jonna cli marcia, vi arriva non edolla nè delle condizioni del combattimento nè di quelle del terreno. La divisione avendo disponibili tre soli squadroni ne impiega uno alla esplorazione propriamente detta, quell'elemento cioè che nell'ordine di avanscoperta costituisce l'avanguardia, uno come grosso, ed uno suddiviso fra l'avanguardia e la Lesta del ~rosso della coion na pel servizio di corrispondenza e di esplorazion~· laterale prossima. . Il co!'PO d'armata può in modo ana logo ripartire la sua cavalleria, ~alvo e-b e, disponendo di sei squadron i, porlerit a quaLLro squadroni 11 gro_sso dell'esplorazione. Sembra infalti inutile accrescere la parte effet:t~'amente esplorante, perchè in marcia non sarà in generale possibile allargar troppo la fronte d'esplorazione, mentre sarit sempre o,pportnno dare la massima. potenz ial ità all'ordine di sicurezzrt per agire. con vigore e risolutezza, ciò che si ottiene appunto dotandolo d1 un forLe nucleo a sostegno della parte esplorante. Egualmente non conviene accrescere la parte destinata alla corrispondenz~ e all'esplorazione lateraie vicina, limitandosi questa, nella magg10rparte dei casi, verso la testa della colonna, e non cambiando d'estensione sia per la divisione sia pel corpo d'armata. Le« Non ne,r;enerali ptYr la di-visione di fcinte1·ia·in combattùnento >> alle quali giova sempre rifer1rci, oltre la cavalleria assecrnano all'avanguardia divisionale, un reggimen to di fanteria, una<')batteria, una compagnia zappatori del geni o, un distaccainento di sanità e alcuni carri per cartucce; per analogia dunque si potranno asserare all'~vangnardia del corpo d'annata una brigata cli fan teria, ue battene, una compagnia del genio, una sezione di sanità e un ~r~p~rzionato numero di carri per cartucce. Sulla raddoppiata quanLita eh forze impiegate non v'è luogo a discussione, siccome è chiaro che_sarebbe inutile raddoppiare anche ht quanti fa di zappatori del g~n 10: perchè il bisogno e l'opporluni là d'impiego eleo-li zappatori non d1[er1sce sensi·b·1 · <') I mente, sia. che debbano april'e un varco o coslrurre qualcl1e 1··p· . · l , · · · 1 ,u o per una e 1v1swne, sia per un corpo d'armata, mentre l'eccesso non sarebhe che cl' impaccio. cr I~v:ce _rer quanto riguarda l'impi ego dell'artiglieria all'avan~ i,uai dia s1 possono fare varie considerazioni. In primo luocro può P~1:ere opportuno che per impi egarvi due batterie della brio<')ata div1s10nale valo·a ,. 1mp1egarve . . le tutte e tre: crediamo , 0 ' 0 megi10 infatti che ANNO XXIX, VOL I.
:il ...
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ALCUNE CONSIDERAZIONI
sarà frequentissimo il caso in cui sarà effettivamente utile di mandare all'avanguardia l'intera brigata di batteria della divisione; tuttavia, nelle più ordinarie condizioni di terreno mosso è mediocremente coperto, si deve giudicare che due batterie bastano, e che tre, potendo forse non trovare un immediato utile impiego, sarebbero di troppo. Un'altra que.,tione a risolvere è quella che si riferisce ai calibri da destinare all'avnnguardia. Ricordiamo che, non è molto, quando si propugnava la necessità d'inversione dei calibri oramai decretata nella nostra artiglieria, furono affacciate molte buone ragioni per dimostrare l'opportunità di assegnare all'avanguardia le artiglierie di grosso calibro: è certo che quando le batterie di più grosso calibro possono essere immediaLamente impiegate, esse tornano di grande vantaggio all'avanguardia, la quale deve generalmente impegnare la sua azione vers.o truppe ancora molto lontane e nell'atto del loro schieramento. iVIa è anche da considerare essere di vitale importanza per l'avanguardia di potere, in qualunque terreno sia per incontrare il nemico, impiega.re prontamente e facilmente la propria artiglieria; le converranno quindi batterie del maggiore o del minore calibro secondo le condizioni generali de[ terr.eno su cui agisce, ma in corrispondenza ai casi più frequenti, che sono appunto quelli pei quali si fissa un tipo normale, preferirà il calibro minore ch'è d'impiego più generale, al calibro maggiore che può soffrire frequènti eccezioni. Ciò posto, e visto l'attuale composizione organica delle nostre brigate di batterie divisionali, che hanno due batterie da centimetri · 9 ed una sola di cent. 7, sarà opportuno stabilire che se .dne dovranno essere le batterie da destinarsi all'avanguardia, ciò che converrà operando in terreno piuttosto mosso e coperto, vi saranno assegnate le due batterie da cent. 7 della brigata delle truppe suppletive; se invece, essendo il terreno pianeggiante e scoperto, con: verrà assegnare all'a vangLi.arclia tre batterie, vi si destinerà l'intera brigata. della divisione di testa . . Fissato l'ordine dell'avanguardia del coi'po d'armata analogamente al tipo cli quello stabilito per l'avanguardia della divisione, sarà facile cosa determinare l'ordine da adottarsi pel grosso dell::t colorma. Sola questiope speciale sarà l'assegnazione del po_sto nella colonna alle truppe suppletive.
tilJL ·rfl'LI NOUMAf.E DI MAUCIA PEL COlll'O
v' Al\l\lA'l'A
Di queste truppe già una parte trova posto nell'avanguardia, siccome abbiamo eletto, cioè la cavalleria ed una delle compa«nie zappatori del genio. La brigata di batterie, anche quando ~on si trovasse conveniente d'impiegarla in parte all'avanguardia, è oramai generalmente ammesso che debba essere assegnata tutta alla divisione che marcia in testa. Non restano quindi che il reggimento bersaglieri , un'altra compagnia zappatori del genio e la sezione di sanità. I bersaglieri devono tenere nell~ colonna quel posto che meglio conviene al previclibile loro impiego; ma generalmente non sarà appunto previdibile il migliore possibile impiego di questo corpo scelto, prima che l'azione tattica non sia.si impegnata e che non si sia per lo meno venuto allo ~piega~nento delle forze, ch'è il primo segno della riconosciuta situazione generale. Pertanto nella genemlità dei casi, ·afl'ine di tenere i bersaglieri disponibili sino a tanto che il comandante del corpo d'armata non avrà giudicato sul modo di lol'o intel'venl.o nel combattimento, sarà conveniente cll'essi sLieno in coda alla seconda divisione. Lo s~esso può dirsi della seconda compagnia zappatori; finchè non sia pl'evidibile dove e qnanclo possa essere impiegata, è bene che si tenga in coda a lutte le altre truppe del corpo d'armata. Infine, la sezione di sanità potrà utilmente essere assegnata alla diYisione di tesla, la quale ha. la propria a.ll'a.vangual'div , ovvero, ciò che torna lo stesso, essere assegnata ail'avanguardia la.sciando a[ gl'os o della divisione di testa la propria sezione. L'uso a cui è clesLinata la. sezione cli sanità delle t.rnppe suppletive durante il combau.imenlo è, secondo prescrive il regolamento di servizio in guerra, quello cli coadiuvare coi propri mezzi le sezioni divisionali; ci pare quindi opportuno ch'ess::i, vada tosto ::i, prestare il suo servizio presso la divisione che prima s'impegna. nell'azione, e che generalmenle deve agire su piL't larga fronte e rimanere per un lempo più lungo esposla alle offese nemich e. Un'ultima questione relativa all'ordine di marcia, spesso sollevala ma presto dimenticata, è quella cùe ha tratto ai mezzi di alimentar.ione di una. grossa colonna la quale debba marcia.re per più giorni di segL1ito. Un piccolo corpo non incontra mai serie difficoltà a provvedersi
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SUI, TIPO NOmlALE DI MARCIA l'l~L COl\l'O D'ARM.\ TA
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ALCUNE CONSIDERAZIONI
di mezzi di sussistenza. Può anche ammettersi che un'intera divisione possa provvedersi coi mezzi che le sono assegnati, perchè essa. compie la marcia in u;1'orn in cui è ancora possibile fars i rag?in~O'ere da.Ila propria sezione di sussistenzn e fare ogni sera le drstnbuzioni di viveri e foraggi pel doman i, sebbene anche la divisione incontri talvolta per ciò gravissime difficoltà. Ma per un corpo d'armata che muove s0pra una sola strada., eripetiamo questo modo di marciare devesi considerare come normale per gl i attuali grossi eserciti, le difficolth di riapproVYigionamenlo meritano una partic.olare attenzione. Un corpo d'nrmata giù dal secondo giorno di marcia comincia a provare la necessi lit di lasciare le sue sezioni di sussistenze in coda a tutto il carreggio per dare loro il modo 0 il tempo cli essere raggiunte c~lla colonna viveri. Supponiamo che muova alle 6 del mattino: esso arriverà bensì con la punta d'avanguardia. verso il mezzogiorno ai nuovi accampamenti dopo una tappa di 20 chilometri, ma la coda dP-Jla colonna non vi arriverà che alla sera. e la coda del carreggio a notte chiusa. Se doYrà ripart.ire nel clomani ancora alle 6 antimeridiane, gli resteranno tulto al più otto o nove ore per stabilire le sezioni sussistenze, macellare i buoi, faù1e raffredare le carni, spezzarle, eseguire le distribuzioni ai corpi, trasportare i viveri agli ~cca~npamenti, farli cuocere, distribuire l'ordinario alla truppa, nca.ncare le cucine sul relativo carreggio. Ora, la pratica insegna che ad eseguire tutte queste operazioni, nelle mialiori condizioni e quando nessuna.delle mi lle possibil i dif1'> fìcoltà venga ad ostacolarle, bisognano. a.Imeno ,12 ore. Si tratta quindi, perchè ogni 24 ore la truppa sia pronta a muovere senza impedimenti, di anticipare alcune di esse in modo da guadagnare almeno 3 ore. Le sezioni cli sussistenza, l'abbiamo osservato, non possono partire con le truppe perchè nelle prime ore del mattino devono riap· Provviaionarsi mediante l'arrivo delle sezioni clelht colonna viveri; ciò non toglie però che la carne la quale marcia in piedi potrebbe precederle, e così eseguire in anticipazione le operazioni le quali ri~ chiedono il tempo maggiore, quali so10 la macellazione dei buoi, il i',)ffrecldamento delle carni e quegli altri prep1lrativi che servono l1. rendere faci le e spedita la distribuzione dei vireri appena arriva
il carreggio dei corpi. l)er questo hastei'ebbe che le sezioni suss~stenze si riapprovvigiormsero di buoi in maniera d'ayere sempre m più una razione di carne in piedi , e che_si tr?vasse un ~osto con veniente nella colonna al piccolo grnppo di buoi occorrenti per una distribuzione di carne. La proposta di far marciare il parco buoi del corpo d'arma.La coi macellai delle sezi~ni _sussistenze immediatamente dopo l' avanguardia non è nè no,stra~pé nuova; ma ,~ssa ci pare assol utamente ;,accomandabile si cwniò_mezzo migliore per ottenere che ogni sera possano essere distl'ibuiti alle truppe i viv?ri pel di_mani. Del resto un tale prov-i,edi niento non presenta alcun mconvement~: un gruppo di 30 a 35 buoi nello spazio fra. la coda dell'avanguardia e le testa della colonna non sap rebbe essere di grave impedimento, e il più gran male che facilmente si spm:imenterebbe in caso d'incontro col nemico, sarebbe quello che i buoi andrebbero dispersi; ma la sezioni di sussistenze essendo ancora provvedute di nna razione di carne in piedi, la cosa si ridurrebbe a tornare nelle condizioni ordinarie per quella sola giornata, perchè nel doman i si farebbero riapprovvigionare nnonmente le sezioni di doppia quantità.di buoi. Crediamo quindi che delibasi notare negli ordini di marcia qneslo speciale provvedimento ri lenendolo di una pra.Lica realei~nporta_nza: Premesse queste consideraziod, l'ordine normale d1 marcia d1 un corpo d'armata in vicinanza del nemico risulterebbe come a.ppresso: DTSTA:'>:ZE
C0~!POS1Z10NE
SCAGLIONI
Pattuglie di scoperta. Esplorazione cli cavalleria
Squadrone esplorante.·
1000
1
Grosso - 4 squadroni. })unta di cavalleria.
I')
3 plotoni cli cavRlleri a. '.)'esta
MO .metri
\,
»
3000 » 2f>0
))
2,50 »
..:I battaglione di fanter ia.
.'-lf compagnia zappatori del genio.
G6G »
'
SC,\GLIOl'i'I
..
CO~!POS!ZlONE
-~ -~
.DlSTA!'iZ!s
1
1000
))
1000
))
DISTANZI~
·1delloCom.statoartig. maggiore e genio e
666 metri
I
.
cmll'OSIZIONE
SCAGLIONI
\
2 battaglioni di fanteria. . 2 batterie da cent. 7 del le 2 ::::, b i) truppe suppletive. .e 11 reggimento di fanteria. e-= :,.. G1osso -r. Sèzione di sanifa delle truppe suppletive. = :=> ~ I 6 carri cartucce. e 1 ~
,1o•
Carreggio
Parco buoi del corpo d'armala
direz. di com . di corpo d'armata. del regg. di cavalleria. . della brigala ' di hatt. deile truppe suppletive . . delle ht'igatit zappaton del genio. dell~ 1a divisione. della 2" divisione. del regg. bersaglieri. 1
1 plotone
di cavalleria reggimento di fanteria. 2 batterie da cent. 9 delle truppe suppletive. ·I reggimento di fanteria i
1
11
I
11'10
'
666
))
1000
))
Brigata di ba,tterie della 1" divisione . SezionP. cli saniliL della ,I 11 divisione. Parco d'artiglieria della 11a divisione (meno 6 carri cartucce). 1
1
Grosso della co lonna
Parco d'artiglieria di corpo d'.armata.
Una hrjgata di fant. (meno una eompagnia).
.
666
n
200
))
! compagnia za.ppatori del
genio . Sezione di sanilit della 2• divisione. :Parco d'artiglieria della 2• divisione.
°c1· fantena.· Da8a10km
,1 compagnrn.
1
))
'l'en. colon. cli Stato 1nayrriore.
\)
1
8:13
GENNARO MonENO
666 » 666
833 metri
Equipaggio da ponte. J!arco telegrafico (se presente). Parco del genio di corpo d'armatn. Pa.rco viveri di riserva. 3 sezioni di sussistenze. 'I sezione della colonna viveri.
Una brigata di fanteria
lkigata di hattede della 2" divisione. Reggimento bersaglieri.
Retrogua rcli a.
'
SUL TIPO NOUMA l,E_ DI MARCIA i'EL COH L'O D ARMATA
ALCUNE CONSIDERAZIONI
.
DELLA FUATf:I. LANZA. M!l,lTARE
DELLA FRATELLANZA MILITARE- -
I.
È abito mentale di coloro che in qualche modo s'interessano alla cosa pubblica, lo esprimere spesso il proprio pensiero in una immagine che valga a riassumere, ora una serie di ragionamenti, ora, l'idea, centrale delle argomentazioni, ora a definire in una forma quasi sensibile, tutto quello che nell'ordine dei fatti e delle cause sembra avere in sè alcunchè di misterioso . Il punto di vista di cotesti osservatori è quasi sempre diverso, e ognun d'essi comprende nel proprio sguardo uno o più lati della questione generale, . uno o più momenti del suo svolgimento: e perciò l'immagine che creano ha del vero, ma non tulLo il vero; e tu che leggi o ascolti, di buon grado assenti ad ognun di essi. successivamente. Quindi se pensi al famoso apologo cli Menenio Agrippa, o vedi un grave storico che ti parla ~egli wn,>'l'i della città, dello Stato, del popolo, o quando ti senti dire che l'nmaniUL semb ra talora retrocedere nel suo cammino, ma è apparenza ed essa progredisce qtrns1 a forma di spirale, che figura rientrare in se stessa e sempre sale, la tua mente resta colpila e ammira la Yastità del problema delle sorti uman.e. Certo, come il concetto.dell'infinito srnlgimenLo della societit, o come si dice il progresso, è tutto moderno, così anche il largo e acuto studio che se ne fa nel nostro tempo, nel quale applicando il metodo delle scienze fisiche aile morali, da quel campo più facilmellte si prendono le immagini al discorso.
.,
Una delle più vere panni oggi quella di un filosofo inglese, il quale dice che la società procede per continuo altenw1·si di inleg1•azione e di dispersione. E allora pensi alle tribù, alle genti; alla città, all'impero, e poi al feudo, al comune, e di nuovo alle federazioni, ai regnf. Ma f,0 lo sguardo anche fuggevole alla storia dei secoli, Li mostfa ~'et~· questo scomporsi e ricomporsi di aggrega· zioni sociali, · civili, politiche, nessùria forza di logica ti può dimostrare che éosì-pure debba accadere nel l'avvenire. Veramente iù questo avvicendal'si di vaste agglomerazioni e di piccoli gruppi, pare vi sia qualche cosa di provvidenziale; pare, che quando ,quelle sono travagliate da lungo e interno malore debbano sfasciarsi, lasciando la società in stato come frammentario; e allora succedono nuclei differenti più puri e più fort.i, Lutti ·chiusi in sè stessi: fino a che, viz.iati anch'essi ne(brevespazio di vita interiore, un soffio di libertà o il martello cli una rivoluzione, venga a romperne la coccia dnrissima che li racchiude. Sono questi i momenti più fatali della soci cl:\ ; nei ~quali non si contano, non si misurano le rovine: le istituzioni le più antiche e veuerate cadono; e quel plesso di idee e di sentimen ti che ne formavano la vita, ·si disperde nei cuori e nelle menti. All'esterno moto degli uon;ini e deÌle cose corrisponde quello delle anime nostre. t in questo mondo invisibile, a parer mio, che l'opera dei 1frolgimenti sociali porla un effetto più lungo ècl efficace. Imperocchè nel periodo di integrazione si ricompone la società, si ri.fanno le istituzioni, ma non si può ricreare nelle anime nostre quel cumolo di idee e di sentimenti che le animavano; le leggi, gl'istituti non risorgono per la volontit déi mille e mille, ma riescono come forma sovrapposta ad una materia caotica.
e
II.
Tutto questo, se vero storicamenl:e, vtiol esser qui considerato come discorso accademico ; e se il lettore si sente portato a pensare al grande rivolgimento dal quale or ora usciamo noi Italiani, io
/
DF. LLA FUATBLLANZA 26 lascio considerare a lui se e quautn. p,u·Le di questo vero si sia per noi conve1tito in reale. Se non .che parmì si poss~t aJiermare che fra i due grandi senti menli che an imarono i rivolgimenti di c1uesto secolo, lo. libertit e l'uguaglianza, il primo sia stato davvero più presto saziato che il secondo : menlre il senso comune universale vede preslo il }1isogno cli f'reno, di leggi, di ordine, non così_accade dell o spiri to di ugu·aglianza; il quale si meLle come fuoco nelle anime noslre:_ e _perchè trova alimenlo nelle idee e i1ei senlimenli i più opposti, da quelli · più alli e puri dell'evangelo ai piu. impuri dell'egoismo, non si eslingue facilmente. La ragione uma1Ht ne rimane preslo offuscata. nelle masse: o abusando di se slessa, si torçe ad una logica negali va anche nelle menli più eleLle, nelle anime più buone. E ne nascono le malatLie sociali che aggravano il secolo; si perde il senso delle differenze, delle autonomie le piu. naturafi: ·si giunge a. negare la famiglia, Ili nazione, la patria; tanto più gravi malaLtìe, inquanLochè non trovi lì subito una necessità sociale, nè un ragionamento stringente da combatterle nelle menti e dissiparle nei cuori . I gesuiti negavano la patria, come oggi gl' internazionalisti. · È così che lo spirito di uguaglianza do po aver ri ballezzato i po poii più avanzati rn~lla civi ltà, sembra impedirne un assello sociale ragionevole; e il secolo nostro pm tanlo grande, pare voler guastare l'opera propria ..
III.
fo vorrei essere una penna maestra per analizzare tutti i mali di questo sconfinamento della ragione: ma oramai è cosa talmente veduta dalle tetle ment.i, ch'io non aveva bisogno che di fissare .l'attenzione altrlli su questo punto. Dal quale partendo si potrebbe muovere una domanda. Dappoichè l'esercì to è oggi la reale rappresentazione della societ~t nella quale sorge, e figlio del tempo nel quale vive, risente esso, e · quanto e come le morali malattie che affiiggono quella? Messa così
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MfLITARR
la questione vorrebbe un amp io svolgimento; nè io davvero m1 v1 accingo: solo il lettore non vorrà negarmi che l'Italia passò anche e~sa ne!la sua rivoluzione, sia pur rapidamente, da un periodo di d1spe1·s1one .a. quello di integrazione. Or dunque, l'esercito permanente, che fu pnr èsso una istituzione ,riediGcal:L, che si integrò vastamente sino a formare oggi nn,grl}nde organismo, smarri O attenuò pe_r avventura in quel trapasso , lalnno di quei sentimenLi che ne çlevono esser l'anima? · Delle idee, dei sentimenti avversati e dispersi ve ne furono molti. Per L\Sempio: Il militare non è più una casta: e va bene· il soldato non è un individuo perduto per la società: e va pnre bene/ la nazione non è per l'esercito, ma l'esercito per la nazione: e va. benissimo. Ma tutte queste idee, che segregando l'esercito valevaifo a elargii un co lore, una fattezza sua propria, da quali altre idee e sentimenti sono stati suppliti? · ~ una istituzione può vivere e solidamente stare solo per la pei·fezione ~l~l sno _organismo esterjore <? Non ha essa bisogno di un nucleo cl i idee, d1 sentimenti propri i, che defferenziandola. da l mezzo nel quale vive, le dia un partic9lare carattere? 0
IV. Gran cosa è la kaLellanza mil itare: è il sentimento più puro che po_s~a s~pravvi,,ere nell'esercilo. Più elevato e comprensivo dello spmlo eh corpo, supera gli affetLi esclusivi: può conseJ'vare' tanto c~lore c!a unire le persone e tanta elasticità da allargarsi ad ~lll tratto a, 1~olt1 e poi ristringersi ai pochi; e per questo verso, meglio che ogni ~lt'.'O p_armi consi::.oni alla mob il itit quantitativa e qualitativa nella 1sl1tuz1one delle forze nazionali . - . Cert_o ch'i~ lo credo più di ogni a.l teo atto· a suppÌire quei sen1,1_mentt che vivevano negli eserciti passati. I qnali, è inuti le negarlo, upetevano mollo del loro vigore da quella unità tipica d1e li stacc~va cfal resto della società.. Là. in quel recinto , se le virtù militari 81 appartavano e si indurivano in una forma singolare, se il-sapere
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DELl,A b'RATELLAN?-A.
MILITARE
era tenuto in poco conto, si fecondava per contro il coslume militare che intatlo si tramandava alle generazioni; quel costume il quale, in fin dei conti, è la sola cosa che ci distingue dagli altri ·uomini nella società. Fatto sta che allora quando un giovane ufficiale vestiva l'uniforme, si·lrovava come avvolto da un atmosfera, che lo educava per mille parti allo spirito militare, che gl'infondeva l'amore alle arr!)i e l'affetto all'esercito più che a se stesso. Lo educava a quei sentimenti insieme e a quei modi che appartenevano alla nobiltà. e che oggi si · addicono alla cosi delta classe dirigente; ·i quali perchè rei1dono facile il comando, l'impero ~ugli inferiori, prevengono la disciplinare obbedienza coll'ispirare ia deferenza, la devozione . Ma lo spirito di uguaglianza tende a distruggere Lutto questo: e mentre si armano tanti uomini, pare si ~Lttenui la potenza che deve collegare le volontà in stretto fascio. In tal modo l'uguaglianza rì.:. sorta e proclamala compagna alla liberlà, sembra corrompere la forza che deve guarentirla e difenderla .
nazionali, è una guarentigia troppo sicura perchè esse prendano un cara.Ltere e un atteggiamenLo ostile ai progressi della società, alle istituzioni popolari. Essi sanno tutto questo e perciò non osteggiano anzi desil'lerano il moltiplicarsi degli uomini armali, il raddoppiare delle materie guerresche. ~fa dove·,•ien meno l'attenzione e l'animo loro è nella formaz ione delle potenze morali. Pronti ad ammirare i pro~igi dell'esercite germanico, ne rigettano quel c_µi:.attere quasi feucl.tle, che pur gli dà tan la forza. Debolmente vedono ed amn1etto_no che l'esercì to perrnanenle è come il nucleo intorno al quale si raccolgono ad un trauo le altre parti di un vasto organismo. Veggano a.dunque quale compaltezza morale, quale rigoglio di vita deve esserci in quel nucleo per comunicarle in un subito alle parti così raccolte. .Ma c'è cli più. Uno dei moti che agitano l'opinione pubblica dei . tempi modei·ni, è la crescente-meraviglia come al progresso politico, civile e materiale non debba corrispondere quello morale; e laguerrn, cosa barbara, non che cessare, prendere una forma e una sostanza più acula. Cotesto moto si fece sentire assai polentemente in Italia . .La forza delle armi portata fino all'estremo. e quei discorsi, quelle risposte rigide, qnasi ferree dei generali prussiani davanti al nemico che pur cede, ci parve impossibile venissero da una nazione cotanto innanzi nella civiltit. Il ricordare noi pure -che iÌ1 Grecia come a Roma il fiore della civiltà corrispose al vigore delle armi 1 non fa intieramente cessaee quel sentimento di meraviglia. Fon,e noi pensiamo che quella era ·civiità pagana. Forse la. civiltii vecchia della razz:i latina, fongamente accumulala nelle anime nostre, ci dà un senso più squisito, più soltile delle coerenze morali; e se il supremo senso cli un popolo si effigia e si rispecchia nel suo Poeta, il genio cli Goethe, altamente meditabondo, è più umano di quello del Manzoni che ha del celest.iale; e il verso:
V. Può darsi che il lettore trasecoli nel leggere queste pagine e vi senla l'odore di roba vecchia. Può darsi che dinanzi allo ·estendersi graduale e variato della forza armata nazionale, dinanzi al successivo comprendere di ogni classe, di ogni ceto, di ogni età, di ogni arte o professione, dinanzi allo spirito di uguaglianza che prevale da ogni parte, questi pensieri non gli sembrino guari del nostro tempo. · Ma solo ch'egli. ripensi alla storia, non pur anco dei fatti ma delle idee del secolo nostro, egli vi troverà un ritornare e un persistere nell~i necessità. sociale delle forze militari in permanenza. Anche i più gelosi e attenti custodi delle Ii berti.i. conquistate si ammaestrano alla stoi'ia, e sanno quanto lo spirito n1ilit&re conservi e_corrobori la nazione e come la forza in permanenza sia parte integrante lo Stato. Essi sanno che l'estensione e la varietà stessa delle forze militari
Hipass\n l' ,\ lpi e torncrem frnt.olll
mette una qui~te quasi'eristiana nelle anime nostre.
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)f!LJ'l'ARE
DELLA FJ\ATELl,AKZA
« Perlanlo v'è qualche cosa cli intieramenle naturale, quando i
VL Se il leLtore mi ha seguito, egli potrà. qLli valutare questi pensieri in un recente libro tedesco, che, dice, sia sta!:o là molto pregiato. Con grande fatica sono andato spiccicando la traduzione di queste pagine, ma credo di averne colto il senso (il). « Si ode spesso il lamènto che il presente progresso nelle scienze « e nelle arti è messo a profitto per un orribile fine. Pare che il << progresso invece di elevare sempre più alta la moralità, faccia « il popolo più rozzo e violento; insomma più di prima si medita « alla reciproca distruzione. Ma questa affermazione è solo appa« rentemente vera. Quanto più la viLa di un popolo si forma più « bella e più nobile nella cultura,. nelle scienze, nelle arti. nelle « ricchezze, tanto più ha da perdere nel caso di una guerra,' e per« ciò deve 1,1ensare a garantirsi con un convenien te armamento . « Non si porti come argomento in contrario i popoli di una in<~ vecchiante civi ltà, i quali mentre bri llano per altre parti si mo« strano incapaci alla guerra.. La interna decadenza della vita sta« tale e sociale è là esistente benchè non sia stata visibile. Forse « l'intelligenza stava ancora in allo grado, 1nentre la vita andava (( perden~osi. Il desiderio di godimenti e le magnificenze delln. vita « avevano giit cacciali lo spirito di sacrifìzio e il sentimento di co« munanza, per cui decade la forza di agire. « Inoltre non si de,•e addurre l'eccezione come l'Inghilterra, « nella quale, il modo dell'esercito è in nessuna proporzione col « rimanente svo lgimento dello Stato. Protetta dal mare in tutti ali « interessi, conduce solo le guerre colon iali, per le quali il dana~·o « decide. Queste sono le acute armi dell'Inghilterra . Di più ha una « potenza navale come nessun altro Regno del m·ondo. Nonostante i « vantaggi della sua posizione, sarà costrella a medi tare col tempo « sul!' organismo delle sue forze in genere: oppure il suo potere e la « sua influenza sul continente poco a poco decadranno.
« grandi e colt.i popoli del presente, completano la loro forza mili« lare sempre più, pee poterne fare nel caso un sconfinato uso . li « tempo delle guerre di gabinetto è finito. L'esaurimento di un « singolo uomo che sla in alto o di un gruppo dirigente non deci(< dono più, ma solamente l'esaurii·si di un popolo combattente. « Il popolo francese asserisce anche oggi di non aver voluto la (< guerra del 1870. Ma quando l'impero che l':weva dichiarata cadde « era lo stesso popolo che impugnava la cosa e portava la guerra (( fino all'estremo. L'uomo che nel "8,0 aveva. amrnoni.to seria« mente per l'affrettata dichiarazione della guerra, salì in alto in « settembre, prnse la direzione dell'esercito e di venne l'ardente « aLLizzatore di sanguinosa lotta. · · « Le guerre sono divenlate inlieramente la causa delle nazioni . « Anche chi condanna personalmente le guerresche imprese, sente « il.dovere di dedicarsi.subito e intieramente il loro, appena sono « iù giuoco la vi ttoria e la caduta della patria. Non v'è nessuno « che un tale sen timento non onori come virtù; « La coli isione clegl'interessi poela alla guerra, ma le passioni « del popolo $egnano indipendentemente fino a qual gi·ado sarà (< portata. La guerra serve alla politica per l'adempimento dei « suoi scop i; ma anche essa per le -;ue mire SL1bordinate deve vo« !ere il compl_eto abbassamento dell'avversario . « Questo porla necessariamente al clecisiYo uso di tutti i mezzi « spirituali come materiali, e perciò è giusto e equo, preparare le « forze in pacè)er poterle usare nel caso di guerra. Se un popolo « non vuo.le andare fino in fondo per sentimento di umanit-à., ma « nell'impiego delle forze segnare precedentemenle una linea dove << arrestarsi, si vedrà contro la sua volontà trascinato. Nessun « nemico si può credere legato a ricevere una simile restrizion e. << Anzi ciascuno si gioverà di questo so1Tennarsi dell'altro per rad« doppiare su i propri effetti. « Solamente le anime umanitariamente leggere possono pensare « che si possa darn un artificiale disarmo o abbassamento del ne~ « mico senza. produrre molte ferì le, e che questa sia la vera, Len« denza dell'arte della guerra._Come è appunto eccezione, dice (( Clause,~ìtz, così devesi questo errore distruggere, perchè in cosa 1
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DELLA FRA'l'ELLANZA
.« pericolosa come la guerra, sono gli errori che derivano da una, « bonlà naturale, certamente i più cattivi ». Tullo quello che suona avvertimento in quesle parole del tede'sco, mi pare che possa dirigersi al nostro pa·ese. Il fatto della seria preparazione delle forze nazionali a cui assistiamo, può esser il prodouo di una posizione politica, ma non accerta che la contra.dizione fra il nostro senso di civiltà e tulle le necessità delltt guerra, si sia acqu ietata nelle anime nostre . Fra le quali necessilà parmi importantissima, l'individualità tipica dell'esercito permanente. Cotts ta conci liazione nel pensiero pubblico del paese sarà opera del tempò: intanto noi entro l'esercito stesso, dovremmo adoperarci per costitu ire quella compatta individualitil.
VII.
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Mlf,l'l'ARE
Certo allo scopp iare di nna guerra, quell o strato si spezza; ma il male prodotto lungamenLe, rimane Jatenle e può riapparire in forme diverse nella durala della guena s!essa. E possibile che in un esercito qu~lle potenze maleGche non fecondino sino a divenire fatali; ma peechè le forze morali non si possono sottoporre a calcoli e misure, parmi atto di grande prudenza l'arrestarle e raddrizzarle subito quando appena deviano . Quel criterio di governo che fu urnto acclamato e che non è intieramente straniero all'Italia, del lasciar fare e lasciar passare, · parmi funest.o in simi li cose. Se nel civile .può considerarsi come un ideale la progressiva astensione dell'azione di governo in genere, non così credò_debbtt accadere nel militare. . Da noi l'un.i tà dello_~copo· vuole la cerla comunanza degli sp iriti; a mantenere la quale ·p.&qni efficace un governo aderente, che interrogando davvicino l'azi'one dell e forze morali, si. adoperi a depurarle conlinuamenle e a mantenerle sempre vive.
Non si può dare ese1-.·.ito senza disciplina, ma pnò benissimo darsi che viva senza il sentimento della fratellanza mililare; ma la suit vita però sarà come quella di un uomo che fornil:o di qnalitit di niente e di animo, gli manchino quelle del cuore. È una esistenza incompleta. In organismo come l'esercito può venir un I momento in cni si vegga e .ammiri la simultaneità di una grande azione ordinata; ma faccia dif~tl:o la. concordia. e l'unità degli spiriti. Viene a mancare allora non solo la solidi lit dell'insieme, ma anche la solidarietit dell'azione . È in tale ordine di idee che non mi pare esagerato I'accennare a quest'ideale: ollenere un esercito che resista alla disfatta . Sovrastando ai pregiudizii, alle regole, agli ordinamenti, comunque essi siano, sono le virtù, le qualità ùuone, più riposte nelle anime nosll'e, quelle che fomentano la fratellama militare. Sopra a coteste virtù stende uno strato durissimo l'egoismo (11) , anche la presunz ione; essi operano nelle lunghe paci con ·azione disgregante.
RAFFAELLO llr.rnClARDI
Cctpitano 1Iel 1° regq. /,ersaglieri.
(i) Il nemico J•iù mrdigno del valore elci con1d degli uflì ck,li ò inconte,~tahilment~, l'egoismo (Op. cita.lei, 1iag. 5 ,1), ANi'iO XXIX VOL. l
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IL CO DI CE PENALE PER L'ESERClTO
IL
CODICE PENALE PER L'ESERCITO
La, necessità di una. giustizia mili Ulre non potrebbe essere messa in dubbio da alcuno. Essa è appunto legilLima perchè necessari a. L'esercito è un aggregato di parli coordinate fra loro e cospiranti tutLe ad un fine, in modo che dal la singola cooperazione di ciascuna parte ne risulti un'azione generale , un ica e simultanea; quìndi non può esistere esercito senzR ordine, senza disciplina; e la disciplinR non può mantenersi s.enza una legge che ne punisca le infrazioni. Finchè la indipendenza delle nazioni, la sicurezzRinterna ed esterna degli Stati dovrà essere protetta colle armi; finchè un popolo polrà trovarsi nella necessità di difendersi dall'aggressione di. un altro popolo mediante la riunione delle sue fone più vitali: finchè sai:anno necessari gli eserciti , sia permanenti in pace, che ordinati temporaneamente per JR guerra, si renderit indispensab ile una legge speciale che reprima e punisca tulle quelle azioni e trasgressioni che possono mettere in pericolo hl esistenza stessa dell'esercito. La legge penale militare dunque promana dalla stessa necessità della difesa sociale. Ammessa la necessità di questa legge penale, ne viene per con. seguenza la necessità di tribunali militari e cli una procedura speciale per applicarla. I sol i militari possono comprendere i doveri che è necessario fare osservare, essi soli sono al caso di apprezzare 1~ c.ircostanze che possono modificare il carnLl.ere delle trasgress10ni alla legge militare; lo che è conforme anche nl prin cip io san-
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cito dal nostro Statuto fondamentale, che ni uno può essere distratto ~ai suoi giudici naturali . E se requ isito necessario di ogni giustizia e. che la pena segua immediaLarnente al delitto, tanto più necèssario s1 ren~e ne~la giustizia mi li ta.re, scopo precipuo della quale è di preve111re gli e1Ietti del male, estirpandolo nelle sue radici. Il militare che è stato testimonio od ha inteso parlare di 1111 reato commesso da un suo camerata, dice il Broutla (,J), deve vederne pron· tamente la punizione; se questa si fa aspettare, se hl pena arriva molto tempo dopo il delitto, le idee di ordine e di disciplina nesar~bl~ero profondamente scosse; egli non agirà piµ colla stessa conv1~zion.e nell'a:le1n'pimento dei suo i doveri, si sarà abi tuato a quella p_runa impressione che avea giustamente eccitata la, sua riprov,lz10ne, hl memoria del fallo sarà dileguata , e r iguarderà la severa giustizia militare non come una necessaria e JegiLtirna repressione, ma come una vendella ed una reazione. .n!a poiché dalla sola necessità deriva la. legiu.imilit dell a giustiziil militare, cleYesi conchiudere che là dove questa necessith non è più constat~~a, cessa ~i essere legittima l'applicazione della legge penale militare. E più le regole del diritto comune domineranno nello spirito di questa legge special~, più i suoi limiti resteranno rriustamente circoscriui e ristretti. Quindi i militari devono ancl:r socrgett.i alla loro giurisdizione eccezionale pei soli reali che comme7lono come tali, rimanendo come cittadini sollo l'impero dellaler,cre comune pei reati da essa. contemplati. Ques li principi i, sanzioi~ti dalla sapienza delle leggi romane(2.), misconosciuti e negletti quando ~a necessità della giurisdizione eccezionale militare deaenerò, sotto 1 governi dispotici, in un pr·ivilegio di casta, pel qt~'lle i militari per qualsiasi reato, ed anche per azioni civili, aveano il diritto di es~ere giu~licat! dai loro trib unal i speciali, sono tornati oggi a dommare nei codici penali mili la1·i di quasi tutte le principali nazioni . . ,·La. ~~·anc.ia .precedette le altre nel proclamare questi liberali P~ mcipn. Fm dal 11808 Legraverencl iwea manifestata questa opin.ione, che cioè tulti i fatt i che offendono le Jeo-rri oenerali della società', ocl·ie son d.ii.etti· contro persone non mrl1tan, .0 .<> <: debbono essere _(.1) Lci;ons <le droil mi/i/aire:, rar A, F. l.l11ounA profcsseur à l'écolc rnili tairc ùe S,\lnt-Cyr ({8'>2), ' ,. ' (2) Diges/, Li11. XLIX , TiL XVI, lcg, 2 o lei;, 6 in princ,
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l'ER L F:SERCfTO
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Il, COD!CE PE:'iALE
considc1·ati come <leliLl.i comuni e sol.loposl.i alla giurisdizione Ol'dinal'ia, e che non debbano inlendersi 1·eflli mi litari se non quelli che allentano alla disciplina milital'e, o che sono commessi da mililari contro altri mii ilari (-1). A questi principi i s'informarono le basi del progcllo di codice penale mi litare presenlato dal dnwdi Bro,rlic alla Camera dei P:iri nel ,J8'29 (:2); ma non ebbero che in parl~ fa lo.:o san.zione_nel Code dejnsLice 1nilitaire pow· t'an née rfo terre, pubblicalo 11 9 grngno 11857 , e luLLo l'a in vigore, pcrchè con questo si assoggeltarono i mililari ali~ loro giurisd izione speciale anche pei reali comuni . L'flal ia adollò completamente questa li bei-ale riforma col codice penale militare per gli Stati di 8. M. il llo ili Sa ,,degnrt, promnlgal.o il_ 1° ollohre rf85V, che segnò un uoleroie prngresso nella Jegislaz'. on~ pen:ll_e milit~re, a confronto di tnui gli allri codici e disposiz10n r penalt cbo vigevano negli eserciti eu ropei, compres,) il francese. J~ siccome lo ri fo rme nello istituzioni mili tari, ·segnatamen te nell~ legislazione, non possono che sussegnirc quelle nelle isLiLUzioni civil!, cosi il codice miliLarc dei Is;;n fu una necessaria conseguenza delle libertà acco rdate co llo Statuto e dello rirorme iutl'odoue nel codice penalo comune, sebbene la pubblicazione di questo avrnnisso più di un mese dopo, cioè il 20 novembro ,f 8i>9. Con esso venne inlrocloua una più equa e razionale graduazione delle peno, dallo qua_li ri1~1:lse esclusa quella dell e verghe, nonchb il SOl'tcggio e la. clecuna?:1one cbe si leggevano ancora nel codice penale militare sardo del .20 luglio ·I8-i-O e nel regolamento di mililarn disciplina. del il 8 agoslo stesso anno; fu abolita la giurisdizione mista cli cui come un pri,·itegio a,eano ·fino nlloragodulo i mi!ilari, e fo r istreua quella miliLaL"e, ment ro all'incontro il codice pena le comune accrebbe la sua. competenza sulla personalità civile del milita1·e e sui falli com~1essi dai borghesi relativi alla milizia. Ai consigli di guerrn 1·egg1men tali e divisionali, sì ordinai-1 ch e subitanei, convocati in ogni circostanza e formali da giudici nomi nati dopo commesso il reato, vennero sost ituiti in tempo di pace lrilHtnali mil itari territo1·iali, composti di giudici permanenli nomina.Li con decreto reale. (I) T1·aifr
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p;·océd10·e 111/li/(lirC e 7.',·1til(; cle li!9islnli<m c1·i111ine/le T
(2) Ycdi J/011ilc1•1· 21 maggio ·~ 1;; giu,;110 18:!9, su11pl.
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Le fnnzi o11i d' islrullorc, che prima erano disimpegnate dall'udi toro di guerra, laurealo in legge, vennel'O affidale ad un ufficiale del-. l'esercito, e le attribu7.ioni del pubblico ministero, ossia la parte fiscale, cli cui era incaricato un mili lare, vennero affidale a persona legale. La procedura fu mod ellala sulle rego le della procedura comune; il processo distinto in due parli: istrnzione scrilla e segrela, discussione Yerhfl le e pubhlica dell e prove; la prima.che l1a lermine col giudizio della commissione cl'inchicsta, la quale o dichiara non farsi luogo a procedere, o rinria l'accusa to avan ti il tribunale per esservi giudicato;Ja. seconda colla dcfin itiYa scnLenza elci trib unal e. Accordata all'impnlalo la scelta del difensore o fra gli uffi ciali inferiori del la guarnigione o fra gli anocati patrocinanti . Per l'e:mlta OS$ervama della legge e por decidere su i conflitti cli giurisdizione-fra tribunali mi lit ari, venne istituito un tribunale supremo, misto di giud ici legal i e militari, coll a carica. cli avvocato generale militare, e con giurisd izi one di riroclere ed annullare quelle sentenze in c.ni foss e si.ala violata la legge, o non fossero state ossenate le prescrille regole cli .procedura, le disposizioni concernenti la costituzione dei tribunali, la competenza e l:l libertà della difesa.· Pel tempo cli guernt fll conservnLa pl'ess'a poco hl slessa composizione dei tribunali e la ,;lessa procedura, 1neno la commissione cl'inchie3t:i; autorizzata la nomina di milita1·i alle funzioni del pubblico ministero e del segretario, e rislrella la scella del clifenso1·e fra gli ufficiali inferiori prcsen li. I limiti dell a giurisdizione mil itare vennero estesi, i giudizi resi più spcdiLivi, istituiti tribun:lli militari straordinari mocle.llati sugli antichi consigl i di guerra subitanei, aumentale le pene e tolto il r icorso al tri bunulo supl'emo . Queste so no le principali innovazioni inlrndot.te co l codice del ·18i>9; ma poi moclo con cui venne compi Ialo e por le circostanzo eccezionali in cui fu promulgalo, so apportò un noterolc 111iglioramenlo nella legislazi one penale militare, non poteYa anda re esente da quei difcLLi chè solo da. un accurato studio eé! esame, e da una pubblica o ponderala cli~cussionc avrebbero polulo eme..gere, per essere conctli. Infatti il codice pubbli calo nel 11859 era slato compilato da una commissione di generali e magistrati, i quali lo modcllnrono s .il' 1
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codice francese disc11sso alla Camera dei Pai-i nel 11829. Il progelto veniva presentalo dal ministro della ~uerra al Senato clel Reano il V .27 dicembre 1851>. L'anno segLiente, l'avvocato Luigi ,Tacquemond audi tore di guerra della divisione militare di Savoja, dedicava al ministro della guerra una traduzione francese di quel progcllo di codice, con n.otA. Nella lettera di dedica, diretta al ministro generale Durando, in data 1omar1.o 1856, è detto:« Al seaui Lo di oo·ni art' icolo V «ho indicate lcdisposizioni conformi o contrarieche vi corrispondono « nella nostra legislazione, in quella del J3elgio, e nelprogeLLo di « coclice cli giustizia militare discusso nel ·1829 al la Camera dei Pari « in Prancia(1) ». Questo progetto non fo mai discusso, nè al Senato nò alla. Camera. Dopo lagloriosa campagna.del 1859 e l'annessionedell:i Lombardia, il Governo del Re, in vil'tù dei poteri straordinari conferitigli dalla legge 25 aprile detto anno, pubbl icava in via di esperimento quel prngetto di codice, modificato in alcuni punti secondo le annotazioni del Jacquemond (2). Il R. clecl'elo 1° ottobre 185U con cu i Yen iva adottalo diceva ali' articolo 1°: «Nella sessione parlamentare << dell'anno ·1865 sarà posta in deliberazione la revisione di esso <<codice». Non tardò l'esperienza a mostrare i difetti del nuovo codice, tanto che si resero indispensa bili alcune leggi circa alla costituzione clei Lribunali , sia per agevolarne la formazione, sia per poterne va1 riare il numero ed i luo!!hi cli residenza . Cosi collP. leoai u vv 1 I feb 1 hr:ii o 18(,4. e 3 aprile 1868 si stab ilì elle i giudi ci, in vece dì essere nominali con decreto reale, fossero designati dai comandanti generali delle divisioni per ordi ne cli anziani tà Ira gli ufficiali iri esse residenti, che i tribunali dovessero risiedere, non in orrni ca1)oluorro l'l v di divisione militare, ma io quei capoluoghi di divisione che verrebbcrn designati con decreto reale; e si determinarono le sedi dei tribunal i speciali per giudi care gli ufficiali . All'infuori di qnoste ,
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(-1) Ved i Projct ile Co,lc 1>énal mililnire, 111·i!senfo le 2S dl'ccmbre 1855 11ai· le .lfi11o trc de la 9111w1·r au Sinai <l" ,·oya11mc. Tr:1duction du l<'xte ori~itw l a.vcc dcs not.cs. - 'l'urin, im1wi111 orie F11 l'alc uL C., 18:i6. (2) Una d r llo tnO<lilit'a~ioni suggerile 1h11 Jaccp1cmond . ru ciurlla della nomina clegli nHorati lisc·ali. Il pro~e tto riel ·IS5:; clir.cv.1. all 'nrtirolo 30 (ParJ.r, li): « Lo fun zioni • ckl Pulihliro ~{inistoro sarn11no amcl,,to atl 1111 c.1pilano o,I uf!ìzialo di grado in• fcriorl'. ,.
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PER r}ESERCIT0
CL CODICE PENALE
. . . . . ·ò .e (li alcun~ ·tllre meramente eccezionali e tran· d,spos1z1oni pe1 , ' ' . . cl · on siLoric niun'altra. correzion e si fece al c0Ll1ce, st11nan (1s1, e e . r, on'e più conveni ente nltemle!'e la discussione che clovea farsene J:\ 0 1
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in Parlamento. · · cl d Ecl il ministro della guerra non mancò al suo dover~: r1~111e en o'. all'avvicinarsi della sessione parlame~La~e. de~ ,1860,, ai co~~nclt d Il divisioni presiclenti dei Lri LHtnal, imlttar1 ecl a~t1e aut~ul.l, lo e e . ' · · ·cale niodific·izioni da apportarsi al cocl1ce, per loro osservaz10111 c11 , ' . . ,. presentarle al Pal'lan1ento; ma la ch iusurn cl~lla ses~wne, _la gue1~a clel i1866 e le vicende poli ~che che la segu1rono,. impecl1rono e e il R. decreto Io ottobre 1859 avesse la sua esec~z1onc. , " . n processo doli' ammiragl io Persa.no venn~ mlanto a, mosL1.11e l'urrrenza di un codice penale per l'armata d1 °:a1:e, pe1 la qu:~e 0 • ·n ,,iaoi·c l'editto penale militare mal'ILllnlO del '18 lu i,ho era ancora 1 • o . , ·h. ,1826. Sarebbe stala questa una favorevole ~cc~s1one P,CI" c~1~p1 . te un nuovo codice che avesse potuto ado_LL:1rs1 s1~ pe1· l e::,e.1 cito c~1e 'a. nata facendo tesoro clell' espe1·1enz~t cui era stato souoposto per l ( I I ( ' ( . . . ' .• . . I r - a· clel ,1s:..:g . ma I ternr)1 non erano p1 op1z1 a.questi s.uCI. 11 co ice 1 v, , . . · I D'altroncle la necessilii di un codice por la mar,_na _rn'.ltt~re ~~-~ La mente urgente che non ammetteva indugi; qn1ncl1 _si 1'lcop10 ti. c_~dice del i) 859 con poche variazion i e con quelle ~gg111nle n_e~ess:1 10 per adau.arlo all'armala di mare, e si presentò_ ai dn_e rami clel_ I ~rlamento i quali lo approvarono quasi senza cl1scuss1one, con i_nurico al ~overno di coordinarlo col codice penale por l'esercito e colla legge ~ 1\ febbraio 11864- ('1 ) . .. . • . Questo coordinamento apportò. alc_u~1e :1Ld'. rn~~l1(ìcaz1on1, estendendo la competenza elci tribnnah mil1tan_, n gu,l~d~ a~l~ . pe_1~~ne:. .. 1· . ·1 . pe1· p1·ovveclimento orr,anico ass1m1lat1 ,u rn•il1lai i• SUO'\ I lllC IVIC Ul I"> , c~e orrr,i I)iù non esistono), e per ragione di materia so~ra i reati ( 'ndeb1la com1 di truffa abuso di conficlen1.a ed appropriazione ' messi d; un :mili Lare a danno cli altro militare. La pena. della sospensione clo.ll'impiego per gli ufuciali , che era ' so~tanl.o rna ~c: cessoria venne sancita. e graduata come pena pr111c1pale. Nella.pi o cednra ~i autorizzò il giudizio a piede libero clell'irnpntalo, meclianle mandato di comparizione, nei soli cosi in cui il titolo del reato non (
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'PER L1ESEUC ITO
IL COlllCE PEKALE
importi che la pena del carcere militare, o quella della dimissione, remozione del grado o sospensione dall'impiego, applicate come pene principali: iVIa la necessità di una completa riforma della no stra legislazione penale m1Jitare, veniva riconosciuta e segnalata nella stessa relazione dei .Ministri della guena, della marina e di graz ia e giustizia, che precede i R. R. decreti in data .28 novembre 1 1869, con cui ambedue i codici vennero approvati . Non erano ancor passali tre anni, quando la giunta parlamentare sul progetto di legge pet' l'ordinamento dell'esercito, nella relazione presentata alla presidenza il ,10 ottobre 1872, dopo aver dichirirato di accettare la proposta, del Ministro della guerra cirr,a il personale della giustizia militare, cosi soggiungeva, tl pag. 2G : « Non può però la maggioranza della giunta astenersi dal rivolger « preghiera al Governo di volere studiare il modo di riforn1are e « di semplificare il nostro codice penale mi litare. Redatto, quanto « a criteri di. (:rimini e di pene, con concetti di altri tempi, si è « creduto di attenuarne le conseguenze e di renderlo compatibi le « co lle attua] i idee, introducendo nella procedura dei giudizi tutte « quelle fo rmalità, tutte quelle eccezioni forensi che rendono così « complicati i nostri procedimenti legali. La legislazione penale « militare basata, quinto sulht stretta equi Là, sulla necessità, deve « essere semplice, chiara; la s~a appl icazione pronta., immediata» . Questi voli replicatamente espressi dai rappresentanti dell a nazione, ebbero finalmente la loro sanzione in un ordine del giorno proposto dalla Commissione. del bilancio, edacceLtalo dal Ministero, nelle tornale parlamentari del .2'.2 aprile e ,18 giugno ,1880. Consegnenza del quale fu la nomina di una Commissione mista di magistrati e rn iii tari, coll'incarico di studiare e preparare le proposte per una completR riforma della nostra legislazione penale militare, da concretarsi dopo ltt definitiva approvazione del nuovo codice penale comune. Ma intanto che cruesla Commiss ione procedeva ai suoi stncli, un altro fatto di natura diversa e del tutto indipendente dai princip ii giuridir.i che in(] ufr possono al progressò della legislazione penale sia milita re che comune, erasi verificato, cioè il nuòvo ordinamento dato all'esercito colle leggi 7 giugno 11875, .29 giugno '1882, ed allre. Variate le basi dei nostri ord;ni militari in pace ed in guerra, 1
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esteso l'olJblio-o del servizio a Lutti i cittadini al.ti alle armi, aumentata la dun:ttatJdel tempo in cui devono rimanere ascriLLi all 'eseecito e d.iminuita all'incontro quella della permanenrn effettiva so LLo le bandiere, creati nuovi reparLi cli milizie e nuovi quadri di_graduaLi e di uffìciali con obblighi differnnti , int1od0Lti nuovi servizi pel funzionamenl:o dei nuovi congegni, adottato nn nuovo sistema di rapida mobilitazione, era chiaro che sorger doven,no anche nuovi obblighi e mwvi doveri di fron te alla legge penale mili tare, e che non .tutte le disposiìioni di questa, risponden ti ili bisogni di un esercito permanente, avrebbero potuto ugualmente (tpplicarsi, ~~nz~ variazioni, a tuLLi gl' individu i che oggi compongono le forze mtl1 tlln della nazione. L'urgenza di coordinare il codice penale colle- nuove !aggi organiche dell' esercilo, dimostrala anche dal\' esperienza, non po Leva sfu1roire all'attenzione del Ministro della guerra, il quale nominava l">c> . d. a tale oggetto un altra Commiss;one più ri sLretta percl:è, ,in 1pen~ dentemenLe dall~t Commissi one generale, e sanza preg1ud1care gli studi di quesLa: per la riforma completa della nostra legge penale miìitare, proponesse le modificazioni da introdursi nel codice per metterlo in armonia coi nuovi ordinamenti dell'esercito. Noi non e;1treremo in questo lavoro di coordinamento, giit compiuto dalla commiss ione ministeriale, ma in ntlesa che il progetto del nuovo codice penale militlu·e sia presenl:alo e diswsso in Pa rlamento, non Sltrit inopportuno esami'nare brevemente quelle p<lrti del codice in vigorn che ci sembrano più meri tevo li di studio o su. sceL~ib ili di miglioramento .
I. Composizione e competenza clei tribunali 111ilitari,
La prima questione che si presenta nel la formazione dei tribunali militari, è_quella delle persone cl1e devono comporl i. Dimostrata la necessilit dei tribuna li militari, non reslat10 che due sistem i a seguirsi : quello esclusivamente mil itare, e quello di elementi misti mi litari e legaii. Anche coloro che vagheggierebbel'O
IL COIH CE PENALE
l'El\ L' ESERCITO
l'abol izione del fo ro militare, ammettono che pei reali militari i giudici del fauo dovrebbe1·0 essere scelli fra gli stessi militari. Su ciò non cade c1uestione: il dubbio pLlÒ soraere se oltre il t>o'iudizio del fatto, debba essere aLtl'ibuito ai militari anche quello del diritto, cioè l'applicazione della p1ma; e se le funzioni del pubblico ministero, dell'istruttore, e del cancelliere Ò segretario debba.no essere affidate a militari, oppure a persone legali o civili. Se gitliamo uno sguardo alla 01·ganizzazione della giustizia militare negli eserciti de.Ile nazion i civili, vediamo .in tutti prevalere il sistema misto, ad eccezione dell'esercito francese in cui i tribunali sono composti di elementi esclusivamente mi litari. In Francia vi-sono consigli di guerra permanenti, composti di giudici ~celti fra gli ufficial i in attività di servizio, che possono essere surrogati ogni sei mesi, ed anche prima se cessano di far parte dell,t circoscrizione miiilare territoriale nella quale risiede il tribunale . Presso ogni consigl ic di guerra vi è un commissario del governo (comniissai?'e cln gonvel'nernent) per le funzioni di pubblico ministero, un relatore (-rappo1't&nr) incaricato della istruzione del processo, ed un segretario (g1'e{/i,er) pei lavori di scritturazione, sì gli uni che gli altri con uno o più sostituti o commessi. I commis~ sari del Governo ed i relatori sono scelli fra gli ufficiali superiori, i ca~itani ed i so tto intendenti mi li tari od aggiunti, sia in attività che in ritiro; i :;egretari fra gli ufficiali d'ammin istrazione. La.àifesa é lihera: l'imputato può scegliere il suo difensore o fra i militari di qualunque grado, o fra gli avvocati e procuratori, e può anche ottenere dal presidente· di farsi difendere da un ,parente o da un amico . Simile a quei francesi è la composizione dei nostri tribunali militari te1Tj toriali, se no1Ùhe le funzioni del pubb lico min istero e di segretario sono disimregnate da apposiLi personali civili: i rappre· sentanti il pub blico ministero (avvocati fiscali) devono essere tau . reati in legge. Gli istrullori sono scelti fra i capitani e gli urfìciali subalterni. Le altre nazioni, anche quelle che, seguendo gli esempi dell a Francia e dell'Italia, miglio rarono le loro leggi penali militari, hanno conservate più o meno le loro antiche forme di giudizi e di procedura, non esclusa la Germania, il cui nuovo codice del 20 gin-
gno 1872, adottalo per tutto l'impero, co11templa solo i reati e le pene, cioè quella {Jarte che deve formar om,euo del codice penale propriamente dello, dovendo tutto il t·esto essere riservato al codice di procedura. Negli eserciti di queste nazioni la giustizia militare non è amministrala da tribunali permanenti, come in Francia e in Ilalia, ma da consigli di guena, o di reggimenlo, o di brigala, o di divisione, composti di giudici nominati in ogni circostanza.in cni viene convocalo il consigl io, e scelti da cb i lo c\onvoca fra i militari, in modo che vi sieno sempre uno o più gi ucfai di grado pari all'impulato, anche se sia un semplice soldato; anzi in Germania e nell'Austria- Ungheria i consigli di guerra per giudicare gli ufficiali sono composti di giudici di grado anche inferiore all'i mputato ! L'ud itore di guerra, persona legale, istruisce ii processo, ne fa relazione al consiglio , dirige il dibatLi rnento, chiede l'app licazione della legge e redigo Ili sentenza. Le funzioni · di segretario sono disimpegnate o da sottufficiali o da appositi personali civili. La dife~a è ristretta ai so li militari. · Ecco in poche parole come sono costi tu iLi i tribunali militari nei principali eserciti. L'organizza.zione dei. tribunali francesi e italiani è senza dubbiq la migliore, perchè iden tica ti quella dei tribunali ordi nari, offre maggiori guaren tigie .e segna un progresso a confron to degli anliohi consigli di guerra. Gvero che di questi consigli fa parte una persona legale, elle non e~i ste nei trib unali frances i; ma le attribuzioni dell'uditore sono tali e tante, dw si può dire che egli sia il solo arbitro del consiglio, e la sua intluenza è più nociva che utile alla imparziale amministraz ione della giustizia. Se un elemento legale è necessario nei tribunali militari, questo non poL~~bbe essere !'uditore, colle sue moltep lici e incompaLibili funzi oni distruttore, dt pubblico ministero , di regolatore ed arbitro della discussione, e di redattore della sen tenza. Ma come le attribuzioni dell'udito re non rendono acceu.abile la composizione degli anti chi consigli di guerra, cosi l'assenm di ogni elemento legale non è fitvorevole a quel la dei tribunali francesi . Tra questi due sistemi il migliore è certo il nostro, perchè mentre va esente dai difetti del primo, presenta tntli i vantaggi del secondo , ottre quello di una persona legale, alla quale sono affidate le importanti funzion·ì del pubblico ministero. Ma neppure questo sistema
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l'ENALE
può dirsi perfeuo, perchè coll'avere inLrodoLto nei l.ribunali mil itari una sola persona legale, e coll'avere a que~L;i, assegnala la parte fiscale, si è Lnrbato quell'equi librio tanto necessario fra l'accusa e la difesa, nel quale è riposta 1ft principale gua rentigia di una retta amm inistrazione della giustizia. Non parliamo della preponderanza che può avere al pubblico dihallimento un avvocato fiscale militare, sull'animo dei giudici, a fronte della difesa soslennta o da un a,vvoca to civil e ignaro dell e leggi e dei regolamenti milital'i, o da un llftìciale poco esperto 'nel dirillo e nella pratica forense; ma esaminiamo solo la faco ltà che ha l'avvocato fiscale d' intervenire a lotli gli atti d'istruzione, di prendere ad ogni istante cognizione del processo, e di fare tutte quell e req uisito l'ie che crede conven ienLi nell 'inlernsse della legge (art. 405 ), Il dirillo d'intcrYeniee agli alti d'islrnzione è concesso ,iu che da l codice di procedura penale al procuratore del Re innanzi j lribt)nal i ordinari, ma in questi le funz ioni d' istruttore sono esercilate da persona legate, da un provetto magistrato, scelto fra i più esperti giudici del tribunale, e spesso' invecchiaLo nell'esercizio di quesla carica. Le pari.i dunque sono pari , e non vi è pericolo che il pu bbli co ministero possrt eserci tare sull'islrn Lt01·e un'infl uenza perniciosa ai dirilli della difesa, che non ò rapp resentata nell'islrnzione. ~ei nostri tribunali mi li tn.ri inver~e si 11omina istruttore un capitano od un ufficiale subalterno . digiuno affatto dei principi i di diril.lo, ed al quale non si assicura neppure una carriera. in modo che possa, almeno per pratica, apprendere le altribuzion i della sua carica. Come si può prelendere c!!e quest'ufficiale, guida to solo dalla sua buona vol ontit, dalla sua relta coscienza e dai suoi studi mililari, possa legalmenLeistruire un processo intrigato e difficile, che present[t ad ogni atlo question i cli diritto e di procedura1 Come potrà. egli rifiutarsi di eseguire un allo d'lstru7. ione, nè utile nè necessario, o fo rs'anche dannoso, richiesto dal pubblico ministero ? E se si rifiuterit po Lrit sperare di a l'eme ragione, di fronte all'avvoca to fi scale, daJ Ja Com missione d' inch iesl.a cu i spella, in tali casi decidere, a senso dell'art. J,27 del codice? Egli è evidente che l'istrnttore dovrà non solo annu ire a tulle le ri r,hieste del pubblico minisLero; nm il più delle volto il vero istruttore sarit lo sLesso avvocato fiscale. Ed ecco distruue qnelle guarentigie che la lègge accorda
l'El\ r,'r,;sEn Cl'rO
all'iropul.rto; opp ure menomati i diritti stessi dell'accusa: quando si trovi nn avvocato fi scale (cosa in vero assai rara) troppo tenero per l'i mp utnto. I mporocchè se l'istruzione è staia mn l diretta, se non si sono raccolle Lutte le prove necessarie, a sostegno sia delJ'accus:i che della difesa, se qu alcuna di quesle è stata trascurata o si è lasciala deperire, non sarà più possibile nè nl pubblico ministero, nè alla difesa, nG al pres idente del tribunale, con eggere l'errore o fare risorgere una prorn che piti non esiste. La dispari lit che passa tra J' istru ttoro mi Ii tare e l'avvocato fisca le, avea suggerito al la Commissione clel ln, Carnera dei deputali di sopprimere que~to diritto del pubb lico ministero; ma venne riprislìnalo dal Governo, riLet1endo utile l'i ntervento di una persona legale nelle istrnzioni militari . Così si esprime la relnione ministeriale che precede i citati regi dec,·eLi 28novernbre '1869 : « Circa iJÌo teri « clel pubblico ministero, la Commissione della Camera eleuiva, « allonlannndosi da ogni tradizione, avea abrogato nell'arLicolo /4,1-6 « (ora ?50) del codice rnal'ittimo il cnpoverso clell'anicolo 445 del « progello che, seguendo gli articoli 382 (ora 4-03) codice per l'e(< sercit.o, ed 82. codice procedura penale, gl i con reriva. il diriLto « d'inlenenire nell'istruzione. Ma il Governo di V. AI. , secondando << ancorn una volta il voto dell a Commissione senatoria , ha, credulo « di ripristinare quella disposizione, mosso non pure dall'esempio « del diritto comnne, ma più ancora dal la considerazione speciale « che può ri uscire utiliss imo l'interven to cl i un uomo di legge nelle « istruzion i militari, affine di prevenire le null ità che altrimen ti « po trebbero occorrervi ». Il mezzo più ovvio, più sicuro e più efficace per evitare le nullità sarebbe stato quello, non cli ri pris tinare l'intervenLo del pubblico ministero ilell'islruzione, ma affidare questa a persona lega le. E ciò che non potè farsi allorn, in nno studio di semplice coordinamento , nutriamo fiducia che si farà nella. completa riforma del nostro codi,:e penale milila1·e. La is\rnzione del processo fo rma la base di tntl.o il giudi7.io; per bene iniziarla, svolgel'ia e condul'la a Lennine si rich iedono lali cogni7.ioni giuridiche, che non è faci le l'apprenderl e colla sola pratica, più o meno lunga, in un tribunale militare. t neccssttrio completare e perfezionare il nostro sistema, inlro-
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ducendo un nuovo elemento legale nei tribunali militari, quale è quello dell'istrullore. Con ciò si verrà, non solo ad ottenere una più regolare istruzione dei processi , ed una più rella ammin islrazionedella giustizia, ma si rist.abiliril pure quel necessario oquilibrio tra l'accusa. e la difesa che è ora un desiderio nei nosLri trihnnali milìtari. un'altra carica im porLante in un tribunale è quella del presidente. Citi considera le difficollà di ·condurre bene un dillattimento, di risolvere i vari incidenti sollevati dal pubblico ministero e dalla difesa, d'i nlerpretare e di applicare le regole di procedura, cli proporre e formulare aì giudici le questioni di fatto e di diritto in èa.mera di consiglio e dirigere la votazione, comprenclerit di leggieri come questa carica si addica. più ad un magistrato che ad un militare, specialmente poi quando questo militare viene designato dalla sohi a1nianit,\ senza. alcun criterio di scolta, e non può durare in carica più di due anni . Si aggiungano le molteplici ecl importanti aLtri· buzioni che ha sempre un comandante di corpo, e poi si dica se questi po_ssa disimpegnare a dovere anche quelle importantissime di presidente del tribunale. Nominando aqnesla carica un magistrato, olLrc di as:;icurnre la rego larith della pubblica discussione, si potrebbe anchP. separare il gi udizio del fatto da, quello del diritto, con immenso vautnggio della giustizia, e con maggiore uniformi tà alle regole della procedura ordinaria. . In tulli i tribunali mi li tari o consigli di gnerra delle vario nazioni, non esclusi i nostri, i giudici mi li t.al'i pronunzil).no non solo sulfaLt.o, ossin sull'esistenza del reato e sulla colpàbilitit dell'imputato, m,t applicauo nnche la penrt comminala dalla legge al reato. Secondo il nost,ro codice (art. 4.-82) questo gi udizio è separato, e si fo. con due distinte vo tazioni in camera di consiglio; ma viene pronunciato simultnneamente, colla stessa sentenza. Quando il presidente del tribuna le fosse un magislralo, i giudict militari pronunci erebl>ero come giurati sul fallo, o quindi il presidente applicherebbe la pena, come nelle corti crimina li ordinarie. Null'altro Yi sarebbe da. cambiare, se non che lo due votazioni invece di esser falle successivamente dagli stessi giudici, si farebbero separatamente, prima dai giudi ci mi iil ari , poi dal presidente legale. Anche della redazione della sentemm restereb be naturalmente
incaricato il presidente; con che si eviternbbero tante nullità, ch e danno ora luogo ad infiniti ricorsi al trihnnale supremo. Col presiden te , col pu bhl ico ministero e coll'!sL1:utt~·1:e le~~li ~coi~ assimilazione di rango n, grado militare) , e coi g1ud1_c1 n~tl1tar1 ,_s~ avrebbero tribunali misti di clementi legali e militar,, coi qua 11s, conserverebbe salda ed inviolala la. disciplina, sarebbe sc,rupolosamenLe .osservata e rispettata la. legge, e si avvicinerebbero più alle forme elci nostri o-iudizi ordinari ed alle nostre istituzioni politiche. Quanto ai gradi dei giudici, la composizione dei ~~stri tribunali è non solo prefe rì bile ai consigli cli guerra gerrnanic1, au~tro_-~n~ aarici ed altri in cni siedono anche militari di truppa o grnd1c1 d1 ~rado eo-uale e inferiore all'iin putalo, ma agli stessi tribunali fran~esi detqnal i fa nno parte anche ufficiali subaltern i. I gradi di ufficiale superiore e di cap itano richiesti dal nostro codice per for~ar parte di nn tribunale militare, danno maggiore impor~anza al gmdizio, comechè pronunziato da uomini più . com~e_t.enl1 per la loro eli1, per la loro esperienza e pei lol'o lunghi serv1z1: _ .. All' opposto troppo elevati sono i gradi di _talu111 ~1t~d1c1, o specialmente del presidente, nei tribunali speciali che s1 lormano por o-i•tdicare o-li uffì.ciali. Jn Francia gli stes;<; i consigl i di guerra permanenti che oiudicano i militari di truppa, sono competenl1 a giudicare anche gli ufficiali, modificali secon~o il grado de~l'ri~cusato, sostituendo cioè ai giudici cli grado inferiore altret1ant1 cli grad'.> più elevato. La stessa regola è adollata dal uostro codice pe~ale militure marittimo; ma secondo il eodi ce penale per l'oserc,to , per giudicare gli ufficiali yengono corwocali in ogni circostanza, .dopo commesso il reato, trihnnali speciali , che ricordano troppo gl 1 antichi consigli di guerra cli visionali. La tabella annessa all'_art. 31_2, anche per nn ufficia.le subalterno vuole che il tribunale sia pres1ed11to da un maggior generale, con un colonnello o tenente colonnello, due mao-~•iot·i e dne cap itani giudici; mcotro secon do la tabella francese, ancl;; per giurlicare un capitano, il consiglio è presieduto da un colonnello con un tcnentecolonnello, tre maggiori e cluecapitani giudici; ci~è press'a poco come i nostri tribunali permanenti: Qualora poi si aclot.tasse la nomina del pre_sid?nte le?ale, ~u~st'. potrebbe presiedere anche i tribunali per gmd1 care gli uflìcial1 cli qualunque grado; e potrebbero servire all'uopo gli stessi tribunali ~ ""
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permanenti con poche modificazi oni , sostituendo cioè ai so li giudici di grado inferiore all'accusato, alll'i di grado superiore. Il più elevalo in grado dei giudici mili lari funzionerebbe come capo dei giurati. Nulla diremo dei gradi di giurisdiz ione, se cioè convenga mante· nel'e un solo grado, come al presente, col ricorso per null iltt altribunale supremo di guerra; oppure isL:tuire LribuQ.ali di rev isione in merito, come in Francia ed in altri Stati; essendo una simile questione Lroppo strettamente co ll egata col l'ordinamento giucli'l.iario ordinai·io. Veniamo all a competenza. ' 1I caratLere del reato militare è determinato dalla qualità del la persona e della materia; dalla persona cioè che lo commetle e a dan no di cui si c.omm eLle; dalla mnLeria, cioè da un fatto o da una omission e dtinnosti all fl. discipli nfl. ed agli ordinamenti mi li tari. Quindi il reato militare è quello in cu i possono incorrere uni camente i militari, per un fallo inerente a questa loro qualilit, e che non costi tuisce per gli alt ri ciuadini nna azione punibile dalla legge. comune. Tali sono la codardia, la ·diserzione, la disobbedienza, ammutinamento ed insubordinazione, l'abuso di auloritil, l'aliena'l.ione di oggetti militari, la mutilazione volontaria, i reati commessi in serviz io come abbandono di posto, violazione di consegna, ecc. Olt.re questi reati militari propriam ente delli, ve ne so no alcuni altri che, sebbene contemplati dalla legge penale comune, assumono un carattere speciale quando sono commessi da militari a pregiudizio di altri mi li tari, ed in certe determinate condizioni nelle quali non potrebbero essere consumal i da altri cittadini, ch iamati per ciò reati misti, che partecipano cioè del reato comune e del reato militare. Così i reati contro la gicurezza interna ed esterna dello Stato forma no il real.o di tradimento pei mtlilari; il furto commesso da mi li tari a pregiudizio di altri rniiilari in caserma o in alLri luoghi ove abbiano starnm, le ferite fra mii ilari di grado eguale, la calunn ia o diffamazione a danno di altro militare, il l'al so in documenLi miiilari , la prevaricazione a danno dell'amministrazione militare, ·ecc. ecc., assumono il caraLLe1·e di reati militari per la qual it1t delle persone e per le speciali circostanze in cui sono commessi. Queste speciali circostonze imprimono al reato un caraLtern più grave, fanno st che debba essere pu11ito con pena più severa, e rendono necessaria una rep:·essione pronta ed
esemplare, pel danno che può arrecare alla disciplina. Quindi la giurisdizione militare dove estenclersi anche a questi reati. Non così per quei reati che i militari commellono indipendentemente da questa loro speciale qualità, a danno cli altri cittadini, e che ricadono sotto l'impero della leggo comune, perchè la qualiltL cli militare non fa perdere quella cli cittadino e non può menomare i diritti a questa inerenLi . Dicemmo che il codice di giustizia mili taro francese non adottò pienamente i principii che avevano ispiralo il progetto del 11829, perchè assoggeLtò i militarì alla giurisdizione dei loro frib unali speciali anche pei reall comuni. Ecco le ragioni addotte in sostegno di questa proposta dal deplttalo fonglais, che fu relatore al corpo legislativo del nuovo progetto di codice approvato nel 11857. << Il « progetto dà la prnferenza al giudic~ militare sul giudice civile, « perchè anche violando la legge comune, il militare non perde « questa quali là, perchè mettere l'esercito sol.Lo la mano della gin« stizia civile, quando non lo esiga una imperiosa necessità, è con« fondere ciò che deve essere accura.tamenLe separato, è aprire una « specie di contliuo deplorernle, è togliere alla pena che colpisce « il militare, ciò che lt>. rende esemplare: la rapidità ». Nonostante questo ragioni, sono indubbiamonLo preferibi li le disposizioni del nostro codice circa alla competenza, perchè conformi ai principii delle leggi romane e del nostro Statuto fondamenLale. Del resto nel caso di complicità fra miliLari e persone soggette alla giurisdizione ordinaria, anche il codice francese, come il nostro, ammette la competenza elci tribunali ordinari per tutti gl'imputati, pel principio che il ciuaclino non deve essere mai distolto dai suoi giudici naturali.
Il. P1·ocedura.
Le regole di proceclurn che riguardano la istl"ll1/.ione prepà.raloria e la istruzione formale, dei cotlici militari tanto ital iano che francese, sono press'a poco conformi a quelle fissalo dai codici di procedura pennie comune delle due nazioni; anzi il codice di giustizia ,INJSO X:"tlX, YOL. I,
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IL CODICE PE NALE 50 militare francese si riporta in molti casi alle identiche disposizioni del codice d'istruzione criminale, richiamandone gli arlicoli. Nè il nostro codice militare, nè il francese fanno parola di liberi.il provvisoria, che pei rispettivi codici comuni può 't> deve, secondo i casi, essere accordata agl'imputati. Imperocchè per la naturn dei reati, per la qualiLà delle persone, e per la celerità dei giudizi, sarebbe superflua una procedura 13er ammettere gl'imputati, già detenuti, alla libertà provvisoria come avanti i tribunali ordinari; ma una differenza notevole esiste fra i due codici quanto all'arreslo del prevenuto. Il nostro all'art. ft-06 ordina ·preceLtivamente che « ove l'im« putato non sia gii:t detenuto per l'appostogli reato e dalle infor<< mazioni prese risultino contro cli lui sufficienti prove od indizi di \{ reità, l'ufficinle istruttore rilascierà mandato cli cattura, ecc.; » e col successivo art. 4,08 dà facoltà di rilasciare semplice mandato di comparizione,. nel solo caso che il titolò del reato, per cui si procede, non imporli che la pena del carcere militare, o quella della dimissione, rimozione dal grado o sospensione dall'imp iego, applicate come pene principali: il mandato di compnrizione può essere conrertito in mandalo cli cattura, dopo sentito l'impulato, quando emergano circostanze che dimostrino la necessi tà della detenzione . Ecco invece la disposizione del codice francese: « Art. iJ05. Si le prévenu n'est pas .arrCté, le rapporteur peul. « clecérùer contre lui, soit un manclat de comparution, soit un « mandat d'amener ........ Après l'inlerrogatoire du prévenu , ie « manclat de r,or.nparntion ou cl'amener peut etre converti en mandat « de d~pOL ». Ln, differenza, come si vede,. è importante, perché il codice fran· cese non ordina precettivamente cli rilasciare mandato cli cn,tlurn., nrn dà racollà di ri lasciare o mandato cli comparizione o di traduzione, senza alcuna limitazione cli reato o di pena; e solo dopo l'interrogato rio dell'imputato, il mandato di comparizione o di traduzione .può essere convertito in mandalo d'arresto. Ed è forza riconoscere come la disposizione del codice francese si,i pi Lt conforme non solo al diritto di liberlà individuale, ma agli interessi stessi dell' esercito. Può accadere infatti che dall'interrogatorio dell'im-
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pu_tato si 1:icon?sca la sua innocenza; quindi è più giusLo sentirlo prn~a, po'. orcl1?n,rne l'arresto, se sarit il caso. Nè a questo incon~ vemente rnned1a l'art. 407 del nostro codice, il quale prevede il 5~lo caso ch_e l'arrestato allegasse un alibi con indicazioni precise d1 tempo, ~1 luogo e di persone, perchè anche in questo caso, dopo eseguito l'arresto, non si potrebbe provvedere con tanta soll~citudine al rilascio dell'arresta to, mancando qualunque disposiz10ne per la revoca dei mandati di car.tura; e poi non ·solamenLe allegando un a.libi, ma in mille altre guise può l'imputato ' di1110slra1:e la sua _im~ocenza. Ed ordinandone l'arreslo, senza prima sentirlo, non si v10la soltanto la, liberlit individuale, ma si preaiudicano gl'interessi stessi dell'eserciLo, sottraendo un militare al ~er:izio ed alla istruzione, per gittarlo a languire ed a demoralizzarsi 111.un carcere. · Compiuta l'istruzione, secondo il codice francese, il rèlatore trasmeue_ gli ~t.ti, accompagnati da, una sua relazione e parere, al commissario del Governo, il quale l'invia immediatamente. colle sue conc_lusioni: ~I generale comandante la circoscrizione; , questi ~ronunc1a se _Yt_ Sia luogo O no a giudizio. Se l'ordine di procedere ~u dato dal m1111slro della guerra (il che accade quando l'impulato e un ~olonuello od un ufficiale generale), gli atti sono a lui trasmessi dal comand,mte la circoscrizione, La decisione del ae~erale o del ministro non è soggetla a ricorso od a revisione. vi e_ luogo a giudizio, il generale fissa il giorno e l'ora della convocazJOne del consiglio: tre giorni prima della convocazione l'ordine è noti~c_ato_ all'imputato, il quale sceglie il suo difensore. Queste dispos1z1on, sono compendiate in cinque brevissimi articoli, dal ,J08 al '' '1.2, che formano tutta la sezione intitolata: De l<i mise en j 1igement et de Th, con1)ocation dii consàl de guerre. . Nel nostro codice i~vece occupano due lunghi capitoli , i quali llattano: Del procedinwnto ava.nti la Comm,issione cl'·inchiesta e ~ ell'·istrnz,ione ante'l"iore all'apert1wa clel dibatt,imento, composti 1 ~ .ven~u_no articoli, dal .4.,20 al H,O. Lasciamo da parte tutte le altre foi ~ah_ta, che potrebbero essere di molt.o sempl ificate, abbreviando an~ne I termini, e fermiamoci al giudizio della Commissione d'inchiesta. « Compiuta l'istruzione (dice l'art. 4-20), !?ufficiale istruttore
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« coll'intervento, e previe conclusioni dell'avvocato fiscale mili Lare, « dovrà fare, senza ritardo, relazione della C<).usa alla Commissione « d'inchiesta ». Questa pronuncia l'accusa, o dichiara non esservi luogo ad ulteriore procedimento. Il pubblico ministe1·0 può ricorrere al tribunale supremo cli guerra contro la sentenza della Commissione d'inchiesta, che dichiari non esservi luogo a procedere. La Commissione d'inchiesta nei tribunali militari rappresenta la Camera di consiglio nei tribunali ordinari . Se non che il codice di procedura penale comune nQn ordina. sempre al giudice istruttore cli fare rapporto alla Camera di consiglio, ma in molti casi è lo stesso giudice istruttore che pronunciÙ l'ordinanza definitiva di rinvio o cli trasmissione degli atti al tribunale competente, o di non farsi luogo a procedimento. Noi non vediamo la necessitit della Commissione d'inchiesta nei tribunali militari, e crediamo che l'ordinanza di rinvio al tribunale, o di non farsi luogo a procedimento, potrebbe essere pronunciala in tutti i casi dall'nrnciale istrutlore, dietro requisitorie dei pllbblico ministero , ·con facoltà a questi cli ricorrere contro l'ordinanza dell'istrnttore; ma quancl'anche si vole:;se conserva.re, acl imitazione della Camera di consiglio dei tribunali ordinari (dellp, quale pure s'invoca la soppressione), perchè non accordare ali' ufficiale istruttore quelle fa.colt/1 che il codice cli procedura penale comune dà al giudice istruttore'? E si noti che nei procedimenti militari vi sono casi nei quali il giudizio della Commssione d' inchiesta è meno necessario cli quello della r.amera di consiglio nei procedimenti ordinari. Qnal necessitit, per esempio, di convocare la Commissione d'inchiesta per dichiarare non esservi luogo a proceclimenio nel caso che un militare assente si presenti prima che sia compiL~to il tempo in cui ht diserzione è di pien diritto incorsa, oppure che sia stato erroneamente clich iarato disertore? In questi casi e negli altri contemplati dall'art. 257 del codice cli procedura penate comune, perchè l'ordinanza dcfinitira non polrit e':ìsere pronunciala dall'ufficiale istruttore? Nei procedimenti tfa sol.loporsi ai tribunali militari in tempo di guerra, non vi è Commissione d' inchiesta; l'alto di accusa è formulato dall'avvocato fiscale militare (art. t;.f..1,). Non· potrebbe questa procedura aclotlarsi anche in tempo di pace?
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Il codice cli procedura peuale comune dà facoltit al procuratore, del Re cli tradurre l'impuloto avanti il tribunale per citazione diretto, senza fo rmale istruzione dei processo (art. 37•1). Nei casi di flagran~e reato, oppena anestato, può esser tradotto immediatamente al cospello del tribunale, o nell'uclienza del giorno successivo, per essere giudicato. Se l'imputato lo chiede, il tribunale gli accorda un termine di tre giorni per preparare la clifesa (nrt. 4G). Sembra impossibile che questa procedura, così efficace per la . celerità del giudizio è la prontezza della punizione, non sia stata adoLtata nel codice penale per l'esercito. Se vi sono reati che esigano una pronta giustizia ed una immediata punizione del colpevole, sono certo i reali milital'i; e se vi sono casi nei quali non sia necessaria una. istruzione scritta per rn.ccogliere le prove, sono i reati commessi da militari, perchè si consumano per lo più nelle caserme, alla vista di tutti. In questi casi il rea.lo è conosciuto sul momento in tutti i suoi più minuti particohtri, i testimoni sono presenti, ecl il rapporto con eui viene denunciato contiene tutte le informazioni necessarie al pubblico ministero per tradurre l'imputalo ava·nti il tribunale. Nella. maggior parte dei giudizi per reati mili.;, tari, la istruzione formale non è che una inutile perclifa di tempo e di denari, perchè suppliscono a questa i rapporti e lettere dei comandanti di corpo, con cui vengono denunziati, o la istruzione preliminare compilala dagli ufficiali cli polizi a giudiziaria militare, colle norme prescritte dal capo I, tit. III, lib. 1 della parte II clel codice .. Per alcuni reati, come per esempio, per quelli cli diserzione semplice, quando il cliserlore sia stato arrestato o siasi presentato dopo trascorso il tempo prescritto perchè la diserzione sia consumata, non occorre istrnzione cli sorta, bastando la denuncia di diserzione ecl il verbale cli arresto o cli spontanea presen tazione. Infatti vediamo che gl'impulati cli renitenza alla leva sono tradotti dal pubblico ministero avanti il tribunale co.rrezionale con citazione cliretla, mentre avanti i tribunali militari per giudicare una diserzione semplice, reato più evidente della reni Lenza, si rir,hiede una istruzione formale scl'itta., uM sentenza, della Co mmissione d'inchiesta, ed una proceclura lunga e complicata, con danno dell'imputato, dell'eser:cito e dello Stato. Sarebbe perciò non sÒlo utile, ma necessario introdurre nel co-
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dice penale militare le disposizioni contenute in quello di procedura penale comune, circa alla citazione diretta e direllissima, prescr.ivenclola anzi come norma genernle per quei reati il cui acce rtamento non richiede una istruzione,fo rmale.
TTI. Reati e pene.
Persone autorevolissime osservarono già che le pene pronunciate dal nostro codice, a simili tudine di quello francese, sono eccessivamente severe, e che infiniti sono i reati puniti colla pemt di morte, a segno che si rende troppo spesso necessario l'intervento rlelht clemenza sovrann (11) . Quand'anche la pena di morie sparisse dal codice penale comune, essa d6vn't rimanere sempre nel codice penale militare; ma l'applicazione di essa deYc essere limitata, spe. ciahnont.e in tempo di pace, a pochissimi casi, ai reati i più grnvi e che esigono una pena. la quale tanto sarà più es.emplare ed eHi . cace, quanto sarà più rarn . Punirn colla morte, anche in tempo di pace, qualunque via di fatto contro superiore uflìciale, sia un pugno che un colpo d'arma da fuoco, o abbia prodotta la morte o non abbia arrecala lesione di sorta, è un danno piulloslo che un vanla""io .:,r, per la discliplina, pe1·chè ìl mi Iilare insubordintlto, sapendo che incorre nella stessa pena, lanto se percuote leggermente ìl suo supet'iore, che se Io ferisce o l'uccide, trasc.enderit a più deplorevoli eccessi, e con1:epirà più facilmente l'iniquo proposito di togliergl i la vita. }lollo più logico ed equo è in qLtesto caso il codice germani co, comminanclo una pena che può estendersi da due anni di carcere fino alla morto. La pena di morte però non può essere pronunciala che quando lo vie di fatto siano state commesse in campo, ed abbiano prodotta una gravo ferita o la morte del supc1·iore (a rticolo !l7). (~) Vl'di .: llellt.:::ione dr/la r,im1la 11t11·lament111·r .~11t 11ror1ello ,u /r!Jr1e 11r.1· mcnto <lclt'cscrcito, 1irc.scnt.ata :tlla Prosittcnza il 1;; ollohro 1872, pag. :?G.
t'oi·II i11r,-
PER L'ES ERCITO
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Quello che abbiamo detto per la morte può applicarsi anche a.Ile altre pene. Esaminare quali sono le pene che possono essere conservate Mil a stessa misura, quali meritino di essere diminuite, quali altre abb iano bisogno d'una più esh~5a e razionale graduazione, i còmpito riservato alla Commissione mi nisteriale, la quale deve studiare le singole disposizioni del codice mil itare, .coordinando le pene fra loro e coi vari reati cuj sono applicate, e colle sanzioni del codice penale comune. Il codice germanico, ispimndosi al principio che la pena deve seguire immediatamente il delitto, e che è più efficace una pena lieve inflitta sul momento, che una grnve la quale si faccia attendere lungamenle, lascia al potere disciplinare la punizione di alcuni reati più leggieri i quali sono deferiti all'autorilit giudiziaria quanclo assumono un caraltcre piLt grave. Abbiamo di ciò alcuni esempi anche nel nostro codice: la sentinella trovata. addormenLata, che in alcuni casi è punita colla reclus ione mili Lare da 3 a '10 anni , o col' carcero da due a sei mesi, in altri casi può essere punita con peno disciplinari (art. 94, 95 e 96); gl'insu!Li o minaccie Yerso superi ore assente, che possono essere puniti colla reclusione o col cal'cere se il superiore è ufficia.le, sono invece puniti disciplinarmente se il superìore è sollufficiale o caporale (art. ·l 32); così le vie di fallo commesse senza necessitit nell'esecuzione d'un ordine o d'una consegna, quando non abbiano cagionata lesione (arL. 1170), le fci-iLe guarite fra giorni cinque (art. •l73), ecc. A molti a.Itri casi potrebbe estendersi qnesta disposizione benefica pel delinquente ed u~ilissima alla disciplina, coine por esempio, alla disobbedienza semplice, ed a tutti quei reat i che sono puniti dal codice co i clue primi grncli del carcere, cioè da due ,i sei mesi; co1wertendo iuol-lee iu precetto la facollà. accordata dagli art. 2·12, '.i'.25 e 226, in ordine alla ali enazione di e[ctti militari, quando il vah1rc di essi non oltrepassi le lire '10, ecl a.i furti sempliGi, truffe non accompagnate da falso, appropriazioni indebito e non falle consenrne di oC"to-etLi smarriti , crmrndo il valore della cosa non ccOù ceda le lire cinque. La parte meno perfetta del nostro codice, por la definizione del reato e per l'applicazione della pena, è il capo V, che trattlt della diserzione. Iu quel capo si è faLta una confusione inconcepibi le fra 1
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IL CODICE l'F.l\ALE
PER L'ESERCITO
la diserzione e l'assenza illecita o l'indugio a raggiungere le insegne, che sono due reati affatto distinti fra loro e d'indole Lotalmente diversa; e si punisce colla stessa pena il militare che abbandona deliberatamenLo il corpo dopo più mesi o anni di servizio, con animo di non farvi ri torno, e che viene molto tempo dopo arrestato, ed il nuovo arruolato che non è mai stato sotto le armi, e che per ignoranza tarda qualche giorno a presentarsi . E mentre per tutti i reati, anche gravissimi, si ammette un'ampia graduazione della pena, nei limiti della quale può il tribunale spaziare, la diserzione semplice è punita tassativamente dall'art. "40 col minimo della reclusione militare; di modo che, ammesse anche le circostanze atLenuanti, come in ogni altro reato, il tribunale non può discendere che da un anno di reclusione ad un anno di carcere, pena diversa nella parola, ma uguale nella sostanza ! Diserzione, come indica la stessa parola {deserete, desel'tio) è l'abbandono della bandiera. Le leggi romane aveano già dis_tinta l'assenza. illecita, o l'indugio a present.arsi (emantio), dall'abbandono delle insegne (desertio) , chiamando emansor chi si rendeva colpevole del pl'imo realo, e desertor chi inconeva nel secondo, e considerando qnello come reato più leggiero, questo come più grave (:I}. Questa essenzialissima distinzione la troviamo nel codice di giustizia mi litarn francese, il quale al capo V Lraua della l nsoumissi.on e della D6se1'tion, suddividendo il capitolo in sezioni per ciascuno di questi due reati, dei quali sì danno chiare definizioni, e camminando in tempo di pace una pena leggeri ssima pel primo , cioè da un mese ad un anno di carcere, e più grave pel secondo, poi.endo estendersi da due a cinque anni di carcere. Anche il codice germanico distingue l'illeci la assenza dalla diserzione, e di questi due reati tratta il ca.po III della parte II intitolato: Dell'allonlanament-0 ·vietato e della diserzione, esigendo come estremo per la diserzione od abbandono della bandiera, l'intenzione di sot.trnrsi al servizio militare. 'L'assenza illecita è punita in tempo di pace col carcere fino a sei mesi, estensibile a due an ni se oltrepassa i sello giorni, e la diserzione colla stessa pena da sei mesi a due anni.
Manca veramente nel nostro codice, come fece giii osservare lo stesso minisLro della 0 uerra al Parlamento (11), una speciale disposizione por la chiama~a sotto le armi, sia della classe ~nn~ale d! leva per compiervi il servizio prescrillo dalla legge, sia d1 classi anteriori, sia delle seconde e terze categori e per l'islruzione annuale. Questi casi vennero compresi nella generica disposizione dell'art. 139, il quale parla del sottufficiale, caporale o soldato, che dovendo recarsi al suo corpo o rientrarvi, essendo terminato il suo conrreclo o licenza o trasferirsi ad una destinazione qualunque, non vi si sarit, senza giusti motivi, presentalo entro cmqne g1or111 compiuti dopo quello statogl i prescritto . Nei casi di ~hiamat~ alle armi per istmzione, si è riempiuta la lacuna llol cocl1co mediante l'aggiunta introdotta, colla leggo 8 luglio 11883 , all'art. 1165 de~ testo unico delle leoai sul reclutamento; ma resta a provvedere pe1 o<> · li · militari della classe annuale di leva, e per quell i richiamali a e armi in caso !li mobilita"ione o di guerra, pei quali è necessario anche abbreviare il termine cli cinqne giorni accordalo all'art. ,139 (quindici per gli ufficiali, art. H8), che è divenuto incompatibile coll'attuale rapido sistema di mobilitazione. . . . . Tanto il codice francese che il gennanico hanno specwh chspos1zioni sia pei nuovi arruo lati di leva, sia pei mili tari i~ co_ngedo illimitato ascrilli o all'esercito attivo, o alla milizia tem tor1ale o alla riserva, a.ccordando agli uni e agli allri di!Terenti termini a presentarsi secondo i casi, e camminando pene cli verse ai trasgressori. · Ora che anche il no:;lro ordinamento militare si è uniformato al germanico, è necessario adottare la corrispondente distinzione _di reati e di pene, come ha fatto la Francia, la quale appena sancito il nuovo ordinamento dell'esercito, non ha tard:.-tto ad introdurre nel suo codiée le necessari e modificazioni, colle leggi 18 maggio, 6 e 118 novembre 1875, che fanno 01a parte integrante del codice. Altre di/Terenze si riscontrano tra il nostro codice, il fr,tncese ed 0 il oermanico . , circa al temr)o perchè s'intenda cansumata la eliserzione, delle qLtali, per non dilungarci di troppo, non ci occuperemo. Due osservazi oni però crediamo opportuno di fa re, tratte l'una dal
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(:I) Vedi Holazione e cUsogno di leggo presentato alh C~mcrn dei dcrmtat.i, il 5 aprile 1883, dal Ministro della guerra, por m odificazioni all':1rticolo !G, elci testo uui co dello leggi sul reclutamento do! R. esercito.
l'El\ J}ESE!\Cl'l'O
IL CODICE PENAU~
codice francese l'altra dal germanico, che ci sembrano merit.evol i d'attenzione. Il primo mentre considera come disertore il mil itare dopo sei giorni di assenza, soggiunge che se questi non ha ancora tre mesi di servizio non può ess·ere considerato come disertore che dopo un mese di assenza (art. 23'1). Il secondQ stabilisce che se il disertore si presenta nel termine di sei settimane, la peri a può essere ridotta alla metil (art. 75). Il nostro codice non amm,elte alcunà. differenza, nè di tempo, nè di pena, per la reclula o pel soldato anziano; per l'art. l tj9 va esente da pena il mili lare che si presenta prima che la diserzione sia di pien diriLLo incorsa, cioii rwi cinque giorni, ma trascorso c1uesto termine non accorda alcuna riduzione. Eppure qual minor numero di giud izi per diserzione si avrebbe se si adottasse la dispos izione del codice francese! Quanti disertori si pre~ sentereb bero se fosse loro aècordata una di minuzione di pena., come nel codice germanico[ Quanti mili tari cli più si troverebbero nelle file dell'esercito, e quanti di meno ve ne sarebbero ramminghi nelle carnpagne o ad oziare in un car:.:ere! Un altro capo del nostro codice che merita cli essere intieramente ri forma to, è quello che tratta delle fer ite . L'art. 1172 punisce le ferite e percosse in rissa tra mi litari di grado eguale, che non abbiano cagionata una malattia od incarmcitit di servizio oli.re i aiorni tren tà, e non sieno state fatte con co ltello, con arma da fuoco o di .genere proibito. La circostanza della ri ssa, la li mitazione delle armi e la durala deità guarigione, fanrro sì ch e la maggior parte' delle ferite fra mi li tari sfuggono all a sanzione di questo articolo ed alla competenza mil itare, rientrando sotto la giurisdizione delle leggi c.omuni. Non si ri esce a capire con qual criterio sia stata determinata la durata della. guarigionè a non più cli giori1i trenta, per deferi re la cognizione del reato all,igiurisdizione mili tare; ma quello che è certo si è che, secondo questa disposizione, una ferita che non a.bbia cagionata nrnJattia oltre i giorni trenta può essere punita dai tribunali mili tari colla reclusione estensibile a tre anni , mentre se la guarigione eccecle CfLlel limite di tempo la pena da infliggersi dai tribunali ordinari, per gl i articol i 5G5 e 567 del codice penale comune, è quelltt del carcere non maggiore di sei mesi, e può di1
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scendersi anche a pene di polizia. Dal che ne viene che il reato maggiore è punùo con pena min ore. Pi~ ~trana po i è In. esclusione dell 'arma eh fuoco, arma prop,fa del m1!1 tare, e che dà al reato un caraLlere speciale, diverso dal reato comune in cui possono incorrere gli altri , ciuadiui. Infatti il mi.li~are che ferisce un suo compagno col fucile o colla pistola cl i cui e armalo, non solo abusa dell'arma che gli ò affidata per la difesa della patria, ma aneca un danno all'esercito ed allo Stato perchè lo priva, per un tempo più o meno lungo, d'un braccio eh~ deve difenderlo . Tan to è vero che mentre il codir~e comune considera la incapacità al lavoro prodotta dalla ferita., il c•Jdice mi lita.re parla . d'incapacità di servizio, perchè la ferita caaionata ad. un miI1tare al't'eca un danno non tanto all'individuo quanto all'esercito. Le leggi romane pun ivano di morte il militare che avesse abusato della sua arma per ferire u·n suo commilitone, e la pena si limitava alt' espulsione dall'esercito se lo avesse feri Lo con arma impropria ( 1): Per queste mgioni ci sembra che dovrebbero essere contemplate dal codice militare, e puniteicon pena corrispondente, tutte le fe ri te fra. militari, crualunque sia la durata della ,;u·u·iaionc anche se abbiano proclowi la morte, e lo stesso omicidio. Si escluda, se si vuole, l'arma insidiosa o di genere proibito , ma non vediamo alcuna ragione per escludere l'arma da fuo co , e per richiedere la cit·costanza della rissa. Il militare che col suo .fucile, ferisce o~ uccide un suo compagno, anche se c0n premeditazione , prodiz'. m1e od agguato, per rancori proven ien ti sia da c,wse di serv izio s1a da cause priv.ate, commetLe un reato che, sebbene con teniplato dallRlegge comune, ha tutto il carnttere militare, e deve essere punito militarmente. . Resta ora a dire qualche cosa di due lacune importanti che si nscontrano nel nostro codice penalè per l'esercito. . UnR è quella dell e offese alfa sacra persona del Re. Questo reato e contemplato dal codice penale comune, con una disposizione veramente un po' Lroppo generica, qiial'è quella dell'arti colo ,:Vi'I col quale si punisce ogni pubblico discorso, come pure ogni scril.~o o ?)
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IT, CODH':E PENALF. 1
fatto che siano di naLura da eccitare lo sprezzo ed il malcontento • conlro la sacra persona del Re, o le persono1 della real famiglia, o conLro le instil.uzioni costituzionali. Ognun vede quanto sia più· gravo qnesLo reato, se viene commesso da un militare, da uno cioè che dopo aver giuralo di esser fedele al Re, l'ol traggia o Io disprezza. Il sil enzio del codice militare ha dato luogo a varie interpretazioni. Alcune volte i militari colpevoli di questo reato, sono stati deferiti ai tribunali ordinari, altre volto sono slali giudicati e ~ondannati dai lribunali militari come rei d'insubordinazione, ritenuto che il ne è il comandante supremo di tutte le forze di terra e di mare. Ambedue queste interpretazioni non sC1no che espedienti suaaeriti dalla lacuna che si verifica nel codice militare; ma che no;~.ispondono allo spirito della legge e non soddi sfano alle esietenze della disci plina. Non la prima, perchè una espressione ingi:riosa che proferita da un militare è un fotlo gravissimo e meritevole di severa repressione, sfugge alla sanzione della legge comune, la quale non punisce che i pubblici discorsi, gli scritti o fatti che eccilino lo sprezzo ed il malcontento contro la sacra persona del Re, e percbè la pena sancita per questo reato non è adeguata a quella inflitta dal codice militare per reati di. minore gravitò., come l'insubordinazione con insulti verso superioro ufficiale. ] on la seconda, perchè le disposizioni del codice relative alla insubordinazione, suppongono sempre la graduazione gerarchica della subordinazione slabilila dalla legge sull'ordinamento dell'eset'cito. e del recrl}lao mento cli disciplina, noi quali non si fa parola del Re, sebbene sia il capo supremo non solo dell'esercito e dell'armata, ma.dello Stato . Il volere qualificare come un reato verso il sovra.no quello stesso fatto che costituisce una insubordinazione verso un caporale o un soLloLenente, è un rimpicciolire cli troppo la sacra ed augusta persona del Re. Di più, percbè una insubordinazione cada sotto la sanzione del codice, è necessario che sia commessa verso superiore militare in servizio effettivo; ma ciò non potrebbe verificarsi, nel caso nostro , che in tempo di guerra, allorquando il Re assume effer:tivamente il comand1J dell'esercito. Ed anche in questo caso, siccome non pei·de mai le sue prerogative regie e di capo dello Stato, che·sono superiori a quelle di generale in capo, i reati che fossero com-
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messi conlro la sua sacrn persona, non potrebbero degenerare in una semplice insul.Jordinazione, ma conserverebbero sempre quel carauere speciale attribuito loro dalla legge penale comune. Così, per ese.tnpio , se anche in tempo di guerra un militare (ci si permetta <rnesta supposizione) allentasse alla sacra persona del Re, questo reato conserverebbe sempre il suo carattere cli regicidio, e non quello assai più leggiero d'insubordinazione con vie di fatto verso superi ore ufuciale; perchè la pena inflitta al primo dal codico penale comune (art. 153) è più tassativa e più esempl~re cli quella sancita dagli articoli 1.25 e 12Gdel codice penale per l'esercito. li tribunale supremo cli guerra, in un caso speciale, esternò una diversa opinione, e djsse che per l'art. o dello statuto il Re, capo supremo dello Stato, a.vendo il comando di tutte le forze di terra e di mare, non può esservi dubbio che le vie cli fatto, le minacce, gli insulti e le arrese commesse da militari contro la persona. del _Re cadano sotto la sanzione degli articoli che trattano deliro insubordinazione ('I). Ma con tutto iIrispello dovuto ali' autorevol~consesso, ci sembra che se le ragioni addotte possono avere molto peso (e ne hanno certo moltissimo) per introdurre nel codice penale militare 1reati previsti dal codice penale comune, ed ancho . altri speciali, contro la sacra persona del Re, non possano valere per esLendere a questi reati disposiz1oni del codice mili tare che riguardano fatti di natura totalmente diversa, e che ne scemerebbero l'importanza. Ammessa anche la teoria del tribunale supremo, le ingiurie o minacce contro la persona del Re, proferite da un mili!.are, in presenza di persone non militari, dovrebbero anelare esenti da. pena, perchè l'art. 113.2 clel codice penale per l'esercito punisce gli insulti · o minacve falli in assenza della persona offesa, ma in presenza cl'i m1ilitari; e non havvi altra disposizione nel codice che li 1:rnnisca quando siano fatti in presenza di persone non militari, se non quella che riguarda -!'.ingiuria pubblica (art. 478); ma in questo caso la pena del codice militare sarebbe molto minore di quella sancita dall'art. /i,711 do! codi ce penale comune. Trattasi invero cli un reato rarissimo nel nostro eserci to; ma (i) ScnL.cnia 2~ magriio -1868 iu causa Firmani ocl alCri.
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siccome epossibile, a togliere ogni incertezza ci sembra necessario che venga. contemplalo nel codice penale mililare, come lo è in quello per l'esercito germanico, il quale agli articoli 76 e 77 punisce le mancanze della dovuta ri verenza e le offese al Sovrano. L'altra fa.cuna è qnella del duello. li duello è punilo da l codice penale comune, ma è un reato che può assumere un diverso aspetto ed una, speciale gravità fra, militari, per le relazioni che passano tra sL1periori ed in feriori. Ammettiamo pure, se si vuole, · che il duello l'ra mili Lari di grado eguale possa cadere sotto la sanzione della legge comune, quanlunque pei militari vi concorrano speciali considerazioni; ma. quando avrà luogo fra superiori ed inferiori, dovrà punirsi come duello secondo la legge comune, o colle pene della insubordinazione sancite dalla legge militare? Ed in qnesto caso, la. semplice sfida. può considerarsi come un rea.Lo d'insubordinazione? Il regolamen to di disciplina dice che commette un atto cl' in.mbordinazione l'inferiore che provoca a duel lo il suo superiore o ne accella la sfida, ed una grarn mcwcan.:r<t contro la disciplina il superiore che provoca l'inferiore o ne accetta la sfida; salve però lo disposizioni del codice penale comune contro il duello (§ 27, 28 e 3,1) . Dunque nel silenzio del codice militare, e per le disposizion i del regolamento di disciplina (che non è legge) si dovrebbe rilenere che il duello fra superiori ed inferiori, oltre la pena del codice penale comune, non può essere passibile che di punizioni discipl inari, e che la sola sfida non costituisce reato percM non puni ta dal codice comune, e per ciò anche questa punibile solo disciplinarmente. Ciò sembra chia.rn, e tali erano le disposizi,ini del codice penale militare sardo del '186,0; invece la giurisprudenza, tanto del tribunale supremo di guena, che di qualche c.orte cli cas~aìione, è ben diversa ed in opposizione alle decision i dei t.ribunal.i militari. Si è volnto vedere nella sfida a duello fra superiore ed inferiore un reato d'insubordinaz ione; e siccome il duello è un reato comu ne, si è souilir.zato al punto da formare di nn solo inscindibile reato, due reati distinti, cio1~ la sricln ed il duello, dic;hiaranclo il primo punibile colla pena del codice militare per l'insubordinazione con minaccia, ed il secondo con quella del codice comune pel duello . Dal che ne viene l'assurdo che il reato mi-
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noro, 0 per meglio dire l'atto preparatorio, ch e. è la. sfi_d~., . viene punito con pena assai piLL grave del real.o maggiore che e il duello. E cadendo cli sofisma in sofisma, il superiore sfidante od accettante si è considerato complice nel realo d'insubordi~azione, ci_oè complice in un reato commesso conLro se stesso! ... E c~n:e dire che il derubato o il ferito sia complice nel furto o nel 1enment~I Lasciamo queste sotlili interpretazioni, che_ n_on _P?ssono soddisfa.re nè la coscienza, nè il criterio degli stessi g1ud1c1 che le hanno prochllllale; a. n·oi sembrn che, sia nella sfi~la, sia 1~ell'a_cceLLazione'. che nell' esecuzione cl'un duello fra superi ore ed rnfenore, ~on s~ possa riconoscere un reato d'insubordinazi~~e nel ~en~o 111_ cm questo reato è definito e punito dal codice m1liL~re. ~1cl~1ararsi o~feso e chiedere una. riparazione <l'onore, non st puo dire che sia una. codarda minaccia od un volgare insulto . Il cluello, accettato o no, è un reato c!Ìe potrit avere nna maggiore o minore g~·avità, secondo le circostanze, che polr:t essere punito con pene diverse, secondo la qualità delle persone; ma anche se anà lnogo_ fra snperiore ecl in feriore sarà sempre un duello, e non può, cangiando natura deffencrare in un reato d'insubordinazione, perchè vi co11co1T~ il ~onsenso e la vorontà d'ambedue le parli, del superiore cioè e dell'inferiore. Che se così non fosse, bisognerebhe punire di morte l'inferiore che sfidalo, dal superiore, accetta e si ba.LLe ..... Ecco a quali conseguenze condurrebbe la strana interpretazione della. giurisprudenza. . . . Il codice penale 1nililare germanico 1>nn1scc l'mfenore _che sficla a duello il superiore per cause di servizio, con un anno di carce~·e, annessa vi Ja. dimissione per gli ufficiali : il superiore che accetta. 111corre nella stessa pena. Quando il duello abbia e[ello, la pena. non può essere inferiore ,t tre anni . La sfida o il duello per cause estranee al servizi o cade sollo ln sanzione della legge penale comune. Il codice di giustizia militare francese tace sul cluello, app~nLo perchè :l duello non è contemplato dalla legge comune; ma s1ccom~ per le nostre te,rni il duello e un r eato comune, e siccome questo reato commess;fra. militari ha una speciale importanza, come tanti altri reati comuni con templali dal c;oclice mi litare, cosi è nocessal'io che la legge penale militare sancisca. disposizioni _sp~cial! p_el due!lo, facendo cessare i dubbi e le erronee in terpretazioni cle.1 tribunali· Vorremmo in fine paifare della famosa convenzione, di Ginevra)
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IL CODICE PENALE l'ER L 1sSEl\CITO
in dat,a 22 aprile 1864, pel miglioramento della sorte dei militari malati e feriti in guerra, resa esecutiva in Italia con R. Decreto 23 settembre 11865, ed alla quale si riferiscono alcune disposizioni del nostro reo-olamento di servizio in guerra. Gli obblighi interna-. ~ . ziona1i assunti con quella convenzione hanno creato nuovi doven di fronte alJa legge penale militare degli stati contraenti; e come il nostro codice punisce già molte infrazioni ai principii di diritto bellico internazionale, quali sono la violazione di fede per parte dei prigionieri liberati sulla parola, il saccheggio e la devastazione in paese nemico, i mallrauamenti ai nemici feriti o prigionieri di guerra, così dovrebbe oggi punire anche le infrazioni ai nuovi pat~i internazionali stipulati colla dew~ convenzione. Tali sarebbero il · fare uso delle armi contro gli ospedali e le ambulanze nemiche e contro il personale addettovi 1 l'aUaccare un convoglio di malati o feriti, i maltrattamenti verso le persone dichiarate neutrali e rimaste sul territorio nazionale per la cura dei feriti, ecc. (art. 70a, 8110 parte I e art. 58, 1103 parte II lib. III regolamento di servizio in guerra). Se non che l'elevare simili fatti a reato ci sembra che debba anche dipendere dalle reciproche disposizioni che venissero introdotte nelle leggi penali militari degli altri slali contraenti, come opinò anche la commissione ministeriale pel coordinamento del codice colle nuove leggi organiche dell'es~rcito. 1
Concludiamo: la riforma del codice penale militare, alla quale si collegano i più vitali interessi dell'esercito e della nazione, è un opera che richiede seri. e profondi studi, per metterla in armonia non solo colle·nostre isti Luzioni militari e politiche, ma anche col progresso 1.lella nostra legislazione, 1~enale,_ e dei n~ovi ordinam~nL~ ai rtridici. Saremo ben lieti se questi nostri appunti ed osservaz1on 1 !iungeranno a richiamare l'attenzione e lo studio delle persone com;etenti, per dare al nostro esercito un nuovo codice penale, che ispirandosi sempre più alla sapienza delle leggi romane, ai principii del diritto comune, ed a quelle idee di lib1wtà e cli progresso che sono la base delle nostre isti tuzioni, e rispettando gl'interessi dell'esercito e le esigenze della disciplina, ponga anche in questa parte l'Itaiia, alla testa delle più colle e civili nazioni. M, CARCANI,
N ·OTE . ED .APPUN,.fl DI
TOPO .G RAFIA
DI ALCUNE CARTE ESTERE E N}\ZIONALI
II. Dal giol'llo della parL~nza·per lt1, levata, il mappator~ ~a cominciare per lui il tempo uti le del suo rilievo, limitato rig1~amente ~a meridiani e parnl leli pèt' quanLità, limitato rigidamente more e nnnuti circa all6 durata del lavoro. Saranno 110 chi!. quad. al mese, saranno trenta, cinquanta o più a seconda della sr;ala, dei Lerreni, ·del criterio dato al brogliasso, delle istruzioni avute dal suo capo se~ione, ma quella quota cli lavoro stabilita, non si sgarra. Si tiene conto , è vero ' ' dei Vc,iorni di . anelata e.di ritorno dalla città in cam• • , • pagna, cli quelli devoluti ai successivilrasferimenL1, d1 que,lh cli malattia; si \iene conto delle ore devolute alla mensa, al riposo, all'igiene clelh1 persona; si calcolano le ore perdute imprevedutamente o pel gon(ìarsi di un torrerite o per il rninare di una frana che ha ostruito una strada - · delle eterne marce in montagna per andare snl luoo-o del lavoro e per .farne ritorno ,e via via: nulla si trascura nel c~mputo, nel quale entrano i giorn i festivi comandati'. i giorni di nebbia, di pioggiit, cli vento impetuoso, c~i ricet?ì. clt alloarrj O di auide .o di I)Orta strumenti Odi bestie da soma, dt 1111pi.unto cli tende e cli cucina. . ·, Non si dimentica che alle volte gl i uomini di serv izio si licenziano di molo proprio· senza avviso preventivo 1 lasciando l'operatore in asso; che alle volte uno strnmenLo si guasta e conviene atc)c)
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~OTE ED APPU~TI 66 tenderne il cambio o la riparazione; si considera con equiltt che un mappaLore in Lorreno copcrtissimo ed inLricato scema di spedilezza rispelto a quello che laYora in terreno sgombro ed unito; che i luorrhi popolosi vanno accuralmnente rilevati e sudali; che la insuffi~ema di punLi trigonometrici obbl iga a stabilire, con gran perdita di lempo, una lriangolazione topograGca a segnali ben calcolati e ben definiti; nulla è sconosci~to del mestiere perchè il mappatore possa trovarsi in tali e simili a~guslio all'imp_ensala di eh! rich ie~e il lavo ro, ma. tutto questo non alter:1 aITatto 11 calcolo dei lavo ri e clel tempo fallo cli primo inizio, basalo così: quindicine di campagna N° a, per quindicina chilometri quadrati N° b: totale ri.li~v~ ch ilometri u"'uale ad a X b. Notando ancora che la quant1la e h d . calcolata in modo che un mappatore si considera lavorar(} quin ira rrio1·ni filati dal soraere al tramontare del sole, poichè qnesto è l'oli ;, rario prescritto dalle ìYonnc, orario che non richiede l'orologio per essere seguito a puntino. Con 60 operatori in campagna, e quindi con GO iudividui che possono - entro certi limiti - rappresentare 60 casi spe~iali influenti favorevolmente o sfavorevolmente sulla levata, non v1 è caso che, tempo otto giorni fra il primo e l'ultimo, non abbiano 'lutti ripierrate le tencle e fatto ri torno in cilltt. La caratteri stica pri nci. o pale delle odierne Ie,•ate si è quella di prodll!Te molto. Io non so se al lettore sia mai occorso di fare il mappatore, o per lo meno di averne veduto uno in campagna uell'esercizio delI~ sue funzioni. Io ne vidi e conobbi moltissimi assai da presso e tutL1 si assomigliano, come operatori, quali gocce d'acqua; mi dispiace di non saperne schizza.re uno a tipo della specie, poichè questo ti po è coeffic ien te pri mo e grosso nel valore cli unn ca1:ta topog'.·u ~i ca. Durante il ri lievo Ja viLa sociale è sospesa, quasi troncali I legami -di amicizia, rilassali quelli cli parentela; non libri, non giornali , non Iel.lere, non domicilio fisso, non toleLLa, non modo corretto di vestire, non regola nel mangiare, nel dormi re : non sorriso sull e labbra, non incedere t1·anq11illo, non sguardo dolce e sereno, non colorito naturale, non conotnti abituali, non quell'insieme complessivo dell 'essere che rivela la ci villà dell'epoca. JI rnappa.Lore, pure vivendo segregato dalla società, non può •r>Yuslare un minuto di solitudine e di isolamento; con lui o presso a
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lui - che in quei luoghi è tutt' uno - mangiano, bevono, dormono, camminano, parlano, fischiano, sbrailano allri Ire o quattro o cinque uomini dimessi d'abiti, sucido il volto e le mani, villani di tratto, spesso arroganti cli pretese, mercenari a poche lire al giorno, parassiti che si attaccano ai fazzoletti smarriti, ed ai quarti di pollo clella dispensa, bipedi che appena ferm i si sdraiano e russano , appena in piedi se non camminano subito si rimettono bocconi· al suolo, e se camminano non si fermano. più, poco curandosi che l'ino-eanere - per prammaLica i mappatori si chiamano ingegneri l:) o . . l sia rimasto addietro piuttosto per bere che por essersi ussato un piede. Questo è l'elemento socievole d'obbligo: facc ie dubbie quando non siano ceffi proib iLi, di origine handi ti, renitenti , contrabbandieri 'Vauardie doaanali licenziale, disertori riabilitati, cacciatori di n selvaggina cla stia, e raramente un qualche canneggiatore del ca- · tasto cli e si lamenta di non essere geometra, e qualch e cx caporal furiere concorren Le invano per la quinta volla agli esami cli maestro comunale: questi due ultimi - clnro a dirsi - sono i peggiori elementi topografici di tutti : disconono sempre e non lavorano mai. Nel cor.so poi di qualche anno ci si imbatte in quel povero capro espiatorio, in qnel {ctticone che lavora per tulli, rispettoso, doveroso., attento ' inlelli"enle, della memoria di feno, che si rammenta o . ogni nome, ogni bivio, tutti i ponti, lnLLe le vie percorse, che cltviene un prezioso aiuto ali' opera Lo re e che fareb be progredire 'il rilievo se, appunto pel troppo lavoro, non si ammalasse dopo una quindicina di giorni, obbligandolo il male a desistere dal prestar l'opera sua. Il mappatore in campagna passa la sua esistenza sui telti delle case, sui culmini dei ca·mpanili e delle torri, sulle vette collinose, stando non seduto e non ritto ma costantemente curvo sulla tavoletta nella più disagevo le positura. E conti nuamente deve guurdare in cannocchiali , mismare, rapportare., temperar matile, cancellare, consultar lavole numeriche, tagliar copertine, incollar carta lucida, puntar aghi, romperne, r.ercar di lontano un portatore di stadia tra il fitto. del foaliame o ' tra iì VoTiaio delle frane; e poi urlare verso uno, fischiare verso un altro, accennar sbracciandosi con un terzo: arrovellarsi per essere dal primo frainteso, dal secondo non udito, V
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68 dal terzo trascul'ato: dolersi per aver sbagliala una misura, per una matita che cade a terra - in ques~o caso non si è visto mai una matita a non spuntarsi; - seccarsi per la polvere che gli · batte in viso, per un curioso che avvicinandosi troppo urta col piede nel tavolino, per il vento che ad ogni raffica minaccia di spazzar ogni cosa, pel' un ramo che si oppone acl una sua visuale, per la nebbia che gli nasconde il paèsaggio, per la pioggia che lo obbliga a scappare in cerca di un ricovero che raggiunge dopo esser fradicio sino alle ossa. Il mappatore non vede che il suo disegno , non sogna che la sua diottra, non pensa che alla casrt A, alla vigna B, al ponte C. Un taccu in1i, una matita e via a camminare; l'occhio irrequieto, lo so-uarclo scrutatore: pare spii un rivale e cerca una fontana; sembra anestarsi in faccia ad un pericolo, ma non .si tralttt che di una ct'oce dimenticata sul rilievo, o di un muro non prima veduto, o di un ponticello in muro crecluto cli legno. E questo camminar guardingo e sospetloso è continuo, sia sul terreno già rilevato per controllare il disegno compiuto, sia sul terreno ancor vergine, per facilitare il còmpito futuro . Parl,Lnclo non guarda mai il suo interlocutore: per quanto suo amico lo pospone ad una mu lalliera: mangiando non capisce nè grado di cottura, nè delicatezza di gusto: egli vorrebbe divorarsi in un boccone tutto il terreno da rilevarsi e digerirlo in ' un fiat, anzichè tenerlo tanti mesi uggiosamente innanzi agli occhi, opprimente sullo stomaco. Non mi attento a parlare del rilievo in alta montagna: la barba completa, faccia bronzata, occhi di bas ilisco, naso enfiato, orecchie livide, pelle a hranclelli, mani verdognole, ab iti a strappi: quanti mappalori si suiciderebbero se avessero uno specchio! Come ridire ie nolti passale nella tenda sui li111iti del ghiacciaio; come accennare al venlo che fa gocciolar sangue dalle na1•i: alle violenti tempeste di neve, ai continui perigli nel camminare e nel lavorare sempre sugli orli cli ab issi, appiccicati, legati su punte, su guglie, su frane apposta cercale, su pezzi di roccia sui quali non c'è posto da starci in due? Lo spazio mi contende di proseguire in questa ricerca dolorosa; laccio su quegli sguardi c1·ogni momento , spenti, desolati che il mappatore getta ~u cli un disegno che non prncecle su quelle superfici NOTE ED APPUNTI
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ancor bianche di carta che rappresentano tanti e tanti chilometri quadrati che si dovranno fare vivendo da banditi, sudando come , bestie. E per soprassello le carte contabili d:t compilare, r cento pezzetti di disegni volanti da spedire, da rir~evere, d<1. collima1'e le visité dell'ispettore ai lavori e, quale incubo incessante e crudele, lo zelo di certi operatori collaterali che finiscono sempre il lavoro quanclo gli altri stanno appena incom.incianclolo. Ques1e due pagine considerai necessarie per avere un cril.erio possibi lmente completo e sicuro nell'apprezzare il lavoro di una tavoleua cli campagna. I rili evi si risentono di Lt1tto q~ianto ho accennato or ora; nell'interesse militare il mappatore dovrebbe visitare tuLto il terreno che rileYa, ed in certi luoghi cli pia1rnra, se cosi facesse, impieghereblhl doppiò tempo cli quello che gli è concesso; nè in monta.gna la cosa è di versa: alla scarsi lii dei particolari fa compenso la lentezza della marcia che assorbe le migliori ore da potersi impiegare a tavolino.
·1'cwofotte 1·ilie1.>o va1·te alla scala d:i 1:.25,000, varte a qnella di ,J:50,000, clct sel'vi?'e alla cost-rnzion,(: della carta topo_qrn(i,ca d'Italia alla scala di 1:100,000. Per l'altimetria abbiamo tre differenti equidistanze, cli metri ti,40,20. I segni convenzionali, il metodo di rilievo, il pe!"sonale
per la mappatura, <;i applicano indifferentemente pel" le clne scale e su qualunque, terreno. Le tavolette originali cli campagna sono di segnate clai ma.ppatori stessi, in nero,· bleu, indaco, carmino e giallo: quest'ultimo per le rovine, il cannino pci manufat.Li iu muratura., l'ìndaco per i margini delle acque, il blen pel lorn corpo, il nero per tutLo il rimanente. Esse costituiscono il te:;oro topografico. La riproduzione, che si pubblica, è pure in fogl i dell,l dimensione deila tavoletta, e costa. mezza lira ciascun foglio. Questa pubblica7,ione considerata come cartogi'afia, da. servirsene miliLarmenle sul terreno , senz'altri complementi convenzionali ed artistici, non polrehbe essere meno plastica e qnind i meno evidente e meno prnLica. Tutte quelle innumeri linee nere mesco l<1.te
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NOTE ED APPUNTI
col raffittirsi delle curve, coll'agglomerarsi dell'abitato, col moltiplicarsi 'dei nomi; quella tinta grigio-plumbea che copre lutto il foglio, lo rendono lalmenle uni fo rme da confondere qualunque profilo, qualsiasi sagoma caraLl:eristica. Già dissi ad esuberanza che. il solo insieme delle curve non esprime assolulamente nulla di nulla, epperciò questi segni puramente geometrici, lasciati da soli, accrescono difficoltà su difficol tà alla leLLurn della. carta. Tali rilievi, così pubblicati, costituiscono unicamente Io sch eletro di un disegno da arricchire di particolari milital'i e d~t rendere evidente all'occhio coi mezzi di cui l'arte grafica dispone. Il rilievo del 25 mila richiederebbe soltanto una accuratissima ricognizione militare, intenlaad aggi ungere quei particolari aet terreno di cui lungamente dissi, perchè risultasse della mas;;ima utilità. alla manovra. In quanto al nostro cinquantamila alpino, esso ha. un solo di fetto: alla truppa non pnò servire. Io temo non si entri a vele spiegate in una riproduzione - così della artistica - delle tavolette di campagna, senza nulla aggiungere agli elementi che si sono raccolti, senza. nulla concedere alla plastici Là delle fol'me. Sarebbe un copiare servi lmente l'esempio svizzero, ma si badi: quell'esemp io svizzero di riproduzione dei la vol'i di campagna equanto si può dire pessimo. In questo momento però da, noi è ancora fruttevo le la discussione su tal materia: non siamo se non ai primi tentativi sperimentali, come ne fanno fede le recenti pubblicazioni del la tavo letta di Lucca., di quell a del Monviso , e di altre cal'to al 25 mila cui accennerò brevemente, e che palesano il lavoro di prova fallo con prudenza e con amore prima di accingel'si ad opera sì colossale. Carta dei dinto1:ni di Firen::e, in O fof!li, 1:.25, 000 - C1·01no.incisa in m1ne a qtiattro colori, il tel'l'eno con{igtbrato a cm·ve e ine.::.::e tinte, sistema .41iillhaupt diBenia. È una trasformazione dei l'ilievi regolari esegniti all e scale del 25 mila e del nO mila, con equidistanza di ·IOmetri, portata. al corrente delle variazioni strndali ed eclilizi e fino a tutto il 1880. Di questa carta, colpisce subito l'occhio il sistema di lumeggiamento obbl icruo pe1' iner.r.o di ncqnerollo di china. Il bistro è per le curve e per le CJllOle di esse: le curve direLLrici pii\ sostenute. Case, strade, scl'il.l.ure, quote in nero: le acque in blen: rocce e fran e in nero. Le strade non coperte dalla tinta del chiaroscuro spiccano bene col loro 1
bianco, e spiccherebbero meglio se i lati fossero più ~narcati. Le vigne hanno il solito nostro segn? conv~n_zionale, ma. disegnalo capovolto; pei prati si adottò una tmt~ gn g1a.' ,otlen~ta con :: ~unteggiaménto nero , regolarmente disposto. e. un. segn~ le00er_o e trasparente. Le c&.se sono un µo' es~gorate d1 d'.mensione, ~tt.1mo ripiflgo quasto quanclo lo si può applicare, pu.rche m.ante~nL~rn una reciproca relnzione armonica : il casegginlo è ~ccessano ~p1cch1be~e. Il lumeggiamento lascia mollissimo a d~s1derare;. sui cocuzzoli la luce è zenitale: si partì dal principio che 1l teneno rnte~·cluso nella. cui·va più alta fosse lascialo in bianco, anche se term'. nante dopo altri nove metri di altezza: questa. è una,difettosa eccezione. Guardando alleni.ameni.e alla man iera di lumeggiare, si co~1pr~nde essersi l'artista ispiralo a vari concetti, non troppo esatti ne ~roppo concordi fra loro . In alcuni punti sui q nali vorreùbe esservi Iuce, vi pose l'ombra, quasi a :en~ere.le omb: e po~·tate cli un op~oslo contrafforte; le pal'eli colpite in pieno dai raggi sono tem~Le ti oppo cariche di tinta, per modo che le parti in ombra non n escono a. dare un c·ontrnsto hen marcato; la tinta rimane tropp.o p~santemenle diffusa: l'uniformità del chiarnscuro non lascia r iposare l'occhio su qualche cosa di ben definit?, non la~cia comprend~re l'insieme orografico, tanto più necessario a fat' sp1.ccrt.re, anch.e osarrerando un tantino nel convenzionale, trauandosi d1 tei:ren'. non ~ettamente profilati come le Alpi, ma coll inosi e tondegg1ant1. Nelle parti basse le tinte sono trattate in ~odo che non sen' ~n.~ più ad esprimere le forme, ma solo convenz1onalmente a sepa1 a~ e quello che è terreno mosso dal perfettamente piano. Le curve 111 bistro, soffocate clalla tinta, rimangono nascoste e mute allo sgu~t·fo. Nel complesso è questa una carta che accenna acl un mig 10ramento. Cal°ta topografica dei dintorni di Roma, in 9 fog!i, 1:25 ,000 Eqiiilli.stan.:ra di cinque 1netri - C1·omoincisa sii pietra :1' quatf 1·o colori - un, foglio a 5 colori - le 1nontar1ne a ~mtieggw - E:egitita nello stabilimento lVi1;rter e R~.%~e~qer di Winthertlm'.', 1~/ ~ · Essendo in pielrn, abbiamo una 1nc1s.10ne .u~te:.olme1~le mfe11.01.e a quella ora dett.n. Curve in bistro, le d1r~llr1~1 prn forti e~ eq11 1cl 1Slanti '.?o metri. Qui sono abolite le quote 111 bistro, ma abb1~mo una innovazione: non solo sono in blen tutte le acque, ma s1 ancora
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tuLto quanto vi ~i riferisce in fatto di nomi e di indicazioni. È cosa militarmente huona per le fontane, pei piccoli stagni, pei fossi asciutti, pei terreni acqui trinasi e per ili acquedotti: cosa pari men ti buona ver le altre acque se fossero segnate in nero , ma essendo tracciate in bleu~ e ben vi sibili per le loro dimensioni e per la loro positur.a rispetto al chiaro-scuro orografico, la denominazione in bleu diviene un doppio segno convenzionale· superfluo, senza che il disegno esteticamente ci gtiadagn.i, anzi. La luce e z~nitale a tratteggio. Il foglio N., 6 è una vera raritit di confusione, è un vero maltrattamento all'arte. Le direttrici in bistro serpeggiano isolate sul bianco del fondo: da esse si dìpartono a destra e sinistra i tratti del lumeggiamento pastosi come punte di istrice, e muovono in cerca di un allacciamento purchessia che le sostènga, che le armonizzi , che le sintetizzi a dimostrare una forma; ina esse cercano inchrno; sembrano fo:che di pesce, e cb i ne capisce qualche cosa è hra vo. Ove il terreno è mosso, · le curve spariscono sotto al tratteggio. Molte quote sui cocuzzoli; le seri tture e le case sono in nero, i prati ed i campi lasciati in bianco, le vigne col solito segno, i boschi J)overi d'alberi, monotoni, mal fatti. I caseggiati lungo il margine delle strade si confondono coi lati di queste, ca.usa la tiratura.pesante, e così pure si confondo no le ripe, gli argini, le siepi, i muri e tutto il resto. Le due carLe ora accennate. meritano di essere prese ad esame e studiale perchè fanno parte del materiale più moderno nel quale si debbono cercare i modi di rendere le rappresentazioni cartografiche artisticamente belle e topograficamente vere. . ·· Le nostre produ~ioni ultirr1e ;ono le due seguenti : Tavoletta 1'il-ievo di Lucca, in 1 fogl,io, 188.J, scala .J·:25.000. Carta clel Jl:lonte Vi-so, in 1 foglio, 188.J , scalci di 1:50.000. E;1trambe in cromolitografia a 5 colori. - Queste due carte durarono per lungh i mesi nella vetrina dell'Isti tuto in pubblica mostra:· domandavano cortesemente al passante un apprezzamento sul. loro merito: io cortesemente espongo il mio. La tavoletta· di Lucca non va giudicala pu l'acCl\ratezza del l.àyoro : mancano ponti, nrnncano corsi d'acqua, mancano case ed altro ; non giudicata come · i:iproduzione meccanica, perché è un'opera. infeli ce - e all''estero non siJa meglio,. siamo sinceri. - La stampa su pietre, di differenti
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colori, per piccoli err•)ri di soprapposizione, ci da delle case che osLrniscono le strada, dei ponti sol.Lo ai quali non passano acque, dei fossi a.sole ripe che sembrano asciutti perchè l'acqua invece di passare nell' impluvio pass:.t sul lraLteggio di unasp~nc'.a; ci ~à scri.tLure che copfo no case, croci nere accavallate a recrnlt rossi e via via. Consideriamola. dunque. come metodo rappresentativo e come applicazione di segn i convènzion~li. . . . .. . . Questa tavo letta. è un continuo esempio d1 superflm la. eh segn i: il colorito applicato alle terre lavorale - giallo chiaro; alle vigne - rosa; ai boschi - verde; non è che un duplicato al segno convenzionale nero. Nè hasLa: vi sono vigne col solo color rosa, altre colle vili isolai.e so1iLe, altre con in me;~zo in nero il solo segno che indica se la vite è a feston i ed a quali alberi si attacca aprefe renza. Le. acque sono in blen e filcite per giu nta, i boschi con nessun carattere artistico, con nessuna informazione locale; i prati indicati col vecch io sistema. Il terreno traLtato a· .sole curve e curve in bistro, ·doppio plOlivo, pann i, di condanna. Debbo però affermare che in essa carLa vi sono dei buoni elementi: vi è accentuato il principio che tu~te le opere in muraturn si significhino in rosso, le acque in Lleu, gli àl iri segn i convenzio1rn.li in nero; vi è la tinta in o-iallo ch iaro dei campi e prati, che io accetterei anche come colore , di fondo a. tntlo il foglio: dà maggior disLipzione ai disegno, non visiva, ma di lusso, che non reca alcun inconvenien te al graficismo; vi sono ·pure oLlimamen Le trattai.i gli argini e le sponde: è la prima riproduzione questa cli 25 mila, che non lasci andar confuso questo importante segno dimostrativo . Concludo su questa carta: come coloriLo è un disegno urLante; come segni convenzionali è un pleonasmo contin uo: spoglio di informai.:ioni; come pl:.tsLicità .di forme è nna carta mula; come disegno lascia assai a pretendere e per strade leggere e per scritture pesanti e per acque senza, esp ressione di ch iaro-scuro per alberi deformi; come informazioni è pure poverissima in. faLlo di nomi che in pianura potrebbero benissimo essere duplicati senza recar. nocu mento alla chi arezza, o.sconcio estetic0 . La carta del Monte Viso è press'a poco una imitazione del 30 mila svizzero. Nessun lumeggiamento - le curve in bistro - l·e ~
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line, l'applicazione del diapason delle tinte non può estendersi che alle graduazioni le meno scure, le quali verso il basso finiscono con tinta leggerissima ed argentea, preci samente come verso l'alto, epperciò non si capiscono i movimenti del terreno senza l'interrogazione a tutti gl i altri elementi oro-idrografici, e dÒve mancano le acque e le quote apposi tamente messe a comodo dell'osservatore che volge lo sgtiardo dappertu tto, l'interpretazione del_terreno è ardua fatica. La planimetria è trnttala bene e per strade fortemente segnate e per colture accurate - quantunque i bosch i non abb iano alcuna espressione - e per cura ed èviclenza di sponde e di argini. Le acque si rilevano sLentatamente se sono con due margini, essendo bianche nei mezzo, e non avendo ampiezza per essere filate. Il c~seggiato è diligentemente eseguito con tutti gli annessi in muri, siepi, ecc., orti e giardini . Dei 3 fogli che ho sott'occhio, il mi. gliore è quello di S. Giovanni Lupatolo, perchè ha la fo rtuna, essendo in pianura, di non aver tratteggio: il meno pregevole è quello di Grezzana tutto a coli ine, a (lossi, a cocuzzoli e qui, a causa del tratteggio, si nota la debolezza della delineazione delle strade mulattiere e senLieri specialmente. Questo esperimento cartografico adunque si fa bello e pel terreno di pianura, e per la buona riproduzione e per l'accuratezza del disegno e nitidezza del tratto e per le scritture di dimensioni ass.ai più corrette ed armoniche dì quanto non siano quelle del foglio di Lucca; ma disapprovo fortemente le acq.ue che non spici:ano, la mancanza di effetto plastico e l'abrogazione assoluta di alcune curve interposte cli 5 in 5 metri - se però esistevano sulle tavolette di campagna, il che non so. Il sopprimere quelle curve in un terreno collinoso come quello di Grezzana, costituito da una serie continua di prominenze rotondeggianti, è sopprimere tutto il terreno di manovra; curve intercalate, fra l'equidistanza di 25 metri, anche interrotte, ttnche a soli puntini· , rileveranno indubbianiente menlio le fo rme del terreno se . o unite al tratteggio, di quanto possa fare questo solo fra tanto spazio privo di tracce geometriche. Ad ogni modo queste tavolette non hanno neppure una. sola curva a punti; questo grave foll:o ci deve rendere accorti del pericolo al quale si va in contro ora colle ultime disposizioni date di tener per equidistanza delle curve intermedie
rocce in nero ben spiccate e ben disegnate come segno convenzionale, ina di nessuna verità come imitazione locale. Per mezz'ora di contemplazione sulla carta, rimasi stupilo di non vedere, su 400 chilometri quadrali, una sola casa. Ma poi cominciai a vederne una, dieci, cento! E v_idi gruppi d'abitati e borgate e villaggi. La colpa del mio ritardo di mezz'ora nella lettura delllt carta sta nel fatto che le case hanno una indefinibile tinta, un misto sbiaditissimo di cenere, grigio e caITè; per poterle trovare bisogna: 1i 0 essere convinti che se ne debbono rinvenire; 2° pensare che se ci sono,preferibilmente si troveranno nelle regioni basse e nell'impluvio delle valli; 3° che si troveranno accanto ai nomi, che si vedono bene perchè scritti in nero. Con questo sistema induttivo, a poco a poco si rinvengono tutti quegli abitati smarriti fra la tinta terrosa del fondo e le curve in bistro. Non occorrono più di tre giorni per contare tutte le case comprese in un foglio! I Fu una inf'elice idea, sempre secondo me, di non adottare il rosso come erasi faLto per la tavoletta di Lucca. È vero che si è scoperta una tinta nuova, che non si trova in nessuna scuola di pitLura, ma si è coperto il più importante segno indicativo della topografi a. Prima di lasciarla, ecco due cose ottime: le acque in bleu, aà. un tratto solo, sono segnate con compatezza, evidenza ed imitazione efficace; le dimensioni delle scritture sono perfette e le vorrei inalteratamente applicate al 26 .000. Noi abbiamo per fortuna altri elementi moderni di carte completate - cioè non considerate come brogliassi - per illuminarci nelle nostre ri cerche sui miglioramenti cartografici. Abbiamo i Dinlor1ii di Ve1'ona in 9 tavolette alla scala di 1:2/5.000. In nero, fotoincisi, e quantunque non pubblicati, eccomi a darne un cenno sommario. Fu una carta ridis~gnata dagli allievi dell'Istituto sotto la direzione del topografo principale C. Paolo Moretti. È a curve orizzontali, equidistanza. 25 m.; è abolito il metodo di, segnare con maggior forza le direttrici, che in questo caso dovrebbero essere quelle di 100 in ,J00 metri. Il lumeggiamento è a luce zenitale, ottenuto con tratteggio, il che val quanto di re che si è rovinata una carta ben clìsegnata, ben riprodotta, molto. accurata nei particolari topografici, meritevole insomma di miglior fortuna. Trattandosi di col1
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il valorn del millimetro della scafa; si può prevedere, in analogia alla cari.a dei dintorni di Verona, che avremo i nostri classici lel'reni collinosi della Valle l)adana cancellali nel le loro forme tattiche, causa l'esagerala equidi stania delle curve continue, e l'assoluta mancanza. di curve a puntini, le quali nei rilievi riusciranno poco più cli un pio desiderio. Primrt di /ìni1·0 su questi esempi cli carte al 25 mila, non volendo passare per noncurante dell e cose vecchi e, ed in omaggio all a. buona topografia art istica, mi conviene far cenno, in due parol e, della Carta dei clintotn,i di To rino ,f :25 .000, incisa in rame. Puli· bl icazio11e del R. corpo di sLato maggiore, 118:H. Ho innanzi il foglio .f.0 , disegnalo dal caL Yi ltorio Brambilla, inciso su rame da Giovanni CGpietli. La carla si ri sente dei suoi 30 anni di età, circa alle co lture o troppo minuziosamente indica te, come sarebbero i solch i dei campi, o troppo pesanti ed imilatiYc come sarebbero i bosclii: e parim enti non ha la nost.rn semplicit.a di indicaiioni stradali; ma quantunque semplicemente in nero , e priva di curve orizzontali è di tal finezza di disegno, di così felice riproduzione, cl i così nitida incisione, di tanln mani resln ev~denia nelle forme del terreno, da restarne ammirali. Parla.ndo cli 1itJiden.::a 1i.elle fol'nw del ln'1'mo è superfl uo aggi ungere che si tralla. di lu meggiamento obb liquo; non potrebbe essere allrimenli; mettendo questo fo gli o aecGnl.o a quello di Verona si comprencle qurwlo sarei stato ingiusto se avessi lascialo credere <li aver compresa la carta dei dintorni di Torino nello stesso elogio funebre fallo pel vecchio 50 mil a picmon t.cse. Ferm o lo sguardo all'ango l0 N. E. del foglio, sul la -rappre:;en tazione del lel'l'eno - in mille man iere Yariato e mosso - fra Chieri, Baldissero Torinese e n i,•n di Chieri, e con vera soddisfazione cammino per quelle bianchissime straclicciuole campestri che spiccano stupendamente fra 1111 tratteggio efficace e Lrasparent.e, ricco di tanLe gradazioni, dai bruschi salti alle meno avvertite sinuosiL.'t; vado cl i abitalo in abitato, tutli neris· simi , n perimell'i net.ti, a pnrl.icolnl'i minuti, senza generar ingomlJro o confusione; non vi è una cun·a, eppure quanta ev idenza di form e I Ogni collinetta si rileva da sè, con I.ai e armonia e graduazione cli tinte, da lasciarl e vn lutare e per altezza e per pendii; le mezze tinte cli raccordamcnlo colle eleva1.ioni vicine, o coi la pia-
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nura sono maestrevolmcnle disposle a dare l'effetto di un chiaroscuro deì più soddisfacenti. Le colture, che sono tulle specialmente indicate con segni grafici, lasciano completa trasparenza alle piccole ripe, ai tratti delle strade, ai nomi delle località_ e c_oncorrono a completare la linta argentea cosparsa per tullo 11 disegno . Questo mio patetico invaghimento per Loie carta, ha be~ allr~ ra~ aioni di essere: io vedo che in trnnt'anni di progresso 1 fogli de, dintorni di Verona, anche come disegno e come riproduiione, hanno tutlo da imparnre cla quelli dei dintorni di Torino. Così a cominciare dGl Po, sino all'ultimo ruscello, le acque vi sono assai mecrlio trattate di quanto siano quelle dell'Adige e corsi o . minori· mi aliore d'assai la catlirrra(ìa, migliore d'assai il L rat.tegg10 o e le altre lince tutte elci graficismo. Se l'armonia delle Linle conta per qLtalche cosa, se la nitidezza del Lrntlo è un pregio, se non sono fronzol i le strade che spiccano chiare sul fo11do della campagna, se l'evidenza delle form e è il primo requisito di una carta lopografìco-rappresentaLiva: se Lutto questo insieme costituisce un pregio artistico, mi sia lecito dire elle la carta dei clini.orni di Torino sembra nn'opcrn non anteriore, ma di trent'au{1i posteriore a quella dei dintorni veronesi. Date a quella Yecchin carta l'aiuto delle curre di livello e poi fate di trovare, se potete, alcunchè di meglio in t.nLLa la cartografia nostra o stra.niera. Ma perchè parlo io di confronti ? L'ho qui sul t,tvolo il confronlo fra il terreno di Chieri e la nota maschera a tratteggio zenitale, e non mi stanco di correre collo sguardo dall'uno all'altra, pensando alle bell ezze aitistich e patrie di tanto tempo fa, ed alle strambe applicazion i grafiche Yenut.eci orrrri di fuori·, e così auardando e confrontando, se non è alno dal · lucinazione la mia, mi sembra che quella bianca maschera dì gesso, guardando meco i dintorni di Torino, arrossisca dalla vergogna I '
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** Di iina carta topogMfìca al :25 1nila. - La stessa moltipliciti.t di carte LopooTafiche che ~ dai esaminando - piccolissima parte o . (ì delle esistenti - il dil!erente metodo di rappresentazione gra ca,
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NOTE ED APPUNTI
di lumeggiamenLo, di colorito: i diJierenti criteri che informal'ono le levate od i disegni, palesano manifestamente come assurdo il proposi Lo cli stab ilire un tipo di carta che corrispondesse ai desider1 ai bisogni, al sentimento artislico cli tutti . ' Io non mi attento a sì arduo ed infruttuoso e pregiudicato lavoro. Mi sembra però che in taluni part icolari riferent isi al con venzionalismo grafico, all'applicazione del colorito ed aafi effe lli del chiaroscuro, la maggior- parte dei militari non dovr~l)be aver tali cli~parei·i eh ritenere impossibile un proficno accordo . Si è di questi particolari ai quali accennerò di volo; anche tenuto conto delle molte cose da me non sapute in topografia, o dimenticate, o ~~ascurate a torto, sembrami averne pur- dette abbastanza per vernrne ad alcune conclusioni sommaf'ie: a) La scala dall',J:25 .000 è a ritenersi la migliore per comprendere in breve disegno un tratto cli terreno sufficiente allo sviluppo di una . operazione guer1:esca della massima importanza, e concedere nel contempo le dimensioni necessarie perché il o-raficismo si estrinsechi con efficacia: per questi motivi 1~igettia~o la scala di 11:5~.000 per una carta topografico-mili tare, e rigettiamo il 50 mila della nostra ceéchia Alpi-Apennina come insufficiente a rappresentarci un eccellentissimo terreno cl\ ma~oyra, quale è quello, per noi; · · b) Il rendere l'.i mmagine del terreno evidente nelle sue plastiche forme è base cli un disegno topografico rappresentativo: l'ottenere questo effetto deve essere scopo e desiderio comune; e poichè q.uest~ evidenza la si ottiene col chiaroscuro e colla luce obbliqua, rtgettiamo qualsiasi carta non lumeggiata, o con luce zenitale; . e) Non suppongo vi possa essere disparilà cli opinioni nel modo cl~ ottenere ~raficamente gli effetti del chiaroscuro: il tratteggio la vmce sulla trnta compatla - a .sfum ino - e per eleaanza artistica e per faci liti.t di riproduzione· e per trasparenza nel disegno e per leg~erezz,~ di :fmuature. In ciò me ne appello alle migliori. opere grafiche di chiaroscuro; basta del resto metter vicine due carte lumeggiale, a tinta unita l'una, ed a tratteggio l'altra, per schierarsi tosto a favore di questa; . . cl) Ammesso il tratteggio, Io vediamo ;:icloperato in nero ed in btstro; non mi perito a dichiararmi favo revole pel bistro. Con tal
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colore si ha il vantaggio di alleggerire il disegno, lasciando neLLamente spii:-care le curve in nero e gli altri segni tulLi di convenzione. Si potrà dire che il tratteggio nero è più spiccato del bistro e quindi cli maggior effetto: non lo nego, ma sembrami che in topografia debba essere facile il passaggio fra il graficismo che sta a rappresentare il terreno complessivamente nelle sua forme, al graficismo che si riferisce ai particolari e al calcolo, che deve essere chiaro e preciso e staccare nettamente dal fondo del dise.gno; e) Il colo_rito è da sch ivarsi quando genera confusione in lùogo di chiarezza, ripetizione invece di semplicità. al linguaggio topo.grafico. L'applicazione delle tin te ipsometriche alle carte topografiche mi parve uno sconcio, poichè abbattono il chiaro-scuro nei suoi effetti che sono cli prima utilità, col pretesto di incl1cazioni di problemalico uso. La topografia ha già troppo grave còmpito a cui attende~ senza perdersi in qnelle mere fantasticherie ipsometriche a colori; le chiamo in tal modo perchè non so :figurarmi un lettore · cli carte così spinto dall'urgenza di aver bisogno della sintesi altimetrica cli un vasto tratto di terreno, sul quale esegnisce una manovra a suon di cannonate, senza avere il Lempo d.i consultare clue quote o due cupe che sono consullazioni a. farsi in un batter cl'occhio. La tinta ipsometrica non può essere richiesta nello svolgi mento di una piccola operazione di combattimento, la q11ale sola deve inizi arsi e seguirsi in brevi. monienti e sotto al fitto grandinar. dei proiettili: non si tratterà che di valutare una pendenza, o di vedere se si domina il nemico o se siamo dominati; la risposta a qùesto secondo quesito la può dare l'ultima ~ecluta con un occhiata: ' ai primo risponde l'elementare soluzione di un triangolo cli pendenza. Le tinte nulla ci hanno a che vedere; ma se a taluno sembra opportuno avere cli tali indicazioni topografiche, allora abb iamo altri mezzi dimostrativi ipsometrici più semplici e speditivi e cli nessunò inconveniente. Ritenuto utile per una carta l'averla divisa in zone ipsometriche di 200 metri eia.senna dì altezza, invece cli fascie colorate si sostituisc.ano delle curve di 200 in 200 metri di differente colore, ben sostenute di tinta e forti cli tratto. La curva dei 200 metri per ésempio rossa, quella dei 400 verde, 600 gialla, 800 celeste, 11000 carmi no, 11200 nera, e poi ripigliare la rossa, ecc. Io non ho affatto cervello inventivo: nè pretendo ad inventore in
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N01'E ED APPUNTI
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toporrrafia ma il soslituire olLo o dieci curve a olto o dieci larghe . fa.scie coloni.te che guastano il 'disegno e coprono. 1·1 cIiu1ro-scnro con un abito da arlecchino, mi sembra variante meritevole di esset'e presa a serio esame; /) Nessun colorito parimenLi ad indicare la qu~lit'.1 d~lle co!ture del suolo: non vogliamo carte agra1'ie, ·sibbene rnd,caz,orn n11litari, avere cioè in fatto di colture tale gl'aficismo informativo col quale si possa mettere il loro va.lore speciGcaLo nella formola della manovra di combattimento, nella applicazione individuale ·al ter: reno; quindi i boschi di 2 specie, ceduo e d'alto fusto, . r~ffigurat1 con fedeltà: le vi,rùe unicamente coi segni in nero chec1 diano una direzione di filari, ed il sistema dicollivazione di vite; prati, campi, crerbidi ed altri incolti, lasciati in bianco; mantenuti gli attuali :;e"'gni neri pel rimanente; · .. g) La massima cli comprendere sul disegno, fra due curve direttrici, un certo numero di inlermedie, va applicala a seconda delle pendenze relative del terreno, e poco vi entrano le influenze dell'aititncline com-pless'ivci di esso. Un terreno di collina può avere versanli ripidissimi, ed in montagna, pet; contro. vi possono ~~sere declivi dolci e l)ianecrc,ianti; e ancora nello stesso versante collmoso no .. 0 montano vi possono capire traLLi nei quali si trovano molto v1c1.ne le direttrici, ed altri in cui siano d-i:;coste fra loro anche le sole mLermedie. J~a rigid:t applicazione della regola porta ad avere parti di dise<sno così sopraccariche cli curve da non pù lerci capire sopra nulla di nulla; è dunque bene che siano soppress~ le interniedLe ove le direttri ci rimangono chiaro eleme~t.o di valLÙazione clivornetrica, e per compenso lit ove l'equidistanza delle inlermedie è insufficente a rilevare il terreno ·notevole in tattica militaì·e, si afo.,. tino con curve ausiliari chiudentesi. su se slesse, od interrotte, segnale a tratti od a punLini, ma sempre in 1~ero e sosLe1wLe non pe~· cercarne effetto plasLico - cl're è ricerca frustanea - , ma perche l'occhio le possa chiai·amente cogliere, 1~umerare e valutare senza fatica ocl errore; h) Abolito il puro couvenzìonalìsmo per le rocce e per le f'.·ime, si dia lorn la voluta evidenza di forme e cli carattere; .nulla s1 tra~ scuri di quanto serve a riconoscere.i luoghi; le rocce siano dagli artisti dell'istituto fedelmente imitate su quelle delle tavolette ori<')
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· ginali di campagna che il mappatore disegnò sul luogo, avend~le innanzi agli occhi ed il più vicino possibile; a nessuno sia lecito introdurre un manierismo che svisa il-vero e che sopprime i mezzi ·d'orientamento ove più abbisognano e più scarseggiano; ' . i) Per le acque non si saprebbe raccomandare abbastanza una chiara applicazione di segni spiegaLi vi; intanto tutte in bleu, ben sostenute, mosse solo quanto abbisogna a raffigure il vero; il serpeggiamento del corso, messo a pura convenzion~ è su~erfl~w co~ colorito. La massa delle acque non fi late, ma con trnta unita; t corsi d'acqua pe!·enni si abbiano per tali, e quando occorre vi si veda la direzione defluente, e la velocità in minuti secondi; i corsi d'acqua che sono intermittenLi, se tali che nelle piene ostruiscono il passaO'<rio > si serrnino a Lra.l.li, se sono superabili.sempre, si segnino ' v come asciutti, tracciandone le loro ripe. Le acque di letto e percorso notevole non guadabi li mai , si abb iano per tali, cosi, rovinalo un ponte, si comprenclecà il valore militare della mina: se guadabili sempre - tr.;urne che nelle piene er;cezionali - lo si comprenda del pari nel grnficismo; un segno poi speciale - e per esempio una tint~t lungo le sponde - lo si abb ia, oltre a quelli pei guadi, per ind(care quei tratti spesso assai estesi, i quali pur non avendo gmtdi fissi, sono traversabili alla Lrnppa. senza biso:;(no di ponti o di barche od altro, ma a piedi. Il segno topografico che indica i nostri rruadi non è superfluo, ma poco ci manca. Quando sLl cli una carta vedo una strada carreggiabi le incontrare la sponda di lin corso d'acqua, per riprendere al di là di esso il suo solito tracciato, comprendo che in quel punto vi è un guado pel carreggi~: se c:on una linea retta unisco le lhle estremità stradali opposte, avrò press'a poco segnato esattamente il tracciato del guado, cioè la piccola narte di carrerrcriabile sommersa; se si l.ratterit di mulattiera, l'' aHemo un guado per bestie da soma e quindi per eavalleria; trattandosi infine di sentieri, indovineremo un guado per i pedoni, cioè per la fanteria. Quando poi saremo sul terreno , anche se la, carta non ha seanati i t>rruadi, non solo sapremo dove sono, ma ne indo vineremo ancora la loro bontà guarclfindo se le sLrade che ad &ssi adchtcono si mantengono in buono stato e se hanno i segni di essere percorse: In topografia abbiamo poco uisogno che il grafici'-: smo ci indichi qiiello che siamo capaci di capire da noi, e molto l')è)
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ANNO XXIX, VOI,. I ,
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NOTE ED .\!'l'UNTI 82 invr.ce di sapere quello che non possiamo scoprire col solo aiulo limitalo delle induzioni. ~oi vogliamo dunque sapere se nelle condizioni normali sono praticabili quei lrani di letto di fiumi e torrenti che pure non essendo attraversati da strnde possono entrare nel terreno della manovra, entrare come valore tattico differenLissimo dall'essere guadab ili al non esserli aITatto; k) Circa alle strade, i segni convenzionali in nero ci danno, per le due prime classi, la larghezza, e per le I.re prime la qualitit del l'ondo; conviene specificare ancora per le altre il fondo : per quelle di 3n e &,.a classe indicare.gli scambi, e le erte per tulle. In fatto di strade guardarsi da quelle insidiose o sono tali quelle che stauno come fili spezzati della rete stradale, che cioè hanno un capo fuori di comunicazione. L'interesse mil itare domanda di essere messo sull'avviso, in fallo di strade, di quando si è costrelli a tornare addietro, di quando non si può svoltàre o scambiare; dei siti · doye convien rallentare, per forti pendenze, la marcia, o dove si corre rischio di affondare sino al mozzo delle rµoLe; l) I ponti in cotto siano in rosso - quelli in ferro, bleu - se in legno, gialli; m) Scartati i fossi, i nrnri , le siepi che non hanno mi litar· mente alcun valore: distinguere i muri in due classi: quelli che riparano allo ofTese e lasciano scorgere la campagna guardando al di sopra di essi e quelli che non lasciano vedere acl altezza d'uomo . I fossi distinti, quelli non trascurabili dai carri, da quelli clie non impediscono il transito. Esagerare in planimetria il tratteggio delle arginature e delle sponde. Non ommeUere le interruzioni di argini o sponde, nè quell e dei muri, quali p. e. lo brecce, le porte, le cancellate in legno o in ferro. - Non trascurare nessun ponte: essi stanno tulti ad indicare che i fossi o canali che attraversano non sono tt trascurarsi dal carreggio. ln riassunto questa carta potrebbe essere i11dica1.~1 a questo modo: Lum,eggianwnto a liwe obbliqua - trattegqio in ùist1·0 - c1Lrve in nero (se mai, cw·ve ipsometriche colomte - sono tulle ipsometriche le cun'e~ Ìna noi ci intendiamo ~), acque, risaie, palucl'i, nomi cli sorg<mti, fonuine, pozzi, o'Ìslerne e vanti in fe1To, in ùleiu '- in rosso ltltla la IIW,l'atura - in giallo l'interno delle strade
di l'", 2°, 3" classe,
e w rocce e /ranr. praticafJiti - in i;erde
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t',interno delle stràcle cli 4" e 5a classe ohe sono a fonclo 1ict1;nmle in bianco l'interno di qt1,alun,que st1·ada che ·non sia allacciata con entrambe le sue estremità alla l'ete stl'adate- t1btli irinianenti segni convenzio1iali in nero. Così a press'a poco si scioglierebbe il voto cli una cal'La topografico-militare. Si domanda: al chiaro-scuro le forme del terreno, alle curve le pendenze, al colorito lo spiccar delle strade e la loro militare potenziaJità logistica e tattica - il valore delle acque - i terreni sui quali non si manovra - le rocce praticabili - le acque guadabili. Con pochi altri segni si cercò di aver subito e chiaramente espresso quello che una monografia, non sempre disponibile, ci spiegherebbe con lunghe pagine. Nè qui è lutto. La com ice della ta.voleUa, od il margine del foglio deve esso pure prestarci le indicazioni che rendano facile la lettura cli quei segni che molti non conoscono affatto ed altl'i parec- . chi non sanno per intero. I segni convenzionali non dovrebbero limitarsi solamellte ad indicare le strade, ma molti altri particolari importanti, mentre ora si indicano le divisioni di comune, di circondario e di provincia che al mili t.a1·e che manoy1:a non importano affatto. OILre alla scala grafica, dire ancora in tulle lettere quale sia in metri il Yalore di un millimetro, ecl anche quello di un centimetro . Trar partito di Lutto perchè la carta riesca cli comune uso, di facile interpretazione; pare invece che spesso ci si diverta aspaventar la gente coi geroglifici, fra i quali, la scala clivometrica, in cornice alle tavolelLe di campagna riprodoue, ne è il più luminoso esempio. Nulla di più egiziano della sua costruzione spiegata nel trattalo topografico Gallozzi e :O' Amato . « Per la costruzione di « questa scala clivometrica, come per quella rellilinea, si trovano « graficamente o col calcolo trigonometrico le proiezioni cli 9 linee ·« di pendenza da 5° a 45°, con l'altezza costante cli 11 centimetro. << Queste nove rette, perchè possano stare in poco spazio) si di· « spongono a ventaglio cioè concorrenti ad un punto che rappre« senta la proiezione clell'altezza costante di 11 centimetro; nove « triangoli di pendenza sono poggiati a questo cateto comune . « Unendo gli es.tremi di queste nov~ rette con una curva, ne risulta « una forma spirale, e par aver una simmetria in detta curva, le 9
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« reLLe si tracciano in modo da fare fra loro un angolo di 36°, le << due rette estreme fanno fra loro un angolo di 72° Arbitrari quindi questi angoli che nuJJa hanno di comune colla misma delle pendenze, arbitraria la curva; che non ha nuHa dicomune colla geometria analitica, arbi traria la figura nell'insieme - che pare la proier,ione orizr,ontale di una scala a chiocciola - e costrutta 'solo perchè le nove rette occupino poco posto. Sino ad oggi mi pensavo che un ventaglio occupasse in superficie poco spazio quando era chiuso, cioè colle stecche riunite; ora invece saprò che conviene tenerlo aperto . Io pensavo che una tal scala clivometrica sr potesse ottenere con una sola Iinea retta AB sulla quale a parli re dal punto A verso B ~ e sempre con una estrem ità in A-, ~i portassero verso B nove aperture di compasso uguali a.i nove cateti, seonandone le estremità colle indicazioni 5°, 110°, 115°, ecc. Ma o . dopo l'apparizione cli quella curva a /01·11!,a spirale, sono rimasto a bocca aper La! Introducendo in questi modi un, convenzionalismo puro anche nelle scale ;;,o-eometriche, è naturale conseguenza che non . . . solo la o-eneral ifa dei lettori di una. carta, ma neppure I geomel.l'J, riescono ~ capirne il significalo e l'applicazione. Che cosa. ci fa parimenti in cornice quella tabella comparativa fra i gradi, la pendenza percento, le Iunohezze o-rafiche della scala, e la distanza fra le curve'! Sono V ò curiositit delle quali nessuno se ne occupa percM nessuno se ne serve; la loro presenza spiega una specie di culto paganesimo esteriore per rendere profondamente incomprensibili le cose più. elementari. Si indichi solo di quanti metri è l'equidistanza altimetrica delle curve e ce ue sarit ad <-:suberanza. Corìvie@ abolire la levata a.l 50 mila, attenendosi uni camente al 25 mila, per tutto il terreno che ancora rimane a. rilevarsi, tranne per la quale il 50'mila basta e ce ne avanza. Piit tardi la Sarcleo-na v . dar mano alla levata al 23 mila di tutta la cerch ia Alpi-Apennina e cli LuLto il terreno ora rilevato al 50 mila che si trova al nord del ,parallelo del monte l?a lterona.' · . , Per le numerose nostre tavoleLLe di 25 mil a giit esistenti conviene ritornare acl un diligentissimo lavoro di l'icognfzion e, indirizzato ad aggiungervi le maqcanti indicazioni accenna.te, e classificarvi quelle esistenti con criterio militare. Questo lavoro di ricognir,ione non
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sarebb~· nò lungo , nè dispendioso, nè di difficile esecuzione; ci si P,Oll'ebbe servire dei molti ufGciali che già fu1·ono all'istituto gcogrnfico, l'opera dei quali ci sarebbe in antecedenza assicurata come ricca di unifon~1iLà, di intelligenza topografica e cli informazioni Lat- · tiche militari. Nè ci deve arresta.re il pensiero cl i annùllare una parte di lavoro fatto: ma spingerci a così savia misura. l'altro pen:siero gravissimo dell'essere noi presentemente affa.tto privi cli elementi pel' la costruzione di una carta speciale di topografia cbe ci assicuri i migliori risultali di manovra. Così supereremo di u11 colpo quanto ha di meglio la cartografia estera, e daremo nelle mani alla. truppa un documento col quale possa ben cammi.nare, ben postarsi, efficacemente combattere, e ricava.re in complesso tutto ~l'utile ~he dii una conoscenza esatta del terreno nelle ·sue forme caratteristiche, nei suoi molteplici e svariati particolari, nei suoi. indissolubili legami che avvincono la truppa che agisce, al terreno che le serve di scena. Cw,.ta del Regno d'Italia, all(t scala di 1,100,000 ·in 277 forJli . Fotoincisa su 1·r.une. Ne sono publ1licali 76 fogli, uno dei segni convenzionali e gli altri che comprendono la Sicilia, le Calabrie, le Puglie, la Basilica.La. e un tratto de, Principato Ci teriore ed i due fogli separati di Roma e Cerveteri, e quindi - meno questi due ulti mi - si ù riprodolta la parte militarmente meno importante; a completare la carta mancano adunque ancora 2011 fogli. È in nero, riproduzione fot-0incisa, sistema Avet, tt trnlteggio, luce zen itale, equidistanza delle curve di i:SO metri. Il sistema ~raclario contiene quelle delle 3 prime classi, le mulattiere ed i sentieri facili e difficili: il caseggiato vi è tutto scrupolosamente segnato; rappresentate le colture, in terreni pratili, vigne, boschi . Lari.Produzione fotografica al 100 mila si fa st1 originali più geandi al 7o mila, disegnati a. ma110 dalla sezione artistica dell 'islitnlo, dopo riportale sul foglio le ridur,ioni al 75 mila delle LavoleLtc di campagna originali al 23 e oOmila. Molto saggiamente si spogliò il 75 mila di tutto quanto, essendo incompatibile colla scala del 100 mila, non avrebbe se1-vilo che ad ingombre il disegno , essendo poi affatto superflua la rappresentazione di particolari su di una carta. che cl i essi non saprebhe servirsene. La riproduzione al 1100 mila, rimpicciolendo l'originale che è
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NO'.l'E ED APl'UNTT
otLimamoote disegnato ci.agli artisti dell'Istituto, rimpicci olisce il Lrallo rendendolo regolare, nitido, preciso. Il nostro '100 mila è favorevolmenLe conosciuLo all'estero ove ehbe atLosLazioni di massima lode. Vi si nota uniformitit nella tinta, ricchezza di particolari senza affastellamento, giuste dimensioni nelle scritLure, parsimonia ùen intesa di indicazioni. Chi volesse fare sottigliezze critiche, potrohhe trovare che lo strade importanl.issime di 3a classe sono assai deboli, che le rocce e le frane son trallate maluccio, che jl tratteggio sui cocuzzoli è ispidissimo e le acque poco appariscenti, che la scala grafica è scarsa di millimetri 1 ·1J4, cioè cli Hl5 metri; ma non potrebbe negare che la rappresentaz ione della co!Lura vi è trattala con quella larghezza di vedute che ben si addice al rapporto della scala, che la ramificazione idrografica è diradata in armonia all'ossatura montuosa. Ammesse queste buone crualiLil, la carta ha due notevoli difetti, l'uno secondario che si riferisce all' altimeLri a, e l'altro capi tale che riguarda il lumeggiamento. La scala di questa carta è già piccola al punto da consigliare qualche segno ipsometrico che valga a raggruppa1·e con evidenza delle zone di terreno alc1uanto estese, e che si trovino comprese entro certi limiti comuni di a!Litudine, perchè si ahbia sollecito mezzo di comparare differcnli localita rispelto o.ll'altezza. Questo Lisogno di viene tanLo più sentito quando, ad esempio del nosLro 1100 mila, si sono abolite le curve direttrici, mantenendo tutte le curve della stessa forza. di tratto. La monotonia di quella eguaglianza ove non possano spesseggiare le quo te, ove il lumeggiamento è impossibilitato a. dare il più piccolo segno di alture e bassure, non poteva non suggerire un espediente, in tal caso efficacissimo, come quello di stabilire p. e. ad ogni 2o0 metri di di ffcrenm di livello una forte curva che valesse allo ·scopo di una celere lettura delle altezze ed un facile e complessivo paragone altimelrico ~el terreno . Così ogni . qnaLtro curve so ttili, una se no avrebbe avuta di grossa a guisa cli dit'eltrice. L'attuale sistema è vizioso pel' insufficonza. Venendo al difeuo capitale, una cosa altrettanto deplorevole di quella del tl'atteggio a luce zen itale, sarebbe il mio insistere ancora dopo il tanto che ne dissi, per stigmalizzarlo. come negazione del vero, dell'util e e dell'artistico. Varrà meglio assai invitare il lettore
a provvedersi clei t1·e fogli pubblicali cli Lamenz~na 200, di Bari delle Pucrlie 177 e di ~aso 25~. po1·Ji sul propno tavolo e sotLomellorli; se1·io e coscienzioso esame critico, il risultato del quale sarebbe, mi lusingo , concorde al mio. . Veclendo il J'ocrlio di Laul'ènzana, ci si domancla sgomentt che cosa sia quel dis:gno. Deve rappresenlare un terr~no f~·astagliat!ssimo· irto di monti, con forti pendenze: queslo SL capisce subito se si ~onoscono le conseguenze gl'aficbe clel lumeggianiento zenitale teorico; non giit si veclono e i contralTorti o le dorsali di essi, e gli impluvi, infine il rilievo ehe elevo apparire ali~ s~uarclo come effetto del chiaroscuro, ma a quella ri velazione s1 giunge col sapere che là dovo è più forte la tinta, là è più 1·ipido il declivio, fa orn il tratteggio copre acque, case, nomi, strade, qu~te, colture, curve,. e tullo il ben cli D~o, u~sia1110 in aspro ten eno, rn alta montagna, 111 mezzo a forti ostacoli, acl un'orografia inll'icalissima. Ho eletto male « in alla montagna» doveyo dil'e su forti declivi, poichè il trat~ggio scuro indica le pendenze non le altiLuclini , ed un terreno collmoso a pareti erte, riesce tanto scuro di t_inte ~1uanlo è più d~ll'~tna e del Gran Sasso d'Italia. Cosi. il foglio d1 Laurenzana c1 da poco meno di 11600 ton. quadrati di let'l'eno sacrificati co~1pletamente al sistema di lumeggiamento tedesco: e per un '.foglio solo '1 600 chi~ lometri sono qualche cosa! . . . Si ebbe un bell'industl'iarsi a la.sciare l' imporlanl.issuno alveo cle1 fi umi e dei torrenti senza qnole, a conl'ondere le curve colle rocce delle ripe, ad ingrossar le caso, a cavare colla lente un posticino meno scuro per collocarvi un numero, una leLl.ern d.ell'alfabeto, un~ casa, una croce, ma tant'è; Lltlto sparisce fra il rig1~lo conclen:ars1 dei tratti, che tolgono ogni trasparenza, che impediscono ogni ranionevole concessione ai yeri scg11i convenzionali. Il foglio dì Lau~enzana non è una mia invenzione: si vende dai principali librai al prezzo di L. 2. . Che ne avverrà del nostro classico terreno delle Alpi? Se un tratto cli Appennino relativamenLe basso e praticabi le ci 1:iesce cosi, qua.le inchiostro sarà. abbastanza. nero per confondere 1n una macchia sola quelle nosll'e estese regioni éli confine'? Baslerit il nero fnmo, il nero d'avorio, per cruolle pendenze superiori ai 4!i0 che non si possono coprii e cli roccia perchè roccia non ne contengono'? 1
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NOTE ED APPUNTI
DI TOPOGRAFIA
Ma il lumeggiamento tedesco fa ben aHri miracoli: eccoci mnanz i il fog,lio di Bari delle Pnglie: contiene un gran tratto di terreno po.co mosso, poco ondulato, sgombro di impedimenti idrogrnfìci profondamente avvallali; ebbene? Tutta la campagna è semi nar.a di falci immani, così le chiamo e sono linee di Lratte"'<:rio arcate, lunghe, isolate, sparse per tuLto, voltate in lutti i sensi , postate a traverso a qualche curva a guisa di lische di pesce; qnei tratti curvi cominciano sottilmente, s'ingrossano verso il mezzo e terminano pure acutissimi. Ma non si può dire dove princjpiano e dove finiscano, poichè quel tratteggio rimane lì in mezzo ai solchi, ai prati, ai boschi, alle case, senza capo nè cocla, abbandonato e perduto, dandoci l'immagine del campo di battaglia di Timbrea dopo la lotta nella quale corsero a ruina i cani falcat i. Nessuna esagerazione; aiutatevi coi cliviometri, colle lenti, colte curve, colle quote, col massimo criterio artistico, colla più profonda cognizione di topografia, colle acque, e provatevi a capircene qualche cosa; non pretendo molto, no: solo saper dire per dove si scenae, per dove si sale; solLanlo travedere anche appena nebulosamente qualche forma del terreno, abbozzata;a grnndi tratti. Io mi ci pro Yai e mi reslò lo sconforto profondo di vedere un terreno cosi facile, così piano, tanto evidente, tanto topogrnfìcamente elementare, ridotto a si dep lorevole stato di oscuri tà e confusione. Per vedere almeno la planimetria di CJtiel maltrattato paese conviene too-liere . o mentalmente quel Lrntteggio, penetrare colto sguardo altraverso a quell'ingombr·o di linee, supporre infine che alla cartR manchi affatto quelt' elemento artistico di cui la si volle arricchire · per renclerlaesp ressivamente palese. Dove contrasto più deplorevole in atte? Che cosa riusci rànno i larghi tratti colli nosi, poèo mossi, ondulati, della valle del Po e dell'Adige, con curve di Iivello di 50 in GO metri e con tal pioggia. di falci, io non me lo voglio im1mtginare, per non ammalarmi dal dispiacere; vi sono ancorn anni parecchi a pa~sa:re prima cli arrivare col 1100 mila lassù) e sono a tempo a disperarmi poi . . Ho giil nominato d[te volte il foglio di Naso, in Sici lia, e su cli esso, come ultima fra le carte topogeaftchechè presi ad esame, non vi dispiaccia un breve cenno. · Quel foglio mi fn causa di attente osservazioni, di emozioni forti, '
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pare impossibile, trnl.tandosi di top.c;>-grafia, di sconforti pro.fondi e di dolci entus iasmi ; per una lira-et si può procurare tutto questo. È un foglio che sembra disegna io apposta per .ingannare i nemici del hnneoònrriamento zenitale: )ia dei tralli pieni di effetto, di movi-. mento efficace, di eviclenza topografica indiscutibile; eppure la disposizione delle tinte, la confusione di altre parti ci arverte che la. luce zenitale piove sn quel terreno. Ma d'altra parte però vi sono moltissi mi risalti che solo la luce obbliqua può dare; e si dura qualche tempo dubitando che quel foglio sia un impasto dei due sistemi, sia opera di dne artisti delle differenti seno.le, sia un foglio di paragone messo in mostra quale elemenlo di giudizio sulla efficacia dei due tratteggi. 1 Vi è poi tanta maggiot· faci lità a. crederlo, po ichè, ripeto , il sistema tedesco non rifugge da alcuna transazione e con mille pretesti copia. mollissimo dal sistema di lumeggiare italiano. Ma pur troppo è un foglio fratello genuino agli a.Itri 7L Ecco da quali cause derivano quelle 11lusioni ottiche ingannatrici: molti contrafforti, i quali parallelamente si spingono verso il ma.re, .sono di tal forma che mentre hanno dolce pendenza verso l'angolo norcl-ovest del foglio, orio'ine dei rarrrri luminosi obblicrui, scendono a forti deGliv: dal n or, .. versante opposto: ora su questo versante le curve sono raH1cinate, sull'altro discoste fra loro, e così pure col ravvicinarsi delle curve crescono le pendenze, e le tinte del diapason pel tratteggi@ si rinforzano, rimanendo sfumale dalla parte opposta. Perciò ne avviene l'effetto , di un lurne,wiamento perfel.tamen'Je obhliquo, chiaro dal Vl.> versante esposto alla luce, in ombra quell'altro . Se a quel principale risultato casuale, aggiungiamo quegli altri costituiti dalle usurpazioni sofferte dal sistema. a luce obbliqua, colle quali quell'altra J\lppresenta i cocuzzoli, le rocce, le acque, le frane, ~cc., abbiamo completato un inganno all'occhio che mirabilmente serve in l'n.vorn della scLiola stran iera, comeservequel l'altro della maschera di gesso; ed è tanto vero che si ritennero efficaci a quello scopo , che il rnme inciso di Naso e la riproduzione sua figuravano al 3° congresso geografico internazionale tenutosi ultima.mente a Venezia, come il migliore ed insperato effetto artistico di un sistema completamente fallito. Non varrebbe forse la pena di scalmanarsi tanto in favore di un 0
NOTE ED APPU NTI 90 metodo cli lumeggiamento preferibile ad un a~tro, per un paese come l'Olanda, il Belgio, la Russia che nulla o poco ·hanno di terreno montuoso: così la Germania non risente troppo danno dal suo sistema; ma un pae,sc eminentemente a1pestre come il nostro, avrehbe dovuto andar guardingo assai nella scelta dei mezzi coi quali rappresentare la propria orògrafia, ed inspirarsi di preferenza all'esempio svizzero, paese che per essere montagnoso per eccel.lenza, seppe accortamente schivare un metodo che non avrebl)e giovato .al rilievo plastico del suo terreno, cagionando gravi inconvenienti ad una rappresentazione planimetrica chiara e spigliata.
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del Regno cl'Itaìia al centomila se vuol guarire dai mali presenti e se vuol.riuscire quale occorre alla difesa del paese e al decoro artistico nostro, mai secondo ad alcuno, deve spogliarsi del tratteggio a luce zenitale e coll'altro sistema affrancarsi vigorosamente da una soggezione che impera senza forza e se.nza ragione. Sapendo di trovare in questi miei apprezzamenti degli oppositori forti e valenti, mi piace confortarmi coll'opinione èli autori italiani che in topografia tennero sempre una incontrastata · autorità, e mi piace tanto più conforta,rmene qui, trattandosi di un centomila, che in topografia segna la scala più piccola, « . . . il vantaggio cli poter apprezzare con suHìcente appros« simazione le locali inclinazioni del terreno, va scemando a mi« sura che la scala del piano diminuisce,e scompM·e affatto nei piani « a scale piccole massinie nei terreni forteinente accidentati, la « picciolezza della scala non consentendo più in tal caso la rigorosa « apprezziazione delle varie pendenze che potrebbero essere com« prese in nn breve tratto di terreno. Oltre a ciò dai piani a pie« cola scala non si esige cli conoscere, per così dire, palmo a palmo « le diverse pendenze del terreno, ma si richiede piuttosto cli poter « distinguere ·a primo sguardo là configurazione generale, · cioè « l'aspetto chiaro e reale del terreno, il quale non si può ottenere « col sistema della luce zenitale. · « Chi si addentri alqmmto nel disegno delle carte, scorgerà come «· occorra per altra par te doversi infrangere la legge stabilita, di « esprimere cioè c•Jlla stessa tinta tutte le pendenze uguali, allor« qnando la superficie del terreno è coperta cli particolari in . certi « siti e nuda in certi altri, ed allorchè vuolsi far scernere le scrit« ture, i segni convenzionali, le quote e le altre particolarità im« portanti » RlGHINI. L' Aimetti si limita a copiare letteralmente questo brnno del Ri- · ghini; il Palma, emerito cultore di cose d'arte riflettenti le rappresentazioni del terreno, non fa meglio dell'Aimetti, an7.i peggiora nella forma, poichè vuol na,;condere di aver copiato esattamente lo stesso autore e lo nasconde così « Perocchè le scale piccole non « consentono il ritrarre le cliverse pendenze che potessero avere le « pendir.i considerate separatamente, noù possono far riconoscere « il suolo per così dire, a metro a metro, ecc. » mettendo la brutta 0
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** Ho finito questa ro.ssegna, di_carte topog.rafiche nostre ed altrui; nulla abbiamo riscontrato che ci faccia invidiare le produzioni estere, e molto invece che ci presta buon fondamento a ritenerci ben avviati nelle cose nostre cartografiche. Mi sono fatto animo ad esporre i m·iei apprezzamenti, vedendo che siamo in pieno periodo di esperimenti e che una critica su tal materia non può che essere frut tuosa anche se completamente sbagliata. Non potevo pa,rtiré da concetti più elementari, quali quelli di cercareuna carta essenzialmente militare e per quanto si possa spoglia di astruserie e di superflue complicazioni; l'evidenza derivante dalla semplicità 'e quesla·ottenuta col sopprimere tutto q·Lrnnto sa di paesaggio, cli accaclemico e di teorico sterile ed uggioso, Mi trovai e mi trovo qui mancante di parole severe come vorrei contro un sistema che imped_isce al nostro centomila di ì'iuscire la prima carta topografica d'Europa, sistema che fortemente minaccia di infiltrarsi in carte a scala più grande, moltiplicando il danno in ragione del bisogno che queste hanno di esprimere una ad una le singole forme del terreno, e del numero grosso di coloro che di tali carte debbono servirsene, in · pace per imparnre la manovra, in guerra pe1· farla valere. Ho detto come tutti i recenti esperimenti cartografici siano lungi dal presentarci un tipo di carLR topografica utilmente accettabile e sono sicuro di trovare in questo mio asserto l'appoggio di tutti coloro che hanno molto lavorato in rjlievi e niolto camminato sul terreno studiandolo militarmente. Or~ soggiungo che la carta
DI TONlGflAFI.A
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NOTE ED A.l'PUNTI
locuzione cli metro a metro invece diqnellapalàw apcilmo: variante che non _francherebbe l'amor proprio di erigersi ad autore di Lesto in topografia, se il Palma non avesse molta farina del suo sacco, ed avesse fo.Lto come altri che aiiastellarono ad un libro di, geometria pratico, altre pagine rancide di_topògrafia, le cento volle copiate. Che direbbero il Righini, l'Aimetti, il Palma e mille altri intendentissimi se potessero avere oggi sott'occhio il foglio di Laurenzana? Ch~ penserebbero del nostro progresso cartografico, se ponessero quel foglio vicino al' centomila svizzero, privo di curve e · rimasto addietro a noi pertanLe altre cause,' ma splendido cli ev idenza plastica? Poteebbero consolarsi nella speranza che la saggia misura ·radicale ultimamente presa circa al nostro cinquecentomila in parte giit costrutto, venga applicala pure ai fogli terminali del centomila, proseguire la car~a c·.ambiando metodo artistico, ed a lavoro finito, rifare i 75 fogli che ora sono rovinati col lumeggiamento zenitale. Ddla cm·ta co,.ografica d'Italia (tl 500,000 . - Se ne avevano già 5 fogli pubblica.ti, ma con una delle più felici decisioni del Ministero quella cart.a. venne condannala all'abbandono., mirando assai più in allo. . Si trallava di un disegno con mal celala luce zenitale, e quella carta si descrive precisa in duesolepai·ole « nera ed impossibile ». La tinta oscurissima non aveva neppure g1·adazion i: · faceva l'effetto cli rappresentare un oscuro mare in burrasca nel quale le onde frangendosi alla sommità biancheggiassero cli spuma: il bianco segnalo dalle dorsali dei monti; tutto il restante dei monti, delle strade, del!' abj Lato, delle seriLtnre, rimaneva sepolto sott'acqua. Guardandola, cadevano le lacrime dagli occhi e per lo sforzo che si faceva nel leggerla e per il dispiacere di trovarci a quel regresso dopo trentasette anni che possediamo ttlla stessa scala la · carta degli ex SLatÌSardi in terra ferma, incisa su rame in un foglio. lo non so come in arte rappresentativa del terreno, possano a·,rvenire certi sbalzi verso la più remota anlichil1t, verso l'infanzia del suo manifestarsi, avendo la topografìa grafica tracciato chiaramente il suo percorso sino a noi, con ricchezza di documenti dei quali alcuni pregevolissimi. Non so r(eppure se le vittorie di Sa. dowa e di Sèdan abb iano innuito sulla nostra adozione del lumerr-
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giamento zenitale. Che se tale influenza. avvenne e fu ca~sa ~i trovarci fr<1, mano un cinquecentomila abolito, un centom11:l. che lo sarà, ed un minacciante 25 mila sul modello di quello dei dintorni di Vel'ona, avremmo toceatò a nostre spese il limite più lontano al qua.le potevano spingerci eventi militari vittoriosi che non ebbero mai nulla cli comune col tratteggio. . Il 500,000 del Piemonte, ridou.o, nell'ufficio topografico dello stato maggiore generale l'anno 1816, a tratteggio còn luce obliciua, può considerarsi - per l'epoca in cui si fece - un ~apol~vor~ del oenere. Nè confusione di linee, nè iugombrò di part1colar1, ne pes;ntezza di sci'itture; ben resa l'idrografia. e più efficace nelli~ regione alpina. che· nel piano - quivi es~endo le acque ~late.' e su~ monti acl un sol tratto nero ben sostenuto - e l'orografia ncca d1 tutti gli effetti che solo valgono a dare evidenza all'immagine cli una r:alena montana. ~ . È però vero che le ultime riproduzioni, pei ra?1i trop~o adoperati, hanno perso della loro nitidezza, della loro vigorosa nnpronta; che si osserva non sufficiente ardire rappresentativo che avrebbe valso a far meglio sp iccare l'ossatura alpina cotreconomizzare !:i tinl.a verso le' parti in luce, togliendo altresì un po' di quella monotonia. che ne risulta per contrasti poco sentiti e quindi per effetti cli eh ia,ro scuro sminui ti. Certo è pure che la rete st1:aclale è trnppo debole in pianura e che sul monte quasi scompare.' Queste furono concessioni in. omaggio all'ottenere nn complesso perfettamente · arinonico; ottenuto il massimo effetto sulle . più alle vette, sulla linea di disp-luvio fra Italia, Francia e Svizzera., si scese alla pianura del Po, degradando .negli effetti del contrasto di chiaro· scu1:o in ra.oione dcll'altitucline; e questa gradazione fu tenuta. troppo ngida1~ente esatta., mentre in effetto era meglio sacrif~car~ alcun poco alla bellezza. di una intonazione. complessa, per l'~tile _cli a:e~·~ i contrafforti alpini e le loro minori propaggini più sp1ccat1 ~ d1V1SL l'un dall'altro a maggior chiarezza locale. Del resto esammando attenta1'nenle montagna per monlagna, c,ontrafforte per contraffotte, vi si scorrre una. pasto::;ilà. di trnllo, una delicatezza di sfumature, tale accurat.ézza dei pÌlL minuti passaggi di una in altra pendenza, dJ.i ghiacciai alle rocce, da queste alìe frane, alle gradazioni delle ?)
1 NOTE ED APPUNTI
balze, una maestria arListica tale da poLersi imitare difficilmenLe, anzichè superare. Abbandonato, dopo l'esposizione di Venezia, il lavoro in corso, credo si stabi lisse di mettere alcun i di quei fogli in vendita~ indicati a catalogo co!Ja denominazione di Carta dell'isola di Sicilia e delle t?'e Calabl'ie 'in qiwttro fogli, trasp01·to sii pieim; e ciò per ~rane qualche partito da un lavoro smesso. Sq.rebbe tempo perso 11 parlarne anche dopo che la si è rischiarata alcun poco e 11:l si aggiunsero le acque in bleu, due utili ripieghi per poterla mettere in vendita, non già nella speranza che i compratori facciano ressa per possed':lrfa, nui nella fiducia che nessuno ci gridi la croce addosso per quell'aborto di topografia. Indetto il nuovo lavoro, si volle prncedere con piedi di piombo. Credo fossero ·17 g!i esemplari presentati alla scelta ·ministeriaie, perchè fra tutti uno si i.wesse i.i ritenere . per buono. Il topoo-rafo . . " pnncipale cav. Moretti ebbe incarico di presentarn c1uei sacro-i . ~" arti~tici; ogni sistema odierno venne rappresentato e vari modelli erano la risullante di vari sistemi o parti di sisten~i fus i insieme. Per terreno a raffigurarsi dagli esemplari, venne ottimamente fissato quello compreso fra Briançon e Villanuoyn. al sud, e Beaufort e Cima Tre Vescovi - presso Gressoney - al nord, rimanendQ così inclusa la catena alpina dal }'.Ionginevra al piçcolo S. Bernardo e buon tral!o della pianura piemonte~e, tQ1Ter10 caratteris~ico per eccellenza. · Degli esemp lari non dirò che di ~lc~mi e per sommi capi soltanto, e comunque disposti : a) D0lineazione e acque in nE}ro, ghiacciai in · blen, nessun lumeggiamento, curve in bistro di 1100 /i11 ,100 metri, direttrici di 500 in 500 più marcate, Le belle ed alte colline fra Torino, Chivasso, Brnsasco, Chieri e Castelnuovo sono sparite~ si vedono due o tre linee vol~eggia1Hi nei modi più bizzarri e L.utto è finito. L::t rappresentazione dell e Alpi si può scambiare facilmente con una carta delle correnti marine dell'Oceano Pacifico, il che è sufficiente per far punto su cruesta prova; b) Delineazione fotoincisa, in nern, luce zenitale, terreno ottenuto colla roiilette su mine, Yi sono curve orizzonLali cli 500
DI TOl'OGUAFIA
in 500 metri. Vi noto una malinconia topografica: si vollero dne curve intern1~die un del 250 e l'altra del 750, e si s~gnarono interrotl.e e sottili come un sentiero. La tinta unita del lumeggiamento potrebbe da.re appena un effetto grossolano se fosse usata a luce obliqua 1 rna non è mai più con tale sistema che si può rappresenta.re un disegno della finezza richiesta da un cinquecen · tornila; gli effetti dell'acquerello sono buoni per dar risalto ai bastioni, per.~ivvallare i fossi di un disegno di fortificazione alla scala del mille; applicati poi alla luce zenitale, ogni forma si rende piatta, e si peréle anche quel grossolano effetto imiLativo che si poteva produrre; e) Terreno a luce m,istli, con linee di livello di 500 in 500 m. e le due curve intermedie ora dette; foto incisa. Aprn una parentisi. È la prima vòlla che quiyi mi occorre di accennare alla luce mista; dovrei spiegarla per chi non la conosce. ma non mi è possibile per la ragione che neppure io sono riuscito tL conoscerla. Eppure se ne parla da molti; anzi taluni la sanno riscontrare per.s1110 nel nost_ro centomila, quantunque non sia quella che si estende alle concessioni che la luce obliqua fece alla zenitale. Io ritengo fermamente che il titolo di luce mista sia una trovata per capitolare coll'onor delle urini, sgombrando il passo al sistema italiano. La denominazione di luce mista, basta per giustificare qualunque usurpazione, per orpellare qualunque dedizione; così a poco a poco diviene mista sulle creste, mista a mezza costa, mista negli impluvi, mista verso nord-ovest ' mista Douardando a sud-est, ed abbiamo carte che . su quel pretesto hanno completamente abbandonato il diapason del tratteggio tedesco, e scontorto completamente il metodo nostro, col quale cercano a poco a poco di confonclersi e fare una amalgama nuova in chimica e più nuova nelle teorie del chiaro scuro. E tali carle riescono in questo modo: vera hi parte a luce obliqua, .falsa la parte a luce zenitale, àeturpata quella a luce mista. Chiltdo la parentesi. Nell'ese!r!plare nolo un'a.lt1:a piccola malinconia, vi sono segnati i boschi· ' cl) Fotozincografiai luce ohliqlta. Povera luce! E' stata maneggiata da persone che 110~1 le vogliono ,hene: i maltrattamenti si
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DI TOPOGlUFlA
NOTE ED APPUNTI
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meglio questo piccolo inconveniente che serve a farli 11_otare bene in tutte le loro delimitazioni , anzichè perdere nella loro evidenza · sacrificandoli a semplici considerazioni artistiche.
, conoscono subito. L'esemplare - in primo luogo - potevtt farsi in fotoincisione; e poi, dal momento che ci si era, via! tanto va..: leva dimenticare per un nJomento gli altri metodi e trattar la luce obliqua con giustizia, nè più nè meno di quanto si fece da noi nel .i,6 e nella Svizzera dal Dufour. Il tratto della linea è tanto rozzo che sèt'\'irehbe male anche ::ti centomila,; le applicazioni della luce, sono sbagliate in mille punti: i ghiacciai non sono ben definiti, le rocce sono assorbite dal tratteggio, la collina di Superga. assomigliR ai terreni di Ilari delle Puglie; è un esemplare di luce obliqua che grida vendetta. Gli si tolsero persino le curve di i:>00 in 500 m.; nm tuttavia così miseramente contralfa.tto, torreggia sui precedenti in modo da schiacciarli. e) Acque e ghiacciai in blen, luce obliqua, tratteggio in bistro e null'altro; è un esemplare trattato crudelmente come quello ora deLLo; l) Vi è la sola delineazione e scritture: non sono comprese · 1e acque; 9) Yi è la delineazione sola, comJlrese le acque, le curve e le scritture, come edizione a parte; h) È un esemplare a tinte ip~ometriche; sino ai mille metri di altitudine vi sono quattro curve di 250 metri di equidistaùza; poi sino a 5000 metri Ì'equidistanza è di metri 500. Comprende in complesso. ,J 2 tinte, cominciando da un giallo assai chiaro e terminando ad un violetto molto carico; tali Linte sono ottenute 'con tratteggio rellilineo trasversale in due o più sensi, risultandone un minutissimo reticolato, in fondo bianco per le tre prime tinte e con fondo man mano più scuro per le altre. Le acque sono in bleu; la delineazione è buonissima e le strade spiccano col loro bianco nettamente sul fondo colorato dellà carta. L'aspett.o del disegno è grave e pieno di distinzione; quantunque a tante tinte, non ha nessun vincolo di par·entela con quel povero foglio colorato .di Lucca. L'intonazione del coiorito è riuscitissima, e tuttavia le differenti tinte si individuano di prima occhiata, e questo è il. pregi o eminente di una carta ipsometrica. I ghiacciai rimasti in bianco,· con linee hleu, trovandosi immersi nella tinta più scura, segnano un passaggio• di tono troppo forte, ma val
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** La scelta cadde fortunata1Uente :- e come ottimo pr~cedente sulla prosecuzione dèl nostro 100 mila, e sul nostro futuro 25 mila sul sistema a luce obliqua, tratteggio in bistro, acque e ghiacciai in bleu. Per tutti i motivi che lungamente enumerai, non potevo essere pìù soddisfatto per tale .decisione. Le scritture, sn per gìù, hanno le stesse dimensioni - e sono assai ben stabilite - cli quelle del cinquecentomila piemontese: non si cambiò di questR che in ,italica la roniana inclinata, e si levarono molti e n10lti nomi di località che la rendevano troppo pesante. In questo s/ollamento di nomi, ne andarono tolti circa la metà: se ne ottenne assai maggior chiarezza di particolari, ma mi pare siasi oltrepassata la misura; la par'te di pianura in fatto di nomi, è oramai ridotta ai minimi termini, e molti altri, di importanti, avrebbero trovato il loro posto senza po rtar disturbo alla planimetria. La rete stradale, per quanto sostenuta, non lo è a sufficienza; le mulattiere ed i sentieri sono imperceLtibili. Solo mi resta ad augurarmi che, presa ormai la decisione, il tratteggio si ispiri di più, per delicatezza e precisione, alle antiche nostre tradizioni cartografiche; che si dia l'ostracismo ai connubi ed ai compromessi, e si tratti il lumeggiamento obliquo colle regole, cogli intendimenti e colla evidenza che sempre presiedettero· a tale sistema dimostrativo. Se l'esecuzione materiale del disegno corrispondesse solamente ai lavori dei saggi rresenlati - che io considero come esemplari per la scelta del sistema e non per modello di graficismo - non ne avremo a risultato una bella carta. Ad una scala così piccola sarebbe riuscito cli sommo giovamento l'aver distinta bene hi zona delle rocce e ben segnati nei loro contorni . i ghiacciai; menLt·e questi nell'esemplare non lo sono punto. e le rocce non sono pure segnate. Se il 1ratleggio fosse slalo scelto in · 1
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NOTE ED APPUNTI DI TOPOGRAFIA
nero sarebbe riuscito impossibile o qu~si il distinguere con a!Lr~ tratt~aaio nero le rocce, ma avendo pei terreni il bist1:o, nulla d~ più s;~ntaneo ed evidente che il tratteggiare i!'! nero "1~ ~ar::~ rocciose, le cui linee per differente colore non possono a:,snn_tla_1:,1 alle altre. Questa delle rocce e dei ghiacciai, mi pare ~arattenst1ca principale a far risaltare, trattandosi della nostra cercbrn montana e di una carta così complessiva e sintetica. . .. . La carta al cinquecentomila conterrà 24 fogl i e s1 nt1ene potersi condurre a termine nello spazio di due a.nni. G.
GLI
E~ERGITI NEI LuRO RAPPORTI mLLALIVILTÀ --->+=:>0<==--
COMPITO DEGLI UFF IC IALI
BERTELLI.
E perché l'unil'crsa. MLura ba per agen U la forza cd il moto, o Ja forza cd i I moto del genero mnano sono osercilaLi dalla guerra noi vcclrcm1no forse in qucst,i sLoria (militare) l'c;;s~za e l'uso <Jelle forze Hsiche e morali dell'uomo, e i diritti crl i limiti di esso. Uco Foscor,o
Cons:idcr<czibui sulle qpctc dtl Montecuccoli,
Imperare non dignitas tantum est, sod ars qu idcm art.ium ommilun sublimissima. Huoo Ciaor1us.
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Nullum animai morosius est homine, nullum maiod arte trnctanclum. · S ENECA,
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De Cl.c-mentia,
Che cosa è la guerra? Vi fo chi la definì « un qLies ito diplomatico che si scioglie con cifre di sangue»; vi fu chi la divinò: « pietra miliare del cammino dell'umanità » chi la chiamò: « trionfo dell'umanità»: ma è certo però che essa, come sentenzia uno dei più eloquenti filosofi del nostro tempo, altro non è che un capitolo della legge generale che pesa sull'universo. · . Un'ammirabile provvidenza trae con alterna vicenda dalla lotta la ragione della vita e da questa la ragione di quella, sicchè il mondo appare provvidenziale teatro di distruzione . I bisogn i, i capricci sLessi spingono !'.uomo alla strao-e deaJ a lui infe• • <? o i esseri . riori; ma alla sua volla campione o avversario, conviene che cada in battaglia per agevolare il cammino alla progrediente umanità. Elemento umano per eccellenza è la guerra giacch è riassume in aè tutti.gli altri elementi, come dice il Cantù, e quindi noi vediamo la ~Uen'a essere precipuo soggetto della storia e larga fonte d'ispitaz,one per le arti belle. Fra una battaglia perduta ed una vinta ci
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stanno gl'imperi I esclamava il grande Napoleone, ed i cantici più ispirati di tutti i poeti furono consacrati al Dio degli eserciti. La guerra, come asserisce il Mo!Lke, ha nell'umaniLà il preciso còmpito ~he hanno i temporali nell'atmosfera: quello di purificarla. Si sogni quanlo si vuole la pace universale, il trionfo delle industrie, dei commerci, dell' amore e della tollernnza reciproca, ma all'infuori della guerrn non può emergere sovrana la potenza clella volontà umana: fuori della guerra non è possibile rinvenire l'elevatezza dei sentimenti di abnegazione, dell'obbedienza, di fortezza d'animo, di spirito di sacrificio . ~ulla può compensare l'elevato, anzi sublime speLlacolo, feco ndo di alta moralitit pratica, dalo dagli eserciti che dalla nobile virtù del sacrifizio traggono la ragione / prima del loro essere, e par quella e con quella si affermano, , mentre il rimanente della societh all'ombra delle loro armi vive, si arricchisce, riposa. La vita militare preserva dalla corruzione l'anima, l'intelligenza ed il cuore del cittadino col temprarne i_l carattere mercè l'i~ea sacrosanta del dovere compiuto a costo cli qualunque sacrifizi o. Però è mestieri distinguei~ fra guerra e guerra. Ir1di o è coi forLi , diceva l' antica sapienza, adombrando in questo dettato che la guena deve farsi non per capriccio o per naturale ferocia ma accettarla quando s'impone per storica necessità fidenti in Dio e nella fol'za del buon dritto. Per intimo convincimento e per la natura stessa dell'argomento soggiungo: maledetta sia la guerra se destinala mestiere pe1· gli ignoranti e feroci; la guerra ha da essere scienza e per le ragioni che devono muoverla, e per il contributo che tutte le scienze sociali devono appot'tarvi nel suo svolgimento . Informala a tali principì una nazione territ sempre apparecchiato un esercito che sar[t rivelazione delle fol'ze colle quali la nazione stessa contribuisce al fatale svolgimento dell'umana civiltà. Ed infaLLi se ricorriamo colla mente al pas:;ato vedremo la storia universale ridotta alla più sempli ce smt espressione di venire storia militare, e corrispondentemente ai qualtro grandi evi dell~ storia generale aversi quattro maniere di eserciti: Gli eserciti dei tempi favolosi ed incerti; Gli eserciti greci e romani;
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l'iF.t LO'RO 'RAPPOUTl COLLI\ CIVI LT À
Quelli dell'evo di mezzo ; e fin almente gli eserciti moderni; Nei tempi favolos i ed incerti l'uomo nell'infanzia della civiltà, attribuì, a quanto sembra, soltanto a pochi ero i prediletti dalla sua immaginazione i grandi foLl.i operati dalle oscure migliaia cli seguaci, ed a codesti eroi condottieri diè auribulo di divinità e li chiamò Semidei. Ai primi albori dell'incivilimento umano appalesatisi in Oriente è naturale che nell'umanità bambina, tutta fantasia, tutla cuore, tulla occhi ma non ancor alla al ragionamento, ò nalurale, ripeto, che il valore personale, frullo dell'accoppiam'ento della forza coll'esercizio, designasse il condottiero. Nelle sne prodezze stava il suo vanto e la fede dei suoi seguaci, ed in lui caro agli Dei ecl agl i \!Omini, perchè forte o bello e circonfuso cli maestà, il rapsode cantò la gloria del popolo che lo seguiva. Mercè del ritrovato della navigazione ch e faceva del mare una strada alle conquiste prima per farne una strada ai commerci cd alla civillà poi, Ausonia e Grecia, per le loro condizioni geografiche e topografich e che le pongono là dove possono avvenire i più facili contalli fra l'orienle e l'occidente, detlero polenlo impulso al ct'escente incivilimento. Ass ise quasi arbitre fra !'oriente teocratico, unilà immensa e mostruo3a, e l'occidente ancora abbandonato al- · l'individualismo selvaggio, frazionate in microscopiche tribù nemiche fra loro, insofferenti cli giogbi e rapporJ.i sociali , tementi meglio che adoranti le forze cieche della natura, privo quind i di sentimento religioso, Ausonia. e Grecia dico, assimilarono accordandoli fra loro, e l'accentramento orientale religioso e l'individualismo occidentale sch iettamente umano , clando così i principi del vivere sociale civile. .Ma badiamo però che se il popolo in Etrnria ed in Grecia fu assorLo a vita civile non Io furono mai le singole persone. E negli e&erciti per conseguenza nacque e si perfezionò l'ordinamento falangita, massa mobile sì ma compatta: arnese di guerra docilissimo in mano dello stratega, ma non possedente vitali tà propria, e molto meno poi atto all'esercizio dell'iniziativa per parte dei componenti la falange. Ufficiali di quesla furono i capifila ed i fasciamenti, che venivano
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scelti fra i più prodi ed i pilt destri. L'intonare il sacro pean; e dimostrarsi prodi nella pugna erano i loro doveri. Su cli loro dove· vano specchiarsi, e da loro riparati combattere i gregari Jìnchè non dovessero vendicarne la morte e coi magnanimi fatti ereditarne· la dignità. · li paganesimo artistico ed epicureo della Grecia, sulle rive del Tevere, nella temuta Roma, si trasforma. in mezzo di governo : il cullo della vita diventa religione del dqvere. Da una riunione di guerrieri sorge un governo militare potentissimo : ma per questo fatto appunto il diritto _politico è tutto: lo stato assorbe il cittadino e se gli permette lo svolgimento delle forze morali, fisiche ed intellettuali è per farne suo pro in quanto gli servano, che il diritto civile è omninamente subordinato all'autorità. La coscienza dei guerrieri pone base al diritto l'eguaglianza, ma questa nel foro come nel vallo si annulla dtwanti agli attributi del console, del pretore o del tribuno. E l'ordinanza della legione rappresenta Io Stato: i manipoli e le torme che la compongono hanno vita e valore proprio. A seconda che sono di astati, di principi o di triari o di cavalieri aumentano e il còmpito che hanno da adempiere, e i requisi ti che devono avere coloro chiamati a farne parte. • Ma la legione non cessa di essere strumento in mano del Tribuno, il quale sui campo come nella battaglia tutta in sè la riassume. , I centurioni ed i decurioni, graduati dei manipoli, hanno una mansione superiore a quella del gregario e fra loro stessi differente, non bastando per .essi valore e destrezza. personale ma abbisoanando altresì qua.li tà morali. Il decurione apparisce essenziahnent; uomo d'ordine: il centurione uomo d'ordine intelligente ed impavido. E Tito Livio pa.rlando dei doveri del cenlurione afferma: et ipse tela trncta1·e, p1·ecede1'e ante signti, ·vers(ire rnedici in pugnae mole sciai. Sottoposla 'la Grecia, e colle ricchezze dell'Asia e le arti di qLtella. entrata la corruzione della decadenza, il popolo Romano, fino ali or~ sotto tutela, si agitò sotto i Gracchi e prese parte, più apparente. mente che altro. alla cosa pubblica sotto Mario. quasi di riflesso, la Jeaione da manipolare Contemporaneamente, . f v s1 tras orma in riunione di dieci coorti composte di.seicento uomini ciascuna : è la folla dei mediocri che si sostituisce ai manipoli dei
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privilegiati: ma come nell'organamento della ~oc_ietà romana, _così anche questi nella legione, furono cambiamenti di forma non eh sostanza. Il popolo che fino allora era staLo trattato da n~inoren~e ~hiam~to all'esercizio dei diritLi politici vi portò le propne pass1om e fu mtemperante; nè valse la barriera delle proscrizioni Sillane a ricondurre .negli argini il fiume dilagato, che accordo effimero fra plebe e patrizi sorse il Cesarismo a sua voìta. degenerato in mostruosa tirannide che larvò profonda anarchia.. Però nel c,enturione·delle legioni dopo il nuovo ordinamento di l\lario, comecchè cli molto si fosse ampliato il comando ~ per la qualità dei legionari questo venisse reso più difficile, esi~evasi bontà d'ingegno vigilantissimo a ripara.ce le rotte e prosegmre le fortune, ed al vigore del corpo ed alla destrezza nell' armeggia.re doveva in proporzione andar unita fermezza di carattere, nobiltà di condotta, mente chiara e spirito perseveranLe. Nertli eserciti del!' evo antico l'uomo non apprendeva a trattar I'arm:: dalla prima.adoloscenza vi era stato assuefatto, ed i giuochì pubblici gli erano serviti di palestra e di esempio. In Grecia ed in Roma militare fu privilegio di uomo libero. Abbiamo da Senofonte un trattato per addestrare il poledro a.Ila ouerra ed un trattato sùlla condotta di questa, fatto per via d'eb , . sempio: ma non consta che altre regole o precetti vi fossero, se non tradizionali. Il genio pl'ivilegiato s' impon.eva, e sotto la sua condotta le falangi ardvavano all'Indo, o le legioni soggiogavano il mondo conosciuto . ' In Roma repubblicana si era solclati dalla cuna: il profondo sentimento del dovere, ispirato dalle leggi alle quali la religione servi,,a di rincalzo, dava alle legioni una forza. morale ché ançora oggidì fa meraviglia. Resultava nuova e gagliarda forz~L del pari dall'unione ordinata e bene accertata della volontà e del!' inteiligenza. di tutti i componenti l'esercito, cospiranti ad un Une conosciuto e profondamente sentito che suonava: sttlute della patria mercè l'incremento dello stato politico. Meraviglia vedere il poco numero e di riscontro la gravezza delle pene comminate. Ciò ci fa certi che il legionario non si sottometteva a snervante obbedienza passiva ma ne esercitava egli stesso una
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più elevata e spontanea. Mancare non poteva essere che troppo grave scandalo e danno patente _allo Stato, quindi cosa insopportabile, e le pene a reprimerlo dovevan ben essere severissime: morte o queli,o che è peggio, infamia. Tale e tanta era la disciplina dei legionari che narrasi accadesse più voìte di dover porre il campo dove sorgevano arbori fruttifer i carichi di pon~i, ed al levare del campo questi si ritrovassero intatti come all'arrivo . . .~ · Poetatrici di civil[it, le aquile romane segnarono i confini del mondo conosciuto e soggiogato. Esteso il giure romano ai barbari ed ammessi questi nelle legioni, parve vii cosa ai cittadini il militare e fu tronco il volo alle aquile degenerate : mentre nella pienezza dei tempi dalla Galilea muoveva una credenza novella, pura e santificante a rovesciare l'edificio del mondo pagano rinnovellando l'uomo e redimendolo dal giogo della materia o dai falsi sistemi della stoica fi losofia .. In codesta epoca di iransizione 1:1 virtù. romana cede il posto ai metodi meccanici, portati d'incivilimento degenere: mi litare non è più dovere di cittadino, è mestiere frnLtante lucro e gloria, e le legioni appesantite dalle macchine, composte di barbari mel'cenari ed ignoranti; divengono impotenti davanti a\l' i rrornpere disordinatamente ordinato delle invasioni barbariche che incessanti e bramose si precipitano sul mondo che fu romano, dividendoselo a ruba. Confidavano i barbari nel valore personale e nella moltitudine dei loro guerrieri. Brandendo l'azza e la francisca reclamavano una· patria in cambio di quella che avevano dovuto Jas1;iare. Non fu dubhio l'esito dello .scontro co ll e . truppe romane ·infrali te e divise e suddivise in mille ridicole distinzioni. Co llo sconquasso dell'imperio romano parve lnwolta l'uma!'!ità. in completa rovina. iVIa non fu vero : quello sfacelo altro non era se non l'umanifa appunto· che veniva sulle rovine del diritto romano ed all'albeggiare della fede cristiana ad istituiee il diritto comune per parteciparvi giovine e vigorosa, facendo succedere all'accentramento politico romano l'umanità variata aspirante alJ'1iniLà sociale. Quelle irrnzioni fu rono necessarie, opportune, feconde, quindi legittime, e per esse « Nombm saecolo1·wn nascitnr ardo ! » In quel tumulto s'affermò l'uomo, ·11011 epicureo, non stoicamente
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indifferente, non strumento dello stato civile, ma. immagine di Dio, libero, eguale all'altro uomo. E di fronte al castello sorse ·il monastero, il vescovado : di fronte all'impero s'affermò il comune. Non che le cose procedessero così lisce come le diciamo, che non è compito nostro ridire la strada fa ticosa percorsa in quel tempo dall'umanità; ma diremo soltanto che l'uomo d'arme, l'arimanno, come lo dice la parola, era libero, e la spada t1~attata da braccio gagliardo ed al servizio di una mente superiore, ruppe più di una volta gli avversi fati della nascita. Mai come in quei tempi apparve così vero il detto del Macchiavelli « l' arte della guerra essere di tanta yirtù che non soltanto mantiene quelli che. sono nati principi, ma molte volte fa gli uomini di privala fortuna salire a quel grado l>. L'intelligenza cominciò ad avere il disopra sul valore personale ed il Sire del popolo che sempre fo di quello più os·tinato ammiratore, il Re di Francia dico, vestendo l'arnese prima di venire alle mani col nemico, esclamava rivolgendosi al monaco della sua cappella regale : « Tu che sei 'chierico insegnami a vincere questa battaglia! l> Le crociate, necessarie per unire nuovamente roccidente all'oriente, dimostrarono come poca cosa fosse il valore e la destrezza personale contro l'avvedutezza e la perizia di un capo avente ai suoi ordini turbe più disciplinate e più i:;trnite nelle cose guerresche . , Affermando il r isorgimento del diritto civile e popolare, nel set- -· tentrione dell'Italia i gregari, i cittadini, i valvasso ri esclainarono: « Se l'imperatore dei nobili non vuol venire a noi, da noi e.per noi fa.remo a nostra posta le leggi! >> La chiesa, identica al popolo prima, poi potere politico popolare cosLitnito, appoggiò naturalmente codesta. a!Iermazione di diri tto : di qui le lotte fra i Ghibellini imperiali ed i GueUi comunali e papisti. Per un anìmo sinceramente italiano nulla di più bello che per mezzo delle storie rivivere in quei tempi. Tempi bellissimi cbe oggi una superficiaie do u.rina vorrebbe vedere esacrati. S n quei campi famosi, che altri chiamerà fratricidi, si facea grande l'idea dell'italiana unità. Vinse il Guelfo ma intemperante volle stravincere sch iacciando per ogni.dove chi poteva risuscitare la lolla: e
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quell'opera immensamenle benefica d1~.l risorgimento italico che nella lotta andava lentamente edificandosi , nell'agio bugiardo di m{a pace commerciale cadde invilita nell'ignavia. A questo si agginnse l'opera nefanda di uno straniero, quella di Bertrando de Got, che fu poi Clemente papa V, il qua.le tradì la causa della Chiesa e della indipendenza italiana col trasferire la sede pontificia in Avignone e coll'associarsi al dispotismo, !acendosi anzi di quello, più che tenaglia, mancipio. La Francia incomincia l'opera della sua unilà mercè l'invasione inglese che per cent'anni ne travaglia il territorio nord ed occidentale. In quella guerra si dovè per fo rza sostituire ai ban ed an·ière ban fendali, prestazioni militari della dttrata di quaranta giorni, un esercito permanentemente pronlo a rintuzzare l'offesa nemica. L'avvedutez;ia, la perizia di guerra dei disciplinati Inglesi hanno rao-ione sempre della· foo-a disordinatR dei valorosi cavalieri di Fran· ·o o ~ . eia finchè morto il Principe nero, Giovanna d'At'CO col fanatismo della fede religiosa e monarchica stabi li;;ce la disciplina negli ordini francesi e riconduce così la vittoria all'orifiamma reale. Nelle storie trucemente confuse di qnell'evo di mezzo il milìtare scorge che l'arte della guerra segue passo passo il cammino dell' umani tà versoil suo nuovo diriLLo. Comequesta degenerata, cadde anche come quesl.ti molto al basso, ma non però là donde mosse i primi passi; e da codeste mosse, poco a poco, comechè f~ss~ ritornata ai principi, e' s'andava perfezionando · affermandosi giovane, potente e riscaldata dal soffio rigeneratore dei tempi nuovi. . Consolante verità.! il cammino dell'umanità verso la meta finale· non è come il lavoro di Sisifo dalla necessità della reazione risospinto al preciso punto donde si mosse: ad ogni ri torno· qnalche passo sul primitivo ·punto di partenza è guadagnato, sicchè faticosamente sì, ma sicuramente, l'umanità procede verso l'adempimento dei suoi alti destini. Frutti delle crociate, cogli avanzi di queste, rientrarono in Europa la sete di conquista, e dall'esempio degli ordini cavallereschi monastico-militari l'idea degl i eserciti permanenti. Le lotte delle monarchi e contro i grandi feudatari ed i comuni liberi diedero vita al pensiero nazionale. Ma lo staccarsi della Chiesa dal popolo per associarsi al dispoti-
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smo, comecchè fosse cosa contraria a natura, di è principio al de. cadimento. Il feuda lesimo aveva fatto l'uomo, il comune perfezionandolo l'aveva reso cittadino: il potere regale, dapoichè fu bandito essere i popoli creati per i re, assorbì in sè e feudo e comune. Parve spento il diritto civile, ed il volere di un solo legge inconcussa. E di rimando alle compagnie delle milizie cittadine combattenti sotto i liberi gonfaloni ed al suono della martinella, ecco succedere l'onta delle compagnie di ventura, e la nobile professione delle armi precipi ta a mestiere di vénduti! · Gli an imi generosi si allontanarono dalle armi e si diedero ao-li t., stndi. Testimone il ~fagnifico, apparve ai po tentali cosa ottima ed avveduto provvedìmento lo esser disarmati per non aver dalle armi prezzolate danni maggiori che non vantaggi. E nelle guerre del decimosesto secolo si operò sempre ma mai si meditò, gice il Foscolo, e la ragione fn che si studiarono bensì le opere sulla milizia degli antichi, ma sol tanto pel'ò dai dotti, cupidi di straniarsi dal loro tempo collo studio dell'antichità, mentre il soldato li guardava con sorriso beffardo, ponendo ogni sua gloria nell'aver affrontato più combatti.menti e sudato il numero cli anni maggiore sotto la lorica: non imporla per qual bandiera. Resultato, battaglie inolte: effetti poéh i o meglio nessuni: la fortuna soltanto parve arbitra delle guerre combattute senza fede per cause non proprie. Gl i ufficiali di tali bande non poteano essere · altri che coloro i quali alla forza ed allo spirito avventuriero unì. vano perizia di mestiere ed audacia tale che su tutti quei marrani dassero loro ascenden te. . Nè poteva essere altrimenti in un tempo nel quale il re, il nobile, il clero, il popolo associavansi , comhattevansi, alleati o.on ero-i , nemici domani, per dividersi il tempo e lo spazio, cercando come i ciechi, a tentoni, le soluzione del problema socia.le che dovesse dar tregua alla travagliata umanità. E furono guerre lunghe e feroci: benedette nel loro accanimento, comechè partorissero l'evo modernissimo. Questo è l'ammaestramento che dalla storia universale può trarsi : essere il male, come la cuspide della lancia di Achille, rimedio a se stesso. Infatti la ragione umana, ribellandosi alle pastoie della curia de-
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aenere, volle senza intermediari affisarsi in Dio, e. di qui la guerra ;iJ.1eneratrice per la Riforma; ell il soffio gagliardo di ·libertà partito 1"> F . dal Rutli agitò Elvezia, Lamagna, Paesi Bassi, Inghilterra, •rancia, rombando poi 'impetuoso dalle vergini terre dell'America settentrionale. In codeste lotte hanno consolidamento -gli eserciti stanziali che accennano a voler divenire nazionali. Ma troppo vivo era il ricordo delle compaanie venturiere, e codesti eserciti non furono dapprima, ;-, al dire del contemporaneo Brantòme, che ammassi di scioperali, ladroni . mendichi e prepotenti, arruolati per forza, o volontari per speranza. di vita men misera; o di compagnie d'ordinanza composte di gente mal armata e,peggio esercitata, per mantenere le quali gravava sullo Stato una taglia peggiore assai dello aggravio dei corpi raccogli Licci . Una disciplina. sospettosa. quindi immorale, timorosa quindi efferata, al\onlanan la balda e leale nobiltà dagli eserciti, e sempre al dir lli Branlòme, fu vista la nobiltà francese risolversi a stento, e soltanto figurativamente, a formare uffìziali all'esercito llel quale un giorno andava 6rgogliosa cli formare i soldati . · Col progredire dei tempi anche codesta milizia migliora, ma il raccolage è sempre infame modo di reclutamen·to. La recluta, fi rmata. la capitolazione che la faceva :.;oldato, veniva condotla al reggimento assicurata. colle manette, coperta di uniforme splendido per ornamenti veniva rinchiusa in caserme più sicure e più guardate delle pri()'ioni dalle qua.li, per timore delle diserzioni, non usciva v . • ., se non accompagnata da graduati e come insigne favo re a non p1u sospettala. condotta.. Una disciplina atroce teneva. unile le parti poco omogenee di che componeansi gli eserciti: una severi là inutile ed irra()'ionevole, colla. quale i sotluffiziali facevano scontare la pro, I:, d pria i nettezza nell'insegnare, presiedeva alla formazione del sol .ato: formato che fosse, le pene corpora.li lo i11antenevano su lla via. d1 condotta ritenuta pet· retta, e la labarda del sottufuè.iale serrarile . seniva. a spingerlo ed a contenerlo nel combattimento. CodesLo mio·liorarnento è riferibile dunque soltan to allo sLnd10 ed alla solleci~udine che per i propri dipendenti dimostrarono il Montecuccoli, il Tnrenna, il Condè, i) maresciallo di Sassonia. ed altri celebri capitani di quei tempi; elette intelligenze anz itutto, for-
mati alla scuola della milizia da profondo studio dell'antichità, e dall'avere operosamente impiegata la loro mente nei lunghi servizi, meditando, discutendo, rintracciando con spirito retto ed illuminato le cagioni degli elfotti che vedeano prodursi sotto i loro occhi: riassumendo poi nei loro scritti, nelle loro ordinanze codesti frutti del leirO sapere e delle loro osservazioni, per formularli in ptecetti. È dunque una corrente di miglioramento che va dall'alto al b~sso. Precetto del maresciallo di Sassonia fu, che l'uffiziale àltro non avesse dovuto essere che il perfetto soldato in pace, ed in guerra esempio ai subordinati per animarli e conrenerlj. · Invece' baeneralmente parlando, non si avevano a!Lro che ufficiali inetti e vanitosi, non curanti dei propri reparti di t.ruppa, vaghi soltanto di sfoggiarla in eleganti abbigli amenti o nelle parate: dediti al vizio ed alla crapula. Il commercio dei grandi e l'ignobile favoritismo negli avanzamenti, rendevano il corpo dell'ufficialità straniero alle truppe, corrompeva il carattere dei singoli ufficiali, quindi non amicizia, non stima e rispetto reciproco, ma gelosie, diffidenze, malumori. E t:mta era l'ignavia di colo.ro che preposti alla condotta delle truppe dovevano pure aver l'obbligo sacrosanto di rendersi capaci di comandarle, che lo stesso maresciallo cli Sassonia lamentasi che · quei pochi veramente amanti della professione passino la vita cl null'altro curanti che di esercitar truppe, credendo che in quell? soltanto consista l'arte militare, sicchè quando poi arrivano al comando degli eserciti restano inadeguati al còmpito e quasi novizi; allora con un male peggiore aggravando il male, non sapendo fare ciò che dovrebbero fanno quello che sanno, ossia niente cli niente. Ed il maresciallo Pnvsèour dà un'idea ancor 'più adeguata dei .., I:, sentimenti che animavano l'ufficialità di quei tempi. Con tutto il rispetto che pur troppo è dovuto all'errore, scrive il Cantù, il maresciallo Puvsèour combatte (rii abusi introclottisi nella pratica della guerra, per sostituirne al~ri più semplici ed utili , fondati ~ul ~uon senso e l'esperienza, ma teme che questa. novità non spiaccia ad antichi e rispettabili ufficiali avvezzi dai lorll l)redeces;;ori ad t~n~ certa abitudine. « Da un pezzo, dic'egli, avre.1 potuto dar [uon 1 miei principii; nui quando si stà in impieghi inferiori, e si foole
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mettere innanzi cognizioni acquistate con molla fatica, si trova fra i superiori molti che se ne offendono. Al1ora la modestia ed i riguardi dovuti alle persone di merito ed eleva Le in dignità impongono silenzio, mal capitando a chi volesse romperlo. Molti il provarono e gli altri restano' svogliati dal comunicare lumi · che potrebbero tornar vantaggiosi. Perciò le antiche pratiche si perpetuano ». Il maresciallo non è persuaso che la pratica soltanto basti a formare buoni uffizi ali,« altrimenti i caporali ed i brigadieri veterani, dic'egli, sarebbero i migliori capi; ma son necessarie teorièhe ecognizioni precedenti, poste le quali basta piccola pratica ». Precursore dei Lempi moderni ìl gran Federico élà al proprio esercito una fisonomia P.iù nazionale, perfezionando l'opera di Gu' lo aveva preceduto di più di un secolo. stavo Adolfo di Svezia che Coll'attribuire maggiore considerazione agli ufficiali ed esigere che essi e non i sottufficiali abbiano da essere gli istruttori dei soldati, fa sì che questa i:;truzione sia più solida e ragionevole; che esista un'unione morale fra l'nffìciale e il soldato; che si abbiano quindi resullati incomparabilmente migliori. Il metodo severo di questa istruzione ed il vivissimo spirito di onore che seppe ispirare nel suo esercito gli meritarono il nome di gran capitano che egli sanzionò sui campi di battaglia della Slesia, della Boemia, della Sassonia. Pressochè tutti i potentati di Europa vollero imitarlo; ma molti non avendo compreso lo spirito delle istituzioni prussiane non seppero attenersi che alla lettera delle teorie e dei regolamenti, e le loro copie non furono che una enormemente meschina pedanteria senza costrutto. Morto lo stesso J<'eclerico, anche nell'esercito prussiano divenne donna e si gnora la pedanteria, in modo tale che una sola giornata campale, quella di Jena, bastò per disperderlo ed annichilirlo. La rivoluzione del 1789, ragione poli tica della vi La medioevale, conseguenza dello spirito della riforma, portato delle scuole filosofiche razionaliste del decimottavo secolo, viene a farla finita col periodo cli transazione del quale ci siamo fin qui occupati e pone le prime basi dello scioglimento della quistione sociale. Proclamati i diritti dell\10mo, l'eguaglianza, l'indipenden.za delle nazioni , il diritto sociale che queste hanno per costituirsi, la libertà amministra.. , 1
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NEI LOilO RAPPORTI COLl,A CIVILTÀ
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tiva, anche gli eserciti vennero ricostituiti su hasi nuove e consone ai tempi novissimi. Sciolti i corpi stranieri , fu nel cittadino un dovere, un diritto, servire per la patria sui campi e nell'esercito. In tempo di entusiasmo, di rinnovamento, fu la fiducia, del gregario che indicò i capi: nè questi vennero meno al debi Lo loro imposto da codesti plebisciti. Le idee rivoluzionarie dovevano dilagare, e dilagarono: ma mentre gli eserciti repubblicani contrastavano sulle Alpi e sul Ileno, nell'interno la riv:oluzione che aveva trasmodato ad eccessi, per naturale reazione riducevasi ai suoi termini civili, ed un uomo imponendosi ai partiti raccoglieva in Francia e propagava in Europa l'eredità della rivoluzione. Quest'uomo fu Bonaparte. L'idea titanica di riunir.e gl'interessi europei come avea riuniti quelli dei parliti in Francia, non potè vedersi tradotta in atto perchè i tempi e le nazioni non erano mature per tanto resullato, e perì travolta nelle nevi di Russia e nelle gole delle sierre spagnuole. Il Yalore storico delle guerre di Napoleone fu la dilatazione dell'idee dell'89 entrate nella· coscienza e nelle istituzioni dei popoli: come afferma il i\farselli. E l'esercito francese fu in quel tempo modello agli altri, perchè tutti li vinse. Seppellito il passato, tutti potevano e dovevano concorrere all'onorato servizio della .patria: i gradi furono per prova conferiti ai più valenti; nella lotta continua, com'acqua che corra su letto roccioso, le istituzioni militari si purificarono e furono folte più semplici. • Sui frequenti campi di battaglia acquistavano gli ufficiali.perizia, ma non si tralasciavano gli studi, avviamento per la gioventù destinata ai gradi negli eserciti, e perfezionamento per gli ufficiali. Parve davvero ritornato quel tempo nel quale l'ufficiale, come Alessandro, come Cesare,. doveva porre la lama della spada a segno del libro. Prova del mio asserto la fondazione in Italia del collegio militare di S. Luca in Milano per opera dell'eroe spento a Colberg il generale Theulié, e della scuola militare a Modena per opera del generale Calfarelli, al quale il Foscolo dedicando le sue dotte illustrazioni sulle opere di Ilaimondo Montecuccoli dice in un brano della !et-
GLI Es1mcnr
tera di dedica: <( Ad infondere l'emulazione della fama e del sapere ottimo espediente reputo, fra gli altri che io vedo adoperati da Vostra Eccellenza, questo cli addomesticare la nostra creseenle milizia con gli scrittori di guerra, i qual i non tanlò insegnino gli elementi pratici, qL1anto la storia e gli alti principì dell'arle, e che ai giovani immaturamente distolti dalle lettere somministrino anche fra le armi esempi di eloquenza e di stile. Istruzione che non fu neglella nel 1rno,10 impéi·o cre~ciuto per gli studi militari, dove la guardia imperiale ha una biblioteca. sua propria, e nel ministero della guerra un'adunanza cli dotti ufficiali raccoglie e pubblica i libri utili alla milizia ». Ma, come dicemmo, all'immensa idea cli Napoleone non corrispose la maturilà clei tempi, e dopo la ritirata di Russia la missione fatale clel Bonaparte cessò per lasciare il passo al suo egoismo di uomo. Il 113, il H, il 115 sono vividi guizzi di una lampada che si spegne. Napoleone non ha più il suo esercito, e la Francia rimane indifferente alle vittorie ed alle sconfitte delle armi non più nazional i ma imperiali: i suoi fidi lo seguono sfiduciati pèrchè intravedono il travolgimento, ma egli coll'ostinazione dell'uomo conclNto dal fato si ostina contrn Enropa. Un piccolo scoglio, perduto nell'immensità dell'Oceano, cliventù la prigione di. Chi fu padrone del mondo. F~1tti scettici dalla incredibile cadut,1, i suoi prodi che accettarono il servizio sotto le bandiere dei nemici di lui, non possono riporre l'essenza della vita mili'Lare che nel mestiere dell'armeggiare puro e semplice, nella rozzezza dei bivacchi trasportata nelle caserme, nell'esperienza dr una quantità di piccole malizie, nell'uso e nell'abuso dei liquori, nella bui'banza verso i borghesi. Ma in quelle anime di soldati, come la voce della coscienza, compresso non spento viveva il ricordo, e fremente covava l'amore di patria. Dal ,18 15 al 1848 fu la reazione trasmoèiante delle idee antiquate contro le nuove, e gli eserciti composti degli avanzi· napoleonici tollerati e guardati coll'occhio sinistro, e di una quantità di ufficiali sullo stampo di quelli antecedenti a Federico, offer;;ero lo spettacolo stesso dei due campi nei quali era divisa la società civile. Le associazioni segrnLe, aspi1•azioni al collettivismo base della società odierna, filtrarono anche negli eserciti per le persone degli 1
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ufficiali napoleonici cui pesava come giogo insopportabile l'essere strumenti di compressione per quelle idee che avevano sostenute in campo fra il fragore delle battaglie, e per l'accettazione da parte di quelli uffiziali che giovani animosi e formati alla scuola delle iclee nuove erano anelanti di cooperare al loro trionfo. . E qui avviene la serie dei pronunciamenti militari che rendono dubbiosi gli esercì Li ai governanti siffauamente da indurne più cl'uno a far ritorno all'assoldamento di corpi stranieri; e come nell'ordinamento sociale degli Stati, così anche negli eserciti s~ parea quasi ritornati a pri1nà. del 1789. Ma fu parvenza soltanto, chè perspicacia d( sovrani leali e ma-. gnanimi o furor cli popolo crollarono poco a poco gli snalurati ordinamenti sociali che si vollero rialzare 8ulle rovine dell'uomo fatale, ed a misura che la società civile riacquistava uno de'suoi diritti e contemporaneamente l'esercito di quella si faceva più onorando e temuto. Ù disingamio cli Jen~ aveva: tremendamente scosso nei nobili e fieri ~gli di Prussia l'i Qlmaginnzione ed il cuore, questi po.tenti f~tton dell'amor proprio nazionale: e ìo Scharnhorst con perspiéacia dt pensatore, con fede di apostolo, con amore di patriota e sèntimento di guerriern moderno si addiè al rimedio. Ei seppe trovar modo d'ingannare l'oppressore del proprio ~paese e preparare un esercit? gagliardo che si levasse formidabile ed insospettato il giorno della riscossa, servendo di nucleo e 'di antesignano alla Germania anelante di rompere le sue catene. Amor cli patriR e l'opera costante della perseverante razza tedesca secondarono il volente: fu nellasso di tempo che intercede fra il 11807 e . ,J 8113 ~he furono gettate le fondamenta dell'egemonia alemanna sull'Europa. . · A codesto ordinamento nazionale militare si volsero ·gli occhi cli t~tte le nazioni e di quei paesi che erano serbEÌ.ti ad alti destini. L ~sercito piemontese, padre dell'attuale italiano, se aveva fisonom,a francese, era maggiormente affine a.I prussiano nell'organismo, pur conservando italiano il cuore. . ~a guer~·a d:i sette giorni, nel 1866, stracciava a Sadowa gli ultimt avanzi dei trattati della Santa Alleanza e aettava i semi clell'E . urop~ futura: allora fu una gara nei diversi popoli per calcare il proprio esercito · sul modello prussiano, e non meschinamente, da è)
ANNO XXIX, VOL I.
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copiatori questa volta, ma con intelligenza ed accortezza, fatti cauti dagli avvenimenti mili tari del 4870-71. Per quell'ordinamento tutli i cittadini sono soldati. Come nei più bei tempi di Roma, militare non è mestiere, non è dovere, è diritto di libero cittadino, che ci vien dato dalla più cara madre, la patria. Portalo dei tempi moderni è l'armonia fra la vita priyata e la pubblica, fra il diritlo civi le ed il diritto politico, tra. libertà individuale ed autorità. Errerebbe di g1·an lunga chi i tempi nostri riferisse o paragonasse a quelli antich i di Grecia o di Roma. In quelli lo Stato era tutto: nei nostri tutto è il diritto civile, fonte unico ammesso dal qnale emanar possa l'autorità. Una tal differenza è del pari senti~a negli eserci ti dove non più la verga di vigna del centurione o il fascio colla scure del litLore indicano dignità di comando, ma la superiorità morale degli ufficiali soltanto è arra d'istruzione, di disciplina, di vittoria. La condizione sine qua non dell'esistenza storica di un esercito al giorno d'oggi, è che questo sia scuola cli guerra, scuola cli dovere e di spirito di sacrifizio, volenteroso, ispirato ad un grande ideale, per i giovani di quella nazione della quale è emanazione e dev'essere tutela. Negli eserciti moderni, come nogli antichi, gli ufficiali debbono essere indiscutibili aulorità; e dovere dei soldati è oggi come ai tempi di Tucidide il « Vette, vel'el'i, obedi1·e ». Ma lo spirito di eguaglianza che anima le socielà moderne avversa naturalmente ogni privilegio, ed allra autorità non soffre che dalla società. stessa dirottamente non emani. Or-come potranno glì ufficiali avere indiscussa antorità? In qual modo potranno acéettare una soggezione coloro che debbono militare come in feriori'? L'inclole dei tempi, la cresciuta dignità umana, i recenti portati della scienza della guet·t·a impediscono che adopri si qual mezzo per affermare e riconoscet·e il principio di autoritii nell'esercito quella disciplina Letra. ed inconsciente che modellata sui chiostri fu trasportata nel le caserme per ridurre il morale clel so ldato acl una cicca obbedienza, generando cosi come affermò il generale Lloyd, uno strano miscuglio di cause e di idee omninamente opposto fra di loro.
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La disciplina per essere, come la definisce Foscolo, la ragione intrinseca ed universale della virtù degli eserciti, deve oggi aver per base il convincimento nell'in fer iore di essere degnamente, ret· tamente, giustamente, competentemente comandalo. É dato pure,. ma non concesso, che il grndo mercè una ferrea disciplina fosse ragiono all'autorità, sarebbe allora l'esercito ove questo avvenisse emanazione e parte vitale della ri_azione? L'esercito di Feclerigo sarebbe possibile in uno Stato retto con libere istituzioni? Darebbe se lo foss·e, arra. oggigiorno di vittoria? Se vuolsi aver vitale il ramo conviene che il succo vi venera a circolare dal tronco dell'albero, e così un· esercito dev'essere a~vi vato, nelle debite modalità, dallo spirito che reoola Lnlte le altre istituzioni dello .Sta~o del qnale è pur parte, e prccipna. Oggigiorno la superiorità di coltura e cli carattere può sola affermare il legittimo esercizio dell'autorità del grado, sia in faccia alla società che rispetto agli inferiori. Un elevato grado di coltura ponendo l'urilciale nelle classi diri'genti dolla ·società gli procaccia immediatamente quel rispelto cho alle altre si vede tributato: rispoLLo che sarà accresciuto dal pensiero del nobile sacri fiz io che egli in tempi avidi cli !nero e di compensi materiaJi fa clell a propria libertà cli pensiero e di intelligenza, per darsi Lutto ad una carriera, dove non tulte son rose, che è operosamente modesta e non ba per scopo che il perfetto adempimento del proprio dovere avvenga che può. · Un elevato grado di coltura procaccerà alla carriera dell'ufficiale rispetto dalla società in modo mediato, giacchè q~asi soltanto nella ~las~e degli uffizi ali, convinti di servir tutti e con tutte le forze per il migliore sviluppo militare della societit stessa, gli atli, i portamenti, le t·elazioni l'eci.proche, ltmO'i dal recare offesa all'amor pro. . o P~'10_ s1 serviranno anzi di questo por stimolo all'operare cose maggior'. c~n aumento di solidari età rispettosamente familiare nei rapporti d1 suborclinazione, di decoro e cli cli 0rrni là di fronte arrli altri 0 ci LLadin i. Ve~uto come l'nfficial~ può legitLimare in faccia alla societit il propn? grado, passiamo a vedere in qual modo esso potrà soddisfare ai propri còmpiLi. . I sempre cresceuLi progressi delle s1:ienze hanno nello. guerra, se è)
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non escluso, almeno di molto ridotto l'effetto di un genio privilegiato . La cosliLuzione odierna delle società che non permettono più di dire ai governanti : « L'État c'est moi » oppure « Il mio Sk'l.to, la mia capital e sono sulla sella del mio cavallo di hattaglia »; le moli enormi degl i eserciLi, i vasti teatri di operazioni, i metodi perfezionati e raffinati di guerra, l'individual ità sviluppata come mai non fu, impedirebbero al genio, se lasciato a sè solo, di poter mettere in opera e condurre a compimento il principio stategico che avrà concepito. Fa di mestieri copia di intelligenti intenditori, operatori, sopravvediLori , modificatori anche se il bisogno venà, di quel concetto pel' vederlo compiuto. Naturale quindi che la sciern:a della guerra abbia da esse1·e familiare a tutti gli ufficiali , e per evitare discrepanze, che in guerra si traducono in paralisi delle opere, che tutli abbiano sorbiti i principj di questa scienza ad una fonte unica. Dalla conoscenza dell'arte e dell~i scienza bellica infatti verrà nell' uffiziale quella sicura confidenza di sè che in mezzo all'orrore delle stragi gli permetterà con tranquillo animo di ridurre le proprie idee a quella t_ale uni tà voluta dagli ordini superiori, e gli permetterà di mantenere inalterata quella efficace volontà. è quella particolare abili tà che possono padroneggiare gli eventi. Sarà per codesta confidenza che sarà generata la perseveranza o sviluppata l'iniziativa, fonti entrambe di resultati , inattesi forse, ma meritati, ma .fecondi di altri maggiori. L'estensione di codesta scienza, nelle volute proporzioni a tulti i gradi, non incepperà il manifestarsi al genio se sarà per prodursi, che anzi gli forni rit ottimi mezzi per trionfare più agevolmente, mentre di converso dato che il genio non si manifesti, una unione di ufficiali istruiti in modo uniforme acquista valore di istitu:1.ione potentissima, contro la quale e il numoro e il valore personalo ed il genio stesso del duce nem ico saranno impotenti se da allra istitu:done consimi le-o più gagliarda non vadano accompagnati. . Nelle storie militari Ulma dapprima, e poi Metz e Sedan a.i giorni nostri, sono gli esempi più meraviglio~i della prevalenza della superiorità dello spirito sul valol'e personale, sulla forza materiale; quegli esempi non sono dovuti che alla scienza dei capi ed
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aJia confidenza che questi sapevan,) ispirare nei loro so ttoposti in forza del loro sapere. ~Ieditare sugli antichi, accordando gli insegnamenti che da quelli si possono trarre alle odierne condizioni, può far scuoprire nuovi campi, sollevare altre parti del velo che ci I.iene ancora nascosta gran parte della verità, in ogni modo cì ponno servire di guida, di norma, di regola al progredire incessante della scienza ed impedirci il fermarsi; perciocchè in nessun'altra scienza come in quella militare sia assioma che fermarsi è retrocedere, e retrocedere è invilimento, è voluta vergogna. E tutte le parti anche le più umili dell'arte devono essere sollecitamente, con tutta cura ed in tutti i loro particolari s'tudiate. Tutto è catena logica dal comando dell'appuntato agli ordini del capo supremo, e Plinio nel panegirico di Traiano dice che<< molto avvedutamente il savio imperatore non conten lossi di una veduta di passaggio data agli eserciti, che menò poi contra i Daci , ma in quelli volle esser prima che maestro, discepolo ». }fa anche in questo studio bisogna guardarsi di non attribuire soverchia importanza ai primi anelli della catena, perchè non sono quelli che hanno da ·sopportare il massimo sforzo il giorno della prova. E come abbiaIT).o detto es,,ere da evitarsi riguardo alla scienza, e così nell'esercizio dell'arte bell ica conviene evitare la creazione di un'abitudine, o per meglio farmi capire con barbara parola legittimata dall'uso del1a 1·outine. La routine è peste per gli eserciti perchè arrestandone ogni progresso li fa rimaner stazionari, mentre le monti di coloro che un giorno dovrebbero esser capi si intorpidi scono. Viene il giorno della prova e ciò che ritennesi colosso di granito vedesi cadere a sfascio minato alla bas~ dal gran verme, la routine. Abbiamo già più sopra veduto come il maresciallo di Sassonia ed il maresciallo Puys6gur riprovassero codesta degenernzione di ogni sentimento militare. Non ricordo aver rinvenuto libro che di cose di guerra trattasse, dove non fosse addi Lata fra tutti i malanni che possano capitare acl un esercito come capitalissimo quello di arrestarsi nella morta gora delle abitudini. Ed il gran Federico, quasi divinando i danni che, Lui spento,
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per cotesta malaugurata routine sarebbero incolti al suo esercito, del prinscrisse che « un mulo, avesse pur fatto tutte le campa<Yne 0 cipe E'ugenio, altro non sarebbe res tato che un mulo » alluclendo con questo a quegli ufficiali tra i suoi, che inconsci trapassavano i lunghi anni della milizia di null'altro curanti e gloriosi che di poterne .vantare un maggior numero . La serie di scaci:hi subita CÌ.Ùll'esercito austriaco durante l'epopea napoleonica, nelle gue1Te d'indipendenza d'I talia e d'Ungheria, e lo sfacelo di Sadowa furono dovute all'avversione per le novilit che si aveva in quell'esercito, e soltanto il sapere e l'autorità del Radetz.ky, e l'aiuto di centomiln. Russi· in Ungheyia imped(roho che prima non avvenissero i cambiamenti che oggi vediamo subìti da quello Stato. Ma dove di gran lunga è diverso il compito dell'ufficiale ne<)'l i eserciti odierni è nell'istruire e nel discipliuare i propri inferiol L'obbligo generale al so1;vizio militare, oggeÙivamente consideraLo, fa sì che l'esercito debba essere l'immensa scuola di guerra delln. nazione; soggettiva.mente, fa sì che gli uoroini da mutarsi in soldati concorrendo da tuLte le classi della società abbiano svariata aLLitlldine alla pel'cezione dei propri dove1;i ed all'esercizio clelle armi. · E d'altra parte per non aggravare di soverch io le finanze dello Stato e non intralciare il còrnpiLo storico di un popolo si hanno di consegnenza le ferme di breve durata, mentre poi per le cresciute esigenze dell'armamento e della tattica richiedesi nel gregario un'istruzione più vasta che prima non fosse. · . Per le svariate attitudini delle classi clolla società ch iamate ad ogni levata di contingente, si richiede per istruirle alle armi ed informarle alla disciplina un metodo d'istruzione che hasato sulla persuazione, senza cessare di essere severo, tenga però conto del diverso grado di coltura, di intelligenza, di volontà dei giovani soldati per poterne trarre il massimo frutto possibi le,. sia che si prensingolarmente indìviduo per individuo, sia che si vooliano imdano . . piegati a massa. E la ferma bl'eve: la cresciuta- mole dell'inseonamento, la molteplicità dei metodi d'istruzione da seguire per ridurli all'unità dello scopo, esigono in modo indiscutibile ·che l'istruzione doli.a truppa ~
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sia fatta esclusiYamente dagli ufficiali, i quali hanno così da essere gli educatori dei loro soltoposLi. . In base a siffatto criterio , per seguire le norme di una divisione nota, resta all'uffi cialo la parte di concetto, mentre quella di ordine • resta dovere del soli.ufficialo. Nell'educazione del soldato riusc iranno utilissime all'ufficiale le conoscenze mil itari elementari delle quali più sopra raccomandammo l'avvedllta perizia; e l'altra conoscenza, che non è da tutti, è vero, ma alla quale tutti coloro che per legittima ambizione· aspirano al comando hanno obbligo sacrosanto di attingere idoneità, la conoscenza vogl io dire del cuor umano . . È per codesto ordine d'idee che noi vediamo da tutti i regolamenti affidarsi ai comandanti di compagnia, di batteria, di squadrone la cura dell'educazione del soldato, perchèsi trovò che quelle unità tattiche potevano essere sfera d'azione adeguata ai mezzi di un uomo giunto all'efa virile, o nel fiore di quella, coadiuvata dal valevole concorso di quattro ufficiali subalterni ancor vivaci per fuoco di gi ovinezza. Come maniera di procedimento a codesta educazione che deve dar per frullo la forza morale indi spensabile agli eserciti di oggidì, bisogna tener presente che la forza morale può soltanto con mezzi morali essere infusa. E la via morale non può essere adottala che da ufficiali illuminati, i quali abbiano sui loro sottoposti una superiorità di coltura tecnica che legittimi l'autorità del loro grnclo e del loro insegnamento: una superiori là morale che per . la conoscenza del cuore umano li renda aui al comando, un carattere integro e nobile che non li faccia piegare davanti agli ostacoli che possono incontrare nell'adempimento dal proprio dovere, unn intemeratezza di vi ta e di condotta tale clte li proponga spontaneamente ad esempio dei propri subordinati. Infatti l'uomo delle odierne società potrà da ,J1na ferrea disciplina essere ridotto a macchina durante la breve ferma, ma sarà compressione, dissimulazione, non attitudine alla milizia che· avrà appreso mentre fu sott.o le armi. Congedai.o ricorderà con orrore quegli anni nei quali fu costretto a fà.r forza ai propri principi che per l'ostacolo trovato si saranno viepiù radicali in lui assumendo
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falsa apparenza di coscienza; e se lo spirito di ribellione era· in lui latente quando fu at'rnòlato questo s.arà divennlo carn.e della sua carne e sangue del suo sangue quando lascerà le bandiere per ri• · tornare alla vita cittadina. « Ogni esercito, scrive il Lloyd, ha una forza morale e l'altra 'fisica, le quali non possono essere separate impunemente. « L'uomo morale non vale tutto il suo -prezzo se non per la volontà ». « Il castigo può forzar gli uomini :t fare strettamente il dovere, ma il cuore può fare ogni possibile, ed anche di più. Se il vostro soldato è una macchina, la meccanica ha determinata la potenza e l'attrito: ma se trattasi di un uomo, chi può misurare la dilatazione della sua anima. e l'afferv.escenza del suo pensiero'?-)) E noi abbiamo bisogno che i congedltti dall'esercito si riversino nella nazione come elemento d'ord ine, depurato dalla . bassezza delle passioni, ispirato a rettitudine e moralità, animato dallo spirito di sacrifizio al bisogno, per far argine alle intemperanze degli apostoli di teorie malsane c~e pur lroppo come mali necessari affliggono le socielà rette a liberi sistemi. .Riguardo all'istruzione militare puramente detta, il Guibert nel suo sistema di difesa della guerra mode!'na, detLato nel 11779, vorrebbe che col solclalo si ragionasse, persuaso per esperienza che la solidità di una truppa cresce in ragione diretta qualora ogni individuo che la compone sia per raziocinio convinto della bontà dell'ol'dine Lattico di che è molecola. Soltanto gli ufficiali col sentimento della propria dignità, autorità e responsabilità potranno tenere verso i loro inferiori quella nobiltà di contegno e di condotta che ispi ra rispetto e fiducia, mentre coli a benigni tà sapranno accaparrarsi i loro cuori; e saràeffelto di queste relazioni, la docilità spontanea e robusta che è l'ichiesta oggigiorno dal soldato, in cambio della cieca obbedienza di una volta. Ma siccome pur troppo non così <1gevole, come parrebbe, si addimostra nel fatto il còmpito di educare cerlune anime ammalate dalle idee sovversive, o retrograde, o fantastiche, o invilenti, così mi giova in questo riunto ricordare .le testuali parole del Foscolo colle quali pon termine al suo r,agionanento sulla disciplina nelle più volte citate considerazioni _sulle opere del Montecuccoli:
NEI LORO RAPPORTI COLLA CIVILTÀ
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« La disciplina correzionale ha da esser tale_che corregga i falli e prevenga i delitti. Ma anche questa pat·te della guerra fu sem"pre., come tutte le altre dell'arte, riserbata più al genio dell'uomo che ai decreti ed alle regole. La severitit della disciplina, e Io scrupolo con cui fu mantenuta, operò sempre grandissime cose, ed i decla- · matori che 1;accomandano la dolcezza e l'indulgenza per il soldato raccomandano la corruzione degli eserciti e delle città. L'ingiustizia sola nuoce in tutti i tempi: ed i _soldati si dorranno più di un ingiusto perdono, che di un meritato gastigo. l\'Ia come nella disciplina correzionale applicare la grazia equamente, in tanta disparità di forze fisich e e morali, di ingegni, di abitudini e di caratteri di ogni indiyiduo? Con la conoscenza del cuore umano. Questo studio è da pochi; e questi soltanto sapranno còndurre reggimenti ed eserciti. Ma gli altri ridurranno la disciplina o al terrore o alla pedanteria; spaventeranno col rigore quei soldati che esigono educazione più mite; alimenteranno d'altra partè con inopportuna clemenza la indocilità di coloro che 'devono essere frenati; infastidiranno con minute e misere diligenze gli ingegni svegliati; saranno crudeli senza essere utilmente severi, saranno debolmente pietosi senza essere magnanimi. Il generale Lloycl scrisse un trattato sulla filosofia della guerra; ed io pregherò tutti gli ufficiali, e specialmente i comandanti dei battaglioni e dei reggimenti a leggerlo e meditarlo: « Il ciwre urnano è la so1·gerite da ciii s' hanno sernpre a de1·ivar 11,rgomenti per p1~rs1wdere o dissnadere i soldabi; e la filosofia della guerra è la parte difficile ·e s1ib't:ime dell'a:l'te del capitano ». · Fu scritLo che in un uomo di guerra tre quarti del valore erano compendiati dal suo carattere. E tal dettato rimane assioma oggidì quando aviditit di lucro e di onori pare abbiano corrotta l'umana natura al segno che forse peggio non fu sotto il dominio della .più mo~truosa tirannide . La fermezza di cara~tere jn un uffici'ale è caparra della ferma volontà sua di voler fare il proprio dovere perseveranLemente anche a costo del sacrifizio. Tutto si perderà ma non l'onore ! Un carattere debole, anche se rischiarato dal sapere, può trovare sofistici componimenti colla propria coscienza. Un carattere giusto e tenace nel suo proponimento, scorge anche traverso ali' oscurità
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GLI ESERCITI NEI LORO RAPPORTI COLLA CIVILTÀ
fatta dall'imperversare delle bufere.delle circostanze la via retta del dovere ed a quella si ottiene: Si fractus illabatut orbis Impavidum forient rùinae •.
cantava Orazio nella sua odH ..11 carattere denota grandezza d'animo, e come tutte le cose grandi. impone ai soggetti rispetto e ficiucia. La conoscenza del caraitère fermo, giusto, equanime del superiore genera nei soldatH'o.bbedienza ·pronta, volenterosa, efficace, la stima, l'attenzione agli·oraini, la coesione tattica, e l'ordine La1:to necessari nelle caserme per vederli poi manifestarsi come abitudine sul campo, davanti all'azione dissolvente del fuoco dei fucili a reirocarica od a ripetizione, o davanti ad una carica di cavalleria, o fra l'imperversare dei proietti dell'aniglieda nemica. . Infine coll'esempio della vita intemerata potrà l'ufficiale infondere nei suoi subordinati il giusto .amor proprio, fonte di emulazione e di magnanimi fatti; il sentimento del dovere non della paura dei soprastante; la resistenza ~Llle fatiche fisiche, e la sere_nità dell'animo nelle avverse fortune; mentre colla sua impass ibili tà operosa Slil campo di baltaglia ispirerà nei.sottoposti il coraggio freddo, riflessivo e perseverante, voluto oggi dalia tallica:e d~lle armi nuove, perchè la vittoria possa arridere del suo sorriso divino ai fortemente volenti. ,
G. MARCO SA~MINIATELLI T IZZI Capitano aiiaante maggiore i·n ·1°, Heg. cav. Firenze (9°).
GUERRA IN MONTAGNA
APPUi\JTl STACCATI
Nello scrivere i pochi Appunti staccati che seguono sulla guerra di montagna, non è stato nostro intendimento-quello di dettare un trattato sulla materia· o cli fary un programmà di trattato. La letteratura militare possiede opere pregievoli sulla guerra di montagna e tra esse ci piace ricordare quella del Kuhn. Qui' desideriamo solo, co.sì a sbalzi eco.me rimembranze di studi e. di scriui diversi, ricordare alcuni principi ·ed alcune qllestioni inerenti . alla specialità di siffatta guerra: principi i quali servono di largo orientamento in tutti i problemi della guerra .di montagna che si presentano a $Oluzione; questionì, ili'sol uzione: dell~ quali richiede ancora ~e rio esame, esperienza e molto amore. D'altra parte la guerra,di-montagna deve avere per ogni soldato italiano un'attrattiva particolare, daccliè la natura ci ha da:te due vaste regioni montane ·conie le Alpi .e gli Appennini, e dacchè ci siamo avviati con tanta vita alla preparazione della guerra di montagna. · ; La forma talvolta assoluta ed aforismica con cui sono dettati gli Appunti non deve esprimere altro che il desiderio di fare predominare nel lavoro il pensiero sinMico.
GUERUA
IN MONTAGNA
, I. Caratteri generali della. guerra. in montagna.
L'at t:acco e la difesa di una regione mon·tana. hanno a considerarsi fra le più difficili missioni delht direzione cli una guerra. (Kum,).
La guerra in montagna presenta, nella sua condotta generale, alcune li ne.e caratteristiche, che sono come la sua sintesi: 1° Le operazioni in montagna' hanno per caratteristica strategica la tendenza alla separazione delle fo1·ze. Questo fatto è comune tanto al difensore quanto alraggressore: vi ha però differenza nelle condizioni dei due avversari in ciò , che uno possiede l'iniziativa strategica; l'altra ha il vantaggio tattico delle posizioni; 2° Sono egualmente erronei in montagna i due sistemi del cor[ done e del troppo am1nassamento delle truppe. Carattere del primo è la debolezza di tutti ·i suoi punti; carattere del secondo l'impossibilità, il più delle volte, dell'impie,qo ntile di tutte le forze di cui si dispone; · 3° Nella difesa di un paese montano è necessario alte1·nare le due f01·nie della g1ierra che sono: la difensiva e l' offemsiva, facendo l.'una complemento dell'altra. · 4° L'ideale, quindi, dell'arte tattica in montagna si può dire { sia: la combinazione cli fonaci difese local:i con a1·diti ed inattesi atti controffensivi swi pim,ti e sulle di:rezioni più con·venienti. (Generale Ricci). 5° I n montagna non sono sen11pre possibili i rapid·i e g1·bssi ft concentramenti di for.ze. La polenzialilà logistica delle comunicazioni di montagna è sempre limitata_sia per le ·condizioni della slessa rete stradale generai-
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mente riassumentisi, per una linea d'operazione, in una sola rotabile; sia per le pendenze e le altre difficoltà di marcia proprie di una strada di mont3:gna; sia perchè le comunicazioni complementari alla principale non sono, essenzialmente, che mulattiere e sentieri, non capaci di grosse unità di marcia; sia, infine, per le difficoltà di vettov~gliamento delle grosse colonne, di ammassamenti o di accampamenti tanto nel fondo delle valli quanto sugli altipiani dei controfforti e dei colli; 6° Le risorse alimentari in montagna sono quasi sempre insufficienti per gli stessi abitanti. Per farvi vivere grossi corpi di trnppe è necessario importarvi vettovaglie, impiantarvi magazzini , ai quali finiscono per legarsi nec_essariamenle le operazioni. La difficoltà di 1··ifornimento cl()Ìle 'Vettovaglie per le truppe operanti in montagna tende a localizza1·e le operazioni e farle gravitare attorno alle proprie risorse come attorno a centri cli attrazione; 7° I colli e gli sbocchi delle valli sono i due oggettivi offeiisivi principali cui mira l'attacco in montagna. Coi colli, infatti esso acquisla il possesso di una linea di displuvio o d"i massi, e prepara la sua discesa offensiva nel versante nemico; col possesso degli sbocchi prepara il suo sp_iegamento e la s·ua azione a massa nel piano . Gli sbarrnmenti nell'interno delle valli e le strozzat-iwe degli altipiani formano gli oggettivi difens·iv·i della guerra 'in montagna. Il loro possesso tende ad arrestare le mosse offensive dell'avversario, a localizzarle od almeno a rompere il parallelismo della manovra strategica e creare vantaggiose situazioni per la difens ivacontroffensiva; . 8° La natura ba fatto forti le posizioni in montagna : l'arte le può rendere formidabili. La veraf\H'tificazione però di montagna non deve avere che uno scopo: creare unli larga e s'icura base alla manom·a st1·ategi ca; 9° La montagna impone dei limiti agli sforzi umani: oltre certe ~levazioni non sono più possibili le azioni a massa e la guerra fra 1 ghiacciai e le alte cime granitiche si combatte solo con uomini dai muscoli d'acciaio e dal cuore di bronzo; 10° Le bufere impetuose, le nevicate, le nebbi'e, le gragnuole, le gelate, sono quasi sempre le compagne fedeli della guerra di mon-
GUEHUA
tagna. anche nei 'mesi estivi. i bivacchi o non sono possibili ad al. cune elevazioni o sono disastrosi, i ricoveri difficili se non sono preparati, Je :tende un ricovero sovente insufficiente. · ~
II.
Preparazione stra.tegico-Òrga.nioa. di uno scacchiere di montagna..
1·. L'importanza strategica di una regione montana è determi-
nata; a) dalla sua posizione 'geografica per rapporto ai grandi ob-
biettivi finali ai quali mirano gli eserciti che si combattono; b) dalle sue dimensioni orizzontali e verticali che ne determinano il valore assoluto come ostacolo; e) dalle condizioni de)la sua viabilità. le quali ne determina.no il valore relativo alla tran5itnbilità. Cosi è. La posizione geografica della regione, per rapporto alla di11ettrice delle opera;lioni, dirà. se essa debba fonzionare quale fronte stmtegico, o quale linea tattica, o come appoggio d'ala, ò come ridotto, o come ostacolo separatore fru più armate operanti; mentre le· sue dimensioni verti cali ed orjzzontali e la sua transita· bilità daranno un limite al sn,:i valore logistico e fisseranno le linee genePali della: sua difesa. Le regioni montane possono l}iventare veri teatri di guerra quando htnno profondità sufficiente; 110ssono avere la loro base offensiva o difensiva, i propri .obbiellivi, le proprie risorse. Lti prepai'azione strategico-organica di codéste regioni costituisce certalamente uno dei problemi più gmvi da risolve11si. da chi sovraintende alla preparazione alla guerra di un grande Stato. 2. La geografia militare ,nell'esaminare le condizioni strategiche di vaste regioni montane, in$egoa:
IN MON'fAGNA
a) Che dal modo di distribuirsi degli ostacoli montani in una determinala regione geografica, e dal . modo di raggrupparsi delle comunicazioni che l'attraversano, segue una ripartizione di essa in scacchieri, perchè appunto le grandi linee d'ostacolo fissano in modo assoluto il numero e la direzione delle grandi linee di movimento; b) Che ogni scacchiere si individualizza, per così dire, e acquista carattere proprio e richiede una difesa specialmente organizzata; e) Che ogni scacchiére avrà nella difesa generale della regione montuosa un mandato speciale: ésso parteciperà all'azione generale , con una funzione strategica la quale potrà essere specialmente difensiva, o difensiva controffensiva, o decisa.mente offensiva; d) Che è necessario, per rispetto alla difesa generale della regione montana, come lo è d'altrond,~ per tutti i sistemi di difesa territoriale, distribuire la natura ed i mezzi di dife.ga 111 guisa da determinare gli sforzi principali dell'attacco ad urtare contro difese ugualmente forti.
3. Stabilita la funzione e i rappoi·ti strategici d'ogni scacchiei·e si deve procedere al loro ordinamento, il quale potrebbe dirsi organico. Esso comprende molti provvedimenti, fra i quali questi: Determinazione dei punti e delle localWi da occuparsi con opere di fortificazione per assicurarsene il più a lungo pos?ibile il possesso a seconda. del concetto strategico che regge la difesa dello scacchiere; Designazione del centro o dei centri di radunata delle truppe destinate alla difesa dello scacchiere e provvedimenti che riguardano codesta operazione; Designazione dei settori difensivi in cui si deve scomporre lo scacchiere e forza da assegnarsi a ciascun settore sia per la difesa fissa, sia per le riserve stratecricbe e tatticlw Preparazione dei centri di rifornimento in vettovaglìe, mu.,,. nìzioni, armi, equipaggiamenti e servizio sanitario in base alla forza massima che può essere chiamata ad operare nello scacchiere; Designazioni dei campi permanenti o località. nelle quali occonono dcoveri e baracche e raccolta del materiale, in località convenienti, per costrnirli; <')
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I~ ~ION1'AGKA
GUERRA
Indic~zioni delle slazioni di segnalazione e delle linee Lelegra.fiche che si debbono eventualmente impiantare ; Preparazione e completamento della rete stradale dello scacchiere in base alla modal itit ed alle operazioni supposte c!ella difesa; Preparazione dei lavori di mina per distruzioni di eventuali strade ed opere d'arte; · Ordinamento e preparazione alla guerra di quelle truppe speciali, che come presidì della regione montana, sono deputati a sua guardia ed ai combn.Ltimenti sui punti più elevati e difficili dello s<~acchiere. L'enumerazione di coclesti provvedimenti principali è pitL che sufficiente per dimostrare quello che si diceva più innanzi : che cioè i problemi e le quistioni che si annettono alla preparazione strategico-organica cli uno scacchiere montano, sono multipli e di' non sempre facile soluzione in pratica.
III. L ogistica. in montag na..
Chi 1;a J>ia110 va sano e va l onlcmo, i: il pro1,erllio elio meglio esprime l'abitucline dei
montanari.
1• Le operazioni logistiche in montagna assumono sempre carattere particolare. Le marce, gli accampamenti e gli accantonamenti sono soggetti a contim1e difficoltà di esecuzione per le speciali condizioni della rete strndale, per la frequente mancanza di spazi per accampamenti, per lo condizioni climatologiche di essi, per il loro sbocconcellamento su un'eccessiva profondità, e per la scarsitlt e povertà degli abitati. 1
:t. Di tutte le operazioni logistiche, le mal'ce, in particolarn modo, richiedono speciale studio.
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Le di_sill usioni _più inaspettate col piscono talvolta ch i non ha ben ponderala questa parte della guerra di montagna. Colonne che non superano che in un tempo dQppio di quello pensato, distanze le quali: parevano prontamente super1bili; colonne troppo profonde, per ~·1spet~o alla pendenza della strada, che non riescono a svilupparsi per intero nel tempo utile di una giornata cli marcia; code di colo,~ne che non raggiungono mai la lesta agli accampamenti o Ja . ragg'.ungono_ n~ll~ _or~a:~nz'.lte della notte; allungamenti inaspell.ati, fatali, dovuti ai pm I1ev1 rnwlen Li. A fronteggiat·e codesti eventuali inconvenienti è necessario ben determinare strada per strada, tappa per tappa, i limiti della marcia e la sua modalità di e,;ecuzi one·.
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3. Nello sLudio del movimento di colonne in montaana è cessari~, fra gli altri critel'i generali che regolano la ;arcia, aver presentt anche questi : a) Che se in pianura. si ha un rapporto intimo fra. la distanza str~dale che separa due punti ed il tempo occot'rente a perc~r~erla, m monta~na quel rapporto non è più esalto, o bisogna pigliare per base eh tempo la differenza altimetrica fra i due punti ~vendo pre~ente, secondo un dato d'esperienza, che si superan~ m tre ore circa 11000 metri di dislivello, a seconda dell'attitudine delle truppe alle marce, della smgione, del tempo e della pendenza della strada· ' ~) C~e mentre il fronte di marcia di una colonna su di una rotabile d1 montagna è proporzionale all'ampiezza della 'strada ed alla natur(l del suo fondo, su di una mulattiera, che costituisce la vera slra~a di manovra. della montagna, non si marcia che per uno: solo m ntriss imi casi ecl in condizioni eccezionali per due; b e)_Che la profondità della colonna dev'essere calcolata in ase m lralli più dinìcili della strada; cl) r,11e le distanze, e le profondità. debbono sempre essern calcolate in ore.
4-. Ciò pl'emesso, per calcolare la profondità di una colonna su, di una · si· possono avere presenti· 1· segnentt· dati· che . rnula Lt'teia 1espenenza pare abbia confermati: ANNO XXIX VOL. l
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a) La distanzà fra uomo e iiomo nella colonna, s'intende per uno, clev'ess(;lre di circa 11m,50-~'h nelle pendenze che non superano il 30 °/o; 2111 ,50 in quelle che l'oltrepassano; b) La distanza fra i quadrupedi dev'essere calcolala a 4m,50 per le pendenze dal 20-30 °lo e 0 111 ,!.SO pe!· que\l~ che l'oltr.epassàno; e) Per la necessaria indipendenza al van elementi della colonna si clebbono mantenere intervalli di o minuti fra le compagnie e di ·IO fra i bat.taglìoni e i reparti della colonna salmerie; cl) })er serrare sulla testa una compagnia è. riordinarla, in salita, si' rit:hiede circa 5 minuti ; per un battaglione da 40 a 45 minuti . Se si tenà conto di codesti dati e si applicheram10 ad alcuni tipi cli marc;ia mettendo di fronte la profondità clella colon1ia, la pen,denza della strada e la lunghezza della tappa, si scorgerà: ' 1° Che tanto più !J1·ande sal'à la distan;ra percorribile, quanto più la profondità degli acca,npam.enti ai liwghi siiccessivi delta tappa si avuicttterà alla pròfonclità della colonna in 1nartia; 2° Che l'u,nità logistica che forse pùiì cont>iene fa 11ìulatlierc (penden~e 20-30 °/0 lappe 20 !cm,.) è quella costit1iitci da t11e o qi~ttro battaglfoni, 1 vlotone ccwalléria, ima btttteria da niontagna e colon/HL salme'1"1,e.
IV. Posizioni tipiche di mouta.gna.
,J. « La fl if~sa di dha fi·ontiera sitTatld {montana) può ùare \\ luogo a tre combinazidni successiye e sono: « 4° la difesa dei colli; « 2° la di fefa dell'irlte11no delle valli ; « 3° la difesa dello sbocco di esse ». In qucsle poche parole si riassumono anche i tipi principali delle posizioni in montagna, inqumiLochè le posizioni sulle quali s( gìuocano le sorli delle operazioni si ca1'aLLel'izznno nel tJossesso tle1 colli, nella difesa degli sbanwnenli, nel possesso degli sbocch·i .
IN MO:NTAGN.\
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2. Il ctJlle ad tiri teinpo oggettivo strategico è lattico. ,~ dgettivo strateoico i11 qtianlo esso è, ill montagna, un luogo obblig o gato per il qualH l'aildne deve transitare; il suo possesso o I~ sua perdita dà perciò o toglie aLLitudine offensiva alle operazioni . E oggellivo tattico, perchè la natura gli concede il più delle volle vantaoo!osissima atliludlne dif~nsiva. 00 . 1ror1ila tipica di posizione ad un colle è quesla: una deprossrnne piil Omeno estesa, pìù o meno pianeggiante, fra ~ue c.nlmi ni pitì 0 1neno elevati, pi Ll o inono difuci li cotne ostaco l1. ll 1ro11le della posizione è determinato dall'ampiezza del colle, i suoi fianchi ~ai cùlmini che lo limilarto, la sua profo ndità dalla larghezza elci pmnoro che lo fo rma. Dominio sul tel'reno che si peolencfo inòanzt al frnnte dolio. posizione; ripidezza del versante sul terreno dell'allacco, la quale va sempre crescendo verso il sommo del colle; buoni appoggi d'al~, sono i fatti capitali che danno àlla difesa dei coll i tutto il vautuggici della posizione. Invero su quei colli dove la nntlirà ha posto a guardia dei suoi fianchi ostacoli insuperabili, la difesa, nelle condizioni presenti della tattica del fuoco, potrebbe chiamarsi insuperabile. Nelle posizioni ai colli è qu i ridi ai fìart chi che bisdgna avere l'occhio: essi sono il tallone d' Ach ilio. Chi attacca un colle cerca. guadagna.re le ali poi· i conlraITol'Li che conclucoilo alla so11imiti:t della linea difensiva. E questo un allo imposto dalla necessità di aver~ do minio latttco, di po ter spiegarB le fol'ze di cui si clisp~ne nel fortdo della valle, di sfuggire all'azione micidiale del fuoco , che si cortcentra per legge naturale sul fondo e sui fianclil dell::t valle, che segna la tliretti'ice dell'attacco . Così pl'ocedendo, l'offesa allarga successivamente il suo cerch io d' investimento, si salda al fondo della valle col possesso delle alture che ne formano ì fianchi, si condensa. su questi e si prepa!·a. a portare il colpo clecis!Vo . È questo il.momento della crisi taUica, momertto in cui anche la. difesa si raccoglie a sua Yolta per porta_re al nemico il suo colpo decisivo per numoura cli tempo: cdnlraUaccarlo, cioè, con atti audaéi ed inaspettal.i quando sta o si prepara all'atto risolulivo. L'operare cosi, eppure questo è l'ideale cléll'azione controffensiva, è però arte difficile : la teoria può indicarne la modali Lit; ma il
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GUERRA
genio della guerra di montagna può solo darne l'esecuzione. Per ciò appunto l'arLe della guerra in montagnu. è arLe difricile e la storia registra pochi grandi capitani che l'abbiano viLLoriosamente praticata. 3. Gli sbarramenti in montagna si incontrano nel fondo delle valli, là dove coni di deiezione ne sbarrano un tratto, o dove la valle stessa si serra in angusta streLLa, o dove le ultime propagini dei versanti opposti si risolvono in dossi formanti una barriera spezzata dalle acque, o dove, per il confluire di più valli, si ha un sistema di alture e di altigian.i occupati i quali si acquisla dominio sullo sbocco di più valli. Quando queste posizioni sono formale da un solo punto si ba un Yero s'barrantento, nel senso più ristreuo della parola; quando sono formate da più elcrr.enti topografici tatLicamenle collegati si ha una vera pos'i~ione difensiva; quando scavalcano i rilievi che separano due o più valli e lo collegano in uno stesso sistema difens ivo si ha una linea difensiva. Nella difesa dell 'interno delle valli è necessario avere ' presente il prin cipio: che nel 1·aggio dell'a~ione tattico non si hci 'il possesso di tbn pimto sitnato n~t fondo della valle .~e non si è padroni dei, wlm,ini che lo dominctno. È neccssar!o ancora: che le pos izioni da occuparsi sulle sommilit e sui fianchi della valle che si vuol difendere siano, per quanto possibi le, avanzate e saldate a luoghi inaccessi bili. Un'occupazione siffatta ha il vantaggio di imporre all'attacco, di ritardare la sua orfe~a sulln, direttrice principale del suo movimento, per assicurare i suoi fianch i e le spalle. 4. Gli sbocchi sono per l'allacco le parti che gli danno accesso nel piano ; sono il punto iniziale del suo schi cramenlo a massa, dello spiegamento delle sue forze; sono le basi iniziali di quella. manovm o[ensiva decisiva d1e deve condurl'e alle battaglie risolntiYe. Sono posizioni in generale spaziose, sulle quali tulle le armi trovano impiego , forma te dagli ultimi sproni dei versanLi della valle che si inadiano o s' inlen ano nella pianuro; sono quegli anfiteatri
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morenici che s~mbrano una grancle diga spezzata dalla violenza delle acque. . Per la difesa, le posizioni di sbocco sono l'u!Limo tentativo per ricacciare verso il sommo l'invasione, per chiuderla nel fondo della valle od ancora per romperne la simullaneità di sbocco. Sono posizio~i spaziose, rich ied')no molle forze, non hanno profondità perchè alle loro spalle si stende la facile e dominata pianura. 0 . Riassumendo in una sintesi, forse troppo stringente, ma caratteristica, il valore di cotesti tipi di posizioni si può dire: a) Che le posizioni ai colli, sulla linea militare che divide due eserciti che sboccano cli fro nte, sono di nalura offensiva per lo scopo a cui mira il loro possesso: richiedono molte fot'ze e le frazionano facilmente; b) Che le posizioni a"li sbocchi non hanno Yero carattere di- · O I , fensivo: esse abbandonano in balia del nemico la maggior parle ' della zona montuosa; c) Che la vera, la efficace difesa, la più concenLra~a, è quella che si fa nell'interno delle valli sui punti e sulle linee difensive a Lale scopo preparate.
V. Condotta tattica in montag na .
1. Dicendo, pi ù innanzi, delle caratlcrisliche fon damental i della guerra, cli montagna si è citato un aforisma che riassume il concetto secondo il quale deve essere condotta l'azione tallica. Lo ripetiamo: · . . . « L'ideale dell'cirte tattica in niontagna è la conibi,iaz1.one di
« tenaci difese locali con arditi ed inattesi aiti coniroff'ensivi .rni « pwnti e siille dù·ezioni pi ù, convenienti ». 2. All'applicazione semplice ed ardita di coclesto principio, in pratica, si oppongono:
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a) Le difficoltà di supe11are gli qstacoli fl'oritali e cn1indi lii, necessità di manovrare per girarli , la qual e cosa richiede tempo e spazio; b) Le difficoltà, per la natura degli ostacoli moptg.ni 1 di stabilire un intimo leganrn fra le din:rse parti del)'aiioqe t.~LticiJ,., ~ quindi cli avere qnell'unitii di direzione e di coman~o che è tanta parte della vittoria; e) Il cnratLere stesso dell'azione in montagna la quale avendo per base più. la tenacità. che lo ~lanç,io rende ~0111mamente diffiç,ili quegli auacchi inaspeltati e fulminei che sono pl'oprì della controffensiva. Preparano invece e fac ili tano la sua applicazione: a) Un'idea ben determinata del lo scopo che si YLlOl ragiiungere. Essa darà la direz ione lungo la quale ·cleYe gravitare il con1~ ballimenlo; b) Un calcolo esatto delle forze che si vogliono o si poss~no impiegare e del tempo che si richiede per spiegarle sul terreno del combattimento; e) Una esatta conoscenza topogrllfica del terreno di manovra Q del -;uo valore tattico; d) Una volontà tenace ed una mente · rapi da nell'indovinare, attraverso alle mille incerLezze, il sol'gere ed il mutarsi delle situazioni. La rapidità nell'indovinare fu appunlo il segreto del Kuhn nel ,J 866, senza di che i sapien ti suoi spostamenti cli forze avrebbero mancato della caratteris tica dell'opportunità; e) Un servizio di informazioni che funzioni quale organismo perfetto; f) Un a intelligente iniziativa per parte dei coprnndanLi in sott'ordine, la quale dia al comando più carattere di un organismo che cli una personalità. g) Truppe rolte alle fatièhe od alle manovre deJ]a. ~10ntagna.
3. La preparazione Lattica dello truppe dest.inate ad oporare in montagna richiede specialmente islruzioni, e sovrat11Lto campi di istruzione in montagna. l~ necessario studiare le forme di combattimento che rneglio convengono in qnel terreno cosi intrj ~ato e difficile o che non possono essere, per conseguenza, quelle eh~ ~i
adoprano nei terreni pi ani ecl. uniti e .che s.ono I.a b.ase dei .~·ego1amenLi di manovra: è necessario studiare I app\1 caz10ne tattt~a de! fuoco di fucileria specialmente a massa e di appost~me.nto, 1 quah 111 montagna I1an no tanta importanza nelle occupazioni dello località · · l' · 1· por battere gli angoli mori.i, e, all'~cc~1T~nza, ~ost1~~1re art:g i~~ ria; è necessario studiare le formaz1on1 di marcia pm c~nvementr, la successione delle armi nelle colonne, la condot~a del! ::tYa~guar~ dia specialmente nel servizio di esplora~ione ~ ~i s1c~rezza nei cruah è necessario allbandonare i ventagli geometrici o. ~·1correr~ il ver_e colonne fiancheggianti ed a distaccamenti; la p~slZlon~ dei .cam~J, ecc., atti di gnerra molto diversi da quelli che si com~10no. m_ pm: nqra. È necessario sopralLutlo che ufriciali e graduatr,.. dai .y1ccolt distacc11menti alle grosse colonnei siano abitua ti all'azione isolata; un'azione intelligente, inquadrata nello spirito se non può os~erlo cql contat~o dei cromiti. Bisogna fare respirare alle trupp~ destmate ad operare sui ; onti raria di quelle regio11i; far~e sah.re . si.1 per quelle vie cn1,cis che sono ce~·t~ mul~Lticr~ e. corti sent~en; '.arl.~ orientare in mezzo ad un lab1rmto dt dossi, cli punte~ cli bunom, · abituarle alle raffiche della bufera, ai freddi improvvisi, alle' nebbie ed a turte le a!Lre variazioni atmosfericj)e proprie della. n:ontaona · far loro vedere che le distanze, il tempo, gli sp[).z1 <la o l • ~ Il occuparsi, sono elementi ben qfrersi per l'azione tc1U1ca I que o che non siano nei terroni piani. Insomma avere presente questa sentenza del Kulrn che: w1.tppe le quali fnrono esercitate solo in ' pianura O sulla piaz::a cl' armi, atJranno a trovarsi perd11,te del t11,tto nel 1nezzo di alti 1nonti; e per poco se 1wn per nulla saranno servibili. Questo bisogno di addestramento alla guerra di montagna è tanto più sentito in quegli eserciti che, come il nostro, hanno vaste reaioni muntuose da difendere e che le considerano come la base della loro difensiva; e poichè in coclcste regioni, il più d~lle volte, si pensa di farvi lun"u e rrrossa clifesn, non basta l'avere m esse un t, cl' t presidio speciale e specialmente preparato alla gu~t'l'~ 1 m.on. agna; ma è necessario che l'esercì Lo di soccorso, ,per cosi cli re, vi sia addestrato, inquantochè ltì piazza ha bisogno dell'opera di lui.Li. Perciò noi abbiamo vislo con vero interesse iniziarsi i campi di brigata nelle nostre Alpi. 1')
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GUERRA IN MONTAGNA
VI.
RASSEGNA TECNOL.OGICA
Conclusione.
Nel '1,787 si stampava ad Amsterdmn la storia della campagna d~l. duca d1 Ro?an nella Valtellin a. ln quelle poche pagine piene di m,;egnament1, precede al racconto storico un discorso così lo chiama !'autore, sulla guerra di montagna. Un periodo d/ qhel discorso risponde appunto al pensiero che ha diretto il presenLe lavoro e il desiderio che l'accompagna. Eccolo - servirà la conclusione: La guerre des montagnes est tanl absolument di fféren te de celle « quc ce fait dans un pays de plaines, où les manoeuvres ne sont <( pas, it beaucoup près, si emharassanLes ni pén ibles; ell es exigent « une théori.è pa,l'ticidière, ef'essentiellement une grande conn;.iis\ « sance diqJ?tys. L'irne et !'aut.re peuvent s'acquérir à!'orce d' é!.ude, ' « de lecture, et de recherches sur la carte, mais bien pl us sùrement « encore en suiva11tt su1· le te?'rciin l~s op6rations des généraiix qui 1 « ont conimandé des a?'mAes clans cles r1ays de montagnes ».
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Capitano G.
ZAVATTARI,
CANNONI A FILO D'.ACCJAIO E CANNONI ACCELERATORI migliori sistemi di fabbricazione 11ei c~nnoni di gran potenza. - Osserv:11.ioni ·sul peso, sullà form11, della ~mera, sulla'grogsezza delle paroti, sugli effetti delltt tempra. - Sost.it.uzionc do! filo d'acciaio ai cerchi. - Brevetto del capitano Blakolcy, Opinione di Armstrong. - Particolari di cos trnzionc da lui 1n·or1òsl.i ed. 11,ttuati pei cannoni da iO, da 12 o da i3 ·pollici. - Sistcm:1 do! c,1.pitano Schultze messo in esp'erimcnto cfo ll,i marina 1h mceso per cannoni da 34, cm., da 21, cm. e da 10 cm.· - Esperiruent,i di Gavrcs. - Esperienze negli St,1ti Uniti con 4 cannon i di gran calibJO con cerchiatura a Jilo d'acciaio. - Costo .di fabbric:,ziono. - Cannoni acceleratori sistem:i Lymann. - Esperienze americane fatte col cannone da ·15 cm.
· Il mutamento avvenuto nella costruzione delle artiglierie, dopo che all'anim·Rliscia fu sostituita quella rigata e che ai proietti sfericj succedettero quelli obblunghi di peso tre volte maggiore, condusse gradatamente all'abbandono della ghisa per usare metalli più tenaci e più elastici, quali sono il ferro e l'acciaio. Ad onta infatti degli studi intrapresi e dei mezzi adoperati in 'Francia, ed. in Italia specialmente, per migliorare la qualità della ghisa ed avvalorarne le proprietà meccaniche mercè l'aggiunta di parti d'acciaio, come cerchi, tubi, ecc., pure il continuo aumento di potenza richiesto alle moderne artigli~rie fece sul nostro continente abbandonare la. speranza di potervi impiegare la ghisa, almeno .per le artiglierie destinate alla difesa delle coste. La Francia, che aveva costruito gran parte delle sue artiglierie pel servizio di bordo e delle coste con g-hisa rinforzata da tubi e da cerchi d'acciaio, ha da parecchi anni incominciato ad allestire cannoni tutti d'acciaio ; Krupp, che ha sempre dato la preferenza a
RASSEGNA TECNOLOGICA
CANNONI A FILO o!~GEH4IO lil CA~NONI ACCELERA.TORI
questo metallo, continua, perfezionandone la fabbricazione, a fornire la Germania, l'Austria e l'Italia ed altre minori potenze di cannoni costrutti di solo acciaio fucinato; e in Inghilterra, Woolwich e Armstrong, al ferro fucinato, vanno da alcun tempo sostituendo l'acciaio dolce, 1111iformando~i pin: tal iµodq alla geqerale tendenza. Il metodo di fabbricazione ad.operato quasi esclusivamente fin qui con-risultati divel'si secondo la bontà della lavorazione, sia che si impiegasse l'acciaio solo, o che a questo si unisse anche il ferro, consisteva. nel rinforzare un tubo d'acciaio, costi tuenle l'anima del cann0ne, con uno o più ordini concP,nt1;ici di cerchi o di cilindri d'ac13i(l,io Q di fe1:rp ·fqcjn[1:tQ, fra ioro CQmmes~i con inetQd( diversi secondo le diverse idee dei costrnt.tori. E si ebbero così i sistemi Krupp, Woolwich, WhiLworth, Armstrong, concordanti nelJo scopo di ottenere, nell'assestali1ento delle varie parti, una compressione sµllo st.ra~o interno più vi cjnq all'ilninw: f.l µpa permfl,Mnte forza di tensione in ·quelli esterni, affinchè ogni strato offrisse quel grado µi rf.):ìiste11~a che componava la sua posizione, muno maµo che era più o meno distante dal punto cl'onde si sviluppava la forza espansjva della polvere. . Benchè fosse un fatto riconosciuto che la forza di penetrazione di un proietto aumentava coll'aumentare della sua velocità iniziale, pui:e fu solo da poc.hi anni che si pensò a perfe~iqnare la cos~ruzione dejle bocche da fuoco, in modo .drt. ottenere un sensibile au• . . 1):J.ento nella velocità iniziale. Da principio, allo scopo di sottop.orr~ . il 1woietto pi~· lungame,n~e ali' azior1e della for4a della polver~, ~i aoArebbe la Ju11ghezza tìell' anima, quir1di .si a1.p11,entò la capacit!J. della ca1nera; e ·con q1.1esti due mezzi' si ries.c.i ad avvantaggiai:e di 1/3 la velocil[t del proielto, fìnchè, ulLii11anie,11Le? A.rmstrong nel s1rn cannone da poll, 9,4,5 co~truito con ve,rghe a spirale, la elevò çli 11/'ii; e in due paesi, dove pur si è progredi~o assai nella cosLni,zione dei Cfl.llJ.lOni, in Fnrncia ed in JnghiHerqi.,' si acc,enna ora a voler ottene11e con un nuovo sistema 'd( costuuzi,one 1 una velo~it4 ancora maggiore, valendosi delle proprietà dell'acciaio di resistere sotto fo11ma di filo ad uno sforzo di tensjone doppio di quello cui resiste l'acciaio fucinato in cerchi. La focinatu.Pa dei grnssi ciji1llÌl'i d'acciaio fuso 1 dai quali son9 taglia~i i disehi pe11 forrnar-e. i cerchi, e la loro applicazione al corpo
del cannone richiede Fimpianto éli un macrhinario gigantesco e costringe ad un processo dispendioso, lungo e soventi inoerto pe1: mancanza di omogeµejtà nel metflllQ di aloµne parti 1 nonchè per l'imperfetto Joro adattamento. Se qu.indi q.i cerchi si potesse sostituire, secondo i1n 11uoyo metoçlo, una parte di fabbrioazione più facile, cli più agevole applicazione ed avente proprietà meGcaniche migliori, siccome è appunto l'acciaio in filo, si verrebbe a raggiimgi;ire il qoppio scopo cleJj~ maggior~ economia e della resisienza maggiore. Il filo d'a~ciaio ç1.vvolto con tensione· iniziale intorno al tubo co"' stituente il Gorpo q.el cannone, oolla 1rna considerevole tenacità, non può manoare éli opporre una gritnçl.i&sima resistenza alla. forza svi~ Iupp11-ta dai gai svolti dalla polvere in senso 11adiale; a rendere poi comp!()ta la resistenza delle bocche da ft1oco non rimarrà che ad apporvi un'altra parte che resista allo sforzo longitudinale di quelli, Il dottore W. E. Wooclbridge, che forse fu il pri1110 a indicare !'uso del filo d'acciaio in sostitqzione dei cerchi, propose anche di resistere a questo sforzo col salclare il filo per mezzo di un inviluppo di bi:om,o ; ma lo spediente non fu riconosciuto sufficiente ed alt11i ne v;E}nnero immaginati e proposti; fra i quali quello di sir W. 1\.rmstrong consis~ente nel rivesC.iPe la culatta a determinati inte1•valli con ~tra~i cli filo ~·ricciaio avvolti in direzione dell'asse del pe~zq, assi curandone i capi medi;:mte una dispqsizione particolare che des.criveremo; e quE)llo del capitano Schultr,e, dell' a11tiglieria frq.irnese, di collegare la culatta agli orecchioni con sbarre foptissi~e d'acciaio. I risultati d~lle e~perienze su questi diversi modi dj as~1eq.rare la re~istenza lqpgitudiqale, pon sono ancora tutti oqnq,: s~iuti, eppe!'ciò non plJ.ò dirsi quale sia il plleferibile; 4d ogni 111odo, visto l'arduo ·problema, sarebbe conveniente studiarli accuratamente e fare altri esperimenti. , Basti considerare che un tal ~i~te111a di costruzione non sar,ebhe diffi~ile nei nostri stabilimenti, e che quello a cerchi o tubi sovrapposti, malgrado l' ~sperienza acquistata nella f1l,b,bricazione delle artiglierie in ghisa di mèdio·· calibro,. non ci ha pqtutq condu1:rç a raggiungere la. po feriza delle nioderne artiglierj~ di grosso calibro. · ' È conosciutò il modo adoperato da Armstrong nella fabbrìca-
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C.-\XXO:XI A FILO o' ACCIAIO E CA:XNONI ACCELERATORI
n ASSEGXA TECNOLOGICA
zione dei cannoni di gran potenza ed è noto altresì ch e il suo sistema di applicare i numerosi cerchi d'acciaio con tensione iniziale sul tubo in.terno, pure d'acciaio e temprato nell'olio, fu sosLituilo in seguito, per ragione di economia, da quello meno perfetto dei manicotti a spire di ferro fucinato, che fu lungamente impiegato a Woolwich. ])a alcun tempo tuuavia, per i progressi fatti nella metallurgia dell'acciaio e per soddisfare alle crescenti richieste di aumento di potenza, anche a Woolvich fu abbandonata l'idea· dei manico.tti cli ferro e ad essi ora si sostituiscono cerchi d'acciaio dolce ( 11). Esperimenti comparativi, fatli nel "88 1 con due cannoni da 43 tonnellate ( 12 pollici di calibro), uno costrutto secondo il sistema Woolwich e l'altro da A.rmstrong, sistemi che non differiscono fra di loro allro che nelle dimensioni delle camero (2), diedero i seguenti risultati: Colla medesima pressione (quella massima concessa, di 117, 11 tonnellate per poli. quadrato) il cannone Woolwich diede con44Jibbre di polvere di meno, un lavoro alla bocca di 835 tonnellate piedi superiore a quello che aveva dato il ~annone di Elswick; e con 64 libbre di polvere di meno, diede pure maggior velocitit iniziale e minor pressione, sebbene fosse· staLo impiegato in entrambi la ordinaria polvere prismatica ; dal che appare che una camern più COl'la e più larga ha un vantaggio deciso sopra una camera più stretta) più lunga, quantunque più capace. Durante la discussiona teorica intomo all'aumento di capacità delle camere da polvel'e, dimostrato vantaggioso alla conservazione delle bocche da fuoco 'perchè faceva diminuire le pressioni, si era perduto completamente di vista l'inllnenza della forma 1
1
(J.) Sembra cho anche a W oo lwich si sua srcrimontando H sistoma. di cerchiatura a mo.
Woolwich Elswick (2) Diametro dolht camera Lunghoz1.a
>
Ca11acitii
>
Diametro dell'estremità posteriore
pollici >
pollici cubi pollici
{5,5
.,,3
58,35
87,43
i0,'12
,t3,i78 {2,4
, della camera stessa per non considerare che la sua capaci tit, mentre dai dati sopra riferiti si è visto quanto effetto essa abbia sulle pressioni, motivo per cui gl'Inglesi si sono studiati di diminuire sempre più la lunghezza ·della camera. L'aumento della capacità delle camere ha una certa influenza sulla gl'ossezza delle pareti, quando si voglia tenere il diametro esterno entro certi limiti e non aumentare soverchiamente il peso del cannone. A Woolwich si è stabilito per limite massimo una pressione di tonnellate ·'17, 1 per poli. quadrato ; Armstrong invece olliene, mediante metodi diversi di costruzione, ~5 tonnellate, e nel cannone a filo d'acciaio si arriva fino a 34 tonnellate per poli. quadrato . Da questi dati si vede che l' impiego della ghisa sola, e della ghisa combinata col ferro fucinato o coll 'acciaio, nei cannoni chl'I hanno per grossezza di pareti un calibro e mezzo, ncn sarà compatibile coll' aumento delle ciwiche secondo la tendenza attuale e quindi ·dell'aumento di diametro nelle camere da polvere. Nei cannoni d'acciaio la grossezza di poco meno di un calibro è considerata come sufficiente per le pareti, od un calibro e ·1/.1· circa è ammesso ,pel cannone inglese da 43 tonnellate d'acciaio e di ferro. Nei cannoni costituiti da un tubo d'acciaio avvolto da filo d'acc;iaio, questa grossezza può scendere fino a 0,85 di calibro. Il cannone da 43 tonnellate (·12 poi!.) di acciaio e ferro ha la potenza stessa che avrebbe un cannone del medesimo calibro di ghisa e acciaio, pesante 60 tonnellate. Col cannone da '13 poli. di 44 tonnellate di peso, costruito dall'Armstrong impiegando il metodo del nastro d'acciaio , si può imprimere al proietto una fol'za viva di 85 113 din:nuodi, cioè 1194 dinamodi por tonnellata di metallo, mentre che col cannone da 60 tonnellate, citato più sopra, non si arriva che a 1,1il e col cannone da 11O poli. Armslrong, costruito recentemente, fino a 231> dinamodi per tonnellata di metallo. Ammesso che circa ~5,13 dina.modi possano essere sviluppali dal cannone da ,f 3 poli. a nastro, pesante solo H tonnellate, al cannone da 60 tonnellate di 42 poll. di ca libro, costrnito di ghisa e d'acciai Cl, bisognerebbe dare un peso maggiore della melit per avere la stessa po tenza, il che sarebbe svantaggioso per le difficoltà di fondere bene ragguardevoli masse di meLallo, per l'enorme lavora~ 1
RASSEGNA 'fECNOLOGlCA
Ziòne e oorrispondent.e macchinat·io che si richiedei'ebbe, infine pel complicato ed arduo sel'vizio delle colossali btJcche da fuoco. Rigu'àrdo alla spesa valga la seglien te con1,iclei·azio1ie, se per raggiungere lo stesso potere del cannone da 43 tonnellaLe di acciaio e· ferro occorrono almeno 60 tonn . di ghisa, e se fissìutno il prezzo della ghisa ltworala a 4,30 al kg. é i éàhnotii dì costh1~ zione inglese (acciaio e ferro) à 11,40 il kg., aYi'èmo peì due c:innoni equipol\enl.i un costo cli L. 86,000 circa per il cannone di ghisa di 60 tonn. e di L. 67,4-00 per il cannone dà 43 tonn., cl"acciaio e ferro. Se si aggiunge a quest' ultimo prezzo1 che rappreseu.:. t.erebbe il puro costo del Governo, il profitto del 25 peì· centd pei fornitori abbiamo ancora un prezzò minore. I tubi d'acciaio vengono temprati nell'olid per accrescere la ciurezza, la tenaciLà, l'elasticitàdelnietdllo, qualche volta però a spesè della duttilità. Questo pt·ocesso è ormai applicato in Inghilterra e in Francia a tùtto l'acchtio che serve pe1' la èost11tizione dei lubi da cannoni e i buoni risultati che se ne ebbero lo fanno ritenet'e come . altamente meritevole di cansider~zione nell'allestimento dei tubi a diametro costante, giacchè nei lingotti foll i di parti aventi dil;e1·so diametro, l'apèrazione della tempt'à pei'tùi'ba le mollecolari condizioni del metallo e agisce tlilterénLetnente a seco1Hla delle suè diYerse grassezze, intrtlduèendo nella inàss!t dellè ftJ1"ze mollecdl::tr'i in senso opposto, appunto come succetlè he!Ja ghisa quandd il raffreddamento 11011 ha luogo gi·acfatarrtei1U1: L'aumento di dùrezta e la din1it1Uzion~ nel pe1• èenlo degli alltitlgamenti fomiti dttlla tenipt'tl. so11ò fatti degl1i di speciale ossemt:.1ione e cli studio, siccori1e quelli clie potrebbero modificare gli ttt-= tmili p1'océssi di fabbHéazidiie dell ti bocclrn da fuoco aliti scopo tli renderle più sicure e ad un tèmpo più potenti. Dal 11872 l'tt~oinio i11 liso riou ha sètlsibilrtienle trlutato di qualità e le pro,'è mecca11icl1é, fatte co i saggi di pi·ova pei· costatare lè suè proprietà fìslche, hdnno sempre vat·iato fra i medesimi limiti. Un acciaio doke che l:lsige tlilo sforzo alli rotlttra di 4882 kg. pei· cm. q. temprato ueWolio ne esigè kg. 7402 . L'acciaid htm tempntto raggi ung~ il suo liI11ite estremo cli elasticità cdtl .2047 kg. per ctù, q. , quello tehlpi·ato con 4882 kg.
CANNONI A FILO
b\ccrA.ìt> E CÀNNONÌ ACCELERATORI
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È qdinéli e,,idetite che la tenip11a aurrt~htrt non solo la tehacila dell'acciaio mà in-molto nia.ggìoi· propo1'zioi1e la slla éltlsLicilu.. Non è ancora shibilìto quale debba essérè il grado di calote pet' Ja miuìior te1i1pht, variando esso secondo le qu'.tlità del-I' acciaio: n , eppet'ciò per i tubi da cannone è determinato volta a ,;ollft dedu...: cendolo da esperitìleIHi sopra pezzi di tubo tagliati dalle est1'emhi1, gìacchè fu constatato che l'àéciaio bi~LLuto al maglio 11iet10 calore rlchietlé di qùeìlo nietio tletiso o piu dolce . Nell'ordinai'Ìo sistema di fabbricazi_one Arn1strong, la pat'le n1aggioi·e, sè non tutta, dello sfoi·io longitudit1ale è sopportala dal tubo ihtei·no, mentre iti quello W061\Vich, pel modo col qtrnle sono sonapposti e i·esi solidali i manictllti, unà parte dt quello sfof·zo viene pure ad essere sopportata dai ìrlàhlcotti stessi. L'allargamento del! a camera è là sua forma èoìiièa serve pure' ad aumerHa1'è la i'esi-' stenza del cannonè allo ~forzo loììglttldin.àle . . I progressi più salienti fatti ultimamente nellà éostruziòne dei éannoni a Els,viék si i·ìferiscoho agli studi ed esperimenti irttorno al sisterha èòsì. detto a 1iastro. 1 buoni 1'isultati avuti con un cannone da 6 poli. èostruiLo col nuovo metodo haniiò concloLlti subi to alla fabbdcaziol:J.è di quelli da. '10 e da '13 poli., il primo con u1f peso di solo 2,1 tonfi . e l'uitimò di 44, entrambi più sicllri é più pòtenti dei cahnor1è da 112 poli. i3 4-3 tòlihellate dei lipo ArtììstrDng ordinario . l>foirn di proèétÌ'en3 ti.llà clèsci'Ìzione t1i qtiesto ìiuay!J sistèttia di fabbricazione sarà utile cli conoscere in argomento l'opinione dél'l'AfoisWòng st13sso esposlà iiì mià pltliblicà iètturà.. , « Il i_:froble1na tuttora Jnsolt1lo· cohv~iiièntemèntè, ègli ~cri ve, tli « aììmènta'ré la potèni a senfa eèceder~ nel pesò dèiie m'lìglierie, << clefo èsserèi sempre presèilte, ecl è pér ~uèsto che io debbd ora « parlare d1un sistemà cli costi'l1:dtìtie ché, qua.nttJ.Ìiqdé iWn sia afl: << éofa passato àttraverso ad una -serie dì sperimenti completi, « pure ha già dato. risultati tali pei· cui esso inei·i la una sei1ia atteh 0 « zioue, qtleÌlo cioè cònsistehte nell'avvolgere il wbo interhò éon « filo o nastro d1acciaiò. « Per color:o che l'iguardanò già il pielòéld di cosli'uzionè a ctJils << èomè delìciènte pèF la sctH·sa 1·esistèhza iI1 sensd ldfigitdc1iMle,
RASSEGNA TECNOLOGICA
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« questo nuovo sistema parrà addirittura erroneo, ·essendo in esso
CANNONI A FILO D'ACCIAIO E CANNONI .~CCELERATORI
« nulla/aderenza fra le diver;:;e spire; ma coloro che considerano << la costruzione a cerchi co~rn la- migliore possibile, saranno tratti « pure a .riguardare quella a filo che vi si rassomiglia, come un « progresso per l'aumentata resistenza che essa offre agli sforzi \\ tangenziali sviluppati dai gaz della polvere. L'acciaio in filo· o in « nastro possiede una tenacità ed una omogeneità che di gran lunga « supera qualunque altra foggia e applicandolo nella costruzione « dei cannoni noi potremo per ~sso avere in ogni strato la giusta « misura di queste sue proprietà. L'idea di adoperare il filo a que« sto proposito non è nuova; essa fornì oggetto di una patente « presa dal cap. Blakeley in febbraio del 11855 e pc,chi mesi dopo, « di una dal sig. Longridge. Più tardi il sig. Brnnel concepiva la « medesima idea e, ignorando l'esistenza di quelle patenti, mi com« metteva un cannone da costruirsi su quel principio, progetto « che dovette essere da lui abbandonato quando seppe che l'idea « era già stata patentata prima ». ' « Il sig. Longridge ha più volte insistilo su quel progetto e lo ha « anche più volle portalo in discussione, proponendo una forma di « cannone speciale per ovviare agli appunti di mancanza di resistenza « in senso longitudinale. Ignoro però se il suo sistemà siasi mai aL« tuato. Sul teorico :vantaggio cli un tal sistema non vi può essere ~ dubbio alcuno; ma le difficoltà sorgono quando vog-liasi mettere « l'idea in pratica, e nessun~i soluzione · del problema può essere << accolta senza che si produca e si provi un . cannone di questa . « specie. « La mia attenzione fu diretta su questo punto fino dal 1877 « dopo che le patenti precedenti, non essendo stat~ più rinnovate, « non potevano più avere e!Ietto; e dopo cli avere eseguite alcune « esperienze sopra piccoli cilindri fasciati di filo, intrapresi Rei « 1879 l'allestimento di un cannone a retrocarica d,1 1O poli. che << fa terminato nel seguente anno. e sottoposto quinèli ad alcune « prove di tiro impiegandovi forti cariche. · « Essendo rimasto soddisfatto di questo primo risultato, ne co« strussi un secondo di calibro maggiore (circa mm . 26) lungo 29 « calibri e pesante :iM tonnellate. .« Nel primo cannone la resistenza longitudinale era· sopportata
« dal solo tubo interno; nel secondo invece uno strato di filo av« volto in senso longitltdinale fu interposto fra ogni 4 strati di filo « avvolto in senso trasversale.
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<< Gli strati longitudinali furono assicurati al cerchio porta-orec« chioni e ad un cerchio di culatta, regolando la loro resistenza in « modo che ~ssi soli avessero da vincere lo sforzo longitudinale, << indipendentemente dalla resistenza del tubo. Il tuLto fu avvolto da « manicotti col triplice scopo di dai· protezione ai fili, di ·mante<< nerli uniti se qualcuno degli esterni si rompesse, di aggiungere « resistenza al cannone: ed esso di fatti ha dato risultati di gran « lunga migliori di quelli del sno predecessore da 6 poli. << Circa alla migliore forma della sezione del filo io preferisC(} « quella quadrangolare perchè più favorevole ad essere ripiegata << sopra un cilindfo, quantunque il filo a sezione circolare possegga« maggiore resistenza )). Le linee principali del nuovo sistema Armstrong sono: un tnbo· d'acciaio cli pareti grosse ,J 12 calibro circa sul quale è avvolta per la grossezza di altro 1(2 calibro, su parecchi strali, una verga piatta d'acciaio a sezione rettangolare, parte circolarmente e con tensione variabile in ogni strato secondo la disLanza di questa dall'asse, e· parte longitudinalmente, il tutto ricoperto con manicùUo d'acciaio o di ferro di diverse lunghezze, con interposto un metallo dolce, che aumenta· l'aderenza dei manicotti ed aggiunge alla resistenza delle parti agli sforzi longitudinali. I pàrticolari di costrnzione sono più ampiamente specificati nellepatenti, dalle quali si estraggono le seguenti notizie: Il nastro è avvolto intorno due tamburi montati sopra un'arm·atura che si muove per l'azione di una lunga vite in direzione parallela all'asse del tubo da cerchiarn, il quale girando sopra un to'rniosvolge il nastro dal tamburo per cingerlo intorno a se stesso. I due tamburi sono adoperati altemativamente per non foterrom. pere l'operazione e scorrono , girando, lungo un albero a sezione quadrangolare, mercè l'azione dei rotismi di un tornio mosso per mezzo di un piccolo motore idraulico a tre cilindri, col quale, regolando l'apertura di alcune valvole cli emissione, si può determinare la velocità di rotazione più conveniente . La tensione del filo d'acciaio vien regolata e controllata mediante ANNO
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VOL. I.
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CANNONI A FILO o' ACCI.UO E CANNONI ACCELEnATORI
RASSEGNA TECKOLOG!CA
una ruota d'aUrilo innestata all'estremilà di ciascun albero, sulla quale è avvolta una molla a nastro, che è più o meno serrata sulla circonferenza della ruota coll'aggiungere o togliere alcuni pèsi. Per avvolgere il filo sopra i tamburi si fa uso d'un verricello a mano. Esso viene poi avvolto sul tubo fra due manicotli d'acciaio investiti alle estremità del medesimo, i quali servono e contenere ed _a fissare le estremità dei fili stessi di strato in strato, oppure, se 11 filo è bastantemente lungo, dopo due o più strati. Per assicurare la resistenza in senso longitudinale fra due o più strati di spire s'inlerpongono strali o fasci di filo avvolti a spirale in direzione dell'asse del pezzo, costrelli alle loro estremità colla p~essione di cerchi eslerni e quindi da un forte attrito, oppure, più vantaggiosamente, assicurando i capi di questi fasci di filo entro solcature circolari praticate nelle facce interne dei manicotti di spalla che servono a conlenere il filo trasversale. QuesL'ultimo adattamento permette, coll 'avvolgere il filo a caldo, cli slabilire una tensione iniziale in questi fasci, la quale aumenta la resistenza agli sforzi longitudinali. Per aumentare poi l'aderenza dei due tubi sovrapposti, si torniscono esternamente fino ad una certa profondità i due capi del tubo interno per parecchi centimetri di lunghezza, quindi si praticano sulla superficie cilindrica risultante e su quella corrispondente del ~ubo esterno alcune solcature a spira, oppure circolari, e quando i due cilindri sono investiti uno sull'altro, si versa nella cavità anu-· lare bronzo fosforoso od altro metallo simile. Un secondo modo suggerito e messo in pratica dall'Armstrong, per fissare due cilindri uno sull'a!Lro, quando quello interno deve sottostare a sforzi longitudinali, consiste nel praticare alcune pie-, cole indentature circolari sulle due superficie di contatto, di avvolgere sul tubo interno un foglio sottile di rame od altro metallo tenero e cli sovrapporvi in tensione il cilindro esterno. Su questi principii furono costruiti dal!' Armstron110 3 cannoni uno da poli. 10, un secondo da poli. 12 ed un terzo da poli. Il primo è costituito da un tubo d'acciaio tornito, sul quale sono da~pr!ma investiti in tensione i cerchi d'appoggio por le estremila d~i fil_1 che avvolgono la parte anteriore del tubo, interponendo fra d1 essi ed il tubo un sottile involucro di rame per accrescerne l'ade- -
rn'.
sione. Il tubo così preparalo è disposto sul tornio per ricevere il nastro d'acciaio, dopo di ches'inlroduce il cerchio po1·ta-orecchioni forzandolo parte sulle spire e parte sul cerchio adiacente; quindi si procede alla cerchialura. composta di 20 strati circolari intercalati con 4 strati longitudinali. Sulla cerchiatura a nastro viene final-. mente introdotto· un ultimo strato di cerchi di ferro fucinato che completano il cannone. · I pesi delle singole parti sono approssimativamenle i seguenli : tubo d'acciaio compresso aJlo stato liquido, tonnellate 7,28; nastro d'acciaio, tonnellate 5, 93; cerchi e parti di ferro, lonnellaLe 7, 79. 'Totale tonnellate 2 1. II cannone da 13 pollici pesa invece 44- tonnellate e nei parli.colari di costruzione differisce alquanto dal precedente. Esso è. privo di orecchioni ed il cerchio che li avrebbe portati è sostituito da un cerchio d'acciaio che ha quattro nervature a sezione rettangolare le quali vengono ad incastrarsi in quattro corrispondenli ·scanalature praticate in u'n ceppo d'acciaio _unito all'afiusl.o. Un altro perfezionamento importante intr()dotto nella costruzione di questa seconda bocca da fuoco consiste nell'avvolgerne strettamente la culatta fin oltre la camera con un manicotto d'acciaio interponendovi bronzo fosforoso nel modo sopra indicato. Ques to secondo lubo, inteso ad aumentare la resistenza agli sforzi lon11itudinali , permise la soppressione degli strati di filo avvo!Li in s~nso dell'asse. Ecco alcuni dati di tiro del cannone da pollici ·1 O: 1
Carica libbre
Proietto libbre
Lavoro Lavoro Vel ocità Pressione per -tonnel. totale iniziale di metnllo tonnellate libbre piedi
300
ioo
2238
-
300
500
2150
67000
tonn. piedi
piedi
·-
-
760
160ù0
1
Il cannone Armstrong da 43 tonnellate, di costruzione ordina1fa lancia un proieuo di 700 libbre con 330 libbre di carica con un~
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CANNON I A FILO D'ACCIAIO E CANNONI ACCEl,ERATOlU
velocità iniziale di iJ 845 piedi e producendo alla bocca un lavoro di 16500 tonnellate piedi . Un cannone a filo d'acciaio, pesante sole 24 tonnellate, dà quindi la stessa potenza, la quale venendo inoltre impressa sopra una superficie meno ampia, produce una penetrazione maggiore. Da queste cifre si può arguire che anche adoperando esclusivamente l'acciaio, i grandi costruttori d'artiglierie non potranno arrivare mai, coi metodi usati fin qui, a produrre cannoni d'una potenza pari a quella dei cannoni a filo.
da 35 strati di filo grosso po li. 0,08 dalla culatta al centro dell'anello porta-orecchioni e per 16 strali da questo punto a circa metà della volata. Un inviluppo di rame grosso 8 mm. ricopre tutto ìl filo; l'otturatore è d'acciaio. Ecco alcuni dati su questi cannoni:
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Un altro sistema per assicurare la resistenza agli sforzi longi tudinali prodotti dai gaz della polvere è stato proposto in Francia, dal capita_to d'artiglieria Schultze: un primo sperimento fattone con un cannone da ,15 cm. ha dato tale impulso al suo sviluppo, che non solo la marina francese ha deciso di fare più estesi esperimenti, ma anche l'America sta allestendo un cannone di prova co· strutto con questo metodo. In Francia sono in corso di esperimento 6 cannoni di diverso calibro; alcuni a corpo di ghisa, altri d'acciaio. I primi sono fusi e lavora.ti" a Ruelle; i secondi sono fusi e temprati nell'olio a SaintChaumond, e la lavorazione del cannone è fatta a Lille. Un cannone da 34 cm. a tnbo d'acciaio ultimato, nell'anno decorso, fu sperimentato al tiro nella scorsa estate a Gavres e quattro · altri cannoni da 24 cm . a corpo di ghisa, nonchè uno da 1O cm., dovevano essere successivamente sottoposti alle identiche prove. Nel cannone da 34 em. il filo ha il diametro di poll. O,H8 ed è avvolto soprn 43 strati per una grossezza di poli. 4,42; esso è ricoperto esternamente da un manicotto di ghisa inteso solo a proteggerlo dagli urti . La resistenza del filo è cli 200 kg. per mm; e la tensione iniziale eguale ad 1/ 3 della sua estrema resistenza. La resistenza longituclinaie è as~icurata mediante 12 sbarre d'acciaio del diametro di poli. 7 1/2 disposte fra il cerchio porta-orecchioni e il cerchio di. culatta ed assicurale a questi cerchi con dadi a vite. · Furono provate due cariche e due proietti diversi; le cariche pesavano 4:40 e 330 libbre; i proieUi 990 e 933. I cannoni da 24 cm. sono costituiti da un corpo di ghisa; in uno di tali cannoni il corpo è tubato, gli altri no; essi sono avvolti 1
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La resistenza agli sforzi in senso longitudinale nei cannoni Schultze è grandissima, poichè, ammessa per le sbarre d'acciaio una resistenza alla rottura di ,J 00,000 libbre per pollice quadrato, quella resistenza salirebbe ad oltre 50,000,000 di libbre. mentre la pressione sulla testa dell'otturatore sarebbe limitata a soli 6,000,000 circa di libbre supposto che la pressione dei gaz sia di 40,000 libbre per pollice. Questo eccesso di resistenza è veramente enorme, anche tenendo conto di tutti gli accidenti che potrebbero arrivare. Il dia;netro dell'otturatore fu fissato a 59 poli. e la grossezia delle pareli del · cannone furono calcolate in 9/'1 O del calibro. Coi dati esposti si può con una certa approssimazione avere un'idea generale della bocca da fuoco. Non rimane che a vedere in qual modo siano assicurate le estremità dei fil i, particolare import~ntissimo in questo genere di costruzione, essendo la tensione iniziale da darsi al filo il terzo almeno del carico di rottura . , . Ecco come si esprimono a questo riguardo le patenti preSf) del1 inventore nel 11875: · « La prima parte della mia invenzione si riferisce al modo di as« sicurare l'estremità del filo, in tensione, col!'.introdurlo in una
1
mo
CANNONI A FILO D ACCIAIO E CANNONI ACCELERATORI llASSEGNA TECNOLOGICA
« mortasa più piccola del diametro di detto filo. La seconda parte « sul modo di fissare questo cannone sull'affusto mediante la combi« nazione d'una cassa cilindrica, d'un cerchio a sostegno e di corpi « elastici, in modo che l'urto prodotto dal rinculo del pezzo sull'af« fusto si converta in una pressione. « Il metodo per assicurare i filicdeve avere parecchi requisiti; es« sere semplice, sicuro, ed occupare poco spazio, inoltre deve per« mettere di dare al "filo una tensione costante. Un mezzo per otte<i: nerli tutti è di comprimere parecchi fili fra due pezzi a superficie <e rugosa allo scopo di produrre piccole curvature nei fili. Lo schiac< ciamei1to è prodotto da viti o da cunei, ma il mezzo che prefe« risco e di mia invenzione, è di inserire il filo in una fendi tura « sezione rettangolare fatta in un pezzo d'acciaio temprato di lar- · « ghezza un poco minore del diametro del filo, d'introdurre il filo « in questa fenditura e schiacciarvelo ìn modo da formare un vero « ribadito. << I pezzi d'acciaio che costituiscono i punti d'attacco delle estre« mità del-filo sono collocati trasversalmente a un ·canale dove ven« gono a disporsi le estremità dei fili di ogni strato. Il filo che si « vuole fissare viene ad appoggiar:5i sull' otlo della fendi tura e, « mentre rimane in tensione, un colpo di martello lo fa penetrare « nella fenditura e ve lo lascia, senza che quella venga a.dimi«· nuire ». Negli Stati Uniti l'idea.d'impiegare il sistema di costruzione a filo pei grossi cal·ibri' fu accolta molto favorevolmente e, in seguito alle numerose proposte fatte dalla Commissione speciale, venne stabilito di sperimentare le seguenti bocche da fuoco: 1• Un canhone di ghisa da ,1O·poli. rinforzato in culatta per . mezzo del filo d'acciaio secondo il mètodo W.oodbridge con saldatura di bronzo, un metodo spiccio ed economiço per . fornire di artiglierie potenti le batterie eia costa, 1µentre si sta studiandone o costruendone di molto maggior potenza e ·di più complicata costruzione; 2° Un cannone da 1O poli. a tubo interno d'acciaio di costruzione simi.le a quello prop9sto dal dott. .Woodbridge. Un cannone di tale si!-tema era stato giit allestito nell'arsenale di Frankford; ma sottoposto alla prova di 93 colpi, 83 dei qiialÌ
a
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sotto la direzione della Commissione governativa, esso scoppiò in due pezzi sotto una pressione interna di 80,000 libbre per poll. quad., misurata coll'apparecchio Rodman. Un accurato esame e prove meccaniche eseguite sopra alcune parti di questa bocca da fuoco avendo però rivelato che la saldatura ne era stata imperfetta ed il raffreddamento irregolare, fu deciso di ritentare le prove utilizzando il macchinario impiegalo per il primo cannone. Allo scopo poi di assicurare una maggiore · resistenza longitudinale alla bocca da fuoco si applicò il sistema delle sbarre d'acciaio nel senso dell'asse, più sopra descritto. · 3° Un cannone da 8 poli. progettato dal signor D. Hotchkiss e proposto dal presidente della Commissione, formato d'un tubo d'acciaio, avvolto con filo d'acciaio, e di cerchi, fu plll'e indicato come meritevole cli prova affinchè, dalla molteplicità dei tipi, potesse più sicuramente sorgere il meglio adatto al nuovo metodo di costruzione. Volendo tentare ogni via,, pur di riuscire a risolvere il problema della resistenza in senso longitudinale, fu autorizzato finalmente l'allestimento d'un 4° cannone da 9poll. secondo il metodo Schultze. Questo cannone peserebbe circa 48 tonnellate, o consisterebbe d'un tubo d'acciaio compresso allo stato liquido, avvolto di filo cl' acciaio; di 8 :;barre d'acciaio per collegare la parte posteriore agli orecchioni, e finalmente di un ordine di cerchi e di manicotti. La sua lunghezza sarebbe di 30 calibri. Assumendo per la resistenza delle sbarre d'acciaio che collegano la parte posteriore agli orecchioni la cifra cli 100,000 libbre per pollice quadrato, e fissando a 40,000 libbre per poli. quad. la pressione svilnppata dalla polvere sulla testa del!' otturatore, la pressione totale esercitak't sull'otturatore sarebbe circa di 1/6 della resistenza opposta dalle 8 sbarre di collegamento, il che costituirebbe un eccesso di resistenza tale da premunirsi contro qualunque anormale pl'essione. Il corpo del cannone potrebbe, secondo questi calcoli, essere fatto cli ghisa tubata d'acciaio, e 'per i calibri minori anche di sola ghisa. 1
Nel terminare questi .brevi cenni sul nuovo metodo per la fab· bricazione delle bocche da fuoco di gran potenza, non si può a meno
CA NNONI A FILO D'ACCIAIO E CANNONI ACCE LERATORI
RASSEGNA TECNOLOGICA
di osservare che, se i buoni risultati già ottenuti, così in Inghillerra come in Francia, fossero convalidati dalle esperienze americane, essi potrebbero condurre a risolvere le grandi difficoltà economiche che si opposero finora alla sollecita costruzione di una numerosa e po· · tente artiglieria da costa, la quale inolLre avrebbe il pregio di essere rèlativamente leggera e di non richiedere l'impiego di complicati e costosi congegni meccanici pel servizio. Seguendo questo nuovo sistema, si verrebbe a dar nuovo rilievo ai vantaggi offerti già dalle artiglierie cerchiate $U quelle non cer-. chiate; aumentando ancora la loro suddivisione in parti relativamente leggere, facilmente allestibili, di più omogenea costituzione e di minor costo, suddivisione tanto più necessaria ora che si esigono nei metalli condizioni di resis tenza severissime, poichè permetterebbe un più accurato controllo, una conoscenza perfetta delle loro proprietit fisiche, ed un'applicazione sicura delle moderne . teorie sulle tensioni iniziali e sui graduali limiti di elasticità dei diversi strati. Se prendiamo infatti a considerare il cannone Armstrong da 11O poli. noi scorgiamo che la parte di esso più difficile ad essere allestita, il tubo interno, pesa solo tonn . 7,28, mentre le altre che rappresentano una minore difficoltà di lavorazione, come sarebbero i cerchi e il nastro, banno pesi e dimensioni lirniLaLissime. La semplicità e.il poco peso di queste parti dari:t agio ai paesi in cui le industrie tecnologiche e le metallurgiche non sono così fio· renti, di emanciparsi da quelli più fortunali e di impiegare le .macchine ed i congegni degli stabilimenti militari gii:t esistenti. Rispetto al vantaggio economico, le cifre seguenti sono abbastanza . eloquenti: Un cannone Armstrong da 1100 (tipo ordinario) costa lire 4,J4,500, mentre un cannone da 100 tonn. sistema Longridge ne costerà solo la metà; Un cannone di ghisa da 12 poll. di 60 tonn., tubato e cerchiato d'acciaio costa non meno di 4 1150 lire per tonnellata di cannone, mentre uno cf egual potenza, costrutto col sistema ora descritto, ne costerebbe sole .3240 circa. E per conchiudere, ecco il preventivo della spesa per l'allesti1
Hi3
mento è per la prova dei cannoni a filo da sperimentarsi agli Stati Unili d'America: Tipo N. 1
Costo presuntivo della fabbricazione
l
1
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· com-\ ' Tipo Costo di_ogni colpo >> pneso 11 consumo della » bocca da fuoco »
..
»2 »3 4
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1
N>; 1 •. 2 »3 »4
Lire italiane 59,385 1136,425 » » 60,990 » 129 ,,U6
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4"5,00 55·1,50 33,1,00 445,40
· Qualche volta avviene, che in certe applica1.ioni tecniche le innovazioni più radicali, conducenti a rivolgimenti completi di sistemi da Junahi anni in uso, sono proposte da coloro che di scienze .meno q professano. Nè è meraviglia, poichè, ment!'e ordinariamente l professionisti badano a perfezionare i sistemi già in uso i non professionisti possono escogitare nuovi sistemi conducenti per vie diverse a perfezione maggiore: ond'è che le invenzioni proposte da uomini estranei all'arte ed alla scienza cui quelle invenzioni si riferiscono , non debbono mai essere disprezzate dagli uomini specialisti. Ricordiamo la ~rruerra di Secessione americana, durante la quale . sorsero e jnaiaantirono poscia le invenzioni delle torri girevoli, delle o~ . mitragliere, delle armi a ripetizione, della corazzatura delle na v1 , ecc. ecc. A quel periodo si deve la prima idea del sig. Lymann di aumentare la potenza delle bocche da fuoco coll'adoperare una carica molto piccola per porre in movimento il proietto, e mentre questi si muove, cli fare esplodere successivamente nuove quanti tà di polvere, in modo da introdurre nell'anima successive quantità di gaz e tornare così ad aumentare la tensione interna. Ripartendo convenientemente le quanti là di polvere per le ·catiche che debbono esplodere successivamente si può, con piccolo sforzo dilaniatore, ottenere velocità iniziali considerevoli, ed assicurarsi della complela accensione di tutta la po.lvere. Il primo cannone nel quale fu tentalo di applicare questo prin-
RASSEGNA TECNOLOCIGA
cipio, 18 anni or sono, era di piccolo calibro (cm. 6,5), di ghisa, ed aveva un ingrossamento considerevole nella parte inferiore della culaLta, entro la quale erano.praticati quattro fori nei quali si avvitavano 4 camere d'acciaio che servivano a contenere altrettante piccole cariche. La comunicazione coll'esterno per l'introduzione della polvere era costituita cla un canale di circa 5 cm. di diametro chiuso da un tappo a vite con una valvola munila alla parle interna di un fondello di rame che, dilatandosi, impediva le sfuggite dei gaz. Con un proietto oblun::o d'acciaio, lungo 7 calibri e colle 4 camere piene di polvere si sparò contro una piastra di ferro grossa cm. 12, 7 appoggiata ad un cuscino di quercia grosso om ,46 a ,187 metri di distanza. Il proietto traforò interamente la piastra ed il cuscino, e si fermò a 100 m. oltre il bersaglio. Ora che gli sforzj degli artiglieri sono intesi ad ottenere una rilevante potenza di perforazione, il colonnello J. H. Kaskell fece rivivere l'idea del Lymann e propose al Comitato d'at·liglieria degli Stati Uniti di fare alcuni esperimenti, con un cannone da 15 cm. costruìto su quel sistema, previe alcune modificazioni. Un cannone di questo tipo è stato fuso ed allestito non ha guari dalla Reading iron Corr11pany di Filaclelfia ed inviato poscia al poligono di Sandy-Hook. E~so ha il calibro di 6 pollici; è lungo metri 7,50 e pesa 25 T. Consta di un tubo d'acciaio rivestito da un corpo di ghisa diviso in due parti; quella posteriore è fatta in modo cla presentare inferiormente quattro protuberanze contenenti le camere per le cariche, ognuna delle quali è capace di 12 kg: di polvere: la parte anteriore è avvit.ata sulla prima. I primi tiri con questa bocca da fuoco furono eseguiti nel ·settemhre ultimo scorso (1883); uno colla sola carica posteriore di kg. 5,40 la quale impresse al proietto pesante kg. 49 la velocità iniziale di 324 m.; un secondo con carica di kg. 6,75 sviluppò una pressione interna di 7.20 kg. pcrcm9 ., un terzo con due cariche cli kg. 6,75 l'una disposta posteriormente al proietto e l'allra nella 1• carnera successiva; un quarto con 3 cariche pure di kg. 6, 75 e finalmente un quinto con due cariche, una posteriore di kg. 6,75 ed una nella 1a camera, di kg. 9. La pressione avutasi sull'otturatore in questo ultimo colpo .fu di 705 kg. per cm'. e la velocità iniziale raggiunse 1
444 m.
·
15~
CANNONI A FlLO D'ACCIA IO E CANNONI ACCELERATORI
In ottobre e novembre dello stesso anno (·1883) furono continu~ti gli spari per la ricerca della qualità di polvere che meglio convenisse a questa specie di artiglieria, ed alle singole camere in relazione della loro postazione. Dei 3 I colpi fatti a questo oggetto ecco i risultati di alcuni , i quali possono già. offrire un termine di confronto coi risultati analoghi che si possono ottenere da un cannone del medesimo calibro di costmzione ordinaria:
FonzA VIVA tot-aie
VELOCITÀ
PENETRAZIONE
iniziale
d:inamòdi
'111,.
nel ferro cm.
PESO
P ESO TOTALl!I
del proietto kg.
della carica kg.
49,5
37,60
72.0
532
H, 5
49,90
37,60
7i0
540
45,7
50,30
39,55
800
560
50,2
36,70
685
H2
42,7
70,20
39
no
455
46,4
49,90
4,i:,50
832.,35
562,50
5·1,6
70,20
42,60
805
475
50,6
49,90
49,50
870
587,50
55,0
68,45 I
La gillata del 3° colpo con 30° di elevazione fu di 12 chilometri, e quella dell'ultimo, colla medesima elevazione, di m. 12,872 circa. La pressione sviluppala non fu che di 9000 kg. circa, per cui poLendo questa salire in tale bocca da fuoco a 13,500 kg. senza metterne a repentaglio la resisLenza, si potrà ottenere colla carica massima una gittata di 16 km. ed un potere perforante di 60 cm. di ferro. Ora col cannone francese da cm. 15,5 che lancia un proietto di 40 kg. con soli kg. 9 di carica non si ottiene che una velocilà iniziale di 470 m., una gittata massima di 9 km. e mezzo ed una velocità restante a tale distanza di 160 metri; e in un esperimento-
H,6.
RASSEGNA TECNOLOGICA -
CANNONI A PILO D1ACCIAIO, ECC.
fallo da Krupp con un suo cannone da 15 cm. d'acciaio cerchiato egli riuscì, è vero, a lanciare un proietto di kg. 50,500 con una velocità iniziale di 50'.2 m., ma sotto l'enorme pressione di kg. 18,000 circa per pollice quadrato, mentre che col cannone Lyman sarà ·possibile di lanciare un proietto lungo quattro calibri, pesante 70 kg. circa, capace di forare 60 cm. di ferro con una pressione non mollo superiore a 9,000 kg . .Per pollice quadrato, il che equivale a dire che si potrà lanciare un proietto pesante il doppio degli ordinari, con una velocità iniziale maggiore e con una pressione interna, minore della metà. 1
RIVISTA ESTERA
LA SPEDIZIONE FRANCESE NEL TONKINO
Nel 184-8 ed anni ,seguenti, i mi,ssionari cattolici nell'Annam ebbero contrasti col governo del paese; nel 1857 uno di essi fu decapitato. La Francia era allora nella pienezza delle sue forze e non aveva brighe in Europa; le parve opportuno di cogliere quest'occasione, per estendere la sua inOuenza nel!'Asia. I giornali gridarono alla persecuzione del cristianesimo, parlarono alto della missionr. di civiltà che incombe alla Francia, e l'opinione pubblica, avvezza per lungo uso a comprendere tale linguaggio, fu subito preparata. ·Fatte pro forma alcune rimostranze diplomatiche, si allestì una squadra , la quale verso la :fine d'agosto 4858 apparve sulle coste dell' Annam . La Spagna invitata mandò anch'essa alcune navi che unitamente alle francesi, bombardarono la città di Turon. Con questo parve agli Spagnuoli d'aver fatto abbastanza per la civiltà e il cristianesimo; ma i Francesi non avevano cominciato la questione per finirla così presto . Il 41 febbraio dell'anno seguente (1859) l'ammiraglio Rigault de Geuouilles au.accò e prese la città di Saìgou; nè potendo andare più oltre per mancanza di truppe, vi pose guarnigione e in novembre dello stesso anno ritornò in Francia . Quivi fece rapporto all'imperatore Napoleone di ciò che aveva osservato, in un anno di permanenza sulle coste del!' Annam, e forse allora, per la prima volta,· le aspirazioni della Francia ad nn impero coloniale in Asia presero forme concrete, e si pose l'occhio sul ;ronchino, vasta provincia cli Hi milioni d'abitanti (75 per chilometro quadrato),
RIVISTA
ESTEllA
ricca di prodotti agricoli e di miniere d'oro e d'argento, · e costituente il miglior passaggio dall' Annam alle regioni sud-oriental i dell'impero .cinese. , Appunto con questo impero aveva aflora la Francia una contesa, · anzi una ,guerra e, o fosse per non imbrogliare la matassa, o più probabilmente per le condizioni politiche d'Europa, credette di non dar seguito, per il momento, ai suoi progetti sul Tonchino. Ma nel · ·1861, accomodate le sue faccende coll'impero celeste, e fattasi più tranquilla la situazione in · Europa, parve ·tempo di ripigliare il filo ,delle vecchie questioni coli' Annam. E inutile parlare delle trattative fatte coll'intenzione di non conchiudere. Accenneremo soltanto alle operazioni militari. Il 2i aprile 186'1, l'ammiraglio Charner bombardò e prese la fortezza di Quiuoa, nelle vicinanze di Saigon, il che gli facilitò la con·quista· clell'i~tera provincia. Il 1,i aprile dello stesso anno s'impadronì di Mytho sul fiume Cambodja, il che gli diede il dominio degli .sbocchi di detto fiume. L'ammiraglio Bonald, succeduto a_l precedente, -continuò con successo l'e operazioni, pel resto del '18(H ed .il principio dell'amio seguente; finchè il 2 giugno ·I862, l'imperatore dell' Annam, Tu-Due, si pemrnse ad accettare un trattato, detto di Saigon, col -quale cedeva àllà Francia tre provincie: Saigon, Bienhoa e lV!ytho. Così nacque la Concincina francese; a cui nel 1863, fn aggmnta, cogli stessi mezzi, la città cli Cambodja sul fiume dello stesso nome ·.e nel ,1867, le provincie di Vinhlong, Schaudoh, Hatien. ' Se<ruÌ una lunga sosta, durante la quale il pensiero e l'attività ,dell/Francia furono rivolte altrove. Dopo il 1867 aveva fissato l'idea nella futura campagna contro i Tedeschi e dopo· il 187·1, ebbe, per . qualche tèm po, abbastanza da fare onde rimettersi in forze. l\'.Ia nel 1874, già rinfrancata, vogliosa d'agire e costretta all'inazione in Europa, si risovenne della missione di civiltà che le ~ncomb~ in Asia ,e ritornò a Tu-Due. Il quale preferì questa volta d1 non ritentare la prova e accondiscese a quanto gli venne domandato; cioè confermò le cessioni già fatte, si obbligò di sottomettere la sua politica estera al rlisto del governo francese e di .aprire al commercio estero i porti di Haiphog, Thinai ed Hanoi, nel Tonchino, ammettendovi consoli ,francesi con guardia propria. Così per la prima volt-a la Francia mise piede nel Tonchino. Appena stabilito in Hanoi, il console francese pose mano a fortificarvisi. Nel 1875, sulle rive del fiume Rosso poco a valle di Hanoi, .si pose mano alla costruzione di un fabbricato, che fu chi~mato fat1
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toria, ma che era circondato da trincee e da fossi per cacciatori, come ·se fosse stato una fortezza. Quivi prese stanza Il console con una compagnia di fanteria di marina, e di fro~te gettò l'àncora una barca· cannoniera. Nessuno può dire che la consegna dei consoli fosse quella di attaccare briga coi mandarini, ma fosse pur stata quella di vivere in buon accordo, le contese erano uµ:i conseguenza naturale della situazione. A quelle ufficiali fra mandarini e consoli, si aggiunsero le popolari fra borghesi e soldati e crebbero . talmente, che l'occasione d'intervenire si offerse alla Francia più volte; ma questa, sapl'lndo che, . quando la causa resta, l'occasione ritorna, non ebbe premura di coglierla. Nel 4881, fra il popolo di Hanoi e la guarnigione francese si venne ad un conflitto abbastanza serio, che, per la sua importanza o per il momento opportuno in cui avvenne, segnò il punto di partenza cli una nuova ripresa di ostilità tra la Francia e l'Annam. Da Saigon partirono alcune cannoniere con truppe da sbarco; si piantarono davanti Hanoi e aprirono il fuoco contro la cittadella. Gli Annamiti fecero poca resistenza; le truppe sbarcate s'impossessarono, quasi senza comb.attere, della cittadella e delh.1 città. La facilità di tale conquista, dovuta in gran parte alla sòrpresa, fece credere agevolissima quella cli tutto il Tonchino, e come taie, venne presto decisa. Egli è vero che si ledeva con ciò l'alta sovranità . -della Cina, di cui il Tonchino è una specie di feudo; ma era questo un motivo per trattenere la Francia, i cui diritti sul Tonchino, risalgono (come disse recentemente il ministro Ferry), fino ai tempi di Luigi XIV? . Egli f pur vero che, dopo la conquisia di Hanoi, s~rsero da ogni parte stormi di bandiere nere (specie di truppa irregolare che fino allora non aveY}J fatto parlare di sè) e che le guarnigioni di Hanoi e di Haiphong ne erano circondate; ma non per questo si cambiò d'idea ; anzi l'opinione pubblica ritenne quasi la conquista com~ un fatto compiuto. Che più? Una commissione parlamentare pubblicò il ~M luglio 1882, sul JoiLrnat officiel de la Républiqtle França,ise, fra gli altri documenti, una tabella, in cui il ·Tonchino è segnato puramente e semplicemente come.. un poss~sso francese. Eppure allora appunto cominciavano i preparativi per conquistar) o ! . · . In princip\o dell'anno 1883 la Francia aveva già in Asia le seguenti forze, dalle quali venne · tratto il primo nucleo del corpo di spedizione-. . ~ra Hanoi ed Haiphog, unici punti .del Tonchino allora occupati -dai Francesi, stavano 6 compagnie di fanteria di marina; ~7 com-
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RIVISTA
ESTERA
pagnie della stessa truppa si trovavano nella Conciucina, ed alcune altre potevano, in un. tempo relativamente breve essere tratte dalla nuova Caledonia. Dalla Francia vennero in quel tempo spedite 3 batterie d'artiglieria di marina e circa '.zOOO uomini di fanteria. Questi ultimi furono ripaniti nelle compagnie suindicate, le quali per tal modo ebbero un effettivo di 150 uomini ciascuna. Di queste compagnie se ne scelsero 16, colle quali si formò un reggimento, detto di marcia, che, armato di fucile a ripetiziono, formò il nerbo principale delle truppe spedite nel Tonchino. Veniva appresso uu })attaglione di cacciatori Annamiti, comandati da ufficiali e sottufficiali francesi (circa 1000 uomini armati di fucile a retrocarica). Completavano il corpo di spedizione, le batterie testè giunte dalla Francia ('I 8 p<~zzi e ,i.00 uom ini). In tutto erano circa 4000 uomini di truppa, a cui occorrendo, potevano aggiungersi 500 della flotta. Intanto si provvedeva ad arruolare nella Conciucina un altro b.ttaglione annamita e si pensava di reclutare nel Tonchino stesso, fra gente del paese, cinesi e avventurieri d'ogni specie, un corpo irregolare di bandiere gialle, da contrapporsi alle bandiere nere. Il generale Bouét fu destinato al comando di questa truppa, ma non giunse sul luogo se non verso la metà dell'anno. Un commissario governativo (Rarmand) con poteri ·molti' estesi, fu posto a lato del comandante delle truppe. . Nelle acque della Cina si trov1i'va sotto gli ordini dell'ammiraglio· l\'.Ieyer, una squadra composta di due uavi corazzate (.4tlante e 'Victorieilse ), 4 incrociatori, ,1 lrnrca cannoniera, ~ torpediniere e ~ navi da trasporto. Nelle acque del Tonchino vi era poi una sezione, agli ordini del capitano di vascello Ri vière, composta di ~ avvisi ed iJ 1 barche cannoniere. Si m_ancava ancora completamente di piccole barche, a fondo piatto, capaci di entrare e manovrare nei canali e nei bracci dei fiumi. Queste giunsero ·dalla Francia più tardi e formarono la· :flottiglia. Oltreciò stazionava davanti (I Saigon, una così detta squadra di riserva, consistente in una vecchia corazzata (Tilsit) e 3 barche cannoniere. In questa città, jmportante piazza di commercio con porto ed arsenale, si fecero tosto provvedimenti per soddisfare ai bisogni di riparazioni, che potessero occorrere alla flotta e alla flottiglia. · · Il delta del fiume Rosso, che dovea costituire il teatro delle foture operazioni, è un terreno tagliato, per ogni verso, da ca nnli e da br~cci di fiume. Non vi è traccia di strada carreggiabile; ma solo mulattiere e seutieri. Folte siepi di l)ambù e gruppi di cespugl i, ristringono e coprono i corsi d'acqua e i sentieri per modo da intf'rcettare la vista. 1
161
II clima malsano per gli indigeni (che crescono e si moltiplicano, ma non hanno vita lunga) è micidiale per gli Europei. Un enorme squilibrio di t.emperatura fra il giorno e la notte rende necessarie ,molte . precauzioni nel vestiario e nel regime di vita . Non vi sono, sorgenti ; l'acqua dei fiumi e caµali è inquinata da· sostanze organiche, che rendono necessario non solo filtrarla, ma cuocerla, per renderla, se non buona, almeno bevibile. Da giugno a ,ettembre durano le pioggie, che allagano il paese e gli danno l'aspetto di un paese da cocodrilli . I trasporti si fanno a schiena d'uomo, perchè non solo mancano !e strade, ma pure i muli. Squadre d'indigeni detti Kitlis·, carichi di ba(ra(rli e vi veri e di munizioni seguono, a un chilometro di distanza; ÒÒ i corpi di truppa in ogni loro movimento. I pezzi d'artiglieria, dove non possono essere trasportati per acqua, vengono trascinati a forza di braccia. Perciò che riguarda le sussistenze, il paese, quantunque fertile e beu coltivato, offre poche risorse a una truppa; perchè produce soltanto riso, · nè gli abitanti mangiano quasi altro. Di bestiame teno-ono solo c1uello che è strettamente necessario alla coltura dei ç) campi, oltre qualche ciipra e qualche maiale. Perciò il corpo di spedizione non può fare assegnarnento se non sulle provvigioni che gli vengono dalla flotta, ed è questa una delle ragioni per cui i Francesi non poterono finora allontanarsi dalle rive del fiume Rosso, per spin~ gersi a nord, verso la parte sana del paese, verso le montagne dove sono le agognate miniere. Le operazioni compite nei primi mesi del ·1883 non furono di grande importanza ed ebbero generalmente un esito favorevole ai Francesi'. ma nondimeno bastarono per far comprendere che l'impresa era assat più difficile di quanto s'era. creduto. La prima cura dei Francesi era stata quella di rinforzare le guarnigioni di Hanoi e di Haiphog, unici punti che essi allora occupassero nel Tonchino. Comandava quest'ultima piazza il capitano di vascello Rivière. Non essendo ancor giunto il generale Bouet, detto ufficiale di marina, aveva inoltre la direzione suprema di tutte le forze di terra e teneva H sua disposizione, varie barche cannoniere, che si erano .internate nei bracci del fiume Rosso. Le bandiere nere che attorniavano Hanoi lo infastidivano; onde tentò di liberarsene con frequenti sortite. Ma la cerchia s'apriva da. vanti ai Francesi e si richiudeva quando erano passati. Tentò pure d'impadronirsi cli alcune posizioni fortificate a monte di Hanoi, ma le cannoniere, risalendo il fiume, incontrarono ostacoli naturali ed artificiali; nè senza il concorso di esse par.ve cònveniente di arrischiare un assalto. Più fortunata fu una sconeria fatta, in principio V
ANNO XXIX, VOL, 1,
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ESTERA . RIVISTA
di marzo, sulla riva destra del fiume Rosso; ma l'operazione più im11ortaote fu_qnella contro Nam-dinh, compita il '¼.7 del eletto mese. Cinque barche cannoniere rinscirono a postarsi di f1;onte a de tta città ed aprire il fuoco contro la cittadella. L'effetto fu il solito : molto danno al nemico, pochissimo dal nemico. Quando parve che la guar-· uigione fosse abbastanza intontita, si lanciò h, colonna d'assalto. Il colonnello Carreau che la conduceva cadde colpito da una palla; ma il maggiore Dadens che gli successe, giunse, senza qunsi altre perdite, fin sotto le mura , fece saltare la porta, Con una C/\rtuccia cl~ dinamite ed entrò nella cittadella. Questo fu il terzo punto che i Francesi,' d'nllora in poi, tennero occupato . Mentre ciò avveniva, essi riportavano un altro successo davanti a Hanoi; imperocchè le bandie·re nere, credendo che per l'impresa contro Nam-dinh, la guarnigione di Hano.i si fosse molto indebolita, l'assaltarono in numero di 4000 uomini, ma furono respinti con gravi perdite. In questo combattimento i"Francesi videro, per la prima volta, o almeno dissero d'aver visto, dei Cinesi nelle bandie1·e nere. · . La caduta della cittadella di Nam-dinh e il fallito attacco delle bandùre nere contro Hanoi scossero, nella sua residenza di Hué, l'imperatore Tu-Due, che fino allora era rimasto colle mani alla cintola. E l'effetto della scossa non fu già: un'energica risoluzione, ma l'affrettata spedizione di due mandarini a Saigon, coll' incarico di acconsentire a tutte le domande della Francia. Senonchè il governatore, che forse voleva aspettare qualche fatto più eclatante, per caricare a Tu-Due la dose delle esigenze, disse di non aver istruzioni e fece rapporto a Parigi. Di là partì, nel seguente mese cli aprile, un plenipotenziario, con un autografo del presidente Grévy, da consegnarsi direttamente nelle mani dell'imperatore, e coll'incarico di entrare in trattative personali con lui. La Francia domandava la cessione assoluta del Tonchino, il riconoscimento dell'alta sovranità della Francia su tutto l' Annam , e l'interdizione a questo Stato d'ogni atto di poli tica estera. In caso di rifiuto il governatore della Concincina doveva prendere misure di rigore; come ·se quelle prese fino allora fossero state carezze. Senonchè. mentre le pro.poste viaggiavano., la guerra 9i proseguiva e il fatto .éclatante avvenne, ma colla peggio dei Francesi; i quali nel mese di maggio sub(rono tale scacco, da incoraggiare perfino l' imperatore 'fn-Duc a un'ulteriore resistenza. Il 19 detto mese la guarnigione cli Hanoi fece una grossa sortita contro gli stormi di bandie1·e ne1·e, che si aggiravano all'intorno, Era una colonna di !SOO Francesi, agli 1
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ordini del comandante Rivière. Si marciava tra folte siepi clibambù, senza alcuna misura cli sicurezza e si cadde in un'imboscata. Le bandiere nere, comparse all'improvviso in _grossi drappelli, spararono a _,)>rucia pelo suila testa della colonna. Il comandante Rivi~re c~dde tra i primi; molti ufficiali e soldati ebb~ro la stes~a sort~; gh altri si salvarono a stento rifngianclosi nella c1ttadel la eh Hanoi. . ,La notizia di questo fatto e della pericolosa situnzione delle g~arnigioni cli Hanoi, Haiphong e Nam- diuk prod_u:se gl'ànde c~mm?z1one in Francia, e si gridò alla leggerezza con (~111 11 governo s eca mgaggiato in una lotta , c)1e i·ichicdeva sacrilizi ben n~aggio.ri di quel!i che il paese s'aspettava; ma, come lodevolmente. a~v1en~ m Francia, le recriminazioni non impedirono di pensare a1 rimed1. La squacl1~a che si trovava nelle acque della Coucincina venne frettolosamente rmforzata colle due corazzate Atlante e Bayard e posta agli ordini del contrammiraglio Courbct: Questi (non essendo ancora giunto sul . lu?g~ il generale Bouet) doveva assumere l'alta direzione· delle operaz10n: d1 terra e di mare; ma si prescrisse che, in nessun caso, un nfficrn!e di marina potesse avere il comando diretto di un repa~·to di t~uppa, 111 operazioni da eseguirsi in terra e· ciò onde non st r1 petesse 11 caso ~1 distaccamenti in marcia, attraverJo terreni coperti, senzn avangui1rd1a e senza fiancheggiatori, come se fossero stati in alto mare. Alla det~a squadra fn assegnato l'incarico di bloccare le coste dell'Annam e nunacciare Hu( residenza ·di Tn- Duc. A c1nella cbe si trovava nelle acque della Cina, sotto il comando dell'ammiragio Meyer,_ ven~e ordinato , di concorrere al blocco e soprattutto vigilare che, d~1 port~ ~ell_a Cina, non giungessero a quelli del!' AnMm, truppe, ar_m1, rnun1z1om, sussidi d'a\cµna specie. Intanto si pose mano ad allestire celerementc l\Da llotliglia speciale, compost.a di barche a fondo piatto , che, potendo internarsi anche nei ram i secondari del fiume Rosso, sosteuesS!ll'O le operazioni delle trnppe, e mantenessero il collegan~()nto fra i diversi pt1uti occupati . Hai pbog venne accuratamente fort1ficnt~, s~ ne fece nn deposito d'armi e di viveri e il ;punto d'approdo cl ogm spedizione dalla Francia al Tonchi no. Nei primi ~i giugno sbarcarono ad Haiphog 6 compagnie ~i toria, tratte dalla Concincina ed una batteria montata come art1gl1ena da montagna. Nei primi di giugno vi giunsero 4 co1~pa?uie dalla Nuova Caledonia ecl altri rinforzi, prnveuuti dalla Concmcma e dalla Francia e destinati a riempiere i voti nelle compagnie, che già si trovo.vano sopra luogo. QuesLe fono appena sbarcate erano co~clo_ue a destinazione coi piccoli legni della flottiglia, che diventavano ogm giorno
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più numei·osi. Così venne rmforzata la guarnigione di Nam-dinh e soprattutto quella di Hanoi . Fino dal 7 giugno era giunto in Haiphog il generale. Bouet comandante delle trnppe di terra del corpo di spedizione; aveva visitato le fortificazioni di r1uesta pia,zza e dato disposizioni perchè le opere venissero rinforzate. Brasi poi recato ad Hanoi ove d.ispose perchè non solo, con opere di fortificazione, si provvedesse alla maggiore sicurezz:> della piazza, ma perchè, facendo saltare colla dinamite lunghe file di case, si aprissero larghi passaggi, per le pronte comunicazioni da un punto all'altro deila città. Dappertutto si lavorava alacremente e la situazione dei Frapcesi migliorava ogni giorno. Gli indigeni si contentavano di rifiutare l'opera loro nei lavori, e questo parve delitto capitale. Si disse che ciò facevano ad istigazione dei mandarini, onde il comandante di Nam-dinh, cosi per dare un esempio, ne fece fucilare uno. In Hanoi venne aperto, con discreto successo, un ufficio di arruolame!lto. Fra Cinesi, A.nnamiti e avven..:. turieri d'ogni specie si era messa insieme un accozzaglia di 600 uomini, battezzati per corpo franco deJJe bandiere gialle. Questo cprpo doveva fare il servizio di sicurezza; venne armato di fucile a retrocarica, ed ebbe per capo un avventnriero europeo, certo Vlaweamos, che da gran tNnpo esercitava il mestiere di pilota sul fiume Rosso, ed a-veva, in tale sua qualità, re?o grandi servi°zi ai Francesi. Verso la fine di luglio si trovavano in Hanoi, oltre il detto corpo delle bcindiere g'ialle, 8 compagnie di fanteria di marina, 2. compagnie di cacciatori annamiti, 2. batterie e un distaccamento di gendarmi; a lle quali forze potevano aggiungersi, occorrendo, 2.00 e più marinai .della flottiglia, che scorazzava in quelle acque. I lavori di fortificazione erano dunque assai progrediti; la positione delle guarnigioni poteva dirsi sicura: Le bandien, ne1·e avevano perduto un tempo prezioso . Solo il 4 giugno tentarono con forze insu~ficienti un colpo di mano contro Haiphong, ma vennero respinte. Intanto era cominciata la stagione delie pioggie e le truppe soffrivano assai; i movimenti erano diventati difficilissimi; ma come le pioggie non fecero sospendere i lavori ; così le pozzanghere non impedir.ono le sortite; sempre quando le caJeratte · del cielo si chiudevano per un istante e venivà fuori un raggio di sole, qualche distaccamento andava in cerca delle bandiere nere. Una grossa ricognizione fece il 15;luglio il generale Bouet, sortendo da Hanoi con 6 compagnie di fanteria di marina e 6 pezzi; ma non trovò il nemico; forse si era messo al co- · perto;· aveva preso, come dicemmo noi, gli acccantonamenti. Onde la colQnna di ricognizione doveue· rientrare in HanoiJsenz'altro risultato
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·che la stanchezza e un ufficiale e un soldato rimasti per istrada, colpiti da insolazione o piantati nel fango . . Assai più fortunato fu il tenente colonnello Badens'. coma~dante d1 Nam-dinh. eo-li aveva saputo che un distaccamento d1 band·ie1·e nere aveva preso ~osizi~Ìle e stava fortificandosi a Can-Giai,. locali~ no~ molto distante da Nam-dinh; raccolse pertanto tutte le !orze d1spom. bili e mosse a quella volta, sostenuto da alcune piccole barche cannoniere; trovò il nemico e l'attaccò a fondo. L'esito fu com? s~rnpre quando le barche canno:.1iere poter_on_o concorrere all~ _op~raz1om d~ll~ truppe.~ Gli annamiti furono scacciati dalle loro pos1z10m e sbaraghat1 con gravi perdite. . . . M:a queste operazioni e questi success1 _valevano ad ahmen_tare I~ gnerr11 , meglio che a terminarla. Per vemre ad una conclus1one ·s1 escogitò un nuovo piano. Perchè affannarsi a conquistare il Tonchino palmo per palmo, quando con colpo ben assestato, contro la residen~a imperia!e, si può ~~rsuadcra Tu Due a cederlo senza dilazione? Questo piano, p1u poht1co che militare (percbè non tutte le cose cedute si possono pre~dere), deve essere venuto in testa al commissario Harmancl; ad ogm modo il generale Bouet ~ il contrammiraglio Courbet l'approvnrono e tutti e tre riuniti ne stabilirono i particolari. Il generale Bouet, con tutte le forze disponibili e coll'aiuto ddla flottiglia·, doveva scac~iare gl~ Annarniti dal delta del fiume Rosso, spingendoli a nord, verso 1 confim della Cina·; mentre le guarnigioni di Hanoi e Nam-dinh, sostenute dalle barche cannoniere, chiuderebbero loro la strada verso su~-est. Nello stesso tempo il coutrammiraglio Courbet si :as$u01eva l'incarico d! bombardare, .colla squadra, Huè, sesidenza di Tn Due,. o a!me~o l dintorni. Quand'anche non si foss~ ottenuto l'intento, non s1 arnsch1ava nulla, perchè, contro le, corazzate, i proiettili degli. ai1~arniti ?anno lo. stesso effetto che le palle di neve. Intanto dovevasi grnlare a1 quattro venti, et,sersi trovato il corpo del comandante Ri vière colla testa staccata dal busto · ed avere )"imperatore Tu Due regalato ·I 00 pi11stre a chi aveva mutilato il cadavere. Mentre questa tempesta si addensava sul capo _di Tu ~ ne egli ' .i sfuggiva in modo del tutto inaspettato; morendo 1rnprovv1same~te . il iO luglio. Si disse che la parte arnica dei Fr11ncesi, o almeno rnm1ca del bombardamento, lo aveva avvelenato; ma se ciò è vero non raggiunse lo scopo, anzi affrettò ciò che voleva evitare; infotti lo scompiglio, conseo-uenza naturale della detta morte, consigliò ai Francesi 0 cli affrettare 1e operazioni. Il contrammiraglio Courhet colla squadra
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della Concincina (su cui si trovava il commissario governativo Harmand) si recò. ai primi di 11gosto nella rada cli Huè e la notte del '15 (le tto mese scese a terra, per riconoscere le opere che difendevano lo sbocco del fiume (fiume, fada e città . capitale del.l'Anuam portano lo stesso ,-nome )foè) . Queste opere erano in buono stato, ma, per In loro natura ed armamen to, affatto inca paci di resistere all'att11cco di una squadra corazznta. Qua e là si vedevano freschi movimenti di terra, parapetti, fossi per cacciatori, ecc., ecc.; lavori da fanciulli di fronte alla potenza delle moderne artigl ierie di marina e al la resistenza delle corazze ! AIla sera del 16 agosto la fregata corazzata Bayard, l'incrociatore Chateau-Renaiilt, la cannoniera Linx ed il trasporto A.nnamite stavano raccolti nella così eletta rada estern11 . Su detto trasporto si trovavano 600 uomini cfi fa ntP,ria di marina, 100 cacciatori aunamiti, u na batteria coi relativi artigli eri e ~ 00 Kulis (specialiti1 di facch ini per trasporto di munizioni, viveri e bagagli). Queste truppe formavano il corpo di sb~rco. Nel giorno appresso ('17 agosto) giunsero la corazzata .4tlante, l'avviso Drac e la cannoniera Vipère . Quella sera si_fecei'o gli apprestamenti per aprire il fuoco l'indomani. In Huè frattanto si questionava sn chi doveva succedere n Tu-Dnc. · Egli non aveva lasciato,· figli, ma tre nipoti; dicesi che prima cli morire avesse nominato a suo successore uno di essi, Hiep·Hoa; ma i mandarini non volevano riconoscerlo. Alla mattina del 18 agosto i vari ·legni della squadra presero il loro posto ed aprirono il fuo co, contro le opere che difendevano la rada e contro le vicine borgate. I l<'rancesi dicono che i loro. pezzi fecero meraviglie, e quelli del nemico non fecero alcun danno. Si può credere faci lmente una cosa e l'altra. Il bombardamen to continuò fino a notte. La mattina seguente fu ripreso; ma poco appresso cessò, essendo il mare troppo agitato. Fn ripreso un'altra volta alle ore 51 [2 ant. del giorno 20; nello stesso tem po la truppa da sbarco (agli ordini del capitano di vascello Perrayon) entrò nelle laucie e dopo mezz'ora si trovava sul lido, prccedeuteme~te spazzato dalle granato delle canonniero Lynx e Vipère. Qualche drappello di Annamiti, male or-· dinati e peggio armati, cercò di opporsi a questa trnppa, ma fu respinto con gravi perdite. Allora si· misero a tena alcnni pezzi d'artiglieri~, per battere da vicino i pàrapetti e rendere più praticab ili le h1·eccie già aperte; poi verso le 8 ant. H compagnie di fanteria di marina, segnìte dai cacciatori aunam iti e dal resto delle tl'ltppe da sbarco, diedero l'assalto al forte principale; se ne impadronirono facilmente e · fecero man bassa su tutta la gnnrnigione. La stessa sori.e presso a poco , 1
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subirono le altre opere e le altre gunrnigioni. Prima delle 1 Oaut. la bandiera francese sventolava su tutti i forti . Questo successo costò ai Francesi (secondo i loro rapporti) solo pochi feriti e agli Annamiti 600 uomini; ivi non è compresa la popolazione del villaggio cl~ Tlman an, il quale andò in fi amme durante il bombardamento e sugli abitanti si tirò a mitraglia, senza neanche far loro l'onore di calcolarli tra i mol'ti . · Incoraggiate dall'evento, le due cannoniere Lynx e Vipère, prece. dendo la corazza ta Baya1:d e l'incroci atore Chateaii Renaiilt, si presentarono, nel pomeriggio dello stes50 giorno 2 0 agosto, alla foce del fiume Huè, ruppero come giunchi i pochi pali, che gl'indigeni avevano piantato per chiudere il passaggio, e si avanzarono in mezzo al fuoco, diremmo quasi alle ,salve innocue, che partivano dai fossi e dai parapetti delle rive e rispondendo, con be11 altro effetto, a gl'auata e a mitraglia. Durante la notte gli Annamiti sgombrarono anche queste opere, che i Francesi occuparono il mattino seguente. Così la squadra sarebbe giunta senza contrasto fino ad Huè, se un'isola provvidenziale, posta in mezzo al fiume, non l,e avesse impedito di pros~guire. Le truppe da .sbarco erano circa 1000 uomini con 15 pezzi e i Ifolis per trascinarli. l\'J.algrado la superiorità dell'armamento e cruella .anche m<.1ggiore provcmicnte dal successo ottenuto, non pai"('e prudenza arrisch iare, senza il concorso delle ua,;ri, questo pugno di soldati contro una città po polosa e protetta, se non da soldati, almeno da fossi pioni d'acqua . Quindi il commissario Harmand credette giunto il momento d'intavolare trattative col Governo di fatto esistente in Huè. Ma durante le stesse, o fosse per appoggiarle, o fosse .Per esperimento, o P.cr semplice giuoco, le cannoniere presero di mira e mandarono in Jìamme e frantumi i sobborghi e villaggi che sorgevano in riva al fiume, mii.ragliando per giunta gli abitanti, che fuggivano attraverso i campi di r iso. Crudeltà inaudite ebbero luogo in questa circostanza, scritte a vanto da ufficiali francesi, e da giornali francesi a vanto pubblicate. Non altrimenti era avvenuto in Cina nel rns1. Solo pare che le trnppe sbarca te non abbi ano trovato a fare, .sulle rive del finme Huè, il ricco bottino che fecero allox·a nel palazzo d'estate degli imperatori cinesi. Il 23 agosto comparve nel campo francese il ministro degli affari e~teri dell'impero annam ita, e<l ottenne una sospensione d'armi, durante la quale il commissario Harmand si recò in Huè per trattare direttamente col reggente Hiep-Hoa, che in questa circostanza venne 1
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dai Francesi ufficialmente riconosciuto, ed in ricambio firmò il trattato che gli presentarono. In questo si riconosceva senza riserva l'alta sovranità delln Francia< I su tuLLo I'Auu:1111, si cedeva la provincia di Dinh-tuan, da incorpo.rarsi alla Concincina e si promettevn il richiamo di tutte le truppe dal 'l'onc11ino. 1ta Francia in compenso si obbligava a pacilìcare cinesta provincia e ad impiantarvi un buon Governo. A tnl uopo un rappresentante francese con impiegati e scorta avrebbe avuto stabile residenza in Huè e consoli speciali (egualmente scortati) in ogni città di qualche im portanza . La Francia s'incn ricava· inoltre di rappresentare l'Annam in ogni atto di politica estera. Così la pace fu conchi usa e l'imperatore dell'Annam divenne collega del bey di Tunisi. Ma si erano fatti i conti senza i mnndarini e la Cina. Quest.a, nella· sua qualità di alta sovrana dell'Ann am , non volle riconoscere la convenzione che, per quanto dicesi, non le fu neppure comunicntn;,quelli non vollero riconoscere Hiep-Hoa, che, mancando dell'investitura della Cina, non è sovrano legittimo. Sicchè malgrado la conclusione della pace fu giuocoforza continuare la guerra. , Il contrammiraglio Conrbet fece rimeuere in istalo di difosa le opere conquistai.I!, davanti la rada e le foci del fiume Iluè, e vi lasciò di guarnigione '.z compagnie (500 uomini) di cacciatori annarniti, giunti allora dalla Concincina, più alcuni marinai. Il cn pitano cli fregata Leiarcl assunse il comando cli questo posto e la squadra tornò sulle coste del Tonchino, per riprendervi il blocco . Ma se Harmand .e Conrhet avevnno fatto la loro parte in verità non troppo difficile, Bouiit aveva fallita la sua, o mentr; i Frnncesi ottenevano, nel modo anzidetto, la cessione del Tonchino, subivano, appunto uel Tonchino, uno scacco. Le bandiere nere, che le ricog.o!zioni so~tite da Hanoi non trovavano, s'erano raccolte in una pos1z1one fortilì cata presso Son-tay, iu mw1ero di 10 a 15,000 uomini. Quando il genera le Bouct ne fu certo, per notizie recate da esploratori della flot~i glia, deliberò di assalirle, con forze relativamente grandi, per termrnare, forse con un sol colpo, la campagna. Sortì pertanto eia Hanoi con 1800 Francesi, 500 bcmdiere gialle e •I 4 pezzi e mosse verso Son-tay, su tre colonne, costrette a marciare per tre piccol i sentieri, separati tra loro da terreni paludosi . Dopo una marcia faticosa, la colon na del centro giunse alla prima linea di trincee e se ne impadroni senza g.rave contrasto, gli avamposti nemici essendosi subito ripiògati sulla secouda linea . i\fo c1uando i Francesi incoraa. ò
giaii dal buon principio, vollero avanzarsi contro questa, furono colpiti da un vivo fuoco d'artiglieria che li costrinse prima a fermarsi, poi a retrocedere sulla prima linea. Qui si cercò, ma non si riuscì a mettere in batteria i pezzi trascinati appresso; si tennero però le posizioni conguistate, aspettando l'esito degli assalti delle altre colonne; ma essendo anche questi fa lliti, la co lonna non inseguita ritornò in Ilanoi. Assai peggio andò la faccenda alla colonna di sinistra, cbe, marciando senza misure di sicurezza (benchè non fosse cc:.,mandat.a da un ufficiale di marina) giunse senza avvedersene sotto il fuoco delle trincee; fu colta a brucinpclo eia u1rn grandine di palle, si disordinò completamento e fuggì verso Hanoi . La colonna di destra sostenuta da tre barche cannoniere, che la seguivano per un braccio del fiume Rosso, trovò a mezza strada una pagoda fortifica ta e difesa ùa un piccolo presidio. Il fuoco delle cannoniere rovinò faci lmente questo simulacro di fortezza, di cui poi le truppe s'impadronirono; ma a procedere innanzi, s'incontrarono ostacoli impreveduti . Alcuni pezzi di grosso calibro, collocati dal nemico in buona posizione, battevano direttamente il fiume e rendevano pericoloso l'avanzarsi delle cannoniere, che, armate con pezzi di piccolo c.1libro e dO\'endo tirare dal basso in alto, mal potevano rispondere. Oltrecciò le bandiere nere, col taglio d'un argine, produssero una inondazione improv~isa,. che costrinse la colonna a retrocedere in tutta fretta; molti anzi sarebbero stati travolti dalle acque se non avessero trovato scampo sulla flottiglia. In quest'impresa fa llita, toccarono ai Francesi pC'rdite sensibili, che però non possono precisarsi, quando non si voglia credere a dispacci poco credibil i. Il corpo dolio band·im.J gialle si sciolse addirittura; una parte passò al nemico, il rc;;to fuggì dirottamente in Hanoi. Le bandie,.e nere crebbero di cornggio e, riempiti i vuoti con volontari e con soldati cinesi, fnrono presto in grado di ricomparire davanLi a Hauoi; ma tennero !:.empre il nucleo dello loro forze a Son-tay. I l genernle llouet (al quale è difficile dire iuauta parte di responsabilitù spetti nel nnrrato successo) chiese subito grandi rinforzi, dichiarò che, per condurre a buon fine l'impresa, erano necessari altri 15,000 uomini e deliberò dì ospettadi prirnn di avventurare un'altra volta)(} sue trup~o in simili spedizioni. Ricominciò pertanto la piccola guerra : sortite, scorrerie, conquiste di città mal difese, dispersione di gruppi di bandien} net·e e altre fazioni, compite tutte o quasi tutte con esito fa vorevole ai Francesi; ma incapaci, anche nel loro complesso, di ~.lfrettare molto la solu-
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zione. Una colonn& mobile sortita da Hanoi attaccò e prese Hai-dzoung, citllt fortifi ca ta a mezzn :,trad~ fra Hanoi ed H:ùphong. Dicesi che vi conquistasse 150 cannoni ; ma sembrano un po' troppi, salvo che Hai-dzoung fosse un museo o un deposito di cannoni vecch i ; ,1d ogni modo, qualunque sia il numero , sono armi da trofeo non da guerra. Un'altra colonna, sortita da Ffaiphong, s'im padronì della città e porto di Quang-Yen, sullo sbocco del braccio orientale del fiume. Rosso ed un terzo distacc11mento, sortito da Nam-dinh, prese possesso . della città di Nin-binh i;ullo sbocco occidéi tale dello stesso fiume In nessuno di questi cnsi si venne ad un. combattimento serio. Nello stesso tempo la Oottiglia, ormai numerosa e bene armala, scorreva i canali e i rami del fiume Rosso, incontrando e battendo talvolta qualche legllo di pirata annamita, o cinese, ma senza riuscire a cacciarli tota lmente da lle acque del delta . I rinforzi dalla Franèia tardav:mo o giungevano a spizzico. Il ministro della guerra, generale Thibandin, prima d'impegnarsi in una im presa , con forze che superavano di molto le previsioni, voleva l'1.1pprovazione del Parlomiloto. Il ministro della· marina uon potevri mandare se non . poche truppe, se doveva restare disponibile iu Francia, per il caso di una mobilitazione generale, la divisione di fanteria dì marina. Quindi il comandante del corpo di spedizione al 'l'one,hiuo, nell' impossibilità di agire e progredire, si contentava di prendere misure onde conservare almcuo la vita del le sue truppe, minacciata dnl clima e dai disagi, assai più che dalle bandie1·e nere. Smessi i grevi panni di lana, si vestirono i soldati con giacche e pantaloni di cotonina, si diedero loro berretti bianchi, si distribuirono flanelle, si prol'videro di tende i distaccamenti che dovevano pef·nottare all'aperto. Si ordinò meglio il servizio di trasporti; grossi reparti di I{u/is, disciplinati militarmente, dovevano seguire a breve di:;tanza lo colonne in marcia e trasrortare quonto non era assolutamente necessario che il soldato nvesse sopra di sè. Siccome una, fra le cause principali delle mal11ttie, era l'acqua cattiva, si provvide un numero grandissimo di filtri, fatti con canne di bambù tagliate per lungo, e si ordinò cli non adoprare mai acqua per bevanda, se non filtrata e boll ita. Con questo sembrava al generale Bouet d'aver fatto quanto era in poter suo, ma le impazienze del commissario governativo Harmand non gli davano pace. Unicamente per contentarlo, foce ai primi di settembre un nuovo tentativo contro Son-tay, della cui riuscita non era persuaso e, militarmente parlondo, fece malissimo. Le misure
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prese in quest'occasiono furono assai migliori che qt~ello della ~rima volta, perchè si era fotto prò delln lezione avuta. Gh esploratori e le spie aveano dato, sulla posizione del nemico •.i.n~or_mazioni pre~ise; lo s1udio del terreno aveva folt.o conoscere poterv1s1 giungere, per strada assai miglioro degli stretti sentieri, che corrono attraverso lo risaie e potersi evitare la divisione in v~rio colonne, che er~ ,st~ta ~~a delle cause principali del precedente insuccesso. Ma se pm 1~trn1t1 erano questa volta i Francesi, meglio preparate era110 le bandiei·e nere. Il 40 settembre 5 compagnie di fouteria marina, 3 compagn ie di cacciatori i\Onamiti, una balleria d'artiglieria di marina e il corpo franco delle bandiere gialle, ricostituito con nuovi elementi, sortirono da Ha!oi e s'imbarcarono su legni della llouiglia e su cannoniere che, per canali e rami di fiume, portarono questa truppa fino p~esso alle posizioni occupato dal nemico. Vicino 111 pnnlo d'approdo v1 er~ un posto avanzato coperto da qualche trincea ; ma bastarono pochi colpi di cannone per farla sgombrare. La truppa sbarcò, si ordinò, pernottò sul sit-0. Il mattino seguente le cannc,niere apriro~o un vivo fuoco contro una baLteri11 nemica, che le molcst:wa; ma t1rnndo dal basso in nito non ouonnoro grande effetto. Intanto le truppe assalirono le opere avanzate di Son-tay, gremito di difensori, senza poterne conquistare nemmeno uno. Non si ritirarono però e il gioJ'IIO seguente (3 settembre) riunendo gli sforzi contro la posizione fortificata· di Palau, riuscirono ad impadronirsene. Era quel lantJ che bastava per soddisfare l'amor proprio e ritornnrsene. Fu giuocoforza riconoscere cho audnre più. oltre, con quelle poche forze, era assolut:uncnto impossibile. Si lasciò in Palnn un presidio di 300 uomini, o, per appog<>i,1rli e rocco,,lierli in caso cli necessità, si lasciarono alcune c.annoniere nel fium~ vicino. Ìl resto della colonna risalì sulla OotLiglia o rifece la strada per cui era vennto. In qucst' impresa fallita perdet1ero i Francesi (secondo i loro rapporti) o ufficiali, 54- uomini di fanteria di marina e 12 marinai. Il corpo delle bandie1·e giaLle si comportò come al solito: si sciolse alle prime fucilate. Le bandiet·e net·e, perdettero forse mezzo migliaio d'uomini; poco danno di fronte al vnntaggio rnontle ottenuto. Dicesi che, in questa di~es~ di. Soutay, frammi sti alle bcmchere nere, combattessero soldatl c1nes1. Può essere. È poi cosa certa che dopo la spedizione contro Huò o il couse~nente trauato, incominoiarono movimenti di tmppe cinesi verso il Tonchino che un esercito fu raccolto presso Se- ning al confine della provi~cia Kuang-si e che J' avanguardia di quest' esercito, in 1
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forza di circa 5000 uomm,, si avanzò per Lang-son sulla strada di Hanoi e prese posizione presso la città fortificata di . Bak-ninh. Il nuovo insuccesso di Son-tay ruppe affatto le relazioni, già molto tese, fra Bouet e Hiirmand. Procedere ulteriormente d'accordo diventava cosa alfotto"impossibile. Ambedue si rivolsero a Parigi e il governo, a cui sembrava str:mo, che poche migliaia di Francesi non avessero ancora conquistato un impero, diede ragione al commissario. Il gener:ile Bouet fasciò il comando vérso la 'metà di setlembre e partì, apparentemente in missione ad Hong-Kong, ma effettivnmente per la Francia. Fu chiamato a succedergli il contrammiraglio Courbet, già comandante della squadra, il quale così riunì nelle sue mani il CO· mando di tut!() le forze di terra e di mare dirette alla conquista del Tonchino. Pare però che, dopo l'arrivo del generale Bouet a Parigi e le sue relazioni , l'opinione del governo a suo riguardo siasi alquanto modificata e le impazienze non poco calmate. Il certo si è che il suo successore fece, coll'a i)provazione del governo, nè più nè meno di quanto voleva far lui: prima di attaccare Son-tay aspettò i rinforzi. Quando, verso la metà di settembre, Courbet assumeva la direzione della guerra, la situazione era la seguente : i Francesi potevano dirsi padroni di tutta la parte del delta, inferiore a Hanoi, perchè ne occupavano i principali punti strategici, mentre la loro flottiglia (agli ordini del capitano di fregata Morel- Beaulieu) dominava i canali e i bracci del fiume, manteneva le comunicazioni fra i vari punti occupati, assicurava il vettovagliamento e spostava rapidamente le truppe. secondo le esigenze del momento. La flotta bloccava le coste. A quale cifra ascendessero hl complesso le forze Francesi è difficile dirlo,. perchè troppo contradditorie a questo riguardo sono le notizie dei telegrammì e del le relazion i d'origine diversa. Nè si potrebbe basare un calcolo sugli ;irri vi, perchè dato pure che ne sieno esatte le cifre, nessuno conosce le perdite. Quel che può dirsi si è che, delle varie località presidiate dai Fr:mcesi, solo Hanoi ed Haiphog avevano una guarnigione ragguardevole e capace di dare. colonne mobili per piccole operazioni. N;im-clinh, Hai-dzoung, Qnang- yen avevano solo tal presidio che liastasse a difenderle. N0i fo rti sul fiume Huè stavano circa •l 000 uomini fra cacciatori annamiti e marinai. Nel loro complesso le fo rze francesi bastavano a mantenere lo statu .quo; non certamente a mutarlo in megl io. Le bandie1·e ne1·e che, per corpo irregolare e composto d'indigeni, s'erano battute abbastanza bene, tenevano il grosso raccolto presso Son-tay a nord di Hanoi, con un posto avanzato a Kna-day ; gruppi staccati scorazzavano ancora per il delta
e comparivano spesso davanti Hanoi e Ham-dinh. Si era cercato 1~iù volte di comprare i capi e promesso ai gregari C?ngedo e paga '. ntiera, ma pare che, non credessero alle promesse, o che la fedel_ta e l'amor di patria sieno virtù non del tutto ignote neanche Toncln~o. Qual era la forza di queste bande? Come vivevano? Al ?rnno qt\es, to non avrebbero, saputo probabilmente rispondere neppure I Fran~es1 c~e si trovavano sul luogo ; al secondo è meno difficile, quando s1 considera che una truppa, che ha per sè tutta la popolazione, non muore mai di fame. Nel mese di settembre erano partite dalla Francia i compagnie cli fanteria di marina, 11 compagnia di fucilieri e ~ compagnie d'artiglieria di marina; le quali forzfl giunsero a desti~a.zio_ne_vers_o la metà di ottobre e furono impiecrate a rinforzare le guarn1g1om d1 Ha1-dzonng e di Hanoi. Ai primi cli ottobre partirono dall'A lgeria :Z battaglioni di ~u~·co~ e 1 battacrJione della lecrione straniera; dalla Francia ••1000• uom1m d1 1!> i, • • • fanleria di marina ; queste truppe giunsero al Toncluno rn prmc1p10 di novembre e ·vennero distribuite fra i vari presidi. Intanto anche la flottiglia aveva aumentato i suoi legni che vennero equipaggiati con altri 600 marinai della flotta . l\'la tutto ciò non parve ancora suffidente, al nuovo comanclant.e per ricominciare le operazioni ; onde seguì un periodo cli sosta , durante il quale l'ammiraglio Courbet pose stanza in Hannoi e, fortunato più del suo predecessore, fu liberato dalla pressione ed anche dalla prese~za del commissa:io governativo, recatosi in Huè per vegliare ( così fu detto) all'esecuz10ne del trattato del ~5 agosto.
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(Continua) Capitano C.
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MANFREDI.
LE OSSERVAZION I DEL SENATORE
LE OSSERVAZIONI DEL SENATORE BRUZZO IXTOIINO ALLA
DIFESA I)ELLO STATcy·i
J~'alta posizione, l'inconlrast.'lta autorità, lo. conosciuta cauteln dello scrittore, la forma dello scritto breve, semplice, conducente allo scopo c?nco_rrono coU'argo?1enlo interessantissimo, che tocca il cuore di ogni c'.ua~lruo, a da~·e. ali opuscolo del generale Druzzo grande pubblicitii e srngo la re prest1g10. Ci all'rettiamo perciò a pubblicare per intero le pagine che conten~on? le _rrop~ste concrete; e lo facciamo seguire da alcune osscrvaz1oru a Ime d1 vedere se, a . nostro modesto avviso, esse conducano v~rameu~e allo ~cop_o, cbo ci prefi sse il chiarissimo Generale Senatore di sollecitare c.1 0? 1 lavori di fo rtificazione afnnchè si impierrhino an~ u_ua~mentc tuttt 1 fondi stanziati in bilancio e ciascuno abbi~ attribuzioni e responsabìli~à chiare, beo definite e incontestate; e di vedere ~tue se que.slo scopo non sia giù raggiunto o stia per raaaiun oer:;i m m~<lo p~r avventura più sicuro, più sollecito e· più com;leto,°coll; euergt.ca az1?ne e·coi provvedimen ti ado ttati da l :Ministero della guerra . -Cos~ entriamo st~bito nell'argomento, riferendo testualmente la parte es~c m1.1ale dello scr1uo ed• ommellondo oer ra"ioue di S{)az·10 , Ie pa•. ., • . . . , 1 •o t11~'.t1 ~1i ~. p~1 olc cli pr?laz1on_e. e d1 conclusione, ormn i a l-utti 110 t,3 percho 11ferite dalla umversalita della stampa ita liana. << ~~nu~o conto delle ci1:costanze in cui ci troviamo, con un piano generale _d1leus1vo c~a mettere in esecuzione, il migliore sistema da seguirsi, a mio modo d1 vedere, sarebbe quello che espongo 'in poche parole.
(') L ii iti(esci 1lclto Staio; poche osscrva;,ioni tlcl senatore Bauzzo. - J3olo"n'i Nicvl:i
Zan,cholli, t88i.
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INTORNO , ECC .
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« La ·Commissioné generale di difesa ha tracciato le grandi basi, e fatto per così dire la triangolazione di primo ordine; ora si tratta di applicare i principi da essa stabiliti. Nelle diverse regioni i comandanti di corpo d'armata valendosi ùel personale di cni dispongono, determinino meglio i punti da fortificarsi, poi subentri l'autorità tecnica esecutiva. « Questa non sia costituita dn un Comitato, il quale secondo la legge non dà che pareri e non ha ingerenza nella esecuzione dei lavori se non quando è consultato; ma· bensì da un coniando, ispettorato, à,ine'ione (qunln·nque sia il nome gl i si vogl ia dare) che agisca ed eserciti continuamente ed attivamente la sua azione. « Il capo di questo servizio non sia dis~olto dalln sua azione di indirizzo e sorveglianza del complesso dei lnvori di difesa con incarichi di studi locali, ma operi per mezzo dei generali del genio e d'artiglieria incaricati di for studiare ed eseguire i disegni dello fortificazioni. « Abbia non solo In facoltà, ma l'obbligo di recarsi sui siti degli studi quando Io creda opportuno, e specialmente allorchè si presentino dei dubbi sulla convenienza di fortificare qualche .località prescelta. In questo caso si ponga in relazione col comandante di corpo d'armata che l' ha proposta, per riso Ivere di concerto le difficolti1 insorte. « Il territorio sul quale debbono erigersi delle fortificazioni sia ripartito fra i generali del genio, essi procednno sempre di concerto con quelli d'artiglieria, e non aspòttioo a giudicare i disegni quando sono compiuti, ma ne sorvoglino lo studio, li discnt;mo mentre si fan no, visitino replicatament~ le posiziJni per ·farsi un'idea esatt.a delle circostanze locali; durante l'esecuzione siano in continua relazioue colle direzioni, soventi ·. sul sito, ed abbiano fa coltà di approvare le modificazioni riconosciute necessarie all'atto pr:itico delle costruzioni, e ciò preferibilmente con azione diretta, con ordini verbali, o scritti sul luogo piuttosto che con un lungo carteggio, giro di rapporti e del iberazioni. - Insomma pnrlar poco, scrivere meno e /'are molto, assum~rsi delle responsabilità, lasciar latiùtdino ai direttori, incoraggiare gh ufficiali, non spaventarsi dei piccoli inconvenienti, essere sempre bene informati per evitare i grandi. « Con questo procedimento non intendo che si sopprimano i pareri collettivi quando sono necessari, poichò, o per iniziativa del capo do.I servizio o per orùine ciel ministro, possono semprn formars i Com-· missioni d'ufficiali specialmente cornpeteut.i per esaminare questioni importanti riflettenti l'artiglieria ed il genio od interessanti le due armi,
LE OSSEltVAZlONI DlllL SENATORE
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come sarebbero ad esempio i tipi dei forti o delle batterie; però per 1 gli effetti ammiJ?,istrati vi, salvo casi eccezionali, dovrebbe bastare il parere del capo servizio, o 'quello di generali da lui dipendenti e da lui approvato. « Nè !;autorità del Ministero sarebbe diminuita poichè ad esso spet- · terebbe sempre l'assegnare i fondi di cui dispone, indicare i lavori da studiarsi, approvare i disegni e potrebbe sempre cambiare le persone quando non secondassero le sue vedute. « I ministri poi cambiano secondo · le vicende parlamentari, non sono sempre uomini tecnici, e quando anche lo siano, assorti dalla politica, dall'amm inistrazione dell'esercito, dai lavori delle Camere non è possibile che guidino personalmente ogni rnmo di servizio, e sono per necessità costretti a valersi di organi, e col metodo che ho accennato, Ìie avrebbero uno assai efficace per provvedere all'eseguimento dei lavori di fortilìcazione. « Colla legge sulla circoscrizione territoriale del Regno è fissato il numero delle direzioni del genio e sono indicnti i siti ove debbono essere stabilite; ma per semplicità di servizio, per non distrarre la mente degli ufficiali colle cure degli affari ordinari; converrebbe c·be il Ministero avesse facoltà di creare ovunque, lo ravvisi opportuno, delle direzioni provvisorie dedicate esclusivamente alle fortificaz ioni. « Inoltre sarebbe necessario che il Ministero avesse pure facoltà di provvedere agli appalti a trattative, private. « E qui è necessaria qualche spiegazione per mostrare quali sarebbero le conseguenze di questa facoltà. « Suppongasi che per un dato periodo si abbiano quaranta milioni a~n~i da spe~dere, e vi siano nel primo anno dei disegni pronti per d1ec1 opere, ciascuna delle quali costi quattro milioni e richieda tre anni per essere costruita. .« Se si appaltano i lavori per l'intiera somma, molti milioni ·rimarranno diversi anni non utilizzati :µelle casse dello Stato. « Se invece si hanno pronti trenta o quaranta disegni di opere di v~lore var(o e si pongono tutti esecuzione, appaltando soltanto, per ciascuna di ess~, _quella parte d1 lavoro eseguibile nell'anno, si possono spendere mt1eramente nello stesso anno i quaranta milioni stanziat! nel bilan_cio., salvo a dare nuovi appalti negli anni successivi, ed m tre anni s1 può avere completamente ultimato un sistema di fortificazioni che costi centoventi milioni, mentre altrimenti occorrerebbe un tempo assai piu lungo. « Ma la sovrapposizione di ·appalti in una stessa opera genera quasi
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l~TOU-Xfi ALl, A ))IFE:>.'. DELLO STXJ'O
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sempre contcstaziou i e litigi clic incaglia11c, l'andanu·uto Jei .lavori , e gli appalt,,tori sono rilr1ttauli a1J assurnere costrnzioni, specialmente uelle regioui Jont:rnc dai cen tri commerciali, se uou vedono la pro-· )Jabilità _cli contlude in tieramente a termine e di trnn c tutto il partiti} dalle spese che incon trano per lo stabilim1:11 tn dc·i c;1uticl'i, nlloggio cli operai, ccc. « Per togliere cpw:--la dirficoltit liiSO!fUU che l'amministrazio11 e :--ia in grado di dar loro l'nffidameuto, se 110n ns,;nluto, almeno morale, che i successivi contratti sar:111110 fatti co u loro n 1.r.11.1:ativa priv:ita; <ruindi il primo appalto di un'opera ,;arebbe p11hhl it:.o, sal vo casi speciali, e soltanto privati i seguemi. « li capo cli questo servizio (cioè com1mda11te, ispett1ll'C o di rettore) dovrebbe avere naturalmente inge1·enza sul personale che adopllrn e le varie destinazion i r.$ser;, r,11.IC sullr s11c provo,t1\ e la sua <:,1rica per l'importnnzn e por la ·grave resp,1 11 ~,d,i lilù 1101.1 dovrebbe e:::sern inferiore alle più alte cariche militari , ancltc: per· ri,1 izan· il pt'estigin delle armi speciali e dei servizi Lcè.uici r.lw ora ;.di ·11 nì('.iali la,ciano assai volentieri. 11 Siccome è nella natura umaM di prol'ar :-;11ddisfozio1w c1uanc.lo si sente che la propria azione i'\ utile, effi cace, prodnuiva e Le11dt: ,id 111w scopo elevato , così è probabi le che qu:mdo i gcn,1ra li 1' gli urftciali del genio o d.1~ll'artiglieria vcdess1:rn che per loro mèzzo :-;i puù ginngcl'e a d(lr<i in tempo uon lungo sicm czzrt all'Ilali,1, :1p pli cherebhero con am1H'c la lnrn ti:::pcric11z11 r,,I i loro :;Lrtdi preocn1pno.dosi meno dèi confronti d.i catTicra; uwggiorn :;arehbe il 11 11111ero degli as pir,rn ti a1l entrare~ 111 (Jue:,;t1• aJ'ln i, 11 :;i potrehbern rarn huo11.e :;r·r-l te . « Qtli mi pcr1Hctto una os:;0rvazione " mi rass,·gno ,,, p1'i o1'·i a ,;entirla giudicare stra ua. <' Gli au:ricoltori usa no i rn1np1:11~; per migliorare i tl'ITeui aggiungenllol'i g:Ìi elem@ti <li cui difrittann . Qml~tn 11111LoJ.u puù a11clte applicar:;i ai tem pcrnmeu ti. « In Italia prntl nmiuano 1·i m111agin:izi111w ,. la lnq 1wrilù, perciù lo stn1lio ;(elle si;ienze positive che iuscguano ,l r,1gio1wrn a ~treuo fi lo ili l•>µ:ica cd a 11ulla n,serirc tJw no,1t si pos,a prnv:in·, è pi1't 11till>' nrl 110,:.11·0 pai!se che in ,1nel li 11.ri •rn:il i prndomi1111 11n tipi pitì. c.al111i, n ci ronvieno incoraggiarlo. • << Lascio qnrsta o,;snrnzio1te p,•r •1urlln che v;, J<, n 11C: aggiu ngo u11·u·11 i111a . · . . ·, L'ordi11a111ent.o cl11; io pl'ùpong11 11011 ,;i riseo11 tn, p1't::;,;o nltri c:s('rciti. ma 11011 vi è ne,~1111 Sla to i: n11 H'. il nostro rorn1a 1.n rli rncnn tC' c-J1r rlelih,\
l~E 0 S~}~ IW AZ10\ [ DEL Sli\\TOltE rmuzzn .t18 esegu ire un completo sistE:ma 11.ifcnsivo, e cia:;cnn paese deve fare, còme ho già notato, ciò che gli tornn a conto nelle circost:.u11.c in cui lro,•asi, e quando queste si::rno · mntatc, modificare i i\uoi orrli 11a111c11ti, senza farsi ligio imitatore nnchir a sno danno. . « Noto · inoltre che in t[trnnto propongo non I i è nulln (li 11 11ovo. Le direzioni provvisoiie elfi\ genio, gli appt1lti a trattativa privata pti'.l.' continuare lavori cominciati con appahi nl l'nsu pubblica si f1,cero iH .Piemonte-:' Queste misure non cag.iouarollQ mai. incouvcni(mti si;, pcrr°11Ì': ~i n~nrono come fnron o usate pi i\ t.:mfi a Homn (raltrovc form e sernpCl\ imit~hili In quali guarcutivano l'ì11 tc1'c:;~n 1lel lo Stato, sin perchè l'i1 1-· tegritit f\ tradiziouale nel genio mi+itarn italiano. Hasti l'esempio ,lelJ'i llnstre ge11erale d1e ebbe l'onore d' 1u;, rnoono\elllOal l11 Sper,i:i , 111orln poverissimo dopo t1ver amministrato i. molti milioni .imtfo>g,ìli- 11f'!la costruzione ,li rrnel grande .arsena le. Cos~ pure il ripnrto del piersouale or~ fatto snlla propoi t;1 di chi aveva la responsn bilitit 1lel servizio. << Ministri come Cavour e La Mannorn si occupai'ono per,ona lrnentt c1' im portanti hrvori per farli procedere rapidu111m1tc. • Più tardi, collo Strito di ven nto grande, non essendo pi ù. po,;sil,ilt, l'azione persona le dei ministt'i, 1Ùr11 ruro uo nwi i casi in cni delegn1'n1in ad <1 ltri la loro antoritil >> .
li generale Hrnzzo lasc.;ia quindi in tlisp:wtc il piano generale Ji difesa e le grosse 1p1istioni di finanza pCI' trattare, come egli stesso si esprime, del modo di ordinare i se1'vizi 1.cc11ici militari nccioccltì; si impieghino presto o bene i fondi stnwrdinari stanziati noi bilall(;i della gnarra pee opere di forti ficazioui. All'iwpo parte· ,Jallc prenrnsse che i foJHli non si, ù nvieurmo co11- ht desiderabile e possi/Jile cele1'ità, <;ho t i'i sono sMn1Jre nelle casse de llo S(ato de'i •111JiJioni qiacenti, che.gli 'uoovini d-,; fìncinzii con <ttialcht ·ragi one -vanno dù;enclo a/i, mili~cwi: G1· idcite· sempre che 1)i mClincwno dctnar'i pe'r difendei-e lo Stato e non sapete sp,mcliwe qitelbi che 1yi dùvmo . Il cinndro è fosco, specialmentt} per. la mano che lo dipinge, e quakhe anno addietro corrispo.nrleva plll' troppo alla veritit. Rkordiàmo noi pure come un tempo i resi.lui salissero :irl una som1M allarmnntfi e <'orne la sit1Ù1'l.io11e del tesoro :i l 3 1 dicembrn "880 preseol,asi;e nelle competef17,<: straordinarie residui passi\1 i por oltre 211- ll1 ÌJiom, dei quali oltrç H mi lioni per speso di fonifaaziou i, essendo fa intera competenza strnordinaria ·r ei 11880 ,ti 119 miljoni, dei qu<1li per fo rtificnioni soltanto 6 ,!,i2. . · 1
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INTOR~O ALLA DIFESA DELLO STATO
Invece i residui passivi al 3·1 dicembre 1882 toccarono bensì per la spesa straordinaria la cifra di 2.0 milio.ni di lire, dei quali ,1,2. milioni per fortifì cazioni; ma nel 4882 la competenza intera era cli 2.8 milioni e la competenza per fortificazioni di quasi 2.0 milioni. Dunque aumentano d'assai, anzi per fortifi cazioni triplicano, i fondi , mentre i residui sensibilmente scemano con tale v::iutnrrcrio proporziot;)O uale da togliere di mezzo l'inconveniente indicato e darci serie garanzie per l'avvenire. Il progresso continua nonostante che con qualsivoglia sistema ·sieno inevitabili ritardi e difftcoltà di diversa natura, specialmente per le scoperte continue cbe si vanno facendo nel vusto campo delle fortificazioni e delle quuli una saggia amministrazione deve tenere grande conto in questa lotta attivissima fra i mezzi cli atta'cco ed i mezzi di resistenza che chiama l1 contributo ogni scienza ed ogni arte. D'altra parte nn certo margine di residui deve pure rimanere nei bilanci definitivi in segui to ai lavori in corso e per far fronte alle esigenze contabili ed ai pagamenti. Ciò malgrado, sempre a proposito . ~i fortificazioni, alla fine del 1883, 10 il margine è scomparso o rimane m proporzioni insignificanti . , Eccone la prova nei singoli capitoli: Capitolo 55. 1- For ti d-i sbarramento. - Nel bilancio definitivo sta segnata pei pagamenti previsti nel ·1883 la somma di 7 175 350 lire· e intanto se ne sono realmente spese lire 7,H,5,3ii7; c'osicdh13 il re~ siduo sui pagamenti previsti non sarebbe che di lire 30,000 circa. Capitolo 5,L - Fort·ifìcazioni di Roma. - La competenza saliva pel •1_883 a 4,'.I 00, "54 lire; ma si è oltrepassata spendendo lire 4,333,46~ gra~1e alla facoltà di uti lizz:fre una parte della somma che dal detto capitolo è prevista pagabile negli anni venturi. Capitolo H. - LaJJVri per la Spez·ia. - Era stata concessa la somma _di lire 3,787,008; se ne sono realmente spese lire 3,305,2.34; talchè rnuarrebboro ,\.50,000 circa .. Capitolo 53: - Lcwori per la difesa delle coste. - La cifra in bi. lane(~ era di 2.,3,15,195, delle quali si s~no spese .lire 11,956,150; perc10 resta un rnurgine cli sole lire 360,000. Le somme poi impegnale sui dotti capitolì sono tali d::i dare la cer~zza che pel -1886 non solo nou vi s<1ran'uo residui, ma alcune forllficazi· ont· s,· dovranno sospcn dCl'e so non si avranno nuùvo · sommo ~:~:~ttut~o per Roma ~ pc~' S!)ez.!~ ;· somme da . sta~1~iare cop. nuov~ "t>t p~1 opere straordtnane eh dtlesa. Dunque t nuhoni non rimango~o gtacenti ma si spendono attualmente secondo le previsioni e se1
ANNO XXIX, VOL. !.
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LE OSSERVAZIONI DEL SENATORE
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condo le leggi approvate , affreLtando anzi il compimento di alcune opere,colle somme da stanziarsi negli anni avvenire e già previste dalle leggi pei lavori s~raorclìnari di difesa. dello Stato. Altre proposte di legge si presenteranno, senza dubbio, fra breve per proseguire a_ltivamente i lavori nei limiti imposti non solamente dalle condizioni Hnanziarie, rna eziandio colle cautele e cogli studi necessari perchè le opere riescano verarnente efficaci e ·corrisponden ti in ogni senso ai progressi dell'arte moderna. Sebbene coll'energia spiegata si siano ouenuti ·dall'amministrazione della guerra codesti vantaggi e sebbene ciò add:mostri come volendo si p()Ssa migliorare l'andaniento· cli certi servizi , anche . senza il concorso del Parlamento, pure si riconosce generalmente essere utile maggiore speditezza amministrativa . Si è studiata molto la grave quistione, che deve essere sciolta non solamente in armonia coi principi adottati dalla contabiliti.1 generale, ma ezi'andio in guisa da servire sempre di usbergo ad uflìciali e funzionari contro il sospetto e contro la cafonnia . Noi conosciamo la specchiata onestà del personale addetto ai lavori, sappiamo con quale sérupolosa esattezza si stringano i contratti , con qmmta vigilanza se ne controlli l'esecnzion:e e come i nostri ufficiali sieno avari del danaro che deve servire alla sicurezza della patria. Però non solo è necessario essere ontlsti, ma il prestigio mìli tare esige che tutto apparisca alla luce del sole in guisa da ·escludere qua lsivoglia insinuazione o sospetto. Ad ogni modo esprimiamo noi pure la speranza che l'on. Ministro della guerra, nel richiedere nuovi fondi al Parlamento, chiederà , per casi special i, maggiore agevolezza nelle pratiche amministrati ve, senza ledere . lo spirito della legge di contabilità, che deve servire per tutti di gnarentigi~ morale e materiale. · · Ed ora ci sia concesw qualche brevissima nota alle proposte concrete si;ipra pubblicarn. L' onorevole Generale vuole che nelle di'Verse regioni •i comandanU di corpo d'a.rrnata dete1·minino rneglio i p11;nt·i dei {0·1·t·ificars'i, po·i subent1·i l' autori là tecn·ica, esecuti·ra. Ma si fa precisamente così perchè il Ministero, partendo dalle proposte della Commissione dei general i, convoca delle Commissioni pei singoli luogh i da for tificnre, delle quali è presidente il comandante di corpo d'armata nel cu i tenitorio devono costruirsi le nuc.ve fortificazioni. Anzi gli studi ciel terreno per preparare gli elemtlnLi alle Comm issioui si fanno sotto la immediata direzione dei comandanti di corpo d'armata. l<'a mestieri tuttavia che la suprema autodtà militare abbia mezzo
INTOlU{O A,l,J.,A DIFESA DELLO STATO
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di dirigere e di determinare l'azione dei singoli comandanti per coordinare le proposte al sistema geherale di difesa , essendo naturale tendenza di considerare le cose dal proprio punto di vista e di esagerare il grado di urgenza, l'estensione o lo sviluppo delle fortificaz ioni destinate a tutela del proprio territorio . Uniti.i di concetto, armonia di sviluppo, conoscenza dei mezzi devono presiedere alla grande opera complessa destinata a contribuire alla nostra sicurezza e prestigio avvenire. Occorrono quindi gli stndi dei comandanti di corpo d'armata per le singole regioni; ma occorre che questi studi sieno controllati ed armonizzati. E qui entra in campo l'autorità tecnica esecutiva, che l'Autore vuole sia costituita da un comando , o da un ·ispettorato, o da una direeione - il nome non importa. Dunque· è pure .buono il nome di Comitcito, che meglio indica la cosa, che ormai è passato nelle abitudini nostre, quando le attribuzioni sieno eguali a quelle indicate. La Presidenza del Comitato d' artiglieria e gen io attnnlmente indirizza e sorveglia il complesso dei lavori di difesa, ed espl ica la sua aiione per mezzo dei generali del genio e dell'artiglieria incaricati di far studiare ed esegnire le fortilìcazioni; ' ha proprio gli obbl ighi è le facoltà richieste dal chiarissimo Autore. Dal canto nostro non potremmo accettare il no me di comando perchè il nome ci guaster'3bbe la cosa . Infa tti la parola comando ha un significato così assoluto che male si associa cogli studi tecnici, lungamente meditati e discussi colle autorità tecniche superiori, e nccessa · riamente sottoposti, prinia dell'esecu~ione, al cont.rollo della suprema autorità militare. Un uomo può facilmente errare, specie in questioni cosi complesse, ed un errore commesso, di leggieri induce ad altri errori che in codesto campo vastissimo possono aye1'!1 le più tristi conseguenze. Una volta sbagliato, come si ritorna add i1;Jtro, con che cuore si pnò abbandonare od abhattere con grave dispendio opere che hanno costato tempo e mil ioni? Nessuna unzione ha adottato un simile sistema e lo adot~ teremo noi per aniorc di far presto, mentre i lavori indiscutibilmente necessari; che abbiamo sottomano, ci assorbono già tutli i milioni st\i quali le condizioni Jìnanziarie del paese nostro ci permettono di contare? L'Autore aggiunge alcune considerazioni intorno alle attribuzioni, ai doveri di servizio ed allà fo,tribuzione della responsabilità e del lavoro fra i membri del Comitato (comando , ispettorato , rlù'ezione .. ... ); le c~se deue sono così giuste che da · parecchio tempo il Ministero vi ha diretLo la sua attenzione ed i suoi studi, il cui risulw to apparirà, spe-
INTORNO ALLA DIFESA DELLO STATO
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LE OSSERVAZIONI DEL SENATORE BRUZZO
riamo, prossimamente nel progetto 'qi riordinamento del Comitato di artiglieria e genio. Del rimanente noi ei . associamo di gran cuore alla proposta del chiarissimo Generale di formare Direzioni provvisorie dedicate esclnsiv.unente alle fortificazioni. È generalmente noto come il Ministero della guerra abhia già 'èla qualche tempo rivolto la sua attenzione all'utilità di avere pcl periodo dei lavori, in certe località interessanti alla difesa, delle Direzioni speciali responsabili, non distratte da minuterie di uffici. -Siccome la legge non gli accorda questa facoltà essendo fissato 'il niime1·ò delle direzioni territoriali del genio, così speriamo che l'on. i\1inistro della guerra, nello sviluppo che ora prendono le opere di difesa, vorrà chiedere questa facoltà al Parlamento, il quale sarà tanto più propenso a darla quanto più concordi in orgomento saranno i pareri dei più autorevoli militari. Abbiamo detto delle cautele che bisogna usare nel toccare la legge cli contabiliL.\. Dobbiamo aggiungere che il sistema proposto di provvedere agli appalti primi in modo pubblico ed agli appalti successivi a trattativa privata sembra a ,noi inaccettabile perGhè conducente . a scopo opposto. Al finire del primo appalto non sarebbe l'autorità militare costretta a inibire le condizioni dell'appaltatore primo? Non è questi padrone della situazione colle macchine, coi lavori organizzati, cogli operai, coi materiali, con ogni cosa che giova al di lui rispar: mio? Cbi mai potrebbe fargli una concorrenza utile allo Stato? Chi contendergli il prosegui mento dei lavol'Ì, chi prevenirlo nel buon mercato? Spetterà a lui dettare la . legge agli ufficiali, anche quando questi siano poco soddisfatti della esecuzione, perchè il romp~rla con , lui costringerebbe a gravissimi sacrifici di tempo e di 'danaro. . Non val meglio chiedere al Parlamento la facoltà di dare certe opere, i cui appalti andrebbero deserti per difficoltà e pP-r incertezza di lavoro, o. per pericolo di scapito , con ogni debita prudenza, a trattative private? Col sistema or ora adottato si clan.no ad appalto sepa ratamente le strade, i lavori murali, le opere di finimento. Così si può cominciare sopra molti punti contemporaneamente ad avere opere servibili ed opere compiute nel minor tempo; così si può meglio dividere gli appalti ed ottenere condizioni migliori dagli appaltatori: ne guadagnano vigilanza e controllo, scemano le penose contestazioni cd i pretesti di lite. Questa ci. sernb,·a la vera , la utile, la logica divisione del lavoro, non quella indicata dall'ono1;evole Generale, il qunlc vuole dividerla per annata appaltnodo la prima parte del lavoro secondo i fondi disponibili
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e poi andando inn/mzi a licitazioni private.. E così crede' che si po~sano spendere in.teramente i fondi stanziati nel bilancio, per esempio tò milioni, in guisa da avere in 1tn t1'iennio completanwnte ultimato 1tn sistemci dli, for•t,ifìcaz'ione che costi 120 milfon,i,. Ma, ci sia lecito chiedere, quale opera di fortificazione si può compiere in tre anni , se i forti cli lloma, spin ti colla massima alacri tii, in un terreno dei più favorevoli per forma pianeggiante e per natura tufacea, in un clima che permette di lavorare tutto l'anno, esigono tempo maggiore? Cosa avviene in montagna fra le roccie, coi ghiacci invernali, col tempo utile al lavoro ristretto a pochi mesi? Non val meglio segnire il sistema attuale, facendo i contratti per opere determinate che stanno da sè ed insieme cost.ituiscono l'opera intera, secondo le somme stanzi1te in bilancio, ingrossate dai residui, e rese elastiche dall'articolo della legge che concede focoltit al governo cli utilizzare una parte della somma destinata a compimento dei lavori nei?li anni avvenire ? Altre osservazioni e considerazioni potremmo fare all'opuscolo cui ' ora è rivolta l'attenzione della stampa; ma J'on·orevole Senatore avendo tracciato così stretti confini allo studio suo, non ha creduto occuparsi di tutto il complesso del gravissimo problema, { cui termini, strettamente annodati, a m11la pena si possono separare. Poniamo dunque termine alla omai lunga ras~egna nelln lusinga di avere dimostrato come i l')<>iusti desideri espressi dall'Autore sieuo soddisfatti, o st.ieno per esserlo, per vie in parte diverse da quelle indicate colla sua autorevolissima parola, ma tuttav_ia conducenti allo ~copo p'.ecipu?, c_ho è nei voti di tot.ti, di spenderè celermente e bene I denan destmat, ad avvalorare con opere di .fortificazioni la difesa della patria.
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lingua alle suo forme più semplici e adauare grnn~matica e lin~na all'indole de11li Italiani», nello scopo specialmente d1 non scoragg1aro gli allievi d,~rante I~ studi.o ·rlclla g1:ammatica. Ma .cho sarit qu~~d~, ullimato questo, essi prenderanno 1n mano uu libro o uu t:>10~nale tedesco, scritt.o non col materialo ridotto alle suo forme più semplici e ~on gram1natica ndatta ali' indole degli .italinni, mn. con ricchezza di lingua e di grammatica tedesca? Probabilmente, forti ~cl lavoro oià fauo e delle cognizioni acquistate, alTronteranuo lo sco~lto, che visro prima li avrnbbe fo lti perder d'animo e, col vo~aholano ~ colla pazienza, cercheranno cli penetrare nel se~roto ~el!a .lmgua a. cui Ja grammatica li anà iniziati . Dunque celare 111 pr111c1p10 le cl1fficoltà può ossero opera accorta; ma niente di più. .. . Sul frontespizio dalla grammatica è scritto, che abilita rn pochi mesi a fare composi:;ioni, di stile facile e piano, in lùigtta tedesca e a interpt·etare « libri scientifici tedeschi. » Volendo anche credere alla prima asserzione, dubitiamo fortomente della seconda, quando pure per interpretare, si '10lesse intendere sen~pli~me~te l'opernzione per cui, mediante il ci frario, si legge uno scritto m cifro. E.lo s1~ss dubbio nutriamo a riguardo di qualsiasi metodo, salvo che ,;1 tratti u1 qualche allievo, che abbia proprio il bernocolo delle lingue.
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G-ra ,nnu.iiica eti1nologica-ie o •· i co-p,•at,ic a tlella lingtia i e desca del doLLor G. D ELPINO . - Ferrara, tipografia socialo, 11883; prezzo L. .2,50.
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Lo studio di.dla lingna teclesc:i va cli giorno in giorno più diffondendosi in Italia e, cogli studiosi, crescono naturalmente i maestri e i metodi cl' insegnamento. Questo che abbiamo sott'occhio è (come dice l'au tore) nuo·vtJ d;i, zecca. Noi, a dir vero, non crediamo alla gl'ancle influenza di una grammatica piuttosto cho di un'altra, nollo studio di una lingua e specialmente della tedesca. Sappiamo (per esperienza propria) che quando un adulto imprendo lo studio di una lingua, la miglior grammatica per lui è quella che meno si scosta dallo giù stndiato, per lo studio di altre lingue. .LI vedere le stesso cose con ordine o con nomi diITerenti ha per effetto di sconvolgere le ideo. Chi, por esempio, ha studiato il latino, l'italiano, il francese, ecc., su grammatiche che prima di tutto davano lo declinazioni, quindi la coniugazione del verbo essere, ecc., se gli capita una grammatica tedesca; come quella di cui discorriamo e trova, nella prima pagina, la coniugazione di un verbo forte (trioken) crede di avere in mano una gra mmatica al rovescio; non si perwaderà mai che questo metodo sia buono, e per liii non lo è realmente. Per chi poi è vergine di grammatiche, ogni metodo, purchè razionale, può essere buono, ed il migliore è quello che piace di più al maestro che venne prescelto. L'autore sostiene, con buoni arg'ome11ti, il suo metodo cd assicura che è il frutto di molti auni di studio e cl'espericuza. Egli si propose di « semplificare la grammatica tedesca, ridurre il materiale della
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.IUo ,•tliHflllt.e n t o d e g li ese ,•cU i ge,·tnn nico , tiU • s f.J•o-11nu,u•ic ", (,•,incese. e i ttili ,in,, per Uc;.o B1rnsATI,
maggiore di fanleria. - Torino 1883, tipografia. Candeletli. 1
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So non è il primo libro di questo genere pubblicalo in Italia, è certo il più recente e il più completo. L'essoro il più recente basterebbll a dargli, su tutti gli altri, una superiorità incontrastata, P?rchè le mutazioni ne11\i ordinamenti deoli eserciti si. succedettero. cos1 .rao o pide, che i libri i quali cc li presentano quali erano alcum an~1 .or sono, non hanno più so non un valore storico . Un'opera cons1m'.Je pubhlicata rocoutemonto dal maggiore Jlau (L'état militaire des JJWW· sances éliran9e1·es) ù più breve, più asciutta e, mont1·e. dà l'or~iuamento deo\i eserciti ru:;so, inglese o spagnuolo, per noi meno mteressanti, ~ou dà qnello dell'esercito francese. Perciò il libro del mnggiore Drusnti non poteva venire meglio a proposito.
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Per ciascuuo dei quattro eserciti indicati nel ti t.olo, la materia è divisa in qnattro capitoli: reclutamento, ordinamento, rimon ta e st:1bilimenti militari. P recedono alcune generaliti1 in cui si dit uu cenno storico dell'origine e delle principali modilìcazioni di ciascun ordinamento, e s'indicano le leggi fo nda'mentali su cui attual mente è basato. Ogni capitolo si suddivide in molti paragralì che, per tulli e quauro gl/ eserci ti, couservnno lo stess'ordine e lo -stesso titolo; cosicchè un dato paragrafo corrisponde, nei quattro reparti, al la stessa questiime. Benchè tal ordine sia quello generalmente seguito in simili libri , pnre dobbiamo notarlo, se non a merito speciale dell'autore, a merito dell'opera, perchè facilita i raffronti tanto utili, tra legge e legge, trn cifra e cifra. Interessantissimi, a questo riguardo, per chi voglia approfondire i suoi studi, sono gli specchi della forza bilanciata, della forza inquadrata, ecc. , ecc., i calcol i del bisl)gno annuo di recl ul.e, le tabelle delle circoscrizioni militari e via dicendo. P recede l'ordinamento dell'esercito germanico, siccome quello che serl'ì di modello :i tutti gli altri; scgne l'austro-ungarico, il francese ecl in ultimo l'ital iano. Questo, come è nnturale, è svol to con maggiore ampiozza e supponendo ~ià nttuate le nuove formazioni, stabilite dalla legge 29 gi ugno ·I 882. A Il' ordì narnento dell'esercito frnnce3e fa segu ito un'appendice, in cui si danno notizie su vnri progetti cl i ri fo rma , che si trovano clnvanti al Parlamento e su quello che riguarda la nnO\'a costituzione dell'esercito coloniale. ' L'arid ità della materia è, nel libro elci maggiore Drusati, temperata da acconcie note e digressioni; così, per esem pio, trat.tnnclo del volontariato d' nn anno in Francia, si accenna alle antipatie che incontr:i, alle opinioni di citi lo vorrebbe abolire o ridurre a limiti più ristretti ; enumerale le esenzioni e le proroghe al servizio ammesse in Germani:1 , si fa parola della tassa miiita1·e, esistit:1 per qualche tempo in Ba,,iera, .quindi abol ita, e dei tentativi inutilmente fo tti per imporla a tu tla la Germania; parlando del bilancio, si riporta un brnno del maresciallo Moltke, ecc., ecc. Cosicchè l'opera nel suo complesso non presenta semplici elenchi cli disposizioni regolamentari, ma quadri completi, a cui, diremmo quasi, non manca il colorito. (< Sono, dice l'autore, elementi raccolti in pubblicazioni uffi ciali ed ufficiose, in articoli di periodici, in discussioni parlamentari, completati ( per ciò che· rig~1arda gli eserciti germanico, austro-ungarico e francese) colle osserl'azioni fatte personalmente viagginudo nll'estero ». Nessuno megl io clell'nutore (che per cinque anni professò organica
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militare alla scuola di guerra e svol se ai suoi allievi la materia trattata nel presente libro, in modo corrispondente punto p.er punt~ _:il reliitivo proo-ramma ministeriale) avrebbe potuto rnccogl1~r.e e 0 1cl1nare una gran mole di notizie e di dati, che, per la pos1z1one stes~~ di chi li scelse, presentano una garanzia della loro _esattezza. Epperc10 siamo certi cho questo libro sarit accolto col massnno favore ~on sol~ dagli ufficiali che frequentano la scuola cli_g~ierra, e da quelli che v1 si preparano, ma da tutti gli ufficiali stud1os1.
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delle nuove ci,•cosc1•t:ioni n1ilila1•i. ,lel . . negno. - Roma, •188'.3. Litografia Virano, Vi a delle Vergrn1,
prezzo L. 6. Quest-:i carta, della quale pressochè tutti i giornali di l~om~ hanno favorevolmente parlato, è un lavoro ben pensato e b~n r111sc1t~ sott.o tutti i rapporti. In essa, col mezzo ~i co.lori e .segni _c~nYenz1?~al1, venne indicata e si scorge a colpo d occhio la c1rcoscm1on~ m_il_1ta~e dei corpi d'esercito, delle divisioni territoriali, dei distretti _m,litan , delle direzioni e comandi territoriali d'11rtiglieria e del ge~10,_~lell.e direzioni di sanità, di quelle del commissariato, dei tribu?~l~ m1hta~1, delle legioni dei reali carabiQiéri; più il riparto della mil1z1a mobile e della territoriale, ccc., ecc. . . L'im portanza ed esattezza delle indicazioni , la buona esecuzione litografica, la comodità del formato di questa ca1:t.a, In . ren~~no preziosa e diremmo quasi indispensnbile per ogm uffici~ .mihtlll'e, e~ utilissima per ogni ufficiale od i mpiegato a cui.' nel _d~s1~1pegno dei suoi incarichi, occorra tener conto delle dette circoscr1z1oni.
.lnlu•buclier fu,• tlie ,1eutscl1e A••mee
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- 4° trimestre 1883. S'UIL'attacco frontale della fanteria. ScHERf'I', colonnollo. - .Fra tutti oli ammaesti'nmenti che possono trarsi dalle campagne clegh ultimi decenni, il pi~ sicuro, il più incontrastato si è che il fuoco dt:lla
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fanteria, in g1 azia dei fucili a retrocarica, ha acquistato tale potenza, che un attaéco frontale, come s'usava una volta, non ha più alcuna probàbilità di. riuscita. Già la campagna del ~ 870- 7·1 aveva aperto gli occhi ai più avveduti, ma a persuadere anchH i pili ostinati venne . la campagna del ,1877- 78. Quando si videro gli attacchi delle migliori truppe russe fal li re davanti a' Turchi, nè ben istruiti, nè ben <lisci..: pl inati, nè ben condotti, il dubbio non fu più possibile. La tattica studia oggidì i mezzi di raggiungere, per altre vie, Io stesso scopo: Questi mezzi alcuni li vedono in nuove formazioni di combattimento, altri più specialmente in m10vi modi di combattere (S' entra in particolari sulle formaz ioni e la condotta della truppa in combattimento). . Al{le?"ia e Ti1.1risùi JANJrn, capitano (Continuazione e fine) .. - Descrizione topografica, sunto storico, pronostici per l'avvenire. La gne1-ra della Vandea contro la priinui rep11bbl-ica francese . CRousAz, mllggiore . (Conclusione}. - La guerra terminò con la morte cli Charette. · Quando egl i fu viuto, la gente del paese lo riguardò come un disturbatore della qniete puliblicn ; cacciato come una bel va, cadde in un' imboscata , il 22 marzo 1796, e due giorni appresso venne condotto a Nantes e fucilato . l<'u l'ultimo degli eroi deila Vandea: Nel 18 12 e nel ,1830 questa provincia tentò nuovamente levarsi pel trionfo degli stessi principi propugna ti nel 1795, ma l'insurrezione fu presto soffocata. · Gl·i usse1·i prugsùuvi neU'esen'ito de{! U al leali di Fedei·ico il !]rande, negli ann·i I758-1 i 60 (Continua1.ione). Principi per la d·irezione del fuoco di itn gran numero d;i, pezsi. nella giierra da foi·tezza. - Questi principì nou sono ben definiti . La storia militare non offre dati bastanti, per stabilire, norme special i all'artiglieria nella guerra da fortezza, come ne o1Tre per la guerrn campale. Però considerando, che ogn i specie cli guerra posa sugli stessi ,principi fondamentalì e che le differenze tra guerra campnle e guerra da fortezza vanno sempre più attenuandosi, si possono, dagli esempi cli questa, attingere norme per queJJa. Infatti nelle operazioni d'attacco e difesa di una posizione fortifi cata, chi può dire dove finisca la tattica campale e dove com inci quella da fortezza? Fu tnttica campale o da fortezza qneila dei Turchi e dei Russi sotto Plewna? I principì pertanto che debbono servire di norma alla direzione del fuoco nella guerra di fortezza si possono formula re così: . ,1° Nell'ordinamento del materiale e del personale è necessaria la massima semplicità; 2° la direzione del fuoco deve essere una sola', il che non significa che un solo debba dirigere tutt?, ma che molti, 1
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ciascttno nella propria cerchia, concorrnno ad uno scopo comune e solo; 3° la preparazione al combattimento deve essere tale, che ciascuno fin dal principio sappia quello che deve fare; cioè ad ogni reparto deve essere assegnato il suo bersaglio, e non cambiato più senza necessità; '1: 0 il fuoco del nemico si deve in ogni caso controbattere: 5° il comandante dell'artiglieria deve indicare, ai singoli -riparti, qual'è Io scopo speciale cha si vuole raggiungere; 6° nel tiro in breccia si assegnerà possibilmente ad ogni batteria il suo bersaglio; il punto preciso dove dirigel'e i colpi conviene lasciarlo al comandante di batteria; 7° si deve aver gran cura di bene ordinare il servizio di osservazione; perchè ne dipende in gran parte reffetto del fuoco; 8° la quantità delle munizioni da consumarsi viene indicata dal comandante dell'artiglieria , ma conviene lasciare una certa latitudine ai comandanti dei singoli riparti. Ancom sulla spiegazione elerneniare deUa dtrù;azione dei proiettiU pimtitt'i. SPou, tenente colonnello. - L'autore . dice che un suo scritto antecedente, sull'eminciato argomento, porse occasione al generàle Antonio Araldi d'inviargli ;:ilcuni studi sull'argomento sttl5SO, (dal detto generale pubblicati nel ' ;I868-72 e 76) con preghiera di esaminarli e farne la critica.' L'autore crede di dover soddisfare a questo desiderio, primo perchè sembrerebbe scortesia il tacere, poi perchè, malgrado che si parta ambedue dagl i stessi principì, si giunge a conseguenze molto diverse, per le qual i è necessaria una spiegazione. Dopo ciò si entra nell'argomento esclusivamente tecnico. Caratteri m:ilitari emersi nella giierra cfo'ile americana. l\iANGOLD , maggiore. - Si fa la biografia dell'ammiraglio Ferragut. La cavaUei·ia ru,sa qiiale apparisce e qiiale è. DEvAr,, capitano. _:_ La cavalleriiÌ rnssa somiglia per ordinamento alla tedesca, inquantochè il suo piede di pace si avvicina talmente 11! piede di gu~rra, che, in pochi giorni e forse irl poche ore, un reggimento può lasciare la guarnigione per entrnre in campagna . Ha poi sulla cavalleria te.:. desca il vant~ggio di essere già costituita , in tempo di pace, nelle grandi unità che sogl iono formarsi in tempo di guerrn. Se poi si considera la sua forza numerica, bisogna riconoscere che le preoccupazioni dei Tedeschi non sono senza fondamento. Nè giova llffìdarsi agli esempi della campagna del 18·71-78 dove detta cavalleria ebbe assai poco da fare; pei'chè le pianure del Niemeu e della Vistola presentano, all'aiione della cavaJleria , ben altro cnmpo, che i terreni montagnosi della penisola balcanica~ Nelle dette pinnure, se la guerra scoppiasse, si deciderebbe la questione del nuovo indirizzo della caO
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valleria. Perchè se nell'ordinamento la russa e la tedesca somigliano, differiscono esenzialmente nell'armarneuto, nell'istruzione, nello spirito. Il cavaliere tedesco fida ancora neila sua lancia, nella sua sciabola, nell'impeto delle sue cariche; il russo fida nella carabina e nella ri voltella ; •non è più uh cavaliere,' è un fantaccino a cavallo e ci mette ~ell'arnbizione nell'essere tale. A poco a poco i reggimenti della cavalleria russa si sono spogliati del loro carattere e sono diventati un altro genere di truppa con cui _non temiamo il paragone. La trasformazione di tutti i reggimenti cli ulani . e di ussari (appartenenti alle H divisioni di cavalleria che ha la Russia in Europa) in reggimenti di dragoni., fu certo un gran passo ; se avanti o indietro si vedrà alla prova. (Seguono nozioni particolareggiat1·J sull'ordinamento, arma mento istruzione, ecc. ecc., della cavalleria russa). Frònte occidentale· d·i difesa dell'Italia e s1w attuale sistema d!i fortificazione . W1NTEHDERG (Continuazione) . - Il primo grande ostacolo naturale, la prima l)ase d'oper.-.zioni contro il nemico entrato nella valle del Po dalla parte d'occidente, si trova ai confini dell'antico Stato .Piemontese, alla .stretta di Stradella. Il contrafforte, che, staccandosi dall'Apennino ligure e mantenendosi sempre aspro ecl elevato, viene a finire presso Stradella a tre chilometri dal Po, chiude la valle e copre i passi dell' Apennino. Poche opere bastano per rendere molto forte questa linea. Se quella del Ticino, che le sta quasi dirimpetto, dall'altr,\ parte del Po, fosse più breve, a.vrebbe per l'Italia un valore grandissimo; ma nè il TicinQ, nè alcuno dei fi umi successivi fino al Mincio, costituisce una linea abbas111nza forte, per essere difesa con successo. Il Mincio è sempre una linea forte e che con poche opere si può rendere fortissima; ma non ha per questo grande valore, perchè il nemico non è obbligato di andarvi a battere il capo. Padrone questi· della Lombardia, troverà il modo di passare il Po a monte dello sbocco del Mincio e a valle della stretta di Stradella. Recherà forse meraviglia che si dia pochissima importanza alle vecchie fortezze piemontesi : Alessandria e Casale ; ma esse si trovano oggidì spostate. La linea Alessandria-Casale servì .benissimo nel 1859 per difendere il Piemonte contro un nemico proveniente dall'est; ma non servirebbe ugualmente.. per ·difendere l'Italia contro un nemico proveniente da ovest. I l punto di partenza dell'attuale sistema di difesa sta nel triangolo Piace,1za-Bologua-!lfantova, ed in esso ha Bologna la parte principale. Questa piazza chiude le valli del Reno, della Savena ed altre mi~ori ; è nella migliore situazione per racco-
gliene forze, da tutte le parti della penisola, ed offre loro _larghi sb'oc?i per le riprese offensive. I passi che dalle ac~ennate valli met.tono m quelle dell'Arno sono cliffi?ili; un'ànergìca difesa potrebbe far ,co~tar caro al nemico lo sforzarli, ed anche sboccato nella valle dell Arno, incontrerebbe egli altri ostacoli, sempre quando non trovi le sue truppe già penetrate nel cuore della Toscana per altra via. Ma questa via (nelle attuali condizioni delle coste) ad una potenza .come la Francia, è sempre aperta. Per quanti sforzi l'Italia abbia fatto in questi ultimi tempi onde aumentare la sua flotta, essa rimane di gran lunga inferiore a· quella del!a Francia. Colle navi da guerra e coi vapori mercantili cli cui la Francia può disporre, non le abbisogn,1no più di due o tre giorni per racco, gliere cla Marsiglia, Tolone, Cette e dalle coste dell'Africa, un _corpo di 50,000 uomini, nel porto di S. Fiorenzo alla punta scttentr10nale della Corsica. Da S. Fiorenzo alle coste italiane si fa il viaggio iu meno di 30 ore; onde puossi ritenere che, calcolato pure un giorno di permanenza nel porto di raccolta, la mattina del quinto giorno, una flotta francese con un corpo di sbarco di 50,000 uomini può gett~re l'àncora davanti alle coste italiane . Ora queste sono assolutamente mdifese. Uno sbarco sulle coste 'toscane avrebbe naturalmente per obbiettivo Firenze. E qui giova riconoscere che le condizioni del terreno sono tali cl~ poter ~ncora arrestare, con una buona difesa, il nemico. l\'la un corpo sbarcato sulla costa, da Talamon~ a Gaeta, c?n Roma per obbiettivo, non incontra grandi ostacoli n.aturalt sulla sua via. Perciò è di necessità assoluta fortificare i punti di questa spiaggia, che si prestano ad uno sbarco. I quali non sono poi molti riducendosi a quattro o cinque. Queste fortificazioni della costa completano quelle della capiwJe e viceversa. Roma ha tale importanza che la sua cnduta basterebbe a far r,ambiare il piano delle operazioni e a modificare, in danno dell'Italia, la situazione politica e militare. Quindi ben a ragione gli Italiani si sono · preoccupati della difesa di detta città e l'hanno cinta con una cerchia di forti staccati. Ma si crede d'aver fatto abbastanza? Questi forti, distanti tre o quattro chilometri dalle mura della città, se valgono a preservarla da un bombardamento con pezzi da cat~pagna, non l'assicurano da un bombardamento con pezzi di grande portata. A nord e a sud 'deJla città, sui contrafforti che sl staccano dal gruppo delle colline di Albano e sn quelli che si staccano clal gruppo di Bracciano, vi sono posizioni su cui possono facilll)cnte stabilirsi le batterie di bombar-
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damento. Oltrecciò il nemico, padrone dei detti gruppi di colline, tiene assolutamente la ci ttà investitn; perché si trova a cava llo delle strette per cui passano le comunicazioni provenienti da sud, da est e da nord. La difesa, per mantenersi in possesso dei gruppi suddetti, senza opere di fortificazione, dovrebbe impiega'i·vi tal i fo rze, da rendere illusorio il progetto di difendere la capitale con forze relativs1mente poche. Si aggiunge che da dette coll ine prendono origine gli acquedotti che portano l'acqua alla città, i quali sarebbero tagliati fin dal primo giorno i1) cui il nem ico venisse in possesso di tali posizioni. Si disse che le fortificazioni di Roma hanno solo per iscopo di garantirla da un colpo di mano e dnr tempo ad un corpo di soccorso di venire a salvare la capitale. Ma si· è certi di potere in ogni tempo sottrarre, dalla valle elci Po, o da qualunque altra parte del teatro d'operazione, le forze 1 necessarie per formare questo corpo di soccorso? Ad ogni modo se il nemico sarà padrone dei due gruppi di colline di Albano e di Bracciano, questo corpo dovrà molto faticare per aprirsi la strada. Se si vuole garantire assolutamente la città da un bombardamento è necessaria una nuova cerchia di forti su1ccnti, da cui battere con successo quelle posizioni daHe qual i il bombarcl.:lmento è possibile. Se si vuole ad un'energica difesa congiungere la possibilità delle riprese offensive e avere lç1 strada aperta ai soccorsi, è necessario racchinc\ere nel _perimetro delle fortificaz.io1~i i grnppi collinosi di Albano e di Brncciano. Contro questa misura sta la grande estensione che verrebbe a prendere detto perimetro perchi\ fra i punti estremi di nord e di sud, correrebbero non meno di 60 chilometri; ma non bisogna dime!lticflre elle la difesa adattata al terreno offre minori cliflìcoltà e può effettuarsi con minor numero cli truppe. . rriassumenclo si conclude che le Alpi beu difese !ìOUO una barriera formidab ile, ma che nat.ural meute cade finchè restano aperte le coste; che la flotta ita liana non basta da sola ad nssicurare il paese contro un attacco marittimo per pa rte della :Frnncia; che solo quando l'Ita lia avrit provvisto a!la difesa delle sue coste e specialnionte di quello da cui può venire un'offesa direttn contro B.oma, ed avrà messo al sicuro questa citt~,. non solo da uQ colpo di mano, ma pure eia un assedio formale; allora solo sarà in grado di tener fronte , colle sue forze mobili, anche alla Francia. Il gabùietto di g'liustizia deU' tinno,ver cil tmnpo della .prima rep11b- . biica francese. - Si fa la storia d'un processo.· Snllci qiwstione dell'orclinmnento (; dell',istritZ'ione clei Cosacclt:i, TMsT, tenente. · - Lavoro redatto su clocuij1enti ru~sJ.
L'ìnipiego degli elefamti,, nell'anticli-ità a scovo d'i gMt~'a, ·--:- S~ comincia dall'impiego che ne fecero i diversi popoli dell'Asia, c!;11nd1 si passa ai Greci e ai Romani . Cesare non vo.lle .servirsi. d.eg)'. e.Jefanti se non per abbellire i suoi trionfi. I cap1t.an1 posteriori l 1rn1tarono. Gli elefanti, esclusi dal cam po di battaglia, combatlerono ancora per molto tempo nei circhi. L'anno di guerra 17(j2 in Slesia. Il progetto di legge per l'armata coloniale 'in Frmwia.
Ne aie 11.lilitii,•isclie Blaite11•. -
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4° tl'imestre 11883 . .
Contro l Ms1c o dell'.fat1·1utione ~nilita,re della gioventù. Questo Imsig è un autore, che in un libro intitolato : Obbligo al servizfo militare e4istntzione, propugna una grande ridniione della ferma sotto le armi, çoordint,ta con un'istruzione militare da darsi alla gioventù prima della leva. Di tal libr.o si fo, in quest'articolo, un' aspra critica . L'esercito francese. - Memorie di -oiaggio. - Si conclude come seoue una Junoa relazione cominciata nelle precedenti puntate: alle ac~ennate dehol:zze, che hanno la loro causa nelle condizioni sociali, si aMiunoe una circostanza che più d'ogni altra s'oppone al bene delel, ~ · · 1· l l'esercito: il continuo mutarsi dei ministri della guerrn, 1 qua t rnnno non solo l'alta direzione amministrativa, ma il comando supremo dell'esercito stesso. E meno mille se si trattasse ·solo di cambio cli persone; ma ad ogni crisi si .cambia programma. Ogni nuo,:o mini~tr? s( costituisce un nuovo stato maggiore e chiama, al le alte cimche, ullìcwlt nuovi. Quindi incomincia un iavorn di demolizioue di quanto ha fatto il predecessore, e quando, sulla talnila rasa, comincia il lavoro cli ricogtruzione, secondo le nuove idee, sopraggiunge un'altra crisi e si ritorna da capo. Il generale Forre ha abolito i tamb'.1ri. Il gen:r.al~ Billot li rimette a posto. Ma egli (Biltot) non vuole. dimettere ufhc1~l1 (i principi d'Orleans) che hanno passato buona parte della loro vita nelle file dell'esercito? Viene Thibauclin che li manda a spasso, colla stessa facil iti,1 con cui ha mancato alta paro!~ d'onore data a un nemico troppo generoso. La parola d'onore è un legame morale ~ho unisce gli ufficiali di tuui i paesi, e che è diventato un fattore d, una certa. importanza. in tçmpo di guerra. Mettendo alla testa çlell'esercito ·eh~
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LIDUI
ruppe questo legame, la F1-;1ncià ha proclamato un principio che contrasta con quelli che presiedono all'educazione prussii1na nel paese e nell'esercito. Potrà l'esercito .fran'cese essere o diventare eguale o superiore al nostro, per numero, per armamento, per prontezza di mobilitazione, ma sott.o tale d:rczione e con tali principi, sarà sempre inferiore ndla cosa più importante: nel sentimento patriottico, mcrt1le e profondo. E questo ci darà un'altra volta la vittoria, se la prova si ripeterà ». Sulla tecnica delle espolt-'ion-i. - Worr, tenente. - (Continuazione). Notti.sul rio Paraguay . .c... A~rnI\KAN. - (Continuazione). -Scene di guena e caratteri milit:.iri. · L'assedio della fortezza d:i Lussembu1·go. - K N.ÙF, tenente colonnello. - Si narrano le operazioni di attacco e difesa. di detta fortezza, assediata nel 1684- dai Francesi, condotti dal maresciallo Créqui. Belaz·ione s1,lle cose mil-itar·i in Italia durante 1;l 1° semest1·e 1888. .:__ La conclm,ione dell'alleanza fra la Germania e l'Austria-Ungheri:.i e l'Italia venne non solo salutata con gioia dalla popolazione dei tre Stati, come una nuova garanzia per il mantenimento della pace, ma nello stesso tempo chiamò l'attenzione del pubblico tedesco sulle cose militari d'Italia. Il malumore dei Fr11ncesi alla notizia di questa alleanza ecl i tentativi notoriamente fa tti e falliLi per attraversurla, non ·'riescirono se non a farne risalLare il valore. Se nelle precedenti relazioni venne sempre riconosciuto, con quanta alacrità, zelo ed abnegazione gli Ita:. liani procedettero' finora all'ordinamento ed all'aumento delle loro for1.e militari, bisogna ora riconoscere, che nell' ultimo semestre si è accelerato il passo, progredendo sulla stessa via. E se il compimento ciel vasto progetto, che dà all'esercito italiano nuove e più ampie b~si, richiedesse maggiori sacrilìzi, si può esser certi, dall'esempio del passato, che il patriottismo degli Italiani non rifuggirebbe dal farli. Nel Jalwesberichte, parlando del 1882, si nota con ragione, che tal anno fu, per l'esercito italiano, uno dei più proficui, percllè non avvenne alcun cambiamento nella direzione su-periore dell'amministrazione della guerra. Egu:.ile stabilità si ebbe, con norÌ minore profitto, nel 11° semestre 1883. La legge fond,1mentale del 29 giugno ·4882 stabilì le basi del nuovo ordinamentq dell'esercito. L'opera del governo e del parlamento nelle prima metà' del ·1883 ha questo di caratteristico, che ambedue lavorarono d'accordo per tradurre in atto, prudentemente ma sistematicamente, le disposizioni dell'accennata legge; complet.nn- ·. done alcune, emendandone altre, sempre nel senso d'nccelerare la nuova costituzione dell'esercito. 9uesta\ abbisognerà ancora di qualche anno 1
ller 1i~ser~ compiuta; m:~ fin d'ora , in. r_riu1In11qu?. i~t-~n le s.coppiass~: la guerra, :\\'rii gi~ 11n'1nJ1n~nza sulla Jorza ~lcll escwto e sulla su,1 pl'ontezzn . I 883 · s e/)'uc l'cspnsizionc e l'csa111c cli quanto si fece.nel I O sct~1e:;tre ' , , · 1· ; conchinde: « In fine cli f[UC~ta ·rclr,zione non j)OSSl(ltnO se ~oll lllU · 1· . ripetere k parole dd .Ja.li·resb.e'.r-i.cht(:: « L'e~erci~.o 1ta 1auo cost11w scc noa forM 1·olla qn;_)lr. nel le tntm·e grtorrc, 111 1-,nrop:,, _l,i~ognerit e. .i;e1·iamcnlii con ta re. >5 . • • • R.òss/Jach· 1~ .Tena . .- È una ."sle:;a.. hibliograf'ift <Il uno stnd10 _s11n1: · I'lZIOl\l · · I\· I~ ,.· 1~ ,1ell'1•"c1·cito [)l'u ssiano 1fo ll a ;;eco11 d.a· 11wta •del rOIII " ' 1" ' . e ,~ • . ' ~<'colnx .rn 1 1t1· p1i11ripio ciel x1:-., pnhbli cat? .c(:i l maggio1·0 Y. Go1:rz. _ Bcdiuo·, ·1883. tipognilia ì\'I1u.1,, r e fi glio. [I
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esistouo ucl corpo dogli urfiuiali (mcuso, 11s;;ociazioni v,'stiariu, i:cc.) r isr o11.do110 solo med.iocremcutc allo scopo . Non si p,1g-a sempre n rn11tanti, ma si paga :;crn pre car-0 . Il rcs pi rn dato al debi torc vieoei1 cnst.,wgli t:rnto, che clii pnò. farne a meno 1LOJ1 si mcltc nel!,: ,ocicli.t, ,: gliene vie11C llll gu:idagno. Can~a dcll'i11 :;nflicicuza delle attuali a~soci:ir.ioni ,\ l'es~ern trop po ristrcttè, e ,li::.porrc ùi pnl'hi c,1pilali . Jt ncC(:ssaria un'associazione gci1eralc, cl1e dispomrndo di grnu,li ,;01rn11e nipprnsenti una vera forza . .\llora le cose ocrorrc111,i agli 11 1'iiciali ,;i potranno a ve1·e a bttou prez;,;o. ·:1ra è nece~sario e,;igere il pc1ga m,:nlo a pronti contanti. In tale modo si rwitano ~pese di a111mi11i,.trazicm,·, si ra capitale degli interessi e ,;i ott:cnc pure che gl i nrficin li .:ibhimw il loro bilancio 1110glio ordinato . Una grande r,s~ociazion•·, ~u •ttrn~tc:· ha:;i, i11 I nghilten .:i ,·si:;te f:'. vi,rc rigogliosa; in Ger111nnia ~i ìi costituita e :si spera clic prospc1·i (qni' ~i en tra in particol.1L'i, riportando, e_ (nin 111r•.nt:1 ndo brani <li giorna li che hallno trall,ato l:i qnistiou,·).
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MANOVRE DI CORPI D'ARMATA CONTRAPPOSTI NEL
:1.883
I due corpi d'armata di manovra, comandalo il 1° dal tenente generale cav. Bariola ed il 2° dal tenente generale cav. Gerbaix De Sonnaz, dopo di avere eseguito ~eparatamente alcune manovre di divisioni contrapposte, passarono, come era prescritto dalla circo. lare ministeriale N° 76 del 6 luglio 1I883, nella sera del 3 settembre sotto gli ordini del tenente generale Mezzacapo cav. Carlo, al quale era stata affidala la direzione superiore clelle manovre di corpi di armata contrapposti. Anorma dellè disposizioni precedentemente emanate dal generale direttore, il 11° corpo d'armata trovavasi accampato sulla sponda sinistra della Staffora a poca distanza da Voghera ed il 2° sulla destra · di detto fiume nei dintorni di Codevilla. I due corpi d'armata erano costituiti come segue:
Il bir c t tm~e ÙR E STE BAR A T I E RI
Ten ent e Col onn ello n ei Be·r sa(Jliert.
I con.1•0 D'AR!IIA.TA DI !IIANO'VRA,
Comandante. - Tenente· generale BARIOLA cav. Pompeo.
•·
1a DIVISIONE.
1
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- - - - - - - -DEMARC I J.I CAR LO ,
gerente.
· Comandante: - Ten. generale AslNA.RI 01 S. MARZANO cav. Alessandro: Brigata Cremona (2 11° e 22° regg. fanteria). - Magg. generale P ITTALUGA cav. Michelangelo. . ANNO XXIX, YOL, 1.
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LE MANOVRE Dl CORPI D'ARMATA
CONTRAPPOSTI NEL
Brigala Forlì (43° e 44° regg. fanteria). - Magg. generale DEL· FINO cav. Giuseppe. Una brigata di 3 batterie del 6° regg. artiglieria. Una compagnia treno del 7° regg. artiglieria.
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4a. DIVISIONE. Comandante. - Ten . generale OuvERO cav. Enrico. Bdgata Pavia (27° e 28° regg. fanteria). - Maggior generale DE GENOVA DI PETTINENGO cav. Secondo. Brigata Siena (31° e 32° regg. fanteria). - Maggior generale · Cmo cav. Eusebio. Una brigala di 3 batteri e dell'8° regg. artiglieria: Una compagnia treno del 3° regg. artiglieria.
2a DIVISIONE. Comandante. - Ten . generale QuAn1uo-P&1lANDA nob . Giovanni · Ballista. Brigala Acqui ( 117° e 18° regg. fanteria). - Maggio1· generale MASSARl cav. Michele. Brigata Abruzzi (57° e 58° regg. fanteria). - Maggior generaÌe GHERSI cav. Simone PieLro. Una brigata di 3 batterie del 9° regg. artiglieria. Una compagnia del 7° regg. artiglieria.
TRUPPE SUPPLETIVE. Brigata di cavalleria (reggimenti Vittorio Emanuele 10° e l\Ionferrato 13°). - Maggior generale GuACTA nob . Innocenzo. 8° regg. bersaglieri (3 battaglioni). Battaglione di reali carabinieri (3 compagnie). Una brigala di 4 batterie del 2° regg. artiglieria. Una brigata (due compagnie zappatori) del 1° regg. genio, con parchi di compagnia. Una compagnia p,onl.ieri del 4° regg. genio. Una compagnia treno del 2° regg. artiglieria.
TRUPPE SUPPLETIVE . Brigala di cavalleria (Regg . Milano 7° e Lodi 1 o0 ) Magg. generalEI MAnTIK DI MONTù-BECC,UUA cav. Ippolito. 5° regg. bersaglieri (3 battaglioni). Una .brigata di 4 bat~erie del 5° regg . artiglieria. Una brigata (2 compagnie zappatori) del 2° regg. genio, con parch i di compagnia. Una compagnia pontieri del 4° regg. genio. Una compagnia treno del 5° regg. artiglieria. II C:01\PO D 'A.B111A.TA. DI lllA.NOVRA.,
Comandante. - Ten. gen . GERBAlX DE SONNAZ cav. Giuseppe. 3& DIVISION E.
Comandante. - Tenente generale DmQUET nob. Edoardo. Brigata Alpi {5 11° e 52° regg. fan teria) - Magg. generale ANGIOLI • cav. Adriano. Brigata Cagliari (63' e 64° regg. fanteria). - Maggior generale l\hNOTTI cav. ~Iassimiliano. ' Una bri·gata di tre batterie del 4° regg. artiglieria. cu na compagnia treno del 4° regg. artiglieria.
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Affinchè gli ufficiali si potessero addestrare al maneggio delle unità tattiche con la forza di guerra, il l\finistero stabilì che il contingente della classe 1857 di ,1a categoria, chiamata alle armi per un periodo d'istruzione di 30 giorni, intervenisse quasi totalmente alle· g.randi manovre. Ogni reggimento di fanteria, oltre il proprio contingente, ri-· cevette pur quello di altri tre reggimenti, in totale circa 1200 uouomi; ed ogni reggimento di bersaglieri ebbe, oltre il proprio, an· cbe quello di altri quattro reggimenti, cioè 4500 uomini all'incirca. Il :Ministero stabilì pure che in quest' anno le batterie divisionali fossero formate su 8 pezzi, e quelle supplet.tive su 6 pezzi. Mediante le disposizioni or accennate la forza complessiva dei due corpi d'armata superava di poco i 50,000 uomini . I due corpi d'armata ebbero l'onore di essere passati nel mattino del 4 settembre separatamente in rivisla da S. Maestà, il I corpo
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LE MANOVRE DI CORPI D'ARMATA
CO~TRAPPOSTI NEL
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sulla piazza d'armi di Voghera e terreni adiaccnli, ed il II corpo in una-zona di Lerreno a N. O. di Codevilla. Mentre crediamo opportuno di sorvolare, per economia di spazio, sulle disposizioni emanale per lo schieramento e sfilamento dei due corpi d'armata, non possiamo dispensarci dal djre che le lruppe si comportarono in delta ri visla in modo veramente lodevole e che i richiamali dal congedo della classe 1857, benchè da soli ,JiS giorni av03sero rivestita l'uniforme, dimostrarono scioltezza e bell'aspetto mililare. Di ciò compiacevasi la Maeslà Sua e non mancava di esprimere la sua piena soddisfazione al generale Carlo Mezzacapo. Dal giorno 5 settembre aduuque ebhe propriamente principio il periodo delle manovre a corpi cl' armata contr~pposti, lo quali dovevano terminare il 1O dello stesso mese. La zona di terreno prescelta era il quadrilatero Casteggin-OrioloAlessand1·ia-Gavi. Questa zona , cho, volgendo lo sguardo ai passati tempi, ci si presenta di fre quente come teatro di importanti campagne guerresche, e che anche oggi trovasi compresa nei probabili scacchieri di guerra del nostro esercito, ha un' importanza strategica grandissima: prescegliendola per le manovre, si raggiungeva, oltre tutti gli altri, anche il vantaggio di far percorrere alle nostre truppe una zona di terreno, dalle cui ricordanze storiche, poteano gl i ufficiali trarre utili ammaestramenti per l'avvenire. Situata, infatti, per in tero nel gran triangolo Stradella.-Alessandria-Genova ed attraversala da tutte le comunicazioni che da questa ultima piazza e dal tratto della riviera ligure à.d ovest di essa, scavalcando l'appennino, legano strategicamente la piazza stessa col bacino del Po e questo bacino con l'Italia peni nsulare~ merita in modo speciale di essere studiala sot!o il rapporto mili tare e si presta alla soluzione di molteplici problemi strategici. Costituita, inoltre, in parte da una pianura. uniforme solcala da parecchi fiu mi e torrenti di varia importanza tattica, ed in parte da.Ile estromilit collinose, con caratLeri spiccatamenle di lTerenti da quelli dei contrafforli che separano le acque dei corsi cl;acqua oradeLLi, offriva una grande varietà di terreni e si prestava, quindi, allo sviluppo di manovre delle quali le varie armi potevano ritrarre utili insegnamenti sul modo di avvantaggiarsi tatticamente delle condizioni del Lerreoo .
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Nè meno conveniente era questa zona sotto l'aspètto logislico~ essendo essa attraversata nella pianura in ogni senso da buone e numerose strade rotabili , alcune delle quali rimontano le vallate più importanti, non che da linee ferrovi are che la congiungono con Genova-Alessandria, Pavia e Piacenza; si aveva quindi faci li tà per il concentramento, sostentamento, munizionamento e scioglimento dei corpi d'armata. Non possiamo per altro, dispensarci dall'accennare che, dal lato dell'economia, a cui nelle manovre io tempo di pace bisogna pur accordare una qualche importanza, quella zona si addimostrava poco favorevole, essendo tutta la" parle collinosa e buona parte della piana ricoperta di fiLta vegetazione a viti. Tut!,avia, d:i.lle ricognizioni fatte eseguire con questo speciale ob l.J iettivo dal direttore delle manovre, risultò che le truppe poteano manovrare allravorso ad essa senza arrecarvi grandi danni, poichè in pianura Lrovavano facili accampamenti in molli punti affatto sgombri dalle viti, ed in collina erano abbondanti le vie di comunicazione e riscontravansi zone affatto sgombre; oltrechè le viti, essendo molto basse e seguendo direz ioni varie, le truppe poteano, come infatti avvenne, attraversarle senzà danneggiarl e grandemente. Ed appunlo per usufruire di tutto il vantaggio che offriva la sopraccennata varietà di le!'l'eni, nel tema generale, e specialmente in quelli parziali, il direll.ore delle manovre ehhe sempre in mira che le operazioni militari si svolgessero ad un tempo tanto nella parte piana quanto nella collinosa. Il tema generale ora il seguente: « L'esercito nazionale che, dallo s,yo lgersi degli evenli nel 1° « periodo della guerra era stato costretto a ripiegare sulla linea di« fensiva, Contra/Torlo di Stradella-Ticino, rafforzatosi convenien« temenle, esegue un ritorno oO'ensivo su tutta la linea. In ques!o « movimento generale innanzi, il corpo d'armata nazionale all'e« s~rema ala sinistra, procedendo per le valli del Tidonee del Coppa, « discende su Casteggio e.cl obbliga quello dell'estrema destra av« versaria a ripiegare su Voghera. « In tal guisa, Lroyandosi i due corpi a Casteggio e Voghera, « manovreranno l'uno contro .l'altro seguendo la linea direLLiva Ca<1 steggio-Tortona-Novi, di accordo col movimento generale dei due
LE MANOVRE DI CORPI D.'ARMA'r.\ '.202 « eserciti avversari, secondo i supposti speciali che verranno fatti « per le varie fazioni». Si supponeva adunque, che i due eserciti avversarì operassero da N. E. a S. O. e che i due corpi d'armata, effettivamente rappresentati, segnassero le estreme ali cli questi due eserciti verso S. E. Il 11° corpo d'armata (generale De Sonnaz) dovea rappresentare il partito Est, ed il 11° (generale Bariola) il partito Ovest. Qui cade in acconcio di fare alcune considerazioni sul terreno delle manovre dal punto cli vista del mandato assegnato a ciascun partito, riservandoci di farne l'esame particolareggiato amisura che esporremo lo svolgimento dei temi tattici parziali. Ad un corpo che, in seguito alla situazione generale sopracletta, debba, sboccando dalla posizione cli Stradella, incalzarne un altro in ritirata verso la riviera ligure, si presentano tre direzioni, cioè: 1° Oriolo-Casei-Castelnuovo-S. Giuliano-Novi; 2° Yoghera-Tortona-Novi; . 3° Casteggio-Rivanazzano-Tortona- Serravalle. Un semplice sguardo alla carta è sufficiente per mettere in evidenza che la prima di queste linee era la meno opportuna per farvi gravitare il gro~so d~lle truppe del partito Est. Seguendola, questo partito si addossava agli altri corpi che parallelamente si supponeva marciassero verso S. O. rasentando la piazza di Alessandria sotto la protezione di un corpo di blocco, scopriva di troppo il fianco sinistro di questi corpi, ed era esso stesso continuatamente esposto al pericolo cli essere attaccato sul fianco sinistro e tagliato dalla sua linea naturale di ri tirata su Stradella, qualunque volta il partito Ovest, rafforzato da truppe provenienti dalla riviera di levante o dal corpo di blocco della piàzza di Genova, per lf1 valli della Sérivia, Grue, Curone e Staffora, agisse controfiensivamen te. Il solo vantaggio che otteneva il partito Est oprando in tal guisa, era quello di potere avvantaggiarsi delle condizioni morali poco buone in cui dovea certamente trovarsi l'esercito nemico, o di qualche buon successo ottenuto dal proprio esercì to, per tentare di prevenire con una rapida marcia a Tortona il partito Ovest, separarlo dagli altri corpi in ritirala, ed obbligarlo a cercare una via di scampo per le montagne, abbandonando in potere del nemico tutto od in buona parte il proprio carreggio. tua questo risultato, richiedendo condizioni
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eccezionali, non era sufficiente compenso agl'inconvenienti accennati. La seconda linea a primo aspetto sembra la più favorevole. Costituita da una rotabile e da una linea ferroviaria., presenta condizioni.logistiche eccellenti: ·è la più breve; conduce ad urta.re frontalmente il partito Ovest, senza presentare grandi ostacoli al passaggio della Staffora, del Curone e del Grne; permette infine, senza troppo estendersi, di tenere nel temp·o stesso il collegamento ·per mezzo dei corpi fiancheggianti, con le colline a sinistra e con gli altri corpi d'armala destra. Tullavia, se si considera che il partito Est,,giunto a Pontecurone senza essere padrone della terza linea e d'una parte delle colline che la fianeheggiano a Sud dopo RivanazzanÒ, è costretto a proseguire la sua marcia per una pianura alquanto scoperta sotto il fuoco del nemico situato in posizione ele·vata e con un giusto dominio sulla pianura stessa; e se si considera che, volendo spostare da qlÌesta alla terza linea il · grosso delle sue forze per muovere all'attacco della posizione di Tortona, esso è pure costretto a fare i movimenti di spostamento in poco buone condizioni, ci è duopo ammettere che, operando per quella via, il partito Est non poteva ottenere brillanti risullati dalle sue operazioni o non poteva raggiungere l'obbiettivo suo principale, quello cioè di obbligare il partito Ovest ad una ritirata precipitosa. Difatti vedremo, a suo tempo, che il parti to Ovest se attae.cato i:;olo cli fronte, può dalla posizione di Tortona arrestare efficacemente l'insegui. mento nemico, e dare abilità ai corpi dell'esercito di cui fa parte di imboccare le valli per le quali debbono ritirarsi, assicurando pur sempre a se stesso un'agevole ritirata su Nov'i o su Serravalle, secondo gli evenLi di guerra. Ben maggiori vantaggi, invece, poteva ripromellersi il partito Est perconendo col nerbo delle sue truppe la terza linea e facendo seguire le altre due da corpi fiancheggianti , per guarentirsi il fianco destro e stabilire un saldo collegamento ~ogli altri corpi d'armata dell'esercito Est. È bensì vero che per quella via andava ad urtare negli ostacoli maggiori che s'incontrano nella zona, cioè nelle colline; ma egli non era costretto ad allaccarle, çome nel secondo caso da una pianura uniforme e quasi scoperta, e poteva avvantaggiarsi del quasi parallelismo dei contrafforti che vengono a morire nella
LE MA.NOVRE DI CORPI
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pianura stessa, e dall'uno preparare l'attacco per impadronirsi del successivo. In tal guisa, non appena occupato Rivanazzano, obbligava il partito Ovest a ritirar(l in tutta frella le truppe che si trovavano schierate dietro la Staffora e portarle alquanto indietro, per tema di non poterle riunire sulla posizione di Tortona senza gravi pericoli; e, giunto a 'Viguzzolo, il partito Est si trovava in buone condizioni per muovere all'atlacco della posizione di Tortona, minacciando fortemente per Sarezzano e Cerreto le retrovie dell'avversario. Infine da Tortona, qualora la situazione generale lo richiedesse, poteva muovere per la strada più breve su Serravalle, . ed impedire all'avversario, o rendergli per lo meno molto, disagevole, di ritirarsi per quella strada, e forse anche per quella di Gavi, su Genova. Da queste brevi considerazioni scaturisce quale fosse l'indirizzo, a nostro avviso, più razionale da darsi alle operazioni, secondo le condizioni del terreno e la situazione di guerra stata supposta. E ci è grato affermare sin d'ora che, nel complesso delle operazioni, ambedue i comandanti di partito si uniformarono a siffatto conceuo. Epperò, tenuto in debito conto le distanze ed il tempo fissato per lo svolgimento delle manovre, parve opportuno al direttore delle manovre che, senza affaticare soverchiamente le truppe, fosse conveniente e nel tempo stesso razionale di fare in guisa che i due corpi si urtassero sulfa Staffora, sulla posizione di Tortona e sulJa posizione Novi-Serrnvalle-Cassano. Per la qual cosa venne stabilito il seguente _riparto delle operazioni: 1S settembre. - Conferenza presso la direzione superiore delle manovre e movimenti preparatori per la prima fazione; · 6 settembre. - Fazione sulla Staffora; 7 settembre. - Conferenza e movimenti preparatori per la seconda fazione. 8 settembre. - Fazione presso Tortona. 9 settembre. - Conferenza e movimenti preparatori per la • terza fazione. 11O settembre. Fazione fra Novi-Serravalle e Cassano.
Notiamo infine che in un opuscolo a stampa il generale 1\lezzacapo raccolse le disposizioni di massima per l'andamento del ser-'
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vizio durante il 2° periodo delle gni.ndi manovre, ed in altro opuscolo richiamò l':l.ttenzione sui caratleri topografici militari del terreno nel quale andavano a svolgersi le operazioni. , Oltre a ciò in una conferenza, tenuta il 5 settembre, meglio chiariva le sue idee agli ufficiali generali, giudici di campo e capi di Stato maggiore. 011crazioni «lei 5 sette1ubre.
Allo scopo di interporre fra le fronti dei due partiti una zona neutrale, sui limiti della quale potessero essere distesi gli avamposti, nella giornata del 5 settembre il partito Est si portò col grosso delle truppe dietro la Schizzola ed il partito Ovest fece quaìche parziale spostamento di truppe, preparatorio per la manovra del giorno s~guente. La dislocazione dei due corpi d'armata nella sera del 5 settembre veniva pertan to ad essere la seguente: ·
Partito Ovest. Quartiere generalè del corpo d'armata: Vog!1era. 1a dviJisione. - Quartiere generale a Rivanazzano . Una brigata di fanteria a Nord di Rivanazzano. Una bri~ata di fanteria a Ovest dei l\'Iolinetti. Brigata artiglieria. l\fol. 00 · Caiffango. 2a dfoisione. - Quartiere generale, C. Calvenzana. Una brigata fanteria N. O. di C. Calveniana. . _Una brigata · di fanteria S, E. d,. C. Brngua . Brigata artiglieria, C. la Valle.
Partito Est. Quartiere gener:ale del corpo d'armata. Montehello. 3a divisione. - Quartiere generale. Casteggio. Una hi'igata di fanteria a cavallo della via Emilia, presso Montebello. . Una brigata di fanteria a cavallo della via Emilia, .presso G. Prato. · · Brigata artigli'eria. Dietro alla precedente. · 4a divisione. - Quartiere generai.e. .e: Riccagioia. · Una brigata di fanteria ad ovest di Torrazza -Coste. Una brigata di fanteria a nord di Terrazzelta. Una. brigata di carabinieri. Cadè. · Brigata art.iglieria a· ~ud di Terrazzetta.
206
(Segue) Partito Ovest.
Truppe supplettive. 9 squadroni, Ovest Brigata di Voghera. cavalleria 3 squadroni. Ovest dei Molinelt.i. 5° bersaglieri. N. O. di C. Mangerot. 2 batterie ad Ovest Brigata di Voghera. . artiglieria 2 batterie a Sud del Manicomio. 11 compagnia a Rivanazzano. Brigata genio ·I comp. ad Ovest di Voghera. Equipag. da ponte e parco telegrafico. Ovest di Voghera. Il corpo d'armata veniva coperto nella notte da una linea di avamposti distesi sulla riva sinistra della Staffora.
l l l
~07 I punti tattici, nel tratto preso in considerazione, sono: RiJVana.zzano, con le alture adiaaenti; Voghera, col vicinomapicomio; Oriolo. Questi due ultimi peraltro, importanti quando le operazioni si svolgono da est ad ovast, perdono molto del loro valore quando, come nel caso nostro, il difensore ha la sua linea di ritirata verso sudovest; inquantochè la loro difesa riesce pericolosa nel caso di un attacco preponderante a sud di Voghera. CONTRAPPOSTI NEL
LE l\lANOVRE DI CORPI D'ARMATA
(Seg11.e) Partito Est
Trupp e suppletive. Brigata :di cavalleria. Casatisma.. 2 battagl. C. :Man80 ca.pana. bersaglieri 1 battaglione. Mon. dondone. Brigata ~ 1 bau. • Casatisma. artiglieria l 3 i> Casteggio. Brigata Genio. Molino di Montebello. Equipag. da ponte e parco telegrafico. Casteggio.
j
1
Sul fronte del corpo cl' armata .nella notte Yeniva distesa una linea di avamposti seguendo coi piccoli posti la linea Roggia:Molinara-.Fosso-Mancapane-Castellaro-Mondondone-Sant' Antonino.
Ope1.•azioni del G setten1J,re.
(Manovra sulla linea della Sta/fora). Descrizione La Staffora come tutti gli altri corsi d'acqua compresi tra il topografica ' · · è b della linea Lemmo ed il Coppa, nel tratto che scorre m pianura , per uona della Staf. . , d · rora. parte dell'anno, priva o misera d acque, essendo queste envate
per uso dell'agricoltura prima del suo sbocco dalla valle montana. Le sue sponde sono ovunque basse, ter!'ose ed allo stesso livello, ed il terreno che le fiancheggia è scoperto e facilmente percorribile da tutte le armi, anche fuori delle strade. Per tali caratteri topografici, questa linaa ha -quindi;tatticamente, poco valore quando è sprovvista di acqua, offrendo essa in quest.o caso all'attaccante il solo ostacolo di doverne attraversare, sotto 11 fuoco nemico, il letto ghiaioso, piano e largo da 150 a 200m. 1
1'883
Per la manovra del 6 settembre vennero dati aj due comandanti di partito i seguenti temi:
Partito Ovest.
Partito Est.
« In dipendenza del tema ge« nerale, il partito Oves!,dovendo
« In dipendenza del tema ge« nerale, il partito Est, dovendo
" coprire il fianco destro dell'e- · « sercito in ritirata soprattutto « nel momento critico in cui esso « effettua il passaggio del Po, 1 « conviene che ri tardi la marcia « innanzi· del partilo Est, ma non « oltre di qua11to basti, altrimenti « potrebbe rimanere isolato nel « generale movimento di ritirata « verw l'imbocco delle valli del« l'Orba, della Bormida e del « Tanaro. . « Per raggiungere lo scopo, « conviene che il partito Ovest « contrasti il passaggio della Staf« f?ra e l'occupazione delle col« lt~e a cui essa si appoggia, sia « d1fendola direttamente, sia o<< perando controffensivamente. « La piazza· di Alessandria è « in potere dell'esercitò dell'Est; « quel\a di Genova lo è pure, .« ma mveslita ed attaccata per «mare e per terra. ,
« secondare l'azione contro/fon« siva dell'esercilo di cui forma « l'ala sinistra, conviene che at« tacchi ed incalzi il partito Ovest, « affine di scoprire il fianco del« l'esercito avversario, in riti« rata, nel momen1.o più critico, « ch'è quello appunto in cui esso « deve ripassare il Po, per im« hoccare le valli dell'Orba, della « Bormida e del Tanaro. « Ond'è che essendo il partito « Oves t in posizione dietro la « StaJTora, con viene che lo at« tacchi e Io sposti da qnella li« nea. « La piazza di Alessandria è « in potere dell'esercito dell'Est; « quella di Genova lo è pure, « ma investita ed attaccata per « mare e per terra. »
Al partito Ovest era inibito di ~ltrepassare, sino alle 6 1/2 antimeridiane del giorno 6, la linea
Al partito Est era inibito di oltrepassare sino alle 6 ,J /2 antimeridiane del giorno 6 la linea
1
Temi.
!08
LE MANOVRE . DI CORPI D'ARMATA
(Segiie) Partito -ovest.
(Segue) Partito Est.
della Staffora. Era solo consen- che, partendo dalla destra, viene sentito, durante la notte., cli spe- · segnata dalla Roggia di Genedire qualche chilometro cli là dal st~ellosino alla.strada provinciale di Voghera, prosegue pel fosso fiume pattuglie di avamposti. Il comandante del parlito era Mancapana, indi per Torrazzaaltresì preavvisato che fini ta la Coste-Castellazzo-Piane, raggiunfazione, quale che ne fosse l'e- ge Mondondone. Era solo consito, le sue truppe dovenno ac- sentito di spedire, durante la notcampare fra il Curone ed il Grue, te, pattuglie di avamposti qualed anche al di là di questo tor- che chilometro al di là di siffatta rente, se così credevasi, tenuto linea. Il comandante del partito veconto che nella fazione seguente i! Grne avrebbe segnato il limite niva preavvisato che, fin ita la fazione, quale che ne fosse!' esito, della fronte del partito. le sue truppe dovevano accam:.. pare fra la Staffora ed il Curone. Disposizioni
Nella sera del 5 settembre i generali Bariola e De Sonnaz emanavano alle ri-;pettive truppe un ordine del giorno, nel quale indicavano il concetto giusta cui intendevano svi luppare i\ tema ricevuto e davano le seguenti disposizioni:
Partito Ovest.
Partito Est.
Le disposizioni date dal coLe disposizioni date dal comandante del partito avevano per mandante il partito avevano per · iscopo di: iscopo di: « a) .Muovere colla massa « a) Assicurare una salda « difesa ali' ala destra, occu- « delle forze (30. divisione a de« pando con un' intera divisione « stra, 4a divisione meno una « Rivanazzano e le colline aclia- « brigata a sinistra) all'attacco di « Voghera e cl i lì su Pontecu«e.enti; « b) Tenere a Voghera una « rone: «,b) Assicurare al corpo di « sola.brigata di fanteria con una « batteria per osservare ed op- « armata il possesso delle alture « porre una prima resistenza al « come perno del!' attacco, affi« nemico che pronunciasse un « dandone lo incarico al reggi« serio atlacco da quella parte; « mento bersaglieri rinforzato da « e) In vista della grande « una batteria delle truppe sup « estensione del fronte, riunire « pletive; « e) Costituire con unabri« in punto centrale una forte ri« gala difant.ecluebatteriedelle << serva (9 bauaglioni e 6 batte-
CONTRAPPOSTI NEL
1883
(Segue) Partito Ovest.
(Segue) Partito Est.
« rie) per lanciarla a tempo op-
« truppe suppletive, un nucleo « di forze, fra Codevilla e Re-
« portuno sul punto dell'attacco « pri ncipale; « d) Guarentirsi infine da « ogni aggiramen to sul fianco « sinistro mediante una colonna <e di 6 squadroni di cavalleria. »
« torbido, a diretta disposizione
« del comandante il corpo d'ar« mala, pronto ad ogni evenienza « ed in particolar modo pronto « ad accorrere sul nemico che,
« passata la Staffora , ·tendesse « ad intromettersi nell' intervallo << tra il reggimento bersaglieri « ed il grosso del ~orpo d'armata; « d) Colla brigata cli cavai« leria ( 1osquadroni ed unabat(( teria delle truppe suppletive) « concorrere all'attacco con un « movimento avvolgente sulla « destra della 3• divisione. ,> . Alle 6 1/2, ora in cui secondo 1le prescrizioni generali potevano Situazi.011.e cominciare i movimenti d'interi reparti al cli fa delle linee di se- ai1&r~~~g~~ . parazione, gli squadroni di esplorazione dei due partiti varcavano. vrn. queste linee . , Contemporaneamente $i preparavano a varcarle le colonne d'attacco del II co rpo, e le truppe del I corpo già si trovavano schierale sulle posizioni che dovevano difendere. -La situazione dei due partiti al principio della manovra era quindi la seguente: 1
Partito Ovest. Esplora.rione sul fronte .
Partito Est. Esplorazione sul fronte.
6 squadroni del reggimento cavali. Milano, dei quali 5 distesi sul fronte C. Pallavicina-Retorbido ecl uno in riserva a C. Cantarana.
2 squadroni del reggimento cavalleria Monferrato, distesi tra la ferrovia e Codevilla.
Ala sinistra. - 6 squadroni del regg. ca val. Lodi , dei quali 4 a Medassino, uno a Oriolo ed uno a'. C. Granelletta.
Colonna di destra. - 2 squadroni di Monferrato in avan scoperta sul fronte C. Paolina-e. BruggionaPizzale;
~:I O.
CONTRAPPOSTI NEL
LE MANOVRE Dl CORPI D'ARMATA
(S:egue) P.artito Ovest.
(S~gw,) Partito Ovest . .
(Segue) Partito Est.
Totale. -:- 6 battaglioni. 8 pezzi. t . 1 coinpagnia genio.
Colonne centrali. - La 3a divisione in marcia verso Voghera su 3 colonne, cioè la colonna di destra (63° fan teria, mezza compag. genio ed una balleria da 9) marcia a nord della ferrovia di Piacenza ed ha la testa all'altezza del casotto N. 80; la colonna .centrale (74° e 5 1° fa~teria, mezza compagma del genio, 1 batteria da 7 ed ,1 da 9) percorre la via Emilia ed è colla tesla ali' altezza di C. la Ma.dura; la colonna di sinistra infine (5'1 ° fant.) è in marcia sulla strada di C. Lodi ed è colla testa al fosso di Brignolo. La 4a divisione, in marcia su . tre colonne, cioè: la colonna di destra (battaglione cara:b., ·I batt. del 3 1° fant. ed un plot.one del genio) sulla strada Fornace-e. Pignolo ha di poco oltrepa.ssato la Fornace; la colonna centra1e (2,batt.del 3·1° fant., il 32° fant., la brig. artigl. ed 1plotone del genio) sulla 1
(Segue) Partito Est .. ·
Totale. - 119 hattaglioni (1 ). 48 pezzi. 2 compagnie genio.
Ala destra. - Brigata Cremona Cz I e ·22° fanteria) con 5 battaglioni e due batterie da 9 sulle alture a sud di Rivanazzano, l'altro battaglione in riserva ad o.vest di S. Rocco; Brigata Forlì (43° e 44° fanteria) con 5 battaglioni ed una batteria da 7, tra Rivanazzano ed i Molinetti; l'altro battaglione in riserva ad ovest di· S. Rocco; Una compagnia genio a Rivanazzano. 1
1
1
24 •1,
strada Cascina Nova-e. la Irerret.ta ed ha: di poco oltrepassata la prima di elette cascine; la colonna di sinistra infine(Brigata Pavia) in marcia su Codevilla per far parte della riserva del corpo d'arm.
2 squadroni Monferrato a Porana; 2 squadroni del reggimento Vitt. Emanuele sul fronte Pizzale-Campo-Ferro; 4 squadroni di detto reggimento ed una batteria suppletiva da 7 in marcia con la testa a Ravezza.
Centro. - Brigata Acqui (17° e ,t 8° fanteria) con due battagl. in avamposti sulla destra della Staffora, due a Voghera e due al Manicomio; Una batteria da 7 a Voghera; Una compagnia del genio al Manicomio, con. drappelli distaccati ai ponti di Voghera.
4883
..
0
·
Totale. - 12 battaglioni. 24 pezzi. 1 compagnia genio. Riserva. Brig. Abruzzi (57° , e 58° fant. ); 5°reggimento bera saglieri; C. la Valle 2 batt. da 9 della 2a div:isione;
•
Colonna di sinistm. - 8° bersaglieri, con due battag. ed una batteria da 7 in marcia sulla strada S. Antonino-Retorbido con la testa alla Croce ed un battaglione da Mondondone, diretto verso Retorbido con la testa a Garlazzolo di sotto. Totale. - 3 battaglioni. 6 pezzi.
Riserva. Brig Pavia (27°) Sta per rag;e 28° fant.); giungere la sua 2 batterie sup- ( destinazione a pletive da 9. JCodevilla. Totale. - 6 battaglioni. 12 pezzi.
(l) Non vi è compresa la brigata Pavia diretta a Codevilla per far parte ;della riserva de1 corpo d'armata.
LE M:I.NOVf.E DI CORPI
l
· (Segue) Partito Ovest.
CONTRAPPOSTI NEL ,t 883
n' AmJATA
(Segue)
Partito Ov_est.
Alle 7 1[2 la batteria situata presso Voghera ai ponti sulla Staffora incom inciava il fuoco contro stormi di fan teria nemica ed alle 7 3(4 anche le fanLerio si scambiavano le prime fuc ilate, e due battaglion i del 17° fanteria si opponevano tosto energicamente all'avanzare clell'avversario. Questo peralLro continuava in aueggiamento sempre più minacciosa la sua marcia. Verso le 8 tutta la 3" divisione Lrovavasi schierata tra il Colombaio ed il Molino S. Carlo e senza alcun ritardo muoveva vigorosamente all'attacco di Voghera. Questo schieramenlo e successivo attacco si svolsero con tanta rapidità che il comandante del pa..tilo Ovest non ebbe il tempo necessario per spedire in quella local ità dei rinforzi. Egli infatti solo alle 8,20 venne a conoscenza che per v0rcletto dei gi udici di campo, dopo aver fa tto sallare i ponti, la batteria sop radetla erasi ritirala sulla piazza d'armi di Voghera, e che i due battaglioni del .f7° eransi ripiegati ad oves t della citlù presso l'altro battaglione dello stesso reggimento ch e trovavasi colà. in riserva. In seguito a tali anenimenti il comandante oradello ordinava che 11O compagnie del f:>7° fanteria da C. Valle raggiungessero le altre due a C. Allomasso , con ordine cli.spiegarsi a nord cli questa ultima cascina onde lasciar agio al comandante della 2n divisione di richiamare verso Voghera parte del ·I 8° fanLeria, che dal Manicomio non avea ancora preso parte all'azione. Ma l'attaccante {3' divisione) spiegando sempre maggiori forze e maggiore energia, irrompeva in Voghera, la attraversava ed obbligava il 17° fanteria a rilirarsi sulla piazza d'armi trascinando seco nella ritirata anche la sinistra del 18° fanter ia. In quel momento (ore 9 1112) sviluppavasi gagliardo anche l'attacco verso il Manicomio e C. Altomasso. La brigala Siena (31° e 32° fanteria) con tutta l'artiglieria della 4n divisione, che, fo rmata su due colonne era discesa dalle allure di Torrazza-Coste, giunta a C. S. Martino erasi formata in ordine di combatLimento dietro la Roggia-Strazzana e poco prima delle 9 ·I (2 si spingeva innanzi. Il suo allacco veniva però arrestàto efficacemente dalle due batterie da 9 della 2a divisione, da parte del 18° fanteria e del 57° fanteria rinfo rzati più Lardi da.I 58° fanteria, 1
Brigata artiglieria a delle tr?ppe C. la Valle supp lelttve. Totale. - 9 battaglioni. 40 pezzi.
Cai,reggio .
Carregg,io.
ln tempo di guerra sarebbe stato incolonnato sulle linee di ritirata.
In tempo di guerrn sarebbe stato parcato a Santa Giulietta.
Svolgimcn- Sul principio to dell:10manovra. i po- comandante del
della manovra il direttore dell e manovre faceva al . l . . partito EsL a seguente comumcaz1one: riodo (dallo . Ovest muovesse ·JU ntirala, ·· · per effetto ore Gl.12allo « Qua Iora 1.1 partito srn 9 l.(2 ant.). d li S 'I.T • • d ll . m1s. « della manovra e a •. , a., s,a per nspon ere a a propria « sione, Ella dovrà seguirlo combattendo, ecl incalzarlo verso il « Curone. Alla riva di quel torrente soltanto Ella potrà arrestare « il suo movimento innanzi, semprechè il segnale della C·essazione « della manovra non giunga prima. Durante la fazione questa cli« rezione sarà a Retorbido di fron te ai bagni ». Le notizie che la cavalleri a esplorante avea forni to al comandante del partito Ovest prima delle 7 1 (2 gli delineavano la seguente situazione: una forte colonna di fanteria con molla artiglieria in marcia su Voghera per la via Emilia e giunta già colla tesla al torrente Lauria; parecchi squadroni di cavalleria in marciasullestrade a nord della ferrovia di Piacenza; infine una colonna di fanteria, di circa una brigata con artigl ieria, che scendeva da Torrazza-Costee moveva su Codevilla. Dal complesso di queste notizie era facile prevedere chò il primo attacco sarebbe avvenuto a Voghera con forze abbastanza numerose, e che questo sarebbe senza dubbio stato rinforzalo poco clopo da un altro proveniente da Codevilla. Per quest'ultima considerazione, il comandante del partilo Ovest, che nel primo schieramento delle sue truppe avea molto debolmente occupato il tratto centrale della linea Voghera- Rivanazzano, inviava (ore 7 11J2) a C. Altomasso da C. la Valle le clue batterie da 9 della 2" divisione e due compagnie del 57° fanteria.
•
ANKO XXJX, YOL 1•
LE MANOVRE DI CORPI D'ARM ATA 2Hstato cola diretto da C. La Valle, ove era colla riserva del corpo d'armata.
In questo primo periodo, versò Retorbido e Rivanazzano non si ebbero avvenimenti d'importanza; 1'8° bersaglieri, ritardato nella sua: marcia sulle alture dalla pioggia che non cessava di caclere dal pTirno mattino, e1,a giunto solo alle 8 314 con la testa a Migliavacca (a sud di Retorbido) fiancheggialo a destra da un battaglione sulla strada di Garlazzolo di sÒLf.o; per cui il comandante del parti to Est (generale De Sonriaz) . si decideva verse le 9 ad impiegare verso quella parte la riserva del corpo d'armata, ordinando alla brigata Pavia (27° e 28° fan. teria) di spiegarsi con cinque ba.Ltaglioni verso sud sul proiungamento della brigata Siena (3 1° e 32° fanteria) ed inviando nel contempo un battaglione della stessa brigata cou una batteria da 7 sul· l'altura di Garlazzolo di souo per stabilire il collegamento col reggimento bérsaglieri. · _Verso le 9 114 la brigata Pavia si avanzava, e pronunziava, con esito non felice, un'attacco in direzione della C. Valgra. In questo istante (ore 9,25) il comandante del partito Ovest (generale Bariola) riceveva la seguente informazione, statagli spedita prima delle 9 dal comandante della 1a divisione (generale S: Marzano} da Rivanazzano: · « Nemico non ha ancora pronunziato alcurì: attac.co; ma truppe « affluiscono su Retorb ido. Sentendo vivo il combattimento verso .« Voghera spedisco in quella direzione due l;>atlnglioni con una. se« zione da. 7, che farò seguire.da una batteria da 9, che richiamerò « dalle alture a sud. di Rivanàzzàno·, salvo- ulteriore svolgersi del« l'attacco .del nemico. » ·· Alla quale informazione il comandante del corpo d'armata, con~ vinto che ben presto un forte attacco si sarebbe sviluppato ve1:so Rivanazzano, rispondeva col ·seguente ordine: « Stimo opportuno che Ella non si sguarnisca ~roppo di forze a « Rivanazzano ; ritengo sempre che atlacco principale si pronun·« zierà dalla sua pa1'Le; ho spedito il colonnello Del Majno con due « battaglioni bersaglieri a sua disposizione alla Cascina B.ide1Ia. In ,« ogni modo alle ore '10 1I4- inizi la ritirata» .
CON'l'RAPPOSTl NEL
1883
Quest'ultima parte dell'ordme era stata consigliata al generale Bariola, non già dalla situazione generale delle cose, ma bensì dalla seguente comunicazione che gli era stata fatta dalla. direzione superiore. « Dovendo la sa. v•. qualunque sia.1' esito delle sue manovre ri« piegare al di là del Curone, per rispondere alla missione impo« sta.gli dalla situazione genera.le supposta dal tema, conviene che « il ripiegamento Ella lo. inizì in tempo opportuno e lo prosegua. « combattendo _in ritirata sino a. quel Torrente, semprechè il se « gnale della cessazione della manovra non giunga pl'ima ». Nel momento in cui la sa. va. intenderà iniziare il movimento ·· di ripiegamento, se spontaneo , vorrà informarne questa. direzione superiore la quale sarà a Retorbido di fronte ai Bagni >> .
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Ci rimaneoraaparlare di quanto avveniva a nord di Voghera. La brigata cavalleria dell'Il corpo con una batteria raggiungeva la Staffora ed a.Ile ore 8 la passava sulI ponte, ancora intallo, di Oriolo non incontrando che debolissima opposizione da parte del lo squadrone avversario che ivi' si trovava. Nè maggiore resistenza. incontrava sino a Casei, è ciò perchè il comandante del reggimento ca· valleria. Lodi, che dovea opporsi alla marcia di quesla colonna, sentendo molto animato il combattimento a Voghera, dimentica.va la propria missione ed invece di avanzarsi, si ritirava da Meda.ssino verso la C. Brugua, ordinando ai due squadroni distesi innanzi di . segnirio mantenendo il contatto col nemico. 0
Riepilogando adunqne, la situazione alla fine di questo periodo è la seguente: a nord-ovest di Voghera la brigata cavalleria del U0 corpo marcia per Casei sul suo obbiettivo Pontecurone, alle spalle dell'avversario, senza avere I.ruppe nemiche di l'ronte poichè queste (reggimento cavalleria Lodi) stanno sgombrando il terreno senza combattere; .ad ovest di Voghera l'intera 3• divisione si trova fronteggiàta dal 47° fanteria e da una batteria. da 7 sLabilita sulla piazza d'armi e verso sud dal 48° fanteria, che occupa C. Pombio ed il Manicomio; tra quest' ultimo fabbricato e la C. Cantarana, ·1a brigata Siena (3 1° e 32° fanteria) il ballaglione carabinieri e le 3 batterie della 4u divisione tentano il passaggio della Staffora com1
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~ 1(6
LE MANOYI\E DI
conrr o' ARMATA
CO:XTHAPPOSTI NEL
1883
vi riusciva che presso C. Valgra. La -1• divisione (generale S. Marzano) oppone,,a quivi una forte resistenza; essa avea la brigata Forlì (43° e 44° fanteria) tra questa Cascina e la C. S. Martino, con una batteria da 7 centro, e la brigata Cremona (2 1° e 22° fanter ia) a Rivanazzano, con una balleria da 9 sulle alture a sud del villaggio ~d un'altra sulla strad~1 /in'rialzo) di Godiasco presso il ponte; que-. st'ultima balleria haLLeva efficacemente le colonne d'attacco dell'avversario cho tentavano di passare la Staffora a valle di lliyanazzano . Ciò malgrado, il comandante del partito O,•cst,' onde coor·dinare l'azione, della 1n cli visione con quella della 2·, ordinava che anche da questo la Lo si cominciasse una lenta ritirata verso la linea del Curonc ed incaricava il comandante elci 5° bersaglieri ùi mantenere il co llegamenLo tra le due divisioni con i due battagl ioni, che, come più sopra è clctlo aveano alla fin e del primo periodo ri cevuto ordine di recarsi a rinforzare la la cli\1 isione. Quosli due ball,igl ioni erano in quell'istante giunti all e Case Nuove.
battendo contro il 5'7° fan teria e due batterie della 2a di visione, le quali truppe stanno per essere rinforzate dal 58° fanteria; tra C. Valgra infine e Rivanazzano l'intera 1a divi sione comincia appena ad essere attaccata dalla brigata Pavia (27° e 28° fanteria) con due batteri e suppletivo, e dall'8° bersaglieri con una batteria suppletiva. Il partito Est ha già portato in linea ttiLta la i'iserva di corpo d' armata; il partito Ovest invece ha ancora in riserva a C. La Va lle, 4 ballerie suppletive cd un batt.aglione bersaglieri, ed a C. Bidella, 2 battaglioni bersaglieri.
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~ -periodo
Jientre la 2° di visione (partilo Ove:;L) cornbalte.va vivamente tra . d' armi. d'1 u, oghera, 1·1111 . piazza h anicomio e la C. Altomasso, il comandante del partilo Ovest (generale Bariola) inviava a sostegno dell'ala si nistra di queste truppe un battaglione bersaglieri-e due batterie suppletive da 7, che alle 9 3/ 4· prendevano posizione a sud del la piazza d'armi. Peraltro, siccomo la posizione delle truppe sch ieraLe tra il Manicomio e la C. Al tomasso stava facendosi sempre più pericolosa , trovandosi esse attaccate di fronte e sul fianco sinistro da forze mo lto preponderanti, cosi il comandante oracleLLo dava loro ordine di ritirarsi lentamente comballendo e tenendo saldo il contallo a sini stra con lo truppe che resistevano con erncacia sulla piazza d'armi. Noi contempo le due batterie da 9 suppletive venivano dirette a C. Brugna. Grazi e a queste disposizi oni alle ore 11O 3/ 4 il partito Ovest arrestava la marcia dell'avversario su Pontecurone, opponendogli a cavallo della grande strada l'intera brigala Acqui (,17° e 18° fanteria) un battaglione bersaglieri, una balleria da 7 divi sionale o le 4 batterie _supp letive. In questo momento (10 3/ 4-) il partito Est, con la brigata Siena (311° e 32° fanteria) poneva il piede sulla sponda sinistra della Staffora.
(dalle 9 {(2 1 alle H 112J. a
Il combaUimenlo, che nel ,JO periodo era vivo solamente presso Vogh era, si faceva verso le 1 O anche intenso a C. Yalgra cd a poco a poco si estendeva anche ai Molinet~i ed a Rivanazzano. Il partilo Est, con la brigata Pavia, 1'8° bersaglìeri e 3 batterie suppletive, tentava di passare la Staffora in questo traLLo; ma non
•
Durante il 2° periodo la briiata cavalleria del IÌ0 corpo (partilo Est) avea proseguito la sua marcia su Pontecurone, più che contrastata, tenuta appena di vista da un solo squadrone del reggimento Lodi. Alle ore if O la brigala dopo aver lasciato uno squadrone ed una sezione arti glieria sullo stradale di Voghera-Casei ~d est di C. Cagnano, entrava in Pontecurone . II reggimento cavalleria Lodi, che dovea opporsi alla marcia di questa brigata, era.si invece, come già venne dello, riti rato verso sud-ovest. Alle ore 1O 1/ 4 questo reggimento avea rag-giunco la C. Brugna, ed ingoml>rava la grande rotabile, per la quale doveano ritirarsi le truppe del suo partito schierate verso la piazza d'armi. Il generale Bariola, che giungeva collt, gli ordinava tosto di portarsi con la massima sollecitud ine a Pontecurone; ordine che eseguiva verso le 1O ,1/2 quando già la cavalleria nemica avea occupato •quesLo villaggio e l'artiglieria con due sezioni batte'va la strada cli Voghera. · Stava finalmente per impegnarsi un serio scontro fra le due cavallerie avversarie, quando (ore iJtl 11/4) il segnale della fine della ·manovra era fatto suonare per ordine del generale Bari ola. il quale, non sentendo più tuonare il cannone Yerso Rivanazzano da una buona 1
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CONTRAPPOSTI NEL
LE )!ANOYRE DI CORPI D'ARMATA
(Segue) Partito Est.
(Segue) Partito Ovest.
mezz' ora,avea compreso essere stata colà terminata la far,ione. Ques.to segnale infatti era stato suonato fin dalle 11O 3/4 a Rivanazzano,. ove si trovava il generale Mezzacapo, ma non erasi propagato sino alla piazza d'armi di Voghera a causa dell'intervallo che alla fine della manovra era rimasto tra la il• e la 2" divisione. Il direttore fu, consigliato a far terminare così per tempo la manovra, perchè le truppe aveano dovuto manovrare con non poca fatica in terreno stemprato dalla pioggia (che non era cessata per un istante) e perchè · alle 1O 3/ 4 lo svolgimento delle operazioni erµ. giunto ad un punto tale da poter faci lmente dedurre dalla situazione rispettiva dei due partiti, quale in vera guerra sarebbe stato il risultato dì quella giorna La campale.
tra C. La. Morosa e C. Cantarana; 3 squadroni ·del reggim~nto Milano a sud-ovest d1 C. Ridondel!a.,
•I 883
la prima linea poco a nord di C. AILomasso ed un battag. a C. Poggi ; Lo squadrone del la 3a divisione è sulla destra della , brigata Cagliari.
Totale. - 13 battaglioni.' Totale. - ,12 battaglioni. 3 squadroni. 11 squadrone. 48 pezzi. · 2,i, pezzi. Tulle queste truppe ~l.anno disponendosi per la nt1rata su Pontecurone. Ala destra. - La brigata Forlì Ala sinù1tra. - La brigata Siena (3 1° e 32" fanteria) col (43° e 44° fanteria) con battagl. carabinieri sta una batteria divisio!lale, per passare la Staffora. è schierata tra C. Vàlgra tra C. Canlarana e C. e C. S,. Martino; 0 Valgra, avendo alla sua La. brigala Alpi (51 ° e 5~ sinistra le3 batterie della . fanteria) con una batteria, 4a divisione; divisionale occupa RivaLa brigata Pavia (27° e 28° nazzano estendendo la .fanteria) sta per passare destra a. ·sud sino a. Pi· la Slaffora fra i Molinetti Ione; ' · e Rivanazzano; 1 batteria divisionale è sulle 1'8° bersaglieri occupa le alalture a sud di Rivanazture ad est di Rivanazzano, a.d est di C. Mazano tra C. Chio tta e S. gone; Francesco; 2 squadroni del reggimenlO 1 batteria supplettiva da 7 è Milano . sono a. C. Marin posizione ad est di chesina ed uno a.d est di Retorbido.. C. J3idella. Totale. - '16 battaglioni. Totale. ~ ;J,2 battaglioni . 1 séruadrone. 3 squadroni. 301:. pezzi. 24 pezzi. Riser:va. Riserva.
1
1
Situazione Alla fine .alla fine delJa manovra. sposte:
della manovra le truppe dei due partiti erano così cli-
Partito Ovest. Ala sinistra. - 6 squadroni del
Partito Est. Ala destra. - 1 squadrone ed
reggimento Lodi stanno disponendosi in ordine di combaLLimento per attaccare di fronte e sul fianco sinistro la cavalleria avversaria schierata a nord di Pontecurone.
sezione da 7 sono sullo· stradale Casei-Voghera ad est della C. Cagnano; 9 squadroni, con due sezioni da 7, sono schierati a nord-est di Pontecurone; 5 squadr. sulla destrae4 sulla si nislra del Corone.
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Centro. - La brigata Acqui (17° Centro. - La bri'gata. Cagliari, e. ,t 8° fanteria) con un, (63° e 64° fa.riteria) con bauag. bersaglieri, le 4 due batterie divisionali, bauerie suppletive ed 1 è schierata a ca,,allo della divisionale è schierata a rotabile Voghera-Pontecavallo della strada Vocurone .::or: la prima linea. ghera-Pontecurone con all'altezza. di C. Daniele;. la prima linea all'altezza La brigata Alpi (1H e 52° fandella C. Coda; teria) con una batteria La brigata Abruzzi (57° e 58° divisionale è sch ierata a. cavallo della rotabile Vofanter ia) con due hatteriè ghera-Rivanazzano con· divisionali, è schierata
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O
I
2 battaglioni bersaglieri sono a Case Nuove in marcia verso Rivanazzano.
~
batlerie da. 9 supplettive a. nord del cimitero di Retorbido, in marcia per raggiungere la Staffora nel tratto occupato dalla brigata Pavia.
2.2.0
LE MANOVRE Dl CORPI D'ARMATA
S. l\i. il Re, che fin dal primo mattino trovavasi tra le truppe, assistette a tutta la manovra percorrendo col suo stato maggiore il fronte dei due partiti . Le truppe, dopo breve riposo, si recarono agli accampamenti stati loro designati dai comandanti dei corpi d'armata, cioè : I° CORPO. La 1a divisione e mezzo reggimento cavalleria Milano ad ovest di Viguzzolo. . , La 2• divisione. ad ovest di Poiltecurone con la brigata art:iglieria e mezzo reggimento cavalleria Milano presso S. Isidoro sulla destra del Curone. Le truppe suppletive intorno alla C. Capitania, dietro il Grue. 1
II° CORPO. La 3a divisione ad est di Pontecurone tra C. Brugna e C. Merlinzooa. La 4a divisione intorno a Rossano . Le truppe suppletive ad ovest di Casalnoceto, meno la brigata cavalleria che si accampava dietro la 3a divisione. Osserva.zioiii . Nel mattino del 7 settembre il generale Mezzacapo tenne una conferenza alla quale intervennero gli ufficiali generali, i oindici di cam~o, i. capi di stato maggiore. i comandanti dell'mt iglieria e del .gen10 dt corpo d'armata ed i comandanti di riparti o di distacc~menti che aveano avuto missioni speciali nella manovra del giorno precedente. In detta conferenza dappri_ma si descrisse (1) lo svolgi(i) _Questa osposi?.ione_ora molto agevolata· dai rapporti dei giudici di campo, riepi- . logat1 da.I gllldico capo m uno specchio generale molt.o particolarizzato. noi quale si contenevano; ' a) posir.ione delle I.ruppe al principio della manovra.; b) movimenti successivi ed a.ndameuto ,della manovra.· e) posizione delle truppe al tcrm.ine · della manovra; ' d) decisioni emesse dai giudici di campo; e) osservazioni generali.
CONTRAPPOSTI NEL ~ 883
22.'1
mento della manovra, e poscia il direttore fece le sue ossei·vazioni, cui aggiunse quelle considerazioni che potevano riuscire di utile insegnamento: Ci asteniamo dal ripetere tutte le osservazioni e considerazioni oradette, limitandoci a far cenno delle principali, ossia di quelle che scaturiscono quasi naturalmente da quanto abbiamo piu innanzi esposto. Osserviamo anzitutto che il risultato di quesLa fazione, che si svolse pressocbè tutta in pianura, non avrebbe avuto in vera gueri'a conseguenze di rilievo pe.r nessuno dei dne partili, perchè per entrambi si ridusse ad un urto parallelo. Ma se uno di essi si fosse convenientemente avvantaggialo della posizione dominante delle colline, la cosa sarebbe procedu.ta altrimenti. · Suppcingasi, infatti, che il partito Est, anzichè volgere il principale sforzo su Voghera, lo avesse rivolto alle colline per Cod~villa e Retorbido, tenendosi collegato al reggirùento bersaglieri che per quelle procedeva, riesce facile scq'\·gere come nel caso di buon successo avrebbe resa ben difficile la situazione dell'avversario, Tanto è vero, che .1a sola apparizione dell'8° bersaglieri sulle pendici sovrastanti a Rivanazzano-, rese al partilo Ovest intenibile il ponte sulla Staffora; e fu ventura che il terreno stemprato dalla pioggia incessante avesse ritardato la marcia di quel reggimento e reso impossibi le alla batteria che lo accompagnava di proseguire con la voluta celerità il suo cammino. Del pari, se il partito Ovest, anzichè ripartire in modo quasi uni, forme le sue forze su tutta la linea della Staffora., da Rivanazzano a Voghera, ttvesse spirito decisamente la sua ala destra sul contrafforte soprastante a Retorbido, ed_avesse impiegala l'ala sinistra, appoggiandola al Manicomio di Voghera, unicamente a coprire la via Emilia, avrebbe in tal guisa minacciato il partito Est sul fianco della sua linea d'operazione principale, e lo avrebbe certamente obbligato ad arrestare il suo movimento incalzante su Voghera. Tuttavia' vuolsi tener conto, che la forza stessa delle cose aiutò lo svolgimento delle operazioni nel senso nel quale ebbe luogo ; perocchè il temporale, che imperversò prima del sorgere del sole, e l'acqlia incessante che ne seguì di poi, avevano reso quasi impraticabili le comunicazioni delle colli ne, tanto che 1'8° bersaglieri
LE MANOVRE DI CORPI D'ARMATA.
giunse mòlto tardi sulle alture che da.lla sponda destr.a. della Staffora fronteggiano Rivanazzano, e l'artiglieria non potette seguirli. Ciò che è veramente degno di nota, è l'azione della cavalleria del partito Est. Non solo essa riuscì a minacciare ed avvolgere l'ala sinistra dell'avversario, _ma in brevi~simo tempo si trovò padrona di un punto importantissimo alle spalle di quest'ala. È facile infatti desumere quali splendidi risultati avrebbe ot.tenut_i in vet'a g1,1erra, quando si consideri che, senza essere pun~o disturbala, avrebbe avuto il tempo necessario per far saltare i due ponti di Pontecurone ed avrebbe, come fece, battuto con i ~uoi pezzi d'infilata, benchè per breve tempo (sarebbe stata obbligata a ritirarsi) le nurp.erose truppe nemiche (5 battaglioni, 7 batterie e 6 squadroni) che nel.:. l'ultimo periodo della manovra si trovavano concentrate sulla piazza d'armi e sulla via Emilia, con ordine di ritirarsi per Pontecurone. Abbiamo perallro vi sto come il comandante del partito Ovest, si fosse nelle disposizioni emanale per lama,novra, giustamente preoccupato di tale eventualità, ed abbiamo pure visto come le sue disposizioni non sieno state ben interpetrale. Diremo, infine, che in questa manovra l'azione si svolse, nel suo complesso. con ordine e regolarità; la qual cosa è prova non dubbia del buon -spirito e della salda disciplina delle nostre truppe, ~pecialmente se si tien conto delle cattive condizioni del terreno e clel tempo, non che del fatto che più della metà dei soldati di fanteria erano stati richiamati dal congedo solo da una quindicina di giorni.
Operazioni del 7 settembre,
Le truppe dell'II corpo in questo giorno riposarono. Quelle invece del I corpo fecero ,alcuni bre~i spostamenti onde diminuire le distanze che esse avrebbero dovuto percorrere per trovarsi_in pqsizione per 1~ 6 1112 del giorno 8, nel quale clovea aver luogo una manovra sulla posizione cli Tortona. In seguito a tali spostamenti la dislocazione del I corpo d'armata nella sera del 7 settembre era la seguente: r divisione - con tre squadroni del reggimento Milano, ac-
CONTRAl'l'OSTI NEL
1883
campata a sud della città. di Tortona a ca.valiere della strada Tortona-Serra valle. ,2a divisione - con tre squadroni del reggimento Milano, ac- , campata ad ovest della strada Tortona-Novi. . Trwppe :,wpp.letive - il reggimento cavalleria Lodi , accamp_at~ dietro \a 2a divisione a sud della C. S. Guglielmo; il 5° bersaghen e la brigata artiglieria dietro la 1a divisione presso C. ·s. Benedetto. 1
Ope1.•n.zionl tlel giorno 8 settemln•e,
(Manovra d:i Tortona). II contrafforte che separa le acque del • Grue •da quelle della topo Descrizionr < grafica Scrivia ' con cresta alpestre ed elevata, . s1 mantiene sempre daaena posiz,ono d1 Tor• presso al primo di questi corsi d'~cqua smo a Cerreto. Da questo tona. punto la sua cresta diventa collinosa, ed a cominciare da Sarezzano, descrivendo un grancl'arco di circolo, a~bandona la sua primitiva direzione verso nord-ovest, volge ad ovest, e va a finire ripida su Tortona, obbligando per tal guisa tutte !e comunicazioni, che dalla pianura interposta fra StgJfora e Scrivia cond~cono a s~d-ovest, ad attraven,are questa città .. Tra l'altura su cm sorge Sarezzano e quella della C. Bellaria, questa cresta si abbassa improvvisamente per modo da stabilire un facile passaggio tra la valle del Grue e quella del rio Vho; d'onde è facile dedurre l'importanza tattica grandissima che deve essere attribuita a, queste due alture ad al nodo di M. Grande, che domina e fa sistema colla seconda, allo scopo di diminuire la debolezza della posizione in questo tratto. Dalla C. Bellaria sino al castello di Tortona la cresta si mantiene presso che allo stesso livello ed irradia verso nord e nord-est numerosi" contralJorti i quali, separati da amene vallette, discendono a leggieri gradini nella sottostante pianura: Il solo contrafforte ~i ~Bellaria supera, al nodo di M. Grande, in allezza la cresta prmc1pale e discende poscia sul Grue con ripido versante. La posizione, così detta di Tortona, comprende la parte collinosa dei contrafforte ora descritlo. La sua poca elevazione in questo
CON'l'RAPPOS'rI NEL
LE MANOVRE DI CORPI n'_.\l\i\l ATA
tratto e l'andamento curvilineo con la convessità rivofta a nord-est fanno sì che questa posizione ha un giusto ed efficace dominio pe:· tutta la portata:delle artiglierie sulla piant1ra che si stende, alquanto scopel'ta, innanzi al suo fronte ed anche su di una laraa zona di . . h quella che fiancheggia la sponda sinistra della Scrivia. Le comun icazioni carrereccie abbondano per ogni dove ed in tutte le·clirezioni . Le carreggiab ili, invece, scarseggiano, non essendovene che due sole parallele tra loro ed al fronte della posizione; di cui, la prima conduce da Tortona a Sarezzano e si prol unga poi nella valle del Grue con una carreggiabile senza manutenzione, e la seconda, staccandosi a C. La Lucrezia dalla provinciale cli Villalvernia, mette a Cerreto e discende poscia nella valle del Grue con una cattiva carreieccia. l<'ra i difetti di questa posi1.ione; giova non dimenticare quello che, in caso cli ritirata le arti "lierie del difensore debbono sfilare tutte per la prima delle oi·adette rotabili; la quale, meno che nelle adiacenze immediate cli Tortona,. se"ue ù la cresta principale ed è battuta in gran parte dall'attaccante, qualunque Yolta esso sia riuscito a guadagnare le prime pendici dei contrafforti secondarii. Le artiglierie infine del difensore possono trovare buone posizioni in ogni punto. Le migliori , pe·r altro, sono l'altura del C: Ca.stello cli Tortona, M. Raspa, M. Grande, C. Beli aria, Sarezzano, e M. Allegrina, alle quali si accede con discreta facilità. '
Tenn.
(Segue.) Partito Ovest.
( Segue) Partito Est.
sere oltrepassala sino alle 6 ,112 anL. del giorno 8, meno che da pat~ugliedi avamposti, era quella del Grue. Dopo la fazione, quale che fosse l'esito, il partito ovest si dovea recare sulla sinistra della Scrivia, nella direzione cli Pozzolo--Formiga.ro , anestandosi dove meglio credesse per accampare.
La linea del Curone non poteva essere oltrepassata sino alle 6 11/ 2 del giorno 8 che da semplici pau.uglie di avamposti. Dopo la fazione le truppe cloveano rimanere mila destra della Scrivia, essendo loro fatta facoltà di estendere gli accampamenti a nord ed a sud di Tortona preferibilmente al sud non oltre Villalvernia.
I dispositivi adottati dai generali Bariola e de Sonnaz in se- Disposizioni guito alla comunicazione di questi temi speciali aveano pel' iscopo cli:
l')
Il 7 settembre vennero consegnati ai signori comandanti di part\ to i temi seguenti da svilupparsi nel giorno successivo:
Partito Ovest. I « Ripiegatosi al di là del « Cnrone, iI partito Ovest trova « sulle alture di Tortona, coperte « inna.nzi dal Grne, una buona « posizione sia pet· ritardare la · « marcia innanzi clelparti to Est, « sia -per coprire iI fianco del« l'esercito di cui forma l'ala « destra, che prosegue il suo « movimento di ritirata ». La linea che non poteva es- ·
4883
Partito Est. « li. partito Est per segui re il « movnnento generale inna·nzi « dell'esercito di cui forma l'ala « sinistra, atlaceherà il parli!o « Ovest ovunque l'incontrerit, e ~< procurerà cli scacciarlo dalle « alture di Tortona, se le avesse « o.c~upate. Solo su quella po« s1z1one esso potrà far sosta per . « prosegui re di poi il suo movi« mento cònlrofiensivo ».
Partito Ovest. « a) occupare fortemente il
« gruppo cìi coll ine che sovra- '. « stano alla città di Tortona, « munendo di artiglierie le spor« genze dei contrafforti rivolti al <( nord e specialmente la spia« nata del Castello. · « b) prolungare, con poche « truppe l'occupazione delle col« line verso M. Grande e Sarez« zana, allo scopo cli osservare « da quella parle i movimenti « deJl'avversario. · « e) schi erare un'intera cli« visione sul la sinistra della « Scrivia, onde guarentirsi da « ogni aggiramento dell'ala si« nistra per la pianura. « d) premunirsi contro ogni « minaccia proveniente cl ali a « piazza di Alessandria, median« te una forte colonna volante di \( cavali. fornita d'artiglieria. » Se non che il signor direttore
Partito rst. ~ a) dirigere il vero aLlacco 1 << conLro il fronte Sarezzano Cer« reto, · ossia su quel LraLlo di « contrafforte tra Grue e Scrivia « che, per la sua depressione e <l per la sua situazione · rispello « alle linee di ritirata dell'avver« sa rio. si riteneva•aUicamente <l e strategicamente indicato co« me il migliore obbiettivo di « attacco . . « b) affine di mascherare << al partilo Ovest il movimento « aggirante per le alture che ri« chiedeva l'attacco su Sarezzano « Cerreto, e nell'istesso tempo « per indurre il nemico in er« rore sulle vere intenzioni del « parti lo Est, esegui re un attac~o « dimostrativo frontale fra V1« guzzolo e Scrivia. . « e) benchè la supposta si<< tuazione generale di guerra « permette.sse al partito Est cli « ritenersi sufficientemente gua::-
.LE MANOVRE DI CORPI Q'AlWATA
(Segue) Partito Ovest.
(Segue) Partito Est.
,delle manovre, · nella notte dal cc renlito contro l'e,,entualità di 7 all'8 settembre, comunicava al « una decisa controffensiva del ·cemandante del partito Ovest no- « partito Ovest, pure tenendo tizie, che in vera guerra egli e< conto che troppo largo era J' inavrebbe ricevuto dalla sua ca· << tervallo · fra l'aLtacco frontale valleria. Lo informava dunque, «dimostrativo dell'ala destra e che forti colonne nemiche si « quello aggirante effettivo per concentravano a Viguzzolo ed e< l'ala sinistra, costituire col batacceni1avano a rimontar0 il Cu- « t~glione carabinieri, una bri·rone. In pari tempo gli notift- « gata della 3a divisione. e le ·cava di non doversi preoccupare « quattro batterie delle Ù·uppe di minaccie provenienti dalla « suppletive una forte riserva piazza di Alessandria, perché da << centrale a N. E. di Yigunolo questo lato doveva ri tenersi ga- e< in grado, sia di concorrere rantito dagli altri corpi d'armata « coll'altacco decisivo sulla sidel suo esercito che erano p1,1re ·« nistra, sia di prestar appoggio in ri Lirata verso sud-ovest. <e all'ala destra nel caso di un In seguito a tali comunica- cc contraùacco del nemico >). ·zioni, il generale Bariola emanava un'ordine del giorno, col quale modificava in parte le disposizioni date alle truppe nella sera. Tali modificazioni miravano:
« a) a rinforzare l'ala de« stra occupando fortemente M. -« Grande, Sarezzano, M. Alle. « grina e Mongualdone. · ·« b) lascia.re sulla sinistra '<< della Scrivia, anziché un'in<c tera divisione, una sola bl'i« gata di fanteria con una bat« teria ed m;io squadrone. « e) a far agire la colonna « volante sulla destra della Seri'<< via, anziché sulla sinistra, as« segnandole per mandato di « spingersi su Pontecurone e · <e Castelnuovo-Scrivia. »
CONTRAPPOSTI NEL
1883
227
Le truppe dei due parti ti al pt·incipio dellà manovra (ore 7 ant.) alSitll.azi_onB pnnc1p10 .erano così disposte: della manovra.
Partito Ovest. Esplorazione sul {l'o?ite. 2 squad. sulla sinistra delia Scrivia, cioè : uno sulla provinciale di Sale all'altezza di Castello Armcllino e l'altro à C. L'Ova; 1 colonna volante sulla provinciale di Pontecurone con uno squadrone sulla rotabile di Castelnuovo all'altewuli C. Ruggiera, uno all'Osteria Nuo,,a, e cinque con · una batteria suppletiva da 7, a sud di C. Capitania; 3 squadroni innanzi all'ala destra. cioè: uno a Viguzzolo, uno a C. Torrazza . ed uno Castellarq. 1
a
Partito Est. Esp'lora.zione sul fronte. 4 squadroni del regg. Vittorio Emanuele a Castelnuovo; 2 s_quadroni del regg. Vittorio · Emanuele in marcia col grosso a C. Cerso (sudèst di Castelnuovo) due squadroni del regg. Monferrato col grosso a nord di C. Stella (sud -ovest di PontecuroneÌ, uno squadrone di Monferrato colgrosso a sud di C. Bracchiera (nord di Viguzzolo) ed uno squadrone di l\'lonferrato ad ovest di Viguzzolo; Totale. - 112 squadroni .
Totale. - 12. squadroni. 6 pezzi . Ala sinistra. - La brig. Acqui (117° e ,18° fanteria) ::;ulla sinistra della Scrivia, il ,18° fanteria con u:n battaglione a C. Bambino, uno a C. (;arofala ed uno a sud di Barbieri; il 17° fanteria con un battagl. a r, . Malpasciuti, uno a C. Principa ed uno allo sbocco ovest del ponte sulla Scrivia: Una batteria da 7 ·della 2a divisione ad ovest della C·. Principa; . La brigata·Abruzzi (57° e 58° fant.) stilla destra della
Jila destra. - Il 52° fanteria con una batteria da 7 e mezza compagnia genio, in niarciasu Tortona per la provinciale con la testa allo sbocco di Pontecurone. Totale. - 3 battaglioni. 8 pezzi. Mezza compagnia genio .
411
LE MANOVRE DI CORI'! D'ARMATA
(Segue) Partito Ovest.
(Segue) Partito Est.
Serivia; il 58° font. con due bauaglioni presso C. Molina ed uno allo sbocco est del ponte della Scrivia; il 57° fanteria con due ballaglìoni a cavallo della via Emil ia ali' altezza di C.. !lavelli ed un battaglione più indietro; una batteria da 9 della 2a divisione a s11d di C. Molina, e l'altra batteria can una sezione sulla via Emilia e 3 sezioni sulle alture presso la Conceria; 1 compagnia del genio presso il ponte sulla Scrivia.
e 44° fanteria) tra Tortona e M. Raspa; il 43° fanteria con un battagl. sulle alture del Castello, uno a C. Lugani e l'altro in riserva dietro il primo; it.u• con un battaglione a C. Melchioni , uno più a destra e l'alt,ro in riserva a M. Raspa; 2 batterie da 9 della 1" divisione sull'altura del Castello; 1 battaglione bersaglieri in riserva a l\'.I. Ra$pa; 4 compagnia genio al Castello di Tortona; La brigata Cremona {2 11°e 22° fant.) tra C. Coccolina e C. Belluria; il 2:2° fante . ria con un battaglione a 1
1
(Segite) Partito Ovest.
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1883
(Segiw) Partito Est.
C. Coccolina, uno. a C. Ma.brina ed it in r iserva a IVI. Raspa; il 2 1° font. con un battaglione a S. Ruffino e due a C. Bellaria; una batteria divisionaleda7 a C. Bellaria. 1
Totale. - •I 3 battaglioni. 24 pezzi. 1 compagnia genio. 1
,Ha destra. - .2 battaglioni bersaglieri , con 3 batterie suppletive, sono in mar· eia per raggiungere Sarezzano. Totale. - 2 battaglioni. ~ 8 pezzi.
Totale. - '12 battaglioni. 24 pezzi. f co~pagnia genio.
Cent1·0. - La brigata Forlì (43°
CONTRAPPOSTI NEL
Ce1itro. - Il 5 11° fanteria con due batterie da 9 e ·mezza comp. a genio, in marcia d~i Pontecurone su Viguzzolo, con la testa ad un chilometro a sud di Pontecurone; La brigata Pavia (27° e 28° fanteria) ed una balleria da 7, in marcia d~i Rossano su Viguzzolo, sta per raggiungere questo villaggio; La brigata Siena (31JO e 3.2° · fanteria) con due batterie da 9, in marcia da Cµ,salnoceto su Yolpeghino sta pei' raggiungere que• st'ultimo villaggio. Totale. - ,J 2 baLLaglioni. 40 pezzi. Mezza compagnia genio.
Riserva. Il ~omandaJte del partito cal-
colava come riserva di corpo ct'armata una parte delle troppe della 2· divisione che, schierata in ordine ristrelto all' ala sinistra, era so llomano .
Ala sinistra. - L'8° bersaglieri in marcia su Mongualdone e Cerreto con un battaglione a Borzano e due battaglioni con la testa a i\'l. Lena (est di Dorzano).
Totale. -
3 battaglioni.
.Riserva.
La brigata Cagliari (63° e 64° fanteria) in marcia per recarsi a nord-est di Viguzzolo sta per giungere a destinaz ione; La brigata artigl. delle truppe suppletive ed il battagl. carabinieri a r,astellaro in ordine chiuso. Totale. - 7 battagl ioni. 24 pezzi.
Al~e ore 6 1 \2 la colonna volante del partito Ovest si poneva in svol/timenmarc1a verso. Pontecurone . Lo squadrone che la precedeva ver~o to della mavoo~r~ Castelnuovo non incontrava che piccole pattu oli e di cavalle1·i · a av riodo (dalle . o ' - ore 6 t1iallo Yersaria; quello invece diretto su Pontecurone segnalava presso ore iOJ. qu~lla località, a cavaliere del Curone, parecchi battaglioni di fanteria con riparti di cavalleria, e tentava tosto di obbligarl i a smaANNo XXIX VOL. I
230
Lj, MANOVRE DI CORPI D'ARMATA
scberare le proprie forze, ma veniva respinto da un nuclrito fuoco di fante ria. Intanto il grosso della colonna giungeva (ore 7 314) presso il casello N. 119 della fert·ovia e mandava. un altro squadrone in rinforzo all'oradetto, facendone proteggere l'azione da una sezione cl'artigli eria che apriva il fuoco contro la fante ria nemica. Poco dopo però, ingrossando questa sul fronte e sulla destra, appoggiata anche da i[trnlche sezione d'arLiglieria, la colonna .;volante cominciava a. ripiegarsi lentamente su Osteria Nuova, inviando uno squadrone su ll a destra, il quale riusciva, non avvertito, a sboccare improvvisamente a poca distanza da un reggimento di fanteria nemica.. Purtuttavia non lo caricava, perchè qualche frazione di questo reggimento ·apriva tos~o il fuoco ·e perchè, man cando sopra:lu ogo ur. giudice di campo, non avrebbe potuto essere valutato l'effetto della. carica. La. colo nna. volante intanto continuava a ritirarsi combattendo verso Tortonn, e staccava due squadroni co1ì una sezione d'artiglieria verso Viguzzolo, i quali peraltro erano costretti poC(I dopo a. ritirarsi, Alle ore 1O, mentre il partito Est continuava ad avanzarsi lentamente su Tortona, senza dimostrare le sue vere in,tenzioni o l'entità delle sue forze, la colonna volante, per non incepµare l'azione della seconda divisione, allit qual e era onrnti addossata, si ritirava e si disponeva in ordine chiuso dietro alla medesima sulla riva sinistro. della Scrivia.. La divisione ora accennata non entrava per conseguenza in az ione in qu esLo periodo; solo le tre sezioni di artiglieri, che erano al la Conce,fa, aprirono il fu0co negli ultimi istanti per proteggere il r ipiegamento della colonna volante. 1\1enLi·e a c::ivali ere della Via Emili a si svolgevano gli avvenimenti ora accennati, il partito Est preparava e cominciav,t a ~viJuppare un serio att.acco contro il centro destro e l'estrema destra della posizione cli Tortona. · · Sin dalle ore 7 il generale Bario la (partii.o o,,est) veniva infor- · mal.o dalla ca.va.Jleria esplorante che fo rti colonne nemiche stavano concentrandos i a Viguzzolo e sull e alture di Volpeglino, per prepa~ . rarsi evidentemente ad attaccare ì\'J. Grande, Sarezzano e forse
CONTRAPPOSTI NEL ~ 883
anche Mongualdone. Udito ciò, i-i generale oradei.Lo avveniva tosi.o ,il comandante la ,J" di visione di rinforzare la sutl destrn, spingendo, ,e.occorreva, l'occupazione sino a M. Al legrina. Veniva, infatti, spostata verso cleslra la riserva divisionale, che era a M. Raspa, .invi11ndo il .battaglione bersaglieri a C. Bel laria ed i due bai.tagl ioni di fanteria ( uno c~el 2·1° e l'altro 23° fante ria) ad est di .C. Colombrina. Lé previsioni del generale Bariola non tardarono a veri ficarsi. Egl i, inl'aLli, riceveva dal generale S. Marzano W divisione) il seguente avviso: « Nem ico aperto yivo fuoco artiglieria. contro nostre posi7.ioni « C. Bell uria, avvisi del colonnello Del Mayno (5° bersaglieri) in« formano moviniento aggirante verso nostra dest;-a pronunciarsi « con fo rze imponenti; gli mando un battaglione fa nteri a. e chiamo <e a ridosso della Bellaria il 44° fanteria . Nostra.arLiglieria e truppe ·« suppletive hanno aperto pur esse iI fuoco da Sarezzano ». Ed invero le batterie della 4• divisione (partito Est) situate una a C. Va!e,arana e due presso Bo(-zano aye:rno apeno il fuoco alle S 1J~,, e, coad inYate da una balleria snppletirn posta a C. La Montagnola, prenaravano e proteggevano l'attacco .cli Sm·ezzano, ob.hi·euivo prinC'ipale della divisione oradetLa, e faci li tavano al reggimento bersaglieri la marcia, molto disagevole se con trastata, Sll .Mornrnaldone e Cerreto . Avquest'ora l,1 difesa aveva in posiz ione una batteria da 7 divisionale a C. Bellaria, una dR 7 e due da 9 suppletive a sud di Sa . rezzano presso. la si.rade di Mongualdone, ed una da 9 divisionale erasi mossa dal Castello di Tortona, e stan per situarsi alla Bellaria. La brigata Cremona (28° e 22° fanteria) rinfo rzata da un battaglione del H°, occ.upava il tratto C. Coccolina-C Belluria ecl aveva 6 compagnie (28° fanteria; staccale a M. Grande; il reggimento bersaglieri infine occupava Sarezzano, prolugando la sua destm sino sol.lo Mongualdone ed afea una co1p.pagnia, come post.o d'osservazione, a Cerreto. Frattanto la brigai.a Pavia (partito Est) con 3 haitagl ioni pronnil·Ciava un primo e vigoroso al.lacco contro M. Grnnde; ma fu lminata ,dalle due batterie della C. Bellaria; dovHUe r ipiegarsi indietrn
232
LE MANOVRR DC CORPI
o' AR)fATA
CONTRAPPOSTI NEL
(ore 9 112) . Ritornava una seconda volta all'attacco, ed al le 10.sr imposséssava di M. Grande, costri ngendo le 6 compagnie del 2,1°· a ritir\\rsi a C. Bellaria. Intrioto· il comandante la 1" divisione (partito Ovest), in seguito ad informazioni avute dal colonnel lo Del :Mayno (5° bersaglieri) che trovavasi a Sarezz;no, cercava di rairorzare l'ala destra. essendogli state seg·nalate i rosse colonne marcianti su Sarezùno, Mongualdone ed anche su Cerreto. A tàl uopo disponeva che il reggimento bersaglieri occupasse ilfongualdone e venisse· rafforzato a Sarezzanò da un bauao-lione del 44:° fanteria·' . o che ali altri due battaQ'lioni di quest'ultimo reo-uimento si por,,., u I.assero a.C . Bellaria; ed infine, che il /4.3° fan teria, (aumentando gli. intervalli fra i riparti, occupasse lo spazio lascia.lo vuoto dal 4,.1. 0 • Mentre si eseguivano questi m,)vimenli, si pron unciava. pure(9 3t4·) un tentativo d'attacco in .direzione di C. Colubrina, drt parte di poche lrnppe della brigata Pav ia. (27° e 28° fan teria), ma, alla prima res istenza, queste s'arrestavano, non volendo fare ch e una semplice dimostrazione. · 1
1
1
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Come fu detto, la 2• di vi5ione (partito Ovest) era rimasta nellR . . . . ' pos1z10ne rn pianura a c·avallo della Scrivia, sino alle ore ,io ' l& manovra.) senza prendere parte all'azione perchè sino allora coperta dalla colonna volante di cava!leria. · Non appena smascherata, la brigata. Abbruzzi (57° e 58° fanteria), che era sul la riva destra, venne attaccata dalla fanteria del partito Est (brigata Alpi), ma mo lto debolmente, perchè quest'ultima non aveva intenzione d'impegnare un serio comba ttimento. Allo scopo peraltro di tenere da questa péu'lè sempre pi ù incerto il partito Oves t ed agevolare l'altacco decisivo di Sar~zzano, il èomandante del partito Est ordinava al generale Driquet (3• divisione) di spingere il 5·1° fanteria ad un vigoroso attacco di C. Ferrar i e C. Fornaselli, mentre egli lo avrebbe fatto appoggiare da parie della riservél. del cot'po · d'armala, che ancora Lrovavasi ad. ovest di Viguzzolo. li reggimento ora menzionato dava. tosto esecuzione a tale ordine, e poco dopo le 4,J non trovando che debolissima resistenza: s 'impossessava delle duè cascine orad elle. In questo stesso momento la 2a divisione (partilo Ovest) in seli' per iodo
Cdallil ore W ananne del- sua
~33
1883
guito ad un ordi ne del comandante del partito (spedito prima delle rn da C. Bellaria), si decideva a muovere cont.roffensivamente in direzio~e di .Viguzzo lo con due battaglioni della brigata Abbruzzi _ e due sez ioni. artiglieria, affine di cadere sul fianco ed alle spalle delle colonne nem iche che al.l.acca,,ano C. Be!laria e Sarezzano. Ma ,que~to contrattacco che, pronunciato prima con maggiori forze e maggio re energia, sarebbe con rruasi certezza riuscito fata le pel partilo Est. o gli avrebbe per lo meno impedito di porre con tanta fac il ità il piede su M. Grande, non ebbe alcun effetto; perché le truppe che lo tentarono dovellero sin dal bel principio preoccuparsi della propria ritirata, scorgend0 all'ala destra la linea dei ,fuochi nemici molto internata nelle alture. Mentre la 2a di visione e la cavalleria (partito Ovest) resta.vano quasi in operose nella. pianura, le truppe ·della ,Jn divisione (meno il .f,3° fanter ia che era sull a sinistra) e Je truppe suppleLi ve del 1° · corpo d'armala combaUevano stremani.ente a C. Bella.ria, Sarezzano e Mongualdone, resistendo all'attacco dell'iutera 4a divisione e dell'8° bersaglieri; il quale, avendo occupato sin dalle 110 Cerreto, con la balleria da 7 era si di retto su Monguaidone, per la dorsale della posizione. Alle 1111 1t2, quando le truppe dei duo partiti erano in questo trauo giunte a breve distanza tra lor·o, venne fatta. cessare la ma-· novra. In questo mo mento l'esito del!' allacco di Sarezzano, che era decisivo per ambedue i partiti, pet1deva ancora incerto. Purtutt~via, considerando che la -riserva del partilo Est stava per entrare .in azione, che il parti vo Ovest, malgrndo avesse in questo tratto impegnale tulle le forze dispon ibil i, si sare~be trovato ti·oppo inferiore in forze e che il suo mandalo non era quello di resistere ad oltranza, si poteva considerare come svolta l'azione. . La situazione 'dell e truppe al la fine della manovra era la se• Situazion~ alla fine d~I. ~o uen te : la manon~-
Partito Ovest. Ala sinistra. La brigata Acqui ·
('17°e'18°fant.)sch ierata come .al princip io della manovra, meno un bat-
Partito Est. Ala destra - La brigata caval,leria {H squadron i) con una batteria della 3" divisione sch ierata a nord
CONTRAPPOSTI NE.(,
LE MANOVRE Dl CORPI D'AR)IATA
( Segiie)
Partito Ovest.
(Se(lue) Partito Est.
taglione del 17° fanteria _ di Tortona tra C. La Tre-che, essendo passato negli visa e C. Porrino; uhi mi momenti dalla deIl 52° fanteria con due battastra sulla sinistra della · gli oni ed una balleria diScrivia, trovasi in marcia visionale da 9 a nord di verso la slaz.ione; C. Monlamerla e l'allro, La brigala Abruzzi (57° e 58° hallaglionepiù a sinistra. fanteria) scii iernta come al principio della ma- Totale. - 3 hatlaglioni . 116 pezzi. novra meno i due ballaH squadroni. glioni che erano in seconda linea, i quali con le due i;ezioni dalla Con. ceria muovevano controffensiva mente verso il Grue ed erano giunti ad Ovest di C Canegallo; 1 due squadroni in esplorazione sulla sini stra della Scrivia, 'situati come al principio della manovra; La colonna volante (7 squad. e ·I balleria) in ordine ri stretto a sud di C. Prin1~ipa sulla sinistra della Scrivia. 1
Totale. - 112 battaglioni. 30 pezzi . 9 squadroni. La brigata Forlì , col 43° schierata tra C. Lu gani e C. Coccolini ed il 44° tra C Colubrina e S. Ruflìno; una batteria divis ionale era alia sua sinistra sulla altura del Castello; La brir,ata Cremona (2 1° e22" fantéria) con due batterie divisionali, tra S. Ruffino e Sarezzano;
Centro. -
<')
1
Cent·ro. - Il i.H O fanteria tra C. Fornasollo e C. Ferrari con due batterie, una divisionale e l'altra supplettiva, situale presso il ponte sul Grue de ll a stradaViguzzolo-Torlona. La bi<igala Cagliari (63° e 64° fanteria), il battaglione carabinieri e 3 batterie supplet.ive in marcia su due colonne per ree.arsi
(Segi,e) Partito Ovest.
battaglione bersaglieri tra .M Allegrina e Sarezzano; 2 batterie suppletive a ~r. Allegrina. ,J
Totale. - 13 battaglioni. 36 pezzi. 1
,t883
(Segiie) Partito Est.
a M. Grande e Sarezzano; s()IO il ballaglione di testa di ciascuna colonna ha già passalo il Grue. La brigata Pavia (27° e 28° fant.) occupa M Grande e C. Bellaria; La brigala Siena (31 ° e 32° . fant.) con 5 battaglioni a mezza costa dell'altura di Sarezzano' ed un bnttagl ione su llrt destra del Gnie ad est cli Torret.la; batteria della 4" divisione a C. Rampini e le altre due . ballerie divisionali col ·baLLaglione ora ora menzionato. · Totale. - 2.2 battaglioni . 56 pezzi.
.4.la desl!ra. - Due battaglioni bersaglieri con una batteria suppletiva a Mongua ldone col fronte verso Cerreto; 3 squadroni in marcia verso Cerreto nella valle del tor· renle O~sona, col gNsso all'altezza di llomagnano. Totale. - 2 battaglioni. 6 pezzi. 3 squadroni.
Ala sinist1·a. - Due battaglioni bersag a cavaliere della strada Cerreto-~] ongualdone, col fronte verso qnest' ultimo villaggio e la prima li nea poco a sud di C. li'ontana; ·I battaglione bersaglieri con .2 compagnie in ris~rva a C. S. Stefano e 2 compagnie in marcia su R.omagnano con la testa al punto d' incontro delle strade che mettono a Cerreto ed a C. Amore. Totale. - 3 battaglioni.
S. M. il Re presenziò questa manovra, e si trovò nei momenti più importanti dell'azione a M. Grande ed a Sarezzano. Era giun to il mattino del 7 con treno -speciale a Tortona, e riparti da questa stazione all'una pomeridiana per Calcababbio.
!36
LE ~{AN OVRE .DI CORPl
o' ARMAT.-\.
Le truppe, dopo aver alquanto riposato , si recarono a prendere · gl i ac.ca.mpamenti nelle seguenti località : · I CORPO D'ARMATA.
divisione - presso Novi !io-ure· o ' d·ivisione - presso Pozzolo-Formigaro; Tr uppe suppletive - presso Novi ligure, meno tre squadroni . ché si accampavano presso la 2• divisione. 1a
,2a
II CORPO D'ARMATA. 3°' divisione - a cavaliere della strada Tortona-Villalvernia tra. C. Pagello e C. Lucrezia; 4a divisione - a cavaliere della sLrada oradetta, tra il Barraccone ed il Molino Nuovo; Truppe suppletive - immediatamente a sud di Tortona, meno il reggimento bersaglieri che si accampava a nord del cimitero di Castellar Ponzano. Battaglionfl carabinieri a sud delle truppe suppletive presso la. Cartiera.
Osservazioni. Riassumeremo anche per questa manovra talune delle conside razioni fatte dal generale Mezza.capo nella cònferenza del 9 settembre. Osserveremo anzitutto come le prime disposizioni date dal co~ mandante del partito Ovest, sotto la preoccupazione delle offese che potessero provenire da Al_essandria, avrebbero condotto alla naturale conseguenza di lasciare inoperosa tutta la 2• divisione sulla.. riva sinistra della Scrivia. Allora il partito Est, proceden do con poca o nessuna difficoltà per Sarezzano e Mongualdooe, avrebbe girato la posizione delle alture ed obbligato l'avversario a sgom brarla prontamente. ') l\fa, ·tenuto conto: ,1° che se l'esercito di cui si supponeva far · parte _il partito Ovest, anziché essere suppos·to fosse stato effettiva-
CONTilAPPOSTl NEL
4883
~37
mente rappresentato, il generale Bariola non si sarebbe preoccupato di poss ihili offese nellét direzione di Alessandria, perchè coperto di fatto da quel lato dagli altri corpi d'armata che si ritiravano verso S. O. ; 2,° che in vera guerra non trovandosi legato (relativamente al tempoì per le· esplorazion i della cavalleria e per la raccolta delle informazioni, egli sarebbe certamente giunt:) in tempo a provvedere contro la minaccia di aggiramento a destra; per queste ragioni la comunicazione fattagl i dal direttore delle manovre nella notte dal 7 a!l'8 settembre fu opportuna, e p_rovvide a che la fazione si svolgesse in modo razionale . . · · Se non che, il generale Bariola, ricevuta che ebbe siffatta comunicazione, riteniamo che avreb be più cOl'nplet.amente proneduto alle esio-enze della nuova situazione, non lasciando sulla riva sini0 -stra alc un grande riparlo di fanteria. Difatti, se la brigata ivi lasciata fosse stata portata sin da:ll'inizio della manovra sulla . riva Quadrio cori un'intera divisione avrebbe po tuto, destra , il o-eneiale o muovendo arditamente su Viguzzolo, arrestare l'attacco del centro. ' i , , tra. e rendere in pari tempo innocuo l'aggiramen to de li' ala sm1s Lasciò a desiderare l'azione della cavalleria del partito Ovest, inquantochè p~r non riuscire d'i ncaglio alle operazioni della 2• divisione, dovette ritirarsi sin dalle_prime ore del combattimento sulla -sinistra della Scrivi a e rimanervi inoperosa. Ben inteso fu l'indirizzo dato alle oper,izioni offensive dal comandante del partito Est. Sulla destra con un sol reggimento di fanteria e la cavalleria esso ~enne a bada tutta una divisione e la.. cavalleria del partito Ovest; al centro tenne opportunamente una forte riserva nel punto importante di Viguzzolo; sulla sinistra, infine, l'attacco diretto s_u Sarezzano per girare la destra nemica fo condotto con insieme ·ed energia. Solo ci pare soverchiamente largo l'aggiramento per Cerreto, che distolse alquanta truppa dall'attacco principale. . . Tuttavia vuolsi riconoscere che entrambi i partiti, nel complesso, svolsero bene il tema, l'uno con lo scegl iere convenientemente il lato dell'auacco principale, l'altro col resistere e trattenere l'avversario quanto occorreva per raggiungere il fine che gli veniva prefisso.
238
LE MANOVRE DI CORPI D'ARMATA
CONTRAl'POS'tl NEI,
nicazioni rimontanti la Scrivia, e che clalle alture laterali si possano ottenere innanzi a ·questo vertice fuoch i convergenti. Aqueste buone condizioni va aggi un La anche t: allra che nessuna rotabile, eccetto la lunga e piena d'ostacoli Novi-Gavi , favorisca un serio aggiramen to di questa stretta. Epperò l'attacco principale non, può farsi che fro ntalmente. Giova far notare che, nelle condizioni del terreno, r iP.sce pi ù agevole l'aLlacco dalla destra della Scrivia che dalla sinistra .. Difatti. dalla sinistra farebbe mestieri procedere all'attacco per pian~H'~ scoper'la so llo il fuoc6 del nemico in posizioni dominan ti, non incontrando per mettere in batteria le sue artiglierie, che quelle leggiere ondulazioni che accompagnano ad ovest la rotabile Cas sano·Serravall e. Sulla sponda destra, invece, l'attaccan te può, sebbene con qual-; che éliffì collil, elevare per numerose carrereccie le sue ilrtiglierie sul contrafforte Monterosso-Cassano, il quale domina e batte con effi cacia tul to iI terreno chè trov<1si innanzi Serravalle; i noli re a breve distanza trova nel piccolo contrafforte éli Slnzano una seconda linea d'approcc:io, sia per l'attacco frontale dell'ala destra nemica., sia per tentare' l'aggiramento vicino, sia, infine, per·disturbare fin oltre S. Antonio le artiglierie nemiche della sini stra durante la. loro ritirala per la rotabile provinciale e per la ferrovia.. La Scrivia, nel tratto da noi considerato, ha sponde · terrose e fac ilmen te transitilbili, meno fra. C. Tabaca e S. Bat'lolorneo sulJa sponda 'destra, e fra Serrava.Ile e S. Antonio, sulla sinistra, dove 1e spond~ cadono a picco sul fiume ed banno un'altezza superiore
Operazioni del O sette1nb1•e.
Nel giomo 9 settembre le truppe r iposarono negli accampamenti del giorno precedente. Nel pomeriggio peraltro, dopo il secondo rancio, la 2• di visione con i 3 squadroni che avea con sè da Pozzolo-l?ormigaro si trasferì a Serra va lle-Scrivia, ove pure si recò la brigata artiglieria delle truppe suppletive ed un battaglione bersaglieri del I° corpo .
Ope.1•aziont del 'IO setteu1b1.•e.
( 1l.fanovra d,i Serravalle). . Descriziqnc La dislocazione dei due corpi d'armata nella sera del 9 settembre topografica d . . . .d .. d_eua p_osi- e 1 temi assegnati ai ue p~rt1t1 per la manovra del :10 po rtavano 110ne di Ser. ' ravaUe. come naturale conseguenza che qnesta si svi luppasse a cavaliere
della Seri via nel tratto Cassano-stretta di Serravalle con obltiettivo i l possesso di qi;,esta ultima. Questa stretta è costituita sulla sinistra da alture, a fianch i ripidi e rocciosi, di cui il !VI. Dorata ed il ì\L Buffon a sono le più imporporla.nti; l'ultima di queste cade quasi a picco sulla Seri via, obbligando la rotab ile e la ferrovia a correre !_'una accanto all'a!Lra in spazio ristrettissimo, sostenute da opere d'arte, Sulla destra, in vece, la stretta è costituila dal conlrafforte di M. Recondo, il quale, mantenendosi alto e scosceso sino a N. S. del Monte, discende di poi verso la Scrivia a scarpa abbastanza dolce, lasciando tra le ultime facil-, sue propagini e la Scrivia una zona., d'una discretà Jarohezza e mente percorribile. L'andamento di quest'ullimo contrafforte in direzione di sud-ovest e l'andamento di quello della sinistra, che dopo M. Bullona si rivolge verso nord-ovest, fanno sì ch e Serravalle si trovi al vertice di nn grande imbuto nel quale vengono a convergere tutte le comu -
1883
ai, 6m.
I temi per la manovra del ·l Osettembre erano così fo rmulali:
J
Partito Ovest. « Genova, in vestita per mare e per terra, è caduta in potere « dell'esercilo dell'Ovest. <( novendo questo arrestarsi « sull'Appennino per riprendere « a tempo opportuno le opern:<
..
Partito Est.
« (',enova, investita ed attac« cala per mare e per· terra, sta « per cadere in pot~re del!' eser-
« cito dell'Ovest. E necessario « muovere a soccorrerla, ed in « ogni caso è di somma impor-
• Temi,-
LE MANOVRE
or
CORPI
o' AR ~ATA
(Seiue) Partito Ovest.
(Segue) Partito Est.
« zioni offensive, il corpo dalla « sa. ya. comandato è destinato
« Lanza l'impedire che il parti lo « Ovest muovaà quella volta per « incalzare l'attacco.
« a coprire gli sbocchi che dalla piazza di Genoya, menano di« rettamente alla valle del Po. « Donde la necessità di occupare « la stretta di Serravalle o di at« Laccare il partito Est che ten·« tasse cl i preven irlo su quella « posizione importante, da. cui « si domina alLresì l'altra di Gavi.
CONTRAPPOSTi' NE/..
(Segue) Partito Ovest.
:DisJ)O!izioni
Sino alle 61 / 2 del ,1O settembre i due parli ti dovevano essere sino al parallelo di Villalvernia divisi dalla Scrivia che non poteva essere oltrepassata neppure da pattuglie di avamposti. Di poi la li nead i delimitazione perii p,irLito Est,. prosegu~ndo per B.oggie del Badile, raggiungeva Gavazzana e Sardigliano, arrestandosi al torrente Prenazzo che scorre innanzi all'ultimo di quei paesi .
Le disposizioni che vennero daLe dai generali Bariola e De Sonnaz per lo svolgimento dei suddetti temi aveano per iscopo 'd i:
Partito Ovest. a) Occupare al più presto possibil e la strelladi Serravalle, onde non esserv i preceduto dall'avversario; b) Destinare la 11n divisione alla difesa diretLa della strelLa, schierando una brigata sulla destra della Seri via a S1azzano e Madonna del MonLe ed una bri gata sulla sinistra presso Serra. valle;
Partito Est. a) Prevenire il nemico a Serravalle, o quanto meno rigettarlo da quel punto verso le alture ad Ovest e tagliargli cosi le strade dei Giovi e della Bocchetta verso Genova; :> b) Tenere a bada il nemi co con simu lalo al.Lacco fron tale a ca valiere della grande strada che da ponte S. Bartolomeo va a congiungersi alla provinciale Novi-
(Segue) Partito Est.
e) Rinforzare la difesa ora Serravall e, ed intanto con modetta con le quat tro batt.erie sup- vimento avvo lgenle per la. si.flislra e so tto la protezione di tulla pletive; cl) Fron teggiare co n la 2" l' arli <rli eria del corpo d'armala, divisione ogni attacco prove- col!o~ata sulla cresta e sulle falde niente per là pianur,1. da Villal- meridionali di Monterosso, operare il vero allocco contro il vernia. o da Cassano-Spinola; e) Prem unirsi da ogni ag- fronte Stazzano-Preci piano. 11iramento dell' ala destra per la ;alle del Borbera, destinandov i un battaglione bersaglieri e tre squadroni cavalleria; /) Proteggere l'ala sinistra ed il lìanco sinistro mediante una forte colonna di cava lleria (9 squadroni); . g)Tenere in finegli altr i due battaglioni bersagl ieri in pun to centrale per farli correre in rin- ,' forzo della divisione più minac · ciata.
«
Si no alle 6 11/ 2 deJ,1 Osetl.em b,re la ScriviRdoveva separare i due partiti sino all'altezza del parallelo di Villalvernia, e non poteva essere oltrepassala neppure da pattuglie di avamposti. Di poi la linea di dP-!imitaz ione per il partito Ovest segu iva. la strada che per Bettole di Villa e Bettole di Novi va ad incontrare la ferrovia in direzione Casèina Onorato.
1883
J
Per effetto delle condizi on i imposte dal' tema, ambedue i partiti Situazipf!e ' . ' al p r lDCl()IO' avevano per obb iet.Livo la pronta occupazione della stretta di Ser<\<:Ila mano. . . . . via. ravalle. Ma giova.notare che, essendo la Ime.a d1 del1m1taz1one assegnata al partito Est molto più distante da questa stretta di quella asse11nala al partito Ornst, quest'ultimo, come era appunto in armonia con la situazione generale cli guerra, si trovava in condizioni di potervi giungere per il primo. Al principio della manovra (verso le 7) troviamo quasi tutte le truppe dei due partiti in marcia; epperò, nell'indicarne la situazione, tralascieremo di di viclerle, come facemmo per le manovre precedenti, in parti co!'l'ispondenti a sezioni del fronte della posizione; invece indicheremo le colonne cli marcia, o le posizioni occupate dalle truppe del parÌ.ito Ovest, già pervenute a destinaz ione.
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Partito Ovest. di11isio ne - La brigata Forlì (43° e 4!~ 0 fan[,.) in prima lin ea sch ierata tra C. S. Giorgio e C. Basandra;
Partito Est . 3a llivisione. - La brigata Cagliari (63°e 64° fanteria) in marcia su Stazzano e· sbocca da Vargo ;
CONl'IlAl' POSTr NEI,
LE MANOVnR DI conl'I n ',\TtMATA
(Segue ) Partito Ovest.
La brigala Cremona (2,1° e 22° fanter ia) in seconda linea fra la C. Al fiera e la Ma · donna'. di Catorba; La ball.eri}i da 7 a Gagliana, una e mezza da 9 a C. Gramegnae l'alLra mezza a C. Alfiera, Uno squadronf,\ cavalleria copre il fronte della di vision e. ,2c,
(Segue) Partito Ovest. · e 4 con le due divisioni, come sopra è dello ; Il reggimen to ber_sagl!eri , con \ due balt.ag. 111 riserva a \ Madonnll del la Calorba ed un battaglione con la brigata Abruzzi; La brigata artiglieria con le . due batterie da 9 sull'altura del Cc1stell o di Serravalle e le due batterie da 7 colla. brig. Abruzzi.
La b1:ig. AlpJ {(H 0 e 02° fant .)
I
·
mmarc1a suMonteross •J' shocca da Sardi 1'•Yiiano'• ' E preceduta da 1 squadrone di 1'1on rerrato: . Una batl.eriada 7 è co lla ·brigata Alpi e le due da 9 co n la 4a divis ione.
divisione . - La briaata A..:. 4a divisione. - La brig. Siena bruzzi (57° e 58'ò fant.), (3,1 ° e 32° fanteri a) è in in marcia per recarsi sulla marcia su due colonne. destra dell a Scrivia, sta c!i cu,i una ha raggiunta per entrare in Serra vall e C Castagno la e l'altra " e, dovendo passare per il Gavezzana. Ogni colonna ponte di Lastrico e per ba seco una balleria della un guado più a.Vall e. La divisione; briga ta è precedula da 3 La b1·iga ta Pavia (27° e 28° squadroni del r~gg . ~li fanter ia), è in marcia Jano e da un battaglione sulla rotabile provinciale bersaglieri ed ha in coda di Cassano, avendo innanzi nno squadrone di. le due batterie suppletive da 7; Monferrato ed il battaLa brigala Acqui (17° e 48° gl ione carnbinieri ed in fanteria) sia schierandosi cvda nna batteria da 9 con due hattagl. presso del la ,1.• divisione, du e la Fitbbrica, due presso batterie da 9 della 8'' dilo sbocco nord di Serra- · visione, e3 batterie supvalle e due in r iserva: pletive; Una batteri a da 9 ed una.da La Lestrt di que~ta. colonna ·è 7 a ~I Calvario e l'allra giun ta alla Cascinetta. dJ 9 presso S . Andrea.
:Truppe supplMive. - La brigala cava Il . col grosso (5 squadroni ) in marcia daNovi a C. BeLLole di Novi. uno squadrone verso S. ·Bartolomeo, du.e squadroni verso le Bettole di Novi
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(Se,qiie) Partito Est.
'Truppe suppleti'IJe. - La bri:._ gata cavalleria sul la si- , nistradellaScrivia con 2 squad . a C. Sa laschelta; 3 squadroni con 2 pezzi da 7, fra Ca scinetti Coda e Caséi netli di Villa; cin-
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1883
(S~gue) Partito Est.
qu e squadr., co n 4: pezzi fra Bettole del Castello e Beitole di Villa. Il reggimento bersaglieri in marcia 'verso la valle. del Ba rbera, sbocca da Cogne]lo; . La brigu ta 'arl.iglieria, come sopra è detto, in coda all a brigata P,ivia, meno la. batteria che . è colìa brigata cavalleri,i.
Le truppe del partito Ovest, che erano in marr,ia per recarsi ad t~'J~fi~m:!= occupare la stretta cli Serra valle, verso le 7 ,J 12 erano tutte schie- ~i~<l;°f~fif; rate sulle posizioni loro assegnate, non a.vendo incontrato alcun iil~~~ij~t1ostacolo da parte dell'avversario. Fino a quesL'ora non erano avv,enuli che scontri di poca impor~ tanza Lra le cavallerie esploranti, ~!quanto a nord di dette posizioni. Da questi scontri la cavalleria ovest, nel perlustrare ambo le sponde della Scrivia, avea. r il evato che una grossa colonna nemica composta delle tre ar'. mi marciava da Cassano Spinola su Sardigliano ; che altra colonna consimi le era diretta verso S. Bartolo meo ; che un forte nucleo di I.ruppe, di fan·teria ed artigl ieria, era fermo presso Cassano, e che infine nna forte colonna di cavalleria a Villalvernia era passata sulla sinistra della Serivia. · Verso le 8 avven iva un primo scontro tra uno squadrone Ovest che era spinto in r icognizione sino a Borghetto (nella valle del Barbera) ed un battagl ione dell'8° bersaglieri, il qnale per Vargo avea raggiunto la cresta del conLrafforte di M. Recondo . Non appena avuto sentore di ciò, il comandante della brigata Abbrµzz i (partito Ovest) invia.va due compagn ie del 08° fan teria. snl versante meridionale dell'altura di N. S. del Monte, ed in pari tempo il comandante la ;a• divisione éhwa ordine al battaglione del "8° fanteria che faceva parte della riserva divisionale, di inoltrarsi nella vall e del Borbera, onde parare un possibile aggiramento delt'ala destra. Questo battaglione alle ore 9 arrivava a C. Ponsbò (ovest di Vignole).
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CONTRAPPOSTI NEL
LE MANOVIIE DI CORPl D ARMATA
Verso le 8 comparivano pure sul la cresta del contrafforte di Monterosso le colonne del partito Est (3a divisione) desLinate ad attaccare di fronto la streLLa di Serravalle. Di queste, alc!lne di fanteria si mostravano a Monterosso; altre si vedevano più ad est .1ccennando parte a Stazzano per la valle interposta (Bocca d'asino), parte all'altura di N. S. del ~tonte. In pari tempo una Latteria apriva il fuoco da Monterosso, ecl alLre si stabilivano successivamente sulla cresta tra questo villaggio e S. Bartolomeo . Contro queste batterie, mentre stavano levando gli avantreni, e contro le colonne sopradette aprivano tosto uu ben nuclrito fuoco le batterie del partito Ovest situale a Stazzano (2 suppletive da 7) e sull'altura del castello di Serravalle (2 suppletive da 9). :Meutre si sviluppava con ;.rrande iutensittt uu dnello fra le due artiglierie avver.,;arie, stabililo ambedue su buone po~izioni ed a giusta distanza di Liro, le fanterie venivano a con tallo. La brigata Abbruzzi {57° e 58° fanteria) ed il battagJione bersaO'lieri che t) ' dalle loro elevate posizioni distinguevano perfettamente le colo nne d'auacco, cominciavano tosto a batterle con ben regolali tiri a salve. In pari tempo le due batterie ovest situate a nord di Stazzano dirigevano i loro fuoch i contro queste stesse colonne, obbligandole ad arrestarsi per disporsi in ordine di combattimento. ..\fa l'artiglieria del partito Est andava semp re più ingrossando sul contraO'orte di Monterosso . 1n breve Lempo tutta l'artiglieria del 2° Gorpo d'annata, meno Lre balterie che, come vedremo, erano passate sulla sinislradella Scrivia, trovavasi in azione sulla cresta e sul versante iueridional e di questo contrafforte; talchè le due batterie ovest, stabilite a nord di Stazzano, trovandosi in posizione efficacemente dominata, ernno costrette a spostarsi, collocandosi una sull'altura a sud di Stazzano e l'altra presso N. S. del Monte. Intanto il comandante della 2a divisione (partito Ovest) aveva portato sulla destra della Scrivia l'al Lro battaglione della riserva di visionale e, poco prima delle '10, la batteria da 9 stabilila a San Andrea, riceveva ordine dal comandante l'artiglieria del ,f O corpo d'armata di portarsi sulla destra della Scrivia e prendere posizione presso In batteria stabilita a N. S. del Monte. Contemporaneamente il 22° fanteria per ordine del generale Bariola veniva posto a di. sposizione del comandante la 2• divisione. V
1883
Alle ,j O tulle le colonne d'attacco della 3" divisione, e parte di quelle della 4a, erano schierate e ~ombatlevano l)er fo~·zare ~i fronte e per l'ala destra la stretta dt Serravalle, mentre il reggimento bersaglieri era in marcia, (senza incontra.re per ora gravi ostacoli), per cadere a tergo di quest'ala . Vediamo ora cosa avveniva in questo frattempo sulla sinistra della Scrivia. Come risulta dalle disposizioni emanate il 9 settembre dal comando del partito Est, il generale Oli vero era incaricato di pas~ai:e con parte delle truppe della sua divisione (4' 0 ) sn!la sponda s1~1stra della Scrivia, e con combattimento Lemporegg1anle avanzarsi a cavaliere della provinciale Tortona-Serravalle onde paralizzare le forze avversario schierale su questa sponiia. Verso le 8 la testa della divisione oradotta giungeva al ponte S. Bartolomeo (che era stato distrutto), e, nvn trovando quivi che poca cavalleria nemica appiedata ecl altra montala più indietro, la attaccava e la obbligava a retrocedere. Nel tempo stesso una batteria da 7 apri va il fuo co contro le truppe avversarie .situate sulle posizioni di S. Giorgio, e di C. Basandra. Il oO'enerale Oli vero' scoroendo conll'O ogni sua. aspeLLativa la deo . . . . bole resistenza incontrata sulla sinistra della Scnvu, , lasciava qum due battaglioui di fanteria , il ballaglione carabinieri e due batterie, e dirigeva tosto per la sponda destra contro Stazzano tutte le al tl'e truppe che eruno in marcia tra Cassano e S. Bartolomeo . . . Contro q1iesta co lonna d'attacco che era passata sulla sin1~t1:a della Scrivia, aprivano tosto il fuoco le due batterie della P _dmsione slabili te a Villa Alfieri e quella.da 7 situatc'l. a C. Gaghana; ma essa, non arrestandosi che pe1· brevi istanti, procede_va lentamente innanzi soLlo la protezione delle sue due baltene, che eransi postate pre;;so il ponte S. Bartolomeo, nonchè di quel_la oltremodo efficace delle batLerie concentrate sul contro.!Torte cli 1\fonlerosso, le ciuali avevano preso anche cli mira la bri.gat~ Forlì (43° e 44.• fanteria), in posizione tra C. Basandra e S. Giorgio . Verso le g 412 infatti, il c.omandante di questa b1:igata, ve~le~do di non poter trnllenere l'avversario senza ~sp~rst a _~ravtss1me perdite, decideva di ripiegare dietro la ferrovia, m pos1z1one meno ANNO XXIX, YOL. I.
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J;E MANOVRE DI CORPI D'ARMATA
battuta dalle artiglierio nemiche e taLLicamente più forte contro un allacco da parte delln. f~nteria, essendo in questo trai.lo la fer- , rovia parallela al fron te ed in trincea con una profondità di circa ~m. L~ b&tteria. si ril:rò per la prima, ed andò a situarsi presso C. Bol ma a destra delle ·altre due della 1• di visione; segui poscia al fanteria per scagl ioni dalla desti.a senza essere grandemente disturbata dalla fanteria nemica. Alle ,io la: brigata era schierala sulla nuova linea difensiva. Esam iniamo ora le operazioni delle due cavallerie avversarie prima delle ore 10. Abbiamo visto che la ~.a divi sione (partilo Est) alle 8 avca trovato presso il ponte di S. Barlomeo poca cavalleria nemica appiedala, ed una co lonn1-1 di cavalleria montata alquanto indietro. Era la colonna volante ai comandi del generale ~fartin-Jiontù, la c~u~le, dopo ~ve~ spinte esplorazion i su ambo le sponde della ScrlVla cd aver 111v1ato al comandante del partito preziose informazioni, era:;i soffermata presso questo ponte con intendimento di disturbare il passaggio del fiume {a guado) all'avversario. Se non che, trovandosi di fronte una grossa colonna delle tre armi , ern costretta a ritirarsi, ed il suo comandante, interpelrando for,e Lroppo strettamente gli ordini ricevuti, la faceva ritirare in ?irezione d_i C. Gagliana e di Serravalle\ lasciando uno squadrone in esplorazion e verso le Bettole di Novi ed inviandone più Lardi uno v~rso _la provi? ciale Tortona-Jovi, ove venivano segnalale pattugli e di cavallerm nemica. Il generale Bariola perallro, non appena veniva a conoscere che ~~/~a _c~valleria. st~va per inL~rna1:si ne.Ile_ posizioni occupale dalla I dms1one, le mv1ava tosto 1ordme·d1 nconoscere la pianura sul fronle ~ s~I ~an co sinistro, e poscia anche le colline interposte tra le prov1n cial1 che da Novi mol.lono a Serravalle e Gnvi, e cl'o,,ni cosa rentlere bene inrormato il comandante della 1a divisione ;he aveva il comando dell'ala sinistra. Frattanto la brigata di cavalleria del parli lo Est, comandala dal ?enerale Guaita, era passata snlla sinistra della Seri via all'altezza di Vil lalvernia e_, senza incontrare alcun ostacolo, si dirigeva su Novi con tre colonne, delle quali una di 5 squadroni e 4 pezzi dovea p~s-
CONTRAPPOSTI' NEL
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-sare per Dellole di Novi, una di 3 squadroni e 2 pezzi per C. Savatta, la 3• di 2 sqlrndroni per Gil'ola. . Ricevulo l'ordine citato, il generale 3Iartin Jl ontù inviava due squadroni verso Novi, e con altri sette squadroni marciava verso le Beltole di Novi. Giunto a C. Babilona, dai due squadroni rimasti ,in esplorazione sul fronte, veniva ragguagliato della situazione della cavalleria nemica e prendeva toslo.l'oliensiva contro la colonna di sinistra, che stava per Loccare le Bettole di :'ioYi . Verso le 9 ,112 riusci va a caricare quasi di sorpi·esa questa colonna poco a Sud dP,ll'oradeLta località., ed avendola avviluppata, i giudici di campo dichiaravano fuori comballimen lo i.4 pezzi, e facevano ritirare gli squadroni per due chilometri. Le altre due co·lonne di cavalleria del panito E:st, invece, continuarono la loro marcia su Navi senza incontrare alcuna resistenza. Alle ore 11O, adunque, il combauimento erasi irnpegnato dall'uno 2o period all'altro estremo del fronte della posizione. Il parti lo Est CO Il 40 f1~~o~o ew! squadroni, 3 balLnglioni e 6 pezzi avea pronunciato un attacco di- manovra}. moslrativo sulla sin istra della Se-rivia, e con lutto le rimanenti forze si disponeva ad allaccare di fronle, di fianco ed a tergo l'ala destra dell'avversario, il quale avea ancora a quest'ora le sue forze distribuite in modo quasi uniforme su Lutto il fronte. Il generale Bariola (pat·Lilo Ovest-) avendo verso le ,1O ricevuto l'avviso che la colonna nemica, penetrata in vnl di Borb~ra, continuava a discendere la valle, inviava tosto a Precipiano i due battaglioni bersaglieri che costituivano la risenra di corpo d'armata a. C. Catorba. Trovavansi quindi verso. le ,1,1 a difesa di questa valle due compagnie clel 08° fanteria, con una batteria da 7 suppletiva, presso C. Basassi, un battaglione del "8° fanteria a C. Ponsabò e due battaglioni bersn.glieri a Precipiano, ove erano entrati scacciandone il nemico. Da questa parte quindi.il generale Dari ola avea provveduto a sufficienza; ed infatti ben presto egli riceveva notizia sulla ritirala della colonna nemica. Abbiamo pur veduto come lo stesso generale avesse per Lempo pensato a rafforzare l'occupazione sulla destra della Scrivia, ordinando poco prima delle 1O che vi passasse l'intera brigata Acqui (il7° e 118°j e che il 27° fanteria sostituisse questa nella difesa delle 1
CONTRAPPOSTI NEL LE MANOVRE DI CORPI D'ARMATA
. alture addossate a Serravalle. Mercè queste s1tggie disposizioni, verso le 1O 3/4 il rartito Ovest contrapponeva alle colonne nemiche impegnate nell'altacco di Stazzano e N. S·. del Monte, l'intera _2a divisione (meno le due compagnie 4el 58°, ed il battaglione cTel 18° fanteria in val di Borbera) un battaglione bersaglieri, e 6 batterie, perocd1è le 4 stabilile sulle alture di Serravalle rivolgevano i_ loro fuochi sulla sponda destra della Scrivia. Inoltre il 22° fanteria poteva considerarsi come in rinforzo di quest'ala, inquantochè dalle sue posizioni poteva colpire, benchè a grande distanza, le colonne nemiche che lambivano la sponda. Ond'è che la situazione, che al principio della Jnanovra si presentava all'ala destra oltremodo sfavorevole pel partito Ovest, era ora(H ant.) alquanto mutata. Era bensì vero che il partito Est si trovava superiore in forze, ma le sue colonne erano costrette a spiegarsi e marciare souo il fuoco del nemico schierato si1 posizioni elevale, dalle quali distingue,,a perfettamente le disposizioni delle colonne d'attacco. Queste colonne, difatti, dovettero avanzare con molta lentezza, ed alla fine della mano Ha (ore •I 1 1J2) avendo esse appena toccato il piede delle posizioni nemiche, era ben difficile giudicare se fo vera guerra sarebbero giunte a guadagnarle. 1
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Mentre il comhallimenlo ferveva sulla destra dellà Scrivia sulla ' sinistra languiva. La brigata Forlì (43° e 4-4, 0 fant.) dalla sua 'nuova posizione dietro la ferrovia avea arrestato l'avversario al marofoe . I/ delle alture di C. Basandra e S. Giorgiò, e la brigata Cremona {21 ° e 22° fanteria) non prendeva parte all' azione, nemmeno col .22° fanteria che avea schierato presso Serravalle. Qualche fatto di discreta importanza avveniva verso Novi.. dove combattevano le d~e cavallerie avversarie. La colonna del g;nerale Martin Montù, eseguita la carica innanzi accennata, erasi diretta dalle Bettole di Novi verso I~ provinciale Tortona-Novi, non incontrando che qualche p,1ttuglia; dipoi, lasciato uno squadrone a o-uardia d,i ~ovi, retrocedeva verso Serravalle, spingendo lateraln~ente lontane ricognizioni . Giunta verso }p, 1111 alla Fornace, a poco meno ~i metà distanz11 fra No.vi e Serravalle, sorprendeva e caricava tre . $qUlìdroni avversari, ·, che aveano attraversata la ferrovia presso il
1883
Casello ·106 e li costringeva a retrocedere verso Tortona, colla per-dita di un terzo della forza (per verdetto dei gi udici di campo). Con .questo fatto finivano le operazioni della cavalleria. . Alle ore 1 1 •I 12, avendo ormai la fazione ricevuto il suo pieno -sviluppo, presi gli ordini da Sua· Maestà il Re, il direttore depe manovre faceva suonare il segnale per la fine della manovra. A que3ta avevano assistito pure Sua Maestà la Regina e S. A. R. il Pri ncipe di Napoli. · 1 1
Nel momento in cui veniva soè:ipesa la manovra le 6ruppe clei due Situazione.· , d. · alla fine deIpart1 t1 erano cosi 1sposte: la manovra.
Partito Est. Partito Ovest. Ala clestta. - 3 squadroni del .4.la siwistra. - L'8° bersaglieri con due battaglioni allo re~g . Milano presso lo sbocco ovest di Vignole sbocco del torrente Lied •I battaglione più inburno nella Seri via; 1 clietro presso C. MonIl 5° bersaglieri con due battaldo; taglioni sulla sinisLra del La brigata Cagliari (63° e 64° Borbera allo sbocco di fanteria) avv.iluppa StazPrecipiano ed un batLazano , con la destra a. gl ione sulla_ destra a nord nord del cimitero e la si· · di Vignole; nistra al Rio Sareigo; 1Jn battaglione del ,, 8° fant. La brigata Alpi (5 1° e 52° a C. Ponsbò con una bat· fan teria) dietro la prece· teria · suppl. da 7 sulla dente, con la destra alla.. sinistra -presso C. R.ostrada che mette al Posassi; gelto e la sinistra nella ·2 batteriè, ·I suppletiva. da. 7 bassa. valle del torrente ed I( divisionale da 9 e Albaredo; 2 compagnie del 58° fanLa hl'iga.ta Siena (3 1° e 32° teria sull'altura di N. S. fanteria) alle falde delle del Monte; alture di Mon(erosso con La brigata Abruzzi (57° e 58° la destra al Po,,zeLLo e la fanteria), meno le dne sinistra al Ilio Bocca di compagni e oradette tra Asino; . N. S. del \ fonte e StazIl 28° fanteria a. Monteroso; zano: 1 ·battaglione del 27° a nordLa brigata Acqui ('I 7° e 18° ovest del cimiter.o di Stazfanteria) meno il ballazano;. glione del 18° oradeLLo, 1
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LE llfANOVRE DI CORPI D ARMATA
(Segue) Partito Est ..
(Seg·ue) Partito Ovest.
~caglionata lungo la riva destra della Scrivia tra il Castello cli Stazzano e la C. Sommariba. 2 ballerie da 9 sùpplettive sull'altura del Castello·cli Serra,valle; 2 batterie divisionali, una da 9 ed una da 7 sulla sinistra d~lla Scrivia ad ovest della Fabbrica; . Il 22° fanteria a nord-ovest cli Serravalle. Totale. - 18 battaglioni. 3 squadroni. - 48 pezzi. Centro. - La brigata Forlì (43° e 44:° fanteria) schierata dietro la ferrovia, tra C. Remondino e C. Rebuffa; Il 2 1° fan teria dietro all; ala sinistra della brig. Forlì, tra C. Perpetua e C. Alfieri; La brigata artiglieria della 1a divisione con 2 batterie a C. Alfieri ed una più a destra presso C. Cas.tellona.
5 batterie, 3 suppletive e 2 divisionali sulla cresta èleWalturadi Monterosso; 2 batterie divisionali a sud di Monterosso presso C. Bada. · Totale. - .25 battaglioni. 50 pezzi. ,
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Totale. - 9 battaglioni. 24 'pezzi. Ala sinistra. - 1 squadrone ad est di Novi; 6 squadroni a cavaliere della provinciale Novi-Serravalle ali' altezza del Casotto N° 1106; 1 squadrone !mila sinistra dei precedenti presso C. Belramasca; 1 ·squadrone presso il Casotto N° 107.
· Totale. - 9 squadroni.
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Centro. - 2 battaglioni del 27° fanteria a cavallo della provinciale Cassano-Serravalle ali' altezza di C. Vecchia; Il battaglione carabinieri sulla destra dei precedenti a C. Gagliana; 2 batterie divisionali sulla si.nistra della Scrivia presso il ponte di S. Bartolomeo. Totale. - 3 battaglioni. 16 pezzi. 1
Ala desflm. - 2 squadroni presso
Novi, al Filatoio; 3squadroni e 2 pezzi a-C. F'avatta; 5 squadroni e 4 pezzi a Bettole di Novi. Totale. - 1 O squadroni. 6 pez~i.
CONTRAPPOSTI NEL
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Le truppe, dopo una breve sosta per riposarsi, si recarono agli accampamenti e nella sera stessa cominciarono i movimenti per lo scioglimento dei corpi d'armata di manovra in base agli ordini di movimento compilati per cura del Ministero della gnerra.
Osservazioni. Nelle ci.ue fazioni precedenti era stato dato al partito Est il còmpito cli attaccare il partito Ovest. ed a queslo di resistergli pei: ritardarne il movimento innanzi; in questa terza fazion e, invece, il direttore delle manovre voile mettere i due partiti a parità di condizioni, dando loro un tema pel quale dovesse aver luogo una ra..:. zione d'incontro. Il còmpito dei due partiti non era facile; l'Ovest cbe sino a quel momento avea avuto la sua linea di ritirata su Novi, doveva mutar direzione e·, nel rivolgere le sue 1operazioni su Serravalle, facevagl i mestieri di assicurarsi altresì l'eventuale ritirata per Gavi su Genova. Il partito Est, dal suo canto, essendone mollo distante doveva per I terreno difficilissimo procurare di giungere a Stazzano prima dell'altro, o per lo meno aver ben concentrate le sue forze. per attaccare quella. posizione. Entrambi soddisfecero bene il loro còmpito, lasciando luogo tuttavia a qualche osservazione. Il partito Ovest, sapendo che Genova era caduta in potere delle truppe della sua parte, non correva rischio a mutare linea di ritirata per Serravalle. Per questo era mestieri che s'impadronisse dei contraITorti di Stazzano e di N. S. del Monte e vi si stabilisse solidamente, preoccupandosi poco degli attacchi che potevano procedere dalla. pianura. Invece col volere non privarsi della facoltà di ripiega.re su Novi, si trovò ad avere durante l'azione, sulla sinistra della Scrivia, non poca forza inoperosa, Se in que.sto stato di cose fosse caduto Stazzano e N. S. del M,onte in potere del partito. Est, cosa.non impossibile, il partito Ovest. avrebbe dovuto ripiegare parte per l\ionte Dorato su Gavi, parte su Novi, senza raggiungere il suo obbiettivo.
CONTRAPPOSTI NEL
LE MANOVRE DI CORPI D'AR)fATA
Se, invece, la 2a di \'Ìsione e le truppe suppletive avessero occupato solidamente la lil)ea Stazzano-N. S. del Monte, e la prima divisione si fosse recata a rafforzarla in seconda linea, occupando Monte Buffona, Monl.e Dorato, Precipiano e Vignole, anche se non avesse potuto mantenersi a Stazzano e N. S. del Monte, il partito Ovest sarebbe pur sempre riuscito a raggiungere Genova per Arquata o per Gavi, o per entrambe le vie ad un tempo. Ma riteniamo che, se la fazione non fosse stata interrotta, il generale Bariola sicuramente avrebbe menato a compimento quello spostamento generale sulla destra, che avea di già in parte effettuato. In quanto al partito Est, v'ha da rimarcare l'inefficacia dell'aggiramento effettuato per la. valle della Borbera, il qnale, per creare apprensioni al partito contrario, avrebbe dovuto essere fatLo con forze ben altrimenti maggiori; la qual cosa non potendo aver luogo a ragione . della linea dalla quale muovevano le offese (sulla quale era necessario ripiegare in caso d'insuccesso), valeva meglio rinunziarvi ed nsare di quelle truppe più uti lmente. La cavalleria del parLito Ovest, dopo di essere stata utile con le esplorazioni' opportunamente fatte sulla riva destra della Scrivia.ed aver fornito preziose informazioni al comandante del partito, sarebbesi ritirata su C. Gagliana, ingombrando la fronte della fanteria come nella fazione di Tortona, se molto opportunamente il generale Bariola non gli avesse mandato l'ordine di spingere le sue esplorazioni sul fianco sinistro, dove si scontrò con la cavalleria dell'altro partito, con buon risultato. L'artiglieria in questa fazione fu veramente commendevole. Dalle due part.i essa seppe sempre adoperare concentrati i suoi fuochi, superando difficoltà grandissime, e procedendo per terreni ritenuti intransitabili. Del resto queste note le facemmo per analizzare le operazioni a scopo di istruzione; che, a considerarle nel loro complesso, non si può.che rimanere ben soddisfatti della maniera come furono condotte da entrambi i pri.rtiti. La mattina dell"I '1, dopo aver tenuto la donferenza generale per le osservazioni che potevan o essere 'richieste dalle operazioni del
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1883
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giorno innanzi , il generale Mezzacapo dichiarava chiuso il 2° periodo delle grandi manovre, col seguente ordine del giorno: Novi, li 1l sette;1nb1·e 1883.
« Nel lasciare la direzione superiore delle grandi manovre, porto
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« con lieto animo a conoscenza delle truppe, che S. M. il Re mi « dava l'onorevole carico di far nola l'alta sua soddisfazione per << la maniera come tutto procedetLe, a cominciare dalle riviste per « corpi d'armata che S. M. fece l'onore di passare in persona, al« l'ultima fazione intorno a Serravalle. « La M. S. si degnò altresì di encomiare il buon indirizzo che (< seppero dare i capi in relazione ai temi della direzione superiore, « nonchè la ,buona esecuzione tattica e regolamentare de' parziali « movimenti, e notò l'annuo progresso che fanno le nostre trnppe « nell'istruzione, così generale che particolare delle varie armi . « f;otesto encomio di S. M., che fu sempre fra le truppe e ne « divise le fatiche,, è la più bella ricompensa alle cure ed al buon « volere che tu.LI.i posero perchè l'istruzione riescisse veramente « proficua.I « Ciò sia di valido sprone a tutti noi, e ci inciti a progredire « ognora. . « In tal guisa soltanto potremo, ali' occotTenzà, rispondere a « quanto da noi si attendono il Re e la Patria.
« Il temente generale « e. MEzzAcAPo ».
Conclusione.
Nell'esporre le principali osservazioni, che potrebbonsi fare, a titolo d'istruzione, sulle tre manovre del 6, 8 e ~ O settembre, è forza riconoscere che nel loro complesso, le grandi manovre a · corpi d'armata contrapposti si svolsero e procedettero bene, sia pel buon indirizzo dalovi dai capi, sia per l'impegno e buon volere spiegato da tutti, ufficiali e truppe .
~5,i.
'LE MANOVRE DI CORPI D'ARMATA CONTI\Al'POSTI NEL
•I 883
La disciplina si mantenne; come sempre, inappunLabile; e quantunque i reggimenti cli fanteria e bersaglieri fossero composti per 31,f. cli soldati richiamati dal congedo e numerosi fos$ero gli ufficiali cli complemento (affatto nuovi alle truppe che comandavano) pur tuttavia non si ebbe dii.lamentare infrazioni di rilievo alla disciplina, avendo sempre regnato nei corpi qu~llo spirito di fratellanza fra uguali e di rispetto ai superiori, che, essendo i migliori ausil iari del comando, fanno ben sperare dell'avvenire del nostro esercito. Dallo svolgimento stesso delle manovre si rileva come l'istruzione degli ufficiali e della truppa progredisca costantemente .neÌla maniera più soddisfacente. Siamo poi lieti di poter accertare che i richiamati dal congedo della classe ·1 857, dopo pochi giorni di permanenza ai corpi, aveano ripreso l'antico aspetto militare, e che in . tutte le manovre non si mostrarono da meno degli altri per istru:.. zione e resistenza nelle fatiche, malgrado che da molto tempo fossero lontani dal servizio militare. Il sistema di chiamare dal congedo ).ma classe all'epoca delle · grandi manovre, sia per istruirla, sia per ingrossare l'effettivo dei corpi, è ottimo; siccome quello che abitua l'occhio all' impiego dei grossi battaglioni, e fa scomparire quelle incongruenze di occupa: zioni e disposizioni, proporzionate bensì alla denominazione delle unità, ma non alla forza loro effettiva. Difatti in queste ultime manovre raramente le occupazioni non furono proporzionate alla forza dei riparti, ed ancor più rarani(:nte gli ordini tattici difettarono della voluta profondità per seconde linee e riserve. Dir<::mo in ultimo, che l'idea adottata quest'anno di non tener legate le operazioni al bisogno di fìnirle in una data località adatta per la grande rivista finale, riuscì molto opportuna nel terreno sul quale si svolsero, dove non riesci neppure agevole di trovare il sito conveniente per le riviste a corpi d'armala separati, volendo non . arrecare grandi danni alla proprietà privata.
X.
LE
MASSE ARMATE
Il barone Goltz, l'autore di Gambetta e le sue armate, ha pubblicàLo or ora un'opera ('I) interessantissima non soltanto soLto l'aspetto mili tare, ma altresì in rapporto colle condizioni odierne dei' popoli, della civiltà e dell'induRtria, un libro che meriterebbe di essere in un modo particolare conosciuto da quanti· hanno in pregio 1 le condizioni mili Lari è materiali del proprio paese Il Goltz , maggiore nel grande stato maggiore tedesc0, è non so!Lanto uno scrittore militare erudi to ed elegante, ma possie4e il . secreto preziosissimo di f,m i leggere anche quando discute dellequestioni per se stesse aride. La sua vasta col tura unita alla cognizione profonda delle virtù e dei difetti dei popoli, gli serve per discut~re le conseguenze di avvenimenti che ognuno s'attende in un non remoto avvenire, ma che i capi di ogni Stato cercano di tenei· lontani quanto più sta nelle loro forze. Militare per in~linazione, egli ama la guerra appassionatamente e non considera punto un male necessario questo fatto della storia dei popoli a guisa di molti fi losofi odierni, ma giudica che il far la gueri:a sia fra tutti il mestiere più nobile e più seducente, quello ossia, che permelle al genio di un uomo di espandersi liberamente e di far valere la sua potenza. Molti fra gli scrittori militari che si sono occupati degli avvenimenti della campagna del il 870, hanno cercalo di far apprezzare le (i) Das Volk
- Berlin {883.
in Waffen, ein Buch iibcr Heerwcsen und Kriogfuhrung unserer Zeit.·
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alte concezioni dei generali tedeschi, ai quali sarebbero esclusi vamente dovuti i vantaggi ottenuti dalle lruppe german iche sull'esercito francese, soprattulto in principio della campagna. Goltz, pur ammirandone il geni o, riconos~e che ad essi non si può, nè si deve attribuire tulto il merito, ma che una parte dei loro successi spetta al Dio. dei grossi battaglioni, e che la fortuna fu per loro pari all'abilità, mentre una parte indiscutibile va attribuita a.ila forte disciplina ed al magnifico ordinamento dell'eserci to. In quantochè se al principio della campagna del ,f 870 i Tedeschi dovettero ]e loro vi ttorie alla sup,eriorilà del numero, pi ù tardi furono favoriti dalla circostanza di poter opporre truppe agguerrite a reclute ché vedevano il fuoco per la prima volta, ed in cui la disciplina non era quale si rich iede da uomini educati ad obbedire, di fronte ad un pericolo, alla voce di un·semplice comando. Prevalso in tuni gli eserciti il conceuo delle graucli ma~se e del servizio universale ed obbligat.oriò, i governi, per mantenersi nei limiti concessi dal bilancio, dovettero ricorrere al mezzo termine d'i clim:inuire il tempo del servizio attivo . Quindi Je file cli prima linea degli eserciti odierni trovans·i costituite da masse enormi, ma composte di soldati giovani e non assuefatti a quella disciplina che era una delle qualità milita,ri più pregiate dei secoli passati. Per offrire un'idea della potenza numerica. dell'esercito tedesco, il Goltz fa conosc~re, che quando questo dovesse disporsi su di unR sola . strada, la testa della colonna sboccherebbe a !Vlag.onza mentre la retroguardia sarebbe anc(lra sulla front iera russa; e tutta quanta la strada si -vedrebbe ingombra di soldati, di artiglierie, di cavall i e ,di carri di ogni specie. Quando poi si volesse far defilare tutto questo esercito per una porla di una città obbligandolo marciare giorno ,e notte senza un momento di riposo , esso impiegherebbe quindici _giorni di tempo prima che l'ul timo uomo uscisse all'aperta campagna, per cui il lettore può in ta.l modo giudicare della poten~a di una siffatta quantità di uomini e di impedimenti di ogni sorta. « Allorchè due potenze di primissimo ordine meUono le loro truppe in moto, tutto offre l'aspetto d'un'emigrazione ,:di popoli . Ognuna di esse pone in campo un milioìl'e d'uomini, trecentomila cavalli e sembra come se un piccolo regno si disponesse a rivèrsara il suo popolo sul territorio del vicino. La marcia avanti colla ne-
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cessa.ria rapidità, il concèntraman to ed il vettovagliamento di t~li_ jncrenti masse non sa.rebbero possibili senza gl i odierni mezzi di tr:sporto così potenti e rapidi. Sembravano già enormi gli eserciti che Lrovaronsi di fro nte ·a Solferino nella campagna del ·1859, costituiti da ,160000 austriaci contrapposti a if 50000 alleati . Essi furono pi ù considerevoli a Gravelolte-St. Pri vat, ovè si videro 200000 tedeschi di fronte a '130000 francesi; ed a Koeniggraetz ove 22 11000 prussiani lottarono viltoriosamente cont~·o 211900~ austriaci e sassoni. Chi può assicurare, che in avven ire -non s1 abbiano da vedere su di un·campo di batlaglia degli eserciti di 300 a 400 mila uomin i formati da 'IO o ,15 corpi d'armata riuniti, e posti sotto gli ordini di un solo comandante ed in presenz~ d'un nemico di una forza eguale? » Eccola detta la gra.r1de parola. Tutta questa gente deve obbedire alla volontà cli un uomo, e quest'uomo che ha da possedere delle qualità speciali che Io rendano atto a guidare dei cosi grandi. e~er~ citi· che ha da.farl i manovrare; che ha da regolarne e seguirne 1 mo~imenti, da prevedere le incerte probabilit~t e gli incidenti che si possono presentare, quest' uomo deve possedere una mente s~1periore: ma appunto perchè comprenderà l'importanza dell'ufficio attribuitogli, sentirà quanto grave ne è la responsab(lil.à. P~r (I rnanegaio di tante truppe, non basta avere una memona. prod1g1osa e rico~darsi di tutte le più minute di sposizio~1i date; una men te tenace, un ingegno pronto o: provvedere ad ogni improvvisa contingenza; un'intelligenza capace cli trar profìtto cli ogni errore. cl_el nemico: ma fa d'uopo di facoltà fi siche di cui pochi uomm, sono dotati; di una resistenza p'rolungata contro gli stimoli della fame .e della sete· contro crli effetti ,della stanchezza e del sonno, ed appunto nei momen1-i in cni il cen1ell o è esposto a provare emoz,om di ogni sorta, ed a subiÌ'e la torttirà di un lavoro continuo e di una preoccupazione persistente gravissima. E questo non è tut.to : la straordinaria gettata delle armi estend.e in un modo immenso il campo di battaglia, e per quanto straordinarie siano J~ sua attività e la sua rapidità di movimento , non è possibile che questo comandante generale ~elle trupp_e sia in co!1~ dizione di vedere, ispezionare e presenziare tutti I preparatn? d'una batt,iglia. Il gran Federico si aecusava di essere stato balluto '
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,a Kollin per aver negletto di riconoscere coi suoi propri occhi tutto ·quanto il terreno, ma ora una bile pretesa sarebbe superiorn ad -ogni facoltà umana, e più che mai l'iniziativa dei generali in sot:t'ordine, dei colonnelli, dei coma.ùdanti di battaglione, degli altri ufficiali Lutti può contribuire alla riuscita d'una giornata campale. -Sono troppi gli incidenti che si possono presentare in una batta,glia, perchè si pretenda da un generale che preveda tuui gl i avvenimenti che si succederanno, e nè Vionville, nè !Hetz, nè Sedan ,non entrarono nei calcoli di preparazione alla guerra dei generali tedeschi, allorchè nei loro convegni discussero le conseguenze delle varie fasi delle operazioni militari, prima che là campagna -del 1870 avesse principio. Quindi, se nei tempi passati tutti i generali del mondo hanno dovuto lasciare all'esito finale degli avvenimenti una parte non indifferente all'i°mprevisto, nella guerra moderna la forza numerica delle truppe, lo spaz io che occupano e l'immensa estensione delle loro linee moltiplicano le sorti delle probabilità, per cui le cùmbinazioni meglio architettate possono fall ire davanti ad un fatto che nessuna mente poteva immaginare. Un nuovo incidente imprevisto, la mancanza d'una sufficiente iniziativa d'un riparto di truppe, bastctno a decidere del $Uccesso d'un fatto d'armi che non sempre ha luogo sul terreno precìtabilito. Quanto avvenne il giorno della battaglia di Gravelotte colpì così vivamènte uno dei suoi testimoni, il principe di Bismark stesso, che le sue impressioni furono così espresse: « Non è il comando che ordina e dirige le battagli e, sono le truppe stesse, Yi sarebbe da. credersi ritornati al tempo dei Greci e dei Trojani , Due sentinell e si ,,iJipendono, s'i ngiuriano,sparano; altri soldati accorrono e s'azzuffano, ed il combattimento è impegnato. Cominciano gli avamposti a fucilarsi senza ne-cessità; altri soldati avanzano quindi; arrivano un soltufficiale col suo plotone; poi un tenente con un maggior nerbo d'uomini; poi un reggi. mento, quindi un generale con tutto ciò che ha sotto mano. t così eh~ la battaglia di Gravelotte cominciò e si trovò impegnata, mentre non doveva succedere che il 19 ». Quando il principe di Bismark manifestava in tal modo le sue impresc:ioni, dei giornalisti ingenui portavano alle stelle il èàpo -.dello stato maggiore tedesco, dichiarando che aveva dato un nuovo 1
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indirizzo alla tatti ca, essendo riuscito ad imprimerle la sicurezza e la precisione d'un calcolo matematico , ~fa il generale Moltke, che sa a quanti fili tiene una vittoria, è il primo ad essere convinto che le combinazioni più studiate dei tattici, non sono state mai per il passato quanto oggigiorno subordinate ai capricci di .Siw Sacra ft-Ìaestà il Caso, ' 'L'immortale campagna di Napoleone I in Italia, in cui comandava a &O o 50,000 uomini, docili strumenti delle sue volontà, prova il suo genio, perchè avendo sotto mano tutte le sue Lrnppe ed abbracciando con uno sguardo il terreno che occupavano egli le faceva manovrare a suo t,tlent.o. Crebbero le sue forze e d'allora in poi egli 'stesso ba dovuto inchinarsi alla Dea fortuna, che dopo es-sere sta.La per lui una dolce ami,;a per tanti anni gli divenne matrigna, ed a Waterloo perduto per sempre il trono di Francia ebbe in cambio l'esili o nelle regioni più lontane dell'Oceano, Egli è, che aescendo il numero delle truppe la guerra cessa d'essere un'arte, -e la vittoria dipende molto clal numero e dalle virtù dei soldati e mJrno dal talento dei generali , La d'isciplina che sola è guarenLigia -della consistenza e della. solidi tà delle truppe, è la prima delle virtù che devono dominare in un esercito, ed a questa vanno congiunti lo spirito cl'inir.iativa ecl il coraggio della responsabilità. Ogni inferiore deve aver app1:eso a consigliarsi per se stesso; essere capace di commentare ed interpreta.re gli ordini che riceve; deve anzi talvolta saperli dime'nticare, giacché una disobbidienza in faccia ad un nemico può determinare la vittoria in una battaglia e salvare migliaia di vite. Ma bisogna che il sentimento della disciplina sia così penetrato, che quando un inferiore si dispone a disobbidire ad un ordine ricevuto, comprenda . a quali pericoli espone se stesso ed il paese , , Siccome lo spirito del secolo e le abitudini sociali che ai nostr: giorni prevalgono sono poco favorevoli a sviluppare la.disciplina, è dive1Ùato tanto più indispensabile di studiarsi di far ben bene penetrare un tale sentimento nelle truppe, senza di che le al tre qualità non presentano i vantaggi che sono suscettibili di produrre. Portando il barone Goltz la sua mente ad un periodo di là da venire, egli ritiene che qualche grande sorpresa possa esserci preparata, ecl un giorno forse non lontano, un nuovo Alessandro,
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con un piccolo nerbo di truppe bene armate ed esercitaLe, sarà capace di sbaragliare le centi naia di migliaia d'uomini che ora fanno i grossi eserci ti. L'egregio scrittore pertanto ritiene che in presenza delle grandi difficoltà che prevalgono nell'arte della guerra, e fino a tanto che non s'.1c~ed~rà la rivoluzione che pur si prepara, il nu~ero e I~ d1sc1pl10a dei soldati costituiranno una guarentigia più sicura cl, successo , che il genio di qualche capo; e che un valente generale avrà_ la vittoria come sua alleata, ogni qualvolta che le truppe a lui sottoposte saranno solidamente costituite e disciplinate, ed eserciLale alla pronta esecuzione dei comandi . I~olt'.·e, alla buona riuscita di una campagna di guerra ~gli attr1bmsce una gran parte alla politica, inquantochè un popolo nel quale sarà stato mantenuto vivo lo spirito militare, abituato all'or~inc ed all'obbidienz~ alle leggi del paese, pronto a respingere ogm propaganda anarchica, questo popolo ha per sè dei arandi vantaggi sulle combinaiioni incerte della strategia. <> Nè vanno trascura~e le impressioni morali che hanno pure tanta parte nella vittoria. I soldati che sanno d'essere superiori in numero, di av~re con s_è_ sic~re alleanze, che il paese è capace d'una pronta e rap ida mob1litaz1one per cui fin dal principio della campagna essi saranno in misura di dare un colpo decisivo al nemico qnesli soldati marcerarrno colla fede nella vittoria e con animo ma/ giore. Grandi doveri incombono inoltre ai Governi, dovendo es~i soprattutto in momenti così difficili come quelli che precedono una g~~rra p~sseder~ una forza morale su fficiente, da essere capaci di dmgere ti movimento del paese. È loro compi.lo dichiarare la guerra nel momento più opportuno, ossia quando l'avversario trovasi in quello stato di disordine dipendente dai preparativi febbrili di essa e dalla mobilitazione delle sue truppe; e soprattutlo a loro spetta saper farla aggradiro al paese, convincendolo dell'ineluttabile sua necessità, non solo perchè tulle le sue forze e tutte le sue mire siano rivolte a facilitarne i mezzi per ottenere dalle vittorie in cui sper~ i pitL sal ient.J vantaggi, ma bi sogna che questo popolo sia convmto, che la ragione sta dalla sua parto, per cui una guerra deve e~sere preceduk1. e preparala da una buona campagna diplomatica.
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La prosperità delle finanze è inoltre uno dei cardini più importanti che assicurano il buon successo d'una campagna, ed è facile rimanerne convinti, quando solo si riflette che l'esercito di una grande potenza sul piede di guerra costa da 6 a 7 milioni al giorno. Il Goltz riconosco esservi circ0stanze, in cui un popolo trovasi lanciato verso una politica d'azione che tende alla guerra offensiva, e che i ministri intraprendenti che no hanno fatto l'oggetto delle loro specu lazion i, comunicano ai generali comandanti delle truppe una parte del loro temperamento, di guisa che le operazioni militari si risentono dell'impulso che viene dai capi dello sta to. Questo pensie'ro è giustissimo e ne riconosciamo l'esattezza, se colla m~nte riandiamo quanto è avvenulo in Italia. nel periodo storico più recente, quando si prepararono i fatti che la mente che in grandissima parle li ebbe immaginati, poté appena veder inir.iati. Ed in Germania vediamo l'audacia del principe di Bismarck, che non ha mai comandato truppe, e la sua nervosa attività comunicate ai generali tedeschi , i quali riescono a fare una campagna brillante contro un nemico pur nloroso, ma cui mancò fin dall'iniziare della campagna una logica direzione. « Oggi, scrivo il barone di Gollz, il nostro metodo consiste a far seguire colpo a colpo per ottenere-rapidamente •rn combattimento decisfro, che ci sembra la conseguenza necessaria di un'offensiva senza alcun riguardo. Noi educhiamo i nostri uffi ciali. ad agire per sè stessi, ad assumere una. certa iniziativa, a seguire dei risultati positivi e Lutto ciò spinge acl una vigol'osa aziono. La nostra forza risiede nelle grandi decisioni sul campo di battaglia». Giudicando dalle apparenze, lo scrittore nota ch e la Francia sembra ai nostri temp i occupala. soltanto più a prepararsi ad una strenua difesa, cogli immensi lavori di fortificazione che ha sparsi lungo tutta quan ta la sua estesa frontiera. · « Ciò costi tuisce un punto rilevante che merita ogni riOessione, • perchè una guerra non sia in avvenire incominciata con ·idee preconcette false. Il disingan i10 potrebbe presto sostituirsi alle illusioni_, e la fidu cia nei soldati trovarsi scossa. Anzi mettiamoci ad Ogl)i buon fine ben bene in mente, che i primi passi saranno difficili e perigliosi ed i vantaggi molto scarsi ». ANNO XXlX, VOL. I.
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La guerra offensiva ha la predilezione dell'autore, ritenendo che nel giuoco delle ballagli e chi attacca ha per sè maggiori probabi lilà di vincere di chi si difende, ma questa senlenza vuol essere ben bene ponderata. Giacchè l'occupazione di Novara e di Vercelli fatta dagli Au:;triaci nel 1859 fu seguita dalle battaglie di Montebello, di Magenla e di Solferino che decisero l'abbandono della Lombardia; e l'attacco dei Francesi nel 1870 si chiuse con Sedan, Metz e Parigi. Riconosciamo gi ustissimo invece quanto scrive sulle conseguenze dell'ofi'ensiva sullo spiri to delle truppe, ossia che essa è più atta ad alimentare il coraggio dei soldati, ad esaltarne le speranze, che costituiscono il secreto dei più sublimi suoi sforzi . .Ma non sono senza eccezioni le riflessioni, che« chi cerca il suo saluto stanclo dietro a sicuri spalti e profondi foss i prova di non avere il sentimento della propria forza. Più egli si richiuderà in una resislenia passiva, più renderà probabile una disfalla per quanto sia ritardata}>. Giacchè la storia militare presenta numerosi fatti di una resistenza passiva coronati in seguito da successi, ed anche in questo caso uno dei grandi fati.ori di una sicura vittoria è là fortµna accompagnata ad una rara abilità dei capi. Le linee di Torres Vedras non furono mai superate.da Massena, che per sè aveva un nome famoso nei fasli militari, e con sè clei soldati agguerrili ed ab ituati alla vi ttoria. La guerra è pur sempre uno dei più grandi fattot·i dei miglioramenti e della civilizzazione di, un paese, inquantochè mentre i suoi lenti preparativi concorrono acl educare un .popolo, ad istruirlo nei suoi doveri cli obbedienza alle leggi dell o Stato e ad un senlimento costante di rispetto verso le autorità coslituite, a fortificame la disciplina. essa giova al suo progresso fisico collo sviluppo di potenti industrie, e c01la costruzione cli una vasta rete di strade ordinarie e ferrate. E tanlo maggiore sarà l'attività che questo paese saprà spiegare, tanto più importanti risulteranno i benefizi, che • in un avvenire non lontano sarà in condizione cli raccogliere mercè) i preparativi alla guerra stessa, se codesti preparativi saranno seri i, . hen ordinati e soprattutto fatti in tempo. 1
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L.
GATTA,
Capitano\.,""'
NOTE ED APPUNTI DI
TOPOGRAFIA
l?OTOTOPOGRAl?IA. Appartengo al numero di coloro che mal si piegano acl essere surrogati, pel rilievo della zona alpina, dall'applicazione della fo 1 totopografia. Ortodosso, in fatto di leva.Le regolari, nelle leggi della .tavoletta pretoriana, abituato a fare il viso dell 'armi a tulle le malinconie topografiche cli Trinquier, di Hue, di Fevre e di altri che furono causa, colle loro tiwolette, di tanto spreco di tempo e di tanli scarabocchi in topografia, non è a dire quanto curiosamente tenessi cÙetro a questa applicazione della fotografia nelle levate dei terreni; ma con quella curiosità ingenerosa che nega cli confessare quell'evidenza dei fatti che scopre suo malgrado. ·Da quando in qua una proiezione prospettica coi suoi arbitrì, .colle sue esagerazioni di dimensioni, coi suoi vasti angoli · morti, colla assoluta mancanza di misurazione a stadia, poteva pretendere a far concorrenza alla misurazione materiale delle distanze, alla pura soluzione di triangoli, alla investigazione paziente, accurata .di un mappatore che cammina per ore ed ore per monti e per valli, che staziona per mezze giornate in tanti e tanti punti, solo per ,strappare l'immagine ~i pochi chilometri quadrati di montagna? Ben si sapeva a che ne erano giU:n~e le prospettive fotografiche, .e le levate eseauite dall'alto al basso mediante camere oscure anche D . portate in pallone areostatico : meschini tentatiYi, speculazioni bizzarre, e risultati lrascurabili affatto.
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NOTE: ED APPUNTI
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Avviene sempre cosi; si giudica il valore di una innovaz ione non dal suo alto concetto, ma dagli scarsi risultati delle sue prime applicazioni, dimen licandoci che Aristotile dice « il principio di lulle cose è molto maggiore per virtù che per grandezza » e come un tempo io non seppi misurare la virtù della foto lopografia, misembra gi unlo il momento di farne ammenda, po ichè ormai mi stanno innanzi gli splendidi risultati delle sue vaste applicazioni. Chi lavora colla tavoletta pretoriana, passando dalla pianura alla collina, e da questa alla montagna, e sulla montagna innalzan dosi man roano alle più eccelse velle, alla regione dei gh iacciai, senza accorgersene cambia di metodo nell'eseguire il rilievo; in questo cambiamento si trova la elementare spiegazione del come si sia infiltrata la fotografia nel far le veci, colla sua camera oscura e coll'aiuto di un teodoli te, dellatavolella preto riana, delladiollra, delle stadie e di ch i le porta in giro . Infatti il mappatore, seguendo quel cambiamento di terreno, scema l'llso delle stadie quanto più si trova innanzi delle elevate prospettive vorticali; alla misurazione del la distanza di un élato punto sulla projezione orizzontale, fatta a mezzo della stadia e della riduzione ali' orizzonte, sostituisce la intersezione di due o più visuali dirette da due o più stazioni •;u di un dato pun.to individuato sul terreno: questo per la parte planimetrica. In quanto alla quota di livello di quel punto, l'operalore la ricava cogli elèmonti che possiedo, e sono: il cateto orizzontale ed un angolo acuto di un triangolo rettangolo, di cui l'altro cateto è la differenza di livello fra quel certo punto e quello della stazione, dal quale coll 'eclimetro delladiottrasi misurò in gradi e minuti primi quell'angolo acuto. Per tal modo si lavora per intiere giornate.senza far uso della stadia; ecco un primo punto di contatto colla fotolopografia o fotogrammetria come la chiamano in Germania. La principale abilità del mappatore in montagna consiste nel saper cercare quei punti a, b, c, d, ecc. nei quali successivamente collocarsi per far stazione di levata, dai quali ogli possa intersecare, essendo in b, lo visuali dirette sul terreno e tracciate snl disegno dalla stazione in a, e da b stesso dirigere a!Lre visuali su altro terreno, le quali poi intersecherà a sua volta stazionando in e, e così via; per modo che dette intersezioni risultino con an"oli o per quanto si può vicini ai novanta gradi, perchè non ne nascano
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che errori perfettamente trascurabili, o per punti di stazi one o per collocamento di strument.i non precisamente esatti. Si dice che la prospettiva fo tografica o proiezione prospellica lascia degli angoli morti alla vista, perchè le ondulaz ioni del terreno che sta innanzi coprono gli avvallamenti retroslanli : ciò è verissimo, ma anche lavorando colla LMoletta pretoriana si vede soltanto quello che sta sulla nostra prospeuiva, e quello che rimane celato convien andarlo -a visitare dopo , a mezzo cli altre stazioni secondarie. Abbiamo così lo stesso ramingare pel terreno da una stazione all'altra con entrambi i sistemi di levata, e quindi fra questi notiamo un secondo punto di conlaLto. Le stazioni fatte con strumenti fotografici si chiamano panoramiche per distin guerle dall e altre fatte colla tavoletta che di consi topografiche. · I panorami fotografi ci dovevano ri solvere un interessante problema, quello cioè di sommi ni;;trare gli elementi perchè ogni punto indiridualo del terreno, potesse venire esattamente segnalo nella sua proiezione orizzontale snl disegno e calcolala la sua quota su di un piano di paragone . Ottenuta. questa soluzione, bastava sostituire alle·stazioni topografiche quelle panoramiche, e la tavoletta pretoriana ave,•a una ri,•ale nella camera oscura, rivale che indubbiamente relegherà la tavoleLLa nelle regioni di pianura e di colli na, serbando per sè il dominio assoluto nei rilie"i di montagna. Dico dominio assoluto, poichè la foto topografia ha in via prntica una in.e: ~ontestabile superiorità . In teoria, soluzione per soluzione, ammesso che la foto topografia ci fosse riuscita, saremmo stati alla pari, ma in materia di produttività utile di rilievi non conviene essere poeti e dobbiamo chiaramente meLLere in tavola le condizioni dello nostre attuai i levate sulle alte alpi. Su tale proposi_to molto di~si , accennando alla scala dei rilievi, ed alla speciale preoccupazione di prodnrre molto lavoro in poco tempo; poco altro aggiungo q11i ora a titolo di confessione, e questa mia varrà per quella di tutti gli altri, ch e lungamente lavorarono sulle Alpi, affetti dal peccato d'origine. La quantilit di rilievo per un mappatore sulle Alpi è pres' a poco di un quarto .di tavoletta al 50 mila, da compiersi nello spazio di due mesi cli tempo o poco più. In condizioni normali saranno in
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NOTE ED APl'UNTl 266 tutto una quarantina di buone escursioni , e cosi m conto rotondo· una media giornaliera di 2 chilometri e mezzo quadrati: conto tanto più approssimativo poichè il lavoro si còmputa nell 'insieme e chi è più lento o più sfortunato per condizioni di terreno, od atmosferiche, e lavora di meno, è compensato dalla produzione di chi in un giorno di vena topografica, fotografa, cioèpa1·don,. ri leva selle od otto chilometri di rocce e di ghiacciai. Ma teniamo iL calcolo sulle medi~. In una buona escursione si fanno due grandi staz ioni : non conto le minori o fìgbiabi ; sulle alte alpi le stazioni madri figliano poco, pel seniplice motivo che le stadie se ne stanno neglette e legate in un fascio che ci si trascina cliet.ro a malincore, unicamente· per certi scrupoli abitudinari di coscienza. Tutt'al più prima cli . agli attendamenti, o passando da una in altra ' stazione scendere principale, qualche mappatore neofita si ferma in qualche buca. per ri levare collo stadio mezza dozzina di punti in omaggio alla. rappresentazione cli cosucce che poi sul tavolino all'istituto ragionevolmente cancella, con tardi rimpianti sul tempo perduto e sulla fatica sprecata.. Nè qui ':Orrei essere frainteso: non parlo di confluenze, di bivi di ponti, di yapanne: questi particolari, anche se bassi nella vaite genera.lmen tè si prendono per intersezione, ma si prendono da quegli operatori che sanno scegli ere bene le loro sta-· zioni, scelta che_da sola costituisce tutto il valore di un mappatore. in montagna. Dunque, dicevo, si fanno due grandi stazioni . Quante vi;uali si possono tracciare sulla tavoletta, cioè quanti punti al massimo si potranno indi,,iduarè sul teàeno? Per mio conto mi rammento di averne segnati, una sol vol ta, da una stazione, centonove, ma generalmente il numero va.ria dai trenta ai sessanta, e su di essi si ricamano i due chilometri e·mezzo di rilievo. Così adunque da un alto cocuzzolo, messi in stazione, trovatane la quota, si conducono centonove, o trenta o sessanta visuali ad altrettanti punti sul terreno, notando su di un taccuino a parte alcuni segn i per poterli riconoscere e rintracciare più tardi; poi levata la stazione, si impiega mezz'ora di discesa, due ore di salita, '.secondo il caso, per portarsi sopra un altra cima discosta press'a poco un chilometro dalla prima, si rifà stazione, si calcola la quota, si conducono altre .centonove, o trenta o sessanta visuali, segnandone la traccia e le in-
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tersezioni con quelle di prima, si leggono come si era fatto prima, altrettanti ano-oli sull' eclimetro, e si dsolvono altrettanti trian. goli per avere il cateto verticale cli ciascuno, per segnare c1.oè la quota di ogni punto, dopo averlo ben bene riguardato, dopo d1 aver molto almanaccato per essere convinti della sua identi tà. Che cosa fa, il mappatore con tutli quei punti grafici segnati e quotati? Unisce quelli sullo stesso sentiero fra di loro, e fra di loro quelli nell o stesso impluvio, sulla stessa cresta; ripartisce le distanze fra quota e quota, guardando il teneno, se lo vede, cioè se non è copra•rniunta la nebbia che sui monti è quasi giornaliera; fa passa.re ..., 00 le curve direttrici, segna i contorni approssimativi delle rocce , de ghiacciai , delle frane, delle grosse macch ie bosch ive, fa i quadrettini delle case, segna i ponticelli, rinforza un sentiero, dà un occhiata all'aspetto del paese, quattro colpi di matita alla tal roccia, quattro colpi alla tuie altra; fa rilevare una frana , spuntando una matita; si accorge di aver la carta del disegno umida, che il freddo cresce - copre il lavoro e svelto come uno scoiattolo fa fagot to con quelle quattro facce proibite che lb accoiµ pagnano e rotola giù giù per clue o tre ore, colla consolazione di sapere che al mattino seguente rifarà qµella strada in salita a furia di polmoni, e giunge intanto alla sua stamberga nella ((Uale il fuoco è spento e manca l' acqlla, e deve attendere }L notte fotta una magra scodella. di brodo. .E al doma.ni non si occupa più del lavoro della sera innanzi , se non per riallacciare una stazione coli' alt.ra. a mezzo clelle interse_zioni ; e cammina ·per altri luoghi nuovi ed inesplorati , sempre collo stesso sistema, colla stessa premura, colle medesime peripezie, fino a quando si trova coi novanta o cento eh ilo metri ultimati, e se ne ritorna alla pianura press'a poco a.Il' epoca che discendono gli armenti. Ta.luno non pratico dell'alta montagna e del li mitato tempo pei rilievi, potrà. domandare se veramente quei chilometri quadrati gioraalieri si ritengono completati e finiti nel mo~o che . dissi , senz'altro complemento; sì, rimangono in quella maniera finiti, irremissibilmente; e su quel sistema. sono costruiti tutli i rilieri delle nostre montagne. Detto del metodo pratico, il materiale che se ne ricava è rappresentato da.Ila riproduzione delle tavolette di campagna: a queste ~
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NOTE EO APP UNTI
nessun altro corredo si aggiunge grafico o scritLo che serva a complemento per la co~Lruzione di una carta definitiva. Quale esemplare per la parte artistica, abbiamo il foglio di Vinadio - Foglio 90, quadrante IV - sul quale così parlano le istrnzioni emanate dall'Istituto <<. .. sebbene non perfetto, è considerato « per ora - ,1880 - come tipo del disegno al quale tutti i mappa« tori dovranno uniformarsi, specialmente per ·ciò che riguarda « gli effetti del chiaroscuro, e l'intqnazione da darsi alle tavolette « cosicchè in breve tempo possano essere in grado di produrre un <1 disegno che riunito a mosaico non presenti discrepanze di tinta « o di tratto n. - Vediamo ora i mezzi, il metodo, ed i risultati della fototopografia applicata alle Alpi e vediamo di conseguirne un confronto tanto nella precisione del calcolo, quanto nella bellezza artistica, e nei van taggi grandi che forse rintracceremo e che ne derivano come corollari. Non ritengo opportuno unire qui una tavola di figure dimostrative, che mi condurrebbe a tutto lo svolgimento di una teoria che conosco appena superficialmente, correndo rischio certo di intercalarla di errori, pregiudicando l'esposizione minuta ed esatta delle applicazioni fototopografiche che fra poco altri farà nell'interesse cli coloro che irHendono fare oggetto cli studio sull'argomento. A me basterà, se pure riuscirò, colla scorta specialmente di una nota ~1pparsa nel Bollettino della Società. Geografica dell'ingegnere Pio Pagan ini - di accennare ·per sommi capi ai principali · concetti teorici, per quel tanto che occorre a chi, pur non volendo approfondirsi in materia, vuol sapere di che cosa tratta la fototopografia, vuol conoscerne i risultati, e saper dove si tenda in avvenire e-o lle sue applicazioni. Nel 1839 Arago accennava alla fotografia come ausiliare della topografia; il Porro in Italia, fin dal 1855, si occupava alla. costruzione di un apparecchio panoramico da servire esclm,ivamente alla topograua, è susseguentemente altri in Francia e Germania se ne occuparono alquan to in teoria, pochissimo in pratica. Al nostro istituto si af(ìclava, nel 1878, ali' ingegnere Pio Paganini lo studio sulla fototopografiaegli venivano all'uopo impartitele seguenti istruzioni ,: ' 1 1° Studiare se la fotografia era possibile in alt".1. montagna e se 1
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si potevano ottenere sul difficile terreno alpino dei panorami tali da coadiuvare il topografo nella rnppresentazione del vero carattere di quel terreno. 2~ Ottenere estesi panorami rappresentativi che, convenientemente ridotti e riprodotti colla fotoincisione, potessero servil'e ad illustrare dei fogli della nuova carta d'Ilalia contenenti la corrispondente zona di terreno rilevata. . 3° Studiare se i panorami stessi potevano tradursi in rilievo topografico. Vediamo ora quale sia la parte teorica e quali i mezzi meccanici .adoperati appunto pres,;o di noi. I requisiti che deYeavere una prospettiva fotografica perchè possa servire ai rilievi, si deducono elementarn1ente pensando che su di essa soltanto e colle sole risorse delle misurazioni avute dallo strumento, si debbono trovare tut'i gli elementi per la soluzione di quei problemi che si risolvono colla tavoletta pretoriana e colla diottra, problemi che si riducono alla risoluz,ione cli triangoli. Si vuol quindi ottenere la proiezione orizzontale dei punti caratteristici del suolo col mezzo cli intersezioni, e le quote di essi, sia per mezzo di q1.1rarte proponionali avute dai la.ti di triangoli simili, sia colla tavola delle tangenti, avendo un cateto ed un angolo acuto. Epperò per una prospetti va, è necessario: 1° CoìJoscere la distanza del sno 7n1rnto di l)ista dal piano della prospettiva, cioè la lunghezza della normale a questo piano, condotta dal detto punto; 2° Che sopra di essa prospeLtiva sia segnato il punto d'incontro di questa normale col piano stesso della. prospettiva, cioè il pwnto principale; 3° Che sopra di essa sia tracciata la retta che indica l'intersezione del piano orizzontale che passa per il punto di vista, col piano della prospettiva, cioè la linea d'o1·iz.zonte; 4,° Conoscere l'orientamento delpii,rito rwincipale o clella prospettil)a, cioè l'angolo che la normale dal punto di vista al piano prospettico fa con una. direzione orizzontale conosciuta. 5° Che questa prospettiva sia presa da un punto del terreno in qualsiasi modo ben determi_nato. Questo quinto requisito vale per quello di segnare il punto di 1
NOTE ED APPUNTI 2.70 stazione sulla tavoletta pretoriana; il 1° vale per quello cli orientare la tavoleua stessa prima cli iniziarn il rilievo del terreno; circa agli. altri tre, vedremo ora che altro non sono se non gli elementi cli misurare angoli e tracciare visuali . Si supponga che da un punto di vista V si guardi un Lralto cli monte; e che vicino a quel punto si collochi un vet.ro piano verticalmente e normale ad una delle visual i che partono dal punto V, per modo che quel tratto cli monte lo si veda attraverso al vetro . Facciamo scorrere successivamente il nostro sguardo su tutti i punti di quel terreno, nella Sllpposizione che i raggi visuali nostri passando attraverso al vetro vi lascino sopra una traccia. L'insieme di queste tracce formerebbe una figura simile e similmente disposta a quella rappresentataci dal terreno, ed ollerremmo così una proiezione prospettica. Ora suppong;isi un piano orizzontale passante pel punto V ecl intersecante il terreno in prospettiva: esso sarà pure normale al vetro che dicemmo disposto verticalmente; l'intersezione del vetro col piano orizzontale sai·à una linea re Lia - traccia de! la prospettiva - pet;penclicolare alla visuale principale; il punto d'incontro di questa colla traccia del vetro è il pwito p1·incipcite. Cosicchè il vetro contenente la prospelliva e la retta che unisce il punto principale P al punto di vista V, sono fra loro legali da qLrnsta rela-. zione: il vetro è verticale, la retta è ad esso pe!'pendicolare e qnindi orizzontale. Stabilito questo sistema rigido, la posiziùne del vetro rispetto all'orientamento, dipenderà clall' orientamento della retta V P. Ora essendo in V, ed avendo il vetro in una posizione verticale qualunque nella quale siasi presa una prospettiva, avendo cura di calcolare l'angolo che la V P fa con una visuale condo!.ta ad un punto geodetico od altrimenti si.abilito sul terreno e contenuto su cli una tavolella, ogni qual volta si farà quest'angolo con tal direzione, l'ol'ientamento della V P -sarà stabililo e conseguentemente sarà orientata anche la prospettiva; se poi a!la estremità P di essa rella si traccia sul piano della tavoletta un'altra retta normale alla, V P, si avrà la traccia indefinita di quel.piano prospettico col piano orizzontale. Ora tulle le rette che partono dal punto cli vista V, conten; te nel piano orizzontale, che attraversano il vetro e passan0 fuor foori
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il terreno in prospettiva, si abbiano mental mente come altrettante tracce sul piano orizzontale di tanti pi ani verticali passanti per que~ punti del terreno dei quali si voglia calcolare l'altimetria e fissare la proiezione orizzontale; tutte le rette che uniscono cletLi punti col punto V, si abbiano per ipotenuse cli Ll'iaÌ1goli i CLli cateti verticali saranno le normali condotte al piano orizzontale dai vari punti del terreno, ed i cateti orizzontali saranno le rette condotte dal punto, V al piede di tali normali. Così abbiamo dei grandi triangoli rett2.ngoli e ne abbiamo tanti quanti sono i plinti individuati del terreno. Ora però abbiamo altretlanLi piccoli triangoli rettangoli che per noi sono materialmente cogniti in ogni loro dimensione, poichè i rispettivi cateti orizzontali si trovano sul piano orizzontale compresi fra il pun to comune V e la traccia del vetro della prospelliva: i cateti verticali sono compresi su lla prospettiva e rispettivamen te lunghi quanta è la distanza fra ciascun punto e la linea d'orizzonte o traccia del vetro; in quanto alle ipotenuse esse risultano cognite essendo cogniLi i cateti, sia a mezzo del calcolo, sia graficamente col ribaltare sul piano orizzontale i cateti verticali mi surando la distanza fra le loro estremità ed il punto comune di concorrenza V. Di più questi piccoli triangoli sono simili rispettivamente ai grandi, per essere equiangoli, essendo rettangoli ed avendo comune l'angolo acuto in V, presi due a due. Che cosa manca allo ra per poter stabilire l'equazione e risolvere i triangoli grandi? Avendo l'angolo acuto, manca un cateto; dei due cateti occupiamoci di rintracciare quello orizzontale, ed il triangolo sarà risolto . Questo cateto si determina facendo un'altra stazione panoramica di quello stesso terreno per modo che sul grafico della tavoleLLa orizzontale si possa collocare debitamente orientala la traccia di quest'a.1tro vetro; sn di questa traccia vi sarà pure la proiezione orizzontale cli quel punto del terreno che si vuol determinare: unendo il punto cli vista V' con tale proiezione e prolungando essa linea retta, si andrà ad incontral'e quella condotta cla V e passante per la proiezione esistente nella traccia del primo panorama. Il punto cl' incontro sarà la proiezione orizzontale del punto individualo del terreno, e segnerà il cateto orizzontale e quindi darà l'elemento cli risolvere il triangolo; avremo così il cateto verticale, ovvero la quota di ,quel punto.
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Siano adunque sul lerreno ì punti Q R S T dei quali si voglia la proiezione orizzontale e la quota. Da un primo panorama si ab bassino da quei punti q 1· s t delle verlicali alla li nca d'orizzonte: si avranno le proiezioni q' 1;, s' t'. Ora su di una tavolelltt per la costruzione del grafico si stabilisca il punto V, la traccia del panorama debitamente orienlata, orientando la retta V P sol ita: si unisca il punto V coi punti q' r' s' t' per mezzo di rette indefinite. Ciò fallo, da un secondo panorama si abbassino dalle immagini di quelli stessi punti Q R S T altre verticali alla li nea d'orizzonte: si avranno le tracce q'' r" s'' t''; poi sul la stessa tavoletta del grafico si colloch i il punto di vista V', si orienti la I" P' cioè la traccia del piano del secondo panorama col piano orizzontale, e si conducano indefinite le rette V' q" V' r" V' s'' V' t"; l'i ncontro cli queste colle altre rispeuive V q' r r' Vs' V C, determinerà. la proiezione orizzontale dei punti Q R S T del terreno . Il rimanente calcolo per trovare la quota è elementare, avendo i dal.i per stabilire l'equazione; così se chiamiamo q111 la proiezione di Q, avrem o: l' q': V q''' :: qq': x, in cui V q' e V q'" lo si misura sulla tavoletta del grafico, e gq' Io si misura sul panorama. Trovala la quantilàxche è il caleLo verticale del grande lriangolo, essa sarà la quanlità da aggiungere o togliere alla quota del punto V di stazione, a seconda dell'essere il punto Q al disopra od al disotto del piano orizzontale passante per la stazione, per avere la quota del punlo Q; e cosi per tutti gli altri. Non abbiamo ancora parlalo di scale, ma è ovvio comprendere come dicendo di trasportare su di una tavoletta che serva di grafi co delle linee finite, il calcolo della proporzione scalare è <li naturale conseguenza; così l'elemento unico al quale ci si deve rapportare è quello della lunghezza V P, cioè quella che misura la distanza fra il punlo di vista ed il piano panoramico, rispetto alla sca la del ri li evo; allora. tutti i lati dei triangoli o piccoli o grandi variano in ragione del variare V I', e quindi la dimensione di V P è la base di ogni calcolo o misurazione grafica. Ecco circa agli slrumenli quanto ne dice l'ingegnere Paganini e quali espedienti e modificazioni ritenne per utili a ben raggiunge.re lo scopo. « Si può ritenere che il centro ottico dell'obbieLLivc sia il punto
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di vista delle prospellive fotografiche di cui lraltiamo, e con sufficiente approssimazione si può ottenere che l'asse oltico dello stesso sia norma.le al piano prospetlico, cioè che il punto principale della prospetti va sia l'inconlro dell'asse otlico clell' obbiellivo col piano . della stessa. Questo punlo della prospettiva fotografica, gode della proprietà di essere esenle da ogn i errore proveniente dalle lenti del\' obbietti vo, come pure da. quello che si commette sostituendo un piano alla superficie sferica. che dovrebbe realmente adottarsi, onde assolutamente costante ne risultasse il rapporto fra le dimensioni delle immagini e quelle apparenti degli oggetti. « Allo scopo ... di ouenere dei panorami in cui non siano troppo sensi bili le deformazioni che per tal ~onlo si producono ... e perchè il rilievo non venga inOuenzato dagli errori prodotti delle varie aberrazioni delle lenLi, ho dovuto restringere intorno al punlo principale i limiti del campo della prospettiva, che devono servire, sia per la formazione dei panorami illustrativi, sia per il rilievo ». L'ingegnere Paganini ha ottenuto meccanicamente di misurare la distanza fra il punto di vista ed il piano prospettico; così pure ha trovato modo di sognare esallamente sul vetro spulito il punto d'incontro dell'asse oLLico dell 'obbiettivo colla superfici e interna del vetro stesso, come pure mantiene l'asse ottico dell'obbieuivo in una direzione invariabile quand'anche l'obiellivo avanzi o retroceda, e ti en conto in pari t.empo degli spostamenti del suo centro ottico sopra quest'asse, epperò anche degli spostamenti del punto di vista. Si doveva rendere l'asse otlico normale alla superficie interna del vetro spul ito: far sì che sul panorama fotografico rimanessero segnate due rolte intersecantesi fra loro ad angolo retto, di cui il punto d'intersezione fosse l'incontro dell'asse. ottico colla prospeltiva: pensare a manlenere l'asse ottico della camera oscura in una posizione orizzonlale e che nel tempo stesso concorresse alla intersezione élei due assi ortogonali del vetro spulito: stabilire su di un cerchio graduato orizzontale una piattaforma. a disco, di soslegno, fissa colla camera oscura, e munita di un nonio per leggere gli angoli ri sultanti fra l'asse oltico della camera. oscura, ed una direzione fissa di orientamento. A tutto ciò in tese con intelligenza, semplicità e speditezza l'ingegnere Paganini, e già da tempo si eb-
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bero prospettive fotografiche munite dei due assi ortogonali per riferirvi le assisse e le ordinate di tutti i punti in esse comprese; si ebbero relazioni esatte e cognite fra le prospettive e gl i assi della camera oscura; si ebbe l'orientamento esauo delle prospetti ve rispetto ad una direzione a tutte comune. La retta che separa il panorama, tracciata dall'alto al basso, è la tniccia del piano verticale passante per l'asse ottico; l'altra, che lo separa da destra a sinistra, è la linea cl' orizzonte. Ci rimane a veèlere se la misurazione della distanza dal punt.o di vista al punto principale è passibile di valutazione esalta e di verificazione. Facendo passare il filo vet'ticale della camera oscura sopra un punto geodetico contenuto sul grafico dello specchio, che sia distinto bene sul vetro spulito, e che abbia una ordinata abbastanza grande da potersi esattamente misurare, si hanno tutti gli elementi voluti: distanza fra il punto di stazione e la proiezione orizzontale del punto geodetico; differenza di livello fra questi due punti; cateto verticale del triangolo piccolo, misurato sul panorama; la quarta proporzionale incognita è il cateto orizzontale di esso triangolo, cioè la distanza P V. In altro modo si può pure ottenere il detto valore con tutta la richiesta precisione: · Da un punto di stazione dirigere il filo verticale della camera sopra un punto qualunque, e prendere una prospettiva che comprenda altri punti rimarchevoli ; misurare col teodolite gli angoli in altezza cli tutl.i questi punti mirati, e le varie llirezioni orizzontali .rispeu.ive. Si hanno così altrettanti teiangol i verticali dei quali, per ciascuno si conosce un angolo acuto - dato dal teodolite, - ed il cateto verticale - misurato sul panorama. Si calcolano i vari valori del cateto orizzontale che a loro volta divengono ipotenuse di altri triangoli orizzontal'i, dei quali, per ciascuno, un cateto si misura shlle ascisse - cioè sulla traccia del panorama col piano orizzontale, e l'altro cateto è la distanza VP comune a tutti - che è quello che si cerca, - ed un angolo acuto con vertice in V avulo dal teodolite. La media di questi valori di VP, dara certamente una approssimazione più che soddisfacente. In terreni ricehi di punti geodetici, spessissimo avviene che st~ ·di una stessa prospetiva misurante un campo cli soli '.a6° ·vi siano
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compresi due o più di tali punti; allora la determinazione tanto della distanza VP, quanto del punto principale della prospettiva si ottiene con più speditezza e precisione altrimenti. Se abbiamo un punto V di stazione determinato trigonometricamente, e disponiamo delle distanze orizzontali sul grafico fra il punto cli stazione V ed i due punti geodeti ci, e delle loro differenze di livello: poi ancora delle due ordinate delle immagini di tali due punti sulla prospettiva, col calcolo ri caviamo anche le :z distanze orizzontali cli tali punti al punto di stazione V. Allora abbiamo un tr·iangolo sul grafico di cui Mno cogniti due lati - e sono appunto le 2 distanze orizzontali ora dette, - e l'angolo fra questi due lati compreso , con vertice in V ,datoci dal teodolite. Trigonometricamente si calcolano gli altri 2 angoli e successivamente i valori di VP . Se l'angolo in V non fosse misurato, allora. di quel triangolo si a.vrehbe il bto ad esso angolo opposto, da misurarsi sulla prospetliva: di qui gl i all.ri due angoli acuti e lutto il rimanente, comprese le ascisse di entrambe le immagini dei due punti geodetici e la loro origine sulla linea cl' orizzonte, cioè il punto I' . Non mi dilungo altrimenti, bastandomi di aver notato che si hanno per ogni quesito elementi matematici :mi quali appoggiarsi per una esatta so luzione. L'autore delle accennate note sul Bollettino Geografico, ottiene i panorami che devono servire ai rilievi, od essere riprodotti dopo ,eseguiti in tratteggio, rimienclo varie prospettive prese da uno stesso punlo di vista, mantenendo costante la dislanza fra esso punto ed il vetro spulito, e mantenendo costante lo spostamento dell'asse ottico per ogni prospettiva. Questo angolo di spostamento dipemle dalla qualità del!' obbiettivo e dalla esattezza che si richiede nel rilievo « cioè dai limiti sulla prospettiva fotografica entro i quali le immagini rappresentate in esse si possono ritenere esenti dagli enori prodotti dalle lenti delfobbiettivo ». « Appare altresì chiaramente che, perchè qLÌesti limiti siano per quanto possibile estesi , occorrono obbiettivi speciali, come l'aplanatico di Steinheil, od il « rectilinear » di Dallmeyer, mentre non servirebberr> allo scopo gli obbiettivi semplici che ordinariamente si usano per paesaggi ». « In vista clel terreno speciale che elevo trattare ho dovuto suddividere l'apparecchio in modo da poterlo trasportare anche in punti di difficile accesso : lre zaini cli
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piccolo volume e del peso ciascuno da 6 a 7 chilogrammi, contengono rispettivamente il teodolite, la camera oscura, e 6 telai doppi con due vetri sensibili ciascuno, quanto basta cioè per una stazione. Tre piccoli astuq~i a tracolla portano la testa del treppiede, l' obbiettivo e una piccola bussola; ed i tre bastoni del treppiede, isolali, sono tre solidi alpenstok 1> . « La gelatina sensibile che impiego da tre anni e che trovai convenientissima per questi lavori, è quella preparata da R. Kennell - lnstantaneons and ordinary sensitized pellicle - servendomi a preferenza di quella ordinaria». - « Coll'aplanatico di Steinheil n. 6 apertura di 49 millimetri, distanza focale principale di 239 millimetri e col più pi,~colo diaframma:
zioni situate alla scala richiesta per il rilievo, le poligonali o proiezioni orizzontali dei panorami alla scala naturale J>. Salto tutta la descrizione per la costrnzione delle poligonali sul grafico, tanto più che ora l'autore opera in modo differente, come dirò fra breve; poi continua: « Dopo controllata e rettificata la posizione delle varie poligonali rispetto ai punti geodetici, si passerà alla determinazione dei punti secondari. Sui panorami rappresentativi due a due, si farà la ricognizione dei punti ad essi comuni e ben definiti, ricercando minuziosamente quelli che si ritengono più utili, sia per tracciare le curve altimetriche, sia per l'andamento generale delle creste, direzioni di torrenti, limiti di ghiacciai, ecc., regolandone la quantità a seconda della $Cala e dell,1 esattezza richiesta; si individueranno tali punti sui panorami, nonchè sulle prospettive sciolte corrispondenti, indicandoli con. numeri o lettere. in colore». - « È utile mano mano che vi sono situati vari punti nel grafico, di riportarli nel rilievo .... poiché altrimenti si arrischierebbe di perderne le tracce, in ca11sa delle direzioni da altre stazioni od altri punti che si tracciano in seguito. Controllata la posizione dei punti secondari più importanti, si determinerà, nel modo che si disse, anche la loro quota. [n un apposito libretto sono registrati i vari pun ti secondari colla differenza di livello fra essi e le due stazioni di provenienza, nonché la quota; per questa è da ritenersi la media dei due valori ottenuti dalle due provenienze. Dopo ciò non rimane altro che inserire, fra i punti segnali sul rilievo, le curve altimetriche, i particolari e tutti i dettagli necessari rper caratterizzare il terreno rilevato, servendoci anche in questo caso del potente ausilio oiTerto dai panorami fotografici >>. Nel timore di scontentare i più esigenti .circa alla esattezza del più accurato graficismo, per le miwre che prende sulle immag\ni positive su carta albuminata, la quale subisce alterazioni pei diversi bagni - poichè le lastre negative mal si prestano alla misura _col compasso ed alla ricognizione e fissazione dei punti coi segni o numeri - ecco che cosa dice a prova che trattasi di errori affatto trascurabili. « Ciò è tanto più evidente se si considera che le ordinate e le as~isse sono portate sul grafico alla loro scala naturale, mentre i rilievi che se ne ricavano sono ordinariamente al 25 mila, od al oO mila. Allora i punti presi sulla prospettiva, quando questa
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· cioè di 7 millimetri di apertura, la posa è di un minuto· ad un minuto e mezzo, col bel tempo. Situato lo strumento nel punto di stRzione ' nelle condizioni favorevoli cli tempo e di luce, a meno .di ac. cidenti imprevisti, sia nelle solite correzioni al teodolite, sin, nelle . accennale rettifiche per ottenere colla più grande esattezia_-poi.>sibile il punto principale sulla prospettiva, si può eseguire il panorama e determinare la stazione in un ora». ~ « Su di un libretto apposito si segnano le altezze angolari coi punti geodetici ciTco_-. stanti, le distanze VP, dopo aver messo in, fuoco il terreno da nlevare; si segnano le utili indicazioni per le localitii a stazionarvi successivamente, la durata della posa o della esposizione, e si agaiunaerà uno schizzo con informazioni utili alla levala come nomi,. b b ponti, sentieri, capanne. ecc. >>. - « Per ogni negativa ottenuta s1 stampano almeno due prove positive su carta, necessarie, l'una per la formazione dei panorami da sèrvire alla ricognìz'io-ne dei punti secondari, è da panorami rappresentativi, e l'altra per fornire le misure necessarie al rilievo; siccome nell'incollamento delle varie positive sopra cartone, per fori:nare i detti panoraini, esse subis_cono uno stiramento notevole, così le misure delle assisse e delle ordmate bisogna prenderle sulle positive sciolte. Per il rilievo converrà pr:en~ dere due tavolette, l'una per il grafico, cioè per tntte le operazioni necessarie alla determinazione dei pnnti, e l'altra per il ri lievo. J'..a prima deve essere tanto grande da contenere, oltre alle varie sta-
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NOTB ED APPUKTI '.z78 è ben chiara, possono essere al massimo a cinque o sei chilometri dalla stazione, cioè sul grafico a dieci o dodici centimetri pel cinquantamila, e venti o ventiquattro pel venticinquemil a. Que$Le distanze che pure raramente si adoperano, non arrivano ad oltrepas· sare il valore della normale VP , che per le prospettive da me considerate è di circa 24 centimetri . Gli stessi pnnti adunque cai)itano sul grafico, quasi sempre fra la prospettiva e la. stazione, epperò gli errori, che sono già min imi , producrino errori ancor più piccoli, e qu indi inapprezzabili co i mezzi grafici, nella situazione degli stessi pnnli sul grafico ». Ecco finalmente in quali termini espone i vantaggi della fototopograGa sulle regioni montane. « Con due o tre stazion i convenientemente situate, si può avere la planimetria e l'altimetria di una zona estesa di teneno. Ogn i panorama rappresenta un numero infinito cl! direzioni da un punto determinato trigonometricamente, ai punti del terreno abbracciato dal panorama; epperò quelia zona. può essere deLerminata nel rilievo da un numero di punti che si possono mo ltiplicare fino a quanto l'esattezza richiesta, la pazienza, ed il graGcismo lo permettono. Il panorama rimane come .potente ausiliare del disegnatore e qua!e esaLto conl,rol lo ilei lavoro fatto; certi segni caratteristici delle rocce, dei ghiacciai , la direzione degli strati, le sinuosità, come pure le capanne, le strade. i sentieri, se possono sfuggire a. chi è costretto ad insr-rire ad occh io ed in tutta fretta i · · particolari nel rilievo, coll a calma. dell'ufficio e colla pazi0nza si ri.trovano invece sul panornma; molteplici ripieghi e controlli si ritrovano nel procedere del lavoro di Ltftìcio, per la esatta rappresentazione del terreno, i pa-nora.mi per sè so li sono fedeli immagini del terreno che comprendono e quindi possono servire sia di il lustrazione dei rilievi eseguiti , come per completare di particolari i plastici che se ne ricn,vano. » )I.
** Vediamo ora i risultati pratici che cWlafotot:opografial'ingegnere Paganin i seppe ricavare. Nel 11878 nell e alpi Apuane riportò '17 panorami - con HO prospettive - e con otto di essi eseguì in Firenze, a titolo di primo
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saggio, il ril ievo dell e cave d.i Colonnata presso Carrara, un totale cioè di circa 115 chi lometri qnadraLi, alla scala cli 11 a 2500Q, colla equiclisLanza fra le curve cli 5 meLri. Nel success ivo anno potè rawresen tare la Serra dell' Argentera, · parte più aspra ed elevat~L delle Alpi Mai·ittime, con curve di 4Oin '10 metri, servendosi di panorami esegu iti in ,15 stazion i elev~te, . con irn Lotale di 11·13 prospettive e duran te una campagrni di soli due mesi e mezzo . Il rilievo fu di 73 chilometri quadrati e determinato da. 4-90 punti ,quotati. Nella campagna successiva ottenne di recarsi a lavorare per il . r ilievo clel Gran Parad iso - 406 l metri - che rappresenta il più . classico gruppo di monti d'Eui·opa. In tale local ilà, r.iuscendo bene alla prova, avrebbe potuto produrre la testinionianza più efficace della bontà ed utilità. di quel metodo di ri lievo, trattandosi di terreno cliffkilissimo, disastroso e pel quale non eranvi carte nè nostre . nè straniere, buone abbastanza da potel' servire in qualchè modo di aiuto ad un r ilievo regolaj·e, pel quale stavano a solo sostegno un teodo li te ed una camera oscura . In tre mesi infatti riportò cr}i elementi per la rappresenl,azione plan imetricà ed altimetrica di ~irca 200 chilometr i quadrati al 50 mi la, con 24 panorami - ·191 prospettive, - eseguite in stazioni elevate verso i 3 mila metri sul mare.· Si proponern pure per la metr.t del 188:2. di fin ire il rilievo delr intero massiccio - dalla Levanna alla Rosa dei Banchi - e certamente nella campagna del 83 esso sarà eseguito e sancirà vittoriosamente l'utilissimo impiego del metodo di cui si discorre. Dopo eseguila la prima parte delle prospettive sul Gran Paradiso, sì occupò a comporre dei panorami rapp resentativi da riprodursi colla fotoincisione. Il concetto al quale si ispirò pei pa.noram i illustrativi quell o si l'u che la dis.Lanza dell'operatore al ten;eno dariprodursi fosse tale « per rappo.rlo ali' elevazione dei punti circostanti e dell a stazione, da permettere che venga compreso in uno stesso panorama una zona estesa di terreno - circa quella che il corrispondente fog lio comprende - onde dall' ispezione del panorama si 1:onosca immediatamente il carattere del terreno rilevato -.che si ha. sott'occhio; essi devono .altresì essere presi da punti ben 1
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scoperti e conosciuti nel rilievo onde orientarsi prontamente sullo stesso ». Ho su l tavolo il panorama del Gran Paradiso - punto aeodeLico d~lla nuova _triangolazione d'[lalia, veduto dr.Ha stazione° panoramica sulla cima 1lellct Rolei, altro pun to geodetico snl conlr!lfforte fra i valloni di Seivaedi Yalsa.varanche-alto 2996m,50-. Esso panorama. misura 840 millimetri in largo per ,J 33 in altezza, ed è c~stitui ~o chill'i,ns i.eme di 8 prospettive misuranti un totale periferico d1 gradi ·I98 d orrzzonte attorno alla Rolei, e >i-2 gradi di elevaziotie ~netà s?L_to e _metà sopra alla linea d'orizzonte. Dello panorama è 1~c.or1:1c1ato m ~n rcLtangolo i di cui lati nord e sucl po rtano le div1s1on1 prospettich e e quelle in gradi a partire dal zero della ,~ra.-d~azit~ne, _orientata.secondo il punto trigonometrico del Gran P;radiso: 1 lall est ed ovest porLano lo zero della linea d'orizzonte e Ja divisi one in gradi tanto in elevazione quanto in dep1·essione. A questo _modo, c~n .un·a· riga che co mbaci c0lle stesse graduazioni opposte s1 hanno I l1m1t1 delle prospettive e la misura in " radi e frazioni approssimati ve di ogni punto sia. rispetto al seanale del Grnn P.aradiso; sia alla direzione sud ch e è pure segnata ; on una fre ccia e passa prerso il pn nto trigonometrico della Levan na orientale. Con tal docu'.11ento, col locando il foglio della carta topografica'di quel terreno Ol'IZzontalmenLc, essendo snlla. cima della Il.olei mediante un semplice rapporL~tore si trovano imm ediatamente i punti sul ter1:e~o, dop? letta la distanza ango lare di essi sul panorama. .sta_bil,t.'l su d, un_foglio da disegno la linea d'orizzonte ed il punto pr1nc1pale delle varre prospettive - elementi che debbono servire ali~ ~rn.duazio~e del panorama. - si collocano le prove positiye come luc1d1, 111 maniera che combacino gli assi ortogonali, si lucida con una punta. _il .diseg'.10 in esso rappresent.nto, Ollènendone un panorama csatt1ss1mo, 111quan Lochè nel segnare il valore Iineare dei o-radi sulla prospettiva, si tien conto dell'aumento che ossi snb isco n~ dal centro di questa verso il margine. . Il r ilievo /ototopo9rafico della serra clell' A1·.qentera è unostupendo lavoro; come esallezza topografica ebbe le più sicure p rove cli conferma dalle levate co lla tavoletta pretoriana., con fe rma che è senza altro il più valido battesimo di quel sistema di rilievo; come ai:egno non voglio dispiacern alla modestia dcll'auLore accennando alla 1
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sua abilità nel Lratlare artisticamente la penna: l'ottima esecuzione materiale del lavoro non è che degno complemento al risultai.o geometrico dell'a.pplicazione fotografica al ril ievo del terreno. Di rò piuttosto del come spicchino i caratteri del suolo dall'efficace rappresentazione grafica . Conviene per questo metlersi innanzi agli occhi anche il foglio al 50 mil a di Vinadio, di cui si di sse, lavoro di altra ab ilissima penna. Ma l'abil ità. della penna non può in alcun modo suppl ire alla rappresentazione artistica e fedele delle rocce, le quali sulle montagne sono quelle cl1e danno fi sonornia alle singole Jocalilà, sono quelle che costituiscono i particolari topografici per eccellenza delle regioni alpine; così per le rocce di dello foglio domina ovunque il puro segno grafìco convenzionale. Scorrete collo sgua rdo ove rnegl io vi garba e vi urterà la sconfortante monotonia di quelle rocce disposte astrati trasversali , a gradini simme~ trici, coprenti grandi spazi, massicce, pesa.n tissi me, con ri t.mica disposizione di trnLLo, con eguali passaggi di cl1iaro-scuro. Il fogli o di Vinadio del resto è costituito in mosaico coi laYori cli vari operatori , e le rocce per contro vennero tutte trattate da un disegnaloro solo. Sono quindi rocce di maniera, arbitrarie, convenzionalissime; il <lisegnatore, capitano Magni, abilissimo nel tratteggio , afutato da buon .gusto artistico, ispiratosi un po' all a.sua immaginazione e molto agli esemplari di rocce cli mezzo secolo fa , ed a quelle del Righini - che, come convenzione, sono magnifi che, - e traendo argomento e da. informazioni verbali degli altri operai.ori su quel terreno, e da qualch e vaga e convenzionai.e indi cazione a matita sul disegno, intravide nella menle quelle rocce e maeslre\'olmente tradusse sulla carta col grnficismo le rocce immaginate. Ma prima di aver hisogno di un bel disegno , noi abbiamo bisogno del ritratto del terreno; questo ritratto primieramente lo vogliamo somigliantissimo, po i lo esigiamo ben riprodòllo graficamente; menlre col foglio di Vi naclio non solo le parli si inverLono nella precedenza, ma la buona. esecuzione del tratteggio non ha nulla o pochi ssimo cli comune colla immagin e vera delle rocce che fan no, verso sud-ovest, corona a. Vi nadio. All'Istiluto si pensò saggiamente dando l'incarico di quell'ese~ plare alla persona che lo fece, cpme pure additando quel modello come ·metodo di trafteggio per le rocce, da non confondersi con
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rappresentazione delle rocce; si voll e cioè dare norma per imilaro le varie forme rocciose medianle lineelte a penna; e dìfaLti l'istruzione parla di cliror. ione, di trallo, di grossezza. cli separazione di strati, di lumeggiamen to obbliquo e vai dicendo; ma successivamente avvenne invece che i tipi di ·roccia di Vinadio - o per dire esattamente, del foglio di Vinadio - si estesero a tutt'oggi sino al Monte Bianco . Si scambiò qu indi il tratteggio colla forma, due coso, come scamb iare l'inch iostro con un componimento letterario. Le rocce per contro della sorra dell'Argenlera sono della stessa scuola cli quell e anzidette come tratteggio __:_ scuolà, ripeto, vecchissima-, qnantunque più delicate, meglio illuminate e quindi più espressive; ma sono tutt'altra cosa come rappr()$entazione carallorisLica di quelle rocce . Era chiaro che così·d,)veva essere: l'immagine fotogra fica di quei tratti alpestri rimase su l tavolino del <lise- · gnatore por ore, e giorni e mesi, epperò erano immagini vedute in piena luce, a ciel sereno , non falsate da penombre, non annebbiate dai vapori dell'atmosfera. La calma del lavoro di tavolino andò tuLLa a pl'ofitto del ritrattare il vero: si poterono studiare le direzioni, i clivaggi, i salti, le asperità, i cambiamen ti negli strali, le interruzioni; non sl'llggirono i contomì precisi, non le piccole frane . Oa prospeuira a pl'Ospeltiva risultava il modo col quale quelle immense pareti dì pietra si soste· nevano, se per mezzo di last.re levigate e larghe, se per prismi acuti e sottili, se con massiccie piramidi addossàte l'un l'altra, se con protuberanze ammonLicchiaLosi, se erano solcale da molte o da poche venature, e crepacci e forre: se le acque vi sco rrevano sopra longitudinalmente press'a poco nel senso della massima pendenza, o se scendevano a risvolli, se stavano unile, se si rompevano o diramavano in mille pal'li; e di qui le aspcriLà o meno della roccia, la sua praLi~abil iLà o non, la sua solid il.1\ o via via: insomma cli qui ed unicamente con questi connotati è possibile riconoscere un dato terreno roccioso. Tullo questo sul disegno della Serra dell' Argentera avviene spontaneo, naturale, vero; io vorrei che tulli gli studiosi di questioni militari rilleltenti il terreno polessero vedere quo! bel trallo di topografia alpina per con t.a1;e su cosi piccolo spazio tante rocce dITferenLi, cho pure, por chi ba viaggialo allen1amenle in montagna, è
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subitaneo il rammentarsi di aver vedute qualche volta; un alpinista ci trova una soddisfazione sincera: le Alpi le vede come sono in natura, le riconosce; ed il viaggiatore per quanto ignaro nel disegno topografi co, non potrebbe sul terreno scamb iare due frn quei tanti tipi di roccia, come non scambierebbe una persona da un alLra avendo in mano le fotografie di entrambe. · Del resto questi due lavori foto topografici da mo citati, ebbero non solo l'onore di figu rare alla mostra internazionale geografica di Venezia, ma la fortuna ben meritala cli riuscire univer!'almente elogiati. Col massimo favore ne parlarono, con artico! i nel! ' Anniiario Scientifico, Celoria e llrunia lLi: nel periodico « Hep ~rtorinm der phisikalisc, tecnic, etc. » il professore Karl. Furono larghi di lodi e di incoracwiamenti nn , i professori Schiapparell i, Barelli, Cremona, e non parlo di egregi nostri generali ed ammiragli - che mi ferma.. l'altrni modestia - i quali furono lietissimi per tali applicazioni topografiche. Se poi si vol~sse ep ilogare tuLta questa buona ventura in un fatto solo, questo si è che l'Istituto geografico nostro è largo di aiuti e favorevolmente animalo da propositi vasti in lavori cli fototopografia . L'i dea dì rilevare con tal mezzo tulle le Alpi non è più un sogno e tanlo .meno Ùn'utopia; e questo mi consola poichè vedo che anche per altri parecchi, di gran lunga più intendenti di me nella materia, il nostro cinc1uantamila alpino non è l'ultima espressione della rappresentazione topografica. Mentre scrivo si sta costruendo nell'officina Galileo a Firenze un nuovo strumento Teodolite-Carnera osctbra, col quale verranno ad oLLenersi grandi vanlaggi. Pel, passato le prospetlive, in grandezza, mi suravano centimetri 2if per 113; ora invece si faranno di 25 per ,t 9; e sarà tuttavia uno slrumento meno pesante e più maneggevole e sicuro di quello adoperato prima. Un notevole inconveniente del vecchio slrnmento quello era di non avere un movimento di inclinazione nel piano verticale dell'asse dell a camera oscura, cosicchè i punti situati ad una ventina di gradi al disotto dell'o rizzonule rispetto allo strumento , non potevano rilevarsi e conven iva, oltre un limi te molto ristretto, scendere al basso e fare altre stazioni panomeriche. L'inr10nzione portata al nuovo strumento permetterà che la camera oscura possa raggiungere una depressione del suo asse
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anche di 30° senza che l'asse stesso sorta dal piano verticale, in, modo da poter avere anche il terreno sottostante ad una data prospettiva, cioè il fondo di un vallone. Così se ai 30° di inclinazione sommiamo i 20° del campo della prospeuiva, qualunque pendenza · di teneno potrà essere compresa da una sola stazione. Le prospettive essendo più grandi abbracceranno ~.2 gradi: e poichè 3 gradi per parte serviranno per avere un'unione nel panorama, più uniforme nelle tinte, sopprimendo cioè le macchie e le irre2:olarità facili ad avvenire a!rli <., orli delle fotocrrafie è> , così i 36 gradi che si uti lizzeranno permetteranno le seguenti semplificazioni nel metodo: Le prospettive riunile formeranno un panorama la cui traccia sul grafico sarà un decagono regoli'lre, 36° X 11O = 360, comprendendo l'intiero orizzonte: apotema del qual decagono è la distanza focale dell 'obhieuivo, che l)er il caso di considerat;e oacreui sopr·' terreno al di là. di 500.,, è la dista't'/,za focale p1·inDipale, costante per uno stesso strumento. Il e.entro del decagono è il punto di stazione, epperò avendo l'orientamento o azimut di uno degli apotemi siavrà immediatamente l'orientamen to di tutti gli altri e quindi dell'intero panorama. La costruzione delle poligonali nel grafico richiedeva prima un . tempo lungh issimo, ora invece con un cerchio graduato inscritto in un decagono regolare in metallo e coll'apotema uguale alla di- · . stanza focale principale dello strnmento, che si può ollenere con molla esattezza sia praticamente, sia col calcolo, la cosa diventa. semplicissima e rapida. Il cerchio in parola è munito di una alidada a dopp io nonio, ed a metà di ciascun lato del decagono vi è una piccola tacca che indica il purito principale delle sing9le prospettive; è facile comprendere che se sì ha l'angolo che l'asse della camera oscura fa colla direzione ad un punto trigonometrico S, preso per base, orientando una prospettiva, lo restano pure le altre tutte del panora.ma. Per ciò fare si traccia sul grafico la direzione OS del punto O di stazione già situato al pnnto trigonometrico S: mettendo quindi l'alidada che formi l'angolo suddello con quella dii·ezione, angolo dato dal teodolite e segnato sul libretto delle osservazioni, si porterà il cerchio col suo centro in O e coll 'alidaà'a lungo la OS, e quindi col tiralinee si traccerà lungo il perimetro
dell'istrnmento le proiezioni delle varie prospettive, avendo cura altresì, servendoci delle ti'lcclte, di segni'lre i punti principali delle prospellive. Un'altra semplificazione importante che accelera di assai la costruzione del grafico si è quella, apportala ·come le altre tutte dall'ingegnere Paganini, cli uno squadro per le quote. Consiste in una lastra di metallo rettangolare con una tacca su uno dei lati maggiori, segnata da un punto che chiameremo O. Tale punto i·ntaccal.o si appoggia ad uno spillo infisso verticalmente nel grafico, ove è situata la stazione p,inoramica. Questo punto O segria sullo squadro il vertice degli ango li come nelle scale metalliche di riduzione all'orizzo nte, colla differenza che le verticali, cioè le reLte parallele ai lati corti clel rettangolo, distano fra loro di un solo millimeLro. Ora se questo stesso lato, dello squadl'o , che porta la lacca e che si appoggia allo spillo, lo si fa combaciare pure ad un pun'to già si tuato sul grafi co, del quale si voglia conoscere la quota, non rimane che a prendere col compasso l'ordinata di quel punto sulla prospettiva fotografica, pùrtare questa apertura di compasso lungo una delle verticali dello squadro 'per modo che una punta sia sulla traccia del punto da quotare, sulla linea d'orizzonte, e, traccia della prospettiva, c~1e torna lo stesso, e con un regolo unire l'altra punta del compasso che è su di una verticale dello squadro, al punto o tacca O di origine degli a!lgoli; questo regolo, che tracciaunalinea relta intersecherà fra tutte le verticali quella che s'innalza sulla proiezione orizzontale del punto da quotare, che trovasi naturalmente lungo lo stesso lato ma.ggiore dello squadro; quel trai.lo di verticale comprèso fra il l'egolo e la proiezione del punto è l'ordinata di esso pLrnto e darà il valore dell a qnot,a cercata. Poichè le verticali equidistano di un mi ll imetro, può darsi che la proiezione di ùn punto non. cada proprio al piede di una di esse, ma per differenza cosi minima, si potrà computare a vista quei compensi gra· fici . Si risolvono in una parola i due triall'goli simili sulla lastra , stessa, conoscendo un cateto per ciascuno lungo il lato maggiore dello squadro, ed un altro cateto di uno di essi dato su una delle Yerticali·e misurato col compasso sulla prospettiva. Trovata una quota col mezzo di una prospelli va, la si può controllare C•)l mezzo di altra prospettiva che pure contenga quel punto. Nella campagna topografica del 1883 credo che unitamente al
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l'ingegnere Paganini lavori pure un artista fotografo perchè apprenda il nuovo processo alla gelaLina e si metta nel caso, formata che sia la nuova sezione foto topografica, nel successivo 84, di for.nire continuamente delle lastre preparate ai nuovi operatori i quali dapprima saranno due e mano mano di più occorrendo; come pure di stampare, sviluppare, incollare, er.c, le immagini che gli operatori ripol'teranno alle sede della sezione. Il lavwo di levata, ben si comprende, sarà suddiviso non per tavolette-o parli rettangolari di esse, fra gli operntori ma per vallate, cioè sarà sempre delimitalo da una cresta montana, al di là della quale altro operatore prenderà altre prospettive, e ciò a risparmio di tempo e-di fatica . Del resLo nei rilievi colla tavoletta pretoriana, sulle Alp i, in mo lte sezioni gli operator-i si ebbero pure il terreno ripartito per versanti, ed i mosaici dei disegni comp lessivi, si congiunsero lungo le creste, oppure vennero costrutti con pezzi di disegno a fignra poligonale con perimetro reLtilineo, col mutuo scambio preventivo di piccoli lucidi da riporLarsi fra gli operntori adiacenti allo stesso lato. La disposizione poi delle di verse stazioni panoramiche sul terrono da rilevare è identica a quella delle stazioni topografiche che · si fanno nelle regioni montane, ove conviene ·ri levare i punti per interse,,ione; e così le stazioni per la fot.otopografia segneranno i vertici di una tr iangolazione disposta nel miglior modo purchè si possa: avere angoli, per le intersezioni, per quanto si può vicini a1. l'angolo retto; fare la massima economia nel numero delle stazioni; avere fra prospe~tiva e prospettiva un sufficiente numero di punti per una buona e minuta levata, cioè punti comnni acl entrambe e·ben individuati; comprendere in uria . prospettiva di base qualche punto ben definito di orientamento; avere cla!la stessa località. di stazione mezzo di trarre il massimo yantaggio dalle innovazioni portate allo strumento circa al rilevare il fondo dei valloni. Risento abbastanza il difetto di questa mia esposizione fatta senza..., il sostegno dì una tavola di fig ure dimostrative, ma non lo risento
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al punto di disperare che il lettore abbia potuto, col supplire alla deficienza mia di ordine e di chiarezza, farsi un concetto concreto delle applicazioni fototopograftche pei rilievi del terreno di montagna. Così potrà rallegrarsi che se altri, come Chàallier in Francia, Lausseda.t, Ctirrette, Yonart, Wiganowski , ·Monchez, Patè Beautemps-Beaupré, ed in Germania Yo rdan, Meydenbauer ed altri, trattarono con plauso la fototopografia, da noi pure all'IstiLulo si sia impresa da tempo un hwor-o di tal genere, non già limitato come quel li stranieri ai pi ani di fortificazione, ai dintorni di una ciLtà, od a speculazioni unicamente sc.olastiche, ma alla nostra maestosa catena alpina, della qua.le intanto abb iamo già dei rilievi vasti per limiti , geometrici per precisione, ammirabi li per rappresentazione fedel e, per gusto artistico, per esecuiione maestra: rilievi fo totopografici di massima utilità milila re, e di sommo decoro · per là nostra cartografia..
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BEHTELLI.
DI UNA TAVOLA Dl
DI
UNA
'T.1~ VOLA DI TIRO PER
LA FUCILERIA
1' ide:t di svolgere questo tema e l'eccitamento a dedicarvi un ·po' di studio mi vennero da una conferenza tenuta l'ottobre scorso, dal Generale comandante la divisione agli uffìciali superiori del presidio. In questa conferenza il signor Generale, preoccupato dall'importanza grandissima che . ha oggi la condoua del fuoco ci stimolava ad istruire i nostri dipendenti in modo cla renderli edotti -sug.li effetti che si possono ottenere in auerra coll'irnpieo·o di un d . v v ato tiro contro un dato bersaglio; e ciò al fine soprattutto di !non sprecare le munizioni, sia facendo un tiro.troppo poco efficace, sia facendo un tiro di effetto esagerato. Dopo alcune riflessioni sul tema così proposto, io non tardai ad accorg~rmi ~-he, ~ta~t~ le molteplici combinazioni che si possono fare nei varn casi d1 tiro cogli elementi principali che costituiscono il fuoco di fucileri a, svolgendo semplicemente le norme crenerali dat~ dalla_nost_ra _is_tr~ziope provvisoria, con difficoltà sari giunto ad 1mpart1re a1miei chpendenti le cognizioni e l'abilità necessarie a risolv_ere, pet' così_ dire, a tamburro battente, i molteplici quesiti che ~1 presentano lll guena sull'impiego del fuoco. Anzi io mi iJers~as1_che senza il sussidio di qualche formula pratica non si poteva nesc1re all'intento desiderato; ossia a non cosLrinrrere il coman-,dante di un reparto od unità, nell' orgasmo del co~batlimento e
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Plrn LA l<'UC°ILERIA
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nella strettezza del tempo disponibile per colpire con eJielto soddisfacente un dato bersaglio, a cercare il valore di troppe incognite. Di qni l'idea di compilare addirittura una tavola di tiro che fosse tascabile e faci lmente leggibile, al punto da potersi di quando in quando consultare, anche in gLierra, nelle· principali fasi del combattim.ento . Concepita l'idea, mi feci a pensare se nella sua attuazione potesse esservi alcnnchè di strano, di anormale. Ma, io dissi, l'artigliere non ha egli !e sue tavole di efficacia e di puntamento? E si che per far fuoco con alcuni pezzi d'a:rtiglieria, io credo, non occorra, oggidì, cercare il valore di un numero maggiore d'incognite, di quello che è necessario per regolare efficacemente il fuoco di un reparto di fanter ia. Infatti bisogna egualmente valutare la distanza, determinare e distribuire gli alzi, la specie e celerità di tiro e talora anch e la quantità di forza da impiegarvi. E tutto questo lavoro preliminare deve essere fatto con una certa sicurezza di ottenere un. effetto sufficiente, sopra tuLto pet' non spr~care le munizioni, lequali , specialmente per chi assum'e l'offen.siva, sono assai Jimùate. Ma, si potrà opporre, l'artigliere ha più tempo ed è in condizioni di maggior calma per potere all'atto pratico consultare le sue tavole; mentre ciò non può darsi pel fantaccino . E qui io potrei rispondere che mentre si prende fiato, o si danno disposizioni, l'uffi cial e troverà bene il tempo, avendo già approssimati vamente cognizione della tlistanza alla. quale dovrà aprire il fuoco, di dare un'occhiata alla sua tavola . E quand'anche ciò non fosse fattibile, acl ogni fuoco, ad ogni sbalzo, si daràpur sempre qualche fase sospensiva, che permeLtendo di r iflettere al da farsi di poi, lasci all'ufficiale il tempo di fissarsi preventi vamenle la specie e l'intensità del fuoco che si propone di fare, quanclo starà per rìprendere l'azione. In ogni modo, coll'esercizio continuo dell'uso della tavola fallo in piaz1.a d'armi e nelle esercitazìonì tattiche, fornendo la tavola si.essa una serie quasi completa di solm:ioni, si potrà fissare la·memorìa sui termini 'medii di essa nelle tre zone nellequali, rispeltivrnnepte alla distanza, si suole rìpartire il campo di offesa delltl fucileria. Con ciò si potrà più facilmente diminuire per. un comandante di reparto la probabilitit di commettere nella condotta del fuoco un errore soverchio. ·
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PER f,A FUCILERIA
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Ma che necessità, mi si potrebbe obb ietlare ancora, cli costruire una tavo la d'efficacia per regolare la condotta del fooco , men tre la Jstr-iÌ.zionep1·ovvisoriaci dà uno specchio rnolto succinto contenente .Ie principali indica1.ioni per l'impiego effica.ce del fuo co'? È vero; questa Labella è uti lissima; ma a mio avviso non può servire al la soluzione completa dei quesiti svariatissimi che si possono presentare in guerra nella condotta del fuoco . Ed eccone le ragioni: - Prima di Lutto quella tabella, essendo basata sulla serie sem. plice, non ci dà l'effi cacia dei tiri a distanze appross imati ve; ed essendo compilala solamenle r ispeLlo al bersaglio rappresentato dalla compagnia in linea e in piedi, non potrà essere in tutti i casi applicabile in guerra, senza èosLringere l'ufficiale a fare di frequente i cako li necessarii per ollenere la r iduzione di quegli e[elti rispeuo a bersagli di vulnerabilità minore dell a compagnia in linea e in piedi. In secondo luogo, siamo noi assicorali sulla probali tà chè i venti pun ti colpiti, o poco più, che si otterebbero in pace col numero impari stab ili lo dalla tapella stessa per le grandi distante, ci diano in guerra un numern suffìcienl.e di perdile? Da ultimo, il da.Lo più interessante, cbe dalla tabella non è significato, è l' intensità del fuoco . La tabella infoltì dice, sparale 100, .200, 300, li,00 colpi, ed avrete tanti punti colpili. Ora, per olle· .nere- un e/felLo sufficientemente sensibil e in guerra, senza spreco di munizioni , ossia per risolvere nel miglior modo possibile il ques il.o , propostoci dal genel'all?, basta il sapere la quantità dei colpi ché si debbono sparare in un dato tiro '? Non è forse vero cbe qmtlunque lavoro non può essere convenientemente misurato se non si conosce la sua iuLensilfl.; ossia hi . quantità del prodotto dato in un certo tempo? E n0n è ugualmente vero chè con uno sforzo simullaneo ·s i ottiene mo lto maggior effetto di quello che con sforzi successi vi? Or bene, se noi vogliamo essere buoni ecimomici del nostro fuoco, bisogna per quanto è possibile oggidì applicare quei due principì. E per verità non si può essere in dubbio sull a loro appl icazione. · - Ecco due casi pratici a conferma: ... Una compagnia _perdendo il quarto della forza in due o tre ore di 1
combattimento continuerà fo rse ancora a tener testa; ciò che molto p~·obab ilmenl.e non farebbe, se la stessa perdita le venisse inflitta in mezz'ora soltanto . Se a 400 metri i cento colpi, dRti dalla tabella d'istruzione, sono lanciali da una squadra con quattro colpi successivi o da un plo tone con due spari, essi produrra nno proporzionatamente minor effello di quello che se fossero lanciati da d.ue plotoni con un solo sparo; p~rchè le perdite success ive non impressionano come le perdite su- · bite tutto in un tratto. Il dire sparat~ ;J 00, 200, ecc. colpi ecl otterrete il ta.l effetlo, lascia la questione insoluta rispetto all'impiego .della forza ed al consumo dell e mun i1.ioni; qLtes~ione questa. che non avrà tanta importanza per la difensiva., ma per l'offensiva è essenziale. 1n conclusione, oltrechè indicare gli alzi, il numero degli spari è i punti colpiti , la tabella per la fuc ileria dovrebbe, a mio avviso, indicare anche il vario impiego della forw, la celerità del tiro, e gli effetti, di probabi li tà non dubbia in gLwrra, contro bersagli situati a .distanze approssimativamente !valutate e di tutte le dimensioni · usualmente adoperctte. Insomma, la tabella deve esser tale che, stimata la distanza. l'ufficiale co l suo aiuto possa, senza tanti cal· I • coli, applicarla con p,rontezza, e fare un tiro che compensi il consumo delle cartucce sparate. Per le ragioni sin qui esposte mi sembrò còmpito non facile, ma .lavoro proficuo, se pure mi fosse dat.o di condmlo a. termine, l' oc.cuparmi della tabella per la fociler ia, sulla quale ora ci int.rat- . teremo. Com'è naturale, prima. di accingermi da solo a,IJa soluzione del problema, cercai d'indagare. se per avventura, qualche cosa cli con.simile si fosse tentato negli altri eserciti; e dopo alcune ricerche mi venne dato di trovare nei numeri 5'I 4 e 530 della Bevue 1 Iilitaire de l'étranger ('1° novem bre 1880 e 11° luglio '188 11) la questione medesima trattata da un ufficiale prussiano . Però dopo aver letto atlenta.'mente quel lavoro, io ri masi un po' disilluso . Prima di tutto, perchè le cledllzioni dell'autore, nel computare gli effetti probabili in guerra rispetto ai punti colpi ti dell e serie di tiro, sono un po' arbi trarie; poi perché, in ulti ma analisi, egli conclude col , pro· porre per la soluzione del prob lema alcuni calcoli, diffe reiu.i a se-
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conda dei casi, i quali, benchè semplici, sarà sempre difficile che l'ufficiale abbia la calma e il tempo di poter fare correllnmente , quando piovono le palle colla celeril~ de) fucile a .retr?caric~. ,. . Dopo ciò, ecco senz'~ltro le quesL1om che ebbt a n solve1 e, p11ma di giungere alla costruzione della tavola: . . . , . La prima, e la piu importante, fu sull ent1 ta del! .elJe.tto che .è necessario produ rre in guerra, perchè una truppa sia ridotta, tn un tempo relativamente breve, impotente. a più oltre combaHere, se non assolutamente, almeno per parecchie ore. Su tal proposito io mi sovvenni cli un .dato prezioso ~ew.1.to dal colonnello Salelta in una conrerenza da lui tenuta tre ann.1 or sono. Ell'l i disse: « Colle armi odi erne parrebbe che la perdita del 25 ¼ , sei:J in meno di un'ora, altrimenti un terzo della forza, do,,esse considerarsi come il m,axi,nwn cl1e una truppa possa giungere a sopportare >. . . . Taluni antorevoli però, per sicurezza maggiore, vorrebbero oltrepassa ta quella misura, ed altri invece si Le~Te~bero al ~isoLto. ~ Così per esempio, nello esperienze sui fuoch1 d, guerra m Francia si stabilì il principio che una truppa non possa reggere ~ella s~essa situazione e formazione, quando abbia subito il 11O¼ d1 perdita . A fronte di tali disparità per ottenere un dato approssimativo, che fosse de{)'no di [ede, io non tro vai via migliore r.he consultare la storia. E <')l'unico tosto che mi offrisse omogeneità di confronto colle condizioni tattich e odierne e sufficiente au torità doveva ess~re ·la storia della "uerra rranco-geJ"manica; specialmente nel primo pe1:J • • ••• riodo, nel quale le condizioni degli eserc1t1 avversam si trovarouo non troppo disp!l.rate. . . . Perlochè seauendo passo passo nelle battaglie d1 quel per10do Je vicende dei ;orpi che furono maggiormente danneggiati, per rintracciar~ se era possibile, quante perdile subirono, e in q11anto tempo si~o al momento in cui foro no . ri~luzzati o _.fiacc?ti, fra g_li altri esempi di minore interesse, pole1 riscontrare 1 fa tti seguenti , conosciuti ssimi nel campo militare: . . . 1° Alla battaglia di WorLh il corpo che subì perdite magg1on fu il 10 recroimento fanteria della Bassa Slesia, N° J.6, appartenent' :•_ l;>O .-:• al Vo corpo d'armata. Esso perdè in quella giornata 10,1 I uom~lll sopra una forza di 2700 presenti: il che equivale ad una perdita
293 del 38 ° 0 circa. T,:mendo dietro alle vicende di questo corpo, si riscontra che, ment.1·e il suo secondo battnglione è trascinato a combattere lungi sull'ala sin istra, il 1° e 3° battaglione, Yerso l'una e mozza pom. sono spinti fuori del lo sbocco settcntri onrile di Worth , ove erano l'imasti sino _allora al coperto, contro il centro della posizione francese. Dice la storia: « Poco dopo le 2 pom., cioè scorsi appena lre \(tiarli d'ora di pugna, sollo una pioggia di fuoco, questi battaglioni avevano subito perdite enormi, ed erano tanlo confusi ed assolligliali che il durar così peressi sarebbe stato im possibi le» . Rimasero infatti inattivi sulla sponda della Sauar fino quando, rolla.. la destra francese, avanzando d'ogni lato le schiere germaniche, anch'essi mossero ad incalzare al centro il nemico in ritirala. Benchè le perdite succilale siano registrate per l'intera giornata, pnre. no11 avendo questo corpo verament.e comlrnttnlo che in quel trnmendo assalto, si può ritenern che le perdile stesse non siano l')ll'l'anchè discosto dai lim iti delI 25 % dell 'intera forza in meno ùi un'ol'U, ammessi dal colonnello Salella. .2° Nella -giornata di Vionvill e-~fors- La Tour il 6° regg . fanl. Brandeburgo, N° i:S2, facente parte del IU corpo d'armala, perdè durante l'intera nniornata 12of uomin i, sopra una forza presente di . 2700, ossia il 46 °/ o circa. Questo corpo, condotto verso le l(O ,J12 ant. unitamente ad altre truppe all'assalto del pendio di Rezonv.ille, alle ,f 1 ,, 12 era già de-, cimato al punto che nel racconto delle vicende susseguenti non s.i ha più menzione di lui. Rimase infatti accovacciato soli.o il ciglio dì quel pendio, a sud della strada da Garze a Rezonvi lle, ove lo si trova segnn to sugli schizzi dell'ultima fase in terza linea, dietro le batterie della sua divisione. Anch e in questo esempio, se si considera che quelle perdite, •1uantunque regi~trate per l'intera giornata, debbano quasi .interamente essere toccate a quel corpo nel b!·ove assalto di Rezonville, si può con suUìciente fondamento ritenere che le medesime, debba11 0 esSC;re state, se non uguali, superiori ai li 11?iLi vo luti dal colonnello Saletta. 3° Nel la sLes~a battaglia di Vionvil le, ma più lardi, nei com battimenti ostinai.i dell'ala sinistra germanica. la 384 brigala di PJ;;ll LA Fl/CIU:(lIA
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Dl UNA TAVOLi\ Pl TIRO
l'k:ll LA F'UCILEIUA
fanteri a, in un furioso assalto, co nd,>Uo a fondo e respinlò in poco meno di un'ora, su cinque battaglioni della forzR di 464'1 presenti, ne perdeva lra morti e feriti 2~44, tra cui 72 uffidali . Giova riflettere però che tali perdite, furono suhiLe dalla brigai.a, parte nella prim'ora dell'assalto, parte nelrultima ora dello sbarngl io. R,igione vuole, adunque, che per metà circa le perd ite suaccennate, le quali ascenderP.bbero al 48 ¼, debbano con:;iderarsi come conseguenza dell'insuccesso e clell e gravi perdite subile da principio. Il fallo è che quelle eroiche truppe rimasero senza più combauere per quella giornata e per la susseguente ancora. Cosicchè, senza tema di anda1:e molto lungi da l vero, si può rilene1:e che nel tempo dell 'as- · salto, mezz'ora circa, qu ei cinque br.,ttaglioni hanno dovuto perdere proporzionatamente la metà, almeno, del la perdita I.Qtale subita in quella sanguinosa vicenda; ciò che equivarrebbe al 24°,'o circa del · l'intera forzo. Un ultimo esempio . ~ella battaglia di Gravellotle-Saint·Pri vat, i corpi, cui tocca ron o perdile maggiori furono i reggimenti 1°, 2° e 3° della guardia a piedi, i quali su 8100 proseoti ne lasciarono sul campo da ben 3300; subendo così una perdita dd ,i.Q ¼ circa. Questi nove battaglioni appai·si sul campo di batt.aglia verso il mPZ1zoclì, da prima, durante il titanico• duello delle artiglierie, prodromo ali' assalto, .furono. trattenute in posizi one di riserva, e soltanto verso le o e 31,i. pom . vennero lanci 9ti all 'assalto di SaintPri val. .Mi ci dialissima pugna, esemplare, sostennero quel Ie scel le- truppe, prima di gi1111gere quasi all'orlo della posizione avversa ria; ove por le crescen ti pe rdite costrette a sofTermarsi per non essere dislrutle, si buttarono in gran parte in una lunga fossa da tiratori, poco prima conquistala al nemico . Eù ivi rimasero, pare, sino al momento di conco rrere-nlla presa di Sain L-Privat, già pressochè abbandonato dai Francesi in forza dell'aggiramento del XH corpo Sasson i. Su qnesto ramoso assalto la sfori et tedesca cogì narra: - Il primo audace slancio contro Saint-Privat non era dunque riuscilo decisivo. L'attacco rimaneva per all ora spos~alo. Migliaia di morti e feri ti coprivano 'il cruento terrP.n o. Perigliosa assai era quella situazione. - In buoni t.ermini, l'Mtacco era andato male; ed a Qac-
295.
quelle scelte truppe aveva bastato la perdita del . ,i.O
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/o circa, in tre quarti d'ora .
Stando aclunquc ai dat i massimi .di perdila lratli da- quei lumi nosi esempi e da altri, che per brevità ommetto, resi omogenei rispetto a.Ilo stesso limite di lempo, semUrerebbe che la pel'dita del 25 °/ (n mezz'ora possa con sufficiente approssimazione rappl'e~entare il massimo ell e una truppa è in grado di sopportare . Or bene, paragonaodo questo massimò col rappol'lo additato dal · colonnello Soletta, si vede che non siamo di;;costi grnnchè; e prendendolo come misura dell'efTello da ot~enersi col fuoco, possiamo essere per quanto possibi le sicuri ch e il consu mo delle munizioni sarà cosi compensato od almeno giustifi cato. Sciolto questo primo nodo, conseg-ncntemenle se ne doveva affacci are un aì tro non meno in tric.ato: E, per vùrità, il da to ora declolto del quarto di perdita in 30 minuti si poLev:L considerare, anche per un '1empo minore, come rapporto costn nLe fra le perdite e il tempo impie<Jalo a produrle? ' o Cosa ne verrebbe, se due reparti , cli e si fanno fuoco a \'icenda, si contentassero di impiegare sin dal pri mo minuto di fuoco un tiro 0
1
dell' efficacia di
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0_,83 ¼
Mperd;,a "! Certa~1ente che quei re-
' parti non giungerebbero in mezz'ora di fuoco a produrre su ll'avver~ario il quarto di perdila. E ciò per dtìe ragioni: l'una è che, crescèn~<· le perdite da ambo le parti , diininili sce proporzionntamenle la forza destinata a produrle, ed il bersaglio di fronte, diradando:;i, si rende meno vuln erabil e; l'altr:1 è che la precisione nel tiro dev e andare scemando col crescere dell'orgasmo nei tiratori costrelli a sopport are perdite sempre maggiori. Se adunqne, indipenden1emenLe dalla nostra dire:t.ione, e solo per e!Tetto naturale, la. successione del l~ perdite è progressivamente decrescente, nel princip io del fuoco dovremo a1•ere un periodo di massima pèrditu, a metà, un periodo di perdile medi e, in fine, un periodo di perdite minime. Com e corollar"io di quanto ora si è del.lo, 11e viene che, supponendo di,,isa la mezz'ora di fu oco.in Ire periodi di 10 minuti l'uno, la successione dell e perdite in ciascun periodo dovrll decrescere dal primo, al med io, all'ultimo periodo di fuoco secondo IR progres-
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J)l UN,\ T AVO l, A
DI
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sìone: naturale <li 3; 2 .. 1 ., Per cui div idendo in sei parti il 25 °lo di. perdita, tre parli; ossia ìl ,f 2,50 % dovranno prod ursì nei pt-imi 1o,. miouti di fuoco, ciò che c1areb be, in media, l'i ;25 % di pet'd ita al minuto; due parLi, ossia 1'8,33 ¼ dovrànno prodursì nel periudb medjo;;_ciò che dareb b~ in' m8dia al minuto una perdi ta del 0,83 °1 0 ; una par~e solt:anto , oss.in: H 4,,'1'7 °fo dovrà prodursi negli u!timi 10 niinuti; ciò che cfarebbe in media per minqto una perd ita del 0,'42 °;o. Rimarrebbe ora a determ inare il massimo limite di perdita da jnfligger$i in un minuto primo; poichè noi sappiamo bensì che si.· olterrebbe un grande effetto po tendo produrre in media per ogni minuto cli fuoco 1' 1,25 ¼ di perdita; ma non. sappiamo ancora, crescendo oltre questo limite· gli efTetti producib ili, a qual punto si . raggiungerebbe l'esagerazione. Equi per effetto esagef'ato s' intende non solo quel lo clie richi ederebbe un eccessivo consumo di rnur1 izione, ma altresì quel io che non è presumibi le possa essere sop'portato da bersaglio aicuno . Tale li mite non sarà diffici le determinarlo, r ifl ettendo che, ?e il ,2·5 °/ 0 di perdi ta in 30 minuti è l'effell.o sufucienteper r idurre una truppa all' impciten,,;a, il '100 °/o di perdita nello stesso tempo sarà cerlamenly il massimo effeJJo, cioè la di.struz ione 'i n un tempo re lat.1vamei1Le breve, che un a truppa può pretendere di infl iggere col suo ftlOCO. Questo rappot'Lo del ,f 00 °/o 'd i perdita in 30 min uli darebbe come massimo . di perdi ta producibile in uno dei primi minuti di ·. fuoco, il 5 ¾ . Dopo ciò, ri ~pi logando, possiamo ritenere che la nostra c0ndotta del fuoco sarà ·sufficientemente compensata, od alme,no giustificata, se volendo produrre un e(TèLto massimò, avre1110 causaco al l'avver- • sario un per cento di perdila, per ,ogn i minuto di fuoco 1 compreso . fra i lim iti del 5 °/o e dell' t ,20°/ se, volendo .produrre un effello medio, .aviemo causato all 'avver,;ario per ogni minuto cli fnoco un ' per cento di perdita compreso fra i coefri cienti 11,25 °/ 0 e o;83 °/~; e fina lmente se, non po tendo produ1:re che un effetto minimo, avremo causato all'avversario per ogni minuto cli fuoco un per cento di perdita comp reso fra 0,83 °lo .e 0,42 ¼ . E per. consegue1izc1 useremo meno fu.oco, ossia impìegheremo o meno fo rza od un tiro. ... meno celere, quando sapremo di produrre in un minuto primo Ull
PJm LA fÙO lLERB.
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effetto superiore al ·5°lo di l~erdiLa; · m~nLre invece useremo maggior / fooco, , ossia imp ieghereino maggior forza od un ti ro più celere, quando iapremo di produrre . iù lui .min uto primo un effeLto infer iore a l 0,4:.2 Determinali qnesli limit i di effetto, le ri(les$io1i i dovev~mo natu. l'alment.e volger;i al' rnodo di raggiungerli in guerra con tÌna certa.. -probab ili tà., mediante le cogùizioni dì tiro acquislale nelle esperienze di pace. · ' · · Per trovare a tale quesito. una so luzione, sìa purapprossimaliva, 11Ht promettente un risu!tato .reale anche in guerra, è on io comprrndet·e come io non potessi intera1nente attenermi ai dati rorn itì dalle· seri e della nostra Tstriuione p·rou'Oiso:ria; po ich é noi sappiamo che altro so no i pu.nti coi'pìU di un bersagli0 fisso, sparando a -tlistnnze note .in tempo indeterm inato, ed a.lLro sono le perdite che bisogna ìnfl iggere' in .guerra in ttmpo li mitato, s.para ndo a distanze approssimativamente ,,a iutate, contrq' bèrsagli parzialmente vulne- . rabili. Epperciò , posto da un canto il pensiero di accellare gli ef. f~tti in po nLì colpiti clalle nostre serie, come perdite equivale tHi ~n gL1ena, mi d'ecisi;di ricorrere nuovarne11Le ali.e indagini stor iche per ricavare un lenÙine di base, non già. per graduare gli effelli · Lle11e molteplici e w,uiate sp~cie di tiro, ma per accertarm i col suo .paragone se, Lanciando a.d una data distanza contro un dato -bersagli o un numero n di colpi, si potesse ollenere un coeffì sient.e cli perdita compreso tra i lim.iti di elÌetto tes tè clecloll·i. Per megliò c.hiarire il concello ora espresso, supponga.si clie-100 · Lira\ori Cacciano fuoco all a· distanza di 700 metri contro. Una compagnia iii liQea e in pied i, spa1~ando due co lpi in · un minulo . Slando . ai (laLi delle seeie sui fuochi in massa, tabella 7", l'e[eHo assoluto. I ossia indipendente dal teiupo impiegato nel ti ro, producib ile da ·quel fnoco , ·sarebbe di 28 pmHi çolpiti. Or bene,"f,)rimà di reg istrare nella tavola in. quesrione questi punti colpili, si tru lla di Yeri11care approssima tivamente se quelle 200 palle lanciate basterebbho in. -guerra a raggiun gere .il limite minimo di 0,4.·2 °/o cli perdita. Tale veri11 cn1.ione, ii peto, non potrebbe'fa.rs i altrimenti che prendendo per termine di parngone un .dato medio, ricava~o dalla sLÒria: ·delle ultime guerre, rappresentante appross.imalivamenle il rap-,:Porto fra le p_alle la11ciate e le perdi te inflille.
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PER LA FUCILERIA
DI UN.\ TA \'0 1,A DI TIRO
Come è facile presumere, le ricerche sloriche, per quanto altendibili ed accuraLe, non potevano forn irmi che un dato complesso e · mollo approssimativo. - Tuttavia io pensai che col raziocinio si · po~.eva giu_ngere poscia a disgrossn rne la form a ed a scoprirne il sigmficato rtSpondente alle coodizioui richieste di-termine medio. [n una pub blicazione del GaLLi col lito lo Taltù:a dell' atYvenire (1~, si trovnno taluni còmpuli sn i r.1ppor1i fra i colpi lanciati e le perdite inflitte nell e ulLime guerre napoleoniche. . Da lai i calcoli risulterebbe che alla bauaglia di Lipsia i Francesi misero un avversa rio fuor di combaLLimento oani 400 colpi e che . alla baLtaglia di Baulzen raggiunsero lo slP,SSO effello con soli 333 colpi. Se si riflette che gli alluali fuc'ili hanno, in rapporLo alfa ce- · lerilà di Liro ed alla probabilità di colpire per una meclesima distanza, un'effi cacia circa :J2 volte superiore all'effi cacia dei vecehi foci I i di quel!' epoc?, con verrcbe dcdurn e che, propor7.io na tamen te, cogli a!Lua li fu cili si possa raggiungere un rapporto del 3, 4-¼circa. Se però si tien conto che il l'apporto di yulnerabi lilù tl'a le formazioni in catena, che costituiscono il tessuto normale deoli aLl~ali Ol'dini cli combattimento, e l'ordine lineare dei collegnLi i~ quelle ballagl ie è di circa 1/3, l'ef(ìcacia del fu cile u retrocarica dovrebbe ri-. dursi alf',J 0 /<1 circa fra perdile e co lpi laucia ti. Il Waldstiilten nel suo libr,, di tallica, pubblicalo nei ·1868,· lrallando degli effetti del fuci le rigato, di cui erano armaiti i francesi alla ballaglia di )Jagenta, calcola che gli Austriaci abbiano subito uu uomo di p1mlit a ogni 250 colpi sparati dai · Francesi. Computando l'eflicacia dell'alluale fucile a retrocarica di circa 9 volte superiore nl fucile rigalo d'allora , si dovrebbe dedurne che le arm! a~tnali ~oLrebbero dare il 2,8 circa di perdila su cenlo colpi lanciali. Ma 11 rapport o di vulnerab iliLtt fra le catene ad inLervalli normali cogli uomin i in parte coperti, e l'ordine lineare deoli Au. . . o sLmc, 111 quella hauaglia è anch e di circa ,1 : 3; cosiccbè l'efficacia degli od iern i fucili a 1·etrocarica dovrebbe -anch'essa proporzionatamente ridursi al terzo del coeffi cienle ora accennato; ossia a 0,93 · '1i perdita per ogni cento colpi lanciati. l')
(i ) Dfo 1'aktil, d.1w 11açhsle11 Zuk11nfl. -
Wieo, :J.868.
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Il Ploonies (·I), io un opuscolo - La qiiestione detl' atma tedesca -:- parlando delle perdite infliLLe dai P russiani nella campagna del 11866 in Boemia e sul Meno, le còmpula all'1,20 · circa, · per ogni cento colpi lanciati. Ma, se si Lieoe contò che il fucil e Dreyse tweva per lo meno metà efficacia dell'allual e fucil e e che per lo contrario gli ordini alluali io catena presenlano una vuln era bili là circa tre volte mino l'e 1ell'ordine lineare col quale combattevano Austriaci e Confederati in quella guerra, si dovrebbe anche in questo caso dedurrecbe gli ei·feLLi dell e armi odierne possono ridursi a 0,93 ci rca di perdila per ogni cento colpi lanciati. Però~ Le declnzioni tratte dalla sloria dell a guerra franco germanica hanno dimostrato essere i coefllcienti di perdita testè dedoLLi alquanto superiori agli e!Tetti dello Chassepot.. Ce lo proYa una preziosa analisi fatta dal maggiore Fonio pubblicata nella Rivista,:llilitarre del 1876. Come ciò ·sia aYvenuto si spiega priu.cipalmen le col fatto che i Francesi, cominciando il fuoco all e grnndi distanze e continuandolo in modo sregolato contro bersagli mobili, poiché le schiere germa.nicbe non si arrestavai10 che a porlala del Dreyse, doveano i nflig·, gere agli avversarii nel complesso perdite mi nori assai di quello che proporzionatame~te il gran consumo cli munizioni :wre bbe pur dovuto produrre. U maggiore Fonio con metodo corretto e coscien1.rioso ha fa.Lto lo spoglio delle perdile subite per effello di fucileria da Lutti i corpi francesi e germanici che presero parte a tut.te le b::i ttaglie da Wort.h a Sèdan, ponendole poscia in confronto colle munizioni reciprocamente,consumaLe. Le sue deduzioni hanno molto Valore, anche per la quantità degli ~lamenti racco I ti, a vendo egli i ovestigate le Yi cande dei 230 corpi che hanno combaLtuLo in quel ·periodo. Lascian.do da ,parle le perdile inCTitle dai Prussiani, arma.ti Qncora del D1·eyse, ecl ommettendo i dati raccolLt dalle batlaglie'di .Beumon 1, ,e di Sédan, avvenute in condizioni, Lroppo pisparate relativamente alle precedenti, ci limiteremo a riferir•e in succinlo le conclusion i (t)
Die deutsche Geweltr(l"age. - Leip-tik, !S7i.
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Dl UNA TAVOLA 01 TIRO
dell 'autore rispettù alle· cinque battagli e del primo periodo della. guerra. Secondo il Fonia, adunque alla ballaglia di Worth, i °Tedeschi anehhero subìto un uomo di perdila ogni 147 colpi sparati dai Francesi;. ciò che darebbe una perdila di 0,67 ogni cento colpi lanciati. Alla battaglia di Spicheren i Tedeschi avrebbero subito un uomo di pel'di,ta ogni 237 colpi sparati dai Francesi; ciò ç,he darebbe una perdita di 0,38 ogni cento co lpi lanciati. Alla battaglia di (olombey i Tedeschi avrebbero subito un uomo di perdila ogni 265 colpi sparali clai Francesi; ciò che darebhe il 0,38 di perdila ogni cento colpi . Alla balLaglia di Vionvi llc-~'lars la Tout· i Tedosr,bi avre~bero subilo un uomo di perdila ogni ·l 65 colpi sparati. dai Francesi, ciò che darebbe il 0,60 di perdiLa ogni. cento colpi. Da ultimo alla battaglia cli Gravelotle 'i. Tedeschi avrebbero subilo un uomo di perdita ogni 182 colpi spa,:ali dai Francesi; ciò che darebbe una perdila di 0,55 ogni cento colpi lanciali. Si faccia ora la media di questi coefficienti e si avrà un coel'ficieule med io di 0,5'.2 di perdita per ogni cento colpi lanciaLi: in ciftJt tonda un uomo di perdita ogni 200 colpi. Questo coefftcienle, quantunque degno di fed e, è però mollo com- · plesso . Esso in fatt i ci clà la media delle perdite prodotte dallo Chassepol sulle schiere germaniche à tutte le distanze e nei varii periodi di sviluppo e di crisi di quelle sanguinose vicende. Mentre qui, per lo scopo prefissami, sono costretlo a limitare le 'ricerche al coefficiente di perdita che probabilmente si potrebbe ottenere coll' impiego- dei fuochi in massa, che , come si _sa, sono limi lati aj 400'"; non già contro gli svaria.ti bersagli che si presentano in guerra, ma contro un bersaglio normale, qual'è la compagnia in linea e in piedi, pl'eso per base nelle nostre serie di tiro. Perciò il coeffi ciente ora dedotto ha per noi ancora una forma bruta che va pfasmala e modificale rispetto alla maggior vulnerabililà del bersaglio di basa alla distanza tassativa di 400m, dalla quale si do' nà pbi partire per graduare gli effelLi alle distanze 1miggiori. Indipendentemenle dagli altri follc)ri lallici e morali che conr.orrono col fuoco di fucileria a produrre on dato efieLlo, poco calcola-
PER LA FUCILERIA.
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bili, ed aventi in ogni modo, al mono sino al periodo della cris i, un equivalente reciproco per entrambe le parti, è razionalmenteammis· sibile che le variazioni delle perd ile anche in guerra seguano piu che alL1·t1,, la legge di probabilitit di colpire conforme i risulta.ti di tiro. Posto qnesto principio, io mi sono fatto a ricercare i rapporti di probabilità di colpil'e alle varie distanze del nostro fucil e, basandomi pel' le piccole distMze sino a 300m ~ulle combina,.ioni della giustezza di tiro e degli spazii batluLi . seguendo per le di stanze maggiori i dati della serie della tabella 5•. In tale ricerca si _sono ottenuti i seguenti rapporti progressiva mente decrescenti da 100"' sino , a 1600m. ~
- 4 - 11 - O, 66 - 0,54 - 0,38 -0,3'2 - 0,.30 - 0,30 -0 ,27 - 0,23 O,20 - O, •I6 - O, 14, - 0·13 - O, 1O.
Se ora supponiamo che a cia;;cuna di qnell é distanze vengano 1anciali conto colpi, causando una perdila equi valente a questi rap' porti, il totale delle perditeinfliLLe all'anersario sa~bbo solo di 6, 73; ment,·c invece , stando al coefficiente più sop ra ricavato di un uomo cli perdita ogili duecento colpi, il totale delle perdite dovrebbe essere di 8 nomini ; ossia le perd ile effettive dovrebbero essere per ciascuna distanza alquanto superi ori ai rappo l'li sopra accennati, di una qnanl itit uguale rd rappo rto fra i due totali, 6,23 ed 8. Cosicchè la perdita corrisponden te alla disLaoza di 400m si potrebbe ritenere approssimativamente eguale al prodotto , 0,66
+ / 73 =
O, 66 X 4,'188 = 0,78 .
'
l\la. questo coeffici ente di 0,7.8 rappresenterebbe approssimati vamente le perdite che si possono infliggere col nostro fuc.ile alla distanza cli 4-00",. tirando soprl/,, lin ce ih catena e parzialmente coperte, come ordinariamen te combattevano le schiere germaniche in quelle battaglie. Ragion vuole adunque che per ridurre il coefficiente stesso alla sua, giusta espressione rispello alla vulnerabilila della compagnia in ],in ca, bel'saglio per noi di base, lo si aumenti per la maggior altezza dell' uorgo in piedi rispetto almeno all 'uomo in ginocchio e per la maggiore densjtà. della formaz ione a contaLtc,
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DI UNA 1',\ VOLA DI Tll\0
di gomiti r ispetto alJa catena ad intet·vallo normale tra uomn e uomo . Mediante tali aumeoti, faLti colle norme date <lalla nostrn Istruzione· pr0vvisorin, il coefficiente predetto salfrehbe al ~,34.- di perd ita. Le fonti alle quali ho attinto nella ricerc:a sono probabi lmente le stesse di quelle che hanno servilo per la compila"ione della tabella C sulle perdite di fucileria del nostro Regolamento di manov'l'a siulla carta; ciò che è confermato dalle avvertenze del § U... Era quindi naturale che, co me coruroll lo del mio operato, io ricercass i se i dati da me ricavati concordassero in certa misura coi risultati analogh i della La bella citata. Or bene se si osservano le perdite indicate nella rubrica degli efTetti medi i per la distnnza di 400m della tabella C. e se ne ricava la media, si avrà per risultato il coefficiente di perdita 2 . D quale per la fonte ufficiale da cui emana e per non essere gran che di ss imile dal coefficiente dianzi dedotto, si può ritenere con sufficiente approssirnazione quale coefficiente di perdita producibile in gnerra, sparando alla distanza di 400m cento colpi contro una compngnia in linea e in piedi . E bensì vero che per l'avvenire le nuove teorie sul! ' efficacia dei tiri iu massa potranno produrre in real Là efTeui maggiori; mad"è1ltro canto i progressi nello studio di rendere meno vulnerabili le formazioni Lattiche potranno aoche, sino ad un certo punto. equilibrare la.oresciuta potenza del fuoco. Che se poi si ritleLLe alla necessità in guerra di condurre ogni offesa a fondo, tanto che riesca il più possibile micidiale all'avversario, ed al grande divario . che co1·re fragliapprezzarnenti sull'effìcaciadei tiri nelle prove di pace e gl'incerti effetti della vertiginosa fu ci leria delle battaglie, si è indolli a creder·e in giusta misura rispondente alle condizioni volule il coefficiente di perdita ora dello.
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PER LA FUCILERHI.
sensibile s111l' avversario e tale da giustilì care le munizioni consumate. 2° De~ollo il coeffic!ente di perdita che probabi lmente si produrrebbe in guerra ogni ,f 00 colpi sparati alla distanza di 400"• contro una compagnia in lin ea e in piedi . Dopo ciò, per procedere alla costruzione della tavola non ci rimane cb e ~ grach~are q_uesto coefltciente pel' tulle ie distanze in rapporto cogli effellr corrispondenti dei tiri in massa, dati dalle serie comb inate della tabella 7° convenientemente ridotti per ogni specie dei bersagli contemplali dalla tabella . . I quali effetti cominciando dai 400'" sino ai Hì00m sono rispett1va'.nente rnppresentati dai seguenti numeri in punti colpiti per ogni cento colpi lanciati. 36 - '27 - 20 - I ,i, - 12 - ,, O- .JO - 8 - 4 - 3' 1 - 3 - 9,...,, 8 - 9....r, 8• '
Ora proporzionalmnnte a tali .effeLLi. se a 400m cori· cento tiri si inOiggon? ~ue _uomini. di perdita, ch e é quanto dire sopra una compagnia rn lmea e in piedi della forza di circa 200 uomini J!1 per cento, a 500'" si produrrà una perdita di 0,75 lj 0
a 600m si produrrà una perdila del 0,55 p.,er cento a 70001 » » O, 39 » )i) )) a soom 0,28 » a 900111 » » )) 0,25 )i) 0,_;:, 9 .. a ·100001 » » a ~ 1oom )) » ') 0,22 )l a 1200m )) 0,H » 111 :1. ,f 300 » 0,10 >> a f 4.oom )) » 0,085 » a 150um » » o,ow )) ·a 160Cm )) » )) 0,075 )>
Costruzione della ta-vola.
Riepilogando dalle ricerche fatte si n ora si è giunti ai seguenti .. r-isultaLi: · '1° Determinati approssimativamente i limiti di massima, media e min,ima perdi,ta da prodursi io un minuto per ollenere un affetta
~-..
-
/
.
Sulla scelta dei bersagli, per soddisfare nella costruzione della tabella alta condizione indispensabile della semplicità, ho creduto limitiU'lni agli ordini e formazion i usùalmente adoperate in comhallim ento dalla fanteria. Ed aflinchè la tabelta rispondesse maggi·ormente alla realtò, ho creduto, a una data di sLanza, Lronca1·e le ·
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PJJJU LA 1-'DCI LRR IA (
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UNA 1:AYQtA DI TI RO
serie degli effèlti; perchè, conLi'nnandole, o i"medesimi efftHLi avreb; bero rich iesto un·o sproporziona~o consnrno ·di mun izioni, o perchè la persistenza di quel dato bersaglio sotto effetp .a dìsmisu1;a cre:;cen Li di ven iva praticamente inammissibil e. Perciò la tabella, dopo aver indicato la serie'degli effet ti eq~ivalenti contro bersagli di base, cioè contro la compagnia in l.inea e contro la ca.tena liLta di ugual fronte, dai 4.oom si no ai 4 300m, passa a di notare glL erfetti con tro · 1a c.alena cogli uomini ad intervallo normale, dai 400m sino ai 700"1 soltanto , indi gl i effeUi contro_ la compagnia in colonna senala di plol.oni a partire solo cl.agli 800m sino a •l 6QQm. · TuLLi questi effet.ti, dapprima. calcolali rispelto a bersagli in piedi, situal( a 'distànze ap,prossimalivamenl.e valutate, fupo no poscia ri dotti proporzionat~tmen Le alle vn lnerabilitil mi nori dell'uomo in ginocch io e dell'uomo a terra, seguendo le nonne date da11'[slrn.Jione . pro·vviso1'/a. Aggiungerò che mi parve snperfluo contemplare gli effetti con tro · le ste$se formazion i di sposte per fi anco, 'nella cons iderazione che le medesime, quando vengano con,enienl.emente co lpile rl.1 re-pal'Li d'ala con fnoch,oblitfni , presen tano la me~lesima vulnerabi li til delle , formazioni frontn li. Così pure non ho stimato utile complicare la tabelht coli' introdurv i altre serie rispetto a b,er:;agli eccezionali ; qual i offrono l'artiglieria e la é~valleria; perché queste armi, sia che si mostrino in ordine compatto e profondo, sia che agi$cano in " ordine rado, presenter:rnno, suppeì·gi ~1 la ste%a l'tllnerabilità dell e fo rmazioni eq11jvalenli proprie della fan teria. Da ultimo, rispeuo alla graduaz ione nell' intensilit de l fuoco, ossitt alla compo:::izione varia dei fa ltol'i delfa. medesima,. celerità. di tiro ed impiego della fo rza , mi sono attenuto alle prescrizioni del Regolamento d'èsercizi ed alle norme dell'appendice àJl'islruz ion.e prov·,visoria. llispetto quindi alla celerità di Liro, lrÒ conservato la ~ffadnazione .dei fuoco lento, due colpi al min L1to, al fuoco celere; cinque colpi ·al minuto, prescritta dal § 27 1 del Regolamei'lto d'esercizi . . Circa l' impiego aella forza, 1ittenenilom i in massima }i qiwnLo è consig~iato dal numero 44 B: dell'appendice citata, ho. stimato com~ · ,.J)ilare la. Labella piuttosto a scopo offeGsivo per la ragione che, t i. sòlto il problema col·\a difficoltil d'economizzare . le muni zioni, la
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tabella dovrà a maggior ragione servire per la difensiva., nel.la qua fo · le mun izioni ordinariamente non sono così limitale. Cosiccliè nella necessità, $pecial mente all e grandi disLanze, di ottenere effetti sen sibil i con poco cous.nmo in dividuale 'di mur1 izion i, ho dovuto ricor-rere talorn all' impiego cli repar ti maggio'ri di una compagnia; a ciò consigliandomi anche 1( considerazi one ch e l'jmpieg_o sim ultaneo di molta forza in un daLo Liro, esigendo un minor numero di spari, avrebbe aumentato l' intensiLà dell'effet.to; ossia prodouo le ,;lesse· ·perdi le in un lasso di tempo pìù breve. · Ciò premesso, 'ecco, ad esempio, co me venne compilala la Lavola. Si supponga di do ver fare un Liro in massa con una compagnia dellà. fo rza di 200 uomini ad una distanza valutala approssimativa-men Le di 600"'.
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Si coin incerit dal regi:,trare nelle colonn e di ciascun ber:;aglìo e · uelle caselle corrispondenti ai varì prodotti del numero dei colpi sparati al minuto per le diverse gradazioni_di forza i numeri dei punti colpili dati dalle serie comb inate della tabella 7\ s' intende. proporzionatàmente dimin uiti od :u;ml'\nlaLi in ragione del numero • dei c.olpi lanciati in ciascun Liro . Ottenuta così la serie completa degli effetti, per scartare i ti ri; , esagerati o poco efficaci e per graduare i tiri di sumciente effetto, , determinato' il coeTfìcien:è di perdila corri,,pondente a ciascun tiro,
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PER LA FUCILeRI:.\
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lo faccio pas~are, dirò così, ,pel yaglio dei Jimili di perdita 5 °/~; A ,9.,;. · 0.42 °/ 0 • Iri c1ue:,L'operazione di ·scarto e d i gra,. , , ....i v o, o 83 °/ I duazione si troverà che i tiri eliminabili so no:- contro il bersaglio in piedi, il tiro fatto con quattro plotoni e con 6inque ~olpi al minuto; perchè dà per coef!ìceote di perdita il 5,50¾;:conLro il bersaglio in ginocchjo , il Liro fatto con un ploron'e ~e due colpi soltanto, , perchè dà per coeffìc,ien l.'c di perdita il 0,30 °/o; contro il bersaglio a terra, i tiri falli con un piolo.ne so!Lanlo, poichè danno per coeflìcient.edi perdita O,H -¼,; 0/i:lil 0 / o; 0,35 ¼, e il tiro fouo con due plhLoni e due colpi sciHanlo, perchè dà per coefficiente di perdita. ·O,'.iri "/1) , . ·così pure si troverà che i tiri, i' quali raggiungono la media efficacia, sono, contro il bersaglio in piedi, il tiro fatto con due plotoni e due co l.pi; contro il bersa,glio in ginocchio, i tiri fatti con un ·plotone e cinqt1e colpi, con duèplotoni, e tre colpi, con _tre plotoni e due colpi·' contro il bersaolio a terra, i tiri fatti col) qtLaLt1.·o plotoni . t, . e tre c-olpi, con tre plotoni e cinque colpi . Degli altri effetLi -registrali, . quel li numericamente inferiori agii effeui medii ora detti, tenderanùo· verso l'effetto minimo; i superiori, verso J'e/Tetlo mas simo. Dall'a nalisi degli effeLti registrai.i nella tabella si rilevano i ·seguenti dati, che pel migli or uso della · ta,bellli converrà avere ben presenti : . ~ 1° a) Che quando si hanno dai H- ai 30 punti colpiti l'effeLLo producibile è minimo; . , b) Che in massima quando· si hanno dai 30 ai 45 punti colpiii .o poco più, gli effetti producibili seno medii; e) Che in .geo ere, quaod.o si hanno dai 4.5 a.i 180 punti colp i1 i; gli ~fTetLi produc ibili sono massimi. Giova. però considP>rare che, all' atto pratico, dopo varie· fasi di fooco ; gli effetti appena sufficienti sì sommeranno cogli effetti massimi, per produrre in totale l'effeno medio volut.0; il quale, come corollario della graduazione negli effetti ora detti, potrà essere rap0;
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• :saglfo di base, oompag,n i.a in linea del la forzà di 200 uomin'i; equivarrebbe a 5 uomini circa di perdita. · 2° Fatto con prove e riprove il còmputo delle perdite toktli inflitte in molti tiri, sia col sommare le perdite singole di ciascun t iro, sia· col!'applicùe le medie testè dedotte, si è ritrovata una regola speditiva e di sufficiente esattezza per convertire il complesso dei pnnti colpiti in varie fasi di fuoco in perdite pròbabili in guerra . . "Tale reg-o la consiste nel mo lt•plical'e.la somma dei punti colpiti per . del rapporto ' 5 •42 fra pe1\t1le ,1'· e punti• la costante O, 0o°5 ,- quoziente
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-colpiti corrispondenti all'effetLo medio ottenuto net complesso di . molti tiri. . Se si provano ed esaminano i risultati della tabel\a rispetto alla . ,condoua del fuoco, si deve rim~nere per.mRsi : a) Che non pote'ndosi alle gran(li distanze ottenere effetti. considerevoli con poca forza ; se non con g,:ande .spreco di munizioni, -sarà molto meglio a. queste distanze, qunnde sia il caso di far fuoco, impiegare maggior fo rza che fa/·e un tiro più celere di due colpi at .min·uLo; . , 6) Che potendosi alle distanze medie raggiungere considerevoli -effetti anche'con moderata. celerità nel tiro-tre colpi aJ ·m inuto sarà più util e non oltrepossa.re tale celerità, per conser'Vare una ·buona riservn. di cartuccie ·da consumarsi nella zq,na delle piccole ,distanze; nella qua.le sia per la necessi tà di riso!l ere nel più breve tempo possibile la crisi, sia per la difficoltà di spiegare sulla l,inea poligonale d'attacco, di raggio più risLre~ta, .una grande .superiorita di forze, occorrerà fare molto più fuoco che nelle zone precedenti. Cosicchè, se si dovesse si.are sem plicemenle alla progressione SLl accennata nella celerità di Liro, se ne potrebbe dedurre che la misura da usarsi nel consumo delle munizioni disponib il i in ciascuna zona dovrebbe crescere come la progressione 2, 3, 4. l\fa, pratic'amente, ·il consumo .delle munizioni dipenderà, non solo dalla celeri là nel Liro, ma anche dalla durala del fuoco in ogni sosta che notroalmente si potrà fare in ciascuna zona, indipen' dentemente, s'intende, dall e condi.,.ioni eccezionali del terreno e dalle varia,bi li del nemico., R iguardo alla prima còndizi,one, non è possibile · precisarla, anzi è foor di dubbio ·essere indispensabile '
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1H UNA TAVOLA DI TIRO
lasciarla interamente all'arbitrio di chi dirige il fuoco poichè egli solo può essere giudice ·su ll! enti Là dep'effetlo ch e gli è necessario produrre a un dato momento . Non è così rjguardo allasecOhda condizione sulla quale sino ad un certo punto si può discutere) non ·certo allo scppo di precisare una regc,la, ma per ricavarne una norma che possa praticamente impedirci di commettere un grosso. sbagl io. E per verità, rispetto al modo normale di regolare il fuoconell e ·varie zoo e, fissata a priori l'estensione di ciascuna zona, la· questione si riduce a risolvere sulla necessità di soffermarci a fare più o meno fuoco nell\i'na o nell'altra zona e sulla lqnghezza da percori·ersi normalmente negli sbalzi. Circa al primo punto, non v'è dubbio che, volendo agire offensivamen te, se nn risparm io dovrà farsi nelle munizioni, a preferenza. convenà farlo nei tiri alle grandi distanze . I quali nel!'offens iya saranno La!l,olL~t uti li per ottener.e risultati specia(i, ma non possono avere l'efùfacia 1iecessaria a scuotere l'avversario, se· questi, com'è naturale, saprà disporsi e mantenersi con ordini poco vulnerab ili. Cosicchè, è opinione mollo accreditala ormai, che nella zona delle grandi· distanze sia più pro.lìcuo per l'attaccante avanzare imperturbabi lmente, schermen~losi dai tiri ne~1ici, che soflermars i a rispondere ai medesimi; tan~o da O"innoere in prossimi tà della zona medi a, possibilmente senza fare 0 è> . fuoco . Tutl'al più, prima di entrare in questa zona, per aver tempo di disporre sulla condo t.la da tenersi nella medesima., sarà utile eh fare una sosta, e qui vi, per dar sfogo all' impaz ienza delle truppe ed imprimei·e loro più coraggio, Care esegui re dai reparti spiegati e più ordinati alcuni faochi a salve. Nella zona invece deHe medie e,piccole distan1.e, le quali sino alla linea dell'assalto misurano con~plessivamenLe circa 600m, il numero delle soste di fuoco dipender,'ì dalla lunghezza normale degli sbalzi . La quale, sarei d'avv iso, do. vesse, pe1· quanto possibile avvicinarsi ai '100m per la ragione che, facendoli più lunghi si' affaticano di soverchio le truppe e si conducono in poco tempo a far fooco troppo .sotlo alle linee anersarie, facendoli più brevi, si' rende più difficile la scelta di buoni appostamenti, meno esalta l'applicazione degli alzi, ed il fuoco, pei sussulli e per le corse frequenti , perde d'efO cacia. Cosicchè stando a} numero delle soste di fuoco che si dovrebbero fare normalmente in ~ queste ione, della lunghezza ciascuna di 300"', il consumo delle
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PER LA FUCILERIA
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munizioni potrebbe essere regolato secondo la progressione 1, 3, 4; la quale, composta coll 'altra, ricavata dalla celerità di tiro, darebbe come misura del consumo di munizioni da farsi normalmente nelle tre zone del fuoco di fucileria, i rapporti 2, 9, 15. Per conseguenza, se si prende per base la dotazione di guerra del nostro soldato , l'economia delle munizioni dovrebbe approssimativamente regolarsi in guisa da consumare da 6 ad 8 cartucce alle grandi distanze, 30 alle medie e 150 alle piccole distanze. Ho creduto di insistere sull'economia delle munizioni per la sua grande importanza; però è ovvio comprendere che il risparmio delle . cartucce non è la sola condizione per giudicare della convenienza di eseguire o no un dato tiro, e che bisognerà eziandio tener con to della situazione tattica del momento e dell"importanza dei bersagli che si espongono al tiro. Così se la situazione sarà temporeggiante o dimostrativa, potranno bastare celerità di tiro e forza tali da produrre effetti sufficienti o medì, se invece la situazione si paleserit critica o decisiva, occorreranno> anche indipendentemente dalla distanza, forza e celerità di tiro tali da produrre il massimo effetto. Come pure, presentandosi la necessità di oITendere in breve tempo un bersaglio molto vulnerabile o troppo dannoso, a qualunque distanza, converrà ottenere col maggior impiego possibi le dei fattori, forza e celerità cli tiro, il massimo prodotto; per infliggere a quel dato bersaglio le massime perdite nel minor tempo po~sibile. Se poi i reparti che fanno fuoco fossero in posizione difensiva, l'impiego della tabella sarebbe per essi ugualmente utile. Soltanto che, potendo la difesa disporre di un munizionamento maggiore a portata delle linee combattenti ed interessandole di trattenere l'attaccante, il più lontano possibile dalla pos izione da. essa occupala, i suoi reparti dovranno impiegare il fuoco senza troppo riguardo all'economia delle munizioni e quindi dovranno far uso più frequente sia dei tiri a gran distanza, sia del fuoco accelerato nelle zone superiori ai 400m; tanto più che per essi sarà faci le ottenere effetti adeguati , quando la difesa non abbia trascurato di misurare le distanze da quei punti pei quali l'attaccante sarà costretto a passare. Dopo ciò, prima di passare all'uso pratico della tabella, ci rimane da esamihare da chi e come normalmente dovrà essere consultata ANNO XXIX, VOL. J• .
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la tabella della condotta del fuoco. Certamente che la medesima, dovendo servire pei tiri in massa, sarà preferibilmente impiegata da chi nelle zone superiori ai 400m .. ha la direzione del fuoco. La quale, sintantochè è possibile, dovrà essere conservata dal comandante di battaglione: se pur si vuole che l'istrumento principale di vittoria, quarè l'impiego ordinato e pronto della forza, venga diretto da chi può far convergere . simultaneamente il fuoco di più unità combauenti verso l'obbiettivo prescelto. Ciò nonostante nei terreni molto impediti e coperti e quando, per l'accostarsi delle linee combattenti, si vengano distintamente ripartendo i bersagl i, la direzione dei tiri in massa dovrà necessariamente passare in gran parte ai comandanti di compagnia. Comunque sia, chi ha la direzione del fuoco , pèr usare utilmente detta tabella, dovrà: 4° Fissare un reparto - compagnia o plotone - cli direzione, che il comandante dovrà avere costantemente di mira per basare i suoi còmputi sugli effetti del fuoco e stllle munizioni disponibili , e sul quale i reparti laterali, dovranno, in difetto di ordini particolari, regola,;si per iniziar~ e cessare il fuoco e.per moderarne la celeri là. 2° Regolare il fuoco, tenendo conto degli effetti probabilmente prodotti per misurare approssimativamente gli effetti ancora necessari a prodursi. 3° Prima di lasciare un appostamento, valutare la distanza che,· separerà l'appostamento successivo dal nemico , ed assegnare i bersagli, far mettere i nuovi alzi e rinforzare, se occorre, la ca'tena. Forse a taluni sembrerà che tutte queste misure preventive non siano applicabili nel momento in cui la grandine dei proietti mette in orgasmo i combattenti. Però, dobbiamo essere persuasi che, se nelle guerre future non regoleremo l'economia e la potenza del fuoco colla massima ponderazione ed intensità, andremo anche noi incontro al danno toccato tante volte ai Tedeschi ed ai Russi nelle ultime guerre, di rinnovare due, tre volte gli attacchi non sufficientemente preparali col fuoco; col gran divario però che noi, per rinnovare gli attacchi stessi, difficilmente potremo far calcolo sulla preponderanza numerica che doveva infine assicurare a quegli ..eserciti la vittoria. Nel chiudere così questo mio studio, mi venne naturalmente il
3H
PER LA FUCILERIA
DI UNA TAVOLA DI TIRO
pensiero che molli dei miei lettori l'avrebbero forse accolto col dubbio sulla sua pratica uti lità. A queslv dubbio io non posso rispondere che dicendo: O signori, provino la tabella dapprima nella manovra sulla carta, indi in piazza d'armi e nelle esercitazioni tattiche; e se troveranno che essa li toglierà soventi d'imbarazzo nei quesiti varii sul fuoco, se ne servano , poichè io l'ho compilata con coscienza, altrimenti la buttino al fuoco . EFFET 'l'I contr o una catentl. ad lntervnlll nornu\11 (A).
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N . n . - Le cifre delle 3 tabelle non indicano perdite, ma punti colpiti. Le cifre sot(o Uneate indicano un elTeLto medio.
Per convertire il totale dei punti colpiti in una fase di fuoco di più minuti in perdite probabili in g11erra, bisogna moltiplicare il numero totale dei punti stessi per la costante 0,055. Con un tiro uniforme, ma di elfetto minimo, occorre ci rca un'ora di tempo ·per infliggere a ll'avvers,irio il 25 per cento di perdita, con un ti ro di effetto medio, per inlliggP.re la stessa perdita, occorre circa mezz'ora, con un tiro di effetto massimo, ha·· steranno 20 minnt.i al massimo per inlliggere la perdita anzidetta. !I-Una t ruppa che perde il qu:irto della sua forza in mezz'ora è st-0r icam enLe provato che essa é per parccclùe oro nell'impossibili tà di ri prendere il combattimento.
DI UNA TAVOLA DI TIRO PER I,A. FUCILERIA
El•'FETTI cont1•0 una com1>agnh1, in linea otl in catena fitta (D)•
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Sarà utile dimostrare con alcuni esempì . pratici l' applicazione della tabella alla condotta del fuoco.
3H,
PER LA FUCILERIA
DI l:NA TAVOLA DI TIRO
. 1° Quesito. - C~m'.nceremo da un caso normale: - Suppongas1 che una compagma mquadrata attaccante inizì con tre plotoni un fu?co ~ento a salve - _du: colpi al minuto - alla distanza ap_pross1mat1v~me?te val_utata d1 800 m., contro una compagnia jn caLena _fitta e m gmoc~h10 e lo continui per tre minuti; che poscia cessat~ 11 fuoco, avanzi a 600 m. circa, ed ivi, sempre con tre plotoni, apr~ un_fuoco a pause= tre colpi al 1ninuto - contro quella compagnia chsposta nello stesso modo e lo continui per 6 minuti · che_ infine avanzi ancora sin'oltre i 400.m. ed ivi con quattro pio~ tom apra un fuoco accelerato cli cinque colpi &l minuto contro la stessa compagnia, e lo continui per due minuti. · Se_ la compagnia at~accante non subisse alla sua volla perdite, gli eff~Lt1 da essa prodotlt sarebbero approssimativamente rappresentati come segue:
discende da una altura, e lo continua per un minuto, dopo che questa compagnia giunta a 500m., si sarà fermata per iniziare anch'essa il fuoco. Se la compagnia in difesa non subisse perdite, l'effetto dei suoi fuochi potrebbe essere rappres?ntato approssimativamente come segue:
ALZI
BEHSAGL I
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Compagnia in catena fitta in pied i
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EFFETTI
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-Totale
720 -
Per avere poi le perdite totali basterà, come si è detto fare il prodotto dei punti colpiti per la costante 0,055; prodotto' che in questo caso darebbe una perdita di circa 40 uomini. - Per ottenere tale effetto ogni soldato della compagnia avrebbe consumato 34 cartu_cce. Ma la. comp~gnia attaccante avrà anch' essa subìto un certo nun~:ro d1 pe:d1te. ~ Or bene, se le medesime si saranno prodotte n_ell 1~tessa m1s~ra, '.l complesso di quegli effetti sarà stato appross1_mat1vamente mferiore dt una quantità proporzionale al rapporto d~ 40: 200 = ·I /5 ; che è quanto dire che gli effetti prodotti in ragion~ ~ella progressiva diminuzione della forza, saranno stati di 32 uomm1 di perdita.soltanto . .i 2° Quesito. - Una compagnia in difesa apre a ,f 000 m. uoco con tro una com1rn~mia aEaccante che, st.e~•a 1·n catena fi11ta, _,
il
444,
Il prodotLo di questi punti colpiti per la costante 0,055, darebbe una perdita di 24 uomini. 3° Quesito . - Una mezza batteria da cent. 9, sta giungendo in posizione sopra un'altura. - Essa col suo traino pi'esenta un bersaglio in larghezza e profondità equivalente per lo m~mo ad una · compagnia in colonna. Due compagnie avversarie appostate a 11000 m. da quell'altura, aprono un fuoco accelerato 5 colpi al minuto, contro la mezza batteria, e lo continuano per due minuti. Gli effetti producibili da questo fuoco si potrebbero rappresentare appt'ossimativamente come segue: Alzi 1100-'I200
1 1
Punti colpiti
Perdite
uox2+2=MO 56oxo,oo5=30
Cosicchè la mezza. batteria, prima di avere i ,pezzi a posto potrebbe aver perduto la metà, circa, della sua forza. MASSA -
1'en. colonnello.
UN'ALTRA PAROLA INTORNO ALLA PROFILASSI , ECC.
UN'ALTRA PAROLA INTOI\NO ALLA
PROFILASSI DELLA TISI NELL'ESERCITO
(i)
L'abile competenza del professore Sormani, l'impressione che può avere fatto il suo articolo autorevole nell'animo dei lettori della Rivista _mi inducono a scrivere due parole intorno all'argomento e.osi interessante per l'igiene e per la salute dell'esercito . Tuttavia il lato scientifico, teoretico direi, non credo conveniente 4-gitarlo .... Sono questioni precoci. immature. Per chi non lo crede ciLerò le vivaci, quasi acri e personali, discussioni che, intorno al difficile argomento si agitano on1 appunto nel seno d'un eminente· consesso, l'Accademia di medicina di Parigi: non è ancora possibile vedere le cose colla fredda calma che la scienza richiede per riesci re a responsi sicuri, veramente utili e fecondi. La scoperta del Koch è troppo recente per la sua stessa somma importanza. Accettata da molti, è pure da molli egregi combattuta; quindi ancora non fu ammessa, almeno nelle sue ultime conse~ guenze, con quell'universale conse~so che si esigerebbe per darle l'assoluto carattere di indiscutibile verità. Non è nuovo chA simili scoperte, accolte con entusiasmo, siano cadute poi nell'oblio .... Il Gunby micrografo di vaglia, ·scopriva (f) V. l'articolo di G. SoRMANt J.,a pi·ofilassi (iella tisi nell'esercito, pubblicato nella.,. Riviata M'ilitcwe, dispensa di dicembre f8S3.
317
negli escreati dei tisici dei corpi granulosi speciali, caratteristici; il Pacini dimostran più tardi ch'erano i rimasugli del pane masticato e rimasto in bocca ai malati . Il Gunby s'era ingannato .... È tanto fac ile l'ingannarsi in simile ricerche! Certamente non sai:à così dei bacilli. Ma di bacilli, bacteri, micrococchi, microbii, ecc. se ne scopron tanti tultoclìl La risipola, le infez ioni tifoidi, le diverse gangrene, il croup, la difterite, l'infezione malarica, il colera, la sifilide, fino certe alterazioni valvolari del cuore, lìn'anco la carie dentale, avrebbero i loro speciali e specifici microbii. Anelando di questo paf>so come sperare di poterne con sicurezza indiscutibile rilevare i clifferenzia'Ii caratteri? Come trarne poi un proprio concetto curativo? Anche ammessa la esistenza dei microbii speciali, non si risolverà facilmente l'al tro lato della questione; se siano primari (il vero e proprio movente causale della malattia) o secondari (che solo tro"ino nel tessuto ammalato, ed anco solo, se vuolsi, ammalato in quella data forma, un opportuno1 terreno per vivere e proliferare). Per comprendere la questione si noti (beninteso per analogia), che se nei tessuti cadaverici ed in preda alla putrefazione trovano i vermi adatto nido, non sono però la causa della morte e neppure la causa primitiva della putrefazione: ne accelerano il decorso, coadiuvando il processo clist.rultivo, nulla più: Che i bacilli della tubercolosi possano essere inoculati neppure ciò prova tulto: i provocati processi morbosi parecchi egregi patologi reputano non tubercolosi in senso assoluto; osservano che molte delle specie animali adoperate pelle esperienze sono per loro stesse soggettissime alla tisi ; e che i fatti morbosi che Ii innesti provocano potrebbero essere il portato di pro-cessi embolici, ossivero pure di processi semplici iutìammatori suscitati in predisposti per condi· zioni ereditarie, nutritizie, ecc. alla tubercolosi: La questione non è dunque così semplice come può apparire ai profani, ed il farne fin d'ora base esclusiva di applicazioni pratiche, potrebbe essere non esatto, a rigore di scienza. Che il risultalo delle proposte e consigli indicati possa essel'e economicamente pregevole, sarà ... . ma non in tutti i sensi: ammessa contagiosa la tisi, non ne deriveranno allo Stato oneri spe-
318
UN'ALTRA PAROLA INTORNO ALLA PROFILASSI DELLA TISI .
ciali? Se fosse però vera essa contagiosità, bisognerebbe subirne le indeclinabili conseguenze. I dati statistici? Ma se si sommano le perdite (decessi, riforme, ritiri) le cifre dell'esercito germanico non sono allora molto di".erse da quelle degli eserciti francese ed italiano. È provato che nel militare la tisi produce le maggiori perdite proporzionali dai 20 ai .25 anni, nel civile dai 25 ai 30. Ciò pro- , verebbe vero il concetto che« te condlizioni della vita m,ilitare non « valgono adingenera1·e la tisi ma solo a fG!rla erompere precoce, « a farla decorrere precipitosa ». Dunque non è più possibile raffrontare i dati statistici militari e civili nello stesso periodo di età, bensì solo nelle età rispettivamente più soggette alle perdite più elevate. Sarà pur necessario nel còmputo della quota civile sottrarne tutti coloro che già furono militari, perchè pagarono già il più grave tributo. Le statistiche attuali non si prestano a simili calcoli, è vero; ma appunto perciò non si prestano ad esatte deduzioni. Anche certi modi di compilazione hanno la loro influenza. Gli inviati in lunga licenza di convalescenza sono compresi nella statistica medica dell' esercito germanico? Da noi sì; anzi, di più, gli individui non si contano (se la licenza è d'oltre 60 giorni) nelle giornate d'assegno, donde traesi la media della forza effetliva; mentre i decessi che tra essi accadono si contano nella medica statistica militare I D'altra parte, a profitto dei dati statistici, l'eliminare dalle file è fare della vera profilassi? · Si aveva 7 pel militare e 5 solo pel civile; ·avremo 5 pel militare e 7 pel civile. Totale IJ.2! L'atrio per i bacilli tubercolosi sono le vie aeree; l'aria però dai tisici espirata non ne contiene, e gli escreati , che li contengono, non si inspirano .... Di qui l'ingegnoso processo del disseccamento , polverizzazione, sublimazione; processo eh~, lo dice il Sormani, non è dimostmto ma è /'acile a concepfre. Ma è ·accettevole n~lle condizioni di pulizia dei nostri spedali? E ammissibile pelle caserme e spedali inglesi, ove le cure di pulizia sono sì esatte, minuziose, non inferiori di certo alle usale in qualsiasi altro paese? Eppure la t~ i fa nell'esercito inglese tante vittime, quante da noi almeno!
NELL' ESERCITO
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319
Le norme profilattiche sono, dal punto dell'eliminazione dei malati,' in Germania' favorite dalle condizioni territoriali di quell'eserci to. In Inghilterra checchè si faccia non si potrà mai altrettanto ottenere; e noi non lo potremo finchè non avremo quelli ordinamenti. Nella circolare del dipartimento sanitario germanico (311 luglio rn82) non si parla di bacilli, non di contagio; si usa la parola infezione che, come lo setticismo, non è, a rigore, propriamente la stessa cosa. Le norme di isolamento così semplici e facili cogli spedali a padiglioni isolati e colle baracche annessevi come s'usano in Germania, non sarebbero egualmente facili , od almeno compiute e sicure da noi, coi nostri spedali.... Affrettiamo coi voti la possibilità di attuarle in modo in~ppuntabile: oggi potrebbe essere anche meno opportuno per noi ciò che i tedeschi faranno con ver_o beneficio. D'altronde debbo ripeterlo, l'InghilLrrra fa altrettanto e non riesce ad identici risultati .... Vuol dire che vi debbono essere anche altre e potenti cause influenti, oltre quelle cl~i contagionisti indicate. Non ho risposto all'egregio professore; nò davvero: ho messo la alcune mie coÌiVinzioni, perchè i lettori della Riv,ista abbiano conoscenza delle idee disparate che sono ancora in voga intorno al difficile argomento .... e possano anche far qualche rafironto. Ad una formale proposta del Sonnani credo però doveroso il rispondere nella liiv·ista: Er,~ (i vede la necessità di modificare e radicalmente gli . articoli, relativi alla tubercolosi, degli elenchi, B e C, che determinano le malattie motivanti l'inabilitii militare. La vera radicale innovazione sarebbe abolire gli elenchi e lasciare al medico oaiudizio intera la libertà delle decisioni, colla sola - limitazione della buona scelta. Non è facile ad attnarsi sì radicale mi·sura nei paesi a reclutamento obbli gatorio; ed ancora, mentre è il solo vincolo imposto ai medici inglesi, la tisi (debbo ripeterlo) è nell'esercito inglese tanto frequente, quanto da noi :almeno .... . Dunque neppur la più rigorosa scelta basta a tutto! È vero poi che, anche nei limi ti degl i elenchi B e C, manchi al medico militare il mezzo di escludere e di elùnina1·e pro1itamente come il Sormani vorrebbe·?
320
UN' ALTilA PAROLil INTORNO ALLA PROFILASSI, ECC.
I diversi commi degli articoli 63 (B) e 62 (C) si completano reciprocamente, ed il senso e la portata loro compièsi poi ·esattamente dalle indicazioni dei relativi articoli 6 1 e 60 ... Sapendone usare, lo creda il professore Sormani, si può far tutto quanto la. ciroolare germanica prescrive. Essa circolare però, come dissi, non data che dal luglio ,J 882: non sono adunque ad essa ascrivibili i risultati inscritti nelle statistiche già pubblicate. 1
D. F.
RASSEGNA TECNOLOGICA LE CORAZZE E LE FORTIFICAZIONI CORAZZATE
BAROFF[O
Colonnello medico ispettore. Prime corazzature. - Potenza perforante degli antichi e dei nuovi cannoni. - Applicazione della corazzatura ai forti di mare e di ten-a. - Corazze di ferro. - Es perienze inglesi sulla corazzatura a sandwich. - Corazze d'acciaio e corazze composi te. - Esperienze - Forma e natura dei proietti perforanti. - Corazzature di ghisa indurita. - Esperienze del generale Cavalli, prussiane, fraocesi, di Krupp. - Impiego delle tre specie di corazze. - Tipi dei forti corazzati in uso. - Leggi sulla penetrazione dei proietti nelle corazze.
..
J.Vihil snb solé novi l, sarebbe il caso di esclamare anche a proposito delle fortificazioni corazzate, ornai divenute studio prediletto e preoccupazione continua degli ingegneri miliiari, di fronte alla potenza ognor crescente dell'artiglieria. Neppure gli antichi infatti avevano creduto di poter far senza delle armature metalliche; Demetrio nel quarto seco lo avanti l'era presente impiegava all'assedio di Rodi una balleria galleggiante corazzata con piastre di bronzo, ed Egesippo, vescovo di Roma, nel secondo secolo dell'éra nostra racconta nella Gum·1·a cle,qli Ebrei che i muri di Gerusalemme erano rivestiti di piastre di ferro e di bronzo. La lotta che ancora ferve fra il cannone e la corazza ebbe però principio dall'applicazione che si fe' della polvere nel getto dei proietti, la quale determinò gli ingegneri militari a fornire di maggior resistenza alcune parli delle fortificazioni . Ancora prima della spedizione di Carlo VIII in Italia, durante la quale ebbe campo di mostrarsi la potenza dell'artiglieria di bronzo e dei proietti di ghisa sostituiti a quelli di pietra, i difensori delle piazze forti munirono ·
RASSEGNA TECNOLOGICA
di piastre di ferro i capannati e Luigi XI risolse in precedènza il problema che pose più tardi il di lui figlio Carlo VIII colla sua artiglieria perfezionata, facendo costruire nel suo castello di Plessisles-Tours quattro caponìere o casamatte blindate, capaci di 40 archibugieri, per la difesa del fossato. Da allora l'impiego del ferro nelle fortificazioni venne più volle raccomandato ed in special modo da Gustavo Adolfo, da Virgin, da d'Arçon , da Paixhans, da Prévost di Verno'is e finalmente dall'italiano Cavalli. Dal momento in cui il proietto abbandona l'anima del cannone, incontra la resistenza dell'aria, per vincere la quale, perde alquanto della sua forza viva, e più ne perde quanto più è lungo il suo tragitto; se poi il proietto urtando contro la corazza si deforma o sì • rompe, un'altra parte della sua forza viva va dispersa per effetto di quella deformazione; e tende quindi, o a penetrare, o a ritornare sulla primitiva direzione. Nel primo caso le parli della corazza che circondano il punto colpito sono soggetle ad una commozione paragonabile a quella prndotta da un sasso lanciato sulla superficie tran quilla d'uno specchio d'acqua; e se questa commozione è tale da vincere alTatto o parzialmente la coesione delle molecole, le distorsioni, le fen diture, i danni d'ogni specie prodotti nella corazza rappresentano una parte della forza viva assol'bita. Se quindi nel tiro contro una corazza si potessero valutare tutte le porzioni di forza viva necessarie a produrre i diversi effetLi accennati, la loro somma eguaglierebbe esattamente la forza viva posseduta dal proietto all'uscire dell'anima; per cui conoscendo questa forza viva ·. si può, fino ad un certo punto, osservando i vari effetti prodotti, dedurre la quantità di forza viva occorrente ad ognuno di essi e vedere le leggi che li governano, d'onde con certezza argomentare della potenza delle bocche da fuoco in relazione dei vari' tipi di corazze e della loro disposi2.ione . . Il primo passo a farsi per questa ricerca è di stabilire il punto di partenza che determinò e rese necessaria l'introduzione della coràzza, il quale approssimativamepte può venir fissato ali'epoca in cui i cannoni con un proietto pesante 30 kg. circa acquistarono la potenza di 150 a 300 dinamodi; dal qual periodo, che segna l'introduzione delle corazze di ferro, si giunse gradatamente a!l'auuale, in cui con un proietto di 900 kg. sì ottiene una potenza di oltre 10000 di°Q'$t-
323
LE CORAZZE E LE FORTIFICAZIONI CORAZZATE
modi, vale a dire una potenza 30 volte maggiore di quella d~ll'artiglieria di 40 anni addietro . · Tale superiorità si accentua e cresce rapidamente perché il proietto moderno nel suo tragitto perde assai meno che non il proietto antico della sua forza viva, come apparisce dal seguente specchietto:
CAN N ONI
,_
Per cento dì forza viva perdut.i nel tragitto di lf!.7
2.,0
I
550
-
, ,,oo
metri 1 metri metri 1 metn Da. 68 libbre (carica •16 libbre) . Da "5 pollici (carica 100 libbre . Armstrong da polU O¼ (carica 2.50 libb. ). Armstrong da ·100 T. (carica HO libbre) .
3,8
30,5
48,,i
·1,8
16,0
2.9 '2. 38,1
0,6
5,,i.
10,7
'.2.0,,i.
3,6
7,0
H,O
0,3
68,4
I A motivo di queste difrrerenze nella forza viva perduta, quella che possiede ancora il proietto lanciato dal cannone da 100 tonnellate a 1 1100 métri di distanza non è più 30, ma bensì 83 volte maggiore di quella posseduta dal proietto di 68 libbre, il più grosso che anticamente sì lanciasse; e qualora si paragoni il proietto sferico di .Hi pollici coll'ogivale di ilO 1/4, entrambi del medesimo peso , si scorge che se il secondo uscendo dalla bocca possiede una fo t·za viva clel 57 per 0/ 0 più grande del primo, a H 00 metri, questa forza diventa il 00 volte maggiore. Quando il proietto colpisce la corazza, la parte di energia che esso perde nel deformarsi o nel rompersi dipende essenzialmente dalla qualità del metallo impiegato. Il primo a stabilire la relativa bontà dei tre metalli in uso, la ghisa, il ferro e l'acciaio, fu Fairbain, il cui nome, associato a tante scientifiche investigazioni, sarebbe stato una garanzia della esattezza dei risultati e delle conclusioni da lui fin dal 1862 presentate, anche se queste non avessero avuto in seguito una piena conferma. Le conclusioni che il Fairbain trasse da numerose esperienze furono: che la ghisa è inferiore al ferro fucinato ed ali 'acciaio, in quanto 1
.,
.
•
•
RASSEGNA TE~OLOOICA
agli 2 6 elfel.Li l ~ dinamici, in ragione di circa 1 a 3 per· l'"cc· '" · ia1·0 e· d'1 .,A a ' pe err~; .e che nel fo rare una corazza un proieUo di ghisa perde ~el rompersi il 66 per cento della sua potenza, mentre uno di ferro 11 H per cento col deformarsi . ' Basteranno due esempi per fare un confronto tra< la pe1·d'1tn. d.1 fo · b' d rza vn:a su Ila a e1ue proietti lanciati con due bocche da fuo co molto diverse, rappresentanti due epoche a 0o-rande distanza l'una dall'altra. < Un proietto ~i ghisa di 68 libbre lanciato contro una pia,rtra grossa ~m . ,J.'1 circa, alla di stanza di 550 metri, partendo con una forza ~1va d~ 445 dinarnodi circa, per e[etlo del tragitto nell'aria', ne perdeva il 48,~ pe1: cento e, della rimasta ne perdeva il 66 per c~nto col rompersi, cos1cchè dei primi tivi 445 dinamodi non 0rt(iene nmanov~no che 79 da utilizzare contro la piastra. ' Il proietto d'acciaio di •120 libbre, lanciato col cannone Arms_trong, con una ~orza viva alla bocca di 468 dinamodi, arriva in-v.ece su l .bers~gl ,o posto .alla stessa distanza con 415 clinamodi, e siccome il ?ro1elto non s1 rompe, tutta questa energia serve a vince~e la resisten~a della corazza; per cui la forza viva alla bocca che nei due. cannom era nel rapporto di ,t "... 1 , 0 i.:v, a ov i·i.:o metri·' starebbe invece suppergiù come 1 a 5 ,1/2 . ~a f~rza viva id~le ~roduce sulla corazza due effetti distinti; una pa1 te di quella è imp_1~gata nell'attraversare la corazza. e l'altra n~llo sconquassarla, c10 che produce un effetlo penet?·ante ed un e~e~to con~un_dente. Que~ti due effetti' che appariscon~ dopo ~olll. c~lpo i~s1emo confusi, non sono eguali ed è in facoltà del1artigli~re d1 aumentare uno a. scapito dell'altro, modificando conv~n ,entemente la forma e la materia del nroietto non ch e la sua. velo?'.Là.; come è d'altron~e ~os~ibi le al costruttore della piastra di f~r:1., e a questa la propneta di resistere più all'effetto della penet1 a,. wne che a quello contiindente o viceversa. Ecco il conflil:Lo fra la potem:a del cannone da una, par , ··te o Ia . -. res1ste~za ctell~ corazza dnll'al tra, e la ragione dello lunr1he cont1:overs1e fra gl'. artiglieri e i fabbricanti di piastre; ecco i·origine ~1 du~/c:~le ~iv~rse, l'una che vuole imprimere a piccoli proietti • eeloc1ta • · 0 rnndL I' ssime per concentrare in breve spaz 1·0 Ja massima ~e'. gt~, e .a.1tr~ che ".noie meglio colpire le piastre con grossissimi. p1 o1ett1formt1 di velocità moderate.
LE CORAZZE 'E LE FORTIFICAZIONI CORAZZATE
.. I
.I. I
l
325
Queste clue scuole avevano evidentemente perduto di vista lo scopo precipuo , cioè la più efficace distribuzione della forza viva del proietto . Ed invero, ammesso pure che colla maggiore forza di penetrazione si ouenga energia residua màggiore, è certo però che molla cli questa energia si perde, cosi per la poca capaci là e la poca massa del proietto, come per il camb iamento di direzione che su.bisce durante la penetrazione, mentre invece con un proietto contundente si può preparare ai colpi successivi la via ai risultati dipendenti in gran parte dal calibro. D'altro lato i pa rtigiani del solo· effetto contundente, oltrepassando la giusta misura, attribuirono soverchia importanza ad una parte sola dell'effello totale, per cui riescì facile ai fabbricanti di fornire piastre colle proprietà necessarie per opporvisi. Cosi i fo rti di Charleston, armati con columbiadi di I O pollici capaci di un grandissimo effello contundente, furono impotenti contro l'attacco dì un solo monitor, ancorcbè ìn tre ore di combattimento esso venisse colpilo una sessantina di volte; ed alle piastl'e di fe rro fucinato furono sostituite ben presto quelle di acciaio e quelle miste d'acciaio e di ferro. Nel ·18,U il generale Paixhan, che pochi anni prima aveva introdotto nell'artiglieria l'uso dei proietti cni. raccomandiwa l'applicazione delle piastre alle navi per difendersi dagl i effetti micidiali di quei proietti ebenchè il suo progelLo venisse respinto dal governo francese, un anno dopo esso era preso in considerazione agl i StatiUniti e nel 4855 , essendosi l'idea del Paixban fatta strada, la prima squadra corazzata anglo-francese riceveva a Kinbnrn il battesimo del fuoco. Da questo punto prese le mosse il grandissimo sviluppo della col'azzatura applicata alle navi, estesosi poscia alle fortifi cazioni marittime e pe1· ultimo anche a quelle terrestri . Se per queste ultime, obbliaate solo a resistere all'allacco di artiglierie di medi o ca' li bro, o . . alla cresciuta efficacia dei proietti potè essere opposta dapprinc1p10 vantaggiosamente una grossezza maggiore clei parapetti di ten a, cli muratura, di granito, di calcestrnzzo, per quelle invece da costa che dovevano difendersi dall'attacco dell'artiglieria navale cli grosso calibro, la protezione o[er'ta da quei materiali non fu più sufficiente a meno di aumentare eccessivamente quella grossezza rendendo così. e troppo estese le fortificazioni e quindi i bersagli presi 2l ANNO 'X.XIX, \'OL. (.
I
\
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RASSEGNA TECNOLOG ICA
di mrra, ed estremamente difrìcile la posi.azione delle hocche da fuoco dietro di esse, motivo per cui le corazze metalliche cominciarono ad esservi introdotte. Seoonchè anch e I.' artigl ier'ià di medio caìibro aumentò i.n potenza e gl'ingegneri mil itari ebbero a preoccupars i ben presto dei nuovi effetti distruttori nelle terre e nel le mu!'ature d'ogni specie. Cresciuta d'altra parLe rimpor1anza ed il bisogno delle fortifì cazioni, mo! te opere do,,ettero fo rnirsi della massima resistenza e la corazzatura prese piede anch e nei forti di terra. Non seguiremo passo passo il rapido o progressivo cammino fatto dalla corazza, nè quello relativo del cannone, siccome comporle- • rebbe uno studio completo della questione, e ci li mitererbo ad accennare le esperienze più salienti che ebbero lu ogo nei vari Stati e che fnrono come i pun ti di partenza di successivi perfezionamenlì. E siccome per la scarsa giustezza di tiro dei cannoni lisci e la perdila grandissima di velocità dei loro proieui per tragitti brevissimi, la corazzalura non ebbe in qnel periodo grande irn,por tanza, cosi pl'endererno le mosse dall'epoca successiva in cui, ammesso in servizio il cannone rigato, questo cominciò a sviluppare la sua grande poteuza.
In Inghilterra nel 1858 fu impiegato il primo cannone rigato contro una co razza da nave, cioè un cannone Whitworth di 68 libbre ad anima esagonale dei calibro di circa 113 cm. che tirò contro una piastra di fern) grossa 1O cm. assicurata al fian co della nave Alf1·edo, dalla di:Hanza di 400 m. Il primo colpo fu fatto con proietto di gh isa, lllngo 32 cm. il qual e fece snlla piastra un'impronta profonda poco più di cm . 2, 5; un ser,ondo proietto di ferro fu cinato poco più lungo dì 29 cm . forò invece neLtHmente la corazza e il fìn11co della. nave. Fu pure in Inghilterra: nel .1860 che s'impiegò il pri_mo cannone rigato in un esperimento di tiro cont1'0 una co·razza per 11n fo rte di terra. Il cnnnone era quello Armslrong l'igato e dei due proieui lanciali, uno pesava 80 libbre ed ern di ferro fucinato a testa piatta, l'altro 40 li9bre ed era di ghisa; il primo fu direuo contro uno scudo per cannoniera grosso 25 cm. e il sP.condo conLt'o uno scndo per cannonieragro.sso'20 cm ., assicurali entl'ambi contro una muratura frontale. . t. Nel 1861 esperienze comparative furono istituite per esaminare 1
LE CORAZ7.F. E LE FOfll'IFICAZlONl CORAZZA TE
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il modo mio]iore di fissare le corazze, se cioè ·conveni va appoggi~rl~
a materiai{'- elastici come legname, sughero,. cautchou~, stra~i d1
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filo ecc oppure ri oidi e resisLenti, come gbrsa e gramLo . Fu1ono 1 '.men~~ sperimen7ate corazze di lamiere d1 ferro sovrapposte e parr · · e da, r·, bacl·rli e nel ,1862 un ,. arosso scudo. da casa ' , matta tenute 10siem di ferro laminai.o snidale· una sali· altra C(IS t·t I li'tto cl""· dt1e piastre , .. ' .con d. . i. f1.iczo d·1ede otLimi risultati. I più potenti ca nnorn ptomuo . · r1gat1 T i quell'epoca ci-ano: il cannone da 28 cm: 1.anc1a~te un proiello cr indrico di circa. 1g;O kg. colla velocità rn1Z1nle d1 ,mo m, e ~uello Whitworth da ,130 lihbre, aven le un calibro di '18 cm. :Ad essi sue- . cedette poco tempo dopo il can none da 23 tonnellate d1 ~4 cm. ~ancianLe un proietto di 280 kg. che forava le corazze eh maggiore grossezza . d· _ Nel ·I 865 furono costruite a Shrehunne~s due casa~atte . t mu. ratura colle cannoniere proteLle da scudi d1 forro e coi. mur'. ~ventl i 50 , in parlo di pietra e 10 •parte dr later1z1. la crrosseiza. d.t rn · fJ:, nU deul i scudi era formato da nno strato d1 corazze grosse cenno n . . . ,. Q". I' lt. timetri 8, 50appoggia Leaduncuscinod1 legno grosso cm . tJ:, ...,;), a r,o da uua sola lastra di ferro grossa cm . 34. La. cas~rnat.La, dopo essei e dall::i medesima con unI° cannone t t.,I CO llauda1·1e con un tiro eseuuito Sa n d da 9.3 tonnellaLe ed un altro da -1'.2 , fu pre.;;a come bersag _10 a un~ da.18 ' da 20, da 23 e da 25 cm., all· e· distanze l ,a.( ena d't cannoni ,, Il l di t "40 900 metri, adoperando proietti di gh isaed'acc1a10 co a es .a il · ·fe : era nIlo_emrs ei 1ca e colla testa ooivale. Dopo 33 colpi la casamatta l' · <ì2 6 dotta in modo da non essere più abitabil e; .dopo :- , LI CUI. su . be, o ancora d ·1 mu1·0 frontale era distruLlo, ma gli scudi avreb SCll O, I · 86 ] .f I presentato qualche protezione. ~I la~oro to~a le degli co p1 .u ca : colato in 62,000 dino.rnodi, dei quali ,1/4 crrca dovette essei~ as sorbì to dagf i scudi. ' .. . : . . Oneste nolevoli esperienze servirono a stab1l1re ~ cr1~rr che,_gmda1;00 in serruilo l'ln ghillerra nella costruzione de, forti che difendono le sue ~oste èd i suoi po1'1.i, pei quali f.u da~a all e Co.razze. una grossezza tale da Pole,. resistere . almeno al .tiro dr cannorn equ1pollenti a quellt di cui essi stes~1 era~o armati. . . . Fra le moli.e . esperienze rngles1 sono da c1ta1 s1 p1,1re quell.e che condussero all'adozione dei proietLi di ghisa indur ìLa proposti dal~ l'allora capitano Palliser e della fo rma ogivale data alla Lesta de1 ,. I
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bE CORAtJZE E LE FOI\'f!FTCAZlONI CORAZZi\TE
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,cevuti, rappresentanti un lavoro totale di 28,000 dinarnodi circa, dimostrò di avere ancora sufficiente resistenza per il tiro di cannoni anche più potenl i di quelli che erano stati impiegati pe1· le esperienze del 1868. Aconferma del modo eccellente di comportarsi del le corazze so.vrapposte cil~remo finalmente il tiro eseguito nel 11872con un cannone da. 35 tonne_llute (30 cm .) contro un bersaglio corazzato con parecchie pia.slre sovrapposte fino a raggiungere la grossezza di 43 cm .; il quale anestò il pro ietto Palliser di ghisa indurì ta.
HASSEGNA 'l'EC:NOLOG.ICA
proietLi. Da quell'epoca in poi i proietti di ghisa indurita furono impiegati q1:1asi esclusivamente dall'ar·tiglieria inglese clie ancora. li mantiene in servizio, è determinarono . l'aumento della grossezza delle corazze di ferro . In conseguenza della cresciuta efficacià debl'artiglieria, e di fronte alla impossibilità di ottenere piastre di con. siderevole grossezza, ebbe principìo allora la lolla fra coloro i quali, basitndosi ·sopra considerazioni puramente teoriche, sostenevano essere una piastra so li da d' una data grossezza due volte più resistente di due piastre sovrapposte aventi nna grossezza metà della prima, e col'Oro che sostenevano la perfetta opportuni tà di rinfor- • zare le difese dei forti e$istenti col sovrapporre alle piastre loro· altre piastre di ferro . Le esperienze fatte a più riprese in In,rhila, . terra dal 1867 al 1871 diedero ragiorie a questi ultimi , ta.lchè fu possibile, senza grave spesa, aumentare la resisteriza dei fo1'Li già costruiti seguendo i I metodo delle corazzature a sandwich. Basti rammentare i risultali di alcune di esse. In una, col cannone da 80 tonnellate fu lanciato il proietto di ghisa indurita contro due corazze posce a qualche intervallo urnt da!L:i ltra. la frontale grossa ·,111 cm. e quella posteriore grossa 21:> centimentri, e il pro ietto, che aveva una forza di penetrazione rn.gguagliata a 50 cm ., si ruppe nell'attraversare Ja prima corazza. In un'altra il proietto lanciato col canoone da 35 tonnellate contro una parete di granito grossa 45 cm ., prolella sul davanti a breve inie!'. vallo da. una pia:stra grossa. 11 cm ., perdette tanta fo rza viva nell'attraversare la pia.stra, che non penetrò nel muro che di un solo ·oentimetro. Nel 11868 poi queste esperienze ebbero un largo sviluppo e percbè fossero cohvincenti fu- costruito un bersaglio apposito rappresentante uno dei forti corazzali di Plymouth impiegando pel tiro cannoni di gran poLeoza, cioè: il cannone da 30 cm. di 25tonnellate, il cannone da 25 centimetri da ,18 lonnellate ed il cannone ~odmap da 38 cm. Dopo ayer ricevuti 37 colpi a 180 m. cl.i distanza, il forte, benché rimanesse molto danneggiato, pure fu ri·tenuto ancora suscettibi le di ulteriore resistenza. Le esperienze che susseguirono a breve intervallo di tempo non sono degne di speciale n1'ensione, mentre invece sono meritevoli di essere ricordate quelle intraprese a Schoeburiness nel '1870 sopi\ ·uno scudo di casarnalla di. 3,60 X .2;40 il quale dopo 17 colpiri-
Al!e · piastre di cornzzaturn di solo ferro succedettero quelle di acciaio, ma la superiorità di q.uesto m~tallo n<?n fu dimostrata che nel 1876, nell'occasione cioè in cui furono fatte alla Spezia le memorabili esperienze che conclussero alla sostituzione dell'acciaio al ferro . . Al 11857 risalgono le prime provo su piastre di acciaio e sopra quell~ di accia io e di ferro, una all'altra sovrapposte. In qu ell'anno le autorità milital'Ì inglesi avevano in vitato i fab. I bricanti nazionali a presentare piastre composto di ferro e di acciaio per essere sottoposlP. a prove comparative di tiro , le qual i durarono fino al ,186,J, e servirono a istituire un confronto fra qnelledi ferro, con altre di ferro ricoperte di una piastra d'acciaio, e con piastre formate di due strati cli fer ro con in lei-posta una piastra d'acciaio. Anche in Francia studi e prove identiche si succedetl.ero, alle quali ,concorsero i prodotti presentati dai m.igl iori fabbeicanli d'allora, ,Krupp, Petin e Gaudet e le officine di Bochum; ma tutte queste sperienze dimostrarono la. soverchia fragilità del!' acciaio e confermarono l'opinione che il ferro fosse il migliormek'lllo da impie'garsi nella costruzione delle co11azze. Esse non riescirono però senza frutti, nè furono definitiv~, giacchè dall'esame mi.nulo dei ~risultati vi'fu chi trasse argomento a perseverare nella via intrapresa e Bes·semer, il famoso metalluegistn., si ostinò nel credere alla possibilità cli 01.tenere una buona corazza mediante l'intima unione sulle supel'lìcie di contatto di due.lastre d'acciaio e di ferro, fuse successivamente una sul l'altra. Fu questa. la prima idea delle corazze così dette composite, che ,oggidì sembra abbiano conquistato lasupreinazia, idea. che in marz(}
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LE CORAZZE E LE FORTIF!CAZ10Nl CORAZZA TE
llA.SS1!:GNA TECNOLOGICA
del ,t 863 el'a già concretata e messa in pratica con una. piastra gl'ossa 1,J cm. (7 11/2 di ferro e 3 11/2 d'acciaio) la quale però sottoposta a Schoeburiness al Liro d'un cannone Armst.rong da 40 libbre, al primo colpo si spezzò in due. Nel 1864 sperienze russe fatte co n cannoni di vario cali~ro e proietti di diversi mela Ili riescirono esse pure sfavorevoli all 'impiego dell'acciaio, couie sfavorevoli furono quelle falle nel 1866 in Inghilterra sopra corazze composite grosse 118 cm., fabbricate dalla easa Cammei. Inlanlo la metallurgia dell'acciaio faceva rapidi progressi e la co· slituzione mol lecolnre e chimica di questo metallo veniva attentamente studiata . Armst.rong fin dal 1874- osservava che la temprn • nell'olio dava all'acciaio una tenacità grnnd issima, ferme rimanendo tutte le allre sue.eccellenti qualità; ma questa scoperta che oggi è fonte di tanti progressi nella fabbricazione delle artiglieri e di grosso calibro, applicata a qnolla delle corazze non si dimostrò da principio egualmente rnnlaggiosa, per cui l'opinione che il ferro fucinato fos se il migliore metallo da impiegarsi per le corazze riprendeva più forti e vigol'oso radici, che solo le esperienze dell a Spezia del 1876 e quelle successive del ,I 879 valsero a sradicare. Beo cinquanta Ciorazze d'acciaio di specie diverse erano state sottoposte alle prove di Liro, s·enza riesci re a conclusioni favorevoli, alcune si erano subito rolte od eraoostale profondamente fessurale, altre avevano fallo sperar bene ai primi colpi e si erano poscia nei successivi dimostrate cattive, ma alla fine la vi noria rima$e alle corazze d'acciaio. Ora la lott~ è aperta fra queste e le corazze comP,Osite, e mentre nelle esperienze di Spezia del 11882 la superiorità è rimasta a. quelle tutte d'aCiciaio, nelle esperienze di Ochta in Russia, le prirne ripresero il sopravvento . Il riferire le esperienze che furono fatte in questi ultimi 4 anni sull e une e sulle altre a Ga.nes a Schoeburiness, in Russia, e in Olanda ci condurrebbe troppo lungi, per cui ci basti, per finire, di ci ~are alcuni tiri n1gguardevolissimi eseguiti non ha molto a Schoeburiness contro bersagli di varia natura col cannone da 80 tonnellate ali~ distanz:t di 480m. Il proietto di ghisa indurita pesnnte chilogrammi 765 lanciato da questo cannone con una velocità di !-76m a.vfobbe potuto for::u:e una corazza di ferro, grossa 66 coi. Lanciato
. I 30 cm appocraiata ·nvece contro una corazza compos1taf(rossa so o ., M lpo . . , f . ·la mentre un co oli-io muro di granito, non nesci a Olat , a d un S l d' f ,, , e90cro. o•lnuna, identico laneiato contro due piastre. i eri o gt oss ,.. . te al\; stesso . 1 . . da tifi cuscino di ,1:'l cm . d1 legno e appoggia . d1v1se ·ò . d1B·metnne ro non solo le forò nettamente, ma penelt anco1 ~ . mu ' , I diretLo contro il muro. senza . . , l: 1 50 muro retrostan~e; e un te1zo co po . • to di crramto g1 osso me 11 , , . l e di sorta e composto di uno s 1ia ,., . p1as r 4 . Lri e di un secondo strato di uno .;trato di calcestruzzo grosso . me . o • . a. . e . . I 50 ollrepassò il ,1 slralo d1 n l anrto di aran1to gros~o metri ' ' ' d arete di tul~o lo strato di calcestruzz() e, urtando contro la secon a p, . d ·o· 3 metri a destrn entro il calcestruzzo stesso. granito, evi
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•• mo ora a dire qualche parola sull'azione dei proietti di ~h isa ,eorn , . . "'' 1·r ,, econtroleco razze indurita e cli accraw contro le cotazie e r e110 composite o di accia io . a· r " n d. crb. indurita nel colpire una corazza I e11 o co . Il protei.lo I n isa . · ò dimostrato orande velocità., quasi sempre s1 rompe, ,~1a s_,ccome . tiene an~he poco esso perde del~a fo~1,a v(va _onde e arnmato, cos1 . huon posto fra t vari proietti. . ·o solo quelli Whit.worth hanno finora recoia ~n . . a· Dei pro1ett1 , accu11 , . . . . bi" o . t· \che volta all'urto contro corazze di ferro nel L11 o o iqu SIS 1to qua ' · · 1· 23 Cl"' . , : •· · :.:.()Qm e nn pr01CtlO Cl u., d'ac' a 30'> con veloc,ta s11pe1 ,011 a1 v . . lanciato tre volte successivamente 1 · co1npi·es· ~·o allo stato '. 'IO I1qu la forò ' netto tutte 1e vo lte:.·cnza romc1·::uo contro una corazza d.I· cm. , . . f · Lo e temperato ersi Un altro proietto di 20 crn., d'accww _uc1na LO cm P · . · . a. d1 ferro nrossa Il' • nell'olio colpì e rimase lllfillo m una corazz, n I ·1.· d. circa, senza cleformarsi minimamente, pure avendo la ve oc1a i -.:1
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700 metri . . h . , ttenere dal! ' , .,mp1eao . de1· p1,Ole · tt·J d'acciaio Il vao1agg10 c e 51 puo O • . n · t d O di avero , a· ,·mo ' pen:hè conservandosi essi. tnLen anc ,e op . e ncrran ISS I , e · ·iempire d.1 sostanze esp!OSIV0 · oltrepassata la corazza, s1 possono I . n'opera di . . e entro una nave o ID u per tal modo recare la dislrt1z1on . , Il" be .fi . ne dopo di averne attraversate le d,fose meta ic ' fOr tI CaZIO . · · · d" ah·sa in. che non potrà mai ottenersi coi _ pro1elt1 i i• vaolaggto i:;
du~~;~a.rdo alla forma della testa, quella a punta è la più favorevole-
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IIASSEGN.-1. TECNOLOGICA
LE. CO~AZZE E LE FORTIFICAZIONI COR·AZZATE
quando si tratta di un tiro diretto contro una piastra di qualunque genere, mentr.~, da alcuEi esperimenti fatti non ha guari in Danimarca, un proietto presentato da Krupp. con la testa. leo-aermente c~n~ava_ died~ ~el tiro o_bliquo risultati sensibilmente più f;vorevoli d1 quelli avut1s1 col proietto a punta ogi vale. . Ci rimane finalmente a parlare delle corazzature di ghisa indunta proposte da Griison e che salirono in questi anni a tanta riputazione. Al generale Cavalli devesi, come tante altre utilissime invenzioni messe in pratica assai più tardi, di aver richiamata l'attenzione degli artiglieri sui vantaggi che si poteva trarre dalla ghisa per difen- • dersi dell'artiglieria rigal.a,e fino dal 'I845 eo!i eseo-uiva a Torino una prova di tiro contro un· vecchio cannone d: 24 di ghisa per dimostrare la resistenza di tale metallo e la convenienza di utilizzare bocche da fuoco di modello abolito_per corazzare le pareti frontali delle casa.malte. Se i mezzi di cui potevano disporre le scarse finanze del piccolo Piemonte, fossero stati maggiori, l'idea dei Cavalli coltivata mercè la costanza dell'animo e la. potenza dea'intelleLto avrebbe forse condotto l'artiglieria piemontese a, trovare nell'impiego della ghisa quell'utilità che solo molti anui dopo e da alt.ri venne sfruttata. È questione non ben definita se l'invenzione della ahisa indurita per la fabbricazione dei proietti debbasi a Williàm P~lliser ovvero a_Gri.ison; egli è ce~'to però c.he appena fu costatata la buona qualità dt ~uesto metallo, ti secondo pensò di applicarlo pure alla fabbricaz~one d~lle corazze partendo dal principio che per µrrestare un pr91etto di grande calibro an imato da una considerevole velocità non conveniva già, come si supponeva in generale, di localizzare ' il lavoro on?e era suscettibile, ma bensì di paralizzarlo, il che doveva potersi ottenere: '1 ° col1'1nduri re la superficie della còrazza allo scopo di reagire sul proietto e mandarlo in frantumi prima di penetrare; 2° coll'incurvare la superficie dell a corazza in modo che questa avesse da ricevere una parte sola del lavoro -del proietto. Co-noscendo egli per esperimenti anteriori, che non si poteva dotare la.corazza di una grande durez"a, senza contemporanente aumentarne \
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la fragilità, scels'e u~a ghisa molto tenace e ad un -tempo duttile ed a questa applicò il procedimento della te'.npra per una certa profondità. La curvatura poi, facile a darsi alla. corazza durante la stessa fusione, oltre di anmentarne1la resist;;nza per semplice effetto della forma della superficie esposta all'urlo, favoriva la disposizione molecolare del metallo durante quella specie di cristallizzazione che accompagna il passaggio- dallo stato liquidò allo stato solido e pel::metteva poi, mediante un adattamento speciale delle sue . ~art,, di da!'e ali' opera corazzata una consistenza ancora, sufficiente dopo eh~ la corazza fosse stala spezzata per l'urto dei colpi success1v1. . Le torri Gri.ison, ·infatti, sono costruite in modo che per la loro. forma elittica le diverse parti che le compongono· sono tenute insieme pel so l~ loro peso, il che esclude l'impiego di caviglie o perni, · come è il caso delle corazze piane. Gli studi per l'applicazione della, ghisa indurit,a. alla co'.·azza_~ura delle fortificazioni furono iniziati nel ,1865 e nel 1867 11 Gruson esponeva alla moslra di Parigi i~ modello di un ricovero e quello di una casamatta di ghisa indurita, mentre nello ste_sso anno_ eseguiva per proprio con to esperimenti di ti_ro, :110 dec1de1,ano Il governo prussiano ad incomincia~·e una sene dt pr?ve che dal ,1868 sì protrassero al 11874, e misero in luce i vantaggi della corazzatura 1 Griison. · II metallo che vien designato col nome di ghisa indurita n?n è ,altro che ghisa semplice temprata e indurita per mezz_o della fus10ne in pretella, ossia per il getto entro una forma :°-etall1ca. Per ~otere però riunire in una medesima ·massa met11L1ca_ tutte le diverse qualità éhe si esigono per le corazze e di cui al~,uu: (come _la durezza e la-tenacità) sono quasi inconciliabili, è rnd1spensa bile di comporre questa massa con una miscela di due quali_tà diverse di ghisa, una grigia e l'altra bianca, che hanno proprietà molto diverse. . Non ~ perfettamente conosciuta la proporzione della miscela nnpiegata dal Gri.ison per_ottenere l~ ?his~ ~artico_lare at~a al~i~_co~ struzione de<•l i scudi, però da anal1s1 chimiche dt a_lcuni sa1,,c)1 s1 potè arguire"che essa è formata. di due qualità finissime di gh isa ot-
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LE CORAZZE E LE FORTlFlCA7.IONl CORAZZATE
RASSEGNA TECNOLOGICA
tenute al carbon di legno (,1j; e la frattura di un pezzo di corazza ntosLr-ò per ,114' dP!lasua grossezza un colore bianco quasi d'acciaio ~he si mutava gradata'.nente in bianco triiité, per terminare quindi H~ w·:g10 brun_ o. Fra 1 due strati di ghisa temperata e di ghisa ordinaria. non esiste ona linea di demarcazione ben definita e la grana di entrambi è così fina e compaLla come quella dell' acciaio comp~esso all_o slat?. liquido e, r.ome questo, priva di qualunque ~oll ic1na. Tali q~a~ 1ta so_no dovute al rigoroso e diligente metodo 1mp1egato nel~a fu~1on:, ti che si pnò dire costiLuisca quasi l'unico segreto della tabbr1cazt0ne. L~ R~ssia. co_nLemppraneamente alla Germania volle appl icare al le for 1.t lìcaz1om le corazzature di ghisa indurita e nei 187 1 si ebbe notizia di risulta i di tiri eseguiti contro una corazza di tal metallo pesan~e 50 1'. e ·~abbricata tt Perm . Questa corazza aveva una grossezza in centro d1 30 cm. che andava diminuendo fino a 30 verso le esLr~mità ~d era indivrita per "'1 cm. cfrca Quantu nque per difetto_ di fondila essa mostrasse sulla superficie temprata numerose ~en~1Lure, alcunf' d_ell~ qual i profoùde da 7 ad 8 cm., pure i ,1o pro1en1 del _cannone _l1sc10 da 60 libbre e i 117 dél cannone rigalo da 2_2 cm. 10 parte s1 ruppero conLro di essa, e in parle ribalzarono, s,cchè anche rido,ua_in pe~zi, si ~imos1rò capace di paralizzare per un certo tempo I azione di quelle bocche da fuoco . . Degli esperimenti prussiani meritano speci,Ìle mensione quelli del ,.1873, nel qual anno fu soLtoposta a mo lli tiri concen trici una cupola Grlison completa per due cannoni Krupp da 115 cm . compa1
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(1) I,a ghisa llianc~ impiegata dal Griison è ricca cli man":rnese e di ca1·bon·o cbe com" è I. . o ' .· ." s,. e 1,m,camento combinato col ~erro, .mentre nella grigi~ il 5~ perI cento' S1 t10va se~phcement~ mesc?l,,_to col metallo. mcco il risultato. di una analisi fatta · dallo Scbneictcr sopra I fl1gg1 di due qualità di g hisa impiegate a Blicbau:
s.;,
Ghisa
gri gia
Ferro . . . . . . . . . . . . C&rbonio combinato chimicamente •r mescolato . . . . . . "anganese . . . . . SiUcio . . . . . . . . . . . !osfo,ro . . . . . : : : olfo . . . . . . . ' . . Elementi non. determin41,)ili .
I
: , 3,20
I
04,M 1,50 l.,80 i ,i5 0,53
.
0,28 0,06
Totalo
:100,00
'
I
0,07
Ghisa bi,rnca Oll,i{> 3,20
·tracce 4,32
~ I
rativamente ad una torre girevole di tipo inglese con corazza di ferro, montate entrambi sul medesimo tamburro e solo differenti in ciò, che la Gri.ison era protetta int.orno alla sua base da una cintura di piasLre di ghisa indurita (avancorazza) ri coperta da uno strato di · calcestruzzo. Per questi sperimenti era stato imµiegato un cannone da 45 Krupp alla distanza di 360 metri con tutte le spe<}ie di proietti di cui fa uso quel cannone. . Il rapporto di questi sperimenti redatto dal mi\ggiore prussiaffO Kuster contieQ.eJra !'altre le seguen Li notizie: · Le piastre frontali formanti le aperLL1re delle cannoniere, ricevet tero 55 proteLti ,, dei quali il 66 per 0 (o di ghisa indurita; l'ava.ncorazza fu colpila 23 vol te e '19 con proietto di gh isa. indurii.a. II cielo della cupola, sul quale si era diretto un li ro areato. col mortaio rigato da 28 cm, fu sfondato da 2 proi eLLi di 200 l~g. lanciati dalla distanza di '1475m con 30° 'di elevazione. Le granate ordinarie non lasciarono nessuna impronta sulle piastre frontali, mentre le palle di ghisa indurita produsseroimpronle con fessure, le une concenthche, le altre radiaii più o mend appariscenti secondo la Citrica impi'ègat,1 e determin::i.rono alcune spaccature, le quali per effetti di colpi successivi si allargarono ed approfondi.rono, finchè la piastrn fu ridotta. in pézzi dopo esserne stata anche sfaldata in diversi pnnLi la superficie indurita. ìn definitiYa, sebbene le auLorit.à miil . ilari prussiane giudicassero , le cupole Gruson capaci di una resistenza sufficiente contro i tiri delle artigl ierie d'assed·io, pure, sic.come quella sperimentala si era dimostrata in fer iore alla torre del tipo inglese, esse proposero di , ripetere le prove sopra corazze di maggiore grossezza e di Lracciato alquanto diverso. Il signor Gri.iso,n presenLava quindi poco tempo dòpo un nuovo modello di cL1pola per 2 citnnoni da ,f 5 pesante 95 tonnellate cost.ituitada4'. piastre perimeLriche per le cannoniere e di una pia.stra di tetto; quelle grosse 55 cm. questa '17 ceni:. Partendo dalla supposizione che in 30 giorni di ~1.ssedio, la cupola poteva essere colpi La da ,1000 a 11500 volt.e,. e che perciò la quar ta parLe çlella sua superficie esterna doven resistere almeno a 200, colpi del cannone da 115 alla distanza di 11•100 m. circa, fu stabi lilo ' di sottoporla a tale prova, dopo la quale si sarebbe a.~soggettat.a ad un tìro ·col ca.Qnone cerchiato, da '17 cm. /
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JIASSEGNA TECNOWG ICA
. La torre _dopo 2~8 ~olpi, 1·appresentanti una pot.enza comptessiva c~1_62H O dinamod1, sr mostrò anco ra capace di resistere ad altri ll_n ond~ fu ammessa come tipo per le fortificazioni corazzate. La r piastra d1 tetto però dopo aver l'icevuti 5 colpi in arca ta dal mortai? cl~ ~8 c1~. ~i spezzò come quella precedente e fu prop,osto ·quindi d1 S0$t1ru1rln con una p;astra di ferro laminalo. ~el . 187 1. alcuni parziali sperimenti ~i tiro co ntro corazze di ghisa 1udurita furono pure inlrapresi in Ital ia, e conti nuati poi nel 188·1 e nel ·I ~83,. sempre tuttavia su cosi piccola scala da non poterne trarre s1cur1 prognostici sulla resistenza, sebbene si riconoscesse soddisfacente la bo1Ìlit intrinseca del metallo l'indurimento e la costituzione molecolnre della superficie tempra(a . A Gfrvre, in Francia, negli anni ·1877-78 al tre sperienze furon o folte_Sll_cora7:ze_ del tipo. Griison fabbri ca le in paese, cd a quanto ne_nf~ris_ce t_Air!e-M~mo11·e d'artitle1·ie i danni falli da proietti og1 val 1.~1 ~h 1:-a_indurita e d3: quelli cilindrici di acciaio procedettero ~Il mc,'.ca m modo iden tico a quelli pl'odouisi nelle esperienze p~·uss1ane citate sopra, salvo che il più rapido sconnettersi delle piastre pel' e/Te'.lo d~lle numerose fenditul'e mani fes tatesi pl'Obabilmen~e. pe~- una 111_fer1ore qualità nella ghisa e nelle dimension i 0 dispos1z1?n1del le p1a_s1.re, d~Le~·minò anche il franamento più sollecito, verso I esterno, de, pezzi d1 coraua. ~el le esperienze di Gàvre fu. l'Ono solto~os~e al Liro direuo del cannone da ,f 6 cm. ed a, quello areato dell o_b,ce da 22 du e forme distinte di opere corazzate; cioè ~na t_orre ~,1revole cd una cas_amatta. Qu.esta, costituila per pezzi . 1solat1 ?a~;) cn1., era formata 111 parle di mul'atura, in parte dicora1.ze_d1ghisa tempra.La ed era protetta da un'avancorazza; il cielo ne era r1c~perto ~on un gro::so strato di calcestrnzzo e di terra, e la cannon1 ~r:i. ch11~sa da una saracinesca scorrevole verticalmente pel' mezz? d1_appos1to congegn~ onde mascherare il cannone qnando non laceva fuoco. La Lorre girevole, pure per cannoni da ,15 cm., e:a analog~ n~lla forma a quella Griison ed ern costituita da 5 piastre penfer1che grosse JO cm., di una piastra circolare di tetto grossa 20 ~m . e presen.~ava due aperture o cannoniere praticate in due delle piastre frontali; la base della torre era protetta da un'a: ·vancorazza anulare di ghisa indurita ricoperta di c,ilcestruzzo . Contro la casamatta furono lanciati da 4000 m. .1,14, proietti obi un._
LE CORA ZZE E LE FORTIFICAZIONI CORAZZATE
ghi da 116, dei quali 4-0 colpirono la piastra frontale; ,17 lo spallo, 3'·, in filarono la cannon iera, e8 ne urtarono gli orli. Dopo questo tiro la casamaua era sconquassala, o il cielo ne era sfondalo per effello· di sole 5 grhnate da 22 pesanti 79 kg. e 112 lanciale con angoLl di 40° dalla distanza di 5200 m. Contro la torre girevole furono lan-· ciali da rnoo m. 208 proietti da 116 di ghisa indurita; di questi , 46 colpirono e danneg~iarono gravemente la piastra da canno niera, 76 colpirono la piastra di rovescio e vi produssero una breccia, mentre soli 37 proietti cilindJi ci d'acciaio vi aprirono una larga breccia. In un esperimento fallo a Meppen nel 1879 per cura del signor Krupp e in Leso a mono mare la fiducia nella corazzatura cli ghisa indurita, una piastra frontale, senza cannoni era, grossa io centro 625 mm. fu ballula da un cannone da 15 all a distanza di 150 111. con 7 colpi, di cui 3 a palla di ghisa indurita pesante kg, 4-0,8, e gli altri a palla d'acciaio tempralo di kg. 4-0,7 an ima.ti al momento dell'ul'Lo da una velocità di 380 m. ci rea epperciò a.venti una potenza di 300 clinamodi. Gli effetti di q11esti colpi , ospecialmenlecon proietti d'acciaio, non furono molto di versi da quelli ottenutisi nelle esperienze prussiane; però le sfa ldature della superficie indurita furono più numerose e più profonde per cui alcuni no vollero trarre la conseguenza che dopo quei tiri la piastra non al'l'ebbe più ulleriormenle 1·osistito. Dopo il •1879 molli e sensibili perfezionamenti furono introdotti . nella fabbricazio ne dei pro ietti d'acciaio, nella potenza clei cannoni ed in quella specialmen te dei mortai r iga ti e da allora pochi ful'ono gli esperimenti di Liro fat! i con tro le corazze Grtison allo scopo di di mostrareseh loro resislenza era.essa.pure sali la alt 'altezza raggi onta dalla potenza delle nuove arliglierio. Nel ·1882 una pi astra di .f.5 cm ., appal'lenenle ad una. torre per cannoni da 112 fu cimentalét al Liro d'un cannone cla45 conpl'Oielto d'acciaio dotato dalla maggior potenza d'urlo ragguagliata fra i 350 e i 370 dina modi. Questa prova però per l'insufficiente numero dei colpi (·18) e per la deficiente qual iLà dei pi·oieLLi non potè essere ritenuttt come bastevole, e qu ella rocenLissima (ououre ;1883) fatta con una piastra fronlale per torre corazzata destinala a contenere clne cannoni da cm. 30,5, coslruila pel governo Neerlandese non fli 1
..
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LE COllA.ZZE E LE FORTIFICAZIONt CORAZZATE
RASSEG~A TECNOLOGlCÀ.
molto '.avòre_vole. È vero che essa presentava alcune fenditure venute d1 fond 1ta e che malgrado ciò fu sottoposta al tiro del cannone da cm 30,_5 ILrngo 25 r.alibri con un proietto d'acciaio pesante kg. ~4.:> an1.ma1'.o al momenLodell 'urto da445m. di velocità, ma l'-essers1 · d . essa · ·sfasciata al 4° co lpo lascia dubbio se l'impieao del la 1,o-J11·Sa 10 ur'.ta sia, convelliente a resi:;tere al Liro delle potenti artialierie 0 naval1. V
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Ora che abbiamo accennato alle principali esperienze eseo-uite sulle corazze di ferro, di acciaio. compositi'\ e di ahisa indu rit: sarebbe utile di vedere quali fra esse dovrebbero p~eferirsi nelle·f~rt ifi cazioni . Ma i ris11ltali fino ra avnti bastano essi a determinare un criterio definit ivo: o piuttosto non sqoo sorgente di nuovi dubhi sulla bonlà compuat1va dell e corazze d'acciaio e delle corazze di o-h isa induri ta? Se da· una pa rt.e I· b uo n1· r1su · ·1 lati parziali alle prove1, di Tegel e di ~ agdeb nrg, le buone proprietà della ghisa induriLa e il suo relativo poco costo hanno permesso di e.ostruire fortificazioni dove la murat'.,11.'a è quasi lo talmente èsclusa, se per la natura di questo met~llo s1 e potuto dare alle parti esposte al tiro una curvatura speciale che ne accresce la re"ii-tenza e che non è possibile dare all e corazze d'acciaio, se la gh i,;a temprata si presta mii-abilmente sotto l'asp_etto finanzia~io e te_c~ico per fo1,tificazioni su vasta scala in quei p_a~s1 dove non e poss1bile la fabbricazione delle corazze d' acc1a10 o delle corazze miste; e se difeui di fondila, come fenditure, c~ver~e, ecc. p~ssono, fino ad_un certo punto, non essere pregiudizievoli alla resistenza delle piastre, d'altra parte ali ultimi espe : _ . d. . "' u menti I tiro con bocche da fuo co rnol to potenti farebbero ri"tenere poco opportuno l'impiego de11a ghisa per le forLificazioni soaaeue a! tiro delle artiglieri_e di gran pote.nza. qi.mli sono quelle per difesa delle coste e de, porti , è saggio consiglio forse il limitarlo ai forti terrestri, contro i qual i non verrebbero a mettersi in batteria che bocche a fuoco dj medio calibro in condizioni anche molto sfavorevoli l'ispelto a quelle della dife~a. . Come -saranno quindi· !_e corazzature dei forti di mare?
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A questa domanda non è faci le la risposta; però è uti le contrapporvi una osservazione suggerita dagli effetti del cannone inglese da 80 'f. contro una corazza composiLa grossa solo 30 cm . appoggiata ad un muro di granito e dai risultati del le ultime esperiPnze di Spezia sulle corazze Schneider d'acciaio e sul le corazze di Cammei e .Brown di acciaio e ferro. Se si potrà raggiungere per mezzo di una superficie di acciaio durissimo una re:iisLenza anche rnag-giore di quella 6fferta nel le ultime esperienze al tiro del più polente cannone; se il gra~dissirno rinforzo di una grossa fodera di ferro inLimamenLe legala e fusa colla piastra an_teriore d'aceiaio, vel'r-à avva· Jor&.ta coll'appoggiare la fodera ad un muro cli granilo mollo soli do, siccome farebbe credere l'esperimento sopracitato fatto olLirirnmente in In r,ohi Iterra' e se si vuol tenere conto della superiori Là a.r:qnistata . dall'itcciaio WitworLh compresso allo stato liquid9 per durezza ed omogenejtà su tutti quelli finora provati , sembrerebbe non foor di luogo lo sperare che combinando le buone quali tà del!' acciaio 'Witworth con una perfetta lamindzione della piastra compos iLa, si ppssa con questa ottenere una resistenza superiore a quella di q1ialunq1ie alt1·a corazza ed avere così alla mano un materiale perfetta.mente sicuro per r ivestire le parti esposte al tiro del-lefonificaz ioni maritLime. Il minor costo, la più facile fabbricazione e la buona resistenza eontro i proietti hmciati d~ill e_boccbe da fuoco di medio cali bro pO'sseduta dagli scudi di ghi:;a temprata, verre bbero utilizzali invece nella costruzione dei forti terrestri pei qnali occorre uno svilu ppo di supel'ficie corazzata considerevole e specialmente per i forti di sbarramento .
Facciamo ora una rassegna delle l'tJrme date ai forti corazzati; quali furono, adottati e costruiti in alcuni' Stati e dividiamol i per maggiore ch iarezza in due categorie: categoria ingle;;e, costituita da piastre di ferro, di acciaio e composite; categoria Griison di ghisà indut~ta. I 1:ipi dei for ti corazzati inglesi possono essere ridotti a quattro: 4° Semplici casa.matte di muratura protette da scudi di ferrò,;
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RASSEGNA TECNO LOGICA
.2° CasamatLe di muratura protette da scudi di ferro con cannoni su piattaforme girevoli; 3·· Batterie tuLte di ferro senza muratura; 4° Torri girevoli . Eccettuate le torri girevoli, gli altri fort i hanno, secondo la locali Là, uno oppure due ordini di fuochi; la corazzatura è fatta di piastre sovrapposte una all'altra con intervalli riempiti di legna,mi, di calcestruzzo, o meglio di conglomerato di ferro . Secondo il colonnello Inglis un tal sistema di corazzatura è vantaggioso: perchè offre una cer ta elasticità per l'interposizione dei cuscini di legno od altro material e; perché l'appoggio che uno strato . di lastr~ dà al • precedente é molto efficace lasciando libero sfogo al rigonfiamento prodotto nella piastra anteriore per il passaggio del proietto, pere.tè la minore grossezza delle piastre è garanzia i;naggiore per la loro buona qualità; e finalmente perchè le unioni di piastra con piastra possono alternarsi nei vari strati. I forti di Acktecornbe e di Ga1Tison point sono del.primo tipo ed .hanno due ordini di fuochi. I muri frontali sono protelti da _3 piastre da 1O pollici contenuti entro una robusta armatura di piastre e di ferri ad (l.ngolo, la quale vien fissata sulla muratura con bolloni, pezzi a coda di rondi ne, ecc. A St. Elena, Portsmouth, ,~!alta e Gibiltet·ra i forti sono costituiti da ballerie a piattaforma gi revole sul tipo N. .2. Ciascun cannone può far fuoco da due cannoniere e lo si trasporta dall' una all'altra colla piaLtaforma girevole. In questi forti la corazzatura è rinforzata mediante cuscini frapposti all e piastre tutto in giro alle can- , noni ere ed è sostenula fra le cannoniere da pilastri-cassoni di ferro ripieni di cemento; la corazzatura è sostituita da 3 piastre di 6 pollici o da due piastre da 9 pollici. Le batterie di Ho1·se-sancl e No Ma1i Land nella rada di Spithead ·sono tutte di fe rro e la loro corazzatura è sostenuta da pilastri-cassoni ripieni di cemento, da sbarre di (erro verticali che dal pavimento inferiore vanno fino al Letto ed il cui piede è incastrato in una larga piastra sagomata ad arco che corre tutto in giro al forte, :fissata nella fondazione; due altre piastre sagomate allo stesso modo sostengono q!}este sbarre, una all'altezza del piano superiore e l'al-
LE
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CORAZZE E LE FORT-IFiCAZIONI CORAZZATE
tra all'àltezza del tetto . Questi for_ti sono costrutti in modo da po'ervi. aàO'iungere superiormente delle torri girevoli armatEl con due ~ è)è) • • 11 · cannoni . I forti di Spithead possono ricevere ognuno 5 torri, qu.e 1 di Spitbank e di Plymoiith due. . La torre eretta a Dover, che rappresenta il 4° tipo, è formata da una corazza composta di 3 ordini di piastre da 7 pollici con frapposti due ordini di piastre di 2 pollici. Il suo diametro esterno è di 37 piedi, l'altezza_della muratura di 9 piedi; è armata con 2 Cf.m.noni da 80 collocati a 22 piedi sul pelo d'acqua i quali possono sparare con angolo di 7° e di - 2°. Lo spalto che le èirconda è ricòperto con piastre grosse, dove 3 dove o pollici. La torre pesa 460 T non armata ed armata 895; poggia 'sopra numerosi curri d'acciaio che rotolano sopra un' ampia e solida rotaia pure d'acciaio e la sua armatura centrale costrutta di ferro fucinato è rinforzata da uno grosso cilindro d'acciaio Be~semer poggiante sopra un massiccio di ghisa. Un rocchetto disposto sopra nn asse verticale che gira entro· un cuscinetto assicurato all' i rmatura comunica il movimento circolare alla torre mediante una macchina a vapore cli 300 cavalli. Una seconda macchina a vapore di 30 :cavalli serve- per, muovere e caricare le due1 bocche da fuoco. Le caldaie e tutLi i meccanismi di movimento sono disposti nella parte più bassa della torre, 30 piedi al di sol to c1elle bocche da fuoco ed un sistema di tubi acustici da seanali melle in comunicazione le diverse località. ò Il signor Grtison colksue corazze di ghisa lemprata a fo rte curvatura ha proposto tre tipi diversi di forti, rispondente ognuno a condizioni speciali d'impiego ( 1).
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(:lJ Dai lavori osegt1iti e da quelli -in commessa all'officina del _sig. ~rù~on s! può arguire che attualmente in Europa ru applicato il corazzamento d1 gh ,sa mdm1ta. al segueutc numero di boccl1e da fuoco: In Gernllinia .
In .Austria. , In Belgio • In Olanda In Italia.
16 cannoni da :15 cm. ,, da 28 • » da 21 .,,
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LE CORAZZE E LE FORTIFICAZlON I CORAZZATE
RASSEGNA TECNOLOGIGA
Peso d ella Gros3ezza Sottoro massi1n.1. coraz1..t\ tora Dimensioni · .Cmnone .\ dr tiro e dolio delle J>rincipali instal\nto dol cannoni piastre altre parti de o casamatte nelle casamatte di ghisa
1° Scudi seniplù;i da adallarsi ai pezzi montati sopra affusti da
costa ordinari, per proteggerli, meglio che gli spalleggiamenti di terra, dall'affetto dei tiri. . ' Questi scudi non fanno che sostituire il parapetto e sono privi di cannoniere. Essi possono però avere, lateralmente alla volata del pezzo, un'altezza maggiore pel' defil are i serventi ed essere collocati uno accanto all'alLro in modo da costituire una batteria com;:;:ata scope?'ta. 2° Batterie coranate coperte, consistenti in casa.mal.te tutte di ghisa formate da tro specie di piastre aventi forma e dimensioni diverse; quelle da cannoniere o frontali, quelle laterali o d'appoggio , · e quelle da copertura . La piastra frontale è composta di due o tre parti, cioè una superiore for mata di due piastre eguali, incurvate, comprendenti la cannoniera, una inferiore detta del perno, perchè in essa viene ad impernarsi appunto l'affusto della bocca da fuoco e ricoperta esternambnte da un muro di granito o di calcestruzzo. ·Le piastre laterali compiono l'uffi cio di cunei di contrasto per il collegimento e la stabi lità di quelle frontali , e servono altresì da pilastri pel sostegno delle piastre di copertura, le quali banno esternamente una doppia curvatura poco sensibile e presentano l'aspetto di una volta a vela molto depressa. Queste piastre si appoggiano posteriormente sopra pilastri di muratura o colonne di gh isa, contro le· quali si addossano le casamatte della balleria. In general e una batteria corazzata Griison ha l'aspetto di una galleria contenente J?a\·ecchie bocche da fuo co una accanto all'altra a giusto intervallo addossata ad una serie di casamatta colle quali comunica per mezzo di larghe aperture. I magazzini sono disposti sotto ai pezzi e comunicano con questi per mezzo di scalet.le a chi0cciola o .di elevatori. Ecco akuni fra i dati essenziali intorno alle corazzature per casamatte finora costruite o in allestimento nelle officine Griison (·1):
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Sono di costruzione più semplice delle . cam-no di tiro Presentano esternab tt . e servono a macrcr,ore . t' • a eri~ f~rma di una c~iotta elissoidale costi tuita da un certo _nu~ ::~~\tpiastre simmet11icamente ripartite _intorn~ all'as~e t~oli~~~ ll'allra senza l'aerai.unta di altre parli, mediante c10. 1 s u~a a . b . ento ~l~lle loro superficie cli contatto. Il cielo è co·pltce com aciam d' t .- da due piastre semi-anulari e da una f t ilo nelle· crran I orn, . . . . .s I u ' r dalla calotta· in quelle d1. d1menswrn rmpiastra formante t1 ver ice ' , Jiori da una piastra sola. ·.. li 30 Cupo l e gu evo .
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Parte 2', anno l.883.
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RASSEGNA TECNOLOGICA
La fondazione di queste torri ha generalmente l'aspetto d'un pozzo a parete interna cilindrica di varia profondità ed è di muratura o di pietra da taglio. Concentricamente alla bocca del pozz(} sta una rotaia circolare d'acciaio duro solidamente incastrata nella muratura e su di essa poggiano i curri della torre e sui cm:ri un tamburro cilindrico che sostiene la cupola. Ques!o tamburro si compone di due basi di grossa lamiera d'acciaio c,Jllegate insieme da forti travi verticali; sulla base superiore si appoggiano le piastre di corazzature, la base inferiore appoggia, per mezzo di una suola, sopra i curri il cui numero è regolato in modo che ciascuno abbia da sopportare un peso non maggiore di 40 T. · La torre gira mercé un motore ovvero a braccia, per mezzo di una dentiera collocata internamente al tamburro, cui è trasme~sa l'azione del motore con appositi ingranaggi. La velocità di rotazione delle torri è elemento precipuo per la rapidità del fuoco e dà modo altr.esì di sottrarre i cannoni, dopo ogni tiro, alla vista ed al tiro del nemico. Questa velocità può raggi ungere un giro intero per ogn; minuto e 1 J~. Il numero delle piastre ·costituenti la cupola è determinato d.alla massa occorrente ad ogni piastra perché sostenga vantaggiosamente l'urto del tiro. Così nelle torri per cannoni da Hl le piastre sono 5, del peso di 14.. T circa ciascuna ed una di essa porta le due cannoniere; nelle più grosse torri il rumero delle piastre può salire a 1 O, Hl ed anche più, ed il peso cli ciascuna a 50 e fino a 80 T. Allo scopo di riparare dal tiro Ùtamburro e le costruzioni interne della torre queste vengono protette da una cintura concentrica formata da piastre di ghisa indurita erette su basamenti di ghisa reggentesi l'una contro l'a1tra·per reciproco contrasto. Questa che vien chiamata avanco1·azza è ricoperta per un tratt-0 anulare da uno spalto, di pietra da taglio o di calcestruzzo, e il tratto prossimo alla torre è quasi orizzontale e scoperto per favorire il rimbalzo dei proietti. Tra l'o!'lo dell'avancorazza e la superficie cilindrica della torre, .corre un vano di pochi centimetri . Ecco alcuni dati riferentisi alle torri allestite od in commessa presso lo stabilimento Grtison per conto di vari Stati (l ):
m.Giornal.e d'Artiglitria e Cento.
- Parte 2•, anno 1883.
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LE CORAZZE E ' tE 'FORTIFICAZIONI CORAZZATE
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·Questi brevi cenni sulle coraziature sarebbero troppo incompleti se non si facesse menzione delle leggi che governano l'azione distruttiva dei pr;ietti contro le coraz?e. Queste leggi dipendono da duè condizioni ben distinte: ,1° Dalla resistenza della corazza, delerminala dalla qualità del metallo di cui è formata, dalla natura del çuscino sulla quale si a.pe dalla distribuzione e resistenza dei perni che ve la tratpoor,ia ee tengono; '.:f Dalla natura del proietto, dalla sua forlÙa, dal suo peso e ,dalla forza viva onde è animato. Per quanto accurate ·e numerose sieno state le e·sperienze di tiro per determinare con dati positivi la resistenza delle varie specie di .corazze che abbiamo passato in rassegna, pure questi dati sono di per se stessi insufficienti senza la conoscenza dell'intima struttura mollecolare dèile corazze, struttura che varia non ,;o Iamen te secondo 41metallo ma eziandio secondo il metodo di fabbricazione che svi,luppa una o l'altra. delle qualità essenziali che le corazze devono
34:1 LE CORAZZE E LE: FORT1F1CUI0M CORAZZA'TE
346
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RASSEGNA TECNOLOGICA
Jfossedere. È quindi necessario, per ch i voglia formarsi una chiara idea della questione, di conoscere non :-olo il semplice significato della terminologia metallurgica, ma di entrare più intimamente a studiare gli effeui che possono avere sulla costituzione mo\lec;olare delle corazze i metodi impi egati per fabbricarle, sieno esse di feiTo fucinato, d'acciaio, composite o di ghisa Lemp1'ata, e il modo quindi. col quale si ottengono gli acciai Krupp, Whitworth, Sch neider, di Terre-Noire. Queste indagini lunghe e minute non sono evidentemente compatibili collo scopo di questa ,Rassegna . Riguardo alla forma del proieLto, ricorderemo che quella sferica • cedette il passo alla, cilindrica sormontala da mezza sfera, e questa a sua volta alla forma cilindrica a testa piana, poscia a quella cilindrica a punta conica e finalmente alla forma ogivale descritta con raggio limitato, dapprima alla lunghezza di ui: calibro, poscia a quello di un calibro e mezzo e finalmente a due calibri . .Il peso del proietto cominciò ad essere uguale a quello sferico di diametro eguale al calibro, e, introdotta la forma oblunga, esso salì al doppio e successivamente al tri pio ed anche al quadruplo cli quello. Rispello alle resistenza del metallo dei proietti, la ·ghisa cedette il posto al ferro, e quèsto alla ghisa temprata, ed ora l'acciaio temprato va gradatamente sostituendosi a tutti e lo sarà definitivamente quando, per i migliorali processi di fabbricazione, l'alto suò prezzo andrà riducendosi in modo da renderne possibile l'impiego in grande quantità. I rapidi e successivi perfezionamenti nella fabbricazione dellecorazze e dei proietti resero mollo difficile lo stabilire le regole indicanti la relazione esistente fra la forza viva e la penetrazione, e, quelle che si cercò di formulare non sono che empiriche. Prima della introduzione della corazza il generale Didion aveva, indagato le leggi della penetrazione dei proielli cosi sferici cort1e· oblunghi, nella terra, nel legno, nella muratura e le formole da lui trovate servirono per moltissimo tempo. Messa in uso la'corazza di ferro, l'inglese Fairbaim, fondandosi essenzialmente sopra esperimenti statici fo:Ui per mezzo di macchine a punzonar~ ed impiegando punzoni di varia fog.gia e di metaLli diversi, riesci a dimostrare che la pressione statica richiesta per forare una buona piastra era proporzionale alla èirconforenza del prnieLLo moltiplicqta .
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. 1r c· W vll è la· forza viva, r il raggio in cui t. è la grossezza i,n po , i, determinarsi coll'espel'Ìenza. del proietto e C una co:stant~ da. ammessa essere la resistenza Qu03La for~ola, .colla qua.e viene ~adrato della grossezza della alla peneLraz1one in rapp~1 to .col d~ t ove esperienze modifipiastra, fn più tardi dal Fairbaim te ro nu . .. cata nella seguente:
-(W )f,14 Cr 2
t
1
..
i
V
. . l Lo è alquanto minore. . mcm que rappor . bblicati i lavori del Fairbairn, il magTre o quattro anni dopo, pu . enerale: giore W. H. Noble stabiliva questa nuova formola g E= ks:x: · · n tonnellate piedi per pollice in cui E rappresentava la forza viva i . . . . ollici e le una codi .. onferenza· s la c:r rossezz::i. clella piastra in p . . ne • , 1·a ~esentava il rapporto con cui la ~enetraz'°., cnc stante, mentre OJ PP d 11 1·aslra fissata dapprnna da Fan. e aP ' ' I vanava seco ndo la oc:rrossezza . . . , ,,1: La formola genera e . al cruadrato e poscia alla potenza 1,7 . . . b aim ' . . ente espressione. prendeva quindi n~lle applicazioni 1a segu .
s= (2!s }~
0
velocità e della grossezza clell.e piastre veniva e coU'-aumentare delta in seguito mutala in quest'altra:
-(__!_)2, ~3~ 0,86
S.-
dosi anche questa formola dimostrata poco esaua il colonEsslen 1· 'l capitano Browne la sostituirono con l'altra: nello ng 1s e 1 < •
S=~
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IL-:---~-~·~--~-
34-8
RASSEGNA TECNOLOGICA
LE CORAZZE ,.E LE FOR'l'IFICAZIONI CORAZZATE
nella quale il coeffìcienLe e, variando secondo il rapporto del diametro del proietto alla grossezza della piasLra, era dato da una tabella preparata appositamente. Il capitano Browne suggeriva anche una regola pratica serp_plicissima della regola del JJOllice così espressa: la penetrazione nel fe'rro è di un calibro per ogni 1000 1)Ìedi di 'Oelocitcì. La formola dedotta' dagli esperimenti di Spezia per le grosse piastre assunse nuovamente la forma .di quella del Noble:
lf,4
SE _ - [ 4, ,J54
Quella di Gltvres, molLo conveniente per determinare la velocità da darsi al proietto per forare una corazza di ferro appoggiata ad un cuscino di legno fu così costi tuita:
y2 =W2 in cui
+ U' 0,7
W . 11600 E V-aV
per la piastra
U = oe Va - 9..
p
per il cuscino. In questa formola W è la velocità in metri, E la grossezza della piastra io decimetri, a il diametro del proietto in decimetri, JJ il peso_d'el proieuo in kg.; U la velocità in metri, e la grossezza del cuscino di legno in decimeLl'i. La fonnola di Krnpp , alquanto di versa da tutte e di aspetto più semplice è:
sv5
L-- -,10
.•
3ii:9
ferro1alla ricerca della penetrazione nelle corazze composite ed in quelle d'acciaiò bisogna tener conto che in queste ultime il lavoro necessario alla' loro perforazione supera del 1O al 20 per ¾ quello occorrente per la perforaiione delle corazze di ferro. . Nelle ultime esperienze di Spezia e di Ochta apparve però la necessità di mutare il punto di partenza preso finora nel formulare le leggi della p_enetrazione nelle coraz~e; e. siccome la n.uov~ formo la potrà solo essere stabilita quando s1 abb1an~ numerosi ~-a~1 dt esperienze oramancai1ti e chela resistenza delle p1astrevaogm g10rno mutando, pel mutare della natura sua e di quella dei proiett(, così sarà praticamente molto difficile ~he la legge della pènet~·az1one nelle piastre d'acciaio possa per molto tempo ancora, trovare una generale ed esatta espressione. Questa "SServazione può valere eziandio per gli, SCU?i di ghisa indurita la cui superficie temprata è soggetta nella fustone a delle alterazioni molecolari grandissime. Tuttavia volendo, per quanto possibile, completare· questi cenni su Il.ècorazzature, termi_neremo coli'esporre anche la fonnola della penetrazion~ ~ella g?1sa. ,teru~r~ta dedotta dagli esperimenti fatti in Germania, 1 multati d_e1 quali 1~dussero il Griis6n ad asserire che la grossezza della piastra vana molto prossimamente come la radice quarta della (orza viva .d'urto e ad adottare la seguente, formola per determinare la grossezza massima delle piastre frontali: &.
d=o,12 Vme m t rappresentando la forza viva in tonnellate metri ed la grossezza del!~ piastra. . . , . Per le piastre laterali e per quelle dell'avancorazza 11 coefficiente numerico sarebbe,secondo Griison, rispettivamente 0,11 e 0,08.
ir
in cui 2 1· il calibro in centim~tri , S la grossezza della corazza i·n centimetri, L il lavoro in dinamodi per cm! di sezione <!el proietto necessario· per forare la piastra. , Per ~pplicare queste formole (~clatte solo per la penetrazione nel
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Jl.lVISTA ESTERA
RIVISTA ESTERA
LA SPEDIZIONE FRANCESE NEL TONCHINO (ConUniiazfone e fine).
. Prima di proseguire nel nostro racconto dobbiamo un cenno d, risposta all'A'11e~ir 1li'ilitafre, che, noi suo numero del 6 corrente si occupa della prima parte del nostro lavoro e ,,, fa I . ' • F · d' · . . . • , a cun1 appunL1. ,·ra ess, istmgucremo cru~ll, che s, riferiscono ai fattì, da quellì che sì rife11sco~o ad a_pprezzament1. Delle notizie contestate citeremo la fonte , pronti a rettificarle se ci sì proverà che sono ines tt G1· . · tr . ' a e. :,- 1 apprezzamen ti rn oenere non possrnmo nè mutarlì n>mod·r,. 1· . ' , t' 1,car 1; possrnmo . soItanto assicurare che non proven<rono da ma11· ane . t , . . L' . ill'l · · o ' o m enz1on1. A'Venir , i it<:'ire accenna al(a sua abi tuale cortesia, nel parlare delle cose d Italia, e domanda il contracambio. Ben volent·e . . l . . . 1 n. ma a cortesia no~ pu~ arrt:a.re fino al punto, da sacrìficare la libertà d'apprezzamentodm f_at'.1 stonc1. È un~ di quelle !ìl~erth a cui può applicarsi il detto di Orazio. « damus peflìmiusque vicissùn • e gli scrittori francesi ne usano largamente, anche verso l'Italia senza cl1e ·a . I .. · derne loro ra11ione. • , nessuno sa t, m c., po d.I c I110 C_i si. addebita : ,1o ~li a~rer denigrata la Francia dicendo che cerca ogni p1~1esto _(001 abbiam? detto occasione) per estendere la sua influenza m Asia e formarst un impero colon,· ~1e "f . d ·tr • 1 , . . " • 11 a se questo e un en1ora1e a ~iancia, la den igrano i Francesi eia mane a sera discute~do pubblicamente, come fanno, di quest'impero coloniale e de' 1 mezzi per formarlo.
. ~- s·
~
• . i nota che noi abbiamo rappresentato, come imposto all'Anam, il trattato dol ,J874.-, senza tener conto dei torti sofferti dall'e-
3M
sploratore Dupuis, senza accennare nemmeno alle questioni dell'im- · peratore Tu- Due c,>l tenente. Garnier, col dottore Harmand e coll'aspirante Hautefeuille. N'on ci mancava altro che metterci in questo ginepraio, Ad ogni modo che cosa avremmo potuto conchiudere, se non che le loro querele furono un'occasione per imporre il trattato? 3. Essendoci occorso di dire, per incidenza, che dal 1867 al •1870 la Francia aveva Ds~ata l'idea in una futura guerra contro i Tedeschi, ce ne vien fatto un appnnto e si aggiunge: « on n' a pas osé dire que nous nous y préparions >1. In veri tà non l'abbiamo detto wlo perchè era estraneo al nostro argomento. 4.-. Ma l'appunto più grave è il seguente : narrando la spedizione contro Huè, noi abbiamo scritto che, men tre il commissario governativo francese trattava col governo annamita, le cannoniere preserodi mira i villaggi in riva al fiume e li ridussero in fiamme e frantumi, mitragliando per giunta gli abitanti che fuggivano attraverso i campi cli riso ; atti di crudeltà, narrati da ufficiali francesi, sarebbero stati commessi in ques'occasione, come nel ,186,t in Cina; ma le truppe sbarcate sulla riva del fiume Huè non avrebbero trovato a fare lo stesso ri'cco bottino, che fecero iu quell'epoca nel palazzo d'estate degli imperatori cinesi. Questi più che apprezzamenti sono fatti, e ci si domanda su che cosa fondiamo le nostre asserzioni. Risponderemo categoricamente. Non siamo stati testimoni oculari, i1uindi dobbiamc1 dire 1·elata refero. Abbiamo pescato nei telegrammi, nelle corrispondenze di giornali , nei lavori storici pubblicati prima ciel nostro. Di queste corrispondenze un:.1 è famosa. e fece il giro d'Europa ; l' A'De-ni1' Jllilitaire la chiama racconto fantastico; è un apprezzamento che rispettiamo, ma che non dividiamo. Potremmo citarne altre in giornali italiani, francesi ed inglesi; ma per ristrettezza di spazio e per nou riuscire noiosi, ci limitiamo ad nnn, stampata in un periodico tedesco, non politico ma militare, stimato e notissimo, che certo l' Avenir Militaire ha noi suo uffizio: i Neiw 1lfilUa;rische Blèitter. In questo periodico, puntata di dicombre 4883, pag. M1, si legge : J)er Begie1·ungslcornm'Ì$Sar flarrnand knii(te deshalb mi t der annamit·iscen Regierung Verhandlungen an, wii../irend die franzosischen Schiffe dite langs clcs Flusses l·iegenden Dor(e1·n in TJrand schossen. und 11:nter den aus diesen Do1·fern in &i.e Rei.s(elder ftiegenden Ein. gebo1·enen, durchMitra'illeusenf'euer, ein g1·oss~s Blutbad anrichteten. Unerorte G1·iiuel sind, nach dem B erichte eines franzosischen Seezo(ficiers, _welcher Zeuge dieser schrnacl11Vollen Vorgèinge gewes~n
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RlVIS1'A
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ist, hierbei seitens de,,· franzosisrhen Triippen veriibt worden, ahl:ioh 'Vie 1861 in China; nur scheùit sfoh am Ifoé-Fliisse 1Jem'ge1· Gelegenheit geboten su haben, werthvolle Beute zu machen, cils einst 'Ì!ln Sornmerpalaste des chvnesisehen Kaise1·s. Come si vede noi abbiamo tradotto quasi letteralmente. Chi solo ~vrebbe diritto di lagnar5i è il lleriodico tedesco da cui abbiamo tolto senza citare. Ci reca mer11viglia che questo brano, rimasto senza risposta nel citato periqdico, sollevi dei reclami nella nostra traduzione, pubblicata un mese dopo . Non seaniremo il nosLro critico nella sua digressione sulla politica della Francia in Africa e sugli interessi italiani , compromessi (se-condo lui) dall 'alleanza colla Germania; gli lasceremo dire tranquilfamente che gl'Italiani hmrno, nelle vene, più sangue barbarico dei Francesi e, sul territorio di Cartagine, meno diritti di loro ; sono · t utte cose che non hanno che fare col Tonchino, dove ·siamo entrati ,e resteremo fino alla fi ne del nost.ro racconto. Ma di una cosa teniamo molto ad' assicurare lui e chiunqtie leggerà il nosLro scritto, ed è che in esso non si trova (com'egli sembra crederé) l'espressione di sentimenti ostili alla Francia, p~r parte di ufficiali dell'esercito italiano; ma solo l'espressione del modo particolare di vedere e sentire di uno di. essi, intorno a fatti determinati , che cadono nel dominio della :;toria; il quale uno nou avrebbe scritto diversamente se, nulla mutando ai fatti, i conquistatori del· Tonchino fossero Inglesi o Te<lesc\ii. , Ora ri piglieremo il fi lo del nostro ra'cconto. Mentre al Tonchino le operazioni languivano, la questic;ne del 'Tonchino si dibatteva vi vamente in Francia e clava argomento alle reciproche comunic11zion1 dei principali gabinetti enropei. La Cina dopo avere perduto un anno a fare il viso dell'arme senza ,muovere un dito, cominciava realmente ad inca mminare le sue truppe verso -confini dell'Annam e faceva apparecchi di difesa sui punti principali delle coste. Il rappresentante cinese a Parigi, marchese Tseng, alzav.a la voce, più che non avesse mai fatto un cinese ,e trovava ascolto presso i rl)ppre::;entanti di qualche potenza europea. Una volta il signor 'Ferry, ministro degl'i esteri in Francia, ebbe la cattiva idea di dire, in Parlamento, che il goYerno dell'impero celeste sconfessava il suo rappresentante; ma Ja smentita più categorica uoh si fece a lungo :aspettar,_e, ese l'impressione ch'essa fece nel pubblico ebbe corta durata, .si fu perchè altre maggiori sopraggiunsero a cancellarla. Verso la fine cli novembre, la Cina entrò apertamente nella queè)
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stione del Tonchino con un memo·randum indirizzato alle potenze europee nel quale affermava i suoi diritti i:li alta sovranità su ·detta provincia, anzi su tutto il regno di Ann'am, tributario da ~ecoli ~el- ~ l'impero celeste ; faceva notare ·la prepotenza della.. Francia, eh era entrata nel Tonchi110 senza ragione o diritto, ìmpadronendosi di Hanoi e di altre città; . diceva infine avere usato pazìenza per riguardo aglì interessi europei, ma trovarsi costretta, di ricorrere all'armi, se la Francia, dimenticando ogni sentimento cli giustizia, attaccasse le posizioni occupate dai soldati cinesi. Contemporaneamente veniva pubblicato un proclama imperiale, ai governatori delle provincie finitime al Tonchino, nel quale dopo avere ripetuto le coso accennat~ nel memorC1Jndmn si diceva: « Bac-Ninh co'suoi dintorni costituisce una delle 'porte dell'impero celeste e fu già in altri tempi , custodita d~i ~o.stri soldati. Ora la !<'rancia vuole impadronirsene, sfidando la gmst1zia e calpestando i diritti di proprietà. Abbiamo quìndi ordinato ai nostri . ministri di notificare all'inviato di Francìa che, se l'esercito del suo paese osa avanzarsi su Bac-Ninh, noi invìeremo un alt:o esercit~ per dargli battaglia » .. E circa alla styssa e_r~ca _companva, su d1 un. giornale ufficiale d1 Canton, un decreto imperiale, col quale certo Lin, capo delle bandier& nere', era nominato comandante generale del Tonchino . e si ordinava ai governatori delle provincie finitime di provvederglì i fondi, le armi e le munizioni necessarìe. Qnesti documenti mut,wano ·radicalmente i termini della questione. Non trnttavrisi più di mettere a partito i ribelli ( come dopo il trattato di I-Iuè sì consideravano in Francia i difensori del Tonchino) ma di toaliere una provincia ad un sovrano-; non · si avevano più di fronte po~be bande senza padrone, ma uno Stato ben costituito,. sul_le cui forze tnilitari C()rrenno e corrono le opinioni più diverse, ma I Clll rapporti 'comniercìali, con nlcune potenze dell'Europa e clell' A~erica, sono tanti e dì tal natura, che una grande guerra con esso diventa una que$tione mondiale. I aabìueLti di Berlino, dì 'Pietroburgo, cli Washington e pìù di tutti quell~ di Londra, si commo$sero tòsto .della piega che prendevano gìi avvenimenti. La stampa ìuglese gettò un grido d'a}larm~ e, appresso-l)d essa, fa cendole coro, la tedesca,_ la russa e l_amenc:i~a lasciarono comprend~re che, nell'estremo Oriente, erano 1mpegoat1 non solo gl'int.eressi francesì, ma pure quelli di ~lt~e po~enze .. Qt~al~ scambio d'idee, quali trall~tive siano. cors~ fra 1 d1vers1 gabrnett1, e per ora uu mistero ; le notizie di rnediazìoni chieste od offerte, d'incoraggiamenti o di. freni, per parte di questa o di quella pòten~a, si
RIVISTA ·
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ESTERA.
alternarono colle smentite. I n meno a tante coutr dd" . . . "b"l s1 ,• e forma rsi . un criterio e'att d esprimere .. a' iz1o_ :i • 0 e · ·m è .impospos1to. I l certo si è che la Fran . d . un op1111011e m pro• ·qµerel.; . colla Cina non era t '1 cd,a ovett~ accorgersi come la sua · aea poten d'd -campo chiuso. L'unico fatto pubbl' I :; ec1 ere, colle armi, in Il lf)ro interes;;aoiento ~ella c /co, c~ quale le potenze affernrnssero lettiva nel!~ acque della .C. on rodvers1a, fo l'invio di una flotta colrna, on e proteo-o-ere l . .E , . ?~ a vita e gl'interessi deg,I •uropei nelle principali iazz . sura prov:vidi-ssima perchè le pa t e. 1:1171ttu~e del detto impero. M:itenziopate, sono sp~sso imp t ( ~ ort ocali, quantunque bene in.ziope tra i Francesi e ·1. Eo :enti _e ~ plebe- esasperata uon fa disting ·1 ' urope1 eh altre · r. · pr,op,o$~a partì dall'Invhilterra ' . n~zwna ita. La relativa O 1 -~ fu tosto accettata d:i principali ego~ ~ a t_rid'drcono, daJJa Germania Stl!IÌ Upiti d'America Il . , fa I]).et~1 Europa e da quello de1rli · · governo rancese le fec b · "' _quantunque n.on s'illudesse sulla su·a . , , e . uon~ accoglienza, contingente la C1·isto/oro C l b portata. L !ta.lra mandò per suo ·di dic'?mbre I.a flotta colle~ti:7 o_ e la' .Cara~cw_lo. Vérso la metà Hong.Kong. e s1 trornva rmnrta . nelle acque dt Qt1al.i che fossero i 1)1·an,· del voverno . france ' · Il . ,s1.:1e 9P~raiioni in A>5ia, l'intervent~ dell c· l' se s:1 o sviluppo deJJe r1on lasciando1rli se non dite t.· . a ma obbligava a modificarli, o · par 1t1· o d · ~]l'eventualità. di una "t e d. au are nso1utamente incontro . ' ~ i ,rra cou etta [)Oten · a r . . qlll.ste fotte , .assicurarle è m t . z,' o 1m1t.ars1 alle congresi,i. Il primo partito tau eners1 aperta la via ad ulteriori pro· po eva condurre diretl Il ·ti1cl1iedeva prontezza ·enero-· · amente a a meta, ma -clella sitLJazione . cap'ac1· c·l1?1a _e soprat_tutt_o uomini di gov_erno padroni , - 1 misurare n r ·· d cons.egueuze del loro . atto " .· l ~ d'. _e1 imiti e1 possibile, tutte le ,. . . "' ncc 11 i risorse per f f . ..· ar ronte anche al1nn.prev1sto. Avveo-nachè la f . d. ·l/ncora un' incogui~ ed un' ltorza_ "•0re~1st.enza dell'impero cinese sia ,1 b · ' a ra mco 111ta sia l' tt't d' J uere bero, davanti ad una " . . f o ' . a. r u ine;, che prencune potenze di Europa. d1_i!>ue11 a ; Erapco-cmese alquanto protratta, al., . . , quest • urop't dove I · . :stes$a e g,à · . . pos· ' a s1tuaz1one per, se · tale · ' che le co · mp11caz10n1 . un mome!1to .ali' altro, senza biso1r d. r ~o~o n~scerv1 spontanee da non gioverebbe molto alla E <:no I rnvi.to crnese. Nel qual caso flotta impiegata a i·a~;o:Ji ·re r:ti.a, av~r.e parte dell'esercito e d~lla 1 imperò celeste. L'altro partit~ .era meno arri~chiato . ;: (:;. al_or1 nel' ' , . a tmp 1cava la mo · t . i vantaggi -della sp.edizioné. Perchl.. . men a~ea rm.unzla a tutti ,conquist.arlo e aprirsi tt e s1 era andati al Tonchino? 'Per . . ' , a raverso ad esso u b yu,1c1e occiden.taji del'la c· , . . ' . ~o s occo verso le pron ma. 0 rn 1imitando· I · · · . on solo· re.stava chiuso tal b , :;1 a terr1tdr10 occupato . e s occo, m,a. del Tonchino non si tenev;
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se non la parte fangosa. « Finchè non abbiamo se non ii delta del fiume Rosso (dic.e la. F-rance) siamo ben lungi dall'avere quella famosa co lonia di cui si parla con tanta ostentazione ». Ma questo delta che pareva ai Francesi così magro compenso ai loro rischi e fatiche, acquistava un c·erto valore, considerandolo come una tappa sulla via della conquista e come base delle operazioni future. Senonchè a renderlo tale era necessario non solo pacificarlo, ma dargli una frohtiera, che .lo mettesse al coperto dalle incursioni nemiche e agevolasse il passaggio al resto del paese. Tale frontiera parve di vederla accentuata nelle posizioni di Son-Tay , Rang-Hoa e Bac- Ninh. Appoggiati da una parte ad esse dall'altra al mare, i Francesi sarebbero r<,,stati in una fortezza ad aspettare gli avvenimenti. Ma queste posizioni bisogoava ancora conquis tarle. In quarito a ·sou-Tay e Hang-Roa non v'era altro a fare se non attaccarle e cacciarne gli Annamitì e le band·iere nere. In quanto a Bac-Niuh, l'imperatore celeste· avea dichiarato ufficiò.I· mente che era sotto la sua protezione; si sapeva di certo che vi t~ne,•ano guarnigione alcune migliaia di Cinesi ed il màrchese di Tseng ripeteva, tutti i ·giorni, che l'attacco di Bac-N·inh sarebbe considerato 1 dalla Cina come un carns beUi. Sicchè, in ultima. analisi, questo secondo partito poteva avere le stesse conseguenze del primo, ma non immediate e laspiava tempo a r iflettere e trattare. La questione che .agi,iava il pae-se aveva già fatto capolino in Parlamento; ma -era sempre riuscito al governo di rimetterla a miglior occasione, con la scusa di trattative in c'orso, di operazioni cominciate o di notizie in viaggio. Esso aveva ritardato, il più possibile, la richiesta di nuovi crediti per il Tonchino, onde non suscitare un vespaio; ma l'esaurimento dei fondi (o,800;000 lire) già votati a tal uopo colla legge del 28 maggio, la · richiesta incessante di rinfo.r:zi e a quando a quando la pa-rtenza di questi, erano cose troppo evidenti e notorie, perchè -la proposta di un nuovo credito potesse ancora protrarsi'. Verso la metà di novembre, quandq già le interpellanze facevano presentire che burasca ad ogni modo si avvicinava, il ministero pre.,, sentò un progetto di legge, per .un credito aggiunto di 9 milioni sul bilanoio del •t 883 . Tale somma rappresentava approssimativamente il supplemento delle spese, occasionate dall'invio al Tonchino e mantenimento,, sul pie~e di guerra, dei marinai e soldati ul timamenté spediti o pr~ssimi a partire, .il cni mantenimento, sul piede di pace, era già inscritto sul bilancio normale di detto anno; come la somma precedentemente votata rappresentava il supplemento stesso, per le .
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ESTERA RIVISTA
t~uppe inviate fin d~pprincipio e colle quali si sperava di compiere l impresa. In detta cifra non figura il costo del materiale. La doma~da di_ .~nesto credito fece I' effetto di una hom ba da tu ui asp~ttata . L oppos1Z1one che attendeva il ministero al varco preparò le armi con grande fracasso. Le discussiòni cominciarono vivissime nel seno. della commi~si~1~e, _d?ve alcu·ni volevano la guerra, altri la pace, pochi ~ppr~vavano I mdmzzo dato ali' impresa, nessuno era contento della ~1t~rnz10~e che gli avvenimenti avevano creato. Davanti a queita comm1ss1on_e 11 _governo, . p_er la prima volta, spiegò chiaramente a ~uale -~-art1to s_1 era _a~p1gliato, e che strada .intendeva seguire. NelI espos1z1one det mot,_vt, annessa al progetto di legge, vien detto: « La sol_a part~ del !onch1110 che noi ci proponiano di occupare è il delta; noi non mtendiamo passare oltre Bac-Ninh .. Noi nou ci siamo mai allontanati dai limiti di questo pr,)gramma. Ma la resistenza e le . d_ifficol~ che incontrammo e che ~anno superato le prime prévisioni · ci obblrgaroilo ~ dare sviluppo ai. nostri mezzi d'azione. Per togliere completamente 11 delta del .fiume Rosso alle incursioni degli stenda'rdi 21,eri, non bastllva -l'effetti vo del primo corpo spedizionario. Rimarc~ievol~. fatti .d' arrn!, che. fa_nno !I massimo onore alle nostre truppe dt mai rna, ai nostri marma1 e ai nostri tiratori indio-eni, ci hanno ' resi pad_r~ni di sol!de posizioui, che possono riguard:rsi come ines~u?nabtl1. La ~es1stenz~ è a.ttualmente concentrata nelle due piazze· d1 Son-Tay e d1 .Bac-Nrnh, che, coprono. il delta. La presa dei forti della fiumara di Huè, compiuta così brillantemente, sotto la direzione , del contrammiraglio Cot\rbet, ha posta nelle nostre màni la capitale dell' Annam ; quest' ardita impresa, in cui i nostri marinai, i nostri soldati e i nostri ausiliari indigeni rivaleggiarono di ardore e di sangue freddo, ha già portato i suòi frutti ». · Queste ragioni, se non resero la commissione favorevole al mm1stero, 1a indus~ero a conchindere in favore del credito domandato. Infatti la relazione, letta alla Camera il primo dicembre, dopo avere constatato che la spedizione erasi cominciata e prosecruita con mezzi insufficienti, ciò che eveva incoraggiato gli Annamiti ~'l resistere e la Cina ad inte_rvenire, dopo avere a~serito che s'era celato al paese il vero stato delle cose, dopo avere apcenuato alla convenienza di tro~are un ~ezzo di transazione colla Cina, canchiudeva pi'Oponendo l approvazione del progetto di legge ed esprimendo il dubbio che i crediti domandati non fossero sufficienti . Intanto alla Camera l'impazienza era estrema. Il deputato Clémenceau, ra-ccogliendo la voce corsa che il memorandiim cinese (non
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ancora conosciuto) facesse un casus belli dell'attacco di Bac-Ninb, domandava d'interpellare il ministero io p1·oposito. Ma il sig. Ferry chiese ed ottenne che l' interpellanu• fosse rimandata ali' epoca della discussione dei crediti, quando la pubblicazione· del li bro g iallo avrebbe sparso luce sulla situazione e messi i deputati -in gr.ado di discutere con cognizione di causa . Questo libro venne fuori ai primi di dicembre, in due volumi di 400 pagine ciascuno, ma lasciò il tempo oscu'ro come l'aveva trovato. Cont~neva l'esposizione storica delle varie fasi delli¼ questione, quali su per giù tutti le conoscevano. I documenti annessi erano relazioni di commissari e di comandanti, già note al pubblico per sunto o per esteso. Il trattalo di Ruè, del quale sarebbe staw interessante conoscere i particolari, non Dgm·ava nel bibro giallo se non per sunto telegrafico. Del!' attitudine delle pwmze, relativamente alle questione, non una parola. G,li ultimi dispacci erano la risposta del signor Ferry (~ 1 novembre) al memornndum cinese, nella quale egli dicbiara essere una necessità, per la Francia, l' occupazione di Son-Tay, Rong-Hoa e Bac-Ninh ; la replica del marchese Tseng (2i novembre) in cui deplora tale dichiarazione e dice che la Cina non può ammetterla ed 1!nfiue la contro·replica del signor Ferry (30 novembre) nella quale si conferma il già eletto, lasciando alla Cina la responsabilità della guerra . , L'aspettata discussione parlamentare cominciò il 7 dicembre, e durò quattro giomi, molto interessante dal lato drammatico. I crediti furono accordati con 3g,1 vot,i contro 14-6, ed è lecito credere che anche questi ·1,1,6 sarebbero stati" favorevoli, se chi li dèpl)se avesse mai dubitato ch·e la domanda di credito potesse . venire respinta. In pari tempo, o sia per intimidire la Cina, o sia che la dh,cussione avesse scald:ito gli animi, si votò il seguente ordiue del giorno: « La Camera convinta che il goveruo spiegherà l'energia necessaria per difendere, nel Tonchino, l'influenza e l'onore della Fr(lncia, passa all'ordine del giorno » . Abbiamo già notato quanto fosse difficile, verso la metà di settembre (quando il generale Bouet lasciava il comando), stabilire la situazione numerica del corpò · cli spedizione. Ora potremmo dirci più fortunati, perchè tale situazione l'abbinruo in un documento uf- ' :ficiale, se n:Jn vi fosse qualche ragione di ritenerla poco esatta. Nell'esposizione dei motivi che precede il progetto di legge pel credito di 9 milioni sta scritto: « L'insieme deJle forze di cui disponiamo (ai primi di novembre) nel Tonchino e nell'Annam, è di 8650 uomini, così ripartiti: tmppe francesi nel Tonchino 6100 uomini; truppe 1
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ANNO XX.IX, VOL. I.
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indigene 1'250; totale 7350. Trupp~ francosi nella capita le doli' Annam e dinLOrni 500 uomini; tru ppe indigene 200, totale 700. Co,;ichè si hanno 6600 solaati della madre patl'ia (compresi gli algeri ni), e H50 ausiliari indigeni. A quest'effettivo conviene agrriun1rere un batO ~aglione speciale di marina compùsto di 600 uomiui,1c> ciò che porta ti totale delle truppe, operanti in terr.i, a 8650 uomin i. Dall'a ltro lato, le nostre forze _navali, l'ra le acque del Tonchino e quelle della Cina, comprendono un offettivo di 32. navi d'ogni classe, con 4500 uomini di efJui paggio ». I primi a dubitare di fJu este cifro furono i membri della comn11ssione; nella discnssiono in Parlamento esse veonero coutradette; {orna li d'ogui co lore ne diedero de le altre. Ecco un sunto di ciò che dice in proposito il Figaro: « L'effettivo delle ti-uppe al Tonch ino non è qua le fu presontato ·nella relaziooe dei nuovi crediti: esso è più elevato. Nel maggio decorso almeno '1000 uomini eraoo ripnrtiti nelle guari1igioni di Hanoi, Haiph og, e N.im-Dinh. Per la morte del ca pitano Rivière si spedirono colà 500 uomini da lla nuova C~le_tlonia e ·I 000 dalla Francia. li generale Bouet portò seco 800 no~1111; Thompson ne mn11dò 900 dnl la Cocincina e 600 partirono po, dalla Francia . Cosichè si ha di già un elfettivo' di i 800 uomini, quasi tutti di fanteria di marina. Poco appresso vennero sp~diti dnlla Fraucin 800 uomini di artiglieria. A queste cifre bisognn aggin11?ere nn battagliot1e di marinai (600 uomini) purtiti da Tolone; altn 60_0 mari nai fatti sbarca re dall'ammiraglio Courbet, qua udo assunse il comando delle truppe di terra: 1500 fra le1riooari stranieri e tiratori algerini, parti ti dalle coste dell'Africa ·IOOO~omini d_clle cosideue com1)ag'.1ie da sbarco e 1500 tiratori ann;miti, che già s, trovano s~I territorio del Tonchino, senza contare quelli che !'OOo ant:ora a S_a1gou._Se oltr~ ciò si tipa conto dei ~000 uomini (le famose band!ter·e g1alle), d, truppe toncbinesi formate dal commissa rio II?r':1and, _i:;truite e cor~a_ndate da uffi ci.ili francesi, si giunge ad un cfieu,vo d1 ,J.i ,800 uom,n, •. Non vi è altro mezzo di mettere d'accor~o questo d~e aPillnetiche, fuorchè supporre che il citato periodico nbb,a ~:i to le c,fre dl'gli uomini spetliti , e il ministro qt{elle dei pre$en tt al ! 0 novembre; la differenza ra ppresenterebbe le perdite. Questa vel'Slone, oltre nll'essere conciliante, ci sembra naturnlissiina. Anche dellu {orze che si trovavano di fronte ai France.si troviamo un breve cenno in un documento ufficia le. Nella relazioM.della com'.11ÌS$iO~~ pel succitato progetto di legge vien detto: " I nemici , contro l C Jlltll1 t nostri soldati ha nno dn lotta1·e, contano nelle loro fil e deo-li uoniini capaci di combattere bravamente. L'esercito nemico ha ~n
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cerio numero di fucili a tiro rapido ed un artiglier:a, i cui modelli non sono molto antiquati. Gli avversari si coprono con fortilìca zioni diet.ro lo quali sanno farsi uccidere. Il lorò nnrnero è ,liflìcile a determinar:;i. Se possono ridursi a 2700 o 2800 le bandi~-re nere, non si può altrettanto esattamente calcolare l'effetti vo dei contingenti an na miti, delle bancle cinesi irregolari e dello trnppe imperiali, che 11n qualche tempo trovan si certamente al Tonchino, e In cni prcscuza a Cac-Ninh venne an ouoziata ufncialmentc dallo ~tes:;o gov,~rno Ct· nese » . Ci pare che in questo cenno la fo rzn delle bandiere nere sia cidcolata troppo al disouo del verosimile. In fatti se nl princi pio di norcmbre ernuo solo 2700 o 2800 , a quest'ora (con tante che il 1oleo-rafo ne fa morire ad ogni piccolo scontro), se ne sa rebbe perduto la :cmeuza. Ma forse il relatore lo ridusse ai minimi termi ni, onde far meglio cornparii·e lo bande irregolari cinesi e i f-Oldati imperia li. Per compire il quadro aggiungeremo un sunto delle relazioni attribuile al l'ex comandan te del corpo di spedizione, al generale Bouet. In favore di costui erasi prodotta, nei circoli ufficia li , una completa n~ozione. 1 miuistri dello guerra , della marina e degli ll (fari esteri lo nvevano snccessivameute feli.:itato pe1• le sue quali1h di ordinatore, per l'ahilitit dimostrata in varie orcasioni, per l'energia con. cni_ avea saputo vinl:tlre le diflìcoltà della situazi'one. Pare1•n che tutt, s, studiassero di r:,rg'ii ùimenticare l'ingiustizia ricevuta. I gior,rnli parlavano di rimandarlo al Tonchino e richinmare il commissa rio IIarmond . Il presiclente della repuhblica lo ricevette e gli annunziò la sua promozione al grado di com mendato re della legione d'ono,·c. Orà (secondo le informnzioni della Liberté) quesio generale ne' suoi rapporti avrebbe dichiarato di non credere nncora snrtìcienli i rinforzi spediti prima di novernbrc e compresi nel tota le di 8650 uomini, • indicnto dal ministero; ma ritenere necessa rio l'in vio di altri due o tre mila. Appoggiava questo suo apprezzamento su lla conoscenza dei . luoo'lti e delle forze che occupavnuo Sou-Tny ed Hong-Hoa. Senza . credere aìle i;pie che facevano ascendere a 20 mìln i difensori di queste po~ir.ioni , egli ri ltmeva che la guarn igione di Son-Tay potesse sommare a 6000 uomini e n 5000 quella di I:Iong-Hoa . La clistanw poi di questo due local ità non ern tale do irn pctlire alle due guarnigioni di sostenersi reciproca mente, accorreorJo sull'uno o snll';i ltro dei punti rn inarcill ti. Quando egli comandava nel Tond iino, non avea mai potuto, nelle diverso operazioni tentate contro Son·-Tay, mettere in linea più di 1800 C<'n1ncesi; l'ammir,1glio Courl)et coi rinforzi ricevuti era adesso in grado di muovere con più di 3000, ma questa
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cifra era ancora troppo al di<;otto di quella n~cessaria per assicurare il successo. A più forte ragione due o tre mila uomini di rinforzo occorrevano per attaccare Bac- Ninh, dove bisognava attendersi all a necessità d'intraprendere quasi un. assedio regolare. Perciò egli riteneva possibile conquistnre, in un tempo relativamente ·breve, Son-T~,y ed Houg-Hoa, non già Bac-Ni ob, dove i Cinesi avevano perfezionato le fortiJìcazioòi e si lavorava continuamente ad aumentarle. Bisogna riconoscere, ad onor del vero, che questi npprezza- . menti, pubbl icati in priocipio di no_vembre, furono pienamente con, fermati dai fatti . In un colloquio (riportato dal Télégra:ph), fra il mioistro della marina e detto generale, questi avrebbe ancora esposto minutamente la situazione al Tonchino, facendo conoscere l'importanza delle forze avversarie e la diflì.coltà di condurre solleci~ament,e a tcr- . mine la g~1erra. I rapporti dell'ex comandante del corpo di spedizione, picnnmente conformi a quel li del comandante in carica, avevano rich iamato, sul · teatro della guerra, l'attenzione del goveroo, da qualche tempo specialmente rivolta alle trattative diplonrntiche e alle lotte pnrlamentari. I provvedimi,nti rn il ltari (a dir vero, non mai iotieramente cessa ti) ricominciarono con maggiore energia; si di;,pose per l'acquisto di cavaJli alle isole Filippine, si sollecitò l'invio dei rinforz i dall'Africa e dalla nuova Caledonia; si riattivarono nei porti dell'Annam gli urnzi di arruolameuto. Si deliberava, per la prima volta, di spedire al Tonchino anche un poco di cavalleria e dne navi da guerr:i ricevevano ordine di recarsi in Algeri 1>er imbarcarvi due squadroni di Spahis." Si studiava di mandare alcune compagnie del treno, i cui muli e caval li avrebbero servito a formare drappelli di fanteria montata, secondo il sistema ad9ttato d&ll'Iughilterra in qualche sua colonia. Non tutti q:iesti divisa_rnenti venuero attuati; quali· e quanti precisamente uon sappiamo. E difficile dare un conto esatto di misure tenute studiosamente celate; ma il certo si è, che spedizioni di uomini e di materiale alla sp icciolata partivano dalla Francia e gi unge;vano . al Tonchino. In un consiglio di ministri tenut.<,si io principio di novep1bre si era deliberato il da farsi rispetto alle operazioni. L'ammiraglio Courbet (0he da qualche tempo teneva · provvisoriamente il comando anche delle truppe di terra), doveva assnmere la ,direzione e la responsabi lità di tutto. L'amm iraglio Meyer, comandante della squadra nelle acque della Cina, essendo più anziano di Courbet, doyeva per questa ragione venire rimpiazzato. Anche il commissa rio governativo Harmand doveva ritornare in Francia . Le operazioni .
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,contro Son-Tay e Bac-Ninh .dovevano cominciare tostochù il comandante lo credesse opportuno. Se la Cina avesse dichiarato la guerra 0 richiamai.o il suo rappresentante, le si sarebbe risposto col blocco di Canton. Questa concentrazione di tutti i poteri nelle mani di Courbet ·avea destato qualvl1e sorpresa nel pubblico e, dicesi pure, qualch_e obbiezione nel consiglio dei ministri. Non si dubitava della sua ~b 11ità come ammiraglio; soltanto si. trovava strano, che convenisse proprio affìdare il comando supremo a un marinaio, _mentre I~ ~pe~ razioni andavano prendendo un carattere sempre meno marittimo, ,ma l'invio di un genera le, nuovo :ii luoghi ed alla situazione, avrebbe -cagionato molta perdit_a di tempo e il governo _senti_va il bisogn: e nutriva la speranza dt gettare presto, sulla btlanc1a,. q_ualche 0 ran fatto compiuto. Oltreciò la riunione dei due comand_t 111 una sola persona avea •fatto ces:;arc la gelosia, ' fra le truppe dt terra e ~uelle tli mare che, in alcune occasioni, si era mostrata abbiistanza -viva ed . avea avuto lei sue conseguenze. . Mentre in Francia si studiava, si discuteva ed anche un tantmo si provvedevn per l'invio di rinforzi al corpo di s~edizione, laggiù -al Tonchino, le bandifre n1we, o i pinesi che fossero, tentavano('' 3 novembre) un colpo di mano sopra Ilai-Dzoung, cittù, ~ittaclella ~ pu'.110 . strategico, d,a qualche tempo occu~ato dai Frnnc~si. E_ mol~ d1ffic1le, nel le coutr:id1liiioni dei telegrammi , raca_pezzare I parncolar1 de\ fatto. È certo che l'attacco del ,13 venne respinto e fu riouovato con più vigore il ,11; il che prova, che la lezione del H non era riuscita abbastanza efficace; durissima però devo essere stata quella del "7, perch_è dopo di essa gli attaccanti si · sbandarono. I Francesi, confe~sano d1 aver .avuto delle perdite; il che dimostra che la cosa fu dt qu~lche momento. Parc che .anche questa volta il loro successo sia d~~ut~ . specialmente al concorso delle barche cannoniere. Tt~tle le pos1z~om da essi occupate si trovano o sulla costa, o su fìumt o su cana!1 e,_ davanti a ciascuna, stanzia ahi~ualmente qualche barca can uomera. In caso d'attacco, queste fortez1.e galleggianti si portano avanti e indietro, postando~i nel modo più conveqiente, per battere le colonne nemiche, dalle ·quali non temono nulla e, tirando sovra esse a granata e a mitraglia, ne fanno strage. P resso Ha1- Dzouog se ne ~ro~ 'V'avano due: ,f la Carnbine, scialuppa di poco più che 30 metrt dt lunghezza, armata di un solo cannone da H ccntin~etri, montata da f46 uomini di equipaggio e comandaia dal tenente d1 vascello. Baue~·; ~o la Linx (che aveva già fatto le st~e. prove nella. rada d1 Hue) ,cannoniera di 475 tonnellate, armata d1 due cannoni da H centi~ O
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metri, due da ,1O e parecc:bi cannoni revolver, montata da una quarantina di 'uorrtini e comandatn dal tenente di vaséP-llo Blouet. I .telegrammi dicono che l'attaccante piegò solo sotto il fuoco d'artigljeria della .linx," il che farebbe qdasi suppnrre che al pri'ncipio Linx non fosst' sul luogo e si,a· giunta durante il combattimento; ciò spieg!1erebbe anche perchè i re$pinti del giorno 13 abbiano avuto il coraggio di ritentare la prova. Ad ogni modo, più che i particolari e l'o,ito stesso del combattimento, è importante il fatto che, mentre i Francesi si preparavano a ·marciare contro .Son-T<1.y e Bac-Ninh, abbiano potuto essere attaccati allo spalle e seriamente minacciali in una delle loro posizioni principali, iu una delle loro cittadelle. Questo indicherebbe che, o i nomici µullulano d~ppertutto, o scorazzano il delta i~ largo o in I ungo. Chi erano gli attaccanti di · Hai-Dzouug? I dispacci uffici.ili non lo dicono chiaro; i corrispor~deoti · americani parlano di HWO bandiere nere; l'agenzia Hava.s mette addiri LLura io .campo . 3000 soldaLi cinesi. l\'.Ia quali e quanti che si fos~ero, donde sono partiti e che strade hanno fatto per giungere inosservati 6n sotto Hai- Dzouog? In Francia si aspettavano notizie di grandi trionfi, quando giunsero i m.1gri dispacci di Conrbet relativi al fatto narrato, impinguati soltanto dalle solite esagerate cifre sulle perdite del nem ico. Apparentemente tal fatto ·ora una nuova vittoria; elfettivameute •ora una prova di più delle dirfìcÒltà dell'impresa . La presenza provata o presunta, di soldati cinesi fra gli attaccanti di Hai- Dzoung, fece credere per un istante certa ed imminente In guerra con la Ciua. Si 11pparecchiai:0110 in silenziç, duo divisioni e si disposero lungo le coste meridionali della Francia, pronte ad imbarcarsi al primo ceu.oo. I tràsporti . Anna1n-ite, V,inh-Long P,d ·Etwopéen erano presti a riceve1'e Ù <¼Irico. · Il govenm trattava per il noleggio ' di parecchi vapori delle compagn.ie 1irarisa!lantiqne, 1lfessagerie e Fraissinet. Le cannoniere Tagaar, Etendard, Hyene e Chaca,l non at.teudevano se non l'ordine di partire. Una cirçolare ·del ministero della guerra ai comandanti di corpo, faceva appel lo ai volontari per la formazione di battaglioni da spedirsi al Tonchino. Si mandarono arruob1tori nei cantoni svizzeri . Frattanto· continuavano con inaggiore .alacrità le trattati,% a cui l'ainpasciatore cinese vol"utieri si prestava. Pareva che unico scopo delle 4ue parli fosse .quello di guadagnare tempo e veniva . !)iena mente ri\ggiuuto: la Fri\ncia .battendo sempre sulla cessione di Bac-Ninh e la ..(;jna facenclç, proposte e co[)troproposte senza cedere su questo . _punto.
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Al Toochino, Courbet fece snbito provvedimenti per mettere HaiDzonog al sicuro; pre::icrisse misllre di sicu rezza, proclamò ~o ~tato d'assedio, fece arrestare i maodariui sospetti d'aver avuto relaz1on1 co( nemico. La guarnigione di Hai-Dzoung venne pure rinforzata; ma non s1 poteva rinforzare un posto senza indebolirne un. alt~o _e l~ b_ande, · disperse ad Hai-Dzouog, ril:Qmparve~·o al~rove. Sui pr1m1_d1_dr~embre i pirati aveva ripreso lena e mrnacc1av,1no le comu111caz1on_1 f:a j ·vari punti occupati dai Francesi. Stormi di band!iere n~re e d_1 C_1nesi si aggir:wano nei dintorni cli Hai-phog per bruciarne ~ '".1laggi. Una voi ta misero fuoco ad uno, un'altra a quai_tro. Cosi d1-:cono i dis..pacci; ma il Jetttore si domanda: perch~ bruc,~vauo. questi villaggi'? Scrivenclo quasi contemporaneamente agh av:en,meull ecostretti ad ioterpetrare dispacci sibillini, spiegheremo no, a .modo _n?stro che cosa sono questi vil laggi·: sono ·i magazzini del corpo dr specl1z1one. Si noti che Hai-phog è il punto d'approdo e il deposito. di tn_uoci~ che d,dla Francia e dalle colonie viene spedito al Tonchrno; s1 noti che come t.nle è fortificato e guardato meglio che qualunque altro puntQ; si noti infine 'che i dispacci non dic_on~ ave1:e le _bande fatto tentativi contro Hai-phog, ma solp contro t v1llagg1, e s1 comprenderà faci lmente che questi altro non sono se non baracconi, pieni di provviste, costrutti dai Fr:rncesi fuori delle mura, o. ~er ma~gio1:e comodità, o pefohè dentro non trovavano posto. Quando I Tonchmes1, Q i Cinesi che sieno, volessero prendersi il gusto d'incendiare un villaggio, non hanno bisogno di andare a mettervi fuoco sotto il cannone francese. Per ciò che riguarda l'offensiva contro Son-Tay e Nan-dinh, i di.spacci cli quei giorni parlavano di gr:ondi ricognizioni; io una di esse il comandante del corpo di specfoione si sarebbe portato fìno a due chi lometri da Son-Tay ed avrebbe quindi format9 il suo piano d'attacco ; un'altra volta la cannoniera Iiache avrebbe bombardato, per alcune ore, le opere avanzate cli questa posizione, senza ottenere risposta. Qualche scambio cli guarnigione, riuforzi spedili da Son-Tay a Bac-Ninh e vicéversa, avevano più volte faùo correre la voce dello sgombero dell'una o deH'a ltra di queste località. Dal complesso delle notizie si poteva argomentare che le operazioni contro Son-Tay erano imminenti. La Cina anch'essa si preparava; una circolare ai governatori ordineva il reclutamento di centomila uomini; gli arsenali eràno in piena atti vità; nelle città ma1' ittime e speci11 lmente a Canton , i soldati si eser·chavano nel maneggio dei cannoni e delle torpedini ; si v~devano
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movimenti di truppa poco frequenti nell'impero celeste; nùovi o-enerali erano nominati; si ergevano fortificazioni ai confini e si i:univ_ano d'artigli_eria; s'interretta:ano strade con fossi e parapetti; s'ispezionavano mrnutamente le difese delle coste; a questo proposito il Ne_w-!01·~h Hernld pubblicava da Hong-Kong il seguente dispaccio: « il _vicere accompagMto dal generale ~ang_si è imbarc:ato , e seguito . da cinque cannoniere sta facendo una mrnuta ispezione dei forti e delle linee torpedini. Questi fo rti hanno bella apparenza, ma non sono in grado di resistere a un vigoroso attacco. L'entrata del fiume può essere sbarrata con barche piene di pietre e già pronte per essere affondate. Altre barche di costruzione speciale, destinate alla difesa delle coste, saranno terminate fra breve. I rinforzi continuano ad arrivare dal nord. Ieri 1800 uomini attraversarono la città ». Come indizio della situazione noteFemo che la ,plebe delle grandi città, dove sono colonie stra_niere,. mostra vasi inquieta e minacciosa; ma tutti gli alti funzionan esprimevano la loro ferma risoluzione di proterto-ere i residenti e~teri, Il console di Francia a Canton aveva chies~o~ per la protez10ne del con~olato, un picchetto di s0ldati e gli era stato risposto, che s~rebbe protetto come tutti gli altri. - Il o-overuatore di detta c!ttà annunziava allw colonie strani~re I' immin:nza al la guerra, ne nget.ta:a la responsabilità sulla Francia e raccom11ndarn ai rappresentautt delle potenze di conformarsi ai trattati e al diritto delle o-enti. Il go~erno otte?eva (dicesi) dal Giappone l'impegno di non pe;mett~re, m c~so d, guerra, alle navi ~rancesi, di far carbone nei porti g1appones1 . . Verso_la ·.m~tà · di_ d~cembre un . telegramma inaspettato e a prima _gru~ta grav1s_s11no .nc_l11amava l'attenzione del!' Europa sul.la capitale de_ll Annam. Il Re Trep-Hoa era sta~ avvelenato, la rivoluzione contro Francesi era scoppiata ad Huè. Un giornale inglese, lo Standa1·t aveva dato per il primo ( 13 dicembre) questa notizia confermata da tutti il giorno appresso. Essa produsse nei circoli politici della Francia la più -triste impressione; parve il fulmine · caduto sul corona~ento dell'edifizio; ma non era se non un piccolo frutto del trattato d, Huè. Il Re Hi·ep·Hoa (dopo il trattato i FrancP.si non lo chiamavano più imperatore) aveva r11ggiunto Tu Due per la stessa via , ri1a per ragioni opposte; quegli era morto per non aver voluto firmare il trattato,_ ques~i per averlo finnato. Tanto è vero che, qualche volta, a ogni maniera s1 sbaglia! I Francesi naturalmente' non si preoccupavano della sorte di Tiep-Hoa, ma delle conseguenze. che poteva avere e che le sbrigliate fantasie dei corrispondenti dipingevano coi · più foschi 1
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colori. Dicevasi che il fatto non era isolato, ma sibbene il éontraccolpo di una rivoluzione di palazzo scoppiata· a Pechino; che quivi il par·tito della guerra aveva preso assolutamente il sopravento; che si cambiavano i govornatori pacifici con altri bellicosi (e facevasi il nome di questi e di q~ell i); giungevasi perfino ad asserire che Tiep-Hoa ,era stato avvelenato da' mandarini cinesi, o almeno da' nrnnda_tari della Cina. Nel Tonchino poi, anzi in tutto l'Annam, la rivoluzione doveva essere già scoppiata o stava per scopp\are; la morte del re dovea esserne il ~eguale convenuto; Hannoi era già circondato dagl'insorti, i Cinesi minacciavano Hai-Dzoung, Courbet domandavà urgentemente 6000 uomini di rinforzo, ècc., ecc. Piu:eva insom ma di essere alla vigilia di un vespro annamita: anzi molti assicuravano che fosse già cominciato, perchè a quell'ora l'agente francese in Huè doveva essere stato fatto a p'ez~i con tutta la sua scorta. S'immagini l'eifetto di queste notizie e dicerie sulla popolazione è . sui partiti in Francia. Il governo stesso fu dapprincipio sorpreso e si affrettò di presentare al Parlamento la richiesta di 20 milioni di credito sul bilancio del ·I 884-. Per calmare l'opinione pubblica fece smentire la richie;ta di rinforzi, i giornali ufficiosi stamparono il prospetto delle forze francesi nei dintorni di Huè: 800 uomini in po,sizioni fortificate e 7 barche cannoniere coi relativi equipaggi; del·l'agente e della sua scorta non si avevano notilie_, ma era impossi.bile che non fossero riusciti a salvarsi ; ad ogni modo 1500 uomini ,di rinforzo sarebbero partiti immediatamente ed altrettanti fra 4-0 ore; "l'ammiraglio Courbet, che _non a ven saputo segnalare nessuna vittoria; sarebbe rimpiazzato, ecc. ecc. Il panico fu di breve durata . Presto si seppe che la rivoluzion-'.' -ii ·Huè non aveva olirepassato le porte del palazzo; che la morte del povero Hiep- Hoa era st~ta innocua come la sua vita; che la situazione al Tonchino, nell'Annain e nella Cina era rimasta la stessa . I giornali pubblicavano il seguente dispaccio del gove,rnatore della Coeincina: « Il consiglio della reggenza di Htiè mi annunzia l'abdicazione di Hiep-Hoa in favore di suo_ n'i pote Nei-Nen che, salendo sul trono, prese il nome di Kieu.:Phuse. È un giovinetto di 15 anni. Il ministro delle finanze, ospite dei francesi, assunse la presidenza del consiglio ». (Potevasi aggiungere: e la reggenza) » .'La crisi durò poche ore. Huè era stata posta in stato d'assedio. Si erano chiuse le porte. AJlorchè furono riaperte si annunziò che H:ep-Hoa si era avvelenato. Jl paese era agitato. Bande armate occupavano i sobborghi, minac_,eiando la' legazione francese . Champeaux (l'agente .francese viv.o -e 1
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sano)' atrtende cheJ11 Franciia riconosca iJ nuovo re ,per riprendere le l'eJazioni )) . Frattanw delle truppe ,prep,arat<-l alla pa.rtenia, tre baua<>lioni (uno di fanteria, uno di tiratori algerini ed uno deJ:la legi0ne-straniern) si erano già p~sti in viaggio; di altri tre si e1,a fi,;sato l'imbarco .ii primi di gennaio. Un geuemle dell'eserci.tq (Billot) era s~to nominato comand?nte ~el c~rpo di sped'.zione .il Tonchino e gli si · erano dati per a1ut11nt1 altn due genend1 Négrier e Brière de l'Jsle. Essi dov.eano imbarcarsi il 23. La Camera· io quattro giorni avev,1 esa.inin,\to, discus:u ed appr~vato ~con ,.H.2: v~ti contro 180) il progettò di legge · relativo al credito de, 20 m1' 1op1. Qua'. che deputato, la cui eloquenza pon avea trovato sfogo nella discussione precedente, _tentò di fare qualche obiezione, ma Ferry gli chiuse la bocca dicendo che la questione era già decisa coll'ordiue del giorno del ,1 O, che fovita il rninistero ad agire con enetgia, nella tutela dell'onore e deoJi interessi O · franc~si al Tonch ino. Diede poi agl i oppositori il co lpo -di grazia, esclam?ndo: « in questo momento Coubert marcia su Son-Tay.,_ ». E stavolta era vero. Son-Tay. che nella mente dei Francesi, divide, con Hong-Hòa e Bac- Ni11}1, l'onore di costituire la dife:,a del c~nfine provvisorio, fra il Tonchino conquistato e quello da conquistarsi, sorge a circa 800 metri dalle rive del fi ume Rosso. Il nucleo è costituitò: da una cittadella in forma di ·quadrilatero con 500 met.ti di fato. Intorno ad essa gi ra una strada di circonvallazione "l quindi una zona di 300 a· 4-00 metri di largbezza, recinta all'ester«o da un parapetto in terra. In quest.-i zona sorgono villaggi e gr.uppi di case, per una popolazione c?mplessiva di '15 mi la abitanti, oltre vari~ cas_erme pér ,la guarnì, g1ooe. Una bel i~ strada èonduce d~l . fiume alla cittadella entra per · la porta settentr1onale, esce per l'opposta e prosegu_e. In questi ultimi tempi gli Annamiti avevano costrutto, intorno a Son-Tay molte opereprovvisorie.' per difenderne gli accessi specialmente dalla pàrte del fiume. La cittadella è costrutta abbastanza solidament!} in calce e mattoni .. Nel centro .s~rge una pagoda; alla ~ua destra la casa . del gover-. natore, a sm1stra quella del mandarino iucaricato della giustizia acrJi an.goJi del cruadrilatero vi sono, fabbricati per corpi di guardia , ; .g~a e là, nello spazi9 libero, uffizi , prigioni e magazzini pel riso. ' . . Contr.o questa cittad.ella r1osse Courbet ·da Hauuc,i, l'H o ,il Hl 4ipembre con circa 6000 uomini, fra cui 4500 Frnnce:;i. Qua'lH ordine· · d! ma.r?ia ~bbia .adottato, quu!è _s~radi ab~ia tenu,~o. . non 1?, tc?no· i , ~1spacc1., Gmoto a qualche mrgJ 10 da 1.. fortr esterm · s1 fermo e s1 ac-
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campò senza . contrasto. L11 .mattina del gi_orno 4 4 tutte le truppe erano riuni te ad ovest dPl Day. Alle 8 anLimeridiaoe si diede il segnai.e dell'auacco. La faoter'ia di marina, i tiratori algerini, i turcos, i sol,dati della legione straniora e, i cacciatori annamiti (tali erano le varietà della colonna cli specl izione) -gareggiarono di zelo, focencto ciascuno le sue JH'O\'e contro questa o quell'opera, mentre le canuonieFe · . e barche del la flottiglia, postate nel Dume, concorrevano efficacemente-' ooi loro tiri . La guarnigione si difese 00n suflìcient.e bravura e l'argomentianw non tanto dal le lo_cli dei France.si, che possono essere gene1·ose ed anche interessate, ·quant.o da lle loro perdite; le qhali se non grandi, furono almeno mollo superiori a ,quelle avi1te in qualsiasi scontro precedente e provano il fatto di un~ resi;;tenza iosolita- · mente viva. Ma il cannoneggiamento rovinava i deboli _profi li, e rendeva impossibile- ia permanenza nelle opere mezzo disfatte. Prima d,i sera i difensori.. si Titiràrono verso la ci Ltadella ed i Francesi ven-oero io posses;o di quasi ,tutta la linea del le opere esterne. Restava l'@pera· Phu-x.i, a quanto pare, più forte· delle altre, che non era stata attaccata dui;ante il giorno, ma tenuta in osservar.ione da un ,rnparto di cacciatori annamiti . Contro qudst.a si coneent.rarono, all'indomani ('15 dicer~hre) ì tiri è gli assalti, e verso le ,i, pomeridiane anch'.essa si tronva in mano dei Francesi. .Il nemico (iice il conisponden te d'c!l Temps) era ricaccia to nella cittadella, ma non voleva confessarsi vinto. I fuochi _dì plotone e gl,i i spari. chrtiglieria risuonaron,) tutta la notte. Il giorno appre~so (~ 6 .dicembre) le · truppe francesi si avanzarono sul la cittadella con l}ll m9vini.epto concentrico. L,a fanter ia di marina circondò una g11ande pagoçla (a 200 metri dalla cittadella) dove gli anpmiti si erano ami:na.ssati e ne fece st,rage (Sono parole del Temps). Il 47 fu giorno . di riposo. I Francesi si riordioaro_no e prepara1:ol).o l'assalto cleili( cittadella. Raccolsero i· feri ti e contarono j morti. Questi E)rano 85 q·uelli 200. Calcolarono a 3000 ,la perdita del nemico. Le barche delÌa flottiglia p1:esero anch'esse posizione per battere all'io. domani la cittadella e tagfo1re al nemibo la ritirata. '-Ma quando al· matti1)0 seguente stava per cominciare l'attacco, una spia venne a dire al capitano Lagnene che il nemico 11011 c'era più. Bandiere_ne,,re, A,nnamiti e Cinesi erano scomparsi, per incarHo, durante .la no.tte. Qualche giorno dopo, la presa di Sou-Tay, il ministro dell a marina rictlveva il ,seguente dispac;tio: « _Courbet tornò ad Banno i, àssumeodo l'uflìcio di commissario , genera i.e. I difonsori di Son-Tay ft,1ggir0no v,erso Davans, Hong-Hoa, . ·
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Rl l'ISTA
ESTERA
P_hulan_ e al di )à. L'abbassarsi delle ac<1ue impedì l'attacco immediato d, Hong-Boa. Son-Tay e le fortificazioni sul fiume sono fortemente occupate dai Francesi. Tutte le guar-iigioni saranno momen·tanea mente anmeut,ite, per purgare completameuto il delta dai ribelli e dai p_irati •. Ecco di nuovo i ribelli inc:ampoe i pirati allespal le. Ecco di nuovo 1trancesi _co~tretti a difendersi. Ecco il corpo di spedizione paralizzato ali 1~domam d1 un successo. Non esageriamo. Le guarnigioni servon~ a difendere le città e_ I~ fortezze, non a far sgombrare il paese dal nemico; alla parola guaru1g1oue è annessa l'idea del.la difensiva; una ·g~arn'igione si -rinforza quando la relativa posizione è minacciata. Rmfor~are le guarnigioni, per purgare il delta, ò come chiudersi in casa per prendere aria. Tanto più che tiitte le O'Qarni11ioni non po,tevano rinforzarsi, $O non sciogliendo le colonne;;, mobit che appunto ~v reb~ero dovuto purgare il delta e, prima fra es$e, quella che aveva · ·co1H\u1slat? Son-Tay e che, secondo tutte le prev,sioni, doveva · im~11ed1atamente dopo marciare su Hong-Boa. Perchè nello stesso di·spaccio, che, a leggerlo bene, lascia c~omprendero la causa del dif·ferito. al.tace? di Hong-Boa, darne la colpa all'abba:;sarsi delle acque? Pochi g1orn1 dopo un altro dispaccio, non sapremmo s~ ufficiai~, ma .. ,v_ero senza dubbio perchè confermato posteriormente dal fatto, annun1.iava che pure l'attacco di Ilac-Ninh era stato differito, e tal i rimangono imcora a_mbedue, bcmchè le acque abbiano avuto tempo ad alzarsi. La p~·~sa eh S_on-Tay non 1!1odificò la situazione militare al Tonc-hirro. ·L mdomao1 della loro più splendida villoria, i Francesi si trovarono ~?me alla_vigi lia, con ~m. punto di più da gua1·dare . E cont'er~ quel -giorno _cosi è ancora ogg1d1 (10 fellbraio) al momento in cui scriviamo, L'.unica differenza ~i è c_he i rinforzi, che allora partivano, ora sta~no ~rnvando,. e _presto metteranno il UJIOVO comandante, generale Millot, 10 grado d1 riprendere l'offensiva. Nè l'accruisto di Son-Tay" modificò sensibilmente la situazione politica. Al primo annunzio di questo successo iu Francià, vi fu un momento d'illusione e d'entusiasmo, così poco O'iustificato come il . ::, fatti di ' Huè. La · ;pau1co, cI1e aveva segui to l'annunzio degli ulti mi Francia (dicevasi) nop. aveva mandato 10 o ·12 mila de suoi fioli a 3000 leghe di distanza per contentarsi di una mezza soluzion:;· la Cina dovea , non solo cedere il Tonchino rinunziare ad ogni diritto , ·sull'Annam, ma pagare le spese delia guerra. « Noi a~biamo (scriveva la Rep1iblique Française) il diritto incontestabile di esioere dalla ~· ~ ' vllla un'. indennità pecuniaria. L'impero celeste è abbastanza rie.CO per . pagare le stravaganze de' suoi uomini di Stato. In caso di rflìuto la
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Francia avrà solo l'imbarazzo d~llà scelta, per impadronirsi di un . pegno rimuneratore ». A cui il Tempt: rispondeva che il governo ci avea già pensato ed avea posto gli occh i sulle isole di Hainau, Formosa e Chusan, come capaci. di fornire un bel pegno e facili a conquistarsi, « senza fare ·atto di guerra sul litorale e disturbare il commercio europeo ". Il pubblico, com'è naturale, fece plauso all' ingegnosa scoperta. La Cina non se ne commosse gran fatto e continuò , in silenzio i suoi preparativi. Se ne commossero aie.uni gabinetti , d'Europa e I' opipione pubblica in Inghilterra . La stampa inglese, (anche quella parte di essa che fino allora si era mostrata più benevola verso i Francesi) attaccò vivamente questo progetto, mostrò . l'e~ormità della pretensione ,di fllr pagare alla Cina il privilegio di essere stata attaccata senza dichiararle la guerra e lasciò intendere . chiaramente che, nell' arei pelago cinese, la Francia non avrebbe le mani libere come al Tonchino . Il baUon d' éssa,i avea fatto oilttiva prova. Il pegno rimuneratore poteva cost.ar troppo caro; si cominciò. a parlarne meno, poi si dimenticò affatto; a .mente fredda le illusioni svani rono e la vittoria dì Son-Tay apparve, qual era, un fatto. isolato e ·di poca conseguenza; nesshno ne parlò più. Da un mese le cose sono a questo punto. Courbet aspetta l'alzarsi delle acque, Millot aspetta i rinforzi; Ferry · rompe ed annoda trattative col marchese · Tseng, delle qua li il telegeafo ha il buon senso di non più occuparsi. La questione del. , Tonchino è &ssopita; quando si risveglierà, conti- nueremo. Capitano C.
MANFIIEDL
GLI · AVVENIMENTI DEL nlADAGASCAR I. · L'isola di" Madagascar all'est del continente afric:rno oude è sepa, rata dal canale di l\fonzambico, trovasi tra 1'~1°, (i7' e il 25°, 38' parallelo sud il 43° 20' e il 50°, 3,1' meridiano esL da Greenwich . Lunga suppergiù 15~ O chi I. larga 535, conta un numero di abitanti molto incerto: secondo Flacourt ,t ,600,000 secondo, Roon ,\.,000,000: Posta all'ingresso del mar delle Indie essa domioa, così dal punto ,
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ESTERA .
RIVISTA
, dì vista pòlitico come da quello mi li tare, il doppio passaggio dell'Europa nell'Asia per il nord e per il sud, ossia le due comunicazioni che mettono alle Indie. Esercita -inol tre uoa grande influenza sul commercio col i\'Iozambico, colla ,regio11c del le Sambesi, coll'arei pelago delle Comore, che quasi pile di uu poule la congiungono alla costa d'Africa, coll'arcipelago delle Seychelle che si protende verso I' equ:itore, colle isole della H.éunion e Maurizio, che formano ad . est i suoi porti a van· .zati. verso l'Oceano Indiano. « È quèsta, dice il Deséam ps (1 ), l'incomparaliile situazione della « grande isola francese del mar delle Indie, il cui tcrrltorio è m_ag« giore di quello della Fr~ncia. Padroni di M6dagascar, ha· cleuo un .., nostro scrittore, noi ce~seremmo di essere solamente tollerati nel« l'Oceano Indiano, noi vi cser1:i te1·em mo un' influenza rispetta ta ; « l'intero emisfero orientale ci diverrebbe accessìbile con digoitl1 ed « i'ndipenrlenza . Acleu, Bombay, Porto Luigi avebbero nn couwippeso; « attaccati, noi potremmo difenderci con vantaggio, arrecare al nemico • dei colpi funesti , e tro1rare, in caso di disfatta, un rifugio, laddove << $iuo ad oggi, dal Sénégal sino alh Nuova Caledonia, la bandiera e francese non· avrebbe un asi.lo sicuro». ' L'asse maggiore dell'isola segue quasi la direzione da N.É . a· S.O. cd è segoatQ da una catena di monti continua ed in linea retta dal capo Ambra (al nord) al capo S. Maria (al sncl). Da questa carena si staccano numerosi contraffo rt.i, dei quali ci limitiamo a mcnzio11are quello che va a formare fo baia d'Antongil su lla costa orientai<· e quello ch,c, staccnndosi dal centro della catena principa le, forma l'alta valle del fiume Betsibonsa o Doeni, i·I principale rlell' isola, che nel suo primo tratto ':iu.ravcrsa la provincie di Ankova, prima residenza degli Hovas, e la ci ttà di ·Tananariva o i\ntanariva, capi tale di tuUa l'isola e sede del governo degli Hov.1s. Nell' .inter~o dell' isola trovl'lnsi i m,mense f•)Teste, laghi estesi ed in taluni punti anche grandi masse d' acque stagnanti che ne rendono poco sal ubre il cl ima. Tutto quanto il paese, Lrannè le spiagg.ic, va riMmalo per la sua fe rtilità e produce in abbondanza riso, zucchéro, caffè, p~tnte, indaco, varie specie di gomma, ba ls:uni prezipsi e seta . Nella parte nord-ovest poi abbondano le miniere di carbon fossile . Lungo le sue coste, specialmente nel!' occidentàle, si riscontr~no (i) AJ1tico irupiogato del i\!inistoro della marina. e dolle · col~nie in Franci»" - Ifa I1t1bbhcato 91· ora l' Hisioi1·e et la Géuqra11hie ile ,llalla9asw1· dalla quaìc abbiamo tolto il brano ci tato.
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nnmerb$e baie e rade per l'ancoraggio dEille, navi. Di queste citeremo per ora .,quella di Bembatuka ad ovest e quella di Tamatava ecl est, ,poichè sono esse ·i due centri principali di commercio coll'interno e partic_olarmente con Tananariv3 . Nella prima trovasi il forte omonimo, che è la residenza di un governa tore dc~gli Hovas. L' iu.ièra isola è di'Visa in '20 provincie, di cui Ankova è la più importante, occupate da tribù di varie razze. Preclominllno fra queste i Mlllgasci, gli Saclavi e gli Hov3s. I Malga~Gi credesi siano gli indigeni . primitivi e sono sparsi luogo le coste; i S.1clavi sono il ' prodotto di u'n incrociamento tra Negri e Mnl~asci; gli Hovas infine, gli attuali dominatori, abitano nell' interno e sono di rnza stranier.1, molto probabilmente della Malese. Le notizie che si ha,nno d'i .questi uhimi ce li dipingono come popoli belligeri, opc'rosi ed intelli genti: e di ciò sarebbe una prova evidente i sacrifizi d3 essi frni per stabilirsi nell'alpestre provincia di AnRova e giungére in poco tempo a sovrapporsi agl i indigeni, acquistando un grado tale _di potenza da arriv.1re al la supremnzia dell'i:;o la. Ed invero la loro 1;o~tanz3 ed attività li avrebbe certamei1te fatti trionfare in modo .;issoluto, se i due 1naggiori stati marittimi d'Europa,/ per i loro interessi commercia li, :non si fossero intromes~i nella lotta. 0
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I II.
, Le ricchezze naturali dell'isola di Madagascar, e la sua· situazione ,gèografic;.a invogliarono sin dal secolo . passato lriglesi e Francesi a porvi il piede per· averne il monopolio d~I commercio; e, come sempre ,avviene in simi li cirnost.:iuze, ambe 1e pot1rnze enropee · ce1'carono l'appoggio cli una delle n(1.ze predominanti. La- Francia p1iotesse ed aiutò i Sacl.avi, e J"Inghl lterra gli.Hovas. Donde nacque una, lunga loLta, nella quale la so,la ·.Fran:·ia entrò direttamente, poichè e.ssa possedeva sin da l 1750 la f;ella i~ola di S. M:arin,. pre$so la costa -orientale, e quakhe stabi li mento dipendente; m~ntre l'lnghilterrn non fece che un primo _tentativo nel 18115 e ricorse poscia alle vie indirette. Diremo di queste vicrude solo ·quanto basta per definire la situ//,zione è1 ttua le ' , Verso la metà dell'anno ora accennato, il governatore dell'isola 'di :S. Manriiio, Roberto Farquhar, interpretando a suo m9do il tratt«)to
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RIVISTA
di ~arigi, con un proclama ufficiale dichiarava che gli stabilimenti: francesi del Madagascar erano compresi, a tÌtolo di dipendenza dell'isola di S. Maurizio, nella cessione fatta al regno Britaunico, e che al suo governo spettavano pure diritti di sovrani1à su tutta l' isola· occup~ va sen7:'altro Porto LutJuez (sul la costa nord orientale) e pei: be; ~onsolldarne 11 possesso . apriva subito dopo trattative coi regoli più rnfluenti dell'isola per ottenerne l' am icizia ed attivare il commercio coi paesi interni. Radama, capo degli Hovas, fu il primo ad accettare le proposte inglesi, stipulando un patto di alleanza il ,J4 gennaio •1817. Mentre queste trattative erano · pendenti, il O'abi netto del le Tuilleries faceva seriè rimostranze a quello di S. Giacomo per I~ prepotente condotta del governatore Faqnhart ed otteneva che fossero nuovamente ceduti al suo governatore della Réunion i possedimenti del Madagascar; la qual cosa ve1?,iva impl icitamente a restituire anche alla Francia i diritti di alta sovrnn ità sull' intera isola. Da questo momento Faquhart si prnpose di ottenere per la via indiretta, ciò che non gl i era riuscito di avere per la diretta, e scelse per suo istrumento il capo degli Hovas, Radama I. Mandò a Tananariva un suo rappresentante con io scopo aprarente di concludere .. un trattato di amicizia, ma iu realtà per far conoscere 1l quel re bellicoso che se avesse tent-ato di soggiogare i popoli vicini, l'Inghilterra lo avrebbe fo11nito di larghi soccorsi ('1 ). Rada ma non desiderava di meglio e nell'anno stesso con più di 70,000 soldati, male armati , e disordinati, scendeva nel regnQ del Mena bé ed invadeva la provincia di Mananbul (ad ovest di quella d' Ankova) ; ma doveva ben tosto ritirarsene a causa della malaria. Entusiasmato peraltro dal titolo di re di Madagascar, che gli eri• stato dato dai suoi, e dal ricco bottino fatto in quella prinia campagna, 'Si accinse ad ordinare un piccolo, esercit.o all' inglese; e nou appena ebbe '1:2, 000 uomini entrò in piena guerra coi suoi vicini, assoggettandoli tutti in meno di 1O anni. Nel •I 82.8 Radama morì e gli shccedette la regina Rana valo, la quale, di cara~lere ol!remodo altero, commise l'errore di offendere direttamente il coummercio . francese . La Francia colse allora l'occasione ·per intromettersi negl.i affari dell'isola ed inviò una divisione navale a bombardare i principali . pprti Hovas. La -prese~za di questa divisione incoraggiò alla rivolta i nemici degli Hovas ed i Saclavi di· (!) Questo rappresentante era. il capitano Lesage, 'il quale portò soco 30 artiglieri:' quale scorta. Ra.dama li prese a. ben volere, e chiese che alcuni rimanessero P/ r istruire· , suoi soldati; la qual cosa gli venne concessa.
ESTERA
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Nossi-bé ( costa nord occidentale) si posero tosto sotto la protezione dei Francesi firmando un trattato, col quale cedevano a questi l'isola di Nossi-bè e su~ dipendenze con obbligo da parte dei nuovi padroni di far stazionare . in quelle acque una nave da guerra (1). Nel 18q·1, venuta a morte la regina Ranavalo, le succedette il re Radama II, e la Francia, per avvantaggiare il rno commercio, rinunziò iacitamente ad una parte dei suoi diritti e concluse con lui nel 1862 un trattato d'amicizia. Ma a Radama, detronizzato nel 1868, succedette la retrìna Ranavalo II, la quale rinnovò bensì i,l patto oradetto, ma con l~ ferma intenzione di elndere meglio 'che avrebbe potuto i diritti sanciti al commercio francese ed a .tutti gli stranieri. Essa cominciò infatti con l'impedire a questi subito il libero acquisto del suolo e l'entrata ed uscila in franchigia di tutti i prodotti nei porti dd1' isola. , La Francia, come era naturale, si ribellò a questa violazione del trattato del ·1862 e tentò di .venire ad un aggiustamento con le buone; ma vedendo che per la via diplomatica a nulla approda va, già si apprestava ad una campagna, quando gli avvenimenti del ,1870 la coilrinsèro ad attendere tempi migliori. I ·
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III. In questi ultimi tre anni la Repubblica francese rivolse ~uo'.amente la sua attenzione agli aff~ri del Madagascar, ed essendole riuscite vc1ne
le trattative per un accomodamento amichevole, nel febbraio del~o scorso anno inviava in quelle acque la divisione navale delle Indie comandata dal contramm iraglio Pierre. Questa divisione si componeva di un incrociatore di •I a classe (La Flore), uno di 2" (Forfaù), e due di 3a (Beaiitemps Batlprés, Vaudreilil,) di un avviso (Boursa.i nt) e di una cannoniera (I"iqne) . La presenza delle navi ljancesi non· valse ad intimorire gl~ Hovas. L'ammiraglio Pierre comprese tosto che il miglior modo d1 trattare la questione era quello di usare la forza; e perciò, dopo aver fat~e le opportune notifi cazioni agli stranieri residenii nell'isola, 1'8 maggio (!) Poco dopo, nel !842, Ja Francia otteneva pure. la cessione dell'importante isola di Majotte nell'arcipelago delle Comore; ad ovest di Madagascar. , ANNO XXIX, VOL. !.
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,RIVJS.'Iì°'"
~ominci.ò le op.elìazionì ,mili,t.ari. Dall'8 al .1 j .ma.ggio la divisio.ne .nl).,;val,e .cannop.eg-giò ~ distrusse com(lletaqien1e i fort'ni della baj11 di Pasisandava .ed il ,forte di N,orunsang (nella pe!1isol,a di .Bilvatuçe), trovando ovunqµe ·.debolissima ,1:esistenza, .ed il 4,6 si · pre3entò innanzi a -Majunga, ciuà import~ntissima dellp. costa .occidentale ~ difesa da tre forti (armaJti ·di 30 pezzi) e da ·2000 uomini. Dopo oreve bombardari1ento Maj nnga cadde .in potere· dei Francesi; ~ ·da questo punto essi estesero subito il ]oro dominio .su tutta la costa ·nord,occidentale ed anche sulla baja di .Antongil. Questi .bom bardamenti pemltro irri.tarono non poco l'opin ione pubblica in Inghilterra, poich:è speciaimente .a ,Majunga, sòffers.ero gran.<lernente i magazzini dei commercianti. J:lSteri. Lord Fitz Maurice, in-terpellato a tal riguardo il a giugno alla .Camera dei' Comuni, si limitava a ri:;pondere che due navi da guerra erano state inviate a 1famatava per proteggere i connazionali. ·L'ammiraglio Piecre, ~i nul la preoccupandosi, cou·tinnacva intanto le sue ope.r.azioni militari, e, mentre chiamava il dis.taccamento franc~se dall'isola No.ssi-,bé, dava le necessarie di~posizioni perchè P,art1sse pure quello della Réunion e Joss.e in queJla colonia ancbe ~rg:mizzato un piccolo corpo di indigeni, giacchè questi "'!iene aveano fatte vive sollecitnioni. Però, prim;1 di i;1cominciare il b;mba rdamento di Tamatava, a fì ne di d.ir tempo di raggiungere la costa a ·420 cittadini fran·cesi che si ritiravano cta Tananariva, inviava il 1° "'iu<>uo · al.la r~gi~a .Rana va lo II un ultimatwn, colla min;iccia di rip·r:nd~re le ostil1t1l , il 9 dello stesso mese, nel caso non avesse ricevuto risposta. ,L'ultimatum domandava: ,t O il riconoscimento dei trattati precedentemente stipulati dalla Erancia con Le ,tribù suclave del ,nord-ovest· 2° gar.auzia per il di1:itto di proprietà ai cittadini f~ancJsi; 30 parra~ mento di UH' ,iodenn.ità di gnerra di un milione .e mezzo .e risa;cimento dei danni .arrecati allè .pnoprietà privatè. . .La risposta gi~nse nel!' ultimo istante ed era chiara, esp licita ed rnsoleute; la regina Ranava lo dich iara va d1e non poteva entrare in tra tta tive ~oi Fra~1cesi. si no. a cl'.e uno di, 1?1:0 teneva il piede nell'isola. I l 13 giugno I amm1ragl10 P1erre aprJ li fuoco contro Tamatnva e mel giorno stesso se ne impadronì. Gli l:Iovas fug"'irono nei!' interno ~el .p:ie~?• ed ,i Francesi, oocupando s.ucc%si vamen~e Lutti .i lom porti, · ,s1 nsarc1ron3 .colle tasse dogana.li delle spese g.iorna liere di guerra. . Il pO$Sesso ~er~ltro del le coste non era che un primo pa.s.s.o per .risolvere la c1u1suone. Occorreva internHsi nel paese degli Hovlls ed occ.uparne la capi)~le_; .m~ l,e diflkoltà no,n erano poclvf: ·anzi,ti;tto si
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~do;ve,va.nP attender.e. daJla, F.rancia, le tr.u,,ppe nr,cessar.ie per le op.era·zioni terrrestni, e poscia,, giunte queste, &ra d:110po attr.av,,ersa:re. un pae~e. /!Spro, abitato da popolazioni ostili, ed a;Ul),cca.re inOn&, Tat1anariv.ai, in cu.i la regin.a, 'Ranav.alo avea con.Gentra,tj tut~i i, suçi me.zzi di difesa. L'arnmira:gJio l?ierre, qnind,i, pos~ una so,st-il, ne.,lle o.p,erazioni miJitari edi' a-ttese, a oonsolidar.si sulle- coste, nella speranza che. giri HovaSi v.enissero a migliore co.nsiglio. Prima ima, cura, fu quella di impedir.e che essi aì\fessero comi~oicazioJ:Je coll'ester-no e diede ner conseKuenza ordini seve6:;simi ai aomandanti <lèi p,residii stabilit1 nei punti princi.P,ati d'approdo, Se non. ch,e,_ era h,en difficile esercitare qnesta vigilanza senza toccare la . guscettibilitù · degli s.tranieri che aveano interessi in. quelle lo.calità . Co,U)e era. naturale, i, pr.imi a lagnarsi furono gli Inglesi, e tna i gabinetti dì Parigi e Londra molto inchio.stro si sparse ìn note diplomatiche. In quell'E>,poca l'ammiraglio Pierre veniv;a colto da una violenta oftalmia ed il 1 O agosto chiedeva: al suo. go-vrer!),O. di richfamarlo, in Francia ('I). ·
IV.
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Alla fine di settembre l'ammiraglio Gal iber arrivava ali'. isola ddla R~u,nion per sostituire il Pierre. Dicesi cbe egli avesse ricevute a Parigi istruzioni per riaprir.e, co.n minori esigenze, le tra.ttative con la regina Ranav:alo I.I. Se cosi è fa d'u,opo, convenire che il. governo fran, eese, una .volta che non intendeva di inviare in qualle regioni adeguati rinforzi, si f}ra appigliato al miglior partito. La situazione, infatti, all'arrivo dell'ammiraglio Galiber era tutt'altro che favorev:olè pei Francesi. Essi eransi ridoui a presidiare, ed anche debolmente, solo i porti di .l\i,1junga e Tnmatava; ed in quest'ultimo, · (iì L'cpioione pubblica volle cho il richiamo d3ll'ammiraglio Pierre, anziché chiesto da lui; fosse provocato daWJnghilterra perché il Pierre dopo l'occupaziené di Tamatava aveva fatto arrestare il segretario del consolo inglese. ed altri sudditi inglesi Perchè, secondo lu i, erano in comunicazione cogli Ho vas. II fatto sta che la salute ~li'mnmiraglio era in cattivissimo condi1,ioni o che egli poco dopo di essere r.itornato m Franci;i. morJ (,LO settembre;. · I
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,campagna terrestre, essi non ricàveranno alcun frutto dai sacrific.i fatti sin'ora, e dovranno farne altri molto più grandi se vorranno finire questa vecchia e complicata quistione in modo definitivo senza sotfoire alcuna umiliazione. A prova di' ciò, valga il seguente telegramma indirizzato da Durban il 2.i gennaio al Times: « 200,000 « persone assistevano al!' incorona1-ione della nuova regina del Mada~< gascar. Questa ba pronunziato un discorso, nel quale disse: io mi « di.porterò da soldato e sono pronta a difendere con 'Voi la terra « dei nost1·i a'lii , . · Vedremo come la Francia Ri comporterà di fronte a questo atteg0giamento. Aggiungiamo solo che attualmente f!SSa non ha nel Mada;gascar, non contando le navi, che 31 ufficìali e 875 fanti di marina ed indigeni della Réunion ed ha pronti in quest'isola altri ~~ uffi-<Ciali e 596 fanti.
RIVISTA
destinato a tenersi come pegno sino al compimento delle trattative,. non aveano. potuto riunire più di 500 uomini, essendo po(:o più di 700 uomini l'intera forza cli cui l'ammiraglio disponeva a terrà. Intorno a questi 500 uomini, gli Hovas, in numero di circa 5000, occuparono a breve distanza le alture di Tamatava ed approfittarono di tutte le favorevoli occasioni per attaccare i posti francesi senza essere· hàttuti tdalle' navi. In tal guisa questi ·liltimi vennero io breve ridotti alla più stretta difensiva, mentre gli I-Iovas, senza prendere una risoluta offensiva, rioccuparono a poco a poco i porti secondari. Prnttanto un avvenimento di grande importanza avea lÌ10go a Ta·. nanariva. La regina Ranavalo II moriva e le succedeva In nipote col noree cli Ranavalo III. Quest'ultima riunì immediatamente i capi delle varie tribù per udire il loro consiglio sulla condotta da tenersi e tutti la c.onsigliarono a mantenersi s~mpre sulla difcns,ivn sino a che i Francesi rinunciassero alle loro pretese e trovassero modo di sancire una conciliazione dei reciproci interessi. Questa poco lieta situazione e le perdite a cni le truppe francesi erano continuamente soggette per le fcbbr-i di malaria, consigliarono l'ammiraglio Galibert ad impadronirsi nuovamente con la forza dei porti che erano rica1lùti in potere degli Hovas ed aprire poscia con loro trattative di pace. ~gli sperava di intimorirli e di decidere le tribù dei Saclavi a ribellarsi ai loro dominatori ed appoggiare le operazioni terrestri dei Francesi. Ma nulla ottenne nè dai prim: nè dai secondi, poichè questi, temendo poi di non essere sostenuti dai lor~ alleati percbè troppo deboli, fecero un misero tentativo e poco dopo si quieta rono. Sul fio.ire qi ottobre infatti il telegrafo ci annunziò che due in- · viati degli Rovas eri1nsi recati a Tamatnva per negoziare la pace;· ma soggiunse subito che le loro proposte erano state respinte perchè troppo umilianti per la Francia. · Le oper:,zioni militari intanto languivnno, poichè la repubblica fran- · cese, preoccu pata dagli affari del Tonchino, non dava alcuna importanza alla quistione del Madagascar e solo si limitava a preparare lo sviluppo delle forze militari indigene de!Ja Rénnion per averlo pronte in caso di energica offensiva. Al principio del corrente anno nuovi inviati Hovas recaronsi a Tamatava,· ed anche questa volta senza nulla conchiudere. Nel momento, in cui scriviamo quindi 'la situazione per i Er;ncesi non è cambi1tra; ed è facile pronosticare che se non riceveranno rinforzif in guisa da ' essere nella prossima primavera in condizione da iniziare una vera
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confinata, sino al 1185,1. In quell':rnno ~~ ne· e'~b'er? a.létini ' ~a:5.i;. in ~~i~ mavera, nel reggimeJito di C!tJvalleria' Sa~oi~ d1 st~?ta 111_ Pi n~;.ol\ m~ sarebl:iero rimasti' scorroseiuti su: sul fini~~· del_l inverno 118o'IJ la malattia· non si fosse' niànifostata in formn e~idero1ca· fra . le tru~p~ sarde in Caglia rii Efa quell'anno in poi si ~bbero s'é~pr~ cas'l sta'cèaltt '_0 1 piccole· epldernie, tan to rie'll'e'sercito sàrdo 1 qua'nto 1ta1Jano, èon v~r1! ro ornione di mortalità·. N-el: 1877 si e'bbeto neH'es~rcito 38' _c'as11 di 1 ~e!ingite cerebro'-sp·inale con 2.2· dffce-ssi; e ~2 fnrouo an'che 1 morti' su 62 cura'ti de-Ila stessa malattia nel 1878. L'abbiamo aià detto sopra', gli strittori sono dis'cor~i .nel· _sebterl:.... zisre, del!.:\• nà~urà; dell'indolé é quindi a•nclfo dèlla, terapia d1 que'sta, terr,ibile mafaìtia. Noi non· possiamo segui re il ohia'rissimo aut~re n~lla: 1 lunoa enumerazione~ delle varie dottrine' ohe i singoli tì'attàt1sti esp1Jl., ser; a sostegn~ della propria opinione. Esaminandole ad una _ad un.a, con sottile critica, e'gli· le· sorréggé, o le' cotnbàtte con nuovi argomemi desunti dalla s-ua personale osservazione. Più iril P.orta:nte P~~· noi la- domanda «Lè contao~osa la meniògite cerébro-spmalè? » D~e· illmtri' rappresimt:inti della n:edicirra: m!lita're· fra~ces:; il' Sa'ver~u. 111 Colià; sta,ndo pri noi pa.lmerite al ·modo ·c~hie la m_al~~li~ s1. svolse·nelI e~er~, · cita del loro · paese, special mente' riefle guHmg1~m:.d1 Stras·bnrgo_ ne,1" 4·84,f .e' di Tolone nel 1851 , non esitano· a' d1oh1ararla contagiosa. !t q;esti due si J;iscono altri me'dioi militari francesi e i tedèsc~r, Hirsch e Brestow, rionchè: :i'lcuni italiani, fra i qual'i ·l'insi~ne. Cor_rad1: M'll• il nestro autore, fa:èendo l'analisi dei fatti, dai quali glt·scr~t.Lon sopracitati dedussero la contagiosità, dimostr:i'che n~n sono ~na p'ruo~a"' eerta ed• irrecusa,bile, e pos-sono benissiincf' prestàrS1 ~d un'1?tet preta:;zione in senso opposto. Dai non poèhi ca'si osservati da' lm_ e dall:'' rela~ibni anche di distinti medici italiani che ebbero occasHme . noni rara di osservare nell'esercito la menengite, cerebro-spinale, e,.glt ~~~ ferma n'on1essere contaofosa";' rria' costituire' non pertanto utJ.à dellè pm• gra.vi varietà morbos~, ~he' dà soventi ùna rno:ta;lit~ ver~i~.~'nlè'. • ventosa ed eccezionale, mentre talvolta la media dei suoi esHi lùnes 1 non giunge al 4 per 0 (o· . . Dopo avere in tre lunghi capitoli rngi~nato magistra!rn~nte se, ~al punto di· vist~ delle cagioni, vi sia , affinità·. fra. la m~nm~1te cere~1.oSRinale e la · febbre tifoidea, e dopo a-ver discorso di v~ri metodi c~rativi· 'proposti e messi in opera, dai qua\ ris_u)ta che:,i~~tt~ .m.~,1.:t.ti,a non· aniffi'ène gìi'à"rigibné1 clf~ '11iii-ndò ~·comU.att~~~ ~1 ·~~o p,11~~·e~ortln.e, 1 ool inetòdo · antifl0èr:ìstioò e co'ìi: energìà proporz·iona:ta-· ali? V'lolèlnza del· 1 1 ' mal~! f'atutore' pàs;a; ad · esa'Iti·ìh'dte i u:nà cfli'isli'onèlclì ,ma'ggiob.!'Ìntere'ss'ei 1
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St11di sto,•ico-c,•itici s1dlt1 1'le,ai,agite ce,•eb,•o-spi-· ••t1le e11iden,icn i.a Italia e pa,•ti cola,•,,·, ente ,a.et- · t'ese,·cito di P. E. MANAYRA - Roma, Voghera Carlo, tipografo di S. M., ,f88~, L. 3.
Lo spe_ciale indirizzo d,~Jla Rivista non ci consente di dare di questa nuova pubblicazione del generale medico l\fanayra quell'esteso resoconto che ne faranno i periodici prop-ri delle scienze mediche, e staremo. perciò pagh~ a spigolare fra le molte notizie e osservazioni, di cui è ricca l'opera, quelle che hanno maggiore interesse per i Iet-· tori militari . Tutto guanto riguarda questa terribile malattia è ancora oscuro ed oggetto di discussione fra gli scrittori medici anche più recenti. Non farà quindi meraviglia se non si può stabilire con certezza quando, fece la sua prima comparsa ii;i Italia. Non è improbabile che essa non sia di origine moderna, e non è certo destituita di ogni fondamento l'opinione di coloro che credoJno ravvisarne l'esistenza nelle malattie che con nomi diversi dominarono in Francia, Spagna, Italia ed Inghilterra dal decimosesto al decimottavo secolo. Per quel che si riferisce al volgente secolo e al nostro paese il chiarissimo autore, . dopo lunghe e minute ricerche e pazienti confronti, afferma che, ·prescindendo dalle epidemie anteriori, più o meno contestabili, h\ prima comparsa della meningite cerebro-spinale avvenne nel ,1$,t 4 in alcune local ità della Liguria occidentale; ma non fu riconosciuta uf{ìcialrnente · ,che nel mese di gennaio del 1839 quando si manife~tò nella marca di ..Ancona e, poscia, nelle provincie napoletane, ove pare t'ia rimasta~
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per i nostri lettori. Ed è: ({ se convenga la denominazione di epidemica com~nemente data ali~. meningite cerebro-spinale1 e se essa si possa considerare a buon dmtto come una delle malattie che d'ordinario affliggono gli eserciti ». Intorno alla· prima delle due pr~posizioni contenute nella quistione, il chiarissimo autore, convinto che la meningite cerebro-~pin~le non abbia nulla, di specifico, ma dipenda sempre da cause ordmarie, ed osservandQ che, sebbene essa siasi alcune volte manifestata epidemicamente e anche in proporzione spaventosa (in Germania Hirsch vide il numero dei casi salire a 20,5 per 100 abitanti), tuttavia più di frequente si presenta in casi isolati o r.istretti, cioè sporadici, concluse che la qualificazione di epidemica affibbiata in modo costante alla malattia stessa, è da riprovarsi perchè inesatta e contraria al vero ed ai più elementari principi della 'patologia generale. Circa l'altra · proposizione, se la meningite cerebro-spinale sia più comune nelle truppe che nella popolazione civile, l'autore riferendo i dati raccolti da Hirsch sulle epidemie che colpirono vari paesi d'Europa, dell'America del Nord e l'Algeria, dice risultare che nei luoghi ov:ess~ . do~inò, eccettuata la Francia, ass,alì i cittadini a preferenza dei !nil1tar1. Altrettanto è stato in Italia. E però da notarsi che, così ' nçlla· popolazione civile come nE>-lla militare, la malattia presceo-lie· le sue vittime fra i giovani anzichè fra gli uomini maturi, onde nei reggimenti le reclute vi sono più esposte dei ' vecchi soldati. Il mettere in chiaro questo importante fatto che la meneno-ite cerebro. spmale non è già una special ità morbosa che quasi non s'incontri a~trove che negli accampamenti e nelle caserme, come non si peritàno d1 affermare parecchi scrittori nostrani e stranieri, è stato unCJ dei movent.i_ principali che indussero il generale medico Manayra a dettar questo volumé; e l'esservi poi riuscito in modo da non potersene più dubitare è uno dei n:iaggiori pregi del libro stesso. Quanti si occupano di _ciò che è di utile e di ·decoro all'esercito gli saranno certamente grati,
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Begoln'l1teu~o pe-r la esecu~ione dei lavori di com· · pete,a~a del genio nailttnre. -:- Roma, Voghèra 1883.
Abbiamo letto con singolare compiacenza questo regolamenro, così ~er l'ordine ~ ~hiarezza deJJe disposizioni come per I~ purità della. lmgua . .Non e dr nostra competenza dar11e un rendiconto, sia pure
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sommario, e molto meno sottoporlo a disamina critica; ma ne piace ,osservare come da qualche tempo i regolamenti e le disposizioni che pubblica il Ministero della guerra vengano in generale spurgandosi -dalle voci e modi errati, · dal gergo barbaro d'u'ffìc:o, da vocaboli impropri ed oscuri presi ad imprestito da lingue estere, e tanto in voga nei tempi trascorsi. ' Tutti convengono essere la lingua patrimonio nazionale che bisogna ,conservare e coltivare con intelletto d'amore, che la parola è l'espressione più palpitante della vita nostra, il vincolo più efficace ·rra. le ·diverse parti d'Italia, che la forma è intimamente sposata col contenuto, è l'espressione diretta della sost:mza, la quale apparisce confusa ed oscura se la forma non è chiara. Ma lo scrivere bene ed italianamente, in tanta confusione di vocaboli, non è cosa facile, . perchè nella lingua in generale e nella lingua d'ufficio in particolare hanno preso padronanza voci d'ogni genere e d'ogni provenienza , che entrano nelle nost_re orecchie, si ficcano nel nostro cervello e malgrado noi escono dalla nostra bocca e dalla nostra p·enna ; donde viene qt\el gergo increscioso e confuso, che ci fa venire la pelle d'oca quando ici tocca di gettare gli occhi sopra certe elocubrazioni ufficiali, che ci fa leggere· male e peggio intendere regolamenti e disposizioni, mentre la lingua nostra ha dovizia di parole ·-e di espressioni usate da gran tempo e comprese . da tutti nel loro preciso significato . Il rimedio migliore, più efficace, più generale è quello che viene dal·1'alto. Se gli atti, i regolamenti, le circolari fossero scritte sempre con esattezza di lingua, se -nelle corrispondenze ufficiali tutti si studiassero di imitare il buono nell'esempio, se nell'esercito entrasse la persuasione ,che le parole usate nelle .pubblicazioni ufficiali sono le più appropriate. . ... a poco a poco, senza tanto studio e tanti sforzi, si. vedrebbero scomparire i barbarismi e la nostra lingua mil itare si presenterebbe nella sua sempl icità e chiarezza, _nella precisione tanto necessaria alla trattazione di qualsiasi problema, :,.Ilo svolgimento di -qualsia«i quèstione. . Siamo sulla buona strada. Nella ricompilazione di questo rego_lam~nto si è cercato ~i rispettare l'ortografia e la grammatica e di sra-dicare quelle barbare voci che formavano la delizia di qualche buròcratico e delle quali appunto i vecchi regolamenti andavano tronfi. Conveniamo che neppure questa sia lingua del trecento; ma basta -che sia almeno dell'ottocento. Non si pretende già (dicevamo _in un ·.nostro programma) che gli scrittori militari la facciano da cruscanti;
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ma si richiede s-olarnente che qettirio i loro lavori con istile chiaro·, semplice, c.onciso. Del rimanente non: è possibi'le, per tanti riguardi, staccarsi' ad un, tratto da certe voci è da certi giri di fra se un po' scoutorti, che sono troppo radicati nell'uso. Nella speranza che si prc•segua non solo ma si allar.,.hi l'utilissimo . e sistema a q.uals-ivoglia scritto del Miuistero della guerra, e ch'e l'esempio ìro'Vi imitatori anche presso gli a Itri ministeri, ci si p·ermetta, di aggiungere qui in due colonnine alcune parole di ger.,.o colle cor.:.. 0 rispondenti espressioni in litiona lingua, ~sati dal riuovo Regolamento• pe't' la esecuzione dei lavori di competenza del genio rnil-itare. Gergo dei nostri uffici.
Diffida, diffidare.
Dèm'ò_rdèrè dalle pretèsè. Ravvisare opportuno. Registro delle pratiche. .Addivenire alla. sti pulazioIJe , ~lla. stipu(~, aHo stipulatò; addì-venire ali esame, ecc. Dichillra medica. Disamina. Incombenti, incumbenti. Évacuar'e gl' ir1cumbenti ffr'e-s~rittL In evasioné., o ad evasione del foglio controcitato. Occasionare, occasionato. Accasérrriarè, accilsertiiain'e'ntò. P'revenfrvare; ptèventivo. Pr-evia la su periorea pprovazione. La cosa di cui è cenno. A ptontd ri'scor\trò, Ns'èotìtrai'é'. Le cose· di lfui> al' pafag'fafé precedeh re. Importo. Consta tare. So m'iiti nÌ'strìhizé. Iztàerin'rtà è.H irasfèrt~.
<.'oilìce cnvnllerescr, ittdia·110 - ACHILLE ANGELIN·I Tenflnte generale - Firenze, ,J883. T1.pografia di G. Barbera.
Espressioni di buona lingua.
Secondo il senso, si usino le, voci disdett.a, intimazione, notificaziorie, disdire, iniimare notificare. ' '.R~cèdére d~lle _pre'tesé. R1put.1re1 g;mdrcare opportuno .. Registro degli atti . Stipulare, esaminare. Dichiarazione, certiflcato mèdiao. 1 Esame. Secondo il senso, si- dirà obhligni , pratiche, atti. Com piifre le formalità prèscrittf5.. In risposta, ecc.
Cagion~re, cagionato. Acq:tiaruei'are, acquaftiéràmenfo. Prevede're, prev'isione. CoHà previa autorizwzioné superiore. La cosa di cui si tratta di cui · " è .proposito. ' A pronta: tisposta,. fapondéré. Le cosè détté al pàràll'riffd pre0 ced~nte. Costo. Jerifìcare. Somrnìirisfr)z'ioni. lrrdénnilli dt trAsfeilillient&t
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B di,itto comune pr\lèlarna reato il duello~ ma, né! classificarlo e·· pimi,rJo, sembra quasi scostarsi d·.:ilJa teorica generale ·e, -, ~olen't~ o nolente, ne form« una eocezione. !,'opinione ,pubblricà, pur conda,nnando il duello, lo sopporta e spesso lo impone,; ,giri umanit'llì'i e i teorici. hanno valide argomenta;z.ioni per voleTlo ,a1bolito e igli opportunisti. .b110n gioco a difenderlo; ce-rea in esso il filosofo le cagioni di un pregiu·d17lio ma'lsmrn ·-ed .il 'l'Onrnrrzi·cTe la catastrofe fotale e la drammatica conseguenza cli una fott.a di 'Ulmane passi0ui. fra indi\sidui cui l'assas·Silll io o la vr.rgogna ripugna. ,È natu:rale che una questione siffatta tenti ed invogli: e quindi se.molto 'già sul chiello si scrisse, molto inohi·osbro ~i spargerà ancora pro e contro, senza riuscire ad accordare due termini inconciliabili fra l'@ro: ,E in questo cluello di pennie ha nigione e 'giova colui che vedendo il lato pratlco della quistione, la regola prilticamente come il . ge1terale Angelini. li quale mentre non si perita a ·definire li du'éllo « ·un avanzo1dl ,bai'bar,ie, nu pregiudizio feroce" e dichillt'a ap·e ttaffii!inte essere trn'f1Ssurda illusione quella di •c11eciere che il duello possa ri~bilita·r-e un colpevo-JQ, cancellare un oil'ésa., pun,ire un off~nsore, c@uslata però quale fatto indiscutibile come l'opinione pu•bblica giuditihi og,gidi diver~nm@tè infliggendo la morte morah! a è-hi lascia invendicate talune offese, giudicate dal coàieè pe<r1Jàl'é appenu passibili di I'ìnll'ta leggera o di pena insignificante. Là inefficacia della sanzione penale e J-a eccessiva esi.gen·za della ,pubblica opinione hanno creato uno stato di faHo che, secondo l'ant'ère, pone in un t'.èrrihile imbarazzo il get1tiluomo che abbia patito ·ìnsulto. E~li è séW;abfle se, '.fra dtre mali, sceglie genéralmenlè il mirrote e . pileferisce ìl du·eno alla ineffìcaèìa déllla sanzitinè p'ènnl·e, pur stipando èhè ·1:p1ella stessa legge la quale punisce con ùna rnu,Jta ,Jo schiatfeggiatore può mandare in galera colui che, avendo subito l'•insult@, e~p'oòe la 'Vita per vendicare l'offesa lli'ed-eslma ohe la legge dovrebbe e non sa .'Convenientemente punire. Stando così le c0se, il generale Angelin.i reputa impossibile fabo-' lizione del tluello, e quindi crede èhe iI meglio sill. dimim1irc '1A fre-· quenza: col fn'odificare gli esagerati apprezzamenti dell'a .pubh'lka i>pi-
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nione rispetto alle offese, ·coll'interdire l'onore delle armi a chi non .sia degno di tal privilegio, coll'imporre duelli seri e col precisare e definire rettamente i diritti e i doveri di un gentiluomo circa Je que.stioni d'onore. Ecco lo scopo del libro, il qu11le non è soltanto un èodice del duello . ma, eziandio un Galateo cavalleresco. Sarebbe impossibile non riconoscerne la utilità e, dici11mo anche, la nobiltà de1rli intendimenti 0 ·tanto più che esso ha pure carattere educativo., specialmente là dove parla del con tegno del gentiluomo di fronte a supposte e reali offese, e queste offese enumera. L'autore classifica le offese in: offese gravi o con insulto, offese gravissime o con oltraggio, offese atroci o con vie di fatto. Senonchè fra le offese gravi egli enumera talune prepotenze o sgarberie come: .togliere .la seggiola. di uno che siasi 11ppena alzato, occupare in un wagon 11 posto d1 un altro, prendere senza permesso un giornale appena il lettore lo abbia deposto. Niun dubbio che tali atti, appa,ueptemente leggeri, possono costituire un offesa, ove non siano· seguiti da scusa tostochè ii' danneggiato se ne risent11; però l'àverli così parzialmente citati fra offese ci sembra che potrebbe forse nuocere · ...aII o scopo ·stesso dell'opera . · Nell'offesa devesi anzitu~to ricercare la .intenzione di offendere. Purtroppo una manchevole educazione od ignoranza di civili costumanze ..è cagione talvolta di fatti de plorevoli, che assumono la gravità di una questioJ?e d'onore, inquantochè non è raro che a tale manchevole edu-cazione od ignoranza di mo<,li si accompagni il puntiglio od il falso --amor proprio di chi sa di aver mancato e non vuole con una scusa -dichiararsi maleducato o peggio. Bisogna combattere il pregiudizio che una scusa, significhi sempre ·pusillanimità. Tal volta occorre più coraggio a riconoscere il proprio torto, di quello che a correre il rischio di una sciabolata. II generale Angelini, dichiarando apertamente non offendere un atto :· sconveniente e scortese se non il maleducato che lo commette, ha creduto indispensabile di definire tali atti scomenienti allo scopo di edu, care la gioventù nei suoi doveri: e noi riteniamo pure utilissi ma questa parte dell'opera sua. · L'egregio autore per porre subito sottocchio la differenza fra il suo' --ed altri l.ibri. intorno al duello ha creduto opportuno di riepilogare in una specie d1 promemoria a parte i principii generali che lo hanno _guidato, ciò clie ci dispensa dal darne un esteso resoconto. Ci basta d_i ancora osservare come allo scopo di attenuare nelle que-
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stioni d'onore la soverchia severità della pubblica opinione egli prescriva che la gravità del dul:lllo non debba oltrepassare l'entità della offesa. Non ammette duello per futili motivi; non lo consente ad oltranza che per offese determinate da vie . di fatto; non concede l'onore · delle 11rmi che a pochi; e finalmente propone la istituzione di un tribunale d'onore con mandato conciliativo rnentr:e iilvo,ca dalla legge comune gastigh i severi per l'offensore e severissimi pel provocatore. È certo che tra le non poche pubblicazioni che già esistono sul · duello, questa deJ ge.neralc Angelini, oltre all'avete grandissima importanza, è d'indole sommamente _pratica. La competenza ben conosciuta dell'autore nel maneggio delle armi e la sua esperienza t coscienziQsità di gentiluomo danno al codice c.:..valleresco· da lui compi lato una incontestabile autorità, che trovò giusta sanzione nei nomi delle illustti individualità e delle egregie persone · che vollero avvalorarlo colle loro tìrrne. Noi crediamo fermamente che se in ogni questione d'onore le due · parti stabilirnnno di· procedere secondo il codice del generale Angelini, si sarà già fatto un gran passo, non solo sulla via di regolare tali questioni con norme giust:l, uniformi e razionali, ma ~nche su quella del l'abolizione del duello, perchè, date le condizioni imposte da' questo ·codice, i dnelli non potranno che essere rarissimi. È quest/ un augurio che ci permettiamo di fare e che, verificandosi, potrebbe essere l'elogio migliore per il libro del· generale Angelini, il quale a codesto . elogio ha pieoameute diritto.
Consadern~ioni tnttiche s1dl'im11iego e sulla seelt"· delle 'armi ",•ipeti~aone. - CESARE AmAGHI, maggiore
di fanteria. - Torino, tipografia edi trice G. Candeleui. ,
È un opuscolo di poche pagine che tratta una questione di grandissirp.o interesse per gli studi tattici. Finora, conviene· pur confessarlo, nell'adozione definiti va di un11 nuova arma da guerra la tattica tenne un posto assai modesto di fronte agli argomenti ed ali' egpe· rienze del tecnicismo. L'autore quindi non a torto c,omincia col ricòrdare che le questioni sulle armi non sono ' soltanto tecniche ma· che. vanno altresì cousiderate sotto l'aspetto ta ttico; e sotto tale aspetto si propone appunto di esaminare la controversa questione. delle armi . a ripetizione.
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Se In tecnic\a fece su queste :mni studi profondi ed accurati, non c11sì possiamo dire della tattica; e quindi la pubblicazione dell'Aira·ghi ba il pregio di svolgere la questione da nn punto di vista, se non nuovo, certo non: abba5tanza studiato. L'autore comincia col dimostrare come il fucile a ripetizione non possa co11siderarsi arma per il co mbattimento lontano. Per lui, dove tale arma dimostrerà la sua superiorità ed efficacia sarà nel combattimen to dappresso. Egli paragona arJitamente il vantaggio della ripetizioae a qu;;l!o che di'òùero le lnn;ie sopra le spade, di pot,1r cioè colpire il nemico nel combauimento vkmo prima di ginn gere corpo a corpo. Crede che, a parità di circostanze, trovandosi a fronte due trnppe armate di fucile a ripetiz ion e, quella, il cui serbatoio pcrm ettr,rà mnggi,)r nnmero <li colp i, si decider:1 prima all'urto e rruella che saprà di averne meno, probabilmente rinunzierà ad attenderlo; <'gli vuole quindi che la ripeti zi one offra la possibilit/1 di una serie di colpi non troppo limitata e crede che siano da respingersi i serbatoi mobili ed altri ordigui, coi quali si proporrebbe d:i, tn lnno di dare la possibilitit della ripetizione anche alle armi att tiali senze trasformarle, non reputando l'impiego di tali apparecchi concili nbile col carattere rapido e deci;ivo del combattimento vicino. L' Airaghi passa <Jnin ,1i ad affrontare un'altra questione, che chiama scabrosa, quella cioè, se le armi a ripetizione meglio conveog:mo alla fautcria, alla ravalleria , agli alpini od a qualche altra arm a speciale. Non seguiremo l'autore nelle sue argomentazioni. Per lui, la trnppa c:1e fra tutle le altre più si potrelibe giovare dell'arma a ripetizione non è nè questa uè quell'arma ausiliaria o speciale, ma è anzitutto la fanteria ossia la massa dell'esercito, come qu ella la cui missione è l'u rto e ln decisione. Non è còmpito nostro analizzare minutamente l'opmcolo d~l maggiore Airaghi, tanto più che stimiamo bastare it breve cenno fattone per invogliare gli studiosi a leggerlo. L'autore è ben conosciuto, e pe1' quanto taluno possa con lui dissentire circa le opinioni m~nifestate, nessuno potrà negargli la competeuza che gli dcrivn da studi tattici di li geuli e più che tutto dall 'a cume m_ercè cui d:1 ai suoi scritti un impronta speciale e battagliera, giustificata de! resto degli scop! utilissimi che sempre si ripromette.
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L'Italia lppfo,uael settennio 18'16-83 -· FERDlNANDO D& LAURENTYS Y LAGUNAS. - Roma, tipografia A. Befani, 1884,
prezzo L. 5. Con questo t;tolo il sig. De Laurentys, nrnmbro della Società Reale nazionale veteriuaria, ha pubblicato uno :;tudio che richiamerà indubbiamente l'attenzione del mondo ippico. Merita dunque la pena di riepilogare le quistioni toccat~ ovvero svolte, specie quelle che si riferiscono alla produzione del cavallo soldato, onde tanto, ed a ragione, :-i preoccupa il mondo militnre. Il libro consta di due parti eri è preceduto da una dedica al comm. Fedele Dè Siervo, Senatore del Regno e Presidente del Comizio agrario di Napoli, nella q.uale il De Laurentys, dopo avere enunciati i concetti del s110 sturlio, ne precisa lo scopo colle seguenti dichiarazioni: « Una sola è !a mia gros~a quistione, il mio capo-saldo, l'impianto « c!oè di uno stabilimeuto ippotecnico che stimo indispensabile per " riparar davvero rilla quistione equin:i; potrò sbagliarm;, ma io non « vedo aitra via d'uscita per rneitere d'accorJn tecnici ed ippofili. Segue poi, come proemio, un capitolo intitolato: " La nostra tesi nel -t8i6 ». In quell'anno, si riuni in Roma il 4,° Congresso medico veterinario, il quale a di lu! proposta approvò ad un~nimità il seguente ordine del giorno:« Il t° Congresso preso atto della dichrnrazione del sig. colon. « Nobi!i e cav. f}regori nella loro rispettiva qualilà di membri del « Consiglio Superiore d'agricoltura, sezione ippica , cioè che mantenendo « lo stesso indirizzo e col mede~imo bi l~ucio , la nostra Ilalia non ar« riverii nemmeno in dnc·ento anni a sistemare la sua posizione ippica; <·: In vista di taii dicb.inrazioni fa voti percbè il ministero d'ai;ricol" tura e commercio scelga fra due vie: O smettere ogui indirizzo di « s?rta; oppure rad icalmente e e.on tutte le sue forze venga in serio « amto della specie equina, nominando all'uopo una commissione <e mista di tecnici, a!levatori, ippofili ed economisti perchè nel seno « del ministero, compili un assennato e razionale pro"ramma il più . . o « sollecitam ente poss· bile " · L'autore, deplora ndo che questo ordine del giorno, sebbene acccettato dal Governo, sia sempre r imasto ltittera morta, passa a dimostrare la esattezza della tesi posta in capo al suo lavoro che l'ippica sla nell 'mani dei snoi cultori, come la c·l'eta in quelle dello sculiore, ri-
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cordando come i nostri avi per ottenere un cavallo dotato di una resistenza corrisponden1e all'enorme peso ed alle grandi fatiche che doveva sopportare in quei tempi di giostre e di tornei, con cavalieri pesantemente armati, fabbricarono, la vor:indo di bulino e di creta, un cavallo di gran mole e resistenza, quale si vede n~i vecchi dipinti e nelle antiche statue equestri . D'altro lato, accennundo all'origine delle corse in Inghilterra, dalle quali derivò la trasformazione di quella razza equina, l'autore trova esagerata l'opera degli allevatori inglesi i quali per ottenere la maggiore velocità distrussero la resistenza, fabbric11ndo prodotti assai dissi mili dal cavallo originario. Lavorando di creta e di bulino, gli Inglesi, per raggiungere il loro obbietliv_o. allungarono il corpo del cavallo, dispersero la ohliquil.à della spalla, abbassarono il quarto 11n teriore, alzando il posteriore, crearono insomma un altro . an imale poichè messi assieme un puro sangue in,glese ed un puro sangue arabo, sembrano due animali appartenenti a diverse famiglie. Sempre in sussidio alla sua tesi il sig. De Laurentys ci dà interessanti notizie su ll'impianto e le vicen~c dello stabilimento ippotec- 1 nico fondato nel la sua tenuta di Lovello in Basilicata dn l cav. G'inestrelli, il quale si era proposto di allevare in Italia II bauere sul tv.rf cavall i nati e allevati in Ingbilt.erra . E grazie all'applicazione dei migliori sistemi d' allevamento e di allenamento il cav. Ginestrelli presto raggiunse il suo scopo, gìncchè coi suoi allievi n~ti ed allevati in Italia, egl i vinse sugli ippodromi inglesi nel trienl'!io ~ 884 -83 i più superbi prodotti del puro sangue inglese e fran cese, co~e lo provano incontestabilmente i falli che il sig. De k urentys enumera nel cHpitolo in esame. Nella parte prima del suo liivoro la quale è intitolata « Periodo storico del settennio 18i6-83 • l'autore, premesse alcune osservazioni sull'operato del l\iìnistero d'agricoltura in detto periodo, riepiloga le discussioni della Com missione ippica convocata in Roma nel ,1881, e riproduce le conclusioni delln Sotto-comm issione che venne incaricata di redigere un progetto di riordinamento del servizio ippico, prendendo a norma le deliberazioni del la predetta Commissione plenoria. Le discussioni avvenute nel Parlameuto durante la sessione dello scorso anno in merito alla quistione ippicn, sono pure quasi testualment.e riprodotte. Ma l'autore mette in maggior evidenza i discorsi pronunciati dalla Cll mera e nel seno nella Commissione ippica, da quegli oratori, lo cui argomentazioni egli do vrà in seguito opP,ugnareovvero che potranno avvalorare i suoi concelli e le sue prop~ste.
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E da ciò forse ùoriva la lacuna che abbiamo rilevata in questo riepiJoao; t'ommissiono cioè elci discorso pronunciato alla Camera nella tor~a del 23 fchhra io 1883 dal '.\Iinistro della guerra per confutare le n'-:ivi e molteplici censuro mosse all'amministrazione militare dall'onogi l'anda. . , rev olo D'Arco·, circa le incolto dei cavalli per il Il.. Esercito, mento dei depositi d'allevamento o perfino sulle cond1z1om d~lla 11ost1a cavalleria . E siff:itta ommissioue, che cert.amente non credia~o preconcetta, lascia un vuoto non indi/ferente in quella parte stor,c:11 clel!o studio che J' antore ha voluto, molto opportunamente, porre sott occhio ai suoi leltori. . . . . Nel capo 1o della parto II intitolato « Una nostra dicl111.-ameion-e » 1\ sig. De Laurcotys ricord(l l'opinione espressa dall'onore~,ole D'.t\rc~ nel Congresso ippico del ,t 88·1, che non avr~mo fo1~so mai a surn_cienz~ . in paese il cavallo-s9lclato perchè i m,stn cavalli sono tropp~ d1fettos1 per l'esercito, mentre, una volta c.ominciato il migliora~ento, d1_verraono beo presto troppo cari pel bilancio_della guerra; <li_mo:1ra rnfoncla~e queste appreusioui e dichiara che il cavallo-soldato 1tal1ano ha rcqmsiti eccezionali pel servizio militare. La nost1:a scuola, così s'intitola il capd 2•, nel quale l'autore, professandosi allievo di D,mvin, ammette la perfcuibilit.à nssoluta nel solo sangue orientale. Ilamrncnla corno per for~u na dell'Italia in gen~rnle e della parte meridionole a preforcuw, la lll vosatu ra dP.11~ n?stt e razze è Ì.utta a base cli sangue orientale: onde le razze 1lalione, per quanto sciupato, pure costantemen te hanno ~ante~u.to ~ualche caratlere del capo-stipite. Afferma che le razzo a tip? o_r1_gma1w pos-, sono lavorare 11 selezione, evitando però la . consonguwe1ta, 1~en tre _le razze meno faue debbono sostenersi con un accurato lavo_ro ~I 1~croc10. Consirrlia infìoe di fuggire come il veleno i rip_roduttor1 d1 tipo bastardo1c> (mezzo sangue) i quali indubbiamen~e disperdono per la ~or~ incerta origino Ja fissità dei caratteri e quasi sempre prod ucono alhev1 neaativi alle qualità di riproduttore. . Nel capitolo 30 « Le nost1·e ;n-euisioni ne/. 1872 • l'autore riporta un~ statistica eqnina dell'Italia da lui compilata fìn dal ,187~ osservando che '. dati raccolti tutti con suo studio e spese, concordarono cot1 quolh della statisli~a urfìcialo compilata /i. anni dopo, cioè nel ,t876. Enumera i cavalli importati in Italia nel quinquennio '18:7-8 1 _p~l commercio 6 per l'esercito e, calcolanclo dal punto di vista ~il1 1are.,!e nostre risorse equine, ne deduce i nostri bisogni in caso cli mob111tazione. ?\el successivo capitolo , Ritagli e 11ca1npoli » il sig. De Laurentys ANl10 XXI~, l'OL, I.
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riproduce testualmente a guisa di documento le discussioni avvenute in seno al Congresso ippico del 188,J nonchè quelle della Ca mera dei Deputati nel 1883 e che hanno tratto alla produzione del cnvallo militare, e vi aggiunge i rapporti dei comandanti dei 7 depositi stalloni s~lle condizioni presenti dell'industria equina nelle rispettive zone. E dichiarando poscia doversi credere quanto egli ha e,;posto come eco lì delissima dell'opinione intorno alla produzione ed all'al levamento equino in Italia, egli nel capitolo :S0 « Le nost1·e conside,-a.zioni » ne ricava due conseguenze necessarie cioè : che scomparendo il sistema brado e sem ibrado, l'elemento rustico, che è la stolTa con la quale si fabbri ca il cavallo militare, scompare a precipizio . Che l'allev:itore a sistema stallino, ponendo gran cura ad allevare il suo puledro, questo non ' fa più per la borsa del Min istero della guerra, come ebbe a dire nel congresso ippico il cav. Gregari , presidente dello Stud-Uook italiano. Quindi scomparsa assoluta del e.avallo allevato allo stato brado o sem ibrado, e prezzo alto per lo elemento stallino. Noi, pure amettendo la grandissima competenza ippica delle persone nominate, non possiamo condividere le loro opinioni circa la prossima scomparsa dell'a llevamento -brado e semibraùo, nè tampoco ritenere che l'allevameu10 stallino aumeuterà il valore degli equini al punto di renderlo inaccessibi le al!a borsa del i\:linistero della guerra. Che )e macchine agricole abbiano aumentata la coltura intensiva , _restringendo necessariamente le razze equine brade, non lo contesteremo di certo; ma è altrettanto v43ro che abbiamo nel Lazio, nelle Maremme, ~ell_e Calabrie, nella Capi tanata, nel pian di Pisa, nel Ferrarese, in Sicilia, nella Sardegna una immensa quantilit di teri·eni che per la Joro natura non potranno mai essere proficuamen te colli vati e che non continueranno perciò ad essere adibiti alla pastorizia, e su questi. terreni alleveremo ancora per una lunga serie di anni quel cavallo msticone, che costituisce per la nostra cavalleria un preziosissimo elemento di forza e di resistenza. Del resto, è certo che la produiione equina brada auzichè diminuire, come da taluno erroneamente si asserisce, è da un triennio, specie nell'Agro romano, in via d'aumento, come incontestabilmente Io prova il fatto che in detta zona il deposi to d'allevamento cli Grosseto ha potuto con tutta facilità ac-quistare nel decorso biennio oltre 4-000 ottimi puled,i. Nè più fonda te crediamo le previsioni accennate dall ·autore, che c10e l'allevamento st.'lllino renderà il valore dei cavalli supe!)iore ai mezzi onde può disporre il Ministero della guerra, giacchè l' esperienza del decorso quattrennio, durante il quale si acqnist.arono oltre 1500 di questi
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puledri nella media Italia, nel Ferrarese, in Toscana, nel Ve~eto, ecc:, il prezzo pagato dall'amministrar.ione mi~itarc .nor. :upe~ò mai la ~ed1~. consueta e gli allevatori che poterono disfarsi cosi dei ~o.ro . pi ~~ott1 all'età di due anni, che è quella fi ssata per le incette· n11lttar1, v,1.t1:ovarono evidentemente il loro tornaconto, come lo prora il sensibile aumento verificatosi nella produzione stal li na in tutte quelle zone .. Nè potrebbe infirmare queste nostre asserzioni il yarere contra.r!o dei comaudanti i no-,tri depositi stalloni, perchè questi mentre sono m grado di date un giud izio sulla quantità d~ll.a pr~cluzione eqnina d:ri van te dagli stalloni erariali da Jnro arnmin1:;trat1, . non. so~10 al. c?1 ~ rcnte ùi quella, assai maggiore, che dagl i stallorn pn vati ogg1d1 st ottiene. . Nel capo 60 il sign9r De Laureut.y,; riproduce un brano del discorso pronunciato alla Camera dal Ministro della guerr~ nella tornata del 21 gennaio ,1883, col quale il generale ~e1~rero,. dichrnran~o lo_ sco~o dei depositi d'allevamento essere quello d.1 r1forn1'.·e la n~st1a ca,-~ll~ria con cava lli. indigeni, atTermò la migliore attitudine dei medes1m1 al militare servizio per durata e resistcnz~. L'autore r:~u ta eh~ .tale }fforma zione da paru1 di una persona clt tanta auton t,1, che e il p11ncip~le consu1:natore della specie, deve ave.r~ il suo fondame~to ce'.·to; e questo fondamento egli suppone possa r1.s1eder~ nella creazione delle razze militari,! secondo lui, faci'le e non cl1spend1osa'.; ma _non y~·es~nt~ m argoniento proposta concreta, dichiarando tenersi a ~1spos1~10rn ,dr s. E. il Ministro della guerra nel caso credesse ch1eder?l1 maggiori particolari. Il capitolo in esame termina colla ~ropos.t,1 d_i affidar~ ad una persona di fiducia la fornitura per parecchi anrn det puledn occorrenti deposi ti d'allevamento. . . .. · Dnl canto nostro non possiamo accettarla perchè pers~wst che gh convenienti vincerebbero d'assai gli enumerati vantaggi. E f'.·a questi inconvenienti non sarebbe certamente ultimo il danno per gh allevatori, i quali si troverebbero intieremcnte 'in balì:1 d.i un fo~nitore arbitro dello smercio dei loro prodotti, perdendo cosi quell onesto guadagno che òra ne ricavano col venderli lìlle Comm!ssioni militari; guadagno che solo può invogliate il piccolo allevatore, ti campagnuolo, all'industria equina. . .. · Una grossa qitestionè: - tale è il titolo del ca~? 7°.' certa~1ente il pm interessante . L'autore vi propugna strenuamente l·1mp1anto dt una razza di cavalli e con valide quant.o stringenti argomentazioni combatte le opinioni contrariarnente emesse nel Congresso ippico del 188 1 dal cav . Gregori, cl.il dottor veterinario Caveglia, dal generale Primerano
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e dal cav. Titton i. Ed in sussidio della sua proposta, egli chiama tutta una falange cli uomini competentssimi, come i doLtori Bossi, Bcr1acchi, Ghiselli, il comm. Tanlongo, ecc., ecc. L'autore e;oordiua poi nel succcessivo capo le ragioni che consigliano la creazio ne cl i un istituto ippotecuico itali:mo; iodica In specie dei ri produttori e cavalle che all'uopo occorrebbcro e riporta finalmente alcnni brani di discorsi pronunziati nelle cn mere fra ncesi a proposito de.la questioue equina, che fu risoltn con la lego-e en trata in viaore v e> (') nel ,t 87ii e che l'autore tcstual mente riproduce. Parlaodo nel capo 9° del l'organizzazione dei depositi stalloni, il De Lanreotys ne classifica i riproduttori per razze e saogne, dimostrando p.trc come furono ripartiti nella stazione tli monta del •1883. J} insnfficienza delle norme esistenti per regolare a dovere il ~ervizio di monta,. la necessi.tà di modificare il vigonte sistema del riparto degli stallon i nelle varw stazioni ed eziandio di migliorare il personale dei guarda stalloni, sono oggetto di pregevoli consiclerazion i. In questo capitolo si parla pure degli otto stalloni recentemente acquistati a Caeu, scelti fra 799 riproduttoi·i , tutti figli di stal loni erariali , che la Commissione incettatrice ha visto conere suoli ippodromi francesi di Caen e du Piu, gi n:;ta rnente osservando : he tali splendidi risultati devousi alla ricosti tuzione degli haras, effctl,uatasi in Francia nel 1874. . · L'origine -e le vicende della rimonta razza di Persano, I.i cu i distruzione è vera sc!agura, sono iotere~santissimc. Il sig. De Laurtlntys ne trae argomento per esternare la sna predilezione pel ca-· vii llo andaluso, che fu il capo sti pite della suddetta razza e di parecchie al tre pure assai ri11omate, come la G-higi, la Borghese, la Serafini, la Rospigliosi, la ì.\Iencacci, oggi Ferri, ccl altre ancora. Nel capitolo H 0 « 'Ì oa'Dal/,i per l'ese1'Cito » l'alltore, ricordando la cattiva prova fatta nella guerra di Crimea dai cavalli io,,[esi rnentre gl 'it~"lliao i resistetlero in modo sorprendente alle fatiche dtqnella aspra campagna, attribuisce questa superiori tit al loto allevamento, che essenlo .a sistema brado e semibrado, ne aveva così potenteit1ente rafforzata la costituzione da renderli resislenLi acl ogn i iut,ernperia. E di questo sistema d'allevamento, onde la nostra cavalleria ritrae un buon contingente di ~1uei rusticoni bradi, il De Laurentys si dichiar:i partigiano convinto. N:-ll'ulti'.no c:ipi~~lo l'auto~·e parla .ge1~ericamente dei possibili rapP?rt1 fra I depositi stallom e quelli di allevamento pult_dri, ri mpiangendo che non sia stato preso in considerazione il voto da lui
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espresso in un lavoro ippico pubbli·c11to nel 187•1 e dedic:ito al gene-' raie Ricotti, allorn ~linist.ro del.la guerra.di riunire nelle mani dell 'amministrazione mi li tare la direzione cli tutto il ramo ippico, cioè produzione e consumo. Respinge però ogni idea di togliere le attuali attribuzioni da ciascun dicastero, e solo ch iede clle coteste atu·ibuzioni, sai vando ogni suscettibilità, siano poste in maggiore armonia. Questo sno desiderio è invero assai lodevole; ma a uoi. sèmbra che allo stato attuale della nostra industria equina, il coucentrainento nelle mani del Mini~tro della guerra, anche solo in via transitoria, di tutto il servizio ippico, cioè depositi stalloni e depositi cl' allevamento, sarebbe un provvedimento utilissimo ~otto ogni ri5pet.to. L'autorè pone_fine al suo studio con una lettera aperta al conte D'Arco, al quale chiede colle più vive istanze cli voler perorare e sostenere nel Parlamento l'impianto di nuo stabilimento ippotecnico, dal quale egli si ripromette quei vantaggi che, ,bisogna convenirne, sono con molta ,;hiarezza e fondate argo[Dentazioni esposti. Ci spiace di non poter dare un più e:;teso resoconto di questa pregevole pubblicazione ( 1) colla qua le il sig. Laurentys ha, in modo incontestabile, affermata la sua competenza in tutte le ma terie ippiche, e facciamo voti sinceri perchè ,l e idee, svolte con tanto amore e con lauta perseveranza, contribuiscano a ri~olvere una volta la tanto controversa questi6ne equina, al la quale collegansi interessi militari cli suprema importanza. 1
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LovtsO'ia, Ple'l)na, Sceilcorio. - A. K n nOPA.TKIN. (Seguito con due carte). - Trattasi clelle fosi dcll' attacco di Plevna cioè : attacco dei ridotti N. 1 e N. 2; notte del 30 agosto; combattimento del corpo dei generali Skobelev e principe Imeretiscki; ,i cinque attacchi dei Turch i. Cò1np'ito strntegico della cavp,/.le-ria,. - A· T E nEHOV . - Commenti all'opera del colonnello Baikov, Saggi.o· dti, wna giiida per la con• dotta della cavalleria •in serviz io strategico . La quale opera, benchè destasse amm irazione nei cultori delle' disci pline mi litari e si potrebbe dire la loro gratitudine, colmando essa· una lacuna della letteratura (i)
Posta in commercio dall'editore l\Iùller; libreria centralo, Cors() Roma.
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militnre russa, porge tuttavia al sig. Terehov ar"omento di critica a r~gio~e '_d~lla sua. mole (785 pagine) e di uno sfo;gio, forse eccessivo·, di pr111c1p1 astr;1tt1. La critica procede anali ticamente esam inando ad uno ad uno i vflri articoli e delucidandone i punti più oscuri. Il blocco de lle fortegze . . - M:. M ASIUKEv1c. ll serrizio, d'avarnpostisccondo ·il regolarnento di campagna. russo, L1rvnrnv. Ci1'l;a l' articolo ,, Il comando di un reparto ·autonomo » - Un vecchio iifficiale. - Commenti e riproduzione quasi integrale di un pregevole· scritto del generale KAnzov. Docurnenti per descri'oere le operazioni del dis taccàmento di Ritstsciuk (segiàto) - N. FoN-FocHT. Circa l'articolo « Note militari» - M. DnAGO,\unòv. - L'autore, professore nell'accademia di stato nrnggiore, riferendosi ad uno scritto del colonnello Scbnurr, nel l'anicolo · contrr,sognato, esponeva le norme . per determinare il momento opportune, di un attacco. Alcuni ufficiali di stato maggiore, non tro,;ando suffìcentemente chiara la defin izione data dal colonnello Schuurr, si ri volgono all'antico loro professore. Al che egli risponde col presenté articolo c.omprendente: I O la questione di determinare in genere il momento opportuno per l'attacco in base alla situazione propria e .dell'avversario; 2° la questione .di decidere quel momento con o senza preparazione. Opinioni circa i.l morso ed i l filetto. - F . S KODELZIN e B. TRoFmov. - Sono riuniti in un solo i vari articoli scritti pro e contro al!'uso dal morso o del ffletto dai più competenti scrittori (Dragom,rov, K~ulbars ecc.) e pubblica ti sul Voienni Sb0trnik in vari tem pi. . L~ chiamata delle reclule nel 1882. - D. z. (Osservazioni stat·istwfie). - Adottate alcune varianti nella chiamata dei oiovani di leva, tra le qual i importantissima quel la dell'aumento d'un"versriolc ossia centirn. i\.,lf.io, nella misurà toracica ( prima ragguagliata a meth !\,statura_ dell' (nscritt?, m~uo_ 1/2 ~e1·sC'iok, ora a metà statura più 1; ... ·versct0k) s,_ ~sam,~auo I rrs~lta-t, delle chiamate anteriori a rruella del ,J882 e stabil1scous1 confronti con quelli dell'ultima mediante parecchi dati e tabelle com parative. ·studi relativi al ca1·reggio net Ca1tcaso. - Colonnello AvEnKrnv. I ·regginient·i « Imeretins e K iitais » all'attacco d' Kars nel 1877. - Tenente THonscEvsK1. Le ope1·azioni del corpo del generale ba1·one Kridner durante la marcia su Filippopovi (con una carta itineraria). :_ B. Anit~vI'l'C. ·Stndio destinato a servire di documento nella compilazio.ne della stori11 della campagna ·1877-78. ·•
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Dite episodi della guerrn d'~m.e1·ica 1860 e /86_5. -:- N. ~uK~T:~ S1 fa cenno delle sco1rer1e (Raid) co 'itite nel l'.)'iur,no. ·1883 dalla cavalleria del generale S.tuart (9- 8000 P o O cavalli) contro la cavalleria del generale Huker_(8000 cav_a1_11') • ~ cl aIla cavalleria del genernle Sheridan (12000 canili) contro I e:,elCltO del generale Lee (primi di aprile 1865 ). , , , Le batter'ie cla 6 e da 8 pezz'i ? 1\1. N1K1TIN .. - Es~mmate .le opinioni dei signori Sinoviev e S('.lrnur (Voienm S~orrn_\ ~eb· ·,'883) lo seri vento . coneh mde professandosi . .pa!l. . 10 rano lJr3 ·10 e ma1io della batteria a 6 pezzi : .10 perchè essa rappresenta 11 mm1mo r~parto cÒrnbauente d' artigli_eri.a ~he soddisfi com pletan~eute ~Ile co~d,= zioni di unità tattica d'art1ghena, come lo atte$tano 1ll E ui op~ espe . · ·. 0.o di r1enze secoI·ari, '"'· per·clie · ' e«sa· - , pur possedendo numero sufficiente . pezzi per sosteoere · qualsiasi combattin~ento, . risponde _in p:m ..tempo al'a condizione di comando da parte d1 una sola persona, CIO che non può dirsi delle batterie ad 8 p~zzi. 1 . I battaglfoni di risen:,a: - Capitano LossovsKJ. ~ E un q_uadi o completo e non pri vo d'interesge rappresentante la v, t~ _e le ~sigen:e delle tru ppe di riserva in !)ace ed! i~ gue~·rn, La ~oncl1z1one ~1 d~ve~~ in guerra, col limitato per,onale dr 0P111 battaghoue- qu~d1~ d,_ n_ serva '(5 com paguie), formare un reggi mento ( i batta?hom) . d, nserva ed un ll~ttaglione autonomo, richiede un' es!}aus1on~ ~1 forza incom·patibile coi quadri, ed espressa dal l'aumeu_to d, 6 urtìc1al 1 su~eriori 28 inferiori e 289 sotLul'ficiali per battaglione- quadro. - Lavanz~mento per gli ufficiali cli riserva è molto ritardato, ~vendo_ p~r limite il cn pitanato ; mentre ogni ufficiale delle ,t.ruppe_ attive puo. divenire tenente colonuel!o ed anche colonnello; l 1struz1one per_sonnle è distratta dai molti servizi locali . e da cure an~~m'.strat,ve, · massime per la custodia d'armi_ e ve~t_iario dei t?OO t~omrn1 dr g_uerra: D'altra parte. ai 23 uomini cost1tuent1 11 qu_adr~ d1 ogni p_lo~one, 1 ~ualr devono formare nucleo per una compagnia di guerra, m<,ombe I obblioo cli istruire 2 00 riservisti chiamati dal congedo. - Per_ queSle ra•~ibni si crede neces~ario di aumentare l'effetti vo delle co.mpa~rne; sono fa~e ,1ltre propo;,te relative agli ufficiali , ed al personale destmato alla custodia d'armi e vestiario. '. I cons'igl-i di le'tia, _;_ B. B. - Osserv,,zioni e proposte relative al modo di a'ccett<1zione le reclute, . . Le scuole d:i lettura e scrittiwa ver Le reclute. n• - Osservaz1om. Le a,ppvic~izioni t.att-iche del telegra.fo . - Ca~. Kux. ~ _Breve esame ~torico sulle applicazioni clei vari apparecchi telegr<1fic1 m al( Due carte schematii;heJ, -
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LIBRI
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cuni eserciti d'Europa, d'America ed in quello russo dur'lnte la guerra dsl ·1877-78 e le grandi manovre eseguite nella circoscrizione d.i Pietroburgo nel ,188·1. · Com/Jat 1·inic.nto sotto ICis'il-Tapa . - - (Da documenti ufDci ali) . N. V. TonoEvsKr . Sgua1·do all'operosità del 1lfin1'stero della guerm diwante l'anno ·188,J. - Tutte le cifre si riferiscono nl 11° gen naio 1882 (Seguito) (-1) . Sotto il titolo Ar-Lig/;ieria si p:irla degli oggetti d':irmamento ordinati pel ,J88•1 n preparati durante lo stesso anno dalln fabbriche d'armi cli Tula, Igevsk Sestorietzki (380,000 fucili per fanteria, 25,000 per dragoni e cosacchi), fonderie Obubov (25000 canne), fabbrica d' .armi Slatoustovsk (45,900 sciabole) , ar~ena li di PieLroburgo, Briaosk e Kiev (11>0 cannoni , 50 mortai e 1500 a1ticoli va ri, affusti, ruote, ecc.) , polverifici di Oltota, Sciotensk e Kasan (;.l75,18t,OOO KiJng. di polvere), fabbrica di cartuccie di Pietroburgo (90,000,000 di bossoli, stabilimento privato Wi lhem:,climidt di Tuia ('I 00, 000 cartuccie. in acconto delle 30,000,000 commesse), fabbrica di capsule d'Obota (·1,31 ·I ,000 c[1psulc per cartnccie,. cmrnell i per cn nnoni 11, 1141 , 000, spolette graduate 720,000, a percussione 280, 000), lbboratorio dì fondelli di Mosca, soppresso poi in seguito all'adozione di armi n retrocarica .(13,000,000 fondell i per fuci li ad ago), fabbrica di racbelte di Nitolaiev (110,000 ruchette) . Una parte degl i oggeui sopra descritti essendo st;ua. distribui ta al le truppe per completarne il nuovo a-rmarnento, questo risultava presso i corpi nella misura seguente: Fucili: a) a piccolo calibro da font.eria 1,515,070, l\fod. 1868 da · cacciatori 3MO, da dragoni 6,1,094, da cosacch i ·137,216; b) sistema l(rinka da fanteria 172,842; e) ad ago 15,·174; revolver H5,831. Art·i9lie-ria atti,v a; 97 batterie montate erano provviste di 776 pnzzi d'acciaio pesanti, ,188 di rnoo pezzi d'acciaio leggeri, 7·1 1/ 2 bawirie a cavallo di 42f~ pezzi cl'ircciaio. Artigl-ierùt cJ;i, riserva; le 36 hatterie mantenut.e in tempo di pace avevano if '.20 pezzi di bronzo da 9 libbre e ,120 da 4 libbre; le 58 batterie da forma,rsi in guerra 360 cannoni in bronzo da 9 libbre e 360 da r~ . .4.rtiglier-w dct montagna; 48 ,f/2 batterie con ·1~6 pezzi d'acchliq. Totale batterie :H8 e 5/6 con 3808 bocche da fuoco. Artiglùria da a~secJ;io; dei cl ue parchi d'assi·dio della Russia europea 560 cannoni (prescritti 560) n 239 mortai. (prescriu.i 24-0), del 1
~I} Estratto del rendiconto ufllcialc pel -1883.
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parco d'assedio del Caucaso "311 cannoni (prescri tti ,126) mortai ,1O,\. (prescritti 104) . .4rtigl1'wia da fortezza; in posizioue e in rise1·ya 888·1 bocc?e da fuoco (prescriuù9760) e 2 ,650,036 colpi (prescritti 3,048,920); mo.Jtr nei depo~i ti · ed in fuori della dotazione delle fortezze 2375 cannoni e 2,2·12.,,157 ccil·pi. . Le spese incontante dalle direzioni di artiglieria amrnontnno nell'annata a L. 4,1.,278,8·16. Si aveva il ocguèote numero di ufficin li : genemli 69 (a ruolo 45) uffìciali superiori e inferiori 684 (a ruolo 740) ecc. del!' accademia (79 all itlvi) e scnola d'artigl:eria ('1.63 allievi). Nella rubrica Genio si tratta del numero delle fortezze e degli edifizi dipendenti da questo (tra gli altri risultavano G408 caser,m· in pietra, 40'!0 in legno; dcpo,;iti vari in pietra 3:2.i- ·I , in legno 31~:36 ; ospedali laterizi 891, in legno 865): dell'esecuzione dei lavori e del le somme reÌative stanziate pel •I881, Lire 4,\.,•I 85,!~6J) , ( per fortificaz ioni lire 13,133,256, delle quali 7,33·1,056 per lavori esclusivi di difesa); delle spescstraorcli1rnrie - t,800,000 lire, proseGur.ione di lavori di fortificazione nel Caucaso e torpedini per difesa .dei porti del _Mar Nero, e cl'Dltre. Varia nt.i e disposizion i, Vra ie qua li notiamo parecchie notizie in torno alle ma novre da ·fortezza per 30 giorni sotto Novogheorgbi,wsk col! 'in t~rvento di 90 ufficiali senza trnppa, intorno ad e~perie11ze tecnich/ rnll ' im piego di torpedini subacquee, <1 11':i ppli cazrone del oas di nafta comn mezzo di risrn ldamento, illum inaziune e cottura . Si avnvano nel genio 8·1 general i, 11:30~. ufficial i s-uperiori e inferiori, ti% fun1.ionari, 2·1,;H8 uom ini di trnppa. L'acc:demia mi litare del oenio a,·eva allievi 75, la scuola militare del genio 137 all ievi. s!·vizio sarvitario . - E,:so cqnt,wa med ica[ 27·16, farmacisti 27'.2, veterinari 28'~, f[.ebo tonii-medici 39•10, di c0rnpagnia, :;quadrone, batteria 2.\.82, (l,ebotoini-i;eter-inari, 1 ·I 97, . ciQè un meclico ogni 336 uomini, un farm acista ogni ii,.358, un flebo tomo-medico ogni ,1t3. Si ·avevano 59·18, allievi delle scuole flebo tomi, ed 870 all ievi dell'accademia imperiale di medicina. Giustiz'ict 1wiWarc. -- Operosità guridica : delitti e pene, disposizioni, per~oual_e, acc:itlamia cli giurispntdenza (M ufficia li, 6 funzionari) . fstruzione rn'ilitare. - Sotto la dipendenza della direzione superiore eleo-li istitot i mi Iitari cl' ednc,11.i'one (l'accademia e le scuole cli stato maggio,~, 1l'artiglieri11, del genio e giuri9ica sono già s_tatì nom_inati nei relativi capi: Stcito '11tagg1:ore, Artiglieria, ecc.) esistevano i seguenti istituti d'ist.ruzione militare: a), corpo dei paggi del!' imperatore, ' 1
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LlBnt B l'ERIODTCJ
e còrpo dei cndetti di Finfaudia; b) , scuole di guerrn, una ·per la cavallrria e tre per la fanteria ; e), 18 ginnasi mili tari (che nel •1882 presero il nome di corpi d~ cadetti); d), 8 pro-ginnasi e pensioni preparatorie dal corpo dei paggi e scuola di cavalleria ; e), seminario militare, con H ,n,1- allievi . Sotto la di pendenza dei comandanti delle ci rcoscrizioni esistevnno 4500 allievi nelle scuole degl i yunker (3380 nelle ,14 scuole di fanteria, 450 nelle .2 di cavallerin , 670 nelle 3 dei cosncchi) dalle quali uscirono H 75 allievi con diriuo alla promozione d'ufficiale. T1:n le disposizioni più notevoli sono considerate quelle della pubblicazion~ di Rttgolamento pe1· l' istruz1·one 1nilitare nei; ginnasi, e pro-gùinasi mil'itari inteso principalmente a ritornare in vigore la rigida disciplinn>degli antichi corpi di cadetti e uni_fonn iti1 nell" insegnamento degli esercizi per i giovani. 1'mppe Cosacche. - Costituzione al 1ù genna io 1882 (reggimenti .f55, 1 di visioné, 6 squadroni, 26 sotie, 13 battaglioni, 2 drugine, •16 drappelli 42. ·1/2. batterie con H 8 ca nnoni), forznl 3160 .ufficial i (2 JH: in servizio) e 162,398 uomini di truppa (M,097 in servizi o) . - Popolazione cosacca al ·1° gennaio ·1 88~ (:3, •122,,i73 ani me), condizioni fi nanzrnrie, istruzione ('I 339 istituti), igiene, economia ed industria (industria equina, •1,20i,.J88,ca valli, bestiame bovino 3,703, 6·12 ca pi , pecore e ca pre 6,957,34-3; ciò che dr1 39 cavall i, 1'18 buoi, ecc. 222 pecore, ecc. per ogni 100 nnime) . - Il bestiame equino presen ta uu aumento di 72,875 in confronto dell'anno preceden te; risuha per ultimo c!1i i cosacchi in congedo e di complemento erano 226,4-57 ed i cavall i per essi disponibili in caso di eventuale rid1iamo al servizio 203,,i.57; peraltro nei territori cosacc hi della Russia euro1Jea , i cavalli atti al servizio fi gurav~no in numero sufficiente per le unità da formarsi in guerra , meno quelle di complemento le quali dovrebbero essere montate con cavall i non cosacchi .
BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO
La R u ssie et les Russes. Parigi, 1883, tirog rafia Plòn e Nourrit, prezzo L. 20. È un volume illusLrato con 24'0 incisioni; contiene la descrizione del paese e degli abitanti, con rigua1·do speciale a Mosca e Kiew .
T1SSOT.
His toir e illn.'lh•ée ,lt, second empire. Tomo VI, Parigi, 1883, libreria Bullièl'e e Alan, prezzo L. 8 al volume. L'opera cons ta di 6 volumi in 8° con fig ure; l'ultimo é il VI . testé pubblicato.
DELORO.
lieutenant-colonel. Et1seig11ement ,te la gymuastique da,u les écoles primt1,i1•es. Parig i, 1883, tipogr. BertSerLevra.ulL È un op uscolo in cui si s volge un cors o di ginnastica, conforme al programma ufficiale.
DALLY,
La #'rance est-elle pt•éle? Parigi, 1883, tipografia Hinrichsen, prezzo, L. 2. È la traduzione di un'opera pubblicata in tedesco della quale la Rivista M ilitare italiana ha dato un sunto nella dispensa di dicem bre 1883.
I,,
REcLus: 117ouvelle r1éograpltie 1.miverselle: terre el .les /iommes. Vol. IX. Parigi, 1883, libreria Hachette·, prezzo L. 30 al volume. È un'opera in corso cli pubblicazione. Consterà di 15 volumi. Il IX, ultimo pubblicalo porta il titolo: Asia anteriore. Sono in v endita il voi. I Europa meridionale, II Francia, III Europa centrale, IV Europa del Nord-Ovest, V Europa scandinava e r1;,ssa, VI Asia 1·ussa, VII Asia orientale, VIII India ed Indoc'ina. Ogni volume può stare a sé e si vende separatamente. Le monde · pl,isique. Parigi, 1883, tipografia Hachette, prèzzo L. 25 a l volume. È un'o pera in corso di pubblicazione. Il I volume tratta della gravità e del suono, il II della luce, il III dell'elettricità e del magnetismo, il IV (testé pubblicato) del calore; moltissime figure sono intercalate al testo.
Gu1LLEM1N.
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DOLLE'l'TINO JllBLIOGRAFICO
DURUY. llisloire des Bomaius depuis I.es lemps les plus · réctrlc's jusqu•a l'invasiou tles ll"rbares. Tomo IV, Par igi, 1883, tipografia Hachette, prezzo L. 25 a l volume. È una opera estesa o stampata in edizione di lusso. Sono volumi in-4• di oltre 600 pagine, con molte carte e figure. CnuQUE'f. Géné,•al Cl,an~1,. Parigi, 1884, libreria Cerf, prezzo L. 3,50. Biografia del detto generale.
DELL' ISTRUZIONE l\tIORALE NELL'ESERCITO
VoN LoE. Set•tJice•tle la ca.v alev-ie en campagne. Parig i, 1883, tipografia Baudoio, prezzo L. 3. È traduzione dal tedesco.
L'autore è g enerale di divisione in Prussia. LEROY. Lea li',·ançaàs à llla,lagascar•. Parigi, 1883, tipografia Delagrave, prezzo L. 3,50. È uno studio geografico, con memorie storiche e dati sulle condizioni economiche del paese e delle colonie europee che ivi s i trovano. FALLO'f, llistoire ,le la eolo,~ie ft•tmçaise tlu Sénégal. Parigi, .1883, lipo'grafia Challamel, p1•ezzo L . . 5. È la storia dei tentativi fatti dai Francesi per stabilirsi nel Senegal e dei risultati ottenuti. .rvIERIGNAC. IH·i stoi,•e ,le l'escrinie dmas l o1u le., temps et da11s tous les pays. I voi. P arigi, 1883, tipografìa R onquelle, prezzo L. 20 al voi. Il primo v olume solo finora pubblicalo, rig uarda l'antichità. Comincia dalla schei·ma che facevano i Chinesi 2'195 anni ava nti Cristo, e giunge fino a quella che facevano i Romani. DE LA GRA VIÈRE, Les cauapag nes tl' A lexan,b•e (If e III parte). Pal'igi, 1883, libreria Plon e Nourrit, prezzo r:. 8 al volume. È un'opera in corso di pubblicazione. Delle due parLi testè pubblicate l'una porta per tiLolo: L'Asia senza padrone, e l'altra L'eredità, di Dario.
J URI EN
Il Dir ettore ORESTE
BARATIERI
Tenente Colonnello. net
DEMARCU! CARLO,
gerente.
Bei·saotteri.
I. Nelle odierne condizioni della società, in cui i bassi strali ~i agitano e si affermano con aspirazioni a distruggere gli attuali ordinamenti politico e sociale, e l'agitazione accenna a sal ir lentamente e ad invadere gli strati sovrastanti, l'educazione delle masse ha aèquistata un'importanza di gran lunga maggiore che non avesse in passato, quando .il quarto Stato non era che una forza latente e priva di qualsiasi organamento . E, come tra società ed esercito corrono tanti e così stretti legami, è naturale e legittimo prevedere che questo non possa indefinitamente sottrars i alle tendenze di quella e che tosto o tardi ne debba seguire gli impulsi. Ciò avverrà in futuro tanto più facilmente, quanto più, allargandosi la base del reclu,tamento ed abbreviandosi la ferma, l'esercito va accostandosi al tipo della nazione armata. Voler arrestare questo movimento è vano, a mio avviso; esso proceclerà fatalmente, ma rarebbe pure insigne 'insipienza abbandonarlo intieramente a sè. Dovere e convenienza delle classi dirigenti si è di padroneggiarlo e di dirigerlo, affinché n0n fuorvii e proceda per gradi e non a scosse violente. Parte di questo compito spetta noi ufficiali, che per obbligo di professione siamo in contatto immediato con una considerevole poriione di basso popolo,
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ANNO XXIX, VOL. 1.
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DELL IS1'RUZ10NE MORA LE
la più vigorosa e non ricca di censo nè di istruzione, tan to più access ibile perciò alle seduzioni di novità promeUi!rici e tanto più pericolosa quando sedotta. A noi incombe l'obbligo di preservare dai pericoli delle seduz ioni , l'elemenLo dell'eserci to che pi ù vi è esposto ed è pi ù facilmente suscettibile di esserne vii.Lima, gettando luce sul le pri ncipali questioni al.Le ad agitare le masse, e cli manten ere incolumi nella trasformazione ora incipiente le virtù fondamentali, essenziali, del!'esercìLo. A conseguire questo scopo devonsi attiva re tra . ufficiale ed il gregario dei rappòrti più inti mi e più caldi che non quelli streLLamenle regolamentari , e il mezzo a ciò più acconcio, tra quanti abbiamo a nostra disposizione, è l'istn1;z-1:orwmornle, nel significato pi ù largo della parola. A questa devonsi oggi rivolgere le cure più indefesse e costanli, pei-ch~ oggi si palesa pi ù necessario che mai colti vare nel: 'esercito i mezzi morali che furon o e saranno sempre la causa principalissima dei successi e delle sconfiLte. Ecco il concetto che ba ispirato il presente· lavoro. ., E qui occorre anzitutto stabi lirn in modo preciso il significato e la porlala che si deve allribuire alla parola 11i<Yrale, aggiun to_ di istruzione per la Lrnppa. - Per me essa non ha il senso letterale e ri strello di esposizione Leorica cli principi d'etica o di considerazioni Yaghe sul dovere in genere, ma quello più largo e comprensivo d.i contrapposto ad esercizio fisico o ad istruzione tecni ca. Io intendo di abb racciare in questa ca~egoria tutto quanto vale a svil uppare le facoltà intell ettuali clel soldato, ad allargare la ristretta cerchia delle sue cogn izioni non esclusivamente militari, a procurargli idee as.tratte cli ordine generale o nozioni pratiche di utile applicazi one, insomma quanto vale a dirozzarlo, d'animo e cli modi. NaLura.,lfo enLe però vi deve trovare sede speciale lultociò che ténde a formarne il carattere, a presentargli nobili ecl alti ideali ed a tracciargli una linea di .condotta per raggiungerli. In uni.l parola, istruzione morale è per me sinonimo di educazione dell a mente e del cuore, facendo cl.ella prima il mezzo, della seconda il fine. Orbene, a mio avv iso , questo ramo di islruzione non è coltivato con sufficente larghezza e con . opportuno indirizzo, nè gli si dedicano le cure che merita e non dà i vantaggi che S6 ne do<vr.ebbero trarre. Per lo più a questa istrnzione si accorda soltan to
NELL'ESERCITO
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ii crrado di complementare e affatto secondaria di fronte all' istruzio~e tecnica. - Non mancano anzi gli scettici e i malevoli che la giudicano addirittura materia da giornali o ~1~ riviste: ma per 1~ truppa mera superfetazione, pretesto ai nov1z1 zelanl.1 e parolai per esporre teorie nuove e strane. ln ogni modo pare ame che non sia ancora abbastanza penetrata nelle abitudini dell'esercito, che si possa e si debba darle più largo sviluppo e che si debba condurre con macrcriore uniformità cli indirizzo e di metodo. bv cl . Cercando cli spiegarmi la causa di questo stato i cose m1 parve di ravvisarla nella tendenza spiccata degli ufficiali attivi per il pra-. ticismo esclusivo, della quale conviene rendersi ragione. Le istruzioni pratiche e le ·operazioni di caserma che si succedono con rotazione giornaliera, assorbono buona parte della nostra giornata, lasciando;e liberi solo alcuni intervalli e stanca~o corpo e cervello, esigendo però molto maggior lavoro muscolare che_non me1~tal~. I ritacrli di tempo libero nòn sono adatti per lo studio, che nch1ede· tra;quillità ed agio: sono quindi òrdinariamente cledicat( a. 1:icrea~ zioni ocl a letture amene, al giornale, al romanzo e snml1. Cosi chiudesi la giornata senza nesSllna seria occupazione intellettuale e con Io stesso andamento, nelle circostanze normali, si succetlono le settiri:J.ane ed i mesi . Solo in circostanze straord inarie, per esempio -sollo \a pressione di un prnssimo esame, si modifica l'abitudine, sacrificando alcune ore a· rivedere i regolamenti e le istruzioni; ma cessata la causa dell'alterazione cessa lo studio coatto e l\ibitudine riprende il suo normale andamento. . . . Questo tenore di vita, del quale non pes,1 mtiera su noi la responsabilit.à, ma, in parte almeno , sulle imprescindibili esigenze del servizio, prolungandosi per anni conduce a grado a grado alla inerzia intellettuale ed ali' indifferenza per quanto non tocca direttamente la pratica della vita giornaliei·a. Si perde cosi gradatamente l'attitudine a pensare ed a riflettere, la vita si svolge tul.la nel mondo sensib ile e si prende a considerare come utopia di visionai·io O malinconia cli solitario ciò che si innalza sopra la nuda pratica. Le questioni d'ordine morale non possono quindi incontrare il crusto 11enerale e sono anche talvolta poste in derisione, perchè ricl1iedo;o un lavoro mentale che sarebbe un sacrifizio di. co- . mc,cle ab itudini inveterate, ed uno sforzo a cui non si è avvezzi. Si
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prova difficoW1. nello spiegare alla trnppa certi concetti astratti, che· essa non riesce ad inLendere se non le sono sviscerati con linguaggio dimesso, piano, chiaro e preciso. Bisogna analizzare idee semplici e prime, spiegare il significato , lellerale o traslalo di vocaboli , anche di uso comune,. ma tuttavia 11011 sempre ben compresi dal la truppa. - E a ciò non si arriva in, grado soddisfacente senza corredo proporzional'o di coltura, ma sopratutto senza riflettere molto, perchè, salvo il caso eccezionale di dispòs.izione naturale r rivilegiata, non si riesce a trasfondere le proprie idee in chi a$COlta, se non in grazia di una cònveniente preparazione. Si spiega quindi come vi sia tra gli ufiìciali chi difficilmente riesce a trovare argomenti adatti per questa istruzione e chi, per contrapposto, trascuri di prepararsi con la dovuta diligenza o perchè le · attribuisce un valore affatto secondario o perchè alieno dallo studio e dall'applicazione per abitudine inveteral'a.. Questa appunto sembrami la ragione precipua del poco vgusto che sente la ma,mioranza no · degli ufficiali per le questioni di carattere morale, la necessità cioè di seria e costante applicazione per mettersi in grado di trattarlo adeguatamente, conciliabile colle esigenze del servizio solo a costo . di uno sforzo energico di volontà.
II. Se a dare solida compagine all'esercito bast.1sse la sola istrnzione tecnica e si dovesse considerare come perfetto soldato quegli che sa maneggiare bene l'arma o muoversi secondo certe forme, in una data direzione, in armonia cogli altri elementi della massa di· cui' è parte, si potrebbe prescindere da un nuovo sopraccarico al cumulo. delle islruzioni strellamenLe mili tari. Però un esercito composto di simili molecole sarebbe forse un bel corpo, ma anemico, senza spiri to, senza vila e senza intima coesione. L'esercito è fatto per la guerra e scopo di qnesl:a è la villoria. L'istruzione tecni ctt occupa certo un posto importante tra i falto1:i di essa; ma fauore di cnpitale importanza è la discipliua, che iola dà. alla massa la compattezza, senza cui. non si regge a.Ile scosse.
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La disciplina è un peso a cu: le masse non si assoggetlano di buon ' ,grado e senza il sussidio della sanzione penale o di altro principio ·equivalente, il cui valore cresce in ragione inversa della necessità delle pene a cui deve sostituirsi. In tempo di pace e nelle condizioni ·normali la disciplina è sotto l'egida della facile applicazione de' mezzi punitivi; ma in guerra e sopratutto nei momenti più gravi, menti·e la massima parte de' mezzi ordinari i diventa inapplicahi le, le cause dissolYenLi si moltiplicano a dismisura e raggiungono il massimo grado d'intensità. La disciplina vi è quindi esposta a continue e di SUJ)erarle·' e vi soccombe oo-nidurissime prove senza il mezzo . .:, qualvolta essa non sia divenuta per la truppa, più che consuetudine, ·sentimento profondo. A questo risullato di capitale importanza oggi · si giunge molto più difficilmente che in passalo, a causa. della ferma più breve, del mal vezzo assai più diJTuso cli solloporre tutto e tulli .a discussione e per il minor rispello al principio d'autorità prodotto dall'affievolimento dell'idea religiosa nelle nrnsse . Queste maggiori ··difficoltà si devono combattere con un lavoro cosLanle ed energico. Oggi non si può pilt considerare il soldato come una semplice macchina semovente destinata al maneggio di un'arma., nè basta ·1rnantenere con esso i soli rapporti freddi, rigidi e talvolla minacciosi ·.che sanciscono i regolamenti . Se vogliamo esser seguili dal soldato nei momenti di érisi suprema, dobbiamo avvivare i rapporti regofamentari con una corrente calda di simpatia e cli affetto; Lisogna ·,creare altri rapporti con esso , che non abbiano per fondamento esclusivo la sanzione penale, ma che poggino nella sua liberavolontà. Non si deve ésser paghi della soggezione fo l'zat.a, imposta · -0.al codice, nia ~i deve mirare ad ottenere la sollomissione spontanea, imposta dal cuore, da affett uoso rispetto e dalla convi'nzione che.egli trovi in noi, più che il superiore, la gu ida, il maestro ed il padre. È questa la vera disciplina, la s.ola capace di r.eggere a qualsiasi prova e di mantenersi incolume e salda, anche quando tuU.i i ·vincoli disciplinari sono rilassati od infranti. Trasportiamoci col pensiero a un momento di guerra che segua un periodo di gravi 'fatiche e privazioni, come lunghe marèie di giorno e di noue, sotto ·il sole·o la pioggia, accampamenti umidi, distrilmzioni irregolari , .<:avamposti disturbati, combalti'menti sfavorevoli , e domandiamoci ..se si possa affermare con sicurezza, che lo spirito della truppa si
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·manterrebbe inalterato, che noi la troveremmo sempre ilare, energica e pro.nla e che gli ufficiali stessi darebbero esempio di forza ·morale, di costanza nelle avversità e nei disagi od almeno cli serena rassegnazione, come è streuo loro dovere. Soffermiamoci anche un istante . sul!a prova suprema del combattimento. Il frastuono, l'imponenza del movimento di arandi linee la grandiosità dello spettacolo, il pericolo stesso prod~cono un bo-e~ . neroso eccitamento nelle tempre solide, ma le masse non si compongono cli ottimi' é di eroi: su lla grande mao-o-ioranza la o-randine dei proietti produce elettricità negat.i'va. Per ~incere r.i~sti;Lo della co_nservazione, che in quei momenti giunge al parossismo, per trascmarla alla morte è necessaria una forza superiore. E nessuno ha sulle masse maggiore potenza della,credenza religiosa che rappres~nta come _sacrifizio sublime, imposto dalla volontà divina, la perdita della vita nell'adempimento del proprio dovere e ne fa vedere o~tre la morte il premio. Inutile in quei frangenti_pensare al!'imp1ego de' mezzi coercitivi, inappl ir,abili ad una massa invasa dal ·co.raggio della paura: pressoché senza valore l'istruzione tecn ica anche perfezionata. Ma in queste gravi contingenze le cure impieo-ate nell'istruzi one morale trovano largo e confortante compenso ~elJ'ascendente che si esercita sulla truppa quando alla parola corri,sponcla ]_'esempio. · Prescindendo pure dalle circostanze cli guerra, basla considerare le condizioni odierne cieli ospirito pubblico per convincersi della necessità che ne deriva all'ufficiale odierno, di esercitare le funzioni ciel grado piuttosto mediante la convinzione che non coi mezzi disciplinari, impiegati in modo escìusivo, come negli eserciti dei tempi andati. . , La divisa non è più oggidì circondata d,ìl fascino che esercitava in al~ri te1~pi. Es~a no~ è più per sè m.edesima un titolo di speciale cons1deraz1one dmanz1 al pubblico ed alla parte più intellirrente della truppa. La stima e ii' rispelto si accordano ora soltanto i~ ragione delle qualità personali di coltura, di carattere e di educaziÒne ' sociale, non già della posizione gerarchica che. si occupa. . .~a nostra professione si fonda essenzialmente sul principio d.'autontà ed ha in mira ideali 'non famigliari alle .masse e da...cui sono aliene le· profe~sioni mercantili .. Per queste non ha pregio che la
ricchezza: presso quelle, a:misura che l'istruzione perdendo in profondità si estende in superficie e che si affievolisce il sentimento religioso, si vanno svolgendo altre aspirazioni e il principio d'au- · torità perde forza. Tale condizione cli cose crea nuovi doveri all'ufficiale, che alle odierne condizioni meno favorevoli, sia nella società, sia nelle file dell'esercito, non può far fronte convenientemente, se non con un corredo di co ltura che lo faccia emergere sul livello della massa, che lo metta in grado cli non ess1-Jrne sopraffatto, e che gli concilii presso di essa stima e superiorità . Ma non è solo nell'interesse personale degli ufficiali che la necessità di una larga e solida coltura oggi è più necessaria che in passato, bensì nell'interesse ger.erale dell'esercito e per essere in grad?di compiere la missione affidat.aci dell'educazione del soldato . È noto quanto lavorìo si faccia da sette ana.rchiche, poli tiche o · socialistiche, per acquistare proseliti nelle file nostre. I mezzi di cui si valgono sono molti e svariati: lo scopo è di insinuare nella truppa lo spirito di indisciplinae di ribellione, edi minare leaLLnaliislituzioni. dipingendole oppressive ecl ingiuste. Forse oggidì il pericolo non è ancora grave nè minaccioso: non vuol si tuttavia sprezzarlo con affettazione di indifferenza. I mali cli codesta natura serpeggiano insidiosi per lungo tempo e si rivelano poi d'un tratto potenti ed estesi.Certo la rnaggioi:anza dell'elemento fornito dalla leva è buona, è docile, ma non manca nella massa. eh i è disposto a farsi volontario strumento delle sell0 o per ignori:nmt ne può cader vittima. Sia pnre . remoto il pericolo, sia pur leggerissimo il male, non deve essere trascurato. Ora quali pos,;ono essere i rimedi contro questo germe di male, contro questa minaccia di pericolo? A me pare che dne soli siano possibili, la persuasione o la repress ione. Le circostanze determinano a quale debba darsi la preferenza, e nelle nostre attuali non è preferibile 'la seconda, bensì panni convenga applicare largamente la prima, a titolo di precat!zione, anzichè di cura. Poichè l'esperienza ha cli mostrato, che, se la facile condiscendenza e la cieca fiducia agevolano la strada alle idee sovversive, per altra parte, il corso delle idee non si arresta colla s0la compressione e che, impiegando esclusivamente questa, succedono poi esplosioni tanto più violente quanto maggior resistenza deve superare l'idea
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compressa per atLuarsi. Francia e Russia ci danno colla storia di ieri e d'oggi utili insegnamenti. Alle idee devonsi contrapporre idee, il r,he non esclude che aggravandosi e manifeslandosi i sintomi del male non si debba poi far ricorso alla repressione. Alle teorie politiche sovversive è dover nostro opporre la propaganda della fodelt.à alla monarchi a ed alle auuali istituzioni , llimo strandole conciliabili con qualsiasi rngionevole libertà . Contro le tendenze bestiali e feroci dell'anarchia dobbiamo tener desto il senso morale delle masse, facendone loro comprendere tutto le orrende conseguenze. È dover nostro presentare e sviscerare alla truppa tulle le questioni che i partili sovversivi discutono pubblicamente e risolvono a seconda dei loro fi ni, mellenclo in evidenza i loro errori e spociahnenle la mala fede. La discussione ragionala è il miglior mezzo per disperdere molti pregiudizi e molti errori che certamente getterebbero radici nelle file se noi non vi opponessimo cho l'iudi!Tereoza. Ecco aclunque un ramo importanLissimo dell'istruzione morale da svolgersi alla truppa. Oltre le ragioni suesposte ve n'ha altre di nostra speciale convenienza che ci consigliano di rivolgern cura. particolare all'istruzione morale. Chi scegl ie per sua carriera esclusiva la mili tare o le dedica la marr" giore eia miglior parte della sua e.;istenza, conoscendo il cumulo di sacrifizi che essa esige, di lil.iertà, di comodi, clella vilaslessa, o gliscarsi o inadeguati compensi che per tante esigenze essa offre alla maggioranza degli ufficiali, sente di sè ben meschinamente, se non guarda e non cura che la. parte meccanica e formale del servizio pratico. Le attribuzioni che ci spettano nel recinto della caserma, del presidio e del terreno cl'esercilaiioni non baslano di per sò ad appagare piemnnente un cuore nobile ed una mente colla. Considerata per questo solo r ispetto, la nosll'a carri era sarebbe più umile ed ingrata della maggior parte delle civili e commerciali, meno disagiate, più indipendenti e spesso più lucrose . Nessuna al pari della nostra obbliga al contatto giornaliero e talvolta alla convivenza con elemen ti di classi $OCiali ignoranti o rozze: nessuna richiede tanta abnegazione o cosi pronto logoramento fisico: nessun'altra dit meno, esigendo tanto. Noi saremmo i paria tra gli impiegati, i quali, a:r,:irità di compenso, prestano la sola opera personale, meno grave, faticosa ed
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ingrata che la nostra, mentre noi gettiamo sulla bilancia tutto il nostro essere. Ma penetrando oltre la scorza con occhio non mercantile,si vede qualche cosa che nobilita la nostra carriera sopra tutte le altre e le dà diritto a maggiore considerazione. E quesLo titolo sta nel sacrìflzio consciente e volontario ad un a!Lo ideale, la sicu~ rezza del paese, e noi germi di educazione sociale e morale che noi gettiamo tra le masse incolte; ma a questa condizione soltanto, cioè come tutori delle istituzioni pubbliche e dell a sicurezza nazionale, e come educalori, noi possiamo essere orgogliosi della nostra posizione e proclamare la nostra carriera co:ne la p•ù nobi le e la più disin teressata. Con ciò non intendo a!Termare che sia da sprezzarsi la parte della nostra isti tuzione che costituisce il mesLiere clelle armi . Essa è indi addestramento·' dispensabile come fallare d'ordine e per rao'iono o ma pur non disconoscendone l'utilità, anzi la necessità, persisto a dichiarare che la parte pratica non è per noi l'es-,enziale e che noi dobbiamo mirare ben più alto . Il generale Trochu nel suo ullimo libro. L'al'mée Fra~icaise en 1879 slabi liscecome assioma che sernire oggi nell'esercito è compiel'e un manda to pubblico e non fare un mestiere, benchè così si continiii a dfre per a/Jitiidine. E qui mi cade in acconcio di notare la differenza morale che deve passare tra l'ufficiale ed il sot_tufficiale, non solo gerarchicamente, ma per diversità caralleristiche d'origine e di fi ne e per l'intima essenza delle rispettive attribuzionL Il soLtnUiciale è ord;nar iament.e reclutato nelle classì sociali inf~riori, poco agiate e senza i mezzi per fornirlo di un largo corredo d1 educazione e di colLura. Egli è destinato ad una breve permanenza sotLo lo armi e la carriera mi iilare per llli è posizione passeggera e mezzo per giungere ad un impiego di ·altra natura. che gli assicuri una modesta sussistenza, quando non è il primo gradino ~Ila carriera militare perm_anente in cui la pluralità percoPre i gradi inferiori di ufficiale. La sua istruzione mii iLare foncla.menLale è quindi naturalmente ristretta alla. parte form ale o le sue.auri buzioni devono mantenersi nella cerchia della pratica, mancandogli ordinariamenlo l'attitudine e il tempo por levarsi più alto . L'uffi ciale per conLro è genera.Imente in migliot;i conclizioni di provenienza, di educazione sociale o di coltura, ha istruzione fon-
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<lamentale mi lit.are più larga ed elevata e si consacra per inLicro alle armi , come a sua esclusira carriera. Egli ha agio, tempo e mezzi di svolgere o perfezionare le sue attitudin i e le cognizioni necessarie per corrispondere alla sua posizione, nè potrebbe senza disdoro restringere il suo còmpilo alla parto meccanica e professionale. li sottufficiale è quindi essenzialmente esecutore, artig;ano, islrullore; l'ufficiale dev'essere direttore, artisla, edncal.ore: il primo appartiene alla categoria d'ordino, il secondo a qnella cli concetto. Non è quindi a desiderarsi che il sOllllfficiale prolunghi la sua permnn~nza sollo le armi sino ad una età nella quale il vigore fisico cessi d1 essere nella sua pienezza, giacchè invecchiando tra le file quesli gradi non renderebbero servizio che nello funr.ion i d'ord ine, moltiplicale oltre il bisogno. I quad1·i clegl i ufficiali al contrario, purchè conservino un grado di vigore fisico medio e su ffici ente, sono t.anlo più pregiati quanto più sono provetti grazie alla esperi enza ed alle altitudini morali acquisite e perfezionatesi in virtù della collum iniziale più larga. Naturalmente non si possono separare in modo netto l'uno dnll'altro, nell'esplicazione della J"ispctliva atlivilà, questi due uffici i che hanno affini là e punti d.i contali.o e si svolgono parallelamente, conservando però ciascuno il_suospeciale caratiere. n a quanto precede mi pare leci lo ded urrc, che nell'interesse della società, dell'esercito, della nostra classe e del nostro decoro noi dobbi_amo al~ivamente dedicarci all'educaz ione dell a truppa, col fine d1 crearci una forza morale, succedanea e superiore alla sanzione penale, che ci dia stabile predominiÒ murale sulla truppa, anche nei più gravi frangenti, in cui la disciplina perde ogni valore. E mi pare pregio dell'opera solTermarmi sui mezzi, a parer mio, più convenienti per giungere a tanto risu ltato . , A guidare e rendere docili le moltitudini è necessaria la conoscenza del cuore umano. Ora nello stato nonna le dell'uomo som bra a me, cho tre siano i determinanti principali delle sue azioni riflesse; la \"anità, l'interesse, e, per le masse almeno, il sentimento religioso . Tralascio di parlare dell'ira e della passione ero tica, lo• quali sono moventi di grande forza, ma anormali e, come qualsiasi passione violenta, possono considerarsi come una pazzia momentanea od almen:o come un fenomeno patologico, mentre i.. tre determinanti preindicati sono vere funiioni fisiologiche fondamentali. E
chi sa convenientemente adoperarle padroneggia le masse; ch i le · trascura, le sprezza o ·1e urta non acquista su esse stabile dominio. E sul loro valore ecl impiego mi paiono necessarie alcune considerazioni. Dal grande cinico Diogene e da Napoleone il grancle, del quale forse non fu da altri superalo l'orgoglio e l'ambizione, tL1Ui portiamo entro noi una molla che scatt,i piacevolmente sollo la pres? sione della lode e strido se premuta dal biasimo e dallo sprezzo. Vanagloria, amor proprio, dignit.à, decoro, ambizione, superbia, alterigia, fierezza, presunzione, invidia, gelosia, emulazione ed altri vocaboli esprimono la grande varietà di tinte e di sfumaLure e le innumerevoli faccette di un solo prisma, la vanità umani+. Nell'uomo volgare la molla è grossolana e scoperta: nella persona colla l'educazione l'affina, la rende più sensibile e la cela; ma nel fondo cli Lui.li è riposlo il desiderio di primeggiare, di prevalere sugli altri per fo rza, per intelligenza, bellezza , spirito e potere. Nell'esercito si palesa coll'amore alle onorificenze, alle decorazioni, alla divisa elegante e anche colle questioni di preminenza tra corpi: l'encomio e il rimprovero si fondano in questo sentimento. Il quale può essere sano o morboso, secondochè l' apprezzamento che ciascuno fa del proprio valore e de' suoi meriti personali corrisponde in grado maggiore o minore al vero . Essa è una leva pot.enLe se messa convenientemente in azione : saperla guidare, ecciLarla senza lasciarla fuo rviare od eccedere , è merito insigne di chi esercita comando, e a ciò si richiede spirito d'osservazione e I.atto. Altro e poten liss imo determinante dell 'azioni umane è l'interesse, . che non è sempre sinon imo elci vo lgare tornaconto dell'usuraio e · dell'ayaro. Sono svariatissimi i modi con cu i si manifesta a seconda · dell'ambi ente in cui si svolgo l'esistenza. L'uomo politico, di scienza, d'atTari, l'artista, il militare, il prete e altri professionisti apprezzano in modo speciale .a ciascun cli loro le rispettive convenienze; ma tutti hanno in mira l'i nteresse e cercano la massima somma dei godimenti e doi piaceri, a cu i clit1rno maggior valore, d'indolo morale o sensuale, immediati o futuri. Nelle masse questo sentimenlo ha grande forza, talchè nessun fatto importanle politico o sociale si compie o si consolida se non favorisce la mag~i.oranza degli inle-
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ressi . Nelle masso non si può adunque trascurare; ma il merito sta nel dirigerlo a fino nobile od elevalo. La leva più polente di dominio sulle masse è senza dubbio il senLimenlo reli,gi oso, che merita speciale esame. Io non intendo g(à discuterne l'essenza, ma indicarne i benefici <;:frolli come princip_io educatore pe_r ie masse e le conseguenze, sommamente pel'nic1ose per la Società, del suo decadimento e della sua corruzione. Le classi colte, educate, agiate possono senza danno sostituire alla credenza religiosa allra norma di convivenza civile e sociale: per esse ~o~sono essere religione l'educazione o l'istruzione; ma per lo classi diseredate ccl ignoranti, la religione è il principio educatore per eccellenza ed esclusivo. Spento questo, vien meno por loro la luce di ogni allo ideale e non v'ha altro freno allo a contenerne rrli istinti brntali e selvaggi. E qui non so astenermi dal riferire testu;]. mente alcune considerazioni con cui V. Hugo chiude un suo romanzetto, Claudio Gueux, in cui descrivo il protagonista, uomo dotato di eminenti qualità naturali, di intelligenza e di caraLLere, benchè del basso popolo, ma condollo al delitto ed alla ghigliouina per difetto di educazione civile e l)articolarmente a base roli orriosa . « Checchè voi facciate, la sorta della massa, della moltitudine, « ~ella maggioranza sarit sempre relativamente povera ecl infe« li~e e tl'isl.a. A lei il duro lavoro, i fardelli da spingere, da tra« scrna'.·e, da portare. Esaminate questa bilancia: tulli i godimenti « nel p,attollo del ricco, tulle le miserie nel piaLt.ello del povero. I « due piatLelli non sono così ineguali'? La bilancia non deve ella « necessariame~Le traboccare e lo Stato con lei? Ed ora gettale noi « lotto del povero, nel piatt.ello della miseria, geli.ate la certezza « di un avrenire celeste, gettate l'aspirazione alla felicità eterna, « gettale il paradiso I Contrappeso stupendo I Voi ristabilite l'e« quili brio. - La parte del pover·o è ricca quanto quella dell'opu« lento. È quel cho sapeva Gesù, che ne sapeva assai più di Voltaire. « - Date al popolo che laYora e patisce, clato al popolo per il quale « questo mondo è· calliyo, la credenza di un mondo mirrl iore fatto ~ .· « per lui: sarà tranquillo, sarà sario; la sariezza è fon~e di spe~ · ·( ranza..... « La lesta del popolano, ecco la questione. Questa testa è piena
« di germi utili: quella testa coltivatela, dirozzatela, illuminatela,
« moralizzatela, utilizzatela non avrete bisogno di tagliarla». ~I. Minghetti va oltre; chè non contento dello spirito religioso nelle masse lo trova. necessario in tulle le classi . « Il principio mo« raie, egli dice, governa tulle le parli dell'economia, della politica « della legislazione; è in esso che dobbi amo cercare la garanzia di « tolti i progressi. Ed io vi dico francamente che dall'idea morale non « posso disgiungere il sentimento religioso . Non solo nelle classi po«. vere ma in tulle vi fu e vi sarà sempre bisogno di spet·anza e di ras« segnazione, nobili vi rlù che non possono essere ispirale solo dai « ben i della terra, ma trovano alimento in qunlche cosa cli eterno « e di superiore agli interessi mondani. Un'arcana forza ci so« spinge e ci sol leva più alto; e quest'asp irazione all'infinito esalta « la natura umana, imperocchè essa eguaglia l'infimo operaio col' « più eminente scienziato, l'abitatore del tugurio cnmpestre col « potente signore dell a c.i ttà: li eguagl ia tutti nella nobiltà dell'origine e del fine comune >) . Ma checchè si pensi su questo rispello, quando si pon menie al numero sempre crescente cli suicidi e di ùelilli di sangue e contro la proprietà, e agli esempi r,lamorosi di mala. fede in commercio frequentissimi, non si può non deplorarne la causa principale, cioè l'affievolimento del ri Legno rel igioso, che all a legge sociale, facile ad eludersi, sostituisce un principio superiore che si impone alla. cosci enza e non si può eludere in nessun modo . l'jel rispetto milita.re il sen1imento religioso beninteso avrebbe· un'efficacia sommamente benefica. La fedeltà al giuramento, la sommissione spontanea alla legge ed alla autorita, lo spirito di abnegazione e cli sacrifizio sino all a morto, la l0nganimitil nelle sofferenze fisiche e morali, la benevolenza e la generosità, la veracità, la temperanzn, l'assiduità al lavoro , il rispèllo alla proprietà., sono virtù ispirale e sanzionale dal senLimenLo reì igioso, le qua li darebbero all'esercito una forza morale incalcolabile e lo. renderebbero invincibile. Nessun altro principio vale quanto que.sto a richiamare al dovere ed a riabilitare i traviali, a formare caratteri seri ed onesti e ad agevolare l'opera educativa negl i strati infimi della società e dell'esercito. Ch i cerca adunque di scalzarlo JJl'esso le moltitudini fa opera o stolla o malvagia. Qualunque opinione si professi, non
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si ha il dirillp crudele cli privare le classi sofferenti del massimo conforto loro concesso, senza sosti tuirvi un cquirnlente. Orbene nelle attuali condizioni sociali e di coltura della oO'raode maarrio~ on . Il ranza, ne e ~mpagne particolarmente, non vi è principio che presso le classi povere possa soslituìrsi a questo subii me idenle, che, se anche è errore, è però eziandio errore nobile ed ulilissimo medi \nuritevole di rispetlo e per molti spregi udi ca Li anche off(retto 0 ~ t.ile rimpianto. Lo sprezzo della morte, di cu i hanno anche recentemente dato così splendidi esempi i Turchi od i Russi, 11011 è dovuLo unicamente -al temperamento marziale di quelle due razze od allo stato embrionale di civiltà di quei popoli; ma è generai mento attribuilo in gran parte all'in lluenza della loro religione, laqualo si inlreccia in buon accordo c0n tutti gli atri della loro vita privata e pubblica e ricono· sce nel sullano e nello Czar, non solo il capo dello Stato e il duce supremo, ma anche il Pontefi ce massimo. Ed io non credo che lo nostre masse siano giunte a Lai grado di civil tà, che ci dispensi dal fare .a~segnamenLo sulla forza che ci darebbe la religione messa al serv!Zlo dello Stato e in accordo colla. coscienza del paese. Ad eliminare qualsiasi interpretazione ristretta od inesatta pal'lni opporluno esprimere esplicitamente il mio concetto sull'indirizzo a darsi nell'~sercito al sentimento religioso. È apponad'uopo dire che non amerei punto vedere erelto il pulpito nelle camera.Le e sostituirsi chicchessi~ .al curalo ed al pastore. Il nostro compilo è ben dive1:so, anzi 111. parie affauo ~p~oslo al loro, ma. chiaro e semplice. Noi non dobbiamo occuparci di pratiche del cullo, ma bensi astenerci dal geuare il ridicolo su cose, usi e persone che hanno carattere religioso e dall'offendere graluitamento suscel.libilità che vi hanno aLtinenza, credenze innocue e tuttociò che n1m costituisce un ecco~so od un'aberrazione pericolosa . Vuolsi porre poi attenzione special~ a. non far u~o, ff uasi pompa, come accade talvolta, di espress10111 bas.s~, Ll'lviali o peggio oscene, che il galateo s'accor~a con .la rel1g1one per condannare, ovvero dall'ostentare, senzi ragione, lt berLi1 di pensiero di fronte alla truppa. Ma v'ha un lato positivo nella nostra propaganda, il quale consi. ste nel c?mbaLLer~ l'intolleranza. e il fanatismo sotto qu:.tl un que a. -spetto si presenti o le esorbitanze oslili di una parte del clero. Vi
NELL ESERCITO
sono innumerevol i pregiudizi ed ubbie, che nella mente della plebe vengono a mescolarsi colle idee religiose e molti avanzi di lradizioni pagane, in cu i non vi ha alcun nesso Lra un fatto che il volgo non sa spiegare naluralmenle e la causa per lo più soprannalurale a cui lo allrib uisce. Ed è pure compi lo nostro, in ogni occas ione, procurare cli correggere e raddrizzare le idee morali viziale, richiamandole al cardine ùella sana morale, clrn si compend ia nella formola cristiana, semplice o sublime : l\"on fare agli altri quello che non woi sia fatto a .te : /'a agli at/Jri quello che deside1·i sia fatto a te. In questa massima sta l'essenza della religione, da inslillarsi nelle masse e la chiave della feli cità sociale: essa deva servirci cli scorta nella nostra opera educatrice. Mi sono a lungo lraUenuto sui tre determinanLi principali dello azioni umane consiclerandoli come preziosa sorgente cli forza rnornle: trascurarli equivale a. perdita e danno: costante sl.uclio si richiede per· tf':.trne il massimo profitto e il mezzo sta nell'istruzione morale convenientemènte diretta. A compiere il quadro dei mezzi morali che hanno efficacia come educatori sullo spirito delle masse devesi tener conto dello spirito di imitazione in loro dominante e della forza dell'esempio . In qualunque esercito la massa della truppa si specchia negli nfficiali e li prende a mod ello, permocloch è dal contegno di questi deriva in gran parte la maggiore o minore disciplinatezza di un corpo. Talvolta nei crocch i degli ufr. ciali si censura un ordine, si discute un superiore, si motteggia, si elevano lagnanze senza curarsi della presenza cli inferiori, anche degli io(imi gradi. Simili gi udizi avventati o sfavorevoli, per ogni rispoLto inconciliabili con una sana e seria disciplina, gettali co n leggere7.zR in mezzo alla.truppa, sono da quella avidamente raccolti e commentali e non tardano a ricadere sul ca.po cli chi li pronuncia o li tollera. Il contegno comm1c1ue scorrello dell'ufficiale si vede riflesso in quello della truppa e non v'ha scuola di indisciplina che abbia azione più profonda. e più dis-solvente cli questa. Per contrapposto non v'ha mezzo cli persuasione più efficace e saluLare sulla disciplina che l'esempio costante dato clall'ufficiale dell'esalta osservanza di ogni suo dovere e i I suo ,contegno in ogni circostanza dignitoso , sereno, educato, corretto .
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DELL IS'1'R UZIONE ll!OUALE
III. Ora dalle considel'azioni generali, svolte sin qui , ~cendendo alla sfera pratica , passo a trattare della materia e del metodo, a parer mio, più adalt.i per l'istruzione morale. Ma siccome qualsiasi insegnamento deve conformarsi alle condizioni i!ltellettuali e morali della maggioranza di coloro a cui deve essere imp'arti lo , e allo scopo che ha in mira, così mi pare conveniente premettere l'esamo degli elementi che la leva forni sce all'esercito, ai quali questa istruzione è diretta, per dedurre il più opportuno indirizzo. Dalle statistiche pubblicate dal Ministero sulla leva si hanno molto approssimativamente le seguenti medio nel contingente annuo: Per rispello alla condizione sociale esso si" compone cli due elementi preponderanti; cioè contadini e mestieri affini in ragione del 60 circa 0/ 0 ; esercenti mestieri e professioni manuali in ragione del 30 °/o, infine cli un terzo el_emcnto, mollo più scarso, in ragione di circa ,io 0 /o, che comprende gli esercenti professioni libere, medicina, farmacia, veterinaria ed arti belle, studenti, commercianti ed impiegati in genere. Per rispetto alle condizioni intelletttiali , il 48 °/o approssimatìvamente sa leggere e scrivere, circa il 2 ¼ leggere soltanto e il rimanente, oltre il 49 ¼ è decisamente analfabeta. Analizzando il 48 ¼ su riferito, se ne ha il quarto circa in grado cli compilare un rapporto abbastanza corretto per sintassi e per logica, do. sssere intelligibile, e dì questi non più della meLà devesi giudicare fornito cli qualche coltura. Quanto alle condizioni morali vuolsi tener conto speciale della provenienza. La maggioranza, composta cli contadini ecl esercenti mestieri e professioni manuali, proviene per quaLtro quinti dalle ' campagne, il r imanente dalle città. L'elemento compagnuolo in generale, ma specialmente il éontadino, è buono per indole e per costumi , rispettoso versl1"l'au.torilà per timidezza, effetto cli .inesperienza, e per abitudine, ma ha modi
rozzi,. grossolani e impacciali ed è generalmente noncurante della persona. - li servizio militare gli e un peso, a cui si -piega rassegnato sosp irando nei primi tempi in cuore, più tardi apertamente, il momento in cui ne sarà libero ed è una novità che -sconcerta tutte,le sue abitudini e che sul principio lo rende un po' inquieto e diffidente. Patria, lìber'là, gloria, parole che fanno palpitare il cuore delle persone colte, per esso hanno un senso molto confuso. - Il mondo per lui sta nel natio villaggio o abhraccia al più la sua provincia, la sua regione, la sua isola. t geloso difensore dei suoi piccoli interessi materiali; ma porta seco profondamente radicato in cuo·re il suo ideale, il sentimento religioso, bevuto col latte e svilnppalosi coll'età. Questo sentimento incontra- però un grave contrasto nelle abitudini della caserma e nelle esigenze della vita militare e, timoroso del dileggio, egli lo cela, lasciandone trasparire numerosi indiz i, come amuleti al còllo, libri di preghiere riposti tra gli oggetti. di corredo e la visita alla chiesa nelle ore libere dei giorni festivi. Il contingente fornito dalle città, specialmente dalle principali, spiega ordinariamente ben altre tendenze. Senza sovrastare cli mollo per coltura al contadino, pur soltostandogl i anche talvolla, è però più svegliato e disinvolto e n<m ha di questi il Limido contegno e il naturale rispetto per l'autorità. In fotto di religione e cli costumi si atteggia spesso a spregi udicato; ama la . bettola, la bisca, la casa di tolleranza; si fa gìuoco dei compagni ingenui, a cui apre gli occhi e spiega il mondo. Tra questi trovasi l'elemento associato a sette poli tiche od anarchiche, fortunatamente ancora scarsissimo, in proporzione. forse del 1/ 2 °/o, il qualé funge da tentacolo o da mediatore per la loro propaganda tra le file e forni sce i corrispondenti ai loro giornali. Sono costoro gli autori delle iscrizioni sui muri delle caserme e delle prigioni, di massime o di evviva e di morte sovversivi. Alcuni giungono accompagnati da note speciali delle questure per consimili tendenze manifestate pubblicamente. Sul contingente in generale poi trovasi una parte di iscrit:Li, in una proporzione oscillante sul 2 °lo il cui nome lìgura sui registri dei tribunali correzionali per reati di furto, di borseggio, di risse e simili, reati che hanno per incentivo talvolta ht miseria, per lo più educazione difettosa o afnevolimenLo del sentimento religioso. 1
ANNO XXIX,
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DELT,'JSTI\UZlONE MORALE
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Nonostante la presenza di ·costoro, in complesso, la massa del conLingenle è materiale grezzo, incolto, in parle anche zotico, ma docile e malleabile; gli elementi corrolli o riottosi vi rappresentano una minoranza ristreLLa. La grandissima maggioranza e susceLLibile di buon indiri1.zo , è aperta a tutte le buone impressioni: non le manca l'intell igenza, ma questa è allo stato latente; essa è indecisa e passiva o ha bisogno di spin:a; speli.a a noi dargliela nella conveniente direzione. Noi dobbiamo digrossal'la e ripulirla per formarne un'amalgama omogenea, volonterosa, affezionata all'esercito, al pae;;e cd alle i~tiluzioni nanazionali . I~ nostro còrnpilo sopratutto- vegliare acchè l'ali lo pesti(ero di poch i non ammorbi un grande am biente ancora sano. Questi elementi ro:i:zi e grezzi devono trasformarsi in soldati conscienti ecl orgogliosi della propria missione e in cii.ladini operosi e ossequenti aile· Ioggi. Se non raggiungono questo fine, le nostre fatiche saranno sprecale, perchè dell'esercito non avremo che una larvti che si dil eguerà al primo sorno. Per elemenLi cosiITalti qualunque nozione che Yalga ad inspirare'trna nuova idea Luona, a raddrizzare e correggeme una falsa od a suscitare un nuoyo affetto sano è utile e conveniente; ma quanto si insegna loro deve convergere verso un centro, cioè a formare e sviluppare caratteri virili e militari, vale a dire operosi, energici e discipli nali. Nel campo sterminato, in cui questa istruzione può spaziare, io spigolerò le nozioni, che a me sembrano meritevoli di speciale svolgimento e per ragione d'ordine le dividerò in cinque categorie, cioè: esercito; società; stato; paese e sue istituzioni; cose natti1'ali in gene1·e, igiene in ispecie, su ciascuna delle quali accennerp sommariamente i punli da svolgersi. Esercito: missione: tutela di Lutti i legittimi interessi,dello Stato e dei singoli cittadini; necessità dell'esercito: grandezza : forza in pace ed in guerra; varie armi e servizi che lo compongono; loro fu nzionamento ; ripm·tizione organ ica in unità di varia grandezza: dall'armala. alla compagn ia, forze maritlime, sorelle delle terrestri: loro organamento ed azione; sentimento della solidarielil.efralellanza mil itare, che si fonda sulla comunanza dei dovc~ri, dei di:-ilti, dello scopo, dei pericoli e che abbracciando tutte le forze militari del
NEl,L'ESERCl'l'O
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pae:;e strin~e con più vigore l'esercito, crescendo di inlensilà dall~ perifet'ia. al ce1Hro , la compagnia ; sentimento che serve pure di fondamento allo sp irito cli corpo. . Disposizion i principali della legge sul reclutamento. Ragione _d~l "'Orteanio: rendel'e impossibili favo ri arbilrari i. Concetto del serv1z10 " Ol'I • • militare: tributo che lulli i validi dovrebbero pagare: rag10111 economiche non comportando ciò per ora, la sorte designa la porzione elci conti ngente cui spetta questo onet'e, che è però anch_e alto onore, da cui si escludono gli indegni . L' uomo onesto soddisfa. al tributo volonterosamente: .è cattivo cittadino o non conosce il suo vero interesse chi lo paga di mal animo o ne ricusa il pagamento. Significalo e valoro del giurnmento - ~ella bandi.era - de~ soldato: rapporto questo di cordialittt e cli n ,;petto rec,p.roco l_ra ~ membri di una stessa famiglia; importanza e valore de segm d1 rispetto e deferenza verso il superiore; necessillt ~lella dis~iplin~, della subordinazione, clell' ordjne, perchè l'esercito ragg1~mga _11 fine per cui è istituito e non degeneri i~ u~'or~a e i_n una mmaccia .ai diritti che deve proteggere. Divisa: loggia cli vestire comune alla "l'ande famialia. militare - rispetto e cullo che le si deve. o o ·1 · Menzogna: quanto si renda spregevole l'uomo e s?pratut~o. 1 ~11litare che se ne macchia, specialmente quando attmt pun1z1om_ ~u innocenti· chi mentisce è ingeneroso e vile: virtù m1l1Comp'nani 0 tare fondamentale la' veracità. e la generosità., per la quale s1. a11·ronta una meritata punizione, ma non si scende mai a m~ntire. - Furlo~ piaga estesa, che gli onesti dovrebbero far _spanre -:- facendosi solidali conlro la parte che mette ul).a macchia su tult1 co n questa . . ignobile abitudine. Concetto della pnnizione: avvertimento, correzione e n ch1amo al dovere non ra;presa..,lia o vendetta del superiore; la tutela del~ 0 • rn.icente. l'ordine la' esige, •quando la persuasione si climoslra. .msu Il còmpiLo del superiort:l sat'ebbe mollo più grato se l'1rrag1onevolezza dell' inl'eriore non lo costringesse a ricorrere a questo mezzo doloroso cli rammentargli e di fargli eseguire il suo dovere. . Tralascio molti altri punli, largam:enle e splendidamenLe svolti nei reoolamenli di disciplina e cli servi zio in glierra. Un \oaoetto però meritevole del più ampi-o svolgimento, del Oi:>
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DELL'IS'fnUZIO:-SE )!OnALE
quale non si può formarsi un concetto esaLLo dalla sempli ce JeLLura, dei regolamenti, è la vita militare in guerra. Il nostro esercito non ha potuto formarsi ancora tradizioni guerresche proprie. - Ormai si è anche diieguata l'impressione sfavorevole dell'ultima nostra campagna, breve e sfortunata, nella quale un insuccesso era bastalo a deprimere d'un tratto lo spirito di coesione della massa ed a getlare lo sconforto nelle file. Se so)m1vvenisse una nuova guerra, è· a sperarsi che ali' esercito non farebbe ora difetto una sufficiente preparazione morale, ma per renderla seria e vigorosa convi ene che anche i gregari sappiano rendersi chiaro conto cli ciò che è la guerra, perchè al caso non ne resti sorpresa. Non è cosa coscienziosa nè utile il n1ppresentarla come aJ?e,·ole; hiso"'na al contrario ~ o ' far conoscere quanta energia fisica e morale sia necessaria per sopportare virilmente le soffcrenzo, i disagi, gli sforzi e le scosse morali dellà guerra. Il soldato deve aver presente quello che l'allende colà; freddo, sole ardente, pioggia, fame, sete, sonno, supremo tra. j disagi, rnarcie prolungate; e dcv' essere disposto ad alTrontare tutto risolutamente: se è virtù combattere bravo.mente non è merilo mii1ore sostenere dignitosamente le terribili prove' degli stenti e delle privazioni . St è perchè la guerra. non si può fare da imbelli don nelle, o da bellimbusti effeminati o da gente cli fiacco organismo, e-he l'esercito si recluta tra il flore della gioventù nel rigoglio degli anni, la quale deve aITronLare fatiche anche straordinarie, ovvero non si ba il diritto di inorgoglirsi cli fronte al ci ttacl'ino molle ed ozioso. Bisogna dipingere perciò al soldato con colori vivaci le immani difficoltà superale e gli stenti innucliti sopportati dagli eserciti, che comballerono durnnte un intero inverno rigidissimo in Francia e sui Balcani, esposi i alle intemperi e di una stagione straordinariame11te cruda ed inclemente, tra la neve, il gelo ed il vento. Quale enorme differenza colla vita dei nostri campi cl' istruzione e delle grandi manovre, che si 1wolgono nella stagione più mite dell'anno, col rancio sicuro, colla. certezza del riposo sollo la tenda, sulla. pagli~ o sotto tetti ospitali l E che sono mai di fronte alle guerre sopra indi cale quelle cbe furono combattute in I talia? Se noi amiamo di essere considerati pari a quegli eserciti, dobbiamo noi puro sen tirci in grado di fare la g_uerra in quelle stesse gravis'sime condizioni.
NELL'Es1rnc1TO - Bi sogna pure preparare il soldato all'idea della sconfitta senza ~ciarsene abbattere : è questa la pieLra di paragono tra gli eser,citi forti e gli sfibrali: chi sa sopportare questa prova supererli tulle le altre, compirà fatti gloriosi o determinerà il riLorno della fortuna, che vol ge le spallo a chi si accascia al primo insuccesso. Parimenti bisogna saper sostenere la prova della. vittoria senza inebbriarsi del successo: il facile entusiasmo geneni la trascuratezza. e prepara. terribili delusion i e rovesci . Il noslro soldato è mollo impressionabile ecl apprensivo, predisposto all'en tusiasmo come all'accasciamento ed al panico, passando da quello a qneslo rapidamente; cause entrambe di sfacelo. Bisogna persuaderlo che in nessun caso, prospero o conlrario, ·si trascura impunemente l'ordine o l'esattezza dell e prescrizioni; che la vittoria non si ottiene che a fo rza di sacrifizi e di virtù ; ma che la condizione essenziale per mantenersela fida è la costanza nel sopportare i disagi o nell'affrontare i capricci della fortuna. A questa costanza il so ldato deve accoppiare il coraggio, cho può essere virtù innata ocl acquisita. - Nel le robusle costituzioni esso è i'espressione della coscienza della propria forza fisica; nelle persone colte, anche non dotato cli forza muscolare molto sviluppala, è un prodotto dell'amor proprio, del sentimento della dignità personale e della cura della pubblica considerazione, sviluppati con l'intelligenza dallét coltura e dall'educazione. Nelle masse il coraggio è un prodotto co,nplesso risultante dalla somma del valore fisico e delle altitudini morali dei singoli componenti, dallo spirito di coesione o dal sentimento di soliclarielà che li lega, e in gran parte dall'esempio dei capi, dai vincoli morali di stima, di fiducia, di aITetlo reciproci tra que.sti e la massa, e per questa anche dal sentimenLo religioso, cbo toglie alla morte il carattere spaventoso ,cli totale distruzione, rappresentandola al credente come principio <li una nuova vila felice, senza fine. Dal che apparisce la grande importanza della ginnastica come fattore morale e quanta cara si debba rivolgere sia all'allenamento fisico, sia alle forzo morali prodotte dall'amor proprio e dal sentimento di solidarietà. e cli affetto verso i superiori. Fra i molti mezzi che valgono a destare nelle masse .nobili sentimenti di patriottismo e cli sacrifizio personale, parmi che due ab-
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DELL ISTRUZIOì'iE MORALE
1Jiano particolare efficacia, · · · d' , , . il ri:tcconto di fatti di "'ouet·ra e d'1 az1om 1Ivalot epet·sonale, specialmente se compiute claincl'ividu· , cl· t, . . . , 1uppa . e e canzom po~olar1.. Le mo1L1tudini hanno fa ntasia eccitabile ; quan to le descnz,orn · · ·'a·1 fnulla · ha· forza · . di trascinarle all'imitazione , atti ero.1 ci, d1~e~erosi ardim:nti, specialmente da parte di pel'sohe della Lapoes1apurc · . • · l 1010 · concl1z1one. ·. . parl::i . ~ direttamente · allafa nt·asia, e I veico lo prn pronto per la ra.p1dad1ffusione di concetti patrioLLici che prese~ta solto una formola concisa ed espressiya: nella poesi; popo_Iare s1 h~. lo specchi~ fedele de' sentimenti di un popolo. Io non mtendo g1a proporre 11 genere classico delle odi fol'bi te, elevate per concetlo e per fo rma, che non sono comprese nè oustated~JI~ masse; ma un ge_n_ere popolarn di canzoni o di stornelli: semplici nella.~~r~a, _nobili n~l co~c_el.lo, i quali prendano per soggètlo le• scene p1 mc,pa.lt della v1k1 mtl,tare, part1'cola i·men'A • ,.e d'I guerra, e· siano .a.dattat1 ~ motivi musicali dello stesso carattere per essere cantati m occasione di marcie, ai campi, ecc. Essé verrebbero gradata~1ente a sostituirsi, anche nel popolo, alle canzoni oscene 0 00 i diffuse anche tra i solc scettiche ed antimilita.ri, o00 lat·, , el·0 ~Pll· ,·1 . ,, ' . I O· 1~1Itta1e e guerr~sco del pae.se e dell'esercito non po trebbero che ntrarne vantaggio. _Onesto ~enere ~i componimenti poet.ici, guerreschi e popolari,. ~a1 co1:cett1~empl.t ma·patrioltici e virili, è statù col tinto con frul.lo· rn altri paes,, ed 1~ faccio voti che anche nel nostro, dove hanno tanto culto la poesia e la musica, sorga qualche novello Tirteo che· venga a colmare quesla la.cuna. . · Società: - Le noz!oni da. svolgersi al soldato su questo soggetto-· d.evono mirare a farglt comprendere che l'attuale stratificazione so~iale è u'.1 prodotto necessario di condizioni naturali immutabili. Le ~neguagl~anze s~ciali ~d economiche sono effet.to inevitab ile delle rneguagllanze fi~1cl_1e, m~ell~ttuali e morali che spariranno per in Li ero so~o qua~d.° tutt'. gh uom1nn I nascendo riceveranno lo stesso grado di ~01 za e di mtell1?enza, le stesse doti fisi che e morali e troveranno rno) t1:e nella s.oc1età co~d!zioni identiche per lo sviluppo delle atti- ' tudm1 e facolta naturali , 11 che è impossibile. Nella società vi sarann~ ~~mpre i.gno~anti. e dotti, onesti e malvagi, deboli e· forti, eppelClo po:v:~n e r1cch1. La gerarchia sociale è quindi nar.essaria quanto la militare; sconvolta, o, per ipotesi, soppressa l'attual e, ne·
NELI.'ESERClTO
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su,ccedereb_be una nuova, dopo oscillazion i più o meno lunghe e profonde, la quale ristabilirebbe approssimativamen te l'attuale assetto, fondato sul predominio clell'in telligenr.aedellaforza. Chi attenta yiolentemente all'ordinamento sociale ora vigente per abbalterlo d'un tràtto non mira al livellamento equo delle classi ma al predqminio assoluto della propria sulle alt.re. L'anarch ia cerca la distruzione senza ricostituzione· e condurrebbe la socieli:t ad uno stato di barbarie, appetto a cui quella. ciel medio evo sarebbe splendida civiltà, poichè il medio evo nel boio del disordi11e aveva ideali, il culto dei quali rigenerò poi la societii corrotta, mentre gli anarchisli sono solo spinti dal livore e dall'odio implacabile contro la società in massa . Certo le classi infime oggi non sono felici e devono asp irare al miglioramento delle attuali loro condizioni economiche, civili e morali. suscettibili di immensa miglioria, ma non vi devono tendere coi mezzi violenti. Nell'ordine economico dovranno la lor·o elevazione al lavoro, equamente compensalo in ragione dell'intelligenza . e della forza che vi si dedica, il quale solo offre loro la. prospelliva di una mocler\tta agiatezza, fonte di prosperita, di soddisfazione, cli moralità. Esse devono quindi approfi ttare d'ogni mezzo loro offerto di istrui rsi, clella scuol~i principalmente, poi chè in ragione dell'istruzione avranno Jayo1·0 e sussistenza, anche eccedente al bisogno. L'eccedenza eè1uivale a risparmio, cne le assicura contro le traversie e contro la miseria. Nell'ordi ne civi le, nnl rispetto alla legge trovano protezione contro qualsiasi oppressione: nell'ordine morale, la religione costituisce per loro il supremo conforto contro le avversità e i dolori, col raggio di speranza che getta. cli un monò.o avvenire feli ce per chi vive onestamente , Devònsi anche spiegare i vantaggi .._,. ç.,, ,. e i beneficì derivanti ai singoli individui dallo stato sociale: questo assicura e protegge tutti i diritti individuali: sema. hi protezione sociale, di cui sono ministre le autorità in genere, giudiziarie specialmente, dominerebbe padrona assoluta la forza brutale:· pocbi padroni violenti, capricciosi, tiranneschi: il rimanente sarebbe composto di scb iilvi. Da.I che devesi comprendere la legiuimilà della legge, espressione della volontà della maggioranza e non disposizione arbitraria e clispotica. V
DELL' lSTRUZIOXE MORALE .
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Quindi il rispetto · all a legge ed all'autorità legittima è la Yera stregua della civiltà cli un popolo. Dove per contro la legge non gode del rispetto generale e pubblico, suben tra l'egoismo, l'arbitrio, la frode, e la società si avvia alla corruzione ed alla dìssoluzione: cessa l'ordine all'interno, la potenza all'estero: la storia romana ne è prova. Col concetto della legge è slrett.amenle connesso quello della libertà,che ha la legge per suo naturale fondam ento e che è il primo benefizio cJi una società ordinala. La libertà di ciascunn ha il suo limite nella liberlit altrni: chi oltrepassa questo confine non esercita un diritto, ma una violenza e un sopruso: il soperchiatore è da pareggiarsi al ladro. La /arnigl-ia: elemento e cardine della società: doveri recip1:oci del capo e dei membri. Éstensione, limiti ed obbligh i inerenti al· l'autorità paterna - primo fra gli obblighi dei genitori è l' educazione e sostentamento della prole - che non si deve abbandonare · a sè e trascurare, lasciandola amunata e lacera mentre il padre gozzoviglia alla taverna. Quindi l'obbligo della correzioile senza trascorrere a brutali malt.rattament.i - e dell'esempio cli onesla operosità, infine della protezione in genere. Da parte dei ftgli, rispetto ecl ossequio sempre; riconoscenza, sostentamento e protezione dei geni Lori cadenti . Concetto della donna: madre, h:i diritto al rispetto, all'affezione riconoscente; sposa, non è schiava nè semplice strumento di piacere, ma compagna da guidare e da sostenere nelle lolle della vita comune; vile chi usa. con essa tratti brutali, e invece di rispettarla:, non si perita. di offenderla, di opprimerla, di avvilirla. In questa categoria comprenclonsi pure i doveri verso la religione. L'essenza di questa sta nella J>enevo lenza, anzi nell'amoré ver:;o l'uman ilà in genere, a qualunque razza, paese e religione gli uomini appartengano . Negazione del sentimento religioso beninteso è l'intolleranza e il fanatismo. Nelle questioni cli coscienza tuLLi devono godere la. più larga ed assoluta libertà.; e si deve rispettare * qualsia.si credenza religiosa che non offenda i costumi e la società.. L'uomo onesto, conviplo di professare una religione buona, la osserva porLanclo rispetto alle altre l'eligioni ed esigendo rispetto alla propria. Su questo articoJo devono combattersi ad oltranza i pre-
NELL' ESEilClTO
giudizi e le superstizioni d1e deturpap.o presso le masse l'idea religiosa. Ùn punto che, a parer mio, merita speciale svolgimento, è l'ùnp'iego clel giorno festivo . È costume generale _nel popol~ di ~onsu~ mare i giorni cli festa in passatempi chiassosi e sfrenati, dei quali Je famiglie risentono le conseguenze economiche, mora.li ed 1g1eniche sempre sfavorevoli, non di rado gravi. Scopo primario del giorno festivo è il riposo. È questo una necessità igienica, imposta dalla nalL1ra., che non tollern il prolungamento indefinito delle fatiche manuali senza. da,nno deU'orgapismo, così nell'uomo come nerrli animali che esso ha associato alle sue fatiche. Pare che la proporzione soncita dalla legge mosaica., di un giorno tli riposo dopo sei di lavor-o, sia dimostrala. dall'esperienza_ la più convenienle per evitare un eccessivo logoramento di forze . E a deplorarsi, che la religione cattolica abbia dato ai giorni di r;poso una proporzione eccessiva, che costituisce un incentivo all'ozio ed alle sue fatali conseguenze, , Importa moltissimo combattere e correggere la tendenza morbosa. ,per le feste che è fonte ili dissolutezze e dilapidazioni : e ciò si ottiene spieg,u1elo e facendo ben comprendere al solélato lo scopo igienico e morale del giorno fesliYo e tracciandogli un modo conveniente di impiegmfo con suo vantaggio. Il giorno fes tivo deve essere dedicato ai doveri religiosi ; ma chi lavora durante 1a. settimana non deve scordare altri doveri che non può compiere ade.guatamenle nel corso cli essa, verso se stesso, la. famigl ia e la casa., vale a dire le cure della nettezza così delle persone come della ca:sa in. generale . .Queste cure, così importanti per l'igiene e 1iert1i · saliÙe, conferiscono a mantenere alto il sentimento del rispello di se stesso e della dignità persor:ale, e coloro che vi attendono con assiduità sentono istintiva ripugnanza all'ignobile abitudine della crapula e cli quahiasi stravizio ché abbrutisca. Non vi sono espressioni che valgano a. stimmatizzare quanto lo merita l'uso abbominevole a cui si abbandonano freqllentemente padri di famiglia., operai ed altri di bassa condizione, di gettare in una sola giornata a.Ha bettola il provento del lavoro cli tutta la. settimana, lasciando la fami oalia nelle strettezze e deficiente del necessario alla. sussis.tenza. GiLLOCO, vino, postribolo, coltello, carcere, ospedale sono
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DELL'ISTRUZIONE MORALE
anelli di una catena che ha per capo la miseria, la rovina, il disono~·e delle famiglie. Amore sfrenalo dei passatempi e delle feste,. ostena, carnevale, lotto, monte di pietà e per contrapposto lavoro, libretto postale, risparmio e sufficien te benessere sono quadri che si devono esporre alla mente, alle considerazioni e alla riflessione· del soldato, dipinti coi colori più foschi, più vivaci e più spiccati ca<p~~i cli suscitare profonde impressioni. ' oe ,., . Il soldato . deve pure avere la nozione dello Stato: a1rcrreaato d1 popolaz1on0, sottoposta allo stesso Governo; dellaNcizione: complesso di popoli che hanno comuni i vincoli di storia, di roli aione. di lingua, cli razza e che abitano regioni lìsicamente 1e s~ricamente determinate e riconosciute come formanti unità geografica, ovvero cho riuniscono la maggior parte di queste conclii\ioni e· che anche separati tendono all'unificazione politica; e del Govenw, complesso dei funzi onari che presiedono e diri o-ono i vari· rami della pubblica amministrazione dello Stato in ~onformità delle leggi. Quest'ultima nozione ha particolare importanza stan te i molti pregiudizi che la offuscano presso le moltitudini. Il Governo è dal volgo considerato come una specie di casta, aulri ce odiosa cli tulti i balzelli, di LuUi i pesi pubblici e di tutle le vessazioni, verso la quale· perciò è lecito C Jualunque sotterfugio ed inganno. Bisogna far comprendere al contrario che nessuno Stato può reggersi senza Governo; come nessuna famiglia senza capo. Negli Stati liberi il Governo è il rapp resentanle e l'esecutore della volontà della maggioranza, la quale man ifesta i suoi voleri pubblicamente per mezzo della stampa, nelle riunioni o nelle elezioni e li sancisce collo l~ggi: ch i contrasta, in ceppa o si oppone all'azione legiLLima del Governo apertamente od occi1ltamente è un cittadino ri= belle o malvagio - ch e ruba la protezione accordata a lui dalleloggi per violarle. Forme cli governo : è di somma importanza che la plebe si rerLda chiaro conto dell'essenza della monarchia cosliLuz ionale qual è ' presso di noi e della repubblica, e delle differenze che passano tra. l'una e l'altra. Una differenza e~t1·i1ise~a sta in ciò che nella repubblica il capo, dello Stato muta periodicamente, mentre nella monarchia dura a,
NELL'E$ERCITO
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vita e.il potere sovrano si trasmette ereditariamente in una famiglia. Una differenza intl'inseca consiste nel carattere del potere che esercita il Re od il presidente. Il Ro è superiore ai parli Li, li modera, li regola, Ii armonizza. a benefizio delle generalilà ; il ~re~idente in_vece è uno dei persona o-o-i più eminenti e più inlluent1 di un partito e ()(') l' governa a benefizio speciale di questo: quindi ad ogni mutare e 1 presidente scosse e spostamenti di interessi, dannos,i all'anda~~nto ordinato della pubblica amministrazione e bene spesso fon te d1 immoralità e di corruzione. Il procedimento aovernaLivo ecl amm(nic;trativo si svolge. in ~ eoual modo nella monarchia rappresenk'ltiva e nella repubblica: 1:1ro-i ed imposte sòno votate in egual misura da rappresentanti del p;;olo. Per rispetto all a libertà in genere vi sono 1:epu bblic~1e assai più rigide, ristrette e dure che la nostra monarch 1a, larghissima, liberalissima, veramente popolare. Non v'ha ragione di mutare forma cli o-overno quando questo fumiona bene, onestamente, a vantaggio co~une o della civiltà; i mutamenti frequenti di governo screclil-ano e disordinano gli Stati, pe:·chè generano sempre gravi perturbazioni e debolezza: Jler quesk'\. ra?ione Stati una ".o!t~ forti e temuti sono ora caduti nel di sprezzo un iversale. La felic ita del popolo non consiste nella forma di governo, ~na dipende ~al mao-uiore o minor o-rado cli virtù e cli civiltà e di moderak'l ag1aon ~ cl . L tezza ditiusa, che si ottiene col lavoro e colla pro uz10ne. a mio-lior forma di o-oveeno è quella la quale, a pari somma di lir bertà poiil iche ed economiche, ass icu1~a. un ~iù_ la~-g~ ~v~lupp~ Cl attività socia li , maggior rispello cli tutti I leg1Ll1m1 dmll1, pesi equamente ripartiti e l'o.ssen 1anza più e~atta dello leggi, dal che deriva allo Stato più ordine all'interno, più forza all 'estero. A queste condizioni risponde meo-li o presso noi la monarchia che ci miisce anzichè la repnbbliça che ci divide. . . . Oltrecc.iò è pure conveniente un cenno sui pofoti piibblici: 1·e,qio, moderai ore supremo nelle lolle dei partili a cui non si accomuna, ma sonasta nella cerchia della legge, alla quale soltanto è soggello; esewtivo esercitato dai ministri per mezzo della gerarchia amministrativa; le,qislati oo, esercìlato dalln Corona, dai .d~putati, dai.senatori; gi'lidiziario , esercitato dalla magistratura; m:ilitare, esercitato dalle · autori tà mi litari . Sono pure cla indicarsi e da farsi comprenclere la c)
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NEL!} ESERCITO
DELL'!Sl'IlUZIO?ìE .\! ORALE
unione di tulle le forze nazionali contro le stolide intemperanzedelle fazioni interne. Sparendo la monarchia la nostra unità na1.ionale verrebbe riposta in discussione e in pericolo. Congiurare contro di essa, parteggiare per la repubblica equivale in llalia ad inalberare la bandiera del disordine, clella debolezza, della decadenza, della divisione io frant umi del corpo nazionale: sarebbe uon solo delitto cl.i nera. ingratitudine verso chi fu e si mantione così benemerito della nazione, ma un vero delitto cli lesa pntria, perchè il trionfo della repubblica presso 11oi equivarrebbe alla totale disso-
circoscri~ione politica ed amministrativa, i dfrùti e i cloveri dell'elettore, l'importanza capitale, lo scopo e il funzionamento clell l -elettorale. a r:gge Infine deve~i sp iega~·e chiarnmento il concetto della pal1'ia, la ,quale .abbraccia tutto il paese e tuLLi i citlatlini di tu tto il rerrno· O non v1r devono · · essere . in Ilalia reo ioni predomi nanti· ma t utte el evono• eguag iars'. nei pesi _e nei vantaggi, tutte sentirsi fra loro solidar e pr~stars1 all'~ve111enza i:eciproco soccorso: colla solidari età. acqu . ista la coscienza clella forza. che . riverbera, da, tutto .i1 paese SLl ciascuna sua parte. ~ando perciò al recrionalismo in nome deli·,l unica . o • mat · l re 1· I ta Iia, che devo stare in cima ai pensieri dt' tutl'L ocrl·Lr It·,t1·1an1,. i qua '. non_devon~ essere ~eno orgogliosi della propria nazionalità ~he gli a.lLn popoli, frances i, tedeschi, jnglesi austriaci ru·· ·i ecc' dell · alla' morte ::i:, ' ·' , ~. Ior? . E.' e1obb.,amo essere gelosi difensori' sino clel1 unila o rn~ipen~enza nostra contro qualsiasi nemico estero o turbolenta fazione interna. Intorno al n?stro paese sarebbe utili ssimo presentare al -soldato un quaclr? succmto delle _principali vicende storiche a cui fu sogget:o dall _ep~ca romana a, nostri giorni, dimostrandogli che qunndo f~ co?corde _lu ~orte,_potente, ri spettalo e temuto e che la discordia, l .ego1s~o. e _1I d1sord111e furono causa della secolare nostra oppress10ne; Glt SL deve es_po1-r~ la parte che nella risurrezione del paese ?a m u~a la nosl'.'a dmastia, senza la quale sarebbero stati vani Lulli I c~nat1 popol~n che tendevano all'unilà nazionale. Essa non esitò a ci~n~nta~·e vita e ~orona, e.in grazia del prestigio cli questa e col suss1d10 d1 un eserc1lo otganizzalo, coordinò tulli gli sforzi parziali . e co.n . opportune allean.ze ecl audacie vin se tu lii gli ostacoli cli pio~ mat1c1 e attraverso a mille pel'icoli e trepidazioni ra•ro-iun · e l cli iacc I' . "" ~ o scopo ·. og ier~ m una ~ola n~zione poco meno di 30 milioni cli abi_.. tanll, da· barnere municiiJali, coiic·,11Ca t'i ed Op, ' separati d• . . cli .gelosie . pr eSSI et potenti naz1on1. Ios,clie ed impazienze improvv·de Il'' te1·no, po ten t·, eserc1t1 .. a ·inall' estero cedettero davanti alla i.impav1 . . . c1a sapienza con. cui fu condoUa l'opera del nl>slro ri sorgimento sotto ' la salvaguardia , • • della nostra monarchia < , e ciò cl1e era 1·o11·1a sperare mer~_e il_ ~oorclinamento di t.ul.le le forze .al grande scopo, in pochi lustr, ~n·enne un fa tto . La monarchia è anco ra ocrr,j la più salda garanzia della nostra unità contro i nemici esterni<>; il vincolo-di è)
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luzione nazionale. Si devono pure tro.tteggiare a grandi linee le grnndi 'fìgure sto · riclie che hanno preparalo col pensiero o compiuto col sonno o colla spacla l'opera immortale del nostro risorgimento; di Mazzini precursore, cli Cavour sapien te di plomatico, di Garibalcli uomo di guerra e capitano del popolo, e sopratulli di Villorio Emanuale, che prese per gLrida la stella cl'Italia e lra mille scogli guidò in porto la nave superando arditamente e con pericolo proprio mille tempeste; di La l\larmora, cavaliere senza macchia e patriota intemerato, il quale preparò lo strumento principale con cui si giunso allo scopo, l'esercito subalpino, nucleo dell'attuale italiano. Ispiratore di tanto senno e di tanto valore l'amor patrio sino al sa.crifiz io, all 'eroismo. È importante, che la truppa comprenda pure che cosa sia il Papato nel quale vuolsi ben distinguere l' isLituzione puramente religiosa, che i cattolici e il monclo civile rispeuano, da quella esclusivamente politica del potei' temporale, clistrulk'l. dall'Italia porchè sua implacabile nem ica, inconciliab ile coll'Lrni tà. e colla grandezza nazionale. Infine le si devono dare idee sulla geografia fisica e politica dell'Italia e dell e varie sue regioni ed anche degli Stati con fin anti. JYaturaeigenie. - Su questo ramo accennerò solo alcuno delle svar iatissime nozioni utili e attraenti che si possono svolger alla truppa. I principali fen omeni cosmografi ci e meteorologi ci ; forma e movimenti della terra; sistema solare; da che derivino il giorno, la notte, le stagioni.Economia natura.le: mare, finm i,sorgenti; precipitazione, evaporazione; ven ti, pioggia, grandine, neve, brina; ful mine, vul· cani, terremoti, e fenomen i elèuro-magnetici in genere. Boschi e
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DELL' IS1'RUZIONE .MORALE
NELL ESEllCITO
·· loro • ft_•mzionamento nel!' economia naturale. Stao-ni paltldi ' ., J01.O • • • • <'> , < perni.c,osa az10~1e. Uccelli, msetti ; animali domestici e salvatici; dann'. e benefizi che possono procurare la loro propagaz ione O distruzione. Nettezza della persona , derrlì indumen••1•, de'tl'ob 't , · 0 u I azione e ~ila ef~cac_ia morale ; alimenti, al'ia, luce, accrua; loro benefica ·· azione e 1mp1ego conveniente. Vantaggi igien ici e morali dovuti al moto reg_olato, alla ginnastica, agli esercizi di marcia proo-ressivi al!a sobr_1et.à. :4.vverte~z.a igierùca, specialmente in tempi di epide~ mia : evitare I repent1n1 passaggi dal calcfo al freddo e difendersi · spe~mlm~n~e !'a~c~ome dai rapidi abbassamenti di temperatura. EffeL~t pern1c10s1. f1s1camen te e moralmente, dovuti all'inten1peranza, · ali al~uso del vr_no, . dell'alcool, delle donne; danni delle esalazioni me_6~1~he che .s1 s,~1luppano in camere chi use dove resp irano molti, uomrn1 _od .an1~nali, non sufficientemente aerate o ven tilaLè, e dello · ,eman~z1on1 miasmatiche, putride o fetide prodotte da ra~colte di f~cce 111 P.ross imità delle abitazioni o nelle case fuori dei luorrhi a · · ciò appos1ta~nente destinati; insomma quanto si deve fare od e;itare pe,'. o~tener il massimo grado di salute, di forza, di. robustezza fisica e di_vigore morale~ di benessere individuale, sul cui complesso fon., das.1 la potenza nazionale, costituisce argomento di istruzione utile · e piacevole per la truppa. .
J IV.
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soggetti da me ~o~ra indicati o svolti sommariamente possono · aggrn.ngerse~e o sostituirsene altri analoghi od affini; vi sono molt( · error'. da eslirpare, molte idee false da raddrizzare, molte buone . d~ sv!I uppare, non accennate nello schema di programma suesteso . ..1U10 scop~ fu <:i prese~1tare una ~t·accia: la quale, per quanto incom- , · .pleta .ed 11~pe1fetta., ,,a(e tultav1a a drmostrare quanto abbondi la matena. ultle, adatta per questa istrnzione. La scelta può variare a · seconda del gusto e delle speciali cognizioni dei singoli istruttori· ma ~ualunqne i~rogramma. si adolli deve comprendere la pa~e es~ :· senziale, che mira a formare nel soldato il carattere onesto, ,;iri!e
se discipli nato, e che gli fornisce un chiaro concetto delle istituzioni ,di cui eo-li deve essere validà salvaguardia, de' suoi doveri verso ,il paese,'\1 re, l'esercito la società _e se stesso, .com.e de' suo~ di.ritti. Il resto è ornamento ed accessono, ma non 1t1ut1le perche da all'istruzione un carattere di varietà che alletta e non stanca. Le linee principali del programma si possono desume~·e dal regolamento di disciplina e di servizio in guerra o da aulo1:1 che ne hanno svolta umi parte, ad es. generale Còrsi, colonnell? Valle, _colon?ello ~ellentani, maggiore Somale, colonnello Qeu,razza e 11 capitano Ma·riotti tra i nostri e il Troch Ll nell'opera ci tata più sopra, ma le orme che si sec,uono non devonsi ricalca.re troppo da presso : alle idee l') ' .racéolte ognuno deve dare forma propria. Per rispetto alla forma ed all' esposizione devesi aver presente che la massa della truppa non ha mente ùsercitata alla riflessione, .che non comprende i conceU.i astratti , i1nrolti in espressioni nebulose nè ha la fona. di fissare a lungo la sua attenzione SLl un detern~inato soo-.o-etto che non cada sotto i sensi. Sarebbe questo uno sforzo mewt~ico di cui quei cervelli non sono ca.paci. Perciò bisogna far uso di linguaggio facile e·piano e astenersi da frasi gon~e ed enfatiche,, vuote per lo più di senso, e dal tono declamalono che provoca il sorriso scettico. E appena si scorga.n~ i segni d~lla stanchezza si deve riecci tare l'attenzione con anedclot1 , fat terelli ecl incidenti che ri~reino e 'clieno anche luogo a qualche considerazione . Anche seguendo una determinata corrente è opportuno al .ternare le materie, èd all'esposizione intercalare interrogazioni non vaghe ma ben determinate, in modo che obblighi.no / il sold~to a riflettere e lo guidino ad esprimere correttamente 11 suo pens)ero. E quando questo sia espresso male od erroneo non bisogna stan,carsi dal rilevare e correggere le inesattezze di linguaggio o di con;cetto, nè si deve dar tregua mai alle idee oscure o false . Oltre la diffìco ltà, direi, meccanica dell'aUenzione da parte della. truppa. a un dato sQggetto per un tempo considerev~le, vi ~on_o l~ue altri ostacoli dà vincere: l'indifferenza. o la malavogha:. la drsc1plma offre però il moclo di rich iamare al dovere gli indifferenti ed i riottosi. L'attenzione della truppa è condizione indispensabile, su cui non devesi mai transigere. La svogliatezza. è prova che l' istruttore non esercita. ascendente sulla truppa e dal grado di attenzione che
• NELL'ESERCITO
DELL'ISTRC:ZIONE ~IORALR
ottiene ognuno può misurare il suo valore o il conto ·in cui è tenuto. thi non si concilia l'attenzione non è slimalo e alla prima occasione gl i si marn:herà di rispetto: la disattenzione è il primo passo all'indisciplina ed all'insubordinazione. Per conciliarsi rispetto ed auenzione dalla trnppa è necessario un contegno serio e dignito5o, non disgiunLo da amorevolezza, egualmente lontano-dal sussiego burbanzoso ed arcigno, comedalla vuota e garrula loquacità; dài modi ruvidi e sprezzanti come dai troppo fami gliari, ma è sopratutto necessaria una diligente ecoscienziosa preparazione. È massima antica: prima di parlare pensa a.. ciò che dovi dire . Questa norma.. così semplice contiene un inse gnament0 profondo di filosofia pratica. Presume eccessiva.mente <li sè e si espone al ridi colo ed al discredito chi Mn dota,to di jno-ecrno o vivace e colto e di speciale facondia crede di potere all' impensata dirigere un discorso sensato ad una riunione di gente anche incolta. Nella massa non manca mai chi rilevo. Je inesattezze e gli errori che sfuggono nella foga di un discorso improvvisato. Le masse suppliscono al difetto di coltura col senso com une : le loro altitudini prose individualmente sono deficienti. ma prese complessivamente si sommano e si compiei.ano. Ognuno ha certo avul.,) agio di no lare qllanto siano esatti i giudizi sul carattere dei superiori pronunciati dall a truppa 13 quanta ariuzia ne trapeli talvolt.i per scopri rne i difel.Li, le abitudin i, le tendenze: insisto o.dunque sullrt necessiti\ della prepnraziono. Cbè se, nonostante ques to., non si riesce talvolta ad intot'essare la truppa al soggetto che si svolge, meglio vale troncare l'istruzione che prolungarla. stentatamente : sarebbe dannoso l'.insisten i ove l'istrullore.J1 on si sentisse in o-rado di imprimerle andamento soddisfacente. Questo genere di ~ tru..zione non può costringersi, come in un lello di procuste, entro determinati limiti di tempo, ma dev'essere affidato al criterio ed alla coscienza dell'istruttore. Tuttavia, data una coscienziosa preparazione, la circosl.anza Lestè accennata. non si presenterà clic per eccezione e la faco ltà cli abbreviarla non dcye fada degenerare in una mera finzione . Parmi anche importante un cenno sulla scelta dell' inségnante · por questa materia. Escludo assolutamente il sottufficiale che per lo più clifella della <')
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necessaria col~ura ed attitudine, mn, anche se colto per eccezione, non ha l'ascendente del grado, del la serietà, dell'esperienza, che, salvo rari casi, acquistasi soltanto con l'età e con la pratica . E qui per incidente deploro, che vi sia chi affida loro l' incarico di spieg.are le pagine più elevate e difficili del regolamento di di sciplina, che devono ossere parte integran Le del!' istruzione morale. Al sottufficiale si dovrebbero affidare esclusivamente istruzioni pratiche e tecniche, sulle quali nei regolamenti si trovano esposte chiaramente norme ben determinate, ma non quelle che richiedono interpretazion i e spiegazioni di concetti astratti. L'istruzione morale deve avere il carattere di una riuriione, di, una conversazione di famiglia. Il reparl.o che nmminisl.rativamente e tatticamente ha sopra tnlli il carattere cli una famiglia è la compagnia, i cui · componenti hanno in pace e in guerra .la massima comunanza e.ostante di interessi, di fatiche e di pericoli; e.i n essa gli nffetti sono ripartili fra un numero di membri non eccessivò. perchè abbiano a subire dispersione. Il ca,pitano, co.me capo famiglia, è quegli a cui il .compito dell'islruziono morale spella per indeclinabile dovere. Nessuno dovreb be essere dispensato da questeriunioni , che dovrebbero farsi almeno una volta al la settimana per circa un'orn e nel periodo invernale anche due: vi devono in tervenire gli ufficiali subalterni, sia perchè assente lui sappiano seguirne le traccie, sia per ragioni morali facilmente apprezzabili che non discuto. Ogni capitano deve r.ompilarsi un programma generale sommario e per ciascuna riunione una traccio. più la1:ga come guida nell'esposizione; entrambi da solloporsi per il tramite del comandante del ballaglione al comandnnte il reggimento per l'approvnzione e por una certa uniformità nell'indirizzo, che· su talune materie delicate dovrebbe essere impresso mediante il suo intervento persona le. È snpernuo avvertire, che si. dovono evitare i facili e comodi plagi, i quali fan no scendere un insegnamento così delicato al livello di un semplice esercizio mnemonico. Si possono spigolare idee dovunque; anzi questo genere di istruzione non si può faro senza aver primo. con~ul Lato e ponderato molti autori; ma per l'esposizione ciascuno deve elaborare le idee raccolte qua e colà e dar loro forma propria, se non intieramente originale, almeno di cosa assimilalaAXNO XXIX, \'OL. I.
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.. DE u ,'rsTRUZIO~E MORALE
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Ciò che si dice deve essere pensato, ma l'espos izione deve sgor11are dal cuore, non dalla memoria, come uscì 'Minerva tutto d'un frauo, armata di tutLo punto, dal cervello di Giove. Nell'assenza del capitano subentra nell' incarico ch i assume il comando della compagni a, il quale deve assecondare l'indirizzo gener~ile tracciato dal capi tano . E 'qui mi paiono opportune alcune considerazioni sull' importanza ch e dal compilo indicato deriva al grado di capitano, desunte da ll'opera citata del '.l'rochu « È un grave e deplorabile error·e « dello spirito pubblico e dello stesso esercito quello di co nside« rare il o11rado e la mi:;sione del capitano come inferiori. Si~ac. « corda a questi un'importanza, al più, relati va, e quando un-.:ot« tufGciale pare destinato alla mediocrità per l'insuffici enza della « sua educazione, si definisce ufficialmente il suo avvenire di« cendo, che egli diventerà capit.ano e non andrà più oltre .. . ... li « grado in real tà non è molto elevato , ma l'impiego! Non ve n'ha 11 <e altro che esioa o , ma<r o 0 ior somma di attitudini diverse, come la ca« pacità professionale e il tatto-, la benevolenza e la fermezza, la « reltiludine e lo spirito di giustizia, l'assidui1·à e lo sp irito d'or« dine, insomma le facoltà naturali e le qual.ità acquisite necessa« rie ad ùn ufficiale, la cui parte, speciale fra tulle quello della « scala gerarchica, è quella di direttore, di educatore, di tutore. « Al combattimento, nell 'ordin e sparso, legge della gue·rra mo« derna, quella parte oggi è dì un'importanza superiore, perchè « di tutli gli uHìciali di un esercito, i capilani , particolarmente di « fanteria - coi loro ufficiali e sottufficiali - sono i soli che « abbiano, sui grnppi di soldati impeg nati, un'azione immedia« tainente dfrettrice effettiva e 71ersonale. Non è evidente chejt « mandato dei capitani, così compreso e pratìcatoJ diventa una « scuola di com,ando, molto più effettiva e feco nda per essi in in« segnamenti ed in esperienze di ogni genere, che non le scuole « di teorin. (delle quali riconosco d'altronde l'utilità) che si po« trebbero islituire? È là dove che si spiegheranno i caralleri e « le attitudini che formano le ambizioni legittime e preparano loro « l'avveni re. )) r Si domanqerà quale risultalo possa sperarsi da q_uesta istru1.ione. Per chi ha studiato con attenzione e con affetto il soldato non è
NELL'ESERCITO
dùbbia la risposta. Il risultato sarà nullo, anzi rovinoso per la disciplina, quando quest'istruzione sia falla fiacr,amente, con isvogliatezza e puramente per form a in omaggio all'orario ; immensamente benefico, ove sia fatta con coscienza, con zelo e con perseveranza. Nell'ordine morale come nel fisico è impossibile il moto perpetuo : in qualsiasi meccanismo il movimento si rallenLa, poi cessa, se il motore non produce forza costanLe; si accelera irregolarmente e con precipi tazione e si producono scosse ed allriti dannosi quando il motore agisce a sbalzi e con fo rza incostante e sregolata. Così nella disciplina. Il soldato t:·ascurato e abbandonato a sè diventa negligenLe, rilassato, poi disoolo e indisciplinato, oncle punizioni che generano irritazione. Non perdendo dì vista il soldato, richiamandolo colla voce della persuasione e del cuore si e,,ita la massima parte delle punizioni e si risparmiano le P!ù gravi . Ed è appunto l'istruzione morale frequente che funge da freno e da stimolo, che eccita e trattiene senza asprezza. Chi dedica cura affetluosa a questa istruzione ha senza dubbio il compenso dell'affetto della truppa, e nei gravi frangenti in cui ogni altro mezzo gli farebbe diretto, conserva sul cuore di essa sLnbile domi nio. Chi la trascura è a :ma voltn. trascurato o abbandon ato nel pericol o. Sì raccoglie in ragione di ciò che si semina: eh i non semina non raccoglie nulla. L'affetto, la stima, la riconoscenza della truppa sono risultali ben superiori a quello che si ottiene dalla scuota elementare, a cui si dedicano tante ore e dove infine, nella grande pluralità cle' casi, Lutto si riduce ad un esercizio meccanico , che non lascia traccia nel cervello e nel cuore e che serve solo a spalmare l'analfabetismo della maggior parte de' congedandi di uno strato sottili ssimo di vernice destinata a sparire ben presto. Riassumo. Io mi sono proposto di dimostrare che l'istruzione morale ha capi tale importanza, siccome il mezzo più acconcio per padroneggiare il cu·ore del soldato anche nei più grandi cimenti e l'aro-ino più potente contro l'opera dissolvente dell e sette sovver:;iv; ed anarchiche, e che quindi essa è gran fattore di coesione, di virtù e di potenza militare. li campo in cui essa può spaziare è immenso e svariatissimo, ma lo scopo essenziale a cui devo tendere è cli form are caratteri viri li e di infondere nella truppa il sentimento profondo della disciplina, non la semplice forma. A ciò è necessa-
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DELL'ISTRUZIONE MORALE NELL'ESERCITO
rio lo studio del cuore umano, tatto delicato e coscienziosa applicazione, senza cui si riduce ad apparenza e 1,i converte in danno. Cooperatori nell'opera dell'educazione delle masse dovremmo, avere Stato, Chiesa e Scuola. Se ed in qual grado questa cooperazione sia prestala sarebbe troppo lungo esaminare. Noi dobbiamo esaurire il nostro còmpito: l'altrui trascuranza non varrebbe a giustificare lo. nostra inerzia: le condizioni odierne della società, del paese, dell'esercito e nostre d1 fronte allo spirito pubblico ci creano doveri imprescindibili a cui non mancheremmo impunemente, e· che si compiono solo cori opera positiva, energica e còstante. Non solo non dobbiamo associarci all'altrui opera negaLiva, ma per quanto sta in noi dobbiamo cercare di colmare le lacune e di ret tificare l'indirizzo malinteso della pubblica educazione e combattere tutte le aberrazioni politiche o sociali, che non contrastate preparebbero Igravi tempeste, fatali alla società ed all'esercito.
NOTE ED APPUNTI DI
TOPOGRAFIA
PLASTICI TOPOGRAF'ICI.
G. B. L.
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I plastici rappresentanti il terreno, ebbero sempre sfortuna; essi fecero e fanno un fascio solo colle boties à surprise, colle cornici a traforo, cogli orari murali delle strade ferrate. I rigattieri , gli antiquari, possono sempre mostrarvi un esemplare di plastico geografico, inquadrato per bene, ripassato con una inverniciatura tinta di fresco, appeso ad un chiodo, e se lo fanno pagare una miseria rispetto al suo valore effettivo, ma carissimo se si pensa ,che in coinme,rcio non ha maggior conto di un lume a benzina, o di un .ferro da stirare. Se si comprano, raro caso, si attaccano al muro, e pei primi tre giorni si dura a guardarli e a farli vedere al prossimo per convin-cersi seco noi di aver ben spesi i propri quattrini. Poi possono durare appesi anche cento anni, che restano negletti e ciondoloni in pasto a_lle mosche, senza che uno sguardo umano, anche fuga.cissimo, faccia loro l'onore di colpirli per isbaglio; ed alcuni ne vidi abbandonati negli appartamenti spigionati e vuoti, come se facessero parte, colle imposte delle finestre o cogli usci, degli immobili della casa. In questi appunti di topografia non dovevo dimenticare questo sistema di raffigurare il terreno; si poteva credere che io, in fatto · di plastici, pensi a modo di quei tanti che li vorrebbero irremissi-
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NOTE ED APPUNTI
bilmente relegati lra ferravecchi" o sui solai, mentre confesso che per i plastici sono entusiasla: ora che la conente trascina la massa a comprendere COJl sforzi sovrumani l'incomprensibile cartogra{ìa che ci invade, ora che alla mente si i.ntligge la ginnas~ica di ritenere il signifieato di una infinità di grafici cervelloLtici, ed allo sguardo il castigo di obbligarlo a vedete delle forme mercè un graficismo che le tras/ormq, di sana pianta,. io amo riposarmi nella contemplai.ione di un plasti(~ che altro non è se non una . vera figura in bassorilievo simile ad un pezzo di' terreno. È questa una reazione naturale; dal trascendentalismo del tratteggio zenitale, passo all'elementarismo dei corpi palbabili. ì\fa non mi intendo mica di parlare dei plastici geografici: no. Un bassorilievo che in un metro quadrato mi raffigura la Spagna o l'Inghilterra, mi lascia indifferente nè più nè meno di quando vedo o Spagna o Inghilterra comprese nel foglio di un atlan~e, notando però che se mi avvenga di voler capirci per entro alcun che, mi attengo all'atlante e lascio il plastico in pace. Le applicazioni praticamente utili di un plastico geografico io non le comprendo, o per lo meno Lai i mi sembrano da non francp,r la spesa e la fatica della loro delicctla e paziente costruzione. Se poi tal i plastici si considerano come elemento di pedagogia è un aitro a[are: allora entrano nel corredo dell'insegnamento elementare in5ieme alle figure in bossolo· di geometria solida, ai mappamondi di carta pesta, al pallottoliere per fai' di conto e ad altri gingilli molto preziosi ai metodisti moderni; ed io augoro loro la miglior fortuna. È sempre bene che un piccino impari presto a sapere che l'Italia ha la forma di uno stivale. Co qui adunque non dico che quallro parole sui plastici topografici . Coi mèzzi cartografici attuali, un bassorilieyo per aver ragione di essere, deve raffigurare il terreno meglio della corrispondente · carta topografica alla stessa scala del plastico, se no questo falla al suo scopo, rimanendo opera monca e viziata. Se prendiamo le mos3e da una buona carta, ben lumeggiata, in essa noi vediamo imitata la rappresentazione plastica che soddisfa allo sguardo, e di più _la raffigurazione di tutti quei partif olàri pei quali ap·punlo essa carta venne costrutta. Di fronte a tale documen to di topografia io mr_domando in che cosa deve consistere il merito
DI TOPOGllAPIA
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precipuo di un plastico. Forse nel bassorilievo~ Mai più certamente; esso soddisfa lo sguardo , rispondendo alle prove del tatto, per la sua naturale struttura : se così non fosse non sarebl~e un plastico. Un solido, solo per essere tale, non può mai avere alcun merito aristico. sibbene lo ha una [igura piana quando riesce ad imitarlo con t ide~za. Quindi un plastico quale bassorilievo, rappresentando in piccole proporzioni un tratto di terreno, non può ctvere altro n:ierito da 1uello in fuori di riuscire una figura perfettamente simile a quella reale, e nelle forme ..;omplessè e nei particolari. L'evidenza delle forme adunque nel plastico essendo la risultante di un fatto materiale o palpabile, mentre nella carto~rafia è l'effetto maest_revolm~n~e prodot\o dal chiaro-scuro, ne risulta che un buon plastico, art1stLcamente consideralo, vale sempre assai meno di una buona carta, appunto nella sua essenza. · I plastici in cera, in gesso, in legno, in terra, in rame, ecc., si accontentano per lo più di raffigurare l'oro-idrogl'aGa e questa pure trattata in compendio; non portano nè nomi, nè quote, nè case, nè colture. nulla di nulla. Taluni hanno il tracciato stradale in rialzo, le scritture in rialzo, le acque in rialzo, rappresentazioni assurde o false, di un doppio convenzionalismo che urta colla raffigurctzione del terreno nelìe sue vere forme plastiche. Appartengono a quest'ultimo novero i plctslici seguenti: Piano in rilievo clelmonteEtn,1, e regioni adiacenti, delle dimensioni ct,i m. o, 90 per m. 1,20 dedotto clalle minùte di campagna al . 50 mila con te ciir·ve orizzoniali cli 1Oi11, 1O metri. Riproduzione in zinco fùso, ricope'l'lo di ramatura galvanica: scala delle orizzontali 1: 50,000; scala delle verticcili 1:25,000 ; prezzo senza cornice 200 lfre, collcicomice 240 . Pilino in rilievo del monte Vem'Vio e regioni adiacenti; cli m,etri 0,50 ptr 0 ,60, id., icl. , icl., 1878. Scalaclelte 01·izzontali 1:25,00_0; delle ·verticali 1:20,000; prezzo senza cor-ni<;e 70 lù·e, conco-l'n:ice 100 lire . Questi due plastici, per me, tolte le cornici e l'intrinseco del rame non valaono cinque lire! Sempre, ben · inteso, per la !,Jro · ' uti lità. "Questo sistema di figure a doppia scala ha riso . I to un pratica problema che pareva impossibile, quello di ridurre ·aue figure simili perfellamente differenti! Che uno di siffatti arnesi stia col ter-
NOTE ED APPUNTI
reno in un dato rapporto, sta bene: abbiamo due ficrure simili e proporzionali, epperò tuue le relazioni, tuLto l'accord; e l'armonia delle parli raffigurate rimangono trasfuse ne! plastico stesso. In tal ~as~ questo plastico ci può servire, precisamente colle sue relazioni mtrms~che, col rapporto delle sue dimensioni, a risalire alla nelt:-: concezione del terreno che rappresenta; ma il fare un plastico con d~e scale, ecco I Significa darci uha immagine completamente sbagllata. Alcune volte il .convenzionale, in arte rappresentativa uuò · essere mHt dura necessi là, ma la defurpazione non enl.ra nel ' ~~nve'.1zionale. _G~i a?:atori di quei plastici dicono c.he per tal modo spicca. meglio il nhevo,il quale, tenuto al naturale, .Qon produrrebbe, per~he 1.roppo basso, tanto effetto plastico; questo è vero, àunque lasciate ~nche lamentare a me che Michelangelo non abbia allungate del doppto le gambe del suo Davide sul viale dei colli a l?irenze: ·così co~'è non produce tanto effello plastico, mentre due metri più alto lo si vedrebbe benissimo stando alle Cascine! ~I~ a.llora la ~tatua sarebbe deturpata e non assomiglierebbe più all ongrnale. Giusto; ma credete che i plastici del Vesuvio e dell'Etna asso~iglino ai nostri due vulcani? Neppure per ombra, sono montagne di chissà qual paese ! . In 1~n opuscolo di L. I. Bard in trovo scritto «...... j' ai rencontré dans I alias: 11.todèles de topographie pa1· A. T. Chartie,r la ficrure de la Venus d'Ari es couvert. de courbes provenant d'un~ suit~ de secLions,parallèles et équidistantes. 'te relief à gradins exécuté suivant l'equidistance simple des sections a produit, après le remplissage des gradins et une retouche fai te avec quelque soin, une Vènus dont le modelé approchait assez de la vérité. L'équidistance doublée a produit ce qu' on peutimaginer de plus grotesque, une Yéntrs d'A.rl es corri~ée et augmenlée, dont la vue détromperait à tout jamais !es parllsans les plus déterminés des images du relief du sol, corrigées et augmentées. Il y a dans l'exposition de' la XIU classe. Espos!tion universelle ,j 867, .2 grou1fo: cartes et appareils de géograph1e et de cosmographie - nn pian - relief du département du Jura, dont l'execution en tant que main-d'ouvrelaisse peu à d~sirer, mais'dont !es hauteurs sont doubles: d' ou il res'ulte que 'les escarpements du Bassin de Saint-Cloude, qui ne sont d'ailleurs pas scul-
DI TOPOGRAFIA
ptés, ressemblent à des façades de maisons ou il ne manque que les fenétres ». ' · Mi si potrebbe domandare che ideale sia il mio intorno ad un pfaslico topografico. Qnello, risponderei, che avesse riunita a tutte le proprietà. d~ un basso rilievo rigorosamente proporzionale al terreno, la rappresentazione compleLa di tulli i particolari che vi contiene, alla stessa scala, la cartct topografica. Pretendo troppo? Non mi sembra esagerato il volere che due figure simili siano ,proporzionali; nè pretesa esagerata quell'altra che un plastico a,ssai maggiore in superficie alla sua proiezione orizzontale - che sarebbe il rispelt'ivo foglio topografico, - contenga solamente quei particolari ,.che sul foglio vi sono segnati. Ho impiegate molte righe a discorrere sul dover rappresentare il terreno alpino nei suoi particolari, sulla superficie, molto minore, <le!le Slte orizzontali proiezioni; ma per i plastici queste angustie nel lo spazio cessano alTatto, il che darebbe diritto a pretendere maggiori indicazioni di quante ne dà. la figura piana, e certamente poi .a volerne almeno un numero uguale. Un plastico al cinquantamila, al venticinquemi la, muto nei panicolari topografici, non è topografico, e vale meno ancora di un plastico geografico. Il dar rilievo plastico e quei particolari poi, che in realtà non hanno alcuna dimensione alLimetrica, vorrebbe essere una perfezione di getto? Io non vi riconosco ehe la più esplicita condanna al suo metodo rappresentativo. ' D'altra parte non è neppure da pensare alla pratica possibilità di oeostrurre un plastico e poi disegnarne e colorarne la superficie con tutti i dettci_qli di una carta topografica; sarebbe, per lo meno, un lavoro luno·o faticoso e difficile e quindi non corrispondenLe alla ' o ' ,utilità da ricavarne. Converrebbe trovar mezzo di avere la corteccia di un plasLico sensibile all'azione della luce e porvi innanzi la negativa fotograGca dell1i carta topogralìca che comprende quel dato .terreno; allora alla celeritit e semplicità corrisponderebbe una esatta ,disposizio!!e sul plastico di tutte le linee comprese nel piano del disegno. Sino ad ora ci si contentò di prendere la carta corrispondente al plastico, inumidirla; tagliarla secondo le dorsali orografi,che, collocarla sul plastico e schiacciarvela a forza; adattando in tal modo una superfice piana ad una supedice curva assai maggiore,
NOTE ED APPUNTI
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per mezzo di lacerazioni e lacune in ogni parte, che poi si mascheravano con toppe o con pennellate di vernice densa. Tr~tttandosi di plasi.ici geografici e non dovendo essi rrnscire ad altro che a curiosità. scolastiche, che ad ornamento di anticamere il metodo era buonissime,; ma in topografia seria, tate' so,vrappoì-izi;ne rimane destituita di tutto il valore che si richiede, e tali plastici non possono essere argomento di studio critico. Nell'accennare ai due plastici in zinco fuso dell'Etna e del ve:.. suvio, tocctl solo l'argomento topografico, non la costruzione meccanica, sistema Pistoja, che è ottima per celerità, precisione ed eleganza. Questo sistema non è da altri conosciuto, ed abortirono completamente tutti i tentativi di imitazione che all'istituto successivamente si fecero. L'esperimento di un plastico delle Alpi Apuane al .2i:rmila, di recente costruzione, andò a male, · dopo molto lavoro; la cera non reggeva alla pressione: in galvano,-plastica il rame iota~cava ed asportava !e case che erano raffigurate con pezzellini di metallo; la forma in gesso era stata cost.rut_ta con metodo affatto differente da quello Pistoja. In quest'argomento espongo esplicitamente il mio pensiero cosi: Un pla~tico topografico è a ritenersi buono solamente quando, fotografandolo con direzione normale al piano di livello sul quale. appoggia, la riproduzione dà il preciso foglio topografico corrispondente. Alla mostra internazionale geografica di Venezia figurava, fra gli altri, un plastico descritto da un corrispondente del!' Italia 11'Iititare nei termini seguenti: « ... . .. .. è costruito col sistema a gradini, sistema facile, consistente in cartoncini sovrapposti, tagliati, della. grandezza delle curve geometriche segnate sulla carta. Il sis.tema a gradini può usarsi solo per le carte topografiche, è il più esauo, ma esteticamente i gradini non appagano l'occhio; esso poi richiede ·un lavoro lungo e paziente e :-1resenta le difficoltà di avere i cartoncini di esatto e costante spessore equivalente alla equidistanza. delle curve, di unirli e mantenerli uniti a cagione del.la igrometrici tà della carta e del legno ». P · Annettendo io moltissima importanza. all'utilità di simili plastici - non dico cos,iffatti, yerchè sono fatti in tutt'altra maniera - è
chiaro che mi interessi assai alla applicazione di un sistema di costruzione dovuto per intero al suo invèntore, capitano Stefano., Chiotti, di cui riproduco parte di una lettera da lui scritta in risposta . al cenno di quel corrispondente, poichè da essa si rivela tulto il , valore del suo metodo, il quale potentemente concorre ad acàescere • merito agli studi topografici che si fanno in Italia. « Non sono l'autore del plastico esposto, ma sono l'i1wentore del sistema col quale è stato costruito ...... Il plastico in questione, se all'apparenza poLè essere scambiato per un plastico costrutto col solito e vecchio sistema dei cartoncini, differisce però da questo radicalmente., Infatti, mentre per quello dei cartoncini occorrono anzitutto tante · copie di una carta, quanti sono gli strati da sovrapporre, pel mio. sistema.occorre invece una sola copia di detta carta, onde una-. prima rilevantissima economia. L'esalta sovrapposizione dei car"".toncin·i è sempre una operazione delicata, che non può essere fatta che da una persona che conosca molto bene la. topografia. I miei.., plastici invece possono essere costruiti da qualunque persona di una certa intelligenza, da una donna, da un ragazzo, non essendo-assolutamente indispensabile la conoscenza della topografia. Si ha co:;ì, nella mano d'opera, una seconda rilevante economia». « La materia prima impiegata nei miei pla.stici è sempre meno costosa di quella che si deve impiegare nell'altro sistema. Terza.· economia. « Per riprodurre colla cera. colla creta, col gesso o colla gal va- noplastica, un plastico costituito col sistema dei cartoncini, è .._necessario fare una matrice, per ottenere la quale è gioc~forza guastare la superlìcie del plastico originale. Col mio sistema la riproduzione · si fa senza bisoano di matrice e senza a.Iterare menomarnente la. superficie del plastico 'origina.le, la quale non viene affatto a contatto · colle materie impiegate nel getto. E que~to costituisce una quarta notevole economia. « I plastici costituiti col sistema dei cartoncini esigono « lavoro lungo e paziente)), quelli costrutti col mio sistema esigono ~ollo miuor tempo e minor pazienza -il plastico presentato dall'Istituto · fu eseguito in nove giorni, ma io mi sentirei cli farlo comodamente, in cinque. - Quinta economia. 1')
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. « Finalmente col sistema dei cart,rncini la costruzione di un plastico rappresentante un terreno di montagna aspro e roccioso diventa quasi impossibile: col mio sistema si può rappresentare qua'lunque _terreno. L'Istituto topogra,fico ha costruito i plastici di parecchie tavolette delle Alpi_Apennine, alla scala di ,1:25,000 « Ma la maggiore di tutte le economie è quella che si ottiene . · coll'impiego diretto dei plastìci costrutti col mio sistema, senza ri. c?1Tere ad ~!cuna riproduzione. Infatti la riproduzione qualunque " sia la mat~·1a colla quale sia ottenuta, darà sempre soltanto una · forma, la cui. s~perfici_e è spoglia di ogni particolare topografico, mentre questi es,stbno mal terati nei plastici ottenuti col mio sistema. Inutile dire che il voler segnare questi particolari sul plastico riprodotto, come fece ad esempio il capitano sia-nor Cherubini nei : s1:1oi bellissimi plastici geogratìci, diventa un la~oro troppo grande per . essere pratico ed utile. « Se a tutti questi vantaggi si unisce ancora quello di essere ad · un tempo leggeri, robustissimi e faci._lmente tra~portabili, si amrnet~ terà che i miei plastici possono avere una utile applicazione nella r~_ppres~n tazion_e dei terreni dei dintorni delle guarnigioni, dei campi · d 1struz1one, dei campi di battaglia, dei terreni classici di manovra dei camp; trincerati ecc. ». ' ~ D_opo_ dichiarazioni così chiare ed esplicite viene spontaneo il , ?esider,_o di c~nosc~re questo met,)do di costruzione, ed io lo esporrò 111 breVt Cenni COI Li more di 110n essere abbastanza chiaro, ffifL Colla .' certez,za eh~ '.l leltore,_ come nelle pagine anteriori, saprà compensare I oscunl.a delle ime espressioni. Si supponga. di avere su di un tavolo un certo numero di cori i circolari retti, vuoti nell'intento, di qualsivogl ia altezza, ma tu~i egualmente acuti, cioè aventi t_utti un eguale angolo molto acuto formato dalla generatrice coll'asse del cono. , Si tagli il primo, a cominciare dal vertice V, con un piano oriz• zo~Lale per modo d,1 asportarne la vetta - o parte superiore_ per un altezza qualunque, e per esempio Vs: e sia il diametro di base · di questo picco lo cono uguale ad una quantità mn. Si melLa sul ta. volo questo piccolo cono da parte, ritto col vertice in· alto. · Si pr~nda nn secondo cono e lo si tagli egualmen te a copiinciare · dal vertice V, ma per una quantità minore di Vs, e questa quantità
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minore sia e; questa sommità del cono così tagliata si butti via. Rimarrà un tronco di cono il cui circolo di base superioi·e sarà . qualunque ep.e. m'n' in diametro. Avremo così m:1i' < mn. Con un altro piano orizzontale secante, si tagli la parte superiore di questo t1·onco di cono per un altezza uguale a Vs; questo piccolo tronco di cono cavo che ne nasce lo si metta da parte e precisamente sopra al piccolo cono di prima. Avremo così ed il piccolo con·o ed il tronco di cono entrambi appoggiati colla loro base maggiore sul tavolo, entrambi di uguale altezza Vs, col tronco di cono a~vilwppante il cono. , Poi dal terzo cono, rimasto intiero sul tavolo, asportiamone parimenti la parte superiore, ma per un'altezza uguale a 2 Vs-e, e but · tiamola via. Poi del tronco di cono rimasto asportiamone la parte-- • superiore per una altezza uguale a Vs, e quest'altro piccolo tronco di cono retto cavo , mettiamolo da parte ed in modo che avviluppi l'altro tronco che a sua volta comprende il cono piccolo. Rammentiamoci che il diametro della base superiore di questo tronco di cono, che comprende il rimanente, sarà 1:1,na quantità m!'n'' m,'11!. Dopo da un quarto cono si tolga la quantità 3 Vs-e e se ne prenda la parte sottostante alta Vs che avviluppi ecc. ecc. Poniamo così di avere un certo numero di questi bossoli cavi uno compreso nell'altro e ciascuno col diametro della base inferiore· maggiore del diametro della base superiore_di quello che lo avvi-luppa. Se colle dita prenfoirno pel vertice V il piccolo cono cen_trale e lo tiriamo su, questo verrà su da solo per una quantità che chiameremo 8', ma quando colla sua parte inferiore si farà più ampio della bocca di apertura del bossolo che lo avvolge, rii!n' m n, non potrà uscire e nella salita asporterà seco il 'I O tronco di cono, e questo pure a sua volta nel salire, essendo 111!'-n!' < 1n'n', tirerà. su il 2° tronco di cono e così via fin che anche l'ultimo, che tutti comprende, salirà a sua volta. Così avremo sollevato un'altra specie di cono a gradini , i di cui tronchi componenti avranno l'altezza esterna costante IY. Perchè poi questo fatto avvenga non occorre punto, si badi bene a ciò, che i tronchi cli cono abbiano egnale altezza interna: sola condizione è quella che la base superiore di ciascmw sia risultata iall'a·ver tolto superiormente al cono, di c·ui ciascuno è una parte,,
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facciamo passare il filo a sega., mantenendo il foglio di legno o di cartone bene aderente alla piattaforma. Poi diamo n.\la sega il suo movimento nel senso verticale, il che si fa coi piedi per mezzo di .r<se e cli ruote : reaolia.mo colle mani il movimento del foglio cli Po lel'V~ V legno per modo che la sP,ga tagli lungo la. ~ra.ccia di ~u~lla curva direttrice. J>ongasi ora che questa curva ch iuda, nel lm11te del fo glio, su se stessa; compiuto tutto il percors~ della curva, il_ tratt~ di foglio in essa compreso si slaccherit dal nmanente. Fermiamoci a questo punto. Se la generatrice del taglio avesse .segnata una s~p.erficie cilindrica, il pezzo potrebbe uscire, dall'altro che lo avviluppa, da t@be le parti; ma la superficie essendo conica, potrà solo uscire dalla pari.e inferiore. Se cerco invece cli !evarlo dal di sopra. troverà contrasto, sempre quando la parte consumala in segaturacorrispondenle allo spessore delle sega - non sia tale da aver reso t m,:! = m}rif, o forse anche mn < rnn; ma se si e man.enu o m,11, m!n'·, come deve essere, la parte tagliata si alzerà sull'altra soltanto cli una quantità qualunque, che chiamammo 8-, oltre la qua.le troverò contrasto, trascinando nella. salita la parte avvilup · pante. Tutto è ormai spiegato. Cakoliamo lo spessore delle sega e !'in· cli nazione della generatrice conica pet· modo che 8' resti uguale al valore - io scala - della differenza. cli livello fra due direttrici e p.e. facciamo B = om ,00,1. . Potremo fare mille tagli in quel foglio cli legno , che, essendo costante lo spessore delle seghe, l'inclinazione sull'orizzontale clella piattafor1na, il 11wvi1nento 'lJerticale dellese.qa, prendendo ~olle dit_a ,il pezzo centrale staccato del foglio, rappresentante sul disegno il ceulmine di una rnon\.a.(rna e sollevandolo verso lo zenit, verremo mano mano a sollevare tutti gli altri tronchi di cono, i qua.li sporgeranno uno sull'altro tutti della qLmntità costan\.e 8, ossia di ,J mii· , limetro, e ciascun tronco cli cono cavo avrà pareli tanto spesse quanta sarà rispettiva.mente la distanza orizzontale fra. la proiezione di due curve direttrici successive, l'andamento delle quali poi non sarà mai lungo una traccia circolare, sibbene secondo una curva piana qualsiasi. li capitano Chiotti adunque cli un foglio di legno largo un palmo in quadratura ne costruisce un plastico raffigurante in scala il Monte
wna quantità esattaniente rn1divpla di Vs, e che sciano nel tem,po .·stesso più alti della qiiantità 8. ~ vr~i an_ch~ potuto prendere delle similitudini più semplici e p.e. quei b1cch1en metalh~i per viaggio, tascabili, ché si dividono in tre --o qualtro pezzi, e che tutti conoscono, ma sarebbe stato un abbassare la geometria dicendo cose facili senza adoperare astruserie. Ora, quando ho eletto coni vuoti, non ho parlàto dello spessore della loro pati te; dissi pure coni uguali, e coni circolari, ma fu uni·-camente per rendere meno confusa l'esposizione; ma chiarita ora la relazione fra tronco e tronco, possiamo dire che i coni possono ess:r~ tanto circolari come con qualunque altra sezione, colle pareti dr qualunque spessore, di qualsiasi altezza, purchè : questa al-'tezza sia maggiore di 8-, purché i coni siano retti, rimanga cost.a..nte ·l'angolo acuto fra la generatrice con ica e l'asse del cono, e purchè ··rimanga ferma la legge ni'n' mn,, m/'n" m!n' ecc. Con queste pr·emesse mi :;embra facilissimo fii'.rurarsi la costruio> ·2ione di uno di lali plastici. Su di un foglio di ìegno di qualsiasi spessore - purchèsuperiore .-alla quantità 8-, che è poi la altezza del gradino - che abbia una parte ben levigata, si incolli un fog lio di carta topografìca, e p. e. una nostra tavoletta di campagna riprodotta, rappresentante un ,·tratto di terreno di coll ina o di montagna. Si abbia una di quelle macchi nette che servono pei lavori di tra' foro, coslituita da una. piattaforma. metallica., avente un foro nel quale passi-in senso verticale una sottilissima sega. Per quanto fina : ~ia cfuesta sega, essa. nel separare il legno, asporta una piccola parte ·rn segatura, per ~modo che il vuoto fra lè due pareti del taglio avrà -uno spessore, che chiameremo s. Mantenendo la sega verticalmente - sega che noi consideriamo quale generatrice del cono - perchè dal taglio nel legno non ne risultino :lellesu~erfici cilindriche - come avverrebbe se la piat'taforma fo:se orizzontale - ma delle superfici coniche, bisogna dare alla. piattaforma. - che val quando dire al foglio di legno o di , cartone che si taglia - una certa. inclinazione sul piano orizzontale, ,per modo da formare con questo un certo angolo y. . Prei:idiamo le mosse da. un punto qualunque di una curva di'ret·tr1ce segnata sul disegno incollato: pratichiamovi un foro e per esso
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Bianco, alto tanti milli metri quante sono le curve di livello lungo le quali si fa passare la sega, trasformando quella superficie piana in queHa della più alta e ripida mon tagna, pur 1:estando la proiezione orizzontale di questa uguale in superficie alla superfice del foglio topografico. Infatti è ben vero che dalla superficie del legno o del cartone se ne togl ie tutta la parte ridotta in segatura, ma questo spazio si compensa CQl far.,aderire agli orli superiori di un tronco di cono, gli orli inferiori del cono inscritto, compensando colla obliquita della sezione fatta nel legno la parte di esso che venne asportata. La sega da adoperarsi, fina come un crine, -taglia la carta del disegno senza asportarne alcuna parte, mercè la elasticità ed arrendevolezza di questa; e tutto si riduce <t stabilire l'angolo di inclinazione della piattaforma metallica. Perchè il lavoro desca più deli• cato di fattura, invece di incollare il foglio topografico <lirettamente . sul legno, nel qual caso nel profilo dei gradini si vedrebbe il legno, si incolla sul legno un foglio di carta di colore e tessuto nero, su questa un cartoncino e sul cartoncino il foglio del disegno, e per modo che lo spessore sommato dei due fogli e del cartoncino sia uguale ad 1 millimetro. Così avviene che si ha una doppia riprova del! 'esattezza della costruzione; il legno sottostante potrebbe essere di qualunque spessore, anche irregolare e variato nello stesso foglio, ina se in nessun punto è minore della quantità 8, cioè di 11 milli., metro, l'altezza del gradino sarà occupata tuua dal cartoncino e dai due fogli e sempre uguale al millimetro. Il foglio nero sottostanteal cartoncino apparirà col suo profilo, pure nero, ,:i.i piedi del gradino come una curva nera indicante l' and:amento della direttrìce· lungo la quale si fece il taglio. Questa doppia guarentigia dell'altezza dei gradini non é necessaria; se.avvenisse 11 caso che il cartoncino soprapposto, coi due fogli incollati, fosse alquanto maggiore o minore del millimetro, il gradì no risulterebbe sempre di quella certa altezza 8 che dipende, come si vide, da altre condizioni, indipendenti dallo spessore del mezzo che si adopera. Ne avverrebbe, se fosse maggiore, che una parte di esso rimarrebbe sepolta, e se minore, spunterebbe la parete del legno, due fatti che nulla pregiudicano alla bontà del plastico,. e nulla alla _sua parte estetica. 1
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Se questi tronchi di cono venissero capovolti; cioè dis?os.ti c~ll~ loro apertura minore per disotto, come si fa adoperando 1 b1cch1en tascabili, essi rimarrebbero aderenti per contrasto mantenuto dal loro peso, mentre avendo opposta disposizione, altr~forza che quella della gravità. occorre per mantenerne saldament.e 11 contatto: Or~, . l'inventore di quel c;istema mediante una colla d1 vetro solubile, silicato di soda, messo a posto un tronco di cono rispetto all'inferiore, ve lo fa stare aderente senza che pure si veda l'attaccatura, e così di tutto un plastico se ne ottiene la massima solidità, senza .alcuna asperità interna dovuta al metodo di sostegno. Il vetro solubile non soffre alcuna influenza esteriore che faccia contorcere-menomamente le parti incollate; il pia.stico, se percosso, produce un suono secco'. e uniforme come se si trattasse di cosa in un solo pezzo, mentrepo1 ne è molto più solido pel contrasto di tutte le sue p~rti e _P~r l'incrostamento del vetro solubile, e non subisce scontorc1ment1 eh sorta, poiché nè il calore, nè l'umidit4 trova.no continuità ne!le fibre legnose· 0 cartacee, lungo le quali poter influire con un rilassamento o col restringersi delle molecole fra loro. . . Quando adunque un operaio muova il pezzo cli legno s?~to 1~ ~ega per modo che questa produca il taglio lungo le curv~. cbrettnc1, le quali si distingÙono benissimo pér essere seg~ate . pm fortemente, rimane finito il còropito suo; ad un altro operaio n mane con egual sollecitudine a spingere in su il trònco di cono ~vvì.luppat~ e per disotto incollarlo con quello avviluppante e cosi via; e dico due operai per essere il lavoro più spiccio, che del resto il capitano Chiotti eseguì tutti i suoi numerosi plastici da solo e senza la menoma difficoltà. Suppongasi ora che si eseguisca un plastico con un pezzo di cartone O legno , o di entrambi questi mezzi, madi u~o spessore sempr~ costante· che ne avviene? Avviene che la gradmata esterna sara uguale~: quella interna del plastico; l'altezza éJ _che acqu'.sta l'orlo superiore di un fronco di cono nel salire, l'acqmsta pure 11 suo orlo inferiore rispetto al tronco di cono avviluppante. Ora se capovolgiamo il plastico ·e ne facciamo un getto in gesso colle dovu_t~ cautele, questo ras;5odato, staccandosi dalla matrice non guastera 1! plastico e neppure il disegno che si trova dalla pRrte o~posta, rappresenterà un altro plastico a gradini uguale a. quello d1 legno. ANNO XXIX, VOL. I.
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Se spalmiamo questo gesso con creta o con cera per modo da togliere la gradinata, cioè da stabilire un dolce raccqrdamento superficiale fra gli orli dei gradini, avremo la esattissima riproduzione in ·scala del terreno vero. Se. su iale plastico ,retti amo un altro 0aesso' ne otLeremo una negativa matrice colla quale potremo ricavare altrettanti plastici di gesso quanti se ne vorrà. . ~o~ tale procedimento di costruzione, mi fu dato vedere i plast1c1 m gesso del monte Pisanino, dell' j;ola d'Ischia; e dell' isola d'Elba. - Non esito ad affermare di averli trovati incomparabilmente superiori ad ogni altro da me esaminato e studiato, altrimenti costrutto. Tralascio di accennare alla finitezza del lavoro materiale: le solerti cure adoperate dal capitano Chiotti non potevano toccare a più splendido risultato. Mi intendo qni riferire sull'esattezza nell'imit~~i.one del suolo. ~e_n si comprende che il plastico in gesso agradmi avuto col serv1rs1, quale matrice, del plastico mlegno costrutto col metodo a gradini ora esaminato, non è che la riproduzione fedele di quest'ultimo, il quale a sna volta altro non è se non la carta topografica rialzata altimetricamente a rigore di calcolo. - Se ci figuriamo di avere innanzi a noi tanto il plastico a gradini in gesso, quanto il foglio topografico a curve suo corrispondente, pér ridurre il plastico a sUiperficie liscia, cioè per riempire il vuoto generato dai gradini e raccordare gli spigoli di questi fra loro, noi possiamo spingere la diligenza nella costruzione sino a tener conto delle più lievi variazioni di pendenza del terreno. - Se i gradini coi loro spigoli stanno a darci la differenza di livello fra due curve direttrici successive, abbiamo sott'occhio la carta, la q uale a mezzo delle sue curve intetniedie, ci indi ca gli interposti e brevi declivi. Ora nello spalmare sul plastico in gesso una materia malleabile per togliere le gradinate, se si tratta di pendenze uniformi o quasi, basterà che la sezione ve1·ticale falla sulla materia - creta o cera - interposta fra due successivi gradini risulti un triangolo rett~ngolo - non sarà mai rettangolo, colle sezioni coniche anzidette, ma lo considero tale per semplicità di dicitura - uguaie al tri.angolo ~i pendenza ~ra due curve direttrici, che sarà simile per il parallel1smo dei lati a tutti i triangoli di pendema concernenti le curve intermedie comprese. - Se poi fra due diret/rici e negli spazi inter<)
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posti fra le curve i1itermedie, la pendenza del suolo non è unifornie, l'ipotenusa del grande triangolo rettangolo si spezzèrebb~ in tante linee rette quanti sono detti spazi, quanti cioè i successivi piccoli triangoli indicanti le pendenze successive fra due intermedie .laterali. - Ciò essendo, il costruttore di un plastico nel plasmare la molle mat~ria fra . due gradini , colla guida della carta, può tener tonto di ogni menomo variar di declivio e giungere così ad una esattezza, la quale - comportabilmente alla natura della costruzione - può affermarsi per matematica . . I tre plastici in discorso, ,costrutti speditamente, dànno tale fedele risalto alla carta, sono tanto ricchi di particolari nelle ondulazioni del suolo, tanto veri nella loro semplice espressione di forma, da lasciare addietro a molla distanza quanto finora siasi fa tto in tal genere, traltanclosi sempre cli comparare lavori, i quali per avere una pratica u.tililà, debbono costare poco denaro e breve tempo. Nè meno facile riesce la rappresentazione di pareti ,1erticali nel terreno per frane, abrasioni, ro~ce, ecc. In questo caso nel disegno le direttrici si soprappongono confondendosi in una sola; il taglio si confonde1:à col taglio precedente, cioè la generatrice conica passerà pei· dove sarà passata l'altra, ed il rialzo del gradino seguirà ·Con uniformità la sua legge di emersione. Nelle grandi pareti cli roccia, non essendovi pa.ssaggio di curve, non si saprebbe per dove eseguire il tagl io colla sega. Qui conviene sul disegno stesso segnare in qualche modo con linee a colori la traccia di tali direttrici; ·dico segnare a qualche modo, ma non può essere un modo arbitrario; nella grande pluralità dei ca.si le pareti rocciose hanno una pendenza uniforme per quanto ripida, e questo varrebbe per l'equidistanza in proiezione orizzontale delle linee colorate a trac•ciarsi. L'andamento poi cli queste dipende della natura e slnrttura della roccia, la quale devesi scorgere dalla. rappresentazione di essa roccia sul disegno, e specialmente coll'aiuto di una prospettiva fo tografìca. · .I plastici in discorso cla me veduti, vennero costrutti a quarti cli ,tavoletta e poi riun iti a mosaico e combaccian ti fra loro esattamente. .Nulla però impedirebbe di poter fa.rii clirellamente a tavolette intiere; pet' ciò basta che la distanza tra il foro della piallaforma della macchina a sega., e_d il braccio di sostegno della sega
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452 NOTE ED APPUNTI stessa sia maggiore della massima diagonale della tavoletta, perchè questa possa liberamente girare sulla piattaforma attorno alla sega senza urtare col suo sostegno. La macchinetta da me veduta ern munita di vite colla quale si graduava a piacimento ' l'inclinazione della piattaforma sul piano orizzontale; col far agire la sega, essa clava movimento ad un ventilatore munito di tubo di gomma e terminante con un cannello metallico fisso allo strumento e disposto in modo da soffiare sul buco della piatlaforma, ad impedire che. la seaatura innalzandosi disturbi l'operatore o copra la parte del elio segno sulla quale deve veclersi la traccia da seguire nel taglio. La celerità di costruzione nei plastici è in ragione diretta coll'aumentare del denominatore della scala del disegno ___.poiché in essa è compresa l'equidistanza delle curve direttrici, che si fa tonto maggiore - ed è in ragione inversa delle altezze del terreno sul piano di base. · · Vaglia di Sotto è il titolo del foglio delle Alpi Apuane che comprende l'elevato e ripidissimo monte Pisanino. Il plastico operato . su quel foglio è un capo lavoro del genere; è sorprendente lo sviluppo di superfici curve ottenuto con un breve foglio di legno segato lungo le direttrici che sono di 25 in 25 metri . Ecco alc.uni dati riferentisi al lavoro ed al costo di plastici congeneri. · Trattandosi d'un terreno molto mosso, come quello ora detto, una persona sola può costrurre tutta una tavoletta in ,t O giorni di lavoro, e due operai non v'impiegherebbero più di 6 giorni ; alla scala da 1 a 50 mila s'impiegherebbe metà tempo . In ,2(). giorni si possono costrurre i quattro plastici comprendenti i quattro fogli dei dintorni di Firenze alla scala di f: 50,000 . Facendo il conto del filto d'un locale, delle spese d'impianto per illlJ.CChine da segare, del costo del materiale occorrente e del. prezzo della mano d'o7Jera, si può concludere che con 80 lire si . può dare 1600 chilometri quadrati di terreno in plastico alla. s.cala di 11:50,000, e con 20 lire una di quelle quattro ti volette. Se una tavoletta. si dovesse comporre a mosaico di quattro pezzi, causa macchine tt'Oppo piccole, allora il prezzo salirebbe a lire venticinque. Così ·una tavoletta: qel massiccio delle Alpi, al massimo verrebbe a toccare le 35 lire nel prezzo, e sarebbero circa 400 chi1
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fometri quadrati di terreno esattamente e solidamente raffigurat~. - Vari ~ppunti si fanno ai plastici a gradini, comunque costrutl1. Uno intanto si è questo che le distanze vengono alterate c~usa le inflessioni, le distorsioni, l'igrometricilà e tante altre malattie della carta, del legno e delle gomme. È superfluo discutere su questo; i plastici Chiotti che diligentemente esaminai, inquadrano esatt~mente in proiezione orizzontale il quadrilatero che c~mprende 11 diseano del foolio topuarafico sul quale sono costrutti. Del resto t> o o .. io non mi azzarderei mai a faro simile appunto anche a plast1c1 di costruzione così infelice che scemassero o crescessero di dimensioni, rispetto al foglio, anche di mezzo centimetro. _Lasciamo. le sottioliezze sui millimetri e'sulle loro frazioni alla tr1gonometr1a, alla ;eodesia, alle livellazioni di p~-e~isione; leni~mo i plastici per quello che valgono, e valgono moltissimo se sodd1sf~~o allo ~co~o loro· non ho ancora detto a che cosa servono i plast,c1 - lo dirò m seau\to - ma intanto affermo qui che essi non debbono servire .alia misurazione del grado. Io non me li figuro i pla:;tici a mili? e mille disposti in fila uno accanto all'alll'o attorno ad uno sferoide per calcolare il meridiano terrestre: e voi? . Si dice pure che i gradini, esteticamente, urtano a!la vista; questo nego per mia pàrte: il mio occhio si appaga estet1c~mente benissimo ; tutto sta nel sapersi mettere nel voluto pu~to d1 osser: vazione. Quante tele stupende sembrano sgorbi se chi le guarda s1 mette in falsa luce . . L'osservatore che mira un plastico, se lo domina come dominerebbe il terreno a volo d'uccello, vede i gradini a scomparire per incanto ·e coalie l'insieme del rilievo senza ruvidezze e scahrosità. Lamentanclo~i per le asperità dei gradini, si è anche ingiusti colla natura vera del terreno. In collina ed in montagna il terreno è tulto, si può dire,. cost!tuito a rtradinale: i muri e le scarpe che sostengono i terre01 coluvati, le ~trade a mezza e.osta, i canali , formano altrettanti gradini, e gradini le forti pieghe del terreno nei cambiamenti di pendenz~, .gradini i ci1rli rocc~osi , le frane, le abrasioni, ecc. Non sono alti ne 1O nè 215 i:etri, i più, come risultano sui plastici, è vero; ,m~ i?fine si tenoa conto che se l'imma<1 ine è molto scabrosa, anche I or1g10ale non. ;orre affatto liscio; ep;oi vedremo che per noi militari quei
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gradini sui plastici sono una vera fortuna per studiare a tavolino le nostre manovre. Le riproduzioni delle nòstre tavolette originali di campagna non ebbero, in queste pagine, parole lusinghiere; qui è acconcio notare che esse servono ottimamente per la costruzione dei plastici.· Hanno le sole curve e queste bastano per segare il disegno: non hanno lu.meggiamento di sorta e male avverrebbe se lo avessero. Il lume,:,giare una carta con raggi provenienti da nord-ovest a 4.5° sull' orizzonte è una convenzione necessaria perchè mediante il tratteO'rrio t avvenga quella illusione ottica mercé la quale una superficie piana la si scambia per un'altra ondulata e curva, ed illuminata ·con una direzione di luce unica e fissa. Il ~la~tico invece, se costrutto su d'una carta a tratteggio, potr~bbe spes~1ss1mo presentare allo sguardo i contrasti i più ~rani; posto su dr un tavolo con luce proveniente da una finestra collocata ad · est, dop? orientato il plastico, ne avverrebbe che l'ombreggiatur:a ~r~J~ca sarebb.e verso .la finestra, e quella vera - prodolta dai r1alz1 del plastico - sarebbe dalla parte opposta, e l'effetto del chiaroscuro andrebbe pressochè tutto a spari,~ . Se poi l'una e l'altra ombra combinassero dallo stesso lato, si avrebbe un carico di tinte esub~rante al bisogno~ che toglierebbe al disegno parte della sua chiarezza: nell'un caso un controsenso, nel secondo una superfluità, in entrambi un vero inconveniente; Mentre, d'altra parte, un plastico, a guisa del terreno vero, a guisa di qualunque altro corpo solido, presenta a!i'osserva(ore le sue vere f~rme coll_a legge generale e naturale che presiede al propagarsi, ddfonder~1, ri.flelt~rsi. della luce da qualunque parte essa venga . . Il cap.1tano Ch10Lt! su taluni suoi plastici ha applicate delle tiate 1pso~etr_1che; s~ di es~e_.ho già detto il mio parere, maf'in quanto al loro impiego nei plast1c1 debbo farvi una modifica. In essi cessa l'incon~eniente di aver tinte che si soprappongono a quelle del lu_megg,amento; questo essendo naturale, lascia alle tinte ipsometriche la loro f~1:za e graduazione di colorito. Poi la reale plasticità delle forme facd1~a I~ l~ltura ipsometrica delle tinte, per I.a qu,1le cessa_n? le comphcaz1on1 che accennai per le carte. Siccome poi i plast1c1 hanno una utilità che si svolge nella sola teoria, per questa può essere fruLtuosa una applicazione di colorito, da schivarsi nelle •
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carte d'una utilità specialmente pratica, nella quale conviene scartare tutto quanto richiede lungo esame o genera confusione in una lettura accelerata e speditiva. Non sono però d'accordo coll'autore nella recentissima costruzione di plastici a doppia scala: si attenga alle sue vecchié convinzioni; le figure simili sono proporzionali , se non variano i dettati della geometria; l'imitazione del vero in art.e rappresentativa è troppo superiore a quella del convenzionale, se non cambiai! gusto artistico italiano. Tempo fa erasi stabi lito un piccolo laboratorio di plastici, sistema Chiotti 1 all'Istituto, ma poi venne soppresso. Fu, credo, una risoluzione transitoria, ma se anche fosse definitiva, sarebbe impotente a pregiudicare l'avvenire dei plastici topografici a gradini. A Firenze stessa un generale, competentìssimo in materia, volle adornare il suo studio coi plastici dei dintorni di Firenze, dei quali ne e giustamente invaghito; essi attirano l'ammirazione di quanti li osservano e fanno crescere desiderio di vederne l'applicazione pro pagars i ovunque. A Torino bastò che il plastico del monte Pisani~o venisse esposto al pubblico, perchè ~a varie parti e specialme.nte dalle ,truppe alpine affluissero le cominissioni per la costruzione in plastico cl'una od altra vallata o regione. Ma pel mo111ento, usando la vecchia frase, i tempi non sono maturi; ne è causa i! ricordo della nessunissima utilità di tutti quei plastici che dissi essere oggetti di chincaglieria ed immobili di appartamenti vuoti. E tanto è vero questo che alcune volte, difendendo un plastico, mi sentii rimbeccare: « Sì, sono utilissimi: se li metta in tasca e poi vada a girare il terreno >>. Se tutto quello che è utile dovesse potersi intasca.re, dovremmo avere tasche più grandi di quanto non sia grande l'ingenuità d1 quell'appunto critico. (}, llERTELLT.
L'APPENNINO BOLOGNESE -
L'APPENNINO I?OLOGNESE
STUDIO GEOGRAFICO-MILITARE
sce facili comunicazioni tra i bacini del Serchio, del Reno e quello . dell'Ombrane; convergencl()vi un fascio di strade che riunite poi in due rami, si dirigono a S. Marcello, a Lucca, a Pistoia e a Porretta . Detto gomito poscia ripiegandosi a N. N-0. corre all'Incisa, e quind~ rimontando con una serie di cocuzzoli ammantati di stupendi boscl11 ra«aiuno-e il poggio dei Lagoni (m. 1086) . La do~·sale quindi si abbassa. nuovamente alla Collina per risali re poi a !VI. Lattaio ; nella larga insellatura., quivi formata'. conosciu~a col nome di varco dì Collina (m. 934 ), passa la strada Bologna-Pistoia. Quasi pianeggiante si raggruppa poscia al nodo cli M. Cigoli (m. '13 19), singolare massiccio ricoperto di superbe faggete, ove hanno origine le due Limentre;ma. al Poggio di Giulgievore (m.'106 11) ripiegandosi bruscamente verso N. c_on cre~ta aspr~ e ripida, _va a M. Calvi ' ove nasce 11 Bras,mone. lira la Collma. e rarro-iuno-ere i') M. Calvi esistono alcune mulattiere, la cli cui importanza però è minima. Rivestita da fitte boscaglie la cresta continua fino al M. della Scoperta (m. 1350), ove ha le sorgenti il Setta: fra il. M. del!~ Scoperta, il Ca.sciaio e il Tronale, notevoli per elevazione, s1 apre l'insellatura di . Montepiano; la più bassa, la più ampia. e pianeggiante dell'Appennino bolognese, atiraversata dalla rotabile che da Bolo«na metLe a Prato. Con poco notevoli inflessioni procede il cri0 nale a M. Citerna (m. 1'222), slargandosi a N. e coslitnendo l'importante nodo di Sasso di Castro (m. H?59), da cui spiccansi gliele·vati contrafforti, che diramandosi entro lo spazio triangolare compreso fra il Sa.vena e il Santerno, separano i bacini di cotesti due torrenti da quelli dell'Idice, del Quederna e del Sillaro . Dalla Futa (m. 9 1O) ove la strada Bologna-Firenze, detta delle Fili gare, varca l'Appennino, la cresta continua pressoc!1è rettil(nea a Monte (}uert'ino (m. 1115), a Montaltuzzoli e all"Oster1a del G19go (m. 1072), punto in cui la strada imolese supera la catena e scende a S. Piero 11 Sieve. Prosegue alquanto tortuosa a "l\'I . Pagani no e alla Casa d'Alpe (m. 9015),ove la strada faentina valica l'Appennino ~ scende a Borgo S. Lorenzo in Yal di Sieve. Fra Montepiano e la Futa la dorsale è larga e facilmente percorribile, ma tra la Futa ed il passo cli Casa cl' Alpe, non esistono che difficili ed incerti sentieri. Dai monti di Paga.nino staccasi il contraffortè che separa le acque 1
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Il traLLo di Appennino tosco-emiliano lungo km. 93 circa, che si stende tQrtuoso tra il Corno alle Scale (m. 1939) ad occidente, e i monti di Paganino (m. 1109) ad oriente, sul versante seUentrionale vien denominato Appennino bolognese. Mentre la sua cresta segna il limite meridionale che lo separa dalla Toscana, le sue ultime propao G'ini , che si arrestano alla via· Emilia, ne determinano il margine seWmtrionale. Dagli estremi dell'ora detto brano di Appennino, hanno origine due contrafforti che coi loro vari e prolungati rilievi circoscrivono ad E. ~ ad O. il territorio montano . bolognese. Dal Corno alle Scale fino a M. Calvi il crinale descrive un'ampia ansa, il cui sviluppo non è minore .di Km. 40 . Essa spinge I~ sua convessità. verso S. abbassandosi nello stesso tempo :sulla pianura toscana. lnfatli dal 11. Uccelliera (m. 1797) si deprime gradatamente fino a Monte Crocicchio _(m. 1359) offrendo passi molto difficili; scende precipitosamenl_e al colle dell'Oppio (circa m.800), e poscia protendendosi in direzione S. S-0. si rialza al Poggio di Ceruglio , per deprimersi alquanto ai poggi di Prunela (m. H 30), ove nasce il Reno. La cresta appenninica alle Piastre forma un() stretto gomito che declina al valico dello stesso nome (circa m.800), il quale stabili1
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del Santerno da quelle del Senio, e forma come si è detto il limite· orientale del bolognese . Codesto tratto della gran muraglia appenninica, alta in media circa m. 1.200, sorge maestos,) e selvaggio in cresta, con impo rtanti gruppi di vette elevate; si estende con prevalente direzione da N. N-0 . a S. S-E.; ma il suo asse orografico non occupa la linea me-:-· diana della zona montagnosa, che appare invece spostato verso il versante meridionale. La catena è rinfiancata da con trafforti, spesso discontinui per spostamenti trasversali del suolo, i quali discendono, e si diramano come braccia. È un fatto ·notevole che alcuni di questi contrafforti raggiungono maggiori altezze della catena cen,.. trale, formando così una doppia serie di . alture fra poco ampie· depressioni ; e l'essere le loro vette schierate quasi parallelamente· all'asse appenninico, ha indotto i geologi a ritenere che il l~ro sollevamento sia stato prodotto da un'onda a questo parallela, di mag- . giore energia e intensità. A questo proposito non sembrerà superfluo l'esporre qual è oggi, secondo i geologi, la ipotesi più attendibile circa il sollevamento· dell' Appennino. Anteriormente alla li ne del periodo eocenico, essi dicono, la vasta regione dell'Appennino era depressa come oggi è la valle padana. Dove sorgono le montagne del bolognese sì distendeva un ampio mare, ove si erano lentamente depositati i materiali cho· hanno dato corpo alla complessiva formazione appenninica, e che· erano stati forni.ti da una preesistente catena, d,etta tirrenica. Questa si sarebbe sprofondata nell'attuale mare lirreno circa al chiudersi · del periodo eocenico, in contrasto forse col soIJevamenlo dell'asse· montuoso della zona centrale dell'Appennino. Però quell'àntica catena a strultura litologica alpina, non si sommerse completamei.ite, ma lasciò qua e là qualche lembo staccato ad attestarne l'antica presenza: ..come le isole della Toscana, le Alpi Apuane, il promontorio di Circe, i monti della Basilicata, il gruppo di Aspromonte.' nelle Calabde, il massiccio della Sila, e i monti peloritani in Sicilia. Propagatosi lo inziato sollevamento alla zona subappennina, emersero colla fine del periodo miocenico tutti gli altri materiali di sedimen to accumulati in cote~to mare. Finalmente ulteriori sollevamenti fecero emergere i terreni del pliocene, e ilr mare venne respinto nel bacino adriatico, quale è oggi. Con1
STUDIO GEOGHAF!CO-MILITARE
tribuendovi· durante I 'epoca post-pliiJcen,ica, tutti i. corsi d'acqua che scesero dalle regioni sollevate ed emerse, e v1 trasportarono,, enormi quantità cli ghiaie, di sabbie e di lim?, eh~ f~rmarono .sue~ cessivamente l'attuale fertile pianura. Codesti corsi d acqua di'.eltl lun ao le fenditure cJel suolo vi hanno definito e sviluppato le linee dei "conoidi dei torrenti, dando origine a tante vallate~che nel tratto di Appennino da noi considerato, riescono trasv~rsali alla c.atena; eperciò appunto risultano rac?hiusi da contrafforl1 pressocch~ para~-,. leli, sebbene tortuosi per le circostanze che ne accompagna1ono tì sollevamento. . A partire dalla zona montagnosa compresa fra il Panaro e il Ren~,,. cioè dalla parte occidentale del territorio ~1?ntano bolognese, 11 . primo contrafforte si stacca dall'asse app~nmmco al C?r1io a~le Sc~,le (m. ,1939), e corre compatto e a s0~1m1là, e.lev~ta frn~ ali Os~e11~ delle Tavole, ove nasce il Samoggia. Qum s1 a~re in due 1am1 principali: dei quali, l'orientale si frappone fra 11 corso _del Samoaaia e quello clel Reno, e termina sotto M. Capra, racchrndendo,, il c~;so del Lavino; il ramo occidentale invece, divide le acque..de~ Samoaaia da quelle del Panaro, esaurendosi· nella pianura a pie dt Mont;udello, ile cui ullime propagini sono rasentate dalla stra~a · Casalecchio-Bazz~wo. A_questo, che è il più grandioso e multiforme c~ntraffor:e, ne segue un altro minoi·e che ha origine. d~l. M. Uccelliera (m:~ 197), asi prolunga fino a M. dei Boschi,ove s1 biforca; arrest:i.ndo:;1 con un ,. ramo a Porretta e con l'altro protendendosi fino alla confluenza del Sila in Reno. - Al Pnggio dei Lcigoni (m. 11086), un terzo co~ trafforte ·breve e stretto si stacca dalla catena, e va a cadere rapi- · damente a l'avena, dopo aver diviso un tratto dell'al~o .Reno dalla Limentra di Sambuca. Segue il contrafforte che ha origine da~ nodo , di M. Cigoli (m. ,13,19), il qnale si frapp.one fra la ~i men tr.a d1 S~r~buca e un ramo del Reno a destra, la L1mentra eh Trepp10 a s1_n1~ stra, e si arresta sotto Savignano di fronte a R!ola. Da A~. _sv dirama un quinto contrafforte che separa la Lunentra d1 l I op?10 ·dal Brasimone il medio Reno dal basso corso del Setta, e term1na.1. allo sbocco di cotesto torrente, di fronte alla pittdresca ru~e del 1 Sasso, formando la importante stretta che da quello scoglio ha,. preso il nome.
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L'APPENNll'W DOLOGNESE
Completa la zona montagnosa già descritta, il contraITorle che si stacca dal .~f. della Scoperta (m. 1350), il quale si avanza fra i corsi del Brasimone e dell'alto Setta, arrestandosi al loro pun to di , confluenza sotto Lagaro. L'altra zona montagnosa compresa fra il Reno e il Santerno , che costituisce la parte orientale del bolognese, incomincia al 1U. della Futa (m . 1222), da cui si stacca il contrafforte che si protende -\ d Ovest del varco omonimo, correndo fino a M. Qualto, ove · si divide in due rami: il breve ramo occidentale si esaurisce sotto .Monlorio in val di Setta, racch iudendo il torrènte Sambro, mentre il ramo principale prosegue dividendo le acque del Savena da quell e del Setta inferiore e del medio lleno, quindi arrestandosi a S. della cillà di Bologna. Altro contrafforte ha ori_gine dal M. Oggioli (m. '1273), e separa il corso del Sav~a dèt quell~ dell'Idice : presso Loiano si biforca spartendo le acque del · Zena da quelle dell'Idi ce, indi correndo fino a Pizzocalvo e alla Croara, da cu i si divalla nella pianura/ Segue il contrafforte che si ·stacca dal M. Tre Poggioli (m. 955) e si protende dividendo le acque dell'Idice da quelle del Sillaro ; a Vignali si spezzà in due rami i quali vanno ad esaurirsi presso la via Emilia, racchiudendo la piccola valle del Quaderna. Dopo questo con trafforte s'iincon tra quello del M. Taverna (m . 9155), che si frappone fra le acque del Sillaro e quelle del SanLerno, biforcandosi però a Gesso, per dare luogo alla piccola · valle del Salustra, e prosegLtendo quindi in due rami che si arrestant> tra Castel S. Pietro e Imola. L'ultimo contrafforte, che forma , il limite orientale del bolognese, si si.acca dai monti di Paga.nino, e precisamente ad O: delia casa d'Alpe, ove la strada faentina valf'cl} · l'Appennino. Questo contrafforte che serve di spartiacque tra il SanLerno e il Senio, è semplice per tutta la sua Junahezza e , cioè . fin o a l\L Bergullo ; da quest1J punto si ramifica in piccoli sproni che si esauriscono nella pianura. Tracciate così lo linee schematiche dell'orografia bolognese, . accenneremo al carattere e alla praticabilità che present.mo i contrafTorti . Essi scendono generalmente ora aspri, ripidi e tormentati ,,da frane, ora larghi e tondeggianti, qua e là distendentisi in alti.. _pi ani e degradanti in scaglioni successivi verso il piano, ove si 1
slaroano a ventaglio, formand9 brevi diramazioni a testale collinose, ~om~ quelle che si ergono a cavaliere di Bologna: Co~esta conf~rmazione fa si che essi rendcno difficile I~ tr~sla.z,one 111 senso, tiasversale; mentre il parallelismo delle valh pnncipah agevol~ naturalmente le comunicazioni dirette a.Ila cresta dell'A.ppenmno, da,· cui poi scendono sul versan~e meridionale. . . Passando ora all'idrografia, diremo che la n_at?ra dei terreni e la assenza cli nevi persisten ti , fanno sì che non s1 1:10:vengono alla su-· sp esse e cop·iose soroehti ·• tuttavia non s1 n scontra. gran de· perfi1c1e o . · · l ficienza di acqua; e specie nelle zone coperte d'. foreste, principa men te di castagni, si trovano p~lle abho_ndanti ._ . , .. I principali torrenti sono quasi perenni, ma di es1~ua ~upedìcie,. ad eccezione delle loro pi ene, che avvengono ~er s?llto m autunno e in primavera, e sono di breve clurMa, del resto s1 possono guad e ovunc1ue e in tutte le stagioni. Nella zona montana scorrono p::. lo più racchiusi nel fond o di vall oni)ngusli; il~vece ~~l tronco reso fra l'dstremo margine del versante e la via Em1J'.a , son~ . comp .. . I . h. . . leaoermente rncassat1 generalmente vaganti lil am~1 etti g ia1os1, l'>o . , .fra le laterali campagne. Essi, dopo un cor~o mediamente iaggua . . lo a km 60 raooiun11ono la strada d1 Bazzano ad O. N-0. di o l ia . ' oe 1· ' d Bo\oana, e la via Emilia ad E. S-E. della città ste~sa; le_qua, sl1 a e per ionseguenza sono il limite d~i bacini montam posL1 alla destra ed alla sinistra del Reno . . Questo è l'onico finme che solca la regione bolognes~; scatur!sc~· dal l\'I. delle Piastre pres·so Pruneta; passa per Pracch ia, Bagni d1 Porrella, Vergato o Bologna; riceve ~ungo il suo ~orso montano l~ '. d' Trepp'10 la Limentra di Sambuca e il Setta a destra., . , • • R cr L1men,ia t il llio Maggiore, il Sila, il Yergatello e il Ye~ola. a ~'~'.-s;ra. _ac:giunta la via Emilia continua attraverso la pianura .d111~en~os1 a~ E.,.ove scorre per buon tratto sull'antic? ra~no dcl_Po d, P~imar~, riceve a sinistra il Samoggia, a destra il Sillaro, il Sante1no e il Senio, mettendo indi foce nel mare Addatico ( 1). . ,. , Dei contrafforti che limitano le valli anzidette, quelli che s mte1 e)
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. '. 11 ne tributari del nono, presentemente però non (·I) I torrcnL1 !dice e Quade~na'. sèo l ier rono deviate por la boni!lca di alcuni terreni , vi rimettono lo loro acquo, giacc,l ne u ,•allivi.
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J,' APPENNINO BOLOGNESE
.;pongono fra Panaro Reno, nonchè fra Reno, Seua e Savena, convergono su Bologna: essi insistono su di un esteso tratto di cresta -~ell_a quale h_a spedale importanza la testata del Reno, per le faci~ hss1me relaz1orn che ha con val di Lima e val d'Ombrone. Q 11· h I. d . . . ue i · e e racc 11u ono I piccoli bacini del Samoggia e del Lavino tro. vano il Io~o pu1!to di rannodamento sull'altipiano Pradole-Tolè, ~entre glt altn che formano i bacini del Savena, del!' Idicè, del · S~lla_ro e San terno, hanno una sentita convergenza verso la conca · di F1re~z~~la. Lungo queste vallate si sviluppano le migliori strade percornhth con grossi corpi di trnppe nelle marcie d.ireLte; mentre quell~ che _ser:ono per spostamenti laterali, quasi sempre aUraver~ ~ sano I dossi dei contrafforti. Gi~va notare che ~ul versante ~eridìirnale dell'Appenni~o le valli · . non riescono nor1:1al1 alla catena, ma vi sono sensibilmente pa·-rallele, e lungo d1 esse corrono le comunicazioni. Per modo che · : sul versante settentrionale il fascio delle strade ad occidente di Bo~ logna, costituito dalle linee principali del Dragone, dell'Abetone e . del Re_no, si riuni sce sul versante meridionale con la linea che per ·le valli dell' A11letta, Serchio e Lima conduce a S. Marcello nonchè , c~n I~ strada ordinaria e ferrata che da Spezia per Lucca c~nduce a ~1sto1a. Analogamente il fasdo delle strade orientali costituito dalle · linee principali del_ Sa'.1te:no e della Futa, stabilisc.e un collega~en~o _co_lle co~un1caz1orn ~arallele e vicine alla cresta dell' Appen: , nmo) c1oe del ~'.Iugello, del Casentino e dell'alta valle tiberina.
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. ~a Commissione ~ermanente di difesa dello Stato, nella sua Ile' laz10n.e del_ ;J87~ scrw~n 1~on essere possibile di studiare un piano . generale difensivo del! Italia, senza considerare Bolorrna come uno -de~_punti più, impo~·tanti ~li esso .. Imperocchè sotto il ;apporto strate~1_c~) finche la difesa rimane in possesso di quella vasta e forte .pos1z10ne, può fare assegnamento su ogni genere di risor~e ,che ie -p~rver~a01:o dalla p_arte peninsulare, delle quali si avvarrà per rior_.dmars1 e rinforzarsi, onde poter riprendere l'offensiva.
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Infatti Bologna, .situata a piè dell'Appennino e all' estrem_ità. del ..contrafforte tra il Reno e il Savena, Iacldove coteste dueval11 sboc,cano nella pianura, all'incontro delle due grandi direttrici P_ia~ ,cenza-Rimini, Verona-Paclova-I1'irenze che la legano a tutl1 1 __grandi varchi dell'emiciclo fo1.'1~ato da.Ile A(pi e ~ali' Apennino tosco"'. emiliano, costituisce una pos1z10ne strategica d1 gran valore, con::Siderata in rapporto alle operazioni ~ella cerchia al?ina dirette~! <more dell'Italia, o viceversa da questo a quella. E m vero, le prn brevi e fa.ciii comunicazioni che dalla valle del Po adducono in'fo·scana si diramano dalla posizione di Bologna attraverso l' Appen,nino: 'questo, ~1entre per un nemico costituisce un elemento disgiuntivo, per la difesa invece 1:iesce di grandissimo vantaggio, r~ndendo .agevole lo spostamento delle truppe mobili : sia ~he un m:~sore superato il massiccio alpino fosse pervenuto nella pianura emiliana, -sia che fosse riuscilo ad operare uno sbarco sulla costa toscana. Nel qual caso il difensore appoggiato alla dorsale appenninica, mentre ne impedisce il passaggio , minaccia 1'allaccante che vole~s~ avan~ :zarsi su Firenze, obbligandùlo ad esporre il suo fianco s1n1stro a1 nosrri ritorni offensivi. Questa premessR conduce a riconoscere l'i_niportan~a del tratto di Appennino compreso· tra Spezia e la Cattolica, considerat~ c~alla ,.giunta parlamentare che esaminò le proposte della Comm1ss1on_e dianzi ricordata, come _una cortina, della quale Bologna sarebb_e i_l bastione terrestre e la Spezia il bastione marittimo. La difesa eh questo aran baluardo però esige lo sbarramento dei principali suoi ·valichi ;er garantir:;i contl'o gli aggiramenti, ~ n·ello st:sso tempo -,assicurarsi la libertà di manovra a cavallo del! A.ppennmo . I varchi principali lungo la cresta sono dodici, attraversati da :altrettante strade. I due più occidentali della Cisa e del Cerreto hanno relazione colla. Spezia; quello delle Raclici (Alpe di S. Pel,legri,no) accenna alla spiaggia f_ra Li:01:no_ e Spezia; l'~ltro clell' ~betone conduce a S. Marcello, da c111 st biforca su Pescia e su P1 -stoia; i varchi dell'Oppio, delle.Piastre, della C'o~linae cli MonL~piano, ,conducono direttamente in val cl'Ombrone; i più orientali della .Futa, del Giogo, cli Casa d'Alpe {Casaglia) e di S. Godenzo mettono fo val di Sieve; tuit i fanno capo in val d'Arno . Noi supporremo che il difensore abbia p!'Ovveduto ad assicurare
L' APl'EK::',!NO DOLOCNESE
gli o~·~de~ti valichi; sia con opere di fortificazion e, sin mediante corpi .indipendenti da quelli di Bologna, ma operanti di accordo ed aventi pe1: ba~e d'operazione l'uno·la val di Sieve, l'altro quella del s.er:ch10-L1ma, entrambe parallele all'andamento dellacresLa appennimca, e percorse da rotabili a cui s'innestano le comunicazioni che sc~ndono dai valichi. menzionati; fatta eccP-zione per quelli della C1sa e del Cerreto. C1 occuperemo dei varchi che banno un'azione direLla sulla piazza posizione di Bologna, i quali si ritrovano nella zona montuosa tra il Panaro e il San terno e si residuano a quelli dell'Oppio, delle Piastre, della Coll ina, di i rontepiano, della Futa e dell'Osteria del Giogo, attraversati tutti da rotabili o da una sola ferrovia parallela alla strada 'porrettana. Codesto fascio stradale forma le più dirette linee d'operazione tra la valle det Po e il centro •della penisola; e la sua funzione strate"ica è cosi • t:> 1mporLante, da indurci ad esaminarne a "raneli tratti le condizioni . o m rapporLo all'Appennino bolognese. Questo per una mio-fiore comprensione si può dividere in due zone contigue che cl;iameremo: l. - Zona dal Panaro al Savena: II. - Zona dal Savena al Sanlerno . . La ~rima z~na che raggruppa i valfohi dell'Oppio, dell e Piastre, dt Collma e d1 )lontepiano, possiede una rote stradale 'assai ricca, la quale accenna a Pistoia e a Prnto e che chiameremo del Reno . Si comprendono in essa: 1° La fer1·ovia Bologna-P,istoia, che rimonta il fondo della v~lle del Reno fino a Pracchia, donde attraversata la dorsale principale, passa nella valle delt'Ombrone e scende a Pistoia. L'esercizio su quesLa linea quantunque cli recente migliorato con l'aggiunta cli due nuove stazioni, procede sempre lento per le fot:~i pendeo~e'. però il movi~~nl~ può venire molto acceleralo, qualora ~ol sussidio delle rotab1h, si facesse servire la strada ferrala per 11 solo trasporto ~ella fanteria, . e le tre strade ordinarie per le truppe a cavallo; m tal caso si può fare affluire in 6 oforni una massa di 3 corpi d'esercito da Bologna nella val d'Arno e viceversa. 2° La strada 1·otabile provin{;iale porrettana_ che da Bofo ona per Casalecchio, Sasso, Vergato e Porretta rimonta la val di Re;10, e giunta al ponte della Venturina si sdoppia: un ramo percorre la
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Limentra di Sambuca, varca l'Appennino alla Collina, e scende per )'Ombrone a Pistoia. L'altro ramo contin ua per val di Reno, parallelamente alla ferrovia; e dopo essersi congiunto a Pontepr,tri col tronco cli strada dell'Abetone che si stacca da S. Marcello, scende pure a Pistoia. Da S. Marcello l'altro tronco clell' Abetone per Prunela si dirige a Pescia e a Lucca, raccogliendo i movi menti delle valli del Lima e del Serchio. Lungo questa linea, all'in fuor i di Bologna e cli Pistoia, si trovano soltanto villaggi, numerosi caseggiaLi spar~i, specialmente tra Bologna e il borgo Sasso.Ad eccezione cli questo tronco lungo km .·17, ove si accumulano i principali prodotti del suolo, del resto la limitala produzione dei terreni montagnosi non permette di fare assegnamento sopra le r isorse locali; ma la ferrovia porreltana offre facilità di approvvigionamento alle truppe scagli onate lungo il Reno . Buoni ed estesi accampamenti si hanno tra Bologna-Casalecchio e Casalecchio-Sasso, capaci di parecchi corpi d'armata; ivi essi possono disporvi di numerose sLrade rotabili trasversali, di acqua sufficiente, e di frequenti ville è cascine per accantonamenti, magazzini ed altri servizi . Sul tronco Sasso- Porretta, la valle si restringe e non offre molti spazi pia!1eggianti; tuttavia possono accamparvi numerose truppe. Ol trepassata Porretta a Pavena possono trovar posto altre I.ruppe ; dopo fa .all e della Limentra strettissima e a ripidi versanLi non present~ luoghi di accampamento fino al varco della Collina; ma discendendo, nei contorni di Pisto ia si possono radunare più corpi d'armala. Col nuovo . tronco cli strada già ultimato, che dal ponte della Ventnrina va a Pracchia, e si cc•ngiunge coll'esistente strada Pontepetri-Pistoia, si possono far marciare parallelamente alla ferrovia truppe di ogni arma, le quali troverebbero ivi discreti accampamenti. Passando all'esame dei punti difens ivi che si trovano lungo la vallata del B.eno, la stretta di Casalecchio presenta una ecccllenle posizione per impedire l'ingresso ad un aLl.accante che dalla pianura emiliana voglia marciare verso la Toscana, oppure che disceso dall'Appennino miri a impadronirsi di Bologna. La strella del Sasso, come posizione di sbarramenlo della rotabile porrettana, assume grande importanza fronte a S.; presen tanclo 30
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buone condizioni tatliche per impedir~ l'attacco clelle pos1z1oni di M. Sabbiuno e di M. Capra per parL~ di un nemico proveniente dalla Toscana, o che fosse riuscito con largo aggiramenlo a pene-= trare in val cli Ileno. Dopo il Sasso e fino a Porretla non si hanno allri punti notevoli ; tuttavia la difesa può avvalersi utilmente cli ,quelli che si prestano a rallentare la marcia dell'alta.ccante. La posizione 1i Porretta sbana completamente val ~i Reno al ponte della Madonna, un chil.ometro circa a monte dei Bagni di . iPorreWr; tanto ad un nemico proveniente dal S. come procedente ,dal N. Da Pa·vena fino al vaìico di Collina, la valle della Limen tra di Sambuca, che è una continua gola, si presta a facili ed efficaci lavori di cl istruzione: sulla cresta e sulla insellatura, per ove pas~a la strada rotabile, si può opporre huona resistenza tanto fronte a N. come fronte a S. 3° La st1·ada rotabile che da Bazzano per Guiglia, Zocca e Ca-stel d'Ajano, con un ramo sce_nde a Vergato, con un altro prosegue per Craggio montano e mette capo a Porret.La. Dal conflueute del Sila :al ponte dell a Venturina, si confonde con la linea descritta al N. 2. Ma cotesto inconveniente potrà facilmente togliersi riattando con ,poco lavoro una carrareccia sull a destra del Reno . Dal ponte della Venlurina co;-;teggiando il Reno, la rotabile si dirige a Pn1cchia e Pontepetri, donde va a Pistoia. · Presso Hazzano, nei contorni di Guiglia, a Zocca, a Castel d' Ajano e Gaggio montano, si trovano terreni adatti acl aycampare. Però le scarse produzioni cli quelle plaghe monLagnose obbl igherebbero a provvedere al veltovagliamento, il cui rifornimento riesce m,olto facile mediante la ferrovia porrettana; giacchè dalle stazioni di Vergato e di Porretta si staccano delle rotabili che conducono ai luoghi d'accanroamento indicati . Le po~izioni che si riscont1:ano sulla linea di marcia descrilta, tungo il ramo del contrafforte che divide il Samoggia dal Panaro, sono di grande importanza tattica, considerate in relazione alla piazza-posizione él i B·ologna; mere.è di esse un corpo di truppe che fosse incaricato di coprire Bologna dal N.-0. potrebbe im pedirne l'accerchiamento da quel lato. I gruppi di colline che si ergono .all'estremità del contrafforte presentano uno speciale interesse, imperocché dalle alture di Montebudello, n1. Veglio e M. Avezzano,
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-si battono con dominio considerevole la destra del Panaro, le strade di Vignola e di Castelfranco, quella . tra Bazzan~ e Crespellano, ~e • estremità delle pendici, nonchè la pianura che si stende davant1. Qualora l'attaccante si decidesse a marciare per la strada di Guiglia, allo scopo di piombare sulle comunicazioni di B.ol~gna-Pistoia, il difensore ripiegandosi può disp9rre di due gruppi d, strade: uno che conduce a Zocca, sulla sinistra del Samoggia, incontrando sulle al ture di Guiglia e di l\'I. Orse\lo buoni punti per arrestarlo . L'altro che metté alla buonissima posizione di r.roce delle Pradole, -0ve si può collocare buon nerbo di t1:uppe per irradiarle in tutl.o il detto fronte, e spingerle o,ie occorra fino a Medelen~, che .tatticamente è importante,come posizione da cui si potre~be 1mpe~1~e ad una colonna nemica di rimontare, il Lavino per aggirare la sinistra della posizione del Sasso. La cresta della giogaia ove si sviluppa la strada che co11duce a Porretta. non offre condizioni per una buona azione tattica, altro che su i poggj a N. e a S. di Zocca. Dopo. questa, la, mi gli ~re, p~sizione che si trova lungo la estesa cresta, e quella sui po~g1 d1 '\ illa d'Ajano e dell'Osteria delle Tavole, a cavallo della rot.ah.ile che passerà per C~stel cl' Ajano. I vi si potrà fare una buona resistenza, ap. . poggiata ~dia posizione di Gaggio montano e Porretta. 4, 0 La rotabile eastiglionese che si stacca dalla provmciale ·porrettana presso il Sa~so, per rimontare il Setta e il Bra.sim~ne .fino a Castiglione de' Pepoli; poi nuovamente il ~et!a fi~o al valico .apenninico di Montepiano, da cui passa in val eh B1senz10 e scende :a Prato. o·uesta strada alla borgata del Sasso s'innesta e si confonde con 'la ~orret.tana fino a Bologna. Si potrebbe evitare c~de~to incc,nveniente, procurando alla castiglionese uno sbocco md1pe~den_t~ ~u Bologna, il quale consisterebbe nell'eseguire ~n~ rotabile g,ra 1~ rorretlo che dalla Leona nel Setta, per Batt1cl1zzo e Badoto nP montasse la cresta del contrafforte tra Reno e Savena, congrnn~en·dosi per Pieve del 'Pino all'esis tente stradà che ~assa per S~bb,~no e Paderno, la quale immette direttamente entro 11 campo trmcerato di collina. · · · · d · Lun(}'o la linea castialionese si lrovano buom e estesi accamc) cl :Pamenti tra la Lama e Vado, a Pian di Setta, tra Lagaro e Cre a, e)
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~asliglione de' Pep?li, al valico di i'\fontepiano, a .Mercatale, a Va1~n~ e Pralo, ove s1 trova acqua sufficiente e non difettano i caseog1a11. .., Non tenendo conto del tratto sul dorso del contrafforte tra Reno ~ Saven.a, eh: fa parte del campo trincerato di collina. cle!la. piazz~ ~1 Bolo~na, non che della posizione del Sasso, di cui s, parlera lll seguito, osserveremo come lungo il basso Setta,. e fi~o alla confluenza del Brasimone, non si trovano posizioni dife1w _ve. A Lagaro però, cioè sulle estremità del contrafforte tra il Bras1_mone_ e il Setta, se ne presenta una buona contro un nemico r1mo?l1 quest'v.lti mo torrente. Difesa molto effica ce offre la posiz1_one d1 Cast(g~ione !ronte a N.; d~ Cà de Cerri, meglio che dal valico appenrn~1co, s1 può contrastare il passo ad un nemico che volesse pas~are IO _val di Bisenzio. .M onlepiano fronte a s. si p;esta ad u'.1a valida resistenza qualora si occupasse tutta la cerchia di monti che con~orna il valico, ch e però riesce troppo estesa; ma contro un nemico eh~ ?alla valle del Bisenzio voglia passare in' quella del Setta la pos1z1one di Pioggiole tra S. Quirico e Mercatale offre un eccellente sbar~·amento, ed un appoggio alle nostre truppe che volessero sboccare IO val di Bisenzio. Dal già detto risul terebbe quindi che la oran linea d'ope. · d IR . . 1azrone ,.e e~o consta d1 tre direttrici di marcia, che sul crinale abbracc'.ano ci rc~ km. 6_0 di sviluppo, dal valico delle Pi aslre cioèaquello d, ~ onlep1ano. Discendendo però convergono sensibilmente verso la pianu ra del Po; per modo che giunte sulla via Emilia Je nostre f~i'Ze possono pr~sentarsi su di un fronte di ci rca km ,f 6, limitato t1 a lo sbocco del Paliaro e quello del Reno. II. - Zona che si estende dal Savena al Santerno. Abbraccia i valichi della Fu ta e do! Gioao ad oriente di Boloa . la rete t d I ·è V olla,. s ra a e non v, cosi estesa nè così agevole come nella·. . hnea ~el R~no, e, si può .riassumere nelle due linee seguenti: .· 1. La li~iea cl operazione della Futa, costituita da unica diretL~ ,ce dr ~arcia, la quale rimonta il Savena e l'Idice; e valicato. l Appennm~ al ~asso della ~utaJ scende a Barberino di Mugello. Q~ies~a I otabde, dotata d1 poca produuività logistica, presenta gra_v1 difficoltà per il carreggio, att.eso !'eccessive pendenze. Tut. tavia un corpo d'armata concentrato presso Bologna, può in f. giornii
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raggiungere la val di Sieve, e il sesto giorno tro,rarsi riunilo presso Firenze; e viceversa può da questa cillà raggiungere in egual tempo Bologna. Lungo la strada si lrovano buoni accampamenti a S. Ruffìllo, Pianoro, !.uiano, Monghidoro, Covigliaio e alla Futa, con acqua, frequenti villaggi e case sparse. Nessun'altra rotabile per ora può sussidiare la linea della Futa; però vi s'inneslano alcune vi e in parte rotabili e in parte mulattiere, buone per fan.Leria e artiglieria da montagna, che sono destinate a divenire interamente rotabili. 'Esse sono: \ a) La. strada che dalla .via Emilia per Pizzocalvo rimonta il ' Zena, fino a Colonna; poi prosegue mulattiera. per Gorgognano e S. Giorgio, facendo capo a Livergnano. \ b) La ro.tabilecheda Mirandola sulla via Emilia, rimonta l'Idice fino a Baccanello, poi continua mulattiera. fino a Disa.no, e per Quinzano e Gragnano va alla Madonna dol Bosco, sulla strada della Futa. e) La slrada.. che da Cas.tel San Pietro, pure sulla via Emilia, rimonta il Sillaro, ad è rotabile fino a Passatempi . Quando sarà finita andrà acl innestarsi a quella della Futa presso· Pietramala. Sulla strada della. Futa si hanno buone posizioni taltiche per opporsi ad un nemico che dalla via Emilia accenni a rimontare il Savena o che da fIUesto ne discenda per sboccare nella pianura bolognese. La stretta di S. Ruffillo, allo sbocco del Savena, presenta una posizione fortissima, dalla quale il difensore appoggiato alle fortificazioni di M. Calvo, Croara, Jole, l\L Grilionc, M. Donalo e Miserazzano, può opporre tenace resistenza ad un attaccante; tanto fronle a N. come fronte a S., a P ianoro si trova una buona posizione tra M. Arnigo e Guzzano per opporsi ad un nemico che tenti di innoltrarsi sul!' Appennino; mentre il ciglio delle balze rocciose di Livergoano offre una posizione adatta al difensore per arrestare un attaccante che discenda la rotabile. La posizione di Loiano offre buoni punti difensivi. Sui poggi che soroono a S. di ~ionghidoro si può fare una buona di fesa, potendosi ~ . battere efficamente la dorsale e la strada. Il passo della Rad1cosa è uno dei punti più importanti della linea di operazione; ivi fa capo, oltre la via nazionale Bologna-Firenze, quella di Piancaldoli, la
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mulatLiera delle Valli e quella di Peglio. Il valico della Futa è pure una posizioné indicata per intercettare la strada contro un nemico che si avanzi dal N. o che provenga dal S. 2° La linea d/operazione del San,terno, risulla essa pure cosLituila da unica diretlrice; cioè, la strada rotabile che da Imola ri monta il fianco della valle del Santerno fino a-Firenzuola, donde per il valico del Giogo passa nella valle del Sieve. Su questa linea le condizioni stradali son buone; per modo che un corpo d'armata in val di Sieve potrà, impiegando da iS a 6 0"iorni concentrarsi nei dintorni d'Imola o viceversa. Fra Imola e Casa! Fiuminese si trovano buoni terreni fitti di ca'· molla seggiati, o ben provvisti d'acqua potabile, ove può accamp:ire truppa. Presso Tossignano e Fontana Elice si riscontrano altri accampamenti in buone condizioni; così pure a Castel del Rio, a Valsalva e sui terreni pascoli vi presso l'osteria del Giogo. Discendendo nel Mugello si Lrova posto per interi corpi d'esercito. Allo sbocco , le alture fra il Sillaro e il Santerno possono, fronte a N. e a N.-0., coprire [mola e la rotabile che rimonta il Santerno. Fronte a N.-E. le alture tra Santerno e Senio presentano buona posizione difensiva, per coprirsi contro le minaccie provenienti da Faenza. Altra posizione si ritrova nella gola formata dalle alture di Tossignano e di Vena di Gesso, per ove passa la rotabile; ma le più importanti posizioni della linea da noi considerai.a sono quelle di Castel del Rio e di Belvedere, le quali costituiscono un vero sbarramento della valle del San terno. Valsalva può pure opporre una efficace resistenza, giacchè batte la strada e tutto il fondo della. valle che da Valsalva a Firenzuola è una continua gola. Infine la po$i.zione del Giogo sul crine deWAppennino, presénta i requisiti p~r _operarvi una ~igorosa resistenza; prestandosi al doppio scopo di difendere tanto 11 fronte settentrionale quanto quello rivolto a s. Alla linea d'operazione del Santerno_si rannodàno sull'alto Appennino le vie ro tabili e mulattiere della linea della Fui.a, della. qua.le abbiamo tenuto parola; esse cònvMgono sulla conca di .F irenzuola, ove si determina ~er conseguenza. un nodo stradale di spe"ciale importanza. Il carattere quindi delle linee d'operazione della Futa e del Santerno differenziano da quelle del Reno, 'in quanto che mentre quest'ultime da Bolo"na risalendo il versante . o
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dell'Appennino si aprono a ventaglioi le prime invece dalla cresta rtendono a slargarsi considerevolmente verso la valle del Po. Quindi ne risulk'l una rete stradale che ad E. di Bologna ha carattere opposto a quella che si trova ad O. della: mBdesima piazza. f Fin qui ci siamo occupati delle comunicazioni che rimon tano il fondo delle valli o il crine dei contrafforti, le quali per la toro disposizione presentano degli andamenti fra loro isolati . Ma il fascio \ di stracle che abbiamo delinell.to, abbisogna di sicure e comode co- \ municazioni trasversali, su cui si possa fare assegnamento come linee di spostamento. A ciò provvedono le strade comunali obbligatorie, il di cui sviluppç> permetterà, in breve volgere di anni, di comunicare Lra valle e valle in uno o più punti; per modo che verranno a costituirsi degli allineamenti trasversali importantissi mi per la difesa, tanto nelle parti più alte del versante, quanto suL punti mediani. In Lai guisa verreb be ad aumentarsi la potenzialità: di shocco e la possi bililà di far sussistere sull'A ppennino bolognese masse più rilevanti, e quindi di poter trarre maggior profitto dàlleposizion.i difensive che vi si tro v:ano. Segnaliamo di coteste strade, in parte costr uite, le più importanti: · 1° La strada che a .Pievepelago si stacca dalla linea dell' Abetone, e per Montecreto, Sestola., Fanano e Belvedere, scende a Por-· retta. Da' questo punto stabilisce una comu1Yicazione lra la valle de~ Reno e quel la del Setia mediante il tronco rotabile che va a Castel di Casio, sulla Lirnentra di Treppio, e quindi a Camugnano; da cui un rar~o discendendo il detto torrente, per Vezzuno e la Scuola va · a mettere capo alla stazione ferrov iaria di Riola; l'altro ramo attraversato il Brasimone si dirige a Castiglione de' Pepoli. Da questa borgata si raggiunge la strada nazionale della Futa mediante due buone e larghe mulattiere. Una scende alla Ba{lia, ove attraversato il ponte sul Setta sale a Pian del Voglio; quindi proseguendo per 1\1. Ferden te e Qualto va ad innestarsi alla mulauiera che per Frassìnco conduce a Monghidot·o; ·oppure ch e per Bruscoli mette alla Futa. L'altra mulattiera da Castiglione de' Pepali scende nel Setta, che attraversa sul ponte del mulino Milani; sale a Ilarigazza, rimonta e traversa il torrente Gambellalo sul ponte Roncabillaccio, e sale per Campo all'Orzo alla Futa; 2° La strada che da Castel d' Ajano scende a Vergato, ove fra
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qualche anno farà pure capo quella proveniente da Tolè. Da 'vergato una rotabile conduce a Grizzana,· da cui discendo a Pian di Setta in nestandosi alla strada castiglionese; poscia risalendo il Sambro, per Cambiano, S. Benecletto e Frassinco racraiunr,era· Mono gh1doro, sulla Jmea della Futa. In un avvenire non lontano, questa trasversa!~ dovrà por Piancaldoli giungere fino a Castel del Rio, sulla rotabile del Sanlerno. A queste trasversali bisogna aggiungere le ser,uenti due linee inferiori di collegamento : 1° La rotabile che da Nuzzano presso Vado, in val di Setta, · sale a Mon~un~ per discendere quindi serpeggiante sul letto del Savena, e nsahre per Bibula.no a Loiano, sulla strada della Futa. Questa linea fra alcun i anni dovrà congiungersi ad E. con quella che risale la val d'Idice, a Bi sano; e ad O. con quella che altra versa il contrafforte fra Seua e Reno e per Jano, S. Barbara e Stanzano s'innesterà alla via porretlana; 0 ~ La strada che da Pianorosulla l'Otabile della Futa, per Pieve del Pino scende nel Reno, donde per il ponte di S. Bartolomeo, sulla porrellana, a N. del borgo Sasso , risale sulla cresta presso Mongardino; 3° ~a rotabil·e· che contorna il pie' delt'e colline interposte tra il Reno e 11 Samogg1a, e da Casalecchio, quasi parallelamente alla via Emili~, condu?e a B~zzano. Questa comoda strada, sulla quale si è costru1til una linea cli tramway a vapore, ha grande importanza, in q~anto che collega il campo. trincerato di Dologna con la posiziono dt Bazzano, come si dirà in seguilo. Fin qui delle strade ordinarie, delle quali è. nota l'influenza in guerra; tanto per l'inadiamento, quanto per il concentramento delle forze; sia per i movimenti in avanti, sia per quelli in ritirata. i\!a fr~ le vie di comunicazione, quelle a cui oggi si annette una capitale importanza, sono le ferrovie: può anzi dirsi che lo arandi li_nee d'operazione contino essenziahnente sulla loro poten~ali tà; sta pe~· !avorire ~o:irnenti strategici,. sia per provvedere agli approvv1g1onament1 d1 un esercito; specie quando le risorse locali non s_ono sufficienti, come ne è il caso sull'Appennino bolognese. Le lmee pertanto che abbisognerebbero per ouenere una rote ferro viaria tale da soddisfare ai più imperiosi bisogni della.difesa, sono: •
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1° Una ferrovia Spezia-Aulla-Bagni di Lucca-Pracchia, donde proseguirebbe per Bologna. Codesta linea per la Magra, Auletta, Serchio e Lima, sarebbe · sicura da qualunque offesa e colpo di mano proveniente dal mare; ed offre il vantaggio cli transitare sotto ai valichi dell'Abetone, delle Radici, del Cerreto e della Cisa, ove le posizioni di S. Marcello, Bag~i di Lucca e Spezia, rappresentano i punti di racc.olLa e d'irradiamento delle nostre forze, tanto contro un aggiramento della terra ferma, quanto co ntro un tentativo di sbarco sul litorale toscano. L'import.ama di cotesta linea è evidente, qualora si rifletta che le due nosLre ferrov ie litoranee, la. tirrenica cioè e l'adriatica, sono troppo esposte allo offese nemiche; e la loro vulnerabilità ne rende mal sicuro l'esercizio. Cosa avverrebbe nella probabile ipotesi di una interruiione di coteste linee, se si dovesse operare un concentramento sulla Spezia o su Viareggio, senza il sussidio della ferrovia proposta~ 2° Una ferrovi a Bologna-Prato o Calenzano, per val di Setta e val di Bisenzio, che sarebbe la più dirett.a, centrale e faci le comunicazione; i suoi eminenti pregi facevano dire ad un illu stre ingegnere, che con la sua esecuzione scomparirebbe l'Appennino . Mercè di essa si stàbilirebbero facili rapporti tra la valle del Po e quelladell 'Arno, e si procurerebhE1ro vantaggi strategici superiori alla ferrovia porrettana e a qualunque altra che col tempo si volesse stabilire a tra.verso .l'Appennino bolognese. La valle del Sella ampia e comoda è solcata già da una strada ordinaria ben protetta dalle nostre opere o forze a guardia. dei passi sui contrafforti che la racchiudono. Se poi si considera cotesta comunicazione come la più breve e centrale, si comprende quale importanza assumerebhe una ferrovia pe1· val di Setta e val cli Bisenzio, con sbocco a Prato o a Calenzano, che dotata di grande potenzialità logistica, renderebbe rapidissimi i convogli di truppe per operare spostamenti dalla valle padana nella val cl' Arno o viceve1·sa., onde difendere i punti più minacciali o più indicati per una controffensiva. · I pregi dell'accennata linea potrebbero accrescersi col mettere in più diretta comunicazione Firenze con la nostra capitale, mediante la progel.tata fe rrovia ch iantigiana la quale mo,,endo da Firenze e attraversando l'ubertosa e ricca regione del Chianti, toccherebbe
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GrrevB, Radda e Brolio,. gettandosi nella valle cle!FOmbrone per, riallacciarsi alla centrale per Roma a Rapolano. Questa ferrovia, . oltre alla maggiore brevità di percorrenza, accrescerebbe la potenzialità del la s·enese e del!' Aretina, per i rap\di trasporti da Iloma". e viceversa,. che specialmente nel caso di una invasione mariLLima, . riescirehbero di una grande utilità: 3° Finalmente, la ferrovia Bologna-Portomaggiore d'imminente costruzione, che può considerarsi come prosaguimen lo della SpeziaBologna, della quale abbiamo tenuto parola al numero ,J 0 • Essa,. qualora si realizzasse il progetto dell'Adriaco-Tiberiria, forme-·· rebbe una linea brevissima traVenezia, Mestre e Bologna, più corta e meglio coperta della ferrovia Bologna-Padova. Una volta sistemata nel modo suindicato la ·rete ferroviaria e · quella rotabile per la manovra strategica sull'Appennino tosco-emi- · liano·, si può ritenere che essa sarebbe sufficiente al rifornimento,, tan(o dei corpi proposti alla difesa del Val d'Arno inferiore è del;, litorale toscano, quanto a· quelli del bacino del Reno e della piazza;. di Bologna. La ferrovia porreUana, stan te la rotabile Por1·etta o Vergato-Castel d' Aia.no-Zocca, potrà servire ai corpi operanti sulle strade che rimqntario il bacino del S,imoggia;,e Ja.Porrelta-Fanano-· Pievepelago, a quelli sulla linea dell'Abetone. La rotabile e la fer-· rovia del Setta, mediante le strade: Castiglione dei Pepoli-Camugnano-Casl.el di Casio-Porretta, Castiglione-Bruscoli-Futa e VadoBibulano-Loiano si presterebbe pei corpi sulla linea del Reno, e per quelli operanti sulla· linea della Futa; mentre la ferrovia in1 costruzione Faenza-Firenze faciliterà l'azione di sbocco delle nosLre-1 truppe sulla linea del Santerno. Cotesta viabilità permetterebbe ad un esercito di sviluppare effìcacemen Le la sua azione difensiva-offensiva; appoggiandosi alle· buone posizioni che s'incontrano lungo le direttrici di marcia, le quali offrono opportunità d'impedire, o quanto meno d'ostacolare e rendere lenta la marcia di un invasore. Il tracciato delle varie arterie rende possibile la manovra per linee interne, con spiccàto vantaggio di celerità e di concentramento, di fronte ad un nemico il quale si vedrà impacciato in un terreno preparato a .difesa lungo le rotabili sulle quali dovrebbe avanzare. Esso, negli aggiramenti, · dovrà servirsi delle mulattiere di più difficile passo, giacchè le
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migliori saranno anch' esse sbarrate; non avrà ·probabilità cli trovar. · risorse nella zona montagnosa che dovrà attraversare, per cui sarebbe obblig~to ai trasporti a. soma; e tutto ciò costituisce una dif- · ficoltà enorme e forse insuperabile, qualora si tratti di grossi corpi ! di truppa.
III. Premesso l'esame della rete stradale, passeremo a. considerare, . dal punto di vista strategico il tratto di Appennino tosco-emiliano · dalla Spezia alla Cattolica; cioè dalle sorgenti della Magra fino a1,.. quelle del Montone; o con più precisione, che dal valico della Cisa'. ove passa la rotabile da Parmà alla Spezia, si estende a quello eh S. Godenzo, attraversato rlalla strada che da Forlì scende in val di : Sieve. · Jt contro questa barriera che dovranno necessariamente urtare le forze dell'attaccante che avesse superata la linea del Po; . oppm:e che fosse riuscito, in seguito ad uno sbarco, a guadagnare · · la val d'Arno inferiore. Su quel tratto di Appennino, ha primaria importanza la posizione di Bologna., rispetto alla valle padana e alla val d'Arno, specialmente nel caso di una guerra in cui al nostro esercito convenisse adottare la difensiva strategica. È pure importante sul versante opposto la posizione della Spezia, per essere il nostro princi~aJe ,. arsenale marittimo e un ·centro difensivo di primo ordine nel bacmo tinenico; può allresì considerarsi come una utilissima piazza di sbarramento, perchè l'attraversa una strada ordinaria e una fe1,rov.ia che per la riviera ligure vanno a Genova, e per quella toscana e maremmana si dirigono alla capi tale; convergendovi anche le due linee della Cisa e del Cerreto, e quanto· pri ma. la ferrovia in costrnzione Parma-Spezia. Non occorre quindi insistere sul suo valore· nella nostra difesa terrestre, come non bisogna dimenticare che · qualora cadesse in mano di un attaccante, egli da quella eccellente_ basè d'operazione potrebbe minacciare Bologmi e il nostro esercito ,. nella valle padana. Per converso, se un nemico riuscisse vittorioso ..
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·?ella valle del Po, la Spezia in nostro potere sard una minaccia .-.alle spalle e al fianco dell'invasore, qualora volesse inoltrarsi nel · cenlro della penisola. . A provare il nostro asserto, contempleremo i più probabili teatri · d1 gue!Ta, tanto nel caso cli un'invasione continentale; quanlo nel c~so d1 una.~ot~nte offensiva maritlima; restringendoli però all'a: z1one che _PtU d1rett~mente possono esercitare sull' appennino boI~gnese, g,acch~ se s1 volesse tener conto di Lutti i casi possibili, bi sognerebbe ricorrere. a nuove e complicate combinazioni. In · ognuna delle due ipotesi però vedremo quanto sia ben scelta la P?Sizione dell'esercito nostro operante su detta ·barriera appenni.ntca, col nucleo pri ncipale in Bologna; cioè tra l'estremità dei cont,raff~rti che racch iudono le valli <lei Reno e della Savena, dei quali d occidentale, ha importanza prevalente. Incomincieremo dal considerare prima le invasioni continentali. ·Queste possono determinarsi dalla frontiera N. O. come da quella N. eN. E. Nel primo caso qualora l'invasore pel' una serie di successi fo rtunati riuscisse a fo rzare la posizione Stradella-Piacenza, con la ·-sua ala sin istra osserverebbe la piazza di )Ianlova, mentre col grosso delle sue forze avanzerebbe su Boloana NeO'li altri casi· ' le o masse nemiche accerchiala Mantova e passaLo il Po, procederebbero egualmente contro Ilologna. Quivi giunto l'attaccante, arrestato dal campo trincerato convenie~t.emente ampliaLo e rafforzato, impedito di rimontare il Reno e la Savena, sarà costretto a tentare di scavalcare l'Appennino mediante un aggiramento dal N. O. o dal N. E. Ma la vicinanza alle valli di Comacchio e allo estese paludi che costeggiano il tronco inferiore · del Po, la strettezza dello spazio successivo tra l'Appennino e il mare, non che gli allagamenti ed ostacoli artificiali che possono · crearsi.dalla difesa in casi estremi, renderebbero assai pericoloso UJl aggll'amento dal N. E. Quindi fi no a ; he la difesa conserverà il campo trinceralo, non è probabile che un esercito voO'lia av· venturarsi nel breve spazi o compreso tra la piazza, le pa ludi di Co. macch io e il ma.re, per tentare un aaairamen to attraverso l'area ' O <'.> triangolare racchiusa tra il Savena e il Santerno. solcar.a da scarse · e disagevoli vie, da intricali contrafforti, i qual.i presentano tanti ?)
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ostacoli successivi non facili a superarsi. Nè sembra verosimile un tentativo, lungo il li torale a,driatico, con lo scopo di attraversare l'Appennino alla Bocca Tra baria o alla. Scheggia, aggirando nello stesso tempo Ancona, giacchè, in tal caso potrebbe incontrare un grave ostacolo nella posizione della Cattolica. Si può quindi supporre ch e il nemico farli base delle sue operazioni il gran contrafforte fra Pana1:o e RPno, ove esistono buono e numerose vie; e per· ciò appunto la parte meno perico losa per le sue comunicazioni si residua. a quella zona montana.. . In questo caso quelle sLrade esigono la più attiva sorveglianza dal difensore; ma sono faci lmente difendibili, e in ogni modo se ne possono sbarrare i passi piu importanti. Alcune di codeste vie rimontano la valle del Lavino e quella dell'Olivetta suo influente, e tenderebbero a prendere di rovescio le fortificazioni sull'estremità· del contrafforte tra Reno e Lavino ; le al~re che rimontano il Sa-· moggia, la Ghiaia di Serravalle e il Panaro, non solo si prestano all'accerchiamento, ma rendono possibile l' aggiramento strategico· della. piazza stessa; giacchè codeste strade, fra qualche anno rese complelamente rotabili , andranno successivamente ad innestarsi alle comunicazioni in val di Reno. Se l'aU.accante giunto al Panaro si prefiggesse di accerchiare Ja. piazza di Bologna per impadronirsi delle comunicaziòni BolognaPistoia, il difensore sulle estreme propagini del contrafforte tra il· Panaro e il Lavi no, trova una linea di alture, su cui sorgono M. Avezzano e M. Budello, la quale rafforzata con opere campali, cocosti tuirebbe un vasto campo trincerato, appoggiato a 1\1 . Capra a,. destra ed al Panaro a sinistra. Da questa gran posizione, cbe chiameremo cli Bazzano, por trovarsi ivi il suo centro di resistenza, si potrebbe ottenere una difesa completa degli sbocchi della linea del Reno, cd impedire qualsiasi tenlatirn cli aggiramento, nello stesso , tempo procurando al nostro esercito il vantag·gio cli esegrtire sbocchi. conlroffensi\•i sui fian chi del nemico. Qualora l'attaccante riescisse a forzare la posizione di Bazzano, . egl i può procedere all'accerchiamento della sinistra del campo trincerato di Bologna rimontando dal Lavino la valletta del rio Torbido. Questa non potendosi ballere dal forte cli M. Capra, egli potrebbe giungere a stabilirsi su M. Còrvo, che ha un dominio di circa
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L'APPENNINO BOLOGNESE
· m. 40 sull'altro monte. Ma si può ovviare a cotesto Inconveniente occupando il M. della ,Rocca, da cui si battono le rive del Lavino • e co llocando posti di osservazione sulla testata del rio Torbido s.~ Tignagno e su M. Cervo, ove riuscirebbero utilissime opere o;ca' sionali. · Può anche tentare aggiramenti più larghi per la strada dell' O- · · li 'letta che sbocca sulla linea della cresta a N. di M. delle Lagune; , per quella del Lavino che conduce a S. di Medelana, oppure per le altre del Samoggia, del Ghiaia di Serrav.alle e del Panaro che ' vanno a riunirsi alla rotahile di Zocca, a N. del villaggio omonimo. . Ma la prima si sviluppa in vista della posizione delle La()'une dalla · l;) , • quale è dominata e può essere battuta efficacemente dall'artiglieria; 1 la seconda va a cadere sotto l'azione immediata della posizione cli Croce delle Praclole; le tre ultime strade sono sbarrate clalia posi: zione delle Bra.glie, tra M. Albano e M. Albanello, a cavaliere della direttrice Dazzano-Zocca, qualora non riescirà meglio sbarrarle a Castel d' Aiano. Sull'alto Appennino poi sarebbe necessario occu' pare la posizione di Pievepelago sulla Scoltenna, all'incontro della linea dell'Abetone con quella del.Dragone; e !'altipiano di Belvedere, , a destra della Dardagna, sulla strada Pievepelago-Fanano-Pol'retta. . In tal guisa, il possesso tattico delle posizioni che abbiamo enucli tutte le vie carre.Ou ogiabili che merate, ci assicura lo sbarramento • ' tendono a cadere sulle comunicazioni di val di Reno . Se le posizioni di cui abbiamo fatto cenno si perdessero, finché ·:Je forze del campo trincerato di Bologna sono in grado di mante.nersi in possesso della stretta del Sasso, e le truppe operanti fuori restano padrone di Porretta e di Vergato, le comunicazioni col Setta, · e quindi fra Bolog,na e Prato, restano coperte prendendo posizione sul contrafforte di destra del Reno, per contrastare le strade: Porretta-Casio-Castiglione de' Pepo li; Vergato-Grizzana-Ponte del Lo. catello in Sella. Esse potrebbero assumersi per linee di spostamento · su Montepiano e sulla Futa, mediante i tronch i sulla strada castiglionese : Vado-Monzuno·Bibulano-Loiano; Castig'iione-Baragazza. Bruscoli-Futa; CasLiglione-Rawra-MonLepiano; come da Porretta possono effettuarsi spostamenti per le due strade che rimo1Ùano , la Limentra di Sambuca e l'alto Reno, valicando l'Appennino alla Collina l'una e alle Piastre l'altra, ove il difensore può ancora op_porre valida resistenza. ·
STUDI<) GEOGUAFJCO-·MILl'l'ARE
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Nell'altro caso di un allacco da:l N. o dal N. .E., l'estremità dei , due contrnfforli tra !dice e Zena e tra Zena e Savena, hanno im,rportanza come fronti di difesa per le operazioni con~ro Bologna da , quel lato. Dalla via Emilia un ventaglio di· strade ri monta le rami•1ficazi0ni di quei contrafforti; ma esse vanno successivamente esau, rendosi, per modo che sulla cresta si Tiducono acl .unica e malagevole mulettiera. Per coprire la strada della Futa occorrerebbe che .da M. Calvo, . estremo ,orientale a cui si appoggia la destra del campo trincerato di Bolo()'na sulle coHine, .si provvedesse alla sistemazione di buone l') • .·comunicazioni per estendere la difesa a Ronzano, Casola- Canma e Ciagnano; dai quali punti si dominano e si baillono completamente oli sbocchi dello Zena e dell'Iclice. Il possesso tattico di quella lir.ea, l') , che si potrebbe rafforzare con opere occasio'nali, non che .delle po' sizioni cli Loiano e della Radicosa sull'alto Appennino, impedireb- · · bero ad un attacr.ante cli rimontare le due v:1lli dello Zena e del- . ,l'ldice, con Io scopo cli gettarsi sulla strada della Futa, per troncare ;le comunicazioni cli Bologna con la Toscana. La strada che percorre il fondo di val di Sillaro, come si è detto, ,i in parte rotabile e in parte mulattiera; altra mulattiera corre sulla cresta del contrafforte fra !dice e Sillaro. Le posizioni di Castel San Pietro sul Si llaro e di Pizzo Calvo alla confluenza dello Zena nell'l.dice, possono giovare a rallentare lamarciadi un nemico . Del resto non sono a temersi minacci e cli aggiramento su strade che da grossi . corpi difricil men te possono assumersi per linee cli marcia, e sulle quali il difensore potrà prevenirli per la linea della Futa. Contro attacchi provenienti drtl N. e r.he hanno per iscopo d'impadronirsi della str;;i.da montanara imolese·, si può ·opporre buona ,difesa nelle al ture fra Sillaro e San terno, occupando le posizioni di l\'l. deJ ·Re e ·M.• Bello; come contro un nemico che si avanzasse dal N. E., le alture fra Santemo e Seniò si prestano· al la difensiva .occupando Serra e Ossa no sulla destra e M. Bergullo sulla sinistra, ,dalle quali posizioni si ha un giusto dominio sulla pianura . Ma è del più grande interesse per la difesa di assicurarsi la posi,:zione della lladicosa; la quale costituisce una linea fortissima per .coprire la strada della }ruta, nel caso appunto vi accennasse un neilllico operante per la linea del Sanlerno, giovJ.ndosi delle due vie
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L'APPENNINO BOLOGNESE -
STUDIO GEOGRAFICO-MI LITARE
di collegamento Castel del Rio-Piancaldoli, Firenzuola-Covigliaio. Infine le due posizioni del Giogo e della Futa sulla cresta appenninica, saldamente occupate, sbarrano all'avversario le due rotabili che conducono nel Mugello. Dall'anzidetto si può dedurre quanta importanza assumono le Jinee delle quali abbiamo tenuto parola, per le comunicazioni tra Bologna e la Toscana; e come sia necessario che il difensore tenga, · sbarrati i valichi appenninici attraversati dalle dette strade. E allo stesso modo che l'occupazione della Radicosa s'impone per i legami, che ha la linea della Futa cou quella del Santerno, è d'uopo provvedere alle posizioni di Pievepelago di Zocca e di Croce delle Pradole, per i rapporti che hanno con la linea del Reno.
L'ESERCITO DELLO SCIOA
(Continua).
' DO~IENICO GIANNITRAPANl
Siamo lieti di poter presentare ai lettori della Rivista Militare· wn brano interessante dell'opera importantissima che il capitano· Cecchi, sotto l'auspicio di S. Jl'l. e per ciira della Società geografica, sta per p1.ibbl~ca;re intorno al viagg·io avventuroso suo ed ai paesi veduti. L'opera vol1.1,niinosa e, sotto ogni punto di vista, completa, iJ i l fr-utto della nostra spedizione geografica, 'Ìlntra;presa otto anni so·no col concorso ge,nerale della Nazione . Essa getta una viva tiice sopra ima regione ci noi amica, il c~ii Ile Afenilek tanti anm addietro ha mandato ambascierie al 1iostro ·Re V,ittorio Emamiele, sopra 1ina regione che dalle pendici meridionali clell'Abissinia si avanza ve1·so il paese dei Galla ed offre ima s·icura·ed ai;,qJia base di operazione ·ai futuri viaggi e scoperte. Iv~ all'ombra della bandiern italùina, sotto le zolle cl'i Let Mara.fia, regalata dal Re 1Jfenilek alla nostrn Società geog1·afìca, riposano le ceneri clel marchese A.ntinor,i; e più verso ,mcl, nel s.elvaggio paese d'i Kaffci, è morto di stenti i l compagno di Ce.echi , il v,iaggiatore Chiar·ini. Le relazioni collo Scioa sono condizioni essenziali allo svilupp<> avvenire della nostra piccola colonia di A.ssab, ncita i&ri. Tutt<> ci induce a volgere lo sg1ia1·do a q·iiel fertile lembo cli terra. Onde, in attesa che venga alla luce l'opera corred~ta da belle e
Capitano del Gen,io .
ANNO XXIX, YOL . I.
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L ESEncITO
DEl,LO SCIOA
particolareggiate ca1·te, pubblichiamo queste note intorno · alle forze militari dello ~cioa, anche per la considerazione che le istituzioni militari sono la più ivera, la più chiara, la più sicura manifestazione delta vita sociale e pol'i,tica. ,,-
L'esercilo scioano si compone di tre diverse classi di soldati: cav.ilieri, fuci lieri e pedoni. Le armi dei cavalieri sono: la lancia, lo scudo, e la sciabola che fanno pendere dal fìanc-0 destro per avere più li bero il maneggio dello scudo, chè altrimenti sarebbe disturbato dall' .elsa, e pEwchè hanno l'abitudine di monlare a cavallo dal lato sinistro. I loro cavalli sono di belle forme, bardati riccamente ed ornati con dischi d'argento della grandezza di un tallero, dischi che .rifl ettendo nella corsa i raggi del sole, danno al loro insieme un aspetto elegante e sfarzoso . Sebbene molti di questi cavalieri posseggano oggi un fucile, pure nella carica preferiscono usare la lancia, e ciascuno ha al proprio servizio un uomo a piedi .che gliene porta due. I fucilieri che corrispondono, per un certo riguardo alla linea europea, sono armati con fuc ili di ogni sistema, di ogn i form a e di ogni dimensione. Prevalgono per numero i fucili a miccia ed a pietra, ed i primi hanno così grandi proporzion i da ricordarmi le spi ngarde delle quali una volta vidi . armati i due vaporetti di Pio IX, S. Pietro e S. Paolo. li soldato che li porta è costretto trascinarsi anche unn forcina di legno, come usavano i moschettieri del xn e xvH secolo, affine di pote1·c , posaJa !'arme su quella, mirare e far iùoco , voltando il più dell e volte la faccia indi etro per la paura che gl'incule la detorn1zione e il pericolo dello scoppio. Ciò vidi più volte fare anche i cavalieri armati di fucile, i quali insegui ti dai nemici e battendo una precipitosa ritirata, tiravano su· quAsti senza guardarl i di fronte. Prima che il francese Joubcrl impi antasse allo Scioa un polve•·ifi cio 011ni soldato era obbli~aLo a fabbr icare da se medesimo la I/ polvere; lo che sono ancora costretti fare quelli del Goggiam e della alta Abissinia, ad eccezione dei capi che fanno acquistare alla costa la poh,ere inglese, stimala da essi coma la migliore. · , L'armamento dei pedoni è formato da una lancia, spesso molto arrugginita, da una rozza sciabola o da un grosso coltello. J.
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Il lempt di pelle di leopardo nero o di leone, ed una striscia della criniera di questo animale adorna di lavori di filagrana, che cino-endo il caJ.)O dà alla persona un aspetto veramente salvaggio, t) costituiscono i guerreschi distinli,i dei grandi capi' I soldati in mancanza del lempt di panno rosso, hanno quello di montone nero, o si adattano .alla meglio il loro sciammà, e si cingono la tesla con un p~zzo di tela per impedire che i capelli ricadano sulla fronte. I soliti sari (brache) che in questo caso sono rialzati sin sopra il ginocchio, per lasciare liberi i movimenti; il solito makanet avvolto sino alle ascelle ed un bello strato di burro sul capo, formano l'intero abbigliamento dell'esercito abissino, colla varietà delle stoffe fine per gli ufficiali e rozze pei soldati. Uno dei distintivi più ambiti sono i così cleLLi bità, sorta di braccialetti d'ar~enlo della lunghezza di 0°1, 118 a O,20. Questi rappresentano le nostre decorazioni e le medaglie al valor militare. Sono donativi del Re o di altri capi a chi si sia di stinto in guerra ed abb ia fatto mo:,tra d'intrepidezza e cli eroismo. La sciabola (guradè) degli scioarii, di forma piutt?sto strana, è mollo ben lavorata. La lama, che non è larga più di om ,04 o 0,05 e lunga da om ,85 a0,90, è tanlo ricurva da somigliare talvolta ad una grande falce. · . Se chiedete loro perchè hanno dato a quest'arma una forma cosi sinrro\are, vi diranno che l'hanno fatto per colpire l'avversario die~ro il suo scudo: e perchè il colpo riesca micidiale, la lama è più larga e più pesante verso !~ punta che vicino l'elsa. In gene'.·ale le Jame sono cli ferro abbastanza bene temperalo; ma prefenscono averle d'acciaio, ambiziosi come sono di far mostra che la loro sciabola ha la maggiore flessibiltà. L'impugnatura è generalmente di corno cli bufalo o cli rinoceronte, e la lama assicurala alla sua estremili~, è ribadita su di una placca di ferro. Che se il guerriero è ca·po ovvero persona ricca·, la la.ma sarà ribadita sopra un elisco di arrrento che è generalmente un tallero. . · Il fodero di quella del Re è cli marocchino adorno di fìnissimi lavori di filagrana. d'argento, dai quali pendono piccoli campanelli; qu~llo dei guerrieri Hd alti dig_nitari è p~re_ di ~ ar_occ_hi_no .ma inferiore per qualità, spesso fornito pure cli p1ccolt g111g1llt d argento; quello dei soldati poi è di semplice pell e di bue colorata.
DEl:.LO SCIOA .C'ESERCITO
· Le lancie sono di sva1:iaté forme, e può dirsi che siano diverse da. p1;ovincia a provincia, oltrechè da popolazione a popolazione. Fra i Galla, ad esempio, dalla lancia si può con sicurezza -discernere la. tribù çui il guerriero appctrLiene. La più comune non supern mai 2m ,30 d'a'litezza coH'asta et cui è infiss\1-; il ferro è ~erfettamente piatto, a foglia d'ulivo, molto acuminato, lungo da O'U, 18 a 0,20, ben lavo-. rn:to e saldamente assicurato all'asta per mezzo di una specie dj, cartoccio in ferro. È un'arma che in mano di ,chichessia incut'e rispetto , in mano degli Abissini e dei Galla in ispecieriesce terribile. L'asta, se la lancia è -cli un guerri ero di qualche riguardo, è di, . bambù •ripieno, mollo leggera, flessibile, e difficilissima a spezzò.Psi. Alla sua est1•emità pongono piccoli cerchietti cli ferro o di pìomboche servono non solo a controbilanciare il peso superiore, ma ben anco regolare la clirezioc.e nello scagliarla allorchè .quest'arma. · è adoperata come giavellollo; un soldato abissino che sia destroa maneggia/la può passare da parte a parte un uomo alla distanza: di io a 50 metri. Il Galla poi, specialmente quello di Laga-Amarà, sa fare altrellanto a distanza il doppio od anche più, ed è capace, come io stesso potèi vedere, di perforape uno scudo di grossa peli~ d'ippopotamo alla distanza di 50 e più metri. Allo Scioa i più destri alla lancia .sono i·cavalieri, che, in unai forte carica la prereriscono al fucile. .· È invero cosa sorprendente il vedere l'irrompere di questi cava-Ìieri' in una mischia. Pronti all'assalto come alla difesa~ si staccano in numero di cinquanta a sessanta .alla volla dalla massa del-:l'esercilo per piomhare sul nemico, e ~iunti a tiro, senza puntorattenere la )oro corsa, lanciano )'arme per colpire la schiera avversaria là dove meglio si presta all'offesa.Poscia girano bruscamente il cavallo e retroced1rno colla stessa foga, riparandosi, le terga collo scudo , e chinandos1 lungo la corsa sfrenata, a raccogliere da terra le lancie nemiche. .. . ·. . . Della celerità, cleil'elasticitit e della sicurezza nei mov1ment1 del, loro corpo sopra i destrieri infuocati può aversi una pallida idea solo a vedere i più celebrali cavallerizzi dei nostri circhi. Se non che ·il caratteristico loro lempi, svolazzante per Ì'aria polverosa, dà àd essi l'aspetto di una schiera di cavalieri fatali cli.e volino, anziché corrano, divorando la via. 1
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. In tempo di pace la lancia coperta da wn fodero di pelle rossa ~nsieme allo scudo viené appesa alla parere dellà. capanna, donde. non sarà tolta se nori nel caso di nuova chiamata per la guerra -0 di un viaggio, fosse pur breve, cui il guerr!ero ~i accin_ga. · Nel proprio villaggio} come anche entro 11 recrnto d1 qual_che c_apo, l'abissino porta sempre un semplice bastone alto circa 1-m ,60 per difesa personale o per aiuto al cammino lun?o strade, che peggiori è impossibile a noi l'immag.inare, e in ogm caso per· tenere il braccio in continuo esercizio. Lo scudo ha forma di un segmento cli sfera molto sporgente nel cenl.ro, rialzato agli orlì, del' diametro dii Om,55 01U,58, è comunemente cli pelle di bufalo o d'ippopotamo, così re_sistenle da difendere il solclalò da un colpo di lancia o di sciabola, che per guani.o forte possa essere e quando pure giunga a ferire, non pro·duce una lesione mortale. Quello dei capi è ornato di piastrine d'araenlo e dal suo centro· p13nde una lunga striscia di criniera di leone. Quello del re non è diverso, salvo gli ornamenti di finissimo lavor~· in filagrana. Lo scudo, e per la sqa SO!l.tanza e per la gravezza degh orna men li, riesce assai pesante; e lo può dire ìl povero schiavo, che, fuori del com4attimento, è costi·etto porlàrfo dietro al proprio padrone, ricoperto cli una fodera di panno rosso. Quando un capo vuolraclunare il suo esercito.attende i giorni di mercato e facendo battere in mezzo ad· esso il tamburro (negarit) ~ proclama a nome del re il giorrio ed il luogo deHari_ unione. Ques~a maniera, che in paese è cletta ·anag, viene usata anche per. J)Ubbhcare le leggi e fissare le tasse. Tutlì si affollano intorno alruomo d"el re, il quale per insegna fa tenere da uno schiaYo sy.)l~ punta della '.ancia uno straccio qualunque, ·d'ordinario un sud~c1? le~ipt di montone, e a tutta voce} senza sfoggio di forme 0ratorie, ordma di prepararsi alla guerra, c1( obbedire· alla _nuova le?ge, di pagar~ le tasse. Non sono a:mmesse· interpellanze o, reclami. Che se ma:1 ~al uno osasse muoYère osservazioni, per tutta risposta ae riporterebbe- o colpi dì frusta o. fa pl'i gionia. . . Il solcl';.i,to scioano in generale è robusto , assai destro, ed ab1tuaro sino dall'infanzia a soffrire il caldo, il freddo, a tollerare la fam:e è la sete, può passare la maggior parte dell'anno in_campagna. h1 marcia: il suo bagaglio consiste in poco grano o orzo, abbrn_, 1
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DELLO SCIOA
L'ESERCITO
,;toli to, che si procura da sè senza aggravare il governo di un servizio di commissariato. Solo, la sua tenda è il cielo, se riunito invece con due o tre balange,rà! uno dei loro sciammà sèrve a ripararlo dalle rigide notti. Che se poi dovesse stazionare per parecchi giorni, una capanna improvvisata con pochi rami e con qualche fasci o di paglia gli serve, insieme ai suoi compagni, di ricovero. Il numero dei soldati di cui dispone lo Scioa in casi eccezional i di leva in massa riterrei che possa ascendere a ci rca ottantamila uomini, dei quali 4,0,000 presso a poco saranno i cavalieri (più Galla che Amarici) la maggior parte dei quali armati.di lancia; 4000 fucili eri; 800 uomini armati di remington, ed altri sistemi di fu cile a retrocarica; ,15 , 000 con archibugi a miccia; 3000 con archibugi a pietra; il rimanente è composto di pedoni armati per Io più di lancie. L'intero eser9ito si divide in quattro corpi, che in campagna tengono l'ordine seguente: All'avanguardia comandata da un Fitau,rari, tiene dietro il prim o corpo guidato daun llas detto anche Abagas; la retroguardia (neb6) e il secondo corpo che ha pure a capo un Abagas; l'ala destra & l'ala si~istra dell'esercito costituiscono il terzo e il quarto corposotto gli ordin i immediati cli un Ga,qne-Asrnac e di un GragneAsmac, dipendenti ciascuno dal proprio Abagas. Il re si pone nel centro detto il Ghebi, ci rcondato dal corpo delle sue guardie particolari, che dipendono dagli ordini di un Deg-Aga/ari. Questa guardia particolare del re è composta di circa 300 o 400 soldati, chiamati Aderasc-Adari perché armati meglio di tutti gli altri . Sebbene questa distribuzione di comandi rimonti al tempo di Sella Sellassie, pure fu sotto il regno del vivente Menilek che vennero istituiti i ti toli di Cagne-À.smac, Gragne-Asmac, Fitaurari,ecc. In tosta all'esercito marciano i famosi suonatori di negarit vestiti sempre di panno rosso. A questi tengono dietro una quantità di cantori, di danzatori, saltimbanchi e buffoni, de' quali l'Abissino che va alla guerra non saprebbe fare a meno. Vengono poi i fu cilieri condotti da un generale che cavalca un superbo mulo e porta in mano, come molti. de' suoi ufficiali e soldati, un largo ombrello per ripararsi dal sole. I suoi cavalli di battaglia, come quelli d' ogni altro cavaliere che possegga un mu.lo, affine di non stancarli lungo la
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marcia, vengono dietro condotti per le briglie dagli schiavi. Segue il "rosso dell'esercito. . . 0 Quando i comandanti ,-anno che il nemico è vicino e d'. fr.on.te, spingono innanzi l'avanguardia, incaricando la retroguardia di. nu~ nire e custodire tutto il materiale da campo detto _gua~ (specie ~1 treno) . Avanzata quella di alcuni chilometri, si pone, 11 ca~po m luogo opportuno. Se il nemico tenta di ~or~ren_dere I .es~rc1l~ al~e spalle, si staccano subito parec1~hie centma1a d1 cavahen pe1 far e avanzare il treno e per proteggerlo. ._ . . Queste sono le più usate precauzioni dell'arte militare degli Ab1ssin~I momento dell'attacco i pedoni armati di lancie si .dividono in t-ante colonne, ed a passo di corsa si gettano sul nemico, sparpagliandosi qua e colà e combattendo co1:po a .corpo. Alle ali delle disordinate colonne dei fanti procede ~a c~valleria il cui còmpito sarebbe di coprirle; ma_, travoll~ nella mischia. raramente è in grado di spiegare la sua azione tattica, e combatte allora battaI . _ per propn· 0 conto , senza badare . all'andamento . . generale . della · glia. Ed a ciò \a spinge ~ure 1\ ~a~~agg,? di, accor.re1e ~~nn~ a sa~ cheggio in caso di vittona, e d1 r1tirars1 pm cele10 e pm sicura m caso di rotta. · . Così avviene che ogni soldato scioano non appena g1~nge a po~~ sedere qualche tallero si procura un cavali? sul q~ale s1 sente ~m forte , più sicuro e trova a sè più pro~cuo I I m~st1ere delle ,~1:m1. . Tra j Galla le sorti di un combattimento dipendono per mte.r~ dalla preponderanza della cavalleria; e la cavalleria Galla, a pan~ di numero, si sti ma sempre. certa della villoria sopra la cavalleria dj ogni altra gente; a meno che si ~ralli di. affro~lare ~asse .ar~ate di fuci li. Ras-Gobanà infatti, che s1 è meritato riputaz1o~e d1 P1 ode e accorto guerriero, per giungere a conquistare a,Memlek le :7a~t~ lerre dei Galla al sud del fiume Hawasch, cercò I alleanza e si cu condò di agguerriti corpi di altri Galla limitrofi. _ . . Ho accennato di sopra al treno, che fa parte clel('e~e'.·c1to. ab1ss 1_no sotto il nome di guaz. È formato da migliaia e migliaia. d1 .servi e di schiavi d'ambo i sessi, fra i quali gli uomini sono d~st10at1 a condurre centinaia di muli e di as ini , cariC'hi del matenale da. cam~o del re e dei capi, e di portare in i~p.dla i bagagli e le provviste ah mentari .
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DELLd SCIOA
L'ESEllCITO
· Le donn~·ché formano il più gran numero; sono incaricate del trasporto d~ qua?to occorre ai loro signori Iuugo il viaggio, affinché non manchmo d1 quelle domestiche comodità,senza delle quali si troverebbero ed avviliti . Fra queste donne se ne conta, no . malcontenti . patecch1e centinaia addette al trasporto dei vasi di birra e di idromele <:he, senza interruzione, vengono preparati per via; altre si trascinano lun~o le ~narcie, il capo o le spalle cariche di pietre arenarie · per I~ tnturaz1one d~I. grano; altre infine trasportano tutti gli strumenti e le suppellet1h per la confezione del pane. Nella scarsezza di asini e di muli per i truspoi'ti, sono esse, que~te po:er_~ d~n~10, ~a principale risorsa per l'approvvigionamento dell esercito ab1ssmo m campagna. v Preparano l'angerà, la salsa nazionale di berberì, si ·caricano ~el boltino che il soldato ha potuto procurarsi. E prestano i servi(Yi e sostengono le dm1e fatiche di buon animo, dimostrando anzi, a"u~ rante la campagna, la più tenera· affezione al loro signore. Atiati..:. cate s_empre: talora affrante dal carico pesantissimo, dopo parecchie ore d1 marcia non curano il riposo; e tranquille si addattano a pass~r_e gran parte della notte macinando il grano per l'indomani; liete se 11 loro signore od amante non le percuota, e le inviti invece ad accompagnare col canto il monotono suono del cherar (chitarra) fino a notte avanzata. . ' Uno speltacolo terriliile è quello di una ritirata precipitosa o fuaa . r ~ cui 1osse astretto l'esercito abissino, in·ispecie se debba batLere è><rJi . • • scoscesi senl1eri di qualcbe Kuallà o s'incontri a dol'er passare qualche fiume. La confusione che si genera è indiscrivibile: è un correre a salvamento, senza tener conto di ordini dei capi oanuno ' è> pensa a se stesso; è uno spingersi , un urtarsi crudele &li uni cogli altrii un sovrastare della cavalleria sui pedoni, un cal~estare senza misericordia i caduti: e uomini, donne, animali del treno accrescono lo scompiglio. Bagagli e provviste vanno per iutiero perduti; gran parte delle armi cade nelle mani del nemico ed immensa riesce la strage. È superfluo.il dire che tutti i feriti o (Yli ammalati che seguivano il campo restano ·fin dalle prime abbandonati e diventano prigionieri, quando pure la rabbia dei vincitori ne rispari:nj .Ja vita. Lo che avviene di frequente, non per sentimento alcuno di ùmanità, ma pèrchè i vincitori, senza perder tempo, incalzano i
fuggenti per· rendere .più strepitosa la vittoria e .più ping11e il botti.no. ·E H bottino raccolto sul éampo e sul territorio del nemico disfatto, ·è il principale, anzi l'unico vantaggio che si aspetta il soldato dalla guerra. Nè potrebbe essere altrimenti qu~ndo e~so) i~ tempu ~.~ pace, percepisce il magro stipendio di soh 50 sah, pari suppetgm :alle nostre lire 25 o 30 all'anno . (11) Di tutto il bonino raccolto la metà appartiene al re, e l'altra metà è ripartita, in ragione di grado, fra i ras, i capi e giù giù fino al soldato, cui nondimeno al ritorno dalla ·spedizione toccherà quasi sempre qualche capo di bestiame e qualch~ schiéi-:o·. Che _se poi si sarà dfatintò per valore, alloi·a verrà gratificato 1~ 1spec1al moda dal re e dal capo da cui dipende; acquisterà. un grado nel1' esército insieme alla proprietà di un piccolo terreno, e non di ;rado il comando e l'amministrazione di qualche villaggio o mer-. '.calo. Per tal modo andrà ad avere una posizione lucrosa, che con nuove gesta. µi valore cercherà rendere man mano più elevata. · I capi dell' eserci to, bramando uscire1 da una guerra. colla riputazione di eroi, non si contentano del saccheggio e della preda, ma vogliono segnai'arsi per la ferocia nel mutilare gli uccisi capi del· ' · l'esercito nemiccr nelle parti virili, che portano quindi, come in se(Jno di trionfo, confitte in cima alle loro lance o pendenti dal collo dei muli del loro seguito, sui quali gettano ezianòio gli -sciammi:t dei caduti. Parti virili e sciammi:t che essi recano in dono . :alle fidanzate, alle mogli, alle amanti per averne in premio unte ,di burro dalle loro mani le chiome. Quegli osceni trofei poi vengono consegnati allo schiavo affinch~ ne curi la essicazione, e sono appesi intorno intorno nelle pareti del1a capanna per indicare ai figli ed agli ospiti .i titoli di nobiltà del valoroso guerriero. . L'esempio dei capi è imitato dai soldati, ed anch'essi nello stesso modo fanno pompa della loro brutale ferocia.
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({) Lo stipendio che egli riceve è ordinariamente in natura, ed allo~qu~ndo gli mancano i proventi del hott:ino gli viene assegnato un certo num_ero di misure d1 gra_no su di una data terra che da solo esige, cosa che_no_n m~nc:a ~1 susc1t?_re col proprietario di terreno, dissensioni, e non di rado ·abusi, v10lazwm di dom1c1ho da parte del soldato.
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L'ESERCITO DELLO SCJOA
Riesce .~ssolutamente impossibile descrivere l'aspetto che presenta tutt i~torno un paese percorso da codeste orde e funestato da u::.b~ttagha. La d~_yastazione è completa.; qua e là si vedono vii1 . m fi~m~e O gia consuma.ti, dopo il più spietato saccheaofo· ~ o o~o d ogni parte scariche di fucilieri intenti a dar la cacci:;ali rnermr · 11·l, che m · seguito a disperata lotta dei . . . Sono . donne . e fancm manti e dei padri cadon · · · · 0 pr,g10rnen e sòno condotti· schiavi. Quelli· . '. 1 cm a fuga _non offre più speranza di scampo, e non hanno dove n~sc?nders1, salgono sugli alberi, ma visti dai fucilieri sono presi· .. d"_1 ramo lfl . ramo precipitano al-suolo ' col corpo dl mirae , e. col. pi·rl, grn la~e~at?. :ntanto quanll anc~ra_ illesi, sono fatti prigioni: a calci e a ~op'. ~1 ~1 usta: c?m~ branchi di bestie, sono cacciati innanzi; e qui e p1 ~èlh1ere, i p1~nt1 e le grida formano im clamore straziante. Str~z1ante per noi, non p·er i feroc i soldati che, ebbri di vendella , ~ c~1 strage, non d'altro si èurano che d'ingrossare il numero delle oro .uma.?e prede, per rendere così più grosso il bottino the .toè- . chera. a ciascuno nel riparto che dovrà seguirne.
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CECCBI.
CONSERVE ALIMENTART
1 )~
I.
Le conserve alimentari sono parte della preparazione alla guerra; sussidiano il vettovagliamento degli eserciti; ne facilitano la mobilità, e garantiscono l'alimentazione durante le operazioni militari. ·. L'imporlanza, delle medesime cresce col crescere degli eserciti, ecoll'acquistare, che essi fanno, nella mobilità e nella rapidità d~ mosse. I paesi più ricchi per risorse, più floridi per ricchezze, e meglio provvisti per comunicazioni, non possono alimentare di con· tinuo tali eserciti; le macchine amministrative meglio organizzate. ed esercitate sono impotenti ad çtssicurare un permanente e non interrotto provvedimento di viveri . . L'esercito tedesco ne1'1870-7·1, in un paese dei più ricchi, ha in- · contrato grandi difficoltà per nutrirsi .Sotto Parigi, con 50 e più mila . carri, chè tanti, dicesi, erano prima delltattivazione delle ferrovie, si difettò assai di viveri. Il dilungarsi soverchiamente dalle basi• di vettovagl iamento, porrà sempre in pericolo il pronto e ordinato,, servi.zio deìl'alimentazio_ne. Nel ·1866 l'esercito italiano, che difettò (!) Ser virono a.Ila. compilazione di questo scritto le seguenti opere e periodici: ! 0 h·mee-un<l Volk.s-Erniihrung, von Dr C. A. MEINEl\T. Organ <ler 1JliUtiir-wissenscltafllichen Ve1·elne. Die conservirten Nahr-ungsmitlel, _ '
2•
von ·
CAIIL BECKEIIHINN XIV. Band . I Heft, !877. 3° Bulletin de la Réunion <tes officiers, !875, !876 o !877. 4° Jleoue m-ilttaire de t'Uran.ger, !877,' !878, !879, l.880 e !881.
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f,B CONSERVE
· solo in cas i isolali di viveri , fi nchè fu nella provincìa di Treviso Padova e Rovigo, restò.' così dice la relazione ufficiale, quasi inie~ ' r~mente sc~per_to dopo il passaggio del Tagliamento. Le ferrovie non · 51 possono 1m~ 1egare a provvedere il solo veuovagliamento; esse debb~~o servire a molteplici altri bisogni introclottisi ora neoli · eserc1_t1; ~evon~ pi ù spesso essere adoperale per compiere dov: ri u?1arntar,, a cui non si può venir meno, senza lasciarecho la ouerra · d1venga selvaggi~. La più oculata saggezza non basta per p1·e~edere · e _provvedere _0~1 molti vertiginosi eventi della guerra: oggi con un ~iano pre~ta~l11to, ponderato, in relazione colle operazion i militari, s1 so_no_ r1u~1le veuovaglie, magazzini in un dato punto; domani ; pochi g1orm dopo, per seguire l'esèrcito, si dove riùn ire il tutto in un punto opposto. Le conserve alimentari portate dal soldato pt·ovvedono temporar~eament~ _al la penuria del paese, alla difficoltà. de' trasporti ed agli 1~p:·ovv:~.1 spostamenti degli e~erciti dall'uno all'altro punto . . L ese11,lto russo transdanub1ano doveva nel ·1877- 78 svernare m ~ul?arìa.' r~gione già esausta dagli eserciti . Gli occorrevano mille c~p 1 g_1on_ah?r, di bestiame per Yh;ere. Vi si provvide coll'acquisto d1_ntz10n1 d1 conservo per 115 giorni. Le conserve alimentari suppliscono ,all'esaurimento d'un paese. · Il 1° e 8° corpo d'esercì to tedesco, e la 3• di visione cli cavalleria, caduta Metz, s'avanzavano, invadendo il nord della Francia · a:endo per _obb iettivo Reims. OperavanC\ di sgiunti da' magazzini di. vettovagliamento, contando, per vivere, sulle sole l'azioni di ~·iserva e sui vi,·eri trainati -dietro. Durante la campagna del ,1870, rn tutl.e. le. operazioni, in cui si r ichiedeva sciol tezza. e maggiore libertà dazione, venn'ero usate le conserve di salcicciolli di farina di pise!li. Gi~ il m~r~sciallo ? avoust, ~ntranclo in Russia, prevedendo , le d1fficolta dell al1mentaz1one, mu01va ogni soldato di dieci razioni · di viveri a secco. · Le conserve alimentari agevolano le operazioni militari assecon. dano la iniziativa dei capi. ' · Su per le montagne il vettovagliare un esercitò combattente, per no~·ma, è difficile; ma lo è doppiamente, se si considerano le indefi n1 Le ed imprevibili pieghe, che può prendere Ìa guerra di mon-· · tagna. Già il bestiame al pascolo per i monti, al primo rumore di 1
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guerl'a, scompare. Sui monti non si sale nè con carri, nè con someggio; i viveri dovranno essere por tati a braccia da gente pratica, 'abituata; tutto al più si potrà risparmiare di percorrere tutta la china, se si fu previdenti nello stabilire depositi di viveri lungo, le coste. Ma il guerreggiare non è localizzalo; si passa cla una vella. ·all'altra, da questa a quell'altra vallata, dirupata, impervia. li sol·dato vi deve campeggiare per giorni . E se per caso si sconfina. si trova il paese esa'l5to, nemici gli abitanti, distrutti forni , ruolini, -con dietro le spalle una catena di monti , cho ci separa a di lungo dalle fonti cli vettovagliamento. L'esercito austriaco provvide a tuttele àifficoltà pei viveri nelle guerre di montagna, usando le conserve Gulyas nell'insurrezione della Dalmazia, nel 11869 . Le conserve usate largamente fanno anche ciiminuire il bes tiame· trascinalo ora presso gli eserciti. Si evitano allora molli disordini nelle marcio,· si allontanano cause d'insalubrità, e ragioni d'indisciplina. È sempre difficil e trovare una quantità di bestiame da pote, bastare, si dovrà sempre sottostareall'ingordigiadegli speculatori, ed essere male sen ,iti. Non si trovano i pascoli , gli animali strapazzati, macellati, danno una carne insalubre, oltrechè mangiata fresca & sempre dannosa. (;li animali si sbrancano, si sperdono, e se sono. assuefatti alla stalla, deperiscono, dan facilmente luogo a epizoozie. Il sanguaccio, le materie cornee, i rimasugli abbanclonati sollo j. .ca lori estivi esalan o gas pesti lenzial i. Nella campagna 1870-71 la. . carne macellata dietro l'esercito spesso venne ribultata come indi. gesta .ed insipida; e degli an imali macellali offrirono i n media solo· il tH per °lo di materia mangiab ile, ed il resto era inservibile. Pochi carri verrebbero aumentati in compenso del bestiame vivo. Si· calcola, che, se si adottasse la conserva alimentare in esperimento nell'esercito tedesco di polvere di carne, con un trasporlo della portata di 30 quintali, co me un vagone di ferrovia, si condurrebbero, dalle 18 alle '.20 mila razioni. Le piazze di gut rra, le isole, i forti, Lutli i luoghi chiusi, bloccati, possono mantenersi solo per breve tempo e con grandi sagrifici. Un personale apposito per acquistare, ammanni1•e le provvisioni, un altro· per custodire il bestiame, pascolarlo, macellarlo, sono sempre causa , di pensieri, di cure nei difensori e sottraggono atlrettanta attività, che· dovrebbe essere spesa nella energia della difesa. Parigi bloccata per-
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LE CONSERVE
5 mesi e mez~o si nutrì del sangue bovino, dell'albumine conden,.sato e polveriz1/.at?, materie già destinate al commercio. Le conserve ·'·Sono ~res.to ~ facilmente preparate, e sono un alimento sicuro ne · luoghi chiusi. · '. I~ l~l~ni de_i nostri presidi i il servizio territori~le è fatto da fraz10m_ trnrn~e ~1 tr;uppa,. da. squadre, plotoni, compagnie, a cui si · ~ped,scono I viver,, a g10r111 o a periodi fissi, dal corpo o da qualche · impresa, loca(~· c~1e ~e _ha apposito contratto. I luoghi presiclìati s?n~ pei lo pm o for~1 o isole, dove l'arrivarvi di pende dalle condi:,zwm della strada o dalla fortuna del mare. I viveri ritardano .av·vengo~o o troppo lung?i ? troppo ?revi intervalli nelle oper;zioni della.giornata, prolraz,om e spostamenti, incomodi , dannosi all'i,,str?zion_e. -~~n ~iungono i viveri, l'ufficiale, il capitano stretto tra · la '.nsaz1abil1ta eh un speculatore del paese e le esio-enze d'un cen~es,m~, ~u _cui ('am\l}inistrazione <lei corpo non tra~sige, in fretta, '11! fnria I v1ven gono comperati, ammannì ti, l'istruzione si è cominciata, s'è lasciala più volte, si è ripresa, fatta con noia, non ha prodotto al:un profitto. In t~luni altri presidi i i posti di guardia sono sove:ch,amente _appartati, lontani dai quartieri, vi si spedisce il ' ranc'.o dal quartiere: così si sottraggono, soldati ali' istrtizione del mattmo e della sera, ed il rancio, pasta o riso,· giunge ai posti ,.Jreddo, stemperato, da non potersi mangiare. Le conserve date a consumare a questi posti nei casi in cui non si ò·pos~ono a~ere i vi veri freschi, provvedono a regolarizzare la distri-buz1one e Il consumo del rancio nel servizio territoriale. ·
cito che si stendeva dalla vallata della Loira a quella della Senna, della Mosa sino a quella del Rodano, in un paese nemico, in armi, le conserve alimentari ebbero gran parte nel vettovagliamento. Si · -cotisumarono ben ,f 5 milioni di razioni di salcicciotti di farina di piselli, oltre le altre conserve acquistate all'estero. La fabbrica di -conserve di salcicciotti nel 11870 dava lavoro a 11200 fJersone, erano impiegale 40 caldaie, venivano al giorno co~su~1at~ ldl~g. _1;:500 di lardo, kilog. 2000 di sale, colla produttmta dr raz1om 1!'>000 ,al giorno. . L'inventore è un cuoco di Berlino, Griinberg, che vendette 11 suo :Segreto al governo prussiano per cento e piùm_ila.lire. I piselli son~ macinati e la farina . è mescolala con lardo, cipolle e sale. Questi .salcicciotti si mantenenno compatti nei Lrasporti, piacevano al sol. ,dato; talune volte però si sono trovati rancidi, altre volle così grassi -da produrre disturbi nelle marcié. . Nel ,1872 il generale .ManLeuffel, comandante l'esercito di occupazione in Francia, d'accordo col~'intend~nte gen~r~le Engelhar~t, propose esperienze di conserve ahmentan, e nommo c~ue comm1s.sioni, una di medici, l'altra di sciem.ati, che ne studiassero l'uso pratico e ~·iferissero sulla loro essenza int'.·i~seca. ~ risultati fm:ono favorevoli. Venne allora proposto che sui nsparnu della contnbu · zione di guerra :;i costruisse una fabbrica per garantire all'esercito, in tempo di guerra, un fondo di razioni alimentari e provvedere aÌla materia prima, di cui si difetta in Germania. La scelta per l'impianto della fabprica fu con~roversa fra _Co~oni_a.: S~rasburgo e .Magonza; venne scella quest'ultima per rag,om m1htan ed economiche. L' 1•I marzo ,1878 il ministro della guerra. Kameke presentava al · Reichstar; un progeLlo cli legge per la fabbrica di Ma._gonza, annunciando un avanzo di 33 milioni sulla contribuzione di guerra, e chiedendo 5,625,00 franchi per la spesa della cos:ru_zione della fabbrica. di Magonza, e per la provvista delle macchme. n 'generale i\'Ioltke prese la parola in quest'occasione, e colla sua autoritit servì a fare approvare iI progetto. . La fabbricà di Magonza. ha molini provvisti di nove moli, delle mialiori pietre, che si trovino in Francia. Al disopra dei molini .so;o i grani, trattivi per mezzo di macchine; poi ripuliti e mandati ,da pulsori vengono spinti sotto le moli , e ridotti in farina, passano 1
II.
· In Germania si fecero prove di conserve alimentari nelle fortezze , nel ,f 85,i , per l'uso a cui solo crede van si destinale. Nel ,i 866, i~ una campagna di poche settimane, fatta senza o-raneli necessità dal- . . ' '·l' esercito tedesco venne usato il biscotto fatto ocoQ carne in modo · così ri.stretto, da, non potersi prendere in seria considera;ione come· .::.parte 1mp_ortante di vettovagliamento. Nel ,J 870 invece con un eser-
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LE CONSERVE
quindi nei magazzini e sono.convertili in biscolli. Due grandi macchine a vapore producono lutla la 'forza motrice dello stabilimento risca_ld~no i locali e servono per alimentare i condotti d'acqua, quali circolano in tulli i sensi nello stabilimento e poi riuniscono, l'acqua, la quale trae con sè tutte le materie impure ·e va a versarsi nel Reno. Vi sono le stalle per gli animali da macello in osservazione: una macelleria, col suolo ad asfalto, pulita, rischia.rata da una grande apertura nel mezzo del volto, provvista di tutte· le comodità. Una piccola fabbrica per gaz provvede lo stabiliment(} d'illuminazione. Qn fabbricato, distaccato dallo stabilimento,dà l'alloggio a 116 impiegati e dispone pel ricovero di 600 e più operai. Il caffè abbrustolito, macinato, per mezzo di cilindri, viene compresso e ridotto in tavolette. · Il 1° maggio ,J 879 la fabbrica di Magonza cominciò a funzionare, e divenne d'allora uno stabilimento amministrato e regolato militarmente. Il macchinario e il personale per essere tenuto in esercizio e in pratica viene messo in moto, ed addestrato · ogni anno, per due mesi, ed in questa occasione vengono provvistele conserve per effettuare i cambi nei mag{lzzini e fornire le conserve per le grandi manovre. ' L'adozione delle conserve nell'esercito e l'apertura della fabbrica cfi Magonza non sono ancora i due fatti capitali , che indicano la diffusione delle conserve alimentari in Germania. Dal ,f 876' . in poi chimici, scrittori , industriali; espositori alle mostre internazionali, speculatori, s'occuparono a dimostrare colla parola, cogli scritti e colle esperienze l'utilità. delle conserve e a promuoverne il-, consumo. L'amministrazione delle guerra seguiva con occhio attento q11esto .sviluppo, ed in ogni occasione ne esperimentava i· prodotti. Nel •1876 venne messo aìla prova nell'esercito una conserva del dott. Sawiezewski; due corvette tedesche, che in quel turnodi tempo dovevano partire per un giro del globo venn&ro provviste di questa conserva. A Berlino. si costituiva in quest'occasione una società d'alimentazione per la diffusion~ delle conserve· militari.
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· In Russia,già. dal 1854, all'epoca dell'assedio d~ Sebastopoli, diett'o, le prove fattesi nella fortezza della confederazione germanica, s'era
ALIÌIIENTARl
4.97
riconoscinta la gran.de utilità delle conserve alimentari. Dopo il 1870, in cui venne messa così all'evidenza la situazione speciale della Russia, di trovarsi in tanta difficoltà per vettovagliare un grande esercito, per le immense distanze sulla superficie del suo impero, e per la scarsezza di trasporti, le conserve alimentari entrarono in un periodo di studio e di esperienze. Nei 1875 si provarono le conserve cli farina d'avena, piselli, cavoli sotto aceto, patate, semola, introducendo di preferenza nelle conserve 'le materie prime, più usi tate da l popolo rnsso. ' ' Le prove durarono 75 giorni nella circoscrizione militare di Odessa e 22 nella fortezza di Sebastopoli , cambiando ogni 8 giorni, l'uso delle conserve. Ufficiali parteciparono ali' esperienza, · ed in ogni corpo un medico assisteva alla distribuzione del rancio, tenendo un registro dietetico colle relative osservazioni. Le conserve si stimarono buone, innocue alla salute, facili a digerirsi, di buon sapore, e trasportabili facilmente. Nel ,f 876 vennero commesse alla societ1t d'alimentazione nove 1ililjoni e cinquecentomila razioni; e di .queste solo cinquantamila, delle più nutrienti, vennero confèzionate per essere trasportate nello zaino . Tali conserve erano cli carne cruda e· cotta con legu~i, di solo estratto cli carne, preparate nelle tre fabb riche di Mosca, Pietroburgo e ,Tekaterinoslaw, cli proprietà della società. Vennero distribuite a Kiew, Krementchug, Varsavia, Brest, Vilna, Dorogobuseh, Bobruisk, Orel, Mosca, Kursk, ecc., depositi, che l,en mostrano aversi avuto di mira di tener sotto mano magazzini e cli abbreviare così le distanze. S'era contrattato; che la società, ogni anno, pel mese cli inarzo, fornisse sette milioni di razioni, per sostituire le consumate; e che, ove fossei·o insorte lagnanze sulla qualità, una Commissione nominata nel distretto militare ne avrebbe giudicato ed, in caso di appello, il Ministero della guerra, coll'intervento d'un delegato della società, avrebbe deciso in ultimr:t ·istanza. Per meglio e.più prestamente soddisfare le richieste degli ~tati maggiori dei corpi d'armata in campagna, nel ·1876 s'era convenuto per la. fabbricazione del biscotto cogli abitanti delle circoscri-. zioni militari di Kiew, Varsavia, Vilna, Charkow, e così venne fatta.. una provvisione per quattro mesi. Poichè da Kiew ai confini della Besarabia funzionava una solai. ANNO XXIX, VOL I ,
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ii-99
LE CONSERVE
ALIMENTARI
rot~tia di ferrovia, s'era convenuto, che i fornitori somministrassero il biscotto a Radsiwolow sul confine; così pure s'era stabi lito; con grave dispendio, colla fabbrica di biscotto e di conserve di Bukarest. L'esercito poté in tal modo essere assicurato d'alimentazione sino alla metà della state del 4878. Le conserve tra lt;i truppe :mob il i. nella campRgna ,J 877-78 vennero usate in modo molto ristretto . Quelle di carne nei lunghi , tragitti, cogli sbattimenti, si guastavano. Se nè usò piuttosto in abbondanza, negli ospedali e nelle infermerie. Dopo esperienze, contratti in grande, ed una cam·pagna di guerra, poteva ritenersi come definitivo il concetto su Ile conserve; nel ;J880 il ministro della guerra con una. éircolare ai comandanti le circoscrizioni militari disponeva, che in vista della poca nutrizione delle conserve alimentari, per rinnovare i depositi di conserve, due giorni s'usasse la carne fresca, ed un giorno la conserva; e per tal giorno veniva (issato un indennizzo in danaro. È chiaro; ·dopo le prove, e l'uso fatto delle conserve, s'era convinti che non erano sufficienti per un'alimentazione completa. Or ora i giornali ci par-lano· di nuove esperienzeJ 1l) . A Varsav ia una compagnia di fanteria del reggimento Wolkynien, uno squadrone di cavallerièJ, del reggimento Grodno, due compagnie di Cosacchi, in tutlo 4-00 uomini, vennero nutriti di carne in conserva, ·e di farina di piselli e fagioli con grasso; la fanteria é cavalleria per 27 giorni di seguito, i Cosacchi per un mese con due giorni consecutivi, a quattro giorni di intervallo. Undici ufficiali della guarnigione presero parte all'esperienza. Le conserve piacquero, e 11O solo dei soldati sentirono incomodità di stomaco. Degli uomini di cavalleria·62, e della fanteria 87 au,mentarono di peso; dimi nuirono di peso dei primi 38, e 13 dei secondi. Il carico di viveri , per .2 giorni per la fanteria è di Idi. 11,'1.27; quello della cavall eria per 5 giorni kil. .2,045 La carne in scato la venne trovai.a spesso corrotta, i piselli di grasso bruciacchiali, ed i fagioli sapevano. di un sapore piccante. La commissione delle esperienze constava di medici, ufficia li, presieduta detl generale Ryxacew. Da queste notizie appare, come in Russia si,riconobbe la nece.s-
sità delle conserve alimentari molto più che in qualsiasi altro paese, come in caso di guerra presto se ne potrebbe procacciare una quantità da soddisfare a tutti i bisogni: ma che per ora si è sempre in un periodo di elaborazione per trovare una conserva alimentare corrispondente et tutli i bisogni.
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{ l) Dall'bivatido Russo, riportat-0 dall'A1'-meeblatt del 26 febbraio i884.
L'Austria da molto tempo usava le conserve alimentari nei forti della Dalmazia. Essa fu la prima potenza, che usò le consene alimentari con quella latitudine che loro si vuole dare colle esperienze d'oggidì. Le usò nel periodo dell'insurrezione della. Dalmazia, in una guerra, dove si richiede la maggiore mobilità di mosse. Si adoperò il Saftfleisch o Gulyas, come lo dicono, carne in conserva, di buon gusto, preparabile in pochi minuti, fornita dagli industriai i Wagner ed Eisler. Questo Sa{tfleisch è in scatole di ·1, 2, 5 razioni, por-Lab il i nello zaino del soldato. Di tale conserva venne1•0 provviste per parecchie migliaia di razioni i depositi di Lemberg e di Temeswar, dove però il 20 p. % andarono in malora: Ne vennero distribuite ogni anno nelle grandi manovre: così nel ,188 1 ogni soldato ne ricevette una razione da mangiarsi l'ultimo giÒrno della manovra, a titolo di gratificazione. Venne trovala però troppo salata,. e causa cli sete e d'incomodi nelle 'marcie: il che, ·si dice, può essere rimediato con aromi. Per avere et disposizione più specie di conserva, e per provvedere alla mancanza di legumi, nel 1870 venne esperimentato l'estratto di · piselli e di lenticchie dellet fabbrica di Bredon e di Eisler di Vienna. Nei reggimenti della guarnigione di Vienna; dove tale estratto venne messo in esperimento, erano soldati cli tutte le nazionalità; a.cl ogni razione venne assegnato 25 grammi d'estratto. il brodo riusciva buono ed aggradevole, ed in generale soddisfaceva il gusto di tutti. Nel 1188 11 vennero pure esperimentati i saicicciotti colla farina di piselli e grasso di lardo; essi pia~quero da principio, e, coll'uso continno, venivano a nausea. A Vienna nel ,1 870 si esperimentò la carne di coscia ài montone mescolata con grasso, preparata, come prosciuui, confezionata a Melbo urne; di montone con zucchero e grasso; di vitello cli Hoestersay; di vitello salato di Sidney; di montone in sca1
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LE CONSERVE
.ALli\lENTARl
tola di Pambula - conserve tutte venute dall'Australia meridionale, ritenute buone, non però adottabili per alimentare crli eserciti. a
rossicèia, nericcia, come d'acqua condita con lardo fritto. Questa broda, che si rassomiglia molto all'aspetto a quella della soupe all'oign,on, molto in uso tra i campagnuoli francesi, piacque assai, e venne accettata nell'esercito, sotto il nome di soupe française. È preparata in scatole di diverse dimensioni, secondo lo scopo a cui sono destinate; ogni due scatole servono per cinque razioni. La soupe frctnçai.se viene alternata ogni due giorni, con un giorno di carne fresca, e nei soli periodi di radunata; nell'andata e nel ritorno alle grandi manovre il consumo della soupe viene accompagnato con un'indennità in danaro. Ne vennero pure introdotte in grande quanti tà. nelle fortezze, e per il gusto, che conservano di un'alimentazione molto popolare, possono dirsi le vere . conserve nazionali, Spesso però inacidiscono, e danno un ingrato . . saponi al brodo . . Un'altra conserva, d'erbe secche, ortaggi, condensata in tavolette sotto la pressione di kil. 300, viene pure fornita al!' esercito, col nome di Jiilienne. Le materie nutrienti sono così aderenti, che un metro cubo di /idi<m,nepuò fornire il vitto per una volla ad una divisione di fanteria. Essa si consenia per più anni: abbisogna però d'essere rinnovata, perchè nel secondo anno perde un po' del 'gusto primitivo. Ne venne consumata molto nella spedizione di Tunisi, ed il Governo inglese ne fece un grande acquisto in occasione della spedizione d'Egitto. Vien pure fornita all'eserciw dalla società d'ali. mentazione di Bordeaux la soiipe condensée, una miscellanea di farina di piselli e di polvere di carne messa or ora in esperimento . Furono pure acquistate per prova delle conserve di carne manipolale al Texas, a Chicago, alla Plala, nell'Austral ia; in genere però le conserve sono fabbricate da industriali francesi, e si cerca di mantenére a queste ~n carattere essenzialmente nazionale.
. R_esta_così sempre in u~o nell'esercito austriacò il Gulyas, l'estratto d1 p1selh pe~ purea, la farma di piselli con grasso e cipolle; l'estratto, per zuppa, m tavolette, di farina di frumento, grasso,.sedano, ecc. L'esercito francese usò per alimento la carne in conserva nel 1854-55 sotto Sebastopoli. Era carne sminuzzata di 0,0.2 0 o,03c.m., con brodo concentrato negli interstizzi, in scatolette di ferro del peso di kil. 2,400. ' Dopo .il ,j 870_ prevalse in Franéia un'opinione propria sulle conserve alimentari. È vero, che Parigi durante il blocco s'era ali. men~at? con sagrifizi, che l'esercito tedesco incontrò difficoltà per nutnrs1: ma s'era per altro constatato, come in casi estremi la Francia era più che mai feconda di risorse. Non era perciò così . urgente lo studio di . un'alìmentazione, che sarebbe occorsa in estremi bisogni . Nel 11875 si esperimentarono i salcicciotti di piselli e grasso, ritrovati poco ' nutrienti' causa di disturbi usabili solo quando altrimenti non potevasi fare. Nel 4879 ~enne incaricata una commissione di studiare le conserve alimentari ed il l~ro miglior impiego; escludendo preventiva~10nte la ·carne ~olv~mzata c~n materie farinacee. Venne pure esperimentato ir pane biscotto fatto con estratto di carne; s'inzuppava nel brodo o nel caliè, e perchè soddisfacesse, s'erano diminuiti 1100 grammi di pane fresco per l'aumento di .altrettanti grammi di biscotto. Vi si annetteva molta importanza, poichè si era stabilita persino un'istruzione da fél:rs·i dai sottufficiali nelle compagnie. Non vi si riuscì, e si ritornò alle conserve alimentari . In questo frattempo delle prove, nella popolazione francese era mano mano scomparsa l'avversione alle conserve alimentari, ·re quali comparivano più spesso sui mercati; la carne d'America era smerciata, 'da industriali, da speculatori, e favorevolmente raccomandata dalle associazioni d'alimentazione. Nel ·I880 un industriale di Bordeaux presentava al M1n,istei;o della guerra una miscellanea di produzioni vegetali, · con grasso e pepe, e che, sciogliendosi nell'acqua calda, dava una broda 1
III. Le conserve per l'alimentazione non sono un ritrovato moderno; in ogni età , presso ogni popolo rappresentano la ricchezza produttiva del suolo, e lo spirito previdente ed economico di quella
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LE CONSERVE
t~le P?Polazion~. La Rt~ssia ha_il suo ca viale; la Francia i suoi tartufi, ~IS.el~1, _aspat_'ag,; la Svizzera 11 suo latte; l'Olanda il suo burro; I Italia I suo~ maccheroni; l'America la sua carne. Lo studio del c?nservare ~1~nase per secoli stazionario e si attendeva con maggiore cura prn ad ornare la mensa del ricco colle conserve di lusso che non a provvedere il vitto del povero. ' ~u. Liebig.' c.he p~I p1:imo impiegò i progressi della chimica., per eqt11l_,brare I b1sogrn d, una popolazione condensata in terrene relat'.v~m~nte ristretto colla straordinaria ricch ezza di carne, dispornbde 111 un _gra~1de continente, abitato da pochi consumatori. Assec_o~daron? 11 L1ebig chimici, scienziati, statisti, economisti industnah '.. società d'alimentazioni riel vecchio e n·el nuovo c~ntin,ente. Grn fino_ dal 1876 il dottor Jiidell annoverava più di quattrocento -~et?d1_ per conservare la carne. In Europa ed in A1ilerica presto st 1stttutrono stabilimenti di conserve· ne sorsero molti nel1'Aust~·alia, il ricco paese di carne; "6 nell a Vi ttorìa con una macellaz,one annuale di 30 mila pecore e di 1f 500 buoi· 1o nel NeuSud- Wales, dove si macellano ogni anno if 000 buoi; 6 ;101 Queesla.nd - e tutta questa produttività in g1:an parte è avviata in Eurona. Le co~serv~ si ~iffusero ben presto nella popolazione di vit~ n:made, ne1 cacciaton e nei mercanti di pelle i1el Texas . Ad Hamburo- vendel'asi carne americana, molto in uso nella marineria in~lese, p1:eparata al Texas, al prezzo di pochi centesimi per.chiloorammo. Nel ~~rio~~ di_ te_rnpo tra "874 e 11877 venne espo7"tata pet· 800 e pm m1!10nt d1 carne d'animali da macello sui mercati d'Europa. L'importazione media annuale in Francia è di .200 mila buoi di 2 ,uilioni di pecore, di 80 mii.a an imali suini formando i~ media 1'8,33 P· ¼ del consumo totale di carne; e nell'Inghilterra: pro".vedendo ti .20 p. °lo· Nel Bi·asile su 9,000,000 di metri quadrati pascola solo un migl iaio di capi di bestiame: ùn bue costa L. 60 circa, una vacca _L. 30. Questi dati statistici, cavati da uno studio del signor Daireaux, e che s'accordano con quelli pubbl icati dal Governo di Ilio de Janiero, dicono pure, che in media su 3687,24 metri lineari vivono solo 3000 capi dì bestiame; che éssi . accrescono del 20, e negli anni buorii , sino il 30 p. ¼; che ogni a?no _sono allevati, senza preoccuparsi per pascoÌarli. da 600 a 900 vitelli; che se tutti i pascoli (esta,ncia) fossero occupati, basterebbero per mantenere 250 milioni e più d'animali . . 1
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AL!MENT,\:RI
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Malgrado però questa ricchezza di materie prime, non si è finora potuto trovare per gli eserciti una conserva alimentare, che pei· la sua proprietà e qualità risponda perfetl.amente ai bisogni delle . truppe mob ili. Le c:onserve devono essere di faci le e pronta confezione. perchè . se ne possa preparare la maggior quantità. all'ordine dato della mobilitazione, senza la necessità di tenerne grandi depositi in tempo di pace. Le ·materie prime devono essere nazionali, perchè le conserve confezionate serbino gusto e sapore del vitto in uso presso la maggioranza della popolazione; devono mantenere la potenza nutritiva degli alimenti freschi, e no~ alternrsi nei depositi e nei trasporti , di piccolo volume, di peso leggiero, cli piacevole aspetto, di forma comoda; devono essere racchi usi in un i r.ivolucro resisLent.e agli sbattimen ti, facile ad apri rsi; devono essere cucinate dal sol da Lo meno esperto, non rithiedere strnmenLi_ speciali: deve bastare il solo gamelljno con un po' d'acqua calcia, e potersi mangia.re anche fredde . El'itare per quanto è possibile cli metLere in distribuiione conserl'e o corrotte o malamente confezionate, perchè l'aprire una scatoletta e il vedervi maLeria marciosa e putrida, basLa per creare una riluttanza. insupetabile a. mangiarne. Saranno perciò in modo fatte, che al prìmo aspetLo siano riconoscibili se guaste, o soggeLt.e a divenirle. Si è creduto da taluni, che le conserve si volessero sosLituire addirittura ai viveri freschi, e si disse perciò, che sar1t dif(ìci le di trovarne una, da poter in poco volume, soddisfare gli sLomaci abituati a .oarossi volum i d'alimentazione. Le conserve sono un sussiclio, un ripiego , pet; supplire a.i viveri freschi, quando questi non si possono avere; esse però saranno sempre un nuovo sagrificio che si chiede al soldato; sacrificio che si deve ridurre ai ~ inimi termini.
IV.
fu .pure ~ggetto cli studio e di lungh~ esperienze il velt~v.agl iare colla galletta-foraggi() la Cltvalleria, d_esLrnata pel suo serv1zto speciale d' esplorazione , d'avamposti e scoperta, ad essere pressochè sempre isola.la e separata. dui magazzini di vettol'agliamen to. Du ·
50,i.
LE co~sEnVE
ranLe il periodo dell 'occupazione dell'e~erciLo Ledesco in Francia la scarsezza dell'avena, il suo rincarimento. le grandi perdi~ faLtesene per avarie incontrate nei trasporli, deLerminarono il gener~le i\:~nLeuJT~l di fa re esperienze dell a gall eLLa-forng-gio per cav~ll1. del! mdustriale Warneke. Erano di fa rina d'avena, di pisell i, d1 segala, di pane secco rimacinato e di farina di lino convertita in destrina; vennero tenute in esperimento per ,f O mesi su ,100 cavalli. Di questi una metà era nutrila con avena e fieno , e l'allra melà. di sole conserve. I cavalli nutriti colla conserva si manLennero freschi e sani, ed oùbero meno malati.dei cavalli nutrili con ~vena e fieno. La galletta, spezzata, veniva inzupp; la nell'acqua, e 11 cavall o la'mangiava con appetito. Eccitava la membrana mucosa dello stomaco dell'animale, provocava una forte salivazione, e la sua gorga rimaneva sempre fresca. Il cavallo inoltre acqnistava molta forza muscolare; porchè tale conserva èra mollo nutritiva e ricca di molle sostanze proteiche. Il soldato, anche da cavallo, in marcia, a pezzi spezzati di galletta può alimentare il proprio animale, o ~iungere _così alla lappa non sfinito, e non aYer bisogno di spendere gravi cure, e lungo tempo·. Sollo le intemperie questa gallella. dorava. da 6 ad 8 giorni, deposta neì magazzini db.rava auni. Altre dodici qualità diverse cli galletLe-foraggio vennero pure provate in dodici col'pi d'armata. Una commissione di vet~rinari isti. ' tu1 La presso il comando generale cl' occupaz ione, etl un'alt1:a di individuai iLà scien Li fiche, rife1:irono fa.vo revol mente sul! 'impiego pratico, e sulle qualilit intrinseche clel!e galletto. Venne allora decisa la proposta della fabb rica di conserva di Magonza, che fo rnisco ancora ogg idì la galletta-foraggio a Lutta la cavalleria tedesca. La gallettà' di M~gonza è pi·eparata con frumento di ottima qualità, depurata del ·18 °/o di crusca con o senza sale. In periodi diversi, venne la gallella-foraggio dispensala, e con metodi diversi consumata, per poterla meglio studiare, o proporvi miglioramenti. Nelle grandi manovro del 1880, nel 3° corpo della Guardia vennero distribuite o razioni di 2 kilog. ciascuna, _p~r ogni carnllo·. Nel 1188 1 la gallella fo ragg io venne distri buita in taluni reggimenti, dandola a mangiare al cavallo in tro tempi diversi del giorno, al mattino, al mezzogiorno ccl alla sera. I ca,lalli dimagrarono; senza pèrdere la loro robustezza abituale; come esito di tale espe1
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ALDLDNTARl
rimenlo si fu di aumentare la razione e di renderla più appetitosa al cavallo. Le grandi estensioni in Russia, se per un canto favoriscono molto l'impi ego della cavalleria, le diffi coltà dei trasporti ne rendono disageyole il vcltovagliamenlo. In Russia si allese più che mai a studiare e ad esperimentare la galleLLa foraggio . Vennero sottoposte alle prove quattro qualità principali di gallette diverse: 11° di fari na di avena, cli piselli, segala e di lino; 2° di un'altra, come la prima, senza segala, e coll'aggiunta di farina di grano; 3° di un'altra senza segala, o con maggiore quanLilà di fr umento; 4° di un'olLima di far ina cl' avena, piselli, pane di segala e grano di lino. Le provo durarono per 30 giorni , dando ai cavalli per 25 giorni consecutivi .i, li bre di galletta (la libra russa è ugua le 0,4093 del k.), e 110 di fi eno; nel26° giorpo si diminuirono 2 libre al giorno, sostituendola con 8/ 8 di galletta; cosicchè nel 30° giorno i cavalli ricevevano solo 6 libre di galletta. Veniva data al cavall o inzuppata nell'acqua, e quando si conobbe, che bagnandola perdeva molto delle sue qualità nu lriLi_rn, ven iva data a razioni spezzate. Il soldato poteva, senza scendere da cavallo , darla anche a bocconi nelle marcio; e con questo moclo si alleggerivano molto le cure, cho il cavaliere doveva prendere pel suo an imale al giungere alla lappa. Nel gennaio 1877 se · ne commisero 16 mila razioni per nuove esperienze. Le tre fab briche di consenre di Pietroburgo, Mosca e Iokaterinoslaw, della società d'alimentazione, ne fo rnirono all' eserciLo russo 5 milioni e 500 mil:i, razioni al prezzo variabile da ·1,98 a 2,08. Nel 1878 essendo marcito una grande quan!itàdifieno ad Odessa, sopra il quale si faceva mol lo assegnamento, si è dovuto ricorrere ad una fabbrica impiantata provvisoriamente a Bukarost per l'acqu isto di galletto foraggi o. Erano fatte di farina d' avemt, di piselli, segala, grano, sale; i piselli sostituiti qual che volta anche con ceci. Erano solide, rotonde, di un diametro di 11 centimetri con un fo ro in mezzo , in cui passando un filo di ferro, se ne faceva una resta da 25 a 30 gallette. La fari na di piselli, che sv il uppava gas nello stomaco del!' animale, veniva spesso sostituita con della destrina. Le galleue fora ggio veni ya no in casi cli necessità mangiate anche dal soldato. Le opinioni sul valore nutritivo e sull' aggradimento di queste gall ette sono controverse e varie; taluni asseriscono, che i cavalli le mangiavano con 1
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A.LIYENTARI
LE CONSERVE
guslo, altri lo negano; ma nelle questioni in merito delle gall eue, coine delle conserve alimentari , è molto difficile di sapere la verilà del come si manipolino, si compongano, e se so no esperimentate con buoni risultati o no; perch è Lutti coloro, che sarebbero in grado di forn ire le notizie più sicure, si mantengano iu riserbo, gelosi, che i frutti dei loro studi siano usufruiti da estranei . Il fatto è, che durante la campagna 1877-78 vennero consumati parecchi milion i cli galletle, e che queste al pnri delle conserve sono sempre l'oggetto di studio e di esperienze da parte dell'ammini strazione mili tare russa. In Francia, nel 1877, vennero messe in prova gallette foraggio manipolate coll o stesso processo·seguìto in Russia, con materie, prime, di cui venne tenuto un geloso segreto. Venne loro datn una maggiore fria bi lità, per potersi dare a mangiare nl cavallo spezzata senza la necessità di bagnarla. La razione ùi biada si sostituiva con 23 gallette, e la intiera razione con 35. Gli uffìciol i di cavall eria .non si mostravano in genere moli.o teneri di qneste esperi enze, perchè non ravvi savano alcuna necessità di gallelte foraggio nel loro paese così ricco di pascoli, e poi non avevano in quei momenti la benchè minima probabi ltà di spedizioni lontaùe .Nel 1880si focero nuove esperienze per 112 giorni sn un ploton e di caYalleria, e ~u di un allro del treno. I cavalli, diversamente null'iti, vennero sottoposti alle stesse fatiche progressive, ed uniformi . Le opinioni circa i risultati discordavano; il non averne dati ulter iori commiss ioni, è prova, che essi non furono soddisfacenti. Ultimamente i giornali parlarono di esperimenti falli, di nutrire i cavalli col la farina cli cocco. Al 7° corazzieri, in due periodi consecutivi, dal "2 al 3 1 gennaio, da l 1° al ,12 febbrai.o dello sco1:so anno, di Hi cavalli, 'IO furono mantenuti co lla fari na di cocco, o coll a razione comune. Nel primo periodo si fecero dai H. ai 15 kil. al giorno; i cavall i nutl'iti colla farina di cocco crebbero in media di kg. 6,40, gli altri' colla nutrizione comune dimin uirono .in med ia cli kg. ; 11,60. Nel 2° periodo l'itinerario si prolungò dai 24 ai 26.chilometri; i cavalli, che ebbero il cocco, aumentarono in media di 3 kg; gli allri, che ebbero la raz ione comune, diminuirono in media di 6 kg: In un anno co l cocco si risparmia lire oOper ogn i ca vallo. · Nell'esercito austriaco venne esperimentata una gallella foraggio 1
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di farina di segala, cli· grano, di piselli, di fav_e, cli .&eme ~li lin~, di sale prepara ta col disseccamento al forno . I nsultat1 sodd1sfe~e1 o· Nell'esercito inglese, al campo di Aldershott, vennero ~speri~entate due qual ilà di galletta foraggio; l'una di Warneke, il f~rnito:~ dell'esercito russo, l'altra del maggiore Tenete A rn cavalli del i:) · dragoni venivano dati kg. 2,268 cli biscotto, al posto dell'av~n~, oltre il foraggio; ad altri 112 si davao? ~olo kg. 3 e mezzo _di biscotto. I primi non soffrirono, gli _al.t~·1 ~u~ag_rar~no ad occhi~~ In un secondo e:;perimenlo ,12 cavallJ d art1glt erta ncev~~ano 3 ko . e mezzo circa di biscotto,· 42 altri, 2 kg. e 7'.ilil gramIDl, e '' kg.~ · 360 di fien o; 6 altri 4 kg. e qualche cosa di bis~oLlo, e 11 ~g. 360 di fieno al luo<ro della razione ordinaria. I risultati non sod(hsfe_cero. . Gl' [nole:i, nella recente spedizione d'Egitto, usarono pe1 c_avall1, una oall~lta fatta ~on grano, un'altra con fieno comp'.·esso., mfi ne una ~rza galletta di fieno compresso, d'avena, fave e forma d1 grano.
V.
La provvisione delle consen:~ alime~tari .per l'esercito p~ò f:~·si cla fabbrica governativa, o dal! mdustna pnva_La . C_on una f"'bb~1~a propria si possono meglio esaminare le ~ atene prime, sorveglta1_e · il confezionamento, garantirsi della quahlà,edaverne sempre a disposizione il persona le e il materiale . Si deve mantener~ un per· sonale inattivo in tempo di pace, souratlo al numero dei comba_ttonti, e riesce difficile avere conserve di più speci~. Coll:ind.ustna privata il controllo riesce m~lagevole, s~ è sempre _m bal_1~ d1• spe~ culaLori , e in frangenti difficili non è mai prndente 1\ fidais1e 11 cal colarvi sopra. Non vi sarebbe lo spreco del pers?nal~, non costerebbe manutenzione del macchinario: coll'induslria pnv~la sarebb_e · possibile di avere un assortimento di _conserve .~er ~h ospedalt~ r oli urficiali un completo ve1.tovagl1amen to. Ira 1 clue metodi pe ,cl· no· elle' a· rantisce per la qualttà • • 1 li e quanti· tac e e conse1·ve, ve ne u , a'1 • . · 1·d e rimuovo gli altri inconvenienti. Fornire ad un mdustriale so I o, .
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LE CONSERVE
i mezzi di primo impianto, locali, macchina, vincolarlo coll'ob.bligo di forn ire a modici prezzi le conserve, le gallette foraggio, di istruire ogni anno un dato numero di soldati nella confezione . delle conserve; lasciare, che in tempi normali adoperi il macchinario per fabbricare e smerciare conserve per conto proprio; e convenire, che in tempo di guerra la fabbrica passi sotto la immediata · , dipendenza militare. È questo il metodo seguito o tacimente o con convenzione dalle . altre potenze, ad eccezione della Germania, che ha uno stabilimento proprio, mantenuto a proprie spese, e retto militarmente. Le conserve alimentari meritano studi ed esperienze. L'uso/ fattone sinora nell'esercito nostro non garantisce che le con. serve possano tornare gradite al soldato, che non è stato assuefatto a farne un lungo consumo. Nei regolamenti nostri non hanno ancora ottenuto le conserve quella considerazione , che tanto conviene a cosi parte importante dell'alimentazione. La dotazione della razione di viveri di riserva del nostro soldato è fino ad ora , di due rar.ioni (800 grammi di gall ellaJ, e di due scatoleLte di carne (2!k0 grammi); quest'nltinia con molti pregi, pi~ apprezzata forse all'estero, che non da noi. Essa non può dirsi di avere, coll'economia, tutte le qualità completamente indispensabil i per esser adottata presso le truppe mobili, Nel "878 si fecero esperienze di gallelle-foraggio nel reggimento di cavalleria, che allora era di . guarnigione in Saluzzo . Di 66 cavalli 34 ricevettero il solo biscotto; 16 biscotto e fieno; I( 6 allri biscotto ed avena. D'allora in poi sulle gallette se ne parlò molto, ma esperienze con frutto, poche. Il generale Mol1.ke sull' importanza dello conserve alimentari nell'esercito, ·diceva al Reichst<tg : « Le conserve hanno il grande vantaggio di avere quasi in utile proporzione gli elementi cli azoto e carbonio necessari per la nutrizione d'un uomo che lavora. In un paslo d'alimenti presi a caso , l'uno cli questi elementi è sovente in quali Lit sovrabbondante, nell'altro in patte cli felta. L'eccedente è troppo, il mancante nutre. Le conserve inoltre ·sono facilmente trasportabili, un uomo può portare con sè il nutrimento per più giorni; esse sono presto preparate. Quante vQlte arri11a, che ima truppa debba mettersi improvvisamente in marcia, e lo impedisce , il tempo abbastanza lungo occorrente per preparare gli alimenti;
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ALIMENTARI
allora si deyono versare le marmitte e mettersi in marcia senza aver mangiato. , . - « Le conserve, è vero, costano care; ma, signori, quando s1 chiede ad ' un uomo tutta la sua forza fisica e capacità intellettuale, nonbisoona lasciarlo senza mangiare; non vi · è in campagna una alim~ntazione più costosa, che una cattiva alimer;itazione (benis- ·
sinw) i>. P. Bosco, tenente 1iel 35° f'amJeria ..
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RIVISTA EST EUA
RIVI STA EST E RA
IL NUOVO REGOLAMENTO FRANCESE S UL SERVIZIO DELL'ESERCITO IN . CAMPAGNA
~ ~ari ~ iuistri della guerra che si succedeuero in Frnncia in questi anm affidarono successivamente a parecchie commissioni la cura di rivedere il regolamento di campngna dr.I 1832, a fi ne di porlo in armonia coi progressi verificatesi nell 'ordinamento, ncll'nrmamento e nella tattica degli eserèiti modern i, e bene spesso incaricarono ufficiali generali e di stato maggiore d~Jlo studio di particolnri questioni attinen ti al .servizio di cnmpagna. · , Il risultato di tulLi questi studi venne concretato io un unico regolamento, ed approvatn con decreto presidenzinle il ~6 ottobre u. s. Eccone l'indice dei ~ 7 titoli: ordinamento generale dell' eserci to; compilazione e trnsmissione degli ordini; parola d'ordine; accantonamenti, bivacchi ed accampamenti; del servizio negli accantonamenti e nei bivacchi; dei turni di servizio; alimentM:ione delle truppe in campa<>ua; : servizio dello marcie; avamposti e ricognizioni; istruzione somm~ria intorno ai combattimenti; dei convogli e delln loro scort.i; dei distaccamen ti; dei partigiani; servizio di gendarmeria; delle salvaguardie; · dell'attacco delle piazze; della difesa delle pinzze. . 'Uh1m1
I. Ordinamento g1me1·ale d-ell' esercito. - Il rego,lamento defini sce il · -0orpo d'armata come la base di tutte le formazioni dell'esercito e stabilisce che sia costituito io modo da essere sempre pronto alla mobili_tazione (1). , (I) Nell'antico resolamenlo era presa per base la divisione.
5•1•1
La riunione di più corpi d'armata forma un' armat'l, le cui truppe possono essere divise, temporaneamente o permanentemente, in ali, centro e riserva, sotto il comando di co pi speciali. I corpi d'armata si compongono di duo divisioni; le divisioni di due brigate (queJie di cavalleri a di tre): le brigate di due reggimenti. Secondo gli scopi speciali che il comandante dell'esercito vuol raggiungere, può formare riparti sia di sola cavalleria, sia di armi combinnte. Vengono poscia stabiliti i doveri ed i diritti dei vari comandnnti di riparto, ala, centro o riserva . Fra i diritti, per la sua importanza, ricordiamo specialmente quello che accorda al comandante di un'arma ta la fa collh. di foro nel bene del servizio tutti quei trasferimenti che crede nell'impiego degli ufficiali generali dipendenti. A grado eguale, gli ufficiali dell'esercito. nttivo banno la precedenza, nei comandi di ri parti, sugli urlìciali di riserva e dell'armata territoriale; i quali però, se hanno servito nell'e~crcito attivo, conservano i di ri tti spettanti alla anzianità che avevano quando cessarono dall'attivitlt. GIi ufficiali stranieri non possono esercitare, nemmeno provvisoriamente, il comando di un' nrmata o d' un corpo d'armata; bensì in casi eccezionali (tassativamente specificati) quello di una pinzza forte, e quello , di un distaccamento, solo quando non havvi un ufficiale francose superiore in gradù. Nel determinare a chi spetta il comando di un distaccamento composto di riparti d'armi differenti, vale il principio che il comando com plessivo delle trnppe e la direzione delle operazioni spetta, a par ità di grado, all'uffi ciale :i cui ò affidata la missione speciale; quaudo però ques1i è inferiore di grado, non ha . il ~mando _delle trup pe, mn gli nitri ufficiali sono obbl igati a concertarsi con lui per la buona ri uscit.a dell'opernione. In quest'ultimo caso l'ufficiale direttore deve astenersi dall'intromettersi nell'amministrazione e nella <lisciplina delle truppll . · Crediamo inuti le enumerare gli altri diritti e doveri dei comandanti di ~rossi riparti e dei direttori dei vari servizi d'armata e di corpo d'a~mata, poichè sono ciuasi identici a 41uelli stabil iti dni nostri regolamenti. Nell'antico regolamento era prescritto che le divisioni e brigate, descrivendo operazioni militari, fossero indica te col rispettivo numero seguìto dal nome del comì mdante. Questa prescrizione ò ora estesa anchG ai riparti minori sino alla compagnia.
l\IVISTA
Circa la composizione degli stati maggiori non è stabilito alcun organico fisso. Lo stato maggiore di più armate riunite prende il nome di grnnde stato maggim·e generale ed è diretto da un maresciallo, o generale di divisi'oue col titolo di maggiore generale. Vengono in seguito chiaramente enumerate le attribuzioni dei capi di stati maggiore nel disimpegno delle quali possono essere autorizzati dai loro capi a firmare « d'orcline ». Solo i capi di st.a~ maggiore d'armata possono dare direttamente disposizioni per quanto concerne il servizio telegrafico, ferroviario e di tappa. Circa i comandanti d'artiglieria e genio è stabilito che essi ricevano direttamente dal comandante del riparto cui sono addetti, o per mtlzzo del capo cli stato maggiore, gli ordini che li interessano e debbano nel tempo stesso dar notizia' a detto comandante delle disposizioni che loro sono comunicate dai superiori dell 'orma. Di queste ultime, e delle oltre riguardanti la specialità del servizio, non possono assolutamente dar comunicazione ad altri. Il servizio d'artiglieria è diretto: in un'armata da un generole di divisione; in un corpo d'armata, da un generale di brigata; in una divisione di fanteria, dal colonnello e dal tenente colonnello del reggimento divisionale; in una di_visione di cavalleria, da un ufficiale , superiore. Il servizio del genio è diretto: in un'armata, da un ufficiale generale; in un corpo d'armata, da un ufficiale generale o colonnello; in una divisione, da un tenente colonnello o maggiore. In c11mpagna i servizi amministrativi sono diretti dai commissari militari sotto l'autorità dei comandanti di .armata, di ala, del centro, della riserva, di corpo d'armata e di divisione. Quando parecchie armate sono riunite, viene costituita un'ispezione generale dei ser·vizi ammùiistrat'iui, ed ogni qualvol ta una brigata manovra isolata le viene, possibilmentè, destinato · un ufficinle commissario per la direzione dei servizi amministrativi. Nelle loro fu nzioni i commissari corrispondono solo coi loro superiori diretti nella specialità e col comandante e capo di stato maggiore del riparto cui sono addetti. Il dare ordini per provvedere e disiribuire le derrate è ufficio dei comaud~nti delle grandi unità; le disposizioni in vece pér la esecuzione spettano ai commissari e ne rispondono verso i loro comandanti. Anche il servizio sanitario è diretto dai medici militari, ma sotto
l!ISTBRA
l'autorità dei comandanti le truppe. I direttori sanitari fanno a questi tutte Je proposte che stimano convenienti pel regolare servizio e giornalmente li tengono informati dello stato sanitario. Essi hanno in servizio autorità diretta sul rispettivo personale sanitario e dànno anche ordini ai riporti di truppe sanitarie e del treno nella cerchia del servizio loro, il quale si divide in ser11faio di 1a linea e ser11i%io retrostante; il primo si estende sino agli ospedali mobili, ed il secondo provvede a tutti gli ospedal'i e depositi di convale5cenza e stabili non che alla costituzione dei treni di sgombro. Dal primo momento della mobilitazione è impiantato in ogni corpo di truppa un libretto sanita1·io, nel quale sono registrati tutti i feriti e fl'li ammalati per servir cli base alle sitliazioni sanitarie. Un rap" , porto sp1~ciale deve poi esse.re compilato dopo ciascun combattimento. Nulla di rimarchevole è stabil ito per il servizio religioso, cli cassa postale e telegrafico. Il servizio dei trasporti militari e quello di truppa sulle ferrovie, sono assicurati, al di qua della çasc di operazione, dalla commissione sitperfo1·e delle strade ferrate; al cli )il da una direzione delle strade fe1·1·ate in campagna, che viene addetta al grande stato maggiore dell'esercito e che riceve le istrnzioni dal capo di stato maggiore generale. , Questa direzi0ne si compone di un ufficiale generale ò colonnello e d'u.u· ingegnere delle ferrovie: il primo ha sempre voce preponderante. Essa è incaricata di dirigere tutti i trasporti fra i riparti delF esercito e le stazioni teste di · linea. Ne dipendono le commissioni m-il'itari ed i comandi di tappa ddle strade ferrate in campagna. · Nell'interno del paese attendono al servizio di tappa gli stessi uffici esistenti in tempo di pace in ogni località, sotto la direiione di un ufficiale generale appositamente delegato dal capo del grande stato maggiore generale. . , . . I depositi dei corpi di truppa rimangono nelle loro ordmarie guarnigioni. Quelli d'una stessa brigata passano sotto gli ordini d'un ufficiale generale o superiore di riserva, di pendente dal comando del corpo d'arml1ta territoriale. . . . . In questo titolo sono infine date alcune norme circa 11 numero degli attenden ti spettante ad ogni ufficiale, ed il loro posto così in marcia come clurnnte il combattimento. J\.NNO XXIX,
vor..
I.
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ESTl'l'IU.
II. Degli ordini. - Ogni disposizione emanata dai comandanti di grossi riparti deve in massima essere esposta sotto fo rma di un ord·ine, .e c~ucsto sarà generale o particolare secondo che si riferirà a tutto il nparto o ad una frazione. IJ reg?lamen.to p1:e~crive poscia come debbano essere compilati e tr.a~1~ess1 questi ~rdm1: operazioni che si svolgono -sotto la responsabdtta del c;i,po d1 stato maggiore (art. 33) . . Seguono alcune saggie prescrizroni per gli ufficiali in missione specrnle. Q1.io.11~I0 un comandante deve trasmettere un ordine importante si serva, dice 11 regolamento, f)Ossibilmcnte di un uffi ciale di f\ua uducia, al quale possa essere comunicato il contenuto dell'ordine, se scritto. Gli ordini più importanti sieno trasmessi per mezzo ~i parecchi ufficiali e per strade differenti: possibilmente scritti. • . Un uflk iale in viato in missione in territorio occupato dal nemico conviene sia accompagnato da due soldati ben montati e marci con tu tte le possibili prec3uzioni, preferibilmente per le strade secondarie. Deve essere sempre pronto a lacerare a far scomparire il ' dispaccio, non che a rispc.ndere al nemico, sen·za lasciarsi _intimorir!), qualora sia fatto prigioniero. Egli infine è autorizzato a provvedersi di cavallo cli tru ppa presso il corpo pi ù vicino, qualora il suo cavallo si_a stanco -0 ammalato.
III.
Parola d'ordine. - La parola d'ordine si compone di due vocaboJ i; il primo (mot d'ordre) deve essere il nome di. un grand'uomo, d'un generale celebre o d'un valoroso morto sul caro po, ed il secondo (mot de ralliément) il nome d' una città, d' una battaglia o d'una vi11tù civile o guel'I'icra. Il comandante dell'esercito o di un'armata isolata· può' fi ssare la parola d'ordine giornalmente oppure diramarla per un dato periodo di giorn i. Quando nn corn;indante di avamposti non ; iceve in tempo _la parnla d'ordine, la stabilisce lui stesso in modo che tutti i riparti la
~icevano prima del tramonto. Lo stesso obbligo incombe al governatore di una piazza situata nella zona delle operazioni militari. Nei reggimenti, l'ufficiale superiore di giornata è incaricato di comunicare la p11rola d'ordine ai sottufficiali di servizio ed ai capi-posti delle guardie montanti. Egli deve approfittare di questa circostanza per fa re :i questi graduati tutte le raccom:rn dazioni che stima opportune per assicurare il buon servizi9 delle ronde, pattuglie e sentinelle. Se la parola d'ordine non può essere distribuita al momento del disiacco delle guardie, deve essere inviata per mezzo di un ufficiale ,o di un sottuffi ciaje di maggiorità. È lasciato al capo di stato maggiore generale di stabilire le norme per il cambio della parola d'ordine in caso di smarrimento : il rego1amento si limita a prescrivere che il primo uffici ale, il quale viene -a conoscenza dello smarrimento, deve informarne subito il comandante ,delle truppe vicine ed il comandante degli avamposti.
IV.
• Degli accantonamenti , dti bi'Vacchi e dei campi.
Premesse al~tme norme circa i forieri d'alloggiamento, il regolamento tratta diffusamente delle diverse maniere di fa r sostare le truppe e stabilisce che in massima si deve dar la preferenza agli acc:mtonamenti ('1 ). "Per questi può essere utilizzat,, qualunque spazio coperto, rimanendo peraltro inibita l'occupazione delle c3mere da letto usate abitualmente ,dal proprietnrio della cnsa . È prescritto che il riparto degli accantonamenti sia fatto gerarchicamente, ossia, che il generale di divisione, per esempio, assegni la zona che deve essere occupata da una brigata, lasciando al comandante di questa di ri partirla fra i dne reggimenti ecc. (I} Tale·qncsUone Yenne discussa per molto tempo in Francia cd anche da noi. A tal proposito lo Speclateur del i 0 dicembre u. s. dico, e l'accantonamento sariL du nque • la rogo'la ordinaria; i biYacchi ed i campi saranno dello eccozioni. Noi ci congratu• !iamo con la commissiono compilat,rico del regolamento di ayer saputo re,sistoro alle < instigazioni d'un certo numero d'ufllciali, troppo disposti a respingere il sistema • degli accantonamenti, sotto il pretesto che le truppe non sono sottomano. Dopo • tutto, senza avere riguardo, se si vuole, alle considerazioni umanitarie, non è rorse < l,t conserv,1zione della saluto dogli uomini una parte notevolo del buon successo « Orbene, moltì tattici, compreso il generalo Lcwal, hanno detto che il miglior bivacco < non Yale, sotto questo punto di Yista, il peggiore accantonamento. ~.
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Il capo dei forieri, appena giunto nel paese da occuparsi, r~dunat i rappresentanti del municipio, fa le sue richieste e poscia assegna ai
vari corpi o frazioni di corpo i fabbricati occupabil i ed alla porta di ciascuno viene attaccato un cartellino indicante la capacità e destinazione. Per la ripartizione souo date moltissime norme. La, stessa abbondanza di norme si riscontra pure nella parte che riguarda le notizie statistiche da raccogliersi sul paese, il modo di ricevere econdurre le truppe negli accantonamenti, preparare i pozzi e le sorgent.i d'acqua potabile, ccc. I comandanti delle truppe possono far nutrire queste, in date circostanze, dagli abitanti, dandone un preavviso all'autoritlt municipale. Quando parecchi corpi occupano una stessa località, l'ufficiai~ più elevato in grado ne prende il comando ed ogni corpo destina un ufficial e od un sottufficiale il quale, al primo segnale d'allarme, si reca presso dello comandante per riceverne gli ordini . Il regolamento enumera poscia minutamente le diverse formazioni che possono adottare i corpi del le armi combattenti per bivacca re (1). Un reo-o-imento di fanteria può bivaccare in colonna, iri linea oe , di battaglioni, in colonna doppia, o in linea spiegata; un reggimen t? di C.'I: valleria in colonna di squadroni od in bauaglia; cd una bng:ita dr batterie, in colonna di b.ittcria od in battaglia. , D'ordinario le truppe non bivaccano che in prossimitl1 del nemico per occupare posizioni difensive o prepararsi all'attacco. I. bivac?b~ dovranno però essere sempre stabiliti in località sane. Agh ufficiah è assolntarnonte proibito di stabilirsi nelle case, ::mcorchè vuote. Sono infine preveduti i diversi casi d'allarme e per ognuno sono date norme speciali, tanto per gli accantonamenti quanto per i bivacchi . Le trnppe vengono . acca mpate solamente in cas~ particolari , come per esempio, quando trattasi di occupare una posizi~n~ fortificala~ d'assediare od investire una piazza fo rte, senza che vi sia mezzo d1 poter accantonare Il generale comandan te in ca po ·si limita a~ ind_ica re il punto in cui il campo deve essere posto e tutte le d1spos1zioui speciali sono lasciate ai comandanti dei corpi.
(1) A bella pl'ima il regolamonto sembm in questa parte tropJ)O .minuto_ P?rchè stabilisce. Ja rornwzione cli IJ ivacco d'ogni riparto di trn ppo o elci scrv1z1 ans~ha_n, ma tutto ben considerato non si trova alcun che di inutile~ Soi schizzi molto cluan completano la descrizione scritta.
. V. Servizio negli accantonamenti e bfoac-chi . - Domina il principio .ebe nessun servizio d~bba durare più di 24- ore e che ai servizi collettivi siano :;cmpre destinati uomini dello stesso riparto o fraz ioni già costi tuite. È poi tassativamente prescritto che la guardia cli polizia, .il picchetto o tutte lo altre guardie sieno fornite da un'intera compagnia o da 4/ 2 squadrone nell'accantonamento di un reggimento e da un plotoM in quello d'un battagl ione isolato (1). Il capitano della compagnia di giornata vigila sul servizio delle di·stribuzioni. Quando egli manca viene sostituito dal più anziano dei ·subalterni di giornak'I delle compagnie. Per brevità, noi parleremo generalmente della sola fanteria, ogn iqualvolta le stesse norme devono ,essere seguite per regolare il servizio presso 1~ varie armi. La guardia di polizia d'un reggimento è costituita da una sezione della compagnia di giornata e comandata dal rispettivo ufficiale: quella d'un battaglione è composta d'una mezza sezione e comandata da un sottufficinlc. Nell'artigli eria però ogni batteria ha una guardia propria comandata da un sottufficiale. L'alta sorvegl ianza su lla guardia di polizia è affidata ad un ufficiale superiore e ad un aiutante maggiore di giornata (2): da questo urficialc superiore dipende la compagnia di giornata e tutti gli uffi, cial i di giornata delle compagnie. Oltre alla guardia di polizia è stabilito in ogni accantonamento o bivacco un posto · di disciplina per la sorveglianza e custodia dei puniti . La parte tlisponibile della frazione di giornata prende il nome di picchetto e viene impiegata nelle guardie e distaccamenti straordinari. Tutto quanto riflette ai doveri degl i ufficiali di r,èrvizio delle guardie
(l) Como si vcclc il servizi(\ armato riesco molto leggicro osscndo i reggimenti di !6 •compagnie. L'antico regolamento proscriveva una forza doppia, (!) Gli ufficiali delle compagnie concorrono quindi pochissimo nei servizi di reggimento. Como si vede è questo un sistema affatto nuovo, poichè tutto quanto riguarda l'ordine e· liL proprietiL nell'intorno degli accantonamenti è sorvegliato dall' uf[lciale superiore e dall'niutantc maggioro di giornaLa, lasciando solo agli ufficiali di giornata , delle compagnie ed al c;tpitano dell,t compagnia di giornata quanto rifletto il prelevamento e la distribuzione dei viveri e degli altri oggetti.
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ESTERA ,
· di polizia, posti di disciplina e picchetti è stabil.iLo mimitamente per ogni caso prevedibile, e manifesta lo studio di evitare fatiche inutili o· formalità superflue.
Quando un capita~o comanda temporaneamente un baLtaglione, un gruppo di squadroni o di batterie è esente dal prestare qualunque altro servizio.
VI.
Turni di seruizio. - II turno di servizin fra i diversi corpi è reg.olato secondo il loro ordin,e cli battaglia. I turni di servizio sono tre. Il primo comprende: 1.0 In marcia, le avanguardie, le fianco-guardie e le retroguardie· e nelle fermate gli avamposti e tutti i posti esterni; 2° I distaccamenti incaricati di eseguire lavori di fortificazione o la costruzione di quaiche strada in località nelle quali la truppa, deve essere armata; 3° I distaccamenti necessari per proteggere i lavori ora menzionati ed in generale tutti i servizi nei quali le truppe comandate possono trovnrsi obbligate ad accettare un combattimento. Il secondo turno comprende: 1 ° Le guardie di polizia, quelle agli ospedali, magazzeni, ecc.,. i piantoni e le ordinanze; servizi ordinariamente forniti dal riparto di giornata; ' 2° Le guardie d'onore; . 3° L'esecuzi.one di quèi lavori, che non richiedono l'intervento di truppa armata. Il terzo turno comprende: ,t O Le distribuzioni; 2, 0 le corvéè..; non armate d'ogni genere; Quando occorre · di costitttire i distaccamenti speciali per un servizio di lunga durata, viene seguito un turno speciale fra i corpi d'una stessa divi sione. I servizi del primo turno sono disimpegnati da una frazione o riparto intero di truppe, il quale viene possibilmente dispensato dal prendere altri servizi . , I servizi di secondo turno sono fatti . pure da riparti interi; ma cjuancio la forza da comandarsi è determinata dal, nur:nero delle · séntinelle o da altra considerazione, il riparto vienè rinforzato oppure lascia agli accantonamenti una parta della sua forza. . Nella cavalleria gli uomini smontati debbon.o preferibilmente essere destinati a servizi a piedi. I cavalieri, prima di partire per un servizio a piedi, consegnano al maresciallo del plotone tutti i loro oggetti.
VII. /
È raccomandato a tutti gli ufficiali indistintamente ed agli impiegati dell' intendenza di occuparsi con la più, grande sollecitudine per l'al:mentazione degli uomini e dei . quadru pedi, usufruendo auiitutto le ricchezze della regione così per mezzo di requisizioni come per mezzo di compre. In ogni corpo d'armata una commissione è incaricata di pagarle ogniqualvolta il comandante l'ordina, secondo le tariffe fissate dal ministero. Durante i trasporti strategici le truppe ricevono i viveri nelle stazioni di vettovagliamento e prima di mettersi in viaggio portano seco le razioni di pane, d'avena e di foraggio .pel tragitto. Sul sito di adunata saranno di pref~renza consumati prima i viveri che offre il paese. Quando le truppe marciano sono alimentate mediante convogli di · v,ittovagliamento, presso i quali ogni corpo comanda un ufficia le e qualclie sottufficiale. Ogni reggimento ha un proprio convoglio, che trae le derrate da l paese o dai magazzini cl'alirnentazione. L'ufficiale oradetto conduce il proprio convoglio sul sito design.ato per la distribuzione, e questa viene fatta alle compagnie in presenza del rispettivoufficiale di giornata (1 ). . Un ufflciale di stato maggiore ed un funzionario d'intendenza assistono possibilmente al rifornimento dei convogli reggimentali. Gl_i ufficiali generali sono autorizzati ad imporre contribuzioni in, natura nel paese nemico ed il regolamen to insiste perchè sia applicatolargamente il principio che le truppe it1 campagna, specialmente qnelle a cavallo, vivano cogli alimenti del paese. Le contribuzioni in da-, naro possono essere imposte solo dal generale irr capo. Gli ordini per le requisizioni sono diretti . alle autorità rnunici pali,. e, se queste si addimostrano ritrose, pattuglie Co[}iandate da ufficiali o :.;ottufficiali requisiscono quantÒ loro occorre nella zona assegnata
Alimentazione delle truppe. -
(i} Questo siStema rende molto celere la provvista e la distribuzione dei viveri e non obbliga i corp i ad inviare corvèes a grandi d istan ze, cornA avviene negli e.serciti nei, quali i corpi ricevono i viveri dalle sezion i di sussistenza divisionali.
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al r1spett1vo corpo. Picchetti armati vigilano perchè non sieno commessi abusi. Le case occupate dagli ufficiali generali sono esenti da queste visite; ma i loro proprietarii no11 sono dispensati dalla contribuzione. Il comandante supremo ed i comandanti i corpi d'arm.ata possono far nutrire dagli abitanti le truppe dipendenti ed i quadrupedi così mediante pagamento, come gratuitamente se in paese nemico. Questo sistema sarà specialmente 11pplicato per i posti' di corrispondenza ed i cavalieri isolati. In paese di conquista infine, mediante autorizzazione del ·Ministero, il comandante supremo può ordinare distribuzioni straordinarie alle truppe.
2° Dietro le precedenti marciano gli squadroni_d:i scoperta ( due per ogni divisione di cavalleria). Ogni squadrone è diviso in due parti: la prima fornisce le pattuglie di scoperta (di due ad otto cavalieri) e la seconda forma le riser1Je delle pattuglie di scoperta ; 3° A due giornate dalle teste delle colonne marcia il grosso della divisione, su una o più colonne, protetta da una propria avanguardia, fiancognardia e retroguardia; ft. 0 Posti di corrispondenza, forniti dalla brigata addetta a ciascun corpo d'armata, stabiliscono il collegamento tra i due servizi; 5° A mezza g.iornata dalle teste delle colonne, un reggimento di eletta brigata con una linea di esploratori e più indietro (a 3 chi!.) una linea di sostegni; 6° A due o tre chilom . più indietro ed in media a 1O dalle teste cli colonna, l'al tro reggimento di cavalleria forma la riserv~a; 7° Infine l'avanguardia cli ciascuna colonna. A complemento cli queste notizie aggiungeremo inoltre: 1° Il comandante la divisione cavalleria ha piena libertà d'azione e deve solo badare di tro'Vat·e e mantenere costantemente· il i:ontatto col ne1nico; 2° I due squadroni di scoperta hanno pure libertà d'azione e non devono essere richiamati possibi lmente nemmeno quando la divisione cambia direzione di marcia per attaccare il nemico sul fianco. In questo ca:;o, qualora sieno respinti dall'avversal'io, devono ritirarsi sulle colonne di marcia e li.on mai sulla propria divisione, per non dar segno al nemico del cambiamento avvenutù nel la marcia di questa; 3° La brigata di cavalleria inizia le requisizioni e le completa, se .ne . ha il tempo; 4° Infine l'artiglieria non concorre per massima n_el servizio di sicurezza e d'esplorazione. Le disposizioni per una marcia sono sempre date dal comandante dell'armata o del corpo d'armata, se questo è isolato. In esse è fatto cenno delle notizie che si hanno sul nemico e dello scopo da 1~aggiungersi. In base a queste ed a quelle successivamente ~manate dai comandi di corpo d'armata e di divisione, ogni comandante d'unità di comando ed ogni comandante di colonna redige un · ordine di mo1,i-mento nel quale sono contenute tutte le notizie che possono interessare le truppe della colonna ('1 ). Ad ogni colonna è assegnata una zona di marcia,
VIII.
11farcie. - Le colonne di marcia devono essere formate in modo da poter passare al più' presto all'ordine da combattimento e sostenersi a vicenda durante la marcia. Le truppe sono divise in unità di marcia cd ttnità di comando; li prime sono il battagl ione, la b'atteria e la compagnia del genio; le seconde sono i riparti maggiori. Vi sono pOi i treni di ct>mbattvme,nto per rifornire di munizioni le truppe sul campo di battagl ia; i · treni reggimental,i, pcl trasportq dei viveri e dei bagagli ed· infine i con'Vogli d'appro1YOigionamento dita linea, i quali comprendono i parchi viveri, vestiario, d'artiglieria, di rimonta, gli ospedali mobili ed eventt~')lm~nte anche gli ospedali sedentari di campagna . Le unità cli mal'cia e cli comando sono sempre seguite dai rispettivi treni di combattimento e dal!e ambulanze, mentre i loro treni reggùne.ntali possono marciare a distanze variabili e, secondo le circostanze, anche su strade differenti . Le truppe marciirno sul lato destro della strada, lasciando libero il sinistro per la circoh,zione. Ogni colonna è protetta da un'avangu11rdia, una fiancoguardia ed una ret.roguardia, i cui doveri sono ben determinati per ciascuna eventualità. Innanzi al fronte delle colonne di un'armata viene fatto dalla divisione cli cavalleria un ser'OiZ'ÌO dli esplorazione e clàlle ln·igate addette ai corpi d'armarà un servù,io di s'icui·ezza. · Ecco alcuni cenni su questi servizi: , 1° A tre giornate di marcia dalla testa delle colonne, agiscono le ricognizion'Ì d'uffìcial'i, e le pattuglie di scoperta;
(i) IJ· regolamento enumera tassativamente tutte le indicazioni che devono essere inseri te in quest'ordine.
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ESTERA
nella quhle essa può servirsi di tutti i mezzi di comunicazione, di al- · loggiamento e di sostentamento che trova. È consigliato che ogni colonna, quando la marcia è fau.a in vicinanza, del nemico, sia composta di 1in'intera diviS'ione. Sono poscia indicati per norma tre tipi di marcia cioè: .
koangwwd:ia: drappello di cavalleria, una brigata, stato maggiore di
a) Colonna ' d'una divisione di cavalleria. Avanguardia: una brigata, una batteria, · un distaccamento d'ambu-
lanza ed il se'rvizio di requisizione e di distribuzione di giornat::t;· Grosso: comando della divisione, una brigata, l'artiglie'ria, una brigata;· Treno di combattvrnecnto: l'ambulanz.a; Re1Jrog1tardia: uno o due squadroni; · Tren·i reggùnentali: gendarmeria, carreggio del quartier generale, treno
della prima brigata, treno dell'artiglieria, treni delle altre due brigate;
Convoglio animinis trati'VO.
Convoglio arnministrativo.
b) Colonnà di una divisione di fanteria. Esplorazione e siw ..rezza: la cavalleria division11le; , Avangu.ard:ia: drappello di cavaller.i11, ,1 reggimento di fanteria, st"'1tO· · maggiore di · brigata, 1/::& compagnia genio, nna o ·due batterie,
distaccam6nto d'ambulanza, un giorno di viveri per la cavalleria ed i forieri ù'&ccamparnento della divisione; · Grosso: comando della divisione, un hattaglionf., le altre b11t1erie, due· battaglioni e l'altra brigata; Treno di comùattùnénto : .l'ambulanza , una sezione cli munizioni di fanteria ed una d'artiglieria (se la divisione è isolata), ed il distaccamento cli polizia; Retrog-iwr.dìa : .due compagnie; Treni reggimentali : gendar111eria, treno del comando della divisione,, della cavalleria, della 1/'2 compagnia genio e delle due br~ate, dell'artiglieria, delle sezioni rnuniidoni ; 1
Gonvogbio amminisfJrativo.
e) Colonna d'wn corpo d'armata.
'
Esplorazione e sicu1·ezza: la brigata cavalleria e, se ne è il caso., una
batteria a cavallo;
divisione, 1/2 compagnia genio, due batterie montate, distaccamento d'ambul11nzn, un giorno di viveri-per la cavalleria , i forieri d'accampamento; Grosso: stato maggiore del corpo d'armata, battaglione cacciatori, due batterie montate, una brigata fanteria, ambulanza divisionale, compagnia di riserva del genio, artiglieria di corpo, stato maggiore di divisione, una brigl!ta fanteria, quattro batterie montate, una brigata fanteria e l'ambulanza divisionale; Treno di combattimento : parco del genio, due sezioni di munizioni per fanteria e quattro per artiglieria. equi paggio da ponte e gendarmeria. Retroguardia: un battaglione èd un drappello di cavalleri:J. Treni reggimiental·i: gendarmeria, ambulanza, quartier generale di. corpo, s13zione telegrafia e poscia t.reni dei riparti nell'ordine di, marcia suddetto.
È inoltre indicato un tipo di marcia per una colonna mista COl)lposta di -1 squadrone, ,1 brigata di fanteria ed un distaccamento del genio e d'nmbulanza.. I buoi da macello necessa ri per la distribuzionedel giorno marciano tra l'av11nguardia ed il grosso insieme al personale e materia le occorrente per assicnrare le requisizioni e le distribuzioni. Nelle marcie in ritin:ta la colonna si forma in senso inverso al• sopradetto e l'avanguardia , che diventa retroguardia, viene rinforzata . con le truppe che hanno meno so.fferto. Alquanto innanzi ai punti di partenza deve essere fissato un pimto· d'incanalamento. a cominciare da l qùale i corpi debbono entra re nel loro postò di colonna. Questo punto deve essere riconosciuto in prec~denza dai comandan ti d'unità di comand) o di colonna per determinare l'ora di partenza dall'accantonamento od acc:1mpamenfo di ciascuna unità di comando. Un lungo capitolo contiene gli ammaestramenti per la marcia . Ecco. qualche cenno dei pnnti salienti: ,1° Per l'adunata delle tru ppe non si usa alcun segnale di tromba, o tamburo, er.cetto per i casi d'allarme: è permesso l' uso}el fischietto;20 I singoli corpi si adunano e si portano al .punto di incanalamento per loro conto, procurando di non chiamare in rango le truppe· troppo presto;
5:z5
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3° Per massima, l'avanguardia non deve porsi in marcia prima ,dell'alba; 4- 0 Ogni 50 minuti di marcia, si deve fare una fermata di 1O minuti. L'orn della prima fermata è indicata nell'ordine di movi.mento; le successive sono regolate dai com:wdauti delle unità di comando; 5° Alla prima fermata gl i ufficiali passano un'ispezione alle truppe e fanno gettar via gli oggetti .che non sono regol,1mentari o ,che oltrepassano il numero fissato; 6° Non si fa una lunga fermata che eccezionalmente o quando fa marcia oltrepassa le 5 ore. In caso affermativo si fa dopo avero percorso i 3/ /i, della strada; 7° Gli ufficial i generali cd i comandanti delle unità devono fermarsi frequentemente per accertMsi che il proprio riparto marcia ordinato ed a giuste andatura; 8° Se due colonne arrivano contemporaneamente ad un crocivia ,(la qual cosa è raccomandato di evitan~), ha la precedenza la prima nell'ordine di battaglia, a meno che circostanze speciali consiglino altrimenti; 9° In marcia sì rendono gli onori al solo comandante io capo; ,10° Ogni comandante di colonna devo tenersi io continuo colle·gamento con le colonne laterali (•I).
delle sentinelle esiste una prescrizione, a nostro avviso, imitabile: e viene cioè stabilito che i due uomini costituenti In sentinella doppia non sieno ma i rilevati contemporaneamente. Così pnre ci sembra lodevole l'altra prescrizione che permetto alle gran guardie di accampare od accantona.re, lasciando irn semplice picchetto sempre pro:pto ad accorrere in rinforzo dei piccoli posti e spiccando frequenti pattuglie . La. cavalleria agli avamposti fa, secondo i casi, due servizi ben di.stinti e chiamati di esplorazione e di siwregza; nel primo si limita a colloca1:e semplici piccoli posti nei punti più importanti , e ciò, quando gli avamposti non hanno una durata superiore alle 2,i. ore; nel secondo invece, cbe si cfTcttoa quando gli avamposti hanno lunga durata, collob un sistema regolare d'nva mposti innanzi a crucllo della fanteria per modo da coprire effica cemente i propri riparti. Quando poi concorre a formare con la fanteria un unico sistema , fornisce i posti d'avviso e le pattuglie innanzi al la linea delle sentinelle e qualche volta, ma solo di giorno, qualche gran guardia nei punti più scoperti <lei fronte . Le ricognizioni vengono divise in tre categorie cioè: ordinarie, speciali ed offensive e per ciascuna di esse sono ricordate le principali massime · di piccola.. tattica che devono essere appl icate nei casi più comuni.
X. L~ Ser vizio di sicunzga. -
Gli avamposti hanno per missione di .informare e di prntegge1·e; la ca,•alleria è specialmente incaricata ,clolle informazioni e la fanteria della protezione. La loro forza non deve mai essere superiore al bisogno. La parte fissa di un sistema d'avamposti è costituita da sentinelle doppie, piccoli posti, gran guardie e riserve ; la parte mobile da pattuglie di sorveglianza. Tutte le prescrizioni riguardanti i doveri del comandante degli avamposti, dei comandanti delle varie frazi oni e delle sentinelle, il ca mbio degli avamposti, ccc. sono poco dissimili da quelle coutenut~ nel nostro regolamento. Negli articoli peraltro che trattano dei doveri (l ) Il regol:imento spiega inolLre roinut.ament.e l'ordine con cui devono marciare i .singoli carri nei treni reggimentali e nei convogli amministrativi.
.lstnizione sommaria pel combattimento. - Il regola mento di.chiara anzitutto, e giustamcnLt:, che non intende di clare nor'me tas sative-per la condotta delle truppe nel combattimento, perchè i fattori che concorrono a determinarla sono troppo vari,,bili. Premette quindi alcune mJssime generali e poscia no aggiunge alcune speciali pel combauim~nto ofiensi vo ed altre pcl difensivo. Massime generali: ('I) 1° Quando è segnalato il nemico, il comandante in capo si reca all'avanguardia ed in base alla situazione dà a voce od in iscritto le necessarie disposizioni, indicando chiaramente lo scopo da raggiungere, la clir:eziono da seguire, il posto e l'incarico assegnato ad ogni comandante in sott'ordinc; 2° Gli ufficial i generali possono, se vi sono costretti dalle cir{) Da noi riepiloga te.
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527 iuoco il più tardi possibile. Le distanze fra le varie linee si devono .raccorciare gradatamente, in modo che al momento opportuno la linea d'attacco sia ben compatta; 3° Infine, quando l'artiglieria vede la sua azione inceppata dal movimento offensivo della fanteria, non deve aver ripugnanza ad abbandonare le sue buone posizioni per avvicinarsi risolutamente al nemico . ESTERA
costanze, variare le disposizioni ora dette ma sempre in a1·monia col yiano generale ·e sotto la loro responsab'i,lità;
, 3° Tutti i comandanti di riparto e capi di servizo devono sempre _procurare di dare indicazioni per essere . ritrovati al più presto pos. sibile; 4° Le truppe sieno disposte su parecchie linee, e se, per ragione di numet·o, si schierano su due sole linee, si dovrà lasciare qualche . battaglione dietro alle ali della seconda linea; 5° In ogni operazione di guerra bisogna p1·endere l'·iniziativa e ,,ridurre 5l nemico alla difensiva; tenere coperti più che è possibile i proprii intendimenti ed eseguirli con grande energia; 6° Di massima, un riparto impegnato col nemico non viene mai ,rilevato anche quando rimane sprovv:sto di cartucce; 7° L'arti_glieria deve essere impegnata tutta nel combattimento ed ,entrfl;re in azione a grossi gruppi di batterie; 8° Durante il combattimento tutti i graduati manten"ono l'ordine .. nelle file ed, ocèorrendo, forzano all'itbbidienffa i loro :ubordinati; ..ricordano loro che è dovere di tutti di assiciirare la vittoria· 9° È d'ov~re di ciascimo di trattare con generosità i prigionieri.
Massime generali pel combattimento difensivo : . 1' Sino a. che l'attacco nemico non è ben pronunciato la linea di ,.difesa viene occupata con poche forze; le altre rimangono defilate al .fuoco nemico; 2° Quando la direzione dell'attacco è l>en delineata, la fanteria della ,1 • linea si schiera sulle posizioni e le guernisce con la maggiore intensità di forze. La 2a e 3a linea rimangono al coperto, mà a di. stanze raccorciate; 3° Infine quando le colonne d'attacco sono giunte a buona portata di tiro, bisogna schiacciarle con un fuoco vivissimo di fucileria . L'artiglieria entra tutta in azione in questo supremo momento e la .fanteria eseguisce violellli contrat!acchi; 4° La cavalleria non deve lasciare sfuggire alcuna occasione per , esercitare un'azione efficace, specialmente sui fianchi ed alle spalle del nemico. Una fanteria stanca, trn':miglieria che manovra, offri,ranno sempre ad essa l'opportunità di eseguire cariche felici ed a .fondo. Massime pel combattiménto offensivo: ~ 0 ...@gni attacco di fronte deve essere combinato con altro di ,fianco, senza. però eseguite movimenti troppo larghi; 2° Le truppe incaricate di un attacco si devono avanzare facendo
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xt. Convogli e loro scorta. - Premessa la definizione delle diverse -specie di convogli, il regolamento parla della loro scorta e soggiunge -che la cavalleria non d,ve essere chiamar.a a concorrere in tale ser·Servi~io che in piccola proporzione e solo quanto basta per le rico_gnizioni da farsi a grande distanza . L'ufficiale generale incaricato di organizzare nn convoglio è in obbliga di dare all'ufficiale che ne prende il comando un' istruzione ,particolareggiata sul modo come dovrà regolarsi nelle diverse evèntualità . Il comandante della scorta di un convoglio ha piena autorità sulle ,truppe delle varie armi che la compongono, nonchè sugli agenti dei trasporti e degli equipaggi militari. Se il convoglio peraltro , si compone di sole munizioni da guerra, il comando spetta, a parità di grado, all'ufficiale d'artiglieria, ed in ogni caso questo deve essere .sempre interpellato circa l'ora più opportuna per la partenza, il modo di regolare la marcia, parcare il convoglio e garantirlo da ogni disgrazia . ' Il comandante· della scorta deve pure, nei limiti del possibile, dare ascolto alle osservazioni dei funzionll!'i d'intendenza allorquando il convoglio si coìnpone -di vet\ovaglie. È inoltre stabilito che ·un ufficiale, che marcia con un convoglio, senza avere alcun incarico, non puè,, qualunque sia il ·s uo grado, esercitare alcuna autorità sui componenti il convoglio stesso. Quando un convoglio è molto numeroso viene ripartito in d-ivisiowi, a ciascuna delle quali si destina un dato numero di agenti dei trasporti ed un piccolo distaccamento di fanteria. In ogni convoglio le vetture .cariche di munizioni marciano in testa seguono quelle dei generi di sussist.enza, e poscia quelle degli oggetti di vestiario ed infine quelle dei cantinieri . 1 •
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Il convoglio non si mette in marcia prima che le pattuglie abbiano bene esplorato il terreno innanzi, dovendo la prudenza presiecle1·e a tutte le disposizioni date dal comandante. Nei terreni scoperti il grosso della scorta marcia al centro : negli idtri terreni è situato nel punto del convoglio più minacciato. Seguono poscia le norme per assicurare la marcia del convoglio, e su cprnste sorvoliamo perchè non sono clissirn iE da quelle indicate nel nostro regolamento . In ogni ora è prescritt"° una piccola fermata e non sono consigliate 111 lunghe fermate. Durante la nottè il convoglio viene parcato e si prendo110 tutte le misure di sicurezza per ben garantirlo contro una sorpresa. Le vetture sono disposte su parecchie file con i timoni nella stessa direzione; tra una fila e l' al tra è lasciata una certa distanza affinchò i cavalli pos~ano fa cilmente circolare. Quando poi si teme un attacco, il parco si fa quadrato e si raccolgono nell'interno i quadrupedi. Non appena il com:mdante di un convoglio è avvertito dell a presenza del nemico, se trovasi in marcia, fa raccorciare le distnnze senza fermnrsi. In massima egli deve evitare il combattimento; ma se il nemico trovasi schierato su una posizione che domina la sua strada, conviene che lo httacchi e se riesco a soverchiarlo non deve inseguirlo a grande distanza, poichò la ritirata del nemico potrebbe essere fotta n bello studio per farlo cadere in llggnato . Il convoglio, cho durante il combauimento si sarà certamente fermato, non riprende la marcia sino a che la scorta non siasi stabil ita sulla posizione nemica . Quando invece il comandante del convoglio ha indizi surncenti per giudicare che il nemico è superiore in forze, fa parcare il convoglio fuori della strada formando un quadrato e, so le vetture non possono uscire dalla strada, fa raddoppiare le file e rabbreviare lo distanze mettendo per traverso le vetture di testa e di coda per mo}o da impedire il passaggio nell'interno dol convoglio. Frattanto la scorta procura di tener lontano il nemico, senza troppo disperdersi per trovarsi poi compatta :?I momento in cui qnesti tenterà il colpo decisivo. Dopo una resistenza tenace e dopo aver pnrduta la maggior parte delle sue truppe, se il comandante non ha speranza cli piLL a lungo resistere o di ric.evere rinforzi, cerca di far mettere in salvo quelle vetture che può ed appicca il fuoco alle altre. ·
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XII. Distaccamenti. - I distaccamenti devono possibilmente essere co:stituiti con unità intiere, e, perchè siano al completo, è prc~criuo cl~e nessun individuo rimanga al corpo se esso può _essere n levat.o m tempo dal servizio cui trovasi addetto. Quand~ ~ella formazione del distaccamento concorrono unità cli corpi diversi, il comando del medesimo viene affidato nel un uflìcinle superiore, il quale porta seco il suo aiutante. , Accadendo che parecchi rlistaccamenti si trovino a sost.nre in una stessa località, l'ufficiale più elevato in grado ne assume 11 co_mand_o complessivo, lasciando peraltro ad ogni si~golo ~o~andanto piena libertà d'azione circa l'esecuzione degli ordini speciali che può aver ricevuti dai suoi superiori diretli. ., .. . . Infine se un distaccamento entra in una localita ove g1u si_tro:1 un riparto cli truppe, il comandante del primo, anche se super10re 111 grado, deve subordinare le sue disposizioni a quelle del. co~andante il post.o. Quest'ultimo però non è autorizzato a trattenere in nmu caso nella detta località il distaccamento.
XIII. Dei partigiani. - Il solo comandante in cap? può in.via re disla~camenti cli partigiani per proteggere da lontano I fianchi _dcli esercito, ingannare ed inquietare il nemico, intercettarne le corrispondenze e distruggorno i convogl i ed i magazzini. . . . . I panigiani usino ogni mezzo p~r ~olleva re 11, mo~ale degli ab1tunt1, si\ in torritorio nazionale, e per r1clnamare al! ordme cd alla sottomissione quelli del paese nemico, spargendo false notizie e comparendo improvvisamente in diverse località senza smaschernre la loro forza. . . Queste operazioni l"ichiedono vigilanza, segreto, ~nerg1a o prontezzn: Obbligato a sfuggire pericoli d'ogn i genere, _J'uf~c1~le comandante d1 parti"iaui deve avere molta esperienz:i e doti t:ih dt carattere da pren0 dere dctermi nazioni imp rovvise cd effettuarlo bene e vigorosamente. EoJi marcia durante la notte e riposa dur:mte il giorno in luoghi ~0°perti: ben circondnto da piccoli posti e da sentinelle; evita il com1
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baLtirnento, ma, se costretto ad accettarlo, lo conduce con estrema energia. Egli inOne confida all'ufOcialtl che lo segue in grado tutti gli ordini e la missione che gli fu affi data . Il bottino fai.lo dai partigiani è cli loro proprietà pur che si componga d'oggetti presi al nemico. Gli ufficia li superiori nella ripartizione. del bottino hanno diritto a 5 pani: i çapitani a 4; i subalterni · a 3; i sottufficiali a .2; i caporali e soldati ad un& : ed infine il comandante del partito ha diritt.o ad un supplemento di 6 parti. XIV. Servizio della genda1·m,e1·ia. - Alla gendarmeria sono afrìdati in tempo di guerra gli stessi incarichi che in tempo di pace, più la sorveglianza e la direzione degli equipaggi. L'impiego dei gendarmi nel servizio cli guida è asso Iutamente vietalo. Quando parecchie armate sono sotto uno stesso comandante, il servizio di gendarmeria è diretto da un ufficiale generale col titolo di ispettore generale dei pre·vosti; in ògni annata è diretto da un gran prevosto (grand prévòt) : in un corpo d'armata da un pre'IJosto: ed in una divisione da un comandante della forza pubblica. Premesso ciò, il regolamento definisce le attribuzioni di ciascuno dei capi di servizio ora indicati ed insiste perchè non sia mai da essi dimenticato che uno dei principa li loro doveri è quello di proteggere gl i abi t.anti contro il saccheggio e gli abusi commessi dalle truppe. Assegna poi ad essi una speèia le sorveglianza snlle persone non militari che seguono l'eserci to, e per agevolarli in ciò prescrive -che i generali i quali portano al loro seguito borghesi come interpreti o segretari diano i connotati al rispettivo capo di gendarmeria. I gendarmi sorvegliano i venditori ambulanti fra i quali facilmente possono penetrare. le spie. Ogni venditore porta in modo ben visibile -una placca metallica nella quale è scritta la profr.ssione ed il numero del permes:;o. Anche i cantinieri dai corpi ricevono un permesso dal rispettivo consigl io di amministrazione e debbono farlo vistare dal co.mandante della forza pubblica della divisione. In ogni corpo d'armata è post.o a di~posizione della gendarmeria un medico ed un farmacista per costatare la bontà delle bibite e com- _ -mestibili messi in vendi t:1 dai <'antinieri e venditori ambulanti. Seguono infine alcune prescrizioni circa i prigionieri, i disertori nemici, la caccin, i giuochi , le donne di cattiva vita, i servi borghesi degli ufficiali, eèc ..
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xv. Salvagiia-rdie. - Gli uomini per le salvagunrdie sono presi per massima dai riparti della gendarmeria addetti all'esercito. I rrenerali, allorchè arrivano con le truppe in una località per prendervi aJJorroiamento debbono, senza alcun ritardo, forn ire oo . .di salva. . . guardie gli ospedali , gl i .stabilimenti pubblici, i conventi, 1 mm1stn. del culto, i molini e tntti gli stabilimenti privati che possono essere ··u tili all'esercito . Ogni salvaguardia è munita d'una lettera chiusa nella quale è_in·dìcata la retribuzione giornaliera che le deve essere data, oltre al vitto, da chi la riceve. Sono pure distribuite salvaguardie per iscritto, _firmate dal co~an{lante iu capo e portanti il timbro dello stato ' magg10re g:nernle. Esse, quando vengono presentate alle truppe, debbono essere r_1spettat~ come sentinelle, e, per evitare equivoci, il regolamento prescrive che 11 modello di tali salvaguardie, scritto·'o stam pato, sia cli frequente mostrato alle truppe.
XVI.. Attacco delle pfane. Questo titolo ed il se?uent~, ~i~ che capitoli di un regolament?, sono u~ vero tr;ttato d1_arte m1lita~e :ulJ'attacco e difesa delle piazze. Notiamo peraltro, senzn sapercene dai e la · spiegazione, che in essi, e s_recialm:nte in quest?, _è :at:o cenn~ soltanto dell'attacco regolare eh una piazza e non v1 ~1 tro,,a me~z1onato che solo indireLt.nmente l'attacco di viva forza o d1 sorpresa, 11 blocco ,ed i1 bombardamento . . . . Le operazioni d'un assedio sono divise in due per10d1,:. uno ~1 preparazione e l'altro di ese~uzio~e: Il p_r!mo comp1:e,nde _l 1~vesttmen~~ e Ja ricognizione della piazza , lo stab1l1mento dei :piu ~111 _e depos'. t1 d'artiglierin e del genio, la costruzione delle bntter1e d1 prun~ posi~ ·zioue' e l'apertura del fuoco. Il secondo inve~e comprende I Iavon d'àssedio proprjamente detti, ossia , In cos~ruz1o_ne delle_ parallel~ e delle batierie di seconda posizione, la contmunz1one degli approcci e . . l'assalto. . L'investimento delle piccole piazze e dei forti 1solat1 deve possibil-
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monte ess~re effettunto mediante_ m~vimenti simultanei ed aYVtluppanti. Al_ cou~r~rio. quello delle grandi piazze a forti staccati nella pluralità dei casi e g1uocoforza farlo a sforzi successivi. ~on appena occupata la zona d'investimento, il comandante dell'assedio la_ divi~o in ~arccclii settori, in ciascuno dei quali stabilisce un~ pri_ma hnea_ d1 truppe, col grosso fnori del tiro efficace delle art1gl10rie della piazza, ed una riserva; inoltre innanzi a cinscun sett~re_".iene distesa ~na linea d'avamposti e dietro ai settori più minacc1:it1 e posta una riserva generale. Il cambio delle tnt'ppe da un settore all'altro ò sconsigliato. · Fatto ciò,_ il comandante sceglie le posizioni più adatte per respingere. I_o sortite e le mette al pi~ presto in istato di difesa con opere spod1t1ve. ~cl _tempo stess~ i comandanti del!' artiglieria e del genio 1 concretano "· piano d assedio e lo sotLopongono all'approvazione del comandante JU capo. Quando l'assediante è padrone della zona di terreno in cui dovr:muo e~sere situate le b~tt~rie di prima posizione ( da 2 a 4- ch1lom. dall:t p1a~za). se ne con_1rnc1a tosto la costrnzione. Appena ultimate, devono aprire 11 fuoco s11nultaneamente e non interromperlo sino a che le trnp~e non nb_biano g~1adagnatc buone posizioni sul dinanzi. Segue · poscia, se la ~iazz_a resiste effi cacemente, la costruzione delle parallele e delle batler1e cli seconda posizione, e, se ne è il caso, dei lavori di contromina. Ul timati questi lavori , si fa l'apertura della breccia e si muove all'auacco. . Il c_omandanle dell'assedio designa in precedenza i drappelli che, dopo l'occupazione della piazza, devono proteagere lo perso uc e le proprietà ed impedire sopratulLo aui di depred!zione e di violenza; nomina il governatore della piazza e destina le truppe poi presidio . I comandanti del genio e dell'artiglieria e gli agenti dell'intendenza prendono possesso degl i stabilimenti adibiti al loro ramo di serrizio. un corpo d'assedio ò costituito come nei cosi ordinari delle tre ar_mi_ o rinforzato_ di batterie da fortezza, e materiale speciale d'nrtig!•eria e_ del. genio.. Questo materiale è tenuto pronto sin dal tempo d1 pace tn piazze d1 deposito situate su una linea ferrovia rin , cd al ~omento opportuno, viene spedito con le precauzioni consigliate dalle circostanze. Appena incomincia to J'inYestiment-0 uo:i parte delle truppe, nppositamcntc designata, presta il ser·vizio <li trincea.
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In ciascuna zona degli attacchi progottati, ogni giorno viene comandato un m:iggior generale, il quale, col titolo di generale cli trincea, assume il comando delle truppe di guardia e dei distaccameuti di lavoratori; dà le disposizioni occorrenti per proteggere i lavori; assicura la ripartizione e lo scambio dei lavoratori; riceve i rapporti dei comandanti d'artiglieria e del genio cd ha facoltà di decidere sulle quesLioni che i medesimi gli sottopongono, quando l'urgenza non consente di riferirne al comanda nte del corpo d'assedio . Il generale 'di t'l·incea è coadiuvato dal maggiore di trincea (comandato giornalmente), al quale sono affidat,i moltissimi incarichi, fra cui citiamo: la sorveglianza sulla riunione, il riparto e la partenza delle guardie e dei distaccamenti di lavoratori; sulle 11mbulanze di trincea; sulla distribuzione del materiale e degl i utensili ai JavoraLori ecc. Egli 'ha a tal uopo a sua disposizione una compagnia di fanteria . Por le truppe, il servizio di trincea si ripartisce in gua1·dia di M·incea e lavoro di t1'incea; la prima ha la durata di 2,i ore ed è -costituita da un reggimento o da un battaglione, secondo l'ampiezza della piazza; il secondo lta la duràt~ di 12. ore, e non vi deve essere .adibita una forza minore di una compagnia. Per massima, i riparti comandati di guardia non d:inno altro ser,1izio e nelle 2,i. ore precedenti non J'orniscouo alcun distaccamento di lavoratori. Un battnglione del reggi mento comandato di guardia, e le prime compagnie destinate ai lavori di trincea , ri mangono, nel giorno precedente al loro servizio, di picchetto, pronte ai primi cenni del generale o del maggiore di trincea . La cavalleria non concorro che eccezionalmente nei due servizi -ora detti e deve invece essere impiegata largamente noi $ervizio di esplorazione. > L'artiglierin è incaricata della costruzione e del servizio delle batterie e dell'approvvigionamento del corpo d'assedio in munizioni di ogni genere. Le batterie è prescritto che sit'no possibilmente costruue dallo stesso riparto che dovrà servirle, procurando che ogni soldato lavori un giorno ogni tre. Qnnndo il numero degl i artiglieri è insuffi ciente vi si possono adibire drappelli di fanteria o di cavalleria. Il gonio è iucaricato della costuzione delle trincee e delle comunicazion i d'assedio, delle mine o della sistemazione delle opero conquistate. Il materiale del gen io e dell'artiglieria rinnito nei deposi ti di trincea è posto sotto la sorveglianza d'un ufficiale dell'arma, coadiuvato da graduati e soldati del suo corpo.
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In ogni zona d'attacco è destinato giornalmente un ufficiale del genio 1~ella qualità di capo d'attacco, al quale sono addetti, per Ja sorveglianza sui lavori, alcuni ufficiali e sottufficiali dell'arma.. Il regolamento, indica poscia i diversi rapporti che devono essere redatti dagli ufficiali di trincea per dar contezza ai loro superiori ed al comandante del corpo d'assedio del progresso dei lavori e degli avvenimenti di ciascun giorno.
XVII. Difesa delle piazze. - I gove1ratori delle piazze ed i comandanti dei forti isolati nazionali sono nominati sin dal tempo di pace; nel territorio nemico invece sono nominati dal comandante dell'esercito. I comandanti infine dei forti staccati di una piazza sono nominati dal rispettivo governatore. I governatori e comandanti cli opere situate nella zona d'operazione d'una grande unità tattica sono sotto gli ordini del comandante di essa; ma in territorio· nazionale, questo non può nè t.occarH le provvigioni, nè fore alcuna requisizione nel perimt)tro ·c1ella piazza, nè disporre di alcun riparto della guarnigione a più cli ,J O cbilom. di distanzn, pur che il governatore vi acconsenta; nel caso contrario, il comandante delle truppe mobili deve rilasciare al governatore un ordine in iscritto. li comandan_te di un'armata in ritirata, che lascia una piazza esposta al pericolo di essere investito, è in obbligo di completarne la guarnigi:me e le provvigioni con tutti i mezzi che sono in suo •potere . Quando uu ufficiale generale o superiore, comandante di truppe mobili, si trova nel rnggio d'in,,estimento di una piazza, senza aver diritto ad alcuna autorità sul governàtore della medesima, deve, se richiesto, somministrare le truppe necessarie per la conservazione e polizia della piazza stessa. I govematori ed i comandanti dei forti nazionali, sino a che non sia dichiarato lo stato d'assedio, debbono rispettare le leggi vigenti;. in territorio nemico invece le loro attribuzioni vengono determinate dal comandante dell'esercito. La loro autorità diventa infine assoluta dopo la dichiaraiione dello stato d'assedio. La guarn(gione di una piazza (già fissata in tempo di pace) si divide in due parti, cioè: 1° La g1wrrn:gfone di sfou:1·ezza, che corrisponde alla forza mi-
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nima nècessari11 per resistere ad una sorpresa o ad un attacco di viva forza; ;2. Un complemento d·i truppe, destinato ad assicurare alla piazza una resistenza proporzionata. ali~ sha_ importa1~1.a_. .. . Con questa guarnigione e con tutti gh altr, elementi di cm dispone, il governatore forma: 4• Le guarnigionl particolciri dei forti staccati e del corpo della piazza ; . • 2,0 Le truppe dei settori, incaricate, in ogni settore del p_enmetro difensivo, della sorveglianza e del la guardia degli inte1·vallt fra le opere di prima linea; . 3° La r'isena gene1'al.e. Qnesto riparto non deve, possibilmente, essere cambiato per agevolare alle truppe la perfetta conoscenza del terreno che è affidato alla loro difesa. La commissione incaricata, sin dal tempo cli pace, di preparare'. sotto la presidenza del governatore, il pi~n~ di ~10bilitazioue e cli difesa di una piazza, al momento della dic,h,arazionc della gt~erra prende il nome di tons'iglio di _cfifesa. Qu~llo di. m_rn }rande p:a~za si compone del governatore, de, comandanti d ~rt~gliena e del genio, dei due ufficiali (di corpo differente) più ele~ati m ~rado ~le)la gua:· nioione e dei capi (ma con solo voto consult1voJ de1 servigi amnu1 ni:trativi e sanitari; quello di un forte isolato ~1 c?mpo~e ~el ~0~1:.u~d~ntc, di un ufficiale della guarnigione e dei clll'etton cl artiglieria e genio. . Ne, casi gravi il governatore o comandante consulta 1 membri de~ consiolio riuniti o separati; ma, qualunque sia il loro parere, egh · decid~ da solo e sulla sua ré'sponsabilità. . Per il servizio nel CClrpo di piazza la fanteria viene divi::-a m tr~ parti uguali, da . rilevarsi ogni 2,1 orn: la prima par~e è impiegata ne~ servizi armati e nei lavori pi tì esposti al fo.oco nemico; la seconda~ di picchetto; la terza è in riserva. . . . Prr l'artiglieria è prescritto che ogni batteria o frazione eh batteria a piedi sia addetta ad un'opera o ad un ~uppo. · a·opcre e cl_rn _un terzo della forza sia destinato di servizio ai pezzi, un terzo di picchetto od impiegnto nei lavori di riparazione alle opere, ed un terzo di riserva . . Le truppe del genio infine sooo- dispensate clal servizio di guardia ed attendono ai lavori della loro specialità. Quando per una piazza non venne compilato il piano di mobilita0
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« nò ff_uello della g'.inruigion~. Egli si conforma alle istru;iioni che « .ha. ricevuto, speciahnente 1u quanto riguarda la istruzione del ma" tenale da guerra. « Egli non deve dimenticare che le leggi militari condannano alla « p_e.na di. morte, previa l_a clegradnione, il comnndanre d'una pi:izza (( ricon?~ciuto_ ~olpevole d1 averln ceduta al nemico, prima di avere « esaunt~ tutti I mezzi di difcs:i cli cui dii;rooev:1, e senza aver fatto « tutto ciò che prescrivevano il dovere e l'onore. • C!i st~ssi doveri e le stesso responsabi lità incombono ai coma u« danti dei forti staccati, compatibilmente con la subordinazione as• soluta al comand:mte della piazza• dal qua le dipeuclono. ~' Qu:inclo un gorernatore d'una piau;r o il comandante di un forte· « isola to _è giunto agli estremi della di fesa, distrugge le bandiere ». « Obbligato ad arre~der:;i, egli non deve mai comprendere in una " convenzione c,1 1 nemico i forti staccati o le altre opere chiuse che • sarebbero ancora in istato di continuare la resistenzn. . « .Nel ~ornen.to. <lei la resa, non separa mai la sua sorte da quella " d~, suot nffic1ali e delle sue truppe. Si occupa specinlmente di mi• gl1~1:are I~ condizio~i impos_te ai suoi soldati, e di stipulare per r « ferri, e gli ammalati tutte le clausole di eccczinni e cli favori che « gli riesce di oue11ere. « L' nffìciafe che lia perduto la pia1.1.a od il forte, cli cui g-li ern • affidato il comando, è obbligato a giustificare la sua condotta in-· « nam:i ad uu speciale consiglio d'iuchiesta ».
L' 1NSU flREZI0NE NEL SUDAN EGIZIANO
C?I nome generico di Sudan (terra dei Negri) si designà, io modo, assai vllgo, uo zona che, a sud dell'Egitto e del deserto di Saahra, fra il 10° e 20° grado di latitudine, si estende dalle rive del mar Rosso alla Senega~bia e p~trebbe incl u~ere, senza sconcio, la Seneg.1mbia stessa ~ !a Gurn~, e giungendo cosi fino alle rive dell'Atlantico. La parte più orientale di questa zona costituisce il Sudan egiziano. P:irtendo d:il Delta e rimontanclo la valle del Nilo, si giunge ad_ Assnau, città di confine
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dell'Egitto; quindi s'incontra il deserto della Nubia , che arrestò per molti secoli i pr\lgressi della ciriltà, e può considerarsi come il limite · naturale fra l'Egi tto e il Sudan; tanto più che ivi, fra la seconda e la terza c:iteratta, per un tratto di circa 300 kilometri, da Wadi-Ilalfa ad Ilaunecb, il ~ ilo, irto di scogl i, cessa di essere n:ivigahile. Dopo il deserto si trova la Nubia ( l'antica Etiopia) vasta regione che comprende vari distretti (Berbur, Cartum, ecc.). Anticamente n' era capitale Meroe, fomosa per le sue piramidi; oggi ne è copitale Cartum, città priucipale del Sudan. Continu11ndo a risalire, verso sud, il Nilo Bianco, dopo il suo confluente .coi Nito azzurro, si trova la regione del Sennaar, poi quella del Fosokl e più oltre ancora, al di là del • Sobat, le provincie equatoriali quasi ignote, battute da esploratori , da negri e da cacciatori di schiavi. Rimon tando verso sud-est , il Nifo Azzurro, si va ad urtare contro i monti , confine del!' Abissinia. Voi- · gendo verso o,·est, si entra in un va!>to bacino che comprende il Faschoda, il Cordofan, il Dar,el-G·hazal, il Dnr Fur e più in là regioni . quasi inesplorate. li dominio dei ked ive, che non si limitò mai all'Egitto propriamente detto, si era anelato, da oltre mezzo secolo, a più riprese, allargando e ancora ieri si stendeva quasi incontrastato, dalle rive del Mediterraneo a quelle del lago di Alberto, cioè dal 32° al 2° grado di latitudine nord, e da ,Ma;;saua sul le rive del mar Rosso, all'estremo confine del Dar Fur, presso qu elle ciel lago Tchad, cioè dal 40° al 20° grado di longi tudine est, comprendendo, oltre l'Egitto, tutti i paesi sopra nominati, e costituenti il cosi detto Sudan egiziano. Questi ullimi stellero riuniti , fino a tutl,o il •1882, sotto l'autorità di un solo governatore; residente a Cartum; io principio del 4883 vennero divisi in tre governi, o provincie, amministrate ciascuna da un pascià, sotto gli ordi ni di un ministro speciale pel Sudan, residente al Cairo. Queste provincie sono: 11° Sudan occidentale (il Dar Fur, il Cordofan, il Bahr-el-Ghazal ed il Dongola) capoluogo Fasher. 2. 0 Sudan centrnlc (il distretto di Cartum, il Sennaar, il Berber e il Faschoda) capoluogo Carturo . 3? Sudan orientale (i distretti rivieraschi ciel mar Rosso, Tnka , . Su:ikin, i\Iassaua) capoluogo Massaua. Come appendice del Sud.io , dipendente dallo stesso ministro speciale, fu considerata la Costa dei Somali ( coi distretti di Zeila, Berber~, Barrar) capoluogo Harrar. , Una popolazione v.11:ia d'origine, di tipo e di linguaggio, mora o
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negra '.1 diverse gradazioni, ignorante e fanati ca, maomettana iu gra 11 parte, rn qualche luogo ancora idolatra, vive su questo suolo, divisa in numerose tribù; alcnne . )lomadi e date alla pastorizia vaO'ano da un ,sito all'altro, in ·cerca di erbe e di acque, alt.re fisse in ;iseri villaggi, vicino ai fiumi, coltivano !:i terra. Ogni qualvolta l'Egitto fu padrone cli sè, volse gli sguardi . verso il Sudan, e genti armate rimontarono le valli p~r souomeuerle. È un c~'lso speciale di quella forza (qui non potrebbe dirsi di gra'vitit) che ..alt_r~ve trasse tante altre geni.i a scenderle. Le moderne conquiste egiziane, nell'a lt.a valle del Nilo, cominciarono nel ,f 82·1, sotto il regno stesso di I\Iehemed- Alì, il fondatore della dinastia dei kedive. Uno dei 1ìili di lui fu capo della prima spedizione. Il Sudan era a.llora diviso fra molti piccoli sultani, dei quali si sa soltanto che passavano la vita ,a forsi guerra fra loro e a vendere i sudditi. Il elle dimostra la fallacia di quel proverbio che dice: « Felici i popoli che non hanuo storia. ,, In quella prima campagna furono conquistate le provi.ncie di Be'rber, di D0ngolt1, del Cordofan ed altro minori; il Sennaar si riconobbe vassallo; ma l'esercito egiziano non rimontò il Nilo aL di là del ,15° grado di latitudine nord, ove il !ìume Azzurro si scMica nel Bianco. Su questo confluente, o per essere più. esatti sn l fiume Aziurro, tre chilometri ·a monte del punto di conOuenzn, il figl io di Mehemed-Alì fondò Cartum, in posizione eccellente sotto il doppio ilspetto strategico e commerciale. Nel 1837 i\1eherned-Ali venne in persona a ,,isitare la nuove provincie, le ordinò alla mt:glio e le caricò di tasse. Qualche anno appresso, ,con un'altra spedizione, Sflinse i suoi domini fino al ,1o• grado di latit,udine nord. La politica di Mehemed-Alì fu continuata con persever;inza dai suoi successori; tutti cerc.:irono di allargare i confini del Sudan, civilizzarlo e smungerlo, e vi riuscirouo quanto la · insufficienza doi mezzi e l'inconciliabilik1 degli scopi lo permettevano. Alla nuova stazione egiziana di Cartum erano accorsi i più ricchi Nnbit1oi, ed avevano attivato, coi negoziant.i del Cairo, un traffico di non lieve importanza. Fattorie e case di. commercio erano sorte nel ·nahar- el-Ghaz:11, nel Bahar-el-Ger11f e lungo il fiume Azzurro. I tessuti inglesi di cotone si ~cambiavano colla gomma, col sesa mo, còlJ'avorio, con altri prodotti equatoriali. Il governo egiziano si sforzava di aprire, all'emporio di Cart.urn, sempre nuovi sboccli"i, pei quali ,. entrava il commercio inglese ed anche un raggio di civiltà . La schiavitù esisteva in tutto il Sudan e Ja tratta dei negri ·si fa ceva, marimessamente e in proporzioni limitate, pagando dazio al goYcrno e -.:miincie agli impieg.iti. Verso il ,1860 (causa forse le maggiori cornu-
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nicazioni) lo smercio di questo articolo prese un gr~nde incremento. I neO'ozianti nubiani si accorsero che, a vender negri per danaro contante: si guadagnava di più che a scambiare denti d'elefante con tessuti inglesi. Quindi d'accordo coi loro colleghi del Cairo mutaro~o commercio. Verso il ,f 866 tutti i negozianti di Cartum venclevano negri, e quelli all'ingrosso divennero milionari._ Nello spazi_o_ di ,f 4. , anni_ più di 400 mila fra uoP1ini, ùonne e ragazzi furono rap1t1 alla ipatna e vetduti in. Eaitto e in Tnrchia, senza contare i trucidati in dìfesa dei foc~Jari e i ~10rti cli fame e di stento nel viaggio. Barcaccie armate rjmont:vano il Nilo e sbarcavano, presso i villaggi indifesi , bande d~ briganti, che sorprendevano nel sonno gli _abitatori, ~ccidevano chi resisteva e trascinavano il resto, come carico, nella stiva delle harcaccie. Quasi sempre i sultani di quelle infelici terre erano d'accordo coi negrieri e d'accordo sottomano erano i funzionari egiziani e forse il governo. , . . . L'Europa non poteva restare indifferent~ .a tanta mfamia, e cl~ varie potenze giunsero rimostranze al governo egiziano. ~ra all~ra _salito su~ trono dei kedive, il più geniale . e ìl più splendido dei d1scendent1 di Mehemed-Alì: Ismail pascià, pieno di buone intenzioni. Egli fece del suo meglio perchè la tratta cessasse; diede ordini, stabilì ~or~ doni ; ma non ot.tenno nulla. I funzionari erano tro~po vena li, 1 guadagni troppo lauti e Cartum troppo lon~ana .. Tent? ~m strat~agemma,, che allora parve inge~noso. Co1'.'pro dai .n.eg~1en 1~ ze.1:ibe (fattorie fortificate), la barcacc1e, Je_arnu e ~e mumz10m, onde togl1e_re ad essi i ferri del mestiere. Ma quei furfanti, col danaro della vendita (che fu per loro un buon co~trait~) costrussero_altre ze1:ìbe, ~ltre harcaccie, si armarono cd equ1pagg1nrono a nuo,,o e contmua, on_o come prima. Non restava che nn mezzo: le spedizioni ; il che vuol dire conquiste. Allo spirito iutrapren~e~te d'Isma_il pascià.' questo mezw piaceva, e glielo consigliavano con ms1stenza gl~ Ingl:s1. Prima del ·1868 il dominio. del Ked1ve s1 estendeva , risalendo il Nilo, fino al ,10° graùo di latitudine; il Sobat ne scg~ava da quest~ parte il confine; ma era relati_vamente ristretto ai lat1. Il Da~ Ftn· s1 conservavà indipendente; sulle rive del mar Uosso la_ Turchrn po_sdeva ~,ncora vasti tratti· di territorio e teneva guarrng1one a S_ualum e Massaua . Iu detto anno e nei seguenti Ismail ottenne, in più _nprese, dal Sultano la cessione dei suoi diritti sul territorio stesso, me_d1ant~ le110-iero aumento dell'annno tributo pag;ito dall'Egitto alla Turchrn; q~mdt clal~I 869 al ,f 875, in varie spedizioni, sottomise la Costa dei Somali st~l golfo di Aden, prese Berbera, Harrar, si spinse fino al Capo G-uardafu,,
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,•onne a contesa cogli Abissini e, quantunque battulo,. non perdette il fnitto del la sped izione, pcrchè ritenne i territori dei Hogos, dei Dazen, · -<lei Gallabat, dei Djefarch, sui qnali l'Abissinia accampa diritti di alta sovrani tà . I primi successi ottenuti , nel versante del mar Rosso, lo · incoraggiarono a spingersi contemporanea mente più verso l'equa tore. Una spedizione venne preparata con grandi mezzi e affidata al comando di uu inglese, Snmuele flaker, che già conosceva le rogioni da conquistare per averle visitate, qua lche anno prima, a scopo scientifico. Egli partì da Cartnm in febbraio 1870 e percorse il paese degli Scilluc, dei Siuca, dei Dari, dei Madi, piantando bandiere egiziane e fortilì cando le migliori posizioni. Così vennero fondate le stazioni di Goudokoro, di Apucldo, di Fovei r:i , di Jlfojudi, di Fatiko, ecc. Con questo credette sir Baker d'aver conquistato delle provincie, il governo egiziano ne lo fece governatore od egli, da bravo Inglese, iniziò il suo governo vietando la tratta nei negri. Senonchè i proprietari di zeribe , i cacciatori, i mercanti di schiavi e tutti coloro che, direuamentc o indirett.amt:n te, p,1rtecipavimo all'infame mercato e che avevano lasciato passare tranquillamente sir Baker, qtrnndo piantava le bandiere egiziane, come quando viaggiava a scopo scientifico, insorsero unanimi co1Hro di lui io seguito é1 questa proibi zione, raccolsero truppe, gìi diedero baLtaglia e lo costrinsero a riLirarsi. In agosto de.I ,1873, Baker tornava al Cairo, senz'altro risul la to della sua spedizione senonclyè un poco di strada fotta per il suo successore. Fu que$ti un al tro inglese, il colonnello Gordon, già fam oso in quel tempo e oggidì ritornato in sce1ta. Egli si trovavn sui confini !J.clla Russia, come membro di una commissione per delimitazione di frontiere, quando il kedive Ismail, preparat.1 una nuor:1 spedizione per il Sudan, gliene ne ofTerse il comando. Accetta, toglie com miato e con pronLezza meravigliosa giunge al Cai ro iu principio di dicembre '1873; quivi prende col vicerè gl i opportuni concerti, poi si reca in Inghiltena II provvedersi del bisognevole; ritor·ua al .C;iiro in febbraio 1874- e si forma uo piccolo star.o maggiore così composto : Tenente colonnello Long dell'esercito egiziano; Maggiore Cam pbell; Romolo Gessi già ufficiale e intcrpetro in Crimea; Linant de Bellefoods, interpetre speciale di Gordon; Hassan Efendi dell'esercito egiziano, aiutante di campo; Kemp ingegnere meccanico; Husscl giornalista, fi glio del noto corrisponden te del Timcs , Auson nipote di Gordon. Quindi pnrte, quasi solo, per Cartum,
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dove è r:iggiunto poco appresso dal personnle della spedizione. La missione affi<latagli cm la stessa che al suo predecessore: affermare l'autorità del kedive nell'alta v:1lle del Nilo Bianco e impedire il commercio ·degli schiavi. Egl i comi uciò le sue operazioni ,;on molto accorgimento; marciò rmzitutto su Gondokoro ove s iuose in aprile 1187i e rinforzò ' quella gu:irnigione e l'altra di Fntiko, uniche rimaste dei posti lasciati da naker ; poi seguendo il sistema di questi, unico forso possibile, stabi lì una catena "di stazioui fo rti fi cate sul Nilo Bianco, da Cartura fino .a Dullis e.d altre sul fiume delle Gazzelle; ma più avveduto, o più fortunato del suo predeccsso1·e, incoutrò meuo ostocoli ed ottenne maggiori risultati, sottoscrisse trattati coi snltnni confinan ti, combattè i negrieri, pacificò il poese; la traua rion cessò, ma riceveue un gran colpo. Egli aveva tenta to più volte di far rimon tare a suoi uffì ciali inglesi il Nilo Bianco, fino al Lago Alberto; ma senza risultato. Diede ~llora l' inca rico a Uomolo Gessi, il quale con due barche in ferro r imon·tò il fiume, entrò nel lago, ne compì la circu mnavigazione e piantò la lrnndiern cgizian :i a pochi ch il ometri dall'equatore. Qu:ilche 1nese dopo Gordon, visiwto il lago a bordo di un pi roscafo, scriveva al Ges.c;i: ~ )ion posso capaci tarmi come abbiote potuto navigare I' Alberto colle vostre due barche, comprendo ora le enormi di flì coltà di -0rrni natura da voi superate » ( 11) . Cosi il confi ne dei domini egiziani fu spinto, verso sud, fi no al 2° grado di lati tudine. Intanto sul coufìnc occidentale, un nomo affatto di verso d:i Gordon, -certo Ziber, o Zober, o Zeheber (lo troviamo scritto in dieci maniere) r icco e potente mcrc::inte dì sch:avi, credendo combattere per sè, -com haueva per il kcdive e gl i conquistava il Dar-Fur, vosto paese che si stende tra il ·I 0° e il 11.i.0 grado di latitudine nord, il 22° e i l 28° di longitudine est , confìoante a nord-est col Cordofnn a sud col Dar-Fertit, e uel resto con paesi deserti, o pooo conosci uti, abitalo da un a popolazion~ di oltre ,1,500,000 anime, in parte mon ta- gnoso e relati vamente ben coltivato . Cotesto Ziber, intrigando e combattendo s' er:i fatto uno Stato," nelle step pe quasi inesplornte del DnrFeti L; cacciando e vendendo negri s'era fotto str;iri cco. P er poco che avesse Jurato sul trono, esportava Lutti i suoi sudditi. Anche contro costui , m:indò il kcdivc una spedizione. La c:i pitanava un altro avventuriere, certo Mohamed Balani , che aveva ricevuto al Cairo den:iri, truppe cd istruzioni. Ziber lo aspettò a un passo diffi cile, ci~·condò la sua nrmata e la distrusse. Dopo questo successo (1)
Da un articolo di ~I.
CA~1P1m10,
dirottoro dcll' Esplo,·a toi·e.
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divenne la prima potenza di quelle regioni. Il governo eg1z1:1no rinunziò a combatterlo e pensò di farsene un alleato, uno strumento. Corsero trattative e si strinsero patti, senza essere in buona fede nò da una parte nè dall'altra. Coll'assenso degli alleati Ziber, che voleva arrotondarsi, cercò briga ai vicini e prese loro qualche villaggio. Creato mudir dal kedive nel 1873, marciò contro il sultano del DarFur e gli tolse lo .Stato e la vita . Dopo ciò venne fatto pascià e si ritirò a Porsa, nelle montagne, per dormire qualche- tempo suoli allori. Quivi intese, COn merav·ig)ia, che un esercito egiziano Cl~ entrato nel suo pascialato; se ne dolse e non ot.t-enne rispost<1; al lora andò al Cairo per dire le sue ragioni in persona; ma non tornò più. indietro; il kedive gli assegnò una pensione ed il luogo per godersela e fece pascià suo figl io. In questi ultimi tempi, il governo egiziano, trovandosi a mal partito, pensò di rimettere in campo Ziber ed apporlo al profeta che sconvolgeva il Sudt1n. La sta'm pa iriglese se ne mostrò scandal izznt.a; ma il vecchio negriero, che forse non legge i giornali, credette per un momento di riafferrare la fortnna. Già aveva ricevnto l'autorizzazionJ di levar truppe, partire per Snez e raggiungere Suakim, c1uando l'arrivo di Gordon e la missione :iffidat:igli soffocarono quel raggio di speranza. Gordon non volle saperne di un simile collega . Oltre l'incompatibilità di carattere e di mestiere, vi sono tra loro memorie sanguino,se. Nel •1878, mentre Ziber si annoiava in Egitt.o e Gordon governava nel Sudaa, il figlio di Ziber, Suleiman pascià, rimasto nel Baha1>el- Arab, tentò nna riscossa. Tutti i negrieri si unirono a lui e l'insurrezione in breve tempo si fece minacciosa. Varie gnnrnigioni egizian~ vennero t.rncidate, altre fuggirono, altre passarono al nemiro, precisamente come succede oggidì. Gordon era rimasto quasi solo; gli ufficiali inglesi che lo avevano seguito erano ripartiti o morti. Gessi avev~ dato le sue dimissioni e si trovava . per suo conto, a Cartum occupalo a preparare una spedizione scientifica, Dietro insistenti preghiere cl i Gordon, egli acconsenti a prendere il comando delle tru ppe e dirigere le operazioni con tro gli insorti. Partito eia Cartum con un piccolo corpo (300 solcfati regolari, 700 irregolari e ~ cannoni) e ri nforzato por via da schiavi libernti, egli si recò nel Bahr-el- Ghazal dove meravigl1osamente ordinò e disciplinò le sue truppe, nei primi mesi del 1879, e si ~pprostava ,a mnrciare contro il figlio di Ziber, Suleiman pascià, forte di oltre 6000 uomini, quando la stagione delle pioggie l'obbl igò a sospendere e a chiudersi a Rumbek. Qui venne ad assalirlo Suleiman stesso, con 1
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forze di ornn lunga super1or1; onde Gessi fn costretto, per qualche tempo, a~a difensiva e respinse in tre mesi, tre grandi assalLi. Nel marzo del 1880, avendo ricevuto rinforzi, riprese l'offensiva, sbaragliò gli insorti e li inseguì fino negli ultimi propugnacoli, prese il fi"lio di Zibcr e lo fece fucilare. Dopo ciò venne creato pascià e g;veruatore del Bahr-el-Ghazel, ove ottenn"l risultati eccellenti; arrestò nella sua provincia il commercio degli schiavi, diede sviluppo agli altri traflìci, inc;oraggiò l'agricol tura . Lasciò 13 carica sulla fine del ,1880, non potendo andar d'accordo col successore di Gordon e morì per via, il 30 aprile 188·1, mentre tornava dal Sndan, in Egitto. « Nessuno, come lui, seppe aprire vie terestri e fl uviali, organiz« zare la raccolta dei ricchi prodotti di quei paesi , sino allora ne-« c>o-letti ' come 0"'Omme, tamarindi e cautciù, da lui per il primo sco« perto e mandato in Europa. Nessuno come lui seppe fondare scuole, , armare "li indi,reni, istruendoli militarmente in difesa delle loro « terre, delle loro donne, dei loro figli, contro gli invasori nubiani « e i dongolani mercauti di schiavi, gli attuali seguaci del Mahdì. « Gessi ;ostrò la via da seguirsi in quel paese, e se si _vorrà rie< tornare il Sudan ad una stabile pa.::e, chiunque vi domini, occor« rerà studiare l'opera illuminata di lui (·1) ». È giusto ricordare l'aiuto che, nelle riferite imprese, ebbe Gessi da due compatrioti: .Emiliaui e Messcdaglia: Quest'ultimo è. lo ~tesso che più tardi si trovò, col grado di colorrnell~, ali~ b~ttaglia. d.1 Tokar e che, secondo un recente telegramma, è m via eh guarigione dalle ferite riport2te. . . . . Così, negli ultimi anni del vice-regno d'Isma1I, la ùominaz1one egiziana, nel Sudan raggiungeva il suo massi1ùo sviluppo. Non aveva solidi tà pari all'estensione, ma nulla faceva presagire imminente uno sfacelo. Vt fu !\ozi un momento in cui si potè credere che il paese fosse avviato ad un migliore avvenire. Nella stessa regione, dove perì più tardi il generale Hiks, un funzionario d'origine italiana, il nominato ì\'.lessedaglia, faceva rispettato e temuto il nome dei kcdive. Dalla su~ amministrazione ferma cd integra, era troppo dissimile quella de1 pascià egiziani, ma migliore pur sempre del barlrnro re?irnc precedente alla conquista. S'era stabilito nel Sudan un ordme d1 cose, che permetteva agli Europei di soggi~rnarv i e c~i spingersi a, poc_o a poco, al seguito delle truppe, vers~ 11 s~d e~ 11 centro dell Afr,·1ca. Si potèva sperare non lontano 11 giorno rn cm gli esploratori, dalla (t ) M. C ,WPERIO (Bsplorntore, ANNO )CUI
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puntata di marzo JSS!r,).
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costa del Zanzibar, rimontando a nord, ...avrebbero dato la mano a quelli partiti da Cartum, fondando una serie di stazioni commerciali, quasi catena di piccole colonie civilizzatrici. Cartum era di già un grnn ceuLro europeo, o per meglio dire, cosmopolita . La sua popolazione oltrepassava i 4.-0 mila abitanti. EJ-Obeid, capitale del Cordofan e attuale residenza del falso profeta, ne aveva 35 mila; in amena posizione e recinta d'alberi, presentava un soggiorno gradevole; prima dell'i11surreziòne avevn scuole, una chiesa e una missione cnLtol ica. Parecchie centinaia cli Greci si erano stabiliti nel Sudan, gli Inglesi .e gl i Itali:mi vi s'incontravano frequenti. Q.uesti Europei eserci tavano 1in commercio molto proficuo, prendendo dalle carovane i prodotti delle zoue equ(ltoria li e <laudo in cambio tessuti di cotone, zucchero, caffè, vet1·ami, ecc. ecc. Non si può assistere senza dolore all(l. ritirat(l di questi avamposti delJ(l civiltà e del · progresso. Bisogna rendere all'ex kcdive, questa giustizia : sostenne ogni impresa commerciale o industriale, favorì ogni ~pedizione scienti/ìc~, non eb be pregiudizi di religione, nè antipatia di n(lzioualità, proLcsse ogni individuo che si proponesse d'impiegare la sua · attività, ingegno e den:iro negli StaLi egiziani. Cercò di migliorare le condizioni del Sudan e qualcosa ottenne; restrinse la tratta e mi tigò le conseguenze di un iniJJUO sistema sociale, esistente da secoli e così radicato, che sembra naturale al paese. Gli Inglesi hanno il merito d'averlo spinto su questa vi,1 ccl egli ciuello d'averli ascoltati; non passava qunsi gioroo senza che una loro Nota recl(lmasse qualche misura contro la schiavitù, e se, cou lui, non fu rnggiuoto il clesidcfabile, l'esperienza ha dimostrato cbe, dopo lui, le cose non andavano meglio. Si fu specialmente pc1· tranquillarc gli Inglesi, su lla cp1estione della schiavitù,· che l'ex kcdive (lveva confidato il Sud:m ad un Inglese, al colonnello, ora generale Gordon, il quale v'impiantò e vi nrnntennc, per qualche tempo, un governo passabile, fosse il migliore possibi le. Su quest'uomo singolare, che e))be già l\lnta parte negli affari del Sudan e S(}mbra destinalo ad avercene una anche maggiore, sono lllili alcune notizie. i\':icque in Scozia, studiò nella scuola miliu1re di Woolvich; al la sua uscita da quesw, comincia la sua vita d'avventure. Nel i!SM, ancora giovanissimo, lo troviamo io Crimea . Più tardi è incaricato di lavori per delimitazione di coufini in Bessarabia, quindi in Armenia. Nel 1860 prende parte alla spedizione francese conLro la Cina. Finita questa, passa ai Cinesi; enLr(l nel le grnie dell'imperatore, che lo fa 1M1Hlarino e lo incnrica cli reprimere una riVolta. Compie l[ttesla missione e poi si dimette perchè, contro ì suoi 1
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ordini vennero ucc1s1 1 prigionieri. Resta ancora qtrnlche tempo a Pechi~o, senza impiego, ma . onora~ . da tutti e. ben ,:'isto a Corte. Torna in patria nel 186,i-, v1 esercita la professione d mgegnere e atopere di carit.\; fa ~ell(l sua ca~a .un ()Si.lo ~ un. ospe~ale; tende distribuisce bibbie e predica 11 vangelo. S1 mnette m viaggio e riceve altri incarichi per delimitazione di confini. Ch iam(ltO al . Ca~r?, nel 1873 accetta il comando d'una spedizione nel Sudan, qmnd1 11 goverrn; del paese e si comporta come r.bbi(lmo ve~uto; vi resta fi.no alla dimissione del kcdi ve Isroail (18~9), dev0Liss1mo a questi, amico ~li \;ubar pa:;cià, mal visto da tutti gli altri funzionari .egizi~n~ e (dicesi) dallo stesso controllore Dario_g, attual.m~nte comnmsario .rngl~se in Egiu.o. Esonerato dalla sua canea, l:isna 11 Sudan e torna .1n .crna dove è ricevuto a· bracci() a pene. Si framm ette nelle quest.10111 tra e uegt'iroi)ero ·e la Russia e contribuisce ad impedire una gu~rra. I · · . Lascia Pechino e va a Gerusalemme, dove impiega neIl a r1cost.ruz10ne del Santo Sepolcro il dànaro guadagnato in Cina .. Stava_ sul. punt~ di partire pel Congo, quando fu rich'.an:1~to (l] C~1ro .e mcar1cato d1 rimettere l'ordine nella dissestata e quasi disperata s1tuaz1one del Sudan. Gli avv<Jnimcnti che turbarono l'Egitto dopo la caduta d'Ismail, e che 110n è qui il ·cuso di apprezzare nè cle~cri.ve:·e, e.bbero_il loro.contraccolpo ne!J'(llta valle. del Nilo. Le quest10U1 d og~1 spe~1~, la nv°.lta militare, la spedizione mglese, la scoufìtt(l dell cserc1Lo e~1z'. a~o, la.su.a clissolnzione e successivo riordinamento · fatto da ufficw lt inglesi, 11 keclive rimesso ·'in trono dall'Inghilterra e il governo clel p~ese pa~-. sato in mano degliinglesi, scossero dalle radici la cl~uomi~a.z1one egiziana nel Sudan, tolsero ai funzionari quel poco d1 prest1g10 eh~ loro restava, n1al~rado la venalità, ed alle guarnigioni qt~el po~o .d', co~ raagio, che Gessi e Gorclou avevano loro ius~irato. At ne~rieri. d ogn'. gr;daiiooe parve il momento di ri."lzar~ la testa ..Loro $1 un~rono ~ malcout.enti del.le imposte governati ve, 1 defraudaIL dalle r~p~ne dei funzionM'i, 0 malmenati dalla loro prepotenza, i daunegg~at'. dalle passate guer1'e, i gelosi della civilLà, i ~~miei de~ .nome ~r1s.t1~no, e dietro a 1utti la turba bestiale dei fanat1c1 e degli rnsens~l1, 1v1 comprr.sa una parte di quei negri, che pure qualche auno,pn ma avevano aint(ltO Romolo Gessi a reprimere l'insurrezione e che !orse ~arebbe stato facile (lmicarsi, seguendo la strada eh~ Gessi a,:ev~ tracciato. Un falso profeta, messo a capo del movimento, glt d1cd una .certa unità e colore locale più spiccato. Quella che combattono gl ms~rt1 no~ è guerra d'indipendenza nè di libertà, come taluno, lontano dat luogh~ e · ignaro dei folti, potrebbe essere inclinato a credere; è guerra d~
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malco~te~to, d'io_ter~sse e_d( fanatismo; ne è capo un impostore, ne sono _l am~a ~nt1ch1 negr1er1; dell'indipendenza hanno appena l'idea; alla l1b_ertà clue?ono una so!a licenza: quella di caccia agli schiavi. Per cln ne dubitasse ~alga 11 recente proclama di Gordon. Quando u? ~omo eh~ co~osce 11 Sudan, un Inglese dei cui sentimenti umamtan fa test11nonianza tutta la vita, s' induce a firmare un simile pro?la~~' a. promett~re per iscritto l'abolizione delle leggi contro la sch'.a:1tu, bisogna n~enere, ~he l'abbia creduto il solo mezzo per forrn~1s1 una. base. E Jorse umcamepte a questo proclama egli deve il m1ra?ol? d1 esse~e passato, qua~i trionfando, fra gl'insorti e di rima~erv1 _s1~ur.o e rispettato . Tutta la sua popolarità svanirebbe quando 1 negrieri s1 accorgessero, che egli non può o non vuole mi.ntenere la sua promessa . Nel luglio del ·1 88·1 un eremita, che s'era foti.a la tana in un isosolotto del Nilo Bianco (isola Aba) e quivi aveva vissuto molti anni in fama tli santità, venne fuori e si presentò ai Maomettani come il ~a~dì, il messo l~i D_io, annunziato dalle profezie ·e aspettato pel princ1p10 del quattord1ces11no secolo dell'egira. (I<'ine del 1882). Costui è u'.1 u?mo sulla quarantina, si chiama ì\fohammed Achmed ed è origmar10 del Doogola; in sua gioventù fece il cameriere a bordo dei bastimenti , dove imparò a leggere e scrivere; più t3rdi fu accolto nell'?rdine dei preti. dell'islam; stette qualche tempo a Tamasciat (a nord · d.1 . ~artum! eserc_1taudo la professione di lettore del Corano; poi si nttr~ ~~ll'1sola d1 Aba a fare il suo noviziato di profeta ( 1). Questa specialita, che una volta allignava anche in · Europa, adesso è un prodott~ ~sclusiv? d~II' Asia e dell'Africa; il Mah dì del Dougola ha colleghi m Persia, m Algeria , nel Marocco, sul Niger; . ma non tutti sono guerrieri e fortunati come lui. Neppure pei messi di Dio vi è parità di trattamento in terra! Mohamrned Achmed ha il merito di e~s~rsi. prese1~t~to i~ un momento opportuno, su di un terreno prop1z10, m una s1tuaz1one preparata; .chi poteva ·e doveva schiacciarlo fin da principio, ha il torto di non averlo fatto . Ora il profeta la sanzione degli avvenimenti, il santo ha l'au~eola del successo; quale fedele maomeuano non crederà alla sua missione? Quando si sparse la notizia che il romito di Ab,\ si era dichiarato Jl:lcihdì, il governatore del Sudan gli mandò un impiegato che, per amore o per forza, lo conducesse a Cartnm. Ma in quanto all'amore, 1
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. Ol_ Questi ed altri parUcolari del presente racconto fnrono to!U dalle Pelet1nanns fascicolo !88r..). 1
nfitte1lungen (30°
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il profeta conosceva la storia di Ziber, andato al Cairo e non tornato più; in quanto alla forza, ne aveva già più dell'impiegato; il quale durò fatica a portare in salvo la sua persona. In agosto dello stesso .anno (188 1) si fece , contro il profeta una vera spedizione. Un vapore sbarcò nell'isola d' Aba ~00 soldati , che . dovevano prend?r_e il Mahdì o vivo o morto. Ma sia imperizia, discordia, o superst1Z1one .di costoro , sia il numero o il coraggio dei difensori di lui , il di.staccamento egiziano fu battuto e i macchinisti del vapore, per sai, vaÌ·e il legno e la pelle, gli tolsero l'unico mezzo di ritirata . Duecento fucili con le relative cartucce passarono ai rivoltosi, che fino allora non avevano maneggiato se non armi da punta e da t.aglio ; ma il guadagno materiale fu nulla in paragone del\' ascendente, che questo primo successo diede al Mahdì sulle popolazioni dei dintorni. I negrieri, che stavano all'erta, colsero subito l'occasione; vìdero quali servizi poteva rendere ;:inest'uomo e deliberarono di sostenerlo con tutte le forze. In Egitto si discuteva sulla costituzione e sul controllo. Da tutti i paesì . circonvicini accorsero le turbe e i negrieri pagarono le spese . Il l\+Iahdì predicava che quella prima vittoria, o~tenut~ coll'aiuto di Dio, iniziava il suo viaggio trionfale alla Mecca, e gh .arostoli giuravano che si era esposto al fuoco, ma i proiettili gl_i rimJmlzavano sopra . Il governo del Sudan cominciò a sospettare 1\ pericolo; raccol~ trnpp.e da varie guarnigioni del Cordofan, del Sennaa1· -e del distretto di Cartum e le riunì presso Kaua a nord dell'isola d'.Aba. Aspettarono costoro d'essere in 1400 prima di cercare il romito, nel suo nascondiglio; e forse fu prudenza lodevole; ma quando vi si decisero, egli se l'era svignata, ritirandosi nel Cordofan meridionale, dove aveva sollevato gli Arabi della tribù Bagara e p·inntato il s1io q11artier generale nei monti Tekele. La truppa s:ette ancora qua_lche tempo presso Kaua, poi si disperse, tornando crnsc_uno t:a~~u1Jlamente alla sua guarnigione. Non si tP,ntò neppure d'rnsegu1re il profeta, nel suo nuovo rifugio; forse p_erchè vi era troppo cammino .da fare. Questa ritirata delle truppe accrebbe il prestigio e i seguaci del Mahdi, a cui poco st1u{te l'imprudenza di un funzionario procacciò tale successo, che eguale non gliene avevà ancora procurato l'inerzia J.eali altri. Nel dicembre 188,1 il mudir del Faschoda volle fare da solo, con poche forze, quello che i suoi colleghi, con forze ~ripl~, non avevano tentato. Partì dalla sua provincia ~on ,\.00 soldati egiziani e 100 necrri Scillucchi e marciò risolutamente verso il Cordofan meridionale, ce~1tro della rivolta. l\~a colto a mezza strada dagli in1
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sorti e circondate, da forze dieci volte su1)eriori fu comple•au1, l d" f u I ·1 1· . ' "' 1:n e 1s .a o; o tre , mlH ,r e 11 capo degli Scill ucchi , ·1asciò quivi la vi ta un ?1ovane tedesco, certo BcrghoJJ', che si trovava nel Faschoda e 1spetto · . · re per I' esecuzione eleIla legge contro la schiavitù.' Tutto' •il omematern le ddella spedizione venne in ·potere del ·M•alidi'·, la, sua rama s1· s~ars.e a un ca.po all'altro del Sudan , i suoi proseliti crebbero a, drsm,surn; le. tnbù del Faschoda e del Sennaar imitarono quelle dei Cordofan; ~ .mso~·s.ero apertamen te, o parteggiarono in segreto per lui .. Le autorrta egiziane'. abbandonate a se stesse, discordi tra loro, mal~ont~~.t~ ~el presente,. m~erte dell'avvenire, non sapevano a qual santo, 'otai =>1 , 1 loro ~~lda~r si ~otavano volentieri a quello che giornalme~te face_va ~ nncoh . Pero qualche capo vi fu, . che ebbe ener/)'ia. pari Ialla s1tuaz1 d., ea1.1um, ° G' ., one; primo fra c1ues1i il vice-oovernatore o · ieg er. P?sc~a, un tedesco d'origine. Per opera sua e di crtialche collega, s,. .ncluamarono nuovamente spai·pagl'ate · · , l . . . . le 0onarnioioni o " , sr a pn1ono au uo a111ent1 neJJe tr1bu rimaste fedeli, si ritrn'Ì nel Faschoda un, buon ~umero di forze, col quale si schiacciò moment.aneament.e ]a rivolta ~[nesta C ~el]? re~ion.i Vicine, sal vo nella Cittadella de] . profeta.' M~ 1 mercanti d, sch1av1 (genia diabolica della cui attività e tena~ia s1_ ebbe . u.n , es~mpio, nella guerra di seccessione degli Stati Uniti) ari uolava~o a~ch essi dall altra parte e i seguaci di Mahdì provocavano la diserzione fra le truppe egizinne. In. co~1plesso la situazione andava sempre peggiorando ; ma la dif~colta . d1 procurars! n?tizie e !'i nettezza dei comandanti di truppa 1mped1vano a questi d1 formarsi un criterio esatto della situazione oe11;rale'. ~uindi appenn, in un sito, avevano raccolto qualche migli~io d uomini e~ otten uta la tranquillità, per qualche ch i!onietro di raggio,. creduvano d1 poter dormire fra due guanciali . Solo in principio del ·1882 uu corpo di soldati egiziani e di reclute sudunesi si formò nei din'. torni di r.11rturn, e in marzo detto anno, mosse verso i monti Tekele per attaccare il l\Ia hdì , nel s~o quartier generale, e schiacciarlo co~· u.n colp? defiuit.ivo. l\fa ~veva fotto app~na alcune tappe, quando una r1volt:i. 1mprovv1sa scoppiò al le sue spalle, nella provincia del Sennaar e. quast tutta la popolazione prese partito per gl'insorti. La vicinanza cl, ~sr~ro ~ Cart~m, quasi abbando11at.a, senza presidio, senza fortifi.c~z10~ 1, p1~na di _malcontenti e di gente, che avrebbe sa lutato con g~orn I ?~cas1one d1 fare un poco di sncchcggio, costrinse il corpo di spe~1z1one- a ritornare a tutta fretta sui suoi passi, per difendere la capitale. Era ii· tempo delle i'mprese di Arabi pascià. L'attenzione dell'En-·
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ropa era rivolta all' Egitto, ma appena si pensava che, annesso all'Egitto, vi fosse il Sudan. Di t.ànto in tanto giungeva qualche telegramma , che p:1rlava del Mahdì, dei suoi progressi, di questa o di quella guarnigione ·massacrata ; ma erano cose. oscure, lontane e poco interessanti. Quale Enropeo poteva · credere sul serio al successo di un profeta? Gli Egiziani sentivano benis:;imo che in montagna tuonava, e forse com prendevano tutta la gravità della minaccia; ma avevano altro da pensare. Nel Suèlan, Giegler ·pascià, alla testa del suindicato corpo di truppa attaccò gl'insorti del Sennaar:, li vinse in vari combattimenti e pacificò la contrada. Quest'energia, spiegata sei mesi prima, avrebbe avuto ben altro effetto. Ornrni il .Mahdì non era pi ù solall'!ente un capo di fanatici; era il rappresentante di tutti i sentimenti e cli tutti gli interessi conirari alla denominazione egiziana; le sue sconfitte erano tenute nascoste, le vittorie levate a cielo; la rivolta soffocata -in un punto, scoppiava·uell'al Lro. Gli Europei di Carium, non sentendosi sicuri m:t lgrado . le vittorie di G1egler, in gran parte emigrarono; gl i altri reclamavano, dal governo locale, misure per la difesa della città e trova-rono ascol to. Nel corso dell'estate (,1·882) si restaurarono le vecchie mura , si costnf&sero cinque forti , si armarono di artiglieria e si provvide la piazza d'una guarnigione su cu i si potesse contare. Altra opera più importante, terminata verso la fine dell'anno ('1882.) si fu un canale largo 7 metri e .profondo ii-, che stabilisce la corrninicazione fra il Nilo Bianco e il Nilo Azzurro, mettendo così la città di Cartum nelle condizioni di un'isola. È uvidente quanto potrebbe valere, per la difesa della piazza, un simile cana le, davanti a turbe mal provviste di materiale dl) pontè, quando la sua ' profondità fosse tale, da permettere all;acqua di scorrervi in abbondanza tutti i mesi dell'anno; del che è lecito dubitare se, come dicesi, è di soli ii- metri ('l ). Frattanto neanche il Mahdi era rimasto colle mani alla cintola. 1n giugno ,1882 aveva disfatto, presso Gebel Geon, un grosso Corpo di truppe agli ordini di Jussuf pi1scià; quindi, direttamente o per mezzo di luogotenenti , aveva fatto tabu/.<.i r·cisa di quasi tutti i piccoli posti del Dar Fur e del Cordofan cd interrot.te le comun icazioni cli queste provincie col Nilo Bianco. Sn qiialche puntò gli insorti erano stati · bat.tnti, qualche governatore aveva messo il freno a questo e a quell'apostolo; ma dove il profeta comandava personalmenle non àveva · ancora avuto uno scacco; almeno così dicevasi; quindi In fam a della (i ) Pelermanns ,!lilleilun.<Jen.
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sua inviucihi_li~à ed inv~lnerabilità era iotaltii. Appena un anno dopo Ja sua apparmone, egli teneva quasi tutto il Dar -Fur e tutto il Cordofao, salvo le due città principali El Obeid e Bara, a cui ·aveva posto assedio. Queste due piazze resistettero a luogo; i loro comandanti mostrarono abilità ed energia e iil principio dell'assedio fecero frequenti sortite; ma quando videro, che le proprie forze non bastavano a liberarsi e che sui rinforzi non si poteva fare assegnamento, si scoraggirono. I soldati, cominciando a soffrire la fame, abbandonavano i posti e alla spicciolata passavano al nemico . In gennaio 1883, El Obeid, allo stremo di viveri e di difensori, cadde in mano al profeta e con essa, armi, munizioni e materiale ria guerra. Vi erano in questa città vari Europei, fra cui alcuni missionari cattolici e suore d! ~·u·i tà ; il Madh i fece loro grazia della vita e li mandò tutli prigiomen nel Bar Nuba, donde alcuno riuscì ad evadere. Secondo una corrispondenza da Berber, 2i gennnio -188,i, ('I), i preti e le suore di carità si troverebbero ancora in El Obeid, in una casa, dove il Mahdi passa loro 15 talleri, al mes~, a testa, per vivere. Ivi, egualmente mantenuti, si troverebbero pure vari Greci, a cui però tutto venne tolto, compreso le donne e i figli, vendt1ti o regalo.ti agli Sceik. Poco dopo El Obeid s'arrese anche Bara, onde il dominio del i\fahdì si stese incontni st.ato do.I confine del Dar Fur nlle rive· del Nilo Bianco. Prima che questi fatti fossero compiti, gli Inglesi avevm10 sconfitto (settembre 1882) le truppe di Arabi pascià ed erano diventati arbitri dell'Egitto. Sarebbe stato loro facil e, profittando dei reggimenti indiani, che si trovavano nel delta del Nilo e deU'iuger.te materiale, rimasto disponi bile a guerra finita, mandare tale spedizione i;iel Sudan, do. schiacciare assolutamènt.e il Mahdì e conservare quelle provincie all'Egitto. Ma dopo .1ver compito una spedizione per conto proprio, non si seuti vano disposti ad intraprenderne un'altra per conto altrni; erano poi ben lontani dal presagire eh~ là fi umana dell' insurrezione sarebbe giunta fino alle rive.del mar Rosso. Credettero pertanto, o mostrarono di credere, che bastassero a trattenerla le sole forze egizinne. Quella truppa che a Tel-el-Kebir, davanti all'Inglesi, si era sbandata al primo · colpo di cannone, ora vinta, demor~lizzata, ·disciolta, coi capi sotto processo, col resto degli ufficiali a spasso, doveva far meraviglie nel Sudan davanti al profeta! Gli Inglesi invero si presero l'incarico di riordinarla, armarla, equi paggiarla, darle nuovi ufficiai i; ma l'anima non potevano dargliela. (1)
v. Esplo1·atore pun tata di marzo iSS~.
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5o3.
Ad ogni modo s1 fece una spedizione di truppe egiziane. Ne prese il comando Hicks pascià, un generale inglese segnala~osi n~ll'_e~ercit~ delle Indie. A lui si unirono volontariamente vari:giovam uffic1ah mgles1 e qualche tedesco. Lo seguirono·fotografi , giorna_listi _e _dil:ttanti . Q_ues~a spedizione, comandata da Inglesi e composta _di Eg1~iam , ave:~ 11 d1:fetto di eccitare, in sommo gr11do, l'odio ed 11 fanatismo degh msort1 , senza avere il vantaggio di essere fatta con bravi soldati. i\~a I~ cose del Sudan erano ancora così poco note, e l'alta valle del Nilo s1 presentava sotto un aspetto così poetico, che agli Europei sem~rava d~ partire per una · gita di piace1:e. Mal~onteu_ti . davv~ro . er~oo 1 ,solda~1 egiziani che, dopo essere st.at1 battuti dagh mfedeli, s1 aspetta, ano 11 resto dai seguaci del profeta. · . . Il corpo di spedizione, ingrossato dai presidii raccolti per ~ta, ?m_n:e a Cartum senza notevoli incidenti , tra la fine del · 1882 e 11 prmc1p10 del ,1883, quanrl o appunto il Ma~1dì, c?gli a_~sedi . e successiva presa di El-Obeid e Bara, aveva terrornzato 1 pascia e s, apprestav~ a m~rciare su Cartum. Prima cura del generale inglese fn quella d1 mumre Ja città; seconda fu quella di pacificare il Sennaar, dove l'insurrezione, più volte schiacciata, rialzava nuovamente la testa. Questa vasta provincia a sud ..di Cartum e ad est del Cordofon, importante per se_ st:ssa e come base delle future op.;razioni, era oggetto speci~Je d~lle 1~t1ga-:zioni del profeta. Il quale dall'altro lato aveva spi_nt? 1 s~o1 egussan a nord cli Kartum, nelle regioni di Hadendowa e B1scai:1 , onde pr~clicare la rivolta fra quelle tribù di Beduini , che fanno 11 co?1mewo fra Suakim e Berber; i quali, malcontenti per tasse ed anghe:1e, eran.o meglio dispo~ti per il prnfeta che pe~ il k:dive. ;are c~e il ~1ahd1, conosciuto l'arrivo di Hicks, avesse rmunziato · ali idea di_ marcia~e .su Ca.rtum ed adottato invece il piano d'isolarla in mezzo all'rnsurrez1one. Il piano di llicks consisteva ?e!l'ass!curarsi pieua~e~te dèl Sennaar, raccogliere tutte le forze al l1m1te cli questa provmc1~ c?l Cordofan, trincerarsi fra Duem e Kowee sul Nilo Bianc~, quasi d1 front.e a EIObeid e Bara, trasportarvi i suoi nrngazzini, pas~an•! con parte clel_le truppe (il resto a Kartum) la stagione ?elle rwgg1e e sboccarne..m settembre, per marciare direttamente su EI-Obe1d, la m~ova_ co~qubta del profeta, innalzata all'onore di essere la resid~nza cli _Iu,, siccome quella che presenta il soggiorno più gradevole di_tutto 11 Sudan. . Non si può negare la superiorità cli questo ptano su quello dei pascià, ]imitatisi fino allora ad operazioni isolate~ sconnesse. Ma per condurlo pienamente ad effetto, occorreva un eserc,to forte. pe; numero per valore, e quello cli Hicks non era nè una cosa ne I altra. In 0
55,i,
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gennaio e' febbraio 1883, cominciarono gli scontri cogli insorti; poco si conosce dei loro particolari; i relativi dispacci recando notizie confuse e contradditorie; ma l'esi to, che fu la pacificazione del Senua11r, dimostra che in complesso furono favorevoli agli Egizian i. Un grosso corpo d'insort.i s'era frattanto raccolto in Gebel-aiu, paese montuoso, qualche giornata a sud di Kowce, fra il Senuaar e il Cordofan. Lo comandava un certo Mussa Fakir, luogotenente del profeta; percbè questi dopo la pres11 di EI-Obeid, diventato sovrano, aveva pensato di non più arrischiare in comb11ttimento Ja fama e la pelle, e di godersi almeno per qualche tempo gli ozi di ù:pua in ·un harem, dove ha raccolto -18 rlonne, numero (come notano i dispacci) su peri ore a quello permesso dal Corano. Contro il detto nucleo d'insorti mosse Hicks, partendo da Cartum con 1\.000 uomin i, una batteria di cannoni Nordenfcld e due cannoni Krupp; pochi giorni appresso tornò a Cartnm per· rnancanza 'di vi-veri. Così diss1::ro i primi dispacci, ma non è credibile, perchè senza viveri non sarebbe partito . Più taidi fu eletto che una colonna di Eg'iziaui, ia quale, sotto gli ordini di. Abdel-Kader pascià, doveva partire da Ko,vee e concorrere al l'attacco, aveva mancato all'appuntamento. Alcuni infine supposero che Hicks fosse stato respinto. Ad ogni morfo l'operazione fu tentata, un'altra volta, con migliore successo. In aprile if883, riunite tutte le forzé a Kowee, Hicks vi pose il suo quartier generale e, rimont1rndo il Nilo, spinse ricognizioni all'intoruo fin presso a Gebel- Ain; poi, quando gl i parve di essere abbastanza istmito sulla posizione e le forze dei ne111ici, li . attaccò risolutamente e li disperse, cagionando loro gravi perdite. l?ra quelli che restarono sul terreno vi fn il luogotenen te del Mahdì. Questa vittoria, di non grande importanza, era appunto quanto bastava, pcrchè gli Egiziani fossero lasciati tranquilli durante la stagione delle pioggie, e forse il geneNde non aveva avuto altro scopo; infatti dopo di essa, prese i suoi quartieri . Gli insorti dal canto loro fecero altreuanto. Per qualche mese non si parlò più di Hicks, nè del suo esercito. Solo di trau.o in tratto qualche .telegramma lasciava comprendere che detto generale . non era contento della sua posizione, che si lamentava di non trovare sufficiente appoggio, nè presso il governo del Cairo, nè presso quello cli Londra, nè presso i pascià suoi colleghi nel Sudan; una volta venne anzi annunziato che avesse dato le ·sue dimissioni . Ma pochi s'interessavano a queste notizie; i giomali inglesi ne parla vano come di cosa quasi indifferente; i I 1\mes scriveva; « Hicks pascià e il suo stato maggiore meriteranno la più alta · lode << se riusciranno nell'impresa; pero nelle condizioni attuali neanche un 1
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« insuccesso potrebbe torna re a Ioro d.i sonore ". · Qu,· come : si, ,.vede è , solo questione dell 'onore di Hicks e del suo stat? 1_n_azg1ore. 1•1,1uanto . il aoverno inolesc aveva dichiarato l'intenzione, di ritirare le s~e t.ruppe dail' E<>itto /in tutto il Regno unito si disciiteva il prò _ed ~I contro, encom~ndo Ja maggior pàrte ('f uesta risoluzione; onde se 11 s1g. Glad-!>tone non aveva potuto conservarsi le mani nette, pote~se al~eno lavarsele come Pilato. Quando improvvisa, come_ un fulmrne'. gmnse la , notizia che Hicks era stato distrutto con tutto 11 !;.UO eserc1~0. Tre mesi e mezzo sono trascorsi da quella catastr?fe e mt~rno al , non si conosce ancora .precisa mante I11Cvero; come, "~1 do,,e, ,al quando ' · · tanto fu completa! Vagliando i telegrammi e le corr1;.tpond~nze da a:ro, zeppe cli contraddizioni e di _ass~rdità,. ecco quanto st r1cara :_ sul , finire della stagione dello p1ogg1e, H1cks raccolse tutte le fo1ze ~ Duem, portandovi quella parte di esse che si trovava a Kartum. ys~1,. da questa città il 9 settembre, schierò la_ st~a truppa,, I~. p~s5.? ~n, rivista e poi si pose in marcia, colla fantena 10 t_esla, _l a~t1glte11a in , mezzo e la cavalleria io coda. La colonna compon_ev~s1 clt 6000 _u?- · · · d' fa.nter·1a re"olare 4000 bascibozuck (altri cl1cono beclum,), mmi 1 , o ' ' . . . ., 1 ·d 1·90 uomini di cavalleria, 20 cannoni (fra cm 2 h.rup, 8 No,_ en;eld e ,,·o pezzi da ~?nt~gaa) alcu_ne rni tr~gliere. 5~?0 ca_me~lt ca- . · ·b· d'i viveri mu111z1on1 e bagagli (1). R1mon10 il N tlo B1::mco fino ne 1 , . • 1· · · · Duem ove oiunse senza incidenti; vi si fermo poc 11 g1orn1 e ~·1- · :arti il ~4 cJ'et:o mese per la progettata .spedizione contro EI -Obe,dy do 1)O essersi rinforzato colle truppe che s1 trovavano a Du_e1~ e Kowce, . ·1 1 · 0 ·tò Ja sua fanteria re11olare ad oltre 7000 uom1111 e la sua 1 c io p t o .. . 1· . I Il · 1·1er1., ·" <a forse 30 pezzi • Scelse la strada p,u • men e 1on:1 art,g d Ie,I qne I a· che passa per la valle del ?hor-Abu-!lable, più lu~ga, ~ e a tre, · · r·cc" cl't l'ontano·, e ciò onde evitare la penuria cl acqua,. e la . ma piu 1 " • • . · de' soldat'1 pe1· cercarne Aveva pure d1ch1arato 11nten· el1spers1one 1 · < ' • • • • , • , • • • .iione · 1· S''abilire lnnl)'o il percorw, una sene d1 pun t. 1 fo1 t1fica1.1, pe1 e1 « , o . . . . •. mantenere le comunicazioni col Nilo e' assicurarsi la r1t'.rnta; t~a poi, noi fece forse per non perder tempo, forse per non rndebolire la colonna 'fasciando distaccamenti addietro. Nei primi di novembre · questa 'si trovava giunto presso di Alluba (~Itri indicano Cassgate, . altri ~folbeis) a sud di EI-Obeid, sul tratto d1 . strada da Rahad (sul Jaoo dello stesso nome) a Kaschgil. Qui venne attaccata da forze · D
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i) Questi part.icolari sono tolti da. una. lett?ra del co~solc _austr~aco a CM_tum (p ub: . bl~ata dalla Oesterreic/i.isclu: .MonalS$cl1nft {1u· den Onent) in cui s1 descrivo la par tenza di Hicks d,Ldetta citta
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imm~~sam~nte superiori (i dispacci le fon no giungere fino a ,100 mila ~omm,~ sc_onfi~ta e letteralmente. annientatu. Pare cho il comballimen to .s,a ~mmciato il 3 nov~mbre, o continuato il 4 o il 5. Come si svolse? qual,. ne ~urono lo. vicende? Una grande oscurità copre questi particol:r.1. ~I~ E.ur~pet ve~dette~·o cara la vita; se ne può essere sicuri . Deoh Egiziani s1 parla 1n varia maniera : chi dice che si difesero eroicamen~e e so_ccombettero solo d_op~ una lunga lott::i, estenua ti dal caldo, d_agli sten~, e dall11. fam e; eh, dice che volsero in fuga alle prime fucdate. N?1, raccoghen~o da ambedue le version i ed appoggiati ai tele~ra~m1, ~he dapprima posero in dubbio la sconfitta di Hicks e qumd, sçgu1tarono_, per qualche tempo, annunziando che un terzo, un quarto, un qumto delle sue forze si era salvato crediamo che r~~lmen~e. l'ese_rcito siasi ~bandato fin dal primo gior~o, ma che poi drappelli 1solat1, ~enza guida e senza risorse, abbiano vagato e combattuto (taluno anche valorosamente) nei O,,.iomi se"uenti finchè a poco o p~co,_ per ~istruzione o passaggio al nemic~, sc;mparvero. Qualche 111dmduo isolato riuscì a ra"giun,,.ere Duem O Kartum e v·I , . . o o , P?rto no~1z10 e:,agerate e confuse, frutto d'ignoranza, di malafede 0 d1 fantasia esa ltata. . Un~ recente corrispondenza dal Cairo al Journal des Débats, Ja p'.ù di~usa fra le pubblita.Le finora, su questo combattimento; ci presenta J, esso un quadro smgolarc che, se non è verosimile nel suo •complesso, ha prob~bilmente un fon do di vero; la riportiamo quindi P?l' sunto.' fo_cendov1 sopra alcuue osservazioni. « I particolari sullo. d_isfatta d1 Hicks son t.almeute strani e tragici che dapprima non vi si credette, ma ora vengono confermati da testimonianze che non am~ettono_ d_ubbio. ~on è il ì\Iahdì che vinse Bicks; qu,,..sti perì coi suo, soldati in una lotta ingaggiatasi, per equivoco, fra due reparti del suo ~ rpo .. Il ~Iahdì non ebbe se non da compiere la carnificina o raccogliere 11 frutto della vittoria. Tra Hicks e il suo collerra Alaidin pascià, era sorta questione, intorno la. marcia su El-Obeid. Quegli volevn .tenere la. valle , questi la montagna. Non avendo po-iuto accordarsi fu deciso che ognuno, col suo reparto, fa cesse la strada che più gli garbava . Hicks pertanto marciò dirett11men1.e lun,,.0 la valli} e Alaidin costeggiò fo monwgna. U!Ja notte s'intese un:i vi;11 fucil_a~.. Eran~ g!i es~lo_ratori. di Hicks che avevano scambiato per ~em1c1 1 soldat.1 d1 Ala,dw. Hicks credendo il collegn att11cca to, volò 1~ suo soccor5o. Era nouo buia . Dopo un ora di corsa precipitosa, sì gmnse a metà della costa e gli esploratori vennero a dire che' lo •.creste erano coperte dagli insorti. Nello stesso tempo una grandine
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di palle cadde sull'esercito di Hicks, di cui una parte volse in foga mentre !'nitra risposo vivamente all'auacco. Per varie ore le due frazioni dello stesso esercito si mitragliarono con un furore cieco. L'alba rischiarò un orrendo spetLacolo: le truppe di Hicks erano quasi annientate o di fronte ad esse apparivano le divise di Alaidin. Il terreno era coperto di feriti e di morti, o su di un piccolo ripiano si· vedevano i cadaveri di tre ufficiali europei, fra i quali, riconoscibilissimo, quello di Hicks. A tale spettacolo ognuno prese la fuga. ì\Ia tosto i nemici 111·riv11rono in massa o sterminarono vincitori e Yinti. ForLunatomento, mentre saccheggiavano i carri ci fu chi potè fuggire e portare la notizia >l . Questo racconto, por quanto nella traduzione abbiamo mitigato le tinte, ba sempre del fantastico e in qualche punto dell'inverosimile. Non ci sembra credibile che Ilicks, generale in capo, sinsi lasciato imporre da questo tale Alaidin ed abbia acconsentito, per compiacenza, a dividere le suo truppe; ma è possibilissimo, anzi probabile, che questa divisione sia stata fatta per comodità e sicurezza della marcia. Non ci sembra credibile che Hicks siasi lasciato in~urre ad ingaggiare battaglia generale, di notte, su di uu terreno sconosciuto, contro un nemico non accertato, e soprattutto non crediamo che, da colpi tirati all'oscuro, all'impazzata e a una certa dis111nz11, abbia potuto risultarne, in poche ore, la strage di cui parla il corrispondente; ma può darsi benissimo che l'equivoco sia successo, che abbia get1ato il disordine nelle file e che il nemico ne abbia approfiuato. Avevamo già scriuo quanto precede, ahzi era già stampato, quando nell'Esplor·atore (puntata di marzo corrente) trovammo una corispondenia originale da nerber, nella quale il racconto della sconfitta di Hicks, sell7.a scostarsi molto dal precedente, presenta meglio i carati.ori della verità. Non si parla di dissensi fra Hicks ed il suo luogotenente Alaidin pascià (ivi chiamato Alidin) ma si ammette la divisione del corpo iu due colonne. Quella di Alo.idi o, fu guidata da un traditore (certo Scek Assen capo dei cammellie1:i di Cartum), in una st.reua gola di montagna, di cui gli in:;orti tenevano la chia,,e. Questi lasciarono entrare tutta la colonna e poi l'auaccarono in coda, impadronendosi dei cammelli, carichi di provvisto e di munizioni. Hicks sentendo le fucilate diresse la sua colonna al punto donde partivano. Gl'ius,)rti, che la videro arrivare, ripeterono la loro manovra: si ritras!>ero e lasciarono che anch'essa s' internasse nella gola. Il che avvenne in tanta confusione, che i due repnrti del corpo egiziano si fecero reciprocamente fuoco adosso. Qnando lutto l'esercito fu entrato,
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RIVI STA
ESTERA
gl'inso:ti tagliarono fuo ri i ca mmclJì, ch iusero .ali ace . I ner? circondato tre giorni, lìncbè dallo scoraagi;ment: ss~a~la o / en . e più ancora dall11 sét.e, lo videro sl111ito. Allor~ assalendo! . ame ·ne ,re.cero una ~·er~ c~rni.fi~ina. Uno solo (dice ia corrispo~cl~~ : as;~ sal\o. certo Vecelli d orr1,nne Italiano ma nato i·u ru~l ' Jt 1 ) I · d · a 11 erra e 1e :~~~n o ~orr'.spondente di un giornale illustrato, disegnava; pre;o da~ "' insorti, disse che non avea combattuto e eh . . ' e non portava addosso neppure .un tcmperrn_o; nello stesso tempo, cavato il taccuino e la n~~t1ta, ~1 pos_e a fare il ri tratto di 'uno fra coloro che o-li stavano à mnanz1. Essi ne fnrono altamente meravigliati e conduss~ro questo uomo al :.\fahdì, che lo accolse come un~ rarità e lo po· I seguito. ~e a suo V
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Frntl.anto ancbe prima che -Ilicks e il suo esercito . d Ila d scomparissero .~ sce1~::i, qu an o ancora tenevano a freno i pnesi a moJJtc di Cartum 1_ m~~1rrez1~11e guadagnava terreno a valle, nella regione compresa fr~ il N e il mar Rosso, fra le tribu beduine di Biscari e Hodendowa eh~ gra_vedemmo malconter~te del g-0verno egizi&uo e sobillate d.igli em1:sun dc~ profet.a;_ CJ?estr . Bec!uiui, che i11 principio della g1m;,a s~1tavano I convogli eg1Z1:iu1, diretti al Sudau, per la strada Suakrm-~crber-!(a~tum çia più comoda o più breve), non esseudo stati pag~tr, comrncrarono rovcce ad assalirli e chiusero l:i stradti. In ottoLte e novem?re fu_rono spediti per sottometterli, due distaccamenti ma veJJnero d1strutlr'. onde quest' insorti, cresciuti di numero e di baldanza, per rmforz, e per fau ste notizie, dagli altri pumi del teatro dell~ gue,rrn, posero ~ssedio a_ Sinlrnt o Tolrnr e minacciarono Suakirn . ~osi 111 lm man.i dell 1usurrez101rn, contro le previsioni deoJi JnoJ · O fUJ) 'C fi111 Il . d I o o OSI, ~ : . 0 s.u e ~'1ve ~ ~,a.r Rosso. Un corpo egiziano di oltre 700 ~om_m , c?n la1!terrn,. nrt1glicrr:1 e cavalleria, guidato da uffici[.Ji egizran'. ed rngles'. , ~orti da Su:ikim il 2 dicembre 188.3, iu cerca dei lJem1c1. I quali s, fecero subit-0 tro,,arc, in numero di 5000 e lo circoudarooo. Costretto a difendersi si formò io quadrato O si battè per qualche tempo, valorosamente; ma poi un. lato non tenue più re' ·1 · , I • rmo, 1 n~m1co entro oe mezzo e Il corpo egiziano venne distrutto. Le sue perdi~ ascesero ($econdo un dispaccio del Times) a ,15 ufficiali 680 s?l~at1 e un pezzo da montagna. Si s11lvarono 33 sold.iti e 25 uflicial1. Il capo di questi nliovi insorti certo Osman-Digma, si llicliiarò in?go.tenr.nrc del prof~ta, il quale era sempre a EJ-Obeicl e il teatro pr111c1pale d'operazioni si trovò spostato dalle rive del ;\'ito a quelle -'ilei mar Rosso .
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il nodo della questione, se non per gli Inglesi, almeno per l'av-
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venire del Sudan, era ancora sulle sponde del Nilo, perchè ivi Cartum, centro commerciale e politico di tulla la gran valle, resisteva ancora. Questa piazza n dir vero uon sì trovava cinta d'assedi~ e ne~p~~e investita, per modo che le comunicnzioni fossero affatto 1?1poss1b1h '. ma i l piano del l\iahdì d' isolarla in mezzo a popolazioni insorte, s1 compi va da sè, quasi naturalmente, dopo la sconfitta di 1:licks. L'insurrezione si estendeva noi dintorni di Kassala e sull e rive del mar Rosso, fino quasi a Massaua; su quelle del Nilo rifioriva dove er~ stata repressa. Nulla però di più incerto che l'alzarsi e l'abbassarsi di questa marea insurrezionale e delle notizie che vi sì ri feriscono ; per esempio, dopo 11 ver annunziato, . fino dal mese di ~o:em?rc, che il Dar-Fur era in mano al profeta, il telegrafo reca, 11 <> dicembre, una rivolta nel Dar-1;-ur; onde il lettore si ch iede meravigliato se in '[nel paese vi fosse ancora qu.ilcosa da rivoltare_ e, cerca~do, viene~ a sapere di un distreuo rimasto fin allora tranqml lo, sotto 11 comnndo di un eun,peo, Slatin- bey, d'origine austriaca, che, in quell'estremo angolo del Sudan, curav:1 ugualmente le ricerche scienti fi che ~ i bene dei suoi amministrnti. Fin dal mese di aprile egli aveva ricevuto istruzioni da Cnrtum di abbandonare il paese, che non poteva essere difeso, ma aveva cred uto deb ito d'onore di restare al suo posto. Un tele,.ramma lo dice ferito nell' accennat.'l rivolta . 0 P er di fendere Cartum o sol.trarre al peri colo di essere distrutti, i piccoli posti lungo il Kilo Bianco cd Azzurro, vennero in novembre e dicembre quasi tutti ritirati e raccolti in eletta piazza; portandone così la guarnigione ad· oltre 4-000 uomini, ben provvisti di armi, di munizioni e di viveri, mn sernprc pochi, per resistere un serio attacco, tanto più che una parte della popolazione [Hll'teggiava pel .l\lahdì. _I -{X)nsoli europei, che ancora si trov11van o II Cartum , pensa rono, che 11 miglior modo di proteggere i loro cou nazio_nali, era quello di im?arcarli e portarli via. Dietro premure s pecrnlmente del console italiano ( Legnani), si riuscì ad avere un vapore, su cui s'i mbarcarono ai primi di dicembre quasi tuui g'li Europei resid~nti in C_art~m, e n n centinaio di negri che vollero seguirli. l\Ia altri E uropei s1 trovavano e si trovano ancora, a scopo scientilìco, nelle alte regioni del Nilo Bianco, e non si può non trepidnre s~1l la loro sorte. Frattanto l'Inghilterra cominciava a preoccuparsi seriamente della ·situazione io Egitto e nel Sudan; gli altri Stati segu iv:mo co_n interesse gli avvenimenti, mn senza alcun desiderio_ di pronde1:v1 prirte: La stn mpa inglese, quasi unanime, chiedeva nusure cnerg'.c~ie; _gh .organi conservatori giungevano perlìno a proporre una sped mone m-
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ESTER A
RIVISTA
glese nel Sudan, ma tale non sembra va l'intenzione del gover ·1 I )" . . d . no, I qua _e 1m1tavas1 a . aumentare 1~ squadra del mar Rosso. Cartum era lasciata al suo destm?: Il ketlive faceva del suo meglio per raccogliere trup_rB e, seguendo I impulso degli Inglesi, le mandava a Suakim. ~ dir vero un_a spedizione di truppe egiziane a Cartum difficil mente c1 sa~ebhe arrivata; sulla strada più comoda è più breve, quella per Suak,m e Berbar,_ accampavano gli insorti ; l'invio di truppe per il deserto ~ella N~bia, Korosco e Berber, o per Dongola e Je steppe ~ell~ Baiu~a, o mfine per Massaua e Kassala, richiedeva molto tempo; l ultima d1 queste strade era forse già chiusa e le altre, all' occorrenza, avrebbero potuto chiudersi, nè in tal caso, ai soli Eofaiani sarebbe ~astato animo di farle aprire. Dunque, per quanto"'quest; radunata m Suak1m possa sembrare una dimenticanza della situazione di Cartum, era forse ciò che di meglio si poteva fare. . In tanta di~detta pr.r l'Egi~to,_ parve all'Abissinia che fosse giunto 11 momento d1 far valere ant,cln reclami, raccolse truppe ai confini e fece dirnostr~zioni os_til~ contro ~Iassaua . Gli Inglesi dapprima si v?lsero al ked1ve, cons1ghandolo d1 cedere agli Abissini qualche lembo d, terra ~er_ acquetarli.' ma ~ve~do trovato duro da questa parte, o per qualsiasi altra ragione, s1 nvolsero ali' altra e, coli' invio di due navi davanti a Massaua, persuasero facilmente quei cristiani negri, che l'occasione era meno propizia di quanto pareva. Anche la Turchia volle tentare in questi frangenti di mettere un dito nelle cose egiziane ed offerse i suoi battaglioni, per riconquistare il Sudan, ma vennero rifiutati. L'Egitto deve abbandonare il Sudan, o rìconquistarlo colle proprie forze. Si aprirono pcrt-anto arruolamenti in Alessandria per un corpo di gendarmeria europea, ma con mediocre successo. Si presentarono avventurieri d'ogni nazionalità, specialmente greci, ma in numero di gran lunga inferiore al bisogno. Per quanto poco assegnamento possa farsi su costoro, vaigono dieci volte più che le truppe egiziane, perchè almeno sono esenti da ogni sjmpatia pel profeta e credenza superstiziosa nella sua mi~sione. 1~lla battaglia di Tokar, che narreremo appresso, i soli Europei, fra cui 37 Italiani, tennero fermo fino all'ultimo. Con questi nuovi arruolati e con le vecchie truppe egiziane, si formarono corpi o distaccamenti che, alla spiétiolata, venivano inviati a Suez, e quindi p1~r mare a Suakim, o a Trinkitat, ma non giungevano iutieri; molti Egiziani, per vigliaccheria, ed ·Europei, per mala fede ( a,veodo in tasca il prezzo dell'arruolamento) disertavano. Ad ogni modo si finì per raccogliere, in quei dintorni, un buon nucleo
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di truppe. Mancava un capo, ma cli questi hanno gli Inglesi il semenzaio . Baker pasciit (da non confondersi con quello omonimo che, nel ·1870, aveva diretto una spedizione nel Sudan) fu nominato comandante delle truppe egiziane sul versante del mar Rosso, gli si diede per capo di sta to maggiore il colonnello Sartoris (altri scrivono Sartorio altri Sartorius) del quale non conosciamo la nazionalità, ma che al nome sembra italiano, e per consigliere civi le un it.aliimo, che abbiamo è)oià avuta occasione di nominare: quel Messedaglia che fu• comp11rrno di Gessi e governò per qualche tempo il Corclofau; ~ . a questt si aggiunsero 'i colonnelli inglr~si Harrington e Stephens, 1 magg10n Giles, Hobroyds, Hervey, Colborne e il tenente Caroll (forse aiu!~nt~ di c11mpò); più un francese, certo Enrico Cantel, che ha le funz1001 di segretario dello stato maggiore. Il corpo ai loro ordin i ?scen~eva, ao]i ultimi di dicembre, o doveva ascendere fra poco, a c,rca 1800 uomini, fra cui 4-000 beduini, 2000 egiziani e sudanesi e 1500 gendarmi (fra cui 500 a cavallo) egiziani ed europei. . . . Fu in _quest'occasione, che il governo del Cairo pensò dt tirar fuon Ziher (o Zehebcr) il vecchio mercante di schiavi ed aggreg_orlo prov~ visoriamente allo stato nrnggiore di Baker pascià, per servirsene poi secondo l'occorrenza, idea che fu smessa per le ragioni che abbianio oià indicato, ed ora sembra ritornare in campo . La missione officiata ~ Baker era quella di ristabilire ed assicurare le comunicnzioui tra Suakim e Berber. Presso quest' ultima cittù, che h11 guarnigione egiziana, avvenne, il 30 dicembre, uno scontro fra gli insorti e non sappiamo quale distaccamento egiziano, colla peggio (dicesi) degli insorti ma senza ult.eriori conseguenze . · In tanto che cosa faceva il Madhì? Era sempre a El-Obeid. Se fosse stato ancora il Maclbi di prima, se avesse consenato l'~udacia di quando non aveva nulla da perdere, avrebbe lasciato alle popolazioni ir_1sorte l'incarico d'investire C11rtum e, al suo luogotenente Osm11n-D1g111a, quello d' intr11uenere Sir Baker, sulle c_oste del mar ~?sso, mentre egl i. col grosso delle forze, avrebbe prnso d,rettame~te, gm per la valle del Ni lo, la strada d'Egitto; fra le incertezze degli Inglesi e la deb~lezza degli Egiziani, l'avrebbe trovata aperta, e sarebb~ b~stato un piccolo successo ai con fini, per mettere sottosopra tutto l Eg1 u.o. Per un momento si ebbe questo timore e si pensò di fortificare Assuan; ma quando si seppe che il profeta ora tutto intento _a fo1:marsi un harem, si rimase,. da questo lato, tranquilli. T:1le era la s1 tuaz10ne alla fine del •1883 . (Continuct). C. MANFREDI, Capitano I!')
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A?!NO X.XIX, VOI,. 1.
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LA DIFESA DELLO STATO SECONDO LE IDEE, ECC.
LA.
DIFESA DELLO S'T ATO SECOl\'00 LE lltEE
DEL TENENTE COLONNELLO PERRUCCHETTI ro
La pu~blicazionc di questo nuovo lavoro, ci è riuscita graditissima, ma Mll 1m1spettaLa. Dopo le eccelleuti mooogran e dei varii scacchieri del . nostr~ ~orritorio e di cruell i degl i Stati confìnanti, dopo un iuugo pel'lorlo di rnsegnamento, così dalla catte Ira e sull e carte, come sul terreno e nelle esorcita1.ioui logistiche, dopo diflicili e faticose ricoguizioni nelle più aspre region i · di froDti era, (:)ra ben naturale elio l'autore riepilogasse i risultati di questi diversi suoi studi, in un la,,oro di sintesi, abbracciante il complesso problema della difesa dolio Stai.(). Il libro quindi, merita, non solo tutta l'auenzione doi nostri colleghi dell'esercito e di quel li tra essi specialmente destinati allo stato maggiore e allo insegnamento della geografìa militare, ma merita cziaudio di essere accolto, meditato e discusso, dai nostri uomini polit.ici e dalla stampa, così percbè l'espesizione è chiara per ogni porsona colta come pcrchè lo assetto difensivo ddlo Stato è fattore principalissimo della prc,sperità e della grandezza della patria. li: d1iara, precisa e fortemente sentita nel paese la importanza della difesa del territorio? Qnesl~ è la domanda che si fa nella prefazione l'eg.regio autore, e vi risponde, pur troppo a ragione, negativamente. Il passato fra1. ionamento dell'Italia in tanti piccoli Stati, governati col Cl) La difesa dello Stato tJi G1ust:rPF. PEnnuccuETT1, tcnento colonnollo di stato mag gioro. - Torino - noux o Favale i881-, pag. t.,91. - prezzo L. 6.
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regime assoluto, l'i11canala mento esclusivo e per secoli nei ciimpi -0rtistico, letterario e scientifico delle attività intellettuali degli italiani, hanno potentemente contrilmito a mantenere le nostre popolazioni nella completa ignoranza di tutte le quistioni che riflettono I' ordinamento sociide, politico e militare di una grand~ u::izione. l\folgr::ido la -costituzione della nuova Italia, malgrado l'opera patriottica di autorevoli scrittori, che deposta la spada hanno impugna ta la penna per proclamare la necessità di una salda organizzazione militare a tutela delle concp1istat.e uuità e indipendeoza, le masse ancora non hanno ·sufficiente conoscenza dei beni acquisiti, non sentono che vagamente la necessità di provvedere ::illa conservazione di questi beni, e trovano presso di esse credenza i concetti più fal si e stravaganti, gli aforismi ,più spropositati ed assurdi. Quosta triste eredità del passato, che esercita ancora tanta mala influenza su l carattere delle masse italiane, che inceppa e turba il razion::ile svolgimento delle nostre istituzioni, conviene distruggerla colrJ'arrna patento della verit;\, cercando di dissipare gli errori, di far conoscere a noi stessi, noi ed il nostro territoho. Peroccbè èome ·osserva l'autore, la. regione ital ica uon è così povera, nè così vulnerabile c-0010 si crede, e la fibra italiana è gagliarda o non degenere dalla rorirnna; bastino a dimostrarlo quei veri eserciti di operni italiani, sparsi per tulto il mondo ed impiegali nei lavori industriali ed agricoli più gigantesch i e più fa ticosi; lavori, alcuni dei qnali certa• mente non si sarebbero fatti, se le difficoltà ed i pericoli che pro.senta vano, reputati insormontabili d::igli operai stranieri, non fossero stati sfidati e vinti dall'energia e dall::i perseveranza degli Italiani. Scopo doll'::iutore pertanto, è di dare una viva immagine delle presenti cond izioni nostro offousive e difensive, limitatamerùe al campo territori::ile; di su~geri re i provvedimenti più acconci a colm::ire le lanrne della organiizazioue militare delle nostre frontiere terrestri, delle coste edei nostri scacchieri difensivi interni; di dimostrare infine, che tali provvedimenti non importano una spesa eccessiva e spropor-z:ionata alle ricchezze economiche e finanziarie della nazione. Questo vasto pt·ogramma è svolto rnaestrevolmente dal Perrucchetti in sette capi, seguiti poi da una conclu5ione e da due allegiiti. Crediamo pregio dell'opera riepi logare qui le parti salienti cli ci::iscun ,capitolo, accompagnandole con poche OS$ervazion i. Nel Capo I l'autore espone il metodo, a suo parere, più adatto nello studio della geogr:,fìa militare, il Cflrnle consiste sopratutto nel subordinare l'esame dei particolari geografici e topografici all'orien-
SECONDO LE IDEE DEL TENENTE COLONNELLO PEI\RUCCHETTI
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tamento strategico del territorio, per rispetto alle singole ipotesi di guerra. Questo procedimento, per dir così tutto sperimentale, è il più fecondo di utili risultati, è singolarmente eclettico ed evita il pericolo sommo per lo studioso, di scambiare la rettorica colla strategia, di illudersi e di illt1dere gli altri sulle qua lità offensi v.e e difensive dì deterrninate linee di opernione e di ostacolo, pur dì far saltar fuori dalla descrizione di un teatro di guerra, conclusioni che giustifichino una frase sonora e a graude effetto. « Agii occhi dell'iwmo di giterra, il terreno non deve esse1·e che· « il campo ove l'azione 'fltilita1·e tende a svUuppa1·si in tutte le sue· « fasi, non esclusa la preparazi,one alla g1wrra; epperò il -militare « non de·ve occ11parsi che di qi,anto può sul terreno cigevolare oli « ùnpeclire tale sviluppo ». · Quindi il Perrucchetti proscrive a buon dritto il sistema oro-idrografico, che conduce a spezzare le linee di operazione e quelle di ostacolo, subordinatamente allo sviluppo delle catene montane e dei corsi d'acqua, e il sistema geologico che gli apprezzamenti militari del terreno deriva in gran parte dalla sua struttura geologica . Quest'ultimo metodo in ispecie, introduce nello studio della geografia militare una. congerie di termini tale, che senza una larga cultura di fisica, chimicn, crist.allografia e matematica, le comuni intelligenze si confondono e perdono di vista gli essenziali requisiti mili tari del terreno~ così dal lato tattico come dai lati strategico e logistico . Nel Capo II si tratta del modo di interpretare i principi i dell'arte della. guerra, nelle applicazioni che se ne fanno per lo studio del terreno. L'apprezzamento dei singoli elementi di una data regione territoriale, va subordinato alla entità presumibile delle masse operanti, enti:tà che a sua volta viene caretterizzata daìla profondità delle colonne,. dalle estensioni dei fronti ,. dai complessi bisogni in mezzi di rifornimento, di vettovaglie, munizioni, e materiale da guerra. Le comunicazioni, le linee di ostacolo e le risorse locali, ecco i tre elementi da, considerarsi in modo precipuo. · Dato poi l'asse strategico, cioè la direzione più probabile dell'offesa, e della difesa, gli elementi sopra indicati vanno riferiti a tale asse, per determinare fino a qual punto permettano di • 1.wtan i,l n~r,_iic~, « colla maggior somma d·i, forze 1·elatfoe, nelle migl:i01·i condizi~ni ( di schiernm,ento .ed in direzione tale da rendere decisiva la ·vit" t01·ia >>. L'intiero cc1 pitolo è un chiaro epilogo dei princi_pii della strntegia ed una esposizione in poche cifre delle profondità di m~rciee dei fronti di schieramento dei moderni eserciti.
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Dichiarati in questi due primi capi gli scopi, · i limiti ed i mezzi degli studi geografico-militari, l'autore entra immediatamente a trattare della difesa dello Stato . · Nel Capo III determina anzitutto i 3 concetti fondamentali della difesa dello Stato, e cioè: Assici.l rare con opportuni pro'O'tìediment-i nelle frontiere di terr~ e di mare la mobilitazione, adunata e sch'ieramento delle forze d1, terra e cvi mare. Preparare l"offens·iva oltre le frontiere o al ~i qua, q:"ando non sfa possibile altriment·i, senza , scoprire sove1·chia'fl.i~nte ,il paese: . Organ-izzare l'ùiterno del paese in gu'isa, da utiliz.z~rne t_utti ?h ,elementi che possono con efficacia aiutare la n9stra azwne di(enswa ed offensiva ùl i·mpedire quella dell'aDversario. . . ., . Sui mezzi per realizzare tali co111,;etti , essendovi ancora d1span~ dt vedute fra le persone competenti non solo, ma a~che ~181. pubblico, giudica opportuno l'autore di svolgere alcun~ cons1derazion1 . Dapprima esso si occupa della guerra d1 montagna . Ques~o paragrafo pare a noi dei meglio riusciti. Si s.ente eh~ l'autore_ e nel-. l'ambiente preferito e con più amore e1 passione stud1at~. Egh svolge in modo ammirabile e con larga copia di robusti argomenti la tesr che: la grossa guer,ra nelle nostre Alpi.può fa:rsi i~ o~t-~me conchz~o~i strategiche e'tattiche; essa costituisce il part·i~o piu siciiro per no~ d'b ne-utralizzare la preponderanza dell' a·vversa1·i.o e prepa1·~re energiche c?ntroof[ese; ·i l concetto opposto, di attende1·e il ne'fli'ico m~massati nella pianu1·a, per eseguire , contr~ _le colonne s.bocccmti, 1ma gr~nde mano·vra centrale può condurci invece ad 1tna affrettata catastt ofe. E qui ci piace a rincalzo del le numerose e au tore~oli citaz!oni de~ Pe:rucchet.tì aggiungerne una, dovuta alla pe_nna _di uno _dei. nostn mi~ gliori generali , citazione che attesta come 1 ven conosci ton delle Alpi e della [oro storia abbiano in ogni epoca saputo .apprezzarne la grande importanza militare. « N'est -ce pas (scriveva il capitano Mennbrea . (assai prima dei ·I 8i:i9) trattando della difosa del Piemonte · contro la Francia) aller au-d-evant des désir de l' ennem,i qiie de hn: permet~1·e de franchir les montagne, pour se bornM' à 'f!eni.r t'attendre a1i ~ebouché des .vallées? Une batai/.le est ce qii'il"demande, et ou l~ lit'b offre, tandts qu'on dworait iwnger à le détrnù· avant qii'il soit parvenu siw le tct·rain prop1·e à la li-vrer » . . Ma per fare con buon risultato ques~a difficile guc_rra al p'.na o~rorrono non soltanto truppe con materiale adatto e abituate ai monti, ~a un corpo di ufficiali pratico della montagna nel senso più esteso
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LA DIFESA DELLO STATO
d~II~ parola. Raccomanda quindi l'autore Io studio minuto delle reg1 nella loro viabi li tà, nelle loro prodL1ziou1 · loc,1· 1· z'oon1. montuose I' J ' ' n l 0COl1 (1 l m c Hnato og1che. B uona gamba, buon occhio e buone cm·t :e t~pofrafiche, e soprattutto abi tudine della montagna gmd1ca il Perrucchelti necessario proporzion' t'n1eu1e' e~ qdu.ant~ t ' ffi · J' ' "" · a1 ll'f:) 1 a1 nos .r~ u 1~1a '. . . Con questo si farà a meno della geologia e de lle 'site classi . · fica.ziomd, e si difenderanno le Alpi dal[e A Ipi., anz·rchè dal 11ia1 e, co~ e ~ taluno è stato en·oneamente asseht-0. ~n,· seguito. s1. pa.rla dellti guerra di pianura. La massima pnrte dei nost1, terreni eh pianura sono rotti e coperti con •111· a rete d' 1· e f · d' ' · · . ' ' 1 cana 1 ossr irrigazione rn trnlciatissima e con fitte lb I . I : . . < • a era ture, c 1e srnooarmente 1,m, tano il campo di vista e di Liro Quest a ciale I . . . . · o carauere spe' c le non s1 riscontra rn genere nei terreni deolr ' St '. . . . l ò ' T . . o lhl V! Cll)I i es~ ere . uti ,ss,mo a no, in caso di invasione, permettendoci di P comba ttere m terreno conosciuto e con tru ppe abituate a manovrarvi cont~o . truppe c.he _mie abitudine non hanno potuto acquistare nei . spettrv1 loro territori rrMa per ciò, è anche qui necessario il fare esercitazioni frequenti e su larga scala, com por~·e le c.olonne nel modo più adatto a passare dt marcia a mpl dprontamente J d' dalla . formazione . • . ~ la< d'1 combatt1.men to, e a punto I v1s1a organ ico, devesi pure da1·e al materiale r,ombattente 1~na .est1·ema mobi li tà, ciò che si otti ene non solo collo alleg_ger~1·e i l matwi~l~, ma col dare a:d esso 1nezz,i di tm zione suf~~1ent~. Questa 'lUJStroM del materiale ci limitiamo ad accennerla, i,rncch~ tratt.aodol~ andrem mo fuori del nostro compito. Il P errucchetti suggerisce pure d, dare alle truppe mer.zi più sufficienti di qn(jlli che attua lmente hanno per abbnttere ostnco li e improvvisare ponticelli . A pa.rer ~ostr~:. fì.nchè l~ compagnie zappator·i del genio non sarnnno P1 ~in~te d 1st1:ument~ portatili ed . organizzate come vere compag~7e d~ fanteria tecnica, questo des1de1·io detl'atttore non potrà rea· lizza1·ii'i. , Il r:ap? I ~ c?m~rende le fo rtificazioni. forti fi cazione permanente e ~no der yrrncr~a~t elementi della sistemazione difensiva del territorio; ma 1 pareri rn argomento sono assolutamente discordi vuoi per fJ.O?a co.noscc'.1~a dell'.a:tr, della guerra , vuoi per male inter{lfCtazione det f~tt1 storrc1, vuor rnfi ne per ragioui economiche. ~li avversari delle fortifi cazioni, già !-i sa, sono coloro che attri~uiscono alla materia, inerte virtù o difetti· che essa non ha, dimenticando la materia essere mezzo, mai causa di fatti umani. Di fronte ai moderni mezzi d'attacco, dicesi, sono oggidì inutili
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SECOì'\DO LE IDEE DEL TEKE'.'ITE COLOKNELLO PERRUCCHETTI
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campi trincerati e fo rti di sbarramento. Primo errore, derivato dalla dimeuticanza che il valore tecnico di un'opera di fo rti{icazione è il prodotto di due fatto ri, uno tutto materiale consistente nelle condizioni di armament.o, cnmpo di tiro, npprovvigiooamento, ecc. l'altro tutto morale basato sull'intelligenza ed energia ùel comandante della piazzn, sulla disciplina , abilità e devozione delle truppe della guarnigione. Le difese di Venezia e Roma nel 481~9. quelle di SLrasburgo e Belfo rt sono in proposito esempi da meditarsi . Altro appunto àlle fortificazioni è l'ottrazione che, si dice, hanno sull'esercito monovrante . l\fa la col pa di questa attrazione, che legitti mamente esiste, pcrchè le piazze sono appunto costruite allo scopo di proteggere punti determinati, di raccogliere dietro i loro parapetti truppe in ritir:ita o in disordine, non è fo rse di chi vi si lascia chiudere dentro, di chi vi si ma ntiene oitre il tempo necessario a riordinarsi e riprovedersi di vettovaglie? .- Certo non fu rono di questo parere i giudici di Bazaine cui non valse la scusa di essere stato attratto da Metz. La dispersione delle forze della difesa, è un'a ltra cattiva conseguenza delle fortifi cazioni pcrm:rnenti; vedi ca mpagna del 181 3. Anche su questo punto l'errore è manifesto; ormai colle leggi attuali la nazione armata non è più un'utopia, ma una realtà: noi abbiamo ora colla nuova Jegge di ordinamento un esercito di prima linea di 4l~6 ,!~8l~ nomini in !~ :irmate e truppa da montagna; un esercito di seconda li nea rii 186,903 uomini di mi ijzia mobile in- ~2 divisioni ed una brigata mista; un esercito di tt'l'za linea, milizia territoriale, con 363, 000 uom ini inquadrati, oltre a quasi altri 700,000 uomini non inquadrati: la mil izia territoriale quindi potrebbe ad esdcranza provvederc nl presid io delle nostre piazze, per quanto vasto sia lo sviluppo che assumerà il nost,o sistema difensivo. - Aggiungeremo noi, :i mngi:uore schiarimento della cosa . che da ca lcoli abbastanza J:irghi fotti snlle nnove cd estesissime fortificazioni erette dai Francesi fra il Rocln no e le oostre fron tiere, apparisce che una forza di '130, 000 uomini basterebbe a convenevolmente presidiarle, e si badi che in quel sistem:i di fensivo oltre ai numerosi. piccoli sbarramenti si comprendono qna ttro grandi campi trincerati: Lione, Tolone, Grenolile e Bi·iançon , nonchè le vaste linee fortificate della Moriann e della Tar:111tasia. Anche se lo svil uppo dello in tero nostro sistema fortificato dovesse in avvenire risultare il triplo del sistema fo rtificato della z,)na fran cese fra il Rodano e le Alpi (e ce ne sarebbe anche cli troppo), si n do che le sole trupp~
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inquadrate della milìzia territoriale, basterebbero all'incirca a costituirne i numerosi presidii . Il costo ~norme delle moderne opere fortificate, è la quarta obbiezione che si fa alle fortificazioni. Qui il Perrucchetti presenta alcune cifre complessive desunte dai calcoli fatti dalla disciolta Commissione permanente di difesa, per la costruzione dei piani da essa propost.i. In base a tali cifre le spese di costruzione ed armamento del piano completo ammonterebbero a 400 milioni e quelle del piano ridotto a 183 milioni . L'autore invece, tenendo conto delle spese già fatte, stima che il piano completo potrebbe realizzarsi collo impiego del capitale corrispondente a 20 milioni annui di rendita, cioè· al mantenimento di ~ o 3 divisioni dell'esercit9 permanente. Qui il Perrucchetti si è tenuto troppo alle strette, perchè non è improbabile che l'aumentato prezzo delle artiglierie, affusti e munizioni, nonchè lo sviluppo forse maggioro del preveduto, di alcune delle nostre piazze da guena e sbarramentì, · facciano salire verso gli 8 o i 900 milioni' la spesa complessiva delle fortificazioni di frontiera, da costa ed interne. Ma si arri vasse pure ad un capitale della rendita annua di 40 milioni, dovrebbe l'Italia esitare? Si rifletta alle enormi spese ed all,3 disastrose conseguenze economiche di una sconfitt-n, e si vedrà come pur facendo a fidanza sui c1wri d!Ì ferro, sia indispensabile ed urgente misura provvedere il più largamente possibile all'assetto difensivo del territorio, mediante un acconcio sistema di fortificazioni permanenti. 1' · Ammessa la necessità delle fortificazioni, il Perrucchetti tratta nel Capo V 1foi compiti delle fortificazion·i di frontiera. Con uno sguardo retrospettivo indica le fasi della quistione presso di noi . Data la falsa .rremessa che le Alpi non erano terreno da manovra, ma semplicemente elemento disgiuntivo e ritardatore delle masse invadenti, dato il concetto strategico di una grande manovra. centrale nella pianui·a, dato in6ne le passate poco floride condizioni delle no· strtl finanze, la solitz·ione tecnica del JJroblema difensivo delle Alpi
Il Perrucchetti fu dei primi a segnalare quanto simili procedimenti si discost:wa_no dai precetti dell'arte, ma ci ·vollero i 1'1irchi, come argutamente egli osserva, a persiiadere i dottrinar ii dei loro errori. Ora però, riconosce l'autore, ·siamo entrati col1e nuove costruzioni e coi' nnovi progetti, in una via più ragionevole e conforme al c:oncetto di un.a difensiva ostinata ed una larga contro offensiva nella regione alpina ed i noslr.i ingegneri hanno dato ai loro lavori quella caraiteristic;i che da canto nostro abbiamo avut-0 altra volt.a occasione di riscontrare nelle fortificazioni francesi sulla nostra frontiera (1), e che è la associazione costante delle strade dti collegamento col p(l;rapetto.
solo si fortificarono gli . strangolamenti delle valli ·co.n piccole opere casamattate e scarso presidio, e si fecero poi interruzioni stradali un po' dappertutto. ·Insomma l'iilti'rna espressione della fortificazione di
In un altro paragrafo l'autore illustra il principio, che negli sbarramenti montani, anzichè avere di mira unicamente le strade principali, dovonsi Gou concetto più largo consiclorarc gli iutieri fasci stradali e cioè sbarrare con un unico sistema d1 opere, tutte quelle vie di comunicazione grandi e piccole, che possono nell'invasione far sistema fra loro.' Onde i fasci determinati da mulattiere o piccole carreggiabili, le quali possono e per la vicinanza ai punti di passoggio della cresta e per la vicinanz:i e valore lattico degli sbocchi nella pianura venire cont.omporaneame1tte utilizzate dalle singole colonne di un 'unica massa in varlente, meritano di essere sbarrati di prefereuza a grandi rotabili isolate, non accompagnate lungo il loro corso da vie minori e sboccanti in un . punto della pianura molto lontano dagli sbocchi delle laterali vallate. In un successivo paragrafo, tratta l'ai~tore degli sbarramenti delle ferrovie, dimostra1tclo'ne con abbondanti citazioni storiche la convenienza, specialmente sulle frontiere montane, ove il potere o meno usofruire cli una ferrovia d'alimentazione ha una influenza enorme sulla condotta delle operazioni . Data quindi per noi l'assoluta necessità nel caso d'invasione, di ritardare ad ogni costo la marcia dell'avversario, la costruzione di opere di sbarramento sulle nostre ferrovie, si presenta come uno dei mezzi ·più adatti :1 raggiungere sco po siffatto. Passando poi dai criterii generali alle pratiche applicazioni, il Perrucchetti esamina le condizioni degli sbarramenti delle nostre frontiere, ne ac~enna le lacune più pericolose e addita le località ove, a suo credere, nuovo opere permanenti dovrebbero essere erette. Dal lato della frontiera verso Francia considera i gruppi d'invasione seguenLi :
:montagnci finiva in iin passato non ancora remoto, per essere una caswmatta corazzalei con uno o due cannoni prigionieri e una·bella . tagl'iata snl dlinanzi.
Uta,re, voi. II e Jll, !882,
·veniva. sottratta ai sani criter ii dell'arte della guer1·a e si imp•ig l·iava nella afTannosci ricerca dell'impraticabile e dell'ùivulnerabile. Quindi
(l ) Piaz~e f orti e fcn·ovie f1·a it Rodano e te Al.p i -
P.
MmANDOLI. -
Ri-vista ,l!i-
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LA Dn'ESA DELLO STATO
4°) La linea della valle d'Aosta; 2°) Il fascio d'invnsione Dora Ripnria-Chisone-Germagnasca-Pel!ice30) Il fascio Vraita-Vermenagna; ' 4- 0 ) Le linee della Liguria. La linea <li valle d'Aosta, strategicamente ina'datta a gravi minacce, è sufficientemente · protetta da lle opere di Bard. Il fascio d'invasione· Dora Riparia-Pellice comprenden te 2 grandi strade nazionali, una ferrovia, e parecchie rotabili minori, interrotte solo per breve tratto, verso la crest:1, ~stituis.ce la più grande via d'invasione, e il fronte· forti6cato Cenisio- Exilles- Feuestrelle, come è attualmente organizzato, non ha suffi cienti caratteri di resistenza, per sbarrare con effìtacia questo gruppo cli comunicazioni. Il fascio Vraita-Vermeriagna costituisce esso pure una seria minaccia, per la concorrenza degli sbocch i, ma non o/Tre all 'invasione un complesso di vantnggi cosi pronti e grandi, quali quel li sopra accenùati. Le opere di Vinadio e del Tenda basteranno per questo fascio, purchè (e qui il concetto dell'autore non ci risulta ben ch iaro) si rafforzino, anche le val li secondarie adiacenti . Le linee della Lignria in fine, ove gl i .ittacchi terrestri possono congiungersi con quelli marittimi, esigono oltre le fortific.izioni anche il concorso di numerose forze mobili, ed è qur che secondo l'autore dovrà maggiormente esplicarsi la manovra delle nostre truppe attive. Non rimane quindi a provvedere che ad un più efftcace rafforzamento delle valli Dora-Pellice, e l'autore propone una torre corazzata a Bardonecchin, e un grosso forte presso Cesana, quali posizioni avanzata delln linea Cen·isio-Exi-lles e minori lavori nelle val li intermedie; di questi ultimi però non dà alcuna precisn indicazione. Non possiamo che completa men~ associarsi a questi giudizi(e rroposte. Pare anche a noi che il fascio Dora-Pellice sia un 'am plissima e comoda arteria di invasione non sufficientemen te sbnrrata dalle attuali opere di Fcnestrclle-Exilles- Ceu i$io . E un altro argomeJ?lO a rincnlzo di quello del Perrucchetti vuolsi ci ta re in appoggio all11 urgenza dei lavori a 'Bardonecchia e Ces11na, ed è la .tenace insistenzci delle popola.z-ioni dei chie versanti alpini, per ottenere un raccordamento ferroviari<> fra B1··i-ançon ecl Oulx e ima 1,ia rotabile per il colle dell' Echelle. Tutte le sollecitazioni in proposito non ha nno per ora ottenuto soddisfazione presso di noi, ma a forza di chiedere, si sa che CJLrnlche cosa si ottieue. Intanto è già allo studio una ferrovia Fell pel colle de1 Monginevra, desti nala a collegare Oulx con Briançon, e converrà .prepararci a vedere in un avv0nire non remoto anche quest.a seconda FeJl,
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come l'antica del Cenisio sostituita da una · galleria al Monginevro o · all'Echelle. E si noti che le galle1·ie sotto questi colli d~ poco supererebbero i quauro clvilom.e/!ri. . . . . Per la fronteria verso Austria, il Perrucchett1 esamma parntarnente· 1 sinaoli gruppi di st.i'ade che potrebbero servire all'inv~sion~. Il fascio ad "occidente del Gal'd:i è, secondo l'aut.ore, il meno m111àcc1oso per la., divergenz11 delle valli, per l'asprezza e lunghezza del la r_egione m~n- · tana traversata, per gii scarsi collegamen ti. La val d' Achge pro:•vts~ ·. di una ferrov ia e di due rotabili, e sussidiata da vie second.ine sui • 'tessini e sul Baldo, costituisce un grave pericolo ·a causa dei mezzi ' d'offesa, che per essa possono incana lar:;i e per l'importanza strategica dello sbocco, conquistato il quale, verrebbe l'Austria a far cadere la linea dell'Adiae Veneto e ad avvicinarsi minacciosamente all 11 base del Po. I provvedimenti difensivi presi al riguardo di rafforzare lo sbarramento di Rivoli e dintorni mediante robuste fortifìcazion i, sono, secondo l'autore, sufficienti alla difesa di questa linea , pnrchè però saldo si mantenga il suo isolamento col fascio occidentale e cioè n~n si costruiscano le strade proaettate sulle rive del l11go da J\'.Ial~esme e da Gargnano a Riva e si ~anteng:1 sul lago una gagliarda flottiglia di· i cannoniere. Ii fa scio stradale 11d oriente della val d'Adige, com prende cinque grandi rotabili sboc,~anti nella nostra pianura sulla linea _Schio-Vitto~·io'. ed è provvist9 di sufficiente difesa. - Gli sbarra mentt fra le valli d'. Leogra e l'alto Piave, e l'organizzazione militar~ del Cad?re, s~no atti_ a mantenere la disgiunzione delle colonne nerrncne e ad 1mped1re p~r lungo tempo il collegamento fra la massa operante per questo fascio e quella proveniente dal Friuli. . . . · Il qnarto grnppo di strade infine, quello del Fr1ul1 , con le due hnee montane della Pontebba e del Pulfero e la zona pi11neggiante del basso Isonzo, provvi sta di non meno di ·I O grandi ro~abili, grnp~o _dietr? al quale afllniscono dal territorio Austriaco 5 fenovie, costttu1sce il· fascio più minaccioso e meno difeso. . Infatti il sistema stradale permette all'Austria di far .ifnL~1i'e' s~lla nostl'a estrema frontiera orientale nn11 vera grande armata 10 otllme · condizioni di tempo e cli sp11zio, e questa .1rn11t11 non tr~va d'innanz~. a sè ostacoli notevoli, fino alla linea assai interna del Prnve, alla cm sistemazione difensiva venne dato mano recentemente, Qtti dunque effettivamente si può real·izzare a danno nostro il concetto Napoleonico di g.irnre le Alpi. La- gravità di situazione strategica siffatta, viene messa in rilievo con i
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:grande. chiarezza dall'autore, che propone come rimedio alcuni sbar, e una n menti 1· sulle due· linee montane della Pontel>i>a e de p uJfe10 • · . mtwra mea fo1:t1.ficata verso il basso Isonzo, fra le alture di Buttrio -e la laguna, utilizzando se vi è possibilità la vecchia Piazza di Palmanova. Il .Perrucchetti i~ conclusione, torna qui con nuova copia di argome1HL. a sostene~e 11 s~10 asserto, che la minaccia JJÌÙ grave sulld frontiera aust1·iaca 'IJtene a n oi dall'Isonzo e non.già dal ,T rentino , ·C~nne f'l1:, per molt~ temipo l'opinione dei più. Su questo asserto eb,bimo gia ad esporre alcune nostre riserve p:irlando in questa Rivista delle m.onografi.e del Tirolo dello ste:;so autore (1). Queste riserl'e. noi
•mantern~mo ancorn, malgrado la copia di argomenti svo lti dal Per·rucchelt1, avvegnachè se un buon sistema d:i sbar·ramento delle · · Ie.se piw, assicura1·ci da im colpo di mano e r envie ·del· ri·.?e W'tno r ·iro ~e1:e S't~u~·a la rnobili tazione e· ~o .~chieramento delle nostre forze 1iC1 so. l Isonzo, . pe1· .proteggere 1t d"ll',;,,, · ,· non è 1nen · Frùtl-i · ,. v,.·vasione ,vero,. c!ie la sit1iaztone strateg•ica 1·i11·ul.t ante da uno schieramento consvmile sa1·~bbe pericolosa. Perocchè le due masse in cui noi ci
trovere~1 mo divisi, e il dividersi sarebbe prnclente anzi necessaria misura,. d~. ~ronte al !a ~rg~nizza:'ioue offensiva data :il Trentino dagli ~~1str~ac1. lll. qu.estt ult1m1 tempt - (campo trincerato di Trento e for:tifìca~toni d1. Bwa) , - verrebbero a trovar~i a più dì 1 O giornate di marcia fra loro (Ve:ona~P,tlmanova in linea retta '.2.00 chilometri). . E tale essendo la s1tuaz1one a noi fatta dal l'o1'diuamento della front 1e ra, perchè subordinare le nostre manovre contro oO'eusive al aeneros~ ma P?riglioso concetto cli non cedere un palmo del Friult? _ Q\1 ~ propno 'lìe1·so l'Aitstrìa le nostre condizfoni terrestri sono si'l'YVil·. a quelle marittùne d'i fron te cilla F1·ancia : manovra centrale per terra contro . la pt'irna, mariovra centra,le pe·r rnare contro la .s~conda, ecco le dnre necessità . della nostra si tuazione geografico-mi:._
·htare. Aggiungasi che la sistemazione difensiva della · nostra estrema frontiera del .Frinii, oltre ad avere questo caphale difetto strategico, cli attrarre cwè la maggior somm.a delle nostre forze mobili in reaione 'troppo lo~tana da!la base principale cli operazioni, esigerebbe u; notevole sviluppo d1 opere, trattandosi, come riconosce l'autore, di un fronte di circa 30 chilometri , quasi tutti in rasa pianura. Allo stato. attuale delle cose pertanto, noi ravviseremmo sufficienti {i} Vedi Rivista ,llii'itare, m aggio i88f.
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verso la estrema frontiera orientale austriaca gli sbarramenti di OsoppoOspedàletto, un nuovo forte presso Buttrio per intercettare la. fe~rovia di Trieste, una opportuna organizzazione delle truppe !oc.ali , e numerose interruzioni. stradali. Con questi provvedimenti, e coll'afforzament.o delle linee del ~iave· noi rite::iiamo possa in caso di guerra ottenersi non soltanto la sicura protezione delle nostre operazioni di mobilitazione e di 1:adunata, ma · anche il tempo occorrente per prepara.re delle energwhe contro{- ·. fens-ive per l.e 'OÙ di mare sul fianco S'inis~ro. e q Ue sp~lle della mata nenvica, che seguendo la 'Dia del Fnuh a·ve.sse girato le A lph
a1:--
E tutto ciò, si noti bene, rimanendo sempre in misura di accorrerein tempo ed in buone condizioni, contro I~ colc~n~ ne~iche c(ie pe~ avventura avessero sforzato gli sbarramenti mend10na1I od onentah · del rivellino tirolese (-1). · Nel Capo VI si tratta delle difese v~rso mare. P.rincipale _ele~en.t~ della difosa marittima è ·la flotta, cm spettano gli 1mportantl cornp1t1. di mantenere collealltO il continente colle i:;ole, di proteggere le nostre grandi città marittime contro gli attacchi dello llott~ nemi~h~, di im~ · pedire gli sbarchi, di tutelare il nostro· commercio mar1tt1mo e di danneggio.re quello dell'avversario. . . . . La speciale configurazione del nostro terr1tor10,. cou uno sv1lup p~ · enorme di coste, dovuto alla lunghezza della penisola ed alle grandi isole della Sicilia e Sardegna, i potenti · mezzi mllrittimi della Fn,ncia, rendono questi còmpiti della flotta estremamente difficili ed esigono · quindi un naviglio proporzionato. Ma questa evi.dente necessità, come dice bene l'autore, proclamata altamente da alcuni eletti ingegni, non ebbe per luogo tempo beo nel paese, che lasciò dopo il ·1866 la marina da.g~erra nel pi.ù deplorevole abbandono . Solo da pochi anni la qrnsttone della difesa marittima è tornata lld agitare la pubblica opinione, che non preparata da studì precedenti ed appassionata dalle polemiche politiche, ha dato credito a vuote fras i e preso per buone ragioni ed idee che non erano tali. Allo scopo di dissi pare tante con tradclizioni cd errori l'egregio au- · 0 torc tratta a fondo il problema svolgendone i punti seguenti : ,t ) Im-
H
portanza degl'i sbm·chi ne11iic'~ sulle nostre co~te; '2.~). ef~cacia ed . ,importanza delle difese fisse da costa; 3~) ef(ìcacrn. d~U impiego clelle · nostre f'or:ze navali; 4°) concorso delle /orze ma:ntt11ne colle terre,. stri e legame fra la difesa cost'iern e la di,{esa interna. (:!) Vedi SmONI, Geogi·afia Strntegica..
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Sul primo punto, entità degli sbarchi, l'autore condann . . storico, che per la differenza enorme fra il materiale n J,a i1 metodo . non puo. condurre alla verità. E:samina Ja flott ava ed modern0 e l' ao t1co · t' 1 · · d 11 a a la sba reo · e_ 1_ ??r 1_e I cari~o _e_ 'Austria e della Francia, ed escludendo s1b1hta dr operaz1on1 siffatte per parte dell'Austria opina h F po~r ·1·1tà• e celerita · • rn . auanto a meazi ' e e Ia rancia possa con tutta 1ac, imb d.1 4 corpi- d'armata. • , areare una · sped.IZ!one . Sul secondo punto, delle fortificazioni marittime l'aut · 1·1zza b'I . mediante forflì ' ore .· sere 1rrea , e I·1 concetto eh· coprire · opina · ·esd' . . 1 1caz1on1 capaci 1 resistere ai potenti cannoni delle odierne c<.,razzate tutt' , . · · . , t I punti veramente 1mportant1 delle nostre coste· irrealizzabile d I I · . . ' nom1co soprattutto, a motivo del costosissimo materiale a ato I ecoconverrebbe armare le nostre batterie ed anche pel , co quale , ' numero stra. . d '. gran de d1 punti che farebbe duopo fortificare Dnnque Perrucchetti, le fortificazioni costiere devono ;ola esser s~con_ o il l dd e impiegate . · · a ove è necessario o di afforza1·e itn punto d'appog · d' · · . gio, i rifornimento o di manovra per la flotta di battaglia O d• st b·'l' ·d · . , • a t ire un so l·i o collegamento tra la flotta e le 'orze mobil• d"' t . . ,, • • erra, o di sottrarre alla facile occupazione del nemico quei sicuri ancor .· ove potrebbe stabili~~ solide basi ~i -~ifornimento per un corp;gti · s~a.rco. ()neste local~!a sono per noi limitate e il fortificarle convernentemente, non esige una spesa sproporzionata; per le altre baste-~anno ~na buona organizzazione delle truppe locali e gli eventuali soccorsi, da mare della flotta, da terra delle riserve opportunamente collocate. Quanto all'efficacia dei mezzi marittimi, l'autore sottopone a · r · I' I1:J nostro nangl,o, . . mmuta . ana 1s1 attua le sue ultime vicende tecnici1e e 1·1 . . . I va ore tatt1co-tecn1co m confronto di quello degli Stati vicini. Dal para_gone, la supe'.·iorità della flotta francese sulla nostra apparisce considerevole'. anzi. tale da tog!ierci la speranza, senza spe 5 e assolumente ecces~1ve, d1 poter ristabilire presto un relativo ecruìlibrio. Anche associando la nostra flotta a cruella dell'Austria e della r. _ · d' Ter man,a, ice 11 ~errucchetti citando I' Arminjon, ]' inferiorità delle squadre alleate_ d1 fron~e alle francesi sarebbe sempre considerevole, a_Jlarmante anzi per 1101 nel caso di un conflitto, a motivo della estens10ne e della vulnerabilità delle nostre coste. _·Seguire una savia politùa, perfezi·onare senza po.~a i nostri tipi di _na1J_e da ~at~aglia, dei crociera e da torpedini, organi'zzare in guisa il na1Jigho del commercio da poterlo armare per la corsa e per celeri trasporti, ecco i mezzi che, a parere del Perrucchetti, . potranno rafforzare la nostra potenza navale.
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Quale dovrà essere poi l'idea direttrice delle operazioni marittime .della flotta italiana? Ammesso che il più grave dei pericoli, che pos.sono venirci dal mare, quello è di un grandè sbarco, la missio~e principale della flotta non può essere se non di parare a _tal~ minaccia. Come le fortificazioni costiere, a questo supremo obbiettivo devono .essere subordinate tutte le mosse delle nostre navi, sotto pena di ve.dersi la flotta o bloccata entro un porto di rifugio o costretta ad ac.cettare battaglia in condizioni di notevole inferiorità numerica. . Anche da questo lato deve quindi assolutamente racc?m,anda~s1 · l'afforzamento di Messina, Maddalena, Elba nel Tirr.eno, d1 Venezia, Brindisi, Ancona nell'Adriatico, di Taranto nel Jqnio, affinchè la nostra flotta, basata ad un tempo in più punti, possa manovrare con _piena libertà e sicurezza. . . Nell'ultimo paragrafo di questo capo, tratta 11 Perrucchett1 del concorso delle forze di terra colle flotte nelle difese verso mare, e del legame di questa difesa con quella interna prenden~o . a considerare gli sbarchi dal duplice punto di vista tatt!c~ _e, str~teg1co. Data la preponderanza della flotta francese e la pos81b1hta d1 _sbarcare anche s~ spiagge aperte, nonchè nei porti e rade, é còmpito della flotta ~i prevenire, o ritardare o impedire lo . sb~rco ' anche c~n p1·oprio sacrifìz·io; è còmpito delle forze terrestri di dar~ battaglia al corpo di srurco prima che abbia afforzata la propria base od occupata ·u na parte importanfe del territorio; é còmpito fìnal1~en_te ~elfe for--_ tifìcazioni il pro1J1Jedere di difesa e{fìcace quei punti 1Jita~1, interni .che, pel felice esito di une, sbarco, potrebbero essere facile preda · .dell'in'Vasore. . Circa le fortificazioni interne, si compiace della costru.zionA del campo trincerato di Roma, e vorrebbe poi che si provvedesse d'urgenza al bacino dell'Arno stabilendo un campo trincerato a Pisa, per arrestare eventÙalmente un. c;orpo di sbarco, che fosse riuscito senza contrasti _a mettere piede a terra fra .la Spezia e Livorno e si inoltrasse verso Il bacino del!' Arno per togliere le comunicazioni fra la valle d_el Po e Ja Italia peninsulare. Suggerisce inoltre di rafforzare Messma e la Maddalena, e insiste poi sulla assoluta necessità di saldamente organizzare le milizie locali, dalla cui resistenza dipenderà in gran parte l'esito di queste operazioni diversive, contro le. quali .1~ forze del~'~sercito di 1a linea non potranno essere impiegate rn sufhciente quant1ta, .se non dopo un determinato numero di ore o. cli ~io~ni'. Tutti questi provveclimènti ci sembra~o raz10nahss1m1, e facciamo . . voti perchè vengano integralmente attuati. Nel Ca.po VII si esamina la questione della difesa mterna dello Stato .
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Il primo paragrafo è una esposizione storico- critica dello svo],, delle I·dee 11 d·r · c)imento . su a I esa mte1:na presso di noi, dall'epoca del la costituzione del_. nuovo,. re~no fino a~ og~idi._ -:- Non mancarono invero in questo P~I ,odo ne gh avversaru ostmat.I d1 qualsiasi costruzione permanente ne coloro che vollero dare uu assetto pressochè geometrico alle ' fortezz~, partendo da piccole opere periforiche alle frontiere e 0/ .os;:~ venendo fino al cuore del. pae_se a costruire un ultimo grande :t~:t~: c~nt.rale. ~I concetto della difesa apparve gretto e meschinissimo e d "t., d1:venne · c1·I riti · · rata. - Esaminato il territorio a pezzi sei,e~a , · , smon1mo determm_at~ e_ ch_i_are direttrici, i punti necessari a fortificarsi ;p~arv::: nu~~ros1ss'.~m, lidea delle enorr~i spese spaventò non poco anche i più ard1t1, .e. Vbto che eravamo corti a quattrini, Ja discussione divenne accademica e bizantina. Pure poco a poco, dalla generale indeterminatezza apparvero fuori .~ scuole l)en definite, . e cioè la ,ta che voleva tutto fortificare; la ~a che. ~oleva l_a c~struz,_one di una o al più di due grandi piazze .di manovra e rifug10; la 3", a cui appartiene l'autore, che intendeva .rafforzare permanentemente le principali nostre li nee difeusire. Nel secondo paragrafo il Perrucchetti espone l'assetto difensivo interno _a suo . parere più consentaneo al nostro territorio. ~gli con?dera anzitutto la linea del Po nel tratto da Stradelfo alle foci, e as~emce che se quest? . tratto sai? saldamente assicurato all'Appennino ed_ al m~re e. predisposto a difesa, potrà costituire una pot~ntissima lmea d1 resistenza. Verso oriente tali scopi si possono racrgmngere colla organizzazione della regione fortificata del Serraulio (Mantova), .co1~prendent~ come estremi punti Legnago, Verona, Pastr~n?o, ~,voli e Peschi.era. Quali linee avanzate di questa grande ?os1z1~u.e s1 dovrebbe poi rafforzare la linea dell a Piave (ciò che già e s_tabd1to) e -la vasta posizione dei coJli Euganei e dei Berici. Verso occidente . ~na linea fortificata Stradella-Pavia completata sul dinanzi dalla pos1Z1oue Valenza-S. Salvadore-Alessandria, sarebbero sufficeuti provvedi menti ad assicurare al nostro esercito ampia facoltà di manovra a cavaJJo del Po, senza com promettere le proprie comunicazioni colla penisola. Do~o .la li~ea del Po viene la regione Appennin\ca' cbe presenta due chstrnte hnee: quell a trasversale dcli' Appennino Tosco-Emiliano, e quella longitudinale del!' Appennino Tosco-Romano e meridionale.· . ~ull'organizzazione difensiva della regione Appenninica, l'autore si l1m.1ta a poche generalità riflettenti lo sbarramento dei valichi principali e la speciale sistemazione a doppio fronte di alcuni passi d~ll'Ap-
SECONDO LE IDEE DEL TENENTE COLO~N&LLO PERRUCCBET'rl
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pennino Tosco- Emiliano, i quali finchè non sia snfficieutemente protetlo il bacino dell'Arno da un'offesa proveniente dal mare, dovranno assicurare da sud lo sbocco delle nostre colonne che basa te sulla valle del Po volessero piombare sul fianco sinistro del corpo sbarcato. Quc:,to capo nel suo complesso è piuttosto un ristretto sommario che una minuta esposizione del difficile problema della nostri! dife'> a interna. Dopo avere ben delineate nel prino parngrafo le modalità da seguirsi in siffatto studio il PernÌcchetti abbandqna il lettore quasi· bruscamente in mezzo a lince e punti strategici, senza il sussidio di acconce descrizioni militari, senza affermazioni chiare e recise. Comprendiamo b~:nissimo i motivi cfolla riserva che egli 'si e imposta : tuttavia, francamente, quello che ùice è proprio troppo poco, non solo pel puliblico in gem)l'e cui l'opera è particolarmente rivolta, ma eziandio pei militari non famigliarizzati collo stu<lio del nostro sistema difensivo. · · E avremmo pur voluto che il chiaro autore avesse in questo capo svolto il concetto, soltanto alla sfuggi ta accennato nell'r,same della fronti era verso Francia, e cioè dei provved i-menti difensivi e Llellc manovre più acconcie a fronteggiare l'iuvosione dalle linee della Liguria. Termina l'opera una conclusione in cui il Perrucchetti riepiloga per sommi capi il cammino percorso nel suo lungo lavoro. Egli fa èaJdo appello agli italiani perchè sia data sollecita sistemazione difensiva al paese, costruendo le fortificaz ioni giudicate necessarie, dando proporzionato sviluppo alle nostre forze marittime, organizzando saldamente ed armando con armi perfezionate le mil izie locali, promuovendo l'educazione marziale della gioventù, mediante il tiro a segno . Come il lettore avrà potuto rilevare . dal presente resoconto, l'opera del Perrucchetti abbraccia sotto tutti i suoi mol tepl ici aspetti il problema della difesa dello Stato. Il metodo chioro di e$posizione, la · grande ricchezza di esempi storici, l'eclettismo costante degli apprezzamenti, i qual i, pur rivelando una conoscenza perfetta di quanto si è scritto · sulla nostra difesa, non risentono l'influenza di nessuna scuola, sono qualità caratteristiche dell'opera e la rendono malgrado i piccoli nèi che vi abbiamo riscontrato, utilissima a consultarsi ed a meditarsi.
ANNO XXIX,
voi.
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LIBHI E PERIODICI
LIB R I E P ER IOrD ICI· -~-
I l u1,i11lio,•rn,·a e,do tielle ,·tt~~e t!(Jtfiine i,uu.in~i,
per EDUARDO G1N1STREL!,I. Napoli, tip. dell'Accademia del le scienze, il883 .
rt.l Pro·lrn1·1.t!11.tr1 Iitdiu.no ,
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« Direttore per mo lti ann i di un giornale ippico; fervido propugn.itore di qualsi.isi progresso equ ino; allev:itore di molti cavalli, « parte clP-i qual i esiste nei depositi dol io Stato; audace condottiero « in Ingh ilterra dei miei prodotti, nati ed allevati nella valle dell'Ofonto, « più volte vincitori sul pri mo Twrf del mondo, ho diritto a dire la • mia opinione. " La parola alto,;onante del cav. Ginistrel li, che da tanti ann i e tuttora si applica con veru passione, rara au.ività e .non comune in,tel ligenza, alla produzione ed all'a ll evamento equino, saril, non ne clubi ti::imo, ascoltata con deferenza da l mondo ippico; mn sebbene egli invochi le attenuanti per l'acerbità della sua critica, temiamo assai che la suscettibil ità di onorevol i persone e di egregi funz io1rnri pubbl ici-, possa risentir:;ene. Noi pure ammettiamo il de0adirnento del l'industria equina n:iiionale, ed i pocli i risultnti fin. qui ottenuti coi provvedimenti messi in pratica _per rimediarvi; ma giustizia vuole che si tenga qualche conto di tutto quanto si è detto e tentato in Italia per risolvere il problema -equino. · · Ed invero, discussioni parlamentari, congressi, pnb.blicazioni pregevol i non fecero dil'etto <lacchè l'Ital ia no~tra si è costituita; e non si potrebbe neppure cootestnre che il Governo, specialmente nel ,decorso triennio, non abbia tradotto in atto efficaci provvedimenti per migliorare le nostre condizioni ippiche. Se finora egli non ha poLuto ,esplicare tutta quel la attività che sarebbe desiderabile, fa d'uopo _considerare in primo luogo le grandi difficoltà finanz iRrie che abbiam~ :attraversate e poscia la necessità di vedere chiaro in tutto quel c~~s cli disparit.issimi pareri che si manifestarono non solo fra zootecn,cl ed
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ippofili ma fra le più spiccate individualità di ciascuno di essi circa i ,mezzi più ::icconci a dare nuova e rigogliosa vita all' ind1..1stria equina, E pur troppo, perdura ancora, in pa rte almeuo, un deplorevole disacèorcln, un cozzo d'opin ioni da cni pur dovrebh~ scaturire quella -luce che valga a guidare il Gove,rno nell'attuazione del progettato ~iorcl inameoto ippico . D'altro .lato non dividiamo l'opinione che lo Stato abbia sciupat.o inutilmente i 30 mi lioni spesi nel decorso ventennio pel servizio -ip.pico, giacchè abbiamo prove ind iscutibi li per dimostrare che questo importantissimo ramo della pubblica amministnrzione non è stato del 1uuo improduttivo e che dobbiamo alla sua azione quel migliornmento e quell' incremento che eviden temen te riscontriamo oggidì nella nazionnle ip pocol tura, la quale, non esitiamo a dirlo, se non avesse poiuto disporre degli , stalloni erariali, sarebbe da lungo tem po totalmente scomparsa .
L'ippolog·ia e qiws-iti che tengono 'in sospeso il proble·ma ipp1:co in Jtal-ia . Ta le è il titolo del capitolo ,J0 . - Il desiderio ivi espresso ,che venga determinato per legge il concorso dello Stato in sussidio all'industria equina sta per venire appagato, essendo il Governo deciso a presentare quanto prima una proposta concreta al Parlamento. .ìVIa il signor Ginistrelli ha aggravato le tinte nel giudicare coloro che hanno trattato della quistione, dimenticando che il problema complessivo si presenta al lo studio come nn prisma a molte faccie, ciascuna . del le quali diversamente rilnce, e che i rimedi .;;ono dil'fìcili e discu_t ibi li, e molte !et.anse di asserzioni e di proposte erronee, o credute tah . Ecco, a di lui parere, i quattro quisiti che tengono in sospeso la risoluzione del problema : · 1° La scelta dei riproduttori: se pi ù· conveniente lo inglese puro ,sancrue, o mezzo sangue, ovvero l'ai;abo del deserto; Q 2° Se · debbono abolirsi i depositi stalloni governativi, cedendoli .all'inclust.ria privata, oppure conservarli , aumentandone il nnmero; 3° Se per le provincie meridionali debba ritenersi lo stesso ri_ . . produttore che si adopera nel sett.entrione; ,i 0 Quali mezzi sono più efficaci e più diretti per migliorare la ,produ1.ione del _cavallo e quali i più efficaci per produrre il cavallo per l'esercito. . Ricordando le parole pronunciate alla camera nella tornata del 30 novembre 1872 dall'onorevole Corte, il quale non sape-t:Ja vedere .
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l'allevamento di biwni ca'lialli se non nei paesi dove la propr·ietà non è dit:Jisa e suddivisa e che dal g1·orno in cui il feudalismo ·
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ai:eca bqttuto 1·itfrata dall'Italia la deca"··,Na d l . . . . ' ="·"' e cavallo era stata _1,_n e_sorabil1ne~te decrcttita, l'autore giustamente osserva: • Non « è _rr_u rl feu~atar10 c!1,e alJ~v~v~ per lusso e per piacere di sce« glte!c f:a mrll~ e p~u eqn,nL 11 suo destriero da sella o da bat• taglia, 1 cavnlli per 11 suo cocchio, che pieni di vita e di brio do« ~evano_ condurlo di c~rricra a~ suo castello, anzi divorando i ca mpi « 1na~lìat1 dal sudore ?e' vassalli, ma invece i mille agricoltori che « nell allevarne'.ito equrno guardano solo. al benefizio che no ritra<l"gono « e ~be nella r1~trettezza dei loro mezzi produttivi, allevano cia;cuno • m1110~ numero di cavalli del vecchio fcuda tllrio, ma nell'insieme « maggiore; ~ se cotest! allevat_ori fossero più istruiti e la prospettiva « del lucro p1Ù larga, I Cava lli per l'esercito e per l'aaricoltura si tro0 (( vcrebboro in Italin ». ~Il~ ma_ncanza di un organico ippico, alla mnt.abilit.ù che ne deriva no! s,st.crn1 ~ ossi in prntica dal 1860 in poi, alla poco fel ice scelta dai pro?nLton ~cquistati in Inghilterra , il Ginistrclli attribuisce spccialment~ _Il decad1111ento della nostra razza equirrn . Parlando poi dei depos1 11 .stalloni, del ComitaLo dello Stud Dook ' e delle eSpOSIZIOill .· · · . . I . 1p1~ 1c 1c, la sua censura s1 :iccentna soverchiamente uè spetta a noi se-gu,rlo su questo sdrucciolevole terreno. . · 0orne_ 11 0 11 ultima delle cause che ha contribu ito al decadimento . 1pp1co, il ca".. G!nis~rc!li indica ancora l'esclusione dalle cose equine del ~et.o dogli sc1enzwt1 veterinari ed insiste perchè essi Yengano om~ess1 a_far parte dell'amministrazione ippica ; e noi di buon grado e'. a,-socra,_11~ a questo giusto desiderio, essendo convinti che l'opera d1 ~ucl d1st1nto quanto benemerito ceto riuscirà di grandissimo vantaggio. Parlnndo dello corse, il ca v. Ginistreli"i asserisce che esse contribuis~on? al _decadimento del cavallo lJIJando si fanno collo scopo esclusivo d1 d"'ert1mento dei ricchi e si esegui~cono con programm i irrazionali . Egli deplorn eh~, malgrado il vistoso pr~mio · elargito da S. M. il Re, cl_a Sua Altezza d Duca d'Aosta, dai ministri e da i municipi, non si sia potuto ancora spingere la mass.i dei ricch i sporlsmen a formare una società d'i ncoraggiamento come quelln di Franci:i, che fu costituita di soli dodici benemeriti ciuadin i, fra i quali primoa()"ia un nostro com00 patriota, il sig. Caccia di Picmont.e. • l\"el 3° capitolo si confuta con buone argomentazion i alcune proposte fa tte dall'on. Bertan i nella torn:itn parlamentare del 16 dicembre 1876 e più specialmente quella di sopprimere i depositi stalloni, che però il Giuistrel li vorrebbe meglio organi_zzati. Egli opina non sii,
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conveniente nè vantnggioso tenervi sta lloni di altissimo . prezzo, bastando rifornire i depositi stessi di vari ed utili cavalli di puro sangue, che comunque non fo rt.mrnti nelle corse, abbiano ottima genealogia e stupenda conformazione, vantaggiosa staturn e che abbiano corso negli 1-fondicaps con pesi non troppo leggeri, stalloni che non verrebbero a costare pil'.t di 7 a 8 miln lire per c:ipo . Prendendo poi le mosse dalla racrnmandazione del Congrasso ippico del ·186 11, che sia fatta un 11oco più larga parte agli stalloni di meno sangue, avvegnaccht le condizioni allufl.li della grande TJUl{J!]ioran::ci delle cavalle madri italiane, perchè troppo co,nuni, non si presti peracere buoni rùitltati ocl un incrocio diretto con stalloni di put·o sangtte, 'Ì qual'i non sùno neppure adat f!i ci dar di p1·ùrno getto 'i b·uoni cavall-i di servizio di cui l'ltah"a difetta, ì'autoro Yivament.c contesta le ·argomen tazioni fa tto dall'onorevole D'A~rco nella tornata del 27 gennaio '188:J , circa il puro sangue inglese e le stazioni di monta pei nostri stalloni erariali. Le parole sono aggl'essivo e quasi violenti; cc ne spiace ass:i i, a vvegnacchè la moderazione e la calma sono condizioni indispensabili per condurre ::i buon fi ne una polemica cui sono collogoti intèressi pubbl ici di lauto momento. Nel capitolò fi,°; importanza dello Sport; iniitilità temporanea clelle celebrità cavalline ·inglesi; lo Sport presso gli antichi G1·eci, in Tnghilterrc~, Franc·ia ed Italia, l'autore biasimn l'ac11 uisto fatto recentemente in Inghiltcna dello sta llone Scobell per lire '.5 1,000, stimando che, salvo forse qualche rara eccezione, non abbiamo in Ital ia cava lle fattrici atte all'incrocio col medesimo. Egli enumera i prodotti it:iliani di sua proprietà, cioè Alea;andrn Parlc, C1·oydon, Mncoln e Ncwmarlcet, tutti lìgli del suo stallone Pimte-Kìng ( costatogli solo lire 6000 italiane) ed i qual i condotti in Iughillerra riuscirono vittoriosi in quel_lc corse dove si cl isputouo la palma i primi caval li del mondo. « Ui« tengo quindi, che con stalloni di 2a closse e con buone madri « di pnro sangue inglese, si potranno ottenere cavalli degni del nostro « paese, capaci di battere i cavalli inglesi uel proprio suolo; nè ciò « si potrà mettere io dubb io perchè problema giù sciol to fin dal 11880 • dalle vittorie dei cavalli italiani in Inghilterra ». Ne11ucho l'acquisto fatto lo scorso anno del noto stallone Am bergr·is, figlio del celebre Jferm,i t, viene approvato dal cav. Ginestrelli, cd anzi, sui meriti cl i qu esto cavallo egli riporla un orticolo del Giornale dello Sport Inglese il Bell's. Life, in cui qqesto stallone è spietat.amente giudica to; ma noi, malgrado 111 deferenza che dobbiamo all'a utorevole organo dello Sport inglese, non dividiamo punto la sua opinione; e 1
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ciò in seguito alle informazioni che abbiamo avute sulle qualità di A1nbe1~9r,!s dal nos'.ro distintissimo allevatore cav. Titoni, il quale ri?01~tro m ~etto r1procluttore tante e così buone quaiità fisiche, da impiegarlo, I anno scorso, per la propria razza cli Santo Severo dove ritproerà anche quest'anno. ' _Il capitolo termina con parole di elogio alla società privata di miglioramento delle razze francesi , la cui opera ha poten temente contribuito a mettere i nostri vicini d'oltr'Alpe nell'invidiabile ~ondizione cli gareggiare con l'Inghilterra nel ramo ippico. Ed al voto che fa l'autore, 'eh.e sorgano anche in Italia private associazioni p(>r sviluppare questo ramo economico di ricchezza (e noi aggiungiamo e di sicurezza na.z-ionale), di gran cuore uniamo il nostro. Nel capi tolo 5°ed ultimo il Gav. Ginistrellì narra le vicende di, quau.ro · stalloni acquistati nel ·18,\.5 e dei quali due ·erano arllbi, uno della razza di Persano ed il quarto un inglese di mezzo sangue; e ne trae la conclusione che lo stallone del nord è quello che meglio si adatta per l'incremento cd il miglioraniento della nostra industria equina, non ammettendo, che in via di transizione, lo stallone arabo per la Sicilia e la Sardegna, perchè vi trovii omogeneità nel sangue. In quan to ai mezzi di ottenere il tanto desiderato aumento e miglioramento equino essi sarebbero, secondo il cav. Ginistrelli , i seguenti~ 1° Aumento di cavall i da deposi ti stalloni.in base ad una esatta statistica delle mandrie cavalline; 2° Razionale e pratico indirizzo e manutenzione degli stalloni, conforme al sistema igienico e di ginnastica funzionale degli stabilimenti privati inglesi e degli Ifaras di Francia e cli Germania; 3° Esposizioni ippiche provinciali totalmente distacca te dai concorsi regionali, facendo larga premiazione alle buone fattrici di cui l'Italia difetta; , · ,t• Premiar.ione dell'industria stàlloniera privata, mezzo diretto per distruggere gli stalloni privati girovaghi, che fanno degenerare la specie; 5° Passaggio dei .dep·ositi di allevamento dal Ministero della guerra a quello dell'agricoltura; 6° Premiazione alle corse razionali al galoppo ed al trotto ; 1° Regolamento e razionale tabella dei pesi, che dovrebbero adottarsi da tutte le società di corse a carriera ; 8° Aumeuto di tassa cli monta per gl i stallon i di puro sangue inglese che appartengono alla prima categoria; 1
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U0 Diminuzione sen~ibile di tassa per gli stalloni cli seconda e terza categoria eh~ vengono adoperati dagli allevatori rnc:uo ricchi; . ,t 0° Aumento di basso personale nei depositi goyernativi; diminuzione .dei capi gallonati, perchè ancbe im tenente può reggere un deposit,o; H° Commissione di rimonta permanente nel regno composta di due ufficiali per parte del Ministero della guerra e di un professore veterfoario borghese per quello di agri col tura; 12°· Nomina di uoa commis:;ione appartenente al · Ministero di agricoltura di due o tre prol'ess0ri veterinari (d(~.lla quale faccia parte anche quello gii11 llesti nato al la commissione di rimonta) che dovrehbe acquistare gli stalloni indigeni prima della compera che si fa all'estero; "3° Stabilire stazioni di monta di uno o due stalloni .dove vi è allevamento stallino, e precisamente nei centri di allevamento lontani da ferrovia; H- Accordare riduzione di tariffa sulla ferrovia alle c:ivalle fatt.rici che si recano alle stazioni di monta governa ti ve, dietro certifi cato del direttore del deposito o di chi lo rappresenta ed .il cruale lo stallone appartiene. . Ci associamo di gran C1!,ore al la maggior parte cli codeste proposte; ma dobbiamo fàre qualche riserva alla on, nlla ,f Q• ed ;1ll',J,la. Il passaggio dei depositi d'allevamento al Dicastero dell'agricoltura presenterebbe certamente il vantaggio di unificare tutto il servizio ippico :;otto la direzione di una sola ammini:;trazione; ma 110n crediamo che tale ~·au taggio compensi i molti e non lievi inconvenienti che da q,uesta unificazione deri\'Crebbero, a meno che venisse effettuata in senso opposlo, mettendo cioè i due ram i, alla dipendenw del Ministero della guerra; e ·questo provvedimento, di cui potremmo con validissime ragion i comprovare l'uti li tà specialmenle nelle presen ti uostre conclir,ioni ippiche, sarebbe con molto favore accolto dal paese. Perd1è non riunire presso il Miu istero delln guerra, i cui iuteressi nell'ippocolLura si accordano mirabilmen te <.ogli interessi della rie- ' chciza e dell'industria nazionale, la produzione, l':lllc1 ameuto? Non è il Mini slero della guerra il principalissimo consumatore dei C<walli'r Non ha· egli i mezzi intelleltual i e materia li per, promuovere eHìcacemente la 1lroduzione? Non è militare l'ordinamento dei depositi di stal loni conw è mili t.are quel lo dei depositi di allevamento'? Non offre esso maggiore guarentigia di Ol'dine, di di:scipl ina, di sicurezza nell'indirizzo e di chiarezza nella scelta elci mezzi per raggiungere lo scopo? Siamo d'accordo col cav. Ginistrelli circa l'aumento dei palafrenieri 0
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nei depositi stalloni; ma non dividiamo affatto la · . ·I b asta un tenente a reggere uno dei detti stabiliment·suaIl op101one d. c ie 1· · 1rettor d.1 un deposito ha la responsabilità di un buon numero d. .e I . . 1 cava lli eh rappre~ent:rno un va ore non md11Ierente; egli deve . . ,. . e . cm are 11oiene . l 'a1unentaz10ne ed attendere a tutte le particolar·t; .D. • 1 a de1 serv1z10 . . . di monta, pel quale egli s1 trova m frequenti e non sempr:e f ·i· li · . . . ac1 1 rap. por tI con a evaton, e munmp1; la sua autorità e sorvea]· · I . · . . . . D ianza s1 estenc 0110 pme sm guardia stalloni, cm deve impartire tutte e Il I rue e norme e ie occorrono pel buon andamento delle sinaole ~taz 1·0 · d' • D ' Ili I monta· e per tutte queste mcombenze ed altre che per amor di br · , '' t'1amo, fa d' uopo d'I ufflmah . . provetti che abbiano ancJ e un evua omet. · · I · ' 1 ceno prest1g1~ ~e . loro gra_do. ~~. ogni modo a noi pare che il quadro de"'li ufficial i eh cavalleria ad1b1t1 al deposito stalloni è tenuto e D . d · · ·· .. , per numero e per gra o, m lim1t1 che non es1t1amo a dichiarare 11011 . . .·. d . . . . . COlllSponent1 pienamente a tutte le esigenze d1 cinesto importantiss1•1110 · · R'" · l Il · . . . . serv1zw. 1DtWIC o a a comm1ss10ne unica d1 nmonta diremo cl . bi ff · 'b' , 1e sare Je ~ atto m1pos~1 ile ad una sola commissione di attendere a t 1 rncette che s1 fanno oggidì per l'esercito in paese D1' utte e . . . . . . . · queste comm1ss10m per manent1 ne abbiamo mvece parecchie e nella, Joro com. . pos1Z1one sempre un ufficiale veterinario· · · messo · . entra . . ' , e si è p.m.e g1a 111_ p~at,_ca '.I sugg~nmento_del cav. Ginistrelli, incaricando le dette comm1ss10111 d1 aCC(lllS:are gli stalloni indigeni che si trovano in paese e che yer_gen_ealog1a e_conformazione promettono di essere con successo 1m1~1egat1 come np_ro~uttori nei nostri depositi governativi. I mezzi. duncrue es_~o~1tat1 dal cav. Ginistrelli per risolvere il problema equmo sono gia 111 parte attuati ed abbiamo fede che in un t~~po_ non lo~tano,. la loro applicazione sarà completa con piena sodd1sfaz1one dell egregio Sport-man e di tutti coloro che pure s'interessano a questa vitale questione. c. D.
S-ad~,., stttahuw, tt!eg-U llt,.lllimni, studio statistico antropolog1co del dottor RIDOLFO Lrv1, tenente medico. - Firenze coi tipi dell'Arte della Stampa, ·I 884. '
~I !ema ~ stato_ ogget~o di molte e interessanti pubblicazioni in questi t'.lt'.n~1 veut1 anni, a_ 1?1sura che sono cresciuti in onore gli studi statJst1c1 ed antropolog1c1 e che le Relazioni annuali sulle leve del oeD
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nerale Torre sono venute a fornire agli studiosi notJZ1e copiose che non sarebbe loro stato possibile procurarsi altrimenti.· Lo scritto dei dottor Livi è un pi·ezioso contributo a questi studi; ma poichè i dati, che sono il fondamento delle sue ricerche e dei suoi calcoli, li ha tolti esclusivamente dalle sopradette Relazioni sulle leve, e propriamente da quelle che riguardano il quinquennio 1855-59, sarebbe stato più esatto intitolare il libro: Sulla statura di coscritti in Italia. L'egregio autore non tace che per avere hl vera statura di una popolazione in una data età bisognerebbe misurare tutti gli individui di qnella popolazione aventi la detta età; ma non essendo ciò possibile, conclude che si deve continuare · a preferire le statistiche della leva come quelle che per ora e per molto tempo a·ncora saranno il mezzo più sicuro ed attendibill:l per lo studio della statura. Noi riconosciamo tutto il grandissimo valore che hanno le statistiche della leva, così per l'esattezza con cui sono raccolte, come per l'immensa massa d'individui misurati; e le crederemmo preferibili alle altre qualora fosse una necessità il fare uso di una · sola specie di elementi per determinare la statura di una popolazione. Ma tale necessità non esiste; e per dare, anzi, alla soluzione del problema la rigorosa trattazione scientifica che merita, crediamo che, per trovare l& vera statura degli Italiani, sia necessario aggiungere ai dati forniti dalle Relazioni sulle leve, gli altrf meno assai numerosi, ma più vari che si trovano nelle ricerche st11tistiche sullo stesso argomento. E per non uscir fuori dai documenti che possono aversi ·nell'esercito, opiniamo che di grandissimo giovamento debba essere il foglio sanitario individuale, che, sulla propo:;ta di un uffi ciale medico, fu unito al libretto personale del soldato, sono già quattro anni compiuti; il quale foglio, riportando l'accrescimento avvenuto nella statura dell'individuo, cui appartiene,· in ognuno dei tre o dei cinque anni da questi passati sotto le armi, dà non solamente una compiuta notizia della statura vera, cioè a sviluppo completo, o quasi, dell 'esaminato, ma offre un elemento preziosissimo (e che invano ricerchercbbesi in altri documenti) per l'antropologia italiana, quello cioè, di poter comparare le varie provincie e razze italiane sul modo come in esse progredisce il graduale sviluppo della statura presso a toccare il relativo limite massimo, e di far conoscere quali lo raggiungano precocemente, o tardivamente rispetto alle altre mediane. Oltre che una cognizione di grandissima importanza scientifica, questo da Lo di fatto sarebbe di un interesse non minore . per la pratica di quanto rignarda la leva militare. Rilevato con questa osservazione uno dei pochi e leggieri appunti
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che possono farsi al libro in esame, seguiamo brevemente l'e~reo-io, / t> t> autore nelle belle ricerche, che espone con quella chiarezza che è l'indizio migliore della perfetta còooscenza dell'argomento . Dopo aver dimostrato che il metodo di determinare il _grado della statura per !llez.zo del numero dei riformati, di cui si servirono statistici anche di molta fama nostrani e stranieri, sia da rifiutarsi, come· quello che soggiace a. cause di errori dovute alle <li verse disposizioni che regofono la leva, ({ che ·sia da preferirsi il mctodo delle medie ù· il seriale, egli passa ad esaminare gl i errori che influisco no at! alterare la statistica cl elle stature. E sono errori di pendenti da chi è misurato, ed et'l'ori dipendenti da chi misura. I primi sono prodotti dalla sca1·sità, assoluta o relativa, del contingente, quando, cioè, sono pochi gl'inscri tti da visitHrsi , o son pochi <rnelli che alla . visita si pre$ent.ano, o dalla sua eterogenità, cioè quando in esso vi è gran numerodi rimandati dalla leva precedente e perciò di età maggiore degli altri visitati e misurati. L'altra fonte cli errore dipende eia chi mi;ura per la tendenza che questi ha ad arrotondare le cif1·e. Dovendo. esprimere la misura in centimetri e non in mill imetri, il misuratore ad un individuo alto m. ,1,695 segnerii la statura di ·1, 70 . Questo fouo. si verifica per tutte le misure term.inanti in O o 5, le qn;:i!i h,rnuosc}mpre un numero relativamente maggiore di misurati che non ~ruelle immediatamente vicine. Un'altra serie di errori puramente accidentali avviene per difetti cli scritturazione, cli calcolo e cli stnmpa , come in tutte le statistiche un poco vaste.. A qucst'\ cansa l'autore attripuisceil trovare nella distribuzione seria le d'elle stature di alcuni circondari e di alcune classi maggior numero cli stature infime e straordinarie che. cli stature comuni, e il vedere una eccessi-Va differenza ililmerica fra i segnati in due stature susseguentisi del la stessa serie. Che tali fatti non comuni · debbano per ordinario considerarsi come errori di registrazione, passi pure; rna c(uando s_i avverano per parecchi anni di seguito nello stesso circondario, come è avvenuto nei circondari di iVIistretta per tutte le 5 classi del qoinquenni·o ·1855-59, di Campagna per ,i. classi, d'Isernia per 3 classi , e di ~ per VHi altri, quella che si presume essere irregolarità di scritturazione , meriterebbe, a . parer nostro, un più ::ippronfondito esame, prima di dichiarar!~ tale. Gli scriuori di statistica sono ·oggi molto corrivi a computare fra gli errori dipendenti dall'azione umana, volontaria o involontaria, i fatti naturali che non quadrano con le regole date da lle loro teorie, non rammentando che i mostri, per essere eccezion i, non esistono meno in natura. Non possiamo perciò consentire coll'egregio autore quando af-
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. ·1 . e non ad errori di copiatura o di calferma non P?ters1 att.'.·.• ~Lure ~alvro cl;e ncitiira/:i, e lo quali, fìn!ihè non ' colo queste irngola1 ita tittt ·1· • tt crediamo dovrebbero essere te- ·I .. ··t,e merrlio con un esame e ue. o, - . cua11 " I · · l !l'andamento norma c. nute come eccezwn1 ee ' li I e re·enta rn~rrcrior interesse scien.' · t l que o c 1 p "' ' """ In un terze capi o o, . . .derazioni sulla distribuzione se.,., l' t . e·pone importanll cons1 , , ., dI twco, au Oie !> . • eo-nirlo nelle particolarita e suo . riale delle stat~r~ . No~ 1~oss1d,arno t:,~le numeriche e due tavole gra. ·te eo-\t illust1a con ne . . . .• stucl 10, e 1 " . . . le conclusioni più 1rnportant111a . R1ep1 1og11iamo f filChe d.i molto . [ffeo-10 nl . d . .. .onamenti e dalle osservazioni atte. . i11ai f)erfettamente geometrica, quelle che eglt dcc uce ai i ,1g1 •' ' , .· aie delle stature non e La curva ~e11c . . let erchè le influenze patologiche accrecome era creduta dal. Quete 1' p ·1 numero delle stature più basse . scono, in,- una popolauone qua unc1ue, I della statura tipo . . . . . c1· una [)Opol::izìone, tanto più alta iù è puro 11 tipo etnico 1 , ., . Q nanto P . . L' allarrramento e J abbassamento 1 P stretta è la _ cuna cor~1s~onc en_te. e dell~ <>modificazioni che le in. . ·a dipende ed e m ragion ' 11 . deIl a ctin' . . olanza di razza apportm10 a a statma flnenze patologiche o la me~cl . ntando il 1l11mero delle stature . . Le iufiuenze patolo"tC H~, aume ·1 d me ia · l;> . 1 urve ma }asciano inalterato 1 piccole, abbassano ecl allarganol. e _e ~:1menta invece così . le sta. d. . la mescolanza e i razza, " . '' ' tipo i statura, "1 l modificando il tipo cli statura della po-·. ture basse come . e a te, ma polazione. · .ca • qu,alunciue ries~irà a diminuire d.la a causa pato1oo-1 · N i •on mai un, ' ~ ,. I a una diffusione straor· I. a di una popolazione :.e non 1, ' . . ] . statura me d1, · . . I . . . t nto il f70ZZO in alcnm circonr an . t grande· ed lll ta 11a so1 a <> ' nanamen e . , . . l bi ·~are l::i statura media, ma npn . della valle del Po, è. riuscito ac a rn-:-,, '
. il ·tipo delta st::itur~ . . ndo alle particolari il dottor Livi, 1I passa , ' , . 1 . Da Il e cons·idcrazwn 1c1'o-eoera =' . 1· , r·ntricato [)roblema dell'etno o , r la [)retesa I sc1og 101e 1 . . . g1asenza a, e . , •a f1" ·~ le varie recrion1 e 1 van l d. fferellze c1·1 sta,m ' " italiana, ricerca e i cl'. cl i·ne le cause Molto interessante , · 1 · · procurando m aga · gruppi etno og1c1, I • e. merit::i una più minuta r::issegna. . . "'t'l patte del suo a voi o, , . cl d n e:;ce que, ., . . . la cui statura media s,.cen e a t In qL1esta re"1one, ' . I'M1non e. . . ~ .) , (Aosta) si possono sco--· ·163 7'" (Circondario cli Alessnndr1a a 160 , 34. . . I ata ' o . ·. . . b d·stinti Il primo d1 statura assai e ev, '' prire . due t1p1 etn1c1 .en '1 .. ·c1· 'lessandria A.st1 Novara, Alba,. to dai Cll"Conc arn L " • , , • , , d" è rappresen ta C . S sa Aosta. l'altro, 1sta- · ' - . V I l\'i. . dovi Ivrea Saluzzo, uneo, u , Casa .c' on ' 1'1· d. B. · Ila ~r arallo Acqui Torino, Nov1' er. , ba·s·1 da que i i ie ' '' , ' h I tura p111 'o , , . , p· . I I 'autore inclina a credere e e a-. celi i, Tortona, Pall::inza, me1 o o. , ,
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differenza _sia .dovuta alla razza; cd all'erma clic questa ragion è è eviden.te fra 11 CU'coudario cli Pinerolo e _i due contigui di Susa e Saluz~o, e fra quello di Toriiro e il circondario d'Asti. - In questa regio_ne, come nell~ Lo~1bardia, appare più manifesta l'influenza patolog1cn come modificatrice della statura, accrescendo il numero delle stature infime e abbassando, in consegucnzil, la stàtura media dei circondarii di Aosta, Susa, Sahizzo, che appartengono :il tipo etnico di statura elevata. Al gozzo , che in quello di Aosta, · dà il 3,17 2 di riformati su 1000 inscri tti, sono da attribui rsi i nwggiori effe(ti. ~ornba;rdia. - Le diITereiJ.ze .;;ono anche più consìderevoli in questa r~g1one che nel la precedente. In molti circondarii vi è una o-rande proporzione_ di statur~ infin_1e, dovute ad influenze pntÒlogiche (;ozzo); capo della lista, Soadno, cui seguono Dreno, Sa lò, Lecco, Clusone, ecc. S~n:'n ?i que_ste, la :~aturn mP.dia sarebbe be11 più elevatn, essendo gli rnd1cat1 _circondaru fra q1wll i che presentano un grnn numero di stature alt.e. Anche nella · Lombardia si _osservano due centri di alta statura ; uno a Monza, Gallarate, Aboiategrasso, Varese, Mi lano, Como, Lecco, Bergamo; l'altro a Casalmnggiore, Verolanuova e Mantova. I òrcondarii di Cremona, Crcnrn , Lodi, Mortara, Pavia, Voghera e so·pratt.utto Bobbio sono invece di bassa statura; ed il loro aggruppamento al lato meridiona le e occiden tale della regione, la differenza grande di statura fra essi e i circondari i finitimi inducono l'autore a credere che la piccolezza della statura sia in essi un c;:irauere di razza e non il prodotto di cause accid.ent.n]i. Veneto - La · differenza di sta tura nei distretti di quest.a regione ·;va da 16ti ,75 (Treviso) a ,t 6fi,86 (Rovigo) ; è poco notevole; non dipende da influenze pntologiche essendo minima la proporzione delle stature infime, ed è da attribuirsi, secondo l'autore, piuttosto alla razza ,che ad ;:iltra causa . Emilia .. - La stai.ma med ia seende da ·164, 98 (Modena) a 16~,~7 {Vergato). Si osserva nella regione una certa irregolarità di distribuzione dei gradi di statura, che, non potendo att.ribuirsi ad influenze patologiche, il dottor Livi ha ragione di ritenere dipendente dn cause .etniche. _La più notevole di fferenza si vede nei circondari di Vergato e di Pavullo che sono di bassa statura, mentre trovansi ìu mezzo ad altri di alta statura . Trovando che quattro dei cinqtre circondari esclusivamente montuosi del versan te settentrionale di questa regione sono di statura assa i più bassa in confronto dei circond::iri di pianurn, l':rn.tore si:ppone che in quelli si sia conservata meno intorbidata l'an tica razza ligure, che prima nbitò il paese e che rimase soverchiata e forse 1
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estinta nella pianura quando le si soprapposero le invasioni Umbre, Etrusche, Galliche e Romane. Liçptria. - Anche qui le varietà di statura s~no ~raudi, da 16,~,99 (Chiavari) a ,16:2,85 (Savonn) . Riguarda_ndo'. d1c_e I a~1tore, la diff~renza enorme che passa fra il circondano d1 Ch1avan e quelli fi01Timi di Spezia e di Bobbio, si finirà col convincersi, malgrad~ le cause· di errore (grande quantità di non visitati) che esso è abitato d.i un.i razzu assai diversn dalle circostanti. Toscana. - I circondari di Castelnuovo di Garfagnana e cli Lucca di questa regione hanno la statura media più eleva'.a di o?ni. altro in Italia, di 166,2.5 il primo, <li ·1 66.0 1\. l'altro. I van gradi di statura presentano nella regione ùoa distribuzion~ geog.ra_fic;i. molto regolare; poche sono le stature . infime anche nel circ.ondano d1 Gross~to, s~bbeue sia dei più infestati dalla malaria; fatto questo poco _sp1egabtl~, non ostan te le sottili distinzioni che fa l'autore, essendo 1n opposi- , zioue alla teorica che le influenze patologiche tendono a far aumentare Jc statuce minime. Anche qui la diversità di razza viene invocata per dar rngione della considerevole varietà della statura me~in, che scende dalla sopradetta di.Castelnuovo di Garfagnana a quella dt Rocca S. Casciano segnata 1G2,35. March~ Umbria, Lazio. - _ Non sono molto grandi le differenze della statura media che da 163,25 (Pesaro) scende a ·160,93 (Fermo). Nel Lazio, il Circondario di' Roma ha un tipo di statura superiore a qurllo delle circostnuli regi~ni. . . . . .Abriizzo e i1Iol:ise. - Ne, 12 c1rcondan d1 questa regione la statura media scende da •163, 13 (Cittaducale) a ·159,09 (Isernia). La .PNviucia d'A<juila tiene il primo posto, ma con differenze notevoli fra j rnoi quntt.ro circondarii, tulle attribuib'.li alla raz.zu, dice l'autore, non essendo d tipo di sta.tura stato modificato da 111flueuze patolo, giche. · . Campania. - Da Napoli ad Ariano la stntura media cala da '1_60.... ,67 a 158, 61 ; e cli e la diJfo;-euza dipenda dalla razza, non è ~lut~b10. p~r l'autore, che considera i circondarii di più alta statura ab1tot1 <lai cli~ scendenti delle antichissime colonie tinen c, o delle gr,:cl'.e, o de~ Vob.ci, degli Aurnnci e clei Picentini, e quelli di s_iat_urn . pt~la dai Sanniti, affini <li razza coi Lucani e coi Bruzzi, primi ab1tatol'l della Basilicata e della Calabria. . . Pnglia. - Delle tre provincie che formano la regione, quella cl~ Bari , che sta nel mezzo, ha la statura media più bassa, quel la . d1 Lecce ha la più alta ·I 6'1 ,6,i , e non è spiegabile con la causa et01ca .. 1
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BafiUca.ta e Calab1'ia. -
La mescolanza o meglio moltiplicit-à di razze in quest'ultimo lembo d'Italia, dice l'autore, parlando della Cala·bria, è dimostrata dalla coincidenza in quasi tutti i circondari di una forte proporzione di stature infime con una relativamente forte di alte. Xella Basilicata, invece, il tipo etnico si è conservato puro, ed è di piccola sta tura. I l circondario di Melfi, con la statnl'a media di ,157 85 è ·· dopo quello di Lanusei, in Sardegna, il più basso d'Italia. '· ' ' Sicilia. - L;i varietà e la irregolare distribuzioue della sta tura · media che scende da ·163,2.6 (Palermo) a HS8,62. (I?iazza Armerina) · - sono l'indizio dell,1 moltiplicità e della clifferenrn degl i elementi costituti vi delliì etnografi11 sici liana. Le più (lite stature spett(lno (li circondari littoranei, ove furono più numerosi- gli elementi stranieri soprapposti ai primitivi abitatori; di questi si vede più mauifesta la di. scendenza nei circondari centrali, ove la statura media è più bassa . Un'eccezione, però, cli cui l'autore non dà spiegazione, si trova nei circondarii di Piazza Armerina, Nicosia, Caltanissetta e Ca ltagirone, che sono di statura bassa, non ostante ·le numerose colonie lombarde liguri, albanesi e normanne, anche ora poco o punto com miste ali; ; popolazioni finitim e. Sardegna . - Tran ne i due circondari di Tempi.o Pausania con la statura media di 162., i9 e che tro1•asi in cima dell(l sc;ila, H di Lanusei, che trov(lsi aI1'est1:emo opposto con la statura media di ·155,86, , gli altri tuLti della Sardegna presentano tale uniformità nella distri'buzione dell.-i statura media e t.auta scarsità di stnture infime da far · ·ritenem che il Sardo è fra i popoli italiani qudlo che, rima$lO più esente delle influenze stran iere, ha conservato nella maggior purezza . il tipo suo primitivo, che è cli bassa statura . L'nlta ;;tatura di Tempio è una prova che la sua popolazione ~ di origine Corsa. La bassissima di Lanusei (la pi ù piccola statura media d'Italia, essendo minore cli 2 centimetri rii quella di Melfi) non dipende già da inllueuze patologiche, ma dall'es.sere il suo popolo diversissimo per razza e ·per costume clagli altri dell'isola. In un ultimo capitolo, l'egregio autore, ammesso che la statura di . una popolnione è data da due influenze, la razza e gli ngenti esterni, passa ad esaminare gl i effetti che questi ultimi portano sulla statura. Ma del le influenze esterne egli non considera che le patologiche; e tra queste dimostra che la malaria e la scrofola hanno poch issima • azione Ml regno, essendo scarsissime le riforme per tali infermità. La pellagra, benchè più importante, non manifesta alcuna azione sulla statura, perchè nt'lla &tatistica della leva la statura media non appare
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abbass nta nè aumentato il numero delle stature basse nei circon~ari ' '' ove' essa predomioa . Soltanto il• gozzo ha, ·lll I ta 1·ia, ques to tt·1sle
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privilegio . . . · - · ·I , e le altre couù1z1on1 c11mat.1 c 1e, ecc. Del la influenza che l'oro()'rafìa 0 · cIie , a .parer hanno sulla sta tura non è fotta parola noi l'h I ro; e s1 , . nostro q neste possono in buona parte. spiegare certe non grandi d1_fferen'z~ di s~turn fra popolazioni fiµitim e ed. a~ch~ lontane, m~glio che non quel la ormai, t.ar'.lo ab:u_sata della var,_:La ~ 1 r~zza, che 1~s,~a ancora un'incognita! E grnsto nconoscere, pero, cl~e .il dottor Lm, passo non ne proclama I esistenza sul solo pure ·mv 0 c.t, riclola• "ocJ o<roi o ' ' · . ·r· J • . · · c leJJ sl . "Lt1i·a ma domanda che sia veri 1cata a follo cleIl a d, vers, 1.a " " , divcrsi!à delle origini itali.che con prove più dirette, col s~ccorso d~ll~ linn-ui::;tic1J, dell'ai·cheologia e, sopra ttulto, clell'a~tropolog1~. E no, c1 ass~ci,) mo al suo votn, ch iudendo la rassegna d1 questa rntere~san~ pubblicazione, che dà al suo ~iovi_ne aut_ore, un degno posto frn gh scritt.ori di $falistic::1 antrop·0Jog1ca 10 I talia. 0
Soltlttl() e cittnil,ino. - - Storia di Giorgio ~Vash inglon . . da11 ··,11 ",,lese , con. note ed a,rninnle d1 A. JANEr,LI, teTrac1uz10ne · ""' .
nenie del geni o. - Piacenza 1883. Tipogra11a Favan. Washington è una delle più belle che s'iuLa Jì <,Lii·a di G·iorn-io 0 ' o ' · · · o altre " contrino nella storia; pure, qnantuuriue popola~·1ss1rna_ p1ess_ . nazioni, è ( dice con ragione l'autore) poco nota . lii Itali~, pe1 m_a~~ call za specialmente di un libro, che, potendo cc,rrere P?t I~ ml ~OJ- e '1 · ·' P I·esso d1 110! tutti., ne metta in rii ievo ·, tratti· cara tt.er1st1c1. . Cli . \'• UO .. sap:r qualcosa della vita e delle opere del fondatore degli Stat'.. ?U1l1 deve ·ricorrere alla storia che, rlcll'indi pendenza del popolo ame11can~, . C·a t·lo 1~ot•a Opr.1·a preoievolissirrw, ma .che. pe1· la sua •nntma ) • · , ' o · I scrisse e forma, i{on sarà mai popolare. Dobbiamo qum:h es:ere _grati : . tenente Jauelli di,a ver colrmllo questa lacuna; pe1chè se ' v1 fu m.i vi t.1 degna di essere prop~sta per esempio, ò quella dell eroe ame· rican o. L'autore dell'originale noi~ è indicato! la traduzione è ben fatta. Il libro (un volu metto in ·16° di 2,70 pag111e) porge un'idea abbastanza
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L!Bnt
F1•ei.l1.e1•1• Lutlvig v.
59 3 conducen ti, per modo che gli uni e gli altri siano cannonieri, e come si debba cercare di rendere indipendente la bocca da fuoco da ogni altra vettura, secondo il nuovo materiale tedesco, in cui tutto è disposto per condurre non solo gl'inscrvienti, ma anc he i loro sacchi cù una forte razione d'avena pei cavalli . L'istruzione degli artiglieri dev'essere più pratica e le ma novre d<'IIC batterie e delle vetture meno equestri, e più dirette alla realtà dello scopo per cui si fanno, cercando cli ottenere la massima rapidità. E necessario di semplificare per fnr presto dei buoni soldati, e quindi lutto il personale tecnico di operai, artefi ci, meccnnici, ccc. : non occone che si occupi degli t:lsercizi militari, e quello dei trasporti deve conoscere la condona pura e semplice ùclle vetture e quel tanto di equitazione, che a ciò si richiede. Tutto quanto è estraneo all'istruzione purnmentc militare dev'essere el iminato, restringendo al minimo po::;sibile i servizi che distraggono eia quello, e limitando il numero delle souo-unit.à, il che lim ita anche l'eccedenza dei quaùri , e ripnra alla debolezza degli effettivi. Dopo tutto queste teorie svolte dall'autore in varì articoli, egli passa ad esaminare la vita del soldnto durante In sua permanenza nell'cserc;to attivo, ma dal puu to di vista esclusivamente mi litare. Questa vit,a, a suo avviso non deve parere un rigorismo pedante, un insopportabile sagrifizio, ma essere attraen te, e tale da permettere che, per quanto breve sia la durata del · servizio, si possano formnre dei discreti sottufGciali, mediante riassolclamcnti volontari, e non lasci negli uomini che l'hanno compiuta sgradevole impressione. Le buone condizioni dell'alloggio, del nutrimento e del vestiario sono i principali fatti materiali, cui bisogna in modo conveniente provvedere por raggiungere quello scopo. E PER IODICI
chiara dei luoghi, dei tempi, delle diverso situazioni in cui Giorn'io Wa,,hìngton ebbe a tro,,arsi, e dell'azione di lui, sempre mossa d~Ìlc intenzioni più p1'.re, sempre guidata . dai più sani principi, sempre profi cua alla nazione che voleva redimere. Noi raccomandiamo il libro ai !cuori.
'.l.',nu1- Rntl•St111ah,u•11eu.
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(B~rone Lod~vico di Tann- Rathsamhaus,m) . - Biografia scritta dal capitano ZimNIN. - Darmstad e Lipsia, 188,f.. Tipografia Zernin 1
I genernli r.od~scl~i, che esercitarono un comando nella campngua del 4870.- 7·1 e contr1bu1rono, per tanta parte, alla grandezza attuale della
German ia, non possono certo lagnarsi che loro mnnchi l'ammirazione, la riconoscenza e l'amore dei connaziona li. Ogni giubileo pel cinquantesimo nono di servizio di a!cnuo di questi generali (che pa re abbiano il privilegio della longevità) è una fesLa per l'esercito e talvolta por la nazione, e qnaodo alcuno cli essi passa n miglior vita, le biografie vengono fuori numerose, particolaregginte, scritle con un affetto, lette con un in teresse, che fanno presagir bene dol l'nvvtJnire della nazione. II libro che nbhiamc, sott'occhio è una di queste biografie; il barone v. Tann-Rathsamhausen, giil comandante il •1° corpo d'armuta bavarese, fu 11110 dei generali che condussero i Tedeschi alla vittoria . Egli entrò al servizio nel 1832 o dopo quell'epoca · prese p:irte a tulle lo guerre in cui si trovò mischiata la Baviera; quindi i cnsi della sn:i vit.i s'intrecciano cogli avveni men ti del suo pnese, ed nnchc per lo straniero hanno un interesse stol'ico, oltre quello che naturalmente presenta ull/\ lunga vita spesa in pro dclln patria . Questa vita è narra ta in uu opuscolo di 50 pagine, cou a capo il ritratto del detto generale. 1
Jou,•ntil tles sciences ~nilit,d,•es . ..,_ Fascicoli di seL-
tombre, otLobre, novembre e dicembre. Parigi, 13audoin, •1883. 1l soldato. - (Continuazione). G. L: M. Dirnostra:-i qum1to sia utile che l'istruzione degl'inservienti d'artiglieria sia simile a quella dei
Il combattùnento della (cinte-ria ed i 1·egolamenti attuali. SAv Am. Nella prima parte di questo studio dimostrasi, che il regolamento delle manovre della fanteria del ·187!.>, ma lgrado le critiche alle quali non ha potuto sfuggire, come gli altri precedenti, era stnto ben concepi Lo, tanto che ad esso si debbono i grandi progressi realizzati nell'ordine sparso, attenuandone i dil'ctli, perfeziouando l'istruzione dei quadri, forzando le iniziative pcrsounli a svolgersi, sostituendo la ùi. rezione al comando . Nel la seconda parte si anal izzano le riforme di cni è suscettiùi'le, quindi :;i fa un c:;ame dei regolamenti di mauovra della fauteria tedesca e austriaca , si svolgono i principi che regolano l'uso del fuoco in relazione agli effetti tattici, e si richiama l'attenzione su quo11Lo havvi di meglio nel rngolamcu Lo del ·1875, affinchè sia conservato, proclamando d'incontestabile volore la scuola di compagnia Al'iNO XXI:S-, VOL. I.
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e di battaglione, che contiene un vero corso pratico di tattica elementare per la fanteria. Servizio della cavalleria in campagna. - (Fine). generale vo~ LoE. Traduzione. . . Le armi, a tiro rapido prima dell'adozione delle cartucce metalliche. - E la traduzione di una recente opera tedesca che cont' . d . . d' , iene la stona e I progressi I quelle art'ni. L~ mi~iz~e e.le truppe provinciali. - (Continuazione). UoN HENNET. L art1glieria da fortezza avanti alle camere. - La questione su q~est_~ argomento .f\1 .già ris?l uta dal voto, fa:'o~ev.ole al progetto mirnste1 tale. Ma po1c1rn I ordmamento dell artiglieria ha suhìto molte modificazioni.' che 1~ re$ero oscillante fra successive riforme, credes i potere tuttavia esaminare, se era necessario creare un'artiglieria d f?rt~z~a, e .se il mezzo .per arri~arvi. era il ~igliore. Quantunqu: l op1111one sta stata unarnme per il pnmo quesito, quella dell'autore è contraria, poichè egli nega, che una parte dei disastri dell'ultima guerra in Francia sia avvenuta per insufficienza d'artiglieria da fortezza. Le sue conclusioni sono, che la pretesa difficoltà del servizio delle b~tterie a piedi non esiste, essendo esso poco differente da quello delle batterie da campagna, sicr,hè era inutile separarle. Che in ragione della quantità d'artiglieria determinata dall'ordinamento militare è bene avere in tempo di pace un certo numero di batterie a piedi numero che si sarebbe raggiunto portando a quattro le batterie a piedi di ogni corpo d'esercito, e sopprimendo nello stesso tempo una com~ pagnia del treno. Che, per facilitare il servizio di piazza e diminuire il numero dei distaccamenti, si poteva formare in ogni corpo d'esercito un battaglione clii fortezza, comprendendo le quattro batterie a piedi e le due di sortita. Note sopra unci niwva dùposizione del grafico di marcia. G. HuMBEUT, Essa consiste nel figurare sopra una linea verti0alealla scala di 1/ 80000 gli elementi di una colonna nell'ordine di marcia, e fare scorrere parallelam01ite alla colonna così figurata, la rappresentazione della strada da seguire rettificata, e tracciata pure alla eletta scala. Tale istrumento ha il vantaggio di non esser caro, potendosi costruire da ognuno 'facilmente. Qualunque sia la lunghezza della colonna e della strada eia seguire, il grafico prende poco posto, pnò piegarsi come si vuole, e servire lungamente senza deteriorarsi, specialmente se lo si serba in un taccuino. Si ha costantemente innanzi agli occhi una rappresentazione esatta della colonna ad una scala sufficiente per 1
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leggere. Se l'ordine di marcia è conservato, si deve solamente •igni giorno fare il nuovo itinerario. . . L'amministrazione e la contabilità dei corpi di triippe. - (Fme) EMILIO Sn.rnNn. Dopo di avere analizzata quella della compagnia -qual'è attualmente, quale dovrebbe essere, e disegnato un progetto semplice, l'autore conclude che i capitani in Francia non sono gli amministratori 'della loro compagnia, ma i contabili. Essi dovrebbero avere, a suo avviso, più indipendenza, poichè hanno tanta responsabilità. L'attuale sistema genera grandi complicazioni, ed obbliga ad una pr.dante occupazione, dannosa dal punto di vista militare, mentre dovrebbe essere accessoria e non principale. Le riforme sono reclamate non solo nell'interesse dell'erario, ma per migliorare l'istruzione militare della truppa, aumentare la disciplina, e dar~ agli ufficiali maggiore presLigia", scemando il loro frequente contatto coi soldati e graduati. La previs1·one del tempo. - Vi si dimostra l'utilità della meteorolo"ia 'a scopo militare, facendo poscia un cenno storico del suo incremen~o come scienza, ed analizzando un articolo di Duraud-Gréville sulla medesnua. Jl rifornimento delle mi1.n izioni di f11,nteria . ~ LAMmAux. D~lla natura dell'odieraa azione dei fuochi nel combattimento deduces1 la necessità cli risolvere il difficiie problema cli provvedere il soldato di fanteria di una quantità di munizioni, di cui possa fare uso immediato. Finora si è cercato di risolvere la questione, ripartendo la provvista generale di cartucce di fanteria dei corpi d'esercito in più frazioni, che marciano le une a seguito delle altre. Lanciato uno sguardo al sistema distributivo delle munizioni nei vari eserciti europei, e fatto uno studio sulla spesa per la quantità di cartucce necessarie nel combattimento, e del modo come debbano essere somministrate prima e durante l'azione, si viene a formo lare un disegno per regolare t3}e rifornimento. Il progetto contiene la composizione e la quantità dell~ provvista, e l'indicazione dei segnali pei cassoni, il collocamento d1 questi, la maniera della distri~uzi?ne, il .riforni1~ento durante i vari modi di combattimenti, la sost1tuz10ne dei cassoni. Nuovci formazione del plotone e dello sqmidrone. - A. P. Accennasi alla tendenza di estendere l'ordinanza di battaglia a spese della profondità delle linee, ciò che consente alla caval~eria di sagri~~ar~ una parte della seconda riga a vantaggio della pnma, ed a pan.la ~1 forze di sorpassare la linea nemica. Vuolsi dare alla colonna d1 via una profondità .eguale al fro:ite della truppa spiegata ed una lar-
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ghezza sempre costante, ed offrire ai ca pi di plotone ed ai serra-file un posto nel la colonna . Lo formazion i a destra ed a sinistra in battaglia, ora tanto diITerenti, dovrebhore avere, secondo l'autore una simetria ass:iluta, e la rapidità delle formazioni in linea e del rompere occorrerebbe quadruplicarla. A queste cose mirano le proposte svol te in questo articolo, come a rendere l'uso del galoppo allungato più facile e assai più corto che nella colonna attuale, ad aumentare . il fronte degli squadroni; a lasciare alla mezza colonna i suoi vantaggi, sopprimendone gl' inconvenienti, permetteudo ai plotoni di non più coprirsi gli uni e gli allri, e di non avere più bisO"DO di obliquare per sch ierarsi. Egli crede altresì di rendere faci l~ il mezzo giro per plotone, sopprimendo le ali delle seconde righe, che sorpassano sempre oggi di due cavalieri ed imbarazzano il movimento; di rendere indipendenti le due righe, non essendo stato pos· sibile di abituare i cav:1lieri della seconda a seguire quelli della prima; di permettere infi ne allo squadrone sorpre:;o in qualsiasi posizione di ottenere, mercè lo spostamento dei dne cavalieri del l'ala di ciascun, plotone, le formazioni obl ique per l'au.acco. Alcune riflessioni sulle a,·mi a r ipetizione. - Con l'analisi dei risultati ottenuti nena guerra di secessione d'America, e di quelli nella nilima campagna turco-russa relativi al tiro rapido, dimostrasi Ja necessità di guidare l' opin ione esagerata, che reclama oggi maggiore rapidità nei fuochi. Il problema del rifornimento delle munir.ioni impone ad essa uù Ìimi te, tanto più che i vantaggi sarebbero discutibili, qualora tale rapidità eccedesse. La speculazione dei fabbricanti d'armi pose in campo qlielle a ripetizione, i cui modelli, Gnora esaminati da ,,arie comm issi,mi in Francia e fuori, furono respinti. Secondo lo scrittore dell'articolo tulli i magazzini per fucili immaginati finora sono inammissibili, poichè non offrono sufficiente compenso di fronte al complicat.o meccanismo. Per presentare una certa utilità il magazzino dovrebbe soddisfo re ad una di quest,! due condizioni: o contenere almeno venti Cill'tucce o non ral lentare il tiro ordinario; o avere una capacità qualunque, ma potersi ricaricare istantaneamente, in modo che non occorra ritornare al tiro colpo per colpo dopo l'esaurimento del magazzino . Una seconda maniera d'aumentare la rnpidità del tiro consiste Mll'accelernre il tiro ordinario, senza ricorrere all'aggiunta di un magazzino, la cu: ado1.ione recherebbe una ingente spesa, che meglio potrebbe rivolgersi a migliorare il n11mero dei graduati e degli effe ttivi. Dopo ciò l'autore respinge ogni trasformazione degl i attuali fucili fran-
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cesi, la cui rapidità è eguale a quellti dei fucili tedeschi, e ciò in vista della Ftttnra arma che do"'rà sostituire quella esi~tente. Lo critiche del 1·egolamento di manov,·a del 12 giugno 1875. R. ToLu~. - Più che studiare la condotta degli eserciti , dice l'autore, giova sapere quella delle truppe sul campo di battaglia. Egli non nega che delle modifìc.uioni potevano essere additate come utili nel regolamento, ma lo difende dalle critiche com plet.'lmen~ avverse, e loda il progre$so ottenuto con la semplifìcaziòne delle manovre in ordine senato, rendendo le studio di esso nlla portata di tutte lo intelligenze. Circa la lunghezza dei principi sul combauimeuto, difficili ad apprendersi, nota che ciò dipende pure d,illa difficoltà del combatti mento della fanteria, superiore a quella di ogni altrn arma, dopo il perfezionamenti:- dell'attuale tattica. A quelli poi che reclamano regole (1Ssolute risponde, che le fasi dell'azione di guen a non si ripetono uelle medesime circost:inze, poichò gli elementi che vi concorrono sono <li na tura essenzialmente variabi le. Dimo~tra quindi, contrariamente alle teorie diffusé, che i fuochi dei cacciatori hauno, sui poligon i in Francia una superiorit.à considerevole rispetto ai fuochi a salve, e che questa superiorità è anche più grande sul campo di battaglia. Si prC'lnunzia apertamente contrario alla sc,ppressione dei rinforzi delle unitit di combattimento. A suo avvi~o, potendo e;5si servire durant.e il primo periodo dell'azione, per allontanare i sostegni e le riserve dalla linea di fuoco, e per non offrire ali(I vista del difensore, che gruppi poco visibili, per evitare perdite e faci litare il moviment-0 avanti, hanno tali rinforzi molte ragion i di essere nell'offensiva . Ordù1.a111ento delle trnppe coloniali. - Se ne dimostra l'incalzanto uecessit11 dopo i fa ui del Tonchino, quindi si propone di unire le truppe della marina al ;\finistero delln guerra. L'esercito coloniale dovrebbe compreudere quan to oggi chiamasi esercito d'Africa, aumentato di un reggimento di c.icciatori e di un reggimento straniero. A1l' uopo bisognerebbe ridurre l'esercito di Francin di alcnui quad ri, ciò che credesi possibile senza incob.venieuti. La riserva dell'esercito coloninltJ comprendP-rebbc i quarti battaglioni, dei quali una buona parte sa rebbe sparsa sulle fronti ere per coprirle dur:iute i primi giorni deil(I rnobi li taxione generale. Int(luto ch e si prep:ira una nuova legge, si consigl ia d'inviar/' al Tonchino un altro rinforzo tolto dalle truppe d'Afric(I, portando il corpo di spedizione a ,12 mila uomini. Il baC'ino del Jlfeno. - C,rnr.o TurL. - L'autore l'esami na sotto l'(lspetto geografico, studiando le comunicazioni che lo attraversano.
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Le sue considerazioni milita1;i corroborate dagli esempi delle cam. pagne guerreggiate sul Meno, affermano l'importanza di Magonza, che è la chiave di quel teatro d'operazione. ll Pritaneo m,i litare messo a con/rpnto con le nuoi;e instituzi oni milita1··i della Francia. - Si propongono varie riforme al detto i:;titut.o. Tutti i figli di urnciali , che ne facessero domanda vi dovrebbero essere ammessi dall'età di nove anni. Gli allievi sarebbero divisi in due battaglioni, uno scolastico, l'altro tecn ico. Tutti gli allievi sa rebbero nominati so,uuffìcial i all'uscita dal pritaneo dopo i ,t8 anni . I posti dovrebbero essere gratuiti per tutti. Svolgonsi i vantaggi nell'interesse dei giovani della famiglia e dello Stato. Preparazfone, direzione ed esec1.tzione delle 1nanovre di campagna.- Vi si fa un analisi del libro del tenente colonnello Boguslawski, e si raccomanda lo studio cli un opera, che riempie una lacuna nella scienza militare. 11 propos·i to clel mamwlc comp/.eto d'artiglieria. Esam inando questa pubblicazione si loda in genere il modo, con cui sono diffusamen te t.rattati gl i argomenti, e specie quel li relativi alle armi portatili, incluse le armi a ripetizione, sulle quali per altro pende ancor.i il giudizio definitivo.
Fascicoli di settembre, ottobre, novembre e dicembre. Parigi ;J883.
Le S'J1ect,itein• 'lnilitfli1·e. -
ll niww regolamento sul seri;iz'ÌO del soldo. Le osservazioni, che vi si fanno, rilevano che il regolamento deJl'8 giugno 1883 nou è una nuova compilazione. Esso riproduce l'antico, non ·stabilisce nuovi principi d'amministrazione, nè alcun . metodo nuovo di contabilità, nè realizza i miglioramenti compatibili con le esigenze attuali del bilancio. Poichè rifare un regolamento è cosa lunga , anzichè ritoccarlo, si conclude che meglio era introqurvi tutti quei progressi, che' si sono ritardati per molto tempo. Il battaglione al combattimento secondo i 1·egolamenti francese, tedesco e russo. - È l'analisi di un lavoro cli un ufficiale tedesco, che ha creduto· di fare uno studio comparativo di questi diversi regolamenti.
Spedizi one di Corea nel 1866. - (Continnazione). C~t. M~n'l'rN. r-Nco,rd·i m;ibi.tari cbel generale J. L. Huwr. - (Contmuaz1one). La battaglia dell' Assietta. - Studio storico del maggiore Vittorio Dabormida tradotto dal capitano Ch. Laportc. - (Continuazione). Impiego del cam.ello nelle colonne. - KrvA. Vi si spiega il morlo della riunione elci gruppi che debbono formare il convoglio, il carico da adattarsi all'animale, come regola re la marcia, quale dehba essere il nutrimento per il camello e quale la cura delle sue ma lattie. Le compagnie di ferro;;,ier'i, e le famigl·ie deg1'i, ufficiali. - Vi si rcclam:ino faci litazioni per i viaggi di queste famigli e. La guerra in Bulgaria. - Sono alcune pagine estratte dall'opera cli M. C. di Cardonne, testè pubblicata. Le gran<limanoi;re 1883. ·- · Vi si formolano varìr critiche intese a rilevare quanto rimane a fore per il migl iorameu to dell'istruzione, e quali progressi si sono conseguiti. Nowsi, che come negli anni precedenti anche nello scorso non si sono osserv:it,1 tutte le regole relative alla condotta del combattinw11to in ordine spnrso, principalmente nell' oO'eusiv:1, in cui le linee dei caccintori si spingevnno con una rapidità csageratn; senz~ u~ilizzare il ~erreno ed i f~1och i, s'.i~1p.i~i :iva la marcin per scaglton1. D~ploras1 la menomazione dcli 101.zwtn a dei capitani , e l'accorrere degl i ufficiali superiori ~ colo~nell~ su lla linea di fuoco, éìò che nuoce alla condotta del!' azione, il difettoso collocamento dei sostegni ed il non regolnre uso del fuo co , senza che alcuno indichi la distanza. Lod asi il progrcs~o in ciò che concerne la profondità dell'ordine di combatlimcnto in generale, d_iminuila dove la natura del terreno lo permetteva. Ma pare che la difesa tr(lscurasse <l'impiegare i contrattacchi rimanendo passiva, che le tru ppe non ~bbiano fatto uso dei trinceramenti rapidi. L'artiglieria è lodata per l'rntellio:enza, l'attivitil ed il vigore con cui ha manovrato; ma non appro:nsi, che a<l essa si leghino anco1:a sostegn i speciali di fai~teria. È "iudical3 effi cace la maniera, con cui la cavallcna ha saputo vigilare ]e ~li, e cercare avanti e sui lati informazioni atte ad illuminare i capi dei partiti opposti sui movimenti d(Vl'avversario. le. n~arcc s~no state eseguite con ordine e regolaritù, rna quelle io colonna d1 via per 1squadre sono geuernlmente state nbban<looate. Della sedicen/:e neittrali tù niilitarc della Swvoia del nord. E~m1o ~L.1.HO:N. - Sono brevi cenni storici tendenti a confutare tale neutralitit, cd ~ sostenere la preferenza per la Francia di un passaggio attravcr~o ìl Monte Ilianco rn quello <lei Sempione . Stu<lio sulla battagli.a di S. Qiiintino, gennaio l871 . Si ri-
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corda nell'esordio come questa battaglia, uon delle ultime della guerra fran co- tedesca, fo combattuta da giovani truppe francesi contro un nemico eguale di forze numeriche, ma assai superiore per tutte le altre cose. Si fa una esposizione sommaria degli avvenimenti anteriori alla battagl ia, acceuuauclo alla necessità di un movimento offensivo per parlo degli eserciti di provincia della repubblica a fine di tentare cli sciogliere la cerchia che cingeva Parigi . Rilevansi le difficoltà che si presentavano al generale Faidherbe di proseguire sopra Amiens, e di supernre la Somme tra qnesta ciltà ed il mare, donde le rngil)ni che milit.'.lvano ·à favore di una marcia verso l'est per attirare un buon nerbo di fòrze nem iche dalle vicinanze della capitale assediata. Acceunansi i ri~chi che affrontavano le truppe fr:mcesi, eseguendo nna marcia di fianco in faccia ad un nemico di eguale forza, e che doveva percorrere mino1· ca111miuo, le grandi diffìcoltà che rendevano impraticabile la ritirnta in vicinanza di esso. Segue la narrazione dei movi menti , la descrizione del teatro d'azione, l'esame dei preli minari della lotta e quindi la bnuaglia considerata nei suoi due momenti. La carnpagna d'Armenia 1877. - Sono pagine estratte dal lihro di i\1. do Cardonne. ' Esperien;,e di tiro cont1·0 la cavalleria. -La prima di esse dimostro , che quando. s'incomincia il fuoco a 500'" e si esegniscono i tiri a salve fi no a che la cavalleria non sia giunta ;, 4oom dalla linea dei tiratori, qual siasi squadrone ò obbliga Lo a riuunziare all 'attacco per le numerose perdite che soffre. In <1uesta esperienza si usarono fuci li senza ])aioncttn. La seconda ba messo in ev idenza. che ap rendo il fuoco n · 500•n con la baionetta in cann:1 i risultati sono identici, malgrado che per inast:irla si perda un tempo occorrente per un:i sn lva, poichè bastano tre salvo a produ rre il desidera to effetto. Nella terrn esperienza si lasciò avanzare la cavalleria sino a kOOm, prima d'incominciare il fuoco. La prima salva fu tirata a questa distanza, la seconda a 250"' e 1.i terza a il00 111 • Dalla media dei risultati rilevasi che le perdite della cavalleria aumen tano d')I quarto. Con altre cspe"'" rienze si è visto che, se la fanter ia è formata in quadrato ad angolo retto e contro rruosto caric11 la cavalleria, 111 posizione dei tiratori d0v'essere t:il i da obbligarli al tiro obliquo di 4-5° che ò impratirabile, e che per otteucre degli erTetti sufficienti bisogna dare all'angolo salienle un'apertura di ,120°. In queste cond izioni su due plotoni di 60 uomini ciascuno, form:1nte la faccia del salioote, circa venti tirai.Ori per faccia possono colpire Io squadrone, tirando oblirroamente
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sotto nn angolo di 300. Gli altri 80 uomini non ottengon? c~i loro fuochi obliqui la efficacia di 60 uomini di una sol~ faccia_ tira_nd~ diritto. Donde rilevasi, che bisogna fare poco uso dt fuocl11 obhqm e sopprimere i quadrali, restandc, dimostrato il vanuiggio por _la cavalleria di élirigere l'attacco sul saliente di un quadrato pmttosto cbe sopra una faccia. Nella sesta esperienza si è r:i~presenta to lo s~uarlrone in linea: un plotone di 60 uomini ha esegmto tre salve prima a 4500in poi a ,1000111 • Nel primo·caso si è avuto la ~edi~ ~i i , 9 per cento, uol secondo caso di 9,5 °1 Comparando gli ellell1 del fuoco prodouo sopra uno squadrone in colonna con quelli prodotti sopra u_no squadrouc in linea, si trova éhe a mille metri la ~olonna_ sub1~ce una volta e mezio le perdite della linea. La stessa re~az1one e~1ste r1g~ardo alla fanter ia tra la linea 5piegata e la colonna. Infine d1mostras1 che la formazione dolio squadrone in mezz:i colonna, cioè in q~:iu.ro ploto~.i separati clall:i distanza di 8 01 , è meno vulnerabile della ll~ea ~~ ò p1u vantaggioso delln colonna a distanza intiera, anche perche pm manoggùvo!e. La Savom e la neutralità elvetica. - Emilio MA1SON - L':iu toro riassume in questo secondo articolo la polemica sollevata dalla qu~stiono della neutralità della Savoia del nord, tanto nella stampa sv1zzer:i, quanto in quella todesc:1, e ripete le asserzioni del suo primo :irLicolo. Le grandi manol>re. - È un estr:itto di un'op~ra recente c~mparsa in Gct·mania col titolo: P•rcpamsione, direzione ed esecwnone delle grandi manoi;re, del tenente colon or.Ilo BoGUSLA.WSKI. • .Cinstal>ilità dei 1winisWi della guerra. - Con una breve st::1t1stica si ra vedere che tale instabilità è antica, nè potrà coss::ire col sistem:i pnrlomcntare. Quindi bisogna ricorrere ad altri_mezzi po~·. impedire che essa abbia una influenza d:1noos:1 sul l'e~e~c1to. Da cio la propo:.ta cli ben distinguere lo :i ttrib_uzion i del mn11St1:o ~ del capo di stato macroiore "eneralo dell'eserc1to, rendendo qucst ulhma autotoritil indip;;dento °c1:1 1la pol itica. Il ministro dovi:e?be a~ere l'iuizi~\i,,a delle proposte di leggi, la preparazione e _l~ d1 sc~1ss1one del b1l.'{icio, l'alta vigilauza su tutto il personale mtl 1t:1rc, 11 r?cluta~ento? l'a-..nuzamento, le ricompeuse onorifìcho, l'ordinamento ed I mov,menl~ · dei\ orpi di trnppe in conformità ~elle leggi, i~ servizio s:in itari_o, dt gin5thJa, e l:1 disciplina. 11 capo d1 stato maggiore _genernl_e avi_ehbe tutta h p:irte tecnica, l'istruzione, In tauica delle d_,rre~enlt armi, le serie, ' le manovre, la mobilit:izione. Il sotto segretan o d, stato avrebbe 0 •
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tutti i servizi :imministrati vi, il contenzioso, le sussistenze, il controllo e la contabi lità. Questi ed il capo di stalo maggiore generale dovrebbero essere scelti fuori del Parlamento. G-uerrn t'lirco-rnssa 18i7-1878. (ContfouazioneJ. - FAUST L unION . - Segue la difesa di Suleyman-pascia . Le agital!ioni in Alge1·ia. - Ji'ignig nel 1883 . - K1vA . (Continuazione). - Dicesi che l'insurrezione orauese è ·quasi terminala· indi _d:s~ri vesi l'oasi di F_ignig, notando che la popolazione di qneil~ local1ta e francam en te ostile alla Francia. R egolamento _del 26 ottobre 1883 sul swoizio degli eserciti i1i campagna. - E un breve esame· critico. .4/c·une i.n<l-icazioni pe1· il combatt·imento. - Si analizza un opuscolo con questo titolo, t.estè uscito alla Juce. Attacco e difesa delle piazze secondo ·il mtavo se1"'1yiz io wi campagn<i. - Si rivolgono le prime critiche all'articolo relativo alla condotta dell'assedio, perchè lo si giudica nn corso fuor di luogo in un regolamento, e per di più un corso incompleto. Entrando nel dominio della scienza si sono formulate del le proposizioni che lasciano l'incert~zza_. ~ra bene, volendo uscire da i limiti di un semplice regolamen to cl'. d1strnguere tre specie di piaz7.e foni, e qui udi spiegare il melodo d :Htacco proprio per ognuna d, esse, e indicare le precauzioni che occorre prendere per condurre a lennine i la vori deÌla prima parallela. Rilevasi pure che l'autore del nuovo servizio in campagna ha voluto entrare in una serie di particolari , che riguardano razionalmente le opere speciali di arte mi litare, e sempre troppo o troppo poco. Altri appnnti si fanno per la ma·ncanza di enumerazione dei doveri del comandante una piazza forte. Notasi che l'antico regolamento ricordava tutte le leggi, in forza delle quali è punito di morte ogni comandante di una piazza di guerra, che capitola senza aver costretto il nemico a superare tutte le difficoltà dei lavori lenti e successivi dell'assedio, mentre nel nuovo pare siasi posto ogn i st~dio per evitare / la parola capitolaz'ione. Non determ inandosi la colpabilità, si lasci all'apprezzamento del Consiglio d'inchiesta l'assegnarne il grado.
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Xnte 1•1u,tion,de Bevue ube,• tlie gest1uunten Ar•neen u.ntl Flotten. - (Period ico mensile con sludi e
col'rispondenze in tedesco, francese ed inglese) . stre 11884. ·
4° trime-
La nuova e1·a politica e l'esercito aust1ro-iinga1·ico, JuNius. - È uno stud io politico-militare sulle condizioni dell'Austria. Bnve st1.idio sull'ordinamento e la ripart'i.zione sull'esercito fran- · cese. - Fatta una esposizione sommaria dell' ordinamento e del reparto si conchiude; « se paragonia mo il nostro esercito (francese) con quello cl<:! nostro aVYersario più pericoloso (la Germania) troviamo che, pe1· forza numerica, siamo superiori nella fa_nt.eria, nell'artiglieria , e nel treno, eguali nell' arma del genio, inferiori di 55 squadroni nella cavalleria. Noi non vogliamo la guerra europea; vogliDmo la pace, ma che il nome francese, l'esercito francese , la Francia infine sia nuovamente stimata nell'assemblea dei popoli e vi abbia una voce dominante, come le conviene per la sua situazione, le sue ricchezzee la sua grandezza. Noi siamo stati umiliati come nessun popolo mai; ma dopo tutto dobbiamo essere fieri, guardando ciò che abbiamo fatto per l'esercito negli ulti mi dodici anni. Per noi l'ideale del patrottismo sta nei sacrifizi per l'esercito. Quando si tratta dell 'onore del paese non vi è sacrifizio troppo grande. Al contrario, in Germania, . si cerca ogni pretesto per diminuire il bilancio della guerra . Ciò non· può farcì se non piacere. Continui Richter e compagnia a spargere veleno sull'esercito; qualcosa otterrà. Potrebbe essere che Guglielmo, Bismarck e i\loltke non trovino i loro uomini nell'ora della ri vincita, che suonerà infallibil mente, per la Francia ». (Vane speranze ( diciamo noi) se pure questa corrispondenza fu scrittn da un Francese, e non ha per unico scopo di far la predica ai Tedeschi). Le scuole mibitM' i i n Francia . - Il bilnncio mil itare per l'anno •1883, in Francia, porta la somma di lire 4,,1.H, 000 pel maleriale delle scuole. Fra queste meritano speciale auenzione la scuola della• lì'léche (il Pritaneo) e la scuola dei figli di truppa in Rambouillet. Il Pritaneo ha pe!' iscopo l'istruzione e l'educazione gl'atuita, o se- · migratuita, dei fi gli degli ufficiali e dei so ttufficiali . Accetta pure altri allievi ma solo a pagamento. Il regime è affatto militare . Vi sono 300 po:;ti gratuiti e cento a mezza pensione, .pei figli degli ufficiali e·
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LIDll.!
·sottuftìciali morti sul campo o in seouito a ferite D cui spelk'luo di diritto) i posti vac:inti ~0110 ;ccordati. d' o)por costo. ro (1:i , • 1 1re,erenza· . o ngr f · 1· ftì. . • i or ani Cl u icia 1i morti ; 20 ai {Hi di ufnci:il' '' b·1 . . 3. . fì1or1 d· ffi · j' . , . • . o • I <>Ili I :Hl , o a1 o t. u era 1. 1n. attmta di servizio . L'istruzione comprende i corsi letterar~ e s.cent1tì~1 ~ecessari per mettere gli allievi in grado di presentarsi agli esami d1 ammissione per In scuola rt . se I T Gf . . ' po I ecn1ca e per la ~o~ m.1 itare. 1 a_ll 1e.v1 fanno inoltre gli esercizi militari, ricevono 1 ~7:1.0~1 cl'. scherm~, ~, ~innastica, d'equ itazione, di nuoto, e sono di; 1~1 Ul ~re b.utagltom d'. qua ttro compagn ie ciascuno; la ripartizione latta :.econdo. le cl~ss1 e. i nomi di queste (come anche J' ioseo-uamento) sono gli stessi usati nello scuoio civili I 'or>oca d'amm· ~ è fissata al 4• ti b GI' . , < isstone . , '. , ' o. o .re. . i ammessi gratuitamente non devono avere P.'u d1 ,no_ve anni; I us~1ta avviene nell'anno in cui compiscono il di,crnnno,esm!o. La pensione per gli allievi che p:i<>ano è di lire 850 O annue, e circa :mo .pc~· il corredo. Quest.= ul time devono essere agate anche da?h alhcv1 ommessi gratuitamente. p . L.a scu?l:i. d1 Hambouillet, instituita 4875, può :iccogliere 3'20 allie~\ figli .c1 1. tni~pa. Hicc,'e inoltre •15 allievi a pagamento. L'età I amm1ss'.one e dagli H ai ,12. anni; gli aspiranti devono sapere e!~ere ~ sc~·1~ere e fa.re le prime quattro opornzioni d'aritmetica . Il 1 r~o ~~ e m1~1tare . .a-1.1 ~llie~i ric-0vono I' istru1.ione necessaria per riuscii e buoni rnttulficia l1. S msegna loro anche la musica e Ja 1in<>ua tedesca . e Sul reclul<imento del personale militai·e e tecnico nclla 1na1.ina · t edesca. - II· ENK . Tiri e tfratm·i. - Si esam in:ino i regolamenti; si fanno varie proP.O~te,. e fra le _alt.re quella di distribui re alle compagnie (per oli esercm di ~a.ne~g10 dell'arma e per le manovre in cui non occo~Te sparare) fucili .d1 .sc~rto, e .ciò a _fi n,: di rispa rmiare le armi buone che, essendo deltca t1ss1me, si deteriorano fac iJ meute. Le fabbr iche d'armi dovrebbero a questo scopo meuere da parte i fucili male riusciti . . . li gene1·~le Brial~no~t e il suo collocamento in d!isvonibilità. _ S t espone ti fatto, s1 riportano vari br:iui di periodici che tratt:irono t:ile argomento e si conchiude, che il ganerale llrialrnont fu trattato con severità straordina ria. . A'O~enimer:t-i r imarchevoli di guerra marittima dal .J815 ai nost1'Ì fl.iot·ni. - E !I ~rincipi~ .di _un lungo lavoro . Iu questa prima parte st ttatta delle vario sped1z1on1 contro i corsari algerini, dal 1816 al 4 82,~ e delle operazioni naval i degl i Inglesi sulle coste del Portogallo 1830-33). (
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Corrispond~nze inglese. - Riviste, ri forme nell'esercito, armamento di fortezze, costruzione di mwvi legni da guerra, disposizioni relative aIle colonie, necrologie di generali ecc., ecc. Corr-i.spondenza rn.ssa. - Discorso imperiale; campo di Krasnoe; riforme nell'ordinameuto dell'artiglieria ; ispezioni; risultati del tiro a segno; questioni di cavalleria, ecc. CJrr ispondenza italiana. - Sono tre relazioni notevoli per la conoscenza ~he l'autore m,>stra delle nostre cose militari. 'l'ralta no in generale· delle disposizioni che man mano vengono emanate per condurre ad effetto il nuovo ordinamento dell'esercito, stabilito dalla legge i9 giugno ·I882, ed ogni corrispondenza ha di particolare quei fatti, che si riforiscouo al mese antecedente a quello iu cui fu scritta. Cosi la relazione contcnut.1 nella pun tata di ottobre, oltre all'enumerazione delle· disposizioni contenute nel G-iomale militare, fa cenno dell'opera prestata dalle truppe io occasione del disastro di Casamicciola ; tocca della polemìca sorta a proposito delle misure prese dalle autorità.militari e constata che, qualunque sia il giudizio sulla condoua di quest.e autorità, tu tti sono d'accordo nel riconoscere lo zelo, l' abnegazione, lo spirito di sacrifìzio , l'entusiasmo col quale la truppa accon e dovunql1e vi è una sventu ra da alleviare. La relazione di no ,•embre tratta specialmente delle grandi manovre, che il conispondent-0 dichiara di aver seguito giorno per giorno e passo per passo . Eccone la conclusione. « Dovendo esprimere in poche parole l'impressione generale che c'ò rimasta dell'esercito italiano, possiamo dire, io tutta coscienza, ch'esso ci npparve strettamente disciplinato, ed ufficiali e truppa animati dalJa migliore volontà . I richiamati della classe del 57 corrisposero a <[uanto si può esigere da bravi soldati . La pulizia del vestiario e dell'armamento, dopo bivacchi sollo J:.q>ioggia, era tale da soddisfare anche occhi tedesclii. La fanteria mostrò una gr:inde scioltezza nel combattere in ordine sparso ; la disciplina del fuoco era ben osservata; i graduali inferiori avevano piena con fi denza col loro uffizio. Qualche volta ci parve che si facesse troppo assegnamento :ml fuoco a sai ve a grandi distanze. La n:itnra d~I terreno frastagliato e cope1·to rendeva quasi impossibile · mantenere il contatto e assai difficile il reciproco sostenersi delle varie unirà, ma bisogoa riconoscere elle a questo scopo si tendeva . Per nessun arma il còmpito era più difficile che per l' artiglieria, la quale aveva un campo di tiro limitatissimo e spesso non altro fuorchè la tn,ccia delle ' strade fì ancheggiatè da alberi ; talvolta avvallnmenti o pieghe del terreno la costringevano pure a postar~i molto lontano dalla posizione
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del nemic~; n.ia . ce~·cò sempre di uniformarsi ai principii della. moderna d attic_a del! artiglieria; le b~tterie_, salv? _roche eccezioni, giunsero sem_pr~ m tempo_, e coi~ mov1m~r~t1 preC1S1 . Della cavalleria abbiamo già ._pai lnto o. (01 _essa e detto pm sopra : In cavalleria itali ana superò la .nostra « D01io ciò noi (tedescJ1i) 'rion po~siamo - · cr1 riconoscere · aspettnz1one). a meno' ncl l' esercito Ital iano un prezioso alleato u0 " · -rapporto . , so~ Oon1 \
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. In qnesti ult~~i anni si è progredito molto nell'istruzione e nell'or<l~name~to; l'att1v'.ti1 che oggi si spiega lascia presa&ire che presto si g11.1ngera al compimento dell'opera . Intanto ripeteren°10 aaJ·1 .It.a1·ian1· 1·1 I · . 0 oro pro~~rb10: chi be~ co_mincia e alla_metà dell'opera» . La con 1spondenza d1 dicembre passa in rasserrna I a· .· · · ·1· · ' ò ' e IS(lOS IZIOlll m1· 1tar1 emanate nel mese antecedente e cominc·i·a co·. L · . ·· d ' ~1. a conosciuta · ammos1 ta el la stampa frnncese adita a<>li occhi deo-J' It 1· · d· ., . . . · o 'o e> 1 . a rnn1 qua n Sfl,'.' e_utos, , _ma o~t1ene u~ effetto costantemente negativo. In questi ult1m1 . .t1~111p1 tocco al Petit . -Marseilla:i~· di fare· I<>,. stie prove a questo p10~0.s1to: Lo stato_magg10re francese avrebbe preparato un piano di -01obil1taz1one, per ti 14_' e ·15° corpo d'armata . Questi all'evenienza · ?ccupernl!ber_o _tosto la linea delle Alpi . L'Itn lia può vedere da ciò che rn• Francia r s1 la davvero . Così dice il Petit 1lfa1'seilla•s . , < " 00-1 j· a'l.rl· . gtorna t chau1:ins gl i tengono coro. La con,~lusion·e è l'Italia non ha · scampo,_ fuorchè nelle braccia della Francia. L' ingenuità con cui si c;ede. di poter tenere, _occorre_nd?, a partito l'Italia con due corpi d ar~1,tt:1,. la leggcre7,za con cui si fa astrazione dai reggimenti alpini, :a~'.-1 _altri che sono presso la fronti~ra , da qùell i che possono por.•at \ 1s1 ~ d~ tut~ le lorze della nazione, è qualcosa di fenomenale. Anche fo?!' rag10~ev~li si uniscono ai chauvins per fare all"Italia i loro mon1 l1. Anch essi sono ben lungi dnl giudicare equamente delle -forze dell'Italia; ma si degnano di ammetteri che ha un esercito e una fl~tta: E veram~nte si tratta di un esercito e di una flotta che co,mmc,ano a rnentare tutta l'attenzione. · Stati de.i Balcani. - ~ozioni sulle for;e militari della Rumeuia, · della Serb,a, della Bulgaria e del Montenegro. Della campagna dei G1·eci contro i Turchi nel 1821. _ Racconto J.rntto da _un. mano~critto di Giorgio Cantacuzenos, che fu uno dei ·· condutton dei Greci in detta ca mpagna . Associazfone deg l·i iiffkiati delt' esercito e della 1na1·ina tedesca . :-. _Poco ten~po _fa ?n~ ~ircolare, firm ,1ta da quattro uffiéiali prussiani, mvitn~a _tutti gh uff1C1ah appartenente all'esercito e alla marina tedesca ·· ad umrst in una grande società coeperativa, per la provvìsta di quanto 1
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può occorrere agli ufGciali e alle loro famiglie. La proposta J1a incontrato fortuna e deua società venne già costituità sotto ,buoni auspici. Alla testa di essa si tròvano il tenente generale conte Lehndorff e il quartiermastro, generale Waldersee. Il nome di questi due generali, noti a tutta la Germania, basterebl:ie da solo a dimostrare che si tratta cli cosa seria; ma la posizione cll'essi banno presso l' irnpP.rat.ore, lascia comprendere che la loro attività a questo riguardo è approvata in alto loco, e che si trntta realmente di una intrapresa, che ha una graude importanza per tutt-0 l'esercito. Jl primo bast'ilmento a 'Davore. - ScHWARz-FLEMMING. - Nell'anno 1807, iu New-York, dallo scalo Adam e Noah , venne varato il primo legno mercaut.ilo a vapore col nome di Clermont, costrutto sotto la dit·ezionc dell'ingegnere Fui ton; nel 18·17 sullo stesso scalo e sollo la direzione dello stesso ingegnere vcDiva posta in chiglia la prima nave da guerra a vapore, che in mezzo agli evviva di migliaia cli spettatori, era varata verso la fi ne di detto anuo kustn:a. - Considerazioni sull'istrnzione e giì esercizi delle truppe. Inghilter,ra . - Il tipo Armstrong-Renclel. G'li eserciti, Scan..tinwvi. - Reca una certa meraviglia il vedere come tra i paesi scandinavi (Dnuimarca, Svezia e Nc,rvegia) t;hc hanno tante ragioni cli stare uniti, esistono così pochi legami . E ciò sia detto non solo per la Danimarca tispetto alla Svezia e Norvegia, ma jnche per queste due tra loro. Sa lvo la din11stia e la rapprcsenza all'estero, Svezia e Korvcgia non hanno altro di comune. I loro e$erciti non solo restano distinti, ma poggiano su bnsi essenzial mente clivcrs~ e t('lli rcsteroono per un pezzo, perchè ogn i progetti> di rifor ma, anche minima, urta la suscettibilità dei norvegesi, che vi scorgono un attentato al la loro autonomia. (Seguono notizie e dati sull'ordinamento, istruzioni cd armamento degli eserciti delle nominate potenze). G'iappone. - Rifo rme militari. Egitto. - Notizie sul corpo di spedizione inglese. .L'esercito coloniale dell' Olandci . Giu.sti(ica::ione del m,aresciallo B azaine. - Il libro pubblicato da Ba7.aine, per giustificarsi , porge un importante cont.ributo alla storia clella campagna elci 1870. Non gin,tifica il comandante dell'armata del Rei10; lo discolpa dall'accusa di tradimento. Lei sicurezza dwi, confìn·i orientali e spec·ial-mente della Pnis11i a orientale di f'ronte citla Russ·ia. Strumento tascab·ile pei topografi. 1
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Corazze ·e corazzate. - Hou,EBEN; capitano di corvetta. _ Si ~ratt~n~ v~ri~ ~u~stioni relative all'argomçnto e si paragonano fra loro 1 prmc1pali tipi dt corazzate. · Con~egue·~-:.e .delle iil~itm~ ~forme nell'eserc·ito aust'ro-iingar·ico. I discorsi di due p1"'1,ncipi. - Si tratta del discorso tenuto dal P:~acipe ereditario d'Austria all'apertura dell'esposizione per l'elettric1tù, e della conferenza tenuta dall'arciduca Giovanni sull'educazione della truppa. Co~dizioni m.:ilitari della Russia. - BnoNDSTED, capitano. ~1nzz,wa: -:- .Le. s~uole ~i tiro. Dopo la campagna del ,1870-7,1 gli or~rnament1 militari 1n tutti gli Stati presero un ampio sviluppo; in Sv,zz.era non volendo toccare gli ordinamenti si diede sviluppo alle istituzioni del tiro. . Nel ,1875 vennero fondate due scuole di tiro , l'una in Freibur{)' e, capoluogo del cantone dello stesso nome; l'altra in W:-illenstadt, sul lago di, egual nome, nel cantone di S. Gallo. La pri ma di queste scuole e poco frequentata, la seconda è frequentatissima; onde si ha inte~z.ioue di abolire la prima, per concentrare tutti i mezzi alla prospertta della seconda. (Seg1.l0no particolari sull' ordinamento di dette scuole). Cina. - L'esercito cinese. - WoGT,
B@ytil cr-..aite,i Se,•vice Instittdfon.
- .N. 12'1 {V. 27).
Dell' alberatum delle navi da g·uerra e d_ella necessità di impiega1·e la ·vele, pe1· le navi che attrn:oersano l'Oceano . - Del capir.a no G. H. NOEL della R. m:iriua . - L'autore riconosce la necessità di modificare l'alberatura secondo le condizioni delle navi odierne; ma osserva che il vento è un elemento di propulsione troppo importante perchè sia completamente trascurato. Dei port·i di rifugio ·in connessione col tema del la1>oro dei condannati. Del .colonello Sir Ch. R. N.uGEN'f. - L'autore accennando ai lavori intrapresi dal governo per compiere il porto di Dover, considera le misure necessarie alla difesa dei principali porti commerci:ili, nei quali nel ,t 88 1 entrarono 19307 navi a vela ecl a vapore, con 168098 uomini di equipaggio, oltre quelle 1impiegatc alla pesca 1
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in numero di 66682, con ,124,561 uomini e ragazzi. Siccome nelle prigioni vi sono 10000 condannati che bisogna mantenere, si propone che nei lavori dei porti di rifugio sia impiegato questo personale per risparmio di spesa. Entra in molti partìcolari sul costo dei lavori e sul mantenimento dei condannnati. · Sull'impiego del.le rnitraglìere (machineguns). - Lord BEnESFOHD. Il 31 marzo 1884, la marina inglege avrà 565 mitragliere Nordenfelt di ,1 poll ice di calibro (mm. :2.5,399) con pallottole piene di acciaio, .da impiegnr$i principalmente contro le torpediniere; inoltre, secondo i contratti, 350 mitragliere Gardjner di I. ,~5 (mm. ·I ·I ,4-'.20) o del calibro del fucile con pallottole di piombo. Aggiungendo le H,2 Gatling, già in servizio, la flotta possederà ·1057 mitragliere, di cui nessuna a granata. lt stato proposto di dotare le navi di pezzi a retrocarica da 6 libbre (,1) che dovrebbero sostituire le varietà di cannoni di calibri . tanto diversi; rilevasi però che questo pezzo non può essere considerato come una mitragliera, essendo la . carica troppo grossa perchè non ri nculi, e quindi si richiede un punt.amr.nto ad ogni colpo, cosa che nelle rnitraglierie costituisce un difetto . La Francia è senza dubbio superiore nell'armamento del naviglio per efficacia e rapidità di tiro, cui è· d'uopo aggiungere il possesso di 600 a 700 mitragliere Rotchkiss, cl1e lanciano delle granate di 1 libbra, in ragione di ,15 a '.2.0 tiri al minuto. Codesta dotazione era in gran parte già compiuta in Francia, che la flotta inglese non _ne aveva nessuna, ed oggi non possiede alcuna qiitraglicra a granata , le cui ottime qualità sono indi:;cutibili, eccettuato contro le torpediniere nel qual caso la pallottola è più efficace. Siccome in Francia è stato determìnato da due an~r di raddoppiare la dotazione delle Hotchkiss ad ognuna delle sue navi, il numero delle mitragliere delle due flotte non tarderà ad essere in favore dei nostri vicini nel rapporto di due contro uno. Se si confronta l'anmrnento di due navi da guerra della flotta del Mediterraneo, delle due . nazioni e per esempio dell'.4dmirai Duperré fraucese e dell' Alexandra inglese, il primo :ivrà a suo tremeudo van· ta{)'(>io 20 mitragliere a granata contro 8 a pallottole, di nessuna efficacia co:~l'O )e grosse" navi. Jt me$tieri quindi che àll'at'mamento della marina sia aggiunta una quantità notevole di mitragliere capaci di lan.cinre granate di due Ebbre e di accrescere del doppio il numero di quelle Nordenfel t di~ poll ice (mm. 2ti,399). Le mitragliere di 9 libbre debbono avere una grande velocità iniziale ed una forte penetrazione e la granata dovrit 1
(i} L,i. libbra inglese, specialmente usata io artiglieria, e(J\1i1'ale a gr. 453,592. ANNO .XXIX, VOL. J.
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essere fusa dalla base e non dalla testa, perchè la cima posserf()'a una maggiore capacità di penetrazione. Importa poi che gl.i inservie;ti sia.no esercitati assai attivament.e e clrn il pezzo sia montato in modo da, 00 • tersi trasportare facitmente. La mitragliera a granata di 2 libbre inv~ce sarebbe preferibile perchè non rincula anche coll'affusto da campagna ed offr~.nna penet.razione superiore a quella della palla di 2 libbre e ,J/2 ed uguale a quella del pezzo di ,i, I. esperimentato a Portsmouth. È ~uperiorn inoltre al pezzo di ,J libbra, che a i:iOO yarde non penetra 111 uua nave non corazzata, e non cost.ituisce un'arma di difesa con tro le torpedini. Negli esperimenti di Portsmouth, la granata di 2 J. penetrò a HOO yarde 2 e -1/ 2 pollici di ferro (mm. 63) ,e giudicasi di un 1H1ou imp iego contro navi non corazznte. Quando questo pezzo venisse ad essere introdotto nella marina inglese, si farebbe subito un passo notevole nell'armamento, essendo per molti rapport.i superiore a quello dei Francesi della stessa classe. Dopo aver locfoto il modo con cui i Francesi procedettero aIl' attacco di Sfax, lo scrittore nota che non potendo le grosse navi avvicinarsi alla spi,1ggia furono inviati~ imlrnrcazioni armate di mitragliere Hotchkis:; di ·I libbra, le quali stante il coutrasto prodotto d:,i fasci di luce elettrica .con cui le grosse navi illuminavano la spiaggia, erano assolutamente invisib.ili. Mutando ad ogni. momen to cli posto, non potevano essere colpite che a c,1so, mentre invece loro era facile regolare il ti1:o ossorv11ndo gli effetti dei loro colpi . Nella presa di Sfax i forti furono ridotti al :silenzio dalla mitragliera Hotchkiss di ,J I. e la marina inglese ~non possiedo un solo pezzo simi le. Per l'attaccò delle torpediniere non v'ha arma superiore all11 mitragliera Nordenfeldt; ma il ur1moro cli 060 vuol essere raddoppiato. La sllrnplicità del congegno, il fatto che· lancia delle pallo ttole d'acciaio, il · suo ti.ro e la facilità con cui lo stesso uomo che mira può immediatamente far fuoco, costituiscono notevolissimi vantaggi. li munizionamento del'e mitrngliere Gard iuer dovrebbe essere identico a qnello dei i'ucili. Ufficiali egiziani asseriv,no che i loro artiglieri nel hombai·damento · di Alessandria avrebbero ottenuti migliori risultati, ma era difficile indurli ad affrontare quel piombo pompato dalle n~itragliere Gatling, colle quali .il capitano I<'isher cou 370 uom ini 'occupò le linee per qnattro giorni e per cruattro notti di ansia. Il terrore isp irato da queste mitragliere era tale che 9000 uomini non seppero opporre alcuna resistenza. Per i vari servigi a cui la marirrn può essere destinata f' autore propone tre tipi di mitragliere, ossia:
Il pozzo del calibro del fucile cli . Quello per di fesa dalle torpedinierr. _ Quello a g_r:inate di 2 libbre
0,45 ,111
('I ,Jm,4-~9);
,l",;.i
(38m,098) .
(2.5'° ,399);
L'ordvnamentg dell'esercito russo nel 1882 . - Colon. sir LuM_LEY (Continnazione). ~ Il soldato russo :dopo ~ver ~on~pmto il suo servizio nell'esercito attivo passa nella n serva Hl cn, rrma~o per regola 9 anni. Se è chiat~ato a .r'.igg(tmger~_l'arma~a, sn~ famiglia è assistita dalle autor,ta murnc1pal1. La rrserva e ~1\ ,sa ,n tr~ classi: la prima compreùde i soldati che no,n ha~no co_mp1uto 8 anni cl i servizio, i quali debbono ragginn~ere l .esercito_ attlvo ~cr ~a su~ formazione di <ruerr11 . La seconda cons1Ste d1 soldati trn 8 t L . anni di servizio tot~le ed al imenta i battaglioni di deposito che sono mobi li Mi e compensano le perdite in gu:rra . La terz~ classe; compos~a di uomini tra 12 e ,15 anni di servizio, lorma ali atto ~ella . mobilitazione unitil distinte di riserva - di fanteria; artigl ieria d1 <.,am~ pagna e genio, cli cni in paco esistono. i quaclr'.,. ~er_ a~esso non v1 sono quadri per la rrserva della ciivallena e dell a~t,glrer,a a cavallo, ma la questione della loro formazione è allo studio.. . . . _ . Gli opoltschcn1ie, che corrispondono alla_ ~ostra _m 11.rzia t~rr1 tor,ale_e comprendono tutti gli uomini atti al servizio 1 2_0 ed 1 -~O a.u~,, abbiano servito o no, sono divisi in due categorae. La maggior patte di essi nòn ha per ora alcnua istruzione., ma nel ~889, qu_a'.1do legge del ,1874 av1'il percorso il su~ ciclo, la p~·oporz~on~ deg!t 1.st~ur,tt sarà notevolmente cresciuta . L4 prima categoria clestmata a rmlorz_ai_e Ì·esercito attivo sommava al 1° gennaio 188·1 a ,J ,873,738 uom1111, . compresi 500,000 che avevano già s•)rvito. . . · Dopo che il servizio militare .è stato esteso 10 Russia ~ tut~e. le classi senza alcuna distinzione, può concorrere al grado .dt ufhc,ale o(Jui suddito che possiede un certo grado stabilito d'istruz.1one, se proviene dai sottufficiali, od ha subìto esami speciali per essere ammesso alla scuola dei cadetti. . Gli ufficiali dell'esercito russo rispetto a provenienza possono divi, . dersi in quattro classi, cio~i: ,J'l Alcuni pochi che hanno avuto un odncaz,one universitaria od
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accademica; . · T cl I 2a Coloro che hanno fatto pnrte dei collegi militari o ClVI 1, ·~ corpo dei paggi o dei cadetti di Finlandia o che generalmente entrano neJla Guardia o nelle armi speciali;
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3• La gran nrnggiorauza che ha ricevuto un'educazione elementare nelle scuole civi li inforiori delle città o dei comuni, oppure nei proginnasi militari; ,. f~n. I l piccolo numero che hanno fatt i studi privati, oppure ·per I 1struz1ou~ a.vuta nelle scuole reggimentali sono ammessi a certe scuole dal le qunli passano nell'.esercito c,1 ). , 0111:e u110 stipendio fisso, gli ufficiali hanno dei soprassoldi per lo allo?g10, per la tavola ed altre competenze; hanno pure di ritto ad una ordinanza, e coloro che non la prendono ricevono 11n compe,1so di circa 350 lire l'anno. Vuolsi ancora aggiungere, essere .in Russia cogt~1me, ~h~ n_ei giorn( della nascita o deìl'onomastico del l'im peratore, gli uffici:d1 ncevouo importanti regali. Nessuno può prender mogl ie se non ha almeno 23 anni; fino a 2.8 deve provarC' di avere rendite proprie per circa 900 lire alÌ'anno e dopo quest'età basta il consenso del colo'.10ello. Le prornozioui in tempo di pace sono fatte dall' imperatore; . in guerra dal. comandan te in capo di un'armata in campagna suborduwtamente alla sanzione dell'imperatore. In fanteria nei cacciatori ed io cavalleria · pre11ale l'anzianità fino al grado di dapitauo. Da capitano in poi gli u!Ticiali di tulle queste armi sono su di una stessa lista di _promo_zione _per _di visioni di fanteria e di cavalleria e per doppie b~-1~~tc d1 cacciaton, ma esse fonnosi per scelta, e tutti sono promov1ùil1 qua'.1d~ hanno due o tre anni di grado. In artiglieria e nel genio le promoziom sono _per anzian ità fino al grado di tenente colono~llo · cd ol tre a questo grado si fanno a scelta. Nello stc'lto maggiore generale gli ufficiali formano un ruolo rl':rnzianitit speciale ed avanzano ogni anno di un grado fino a capitano. Dopo tre anni di servizio con questo grado dopo un esa me pratico, un ufficiale viene promosso tenente colonnello e prende turno cogli altri ulliciali dt>IJ'eserci to. Lo stato maggiore generale è reclutato esclusivamente di ufOciali che escono con onore dall'Accademia di stato marr. . o g1ore generale. Volenrlosi stabilire un rapporto tra le promozioni dei vari ufficiali dell'esercito rt1S$O, esso si risente notevolmente del fa..\to che nella oo-uardia non vi sono tenenti colonnelli nè maggiori, e che nei corpi scientilìci non vi sono maggiori salvo che nel genio locale. I capitani della guardia vengono promossi colon nel li, e quelli dei corpi scientifici al grado di tene.nte colonnello, anche se sono trasfer_ti nella linea. Siccome nei gradi
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{{) Vcggasi m ,.,;.~ta Jlililnre, nltima dispensa di febbra io, ncf sommario Ilei Vojemii Sbon1ik.
superiori le promozioni sono fatte a scelta, ne risulta nn ~rande ~~ogo per spingere avanti i gi0vani ufficiali provenienti dai corpt favont1, a detrimento dei loro camerata meno fortunati della massa clell'eser: ito, e molti uf1ìciali della guardia hanno avanzamenti rapidi pas$ando sul capo di ufficiali più anziani. L'accademia Nicola dello stato maggiore generale di Pietroburgo, è aperta a t~1tti gli ullìciali fino al grado di maggiore apparteoeJJti alla linea oppure di 2° capitano nella guardia o nei corpi scientifici. Essi debbono :wer servito tre anni nei reggimenti ed aver subìto un esame preliminare dal quale sono esenti gli uffi ciali della guarnigione di Pietroburgo . I candidati sono dispensati da ogni servizio per quauro mesi, dopo di che sono sottoposti ad un esame speciale e sono ammessi all'aw,demia soltanto i più distinti, I)1Cntre gli altri ritornano ai reo-"imenti. È concesso un secondo esperimento, ma non mai un 00 terzo ed alla 6ue del corso gli ufficiali . vengono classificati ouimi, buonissimi, bnoui ed insufficienti . Quelli 11lla testa degli ottimi, ricevono delle medaglie d'oro e se sono di un grado inferiore a quello di maggiore, Jwnno diritto ad un avanzamento; se hanno questo grado loro è :iccordato un anno di pagai Lo stato maggiore generale russo è modellato su quello tedesco. In questo stesso [lrticolo è estesamente trattata la question~ d~l sold~ e delle com petenze elci sottufOciali e dei soldati, delle peos1olll a cu_t hanno diritto; dei mezzi ,ìlti a mantenere la disciplioa, delle cortt marziali' reo-"imentali di distretto; clella corte suprema e de)le sen-• 00 l . tenze che vengono emanate. Si parla delle rimonte e del!" requ1s'.z1on1 di cavalli in caso di mobilitazione e dei modi con cui procedesi alla mobilitazione dell'eserci to. Contiene inoltre llO qua~ro d~lle fortezze, una cart.a della Russia europea coi quartieri principali deì corpi d1 esercito, ed infine le tavole della fonia complessiva. La spedizfone del distaccamento di wn Bosteltern nell~ valle della Loirn del 26 e del 27 d:ice-mbre 1870 tradotto da/, c<1pitano 1. K. 1'rotter, da uno· scritto pubbl ic:i to dallo stato maggiorn generale tedesco.
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• • BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO
somJARIO DELLE MATERIE LORTET. La Syrie d'aujom•,l'lmi. Parigi, 1884, libreria Hachette, prezzo L. 50. È un volume in-4° di 670 pagine, con 364 incisioni, ed 8 carte geografiche; l'autore visitò dal 1875 al 1880 le principali località della Fenicia, del Libano e della P aleslina e racc?lse in quest'opera le sue impressioni sul paese e sugli abitanti. CORVISART. 11,•tilleriemasse mul Divisiousarlillet•ie. (Masse d'artig lieria e arLiglieri& cli divisione). Berlino, 1883, tipografia Mittler e figlio, prezzo L. i,50. Si tratla dell'impiego dell'artiglieria in battaglia. L'autore parte dal principio che la missione principale dell'artiglieria in baLtaglia consiste nel prepa rare _l'attacco della fanteria . REINOLD "\VE RNER, contrammiraglio. Bet•iil,mte Seele u te . (Uomini .di mare celebri) Seconda parte, secolo XVIII e XIX. Berlino, 1884, tipografia Janke, prezzo L . 11. Si narrano la vita e le ges~a degli ammiragli Jones, Nelson, Farragut ·e Tegethotr. Der O;sterreicl,is~l,-t•iissi.,cl,~ Zulmuft-11.rief/. (La futura guerra russo-austriaca) . Annover, 1884, tipografia He!ving, prezzo L. 1,50. È uno sturlio sul probabile schieramen to s trategico delle forze auskiache e russe, lungo i confini della Galizia. Der l!,'iNe11ba.lu1-Tra11s1101•1 tJerwutadelet• u,ul e,•kt•,1.111,ter Rriet1e1• . (Trasporlo per ferrovia dei militari ammalati e feriti). Berlino, 1883, tii)ografìa Nieden. Intorno a quest'opern lavorarono un medico di reggimento, un ispettore ferroviario e un fabbricante di vagoni. Un appendice tratta dell'impian to dei lazzaretti in tempo di guerra; molle figure sono intercalate al lesto. Il D irettore
ORESTE
BAR.ATIER I
Tenente Colonnello nei Bersa{lliert. DEMA RCBr CAR LO ,
gerente.
contenute nelle dispense di gennaio, febbraio, marzo 1884
A LCUNE CONSIDEnAZIONI SUL TIPO NO!lil!ALE DI D'AnMATA. Gennaro Moreno, teuente
maggiore . DEr,LA
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FBATEr,LANZA
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~l,UlCIA PEL CORPO
colonnel lo di ztato . . . .. . . . . . Pag . 5 ~
Raffaello B1anc1a,rd1,
Mll,I1'A1m. -
capitano
nel ·1 ° regg. bersaglieri . . . . . . . . » 2,i, IL coo1cE PENALE Psn LESErtCITO. - M. Carcatii . . » 34- NoTE ED APPUNTI 01 ToPocn,u·rA . - G. Bertelli . . .Paq. 65-263-(~37Gu ESERCITI NEI LORO l\AJ'POI\TI COLI.i\ GlVILT,Ì.. - · cÒ~ll;ITO ))IW!.I UFF1C1Au . C. Marco Sanminiatelli Tizzi, capitano aiutante maooiorc cavalleria }?irenze(9°) . . •» 99 ' vo , re11°irneuto ?,t) G u EmlA rn MONTAGNA. ArPuNTI STACCATI. G. Zavattari, capitano : » 12.3 _ 0
RASSEGi'\A TECNOLOGICA. CANNONI A FILO D' ACC[AI0 1, CANNONI AGCEl,ERA TOIU . . . • . . . . . . . • . • » LA SPED1z10N1:: f<'RANCESE NJ,L ToNcllINO. - C. Manfredi, ca-
pi tano .
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MASSE Al:WATE. L. Gatta, capitano . tJNA TAVOLA DI rmo PEH LA rnc1LERIA. - Massa, t.e11. 01'.'A LTlU · PAROl, A INTORN:O AU,A PROPH.ASSf DE LJ, A TISI NELL'ESER·
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Grammatica eti mologica-teorico-pro.lica della liugua tedesca. G. DELPINO • • . • • • • . • . . • • • Pag. Riordinameuto degli eserciti, germanico, austro-ungarico, francese e italiano. - UGo BiwsAn . . . . . . . . » Carta delle. nuove circ,lscrizioni militari del Regno , . . » SLudi storico-critici sulla meningite cerebro-spinale epidemica iu Italia e particolarme11te nell'esercito. - P. E. MAxA rnA. » Regolame11to per la esecuzione dei lavori cli competenza del ge11io militare . . . . . . . . . . . . . " Codice cavalleresco italiano. - A ém1,LE ANGELINr . • • » Considerazioni tattiche sull'impiego e sulla scelta delle armi :i ripetizione. - CÈsAirn A IRAGH t » L'Italia Ippica nel settennio 4816-83. - I<'@o1NANDO DE L1.uIlliNTIS y LAGUXAS
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Il miglioramento delle razze equine inn.illzi al Parlamento it.i-
liauo. - Eoo.rnoo Gi:mT11ELLI . . Sulla statma degl i Italiani. - R1001Fo Lrv1 Soldato e cittadino. - A.. JANELLI .
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Jourual des sciences · militaires .Le Spectateur militaire
Pa,q. 592 . '» 598
Teclesch:i. Jahrbiicher fur die deutsche Armee und Marine . Pag. · 481 Neue Militiirische Bliitter. . . . . . )) ,193 Fl'eiherr Ludvig. v. Tann-R:i thsamhausen. - Z EHN!N. • . )) 592 Internatìonale Revue tiber die Gesammten armeen uud flot1en. » 603
Inglesi Joumal of the Iloy.il Uuitcd Servìce Iustitution
. Pa,y. 608 {
R'llSs-i . Vojenui SJ>ornik
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